Legislatura 19ª - 4ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 97 del 18/10/2023

ESAME DI PROGETTI DI ATTI LEGISLATIVI DELL'UNIONE EUROPEA

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla lotta contro la corruzione, che sostituisce la decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio e la convenzione relativa alla lotta contro la corruzione nella quale sono coinvolti funzionari delle Comunità europee o degli Stati membri dell'Unione europea, e che modifica la direttiva (UE) 2017/1371 del Parlamento europeo e del Consiglio (COM(2023) 234 definitivo)

(Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, e rinvio)

Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 1° agosto.

Il senatore SCURRIA (FdI), relatore, svolge una relazione integrativa sulla proposta di direttiva in titolo che, come già illustrato in precedenza, mira ad aggiornare il vigente quadro giuridico europeo in materia di lotta contro la corruzione, anche per tener conto dell'evoluzione nella normativa internazionale, con particolare riferimento alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione.

L'obiettivo dell'iniziativa è quello di garantire che tutte le forme di corruzione, il cui costo per l'economia dell'Unione è stimato in 120 miliardi di euro all'anno, siano perseguibili penalmente in tutti gli Stati membri, nonché che anche le persone giuridiche possano essere ritenute responsabili di tali reati e che questi ultimi siano passibili di sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive.

La Camera dei deputati, come è noto, aveva formulato, nella giornata del 19 luglio un parere motivato, in cui contestava la violazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità da parte della proposta, nella misura in cui essa disciplina reati ulteriori rispetto a quello di corruzione in senso stretto, nonché in quanto le norme di armonizzazione non si limitano alla definizione dei reati e delle relative sanzioni, ma investono in modo ultroneo anche la disciplina dei termini di prescrizione, delle circostanze aggravanti ed attenuanti, e delle pene accessorie tra cui la privazione del diritto di eleggibilità, proporzionata alla gravità del reato commesso.

Sulla proposta, il Governo aveva trasmesso la relazione ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 234 del 2012, ritenendola conforme all'interesse nazionale e valutando in modo complessivamente positivo le sue finalità, in quanto si dà luogo a un approccio più strategico alla lotta alla corruzione, prevedendo strumenti armonizzati di repressione penale, compresi strumenti investigativi, e misure volte a prevenire e ridurre il rischio corruttivo.

Tuttavia, il principio di sussidiarietà, secondo il Governo, è rispettato solo per quanto riguarda la parte sul delitto di corruzione, il cui carattere transnazionale richiede un intervento a livello di Unione. Infatti, dal 2016 al 2021, Eurojust ha registrato 505 casi di corruzione transfrontaliera, con una costante crescita nel quinquennio. Inoltre, in mancanza di un'armonizzazione, gli autori dei reati avrebbero l'opportunità di fare "forum shopping", ovvero di scegliersi la giurisdizione nazionale più vantaggiosa per le loro pratiche corruttive.

Il Governo ritiene tuttavia opinabile il rispetto del principio di sussidiarietà con riguardo ad altre fattispecie definite nella proposta, diverse dalla corruzione nel settore pubblico, tra cui l'abuso d'ufficio e il reato di abuso di funzioni nel settore privato, che non presentano profili significativi di transnazionalità e che peraltro si discostano nel merito dall'impianto dell'ordinamento penale nazionale, nonché con riguardo alla prevista pena accessoria dell'impedimento alla candidatura della persona perseguita per reati di corruzione, e all'armonizzazione dei termini di prescrizione del reato e della pena, che verrebbero significativamente estesi rispetto all'esigenza di riduzione dei tempi dei processi penali.

Un ulteriore parere motivato era stato espresso dal Parlamento svedese, il quale ha ritenuto che la disposizione sulle sanzioni accessorie, che impedisce ad una persona fisica, che è stata condannata per i reati in questione, di candidarsi a cariche elettive o di accedere ad impieghi pubblici, sarebbe in contrasto con il principio di sussidiarietà. Secondo il Riksdag svedese, simili sanzioni accessorie, in base al principio di sussidiarietà, dovrebbero essere regolamentate dagli Stati membri.

Le 8 settimane previste dal Protocollo n. 2 allegato ai Trattati europei sono scadute il 26 luglio scorso. Oltre che dal Senato italiano, dalla Camera dei deputati e dal Parlamento svedese, la proposta è stata esaminata anche da altre 13 Camere dei Parlamenti nazionali dell'UE, che non hanno sollevato criticità, salvo il Parlamento della Repubblica ceca e il Parlamento austrico (il 4 ottobre scorso), che - nell'ambito del dialogo politico - hanno espresso dubbi sulla necessità di armonizzare l'istituto dell'immunità, che è prerogativa nazionale.

Per quanto riguarda l'iter legislativo presso le Istituzioni europee, il 21 settembre scorso, la Presidenza del Consiglio dell'UE ha presentato uno testo riveduto, per ora relativo solo ai primi 12 articoli, su un totale di 32 articoli. Su questi articoli, la delegazione italiana ha proposto ulteriori correzioni nell'ambito delle definizioni e, soprattutto, ha ribadito che l'Italia non può accettare l'imposizione di un obbligo a prevedere l'abuso d'ufficio come reato, previsto all'articolo 11 della proposta, essendo impegnata in un disegno di lege di riforma volto a rimediare al tema della cosiddetta "paura della firma" dei dirigenti delle amministrazioni territoriali e tenuto altresì conto del numero di procedimenti in essere, di cui solo un'esigua parte presenta elementi reali di abuso, anche considerato l'obbligo costituzionale dell'esercizio dell'azione penale.

Per quanto riguarda l'esame al Parlamento europeo, la Commissione LIBE (libertà civili, giustizia e affari interni) ha presentato, il 21 settembre, uno schema di rapporto, sul quale è previsto il voto per il 4 dicembre prossimo. Le modifiche proposte, rispetto al documento originario della Commissione europea, sono finalizzate a equilibrare meglio le esigenze delle indagini contro gli atti di corruzione e di rispetto dei diritti fondamentali di tutte le persone coinvolte. In particolare si rafforzano e chiariscono gli obblighi degli Stati membri in materia di prevenzione, si rafforza anche il ruolo della società civile in tutti gli aspetti della lotta alla corruzione e si provvede ad allineare meglio la proposta con la "direttiva PIF" sulla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale (direttiva (UE) 2017/1371), anche con il coinvolgimento della Procura europea EPPO.

Il senatore LOREFICE (M5S) ritiene che, da quanto esposto dal Relatore, vi siano importanti elementi di criticità, legati al tema dell'abuso d'ufficio, peraltro ampiamente evidenziati nel dibatti pubblico degli ultimi mesi. Preannuncia pertanto la presentazione di una risoluzione alternativa.

Il seguito dell'esame è quindi rinviato.