Legislatura 19ª - 5ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 130 del 10/10/2023

AFFARI ASSEGNATI

(Doc. LVII, n. 1-bis - Allegati I, II, III e IV - Annesso) Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2023, allegati e annessa Relazione al Parlamento, predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243

(Esame)

Il presidente CALANDRINI (FdI), in qualità di relatore, illustra il documento in titolo, segnalando che rappresenta uno degli strumenti fondamentali del ciclo della programmazione economica e finanziaria del Paese. L'articolo 7, comma 2, della legge di contabilità e finanza pubblica (legge n. 196 del 2009) ne prevede la presentazione alle Camere per le conseguenti deliberazioni parlamentari, mentre l'articolo 10-bis ne disciplina i contenuti. Questi riguardano, in particolare, l'aggiornamento delle previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica, l'aggiornamento degli obiettivi programmatici individuati dal Documento di economia e finanza (DEF), le eventuali modifiche e integrazioni al DEF conseguenti alle raccomandazioni del Consiglio europeo relative al Programma di stabilità e al Programma nazionale di riforma, l'obiettivo di saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato e di saldo di cassa del settore statale, l'indicazione dei principali ambiti di intervento della manovra di finanza pubblica per il triennio successivo, l'indicazione di eventuali disegni di legge collegati.

Per quanto riguarda innanzitutto il quadro macroeconomico tendenziale di riferimento, nel nuovo scenario la previsione di crescita del PIL per il 2023 viene corretta in via prudenziale al ribasso, passando allo 0,8 per cento rispetto all'1,0 per cento riportato nel quadro programmatico del DEF. Tale revisione dipende essenzialmente dall'imprevisto andamento negativo degli ultimi dati congiunturali, peggiore del previsto nella media nel primo semestre rispetto a quanto stimato nel DEF 2023, e dell'incertezza sull'evoluzione del contesto internazionale. Per il 2024, anche per via dell'effetto di trascinamento del rallentamento in corso, la revisione è più marcata, con la previsione di crescita del PIL ridotta all'1,0 per cento rispetto all'1,5 per cento previsto nel DEF, principalmente per il deterioramento del quadro internazionale. Nel biennio successivo, invece, la previsione di crescita resta invariata per l'anno 2025, confermando quanto ipotizzato ad aprile nel DEF, ed è rivista marginalmente al rialzo per il 2026 (+0,1 punti percentuali).

La nuova previsione macroeconomica tendenziale per il 2023 e 2024 è stata validata dall'Ufficio Parlamentare di Bilancio con nota del 21 settembre 2023.

Il quadro macroeconomico programmatico per gli anni 2024 e successivi, presentato nella Nota, include l'impatto sull'economia delle misure che saranno adottate con la prossima legge di bilancio per il 2024. La crescita del PIL reale è prevista pari all'1,2 per cento nel 2024, all'1,4 per cento nel 2025 e all'1 per cento nel 2026. Le misure della manovra determinerebbero, quindi, rispetto allo scenario tendenziale, un incremento del tasso di crescita del PIL di 0,2 punti percentuali nel 2024 e di 0,1 punti percentuali nel 2025. Il livello più alto del PIL, raggiunto nel 2025, unitamente all'esaurirsi degli effetti espansivi della manovra delineata porterebbero ad una dinamica dell'attività economica meno accentuata nel 2026 (-0,2 per cento).

Nella NADEF sono quindi presentate le previsioni di finanza pubblica basate sulla legislazione vigente aggiornate per il periodo 2023-2026. Esse indicano un percorso di costante miglioramento dell'indebitamento netto in rapporto al PIL per ciascuno degli esercizi considerati rispetto al precedente (passando dal 5,2 per cento del 2023 al 3,1 per cento del 2026) ma, allo stesso tempo, un peggioramento delle previsioni rispetto a quelle del DEF 2023. Infatti, secondo la NADEF le previsioni a legislazione vigente vedranno un miglioramento del rapporto indebitamento netto/PIL che, partendo dall'8 per cento del consuntivo 2022, si ridurrà progressivamente passando al 5,2 per cento dell'anno in corso, al 3,6 per cento del 2024, al 3,4 per cento del 2025 e, infine, al 3,1 per cento del 2026, al termine del periodo previsionale. L'andamento tendenziale stimato dalla NADEF riflette un costante miglioramento del saldo primario, tale da compensare il peggioramento della spesa per interessi. Infatti, nel quadriennio in esame, il saldo primario ritorna da un iniziale valore negativo nel 2023 (-1,4 per cento) a valori positivi e crescenti: 0,6 per cento nel 2024; 0,9 per cento nel 2025 per giungere all'1,4 per cento nel 2026. La spesa per interessi, invece, peggiora progressivamente, sia in valore assoluto, sia in rapporto al PIL, facendo registrare un passaggio dal 3,8 per cento nell'anno in corso, al 4,2 per cento nel 2024, al 4,3 per cento nel 2025 per attestarsi, infine, al 4,6 per cento nell'ultimo anno del quadriennio previsionale. Inoltre, la revisione delle previsioni della NADEF rispetto a quelle del DEF sconta la riclassificazione delle spese per il "Superbonus" per interventi sostenuti negli esercizi 2024 e 2025. Infine, si nota che, come evidenzia specificamente la NADEF, all'interno del quadro di finanza pubblica è confermata la piena attuazione dei programmi di spesa finanziati dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza (Recovery and Resilience Facility, RRF).

Per quanto riguarda il quadro programmatico di finanza pubblica, i nuovi obiettivi di deficit in rapporto al PIL sono posti al 5,3 per cento nel 2023 (+0,1 per cento rispetto all'andamento tendenziale), al 4,3 per cento nel 2024 (+0,7 per cento), al 3,6 per cento nel 2025 (+0,2 per cento) e al 2,9 per cento nel 2026 (-0,2 per cento). Gli spazi finanziari che si rendono disponibili, quale differenza tra gli andamenti tendenziali e programmatici aggiornati, che includono anche la maggiore spesa per interessi passivi conseguente al maggior disavanzo, sono pari a 3,2 miliardi nel 2023, 15,7 miliardi nel 2024 e 4,6 miliardi nel 2025. Nel 2026, invece, il saldo obiettivo implica una correzione di 3,8 miliardi di euro rispetto all'indebitamento netto tendenziale, che consente di riportare lo stesso al di sotto della soglia del 3 per cento. Secondo quanto esposto nella Nota, la manovra di finanza pubblica per il 2024-2026 continuerà ad essere orientata a princìpi di prudenza, cercando di contemperare l'obiettivo di fornire sostegno all'economia attraverso misure mirate con l'obiettivo di assicurare il rientro del deficit al di sotto del 3 per cento del PIL e un percorso di riduzione credibile e duraturo del rapporto debito/PIL.

In coerenza con le raccomandazioni del Consiglio dell'UE per l'Italia si intende ritirare gradualmente le misure di sostegno connesse agli aumenti dei prezzi dei beni energetici. Con la prossima manovra di finanza pubblica il Governo continuerà a sostenere la domanda privata e a contrastare il calo del potere di acquisto delle retribuzioni causato dall'inflazione, attraverso interventi mirati.

La dinamica degli interessi passivi, prospettata dalla Nota di aggiornamento, mostra un significativo incremento del peso degli interessi sul PIL, che passerebbero dal 3,8 per cento del PIL nel presente anno al 4,2 per cento nel 2024, per raggiungere il livello del 4,6 per cento nel 2026. In rapporto alle stime recate dal DEF 2023 l'aumento è comunque contenuto per ogni anno in 0.1 punti percentuali di PIL, in virtù dell'elevata durata media del debito pubblico, che consente di smussare nel tempo l'impatto del rialzo dei tassi di interesse.

Il saldo primario (saldo di bilancio al netto degli interessi) mostra un deciso miglioramento per il 2023, attestandosi al -1,5 per cento del PIL, rispetto al 2022 quando il medesimo aggregato si collocava al -3,8 per cento. Nel 2024 si prevede un ulteriore miglioramento che porterebbe il saldo primario al -0,2 per cento. Esso diventerebbe poi positivo a partire dal 2025, per raggiungere l'1,6 per cento nel 2026. Ad un confronto col DEF 2023, i saldi primari per il periodo in esame risultano comunque in riduzione per circa 0,5 punti percentuali per ogni anno considerato.

Con riferimento all'indebitamento netto strutturale (ovvero corretto per il ciclo e le misure una tantum), il quadro programmatico delinea un percorso di riduzione più morbido rispetto a quello previsto nell'ultimo DEF (dal -4,9 per cento al -5,9 per cento per il 2023, dal -4,1 per cento al -4,8 per cento per il 2024, dal -3,7 per cento al -4,3 per cento per il 2025 e dal -3,2 per cento al -3,5 per cento per il 2026).

Il processo di riduzione del debito pubblico, poi, si dovrebbe collocare lungo una traiettoria leggermente più ripida. Stante la sostanziale stabilità del rapporto debito/PIL intorno al 140 per cento in tutti gli anni di riferimento, il quadro programmatico ora definito lo vede leggermente ridursi dal 140,2 per cento del 2023 al 139,6 per cento del 2026, a fronte della sostanziale stabilità scontata nel quadro tendenziale (dal 140 per cento del 2023 al 140,1 per cento del 2026) e di un calo più pronunciato, ma partendo da valori più elevati, sulla base del quadro programmatico del DEF di aprile (dal 142,1 per cento per il 2023 al 140,4 per cento per il 2024).

La NADEF segnala, peraltro, che la dinamica soltanto lievemente decrescente del rapporto debito/PIL nello scenario programmatico sopra delineato tiene conto di una serie di fattori che verosimilmente eserciteranno una spinta al rialzo del rapporto: le prolungate incertezze nel contesto internazionale che influiranno negativamente sulla crescita economica; il tasso di inflazione in discesa che attenuerà la spinta al PIL nominale, sebbene andrà anche a ridurre la componente di spesa per interesse legata ai titoli indicizzati all'inflazione; il recepimento dei maggiori tassi di rendimento (derivanti dalla politica monetaria restrittiva) da parte di una quota crescente dei titoli di debito che spingerà al rialzo la spesa per interessi complessiva; il flusso di crediti di imposta relativi agli incentivi per bonus edilizi utilizzati in compensazione che rilevano, ai fini della contabilizzazione del debito pubblico, in base al profilo di cassa della loro effettiva fruizione.

Alla Nota di aggiornamento risultano allegati: la nota illustrativa sulle leggi pluriennali di spesa in conto capitale a carattere non permanente; il rapporto programmatico recante gli interventi in materia di spese fiscali; il rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all'evasione fiscale e contributiva; la relazione sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva.

Unitamente alla NADEF, il Governo ha trasmesso al Parlamento la Relazione che illustra l'aggiornamento del piano di rientro verso l'obiettivo di bilancio di medio termine (OMT) ai fini della necessaria autorizzazione parlamentare. La Relazione è adottata ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012 (c.d. legge rinforzata di attuazione del principio del pareggio di bilancio), il quale prevede che scostamenti temporanei del saldo di bilancio strutturale dall'OMT siano consentiti in caso di eventi eccezionali, sentita la Commissione europea e previa autorizzazione approvata dalle Camere, a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, indicando nel contempo il piano di rientro verso l'OMT. In ordine alla sussistenza dei previsti presupposti per intervenire si sottolineano i segnali di frenata nella crescita del PIL registrati a partire dai mesi primaverili dell'anno in corso (-0,4 per cento di crescita congiunturale nel II trimestre), che non devono essere trascurati, anche se determinati da fattori esogeni rispetto all'economia nazionale (rallentamento globale e, a livello dell'area dell'euro, inasprimento delle condizioni monetarie e finanziarie). Inoltre, si teme che lo scenario macro-finanziario possa ulteriormente deteriorarsi a causa dell'eccessivo prolungarsi della fase di inflazione, che indurrebbe le principali banche centrali ad inasprire le politiche monetarie, o di un ulteriore rallentamento delle principali aree economiche che solitamente trainano il commercio mondiale. Incombe anche il rischio, a livello geopolitico, di un acuirsi delle attuali tensioni internazionali, che potrebbe dare luogo a nuovi shock ai prezzi dell'energia oppure a restrizioni nelle catene di offerta in settori strategici per l'economia. Il Governo presenta quindi la richiesta di un margine di manovra in termini di indebitamento da utilizzare per adottare provvedimenti che si ritengono in grado di fornire un sostegno all'economia nel breve termine, quali la riduzione del cuneo fiscale a carico dei lavoratori e un primo intervento attuativo della delega fiscale, al fine di trasformare in prospettiva il sistema tributario in un fattore di crescita.

Con la Relazione in oggetto, sentita la Commissione europea, il Governo chiede l'autorizzazione alla revisione degli obiettivi programmatici di indebitamento netto previsti nel DEF 2023 per un importo in termini percentuali di PIL pari a 0,8 per cento nel 2023, 0,6 per cento nel 2024 e nel 2025 e 0,4 per cento nel 2026. Le risorse relative al 2023 (2,3 miliardi al lordo dei maggiori interessi) saranno destinate, attraverso un provvedimento d'urgenza, al conguaglio anticipato dell'adeguamento Istat per i trattamenti pensionistici previsto per l'anno 2024, a misure per il personale delle pubbliche amministrazioni e alla gestione dei flussi migratori. Inoltre, al fine di consentire il perfezionamento delle regolazioni contabili del bilancio dello Stato connesse al maggior tiraggio delle agevolazioni per i bonus edilizi (scontato nei tendenziali aggiornati), il Governo chiede anche l'autorizzazione ad incrementare, per il solo anno 2023, il livello del saldo netto da finanziare di competenza e di cassa per ulteriori 15 miliardi di euro. Nel 2024 e 2025, le risorse saranno utilizzate, nell'ambito del prossimo disegno di legge di bilancio, per il taglio al cuneo fiscale sul lavoro anche nel 2024 e l'attuazione della prima fase della riforma fiscale, il sostegno alle famiglie e alla genitorialità, la prosecuzione dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego con particolare riferimento al settore della sanità, il potenziamento degli investimenti pubblici, con priorità per quelli previsti nell'ambito del PNRR, nonché il finanziamento delle politiche invariate. Il livello del saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato di competenza potrà aumentare fino a 202,5 miliardi nel 2024, a 168 miliardi nel 2025 e a 134 miliardi nel 2026. Il corrispondente livello del saldo netto da finanziare di cassa potrà aumentare fino a 252 miliardi nel 2024, 212 miliardi nel 2025 e 179 miliardi nel 2026.

Ricorda, inoltre, che per l'anno in corso risulta ancora applicabile la cosiddetta General Escape Clause che assicura una temporanea sospensione delle regole di bilancio per lasciare agli Stati membri un maggiore spazio di manovra al fine di sostenere le conseguenze della crisi pandemica e di quella energetica. La Commissione si è espressa a favore del mantenimento della clausola fino al 2023 e della sua disattivazione a partire dal 2024. Tale impostazione è stata da ultimo confermata e formalizzata negli "Orientamenti di politica di bilancio per il 2024" dell'8 marzo 2023, nei quali si invita a garantire la sostenibilità del debito a medio termine e ad aumentare la crescita potenziale in modo sostenibile, ponendo in luce la necessità di principi fondamentali che guidino gli Stati membri nella preparazione dei loro programmi di stabilità e convergenza verso l'OMT nel contesto caratterizzato appunto dalla disattivazione della clausola di salvaguardia generale, nonché di politiche di bilancio prudenti.

Il Consiglio dell'Unione europea ha formulato, in data 11 luglio 2023, nell'ambito del semestre europeo, tre Raccomandazioni specifiche (Country-specific recommendations - CSR) rivolte all'Italia. Attraverso tali raccomandazioni, formulate sulla base della Raccomandazione della Commissione europea di maggio 2023 rivolta all'Italia, il Consiglio UE ha espresso il parere sul Programma di stabilità 2023 dell'Italia e ha rivolto tre raccomandazioni relative al Programma nazionale di riforma 2023. Le tre raccomandazioni del Consiglio UE vertono, rispettivamente su: Perseguimento di una politica di bilancio prudente e di supporto alla crescita sostenibile; Accelerazione dell'attuazione del PNRR, di REPowerEU e dei programmi della politica di coesione; Promozione della sostenibilità ambientale.

All'interno della parte IV della NADEF 2023, il Governo illustra le iniziative politiche, normative e amministrative finora intraprese al fine di adempiere alle suddette raccomandazioni.

La NADEF 2023 reca, inoltre, l'elenco dei disegni di legge collegati alla manovra di finanza pubblica 2024-2026, ciascuno dei quali reca disposizioni omogenee per materia, tenendo conto delle competenze delle amministrazioni, e concorre al raggiungimento degli obiettivi programmatici di finanza pubblica. In particolare, sono dichiarati collegati alla manovra di bilancio 32 disegni di legge, 5 dei quali già presentati e in corso d'esame presso uno dei due rami del Parlamento: Interventi a sostegno della competitività dei capitali (A.S. 674); Misure organiche per la promozione, la valorizzazione e la tutela del Made in Italy (A.C. 1341); Delega al Governo in materia di revisione del sistema degli incentivi alle imprese e disposizioni di semplificazione delle relative procedure nonché in materia di termini di delega per la semplificazione dei controlli sulle attività economiche (A.C.1406); Disciplina della professione di guida turistica (A.S. 833); Disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata di cui all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione (A.S. 615); Misure in materia di tecnologie innovative; Misure in materia di politiche spaziali e di sostegno all'industria spaziale; Misure in materia di semplificazione normativa; Revisione del Testo Unico degli Enti locali; Semplificazioni in materia scolastica; Istituzione della filiera formativa tecnologico-professionale; Interventi in materia di disciplina pensionistica; Misure a sostegno delle politiche per il lavoro; Interventi a favore delle politiche di contrasto alla povertà; Misure a sostegno della maternità nei primi mesi di vita del bambino; Misure per il sostegno alle famiglie numerose; In materia di riorganizzazione e potenziamento dell'assistenza territoriale nel Servizio Sanitario nazionale e dell'assistenza ospedaliera; Delega in materia di riordino delle professioni sanitarie e degli enti vigilati dal Ministero della salute; Misure per il sostegno, la promozione e la tutela delle produzioni agricole nazionali e delle relative filiere agroalimentari e del patrimonio forestale; Misure in materia di consumo di suolo, ricomposizione fondiaria e riutilizzo terre pubbliche a fini agricoli; Misure per la realizzazione delle infrastrutture di preminente interesse nazionale e di altri interventi strategici in materia di lavori pubblici nonché per il potenziamento del trasporto e della logistica; Misure in materia di economia blu; Misure di sostegno alla filiera dell'editoria libraria; Codice in materia di disabilità; Rafforzamento del sistema della formazione superiore e della ricerca; Delega al Governo in materia di politiche abitative per gli studenti universitari; Revisione delle circoscrizioni giudiziarie, anche con riferimento al Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie; Disposizioni in materia di magistratura onoraria; Disposizioni in materia di giovani e servizio civile universale e deleghe al Governo per il riordino della materia; Interventi di adeguamento alla legge quadro sulla partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali; Disposizioni in materia di sviluppo della carriera dirigenziale e della valutazione della performance del personale dirigenziale e non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni; Delega per la revisione della gestione dei diritti audiovisivi, connessi agli eventi e ai contenuti, e per lo sviluppo delle infrastrutture in ambito sportivo.

Per maggiori dettagli, rinvia alla Documentazione di finanza pubblica n. 10 curata dai Servizi di documentazione del Senato e della Camera dei deputati.

Il PRESIDENTE dichiara aperta la discussione generale.

Il senatore MISIANI (PD-IDP) riprende alcuni dei principali elementi emersi nel corso delle audizioni svolte, per sottolineare le lacune e i limiti della NADEF all'esame. Ricorda come, sebbene pesino sul Documento gli andamenti congiunturali anche dovuti ai fattori geopolitici, vi sarebbero comunque anche ampi spazi per le scelte da operare da parte del Governo, che tuttavia vanno in direzione sbagliata e contraria al reale interesse del Paese. Ricorda al riguardo le misure di condono fiscale adottate negli ultimi dodici mesi dall'attuale maggioranza, nonché altri interventi di spesa del tutto limitati in un quadro che non ha prodotto un andamento delle entrate soddisfacente. Si sofferma poi sulle grandi opportunità connesse alle ingenti risorse del PNRR, che tuttavia è in una situazione di grave difficoltà nell'attuazione, dovuta ai ritardi e alle revisioni poco opportune da parte dell'Esecutivo ancora all'esame delle istituzioni europee. Vi sono elementi di oggettiva fragilità nelle previsioni prospettate dal Governo, posto che la crescita programmatica delineata dall'Esecutivo si discosta dalle previsioni del Fondo monetario internazionale, così come dell'OCSE e della Commissione europea, che danno proiezioni molto diverse. Il Governo stima livelli di crescita di molto superiori, che non appaiono fondati, considerato peraltro l'ulteriore conflitto in Medio Oriente che non potrà che incidere negativamente sulla crescita. Si sofferma poi sul profilo del debito pubblico, delineato in maniera discendente, ma con un percorso che appare tuttavia assai discutibile, in quanto legato a privatizzazioni su cui il Ministro Giorgetti in audizione non ha fornito elementi di specificazione, e che destano numerosi dubbi e perplessità anche alla luce dei risultati di siffatte operazioni di privatizzazioni operate nel passato. Residuano oggi numerose variabili connesse al quadro geopolitico, alla variabilità dei tassi di interesse, nonché all'andamento del PNRR, tutti elementi su cui sussistono criticità rispetto allo stesso andamento del PIL. Evidenzia poi come non sono state convincenti le risposte fornite dal Ministero dell'economia circa i presupposti per il nuovo scostamento previsto dalla NADEF: tali presupposti risultano in realtà discutibili, rispetto al quadro normativo di riferimento, e ancor più discutibile è l'uso che viene fatto del maggior deficit in base a quanto delineato dal Documento in esame. Sottolinea infatti come il taglio del cuneo fiscale costituisce una misura limitata nel tempo che, sebbene prorogata per il 2024, non appare comunque strutturale, mentre occorrono misure da portare a sistema per il sostegno all'economia del Paese. Al riguardo, ricorda il riferimento operato dal Ministro, in sede di audizione, circa i corrispondenti 10 miliardi di euro che costituiranno, a sua detta, un'ipoteca per i relativi interventi, elemento che desta forti criticità poiché non risponde alle esigenze, invece, di misure strutturali. Occorrerebbe invece rafforzare gli interventi per la crescita, operando con gli opportuni interventi di politica economica, tra i quali ricorda come centrali l'adozione di una legge sul salario minimo, di cui sono dotati ventidue paesi sui ventisette europei, il rinnovo dei contratti già scaduti nonché il tema del congelamento temporaneo dell'indicizzazione degli affitti, richiamando infine altresì la proroga del regime di maggior tutela per le utenze di luce e gas, su cui è tutt'ora assente un intervento del Governo, e che rischia di costituire una pesante stangata per le famiglie italiane. Si sofferma sul tema della sanità, evidenziando come servirebbero 8 miliardi in più rispetto a quanto delineato dalla NADEF, che attesta risorse pari al 6 per cento del PIL, del tutto inidonee a salvare il sistema della sanità pubblica. Ricorda come in audizione il Ministro ha parlato solo di risorse parziali per il personale, mentre servono interventi per affrontare i costi di gestione e gli altri profili strutturali del settore. Il Documento all'esame non affronta in alcun modo i temi della scuola, dell'università e della ricerca, e manca del tutto un programma di riforma sul trasporto pubblico, settore su cui si stanno incassando risorse cui non corrisponde invece alcun investimento, mentre occorrerebbero i necessari interventi strutturali. Si sofferma poi sul tema della riforma fiscale, evidenziando come il passaggio da quattro a tre scaglioni non comporterà alcun beneficio per i redditi più bassi, risultando invece tale misura costare dai 3 ai 4 miliardi per lo Stato italiano, con benefici poco visibili per i contribuenti stessi. Critica quindi la destinazione di risorse derivanti peraltro da maggiore deficit, destinate ad interventi non prioritari, anziché ai settori della sanità, evidenziando inoltre la totale assenza di azioni della maggioranza per il recupero dell'evasione fiscale. Conclude soffermandosi ancora sul tema del PNRR, le cui risorse costituirebbero un importante fattore per la crescita, ma il Governo ha al momento definanziato progetti già previsti, per 16 miliardi, di cui 13 miliardi per progetti previsti dai comuni sul territorio. Bisognerebbe comprendere quali effetti avrà in concreto tale definanziamento, trattandosi di risorse molte consistenti, delineandosi un quadro in cui l'attuazione del piano, anziché accelerare, risulta rallentare. Formula quindi osservazioni critiche sull'approccio dell'attuale maggioranza rispetto a tale elemento, che costituisce invece uno strumento da attuare con il massimo impegno per salvaguardare e migliorare la situazione del Paese.

La senatrice LORENZIN (PD-IDP) evidenzia il carattere assai deludente della NADEF all'esame. Richiamando la posizione espressa dal ministro Giorgetti, sottolinea come il Documento non risulti in alcun modo cauto né prudente, né conto, mancando del tutto di visione per il futuro del Paese. Mancano nel programma delineato azioni in materia di riduzioni del debito, tema sul quale si prospettano privatizzazioni del tutto imprecisate, su cui il Ministro non ha chiarito né i settori di intervento, né i relativi tempi previsti, risultandone un quadro aleatorio e non estraneo a profili di rischio, anche alla luce dell'esperienza passata. Riconosce che la NADEF si trova ad operare in una realtà complessa, stanti i fattori esogeni quali le variabili della guerra in Ucraina e della recente crisi in Israele, nonché alla luce del grave andamento dell'inflazione. Tuttavia tali aspetti dovrebbero indurre l'attuale maggioranza ad affrontare i nodi della necessaria attuazione di riforme di sistema nei settori vitali del Paese. Al riguardo manca invece del tutto un disegno di riforma da parte del Governo e non si investe sul fattore del capitale umano nel Paese, mancando nella NADEF i temi della scuola, dell'innovazione della ricerca. Non vi è alcuno strumento concreto di aiuto alle famiglie, che invece richiederebbe una politica sul ciclo dei servizi, tra cui ricorda i servizi all'infanzia, del tutto assenti dal programma delineato. Mancano altresì investimenti da parte del Governo sul tema del lavoro, mentre sulla spesa sociale ed in particolare sulla spesa sanitaria, ricorda come, pure a fronte dell'esperienza maturata con la pandemia, si registra un grave ritorno all'indietro e l'assenza di un programma di intervento per la sanità. A tale riguardo critica fortemente quanto prospettato nel Documento, circa un ritorno ad una spesa pari al 6,4 per cento del PIL, che sostanzialmente ricalca la spesa per il settore sanitario degli anni pre-Covid, delineando una cifra che non corrisponde all'effettiva sostenibilità di un sistema sanitario nazionale che possa rispondere all'esigenze dei cittadini. Ricorda come la media europea della spesa pubblica destinata alla sanità risulti attestarsi ad una cifra del 7 per cento del PIL, risultando il nostro Paese al di sotto di tale quota. Ricorda la ingente esplosione della spesa pubblica in materia sanitaria registrata soprattutto negli anni dal 2001 al 2006, con l'attuazione del federalismo sanitario, delineando allora un quadro così grave da richiedere interventi di commissariamento e l'adozione dei tetti nelle risorse. Nonostante tale consapevolezza, l'attuale maggioranza sembra tornare a quel modello di spesa sanitaria, dimostratosi del tutto critico e da superare. Si sofferma sul tema della necessaria copertura dei costi per il personale sanitario, sottolineando la centralità di tale tema, ed evidenziando i nodi strutturali degli aumenti nella contrattazione, nonché dell'adeguamento dei LEA. Ricorda inoltre la molteplicità dei temi involti dal sostegno alla sanità pubblica, dal personale del pronto soccorso all'effettiva attrattiva delle borse di specializzazione, tutti problemi che richiedono misure di sistema, con riforme meditate e necessari finanziamenti. Pur riconoscendo la straordinaria situazione dovuta all'andamento dell'inflazione, sottolinea quindi l'assenza di profili strutturali sui temi importanti per il paese, concludendo con l'espressione di una posizione fortemente critica sui contenuti della NADEF.

La senatrice CASTELLONE (M5S) evidenzia come la NADEF all'esame delinei un quadro, già delineato peraltro dal Documento di economia e finanze, di un Paese che non cresce. Ciò risulta in contrasto con i risultati che erano stati raggiunti negli anni passati, pur a seguito della pandemia, laddove erano state adottate politiche a sostegno alla crescita con misure espansive per i cittadini. Richiamando la posizione di illustri economisti, tra cui cita Joseph Stiglitz, evidenzia l'importanza proprio nelle situazioni di crisi di investire sulla crescita, sottolineano come la crescita zero che risulta invece emergere nella NADEF non potrà che produrre gravi problemi per la situazione economica del Paese. Critica in particolare la mancanza di utilizzo di tutto il quadro degli investimenti pubblici previsto dal PNRR, su cui il Governo continua ad avere un atteggiamento volto a procrastinare e a non produrre i risultati previsti. Richiama il rapporto Gimbe presentato sullo stato di salute del Servizio Sanitario Nazionale, dal quale emerge come il quadro attuale preveda investimenti in tale settore addirittura inferiori all'epoca anteriore alla pandemia. Tutto ciò significa non aver compreso la centralità dell'esigenza di tutelare il diritto alla salute, come pilastro per il benessere stesso del Paese. Richiama in via critica alcune posizioni assunte dalla premier Meloni in ordine alla necessità di avere visione, criticando, proprio alla luce di tali affermazioni, l'utilizzo del deficit a copertura di alcune misure previste dall'attuale Governo. In particolare formula osservazioni critiche sul ricorso allo scostamento di bilancio, che andrebbe utilizzato per interventi di sostegno alla crescita, risultando altrimenti uno sperpero di risorse pubbliche. In materia di sanità, aggiunge inoltre che occorre avere chiare le priorità per il futuro, concentrando l'attenzione sulla tutela del personale del settore, con i necessari rinnovi contrattuali, sullo sblocco delle assunzioni, mentre risulta assai preoccupante, anche sotto tale profilo, il progetto dell'autonomia differenziata che risulterà foriero di gravi difficoltà, che non sono state opportunamente approfondite in sede di esame dei profili finanziari. Conclude quindi evidenziando i gravi rischi connessi dalla mancanza di programmi di intervento strutturali, che emerge dal Documento in esame, sottolineando come occorrerebbero invece misure coraggiose di investimento e che possano fornire una prospettiva di crescita, in assenza delle quali si profila un rischio di stagnazione o addirittura di decrescita per l'economia del Paese.

Il senatore MANCA (PD-IDP) rileva, innanzitutto, la totale assenza nella NADEF di una proposta chiara su come sostenere la crescita economica, a fronte di una serie di fattori di criticità, anche esterni al quadro interno e alla volontà del Governo.

Giudica quindi sorprendenti le parole dette dal ministro Giorgetti nell'audizione antimeridiana, ossia il richiamo alla prudenza, alla responsabilità e al realismo quali motivi ispiratori della NADEF, quando in realtà la prospettiva delineata dal documento programmatico rischia di portare l'Italia in recessione.

Osserva che per assicurare la crescita economica sarebbe necessario, innanzitutto, dare velocità all'attuazione del PNRR, mentre già la modifica della governance ne ha determinato il rallentamento. Inoltre, la strategia delineata dal ministro Fitto, incentrata sulla prospettata sinergia tra il PNRR e i Fondi di coesione, rischia di rivelarsi del tutto inadeguata: sarebbe invece necessario, a suo avviso, impiegare le risorse del Piano per potenziare, contestualmente, gli investimenti pubblici e quelli privati.

Evidenzia poi che la confusione, l'incertezza e l'incoerenza mostrate dal Governo nell'attuazione del PNRR emergono anche in materia pensionistica, ove a fronte di posizioni contraddittorie all'interno della maggioranza e del Governo, corrispondono in realtà margini finanziari di fatto inesistenti.

In ordine poi all'evoluzione della spesa pubblica delineata dalla NADEF, segnala, da un lato, il mancato recupero dell'inflazione in molti settori e, dall'altro, la richiesta di autorizzazione per uno scostamento di bilancio che appare privo dei presupposti costituzionali e carente di una visione lungimirante, così da rendere l'Italia uno dei Paesi oggi più a rischio dal punto di vista della finanza pubblica, sia per la scarsa crescita, sia per il rinvio dell'avanzo primario.

Giudica preoccupante anche l'assenza di un programma strategico di sviluppo del Paese, di cui non vi è cenno nella NADEF e nell'audizione del Ministro, e di cui si attendono eventuali chiarimenti nel disegno di legge di bilancio. Anche la proroga di un solo anno del taglio del cuneo fiscale, misura di cui il Partito democratico è sostenitore, in assenza di una prospettiva strutturale, non appare in grado di dare una spinta efficace alla crescita del PIL.

Giudica quindi deludente l'assenza di un reale programma politico in un documento elaborato da un Governo che rivendica con forza la propria natura politica.

Anche sul tema dell'immigrazione sarebbe necessario, a suo avviso, disegnare un programma realistico e responsabile di gestione di un fenomeno che, se governato, potrebbe dare un contributo ad affrontare molte situazioni critiche del Paese: tuttavia, anche a tale proposito, il Governo ha preferito limitarsi alla propaganda e alla ricerca del consenso di breve periodo.

In conclusione, manifesta una valutazione fortemente critica per un documento che appare inadeguato e insufficiente a risolvere i problemi del Paese e che rischia così di avere effetti di sbandamento per i conti pubblici.

Il senatore Claudio BORGHI (LSP-PSd'Az), in via preliminare, conviene che un documento come la Nota di aggiornamento al DEF, in termini generali, non può suscitare particolari entusiasmi, in primo luogo perché su di esso non è possibile di fatto apportare, in sede parlamentare, le modifiche che appaiano opportune e, in secondo luogo, perché si tratta di un esercizio imposto all'Unione europea con raccomandazioni che risultano spesso rituali e raramente significative.

Reputa comunque che la NADEF in discussione risulta in realtà indicare una direzione positiva. A fronte di criticità risalenti o più vicine nel tempo, nel documento vengono delineati una prospettiva coerente di riduzione delle tasse, un tentativo di aumento dei trattamenti pensionistici e, più in generale, una serie di interventi a tutela della classe media, con esclusione di misure di carattere patrimoniale che ne peggiorerebbero nettamente la condizione finanziaria.

Si dichiara quindi convinto che un Paese con le caratteristiche demografiche dell'Italia non possa aspettarsi grandi benefici dai flussi migratori, soprattutto se illegali. Appare invece più adeguata una prospettiva analoga a quella del Giappone, ove risulta pienamente gestibile un debito pubblico, anche di significative proporzioni, detenuto in gran parte dalla popolazione residente e gestito dalla propria Banca centrale.

Il senatore MAGNI (Misto-AVS) osserva, innanzitutto, che il richiamo del ministro Giorgetti al realismo come uno dei motivi ispiratori del Documento in esame appare poco convincente. Ricorda, ad esempio, come la sanità non versi in buone condizioni e il realismo richiederebbe quindi interventi finanziari diretti a tutelarne il ruolo di servizio unico universale e pubblico. Al contrario, dalla NADEF risulta che le relative risorse in realtà diminuiscono e, quindi, la situazione del settore appare destinata a peggiorare: le disponibilità finanziarie vengono invece indirizzate ai soggetti che già si trovano in condizioni agiate, ad esempio mediante l'introduzione di forme di flat tax.

Anche il riferimento fatto nella NADEF, seppure generico e poco chiaro, alle privatizzazioni, risulta a suo avviso in contrasto con le esigenze del Paese, che richiederebbero il rafforzamento del controllo su determinati settori strategici, al fine di garantire la sicurezza e lo sviluppo economico.

In ordine poi alle prospettate misure a sostegno della famiglia e della natalità, ritiene che tali interventi non possano costituire un alibi per non affrontare la questione dei flussi migratori. Al riguardo, fa presente che già ora i migranti, in particolare nella propria regione, la Lombardia, contribuiscono a pagare una parte delle pensioni degli italiani, settore su cui peraltro stanno emergendo forti contrasti all'interno della maggioranza.

Sottolinea, in conclusione, che il documento programmatico presentato da un Governo che rivendica il proprio carattere politico denota non tanto realismo o prudenza, quanto mancanza di coraggio, che alla fine danneggerà soprattutto il ceto medio produttivo, non ultimo per l'assenza di una seria prospettiva di contrasto dell'evasione fiscale.

Il senatore NICITA (PD-IDP) si sofferma su due specifiche questioni che emergono dal Documento in esame e che sollevano particolare preoccupazione.

In primo luogo, ricorda che il 2023 rappresenta l'ultimo anno di applicazione della General Escape Clause, mentre è in gestazione la riforma della governance economica europea e l'elaborazione di un nuovo quadro contabile. Come è emerso anche dall'audizione dell'Ufficio parlamentare di bilancio, appare quindi probabile che, a partire dal 2025, sarà necessario procedere a una serie di aggiustamenti fiscali, in assenza dei quali si porrà un problema di sostenibilità del debito. A tale proposito, la NADEF presentata dal Governo appare quindi, a suo giudizio, un'occasione mancata per indirizzare il quadro della finanza pubblica su un sentiero di stabilità e di sicurezza dei conti pubblici.

Richiama, in secondo luogo, il tema della natalità, affrontato nella NADEF esclusivamente in una prospettiva di sostenibilità finanziaria. Al riguardo, sarebbe stato a suo giudizio più corretto trattare, in tale sede, anche il tema della generazione dei nuovi italiani, che possono offrire un importante contributo alla crescita economica e sociale del Paese.

Il PRESIDENTE, non essendovi ulteriori richieste di intervento, dichiara conclusa la discussione generale e rinuncia alla propria replica in qualità di relatore.

La sottosegretaria SAVINO rinuncia all'intervento in replica.

Si passa quindi alla votazione del mandato al relatore.

Il PRESIDENTE, verificata la presenza del prescritto numero legale, pone quindi in votazione il mandato al relatore a riferire favorevolmente all'Assemblea sulla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2023, comprensivo degli allegati e dell'annessa Relazione al Parlamento, con l'autorizzazione altresì a chiedere alla Presidenza del Senato di poter riferire oralmente.

La Commissione approva.

La senatrice DAMANTE (M5S) fa presente che i senatori del proprio Gruppo, Castellone e Patuanelli, non hanno potuto partecipare al voto perché impegnati nella contestuale riunione della Conferenza dei Capigruppo e che, a suo avviso, sarebbe stato più corretto rinviare la votazione.