Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 1-00097

Atto n. 1-00097 con procedimento abbreviato (procedimento ex Artt.53 e 55)

Pubblicato il 13 giugno 2024, nella seduta n. 198
Esame concluso il 19 febbraio 2025 nella seduta n. 275 dell'Assemblea

SCALFAROTTO, CRAXI, CASINI, ALFIERI, DREOSTO, MARTON, DE CRISTOFARO, LOMBARDO, SPAGNOLLI, ROJC, LA MARCA, MARTELLA, MUSOLINO, DELRIO, FURLAN, BAZOLI, BORGHI Enrico, FREGOLENT, PAITA, PATTON, GIACOBBE, ZAMBITO, FINA, MELONI, CAMUSSO, VERDUCCI, MAGNI, CUCCHI, FLORIDIA Aurora, SBROLLINI, NICITA, GIORGIS, VALENTE, FRANCESCHINI, MISIANI, VERINI, RANDO, MENIA, D'ELIA, ROSSOMANDO, MALPEZZI, SENSI, TAJANI, UNTERBERGER, MANCA, BOCCIA, LORENZIN, CASTELLONE, PATUANELLI, LOPREIATO, CROATTI, NAVE, FLORIDIA Barbara, ALOISIO, CASTIELLO, IRTO, DURNWALDER, CRISANTI, SIRONI, LOREFICE, DI GIROLAMO, BEVILACQUA, DAMANTE, PIRRO, GUIDOLIN, MAZZELLA, BASSO, CATALDI, NATURALE, LICHERI Ettore Antonio, PIRONDINI, BILOTTI, GELMINI

Il Senato,

premesso che:

il Nagorno-Karabakh è una regione del Caucaso meridionale al confine tra Armenia e Azerbaijan, al centro di un prolungato conflitto tra i due Paesi, iniziato, in un primo periodo, dal 1988 al 1994, e successivamente riaccesosi a settembre 2020, con una forte intensificazione nel novembre 2023;

lo scorso aprile, i Governi dell’Armenia e dell’Azerbaijan hanno raggiunto un accordo che prevede il ritiro dell'Armenia da quattro cittadine azere (Baghanis Ayrum, Asagi Eskipara, Xeyrimli e Qizilhacili) situate nella regione di Gazakh, controllate militarmente dalla parte armena sin dalla dissoluzione dell'Unione sovietica negli anni '90;

il controllo dei territori contesi e il riconoscimento reciproco dei confini sono tra i principali ostacoli al raggiungimento di un accordo di pace permanente tra Armenia e Azerbaijan: per tali ragioni l'accordo dello scorso aprile segna un significativo avanzamento sulla via della risoluzione diplomatica del conflitto;

i colloqui di pace non si limitano solo a questioni geografiche, ma riguardano anche la liberazione di alcuni prigionieri tratti in arresto durante gli ultimi scontri: uno di questi, l'ex funzionario armeno Ruben Vardanyan, avrebbe anche condotto uno sciopero della fame per diverse settimane in attesa del processo da parte della giustizia azera;

lo scorso settembre, a margine della settimana di alto livello della 78a Assemblea generale delle Nazioni Unite, il Ministro italiano degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha incontrato a New York gli omologhi dell'Azerbaijan e dell'Armenia: l'azione diplomatica italiana, da sempre indirizzata a sostenere la pacificazione e la stabilizzazione della regione del Nagorno-Karabakh, si è concentrata sulla richiesta di cessazione delle azioni militari e di avvio di un percorso verso una soluzione diplomatica del conflitto;

una più ambiziosa azione dell'Italia verso la normalizzazione dei rapporti appare fondamentale per rafforzare i rapporti bilaterali con l'Azerbaijan e con l'Armenia, al fine di far crescere ulteriormente il partenariato economico del nostro Paese con la regione caucasica e cooperare verso linee di sviluppo comuni che possano tradursi, nel medio-lungo periodo, in una ricomposizione di ogni profilo di controversia tra i due Paesi;

gli scontri militari nella regione avvenuti a partire dal 19 settembre 2023 hanno causato 200 morti, tra cui 10 civili, e 400 feriti tra gli armeni residenti nell'area, mentre dal lato azero si sono registrate 192 vittime, tra cui un civile, e 511 feriti;

l'instabilità della regione ha trasformato 120.000 persone in profughi in fuga dai conflitti in corso, costringendoli a muoversi verso gli Stati contigui: una situazione che mette a repentaglio l'incolumità e la sicurezza di civili inermi e che rischia di ingenerare ulteriori tensioni nella regione;

la stabilità politica e la pace tra i due Paesi rappresentano obiettivi indispensabili per garantire alla regione condizioni di prosperità e prospettive di sviluppo, mettendola al riparo da eventuali ingerenze che possano derivare da un contesto internazionale fortemente condizionato da tensione e conflitti;

una lettura sistematica dell'articolo 11 della nostra Costituzione impone all'Italia di indirizzare la propria politica estera e i propri sforzi diplomatici verso "la pace e la giustizia fra le Nazioni" e la normalizzazione dei rapporti tra Armenia e Azerbaijan rappresenta una priorità ineludibile anche alla luce degli stretti legami di amicizia che contraddistinguono, storicamente, i nostri popoli,

impegna il Governo:

1) a promuovere azioni diplomatiche volte ad agevolare e supportare attivamente il processo di ricomposizione dei conflitti e il superamento delle controversie territoriali, commerciali ed economiche tra Armenia e Azerbaijan;

2) a rafforzare il proprio impegno a sollecitare i due Paesi ad abbandonare il ricorso all'uso della forza e a tornare a un confronto diplomatico pacifico, costruttivo, aperto e che ponga al centro della propria azione l'interesse delle proprie popolazioni;

3) a sostenere concretamente il dialogo tra i due Paesi, mediando e rendendo l'Italia parte attiva di un processo di normalizzazione e pacificazione della regione che rinunci all'uso della forza, garantisca l'incolumità dei cittadini e assicuri il rispetto della dignità dei prigionieri e i loro diritti;

4) ad adottare iniziative economiche volte a realizzare una più intensa cooperazione economica con l'Armenia e l'Azerbaijan, condizionata alla normalizzazione dei rapporti e alimentata da sostegni, incentivi e opportunità di sviluppo che possano fungere da "spinta gentile" verso un percorso di pace che ambisca a far superare definitivamente ogni distanza tra i due Paesi, al fine di promuovere la crescita del benessere economico e sociale della regione e delle popolazioni interessate.