Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 286 del 18/03/2025
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------
286a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MARTEDÌ 18 MARZO 2025
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Presidenza del presidente LA RUSSA,
indi del vice presidente CENTINAIO
e del vice presidente ROSSOMANDO
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Civici d'Italia-UDC-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare: Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente LA RUSSA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 14,31).
Si dia lettura del processo verbale.
MAFFONI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 13 marzo.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo 2025 e conseguente discussione (ore 14,36)
Approvazione della proposta di risoluzione n. 2
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo 2025 e conseguente discussione».
Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Meloni.
MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci troviamo alla vigilia di un Consiglio europeo che cade in un momento estremamente complesso per le dinamiche globali e allo stesso tempo decisivo per il destino dell'Italia, dell'Europa e dell'Occidente.
Vengo in quest'Aula con la speranza che il dibattito odierno ci trovi tutti consapevoli del tempo grave che stiamo attraversando e che si possa, pur nel rispetto delle posizioni di ciascuno, provare a ragionare insieme su quali siano le scelte migliori per la nostra Nazione, con il senso di realtà e di responsabilità che si deve a momenti come questi.
Il Consiglio europeo di marzo, tradizionalmente dedicato ai temi economici e della competitività, si arricchisce inevitabilmente - come tutti gli ultimi - dei grandi temi geopolitici e geostrategici, che sono ormai da tempo una priorità inevitabile.
Tema centrale del Consiglio europeo saranno certamente il rilancio e il rafforzamento della competitività. Competitività potrebbe sembrare un fumoso concetto astratto, ma non lo è: riguarda i nostri sistemi produttivi, certo, ma determina anche la possibilità per i nostri figli di trovare lavori qualificati e ben remunerati, senza dover lasciare la propria Nazione. Competitività vuol dire per gli Stati nazionali poter offrire servizi sociali adeguati e sempre migliori ai cittadini. Competitività significa, allargando la prospettiva, disporre dei mezzi e delle risorse necessarie non solo a non dipendere da altri, ma anche a poter difendere i nostri valori e la nostra visione a livello internazionale.
In sostanza, quello che tutti dobbiamo chiederci è: un'Europa desertificata da un punto di vista industriale e in ritardo nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie è destinata a essere più o meno ascoltata? Ecco la sintesi delle ragioni per le quali è importante che questo Consiglio europeo segni dei passi avanti concreti su alcuni ambiti necessari per affrontare e vincere la sfida della competizione internazionale e non condannarci invece al ruolo di gregari.
Da parte mia, intendo insistere con forza per proseguire quel cambio di paradigma che l'Italia chiede da tempo e che la Commissione ha cominciato a delineare attraverso la bussola per la competitività, ma che ora non può più rimanere sulla carta e deve, invece, essere trasformato in atti concreti.
L'obiettivo deve essere principalmente quello di assicurare un percorso di decarbonizzazione sostenibile per le nostre imprese e per i nostri cittadini, così da risolvere il divario dell'innovazione che l'Europa sconta e ridurre le nostre troppe e troppo pericolose dipendenze strategiche. Continueremo a insistere per una politica industriale efficace, che sappia combinare gli obiettivi ambientali con la competitività, rinunciando agli eccessi ideologici che abbiamo purtroppo visto e denunciato in passato.
Il Clean industrial deal presentato dalla Commissione europea va in questa direzione, ma sia chiaro che intendiamo impedire che si trasformi in un nuovo Green Deal con un nome diverso. Per farlo chiediamo azioni concrete: la prima tra queste non può non riguardare il settore dell'auto, un settore industriale strategico per l'Europa, che non può essere abbandonato al proprio destino. È per questo che, insieme alla Repubblica Ceca, abbiamo depositato un non-paper, ovvero un documento di lavoro, che oggi è sostenuto da numerosi Stati membri.
Anche grazie a questo nostro costante lavoro, il 5 marzo scorso la Commissione ha presentato il piano industriale per il settore automotive. Il piano contiene alcuni primi sviluppi positivi, come la prospettiva di una soluzione, seppure temporanea, per il tema delle multe per i produttori non in linea con gli obiettivi di quota di mercato di veicoli e l'anticipo della revisione degli obiettivi in termini di emissione: tutte materie che, appunto, sono oggetto del nostro non-paper, e noi lavoriamo perché esse siano anche nelle conclusioni di questo Consiglio.
Occorrerà insistere, nell'ambito della più generale revisione della normativa preannunciata dalla Commissione per la seconda parte di quest'anno, affinché venga pienamente applicato il principio della neutralità tecnologica, ad esempio ricomprendendo i biocarburanti, oltre a e-fuel e idrogeno, tra le tecnologie utili ai fini della decarbonizzazione e affinché venga prestata la dovuta attenzione al settore dei veicoli pesanti, che finora è stato colpevolmente ignorato.
Importante l'annuncio di poche ore fa, da parte della Commissione, di voler intervenire, come richiesto dall'Italia, sugli effetti distorsivi del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), che tanto ha danneggiato la siderurgia europea.
Tra gli strumenti concreti che possono dare respiro ai settori produttivi, l'Italia sostiene con particolare forza la semplificazione e la riduzione degli adempimenti amministrativi. Sarò chiara: se l'Europa pensa di sopravvivere a questa fase continuando a pretendere di iper-regolamentare tutto, invece che liberare le tante energie delle quali dispone, semplicemente non sopravviverà. (Applausi).
È una nuova visione che serve, non preservare negli errori fatti fin qui. Soprattutto è la politica che deve tracciare la rotta, non la burocrazia. Sosteniamo, quindi, l'azione di semplificazione avviata dalla Commissione europea con i pacchetti omnibus, il primo dei quali è stato presentato pochi giorni fa ed è dedicato alla semplificazione delle regole di rendicontazione e due diligence per la sostenibilità.
Siamo però convinti che l'azione di semplificazione non debba solo arrivare a valle, ma debba anche intervenire a monte, in tutte le nuove proposte di legislazione europea. Condivideremo, per questo, l'invito alla Commissione e con lei ai colegislatori a lavorare per raggiungere l'obiettivo di ridurre il costo di tutti gli oneri amministrativi, almeno del 25 per cento per tutti e almeno del 35 per cento per le piccole e medie imprese. Faremo tutto quello che possiamo per impedire che l'Europa venga soffocata dalle sue stesse regole. (Applausi).
Altro tassello fondamentale di una strategia industriale europea è la sicurezza energetica. Serve su questo un'azione comune europea. Abbiamo fatto importanti progressi negli ultimi anni, ma molto resta ancora da fare per superare le nostre vulnerabilità. I prezzi dell'energia troppo alti sono un freno evidente alla nostra competitività e per questo servono misure immediate e strutturali.
Il piano d'azione per l'energia accessibile, presentato contestualmente al Clean industrial deal, individua misure urgenti per la volatilità dei prezzi dell'energia e per aumentare la resilienza del sistema energetico nell'Unione europea. Ma servono anche misure a lungo termine.
Tra queste, la riforma del mercato elettrico europeo, adottata a luglio scorso, rappresenta un importante passo avanti per un mercato elettrico europeo più resiliente, più flessibile e capace di garantire stabilità e prevedibilità dei prezzi. Sarà evidentemente fondamentale assicurarne un'attuazione veloce.
Occorre proseguire nel cammino avviato per migliorare la nostra efficienza energetica e rafforzare sempre di più le nostre interconnessioni. L'Italia, da questo punto di vista, si è candidata - come sapete - a diventare l'hub di approvvigionamento e distribuzione in grado di far incontrare l'offerta esistente e potenziale del Continente africano e la domanda europea di energia. È un'ambizione alla quale diamo voce anche attraverso il Piano Mattei, che ha tra i suoi pilastri proprio l'energia e che il Governo sta lavorando per europeizzare e internazionalizzare sempre più, rafforzando sia le sinergie con il Global gateway dell'Unione europea, sia quelle con la Partnership for global infrastructure and investment, lanciata in ambito G7.
Un ulteriore punto di cui ci occuperemo al Consiglio europeo sarà il completamento dell'unione dei mercati di capitali: un passo decisivo e, al tempo stesso, una necessità per dotare l'Europa di un'infrastruttura finanziaria che sia capace di stimolare quegli investimenti privati di cui non possiamo più fare a meno se vogliamo sostenere la competitività. Non possiamo fingere di non vedere che, ogni anno, oltre 300 miliardi di euro di liquidità europea finiscono in investimenti extraeuropei. Sono investimenti che noi abbiamo il dovere e la possibilità di intercettare. Il Vertice euro, in agenda per giovedì pomeriggio, ci darà l'occasione per approfondire questi temi.
Nel corso del Consiglio europeo terremo anche un primo scambio di opinioni sulla revisione e sulla struttura del prossimo quadro finanziario pluriennale, ovvero il bilancio dell'Unione europea; un bilancio pluriennale nel quale l'Italia intende indirizzare meglio le risorse; individuare modalità innovative e sempre più efficaci per finanziare le nuove priorità strategiche; difendere al meglio le voci riguardanti le politiche per la coesione e le politiche agricole che, grazie anche alle riforme effettuate da questo Governo, possono oggi raggiungere performance sempre migliori. Non è invece formalmente all'ordine del giorno del Consiglio europeo il tema dei dazi e dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti, ma ovviamente è un punto da tenere in grande considerazione, soprattutto per una Nazione esportatrice e che da molti anni è in surplus commerciale come l'Italia.
Come sapete, al momento l'amministrazione Trump ha deciso di riattivare, lo scorso 12 marzo, i dazi sulle importazioni dall'Unione europea di acciaio, alluminio e determinati prodotti derivati (dazi che erano stati attivati nel 2018 e poi sospesi nel 2021). Gli Stati Uniti hanno inoltre annunciato la possibilità di attivare, il prossimo aprile, ulteriori dazi su altri comparti, di cui però non sono ancora noti i dettagli. La Commissione europea ha risposto all'entrata in vigore delle misure statunitensi annunciando delle contromisure di riequilibrio, alcune delle quali scatteranno il 1° aprile, mentre altre sono attualmente allo studio e dovrebbero entrare in vigore successivamente.
Il quadro è quindi complesso e in costante evoluzione, tenuto conto che gli Stati Uniti hanno attivato misure simili anche nei confronti di altre Nazioni. Personalmente sono convinta che si debba continuare a lavorare con concretezza e con pragmatismo per trovare un possibile terreno d'intesa e scongiurare una guerra commerciale che non avvantaggerebbe nessuno, né gli Stati Uniti né l'Europa. (Applausi). E credo non sia saggio cadere nella tentazione delle rappresaglie, che diventano un circolo vizioso nel quale tutti perdono. Se, infatti, è vero che i dazi imposti sulle merci extraeuropee possono teoricamente favorire la produzione interna, in un contesto fortemente interconnesso come quello delle economie europea e statunitense il quadro si complica: i dazi possono facilmente tradursi in inflazione indotta, con la conseguente riduzione del potere d'acquisto delle famiglie e il successivo innalzamento dei tassi da parte della Banca centrale europea per contrastare il fenomeno inflattivo, come abbiamo già visto. Risultato: inflazione e stretta monetaria che frenano la crescita economica. Non sono certa, insomma, che sia necessariamente un buon affare rispondere ai dazi con altri dazi.
Per questo credo che le energie dell'Italia debbano essere spese alla ricerca di soluzioni di buon senso tra Stati Uniti ed Europa, dettate più dalla logica che dall'istinto, in un'ottica di reciproco rispetto e di convenienza economica. (Applausi).
In questo Consiglio europeo torneremo a confrontarci anche sul governo dei flussi migratori. Anche in quella occasione si riunirà il tavolo che l'Italia promuove insieme a Danimarca e Paesi Bassi e che vede coinvolti i Governi maggiormente impegnati nel contrasto all'immigrazione irregolare. Anche questa volta i lavori del Consiglio su questo tema sono stati anticipati dalla ormai consueta lettera della presidente von der Leyen sull'attuazione della politica migratoria comune. Se oggi questi appuntamenti sono diventati una consuetudine; se finalmente ci si pone come priorità l'attuazione di partenariati paritari con le Nazioni di origine e di transito, la difesa dei confini esterni dell'Unione europea, il rafforzamento della politica dei rimpatri, la costruzione di soluzioni innovative, lo si deve al ruolo decisivo che l'Italia ha svolto in questi anni per cambiare l'approccio europeo in materia di immigrazione. (Applausi).
Queste direttrici hanno orientato il nostro lavoro e ci hanno consentito di registrare un duplice obiettivo: la drastica riduzione degli sbarchi sulla rotta del Mediterraneo centrale, in particolare grazie al crollo delle partenze dalla Tunisia e dalla Libia, e la riduzione complessiva degli ingressi irregolari nell'Unione europea anche sulle altre rotte, come quella balcanica. Nel 2024 gli sbarchi si sono ridotti del 60 per cento rispetto al 2023 e di oltre il 35 per cento rispetto al 2022. A differenza di quello che ho sentito sostenere, attualmente i numeri di quest'anno sono in linea con quelli del 2024, con piccole oscillazioni date soprattutto da una complessa dinamica libica.
Ci sono però altri dati significativi che vorrei condividere con voi. L'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) ci dice che, nel 2024, sulla rotta del Mediterraneo centrale, a fronte di circa 66.000 arrivi, si sono registrati 1.695 morti e dispersi. Nel 2023, con oltre 157.000 arrivi irregolari, i morti e dispersi sono stati 2.526. Nel 2014, l'anno dell'operazione Mare nostrum, che nasceva per salvaguardare la vita in mare, gli arrivi furono circa 170.000 e si contarono 3.126 morti e dispersi. Questi dati ci dicono che diminuire le partenze e stroncare il business dei trafficanti è l'unico modo per ridurre il numero dei migranti che perdono la vita nel tentativo di raggiungere l'Italia e l'Europa ed è questo il risultato che ci deve rendere maggiormente orgogliosi. (Applausi).
In questi giorni abbiamo accolto con favore la proposta della Commissione europea sulla riforma del quadro legislativo europeo sui rimpatri, attraverso il passaggio da una direttiva a un regolamento direttamente applicabile nei 27 Stati membri. Lo riteniamo uno sviluppo molto significativo, anche per armonizzare la prassi dei diversi Stati membri e rendere ancora più efficace l'azione di rimpatrio di chi non ha titolo a essere accolto sul territorio europeo. È fondamentale che l'Unione europea diventi efficace in questo: se entri illegalmente in Europa, non puoi rimanere sul territorio europeo e devi essere rimpatriato. (Applausi).
Non dimentico ovviamente il nostro impegno sulle soluzioni innovative, tra tutte ovviamente in prima battuta il Protocollo Italia-Albania, che il Governo è determinato a portare avanti, anche alla luce dell'interesse e del sostegno mostrato da sempre più Nazioni europee. Anche qui, al di là della propaganda, penso sia chiaro a tutti che, se nella nuova proposta di regolamento si propone di creare centri per i rimpatri in Paesi terzi, è grazie al coraggio dell'Italia che, anche su questo, ha fatto da apripista. (Applausi).
Naturalmente stiamo seguendo con grande attenzione il ricorso pregiudiziale innanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea, relativo proprio ai trattenimenti in Albania, ma non solo.
E devo dire di essere rimasta favorevolmente colpita dal fatto che la maggioranza degli Stati membri dell'Unione europea, così come la stessa Commissione europea, siano intervenuti tra la fase scritta e la fase orale della causa per sostenere la posizione dell'Italia sul concetto di Paese di origine sicuro. (Applausi). L'auspicio ovviamente è che la Corte scongiuri il rischio di compromettere le politiche di rimpatrio non solo dell'Italia, ma di tutti gli Stati membri e dell'Unione europea stessa, perché significherebbe chiaramente minare alla base il sistema di Schengen e la stabilità stessa dell'Europa. In ogni caso però noi stiamo proponendo alla Commissione di anticipare il più possibile l'entrata in vigore di quanto previsto dal nuovo patto sulla migrazione e l'asilo sulla definizione di Paese di origine sicuro, anche per fare definitiva chiarezza su un tema molto controverso e oggetto - come sapete - di provvedimenti giudiziari dal sapore spesso ideologico.
Il Consiglio europeo di giovedì tornerà a occuparsi naturalmente anche delle grandi crisi geopolitiche in atto - come dicevo in apertura - a partire chiaramente dal complesso quadro in Medio Oriente. Seguiamo con grande preoccupazione la ripresa dei combattimenti a Gaza - notizia delle ultime ore - che mette a repentaglio gli obiettivi ai quali tutti lavoriamo: il rilascio degli ostaggi, di tutti gli ostaggi, e una fine permanente dell'ostilità, così come il ripristino di una piena assistenza umanitaria nella Striscia. Voglio riportare a questo Parlamento la gratitudine espressa ieri da re Abd Allah II di Giordania per il fondamentale contributo italiano all'iniziativa da lui promossa di un corridoio aereo per garantire aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. (Applausi).
Detto ciò, l'Italia accoglie con favore il piano di ricostruzione presentato al vertice del Cairo lo scorso 4 marzo dai Paesi arabi. Per poter muovere verso una sua applicazione nella prospettiva più ampia di una pace stabile e duratura e della soluzione politica due Stati è però necessario che Hamas rilasci gli ostaggi e deponga le armi.
Allo stesso tempo torniamo a esprimere la nostra preoccupazione per quello che sta accadendo in Siria, in particolare dopo gli ultimi brutali attacchi che hanno visto milizie legate al nuovo Governo di transizione uccidere centinaia di civili appartenenti in gran parte alla minoranza alawita, colpendo anche però la minoranza cristiana. Insieme ai partner europei siamo impegnati a richiamare il nuovo Governo a garantire una transizione democratica fondata sul rispetto e sulla piena inclusione di tutte le minoranze etniche e religiose, a partire da quelle alawita, cristiana e curda. (Applausi). Ci uniamo all'auspicio di Papa Francesco affinché il popolo siriano - cito testualmente - «possa vivere in pace e sicurezza nella sua amata terra e le diverse religioni possano camminare insieme nell'amicizia e nel rispetto reciproco».
Con l'occasione desidero ovviamente rivolgere con voi un affettuoso saluto al Santo Padre che, anche in un momento di prova, non ha mai fatto mancare la sua forza e la sua guida. (L'Assemblea si leva in piedi. Applausi.). So di poter interpretare il sentimento non solo di quest'Assemblea, ma di tutto il popolo italiano, affermando che il mio augurio è di poterlo vedere il prima possibile ristabilito del tutto. (Applausi).
La lotta al terrorismo è un altro aspetto determinante. Non ci devono essere spazi per un nuovo insorgere dell'ISIS o ambiguità verso gruppi che intendano fare della Siria una base per organizzazioni terroristiche. Solo il rispetto di queste condizioni potrà consentire l'implementazione del ritiro delle sanzioni e delle misure restrittive che è stato iniziato alcune settimane fa.
Reputiamo invece molto incoraggianti gli sviluppi politici in Libano. L'Italia continuerà a fare la propria parte a favore della stabilità e della sovranità libanese. In questo quadro il mantenimento del cessate il fuoco rimane un fattore decisivo, così come l'impegno per sostenere le fasce più deboli della popolazione, a partire da sfollati interni e rifugiati.
Come da tre anni a questa parte, tema centrale del Consiglio europeo in materia geopolitica sarà la guerra di invasione russa all'Ucraina.
In questi giorni ho sentito molte ricostruzioni che non ho condiviso; voglio cogliere questa importante occasione per ribadire alcuni punti fermi e per me centrali: la nostra ferma e totale condanna della brutale aggressione all'Ucraina, così come il nostro sostegno al popolo ucraino non sono mai stati in discussione, fin da quella terribile notte del 24 febbraio 2022 che ha scioccato il mondo. (Applausi).
Ero, allora, la leader dell'unico partito all'opposizione del Governo Draghi e stavo per volare a un convegno proprio negli Stati Uniti quando arrivarono le prime notizie dell'invasione russa. Chiamai l'ambasciatore ucraino per manifestargli la nostra vicinanza, sentii Mario Draghi per assicurargli il sostegno di Fratelli d'Italia e poi partii per gli Stati Uniti, ribadendo anche da lì la fermissima condanna dell'attacco su larga scala contro Kiev. Scegliemmo allora da che parte stare con chiarezza, condannando duramente un'aggressione militare che metteva a rischio le fondamenta stesse del diritto internazionale, dando il massimo sostegno al popolo ucraino, che stava ricordando al mondo come la libertà fosse la cosa più preziosa della quale ogni essere umano dispone e cosa fosse l'amor di patria. Lo facemmo senza tentennamenti, perché ci sono dei momenti - lo dissi allora - nei quali inevitabilmente i leader si distinguono dai follower e chi ha a cuore l'interesse nazionale non lo baratta per una manciata di voti facili. A distanza di oltre tre anni, arrivati nel frattempo al Governo della Nazione, quella scelta di campo è rimasta immutata non soltanto per Fratelli d'Italia, ma per l'intera maggioranza di centrodestra, che ha sempre compattamente votato per questa linea. (Commenti). Questo impegno lo rivendichiamo davanti al mondo, perché sono fatti, con orgoglio e determinazione. L'Italia si è dimostrata una Nazione solida e credibile, che ha una posizione chiara, che rivendica il suo spazio sullo scenario globale; una Nazione che rispetta i propri impegni internazionali, a pieno titolo protagonista in Europa e in Occidente e per questo anche una Nazione il cui parere conta. (Applausi).
Con la stessa determinazione, voglio dire che siamo al fianco del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ogni qualvolta viene attaccato per la sola ragione di aver ricordato chi sono gli aggressori e chi gli aggrediti. (L'Assemblea e i membri del Governo si levano in piedi. Applausi). Se l'Italia, insieme ai suoi partner europei e occidentali, avesse ascoltato i molti che anche in quest'Aula, fin dai primissimi giorni dell'invasione, esortavano ad abbandonare al proprio destino l'Ucraina perché tanto non c'era modo di opporsi all'Armata russa, oggi non avremmo alcuno spiraglio di pace: avremmo solamente assistito, colpevoli, all'invasione di uno Stato sovrano; avremmo gli Stati dell'Europa orientale minacciati da possibili invasioni e con loro tutto il Continente in pericolo. Le cose non sono andate così: dopo più di tre anni di guerra, di sofferenze indicibili per la popolazione civile, perdite ingenti di uomini e mezzi, la Russia controlla circa il 19 per cento del territorio ucraino, e non solo non è riuscita a prendere possesso dell'intera Ucraina come pensava di fare in appena tre giorni, ma non ha neanche il pieno possesso delle quattro regioni che aveva proclamato ufficialmente annesse nel settembre del 2022. È lo stallo sul campo - come ho detto tante volte - che oggi può portare all'apertura di negoziati per la pace e penso si debba rivendicare con orgoglio che questo non sarebbe stato possibile senza il sostegno compatto e determinato assicurato dall'Occidente al popolo ucraino.
Salutiamo, dunque, positivamente questa nuova fase, sosteniamo gli sforzi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump in questo senso. (Applausi). L'Italia considera la proposta di cessate il fuoco concordata l'11 maggio a Gedda da Stati Uniti e Ucraina un primo significativo passo di un cammino che deve portare a una pace giusta e duratura per l'Ucraina, con garanzie di sicurezza solide, efficaci, di lungo periodo per l'Ucraina stessa, per l'Europa nel suo complesso e anche per i nostri alleati americani, che non possono permettersi di siglare un accordo di pace violabile. Questo passo in avanti è stato accompagnato positivamente dall'immediato ripristino delle forniture militari e dei servizi di intelligence americani a vantaggio di Kiev. È un passo in avanti che deve essere sostenuto compattamente, rimettendo ora la responsabilità di una scelta in capo alla Russia, da cui attendiamo concreti e rapidi passi nella stessa direzione. Sono giornate delicate, nelle quali io credo che sia più che mai necessario astenersi dal rincorrere il commento a ogni singola dichiarazione di ogni protagonista in campo.
Occorre invece lavorare intensamente sul piano diplomatico, fuori dal clamore, alla ricerca di un difficile equilibrio che possa soprattutto garantire all'Ucraina un futuro sicuro e a noi la serenità che i cittadini vogliono tornare ad assaporare.
Per farlo intendiamo continuare a insistere su quello che per noi è non soltanto un pilastro culturale e di civiltà, ma anche un banale dato di realtà: non è immaginabile costruire garanzie di sicurezza efficaci e durature dividendo l'Europa e gli Stati Uniti. (Applausi). È giusto che l'Europa si attrezzi per fare la propria parte, ma è ingenuo nella migliore delle ipotesi - nella peggiore, folle - pensare che oggi possa fare da sola, senza la NATO, fuori da quella cornice euroatlantica che, per settantacinque anni, ha garantito la sicurezza dell'Europa (Applausi) e che negli ultimi tre anni ha consentito all'Ucraina di resistere. (Commenti).
PRESIDENTE. Silenzio, senatore Borghi, la richiamo all'ordine.
Prego, presidente Meloni.
MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Chi ripete ossessivamente che l'Italia dovrebbe scegliere tra Europa e USA lo fa strumentalmente per ragioni di polemica domestica (Applausi), o perché non si è accorto che la campagna elettorale americana è finita, dando a Donald Trump il mandato di guidare gli Stati Uniti e ai suoi partner di fare i conti con questa America.
Chi, per ragioni ideologiche, alimenta una narrazione diversa, tentando di scavare un solco tra le due sponde dell'Atlantico, non fa che indebolire l'intero Occidente a beneficio di ben altri attori. (Applausi).
Noi crediamo che l'Italia debba spendere le sue energie per costruire ponti e non per scavare solchi e pure in uno scenario tutt'altro che facile può fare la sua parte; così come riteniamo che l'Italia debba lavorare, dialogando con i propri partner, a proposte efficaci per la costruzione di una pace giusta e duratura. Non ci interessa - diciamo così - il protagonismo delle parole: ci interessa il protagonismo dei fatti. Ciò significa anche che il ruolo dell'Italia è non quello di seguire acriticamente i partner europei, piuttosto che i partner americani, ma - al contrario - quello di offrire il suo franco punto di vista e, se necessario, segnalare anche il suo dissenso, perché la posta in gioco è troppo alta. (Applausi). E questo fa una Nazione seria.
È quello che abbiamo fatto, ad esempio, di fronte a proposte che rispettiamo, ma che non ci convincono, sempre ringraziando, in ogni caso, chiunque in questa fase si assuma la responsabilità di avanzare proposte. Ancora una volta sarò chiara, anche di fronte a quest'Assemblea: l'invio di truppe italiane in Ucraina è un tema che non è mai stato all'ordine del giorno (Applausi), così come riteniamo che l'invio di truppe europee, proposto in prima battuta da Regno Unito e Francia, sia un'opzione molto complessa, rischiosa e poco efficace. (Applausi).
Ecco perché la proposta che io ho formulato ai nostri partner europei e occidentali prevede l'attivazione di garanzie di sicurezza tra l'Ucraina e le Nazioni che intendono sottoscriverla, sul modello del meccanismo previsto dall'articolo 5 del trattato NATO, senza che questo implichi necessariamente l'adesione di Kiev all'Alleanza atlantica. E, vista la conclusione che si è raggiunta anche su questo, ricordo che i termini dell'articolo 5 del trattato NATO non prevedono l'automatica entrata in guerra in caso di aggressione di uno Stato membro; prevedono l'assistenza alla Nazione aggredita con l'azione che si reputa più necessaria. Il ricorso all'uso della forza è una delle opzioni possibili, ma non è l'unica.
Il meccanismo che immaginiamo non sarebbe ovviamente a senso unico: permetterebbe alle Nazioni che intendono sottoscrivere le garanzie di poter contare anche sull'Ucraina in chiave difensiva. Oggi l'Ucraina possiede uno degli eserciti più solidi dell'intero Continente. È una proposta che noi consideriamo molto seria, sulla quale sto riscontrando un consenso crescente. Dal nostro punto di vista sarebbe decisamente meno complessa, meno dispendiosa, più efficace di altre proposte attualmente in campo.
Le garanzie di sicurezza restano la chiave di volta di qualsiasi ipotesi di pace duratura in Ucraina e in Europa e rappresentano anche il modo migliore per costringere la Russia a giocare a carte scoperte. Se non è nelle intenzioni di Mosca procedere in futuro a una nuova invasione, quale sarebbe il motivo di una opposizione a garanzie di sicurezza solo difensive?
Questa è la proposta che l'Italia sta confrontando con i propri partner.
Il Consiglio europeo sarà chiamato a fare passi avanti anche in questa direzione e come sempre faremo la nostra parte, così come faremo sull'altro grande tema in discussione: quello della difesa. Come sapete il 6 marzo scorso si è svolto il Consiglio informale sulle tematiche della difesa, che molto stanno occupando il dibattito politico in questi giorni, tanto a livello nazionale quanto a livello europeo. È una discussione che proseguirà anche nel Consiglio ordinario, nel corso del quale ci si confronterà sul Libro bianco della Difesa.
Anche qui l'occasione mi consente di fare chiarezza su alcuni punti, fuori da ogni semplificazione e strumentalizzazione di parte. Il 6 marzo la presidente von der Leyen ha presentato il piano Rearm Europe. Al di là dei contenuti, sui quali arriverò tra poco, già in quella sede io ho segnalato di non condividere questa denominazione e si è detto che chiedevo di cambiare il nome perché voglio confondere i cittadini, ma io l'ho fatto perché credo invece che Rearm Europe sia un nome fuorviante per i cittadini.
Che cosa intendo? Certamente noi oggi siamo chiamati a rafforzare le nostre capacità difensive di fronte alle nuove sfide geopolitiche, alle maggiori responsabilità a cui veniamo richiamati in ambito NATO, alla necessità di rafforzare il ruolo dell'Europa in questo contesto, ma oggi rafforzare le nostre capacità difensive non significa banalmente acquistare armamenti. Intanto perché non si tratta di acquistarli, magari da Paesi stranieri, quanto semmai di produrli, rafforzando la competitività e sostenendo gli investimenti delle nostre aziende e del nostro tessuto produttivo (Applausi), ma ancora prima perché rafforzare le nostre capacità di difesa significa occuparsi di molte più cose rispetto al semplice potenziamento degli arsenali.
In tempi di minacce ibride, la sicurezza è una materia molto vasta: pensiamo alla difesa dei confini, alla lotta al terrorismo, all'importanza della cybersicurezza, soprattutto nell'epoca dell'intelligenza artificiale, quando un attacco hacker può in un attimo mettere a rischio l'operatività dei servizi essenziali. Pensiamo alla necessità di sviluppare e difendere il dominio sottomarino, dove passano gran parte delle nostre comunicazioni dei nostri dati. Pensiamo a quanto è importante presidiare gasdotti e le altre infrastrutture energetiche, garantire la sicurezza delle rotte commerciali, delle catene di approvvigionamento alimentare, presidiare il dominio spaziale, tutte cose che non si fanno semplicemente con le armi. Senza questo approccio a 360 gradi non c'è difesa; senza difesa non c'è sicurezza; senza sicurezza non c'è libertà (Applausi), perché senza sicurezza noi non possiamo proteggere l'Italia, le sue imprese e i suoi cittadini. Quindi, quando abbiamo proposto di rinominare il piano, utilizzando, per esempio, le parole «defend Europe», non abbiamo posto una semplice questione semantica o nominalistica: abbiamo proposto una questione di sostanza, di merito.
Noi riteniamo che debba essere chiaro che con le risorse a disposizione si possono finanziare anche tutte le cose che ho elencato: materie che non dovrebbero essere una preoccupazione solamente per la sottoscritta, ma almeno per tutti coloro che sono seduti in quest'Aula. (Applausi).
Un altro punto che mi interessa chiarire riguarda l'entità finanziaria del piano: il presidente von der Leyen ha indicato in 800 miliardi di euro la sua dimensione complessiva. Credo che sia molto utile precisare, a beneficio del Parlamento ancora più che dei cittadini che ci ascoltano, che questi 800 miliardi non sono né risorse che vengono tolte da altri capitoli di spesa, né risorse aggiuntive europee. Anzi, sul primo punto vorrei ricordare che l'Italia si è opposta con fermezza alla possibilità che una quota dei fondi di coesione, risorse che - come sapete - sono per noi fondamentali, venisse automaticamente spostata sulla difesa. È una battaglia che abbiamo vinto. Rimane la possibilità per gli Stati membri di utilizzare volontariamente una quota dei fondi di coesione e approfitto per annunciare che l'Italia non intende distogliere un solo euro dalle risorse della coesione. (Applausi). Spero che almeno su questo possiamo trovarci tutti d'accordo.
Dopodiché, il piano arriva a 800 miliardi di euro con due voci: la prima, 150 miliardi, dovrebbe corrispondere a prestiti che gli Stati membri possono attivare, se reputano opportuno farlo, garantiti dall'Unione europea. Si tratta cioè di eventuali prestiti su base volontaria, ma ci riserviamo di dire di più su questa misura quando avremo tutti i dettagli. La seconda voce, che vale 650 miliardi di euro, è sostanzialmente teorica, nel senso che è la stima di quanto potrebbe cubare un ulteriore indebitamento nazionale se ciascuno Stato membro decidesse di ricorrere a deficit aggiuntivo per massimo l'1,5 per cento al di fuori del vincolo della clausola di salvaguardia del Patto di stabilità e crescita.
In sostanza, non si tratta di spendere 800 miliardi di risorse attualmente esistenti nei bilanci degli Stati membri, magari tagliando servizi ai cittadini per poter reperire quelle risorse o smettendo di investire su altri capitoli. Si tratta, invece, della possibilità di ricorrere a deficit aggiuntivo rispetto a quanto normalmente previsto dal Patto di stabilità e crescita.
Questo è il quadro che ci è stato proposto e in questo quadro l'Italia valuterà con grande attenzione l'opportunità o meno di attivare gli strumenti previsti dal piano. Lo dico perché l'Italia può vantare, in questa fase storica, indicatori economici e finanziari estremamente positivi. È un patrimonio al quale non intendiamo rinunciare. Secondo l'ultimo Fiscal monitor del Fondo monetario internazionale, l'Italia è l'unica Nazione del G7 a essere tornata, dopo il Covid-19, in avanzo primario. (Applausi). Lo stato di salute dei nostri conti pubblici è molto buono, come testimonia anche il basso livello dello spread, che è stabilmente almeno cento punti al di sotto del livello che registravamo al nostro insediamento. È la ragione per la quale io credo che sia nostro dovere proporre anche soluzioni alternative alla semplice creazione di nuovo debito.
È per questo che con il ministro Giorgetti, che ringrazio per il lavoro di questi giorni, abbiamo proposto un meccanismo di garanzie pubbliche europee coordinato e integrato con i sistemi nazionali, sul modello di quello che attualmente viene utilizzato per il programma InvestEU, per mobilitare più efficacemente i capitali privati e rilanciare gli investimenti nel settore della difesa. (Applausi). Settore nel quale l'Italia, ricordiamolo, può vantare dei campioni assoluti, così come uno straordinario tessuto di piccole e medie imprese ad alto tasso tecnologico, che vogliamo difendere e sostenere perché volano di crescita e di investimenti. Stimolare la crescita in tutti i settori, infatti, è la sola garanzia per creare ricchezza da ridistribuire e una politica economica espansiva che dedicasse risorse aggiuntive e non sostitutive agli investimenti in sicurezza, ricerca, infrastrutture strategiche e nuove tecnologie, avrebbe un effetto rilevante sulla crescita economica e sull'occupazione, senza deteriorare le altre voci di spesa pubblica, ovviamente mantenendo, come ho già detto, l'equilibrio complessivo dei conti pubblici che caratterizza questo Governo.
Lascio, quindi, volentieri ad altri, in quest'Aula e fuori, questa grossolana semplificazione, secondo cui aumentare la spesa in sicurezza equivale a tagliare i servizi: la scuola, l'infrastruttura, la sanità o il welfare. Non è ovviamente così e chi lo sostiene è perfettamente consapevole che sta ingannando i cittadini, perché maggiori risorse per la sanità, la scuola o il welfare non ci sono attualmente non perché spendiamo soldi sulla difesa, ma perché centinaia di miliardi di euro sono stati bruciati in provvedimenti che servivano solo a creare consenso facile. (Proteste. Applausi).
PRESIDENTE. Colleghi, invito ciascuno a rispettare il proprio ruolo.
MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. La demagogia non mi interessa. Come sempre gli italiani giudicheranno e gli italiani hanno dimostrato di essere molto più intelligenti di quanto certa politica creda. Penso che gli italiani sappiano bene che sono state proprio le classi politiche concentrate solo su sé stesse ad averci consegnato un'Italia debole.
Ma non chiedete a me di lasciare questa Nazione esposta, incapace di difendersi, costretta a dire sì semplicemente perché non ha un'alternativa. Non sono la persona giusta per questo. So che la libertà ha un prezzo. So che se non sei capace di difenderti, non puoi neanche decidere, contare, affermare il tuo interesse nazionale. (Applausi).
Il paradosso è che chi oggi sventola le bandiere della pace contro le spese per la difesa si lamenta anche di un'eccessiva ingerenza americana nelle nostre vicende. Signori, le due cose non stanno insieme: o demandi la tua sicurezza ad altri e gli altri decidono per te o impari a difenderti da solo e allora decidi tu. Le due cose non stanno insieme. (Applausi).
Ecco perché abbiamo sempre creduto nell'obiettivo ambizioso, penso ormai improcrastinabile, di costruire quel solido pilastro europeo della NATO, di cui parliamo da molto tempo e che deve affiancarsi al pilastro nordamericano, in un'ottica di complementarietà strategica. È una posizione che portiamo avanti da sempre e che l'attuale maggioranza di Governo ha consacrato anche nel programma con il quale si è presentata agli italiani. Sono scelte difficili, colleghi, certo, però è il nostro lavoro: mettere il destino degli italiani prima del nostro, la coscienza prima dei sondaggi, ciò che è necessario prima di ciò che è conveniente, particolarmente in un tempo come questo, quando ogni errore dettato dalla superficialità, dalla demagogia, dall'interesse di parte, potrebbe presentare alla Nazione un conto molto salato da pagare.
In conclusione, colleghi, non è un tempo facile quello nel quale ci è stato dato il compito di guidare questa Nazione. Il quadro è in continua mutazione e le nostre certezze continuano a diminuire. C'è però una certezza che per me non viene meno: con una visione chiara, con un po'di coraggio, concentrandosi solo sulle cose davvero importanti, mantenendo come principale bussola di riferimento il suo interesse nazionale, l'Italia ha tutte le carte in regola per attraversare anche questa tempesta. Personalmente, sono e sarò, insieme a tutto il Governo, concentrata solo su questo. Come diceva Pericle, la felicità consiste nella libertà e la libertà dipende dal coraggio. Metteremo tutto il coraggio che serve perché ai nostri figli domani non manchino né la libertà né la felicità. Vi ringrazio. (Prolungati applausi).
PRESIDENTE. Al fine di consentire al Presidente del Consiglio dei ministri la consegna presso la Camera dei deputati del testo delle comunicazioni, sospendo la seduta, che riprenderà alle 16,05 con la discussione.
Convoco fra cinque minuti la Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 15,23, è ripresa alle ore 16,10).
Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito.
Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
È iscritto a parlare il senatore Monti. Ne ha facoltà.
MONTI (Misto). Signor Presidente, signora Presidente del Consiglio, come ha ricordato stamane il presidente Draghi, la nostra sicurezza è oggi messa in dubbio dal cambiamento nella politica estera del nostro maggiore alleato rispetto alla Russia, che con l'invasione dell'Ucraina ha dimostrato di essere una minaccia concreta per l'Unione europea. Per l'Europa e per l'Italia le conseguenze della rivoluzione trumpiana andranno ben al di là di quelle riguardanti la difesa, che entra finalmente nell'agenda europea.
La presidenza Trump, imperiale nelle ambizioni e nei toni, sta tuttavia portando gli Stati Uniti ad abdicare, consapevolmente o meno, a molte posizioni di leadership nella comunità internazionale. Si creeranno così dei vuoti che l'Europa potrà e dovrà riempire responsabilmente. Hamiltoniano, come si usa dire, sarà l'apprestamento di una difesa comune e dei mezzi finanziari per farvi fronte. Ma c'è molto di più. A livello internazionale c'è, da parte degli Stati Uniti, l'evidente tentazione di abbandonare la leadership del governo multilaterale della globalizzazione da essi stessi lanciata e tentata. Lo vediamo con il distacco/disprezzo nei confronti dell'ONU, con ciò che è stato annunciato sull'Organizzazione mondiale della sanità, con il desiderio di ritiro dall'accordo OCSE sulla tassazione minima per le multinazionali.
A livello nazionale, però, che apparentemente dovrebbe interessarci meno, con Trump gli Stati Uniti abbandonano il campo e la leadership indiscussa delle democrazie liberali fondate sullo Stato di diritto, trovando più congeniale e certamente più rapido il dialogo e il confronto con i regimi autocratici. Abbandonano la leadership del moderno capitalismo democratico che essi stessi avevano forgiato già nel XIX secolo, basato su principi poi da loro trapiantati in quell'Unione europea che non è nata - mi spiace doverlo ricordare al presidente Trump - in antitesi agli Stati Uniti, ma è stata da essi voluta, creata e finanziata per collaborare con essi, su principi poi da loro trapiantati in Europa dopo la Seconda guerra mondiale; principi che abbiamo ormai come fondanti e cioè la separazione tra il potere economico e il potere politico e alcune norme a tutela della concorrenza antitrust. Di recente negli Stati Uniti questi due cardini sono visivamente saltati, già secondo le immagini, in modo icastico, e appare sempre più palese che i signori Zuckerberg, Bezos e un altro di cui mi sfugge il nome, penso il signor Musk, chiedono in modo pressante al presidente Trump di impedire all'Unione europea di applicare alle loro grandi piattaforme digitali non le regole di cui facciamo bene a chiedere la deregulation, ma le regole fondamentali di antitrust che valgono per chiunque operi nel nostro mercato.
Sotto molti profili viene meno, quindi, il modello di riferimento che tutti abbiamo avuto, cioè quello del capitalismo moderno americano. Non sono io qui oggi e non è l'Unione europea, signora Presidente del Consiglio, soprattutto dopo aver sentito stamattina il suo monito che condivido, a creare e scavare un solco tra le due parti dell'Occidente. Non è l'Unione europea che lo sta creando, ma sono gli Stati Uniti. Ciò a differenza di un altro grande Presidente repubblicano molto di destra, il presidente Reagan, che aveva fatto ponte con l'Europa, anche chiedendo ad essa concorsi molto impopolari con l'installazione degli euromissili, per mettere gradualmente sotto controllo l'Unione sovietica.
Del resto - e concludo, signor Presidente - ci sono i Paesi angloamericani, che osserviamo da vicino, che in questo momento si aggrappano all'Europa: il Canada e il Regno Unito, come lei ha ben visto e toccato con mano, e noi a loro. Non ho bisogno di ricordare alla presidente del Consiglio Meloni e al sottosegretario Mantovano cosa siano i Five eyes.
PRESIDENTE. Senatore Monti, la prego di avviarsi alla conclusione, ha ancora un po' di tempo.
MONTI (Misto). Mi avvio a concludere, signor Presidente.
I Five eyes sono la forma più avanzata del sistema di sicurezza. Quando il Canada, gli Stati Uniti, l'Australia e la Nuova Zelanda, che ne fanno parte, stanno considerando l'ipotesi di separarsi dagli Stati Uniti perché le loro informazioni riservate potrebbero non essere più protette rispetto alla Russia, questo è un tema da trattare non in Aula, ma al Copasir e quindi non lo sviluppo.
Ci sono, quindi, tantissimi cantieri di avanzamento dell'Unione europea che, senza nessuna forma di inimicizia verso gli stati Uniti, ai quali dobbiamo essere grati per averci salvati in più riprese dal nazifascismo e dal comunismo, possiamo sviluppare anche con loro, senza però alcuna soggezione mentale, perché l'Europa ha la sua dignità in pienissima regola.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà.
Al presidente Monti ho dato - credo doverosamente - un po' più del tempo previsto, ma lo stesso non c'è bisogno che avvenga con lei, presidente Casini, che ha a disposizione otto minuti.
CASINI (PD-IDP). Signor Presidente, in questi giorni siamo obbligati a parlare di riarmo, ben sapendo che la stessa definizione fa orrore a tutti noi. Preferiremmo di gran lunga parlare di investimenti per la scuola e per la sanità. Ci inchiniamo, peraltro, con attenzione - lo ha fatto il presidente Meloni - alle parole di Papa Francesco sulla pace, riecheggiate in queste ore dall'ospedale Gemelli e a lui indirizziamo un saluto affettuoso. (Applausi). Le armi, colleghi, sono uno strumento di morte e noi vogliamo la vita e la pace. Tutto ciò non deve, però, confondere le nostre coscienze. La storia è chiara in proposito: da Hitler in poi le armi e le guerre sono proprie delle dittature; le democrazie si armano per difendersi e creare le condizioni di pace durevole, esattamente come si fece nella Prima Repubblica installando gli euromissili davanti alla minaccia sulle nostre città degli SS20 sovietici. Quella scelta di deterrenza dolorosamente assunta all'inizio degli anni Ottanta favorì il disarmo bilaterale e produsse il più lungo periodo di pace che si ricordi. Oggi siamo di nuovo a un drammatico tornante della nostra vita, reso inevitabile non solo dal contesto mondiale e dal moltiplicarsi dei conflitti, ma dalla nuova presidenza di Donald Trump che ci ha spiegato con le cattive, più che con le buone, che non è disponibile a pagare per la nostra difesa e, per rendere più chiaro il concetto alle Nazioni Unite, il voto americano si è sommato a quello di Russia, Bielorussia e Corea del Nord. Per questo l'Unione europea sta accelerando sul tema della difesa. Guai, però, se esso si limitasse a una sorta di riarmo nazionale, gravante sui bilanci dei singoli Stati, e non si inquadrasse in modo coerente e lineare, evitando duplicazioni e creando le necessarie sinergie industriali, su un progetto di difesa europea di cui c'è necessità ineludibile. (Applausi).
È un processo in divenire, che deve evitare di finanziare unicamente l'industria militare americana. La difesa europea è l'attuazione del disegno che Alcide de Gasperi vide drammaticamente fallire alla vigilia della sua morte. È la realizzazione del sogno di Ventotene, di quei federalisti che buttarono il cuore oltre gli ostacoli del presente.
È inutile che qualcuno ci ricordi il valore del rapporto tra Europa e Stati Uniti, a cui molti di noi hanno legato sin dalla giovinezza la propria scelta politica. Sappiamo che senza di loro ogni sforzo rischia di essere vano, ma anche che non abbiamo altra strada per uscire da uno stato di minorità permanente.
In questi giorni, mentre i nostri giovani pieni di speranze e attesa per il futuro manifestano in buona fede per la pace, ci sono in realtà esponenti della destra sovranista, megafono della propaganda putiniana, che diventano i più fervidi pseudopacifisti (così io li chiamo), con il piccolo particolare che la loro pace dovrebbe coincidere con il nostro abbandono dell'Ucraina, dimenticando che dopo tre anni di conflitto Putin si trova ad avere occupato solo l'80 per cento del Donbass e che questo è stato possibile per il sacrificio di un popolo che non ha piegato la schiena.
È troppo che esso chieda, per una pace vera, garanzie per il proprio futuro? È troppo che chieda a Trump e all'Europa di non essere lasciato il giorno dopo alla mercé dei suoi invasori?
Colleghi, è in atto - e noi ne dobbiamo essere consci - un capovolgimento della realtà. E fra un po' mi aspetto che qualcuno chieda a Zelensky il motivo per cui non ha accettato il passaggio offertogli dagli americani, lasciando al suo destino l'Ucraina nelle prime ore del conflitto, per godersi il resto della sua vita tra gli agi e i lussi offerti dal nostro cinismo occidentale. Colleghi, noi non siamo e non dobbiamo diventare così.
Per questo, il Governo e il Parlamento sono chiamati a confermare una linea che oggi è sempre più timida, come si è visto anche al Parlamento europeo. Lei, presidente del Consiglio Meloni, vanta un buon rapporto con il Presidente americano. Mi permetto di suggerirle di metterlo al servizio dell'Europa e di contrastare, in nome della nostra e della sua dignità, la narrazione vittimistica di chi ci ritiene una comunità di scrocconi a cui è necessario imporre dazi, perché saremmo vissuti a sbafo degli Stati Uniti d'America. (Applausi). Questa rappresentazione è del tutto falsa: basti pensare alle centinaia di miliardi che i nostri risparmiatori indirizzano sui mercati americani, rafforzando la loro economia. (Applausi).
Se fino ad oggi ci siamo ritrovati insieme è sulla base di una scelta reciproca: ci siamo scelti reciprocamente, Europa e Stati Uniti, come comunità di valori basati sui principi della democrazia liberale, che mette al centro la persona umana, non la rende suddita o serva come nei regimi totalitari; democrazia che prevede non padroni, ma leader eletti con i pesi e i contrappesi istituzionali del caso. Ci aspettano scelte difficili e la politica deve avere un ruolo di guida, evitando di essere subalterna o manipolata dai sondaggi o dalle fake news.
Il più importante storico del pensiero liberale, Alexis de Tocqueville, ci ricordava una cosa molto bella: per godere degli inestimabili benefici che la libertà assicura è necessario sottomettersi agli inevitabili mali. Tra essi non c'è dubbio che si configurano scelte dolorose e impopolari come quelle di investire per la nostra sicurezza. Noi dobbiamo realizzare questo obiettivo di concerto con i nostri partner: Francia, Germania e Regno Unito, grande democrazia che dopo Brexit ritroviamo, non a caso, con convinzione al nostro fianco.
Signora Presidente del Consiglio, lei ha fatto bene a partecipare alla riunione indetta da Starmer: non servono gelosie o timidezze, perché questa è la parte della barricata in cui ci ha messo la storia e che ci ha consentito, tra contraddizioni ed errori, un lungo cammino di libertà e progresso.
Con questo spirito pensiamo di contribuire alla pace, investendo nella difesa europea, sostenendo l'Ucraina, ma non dimenticando mai la vicenda israelo-palestinese: due popoli e due Stati è stato per troppi solo uno slogan di facciata per salvare le proprie coscienze. Se vogliamo - e lo vogliamo con tutti noi stessi - che macabri eccidi come quelli del 7 ottobre non si ripetano mai più, è necessario assicurare anche al popolo palestinese la costruzione di uno Stato dove ci siano futuro e prospettive per i propri figli.
Nei giorni scorsi il presidente Trump annunciava la creazione di un meraviglioso paradiso turistico a Gaza. Le terribili notizie che oggi arrivano (Il microfono si disattiva automaticamente) non hanno giustificazione di sorta e non possono che ricevere una ferma indignazione e una condanna da parte di tutti noi. (Applausi).
Confido, colleghi, che, pur tra le diverse visioni che abbiamo, l'Italia possa scegliere di stare, come sempre abbiamo fatto negli ultimi settant'anni, dalla parte giusta della storia. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Terzi di Sant'Agata. Ne ha facoltà.
*TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Signor Presidente, onorevole Presidente del Consiglio, colleghi, come ha perfettamente spiegato e sottolineato il Presidente del Consiglio nella sua relazione, viviamo un momento di grandissima importanza, che può essere decisivo per la storia dell'Europa e della nostra Nazione.
Nel prossimo Consiglio europeo maturerà sicuramente un decisivo cambio di passo. Dovrebbe auspicabilmente essere un Consiglio di questa natura, di coesione e di capacità di cambiare il passo, per un'Europa meno ideologica, più pragmatica, coesa e competitiva. Un'Europa disposta a trovare tutti i mezzi necessari per proteggere i beni più preziosi che possiede: libertà e democrazia. Un'Europa che acceleri i processi di adesione di Paesi che, anche da decenni, attendono di entrare in questa grande famiglia e che riteniamo essere la frontiera vitale della democrazia europea. Un'Europa che da tre anni a questa parte, assieme agli Stati Uniti, sostiene l'Ucraina in ogni modo, altrimenti non staremmo qui a parlare oggi di pace giusta per Kiev, di garanzie di sicurezza o di come adoperarsi attraverso gli accordi bilaterali che già esistono fra diversi Paesi e l'Ucraina, per continuare a portare il nostro aiuto a tutto campo (economico, politico, militare). Un'Europa sì aperta, ma dai confini precisi, non più in balia di un'immigrazione incontrollata.
Questa, come ha spiegato il Presidente del Consiglio con grande chiarezza, coerenza e anche coraggio, è un'Europa che viene delineata perfettamente nella risoluzione di maggioranza. Invito a rileggere sia il dispositivo, sia il preambolo, dove si parla di coesione, di immigrazione e dei seguiti dell'accordo del Consiglio europeo informale del 6 marzo, al quale il Presidente del Consiglio si è riferito, nel quale si definisce bene l'intero percorso verso un Libro bianco europeo che comprenda molti degli elementi che sono stati sollevati in questa sede.
Un programma preciso, certo, non è stato quello che abbiamo visto a Piazza del Popolo pochi giorni fa, dove è stato scomodato persino il ricordo dei Padri fondatori dell'Unione europea riuniti a Ventotene, che vengono continuamente richiamati, con l'ennesima sfilata "contro" di tante forze riunite in modo confuso verso obiettivi contraddittori l'uno con l'altro: contro la nuova amministrazione americana, contro il Governo Meloni, contro la NATO, nel nome dei fiori dentro i cannoni.
In piazza abbiamo persino visto europarlamentari di sinistra durissimi contro qualsiasi aumento di spesa per la difesa o obiettivi di rafforzamento dell'industria della difesa, ma che sei mesi fa hanno votato a favore dell'istituzione di un commissario europeo per la difesa, che ha esattamente questi mandati precisi scritti nel suo atto istitutivo. O non l'hanno letto o non si sono ricordati di quello che avevano votato.(Applausi).
Non è così che l'Unione europea ritrova sé stessa. Non si tratta di essere ingenui pacifisti in un mondo astratto, né tanto meno bellicisti; si tratta di deterrenza, non di riarmo immotivato. La difesa oggi, come ha mirabilmente spiegato il Presidente del Consiglio, è molto più ampia delle semplici armi che sparano, dei cannoni da 155 millimetri; è fatta di domini cyber, di dual use, di tecnologie avanzate che possono essere applicate a un'infinità di possibilità di crescita della nostra economia, della nostra società e che entrano anche in un discorso difensivo ad ampio raggio.
D'altra parte, dobbiamo far conto che su queste armi del dominio cyber si svolge anche una pressante e pericolosissima attività di attacco, di disinformazione e di condizionamento dei processi elettorali e non c'è bisogno di ricordare la relazione presentata al Parlamento dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza solo pochi giorni fa.
L'appello alla coesione del presidente del Consiglio Meloni rispetto agli altri leader europei, di lavorare con gli Stati Uniti e insieme agli Stati Uniti, tutti noi europei, non soltanto è assolutamente cruciale per portare il presidente Zelensky e il presidente Putin allo stesso tavolo, ma è altrettanto decisivo per garantire la deterrenza e la sicurezza dell'Unione europea, insieme a quelle dell'Ucraina.
Lanciare proposte come quella dell'invio di truppe europee o altre corse in avanti, di fatto, presuppone un disimpegno americano e non sono certo mosse strategiche a vantaggio nostro (europeo). Se desideriamo un Occidente saldo, dobbiamo credere nell'autorevolezza e nell'attualità della NATO e della possibilità di creare un sempre più solido pilastro europeo all'interno dell'Alleanza. Per fare questo ci sono dei doveri da parte di tutti gli europei: rafforzare questo pilastro, se la rotta da consolidare è anche una rotta verso gli europei, ma anche verso l'America, verso l'amministrazione Trump.
Sulla difesa europea, l'Italia da tempo chiede di scomputare le spese di difesa dal calcolo del rapporto deficit-PIL. Il Governo Meloni ha espresso la volontà di lavorare per strumenti volti a finanziare l'industria della difesa attraverso garanzie europee per investimenti privati, perché chiaramente la difesa può essere un volano importantissimo della crescita.
Sull'Ucraina, nel quadro dei cinque principi condivisi da ventisei Stati membri allo scorso Consiglio europeo straordinario, l'Italia mantiene assolutamente i suoi impegni. Oggi il presidente Trump sta parlando col presidente Putin; sarà importante capire la posizione finale del Cremlino, ma il Cremlino ha già ottenuto la pubblica adesione del presidente Zelensky all'idea di un cessate il fuoco.
Qui entra in gioco la questione delle garanzie, estremamente delicata e complessa. Il presidente del Consiglio Meloni ne ha parlato, ma è certo che un cessate il fuoco debba essere credibile e garantito anche rispetto a qualcuno che provochi nuovi casus belli. Lo stesso vale per il Medio Oriente, dove l'Iran è l'aggressivo antagonista di tutti. L'Iran attacca Israele da sette fronti diversi, attraverso i suoi proxy, finanziando Hamas e gli Houthi nel Mar Rosso. Il sostegno ad Israele deve essere un punto fermo anche per l'Unione europea, così come urge la presa di consapevolezza di cosa sia il reale volto del terrorismo iraniano.
Quanto alle migrazioni, dalla priorità della lotta ai trafficanti di esseri umani all'immigrazione irregolare, al rafforzamento di accordi con i Paesi di origine e transito, devo sottolineare anch'io quanto ha espresso perfettamente il Presidente del Consiglio per quanto riguarda il ruolo di guida che da questa legislatura, ma anche da prima, le voci del centrodestra e la voce di Fratelli d'Italia in particolare hanno impresso nel percorso europeo, nell'opinione pubblica, convincendo sempre più Governi a muoversi secondo le linee proposte dal Governo italiano.
Il Governo Meloni, grazie alla sua stabilità e profondità di visione, rappresenta oggi un'Italia sempre più forte, un interlocutore chiave, l'esatto contrario della politica estera che alcuni propongono sui social con quello che scrivono. (Applausi).
Presidenza del vice presidente CENTINAIO (ore 16,34)
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto europeo di design di Torino, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri (ore 16,34)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Licheri Ettore Antonio. Ne ha facoltà.
LICHERI Ettore Antonio (M5S). Bentornata presidente Meloni, è un piacere rivederla dopo tanto tempo. Sembra ieri che lei dai banchi dell'opposizione urlava chiedendo, data la gravità della situazione, che il presidente Conte venisse a riferire in Aula tutte le settimane. Se lo ricorda, vero? Pensi che lei è tre mesi che non si faceva vedere da queste parti (Applausi) ed è difficile pensare che in questi tre mesi non sia accaduto nulla.
Vediamo però che lei sente la circostanza, perché è arrivata al terzo bicchiere d'acqua. Noi la preghiamo di bere con moderazione, perché bere acqua fa male. (Applausi).
Non ridete! Io ci credo, perché l'ha detto il Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e un Ministro non dice sciocchezze. (Applausi). A proposito di sciocchezze, non riusciamo a credere a quello che lei oggi ci è venuta a riferire in Aula. Cito: acquistare più armi non significa acquistare più armi. Significa occuparsi di più cose. Lei è una acrobata circense, mi creda. (Applausi).
Ma noi diciamo ai cittadini: fate attenzione, perché da oggi inizierà la manipolazione. Le armi, che non sono però più armi, comunque faranno bene a tutti. Allora, io capisco che bisogna cambiare la narrazione, perché le bollette sono raddoppiate, l'inflazione è alle stelle, la crescita è inchiodata allo 0,7 per cento, la gente non ci crede più al superbonus ed al reddito di cittadinanza. Dobbiamo cambiare la narrazione! (Applausi). Adesso vi racconteremo che le armi, che però non sono armi, faranno bene ai cittadini e alle imprese. La missione è difficile, ma io sono sicuro che lei ci riuscirà perché, dopo che per tre anni avete parlato di coperta corta ai dipendenti pubblici, agli artigiani, ai commercianti, dopo che per tre anni avete detto che non c'erano soldi per aumentare le pensioni, come riuscire a far accettare al Paese un indebitamento di trenta miliardi? (Applausi).
Voi ci riuscirete: come? Come sta facendo oggi, generando paura e poi facendo aleggiare la speranza. Il ministro Crosetto si è portato avanti con il suo lavoro: non ha senso dire che i soldi in armamenti sono sottratti a sanità ed istruzione, perché se in guerra non avremo le armi, non ci saranno più né scuole, né ospedali. Si è già messo l'elmetto. Ha già la divisa ed è già pronto per la guerra. (Applausi).
Agitare la paura. Il piano è chiaro: prima li spaventiamo, raccontiamo di preparare i sacchi di sabbia davanti alle finestre, raccontiamo che la Russia sta per dichiarare guerra all'Europa, raccontiamo che, se non ci armeremo fino ai denti, i nostri figli verranno rapiti e le nostre donne verranno stuprate dai cosacchi del Don. Dobbiamo spaventarli. Poi, però, li blandiamo, dicendo, come ha detto lei: attenzione, guardate che le armi sono anche una grande opportunità di competitività per le aziende. Come farete, allora? Raccontando alle migliaia di operai degli stabilimenti chiusi in questi tre anni del suo Governo che, se non possono più costruire carburatori per le autovetture, non devono deprimersi, perché da oggi potranno costruire i carburatori per i carri armati. Questi poveri Cristi, davanti all'alternativa se restare a casa senza stipendio o tornare in fabbrica per costruire i carburatori ed i tank, indovinate un po' che cosa sceglieranno? È veramente un capolavoro, se non fosse che arriva poi il principio di realtà, che vi sbatte in faccia i clamorosi errori che ci hanno portato a questo fallimento militare, sociale ed economico. (Applausi).
Questa è la verità, che lei non può non può aggirare. Il MoVimento 5 stelle aveva votato per l'Europa, ma era l'Europa del Next Generation EU, degli investimenti in giovani, in lavoro, in innovazione tecnologica. Non c'è più nulla che ci accomuna con la sua Europa, che ci sta portando pericolosamente dentro un'economia... (Vivaci commenti).
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, lasciamo intervenire il senatore Licheri. Senatore Licheri, a lei ricordo che ci si rivolge alla Presidenza.
LICHERI Ettore Antonio (M5S). Sì, signor Presidente. Questa Europa, la sua Europa, ci sta trascinando pericolosamente dentro un'economia di guerra, che renderà più insicuri, più poveri, più indebitati gli italiani.
Signor Presidente, concludo dicendo che a quel tavolo europeo che ella ha citato più volte, voi non vi ci siete mai andati a sedere. Voi, a quel tavolo europeo, ci siete andati solo per accucciarvi sotto. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zedda. Ne ha facoltà.
ZEDDA (FdI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori del Governo, gentili colleghi, il cambiamento globale è in atto, è sotto gli occhi di tutti e non di certo grazie alle elezioni americane. Anzi, le elezioni americane forse sono servite ad evidenziare questo cambiamento e ad accendere un faro su di esso.
Lo scenario di guerra tra Russia e Ucraina e quello che è accaduto in Medio Oriente sottolineano come il Vecchio continente, dalla caduta del Muro in poi, abbia deciso di non stare al passo con le grandi del mondo. Questo su difesa, sicurezza, energia, tra gli altri temi. Abbiamo perso la tensione in tanti settori per comprometterne tanti altri, segnando un percorso di finta unione, finta competitività e finto benessere. L'Italia in questi anni ha abdicato al suo ruolo tra i grandi del mondo; chi l'ha governata ha scelto quella linea.
Questo Governo, con lei, presidente Meloni, e con la maggioranza che la sostiene, è il più stabile in Europa, anche dopo le elezioni in Germania; è un Governo tra i più longevi della Repubblica italiana, pur essendo ancora a due anni e mezzo di legislatura. Tutto questo ci porta a essere un Governo forte, che non significa essere omologati, che non significa essere brutte copie gli uni degli altri tra i componenti che lo compongono (scusate il gioco di parole), che non significa non confrontarsi. Un Governo forte arriva da una coalizione capace di confrontarsi e saper arrivare a un punto comune per il bene del sistema Italia, perché questo è l'unico sentimento che anima la coalizione di centrodestra e il Governo Meloni. (Applausi). Quindi è bene lavorare nel ricercare sovranità energetica e alternative credibili alle passate dipendenze che qualcuno ci ha imposto; è bene lavorare ad una siderurgia italiana ed europea, al controllo dei nostri confini. Bene ha fatto il Governo italiano a chiedere all'Europa di cambiare totalmente il punto di vista su questo tema e sposare la nostra posizione.
Dicevo della capacità di discutere e arrivare a un punto comune. Fratelli d'Italia quando era opposizione aveva sull'Ucraina la stessa posizione che ha oggi; sulla parola «difesa» e su tutto ciò che essa concerne Fratelli d'Italia aveva la stessa posizione che ha oggi che governa. In quest'Aula, invece, siedono politici che hanno votato per garantire il 2 per cento del PIL come obiettivo NATO e oggi dicono che voteranno l'esatto contrario. Questi politici - Presidente, lo dico per il suo tramite - sono tutti all'opposizione. (Applausi). Il ministro Crosetto, la presidente Meloni nella sua relazione e il nostro Gruppo di Fratelli d'Italia in Europa lo hanno detto: avremmo voluto scegliere un'altra parola; avremmo voluto in maniera chiara dire «difendere l'Europa», ma la maggioranza in Europa ha scelto un'altra parola. Quindi difendiamo l'Europa per difendere l'Italia: questo non significa fare la guerra; lo ripeto e lo ripeterò forse anche altre volte nel mio discorso: questo non significa fare la guerra.
Questo Governo, ad esempio, mette in atto dal 2023 la progettualità del Global combat air programme (GCAP). Mi scuso perché la mia pronuncia in inglese non è come quella del mio Presidente, ma somiglia di più a quella di altri Presidenti che l'hanno preceduta.
PRESIDENTE. La perdono.
ZEDDA (FdI). Quello insieme a Regno Unito e Giappone è un accordo storico sul metodo e sulla portata: le nostre migliori risorse militari e civili assieme alle migliori risorse militari civili di Giappone e Regno Unito, in un arco di tempo di dieci anni, daranno come frutto un mezzo aereo all'avanguardia che potrà sostituire gli F-35 americani. Oggi alcune forze politiche sostengono che dovremmo assolutamente smettere di utilizzare gli F-35, come se fosse una decisione che si può prendere dall'oggi al domani, e utilizzare invece gli aerei francesi. Fra dieci anni noi saremo avanguardia e in piccola parte lo siamo anche oggi, ad esempio per la formazione e l'esercitazione dei piloti dell'Aeronautica, non solo quella italiana, ma di tutto il mondo, per quelli che vengono definiti top gun, il meglio del meglio. Infatti loro si esercitano con sistemi all'avanguardia prodotti dalla nostra Aeronautica e da Leonardo in diverse basi dell'Aeronautica sul territorio italiano. Una di queste è a Decimomannu, praticamente a casa mia. Siamo avanguardia e utilizziamo non aerei armati come qualcuno dice per animare i dibattiti; utilizziamo eccellenze che ci invidiano in tutto il mondo. Infatti siamo eccellenza nel mondo. È anche per questo che il Governo Meloni deve andare avanti in Europa con lo stesso passo che ha avuto in questi due anni e mezzo, nei quali non è stato assolutamente supino o prono (come qualcun altro prima di lei), ma ha lavorato affinché l'Italia ritrovasse il suo posto in Europa e nel mondo, per il bene dell'Italia e per il bene dell'Europa.
Nella giornata di oggi, lo sappiamo, stiamo attendendo tutti una chiamata, non in maniera particolare ognuno di noi, ma la chiamata tra Putin e Trump; chissà quella chiamata cosa potrà elaborare. Qualcuno in quest'Aula invocherà la forza armata comune europea. Ad oggi, per via dei Trattati (mi auguro lo sappiate), l'Europa non può farlo, non può avere una forza armata comune. Anche il Governo Conte votò il raggiungimento del 2 per cento del PIL per gli obiettivi NATO. Immaginiamo oggi un Governo Conte, con Trump che lo chiama "Giuseppi": cosa farebbe, con il PD che lo sostiene?
Io sono molto felice che oggi a governare l'Italia ci sia il Governo Meloni, con questa maggioranza, perché, come hanno detto anche alcuni colleghi dell'opposizione nei loro interventi precedenti, dà una garanzia di affidabilità e di certezza. È impossibile, collega Licheri (per il suo tramite, Presidente), non pensare più ai superbonus. Lo so, vi piacerebbe, ma il gratuitamente è indimenticabile e tutti i giorni vi verrà sbattuto in faccia non dall'attuale maggioranza di Governo, ma dagli italiani. (Applausi. Commenti).
Dire di usare i soldi per la difesa e toglierli a sanità, scuole, università, ricerca è essere superficiali o provinciali. (Commenti).
PRESIDENTE. Per favore, lasciamo finire la collega. Per favore, senatrice Pirro. Per favore, colleghi, lasciamo finire la collega, grazie.
ZEDDA (FdI). Dire di usare i soldi per la difesa e togliere i soldi alla sanità, alla ricerca, alle scuole e agli ospedali è essere superficiali o addirittura provinciali, nell'accezione più negativa che questo termine può avere. Se oggi avessimo un sistema Italia che riuscisse a lavorare su tutto ciò che è difesa, creerebbe un indotto importante per il nostro territorio. Fare difesa - lo ripeto - non significa fare la guerra. Il mondo è in guerra a prescindere da noi, a prescindere dall'Italia. Se vogliamo scuole, ospedali, servizi, dobbiamo avere la capacità di difenderli, un domani. Lavorare per un'Italia forte e per un'Europa libera è quello che sta facendo il nostro Governo, a guida del presidente Meloni. Vada avanti, noi la sosteniamo. (Applausi. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Borghi Claudio. Ne ha facoltà.
BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, ringrazio il presidente Meloni per la relazione. Mi permetta di estendere un ringraziamento particolare al ministro Foti, perché nella stesura della proposta di risoluzione è stato molto d'aiuto (Applausi), come deve essere, secondo me, un Ministro nei momenti difficili, nei quali occorre tirare fuori non le differenze, ma le cose che accomunano una maggioranza. È evidente che le differenze ci sono, non siamo lo stesso partito; però il bello di una coalizione, che moltiplica le forze di ogni forza politica che ne fa parte, è cercare di trovare sintesi e punti di contatto. Per cui grazie, Ministro.
Per quanto riguarda invece le questioni che sono all'ordine del giorno, non parliamo di quelle che non sono all'ordine del giorno, perché è perfettamente inutile andare a discutere del futuro futuribile Libro bianco, che ovviamente non abbiamo letto, per cui è assolutamente una perdita di tempo. Limitiamoci alle cose che ci sono, cioè alla consapevolezza, signor Presidente, di un momento che in inglese si chiama tipping point. Non so bene a quale traduzione possa corrispondere in italiano: forse «punto di cambiamento», insomma un momento in cui una decisione presa al momento rischia di riverberarsi non solo sul mese successivo, ma magari per decine di anni. Si pensi a quando ci sono stati i momenti di decisione sul Green Deal. Al momento magari tutti erano trascinati dall'emozione. Chi è contrario a una terra più pulita? Chi è contrario all'ecologia? E allora tutti a votare a favore. Poi le conseguenze, invece, si sono avute.
In questo caso io intravedo, in questa accelerazione rispetto all'industria della difesa, dei potenziali rischi e delle opportunità.
Io la invito, in quanto mia e nostra rappresentante in questi consessi, confermando di sentirmi assolutamente ben rappresentato, a contrastare certe narrazioni innanzitutto sul metodo. Poi parliamo del merito.
Non è possibile che improvvisamente la narrazione si sposti dal dire che non ci sono soldi per fare niente, anche le cose più importanti, anche ricostruzioni post eventi tragici e similari, al parlare di 800 miliardi per le armi. Capite che questa cosa non sarà mai compresa da alcun elettore. Io sono convinto che lei lo sa benissimo, ma non si può fargliela passare liscia. La signora von der Leyen, adesso, mentre noi stiamo parlando, dice che l'Europa deve prepararsi alla guerra. Ho in mano l'agenzia. Queste sono follie e va detto. Lei giustamente dice che in certi casi l'autorevolezza si ottiene anche sapendo dire dei no; io mi auguro che lei dirà dei no (Applausi) quando ci sono delle situazioni che arrivano oggettivamente fuori dai binari della normale continenza. Non si può dire che l'Europa deve prepararsi alla guerra, seppur si stesse magari richiamando qualche brocardo latino, il famoso si vis pacem, para bellum. Ci sono dei momenti dove è forse necessaria un po' di tranquillità. C'è una telefonata in corso in questo momento che potrebbe cambiare in meglio - speriamo tutti - il destino di questa guerra che purtroppo ha condizionato le nostre vite per tanti anni. Una parola di distensione, secondo me, è molto prudente rispetto a invocare la guerra. Quindi deve esserci metodo.
Nel momento stesso in cui arriva la signora von der Leyen a dire che si possono spendere 800 miliardi quando prima non si poteva spendere nulla, la prima reazione non deve essere quella di chiederci se ci conviene o meno. È ovvio infatti che ci converrà: abbiamo un'industria bellica che tutto sommato esiste, le nostre imprese che producono armi ci guadagneranno. Poter fare degli investimenti attinenti all'aspetto di difesa - penso alle infrastrutture e alla logistica - sarà sicuramente d'aiuto alla nostra impresa e alla nostra economia, consentendo di ridurre ulteriormente la disoccupazione, come già virtuosamente questo Governo sta facendo. La convenienza di riuscire a fare qualcosa, però, non deve farci dimenticare che il metodo deve essere contrastato. Gradirei sinceramente - e sono convinto che lo farà - che in tutte le sedi si dica che se le cose stanno così, vediamo un attimo di fare un conto globalmente sul Patto di stabilità e crescita. Se evidentemente non è più adatto, probabilmente possiamo anche ripensarlo per spese che possono essere altrettanto importanti. Spero infatti sia chiaro a tutti che non c'è alcuna emergenza. In questo momento non c'è alcuna emergenza di riarmo. Questa è una scelta politica e a me piace che le scelte politiche passino dalle elezioni e dai cittadini, non da come la signora von der Leyen e isveglia al mattino e decide che prima non si può fare e poi si può fare. (Applausi). Quindi il metodo innanzitutto.
Andiamo su due elementi che devono essere tenuti presente ogni volta che glieli presenteranno davanti. Ho capito, anche ascoltando stamattina Draghi, che c'è un'agenda dietro che porta da due parti: l'esercito comune e il debito comune. Io la metto in avviso su questi due argomenti e so perfettamente che, come il ministro Crosetto ha giustamente detto, non sono previsti dai Trattati. Quindi si deve parlare di nulla, ma sappiamo benissimo che, così come con molta indifferenza si passa dal paradigma dell'austerità al paradigma della spesa, improvvisamente, arriverà l'emergenza e cercheranno di far passare questi concetti. L'esercito comune è una follia, perché significa che i nostri figli devono andare al fronte per un eventuale signor Macron, che in un certo momento probabilmente comanderà questo eventuale esercito comune europeo.
Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 16,57)
(Segue BORGHI Claudio). Noi non potremo neanche dire che non siamo d'accordo, perché nel frattempo avranno fatto saltare la regola dell'unanimità, perché anche questo, sempre detto da Draghi, è nell'agenda. Invito a stare attenti anche su questo, perché il nostro Paese è strutturalmente azionista di minoranza; infatti, tendono a essere sempre di più quelli che vogliono fare determinate cose pericolose per noi e, nonostante in questo momento il nostro sia l'unico Paese ad avere una legittimazione democratica importante, spesso e volentieri noi siamo in minoranza; pertanto avere il diritto di veto è qualcosa che interessa noi più che loro, perché abbiamo visto che la Germania fa un po' quello che vuole.
Il debito comune è altrettanto pericoloso. Al riguardo, signor Presidente, faccio solo un esempio e mi avvio a concludere. Il debito comune chi lo ripaga? Le possibilità sono solo due: o lo ripaghiamo noi come bilancio dell'Unione europea - nel qual caso, noi che siamo contributori netti, pagheremo per il riarmo degli altri - oppure non si ripaga perché viene costantemente rinnovato. (Commenti).
PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Borghi. Senatore Parrini, la prego.
BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Ma allora significa che avremo due debiti pubblici. (Commenti).
PRESIDENTE. La invito a concludere.
BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, concludo se riesco a parlare.
Dicevo che ci ritroveremmo con un debito pubblico al quadrato. (Commenti).
PRESIDENTE. Tutti hanno avuto qualche secondo in più. Prego, senatore Borghi.
BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Perdonatemi, concludo. Non si preoccupi, signor Presidente del Consiglio, lei vada avanti così, sappia che noi la sosteniamo, ma questi indirizzi devono essere tenuti ben presenti, perché queste sono cose che si porteranno in un lontano futuro e noi dobbiamo essere sicuri. (Commenti).
PRESIDENTE. Non ho capito a cosa fossero dovute le proteste. Forse eravate a sostegno? Mi fa piacere che ci sia questa collaborazione tra maggioranza e opposizione.
È iscritto a parlare il senatore Scurria. Ne ha facoltà.
SCURRIA (FdI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, membri del Governo, onorevoli colleghi, a ogni Consiglio europeo diciamo qui che quello che si sta per celebrare è un Consiglio di importanza fondamentale, ma quello dei prossimi 20 e 21 marzo lo è indubbiamente. Abbiamo attraversato anni complessi, che hanno fatto la storia, innanzitutto a seguito dell'aggressione russa all'Ucraina, ed è surreale che in questi giorni e in queste settimane qualcuno chiami alla piazza per sostenere l'Ucraina, come se dalla parte della maggioranza ci fosse qualcuno che, invece, volesse lasciarla sola.
La maggioranza invece scrive una proposta di risoluzione unitaria, che ancora una volta, come da tre anni a questa parte, mostra l'unità della maggioranza. Infatti, la nostra proposta di risoluzione non fa notizia. La vera notizia del giorno, come si legge dalle numerose agenzie di stampa, è che il Partito Democratico ha una proposta di risoluzione unica e unitaria e questa è davvero la notizia che per certi versi non ci aspettavamo. (Applausi). Tant'è che la nostra proposta di risoluzione è molto chiara, l'articolo 1 è forse addirittura banale: dice di continuare a sostenere l'Ucraina per tutto il tempo necessario, fermo restando l'auspicio di una rapida conclusione dei negoziati di pace. Vedete, abbiamo difeso l'Ucraina per tre anni senza se e senza ma, anche quando l'opposizione, invece di fare manifestazioni in favore dell'Ucraina, aveva a fasi alterne mal di pancia per l'invio di mezzi, di tecnologie, anche di armi e per il sostegno in senso più generale a Kiev. Quando si parla di fallimento, come ho sentito dai banchi dell'opposizione, non so se si fa riferimento al fatto che si siano fallite delle politiche perché l'Ucraina esiste ancora, evidentemente qualcuno pensava e sperava che Kiev fosse oggi sotto il controllo di Mosca. (Commenti).
Ci vuole sempre coerenza, cari colleghi, ma serve soprattutto in politica estera, perché è finito il tempo in cui la politica estera è un modo per fare politica interna. Oggi l'Italia svolge un ruolo e ha una sua riconoscibilità nel mondo per come ha saputo agire da protagonista e non per tornaconti domestici. È per questo che non ci vergogniamo di pensare, di riformulare e di rifondare anche una nostra politica di difesa.
Lo ha fatto la Germania, a guida socialista, pochi giorni dopo l'invasione dell'Ucraina da parte di Mosca; lo hanno fatto Svezia e Finlandia, Paesi tradizionalmente neutrali che hanno deciso di aderire repentinamente alla NATO; ci sono poi la Polonia e i Paesi baltici, che hanno chiesto sempre un maggior coinvolgimento dell'Unione europea e della NATO sul piano della difesa.
Oggi nel mondo non c'è solo l'Ucraina, ma esistono tanti scenari di crisi (ne ha parlato la Presidente del Consiglio nella sua relazione). È per questo motivo che pensiamo a lavorare per realizzare una politica di difesa che rinforzi le capacità operative degli Stati nazionali europei nel quadro dell'alleanza della NATO. È molto facile e semplice.
Il prossimo Consiglio europeo affronterà un altro tema caldo, quale quello dell'immigrazione. Pensate un po', cari colleghi, la Commissione europea va nella direzione tracciata dall'Italia su questo tema: piano di rimpatri, rafforzamento dei partenariati con i Paesi da cui partono i migranti irregolari e introduzione di centri di rimpatrio, proprio sulla scorta di ciò che il Governo italiano ha progettato in Albania. Decine di Paesi europei, con svariati orientamenti politici, hanno seguito questa linea, facendola diventare addirittura una prassi europea.
Il tempo a disposizione non mi permette di parlare di altri temi, come ad esempio quello legato all'esigenza di rivedere le politiche green per non mettere a rischio la competitività delle nostre industrie, come già a Bruxelles si mostra di voler fare. Sono tanti i temi che, portati dal nostro Governo, sono stati presi in considerazione a Bruxelles, grazie allo sforzo fatto dalla nostra Presidente del Consiglio, e che oggi sono una luce per l'intera Unione europea.
Concludo con un tema che forse non è all'ordine del giorno del Consiglio europeo, ma che attiene sempre all'Europa. Mi riferisco a quanta considerazione esiste oggi in Italia e a livello europeo per il Governo Meloni. In un articolo, apparso su «Le Figaro» il 15 marzo scorso, si legge che, nonostante le tensioni internazionali e il rallentamento dell'economia cinese, l'economia italiana ha mostrato resilienza e l'Italia ha superato le previsioni del Governo e di diversi analisti. Il Paese è l'unico del G7 ad essere riuscito a realizzare dopo il Covid un avanzo primario. (Applausi).
Quanta differenza c'è con l'apocalisse che si era paventata in campagna elettorale se avesse governato Giorgia Meloni e con i grigi timori che ogni giorno l'opposizione ci regala, anche rispetto all'analisi fatta dal collega Licheri, cui consiglio di leggere qualche giornale italiano ed europeo per capire quello che l'Europa e il mondo pensano dell'Italia. È questa l'Italia che, con pazienza e vigore, lavora a casa propria e in Europa per rimettere a posto i danni che abbiamo ereditato e ridare slancio alla propria economia e al proprio ruolo in Europa e nel mondo.
Ancora una volta, Presidente, buon lavoro. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà.
RENZI (IV-C-RE). Signor Presidente, signora Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, la presidente Meloni ci ha chiesto di dare un segnale di ascolto e anche di unità.
Provo a prenderla sul serio, ponendole cinque quesiti, al termine dei quali, nella replica che farà la Presidente del Consiglio, decideremo il nostro voto.
Il primo riguarda l'economia. La Presidente del Consiglio dice che i mercati finanziari ci stanno promuovendo. La Presidente del Consiglio non ha partecipato alla discussione sulla legge di bilancio: era impegnata in Lapponia in un summit istituzionale - ho visto anche le foto con Babbo Natale - ma la verità dei fatti è che l'economia delle famiglie non si è accorta di questi grandi trionfi. I mercati finanziari forse vi promuovono, ma i mercati rionali vi bocciano; le bollette, le multe, il costo della vita. Siete riusciti anche ad aumentare le accise sul gasolio. Presidente Meloni, domanda numero uno: intendete nei prossimi mesi presentare in Parlamento una manovra correttiva nell'interesse delle famiglie, sì o no? Dio, Patria e famiglia, ma la famiglia ve la siete scordata.
Punto numero due, immigrazione: consueta retorica della Presidente. Nel periodo non collegato - come dicevano gli esperti di «Tutto il calcio minuto per minuto» - è successa una piccola cosetta: un criminale libico, il generale Almasri, uno di quelli che la Presidente del Consiglio aveva indicato come il suo target - aveva detto: daremo la caccia in tutto il globo terraqueo a quelli come Almasri - è stato beccato da quelli della DIGOS allo stadio a vedere Juventus-Milan. La DIGOS lo ha arrestato e, lei, Presidente del Consiglio, lo ha scarcerato, perché è stato il Governo a scarcerare Almasri. (Applausi). Io non faccio riflessioni su cosa fa Almasri. Se volete sapere cosa fa Almasri, comprate «La Stampa» di Torino di oggi, c'è un articolo di don Mattia Ferrari, che penso la presidente Meloni conosca. Ma, se ha dei dubbi, può chiedere ad Alfredo Mantovano, che sicuramente conosce don Mattia Ferrari per motivi che saranno chiari tra poco. Ma il punto fondamentale è che Almasri combina nelle carceri libiche delle cose incredibili.
La domanda che le faccio è la seguente: lei lo ha scarcerato perché - come ha detto il ministro Nordio - c'era un cavillo giuridico o - come ha detto su Rai1 il portavoce ufficioso del Governo, Bruno Vespa - perché c'era un interesse nazionale? Se c'è un interesse nazionale, Presidente, ce lo dica. Io ho fatto il Premier e, se lei viene qui e dice di avere un interesse nazionale, legato all'ENI o ad altro, io l'ascolto. Ma parla di immigrazione e non mi cita Almasri?
Terzo punto: lei parla del valore della democrazia. Presidente, c'è una domanda secca, facile. Gli israeliani ci hanno informato che un software è stato introdotto nel telefonino del direttore di «Fanpage», giornalista pubblicista, Francesco Cancellato, e sottolineo "pubblicista", e anche in questo caso l'Autorità delegata capisce a cosa mi riferisco. Francesco Cancellato è il direttore di «Fanpage», la testata che ha fatto uno scoop sui giovani di Fratelli d'Italia. La domanda è semplice, senza violare alcun segreto di Stato: il Governo ha chiesto di intercettare, con le intercettazioni preventive, il giornalista Francesco Cancellato, sì o no? Per la legge n. 124 del 2007, essendo un pubblicista, si può fare; ma, per la qualità della democrazia italiana, se è stato messo sotto controllo il giornalista di una testata che ha attaccato il partito di maggioranza relativa, è un problema enorme. (Applausi). Ci risponde sì o no a questa facile domanda?
Il quarto punto riguarda l'intelligenza artificiale. Lei aveva fatto un capolavoro, presidente Meloni, quello di organizzare il G7 su tale tema, e aveva fatto un colpo da maestra portando Papa Francesco a parlare di intelligenza artificiale. Io glielo riconosco, perché non sono un obnubilato dalle ideologie: aveva fatto bene. Poi, però, Presidente, è sparita. Il 10 febbraio a Parigi si è svolto il summit sull'intelligenza artificiale: Trump ha mandato Vance, che ha detto che metteranno 500 miliardi sull'intelligenza artificiale; Macron ha detto che mette 109 miliardi sull'intelligenza artificiale; la von der Leyen - a me non sta simpaticissima - ha detto che mette 200 miliardi sull'intelligenza artificiale; lei ci ha mandato Urso, che non so cosa ci azzecchi con l'intelligenza artificiale, ma il fatto è che noi abbiamo mandato Urso. Che strategia abbiamo sull'intelligenza artificiale?
Il quinto e ultimo punto è quello più complicato. Presidente, io non condivido la sua linea sui dazi.
Il mercato tra noi e gli americani sull'export vale 67 miliardi. Lei dice che, se anche Trump ci mette i dazi, noi non dobbiamo reagire, pensando che Trump a quel punto si spaventi o si impressioni. Presidente del Consiglio, in Confindustria, la sua base, quelli che hanno votato per lei sono terrorizzati dai dazi. (Applausi). Non dia retta a Salvini e a Lollobrigida. Sul problema dei dazi, lei non può rispondere che li mette Trump, "dazi vostri". Ecco, non sono "dazi vostri": sono "dazi amari" - mettiamola così - che è una cosa un po' diversa. (Applausi). Chiederei una risposta su questo.
Vi è un ultimo punto che voglio dirle, Presidente, poi ho finito, tanto poi avrò la replica.
PRESIDENTE. Ha pochi secondi.
RENZI (IV-C-RE). Sì, ma io ho la replica, caro presidente La Russa, e la ringrazio.
Le dico di essere, cara Presidente, un po' più sovranista, perché lei mi sembra che stia cercando il bacio della pantofola (Il microfono si disattiva automaticamente). È andata più volte a incontrare Trump in occasioni non ufficiali, ma ancora non l'hanno invitata alla Casa Bianca, come hanno fatto con Macron e Starmer, e spero accada presto. Ma sia sovranista: anziché inseguire Trump, riprenda la lezione di Alcide De Gasperi del 1951 sulla Difesa comune europea. Lei ha un grande statista che non appartiene alla sua storia politica, ma noi lo apprezziamo, che si chiama Alcide De Gasperi, il quale dice che non può essere soltanto una questione di armi, ma anche di giustizia sociale e di libertà. Questo è il modello a cui deve guardare l'Italia, non inseguire Trump come sta facendo lei. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gelmini. Ne ha facoltà.
GELMINI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, cerco di tornare al tema, perché ho la sensazione di trovarmi durante il question time.
Torniamo al tema: siamo alla vigilia di un Consiglio europeo molto complicato, dove alle tematiche consuete (il piano di competitività e il quadro finanziario pluriennale), si sommano questioni di geopolitica che francamente nulla hanno a che vedere con le battute, con l'ironia e anche con quel contrasto tra maggioranza e opposizione che ci sta e che può essere il sale della democrazia.
Purtroppo, quando si parla di questo tema, di ironia proprio non me ne viene, Presidente. Nell'occuparci della difesa comune del Medio Oriente, dove proprio oggi si è interrotta la tregua, e dell'Ucraina, francamente credo che tutti dovremmo essere non solo sobri, ma anche concentrati sul tema.
Parto dal Medio Oriente per dire che oggi assistiamo alla rottura della tregua. Le immagini da Gaza sono terribili. Ricordiamoci che tutta la tregua si è interrotta, perché ci sono 59 persone (alcune vive, altre decedute) che da un anno e mezzo sono state sequestrate da Hamas e Hamas ha interrotto la tregua, interrompendo la consegna degli ostaggi.
Vengo all'Ucraina: dall'intervento della Presidente del Consiglio emerge chiaramente che la linea politica del Governo, ma anche quella dell'Italia, non è cambiata: siamo dalla parte dell'Ucraina senza se e senza ma, siamo con l'aggredito contro l'aggressore, che è rappresentato da Putin e dalla Russia. Considero, però, importante sottolineare che, proprio perché stiamo dalla parte dell'Ucraina e vogliamo dare sostegno all'Ucraina, chi, da parte dell'opposizione, continuamente suggerisce alla Presidente del Consiglio erroneamente di scegliere tra gli Stati Uniti e l'Unione europea - mi spiace - e attacca l'avversario politico non fa l'interesse non solo dell'Italia e dell'Europa, ma nemmeno dell'Ucraina. (Applausi). Credo invece che, in questo momento in cui dovremmo essere oggettivi, tutti noi dovremmo riconoscere gli sforzi che il Governo Meloni sta facendo per non frammentare il ponte atlantico e mantenere quella Alleanza che dalla Seconda guerra mondiale in avanti ha accompagnato la nostra storia e i rapporti tra gli Stati Uniti e l'Europa. Vale la pena che ciascuno di noi e sicuramente il Governo facciano tutto il possibile per tenere in vita quel ponte.
È chiaro che a molti di noi non è piaciuto quello che è avvenuto all'interno dello Studio ovale tra Trump e Zelensky, però tutti dovremmo considerare che la politica estera non è un tweet e non può essere un fermo immagine. Quello che è accaduto lì è superato dai colloqui di Gedda, dove l'Ucraina è stata rimessa al tavolo e dove non solo c'è stato un disgelo tra gli Stati Uniti e l'Ucraina.
A quel colloquio, però, sono seguite delle minacce molto chiare da parte del presidente Trump contro Putin, con la minaccia di nuove sanzioni per favorire il percorso di pace. Probabilmente, nelle prossime ore assisteremo anche a un contatto telefonico tra il Presidente degli Stati Uniti e Putin. Questo cosa vuol dire? Possiamo anche avere antipatia verso Trump, ma se guardiamo le cose con oggettività, non possiamo non riconoscere che, senza Trump, una possibilità, un percorso, un pertugio per costruire una tregua e una pace oggi non ci sarebbe.
Proprio perché la politica estera è una cosa seria, penso allora che sia francamente irrazionale guardare con favore ai tentativi che hanno fatto altri leader europei, come Macron e lo stesso Starmer, di tenere vivo un rapporto con gli Stati Uniti e ritenere che, se lo fa la presidente Meloni, non vada bene, che se la presidente Meloni prova a tenere vivo quel ponte, c'è qualcosa che non va.
Vengo al tema della difesa europea. Colleghi, io penso che dovremmo aver chiaro che questa non può essere la stagione solo dello scontro, ma deve essere anche la stagione del negoziato. Una difesa europea è fondamentale per la deterrenza, è fondamentale per la nostra sicurezza ed è fondamentale perché gli Stati Uniti ci hanno recapitato un messaggio molto chiaro: non intendono pagare per la nostra difesa. Quindi, è evidente che, pur volendo la pace, pur auspicando la pace e facendo di tutto perché questa possa avvenire, la difesa europea è fondamentale.
Ma, anche qui, il Governo ha posto delle condizioni importanti. La prima è la deroga al Patto di stabilità. Il secondo, che la presidente Meloni ha ribadito prima, è il no all'utilizzo dei fondi di coesione, perché non si devono usare i fondi della sanità, della scuola, del Mezzogiorno per la difesa. Il terzo punto, che ha posto con intelligenza il ministro Giorgetti, è provare a spingere i privati a investire e a utilizzare le risorse pubbliche solo come garanzia.
L'ultimo, ma non meno importante: l'interposizione di forze di pace in Ucraina può avvenire sotto l'egida dell'ONU. Questo è l'unico modo perché la Russia possa accettare. Per tutte queste ragioni, dico al Governo e al Presidente di andare avanti con pragmatismo, con saggezza e anche con equilibrio e la padronanza dei dossier internazionali dimostrati fino ad oggi. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ronzulli. Ne ha facoltà.
RONZULLI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero ringraziare il Presidente del Consiglio per le sue dettagliate comunicazioni. Anche Forza Italia esprime solidarietà al presidente Mattarella per essere stato bersaglio di inqualificabili aggressioni verbali da Mosca, per il solo merito di aver ribadito da che parte sta l'Italia. (Applausi).
È evidente che ci troviamo di fronte a sfide complesse, che necessitano, da parte di tutte le forze politiche, il massimo esercizio di responsabilità, anche nell'assunzione di scelte che influenzeranno non solo il presente, ma anche il futuro delle relazioni internazionali della nostra sicurezza. Solo decisioni difficili, magari a volte apparentemente impopolari, ma che devono sempre avere come stella polare l'interesse nazionale e la salvaguardia dei nostri diritti, della nostra democrazia e delle nostre libertà.
La discussione di questi giorni sul riarmo è pretestuosa, perché possiamo discutere nel merito, senza fermarci alle parole, valutando la sostanza del piano proposto dal presidente von der Leyen. Possiamo confrontarci su tecnologie e risorse, ma abbiamo compreso che il nostro Governo non lascerà nulla di intentato per far valere gli interessi dell'Italia.
Dobbiamo innanzitutto partire dal presupposto che investire in difesa non può e non deve essere un tabù; non può e non deve essere visto in contrapposizione con le risorse che investiamo nella scuola e nella sanità, che questa maggioranza è impegnata ad aumentare e non a tagliare. Senza la nostra sicurezza, intesa a 360 gradi - come ha detto il presidente Meloni - compresa la capacità di esercitare la deterrenza militare, le nostre libertà, i nostri diritti, che oggi noi diamo per scontati, smettono di esistere.
La sicurezza delle nostre città e del nostro Paese non è un vezzo borghese o autoritario, non è un rigurgito militarista, come vorrebbe farci credere una certa sinistra, quella sinistra che oggi ricorre al pacifismo, ma che in passato non si è tirata indietro dal partecipare ad azioni militari. La sicurezza è sempre una precondizione di libertà.
Colleghi, siamo quasi fuori tempo massimo, perché a scuotere dal torpore l'Unione europea sono state purtroppo le conseguenze della guerra in Ucraina, una tragedia che impone a tutti noi di mantenere una posizione chiara. Sono stati i nostri sforzi, insieme a quelli dei partner europei, ad averci permesso di supportare l'Ucraina nella sua lotta per la libertà e la dignità e consentire al suo popolo di resistere.
Ora, dopo anni di guerra e di lutti, si è aperto uno spiraglio, un tavolo di negoziato, un'opportunità per costruire una pace giusta. Questo passo importante verso la pace non è avvenuto per caso, ma è il risultato della determinazione della leadership di una nuova amministrazione americana, che va di pari passo però con il sostegno incondizionato che l'Europa e tutto l'Occidente hanno fornito all'Ucraina in questo periodo difficile. E questo passo importante va sostenuto con forza, senza incorrere nell'errore di separare l'Europa dall'America o l'America dall'Europa.
Fa bene, presidente Meloni, a non inseguire altri leader europei in questa corsa affannosa alla visibilità, a convocare vertici su vertici dai contorni poco chiari, perché ci sono diversi tipi di silenzio: c'è quello per ignavia, e non è sicuramente il caso della presidente Meloni, e poi c'è il silenzio della responsabilità. Oggi a livello internazionale non è il tempo delle passerelle o delle dichiarazioni un tanto al chilo, ma è - come è stato ben detto - il tempo della ragionevolezza; è il tempo dei fatti. È questa la linea che il centrodestra vuole sostenere. Anche oggi, infatti, ci presentiamo con una proposta di risoluzione unitaria condivisa e coerente, nonostante le differenze che caratterizzano i partiti di questa maggioranza; differenze che non vengono soffocate, ma che valorizzano ancora di più l'unità che abbiamo raggiunto in nome della responsabilità. (Applausi). È una proposta di risoluzione che conferisce al Presidente del Consiglio un mandato forte per rappresentare al meglio la posizione dell'Italia in questi momenti difficili.
È ciò che purtroppo l'opposizione ancora non ha capito, perché oggi si è presentata in Aula con quattro proposte di risoluzioni, ognuna diversa dall'altra; un po' come sabato scorso, quando non si è svolta solo una manifestazione e nemmeno due, ma addirittura se ne sono svolte tre, con il Partito Democratico che ha avuto l'incapacità di trovare una linea chiara, con una leadership fragile e i soliti gruppi di potere in lotta tra di loro, e chi ancora, come il MoVimento 5 Stelle, ha voluto marcare la differenza restando a casa. Allora non si contano più le divisioni e i distinguo. Sono incapaci di convivere nella stessa piazza, figuriamoci in una casa comune (Commenti), figuriamoci a costruire un'alternativa di Governo. (Applausi).
Difesa comune: De Gasperi fu il primo ad avvertire l'esigenza di costruire una vera difesa comune, non per porre in essere azioni di conquista, ma come utile deterrente e presidio delle nostre libertà. Lo stesso pensava il presidente Berlusconi, pacifista, che realizzò l'Accordo di Pratica di Mare e che, allo stesso tempo, credeva in una difesa europea integrata nella NATO, che è il luogo naturale della collaborazione tra Italia, Europa e Stati Uniti. Ora è giunto il momento di raccogliere il loro testimone, ma non possiamo parlare di difesa comune europea senza affrontare il problema della competitività nel nostro Continente. Il piano europeo per gli investimenti nel comparto difesa rappresenterà, quindi, un potente volano per le numerose aziende italiane del settore, nonché uno strumento per creare ricchezza e PIL, che serviranno poi a rafforzare quei servizi che oggi qualcuno strumentalmente vede minacciati. L'urgenza di farlo è legata anche alla rapida evoluzione delle tecnologie: si pensi alle minacce cyber.
Per garantire la sicurezza del Paese oggi si deve investire non solo in armamenti, ma anche in tecnologie digitali. Gli investimenti dovranno essere fatti - è già stato detto, ma lo ribadiamo, a scanso di equivoci - senza utilizzare i fondi di coesione e senza toccare i fondi destinati alla spesa in politiche sociali o in sanità; ma, anzi, si aggiungeranno a questi per rafforzare la sicurezza nei settori cruciali del nostro Paese. Più integrazione in Europa significa anche debito comune, mercato comune dei capitali e soprattutto semplificazione.
Finalmente, dopo decenni ad appesantire la vita dei cittadini e delle imprese con una iperproduzione normativa, parole come semplificazione, sburocratizzazione e appunto competitività si stanno facendo largo in questa nuova legislatura europea. Musica per le orecchie di Forza Italia, che da sempre si batte per un'Europa vicina ai cittadini e alle imprese; un'Europa che deve smettere di essere un elefante burocratico, per trasformarsi in una lepre che tutti dovranno inseguire per competere con essa.
Anche in tema di immigrazione l'Italia ha fatto da apripista con autorevolezza, prima convincendo i partner europei che la vera guerra da combattere era quella contro i trafficanti di uomini, poi convincendo l'Unione a intensificare il contrasto all'immigrazione irregolare anche attraverso nuovi strumenti, come la loro istituzione nei Paesi terzi oppure attraverso una direttiva che dirà in modo chiaro e serio il concetto di Paesi di origine sicuri, senza discrezionalità di certa magistratura, che in modo ideologico ha ostacolato il lavoro del Governo e alla quale aspetta il dovere di applicare le leggi nazionali approvate da questo Parlamento, in conformità con le norme comunitarie e internazionali.
Concludendo, colleghi, ci troviamo a un bivio: camminare lungo il tracciato e le tappe che il premier Meloni ha chiesto e ottenuto dall'Europa oppure tornare a battere la strada dell'immobilismo, della burocrazia, della stagnazione, che ha fatto del nostro Continente un vaso di coccio tra vasi di ferro. Ho finito, Presidente. Come ha detto la presidente Meloni, la libertà dipende dal coraggio. Bene, le posso garantire che a noi di Forza Italia questo coraggio non mancherà. Faremo come sempre la nostra parte, per il bene della nostra Europa, quella dei padri fondatori, della nostra amata Italia e di tutti i cittadini italiani. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Mi fa piacere salutare a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo intitolato al non dimenticato giudice «Rosario Livatino» di Roccalumera - paese che conosco bene - in provincia di Messina, che stanno assistendo ai nostri lavori. Grazie della vostra visita (Applausi).
Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri (ore 17,27)
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Maiorino. Ne ha facoltà.
MAIORINO (M5S). Presidente Meloni, sono mesi che lei sfugge al Parlamento e quindi al popolo italiano, e viene qui a parlarci di coraggio? Noi l'aspettavamo mesi fa per avere spiegazioni circa il caso Almasri, che, stuprando, torturando e uccidendo, impedisce quelle partenze di cui lei si è appena vantata. (Applausi).
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 17,27)
(Segue MAIORINO). La aspettavamo mesi fa per avere spiegazioni sul caso Paragon, un software in uso al suo Governo, che ha spiato giornalisti, attivisti e avversari politici del suo Governo; ma ancora non abbiamo alcuna spiegazione. (Applausi). La aspettavamo mesi fa per renderci conto delle spese pazze in Albania: un miliardo dei soldi dei contribuenti italiani buttati e certificati dal licenziamento di 100 dipendenti assunti per manutenere canili di lusso per cani randagi albanesi.
Ebbene, l'aspettavamo anche per avere spiegazioni circa l'articolo 31 infilato nel disegno di legge sicurezza, o meglio disegno di legge repressione, che dà mano libera ai Servizi segreti di infiltrarsi nella pubblica amministrazione, nelle università, nelle scuole, nelle aziende ospedaliere e prendere i dati dei cittadini e dà mano libera agli agenti segreti di infiltrarsi e commettere reati senza alcun controllo né del Parlamento e neanche del Copasir. Ma niente, non si è vista. E lei ci parla di coraggio?
Oggi viene qui e, citando a sproposito Papa Francesco e il presidente della Repubblica Mattarella, si tira dei facili applausi, ma adotta la tecnica della piovra, ossia spruzza inchiostro nero per intorbidire le acque e in realtà per non dire nulla, non dare risposte agli italiani che la guardano preoccupati.
Senza assumersi una responsabilità è venuta a dirci tutto e il contrario di tutto. L'unica cosa sicura è che non le piace il nome: Rearm Europe, in effetti, è un po' troppo diretto, sincero e chiaro e a lei la chiarezza non piace. Lo voleva chiamare Defend Europe, un progetto di riarmo su scala continentale, ma dei singoli Paesi membri dell'Unione. Ebbene, Presidente, se non vuole ascoltare noi, ascolti almeno il governatore della Banca d'Italia Panetta, che ha dichiarato che produrre armi non favorisce crescita economica; la spesa per la difesa può stimolare la domanda aggregata, ma i benefici sono transitori. La vera crescita deriva da investimenti produttivi, non dalla produzione di armamenti; investimenti produttivi che il suo Governo non ha mai fatto perché la produzione industriale è ferma da ventidue mesi. (Applausi)
Se non le bastasse però la parola del Governatore della Banca d'Italia, può chiedere alla sua destra, al ministro dell'economia e delle finanze Giorgetti, che solo pochi giorni fa si è dichiarato esterrefatto che improvvisamente si scopra che si devono spendere valangate di miliardi facendo debiti per la difesa. È singolare, visto che la guerra in Ucraina dura da tre anni.
Trova però il coraggio di venire qui e parlarci della compattezza della sua maggioranza, mentendo in faccia agli italiani davvero da attrice consumata, perché a Strasburgo la sua maggioranza, che lei è venuta qui a definire compatta, si è sfarinata in tre, anzi quattro rivoli diversi. (Applausi). Fratelli d'Italia ha votato sì alle armi, ma si è astenuta sull'Ucraina; Forza Italia ha votato sì alle armi e sì all'Ucraina; la Lega ha votato no e no. Questa è la compattezza che è venuta a sbandierare in quest'Aula mentendo! (Applausi).
La cosa però più grave è che lei sta portando avanti il più grande inganno politico della sua legislatura e ce ne voleva, visto che di inganni è campionessa. Sta nascondendo agli italiani le vere conseguenze di questo piano di riarmo. Lei non ha una linea in politica estera e sta semplicemente seguendo le direzioni di Washington - come ha fatto prima - illudendo l'Ucraina e oggi facendo una clamorosa retromarcia. Questo piano, signora Presidente, lei lo ha concepito da tempo, insieme al suo ministro Crosetto, che è passato direttamente dalla poltrona di presidente della Federazione delle aziende italiane per l'aerospazio, la difesa e la sicurezza (Aiad), punto di riferimento dei produttori delle armi, alla poltrona del Ministro, cioè di colui che decide se e quante armi comprare. (Applausi). Questo piano è solo frutto dell'azione lobbistica dei produttori delle armi in Italia e in Europa.
Le faccio una domanda, Presidente. Vorrei sapere se vi rendete conto che, per andare incontro agli interessi dei pochi, state spingendo l'Italia e l'Europa in un gioco sconsiderato e pericoloso. Ci state mettendo su un piano inclinato, alla fine del quale c'è un burrone che porta al rischio di una guerra pericolosissima, i cui esiti nessuno, neanche lei, può prevedere. Allora noi siamo europeisti, siamo per l'Europa dei popoli, per l'Europa della cultura, del Next generation EU; non siamo per la vostra Europa delle armi. Se è davvero una patriota, dica anche lei no alle armi. Signora Presidente, dica no all'Europa delle armi. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Centinaio. Ne ha facoltà.
CENTINAIO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, contrariamente alla senatrice Maiorino, io sono contento di aver ascoltato la presidente Meloni spiegare, non tanto a noi dalla maggioranza, quanto ai colleghi dell'opposizione, che magari sono un po' distratti, quanto autorevole sia il Governo italiano quando va in Europa (Applausi) e soprattutto quanto il Governo italiano, quando va a confrontarsi sui temi europei, faccia valere le istanze degli italiani. Lo dico, Presidente, per il semplice motivo che è noto il fatto che noi dell'Europa ci fidiamo poco.
Di conseguenza, le dico: per fortuna, Presidente, che c'è lei, perché, quando leggiamo l'ordine del giorno del prossimo Consiglio europeo, un po' ci preoccupiamo. Due sono le preoccupazioni: la prima è quando si parla di competitività, perché l'Europa usa paroloni come "bussola per la competitività", "patto per un'industria pulita", "pacchetto di proposte per semplificare le norme UE" - fino adesso che cosa hanno fatto? - "piano d'azione per il settore automobilistico". Sono espressioni altisonanti che chissà cosa vogliano descrivere, ma per fortuna - la presidente Meloni ce l'ha confermato - l'Italia c'è e farà valere gli interessi del nostro Paese, perché l'Europa qualche danno, signori, lo ha creato a noi e alle industrie non solamente italiane, ma anche europee.
Pensiamo a quando si parla di agricoltura. Non c'è il ministro Lollobrigida, ma c'è da mettersi le mani nei capelli; lo ricorderà anche il senatore Patuanelli, che è stato Ministro e sa che tutte le volte che si va in Europa, quando si parla di agricoltura, siamo veramente messi male. Penso che in questo momento nella testa della presidente von der Leyen ci sia il fatto che coltivare terre e allevare le mucche inquina mentre costruire armi è green, quindi abbiamo bisogno di un Paese forte che vada a tenere la situazione. Pensiamo a quando l'Europa si è messa a parlare di competitività e direttiva servizi, la cosiddetta Bolkestein: balneari, ambulanti, guide turistiche stanno ancora tutti ringraziando l'Europa per il servizio che ha fatto alle imprese italiane ed europee. Pensiamo a quando ha parlato di politiche green, anche qui ideologia allo stato puro.
In questi ultimi giorni l'Europa ha cominciato a parlare di turismo, vuole mettere le mani anche su quel comparto. Ebbene, non c'è un'associazione di categoria italiana che sia contenta di quello che sta facendo l'Europa in questo settore, perché sta consegnando il turismo alle multinazionali, mandando in rovina le aziende e gli imprenditori italiani. (Applausi).
Pensiamo invece alle politiche energetiche, e anche qui quando eravamo nel Governo Draghi qualche piccolo problema c'è stato. In questo caso mi rivolgo a tutto il Governo e a tutti i colleghi, soprattutto a chi sta in Pianura Padana: andate a parlare con i sindaci e guardate quanti pannelli fotovoltaici stanno mettendo, spesso senza neanche interpellare i sindaci delle varie zone. Nella mia provincia, Pavia, sono stati installati 250 ettari di pannelli fotovoltaici, ettari che vengono tolti all'agricoltura e alla produzione di riso. Ma andiamo avanti così.
Il secondo punto riguarda la questione della difesa comune. Anche qui siamo un po' preoccupati, signor Presidente, dalle dichiarazioni della presidente Von der Leyen: 800 miliardi di euro di cittadini europei o dei nostri figli; se facciamo debito, quei soldi sono dei nostri figli, non sono nostri, e io voglio evitare di lasciare a mio figlio, che ha nove anni, 800 miliardi di euro di debito che andrà a pagare per una scelta assunta da altri. (Applausi).
Per tre anni, colleghi, l'Europa è stata silente e senza democrazia e adesso è senza autorevolezza, e invece la presidente von der Leyen vuole giocare ai soldatini e, per seguire questa scelta, si pensa a eserciti nazionali che non servono più (creiamo doppioni di eserciti). Ci pare che alla presidente von der Leyen serva un esercito per avere quell'autorevolezza che purtroppo fino adesso, a livello internazionale, non ha avuto. La domanda che ci poniamo è con cosa faccia la guerra, visto che parliamo di green a colpi di monopattini e di carri armati elettrici.
Ricordiamo anche, colleghi, alla presidente von der Leyen che noi abbiamo un problema: la nostra Costituzione afferma che l'Italia ripudia la guerra. (Applausi). Quindi, Presidente del Consiglio, glielo diciamo onestamente: ci fidiamo di lei per andare a dire alla von der Leyen di non giocare a fare la barricadera e a fare la guerra. Come ha detto prima il collega Claudio Borghi, le ultime dichiarazioni di oggi della presidente von der Leyen fanno abbastanza impressione: l'Europa deve prepararsi alla guerra; entro il 2023 l'Europa deve essere riarmata; l'Unione europea difenderà il territorio della Danimarca. Ci manca poco che dica che spezzeremo le reni alla Russia e, poi, le ha dette tutte. Presidente, quindi, al pensiero di mettere nelle mani della presidente von der Leyen un esercito, la nostra risposta è: no, grazie.
Presidente, ci fidiamo di lei. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (PD-IDP). Presidente Meloni, ci uniscono le espressioni di vicinanza e gli auguri di pronta guarigione che ha voluto rivolgere a Papa Francesco; la solidarietà che ha voluto esprimere nei confronti del Presidente della Repubblica a seguito dell'inaccettabile aggressione proveniente dalla Russia e il sostegno nei confronti dell'Ucraina e del popolo ucraino, perché lì ci sono i valori fondamentali della difesa dell'Europa, della nostra democrazia e della nostra libertà.
Sul resto, Presidente, possiamo dire che lei ha legittimamente anteposto l'equilibrio per unire la sua maggioranza alle esigenze delle famiglie, delle imprese e dei giovani di questo Paese. (Applausi). Una carezza a Trump, una critica all'Europa: questo è il suo spartiacque, il filo del suo ragionamento che - come abbiamo visto dagli interventi dei colleghi Claudio Borghi e Centinaio - è un'esigenza per tenere insieme una maggioranza politica e non per affrontare le conseguenze che sarebbe necessario valutare rispetto al nuovo quadro geopolitico e anche macroeconomico che la crisi della globalizzazione, il rischio della fine del multilateralismo e l'avvicinarsi di sistemi sempre più orientati all'imperialismo, più che alle democrazie, hanno prodotto. Nel suo intervento a quest'Assemblea avrebbe potuto produrre significative riflessioni, che sono invece completamente mancate, perché lei ha anteposto alle esigenze del Paese l'equilibrio della sua maggioranza.
Voglio fare qualche esempio. Per noi la risposta è la costruzione di una nuova Europa, non il fermarsi a una critica sulle nuove burocrazie in atto in Europa. Infatti, non si può proseguire senza una nuova Europa politica, una politica estera comune e la cessione di sovranità, che io capisco per i sovranisti essere complessa e delicata e, quindi, si preferisce non parlarne e accarezzare Trump. (Applausi). Ci si dimentica che oggi la cessione di sovranità all'Europa è un'esigenza fondamentale per difendere il nostro Paese e gli interessi delle famiglie e delle imprese italiane.
Senza una nuova Europa politica che si ritrovi sulle radici fondamentali, il nostro futuro sarà gravemente segnato non dal facile trionfalismo con cui lei ha definito i risultati dell'economia, ma dal rischio di spingere l'Italia in recessione, che è la vera questione di cui dovreste occuparvi con maggiore determinazione, cambiando anche l'agenda delle riforme che, per ora, sono utilizzate come arma di distrazione di massa, e non come misure per lo sviluppo economico e la coesione sociale in questo Paese.
In particolare, Presidente, ci dividono tanti valori che - a mio avviso - sono alla base della nuova Europa che andrebbe costruita. Glielo dico con affetto: non se la prenda con le bandiere che invocano la pace, perché l'Europa può nascere solo dentro l'elemento fondamentale delle radici che sono state alla base della costruzione della nuova Europa. Siamo dentro una crisi del multilateralismo. Per l'amministrazione americana, l'Organizzazione mondiale della sanità, l'ONU e gli investimenti fin qui sostenuti nella salute continuano a essere delle spese, non il più importante investimento. Se non recuperiamo questi valori fondamentali della nuova Europa, portiamo l'Europa alla marginalità (Applausi) e dentro una sconfitta di questa transizione del multilateralismo, che ovviamente l'amministrazione americana tenta di individuare.
Come lei sa, l'OCSE ha rivisto le previsioni di crescita al ribasso.
Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 17,49)
(Segue MANCA). Io andrei piano con il trionfalismo economico che propone in quest'Aula, con gli ottimi risultati conseguiti da questo Governo e la costante critica al passato, senza tener conto che il passato che abbiamo attraversato, anche nelle legislature precedenti, a cinque anni dalla pandemia, è anche quell'immagine drammatica alla quale abbiamo assistito delle bare che uscivano da Bergamo. Noi abbiamo attraversato questa fase.
Ora non serve dedicare tempo all'opposizione ed al passato. Ad un Governo è chiesta la visione per un futuro delle giovani generazioni. Questa è quella che è mancata nella sua relazione. È saltato il buon senso e la propaganda prende il sopravvento.
Le previsioni macroeconomiche che lei ha fatto, presidente Meloni, rischiano di far arrivare alla decrescita felice. La previsione dello 0,7 per cento sul PIL del 2025 propone le stime della crescita al ribasso. A questo andiamo ad aggiungere che il suo Governo, non altri, hanno sottratto alle imprese oltre 15 miliardi di euro. Come il ministro Giorgetti ha più volte sottolineato in quest'Aula, le politiche industriali sono una competenza delle imprese, sono la fondamentale esigenza di un Governo per garantire una prospettiva allo sviluppo economico e sociale di questo Paese.
Noi abbiamo sottratto, dopo ventiquattro mesi di produzione industriale in calo, 15 miliardi di euro alle imprese, perché abbiamo cancellato l'ACE, che era un investimento fondamentale per sostenere la capitalizzazione delle piccole e medie imprese. Voi parlate delle piccole e medie imprese come la più importante risorsa del Paese, ma, in realtà, avete sottratto risorse per la loro capitalizzazione.
Il fondo automotive e la decontribuzione del Sud sono 15 miliardi in meno alle imprese. Ne avete restituite meno della metà sulla Zona economica speciale (ZES) unica, sulla superdeduzione, basata ovviamente anche sullo sconto IRES. Noi non abbiamo i dati e quelli in nostro possesso, purtroppo, in molti casi ci mostrano il non funzionamento di queste misure. Lo chiediamo con grande franchezza: cosa può succedere in più?
Nell'analisi che avete fatto su una prima stima dei dazi, lei ha parlato dei dazi come fattore sul quale, sostanzialmente, non è detto che la risposta dell'Europa sia "altri dazi". Sappiamo perfettamente, però, che, rispetto alle scelte dell'amministrazione americana, secondo una prima stima circa i potenziali effetti di riduzione delle esportazioni italiane destinate al mercato statunitense derivanti dall'introduzione dei dazi al 10 per cento, si determinerebbe una riduzione dell'export italiano verso gli USA del 4,3 per cento, con una contrazione in valore di 2,9 miliardi di export. Tale cifra salirebbe a 5,8 miliardi di euro (-8,6 per cento). E non voglio affrontare qui anche il caso generalizzato del dazio al 20 per cento.
Abbiamo sentito sostanzialmente il nulla. Ma ci rendiamo conto, presidente Meloni, che noi rischiamo di mettere in difficoltà la parte qualificata della nostra economia, che rischiamo di spingere l'Italia in recessione proprio attraverso le difficoltà che colpiranno il settore manifatturiero, l'eccellenza delle 9.000 imprese italiane che sono il cuore delle dinamiche economiche dell'Italia e dell'Europa?
Inevitabilmente l'export richiede, soprattutto se vogliamo spostarci di più verso i consumi interni e verso un'economia interna, le riforme che non avete in agenda. Come possiamo pensare di aumentare i consumi interni, lasciando i salari a 700-800 euro al mese? Come possiamo pensare di garantire un futuro alle giovani generazioni senza diritti e con la precarietà? (Applausi).
Presidente Meloni, mi auguro che questi temi consentano a lei di prendere atto della fase difficile, che la questione macroeconomica riporti e che sia in grado di cambiare l'agenda delle riforme: via l'autonomia differenziata, via il premierato. Portiamo in Parlamento le riforme che servono per le imprese e le famiglie italiane.
Meglio lavorare su una riforma utile per il lavoro, per aumentare i salari, per garantire il diritto alla salute, per garantire la formazione. La centralità della persona richiede un nuovo umanesimo, di cui l'Europa avrebbe enormemente bisogno e che dovrebbe vedere uno dei Paesi fondamentali come l'Italia, uno dei Paesi promotori dell'Unione europea, come perno fondamentale di questa nuova sfida. Noi non abbiamo visto nulla di tutto questo nella sua riflessione. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Speranzon. Ne ha facoltà.
SPERANZON (FdI). Signor Presidente, ringrazio il Presidente del Consiglio per essere qui presente, anche perché proprio grazie alla sua presenza abbiamo potuto avere in Aula qualche ex Presidente del Consiglio che, altrimenti, in quest'Aula non si vede mai (Applausi) e non è presente nemmeno adesso: evidentemente è troppo impegnato in queste settimane e in questi mesi a presentare i propri libri autobiografici piuttosto che a fare il proprio dovere in Aula. Non c'è dubbio che questo sia un momento di difficoltà: lo dicono i colleghi della maggioranza e dell'opposizione, lo dice tutto il mondo. È un momento di grande difficoltà per l'Europa, però l'Europa ha anche una grande opportunità oggi. È un esame di maturità. Siamo di fronte a una necessità che è di tornare a crescere e di mettere in condizione l'Europa di dare un futuro più prospero alle proprie imprese, ai propri concittadini e ai propri lavoratori. Per fare ciò innanzitutto dobbiamo togliere i legacci che impediscono all'Europa di crescere.
Ho sentito parlare anche nell'ultimo intervento del problema legato al fatto che oggi negli Stati Uniti d'America c'è un Presidente che vuole imporre dei dazi, seguendo il principio della reciprocità, dunque questo è il problema incombente per l'Europa, per l'Italia e per le nostre imprese. Quelli che dicono queste cose sono coloro i quali non hanno detto né fatto nulla per evitare che l'Europa fosse vittima di sé stessa in questi decenni. Non lo dice Speranzon, parlamentare di Fratelli d'Italia e della maggioranza; lo ha detto Draghi nel suo rapporto che il peggior nemico dell'Europa non sono i dazi che vuole imporre Trump, ma sono proprio le politiche europee (Applausi) che sono state fatte in questi anni (politiche che hanno limitato le imprese); le follie eco-green che hanno fatto chiudere gli impianti industriali in Europa, anche qui in Italia, per poi vederli aprire magari in Cina, dove il rispetto per l'ambiente e per l'ecologia non sanno neanche cosa sia dal punto di vista lessicale.
Senza dubbio, l'Europa deve crescere e, oltre alla crescita, deve anche garantire la sicurezza innanzitutto alle proprie imprese, nonché la sicurezza di poter continuare a rappresentare un modello dal punto di vista dei valori e dei principi che ispirano i Governi che compongono il Continente europeo. Anche quando si parla dei valori dell'Europa, come nell'ultimo intervento, si fa riferimento alle radici dell'Europa. Guardate che le radici dell'Europa non nascono nel 1957, senatore Manca. Le radici dell'Europa sono ben più profonde (Applausi), e non si preoccupi, perché chi è da questa parte del Parlamento ha ben chiaro cosa significa difendere l'identità, le tradizioni, la cultura, la Patria alla quale noi apparteniamo. Quella nei confronti dello sventolio di altre bandiere rispetto a quella nazionale non è una critica, ma un rammarico, perché secondo noi nasconde un profondo senso antinazionale da parte di molti di coloro i quali, sventolando altre bandiere che non siano quella italiana, dimostrano disprezzo.
La sicurezza è anche difesa; ripeto, la sicurezza è anche difesa. La difesa qualche volta impone anche la necessità di dotarsi di armamenti, e non solo; la necessità di dotarsi di sistemi che permettano di difendere gli interessi della nostra Patria e del nostro Continente, ma anche di armamenti. Guardate che, se non vogliamo ragionare solo in modo ipocrita e demagogico, la nostra capacità - intendo sia come Stato nazionale che come Continente - di riuscire ad essere efficaci nell'interlocuzione con i Paesi in via di sviluppo è direttamente proporzionale alla dimostrazione che possiamo dare ai Paesi ai quali ci rivolgiamo di poter difendere la loro possibilità di avere uno sviluppo democratico, di essere considerati non solo un enorme supermarket mondiale, ma anche un importante attore geopolitico della politica internazionale.
Signor Presidente, abbiamo assistito a una serie di performance in quest'Aula da parte di esponenti di alcuni partiti; performance che, per usare le loro parole, sono degne di professionisti circensi e acrobati. Abbiamo sentito in quest'Aula che chi ha prodotto centinaia di miliardi di buco per lo Stato italiano, per tutti i contribuenti italiani. (Commenti).
PRESIDENTE. Senatrice Pirro, sta esprimendo un concetto. Se non le piace, pazienza.
SPERANZON (FdI). Venga in quest'Aula a indicarci quale debba essere la via giusta da perseguire è veramente patetico. (Applausi).
Cara Presidente, gli italiani sono orgogliosi del lavoro enorme che lei sta facendo per un'Europa che difende i suoi cittadini, che protegge la sua identità, che costruisce il futuro con pragmatismo e serietà. L'Italia, cari colleghi, è tornata protagonista e chi non se n'è ancora accorto si rassegni. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
Avverto che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dal senatore Patuanelli e da altri senatori, n. 2, dai senatori Terzi di Sant'Agata, Zanettin, Borghi Claudio, De Poli e da altri senatori, n. 3, dalla senatrice Paita e da altri senatori, n. 4, dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, n. 5, dal senatore Boccia e da altri senatori, e n. 6, dai senatori Calenda e Lombardo.
Ha facoltà di intervenire il presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Meloni.
MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, sarò molto breve, anche perché questa mattina - come ricordate - ho fatto una relazione molto estesa. Ringrazio ovviamente i colleghi che sono intervenuti, molti in realtà non sul merito delle questioni delle quali trattiamo oggi.
Volentieri provo a dare qualche veloce risposta, partendo dal senatore Casini, che parlava del tema della difesa europea, materia che chiaramente è molto importante per tutti, ma - lo dico per ribadire quello che ho già detto questa mattina - purché ci si intenda su cosa abbiamo in mente quando parliamo di difesa europea. Io continuo a ritenere che la sfida europea debba essere quella di costruire - come dicevo questa mattina - un solido pilastro europeo della NATO. Nella confusione di quando parliamo di questi temi, molto complessi, dobbiamo fare attenzione al rischio di duplicazione, cioè al rischio di fare delle cose non efficaci, invece di rafforzare le cose efficaci delle quali abbiamo bisogno. Ci tenevo a tornare sul tema.
Così come sono d'accordo su un certo racconto che è stato fatto nei confronti di un'Europa che si approfitta in queste settimane. È vero, anche perché - torno sul ragionamento che facevo questa mattina sui dazi - si continua a parlare dell'avanzo primario di beni nei confronti degli Stati Uniti, ma noi abbiamo un disavanzo primario in materia di servizi. È per questo che dicevo, questa mattina: attenzione, signori, a non procedere per automatismi. Ci sono, dal mio punto di vista, i margini per trovare un accordo e una quadratura. Qualcuno ha interpretato quello che ho detto sui dazi come a dire: stiamo fermi a guardare. Non è questa ovviamente la sfida. Ho detto questa mattina che l'Italia è una Nazione esportatrice, una Nazione per la quale è fondamentale l'export.
Tra l'altro, tra le notizie buone, c'è che proprio lo scorso anno siamo diventati il quarto Paese esportatore al mondo. Quindi chiaramente per noi la materia è molto importante, però dobbiamo fare attenzione a non avere un riflesso automatico per il quale poi colpiamo più noi stessi di quanto non rispondiamo alle iniziative degli altri.
Ricordavo quindi che i dazi sui beni a cui si risponde continuamente producono inevitabilmente una spinta inflattiva. Tale spinta può portare - lo abbiamo visto di recente - all'innalzamento dei tassi da parte della Banca centrale europea e questo produce ovviamente un freno alla crescita. Non ho certezze quindi sulla materia. Dico che è molto complessa e che quindi - a mio avviso - bisogna ragionare in maniera estremamente pragmatica e non rispondere più per istinto che non facendo delle valutazioni economiche serie perché altrimenti rischieremmo di crearci più problemi di quelli che pensiamo di risolvere.
Senatore Casini, non so a chi si riferiva esattamente quando ha detto che l'estrema destra si scopre pacifista. Qui in Italia le bandiere della pace non le abbiamo viste sventolare da parte dell'estrema destra e credo che questo sia chiaro a tutti.
In risposta al senatore Borghi Claudio, è corretto dire che la narrazione volta a dire che non ci sono soldi per fare niente e, poi, improvvisamente ci sono 800 miliardi sulla difesa non funziona. Sono d'accordo con lei. Il punto che io ho cercato di raccontare stamattina è che i soldi non ci sono neanche qui. Noi non stiamo parlando, come ho raccontato questa mattina, di nuove risorse dell'Unione europea o di soldi che vengono tolti dagli altri bilanci. Parliamo di una cosa completamente diversa. Parliamo della ipotetica possibilità che gli Stati nazionali possano fare maggiore deficit. Semmai l'annuncio molto roboante rispetto alla realtà e alla natura di quello che viene proposto è qualcosa che bisogna segnalare.
Dopodiché, l'altro tema che io ho cercato di segnalare questa mattina, dopo averne ampiamente parlato con il Ministro dell'economia e delle finanze e con la maggioranza, è che noi abbiamo fatto un lavoro molto difficile e importante per mantenere una politica di bilancio seria, recuperando rispetto all'immagine che l'Italia aveva dato nel passato. Siamo molto gelosi di questi risultati, quindi bisogna fare attenzione a scaricare tutto questo peso sui bilanci degli Stati nazionali. È per questa ragione che cerchiamo di fare proposte diverse, puntando soprattutto alla mobilitazione dei capitali privati, quindi alla mobilitazione e al sostegno agli investimenti privati, anche rispetto a qualcosa che ci dicevamo: ci sono moltissimi soldi europei che finiscono in altri mercati, quindi per noi è molto importante riuscire a capire come facciamo a mantenere questi investimenti dalle nostre parti.
So che nel centrodestra siamo d'accordo che il tema di rafforzare la sicurezza e la difesa di questa Nazione c'è. Siamo d'accordo non fosse altro perché ovviamente l'abbiamo scritto nel nostro programma, lo sanno tutti e quindi la maggioranza - insisto - su questo punto è compatta.
Ricordo che l'esercito unico europeo non è all'ordine del giorno. Il sistema difensivo europeo, come quello della Nato, è basato su eserciti nazionali che all'occorrenza si coordinano.
Senatore Renzi, non ho presentato la situazione economica con trionfalismi. Ci sono alcuni indicatori che sono decisamente migliori e questo mi convince che la strada da noi intrapresa in questi due anni e mezzo produce dei risultati. Non ho la pretesa di risolvere i molti, le migliaia di problemi strutturali che l'Italia ha. Mi pare però che diversi indicatori, comprese le ultime indicazioni dell'Istat, dicano che in una situazione internazionale molto complessa l'Italia comunque in molti casi va meglio di altri partner, per esempio. Va meglio del passato?
Sì, questo lo possiamo e lo dobbiamo dire, non per fare trionfalismo, ma banalmente per convincerci ancora di più. Lo dico, cioè, per convincere del fatto che la strada che abbiamo intrapreso ci sembra la più seria. Dopodiché, la manovra correttiva attualmente non è nei radar del Governo e su tutte le altre domande che lei ha fatto, ad esempio sui dazi, il Governo ha già risposto in quest'Aula e nelle sedi competenti. Su questo mi consenta di dire francamente che mi rendo conto che magari continuare a gettare ombre possa essere utile per lei, ma mi perdonerà se non la seguo, perché francamente la sua necessità di vendere il suo libro non è la mia priorità. (Applausi).
Senatore Manca, prendo atto che ora invocate una nuova Europa politica e questa per me è una buona notizia, perché qualcuno, sommessamente, da qualche anno, cercava di invocare una nuova Europa che fosse più politica, quindi almeno siamo d'accordo sul fatto che un problema c'è, ma non è per noi difficile parlare di maggiore cessione della sovranità. Noi non siamo propri d'accordo sulla maggiore cessione di sovranità. (Applausi). Noi continuiamo a pensare che l'Europa debba occuparsi di meno materie e di quelle delle quali gli Stati nazionali non possono occuparsi da soli. L'abbiamo detto mille volte. (Applausi). Aggiungo - ora mi lancio su un terreno su cui ancora devo fare uno studio - che penso che se andassimo a fare una verifica, ci accorgeremmo che le competenze che ha la Commissione europea sono maggiori di quelle che ha il Presidente degli Stati Uniti d'America, che sono otto di massima. (Commenti). Lo vedremo, lo studieremo e approfondiremo. Penso, però, che più sono le materie che si cercherà di condividere, più sarà difficile trovare un accordo su tutto, perché gli Stati nazionali hanno le loro diversità, che sono un valore aggiunto nell'Europa di oggi, per cui penso che l'Unione europea dovrebbe concentrarsi - l'ho detto tante volte - sulle materie sulle quali fa la differenza e lasciare agli Stati nazionali la competenza sulle materie sulle quali essi possono fare meglio perché sono più prossimi ai cittadini. Si chiama principio di sussidiarietà, è scritto nei Trattati e io continuo a credere che sia uno dei principi più importanti scritti nei Trattati dell'Unione europea e anche, forse, l'unico principio che non è stato mai veramente attuato all'interno dell'Unione europea.
Sono mille i temi di politica interna che sono stati trattati e dovrei fare una replica di due ore, ma non posso, pur capendo la necessità anche comunicativa. Le voglio però rispondere sul tema di togliere dall'agenda le riforme. Non sono d'accordo. Penso che le riforme proposte da questo Governo siano esattamente delle riforme che servono alle imprese e alle famiglie di questa Nazione. Penso che dare stabilità al sistema politico sia uno dei più grandi lasciti che possiamo dare a questa Nazione. Voi non sapete quante volte mi è capitato di parlare con degli omologhi internazionali che mi dicevano che fino ad ora con l'Italia avevano avuto difficoltà a portare avanti rapporti di lungo periodo, perché ogni volta che si sedevano il loro interlocutore cambiava, mentre oggi c'è una situazione completamente diversa. Qualche risultato mi pare che stia arrivando, da questo punto di vista, in termini di investimenti, in termini di partenariati strategici, in termini di centralità dell'Italia. Penso che questo, come il fatto di avere una strategia, una visione economica, di prediligere gli investimenti alla spesa corrente siano tutte questioni che dipendono dal tempo che un Governo ha per realizzare il suo disegno e questo si garantisce solamente con una stabilità del sistema politico. Non è una riforma che io sto facendo per questo Governo perché questo, per paradosso, è il primo Governo stabile degli ultimi non so quanti anni. Se però non utilizzassimo questa opportunità che abbiamo anche per correggere quello che nel sistema non funziona, ci assumeremmo una responsabilità per la quale io non sarei in grado di fare i conti con la mia coscienza. Vale per la riforma del premierato e vale per l'autonomia differenziata. Quando si parla di autonomia differenziata sembra quasi che fino a ieri le cose andassero benissimo, che non ci siano divari tra Nord e Sud.
Signori, la realtà che abbiamo ereditato ci dice che forse le cose non vanno benissimo e allora, magari, una riforma che, da una parte, stabilisce i livelli essenziali delle prestazioni (cosa che nessuno ha mai fatto) e, dall'altra, responsabilizza le classi dirigenti forse può aiutare a leggere il Sud e il Mezzogiorno d'Italia in un'altra maniera.
Forse, anche qui, è stato più questo Governo a dimostrare la sua attenzione nei confronti del Mezzogiorno perché non cade dal niente il fatto che nel 2024 nelle Regioni del Mezzogiorno il PIL e l'occupazione sono cresciuti più della media europea. Forse l'essere passati dalla mentalità dell'assistenzialismo al consentire al Sud di dimostrare il suo valore, competendo ad armi pari, ha fatto la differenza. (Applausi).
C'è anche il tema della riforma della giustizia che, dal mio punto di vista, è improcrastinabile. Anche qui parliamo di riforme attese e richieste. Lei dice di togliere l'agenda delle riforme, ma ricordo che ce l'abbiamo nel programma. Senatore Manca, se avessimo voluto realizzare il vostro programma ci saremmo candidati con voi, invece ci siamo candidati da un'altra parte e i cittadini ci hanno chiesto di realizzare queste idee. (Applausi).
Senatore Licheri, temo che lei non abbia capito quello che ho detto, banalmente. (Commenti). Non so quando lei lo ha sentito; non ho mai detto che compriamo… (Commenti).
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Mi rivolgo anche ai senatori della maggioranza.
Prego, presidente Meloni.
MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Non ho la pretesa di capire solo io, ma almeno quello che dico lo capirò. Penso di capire almeno quello che dico io. (Applausi). Se viene interpretato male, segnalo che non è quello che ho detto. Almeno questo mi sarà consentito, voglio sperare… (Commenti).
PRESIDENTE. Colleghi, non costringetemi a intervenire.
Prego, presidente Meloni.
MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. C'è fortunatamente il Resoconto scenografico. Non ho mai detto la frase che lei mi attribuisce: compriamo armi per occuparci di più cose. Non ho, banalmente, mai detto una frase del genere. Il mio intervento è stato trasmesso e c'è il Resoconto scenografico. Non ho mai detto questa frase. Se lei l'ha interpretata così, le segnalo che non è questa l'interpretazione di quello che ho detto. Ho detto semplicemente che, per occuparsi di difesa, non è sufficiente comprare armi, cioè esattamente il contrario di quello che lei sta sostenendo. (Applausi). Ho detto che se vogliamo garantire la difesa e la sicurezza di questa Nazione, il banale tema di acquistare delle armi è proprio l'ultima questione perché il dominio della sicurezza e della difesa è oggi estremamente ampio. Quando abbiamo chiesto di modificare il titolo di questo programma (e lo dicevo in risposta a qualcosa che, tra l'altro, aveva sostenuto il vostro partito), lo abbiamo fatto non per una questione semantica o perché vogliamo fregare la gente, ma per porre una questione di merito: che cosa si può fare con queste riforme? Ripeto che io penso che il tema non si risolve con l'acquisto di armi, come voi avete detto.
Sulla spesa in armi, permettetemi di tornare un attimo indietro. Ci sono degli obblighi internazionali che dobbiamo rispettare. Il MoVimento 5 Stelle ci dice - e ce lo sta dicendo - che è sostanzialmente un partito antimilitarista, contrario alla difesa e all'acquisto di armi, che Guido Crosetto è un guerrafondaio (Commenti). Io rispetto ovviamente questa posizione, però, non ho capito una cosa. (Commenti).
PRESIDENTE. Senatrice Pirro, per cortesia.
MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in più di un'occasione ha sottoscritto l'impegno ad arrivare al 2 per cento del prodotto interno lordo in difesa nel 2020-2021, che al tempo significava circa 15 miliardi di euro. Perché lo ha fatto se non era d'accordo? (Applausi).
Sono d'accordo sul fatto che l'Italia debba rafforzare la propria difesa e sul fatto che debba assumersi i suoi impegni internazionali, ma se voi non eravate d'accordo, perché lo avete sottoscritto? Forse perché dovevate compiacere qualcuno? (Applausi). Se non ci credete, lo avete fatto perché volevate compiacere qualcuno.
Dopodiché, in conclusione, in risposta alla senatrice Maiorino, la compattezza della maggioranza la vedremo anche oggi con il voto. Vi consiglio di concentrarvi un pochino sulla compattezza dell'opposizione, anche nei partiti all'interno dell'opposizione. (Applausi).
Da ultimo voglio dire che, proprio perché sono una patriota, metterò questa Nazione in sicurezza. Come dice la nostra Costituzione, difendere la Patria è un sacro dovere del cittadino. (Vivi, prolungati applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, onorevole Foti, al quale chiedo di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.
FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Signor Presidente, il Governo esprime parere favorevole sulla risoluzione n. 2 e parere contrario su tutte le altre risoluzioni. (Applausi). (Commenti).
PRESIDENTE. Passiamo alle votazioni.
CALENDA (Misto-Az-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALENDA (Misto-Az-RE). Signor Presidente, non so se oggi abbiamo fatto un dibattito all'altezza della situazione e dei rischi che stiamo vivendo; quello che so è che oggi stiamo vivendo e stiamo assistendo alle macerie politiche e morali del bipolarismo ed è inutile che ci buttiamo una coperta sopra.
Possiamo raccontarcelo discutendo all'interno del PD se la parola della revisione sul piano von der Leyen deve essere radicale o profonda. Possiamo far finta di non aver sentito l'intervento di Claudio Borghi. Possiamo far finta di non sentire l'assurdità di sentir dire che non stiamo con il piano della von der Leyen perché ha gestito male il Green Deal da parte di partiti che hanno votato il Green Deal. Davvero questa cosa è in qualche misura compatibile con quello che stiamo vivendo? Davvero è compatibile sentir parlare di "meno armi, più sanità" da tutti, dicasi tutti i partiti che hanno rifiutato 38 miliardi di MES sanitario? Perché io ho un dubbio: è possibile sentir parlare di scuola e sanità da parte di partiti che hanno votato il più grande spreco della storia repubblicana per rifar fare ai ricchi le ville a spese dei cittadini? Io credo proprio di no.
Vede, credo anche che bisogna usare le parole per quello che sono. Presidente Meloni, qui c'è un tema: la ragione per cui in tutta Europa si stanno facendo preparativi per essere più forti e indipendenti è che noi non possiamo più contare sugli Stati Uniti d'America. Presidente Meloni, credo di essere il più atlantista degli atlantisti, ho negoziato l'accordo di libero scambio, per me la NATO ci ha assicurato la libertà. Ma non c'è più quella situazione; non c'è più perché il nostro principale alleato ci dice che siamo nati per fregarlo, non c'è più perché la deriva interna che Trump sta prendendo contraddice tutti i valori, che sono propri delle democrazie liberali. Non c'è più perché lo stesso Trump dice che arriva al disingaggio e infatti disingaggia su tutto.
Presidente Meloni, io voglio riconoscerle pubblicamente il fatto che la sua fondamentale legacy è stata la capacità di tenere la barra dritta sull'Ucraina e non era facile, lo sappiamo. Siamo stati a Kiev. Lei questo lo ha fatto, ma, cara presidente Meloni, lei si troverà ad un bivio, perché quello che emergerà, che sta emergendo, è semplicemente che Trump lascerà l'Ucraina indifesa e sguarnita. A quel punto, a quel bivio della storia lei dovrà scegliere se fare quello che dobbiamo fare, che non è la difesa, la pace, ma è riarmarci per garantirci contro un dittatore, perché non lo fa più nessun altro per noi.
La Patria è quella che si difende in comune con l'Europa, perché è il nostro spazio di libertà. E no, presidente Meloni, non ha più competenze l'Unione europea, perché, a parte tre competenze esclusive, il resto lo decide col Consiglio, dove lei siede.
Questo bivio, tra la difesa dell'Ucraina e seguire Trump, alla fine a me colpisce molto. Potrei sintetizzare il punto di riferimento della destra nella difesa dei valori dell'Occidente ed il punto di riferimento della sinistra nella difesa dei valori della Resistenza. Entrambi questi valori, che per me sono del tutto coniugabili, sono nelle trincee ucraine, non sono in un altro posto.
Dunque la domanda in risposta oggi è: cosa sceglierà lei? Sceglierà di far parte fino in fondo, convintamente, della piattaforma di coordinamento degli eserciti nazionali che si va definendo con i Paesi volenterosi, anche con una garanzia come quella che lei ha definito, pppure seguirà Trump nell'abbandono dell'Ucraina, così come Trump oggi ha lasciato libero Netanyahu di fare uno scempio a Gaza, perché di questo si tratta?
PRESIDENTE. Senatore Calenda, devo invitarla a concludere.
CALENDA (Misto-Az-RE). Signora presidente, rispetto a questa scelta, che oggi o domani mattina lei sarà chiamata a fare, io spero che lei rimanga con l'Ucraina e con l'Europa. (Applausi).
PRESIDENTE. Colleghi, siamo in diretta televisiva. Vi prego, pertanto, di attenervi al rispetto dei tempi.
UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, presidente Meloni, a sentire il suo intervento, sembra che la situazione creatasi con la nuova amministrazione Trump sia solo uno dei tanti temi. Purtroppo non è così. Già con l'invasione russa dell'Ucraina si parlò di svolta epocale: a tre anni di distanza, siamo davanti a un nuovo passaggio epocale.
Trump sta distruggendo con furore l'ordine mondiale. Tratta gli alleati senza alcun rispetto e si mostra compiacente con i grandi autocrati del nostro tempo. Alle Nazioni Unite vota con la Russia, la Cina, la Corea del Nord. Di fronte a questo atteggiamento, a uno che dice che l'Unione europea è nata per "fregare" l'America, che a iniziare la guerra è stata l'Ucraina e che Zelensky è il dittatore e non Putin, esprimere gratitudine mi sembra eccessivo.
Come dice lei stessa, ci sono momenti nella storia in cui bisogna fare una chiara scelta di campo. Ebbene, questo è uno di quei momenti. Ma se lei dice di non voler scegliere tra i partner europei e questa amministrazione americana, ciò lascia veramente perplessi. Vorrei ricordarle che l'Europa siamo noi.
Questa Europa, ultimamente, ha dato un forte segnale di vita. Con grande prontezza ha organizzato vertici ed ha elaborato un piano per investire sulla difesa e per continuare a sostenere l'Ucraina. Avrebbe tutti i presupposti per diventare un soggetto di peso nello scenario globale.
L'economia russa equivale più o meno a quella italiana e conta all'incirca un decimo della forza economica dei Paesi NATO europei.
Il presidente polacco Tusk lo ha ben puntualizzato: 500 milioni di europei dipendono da 300 milioni di americani per essere tutelati da 140 milioni di russi. In questo clima, addirittura il Regno Unito torna a sedersi al tavolo europeo, ma la sorpresa più grande arriva dal futuro cancelliere tedesco Merz, che fino ad ora è stato un convinto rigorista e sostenitore dell'Alleanza atlantica. Reagendo alla situazione creatasi, ha fatto un accordo con i socialdemocratici e i verdi per cambiare la Costituzione e scorporare le spese per la difesa dalla cosiddetta Schuldenbremse, il freno al debito, che aveva portato alla caduta del Governo Scholz. La votazione si è conclusa pochi minuti fa. A chi ha chiesto conto di questa giravolta, Merz ha risposto: «whatever it takes».
Cosa succede in Italia, la terza economia europea? Non c'è una linea unitaria né da parte del Governo, né nel campo delle opposizioni. La differenza è però che al Governo c'è un partito filorusso e antieuropeo, che dopo le uscite di Trump non ha più nessun timore a mostrare apertamente questa posizione. Nel campo dell'opposizione almeno sono tutti europeisti e si dividono principalmente su armi-non armi. Qui devo sottolineare che tutti vorremmo la pace, nessuno è per la guerra, nessuno vorrebbe spendere per le armi. Tutti vorremmo avere una difesa comune europea, ma questa al momento è poco più che una speranza e implicherebbe cedere all'Unione europea la politica estera: voglio vedere quale dei Governi sovranisti sarebbe disposto a farlo. Rimane la seconda strada, quella proposta da Ursula von der Leyen. Non dimentichiamo che l'Unione europea, con il Trattato di Lisbona del 2007, ha previsto anche un patto per la difesa. L'articolo 42 dice che, nel caso di attacco a un Paese, gli altri devono fornire tutte le difese possibili.
Allora ben venga la proposta della Presidente della Commissione europea di scorporare le spese per la difesa dal Patto di stabilità e di prevedere 150 miliardi di debiti comuni. In fondo, deroghe al Patto di stabilità e debiti comuni sono ciò che l'Italia ha sempre chiesto. Certo, il piano è migliorabile, ci vorrà un coordinamento tra i singoli Stati e un rafforzamento dell'industria europea. Uno studio appena realizzato dal Servizio ricerca del Parlamento europeo è arrivato alla conclusione che, senza un coordinamento, la spesa militare costerà tra i 18 e i 65 miliardi in più all'anno. Importante è che l'Europa abbia reagito in maniera unita e rapida, dando un forte segnale. Questo non vuol dire rompere il Patto atlantico e mettere in discussione la storica amicizia con il popolo americano; significa imparare a camminare sulle nostre gambe.
Allo stesso tempo, temo che la strategia del canale preferenziale con Trump e del ruolo di mediatrice tra l'America e l'Europa sia destinata a fallire. Trump è un giocatore d'azzardo, pertanto, presidente Meloni, non si lasci sedurre dalle sirene di chi la spinge in quella direzione e resti invece ancorata all'Europa e a fianco dell'Ucraina. Se i Paesi europei sapranno restare uniti, sono certa che Trump passerà alla storia come colui che non ha fatto l'America, ma l'Europa great again. (Applausi).
RENZI (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZI (IV-C-RE). Signor Presidente, signora Presidente del Consiglio, membri del Governo, onorevoli colleghi, ho posto cinque domande alla Presidente del Consiglio perché ella potesse rispondere e permetterci di esprimere un giudizio su quello che dobbiamo fare giovedì e venerdì al Consiglio europeo. Mi aspettavo che la Presidente del Consiglio rispondesse alle cinque domande, ma purtroppo non lo ha fatto. Alla domanda se ci sarà una manovra correttiva ha risposto che attualmente lo esclude: è già una mezza risposta.
Sui dazi, che è la seconda domanda, non ha risposto; ha detto che stamattina ha fatto un intervento importante, ma che non ha le idee chiare. Ci sta di non avere le idee chiare. Io voglio dire in quest'Aula che la questione dei dazi è esistenziale per l'economia italiana. (Applausi). Continuare a far finta di trattare i dazi come una questione di serie B significa non ascoltare Confindustria, non ascoltare le piccole e medie imprese, non ascoltare i sindacati, non ascoltare i risparmiatori. È vero che i dazi rischiano di creare inflazione, ma sveliamo un segreto alla Presidente del Consiglio: non siamo mica stati noi a evocare il tema dei dazi, è stato quel Donald Trump la cui pantofola insistentemente Giorgia Meloni cerca di baciare e che è il vero problema per l'economia italiana. (Applausi). Lo dico anche ai colleghi della maggioranza: i sovranisti fanno male all'Europa, i sovranisti distruggono l'economia di un Paese esportatore. Se non capite che l'economia italiana ha bisogno di globalizzazione e non di barriere e di chiusura, significa che state vivendo in un'altra realtà. (Applausi).
Poi però - questa è la cosa divertente - la Presidente del Consiglio scappa (non fisicamente adesso, non solo fisicamente adesso). Scappa da tre questioni e mi regala un gigantesco spot editoriale. Dice: non le rispondo perché non voglio fare pubblicità al suo libro. Al di là del fatto che deve essere un po' ossessionata dal mio libro (gliene regalerò una copia), io ho posto tre domande strategiche per il futuro del Paese.
In quest'Aula la Presidente del Consiglio è venuta a parlare di immigrazione. Onorevoli colleghi, signor Presidente, in quest'Aula abbiamo commemorato centinaia di morti a Cutro. Quei morti non vi sarebbero stati, se l'emergenza fosse stata gestita in modo diverso. Ma in quel post-tragedia la Presidente del Consiglio disse parole importanti; allora, o non ascoltiamo la Presidente del Consiglio, o la ascoltiamo. Se facciamo finta di crederle, la Presidente del Consiglio disse: darò la caccia ai criminali trafficanti di uomini in tutto il globo terraqueo. Se il criminale lo trovi allo stadio, la DIGOS te lo arresta e tu lo scarceri, tu perdi credibilità per sempre sulla questione dell'immigrazione. (Applausi).
E alla domanda che viene fatta dall'opposizione in Parlamento, la Presidente del Consiglio risponde: no, non ti rispondo, perché sennò faccio pubblicità al tuo libro. Presidente Meloni, lei sta svilendo il Senato della Repubblica non rispondendo alla domanda sulla questione Almasri. Lo avete scarcerato per un cavillo o lo avete scarcerato per un interesse nazionale? Finché non risponderete a questa domanda, non sarete credibili sul tema dell'immigrazione.
Secondo punto, a me sembra di sognare. In questo Parlamento è stata fatta una domanda puntuale. È stato chiesto: il Governo della Repubblica ha chiesto al procuratore generale della corte di appello di Roma di mettere sotto intercettazione preventiva un giornalista (ho detto pubblicista), che è il direttore di una testata che ha fatto uno scoop contro il partito di maggioranza relativa? Di fronte a questa domanda, la risposta è sì o no; nel mio auspicio è no. Se a Silvio Berlusconi fosse stata fatta una domanda del genere e Berlusconi avesse detto non rispondo, perché faccio pubblicità al tuo libro, il giorno dopo l'intero sistema mediatico ed editoriale si sarebbe scatenato contro il presidente Berlusconi e avrebbe attaccato la mancanza di rispetto verso il Parlamento. (Applausi). Da oggi sono autorizzato a dire che la Meloni non smentisce l'utilizzo di intercettazioni preventive nei confronti di un giornalista che attacca il Governo. (Applausi). È una cosa enorme, che lo capiate oppure no. È una cosa che ha a che fare con la dignità delle istituzioni. (Applausi). E se non vi rendete conto che su questa cosa si gioca il futuro della libertà, allora sappiate che c'è qualcuno che lascia agli atti questa frase, perché, quando intercetteranno voi in modo illegittimo, con i trojan illegali, saremo comunque dalla vostra parte per difendere il vostro diritto di cittadini, mentre voi oggi vi state voltando dall'altra parte.
Terzo e ultimo punto; ho posto una domanda sull'intelligenza artificiale. Questa non era difficile. Tutto il mondo parla di intelligenza artificiale, la Presidente del Consiglio fa il G7 sull'intelligenza artificiale, Macron mette 100 miliardi, la von der Leyen 200, Trump 500, che sono privati in realtà. Tutti i giorni ci avete richiamato con grande attenzione all'importanza di Musk, delle big tech, del futuro del mondo. Vi chiediamo se avete una strategia sull'intelligenza artificiale e non rispondete perché parlate del mio libro? Ragazzi, ma qui abbiamo consapevolezza di cosa sta accadendo? Quando c'è uno che fa delle domande puntuali nel merito alla Presidente del Consiglio, la Presidente se ne va. La Presidente scappa perché non riesce a rispondere e di fronte a questo, dove è la grande leader dell'opposizione che in quest'Aula ci attaccava perché il Governo non rispondeva alle domande dell'opposizione? (Applausi).
Siamo in presenza di un cambiamento storico. Oggi Giorgia Meloni è una personalità della politica europea che tutto il mondo ha incorniciato come la leader del dialogo con Trump. Il ponte tra la Meloni e Trump è un ponte levatoio perché con i dazi Trump ci ammazza e perché Trump ancora non l'ha ricevuta. Di fronte a questo scenario, Giorgia Meloni va, dopo tre mesi, al Consiglio europeo senza una linea, senza sapere da che parte sta e senza aver avuto il coraggio di rispondere a quella frase che lei stessa aveva detto. La Presidente del Consiglio ha concluso dicendo che, come diceva Pericle, la felicità consiste nella libertà e la libertà dipende dal coraggio. Giorgia Meloni oggi ha detto così nella sua introduzione. Bene, se la felicità e la libertà dipendono dal coraggio, Giorgia Meloni non è felice, non è libera. (Applausi).
BIANCOFIORE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCOFIORE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, diciamo che dire a Giorgia Meloni che non ha coraggio è come mettere Dracula all'Avis. Presidente, tramite lei mi rivolgo al senatore Renzi, pe dire che abbiamo assistito all'unico caso di cesarismo in quest'Aula. (Commenti). Posso parlare gentilmente? Non vi distinguete sempre per la vostra poca educazione! (Applausi). Abbiamo assistito all'unico caso in questo Parlamento di chi replica a sé stesso, cioè il senatore Renzi che ha dato esempio del suo cesarismo. (Commenti). Va bene, io avrei intitolato questo mio discorso…
PRESIDENTE. Senatore Renzi, di cosa si sta lamentando? Lei ha appena parlato ampiamente del Presidente del Consiglio. La senatrice sta parlando di lei; dove è il problema? Prosegua, senatrice Biancofiore. (Commenti).
BIANCOFIORE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, io avrei intitolato questo mio discorso dicendo che la Meloni è l'unico leader lucido d'Europa e adesso ne spiegherò le ragioni.
Signora Presidente del Consiglio, Presidente, onorevoli colleghi, per costruire un'Europa forte serve un'Italia forte e al di là dei training autogeni e delle narrazioni fumettistiche alle quali abbiamo appena assistito, dei deliri onirici che si fa il dissociato - per essere moderata - carrozzone delle sinistre, mai si ricorda negli ultimi anni un'Italia così forte di una guida autorevole, supportata dal consenso del suo popolo, come quella di Giorgia Meloni, il cui impatto sulla scena europea e globale è riconosciuto unanimemente. Un'evidenza, che piaccia o no al senatore Renzi e quant'altri, certificata persino da quei media stranieri che non ci hanno fatto mai sconti. L'ultimo in ordine di arrivo è «Le Figaro» già citato, che segue, per citarne alcuni, «Politico», «Forbes», «Financial Times», «The Guardian» e chi più ne ha più ne metta. Pensiamo viceversa, dunque, al caravanserraglio delle sinistre, quelle del «ma anche», quelle della nota coerenza dell'«Enrico stai sereno», presidente Renzi, dell'«io sto con De Gasperi e non con la von der Leyen», che casualmente sarebbero nello stesso partito, tanto per dargliene notizia, quelle del «keep calm and Rearm», del «sì alla difesa, ma imbracciano i fiori davanti ai cannoni», quelle del «viva la pace, ma armiamoci fino ai denti e mandiamo i nostri figli al fronte», quelle dell'«aggressore è Putin, ma lapidiamo Trump che sta facendo ogni sforzo per la pace», che paga il fatto di non essere dell'élite democratica.
Le sinistre, quelle dell'Internazionale e della folle character assassination di Elon Musk, definito pazzo, pericoloso, nazista e delle sue aziende, ma che si inventano un adesivo per non farsi toccare la propria Tesla da chi hanno aizzato alla violenza, in perfetto stile marchese del Grillo, dimenticando che l'Ucraina sopravvive grazie ai satelliti dell'uomo più ricco del mondo, che ha salvato anche gli astronauti dell'ISS rimasti in orbita nove mesi. Nel caso fosse stato suo amico, senatore Renzi, lei avrebbe sostituito la statua del David di Donatello a Firenze.
Ebbene, queste sinistre sono unite da un solo esilarante refrain: l'Italia a guida Meloni non ha una posizione chiara sull'Europa e con l'Europa, la maggioranza è divisa. Certo che siete buffi, ma davvero dite? Voi che non avete chiarezza nemmeno su quali siano i giocatori nel vostro presunto campo largo, voi che siete divisi tra i partiti e nei partiti, voi che siete quelli delle piazze piene ma delle urne vuote e divise, voi che vi apprestate a votare risoluzioni diverse, vi permettete spudoratamente di prendere di mira il Governo più stabile d'Europa, che meriterebbe il supporto e l'unità di tutto lo schieramento parlamentare, perché è la prima volta che c'è un'Italia che detta l'agenda in Europa, dalle grandi questioni internazionali ed economiche all'ordine del giorno al conflitto, russo-ucraino, alla questione dell'Africa, alle migrazioni, sino al rapporto con gli Stati Uniti.
La verità, Signor Presidente, colleghi, è che la Meloni è al momento, come ho detto prima, l'unico leader lucido d'Europa e che la via italiana è quella che orgogliosamente stanno seguendo tutti i leader del nostro Continente, compreso il Regno Unito della Brexit a guida laburista, non di destra, e che si batte per tenere unite le due sponde dell'Atlantico, indicando in più NATO e non in meno NATO, come di fatto fa intendere il presidente Trump, il futuro, la sopravvivenza e la garanzia di difesa del mondo occidentale.
Da madre della Patria e da madre vera e cristiana, Giorgia Meloni ha anticipato con la coerenza che urbi et orbi le viene riconosciuta ai cosiddetti curiosi volenterosi che annoverano anche Canada e Australia guidati da un Paese extraeuropeo - ma vi do una notizia: da sempre filoatlantico e filostatunitense, tanto per parlare di chiarezza - che l'Italia non invierà i suoi militari a Est, perché mandare i nostri uomini in Ucraina è semplicemente pericoloso e una madre di famiglia protegge sempre i suoi figli. Ha detto prima dall'opposizione, mentre molti partiti di sinistra vacillavano, e poi confermato una volta al Governo, che l'Italia sta con l'Ucraina senza se e senza ma e senza infingimenti, con il coraggio che le è proprio, ha detto sì al piano di difesa dell'Unione europea e quindi anche dell'Italia, della presidente von der Leyen, pur non rinunciando a illustrare i tanti dubbi che vi si accompagnano, perché è in linea con il programma unitario di coalizione che ribadiva la collocazione atlantista del nostro Paese e l'adeguamento degli stanziamenti per la difesa europea, in ottemperanza all'articolo 28 del Trattato di Lisbona, che sarebbe bene che quelli che si riempiono la bocca di europeismo e di Stati Uniti d'Europa leggessero: la politica di sicurezza e di difesa comune prevede che l'Unione disponga di una capacità operativa ricorrendo a mezzi civili e militari, l'esecuzione di tali compiti si basa sulle capacità fornite dagli Stati membri, quindi prodotti in Italia. Ha scandito senza se e senza ma, come nel suo stile, le priorità: fidarsi della mediazione di Trump con la Russia che, come si vede in queste ore, sta dando i suoi frutti; ergo tenere unito il fronte occidentale, perché senza USA non c'è Europa - e viceversa - nel commercio, nella sicurezza, nell'economia.
In questo solco, ha rilanciato il vertice fra USA, Unione europea e Paesi alleati, che speriamo si svolga al più presto. Ha ribadito l'urgenza del cessate il fuoco e la necessità di dar vita, eventualmente, a una zona cuscinetto lungo il confine militarizzato da truppe neutrali o deliberate dall'ONU. Si è detta contraria all'uso dei fondi di coesione per fare debito, per comprare missili e bombe e ne ha ottenuto il benestare dalla Commissione, auspicando il coinvolgimento di capitali privati garantiti dall'Unione europea, come fu con SURE durante il Covid. Ha rallentato sul nuovo piano da 40 miliardi di aiuti all'Ucraina della Kallas, si è battuta per due anni per scorporare le spese militari dal Patto di stabilità ed è riuscita anche in questo.
Non sciorinerò qui i tanti successi conseguiti in due anni e mezzo di Governo, perché solo chi agisce con dolo non vuole vederli, ma il popolo è attento, ne gode e ne può leggere sui media liberi, ma solo quelli oggetto dell'ordine del giorno di questo Consiglio europeo. Oggi Roma è il fulcro del rapporto UE-USA; lo spread, l'indicatore di affidabilità dell'Europa rispetto ai diversi Paesi, premia in assoluto la nostra Nazione.
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 18,47)
(Segue BIANCOFIORE). I tradizionali Paesi centripeti dell'Unione europea, Francia e Germania, sono alle prese con profonde crisi e criticità che fanno meditare sul ritrovato attivismo bellico, anche con qualche sincera preoccupazione. Fatti, senatore Renzi, non dazi.
Proprio ieri, ribadendo quanto già emerso al vertice dei Capi di Stato e di Governo, la presidente Ursula von der Leyen ha scritto ai leader europei adottando, anche in questo caso, la scuola italiana sulle politiche migratorie. Ha infatti aperto alla possibilità per gli Stati membri di istituire hub di rimpatrio nei Paesi terzi, sul modello Albania (che funzioneranno, statene certi), ritenendolo un elemento importante per contrastare con determinazione la migrazione illegale, garantendo poi che le operazioni di rimpatrio possano essere organizzate direttamente da Frontex, l'Agenzia per la prevenzione alla migrazione irregolare voluta dall'allora vice presidente e Commissario UE, il nostro compianto Franco Frattini, che, da giurista, già all'epoca rilevò che il problema era l'inesistenza di una lista di Paesi sicuri per il rimpatrio vidimata dall'Unione europea.
Un altro merito del Governo Meloni, al centro dell'agenda dell'Unione europea, è aver scelto una via per l'Africa diversa dal passato, coniugando legalità e cooperazione, raggiungendo l'obiettivo di far calare oltre il 60 per cento gli sbarchi irregolari (l'80 per cento dei quali solo dalla Tunisia), grazie agli accordi politici con i Paesi di partenza e di transito dei flussi.
Impossibile, poi, tralasciare il Piano Mattei, che ha rimesso in gioco, finalmente, una visione di investimenti, scambi, valorizzazioni e rapporti di una cultura che torna a vedere nel Mediterraneo il cuore dell'azione politica estera. Alla luce di questo patrimonio, non possiamo non condividere con il presidente Meloni - e dovreste farlo anche voi dell'opposizione - il suo approccio anzitutto nel ritenere che il concetto di difesa in Europa sia più ampio della parola riarmo. Per noi sarebbe giusto parlare più che di Rearm Europe, di stand up Europe e magari for love rights, come desidera il Santo Padre. È esattamente quello che ci suggerisce di fatto il presidente Trump: essere autosufficienti per essere più forti insieme, essere liberi se in grado di difenderci insieme reciprocamente, smettere di nuotare nello stagno conosciuto per tuffarci nell'oceano delle occasioni, dello sviluppo e delle responsabilità, come direbbe lo scrittore Bambarén ne «L'onda perfetta», visto che gli oceani sono un argomento all'ordine del giorno. Non si deve piagnucolare per la richiesta degli Stati Uniti di aumentare la spesa della NATO, ma razionalizzare la spesa per diminuire quegli 880 milioni ipotizzati, visto che i 27 Paesi dell'Unione europea spendono per la difesa militare 220 miliardi, cioè il 32 per cento della spesa USA, ma non si arriva al 10 per cento delle capacità militari USA.
Per tutti questi motivi, il mio Gruppo non può che dirsi a favore della proposta di risoluzione di maggioranza che, ancora una volta, ha dimostrato di essere seria e coesa e di avere lungimiranza e visione e soprattutto di stringersi attorno al popolo europeo e al popolo italiano, insieme alla presidente Meloni, alla quale va tutta la nostra ammirazione per il suo coraggio, ma soprattutto la sua capacità di essere stimata in tutto il mondo. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti e le studentesse dell'Istituto alberghiero di Soverato, in provincia di Catanzaro, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri (ore 18,47)
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, naturalmente vedremo meglio i dettagli del contatto che c'è stato oggi pomeriggio tra Trump e Putin, ma la gravissima crisi che il mondo sta attraversando ricorda la fase precedente alla Prima guerra mondiale, che avviò la distruzione dell'Europa.
Fra le cause di quella guerra, nella quale le potenze di allora si ritrovarono senza averlo probabilmente nemmeno deciso, ci fu il massiccio riarmo di tutti i futuri Paesi belligeranti. Quel riarmo, che rese la guerra inevitabile, fu giustificato con motivazioni molto simili a quelle che si ascoltano oggi.
Ci sono moltissime ragioni che ci portano a definire il piano europeo un progetto scellerato, ma la principale è questa: la proposta della presidente von der Leyen, che la presidente Meloni ha approvato senza nemmeno chiedere cosa ne pensasse il Parlamento, allontana la pace e rende invece più possibile la guerra. (Applausi).
È sconcertante ed eloquente, del resto, che per varare quel piano, che modifica radicalmente il DNA dell'Unione europea e ne tradisce la vocazione originaria, venga adoperato l'articolo 122 del Trattato, aggirando ed azzerando in questo modo lo stesso Parlamento europeo. La formula di cui si discute, la pace attraverso la forza, è agghiacciante per il semplice motivo che non ha mai funzionato. Quella formula va capovolta, perché per quella strada si arriva esattamente alla necessità di usare la forza che si è accumulata.
Vede, Presidente, come tante volte abbiamo detto, l'Europa avrebbe dovuto proporsi negli ultimi tre anni davvero come un soggetto politico autonomo, capace di parlare un linguaggio diverso da quello delle armi. Ha dimenticato, invece, il protagonismo diplomatico e se ha fatto bene, ovviamente, a distinguere aggressore e aggredito, ha però rinunciato a ricercare una soluzione negoziata, favorendo soltanto l'escalation militare e in questo modo ha perso ogni autorevolezza. Restava muta, invece, proprio come il Governo italiano, dinanzi all'immane tragedia del popolo palestinese, che come si vede, continua drammaticamente in queste ore.
Sono state scelte sciagurate, che hanno privato l'Unione di quella forza politica che sarebbe oggi decisiva per rappresentare un'alternativa agli imperialismi complici di Trump e di Putin. Il Governo italiano della presidente Meloni è stato parte attiva di questo suicidio politico, per poi scegliere la strada della totale subalternità alla nuova amministrazione americana (Applausi), come ci ha ricordato anche oggi la Presidente del Consiglio, assecondando le politiche di Trump finanche sui dazi, come abbiamo sentito.
In ogni caso, qui non si sta negando la necessità di una difesa comune e di una indipendenza strategica che comunque dovrebbe essere regolata da una Costituzione che ne definisca il mandato. Sto dicendo, piuttosto, che il piano proposto va in una direzione inversa: non il primo passo verso una difesa comune, ma il suo contrario, perché ogni Stato utilizzerà il riarmo per i propri interessi strategici e industriali a scapito degli altri Stati. Quanto all'indipendenza strategica, esattamente di cosa si parla, se il riarmo è stato imposto dalla nuova amministrazione americana, amministrazione - lo ricordo - che da quando si è insediata ha già bombardato tre Paesi e ne minaccia altri? Peraltro, il piano di riarmo è anche uno spreco intollerabile, in un momento segnato dalla crisi sociale.
Intendiamoci, davvero, per capirci fino in fondo: io sarei contro il riarmo anche se nuotassimo nell'oro, diciamo così (Applausi), perché credo che il solo e vero obiettivo dell'Europa dovrebbe essere il disarmo, altro che il riarmo. Spendiamo già moltissimo in armi. La logica vorrebbe che si diminuisse la spesa, che si provasse a razionalizzarla. Ma si sa, quando il furore bellico prende il sopravvento, poi alla logica non resta grande spazio. Allora, va detto che questa grande spesa non sarà indolore, ma la pagheranno la sanità, il welfare, l'istruzione. Saremo molto più poveri, ma armati fino ai denti.
Infine, un'ultima considerazione: l'Unione europea ha sempre rifiutato deroghe alle norme per migliorare le condizioni di vita dei suoi cittadini, o per evitare la catastrofe ambientale. Ora è disposta a farlo per le armi. Questo non è soltanto sbagliato o immorale, ma delinea i tratti di un'Europa che è l'opposto del sogno dei suoi fondatori. Noi sappiamo che tanti cittadini condividono nella sostanza questi giudizi e crediamo che le loro giuste preoccupazioni vadano ascoltate e vadano anche rappresentate.
Per quanto riguarda noi, Alleanza Verdi e Sinistra, non rinunceremo ad essere europeisti, nonostante tutte le scelte sbagliate di questi anni, e non smetteremo nemmeno mai di essere pacifisti. L'Europa per cui lotteremo è di pace ed è un'Europa sociale. Dimenticare questa vocazione è il più grande dei favori che si può fare a Trump e a Putin. Noi invece pensiamo che bisogna fare di tutto per salvarla l'Europa, ma l'unico modo è cambiarla davvero e fino in fondo. (Applausi).
GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, colleghi, io voglio in primo luogo ringraziare il Presidente del Consiglio e tutto il Governo per la chiarezza degli interventi di oggi, per la saggezza e l'equilibrio che il Governo ha dimostrato. Non si possono rincorrere - lei così ha detto - le notizie che si succedono di secondo in secondo, ma bisogna avere una linea chiara, coerente e di saldezza in un momento di grande mutamento internazionale.
La ringrazio anche per avere ricordato, in premessa, i temi di cui si discuterà nel Consiglio europeo. La difesa è un tema importante e poi il piano famoso arriverà, i dettagli: mercato elettrico, mercato dei capitali, questione dell'auto, bilancio dell'Unione europea e altre questioni che il documento ripropone.
Ringrazio anche il ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione Foti. Noi veniamo convocati continuamente dai giornali: vertice, contro vertice. Ieri ci siamo sentiti al telefono tutti un paio di volte e ci siamo scambiati il documento. Quindi, a quei giornalisti che pensavano ad una maggioranza lacerata dico che io ieri ero a Viterbo a fare una riunione, il ministro Tajani era a Bruxelles, il presidente Meloni avrà avuto i suoi impegni. Non c'era quel clima di tragedia che vivevano le redazioni, chiedendo dove fossimo. Io ero a Viterbo: se fossero venuti, avremmo parlato del nostro movimento in una importante città italiana.
La vicenda della difesa, però, è quella centrale. A quelli che fanno le domande, poiché prima è stato detto che non è stata data risposta sul soggetto libico, io ricordo che con i Servizi di sicurezza si parla in un apposito organismo parlamentare, regolato dalle leggi: non si va all'Autogrill a parlare con i Servizi segreti, si va al Copasir a fare le domande. Funziona così. Poi, uno può essere abituato diversamente. Io all'Autogrill vado a comprare il panino quando sono in giro, non a consultare i capi della sicurezza. (Applausi).
Noi di Forza Italia e del Partito Popolare Europeo riteniamo che il tema della difesa ci sia, e non da oggi. Si fa sempre riferimento ai padri fondatori dell'Europa. De Gasperi tentò di portare avanti la Comunità europea di difesa nel 1954. De Gaulle e la Francia dissero di no. Quindi, questo tema è all'ordine del giorno da settant'anni. Non lo dovevamo risolvere oggi pomeriggio, conoscendo le ricevute, le fatture, le spese, chi è in prestito e chi è in debito.
È una questione che incombe sull'Europa da qualche tempo e noi di Forza Italia e del Partito Popolare Europeo, perché ribadisco l'appartenenza europea, ci auguriamo che prima o poi detta questione abbia una soluzione. Si spenderà di meno, si razionalizzeranno gli investimenti e le tecnologie saranno più condivise. Non avremo dieci tipi di carro armato, ma uno solo.
Poi ci sono le gelosie. Qualcuno chiede: ma poi chi comanderà questa struttura? Noi, infatti, siamo il francese, il tedesco, l'italiano, il portoghese e sono anche tornati gli inglesi, che si sono accorti che la Brexit era talmente sbagliata che adesso ci convocano una volta la settimana. Facessero domanda per tornare nell'Unione europea, dove stavano talmente bene e dalla quale hanno fatto un errore a uscire.
Dopodiché, noi riteniamo che si debba parlare della difesa europea nei modi e nelle forme possibili. Nessuno pensa che da dopodomani si toglieranno le divise agli eserciti dei vari Paesi. Lo ha detto anche Crosetto: ci sarà un processo di integrazione, che prima o poi partirà. Anche a chi chiede chi comanderà, comunico, a quelli che non sanno le cose, che la NATO prevede una rotazione negli incarichi. La NATO ha un segretario generale, che è un civile, eletto con consultazioni tra vari Paesi, e c'è un comandante militare, che attualmente è un italiano, l'ammiraglio Cavo Dragone.
Noi stiamo comandando il comando militare della NATO. Lo comunico perché così, se volete votare la sfiducia a Cavo Dragone, lo potete fare: non so se all'Autogrill o in qualche porto. (Applausi). Si può fare, dunque.
E rispetto a quelli che parlano di subalternità, caro presidente Meloni, noi corriamo il rischio o di essere irrilevanti e assenti oppure di esserci. Il segretario del nostro partito è il Ministro degli esteri. Va anche alle sagre di paese, ma poi va a difendere, come Ministro del commercio estero, i prodotti agroalimentari italiani sui tavoli dove si discute di dazi e di commercio estero, mentre altri vanno solo ad ubriacarsi, probabilmente alle sagre popolari.
Voi siete stati ovunque. Lei è stata a Londra e, in quell'occasione, è stata ricevuta in un incontro bilaterale dal nuovo Premier inglese. Poi ha partecipato alle riunioni. Dopodiché, noi non facciamo quello che decidono inglesi e francesi, perché le accuse a questo Governo sono o di essere subalterni o di non essere in sintonia.
Noi rispettiamo la Costituzione italiana, l'articolo 11 e i trattati internazionali. I soldati italiani si muovono in tutto il mondo su mandato dell'ONU e non per fare guerre. Chi vuole mandare soldati in Ucraina mentre ancora ci sono bombardamenti e guerre è un pazzo e l'Italia non farà questa scelta: è stato detto con chiarezza.
Noi non prendiamo neanche lezioni di pacifismo. C'è chi va a fare il pacifista convocato da nani e ballerine, da attori e guitti in una piazza di Roma, da un giornale che vende un decimo delle copie di quando era il giornale-partito di Scalfari che vi dava gli ordini. Ora tentano di darvi gli ordini e non vi fanno neanche parlare. Infatti, se avessero parlato i politici, avrebbero detto in quella piazza dieci cose diverse. (Applausi). Avete lasciato la parola ai comici che fanno ridere meno di voi, perché quelli che vanno in quelle piazze sono pure comici tristi.
Per quanto riguarda la subalternità, ricordo che c'era qualcuno che veniva chiamato "Giuseppi" da chi mandò un Ministro in Italia per aprire le porte dei Servizi segreti - non sto nel Copasir, ma spero che qualcuno abbia fatto le domande - e che ha aumentato di tre miliardi la spesa militare. Lo dico sottovoce così nessuno ci sente: il presidente Conte ha aumentato di tre miliardi la spesa militare quando era Presidente del Consiglio. Lo dico sottovoce così loro non se lo ricordano e non ci ascoltano. (Applausi). Questo è successo.
Noi vogliamo, quindi, non fare guerre e siamo anche gli eredi di una tradizione di pacifismo vero. Silvio Berlusconi - lo ricordiamo sempre - è stato l'attivista pacifista più produttivo della storia contemporanea, perché lui vent'anni fa ha portato a Pratica di Mare l'Oriente e l'Occidente a parlarsi; l'Europa contava e l'Italia contava. Noi auguriamo alla presidente Meloni e al Governo di cui facciamo fieramente parte di essere capaci di ripetere quelle imprese. L'altro giorno, mentre la presidente Meloni partecipava ad altri eventi, il ministro degli esteri Tajani ha partecipato nel Québec al G7 dei Ministri degli esteri; ha incontrato Rubio e gli americani. Noi vogliamo un'alleanza euroatlantica. Vi do anche qui una notizia esclusiva: c'è un'alleanza tra l'Europa e gli Stati Uniti che noi vogliamo proiettare verso il futuro. Questa è la realtà. Poi alle elezioni americane, quando parteciperete voi, sceglierete chi sarà il Presidente dell'America. Noi riteniamo che anche Trump dovrà ragionare con gli europei e auspichiamo un dialogo. Vogliamo il pilastro europeo dell'Alleanza euroatlantica e non lo deleghiamo neanche agli inglesi e francesi. Vogliamo che l'Italia e l'Unione europea facciano la loro parte.
Riteniamo che il dibattito di oggi abbia chiarito molte cose anche sulle spese. Presidente Meloni, l'altro giorno ho incontrato uno che aveva raccolto 70.000 firme per la pace. Ho chiesto: "Solo 70.000? 70 milioni ne devi raccogliere di firme per la pace". Qui firmiamo tutti per la pace. Qualcuno vuole la guerra? Nessuno, forse neanche chi oggi si è espresso male dicendo «ci prepariamo alla guerra», perché c'era la vecchia frase si vis pacem, para bellum. Vogliamo anche gli arsenali pieni, perché vi comunico che, per difendere i commerci ostacolati dagli Houthi, dai fondamentalisti guidati da Teheran nello Yemen, abbiamo mandato le navi dell'operazione Aspides per difendere la libertà dei commerci nel Canale di Suez. Quindi serve la difesa, serve l'acciaio e servono le armi per difendere il libero commercio, e non per bombardare i popoli. (Applausi). Ma all'Ucraina, con i vostri voti e con i nostri voti, che cosa abbiamo mandato negli ultimi tre anni? L'accordo era talmente ampio che - come ha ricordato la presidente Meloni, lei era l'opposizione all'epoca e disse di essere d'accordo - abbiamo mandato armi, oltre che altri tipi di aiuti. Coloro che dicono che è stato un errore ne avrebbero ammazzati molti milioni in più di ucraini di quelli che sono stati massacrati, eredi - ahimè - di quelli che venivano massacrati da Stalin e da altri. Quindi, noi rivendichiamo le scelte fatte in questi anni. Auguriamoci di avere una difesa europea.
Voglio anche ringraziare, oltre al presidente Meloni, il ministro Tajani, che oggi è stato elogiato su un articolo per il suo equilibrio e la sua saggezza. Forza Italia è una forza di responsabilità e una forza europeista. Si chiama Forza Italia e, quindi, ama molto i colori, i valori e la storia della nostra Nazione. Per avere i granai pieni, non bisogna svuotare gli arsenali. Chi ha arsenali vuoti avrà anche granai vuoti e sarà soverchiato. La difesa è la premessa della libertà e della democrazia. Noi quindi vogliamo una difesa integrata per essere liberi e democratici con il nostro popolo. (Applausi).
PATUANELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATUANELLI (M5S). Presidente Meloni, nel mio intervento citerò alcune frasi delle sue comunicazioni, avendole copiate dal Resoconto stenografico in corso di seduta, per non incorrere poi in interpretazioni di sorta. Molto spesso al mio Gruppo dice: «Non capite. Non avete capito. Io mi sto spiegando bene, ma voi non riuscite a capire». Qualche volta si può anche dire: «Forse mi sono spiegato male, capita di sbagliare». (Applausi). All'inizio della replica, Presidente, lei ha parlato di avanzo primario nei confronti degli Stati Uniti. Parlava ovviamente del surplus commerciale, e va bene, capita di sbagliare a tutti.
Fino a 48 ore fa speravamo che il prossimo Consiglio europeo si occupasse di un conflitto ancora in corso, quello in Ucraina. Purtroppo non posso non iniziare questa dichiarazione di voto dicendo che l'altra notte Israele ha ricominciato il genocidio - va chiamato con questo nome - a Gaza. (Applausi). Nuovi 400 morti, ci diranno che sono tutti i terroristi di Hamas. Hamas è un'associazione terroristica ed è evidente dove sta la ragione e dove sta il torto. Mettersi però al livello di un'associazione terroristica penso che non faccia gli interessi degli israeliani né oggi, né per il prossimo futuro di quell'area. Si ricomincerà a parlare di due popoli e due Stati. Poi però le mozioni che chiedono di riconoscere lo Stato di Palestina vengono bocciate, sul presupposto che non si può riconoscere uno Stato che non c'è (parole di membri della sua forza politica). Questo mi sembra un po' incommentabile. È chiaro che, se c'è l'esigenza di riconoscere uno Stato, è perché ancora non c'è.
In tema di competitività, Presidente, lei ha detto che bisogna superare gli eccessi ideologici sul green. Potrei rispondere che chi parla di eccessi ideologici forse è un negazionista del cambiamento climatico, ma così non andiamo da nessuna parte. (Applausi). Vorrei solo evidenziare un piccolo aspetto della questione della competitività. Ha parlato di una iper-regolamentazione europea: verissimo, c'è una iper-regolamentazione europea, va sburocratizzata l'Europa, ma magari iniziamo dal nostro Paese. Io non ho visto grandi provvedimenti, in due anni e mezzo del suo Governo, che vadano incontro alla sburocratizzazione, sempre promessa da tutti i Governi in questo Paese. Se l'esempio è Transizione 5.0, che certamente sconta il fatto che ci sono dei vincoli europei - questo è del tutto evidente - non mi sembra che sia un esempio di sburocratizzazione.
Sul tema dei dazi, è già stato detto che non si deve rispondere con i dazi ai dazi; però io le chiedo cosa facciamo. Non credo che, nel momento in cui Trump metterà il 200 per cento di dazi sui vini, il ministro Lollobrigida si troverà in una condizione favorevole. Credo invece che si debba capire quali sono le soluzioni migliori: una parte negoziale è fondamentale; ma, se i dazi ci saranno, ci dovrà essere anche una guerra sui dazi nei confronti degli Stati Uniti.
Sul tema delle migrazioni, lei ha citato i dati e ha parlato di un calo del 65 per cento, del 35 per cento rispetto all'anno prima (il 2024), però si è limitata agli anni dei record degli sbarchi: nel 2023 157.000, nel 2022 105.000. Non ha citato i 23.000 del 2018, i 14.000 del 2019, i 34.000 del 2020, i 67.000 del 2021 (stesso dato, più o meno, del 2024). Parlando dei morti in mare, lei ha detto che questi dati ci dicono che bisogna bloccare gli sbarchi. Questi dati invece ci dicono che è indifferente chi è al Governo, che la propaganda elettorale del blocco navale non porta a un minor numero di partenze e di morti in mare. (Applausi). Questi sono i dati. Può governare la destra, può governare la sinistra, può governare il Padre eterno, ma è la situazione internazionale che porta alle partenze e quindi agli sbarchi; a livello internazionale bisogna dire che il Regolamento di Dublino va modificato e questo ancora non è stato fatto. (Applausi).
Veniamo, Presidente, al tema Ucraina. Lei ha detto: «È lo stallo sul campo - come ho detto tante volte - che oggi può portare all'apertura di negoziati per la pace e penso si debba rivendicare con orgoglio che questo non sarebbe stato possibile senza il sostegno compatto e determinato assicurato dall'Occidente al popolo ucraino». Presidente, è da più di due anni che c'è uno stallo militare. Non prendiamoci in giro. (Applausi). Oggi l'apertura di un tavolo negoziale è dovuta ad un unico fattore, piaccia o non piaccia: il presidente Trump ha vinto le elezioni negli Stati Uniti e la prima cosa che ha fatto è stata minacciare di non mandare più armi e di togliere la copertura di Starlink. Questo ha portato oggi a un tavolo potenziale di negoziazione, non altro.
Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 19,05)
(Segue PATUANELLI). Mi dispiace dire che noi l'avevamo detto (Applausi), perché non lo dico con piacere. Era evidente però che l'Europa si sarebbe trovata schiacciata sulle posizioni della nuova amministrazione americana e oggi al tavolo negoziale l'Europa conterà meno di zero e, purtroppo, temo anche l'Ucraina. Lo stallo militare però non c'entra assolutamente niente: è esattamente la carta che l'Europa aveva da tempo, quella di dire piano perché gli aiuti militari non sono infiniti e bisogna arrivare a un tavolo di pace. Non l'abbiamo fatto e l'Europa oggi è molto più debole di prima. (Applausi).
Questo, Presidente, apre anche un grosso problema. Altra sua citazione: «Chi ripete ossessivamente che l'Italia dovrebbe scegliere tra Europa e USA lo fa strumentalmente per ragioni di polemica domestica, o perché non si è accorto che la campagna elettorale americana è finita». No, in realtà è che lei forse non si è accorta che le posizioni degli Stati Uniti e dell'Europa oggi non coincidono più. Con l'amministrazione Biden coincidevano, con l'amministrazione Trump non coincidono. Vorrei sapere da che parte sta il Governo italiano: se sta con la parte di Trump o se sta con l'Europa. (Applausi).
Avete detto che vedremo i voti delle risoluzioni e la compattezza della maggioranza. Presidente, c'è stata una stagione all'inizio del suo Governo in cui i crolli di consensi e le debolezze di tanti Governi europei rendevano oggettivamente questo Governo credibile e autorevole. Non abbiamo mai avuto problemi a riconoscerlo. Oggi invece è il Governo più diviso d'Europa. Guardiamo il Libro bianco: una forza politica vota a favore, una forza politica vota contro e la forza di maggioranza relativa si astiene. In politica estera, però, come può essere che le forze di maggioranza che sostengono un Governo hanno tre posizioni diverse e la forza di maggioranza relativa si astiene per non prendere una posizione? Presidente, credo che questo mostri la debolezza con cui lei oggi sta in Europa e alla guida dell'Esecutivo più debole che c'è.
Mi soffermo, Presidente, sul tema delle spese militari e del Rearm Europe. È stato citato il dato di incremento delle spese militari nel Governo Conte I. Ricordo che nel 2018 e nel 2019 spendevamo l'1,3 per cento del PIL per le spese militari. L'accordo sul 2 per cento è stato sottoscritto dal primo ministro Renzi e non da Conte, che non ha messo in discussione un trattato firmato da precedenti Governi, perché la continuità amministrativa è normale. E non abbiamo soprattutto mai sostenuto che non bisogna spendere per le spese militari. Anche oggi, quando critichiamo Rearm Europe, diciamo non che non bisogna spendere in armi, ma che bisogna razionalizzare la spesa. Già oggi l'Europa spende più della Russia e della Cina. Il problema è che il progetto di difesa comune europea con il piano Rearm Europe muore. Non è infatti il progetto di difesa comune europea, ma si tratta semplicemente di dare la possibilità agli Stati membri di spendere di più in spese militari. (Applausi). È una follia. È il contrario di quello che serve oggi all'Europa, che ha bisogno di una difesa comune europea. (Applausi).
Il suo Governo si è battuto, tramite il ministro Crosetto e il ministro Giorgetti, per lo scorporo delle spese militari già da molto prima che il tema del Rearm Europe fosse sul tavolo. Non ho capito bene perché oggi questa posizione viene criticata. Ma soprattutto lei ha detto che si deve spendere per le armi, ma non si devono spendere risorse nazionali ed europee; non si deve fare più debito pubblico; non ci deve essere il debito pubblico europeo; che sui 150 miliardi dovrete valutare e sulla questione dei 650 miliardi e dello scorporo di un punto e mezzo di PIL bisogna capire. Mi scusi, Presidente: perché ha votato sì al piano Rearm Europe? Ha detto anche che bisogna cambiarlo. (Applausi). Mi spiega perché ha espresso un voto favorevole su tale piano, se poi l'ha smontato clamorosamente e totalmente in quest'Aula?
Presidente, anche sulla risoluzione di maggioranza, che contiene alcune posizioni, continuerete a dire che mostrerete la vostra compattezza con il voto. Quella risoluzione però è totalmente vuota. Per la prima volta, quando si parla di sostegno all'Ucraina, non c'è la parola militare. Per la prima volta non si parla dell'invio delle truppe e non si parla di Rearm Europe. Voi voterete compattamente il nulla, una risoluzione totalmente vuota. (Applausi).
PRESIDENTE. La prego di concludere.
PATUANELLI (M5S). Concludo immediatamente.
Signor Presidente, lei ha citato Pericle e ha parlato del coraggio e io concludo con una frase che è attribuita ad Aristotele - probabilmente erroneamente, perché è più probabile sia di un filosofo degli Stati Uniti, Elbert Hubbard - che diceva che c'è un solo modo per evitare di essere criticati: non dire niente, non fare niente e non essere niente. Evidentemente, non dite niente e non fate niente perché forse non siete niente. (Applausi).
ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, desidero innanzitutto fare i complimenti al Presidente del Consiglio per l'intervento di oggi, glieli ho fatti personalmente e glieli faccio anche pubblicamente. Denota un'unità da parte del centrodestra nel voler affrontare con intelligenza, buonsenso e responsabilità - come ha ricordato bene lei - il momento complesso che stiamo tutti vivendo. E lo fa cercando anche di indirizzare - questo è l'obiettivo - il Consiglio europeo verso una strada giusta, contrastando quelli che ha fatto bene a definire eccessi da parte di una governance europea sempre più distante dalla realtà e senza alcuna strategia.
Arriviamo al dunque, perché bisogna intervenire subito sul tema che in questo momento sta tenendo in apprensione i cittadini italiani, ma anche quelli europei, che è ovviamente quello legato alla corsa al riarmo annunciata in modo così roboante da Ursula von der Leyen. Noi della Lega, con Matteo Salvini, ci siamo posti subito di fronte a questo piano che è stato presentato senza averlo negoziato con nessuno e che presenta delle cifre astronomiche. Tra l'altro, ci si chiede come mai, in un momento in cui si sta andando verso una soluzione diplomatica del conflitto tra Ucraina e Russia, improvvisamente si vogliano spendere tutti questi soldi per riarmarsi: sembra quasi un modo per prepararsi più alla guerra che a quella che invece può essere una tregua e, domani, un accordo di pace. È un piano basato su minacce irrealistiche, con la favola che la Russia vuole invadere l'Europa, che diventa il pretesto, per alcune Nazioni, per risanare in qualche modo la propria economia a spese nostre. È meglio che le cose le chiamino con il nome giusto. È un piano senza visione, anche con il rischio di pesanti ricadute sulle spese sociali, che genera ansia, apprensione e non quella fiducia di cui invece ha bisogno il nostro Continente per far riprendere l'economia.
Il punto è che sembra di capire che queste perplessità siano condivise non solo dalla maggioranza, magari in forme differenti - come è giusto che sia, perché non siamo un partito unico e in ogni maggioranza ci sono anche delle sensibilità diverse - ma anche all'interno dell'opposizione. Ciò vuol dire che c'è una stragrande maggioranza del Parlamento che vede con perplessità questa corsa agli armamenti. Tra l'altro, storicamente - lo sapete anche voi - in Europa questo ricorda qualcosa non certo di bello; anzi, quando c'è stata, la corsa agli armamenti di solito ha contribuito a creare nuovi conflitti e nuove guerre piuttosto che a difendere l'Unione europea e la sicurezza dei propri cittadini.
La Lega ha dimostrato fin da subito, sempre con Matteo Salvini, di essere contraria all'invio dei soldati italiani in Ucraina. Su questo lei ha dato ampie assicurazioni già da qualche giorno. Del resto, Henry Kissinger, uno dei più grandi diplomatici statunitensi, aveva detto che l'Ucraina doveva diventare un ponte tra l'Oriente e l'Occidente e non l'avamposto dell'uno contro l'altro, e certamente mandare i soldati è il modo migliore per continuare la guerra e non per favorire la pace. (Applausi). Per garantire la pace, forse bisognerebbe pensare più a zone cuscinetto smilitarizzate, se vogliamo prendere degli esempi, se si vuole andare in quella direzione.
Altra questione, invece, è la necessità di potenziare la sicurezza interna, i confini, la difesa delle frontiere esterne, il pilastro europeo all'interno dell'Alleanza atlantica della NATO, che corrisponde al punto 10 della nostra proposta di risoluzione ben redatta dal Governo con grande attenzione - questa è la strada, la filosofia giusta - con compiti specifici di deterrenza.
È stata ricordata l'importanza di tutelare infrastrutture strategiche, anche in virtù del Piano Mattei e di come si svilupperà. Ricordo poi la tutela di gasdotti, cavi sottomarini, la cybersicurezza, il controllo dell'immigrazione clandestina (questa, sì, una vera minaccia usata come arma ibrida da altre Nazioni nei confronti non solo dell'Italia, ma di tutta l'Europa). Questa è la strada che dobbiamo perseguire.
Il tutto deve essere fatto con dei fondi di garanzia. Su questo si è impegnato il Governo con il ministro Giorgetti all'ultimo Ecofin, mettendo in rilievo il fatto che bisogna tutelare i settori strategici cui guardano con attenzione i nostri cittadini, come sanità, scuola, servizi, cercando dei fondi di garanzia e di investimento che coinvolgano i capitali privati. Bene ha fatto il Governo a muoversi in questa direzione fin da subito. Speriamo di riuscire a indirizzare il Consiglio europeo verso la strada che tracciamo.
Voglio poi dire una cosa, con tanto affetto e simpatia, ai guerrafondai da salotto, fedeli al motto italiano che diventa oggi «riarmiamoci e partite». È il vecchio detto che un po' ci appartiene. Se vogliamo veramente salvare l'Europa, l'unica cosa da riarmare è la diplomazia. (Applausi). Questa è la cosa che dobbiamo riarmare e che da tempo è sparita dai radar nel nostro Continente. Questo è il problema vero. Poi ci si lamenta che l'Europa non viene chiamata ai tavoli a negoziare: ma per forza, non sappiamo più negoziare e fare diplomazia. È una continua e costante conflittualità. Auspichiamo che l'Italia sia Paese pilota per la pace e, insieme all'Unione europea, sostenga il tentativo di trovare un accordo per il cessate il fuoco tra Ucraina e Russia.
La Lega, come spesso accade, anticipa delle situazioni che poi si verificano; lo ha ricordato di recente anche il nostro ministro Giorgetti. È da due anni che diciamo che, accanto al giusto e legittimo sostegno all'Ucraina, che altrimenti sarebbe stata invasa nel giro di due settimane, bisognava favorire anche una fase dedicata alla diplomazia e alla soluzione negoziale del conflitto. Un accordo di pace, tra l'altro, non farebbe altro che far guadagnare l'Unione europea, perché porterebbe maggiore stabilità economica ed energetica, riducendo incertezze e instabilità sui mercati. Ciò andrebbe a tutto vantaggio dei nostri imprenditori e delle nostre imprese, anche in vista di uno scenario - non mi sottraggo a questo tema - legato ai possibili dazi annunciati dagli Stati Uniti.
A proposito dei dazi, che comprensibilmente preoccupano molti imprenditori, anche in questo caso l'Unione europea sta sbagliando strategia e approccio. La strategia difensiva è totalmente sbagliata, con l'imposizione, a sua volta, di tariffe, quasi a voler mettere in campo una ripicca nei confronti degli Stati Uniti. Sarebbe bene - e lei, presidente Meloni, oggi l'ha ricordato - trattare con gli Stati Uniti per evitare un isolamento dell'Unione europea. Abbiamo già perso i mercati a causa di quanto successo con Cina e Russia e non è il caso di perderli anche con gli Stati Uniti. L'Europa rimarrebbe isolata. (Applausi). Dove vogliamo andare? Meglio smorzare le tensioni e trovare soluzioni negoziali - negoziale sembra una parola sconosciuta in tutta Europa - con gli Stati Uniti per ridurne l'impatto, anziché alimentare le guerre commerciali.
Faccio un po' di mea culpa. Come ci ha suggerito l'ex premier Mario Draghi, da tanti santificato, sul «Financial Times», sono un problema più le norme e i vincoli europei, che i balzelli di Trump. Del resto, è stato detto che l'iper-regolamentazione, il dirigismo, le politiche fiscali troppo restrittive e le follie green sono la principale causa della deindustrializzazione europea. (Applausi).
Anziché andare avanti come se niente fosse, anziché continuare la retorica bellicista, intestardirsi fondamentalmente per portare avanti dei progetti che si sono rivelati inefficaci, o portarne avanti altri che non stanno assolutamente in piedi, l'Unione europea dovrebbe fondamentalmente liberarsi dalla trappola mortale e diabolica nella quale si è infilata. Le parole d'ordine devono essere diplomazia, dialogo con gli Stati Uniti, pace tra Ucraina e Russia, sicurezza e non riarmo.
Per queste motivazioni, voteremo a favore della nostra risoluzione di maggioranza. (Applausi).
PRESIDENTE. Prima degli ultimi due interventi, voglio complimentarmi con l'Assemblea per una sostanziale espressione di serena capacità di confronto e dibattito. Lo faccio adesso e non alla fine.
BOCCIA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Ne approfitto per farle gli auguri per il suo compleanno. (Applausi).
BOCCIA (PD-IDP). Signor Presidente, ringrazio le colleghe e i colleghi per gli auguri con l'applauso. Converrà con me che l'Europa impone verità e quindi mi scuserete se non sarò all'altezza degli auguri che il Presidente mi ha fatto, perché abbiamo bisogno di dirci alcune cose con chiarezza, sperando che la Presidente del Consiglio torni in Aula presto.
Vede, presidente La Russa, la distanza siderale che c'è stata tra la dichiarazione di voto del presidente Romeo e quella del presidente Gasparri dà il senso del perché abbiamo cercato nella proposta di risoluzione della maggioranza alcune parole che ci potessero consentire di criticarla e abbiamo scoperto il vuoto. Avete deciso di andare d'accordo, ignorando i problemi. Qui non c'è nulla, colleghe e colleghi della maggioranza. Non riusciamo a capire qual è la posizione del Governo sul piano di difesa, sul piano di riarmo. L'abbiamo capita dalla relazione della Presidente, ma non c'è alcun impegno, e lo capiamo, perché evidentemente per la Presidente del Consiglio scrivere alcune delle cose che ha detto avrebbe aperto un serio imbarazzo con il Gruppo della Lega, che ovviamente ha assunto posizioni completamente diverse rispetto a quelle di Forza Italia.
Presidente Gasparri, non le consentiamo di irridere le bandiere della pace che erano in Piazza del Popolo sabato scorso (Applausi). Presidente del Consiglio Meloni, non abbiamo pensato, né abbiamo sperato che qualche bandiera della pace fosse riconducibile a voi. Lei ne ha preso subito le distanze, intervenendo, e non è mai troppo tardi. Ma vorrei ricordare a lei, come a tutta l'Assemblea, che quelle bandiere, Presidente, sono belle, sono l'anima dell'articolo 11 della nostra Costituzione (Applausi), fortemente volute - lo dico a tutte le colleghe e colleghi seduti in quest'Aula - da un suo predecessore, presidente La Russa, Meuccio Ruini, presidente della Commissione dei 75 dell'Assemblea costituente, presidente del Senato. Le bandiere della pace servono semplicemente a ricordarci che l'Italia ripudia la guerra per un suo significato forte e definitivo, perché implicava allora una rottura netta e irrinunciabile e una distanza dal passato bellicoso, che era avvenuto semplicemente perché avevano vinto i nazionalismi. E ci torneremo sui nazionalismi.
Presidente La Russa, peggio del silenzio imbarazzato di questi due mesi, abbiamo chiesto alla Presidente del Consiglio non solo sulla politica estera, ma anche sulla politica interna - poi l'aspetteremo il 23 aprile - di farci sapere il suo punto di vista su una serie di questioni aperte. Non abbiamo avuto questa possibilità. In parte sulla politica estera ne approfittiamo oggi, purtroppo prendendo atto che alcune risposte non ci sono state.
Non sappiamo se questo silenzio sia il frutto dell'impotenza o delle contraddizioni del suo Governo e di una strategia internazionale che - mi creda, presidente Meloni - non abbiamo capito.
Lei cerca disperatamente di tenere tutto insieme e lo fa anche con una certa arte oratoria. Però, presidente Meloni, la politica estera e di difesa non la fa l'opposizione, ma la maggioranza. Non continui a vedere cosa fa l'opposizione. La politica estera e di difesa la fa il Governo e la fa la maggioranza. Potete anche giudicare l'opposizione, ma siamo noi che abbiamo il dovere di vigilare e controllare voi e sperare che non facciate pasticci come quelli che state facendo.
La nuova amministrazione statunitense, presidente Meloni, ha destabilizzato gli equilibri internazionali, a partire dalla scelta di abbandonare il multilateralismo per ricorrere a relazioni bilaterali basate su rapporti di forza e affinità elettive. Ci preoccupa la vostra condizione supina verso l'amministrazione americana e verso rapporti di forza che oggi fanno sentire legittimati molti altri Governi nel mondo a sovvertire le regole dell'ordine e del diritto internazionale. (Applausi).
Il bombardamento delle scorse ore a Gaza è un tradimento di un patto di civiltà e di onore che riguarda tutti. Non si fanno tornare le persone a casa per poi bombardarle! Netanyahu sta infrangendo ogni regola, convinto di una sua impunità; impunità, presidente Meloni, che evidentemente gli viene data dal Presidente degli Stati Uniti.
Serve una parola chiara, che non abbiamo sentito dal suo Governo, su ciò che sta accadendo, sul riconoscimento dello Stato di Palestina, nel rispetto della sicurezza dello Stato di Israele. Presidente Meloni, non abbiamo sentito alcuna parola e dubitiamo che ne parlerà nel Consiglio europeo.
Nello stravolgimento dell'ordine mondiale cui stiamo assistendo, lei, presidente Meloni, deve dirci da che parte sta. Lei deve decidere se sta con Trump o con l'Europa, perché il ruolo di pontiere che ha provato a costruire non c'è, non gliel'hanno dato e purtroppo, in questo momento, è evidente che non serve all'Europa. Questo perché gli interessi sono chiaramente contrapposti. Crediamo, infatti, che sia chiaro a tutti che, per il neo Presidente americano, non solo l'Unione europea non è un interlocutore autorevole, ma è anche un ostacolo, un impaccio.
Colleghi e colleghe della maggioranza, quando Donald Trump ha detto che l'Europa è nata per truffare gli Stati Uniti, vi siete sentiti umiliati o no? Ministro Foti, lei poteva reagire o no? Qualcuno ha avvertito la maggioranza, da parte del Governo, che abbiamo un commissario europeo, che è anche Vice Presidente? Reagite alle valutazioni che fa il presidente Trump?
Coerentemente con questa affermazione, lui ha annunciato che dal primo aprile ci saranno dazi del 10 e del 25 per cento sulle importazioni: addirittura del 200 per cento sui vini; dazi che avranno un impatto devastante sulle nostre economie
Presidente Meloni, sui migranti ci ha detto che parlano i numeri. Ad un certo punto non si è accorta che, mentre parlava di dazi, è passata ai migranti. Non possiamo mettere in collegamento i dazi con i migranti. Sui dazi lei ci deve dire se e come risponde. Ci ha detto oggi, formalmente, una cosa che ci preoccupa. La notizia è della giornata di oggi, anche se poi ha cercato di correggerla in sede di replica. La notizia è che, in realtà, lei non condivide la risposta a dazi con altri dazi. È un errore grave che rischia di far pagare alla nostra economia.
La cosa che più ci ha colpito, nella sua replica, è quando ci ha detto che sui migranti parlano i numeri.
No, signor Presidente, non sono numeri: sono vite; vite spezzate, umiliate, torturate, come quelle finite nelle mani di Almasri, poi vergognosamente scarcerato e riportato a casa. Era una delle domande che le avremmo fatto, ma gliela faremo il 23 aprile, se dobbiamo aspettare sino ad allora, vista la fuga da quest'Aula del ministro Nordio.
Sull'Albania non si affanni nel difendere un investimento sbagliato. Abbiamo denunciato quella scelta sbagliata e continueremo a farlo.
Siamo convinti, presidente Meloni, che l'Unione europea debba intervenire con contromisure - per tornare ai dazi - applicando i dazi a partire soprattutto - glielo ribadiamo qui - dai servizi e dai diritti di proprietà intellettuale delle big tech. Immaginiamo che lei sarà pronta a porre dazi su questi servizi e non accetterà passivamente scelte scellerate dell'amministrazione americana. Lei sicuramente sarà pronta a far pagare a Elon Musk i dazi che dovrà pagare, come tutti gli altri produttori americani.
Sulla vicenda Ucraina il suo silenzio si è trasformato in ritirata. Solo una domanda: presidente Meloni, la necessità della pace deve ancora rispettare l'indipendenza, la sovranità, l'integrità territoriale dell'Ucraina, oppure da oggi si può agire in linea con quanto votato dagli Stati Uniti insieme alla Russia all'ONU, negando la verità storica della Russia come Paese aggressore e disconoscendo il principio di integrità territoriale? Perché non gliel'abbiamo sentito dire, presidente Meloni.
Signor Presidente, è proprio vero, siamo convinti della necessità di una risposta straordinaria e inedita. Pur essendo consapevoli delle conseguenze del disimpegno americano, consideriamo il piano Rearm Europe una risposta insufficiente all'Unione europea. Noi vogliamo e ci battiamo per la difesa comune, non per il riarmo nazionale. Il piano von der Leyen indica una serie di strumenti che agevolerebbero la spesa nazionale, ma senza porre condizioni sui progetti comuni. Per noi occorre tenere fermi due principi.
PRESIDENTE. La prego di concludere.
BOCCIA (PD-IDP). Signora Presidente, concludo in un minuto.
Gli incrementi di spesa non devono in alcun modo intaccare la spesa sociale. I fondi di coesione, ministro Foti, oltre a non essere toccati, dovrebbero essere spesi. Siamo al 4 per cento di spesa (Applausi) e il Governo…
PRESIDENTE. La prego di concludere.
BOCCIA (PD-IDP). È sempre colpa di chi c'era prima. Ministro Foti, siete al Governo da due anni e mezzo e siamo a metà legislatura. Avete fatto tre manovre su cinque e tra qualche mese farete la quarta su cinque. (Applausi). È finito il tempo degli alibi di chi c'era prima.
Concludo, signor Presidente. È evidente che la Presidente del Consiglio è a un bivio: o si sta con l'Europa o si sta con Trump. Non baratti il futuro per una presunta amicizia privilegiata e faccia la sua parte per rafforzare il progetto europeo. Cambi idea, presidente Meloni. Tra Trump e l'Europa, scelga l'Europa. (Applausi).
MALAN (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FdI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, Ministri, colleghi senatori, rispondo subito a quanto ha detto più volte il presidente Boccia - a cui auguro anch'io buon compleanno - quando ha continuato a insistere che bisogna scegliere tra Europa e Stati Uniti d'America; lo dico perché Trump non è un privato cittadino e si trova ad essere democraticamente eletto Presidente degli Stati Uniti per i prossimi quattro anni. (Applausi). Giorgia Meloni è chiaro dove sta: non sta né pedissequamente con l'Europa né pedissequamente con Trump, ma sta per l'Italia. (Applausi). Questa è la posizione molto chiara.
L'intervento di oggi del presidente Meloni ha fatto chiarezza su una serie di punti, dimostrando che il suo Governo e la sua persona fanno la differenza sulla posizione dell'Italia a livello europeo e dunque sulla posizione europea nel suo insieme. Ha fatto chiarezza sull'immigrazione: noi siamo per riportare anche questo fenomeno importantissimo alla legalità.
L'Italia non può essere obbligata a tenere sul proprio territorio tutte le persone che arrivano in modo irregolare (Applausi), a dispetto di sentenze e di vari provvedimenti ispirati a presunte norme europee, che però gli altri Paesi europei non applicano, neppure quelli amministrati da Governi di sinistra. Allora questa è una posizione chiara e chi applaude alle sentenze di questi giudici evidentemente è schierato su una posizione secondo cui in Italia deve poter entrare chiunque e nessun immigrato illegale può essere mandato via.
L'intervento del presidente Meloni ha fatto chiarezza sulla questione della difesa. L'impegno ad aumentare le spese per la difesa è stato preso da tutti i Governi degli ultimi sedici anni: il Governo Berlusconi, il Governo Monti, il Governo Letta, il Governo Renzi (che non era il leader di di Italia Viva, ma il leader del Partito Democratico), il Governo Gentiloni, i due Governi Conte, il Governo Draghi e anche naturalmente il Governo Meloni. La differenza che c'è è stata sottolineata dal presidente Meloni, quando ha detto che questa politica della difesa non è mero acquisto di armi, ma comporta la sicurezza globale della nostra Nazione, che vuol dire la sicurezza dei nostri confini, la sicurezza contro il terrorismo, la sicurezza informatica.
Gli attacchi informatici sono un gravissimo pericolo, perché possono fare più danni delle bombe, sia pure senza danni diretti alle persone (almeno nell'immediato); possono cancellare intere banche dati delle stesse banche, delle pubbliche amministrazioni, possono mettere in crisi il sistema di distribuzione elettrico o dell'acqua. È importantissimo questo settore; non si tratta di armi, si tratta di difendere il benessere e la sicurezza dei cittadini, si tratta di difendersi da attacchi che possono avvenire in modo del tutto nascosto e occulto sotto la superficie del mare, dove passano cose importantissime, come i cavi che ci connettono per l'elettricità e per la telefonia, i gasdotti e gli oleodotti. Sono cose importantissime e tutto questo non è questione di acquisto di armi. Ho menzionato i Governi e i Presidenti del Consiglio che hanno sottoscritto questo impegno in tutti i vertici della NATO; il foglio formale sarà pure stato uno solo, ma in tutti i vertici della NATO degli ultimi sedici anni c'è stato questo impegno ed è curioso che chi ha partecipato a questi vertici e chi ha sostenuto i Governi che vi hanno partecipato oggi si schieri in modo diametralmente opposto.
Ricordo che il secondo Governo Conte, che raccoglieva praticamente tutte le forze che oggi sono all'opposizione, non soltanto ha continuato a prendere questo impegno nei vertici della NATO, ma ha aumentato le spese per la difesa di 6 miliardi nel 2020 rispetto al 2019 e di altri 3 miliardi nell'anno seguente, dal 2020 al 2021. Allora è curioso che oggi si venga a dire che le spese per la difesa porterebbero via soldi alle scuole, agli ospedali e così via quando invece il Governo ha aumentato proprio queste spese. Il presidente Meloni ha ribadito che non sarà questo il modo: non si toccheranno i fondi di coesione, non si toccheranno i fondi per l'assistenza e per tutto quanto serve al nostro Paese, ma ci sono meccanismi che il presidente Meloni ha molto ben delineato.
C'è un altro punto estremamente importante, dove il Governo Meloni segna una differenza. Dalla sinistra ci vengono molte richieste di ulteriore cessione di sovranità. Il presidente Meloni è stata molto chiara e ha detto che non si tratta di cedere la sovranità, ma di fare in modo che l'Unione europea usi quella parte di sovranità che già ha meglio e dove serve, senza fare ulteriori incursioni nelle prerogative che i singoli Stati membri possono amministrare e che, proprio ai sensi dei principi europei di quell'Europa che vide la sua nascita con i Trattati di Roma della fine degli anni Cinquanta, si è ritenuto di gran lunga preferibile lasciare ai singoli Stati. Invece da parte dall'opposizione (non da tutta) si chiedono ulteriori cessioni di sovranità. Noi non siamo d'accordo; siamo perché l'Europa faccia quello che è meglio che si faccia insieme, lasciando ai singoli Stati e alle singole Nazioni la facoltà di gestire il resto nel modo che ritengono più opportuno.
C'è poi una questione molto importante relativa ai dazi, che il presidente Meloni ha sottolineato. La sua posizione, che qualcuno ha voluto equivocare, mi sembra anche molto chiara. Rispetto all'annuncio dell'imposizione di dazi da parte degli Stati Uniti d'America si possono avere due atteggiamenti: quello del muro contro muro, cioè quello dell'escalation, con dazi sempre più alti, oppure un atteggiamento di trattativa e di dialogo per evitare di raggiungere estreme conseguenze. Se si difendono gli interessi dell'Italia, bisogna avere questo atteggiamento. Se invece si vuole fare la ripicca, si vuole far vedere chi è più forte e chi ha il pugno più duro, intanto non credo che saremo noi, ma sarebbe l'Europa ad essere in grado di dimostrarlo, ma soprattutto si andrebbe contro gli interessi della nostra Nazione.
Trovo veramente pericoloso per l'Italia che ci sia, non solo da parte di chi mi ha preceduto nel parlare, l'atteggiamento o l'Europa o gli Stati Uniti; che ci sia, per esempio, la segretaria del principale partito dell'opposizione, del Partito Democratico, Elly Schlein, che dice che anche con noi al governo Trump - che, ripeto, non è un privato cittadino, ma il Presidente degli Stati Uniti - non potrà mai essere qualcosa che si avvicina all'idea - ha detto proprio così - di un alleato. Noi non la pensiamo in questo modo, non la pensavamo in questo modo quando c'era un Presidente degli Stati Uniti appartenente al Partito Democratico, omonimo di quello italiano, e non la pensiamo in questo modo adesso. Abbiamo espresso queste idee con chiarezza in una proposta di risoluzione molto chiara di 12 punti. Abbiamo qui le 60 pagine delle cinque proposte di risoluzioni diverse presentate dall'opposizione. Ha detto bene il presidente Boccia affermando che chi è all'opposizione non fa la politica estera. Per fortuna la fa l'attuale Governo (Applausi), la fa Giorgia Meloni con questo Governo, che riesce ad avere posizioni che non solo sono unitarie, che sarebbe per un certo verso secondario, ma soprattutto vanno nell'interesse dell'Italia.
Nel concludere il suo intervento, la presidente Meloni ha detto che se si tratta di andare ai vertici internazionali a dire di sì a proposte imposte da altri che diventano proposte obbligate perché le politiche miopi hanno impedito di avere alternative, lei non è la persona giusta. Noi di Fratelli d'Italia, tutti i senatori di Fratelli d'Italia e credo tutta la maggioranza - ne sono certo - sappiamo che lei è la persona giusta, presidente Meloni, per rappresentare l'Italia in modo autorevole a livello internazionale per evitare le fughe in avanti e in indietro, le fughe di chi nel momento in cui non si parlava neppure di pace in Ucraina, voleva mandare delle truppe a combattere, iniziando una escalation spaventosa della guerra, né di coloro che pensano che la soluzione sia quella della resa di fronte all'aggressore.
Se il compito è questo - ed è questo il compito che il Parlamento le affida - lei, presidente Meloni, è la persona giusta perché non segue pedissequamente l'Europa e gli Stati Uniti, ma fa gli interessi dell'Italia. (Applausi).
PRESIDENTE. Avverto che il ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il PNRR, onorevole Foti, ha accettato la proposta di risoluzione n. 2 e ha espresso parere contrario sulle proposte nn. 1, 3, 4, 5 e 6.
Faccio presente che, qualora fosse accolta la proposta di risoluzione n. 2, accettata dal Governo, le restanti proposte di risoluzione risulteranno precluse o in parte assorbite.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2, presentata dai senatori Terzi di Sant'Agata, Zanettin, Borghi Claudio, De Poli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).
Essendo stata approvata la proposta di risoluzione n. 2, risultano precluse o assorbite le proposte di risoluzione nn. 1, 3, 4, 5 e 6.
Si è così concluso il dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
Presidenza del vice presidente CENTINAIO (ore 19,48)
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Ad integrazione del calendario dei lavori, la Conferenza dei Capigruppo ha condiviso che nella seduta di domani siano discussi altresì, dalla sede redigente, i disegni di legge in materia di istituzione di un fondo per favorire l'organizzazione da parte delle scuole superiori dei viaggi della memoria, di promozione della memoria, dei campi di prigionia, e dei nuovi giochi della gioventù.
Ove concluso dalle Commissioni riunite 8a e 10a, che sono autorizzate a convocarsi al termine della seduta odierna, seguirà la discussione del disegno di legge in materia di intelligenza artificiale, collegato alla manovra di finanza pubblica. Il termine per la presentazione degli emendamenti per l'Assemblea è fissato entro un'ora dall'invio del testo ai Gruppi.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
PIROVANO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIROVANO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, mi dispiace di dover intervenire alla fine della seduta perché immaginavo, anzi davo quasi per scontato, che ci sarebbe stato un momento di ricordo, quest'oggi, nella Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid. Voglio semplicemente usare questo poco tempo per mandare un grandissimo abbraccio a tutti i familiari delle vittime, a chi ha subito fisicamente e anche psicologicamente le conseguenze della pandemia. (Alcuni senatori del Gruppo LSP-PSd'Az si levano in piedi. Applausi). In particolare - permettetemi - l'abbraccio più grande va alla mia terra, la mia Bergamo, dove quest'oggi invece le commemorazioni sono state fatte capillarmente in ogni Comune, per la nostra comunità. Anche se vi raccontassimo - abbiamo cercato di farlo anche durante la pandemia - quello che è successo a Bergamo, nessuno potrà mai capire. Non può capire chi non l'ha vissuto, chi non ha ancora oggi negli occhi e nella memoria le immagini di quel periodo, quei ricordi che fanno ancora male, perché cinque anni sono tanti, ma sono anche pochissimi e fa ancora più male vedere che ancora oggi, anzi forse oggi ancora di più, ci sono negazionisti che non rispettano neanche questa giornata di dolore, scrivendo insensatezze sui social network. (Applausi).
Ringrazio la Presidenza, quindi, per avermi dato la possibilità di svolgere questo intervento e soprattutto mi scuso con i bergamaschi per non essere stata con loro quest'oggi sul territorio ma, come sapete, era una giornata importante, qui in Senato. Oggi però il mio cuore era là, come lo è sempre, d'altronde. Grazie a tutti e un abbraccio a Bergamo. (Applausi).
ZAMBITO (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAMBITO (PD-IDP). Signor Presidente, oggi ricorre la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'epidemia da coronavirus e sono trascorsi cinque anni da una tragedia che ha segnato il nostro tempo, le nostre vite e, in particolare, quelle delle generazioni più giovani. In una giornata di ricordo, il nostro pensiero va in primo luogo alle vittime e alle loro famiglie: 190.000 donne e uomini che hanno perso la vita a causa di un virus che ha segnato nel profondo la nostra società e la nostra economia. In un giorno di dolore come quello odierno vorrei che questa Assemblea si fermasse ancora una volta a rendere omaggio a chi, in quegli anni così difficili, ha combattuto in prima linea per la nostra vita e per la nostra salute: i nostri medici e il personale del nostro servizio sanitario nazionale, perché è soprattutto grazie a loro se il nostro Paese ha potuto vincere quella sfida. (Applausi).
Oggi più che mai dobbiamo fermarci e ricordare tutte le vittime. Siamo usciti dalla pandemia dicendo da più parti che avevamo imparato la lezione e avevamo gli strumenti per fronteggiare una pandemia come quella vissuta, inaspettata e difficilmente prevedibile.
Forse è vero che oggi abbiamo più informazioni, ma la strada da fare è ancora molto, molto lunga. Saremo più sicuri quando saranno completati gli interventi finanziati dal PNRR per la medicina territoriale, perché finora abbiamo realizzato solo il 6 per cento delle strutture previste. Soprattutto, saremo più sicuri se il nostro Paese tornerà a finanziare adeguatamente il Servizio sanitario nazionale e ad assumere il personale necessario.
Vorremmo che questo Parlamento, anche con la Commissione di inchiesta, si occupasse di garantire maggiore sicurezza sanitaria e diritto alle cure, invece che inseguire teorie complottistiche e anti-scientifiche. (Applausi). La più grande lezione della pandemia - ce lo possiamo dire a cinque anni di distanza - è che senza una sanità pubblica rafforzata non c'è futuro per il nostro Paese. È questa la strada da percorrere: lo dobbiamo in primo luogo alle vittime del Covid, alle loro famiglie, ai medici, agli infermieri e a tutto il personale sanitario, che chiamavamo eroi e che oggi sono tornati in piazza per chiedere certezze per il proprio futuro e per quello del Servizio sanitario nazionale. (Applausi).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei ringraziare le senatrici Pirovano e Zambito per aver ricordato a noi senatori quello che abbiamo vissuto. Dovremmo farlo tutti gli anni, colleghi. (Applausi). A mio parere, l'Assemblea del Senato dovrebbe istituzionalizzare questo giorno, perché quello che abbiamo vissuto tutti, da Bergamo a Lodi, a tutta Italia, ha segnato molti di noi. C'è chi ha avuto parenti che hanno avuto il Covid, chi parenti o amici che sono mancati. Non dobbiamo dimenticarci quello che il nostro Paese - e anche noi - abbiamo vissuto.
Politicamente, in varie parti della barricata, chiunque di noi ha provato a fare qualcosa per migliorare e fare in modo che il nostro Paese potesse andare oltre quella situazione drammatica. (Applausi).
ALOISIO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALOISIO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, i dati che ci giungono dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà non possono più essere ignorati.
Con 62.130 persone detenute, a fronte di una capienza di soli 46.890 posti, ci troviamo di fronte a un indice di sovraffollamento del 132 per cento. Attualmente 150 istituti (oltre il 75 per cento del totale) hanno un indice di affollamento superiore al consentito, cioè sono ancora accettabili nei limiti della decenza umana, mentre in ben 53 di questi l'indice risulta pari o superiore al 150 per cento. In alcune strutture, come il San Vittore di Milano, questa percentuale raggiunge addirittura il 218 per cento. Di fatto, più che di una vita di esseri umani che si trovano a vivere in un ambiente confinato con carattere coercitivo, si determina una realtà vicina alla bolgia.
Questa situazione drammatica ha spinto la Corte europea dei diritti dell'uomo a condannare l'Italia nel 2013, quando l'indice di affollamento era del 139 per cento. Furono così attuati interventi normativi che portarono alla riduzione della popolazione detenuta. A distanza di anni, però, ci troviamo nuovamente a dover affrontare un aumento preoccupante. Ciò, oltre a esporci a procedure di infrazione, ci costringe a riflettere sul nostro impegno in materia di diritti umani, con un costo per lo Stato che, secondo stime recenti, ammonta a milioni di euro per le sanzioni, distraendo questi fondi dalle vere esigenze del Paese: dalla sanità ai trasporti, dall'istruzione alla ricerca.
Allo stato attuale il Consiglio d'Europa ha sollecitato interventi immediati per fermare questa strage silenziosa richiamando il nostro Paese ad intervenire subito.
I dati allarmanti non si limitano al sovraffollamento solo dei detenuti, ma va acceso anche un faro sul numero degli agenti di polizia. Infatti, il sistema carcerario necessita anche di agenti di polizia penitenziaria. Basti pensare che solo in Lombardia ne mancano 807.
Chiediamoci: quali misure concrete possiamo adottare per prevenire questa sofferenza? Come possiamo garantire il rispetto dei diritti umani, assicurare la salute mentale e avviare programmi efficaci di reinserimento sociale? Non certo adottando politiche repressive come sta facendo il Governo Meloni, ma investendo nel sistema carcerario con misure strutturali per garantire che ogni persona detenuta possa vivere in dignità e sicurezza. Sotto questo profilo, ricordo che sono molteplici i suicidi, sia dei detenuti che degli agenti penitenziari, un dramma che ci impone un rapido intervento.
Pertanto, Presidente, attraverso di lei mi rivolgo al Ministro della giustizia. Esigiamo un intervento urgente da parte del Governo. È in gioco la vita di migliaia di persone e il nostro compito di parlamentari è proprio quello di essere la voce di chi non ha voce, di chi soffre in silenzio. Abbiamo il dovere di agire con coraggio e determinazione e non possiamo permetterci di fallire, nel rispetto dei detenuti, di tutto il personale penitenziario e nel rispetto della nostra Carta costituzionale, che all'articolo 27 sancisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. (Applausi).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 19 marzo 2025
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 19 marzo, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 20,01).
Allegato A
COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI IN VISTA DEL CONSIGLIO EUROPEO DEL 20 E 21 MARZO 2025
PROPOSTE DI RISOLUZIONE NN. 1, 2, 3, 4, 5 E 6
(6-00140) n. 1 (18 marzo 2025)
Patuanelli, Maiorino, Di Girolamo, Nave, Pirro, Marton, Ettore Antonio Licheri, Lorefice, Bevilacqua, Aloisio, Bilotti, Castellone, Cataldi, Croatti, Damante, Barbara Floridia, Gaudiano, Guidolin, Sabrina Licheri, Lopreiato, Mazzella, Naturale, Pirondini, Scarpinato, Sironi, Turco.
Preclusa
Il Senato,
nel prossimo Consiglio europeo del 20 e 21 marzo 2025, dopo la riunione straordinaria dello scorso 6 marzo, i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri saranno nuovamente chiamati a esaminare gli sviluppi della crisi internazionale in atto in Ucraina, il cui tema è strettamente collegato alla sicurezza e difesa europee, oltre a un sostanzioso ordine del giorno che spazia dalle relazioni esterne e dalla situazione in Medio Oriente alla migrazione e tutela degli oceani, ai temi più strettamente economici, tra cui quello della competitività e l'assetto del nuovo Quadro finanziario pluriennale, nonché le risorse proprie dell'Unione;
premesso che:
il piano di riarmo europeo Rearm Europe ha ottenuto un primo via libera nel corso del Consiglio europeo straordinario dello scorso 6 marzo, tra cui il sostegno del Governo italiano, dopo essere stato annunciato già qualche giorno prima, in maniera alquanto irrituale consideratone la portata e l'impatto, con una lettera del presidente della Commissione europea von der Leyen all'attenzione dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri;
Rearm Europe, declinato in cinque punti, vale 800 miliardi di euro e segna uno storico e deciso cambio di rotta dell'Unione a favore di una vera e propria militarizzazione dell'UE, come a più riprese denunciato dal Gruppo parlamentare MoVimento Cinque Stelle, in cui le priorità politiche su temi centrali, quali la transizione verde e digitale, la sanità, l'istruzione e la green economy, cedono il passo al rafforzamento della capacità di produzione di armi e munizioni;
in particolare, il Piano UE prevede un aumento esponenziale della spesa per la sicurezza e la difesa dell'Europa, declinata nel senso di un rafforzamento della capacità militare, attraverso l'istituzione di un nuovo strumento finanziario basato su prestiti agli Stati membri garantiti dal bilancio UE per l'acquisto, tra l'altro, di sistemi di difesa aerea e missilistica, artiglieria, missili e munizioni, droni e sistemi anti-drone; gli Stati membri avrebbero inoltre la possibilità di innalzare la propria spesa militare a livello nazionale tramite l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità e crescita (PSC), ipotesi che - consentendo lo scorporo degli investimenti per la difesa dal calcolo deficit/PIL - libererebbe, nelle intenzioni della Presidente della Commissione europea, complessivamente 650 miliardi di euro in un periodo di quattro anni, da aggiungersi ai 150 miliardi del nuovo strumento di prestiti per la difesa sostenuti dal bilancio dell'UE. Gli spazi di indebitamento a disposizione degli Stati membri verrebbero così occupati dalle spese per il riarmo, a svantaggio dello stato sociale e dei servizi alla persona, con evidenti disparità a seconda delle disponibilità di bilancio, creando un progetto di investimento industriale non organico, che potrebbe falsare la concorrenza interna, minando i principi stessi del mercato comune, in luogo di una sana e ordinata competizione intra-UE;
a questo si aggiunge la possibilità, prospettata nel Piano, per gli Stati membri di fare ricorso al dirottamento dei fondi di coesione per il finanziamento delle spese per la difesa, in palese contrasto, non solo con la finalità stessa della politica di coesione di riduzione dei divari territoriali, sociali e occupazionali, ma anche con il Quadro finanziario pluriennale; come sostenuto dalla presidente del Comitato europeo delle regioni (CoR), Kata Tüttő, distogliere i fondi dalla coesione sarebbe un errore catastrofico, dal momento che "l'indebolimento della coesione indebolisce la capacità dell'Europa di mantenere le sue regioni forti e resilienti di fronte alla crescente instabilità";
in tale contesto, rimanendo appannaggio dei singoli Stati, le rassicurazioni fornite dal Governo italiano sul mancato utilizzo dei fondi di coesione UE per finanziare l'aumento delle spese della difesa nell'ambito di Rearm Europe non escludono che altri Stati membri facciano ricorso a questa possibilità, con la conseguente violazione degli obiettivi UE di politica regionale, che ha un impatto complessivo a livello unionale, né tantomeno possono essere considerate sufficienti a scongiurare l'ipotesi di un dirottamento di tali finanziamenti, a fronte dei ritardi accumulati dal nostro Paese nella spesa dei fondi strutturali afferenti alla programmazione 2021-2027, ferma al 4,6 per cento delle risorse programmate, onde evitare il disimpegno automatico;
preoccupa altresì, oltre all'appello della Presidente Von der Leyen ad una possente mobilitazione anche sul fronte del capitale privato per l'industria della difesa, il prospettato ulteriore aumento della portata dei finanziamenti della Banca europea per gli investimenti (BEI) in chiave militare per progetti a duplice uso, con un raddoppio degli investimenti nel campo della sicurezza e della difesa stimato nella cifra record di 2 miliardi di euro solo per il 2025, che renderebbero la BEI sempre più simile ad una banca per il riarmamento piuttosto che a sostegno di investimenti con ricadute positive in termini socio-occupazionali;
il piano Rearm Europe - dal nome evocativo e che è destinato a confluire nel libro bianco della difesa, una sorta di magna charta del riarmo europeo - risuona come una vera e propria chiamata alle armi da parte della Commissione europea agli Stati membri: emblematica è, in tal senso, la totale assenza della parola "pace" nella lettera della presidente von der Leyen che annuncia Rearm EU; parimenti, nelle conclusioni dell'ultimo Consiglio europeo straordinario, non vi è traccia di concrete iniziative diplomatiche di pace per l'Ucraina, né tantomeno di un progetto di difesa comune europeo, ma quella che si prospetta è unicamente una mobilitazione senza precedenti di risorse finanziarie per l'aumento delle spese militari a livello nazionale dei singoli Stati membri, peraltro senza una revisione delle regoli fiscali europee, ma incidendo esclusivamente sul debito dei singoli Paesi membri;
tra il 2021 e il 2024 la spesa complessiva a livello degli Stati membri per la difesa è infatti cresciuta di oltre il 30 per cento, raggiungendo una cifra stimata in 326 miliardi di euro, quasi il 2 per cento del PIL europeo; in tale quadro si inseriscono anche le indiscrezioni di stampa degli ultimi giorni secondo le quali, a sostegno delle dichiarazioni del ministro degli affari esteri Tajani, il Governo italiano starebbe preparando uno scostamento di bilancio da 9 miliardi di euro per innalzare la spesa militare italiana dall'attuale 1,56 per cento al 2 per cento del PIL, usufruendo della possibilità di ricorrere allo scorporo degli investimenti per la difesa dal Patto di stabilità e crescita (PSC);
la deriva bellicista dell'Unione europea trova purtroppo conferma nelle dichiarazioni rilasciate dalla Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, a margine del Consiglio europeo straordinario del 6 marzo 2025. La Presidente ha paventato la possibilità di estendere l'articolo 5 del Trattato Nord Atlantico all'Ucraina, pur non essendo un Paese membro della NATO. L'articolo de quo prevede che, in caso di un attacco armato contro uno Stato membro, questo venga considerato quale attacco diretto contro tutte le parti, impegnando ognuna ad assistere la parte o le parti attaccate, facendo ricorso, se necessario, all'impiego della forza armata. Dunque, l'attivazione dell'articolo 5 comporterebbe un aumento esponenziale del coinvolgimento diretto dell'Italia nel conflitto russo-ucraino, così come degli altri Paesi alleati, con il rischio concreto di un allargamento del conflitto su scala mondiale;
un'azione diplomatica incisiva da parte dell'Unione rivolta alla pace è necessaria parimenti con riferimento all'altro fronte bellico, quello medio orientale, nel quale gli accordi con Hezbollah in Libano del 25 novembre 2024 e, successivamente, quello con Hamas del 15 gennaio 2025, sebbene avessero segnato una discontinuità concreta dall'inizio del conflitto, appaiono ora gravemente inficiati dalla ripresa delle operazioni militari a Gaza da parte di Israele, operazioni che hanno di fatto messo fine alla fragile tregua che durava da quasi due mesi;
per quanto riguarda l'accordo con Hamas, nella prima fase, insieme al rilascio di una parte degli ostaggi israeliani e della liberazione di centinaia di prigionieri palestinesi dalle carceri israeliane, Tel Aviv aveva garantito l'ingresso nell'enclave di un maggiore flusso di aiuti umanitari per assistere la popolazione che versa in condizioni drammatiche. E, tuttavia, il flusso degli aiuti risulta oramai sospeso da diversi giorni, come denunciato anche da Edouard Beigbeder, direttore regionale dell'UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa, secondo il quale il livello di devastazione a Gaza è oltremodo catastrofico. La già drammatica situazione umanitaria dei civili di Gaza è stata ulteriormente aggravata dalla recente decisione di Israele di interrompere la fornitura di elettricità;
nella seconda fase dell'accordo, in teoria, Hamas avrebbe dovuto concludere la liberazione di tutti gli ostaggi ancora in vita e Israele procedere al ritiro delle truppe. Ma l'interruzione della tregua, con l'attacco militare da parte di Israele, sta mettendo gravemente a rischio anche l'incolumità degli ostaggi, così come la prospettiva di una terza fase, ovvero il piano di ricostruzione della Striscia di Gaza da attuare sotto la supervisione internazionale;
il 4 marzo 2025 al termine di una riunione con i capi di Governo di Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, il presidente egiziano al-Sisi ha reso nota l'approvazione di una proposta di piano di ripresa e ricostruzione della Striscia di Gaza, come risposta al piano del presidente Trump di prendere il controllo della Striscia ed evacuare forzatamente i palestinesi. Il piano approvato a Il Cairo, criticato sia da Israele che dagli Stati Uniti, prevede ambiziosi programmi di messa in sicurezza della Striscia e il ripristino di tutte le infrastrutture, con un costo totale di 53 miliardi di dollari. Il piano è stato invece avallato dai Ministri degli esteri di Francia, Germania, Italia e Regno Unito attraverso la pubblicazione di un comunicato congiunto;
la delicatezza della condizione descritta, per la sua precarietà intrinseca, rende ancora più urgente e necessaria l'attivazione di un cessate il fuoco permanente e duraturo che resista nel fragile contesto internazionale, al fine di scongiurare il rischio concreto di nuovi fronti di guerra e porre le basi per una pace duratura in Medio Oriente. Proprio il quadrante mediorientale è posto sotto stress politico anche per le tensioni in altri Paesi tra cui la Siria, dove negli ultimi giorni si registrano violenti scontri armati tra le forze di sicurezza siriane e i gruppi di miliziani fedeli al regime di Assad, rovesciato lo scorso dicembre con l'uccisione di centinaia di civili, la maggior parte dei quali della comunità alawita;
la svolta bellicista dell'Unione è strettamente interconnessa con l'orientamento politico assunto dalla Commissione europea anche nei confronti dell'altro grande tema in agenda dei leader UE, quello della competitività europea, uniformato alle raccomandazioni contenute nel Rapporto Draghi «The future of European competitiveness»: un documento programmatico in cui la difesa viene vista come uno dei settori strategici per il futuro dell'Europa, con l'intento dichiarato di rilanciare industria, finanza e mercato unico dell'Unione europea sulla spinta di una forte deregolamentazione funzionale all'economia, con il rischio di un adeguamento dell'agenda di sostenibilità all'industria e non più viceversa;
la nuova strategia industriale dell'Unione europea, delineata nella "Bussola per la competitività" di recente presentazione, pone infatti l'accento sull'esigenza di rafforzare l'industria della difesa europea, così come l'auspicio di destinare sempre maggiori fondi europei allo sviluppo di questo settore per allentare la dipendenza da fornitori stranieri, Stati Uniti inclusi;
in tale ottica la mobilitazione degli 800 miliardi di euro aggiuntivi annui, auspicata nel rapporto di Draghi, coincide proprio con la portata dei finanziamenti ipotizzati nel piano Rearm EU della von der Leyen, lasciando presagire un preoccupante piano di rilancio dell'economia e della competitività europea basato esclusivamente sul riarmo;
ampliando la visione macroeconomica, la "Bussola per la competitività" delinea un quadro in cui la competitività europea è ancora ostaggio di problemi strutturali, che costringono le imprese in un contesto globale volatile caratterizzato da concorrenza sleale, catene di approvvigionamento fragili, costi dell'energia in aumento, carenza di manodopera e di competenze e accesso limitato ai capitali;
nella visione della Commissione europea resta centrale il piano per la decarbonizzazione del settore industriale, che dovrà però garantire il recupero della competitività, soprattutto in alcuni settori strategici come quello automobilistico, per cui è stato avviato un dialogo di confronto per affrontare con urgenza le sfide attuali e l'individuazione di soluzioni immediate per tutelare la capacità di investimento del settore, valutando le possibili flessibilità per fare in modo che l'industria europea rimanga competitiva, senza per questo rendere meno ambiziosi gli obiettivi per il 2025;
preoccupano, in tale contesto, le affermazioni rilasciate in questi giorni dal ministro Tajani circa la volontà del Governo di riconvertire l'industria dell'automotive verso la difesa;
l'instabilità su diversi quadranti geopolitici è un elemento centrale che si inserisce nell'ormai strutturale questione della gestione europea dei flussi migratori dell'Unione europea, che deve trovare da tempo il giusto equilibrio tra gestione dell'immigrazione irregolare, soprattutto via mare, e la sempre più crescente richiesta di manodopera per molti settori produttivi, dall'agricoltura all'edilizia e ai servizi alla persona;
il Programma della Commissione europea 2025 in tema migratorio intende "esternalizzare" la questione puntando tutto sull'accelerazione dei rimpatri, con un nuovo quadro legislativo per accelerare e semplificare il processo di rimpatrio, una linea che si sposa anche con le priorità della Presidenza di turno della Polonia, che intende estendere a livello europeo le soluzioni fallimentari, già adottate dal Governo italiano, di gestire i migranti in appositi centri situati in Stati terzi;
queste priorità sono sintomatiche della mancanza di una visione europea della gestione delle frontiere, soprattutto quelle marittime, priva di una reale condivisione e spirito solidaristico fra Stati membri;
il coinvolgimento di Stati extra-UE ai fini della delocalizzazione dei migranti rappresenta chiaramente una resa politica, l'assenza di una strategia e la rassegnazione all'incapacità di gestione dei flussi migratori;
è di tutta evidenza come i nuovi quadri regolatori inerenti alle migrazioni, adottati nel corso della precedente legislatura europea, non abbiano superato le criticità del sistema europeo comune d'asilo e dei cosiddetti regolamenti di Dublino, in particolare, con riguardo agli oneri che incombono sul Paese di primo ingresso dei migranti e all'assenza di meccanismi in grado di garantire efficacemente gli obblighi di ricollocamento dei migranti;
nel fitto ordine del giorno del Consiglio europeo uno spazio di discussione sarà dedicato anche all'ambiente e in particolare allo stato degli oceani, che sempre più necessitano di una governance internazionale affinché essi siano sani e produttivi, a beneficio delle generazioni attuali e future, tutelando la biodiversità e gli ecosistemi;
la nuova agenda dell'UE sulla governance internazionale degli oceani propone azioni per un oceano sicuro, pulito e gestito in modo sostenibile, in linea con l'impegno nell'attuazione dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e del suo obiettivo di sviluppo sostenibile sulla vita sott'acqua, oltre a svolgere un ruolo importante nella realizzazione della componente blu del Green Deal europeo;
in tale ambito la Commissione europea ha lanciato la missione "Ripristinare i nostri oceani e le nostre acque", con l'obiettivo dichiarato di proteggere e ripristinare la salute dei nostri oceani e delle nostre acque attraverso la ricerca e l'innovazione, il coinvolgimento dei cittadini e gli investimenti blu, anche attraverso un sistema di conoscenza digitale degli oceani e delle acque. Lo scorso luglio la Commissione europea ha stanziato oltre 126 milioni di euro a sostegno di tale missione, articolati in 26 progetti che coinvolgeranno il Mar Baltico e il Mare del Nord, attraverso il Danubio e il Mar Nero, il Mar Mediterraneo e l'Atlantico,
impegna, quindi, il Governo:
1) a imprimere una concreta svolta per profondere il massimo ed efficace sforzo sul piano diplomatico, in sinergia con gli altri Stati membri, per l'immediata cessazione delle operazioni belliche in territorio ucraino e sostenere ogni iniziativa negoziale utile a una tregua, nonché ad una de-escalation militare, coinvolgendo a tal fine le Nazioni Unite e l'Unione europea nell'ottica di un percorso di soluzione negoziale del conflitto, per il raggiungimento di una soluzione di pace e politica in linea con i principi del diritto internazionale;
2) a interrompere immediatamente la fornitura di materiali d'armamento alle autorità governative ucraine, ferme restando le misure destinate agli aiuti umanitari;
3) ad escludere categoricamente l'invio di truppe nazionali in territorio ucraino, se non sotto l'egida delle Nazioni Unite, e nell'ambito dell'auspicato negoziato di pace;
4) a manifestare, in tutte le sedi istituzionali, nazionali ed europee, la ferma contrarietà del Governo italiano al piano di riarmo europeo Rearm Europe;
5) a censurare, altresì nelle medesime sedi istituzionali, l'adozione di strumenti volti ad un aumento esponenziale della spesa per la sicurezza e la difesa dell'Europa, declinata esclusivamente nel senso di un rafforzamento della capacità militare, in assenza di un progetto di difesa comune europeo;
6) a sostituire integralmente il piano di riarmo europeo Rearm Europe con un piano di rilancio e sostegno agli investimenti che promuovano la competitività, gli obiettivi a lungo termine e le priorità politiche dell'Unione europea quali: spesa sanitaria, sostegno alle filiere produttive e industriali, incentivi all'occupazione, istruzione, investimenti green e beni pubblici europei, per rendere l'economia dell'Unione più equa, competitiva, sicura e sostenibile;
7) ad intraprendere - in netta contrapposizione con l'assetto attuale dei sistemi di difesa frammentati degli Stati membri che comporta una dispersione e una duplicazione di risorse e mezzi - le opportune iniziative nelle sedi unionali volte a sostenere un progetto di difesa comune europea, ispirata ai principi di razionalizzazione ed efficientamento della spesa militare, al fine di garantire il rafforzamento dell'autonomia strategica dell'Unione;
8) a contestare il ricorso all'articolo 122 TFUE quale base giuridica per l'adozione del Piano Rearm EU, assicurando al contrario un pieno coinvolgimento del Parlamento europeo nel processo politico e decisionale, al fine di scongiurare il rischio di grave pregiudizio per la stessa democraticità e rappresentanza dell'Unione;
9) a subordinare l'eventuale adesione da parte dell'Italia al piano di riarmo europeo Rearm EU a un preventivo passaggio alle Camere che ne garantisca l'iter procedurale ispirato alla necessaria e costante interlocuzione con il Parlamento, anche al fine di recepire l'indirizzo politico espresso dalle Aule parlamentari, in coerenza con il principio di sovranità e centralità del Parlamento, nel rispetto delle sue prerogative sovrane, a tutela dei diritti di tutti i cittadini;
10) ad escludere in ogni caso nell'ambito di Rearm Europe il ricorso da parte del nostro Paese al dirottamento dei fondi di coesione per il finanziamento delle spese per la difesa, con inevitabili ricadute negative sui bilanci delle regioni destinatarie dei suddetti finanziamenti, assicurando altresì l'originario impiego e le finalità proprie dei fondi di coesione europei, destinati alle Regioni italiane per rimuovere gli squilibri socio-economici e territoriali, escludendo in ogni caso il loro utilizzo per la difesa, anche con riferimento agli altri Stati membri, così da scongiurare effetti distorsivi nell'intreccio tra spesa degli armamenti e successivi riparti dei fondi per la coesione;
11) a manifestare altresì nelle sedi decisionali europee la contrarietà del Governo italiano in relazione alla possibilità per gli altri Paesi membri dell'UE di ricorrere all'utilizzo dei fondi di coesione UE per finanziare l'aumento della spesa militare;
12) ad adottare iniziative volte a scongiurare altresì qualsiasi tentativo di aumentare i finanziamenti di beni a scopo militare, come armi e munizioni, anche attraverso una ferma opposizione all'ipotesi di ampliamento della portata degli investimenti della Banca europea per gli investimenti rispetto all'attuale definizione di dual use, dando, al contrario, priorità al finanziamento di progetti che vadano a beneficio dell'ambiente e della società, affrontando la crisi del costo della vita e l'emergenza climatica;
13) a garantire la tenuta del partenariato strategico UE-NATO alla luce del valore fondante volto a promuovere e salvaguardare la pace, la libertà e la prosperità nella zona euro-atlantica, a tal fine non sostenendo l'ipotesi di attivazione dell'articolo 5 del Trattato Nord Atlantico a favore dell'Ucraina, considerato, altresì, il recente cambio della postura militare degli Stati Uniti in ambito NATO;
14) nell'ambito del raggiungimento di una soluzione pacifica duratura e permanente del conflitto non più rinviabile, ad intensificare gli sforzi a livello europeo per trovare una soluzione efficace alla questione del transito e approvvigionamento del gas che non escluda a priori e pro futuro una possibile collaborazione con la Russia, al fine di garantire il contenimento dei prezzi dell'energia elettrica e del gas naturale, nonché la resilienza energetica dell'Unione europea, che deve essere in grado di adeguarsi ai mutevoli scenari del quadro geopolitico mondiale senza legarsi a specifiche fonti energetiche in maniera quasi monopolista;
15) a profondere ogni sforzo a tutti i livelli, internazionale, europeo e bilaterale, al fine di un «cessate il fuoco» permanente e duraturo nella Striscia di Gaza e al rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi, a garanzia dell'incolumità della popolazione civile, intraprendendo altresì, a tal fine, ogni utile iniziativa volta a promuovere e sostenere, con urgenza, una conferenza di pace che accompagni un processo di negoziato sulla base delle legittime aspettative delle parti in conflitto, nel rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario, all'interno della cornice di principio «due popoli, due Stati»;
16) a farsi promotore in sede europea della richiesta di adozione di sanzioni dirette nei confronti del Governo israeliano di Netanyahu e di sanzioni commerciali ed economiche nei confronti di Israele, anche tramite la sospensione dell'accordo di associazione Unione europea-Israele, considerato il mancato rispetto reiterato dell'articolo 2 che regola le relazioni tra le parti, fondandole sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici;
17) a sospendere urgentemente, ove in essere, le autorizzazioni di vendita di armi allo Stato di Israele concesse anteriormente alla dichiarazione dello stato di guerra dell'8 ottobre 2023, al fine di scongiurare che tali armamenti possano essere utilizzati per commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, nonché a sostenere e farsi promotore, a livello europeo con gli altri Stati membri, di opportune iniziative volte alla totale sospensione della vendita, della cessione e del trasferimento di armamenti allo Stato di Israele, nel rispetto della posizione comune (2008/944/PESC) sulle esportazioni di armi e del Trattato sul commercio di armi (ATT) dell'ONU, come richiesto dalla risoluzione approvata il 5 aprile 2024, dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, nonché dell'acquisto di armamenti dal medesimo Stato di Israele;
18) a sostenere nelle opportune sedi istituzionali, nazionali ed europee, le necessarie iniziative diplomatiche volte all'immediato richiamo di tutti gli ambasciatori europei a Tel Aviv in segno di ferma protesta contro gli incessanti crimini di guerra del Governo israeliano;
19) a ribadire nelle sedi europee la doverosa cooperazione con la Corte penale internazionale, ai sensi dell'articolo 86 dello Statuto di Roma, allo scopo di affermare e rispettare le decisioni e i principi della giustizia penale internazionale e del diritto internazionale, a tal fine dando seguito ai mandati d'arresto emessi dalla Corte;
20) alla luce della catastrofe umanitaria in corso a Gaza, ad adoperarsi con urgenza a tutti i livelli, internazionale, europeo e bilaterale, per ripristinare e aumentare il flusso degli aiuti umanitari nella Striscia, incluso il ripristino immediato della fornitura di energia elettrica, al fine di riprendere urgentemente le operazioni di desalinizzazione per la produzione di acqua potabile;
21) a contrastare fortemente in ogni sede l'ipotesi prospettata dal presidente Trump che prevede l'evacuazione forzata dei palestinesi dalla Striscia di Gaza, sostenendo iniziative volte alla ricostruzione del territorio a sostegno della dignità e dei diritti del popolo palestinese, in linea con il piano arabo siglato a Il Cairo il 4 marzo 2025;
22) a sostegno della competitività europea, a farsi promotore, in sede unionale, delle opportune iniziative, anche normative, volte all'istituzione di un fondo europeo di più ampia portata per il sostegno al settore dell'automotive e per la competitività dell'industria europea - con un modello di finanziamento basato sull'emissione di debito comune da parte dell'Unione, al fine di supportare nella ripresa e nella transizione ecologica le imprese e le aree maggiormente in difficoltà - quale misura strategica e temporanea finalizzata a rilanciare l'industria automobilistica europea e i relativi livelli occupazionali, in un contesto sempre più competitivo, a tutela del modello economico-sociale dell'UE, nonché a garanzia della competitività europea e della transizione tecnologica e digitale, in un'ottica di sviluppo sostenibile, in luogo dell'impegno di 800 miliardi di euro destinato al programma Rearm Europe e la conseguente escalation sul fronte bellico;
23) a scongiurare qualsiasi iniziativa, sia a livello nazionale sia europeo, volta alla possibilità di riconvertire l'industria dell'automotive verso una produzione industriale incentrata sugli armamenti;
24) a porre in essere, al fine della tutela del mercato unico e dell'economia europea, tutte le necessarie, tempestive iniziative affinché l'Europa dia una risposta efficace e proporzionata all'apposizione di dazi da parte degli Stati Uniti, esplorando al contempo l'apertura dell'Italia a nuovi mercati in direzione di una maggiore diversificazione degli scambi commerciali;
25) a rivedere gli irrealistici parametri fiscali dell' attuale sistema di governance economica europea del Patto di stabilità e crescita (PSC), anche al fine di un reale rafforzamento della competitività a livello unionale, prevedendo percorsi di rientro dal debito realistici, che tengano conto delle specificità degli Stati membri e del loro quadro macroeconomico complessivo, opponendosi a qualsiasi meccanismo che implichi una ristrutturazione automatica del debito pubblico, a sostegno di un quadro di bilancio più favorevole alla crescita economica, finalizzata a rendere le norme sul debito più semplici, più applicabili e concepite per sostenere le priorità politiche per la doppia transizione verde e digitale, con adeguati investimenti pubblici e privati;
26) in tema di migrazione, a sostenere una gestione più stabile e solidale dei flussi migratori europei che eviti di penalizzare, a causa del mancato superamento del principio del Paese di primo approdo, gli Stati membri con frontiere marittime, che devono essere considerate frontiere europee, in modo da prevenire situazioni di estrema criticità, infrastrutturale, sociale e umanitaria, proponendo meccanismi automatici più efficaci e stringenti ai fini del rispetto da parte degli Stati membri degli obblighi di ricollocamento dei migranti, a tal fine anche individuando specifiche sanzioni, al di là delle sanzioni già previste dal diritto europeo per la mancata applicazione della legislazione europea;
27) a confermare, consolidare, sostenere ed estendere il modello dei corridoi umanitari sicuri, attraverso la cooperazione con l'UNHCR e l'OIM, quale strategia primaria dell'azione di gestione dei flussi migratori da parte dell'Unione europea per l'arrivo in territorio europeo, così da intercettare, anche in via preventiva, i grandi flussi migratori, soprattutto quelli legati alle guerre dei Paesi del Medio Oriente e dell'Africa subsahariana, e garantire altresì l'assistenza umanitaria necessaria, il rispetto dei diritti umani dei migranti, nonché promuovere canali di ingresso legali nell'Unione europea attraverso una progressiva programmazione di flussi di lavoratori a livello europeo, anche quali misure idonee a ridurre e contrastare il traffico di esseri umani;
28) a tutela dei nostri mari e oceani, a sostenere a livello europeo una maggiore ed efficace cooperazione tra Stati membri per rafforzare il risanamento, la salvaguardia degli ecosistemi marini e il ripristino della natura, nonché individuare sistemi efficienti di gestione dei rifiuti in mare, nell'ambito dell'economia circolare e promuovendo idonee campagne informative per la prevenzione dell'abbandono degli stessi in mare.
(6-00141) n. 2 (18 marzo 2025)
Terzi Di Sant'Agata, Zanettin, Scurria, Pellegrino, Matera, Claudio Borghi, De Poli.
Approvata
Il Senato,
premesso che:
il Consiglio europeo del 20-21 marzo 2025 reca al suo ordine del giorno, tra i vari punti: Ucraina; Medio Oriente; Competitività; Difesa europea; Quadro finanziario pluriennale; Migrazione; Oceani; Multilateralismo;
considerato che:
i Capi di Stato e di Governo torneranno ad affrontare il tema del conflitto in Ucraina alla luce dell'evolversi dello scenario internazionale, tra cui da ultimo i colloqui che si sono svolti a Gedda lo scorso 11 marzo;
i Capi di Stato e di Governo torneranno ad avere una discussione approfondita sulla situazione in Medio Oriente che continua a rimanere complessa e con equilibri molto fragili;
il Consiglio europeo si confronterà sul tema della competitività anche alla luce dei documenti di lavoro presentati dalla Commissione europea nelle ultime settimane: una "Bussola per la competitività"; il "Patto per l'industria pulita"; il "Pacchetto di proposte per semplificare le norme dell'UE" ed il "Piano di azione per il settore automobilistico". L'Europa ha infatti bisogno di un'economia forte e competitiva per difendere i propri interessi in un contesto globale difficile;
i Capi di Stato e di Governo torneranno a confrontarsi sul tema della difesa europea sulla base degli indirizzi politici del Consiglio europeo straordinario del 6 marzo scorso e del contenuto del libro bianco sulla difesa che la Commissione europea e il SEAE presenteranno alla vigilia del Consiglio europeo;
un punto all'ordine del giorno sarà dedicato al prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, per un primo dibattito orientativo tra i Leader in vista della presentazione da parte della Commissione europea della proposta di bilancio pluriennale attesa per il prossimo luglio. Per preparare il negoziato, la Commissione europea ha presentato la Comunicazione "La strada verso il prossimo quadro finanziario pluriennale";
i Capi di Stato e di Governo torneranno a fare il punto in materia di migrazione sulla base della consueta lettera della Presidente della Commissione europea sull'avanzamento delle priorità individuate dalle Conclusioni del Consiglio europeo di dicembre scorso e di cui la presentazione della proposta di regolamento su un sistema europeo uniforme di rimpatrio costituisce un importante passo in avanti;
il Consiglio europeo sarà inoltre chiamato ad un dibattito sul tema degli Oceani. I Leader faranno, inoltre, il punto in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani che si svolgerà a Nizza dal 9 al 13 giugno 2025. Il Governo italiano considera le risorse marittime fondamentali e ha adottato nel 2023 il Piano del mare per il triennio 2023-2025;
infine, anche alla luce della partecipazione al Consiglio europeo del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, i Leader si concentreranno sul tema del multilateralismo, anche in vista della IV Conferenza internazionale sul finanziamento allo sviluppo che avrà luogo a Siviglia tra il 30 giugno e il 3 luglio 2025,
impegna il Governo a:
1. continuare a sostenere l'Ucraina per tutto il tempo necessario, fermo restando l'auspicio di una rapida conclusione dei negoziati di pace;
2. lavorare con l'Unione europea, con gli Stati Uniti e con i tradizionali alleati per arrivare a una pace basata sui principi della Carta delle Nazioni Unite e sul diritto internazionale, assieme all'Ucraina e ai partner internazionali;
3. dedicare ogni sforzo necessario per la preparazione della Conferenza per la ripresa dell'Ucraina (Ukraine Recovery Conference - URC) che l'Italia ospiterà a Roma il 10-11 luglio 2025;
4. mantenere alta l'attenzione sul Medio Oriente, il cui scenario resta particolarmente delicato anche per quanto riguarda le transizioni in Siria e in Libano. Per favorire la stabilizzazione dell'area restano prioritari: la tenuta del fragile cessate il fuoco a Gaza; il completo rilascio degli ostaggi; la prosecuzione degli aiuti umanitari;
5. affrontare in modo strategico la discussione sul tema della competitività europea che include diverse priorità: un'efficace semplificazione del quadro regolatorio che favorisca l'attività d'impresa; la disponibilità di energia pulita e a prezzi sostenibili per i nostri cittadini e il nostro tessuto produttivo; efficaci stimoli agli investimenti privati;
6. portare avanti l'obiettivo di una piena autonomia europea in materia energetica basata sul principio della neutralità tecnologica e che sostenga la fase di transizione, specialmente nei settori industriali ad alta intensità energetica;
7. realizzare un percorso di decarbonizzazione che sia sostenibile per le nostre industrie, che non metta a rischio la competitività di settori come quello automobilistico e che utilizzi metodologie di calcolo delle emissioni improntate al principio della neutralità tecnologica, e impedire che l'impatto di una transizione non pragmatica e ideologica si ripercuota sull'occupazione e sulla capacità di accesso al mercato da parte dei nostri cittadini;
8. lavorare sulla semplificazione, sulla riduzione della burocrazia e dell'eccesso di regolamentazione per un quadro normativo europeo più chiaro e snello, riducendo drasticamente i costi amministrativi per le imprese, in particolare le PMI;
9. preparare il terreno per il negoziato sul prossimo bilancio europeo, opponendosi a eventuali proposte di tassazioni aggiuntive per cittadini e imprese europee e attivandosi per garantire risorse adeguate ad affrontare le sfide collegate agli obiettivi della politica di coesione e della politica agricola, ma anche al tema della sicurezza e della difesa e al rilancio della competitività europea;
10. lavorare per realizzare una politica di difesa che rinforzi le capacità operative degli Stati nazionali europei nel quadro dell'alleanza NATO, in un contesto geopolitico in cui si registrano fortissime tensioni e conseguenti pericoli; obiettivo che si potrà raggiungere anche tramite l'introduzione di piani di garanzia pubblica per il finanziamento degli investimenti, sia nell'industria della difesa, sia nei settori tecnologici, logistici e infrastrutturali, così come proposto dall'Italia in sede Ecofin dello scorso 11 marzo;
11. continuare a mantenere al centro dell'agenda europea il tema della migrazione, in particolare concentrandosi su priorità quali: la lotta all'immigrazione irregolare anche con strumenti innovativi; lo sviluppo e il rafforzamento di partenariati paritari con i Paesi di origine e transito dei migranti; la pronta definizione di una lista UE di Paesi di origine sicuri; il negoziato sulla proposta di regolamento in materia di rimpatri, presentata recentemente dalla Commissione europea, sostenendo in particolare la prevista introduzione di centri di rimpatrio (return hubs) in Paesi terzi;
12. mantenere alta l'attenzione sui temi marittimi, che restano per il nostro Paese strategici e funzionali all'enorme potenziale di sviluppo e tutela per le nostre future generazioni.
(6-00142) n. 3 (18 marzo 2025)
Paita, Renzi, Enrico Borghi, Scalfarotto, Fregolent, Furlan, Musolino, Sbrollini.
Preclusa
Il Senato,
premesso che:
il prossimo Consiglio europeo del 20-21 marzo 2025 rappresenta un momento cruciale per la definizione della posizione dell'Unione europea su alcuni dei più importanti temi di politica internazionale, economia e competitività;
tra i temi all'ordine del giorno figurano il sostegno all'Ucraina nella resistenza dall'aggressione russa e le eventuali iniziative volte al cessate il fuoco e alla conclusione del fronte bellico, l'evoluzione del conflitto in Medio Oriente, il rafforzamento della competitività europea, la definizione del prossimo Financial Framework, la gestione dei flussi migratori, la tutela degli oceani, le relazioni esterne e diplomatiche dell'Unione e il libro bianco della difesa europea, tutti temi che a vario titolo influenzeranno la tenuta e la stabilità geopolitica ed economica dell'Unione nel medio-lungo periodo;
l'Italia, in virtù del suo ruolo storico nell'Unione e della sua posizione geografica nel continente, ha il dovere di assumere posizioni proattive che contribuiscano ad indirizzare le strategie comuni e che possano garantire stabilità, sviluppo e competitività nel lungo periodo, tanto al Paese quanto, di conseguenza, all'intera Unione;
un approccio passivo e diviso e che sia il compromesso sulle diverse visioni della maggioranza rischia di pregiudicare la capacità del Paese di incidere sulle decisioni strategiche dell'Europa, indebolendo il potere negoziale del Paese su dossier di primaria importanza per il futuro dell'Unione e dei suoi componenti;
l'Italia ha condannato più volte l'aggressione russa e l'intensificazione degli attacchi contro i civili e le infrastrutture ucraine, confermando il sostegno politico, economico e militare in linea con gli altri Paesi dell'UE;
occorre accompagnare gli aiuti militari all'Ucraina con un'imprescindibile azione diplomatica rivolta a promuovere la de-escalation e il cessate il fuoco, dando impulso ai negoziati, anche attraverso la nomina di un inviato speciale per la pace in Ucraina, che operi unitariamente per conto dell'UE a favore del raggiungimento di una pace giusta e duratura in Ucraina, basata sui principi della Carta delle Nazioni Unite e sul diritto internazionale;
la cessazione delle ostilità va preparata e accompagnata, così come l'Italia deve rendersi pronta nel fornire ogni supporto necessario nella ricostruzione dell'Ucraina e nella sua stabilizzazione sul piano economico, sociale e infrastrutturale;
le tensioni in Medio Oriente e la gravissima crisi umanitaria che stiamo vivendo pongono l'Unione europea nella condizione di non potersi sottrarre all'adoperarsi per adottare tutte le iniziative volte a favorire il dialogo tra le parti e per garantire la protezione della popolazione civile;
l'azione comune europea dovrebbe essere volta a sostenere un processo di pace nell'area fondato sul riconoscimento della sovranità degli attori coinvolti, sostenendo la "soluzione dei due Stati", come sancito dalle risoluzioni internazionali;
la recente ripresa degli scontri a Gaza rischia di allontanare la stabilizzazione della regione, allontanando il mantenimento del cessate il fuoco, il quale risulta fondamentale per favorire la restituzione degli ostaggi israeliani e l'attuazione degli accordi sui prigionieri palestinesi, garantendo l'incolumità della popolazione civile interessata, nonché per scongiurare ulteriori ripercussioni negative sui flussi migratori e la sicurezza globale;
occorre riaffermare la condanna di ogni azione di destabilizzazione della regione, le quali vengono perpetrate da gruppi terroristici e armati - Houthi, Hezbollah e Hamas in particolare - garantendo la sicurezza di Israele e salvaguardando l'incolumità delle popolazioni civili coinvolte;
ogni parte impegnata nel conflitto ha il dovere di rispettare il diritto internazionale, anche in riferimento alla salvaguardia del contingente UNIFIL presente nel Libano in forza della risoluzione 1701/2006, della quale va richiesta la totale applicazione;
l'Unione europea deve sostenere gli sforzi di mediazione di Egitto, Qatar e Stati Uniti per il evitare il rischio di rottura del cessate il fuoco, nonché per favorire il transito degli aiuti umanitari alla popolazione di Gaza, vittima tanto dei bombardamenti quanto dei terroristi di Hamas. Nell'area peraltro si rende si rende sempre più evidente il ruolo interpretato dall'Arabia Saudita nelle fondamentali attività di mediazione diplomatica;
sul fronte siriano occorre monitorare attentamente la transizione politica in corso, al fine di evitare che questa porti ulteriori disordini nel Paese e pregiudichi la popolazione civile interessata, garantendo la sicurezza delle minoranze e, soprattutto, salvaguardare i diritti fondamentali delle donne;
il nuovo scenario internazionale impone il perseguimento di una politica estera europea comune, nonché una autonomia strategica volta a permettere all'Unione di affrontare le sfide globali e il nuovo contesto geopolitico al fine di affermare e difendere i propri valori di riferimento;
l'Unione europea, a tal fine, deve rafforzare il proprio ruolo sulla scena internazionale, adottando un approccio più strategico e coerente nelle sue relazioni con gli attori globali, promuovendo la democrazia, la sicurezza e la stabilità internazionale;
le recenti dichiarazioni di membri dell'amministrazione statunitense riflettono un cambiamento nella politica estera degli USA e appare sempre più chiaro che l'Europa debba rafforzare la propria sicurezza e capacità di difesa;
tali obiettivi richiedono necessariamente la creazione di un esercito unico europeo e di un mercato unico europeo della difesa in grado di scongiurare duplicazioni nei processi produttivi europei;
alla luce della Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2025 sul libro bianco sul futuro della difesa europea (2025/2565(RSP)), l'UE si è impegnata a garantire la propria sicurezza, a rafforzare i suoi partenariati con attori che condividono gli stessi principi e a ridurre nettamente la sua dipendenza da Paesi terzi, garantendo una distribuzione dei finanziamenti per la difesa equilibrata dal punto di vista geografico nel prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP);
la stessa risoluzione sottolinea la necessità di elaborare piani di emergenza per la cooperazione economica con i partner più stretti in caso di guerra, per garantire un sostegno reciproco in caso di crisi di sicurezza su vasta scala che li coinvolgano direttamente, dovrebbe approfondire i dialoghi economici in tempo di guerra con i partner europei e globali per fornire una segnalazione tempestiva delle minacce gravi, ibride e informatiche e di migliorare la pianificazione del sostegno reciproco, la protezione delle infrastrutture critiche e la sicurezza marittima;
simili obiettivi richiedono il raccordo e coordinamento delle politiche estere e di difesa, anche attraverso l'istituzione di un esercito comune europeo e il rafforzamento dell'azione esterna dell'Unione nel suo complesso, dando luogo a una modifica dei trattati di cui l'Italia non può che farsi promotrice;
per lo stesso fine risulta indispensabile riaffermare la condivisione dei valori atlantici e gli storici legami politici, economici e sociali con il Regno Unito, difendendo nel contempo gli interessi degli Stati UE e del mercato interno;
in questa prospettiva, al fine di rispondere tempestivamente alle attuali sfide geopolitiche e alle crisi internazionali in corso, occorre sollecitare il rafforzamento della bussola strategica europea per il rafforzamento della sicurezza e della difesa dell'UE, prevedendo anche un comando unico accentrato quale base di elaborazione di una difesa comune;
l'ipotesi di finanziare questo percorso, attraverso la revisione dei criteri e dei vincoli introdotti col Trattato di Maastricht e con l'apertura di linee di prestito dedicate, impone un approccio condiviso e comune volto a scongiurare l'impatto negativo delle duplicazioni e ripetizioni dei processi produttivi: come sottolineava uno dei padri fondatori dell'Unione europea "l'esercito comune avrà bisogno di bilancio comune, di imposte comuni", per questa ragione appare fondamentale riavviare il percorso di emissione dei cosiddetti eurobond;
in tal senso appare indispensabile riavviare il percorso intrapreso nella I legislatura dall'allora Presidente del Consiglio dei ministri, nonché degli affari esteri, Alcide De Gasperi, di ratifica del Trattato per l'istituzione di una Comunità europea di difesa, al fine di garantire i confini esterni dell'Unione e la tutela dei propri interessi;
in materia di difesa, inoltre, deve essere assunto quale criterio fondamentale per le prossime politiche europee la correlazione tra investimenti in difesa e in cultura, prevedendo che gli aumenti delle spese militari devono essere in ugual misura previsti anche in ricerca, istruzione e attività culturali (secondo il modello "un euro per un euro"): a tal proposito risulterebbe di estrema efficacia l'adozione di una 18App europea, ossia di un bonus di 500 euro da spendere in cultura destinato a tutti i neo-diciottenni, introdotta nella legge di stabilità 2016, ma estesa a tutti i neo-maggiorenni europei, anche al fine di far emergere il retaggio culturale comune europeo;
una politica estera e di difesa comune rappresenta un passaggio indispensabile del processo di federalizzazione europeo, cui dovrà fare seguito l'approntamento di una politica migratoria che riesca ad attenuare gli effetti negativi dell'andamento demografico sull'UE e a garantire la sicurezza nella gestione dei flussi migratori regolari;
anche in quest'ultimo campo si necessita di superare la divergenza di approcci tra gli Stati, garantendo un sistema efficace di gestione delle frontiere, una distribuzione equa dei richiedenti asilo e il rafforzamento della cooperazione con i Paesi di origine e transito per affrontare le cause profonde dell'immigrazione;
le politiche migratorie dovrebbero essere improntate a un equilibrio tra sicurezza e rispetto dei diritti umani, evitando derive nazionaliste che minano la solidarietà europea;
gli scenari drammatici accaduti nello scacchiere internazionale hanno dimostrato le notevoli carenze e lacune nelle procedure istituzionali europee in materia di politica comune estera, le quali non consentono all'Unione europea di divenire un interlocutore stabile, forte e di spessore all'interno dello scenario internazionale: è necessaria un'incisiva riforma dei trattati istituzionali affinché si superi il diritto di veto in materia di politica estera, così da consentire alla stessa Unione europea di avere una singola "voce" nelle interlocuzioni internazionali ed essere in grado di portare avanti istanze unitarie e condivise tra tutti gli Stati membri, sulla base dei valori e principi comuni che devono guidare l'azione europea in ogni suo ambito;
anche il tema della competitività torna ad essere centrale alla luce delle nuove tensioni internazionali. L'Unione europea necessita di politiche industriali comuni che rendano il mercato UE e i suoi attori competitivi;
già il cosiddetto Rapporto Draghi evidenziava una serie di politiche comuni che l'UE dovrebbe attuare nei prossimi cicli istituzionali per recuperare il gap di competitività dell'industria europea con i principali partner e competitor internazionali;
il settore dell'automotive, la ricerca e lo sviluppo di tecnologie avanzate per la mobilità sostenibile, la realizzazione di infrastrutture strategiche a supporto della transizione ecologica, il rafforzamento delle catene di approvvigionamento delle materie prime critiche, lo spazio, l'intelligenza artificiale e l'industria della difesa rappresentano ambiti fondamentali per garantire la competitività dell'Europa nel contesto globale e tutelarne l'autonomia strategica, riducendo al minimo il rischio di ingerenze esterne e dipendenze da attori terzi;
la competitività è una delle priorità assolute e da sostenere con un piano industriale ambizioso, che favorisca gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione. All'UE si chiede, inoltre, di rafforzare il proprio sistema di governance economica per rispondere in maniera efficace alle sfide della globalizzazione e del progresso tecnologico, evitando il rischio di frammentazione e disallineamento tra gli Stati membri;
in questo contesto la tutela degli oceani rappresenta una priorità imprescindibile nell'agenda europea, considerando il ruolo essenziale che questi rappresentano non solo nella regolazione del clima globale, ma anche nella sicurezza economica, strategica e tecnologica dell'Unione;
gli oceani assumono una funzione chiave nella regolazione del ciclo del carbonio e con la loro biodiversità rappresentano una preziosa risorsa economica per diversi settori produttivi che vanno dalla pesca all'industria farmaceutica e biotecnologica; sono, inoltre, la sede dei cablaggi per la rete Internet. Più del 95 per cento del traffico dati viaggia attraverso cavi marini, rendendo gli oceani vere infrastrutture digitali indispensabili per la connettività e sicurezza globale;
in questo contesto il rischio più volte paventato dall'attuale amministrazione statunitense circa l'imposizione di dazi sulle merci europee (ivi incluse quelle italiane) rappresenta un concreto pericolo per le prospettive di crescita e tenuta del sistema produttivo nel suo complesso;
il controllo e la protezione di tali infrastrutture, specie in considerazioni delle intrinseche vulnerabilità, sono temi sui quali l'Europa dovrebbe interrogarsi per individuare le modalità migliori di intervento per rafforzare le infrastrutture, promuovere standard comuni di protezione, diversificare le rotte di trasmissione e stipulare partnership strategiche per la sicurezza informatica;
in tale articolato scenario, al nuovo Multiannual Financial Framework si chiederà di individuare e garantire l'adeguato sostegno economico alle politiche di coesione sociale, di finanziare la creazione e il potenziamento delle infrastrutture strategiche, di finanziare le misure volte all'integrazione industriale transnazionale in alcuni settori fondamentali (spazio, difesa e intelligenza artificiale) e di incentivare la crescita e l'integrazione dei mercati, assicurando un'allocazione delle risorse efficiente e contrastando - per quanto possibile - le disparità economiche tra le diverse aree geografiche dell'Unione,
impegna il Governo:
1) a garantire all'Ucraina ogni supporto politico, economico, umanitario e diplomatico, confermando la fornitura di approvvigionamenti e assetti utili a sostenere la resistenza ucraina rispetto all'aggressione russa, al fine di ripristinare la stabilità e la sicurezza della regione e del continente, rafforzando il percorso di per una pace globale, giusta e duratura basata sui principi della Carta delle Nazioni Unite e sul diritto internazionale,
2) ad adoperarsi per assicurare il buon esito dei negoziati per la de-escalation e il cessate il fuoco in Ucraina, anche attraverso la nomina di un inviato speciale per la pace;
3) a promuovere attivamente una soluzione alla crisi umanitaria a Gaza, sostenendo il mantenimento del cessate il fuoco così da favorire la pronta restituzione degli ostaggi israeliani e garantire ogni aiuto necessario per la salvaguardia dell'incolumità della popolazione civile coinvolta;
4) a favorire, in relazione alla crisi israelo-palestinese, il perseguimento della politica "due popoli, due Stati", condannando le organizzazioni terroristiche, in particolare Hamas, che va disciolta, disarmata e a cui va impedito in ogni modo di progettare e ripetere in futuro un attacco come quello del 7 ottobre, appoggiando una risoluzione pacifica del conflitto e l'adozione del modello "due popoli, due Stati";
5) a monitorare l'evolversi del fronte libanese così da adottare, qualora le contingenze lo richiedessero, iniziative concrete e coordinate volte a garantire la sicurezza e l'incolumità dei contingenti militari e civili dislocati in Libano nell'ambito dell'operazione di peace-keeping dell'UNIFIL, nonché la protezione e il rispetto del contingente dei caschi blu da parte di tutti gli attori coinvolti nei conflitti in Medio Oriente;
6) a sollecitare azioni di vigilanza sul cambio di regime in Siria, al fine di evitare disordini e violenze, garantendo il costante monitoraggio della transizione di Governo per assicurarne la maggiore sicurezza e il rispetto dei diritti umani della popolazione civile;
7) a promuovere una politica estera e diplomatica comune nell'ambito dell'Unione europea, avviando altresì una nuova stagione di collaborazione bilaterale nell'ambito delle relazioni atlantiche e nei rapporti bilaterali con il Regno Unito;
8) a sollecitare la revisione dei trattati istitutivi, al fine di avviare quanto prima il percorso di costituzione dell'esercito unico europeo quale elemento indispensabile per la definizione di una strategia europea nello scenario globale, da accompagnare a una politica estera e diplomatica comune;
9) a farsi promotore del rafforzamento della bussola strategica e di un programma industriale condiviso volto a rafforzare la capacità di difesa, da finanziare con risorse comuni e con l'emissione di eurobond, al fine di scongiurare il pericolo di aggravare l'esposizione a debiti sovrani e di rimettere a dinamiche private e all'interlocuzione tra le singole aziende la definizione di aspetti fondamentali per la creazione di una difesa europea;
10) a garantire, in sede europea, che venga rispettato il principio secondo il quale gli investimenti in difesa e in cultura devono essere adottati in ugual misura (secondo il modello "un euro in cultura per un euro in sicurezza"), anche attraverso l'adozione della misura App18 europea, ossia il bonus di 500 euro da spendere in cultura destinato a tutti i neo-diciottenni, introdotta nella legge di stabilità 2016, ma estesa a tutti i neo-maggiorenni europei;
11) a sollecitare l'avvio del processo di riforma dei trattati al fine di superare il diritto di veto in materia di politica estera, nonché a riavviare il processo di ratifica del trattato istitutivo della Comunità europea di difesa del 1952, al fine di perseguire un più razionale uso delle risorse, ma anche per garantire la necessaria autonomia strategica all'Unione europea nel suo complesso;
12) a rafforzare i sistemi di addestramento militare di risposta alle minacce ibride;
13) a richiedere l'istituzione di un servizio di cooperazione di intelligence unitario a livello unionale, al fine di salvaguardare la democrazia e lo spazio informativo europeo;
14) istituire una struttura di Missione "Europa Sicura" centralizzata, volta a coordinare, predisporre, finanziare e aggregare le migliori conoscenze tecniche degli Stati membri in materia di dissesto idrologico e predisporre un piano coordinato di interventi di prevenzione e messa in sicurezza del territorio europeo;
15) a promuovere una gestione comune e solidale dei flussi migratori regolari, lavorando per il rafforzamento delle frontiere esterne dell'UE, l'accoglienza e la redistribuzione equa dei richiedenti asilo, nonché per la creazione di partenariati strategici con i Paesi terzi per il contrasto all'immigrazione irregolare;
16) a sostenere le iniziative volte a rafforzare la produttività e la resilienza economica dell'UE, completando il mercato unico e sviluppando una strategia per proteggere le industrie e le produzioni europee attraverso l'elaborazione di politiche agricole e industriali coerenti con gli obiettivi di competitività delineati nel cosiddetto rapporto Draghi;
17) a impegnarsi nella costituzione di campioni europei nei settori della difesa (tradizionale e ibrida), dell'intelligenza artificiale e dello spazio, al fine di garantire la competitività di un settore di eccellenza e contribuire all'autonomia strategica dell'Unione, riducendo al minimo il rischio di ingerenze esterne e dipendenze da attori terzi;
18) a sostenere la definizione di un Multiannual Financial Framework ambizioso, che preveda risorse adeguate per il rafforzamento delle politiche di coesione, la creazione e il potenziamento delle infrastrutture strategiche, l'integrazione industriale transnazionale in alcuni settori fondamentali (spazio, difesa e intelligenza artificiale) e la piena integrazione dei mercati di capitali;
19) a sostenere politiche efficaci per la tutela degli oceani, promuovendo la riduzione dell'inquinamento marino, la protezione della biodiversità marina e la transizione verso un'economia blu sostenibile, in linea con gli obiettivi dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite;
20) ad adottare ogni iniziativa utile volta a salvaguardare il tessuto economico-produttivo del Paese e il potere di acquisto delle famiglie rispetto all'imposizione di dazi sulle merci italiane, riconoscendo la centralità di una risposta condivisa a livello europeo che porti all'elaborazione di una strategia condivisa europea;
21) a promuovere una strategia per la sicurezza delle infrastrutture digitali sottomarine così da rafforzare le infrastrutture, promuovere standard comuni di protezione, diversificare le rotte di trasmissione e stipulare partnership strategiche per la sicurezza informatica.
(6-00143) n. 4 (18 marzo 2025)
Preclusa
Il Senato della Repubblica,
considerando che:
il prossimo Consiglio europeo del 20 e 21 marzo 2025 sarà occasione per proseguire la discussione sulla proposta della Commissione europea su Rearm Europe e che saranno oggetto di confronto anche le evoluzioni del conflitto in Ucraina e della ancora drammatica situazione in Medio Oriente e la politica europea di competitività;
premesso che:
considera profondamente sbagliato e pericoloso il piano Rearm Europe, esposto dalla presidente von der Leyen in una lettera al Consiglio europeo in vista della sua riunione straordinaria del 6 marzo. Esprime inoltre profonda preoccupazione per il supporto espresso in quella sede dal Governo italiano, in assenza di una preventiva comunicazione al Parlamento;
rileva come questa proposta non possa essere definita o connessa alla difesa europea e che consiste al contrario in un enorme piano di riarmo nazionale senza che questo comporti alcun passo in avanti in termine di integrazione europea;
constata con grande disappunto che, nelle sue conclusioni della riunione straordinaria del 6 marzo, il Consiglio europeo ha rilevato che "un'Unione europea più forte e più capace nel campo della sicurezza e della difesa contribuirà positivamente alla sicurezza globale e transatlantica ed è complementare alla NATO, che rimane, per gli Stati che ne fanno parte, il fondamento della loro difesa collettiva". Considera che tale approccio è in palese contraddizione con l'idea di autonomia strategica europea e colloca lo stesso piano Rearm europeo in una evidente subalternità rispetto alle richieste del presidente Trump ed agli impegni non vincolati presi in sede NATO;
considera che l'Unione europea debba costruire e rafforzare la propria autonomia strategica e che questa è determinata innanzitutto dalla capacità di una propria e autonoma iniziativa politica nelle relazioni internazionali, ma anche dalla costruzione di un sistema di difesa europeo. Sottolinea a tal proposito che la decisione di diversi Stati membri di aumentare la spesa militare al 2 per cento del PIL o più nel quadro di un impegno NATO, oltre ad alimentare una ulteriore e pericolosa corsa agli armamenti, muove in una direzione opposta all'autonomia strategica dell'Unione e ad un sistema di difesa comune che, al contrario, dovrebbe comportare tra le altre cose e preventivamente una razionalizzazione e riduzione della spesa militare complessiva;
deplora la scelta di utilizzare l'articolo 122 del TFUE come base giuridica per il "nuovo strumento finanziario dell'UE per sostenere gli Stati membri nel rafforzamento delle loro capacità di difesa". Esprime profonda preoccupazione per il fatto che il Parlamento europeo sia escluso dal processo decisionale in merito a una decisione così strategica e ritiene che ciò costituisca un pericoloso indebolimento della democrazia europea;
evidenzia che l'aumento della spesa per la difesa non determina in alcun modo maggiore sicurezza e che l'indebitamento comune e le deroghe alle norme sulla governance economica europea dovrebbero essere utilizzati piuttosto per finanziare la transizione ecologica e digitale, per sostenere settori fondamentali come la sanità e l'istruzione e per mettere in campo misure volte a risolvere le emergenze sociali che affliggono molti cittadini europei. Esprime inoltre il proprio disappunto per la continua opposizione rispetto ad ogni ipotesi di scorporo di investimenti produttivi o sociali dal Patto di stabilità e crescita e ritiene inopportuno ed immorale aprire adesso a tale opportunità per la spesa in armamenti;
evidenzia come Omnibus semplification package, l'insieme di misure presentate recentemente dalla Commissione europea, che mirano a semplificare alcuni provvedimenti legislativi in ambito comunitario in materia di responsabilità sociale delle imprese (CSRD), tassonomia verde, due diligence sulla sostenibilità (CSDDD) e meccanismo di applicazione del prezzo per le emissioni (CBAM), rischiano di tradursi in una deregulation sulla responsabilità ambientale da parte delle imprese e in un complessivo arresto delle politiche di contrasto alla crisi climatica assunti con Il Green New Deal;
sottolinea come, secondo l'ultimo studio del Joint research centre (JRC) della Commissione UE,"Delivering the Eu Green Deal, progress towards targets", su 154 obiettivi vincolanti e non che compongono il Green Deal, solo 32 risultano "sulla buona strada" per essere conseguiti, mentre per 64 "è necessaria un'accelerazione". Su 15 obiettivi, invece, "non si registrano progressi" o si evidenzia addirittura un "regresso"; per altri 43 "non sono attualmente disponibili dati";
sottolinea come non può esserci sicurezza per l'Europa senza una sovranità e un'autonomia energetica, dal momento che tra le cause principali dei conflitti armati vi è il controllo delle risorse energetiche, come idrocarburi e uranio. Lavorare per una politica energetica basata sulle fonti rinnovabili e l'efficienza dei sistemi energetici, consente all'Europa di non essere sottoposta a condizionamenti e ricatti politici e rende da un lato maggiormente competitiva l'economia europea e dall'altro meno caro il costo dell'energia;
sottolinea che i fondi connessi alla politica di coesione europea sono vitali per lo sviluppo delle comunità locali negli Stati membri per cui si oppone ad ogni distorsione o deroga che consenta il loro utilizzo, anche parziale per sostenere la spesa militare;
evidenzia che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha proposto una sospensione delle norme fiscali per gli investimenti nella difesa e condanna il doppio standard che consente di aumentare consistentemente la spesa militare mentre la spesa sociale e ambientale continua a subire tagli di bilancio;
ricorda che la difesa della pace, della democrazia e dei diritti umani nel mondo sono elementi costitutivi dell'Unione europea e che su questi deve basarsi la sua azione esterna e la sua autonomia strategica;
sottolinea che la pace e la sicurezza non si ottengono promuovendo una politica di scontro e di guerra, aumentando le spese militari, la militarizzazione dell'UE e la sua trasformazione in un blocco militare, ma piuttosto attraverso la diplomazia, il dialogo e la soluzione politica dei conflitti e la costruzione di una sicurezza collettiva, nel rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale;
richiama l'Atto finale della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa del 1975, conclusasi a Helsinki, tra Stati Uniti, Canada, Unione Sovietica e tutti i Paesi europei, che ha svolto un ruolo importante nell'allentare le tensioni tra Est e Ovest durante la guerra fredda. Ricorda che il processo di Helsinki è partito dall'indivisibilità della sicurezza in Europa, affermando che la sicurezza di una nazione è inseparabile da quella degli altri Paesi della sua regione e non si è limitato agli aspetti militari della sicurezza, ma ha anche tenuto conto delle sue dimensioni economiche, ambientali, umane e sociali;
considera urgente lavorare a una nuova architettura di sicurezza collettiva per l'Europa ispirata ai principi del processo di Helsinki, compreso il concetto di garanzie di sicurezza reciproca, come sperimentato da politici europei come Willy Brandt, Olof Palme e Pierre Harmel. Insiste sul fatto che una nuova architettura di sicurezza europea applichi i principi della coesistenza pacifica tra Paesi con sistemi politici diversi e offra garanzie di sicurezza a tutte le parti;
deplora il livello senza precedenti di attacchi e di delegittimazione delle Nazioni Unite e del loro ruolo fondamentale nel consolidamento della pace e nella risoluzione dei conflitti e sottolinea la necessità che l'UE e gli Stati membri difendano le Nazioni Unite e lavorino all'interno dei sistemi delle Nazioni Unite e in modo coerente con la Carta delle Nazioni Unite per la risoluzione pacifica delle controversie;
ricorda che nel 2024, i leader dell'UE hanno concordato di tagliare 2 miliardi di euro dal bilancio dell'azione esterna dell'UE nel quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027. Evidenzia inoltre che la Direzione generale per i partenariati internazionali della Commissione europea (DG INTPA) sta pianificando di tagliare quattro dei suoi cinque hub in tutto il mondo, riducendo la sua presenza diplomatica da circa 100 delegazioni a 18. Ritiene che, dato il deterioramento della situazione della sicurezza su diversi fronti e le crescenti tensioni geopolitiche, la diplomazia preventiva richieda un'attenzione costante e rafforzata e che pertanto sarebbe auspicabile che la Commissione e gli Stati membri invertano immediatamente la direzione, evitando i tagli apportati alle rappresentanze diplomatiche ed al contrario rafforzando questa presenza;
rileva che, secondo i dati del SIPRI per il 2023, gli Stati membri europei insieme al Regno Unito spendono già più in termini nominali per la difesa di tutti gli altri Paesi del mondo, ad eccezione degli Stati Uniti. Ricorda poi che tra il 2021 e il 2024 la spesa totale per la difesa degli Stati membri dell'UE è aumentata di oltre il 30 per cento e che nel 2024 la spesa europea per la difesa senza la NATO ha raggiunto almeno 326 miliardi di euro secondo il Consiglio e in realtà fino a 440 miliardi di euro in termini reali secondo diversi gruppi di esperti. Constata inoltre che, in termini di parità di potere d'acquisto, gli Stati membri dell'UE spendono circa il 58 per cento in più per la difesa rispetto alla Russia, da cui risulta palese che non è necessario alcun incremento della spesa, bensì una sua riduzione e razionalizzazione in un quadro di maggiore coordinamento europeo;
ricorda le stime della Commissione secondo cui una maggiore cooperazione tra gli Stati membri nel campo della sicurezza e della difesa potrebbe far risparmiare fino a 100 miliardi di euro all'anno;
si rammarica che la Commissione e il Consiglio non siano riusciti a presentare una valutazione dettagliata delle carenze critiche europee in termini di capacità di difesa. Sottolinea che prima di prendere in considerazione ogni eventuale aumento della spesa per la difesa andrebbe presentata tale valutazione, comprese le priorità specifiche, che consente di individuare con precisione le esigenze e le priorità degli investimenti nella difesa. Ricorda peraltro che questi dovrebbero concentrarsi su compiti difensivi, non sulla costruzione di capacità di intervento militare in tutto il mondo;
esprime quindi disappunto per il fatto che in assenza di una valutazione completamente autonoma delle esigenze e delle priorità, ci si basi esclusivamente sulle valutazioni della NATO relative alle carenze critiche in termini di capacità di difesa. Ritiene inoltre che la richiesta della NATO di complementarità e compatibilità dei sistemi d'arma europei con quelli statunitensi sia incompatibile con l'autonomia strategica europea;
considera estremamente preoccupante che ci siano ancora più di 13.000 armi nucleari sparse in tutto il mondo, molte delle quali sono schierabili in pochi minuti e potrebbero causare la fine dell'umanità. Osserva che, nonostante l'impegno dichiarato nei confronti del Trattato di non proliferazione, gli Stati membri della NATO dotati di armi nucleari hanno investito 271 miliardi di dollari tra il 2019 e il 2023 nella modernizzazione e nella manutenzione delle armi nucleari;
esprime profonda preoccupazione per il continuo aumento della spesa militare mondiale, sottolinea che una corsa agli armamenti non creerà sicurezza per i cittadini europei, ma al contrario aumenterà il rischio di conflitti violenti. Ricorda che gli Stati membri dell'UE hanno rilasciato oltre 33.700 licenze per l'esportazione di armi nel 2023, per un totale di oltre 298 miliardi di euro, pari a circa un quarto delle esportazioni internazionali di armi a livello globale. Considera necessario promuovere attivamente nuovi trattati sul controllo e la riduzione degli armamenti.
osserva che le esportazioni di armi, anche di armi leggere e di piccolo calibro, finiscono con alimentare conflitti e terrorismo globale e destabilizzare intere regioni, Stati e società, vanificando gli sforzi per lo sviluppo sostenibile e la gestione delle crisi. Invita ad applicare rigorosamente la posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio dell'8 dicembre 2008 che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari, al fine di evitare un peggioramento della situazione della sicurezza nei Paesi a noi più vicini;
constata che il 55 per cento delle importazioni europee di armi dal 2019 al 2023 proveniva dagli Stati Uniti e che questo dato, in sostanziale aumento rispetto al 35 per cento dal 2014, evidenzia una crescente dipendenza dell'Unione europea dall'industria militare statunitense. Ritiene che il prospettato massiccio aumento degli acquisti di armamenti statunitensi non solo sarebbe dannoso per l'economia europea, ma che mini in modo significativo l'autonomia strategica dell'UE rafforzando la dipendenza militare dell'Europa dagli Stati Uniti e creando al contempo nuovi vincoli industriali e tecnologici;
sottolinea che non può esserci né autonomia né sicurezza senza una sovranità democratica digitale. Considera quindi essenziale dare priorità allo sviluppo di uno patrimonio digitale continentale, composto da reti, infrastrutture e aziende strategiche europee, inclusa la creazione di un grande un centro di ricerca pubblico europeo per l'intelligenza artificiale;
considera che, alla luce delle molteplici minacce che vanno dalle catastrofi legate al clima alle pandemie, sarebbe opportuno abbandonare la visione ristretta della sicurezza basata sulla forza militare e sviluppare invece una politica incentrata sulla sicurezza umana, come definita dalla risoluzione 66/290 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, che afferma che "la sicurezza umana è un approccio per aiutare gli Stati a identificare e affrontare le sfide diffuse e trasversali alla sopravvivenza, al sostentamento e alla dignità dei loro popoli" chiedendo "risposte incentrate sulle persone, globali, contestualizzate e orientate alla prevenzione che rafforzino la protezione e l'emancipazione di tutte le persone";
ribadisce la propria condanna dell'attacco all'integrità territoriale e alla sovranità dell'Ucraina derivante dall'invasione della Federazione Russa, che costituisce una grave violazione del diritto internazionale e in particolare della Carta delle Nazioni Unite;
accoglie favorevolmente la dichiarazione congiunta tra l'Ucraina e gli Stati Uniti a seguito dell'incontro dell'11 marzo in Arabia Saudita che include una proposta di accordo per un cessate il fuoco di 30 giorni. Ritiene che questo possa essere uno strumento utile per la fine delle ostilità e per la ricerca di un accordo di pace. Ritiene fondamentale che l'UE svolga un ruolo attivo per la ricerca di una soluzione diplomatica che metta fine alle ostilità e determini un equilibrio di sicurezza stabile e condiviso;
sottolinea che la guerra in Ucraina ha provocato centinaia di migliaia di vittime da entrambe le parti e che analisti militari hanno sempre considerato improbabile una soluzione militare al conflitto;
ricorda che la fornitura di equipaggiamento militare era stata considerata come uno strumento volto a determinare migliori condizioni negoziali per l'Ucraina, ma constata con estremo disappunto che le iniziative diplomatiche per porre fine alla guerra sono state vistosamente assenti e che la mancanza di iniziativa, di partecipazione e collaborazione dell'Unione a qualsiasi percorso negoziale e l'assenza di sforzi volti ad individuare condizioni concrete e realistiche in cui tale negoziato possa aver luogo hanno creato una condizione peggiore per il popolo ucraino;
sottolinea quindi il fallimento dell'UE nel perseguire una seria risoluzione diplomatica della guerra in Ucraina e ritiene urgente un cambio immediato di strategia che punti verso i negoziati di pace, per porre immediatamente fine alla guerra in Ucraina e fermare le sofferenze del popolo ucraino;
evidenzia come il dialogo bilaterale degli Stati Uniti con la Federazione Russa per porre fine al conflitto in Ucraina abbia stravolto la strategia europea e la retorica irrealistica e pericolosa di sostegno militare all'Ucraina fino alla vittoria come unico modo per porre fine al conflitto. Denuncia il comportamento arrogante dell'amministrazione Trump nei confronti dell'Ucraina e dei suoi alleati europei e si rammarica che ciò sia stato possibile anche a causa della miopia delle classi dirigenti europee, che non hanno intrapreso alcuna iniziativa diplomatica e, al contrario, si sono apertamente opposte a qualsiasi tentativo di dialogo;
deplora lo sfruttamento economico dell'Ucraina da parte di attori stranieri, in particolare condanna la richiesta degli Stati Uniti di un accordo sullo sfruttamento delle risorse minerarie ucraine come condizione preliminare per continuare il loro impegno ed il comportamento di multinazionali occidentali che stanno approfittando della guerra per acquisire risorse e beni strategici, minando la sovranità e il futuro economico dell'Ucraina;
sottolinea che non è possibile raggiungere un accordo di pace senza il coinvolgimento e il consenso di tutte le parti e che non può essere solo il risultato di negoziati tra le sole grandi potenze;
esprime grande preoccupazione per la postura di numerosi leader europei che continuano a favorire la via dello scontro militare e per la retorica della "pace attraverso la forza" promossa dalla presidente della Commissione europea von der Leyen. Ritiene che questo rischi di causare ulteriori danni al popolo ucraino e che possa aumentare i rischi di un'escalation del conflitto in Europa;
considera che l'Europa ha interesse a costruire una pace duratura e ritiene che l'UE avrebbe dovuto intraprendere un'importante iniziativa diplomatica convocando una conferenza multilaterale per la pace e la sicurezza. Ritiene necessario che l'Unione europea si impegni direttamente con tutti gli attori rilevanti per facilitare una risoluzione diplomatica del conflitto e sottolinea la necessità di avviare un processo di negoziazione formale sotto l'egida delle Nazioni Unite e dell'OCSE, che fornirebbe una piattaforma neutrale per il dialogo e contribuirebbe a garantire che qualsiasi accordo rispetti il diritto internazionale e i diritti di tutte le parti coinvolte;
ricorda che, ai sensi dell'articolo 21 del trattato sull'Unione europea, l'UE dovrebbe promuovere soluzioni multilaterali e "preservare la pace, prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale, in conformità con gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite" e con i "principi dell'Atto finale di Helsinki";
esprime la sua ferma opposizione all'invio di truppe dei Paesi europei in Ucraina e ribadisce che l'invio di truppe di pace da Paesi terzi può essere preso in considerazione solo a seguito di un accordo tra le parti e su mandato delle Nazioni Unite;
considera inopportuna l'iniziativa dell'Alta rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas che ha presentato un piano per mobilitare, con uno schema di contributi volontari, fino a 40 miliardi di euro per il sostegno militare all'Ucraina;
ricorda che l'UE e gli Stati membri hanno messo a disposizione dell'Ucraina oltre 167 miliardi di dollari in aiuti finanziari, militari, umanitari e per i rifugiati. Inoltre nel luglio 2024 l'UE ha messo a disposizione i primi 1,6 miliardi di dollari generati dai beni russi immobilizzati, che saranno convogliati attraverso lo Strumento europeo per la pace e lo Strumento per l'Ucraina al fine di rafforzare le capacità militari dell'Ucraina e sostenere la ricostruzione del Paese;
considera che il numero di disertori che si rifiutano di combattere la guerra sia nell'esercito ucraino che in quello russo è in costante aumento e considera necessario fornire la massima tutela a chiunque decida di sottrarsi alla partecipazione al conflitto;
richiama il Trattato di Ottawa, ratificato dalla stragrande maggioranza degli Stati membri, che vieta l'uso, lo stoccaggio, la produzione e il trasferimento di mine antiuomo a causa della loro natura indiscriminata e dell'impatto devastante sui civili, in particolare i bambini. Condanna quindi fermamente la decisione degli Stati Uniti di fornire mine antiuomo all'Ucraina, sottolineando che tali armi violano i principi umanitari internazionali e hanno effetti catastrofici a lungo termine sulle popolazioni civili. Esorta l'UE a riaffermare il suo impegno nei confronti del Trattato di Ottawa assicurando che nessuno Stato membro partecipi, direttamente o indirettamente, allo spiegamento o al trasferimento di tali armi;
esprime inquietudine per le conseguenze economiche, ambientali, energetiche e sociali che la guerra sta avendo non solo in Europa ma in tutto il mondo. Osserva che l'inflazione, causata in parte dall'aumento dei prezzi dell'energia, sta mettendo in difficoltà i lavoratori e i gruppi più vulnerabili e considera preoccupante l'impatto ambientale della guerra e per la crescente dipendenza energetica dell'UE dal gas liquefatto proveniente dagli Stati Uniti;
ricorda che la ricostruzione dell'Ucraina deve essere la massima priorità e che la Russia deve contribuire finanziariamente a tale ricostruzione e rileva l'importanza che la ricostruzione sia basata sui bisogni del popolo ucraino e non sugli interessi di profitto delle imprese;
richiama l'approvazione del nuovo strumento unico specificamente destinato a contribuire alla riparazione, alla ripresa e alla ricostruzione dell'Ucraina e sottolinea che tale strumento fornirà all'Ucraina un sostegno finanziario prevedibile di 50 miliardi di euro nel periodo 2024-2027. Ricorda che tali finanziamenti sono condizionati alla definizione da parte del Governo ucraino di un "piano per l'Ucraina" incentrato sulle riforme strutturali e sugli investimenti per stimolare la crescita economica, al rispetto dei processi democratici, compreso un sistema parlamentare multipartitico, e dello Stato di diritto, e alla garanzia del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze;
sottolinea che la situazione nel Medio Oriente, in particolare in Palestina, Libano e Siria, continua ad essere caratterizzata da forte instabilità nonostante gli accordi di cessate il fuoco;
richiama i principi della carta delle Nazioni Unite e della convenzione di Ginevra e ricorda le risoluzioni delle Nazioni Unite, in particolare la 242 (1967) e la 338 (1973), che sanciscono l'illegalità dell'occupazione israeliana dei territori palestinesi, nonché la risoluzione 2334 (2016) che condanna la costruzione degli insediamenti illegali;
sostiene il diritto inalienabile del popolo palestinese all'autodeterminazione e il dovere della comunità internazionale di garantire una soluzione giusta e duratura fondata sul pieno rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite;
condanna con fermezza le operazioni militari israeliane che colpiscono la popolazione civile palestinese in Cisgiordania e a Gaza, deplora inoltre la decisione disumana di interrompere l'erogazione di elettricità a Gaza, di bloccare gli aiuti umanitari, di sfollamento forzato della popolazione. Considera che queste siano violazioni inaccettabili del diritto internazionale ed umanitario e come tali debbano essere sanzionate;
manifesta il proprio apprezzamento per la proposta di pace avanzata da Abdullah Öcalan, che promuove una soluzione politica e democratica alla questione curda, basata sul riconoscimento dei diritti del popolo curdo. Considera che questa proposta abbia bisogno del sostegno pieno della comunità internazionale che porti all'avvio di un processo di pace in Turchia e alla fine del regime di isolamento per Abdullah Ocalan, in vista di una sua liberazione;
esprime profonda preoccupazione per la situazione in Siria, in particolare per i recenti scontri di carattere settario e le violenze contro i civili. Considera necessario condizionare la sospensione delle sanzioni al rispetto da parte del nuovo Governo dei diritti umani e di tutte le comunità religiose ed etniche della Siria. Ritiene fondamentale la piena inclusione dei curdi e del SDF nel processo di dialogo politico di ricostruzione del Paese;
esprime una netta condanna per i continui e gravi attacchi militari e paramilitari contro il Rojava, nei quali i curdi sono il bersaglio del regime del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e delle sue reti mercenarie;
condanna fermamente le incursioni territoriali e le ambizioni espansionistiche di Israele e Turchia in Siria e sottolinea che la stabilità del Paese dipenda anche dal rispetto dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale;
ribadisce il suo pieno sostegno alla Corte penale internazionale quale istituzione indipendente indispensabile per la giustizia internazionale e considera necessario opporsi attivamente a qualsiasi tentativo di intimidazione e promuoverne l'universalità incoraggiando gli Stati non firmatari ad aderire allo Statuto di Roma;
esprime preoccupazione per la guerra commerciale scatenata dalla nuova amministrazione USA e considera necessaria la definizione di una risposta strategica che non sia fatta solo di reazioni meccaniche, ma che invece abbia alla base la costruzione e l'allargamento di relazioni commerciali alternative;
prende atto del rapporto redatto dal presidente Draghi sul futuro della competitività europea come uno sforzo di ragionamento e proposta volto ad indirizzare un'agenda strategica per la competitività europea, sottolinea però il pericolo di una visione del mondo definita a partire dalla contrapposizione competitiva e dalla percezione di minacce sistemiche anziché dalla ricerca di soluzioni globali e della implementazione di una agenda comune per un sistema di sviluppo sostenibile ed equo;
sottolinea l'esigenza di una riflessione profonda sul modello di competitività europeo sui mercati globali. Denuncia che oggi la costruzione della catena della produzione e del commercio globale incrocia clamorose e inaccettabili violazioni dei diritti umani, espliciti comportamenti di dumping che oltrepassano i diritti sociali, sindacali e del lavoro, eclatanti conseguenze sull'ambiente sul cambiamento climatico, sulle popolazioni indigene, sulla continua depredazione di risorse naturali e persino fenomeni di corruzione. Ritiene che il modello di competitività europeo debba rifuggire tali pratiche di ribasso sulle ambizioni sociali e ambientali e occorra invece lavorare per ricondurre una globalizzazione apparentemente ristagnante verso un nuovo binario di giustizia ed equilibrio,
impegna il Governo a:
1) respingere in sede di Consiglio europeo il piano Rearm europeo proposto dalla Presidente della Commissione europea;
2) reclamare, qualora dovesse essere sostenuta la proposta per un "nuovo strumento finanziario dell'UE per sostenere gli Stati membri nel rafforzamento delle loro capacità di difesa", una base giuridica diversa dall'articolo 122 del TFUE in modo da garantire un percorso di approvazione democratico e trasparente;
3) non fare ricorso alle eventuali deroghe alle norme sulla governance economica europea per l'acquisto di armamenti;
4) lavorare in sede di Consiglio per definire deroghe alle norme sulla governance economica per finanziare la transizione ecologica e digitale, per sostenere settori fondamentali come la sanità e l'istruzione e per mettere in campo misure volte a risolvere le emergenze sociali;
5) non consentire nessuna distorsione o deroga finalizzata all'utilizzo dei fondi di coesione per finanziare l'acquisto o la produzione di armamenti;
6) lavorare a una nuova architettura di sicurezza collettiva per l'Europa ispirata ai principi del processo di Helsinki, nel rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale;
7) sostenere in sede di Consiglio europeo che la necessaria strada per la creazione di una difesa europea comporta un percorso opposto all'aumento delle capacità militari nazionali, che consiste in una razionalizzazione ed integrazione della spesa esistente;
8) difendere il concetto di autonomia strategica europea che, per essere tale, deve riaggiornare la propria valutazione sul rapporto con le alleanze militari esistenti, a partire dalla NATO;
9) lavorare per la promozione attiva di nuovi trattati sul controllo e la riduzione degli armamenti e per la ratifica e il pieno rispetto degli esistenti;
10) reclamare in sede di Consiglio europeo un urgente un cambio di strategia rispetto alla guerra in Ucraina, che superi la postura bellicista e proietti l'UE verso la ricerca di soluzioni diplomatiche al conflitto;
11) supportare tutti gli sforzi volti al supporto della popolazione civile ucraina;
12) sollecitare l'avvio di un processo di negoziazione formale sotto l'egida delle Nazioni Unite e dell'OCSE;
13) respingere ogni ipotesi di invio di truppe di Paesi europei in Ucraina;
14) opporsi al piano di mobilitazione di ulteriore sostegno militare all'Ucraina proposto dall'Alta rappresentante Kallas;
15) sospendere la fornitura nazionale di equipaggiamento militare all'Ucraina e sollevare in Consiglio europeo la necessità di interrompere anche il ricorso all'European peace facilty a questo fine;
16) riconoscere lo Stato di Palestina, quale azione di politica estera che imprima una svolta positiva al necessario negoziato tra le parti per giungere alla soluzione "due popoli due Stati" e garantire la coesistenza nella libertà, nella pace e nella democrazia dei due popoli;
17) sostenere in sede europea la ferma e totale contrarietà a qualsiasi piano di espulsione dei palestinesi da Gaza e Cisgiordania, ed esprimere pieno sostegno al piano arabo di ricostruzione per Gaza presentato dall'Egitto;
18) proporre azioni efficaci contro le violazioni del diritto internazionale e umanitario da parte del Governo di Israele, inclusa l'immediata sospensione dell'accordo di associazione EU Israele, per le ripetute violazioni dell'articolo 2 del suddetto accordo da parte del Governo israeliano;
19) sospendere e proporre in sede UE la fine di ogni collaborazione militare con Israele, interrompendo l'esportazione di armi e tecnologie utilizzate per la violazione dei diritti della popolazione palestinese;
20) lavorare in sede di Consiglio europeo per l'adozione di misure concrete per garantire la protezione e l'adeguato finanziamento della Corte penale internazionale;
21) sostenere in Consiglio europeo l'esigenza di un cambio di paradigma profondo nella definizione di competitività, che sostenga grandi investimenti comuni che abbiano al centro le ambizioni sociali e ambientali;
22) definire una risposta strategica alla guerra commerciale USA che non sia fatta solo di reazioni meccaniche, ma che invece abbia alla base la costruzione e l'allargamento di relazioni commerciali alternative.
23) confermare in sede europea il Green Deal come motore di crescita e sicurezza dell'Europa, allineando tutti gli strumenti finanziari dell'UE agli obiettivi del Green Deal, in modo da garantire il raggiungimento degli obiettivi climatici dell'UE, per una transizione giusta e socialmente equa;
24) sostenere nel Consiglio europeo gli obiettivi climatici legati alla transizione ecologica, dal Green Deal, al pacchetto Fit for 55, dal regolamento Nature restoration law alla Strategia Farm to fork, prevedendo al contempo l'implementazione del fondo sociale per il clima per non meno della metà delle risorse previste per il Rearm EU da destinare a famiglie e lavoratori.
(6-00144) n. 5 (18 marzo 2025)
Boccia, Alfieri, Rojc, Franceschini, Malpezzi, Bazoli, Lorenzin, Mirabelli, Nicita, Zambito, Irto, Basso, D'Elia, Zampa.
Preclusa
Il Senato,
premesso che:
la criminale aggressione militare dell'Ucraina da parte della Russia di Putin ha mostrato la volontà di colpire l'ordine internazionale basato su regole, minacciando la sicurezza globale e in particolare dell'Europa;
la nuova amministrazione Trump - con le sue decisioni che minano le istituzioni del multilateralismo (a partire dalle sanzioni alla Corte penale internazionale), con le ostilità aperte nei confronti dell'Europa, con la dichiarazione che la sicurezza europea non è più una priorità strategica e i dubbi sull'impegno nell'Alleanza atlantica - pone ai principi fondativi dell'Europa unita sfide e minacce senza precedenti;
mai come oggi è in gioco il ruolo e la funzione dell'Europa nel mondo, mai come oggi appare attuale lo spirito del Manifesto di Ventotene, che resta la stella polare del processo di unificazione europea;
per completare il processo di integrazione e reagire alle nuove sfide serve un superamento deciso del principio di unanimità verso la maggioranza qualificata su importanti tematiche su cui i veti nazionali hanno impedito all'Unione di avanzare;
l'Unione europea ha l'urgenza di mettere in campo una risposta all'altezza di questo tornante della storia, con una svolta nel segno dell'integrazione e della solidarietà tra i Paesi membri, affermando a pieno la sua autonomia strategica, difendendo e promuovendo i pilastri della sua fondazione, la democrazia, lo Stato di diritto, il sostegno all'ordine internazionale basato su regole e alle istituzioni multilaterali, contro una pratica e una narrativa - apertamente in contrasto con l'articolo 11 della nostra Carta costituzionale - che legittima l'uso della forza per risolvere le controversie internazionali;
Ucraina:
l'intimidazione, la minaccia, l'umiliazione in mondovisione che il presidente Trump e il suo vice Vance hanno inferto nello Studio ovale al presidente Zelensky, leader di un popolo aggredito, così come il ricatto dell'accordo sulle terre rare, o la decisione unilaterale di sospendere le forniture militari (poi ripristinate), o ancora la minaccia di Musk di dismettere il servizio di Starlink per le difese satellitari ucraine, sono stati le principali mosse della nuova amministrazione statunitense, accanto a un allineamento diplomatico con la Russia - emerso nell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nelle risoluzioni sul terzo anniversario della guerra di aggressione in Ucraina - che prefiguravano addirittura l'esclusione dell'Unione europea dai negoziati per la pace;
l'Ucraina è la nazione che sta subendo l'aggressione e ha il diritto di essere il principale soggetto attivo nella definizione della fine del conflitto, che non può coincidere con la fine dell'ordine internazionale basato sulle regole: ogni accordo che venga raggiunto senza il coinvolgimento dell'Ucraina non potrebbe che costituire una violazione del principio di sovranità e delle legittime aspirazioni del popolo ucraino, così indebolendo le prospettive di sicurezza per una pace stabile nell'area;
i negoziati di Gedda tra Stati Uniti e Ucraina, pervenuti a una proposta di cessate il fuoco di trenta giorni, non hanno ancora avuto una risposta da parte russa e sono segnati da una grave assenza al tavolo: l'Unione europea;
l'Europa deve continuare a sostenere l'Ucraina, non solo sul piano umanitario, economico e militare come ha fatto finora, ma anche sul piano politico e diplomatico, per garantire una soluzione duratura al conflitto che tenga conto delle ragioni dell'aggredito e sostenere l'Ucraina nella sua aspirazione di integrazione europea: l'Unione europea insomma deve svolgere un ruolo centrale nel processo di costruzione di una pace giusta e sicura, colmando il deficit di iniziativa politica e diplomatica che ha caratterizzato gli ultimi anni;
Medio Oriente:
le proposte del presidente Trump che ha prefigurato l'evacuazione dei circa 2,1 milioni di residenti palestinesi a Gaza e la creazione di una "riviera del Medio Oriente", suscitando l'indignazione di gran parte della comunità internazionale e dei principali Paesi europei (con l'eccezione del Governo italiano), vanno condannate senza esitazioni e riserve;
i principali Paesi arabi hanno avanzato una proposta unitaria per il futuro e la ricostruzione della Striscia di Gaza che prevede investimenti per oltre 53 miliardi, che l'Unione europea e gli Stati membri devono sostenere attivamente e con determinazione;
la tregua nella guerra a Gaza è stata oggi drammaticamente interrotta, l'amministrazione americana ha offerto pieno sostegno al primo ministro Netanyahu su cui pende un mandato d'arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l'umanità, le forze estremiste di destra che sostengono il Governo Netanyahu hanno spinto per riprendere il conflitto e invocato ulteriori crimini;
la drammatica situazione del quadrante mediorientale, strategico per un continente che si affaccia nel Mediterraneo, impone all'Unione europea, se vuole credibilmente rappresentare un presidio nel mondo a difesa del diritto internazionale e dei pilastri del multilateralismo, di non permettere, ancora una volta, che la causa palestinese torni nell'oblio;
l'Unione europea - seguendo le posizioni e le proposte avanzate dal precedente Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, Joseph Borrell, a cui l'attuale Alto rappresentante Kaja Kallas non dedica la doverosa necessaria attenzione - deve impegnarsi per lavorare, in seno alla comunità internazionale, per costruire una pace giusta e duratura, che non può che passare dal riconoscimento dei diritti del popolo palestinese, a partire da quello di avere uno Stato libero dall'occupazione israeliana, nonché dalla garanzie di sicurezza per Israele;
i recenti disordini e le vittime delle violenze in Siria rappresentano un motivo di grande preoccupazione e richiedono una continua vigilanza da parte della comunità internazionale. È necessario, infatti, che il nuovo Governo siriano dia seguito agli annunci di tolleranza e pace e garantisca una convivenza civile al di là delle appartenenze religiose ed etniche;
Dazi:
dal suo insediamento, il presidente Trump ha ingaggiato una vera e propria guerra commerciale contro diversi Paesi, a partire dal Messico, Canada e Cina, che sta già dimostrando tutta la pericolosità sul piano delle prospettive di crescita economica mondiale e producendo le prime nefaste conseguenze sui mercati finanziari e sulla stessa economia degli Stati Uniti;
nelle ultime settimane, l'amministrazione americana ha annunciato politiche pesanti di introduzione dei dazi anche verso l'Unione europea, che sta cercando di rispondere in maniera unitaria, anche a norma di Trattati, e il più possibile immediata, attraverso una serie di contromisure per proteggere aziende, lavoratori e consumatori europei, pubblicando un elenco di prodotti statunitensi che potrebbero essere soggetti ai contro-dazi europei dal 1° aprile;
la risposta univoca europea non può e non deve lasciare spazio a tentativi di contrattare per via bilaterale le proprie posizioni con l'amministrazione americana, come sembrano suggerire alcuni membri del Governo, che allontanerebbe l'Italia dalla politica commerciale europea, nell'illusione di avere sconti su alcuni prodotti, ma che sarebbero del tutto inadeguati a fronteggiare le conseguenze e l'impatto sulla nostra economia di una guerra commerciale con l'Europa, che andrebbero ben al di là dal settore agroalimentare;
l'Unione europea non può limitarsi alle pur necessarie misure difensive, che andrebbero peraltro orientate anche verso i servizi e i diritti di proprietà intellettuale delle cosiddette aziende Big Tech, laddove è più forte la specializzazione dell'economia americana e la sua pervasività nel nostro continente: per reggere la sfida serve un risposta più forte, che rilanci la competitività dell'economia europea e la sua domanda interna, con una politica di ampio impulso agli investimenti e ai consumi, anche attraverso una crescita dei salari dei lavoratori e del potere d'acquisto delle famiglie;
Competitività, autonomia strategica e risorse:
per aumentare la competitività globale dell'Unione europea, permettendole di giocare un ruolo da protagonista nel contesto internazionale, in particolare rispetto ad altre grandi potenze economiche come gli Stati Uniti, la Cina e l'India, il rapporto Draghi ha suggerito che il fabbisogno di investimenti ammonti al 5 per cento del PIL annuo dell'UE, con un invito all'azione per mobilitare tutte le risorse disponibili;
per rispondere alla sfida di raggiungere una vera autonomia strategica europea - che garantisca la competitività dell'economia, la sua indipendenza energetica, la costruzione di catene europee del valore, il potenziamento della capacità industriale, una transizione ecologica e digitale giusta, una maggiore coesione sociale e territoriale, che è elemento caratterizzante del modello di sviluppo europeo - occorre mobilitare un nuovo grande piano di investimenti comuni europei di circa 800 miliardi di euro l'anno, per cui è necessario contrarre debito comune per dotare l'Unione della capacità fiscale necessaria, così come sperimentato con il Next Generation EU;
un bilancio dell'Unione, equivalente a poco più dell'1 per cento del PIL europeo è clamorosamente insufficiente alla dimensione della sfida. Il Consiglio europeo discuterà del nuovo Quadro finanziario pluriennale (QFP) dell'Unione europea, sul quale alcuni Paesi hanno già avanzato una propria posizione, mentre l'Italia non si è ancora espressa: la Spagna ha avanzato la proposta, da sostenere con convinzione, di incrementare il bilancio dell'Unione raggiungendo una cifra pari ad almeno il 2 per cento del PIL annuo europeo;
Difesa comune:
ai fini della realizzazione di una piena autonomia strategica europea, è cruciale la definizione di una vera politica estera comune a servizio dell'ideale fondativo di un'Europa progetto di pace: strumentale ma essenziale a questo obiettivo è la creazione di una "vera unione di difesa", superando la mancanza di volontà politica degli Stati membri - attraverso cooperazioni rafforzate o altre forme di accelerazione nell'integrazione tra Paesi che condividono questo obiettivo (inclusi partner strategici europei fuori dall'Unione, come Regno Unito, Norvegia e Islanda) - che tenda all'orizzonte federalista di un vero e proprio esercito comune;
all'Unione europea serve pertanto la difesa comune e non la corsa al riarmo dei singoli Stati. La Commissione europea sta preparando il Libro bianco sul futuro della difesa europea che rappresenta l'avvio di un percorso di discussione per la costruzione di una difesa comune, per cui serve un cambiamento radicale del modo in cui agiamo e investiamo nella nostra sicurezza e difesa, per fare in modo che d'ora in poi pianifichiamo, innoviamo, sviluppiamo, acquistiamo, manteniamo e dispieghiamo le capacità insieme, in modo coordinato e integrato, per conseguire una difesa comune europea;
la riluttanza del Consiglio europeo e degli Stati membri nell'affrontare le profonde sfide strutturali del panorama industriale della difesa europea e la mancanza di ambizione nella cooperazione tra le loro forze armate a livello dell'UE, va superata con un decisivo impegno per aumentare i common procurements per strumenti di difesa europea, aggregare la domanda e migliorare l'interoperabilità delle Forze armate europee, facendo economie di scala e superando la frammentazione tra gli Stati membri, chiamati a unire le forze e a sostenere un passo decisivo verso un quadro ambizioso e globale per la difesa;
il piano Rearm EU, proposto dalla presidente della Commissione europea von der Leyen, va invece nella direzione di favorire soprattutto il riarmo dei 27 Stati membri e va radicalmente cambiato, poiché così come presentato non risponde all'esigenza indifferibile di costruire una vera difesa comune che garantisca la deterrenza e un percorso di investimenti comuni in sicurezza realizzati non a detrimento delle priorità sociali, di coesione e sviluppo dell'Unione. L'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale consente di fare debito nazionale senza alcun vincolo a utilizzare le risorse per progetti di difesa comune insieme a più Stati membri in modo da realizzare maggiore integrazione e coordinamento, con il rischio ulteriore di creare profonde asimmetrie tra le capacità di investimento, i sistemi nazionali di difesa, a svantaggio degli Stati membri con un indebitamento maggiore;
il piano Rearm EU, ancora molto indefinito su aspetti fondamentali, va profondamente cambiato per garantire l'autonomia strategica in materia di sicurezza: trasformando lo strumento finanziario Safe - l'unico strumento che presenta un embrione di solidarietà europea, con 150 miliardi di euro destinati a potenziare alcune capacità strategiche comuni - da erogatore di prestiti (loans) che gravano sui bilanci degli Stati a fornitore di sovvenzioni (grants) capaci di garantire l'effettività dell'obiettivo; condizionando tutti gli strumenti previsti a progetti di difesa comune insieme a più Stati membri in modo da favorire l'interoperabilità, il coordinamento tra i sistemi di difesa e il rafforzamento della capacità industriale comune, anche con l'obiettivo di superare un sistema di acquisti dei Paesi membri che, privo dell'obbligo di coordinamento, favorirebbe i sistemi produttivi extra-UE (a partire da quello statunitense) che al momento pesano circa l'80 per cento dell'approvvigionamento complessivo, in questo modo rischiando di rafforzare le dipendenze strategiche anziché ridurle; escludendo la facoltà di utilizzare per il riarmo i fondi di coesione, che i Trattati dedicano all'obiettivo, cruciale anche per il nostro Paese, di ridurre i divari territoriali e favorire la convergenza socio-economica, e che pertanto non possono essere dirottati per il finanziamento dell'aumento delle spese militari;
l'Unione europea, per conseguire l'obiettivo di una difesa comune, deve significativamente aumentare la coerenza tra i suoi strumenti esistenti e futuri, anche a livello di governance per assicurare un efficace "controllo democratico" e di condivisione dell'intelligence. Sulle politiche di sicurezza occorre uno sforzo significativo di semplificazione e coerenza, in particolare: tra la PESCO per quel che riguarda il consolidamento della domanda e il FED per quel che riguarda le tabelle di marcia programmatiche, tra lo strumento per il rafforzamento dell'industria europea della difesa mediante appalti comuni (EDIRPA) e il regolamento ASAP per quel che riguarda il potenziamento industriale, tra un significativo rafforzamento anche della dotazione finanziaria dell'EDIP per quel che riguarda l'individuazione delle dipendenze e il FED per quel che riguarda la risoluzione delle dipendenze individuate, o all'interno dell'EDIP stesso per quel che riguarda la coerenza con lo strumento dell'attuazione delle azioni relative al consolidamento della domanda e dell'offerta;
gli investimenti in sicurezza devono accompagnarsi e non sostituirsi a quelli necessari a realizzare l'autonomia strategica in altri settori prioritari, a partire da quelli per la coesione e la protezione sociale, garantiti dai Fondi SIE dell'Unione europea su cui l'attuale Governo ha accumulato un drammatico ritardo nell'attuazione, che penalizza la necessaria convergenza delle regioni meno sviluppate, a partire dal nostro Mezzogiorno;
la difesa non può essere considerata un bene pubblico separato dal benessere sociale, ma è parte integrante di una strategia globale che prevede di garantire non solo la sicurezza fisica dei cittadini europei, ma anche la loro sicurezza sociale ed economica: tanto più l'affermazione dei nazionalismi disgregatori dell'unità europea è legata anche alla percezione di insicurezza economica e sociale, nonché alla paura nei confronti delle sfide globali;
Migrazioni:
tra le sfide globali, è essenziale affrontare a livello europeo quella delle migrazioni, in una dimensione non emergenziale ma all'altezza della portata epocale del fenomeno: le soluzioni che si stanno definendo in materia di gestione dei flussi migratori non vanno invece nella direzione di una visione efficace e razionale, ma appaiono un cedimento nei confronti delle posizioni più ideologicamente estremiste e propagandistiche;
il piano di rimpatri proposto dalla Commissione UE che formalizza l'esternalizzazione delle frontiere, rischia di creare aree extra-UE dove concentrare migranti da rimpatriare senza il loro consenso. Sebbene un maggiore coordinamento delle normative europee sui rimpatri sia necessario, è fondamentale che venga attuata in modo che siano garantiti i diritti umani e nel rispetto degli accordi bilaterali, evitando clamorosi fallimenti come il cosiddetto "modello Albania", non solo contrario alle convenzioni internazionali e al diritto di asilo, ma che rappresenta uno spreco di circa un miliardo di denaro pubblico italiano,
impegna il Governo:
1) a scegliere senza esitazioni e ambiguità, di fronte alle minacce globali e alle sfide inedite rappresentate dalla nuova amministrazione americane, l'interesse europeo, all'interno del quale si promuove e realizza il nostro interesse nazionale, anche attraverso la costruzione di alleanze, a partire dai Paesi fondatori dell'Europa, per collocare l'Italia sulla frontiera più avanzata dell'integrazione contro le spinte disgregatrici e i ripiegamenti nazionalisti;
2) a ribadire la ferma condanna della grave, inammissibile e ingiustificata aggressione russa dell'Ucraina e a continuare a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, promuovendo con urgenza un'iniziativa diplomatica e politica autonoma dell'Unione europea, in collaborazione con gli alleati, per il perseguimento di una pace giusta e sicura, che preservi i diritti del popolo ucraino a partire da quello alla propria autodeterminazione, l'ordine internazionale basato sulle regole e offra le necessarie garanzie di sicurezza per una soluzione duratura;
3) a sostenere il riconoscimento dello Stato di Palestina, nel rispetto del diritto alla sicurezza dello Stato di Israele, per preservare la realizzazione dell'obiettivo di "due popoli, due Stati"; a sostenere il piano arabo per la ricostruzione della Striscia di Gaza ed ogni iniziativa diplomatica volta ad assicurare il rispetto della tregua e un reale rilancio del processo di pace: per la liberazione degli ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas, per la protezione dei civili e per la fine delle violenze nei territori palestinesi occupati, per il rispetto della tregua in Libano e per scongiurare il rischio di futuri attacchi da parte di Hezbollah e Iran, nonché le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele e, infine, affinché siano rispettate le risoluzioni delle Nazioni Unite;
4) a sostenere una risposta europea ed unitaria alle politiche dei dazi dell'amministrazione Trump, che escluda ogni controproducente e inadeguata tentazione di bilateralizzare la risoluzione del conflitto commerciale, e che ampli le contromisure includendo i servizi e i diritti di proprietà intellettuale delle Big Tech, rilanciando anche l'iniziativa multilaterale per l'introduzione della Global Minimum Tax;
5) a promuovere un'iniziativa per una risposta all'altezza delle sfide strategiche, politiche, economiche e di sicurezza poste all'Europa, mobilitando le risorse necessarie al rilancio della competitività e della coesione europea, con un grande piano di investimenti comuni finalizzato alla realizzazione della piena autonomia strategica, sull'esempio del Next Generation EU, capace di mobilitare complessivamente un ammontare maggiore di risorse;
6) ad adottare una posizione forte e determinata in sede europea, chiedendo un sostanziale raddoppio delle risorse per il nuovo Quadro finanziario pluriennale, al fine di renderlo più ambizioso e adeguato a realizzare le politiche necessarie a fronteggiare le nuove sfide globali;
7) a collocare l'Italia da protagonista nella costruzione di una vera difesa comune europea e non di un riarmo degli eserciti nazionali privo di coordinamento, esprimendo la chiara volontà politica di andare avanti nel percorso di realizzazione di un'unione della difesa, anche partendo da forme di cooperazione rafforzata o integrazione differenziata tra Stati membri;
8) a promuovere, nel corso del negoziato che si aprirà dopo la presentazione del Libro bianco sulla difesa europea e i suoi strumenti, tutti gli elementi che puntano a una governance democratica chiara del settore, agli investimenti comuni necessari per realizzare l'autonomia strategica e colmare i deficit alla sicurezza europea, al coordinamento e all'integrazione della capacità industriali europee e dei comandi militari, all'interoperabilità dei sistemi di difesa verso un esercito comune europeo: a promuovere, pertanto, una radicale revisione del piano di riarmo proposto dalla presidente von der Leyen, sulla base delle critiche e delle proposte avanzate in premessa, al fine di assicurare investimenti comuni effettivi non a detrimento delle priorità sociali di sviluppo e coesione, e di condizionare tutte le spese e gli strumenti europei alla pianificazione, lo sviluppo, l'acquisizione e la gestione di capacità comuni per realizzare un'unione della difesa;
9) a ribadire la ferma contrarietà all'utilizzo dei Fondi di coesione europei per il finanziamento e l'aumento delle spese militari;
10) a sostenere la realizzazione di corridoi umanitari sicuri e l'istituzione permanente di una missione europea di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo, a promuovere la costruzione di un sistema comune, coordinato e solidale per la gestione strutturale del fenomeno migratorio, a garantire procedure e percorsi equi, sicuri e legali per migranti e richiedenti asilo, in particolare i minori, nonché a contrastare efficacemente il traffico di esseri umani, anche attraverso partenariati responsabili e trasparenti con i Paesi di origine e transito, evitando in ogni caso disumane, inefficaci e costose forme di esternalizzazione delle frontiere dell'UE, come gli hub di rimpatrio in Paesi terzi;
11) ad adoperarsi affinché tutti gli Stati membri dell'Unione europea rispettino e diano piena attuazione a tutte le decisioni assunte dalla Corte penale internazionale.
(6-00145) n. 6 (18 marzo 2025)
Preclusa
Il Senato della Repubblica,
premesso che:
A. il Consiglio europeo si riunirà il 20 e 21 marzo 2025 in una situazione segnata da gravissime minacce alla stabilità e alla sicurezza dell'Unione europea e degli Stati membri;
B. la drammatica emergenza che l'UE deve fronteggiare è perfettamente descritta dal documento del Movimento Federalista Europeo: "Salvare l'Europa, la libertà e la democrazia": il «duplice attacco: alla sicurezza europea e alla democrazia», cui l'UE e gli Stati membri devono reagire, «implica un potere europeo in grado di rendere l'Europa capace di agire»; poiché «la Commissione europea ha fatto un primo passo importante con il Rearm Europe Plan, ma ora molto è ancora da fare concretamente… servono iniziative che indichino la volontà di superare i limiti del quadro giuridico e politico che regola la politica e il funzionamento dell'Unione»;
C. oggi sono necessarie e urgenti iniziative intergovernative da parte di una coalizione di Paesi volonterosi sia nel sostegno all'Ucraina, che è la vera frontiera della libertà europea, sia nel rafforzamento della sicurezza degli Stati membri dalle possibili aggressioni nemiche, ma la prospettiva deve essere quella di lavorare alla costruzione di una vera politica di difesa comune nel quadro dell'Unione europea;
D. nella risoluzione sul mantenimento del fermo sostegno dell'UE all'Ucraina dopo tre anni di guerra di aggressione della Russia (2025/2528(RSP)), approvata il 12 marzo 2025, il Parlamento europeo:
1. rende omaggio, in occasione del terzo anniversario dell'aggressione russa dell'Ucraina su vasca scala, alle migliaia di persone che hanno sacrificato la propria vita per un'Ucraina libera e democratica; ribadisce la sua ferma solidarietà al popolo ucraino e il suo sostegno all'indipendenza, alla sovranità e all'integrità territoriale dell'Ucraina entro i suoi confini riconosciuti a livello internazionale; sottolinea con forza il diritto immanente dell'Ucraina all'autodifesa, in virtù dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite;
2. ribadisce la sua più ferma condanna della guerra di aggressione illegale, non provocata e ingiustificabile della Russia contro l'Ucraina, nonché del coinvolgimento della Bielorussia, della Corea del Nord e dell'Iran; chiede che la Russia e le sue forze irregolari cessino immediatamente, completamente e incondizionatamente tutti gli attacchi contro le zone residenziali e le infrastrutture civili, che interrompano tutte le azioni militari in Ucraina e che ritirino tutte le forze militari e irregolari nonché le attrezzature militari dall'intero territorio dell'Ucraina riconosciuto a livello internazionale; ribadisce la sua politica di non riconoscimento dei territori ucraini temporaneamente occupati dalla Russia, compresa, tra l'altro, la Crimea; chiede che la Federazione Russa cessi definitivamente di violare o minacciare la sovranità, l'indipendenza e l'integrità territoriale dell'Ucraina; condanna le atrocità commesse contro la popolazione ucraina dalla forza di invasione russa, così come la distruzione indiscriminata delle infrastrutture ucraine; chiede la fine delle deportazioni forzate di civili ucraini e il rilascio e il ritorno di tutti gli ucraini detenuti, in particolare i minori;
3. ribadisce la sua condanna dell'aggressione russa dell'Ucraina su vasta scala in quanto minaccia esistenziale per la sicurezza e la stabilità europee; sottolinea che il crimine di aggressione contro l'Ucraina costituisce una grave violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite; sottolinea che la guerra di aggressione russa ha modificato radicalmente la situazione geopolitica in Europa e non solo, minacciando la sua architettura di sicurezza, e che in risposta a tale situazione sono necessarie decisioni politiche, di sicurezza e finanziarie audaci, coraggiose e globali da parte dell'UE; ritiene che un'Ucraina in grado di difendersi efficacemente sia parte integrante di un panorama europeo con una sicurezza stabile e prevedibile;
4. ritiene che l'esito della guerra e la posizione assunta dalla comunità internazionale svolgeranno un ruolo cruciale nell'influenzare le azioni future di altri regimi autoritari, che seguono da vicino il corso della guerra e valutano quanto spazio vi sia per esercitare politiche estere aggressive, anche con mezzi militari;
5. esprime profonda preoccupazione per l'apparente cambio di posizione degli Stati Uniti sulla guerra di aggressione della Russia, inclusi il fatto di aver incolpato apertamente l'Ucraina della guerra in corso, la sospensione degli aiuti militari statunitensi, nonché il tentativo di costringere l'Ucraina a fare concessioni territoriali e a rinunciare al suo legittimo diritto all'autodifesa; sottolinea che, alla luce di tale cambiamento, l'UE e i suoi Stati membri sono ora i principali alleati strategici dell'Ucraina e devono mantenere il loro ruolo di maggiore donatore dell'Ucraina nonché aumentare in modo significativo l'assistenza tanto necessaria da loro fornita al fine di sostenere il diritto dell'Ucraina all'autodifesa, e intervenire, per quanto possibile, per sostituire i fondi USAID sospesi, garantendo nel contempo aiuti a lungo termine per la ricostruzione e la ripresa;
6. invita nuovamente gli Stati membri ad aumentare e accelerare considerevolmente il loro sostegno militare, in particolare la fornitura di armi e munizioni, nonché l'addestramento, in risposta alle esigenze pressanti (tra cui sistemi d'arma a lungo raggio, sistemi di difesa aerea, sistemi di artiglieria, sistemi di guerra elettronica, capacità antidroni e attrezzature ingegneristiche); incita gli Stati membri e le loro industrie della difesa a investire nell'industria della difesa ucraina e a collaborare con essa, al fine di massimizzare appieno il potenziale delle sue capacità produttive e produrre attrezzature critiche nel più efficiente dei modi, seguendo l'esempio danese e olandese; ribadisce la sua posizione secondo cui tutti gli Stati membri dell'UE e gli alleati della NATO dovrebbero impegnarsi collettivamente e individualmente a fornire sostegno militare all'Ucraina con almeno lo 0,25 per cento del loro PIL annuo; invita l'UE e gli Stati membri a utilizzare la loro infrastruttura di immagini satellitari per l'Ucraina; ricorda che il sostegno militare all'Ucraina deve essere sufficiente a porre fine alla guerra di aggressione della Russia e a consentire all'Ucraina di liberare tutto il suo popolo, ripristinare il pieno controllo sull'intero territorio entro i suoi confini riconosciuti a livello internazionale e scoraggiare qualsiasi ulteriore aggressione da parte della Russia; osserva, in tale contesto, che diversi Stati membri dell'UE non sono allineati e li esorta ad aumentare il loro sostegno all'Ucraina in linea con le loro Costituzioni;
7. ribadisce il suo impegno a sostenere l'ambizione dell'Ucraina a una pace giusta e duratura e a favore della formula di pace e del piano per la vittoria presentati dal presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy; ritiene che si tratti di un piano completo per ripristinare l'integrità territoriale dell'Ucraina e che comprenda gli elementi costitutivi di una pace globale, giusta e duratura in Ucraina, basata sui principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, che richiede il completo ripristino dell'integrità territoriale dell'Ucraina, l'attribuzione di responsabilità per i crimini di guerra e il crimine di aggressione, il pagamento di risarcimenti da parte della Russia per gli ingenti danni causati in Ucraina, il fatto che i responsabili siano chiamati a rispondere pienamente delle loro azioni e l'esclusione di qualsiasi futura aggressione da parte della Russia; esorta l'UE e i suoi Stati membri a collaborare con partner che condividono gli stessi principi per garantire che i negoziati di pace si svolgano nel rispetto dei suddetti principi;
8. sottolinea che qualsiasi negoziato di pace autentico deve essere condotto in buona fede e deve coinvolgere l'Ucraina; ricorda che qualsiasi accordo che escluda l'Ucraina o ne comprometta le legittime aspirazioni, come il diritto di scegliere le proprie disposizioni in materia di sicurezza, o che sia privo di credibili garanzie di sicurezza per l'Ucraina che contribuiscano alla deterrenza di una futura aggressione russa, non sarà né giusto né praticabile;
9. insiste che l'UE debba contribuire all'istituzione di solide garanzie di sicurezza a favore dell'Ucraina, al fine di scoraggiare ulteriori aggressioni russe; sottolinea che l'Ucraina deve essere dotata dei mezzi per resistere a ulteriori attacchi russi ed evitare che avvengano, nonché per respingere accordi affrettati che ne indeboliscono la sicurezza a medio e lungo termine e rischiano di esporre l'Ucraina e altri Paesi europei a una nuova aggressione russa; sottolinea che l'economia di guerra russa non è sostenibile e che l'accoppiamento di una pressione economica orchestrata con un sostegno militare accelerato all'Ucraina consentirebbe alle forze ucraine di migliorare le loro posizioni, danneggiando nel contempo l'economia russa, così da garantire all'Ucraina una posizione negoziale più forte quando accetterà di avviare colloqui di pace;
10. deplora fermamente qualsiasi tentativo di ricattare la leadership ucraina per convincerla ad arrendersi all'aggressore russo al solo scopo di poter proclamare un cosiddetto accordo di pace; ritiene che gli attuali tentativi dell'amministrazione statunitense di negoziare un cessate il fuoco e un accordo di pace con la Russia escludendo l'Ucraina e gli altri Stati europei, in base ai quali questi ultimi sono messi di fronte al risultato senza una loro significativa partecipazione, siano controproducenti e pericolosi, in quanto finiscono con l'incoraggiare lo Stato belligerante, dimostrando così che una politica aggressiva non è punita ma ricompensata; conclude che, tenendo conto dei trascorsi della Russia in materia di violazione di precedenti accordi e dei principi fondamentali del diritto internazionale, tale pace può essere raggiunta solo attraverso la forza, comprese efficaci garanzie di sicurezza;
11. sottolinea che il sostegno finanziario fornito all'Ucraina dall'UE e dai suoi Stati membri supera quello di qualsiasi altro Paese, a testimonianza dell'impegno senza precedenti dell'Unione nei confronti dell'Ucraina e, di conseguenza, della sicurezza dell'Europa; sottolinea che il ruolo dell'UE in qualsiasi negoziato che incida sulla sicurezza dell'Europa deve essere commisurato al suo peso politico ed economico; ribadisce che non possono esservi negoziati che interessano la sicurezza europea senza il coinvolgimento dell'Unione europea; accoglie con favore gli sforzi del presidente francese Macron e del primo ministro del Regno Unito Starmer per ospitare vertici europei straordinari a Parigi e Londra; accoglie con favore l'avvio di una "coalizione dei volenterosi" per consentire l'applicazione a guida europea di un eventuale accordo di pace;
12. esprime sgomento per quanto riguarda la politica dell'amministrazione statunitense di rappacificarsi con la Russia e di prendere di mira i propri alleati; mette in guardia sul fatto che tale politica mina la fiducia dei tradizionali alleati statunitensi in tutto il mondo e può avere conseguenze devastanti per il legame transatlantico nonché per la pace e la stabilità in Europa e nel resto del mondo;
13. invita l'UE e i suoi Stati membri a considerare i recenti sviluppi nelle relazioni USA- Ucraina come ultimo campanello d'allarme affinché intervengano in qualità di principale partner dell'Ucraina e si adoperino attivamente per mantenere il più ampio sostegno internazionale possibile a favore dell'Ucraina, anche attraverso la creazione di una "coalizione dei volenterosi e capaci" assieme a partner che condividono gli stessi principi a livello globale, al fine di sostenere l'Ucraina e aumentare le pressioni sulla Russia;
14. accoglie con favore la dichiarazione congiunta dell'Ucraina e degli Stati Uniti a seguito del loro incontro dell'11 marzo 2025 nel Regno dell'Arabia Saudita, compresa la ripresa dell'assistenza militare e della condivisione di intelligence da parte degli Stati Uniti, nonché la proposta relativa a un accordo di cessate il fuoco di 30 giorni; ricorda che il cessate il fuoco può essere uno strumento efficace per la sospensione delle ostilità solo se l'aggressore vi aderisce pienamente; si attende pertanto che la Russia lo accetti e lo rispetti, cessando tutti gli attacchi contro l'Ucraina, le sue postazioni militari, la sua popolazione civile, le sue infrastrutture e il suo territorio;
15. esprime preoccupazione per le crescenti tensioni nel Mar Baltico con azioni di guerra ibrida contro le infrastrutture critiche e ritiene fondamentale una più stretta cooperazione tra gli Stati nordici, gli Stati baltici, la Polonia e la Germania;
16. accoglie con favore le conclusioni del Consiglio europeo straordinario del 6 marzo 2025 e il relativo sostegno a un rapido rafforzamento della difesa europea attraverso il piano "Rearm Europe" come pure il ribadito sostegno all'Ucraina secondo l'approccio di conseguire "la pace attraverso la forza", sottolineando in particolare che la sicurezza dell'Ucraina e quella dell'Europa, quella transatlantica e quella del mondo sono interconnesse;
17. ribadisce che gli attacchi deliberati della Russia contro la popolazione civile ucraina, la distruzione di infrastrutture civili, il ricorso alla violenza sessuale e allo stupro come arma di guerra, la deportazione di migliaia di cittadini ucraini nel territorio della Federazione Russa, il trasferimento e l'adozione forzati di minori ucraini e altre gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario costituiscono crimini di guerra di cui tutti gli autori devono rispondere;
18. sottolinea che tutti i responsabili dei crimini di guerra perpetrati in Ucraina devono essere chiamati a risponderne ed evidenzia che nessuna pace sarà sostenibile senza giustizia; ribadisce il suo invito alla Commissione, alla VP/AR e agli Stati membri a collaborare con l'Ucraina e la comunità internazionale per istituire un tribunale speciale incaricato di indagare e perseguire il crimine di aggressione commesso contro l'Ucraina dalla Russia e dai suoi alleati e sottolinea la necessità di includere nella giurisdizione di tale tribunale l'intera leadership della Russia e della Bielorussia responsabile dell'aggressione contro l'Ucraina; plaude alla creazione di un centro internazionale per il perseguimento del crimine di aggressione nei confronti dell'Ucraina, con sede all'Aia;
19. esprime il suo pieno sostegno alle indagini in corso da parte del procuratore della Corte penale internazionale sulla situazione in Ucraina con riferimento a presunti crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio; accoglie con favore la ratifica dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale da parte dell'Ucraina, che ha consentito a quest'ultima di diventare uno Stato parte dello Statuto dal gennaio 2025; esprime, in tale contesto, la sua massima preoccupazione per le sanzioni statunitensi nei confronti della Corte penale internazionale, dei suoi procuratori e giudici e del suo personale, che costituiscono un grave attacco al sistema giudiziario internazionale; invita la Commissione ad attivare con urgenza il regolamento di blocco e gli Stati membri a intensificare con urgenza i loro sforzi diplomatici al fine di proteggere e salvaguardare la Corte penale internazionale quale fondamento indispensabile del sistema giudiziario internazionale;
20. apprezza la decisione del Consiglio europeo di avviare i negoziati di adesione con l'Ucraina una volta soddisfatte le raccomandazioni della Commissione; ribadisce che il futuro dell'Ucraina è nell'UE; plaude ai progressi compiuti nelle riforme connesse all'adesione nonostante le condizioni di guerra; chiede l'accelerazione dei negoziati di adesione, riconoscendo che l'integrazione dell'Ucraina nell'UE rappresenta una priorità strategica; sottolinea l'importanza di proseguire l'assistenza finanziaria dell'UE, legata a riforme concrete, quale strumento fondamentale per sostenere e accelerare la trasformazione dell'Ucraina in linea con le norme europee; sottolinea che i criteri di Copenaghen e le riforme necessarie, in particolare per quanto riguarda lo Stato di diritto, la democrazia, le libertà fondamentali e i diritti umani, sono essenziali per il processo di adesione basato sul merito; ritiene che l'adesione dell'Ucraina all'UE rappresenti un investimento geostrategico in un'Europa unita e forte ed equivalga a una dimostrazione di leadership, determinazione e lungimiranza;
21. ricorda l'impegno della NATO ad ammettere l'Ucraina nell'Alleanza; rileva, a tale proposito, la coerente politica di apertura della NATO, secondo cui la NATO rimane aperta a tutte le democrazie europee che condividono i valori dell'Alleanza, e in base alla quale le decisioni in materia di adesione devono essere prese unicamente dagli alleati della NATO, senza che terzi abbiano voce in capitolo in tale processo;
22. invita le autorità ucraine a rafforzare l'unità politica interna in Ucraina, a sostenere il pluralismo parlamentare e a impegnarsi in una cooperazione costruttiva con i partiti politici della Verkhovna Rada; invita gli attori politici ucraini a continuare a rafforzare l'unità politica e il pluralismo parlamentare e a impegnarsi in una cooperazione costruttiva all'interno della Verkhovna Rada; chiede che siano tenuti in debita considerazione i poteri e i diritti degli organi autonomi locali; chiede che il pluralismo dei media sia garantito in linea con i principi e i valori democratici che gli ucraini difendono in modo così risoluto e coraggioso; suggerisce, alla luce del processo di adesione all'UE, di porre fine a tutte le restrizioni ai viaggi all'estero dei membri della Verkhovna Rada dell'Ucraina;
23. elogia le organizzazioni della società civile ucraine, europee e internazionali per il sostegno fornito alle famiglie di minori ucraini rapiti, dei prigionieri di guerra e dei civili detenuti illegalmente; invita l'UE, i suoi Stati membri e la comunità internazionale a sostenere i loro sforzi e a intensificare le pressioni sulla Russia affinché restituisca tutti gli ucraini rapiti e detenuti;
24. richiama l'attenzione sulla stima contenuta nell'ultima valutazione rapida dei danni e delle esigenze, secondo cui nel prossimo decennio occorreranno almeno 506 miliardi di euro per la ripresa e la ricostruzione dell'Ucraina; accoglie con favore lo strumento dell'UE per l'Ucraina, che dispone di un bilancio di quasi 50 miliardi di euro, e il meccanismo di cooperazione per i prestiti all'Ucraina dell'UE, che, in collaborazione con il G7, offre all'Ucraina prestiti fino a 45 miliardi di euro; esorta tuttavia l'UE a preparare la ricostruzione dell'Ucraina dedicando e garantendo nuove risorse; invita l'UE, gli Stati membri e i partner che condividono gli stessi principi a fornire un'assistenza politica, economica, tecnica e umanitaria globale e coordinata per sostenere la ricostruzione e la ripresa postbelliche sostenibili e inclusive dell'Ucraina; ribadisce l'impegno dell'UE a favore di un supporto finanziario ed economico sostenibile e a lungo termine all'Ucraina, comprendente assistenza macrofinanziaria, sostegno alla ricostruzione e alla ripresa economica e sociale nonché misure volte a garantire la resilienza dell'economia e delle infrastrutture critiche ucraine; ribadisce la sua ferma convinzione secondo cui la Russia deve pagare per gli ingenti danni causati in Ucraina e chiede pertanto la confisca dei beni statali russi congelati nell'ambito delle sanzioni dell'UE allo scopo di sostenere la difesa e la ricostruzione dell'Ucraina;
25. invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri ad aumentare l'efficacia e l'impatto delle sanzioni nei confronti della Russia al fine di compromettere definitivamente la capacità della Russia di continuare a intraprendere la sua brutale guerra di aggressione contro l'Ucraina e a minacciare la sicurezza di altri Paesi europei; chiede un divieto o dazi mirati sulle importazioni russe nell'UE al fine di bloccare completamente il flusso di cereali, potassa e fertilizzanti, nonché di materie prime, tra cui acciaio, uranio, titanio, nichel, legno e prodotti in legno, e tutti i tipi di petrolio e gas; invita il Consiglio a mantenere, ripetere ove possibile ed estendere la sua politica di sanzioni nei confronti della Russia e di tutti gli Stati che la favoriscono, come la Bielorussia, l'Iran e la Corea del Nord, e a sanzionare le entità cinesi che forniscono beni a duplice uso e prodotti militari, monitorando, rivedendo e rafforzando nel contempo l'efficacia e l'impatto di tale politica; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire la rapida attuazione e la rigorosa applicazione di tutti i pacchetti di sanzioni e a rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri; chiede alla Commissione una valutazione d'impatto sull'efficacia delle sanzioni nell'ostacolare lo sforzo bellico russo e sull'efficacia delle misure volte a evitare l'elusione delle sanzioni; invita il Consiglio ad affrontare sistematicamente la questione dell'elusione delle sanzioni da parte di società stabilite nell'UE, di terzi e di Paesi terzi e ad adottare e attuare rigorosamente misure restrittive nei confronti di tutte le entità che agevolano l'elusione delle sanzioni e forniscono al complesso militare russo tecnologie e attrezzature militari e a duplice uso;
26. chiede ulteriori sanzioni nei confronti di settori che rivestono particolare importanza per l'economia russa, in particolare i settori bancario, metallurgico, nucleare, chimico e agricolo e materie prime quali alluminio, acciaio, uranio, titanio e nichel, nonché misure antielusione nei confronti di tutti i Paesi e di tutte le entità che forniscono alla Russia beni e tecnologie militari e a duplice uso; chiede ulteriori azioni contro la "flotta ombra" russa alla luce dell'elusione delle sanzioni, del sabotaggio di infrastrutture critiche e dei rischi ambientali; invita la Commissione ad avviare un dialogo congiunto con gli Stati di bandiera e gli Stati di approdo al di fuori dell'UE e ad adottare misure nei confronti dei proprietari, degli operatori e degli operatori assicurativi nei Paesi terzi che agevolano la flotta ombra russa; esorta gli Stati membri a coordinare ulteriormente la cooperazione operativa tra le agenzie di guardia costiera al fine di aumentare la capacità complessiva di sorveglianza marittima; sottolinea che la Russia sta aumentando la sua dipendenza dai concimi derivati dal gas, che rappresentano una fonte crescente di reddito, compromettendo nel contempo le economie dell'UE e minacciando la sicurezza alimentare; si attende che l'UE mantenga le sanzioni nei confronti della Russia per tutto il tempo necessario a garantire una pace giusta e duratura e fino all'avvenuta assunzione di responsabilità;
27. chiede che il prossimo pacchetto di sanzioni dell'UE interessi tutte le navi cisterna conosciute della flotta ombra e i loro proprietari, e che introduca nel contempo sanzioni nei confronti delle petroliere che violano la convenzione internazionale per la prevenzione dell'inquinamento causato da navi e imponga la rigorosa attuazione da parte di tutti gli Stati membri delle misure che vietano alle navi, indipendentemente dalla bandiera, di navigare nelle acque europee o verso il porto di qualunque Stato membro dell'UE se non hanno osservato le norme internazionali in materia di trasbordi da nave a nave in mare o hanno tenuto spento illegalmente il loro sistema di identificazione automatica; esorta la Commissione e gli Stati membri a vietare i trasbordi da nave a nave di petrolio russo nelle acque dell'UE;
28. invita la Commissione e gli Stati membri a mettere a punto sanzioni più ampie nei confronti del legname russo e bielorusso, anche vietando in modo specifico l'importazione o l'acquisto di prodotti di legno lavorati in Paesi terzi che contengono legno, in particolare legno compensato di betulla, originario della Russia o della Bielorussia, al fine di sostenere l'applicazione delle attuali sanzioni;
29. condanna fermamente il Governo ungherese per aver minacciato di bloccare il rinnovo del quadro di sanzioni dell'UE e di limitare un'adeguata risposta dell'UE commisurata alla gravità della situazione; invita gli Stati membri a utilizzare tutti gli strumenti disponibili per evitare ulteriori blocchi da parte del Governo ungherese;
30. chiede ulteriori restrizioni all'ingresso nell'UE dei cittadini russi e bielorussi, in particolare mediante controlli di sicurezza più rigorosi, compresa la presentazione di documenti di servizio militare durante la procedura di domanda del visto Schengen, ferma restando la necessità di rilasciare visti umanitari;
31. condanna con vigore l'esecuzione di prigionieri di guerra ucraini da parte delle forze russe; invita l'UE, i suoi Stati membri e i partner internazionali ad aumentare le pressioni sulla Russia affinché rispetti i suoi obblighi internazionali, in particolare la Convenzione di Ginevra, e consenta alle organizzazioni internazionali l'accesso ai prigionieri;
32. condanna l'impatto devastante della guerra russa sui bambini; chiede un maggiore sostegno dell'UE all'istruzione, all'assistenza sanitaria, ai servizi di salute mentale e alla protezione dei minori, compresi il recupero dai traumi e ambienti di apprendimento sicuri; esorta l'UE e l'Ucraina a dare priorità alle esigenze dei bambini negli sforzi di aiuto e ricostruzione, nella bonifica delle mine terrestri e nell'integrazione del benessere dei minori nel processo di adesione all'UE;
33. ribadisce la propria preoccupazione per la situazione della centrale nucleare di Zaporizhzhia, controllata illegalmente dalla Russia; sostiene gli sforzi volti a mantenere una presenza continua dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica presso la centrale nucleare di Zaporizhzhia; ribadisce la sua profonda preoccupazione per il più ampio impatto ambientale a lungo termine causato dalla guerra;
34. invita l'UE e i suoi Stati membri a rafforzare la comunicazione strategica dell'UE, in particolare a chiarire pubblicamente il ruolo preponderante del sostegno dell'UE all'Ucraina, specie alla luce delle affermazioni che mirano a sminuirne il contributo, con l'obiettivo di contrastare le minacce ibride e le attività della zona grigia, nonché di prevenire le ingerenze russe nei processi politici, elettorali e in altri processi democratici in Ucraina e in Europa; sollecita una comunicazione proattiva sui vantaggi dell'allargamento dell'UE per migliorare la comprensione del pubblico e il suo sostegno all'adesione dell'Ucraina, sia all'interno di quest'ultima che negli Stati membri; sottolinea che l'integrazione dell'Ucraina nell'UE rappresenta un'opportunità per lo sviluppo sia delle regioni confinanti che degli Stati membri; chiede fermamente all'UE e agli Stati membri di combattere la disinformazione russa sulla guerra, rafforzando l'alfabetizzazione digitale, promuovendo narrazioni basate sui fatti e chiamando le piattaforme dei social media a rispondere della diffusione di contenuti dannosi applicando rigorosamente il regolamento sui servizi digitali;
35. incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e alla Vice Presidente della Commissione/Alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nonché ai Governi e ai Parlamenti degli Stati membri, al Presidente, al Governo e alla Verkhovna Rada dell'Ucraina e al Segretario generale delle Nazioni Unite.
E. nella risoluzione sul libro bianco sul futuro della difesa europea (2025/2565(RSP)), approvata il 12 marzo 2025, il Parlamento europeo
1. ritiene che l'UE debba agire con urgenza per garantire la propria sicurezza in modo autonomo, rafforzare i suoi partenariati con attori che condividono gli stessi principi e ridurre nettamente la sua dipendenza da Paesi terzi; sottolinea pertanto che l'UE si trova ora a un momento di svolta nella sua storia e nella sua costruzione; insiste sul fatto che un approccio basato sul mantenimento dello status quo non è più un'opzione in quanto porterebbe alla fine di un'Europa sicura e protetta; è del parere che l'UE e i suoi Stati membri debbano scegliere se unire le forze e collaborare in modo coeso per superare le minacce e gli attacchi alla sicurezza dell'Unione oppure rimanere da soli, alla mercé di avversari aggressivi e partner imprevedibili;
2. ricorda che l'UE è un progetto di pace e dovrebbe adoperarsi per la pace e la stabilità condannando nel contempo le aggressioni; sottolinea che, al fine di conseguire la pace e la stabilità, dobbiamo sostenere l'Ucraina e diventare noi stessi più resilienti;
3. sottolinea che l'Europa continua a stare fermamente al fianco dell'Ucraina mentre combatte coraggiosamente per i nostri valori europei e ribadisce la sua convinzione circa il fatto che sui campi di battaglia ucraini sarà deciso il futuro dell'Europa; è fermamente convinto che l'Europa si trovi oggi ad affrontare la più profonda minaccia militare alla sua integrità territoriale dalla fine della guerra fredda;
4. è fermamente convinto che il rafforzamento della sicurezza e della difesa dell'Europa richieda non solo un semplice aumento dell'ambizione e delle azioni, ma anche un cambiamento radicale del modo in cui agiamo e investiamo nella nostra sicurezza e difesa, per fare in modo che d'ora in poi pianifichiamo, innoviamo, sviluppiamo, acquistiamo, manteniamo e dispieghiamo le capacità insieme, in modo coordinato e integrato, sfruttando altresì pienamente le competenze complementari di tutti gli attori in Europa, compresa la NATO, per conseguire una difesa comune europea;
5. ritiene che la Russia, sostenuta dai suoi alleati, tra cui la Bielorussia, la Cina, la Corea del Nord e l'Iran, rappresenti la minaccia diretta e indiretta più significativa per l'UE e la sua sicurezza, nonché per la sicurezza dei Paesi candidati e dei partner dell'UE; ribadisce con la massima fermezza possibile la sua condanna della guerra di aggressione non provocata, illegale e ingiustificata della Russia contro l'Ucraina; osserva, tuttavia, che è necessario tenere pienamente conto dell'instabilità nel nostro vicinato meridionale, dell'aumento della potenza militare cinese e della crescente aggressività delle potenze intermedie, che sembrano pronte a mettere a repentaglio la cooperazione transatlantica in materia di sicurezza comune e a concludere un accordo con l'aggressore russo a scapito della sicurezza ucraina e di quella europea, che sono la stessa cosa; constata che le recenti azioni e dichiarazioni dell'amministrazione statunitense hanno ulteriormente accresciuto le preoccupazioni circa la futura posizione degli Stati Uniti nei confronti della Russia, della NATO e della sicurezza dell'Europa; deplora, a tale proposito, i voti del Governo statunitense, allineati con quelli espressi dal Governo russo, in seno all'Assemblea generale delle Nazioni Unite e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle risoluzioni relative al terzo anniversario della guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina; condanna fermamente le minacce degli Stati Uniti nei confronti della Groenlandia;
6. insiste sul fatto che l'Europa deve assumersi maggiori responsabilità in seno alla NATO, specie quando si tratta di garantire la sicurezza nel continente europeo;
7. ritiene che la diplomazia debba rimanere una pietra angolare della politica estera dell'UE;
8. ribadisce il suo invito alla Turchia, Stato membro della NATO e Paese candidato all'adesione all'UE, a rispettare il diritto internazionale, a riconoscere la Repubblica di Cipro, nonché a porre immediatamente fine all'occupazione e a ritirare le sue truppe dall'isola;
9. sottolinea che l'UE deve ora adottare un approccio olistico e orizzontale, che integri una dimensione di difesa e sicurezza nella maggior parte delle sue politiche, con il sostegno di strumenti normativi e finanziari adeguati e sulla base delle esigenze e delle lacune di capacità individuate;
10. ritiene pertanto che sia giunto il momento di una rinnovata ambizione politica ad agire volta a trasformare l'UE in un garante della sicurezza a pieno titolo, aumentare la sua preparazione alla difesa e costruire un'autentica Unione europea della difesa; ricorda che l'adozione della bussola strategica è stata un buon punto di partenza, ma rileva che permane la necessità che venga attuata in modo tempestivo; accoglie con favore gli strumenti di difesa recentemente introdotti dall'UE e insiste sull'urgente necessità di incrementarli, dal momento che gli sforzi di difesa dell'UE non possono rimanere di dimensioni limitate, frammentati in termini di portata e lenti quanto ai risultati; chiede un salto di qualità e un nuovo approccio alla difesa, comprese decisioni forti, un piano d'azione e piani di investimento nel settore della difesa a breve e lungo termine; sottolinea che tali obiettivi richiedono visione, concretezza e impegni condivisi, sia in campo strettamente militare sia nei settori industriale, tecnologico e dell'intelligence;
11. deplora la riluttanza del Consiglio e degli Stati membri dell'UE ad affrontare le profonde sfide strutturali del panorama industriale europeo della difesa e la mancanza di ambizione per quanto riguarda la cooperazione a livello dell'UE tra le Forze armate degli Stati membri; invita gli Stati membri a unire le forze e a sostenere un avanzamento decisivo verso un quadro molto ambizioso e completo in materia di difesa;
12. esorta l'UE ad adottare un quadro completo coerente e solido per rafforzare la propria sicurezza e quella dei suoi partner, a identificare meglio i potenziali punti di rottura futuri e prevenire ulteriori crisi e a coordinare insieme ai suoi Stati membri risposte congiunte simili a quelle utilizzate in tempo di guerra;
13. ritiene che il libro bianco sul futuro della difesa europea dovrebbe presentare al Consiglio europeo misure e opzioni concrete affinché possano essere intrapresi sforzi realmente innovativi e necessari, distinguendo tra piani e obiettivi a breve e lungo termine, affrontando le questioni relative alle capacità, alla competitività industriale e alle esigenze di investimento del settore della difesa, e definendo l'approccio generale all'integrazione della difesa nell'UE; esorta il Consiglio e la Commissione a individuare priorità chiare e concrete a breve, medio e lungo termine, con un calendario di azioni corrispondente;
14. ritiene che le missioni e le operazioni della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) debbano essere rivalutate e riviste in questa prospettiva; insiste sul fatto che la PSDC deve essere rafforzata e resa più agile, anche rendendola il principale strumento dell'UE per combattere in contesti di guerra ibrida, in modo che possa svolgere il suo ruolo di garante della sicurezza dell'Europa, apportando forza e protezione;
15. si attende che il libro bianco sul futuro della difesa europea identifichi le minacce più pressanti, i rischi strutturali e i concorrenti e definisca la misura in cui l'UE può elaborare piani di contingenza per garantire il sostegno reciproco in caso di crisi di sicurezza su vasta scala e aiutare l'Europa ad anticipare, prepararsi e dissuadere potenziali aggressori, nonché a difendersi a breve e lungo termine, al fine di diventare una potenza credibile e un pilastro europeo in seno alla NATO; sottolinea che la protezione delle frontiere terrestri, aeree e marittime dell'UE contribuisce alla sicurezza dell'intera UE, in particolare della frontiera orientale dell'UE, e sottolinea pertanto che lo Scudo orientale e la Linea di difesa del Baltico dovrebbero essere i progetti faro dell'UE per promuovere la deterrenza e superare le potenziali minacce provenienti da Est;
16. chiede misure immediate per rafforzare la sicurezza e la difesa del confine nord- orientale dell'UE con la Russia e la Bielorussia istituendo una linea di difesa globale e resiliente nei settori terrestre, aereo e marittimo per contrastare le minacce militari e ibride, compresi l'uso dell'energia come arma, il sabotaggio di infrastrutture e la strumentalizzazione della migrazione; pone l'accento sulla necessità di coordinare e integrare gli sforzi nazionali attraverso gli strumenti normativi e finanziari dell'UE per accelerare l'attuazione;
17. sottolinea la necessità di rafforzare le capacità e le risorse, superando nel contempo la frammentazione del mercato della difesa; concorda pienamente con il parere della relazione Draghi secondo cui l'UE e i suoi Stati membri devono decidere con urgenza gli incentivi da destinare all'industria europea della difesa e trovare soluzioni creative per realizzare investimenti pubblici e privati su larga scala nel campo della sicurezza e della difesa;
18. esorta l'UE e i suoi Stati membri a stare fermamente dalla parte dell'Ucraina; ricorda la sua convinzione che è sui campi di battaglia ucraini che si deciderà il futuro dell'Europa e che la traiettoria della guerra della Russia contro l'Ucraina sarà modificata in modo decisivo; sottolinea che tale svolta dipende ora quasi interamente dagli europei; sollecita pertanto gli Stati membri a fornire più armi e munizioni all'Ucraina prima della fine dei negoziati; avverte che, se l'UE dovesse venir meno al suo sostegno e se l'Ucraina dovesse essere costretta ad arrendersi, la Russia si muoverebbe contro altri paesi, compresi eventualmente Stati membri dell'UE; invita gli Stati membri dell'UE, i partner internazionali e gli alleati della NATO a revocare tutte le restrizioni all'uso dei sistemi d'arma occidentali forniti all'Ucraina contro obiettivi militari nel territorio russo; invita l'UE e i suoi Stati membri ad adoperarsi attivamente per mantenere e conseguire il più ampio sostegno internazionale possibile all'Ucraina e per individuare una soluzione pacifica alla guerra, che deve basarsi sul pieno rispetto dell'indipendenza, della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina, sui principi del diritto internazionale, sulla responsabilità per i crimini di guerra e il crimine di aggressione e sul pagamento di indennizzi da parte della Russia per gli ingenti danni causati in Ucraina; esorta l'UE e i suoi Stati membri a partecipare all'istituzione di solide garanzie di sicurezza future per l'Ucraina;
19. è fermamente convinto che l'Unione europea debba espandere e migliorare le sue operazioni di addestramento su misura per rispondere alle esigenze delle Forze armate ucraine e, in contropartita, creare le condizioni affinché le Forze armate europee possano a loro volta trarre insegnamento e apprendere pratiche strategiche dalla loro esperienza; invita gli Stati ad ampliare ulteriormente le operazioni di addestramento per le Forze armate ucraine, anche nel territorio ucraino;
20. sottolinea l'importanza di garantire una distribuzione dei finanziamenti per la difesa equilibrata dal punto di vista geografico nel prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP);
21. esorta l'UE a sviluppare una "strategia per l'Ucraina", che definisca obiettivi chiari per sostenere le capacità di difesa dell'Ucraina e l'integrazione della base industriale e tecnologica di difesa ucraina nell'EDTIB, e a trovare le risorse necessarie per attuare tale strategia, sostenendo nel contempo le attività dell'industria europea della difesa in Ucraina; propone l'assegnazione di un bilancio specifico da più miliardi di euro allo strumento di sostegno all'Ucraina del programma per l'industria europea della difesa (European Defence Industry Programme - EDIP), riservato esattamente a tale scopo; sottolinea che tale strategia per l'Ucraina deve essere parte integrante di una strategia di "difesa europea";
22. chiede un sostegno finanziario urgente per garantire la fornitura tempestiva di prodotti per la difesa attraverso appalti congiunti, il coordinamento industriale, la costituzione di scorte, l'accesso ai finanziamenti per i produttori e l'espansione e la modernizzazione delle capacità di produzione;
23. elogia il "modello danese" per il sostegno all'Ucraina, che consiste nell'acquisizione di capacità di difesa prodotte direttamente in Ucraina; esorta l'UE e i suoi Stati membri a sostenere fermamente tale modello e a sfruttarne appieno le potenzialità, dal momento che vi è un sottoutilizzo della capacità industriale di difesa dell'Ucraina, stimata a circa il 50 per cento, e che comporta molti vantaggi per entrambe le parti, quali attrezzature più economiche, una logistica più rapida e più sicura nonché una maggiore facilità di addestramento e manutenzione;
24. chiede un aumento significativo del finanziamento del sostegno militare all'Ucraina; chiede, a tale proposito, la rapida adozione del prossimo pacchetto di aiuti militari, che dovrebbe essere il più grande di sempre e rispecchiare il livello di ambizione che questo momento richiede; invita gli Stati membri dell'UE a destinare almeno lo 0,25 per cento del loro PIL agli aiuti militari per l'Ucraina; condanna il veto imposto da uno Stato membro al funzionamento dello strumento europeo per la pace; invita gli Stati membri dell'UE, insieme ai loro partner del G7, a confiscare immediatamente tutti i beni russi congelati perché fungano da base per una sovvenzione e un prestito sostanziali all'Ucraina, come modo legalmente solido e finanziariamente consistente per mantenere e aumentare il nostro sostegno alle esigenze militari dell'Ucraina;
25. esorta il Consiglio e gli Stati membri a rivedere e rafforzare l'applicazione delle sanzioni esistenti e ad adottare e attuare rigorosamente misure restrittive nei confronti di tutte le entità e tutti i Paesi terzi che facilitano l'elusione delle sanzioni fornendo al complesso militare russo tecnologie e attrezzature militari e a duplice uso; esorta gli Stati membri a prestare particolare attenzione alla flotta ombra russa e ai rischi che essa pone per la sicurezza e l'ambiente;
26. insiste sull'importanza fondamentale della cooperazione con l'industria della difesa ucraina e della sua integrazione nella EDTIB, il che offre chiari vantaggi per entrambe le parti, e chiede che tale integrazione sia realizzata più rapidamente; sottolinea l'urgenza di finanziare adeguatamente lo strumento di sostegno all'Ucraina dell'EDIP, che attualmente non è iscritto in bilancio; propone inoltre di fornire un'assicurazione di guerra per i progetti critici EDTIB all'interno dell'Ucraina; propone di includere regolarmente funzionari del ministero della Difesa ucraino con lo status di osservatori alle riunioni delle pertinenti formazioni del Consiglio;
27. esorta la Commissione e gli Stati membri a sfruttare appieno gli insegnamenti tratti dalle avanzate capacità belliche moderne dell'Ucraina, che comprendono droni e guerra elettronica;
28. invita la Commissione a proporre un pacchetto dell'UE sui droni, incentrato su sistemi di droni e sistemi anti-droni, e sulle relative capacità ausiliarie, che preveda piani e fondi per favorire la ricerca e lo sviluppo, che dovrebbe trarre insegnamenti dall'esperienza ucraina ed essere aperto alla partecipazione delle imprese ucraine altamente innovative, così come un programma industriale dedicato allo sviluppo, alla produzione e all'acquisizione congiunti di sistemi di droni e sistemi anti-droni, insieme a un regolamento sull'uso dei droni in contesti civili e militari;
29. sottolinea che la preparazione agli attacchi ibridi e agli attacchi rientranti nella zona grigia deve diventare parte integrante della cultura strategica dell'UE e deve prevedere esercitazioni permanenti, valutazioni congiunte delle minacce e risposte coordinate e pianificate in anticipo tra gli Stati membri, in particolare nelle regioni confinanti con potenze ostili;
30. invita l'UE a elaborare una valutazione globale dei rischi dell'UE che contribuisca a individuare le grandi minacce e i grandi pericoli transettoriali, come pure i rischi concreti cui è esposta l'UE nel suo complesso, basandosi sulle attuali procedure di valutazione del rischio specifiche per settore;
31. insiste sull'importanza di utilizzare la futura strategia dell'Unione in materia di preparazione per instradare l'UE verso una preparazione completa;
32. è favorevole a che il principio della "preparazione fin dalla progettazione" sia integrato in modo coerente e trasversale in tutte le istituzioni, gli organi e gli organismi dell'UE; insiste sulla necessità di sviluppare un controllo obbligatorio della sicurezza e della preparazione per le future valutazioni d'impatto e di sviluppare prove di stress per la legislazione esistente; sottolinea la necessità di ridurre gli ostacoli presenti nell'attuale legislazione nazionale e dell'UE che compromettono l'efficienza della difesa e della sicurezza europee;
33. sostiene, in particolare, le raccomandazioni della relazione Niinistö volte a conferire potere ai cittadini per far funzionare la resilienza della società, ispirandosi al concetto finlandese di difesa totale;
34. invita la Commissione e gli Stati membri a valutare la fattibilità di una normativa dell'UE in materia di preparazione, che preveda norme comuni e orientamenti a lungo termine, per allineare gli sforzi dell'UE e quelli nazionali, ove possibile;
35. invita l'UE e gli Stati membri a istituire e condurre regolarmente un esercizio di preparazione globale dell'UE per testare in modo orizzontale sia il processo decisionale ad alto livello che il coordinamento operativo, in modo da creare forti legami tra i vari attori e settori;
36. invita l'UE e i suoi Stati membri a facilitare l'uso degli strumenti della PSDC in complementarità con gli strumenti di sicurezza interna nelle immediate vicinanze del territorio e delle acque territoriali dell'UE, e a rafforzare la cooperazione sui prodotti a duplice uso e la cooperazione civile-militare a livello dell'UE, sulla base di un approccio esteso all'intera amministrazione; ribadisce il suo invito a proteggere le infrastrutture sottomarine critiche attraverso l'istituzione di strategie di risposta rapida specifiche dell'UE per la protezione delle infrastrutture sottomarine, operando in linea con la NATO; incoraggia gli investimenti in sistemi avanzati di rilevamento e sorveglianza per il monitoraggio delle infrastrutture subacquee;
37. invita l'UE ad adeguare urgentemente i suoi strumenti alle nuove realtà, progettando una capacità amministrativa che consenta di muoversi molto più rapidamente, avvalendosi delle procedure, di fronte a guerre o ad altre crisi su vasta scala, e ad adottare gli strumenti appropriati;
38. reputa assolutamente necessario effettuare analisi periodiche delle minacce, come quella condotta per la prima volta nell'ambito della bussola strategica; raccomanda pertanto di aggiornare la bussola strategica dell'UE adattando di conseguenza le misure in essa indicate, in modo da rispecchiare l'entità delle minacce che caratterizzano il nostro contesto, e di effettuare valutazioni delle minacce più frequenti, in quanto costituiscono il presupposto per una pianificazione realistica ed efficace delle capacità e delle operazioni; è del parere che la bussola strategica, la PSDC, il libro bianco e la strategia per l'industria europea della difesa (European Defence Industrial Strategy - EDIS) debbano costituire la base di una visione globale di difesa europea;
39. insiste sul fatto che la capacità di dispiegamento rapido dovrebbe raggiungere la piena capacità operativa nel 2025 e dovrebbe essere potenziata per poter affrontare le evenienze militari più estreme; ribadisce l'invito a rafforzare la capacità militare di pianificazione e condotta (Military Planning and Conduct Capability - MPCC) dell'UE, facendola diventare la struttura di comando e controllo d'elezione per le operazioni militari dell'UE e dotandola di locali e personale adeguati e di sistemi di comunicazione e informazione efficaci per tutte le missioni e le operazioni della PSDC, comprese quelle della capacità di dispiegamento rapido;
40. ribadisce il suo invito alla Turchia, che è membro della NATO, a ritirare le sue truppe da Cipro, uno Stato membro dell'UE, e ad adoperarsi in modo costruttivo per trovare una soluzione praticabile e pacifica sulla base delle pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite;
41. è fermamente convinto che sia della massima importanza, nell'attuale contesto geopolitico, rendere operativo l'articolo 42, paragrafo 7, del Trattato sull'Unione europea (TUE) sull'assistenza reciproca, garantendo la solidarietà tra gli Stati membri, in particolare quelli direttamente esposti a minacce e sfide imminenti in ragione della loro posizione geografica, indipendentemente dal fatto che siano o meno membri della NATO;
42. ribadisce l'importanza della cooperazione tra l'UE e la NATO, dal momento che la NATO rimane, per gli Stati che ne sono membri, un pilastro importante della difesa collettiva; sottolinea che la cooperazione tra l'UE e la NATO dovrebbe proseguire, in particolare in settori come lo scambio di informazioni, la pianificazione, la mobilità militare e la condivisione delle migliori pratiche, e per rafforzare la deterrenza, la difesa collettiva e l'interoperabilità; chiede, tuttavia, lo sviluppo di un pilastro europeo della NATO pienamente capace di agire in modo autonomo ogniqualvolta sia necessario; ribadisce l'invito a rafforzare la cooperazione con i fatti, e non solo a parole, per quanto riguarda la mobilità militare, lo scambio di informazioni, il coordinamento della pianificazione, il miglioramento della cooperazione nelle rispettive operazioni militari e una risposta rafforzata alla guerra ibrida volta a destabilizzare l'intero continente europeo;
43. invita gli Stati membri a partecipare attivamente a un meccanismo di definizione delle priorità per la produzione nel settore della difesa, che contribuisca a mettere in ordine di priorità gli ordini, i contratti e l'assunzione di dipendenti in situazioni di emergenza; sottolinea che gli Stati membri dovrebbero andare oltre le attuali applicazioni di difesa per includere altre infrastrutture essenziali per lo sviluppo della resilienza, come quelle dell'energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni;
44. riconosce che il punto di partenza deve essere una valutazione realistica delle lacune e delle carenze critiche in termini di capacità di difesa, al fine di incrementare la produzione dell'industria della difesa; sottolinea la necessità di garantire la coerenza dei risultati tra il piano di sviluppo delle capacità (Capability Development Plan - CDP) e la revisione coordinata annuale sulla difesa (Coordinated Annual Review on Defence - CARD) dell'UE e gli obiettivi della NATO in materia di capacità, al fine di individuare e affrontare le lacune e le carenze critiche in termini di capacità di difesa nell'UE e concentrare gli sforzi sugli abilitanti strategici europei per fornire un autentico valore aggiunto dell'UE, per poter affrontare le evenienze militari più estreme; invita la Commissione a dare seguito alle raccomandazioni della relazione speciale n. 04/2025 della Corte dei conti europea sulla mobilità militare e ad attribuire una maggiore importanza alla valutazione militare durante il processo di selezione dei progetti a duplice uso;
45. esorta l'UE e i suoi Stati membri, per quanto riguarda le Forze armate, a passare dall'approccio basato sul flusso che ha prevalso in tempo di pace a un approccio basato sulle scorte, con scorte di attrezzature di difesa pronte nell'eventualità di un aumento sostenuto della domanda; prende atto, a tale proposito, dei vantaggi offerti da meccanismi come gli accordi preliminari di acquisto, la creazione di strutture sempre disponibili e la creazione di pool di prontezza alla difesa; ritiene che la Commissione debba adottare tutte le misure necessarie per incoraggiare gli Stati membri a intensificare gli scambi e ad alimentare la fiducia reciproca per quanto riguarda una pianificazione trasparente a lungo termine, misure più proattive per assicurarsi le materie prime e politiche intese a colmare le lacune nei processi produttivi e nel mercato del lavoro;
46. chiede che l'UE adotti un approccio globale e coerente all'aiuto esterno in tutte le sue dimensioni, con un allineamento molto maggiore tra la politica estera e di sicurezza comune (PESC) e gli obiettivi e strumenti della PSDC; ritiene che i contesti strategici in cui sono presenti molte missioni della PSDC dell'UE si stiano radicalmente deteriorando, il che dimostra la necessità che il libro bianco garantisca un approccio flessibile a 360 gradi alla sicurezza europea, che miri a creare una capacità di deterrenza credibile e forte per gli Stati membri e assicuri che il personale civile e militare degli Stati membri sia dotato di capacità di deterrenza e di reazione rapida in un contesto di crescenti minacce;
47. ritiene che la PSDC debba partecipare risolutamente alla lotta alla guerra ibrida contro i Paesi partner, in particolare i Paesi candidati; è profondamente preoccupato per il forte aumento degli attacchi ibridi, tra cui sabotaggi, attacchi informatici, manipolazione delle informazioni e interferenze nelle elezioni, che mirano a indebolire l'UE e i Paesi candidati; invita gli Stati membri dell'UE a prendere in considerazione forme adeguate di deterrenza e contromisure, compreso il ricorso all'articolo 42, paragrafo 7, TUE; invita inoltre gli Stati membri a mettere in comune le risorse e le competenze nel settore della cibersicurezza; sostiene con forza lo sviluppo di un approccio europeo unificato alle forze informatiche; insiste altresì sulla rapida creazione di capacità informatiche europee congiunte; ricorda le crescenti minacce della guerra informatica e sottolinea la necessità che l'UE istituisca un centro di coordinamento dell'UE in materia di ciberdifesa per monitorare, individuare e rispondere alle minacce informatiche in tempo reale;
48. insiste sulla necessità di migliorare la capacità della PSDC di individuare, prevenire e contrastare la manipolazione delle informazioni volta a ostacolare l'azione esterna dell'UE; ribadisce l'invito a istituire un'efficace strategia di comunicazione strategica orizzontale adattata a tutti i canali dell'UE;
49. chiede la creazione di una "flotta aerea dell'UE di risposta alle crisi", nell'ambito della PSDC, comprendente aerei da trasporto militare in dotazione a livello di UE e messi a disposizione degli Stati membri per gli interventi dell'UE, per il trasporto di equipaggiamenti o truppe (mobilità militare), o in caso di evacuazioni di emergenza, come dimostrato dalla carenza di capacità durante il ritiro dall'Afghanistan, nonché per le missioni di sicurezza civile, ispirata a un modello simile al comando europeo di trasporto aereo;
50. si aspetta che il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) effettui revisioni complete e rigorose delle missioni e delle operazioni della PSDC, considerando, in particolare, la fattibilità dei rispettivi mandati in relazione alle risorse stanziate, il metodo di reclutamento del personale delle missioni e delle operazioni, segnatamente per quanto riguarda il legame tra le competenze richieste e i diversi profili, come pure la razionalizzazione delle risorse e la gestione delle missioni e delle operazioni, la trasparenza delle gare d'appalto, le attività e i risultati ottenuti, gli insegnamenti tratti dalle migliori pratiche e le difficoltà incontrate; chiede al Consiglio, sulla base di tali revisioni, di adottare decisioni intese ad adattare o ad abbandonare le missioni inefficaci e a rafforzare quelle più utili; ritiene che la valutazione della governance e il controllo delle missioni e delle operazioni della PSDC debbano essere migliorati;
51. ritiene che l'UE dovrebbe elaborare piani di emergenza per la cooperazione economica in caso di guerra con i partner più stretti, per garantire un sostegno reciproco in caso di crisi di sicurezza su vasta scala che li coinvolgano direttamente, e dovrebbe approfondire i dialoghi economici in tempo di guerra con i partner europei e globali, per fornire una segnalazione tempestiva delle minacce gravi, ibride e informatiche e di migliorare la pianificazione del sostegno reciproco, la protezione delle infrastrutture critiche e la sicurezza marittima;
52. invita l'UE ad accelerare ulteriormente l'attuazione della mobilità militare; è del parere che l'UE debba passare dalla "mobilità" alla "logistica militare"; sottolinea la necessità di investimenti significativi nelle infrastrutture di mobilità militare per migliorare le capacità di trasporto aereo di merci e le capacità in quanto a campi, le infrastrutture per i combustibili mediante depositi, porti, piattaforme di trasporto aereo, marittimo e ferroviario, linee ferroviarie, vie navigabili, strade, ponti e poli logistici; sottolinea che ciò deve avvenire in collaborazione con la NATO mediante l'elaborazione di un piano strategico per lo sviluppo della mobilità; chiede la tempestiva attuazione dell'accordo tecnico siglato sotto l'egida dell'autorizzazione di movimenti transfrontalieri dell'Agenzia europea per la difesa, l'armonizzazione delle formalità doganali e la definizione di una revoca centralizzata e giustificata delle norme in materia di traffico stradale e ferroviario in caso di crisi;
53. ritiene che, per creare un ecosistema favorevole all'industria europea della difesa, l'UE debba decidere in merito a una visione chiara e unitaria a lungo termine per l'industria europea della difesa, al fine di conferire visibilità all'industria e di garantire che le esigenze prioritarie siano affrontate;
54. sottolinea che l'EDIP deve agevolare attivamente la partecipazione delle piccole e medie imprese (PMI) e dei nuovi operatori del mercato attraverso un accesso semplificato ai finanziamenti; sottolinea che l'EDIP dovrebbe essere concepito come un primo passo verso una maggiore sovranità europea nella produzione nel settore della difesa; suggerisce di accordare priorità ai progetti della cooperazione strutturata permanente (PESCO) e del Fondo europeo per la difesa (FED) di successo in funzione delle carenze di capacità note e di garantire finanziamenti sufficienti per i progetti che si sono dimostrati efficaci; ribadisce agli Stati membri l'invito a presentare al Parlamento una relazione sull'attuazione dei progetti PESCO almeno due volte l'anno; chiede uno sviluppo dell'EDTIB più equilibrato dal punto di vista geografico, che garantisca che le capacità critiche, quali la produzione di munizioni, i sistemi di difesa aerea e le tecnologie basate su droni, siano sviluppate anche negli Stati in prima linea, che hanno una comprensione diretta delle esigenze operative;
55. è profondamente convinto che gli strumenti a livello dell'UE dovrebbero dare priorità e aumentare in modo massiccio il sostegno alle PMI e alle start-up nel settore dei prodotti a duplice uso e della difesa; sottolinea la necessità di sostenere le PMI e le start-up nell'immissione sul mercato dei prototipi collaudati con successo, anche intensificando la produzione; sottolinea la necessità di colmare l'attuale deficit di finanziamento per quanto riguarda questi importanti passi che rafforzerebbero l'EDTIB, anche in stretta cooperazione con la base industriale di tecnologia e di difesa ucraina;
56. esorta l'UE ad aumentare la coerenza tra i suoi strumenti esistenti e futuri, in particolare tra la PESCO per quel che riguarda il consolidamento della domanda e il FED per quel che riguarda le tabelle di marcia programmatiche, tra lo strumento per il rafforzamento dell'industria europea della difesa mediante appalti comuni (EDIRPA) per quel che riguarda gli appalti comuni e il regolamento sul sostegno alla produzione di munizioni (ASAP) per quel che riguarda il potenziamento industriale, tra l'EDIP per quel che riguarda l'individuazione delle dipendenze e il FED per quel che riguarda la risoluzione delle dipendenze individuate, o all'interno dell'EDIP stesso per quel che riguarda la coerenza con lo strumento dell'attuazione delle azioni relative al consolidamento della domanda e dell'offerta;
57. chiede un aumento significativo degli appalti comuni da parte degli Stati membri per le attrezzature e le capacità di difesa europee necessarie; invita gli Stati membri ad aggregare la domanda acquistando congiuntamente attrezzature per la difesa, con la possibilità di conferire alla Commissione un mandato per l'acquisizione per loro conto, garantendo idealmente un orizzonte di pianificazione a lungo termine per l'EDTIB, migliorando in tal modo le capacità di produzione dell'EDTIB e l'interoperabilità delle Forze armate europee e utilizzando in modo efficiente il denaro dei contribuenti attraverso economie di scala;
58. accoglie con favore la proposta di progetti europei di interesse comune nel settore della difesa per lo sviluppo di capacità comuni che vadano oltre i mezzi finanziari di un singolo Stato membro; è del parere che questi progetti dovrebbero essere utilizzati per sostenere le capacità industriali e tecnologiche alla base delle principali priorità comuni di vari Stati membri e in settori come quello della protezione delle frontiere esterne e della difesa, in particolare nel settore terrestre, come pure quello degli abilitanti strategici, in particolare in relazione allo spazio e alla difesa aerea europea, per intervenire per quanto riguarda l'intera gamma delle minacce, sulla mobilità militare, in particolare il trasporto aereo strategico e tattico, gli attacchi in profondità, le tecnologie relative ai droni e al contrasto dei droni, i missili, le munizioni e l'intelligenza artificiale, al fine di sviluppare infrastrutture sovrane e abilitanti critici; sottolinea che, in considerazione del gran numero di priorità e della necessità di mobilitare nuove risorse, il pragmatismo deve prevalere; ritiene, a tale proposito, che l'UE dovrebbe concentrarsi, ove possibile, su tecnologie europee rapidamente disponibili e collaudate che riducano gradualmente le nostre dipendenze e migliorino la nostra sicurezza; sottolinea la necessità di sostenere lo sviluppo di catene del valore paneuropee nella cooperazione dell'UE in materia di difesa integrando imprese in tutta l'Unione e di rafforzare la competitività del settore con vari mezzi, come le fusioni e i campioni; ritiene inoltre che, anziché concentrarsi su un rendimento equo, le nostre politiche di difesa dovrebbero incoraggiare la crescita dei centri di eccellenza dell'UE;
59. invita a sviluppare ulteriormente una politica industriale di difesa dell'UE per migliorare gli strumenti esistenti e mettere a punto strumenti specifici per la difesa, ove necessario, nonché per ottimizzare l'uso degli strumenti non specifici per la difesa ai fini dell'EDTIB;
60. rammenta la necessità di garantire la coerenza delle politiche pubbliche dell'UE, che non devono generare obblighi contrastanti con gli obiettivi di difesa generali, soprattutto durante una crisi di sicurezza in cui andrebbe introdotto il concetto di "eccezione strategica"; chiede la creazione di un vero contesto di difesa a favore della difesa che possa sostenere gli sforzi di potenziamento industriale facendo un uso migliore degli strumenti multisettoriali della Commissione, sottoponendo gli strumenti esistenti a controllo, riesame e, se necessario, revisione per garantire che non compromettano gli obiettivi della politica di difesa dell'UE;
61. raccomanda l'istituzione di un regime di sicurezza dell'approvvigionamento, che comprenda scorte strategiche congiunte di materie prime e parti critiche, al fine di garantire la disponibilità delle materie prime e dei componenti necessari per la produzione di prodotti per la difesa e consentire di accelerare e abbreviare i cicli di produzione; chiede che la Commissione e gli Stati membri siano incaricati congiuntamente della mappatura e del monitoraggio dell'EDTIB, con l'obiettivo di salvaguardare i suoi punti di forza, ridurre le sue vulnerabilità, evitare crisi e dotarla di una politica industriale efficace ed efficiente;
62. propone di consentire l'accesso a InvestEU e ad altri fondi dell'UE alle pertinenti entità/attività legate alla difesa, sfruttando la difesa dell'UE come fonte di occupazione; insiste sull'importanza di privilegiare le entità/attività legate alla difesa, a seconda dei casi, con il sostegno del regolamento sui chip1 e della normativa europea sulle materie prime critiche2; ritiene che gli sforzi di semplificazione annunciati dalla Commissione debbano includere pienamente il settore della difesa; invita la Commissione a sfruttare appieno il potenziale a duplice uso delle tecnologie spaziali, considerando lo spazio sia come un nuovo settore operativo sia come un fattore essenziale per le operazioni multisettoriali; sottolinea che l'UE presenta attualmente un divario sostanziale in termini di capacità spaziali rispetto ai suoi principali concorrenti e che, al fine di colmare tale divario nell'ambito delle tecnologie spaziali, i progetti di punta già esistenti (ad esempio Copernicus e Galileo) dovrebbero essere potenziati per le applicazioni nel settore della difesa; suggerisce inoltre che l'UE dovrebbe perseguire con urgenza lo sviluppo della costellazione IRIS2 e sviluppare ulteriori progetti comuni dell'UE, ad esempio per la conoscenza del settore spaziale e le applicazioni spaziali per l'allarme rapido contro i missili;
63. insiste sulla necessità di garantire la coerenza geografica facendo il punto sulla volontà dell'UE e del Regno Unito di creare garanzie di sicurezza per l'Ucraina e diventare partner più stretti in materia di sicurezza, e di siglare una dichiarazione congiunta che preveda impegni concreti e un dialogo strutturato, con condizioni di bilancio e normative ancora da negoziare, per rafforzare la cooperazione tra UE e Regno Unito per quel che riguarda l'intera gamma di sfide estere e di sicurezza a cui è esposto il continente, tenendo conto dell'importanza dell'autonomia decisionale dell'UE; sottolinea, a tale riguardo, l'importanza di una più stretta cooperazione in materia di condivisione di informazioni e intelligence, mobilità militare, iniziative di sicurezza e difesa, gestione delle crisi, ciberdifesa, minacce ibride, manipolazione delle informazioni e ingerenze straniere nonché di gestione congiunta delle minacce condivise;
64. chiede di migliorare la coerenza del sostegno alle imprese riducendo gli oneri amministrativi superflui e la burocrazia e garantendo, nel contempo, un accesso molto più agevole agli aiuti previsti per le società a piccola e media capitalizzazione; sottolinea la necessità di rivedere, semplificare e armonizzare l'attuale quadro per le licenze di esportazione e le licenze di trasferimento intra-UE, nonché per la certificazione incrociata delle attrezzature, come una delle priorità per promuovere una migliore cooperazione all'interno del mercato e tra gli Stati membri;
65. esorta a istituire un sistema europeo comune di certificazione dei sistemi d'arma e ad andare oltre l'attuale sistema di certificazione nazionale al fine di accelerare l'introduzione di tali sistemi nelle Forze armate degli Stati membri;
66. chiede una governance più coerente, dal momento che la PSDC deve diventare lo strumento chiave di un'Europa potente; ritiene che, a tal fine, sia necessario creare un effettivo legame a livello di governance tra gli Stati membri, la Vice Presidente della Commissione europea/Alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (AR/VP) e i commissari europei; esorta gli Stati membri a superare la complessità dei processi decisionali in materia di governance della difesa europea; invita a istituire un Consiglio dei ministri della difesa e a passare dal voto all'unanimità a quello a maggioranza qualificata per le decisioni prese in seno al Consiglio europeo, al Consiglio dei ministri e alle agenzie dell'UE come l'Agenzia europea per la difesa, a eccezione delle decisioni che riguardano le operazioni militari con mandato esecutivo; chiede che, nel frattempo, venga applicato l'articolo 44 TUE nell'ambito della creazione di una task force orizzontale per la difesa in seno alla Commissione; chiede più responsabilità democratica attraverso una maggiore supervisione da parte del Parlamento;
67. propone di rafforzare il ruolo di supervisione e controllo del Parlamento in linea con l'ampliamento del ruolo dell'UE nel settore della difesa; chiede la nomina di un rappresentante del Parlamento in seno al nuovo Consiglio per la prontezza industriale nel settore della difesa proposto nell'EDIP, in cui attualmente non è previsto alcun rappresentante;
68. sottolinea che la creazione di un mercato unico europeo della difesa è una priorità, dal momento che finora la frammentazione e la mancanza di competitività dell'industria europea hanno limitato la capacità dell'UE di assumersi maggiori responsabilità in quanto garante della sicurezza; rammenta che il concetto di "mercato della difesa" implica il pieno riconoscimento della sua specificità e un'applicazione adeguata e coerente delle politiche pubbliche dell'UE; ricorda che la preferenza europea dovrebbe essere l'obiettivo di questo "mercato" unico collegando strettamente la territorialità e il valore aggiunto generato nel territorio;
69. ritiene che la preferenza europea debba essere il principio guida e l'ambizione a lungo termine delle politiche dell'UE relative al mercato europeo della difesa, al fine di sviluppare e tutelare l'eccellenza tecnologica europea; sottolinea, tuttavia, che tale preferenza non deve essere perseguita a scapito della prontezza alla difesa dell'Unione, data la portata delle catene di approvvigionamento e del valore internazionali nel settore della difesa;
70. respinge uno scenario in cui i fondi dell'UE contribuiscano a perpetuare o ad aggravare la dipendenza da attori non europei, sia per la produzione di capacità che per il loro dispiegamento;
71. esorta gli Stati membri a non invocare più l'articolo 346 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea come strumento per evitare l'applicazione della direttiva 2009/81/CE sugli appalti, compromettendo in tal modo il mercato comune della difesa; invita la Commissione a rivedere la direttiva sul trasferimento di prodotti per la difesa e la direttiva sugli appalti nel settore della difesa, nonché la direttiva 2009/43/CE sui trasferimenti intracomunitari, al fine di rafforzare il mercato comune della difesa e introdurre flessibilità in relazione alle situazioni di crisi come quella che ci troviamo ad affrontare;
72. invita la Commissione a progettare un successore del Fondo europeo per la difesa più strategico, più efficiente e dotato di maggiori risorse, che sostenga la ricerca e l'innovazione comuni nel settore della difesa lungo tutta la catena di approvvigionamento, e a creare le condizioni per affrontare sfide tecnologiche, quali minacce avanzate persistenti, intelligenza artificiale e apprendimento automatico, calcolo quantistico, Internet delle cose nel contesto militare, sicurezza, attacchi alla catena di approvvigionamento, sfruttamento delle vulnerabilità zero-day e sicurezza dei cloud; chiede l'istituzione di un'agenzia dell'UE, ispirata all'Agenzia statunitense per i progetti di ricerca avanza nel settore della difesa, nell'ambito dell'Agenzia europea per la difesa, che dovrebbe essere l'unica responsabile del sostegno alla ricerca nel campo delle tecnologie emergenti e di rottura, dotata di una quantità adeguata di capitale di rischio;
73. esprime preoccupazione per il fatto che, senza un aumento sostanziale degli investimenti nel settore della difesa, gli obiettivi dell'UE in materia di sicurezza e difesa non saranno raggiunti né in termini di sostegno militare all'Ucraina né di miglioramento della nostra sicurezza comune; sottolinea che il costo della mancata preparazione alle evenienze militari più estreme sarebbe nettamente superiore al costo di una preparazione decisiva dell'UE; invita l'UE e i suoi Stati membri a definire e concordare modalità e mezzi concreti per giungere a un sostanziale aumento a breve, medio e lungo termine degli investimenti pubblici e privati nei settori della difesa e della sicurezza;
74. ritiene che le linee di spesa per la difesa del prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP) dell'UE dovranno riflettere la nuova priorità, ossia essere pronti per le evenienze militari più estreme;
75. insiste sul fatto che i bisogni più urgenti non possono attendere il prossimo QFP; ribadisce la necessità di esplorare senza indugio soluzioni innovative per reperire finanziamenti aggiuntivi, come investire nel settore della difesa, facilitare e accelerare la riassegnazione dei fondi tra diversi progetti e adattare i criteri di finanziamento dell'UE per dare nuovo rilievo ai criteri di sicurezza nell'assegnazione della spesa;
76. accoglie con favore il piano "Rearm Europe" in cinque punti proposto il 4 marzo 2025 dalla Presidente della Commissione;
77. sostiene fermamente l'idea secondo cui gli Stati membri dell'UE devono aumentare i finanziamenti per la difesa e la sicurezza portandoli a un nuovo livello; osserva che alcuni Stati membri hanno già aumentato la spesa per la difesa al 5 per cento del PIL;
78. accoglie con favore le proposte formulate nella recente relazione Niinistö per quanto riguarda il finanziamento della difesa europea; è favorevole all'istituzione di un meccanismo per la difesa dell'Europa e di un meccanismo per la sicurezza dell'Europa; accoglie con favore e sostiene altresì la proposta di istituire un programma di garanzia degli investimenti basato sul modello di InvestEU, con un'architettura aperta per stimolare gli investimenti del settore privato, e di istituire una "norma per le obbligazioni europee per la preparazione";
79. reputa opportuno modificare i Piani nazionali per la ripresa e la resilienza per lasciare spazio a nuovi finanziamenti per la difesa; chiede che gli investimenti in questione rispondano sia alle vulnerabilità della capacità militare che a quelle del tessuto sociale, consentendoci di combattere tutte le minacce ai nostri valori, al nostro modello sociale, alla nostra sicurezza e alla nostra difesa;
80. esorta gli Stati membri a sostenere l'istituzione di una banca per la difesa, la sicurezza e la resilienza, che funga da istituto multilaterale di prestito concepito per fornire prestiti a un basso tasso di interesse e a lungo termine per sostenere le principali priorità in materia di sicurezza nazionale, quali il riarmo, la modernizzazione della difesa, gli sforzi di ricostruzione in Ucraina e il riacquisto di infrastrutture critiche attualmente di proprietà di Paesi terzi ostili;
81. chiede che sia esplorato un sistema di obbligazioni europee per la difesa per il finanziamento anticipato di investimenti militari su larga scala; chiede, analogamente, di valutare la possibilità di fare ricorso ai coronabond inutilizzati per gli strumenti di difesa, a integrazione del piano "Rearm Europe" della Commissione, vista l'urgente necessità dell'UE di rafforzare la sicurezza e la difesa per proteggere i propri cittadini, ripristinare la deterrenza e sostenere i suoi alleati, in primo luogo l'Ucraina;
82. ribadisce, in linea con il piano "Rearm Europe" della Commissione, l'invito alla Banca europea per gli investimenti (BEI), e ad altre istituzioni finanziarie internazionali e banche private in Europa, a investire più attivamente nell'industria europea della difesa; chiede, in particolare, una revisione urgente della politica della BEI in materia di prestiti e un'immediata flessibilità che permetta di abolire le attuali restrizioni al finanziamento della difesa, nonché la possibilità di valutare l'emissione di debito a destinazione vincolata per finanziare progetti nel settore della sicurezza e della difesa;
83. invita il presidente del Consiglio europeo António Costa a convocare immediatamente il Consiglio europeo, sulla base delle conclusioni del libro bianco, affinché i leader dell'UE possano concordare decisioni immediate e di ampia portata per attuare l'Unione europea della difesa conformemente all'articolo 42, paragrafo 2, TUE e approfondire le misure individuate nel libro bianco;
84. accoglie con favore i risultati del Consiglio europeo straordinario del 6 marzo 2025 e chiede agli Stati membri di agire con decisione in occasione del prossimo Consiglio di marzo;
85. sottolinea la necessità di rafforzare i nostri partenariati con i Paesi che condividono gli stessi principi, in particolare quelli europei, come il Regno Unito e la Norvegia; chiede un ampio patto di sicurezza tra l'UE e il Regno Unito, che contempli anche temi chiave quali l'energia, la migrazione e i minerali critici; sottolinea il valore aggiunto della promozione delle nostre relazioni con partner globali quali gli Stati Uniti, il Giappone e l'Australia;
86. chiede una cooperazione rafforzata con i Paesi dei Balcani occidentali nel settore delle industrie della difesa; sottolinea che i Paesi dei Balcani occidentali dispongono di competenze significative nelle industrie della difesa e che l'UE dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di acquistare attrezzature militari dai Paesi dei Balcani occidentali; sottolinea che tale approccio contribuirebbe a rendere i Paesi dei Balcani occidentali alleati più forti dell'UE;
87. ritiene che occorra compiere ogni sforzo per mantenere e, se possibile, promuovere la cooperazione transatlantica in ogni ambito del settore militare e della difesa, ricordando al contempo la necessità di promuovere la difesa europea e di sviluppare una maggiore sovranità;
88. osserva che quanto precede non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri;
89. incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Vice Presidente della Commissione/Alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alla Presidente della Commissione e ai commissari competenti, alle Agenzie dell'UE per la sicurezza e la difesa nonché ai Governi e ai Parlamenti degli Stati membri,
impegna il Governo:
a sostenere in sede di Consiglio europeo gli indirizzi sul mantenimento del fermo sostegno dell'UE all'Ucraina, dopo tre anni di guerra di aggressione della Russia e sul futuro della difesa europea approvati il 12 marzo 2025 dal Parlamento europeo nelle due risoluzioni riprodotte, per la parte dispositiva, nelle premesse.
________________
N.B. Le proposte di risoluzione si intendono precluse per le parti non assorbite.
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Barachini, Bongiorno, Borghese, Borgonzoni, Butti, Calenda, Castelli, Cattaneo, De Poli, Durigon, Fazzolari, Garavaglia, La Pietra, Meloni, Mirabelli, Monti, Morelli, Nastri, Occhiuto, Ostellari, Pucciarelli, Rauti, Rubbia, Satta, Segre e Sisto.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Craxi e Spagnolli, per attività della 3ª Commissione permanente; Borghi Claudio, Borghi Enrico, Mieli, Ronzulli e Scarpinato, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Maiorino, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; La Marca, per partecipare a un incontro internazionale.
Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, trasmissione di documenti
Il Presidente del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'Accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, con lettera in data 14 marzo 2025, ha inviato il documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sul fenomeno dell'ingresso nel territorio nazionale dei minori stranieri non accompagnati, con particolare riguardo alla dimensione attuale del fenomeno nel contesto delle dinamiche migratorie, al sistema di accoglienza e protezione, all'evoluzione del quadro normativo nazionale ed europeo, nonché alle misure per l'inclusione e l'autonomia, approvato nella seduta del 12 marzo 2025 dal Comitato stesso (Doc. XVII-bis n. 2).
Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento
Il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, con lettera del 13 marzo 2025, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la proposta di nomina della dottoressa Francesca Mariotti a presidente dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) (n. 59).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione.
Governo, trasmissione di atti e documenti
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 17 marzo 2025, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, la comunicazione concernente il conferimento dei seguenti incarichi:
- al dottor Alessandro Buccino Grimaldi, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della giustizia;
- alla dottoressa Silvia Mei, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della giustizia.
Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 17 marzo 2025, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 25 febbraio 1999, n. 66, la relazione d'inchiesta relativa all'incidente occorso all'aliante HPH Sailplanes TwinShark 304 TS, marche di identificazione D-KDRG, presso l'aeroporto di Rieti, in data 2 agosto 2024.
La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Atto n. 733).
Il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, con lettera in data 13 marzo 2025, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9 della legge 24 gennaio 1978, n. 14, la comunicazione concernente la proroga del dottor Pasquale Pazienza a Commissario Straordinario dell'Ente Parco Nazionale del Gargano, fino al 30 marzo 2025 (n. 75).
Tale comunicazione è deferita, per competenza, alla 8a Commissione permanente.
Il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, con lettera in data 13 marzo 2025, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9 della legge 24 gennaio 1978, n. 14, la comunicazione concernente la proroga del dottor Francesco Tarantini a Commissario Straordinario dell'Ente Parco Nazionale dell'Alta Murgia, fino al 30 marzo 2025 (n. 76).
Tale comunicazione è deferita, per competenza, alla 8a Commissione permanente.
Il Ministro della salute, con lettera in data 17 marzo 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6 della legge 4 luglio 2005, n. 123, la relazione sullo stato delle conoscenze e delle nuove acquisizioni scientifiche in tema di malattia celiaca, riferita all'anno 2023.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente (Doc. LXII, n. 3).
Il Ministro della giustizia, con lettera in data 11 marzo 2025, ha inviato, ai sensi dell'articolo 25 del decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 121, la relazione concernente la disciplina dell'esecuzione delle pene nei confronti dei condannati minorenni, riferita all'anno 2024.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a Commissione permanente (Doc. XXVII, n. 21).
Governo, comunicazioni dell'avvio di procedure di infrazione
Il Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, con lettera in data 4 marzo 2025, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la comunicazione concernente l'avvio - ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) - della procedura d'infrazione n. 2025/4000, notificata il 12 marzo 2025, concernente disposizioni in materia di riposizionamento dei prodotti preconfezionati (art. 23 della legge n. 193/2024) c.d. "shrinkflation".
La predetta comunicazione è deferita alla 4a e alla 9a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 49).
Governo, trasmissione di atti concernenti procedure d'infrazione
Il Ministro dell'istruzione e del merito, con lettera in data 13 marzo 2025, ha inviato, in ottemperanza dell'articolo 15, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione inerente alla procedura d'infrazione 2024/2277, concernente la violazione di alcune disposizioni dell'Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999 in tema di progressione salariale dei docenti a tempo determinato.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a, alla 7ª e alla 10ª Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 46/1).
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
- Proposta di regolamento del Consiglio relativo alla ripartizione delle possibilità di pesca previste dal protocollo di attuazione (2025-2029) dell'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Repubblica della Costa d'Avorio e la Comunità europea (COM(2025) 77 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 3a e alla 4a Commissione permanente;
- Comunicazione della Commissione - Orientamenti tecnici per l'applicazione del principio "non arrecare un danno significativo" a norma del regolamento sul Fondo sociale per il clima (C(2025) 880 definitivo), alla 8a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a e alla 5a Commissione permanente;
- Comunicazione della Commissione - Orientamenti sui piani sociali per il clima (C(2025) 881 definitivo), alla 8a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a e alla 5a Commissione permanente;
- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Il patto per l'industria pulita: una tabella di marcia comune verso la competitività e la decarbonizzazione (COM(2025) 85 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;
- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Un pacchetto completo di strumenti dell'UE per un commercio elettronico sicuro e sostenibile (COM(2025) 37 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;
- Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che sospende alcune parti del regolamento (UE) 2015/478 per quanto riguarda le importazioni di prodotti ucraini nell'Unione europea (COM(2025) 107 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 3a e alla 4a Commissione permanente.
Governo e Commissione europea, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea
Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, nel periodo dal 1° al 15 marzo 2025, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 - atti e documenti dell'Unione europea.
Nel medesimo periodo, la Commissione europea ha inviato atti e documenti da essa adottati.
L'elenco dei predetti atti e documenti, disponibili presso l'Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea, è trasmesso alle Commissioni permanenti.
Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento
Con lettere in data 5 e 13 marzo 2025, sono state inviate, ai sensi dell'articolo 13, comma 13-bis, della legge 27 luglio 2000, n. 212, le relazioni sull'attività svolta nell'anno 2024 dai seguenti Garanti del contribuente:
per la Valle d'Aosta (Atto n. 730);
per l'Emilia-Romagna (Atto n. 731).
I predetti documenti sono deferiti, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente.
Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento
Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 17 marzo 2025, ha inviato la relazione, approvata dalla Sezione delle autonomie della Corte stessa con deliberazione n. 4/SEZAUT/2025/FRG, sull'avanzamento, finanziario al 31 dicembre 2023 e procedurale al 30 giugno 2024, del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza negli enti territoriali.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 4a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 732).
Corte di cassazione, trasmissione di ordinanze su richieste di referendum
Il Presidente dell'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte Suprema di Cassazione, con lettera in data 13 marzo 2025, ha trasmesso, ai sensi degli articoli 13 e 32 della legge 25 maggio 1970, n. 352, copia autentica dell'ordinanza, emessa dall'Ufficio in data 12 marzo 2025, con la quale si dichiara conforme a legge la richiesta di referendum popolare abrogativo sul quesito individuato dalla seguente denominazione: "Abrogazione parziale di norme in materia di apposizione di termine al contratto di lavoro subordinato, durata massima e condizioni per proroghe e rinnovi".
Detta ordinanza è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli Senatori.
Interrogazioni
BASSO, NICITA, CAMUSSO, ROJC, FINA, ZAMBITO, ALFIERI, FRANCESCHELLI, MANCA, D'ELIA, IRTO, VERDUCCI, MISIANI, TAJANI, MARTELLA, GIACOBBE, RANDO, VERINI, PARRINI - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
il Piano Transizione 5.0 rappresenta una misura strategica per incentivare la digitalizzazione e la sostenibilità energetica delle imprese italiane, attraverso un sistema di crediti d'imposta volto a supportare investimenti in tecnologie innovative e a migliorare l'efficienza produttiva;
ad oggi, solo il 6,3 per cento del totale dei fondi disponibili è stato allocato, segnale evidente delle difficoltà incontrate dalle imprese nell'accesso agli incentivi previsti;
numerose aziende segnalano criticità burocratiche, in particolare per quanto riguarda la rendicontazione degli investimenti e la certificazione dei progetti, con difficoltà legate alla misurazione del risparmio energetico;
la misurazione del risparmio energetico risulta particolarmente complessa per le imprese di nuova costituzione o che hanno variato sostanzialmente prodotti e servizi negli ultimi sei mesi, rendendo difficile operare una stima realistica dei consumi pregressi;
per accedere agli incentivi, è necessario dimostrare una riduzione dei consumi energetici di almeno il 3 per cento rispetto ai livelli precedenti per l'intero stabilimento produttivo. Se tale soglia non viene raggiunta, l'impresa perde il credito d'imposta prenotato, pur potendo passare al Piano 4.0, con incentivi di entità ridotta;
in quest'ultimo caso, le imprese hanno comunque sostenuto costi non rimborsabili per le certificazioni ex ante ed ex post, oltre a una perizia finale che attesta il mancato raggiungimento del risparmio energetico richiesto e il conseguente decadimento dal Piano 5.0;
la legge di bilancio per il 2025 ha stabilito un plafond predefinito per il Piano Transizione 4.0, con il rischio che le risorse disponibili non siano sufficienti e che le imprese non possano usufruire di nessuna delle due agevolazioni;
il Piano Transizione 5.0 ha introdotto modifiche sostanziali, tra cui: l'unificazione delle fasce di investimento fino a 10 milioni di euro, con aliquote del 35, 40 e 45 per cento in base alla riduzione dei consumi energetici; una ridefinizione delle maggiorazioni per impianti fotovoltaici; l'ampliamento della cumulabilità con altre misure, incluse quelle finanziate con fondi europei;
nonostante queste modifiche, al 10 marzo 2025 risultano impegnati solo l'8 per cento dei 6,3 miliardi stanziati, evidenziando un forte ritardo nell'utilizzo delle risorse disponibili;
il ministro per gli Affari Europei, le Politiche di Coesione e il PNRR ha annunciato una possibile riprogrammazione delle risorse, ipotizzando una riallocazione di circa 3 miliardi di euro su altre misure industriali;
tale eventuale riprogrammazione potrebbe ridurre ulteriormente i fondi a disposizione per le imprese interessate al Piano Transizione 5.0, aumentando il rischio di esclusione dalle agevolazioni previste;
il Ministero delle imprese e del made in Italy ha aggiornato le "FAQ" sul Piano Transizione 5.0 solo il 24 febbraio 2025, fornendo ulteriori chiarimenti sugli incentivi e le procedure di accesso con grande ritardo;
permangono ostacoli burocratici, in particolare per le imprese che investono in soluzioni software e tecnologie digitali strettamente connesse all'ottimizzazione dei processi produttivi e alla gestione dell'efficienza energetica;
in particolare, diverse aziende segnalano difficoltà nell'inserire nei progetti finanziabili software gestionali, sistemi di automazione e soluzioni avanzate, pur essendo tecnologie essenziali per il monitoraggio dei consumi, l'ottimizzazione della produzione e la riduzione degli sprechi;
il settore ICT ha evidenziato che i vincoli imposti creano incertezza nell'ammissibilità di alcuni investimenti strategici, come quelli in intelligenza artificiale, cloud computing e analisi dei dati, strumenti sempre più utilizzati per una gestione sostenibile della produzione,
si chiede di sapere:
se il Governo intenda adottare misure urgenti, anche di carattere normativo, finalizzate a superare le difficoltà burocratiche di cui in premessa, che rallentano la rendicontazione degli investimenti e l'accesso delle imprese agli incentivi del Piano Transizione 5.0;
se intenda attivarsi tempestivamente, in particolare, per rafforzare le procedure di certificazione e le linee guida per agevolare le imprese nella dimostrazione del risparmio energetico richiesto, al fine di garantire il riconoscimento delle agevolazioni previste dal Piano Transizione 5.0;
quali misure intenda adottare al fine di garantire un coordinamento efficace tra gli incentivi previsti dal Piano Transizione 5.0 e quelli del Piano 4.0, evitando che le imprese restino escluse da entrambi i benefici;
se intenda adottare misure volte a favorire l'integrazione tra investimenti in digitalizzazione e criteri di efficienza energetica, chiarendo le modalità di accesso agli incentivi per le imprese che adottano soluzioni software avanzate, strumenti di automazione industriale e sistemi di monitoraggio intelligente dei consumi;
se intenda attivarsi per escludere, nell'ambito della riprogrammazione del PNRR, la riduzione dei fondi a disposizione per le imprese interessate al Piano Transizione 5.0, aumentando il rischio di esclusione dalle agevolazioni previste.
(3-01761)
FRANCESCHELLI, MARTELLA, MANCA, TAJANI - Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. - Premesso che:
il 2024 ha rappresentato un anno di successo per l'export agroalimentare italiano, con crescite significative in diversi settori e mercati chiave. Le esportazioni agroalimentari italiane hanno raggiunto, infatti, un valore complessivo di 69,1 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 64 miliardi del 2023, Il costante trend di crescita nel corso degli ultimi anni, rallentato parzialmente solo in coincidenza con il periodo COVID, ha portato numerosi analisti a stimare pochi mesi fa un obiettivo per il settore agroalimentare italiano di circa 100 miliardi di euro di esportazioni entro il 2030;
con 8,1 miliardi di euro, il vino si conferma il prodotto agroalimentare italiano più esportato, registrando un incremento del 5,5 per cento rispetto al 2023. Le esportazioni di ortofrutta hanno raggiunto 6,5 miliardi di euro, con un aumento del 6 per cento rispetto all'anno precedente. L'ortofrutta trasformata ha totalizzato 5,7 miliardi di euro in esportazioni, registrando una crescita del 6 per cento, mentre le esportazioni di formaggi hanno raggiunto un valore di 5,4 miliardi di euro, con un incremento del 9 per cento rispetto al 2023. Le esportazioni di pasta e derivati dei cereali hanno raggiunto 4,3 miliardi di euro, con una crescita del 5 per cento rispetto all'anno precedente. L'olio extravergine d'oliva ha registrato la crescita più significativa, con un aumento del 45 per cento rispetto al 2023, raggiungendo un valore di 2,5 miliardi di euro. Le esportazioni di salumi hanno totalizzato 2,3 miliardi di euro, con un incremento del 10 per cento rispetto all'anno precedente;
gli Stati Uniti si confermano un mercato chiave per l'agroalimentare italiano, con una crescita del 30 per cento nelle esportazioni nel 2024, a cui si affiancano altri mercati come Francia (più 11 per cento), Regno Unito (più 15 per cento), Cina (più 18 per cento);
nel settore agroalimentare il rapporto tra Italia e Stati Uniti si è rafforzato costantemente nel corso degli anni, complice la crescita a doppia cifra delle esportazioni italiane di cibo e bevande verso gli USA. Nel 2023 il loro valore ha, infatti, sfiorato i 6,6 miliardi di euro, facendo salire il nostro Paese in terza posizione nella classifica dei principali Paesi esportatori di prodotti agroalimentari negli Stati Uniti, dopo Messico e Canada e davanti alla Francia. I dati relativi ai primi 7 mesi del 2024 hanno confermato il trend positivo delle esportazioni agroalimentari italiane verso gli Stati Uniti, con una crescita del 20 per cento in valore e del 13 per cento in quantità rispetto al corrispondente periodo del 2023. Il dato finale 2024, registra un valore di 7,8 miliardi di euro di esportazioni agroalimentari italiane negli USA;
in tale contesto, le esportazioni di vino negli USA hanno raggiunto nel 2024 il valore di 1,94 miliardi di euro. Un percorso di costante crescita che negli ultimi venti anni ha visto le vendite negli Stati Uniti quasi triplicate in valore, con un incremento del 162 per cento, secondo i dati ISTAT, tanto da rappresentare circa un quarto delle esportazioni totali di vino italiano e quasi un terzo del totale è rappresentato dagli spumanti;
considerato che:
la paventata introduzione di dazi del 25 per cento da parte degli Stati Uniti sulle importazioni di prodotti agroalimentari italiani, prevista per il 12 marzo 2025, potrebbe avere significative ripercussioni sull'export del settore agroalimentare italiano;
con l'applicazione dei suddetti dazi, le esportazioni italiane verso gli USA potrebbero perdere una quota tra il 15 e il 30 per cento, traducendosi in una perdita compresa tra 1,17 e 2,34 miliardi di euro. I consumatori negli Stati Uniti potrebbero affrontare un aumento dei prezzi per l'acquisto di prodotti agroalimentari italiani colpiti dai dazi fino a 2 miliardi di euro;
l'introduzione di dazi da parte degli Stati Uniti sulle importazioni di vino italiano potrebbe avere conseguenze significative per il settore vinicolo italiano. L'Unione Italiana Vini (UIV) ha stimato che i dazi del 25 per cento potrebbero causare una perdita diretta di almeno 470 milioni di euro nelle esportazioni verso gli USA. Considerando anche gli effetti indiretti sul mercato globale, la perdita totale potrebbe avvicinarsi ad 1 miliardo di euro. Secondo le prime analisi, il segmento più colpito sarebbe quello che rientra in una fascia di prezzo medio-bassa (particolarmente vulnerabile all'aumento dei prezzi derivante dai dazi, poiché i consumatori USA potrebbero orientarsi verso alternative più economiche come i prodotti argentini, cileni e australiani) che rappresenta l'80 per cento del vino esportato negli USA, con effetti comunque significativi anche per i prodotti di fascia medio-alta. Analoghe considerazioni riguardano importanti settori dell'export agroalimentare italiano verso gli USA, a partire dall'olio d'oliva, la pasta, i formaggi, l'ortofrutta e i salumi;
i produttori all'origine dell'agroalimentare italiano rischiano di perdere, per effetto dei suddetti dazi, importanti quote della loro già bassa redditività. Difficoltà che vanno ad aggiungersi a quelle sperimentate nei mesi scorsi relative alla crescita della concorrenza e dei costi di produzione, alle variazioni climatiche che influenzano la qualità e la quantità delle produzioni, agli eventi meteorologici estremi, come siccità o piogge intense, che compromettono con sempre maggiore frequenza i raccolti, mettendo a rischio la continuità produttiva e la sostenibilità economica della loro attività;
un combinato disposto di situazioni che mette a serio rischio l'agricoltura e l'intero settore agroalimentare del nostro Paese e che richiede la predisposizione di urgenti misure in grado di prevenire gli effetti e affrontare le difficoltà economiche e di competitività per il settore agricolo ed agroalimentare,
si chiede di sapere:
quali iniziative abbia adottato o intenda adottare il Governo per sostenere la competitività e la redditività del settore agricolo e di quello agroalimentare italiano a fronte dello scenario descritto in premessa; quali e quante risorse intenda stanziare per affrontare le difficoltà economiche che rischiano di travolgere nei prossimi mesi i nostri agricoltori e le imprese dei settori dell'agroalimentare più colpite dalla crisi dei dazi; quali iniziative intenda adottare al fine di ampliare i mercati di sbocco del nostro settore agroalimentare e di ridurre l'impatto del calo delle esportazioni negli USA;
se intenda affrontare la questione dei dazi USA in via autonoma e in formato bilaterale o, al contrario, se intenda attivarsi e rendersi partecipe delle iniziative dell'Unione europea in risposta alle politiche commerciali della nuova amministrazione degli Stati Uniti;
quali ulteriori misure intenda adottare al fine di ridurre i crescenti costi di produzione per la produzione di beni agroalimentari e per sostenere le attività agricole a fronte delle variazioni climatiche che influenzano la qualità e la quantità delle produzioni, degli eventi meteorologici estremi, come siccità o piogge intense, che compromettono con sempre maggiore frequenza i raccolti, e per garantire la continuità produttiva e la sostenibilità economica di tali attività.
(3-01762)
LICHERI Sabrina, LICHERI Ettore Antonio - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:
con deliberazione del Consiglio dei ministri dell'8 maggio 2018 l'ex area militare denominata "Arsenale militare e area militare contigua Molo Carbone", situata sull'isola de La Maddalena, è stata individuata quale area di interesse nazionale ai sensi dell'articolo 33, comma 3, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, con conseguente nomina di un commissario straordinario del Governo. Con delibera del Consiglio dei ministri del 23 gennaio 2020, è stato ridefinito il perimetro dell'area di rilevante interesse nazionale includendovi l'area urbana nonché lo specchio acqueo antistante Cala Camicia;
oltre agli interventi di bonifica della darsena (aree adiacenti e aree esterne), è prevista altresì nell'ambito degli interventi di rigenerazione urbana, la manutenzione straordinaria delle strutture che insistono sulle aree adibite a sedi per lo svolgimento del Vertice G8 nell'ex Arsenale militare, per la quale sono state stanziate, con legge 30 dicembre 2021, n. 234, art. 1, comma 817, risorse pari ad euro 3.500.000 per ciascuno degli anni 2022, 2023, 2024, iscritte nel capitolo n. 7515 del Ministero dell'economia e delle finanze. Successivamente, le stesse sono state trasferite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° marzo 2022 nel capitolo di spesa n. 970, CdR 1 "Segretariato generale" del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri;
in merito a tali risorse, si precisa che l'importo annuale pari ad euro 3.500.000, relativo all'esercizio 2022, è stato trasferito nella contabilità speciale, mentre le ulteriori risorse, pari ad un totale di euro 7.000.000, relative alle annualità 2023 e 2024, non risultano essere state ancora erogate;
al fine di garantire adeguata struttura amministrativa e risorse umane e finanziarie necessarie, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 gennaio 2022 è stata altresì prevista l'istituzione di una struttura di supporto al Commissario straordinario del Governo, i cui oneri di funzionamento della struttura gravano sul bilancio della Presidenza del Consiglio dei ministri nel limite di 300.000 euro lordi annui. Con il medesimo decreto è stata autorizzata l'apertura di un'apposita contabilità speciale;
con l'articolo 8 del decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, è stato aggiunto, al predetto articolo 33 del decreto-legge n. 22 del 2014, il comma 13-sexies, il quale ha previsto, per il coordinamento e la realizzazione degli interventi e delle opere in argomento, la possibilità per il commissario di nominare un sub-commissario, responsabile di uno o più interventi, con un termine di cessazione dell'incarico fissato al 31 dicembre 2024;
a seguito delle elezioni regionali della Sardegna, in data 20 marzo 2024 è stata proclamata eletta alla carica di Presidente della Regione, Alessandra Todde e successivamente con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° luglio 2024, in qualità di Presidente della Regione pro tempore è stata nominata, per un anno, Commissario straordinario del Governo per la bonifica ambientale e rigenerazione urbana dell'area di rilevante interesse nazionale in argomento;
considerato che:
la presidente Todde, in qualità di commissario straordinario del Governo, ha formalmente richiesto: in data 20 dicembre 2024, un intervento legislativo che consentisse di prorogare l'incarico del sub commissario o l'eliminazione di un termine massimo di durata, ed altresì lo stanziamento delle risorse finanziare necessarie per sostenere la remunerazione del medesimo, almeno per gli esercizi 2025-2026; in data 13 febbraio 2025, al fine di programmare ed avviare i medesimi interventi di manutenzione straordinaria, se le risorse stanziate ai sensi dell'art. 1, comma 817, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, siano state impegnate da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri e confermate in conto residui al fine di poterle richiedere e introitare nella contabilità speciale;
valutato che:
l'impossibilità di accedere alle risorse previste dal comma 817, articolo 1, legge n. 234 del 2021, impedisce, di fatto, la programmazione degli interventi di manutenzione straordinaria citati;
l'impossibilità di avere conferma delle risorse stanziate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 gennaio 2022 impedisce la creazione di un'adeguata struttura commissariale;
la disposizione contenuta nel comma 13-sexies dell'articolo 33 del decreto-legge n. 22 del 2014 citato, di fatto ha impedito una nomina efficace e l'utilizzo delle risorse finanziare previste per la relativa remunerazione;
l'attuale Commissario straordinario ha inviato ben due note alla Presidenza del Consiglio dei ministri al fine di ricevere quanto meno una risposta in merito alla possibilità di prorogare il termine entro cui cessa l'incarico di sub-commissario, nonché rassicurazioni riguardo la possibilità di accedere alle predette risorse finanziarie,
si chiede di sapere:
se il Governo non reputi opportuno dare seguito alle richieste del Commissario straordinario del Governo, presidente Todde, in merito alla necessità di avere notizie circa le risorse finanziarie stanziate ai sensi del comma 817, art. 1, della legge n. 234 del 2021 e di quelle previste dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 gennaio 2022 per il funzionamento della struttura commissariale, e, in particolare, se le medesime risorse siano state impegnate e confermate e possano essere trasferite nella contabilità speciale;
se non ritenga necessario, al fine di garantire l'attuazione in maniera prioritaria degli interventi di risanamento ambientale e rigenerazione urbana dell'area di rilevante interesse nazionale "Arsenale militare e area militare contigua Molo Carbone", consentire, nel primo provvedimento utile, la nomina di un sub-commissario e confermare lo stanziamento delle risorse finanziarie per sostenere la sua remunerazione, eliminando un termine di durata del relativo incarico o almeno allinearne la durata a quella del Commissario straordinario del Governo.
(3-01763)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
DE POLI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
la persistente carenza di segretari comunali comporta difficoltà talvolta insuperabili per i comuni nello svolgimento delle proprie funzioni;
nonostante l'attenzione dimostrata dal Governo, le misure già adottate al fine di assicurare la piena funzionalità e capacità amministrativa dei comuni nell'attuazione degli interventi e nella realizzazione degli obiettivi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), nonché per riequilibrare il rapporto numerico fra segretari iscritti all'Albo e sedi di segreteria, necessitano di una migliore declinazione alla luce delle criticità del quadro attuale;
le maggiori complessità si manifestano nei comuni di piccole e medie dimensioni; soltanto in Veneto, la segreteria è vacante in oltre 120 comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti;
accanto alle riforme strutturali, tra le soluzioni ragionevoli nell'immediato potrebbero essere considerate la revisione dei requisiti per l'accesso alla seconda e alla prima fascia professionale, l'introduzione di disposizioni in deroga che consentano ai segretari di terza fascia di svolgere incarichi in sedi di segreteria convenzionate aventi una popolazione inferiore a 10.000 abitanti, purché i singoli comuni non abbiano una popolazione superiore a 5.000 abitanti, nonché la possibilità di conferire le funzioni di segretario ai vicesegretari, individuati secondo requisiti di professionalità e anzianità coerenti con la natura dell'incarico e in circostanze determinate;
per la migliore efficacia degli interventi, potrebbe inoltre essere valutato il ricorso a strumenti che consentano ai comuni di piccole e medie dimensioni di sostenere realmente la nomina dei segretari, in accordo con le capacità economiche effettive degli enti,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Ministro in indirizzo ritenga opportuno assumere, nel quadro descritto, al fine di garantire la piena funzionalità e capacità amministrativa dei comuni nell'attuazione degli interventi e nella realizzazione degli obiettivi previsti PNRR;
quali ulteriori iniziative intenda promuovere, in un orizzonte di interventi strutturali, per valorizzare le professionalità e tutelare l'efficienza amministrativa degli enti locali.
(4-01904)
FLORIDIA Barbara, DAMANTE, BEVILACQUA, GAUDIANO, MAZZELLA, PIRRO, SIRONI - Al Ministro per la pubblica amministrazione. - Premesso che:
il biennio 2025-2026 sarà cruciale per il futuro dell'Italia e della relativa ripresa economica, sanitaria e sociale;
la legge di bilancio per il 2025 (legge 30 dicembre 2024, n. 207) introduce importanti modifiche normative riguardanti le assunzioni nel pubblico impiego, stabilendo una durata massima delle facoltà assunzionali di tre anni, senza possibilità di proroga, obbligando le pubbliche amministrazioni a concludere le assunzioni entro i termini stabiliti e offrendo una finestra fino al 31 dicembre 2025 per il completamento delle assunzioni in sospeso;
nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), i contratti a termine e di somministrazione sono esentati dai limiti quantitativi previsti dalla normativa vigente, consentendo un maggior grado di flessibilità nelle assunzioni per raggiungere gli obiettivi del piano entro il 31 dicembre 2026;
per tale motivo, risulta necessario prevedere, all'interno della pubblica amministrazione, adeguate competenze tecnico-specialistiche per le fasi di progettazione, attuazione, rendicontazione, monitoraggio e controllo, ai fini di un corretto utilizzo delle ingenti risorse europee (Fondi strutturali europei 2021-2027 e PNRR) a disposizione del nostro Paese;
da quanto riportato nella Relazione annuale 2019 della Corte dei conti - sezione di controllo per gli affari comunitari e internazionali - del 30 dicembre 2019 sullo stato dell'arte dell'attuazione delle politiche di coesione in Italia, tuttavia, emerge che "permane, generalmente, la differenza, in termini di effettività della capacità di spesa, tra le regioni più sviluppate e quelle meno sviluppate, nel senso che le prime spendono meglio e più delle seconde. La (paradossale) conseguenza di ciò è che decenni di politiche di coesione non sembrano avere sortito, in Italia, gli effetti per i quali esse sono state ideate, cioè, ridurre il divario tra le aree più sviluppate e quelle meno sviluppate. Se ciò è senz'altro avvenuto in alcune aree e in alcuni ambiti, nella maggior parte dei casi tale divario si è addirittura ampliato" e che "permane ancora l'abitudine, tutta italiana, di concentrare le certificazioni di spesa in prossimità della scadenza dei target prefissati e, soprattutto, di spendere "in qualsiasi modo", al fine di utilizzare comunque le risorse, senza tuttavia focalizzarsi preventivamente su una programmazione efficace e sulla qualità dei progetti, che siano utili allo sviluppo dell'Italia. Così facendo, ed andando sempre "in emergenza", ogni anno si corre il rischio di cadere nel disimpegno automatico dei fondi" con l'invito a "mantenere un'elevata attenzione affinché l'accelerazione non vada a detrimento della qualità delle operazioni. Quello che emerge, sia a livello centrale che periferico, è la carenza del necessario orientamento al risultato da parte delle Amministrazioni coinvolte, dovuta probabilmente all'inadeguatezza delle strutture preposte con delega alla gestione";
tale stato dell'arte è stato confermato negli anni successivi, atteso che nella Relazione annuale 2020 della Corte dei conti - sezione di controllo per gli affari comunitari e internazionali - del 15 gennaio 2021 sullo stato dell'arte dell'attuazione delle politiche di coesione in Italia è stato indicato che "confermando, purtroppo un trend ormai pluriennale persistono, generalmente, evidenti differenze nella effettiva capacità di spesa, tra le regioni più sviluppate e quelle meno sviluppate: le prime, più strutturate, spendono meglio e più delle seconde. La conseguenza di ciò è che le politiche di coesione rischiano di ampliare il divario di sviluppo tra le prime e le seconde, anziché ridurlo";
pertanto, è indispensabile, con particolare riferimento alle risorse del PNRR, garantire un rafforzamento della PA, al fine di assicurare un'adeguata capacità di spesa non solo quantitativa, ma anche qualitativa e che contribuisca ad una concreta ripresa dell'Italia, a seguito dell'emergenza sia sanitaria che economica causata dal COVID-19;
infatti, i progetti finanziati dalla Commissione europea necessiterebbero, periodicamente o costantemente, di esperti da impiegare nelle seguenti fasi: progettazione, attuazione, rendicontazione, monitoraggio e controllo, al fine di fornire un adeguato supporto tecnico-specialistico alle Amministrazioni centrali, agli Enti locali ed in generale, ai diversi soggetti coinvolti, a vario titolo, nella gestione e nel controllo dei Fondi strutturali europei e del PNRR;
i Comuni necessitano di personale qualificato per realizzare i progetti finanziati dal PNRR, ma molti tecnici, assunti dal 2021 in deroga ai vincoli assunzionali, sono a rischio di perdere il proprio incarico per la scadenza del limite contrattuale di 36 mesi. Senza un adeguato rinnovo contrattuale, vi è il rischio di un rallentamento critico nella gestione dei fondi, che potrebbe compromettere gli interventi previsti;
i bandi di concorso emessi fino a questo momento hanno richiesto elevate competenze senza offrire un'adeguata remunerazione. Di conseguenza, si è creata una situazione di urgenza salariale. È necessario adottare immediatamente una misura che permetta ai contratti attuali di liberare i fondi destinati alla contrattazione decentrata, al fine di incrementare il salario accessorio. Questo intervento renderà le retribuzioni dei dipendenti pubblici più competitive rispetto a quelle del settore privato;
visto che entro il 2030 circa un milione di dipendenti pubblici andranno in pensione per anzianità e il blocco del turnover degli anni scorsi non ha consentito il ricambio generazionale, appare opportuno provvedere a nuove assunzioni per garantire un efficiente funzionalità dell'amministrazione;
inoltre, come evidenziato nella recente relazione della Corte dei conti di dicembre 2024 sullo stato di attuazione del PNRR uno dei fattori principali che incide negativamente sulla capacità di gestire le attività di verifica delle spese del Piano è la forte carenza di personale. Tutte le amministrazioni in esame hanno infatti evidenziato una penuria di organico nelle Unità di missione e, in particolar modo, negli uffici di rendicontazione e controllo, con conseguente allungamento delle tempistiche di evasione delle richieste di rimborso,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto;
se non reputi opportuno promuovere azioni di rafforzamento della cosiddetta "capacità amministrativa" della PA, ai fini di un efficiente ed efficace utilizzo delle risorse europee della Programmazione 2021-2027 e del PNRR, e, in caso affermativo, quali;
se non ritenga opportuno convocare un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali, al fine costruire le condizioni per un adeguato piano per l'occupazione nella PA.
(4-01905)
PAITA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
organi di stampa riportano come dal 21 luglio al 31 agosto 2025, a causa dei lavori di manutenzione sulla linea ferroviaria Genova-Milano, il traffico tra Milano e la Liguria verrà completamente interrotto; infatti dal prossimo 1° giugno a metà luglio, sulla suddetta tratta, si potrà circolare solamente su un binario, da metà luglio a fine agosto l'interruzione della circolazione ferroviaria sarà totale, mentre nel mese di settembre si potrà utilizzare l'altro binario;
in particolare, a causa delle deviazioni della linea ferroviaria Genova-Milano che avverranno dal 21 luglio al 31 agosto, un viaggio tra Genova Principe e Milano centrale non durerà meno di 160-180 minuti: un lasso di tempo inaccettabile se si pensa ai tanti pendolari che quotidianamente viaggiano sulla linea, i quali saranno costretti a subire un disagio non indifferente;
per il Levante, inoltre, l'interruzione della linea ferroviaria tra Milano e la Liguria, durante il periodo estivo, comporterà effetti estremamente negativi per il turismo e per il suo indotto, considerato come ogni estate sono diversi le persone che dalla Lombardia si spostano in Liguria per brevi soggiorni;
sebbene la modernizzazione delle infrastrutture ferroviarie debba essere una priorità per il nostro Paese, questa deve essere compiuta in modo funzionale e col minor impatto possibile per cittadini e turisti: appare quindi necessario e urgente che il Ministro in indirizzo si attivi con celerità al fine di individuare mezzi alternativi, validi ed efficaci, che possano quanto meno ridurre il disagio per i cittadini e turisti che sono soliti utilizzare la tratta ferroviaria Genova-Milano durante il periodo che interesserà i lavori estivi, con l'obiettivo, inoltre, di tutelare l'indotto derivante dal turismo per la zona del Levante;
allo stesso tempo sono necessarie misure economiche volte a compensare i disagi che i pendolari e cittadini saranno costretti a subire a causa dell'allungamento dei tempi di percorrenza della tratta Genova-Milano durante il prossimo periodo estivo,
si chiede di sapere:
se corrispondano al vero i fatti riportati in premessa circa l'interruzione del traffico ferroviario, nel periodo estivo, nella tratta Genova-Milano e quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di fornire valide ed efficaci alternative di trasporto ai pendolari e turisti, con l'obiettivo, inoltre, di tutelare l'indotto derivante dal settore turistico per il Levante;
quali misure economiche compensative intenda promuovere affinché si possano risarcire i ritardi e le deviazioni che i pendolari e cittadini che saranno costretti a subire a causa dei lavori estivi che interessano la tratta ferroviaria Genova-Milano.
(4-01906)
MUSOLINO, PAITA, SBROLLINI, FURLAN, BORGHI Enrico, FREGOLENT, RENZI, SCALFAROTTO - Al Ministro della salute. - Premesso che:
il referto istologico in oncologia è il primo atto che stabilisce la presenza di un tumore. In particolare in ambito oncologico, il referto deve essere il più possibile conciso, esaustivo e tempestivo, al fine di permettere la presa in carico del paziente malato oncologico nel minor tempo possibile;
l'Azienda sanitaria provinciale (ASP) di Trapani sta attraversando una grave emergenza riguardante le refertazioni degli esami istologici, che al 5 marzo 2025 annoverava un grave ritardo, con oltre 1.400 campioni del 2024 e 1.900 del 2025 non esaminati;
tali ritardi sono indicativi di un servizio sanitario regionale al collasso, a causa della mancanza di personale, strutture ed strumenti atti all'analisi, prevenzione e cura dei pazienti oncologici. Secondo gli ultimi dati disponibili, a dicembre del 2024 risultavano attivi tre dirigenti medici specialisti in anatomia patologica su nove previsti per l'ASP di Trapani, e gli ultimi tre bandi pubblicati per l'assunzione di quattro nuovi dirigenti si sono conclusi senza candidature;
fonti di stampa riportano che nel mese di ottobre 2023 l'allora direttrice sanitaria dell'ASP di Trapani, Marzia Furnari, aveva segnalato i gravi ritardi nella refertazione, invitando il direttore di anatomia patologica dell'azienda sanitaria a rispondere concretamente alla criticità. Solo a inizio 2024 l'allora commissario dell'ASP di Trapani, Vincenzo Spera, venne informato delle criticità;
il subentro a Vincenzo Spera dell'attuale direttore generale, Ferdinando Croce, non ha portato allo smaltimento delle pratiche arretrate. Di fatti, la carenza di personale addetto alle analisi ha portato ai richiamati ritardi di cui sia la dirigenza dell'ASP di Trapani che i vertici dell'Assessorato regionale alla sanità sono poi stati informati a luglio 2024, a seguito di segnalazioni da parte di alcuni cittadini tramite PEC (rimaste senza risposta), nonché da parte del reparto di anatomia patologica dell'ASP trapanese;
da quanto appreso, nello stesso mese di luglio 2024, il direttore generale Croce avrebbe richiesto all'Assessorato competente la possibilità di esternalizzare il servizio di analisi patologica per smaltire gli esami inevasi. Le problematiche erano già pertanto note ai vertici politici della sanità regionale;
la situazione è stata portata alla luce solo a seguito della pubblica denuncia di una docente di Mazara del Vallo, e la gravità dell'emergenza ha portato alla convocazione nella giornata del 5 marzo 2025 di un vertice tra il Presidente della Regione, Renato Schifani, l'Assessore alla Salute Daniela Faraoni e il Direttore generale dell'ASP Ferdinando Croce, durante il quale è stato varato un piano straordinario per abbattere i tempi di attesa nella refertazione dei campioni di anatomia patologica in arretrato entro il 14 marzo 2025;
a tal scopo, l'analisi dei campioni di anatomia patologica è stata affidata a strutture convenzionate, alle ASP di Palermo, Catania e Caltanissetta e al Policlinico di Palermo, che hanno portato allo smaltimento degli oltre 3.000 esami inevasi, come dichiarato dall'Assessore regionale alla sanità nella giornata del 13 marzo 2025, a dimostrazione del fatto che un'azione tempestiva da parte della Regione avrebbe evitato un grave pregiudizio per la salute dei siciliani;
i ritardi ingiustificabili dell'Assessorato, precedenti all'avvio del piano straordinario varato dal Governo regionale, risultano drammatici sia per la loro portata che per l'impatto che questi hanno avuto sulle vite delle persone in attesa di referto, considerando come il Piano straordinario avviato dalla Regione abbia portato alla scoperta di 160 nuovi casi positivi di tumore tra i pazienti che attendevano i referti istologici;
tra i casi più indicativi della gravità dei ritardi vi sono quello della menzionata docente di Mazara del Vallo, che ha atteso 8 mesi per i risultati di un esame istologico, quello di un uomo di Partinico deceduto a 68 anni, i cui familiari hanno più volte sollecitato tramite PEC il referto alle strutture preposte per oltre 5 mesi, e quello di una donna di Marsala deceduta a 76 anni a causa di 8 mesi complessivi di attesa tra la biopsia e la consegna del referto;
stante anche i rilievi della Corte dei conti che, con deliberazione n. 44/2025/GEST sulla gestione delle risorse sanitarie destinate alla riorganizzazione della rete ospedaliera durante l'emergenza COVID-19, ha certificato che la Regione non ha realizzato i posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva previsti per la pandemia da COVID-19, appaiono ancora più gravi gli sprechi di cui questa è connivente;
si ricorda che oltre 60 milioni di euro previsti dalle leggi regionali del 31 gennaio 2024, n. 3, del 4 luglio 2024, n. 23 e del 30 gennaio 2025, n. 3, segnalati dalla prima firmataria del presente atto da ultimo con l'atto di sindacato ispettivo 4-01897, sono stati indirizzati come erogazioni dirette tramite emendamenti dei deputati dell'Assemblea Regionale Siciliana ad enti di varia natura, rappresentando uno spreco di risorse pubbliche ancora più grave in considerazione dello stato in cui versa la sanità siciliana;
si apprende altresì da fonti di stampa che tra gli sprechi finanziari direttamente attribuibili all'ASP di Trapani vi sarebbero oltre 100.000 euro spesi per la promozione di campagne di comunicazione a partire dallo scorso 24 luglio 2024;
sarebbero stati spesi, infatti, 4.604,28 euro per la pubblicità sui bus, 16.317,50 euro per una campagna sui servizi dell'ASP, 24.400 euro per disincentivare dall'uso di droghe, 11.895 euro per uno stand al "Cous cous fest", 6.270 euro per uno stand all'"ExpoMedicina", un patrocinio da 12.000 euro all'associazione delle piccole isole per un congresso e una campagna informativa da 25.000 euro,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, per quanto di competenza, per sopperire alle gravi carenze del servizio sanitario siciliano;
se risulti per quale motivo l'Assessorato, che era stato avvisato già a luglio 2024, non sia intervenuto tempestivamente per ovviare ai ritardi nei tempi di attesa nella refertazione dei campioni di anatomia patologica, considerando che il Piano straordinario richiamato in premessa ha portato all'azzeramento degli esami inevasi in poco più di una settimana;
se il Ministro non intenda intervenire per chiedere il commissariamento della sanità siciliana, considerando gli sprechi economici richiamati in premessa, nonché quelli segnalati dall'interrogante con precedenti atti di sindacato ispettivo;
se non ritenga che le risorse di cui alle richiamate leggi regionali non avrebbero dovuto essere utilizzate in modo efficiente e senza sprechi per il rafforzamento del sistema sanitario regionale, considerando i rilievi che gli organi costituzionali hanno rivolto alla Regione Siciliana in molteplici occasioni.
(4-01907)
DE POLI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
l'avvio della stagione balneare appare segnato ogni anno da complessità crescenti, tra le quali rivestono particolare importanza quelle che attengono alla formazione e all'assunzione degli assistenti bagnanti;
l'attenzione manifestata dal Parlamento nell'iter di conversione in legge del decreto-legge 27 dicembre 2024, n. 202, attraverso l'introduzione dei commi 4-decies e undecies all'articolo 7, coi quali è stata prorogata la validità dei brevetti di salvamento in mare, acque interne e piscine al 30 settembre 2025 ed è stato sospeso, fino alla stessa data, il termine di efficacia del requisito della maggiore età per lo svolgimento dell'attività di assistente bagnante, al fine di garantire continuità al servizio di assistenza ai bagnanti per la stagione 2025, rischia di essere vanificata se ad essa non fa seguito l'ulteriore, adeguata considerazione delle posizioni espresse dalle associazioni che gestiscono il servizio di salvataggio e degli operatori balneari;
le associazioni e gli operatori del settore hanno espresso con preoccupazione la necessità di un intervento tempestivo che rappresenti la sintesi dell'interlocuzione con tutti i livelli istituzionali e i portatori di interessi coinvolti, in relazione ai requisiti d'età per lo svolgimento dell'attività di assistente bagnante, al numero di assistenti bagnanti impegnati nel servizio di salvataggio in rapporto ai giorni della settimana e ai periodi di bassa, media e alta stagione, alla possibilità di rivedere la distanza tra le torrette per la sorveglianza, fino all'introduzione di strumenti per il coordinamento, temporale e di merito, con i provvedimenti delle capitanerie di porto che incidono sul servizio di assistenza ai bagnanti;
considerato che l'incertezza normativa e il recente mutamento dei requisiti richiesti per l'assunzione del personale si riflettono negativamente sulla possibilità stessa di assicurare il servizio di assistenza ai bagnanti in alcuni momenti della stagione balneare e rischiano di compromettere la capacità di pianificazione degli operatori economici,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Ministro in indirizzo ritenga opportuno promuovere allo scopo di consentire l'avvio della stagione balneare 2025 con un numero sufficiente di professionisti qualificati, nell'interesse della sicurezza collettiva, delle posizioni degli operatori economici e dei lavoratori;
se non ritenga opportuna l'istituzione di un tavolo di confronto per il monitoraggio dell'impatto degli sviluppi normativi e delle esigenze del settore, per garantire la capacità degli operatori di offrire servizi adeguati.
(4-01908)
PATUANELLI - Ai Ministri per lo sport e i giovani e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
con la Riforma del "lavoro sportivo" (decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 36) si introducono per la prima volta, le tutele previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori prevedendo, al contempo, anche agevolazioni a favore dei sodalizi sportivi con riduzione al 50 per cento degli oneri contributivi da corrispondere (fino al 2027) e istituendo nell'apposito Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche (RASD) delle funzionalità per consentire la gestione autonoma di tutti gli adempimenti necessari per la gestione del lavoro sportivo senza dover ricorrere a professionisti a pagamento;
in particolare, l'art. 35 del decreto legislativo n. 36 del 2021, al comma 8-quinquies, prevede per le collaborazioni sportive l'adempimento mensile, a carico delle associazioni e società sportive dilettantistiche (a.s.d. o s.s.d.), della comunicazione all'INPS dei dati delle retribuzioni e delle informazioni utili al calcolo dei predetti contributi (UNIEMENS), specificando che detta comunicazione "può essere assolta mediante apposita funzione telematica istituita nel Registro delle attività sportive dilettantistiche";
considerato che:
l'adempimento dell'UNIEMENS può essere assolto attraverso il RASD e può essere attuato autonomamente da a.s.d. e s.s.d., come confermato dall'INPS con la circolare 88/2023, al punto 4.2 , per cui il RASD "diventa strumento principale degli adempimenti amministrativi-burocratici dello sport dilettantistico e reale gestore operativo per tutti i soggetti ed enti sportivi dilettantistici e assume il ruolo 'di portale istituzionale per gli adempimenti previdenziali e assistenziali' relativi ai rapporti di lavoro nell'area del dilettantismo, con l'obiettivo di ridurre i costi a carico delle associazioni e società (…)";
inoltre, la circolare 88/2023, al punto 10.1, ribadisce: "L'articolo 35, comma 8-quinquies, del D.lgs n. 36/2021, infine, prevede che per i lavoratori sportivi titolari di contratti di collaborazione coordinata e continuativa, di cui al comma 2 del medesimo articolo, l'adempimento della comunicazione mensile all'INPS dei dati retributivi e delle informazioni utili al calcolo dei contributi possa essere assolta anche mediante apposita funzione telematica istituita nel Registro delle attività sportive dilettantistiche";
ad oggi, di fatto i sodalizi sportivi tramite le funzionalità previste nella piattaforma possono: inviare la comunicazione UNILAV al centro per l'impiego per le assunzioni/rinnovi/chiusure dei rapporti di lavoro; inserire i cedolini/paghe dei compensi erogati; generare gli F24 per il pagamento dei contributi; generare il modello UNIEMENS per l'attribuzione dei contributi ai lavoratori sportivi;
la piattaforma non prevede ancora la possibilità di: inviare all'INPS il file UNIEMENS; generare le certificazioni dei compensi ricevuti dal prestatore (Certificazione Unica). La conseguenza è dover necessariamente ricorrere a un professionista abilitato per la corretta gestione degli adempimenti;
considerato infine che:
era negli obiettivi della Riforma che gli adempimenti non pesassero, anche in termini di costi, su associazioni e società sportive;
le associazioni e società sportive lamentano che le disposizioni di legge e di prassi indicano che è il RASD a inviare la comunicazione UNIEMENS, ma il Dipartimento per lo sport il giorno precedente la scadenza del primo adempimento informa loro di provvedere da soli o tramite un professionista abilitato;
le associazioni e società sportive chiedono di estendere l'interoperabilità attiva nei confronti del Centro per l'impiego/Ministero del lavoro anche all'INPS e all'Agenzia delle entrate,
si chiede di sapere:
quali iniziative di competenza intendano assumere i Ministri in indirizzo relativamente alle criticità sollevate;
se ritengano di dare seguito alle richieste delle associazioni e società sportive e, comunque, come intendano attivarsi affinché gli adempimenti in questione non gravino, anche in termini di costi, su associazioni e società sportive.
(4-01909)
GASPARRI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che secondo quanto risulta all'interrogante:
il 14 marzo 2025, il Comitato "Antonio Gramsci" del sedicente Nuovo Partito Comunista Italiano, diffondeva un comunicato in cui venivano esplicitate gravi minacce nei confronti dell'ex senatore Enrico Aimi, membro laico del Consiglio superiore della magistratura, e della dottoressa Lucia Musti, procuratore generale presso la Corte d'Appello di Torino;
in particolare, senza mezzi termini, si sottolineava di: "Fargli ricadere addosso questo macigno (ad Aimi e Musti) significa resistere ad oltranza ma soprattutto metterli sotto accusa, dentro e fuori dai tribunali. Questo è il compito dei comunisti e dei più determinati tra i promotori e partecipanti delle lotte sociali a Torino e in Val di Susa"; si invitava inoltre a: "Organizzarsi clandestinamente in Comitato di Partito in ogni azienda, scuola, università, zona di abitazione!";
tale modalità d'azione riporta l'orologio della storia alla genesi delle Brigate Rosse e alla nascita dei movimenti terroristici che hanno sconvolto l'Italia negli "anni di piombo";
peraltro, nell'agosto 2024, il (nuovo) PCI è salito alla ribalta delle cronache per la lista di proscrizione nei confronti dei "sionisti", all'interno della quale sono stati inseriti i nomi di giornalisti, politici, imprenditori, esponenti del mondo culturale e aziende, che avrebbero la sola colpa di sostenere Israele nella guerra contro Hamas;
la stampa nazionale ha acceso un faro su questa organizzazione, in particolare per i toni utilizzati nei comunicati stampa dal taglio eversivo, che invitavano, tra le altre cose, a "rovesciare il governo Meloni rendendo ingovernabile il Paese fino a imporre un governo d'emergenza espressione degli organismi operai e popolari e del resto delle masse organizzate";
tra i fondatori del (nuovo) Partito Comunista Italiano ci sono due soggetti, noti agli ambienti investigativi del terrorismo, Giuseppe Maj e Giuseppe Czeppel, fondatori anche dei CARC, i Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo, dai quali formalmente si allontanavano per seguire il progetto di fondazione del n-Pci;
questi ultimi sono collegati direttamente con il terrorismo degli anni Settanta, Ottanta e Novanta; proprio Maj, in un comunicato per il n-PCI, il 24 settembre 2024, scriveva che: "occorre che i comunisti di ogni Paese imperialista, e quindi anche in Italia, si impegnino a costruire nel proprio Paese un partito comunista come insegnato da Lenin, proseguito da Stalin e ulteriormente illustrato da Mao Tse-tung". Un partito, tra le alte cose, per "combattere una guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata che inizi dalla costituzione del Governo di Blocco Popolare e sfoci nell'instaurazione del socialismo";
sul loro sito web è visibile l'invito ad utilizzare la piattaforma "TAILS" per: "difendersi dalla repressione e controllo dello Stato";
inoltre, dalle fonti aperte sul n-PCI, emerge chiaramente una pericolosa deriva ideologica capace, se portata ad ulteriori conseguenze, di generare episodi di incontrollata violenza, volti a riportarci negli anni più bui della nostra Repubblica;
è doveroso ricordare l'uccisione di 27 magistrati, dal 1969 al 1997, e tutte quelle personalità illustri del mondo delle istituzioni, come il vice Presidente del CSM Vittorio Bachelet (1980), Massimo D'Antona (1999), Marco Biagi (2002), barbaramente assassinati dalle Brigate Rosse,
si chiede di sapere in relazione ai fatti esposti in premessa, che si configurano a parere dell'interrogante evidentemente come atti intimidatori ed eversivi, quali iniziative di competenza si intenda intraprendere per fare luce su tale organizzazione, sull'origine di queste minacce e per tutelare, vista la delicatezza della situazione, la sicurezza delle persone coinvolte.
(4-01910)
SCALFAROTTO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
nel mese di marzo 2025, a Milano, si è tenuto l'incontro a porte chiuse tra il Ministero delle imprese e del made in Italy, affiancato da SACE, l'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, Cassa deposito e prestiti, Invitalia con Altagamma e Camera nazionale della moda, di fatto con le grandi imprese italiani del settore moda;
all'incontro con il presidente di Camera Moda, Carlo Capasa, e il presidente di Altagamma Matteo Lunelli, pianificato ormai da mesi, avrebbe dovuto partecipare anche la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, la quale, tuttavia, ha deciso di non presenziare, nonostante l'impegno iniziale;
l'incontro era stato organizzato su input delle grandi imprese italiane del settore moda, al fine ottenere un impegno concreto da parte del Governo in merito alla crisi del settore: se il biennio 2023/2024 è stato estremamente complicato, dato che ha registrato una perdita del 9,7 per cento di valore aggiunto con il 1,9 per cento del comparto manifatturiero riducendo del 3 per cento la forza lavoro, secondo i dati provvisori, il 2025 rischia di essere ancora peggiore;
sulla crisi del settore, inevitabilmente, gravano anche gli esorbitanti costi dell'energia, i quali sicuramente non saranno mitigati dal decreto-legge 28 febbraio 2025, n. 19, recante "misure urgenti in favore delle famiglie e delle imprese di agevolazione tariffaria per la fornitura di energia elettrica e gas naturale nonché per la trasparenza delle offerte al dettaglio e il rafforzamento delle sanzioni delle Autorità di vigilanza", poiché dai beneficiari è stata esclusa una platea di oltre un milione di imprese in quanto titolari di potenza installata inferiore a 16,5 kW;
ancora una volta il Governo ad avviso dell'interrogante ha mostrato un totale disinteresse verso il settore della moda e del made in Italy, sebbene esso rappresenti un pilastro fondamentale per l'economia del nostro Paese: data la grave situazione economica-finanziaria, serve con un urgenza un incontro tra la Presidente del Consiglio e i rappresentanti del settore, affinché quest'ultimi possano esporre i problemi e le cause che stanno attanagliando l'economia del comparto, con l'obiettivo di individuare gli strumenti legislativi e finanziari più idonei per risolvere la grave crisi del settore,
si chiede di sapere se la Presidente del Consiglio intenda incontrare i rappresentanti del settore moda, affinché si possa instaurare un dialogo volto ad individuare gli strumenti legislativi e finanziari necessari per risolvere la crisi del settore e quali misure il Governo intenda adottare nel breve termine per aiutare in concreto il comparto della moda italiana, pilastro fondamentale per l'economia.
(4-01911)
MUSOLINO - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:
l'ordinamento italiano ha recepito a livello normativo, in quanto conformi agli usi di cerimoniale e alle normative vigenti, le convenzioni e le prassi esistenti in ambito nazionale e internazionale in materia di scambio di doni di cortesia in occasione o a margine di visite ufficiali o di incontri di membri del Governo con autorità italiane e straniere;
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 dicembre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio 2008, n. 39, stabilisce che tutti gli oggetti che il Presidente del Consiglio dei ministri, i Ministri, gli altri membri del Governo e i loro congiunti ricevono, in ragione dell'ufficio che ricoprono pro tempore, in occasione di visite ufficiali o di incontri, da parte di autorità o di delegazioni italiane o straniere e che, secondo gli usi di cerimoniale, abbiano carattere protocollare d'uso e di cortesia, qualora abbiano valore non superiore ai 300 euro possano essere trattenuti dal ricevente, mentre nel caso in cui abbiano un valore superiore al predetto importo debbano essere conferiti nella disponibilità dell'amministrazione, oppure destinati a iniziative aventi finalità umanitarie, caritatevoli, di assistenza e beneficenza, salvo il soggetto ricevente non li trattenga per sé corrispondendo la differenza tra il valore stimato del bene e l'importo di 300 euro all'amministrazione;
in ogni caso è previsto che l'amministrazione ricevente individui l'ufficio preposto a tenere apposito registro ove iscrivere i doni di rappresentanza ricevuti, la descrizione del bene, l'indicazione del donatore, la stima, la data e il motivo della consegna, nonché la destinazione effettuata;
durante la puntata del 7 marzo 2025 de "Il confronto", programma di approfondimento di attualità politica ed economico finanziaria, trasmessa su RAI 2 e disponibile sulle piattaforme di streaming della RAI, l'imprenditore Maurizio Talarico, fondatore dell'omonima azienda sartoriale, rispondendo alla domanda su come fosse la borsa della Presidente del Consiglio durante il G7 tenutosi a Borgo Egnazia a giugno 2024, ha affermato che questa fosse "semplice come la sua persona ma concreta";
la risposta a tale domanda farebbe presupporre che la Presidente del Consiglio abbia ricevuto in dono il suddetto prodotto da parte dell'azienda tessile;
come noto, la presidente Giorgia Meloni ha scelto l'azienda Talarico come partner ufficiale per i doni ai Capi di Stato durante il richiamato G7,
si chiede di sapere:
se, in ragione di quanto disposto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 dicembre 2007, la Presidente del Consiglio dei ministri abbia ricevuto il dono citato durante la trasmissione, nonché gioielli, regali, o ulteriori doni di rappresentanza di valore superiore ai 300 euro ai sensi della normativa richiamata in premessa, quali, da chi, in quali occasioni, di quale importo e quale destinazione abbia loro riservato;
se si intenda fornire l'elenco dei doni ricevuti dal 1° novembre 2022 al momento attuale.
(4-01912)
GASPARRI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
nei giorni scorsi, accogliendo l'istanza dei difensori, i giudici della quinta sezione della Corte di cassazione hanno disposto un terzo processo d'appello per Gabriel Natale Hjorth, il cittadino americano accusato di concorso anomalo nell'omicidio, con 11 coltellate, del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega impegnato a luglio del 2019, con un commilitone, in un'operazione di polizia;
in base a tale decisione, i giudici saranno chiamati a valutare al ribasso l'accusa di concorso anomalo in omicidio;
a parere dell'interrogante, la decisione della Corte di cassazione di disporre un nuovo processo d'appello per ridurre la condanna di Gabriel Natale Hjorth, è assurda e inaccettabile, considerato che tale imputato, oltre a beneficiare della consistente riduzione della pena da 22 a 11 anni, applicata dalla Corte d'assise d'appello di Roma all'esito del rinnovato giudizio d'appello, ha chiesto e ottenuto la sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari;
desta sconcerto che dopo aver concesso all'imputato Hjorth i suddetti benefici, ora si decida addirittura di ridurre ulteriormente la pena, mentre un carabiniere ha perso la vita in circostanze tragiche e ingiuste;
il 16 luglio 2024, il presente firmatario ha presentato un'interrogazione orale con carattere d'urgenza (3-01267), pubblicata nella seduta n. 207 e svolta il 17 ottobre 2024 nella seduta n. 233 dell'Assemblea, con la quale invocava l'attivazione dei poteri ispettivi previsti dalla normativa, da parte del Ministro della giustizia per verificare la correttezza dell'operato degli uffici giudiziari;
tale decisione mette in discussione la credibilità della stessa Corte, suscita forte indignazione dei tanti cittadini onesti e offende l'intera Arma dei carabinieri che quotidianamente affronta elevati rischi per servire lo Stato,
si chiede di sapere:
quali valutazioni, per quanto di competenza, intenda esprimere il Ministro in indirizzo sul contenuto della decisione della V sezione della Corte di cassazione;
se ritenga, nell'ambito delle proprie competenze, di assumere le opportune iniziative riguardo alla sconcertante decisione di cui in premessa.
(4-01913)
Interrogazioni, ritiro
È stata ritirata l'interrogazione 4-01894 del senatore De Poli.