Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 255 del 18/12/2024

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------

255a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 18 DICEMBRE 2024

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Presidenza del presidente LA RUSSA,

indi del vice presidente RONZULLI

e del vice presidente CENTINAIO

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Civici d'Italia-UDC-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare: Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente LA RUSSA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,06).

Si dia lettura del processo verbale.

MAFFONI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 dicembre 2024 (ore 10,11)

Approvazione della proposta di risoluzione n. 1

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 dicembre 2024».

Nella seduta di ieri, com'è noto, il Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Meloni, ha consegnato il testo delle sue comunicazioni, che aveva già reso alla Camera dei deputati.

Eventuali proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito.

Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

È iscritto a parlare il senatore Garavaglia. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, signora Presidente del Consiglio, onorevoli senatori e senatrici, non so se si ricorda quella puntata di «Happy days», un bel telefilm, in cui Fonzie non riusciva a dire «ho sbagliato», ma dopo svariati tentativi alla fine ce la faceva.

Tornando seri, siamo di fronte a una serie di riposizionamenti molto interessanti sul tema ambientale, in particolare, tema che vogliamo affrontare, insieme alle regole connesse. Negli anni Sessanta, Kuhn, uno studioso, ha fatto una bella analisi sulle rivoluzioni e su come quelle scientifiche procedano per salti. Qui siamo di fronte davvero a un cambio di paradigma: quando cambia un paradigma, poi cambiano i modelli, gli strumenti e alla fine le azioni. Il paradigma che cambia è proprio quello ambientale. Per fare un conto della serva, arrotondando, per semplificare, l'Italia fa il 3 per cento del PIL mondiale e il 2,5 delle emissioni; la Cina fa il 20 per cento del PIL mondiale e il 30 per cento delle emissioni.

Ora è chiaro - l'ha scritto addirittura «Il Sole 24 Ore» ieri - che per ridurre le emissioni bisogna aumentare la produzione da noi. Questo è un cambio di paradigma enorme ed è una grande opportunità, perché qui siamo al Senato, la fabbrica delle leggi, e l'Europa è la fabbrica delle regole e della burocrazia, ma di burocrazia le nostre imprese muoiono. L'invito quindi è a rivedere queste regole: abbiamo la forza per farlo ed è cambiato il paradigma.

Questa è un'enorme opportunità e vale per tutti i settori, a partire da quello primario, ossia l'agricoltura. C'è un'infinità di regole che riducono la produzione. Poi scopriamo che più produciamo qui e più le emissioni globali si riducono, perché non esistono ai confini degli Stati barriere che blocchino le emissioni. Questo vale sicuramente per l'auto, settore in cui il tema è ampiamente maturo, ma vale anche per tutti gli altri.

Rimanendo connessi all'auto, abbiamo un esempio particolare per capire come le regole cambino anche la possibilità di essere competitivi: abbiamo ancora un vecchio retaggio, i dazi sull'alluminio. L'Europa ha una produzione di alluminio d'eccellenza in tutta la filiera: otto milioni di tonnellate è la necessità, ma ne produciamo in Europa meno di un milione, e sugli altri sette milioni paghiamo il dazio. In questo modo, aumentiamo il costo di produzione e siamo meno competitivi. Si tratta di un esempio di come cambiare regole poi porti sviluppo.

Come dicevamo, ciò vale per tutti i settori. In particolare, dobbiamo stare attenti ai settori in cui siamo più competitivi e in futuro abbiamo più possibilità di sviluppo. Mi riferisco a tutto l'aerospazio e al farmaceutico, nel quale dobbiamo stare attenti a non penalizzare le nostre aziende. Ahimè, qualche sbavatura è stata fatta anche in legge di bilancio, però in futuro cerchiamo di non penalizzare uno dei settori che hanno maggiori potenzialità di sviluppo.

Concludo l'intervento con un auspicio e un augurio. Siamo certi che verrà fatto un ottimo lavoro in quest'ottica di revisione delle regole, perché è cambiato il paradigma. Ora hanno capito tutti che per ridurre le emissioni dobbiamo aumentare la produzione da noi, che è l'esatto contrario di quello che finora è stato fatto. (Applausi). Nel ringraziarla, le auguro buon lavoro, signora Presidente.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Malpezzi. Ne ha facoltà.

MALPEZZI (PD-IDP). Signor Presidente, signora Presidente del Consiglio, in pochi minuti dirò qualche tweet. Solo se uniti saremo forti, solo se forti saremo liberi: così diceva De Gasperi più di settant'anni fa, quando sognava e sperava che si potesse costruire una difesa comune europea soprattutto come presupposto ad una vera Europa politica. È una visione - perché uno statista ha una visione del futuro - con la quale oggi facciamo ancora i conti, perché le circostanze storiche di ciò che non siamo stati in grado di realizzare per l'egoismo dei singoli Stati ci spingono invece in quella direzione e sembrano spingere anche chi, come lei, signora Presidente del Consiglio, e parte della sua maggioranza, ha sempre preferito utilizzare il termine sovranismo rispetto a un'Europa che potesse essere più forte.

Come dicevo, le circostanze storiche ci stanno spingendo verso quella soluzione. Quasi tre anni fa, quando ha iniziato quell'attacco aggressivo e quell'aggressione inaccettabile e violenta nei confronti dell'Ucraina, Putin pensava indubbiamente ad una guerra lampo e di poter arrivare immediatamente a Kiev, di istituire un Governo fantoccio e quindi espandere la sua influenza. Tuttavia, guerra lampo non è stata per una serie di circostanze: sicuramente la grande determinazione, la forza, la capacità e il coraggio ucraini; indubbiamente la fermezza dell'amministrazione Biden, ma anche un altro elemento non scontato, che non poteva essere previsto e che Putin sicuramente non prevedeva, ossia la risposta univoca unitaria, forte e coerente dell'Europa e dei Paesi europei.

Questi tre fattori sono importanti ancora oggi che strenuamente, a distanza di quasi tre anni, continuiamo a chiedere il cessate il fuoco e una giusta pace per l'Ucraina, dove giusta pace significa che sia l'Ucraina a decidere che cosa è giusto per sé. Di sicuro tutti noi sappiamo che l'esito del conflitto rischia di cambiare la storia, perché solo con una pace giusta, decisa dall'Ucraina, il mondo è più sicuro. Non c'è una risposta diversa.

Presidente, lei è stata definita recentemente la leader più potente d'Europa. Sta a lei dimostrare se vuole usare questo termine che le è stato attribuito, cioè il potere, come sostantivo o come verbo. C'è una bella differenza. Invece di arrabbiarsi con il presidente Prodi, coniughi quel verbo con il presidente eletto Trump, spinga a non cambiare posizione rispetto alla linea che gli Stati Uniti hanno mantenuto finora nei confronti dell'Ucraina lui e soprattutto tutti i suoi alleati europei. La vera sfida di chi oggi ha l'onere e l'onore della leadership è mettere al centro del dibattito cosa vogliamo fare da grandi, come europei, cosa sogniamo, che Europa sogniamo e che Europa immaginiamo.

Vede, Presidente, Lega e Fratelli d'Italia hanno sempre ritenuto che ci volesse meno Europa, ma meglio. Questo slogan lo abbiamo trovato anche all'interno del programma di Fratelli d'Italia. Cosa significa "meglio" per lei, Presidente, che guida un Paese che sta usando tantissime risorse europee ed è pronto giustamente a chiederne altre, per affrontare le sfide che devono essere affrontate dall'Europa tutta insieme? Lo cambia questo slogan, invece, con la richiesta di un'Europa più forte e più politica? Anche qui, Presidente, è una questione di termini e la parola in questo caso è coerenza, altrimenti sarebbe in contraddizione. Non si può dire "meglio" e poi utilizzare le risorse e non lavorare perché questa Europa politica abbia il suo corso.

L'ultimo tweet - nel minuto o, meglio, nei trenta secondi aggiuntivi che mi sono stati concessi - è riferito al suo amico Elon Musk, al quale lei sembra voler concedere la sovranità del cielo. Se non è così, ci aspettiamo che prenda seriamente in considerazione le azioni che il Partito Democratico ha adottato qui in Senato, attraverso gli emendamenti dei senatori Nicita e Basso, per limitare e mettere dei paletti a questo potere. Vede, forse dovrebbe spiegare al suo amico che lei non accetta interferenze nella politica italiana e nella politica europea, visto che recentemente Elon Musk è stato la cassa di risonanza di un europarlamentare cipriota che ha attaccato la legittimità delle istituzioni europee e le modalità con cui queste istituzioni lavorano. (Applausi).

Altrimenti, se si sta in silenzio di fronte a queste cose, si rischia di incorrere nel termine "amichettismo". (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Concluda, senatrice Malpezzi.

MALPEZZI (PD-IDP). Ho finito. Sappiamo che questo termine non le piace, però lo sta usando spesso. (Applausi).

PRESIDENTE. Senatrice Malpezzi, anziché cinque minuti, visto il periodo, gliene ho dati sei: lei capisce.

È iscritto a parlare il senatore Matera. Ne ha facoltà.

MATERA (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, permettetemi, prima di iniziare questo intervento, di augurare buon lavoro al ministro Foti nelle sue nuove vesti di membro del Governo. (Applausi). Presumo sia la prima volta che è presente nell'Aula del Senato nelle vesti di Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR.

Ci troviamo oggi alla vigilia di un Consiglio europeo cruciale, in cui verranno affrontate alcune delle più grandi sfide della nostra epoca: la guerra in Ucraina, il futuro geopolitico dell'Unione, il Medio Oriente (con i recenti sviluppi del cessate il fuoco tra Israele e Libano), la transizione in Siria e la gestione dei flussi migratori.

La guerra in Ucraina è un tema prioritario per il Consiglio europeo. L'Italia è stata chiara sin dall'inizio: sosteniamo il popolo ucraino nel suo diritto a difendersi dall'aggressione russa, ma lo facciamo con equilibrio, mantenendo una linea precisa.

Siamo al fianco dell'Ucraina nella sua lotta per difendersi da questa aggressione ingiusta e per garantire il rispetto del diritto internazionale, ma per una pace giusta e duratura, che non può che essere costruita attraverso il dialogo e la diplomazia. Per questo, alla luce del nuovo quadro transatlantico, con l'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, si intravede una nuova e concreta speranza di pace. La necessità di rafforzare i legami tra Europa e Stati Uniti sarà decisiva per trovare una via di uscita al conflitto. In questo contesto, l'Italia dovrà fare la sua parte e la farà. Siamo certi che lo farà con la serietà e il senso di responsabilità che da sempre caratterizzano la nostra politica estera.

Nel Medio Oriente il cessate il fuoco tra Israele e Libano rappresenta un'opportunità importante. Siamo fieri del ruolo delle nostre missioni internazionali come UNIFIL, con cui uomini e donne italiane lavorano con coraggio e dedizione per garantire stabilità. Non possiamo però accettare che attacchi ingiustificabili come quello contro la nostra missione in Libano passino sotto silenzio. Ringraziamo il Governo, il Presidente del Consiglio e il ministro Crosetto per la fermezza con cui hanno difeso il nostro personale e il nostro Paese.

Tra le questioni che saranno affrontate, figurano l'improvviso crollo del regime di Assad in Siria e la presa di potere da parte dei ribelli, che apre un capitolo nuovo e delicatissimo. Per anni la Siria è stata teatro di una tragedia umanitaria e di una guerra che hanno destabilizzato l'intera regione. Oggi, con il regime di Assad in fuga e il nuovo governo dei ribelli, che però promette moderazione e apertura, si intravedono una possibilità di cambiamento, ma anche una sfida che non può essere sottovalutata. L'Italia e l'Unione europea devono monitorare questa transizione, assicurandosi che la Siria non cada nell'incubo del radicalismo jihadista. Servono un monitoraggio costante e una strategia chiara per favorire la stabilità del Paese e il rispetto dei diritti fondamentali.

Presidente, non sono solo i cittadini italiani a riconoscere il lavoro straordinario che questo Governo sta portando avanti. Negli ultimi giorni, due delle più prestigiose pubblicazioni internazionali hanno dedicato encomi all'Italia e a Giorgia Meloni; il quotidiano statunitense «Politico» ha descritto il nostro Presidente del Consiglio non come il leader più potente, ma come quello più influente. (Applausi). Usare il termine "potente" in un'accezione negativa non va bene. Siamo sicuri che l'influenza del presidente Meloni varrà per il bene del vecchio Continente, l'Europa. Questo è un riconoscimento non solo alla persona, ma al ruolo che il nostro Paese ha saputo conquistarsi grazie a una politica estera decisa e a una leadership che non teme di prendere posizione. Ma non è tutto: a poche ore dall'elogio di «Politico», è arrivato quello dell'autorevole «The Economist», che ha sottolineato la trasformazione dell'Italia da emblema dei problemi della zona euro a esempio di progresso economico. Secondo il settimanale, il nostro Paese è tra i protagonisti della ripresa economica globale del 2024, posizionandosi tra i primi cinque più performanti.

Questi riconoscimenti dimostrano che il nostro Governo sta realizzando ciò che molti ritenevano impossibile; ogni volta che qualcuno, soprattutto da sinistra, ha parlato di fallimento, i risultati hanno dimostrato il contrario. Dicevano che il PNRR non si poteva rinegoziare e lo abbiamo fatto, guardando alle esigenze concrete dell'Italia; dicevano che l'occupazione sarebbe crollata e invece è ai massimi, dopo oltre un decennio; dicevano che l'Italia sarebbe stata marginale nelle istituzioni europee e oggi Raffaele Fitto è Vice Presidente esecutivo della Commissione europea (Applausi); dicevano che il suo ruolo non sarebbe stato esecutivo e invece questo risultato, che proietta l'Italia al cuore pulsante delle dinamiche europee e mondiali, rappresenta un capolavoro politico e istituzionale, portando il sigillo indelebile di Giorgia Meloni.

Presidente, la sua determinazione, il suo pragmatismo e la sua visione strategica hanno permesso di infrangere pregiudizi e resistenze, ottenendo successi che non appartengono a un singolo schieramento, ma alla Nazione unita. Oggi più che mai ci viene chiesto di essere all'altezza della fiducia che i cittadini hanno riposto in noi, il nostro dovere non è verso la bandiera dei partiti, ma verso il Tricolore, verso l'Italia e verso il popolo italiano, che ci ha affidato la sacra responsabilità di guidare la Nazione in tempi così intensi di sfide e di opportunità. L'Italia è tornata al centro del panorama internazionale non per concessione altrui, ma per merito di una guida politica salda e determinata.

Questo successo dev'essere motivo di orgoglio per ogni cittadino, indipendentemente dal colore politico: è una vittoria di tutti e per tutti. Il futuro è nelle nostre mani: abbiamo il dovere morale e politico di costruirlo con coraggio e con onore, per essere all'altezza della grandezza che il nostro Paese merita.

Signor Presidente del Consiglio, siamo certi che saprà rappresentare al meglio gli interessi dell'Italia in questo Consiglio europeo, consolidando ulteriormente la nostra posizione di protagonisti sulla scena internazionale. (Applausi).

PRESIDENTE. Senatore Matera, c'è stato un errore, le spettavano nove minuti, ma ha parlato per sei soltanto. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà.

BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, il Consiglio europeo oggetto dell'odierna seduta parlamentare ha come contenuto argomenti importanti e di estrema attualità: il sostegno all'Ucraina, il Medio Oriente, l'impegno e le priorità dell'Unione europea nel contesto geopolitico globale, la prevenzione delle crisi e le risposte alla migrazione, l'allargamento, la libertà, la sicurezza e la giustizia.

Sappiamo bene, signor Presidente del Consiglio, che questi temi si devono affrontare anche essendo nelle condizioni di avere un mandato pieno da parte del nostro Paese, mandato che lei ha oggi più che mai, anche rispetto ad altri Stati europei che stanno vivendo crisi di governo impensabili fino a qualche mese fa, Francia e Germania su tutti.

Oggi alcuni temi sono avvolti anche da qualche ombra, signor Presidente del Consiglio. Io ho letto attentamente il passaggio del suo intervento sul tema che riguarda l'Unione europea nel mondo e vorrei soffermarmi sull'accordo tra l'Unione europea e il Mercado común del sur (Mercosur), che rischia di mettere in ginocchio l'agricoltura europea, soprattutto la prima parte della filiera. Si tratta di un'intesa che interessa tutti i settori produttivi ed i Governi italiani che si sono susseguiti hanno più volte dichiarato di considerarlo molto interessante per comparti diversi da quello agricolo e agroalimentare, quali la componentistica dell'automotive, ricambi, industria farmaceutica, abbigliamento e tessile. Se pensiamo a uno Stato all'interno dell'accordo del Mercosur come il Brasile, con un potenziale agricolo così imponente, la competizione sul lato produttivo diventa schiacciante, con le ampie agevolazioni che vengono date. In questi Stati, poi, utilizzando sugli animali o nelle culture prodotti chimici da noi vietati, i produttori sudamericani abbassano il costo della carne al chilo; non parliamo poi dei costi energetici, del carburante e del lavoro. Alcuni Paesi attuano un percorso di sfruttamento del lavoro minorile, mentre nel nostro Paese, grazie ai provvedimenti attuati da questo Governo, non abbiamo né lavoro sommerso, né lavoro minorile, né sfruttamento del lavoro; anzi, abbiamo dato tutele fortissime ai lavoratori. La mancanza di reciprocità ha conseguenze negative sugli agricoltori europei, che perdono posizioni competitive in favore di produzioni di gran lunga meno responsabili. Pertanto, questo accordo, che non prevede che i prodotti importati siano soggetti agli standard che i produttori europei devono rispettare, crea un divario.

Com'era facilmente prevedibile, la versione finale dell'accordo appena resa nota non contiene nessun miglioramento e nessuna garanzia in più, come invece gli uffici della Commissione europea avevano provato a far intendere. Il nuovo testo è peggiorativo rispetto a quello preesistente per la filiera agroalimentare europea. Infatti, gli impegni introdotti a carico del Mercosur sui temi del clima, della deforestazione e delle emissioni (che sono una priorità assoluta a livello europeo) rimangono solo formali e dichiarativi: non c'è nessun target quantitativo e soprattutto non possiamo basarci su certificazioni. In definitiva, signor Presidente del Consiglio, esistevano già prima i motivi per un'opposizione dura da parte della filiera agroalimentare europea; ciò è ancora più giustificato oggi, alla luce del nuovo testo, su cui la Commissione ha pagato un prezzo ancora più alto pur di raggiungere l'intesa.

Ringrazio pertanto e saluto anch'io, a nome del Gruppo Lega, l'onorevole Foti per l'importante incarico come Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione del nostro Paese.

La ringrazio anche perché ha lasciato introdurre all'interno della risoluzione qui in Senato un paragrafo specifico che parla delle compensazioni. Noi avremmo voluto inserire il tema della reciprocità in senso ambientale, sociale, produttivo e anche commerciale. Le pratiche commerciali sleali non devono più esistere; stiamo cercando di eliminarle nel nostro Paese attraverso il decreto emergenze in agricoltura in cui abbiamo inserito i costi di produzione reali. Per questo, Presidente, le chiedo anche un impegno forte da parte sua. Lei può farlo di sicuro sul tema dell'italian sounding. Noi perdiamo circa 6 punti percentuali di PIL perché nel mondo copiano i nostri prodotti e non abbiamo nessun riscontro a favore delle nostre aziende.

Le volevo dire, inoltre, in seguito agli interventi che ho ascoltato, che siamo stati piacevolmente sorpresi che la testata internazionale «Politico» abbia incoronato la sua persona come la più influente d'Europa per il 2025, definendo il Governo da lei guidato come uno dei più stabili mai esistiti nell'Italia del dopoguerra, merito sicuramente della sua capacità di saper guidare questa maggioranza in modo compatto, raggiungendo gli obiettivi che ci siamo dati nel 2022, quando ci siamo presentati alle elezioni. Ora, questa luce che avvantaggia il nostro Paese - grazie a lei, Presidente - deve servire a dare un futuro certo ai nostri agricoltori e alle piccole e medie imprese, per rendere il made in Italy sempre più unico, forte e ineguagliabile nel mondo.

Grazie, presidente Meloni, continui così, noi siamo al suo fianco. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rojc. Ne ha facoltà.

ROJC (PD-IDP). Signor Presidente, signora Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, in queste ultime due settimane l'attenzione globale si è polarizzata sugli eventi in Siria, che oggettivamente hanno sconvolto equilibri geopolitici che derivano da decenni e aprono scenari per la gran parte incogniti. Credo sia da guardare con preoccupazione lo spostamento di truppe e mezzi militari dalle basi russe in Siria verso la Cirenaica, sotto il controllo delle forze del generale Haftar, alleato di Mosca. Non sfugge come un potente dispositivo militare aeronavale russo nella Libia orientale sarebbe una minaccia diretta alla sicurezza marittima nell'area del Mediterraneo centrale, dando a chi controlla quel territorio la capacità di governare a piacere i flussi migratori verso l'Italia. Ho evidenziato questo punto, ma avrei potuto proporne altri, ovviamente non basta. Guardiamo anche verso la Libia, occorre una politica il più possibile d'intesa con gli alleati e la NATO.

La stessa attenzione, però, va dedicata anche ad altre aree strategiche per la sicurezza e la stabilità degli interessi italiani. Non vorrei infatti che ci sfuggisse l'altro asse della bilancia a cui sono appesi i nostri interessi nazionali e quelli di molti altri Paesi alleati (intendo l'area danubiana e tutti i Balcani occidentali). Certo, la Presidente del Consiglio ha ripetuto che l'ingresso dei Balcani occidentali nell'UE - e cito -sancirebbe finalmente il completamento della riunificazione dell'Europa. Sono concetti enunciati a Belgrado un anno fa; potrei sottoscriverli dal momento che rappresentano la posizione tradizionale del nostro Paese, la stessa sostenuta, tra gli altri, da Paolo Gentiloni o Mario Draghi, oltre che dal Presidente Mattarella, convintamente a favore dell'integrazione dei Paesi oltre Adriatico.

I dati però, non consentono più di praticare le vie tradizionali e conosciute. Un domino di situazioni di incertezza e potenziali deflagrazioni si estende dalla Georgia alla Moldavia, dalla Romania alla Serbia e al Kosovo. Ieri in molti abbiamo letto con stupore il ringraziamento rivolto all'Italia del premier georgiano Kobakhidze, all'Italia come uno dei cinque Paesi europei che avrebbero sostenuto la posizione del suo Governo al Consiglio europeo. Vogliamo porci il problema della politica estera dell'Unione europea, che al momento è impedita da Governi asseritamente conservatori, come quello di Orbàn e di Fico, i quali esercitano il diritto di veto per impedire azioni che potrebbero disturbare la Russia di Putin in un gioco perverso grazie al quale sono dentro l'Unione europea, godendo dei privilegi che questo comporta e da dentro la sabotano e indeboliscono. Signora Presidente, questo è un problema politico.

Favorire la politica espansionistica e aggressiva di Putin è compatibile - le chiedo - con l'appartenenza al sistema liberaldemocratico che è costitutivo dell'Unione europea e proprio dei valori occidentali? Nel momento in cui sosteniamo la difesa dell'Ucraina come avamposto dell'Europa libera e democratica, le chiediamo di essere conseguente e impegnarsi con quei Paesi che stanno adottando il doppio regime.

Parliamo della Romania, che è un caso ancora aperto e su cui abbiamo sentito levarsi voci stonate. La Corte costituzionale ha annullato le elezioni per l'interferenza della Russia nel processo elettorale che ha portato alla vittoria del candidato filorusso Georgescu.

Ecco che sulla questione dell'Europa il Governo si divise al suo interno: da una parte, il vice premier Salvini (il cui partito, in una nota, ha scritto di seguire con grande rispetto e viva preoccupazione quanto sta accadendo in Romania, parlando di annullamento del voto democratico, perché il risultato non è gradito a Bruxelles, al politicamente corretto o a certi potenti come Soros), dall'altra parte l'altro Vice premier, ministro Tajani (che si dichiara molto preoccupato per la denuncia di attività ibride russe volte a influenzare il voto in Romania).

Occorre che il Governo italiano parli con una voce sola e autorevole e tocca al Presidente del Consiglio esprimersi nei termini più chiari a difesa della democrazia in Romania.

Tornando ai Balcani, crocevia di influenze, c'è un alto rischio a mantenerli troppo a lungo fuori dall'Unione europea. Ci sono influenze putiniane destabilizzanti in Bosnia e Serbia e si inizia a vederle in Montenegro, che pure è il prossimo Paese nell'adesione all'Unione europea. In tutti i Balcani si fa comunque sentire l'influenza della Russia ed è attiva nello stesso senso anche l'Ungheria di Orbán, che sostiene apertamente la Republika Srpska di Dodik. La Serbia ha recentemente ordinato alle unità dell'esercito di avvicinarsi al confine con il Kosovo e il presidente Vučić ha appena dichiarato che non riconosce il Kosovo finché durerà il suo mandato.

Un caso complesso si sta aprendo sulla compagnia petrolifera serba Naftna Industrija Srbije (NIS), cui l'amministrazione statunitense potrebbe imporre sanzioni, in quanto la maggioranza delle azioni è detenuta dalla compagnia russa Gazprom. Le relazioni con la Serbia devono dunque essere coltivate il più a fondo possibile, conoscendo la forza dell'antico legame con la Russia nel nome dell'ortodossia slava e facendo capire concretamente che l'Unione europea è ancora un buon affare per i cittadini serbi.

La risposta deve partire da una chiarezza di scelte, in primo luogo tra le forze che reggono questo Governo, poiché l'Occidente non è un luogo geografico, ma un nodo indissolubile di valori che si salvano o si lasciano erodere dall'esterno e dall'interno, ma con precise responsabilità. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Della Porta. Ne ha facoltà.

DELLA PORTA (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Presidente del Consiglio, Governo tutto, le parole del presidente del Consiglio Giorgia Meloni in questa occasione delineano con chiarezza e visione la strategia che il Governo italiano intende perseguire all'interno del contesto europeo e internazionale.

Si tratta di un intervento che testimonia la capacità del nostro Paese di tornare protagonista in Europa, affrontando con pragmatismo e lungimiranza le grandi sfide del nostro tempo.

Anzitutto, il nuovo corso dell'Europa, con l'insediamento del presidente Antonio Costa e della nuova Commissione guidata da Ursula von der Leyen, offre all'Italia l'opportunità di riaffermare la sua centralità. La nomina di Raffaele Fitto quale Vice presidente esecutivo della Commissione europea è un traguardo significativo che riconosce il peso e il ruolo dell'Italia in Europa. (Applausi). Questo incarico non è un semplice onorifico riconoscimento, ma uno strumento concreto per imprimere un cambio di passo su politiche strategiche come agricoltura, trasporti, turismo ed economia del mare.

Il Governo Meloni ha saputo valorizzare la stabilità politica italiana come elemento chiave per rafforzare il dialogo con i partner europei e internazionali; una stabilità che, come sottolineato, è straordinaria rispetto alle turbolenze di altre grandi democrazie europee. Questo elemento rappresenta una risorsa fondamentale per attrarre investimenti e rilanciare la competitività del sistema Paese.

I risultati ottenuti in questi primi due anni di Governo, contrariamente a quanto affermato dalle opposizioni, rendono l'Italia centrale nelle politiche europee e internazionali, con un ruolo di primaria importanza.

Sul fronte geopolitico, la posizione del Governo italiano sull'Ucraina rimane salda e coerente. Il sostegno all'Ucraina e al suo popolo, il ruolo chiave giocato nella Presidenza G7, con l'accordo per una linea di credito da 50 miliardi di dollari a Kiev, che sarà erogato e garantito dagli extraprofitti sui beni russi immobilizzati in Europa, e la ferma condanna delle aggressioni russe dimostrano un approccio concreto e responsabile.

L'Italia si conferma un alleato affidabile, impegnato a promuovere una pace giusta e duratura, fondata sul rispetto del diritto internazionale a tutela delle popolazioni che soffrono. Parallelamente, l'approccio dell'Italia in Medioriente dimostra ancora una volta la lungimiranza del nostro Governo. La disponibilità a interloquire con le nuove autorità siriane, pur mantenendo prudenza e fermezza sui diritti delle minoranze, ed il sostegno alla stabilità libanese sono esempi chiari di un ruolo attivo e propositivo.

In particolare, l'attenzione italiana al Libano e alla missione UNIFIL rappresenta un esempio di leadership responsabile. La lotta senza confini al terrorismo internazionale e, me lo consenta, la lotta senza quartiere in Italia alle mafie sarà al centro dei suoi colloqui a Bruxelles. Sono e siamo certi che, anche in questa occasione, l'Italia brillerà per visione strategica e di prospettiva. (Applausi).

Un altro elemento di rilievo riguarda l'agenda migratoria, su cui l'Italia sta guidando il dibattito europeo. Come abbiamo detto più volte, il Piano Mattei, il decreto flussi, l'accordo con l'Albania sono tessere di un unico mosaico, che vedono sicurezza nazionale e accoglienza solidale viaggiare sullo stesso binario. (Applausi).

Il lavoro svolto per rafforzare le collaborazioni con Paesi di origine e transito, come la Tunisia, ha portato a risultati tangibili, con una riduzione dei flussi irregolari del 60 per cento. La revisione della politica dei rimpatri, l'adozione di soluzioni innovative, come l'accordo tra Italia e Albania, segnano un passo importante verso una gestione efficace del fenomeno migratorio.

Non meno significativa è l'attenzione all'economia europea e alla competitività. Il Governo italiano ha contribuito a una visione pragmatica per affrontare le sfide dell'automotive, promuovendo la neutralità tecnologica e un ripensamento del modello di transizione verde imposto finora. Questo approccio rappresenta un punto di equilibrio tra sostenibilità ambientale e tutela delle industrie europee.

In questo contesto, l'attenzione verso l'Africa emerge come uno dei pilastri fondamentali della politica estera italiana. Il Piano Mattei rappresenta non solo un'iniziativa nazionale, ma un modello che l'Italia sta promuovendo per europeizzare il partenariato con il continente africano. Questo approccio mira ad affrontare alla radice temi cruciali come la migrazione e lo sviluppo sostenibile, rafforzando un rapporto paritario tra Europa e Africa.

Infine, il presidente Meloni ha ribadito con forza l'urgenza di un'Europa più autonoma e protagonista sul piano della sicurezza e della difesa. Il rafforzamento del pilastro europeo della NATO, la proposta di soluzioni innovative per finanziare la difesa comune, come le obbligazioni europee, e l'investimento in capacità di risposta alle crisi, delineano un'Europa più forte e più coesa.

Onorevoli colleghi, le parole del presidente Meloni non sono solo un richiamo alle responsabilità italiane ed europee, ma un invito a cogliere le opportunità che il nostro tempo ci offre. È l'Italia che, con pragmatismo e visione, indica la via per un'Europa più unita, più competitiva e più consapevole del proprio ruolo globale. Il nostro Governo sta dimostrando di saper tradurre la stabilità politica interna in un peso diplomatico reale, riportando l'Italia al centro delle grandi scelte europee ed internazionali. Questa è l'Italia che vogliamo: protagonista responsabile e capace di essere artefice del proprio futuro. Un'Italia faro d'Europa e del mondo. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto tecnico agrario «Emilio Sereni» di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
(ore 10,47)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà.

RENZI (IV-C-RE). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, io mi permetto di formulare al Presidente del Consiglio cinque domande, alla luce delle considerazioni che ha svolto ieri alla Camera.

La prima è la seguente: voi avete sottolineato, negli ultimi sei mesi, che chi si sia schierato contro Raffaele Fitto e la sua nomina a commissario europeo sia un antitaliano.

Avete detto una cosa che io condivido: quando si sceglie un commissario, il Paese lo sostiene. Con questa logica, Presidente, io potrei dirle che lei, nel marzo 2016, chiedendo le dimissioni di Federica Mogherini, è stata antitaliana. Potrei dirle che lei, signora Presidente del Consiglio, nel settembre del 2019, organizzando un sit-in contro la nomina di Paolo Gentiloni, è stata antitaliana, ma preferisco guardare il bicchiere mezzo pieno e dire che siamo contenti che ci sia Fitto. La domanda numero uno è: Presidente, se questo è vero, anziché attaccare l'opposizione, lei come definisce chi non ha votato la Commissione Ursula von der Leyen-Raffaele Fitto? (Applausi). In altri termini, la riformulo in modo più chiaro: Matteo Salvini è antitaliano, sì o no, avendo lavorato contro la Commissione von der Leyen-Fitto? (Applausi). È facile.

Il secondo punto è la questione dell'Albania: io, Presidente, l'ho sentita bella entusiasta e appassionata nel discorso ad Atreju, dicendo «funzioneranno!». Guardiamo gli aspetti positivi, è Natale: questo vuol dire che condividiamo la prima parte, cioè che non hanno funzionato fino ad oggi e che non stanno funzionando sino ad ora. Su questo siamo tutti d'accordo. Poi, noi pensiamo che non funzioneranno, lei pensa che funzioneranno ed è il bello della politica. Vedremo.

Le chiedo intanto un primo passaggio personale, Presidente: non dica che chi non condivide la strategia dei centri in Albania vuole difendere la mafia perché vede, Presidente, contro la mafia bisognerebbe essere tutti dalla stessa parte e se io vedo dei carabinieri e dei poliziotti sulla TV albanese circuiti dalle giornaliste albanesi dentro un resort costruito da noi o comunque convenzionato con noi, stare a discutere con le giornaliste per dire "non ci fanno fare niente, siamo qui a perdere tempo"; se vedo che lì ci sono soltanto l'accoglienza dei cani randagi, perché questo sta accadendo nei centri albanesi al momento (poi forse funzioneranno, ma al momento è questo, siamo d'accordo ed è d'accordo anche lei), io sento un brivido di dolore, perché penso che quei carabinieri e quei poliziotti dovrebbero stare nella stazione di Milano, dovrebbero stare nelle periferie di Roma, dovrebbero stare nelle strade di Firenze e di Napoli. Io sono italiano e patriota quando dico che quei carabinieri e poliziotti dovrebbero garantire la sicurezza e non stare nelle spa dei resort albanesi. Ma se lei non lo condivide, perché mi deve dare di uno che non vuole combattere la mafia? Vede, Presidente, può darsi che i trafficanti di uomini siano assimilabili alla mafia, sono d'accordo con lei che dobbiamo combatterli, ma non sono d'accordo con lei che lo strumento sia il centro migranti in Albania e rivendico il diritto di dirlo.

Le chiedo, seconda domanda: Presidente, siccome noi non vogliamo avere uno scontro Governo-opposizione, men che mai prima del Consiglio europeo, perché lei non ascolta anche le proposte dell'opposizione? Abbiamo speso 800 milioni, spenderemo 800 milioni alla fine del percorso, ne abbiamo spesi 100, 200, 300, non lo so; qualunque sia la cifra, abbiamo costruito un carcere in Albania, perché quello è un carcere in Albania. Signora Presidente, noi le facciamo una proposta concreta: siccome i migranti in Albania lei non ce li può portare per le leggi europee e glielo avevamo detto prima e la consideriamo responsabile politica, ma anche responsabile amministrativa di fronte alla magistratura contabile di questa follia; siccome noi glielo abbiamo detto, trasformi i centri migranti in carceri per detenuti albanesi col passaporto albanese e detenuti in Italia: sono 2.000 persone, riduciamo il sovraffollamento carcerario (Applausi), mettiamo più vicini a casa i detenuti albanesi ed evitiamo di portarla davanti alla Corte dei conti. Perché no, Presidente? È una proposta.

Terza domanda: lei ha visto Milei, io ho una passione matta per gli argentini, un po' meno per Milei. Borges diceva che gli argentini sono italiani che parlano spagnolo, però il rapporto fra lei e Milei è qualcosa di straordinario, perché a parole vi trovate su tanti argomenti, nella gestione pratica lui è quello del taglio alla spesa pubblica, lei è quella dell'aumento dei costi dei Ministeri. Lui è quello che grida «afuera!», lei è quella che grida CNEL. Quando Milei le ha portato la motosega - ed è stato molto simpatico come momento - io immaginavo che lei gli restituisse un Brunetta (Ilarità); ero convinto che nel rapporto tra lei e Milei ci fosse una condivisione sulla spesa pubblica. Non è così. La mia domanda però è un po' più seria (mi fa piacere aver suscitato l'ilarità dell'Aula e della Presidente medesima): sul Mercosur, stiamo con Milei o stiamo con la Coldiretti? Infatti, lei ha detto alla Camera che dobbiamo vedere.

Ci aiuta a capire qual è la posizione italiana? Stiamo dalla parte di Milei o dalla parte di Confagricoltura e Coldiretti?

Passo alla quarta domanda e mi avvio a concludere. Ieri la Presidente ha discusso - si è accesa lei, ma debbo dire che si è accesa anche l'opposizione - sul G7. La faccio breve. Lei, signora Presidente del Consiglio, ha detto: il G7 è stato un grande successo, dovete riconoscerlo non solo a me, ma all'Italia. Un deputato dell'opposizione ha detto che è stato un disastro. Vi ho fatto la versione breve. Io non sono d'accordo con nessuna delle due opinioni. Credo che il G7 sia stato un oggettivo trionfo dal punto di vista scenografico e che la Presidente sia stata bravissima, perché quando si porta il Papa a parlare di intelligenza artificiale al G7, onestà intellettuale vuole che si riconosca che è stata una bellissima iniziativa.

Vedo però, signora Presidente, un po' più debole la politica estera italiana sui contenuti. Non ho visto in questo anno una parola su una proposta del G7 o italiana per la pace in Ucraina (non che fosse facile, intendiamoci). Non ho visto una proposta sul principio due popoli, due Stati; l'hanno lanciata Macron e Bin Salman la proposta della conferenza a Riad per realizzare l'idea dei due popoli, due Stati. Non ho visto nemmeno un protagonismo in Libia. Ho sentito il ministro degli affari esteri affari Tajani; l'unico suggerimento lo ha dato ad Hezbollah e ha detto: la prossima volta mirate meglio perché avete colpito noi italiani. Sottotitolo: dovete colpire gli israeliani. Non una grandissima proposta diplomatica. Siccome però io le riconosco una presenza internazionale, signora Presidente del Consiglio, le dico, contando sulla sua onestà intellettuale... (Il microfono si disattiva automaticamente).

Signor Presidente, mi tolga i minuti dal tempo concesso per la dichiarazione di voto, perché non voglio norme ad personam.

La cosa che le voglio dire, signora Presidente del Consiglio, è la seguente: lei ha una sensibilità reale sulla questione della Siria, da donna, madre e cristiana. Io - uomo, padre e cristiano - le dico che quello sulla Siria è un "programmino". Sono preoccupato che vada a finire come in Afghanistan. Stiamo dando fiducia a degli ex tagliatori di gole (sperando che siano ex). Ma, signora Presidente del Consiglio, vedo succedere in Siria in questo momento la stessa cosa che è accaduta, per colpa della comunità internazionale, anche con i talebani in Afghanistan nel 2021. Le mancano quindici giorni: può utilizzare la sua Presidenza del G7 - non chiedo al ministro Tajani - per fare un'iniziativa con i leader internazionali sul tema della Siria? Si tratta di un tema vero.

Infine - mi sono dilungato troppo - l'ultima questione. Non parliamo delle questioni economiche e di come vanno le cose, perché naturalmente ne parleremo in occasione dell'esame della legge di bilancio, ma a tale proposito, Presidente, io ricordo la deputata Meloni, molto accesa, combattere contro i Governi che mettevano la fiducia, i Governi che non facevano - in quel caso erano il Governo Conte e poi il Governo Draghi - una doppia lettura della manovra di bilancio e che non permettevano una discussione della legge di bilancio. Signora Presidente del Consiglio, è il terzo anno e per la terza volta su tre anni arrivate con il superamento del bicameralismo paritario. È una cosa su cui sono anche favorevole e vedo l'aspetto positivo: lei supera il bicameralismo paritario senza fare la riforma e quindi senza fare il referendum. Lo trovo saggio, vista la mia esperienza personale, però lo trovo anche leggermente incostituzionale. Non le dico di chiedere scusa al Parlamento per le frasi che lei aveva detto quando era all'opposizione, però le chiedo un impegno, un fioretto per Natale e per il prossimo anno: potete riportare in questo Paese il bicameralismo paritario in cui i parlamentari possano discutere?

Signora Presidente, io credo alla civiltà del confronto, faccio i migliori auguri di buon Natale a lei la sua famiglia, ma le dico anche di avere un po' più di rispetto per chi non la pensa come lei. Non siamo mafiosi quando diciamo che siamo in disaccordo con voi. Siamo anche noi italiani e vogliamo rivendicare il diritto per fare politica. (Applausi).

PRESIDENTE. Siamo a Natale e dunque cerco di non interrompere nessuno.

È iscritto a parlare il senatore Monti. Ne ha facoltà.

MONTI (Misto). Signor Presidente, signora Presidente del Consiglio, mi rallegro con lei per l'azione efficace che svolge in Europa, in particolare per la nomina di Raffaele Fitto alla Commissione europea come vice presidente esecutivo e titolare di significative competenze. A lui auguro buon lavoro, così come al nuovo ministro Tommaso Foti, che saluto. (Applausi). A sostegno del presidente Fitto, signora Presidente Meloni, lei ha sollecitato l'appoggio del sistema Italia nel suo complesso; in larga parte l'ha avuto anche da componenti dell'opposizione. Non capisco però perché, mentre incassa questo appoggio, lei senta il bisogno, come fosse componente strutturale della sua personalità, di schiaffeggiare contemporaneamente, con critiche retrospettive sinceramente false, alcuni di coloro che l'appoggio l'hanno dato.

Per esempio, affermando che finalmente l'Italia avrebbe un ruolo degno di nota nel contesto europeo, oppure che mai l'Italia avesse avuto una posizione così importante nella Commissione europea, mi permetta di dirle che lei nuoce a sé stessa con questo tipo di reazioni nel momento del successo e del trionfo. Infatti credo che una componente essenziale del successo della politica di un Paese nell'Unione europea - e lei sta facendo tanti passi significativi, soprattutto tenendo conto di quali erano le posizioni di partenza nella sua visione dell'Europa - consista nel portare un Paese unito nell'Europa e nelle sue articolazioni. Tanto più perché, nella sua visione, lei ha fatto l'upgrade da Stato membro a Nazione; e il requisito della coesione e dell'unità di intenti in una Nazione io credo sia ancora più essenziale che in un Paese.

Credo che forse agevolerà quello che sto dicendo, cioè di portare il Paese unito in Europa, il fatto che sembrano non indirizzate su un cammino glorioso riforme che, a mio parere, avrebbero spaccato il Paese, come quella dell'autonomia differenziata e come quella del premierato, il requiem sulla quale, tenuto conto delle analogie con il sistema francese, perché si tratta di elezione diretta del capo dell'Esecutivo, giace oggi aux Invalides, dopo la prova così infausta del sistema presidenziale francese. La mia modestissima esortazione è a farsi accompagnare dal Paese che non la odia, oltre a una grandissima parte del Paese che la ama, perché in Europa il Paese è più forte se è unito.

Concludo, Presidente. Così come lo Stato, il Paese, la Nazione più coesi sono e più uniti sono, credo che la personalità che i cittadini hanno praticamente eletto perché governi lo Stato debba prima di tutto rispettare il potere pubblico che gestisce, mai dando l'impressione, un po' provincialistica, di trarre molta soddisfazione dal plauso dei potenti, anche quando sono al di fuori di sistemi che noi cogliamo come ordinati e che vorremmo condividere. La privatizzazione del potere è stata sottolineata ieri dal Presidente della Repubblica con parole molto misurante; ma effettivamente, se si dà l'impressione di erigere un signore privato, un grande genio come Elon Musk, a una forma di protettorato morale del nostro Paese, beh, secondo me c'è una perdita di dignità dello Stato simile a quella che c'è quando si rincorrono con lettere gli ultimi potenziali aderenti a un condono che probabilmente non reagiscono neanche più. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ronzulli. Ne ha facoltà.

RONZULLI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, ancora una volta le crisi geopolitiche saranno gli argomenti centrali e non possiamo che sostenere l'approccio pragmatico del Governo per arrivare quanto prima a una pace giusta in Ucraina e al cessate il fuoco in Medio Oriente.

Ma questo Consiglio è anche il primo con una nuova Commissione europea, appena insediata. Se qualcuno ci guardasse dall'esterno, assisterebbe ad una macroscopica dicotomia: da una parte, una Premier che si appresta ad affrontare il prossimo Consiglio europeo consapevole delle difficoltà comunitarie e globali che abbiamo davanti, ma anche in grado di mettere sul tavolo gli strumenti per affrontarli e per risolverli attraverso un dialogo costruttivo con i nostri partner; dall'altra parte, una sinistra che, all'opposizione, ripropone una narrazione sempre più lontana dalla realtà, quella di un'Italia schiacciata, umiliata, isolata dalle grandi potenze europee. Per fortuna, però, ci sono i fatti, molto diversi dalle loro illusioni: il nostro Paese non è affatto isolato, non è più il vaso di coccio tra i vasi di ferro, anzi svolge un ruolo centrale, in molti casi rappresenta un apripista per affrontare emergenze che finalmente sono considerate di dimensioni non più nazionali ma europee.

È certamente un fatto significativo l'elezione di Raffaele Fitto: questo successo è il frutto della capacità del candidato italiano; è il frutto della determinazione di Giorgia Meloni e anche del supporto del gruppo politico di cui Forza Italia è protagonista, il PPE, che sin dall'inizio ha garantito il suo forte sostegno, superando gli anacronistici veti ideologici dei socialisti europei. È un risultato che fa giustizia dei distinguo dei gufi di sinistra, che si dovranno accontentare di un Vice Presidente esecutivo della Commissione, con un portafoglio molto corposo tra fondi di coesione e PNRR e con deleghe fra le più importanti, con responsabilità sui settori cruciali come l'agricoltura, la pesca, i trasporti, il turismo, l'economia del mare: settori massacrati dalla deriva ideologica ultragreen degli ultimi anni e che hanno bisogno di massicce dosi di pragmatismo e di investimenti sulla competitività.

Alla fine, spiace constatare anche stavolta che siete e rimarrete i soliti faziosi antitaliani. (Applausi). Avete scommesso sulla disfatta del Governo. Avete alimentato polemiche, critiche infondate dei socialisti europei. Avete soffiato sul fuoco, cercando di ostacolare la nomina alla vicepresidenza fino alla fine. Noi conoscevamo già il peso politico in Europa di Giorgia Meloni, come ha stabilito anche «Politico.eu», una sorta di Bibbia della sinistra europea. Ma ciò che è ancor più certificato oggi è che quella che abbiamo di fronte è la sinistra più ininfluente d'Europa, perché è incapace di farsi ascoltare dai propri compagni socialisti quando c'è da difendere l'Italia, ed è incapace allo stesso tempo di portare a casa il risultato di quel sabotaggio a cui ha lavorato senza sosta.

Un'altra vittoria di questo Governo è la battaglia contro l'ecologismo estremista: un capitolo che, a quanto pare, in Europa si vuole mettere alle spalle, lavorando ad una transizione morbida, proprio come chiesto dall'Italia, allungando i tempi con il passaggio all'elettrico, perché altrimenti il settore collassa e con esso le imprese, i lavoratori e le famiglie.

Per parlare poi di immigrazione, ieri, nella lettera di Ursula von der Leyen ai leader di Governo è stato certificato ancora una volta l'ottimo risultato che abbiamo raggiunto grazie all'accordo con la Tunisia, fortemente voluto da questo Governo. Abbiamo registrato un calo dell'80 per cento degli sbarchi dalla Tunisia e il 60 per cento da tutto il quadrante del Mediterraneo centrale, e questo è chiaramente il percorso giusto. Ancora, nella stessa lettera, si ribadisce la necessità di trovare soluzioni innovative per porre fine ai traffici di esseri umani, tra cui l'apertura di centri di identificazione al di fuori del territorio dell'Unione europea, sul modello del Protocollo Italia-Albania. Chi in Europa vuole contrastare con pragmatismo le mafie del mare guarda con interesse a questa soluzione; chi invece vive accecato dall'ideologia delle porte aperte continua a fare la Cassandra ed esulta per le sentenze fatte con il ciclostile da parte di una certa magistratura, anch'essa accecata dallo stesso furore ideologico che rischia di mettere in discussione il concetto stesso di Paese terzo sicuro, minando alle fondamenta i pilastri di Schengen e del nostro stare insieme in Europa.

Noi, invece, sappiamo che questa direzione è fondamentale per evitare il caos migratorio in tutta Europa.

In conclusione, signor Presidente, la storia commovente della piccola Jasmine, l'unica superstite di un terribile naufragio sulla rotta verso Lampedusa, non è la storia della disumanità di un Governo che impedisce alle ONG di fare il proprio lavoro: è la storia della disumanità di trafficanti di esseri umani che lucrano milioni di euro sulla pelle di gente disperata, grazie alle politiche lassiste che la sinistra vorrebbe imporre in tutta l'Europa. (Applausi). L'unico modo per non avere più naufragi e vicende come quella della piccola Jasmine è continuare sulla strada intrapresa dal nostro Governo, perché per il resto è soltanto pura ipocrisia. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bevilacqua. Ne ha facoltà.

BEVILACQUA (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, ieri la presidente del Consiglio Meloni ha fatto delle considerazioni rispondendo in replica alla Camera a proposito del mandato d'arresto spiccato nei confronti del criminale Netanyahu, a cui è stata mossa una gravissima accusa, ovvero quella di aver compiuto crimini contro l'umanità, crimini di guerra, per aver usato la fame come arma per uccidere le persone. Nel commentare quel mandato d'arresto, ha detto che in questo caso, col suo intervento, la Corte penale internazionale rappresenterebbe un rischio per le ricadute sulle prospettive di conclusione dei conflitti. Io ho l'obbligo di spiegare alla presidente del Consiglio Meloni il significato delle parole: lei in pratica sta dicendo che il mandato di arresto della Corte penale internazionale comporterebbe il rischio che si ponga fine allo sterminio di civili innocenti nella Striscia di Gaza. Insomma, al di là dell'allergia evidente a qualunque provvedimento provenga da una qualunque corte di giustizia, la presidente del Consiglio Meloni, che ieri ha invitato le opposizioni a fare un corso di riti woodoo, dovrebbe invece fare un corso di diritto internazionale, perché le sentenze della Corte penale internazionale non hanno necessità di essere approfondite nelle motivazioni, ma vanno semplicemente applicate. (Applausi). A tal proposito oggi la Presidente del Consiglio avrebbe una occasione unica: affermare con parole chiare la ferma posizione dell'Italia che condanna il criminale Netanyahu. Ce la fa la presidente del Consiglio Meloni ad avere il coraggio di condannare oggi Netanyahu? (Applausi).

Al di là di questo, mi corre l'obbligo di tornare sull'incipit del mio intervento, ovvero sul fatto che ho dovuto spiegare alla presidente del Consiglio Meloni il significato delle sue parole. Ebbene, l'ultima volta che è stata in quest'Aula, la presidente del Consiglio Meloni aveva promesso che, quando un esponente del MoVimento 5 Stelle le avesse spiegato il significato delle sue parole, si sarebbe dimessa. La presidente del Consiglio Meloni oggi si dimetterà? Va bene: facciamoci tutti una risata, perché chiaramente il nome Giorgia Meloni e la locuzione «promesse mantenute» nella stessa frase ovviamente sono una contraddizione in termini. (Applausi).

In realtà, la presidente del Consiglio Meloni dovrebbe dare le dimissioni per delle motivazioni ben più rilevanti e ne individuo almeno tre. La prima è l'irrilevanza a cui ha condannato l'Italia nei consessi internazionali. (Commenti). Vorrei ricordare semplicemente i suoi viaggi in America, da cui è tornata con grandissimi successi per l'Italia: il primo viaggio le ha consentito di portare a casa un bel bacetto sulla fronte da parte di Biden per aver fatto bene i compiti a casa del dettato di Washington. (Applausi). La seconda volta è tornata col premio consegnato dalle mani di Elon Musk, che, se fosse italiano, oggi verrebbe sbattuto in galera, perché è reo confesso per ben due volte di aver fatto ricorso alla maternità surrogata. Però Elon Musk serve, perché la presidente del Consiglio Meloni ha necessità di tornare in America e prendere questa volta il bacio in fronte dal presidente Trump. Quindi caliamo un velo su questa ipocrisia.

Inoltre, domenica scorsa alla manifestazione Atreju la presidente del Consiglio Meloni ha precisato che il senso delle sue parole «la pacchia è finita» è esattamente quello che sta facendo in Europa. Ce ne siamo accorti tutti, se ne sono accorti pure gli italiani che la pacchia è finita. Sì, è finita per gli italiani, presidente del Consiglio Meloni, perché lei dall'Europa finora ha portato due pacchi: quello di asilo e immigrazione e il pacco di stabilità, che costerà agli italiani 13 miliardi di nuove tasse e nuovi tagli.

Presidente Meloni, doveva andare in Europa a ribaltare i tavoli, quei tavoli ai quali neanche ci si siede: gira intorno come un maggiordomo in attesa di ricevere consegne e ordini da chi conta veramente in Europa. (Applausi).

Terzo punto: mi ha colpito sentirle dire che lavorerà giorno e notte per far funzionare il progetto Albania. Presidente Meloni, questo mi preoccupa perché lei dovrebbe lavorare, sì, giorno e notte, ma per dare e garantire ai cittadini italiani quella sicurezza di cui si è riempita la bocca in campagna elettorale, e invece ora che fa? Spedisce gli uomini delle Forze dell'ordine italiani a sorvegliare un canile in Albania costato un miliardo di euro. (Applausi); un canile che, ben che vada, se le arriverà l'aiutino della presidente von der Leyen, le consentirà a regime di trasferire temporaneamente in Albania 3.000 persone all'anno. Presidente Meloni, le do una notizia: questo mese sono sbarcati a Lampedusa, in Italia, in un solo mese 8.000 migranti. Complimenti, la propaganda e le sue chiacchiere in questo caso stanno a zero. (Applausi).

Sa, presidente Meloni, lei dovrebbe essere preoccupata e lavorare giorno e notte per contrastare il calo della produzione industriale. Siamo al ventunesimo calo consecutivo. Lei ha cancellato Transizione. 4.0, che ha portato quasi 30 miliardi alle imprese. La sua Transizione 5.0 sa quanto ha dato? Nulla, perché è una macchina burocratica a cui le imprese rinunciano di avere accesso. E poi, presidente Meloni, lavori, sì, giorno e notte, ma per la sanità pubblica italiana, perché finora sta svuotando e drenando fondi dalla sanità pubblica a favore della sanità privata. (Applausi). Lei sta facendo diventare il diritto alla salute un privilegio per i ricchi, quando invece per il resto dei cittadini italiani è diventato un incubo.

Presidente Meloni, vada in Europa e chieda che 500 miliardi vengano destinati non alla folle corsa al riarmo, ma alla competitività delle imprese; vengano destinati a risolvere le situazioni più problematiche dei cittadini più deboli e già che c'è, invece di andare a chiedere lo scorporo degli investimenti in armi dal Patto di stabilità, vada a chiedere lo scorporo dei fondi per la sanità. (Applausi).

E ora, nella replica, se ci riesce almeno una volta risponda nel merito e lasci perdere i suoi pregevoli artifizi verbali, perché ormai i cittadini italiani l'hanno sgamata. Dopo oltre due anni di Governo, quando lei non riesce o forse non vuole dare risposte ai cittadini italiani, la colpa è sempre di qualcun altro. La colpa è dei mercenari della brigata Wagner, la colpa è del superbonus, la colpa è dell'Europa brutta e cattiva. Guardi, le mancano solo l'invasione delle cavallette e l'asteroide che rischia di impattare sulla terra, dopodiché ha finito tutti gli alibi. (Applausi).

E non solo, presidente Meloni, quando lei parla delle responsabilità dei Governi precedenti, si guardi allo specchio perché lei, oltre ad essere seduta su questi banchi da oltre trent'anni, è stata anche Ministro del più vergognoso Governo Berlusconi, che ha consegnato l'Italia alla premiata ditta Monti e Fornero (Applausi), a cui lei ha votato la fiducia. Sì, presidente Meloni, lei ha votato a favore della riforma Fornero che in campagna elettorale ha promesso di cancellare. Lo sappiamo com'è finita: nella prossima legge di bilancio per i pensionati italiani ci sono 1,80 euro; però siete riusciti a stabilire un finanziamento per quei poveri Ministri che non sono parlamentari di oltre 7.000 euro. Certo, per i privilegi dei suoi compagnetti non ci sono buchi di bilancio, non c'è alcun problema. I problemi con la calcolatrice li ha solo quando deve calcolare i soldi da mettere sulla sanità, sulle pensioni, sugli stipendi dei lavoratori. (Applausi).

Presidente Meloni, se ci riesce per una volta provi a rispondere nel merito e già che c'è dica agli italiani perché si è esibita in queste piroette. Su tutte le voglio ricordare quella delle accise. Lei doveva cancellare le accise, invece ha cancellato prima gli sconti sulle accise e poi ha aumentato le accise sul diesel. Doveva fare il blocco navale, e invece cosa ha proposto? Il ponte navale Lampedusa-Albania con ritorno in Italia in sole quarantotto ore. Poi sulle pensioni - come abbiamo già detto - doveva cancellare la legge Fornero e ha cancellato Opzione donna. Non fa una grinza!

Presidente Meloni, mi avvio alle conclusioni. Alla vigilia della sua terza manovra di bilancio ha dichiarato apertamente da che parte vuole stare: le lobby delle armi, cui ha destinato ulteriori 7,5 miliardi di euro nei prossimi tre anni, e delle banche, cui chiede non sacrifici - come a tutto il resto degli italiani - ma un anticipo di liquidità che a restituire sarà neanche il suo Governo, ma quello del 2027. Complimenti, presidente Meloni. (Applausi).

Noi invece abbiamo scelto di stare dalla parte di quei cittadini che lei, nella relazione del favoloso mondo di Giorgia, nasconde come polvere sotto i tappeti. Il MoVimento 5 Stelle è stato, è e sarà sempre al fianco della gente che lei ignora e a cui non risponde, regalando tutt'al più battute da cabaret. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dreosto. Ne ha facoltà.

DREOSTO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente del Consiglio, le do anche io una notizia: con queste opposizioni, questa maggioranza governerà ancora per tanti anni. (Applausi).

Colgo l'assist che mi ha fornito il senatore Renzi, del cui intervento condivido solo un passaggio. Partirei proprio dalla Siria, dove l'instabilità continua ad avere un ruolo dirompente su molti fronti. Neppure io sono dispiaciuto per la caduta del regime di Assad. Anzi, mentre alcuni già parlano con entusiasmo di svolta moderata dei ribelli jihadisti come se fossero delle novelle Giovanna d'Arco, personalmente invito invece all'estrema prudenza. Non possiamo, né dobbiamo ripetere gli errori del passato.

Come anche lei ha detto, Presidente, il processo di stabilizzazione dovrà garantire pace e sicurezza, con una particolare attenzione ai diritti umani e soprattutto delle donne. Peraltro, quando si parla di donne musulmane non si sa dove sono le femministe nostrane. Forse sono troppo occupate, ancora una volta, ad attaccare il nostro Governo. (Applausi). Attenzione va poi rivolta ai diritti religiosi: mi riferisco, in particolare, a quelle comunità cristiane che, ancora una volta, rischiano davvero di essere dimenticate.

La questione siriana comporta anche un ragionamento geopolitico più importante e profondo che non dobbiamo sottovalutare. Dobbiamo essere estremamente vigili. Se le basi militari russe in Siria dovessero essere spostate, rischierebbero di essere collocate magari in Libia, a Tobruk, e costituirebbero così una possibile minaccia proprio davanti alle nostre coste del Mediterraneo. Ciò rischierebbe di portare maggiore instabilità nell'area mediterranea, che sappiamo essere un centro nevralgico per la nostra proiezione estera, le infrastrutture energetiche, i cavi sottomarini e tutta la rete elettrica e Internet. È quindi fondamentale per la sicurezza nazionale, economica ed energetica e occorre pertanto vigilare sul mare nostrum.

A tal proposito, non posso non fare riferimento alle minacce ai nostri interessi nazionali. Non mi stancherò mai di dirlo: la difesa deve essere una bussola fondamentale per il nostro Paese e gli interessi nazionali non possono essere difesi, se non - anche - attraverso l'intervento che stiamo facendo proprio al di fuori dei confini nazionali.

Parlando di Mediterraneo e infrastrutture, non posso non citare quella grande infrastruttura, anche commerciale, quale l'Imec - può vedere l'Italia svolgere il ruolo di hub centrale sia in Europa, che nel mondo - la cui realizzazione auspico verrà accelerata.

Positiva è poi la posizione dell'Italia in ambito europeo in merito alla necessità di rivedere le tempistiche della transizione ecologica, affinché possa essere giusta e tale da non lasciare indietro nessuno e non far cadere nelle braccia del dragone cinese, in forza dell'ideologia elettrica a tutti i costi. Mi domando dove erano tutti qualche anno fa: io facevo parte del Parlamento europeo e solo noi della Lega parlavamo di questo problema. Pochi, però, se ne sono accorti e nessuno, soprattutto, ci ascoltava. (Applausi).

Passo, poi, ad un tema estremamente importante, signor Presidente, che è quello dell'immigrazione. È un tema che tocca direttamente la sicurezza nazionale. È ormai chiaro che i flussi migratori possono essere utilizzati come arma ibrida da potenze straniere per destabilizzare i nostri confini, come già accaduto sul fronte orientale, ad esempio in Polonia e in Lituania. Lo ha ricordato anche il presidente Mattarella alcuni giorni fa. È necessario qui potenziare e vigilare sul fronte Sud.

Eppure, mentre noi parliamo di difesa nazionale, qualcuno continua a strumentalizzare politicamente chi ha difeso i nostri confini. È scandaloso che un Ministro della Repubblica sia portato a processo per avere fatto il proprio dovere. (Applausi). Difendere i confini non è un reato: è un dovere e un atto di responsabilità verso il Paese. Per questo, noi saremo sempre al fianco di Matteo Salvini, non solo come leghisti, ma anche come cittadini italiani, a difesa dell'interesse e della sicurezza nazionale, che devono essere la priorità. (Applausi).

Signor Presidente, mi avvio a concludere con un riferimento all'Ucraina. Per quanto riguarda questa guerra, condividiamo la postura del nostro Paese e la responsabilità che sta mostrando il Governo. Io ritengo sia importante sostenere Kiev, ma anche pensare che l'obiettivo finale deve essere la pace, una pace duratura e che porti poi stabilità in Europa.

Signor Presidente, noi chiediamo che al prossimo Consiglio europeo l'Italia si presenti, ancora una volta, con una strategia, che c'è, e con grande determinazione. È questo il mandato che abbiamo ricevuto dagli italiani ed è questo l'impegno che dobbiamo portare avanti, con orgoglio e fermezza, come non accadeva da troppo tempo. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto omnicomprensivo «Sandro Pertini» di Magliano Sabina, in provincia di Rieti, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
(ore 11,26)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, io credo che il dibattito di oggi fotografi una situazione apprezzabile e interessante. È stato detto da tanti colleghi e lo diceva prima la senatrice Ronzulli: noi dobbiamo salutare come un successo la nomina di Raffaele Fitto.

Molte cose si danno per scontate, ma come lei, presidente Meloni, ipse dixit, ha detto domenica, raffrontando quello che dicevano e quello che è successo, diversamente dalle previsioni fosche noi abbiamo visto che Raffaele Fitto è diventato Vice Presidente esecutivo con deleghe importanti. Eppure, fino a poche ore prima si prevedevano catastrofi. Qualcuno non ha collaborato con il Paese, mentre altri Governi hanno fatto un'opera di collaborazione.

Anche a me fa piacere sottolineare, come Capogruppo, l'azione del Partito Popolare Europeo e del presidente Tajani, che, da autorevole membro di quel consesso, che ha presieduto e di cui è stato commissario, ha dato un contributo fondamentale affinché la presenza italiana potesse avere i poteri che ha avuto e che Raffaele Fitto certamente utilizzerà con l'equilibrio politico baricentrico che lo caratterizza. Conosco Raffaele da decenni. Descriverlo come un pericoloso estremista era una notevole esagerazione. Egli ha un'esperienza molto forte e questo sarà utile all'Italia.

L'altro punto importante riguarda il dato del commercio estero. Oggi si riunisce a Milano la Conferenza nazionale dell'export e dell'internazionalizzazione delle imprese, alla presenza del ministro degli affari esteri e vice presidente del Consiglio, Tajani, che per questo non è qui in Aula. Noi siamo al quarto posto nel mondo per il commercio estero e non siamo la quarta potenza mondiale. Questo è un dato che premia il lavoro italiano. Condividete questa soddisfazione con il Governo e con tutti noi. Anche questo non era scontato.

Anche in politica estera, la presidente Meloni era personalmente attesa al varco: perché era estremista, un po' fascista e chissà cosa sarebbe successo. Si è dovuta difendere dall'eccesso di consenso. Ricordo quando ha dovuto quasi giustificarsi perché Biden, con atteggiamento paterno, vista la differenza di età, la baciò sulla fronte e ne seguì un dibattito sui giornali. Quindi dovevano essere nemici? O fin troppo amici?

Ieri ha fatto bene a sottolineare che il G7 è stato un successo. Vedere il Presidente dell'India, che governa un miliardo e mezzo di persone, una popolazione più numerosa della Cina, muoversi con rispetto verso la Presidenza italiana non era scontato. (Applausi). Questo è un fatto che dobbiamo rivendicare alla sua azione, all'azione del Governo, all'azione del Ministro degli affari esteri, che credo sia una preziosa fonte di sostegno e di esperienza.

Per quanto riguarda il quadro internazionale, prima sentivo che si parlava della Siria: per la Siria vale quel detto della vecchina di Siracusa che, nei secoli andati, piangeva e le si chiedeva perché piangesse, dal momento che era morto il dittatore e il tiranno. «Non so chi verrà dopo», diceva la vecchina di Siracusa che piangeva nel tempo antico. Auguriamoci che non siano dei tagliagole; il curriculum di questi non è meraviglioso, lei ha fonti di informazioni superiori alle nostre, speriamo bene. Si fanno tante affermazioni. Nel frattempo Israele - lo voglio dire alla luce del sole con Realpolitik - ha un po' disarmato i siriani: sono intervenuti, per cui non sappiamo se saranno buoni o cattivi quelli dopo Assad. Assad era cattivissimo. Sperando che siano buoni e non cattivi, intanto sono disarmati, perché qualcuno ha provveduto a distruggere qualche deposito d'armi e qualche situazione, perché Israele non vuole un nuovo olocausto. Cari amici, forse qualcuno deve capire che il 7 ottobre non è stato un attentato qualunque: è stato un tentativo di olocausto in un nuovo millennio. Israele non vuole il massacro e gli ebrei nel mondo non vogliono il massacro. Io ne capisco le ragioni.

Sulla storia - ne ha parlato anche il Presidente della Repubblica in questi giorni - della Palestina e del riconoscimento di due popoli, due Stati, io lo ridico con chiarezza: io vedo due popoli, il popolo d'Israele e il popolo palestinese, ma vedo uno Stato, lo Stato di Israele, dove ci sono le elezioni, la democrazia, i governi. In Palestina. vedo Hamas, vedo autorità palestinesi calanti. Allora, il popolo palestinese costruisca uno Stato democratico, così, accanto a due popoli, avremo anche due Stati, e non uno Stato e una setta di terroristi, Hamas, che tiene sotto sequestro per primi i propri cittadini.

Arrivo alla conclusione, al Piano Mattei e a tutte le cose che abbiamo fatto. L'aumento delle spese nella difesa siano svincolate dal bilancio deficit-PIL. Il presidente Monti prima ha voluto puntualizzare: non credo che questo Governo sia schiavo di Musk. I giganti della rete li stiamo tassando più di altri Governi, presidente Monti, e non credo che nemmeno lei fosse servo della Germania o di altri. Non abbiamo mai condiviso un'allegoria. Però noi vogliamo che l'Italia si difenda in Europa, come sta facendo; che imponga di svincolare le spese per la difesa dal rapporto deficit-PIL. Non potremo armarci di più levando i soldi ai pensionati, ma dobbiamo armarci, difenderci, perché la difesa è la premessa della democrazia e della libertà. Non ci sono i granai pieni se non ci sono anche gli arsenali attrezzati, cari amici. Questa è la Realpolitik. (Applausi).

Infine, ieri, presidente Meloni, mi ha chiamato un ex Presidente del Consiglio, di cui non posso fare il nome, uomo di banca e di finanza, perché avevo detto che il piano di 800 miliardi - non so se si riconosce - a me piace molto e l'ho un po' criticato. Lui - ci conosciamo da molto tempo - ha detto che è un bel piano. Io vorrei un piano non da 800, ma da 1.000 miliardi. Ma, quando noi facciamo un emendamento da 10.000 euro, svengono Giorgetti e tutto il Ministero dell'economia e delle finanze, perché dove li trovano 10.000 euro? Quindi, mi auguro che si faccia questo piano, ma vedo alcuni rigorosi quando governano, generosi quando studiano.

Buon viaggio, buon lavoro, presidente Meloni. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà.

ALFIERI (PD-IDP). Signor Presidente, visto che è il primo Consiglio europeo a cui va la Presidente con la nuova Commissione, vogliamo anche noi, come Partito Democratico, rivolgere un in bocca al lupo a Raffaele Fitto (Applausi), persona che stimiamo - non gli abbiamo mai fatto mancare le nostre critiche sul PNRR - e gli auguri di saper rappresentare al meglio l'Europa, di rafforzarla. Rafforzare l'Europa vuol dire rafforzare anche gli interessi strategici del nostro Paese, come ha fatto un grande europeo e un grande italiano come Paolo Gentiloni, che vogliamo ringraziare per il lavoro fatto (Applausi).

Vede, Presidente, sono stati tanti gli italiani che hanno servito l'Europa con grande credibilità, portando prestigio al nostro Paese. Ricordo solo il presidente della Commissione europea Romano Prodi, Mario Monti che è qua insieme a noi, il suo vice presidente Tajani, che ha servito come commissario europeo e ne potrei citare altri. All'Italia spetta un ruolo importante, com'è giusto che sia.

Mi è dispiaciuto sentire parlare di sabotaggio nei nostri confronti.

Signora Presidente del Consiglio, lei ha potuto dire «missione compiuta» perché c'è stato un partito che in Europa si è caricato della responsabilità: i nostri 21 voti sono stati decisivi per mandare avanti la Commissione (Applausi) e non andare in un territorio incognito, nonostante le ambiguità di quella Commissione. Avevamo posto dei problemi politici e il Partito Popolare Europeo ha giocato tutta una partita nazionale per mettere in difficoltà gli spagnoli in un momento difficile della loro vita, alle prese con un'alluvione che aveva causato centinaia di morti. (Applausi). Noi ci siamo caricati di responsabilità perché il Partito Democratico mette al primo posto, prima degli interessi di parte, gli interessi del Paese, che in quel momento significava far partire quella Commissione, davanti alle sfide che ci pongono da una parte Trump - e ci arrivo fra poco - e dall'altra parte le democrazie liberali di Putin, con l'aggressione brutale all'Ucraina che continua e su cui noi dovremmo essere molto, molto fermi.

Lo dico perché lei, signora Presidente del Consiglio, che è sempre molto attenta, avrà seguito il comizio finale di Trump al Madison Square Garden, quando si è rivolto all'Europa descrivendola come un numero di Paesi europei di debosciati che non spendono per la sicurezza del proprio Continente, pronti a invadere di merci a basso costo il loro Paese. Al netto della propaganda - sappiamo che c'è la propaganda e poi c'è il lavoro che dovremo fare - c'è una sfida enorme per l'Europa e per l'Italia.

Ho l'impressione che il presidente Trump possa scegliere l'Italia, il Governo e lei, Presidente del Consiglio, come interlocutrice privilegiata. Ebbene, questa è una responsabilità enorme, perché lei dovrà scegliere se farlo a nome dell'Italia o per aiutare a maturare una posizione europea. Lo è sulle politiche protezioniste e non è un inedito, in quanto l'amministrazione democratica, con la Raimondo, ha iniziato una politica protezionistica molto forte (400 miliardi sull'Inflation Reduction Act), e lo sappiamo benissimo. Ma l'azione di Trump agirà in un quadro in cui non riconosce il multilaterale e cercherà, nei rapporti di forza bilaterali, di condizionare pesantemente le scelte e le politiche tariffarie con le proprie politiche. Lo ha fatto mandando un messaggio iniziale, con un più 10 per cento al Canada e un più 10 per cento al Messico, per dire che devono cambiare le loro politiche migratorie; e un 60 per cento alla Cina. Arriverà all'Europa e noi dovremo saper rispondere, all'altezza della sfida che ci sta ponendo Trump.

Ciò vale anche sull'autonomia strategica. Condivido le sue parole, signora Presidente del Consiglio, ossia le parole che ha utilizzato ieri sul tema della difesa europea. La sfida più grande è certamente arrivare a non essere comprimari e a costruire le condizioni per una pace in Ucraina. Dobbiamo essere fermi nel sostegno fino all'ultimo secondo utile, con tutti i mezzi necessari all'Ucraina per costruire una pace giusta. Avete organizzato - e condivido - la Conferenza per la ricostruzione a luglio. Mi permetto di dare un consiglio - un consiglio non richiesto - alla Presidente del Consiglio, anche se non ne ha bisogno. Noi abbiamo fatto un'esperienza straordinaria nella seconda metà degli anni Novanta, quella della cooperazione decentrata con il Ministero degli esteri. Chiamammo tutti i Comuni italiani, l'ANCI - spero li coinvolgerete, immagino di sì, nella Conferenza sulla ricostruzione - perché si costruì un rapporto fra le comunità locali. Era un lavoro di tipo culturale ed economico quello della ricostruzione delle istituzioni di base. Era un lavoro mirato a portare lì le esperienze più avanzate delle nostre municipalizzate, per ricostruire il tessuto e le infrastrutture strategiche. Penso che questo sia un lavoro importante, affinché sia non solo una questione di business, ma anche la capacità di costruire un approccio culturale e politico. (Applausi). Noi questo lo abbiamo e la nostra storia ci insegna che possiamo lavorare in quella direzione.

Nell'OSCE dobbiamo essere protagonisti per costruire una nuova architettura di sicurezza europea. È uno dei pochi posti dove sono rimasti i russi. Un canale di dialogo, in prospettiva, lo dovremo avere: quello è il luogo in cui parlare di garanzie e di sicurezza, e far ripartire una stagione in cui facciamo un nuovo tagliando ai trattati per la non proliferazione delle armi, che è un passaggio fondamentale.

Sul Medio Oriente è chiaro che ci sono stati dei cambiamenti molto profondi. Serve una strategia condivisa a livello europeo. Noi abbiamo fatto un appunto al Governo sulla scelta di riaprire l'ambasciata in un contesto non chiaro, non condiviso con i partner europei. Spero che adesso essa possa essere utilizzata, insieme ai partner europei, per costruire una nuova strategia sul Mediterraneo e in Medio Oriente. Avremo bisogno anche di spostare molto l'attenzione sul Mediterraneo e sul Medio Oriente, dove si giocano le nostre partite. Il Piano Mattei deve essere uno strumento non solo nazionale, ma in cui ci portiamo dietro l'intera Europa, per diventare davvero innovativo nel rapporto con l'Africa. E questo vale anche per la Siria.

Lo dico perché, Presidente, lei ha citato ieri una delle migliori espressioni del cattolicesimo democratico a disposizione della politica, il presidente del Consiglio Moro, le Nazioni che si fanno più grandi e le differenze in Europa, però non ha continuato. Moro, invece, proseguiva quella frase in tal modo: «Ciò non vuol dire, naturalmente, che tutti pensiamo le stesse cose, né che tutti concepiamo l'Europa allo stesso modo. Questa del resto è stata sempre la posizione assunta dai Governi italiani, estremamente duttili, com'era necessario ogniqualvolta si trattava di trovare una convergenza di vedute con altri Paesi, sempre pronti ad accogliere le tappe intermedie, ma sempre fermi per dichiarare, valga quel che valga, che per noi la meta è lo Stato federale in Europa». Quello è l'antidoto ad ogni nazionalismo: lo Stato federale, e pluribus unum, riconoscere le differenze, ma poi uniti in una politica estera e di difesa comune. Questa dev'essere la strada. (Applausi).

E allora, Presidente, noi in Medio Oriente abbiamo un'occasione straordinaria. Lei ha parlato dell'approccio "due popoli, due Stati", che però rischia di diventare un'affermazione stanca. Ha incontrato Abu Abbas e ha giustamente parlato all'Autorità nazionale palestinese, dicendo che bisogna aiutarli. Oggi il modo migliore - anzi, l'unico - per aiutarli, davanti alle scelte dannose e nocive di Ben-Gvir, di Smotrich, dell'estrema destra religiosa, che hanno portato Netanyahu ad assumere scelte dissennate e a mettere loro stessi in discussione quella prospettiva, è fare un atto simbolico e riconoscere, insieme ai Paesi europei, lo Stato di Palestina. (Applausi).

Serve il coraggio che hanno avuto persone… (Il microfono si disattiva automaticamente)… nella costruzione di quell'approccio al mondo arabo che lei stessa, in coerenza con la sua storia, ha rivendicato. Ecco, io vedo un limite, sul quale concludo: la difesa europea, in cui credo, su cui bisogna spingere e per la quale bisogna fare debito comune, insieme alla transizione ecologica e digitale, per portarla avanti, ha bisogno di andare oltre i tecnicismi. EDIS (European defence industry strategy), EDIP (Eurpean defence industry programme) ed Edirpa (European defence industry reinforcement through common procurement act) sono nomi che non hanno significato e non coinvolgono l'opinione pubblica. Noi abbiamo bisogno di trasmettere un sogno, una visione, una prospettiva.

Chiudo con le parole che abbiamo ascoltato ieri nel discorso straordinario di un altro cattolico democratico impegnato in politica, che dal Colle più alto ha detto cose importantissime, che vorrei ricordare in chiusura del mio intervento. Ha detto che le nostre nuove generazioni si confrontano con stupore e disorientamento con le immagini e le parole della guerra. Le immagini trasmesse dalle guerre seminano in profondità, anche in chi non è direttamente coinvolto, paura, inimicizia e divisione di ogni tipo. Abituandosi a convivere con l'odio, si rischia di diffonderlo e di renderlo inestinguibile. Se vogliamo dare un futuro all'Europa, dobbiamo investire in un nuovo lessico, in una nuova narrazione e in una nuova prospettiva, che non può essere che un'Europa di pace. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.

MALAN (FdI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori Ministri, signori rappresentanti del Governo, colleghi senatori, anche nel prossimo vertice europeo l'Italia sarà determinante. Lo sarà grazie alla stabilità del suo Governo, lo sarà grazie alla capacità del presidente del Consiglio Giorgia Meloni di acquisire prestigio e autorevolezza a livello internazionale, come riconosciuto ormai da tutti i mezzi d'informazione su entrambi i lati dell'Atlantico (con l'eccezione naturalmente della senatrice Bevilacqua, su cui ritornerò) e lo sarà grazie al lavoro svolto da tutto il Governo, dal ministro Fitto, al quale manifesto grande soddisfazione per il suo ruolo di vice presidente esecutivo della Commissione europea, ma che oggi è sostituito autorevolmente dal ministro Tommaso Foti, cui ribadisco gli auguri e le congratulazioni per il suo lavoro. (Applausi).

Visto che sono ancora all'esordio del mio intervento, voglio ringraziare la senatrice Bevilacqua, che ho già menzionato, perché ci ha regalato un momento di buonumore in questo dibattito, che è molto profondo e intenso, quando ha parlato per l'appunto dell'irrilevanza del Governo italiano a livello internazionale. Devo dire che è stato divertente (Applausi), ma ancora meglio è stato quando ha detto che Giorgia Meloni è da trent'anni in Parlamento. Anche se fosse vero, non lo vedrei come una colpa, ma piuttosto come un servizio a favore degli italiani: pensare però che una Giorgia Meloni diciassettenne fosse già in Parlamento, per quanto sappiamo delle sue grandi capacità, è una cosa impossibile. (Applausi. Ilarità). Succedono tante cose al Senato e anche alla Camera, ma lo sfruttamento del lavoro minorile è una cosa che ancora non abbiamo mai visto e che credo non vedremo. (Applausi).

Ci sono molte questioni estremamente importanti, a cui si è accennato nel corso di questo interessante dibattito, come la questione dell'automotive, sulla quale è importantissimo che l'Italia si schieri e lavori costantemente per superare le follie dell'elettrico a tutti i costi, come unica opzione in ragione di una sorta di monoteismo tecnologico che si vuole instaurare dal 2035 e che naturalmente crea danni fin da oggi. Chi investe in un contesto in cui sa di dover chiudere le produzioni tra undici anni? E chi investe in un contesto in cui, se non si riescono a convincere i cittadini europei, nel nostro caso italiani, a comprare un sufficiente numero di auto elettriche, alle industrie converrà ridurre la produzione anche delle auto di altra tecnologia o semplicemente abbandonare l'Europa e andarsene? Chi giustamente e anche lodevolmente manifesta solidarietà per gli operai e i dipendenti delle industrie automobilistiche italiane che si trovano in difficoltà, ma ha sostenuto queste misure folli a livello europeo, direi che forse dovrebbe farsi un esame di coscienza (Applausi) e dire che forse bisognava - o almeno oggi bisognerebbe - schierarsi chiaramente contro queste norme folli, che non hanno nulla a che fare con la difesa dell'ambiente, perché quello che chiediamo noi è la neutralità tecnologica.

Ci vuole una visione complessiva non solo dell'Unione europea, ma anche del suo possibile allargamento; a questo proposito, ritengo molto importante quello che il presidente Meloni ha detto riguardo ai Balcani occidentali, ossia della necessità, dell'opportunità e del vantaggio per l'Italia di allargare l'Unione europea ai Paesi dei Balcani occidentali che desiderano entrare nell'Unione. Questo sarebbe un giusto riconoscimento a Nazioni che hanno fatto grandi passi in avanti e sarebbe anche sicuramente un modo per rendere ulteriormente influente l'Italia a livello europeo per la vicinanza e i tanti interessi in comune che ha con queste Nazioni.

Molto importante è il ruolo che svolge l'Europa anche per quanto riguarda la crisi siriana e ritengo molto importante, presidente Meloni, quanto ha detto circa l'importanza, intanto, di tenere d'occhio e di essere acuti osservatori di come si sviluppano questo nuovo regime e questa nuova classe dominante della Siria e, in particolare, di essere attenti ai diritti delle minoranze, soprattutto religiose, in grandissima parte cristiane, che nel corso degli scorsi decenni sono state certamente meno peggio che altrove: sappiamo bene infatti che il regime di Assad è stato dittatoriale e tirannico, ma almeno sotto questo aspetto ci sono state delle tutele. È importante che l'Unione europea nel suo insieme tuteli queste minoranze, perché deve ricordare le proprie radici e la propria ragion d'essere: tutelare le libertà è alla base dell'Europa che noi conosciamo e dell'Europa che vogliamo. È scritto chiaramente nella sua Carta fondamentale che l'Unione europea deve farsi promotrice dei diritti fondamentali non soltanto al proprio interno, ma anche all'esterno, per diffondere diritti fondamentali come la libertà religiosa e la libertà d'espressione, che è estremamente importante e va tutelata, nonostante sappiamo che c'è chi vuole giorno per giorno, con qualsiasi pretesto, limitarla.

C'è chi vede Elon Musk come il grande nemico, che però con il suo social non ha limitato la libertà di espressione, come invece ha fatto Facebook, il cui Presidente ha ammesso pubblicamente di aver cancellato decine di milioni di messaggi, perché glielo chiedeva il Governo del suo Paese. (Applausi). Musk andava benissimo quando finanziava la campagna elettorale di Barack Obama, ma ora è diventato lo spauracchio, perché non soltanto ha finanziato Donald Trump, ma - pensate - è persino amico del Presidente del Consiglio italiano. (Applausi). È diventato allora uno spauracchio e basta nominarlo perché si gridi con terrore: arriva Musk! (Applausi).

Noi pensiamo che la posizione italiana sia determinante anche sul lato dell'immigrazione, della gestione della migrazione, su cui in questi due anni si è già fatto un passaggio molto importante: non ci si è più occupati soltanto dei passaggi secondari, ma anche di quelli per così dire primari, cioè non soltanto di come redistribuire, con grandissimo insuccesso e numeri insignificanti, i migranti una volta arrivati in Europa, ma anche di come gestire le situazioni, in modo da evitare che arrivino masse sempre più grandi e incontrollate di migranti scelti non in base alla legge o alle regole, ma ai soldi che i trafficanti di esseri umani carpiscono. Questo è un aspetto estremamente importante.

I centri in Albania svolgono un ruolo importante, tant'è vero che parecchi Stati europei hanno detto e manifestato in molti modi di voler copiare questo sistema. (Applausi). Se poi, sulla base di presunte norme europee, ci sono magistrati che applicano all'Italia norme che non vengono applicate a nessun altro Stato dell'Unione europea, questo è un problema la cui colpa non è del Governo, ma semmai è di chi dà copertura politica a tali prese di posizione. (Applausi).

Ho ritenuto molto importante nel discorso del signor Presidente del Consiglio anche il fatto di ricordare che siamo a cinquant'anni dal primo vertice europeo, che avvenne nel 1974; l'Italia era rappresentata da Aldo Moro - com'è stato ricordato dal senatore Alfieri, che ha parlato poco fa - che all'epoca disse questa frase: l'Europa è il luogo in cui le Nazioni diventano più grandi senza perdere la loro anima. È una casa comune per le differenze.

Noi pensiamo che questa debba essere l'Europa e che non debba essere un modo per uniformare tutte le straordinarie culture che ci sono. (Applausi). Non è un modo per cancellare le identità, ma per farle valere di più, tutelarle e avere più peso a livello internazionale. Pensiamo che il ruolo di chi rappresenta l'Italia in questi consessi non sia quello di andare più o meno elegantemente a prendere ordini e poi venire in Italia a obbedire, imponendo quanto altri hanno deciso. Mi riferisco a quello che qualcuno ritiene essere il salotto buono (vi è infatti chi ritiene che in Europa ci sia il salotto buono di quelli con cui parlare, mentre gli altri sono un po' da mettere da parte). Noi pensiamo invece che tutti gli Stati europei abbiano pari dignità. (Applausi). Non si tratta quindi di raccogliere ordini a Bruxelles e poi venire a imporli in Italia al grido di "ce lo chiede l'Europa", ma di andare ai vertici europei a rappresentare e difendere gli interessi e le aspirazioni degli italiani e cercare convergenze con gli altri Stati sui tanti temi su cui abbiamo pienamente interessi comuni.

Poiché questo è ciò che lei, signor Presidente del Consiglio, e questo Governo avete fatto in questi due anni, Fratelli d'Italia la sostiene in modo completo e totale nel suo prossimo vertice, facendo gli auguri di buon lavoro e anche di buon Natale a lei e a tutto il Governo. (Applausi. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Le faccio un plauso per il rispetto dei tempi, perché forse è stato l'unico. Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

Avverto che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Terzi di Sant'Agata, Centinaio, Zanettin, Borghesi e da altri senatori, n. 2, dal senatore Patuanelli e da altri senatori, n. 3, dai senatori Calenda e Lombardo, n. 4, dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, n. 5, dal senatore Boccia e da altri senatori, e n. 6, dal senatore Borghi Enrico e da altri senatori.

Ha facoltà di intervenire il presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Meloni, alla quale chiedo anche di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, nello scusarmi con i colleghi per la voce, desidero ovviamente ringraziare tutti coloro che sono intervenuti in questo dibattito, che offre diversi spunti interessanti.

Sarò abbastanza breve, sia perché molte risposte le ho date già nella mia relazione e nella replica che ho svolto ieri alla Camera dei deputati, ma anche perché vorrei ascoltare le dichiarazioni di voto e, come sapete, devo arrivare a Bruxelles nel primo pomeriggio per partecipare al vertice tra l'Unione europea e i Balcani occidentali. Riprenderò quindi velocemente alcuni spunti che ho ascoltato per dare qualche veloce risposta.

Vorrei dire al collega Garavaglia che ho molto condiviso il suo intervento, come immagino si sarebbe potuto prevedere. Nessuno di noi chiaramente nega che vi sia un tema legato all'emergenza climatica e nessuno di noi mette perfino in discussione gli obiettivi, molto ambiziosi, che l'Unione europea si è data in questi anni. Quello che noi continuiamo a contestare è la strategia con la quale l'Unione europea ha ritenuto di conseguire quegli obiettivi, perché, secondo noi, è dettata da un approccio troppo ideologico, che rischia di perseguire la sostenibilità, come abbiamo detto molte volte, al prezzo della deindustrializzazione. Quello che lei ha detto è molto corretto: il nostro sistema produttivo, con le regolamentazioni che ci siamo dati e con il lavoro che abbiamo svolto (che non è iniziato negli ultimi anni), è uno dei più verdi al mondo, tra quelli dei grandi competitori globali. Se lo massacriamo, non solo creiamo un ulteriore problema di competitività (e vediamo quanto lo stiamo pagando), ma non aiutiamo neanche l'ambiente. Infatti, atteso che gli spazi vuoti verranno riempiti da altri, gli altri attori che operano sulla scena globale non hanno gli stessi standard che cerchiamo di darci noi, quindi dobbiamo riuscire a creare un equilibrio tra la sostenibilità ambientale e quella economica e sociale.

Come si fa? Noi continuiamo a chiedere neutralità tecnologica, cioè la possibilità di utilizzare tutte le tecnologie disponibili, il che significa aiutare le specificità dei nostri sistemi e investire nella ricerca. Abbiamo particolarmente contestato questa corsa a mio avviso non molto sensata verso l'elettrico, una tecnologia che non detenevamo e per la quale non avevamo le materie prime. La tecnologia e le materie prime sono detenute soprattutto da Nazioni che sono fortemente più inquinanti di quanto lo sia l'Europa nel suo complesso, quindi non ci sembra una strategia particolarmente efficace. Stiamo perseguendo la strategia del richiamo alla neutralità tecnologica e un approccio pragmatico su diversi fronti.

L'ultimo elemento che ho citato ieri riguarda il tema dell'automotive, quindi torniamo anche alla questione dell'elettrico. Non dobbiamo dirci quanto il settore dell'automotive sia in crisi non solo in Italia, ma in tutta Europa. L'ho detto una volta durante l'assemblea di Confindustria: forse dobbiamo fare una riflessione più profonda su come stanno mutando i consumi nella nostra società. Siamo cresciuti in un mondo nel quale l'auto era uno degli elementi che definivano lo status sociale, soprattutto per le giovani generazioni. Oggi non è più così. È un tema che ci dobbiamo porre, perché quando cambiano i consumi puoi interrogarti quanto vuoi su come sistemare la produzione, ma perché ci sia un'offerta efficace dev'esserci anche una domanda. Non aprirò questo dibattito adesso; lo offro come spunto di riflessione, ma è un fatto che il sistema dell'automotive in tutta Europa sia in grande difficoltà.

Rivendico allora tra le varie iniziative che abbiamo portato avanti questo lavoro che vede Italia e Repubblica Ceca in prima fila all'interno dell'Unione europea per un non paper sull'automotive in Europa, che chiede di rivedere alcune delle decisioni prese sulla fine del motore endotermico, sulla strategia generale che ci si è dati e sulle multe alle industrie (che, come sapete, stanno causando la chiusura di interi stabilimenti, i quali chiudono per non incorrere in pagamenti da miliardi e miliardi di euro ogni anno).

È o non è un tema che dobbiamo porci? Devo dire di essere molto soddisfatta e ottimista, perché sono già molti i Paesi che ci stanno seguendo su questa importante strategia. Bisogna continuare a lavorarci con pragmatismo e con serietà. Su questo penso che possiamo essere d'accordo in molti, perché si tratta di intere di difendere una filiera fondamentale anche della nostra industria.

Questo è però l'approccio che, secondo noi, l'Europa deve avere sul punto e su altri, come la tutela dei nostri agricoltori.

Come mi ricordava il ministro Urso, c'è poi un altro non paper che stiamo promuovendo insieme alla Polonia sul Carbon border adjustment mechanism (CBAM), cioè sulla siderurgia in Europa, collegata al settore dell'automotive, che è l'altra grande questione industriale aperta su cui bisogna fare un ragionamento il più possibile completo e complesso e cercare di dare risposte che possano aiutare la competizione in Europa.

Questo è il lavoro che l'Italia sta facendo. Io sono abbastanza ottimista, ma chiaramente pronta a fare la mia parte e, quando necessario, anche a dire di no. Mi pare che dei segnali siano arrivati già dalla scorsa legislatura, quando la Commissione europea è tornata indietro su alcune scelte fatte negli anni. Ricordo, ad esempio, la vicenda relativa alla direttiva sui fitofarmaci, che è stata anch'essa un'iniziativa e una grande vittoria italiana. Mi pare che, pian piano, si stiano facendo i conti con un approccio che è stato troppo ideologico. Purtroppo non ci possiamo permettere l'ideologia, specie in questo tempo.

Collega Malpezzi, in merito al ragionamento sull'Europa non cambio idea, proprio perché voglio un'Europa più forte. Penso che il problema dell'Europa sia stato che, a un certo punto, non ha avuto più chiarissima la sua missione e ha pensato di poter sostituire l'assenza di quella chiarezza con una maggiore regolamentazione. Non sono io a dire che questo è un problema dell'Europa. Mi è già capitato di citare Alec Ross, che non è esattamente una persona di destra (credo sia un sostenitore dei democratici negli Stati Uniti), il quale dice sempre: «The USA innovates. China replicates. Europe regulates», ossia l'America innova, la Cina replica, l'Europa regolamenta. Non credo che questo debba essere il nostro ruolo nella storia.

Qual è, secondo me, il tema? Come ho detto varie volte e come lei ricordava, l'Europa deve occuparsi di meno cose e farlo meglio. Le materie di cui si deve occupare sono quelle sulle quali gli Stati nazionali non possono competere da soli. Non c'è bisogno di uniformare e regolamentare tutto per tutto il continente. C'è un principio che ho richiamato tante volte anche in quest'Aula ed è forse l'unico che non è stato mai davvero applicato nei trattati europei, ossia quello della sussidiarietà: non si occupi Bruxelles di quello che Roma può fare più efficacemente; non si occupi Roma da sola di quello su cui non può competere da sola.

Questa era la mia idea di Unione europea e tale rimane. Ciò non vuol dire che io sia una nemica dell'Europa, così come non penso che chi sostiene un sistema federale sia un nemico dell'Europa. Credo che queste siano materie sulle quali bisogna confrontarsi e che sia legittimo avere posizioni diverse. La tesi che sostengo su quale debba essere un'Europa forte era quella di molti Padri costituenti dell'Unione europea, tra cui, ad esempio, De Gaulle.

Dopodiché, come in tutti i dibattiti che vi appassionano, chiunque abbia un'idea un pochino diversa dalla vostra diventa un impresentabile. Io non vedo il mondo così e penso che finché non avremo la forza, il coraggio e la profondità per affrontare quello che non funziona e ci maschereremo e nasconderemo sempre dietro all'impresentabilità del nostro avversario per non dover scendere nel merito delle questioni, non faremo gli interessi né dei nostri cittadini, né - dico di più - dell'Europa. (Applausi).

Su Elon Musk voglio dire una cosa a lei e anche al senatore Monti, che ha detto addirittura che gli abbiamo dato un protettorato morale nel nostro Paese. Mi consenta una battuta, senatore Monti, non so che film abbiate visto. Credo che ci dobbiamo capire su una differenza fondamentale che c'è tra me, noi e quello che abbiamo visto nel corso degli anni. Per tanti anni abbiamo visto rappresentanti del popolo italiano e leader italiani che, quando avevano un buon rapporto o anche un'amicizia con un leader straniero, pensavano di dover eseguire pedissequamente quello che facevano gli altri. Io questo non lo penso. (Applausi). Posso essere amica di Elon Musk e, nello stesso momento, essere Presidente del primo Governo italiano che ha approvato una legge per regolamentare l'attività dei privati nello spazio. Siamo stati noi. È stata l'Italia la prima Nazione in Europa a regolamentare l'attività dei privati nello spazio. (Applausi).

Io posso avere ed ho buoni rapporti con tanta gente, ma - sa cosa? - non prendo ordini da nessuno! E dovreste essere contenti di questo: sono una persona libera, che si confronta con tutti. Tra l'altro, mi confronto con persone che la pensano come me e con persone che non la pensano come lei: mi confronto con tutti, ma non prendo ordini da nessuno. (Applausi. Commenti).

Non vi seguirò mai quindi in questo racconto per cui, con chiunque si parli, sembra che si stiano eseguendo degli ordini. Io questo non lo faccio e non lo farò mai. Capisco che per alcuni sia difficile da comprendere, ma è quello che affermo.

Anche sulla questione di Elon Musk, voglio ribadire un altro punto. È da qualche anno che provo a spiegare che sussiste un problema, se ci sono concentrazioni economiche o grandi piattaforme che hanno un fatturato che, in alcuni casi, è maggiore di quello di diversi Stati nazionali e agiscono senza regole. Tutte le volte che l'ho detto, mi avete detto che ero sovranista. Adesso che è successo? Ve lo dico io, senatore Monti e senatrice Malpezzi: è successo che c'è la prima di queste persone che ha idee diverse da quelle di un mainstream che, evidentemente, negli anni passati andava bene, perché difendeva altre idee. (Applausi).

Io la penso così ancora oggi. Penso che un tema si ponga da questo punto di vista. Non è che su questo tema si debba cambiare idea in base a chi ha votato Elon Musk. È corretto, infatti, quello che dice il senatore Malan: il tema di Elon Musk si è posto all'indomani del suo sostegno alla candidatura del presidente Donald Trump; finché sosteneva il Partito Democratico, nessuno ha detto una parola e, se lo avesse sostenuto anche in queste elezioni, nessuno avrebbe detto una parola. (Applausi).

Io non ragiono così, lo sottolineo, e non consento ingerenze a nessuno, perché guardo sempre e solo l'interesse nazionale, però, senatrice Malpezzi, sentire in questo dibattito che anche voi siete diventati sovranisti e quindi difendete la sovranità nazionale dalle ingerenze straniere mi rende felice e la considero una grandissima impresa di Elon Musk, anche più di quella di essere arrivato sulla Luna. (Applausi).

Ero abituata infatti ad un mondo nel quale si chiedeva l'ingerenza di chiunque contro i vostri avversari politici, quindi meno male che Elon Musk ha fatto anche questa impresa in Italia. (Applausi).

Senatore Bergesio, su Mercosur condivido le sue parole ed approfitto per rispondere anche al senatore Renzi su questo punto. Chiaramente, ieri ho fatto un ragionamento abbastanza ampio e ho dato, per la verità, una risposta abbastanza chiara. Penso che sia importante la nostra cooperazione con l'America Latina, particolarmente in questo tempo storico. Come sapete, anche l'America Latina, come accade in Africa, è sempre più penetrata da attori non occidentali, quindi penso che l'Occidente debba fare la sua parte. Sicuramente non è in discussione il principio di rafforzare i nostri rapporti, anche di commercio e di cooperazione, con il Mercosur. Il problema che poniamo è che questi accordi di libero scambio, in un quadro europeo già molto complesso per la competitività, anche dei nostri agricoltori, non possono penalizzare alcune filiere. Sappiamo che il Mercosur è un accordo che potrebbe aiutare alcuni ambiti della nostra industria, ma che penalizzerebbe segnatamente i nostri agricoltori, in particolare in alcune filiere.

In generale, la questione della reciprocità che il senatore Bergesio poneva è un tema, perché anche qui abbiamo imposto ai nostri agricoltori regole estremamente stringenti; se poi importiamo liberamente da Nazioni che non rispettano le stesse regole stringenti, obiettivamente creiamo uno squilibrio competitivo che pagheremo e pagheranno le nostre aziende. (Applausi).

La risposta alla domanda che poneva nello specifico il senatore Renzi - poi tornerò sulle altre quattro quando arriverò a rispondere a lui - è banalmente che chiediamo di sapere cos'abbia in mente di fare la Commissione europea per compensare gli squilibri che si potrebbero creare nell'accordo sul Mercosur e la nostra decisione finale sul Mercosur è sottomessa a questa risposta (Applausi), ossia se ci sono o no le compensazioni e un sistema che secondo me va visto con gli agricoltori e con le associazioni, quindi non si tratta di stare con Milei o con Coldiretti, perché io sto sempre con l'Italia, la voglio tranquillizzare, nel dubbio. Sto sempre con l'Italia. (Applausi).

Dopodiché, senatore Renzi, tornando sul tema: che vuol dire stare con Milei? Penso che Javier Milei sia una novità molto interessante nel panorama politico argentino e che forse sia anche la persona giusta per quel contesto in questo momento, ma non che quello che dice sarebbe replicabile in Italia. (Applausi). Ho un altro punto di vista anche su questo. (Commenti). Guardi, non la capisco, ma ho un altro punto di vista: lei era amico di Barack Obama e si metteva il cappotto come lui; io sono amica di Milei, ma non mi faccio crescere le basette (Applausi), perché penso che con le persone si debba dialogare, prendere quello che si condivide e dire che non si è d'accordo quando non si condivide perché così si ottiene il loro rispetto.

Dopodiché, collega Rojc, sinceramente non penso che siano le contraddizioni della maggioranza a dover essere chiarite, come lei dice. Mi pare che, al di là di un dibattito che abbiamo su tutto, obiettivamente, le posizioni italiane di politica estera sui conflitti in corso e sulle tante cose che sono accadute in questi anni siano ferme, chiare e riconosciute da tutti. Questo è possibile perché c'è una maggioranza coesa sui temi di politica estera.

Mi pare piuttosto che ci siano anche da parte sua, nell'intervento che ha fatto questa mattina, alcune contraddizioni che devono essere chiarite, perché nello stesso intervento dice che dobbiamo andare avanti sulla riunificazione dei Balcani occidentali, posizione che io e lei condividiamo, come sa (l'Italia su questo è in prima fila), e cita l'esempio della Serbia, avvertendo che ci sono una possibile influenza russa e, come ovviamente in tutti i Balcani occidentali, un tentativo di penetrazione. Dobbiamo quindi rispondere a quel tentativo di avanzata russa, avvicinando i Balcani occidentali in quella che io e lei chiamiamo riunificazione dell'Europa. Io sono d'accordo su questo.

Nello stesso intervento però poi mi dice che l'Ungheria si sta avvicinando un po' alla Russia, però qui lei non dà la stessa risposta che dà sulla Serbia. Qual è la proposta che fa nel caso dell'Ungheria? Non so, buttiamola fuori dall'Unione europea, perché non ha le posizioni che abbiamo noi sull'Ucraina? Ma vi rendete conto di quanto questo sia obiettivamente in contraddizione? È in contraddizione, perché la lente con la quale leggete i fenomeni è sempre quella dell'amico o del nemico. (Applausi).

Ringrazio il Presidente della Repubblica per aver detto ieri la stessa cosa. In politica estera le cose non funzionano così: non ci sono quelli iscritti al Partito Democratico di tutto il mondo, che sono tutti buoni e vanno avvicinati, e quelli che fanno parte di altre culture politiche, che sono tutti i cattivi e vanno allontanati, perché vi comunico che se l'Europa ragiona così è già morta. (Applausi). E io non la voglio uccidere.

Quindi, sì, ci saranno posizioni diverse dalle nostre. Tra l'altro, segnalo che Viktor Orbán ha sicuramente posizioni diverse dalle mie in tema di Ucraina, però alla prova dei fatti, quando c'è stato da decidere, le decisioni l'Unione europea le ha prese, alla fine, anche con il sostegno formale o non formale dell'Ungheria. Quindi non penso che sarebbe intelligente dire: prendiamo la Serbia perché rischia di essere troppo amica dei russi e cacciamo Orbàn perché è amico della Meloni, fondamentalmente, o in generale del centrodestra. Non mi sembra un'opzione intelligente per affrontare la politica estera.

Collega Renzi, le do le altre quattro risposte che mi chiedeva. Su Raffaele Fitto, la Lega e gli antitaliani, temo che le sia sfuggito un elemento fondamentale della differenza tra la posizione della Lega e quella dell'opposizione (anzi, le opposizioni). Lei faceva riferimento a quello che ho detto, in particolare, del Partito Socialista Europeo e del Partito Democratico. Spiego la differenza: noi abbiamo la Lega, che vota per Raffaele Fitto e non vota la Commissione. (Applausi). E abbiamo il Partito Democratico, che fa parte del Partito Socialista Europeo, e poi torno anche a lei, senatore Alfieri, perché lei ha detto una cosa molto importante oggi in quest'Aula, e ci torniamo dopo… (Commenti). Guardi, io avevo un dubbio, lei me l'ha confermato e sono molto contenta che me l'abbia confermato; adesso ne parliamo. (Commenti).

Stavo parlando del senatore Alfieri, ci arrivo dopo. Il Partito Democratico vota la Commissione. Il Partito Socialista Europeo, del quale il Partito Democratico fa parte, non risulta agli atti che abbia votato contro questa decisione; le delegazioni del Partito Socialista danno mandato alla leadership del Partito Socialista di scrivere fino all'ultimo, anche all'atto del voto, una lettera a Ursula von der Leyen nella quale si dice che Raffaele Fitto non deve avere la Vice presidenza della Commissione. Allora lei, senatore Renzi, capisce che c'è una differenza e molto importante, perché noi, da una parte, abbiamo un partito che difende il commissario italiano pur contestando la Commissione e, dall'altra, abbiamo un partito che difende la Commissione e contesta il ruolo del commissario italiano. (Applausi). Guardi che è una differenza molto importante, senatore Renzi.

Già che ci siamo arrivo anche al collega Alfieri. Il collega Alfieri ci ha detto una cosa questa mattina. Attenzione, perché questa è una cosa sulla quale avevo un dubbio, che il collega Alfieri mi conferma. Il collega Alfieri ci dice questa mattina che il problema si crea perché il PPE ha creato problemi sulla nomina del commissario spagnolo. Una delle ragioni è quella che ha citato lei, per cui io riprendo quella che ha citato. È vero. È accaduto che la commissaria designata dal Governo Sanchez, Ministro del Governo Sanchez e in una situazione come quella di Fitto, era anche il Ministro competente della materia relativa alle alluvioni che ci sono state. Quindi - questo è quello che ho capito io - nel Parlamento nazionale spagnolo si chiedeva che lei andasse a riferire e lei non è andata a riferire. Allora il Partito popolare europeo ha detto… (Commenti). Va bene, chiedevano le dimissioni e chiedevano varie cose, ma non è questo che mi interessa: sto raccontando perché capisca chi ci ascolta, perché sono materie che non tutti conoscono. Quindi il Partito Popolare Europeo, particolarmente con la sua delegazione spagnola del Partido Popular, ha detto: noi abbiamo delle difficoltà, perché un Ministro che non si assume la responsabilità di venire a riferire in Parlamento dopo la tragedia che c'è stata, figuriamoci se lo possiamo votare come commissario europeo. Quindi si è effettivamente creato un problema. Quello che però voglio capire da lei, senatore Alfieri, è: lei mi sta dicendo che il Partito Democratico ha accettato che il commissario italiano fosse preso a ostaggio per difendere il commissario spagnolo? Questo sarebbe gravissimo, senatore Alfieri. Questo sarebbe molto grave e purtroppo io avevo il dubbio che fosse così. (Applausi. Commenti). Oggi lei mi dà la certezza, però gli italiani sappiano che avete consentito che il commissario italiano, Vice Presidente della Commissione, indicato dall'Italia, fosse preso a ostaggio per garantire l'elezione di un commissario spagnolo. Questo è obiettivamente grave, ed è un atteggiamento molto diverso da quello che ha avuto la Lega.

Senatore Renzi, passo alla domanda sull'Albania. È una proposta molto interessante quella delle carceri, ma non intendo perseguirla. Magari possiamo immaginarla per qualche altro scenario, insomma, perché la proposta è sicuramente interessante. Intendo usare quei centri per quello per cui sono stati pensati e continuo a ritenere che non sia un caso se il nostro protocollo con l'Albania è così contestato e vituperato, insomma se c'è molta opposizione. Penso che quello che vedo io lo vedano anche tutti gli altri, cioè che - come spiegavo ieri in Aula - tra tutte le iniziative italiane ed europee portate avanti contro i trafficanti di esseri umani questa è quella che preoccupa di più i trafficanti di esseri umani, per una ragione semplice. Ai trafficanti di esseri umani interessa solo fare soldi; si fanno pagare tra i 5.000 e i 9.000 euro per un viaggio della speranza fatto su barchini che non possono affrontarlo (questa è la ragione principale per cui continuiamo a vedere così tanti morti in mare) e riescono a farsi pagare quella somma con una promessa. Ci sono anche dei depliant che girano, lo sapeva? I trafficanti di esseri umani vendono i loro viaggi con dei depliant, tipo viaggio turistico, si figuri. La promessa che loro fanno è: arrivi in Europa, che è quello che questi migranti vogliono fare. Quindi tutti capiscono cosa significhi dover pagare quella somma ai trafficanti senza avere la garanzia di poter arrivare in Europa.

In questo l'Albania cambia tutto nel rapporto con i trafficanti di esseri umani e per questo io dico che lo considero un modo molto efficace di combattere la mafia del mare. Non dico che chi non è d'accordo sull'Albania è mafioso o difende la mafia. Dico e ho detto: aiutateci a combattere la mafia. (Applausi). Aiutateci a combattere la mafia, perché questo Governo - approfitto per dirlo - lo sta facendo molto efficacemente. Mi sarebbe piaciuto sentire una parola su quello che pensate sul fatto che abbiamo buttato fuori la camorra dalla gestione delle domande per l'ingresso regolare di migranti in Italia. (Applausi). Nessuno se n'era accorto prima di noi. Abbiamo fatto un decreto flussi triennale e ci siamo resi conto che, nelle richieste per l'ingresso regolare, seguendo il decreto flussi, qualcosa non funzionava nei meccanismi, perché c'era un numero esorbitante di richieste che arrivavano tutte dalla stessa Regione, la Campania. Più della metà arrivavano da un'unica Regione e solo circa il 3 per cento di quelle richieste diventava poi effettivamente un contratto di lavoro. Come sapete, io ho presentato un esposto alla Procura nazionale antimafia, ma anche su questo si è riusciti a fare polemica (non so perché). Il lavoro delle procure e il lavoro che abbiamo fatto per correggere il meccanismo ed impedire che questo accadesse porta oggi a domande di ingresso che sono addirittura inferiori rispetto alle quote previste. Questo significa - penso io - che abbiamo buttato fuori la criminalità organizzata da un altro sistema apparentemente legale, che utilizzava per far entrare immigrati illegali. (Applausi).

Penso che ogni tanto uno debba riconoscere quello che abbiamo fatto a Caivano. (Commenti). Eh no, sì, però intanto siamo stati noi a buttare fuori trentasei camorristi dalle case occupate della povera gente! E quindi oh, oh, quando uno non l'ha fatto prima di noi, anche no! Perché stavano lì da qualche anno i camorristi, e nessuno se n'era accorto! (Commenti).

PRESIDENTE. Vi prego, grazie. Senatrice Floridia, si tranquillizzi. (Commenti). Allora, la vogliamo smettere? (Commenti). Lasci decidere a me, faccia il suo lavoro. Silenzio! Presidente, la prego di proseguire. (Commenti). Allora? Grazie.

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Sul Mercosur ho già risposto.

Sulla Siria, abbiamo già avviato diverse iniziative, compresa una al G7 che c'è stata nei giorni immediatamente successivi a quello che è accaduto in Siria; una VTC dei leader del G7, l'ultima prima della chiusura della Presidenza italiana, in cui è stata affrontata proprio la questione siriana. Siamo, inoltre, impegnati in una serie di iniziative a livello multilaterale che riguardano la questione principale della quale, secondo me, l'Italia - e non solo l'Italia - deve occuparsi se vuole garantire una stabilizzazione della sovranità al Libano, che è la formazione delle forze armate libanesi. A questo proposito, voglio, naturalmente, ringraziare tutti i nostri militari impegnati in Libano. (Applausi).

Tornando sul tema della Siria, senatore, non mi pare - non ricordo se lo ha detto lei, ma qualcuno lo ha detto - di aver mai detto che noi ci siamo schierati a favore della nuova amministrazione siriana; quello che abbiamo detto è che ci vuole molta prudenza, che consideriamo chiaramente una buona notizia la fine del regime di Assad, ma che non sappiamo qual è lo scenario verso il quale stiamo andando; che alcune prime dichiarazioni sembrano positive - lo dico in punta di piedi - pensando al tema della tutela delle minoranze, questione della quale ho parlato anche con il presidente Erdogan, particolarmente della minoranza cristiana; pensando al tema della lotta al terrorismo o comunque dello sforzo per evitare che la Siria di oggi possa diventare una base per le organizzazioni terroristiche; pensando anche al tema di uno Stato che non deve scivolare verso un modello Afghanistan. E anche qui le dichiarazioni che sono state fatte sulla non volontà di applicazione della sharia - mettiamola così - sembrano positive. Chiaramente, alle parole devono seguire i fatti e il tema è come facciamo noi a favorire che a quelle parole seguano i fatti. Per questo rivendico il fatto che quella dell'Italia sia l'unica ambasciata aperta a Damasco tra quelle dei Paesi del G7 e questo già da tempo e non perché riconoscessimo il regime di Assad, come qualcuno pure ha detto ieri in Aula, perché il nostro ambasciatore non ha mai presentato le credenziali; piuttosto perché pensiamo che ancora di più oggi avere una presenza diplomatica per la quale siamo stati ringraziati dalle nuove autorità siriane possa essere un modo per avvicinare e favorire questo percorso. Dopodiché, bisogna essere ovviamente molto prudenti anche in seno all'Unione europea. Penso che lei abbia letto una dichiarazione dell'Alto rappresentante Kaja Kallas, che addirittura apre a una rimozione delle sanzioni verso la Siria, altro strumento che può essere utilizzato per avvicinare, ma è ovvio che ci muoviamo su una situazione che a nessuno di noi è chiarissima e l'Italia da questo punto di vista si è mossa immediatamente e forse anche prima che questo accadesse, come dimostra il fatto che tra le Nazioni del G7 la nostra è l'unica ad avere una presenza diplomatica.

L'ultima risposta che devo al senatore Renzi è sulla legge di bilancio. Abbiamo cercato di fare del nostro meglio per presentare la legge di bilancio nei tempi, il prima possibile, proprio per dare spazio al Parlamento o ho chiesto - non solo questa volta, senatore Renzi - che ci fosse per il Parlamento il massimo tempo possibile; chiaramente sappiamo di avere tutti dei vincoli che sono anche europei, so che la fiducia - mi dice il ministro Ciriani - è stata posta alla Camera in accordo con le opposizioni per rispettare i tempi, ma voglio dirle, voglio dirvi che se ci fosse un accordo sui tempi, senza il voto di fiducia, io sarei più che disponibile. (Applausi). Lo preferirei molto. Dobbiamo, chiaramente, tutti rispettare i tempi dell'approvazione della legge di bilancio, ma non amo che ci sia un'opposizione della fiducia. Pertanto, se ci mettessimo d'accordo sui tempi necessari anche ai senatori, sarei contenta di farlo senza il voto di fiducia.

Al senatore Monti vorrei dire che non ho mai detto che l'Italia non ha mai avuto un tale ruolo nella Commissione. Non l'ho mai detto; io ho detto - e l'ho ribadito anche ieri - che l'Italia ha avuto un ruolo nella Commissione che rispecchia il suo peso, un ruolo adeguato al suo peso: l'ho rivendicato e ho detto che dobbiamo essere contenti di questo. Su Elon Musk ho già risposto.

Vorrei poi dire al collega Dreosto che condivido le sue parole sul ministro Salvini, al quale va la solidarietà di tutto il Governo. (Applausi).

Al collega Alfieri vorrei dire che sono contenta delle sue parole sul Piano Mattei e questo è un tema sul quale vorrei tornare. Voi dite che sul Piano Mattei non ci sono abbastanza risorse; chiaramente se ne avessimo di più, ne metteremmo di più, tuttavia io lo considero un piano strategico di interesse nazionale e non avrebbe senso spendere oggi quelle risorse per costruire una cooperazione con queste Nazioni africane, mobilitando anche risorse private, immaginando che poi, quando tra tre anni questo Governo dovesse terminare il suo compito, chi arriverà dopo non lo porterebbe avanti. Non avrebbe molto senso e questa è la ragione per la quale io ho cercato il coinvolgimento del Parlamento. Mi piacerebbe, cioè, che almeno su questo provassimo a essere d'accordo e a lavorare insieme. Vorrei anche che questo Governo potesse un domani lasciare una eredità a chi arriverà dopo. (Applausi). Pertanto, al di là delle cose legittime sulle quali si può fare meglio e bisogna fare di più, io non ho compreso questa opposizione molto ferma, quasi scomposta su una materia che, secondo me, non era da opposizione. Collega Alfieri, io l'ho dimostrato perché ricordo che ero all'opposizione quando in maggioranza c'eravate voi e al Governo c'era Mario Draghi e non mi si è dovuto chiedere di fare quello che consideravo giusto per l'Italia in materia di Ucraina, semplicemente per sostenere una posizione diversa da quella del Governo. Ci sono materie sulle quali bisognerebbe cercare di ragionare a un altro livello di condivisione. Pertanto, siccome lei, senatore Alfieri, oggi ha finalmente detto parole positive sul Piano Mattei, vorrei reiterare questo mio invito a lei, a voi, a tutti i partiti di opposizione, a lavorare insieme su questa misura come sistema Italia, esattamente come facciamo in tante questioni di politica estera. Lei citava la vicenda del coinvolgimento dei Comuni, degli enti locali nella ricostruzione; il sottosegretario Mantovano mi ricordava che nella ricostruzione dell'Ucraina, particolarmente per quello che riguarda la cattedrale di Odessa, vi è già il coinvolgimento di realtà italiane: penso alla Fondazione per il futuro delle città, al MAXXI. Sono assolutamente d'accordo sul coinvolgimento del sistema Italia, ma per coinvolgere il sistema Italia bisogna a monte condividere la strategia; ritengo pertanto che almeno su alcune cose dovremmo provare a condividere la strategia e ad ascoltarci.

Dopodiché, collega Bevilacqua, confesso di non aver fatto in tempo a prendere appunti. Le rispondo velocemente su un paio di questioni e invito tutti gli italiani a riguardare il suo intervento. (Applausi). Lei mi ha invitato a dimettermi. La collega Bevilacqua mi invita a dimettermi perché mi ha spiegato le mie parole in materia di Corte penale dell'Aja. Mi invita a dimettermi perché i colleghi del Movimento 5 Stelle evidentemente hanno rinunciato a batterci nelle urne e ora sperano solo nelle dimissioni. (Applausi. Commenti). Ma io non mi posso dimettere, perché lei non mi ha spiegato le mie parole, e non me le ha spiegate banalmente perché non le ha capite, la qual cosa non mi stupisce. Ho fatto una valutazione molto più complessa di quella che lei citava in quest'Aula, ed è una valutazione che non ho fatto solamente io, ma viene fatta da diversi osservatori che capiscono di politica internazionale, temo più di me ma anche più di lei. (Applausi).

Io ho detto che noi rispettiamo la Corte, rispettiamo l'autonomia della Corte e facciamo parte della Corte, ma che queste sentenze su Israele e anche sull'Ucraina, per la prima volta intervengono a conflitto aperto. Le sentenze che intervengono a conflitto aperto pongono alcuni interrogativi sul piano giurisdizionale. Meno male, collega Delrio, che non ci si deve per forza scannare su cose che sono sensate. Ho fatto ieri un esempio e lo faccio anche a lei: se un qualsiasi Stato che aderisce alla Convenzione dell'Aja decidesse di organizzare sul suo territorio un'iniziativa di pace, quella che voi chiedete sempre, non potrebbe invitare le parti. Quindi lei capisce che, sì, si interviene a conflitto aperto diventando parte di quel conflitto, di fatto ponendo questioni che sul piano giurisdizionale ci dobbiamo porre, perché l'immunità per i Capi di Stato non me la sono inventata io: c'è da sempre nel diritto internazionale e non perché siamo tutti matti, ma per una ragione. Allora se, di grazia, prima di spiegare agli altri quello che hanno detto, uno si prepara un pochino di più, è meglio. (Applausi).

Dopodiché, non uso la calcolatrice perché in matematica sono sempre stata scarsissima, ma non ci vuole la calcolatrice: le voglio dare due numeri di quest'anno, collega Bevilacqua, relativi alla sanità e alle pensioni: 30 e 38. Non ci vuole una calcolatrice. 30 miliardi sono l'intero ammontare della nostra legge di bilancio per quest'anno. Tutti i soldi che abbiamo potuto mettere sulla sanità, sui salari, sul lavoro, sugli incentivi al lavoro, eccetera: 30 miliardi di euro. 38 miliardi di euro sono i soldi che costerà il superbonus per il solo 2025. (Applausi).

Esatto, applauditevi, fate bene. (Commenti. Richiami del Presidente). Quindi non ci venite a spiegare dove avremmo potuto mettere dei soldi che voi avete bruciato per far ristrutturare le seconde case a gente che se lo poteva permettere, non ce lo venite a spiegare, grazie. E aggiungo non ci venite a spiegare neanche che noi saremmo servi della lobby delle banche, collega Bevilacqua, perché le spiego una differenza fondamentale (Commenti. Proteste). Lo so che siete in difficoltà, spiego una differenza fondamentale alla collega Bevilacqua. (Proteste).

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di rispettare i ruoli.

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. La differenza fondamentale tra questo Governo e quello che ha fatto il MoVimento 5 Stelle… (Commenti) Scusi, ma io quando vengo accusata, posso rispondervi oppure voi dite quello che volete e io devo stare in silenzio?

PRESIDENTE. Presidente Meloni, si rivolga a me. Senatore Nicita, la prego.

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Con un aplomb molto istituzionale, voglio spiegare questa cosa: tra le varie cose di cui siamo stati accusati in questa mattinata, ma lo dico con grande aplomb istituzionale, siamo stati accusati di essere servi di varie lobby, tra cui quella delle banche. Voglio dire che c'è una differenza fondamentale - sempre con garbo istituzionale - tra chi ha chiesto un contributo di 3,6 miliardi di euro alle banche e alle assicurazioni… (Commenti) anche prestito mi va bene, adesso lo spiego meglio e chiedo scusa, con garbo istituzionale. (Commenti).

PRESIDENTE. Senatrice Floridia, vuole decidere anche il tono? Lasci parlare il presidente Meloni con il tono che decide.

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Lo voglio fare con garbo istituzionale. (Commenti). Ma allora non va bene niente. Sto dicendo che lo voglio fare con garbo istituzionale. Però se non riesco a parlare diventa difficile. (Commenti). Sto cercando di spiegare una cosa.

Penso che non si possa accusare di essere servo delle lobby delle banche qualcuno che ha coperto una parte della legge di bilancio - segnatamente 3,6 miliardi di euro - per coprire il taglio del cuneo fiscale, i provvedimenti nei confronti delle famiglie e dei lavoratori... (Commenti).

PRESIDENTE. Senatore Patuanelli, è d'accordo nel far proseguire il presidente Meloni? Grazie. (Commenti del senatore Licheri).

Senatore Licheri, si accomodi! La richiamo all'ordine. (Commenti). La richiamo all'ordine per la seconda volta. Non mi costringa a prendere provvedimenti disciplinari.

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Guardi che i provvedimenti del vostro Governo non li ho votati io. Stavo all'opposizione. Temo che le sfugga. (Commenti).

PRESIDENTE. Colleghi, lasciamo proseguire il Presidente.

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Vorrei concludere l'intervento perché mi pare che il clima si sia un po' deteriorato.

Voglio solamente dire che mi pare ingeneroso accusare di essere servo delle lobby delle banche chi ha raccolto 3,6 miliardi di euro nella legge di bilancio per coprire il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori e altri provvedimenti a favore dei redditi medio-bassi. Credo che ciò che abbiamo fatto sia un cambio di passo importante rispetto a quello che è stato fatto da coloro che oggi ci accusano di essere servi delle lobby delle banche.

Ricordo, in particolare, quando governava il MoVimento 5 Stelle, di aver contestato il modo in cui era stato disegnato un provvedimento, che l'allora presidente Conte definì di potenza di fuoco, di 400 miliardi di euro messi a disposizione delle banche per concedere prestiti alle imprese e ai cittadini, senza impedire che le stesse utilizzassero la garanzia dello Stato per rinegoziare prestiti che avevano già fornito. Questo penso sia regalare soldi alle banche. (Applausi). Sono contenta di guidare un Governo che ha corretto la rotta su questo.

Il clima si è un po' irrigidito, ma desidero ugualmente approfittare per augurare a voi e alle vostre famiglie buon Natale e un 2025 migliore del 2024 per tutti noi e per la nostra Nazione. (Applausi).

PRESIDENTE. Presidente Meloni, grazie per l'augurio, che ricambiamo a lei e alla sua famiglia.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, saluto studenti e docenti dell'Istituto di istruzione secondaria superiore «Guglielmo Marconi-Margherita Hack» di Bari. (Applausi).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
(ore 12,42)

PRESIDENTE. Invito il ministro Foti, cui rivolgo i miei personali complimenti per l'incarico che ricopre, a esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.

FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Signor Presidente, il Governo accetta la proposta di risoluzione n. 1, sottoscritta dai senatori Terzi di Sant'Agata, Centinaio, Murelli, Matera, Zanettin, Borghesi e Scurria.

Per le altre proposte di risoluzione, il Governo indica, come già fatto alla Camera su atti analoghi, alcune riformulazioni. Laddove tali riformulazioni non venissero accettate dai presentatori, il parere del Governo è da intendersi contrario.

Proposta di risoluzione n. 2, del senatore Patuanelli ed altri: parere contrario su tutte le premesse. Sugli impegni si comunica il seguente parere. Sul paragrafo ciclo istituzionale (n. 1), esprimo parere contrario sulle lettere a) e b); sul paragrafo Medio Oriente (n. 2), esprimo parere contrario sulle lettere a),b), d), f), g), h), l), m) e n); parere favorevole sulle lettere c), e) e i).

Sul paragrafo Ucraina (n. 3), esprimo parere contrario sulle lettere a), c) e d) e parere favorevole sulle lettere b) ed e). Sul paragrafo migrazione (n. 4) esprimo parere contrario sulla lettera a) e parere favorevole sulla lettera b), con la seguente riformulazione: sostituire le parole: «quale strategia primaria» con le seguenti «come una delle strategie». Sul paragrafo impegno globale (n. 5) esprimo parere contrario sulle lettere a) e b).

Per quanto attiene alla proposta di risoluzione n. 3, del senatore Calenda e altri, esprimo parere contrario sulle premesse e sugli impegni 1, 3, 5, 6, 7, 8, 11, 13, 14 e 17. Esprimo inoltre parere favorevole sugli impegni 2, 4, 9, 10, 12, 15 e 16.

Per quanto riguarda la proposta di risoluzione n. 4, del senatore De Cristofaro e altri, esprimo parere contrario sulle premesse e sugli impegni 2, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18 e 19. Esprimo parere favorevole sull'impegno n. 3 e sull'impegno n. 1, con la seguente riformulazione: sostituire le parole: «impegni stringenti per garantire» con le seguenti: «di garantire».

Sulla proposta di risoluzione n. 5, del senatore Boccia e altri, il parere è contrario sulle premesse e sugli impegni 5, 6, 7, 9, 11, 13, 15, 16, 17, 21 e 22. Il parere è favorevole sugli impegni 1, 2, 3, 4, 8, 10, 12, 14, 18, 19 e 20.

Sulla proposta di risoluzione n. 6 del senatore Enrico Borghi ed altri, il parere è contrario sulle premesse e sugli impegni 1, 7, 9, 11, 13, 14, 15 e 16. Il parere è favorevole sugli impegni 2, 3, 4, 5, 6, 8, 10 e 12.

PRESIDENTE. Passiamo alle votazioni.

LOMBARDO (Misto-Az-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (Misto-Az-RE). Signor Presidente, alcuni degli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto hanno sottolineato che il prossimo Consiglio europeo sarà importante e decisivo. Io dico subito, in premessa, che non condivido molto questa enfasi retorica.

Questo non perché non riconosca che il prossimo Consiglio europeo abbia degli elementi importanti: sarà il primo Consiglio europeo a guida von der Leyen-bis; sarà il primo Consiglio europeo che avrà l'interlocuzione con il presidente eletto Donald Trump.

Però, questa idea che ogni Consiglio europeo possa essere importante e decisivo rischia di farci perdere la prospettiva storica dell'Unione europea. L'Unione europea non è un prodotto e non è il risultato ultimo di forze contrapposte. (Brusìo).

Signor Presidente, in queste condizioni è un po' difficile intervenire.

PRESIDENTE. Ha assolutamente ragione, senatore Lombardo. Invito i colleghi a liberare l'emiciclo. Chi vuole ascoltare si accomodi, altrimenti lasci l'Aula.

Senatore Lombardo, lei recupererà senz'altro il tempo che ha perso. La invito a riprendere, perché mi pare che ora vi siano le condizioni per farlo.

LOMBARDO (Misto-Az-RE). Grazie Presidente. Dicevo che l'Unione europea non è il prodotto o risultato ultimo di forze contrapposte. È un processo di integrazione europea e per questo va analizzato nella propria prospettiva storica.

La presidente Meloni prima ha citato Alec Ross, l'ha citato come sostenitore e amico dell'amministrazione Obama. Ho il privilegio di conoscere Alec Ross e vorrei che venisse citato in quest'Aula, perché è uno dei più grandi pensatori contemporanei sul tema dell'innovazione e del digitale. Avrei detto alla presidente Meloni, se fosse stata qui in Aula: sa dove Alec Ross si è formato? Si è formato in Italia, all'Università di Bologna, studiando storia medievale: se vogliamo essere innovativi, dobbiamo avere una prospettiva storica. Se ogni volta che parliamo del Consiglio europeo pensiamo che chi lo interpreta, a livello di Presidenza del Consiglio e di Presidenza della Commissione europea, sia decisivo per la storia, ci perdiamo le chiavi storiche del processo di integrazione europeo.

Quella dell'Europa - ha ragione la presidente Meloni - è una crisi di missione. Io la chiamo una crisi di senso, una crisi di vocazione. Se vuole riconquistare credibilità agli occhi dei cittadini europei, l'Unione europea deve uscire dal limbo di un'identità irrisolta; deve rispecchiarsi negli occhi di quei giovani che sono in Georgia, che sono in Moldavia, che sono in Turchia, che sventolano la bandiera europea, e chiedersi perché quegli stessi giovani europei non la sventolano a Roma, a Berlino, a Madrid e nelle capitali europee. Perché?

Signora Presidente, chi le parla non è un semplice europeista: è un federalista europeo convinto e, come tale, considero che gli avversari politici siano, da un lato, i nazionalisti, quelli che siedono al suo fianco nel Governo, quelli che mettono in discussione il principio del primato, semplicemente perché non hanno il coraggio di dire che vorrebbero l'Italia fuori dall'Unione europea. Questi sono gli avversari politici dei federalisti europei; dall'altro lato, sono quegli europeisti di maniera, quelli che scambiano l'Europa per un pilota automatico, convinti che tanto l'Italia da sola non ce la può fare.

I federalisti europei, invece, vorrebbero che l'Italia fosse al posto che merita per storia, per tradizione, per vocazione, cioè all'avanguardia della locomotiva europea, confermando i cardini euroatlantici. Guai a guardare gli Stati Uniti come un nemico. Guai, anche laddove l'elezione del presidente Trump ci crea delle preoccupazioni, e siamo preoccupati. Il presidente eletto Donald Trump ha detto che i dazi e le tariffe generalizzate probabilmente serviranno ad abbassare le tasse per gli americani, ma rischiano di alzare la febbre di una guerra commerciale globale tra Stati Uniti, Cina ed Europa.

Signora Presidente, faccia capire che la sicurezza delle nostre frontiere europee è un tema europeo. Ma, prima di farlo capire ai suoi alleati, provi a farlo capire ai suoi alleati di Governo, quelli che hanno utilizzato il potere di veto per bloccare i processi di integrazione europea sul tema dell'immigrazione. Lei ha detto che si concentrerà da qui alla fine del mandato perché i centri in Albania funzionino. Le consiglio di utilizzare quei giorni per dimostrare che invece possa funzionare il Piano Mattei: senza un canale di immigrazione legale e regolare sicuro non si combatterà l'immigrazione irregolare. Noi abbiamo notato i passaggi sul click day, ma abbiamo chiesto di avere più coraggio. Abbiamo chiesto di abolirlo il click day, se vogliamo contrastare veramente quella mafia - come viene chiesto - e non solo di modificarlo.

Presidente, noi dobbiamo chiedere un esercito europeo. Dobbiamo chiedere una difesa comune europea. Dobbiamo continuare nel sostegno militare economico all'Ucraina, perché non possa esserci un negoziato di pace che possa portare a una resa del popolo ucraino.

Concludo con un punto che per me però è fondamentale e che non ho sentito sottolineare abbastanza in quest'Aula. La presidente von der Leyen ha parlato di scudo alla democrazia europea: avere cura della difesa dell'integrità dei processi elettorali europee europei significa schierarsi contro le ingerenze dei Paesi stranieri, come recentemente è successo per la prima volta in un Paese europeo che si chiama Romania. (Applausi). Difendiamo l'Europa, difendiamo il processo elettorale contro le ingerenze straniere.

In conclusione, lei, signora Presidente del Consiglio, ha parlato di audacia. Abbia l'audacia di abbracciare la bandiera europea. L'Europa, per superare quella crisi di senso, deve recuperare il suo ruolo etimologico: Europa significa avere uno sguardo ampio sulle cose, uno sguardo sul mondo, e non solo uno sguardo confinato nei confini nazionali. (Applausi).

Presidenza del vice presidente RONZULLI (ore 12,55)

SPAGNOLLI (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SPAGNOLLI (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, mi associo alle accorate considerazioni fatte ora dal collega Lombardo. Abbiamo ascoltato con grande attenzione le parole della presidente Meloni e la sensazione è stata quella che ci sia un elefante nella stanza, e questo elefante si chiama Donald Trump. La Presidente del Consiglio, in proposito, è uscita con un'elegante allusione, alla quale preferisco però il linguaggio di verità del ministro Crosetto: la minaccia non è l'uscita dell'America dalla NATO, ma la cacciata dei Paesi che non terranno fede agli impegni di spesa, che è il vero tema.

Colleghi della Lega e di Fratelli d'Italia, forse quest'Europa, che per anni avete dipinto come la fonte di tutti i mali, negli anni a venire sarà invece la nostra scialuppa di salvataggio, la vera clausola di salvaguardia degli interessi italiani, a patto naturalmente che l'Europa faccia l'Europa, andando oltre le incertezze e le ambiguità che stanno caratterizzando i primi passi della nuova Commissione. Mi sia consentito ricordare qualche dato dell'Europa: il prodotto interno lordo è il terzo al mondo, con 16 trilioni di dollari contro i 25 americani e i circa 18 cinesi. Sulla spesa militare, l'Europa spende due volte quello che spende la Cina e cinque volte quello che spende la Russia. C'è di più: per scambi commerciali e relazioni economiche, l'Europa è l'unica grande economia del mondo ad avere come primo partner gli Stati Uniti e non la Cina. Insomma, l'Europa ha in casa tutti gli ingredienti per affrontare la nuova fase e deve solo avere il coraggio di mescolarli, che significa non solo una difesa comune, ma anche creare una maggiore integrazione fiscale.

Noto che la Presidente del Consiglio non ha speso una sola parola sulle riforme di cui l'Europa ha bisogno per contare di più, a cominciare dal voto a maggioranza. La sensazione è che la sua tentazione sia un'altra, quella di fare gli accordi bilaterali, magari in nome e per conto di un'internazionale delle destre che unisca il protezionismo di Washington, l'ultraliberismo di Buenos Aires, la contrazione dei diritti umani di Budapest, che ha in Roma il grimaldello per condannare l'Europa a sommatoria di piccoli legami tra Stati confinanti: non è questa l'Europa di cui c'è bisogno. Il primo banco di prova sarà l'Ucraina. Il 2025 deve essere l'anno del cessate il fuoco, ma l'Ucraina deve arrivarci nel miglior modo possibile, se non vogliamo che la pace assuma le sembianze di una resa, che non rispetterebbe la dignità del popolo ucraino. A tre anni di distanza, le conseguenze che la violazione russa del diritto internazionale ha avuto sul mondo intero sono terribilmente chiare. Se Putin potrà raccontare in patria e fuori che lui ha vinto la guerra, si acuiranno tutte le tensioni dal Mediterraneo all'Africa, dal Medio Oriente all'Indo-Pacifico, rendendo ancora più manifesta la profezia di Papa Francesco sulla terza guerra mondiale a pezzi. Pesanti riverberi li vedremo anche negli attacchi asimmetrici all'Europa: pensiamo semplicemente a quello che sta accadendo in Romania o in Georgia. Sostenere l'Ucraina dando il via libera al nuovo pacchetto di aiuti militari non è un atto di beneficenza, ma è un investimento sulla nostra sicurezza presente e futura e sulla sopravvivenza delle nostre democrazie occidentali; quella che dobbiamo cercare e costruire insieme ai nostri partner europei e finalmente per il Medio Oriente.

Concordo su quanto è stato detto sulla Siria, ossia che va cercata un'interlocuzione, verificando con grande rigore che dalle parole si passi ai fatti, a cominciare dal rispetto delle minoranze, prima tra tutte quella cristiana. E dovremmo anche fare qualche considerazione su come israeliani e turchi si stanno muovendo per evitare che la questione siriana diventi il nuovo capitolo delle tensioni nell'area mediorientale. Quale credibilità può avere, però, l'Europa se la prima reazione alla caduta di Assad è stata discutere sul tema dei rimpatri? Quale può averne questo Governo, che aveva riallacciato con straordinario tempismo le relazioni diplomatiche con il regime di Assad? Che poi, se avessimo anche i numeri dei tedeschi (900.000 rifugiati siriani), l'avrei capito; ma noi di siriani ne abbiamo accolti 300 nell'ultimo anno e meno di 5.000 da quando è scoppiata la guerra. Guardate la differenza.

Liberatevi, cara maggioranza, da questa ossessione dei migranti, dai centri in Albania, da tutto quello che ci fa passare per un Paese che si siede ai tavoli del mondo pensando solo ai migranti. Visto che è stato citato Moro, se c'è una lezione che ci ha lasciato è che l'Italia nei consessi internazionali deve esprimere la propria cultura, culla del diritto, e la propria vocazione, cerniera geografica e culturale tra Europa, Mediterraneo e quello che Moro chiamava vicino Oriente; quindi protagonismo nel cosiddetto Mediterraneo allargato, come ambito d'elezione per consolidare il nostro ruolo in seno all'Alleanza atlantica, e rispetto profondo e convinto - qualcuno lo dica al ministro Salvini - degli organismi internazionali e di tutti quei soggetti, come la Corte penale internazionale, che faticosamente cercano di tenere in piedi la bandiera del diritto internazionale e dei diritti universali dell'uomo; e soprattutto un rilancio vero, deciso, coraggioso dell'unità europea, per metterci al riparo dalle minacce e per giocare un ruolo importante rispetto alla riscrittura delle regole e dei rapporti del mondo di domani.

Sarà questo Governo in grado di interpretare questo mandato politico per il nostro Paese? E soprattutto ha voglia di farlo? Io ho dei dubbi, ma spero di sbagliarmi. Spero, cioè, che l'Europa non rinunci a sé stessa e che l'Italia non cerchi scorciatoie e non ne accetti se fatte dagli altri partner europei. Le piccole furbizie degli accordi bilaterali specifici al di fuori di un disegno europeo complessivo, spacciate magari per tutela della sovranità, ci condannerebbero a sottostare ai desiderata, alle determinazioni e alle ambizioni altrui. Insomma, altro che sovranità.

Chiudo citando un verso di Jalal al-Din Rumi, un grande poeta del XIII secolo della Persia, tratto dalla poesia «Là fuori»: «Non sei una goccia nell'oceano. Sei l'intero oceano in una goccia». L'Italia non è solo una parte di un tutto sovranista, in Europa e nel mondo globale: è anche portatrice di un universo di valori, storia, cultura, esperienze che ha il dovere di mettere a disposizione della comunità internazionale. Sia questa la direzione da prendere. (Applausi).

RENZI (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENZI (IV-C-RE). Signora Presidente, signora Presidente del Consiglio, signori Ministri, onorevoli colleghi, la Presidente del Consiglio è molto brava e molto abile nel suscitare reazioni molto dure da parte dell'opposizione (insomma, un savoir-faire parlamentare non certo trentennale, ma di lungo corso) ed è riuscita anche in questo caso a scatenare l'ira dei 5 Stelle, che poi se ne sono andati. Io però, Presidente, non capisco tutto il suo rancore verso le opposizioni, che in questi due anni hanno fatto di tutto per tenerla lì; anzi, nelle loro divisioni l'hanno pure portata a Palazzo Chigi, pur prendendo solo il 26 per cento. Lei si arrabbia con quelle opposizioni a cui dovrebbe semplicemente mandare un mazzo di fiori, un mazzo di rose rosse ai 5 Stelle. Comunque è un savoir-faire parlamentare che io, da tecnico della cosa, apprezzo.

Invece apprezzo un po' meno alcune delle sue risposte. Prima però, Presidente, mi consenta di dirle che ho trovato affascinante l'immagine di lei con le basette. Ho pensato ai miei colleghi ai miei tempi (c'era la Merkel con quei tailleur). Cioè, vedo lei con le basette come vedo me con un tailleur della Merkel. Però non riesco ad immaginare il cappotto di Obama. Mentre lei era un attimo in bagno, ho chiesto consulenza anche al collega Sensi, che - come forse ricorda - era con me a Palazzo Chigi, perché io Obama con il cappotto non l'ho mai visto. Mi son detto: vuoi vedere che la presidente Meloni, in un eccesso di affetto, mi sta confondendo con qualcun altro?

Vede, Presidente, io trovo che uno che si veste come il proprio leader - me lo permetta, siamo a Natale - sia un po' perverso mentalmente. Si chiamano cosplay; il cosplayer è quello che si veste come il proprio leader. Io non sono questo. Secondo me, lei ha sbagliato Matteo. Quello che è venuto in Parlamento con la cravatta rossa e con la magliettina «Make America great again» messa dietro al TG1, non è Matteo Renzi: è Matteo Salvini. (Applausi). Glielo dica in Consiglio dei ministri: non ci si veste come il proprio leader. E su questo siamo d'accordo.

Cinque risposte rapidissime. Uno, sull'antitaliano: io ritengo Matteo Salvini antiitaliano e lo ritengo tale da tanti anni. Lo cito testualmente (mi vergogno a citarlo, ma lo cito): «Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani». Queste erano le parole di Matteo Salvini, capogruppo della Lega al Comune di Milano. Poi ha cambiato posizione, ma ritengo quelle frasi vergognose! Non che il Gruppo Lega sia molto presente in Aula, a parte il valoroso collega Bergesio: probabilmente c'è uno sciopero dei treni in corso o c'è un ritardo a causa di un chiodo. (Applausi). Quello che voglio dire è che io Salvini lo ritengo antitaliano, a differenza sua.

Sulle sue considerazioni sulla politica europea, le dico, Presidente, che penso che dovremmo tutti fare uno sforzo per lavorare insieme, come lei in parte ha detto e non sempre ha fatto. Ma io sono dell'avviso che bisogna lavorare e quindi viva Fitto, speriamo che faccia bene e, se fa bene Fitto, sono proprio contento. Non dica, però, presidente Meloni, alla collega Malpezzi che lei è sempre stata per un'idea di Europa. Presidente, la sua idea di sussidiarietà europea io la condivido totalmente, dall'inizio alla fine, ma è lei che l'8 marzo del 2014 diceva: lo dico alla sorda Germania, l'Italia vuole uscire dall'euro. Parole e musica sono di Giorgia Meloni. Lei ha cambiato posizione, oggi ha un ruolo importante, lei è la leader considerata più politicamente influente in Europa e per me lo è, voglio essere intellettualmente onesto. Colleghi, la Francia è in crisi (quattro Primi Ministri cambiati in un anno), la Germania va a elezioni anticipate - poi vediamo cosa succederà con il cancelliere Merz - e oggi l'Italia ha un ruolo, ma non venga a fare a noi la morale su quello che abbiamo detto e pensato, perché quella meno credibile sulle idee dell'Europa rispetto al passato è lei, Presidente.

Sul tema dell'appoggio o no al commissario Fitto, noi non abbiamo raggiunto il quorum, ma nemmeno lei nel 2014; nessuno di noi ha raggiunto il quorum, ma - a differenza di quello che ha fatto lei - abbiamo sostenuto con le nostre famiglie europee la candidatura di Fitto. Speriamo naturalmente che il commissario Fitto vada bene e auguri di buon lavoro al neo Ministro.

Il secondo punto riguarda l'Albania. Presidente, lei dice che l'idea le piace - ne sono contento - e che forse il centro migranti lo si può fare da un'altra parte. No, Presidente, ha già speso abbastanza in Albania. Se riterrà - ancora un appello alla sua onestà intellettuale - che non ci saranno le condizioni per fare il centro migranti, ci pensi Presidente, perché quello per lei è anche l'unico modo di togliersi dai pasticci. L'idea che la deterrenza funzioni - ho letto anche un'intervista del Presidente del Senato su questo - a me non convince. Non credo che, se uno scappa dal Bangladesh o dal Mali e lo portano in Albania anziché in Puglia, ciò rappresenti un sistema di deterrenza. Sono proprio convinto che non funzioni. A me questa idea non piace, non mi convince. Mi convince molto di più quella di Confindustria, che le dice di prendere il centro di Mineo e di metterci 3.000 persone e di insegnar loro a lavorare. Siccome, però, ha detto che l'idea del carcere è buona e c'è bisogno della reciprocità con il Governo, approfitti del rapporto con Edi Rama per vedere se riusciamo a fare questo.

Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 13,10)

(Segue RENZI). Il terzo punto riguarda il Mercosur, su cui non ho niente da dire. La verificheremo, la metteremo alla prova dei fatti. L'unica cosa è che sul taglio agli sprechi ha un po' svicolato la risposta, ma va bene lo stesso, è Natale e ci vogliamo bene lo stesso.

Sulla Siria, una frase secca, Presidente: io l'ho trovata un po' debole sulla Siria. Voglio leggerle banalmente quello che ha detto il portavoce dell'organizzazione di quelli che per me sono ex tagliagole - spero che non lo siano più - esattamente ieri in un'intervista a una TV libanese sulle donne: noi faremo fare alle donne quello che è coerente con la loro natura; per esempio, il Ministro della difesa ovviamente no, perché non si allinea con la natura biologica e spirituale di una donna.

Siccome lei è donna ed è Presidente del Consiglio, ed è in grado di guidare un Governo, e quindi non solo di fare il Ministro della difesa…

PRESIDENTE. La prego di avviarsi a concludere.

RENZI (IV-C-RE). Sto terminando, signor Presidente.

Faccia sentire la sua voce, perché sulla Siria ci stiamo giocando l'anima delle Nazioni, a proposito di quello che abbiamo detto.

Sul bilancio, com'è umana lei che ci permette di votare senza fiducia. Magari la prossima volta faccia fare due letture parlamentari.

Per concludere, Presidente, tutti citano Aldo Moro. Che bello! Io sono contentissimo. Diceva Aldo Moro che, quando si dice la verità, non bisogna mai dolersi di averla detta, perché la verità è sempre illuminante, ci aiuta a essere coraggiosi. Ebbene, le auguro tanto coraggio per il 2025, Presidente, e buon Natale. Sul Capodanno, mi permetto di dire tanto coraggio sì, ma non esageri. Almeno non vada a fare la festa di Capodanno insieme a Delmastro e a Delle Vedove. Almeno questo se lo risparmi. (Applausi. Commenti).

DE POLI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE POLI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, colleghi, ritorno all'aplomb che in quest'Aula sarebbe necessario. Stiamo intervenendo rispetto al prossimo Consiglio europeo di giovedì e venerdì: il primo di questa legislatura, che - non possiamo nasconderlo - è molto delicato, soprattutto alla luce delle crisi internazionali che stiamo vivendo, come quella in Ucraina, quella in Medio Oriente e molte altre. Il contesto internazionale è caratterizzato da una frammentazione geopolitica e geoeconomica dalla quale nessuno di noi può e deve prescindere. Tutte queste sfide meritano la massima attenzione di quest'Aula. Tuttavia, prima di esaminare nel merito i temi e la nostra posizione, lasciatemi sottolineare con orgoglio un aspetto che non possiamo ignorare.

Questo Consiglio europeo inaugurale della nuova legislatura guidata da Ursula von der Leyen sancisce una centralità dell'Italia che nemmeno le polemiche possono offuscare; una centralità che sarà fondamentale per ridare nuovo slancio alle politiche europee, soprattutto in un momento così travagliato. Dobbiamo orientare le politiche dell'Unione con grande autorevolezza, come sicuramente sarà possibile attraverso il lavoro del commissario e vice presidente della Commissione Raffaele Fitto, al quale rinnovo i miei auguri di buon lavoro. (Applausi). Ugualmente auguro buon lavoro al neo ministro Tommaso Foti, che è qui con noi. Questa scelta ha consentito di dare certamente un peso enorme al nostro Paese, ma a sua volta ha dato una forte impronta a tutta la Commissione, attraverso l'esame del Parlamento che ha deciso di ratificare la nomina, rispecchiando in pieno il sentire dei cittadini europei, espresso attraverso il voto dello scorso giugno.

Lei, presidente del Consiglio Meloni, è indicata da molti osservatori internazionali come la figura di maggiore spicco in Europa. Questo è un fatto che dà ragione al nostro Governo, che ha saputo seguire con determinazione, fin dall'inizio del suo insediamento, un approccio pragmatico e non ideologico rispetto alle politiche dell'Unione stessa. Lei ha anche una grande responsabilità e tutta la maggioranza deve sostenerla, anzi vorrei dire anche tutto il Parlamento. Parlo di responsabilità non a caso. In questo momento molti Paesi europei affrontano crisi politiche interne che depotenziano le loro leadership. Tuttavia - come sappiamo - in politica i vuoti non possono e non devono esistere. Pertanto, all'Italia, il Paese più stabile di tutta l'Unione, va il grande compito di orientare i processi in atto, in virtù delle idee innovative che stiamo portando avanti e che rappresentano certamente un cambiamento sostanziale per le dinamiche fin qui espresse in Europa e sugli assi atlantico e mediterraneo.

Quello italiano è un metodo che guarda la realtà, concentrato sulle risposte, senza indugiare in barocchismi e senza ipocrisia; un metro che riavvicina i cittadini alle istituzioni europee, poiché la coerenza e la chiarezza delle scelte sono essenziali per ridare il necessario primato alla politica, in un'epoca di grande disillusione e disaffezione. Questo è e dovrà essere l'approccio vincente per il futuro; lo sarà a maggior ragione in una geografia europea che, con le crisi politiche di Francia e Germania, vede l'Italia essere un solido punto di riferimento per tutti i partner internazionali, in primis - ma non solo - per gli Stati Uniti d'America.

L'Italia ha acquisito credito anche e soprattutto all'estero; quel capitale di credibilità legata a un convinto atlantismo e alla lealtà verso tutti i nostri storici partner; quel capitale di affidabilità, legato anche e soprattutto al coraggio di fare delle scelte di politica economica a salvaguardia dei conti pubblici, che oggi non può e non deve essere sprecato. Ciò che noi auspichiamo è che, proprio partendo da questo patrimonio di affidabilità e di credibilità, ci siano le premesse per dare un nuovo impulso all'Europa, mettendo in campo iniziative in grado di sciogliere nodi come quello storico della difesa comune militare, che da troppo tempo vengono solo agitati, senza essere affrontati con decisione. Il rafforzamento e la resilienza dei sistemi di difesa europei serviranno per consolidare il ruolo dell'Unione, proprio in vista di scenari internazionali profondamente mutati.

Nei giorni in cui si svolgerà il prossimo Consiglio europeo ricorreranno i cinquant'anni dalla prima riunione di questo importante organismo comunitario. Per certi aspetti parliamo della preistoria dell'Europa. Il mondo è cambiato, l'Europa anche. Davanti alle nuove sfide non possiamo utilizzare soluzioni superate dalla storia. Come ha evidenziato qualche giorno fa anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, una difesa europea non è più rinviabile. Ecco perché serve, secondo noi, da parte dell'Europa, un doppio ruolo: da un lato, un ruolo di mediazione politica per risolvere le crisi attraverso il peso diplomatico e il dialogo, che portino a disinnescare le attuali criticità, ricercando un quadro di stabilità nelle aree interessate e coinvolte dagli attuali conflitti; dall'altro lato, serve in parallelo investire sul know-how e nell'impegno economico per la ricostruzione e il rilancio del Paese, fortemente provati dalle recenti guerre. Il nostro impegno in Ucraina e in Palestina in tal senso costituisce un esempio importante.

La pandemia ha cambiato il paradigma dell'Unione europea. Il modello del Next generation EU ci ha insegnato che, restando uniti, riusciamo a vincere le grandi sfide, soprattutto quelle più difficili. L'Europa deve rafforzarsi nella sua unità con una politica estera e di difesa comune. Questi sono gli obiettivi principali da conseguire: costruire una nuova prospettiva e una nuova visione dell'Europa, consapevoli che un'Unione più solida è garanzia di democrazia e - lasciatemi aggiungere - soprattutto di pace a est come nel Mediterraneo, dalla Palestina alla Siria, passando per il Libano, dove il lavoro dei nostri militari impegnati nelle missioni è e resta cruciale. Vorrei ringraziare tutti i nostri militari che sono in quelle aree. (Applausi).

L'Europa ha però un ruolo storico ancora più ampio, che ci proietta in scenari sempre più globali e multipolari, nei quali non possiamo essere illustri comprimari. L'Europa deve essere guida egemone e autorevole. Favorire, ad esempio, la de-escalation in Medio Oriente è dirimente per interpretare quel ruolo di protagonisti di pacificazione dell'area che, fin dalla seconda metà del secolo scorso, ci compete.

Ho condiviso molto il passaggio del suo intervento, Presidente, quando a un certo punto ha parlato di missione dell'Europa. Io aggiungerei una nuova missione dell'Europa, capace di superare i dogmi del passato per aderire con linguaggi nuovi ed efficaci alle sfide del domani: una funzione certamente complessa, ma che abbiamo il dovere di portare a termine.

A proposito di una delle ulteriori questioni da lei affrontate, quella dei migranti, bisogna riconoscere e sottolineare la responsabilità enorme che grava sull'Italia, quella di avere la forza di rendere finalmente comunitario il problema dei migranti. Dobbiamo dialogare con gli Stati dai quali arrivano i flussi principali. Dobbiamo fare sponda, come succede in Africa, con il Piano Mattei, dove accordi bilaterali e investimenti camminano di pari passo e come in Albania - ho sentito questa mattina tutta la grande polemica - dove stiamo combattendo la mafia del mare.

Cruciale è inoltre il sostegno al popolo ucraino, al quale non faremo mai mancare il nostro leale appoggio, poiché è una questione di coerenza e serietà. (Applausi). Molta della nostra credibilità si misurerà da come decideremo di affrontare nei prossimi mesi questa crisi, anche impegnandoci nella ricostruzione.

Cari colleghi, mi avvio alla conclusione: non possiamo permetterci di sacrificare sull'altare della propaganda, questioni che sono cruciali e decisive per il futuro della nostra Europa e di ciascuno di noi. Sarebbe solo da irresponsabili fare propaganda su questi temi. Di questo noi italiani siamo ben consapevoli, in virtù del nostro ruolo di Paese fondatore dell'Unione. Cito anch'io Aldo Moro, ma in tutt'altro contesto, che definì l'Unione il luogo dove le Nazioni imparano a diventare più grandi, senza perdere la loro anima. La nostra Italia, a prescindere dai colori politici, non può e non deve smarrire la propria anima europeista. Se lo facessimo, non faremmo un grande torto a questo Governo e a questa maggioranza, ma faremmo un torto gravissimo all'Italia e agli italiani, alla nostra storia.

Per queste ragioni in nome del Gruppo Civici d'Italia-UDC-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare annuncio il voto favorevole alla risoluzione di maggioranza. (Applausi).

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, spero, presidente Meloni, che le cartoline di auguri che le abbiamo regalato ieri alla Camera le siano piaciute e che si impegnerà per contrastare la folle corsa al riarmo, che non solo ci preoccupa molto, ma rimanda ai momenti davvero più drammatici della nostra storia passata.

Lo spero, anche se - devo dire - non ci credo molto, perché l'Europa oggi si muove su un crinale davvero sottile, tra il massimo rischio - potremmo dire così - e potenziali opportunità. Noi crediamo davvero che dipenderà solo dall'Unione saper cogliere questa occasione, oppure scivolare in un disastro.

Voglio dire anzitutto che siamo felici per la caduta della dittatura spietata di Assad in Siria e che siamo davvero distanti anni luce da qualunque richiamo campista (chiamiamolo in questo modo).

Il futuro però - è stato detto e sono d'accordo - è un'incognita; ci sono segnali che forse autorizzano la speranza che a una dittatura non se ne sostituisca un'altra, stavolta già vista e ancora più destabilizzante, ma nulla è scontato. Non possiamo limitarci soltanto a guardare. L'Europa deve provare ad aprire canali di dialogo con il nuovo potere siriano, offrire aiuti per la ricostruzione di un Paese devastato da anni di guerra, ma anche esercitare una drastica pressione nei confronti dello Stato di Israele affinché interrompa gli attacchi sulla Siria, il cui esito, alla lunga, sarebbe quello di una radicalizzazione del nuovo Governo.

Ma questo non basta. Si deve fare di tutto per provare a mettere fine alla guerra in Libano e alla mattanza di Gaza. Leggiamo nelle ultime ore di una possibile tregua e, anche in questo caso, non possiamo semplicemente attendere gli eventi. L'Europa deve agire adesso, provando a fare esattamente quello che è mancato in questi mesi: mettere Netanyahu e il suo Governo di fronte alla scelta tra proseguire nella sua politica criminale, oppure affrontare un vero isolamento internazionale fatto non di parole, ma di fatti e sanzioni concrete. (Applausi).

Lassisti fino alla complicità con Netanyahu, siete invece rigidissimi e inamovibili sull'Ucraina. Da circa tre anni ripetete - in buona compagnia, devo dire - che, fornendo armi, si arriverà alla soluzione. La realtà, però, ci dice altro. L'Unione europea ha rinunciato a svolgere un qualunque ruolo politico e ha puntato solo ed esclusivamente sulla sconfitta militare di Putin. Questo lo fa da una parte, mentre dall'altra lascia mano libera al Governo israeliano.

Noi crediamo che questo quadro debba essere radicalmente rovesciato. L'Unione europea dovrebbe puntare sulla diplomazia per mettere fine all'invasione dell'Ucraina e mostrare fermezza per spingere Israele a mettere fine ai suoi crimini di guerra contro Gaza.

C'è un'altra incognita che - lo sappiamo tutti - attende l'Europa. Non possiamo sapere come si comporterà l'amministrazione Trump, ma possiamo prevedere che molte cose cambieranno e che il rischio di drammatizzare la crisi che flagella i Paesi guida dell'Unione sia molto alto. Da come l'Unione europea saprà affrontare questa sfida e questo passaggio dipenderà probabilmente il suo intero futuro. Se si muoverà in ordine sparso, se prevarranno gli egoismi nazionali, se si affiderà a un miope conservatorismo rigorista, se insisterà nella sciagurata politica dei bassi salari, gli esiti saranno disastrosi. Se, invece, saprà muoversi unitariamente - investendo, per esempio, su politiche industriali e sociali comuni - e se coglierà l'opportunità per un vero balzo verso l'integrazione, allora si profilerà, forse, per la prima volta, come una vera Unione europea.

Le circostanze assegnano al nostro Paese una grande responsabilità. Possiamo avere più voce di prima, ma il suo discorso, presidente Meloni, non autorizza alcun ottimismo. Sulla situazione reale in Ucraina in questi due giorni non ci ha detto una parola e sui risultati fallimentari della strategia della NATO neppure.

Eppure la visione del Governo italiano resta sempre la stessa: la formula «armi, armi, armi». Ogni richiesta di cambiare strada continuate a considerarla arrendevolezza, invece che ragionevolezza e - posso dirglielo? - fedeltà al dettato costituzionale. (Applausi).

Sulla Palestina, il sostegno alla nascita dello Stato palestinese è solo una formula vuota, come se le politiche di Netanyahu non avessero soffocato e non stessero soffocando quella prospettiva. Eppure, non dite una parola contro quel Governo. Non avete nessuna intenzione di riconoscere lo Stato palestinese. Tacete sul diritto internazionale violato e sulla necessità che venga rispettata la sentenza della Corte penale internazionale. Anche le parole che abbiamo ascoltato da lei poco fa, presidente Meloni, su questo punto, francamente, ci sembrano una giustificazione assai debole.

La verità è che l'Italia si è fatta sentire in Europa in questi mesi solo per proporre modelli di lotta all'immigrazione, come il fallimentare protocollo italo-albanese, che continuate ad esaltare, ci ricorda. Proprio la storia, tanto spesso evocata a sproposito, ha però la sua imperiosità - per così dire - e obbliga tutti noi a fare delle scelte, anche perché un giorno qualcuno si chiederà cosa stavamo facendo esattamente per impedire che il mondo sprofondasse nella guerra e in una crisi irreversibile. (Applausi). Per questo, non rinuncio a chiedervi di deporre questa propaganda trionfalista e di mettere fine a quell'impasto di arroganza e vittimismo di cui ogni giorno vi nutrite, per iniziare ad assumervi le responsabilità che dovrebbero competere oggi al nostro Paese e all'Unione europea. (Applausi).

CRAXI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRAXI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, onorevoli senatori, il Consiglio europeo che si apre domani assume una rilevanza decisiva, non soltanto perché segna la data di esordio di una nuova legislatura, ma anche e soprattutto perché si colloca in un frangente politico turbolento, che vede gli eventi rincorrersi quasi fossero tessere impazzite di un mosaico in frantumi. Gli inevitabili riverberi sulla vita comunitaria, che vanno compresi e interpretati, tutto consentono fuorché vuote retoriche di circostanza, improntate a un europeismo di facciata.

Il quadro internazionale frammentato ed incerto esige, al contrario, atteggiamenti responsabili, un minimo comune denominatore e un approccio europeo libero dai condizionamenti dell'egoismo e dell'autoreferenzialità. In questo momento più che mai, occorre focalizzare l'attenzione sulla missione dell'Europa, come lei, presidente Meloni, ha giustamente sottolineato nelle comunicazioni rese all'Assemblea della Camera.

Dalle sue parole emerge per intero la consapevolezza del tornante su cui siamo giunti, sovrastato da un carico di sfide che lo rendono uno snodo cruciale per la definizione di un progetto futuro e, al contempo, della realtà che tuttora si trascina, ovvero quella di un'Europa come grande incompiuta, che però non può più cullarsi nell'illusione di esserci e non esserci.

L'Europa ha un grande ruolo da svolgere, in un contesto che vede il mutamento dei paradigmi e la ridefinizione degli equilibri globali, a meno di non volersi condannare a essere un vaso di coccio tra vasi di ferro. Tale prospettiva assumerebbe complicatezza, qualora continuassimo ad accumulare ritardi nel fornire all'impianto comunitario una vera soggettività politica.

Da queste premesse deriva la nostra condivisione dello spirito e dell'atteggiamento improntato a sano realismo con cui ci si appresta ad affrontare il Consiglio europeo, e, più in generale, il sostegno alla postura con la quale il Governo intende rappresentare e far valere le ragioni dell'Italia in Europa.

Oggi, nelle dinamiche che scandiscono il funzionamento delle istituzioni e l'articolazione dei meccanismi decisionali in seno all'Unione, il nostro Paese è tornato a essere influente e centrale. La recente nomina di Raffaele Fitto a Vice Presidente esecutivo della Commissione, unitamente al portafoglio di competenze assegnatogli, è la dimostrazione del rafforzamento del profilo italiano nell'Unione europea, nutrito da una condizione straordinaria di responsabilità e di stabilità, che rappresenta un attestato di merito e, al contempo, una grande responsabilità che pesa sulle nostre spalle.

Questo è il dato politico di fondo, malgrado i profeti di sventura che avevano delineato cupissimi scenari all'atto dell'insediamento del Governo e che ancora non perdono occasione per additare all'estero questo Esecutivo come il peggiore possibile, confermando la propensione a porre il proprio tornaconto personale davanti all'interesse generale della Nazione.

Oggi, come dicevo, l'Italia è il Paese più stabile dell'Europa e si candida a essere un punto di riferimento per meglio definire la proiezione sullo scacchiere internazionale nei rapporti con l'America del presidente Trump, dal conflitto russo-ucraino all'Africa fino alla polveriera mediorientale, senza dimenticare le grandi questioni economiche che richiedono un'Europa più attenta ai cittadini, alle famiglie e alle imprese, capace di rilanciare le ragioni dello sviluppo e del progresso, definendone le strategie.

È merito di questo Governo, presidente Meloni, aver tenuto la barra dritta nel sostegno finanziario e militare all'Ucraina, rispondendo a inammissibili logiche di dominio e sopraffazione, nel convincimento che i princìpi del diritto internazionale e il rispetto dei diritti dei popoli impongano doveri morali prima ancora che politici. Per questo non bisogna mai smettere di ripetere che in gioco c'è la sopravvivenza stessa di un corredo identitario che si compone di libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani. Certo, l'obiettivo da non smarrire è quello di pavimentare il percorso che conduce alla pace e a questo riguardo rinnoviamo l'appello a proseguire nei consessi internazionali l'opera di stimolo a tutte le iniziative che possano aprire spiragli utili alla definizione di uno sbocco negoziale. Sia chiaro però che una pace disarmata sta nel campo dell'ideale e che ad un futuro tavolo di trattative le parti belligeranti non possono che sedersi in condizioni di uguali forza e dignità.

Al Governo italiano va riconosciuto un altro grande merito, quello di aver messo al centro della traiettoria europea la via del Mediterraneo. È pertanto necessario insistere e porre il tema di una politica mediterranea, perché si affronti in tutte le sue complete sfaccettature; una politica di cui, con tutta onestà, non si è vista traccia negli ultimi decenni. L'Europa, purtroppo, ha maturato tardivamente la consapevolezza della verticalità delle sfide che provengono dal Mediterraneo e, quando è stata costretta a farlo, lo ha fatto parzialmente, senza un piano strutturato, strategico e coordinato.

Il rischio è che ancora oggi non si comprenda appieno che le dinamiche regionali, unite agli effetti travolgenti che il conflitto russo-ucraino e il nodo irrisolto della questione israelo-palestinese, riversandosi nel Mediterraneo allargato, possono avere sull'Unione e in special modo sulle realtà rivierasche come l'Italia, le più esposte e le più segnate di questi anni.

La necessità odierna è quella di ricomporre la cornice di sicurezza europea internazionale, ma sappiamo che sarà molto difficile che ciò avvenga sulla base della collaborazione ed è invece assai più realistico pensare che si determini sul fondamento della deterrenza.

In tal senso, occorre un rinnovato impulso, anche nel ragionamento sulla difesa europea, che non può che strutturarsi in una logica complementare a quella dell'Alleanza atlantica, nel quadro cioè di un'azione sinergica volta a rafforzare le capacità strategiche dell'Alleanza NATO, soprattutto in relazione al fronte Sud, da cui promanano grandi insidie per la stabilità e per la sicurezza collettiva.

Il cuore della questione, però, rimanda sempre al nodo della volontà politica: intervenire sui grandi dossier internazionali parlando con una voce sola è il tassello necessario e propedeutico a tutto il resto.

Nutriti da questa consapevolezza, sosteniamo convintamente, onorevole Presidente, i suoi passi per rafforzare il profilo dell'Italia in Europa e per consentire altresì all'Unione di farsi attore a pieno titolo in nuovi processi che dovranno definire la governance globale. (Applausi).

MAIORINO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAIORINO (M5S). Signor Presidente, innanzitutto mi tocca a spiegare alle persone che guardano questo intervento come funzionano le telecamere dell'Aula del Senato: poiché esse inquadrano chi parla, loro non possono vedere che per l'ennesima volta la Presidente del Consiglio, quando deve intervenire il MoVimento 5 Stelle, abbandona l'Aula. (Applausi). Io però farò come se lei fosse presente, anche perché questo certifica quelle che sono le due più grandi paure…

PRESIDENTE. Chiedo scusa se la interrompo, senatrice Maiorino. La presidente Meloni mi ha chiesto di segnalare che l'aereo non l'aspettava.

MAIORINO (M5S). La ringrazio per aver chiarito, signor Presidente. Ogni volta deve partire prima che intervenga il MoVimento 5 Stelle. Questo certifica che le due paure più grandi della Presidente del Consiglio sono il MoVimento 5 Stelle e i giornalisti (Applausi), visto che è oltre un anno che non fa più una conferenza stampa. Stiamo aspettando la conferenza stampa sulla manovra del 2024; magari l'avremo nel 2025.

Peccato che la Presidente del Consiglio se ne sia andata, perché mi sentivo davvero di avere alcune cose da dirle di cuore. Gliele dirò lo stesso e farò finta che sia lì, perché so che lei capirà, dato che io e la Presidente del Consiglio abbiamo una cosa in comune: siamo tutte e due nate e cresciute in due quartieri popolari di Roma; lei è nata e cresciuta alla Garbatella, io sono nata e cresciuta alla Magliana. La differenza è che lei vive di politica da quando aveva diciott'anni, mentre io ho lavorato da quando avevo diciott'anni e conosco il mondo e la vita reale, a differenza della Presidente del Consiglio, che invece ha perso ogni contatto con la realtà. Se la Presidente del Consiglio pensa di poter venire a fare la bulla della Garbatella in quest'Aula, bullizzando le nostre senatrici (Applausi) e il MoVimento 5 Stelle, si sbaglia di grosso. Ciò anche perché questa volta ne ha pestate due di misure davvero rilevanti: una su Netanyahu e una sulle banche e le garanzie.

E allora adesso ve lo spiego: per la prima volta ho sentito la Presidente del Consiglio, che in genere ha un modo di comunicare tanto diretto, informale e fuori dagli schemi, arrampicarsi in un contorto giuridichese per spiegare perché la Corte di giustizia dell'Aja avrebbe sbagliato ad emettere oggi un mandato di cattura per Netanyahu, invece di salutare con gioia, come abbiamo fatto noi, questa decisione della Corte e pensare che forse si è espressa in questo momento, e non al termine della mattanza che è in atto a Gaza, per evitare che siano prima sterminati tutti i palestinesi. O forse è questo che auspicava la Presidente del Consiglio, ossia che i palestinesi venissero prima sterminati tutti? Invece oggi la Corte si esprime e quindi il problema è che non possiamo invitare Netanyahu a pranzo? (Applausi). La Presidente del Consiglio non si è mai espressa in maniera chiara sulla politica che hanno messo in atto Israele e Netanyahu, criminale di guerra; per nascondere questo ha usato il giuridichese.

Passiamo alla questione banche e garanzie. La Presidente del Consiglio ha accusato il MoVimento 5 Stelle di aver sperperato 400 miliardi. Tra l'altro, ogni volta c'è una cifra diversa: 400 miliardi, 200 miliardi, il buco di bilancio. Sono veramente i fuochi d'artificio. Ma chi pensa di prendere in giro? Noi ce la ricordiamo bene quando in pandemia strillava «1.000 euro con un click», con gli occhi che le uscivano fuori dalle orbite. (Applausi). Le garanzie, che ammontano a 200 miliardi, sono quelle di cui si sono potuti avvalere le imprese e il sistema produttivo italiani per non morire. Infatti vi abbiamo lasciato un Paese con il PIL al 14 per cento, mentre voi oggi ce lo ridate, dopo il vostro Governo di due anni, allo 0,5 per cento e con una produzione industriale in caduta libera da ventuno mesi. Questo dimostra il grande successo delle vostre politiche industriali.

Inoltre, avete accusato noi di aver favorito le banche. Ci vuole veramente coraggio. Ora vi racconto la storiella di una Presidente del Consiglio che, non troppo tempo fa, tutta tronfia annunciava che finalmente avrebbe messo le banche nelle condizioni di dare il giusto e che avrebbe applicato una tassa sui loro extraprofitti.

Poi cos'è successo? È successo che il vice ministro Tajani ha tossicchiato: ehm, ah no, no, forse questa cosa non si può fare. Di chi era portavoce il vice ministro Tajani? Di chi si faceva portavoce, in quel momento, il vice ministro Tajani? Forse della famiglia Berlusconi, che è l'azionista di maggioranza della Banca Mediolanum? (Applausi). Quindi forse la cancellazione delle tasse sugli extraprofitti delle banche è stata dettata dalla famiglia Berlusconi e da Mediolanum? E questa carezzina - adesso finalmente l'ha ammesso che si tratta di un prestito - è stata anch'essa dettata dalle banche? Ma non è la stessa Presidente del Consiglio che, all'inizio del suo mandato, proprio rispondendo a Berlusconi, aveva detto «io non sono ricattabile»? Eccola qua! Eccola qua, quella non ricattabile, l'abbiamo visto! (Applausi). Ma, d'altra parte… Io mi sto sgolando abbastanza, però forse l'amplificazione potrebbe servire.

PRESIDENTE. Hanno alzato il volume; d'altronde l'Aula non è rumorosa, quindi sentiamo benissimo: è anzi mezza vuota.

MAIORINO (M5S). Vorrei dire che questo sport nazionale di venire qui a bullizzare il MoVimento 5 Stelle, accusandolo di essere incompetente senza portare uno straccio di sostanza alle proprie parole, io lo rigetto al mittente, perché i risultati economici che avete portato sono sconfortanti e vergognosi. (Applausi).

Ancora, è un peccato che la Presidente non sia qui, perché anch'io, permettendomi di rompere gli schemi, avrei voluto parlarle da donna a donna, sempre che non se la prenda se qualcuno le ricorda di essere pur sempre una donna. Le volevo chiedere cosa pensi dell'intervento di sua sorella, pochi giorni fa, alla festa di partito, la quale ha detto che le donne italiane dovrebbero abbandonare la cultura del piagnisteo e abbracciare piuttosto quella del merito. Detto dalla sorella della Presidente del Consiglio - in un Paese che ha il record di disoccupazione femminile (Applausi), gli stipendi femminili più bassi di quelli degli uomini e le donne più istruite con una pensione inferiore a quella degli uomini - che parla pure di piagnisteo, oltre a un danno, è anche una beffa, che le donne italiane devono subire.

D'altra parte è evidente però che avete un problema semantico. Confondete il merito con il privilegio, perché, è evidente, avete respinto il salario minimo, ma in questa legge di bilancio lacrime e sangue siete stati capaci di infilare un emendamento per aumentare di 7.100 euro lo stipendio dei poveri Ministri non eletti. Qual è il merito di questi Ministri non eletti? Che sono amici della Premier: questo è il merito di questi Ministri! (Applausi). Invece i lavoratori, là fuori, che si spaccano la schiena e non riescono ad arrivare a fine mese sono figli di nessuno, non sono amici di nessuno.

C'è un'altra cosa che avrei veramente voluto dire direttamente a lei (ma non c'è). Il merito di una persona mi assilla da mesi: nessuno ha capito per quale merito la signora Daniela Santanchè sia ancora al suo posto. La Ministra del turismo con delega alle concessioni balneari, perché ha il merito di essere ella stessa proprietaria di aziende balneari (quindi in conflitto di interessi), è oggi al centro di scandali enormi e di accuse che si fanno via via più gravi; eppure, la Presidente del Consiglio non riesce a dire una parola, né a rimuovere quella indegna Ministra dal suo posto. Perché? Perché ha il merito di essere un'amica degli amici. Ecco il merito che vantate. (Applausi).

Ancora, torno sugli stipendi dei Ministri, perché voglio riconoscere al senatore Gasparri, per una volta, di aver avuto una buona idea: ha proposto cioè di abbassare invece gli stipendi dei parlamentari, per equipararli a quelli dei Ministri. Presidente La Russa, mi dispiace, ma lei in persona ha risposto dicendo che è una buona idea. Allora, la vogliamo smettere di tartassare gli italiani, di lasciare che la povertà raggiunga quasi sei milioni di loro e di prenderli anche in giro?

Noi ora vogliamo vedere formalizzata e approvata questa proposta in Ufficio di Presidenza, perché non si possono tartassare gli italiani e poi prenderli anche in giro. Avrei voluto toccare molti temi interessanti che la Presidente del Consiglio ha citato, ma il tempo è tiranno e allora concludo facendole un augurio, perché è una donna veramente fortunata, in quanto c'è una congiuntura che vuole che effettivamente, in questo momento, in Europa i Paesi storicamente più influenti… (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. È scaduto il tempo. Le do trenta secondi aggiuntivi, perché aveva dieci minuti e non c'è ragione perché ne abbia di più.

MAIORINO (M5S). I Paesi storicamente più influenti, come Francia e Germania, stanno vivendo delle crisi interne, le opposizioni in Italia sembrano divise e questo ingigantisce la sua figura, ma è un'illusione ottica. Attenzione, presidente Meloni, si goda questo momento, perché non durerà e per parte nostra le possiamo garantire che faremo il possibile e anche l'impossibile per far sì che il Governo più repressivo, reazionario e austero della storia italiana sia presto solo un lontano ricordo. (Applausi).

PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, Governo, oggi ci troviamo in un momento cruciale per il futuro dell'Europa. Mentre affrontiamo sfide geopolitiche, economiche e sociali sempre più complesse, è evidente che l'Unione non può permettersi di rimanere immobile e direi che purtroppo è proprio così che appare. Il prossimo Consiglio europeo del 19 e 20 dicembre segnerà l'avvio di una nuova legislatura con una Commissione rinnovata. In uno scenario in cui la Francia soffre di instabilità di Governo, la Germania vive una profonda crisi economica e nuove elezioni imminenti e la Spagna non sta certamente meglio, quello dell'Italia emerge come l'unico Governo stabile tra quelli dei principali Paesi europei, con una stabilità che ci permette di giocare un ruolo di leadership. L'Italia, però, da sola non può sopperire alla fragilità generale dell'Europa.

Questa debolezza europea rischia di mettere a repentaglio la capacità dell'Unione di rispondere con prontezza e coesione alle sfide comuni: la necessità di accelerare sulla strada della condivisione delle responsabilità, in particolare nel settore della difesa, e di interventi immediati e coordinati per garantire sicurezza globale richiede risposte tempestive e coordinate, che passano da un'Europa più forte, a cui necessariamente si giunge attraverso un impegno comune.

In questo senso è indispensabile riconsiderare le regole del Patto di stabilità e crescita, escludendo le spese per la difesa dai suoi vincoli. Non possiamo permettere che la sicurezza collettiva venga sacrificata sull'altare della rigidità fiscale, ma anche a questo l'Europa si è mostrata sorda. Non è bastata l'invasione russa a far capire che dobbiamo investire maggiormente nell'autonomia strategica, per un'Europa più forte. Non è bastato quello che è successo il 7 ottobre, come non è bastata l'instabilità che si è venuta a creare nel Medio Oriente.

Vede, signor Presidente, il senso di responsabilità è chiesto a tutti coloro i quali ricoprono cariche istituzionali e il Governo italiano e tutti i suoi membri lo sanno bene e non hanno mai avuto sbavature, in modo particolare per quanto riguarda la guerra in Ucraina. La linea italiana è sempre stata chiara sugli aiuti per la difesa ad un popolo aggredito, con l'esclusione però dell'invio di nostri uomini in zone di guerra.

Ritengo pericolose le fughe in avanti di Macron prima e quelle recenti della Kallas, specie se provenienti da chi ricopre ruoli importanti, legati alla politica estera e alla diplomazia europea. Dichiarazioni con l'ipotesi di coinvolgimento diretto di soldati europei in territori di guerra come l'Ucraina non sono appropriate e rischiano di compromettere il ruolo di mediatore che l'Unione europea deve continuare a ricoprire. L'Europa non può permettersi di essere percepita come un attore belligerante, ma deve rafforzare il suo impegno sul piano diplomatico. I rapporti diplomatici sono e devono rimanere lo strumento primario per costruire la pace e garantire la stabilità internazionale.

Il nuovo corso europeo deve vedere, inoltre, un'Europa che esce da una posizione di subalternità rispetto ad accordi e politiche che penalizzano le nostre produzioni e le nostre attività. Penso, ad esempio, all'accordo Mercosur che, come ha ben chiarito la presidente del Consiglio Meloni, non può avvenire senza adeguati controlli e garanzie concrete, altrimenti si rischia di mettere a dura prova il settore agricolo europeo e in particolare quello italiano. Questo è un tema su cui l'Italia deve avere forte determinazione, non solo a tutela della sua economia, ma anche per garantire un equilibrio vero tra opportunità e salvaguardia delle sue eccellenze produttive. Lo stesso vale per il tema delle follie green e dell'auto elettrica, che finora hanno goduto del sostegno in particolare della sinistra italiana e di quella europea; tali politiche hanno portato danni enormi alla nostra economia e a quelle di altri Paesi europei, la Germania in primis; si è trattato di politiche fallimentari non solo perché hanno letteralmente fatto fallire le aziende che producono auto a motore endotermico, ma anche per il loro impatto ambientale, visto che la produzione di queste auto avviene in prevalenza in Cina e ha peggiorato proprio il loro impatto sull'ambiente.

I colleghi dei 5 stelle ci accusano di essere amici delle lobby delle banche e di quelle degli armamenti, dimenticando la sottoscrizione da parte di Conte dell'accordo sul 2 per cento del PIL da dedicare alle spese per la difesa e anche che con il superbonus al 110 per cento a favorire le banche sono stati proprio loro, generando un buco che pagano tutti i cittadini italiani. (Applausi). Ecco, vorrei chiedere ai colleghi dei 5 stelle se loro sono amici delle lobby della produzione di auto elettriche cinesi, perché, nonostante i danni che causano con questa produzione, continuano imperterriti a volerla sostenere.

Tornando all'Europa, è necessario un approccio più pragmatico dell'Unione, capace di coniugare sostenibilità ambientale e tutela dell'economia: l'approccio tenuto sempre dalla Lega e dal Governo italiano. L'Italia sta dimostrando coi fatti che un'altra postura è possibile e che è finita la stagione in cui ci si presentava in Europa a ritirare i compitini preparati per noi e dove spesso ci hanno messo in castigo, anziché darci un bel voto, nemmeno per buona condotta. Noi oggi stiamo lavorando per un'Europa che tuteli le sue imprese, investa nella sicurezza senza sacrificare la crescita e risponda con prontezza alle esigenze dei cittadini; prontezza non è sicuramente il termine con cui l'Europa di oggi risponde alle emergenze: il tema delle spese per la difesa e il loro storno dal patto di stabilità ne è la prova provata.

Il nostro impegno non manca, né manca quello del Governo, ma serve un'Europa che segua con coraggio questa direzione, veda la trasformazione in atto di ogni punto degli ordini del giorno discussi nei vari Consigli europei e passi finalmente dalle parole ai fatti.

Noi della Lega sappiamo bene che non è facile farlo e lo vediamo proprio in questi giorni con una sentenza che stabilirà se difendere i confini da parte di un Ministro può essere considerato un reato e se un Ministro, nell'adempiere a un mandato conferitogli dagli elettori, deve finire in galera. (Applausi).

Avviandomi alla conclusione del mio intervento, signor Presidente, esprimendo nuovamente vicinanza al ministro Salvini, annuncio il voto favorevole del Gruppo Lega alla proposta di risoluzione di maggioranza. (Applausi).

DELRIO (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DELRIO (PD-IDP). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, purtroppo non vedo né il Ministro degli esteri, né la Presidente del Consiglio, né il ministro Foti (Commenti); vedo che c'è un rappresentante del Governo che prenderà appunti, anch'io sono stato seduto su quella sedia alcuni anni fa, quindi so come funziona. Non è un rimprovero, ma una constatazione: almeno il ministro Foti, però, lo avremmo voluto in Aula, visto che ha la delega agli affari europei e oggi in quest'Aula si parlerebbe di Europa (Applausi); non so cosa ci sia di più importante da fare che essere in Aula per il Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione alla vigilia del Consiglio europeo, quindi non è una polemica interna alla discussione di oggi.

Ieri il presidente Mattarella ci ha invitato all'armonia e alla convergenza e anch'io desidero prima di tutto fare gli auguri, come hanno fatto i miei colleghi, a Raffaele Fitto, che è un convinto europeista, e anche ricordare però agli amici della maggioranza una cosa banalissima, cioè che i commissari non rappresentano il proprio Paese; vengono indicati dal proprio Paese, ma rappresentano la Commissione. (Applausi).

Si dice a Bruxelles che la Commissione è l'unico organo pagato per pensare europeo, quindi noi abbiamo votato a favore di Fitto perché ha dimostrato di voler pensare europeo e vorrei che tanti pezzi della maggioranza si adeguassero a questa nuova volontà, a questa conversione. Buon lavoro a lui, perché auguriamo buon lavoro alla Commissione europea.

Ci sono argomenti molto importanti, in primo luogo il tema dei Balcani occidentali in questi giorni, che è un argomento vitale per il futuro dell'Europa. A tale proposito, visto che la Presidente del Consiglio ha speso parole così lusinghiere nei confronti di un nostro grande padre dell'Europa, Romano Prodi, oggi lo vorrei ringraziare perché l'allargamento ad est dell'Europa e la prospettiva dell'allargamento dell'Europa è merito suo. (Applausi). Bisogna accelerare queste procedure.

Allo stesso modo, voglio ringraziare il presidente Monti, perché non è vero che l'Italia non è stata mai considerata e la lotta ai monopoli che ha fatto lui, a tutti monopoli, fu una lotta di giustizia e di libertà, nel solco della tradizione liberale.

Poteva essere questa l'occasione per un discorso storico della Presidente del Consiglio. Quello che ha fatto l'ho trovato condivisibile, ma non storico, in risposta al quale dovrei dire: benvenuta, presidente Meloni, nell'area delle persone che pensano e credono che l'Europa sia una risorsa e non un problema. È una novità molto importante, che salutiamo con piacere, ma quella attuale è una condizione veramente delicata per l'Europa: abbiamo una guerra in Europa, perché quella ucraino-russa è una guerra europea; abbiamo una guerra nel lago del Mediterraneo, che, come diceva La Pira, è un lago che unisce l'Europa e l'Africa, ed è quindi una guerra che ci riguarda, si estende e cambia gli equilibri mondiali.

Di fronte a una minaccia così grave, mi aspettavo pertanto che la Presidente del Consiglio venisse in quest'Aula per chiedere il mandato per fare un discorso alto al Consiglio europeo, in cui indicare la necessità di un salto di qualità vero, di abbandonare il metodo intergovernativo sulla politica estera e sulla politica di sicurezza, per vedere la difesa comune europea non come un'organizzazione di forze militari nazionali e spese militari nazionali totalmente inefficaci ed inutili, ma come la vera costruzione di un esercito europeo per stabilire e proteggere i confini europei e avere una politica estera comune europea. (Applausi).

Questa cosa, auspicata anche da Alcide De Gasperi, è la differenza tra essere nazionalisti ed avere sentimento nazionale. È stato citato Moro, ma vorrei ricordare che tutti questi fautori dell'Europa avevano ben chiara la differenza tra essere nazionalisti ed essere facitori dei sentimenti nazionali. Essere nazionalisti vuol dire: prima gli italiani, prima gli ungheresi, prima i cecoslovacchi, ovvero prima i cechi o prima gli slovacchi e la somma di questi "prima" non fa l'Europa, ve lo vogliamo comunicare. (Applausi).

Non fa l'Europa la somma di tanti "prima"; 27 "prima" non fanno assolutamente l'esercito europeo, non fanno la difesa europea e non fanno una politica estera europea. La presidente Meloni - mi dispiace che non ci sia - ha detto che questa è un'Europa che non le piace perché troppo regolamentata. In realtà la regolamentazione è debole, perché gli Stati nazionali impediscono all'Europa di fare il salto di qualità. (Applausi).

Questo è il punto fondamentale, perché manca un'idealità comune, manca una volontà politica comune. Rileggetevi il discorso di De Gasperi del 1951 al Consiglio d'Europa, quando diceva che senza una volontà comune politica, senza grandi ideali e senza cessione di sovranità non nascerà mai il vero sogno europeo, ossia la Comunità europea di difesa e un'Europa forte. La Comunità di difesa trasforma il concetto di sovranità (mi piacerebbe discutere di questo: che sovranità è quella in cui ognuno si fa il suo esercito?) e applica l'articolo 11 della Costituzione, che noi conosciamo per quella bellissima frase secondo cui l'Italia ripudia la guerra. C'è una parte, dopo, altrettanto importante, dove si legge che l'Italia consente alle limitazioni di sovranità necessarie agli ordinamenti che assicurino la giustizia e la pace. Ripeto: consente alle limitazioni di sovranità. Voglio sapere se la presidente Meloni è disposta a dire questa frase costituzionale: consente alle limitazioni di sovranità. (Applausi). Solo così superiamo veramente l'impasse in cui siamo caduti per il ricatto degli Stati nazionali e non per i burocrati di Bruxelles. Siamo disponibili a fare una comunità vera, in cui ci sia un'unione federale cui cediamo sovranità? Siamo disponibili a ridare vita a una volontà politica comune?

Queste sono le domande che dobbiamo farci, anche con riferimento alla questione migratoria. Infatti, la questione migratoria è indubbiamente un grande insuccesso di questo Governo. Puntare tutto sul controllo dei cosiddetti confini o sulle cosiddette procedure accelerate di rimpatrio può essere un pezzo delle strategie.

Vi voglio dare due notizie. La prima è che il Partito Democratico non è a favore del traffico degli esseri umani. (Applausi). Siamo totalmente contrari e non vogliamo gli ingressi liberi e governati dai trafficanti. Abbiamo presentato diverse proposte di legge (una, ultimamente, a mia prima firma) per regolare in maniera intelligente gli ingressi. Il modo migliore per combattere i trafficanti di esseri umani è permettere l'immigrazione regolare. (Applausi). Avete fatto delle modifiche, alcune anche giuste, per le quali ringrazio il sottosegretario Mantovano. Queste modifiche, che io ho approvato (l'ho detto pubblicamente), non sono però sufficienti. Il decreto flussi, così come concepito, non permette gli ingressi regolari.

Passo alla seconda questione. Se volete sedervi per parlare di immigrazione regolare, noi siamo pronti. Anzi, abbiamo depositati i nostri progetti di legge. Voglio però dirvi una cosa. Noi ci siederemo volentieri a discutere di immigrazione regolare, di come favorire gli ingressi regolari e come revocare la cosiddetta legge Bossi-Fini, che rende straniero chi ha perso il lavoro. Voglio però ricordarvi che non cederemo di un millimetro su quanto vi ha ricordato che il presidente Mattarella, ossia che il diritto di asilo e i diritti dei rifugiati sono incomprimibili e non rientrano nelle vostre disponibilità. (Applausi). Non è nelle vostre disponibilità modificare le leggi o fare in modo che la Corte di giustizia dell'Unione europea ubbidisca ai Governi nazionali.

Il 25 settembre 1942 si riunirono a Montreux i direttori cantonali della Confederazione elvetica che si occupavano di stranieri. Essi conclusero così: l'ebreo è difficilmente assimilabile, la Svizzera non potrebbe farsi guidare dagli ebrei. Il ministro di giustizia von Steiger disse che la Svizzera è una piccola scialuppa e la barca è piena. Furono così respinti migliaia e migliaia di ebrei che fuggivano dall'odio e dalle persecuzioni naziste.

Su questo punto l'Europa non può perdere la sua anima. Se l'Europa ha bisogno di qualcosa è della sua anima. Questa è l'occasione che passa e non tornerà. La Presidente del Consiglio avrebbe potuto fare un discorso alto e forte, come fecero De Gasperi, Moro e tanti altri nelle Aule del Consiglio d'Europa. Ha perso…

PRESIDENTE. La prego di concludere, senatore Delrio.

DELRIO (PD-IDP). Spero che ritrovi la voce (che purtroppo ha sprecato ad Atreju, urlando) per far sentire forte, in Europa, la voce di un'Italia che crede in un'Europa politica. (Applausi).

PRESIDENTE. Bene. Sono sicuro che sarà ascoltato.

L'intervento del senatore Terzi di Sant'Agata è l'ultimo. La prego, senatore, di dare il buon esempio e di non andare oltre i dieci minuti che le sono concessi.

*TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Signor Presidente, come potrei non raccogliere questo incoraggiamento che è anche una disposizione cogente? Cercherò di fare il possibile per stare nei tempi.

Potrei ripetere molte delle cose che questa mattina sono state dette sulla centralità formidabile dell'Italia (indipendentemente dall'essere i primi della classe, oppure no). L'Italia ha acquisito in Europa, in questi due anni, una straordinaria centralità. (Applausi). Ciò, per la verità, è avvenuto non soltanto in Europa, ma anche nei rapporti transatlantici, nell'Indo-Pacifico, in Estremo Oriente, in Africa con il Piano Mattei, nei rapporti con l'America latina e, in generale, nel mondo.

E il grande protagonista di questa straordinaria esposizione positiva dell'Italia è il presidente Giorgia Meloni con il suo Governo. (Applausi).

Stamattina sono state dette molte cose per quanto riguarda la stampa internazionale, per quanto riguarda il PIL che cresce più degli altri Paesi, la disoccupazione che diminuisce più che in altri Paesi, la sesta rata del PNRR, insieme ad una serie di dati economici e di condizioni che situano l'Italia non per mostrar le gambe in pubblico e far vedere che è la prima della classe, ma per far crescere l'Europa, per dare un contributo positivo, forte, determinante e urgente sul piano geopolitico a questa grande realtà e a questa grande speranza, che noi abbiamo, di un'Europa alta, che cresca sempre, che si manifesti e che sia creduta.

Quindi, per l'onore che ho, di presiedere la Commissione delle politiche dell'Unione europea, rivolgo veramente i miei più cordiali e sentiti auguri al commissario, vice presidente esecutivo, onorevole Raffaele Fitto, al Ministro per gli affari europei, Tommaso Foti, e a tutti i loro collaboratori. Hanno fatto un lavoro straordinario e continueranno a farlo tutti insieme, con il Parlamento, nell'Aula di questo Parlamento.

Signor Presidente, al di là di seguire una traccia che mi permetterò di riprendere subito, mi consenta anche di reagire, in modo molto onesto, molto sincero, ad alcune affermazioni che ho sentito fare da parte dell'opposizione e in particolare dal MoVimento 5 Stelle. Io devo ringraziare le esternazioni di questa mattina e questi interventi, perché mi si è così chiarito un dubbio che sino ad oggi non ero riuscito a risolvere. Oggi ho finalmente capito perché stanno precipitando, elettoralmente e nei consensi. (Applausi).

Il motivo è nelle cose che hanno detto, come sono state dette, nelle urla che abbiamo sentito. Una cosa che mi ha colpito è il modo in cui si tratta, un tanto al tocco, come si dice dalle mie parti, la questione della Corte penale internazionale, di cui l'Italia è stata la culla, con la Convenzione di Roma, per la creazione della Corte penale internazionale che ha sede all'Aja.

Questa Corte ha una funzione complementare, anche sussidiaria, all'esperimento dei giudizi interni negli Stati di diritto, di cui sono cittadini i responsabili di gravi crimini internazionali e di crimini contro l'umanità. Questo è un dato fondamentale nei confronti dello Stato di Israele.

Primo: lo Stato di Israele è uno Stato di diritto. Venga qualcuno a dirmi che in piazza non si dimostrava contro la riforma della più alta magistratura! (Applausi). Il sistema ha tenuto mantenendo lo Stato di diritto, così come era stato ideato e come ha sempre funzionato, addirittura incarcerando dei Presidenti o dei Primi Ministri, sino agli ultimi anni, perché avevano commesso dei reati per i quali erano stati giudicati.

Quindi, se quello è uno Stato di diritto, deve essere trattato come gli altri Stati di diritto da parte della Corte. Cosa vuol dire, allora, complementarità? Vuol dire che, se all'interno di un Paese che è uno Stato di diritto, sono in corso dei processi per crimini contro l'umanità o crimini di guerra nei confronti di un loro cittadino o anche di altri, si deve aspettare ragionevolmente un decorso di quei procedimenti.

In Israele ci sono circa trecento procedimenti per questi possibili crimini, per i quali i soldati israeliani o le autorità militari sono attualmente sotto indagine. Sapete da quanti anni vi sono procedimenti di questo tipo in Australia ed in Inghilterra, con soggetti messi sotto inchiesta e poi portati in giudizio? Dai sette ai dieci anni. E la Corte ha aspettato tutto quel tempo prima di attivare la propria giurisdizione, che in alcuni casi non è stata neanche attuata.

Di cosa parliamo, allora? Di una Corte che non è politicizzata? Vogliamo continuare a dire che va bene così? Che è tutto a posto? (Applausi. Vivaci commenti del senatore Magni).

L'altro punto è il discorso della sussidiarietà. Il discorso della sussidiarietà è un discorso sacrosanto.

PRESIDENTE. Senatore Magni, ascolti invece di urlare. Tanto non la capisce nessuno.

TERZI DI SANT'AGATA (FdI). È un discorso sacrosanto e lo sento ogni giorno nei contatti con gli altri Parlamenti nazionali. Signor Presidente, tramite lei dico agli onorevoli colleghi, a coloro che dubitano del valore della sussidiarietà, che vadano a leggersi… (Commenti).

PRESIDENTE. Senatore Licheri, l'ho già richiamata due volte.

Per riuscire a contestare la cortesia del senatore Terzi di Sant'Agata ce ne vuole. (Applausi).

TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Non si preoccupi, signor Presidente, non mi spavento facilmente per quattro voci levate.

Voglio assolutamente continuare. Quello della sussidiarietà europea è un tema di estrema attualità, perché il diritto europeo, come tutti gli altri ordinamenti giuridici, evolve a seconda di come sono le dimensioni. Ad esempio, le tecnologie straordinarie che ci sono oggi, o tantissime altre cose, non c'erano al tempo dei Trattati di Roma. Quindi è un tema cruciale per capire quali sono le funzioni che noi vogliamo. Questo lo sentono in tutti gli altri Parlamenti nazionali; non ce n'è uno che non lo senta, tant'è vero che, per quanto riguarda la Germania, ad esempio, in alcuni casi la Corte suprema di Karlsruhe ha deciso che prevaleva il diritto interno proprio nel caso del MES (guarda caso, il famoso MES). La stessa Corte di cassazione italiana, in alcuni casi nei procedimenti riguardanti l'IVA, ha sancito lo stesso, ossia che prevaleva il diritto interno. Cerchiamo quindi di ricomporre anche il dibattito su questi temi importantissimi di dove va l'Europa.

Signor Presidente, vengo a bomba - è il caso di dirlo, e scusate l'espressione non felice - sulla proposta di risoluzione di maggioranza. Qui abbiamo quello che ha detto il presidente Meloni ieri e nella relazione che ha depositato in Senato: l'unico modo di difendere la pace è non abbandonare l'Ucraina. Difendere l'Ucraina significa difendere la loro come la nostra libertà; significa difendere i valori che fondano l'Unione europea e l'ONU. Né possiamo in alcun modo ignorare, a proposito di Ucraina e di aggressione criminale della Russia contro l'Ucraina, i comportamenti criminali di alleati della Russia come la Bielorussia, e in particolare l'opposizione bielorussa guidata da Sviatlana Tsikhanouskaya, la vincitrice delle elezioni presidenziali rubate nel 2020 dal dittatore, alleato di Putin, Lukashenko.

È aberrante la cecità di autoproclamati pacifisti della sinistra, di coloro che, come ha dichiarato il leader del MoVimento 5 Stelle, vorrebbero che il fondo UE di 500 miliardi per armi e difesa fosse speso magari nell'automotive, per inseguire follie ecologiste e desertificare ancor di più le nostre attività produttive, forse in favore di Pechino. Non si è ancora compreso che dal 2008, con l'invasione di Putin della Georgia, per proseguire sino ai bombardamenti con le armi chimiche da aerei russi contro l'opposizione siriana nel 2012, e ancora con l'invasione della Crimea nel 2014, siamo oggi a più di mille giorni di guerra in Ucraina. Non saranno un'Europa e un Occidente deboli e incerti a fermare il presidente Putin o altri aggressori. Per questo l'Europa deve dimostrare di sapersi dotare di una efficace deterrenza.

Senatore De Cristofaro, non è follia la deterrenza, ma è la ricerca della pace. Diplomazia e politica, senza una credibile deterrenza, non servono a nulla, non servono neppure ad operazioni di interposizione. Purtroppo lo abbiamo lamentato anche in UNIFIL: se non ci sono le capacità di difendere il territorio e neanche di autodifendersi, è inutile pensare che con il dialogo, gli sguardi belli, le grandi proclamazioni e manifestazioni possiamo difendere i nostri Paesi. La deterrenza deve basarsi su credibili risorse per la difesa. È vero, si è parlato anche del limite del 2 per cento, che viene ritenuto da molti insufficiente. Si devono istituire nuovi meccanismi finanziari per dare realtà al pilastro europeo nell'Alleanza atlantica. E sono meccanismi che si basano sia sulla comunitarizzazione dell'indebitamento per la difesa, sia sullo scorporo dai limiti del Patto di stabilità e crescita e del Piano strutturale di bilancio. Questa è la linea da seguire.

Sul Medio Oriente ho già detto per la Corte penale internazionale. Ma vorrei ricordare anche che ci sono orrori ed atrocità in Siria. Non so quanti, ma sicuramente moltissimi dei colleghi hanno visto in televisione le immagini di una fossa comune con più di 100.000 persone morte, uccise con il gas sarin, tra cui bambini e donne. Uccisi da un regime orribile, che ha ucciso anche padre Paolo Dall'Oglio. (Applausi).

PRESIDENTE. Si avvii alla conclusione.

TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Lo conoscevo personalmente padre Dall'Oglio, avrebbe compiuto settant'anni il 17 novembre di quest'anno. Un uomo che, quando veniva da me, per la posizione che occupavo al Ministero degli esteri, mi diceva (e sapevo cosa voleva dire): date gli strumenti all'opposizione democratica siriana, perché non è vero che tutti i cristiani sono tutelati dal regime. Io non mi sento affatto tutelato, come molti confratelli.

Vorrei chiudere con una parola sull'antisemitismo, signor Presidente. L'antisemitismo è sotto silenzio in molti casi che riguardano manifestazioni. (Commenti).Persino consiglieri comunali di sinistra, a Brescia, volantineggiano con il simbolo delle SS unito alla stella di David. E la gente e molti colleghi che stanno in quest'Aula non dicono una parola su questi fatti. (Applausi).

PRESIDENTE. Prima di passare alle votazioni, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le proposte di risoluzione saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione e per le parti non precluse, né assorbite da precedenti votazioni.

Avverto che il Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, onorevole Foti, ha accettato la proposta di risoluzione n. 1 e - come ricorderete - ha espresso parere in parte contrario e in parte favorevole, anche previa riformulazione, sulle proposte di risoluzione nn. 2, 3, 4, 5 e 6.

La Presidenza ha preso atto che le proposte di riformulazione non sono state accolte, salvo che ci sia un ripensamento.

Non ci sono ripensamenti. Pertanto, laddove approvata la proposta di risoluzione n. 1, accettata dal Governo, le restanti proposte di risoluzione saranno considerate precluse o in parte assorbite.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Terzi di Sant'Agata, Centinaio, Zanettin, Borghesi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Essendo stata approvata la proposta di risoluzione n. 1, risultano precluse o assorbite le proposte di risoluzione nn. 2, 3, 4, 5 e 6.

Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15,30.

(La seduta, sospesa alle ore 14,16, è ripresa alle ore 15,30).

Presidenza del vice presidente CENTINAIO

Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:

(1323) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 ottobre 2024, n. 160, recante disposizioni urgenti in materia di lavoro, università, ricerca e istruzione per una migliore attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 15,30)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1323, già approvato dalla Camera dei deputati.

Ricordo che nella seduta ieri la relatrice ha svolto la relazione orale e hanno avuto luogo la discussione generale e la replica della relatrice.

Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.

La Presidenza, conformemente a quanto stabilito nel corso dell'esame in sede referente, dichiara improponibili ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, per estraneità di materia rispetto ai contenuti del decreto-legge, gli emendamenti 1.0.3, 1.0 .9, 1.0.10, 1.0.17, 1.0.18, 1.0.19, 3.0.1, 4.0.1, 4.0.2, 4.0.11 e 7.0.3.

Procediamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti agli articoli del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

BUCALO, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.

Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G1.1, ove accolta la riformulazione tendente ad espungere le premesse e a riformulare l'impegno come segue: «impegna il Governo ad avviare un approfondimento sulla tematica relativa al lavoro domestico, volto a valutare, nel rispetto dei limiti della finanza pubblica, la compatibilità delle misure previste a legislazione vigente con le specificità del lavoro domestico».

PRESIDENTE. Senatore Mazzella, accetta la riformulazione?

MAZZELLA (M5S). Signor Presidente, la accetto.

BUCALO, relatrice. Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G1.2, ove accolta una riformulazione tendente ad espungere le premesse e i considerato e a riformulare il dispositivo come segue: «impegna il Governo ad avviare un approfondimento sulla tematica relativa al lavoro domestico, volto a valutare, nel rispetto dei limiti della finanza pubblica, la compatibilità delle misure previste a legislazione vigente con le specificità del lavoro domestico.».

PRESIDENTE. Senatore Mazzella, accetta la riformulazione?

MAZZELLA (M5S). Signor Presidente, la accetto.

BUCALO, relatrice. Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G2.1, ove accolta una riformulazione tendente ad espungere le premesse e a riformulare il dispositivo come segue: «impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare ulteriori provvedimenti a sostegno del settore della moda nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica.».

PRESIDENTE. Senatore Mazzella, accetta la riformulazione?

MAZZELLA (M5S). Signor Presidente, la accetto.

BUCALO, relatrice. Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G2.2, ove accolta una riformulazione tendente ad espungere le premesse e a riformulare il dispositivo come segue: «impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare ulteriori provvedimenti a sostegno del settore della moda, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica.».

PRESIDENTE. Senatore Mazzella, accetta la riformulazione?

MAZZELLA (M5S). Signor Presidente, la accetto.

BUCALO, relatrice. Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G4.1, a condizione di espungere le premesse e con la seguente riformulazione della parte dispositiva: «ad adottare tutte le misure necessarie a garantire la sostenibilità dei bilanci delle università, anche attraverso la revisione dei criteri di riparto delle risorse del fondo per il finanziamento ordinario, al fine di sostenere, nel rispetto dell'autonomia delle singole università, le politiche di reclutamento del personale docente e dei ricercatori universitari, nonché l'accesso dei giovani alla ricerca, l'autonomia responsabile delle università e la competitività del sistema universitario e della ricerca italiano a livello internazionale; a proseguire nell'azione di valorizzazione della ricerca, della didattica e delle conoscenze e di rafforzamento del sistema della formazione superiore e della ricerca, in una prospettiva di lungo periodo».

PRESIDENTE. Senatrice Castellone, accetta la riformulazione dell'ordine del giorno G4.1?

CASTELLONE (M5S). Sì, Presidente.

BUCALO, relatrice. Esprimo parere contrario sugli ordini del giorno G4.2 e G4.3.

Per quanto riguarda l'ordine del giorno G10.100, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: «impegna il Governo a valutare l'opportunità di».

Sull'ordine del giorno G11.100 esprimo parere favorevole.

DURIGON, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.1.

MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, questo emendamento propone una cosa che oggettivamente in quest'Aula è stata anche sottoscritta da tutti, in quanto noi avevamo presentato una risoluzione sulla questione nel contrasto ad alcuni fenomeni, in questo caso il caporalato, che prevedeva di istituire nelle prefetture dei tavoli di confronto tra le parti sociali. Non ha nessun costo e non si capisce perché c'è un giudizio negativo, per questo vi chiedo di votare a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Sull'emendamento 1.1 la 5a Commissione ha espresso parere condizionato ad una riformulazione. Chiedo al senatore De Cristofaro se la accetta.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Sì, Presidente.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1 (testo 2), presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dalla senatrice Camusso e da altri senatori, identico all'emendamento 1.3, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.4, presentato dalla senatrice Camusso e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5, presentato dalla senatrice Camusso e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.6, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 1.7, presentato dalla senatrice Camusso e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.8, presentato dal senatore Mazzella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.9, presentato dal senatore Mazzella e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.10, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.11, presentato dalla senatrice Camusso e da altri senatori, identico all'emendamento 1.12, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.13, presentato dalla senatrice Camusso e da altri senatori, identico all'emendamento 1.14, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.15, presentato dalla senatrice Sbrollini, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.16, presentato dal senatore Mazzella e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 1.17, presentato dal senatore De Cristofaro e altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.18, presentato dal senatore Mazzella e da altri senatori, identico all'emendamento 1.19, presentato dal senatore De Cristofaro e altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.20, presentato dal senatore Mazzella e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.21, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G1.1 (testo 2) e G1.2 (testo 2) non verranno posti ai voti.

GUIDI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUIDI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, in occasione della votazione sull'ultimo emendamento, ho sbagliato a votare. Ho premuto il tasto verde, anziché quello rosso.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.2, presentato dalla senatrice Camusso e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 1.0.3 è improponibile.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.5, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.6, presentato dalla senatrice Camusso e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.8, presentato dalla senatrice Zambito e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 1.0.9 e 1.0.10 sono improponibili.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.11, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.12, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.13, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.14, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.15, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.16, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 1.0.17, 1.0.18 e 1.0.19 sono improponibili.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.21, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Sospendo brevemente la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 15,49, è ripresa alle ore 15,54).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.22, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1, presentato dal senatore Mazzella e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.2, presentato dalla senatrice Camusso e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.3, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.4, presentato dalla senatrice Furlan e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.7, presentato dalla senatrice Sbrollini, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.8, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 2.5, presentato dalla senatrice D'Elia e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, fino alle parole «milioni di euro».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 2.6.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.9, presentato dal senatore Verducci e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G2.1 (testo 2) e G2.2 (testo 2) non verranno posti ai voti.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.1, presentato dalla senatrice Camusso e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.1, presentato dalla senatrice Sbrollini, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.2, presentato dalla senatrice Rando e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.3, presentato dal senatore Crisanti e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.4, presentato dal senatore Verducci e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.5, presentato dalla senatrice D'Elia e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.6, presentato dalla senatrice D'Elia e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 3.0.1 è improponibile.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.2, presentato dal senatore Pirondini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.3, presentato dal senatore Pirondini e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.4, presentato dal senatore Pirondini e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.5, presentato dalla senatrice Sbrollini, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.6, presentato dal senatore Castiello e da altri senatori, identico all'emendamento 4.7, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.8, presentato dal senatore Verducci e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.9, presentato dalla senatrice Aloisio e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.10, presentato dal senatore Verducci e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.11, presentato dal senatore Crisanti e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.12, presentato dalla senatrice Castellone e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G4.1 (testo 2) non verrà posto ai voti.

Senatrice Bevilacqua, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G4.2?

BEVILACQUA (M5S). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G4.2, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Senatore Lorefice, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G4.3?

LOREFICE (M5S). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G4.3, presentato dal senatore Lorefice e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 4.0.1 e 4.0.2 sono improponibili.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.0.3, presentato dalla senatrice Castellone e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.0.4, presentato dal senatore Verducci e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 4.0.6, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, fino alle parole «è incrementato».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 4.0.100.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.0.7, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 4.0.11 è improponibile.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.1, presentato dalla senatrice D'Elia e da altri senatori, identico all'emendamento 5.2, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.3, presentato dal senatore Pirondini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.4, presentato dal senatore Pirondini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.1, presentato dalla senatrice Castellone e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.2, presentato dalla senatrice Aloisio e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.3, presentato dalla senatrice Castellone e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.100, presentato dal senatore Pirondini e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.4, presentato dal senatore Verducci e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.0.2, presentato dalla senatrice Aloisio e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 6.0.4, presentato dal senatore Verducci e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, fino alle parole «è incrementato di».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 6.0.5, 6.0.6 e 6.0.3.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.0.7, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.0.8, presentato dal senatore Crisanti e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.0.100, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 7.1, presentato dalla senatrice Rando e da altri senatori, fino alle parole «la piena».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 7.2 e 7.3.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.4, presentato dalla senatrice Sbrollini, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 7.0.3 è improponibile.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.1, presentato dalla senatrice D'Elia e da altri senatori, identico agli emendamenti 8.2, presentato dalla senatrice D'Elia e da altri senatori, 8.3, presentato dal senatore Pirondini e da altri senatori, e 8.4, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.5, presentato dal senatore Castiello e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.6, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.7, presentato dalla senatrice D'Elia e da altri senatori, identico all'emendamento 8.8, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.1, presentato dal senatore Pirondini e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.2, presentato dal senatore Pirondini e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.1, presentato dalla senatrice Camusso e da altri senatori, identico all'emendamento 10.2, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.3, presentato dal senatore Mazzella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.4, presentato dal senatore Pirondini e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.5, presentato dalla senatrice Aloisio e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 10.6, presentato dal senatore Pirondini e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, fino alle parole «fino al».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 10.7.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 10.8, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, fino alle parole «l'anno 2026».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 10.9.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.10, presentato dalla senatrice Rando e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.11, presentato dal senatore Pirondini e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.12, presentato dal senatore Mazzella e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.13, presentato dalla senatrice D'Elia e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 10.14, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Senatrice Aloisio, accetta la riformulazione proposta dell'ordine del giorno G10.100?

ALOISIO (M5S). Signor Presidente.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G10.100 (testo 2) non verrà posto ai voti.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.1, presentato dalla senatrice Rando e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 11.2, presentato dal senatore Verducci e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, fino alle parole «con le seguenti».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 11.3 a 11.6.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.7, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.8, presentato dalla senatrice Camusso e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G11.100 non verrà posto ai voti.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.0.1, presentato dal senatore de Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.0.2, presentato dalla senatrice Aloisio e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.0.3, presentato dal senatore Pirondini e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 11.0.4, presentato dal senatore Pirondini e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, fino alle parole: «un Fondo».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 11.0.5 e 11.0.6.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 11.0.7, presentato dal senatore Pirondini e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, fino alle parole: «presente decreto».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 11.0.8.

Passiamo alla votazione finale.

SBROLLINI (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBROLLINI (IV-C-RE). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, la prima considerazione che vorrei fare in quest'Aula riguarda un primo dissenso che nei giorni scorsi ho avuto modo di poter manifestare anche nella 7a Commissione. Ancora una volta, signor Presidente, siamo di fronte ad un provvedimento… (Brusio).

PRESIDENTE. Colleghi, mi lasciate ascoltare quello che dice la senatrice Sbrollini, che è molto interessante?

SBROLLINI (IV-C-RE). Signor Presidente, vorrei manifestare prima di tutto un dissenso, così come ho fatto nei giorni scorsi nella 7a Commissione del Senato, rispetto a un provvedimento che ancora una volta è un provvedimento spot, propaganda, che non ha una visione, non ha alcuna programmazione e non ha risorse. Ormai, infatti, siamo abituati ad avere provvedimenti di questo tipo.

Tuttavia, vorrei anche manifestare in quest'Aula come ancora una volta si è persa l'occasione di poter approfondire un provvedimento che - è vero - è molto complesso ed eterogeneo, perché parliamo di università, di lavoro e di PNRR. Tuttavia, così come è stato fatto nell'altro ramo del Parlamento, alla Camera dei deputati, dove è stata avviata una discussione in Commissioni congiunte, si doveva fare la stessa cosa anche qui. Bisognava avere la possibilità di assegnare questo provvedimento anche alla 10a Commissione, che si occupa dei temi legati al lavoro. Pertanto, signor Presidente, la prima considerazione che io desidero fare è di metodo, e poi anche di contenuto. Ancora una volta questo Senato non ha potuto approfondire il provvedimento in esame e non ha potuto svolgere nelle Commissioni competenti alcune audizioni che sarebbero state importanti. Ancora una volta avete umiliato il Parlamento e i parlamentari, sia di minoranza sia di maggioranza. (Applausi).

La prima questione è che continuate a votare in questo modo, così come è accaduto anche la settimana scorsa su un altro provvedimento che porta alla precarizzazione totale del mondo del lavoro, segnando un passo indietro e addirittura trovando una scorciatoia per ripristinare le dimissioni in bianco, contrariamente a quello che invece noi eravamo riusciti a fare con i Governi precedenti, e penso al Governo Renzi in modo particolare.

Noi abbiamo cercato, nonostante tutto, nonostante la premessa che io ho fatto, di dare comunque - come sempre - un apporto costruttivo, presentando emendamenti di buonsenso che andavano nella direzione di dare qualche contenuto e qualche risorsa a questo provvedimento. Tuttavia, ancora una volta, anche con le votazioni di oggi avete respinto, senza neanche poterli discutere minimamente in Aula, tutti gli emendamenti delle opposizioni, che sono state nuovamente collaborative e costruttive.

Per questo, signor Presidente, vorrei sottolineare tramite anche la sua persona, ma rivolgendomi certamente al Governo e ai colleghi della maggioranza, che avremmo voluto parlare - ecco perché erano importanti le audizioni - di diritto allo studio, di merito, di talenti. Avremmo voluto ascoltare la voce degli studenti e delle studentesse, che hanno molto da dire rispetto a quello che sta accadendo nel mondo universitario. La risposta è sempre la stessa: una manovra finanziaria che andrà a tagliare proprio i pilastri fondamentali di quelle politiche sociali di welfare che sono la cultura, l'istruzione, la sanità e il sociale.

C'era un tema che noi avevamo messo al centro con i nostri emendamenti. A tale proposito vedo che sono presenti alcuni studenti, che abbiamo incontrato anche fuori dalle Aule. Parliamo di emergenza abitativa: quanto costa oggi per uno studente o una studentessa prendere una stanza in una città e cercare in tutti i modi di andare avanti? (Applausi). Se sono fortunati, hanno genitori che li possono aiutare. Questo è un tema fondamentale e voi avevate la possibilità di inserirlo nel provvedimento al nostro esame. Con la scelta fatta, invece, avete aumentato ancora di più le diseguaglianze sociali, geografiche e culturali a causa delle quali chi ha più soldi, magari si può permettere di andare avanti nello studio; mentre chi non ha possibilità economiche, sociali e culturali magari rinuncia. Questo vuol dire perdere talenti, perdere studenti e studentesse cui noi stiamo precludendo il futuro.

Mettiamo assieme, caro Governo, cari colleghi, il tema della precarizzazione del lavoro col provvedimento precedente, il tema dei tagli all'università con un altro capolavoro con il quale è stato precarizzato il lavoro e, rimanendo nell'ambito dell'istruzione, pensiamo al liceo del made in Italy che - come abbiamo detto più volte in Aula e anche in sede di Commissione - è stato un fallimento totale (Applausi).

Un altro tema, Presidente, riguarda un ulteriore taglio alla cultura e ai ricercatori, che è un altro problema enorme. Noi abbiamo incontrato i ricercatori, ancora una volta umiliati da questo provvedimento. Si investe giustamente sulla formazione dei ricercatori, che poi decidono di andare all'estero non per fare un'esperienza che sarebbe solo un arricchimento, ma per non tornare più in Italia, perché non hanno alcuna possibilità sviluppare il proprio talento. Non solo: vengono penalizzati dagli stipendi più bassi. D'altra parte, lo abbiamo visto anche con la sanità: abbiamo i medici e gli infermieri meno pagati d'Europa. (Applausi). È uno scandalo! Altro che aumentare le risorse alla sanità. Sapete dove avete messo quelle risorse? Soltanto per rinegoziare i contratti di chi già è inserito nel mondo del lavoro, ma non per aumentare le risorse disponibili nel settore sanitario. Anche su questo argomento vorrei che ci fosse una volta per tutte la possibilità di chiarirsi, perché altrimenti avremmo aumentato gli stipendi e avremmo soprattutto portato avanti l'assunzione di medici e infermieri. Quindi non raccontiamoci favole.

In conclusione, Presidente, c'è un altro tema su cui questo Parlamento si dovrebbe interrogare: la povertà educativa. Non ne parla nessuno. Il Gruppo Italia Viva per la verità ne ha sempre parlato. Il nostro è un Paese che, se guardiamo i dati anche recenti che sono stati pubblicati, purtroppo, negli ultimi dieci anni ha visto un aumento esponenziale dell'analfabetismo funzionale. Questo è un grande campanello d'allarme e noi colleghi, di maggioranza e di minoranza, ci dovremmo interrogare al riguardo, ma non dobbiamo neanche aspettarci che sia il Governo a fare l'ennesimo provvedimento. Dovremmo essere noi, con un'iniziativa parlamentare trasversale, ad occuparci di questo tema. Il Presidente della Repubblica ieri ha fatto un bellissimo discorso, rivolgendo un monito al Parlamento, al Governo e a tutte le classi dirigenti del Paese: ha parlato della democrazia fragile, ha parlato della democrazia dei fantasmi, perché aumenta l'astensionismo, perché si riduce sempre di più il rapporto di fiducia tra legislatori e società.

Presidente, su questo tema, visto che purtroppo non lo affronteremo con la manovra finanziaria, siamo disponibili ad aprire un serio tavolo istituzionale di lavoro con quel mondo della cultura e dell'istruzione che tanto ha bisogno non solo di essere ascoltato, ma anche di avere speranza e futuro, soprattutto con riferimento alle nuove generazioni.

Per tutte queste ragioni, ci spiace che abbiate perso l'occasione di fare un bel provvedimento e il Gruppo Italia Viva si asterrà. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, saluto studenti e docenti dell'Istituto tecnico statale «Luigi Sturzo» di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1323 (ore 16,24)

VERSACE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VERSACE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, il decreto-legge che ci apprestiamo a convertire definitivamente prevede un'importante riorganizzazione di alcuni settori strategici per la nostra società e la nostra cultura. Parliamo di lavoro, università, istruzione e ricerca. Abbiamo la possibilità di apportare migliorie in diversi ambiti e lo facciamo anche nell'ottica di un utilizzo più funzionale delle risorse del PNRR.

Certo, sarebbero tanti i passaggi sui quali soffermarsi, ma per economicità di tempo mi limiterò a richiamare solo alcune misure virtuose racchiuse in questo decreto. Tra le più importanti vorrei sottolineare l'introduzione di nuove procedure di controllo utili proprio a contrastare il lavoro sommerso e il grave fenomeno del caporalato, oltre a essere un sostegno importante al settore agricolo, soprattutto in realtà territoriali difficili, tenendo anche conto dell'aumento della richiesta di manodopera specializzata, sempre più necessaria.

Un altro aspetto di grande rilevanza in ambito lavorativo è senza dubbio l'introduzione di una cassa integrazione in deroga a sostegno dei lavoratori artigiani e quindi anche del settore moda, tessile, abbigliamento, calzaturiero e conciario, che ha contribuito a rendere grande e famoso il nostro made in Italy. Si tratta di un comparto decisamente in difficoltà e importante soprattutto per la nostra economia, che merita di essere tutelato e sostenuto.

Annoveriamo poi delle misure importanti sul versante universitario e della ricerca. Parlando di università, segnalo una misura che riguarda il benessere e le esigenze degli studenti, che hanno spesso difficoltà a trovare alloggi adeguati a prezzi sostenibili. Si prevedono delle nuove procedure diversificate e più snelle per destinare alcune strutture a residenze universitarie, anche permettendo la riqualificazione di beni confiscati alla criminalità organizzata. Questo penso sia un aspetto positivo che merita attenzione.

Approfitto per segnalare una criticità che vivono il sistema universitario e, in particolare, gli studenti universitari con disabilità. Sono felice che in Aula vi sia il ministro Bernini, di cui conosco bene la sensibilità. Sono diversi i fattori su cui si dovrebbe intervenire. Gli studenti con disabilità si devono rapportare quotidianamente con delle evidenti barriere architettoniche che si fa fatica a buttare giù e anche con delle barriere culturali. Ciò che però voglio segnalare è l'assenza di tutor adeguati, prevista peraltro dalla legge, che impedisce di fatto il diritto allo studio riconosciuto dalla nostra Costituzione. Ad ogni modo, sono fiduciosa e auspico che presto ci possa essere un'iniziativa volta a risolvere questo aspetto, che è molto sentito. (Applausi).

Con riferimento alla ricerca scientifica, trovo corretto e doveroso segnalare un importante passo in avanti a favore dei ricercatori. In parte condivido quanto appena detto dall'amica e collega Sbrollini, però non vedo tutto negativo. Io qui ci vedo anche del positivo, con riferimento alla riorganizzazione delle commissioni per l'abilitazione scientifica nazionale, che prevede procedure semplificate che agevoleranno il merito e la competenza dei futuri ricercatori nel nostro Paese, di cui vi è tanto bisogno. Basta? Certamente no, ma io la vedo come un'attenzione assolutamente importante che merita di essere segnalata.

C'è un'altra misura significativa che voglio sottolineare anche per chi ci ascolta, che va a sostegno di uno degli atenei più prestigiosi d'Europa. Parliamo di un fondo di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024 e 2025 stanziato per il Politecnico di Milano, che ogni anno attrae e forma talenti preziosi per l'Italia, anche nell'ottica della sfida globale sull'innovazione, cui anche noi siamo chiamati a rispondere. Questo Fondo servirà al completamento e all'ammodernamento strutturale e tecnologico del campus del Politecnico che - come già detto - è un polo universitario ed un'eccellenza largamente riconosciuta. Sul versante dell'istruzione ci sono misure altrettanto importanti a sostegno del personale scolastico. Si interviene sia in termini economici che di formazione, con misure volte a promuovere l'internazionalizzazione degli ITS Academy, anche nell'ambito del Piano Mattei.

Ancora, è importante l'opzione che il liceo delle scienze umane permanga come percorso autonomo rispetto a quello del liceo del made in Italy, non dovendo quindi più confluire in quest'ultimo e lasciando una piena libertà di scelta.

In ultimo, ma non meno importante, è sicuramente degno di nota l'incremento di quattro milioni di euro per l'acquisto di libri di testo per aiutare le famiglie più in difficoltà. Anche questo è un tema a noi molto caro, che trova risposte proprio in questo decreto. (Applausi).

Ci sarebbe tanto altro da dire, ma mi avvio alla conclusione dicendo che queste misure non sono soltanto correttive di precedenti norme, ma sono - a nostro avviso - dei segnali importanti per andare incontro proprio alle esigenze di tanti giovani, di tante famiglie e di tanti lavoratori che hanno chiesto di essere ascoltati.

È un provvedimento con cui certamente non si risolvono tutti i problemi, ma che va certamente a dare un'attenzione, una mano e, soprattutto, anche quell'ossigeno tanto chiesto da settori cruciali e interessati, che contribuiscono alla crescita del nostro Paese.

Per tutte queste ragioni, signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo Civici d'Italia-UDC-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare. (Applausi).

MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, onorevoli colleghi, dico subito che giudichiamo la proposta che ci viene dalla Camera insufficiente. La criticità qui aumenta, perché - come sempre - da una parte si decide e dall'altra bisogna recepire senza poter modificare. Come già richiamava la senatrice Sbrollini, alla Camera qualche discussione su degli emendamenti è stata fatta. Qui, sostanzialmente, dobbiamo recepire quello che è stato deciso dall'altro ramo del Parlamento e accettarlo così com'è.

È davvero un giudizio molto critico il nostro, in particolare su tre aspetti che cercherò di sottolineare: per quanto riguarda il lavoro, l'università e la scuola. Prima di tutto, manca un'idea complessiva, da questo punto di vista. Eppure, i fondi del PNRR avrebbero dovuto aiutarci a trovare modi, metodi e impostazioni che riequilibrassero le disparità e, in qualche modo, andassero in una certa direzione.

Nel merito, io già sono intervenuto su un emendamento per sottolineare un fatto. Noi siamo di fronte alla piaga del lavoro sommerso, del lavoro nero, del lavoro malpagato, una situazione molto diffusa e nota a tutti. Io, per la funzione che svolgo, devo fare delle missioni in giro per i territori, dove emerge, con grande forza, la difficoltà a intervenire sui fenomeni del lavoro sommerso, e non solo in agricoltura, ma in modo molto diffuso. Il lavoro sommerso esiste in agricoltura, nella logistica, nella cantieristica, nella moda. Abbiamo visto che cosa è successo, con una serie di difficoltà reali.

Il primo intervento che bisogna fare - almeno così tutti chiedono - è di istituire dei tavoli locali, in cui si instauri un confronto tra tutti i soggetti interessati: non solo le parti sociali, quindi, ma anche gli enti preposti, per realizzare una governance in cui ci si confronta e si individua un obiettivo di intervento in questa direzione.

Io non capisco perché alcuni emendamenti che noi abbiamo proposto, proprio su questo terreno, siano stati cassati, non avendo alcun costo e denunciando il fatto che non si è voluto confrontarsi con le organizzazioni sindacali. In sostanza, siamo di fronte a una situazione di questo genere. Anzi, io denuncio il fatto che c'è una carenza di personale, in particolare tra gli ispettori. C'è chi dice che ne mancano 3.000, chi dice che ne mancano 2.500.

Al di là di questo, però, se oggi la forza che abbiamo in campo è in grado di intervenire in 10 aziende su 100, voi capite che anche un incremento di questa natura non risolve il problema. Bisogna costruire - come si dice - nella consapevolezza un intervento. Faccio un esempio: molto spesso il caporale recupera la manodopera, la trasporta con il pulmino a chi ne ha bisogno, la va a riprendere e la riporta indietro. Quei lavoratori e quelle lavoratrici sono dipendenti dal caporale, perché molto spesso il caporale trova loro magari una tenda (non una casa) in cui trovare riparo e risolve la loro situazione dal punto di vista del permesso. La questione è la seguente: se in quel territorio non c'è un beato niente, ad esempio sul fronte del servizio all'impiego, del collocamento all'impiego e della formazione per l'impiego, è chiaro che qualcuno copre quel vuoto. Quindi, è necessario alzare il livello e togliere la potenzialità che hanno in questa direzione i caporali, che a loro volta magari sono dipendenti dalle organizzazioni criminose. Creare un confronto continuo tra tutti i soggetti alza la cultura e respinge l'idea che la competizione avvenga praticamente comprimendo i costi.

La questione della moda è uscita qualche mese fa a Milano e la moda è un grande settore che dà lustro a tutti noi lombardi, ma poi scopriamo che ci sono lavoratori e lavoratrici che magari lavorano a Prato, Arezzo o Pistoia per 4 euro l'ora. Non lo dico io, perché lo hanno svelato i magistrati. Allora, forse bisogna affrontare questo tema. Qual è la ragione per non discuterne, per non confrontarsi? È chiaro che è l'opinione della maggioranza, ma noi abbiamo delle cose da dire al riguardo e tutta l'opposizione ha fatto delle proposte. Ovviamente si fa finta di niente.

Secondo elemento è il settore dell'istruzione, che è un altro particolarmente dolente, in cui le politiche del Governo sono evidentemente insufficienti. Anche in questo ambito sono state fatte delle indagini: ad esempio, l'indagine realizzata dall'OCSE dice che, secondo una valutazione internazionale, le competenze degli adulti in Italia ci vedono collocati tra gli ultimi posti. Oltre un terzo degli adulti nel nostro Paese è in condizione di analfabetismo funzionale. Secondo il Censis, per quanto riguarda il sistema scolastico e gli istituti professionali, l'80 per cento degli studenti non raggiunge traguardi di apprendimento in italiano e matematica. Io non sono esperto, non sono un professore, però occorre sapere bene l'italiano e la matematica, perché sono i capisaldi per fare qualsiasi altra cosa. Qui si parla dell'80 per cento degli studenti.

Di fronte a questo cosa fa il ministro Valditara? Il ministro Valditara sta zitto, gli si pongono dei problemi, ma non dice nulla. Anzi no, dice una cosa: interviene e dice, dinanzi alle nostre proposte, che non bisogna intervenire sul tempo prolungato. Il tempo prolungato - come dicevo - ha una sua ragione. Dice che non bisogna ridurre le classi pollaio: anche su questo sappiamo tutti che, se ci sono troppi ragazzi in una classe, chi ha più difficoltà fa fatica ad emergere. Eppure, la scuola dovrebbe essere l'ascensore sociale, prima di tutto dal punto di vista del sapere, della cultura e via dicendo. Addirittura cosa fa? Il Governo fa i bonus per favorire la scuola privata, anziché quella pubblica. Infine, introduce un meccanismo in cui si elimina un anno di scuola, perché si è imparato troppo. Questo è quanto ha fatto il ministro Valditara, esattamente il contrario di quello che serve.

È chiaro che bisogna spendere i quattrini: abbiamo dato l'indicazione di stanziare 300 milioni in questa direzione e apprezziamo, ad esempio, il fatto che si siano stanziati 4 milioni per i libri di testo gratuiti, ma 4 milioni non risolvono il problema delle disuguaglianze che abbiamo e non risolvono i problemi strutturali del Paese. Quindi, in sostanza, non si va in questa direzione.

Infine, la questione dell'università. Abbiamo il problema che molti giovani studiano, imparano, si dimostrano bravi, vanno all'estero, ma non rientrano più. Ormai sono più i nostri emigrati che gli immigrati che vengono da noi. I dati dicono che due terzi non rientra nel nostro Paese, per cui perdiamo capacità, conoscenza, intelligenze, rinnovamento della società. Perché accade questo? Credo che sia per tre elementi. Il primo è che molti giovani non possono fare il precariato a vita, non riescono a trovare il lavoro per cui hanno studiato, sono mal pagati e in più hanno costi esorbitanti dal punto di vista degli affitti, sia chi va all'università sia chi, finiti gli studi universitari, pensa di mettere su famiglia o di avere un lavoro in una città. Ripeto che le spese per gli affitti sono insostenibili per una famiglia normale, del cosiddetto ceto medio, di lavoratori e lavoratrici che hanno figli che vanno a scuola. Bisogna sapere che tutti questi fattori introducono una logica classista, e sottolineo la parola "classista", perché chi appartiene a un certo ceto e gode di certe condizioni può affrontare le spese di cui parlavo prima; mentre coloro che invece non hanno le condizioni materiali, anche se sono più bravi, fatto più fatica. Altro che merito.

Dov'è il piano per una politica della casa e per quanto riguarda gli studentati? Non esiste. Eppure, il PNRR dava una serie di risorse che poi, a partire dal 2026, non avremo più. Se non operiamo entro il 2026, non saremo in grado di recuperare il gap che abbiamo costruito.

Si tratta di un provvedimento che certamente ha degli elementi di discussione e una sua positività, però nel merito non si è potuto discutere. Questa è la ragione principale per cui votiamo contro: non è possibile discutere di questioni concrete che toccano la carne viva delle persone e non poter mai fare una discussione di merito per portare un contributo. In questo caso l'unica cosa che siete capaci di fare è, sostanzialmente, dichiarare che siete contrari evocando l'articolo 81 della Costituzione, oppure dire che non siete d'accordo politicamente. Questo è il modo con cui pensate di governare? Credete che l'opposizione non abbia proposte? Abbiamo cercato - e lo abbiamo anche dimostrato quando ci è stata data la disponibilità - di entrare nel merito. Nel momento in cui ci è stato impedito di poter entrare nel merito, non possiamo che esprimere un voto contrario. (Applausi).

TERNULLO (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TERNULLO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, ministro Bernini, colleghi, per quanto ci riguarda, il decreto-legge in conversione rappresenta un'ulteriore messa a punto alla macchina del PNRR, che sta procedendo secondo programma e con l'approvazione graduale della Commissione europea. Entro la fine dell'anno ci verrà pagata la sesta rata di 8,5 miliardi, che porterà il totale incassato a 122 miliardi di euro su 194,4 miliardi previsti in totale. Possiamo quindi dire che siamo quasi ai due terzi del cammino. Abbiamo raggiunto molti obiettivi importanti che contribuiscono sia alla modernizzazione del nostro Paese che anche alla crescita economica, in un momento molto difficile sul piano internazionale.

Si va pertanto verso la richiesta della settima rata, che sarà di 18,2 miliardi di euro, a fronte di trentacinque nuovi milestone e trentadue nuovi target che si devono raggiungere, molti dei quali riguardano il completamento del piano strategico delle ZES, cosa a me molto cara, soprattutto perché riguarda il Mezzogiorno. Peraltro, tra i nuovi obiettivi ci sono anche quelli che riguardano il conferimento di 55.000 borse di studio agli studenti meritevoli meno abbienti e di 7.200 borse di dottorato. Sono due temi che si sposano con due capi del decreto-legge in esame, che riguardano appunto il sistema universitario e quello dell'istruzione.

Un altro capo del decreto è quello in materia di lavoro. Buona parte delle disposizioni del decreto, che sono già state approvate dalla Camera, sono necessarie proprio per raggiungere una migliore attuazione del PNRR. Si mettono a punto le disposizioni del Fondo unico per il pluralismo e l'innovazione digitale dell'informazione e dell'editoria.

Per garantire e promuovere le politiche di reclutamento del personale docente, in attuazione del PNRR, vengono istituiti i quadrimestri quarto e quinto nell'ambito della tornata dell'abilitazione scientifica nazionale 2023-2025. Poi ci sono le norme che riguardano l'housing universitario, le quali dispongono che i beni confiscati alla criminalità possano essere destinati a realizzare residenze e alloggi per gli studenti, e destinano nuovi fondi per il campus nord del Politecnico di Milano.

Viene ampliata - come aveva anticipato la collega Versace - la visione internazionale degli ITS Academy, anche nell'ambito dell'attuazione del Piano Mattei. Si incrementa la dotazione del Fondo per il miglioramento dell'offerta formativa e si mettono anche ulteriori risorse economiche per la fornitura dei libri di testo alle famiglie meno abbienti. Ci sono poi una serie di misure per il contrasto del lavoro sommerso e nuove disposizioni per il contrasto del caporalato e dello sfruttamento del lavoro in agricoltura. Si disciplina meglio l'accesso al fondo per gli acquisti dei macchinari agricoli oppure dei macchinari forestali innovativi.

Viene prevista l'istituzione di indici sintetici di affidabilità contributiva relativi alla contribuzione previdenziale e assistenziale, applicabile a due settori economici di imprese o lavoratori autonomi dal 1° gennaio 2026 e successivamente ad almeno altri sei settori. Sono previsti altresì interventi per fronteggiare la crisi occupazionale dei lavoratori dipendenti delle imprese del settore moda con un numero medio di dipendenti non superiore a 15, per i quali vengono stanziati - e non sono pochi - 74 milioni per l'anno 2024.

In sostanza, tutte queste misure sono state inserite in un decreto-legge proprio perché era necessario che fossero vigenti sin da subito e, quindi, in grado di velocizzare il percorso del PNRR. Per queste ragioni annuncio il voto favorevole dei senatori del Gruppo Forza Italia. (Applausi).

CASTELLONE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLONE (M5S). Signor Presidente, Ministro, colleghi, oggi votiamo un decreto-legge che abbiamo dovuto licenziare in meno di ventiquattro ore, sul quale quindi non abbiamo potuto incidere in alcun modo. È però un decreto che contiene o, meglio, avrebbe dovuto contenere delle disposizioni importanti per attuare la Missione 4 del PNRR, che si occupa di istruzione, università e ricerca.

Il dato chiave di questo decreto è, purtroppo, che c'è davvero poco rispetto a ciò che servirebbe invece a questo settore. Vorrei ricordare, Presidente, in quest'Aula cosa c'era in quella Missione 4 del PNRR e cosa ancora aspetta di essere realizzato, visto che siamo appena al 25 per cento di realizzazione degli obiettivi di quella Missione. Per quella Missione sono stanziati 30 miliardi di euro: il più grande piano di investimento in istruzione e ricerca degli ultimi decenni. Gli obiettivi principali erano innanzitutto il rafforzamento del diritto allo studio, in un Paese, Presidente, che vanta il numero più basso di laureati, e ricordo che siamo al penultimo posto in Europa, e dopo di noi c'è solo la Romania. Infatti, investiamo in istruzione universitaria appena lo 0,3 per cento di PIL rispetto alla media dello 0,8 degli altri Paesi europei.

Io, però, sono orgogliosa di appartenere alla forza politica che, nella scorsa legislatura, per la prima volta ha ampliato la no tax area, innalzando la soglia di reddito al di sotto della quale non si pagano le tasse universitarie: pensate che nel 2018 questa era di appena 13.000 euro ed è stata innalzata a 23.500 euro. (Applausi). Questo perché con un reddito lordo di 23.500 euro annui si considera che una famiglia sia in una condizione economicamente svantaggiata, e per noi il diritto allo studio deve essere un diritto di tutti e non un privilegio di pochi.

In questo provvedimento, purtroppo, sull'obiettivo del potenziamento del diritto allo studio non si prevede nulla, ad esempio per aumentare il numero di borse di studio, e in questo Paese assistiamo ancora alla vergogna di studenti idonei alla borsa di studio universitaria che però sono senza borsa. Ci sono, cioè, dei ragazzi che appartengono a fasce economiche svantaggiate, che sono meritevoli per rendimento, eppure non hanno la borsa di studio semplicemente perché noi non riusciamo o voi non riuscite a coprire tutto il fabbisogno di borse di studio. (Applausi).

Quando parliamo di diritto allo studio, chiaramente ci riferiamo anche agli alloggi universitari e mi chiedo come sia possibile, in un momento in cui stiamo vivendo un caro affitti che impedisce alle famiglie e sicuramente anche agli studenti fuori sede di potersi permettere degli alloggi soprattutto nelle grandi città, che si rischi di non raggiungere quel target, previsto nel PNRR, di 60.000 alloggi universitari. Non servirà accelerare sul privato: bisogna investire di più sull'edilizia pubblica universitaria. Noi, chiaramente, condividiamo anche l'idea di utilizzare i beni confiscati alla criminalità, che è prevista in questo decreto, ma parliamo davvero di poca cosa rispetto al fabbisogno. Uno degli obiettivi di quella missione PNRR, quindi, era il diritto allo studio e qui c'è pochissimo al riguardo.

Il secondo obiettivo era la valorizzazione del dottorato di ricerca per trasformare finalmente questo che è il più alto titolo universitario da ammortizzatore sociale quale è oggi - perché gli studenti di dottorato, purtroppo, hanno delle borse da fame che non arrivano a 1.000 euro al mese - a vero e proprio trampolino di lancio per carriere universitarie, e non solo. Anche qui, voglio ricordare quello che è stato fatto nella scorsa legislatura. Noi spesso ci sentiamo rinfacciare, soprattutto da questa maggioranza, gli errori che - per carità - ci possono anche essere stati, ma non si ricorda mai quanto abbiamo invertito il passo rispetto a determinati settori, e uno di questi è il dottorato di ricerca. Nella scorsa legislatura siamo riusciti, dopo dieci anni di tagli ai dottorati di ricerca - erano state tagliate le borse del 43 per cento - a passare da 9.000 borse di dottorato a 20.000 borse di dottorato, quindi molto più di quanto fosse mai stato fatto in passato. (Applausi). Abbiamo, inoltre, introdotto il riconoscimento del minimale contributivo, perché fino a quel momento i dottorandi di ricerca non avevano nemmeno il versamento dei contributi.

Ma c'è ancora molto da fare, se nel nostro Paese appena lo 0,2 per cento su 1.000 occupati è rappresentato da dottori di ricerca, a fronte di una media dello 0,8, soprattutto nei Paesi del Nord Europa. Eppure, per formare i dottori di ricerca noi investiamo ingenti risorse, circa 400.000 euro per ciascuno, e poi sono pochissimi quelli che restano a lavorare nel nostro Paese, così come sono pochissimi quelli che riusciamo ad attrarre dall'esterno, proprio perché abbiamo stipendi da fame per i ricercatori e un precariato selvaggio, soprattutto in quell'ambito.

Va bene, quindi, la riforma del pre-ruolo che stiamo adesso affrontando in 7a Commissione, ma anche in questo caso l'importante è non andare ad aumentare le sacche di precariato.

Il terzo obiettivo di questa Missione era il potenziamento del settore della ricerca e sviluppo.

Noi investiamo in ricerca e sviluppo appena l'1,4 per cento del PIL, contro una media europea del 2,2 per cento; inoltre, di questo 1,4 per cento, lo 0,9 per cento viene da investimenti privati. Ciò significa che l'Italia investe meno di tutti gli altri Paesi europei nel settore con più alto indice di rendimento, che è proprio ricerca e sviluppo. Io sono orgogliosa che le forze di opposizione e il Movimento 5 Stelle alla Camera siano riusciti a far approvare in sede referente un emendamento al disegno di legge di bilancio che stanzia 10 milioni di euro all'anno per il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) per stabilizzare 200 ricercatori precari. Vorrei però ricordare che nella scorsa legislatura, sempre con l'obiettivo della stabilizzazione dei ricercatori precari, noi avevamo stanziato 30 milioni all'anno per il CNR, quindi stiamo parlando di meno investimenti rispetto al passato, infatti 200 stabilizzazioni sono davvero poca roba.

Infine, l'ultimo capitolo è quello dell'istruzione. L'Italia investe in istruzione appena il 4 per cento del PIL; anche in questo caso siamo il fanalino di coda in Europa, con una media dei Paesi dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) del 5 per cento. Non si ricorda mai quanto incidano i divari territoriali soprattutto sugli investimenti in istruzione. Vorrei fare un esempio, prendendo i fondi che vengono stanziati per Reggio Emilia e Reggio Calabria, due città che hanno quasi lo stesso numero di abitanti: a Reggio Emilia si investono 28 milioni di euro all'anno in istruzione, mentre a Reggio Calabria 9 milioni di euro all'anno. Mi volete spiegare come potete pensare che con l'autonomia differenziata questi divari non aumentino? (Applausi). Quando parliamo di chiudere i divari territoriali, dovremmo occuparci del tempo pieno a scuola, fermo all'anno zero; della scuola che diventa luogo di riscatto sociale; del Piano asili nido, che pure avete ridimensionato.

Questo Governo, invece, ci propone la ricetta del dimensionamento degli istituti scolastici, il taglio nel disegno di legge di bilancio di altre 8.000 unità di personale tra personale docente e amministrativo, tecnico ausiliario (ATA). Poi, però, c'è il bonus di 2.000 euro all'anno per chi si iscrive agli istituti paritari. Voi, infatti, sul privato, sul privato accreditato in sanità, sulle scuole paritarie, su quello non fate mai un passo indietro, neppure quando non ci sono i fondi, come pure non vi dimenticate mai di inserire qualche misura propagandistica. In questo caso, per esempio, si passa dal liceo del made in Italy, che è stato un fallimento totale, visto il numero di iscrizioni che ci sono state (300 in tutta Italia), all'internazionalizzazione degli Istituti tecnologici superiori (ITS Academy) anche all'estero, pensando di spostare questi fondi in quella realizzazione che fa parte del Piano Mattei, senza la consapevolezza che, per formare i cittadini di domani, servono soprattutto le competenze cognitive. Basterebbe seguire l'esempio dell'Estonia, che è un Paese leader proprio nella formazione, che invece è tornata indietro rispetto a progetti di formazione troppo verticali che, se sono troppo verticali e troppo specialistici, rischiano di essere ben presto superati da nuove competenze e nuova formazione professionale.

Come abbiamo detto più volte, noi ci siamo sempre quando si parla di rafforzare questi settori, perché crediamo fortemente in quello che diceva Diogene, filosofo greco del 400 avanti Cristo: l'istruzione dei giovani costituisce le fondamenta di uno Stato. Noi crediamo che sia questo il pilastro su cui costruire il futuro.

Voi, però, signora Ministra, membri del Governo e in generale, della maggioranza, dovete avere il coraggio di mettere in atto investimenti importanti, soprattutto in questi settori, perché, se si tratta di fare battaglie giuste, come ripetiamo spesso, noi saremo al vostro fianco. (Applausi).

MURELLI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MURELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghe e colleghi, ministro Bernini, ringrazio anche il sottosegretario Durigon, che non è presente, ma è sempre stato attivo e operativo in Commissione lavoro alla Camera seguendo il provvedimento.

Oggi approviamo un decreto-legge che mira a garantire il raggiungimento di specifici traguardi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. Le misure messe in campo da questo Governo negli ultimi due anni stanno dando, di fatto, risultati tangibili. A parlare sono i dati, certificati dall'Istat, come ho ribadito anche la settimana scorsa sul collegato lavoro in dichiarazione di voto.

Sono numeri, non fake-news come vengono definiti in quest'Aula. Proprio il giorno dopo, il 12 dicembre, i numeri sono stati aggiornati dall'Istat. La notizia era che ci sono stati direttamente 117.000 occupati in più rispetto al secondo trimestre, 517.000 rispetto al terzo. La spinta maggiore arriva ancora dai dipendenti a tempo indeterminato e poi dagli autonomi, mentre diminuiscono quelli a termine. Il tasso di occupazione raggiunge così il 62,4 per cento, toccando il nuovo livello più alto mai registrato nelle relative serie storiche trimestrali e il tasso di disoccupazione scende al 6,1 per cento in meno di diciassette anni.

Noi stiamo attenti alle richieste che arrivano dal mondo del lavoro e dal mercato, che chiedono flessibilità e di favorire la formazione. La strada su cui andare avanti è quella di sostenere le imprese che creano occupazione e ricchezza, perché è quella giusta per far tornare l'Italia a correre ed essere competitiva.

Anche questo decreto-legge prevede direttamente, partendo dall'articolo 1 sul lavoro sommerso, nuove misure che puntano ad un miglioramento della trasparenza contributiva delle aziende, prevedendo il coinvolgimento dell'INAIL in sostituzione dell'ANPAL nella cabina di regia che sovraintende alla rete del lavoro agricolo di qualità istituita presso l'INPS, per selezionare le imprese agricole che si distinguono per il rispetto delle norme in materia di lavoro, legislazione sociale, imposte sui redditi e sul valore aggiunto. L'introduzione dei cosiddetti gli indici sintetici di affidabilità contributiva, i famosi ISAC che saranno operativi dal 1° gennaio 2026, mira a tracciare la base imponibile ai fini contributivi partendo dai settori più a rischio, quali le strutture ricettive, per poi estendersi agli altri settori.

Aggiungo il potenziamento strategico del portale nazionale del sommerso, che sostituisce e integra le banche dati, attraverso le quali l'Ispettorato nazionale del lavoro, l'INPS e l'INAIL condividevano le risultanze degli accertamenti ispettivi. Questo coinvolgimento e questo confluire dei verbali ispettivi e di ogni altro provvedimento sono coerenti con l'attività di vigilanza svolta da tutti gli organi ispettivi in una prospettiva di ottimizzazione del monitoraggio del fenomeno del lavoro sommerso. Questo è quello che ci chiedono anche gli ispettori del lavoro, che sono venuti più volte in audizione anche nella passata legislatura.

L'articolo 2 interviene per fronteggiare la crisi occupazionale dei dipendenti delle imprese del settore della moda, del made in Italy per eccellenza nel nostro Paese, che ha chiesto di intervenire espressamente a fronte di questo momento di profonda crisi che sta attraversando. Per questo ringrazio il sottosegretario Durigon, il sottosegretario Freni e la collega, onorevole Nisini, che si sono interessati al problema e hanno permesso di inserire questo articolo, che riconosce un trattamento di cassa integrazione in deroga, fruibile dal 29 ottobre al 31 dicembre 2024 da parte delle imprese dei settori tessile, dell'abbigliamento e calzaturiero. È stato introdotto anche un emendamento alla Camera per allargare questo trattamento anche alle aziende di produzione di metalli preziosi e semilavorati, nonché di trattamento e rivestimento di metalli, di fabbricazione di stampi, portastampi, sagome e forme per macchine, nonché di apparecchi per depurare, filtri, liquidi e gas per uso domestico, con una media occupazionale inferiore a 15 addetti che abbiano esaurito nel 2024 i trattamenti di integrazione salariale ordinari. Abbiamo anche aumentato la platea dei beneficiari, inserendo i codici Ateco dell'indotto, perché quello del comparto moda è importantissimo. Se non avessimo ampliato i codici Ateco, tante aziende e tanti lavoratori sarebbero rimasti esclusi.

Importanti sono anche gli articoli 4 e 7, che recano misure urgenti in materia di sistema universitario, istruzione e AFAM, che perseguono la finalità di garantire la piena operatività delle commissioni nazionali per l'abilitazione scientifica, nonché di regolare il corretto funzionamento del Consiglio universitario nazionale.

Importantissime sono le disposizioni urgenti per l'accelerazione degli interventi strategici in materia di alloggi e residenze universitarie alla fine del conseguimento del target M4C130 del Piano di ripresa e resilienza. La disposizione è quindi finalizzata ad allargare l'elenco dei beni immobili che possono essere adibiti ad alloggi universitari, prevedendo che anche quelli confiscati alla criminalità organizzata possano essere destinati a residenza nell'ambito della riforma dell'housing universitario, anche adottando l'applicazione dei regimi semplificati per l'autorizzazione urbanistica ed edilizia.

Sono orgogliosa di dire che il ministro Valditara sta portando avanti un grande lavoro che ha saputo interfacciarsi col mondo del lavoro, partendo dagli ITS Academy, che sono stati rafforzati, inserendo nuovi percorsi formativi, il famoso 4 più 2, proprio perché le esigenze del mondo del lavoro non sono solo in continuo cambiamento e in evoluzione, ma vanno anche veloci e la formazione dev'essere sempre innovata e stare al passo con i tempi.

Nel decreto si prevedono misure per promuovere l'internazionalizzazione degli ITS Academy, anche nell'ambito del Piano Mattei, aumentando il fondo di 3,1 milioni di euro per il loro consolidamento e la loro diffusione, promuovendo percorsi internazionali e l'incremento dell'offerta formativa dei loro percorsi in tutto il territorio nazionale, anche con percorsi all'estero; si prevedono inoltre lo sviluppo di una collaborazione nel settore dell'istruzione tecnica e professionale con i Paesi ricompresi nel Piano Mattei, in linea con le necessità del mercato del lavoro e delle aziende italiane che investono nei Paesi africani, e il sostegno all'insegnamento della lingua italiana.

Attualmente in Italia sono 146 gli ITS Academy, 1.002 i percorsi formativi attivati e 25.842 gli studenti attualmente iscritti (dato in crescita rispetto al giugno 2023). Si tratta di un importante passo in avanti verso il prosieguo e la buona riuscita del Piano Mattei, che è e rimane uno strumento ambizioso, che va oltre la politica di cooperazione allo sviluppo, ma si presuppone sia volto a promuovere lo sviluppo degli Stati africani, in linea con la necessità del mercato del lavoro e delle aziende italiane che investono in quei Paesi. Questa è un'importante iniziativa nell'ambito della politica di cooperazione e sviluppo, consapevole dei fenomeni migratori, per instaurare un vero partenariato tra l'Italia e l'Africa, con benefici reciproci in ambito economico, sociale, ambientale e culturale, basato anche sulla convergenza degli interessi nazionali.

Questo Governo pensa anche ai giovani, in particolare ai NEET, ossia i giovani tra i quindici e i ventinove anni che non sono occupati, non sono direttamente inseriti nel percorso scolastico formativo e non sono impegnati in un'attività lavorativa. Il loro numero cala in modo consistente anche grazie alla crescita dell'occupazione italiana. In Italia la quota dei NEET, sul totale dei ragazzi compresi tra i quindici e i ventinove anni, è stimata al 16,1 per cento, con un calo di 2,9 punti rispetto al 2022 e di 7 punti rispetto al 2021. Per ridurre i divari territoriali nel contrasto al fenomeno della dispersione scolastica, con un incremento di 4 milioni di euro, si istituisce il fondo per il 2024 e il 2025 e la relativa autorizzazione di spesa per finanziare direttamente i libri di testo per le famiglie meno abbienti. Bisogna fare in modo che anche quei pochi abbiano la possibilità di trovarsi di fronte a risorse fondamentali per arrivare a un obiettivo importante, quale quello della cultura e della crescita.

Infine, come Governo non trascuriamo di considerare che questa norma ci consente di premiare sicuramente i più meritevoli, stanziando risorse a favore di chi realmente rispetta le leggi italiane e degli imprenditori che assumono, rispettano e pagano il giusto salario ai loro dipendenti.

Dopo le fake news della scorsa settimana, questo Governo dà un'ulteriore risposta con questo decreto-legge per creare occupazione, ascoltando le esigenze del tessuto economico e produttivo. Sono proprio i nostri imprenditori e le nostre aziende che creano occupazione e, per questo motivo, il voto del Gruppo Lega Salvini Premier sarà favorevole. (Applausi).

D'ELIA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ELIA (PD-IDP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, non è semplice intervenire su questo provvedimento, per due motivi.

In primo luogo, per il merito, che è eterogeneo, una sorta di patchwork di più temi: le residenze universitarie, la missione PNRR, la scuola, il lavoro. È un provvedimento disorganico, che dà risposte a singole emergenze, che tali sono anche per l'assenza di un disegno nel loro governo.

In secondo luogo, non è semplice per il modo in cui il provvedimento è arrivato qui. Nonostante la disponibilità della Commissione e il preavviso (per il quale ringrazio il Presidente della 7ª Commissione), sostanzialmente non abbiamo avuto il tempo di esaminare il testo. È arrivato lunedì e, incardinato in Commissione, dopo poco è stato calendarizzato in Aula. Dobbiamo continuare a dire che non si possono ridurre a questo le Camere finché c'è il bicameralismo. (Applausi).

Il provvedimento oltretutto è eterogeneo e contiene norme importanti sul lavoro e su settori importanti, dal contrasto al caporalato al lavoro agricolo, eppure è stato incardinato solo in 7ª Commissione. Contiene diverse misure, tra cui la proroga del Consiglio universitario nazionale (CUN). Non si capisce perché non si dovrebbe rinnovarlo, non lasciandolo sullo sfondo, ma anzi coinvolgendolo nella riforma delle norme che lo riguardano, sulla quale occorre andare avanti.

In discussione generale, sono intervenuti sui vari ambiti di questo provvedimento la senatrice Furlan sul lavoro, la senatrice Rando sulla scuola e il senatore Verducci sull'università. Voglio però ricordare anche il senatore Mazzella, intervenuto sul PNRR e sulla missione 4, di cui solo il 25 per cento è stato fino a oggi portato avanti. Li voglio ricordare perché sono stati gli unici quattro interventi in discussione generale, che, in un'Aula deserta, hanno tenuto alta la dignità di quest'Assemblea che doveva discutere questo provvedimento. (Applausi).

Penso che facciamo un torto a noi stessi a non sottolineare ancora una volta questo, perché qui ci sono alcune misure che comunque siamo riusciti a inserire anche nella discussione alla Camera, che rappresentano alcuni inizi. Penso, in particolare, alla moda: c'è un prolungamento, di poche settimane, degli ammortizzatori in un settore così rilevante per la nostra industria. Noi avremmo voluto proseguire su questo percorso: alla Camera è stato votato un ordine del giorno, a prima firma dell'onorevole Bonafè, che chiede di prolungare questi ammortizzatori per tutto il 2025, ma anche in Commissione lunedì il sottosegretario Durigon, che mi dispiace adesso non sia qui, ci ha praticamente detto che siete prigionieri del MEF.

Qui di fronte a noi, però, abbiamo crisi reali di settori importanti, che tra l'altro vivono in gran parte sull'esportazione, all'85 per cento. Con il nuovo quadro internazionale che abbiamo di fronte, essi subiranno ad esempio i dazi che il vostro amico Trump pensa di mettere. Ecco, mi chiedo: è possibile che sia così difficile intervenire su questi settori? Si taglia il fondo all'automotive, mentre si tolgono le multe ai no vax? Quali sono le scelte, anche di bilancio, che questo Governo vuole fare?

Vi sono poi altre disposizioni in materia di lavoro e lotta al lavoro sommerso, ma non affrontano in modo strutturale quelle questioni. Penso alle reti del lavoro agricolo di qualità: appunto, non si tocca l'essenziale. Soprattutto, avevamo presentato alcuni emendamenti, assieme anche alle altre forze di opposizione, per il pieno coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, anche perché vi è il rischio che si creino zone franche dalle ispezioni, invece di sostenere davvero il lavoro di qualità.

C'è il tema, immenso, del numero degli ispettori, che solo in parte è stato affrontato anche in legge di bilancio. Vi sono questioni davvero rilevanti, come appunto lo sfruttamento del lavoro in agricoltura, del quale, come ha ricordato ieri la senatrice Furlan, abbiamo tutti discusso e in cui siamo tutti coinvolti. Abbiamo tutti detto "mai più" di fronte alla morte di Satnam Singh, ma poi, quando si tratta davvero di fare interventi strutturali, i soldi non ci sono.

Quello che viene messo in questo decreto-legge è davvero solo l'inizio. Quello che critichiamo del provvedimento non è tanto quello che c'è, ma quello che non c'è, perché non c'è nulla di strutturale su questi temi. Pensiamo anche al fondo libri, che qui è stato sbandierato come una grande opzione, ma è veramente un pannicello caldo. Stiamo parlando di quattro milioni a fine anno solo per il 2024, solo per quest'anno.

Noi, invece, abbiamo bisogno di proposte e di politiche del diritto allo studio che vadano davvero incontro ai bisogni delle famiglie, che guardino ai prossimi anni, che creino davvero la gratuità dei libri di testo, ma non solo di quelli, bensì anche dei trasporti e di tutto il welfare e il diritto allo studio nel loro complesso, che in questo Paese non vengono finanziati.

Del resto, quella che l'altro ramo del Parlamento sta discutendo è una finanziaria che parla di tagli di organici e agli ATA. Nella discussione alla Camera è stato introdotto finalmente un nuovo articolo, l'8-bis, relativo al liceo del made in Italy, che finalmente, come avevamo chiesto, non diventa sostitutivo dell'opzione economico-sociale e del percorso del liceo delle scienze umane. Abbiamo provato a dirvelo. In questo Governo, nel fantastico mondo di Ameloni, sembrava possibile creare un liceo che fosse un grande spot a Vinitaly, che però non ha trovato nessun riscontro nelle iscrizioni (solo 370 ragazzi in tutta Italia): abbiamo scongiurato che questo avvenisse ed oggi tornate indietro su questa scelta, anche se lo fate a invarianza finanziaria.

C'è un'incapacità di ascolto da parte di questo Governo e del ministro Valditara, lo voglio dire, che invece ascolta bene solo per querelare le critiche che gli fanno intellettuali e giornalisti. (Applausi). Vi chiedo di fermarvi un attimo su questa fotografia: il Ministro dell'istruzione querela uno scrittore italiano perché ha criticato un tweet per il modo in cui veniva scritto in italiano. È ironia, è critica al potere, quello che tiene viva la democrazia e il confronto nei Paesi civili (Applausi): fatevene una ragione. Non si può ridurre il dibattito pubblico a suon di scomuniche e di querele.

Questo è un susseguirsi di riforme a invarianza finanziaria. Avevamo proposto anche di intervenire sul personale ATA, che oggi vede legati ad Agenda Sud i progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza e i propri contratti fermi e scaduti. Intervenire per mettersi in linea con la temporalità di quei progetti è il tema che ha chi governa oggi anche rispetto al Piano nazionale di ripresa e resilienza: portare avanti gli obiettivi, ma dare un seguito anche al personale e ai ricercatori che su quei progetti stanno lavorando. È il tema per esempio del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), che per fortuna con un emendamento delle opposizioni in parte abbiamo affrontato l'altra notte in sede di bilancio. Quello della stabilizzazione dei ricercatori nel nostro Paese è però un tema molto più grande che non può essere risolto solo da quell'emendamento, com'è stato detto anche in questa discussione oggi.

Sono risultati improponibili quelli proposti dalla gran parte dei nostri emendamenti, che abbiamo provato a inserire in questo testo, perché c'è una squadernata, profondissima crisi del settore della ricerca e dell'università. Sono emergenze che qui non sono affrontate e che nelle vostre decretazioni di urgenza, che sono tantissime, voi non affrontate, nonostante il mondo universitario in questi mesi, nelle sue diverse componenti, abbia sottolineato la gravità della situazione. In questi giorni, i rettori delle università di Pisa, Firenze e Roma Tre, insieme ad altri di piccole università soprattutto, hanno denunciato cosa significano i tagli fatti sul fondo ordinario di quest'anno, cioè su bilanci che erano già stati approvati: 122 società scientifiche hanno chiesto di tornare indietro sui tagli; nei prossimi giorni ci saranno riunioni e mi auguro, Ministra, che si voglia intervenire su questo settore, ascoltando le mozioni che nei senati accademici di questo Paese si stanno votando.

Qui poi c'è l'obiettivo fondamentale del Piano nazionale di ripresa e resilienza dei 60.000 posti letto, su cui questo decreto-legge interviene ancora una volta con una piccola norma: una misura tampone, una fiction che non finisce più, un obiettivo - e vado alla conclusione - che riguarda il diritto allo studio, le spese che le famiglie devono affrontare, più di 400 euro che pesano su ogni famiglia per far dormire uno studente fuori sede, a cui non potranno essere le università telematiche a dare una risposta. State a casa e studiate da remoto (Applausi): non è questa la risposta di un Paese civile, perché bisogna seguire anche gli obiettivi che il Paese si era dato con il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Invece, andiamo avanti con un passo troppo corto su questi temi essenziali e sbandieriamo obiettivi che non sono di questo Governo.

L'occupazione femminile cresce dal 2021, ma siamo comunque il Paese - ce lo dice l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE) - che ha il tasso di occupazione femminile più basso d'Europa e la qualità del lavoro femminile più bassa d'Europa e non serviranno interventi tampone, come qualche bonus per chi ha già due figli. Serve un intervento grande sui congedi, sulla condivisione e sui congedi paritari. Facciamolo insieme. (Applausi). Avete aumentato il congedo parentale: bene, continuiamo su questa strada e facciamolo insieme; votate i nostri emendamenti sul congedo paritario.

Per tutti questi motivi, per quello che servirebbe e che non c'è, ma che noi avremmo voluto, dichiaro il voto di astensione del Partito Democratico. (Applausi).

COSENZA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COSENZA (FdI). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, il decreto-legge che ci accingiamo a convertire segna un altro passo importante verso la riorganizzazione dei settori strategici della nostra società e della nostra economia sui quali questo Governo continua a lavorare fin dal suo insediamento. Chiariamo, colleghi, che il Governo sta intervenendo dove in passato non si è intervenuti. Ho ascoltato ora la senatrice D'Elia fare un elenco di quelle che, secondo lei, sono evanescenze di questo momento, ma sono problemi storici che loro non hanno affrontato. (Applausi).

Trattiamo di settori che sono alla base della formazione, della crescita e della realizzazione delle persone e delle aziende: istruzione, università e lavoro, ossia le tre colonne portanti sulle quali si strutturano la nostra identità e il successo nazionale. Si interviene infatti aggiungendo tasselli qualificanti per affrontare alcune delle sfide più complesse che abbiamo, tra cui quella del Piano nazionale di ripresa e resilienza, muovendosi lungo tre direttrici fondamentali: il rilancio economico, la giustizia sociale ed il sostegno a settori strategici del nostro sistema produttivo, accademico e culturale.

Uno dei temi centrali è il contrasto al lavoro sommerso e allo sfruttamento lavorativo, ma questo tema così complesso e drammatico, caratterizzato spesso da storie atroci che la cronaca ci consegna, che abbiamo visto utilizzare dalla sinistra solo e sempre in maniera irresponsabilmente strumentale, ha bisogno di misure concrete. È vero, senatrice D'Elia, che tale tema ha bisogno di misure concrete e infatti solo questo Governo è intervenuto per contrastare all'origine lo sfruttamento di esseri umani, per sottrarli ai trafficanti e alle mafie. Il Governo interviene anche attraverso questo provvedimento, con il quale istituisce una cabina di regia che possa, da un lato, vigilare sul caporalato e sul lavoro sommerso, ma anche, dall'altro, intercettare e rispondere facendo incontrare la manodopera con la crescente richiesta delle imprese, a cui serve.

Sempre in tema di imprese, si interviene rispetto all'emergenza che riguarda il comparto moda, un'eccellenza del made in Italy e un pilastro della nostra economia, con 60.000 imprese che subiscono un calo della domanda internazionale per gli alti costi delle materie prime e per le penalizzazioni della normativa europea. Il Governo è intervenuto con molta rapidità, introducendo misure di cassa integrazione in deroga per i lavoratori del settore, includendo anche le aziende che producono componenti metalliche e sostegni al settore dell'editoria. Il Governo ha quindi posto le tutele innanzitutto per i posti di lavoro, per la conservazione del know how delle aziende e per la competitività di un comparto strategico sinonimo di qualità italiana nel mondo.

Osservando la logica di queste misure, possiamo percepire il cambio di passo che è avvenuto. Si vuole riportare al centro della discussione politica la necessità di intervenire a sostegno sia delle fasce più deboli, sia di quelle che hanno bisogno di sentirsi incentivate e supportate, per costruire i ponti fondamentali per mettere insieme lavoratori e impresa, incentivando innanzitutto la formazione, proprio delle figure che sono venute a mancare all'impresa italiana a causa di decenni di politiche sbagliate. Al fine di promuovere la conoscenza, le abilità e le competenze connesse al made in Italy, è stato istituito il percorso liceale del made in Italy, in vista dell'allineamento della domanda e dell'offerta di lavoro.

Ciò che andremo ad approvare - tutte le nostre misure, anche quelle specifiche e di dettaglio - è inserito in una visione unitaria, che vuole rendere funzionante la filiera produttiva e vuole farlo anche restituendo dignità alle funzioni lavorative tecnico-professionali, così indispensabili al nostro settore produttivo.

In tal senso, sottolineo l'importanza che assumono le misure per gli ITS Academy, veri e propri centri di eccellenza nella formazione tecnica, per i quali si stanziano nuove risorse per l'internazionalizzazione e l'ampliamento dell'offerta formativa. Il segnale importante e chiaro che noi vogliamo dare è che la formazione tecnica non è di serie B. (Applausi). È una risorsa strategica e i giovani che la scelgono valgono tantissimo per sé stessi e per l'Italia, perché partecipano a un progetto per rendere forte questa Nazione.

Altra misura con la stessa finalità è il sostegno al sistema universitario, per ridurre il precariato e garantire maggiore stabilità al sistema accademico, al fine di promuovere l'attuazione del PNRR. Viene affrontato contestualmente il tema dell'onerosità degli alloggi per studenti universitari, semplificando la procedura per destinare i beni confiscati alla criminalità a residenze universitarie. Questa impostazione vuole trasmettere non solo l'attenzione che abbiamo verso i giovani e le famiglie, ma la nostra cultura politica, che agisce tenendo sempre insieme pragmatismo e valori di giustizia sociale. Quindi, dove per decenni ci sono state violenza, morte e sopraffazione, vogliamo portare giovani, cultura e voglia di futuro sano.

Quello che si vuole guardare è appunto il futuro e lo guardiamo da tante angolazioni, proprio perché la visione è ampia e grande e tiene insieme tanti aspetti e bisogni. Chi parla di frammentarietà del provvedimento denuncia il proprio limite e la propria inadeguatezza a capire la nostra visione d'insieme, che guarda ai giovani, alla serenità del tessuto produttivo, ai sacrifici delle famiglie e di quei milioni di uomini e donne che ogni giorno vanno avanti sapendo finalmente di essere parte e interpreti della storia che si sta costruendo, per rendere fiera e competitiva l'Italia, affinché diventi una Nazione in cui restare, ritornare o arrivare, non più un posto da cui fuggire.

Per questo motivo dichiaro il voto favorevole di Fratelli d'Italia. (Applausi. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

GIORGIS (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIORGIS (PD-IDP). Signor Presidente, ho chiesto la parola per sollecitare nuovamente un intervento del Governo che scongiuri la chiusura di numerosi uffici postali nella città di Torino. Cosa significa il silenzio del ministro Urso, il suo sottrarsi al dovere di rispondere alle interrogazioni? Ricordo che ne abbiamo presentata più di una, l'ultima il 29 ottobre 2024, la n. 235, che colgo l'occasione di ulteriormente e nuovamente sollecitare. Cosa significa questo silenzio del Governo? Significa che condivide la scelta irresponsabile di Poste Italiane? Chiudere uffici, alcuni dei quali da poco ristrutturati, in zone dove l'utenza è particolarmente fragile e vulnerabile, è una scelta irresponsabile, che rischia di escludere molte persone dall'accesso a servizi di primario interesse pubblico, che Poste Italiane, in quanto concessionaria, deve invece garantire su tutto il territorio nazionale con carattere di massima prossimità.

Ha fatto bene il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, a ricorrere al TAR, ma, signor Presidente, il Governo non può rimanere silente e non può sottrarsi alle proprie responsabilità. La sicurezza dei cittadini, che a parole il Governo dice di voler garantire, non la si realizza riducendo i servizi di prossimità e impoverendo il territorio dei relativi luoghi. (Applausi).

LICHERI Sabrina (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LICHERI Sabrina (M5S). Signor Presidente, nei giorni scorsi in Sardegna si è consumato un tragico incidente di caccia, che ha visto morire due giovani ragazzi di ventotto anni: una tragedia che ha scosso profondamente la comunità locale e non solo e ha sollevato non pochi interrogativi sul tema della regolamentazione della sicurezza nella caccia. La lista dei feriti e dei morti sta aumentando e paradossalmente dall'altra parte, dalla parte politica, dalla parte di chi ha il compito e i mezzi per intervenire in maniera puntuale e precisa, abbondano le proposte legislative e gli emendamenti che, con il favore delle tenebre, addirittura ampliano le possibilità di caccia.

Pertanto, signor Presidente, sono qui a denunciare questo atteggiamento superficiale e di totale disattenzione a quello che sta succedendo e faccio un appello ai membri della maggioranza più sensibili al tema della sicurezza e della tutela del territorio affinché si apra una riflessione seria e onesta su questo argomento e non si parli più di queste tragedie.

Esprimo, ovviamente, il nostro cordoglio alla famiglia e agli amici di Giacomo e Matthias. (Applausi).

GUIDI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUIDI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, chiedo scusa dal profondo del cuore per il tempo che vi ho fatto passare per una défaillance della mia salute, che di solito è molto resiliente. Forse mi ha talmente affascinato il presidente del Consiglio Meloni che, invece di essere più felice - e lo sono - ho avuto un momento di calo di zuccheri.

Volevo dire solo, tramite lei, signor Presidente, che è veramente stancante - ed è per questo che c'è disattenzione, come lei ha richiamato - quando ci sono troppa faziosità e troppo delirio di autocommiserarsi, soprattutto negli attacchi personali, in questo caso contro il Presidente del Consiglio. Grazie e buon Natale.

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di lunedì 23 dicembre 2024

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica lunedì 23 dicembre, alle ore 11, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 17,32).

Allegato A

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI IN VISTA DEL CONSIGLIO EUROPEO DEL 19 E 20 DICEMBRE 2024

PROPOSTE DI RISOLUZIONE NN. 1, 2, 3, 4, 5 E 6

(6-00118) n. 1 (18 dicembre 2024)

Terzi Di Sant'Agata, Centinaio, Murelli, Matera, Zanettin, Borghesi, Scurria.

Approvata

Il Senato,

        premesso che:

            il Consiglio europeo del 19-20 dicembre 2024 presenta al suo ordine del giorno tra i vari punti: Ucraina; Medio Oriente; impegno dell'UE a livello mondiale; resilienza, preparazione, prevenzione e risposta alle crisi; migrazione;

        considerato che:

            a più di mille giorni dall'aggressione russa all'Ucraina, i Capi di Stato e di Governo torneranno a fare il punto sulle azioni in corso per il pieno sostegno multidimensionale europeo al Paese e terranno una discussione con il presidente Zelensky che, su invito del presidente Costa, aggiornerà il Consiglio europeo sugli ultimi sviluppi della situazione;

            i Capi di Stato e di Governo avranno una discussione approfondita sulla crisi in Medio Oriente alla luce delle continue evoluzioni nell'area. La situazione è costantemente seguita con estrema attenzione da parte del Governo. Il 9 dicembre 2024 il Presidente del Consiglio ha presieduto un vertice con i Ministri competenti per valutare l'evoluzione della situazione in Siria e, il successivo 13 dicembre, ha convocato una riunione virtuale dei Leader G7 per discutere le principali questioni internazionali, anche nella prospettiva del passaggio di consegne tra la Presidenza italiana del Gruppo e quella canadese;

            il Consiglio europeo terrà una discussione strategica sul ruolo dell'Unione europea nel mondo per uno scambio di vedute che consenta di definire un approccio europeo globale in un contesto multipolare sempre più complesso;

            sulla base dell'Agenda strategica e delle Conclusioni del Consiglio europeo di giugno 2023 e di marzo 2024, i Capi di Stato e di Governo discuteranno il tema della resilienza, della prevenzione e della preparazione alle crisi anche alla luce del Rapporto del consigliere speciale Sauli Niinistep dello scorso 30 ottobre;

            i Capi di Stato e di Governo avranno una discussione in materia di migrazione per monitorare i progressi compiuti nell'attuazione delle Conclusioni adottate in materia in occasione dei precedenti Consigli europei. Il tema resta oggetto di particolare attenzione, anche alla luce delle possibili ulteriori pressioni migratorie verso l'Unione europea che potrebbero derivare dalla crisi in Medio Oriente;

            il Consiglio europeo sarà chiamato ad approvare le conclusioni in materia di allargamento adottate dal Consiglio affari generali del 17 dicembre 2024, anche alla luce degli esiti del Vertice UE-Balcani occidentali in programma a Bruxelles alla vigilia del Consiglio europeo,

        impegna il Governo a:

            1. continuare a sostenere, per tutto il tempo necessario, l'Ucraina nelle sue diverse dimensioni - politico-diplomatica, economico-finanziaria, militare e umanitaria - anche in attuazione delle decisioni prese al Vertice G7 di giugno 2024;

            2. proseguire nell'impegno diplomatico per la realizzazione della Formula di Pace Ucraina sulla base del principio che nessuna iniziativa di pace può essere portata avanti senza un pieno coinvolgimento di Kiev;

            3. promuovere l'applicazione delle sanzioni nei confronti della Federazione russa e valutare l'incremento dei dazi all'importazione sui prodotti agricoli;

            4. adoperarsi per porre fine alla detenzione dei civili ucraini da parte delle autorità russe, con diverse migliaia di persone scomparse o detenute arbitrariamente da lungo tempo e in condizioni disumane, sia nelle aree occupate dell'Ucraina che nella Federazione russa;

            5. concentrare ogni sforzo utile per la ricostruzione dell'Ucraina, svolgendo un ruolo di coordinamento anche in vista della Conferenza per la ripresa dell'Ucraina (Ukraine Recovery Conference - URC) che l'Italia ospiterà a Roma il 10-11 luglio 2025;

            6. promuovere la partecipazione delle aziende italiane alla ripresa e alla ricostruzione dell'Ucraina;

            7. attuare ogni necessaria azione per una de-escalation e una soluzione pacifica della crisi in Medio Oriente;

            8. in relazione alla situazione venutasi a creare in Siria, lavorare - anche sulla base dell'iniziativa assunta dalla Presidenza italiana che ha portato alla dichiarazione dei Leader G7 del 12 dicembre 2024 - per una soluzione diplomatica volta a garantire l'integrità territoriale del Paese e un processo di transizione che conduca alla formazione di un governo credibile, inclusivo, non settario e riconosciuto a livello regionale, che garantisca il rispetto dello Stato di diritto, dei diritti umani universali, compresi i diritti delle donne, la protezione di tutti i siriani, incluse le minoranze etniche e religiose a cominciare da quelle cristiane, oltre che degli stranieri e della comunità diplomatica internazionale; assumere tutte le iniziative utili a far valere le responsabilità del regime di Assad per i crimini commessi;

            9. monitorare l'accordo sul cessate il fuoco in Libano del 27 novembre scorso e lavorare, con i partner UE e G7, per la piena applicazione della Risoluzione 1701 delle Nazioni Unite e la tutela del fondamentale ruolo svolto dalla missione di stabilizzazione Unifil e per sostenere concretamente la ripresa economica del Libano;

            10. proseguire nell'azione diplomatica per una soluzione alla crisi di Gaza e giungere a un cessate il fuoco, al rilascio di tutti gli ostaggi e a un intervento umanitario su larga scala in linea con la Risoluzione 2735 delle Nazioni Unite e sull'esempio dell'iniziativa "Food for Gaza" avviata dall'Italia 1'11 marzo 2024 per facilitare la fornitura di aiuti alla popolazione palestinese;

            11. agire nel contesto diplomatico per creare le condizioni che conducano a una soluzione basata sul principio dei "due Stati" sovrani che possano vivere fianco a fianco in pace e sicurezza;

            12. continuare ad assicurare il pieno sostegno alla lotta contro 1'antisemitismo, rafforzando le misure di contrasto agli allarmanti recenti episodi di odio e di discriminazione nei confronti degli appartenenti alla comunità ebraica;

            13. riaffermare la necessità di un ruolo forte dell'Unione europea nel mondo, con particolare riguardo al partenariato transatlantico, nel cui ambito l'Italia è chiamata a svolgere un ruolo fondamentale;

            14. lavorare per sviluppare il tema della resilienza, prevenzione, preparazione alle crisi e di risposta alle stesse, lavorando con le istituzioni europee nel pieno rispetto delle competenze nazionali, degli interessi ed esigenze di sicurezza nazionale e in piena complementarietà con la NATO;

            15. promuovere e sostenere adeguati finanziamenti per la difesa e per la sicurezza europea, continuando a lavorare per ottenere lo scorporo totale delle spese della difesa dal Patto di stabilità;

            16. continuare a rafforzare le misure di contrasto delle attività di disinformazione e misinformazione, nonché delle minacce ibride condotte da alcuni Paesi terzi, nei confronti dei Paesi dell'Unione e volte a influenzare e manipolare le opinioni e i comportamenti delle persone, soprattutto in occasione dello svolgimento delle procedure referendarie ed elettorali;

            17. mantenere alta l'attenzione a livello europeo sul tema della migrazione, con una particolare considerazione degli aspetti collegati alla dimensione esterna, che resta la precondizione per un'effettiva attuazione del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo. Rimangono altresì importanti: la realizzazione di accordi reciprocamente vantaggiosi con i Paesi di origine e transito, la difesa dei confini esterni europei, la lotta ai trafficanti di esseri umani e una politica dei rimpatri realizzata su un approccio comune europeo;

            18. continuare a lavorare, con la Commissione europea e gli altri Stati membri, per soluzioni innovative, anche adottando il modello di collaborazione fra Italia e Albania, nel pieno rispetto del diritto internazionale ed europeo;

            19. accogliere positivamente le conclusioni in materia di allargamento, sfida strategica per il nostro Paese e per l'Unione europea, continuando a sostenere il percorso europeo dei Paesi dei Balcani occidentali, dell'Ucraina e della Moldova;

            20. intraprendere ogni opportuna iniziativa per sostenere il desiderio del popolo georgiano di proseguire nel percorso di adesione all'Unione europea, lavorando per assicurare il rispetto dei diritti fondamentali e delle libertà su cui si fonda l'Unione;

            21. in sede di esame dell'Accordo di libero scambio tra l'Unione europea e il Mercosur, perseguire ogni iniziativa utile a tutela degli agricoltori italiani, anche attraverso il riconoscimento di apposite compensazioni.

(6-00119) n. 2 (18 dicembre 2024)

Patuanelli, Maiorino, Di Girolamo, Nave, Pirro, Lorefice, Bevilacqua, Aloisio, Bilotti, Castellone, Castiello, Cataldi, Croatti, Damante, Barbara Floridia, Guidolin, Ettore Antonio Licheri, Sabrina Licheri, Lopreiato, Marton, Mazzella, Naturale, Pirondini, Scarpinato, Sironi, Turco.

Preclusa

Il Senato,

        premesso che:

            nel prossimo Consiglio europeo del 19 e 20 dicembre 2024, i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri saranno nuovamente chiamati a esaminare gli sviluppi delle crisi internazionali in atto, in particolare le drammatiche situazioni in Ucraina e in Medio Oriente; al centro della riunione dei Ventisette vi sarà inoltre il tema dell'Unione europea nel mondo, oltre alla capacità di resilienza, preparazione, prevenzione e la risposta alle crisi future da parte dell'Unione; durante il Consiglio europeo di dicembre, i leader dell'UE discuteranno infine della gestione dei flussi migratori;

            la riunione del Consiglio europeo di dicembre sarà il primo vertice dopo l'approvazione da parte del Parlamento europeo, lo scorso 27 novembre, del nuovo collegio dei commissari e la relativa entrata in carica, il 1° dicembre 2024, della Commissione von der Leyen II;

            la nuova Commissione europea appare fondata su una maggioranza molto fragile, a geometrie variabili, lasciando presagire una legislatura complicata, soprattutto su alcuni dossier divisivi: i 370 voti che compongono la maggioranza (282 i contrari, 36 gli astenuti) rappresentano infatti il 54 per cento di tutti i voti espressi, e ancora meno (51 per cento) del numero totale di parlamentari europei, 719, con un consenso che ha toccato il minimo storico della storia europea;

            la delegazione al Parlamento europeo del Movimento 5 Stelle ha votato in maniera coerente con la propria linea politica contro il collegio dei commissari e il nuovo mandato alla Commissione europea guidato da Ursula von der Leyen per il 2024-2029, mentre le delegazioni di Fratelli d'Italia, Partito Democratico e Forza Italia si sono espresse a favore del mandato bis alla von der Leyen;

            nel suo discorso davanti alla plenaria del Parlamento europeo, la neoeletta presidente della Commissione europea von der Leyen ha invitato l'Europa, con riferimento alle guerre in corso in Ucraina e in Medio Oriente, a spendere di più per la difesa, confermando di fatto la volontà, già affermatasi ad inizio anno, di fare della difesa europea, declinata nel senso di un rafforzamento della capacità di produzione di armi e munizioni, una priorità politica nell'agenda dell'Unione, incentivandone altresì la produzione, così come la cooperazione transfrontaliera, a discapito delle altre priorità legislative dell'UE su temi centrali quali la transizione verde e digitale, la sanità, l'istruzione, la green economy e i valori universali della difesa della pace, della giustizia sociale e dell'ambiente;

            la situazione geopolitica internazionale e le tensioni del quadrante mediorientale saranno sicuramente al centro del tavolo di discussione tra i leader europei;

            a distanza di oltre un anno dal suo inizio il conflitto a Gaza si è evoluto in un conflitto regionale generalizzato con conseguenze oltremodo drammatiche. Come previsto, in assenza di azioni diplomatiche incisive volte al cessate il fuoco, i nuovi fronti di guerra aperti rischiano di far precipitare la situazione in Medio Oriente, come ha dimostrato lo scontro diretto tra Israele e Iran, nonché gli attacchi di terra di Israele contro Hezbollah in Libano. L'escalation è ormai un dato di fatto considerata la postura di Israele che, adducendo una smodata argomentazione del diritto all'autodifesa, viola costantemente le norme fondamentali di diritto internazionale;

            la forza ONU di mantenimento della pace in Libano (Unifil) aveva ribadito fermamente che qualsiasi attraversamento della Linea Blu rappresenta una violazione esplicita della sovranità e integrità territoriale del Libano e della Risoluzione 1701 del 2006 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La risoluzione chiede la cessazione completa delle ostilità tra Libano e Israele e l'istituzione di una zona smilitarizzata tra la Linea Blu e il fiume Litani, in cui è consentito solo all'esercito libanese e ai peacekeeper dell'ONU di possedere armi ed equipaggiamento militare. Le azioni di Israele in territorio libanese hanno concretizzato tali violazioni, peraltro aggravate da attacchi alle basi italiane Unifil nel Sud del Libano;

            il contesto regionale si è ulteriormente complicato considerata la situazione in Siria, che appare in rapida evoluzione ed estremamente instabile, teatro di violenti combattimenti e bombardamenti, sia al Nord che al Sud del Paese. Il tema è stato affrontato nell'ambito del Consiglio Interni dell'UE dello scorso 12 dicembre e successivamente nel corso del Consiglio Affari esteri del 16 dicembre, ma manca ancora una risposta condivisa a livello unionale, come dimostra l'atteggiamento mantenuto dai singoli Stati membri nei confronti dei procedimenti per la concessione dell'asilo ai rifugiati provenienti dalla Siria;

            preoccupa in particolar modo la decisione assunta da alcuni Stati membri di sospendere le domande di asilo dei siriani e di respingere ogni proposta di rimpatrio o di restrizione al ricongiungimento familiare;

            il bilancio delle vittime a Gaza è tragico e continua a salire: con l'intensificarsi della violenza in Medio Oriente con gli attacchi di Israele contro obiettivi di Hamas e Hezbollah a Gaza, in Libano e in Siria, anche le organizzazioni umanitarie hanno lanciato l'allarme contro la crescente crisi umanitaria nei territori di Gaza e Cisgiordania. Secondo fonti delle Nazioni Unite, il numero di spedizioni di aiuti nella Striscia è ora inferiore rispetto a qualsiasi altro periodo dell'ultimo anno e vi è "una forte probabilità che la carestia sia imminente nelle aree all'interno della Striscia di Gaza settentrionale";

            nella sua dichiarazione del 1° novembre 2024, il capo della politica estera dell'UE Josep Borrell ha quindi sottolineato il lavoro salvavita dell'UNRWA a Gaza. Il ruolo fondamentale dell'Agenzia delle Nazioni Unite è stato ribadito anche nella dichiarazione finale del G7 dei Ministri degli esteri, tenutosi a Fiuggi il 25 e 26 novembre 2024, sede in cui è stato espresso il pieno sostegno all'UNRWA affinché possa svolgere efficacemente il proprio mandato;

            il 27 novembre scorso Israele e il movimento sciita libanese Hezbollah hanno concordato un cessate il fuoco di sessanta giorni. L'accordo, mediato dagli Stati Uniti, prevede che nella zona cuscinetto possano operare solo l'esercito regolare libanese e i caschi blu della missione Unifil, dove sono impegnati 1.200 militari italiani. Gli Stati Uniti guidano il comitato internazionale di supervisione per monitorare eventuali violazioni della tregua, di cui è membro anche la Francia. Ad oggi, la tregua appare piuttosto fragile e con evidenti violazioni da entrambe le parti;

            il 18 settembre scorso l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato a larga maggioranza una risoluzione redatta dai palestinesi che chiede a Israele di porre fine alla sua presenza illegale a Gaza e nella Cisgiordania occupata entro un anno. Tra i Paesi che si sono astenuti nel voto figura l'Italia. La risoluzione chiede il ritiro di tutte le forze israeliane e l'evacuazione dei coloni dai territori palestinesi occupati "senza indugio". Esorta inoltre i Paesi a imporre sanzioni a coloro che sono responsabili del mantenimento della presenza di Israele nei territori e a fermare le esportazioni di armi verso Israele, se si sospetta che vengano utilizzate in quei territori;

            il 4 dicembre scorso l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato, con 157 voti a favore, 8 contrari e 7 astensioni, una risoluzione volta a convocare la Conferenza internazionale di alto livello per la soluzione pacifica della questione palestinese e l'attuazione della soluzione dei due Stati, che si terrà il prossimo mese di giugno a New York, co-presieduta da Francia e Arabia Saudita, e a ribadire l'appello per una pace "globale, giusta e duratura" in Medio Oriente. Inoltre, nella medesima risoluzione si invita Israele a "cessare immediatamente e completamente ogni forma di violenza, compresi gli attacchi militari, le distruzioni e gli atti di terrore" e le "nuove attività di insediamento" nei territori palestinesi occupati, ad evacuare tutti i coloni e a porre fine alle "loro azioni illegali". Inoltre, ricorda che lo Stato ebraico, in quanto potenza occupante, deve rispettare gli obblighi descritti nel parere consultivo della Corte internazionale di giustizia;

            è quanto mai necessario interrompere su scala globale l'esportazione di armi verso Tel Aviv e ogni fornitura di materiali di armamento, soprattutto a beneficio del popolo israeliano, vittima della furia bellicista del Governo di Netanyahu, come tra l'altro richiesto dalla risoluzione del Consiglio per i diritti umani dell'ONU approvata lo scorso 5 aprile;

            all'embargo sulla fornitura di armi deve succedere un immediato cessate il fuoco perché la pace è l'unica opzione possibile in Medio Oriente; inoltre, la creazione di uno Stato palestinese contribuirebbe alla pace e alla sicurezza internazionali, consentirebbe di mantenere la soluzione "due popoli - due Stati" e getterebbe le basi per la costruzione di una pace duratura;

            alla luce di quanto premesso, Israele non sembra manifestare alcuna intenzione di arrestare tale sanguinosa deriva bellicista, né tantomeno di trovare una soluzione diplomatica al conflitto;

            a riprova di ciò la Corte penale internazionale - che è la massima espressione mondiale del diritto internazionale e umanitario e del mantenimento della pace tra le Nazioni - ha emesso, lo scorso 21 novembre, un mandato di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, del suo ex ministro della Difesa Yoav Gallant e del capo del braccio armato di Hamas Mohammad Deif, che Israele dichiara di aver ucciso a luglio, per crimini di guerra e contro l'umanità commessi tra l'8 ottobre 2023 e il 20 maggio 2024. Netanyahu, di risposta al mandato, ha evocato "un nuovo processo Dreyfus" e definito la CPI "antisemita";

            le accuse includono l'utilizzo della fame come arma di guerra e l'impedimento deliberato dell'arrivo di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, dove secondo il Ministero della salute controllato da Hamas sono morte oltre 44.000 persone dall'inizio del conflitto;

            non bisogna tralasciare l'altro fronte bellico alle porte dell'Europa, quello ucraino. Alla risoluzione del Parlamento europeo dello scorso settembre sulla richiesta di sostegno finanziario e militare all'Ucraina ha fatto seguito l'approvazione, lo scorso 28 novembre, con il voto compattamente contrario del Movimento 5 Stelle, di una nuova risoluzione in cui viene ribadito - accogliendo con favore la decisione di Joe Biden di consentire a Kiev l'uso di sistemi missilistici su obiettivi militari all'interno del territorio russo - l'impegno militare - anche attraverso la fornitura di aerei e missili a lungo raggio (tra cui missili Taurus e moderni sistemi di difesa aerea, tra cui i Patriot e i Samp/T da parte degli Stati membri dell'UE) - e finanziario con lo 0,25 per cento del PIL, pari a circa 5 miliardi di euro per l'Italia, a favore dell'Ucraina;

            anche in occasione del voto sulla risoluzione del Parlamento europeo di novembre, si è nuovamente assistito alla spaccatura delle forze di maggioranza e delle opposizioni che hanno votato in ordine sparso sul paragrafo 13 della risoluzione concernente l'invio di missili a lungo raggio;

            l'azione diplomatica per arrivare a una conclusione delle ostilità riveste nella risoluzione del Parlamento europeo un ruolo meramente residuale, ribadendo una preoccupante posizione oltranzista, che sembrerebbe non lasciare spazio a nessuna soluzione negoziale, arrivando perfino a dedicare un paragrafo della risoluzione per censurare la telefonata del cancelliere tedesco Olaf Scholz al presidente russo Vladimir Putin;

            visto l'aggravarsi del quadro geopolitico mondiale, risulta, invece, quanto mai di primaria importanza avviare un concreto piano di pace europeo per l'Ucraina, mai seriamente intrapreso, che preveda uno stop immediato degli attacchi russi e un contemporaneo stop alle forniture di armi occidentali a Kiev, nonché il successivo avvio di un tavolo negoziale permanente in cui le parti, con la mediazione attiva di ONU e UE, lavorino al raggiungimento di un compromesso sulle reciproche garanzie di sicurezza e sul futuro status dei territori occupati; la pace, così come la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale, deve quindi essere la bussola dell'azione europea in particolare nei teatri di guerra;

            tra i principali dossier tematici all'attenzione dei Capi di Stato e di Governo e della nuova Commissione europea c'è quello relativo all'immigrazione che, stante il quadro geopolitico in continua evoluzione, rischia di attraversare nuove criticità;

            la Presidenza ungherese, che si avvia a conclusione il prossimo 31 dicembre, ha definito i flussi migratori quale "un onere enorme ai singoli Stati membri, in particolare per quelli alle frontiere esterne dell'Unione", richiamando la necessità di protezione delle frontiere esterne, tanto da arrivare a proporre "un opt-out dall'acquis dell'Unione europea in materia di asilo e migrazione", ritenendo che "ristabilire un controllo nazionale più forte sulla migrazione sia oggi l'unica opzione" per proteggere i propri confini e arginare l'immigrazione clandestina;

            nel recente incontro bilaterale tra il presidente ungherese Viktor Orbán e la presidente Giorgia Meloni è stata condivisa l'urgenza di un quadro giuridico europeo aggiornato per facilitare, aumentare e accelerare i rimpatri dall'Unione europea, con particolare attenzione al consolidamento del concetto di Paesi di origine sicuri, nonché l'importanza di esplorare nuove modalità per prevenire e contrastare la migrazione irregolare, nel rispetto del diritto UE e internazionale;

            le norme del nuovo patto sulla migrazione e l'asilo, che entreranno in vigore solo nel 2026, rischiano di non dare adeguata risposta all'emergenza migratoria, perché permane ancora la mancanza di una visione europea della gestione delle frontiere, soprattutto quelle marittime, priva di una reale condivisione e spirito solidaristico fra Stati membri;

            il coinvolgimento di Stati extra UE ai fini della delocalizzazione dei migranti rappresenta chiaramente una resa politica, l'assenza di una strategia e la rassegnazione all'incapacità di gestione dei flussi migratori, nonché una soluzione che si sta rilevando totalmente fallimentare;

            è di tutta evidenza come i nuovi quadri regolatori inerenti le migrazioni, adottati nel corso della precedente legislatura europea, non abbiano superato le criticità del sistema europeo comune d'asilo e dei cosiddetti regolamenti di Dublino - in particolare, con riguardo agli oneri che incombono sul Paese di primo ingresso dei migranti e all'assenza di meccanismi in grado di garantire efficacemente gli obblighi di ricollocamento dei migranti;

            il tema della immigrazione necessita di un approccio pragmatico, oltre che di capacità di gestione, sfrondato da una impostazione ideologico-politica che si presta a strumentalizzazioni che nuocciono al dibattito e al tema, in quanto solo misure concrete di programmazione unitamente a una ferma capacità di gestione e di buon governo del fenomeno possono contribuire a sostenerla;

            in tema migratorio, le prospettive con la nuova Presidenza polacca non si annunciano promettenti: lo scorso 15 ottobre il primo ministro Donald Tusk ha presentato la sua Strategia migratoria complessiva e responsabile per il 2025-2030, che delinea il piano di azione di Varsavia per la gestione dei confini e dell'immigrazione;

            il pre-titolo del documento "Riprendere il controllo, garantire la sicurezza" suggerisce un approccio completamente securitario, volendo limitare il diritto di asilo, affermando "il diritto di uno Stato di negare l'accesso al proprio territorio a uno straniero" ed esprimendo la totale contrarietà del Governo polacco al Patto sulla migrazione e l'asilo;

            la Polonia si trova al centro dei flussi migratori dalla Bielorussia e Russia accusate di creare "rotte migratorie artificiali", come strumento di guerra ibrida, come evidenziato anche dalle Conclusioni del Consiglio europeo di ottobre scorso, in cui si ribadisce l'impegno a contrastare la strumentalizzazione dei migranti a fini politici;

            la necessità di migliorare la gestione delle crisi da parte dell'Unione è emersa a causa delle gravi minacce di carattere complesso e transfrontaliero degli ultimi anni, come la guerra di aggressione russa contro l'Ucraina, la pandemia di COVID-19 e numerose crisi umanitarie;

            per potenziare la sua resilienza alle sfide future, l'UE sarà chiamata a migliorare sempre più la gestione intersettoriale e transfrontaliera delle crisi, che potrebbero assumere natura diversa, con molteplici sfaccettature o essere ibride, avere effetti a cascata o verificarsi simultaneamente;

            a tal fine il Consiglio europeo terrà una discussione strategica sull'impegno globale dell'UE e sulle priorità nell'attuale contesto geopolitico. Il ruolo dell'Unione europea in un contesto globale rientra proprio tra le sette priorità del mandato della nuova Commissione europea per il 2024-2029, costituendosi in quattro priorità: l'allargamento dell'Unione europea, una politica di vicinato allargato, una nuova politica estera mondiale e una riforma del sistema internazionale per renderlo adatto al mondo odierno;

            l'allargamento guarda come prima tappa ai Balcani occidentali e successivamente poi all'Ucraina, con una particolare attenzione alla garanzia che ciascun Paese che intende aderire all'UE sia valutato in base ai propri progressi verso il rispetto di tutti i criteri di adesione, compresi quelli relativi allo Stato di diritto e ai valori fondamentali, che continueranno a essere i capisaldi della politica di allargamento dell'UE;

            le nuove politiche di vicinato rafforzeranno il partenariato su due fronti: quello del Mediteranno, per stabilizzare a livello politico ed economico l'area e una politica di vicinato tra UE e Medio Oriente per giungere a un percorso di condivisione che porti alla soluzione finale di "due popoli e due Stati" tra Palestina e Israele;

            il nuovo ruolo dell'Unione europea nelle istituzioni internazionali dovrà rafforzare il suo ruolo come attore unitario nei vertici e, soprattutto, avviare un percorso strategico e di supporto per poter garantire ai Paesi terzi un più facile adeguamento alle normative europee per maggiore garanzia di tutti i partner;

            ultimo punto ben, più complesso e strategico, è quello dedicato a una nuova politica estera economica europea che, stante la crisi in atto in molti settori industriali, tra cui particolarmente drammatica è quello dell'automotive, risulta di primaria importanza: investimenti nei settori strategici, evitare la fuga di tecnologie, un controllo sugli investimenti esteri diretti e un approccio coordinato per quelli in uscita e, ancora, i legami con i partner mondiali relativamente al commercio equo e solidale, nonché le relazioni commerciali sulle materie prime critiche, nuove regole per il commercio mondiale che possa conciliare i rapporti tra l'Unione europea con le altre aree del mondo di libero scambio (vedi il recente accordo tra l'UE e il Mercosur), ma anche poter utilizzare dove necessario strumenti di difesa commerciale, sono solo alcuni dei punti contenuti nel programma della nuova Commissione europea;

            nell'ambito di tali misure di politica estera preoccupa, in particolare, la discussione che sarebbe in corso tra gli Stati membri dell'Ue in merito alla creazione di un fondo comune europeo, con un finanziamento di almeno 500 miliardi di euro, destinato alla difesa e all'approvvigionamento di armi, attingendo ai mercati obbligazionari. La prospettiva di una difesa comune europea dovrebbe basarsi sulla razionalizzazione delle spese militari tra gli Stati membri e non su un aumento dei fondi per il riarmo militare, attraverso il ricorso a eurobond di guerra,

        impegna, quindi, il Governo, nelle competenti sedi istituzionali, nazionali ed europee:

            1) con riferimento al prossimo ciclo istituzionale e alle priorità politiche della nuova Commissione europea per il 2024-2029:

                 a) ferme restando le prerogative parlamentari, anche in termini di funzioni di indirizzo e controllo nei confronti della nuova Commissione europea e dei suoi Commissari, ad assicurare la promozione nell'agenda politica europea e tra le priorità legislative dell'Unione dei valori universali di pace, democrazia, rispetto e di difesa del diritto internazionale e dei diritti umani, nonché di temi centrali quali la transizione ecologica, economica e sociale, a dispetto di quella militare, anche a garanzia di una maggiore sicurezza dell'Unione, nel rispetto dello spirito dei padri fondatori e come solennemente sancito a più riprese negli stessi Trattati istitutivi e nella Carta dei diritti fondamentali dell'UE;

                 b) ad intraprendere ogni azione volta al definanziamento, a qualsiasi titolo, della produzione di armamenti, evitando al contempo il sostegno militare all'Ucraina con almeno lo 0,25 per cento del PIL annuo, come da proposta avanzata dal Parlamento europeo;

            2) in relazione alla crisi in Medio Oriente:

                 a) a profondere ogni sforzo a tutti i livelli, internazionale, europeo e bilaterale, al fine di giungere a un immediato "cessate il fuoco" permanente e duraturo e al rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi, a garanzia dell'incolumità della popolazione civile e intraprendendo altresì, a tal fine, ogni utile iniziativa volta a promuovere e sostenere con urgenza una conferenza di pace che accompagni un processo di negoziato sulla base delle legittime aspettative delle parti in conflitto, nel rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario, all'interno della cornice di principio "due popoli, due Stati";

                 b) a sostenere e farsi promotore, a livello europeo con gli altri Stati membri, di opportune iniziative volte alla totale sospensione della vendita, della cessione e del trasferimento di armamenti allo Stato di Israele, nel rispetto della Posizione comune (2008/944/PESC) sulle esportazioni di armi e del Trattato sul commercio di armi (ATT) dell'ONU, come richiesto dalla risoluzione approvata il 5 aprile dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, nonché dell'acquisto di armamenti dal medesimo Stato di Israele;

                 c) alla luce della catastrofe umanitaria in corso ad adoperarsi con urgenza a tutti i livelli, internazionale, europeo e bilaterale, per assicurare nella Striscia di Gaza la fornitura senza ostacoli di massicci aiuti umanitari via mare, terra ed aria, l'ingresso di personale sanitario e umanitario, a tal fine garantendo l'apertura permanente di adeguati corridoi umanitari, inclusi quelli marittimi e, al contempo, permettendo l'evacuazione dei civili più vulnerabili, tra cui i feriti in gravi condizioni, bambini e anziani;

                 d) ad intraprendere opportune iniziative volte a garantire la sicurezza dei militari italiani impegnati nella operazione di peace-keeping Unifil, anche alla luce dei recenti ed inaccettabili attacchi israeliani contro il contingente ONU;

                 e) a fronte del raggiungimento di un accordo per il cessate il fuoco in Libano, a profondere tutto il proprio impegno a favore della stabilizzazione del confine tra Israele e Libano affinché la tregua sia strumento di garanzia per l'incolumità della popolazione civile, primo passo verso la pace;

                 f) a promuovere il riconoscimento dello Stato di Palestina nei confini del 1967, secondo le risoluzioni delle Nazioni Unite e ad adottare altresì, nelle competenti sedi europee, le iniziative necessarie volte a conseguire una posizione comune, in seno alle istituzioni dell'Ue, finalizzata al riconoscimento da parte dell'Unione dello Stato di Palestina, dando seguito alle intenzioni manifestate in occasioni di precedenti Consigli europei già dal 1999;

                 g) ad assicurare, nel rispetto dei princìpi di diritto internazionale, la piena collaborazione con la Corte penale internazionale, dando esecuzione agli obblighi di cooperazione e assistenza giudiziaria derivanti dall'emissione dei mandati di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, dell'ex ministro della difesa Yoav Gallant e di Mohammed Deif, capo delle Brigate al-Qassam, per crimini di guerra contro l'umanità;

                 h) a farsi altresì promotore in sede europea della richiesta di adozione di sanzioni dirette nei confronti del Governo israeliano di Netanyahu, nonché di sanzioni commerciali ed economiche nei confronti di Israele, anche tramite la sospensione dell'Accordo di associazione UE-Israele, considerato il mancato rispetto reiterato dell'articolo 2 che regola le relazioni tra le parti, fondandole sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici;

                 i) ad intraprendere le opportune iniziative presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite volte a promuovere la costituzione di una missione internazionale di interposizione nella Striscia di Gaza, anche con il coinvolgimento diretto dei Paesi arabi, al fine di ricostruire l'area e fornire assistenza umanitaria alla popolazione locale;

                 l) a farsi promotore in sede europea della previsione di sanzioni mirate contro i coloni israeliani estremisti in Cisgiordania, comprese le organizzazioni e le società ad essi connesse direttamente ed indirettamente, in forza dell'ostacolo che rappresentano nell'ambito di un auspicabile processo di pace, nonché considerata la decisione della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio scorso e le risoluzioni approvate dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 settembre 2024 e il 4 dicembre 2024;

                 m) a sostenere e farsi promotore di azioni dirette con gli altri Stati membri dell'UE, affinché si proceda, a livello unionale, con l'immediato richiamo degli ambasciatori presenti nello Stato di Israele, in segno di ferma condanna e protesta contro gli incessanti crimini di guerra del Governo israeliano;

                 n) a monitorare con attenzione la situazione in Siria, in continua evoluzione, sostenendo, anche in coordinamento con gli altri Stati membri dell'UE, le iniziative - tra cui quelle di assistenza umanitaria - volte alla salvaguardia dell'unità nazionale e alla ricostruzione di uno Stato siriano che protegga tutte le minoranze, come tassello fondamentale di ogni processo di transizione inteso a conseguire la pace, garantendo la sicurezza, la volontarietà, e la dignità dei rimpatri in applicazione delle linee guida dell'UNHCR, astenendosi dall'orientare le politiche nazionali dei singoli Stati membri verso la privazione di determinate categorie di siriani del loro status di protezione, nonché a revocare le decisioni di sospendere le domande di asilo dei siriani e respingere ogni proposta di rimpatrio o di restrizione al ricongiungimento familiare qualora abbiano già applicato tali politiche, continuando a considerare le circostanze individuali di ciascun richiedente asilo caso per caso;

            3) in merito alla crisi ucraina:

                 a) a imprimere una concreta svolta per profondere il massimo ed efficace sforzo sul piano diplomatico, in sinergia con gli altri Stati membri, per l'immediata cessazione delle operazioni belliche in territorio ucraino e l'avvio, con iniziative multilaterali o bilaterali, di negoziati utili a una de-escalation militare per il raggiungimento di una soluzione politica, giusta, equilibrata, duratura, adoperandosi da subito per una Conferenza di pace da tenersi sotto l'egida delle Nazioni Unite, portando il nostro Paese finalmente a farsi capofila di un percorso di soluzione negoziale del conflitto che non lo impegni in ulteriori forniture di materiali di armamento, per il raggiungimento di una soluzione politica in linea con i principi del diritto internazionale;

                 b) a non dare seguito all'invito, contenuto al paragrafo 19 della Risoluzione del Parlamento europeo dello scorso 28 novembre, di revocare le restrizioni all'uso dei sistemi d'arma occidentali forniti all'Ucraina contro obiettivi militari sul territorio russo;

                 c) a farsi promotore di azioni di moral suasion nei confronti degli altri Stati membri dell'Unione, affinché non raccolgano l'invito di cui al paragrafo 19 della suddetta Risoluzione del Parlamento europeo circa l'uso da parte dell'Ucraina delle armi fornite dai Paesi occidentali in territorio russo, al fine di scongiurare la preoccupante deriva bellicista delineatasi nell'agenda europea, di cui le Risoluzioni del 19 settembre e del 28 novembre rappresentano una conferma;

                 d) in analogia con quanto già avviene a livello degli altri Stati membri dell'Unione, a comunicare a ciascuna Camera, nelle rispettive Assemblee, in merito alle autorizzazioni di invio di armamenti, anche con riferimento al loro potenziale offensivo, procedendo alla declassificazione degli allegati contenenti la lista di armamenti inviati ed eventualmente da inviare e l'eventuale autorizzazione al loro utilizzo in territorio russo;

                 e) a sostenere il costante invio di aiuti umanitari per la popolazione ucraina, nonché il rafforzamento delle misure di accoglienza adottate per le persone in fuga dalla crisi bellica, con particolare attenzione alle esigenze dei soggetti minori, anche al fine di assicurare la tutela dei diritti loro riconosciuti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e alle esigenze dei soggetti più fragili, tra cui donne, anziani e disabili;

            4) in tema di migrazione e frontiere esterne:

                 a) nella prospettata visione nazionalistica della gestione del tema migratorio che, dopo la Presidenza ungherese, sembra sarà confermata da quella polacca, a sostenere una gestione più stabile e solidale dei flussi migratori europei che eviti di penalizzare, a causa del mancato superamento del principio del Paese di primo approdo, gli Stati membri con frontiere marittime, che devono essere considerate frontiere europee, in modo da prevenire situazioni di estrema criticità infrastrutturale, sociale e umanitaria, soprattutto per le isole di frontiera, come Lampedusa, proponendo meccanismi automatici più efficaci e stringenti, ai fini del rispetto da parte degli Stati membri degli obblighi di ricollocamento dei migranti, a tal fine anche individuando specifiche sanzioni, al di là delle sanzioni già previste dal diritto europeo per la mancata applicazione della legislazione europea;

                 b) a confermare, consolidare, sostenere ed estendere il modello dei corridoi umanitari, quale strategia primaria dell'azione di gestione dei flussi migratori da parte dell'Unione europea, nonché a rafforzare la cooperazione dell'Unione con gli organismi internazionali - quali le Nazioni Unite, in particolare con l'UNHCR e con l'OIM, per la realizzazione condivisa dei suddetti corridoi sicuri per l'arrivo in territorio europeo, così da intercettare, anche in via preventiva, i grandi flussi migratori, soprattutto quelli legati alle guerre dei Paesi del Medio Oriente e dell'Africa Subsahariana, e garantire altresì l'assistenza umanitaria necessaria, il rispetto dei diritti umani dei migranti, nonché promuovere canali di ingresso legali nell'Unione europea attraverso una progressiva programmazione di flussi di lavoratori a livello europeo, anche quali misure idonee a ridurre e contrastare il traffico di esseri umani;

            5) in relazione all'impegno globale dell'UE e alla capacità di resilienza, preparazione, prevenzione e risposta alle crisi future da parte dell'Unione:

                 a) a farsi promotore di un approccio multirischio tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, tale da rafforzare la risposta dell'UE alle crisi, mettendo gradualmente in atto cambiamenti politici e istituzionali volti a rafforzare la sua capacità di risposta e di far fronte a crisi future, anche attraverso il ricorso all'istituzione di meccanismi di cooperazione e solidarietà transfrontalieri per gestire efficacemente le crisi e proteggere i cittadini, attraversando le transizioni in modo sostenibile, equo e democratico;

                 b) a farsi promotore, in sede unionale, delle opportune iniziative, anche normative, volte all'istituzione di un Fondo europeo per il sostegno al settore dell'automotive e per la competitività dell'industria europea - con un modello di finanziamento basato sull'emissione di debito comune da parte dell'Unione, ispirato al fondo SURE - in luogo della creazione di un fondo da 500 miliardi di euro destinato alla difesa e al riarmo militare, con conseguente escalation sul fronte bellico, quale misura strategica e temporanea finalizzata a salvaguardare l'industria automobilistica europea e i relativi livelli occupazionali, in un contesto sempre più competitivo, a tutela del modello economico-sociale dell'UE, nonché a garanzia della competitività europea e della transizione tecnologica e digitale, in un'ottica di sviluppo sostenibile.

(6-00120) n. 3(18 dicembre 2024)

Calenda, Lombardo.

Preclusa

Il Senato della Repubblica,

        premesso che:

            1. i prossimi 19-20 dicembre 2024 si terrà un Consiglio europeo cui parteciperà il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy; all'ordine del giorno saranno i seguenti temi: Ucraina, UE nel mondo, Medio Oriente, resilienza e preparazione, migrazione e questioni di politica estera;

            2. dopo più di mille giorni di guerra, l'aggressione condotta dalla Russia contro l'Ucraina è in una situazione di grave impasse militare e l'indebolimento della posizione russa è ulteriormente aggravata dal crollo del regime di Assad e dalla sconfitta subita in Siria anche dallo storico alleato di Mosca, la Repubblica islamica dell'Iran;

            3. prima dell'inizio dell'invasione su vasta scala, il 24 febbraio 2022, la Federazione russa occupava il 7 per cento del territorio ucraino; dopo la prima fase dell'offensiva era arrivata a occuparne quasi il 27 per cento, un'estensione pari a quella dell'Italia; dopo la controffensiva ucraina, questa percentuale è scesa al 18 per cento, un'estensione pari a quella del Portogallo;

            4. dal febbraio del 2022 al 31 ottobre 2024, secondo le stime del Kiel Institute, i Paesi e le istituzioni europee avevano complessivamente speso per il supporto all'Ucraina (aiuti militari, finanziari e umanitari) quasi 125 miliardi di euro e ne avevano stanziati ulteriori 116; gli USA avevano spesi 88 miliardi di euro e stanziati ulteriori 31;

            5. l'Italia ha finora complessivamente speso per il supporto all'Ucraina circa 2,3 miliardi di euro e, tra i Paesi membri dell'UE, in rapporto al PIL è il diciottesimo contributore su ventisette;

            6. le sorti di questa guerra saranno purtroppo segnate dalla decisione del presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump, annunciata in campagna elettorale e confermata dopo il voto, di ritirare il supporto militare all'Ucraina per accelerare un accordo di pace che sostanzialmente fotografi lo status quo e riconosca, seppure non formalmente, il controllo russo sui territori ucraini occupati;

            7. trent'anni fa con il cosiddetto Memorandum di Budapest, sottoscritto nella capitale ungherese da USA, Russia, Regno Unito e Ucraina, lo Stato ucraino indipendente da soli tre anni ricevette la garanzia internazionale della libertà politica e integrità territoriale in cambio della consegna del proprio arsenale nucleare alla Russia; vent'anni dopo, quando la Russia occupò il Donbass e annesse la Crimea, si comprese quanto quegli impegni fossero destinati a rimanere solo sulla carta; qualunque nuovo accordo tra Russia e Ucraina non può replicare quello schema;

            8. è moralmente doveroso e politicamente necessario che i Paesi membri dell'Unione europea, anche in questo nuovo contesto, operino congiuntamente per assicurare il massimo delle garanzie di libertà, sicurezza e sovranità allo Stato ucraino e al suo popolo, che sta da più di mille giorni combattendo per difendere, non solo se stesso, ma l'intera Europa dai disegni imperialistici e criminali della Federazione russa;

            9. in ogni caso, qualunque tregua o sospensione delle ostilità che non comporti il ripristino della legalità internazionale esigerà la prosecuzione di un approccio finalizzato a isolare politicamente e economicamente la Russia, per deteriorarne il potenziale bellico;

            10. le operazioni di guerra ibrida condotte ai danni della Georgia, della Moldavia e della Romania hanno semplicemente confermato, se mai ve ne fosse stato bisogno, l'aggressività della Russia e la sua volontà di alterare con la corruzione, quando non con la violenza, i processi democratici dei Paesi membri dell'UE o candidati a diventarlo;

            11. quasi quindici mesi dopo il pogrom compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023, la situazione del Medio Oriente è profondamente mutata per un serie di effetti a catena imprevisti dagli organizzatori del massacro; prima il conflitto si è allargato, anche a seguito delle azioni dei gruppi terroristici degli hezbollah libanesi e degli houthi yemeniti, coordinati e finanziati dalla Repubblica islamica iraniana; successivamente, tutti i protagonisti dell'attacco concentrico a Israele sono caduti o si sono gravemente indeboliti;

            12. questa situazione rende il quadro certamente instabile, ma anche più favorevole per immaginare una normalizzazione che passa necessariamente dalla riproposizione di una road map per la soluzione della questione palestinese secondo la logica dei "due popoli, due stati", la cui premessa deve essere comunque rappresentata dalla concreta garanzia di condizioni di sicurezza per lo Stato di Israele;

            13. il primo passo in questa direzione deve essere necessariamente rappresentato dalla liberazione di tutti gli ostaggi ancora nelle mani dei miliziani di Hamas a Gaza e di un cessate il fuoco nella Striscia analogo a quello realizzato in Libano;

            14. siamo oggettivamente di fronte a una drammatica crisi di legittimazione internazionale del Governo israeliano, a seguito delle iniziative della Corte penale internazionale contro il primo ministro Netanyahu e l'ex ministro della difesa Gallant e del procedimento avviato dalla Corte internazionale di giustizia sulle conseguenze della guerra a Gaza sulla popolazione civile;

            15. questa crisi è ulteriormente aggravata dalle dichiarazioni di autorevoli esponenti del Governo israeliano che ormai chiedono apertamente l'annessione della Cisgiordania e la ricolonizzazione ebraica di Gaza, sperando di ricevere il via libera dal nuovo Presidente statunitense;

            16. appare evidente che, senza un processo di internazionalizzazione del Governo di Gaza, con il concorso degli stati arabi più responsabili, l'unica alternativa che si prospetta è quella, in entrambi i casi perdente e colma di pericoli, tra un governo di guerra israeliano e la prosecuzione del dominio di Hamas in funzioni terroristica e anti-israeliana;

            17. il cambio di regime in Siria è ancora pieno di incognite ed è ancora presto per capire se la sostituzione dell'influenza iraniana con quella turca riuscirà perlomeno a stabilizzare un Paese diviso da profonde linee di frattura religiose, etniche e culturali;

            18. nel 2023 le esportazioni italiane verso gli USA hanno raggiunto i 67,3 miliardi di euro, mentre le importazioni dagli USA si sono attestate a 25,2 miliardi di euro, portando il totale degli scambi a oltre 92 miliardi di euro. Questo ha generato un saldo commerciale positivo per l'Italia di 42 miliardi di euro;

            19. il neo eletto presidente USA Donald Trump, durante la campagna elettorale, ha promesso l'introduzione di dazi su tutte le importazioni provenienti dall'Europa per riequilibrare il deficit commerciale degli Stati Uniti con l'Unione europea;

            20. la politica commerciale, cioè l'insieme delle norme che disciplinano gli scambi di beni e servizi tra i Paesi membri dell'UE e i Paesi terzi, è una competenza esclusiva dell'Unione europea; non solo, dunque, non è possibile per l'Italia essere risparmiata dai dazi che il Presidente eletto statunitense promette ai danni dell'economia europea, ma non sarebbe neppure possibile dissociarsi dalle misure che l'Unione europea dovrebbe assumere in risposta alla guerra commerciale dichiarata dagli USA;

            21. se è difficile quantificare l'effetto delle possibili barriere tariffarie che saranno erette dagli Stati Uniti, è purtroppo scontato prevedere che a pagarne le spese saranno i Paesi europei, come l'Italia, la cui economia è più dipendente dall'export ed è fortemente integrata con quella di altri Paesi esportatori, come ad esempio la Germania;

            22. come ha autorevolmente ricordato nei giorni scorsi il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, «politiche distorsive e ostacoli al libero commercio alterano in misura significativa le condizioni di accesso ai mercati e danneggiano gli interessi dei consumatori. La storia insegna che il protezionismo non ha mai portato vantaggi di lungo periodo, a volte è stato persino - come è noto - causa di conflitti armati, mentre il libero commercio - e questa è l'esperienza sviluppata dall'Unione europea - è un fattore di crescita formidabile»;

            23. attualmente l'UE non dispone di uno strumento militare comune, nonostante il Consiglio europeo di Helsinki del 1999 avesse fissato l'obiettivo della costituzione di un contingente di 60.000 soldati entro il 2003, la successiva decisione del Consiglio dell'UE del 2004 avesse stabilito di costituire dei Battle Group, unità mobili composte da almeno 1.500 uomini, in grado di essere schierati in dieci giorni, con l'obiettivo di servire da entry force in attesa di operazioni più ampie e il documento Strategic Compass del 2022 avesse previsto la creazione di una forza di intervento di 5.000 unità;

            24. malgrado gli Stati membri dell'UE spendano complessivamente nella difesa 350 miliardi di euro l'anno, che è una cifra inferiore in valori assoluti solo alla spesa militare USA (820 miliardi di euro), ma ben superiore a quella cinese (210 miliardi di euro) e di tre volte superiore a quella russa (110 miliardi di euro), la mancanza di strumenti e responsabilità comuni comporta l'incapacità per gli Stati membri di fornire un autonomo contributo nel quadro NATO, non solo per difendersi da un attacco esterno, ma per concorrere alle politiche di sicurezza rispetto alle diverse aree di crisi situate ai confini meridionali e orientali dell'UE;

            25. la neoeletta Alta rappresentante dell'Unione europea per la politica estera Kaja Kallas, durante l'esposizione delle sue linee d'azione di fronte al Parlamento europeo, ha dichiarato: «Oggi abbiamo paura che la guerra tracimi sul continente europeo. Bene, trasformiamo questa paura in azione. Non possiamo accettare che Russia, Iran e Corea del Nord producano nell'insieme più munizioni di quelle prodotte in tutta l'area euro-atlantica. Possiamo e dobbiamo investire per produrne più di loro»;

            26. il tema del rafforzamento della difesa europea è uno dei punti salienti del Rapporto sul futuro della competitività dell'Unione europea presentato da Mario Draghi il 9 settembre 2024, all'interno del quale sono contenute 170 proposte puntuali da realizzare entro il 2030 e stimati gli investimenti necessari per finanziare l'intero piano, pari a circa 750-800 miliardi di euro annui dal 2025 al 2030;

            27. come evidenziato dallo stesso Rapporto, la produttività europea è diminuita drasticamente negli ultimi venti anni, con un conseguente aumento del divario tra i PIL dell'UE e degli Stati Uniti, passato dal +4 per cento del 2002 al -12 per cento del 2023;

            28. Ursula Von der Leyen, confermata alla guida della Commissione europea anche per il prossimo quinquennio, ha espresso la volontà di dare attuazione al piano presentato da Draghi, esplicitando tale impegno, sia negli orientamenti politici per la Commissione europea 2024-2029, sia nelle lettere di incarico inviate a tutti i commissari europei, tra cui il vice presidente esecutivo Raffaele Fitto, già Ministro per gli affari europei, per le politiche di coesione e per il PNRR nel Governo Meloni;

            29. nel quadro generale del deficit di competitività europea emerge con drammatica evidenza quella del comparto automotive che, al di là delle scelte compiute dai singoli gruppi industriali - con esiti particolarmente negativi e ricadute pesantissime in Italia nel caso di Stellantis - mostra in tutta Europa allarmanti fragilità e implica coraggiose scelte di governo;

            30. il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, rivendicato come un passaggio epocale per la riforma del sistema di gestione di un fenomeno che ha pesantemente condizionato le dinamiche politico-democratiche dei Paesi europei (tutti, nessuno escluso), non introduce veri meccanismi di solidarietà e responsabilità comune tra gli Stati membri ed è lontanissimo, non solo dal realizzare, ma dal prefigurare il superamento della logica del Regolamento di Dublino;

            31. è concretamente impossibile realizzare un approccio globale alle migrazioni, così come delineato nella riunione straordinaria del Consiglio europeo del 9 febbraio 2023, con un sistema che continua a scaricare le emergenze migratorie, connesse a situazioni di grave crisi politico-umanitaria, unicamente sulle spalle dei Paesi situati ai confini esterni e lungo le rotte di fuga dei richiedenti asilo, senza un'equa ripartizione degli oneri tra gli Stati membri;

            32. è oggettivamente contraddittorio stabilire procedure e regole comuni per attività delicate e politicamente sensibili, cui alcuni Paesi possono però scegliere di non partecipare, rifiutando, con una modesta penalizzazione finanziaria, la ricollocazione di una quota dei richiedenti asilo all'interno del proprio territorio nazionale,

        impegna il Governo:

            1. a sostenere in sede internazionale, in primo luogo rispetto agli Stati Uniti, l'interesse oggettivo di tutti i Paesi inseriti nel quadro dell'Alleanza euroatlantica di difendere la libertà e la sovranità dell'Ucraina entro i confini riconosciuti dal diritto internazionale, anche per prevenire un ulteriore espansionismo politico-militare della Russia verso i Paesi membri dell'UE e della NATO, di cui le ripetute operazioni di guerra ibrida condotte fino ad oggi in Georgia, Moldavia e Romania sono purtroppo un evidente precursore;

            2. a ribadire - qualunque ipotesi di tregua prenda forma, se gli Usa confermeranno il proprio disimpegno politico, militare e finanziario dal sostegno all'Ucraina - la necessità di proseguire ancora più rapidamente lungo la linea dell'integrazione europea del Paese e di favorirne la stabilizzazione politica ed economica e la ricostruzione materiale;

            3. a chiarire, proprio per non ripetere gli errori e gli inganni del Memorandum di Budapest, che qualunque accordo sull'Ucraina non può essere realizzato contro e senza l'Ucraina e non può comportare il successivo abbandono politico-militare degli ucraini al loro destino;

            4. a sollecitare gli Stati membri ad adottare misure efficaci per impedire l'aggiramento da parte delle imprese europee degli obblighi connessi alle sanzioni imposte alla Russia, attraverso il monitoraggio e blocco delle riesportazioni di beni critici importati da Paesi terzi e un maggiore controllo della "flotta fantasma" utilizzata dalla Russia per aggirare le limitazioni al commercio del greggio russo;

            5. a consolidare il quadro delle misure restrittive per rispondere alle azioni di guerra ibrida da parte di entità legate alla Federazione russa, relative al sistema informativo, ai processi elettorali e al funzionamento delle istituzioni democratiche, nonché alla compromissione dei servizi d'interesse pubblico e delle infrastrutture critiche;

            6. a sostenere in sede europea la necessità di non riconoscere e sanzionare il nuovo regime politico georgiano, istituito dopo elezioni palesemente falsate e già responsabile di intollerabili atti di violenza nei confronti dell'opposizione democratica;

            7. a continuare ad assicurare il sostegno europeo alla Risoluzione S/RES/2735 (2024), proposta dagli Stati Uniti e approvata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per rispondere all'emergenza umanitaria a Gaza e arrivare alla liberazione degli ostaggi e al ritiro delle truppe israeliane;

            8. a promuovere un immediato cessate il fuoco a Gaza, per interrompere una condotta da parte del Governo israeliano che, senza favorire la liberazione degli ostaggi tuttora prigionieri nella Striscia, infligge danni incalcolabili e ingiustificati alla popolazione civile e pregiudica l'apertura di canali di dialogo utili anche a propiziare il rilascio di quanti sono ancora nelle mani dei miliziani di Hamas;

            9. a favorire la ripresa del processo negoziale israelo-palestinese, in base al principio dei "due popoli, due Stati", fondato sul contrasto alla strategia e all'organizzazione terroristica di Hamas, sul coinvolgimento degli Stati arabi nella gestione della transizione e della ricostruzione a Gaza e sulla mobilitazione internazionale contro gli insediamenti illegali di Israele in Cisgiordania;

            10. a monitorare gli sviluppi del nuovo regime siriano, operando per favorirne la stabilizzazione in un clima di tolleranza e di rispetto per le diverse identità etnico-religiose e per porre comunque fine a una guerra civile che, dal 2011 ad oggi, ha provocato oltre mezzo milione di vittime civili e quasi 13 milioni di profughi all'interno e all'esterno dei confini del Paese;

            11. a sostenere una posizione coordinata e coesa dell'Unione europea nelle negoziazioni commerciali con gli Stati Uniti, richiedendo misure coerenti con la difesa dei comuni interessi economici dei Paesi membri, contro barriere tariffarie dettate da ragioni di pura ostilità politica nei confronti di alcuni Paesi dell'UE e dell'UE nel suo complesso;

            12. a promuovere un dialogo con il nuovo Governo degli Stati Uniti per scongiurare una guerra commerciale contro l'Unione europea e per mantenere il sistema degli scambi USA-UE ancorato a un sistema di regole, che favoriscano il libero commercio e l'integrazione economica tra le due aree del mondo che meglio rappresentano i valori della cultura democratica occidentale, del rispetto dei diritti umani e della società aperta;

            13. a promuovere il potenziamento della cooperazione militare tra i Paesi dell'UE che desiderano partecipare a un progetto di difesa comune, secondo quanto previsto dall'articolo 46 del Trattato di Lisbona, stringendo accordi per una maggiore collaborazione con i Paesi interessati per stabilire procedure più strette di cooperazione nel campo militare, con l'obiettivo ultimo di creare, nel lungo periodo, un esercito comune europeo;

            14. a portare la spesa italiana per la difesa al 2 per cento del PIL e sostenere forme di integrazione industriale e militare funzionali a realizzare strategie di difesa comune a livello europeo economicamente efficienti;

            15. a sostenere gli impegni comuni in materia di energia, trasporti, tecnologie digitali e innovazione e difesa, contenuti nel rapporto sul futuro della competitività europea redatto da Mario Draghi, garantendo il sostegno dell'Italia alla sua attuazione, con particolare riferimento agli investimenti per accrescere la competitività dell'economia europea e alle riforme dei processi decisionali dell'UE necessarie alla realizzazione di una maggiore coesione politica sulle principali scelte di Governo;

            16. per il rilancio della competitività economica dell'Unione, a promuovere un piano europeo per l'automotive, con fondi dedicati per l'innovazione tecnologica del comparto e una revisione delle regole del Green Deal sul blocco dei motori endotermici e sul rispetto del principio di neutralità tecnologica ai fini della decarbonizzazione della mobilità;

            17. ad avviare, nell'ambito dell'implementazione del Patto sulla migrazione e l'asilo, un'iniziativa negoziale per migliorare il grado di solidarietà e responsabilità comune tra i Paesi membri nella gestione di questo delicato dossier, a partire dalla revisione del Regolamento di Dublino.

(6-00121) n. 4 (18 dicembre 2024)

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni.

Preclusa

Il Senato,

        premesso che:

            1. il prossimo Consiglio europeo del 19 dicembre 2024 sarà occasione per discutere delle drammatiche evoluzioni della situazione in Medio Oriente, del prosieguo del conflitto in Ucraina, della relazione sul "rafforzamento della preparazione e della prontezza civile e militare dell'Europa", del ruolo dell'UE nel mondo e delle sue politiche sulla migrazione;

            2. dopo 14 anni di conflitto, la fine del regime di Assad apre una possibilità affinché il popolo siriano, in tutti i suoi diversi gruppi e componenti, possa scrivere un nuovo capitolo della storia del futuro della Siria, fondandolo sul dialogo e sul rifiuto della violenza, garantendo i diritti di tutti i suoi cittadini e nel rispetto delle norme internazionali;

            3. la caduta del regime di Assad non implica l'apertura scontata del percorso democratico e plurale che sarebbe necessario. Serve uno sforzo di analisi, di attenzione e di pressione diplomatica che tenga conto della complessità della situazione, della pluralità degli attori in campo e degli interessi strategici delle altre potenze regionali;

            4. Hayat Tahrir al-Sham (Hts), l'organizzazione armata che ha guidato la caduta del regime di Bashar al-Assad, è stata fondata con il nome di Jabhat al-Nusra, che nel 2011 era affiliata diretta di Al Qaeda ed è considerata dalle Nazioni Unite come un'organizzazione terrorista;

            5. è necessario adottare misure immediate per fermare gli attacchi militari turchi che, sfruttando questa situazione di instabilità, stanno colpendo le regioni Nord orientali. L'esercito turco ha lanciato un attacco contro la città multietnica di Manbij, a cui si aggiungono numerosi attacchi aerei verso altre città del Nord-Est della Siria, la mobilitazione delle milizie jihadiste per procura e numerosi casi di civili curdi che continuano a subire rapimenti, torture e sparizioni forzate per mano delle milizie turche;

            6. va condannata con fermezza la decisione del Governo israeliano di muovere il proprio esercito dalle postazioni nel Golan per entrare nella zona cuscinetto demilitarizzata superando la "linea Alfa" definita dalle Nazioni Unite e violando così l'accordo del 1974. Bene ha fatto il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, che, con un appello, ha espresso preoccupazione per le "recenti ed estese violazioni della sovranità e dell'integrità territoriale della Siria" ed ha invitato Israele a ritirare le truppe e "ad astenersi da qualsiasi azione che possa minare il cessate il fuoco e la stabilità delle alture del Golan";

            7. è fondamentale definire un nuovo approccio inclusivo e globale per risolvere la crisi siriana, in linea con la risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che chiede di ripristinare la sovranità, l'unità, l'indipendenza e l'integrità territoriale della Siria e soddisfare le legittime aspirazioni del popolo siriano;

            8. l'Amministrazione Autonoma Democratica della Siria settentrionale e orientale (DAANES) svolge un ruolo fondamentale ed è decisivo raccogliere, sostenere e implementare il suo appello alla comunità internazionale per preservare la pace e l'unità del territorio siriano, per creare le condizioni per un dialogo costruttivo che porti il Paese alla sicurezza e per il lancio urgente di un'iniziativa volta a un cessate il fuoco globale in tutti i territori siriani sotto l'egida delle Nazioni Unite;

            9. occorre mettere in campo ogni sforzo volto a garantire la fornitura di assistenza umanitaria alla popolazione ed una risposta rapida alle necessità materiali degli sfollati;

            10. è estremamente preoccupante la decisione presa da diversi Paesi europei, tra cui il Governo italiano, di sospendere l'esame delle richieste d'asilo dei cittadini siriani. Tale scelta è ingiustificata e destinata ad aggravare incertezza e vulnerabilità dei richiedenti asilo. È indispensabile che anche i cittadini siriani continuino a godere degli stessi diritti di tutti gli altri richiedenti asilo, anche in termini di condizioni di accoglienza. Nessun richiedente asilo dovrebbe essere rimpatriato con la forza e che ciò violerebbe l'obbligo di non respingimento degli Stati;

            11. in Medio Oriente continuiamo ad assistere ad una continua escalation di violenze con conseguenze tragiche per le popolazioni civili e una crescente instabilità regionale, con il rischio sempre più alto di un allargamento del conflitto;

            12. bisogna porre fine alla catastrofe umanitaria a Gaza, aggravata drammaticamente dai bombardamenti e dalle operazioni militari in corso, attraverso un cessate il fuoco immediato per proteggere le vite dei civili, facilitare l'arrivo di aiuti umanitari nelle aree colpite, nel rigoroso rispetto del diritto internazionale umanitario, e ottenere la liberazione incondizionata degli ostaggi israeliani;

            13. la Corte penale internazionale (ICC) ha emesso mandati di arresto contro figure chiave del Governo israeliano, incluso il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e l'ex Ministro della Difesa Yoav Gallant, per crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi a partire dall'8 ottobre 2023, oltre che per tre alti esponenti di Hamas di cui due uccisi delle forze armate israeliane. Tutti gli Stati membri dell'UE hanno sottoscritto e ratificato la Convenzione di Roma e sono pertanto obbligati dal diritto internazionale ad implementare i mandati di arresto;

            14. è necessario difendere in ogni modo la legittimità, l'autorevolezza e l'operatività della Corte penale internazionale. È infatti estremamente pericolosa ogni forma di delegittimazione politica della ICC, di sottovalutazione del suo operato o peggio di intento sanzionatorio. In questo senso sono inaccettabili le norme assunte dal Congresso degli Stati Uniti e quelle in discussione alla Knesset. Tali azioni non colpirebbero soltanto la Corte, ostacolandone i procedimenti in corso, ma rappresenterebbero una minaccia verso l'intera architettura del diritto internazionale;

            15. il recente rapporto Amnesty International dal titolo "Ti senti come se fossi un subumano: il genocidio di Israele contro la popolazione palestinese a Gaza" documenta la situazione nella striscia di Gaza, descrivendola come una devastazione senza precedenti e prefigurando un possibile genocidio. Amnesty ha inoltre evidenziato come l'uso sistematico di retorica disumanizzante e razzista da parte di autorità israeliane abbia contribuito a normalizzare violenze su larga scala e crimini contro l'umanità;

            16. i bombardamenti sulla Striscia di Gaza, la privazione di elettricità, cibo, acqua e carburante e gli ordini di evacuazione impartiti ai palestinesi sono da considerarsi come attacchi indiscriminati, punizioni collettive e trasferimenti forzati di popolazione che equivalgono a crimini di guerra secondo il diritto internazionale;

            17. l'accordo di associazione tra l'Unione europea e Israele è basato sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, come stabilito dal suo articolo 2. Quanto sta accadendo mette in discussione la compatibilità di tali azioni con gli impegni assunti da Israele nei confronti della comunità internazionale e dei partner europei;

            18. è necessario il pieno rispetto da parte degli Stati membri della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio dell'8 dicembre 2008, che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari e che, pertanto, dovrebbe tradursi nell'interruzione di qualsiasi fornitura di armamenti e tecnologia utilizzabile a fini bellici verso Israele, anche rimettendo in discussione i contratti in essere;

            19. è ormai inevitabile, di fronte al perpetrarsi di tali violazioni e al rifiuto di attuare il cessate il fuoco e di rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite, applicare misure sanzionatorie nei confronti di Israele;

            20. l'Unione europea, compresa l'Italia, ha la responsabilità di adottare politiche coerenti con il rispetto dei diritti umani, abbandonando il doppio standard nel trattamento dei conflitti globali;

            21. l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi nel vicino oriente (UNRWA) svolge un lavoro umanitario essenziale nei territori palestinesi, fornendo assistenza a milioni di rifugiati palestinesi attraverso programmi di istruzione, sanità e sostegno economico. La presenza dell'UNRWA è cruciale per alleviare le sofferenze della popolazione palestinese, soprattutto in un contesto di crescente crisi umanitaria. La decisione della Knesset di bandire l'UNRWA dalle aree sotto il controllo israeliano è un atto gravissimo che ostacola l'azione umanitaria e viola il mandato delle Nazioni Unite;

            22. è opportuno applicare, come già avvenuto il 4 marzo 2022 per la popolazione ucraina, anche alla popolazione palestinese, libanese e siriana la Direttiva 2001/55/C che prevede la protezione temporanea delle popolazioni in fuga dalle guerre;

            23. il recente cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah ha posto fine a settimane di escalation lungo il confine israelo-libanese, evitando per il momento una guerra su vasta scala, ma lasciando la regione in una situazione di instabilità potenziale;

            24. la missione UNIFIL, di cui l'Italia è un contributore fondamentale, svolge un ruolo cruciale nel monitoraggio del cessate il fuoco, nella riduzione delle tensioni e nel supporto alle Forze armate libanesi;

            25. le violazioni del cessate il fuoco, sia da parte israeliana che da parte di Hezbollah, rappresentano una minaccia costante per la stabilità regionale e per la sicurezza delle popolazioni civili;

            26. il rispetto della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza dell'ONU, che stabilisce il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah e il disarmo delle milizie, rimane una priorità fondamentale;

            27. il protrarsi del conflitto in Ucraina sta aumentando il carico di morte, distruzione e sofferenza per le popolazioni civili, ma anche di insicurezza e instabilità globale, nell'assenza di concrete iniziative diplomatiche;

            28. il numero di disertori che si rifiutano di combattere la guerra sia nell'esercito ucraino che in quello russo è in costante aumento ed è necessario fornire la massima tutela a chiunque decida di sottrarsi alla partecipazione al conflitto;

            29. la fornitura di equipaggiamento militare all'Ucraina era stata considerata come uno strumento volto a determinare migliori condizioni negoziali: è grave la mancanza di iniziativa, di partecipazione e collaborazione dell'Unione a qualsiasi percorso negoziale e l'assenza di sforzi volti ad individuare condizioni concrete e realistiche in cui tale negoziato possa aver luogo;

            30. l'Unione europea deve assumere l'onere di una grande iniziativa diplomatica convocando una conferenza multilaterale per la pace e la sicurezza. Infatti l'articolo 21 del Trattato sull'Unione europea definisce il compito di promuovere "soluzioni multilaterali ai problemi comuni, in particolare nell'ambito delle Nazioni Unite", indicando anche l'obiettivo di "preservare la pace, prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale, conformemente agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite, nonché ai principi dell'Atto finale di Helsinki";

            31. è allarmante l'eliminazione o la riduzione delle restrizioni sull'uso delle armi donate dai Paesi dell'UE al Governo ucraino, volte a consentire all'Ucraina di utilizzarle per condurre azioni militari sul territorio russo con il rischio di escalation del conflitto che potrebbe derivare dall'uso di armi e missili statunitensi, britannici ed europei per attaccare obiettivi in Russia, che potrebbe portare a un confronto diretto tra l'UE, la NATO e la Russia;

            32. l'Unione europea deve costruire e rafforzare la propria autonomia strategica e questa è determinata innanzitutto dalla capacità di una propria e autonoma iniziativa politica nelle relazioni internazionali, ma anche dalla costruzione di un sistema di difesa europeo. A tal proposito, la decisione di diversi Stati membri di aumentare la spesa militare al 2 per cento del PIL nel quadro di un impegno NATO, oltre ad alimentare una ulteriore e pericolosa corsa agli armamenti, muove in una direzione opposta all'autonomia strategica dell'Unione e ad un sistema di difesa comune che, al contrario, dovrebbe comportare una razionalizzazione e riduzione della spesa militare complessiva;

            33. sono pericolose ed immorali le dichiarazioni del Segretario generale della NATO Rutte dello scorso 12 dicembre in cui prospetta un aumento della spesa militare fino al 4 per cento del PIL prefigurando uno scenario di guerra e ritenendo esplicitamente necessario a tal fine un sacrificio della spesa di pensioni, sanità e sicurezza sociale;

            34. la relazione "rafforzare la preparazione e la prontezza civile e militare dell'Europa" redatta dall'ex Presidente finlandese Sauli Niinistö delinea un approccio, una prospettiva ed una visione pericolosa, proiettando di fatto i cittadini europei verso uno scenario di guerra. In questo senso suonano allarmanti le ripetute raccomandazioni per il rafforzamento della cooperazione con la NATO, il potenziamento delle capacità militari, il rafforzamento della cooperazione civile-militare a doppio uso;

            35. la sicurezza e la preparazione dell'Europa non sono connesse al rafforzamento della capacità militare ed all'assunzione di una postura bellicistica, quanto piuttosto dalla ridefinizione del proprio ruolo internazionale come soggetto di pace e di mediazione protagonista della rinascita di una politica multilaterale e plurale;

            36. è positiva la richiesta di aumento significativo degli investimenti - 800 miliardi di euro - indicata nel rapporto sul futuro della competitività di Draghi. È tuttavia profondamente sbagliato, oltre che controproducente per la sicurezza globale, dedicare larga parte di questi investimenti a difesa e sicurezza, prefigurando così una spesa militare su livelli da economia di guerra;

            37. va ribadito e confermato il Green Deal europeo, che fissa l'obiettivo di rendere l'Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050 e l'obiettivo intermedio di ridurre almeno del 55 per cento rispetto ai livelli del 1990 le emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2030;

            38. l'Accordo di associazione tra l'Unione europea e il Mercosur, i cui negoziati si sono conclusi lo scorso 6 dicembre, solleva profonde e legittime preoccupazioni tra gli agricoltori, i sindacati, le organizzazioni della società civile e i cittadini europei. L'accordo UE-Mercosur infatti incentiva la riduzione e la semplificazione dei controlli all'importazione e concede la possibilità di importare centinaia di migliaia di prodotti, in particolare agricoli e alimentari, nell'UE senza adeguati standard sociali, ambientali e sanitari. Tale accordo comporterà anche un aumento delle emissioni di gas serra derivanti dall'agricoltura, il cambiamento di destinazione d'uso dei terreni, l'aumento del trasporto internazionale di merci, un'ulteriore deforestazione, contribuendo all'erosione della biodiversità e all'esaurimento delle risorse. Va sottolineata, inoltre, la persistente mancanza di trasparenza e il deficit di democrazia nei negoziati dell'accordo UE-Mercosur condotti dalla Commissione. La definizione di accordi commerciali internazionali deve tener conto dei rispettivi modelli di produzione, garantendo reciprocità ed equilibrio;

            39. appare evidente che l'accordo UE-Mercosur sveli la strumentalità delle posizioni dirette a correlare la maggior attenzione a tutela del reddito degli agricoltori allo stop delle normative del Green Deal, al fine di sospendere o indebolire gli obiettivi che mirano a tutelare la salute, il clima e l'ambiente previsti nella strategia europea Farm to Fork;

            40. nel patto europeo sulla migrazione e l'asilo manca qualsiasi forma di effettiva solidarietà e responsabilità europea nella gestione dei percorsi migratori e la prevalenza di misure concentrate sulla riduzione dell'arrivo dei migranti in Europa e sulla facilitazione dei rimpatri nei loro Paesi d'origine;

            41. qualsiasi accordo con i Paesi di origine e di transito di migranti deve garantire la piena protezione delle vite umane, della dignità e dei diritti umani. Queste garanzie minime, però, non sono effettivamente rispettate e i migranti e i rifugiati devono affrontare condizioni disumane di trasferimento e detenzione. Vanno condannati gli abusi e le violazioni sistematiche dei diritti umani che colpiscono un gran numero di migranti e richiedenti asilo;

            42. l'esistenza di vie di accesso sicure e legali all'UE è l'unica alternativa alla migrazione irregolare e la mancanza di tali opportunità, anche per i richiedenti asilo e i rifugiati, è deplorevole. Un approccio basato su misure emergenziali per rafforzare il controllo delle frontiere e ridurre gli arrivi di migranti in Europa ha portato a una drastica riduzione delle opportunità di migrazione legale, spingendo i migranti verso rotte più pericolose;

            43. i naufragi e le morti di migranti nel Mar Mediterraneo sono una tragedia epocale alla quale abbiamo la responsabilità di porre fine; il salvataggio in mare è un obbligo legale ai sensi del diritto internazionale, in particolare ai sensi dell'articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che richiede l'assistenza a qualsiasi persona in pericolo; è necessaria una risposta permanente, solida ed efficace dell'Unione nelle operazioni di ricerca e salvataggio in mare, anche attraverso una missione dedicata dell'UE, al fine di prevenire ulteriori perdite di vite umane tra i migranti che tentano di attraversare il Mar Mediterraneo;

             44. il rimpatrio dei migranti può avvenire solo in condizioni di sicurezza, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali dei migranti interessati e solo se il Paese in cui i migranti stanno per essere rimpatriati è considerato sicuro,

          impegna il Governo a:

            1. chiedere al Consiglio europeo impegni stringenti per garantire un nuovo approccio inclusivo e globale per risolvere la crisi siriana, in linea con la risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite al fine di ripristinare la sovranità, l'unità, l'indipendenza e l'integrità territoriale della Siria;

            2. utilizzare ogni leva diplomatica a disposizione per mettere fine agli attacchi da parte della Turchia e di Israele sul territorio siriano;

            3. garantire il massimo impegno per una piena e tempestiva assistenza umanitaria alle popolazioni coinvolte nella crisi siriana;

            4. rimuovere la sospensione dell'esame delle richieste d'asilo dei cittadini siriani e assicurare continuità e adeguatezza nelle politiche di accoglienza;

            5. richiedere con fermezza, durante il Consiglio europeo, l'immediata adozione di una posizione comune che imponga un cessate il fuoco immediato nella Striscia di Gaza, al fine di evitare ulteriori perdite di vite umane, permettere l'accesso degli aiuti umanitari alle popolazioni civili colpite e promuovere iniziative diplomatiche e politiche per favorire negoziati credibili basati sul diritto internazionale;

            6. sostenere le indagini della Corte penale internazionale, collaborando attivamente con il Tribunale per l'esecuzione dei mandati di arresto emessi e promuovere una iniziativa dell'Unione europea per tutelare l'agibilità della CPI e di chi vi opera;

            7. richiedere, in occasione del prossimo Consiglio europeo, la sospensione dell'accordo di associazione tra l'Unione europea e Israele, come conseguenza delle ripetute violazioni dei diritti umani;

            8. sostenere l'autodeterminazione del popolo palestinese e riconoscere lo Stato di Palestina, quale azione di politica estera che imprima una svolta positiva al necessario negoziato tra le parti;

            9. proporre e sostenere la necessità di un'interruzione di qualsiasi fornitura di armamenti e tecnologia utilizzabile a fini bellici anche derivante da contratti antecedenti al 7 ottobre del 2023 nel rispetto della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio, dell'8 dicembre 2008;

            10. chiedere l'applicazione della Direttiva 2001/55/C sulla protezione temporanea per la popolazione palestinese, libanese e siriana;

            11. garantire il rispetto della risoluzione 1701 del 2006, premendo su tutte le parti per il rispetto del cessate il fuoco ed assicurando che l'Italia e la UE svolgano un ruolo attivo nel dialogo regionale per ridurre le tensioni tra Israele, Hezbollah e altri attori, continuando a sostenere la missione UNIFIL con personale, risorse e capacità logistiche, promuovendo un rafforzamento del suo mandato per migliorare l'efficacia del monitoraggio e prevenire nuove escalation;

            12. chiedere che l'Unione assuma un protagonismo diplomatico per la fine della guerra in Ucraina e avvii una forte iniziativa per il cessate il fuoco e l'avvio di un processo di pace in un contesto multilaterale;

            13. sospendere la fornitura nazionale di equipaggiamento militare all'Ucraina e sollevare in Consiglio europeo la necessità di interrompere anche ricorso all'European peace facilty a questo fine;

            14. opporsi ad ogni ipotesi di rimozione delle restrizioni sull'uso delle armi donate dai Paesi dell'UE al Governo ucraino;

            15. prendere formalmente le distanze dalle dichiarazioni del Segretario generale della NATO dello scorso 12 dicembre, escludendo che l'agenda strategica europea per la competitività porti ad un cospicuo aumento della spesa sulla difesa;

            16. ribadire in sede di Consiglio europeo la necessità di adottare tutte le misure essenziali per accelerare la capacità di produzione di energia rinnovabile in modo da raggiungere il target dell'80 per cento di elettricità da rinnovabili al 2030, favorendo lo sviluppo delle comunità energetiche e l'autoconsumo e per aumentare il risparmio energetico e le misure di efficienza energetica da parte degli Stati membri e, quindi, a sostenere le direttive europee approvate dal Parlamento europeo in attuazione del pacchetto Fit for 55, volte a rivedere la normativa unionale in materia di riduzione delle emissioni climalternanti, a partire dalla direttiva EPBD;

            17. esprimere parere negativo sull'Accordo di associazione tra l'Unione europea e il Mercosur ed opporsi alla sua approvazione e ratifica;

            18. evitare ogni titubanza e rallentamento sul percorso del Green Deal verso la transizione ecologica, anche confermando e rafforzando gli obiettivi previsti nella strategia europea Farm to Fork a tutela della salute, del clima e dell'ambiente;

            19. revocare tutti gli accordi sulla gestione integrata delle frontiere con Paesi terzi che non forniscono garanzie sufficienti sul rispetto dei diritti umani e lavorare per la creazione di una missione UE di salvataggio nel Mediterraneo.

(6-00122) n. 5 (18 dicembre 2024)

Boccia, Alfieri, Rojc, Franceschini, Malpezzi, Bazoli, Lorenzin, Mirabelli, Nicita, Zambito, Irto, Basso, D'Elia, Zampa.

Preclusa

Il Senato,

        premesso che:

            nel prossimo Consiglio europeo del 19 e 20 dicembre 2024, i Capi di Stato e di Governo discuteranno di importanti questioni inerenti all'Ucraina, al Medio Oriente, al ruolo dell'UE nel mondo, alla resilienza, preparazione, prevenzione delle crisi e risposta alle stesse, alle migrazioni;

            i leader dell'UE si riuniscono per la prima volta dopo l'insediamento della nuova Commissione europea e del nuovo Presidente del Consiglio europeo il 1° dicembre scorso, a completamento dell'assetto istituzionale per il 2024-2029, nonché dopo le elezioni presidenziali negli Stati Uniti e l'avvio di una nuova fase politico-diplomatica, in cui l'UE è inderogabilmente chiamata ad affermare il proprio ruolo e la propria centralità, assumendo una posizione chiara, autorevole ed autonoma sul piano politico-diplomatico, e rafforzando la propria sovranità economica ed industriale e l'autonomia strategica nei diversi ambiti, dalla sicurezza e difesa all'approvvigionamento energetico e alle tecnologie emergenti;

            nell'incertezza e conflittualità del contesto globale, rivendicare e consolidare la costruzione europea e i suoi valori fondanti è l'unica strada possibile per assicurare il benessere, la prosperità e la sicurezza dei cittadini;

            sono perciò necessari sforzi condivisi e convergenti nella direzione di una sempre maggiore integrazione politica, economico-finanziaria e sociale, senza arretrare di fronte a spinte nazionaliste e centrifughe, per sostenere la crescita e la competitività e assicurare al contempo la protezione sociale, l'inclusione e la coesione;

            il Consiglio europeo ha costantemente ribadito la ferma condanna dell'aggressione russa all'Ucraina e il pieno sostegno dell'Unione europea, per tutto il tempo necessario, al diritto naturale di autotutela dell'Ucraina, in linea con l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale, per la sua indipendenza, sovranità e integrità territoriale;

            l'Unione europea ha riaffermato la propria determinazione a sostenere la difesa, così come la ripresa e la ricostruzione dell'Ucraina, anche nel contesto del processo di allargamento, e in tale segno è stato elaborato lo Strumento europeo per l'Ucraina il cui importo complessivo è pari a 50 miliardi di euro per il periodo 2024-2027 per tutti i tipi di sostegno e nel marzo 2024 l'UE ha inoltre deciso di aumentare il massimale finanziario dello strumento europeo per la pace di 5 miliardi di euro, istituendo un apposito Fondo di assistenza per l'Ucraina. Inoltre, l'Unione europea ha già adottato 15 pacchetti di sanzioni europee volte a minare la capacità della Russia di portare avanti la sua guerra di aggressione illegale;

            la guerra in Medio Oriente dilaga, l'escalation iniziata un anno fa, con l'attacco di Hamas ad Israele, non si limita più ai soli territori di Israele e Gaza, ma è arrivata a coinvolgere di fatto l'intera regione con il Libano e da ultimo, la Siria e, direttamente e indirettamente, molti attori regionali e internazionali: dall'Iran e i suoi alleati, come Hezbollah in Libano e gli Houthi nello Yemen, a Russia, Giordania ed Egitto, Turchia, nonché l'Occidente con Stati Uniti ed Europa;

            consapevoli che il rovesciamento del regime della famiglia Assad rappresenta uno dei cambiamenti più rilevanti nella storia contemporanea del Medio Oriente, l'avvenimento assume un significato cruciale sia per il suo valore sia strategico che simbolico, considerando il ruolo centrale della Siria negli equilibri regionali degli ultimi decenni e l'articolato sistema di alleanze con cui il regime alawita di Bashar al-Assad sembrava essere riuscito a ristabilire il controllo dopo una guerra civile devastante che ha provocato oltre 500.000 morti e alimentato l'orrore delle carceri della dittatura come la prigione di Saydnaya;

            Muhammad al Bashir è stato nominato formalmente Primo Ministro del Governo di transizione della Siria, e dovrebbe restare in carica fino al 1° marzo 2025. Ma resta fondamentale il sostegno della comunità internazionale per garantire che qualsiasi transizione politica sia inclusiva e completa e che risponda alle legittime aspirazioni del popolo siriano, in tutta la sua diversità, affinché non si ripetano dinamiche già viste negli anni delle primavere arabe che hanno portato dal rovesciamento dei regimi all'imposizione dell'islamismo integralista;

            il ministro Tajani ha annunciato che una "consultazione permanente tra i Paesi del G7 e dell'UE è un passaggio fondamentale";

            dobbiamo purtroppo notare che non solo l'Unione europea è ancora una volta assente e senza una sola voce nella attività diplomatica per il Medioriente, ma anche l'Italia non è affatto protagonista come viene descritta dal Governo e, soprattutto riguardo la Siria, ha commesso un errore che ha esposto il nostro Paese ad una perdita di credibilità importante;

            ad esempio, durante gli undici giorni della offensiva dei ribelli in Siria, i Governi di Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito - assente l'Italia - hanno rilasciato una dichiarazione congiunta sollecitando "una de-escalation da parte di tutte le parti e la protezione dei civili e delle infrastrutture per prevenire ulteriori spostamenti e interruzioni dell'accesso umanitario";

            e ancora, nei mesi precedenti, il Governo italiano aveva promosso in sede UE, insieme ad altri sette Paesi (Austria, Cipro, Croazia, Grecia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia), un processo di revisione della Strategia dell'Unione europea sulla Siria, adottata nel 2017, "per verificarne i risultati conseguiti e valutarne l'adattamento a una realtà che - in sette anni - è profondamente mutata. Non solo in Siria ma anche a livello regionale, come dimostrano gli ultimissimi sviluppi in Libano";

            l'Italia aveva anche nominato a luglio 2024 un ambasciatore a Damasco, unico Paese del G7 e dell'Unione europea, atto interpretato da molti come un cambio di strategia e una volontà di "normalizzare" i rapporti e interagire con la dittatura siriana, anche nell'ottica di facilitare operazioni di rimpatrio dei migranti, come anche detto dalla presidente Meloni intervenendo al Senato: «È necessario rivedere la strategia dell'Unione europea per la Siria e lavorare con tutti gli attori per creare le condizioni affinché i rifugiati siriani possano tornare in patria in modo volontario, sicuro e sostenibile»;

            destano molta preoccupazione e meriterebbero un approfondimento in sede parlamentare, le ragioni sulla base delle quali l'Italia, invece, abbia deciso di non coordinarsi con gli altri partner europei o internazionali e abbia agito da sola, senza prendere le giuste misure, che di fatti di lì a poco hanno visto il Paese ripiombare nella guerra;

            non possiamo che pensare che il Governo abbia agito in questa scelta spinto da una logica, o meglio una ossessione, dei migranti, del poter mandare indietro i profughi siriani, al punto di normalizzare i rapporti con il regime di Assad, o di aprire dei centri inutili e costosi in Albania;

            la stessa ossessione securitaria e migratoria, che impedisce la possibilità di sviluppare una politica estera davvero efficace, ha portato a decidere e propagandare la sospensione dell'esame delle richieste d'asilo da chi proviene dalla Siria, seppur, in realtà si può sospendere l'esame delle domande pendenti, posticipandole nell'ipotesi che ci siano novità rispetto ai criteri per esaminare la domanda;

            come ricordato, tra gli altri, dal Segretario generale dell'UNHCR, l'agenzia ONU per i rifugiati, Filippo Grandi e dal Servizio UE per l'azione esterna, al momento «non ci sono le condizioni per rimpatri sicuri, volontari e dignitosi in Siria»;

            difatti, come sostenuto da molti analisti, il rientro in blocco di milioni di profughi rappresenterebbe una catastrofe umanitaria annunciata, dal momento che dopo 14 anni di guerra le città sono distrutte, i sistemi produttivi sono pressoché inesistenti e mancano i beni di prima necessità in diverse aree del Paese;

            a maggior ragione, non possiamo non notare come l'Europa sia debole nell'iniziativa politica e diplomatica riguardo una de-escalation nella regione e l'avvio di una soluzione di pace e stabilizzazione dell'area;

            anche l'Italia, da sempre protagonista di una equilibrata iniziativa diplomatica in grado di interloquire con tutti gli attori regionali, attualmente è risultata del tutto ininfluente e incapace di esercitare alcuna azione concreta per la costruzione del cessate il fuoco e per una pace duratura nell'area, a partire dal Libano, dove storicamente abbiamo guidato, con l'assenso di tutte le parti, la missione di pace delle Nazioni Unite UNIFIL, che opera su mandato della risoluzione ONU 1701 del 2006;

            il 27 novembre scorso è entrata in vigore una tregua nella guerra tra Israele e Libano della durata di 60 giorni. Di fatto la tregua ripropone il testo della Risoluzione ONU 1701. A garantire i termini dell'accordo ci saranno, tra gli altri, Francia e Stati Uniti, che hanno promesso anche aiuti alle truppe regolari libanesi: tutti i media internazionali e nazionali hanno parlato di un accordo franco-americano. Infatti, nonostante proprio in quei giorni fosse in corso il G7 Esteri a presidenza italiana, due componenti del G7, Usa e Francia, definivano, in separata sede, i termini dell'accordo di tregua in Libano di cui sono anche garanti, mentre il ministro Tajani parlava di un Italia che «torna protagonista della politica internazionale ricevendo assoluto riconoscimento dai suoi alleati»;

            ancora una volta, l'Italia non è stata protagonista della definizione dell'accordo, né è tra i Paesi che ne garantiranno l'attuazione, nonostante la lunga tradizione del nostro Paese quale attore di mediazione nel Medio Oriente e in particolare in Libano;

            allo stesso tempo val la pena interrogarsi su quello che potrà essere il ruolo di UNIFIL in questo nuovo contesto e le eventuali evoluzioni del suo mandato e delle regole di ingaggio e anche a tal fine sollecitiamo che ne sia costantemente informato il Parlamento e anche su questo non possiamo far a meno di rilevare che il ministro della difesa Crosetto continua a dire di chiederne la modifica, senza però sortire alcun effetto;

            la tregua in Libano dimostra che la diplomazia può essere incisiva e ottenere reali risultati. Un impegno che a tutt'oggi non è stato perseguito con altrettanta efficacia per il cessate il fuoco a Gaza, dove, ad oltre un anno dal brutale attacco di Hamas, il numero delle vittime è di oltre 44.000. La situazione umanitaria è drammatica: il numero inaccettabile di vittime civili, in particolare bambini, nonché i livelli catastrofici di fame e il rischio imminente di carestia causati dall'ingresso insufficiente di aiuti rendono assolutamente necessario un cessate il fuoco per fornire aiuti salvavita a chi ne ha bisogno e per garantire il rilascio degli ostaggi israeliani;

            il Consiglio europeo nelle sue conclusioni del 17 ottobre 2024 ha ribadito la ferma condanna dell'accresciuta violenza dei coloni, dell'espansione degli insediamenti illegali e ha invitato il Consiglio a portare avanti i lavori su ulteriori misure restrittive nei confronti dei coloni estremisti nonché delle entità e delle organizzazioni che li sostengono;

            la crisi diplomatica tra il Governo israeliano e gli organismi internazionali sta subendo una pericolosa accelerazione che sta precipitando Israele in un crescente isolamento. Alla decisione del Governo israeliano di dichiarare il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, "persona non grata" è seguita l'approvazione, lo scorso 28 ottobre, di due leggi che definiscono l'UNRWA un'organizzazione terroristica e vieta all'Agenzia dell'ONU di condurre "qualsiasi attività" all'interno di Israele, a Gerusalemme Est e nella Cisgiordania oltre che a Gaza, con evidenti ulteriori drammatiche ricadute sulla popolazione palestinese, inoltre, sono seguiti diversi attacchi mirati dell'esercito israeliano contro UNIFIL nel Sud del Libano;

            a quanto detto, si aggiunga l'approvazione all'unanimità del Consiglio dei ministri di una proposta di legge volta a colpire il quotidiano Haaretz, una delle più autorevoli voci israeliane critiche sull'operato del Governo, che prevede la sospensione di qualsiasi tipo di finanziamento pubblico in favore del giornale, decisione che arriva sei mesi dopo la chiusura dell'emittente araba Al Jazeera in Israele;

        considerato che,

            già nell'ottobre scorso, il Governo italiano si era pilatescamente astenuto sulla risoluzione delle Nazioni Unite, per una "tregua umanitaria immediata e duratura" del conflitto tra Israele e Hamas, così come si era astenuta anche il 18 settembre scorso, quando l'Assemblea generale dell'ONU aveva approvato una risoluzione non vincolante in cui chiedeva, tra le altre cose, il ritiro, entro un anno, di tutte le forze israeliane e l'evacuazione dei coloni dai territori palestinesi occupati in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, in conformità con il parere emesso dalla Corte internazionale di giustizia (CIG) a luglio scorso;

        rilevato che:

            in Europa si sono intensificati gli appelli per un embargo sulla vendita di armi a Israele, per il timore di complicità nella commissione di potenziali crimini di guerra a Gaza e in Libano, da ultimo, anche il presidente francese Macron e il presidente spagnolo Sanchez si sono uniti alle richieste di fermare la vendita di armi, così come l'Alto rappresentante Borrell;

        considerando che:

            la Corte penale internazionale (CPI) ha emesso mandati di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ex ministro della difesa Yoav Gallant e il leader di Hamas Mohammed Diab Ibrahim Al-Masri - noto come Deif - per crimini di guerra e crimini contro l'umanità per la guerra a Gaza e gli attacchi dell'ottobre 2023;

            la posizione del Governo italiano è apparsa da subito ambigua e reticente. Il ministro Tajani ha affermato che l'Italia «rispetta e sostiene la Corte penale internazionale, ma siamo convinti che quello che deve svolgere sia un ruolo giuridico e non politico. Esamineremo le carte per capire quali sono le motivazioni che hanno portato la Corte a fare questa scelta»;

            inoltre, nei giorni precedenti, lo stesso Ministro aveva dovuto specificare- a seguito delle dichiarazioni dell'altro vice premier, ministro Matteo Salvini, con le quali affermava che il premier israeliano «sarebbe il benvenuto se venisse in Italia» - che "la posizione dell'Italia su questo punto è quella espressa da premier e ministro degli Esteri»;

            si sta assistendo ad un più generale mutamento dell'orientamento prevalente nell'Unione in materia di migrazioni e asilo, che sembra dimenticare, in un'ottica puramente difensiva dei confini, i principi essenziali del diritto europeo ed internazionale a tutela dei diritti fondamentali dei migranti, e mira invece al rifiuto del sistema di asilo, alla esternalizzazione delle frontiere UE e al rigetto della solidarietà europea nella gestione dei fenomeni migratori; ne sono esempio le posizioni assunte a più riprese dalla presidente della Commissione Von der Leyen, che ha aperto alla revisione del patto sulla migrazione e l'asilo in una direzione che si avvicina pericolosamente a quanto auspicato dalle destre sovraniste, come anche quanto emerso dal Consiglio europeo di ottobre, che in materia di migrazioni ha posto l'accento sull'esigenza di assicurare il controllo delle frontiere esterne dell'Unione «attraverso tutti i mezzi disponibili» - anche attraverso una revisione in tal senso della legislazione europea - e di considerare "nuovi modi' per prevenire e contrastare la migrazione irregolare, che sembra evocare il deprecabile e fallimentare "modello Albania"; ancora più preoccupanti sono, nel silenzio delle istituzioni europee, le decisioni annunciate da alcuni Stati membri, tra cui l'Italia, di sospendere le procedure d'asilo per i richiedenti siriani, che hanno seguito la sospensione temporanea generalizzata del diritto d'asilo decisa dalla Polonia a causa dell'aumentato numero di ingressi dal confine bielorusso, col supporto della Commissione europea, che nella comunicazione COM(2024) 570 final ha stigmatizzato l'utilizzo delle migrazioni come minaccia ibrida;

            alla luce della complessa situazione internazionale, della potenziale pressione ai confini, delle drammatiche condizioni cui i migranti sono sottoposti in alcuni dei Paesi di transito e dei continui tragici naufragi nel Mediterraneo, l'Unione europea deve al contrario garantire, assieme al rafforzamento dell'azione esterna, la costruzione di un sistema che permetta una gestione comune e coordinata del fenomeno migratorio, basata sulla solidarietà e la responsabilità condivisa a livello europeo, garantendo la vita e i diritti fondamentali dei migranti e dei richiedenti asilo, il ripristino delle procedure d'asilo, la creazione di corridoi umanitari che permettano di giungere in Europa senza mettere a repentaglio le vite di bambini, donne e uomini in fuga da guerre e persecuzioni, nel rispetto delle convenzioni internazionali e dei principi e dei valori fondanti l'Unione;

            le nuove minacce geopolitiche hanno riportato l'attenzione sulle capacità di difesa dell'UE, in tal senso basti pensare al ritorno della guerra nel cuore dell'Europa, all' emergere di nuovi tipi di minacce ibride, dagli attacchi cyber-informatici a quelli alle infrastrutture strategiche, fino alle politiche dell'aerospazio con pericolose ricadute per la sicurezza dell'intero continente. Le scelte della nuova presidenza degli Stati Uniti potrebbero indicare come prioritarie altre aree, a partire dall'indo-pacifico, fatto che comporterebbe per l'Unione europea una crescente responsabilità per la propria difesa e sicurezza. Accanto a un nuovo protagonismo politico e diplomatico per la costruzione di percorsi di pace giusta nei diversi scenari bellici, la difesa comune europea diventa pertanto fondamentale per garantire l'autonomia strategica dell'UE sia in materia di sicurezza esterna, sia in relazione all'innovazione tecnologica, che dovrà rafforzarsi in termini di capacità e know-how mettendo in comune competenze, ricerca e strumenti. La sua realizzazione - da perseguire non certo a scapito delle priorità sociali, ambientali e industriali di investimento - rappresenta un passaggio decisivo per la costruzione di un'Europa politica, sogno dei padri fondatori;

            solo il percorso di integrazione politica, economica e sociale può garantire le necessarie capacità di resilienza, preparazione, prevenzione e risposta a crisi multidimensionali, complesse e transfrontaliere, quali guerra, pandemia e catastrofi ambientali, per proteggere i cittadini e le imprese europee; l'azione dell'UE, e della nuova Commissione in particolare, dovrebbe essere orientata a consolidare tale percorso per giungere ad un vera autonomia strategica, che può essere fondata solo su una piena autonomia economica, industriale ed energetica, contrastando approcci sovranisti, rigoristi e ogni arretramento nell'integrazione; e l'Italia avrebbe ogni interesse a contribuire a tale processo in modo sostanziale, favorendo il consolidamento della costruzione europea e la sua resilienza;

            ne sono azioni necessarie, da sostenere politicamente e perseguire attraverso adeguati finanziamenti e strumenti di debito comune, una sempre più stretta cooperazione sanitaria per realizzare l'Unione della salute, l'attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali, la tutela dell'occupazione nella duplice transizione verde e digitale, una strategia di ampio respiro per la resilienza del sistema economico, la competitività e la produttività, l'implementazione e la modernizzazione del mercato interno come motore di sviluppo e coesione, la realizzazione dell'unione bancaria, approvvigionamenti energetici sicuri e accessibili a tutti;

            da settimane, davanti al Parlamento, a Tbilisi, si tengono grandi manifestazioni di protesta contro il partito di governo filorusso, che ha annunciato di avere posticipato il processo di adesione all'Unione europea, riavvicinando nei fatti la Georgia alla Russia di Vladimir Putin. Tali manifestazioni vengono represse con enorme durezza, con brutali aggressioni contro giornalisti indipendenti e l'incarcerazione di centinaia di cittadini;

            nel corso delle ultime elezioni dello scorso ottobre gli osservatori OSCE che hanno seguito lo svolgimento delle operazioni di voto in Georgia hanno dichiarato che il processo elettorale nel Paese ha suscitato preoccupazioni sia prima che durante le elezioni, denunciando un ambiente teso e sotto pressione prima delle elezioni, nonché diversi casi di intimidazione e di incoerenze procedurali durante la giornata elettorale;

            in Romania, la Corte costituzionale ha annullato le elezioni che si sono tenute lo scorso novembre, sulla base di documentazione che attesterebbe l'interferenza della Russia nel processo elettorale che ha portato alla vittoria del candidato filo-russo Georgescu. Ancora una volta, il Governo si divide al suo interno, con un vice premier, il ministro Salvini, il cui partito in una nota ha scritto di «seguire con grande rispetto e viva preoccupazione quanto sta accadendo in Romania: annullare il voto democratico perché il risultato non è gradito a Bruxelles, al politicamente corretto e a certi potenti come Soros, è un precedente allarmante e molto pericoloso» e l'altro vice premier, il ministro Tajani che ha scritto di essere "molto preoccupato per la denuncia di attività ibride russe volte a influenzare il voto in Romania. L'Italia, anche come presidenza G7, è in prima linea per proteggere la democrazia e i processi elettorali. Continuiamo a lavorare con i partner UE per difendere i valori comuni";

            alla luce dei progressi del processo di allargamento dell'Unione europea nella complessa situazione geopolitica, desta allarme la tesa situazione dei Balcani, dove la Serbia ha recentemente ordinato alle unità dell'esercito di avvicinarsi al confine con il Kosovo, dopo che sono scoppiati nuovi scontri tra manifestanti e polizia in una città a maggioranza serba; il Kosovo è stato a lungo fonte di tensione tra l'Occidente e la Russia, che sostiene Belgrado nei suoi sforzi per bloccare l'adesione della nazione alle organizzazioni globali, tra cui le Nazioni Unite; in tutti i Balcani si fa comunque sentire l'influenza della Russia ed è attiva nello stesso senso anche l'Ungheria di Orban che sostiene apertamente la Republika Srpska di Dodik,

        impegna il Governo:

            1) a contribuire responsabilmente ed attivamente ad un sempre maggiore livello di integrazione politica, economica e sociale, per un'Unione europea più forte e unita nel quadro dei valori fondanti del progetto europeo e capace di centralità, autorevolezza e autonomia strategica;

            2) a ribadire la ferma condanna della grave, inammissibile e ingiustificata aggressione russa dell'Ucraina e a continuare a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite;

            3) ad adoperarsi in ogni sede internazionale per l'immediato cessate il fuoco e il ritiro di tutte le forze militari russe che illegittimamente occupano il suolo ucraino, ripristinando il rispetto della piena sovranità e integrità territoriale dell'Ucraina;

            4) a sostenere un rinnovato e più incisivo impegno diplomatico e politico dell'Unione europea - anche alla luce del cambio dell'amministrazione americana - in collaborazione con gli alleati, per mettere in campo tutte le iniziative utili al perseguimento di una pace giusta e sicura, anche favorendo le basi per lo svolgimento del secondo vertice per la pace e a sostenere, altresì, la ripresa e la ricostruzione dell'Ucraina, nonché il suo ammodernamento e le opportune riforme nel contesto del processo di adesione all'Unione europea;

            5) a sostenere in sede europea - forte dell'impegno assunto nel 2014 dal Parlamento europeo - il riconoscimento dello Stato di Palestina, nel rispetto del diritto alla sicurezza dello Stato di Israele, per preservare la realizzazione dell'obiettivo di "due popoli, due Stati";

            6) a sostenere ogni iniziativa diplomatica, a partire da un rinnovato impegno europeo, volta a ottenere un immediato cessate il fuoco a Gaza: per la liberazione degli ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas, per la protezione dei civili e per la fine delle violenze nei territori palestinesi occupati, per il rispetto della tregua in Libano e per scongiurare il rischio di futuri attacchi da parte di Hezbollah e Iran, nonché le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele e, infine, affinché siano rispettate le risoluzioni delle Nazioni Unite, per rilanciare il processo di pace;

            7) a sostenere le sanzioni proposte dall'Alto rappresentante Borrell nei confronti dei Ministri israeliani che hanno lanciato messaggi di odio inaccettabili contro i palestinesi e nei confronti dei coloni violenti, nonché i pronunciamenti della Corte internazionale di giustizia;

            8) ad adoperarsi affinché gli Stati membri rispettino e diano piena attuazione a tutte le decisioni assunte dalla Corte penale internazionale;

            9) ad adoperarsi con i partner europei perché sia sempre riconosciuta la piena agibilità nel territorio israeliano delle diverse agenzie delle Nazioni Unite, come UNRWA o OCHA, World Food Programme, nonostante l'approvazione da parte di Israele di leggi apertamente lesive delle prerogative degli organismi internazionali;

            10) ad adottare ogni iniziativa utile in coordinamento con i Paesi UE e i partner internazionali perché la tregua del conflitto tra Israele e Libano sia rispettata e ponga le condizioni per il rispristino della pace nel pieno rispetto della risoluzione del Consiglio di sicurezza ONU 1701 oltre che del diritto internazionale;

            11) a farsi promotrice in sede europea di un sostegno convinto agli appelli per un embargo sulle armi a Israele, a maggior ragione, in questa fase di escalation del conflitto a livello regionale;

            12) ad adoperarsi in sede europea per l'adozione di misure di contrasto alle crescenti forme di antisemitismo;

            13) ad adoperarsi con i partner europei perché siano sempre rispettate le prescrizioni imposte dal diritto dell'Unione europea riguardo il diritto di asilo, anche relativo alle domande di asilo provenienti da cittadini siriani e che siano, invece, evitate decisioni generalizzate da applicare in modo indistinto a tutte le domande di asilo provenienti dalla Siria per ragioni di pressione migratoria;

            14) a ribadire il dovere di accoglienza e protezione degli esseri umani quale cardine dell'appartenenza all'Unione europea, e a garantire l'assistenza umanitaria e il rispetto dei diritti umani e della dignità delle persone nella gestione migratoria;

            15) a sostenere la realizzazione di corridoi umanitari sicuri e l'istituzione permanente di una missione europea di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo, e a promuovere la costruzione di un sistema comune, coordinato e solidale per la gestione strutturale del fenomeno migratorio;

            16) a garantire procedure e percorsi equi, sicuri e legali per migranti e richiedenti asilo, in particolare i minori, nonché a contrastare efficacemente il traffico di esseri umani, anche attraverso partenariati responsabili e trasparenti con i Paesi di origine e transito, evitando in ogni caso disumane, inefficaci e costose forme di esternalizzazione delle frontiere dell'UE;

            17) a favorire l'adozione di processi decisionali più rapidi, anche attraverso il superamento dell'unanimità, e ulteriori forme di coordinamento e cooperazione, nella direzione di una maggiore integrazione, per rispondere alle sfide, alle crisi e alle minacce spesso caratterizzate da una natura ibrida e senza confini, talvolta con rischi di destabilizzazione delle stesse democrazie europee;

            18) a ribadire e rivendicare il modello europeo di sviluppo, garantendo che le politiche per la crescita e la competitività siano coniugate con il perseguimento della coesione, dell'inclusione e della protezione sociale;

            19) a promuovere la realizzazione di un'Unione della salute e la piena attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali, con particolare riferimento alle politiche di sostegno dell'occupazione nella transizione verde e digitale;

            20) a favorire la rapida adozione di una strategia capace di garantire la resilienza del sistema economico, il rafforzamento della base industriale, l'autonomia energetica dell'Unione europea e il completamento del mercato unico;

            21) a garantire a livello europeo un'adeguata risposta al fabbisogno di investimenti del sistema economico e sociale mediante la previsione di un adeguato sostegno sul piano finanziario, e a tali fini favorire l'emissione di strumenti di debito comune per progetti europei congiunti;

            22) ad adoperarsi affinché si proceda ad imporre sanzioni personali nei confronti dei responsabili della regressione democratica in Georgia e delle azioni di repressione e violenza nei confronti degli oppositori.

(6-00123) n. 6 (18 dicembre 2024)

Enrico Borghi, Renzi, Paita, Scalfarotto, Fregolent, Musolino, Sbrollini.

Preclusa

Il Senato,

        premesso che:

            il prossimo Consiglio europeo del 19 dicembre 2024 si concentrerà su temi fondamentali per i prossimi cinque anni dell'Unione europea, che riguardano strettamente la stabilità geopolitica ed economica dell'Unione nel medio-lungo periodo;

            all'ordine del giorno della riunione è prevista la trattazione degli ulteriori sviluppi della guerra di aggressione all'Ucraina da parte della Federazione russa; la futura proiezione internazionale dell'Unione europea, che deve decidere come difendere i propri interessi e promuovere le proprie posizioni; l'escalation dei conflitti in Medio Oriente; i progressi nelle politiche migratorie a seguito delle conclusioni della precedente riunione del Consiglio UE; la politica estera comune e il rafforzamento della preparazione e della prontezza dell'Europa nel settore civile e militare;

            il precedente incontro dei vertici degli Stati UE, tenutosi il 17-18 ottobre scorso, ha visto l'adozione di conclusioni condivisibili negli obiettivi, ma che necessitano di ulteriore implementazione;

            riguardo al fronte ucraino l'Italia, insieme all'Unione europea, ha condannato più volte l'aggressione russa e l'intensificazione degli attacchi contro i civili e le infrastrutture ucraine, confermando il sostegno politico, economico e militare da parte dei Paesi dell'UE per quasi 124 miliardi di euro complessivi;

            la riunione del Consiglio, alla quale è stato invitato il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, è l'occasione adatta per ribadire la necessità di accompagnare gli aiuti militari all'Ucraina con un'imprescindibile azione diplomatica rivolta a promuovere la de-escalation, anche attraverso la nomina di un inviato speciale per la pace in Ucraina, che operi unitariamente per conto dell'UE a favore del raggiungimento di una pace giusta e duratura in Ucraina, basata sui principi della Carta delle Nazioni Unite e sul diritto internazionale;

            la cessazione delle ostilità va preparata e accompagnata, così come l'Italia deve rendersi pronta nel fornire ogni supporto necessario nella ricostruzione dell'Ucraina e nella sua stabilizzazione sul piano economico, sociale e infrastrutturale, prevedendo altresì misure di supporto anche sul piano energetico in vista dell'inverno rigido che il Paese affronterà nei prossimi mesi;

            l'azione comune europea rimane auspicabile da intraprendere altresì sul fronte mediorientale, dove l'escalation dovuta all'attacco terroristico dello scorso 7 ottobre 2023 ha inasprito i conflitti nell'area;

            il Consiglio, nelle conclusioni adottate il 17 ottobre 2024, ha condannato gli attacchi iraniani contro Israele avvenuti il 1º ottobre 2024, nonché le azioni gravemente destabilizzanti portate avanti dall'Iran in tutto il Medio Oriente attraverso gruppi terroristici e armati, tra cui gli Houthi, Hezbollah e Hamas, che rappresentano una seria minaccia per la stabilità della regione. Risulta necessario ribadire il diritto di Israele di difendersi e l'impegno dell'Unione europea a favore della sicurezza di Israele e della stabilità regionale;

            la sicurezza di Israele non può prescindere dalla necessità di garantire che le popolazioni civili di tutti gli Stati coinvolti nel conflitto ricevano la necessaria protezione dai danni collaterali causati dalle azioni israeliane. Ogni parte impegnata nel conflitto ha il dovere di rispettare il diritto internazionale, anche in riferimento alla salvaguardia del contingente Unifil presente nel Libano in forza della Risoluzione 1701/2006, della quale va richiesta la totale applicazione;

            si ricorda che il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha approvato la Risoluzione 1701 dell'11 agosto 2006, che invitava alla completa cessazione delle ostilità (sia degli attacchi di Hezbollah che delle operazioni militari di Israele) e rafforzava il contingente Unifil affidandogli una azione "cuscinetto" nel Libano meridionale, da svolgere congiuntamente alla forze libanesi, per prevenire la ripresa delle ostilità. Sebbene le missioni di deterrenza dell'ONU - in parte - nel corso degli anni si siano dimostrate non all'altezza e poco efficaci, le azioni ostili intraprese dai diversi attori regionali verso le basi Unifil vanno condannate con chiarezza. Pertanto appare necessario che l'Unione europea si attivi diplomaticamente e unitamente per richiedere il rispetto del diritto internazionale umanitario e la tutela del contingente Unifil che vede impegnati anche degli italiani nel mantenimento della pace;

            risulta ancora più necessario sollecitare, nell'ambito dell'UE e delle Nazioni Unite, un'attività di mediazione tra Iran e Israele per la distensione dei rapporti bilaterali, al fine di scongiurare l'amplificazione del conflitto fino a giungere ad un possibile scontro diretto tra i due Paesi, che finirebbe con l'espandersi ulteriormente ai Paesi vicini e che va dunque evitato, al fine di tutelare la sicurezza della regione, del bacino del Mediterraneo e dell'intero ordine globale;

            i ripetuti attacchi e le contromisure adottate da tutti gli attori coinvolti nelle violenze in Medio Oriente rischiano di aumentare il numero di vittime civili e coinvolgere anche gli operatori di pace e le organizzazioni umanitarie impegnate nel mantenere le violenze, nei limiti definiti dal diritto internazionale umanitario;

            la quasi totalità della comunità internazionale ha chiesto la sollecita cessazione delle ostilità tra il Governo isrealiano e l'auto-proclamato "asse della resistenza", in particolare sul fronte della Striscia di Gaza. Lo scorso marzo il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato all'unanimità, con l'astensione degli Stati Uniti, la Risoluzione 2728/2024, con la quale si è chiesto alle parti in conflitto un cessate il fuoco immediato per il Ramadan che conducesse ad un cessate il fuoco durevole e sostenibile, al rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi, nonché la garanzia dell'accesso umanitario per far fronte alle loro esigenze mediche e umanitarie;

            gli sforzi di mediazione di Egitto, Qatar e Stati Uniti per la cessazione delle ostilità devono essere affiancati da quelli svolti in prima persona dall'Unione europea, che deve impegnarsi diplomaticamente nell'asserire che la cessazione delle ostilità e la fine della guerra dipendono necessariamente dall'impegno di tutte le parti in causa, dalla restituzione degli ostaggi alle loro famiglie, dalla garanzia della sicurezza e dell'integrità dello Stato di Israele, dalla pacifica creazione e riconoscimento di uno Stato palestinese guidato da un'Autorità nazionale palestinese in totale discontinuità con Hamas, nonché dal riconoscimento della prospettiva dei "due popoli, due Stati";

            continua a destare preoccupazione l'irrisolta questione degli aiuti umanitari alla popolazione di Gaza, vittima tanto dei bombardamenti quanto dei terroristi di Hamas che utilizzano le strutture civili e le persone come scudi, con l'evidente scopo di acuire e continuare a diffondere la rabbia nella popolazione della Striscia, alimentando il fuoco dell'odio e della guerra anche per gli anni a venire;

            la popolazione civile di Gaza necessita soccorso, aiuti umanitari e un cessate il fuoco duraturo per evitare l'ulteriore perdita di vite e il perpetuarsi delle condizioni che i terroristi sfruttano per inculcare l'antisemitismo e l'antisionismo nella popolazione palestinese;

            destano preoccupazione anche i recenti fatti avvenuti in Siria, dove una coalizione di gruppi ha rovesciato l'ex dittatore Bashar al-Assad. Ahmad al-Chareh, conosciuto come Abu Mohammad al-Jolani, capo della richiamata coalizione, ha incontrato l'inviato speciale dell'ONU per la Siria, Geir Pedersen, per discutere dei "cambiamenti avvenuti sulla scena politica, che rendono necessaria una revisione della Risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza dell'ONU, che stabilisce una tabella di marcia per un regolamento politico in Siria";

            le minoranze cristiane, profondamente radicate in Siria, hanno visto una drastica riduzione dei loro membri, sia per via dell'emigrazione che delle perdite umane e vivono queste ore tra il timore di continue persecuzioni e la speranza in una risoluzione pacifica del conflitto;

            occorre monitorare attentamente la transizione politica in corso in Siria, al fine di evitare che questa porti ulteriori disordini nel Paese, tenendo in considerazione anche le eventuali ripercussioni che passaggi di regime possono provocare;

            le nuove sfide globali richiedono la costituzione di un dispositivo di difesa efficiente, con la definizione di strategie chiare in ordine all'impegno di risorse finanziarie in rapporto al PIL per il finanziamento delle spese militari;

            i conflitti appena richiamati ribadiscono il necessario proseguimento verso la realizzazione di una politica estera europea comune volta ad acquisire l'autonomia strategica per permettere all'Unione di affrontare le sfide globali e il nuovo contesto geopolitico: tale obiettivo richiede necessariamente la costituzione di un esercito unico europeo, sia al fine di ovviare alle inutili duplicazioni nei processi produttivi, sia per assicurare all'Europa un dispositivo militare che le assicuri un ruolo di rilievo e strategico nel nuovo contesto internazionale;

            come preannunciato dal presidente António Costa, vi è necessità di una discussione globale strategica sulla via da seguire per quanto riguarda l'impegno e le priorità europee a livello mondiale, anche in considerazione del panorama multipolare caratterizzato da tensioni geopolitiche, utilizzando mezzi e gli strumenti europei in modo più coerente, strategico ed efficace, al fine di difendere gli interessi dell'Unione e promuoverne le posizioni;

            in quest'ottica, risulta necessario rafforzare il legame transatlantico - che è basato su valori condivisi e si riflette in una fitta rete di scambi economici - difendendo nel contempo gli interessi degli Stati UE e del mercato interno;

            l'uscita del Regno Unito dall'Unione richiede inoltre di affrontare la questione dello sviluppo di relazioni bilaterali reciprocamente vantaggiose con il nostro alleato d'oltremanica, in particolare nel settore della sicurezza e della difesa, nel rispetto dei principi fondamentali su cui si fondano le relazioni tra l'UE e il Regno Unito dopo la Brexit;

            una politica estera comune e univoca è un passaggio indispensabile del processo di federalizzazione europeo, cui dovrà fare seguito l'approntamento di una politica migratoria comune che riesca, da un lato, ad attenuare gli effetti negativi dell'andamento demografico sull'UE e, dall'altro, a garantire la sicurezza nella gestione dei flussi migratori e il rispetto dei diritti umani dei migranti che scappano dalla povertà, dalle persecuzioni e dalle guerre;

            in materia di migrazione, durante l'ultimo Consiglio europeo del 17 ottobre 2024, gli Stati membri hanno chiesto l'intensificazione dei lavori relativi all'azione esterna, il rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne dell'UE e una maggiore cooperazione con i Paesi terzi di origine e i Paesi di transito al fine di affrontare le cause profonde dell'immigrazione: tuttavia, oltre all'azione esterna dell'Unione europea, è necessario che vi sia una forte accelerazione sul piano politico finalizzata ad affievolire le notevoli differenze delle politiche migratorie dei diversi Stati membri, sia in riferimento alla prima accoglienza che alla successiva gestione del fenomeno, affinché si possa stabilire un sistema di gestione dei flussi migratori coordinata e condivisa tra tutti gli Stati membri, che metta al centro l'azione di salvataggio dei migranti in mare e non aggravi in modo preponderante i Paesi di prima accoglienza;

            gli scenari drammatici accaduti sulla scena internazionale, come l'invasione russa in Ucraina e il conflitto in Medio Oriente, hanno con ogni evidenza dimostrato le notevoli carenze e lacune nelle procedure istituzionali europee in materia di politica comune estera, le quali non consentono all'Unione europea di divenire un interlocutore stabile, forte e di spessore all'interno dello scenario internazionale: è necessaria un'incisiva riforma dei trattati istituzionali affinché si superi il diritto di veto in materia di politica estera, così da consentire alla stessa Unione europea di avere una singola "voce" nelle interlocuzioni internazionali ed essere in grado di portare avanti istanze unitarie e condivise tra tutti gli Stati membri, sulla base dei valori e principi comuni che devono guidare l'azione europea in ogni suo ambito;

            oltre al necessario superamente del diritto di veto in politica estera, l'Unione europea è altresì chiamata alla costruzione di una difesa comune europea e allo stesso tempo alla formazione di efficace e strutturata azione politica e diplomatica dell'Unione: le recenti e preoccupanti escalation belliche e le incisive azioni di soft-power o di strategie commerciali di Paesi come Russia, Cina, Iran, impone all'Unione europea un totale cambio di paradigma e una effettiva politica estera comune, rafforzando al contempo la struttura di supporto all'Alto Rappresentante;

            l'Unione europea necessita di politiche industriali comuni che rendano il mercato unico UE e i suoi attori competitivi. Lo scorso 9 settembre a Bruxelles si è tenuta la presentazione del rapporto sul futuro della competitività europea, commissionato dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen al già presidente del Consiglio dei ministri italiano e presidente della Banca centrale europea Mario Draghi;

            il rapporto evidenzia una serie di politiche comuni che l'UE dovrebbe attuare nei prossimi cicli istituzionali per recuperare il gap di competitività dell'industria europea con i principali partner e competitor internazionali;

            il rapporto sottolinea, tra le altre cose, la necessità di un intervento coordinato a livello europeo per preservare e rafforzare la competitività dell'industria automobilistica che in UE impiega circa 14 milioni di lavoratori, contribuendo per il 7 per cento al PIL, con circa il 30 per cento della produzione globale di autoveicoli;

            la costituzione di un campione europeo dell'automotive rappresenta una priorità ineludibile per l'Europa, sia per garantire la competitività di un settore storicamente di eccellenza, sia per tutelare milioni di posti di lavoro e di piccole e medie imprese dell'indotto che, grazie a tale comparto, da decenni generano crescita e assicurano prospettiva al vecchio continente;

            il rapporto Draghi sottolinea l'importanza di adottare politiche industriali europee incisive, per un valore stimato attorno agli 800 miliardi di euro aggiuntivi annui (circa il 4,4-4,7 per cento del PIL dell'UE nel 2023), per incentivare investimenti massicci in ricerca e sviluppo di tecnologie legate alla mobilità sostenibile e nella realizzazione di infrastrutture adeguate per supportare la transizione ecologica, oltre al potenziamento della catena di approvvigionamento delle materie prime critiche necessarie al comparto, sia in considerazione del progresso tecnologico, sia per il quadro geopolitico attuale, che impone una sempre più urgente realizzazione di un percorso volto a garantire all'Europea l'autonomia strategica;

            il 30 ottobre scorso è stato altresì pubblicato il report redatto da Sauli Niinistö, ex Presidente della Repubblica di Finlandia, su proposta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, riguardante il rafforzamento della preparazione e della prontezza dell'Europa per rispondere alle crisi, sia nel settore civile che in quello militare: nello specifico, all'interno del report, si avanzano una serie di proposte per rendere l'Unione europea e gli Stati membri completamente preparati per scenari di crisi intersettoriali o multidimensionali più gravi, soffermandosi in larga parte sulla sicurezza informatica, sui rischi di catastrofe e sulla disinformazione, evidenziando la necessità di istituire un servizio di cooperazione di intelligence a pieno titolo a livello europeo che possa possa soddisfare le esigenze strategiche e operative dell'Unione;

            durante il Consiglio europeo del 19 dicembre 2024, infatti, i leader saranno chiamati a discutere dell'impatto dell'evoluzione del panorama delle minacce e del crescente numero di catastrofi naturali dovute ai cambiamenti climatici, temi fondamentali per l'avvenire di una Unione europea stabile e sicura;

            un tema di assoluta rilevanza, in particolare, sono le evidenti e profuse minacce legate alle disinformazioni da parte di Paesi ostili portatori di valori in forte antitesi con la democrazia e la libertà: si tratta di minacce a lungo termine destinate ad aumentare con le nuove tecnologie nella dimensione digitale e con l'intelligenza artificiale, tramite il proliferare di fake news e deep fake che sempre più spesso si propongono di interferire con le libertà democratiche, al fine di utilizzarle contro lo stesso metodo democratico;

            appaiono emblematici, in tal senso, i recenti fatti avvenuti in Romania, dove la Corte costituzionale romena ha annullato il risultato del primo turno delle elezioni parlamentari, tenutesi il 24 novembre, stabilendo che tutto il processo elettorale dovrà essere ripetuto, in quanto l'intelligence romena ha individuato «azioni russe, ibride e aggressive» avvenute durante la campagna elettorale, che avrebbero favorito il candidato filo-russo Calin Georgescu;

            l'impiego di campagne di propaganda e disinformazione per influenzare l'opinione pubblica europea, non solo in ambito politico ma anche in chiave antiscientifica e climatica, richiede un impegno concreto da parte dell'Unione europea, nonché l'approntamento di strumenti adeguati a proteggere la vita democratica e lo spazio informativo, affinché vengano tutelati i processi democratici che sono alla base della libertà dei cittadini europei e della sovranità degli Stati membri;

            le ingerenze estere rischiano di minare la coesione e il processo di integrazione europea, le quali dimostrano la crescente pericolosità delle minacce emergenti e ibride alla sicurezza nazionale ed europea: il Consiglio europeo, in risposta all'aumento delle minacce ibride rivolte all'UE, è chiamato ad adottare soluzioni comuni e condivise - tramite l'aggregazione di tutte le capacità informatiche e di sicurezza degli Stati membri - che possano prevenire e individuare le minacce e gli attacchi di natura ibrida all'interno di canali informativi, affinché si tuteli la libertà e i processi democratici dell'Unione europea;

            urgente appare anche il tema delle catastrofi naturali legate al cambiamento climatico, oggetto di discussione nel prossimo Consiglio europeo: le immagine della drammatica alluvione avvenuto a Valencia il 29 ottobre scorso, che ha causato la morte di più di 220, hanno lasciato sgomento e profondo avvilimento e manifestano ancora una volta l'impellente bisogno che l'Unione europea si attivi, tramite misure comuni, in materia di investimenti e prevenzione contro il dissesto idrogeologico causato da alluvioni e da calamità naturali;

            vi è l'assoluta necessità di interventi strutturali, di investimenti in prevenzione, di una nuova cultura dell'impiego del suolo, prediligendo la strada della prevenzione e superando la logica delle emergenze: l'Unione europea è chiamata a fare fronte comune e a predisporre un piano infrastrutturale che metta al centro l'obiettivo di promuovere risorse comuni per interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, nonché disposizioni volte ad agevolare la realizzazione degli interventi stessi;

            serve pertanto un'azione - da elaborare sulla scorta dell'esperienza maturata col modello della struttura di Missione "Italia Sicura" - centralizzata e mirata da parte dell'Unione europea, volta a coordinare, predisporre, finanziare e aggregare le migliori conoscenze tecniche degli Stati membri in materia di dissesto idrologico, creando una task force - composta da esperti e da politici - che promuova un piano comune europeo finalizzato alla costruzione di opere decisive per prevenzione dei danni causati da catastrofi naturali: alla luce dei recenti eventi calamitosi avvenuti in Europa che stanno provocando vittime, devastazione e mettendo in serio repentaglio la tenuta delle imprese, serve da parte dell'Unione europea un'azione mirata, condivisa e rapida che possa fin da subito stilare le criticità idrologiche in tutti gli Stati membri, mettendo in campo risorse finanziarie comuni per la costruzione delle opere necessarie,

        impegna il Governo:

            1) a garantire all'Ucraina, anche attraverso la nomina di un inviato speciale per la pace, ogni supporto politico, economico, umanitario, diplomatico, al fine di ripristinare la stabilità e la sicurezza della regione e del continente, rafforzando il percorso di allargamento dell'Unione europea, confermando il supporto logistico e di approvvigionamenti all'esercito ucraino;

            2) ad attivarsi tempestivamente nella programmazione degli aiuti - in particolare sul fronte energetico - e della ricostruzione post-bellica dell'Ucraina, con particolare riferimento alle infrastrutture strategiche, anche al fine di velocizzarne il raggiungimento dei criteri economici necessari all'integrazione del Paese all'interno della famiglia europea;

            3) a promuovere attivamente una soluzione alla crisi umanitaria a Gaza, sostenendo la richiesta del Consiglio europeo per un cessato il fuoco immediato, volto a favorire l'immediata restituizione degli ostaggi israeliani alle loro famiglie e a garantire l'incolumità della popolazione civile palestinese, appoggiando una risoluzione pacifica del conflitto in linea con quanto proposto dai nostri alleati statunitensi, nonché l'adozione del modello "due popoli, due Stati";

            4) a favorire lo sviluppo di un'Autorità nazionale palestinese indipendente, democratica, territorialmente continua, sovrana, che garantisca la condanna delle organizzazioni terroristiche, in particolare Hamas, che va disciolta, disarmata e a cui va impedito in ogni modo di progettare e ripetere in futuro un attacco come quello del 7 ottobre;

            5) promuovere il mantenimento del cessate il fuoco tra Israele e il Libano al fine di promuovere la stabilizzazione della regione e raggiungere un accordo di pace nel minore tempo possibile;

            6) ad adottare iniziative concrete e coordinate volte a garantire la sicurezza e l'incolumità dei contingenti militari e civili dislocati in Libano nell'ambito dell'operazione di peace-keeping dell'Unifil, nonché la protezione e il rispetto del contingente dei caschi blu da parte di tutti gli attori coinvolti nei conflitti in Medio Oriente;

            7) a sollecitare azioni di vigilanza sul cambio di regime in Siria, al fine di evitare disordini e violenze come quelli recentemente accaduti in Afghanistan, garantendo il costante monitoraggio della transizione di Governo per assicurarne la maggiore sicurezza e il rispetto dei diritti umani della popolazione civile;

            8) a promuovere una politica estera e diplomatica comune nell'ambito dell'Unione europea, avviando altresì una nuova stagione di collaborazione bilaterale nell'ambito delle relazioni atlantiche e nei rapporti bilaterali con il Regno Unito;

            9) ad avviare quanto prima il percorso di costituzione dell'esercito unico europeo, quale elemento indispensabile per la definizione di una strategia europea nello scenario globale, da accompagnare a una politica estera e diplomatica comune, prendendo posizione sull'impegno all'incremento del rapporto tra PIL e spese militari;

            10) a promuovere una gestione comune delle frontiere esterne dell'UE e una politica migratoria solidale e umana, adoperandosi per garantire la sicurezza interna dell'Europa attraverso una gestione efficace e coordinata dei flussi migratori, ma anche promuovendo ogni iniziativa necessaria ad assicurare la tutela dell'incolumità, il rispetto della dignità e delle aspettative di vita dei migranti, attuando un approccio globale alla migrazione, come concordato in occasione del Consiglio europeo straordinario del 9 febbraio 2023;

            11) a sollecitare l'avvio del processo di riforma dei Trattati al fine di superare il diritto di veto in materia di politica estera, così da consentire all'Unione europea di affrontare in maniera unitaria e coordinata le sfide globali e il nuovo scenario internazionale;

            12) a sostenere le iniziative volte a rafforzare la produttività e la resilienza economica dell'UE, completando il mercato unico e sviluppando una strategia per proteggere le industrie e le produzioni europee attraverso l'elaborazione di politiche agricole e industriali coerenti con gli obiettivi di competitività delineati nel cosiddetto rapporto Draghi;

            13) a impegnarsi nella costituzione di un campione europeo dell'automotive, al fine di garantire la competitività di un settore storicamente di eccellenza e di tutelare milioni di posti di lavoro e di piccole e medie imprese dell'indotto;

            14) a richiedere, in coerenza a quanto richiesto nel rapporto Niinistö, il rafforzamento della preparazione e della prontezza dell'Europa per rispondere alle crisi, sia nel settore civile che in quello militare, con particolare riguardo alle minacce ibride;

            15) a richiedere l'istituzione di un servizio di cooperazione di intelligence unitario a livello unionale, al fine di salvaguardare la democrazia e lo spazio informativo europeo;

            16) a istituire una struttura di Missione "Europa Sicura" centralizzata, volta a coordinare, predisporre, finanziare e aggregare le migliori conoscenze tecniche degli Stati membri in materia di dissesto idrologico e a predisporre un piano coordinato di interventi di prevenzione e messa in sicurezza del territorio europeo.

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N.B. Le proposte di risoluzione si intendono precluse per le parti non assorbite.

DISEGNO DI LEGGE

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 ottobre 2024, n. 160, recante disposizioni urgenti in materia di lavoro, università, ricerca e istruzione per una migliore attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (1323)

ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 1.

1. Il decreto-legge 28 ottobre 2024, n. 160, recante disposizioni urgenti in materia di lavoro, università, ricerca e istruzione per una migliore attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, è convertito in legge con le modificazioni riportate in allegato alla presente legge.

2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

________________

N.B. Approvato il disegno di legge composto del solo articolo 1

ALLEGATO RECANTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

All'articolo 1:

al comma 2, le parole: « dell'INAIL » sono sostituite dalle seguenti: « dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) »;

al comma 3, capoverso 863, primo periodo, dopo le parole: « nel proprio sito » è inserita la seguente: « internet »;

al comma 4, capoverso 8, le parole: « dalla Procura della Repubblica » sono sostituite dalle seguenti: « dall'autorità giudiziaria »;

al comma 6, dopo le parole: « sono elaborati ai sensi » sono inserite le seguenti: « dell'articolo 10, comma 12, della legge 8 maggio 1998, n. 146, e »;

al comma 7, le parole: « , nonché sono stabilite » sono sostituite dalle seguenti: « e sono stabiliti »;

al comma 10, le parole: « commi da 5 a 9 » sono sostituite dalle seguenti: « commi da 5 a 8 » e le parole: « Misura 5 » sono sostituite dalle seguenti: « Missione 5 »;

al comma 11, capoverso 1-ter, le parole: « l'accessibilità » sono sostituite dalle seguenti: « la possibilità di accesso »;

alla rubrica, le parole: « di contrasto al lavoro sommerso » sono sostituite dalle seguenti: « per il contrasto del lavoro sommerso ».

All'articolo 2:

al comma 1, le parole: « della prestazioni erogata » sono sostituite dalle seguenti: « della prestazione erogata », le parole: « di cui all'art. 27 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148 » sono sostituite dalle seguenti: « ai sensi dell'articolo 27 del medesimo decreto legislativo n. 148 del 2015 », le parole: « tessile, dell'abbigliamento e calzaturiero (TAC), nonché conciario » sono sostituite dalle seguenti: « tessile, della pelletteria, dell'abbigliamento e calzaturiero, nel settore conciario nonché, limitatamente alle attività svolte dagli addetti alle lavorazioni di montatura e saldatura di accessori della moda, nelle attività identificate dai codici ATECO indicati nella tabella A annessa al presente decreto e dal codice ATECO 25.62.00 » e le parole: « corrispondente al periodo che decorre dall'entrata in vigore del presente decreto fino al 31 dicembre 2024 » sono sostituite dalle seguenti: « pari a dodici settimane fino al 31 gennaio 2025 »;

al comma 2, le parole: « a normativa vigente » sono sostituite dalle seguenti: « dalla normativa vigente »;

al comma 3, quarto periodo, le parole: « art. 7, comma 5 bis » sono sostituite dalle seguenti: « articolo 7, comma 5-bis »;

al comma 4, primo periodo, le parole: « nel limite di spesa di 64,6 milioni di euro per l'anno 2024 » sono sostituite dalle seguenti: « nei limiti di spesa di 73,6 milioni di euro per l'anno 2024 e di 36,8 milioni di euro per l'anno 2025 » e le parole: « del predetto limite di spesa » sono sostituite dalle seguenti: « dei predetti limiti di spesa »;

al comma 7, le parole: « 64,6 milioni di euro per l'anno 2024 » sono sostituite dalle seguenti: « 73,6 milioni di euro per l'anno 2024 e a 36,8 milioni di euro per l'anno 2025, »;

alla rubrica, le parole: « settore moda » sono sostituite dalle seguenti: « settore della moda ».

All'articolo 3:

al comma 1, capoverso 6-bis, le parole: « ivi incluso il rifinanziamento della misura » sono sostituite dalle seguenti: « ivi compreso il rifinanziamento degli interventi ».

All'articolo 4:

al comma 1, primo periodo, dopo le parole: « personale docente » sono inserite le seguenti: « delle università », le parole: « dell'articolo 26, comma 7, del decreto-legge 24 febbraio 2023, n. 13, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 aprile 2023, n. 41 » sono sostituite dalle seguenti: « dell'articolo 18, comma 4-ter, della legge 30 dicembre 2010, n. 240 » e le parole: « legge 30 dicembre 2010, n. 240 » sono sostituite dalle seguenti: « medesima legge n. 240 del 2010 »;

al comma 2, dopo le parole: « organico dei docenti » è inserita la seguente: « universitari »;

dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:

« 2-bis. All'articolo 16, comma 1, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, le parole: "nove anni" sono sostituite dalle seguenti: "dodici anni" ».

All'articolo 6:

al comma 1, lettera b), capoverso 4-bis, le parole: « del target » sono sostituite dalle seguenti: « dell'obiettivo » e le parole: « ivi incluso » sono sostituite dalle seguenti: « ivi compresi »;

dopo il comma 1 sono aggiunti i seguenti:

« 1-bis. All'articolo 1-quater, comma 1, della legge 14 novembre 2000, n. 338, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: "o dalle specifiche normative regionali e statali, fermo restando il rispetto della normativa in materia di sicurezza e di requisiti igienico-sanitari".

1-ter. Al fine di assicurare il raggiungimento degli obiettivi M4C1-27 e M4C1-30, riforma 1.7 della Missione 4, Componente 1, del PNRR, l'articolo 1-ter della legge 14 novembre 2000, n. 338, è abrogato »;

alla rubrica, le parole: « del target M4C1-30 » sono sostituite dalle seguenti: « degli obiettivi M4C1-27 e M4C1-30 ».

All'articolo 7:

al comma 1, dopo le parole: « Campus del Politecnico » sono inserite le seguenti: « di Milano denominato » e le parole: « a Bovisa Milano » sono sostituite dalle seguenti: « , situato nel quartiere della Bovisa del comune di Milano ».

All'articolo 8:

al comma 1, lettera a), le parole: « attivati all'estero, » sono sostituite dalle seguenti: « attivati all'estero previsti nell'ambito dei piani triennali di programmazione delle attività formative adottati dalle regioni, »;

al comma 2:

al primo periodo, le parole: « ITS Academy » sono sostituite dalle seguenti: « Istituti tecnologici superiori (ITS Academy), di cui alla legge 15 luglio 2022, n. 99, », le parole: « è autorizzata » sono sostituite dalle seguenti: « sono autorizzate » e le parole: « della offerta formativa di cui al presente periodo » sono sostituite dalle seguenti: « dell'offerta formativa connessa ai processi di cui al presente periodo »;

al secondo periodo, le parole: « dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 2, lettera p), numero 3), della legge 3 agosto 2007, n. 123, » sono sostituite dalle seguenti: « delle risorse dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 7-bis, della legge 3 agosto 2007, n. 123, iscritte nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione e del merito per le finalità di cui all'articolo 1, comma 2, lettera p), numero 3), della medesima legge n. 123 del 2007 » e dopo le parole: « 1 milione di euro per l'anno 2024 » è inserito il seguente segno di interpunzione: « , ».

Dopo l'articolo 8 è inserito il seguente:

« Art. 8-bis. - (Disposizioni urgenti per l'avvio del percorso liceale del made in Italy) - 1. All'articolo 18, comma 4, della legge 27 dicembre 2023, n. 206, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo periodo, le parole da: "; contestualmente" fino alla fine del periodo sono soppresse;

b) al secondo periodo, dopo le parole: "legge 15 luglio 2011, n. 111," sono inserite le seguenti: "nonché dell'organico dell'autonomia del personale docente e dell'organico del personale amministrativo, tecnico e ausiliario previsti a legislazione vigente," ».

L'articolo 9 è sostituito dal seguente:

« Art. 9. - (Modifiche all'articolo 18-bis del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59, in materia di riforma del reclutamento degli insegnanti tecnico-pratici) - 1. All'articolo 18-bis, comma 4, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo periodo, dopo le parole: "su posto comune" sono inserite le seguenti: "e su posto di insegnante tecnico-pratico" e dopo le parole: "di cui al comma 1" sono inserite le seguenti: "del presente articolo, nonché i vincitori del concorso su posto di insegnante tecnico-pratico, che vi abbiano partecipato con i requisiti di cui all'articolo 22, comma 2, secondo periodo";

b) al secondo periodo, dopo le parole: "ultimo periodo," sono inserite le seguenti: "nonché i vincitori di concorso su posto di insegnante tecnico-pratico che vi abbiano partecipato con i requisiti di cui all'articolo 22, comma 2, secondo periodo," ».

All'articolo 10:

al comma 1, secondo periodo, le parole: « a mediante corrispondente » sono sostituite dalle seguenti: « mediante corrispondente ».

 

È aggiunta, in fine, la seguente tabella:

 

«Tabella A

(articolo 2, comma 1)

Codice ATECO 2007

Descrizione codice ATECO

15.12.01

Fabbricazione di frustini e scudisci per equitazione

20.59.40

Fabbricazione di prodotti chimici vari per uso industriale (inclusi i preparati antidetonanti e antigelo)

22.29.09

Fabbricazione di altri articoli in materie plastiche n.c.a.

24.41.00

Produzione di metalli preziosi e semilavorati

25.61.00

Trattamento e rivestimento dei metalli

25.73.20

Fabbricazione di stampi, portastampi, sagome, forme per macchine

25.99.99

Fabbricazione di altri articoli metallici e minuteria metallica n.c.a.

28.29.91

Fabbricazione di apparecchi per depurare e filtrare liquidi e gas per uso non domestico

28.49.01

Fabbricazione di macchine per la galvanostegia

28.94.10

Fabbricazione di macchine tessili, di macchine e di impianti per il trattamento ausiliario dei tessili, di macchine per cucire e per maglieria (incluse parti e accessori)

28.94.20

Fabbricazione di macchine e apparecchi per l'industria delle pelli, del cuoio e delle calzature (incluse parti e accessori)

 ».

Capo I

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI LAVORO

ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Articolo 1.

(Misure per il contrasto del lavoro sommerso)

1. All'articolo 6, comma 2, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, le parole: « dell'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro a far data dalla sua effettiva operatività » sono sostituite dalle seguenti: « dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) ».

2. All'articolo 25-quater, comma 1, del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, le parole: « dell'ANPAL » sono sostituite dalle seguenti: « dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) ».

3. All'articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, il comma 863 è sostituito dal seguente:

« 863. Nel primo semestre di ciascun anno l'INAIL pubblica nel proprio sito internet istituzionale l'avviso pubblico con l'indicazione delle modalità, dei termini e delle condizioni di ammissibilità di presentazione delle domande e rende noti i parametri associati sia all'oggetto della domanda sia alle caratteristiche proprie dell'impresa, nel rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato. Nello stesso avviso sono definiti i criteri di premialità per le imprese che risultano iscritte alla Rete del lavoro agricolo di qualità di cui all'articolo 6 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, nonché gli obblighi dei beneficiari e le cause di decadenza e di revoca del contributo. ».

4. All'articolo 29 del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, il comma 8 è sostituito dal seguente:

« 8. A seguito del rilascio dell'attestato di cui al comma 7 e per un periodo di dodici mesi dalla data di iscrizione nella Lista di conformità INL di cui al medesimo comma, il datore di lavoro è considerato a basso rischio di irregolarità e l'Ispettorato nazionale del lavoro, nell'orientare la propria attività di vigilanza, può non procedere a ulteriori verifiche nelle materie oggetto degli accertamenti che hanno determinato l'iscrizione nella Lista di conformità INL, fatte sempre salve le verifiche in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, le eventuali richieste di intervento, nonché le attività di indagine disposte dall'autorità giudiziaria. ».

5. A decorrere dal 1° gennaio 2026, per i soggetti di cui all'articolo 9-bis, comma 1, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, sono introdotti gli indici sintetici di affidabilità contributiva (ISAC), al fine di promuovere il rispetto degli obblighi in materia contributiva.

6. Gli ISAC di cui al comma 5 hanno lo scopo di individuare e prevenire la sottrazione di basi imponibili all'imposizione contributiva e sono elaborati ai sensi dell'articolo 10, comma 12, della legge 8 maggio 1998, n. 146, e dell'articolo 9-bis, comma 15, del decreto-legge n. 50 del 2017, selezionando due settori economici di prima applicazione tra quelli a maggior rischio di evasione ed elusione contributiva. Le attività di cui al presente comma, salvo quanto disposto dal comma 10, sono svolte nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

7. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentiti l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) e l'Ispettorato nazionale del lavoro, entro il 31 dicembre 2025, sono approvati gli ISAC per i primi due settori di cui al comma 6 e sono stabiliti le premialità da applicare ai soggetti di cui al comma 5, i criteri e le modalità per l'aggiornamento periodico degli stessi e le ipotesi di esclusione dell'applicabilità degli indici per determinate tipologie di contribuenti.

8. Con le medesime modalità di cui al comma 7 è stabilita l'estensione graduale degli ISAC ad almeno sei ulteriori settori a rischio di evasione ed elusione contributiva, entro il 31 agosto 2026.

9. Dalle disposizioni di cui ai commi da 5 a 8 non devono derivare modifiche, rispetto a quanto stabilito dalla normativa vigente, agli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali da parte dei soggetti di cui al comma 5.

10. Agli oneri derivanti dall'attuazione dei commi da 5 a 8, pari a 414.800 euro per l'anno 2025 e a 1,25 milioni di euro per l'anno 2026, si provvede a valere sugli stanziamenti relativi alla Missione 5 - Componente 2, Investimento 5, del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

11. All'articolo 10 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, dopo il comma 1-bis è inserito il seguente:

« 1-ter. L'Ispettorato nazionale del lavoro assicura, con modalità tecniche dallo stesso definite, la possibilità di accesso al Portale nazionale del sommerso da parte delle pubbliche amministrazioni e degli enti che erogano o gestiscono fondi pubblici, per le finalità di verifica nelle attività di propria competenza, nel rispetto della vigente normativa in materia di tutela dei dati personali. Con uno o più decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono individuati i dati oggetto di condivisione ai sensi del comma 1, nonché i soggetti abilitati ad accedere al Portale nazionale del sommerso ai sensi del presente comma. ».

EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO

1.1

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

V. testo 2

Dopo il comma 2, inserire il seguente:

          «2-bis. All'articolo 25-quater del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, dopo il comma 5-bis è aggiunto il seguente: "5-ter. Per le medesime finalità di cui al comma 1, può essere istituito a livello provinciale, presso la Prefettura, un Tavolo operativo per la definizione di una nuova strategia di contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo in agricoltura. La partecipazione ai lavori del Tavolo è gratuita e non dà diritto alla corresponsione di alcun compenso, indennità o emolumento comunque denominato".».

1.1 (testo 2)

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Dopo il comma 2, inserire il seguente:

          «2-bis. All'articolo 25-quater del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, dopo il comma 5-bis è aggiunto il seguente: "5-ter. Per le medesime finalità di cui al comma 1, può essere istituito a livello provinciale, presso la Prefettura, un Tavolo operativo per la definizione di una nuova strategia di contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo in agricoltura. La partecipazione ai lavori del Tavolo è gratuita e non dà diritto alla corresponsione di alcun compenso, indennità, rimborso di spese o emolumento comunque denominato".».

1.2

Camusso, Zampa, D'Elia, Crisanti, Furlan, Rando, Verducci, Zambito

Respinto

Al comma 3, capoverso «863», primo periodo, dopo le parole: «nel proprio sito internet istituzionale» inserire le seguenti: «, previa consultazione delle organizzazioni sindacali di settore comparativamente più rappresentative a livello nazionale,».

1.3

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Id. em. 1.2

Al comma 3, capoverso «863», al primo periodo, dopo le parole: «nel proprio sito internet istituzionale» inserire le seguenti: «, previa consultazione delle organizzazioni sindacali di settore comparativamente più rappresentative a livello nazionale,».

1.4

Camusso, Zampa, D'Elia, Crisanti, Furlan, Rando, Verducci, Zambito

Respinto

Dopo il comma 3, inserire il seguente:

         «3-bis. Presso il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste è istituito un Fondo con una dotazione finanziaria pari a 20 milioni di euro per l'anno 2025 denominato «Fondo premiale Rete del lavoro agricolo di qualità». Con decreto del medesimo Ministero da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e sentite le parti sociali comparativamente più rappresentative, sono definite le modalità di utilizzo di detto fondo al fine di incentivare le imprese che partecipano alla «Rete del lavoro Agricolo di qualità» istituita presso l'Inps ai sensi dell'articolo 6 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116. Agli oneri derivanti dal presente comma, pari a 20 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»

1.5

Camusso, Zampa, D'Elia, Crisanti, Furlan, Rando, Verducci, Zambito

Respinto

Sostituire il comma 4 con il seguente:

      «4. All'articolo 29 del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, il comma 8 è abrogato.»

1.6

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Al comma 4, capoverso «8» sostituire le parole: «può non procedere» con le seguenti: «può in ogni caso procedere».

1.7

Camusso, Furlan, Zampa, D'Elia, Crisanti, Rando, Verducci, Zambito

Sost. id. em. 1.6

Al comma 4, capoverso «8», sostituire le parole: «può non» con le seguenti: «può in ogni caso».

1.8

Mazzella, Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Al comma 4, capoverso «8», dopo le parole: «nonché le attività di indagine disposte dall'autorità giudiziaria» aggiungere, in fine, le seguenti: «e quanto previsto dall'articolo 6, commi 6 e 7 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 116.»

1.9

Mazzella, Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Apportare le seguenti modificazioni:

          a) al comma 5, sostituire le parole: «A decorrere dal 1° gennaio 2026» con le seguenti: «A decorrere dal 15 giugno 2025»;

          b) al comma 7, sostituire le parole: «entro il 31 dicembre 2025» con le seguenti: «entro il 15 giugno 2025»;

          c) al comma 8, sostituire le parole: «entro il 31 agosto 2026» con le seguenti: «entro il 1° gennaio 2026»;

          d) al comma 10, sostituire le parole: «pari a 414.800 euro per l'anno 2025 e a 1,25 milioni di euro per l'anno 2026» con le seguenti: «pari a 1,25 milioni di euro per l'anno 2025 e a 414.800 euro per l'anno 2026».

1.10

Zampa, Camusso, D'Elia, Crisanti, Furlan, Rando, Verducci, Zambito

Respinto

Dopo il comma 6, inserire i seguenti:

          «6-bis. Al fine di mitigare la crisi economica del settore della moda conseguente al calo degli ordinativi derivante dalla situazione congiunturale internazionale, alle imprese operanti nei settori di cui alle divisioni 13, 14, 15 dei codici ATECO 2007 che hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 25 per cento nell'ultimo semestre intercorrente tra il 1° aprile 2024 e il 30 settembre 2024, rispetto allo stesso periodo del 2022 o del 2023, sono sospesi sino al 31 dicembre 2025 i termini dei versamenti in autoliquidazione relativi:

          a) alle imposte dirette;

          b) alle ritenute alla fonte di cui agli articoli 23 e 24 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e alle trattenute relative all'addizionale regionale e comunale, che i predetti soggetti operano in qualità di sostituti d'imposta;

          c) all'imposta sul valore aggiunto.

          6-ter. I versamenti sospesi ai sensi del comma 6-bis sono effettuati, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in un'unica soluzione entro il 30 giugno 2026 o mediante rateizzazione fino ad un massimo di 24 rate mensili di pari importo a decorrere dal 30 giugno 2026. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato.».

1.11

Camusso, Zampa, D'Elia, Crisanti, Furlan, Rando, Verducci, Zambito

Respinto

Al comma 7, aggiungere, in fine, le parole: «, previa consultazione delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.».

1.12

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Id. em. 1.11

Al comma 7, aggiungere in fine le seguenti parole: «, previa consultazione delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale».

1.13

Camusso, Furlan, Zampa, D'Elia, Crisanti, Rando, Verducci, Zambito

Respinto

Al comma 8, aggiungere, in fine, le parole: «, previa consultazione delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale».

1.14

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Id. em. 1.13

 Al comma 8, aggiungere in fine le seguenti parole: «, previa consultazione delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale».

1.15

Sbrollini

Respinto

Al comma 10, sostituire le parole da: «pari a 414.800 euro» fino a: «per l'anno 2026», con le seguenti: «pari a 600.800 euro per l'anno 2025 e a 2 milioni di euro per l'anno 2026».

1.16

Mazzella, Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Dopo il comma 11, aggiungere il seguente:

          «11-bis. Al fine di contrastare il lavoro sommerso nell'ambito dei rapporti di lavoro domestico, al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è apportata la seguente modificazione: all'articolo 10, comma 2, ultimo periodo, sostituire le parole: ", fino all'importo di lire 3.000.000," con le seguenti parole "fino all'importo di euro 3000,". Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente comma, pari a 13,1 milioni di euro, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»

1.17

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Sost. id. em. 1.16

Dopo il comma 11, aggiungere il seguente:

          «11-bis. Al fine di contrastare il lavoro sommerso nell'ambito dei rapporti di lavoro domestico, all'articolo 10, comma 2, terzo periodo, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le parole: «fino all'importo di lire 3.000.000,» sono sostituite dalle seguenti: «fino all'importo di euro 3.000». Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente comma, pari a 13,1 milioni di euro a decorrere dal 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»

1.18

Mazzella, Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Dopo il comma 11, aggiungere il seguente:

          «11-bis. Al fine di contrastare il lavoro sommerso nell'ambito dei rapporti di lavoro domestico, per il periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2024 e per i due successivi, le disposizioni dell'articolo 4 del decreto legislativo 30 dicembre 2023, n. 216, si applicano, nei limiti e alle condizioni ivi previste, anche agli incrementi occupazionali risultanti al termine di ciascuno dei predetti periodi d'imposta rispetto al periodo d'imposta precedente. La disposizione di cui al precedente periodo si applica anche i datori di lavoro del settore domestico e dell'assistenza familiare.»

1.19

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Id. em. 1.18

Dopo il comma 11, aggiungere il seguente:

          «11-bis. Al fine di contrastare il lavoro sommerso nell'ambito dei rapporti di lavoro domestico, per il periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2024 e per i due successivi, le disposizioni dell'articolo 4 del decreto legislativo 30 dicembre 2023, n. 216, si applicano, nei limiti e alle condizioni ivi previste, anche agli incrementi occupazionali risultanti al termine di ciascuno dei predetti periodi d'imposta rispetto al periodo d'imposta precedente. La disposizione di cui al precedente periodo si applica anche ai datori di lavoro del settore domestico e dell'assistenza familiare».

1.20

Mazzella, Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Dopo il comma 11, aggiungere, in fine, il seguente:

          «11-bis. Al fine di contrastare il lavoro sommerso nell'ambito dei rapporti di lavoro domestico, a decorrere dall'anno 2025 le disposizioni vigenti in materia di decontribuzione per le lavoratrici madri sono estese anche ai rapporti di lavoro domestico. Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente misura, pari a 800 mila euro, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»

1.21

Zampa, Camusso, D'Elia, Crisanti, Furlan, Rando, Verducci, Zambito

Respinto

Aggiungere, in fine, i seguenti commi:

          «11-bis. Al fine di tutelare i lavoratori che svolgono attività di consegna di beni per conto terzi in ambito urbano, cosiddetto rider, soprattutto in caso di eventi meteo estremi, al comma 1 dell'articolo 10 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148 è aggiunta, in fine, la seguente lettera:

          "p) imprese che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l'ausilio di velocipedi o veicoli a motore di cui all'articolo 47, comma 2, lettera a), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, attraverso piattaforme anche digitali.".

          11-ter. Le disposizioni di cui al decreto legislativo n. 148 del 2015, relative al trattamento di integrazione salariale ordinaria in caso di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa conseguente a situazioni aziendali dovute a eventi transitori e non imputabili all'impresa o ai dipendenti, incluse le intemperie stagionali di cui all'articolo 11, comma 1, lettera a) del medesimo decreto legislativo sono estese ai lavoratori dipendenti inquadrati come rider, di cui all'articolo 47-bis del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, alle dipendenze di imprese che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l'ausilio di velocipedi o veicoli a motore di cui all'articolo 47, comma 2, lettera a), del decreto legislativo n. 285 del 1992, attraverso piattaforme anche digitali.

          11-quater. È istituito presso l'INPS un Fondo di sostegno per i lavoratori autonomi che svolgono attività di consegna di beni per conto terzi in ambito urbano (rider), con una dotazione iniziale di 5 milioni di euro per l'anno 2025. Il Fondo eroga un'indennità giornaliera in caso di condizioni meteorologiche avverse che impediscano lo svolgimento dell'attività lavorativa, a favore dei lavoratori autonomi che:

          a) abbiano conseguito, nell'anno precedente, un reddito derivante dall'attività di consegna con piattaforme digitali pari ad almeno il 50 per cento del reddito da lavoro complessivo;

          b) siano iscritti alla Gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335;

          c) non siano titolari di trattamenti pensionistici diretti.

          11-quinquies. L'indennità di cui al comma 11-quater è pari al 50 per cento della media giornaliera dei compensi percepiti nei tre mesi precedenti l'evento meteorologico avverso, nel limite massimo di 50 euro giornalieri. L'indennità è riconosciuta per un massimo di venti giornate per anno solare.

          11-sexies. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono definiti i criteri e le modalità di riconoscimento dell'indennità, le procedure di accesso al Fondo, nonché le condizioni meteorologiche avverse che determinano il divieto di operare consegne e che danno diritto all'indennità.

          11-septies. All'onere derivante dai commi da 11-bis a 11-sexies, pari a 5 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»

G1.1

Mazzella, Pirondini, Aloisio, Castiello

V. testo 2

Il Senato,

     in sede d'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 ottobre 2024, n. 160, recante "Disposizioni urgenti in materia di lavoro, università, ricerca e istruzione per una migliore attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza" (A.S. 1323),

     premesso che:

          il provvedimento in esame reca, tra le altre, disposizioni in materia di lavoro vòlte a contrastare il lavoro sommerso;

          al riguardo, è necessario ricordare come nel settore domestico, ove la componente femminile tra i lavoratori è predominante, la percentuale di lavoro sommerso è altissima;

          secondo le stime dell'osservatorio Domina sul lavoro sommerso, i lavoratori domestici in nero in questo settore ammontano a più di 2 milioni nel Paese, mentre quelli regolari sono poco meno di 900.000, con un tasso di rapporti di lavoro in nero di oltre il 51 per cento;

          l'esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico delle lavoratrici madri di tre o più figli, con rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato - cosiddetto «bonus mamme» - non si applica alle lavoratrici del settore domestico, che risultano escluse da tale beneficio fiscale, con grave pregiudizio per tale categoria di lavoratrici;

          per contrastare il dilagante fenomeno del lavoro sommerso in ambito domestico - specie a fronte di fenomeni quale l'invecchiamento della popolazione e la conseguente esigenza sempre più insistita di servizi domestici - si rendono necessarie misure universali e strutturali in tale settore, non più rinviabili,

     impegna il Governo, al fine di favorire l'occupazione femminile, sostenere le famiglie e contribuire a contrastare il lavoro sommerso, ad adottare, nel prossimo provvedimento utile, misure di carattere normativo volte a estendere le disposizioni vigenti in materia di decontribuzione per le lavoratrici madri ai rapporti di lavoro domestico, affinché anche le madri lavoratrici impiegate in tale settore possano beneficiare delle stesse tutele di cui usufruiscono tutte le altre donne lavoratrici dipendenti.

G1.1 (testo 2)

Mazzella, Pirondini, Aloisio, Castiello

Accolto

Il Senato,

     in sede d'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 ottobre 2024, n. 160, recante "Disposizioni urgenti in materia di lavoro, università, ricerca e istruzione per una migliore attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza" (A.S. 1323),

     impegna il Governo ad avviare un approfondimento sulla tematica relativa al lavoro domestico volto a valutare, nel rispetto dei limiti della finanza pubblica, la compatibilità delle misure previste a legislazione vigente con le specificità del lavoro domestico.

G1.2

Mazzella, Pirondini, Aloisio, Castiello

V. testo 2

Il Senato,

     in sede d'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 ottobre 2024, n. 160, recante "Disposizioni urgenti in materia di lavoro, università, ricerca e istruzione per una migliore attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza" (A.S. 1323),

     premesso che:

          l'articolo 1 introduce misure di contrasto al lavoro sommerso tra le quali anche la previsione che il datore di lavoro è considerato a basso rischio di irregolarità per un periodo di dodici mesi dalla data di iscrizione nella Lista di conformità, precisando inoltre che l'Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), nell'orientare la propria attività di vigilanza, può non procedere a ulteriori verifiche nelle materie oggetto degli accertamenti che hanno determinato tale iscrizione nella Lista di conformità;

          il provvedimento all'esame rimette all'INL, altresì, nel rispetto della vigente normativa in materia di tutela dei dati personali, la definizione di modalità tecniche per assicurare l'accessibilità al Portale nazionale del sommerso alle pubbliche amministrazioni ed enti che erogano o gestiscono fondi pubblici, per le finalità di verifica nelle attività di propria competenza, rinviando a uno o più decreti ministeriali l'individuazione dei dati oggetto di condivisione nell'ambito del medesimo Portale, nonché i soggetti abilitati ad accedervi;

          è prevista, inoltre, l'istituzione di indici sintetici di affidabilità contributiva (ISAC), relativi alla contribuzione previdenziale e assistenziale e applicabili a due settori economici - di imprese o lavoratori autonomi - dal 1° gennaio 2026 e successivamente (anche gradualmente) ad almeno altri sei settori, che dovranno essere definiti entro il 31 agosto 2026;

          si demanda, infine, a decreti ministeriali l'individuazione dei settori - nell'ambito di quelli a maggiore rischio di evasione ed elusione contributiva - e l'approvazione dei relativi ISAC, nonché la definizione: delle misure premiali per i soggetti che rientrino in determinati valori dell'indice; dei criteri e delle modalità per l'aggiornamento periodico della classificazione dei soggetti; delle ipotesi di esclusione dell'applicabilità degli indici per determinate tipologie di contribuenti;

     valutato che, come più volte richiesto, sarebbe stato auspicabile un intervento, ormai non più procrastinabile, volto a contrastare il lavoro sommerso nell'ambito dei rapporti di lavoro domestico, estendendo anche ai datori di lavoro del settore domestico e dell'assistenza familiare le maggiorazioni del costo ammesso in deduzione in presenza di nuove assunzioni già previste per altre tipologie di assunzioni;

     considerato che:

          il 21 giugno 2024 è stato pubblicato l'Osservatorio sui lavoratori domestici con i dati del 2023 dal quale emerge che nel 2023 i lavoratori domestici contribuenti all'Istituto nazionale previdenza sociale (INPS) sono stati 833.874, in flessione per il secondo anno consecutivo (-7,6 per cento rispetto al 2022) dopo i consistenti incrementi del biennio 2020-2021 dovuti a una spontanea regolarizzazione di rapporti di lavoro per consentire ai lavoratori domestici di recarsi al lavoro durante il periodo di lockdown e all'entrata in vigore della norma che ha regolamentato l'emersione di rapporti di lavoro irregolari (decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, cosiddetto «Rilancio»);

          la principale associazione di lavoro domestico in Italia, Assindatcolf, ha giudicato allarmanti i dati presentati all'Inps in quanto «il continuo decremento del lavoro regolare, che nel 2023 è calato di altre 68.000 unità, certifica un indubbio aumento del 'nero'»;

          in un Paese che tende sempre più strutturalmente all'invecchiamento, nonché fanalino di coda per nuovi nati, è impensabile che il lavoro domestico non venga ancora considerato una priorità dell'agenda politica,

     impegna il Governo a collocare il lavoro domestico e dell'assistenza familiare tra le priorità dell'agenda politica del Paese, estendendo a queste tipologie di lavoro gli incentivi già previsti per la generalità degli altri settori e finalizzati a far emergere il lavoro sommerso, come ad esempio le maggiorazioni del costo ammesso in deduzione in presenza di nuove assunzioni.

G1.2 (testo 2)

Mazzella, Pirondini, Aloisio, Castiello

Accolto

Il Senato,

     in sede d'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 ottobre 2024, n. 160, recante "Disposizioni urgenti in materia di lavoro, università, ricerca e istruzione per una migliore attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza" (A.S. 1323),

     impegna il Governo ad avviare un approfondimento sulla tematica relativa al lavoro domestico volto a valutare, nel rispetto dei limiti della finanza pubblica, la compatibilità delle misure previste a legislazione vigente con le specificità del lavoro domestico.

1.0.2

Camusso, Zambito, Zampa, Manca, Furlan

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 1-bis

          1. All'articolo 2, comma 28, della legge 28 giugno 2012, n. 92, dopo il primo periodo è aggiunto il seguente: "Il contributo addizionale è applicato nella misura del 2,8 per cento per i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato cui è apposto un termine di durata non superiore a tre mesi, nella misura del 4,5 per cento per i contratti cui è apposto un termine di durata non superiore a un mese e nella misura del 7,5 per cento per i contratti cui è apposto un termine di durata non superiore a una settimana."».

1.0.3

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Improponibile

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

(Formazione e riqualificazione professionale delle persone con disabilità da lavoro)

     1. All'articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, dopo il comma 166, è aggiunto il seguente:

         "166-bis. Anche al di fuori degli interventi di cui al comma precedente, l'INAIL garantisce alle persone con disabilità da lavoro l'accompagnamento per la formazione e riqualificazione professionale, destinando alla persona, per il tramite degli operatori competenti, risorse spendibili per la fruizione di servizi di formazione professionale e di accompagnamento al lavoro, nonché per l'accesso a tirocini formativi. L'attuazione del presente comma è a carico del Bilancio dell'INAIL, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica."».

1.0.5

Zampa, Camusso, Manca, Furlan, Zambito

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 1-bis

 (Potenziamento degli organici dell'Ispettorato nazionale del lavoro)

     1. All'articolo 31, comma 2, del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, le parole: «250 unità» sono sostituite dalle seguenti: «1.250 unità».

     2. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 50 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»

1.0.6

Camusso, Zampa, Manca, Furlan, Zambito

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 1-bis

(Trattamento accessorio del personale dell'Ispettorato nazionale del lavoro)

          1. Al fine di assicurare un incremento del trattamento accessorio del personale dell'Ispettorato nazionale del lavoro, a decorrere dall'anno 2025, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali è istituito un apposito fondo con una dotazione finanziaria pari a 8 milioni di euro annui.

          2. All'onere derivante dal presente articolo, pari a 8 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 2014, n. 190.»

1.0.8

Zambito, Zampa, Camusso, D'Elia, Crisanti, Furlan, Rando, Verducci

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

(Introduzione del badge elettronico di cantiere o tesserino «parlante»)

          1. Al fine di contrastare il lavoro sommerso nel settore edile e per prevenire gli infortuni sul lavoro, i datori di lavoro delle imprese esecutrici di cui all'articolo 89, comma 1, lettera i-bis), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, che operano in cantieri il cui importo complessivo dell'opera superi le soglie individuate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali da emanarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, è fatto obbligo di dotare ciascun lavoratore di un badge elettronico di cantiere o di integrare le funzioni del tesserino di riconoscimento sulla base del presente articolo.

          2. Il badge elettronico di cantiere o tesserino di cui al comma 1 deve contenere e registrare: a) i dati identificativi del lavoratore; b) il livello di inquadramento professionale; c) la formazione certificata posseduta; d) gli orari di ingresso e uscita dal cantiere. L'attivazione del badge dovrà restituire al lavoratore: a) data dell'ultima visita medica di sorveglianza sanitaria effettuata e scadenza dell'idoneità stessa; b) la verifica della congruità delle mansioni svolte rispetto al livello di inquadramento e alla formazione posseduta.

          3. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da emanarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite: a) le modalità di raccolta, trattamento, archiviazione e utilizzo dei dati registrati dal badge elettronico di cantiere; b) le specifiche tecniche del badge elettronico e dei sistemi di interscambio dei dati; c) le modalità di verifica della congruità dei dati; d) le procedure di controllo e le sanzioni in caso di violazione degli obblighi di cui ai commi 2 e 3.

          4. Il trattamento dei dati personali raccolti attraverso il badge elettronico di cantiere è effettuato nel rispetto della normativa vigente in materia di protezione dei dati personali.»

1.0.9

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Improponibile

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

(Disposizioni per l'istituzione del salario minimo)

          1. In attuazione dell'articolo 36, primo comma, della Costituzione e fermo restando quanto previsto dall'articolo 36 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e da ogni altra disposizione di legge compatibile con il presente articolo, i datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, sono tenuti a corrispondere ai lavoratori di cui all'articolo 2094 del codice civile una retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato.

          2. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai rapporti di collaborazione di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, a eccezione di quelli previsti alle lettere b) e c) del comma 2 del medesimo articolo 2 del decreto legislativo n. 81 del 2015.

          3. In attuazione degli articoli 35, primo comma, e 36, primo comma, della Costituzione, ai lavoratori che prestano la propria attività lavorativa in forza di un contratto di agenzia o di rappresentanza commerciale o di un contratto di collaborazione che si concreti in una prestazione di opera coordinata e continuativa, prevalentemente personale, a carattere non subordinato, o effettuino prestazioni d'opera intellettuale o manuale di cui all'articolo 2222 del codice civile, il committente è tenuto a corrispondere un compenso proporzionato al risultato ottenuto, avuto riguardo al tempo normalmente necessario per conseguirlo.

          4. Per "retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato" si intende il trattamento economico complessivo, comprensivo del trattamento economico minimo, degli scatti di anzianità, delle mensilità aggiuntive e delle indennità contrattuali fisse e continuative dovute in relazione all'ordinario svolgimento dell'attività lavorativa, non inferiore, ferme restando le pattuizioni di miglior favore, a quello previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) in vigore per il settore in cui il datore di lavoro opera e svolge effettivamente la sua attività, stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Il trattamento economico minimo orario stabilito dal CCNL, non può comunque essere inferiore a 9 euro lordi.

          5. Il trattamento economico minimo orario per il lavoro domestico è stabilito con regolamento adottato mediante decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, tenuto conto dei princìpi e delle finalità della medesima legge.

          6. In presenza di una pluralità di contratti collettivi nazionali applicabili ai sensi dei commi 4 e 5, la retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato non può essere inferiore a quella prevista per la prestazione di lavoro dedotta in obbligazione dal CCNL stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria merceologico-produttiva interessata.

          7. Il trattamento economico minimo orario stabilito dal CCNL non può essere in ogni caso inferiore all'importo previsto al comma 4.

          8. In mancanza di contratti collettivi nazionali per il settore di riferimento stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale, la retribuzione di cui al comma 6 non può essere complessivamente inferiore a quella stabilita dal CCNL che disciplina, nel medesimo settore, mansioni equiparabili.

          9. In mancanza di contratti collettivi nazionali specifici per il settore di riferimento la retribuzione di cui al comma 6 non può essere complessivamente inferiore a quella stabilita dal CCNL per il settore maggiormente affine a quello di riferimento e che disciplina mansioni equiparabili a quelle svolte nel settore privo di contratti collettivi nazionali specifici.

          10. Per i lavoratori di cui al comma 3, che prestano la propria attività lavorativa in forza di un contratto di agenzia o di rappresentanza commerciale o di un contratto di collaborazione, in mancanza di accordi collettivi nazionali specifici per il settore di riferimento stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale, la retribuzione dovuta non può essere complessivamente inferiore a quella stabilita dal CCNL che disciplina, nel medesimo settore, mansioni equiparabili svolte dai lavoratori subordinati, avuto riguardo al tempo normalmente necessario per fornire la stessa prestazione.

          11. All'articolo 2225 del codice civile è aggiunto, in fine, il seguente comma:

          "Il corrispettivo per la prestazione d'opera intellettuale o manuale non può essere comunque inferiore a quello stabilito dai contratti collettivi stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale per mansioni equiparabili svolte dai lavoratori subordinati".

          12. Qualora, per scadenza o disdetta, manchi un contratto collettivo applicabile cui fare riferimento ai sensi dei commi da 4 a 11, il trattamento economico complessivo di riferimento è quello previsto dal previgente contratto collettivo prevalente fino al suo rinnovo.

          13. Presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali è istituita la Commissione per l'aggiornamento del valore soglia del trattamento economico minimo orario di cui al comma 4, di seguito denominata "Commissione". Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono nominati i membri della Commissione.

          14. La Commissione di cui al comma 13 è presieduta dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, o da un suo delegato, ed è composta da:

          a) un rappresentante del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;

          b) un rappresentante dell'Istituto nazionale della previdenza sociale;

          c) un rappresentante dell'Istituto nazionale di statistica;

          d) un rappresentante dell'Ispettorato nazionale del lavoro;

          e) un numero pari di rappresentanti delle associazioni dei datori lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

          15. La Commissione di cui al comma 13:

          a) con cadenza annuale, valuta e determina l'aggiornamento dell'importo del trattamento economico minimo orario di cui al comma 4;

          b) monitora il rispetto della retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato, come definita ai commi 4 e 5;

          c) raccoglie informazioni e cura l'elaborazione di specifici rapporti o studi periodici sull'applicazione dei contratti collettivi nei vari settori.

          16. L'aggiornamento su base annuale dell'importo del trattamento economico minimo orario di cui al comma 4 è disposto con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, su proposta della Commissione.

          17. Ai componenti della Commissione non spetta alcun compenso, indennità, gettone di presenza, rimborso di spese o altro emolumento comunque denominato.

          18. Dall'attuazione delle disposizioni di cui ai commi da 13 a 17, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e l'amministrazione interessata vi provvede con le risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente.
          19. Fermi restando gli ulteriori strumenti di tutela previsti dall'ordinamento, compresa l'adozione della diffida accertativa di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, qualora il datore di lavoro ponga in essere comportamenti diretti a impedire o a limitare l'applicazione delle disposizioni del presente articolo, su ricorso degli organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse, il giudice del lavoro del luogo ove è posto in essere il comportamento denunziato, convocate le parti e assunte sommarie informazioni, qualora ritenga sussistente la violazione di cui al presente comma, ordina al datore di lavoro, con decreto motivato e immediatamente esecutivo, la corresponsione ai lavoratori del trattamento economico complessivo e di tutti gli oneri conseguenti.

          20. L'efficacia esecutiva del decreto di cui al comma 19 non può essere revocata fino alla sentenza con cui il giudice del lavoro definisce il giudizio instaurato ai sensi del medesimo comma 19. Contro il decreto che decide sul ricorso è ammessa, entro trenta giorni dalla comunicazione del decreto alle parti, opposizione davanti al giudice del lavoro che decide con sentenza immediatamente esecutiva. Si osservano le disposizioni degli articoli 413 e seguenti del codice di procedura civile.

          21. Al fine di contenere i maggiori costi a carico dei datori di lavoro derivanti dagli incrementi retributivi corrisposti ai prestatori di lavoro al fine di adeguare il trattamento economico minimo orario all'importo di 9 euro di cui al comma 4, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è istituito un fondo, di seguito denominato "Fondo per il salario minimo", con una dotazione complessiva pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026.

          22. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è definita la modalità di erogazione del beneficio economico in favore dei datori di lavoro di cui al comma 22, progressivamente decrescente e proporzionale agli incrementi retributivi corrisposti ai prestatori di lavoro al fine di adeguare il trattamento economico minimo orario all'importo di 9 euro di cui al comma 4.

          23. Agli oneri di cui al comma 21, pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.»

1.0.10

Mazzella, Pirondini, Aloisio, Castiello

Improponibile

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

(Misure strategiche in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro)

          1. Nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, per il successivo trasferimento al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri, è istituito un fondo, con una dotazione iniziale pari a 50 milioni di euro per l'anno 2025, destinato a finanziare l'anticipo delle spese di perizie mediche di parte funzionali alla produzione documentale nell'ambito di cause aventi ad oggetto l'accertamento di condotte vessatorie e mobbizzanti in ambito lavorativo per coloro che abbiano redditi non superiori a 25.000 euro l'anno.

          2. Dopo l'articolo 76 dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, è aggiunto il seguente:

«Art. 76-bis.

(Procura nazionale del lavoro)

          1. Al fine di perseguire con efficacia i reati in materia di igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro nonché i reati contro la persona commessi nel luogo di lavoro o in occasione dell'attività` lavorativa e dei reati connessi, nell'ambito della procura generale presso la Corte di cassazione e` istituita la Procura nazionale del lavoro. Alla Direzione e` preposto un magistrato che abbia conseguito la settima valutazione di professionalità, scelto, anche in deroga all'ordinario periodo di legittimazione al trasferimento, tra coloro che hanno svolto anche non continuativamente, per un periodo non inferiore a otto anni, funzioni giudicanti o di pubblico ministero, sulla base di specifiche attitudini, capacita` organizzative ed esperienze nella trattazione di procedimenti relativi alla normativa in materia di igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro e di tutela penale del lavoro. Alla nomina del procuratore nazionale del lavoro si provvede con la procedura prevista dall'articolo 11, terzo comma, della legge 24 marzo 1958, n. 195. L'incarico ha durata di quattro anni e può` essere rinnovato una sola volta. Entro 180 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentite le commissioni parlamentari competenti per materia di Camera e Senato, sono definite le modalità di nomina e le funzioni della Procura nazionale del lavoro nonché l'organico necessario al suo funzionamento. Per le finalità di cui al presente comma, è autorizzata la spesa di 90 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025, e si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per esigenze indifferibili, di cui all'art. 1 comma 200 della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»

1.0.11

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

 (Disposizioni specifiche per il settore agricolo)

          1. Al fine di orientare e rafforzare in modo collegiale l'attività di prevenzione e di emersione di tutte le forme di lavoro irregolare e sommerso viene promossa la piena operatività della Rete del lavoro agricolo di qualità di cui all'articolo 6 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, attraverso una maggiore sinergia istituzionale ed il coinvolgimento di tutte le articolazioni territoriali della cabina di regia all'uopo istituita presso l'INPS.

          2. Fatto salvo le misure di maggior favore, sono previste forme di reinserimento lavorativo per chiamata diretta anche per coloro che denunciano omissioni od irregolarità di aziende aderenti e non alla suddetta Rete.

          3. Con apposito decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, da adottare entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, sentita la cabina di regia di cui all'articolo 6 del decreto-legge n. 91 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 116 del 2014, è istituito un marchio che certifichi l'adozione di princìpi etici nella gestione dei rapporti di lavoro e nei sistemi produttivi, denominato «Capofree», da rilasciare a quelle aziende che intraprendono un percorso di legalità, impegnandosi, con la sottoscrizione di un apposito protocollo con le prefetture, a contrastare le pratiche di sfruttamento della manodopera sull'intera filiera produttiva.

          4. Al fine di sostenere forme di mobilità alternative e complementari dedicate ai lavoratori, gli enti territoriali e locali sono autorizzati, nel rispetto dei propri statuti, a sottoscrivere intese o convenzioni con le aziende di trasporto pubblico locale e con i rappresentanti delle organizzazioni dei produttori e della grande distribuzione, al fine di assicurare l'accompagnamento del lavoratore fino al luogo della sua prestazione lavorativa, allo scopo di sottrarre la funzione di trasporto a chiunque, in forma singola od associata, svolga un'attività organizzata di intermediazione, reclutando manodopera o organizzandone l'attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, minaccia o intimidazione, approfittando dello stato di bisogno o di necessità del lavoratore medesimo.»

1.0.12

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

          «Art. 1-bis.

          (Misure urgenti in materia di requisiti per l'erogazione di benefici)

          1. L'erogazione di contributi, finanziamenti e aiuti derivanti da risorse nazionali, regionali dell'Unione europea rivolti agli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile, è subordinata al possesso, alla data di presentazione della domanda di accesso ai relativi benefici, dei seguenti requisiti:

           a) rispetto dei contratti collettivi di cui all'articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81;

           b) rispetto della normativa in materia di igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro;

           c) rispetto delle disposizioni in materia di contribuzione previdenziale e assicurativa dei lavoratori.

          2. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, gli enti pubblici erogatori a qualsiasi titolo dei benefici di cui al presente articolo provvedono, qualora necessario, ad adeguare le disposizioni che regola mentano l'erogazione, al fine di prevederne la revoca e il recupero forzoso, previa diffida a regolarizzare le inadempienze, in caso di accertata inosservanza dei requisiti di cui al presente articolo. In caso di reiterazione dell'inosservanza, oltre alla revoca e al recupero forzoso, ad adeguare le disposizioni che regolamentano l'erogazione, al fine di prevederne la revoca e il recupero forzoso, previa diffida a regolarizzare le inadempienze, in caso di accertata inosservanza dei requisiti di cui al presente comma.»

1.0.13

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 1-bis

(Istituzione del Sistema informativo per la lotta al caporalato nell'agricoltura)

          1. All'articolo 25-quater del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, dopo il comma 5 è inserito il seguente:

          «5-bis. Al fine di consentire lo sviluppo della strategia per il contrasto al fenomeno del caporalato, di cui al comma 1, di favorire l'evoluzione qualitativa del lavoro agricolo e di incrementare le capacità di analisi, monitoraggio e vigilanza sui fenomeni di sfruttamento dei lavoratori nell'agricoltura, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali è istituito, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, il Sistema informativo per la lotta al caporalato nell'agricoltura. Il Sistema informativo costituisce uno strumento di condivisione delle informazioni tra le amministrazioni statali e le regioni, anche ai fini del contrasto del lavoro sommerso in generale. Alla sua costituzione concorrono il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, il Ministero dell'interno, l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), l'Ispettorato nazionale del lavoro (INL), l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL), l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA) e l'Istituto nazionale di statistica (ISTAT). Ai fini della formazione e dell'aggiornamento del Sistema informativo, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali mette a disposizione i dati concernenti i rapporti di lavoro delle aziende agricole; il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste mette a disposizione l'anagrafe delle aziende agricole, istituita ai sensi dell'articolo 14, comma 3, del decreto legislativo 30 aprile 1998, n. 173, e i dati sulla loro situazione economica nonché il calendario delle colture; il Ministero dell'interno mette a disposizione i dati relativi ai permessi di soggiorno rilasciati per motivi di lavoro; l'INPS mette a disposizione i dati retributivi, contributivi, assicurativi e quelli relativi ai risultati delle ispezioni presso le aziende agricole; l'INAIL mette a disposizione i dati relativi agli infortuni e alle malattie professionali nelle aziende agricole; l'INL mette a disposizione i dati relativi ai risultati delle ispezioni presso le aziende agricole; l'ANPAL mette a disposizione i dati del sistema informativo unitario delle politiche attive del lavoro, di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, concernenti il mercato del lavoro agricolo; l'ISTAT mette a disposizione i dati relativi alle imprese agricole attive; le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano mettono a disposizione i dati relativi ai trasporti e agli alloggi destinati ai lavoratori del settore agricolo ».

          2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni competenti provvedono all'attuazione del presente articolo nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

          3. All'istituzione del Sistema informativo per la lotta al caporalato nell'agricoltura farà seguito l'estensione dello stesso a tutti gli altri settori in condizione di forte esposizione al fenomeno del caporalato e dello sfruttamento lavorativo, ai sensi della legge 29 ottobre del 2016, n. 199.

          4. Il Comitato nazionale per la prevenzione e il contrasto al lavoro sommerso, costituito ai sensi del decreto ministeriale n. 57 del 2023, avrà accesso al Sistema informativo di cui al comma 1.»

1.0.14

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

(Modifiche alla disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231)

          1. Al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, sono apportate le seguenti modificazioni:

          a) all'articolo 25-septies, ai commi 1 e 2, le parole: «al delitto di cui all'articolo 589» sono sostituite dalle seguenti: «ai delitti di cui agli articoli 589 e 603-bis», ed al comma 3, le parole: «al delitto di cui all'articolo 590, terzo comma,» sono sostituite dalle seguenti: «ai delitti di cui agli articoli 590, terzo comma, e 603-bis»;

          b) dopo l'articolo 25-duodecies è inserito il seguente:

          «Art. 25-terdecies. -- (Delitti in materia di tutela del lavoro). -- 1. In relazione al delitto di sfruttamento del lavoro di cui all'articolo 603-bis del codice penale si applica all'ente quale misura interdittiva la sospensione della licenza o dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività ovvero dell'esercizio dell'attività medesima per un periodo da tre mesi a sei mesi».»

1.0.15

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

          «Art. 1-bis.

          (Disposizioni urgenti in materia di destinazione di risorse derivanti da sanzioni)

          1. Tutte le risorse derivanti dalla inflizione delle sanzioni di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 190, di cui agli articoli 8 e 9 decreto legislativo del 23 maggio 2016, n. 103, di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 19 novembre 2004 n. 297 e di cui all'articolo 3 del decreto legislativo del 15 dicembre 2017, n. 231, confluiscono in un fondo denominato «Fondo per le vittime del reato di caporalato», istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e destinato per i due terzi al risarcimento dei danneggiati, siano essi vittime o loro superstiti e per un terzo a campagne informative di contrasto al fenomeno del caporalato.

          2. Entro 60 giorni dall'entrata in vigore del presente provvedimento, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali vengono stabiliti criteri e modalità di assegnazione.»

1.0.16

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

          «Art. 1-bis.

          (Campagna di comunicazione)

          1. Ai sensi dell'articolo 3 della legge 7 giugno 2000, n. 150, la Presidenza del Consiglio dei ministri avvia, con cadenza periodica, una campagna di messaggi di utilità sociale e di pubblico interesse volta a sensibilizzare i cittadini sul fenomeno del cosiddetto caporalato e sugli strumenti di denuncia e contrasto dello stesso. Per le medesime finalità le stesse amministrazioni prevedono appositi spazi nei propri siti informatici, anche con riferimento ai social network. Alle campagne di cui al presente comma si applicano gli articoli 13 e seguenti della legge 7 giugno 2000, n. 150.

          2. Le regioni concorrono all'attuazione del presente articolo per quanto di propria competenza e secondo proprie norme. Le amministrazioni interessate provvedono all'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e dunque senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.»

1.0.17

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Improponibile

Dopo l'articolo inserire il seguente:

          «Art. 1-bis.

(Fondo speciale transizioni)

          1. È istituito il "Fondo speciale transizioni", interno al Fondo sociale per occupazione e formazione istituito dall'art.18, comma 1, lettera a) del Dl 185/2009, con una dotazione annualmente finanziata di 200 milioni di euro, destinata a finanziare i processi di transizione di grandi imprese e loro indotto e/o filiera.

          2. Con decreto interministeriale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono definiti i criteri e le modalità per l'accesso al "Fondo speciale transizioni".

          3. Entro il 30 gennaio 2025, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze e il Ministero delle imprese e del made in Italy, individua i sussidi di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, oggetto di rimodulazione ed eliminazione da inserire nella legge di bilancio per gli anni 2025-2027, al fine di conseguire risparmi di spesa o maggiori entrate pari a  200 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025 a valere sui risparmi di spesa e le maggiori entrate derivanti dalla rimodulazione e dall'eliminazione dei sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221.»

1.0.18

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Improponibile

Dopo l'articolo inserire il seguente:

          «Art. 1-bis.

(Riconoscimento delle misure di protezione sociale INPS)

          1. Ai fini del riconoscimento delle misure di protezione sociale INPS a favore di lavoratrici e lavoratori coinvolti in processi di crisi aziendali, sono da considerare utili tutti i tavoli di crisi, sia attivi che in fase di monitoraggio, gestiti dalla struttura per le crisi di impresa che opera ai sensi dell'art. 1 comma 852, legge 27 dicembre 2006, n. 296.»

1.0.19

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Improponibile

Dopo l'articolo inserire il seguente:

          «Art. 1-bis.

(Ammortizzatori in deroga in caso di calamità naturali)

          1. A seguito di ogni delibera di stato di emergenza del Consiglio dei ministri, si applicano le disposizioni di cui agli articoli 7 e 8 del Decreto-Legge 1° giugno 2023, n. 61, convertito con modificazioni dalla L. 31 luglio 2023, n. 100".

          2. Entro il 30 gennaio 2025, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze e il Ministero delle imprese e del made in Italy, individua i sussidi di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, oggetto di rimodulazione ed eliminazione da inserire nella legge di bilancio per gli anni 2025-2027, al fine di conseguire risparmi di spesa o maggiori entrate pari a 200 milioni di euro per l'anno 2025 a valere sui risparmi di spesa e le maggiori entrate derivanti dalla rimodulazione e dall'eliminazione dei sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221.»

1.0.21

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 1-bis

(Clausola di applicazione dei contratti collettivi nelle gare di appalto)

          1. Nell'ambito delle politiche di contrasto al lavoro non regolare lo Stato, le regioni, gli enti pubblici, le società e tutti gli altri enti a totale partecipazione pubblica, sono tenuti, nelle gare di appalto di lavori, servizi e forniture da essi bandite, ad inserire all'interno del bando e del capitolato la clausola esplicita determinante l'obbligo per l'aggiudicatario di far applicare nei confronti dei lavoratori dipendenti o, nel caso di cooperative, dei soci, quale che sia la qualificazione giuridica del rapporto di lavoro intercorrente, contratti collettivi nazionali e territoriali del settore di appartenenza, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dalle associazioni dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.»

1.0.22

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 1-bis

(Indici di congruità)

          1. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sentite le organizzazioni datoriali e sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale, adotta un decreto con il quale individua gli indici di congruità, articolati per settore economico, atti a definire il rapporto tra la qualità e la quantità dei beni e dei servizi offerti dai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, e la quantità delle ore lavorate, nonché la deviazione percentuale dell'indice individuato che sia da considerare normale.

          2. Gli indici di cui al comma 1 sono oggetto di revisione ordinaria ogni tre anni al fine di adeguarli al settore di produzione ed alle singole realtà territoriali alle quali si riferiscono. Gli atenei e gli organi ispettivi operanti su territorio regionale saranno invitati a partecipare, con finalità di supporto tecnico e scientifico, alla definizione degli indici di congruità ed alla revisione ordinaria degli stessi.

          3. La conformità agli indici di congruità del presente articolo è condizione per l'accesso a qualunque beneficio di carattere economico, fiscale e normativo, per la partecipazione a bandi o per il godimento di erogazioni a qualunque titolo, anche in forma indiretta, di fondi comunitari, nazionali e regionali, mentre la difformità dagli stessi, intesa come deviazione superiore ai limiti definiti nello stesso decreto di cui al precedente comma 1, viene segnalata entro e non oltre sei mesi al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, a opera degli assessorati regionali al lavoro.»

ARTICOLO 2 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI E TABELLA A

Articolo 2.

(Interventi urgenti per fronteggiare la crisi occupazionale dei lavoratori dipendenti delle imprese del settore della moda)

1. In deroga agli articoli 4 e 12 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148 e alle disposizioni che disciplinano la durata della prestazione erogata dal Fondo di solidarietà Bilaterale alternativo per l'Artigianato ai sensi dell'articolo 27 del medesimo decreto legislativo n. 148 del 2015, è riconosciuta dall'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), per l'anno 2024, ai lavoratori dipendenti da datori di lavoro, anche artigiani, con forza occupazionale media fino a 15 addetti nel semestre precedente, operanti nei settori tessile, della pelletteria, dell'abbigliamento e calzaturiero, nel settore conciario nonché, limitatamente alle attività svolte dagli addetti alle lavorazioni di montatura e saldatura di accessori della moda, nelle attività identificate dai codici ATECO indicati nella tabella A annessa al presente decreto e dal codice ATECO 25.62.00, un'integrazione al reddito, con relativa contribuzione figurativa o correlata, nella misura pari a quella prevista per le integrazioni salariali dall'articolo 3 del decreto legislativo n. 148 del 2015, per un periodo massimo pari a dodici settimane fino al 31 gennaio 2025.

 

Tabella A

(articolo 2, comma 1)

Codice ATECO 2007

Descrizione codice ATECO

15.12.01

Fabbricazione di frustini e scudisci per equitazione

20.59.40

Fabbricazione di prodotti chimici vari per uso industriale (inclusi i preparati antidetonanti e antigelo)

22.29.09

Fabbricazione di altri articoli in materie plastiche n.c.a.

24.41.00

Produzione di metalli preziosi e semilavorati

25.61.00

Trattamento e rivestimento dei metalli

25.73.20

Fabbricazione di stampi, portastampi, sagome, forme per macchine

25.99.99

Fabbricazione di altri articoli metallici e minuteria metallica n.c.a.

28.29.91

Fabbricazione di apparecchi per depurare e filtrare liquidi e gas per uso non domestico

28.49.01

Fabbricazione di macchine per la galvanostegia

28.94.10

Fabbricazione di macchine tessili, di macchine e di impianti per il trattamento ausiliario dei tessili, di macchine per cucire e per maglieria (incluse parti e accessori)

28.94.20

Fabbricazione di macchine e apparecchi per l'industria delle pelli, del cuoio e delle calzature (incluse parti e accessori)

2. Ai fini del riconoscimento dell'integrazione al reddito di cui al comma 1, il datore di lavoro trasmette all'INPS, esclusivamente in via telematica, la domanda di accesso al trattamento con l'elenco nominativo dei lavoratori interessati, l'indicazione dei periodi di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa e la dichiarazione di non poter accedere ad altri trattamenti di integrazione salariale già previsti dalla normativa vigente.

3. L'integrazione salariale di cui al presente articolo è erogata direttamente dal datore di lavoro ai dipendenti alla fine di ogni periodo di paga. Il relativo importo è rimborsato dall'INPS al datore di lavoro o da quest'ultimo conguagliato, a pena di decadenza, entro i termini previsti dall'articolo 7, comma 3, del decreto legislativo n. 148 del 2015. Il datore di lavoro, in presenza di serie e documentate difficoltà finanziarie, può richiedere all'INPS il pagamento diretto della prestazione. In quest'ultimo caso il datore di lavoro è tenuto, a pena di decadenza, ad inviare i dati necessari per il pagamento diretto entro i termini di cui all'articolo 7, comma 5-bis, del citato decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148. Per le prestazioni di cui al comma 1 non è dovuta la contribuzione addizionale di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148.

4. Le integrazioni al reddito di cui al presente articolo sono concesse nei limiti di spesa di 73,6 milioni di euro per l'anno 2024 e di 36,8 milioni di euro per l'anno 2025 e le medesime sono autorizzate dall'INPS nel rispetto dei predetti limiti di spesa. L'INPS, che disciplina i termini e le modalità per la presentazione delle domande, provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa fornendo i risultati del monitoraggio al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'economia e delle finanze.

5. L'INPS provvede alle attività di cui al presente articolo con le risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

6. Qualora dall'attività di monitoraggio di cui al comma 4 dovesse emergere, anche in via prospettica, il raggiungimento del complessivo limite di spesa di cui al medesimo comma 4, l'INPS non procede all'accoglimento delle ulteriori domande per l'accesso ai benefici di cui al presente articolo.

7. Agli oneri derivanti dal comma 4, pari a 73,6 milioni di euro per l'anno 2024 e a 36,8 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.

EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO

2.1

Mazzella, Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Apportare le seguenti modificazioni:

          1) Al comma 1:

          a)  dopo le parole: «per l'anno 2024» inserire le seguenti: «e per l'anno 2025»;

          b) sostituire le parole: «fino al 31 gennaio 2025», con le seguenti: «fino al 29 febbraio 2025».

          2) Al comma 4, sostituire le parole: «36,8 milioni di euro per l'anno 2025» con le seguenti: «64,6 milioni di euro per l'anno 2025».

2.2

Camusso, Zampa, D'Elia, Crisanti, Furlan, Rando, Verducci, Zambito

Respinto

Al comma 1, Tabella A, aggiungere, in fine, le seguenti voci:

«16.29.11 Fabbricazione di parti in legno per calzature

16.29.12 Fabbricazione di manici di ombrelli, bastoni e simili

18.12.00 Stampa e confezione abbigliamento sportivo

20.42.00 Fabbricazione di prodotti per toletta: profumi, cosmetici, saponi e simili

20.59.60 Fabbricazione di prodotti ausiliari per le industrie tessili e del cuoio

22.19.01 Fabbricazione di suole di gomma e altre parti in gomma per calzature

22.29.01 Fabbricazione di parti in plastica per calzature

24.41 Produzione di metalli preziosi

24.41.0 Produzione di metalli preziosi e semilavorati

25.50 Fucinatura, imbutitura, stampaggio e profilatura dei metalli; metallurgia delle polveri

25.50.0 Fucinatura, imbutitura, stampaggio e profilatura dei metalli; metallurgia delle polveri

25.50.00 Fucinatura, imbutitura, stampaggio e profilatura dei metalli; metallurgia delle polveri

25.73 Fabbricazione di utensileria

25.73.2 Fabbricazione di stampi, portastampi, sagome, forme per macchine

25.93 Fabbricazione di prodotti fabbricati con fili metallici, catene e molle

25.93.1 Fabbricazione di prodotti fabbricati con fili metallici

25.93.10 Fabbricazione di prodotti fabbricati con fili metallici

25.93.3 Fabbricazione di catene fucinate senza saldatura e stampate

25.93.30 Fabbricazione di catene fucinate senza saldatura e stampate

25.99 Fabbricazione di altri prodotti in metallo n.c.a.

25.99.9 Fabbricazione di altri articoli metallici e minuteria metallica

25.99.91 Fabbricazione di magneti metallici permanenti

26.52 Fabbricazione di orologi

26.52.0 Fabbricazione di orologi

26.52.00 Fabbricazione di orologi

28.94 Fabbricazione di macchine per le industrie tessili, dell'abbigliamento e del cuoio (incluse parti e accessori)

32.12.10 Fabbricazione di oggetti di gioielleria e oreficeria in metalli preziosi o rivestiti di metalli preziosi

32.12.20 Lavorazione di pietre preziose e semi preziose per gioielleria e per uso industriale

32.13.01 Fabbricazione di cinturini metallici per orologi (esclusi quelli in metalli preziosi)

32.13.09 Fabbricazione di bigiotteria e articoli simili nca 32.30.00 Fabbricazione di articoli sportivi

32.50.40 Fabbricazione di lenti oftalmiche

32.50.50 Fabbricazione di armature per occhiali di qualsiasi tipo montatura in serie di occhiali comuni

32.99.10 Fabbricazione di attrezzature ed articoli di vestiario protettivi di sicurezza

32.99.11 Fabbricazione di articoli di vestiario ignifughi e protettivi di sicurezza

32.99.20 Fabbricazione di ombrelli, bottoni, chiusure lampo, parrucche e affini

33.12.9 - Riparazione e manutenzione di altre macchine per impieghi speciali (incluse le macchine utensili) - limitatamente a macchine tessili, per maglieria, per industria pelli e lavanderie e stirerie

35.11.00 Produzione di maglieria intima

46.41 Commercio all'ingrosso di prodotti tessili

46.41.10 Commercializzazione filati in 100% seta, misti seta e lino e 100% lino

46.41.20 Trasformazione delle fibre tessili semilavorate per la realizzazione e commercio di filati

46.42 Commercio all'ingrosso di abbigliamento e di calzature 46.42.10 Commercio all'ingrosso di prodotti e accessori tessili

46.49.5 Commercio all'ingrosso di borse, valigie e altri articoli da viaggio in qualsiasi materiale

46.64 Commercio all'ingrosso di macchine per l'industria tessile a controllo computerizzato e di macchine per cucire e per maglieria, per concerie e calzaturifici

46.76.10 Commercio e lavorazione fibre e prodotti tessili

47.51 Commercio al dettaglio di prodotti tessili in esercizi specializzati

47.53 Commercio al dettaglio di tappeti, scendiletto e rivestimenti per pavimenti e pareti (moquette, linoleum) in esercizi specializzati

47.64 Commercio al dettaglio di articoli sportivi in esercizi specializzati

47.64.1 Commercio al dettaglio di articoli sportivi, biciclette e articoli per il tempo libero

47.71 Commercio al dettaglio di articoli di abbigliamento in esercizi specializzati

47.72 Commercio al dettaglio di calzature e articoli in pelle in esercizi specializzati

47.91 Commercio al dettaglio per corrispondenza o attraverso internet

64.10 Commercio al dettaglio di articoli sportivi, biciclette e articoli per il tempo libero

74.10.1 Attività di design di moda e design industriale.

95.23.00 Riparazione di calzature e articoli da viaggio in pelle, cuoio o in altri materiali simili

96.01.20 Elettrolavaggio a secco. Lavorazioni tessili, finissaggio, follatura, stiratura pezze, finissaggio tessile

     Conseguentemente:

          al comma 4, sostituire le parole: "73,6 milioni di euro" con le seguenti: "103,6 milioni di euro" e le parole "36,8 milioni di euro" con le seguenti "56,8 milioni di euro";

          al comma 7, sostituire le parole: "73,6 milioni di euro" con le seguenti: "103,6 milioni di euro" e le parole "36,8 milioni di euro" con le seguenti "56,8 milioni di euro".»

2.3

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Al comma 1, sostituire le parole: "per un periodo massimo pari a dodici settimane fino al 31 gennaio 2025" con le seguenti: "per un periodo massimo corrispondente dall'entrata in vigore del presente decreto fino al 31 dicembre 2025".

2.4

Furlan, Camusso, Zampa, D'Elia, Crisanti, Rando, Verducci, Zambito

Respinto

Dopo il comma 1, inserire il seguente:

          "1-bis. Le modalità di presentazione delle domande per usufruire dell'integrazione del reddito di cui al comma 1 sono definite da un'apposita circolare dell'Inps." 

2.7

Sbrollini

Respinto

Al comma 4, sostituire le parole: "nei limiti di spesa di 73,6 milioni di euro" con le seguenti: "nel limite di spesa di 80 milioni di euro".

     Conseguentemente, al comma 7, sostituire le parole "pari a 73,6 milioni di euro" con le seguenti: "pari a 80 milioni di euro".

2.8

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Al comma 4, sostituire le parole "73,6 milioni di euro per l'anno 2024 e di 36,8 milioni di euro per l'anno 2025" con le seguenti: "73,6 milioni di euro per l'anno 2024 e di 150 milioni di euro per l'anno 2025".

          Conseguentemente, al comma 7 sopprimere le parole: «e a 36,8 milioni di euro per l'anno 2025» e aggiungere in fine il seguente periodo: "Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 4, pari a 150 milioni di euro per l'anno 2025 si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190."

2.5

D'Elia, Zampa, Camusso, Crisanti, Furlan, Rando, Verducci, Zambito

Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte

Al comma 4, sostituire le parole: "73,6 milioni di euro" con le seguenti: "103,6 milioni di euro" e le parole: "36,8 milioni di euro" con le seguenti: "56,8 milioni di euro".

     Conseguentemente, al comma 7, sostituire le parole: "73,6 milioni di euro" con le seguenti: "103,6 milioni di euro" e le parole: "36,8 milioni di euro" con le seguenti: "56,8 milioni di euro".

2.6

Crisanti, D'Elia, Zampa, Camusso, Furlan, Rando, Verducci, Zambito

Precluso

Al comma 4, sostituire le parole: "73,6 milioni di euro" con le seguenti: "103,6 milioni di euro".

     Conseguentemente, al comma 7, sostituire le parole: "73,6 milioni di euro" con le seguenti: "103,6 milioni di euro".

2.9

Verducci, D'Elia, Zampa, Camusso, Crisanti, Furlan, Rando, Zambito

Respinto

Al comma 4, sostituire le parole: "36,8 milioni di euro" con le seguenti: "56,8 milioni di euro".

     Conseguentemente, al comma 7, sostituire le parole: "36,8 milioni di euro" con le seguenti: "56,8 milioni di euro".

G2.1

Mazzella, Pirondini, Aloisio, Castiello

V. testo 2

Il Senato,

     in sede d'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 ottobre 2024, n. 160, recante "Disposizioni urgenti in materia di lavoro, università, ricerca e istruzione per una migliore attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza" (A.S. 1323),

     premesso che:

          il provvedimento in esame reca, all'articolo 2, misure in materia di integrazione salariale per i lavoratori di taluni comparti produttivi;

          in particolare - a seguito dell'approvazione di una proposta emendativa sottoscritta dal Movimento 5 Stelle in sede referente -, il riconoscimento dell'integrazione salariale nei settori tessile, dell'abbigliamento, calzaturiero e conciario, con un numero medio di dipendenti non superiore a 15 nel semestre precedente, è stato esteso anche a tutti coloro i quali operano nel settore della pelletteria;

          l'intervento previsto, tuttavia, è limitato al solo anno 2024 e il limite di spesa riconosciuto pari a 64,6 milioni di euro appare insufficiente a garantire la tenuta delle numerose filiere produttive di tali comparti che stanno soffrendo particolarmente la insistita crisi economica acuitasi nel tempo;

     valutato che:

          il sistema imprenditoriale del comparto moda, costituito da circa 60.000 imprese manifatturiere con oltre 600.000 addetti, rappresenta una fra le eccellenze indiscusse del Made in Italy, riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo;

          di fronte a un quadro così complesso e contrassegnato da forti incertezze, si registrano marcati rallentamenti produttivi, rispetto ai quali non si intravedono segnali di ripresa nel breve periodo,

     impegna il Governo ad adottare tempestivamente ogni opportuna iniziativa, anche di carattere normativo, volta a prorogare il riconoscimento dell'integrazione salariale in favore delle filiere di lavoratori di cui in premessa, scongiurando gli effetti della crisi e incoraggiando le prospettive produttive e di ripresa della domanda in una prospettiva di medio termine e di più ampio respiro.

G2.1 (testo 2)

Mazzella, Pirondini, Aloisio, Castiello

Accolto

Il Senato,

     in sede d'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 ottobre 2024, n. 160, recante "Disposizioni urgenti in materia di lavoro, università, ricerca e istruzione per una migliore attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza" (A.S. 1323),

     impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare ulteriori provvedimenti a sostegno del settore della moda, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica.

G2.2

Mazzella, Pirondini, Aloisio, Castiello

V. testo 2

Il Senato,

     in sede d'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 ottobre 2024, n. 160, recante "Disposizioni urgenti in materia di lavoro, università, ricerca e istruzione per una migliore attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza" (A.S. 1323),

     premesso che:

          l'articolo 2 del provvedimento in titolo consente, per l'anno 2024, il riconoscimento, da parte dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), di un intervento di integrazione salariale per i lavoratori dipendenti di datori di lavoro, anche artigiani, con un numero medio di dipendenti non superiore a 15 nel semestre precedente e operanti nei settori tessile, dell'abbigliamento, calzaturiero e conciario;

          tale intervento è previsto per un periodo massimo corrispondente a quello intercorrente tra la data di entrata in vigore del decreto-legge in esame (29 ottobre 2024) e il 31 dicembre 2024 e nella misura pari a quella stabilita per i trattamenti ordinari e straordinari di integrazione salariale. Ed è riconosciuto in deroga ai limiti di durata massima per interventi ordinari di integrazione salariale nonché, per le imprese artigiane, ai limiti di durata dell'assegno di integrazione salariale per causali ordinarie;

          l'integrazione salariale è anticipata dal datore di lavoro e rimborsata a quest'ultimo dall'INPS, salva la possibilità di pagamento diretto da parte dell'INPS. Tuttavia l'intervento, oltre al limite temporale, prevede un limite di spesa pari a 64,6 milioni di euro per l'anno 2024;

     considerato che:

          nel corso delle audizioni svolte è stato evidenziato, nel merito, come la filiera del sistema moda e il suo indotto manifestino da tempo grosse difficoltà, confermate da un ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali sia nel comparto industriale sia in quello artigiano, nelle attività dirette e in quelle dell'indotto, tanto da determinare l'apertura di uno specifico tavolo di crisi presso il Ministero delle imprese e del made in Italy (MIMIT);

          l'intervento è insufficiente, per durata e requisiti dimensionali, e non inclusivo di tutti i settori che compongono la filiera;

          in particolare, la Confederazione generale italiana del lavoro (CGIL) ha sottolineato come «l'ammortizzatore sociale rischia di risultare inutile se non esteso e rafforzato, nonché accompagnato da politiche industriali mirate, investimenti specifici sulla filiera e sui distretti che favoriscano anche l'aggregazione di impresa, progetti di valorizzazione energetica e interventi di contrasto all'illegalità, al lavoro nero, al dumping contrattuale, ai fenomeni di sfruttamento e alla gravissima piaga della contraffazione a favore della buona e piena occupazione, a partire dalla salute e sicurezza sul lavoro»,

     impegna il Governo a reperire, nel primo provvedimento utile di natura finanziaria, ulteriori risorse che consentano di:

         prorogare in via aggiuntiva, almeno di un anno, l'integrazione salariale evidenziata in premessa;

         estendere la platea dei beneficiati ai lavoratori che operano nel settore della moda e che sono rimasti esclusi dal beneficio;

         promuovere una politica industriale volta a favorire la buona e piena occupazione e a valorizzare l'intero settore.

G2.2 (testo 2)

Mazzella, Pirondini, Aloisio, Castiello

Accolto

Il Senato,

     in sede d'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 ottobre 2024, n. 160, recante "Disposizioni urgenti in materia di lavoro, università, ricerca e istruzione per una migliore attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza" (A.S. 1323),

     impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare ulteriori provvedimenti a sostegno del settore della moda, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica.

2.0.1

Camusso, Zampa, D'Elia, Crisanti, Furlan, Rando, Verducci, Zambito

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 2-bis

(Istituzione del Fondo per l'adeguamento e l'estensione dei piani di reindustrializzazione per la transizione digitale ed ecologica e per le imprese con rilevanza economica strategica)

          1. Al fine di supportare i processi di reindustrializzazione e di riconversione derivanti dalla transizione digitale ed ecologica, nonché di favorire e di estendere i piani di reindustrializzazione in favore delle imprese con rilevanza economica strategica sia a livello nazionale che a livello territoriale, che negli anni 2022, 2023 e 2024, abbiano presentato rilevanti problematiche occupazionali e che abbiano fatto ricorso agli ammortizzatori sociali di cui al decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, e al decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, e che abbiano comportato in tutto o in parte la cessazione delle attività produttive, con esuberi significativi nel contesto territoriale, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy è istituito il «Fondo per l'adeguamento e l'estensione dei piani di reindustrializzazione per la transizione digitale ed ecologica e per le imprese con rilevanza economica strategica», di seguito denominato Fondo, con una dotazione iniziale di 200 milioni per l'anno 2025 e a 300 milioni di euro a decorrere dall'anno 2026.

          2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su iniziativa del Ministro delle imprese e del made in Italy, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, nei limiti delle risorse di cui al comma 1, che costituiscono il relativo limite di spesa, si provvede:

          a) a dare attuazione agli interventi di reindustrializzazione e di riconversione di cui al comma 1 in favore di tutte le imprese, in qualunque forma costituite e di qualsiasi dimensione, collocate nel territorio nazionale, che abbiano una rilevanza economica strategica per il paese o per il territorio, indipendentemente dall'appartenenza ad aree di crisi complessa o non complessa ai sensi della legge 15 maggio 1989, n. 181, come riformata dall'articolo 27 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134;

          b) all'introduzione di ammortizzatori sociali in deroga o forme di proroga dei medesimi, affidando alle regioni la stipula dei relativi accordi, e a prevedere sgravi contributivi finalizzati alla rioccupazione dei lavoratori licenziati.

          3. Ai maggiori oneri derivanti dal presente articolo, pari a 200 milioni per l'anno 2025 e a 300 milioni di euro a decorrere dall'anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.»

ARTICOLO 3 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Articolo 3.

(Misure relative al Fondo unico per il pluralismo e l'innovazione digitale dell'informazione e dell'editoria di cui all'articolo 1 della legge 26 ottobre 2016, n. 198)

1. All'articolo 1 della legge 26 ottobre 2016, n. 198, il comma 6-bis è sostituito dal seguente:

« 6-bis. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, è altresì annualmente stabilita, per una percentuale non superiore al 5 per cento, la quota del Fondo di cui al comma 1 a carico della Presidenza del Consiglio dei ministri da destinare a misure di risoluzione di situazioni di crisi occupazionale a vantaggio delle imprese operanti nel settore dell'informazione e dell'editoria, ivi compreso il rifinanziamento degli interventi di cui all'articolo 1, comma 498, della legge 27 dicembre 2019, n. 160. ».

EMENDAMENTI

3.1

Sbrollini

Respinto

Al comma 1, capoverso 6-bis., sostituire le parole: "non superiore al 5 per cento" con le seguenti: "non superiore al 10 per cento".

3.2

Rando, D'Elia, Crisanti, Verducci

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:

          "1-bis. Al fine di sostenere la domanda di informazione e di promuovere la trasformazione digitale e la diffusione dell'informazione professionale di qualità nella rete, alle imprese editoriali di giornali quotidiani e periodici cartacei editrici di siti di informazione registrati come testate giornalistiche, con almeno 10 giornalisti dipendenti a tempo pieno e indeterminato nell'anno di riferimento del contributo e come media nei due anni precedenti, inquadrati ai sensi dell'articolo 1 del Contratto collettivo nazionale di lavoro giornalistico, asseverati dalle associazioni di categoria delle imprese maggiormente rappresentative degli editori, e in regola con l'adempimento degli obblighi contributivi e previdenziali, è riconosciuto, entro il limite massimo di 60 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, che costituisce tetto di spesa, un contributo straordinario pari a 2 euro per ogni utente unico dell'anno precedente di ciascun sito di informazione giornalistica edito dalla stessa impresa editrice, calcolato in base alla periodicità della testata. Il numero degli utenti unici è oggetto di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà redatta, ai sensi dell'articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, dal legale rappresentante dell'impresa richiedente, suffragata dai dati del JIC (Joint Industry Committee) italiano, che realizza sistemi di rilevazione e distribuzione di dati ufficiali sulle audience e sui lettori digitali del mercato internet italiano. Per sito di informazione si intende la testata giornalistica registrata arricchita da elementi multimediali e supportata da funzionalità tecnologiche che ne consentono una lettura dinamica, fruibile mediante portali e applicazioni indipendenti o comuni a più editori attraverso sito internet. I contenuti del sito di informazione devono comprendere materiale di informazione originale pari ad almeno il 60 per cento dei contenuti informativi pubblicati, che costituiscano almeno il 60 per cento dei contenuti globali del sito, per un minimo giornaliero di:

          a) venti articoli o contenuti multimediali originali, aggiornati con una frequenza minima pari a tre volte al giorno, per le testate quotidiane;

          b) venti articoli o contenuti multimediali originali, aggiornati con una frequenza minima pari a quattro volte a settimana, per le testate periodiche.

          1-ter. Per materiale informativo originale si intende informazione autoprodotta che non sia semplice aggregazione di notizie o ripubblicazione totale o prevalente di altri contenuti non autoprodotti o pubblicati da altre testate.

          1-quater. L'efficacia della disposizione di cui al comma 3 è subordinata, ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, all'autorizzazione della Commissione europea.

          1-quinquies. Le modalità per la fruizione dei contributi di cui al comma 1-bis e per la presentazione delle relative domande, sono definite con provvedimento del capo del Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, da adottare entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, pubblicato sul sito istituzionale del Dipartimento stesso. Nel caso di insufficienza delle risorse disponibili per ciascuna delle misure previste dal presente decreto, in relazione alle istanze ammesse, si procede alla ripartizione delle stesse tra i beneficiari in misura proporzionale ai rispettivi contributi spettanti.

          1-sexies. Agli oneri derivanti dal comma 1-bis, pari a 60 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2027, si provvede a valere sul Fondo unico per il pluralismo e l'innovazione digitale dell'informazione e dell'editoria di cui all'articolo 1, comma 1, della legge 26 ottobre 2016, n. 198.".

3.3

Crisanti, D'Elia, Rando, Verducci

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:

          "1-bis. In considerazione degli effetti economici derivanti dall'eccezionale incremento dei costi di produzione e al fine di sostenere la domanda di informazione, alle imprese editrici di quotidiani e periodici, con almeno tre giornalisti inquadrati con contratto di lavoro giornalistico, è riconosciuto per gli anni 2025, 2026 e 2027, entro il limite massimo di 60 milioni di euro per ciascun anno che costituisce tetto di spesa, un contributo straordinario pari a 10 centesimi di euro per ogni copia cartacea venduta rispettivamente nel corso degli anni 2024, 2025 e 2026 in abbonamento, in edicola e presso punti di vendita non esclusivi. Le copie oggetto di vendita in blocco non sono considerate ai fini dell'agevolazione. Il contributo non è cumulabile con ogni altra agevolazione prevista dalla normativa locale, regionale, nazionale o europea che stabilisca un rimborso per le copie vendute di quotidiani e periodici.

          1-ter. L'efficacia della disposizione di cui al comma 1-bis è subordinata, ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, all'autorizzazione della Commissione europea.

          1-quater. Le modalità per la fruizione dei contributi di cui al comma 1-bis e per la presentazione delle relative domande, sono definite con provvedimento del capo del Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, da adottare entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, pubblicato sul sito istituzionale del Dipartimento stesso. Nel caso di insufficienza delle risorse disponibili per ciascuna delle misure previste dal presente decreto, in relazione alle istanze ammesse, si procede alla ripartizione delle stesse tra i beneficiari in misura proporzionale ai rispettivi contributi spettanti.

          1-quinquies. Agli oneri derivanti dal comma 1-bis, pari a 60 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2027, si provvede a valere sul Fondo unico per il pluralismo e l'innovazione digitale dell'informazione e dell'editoria di cui all'articolo 1, comma 1, della legge 26 ottobre 2016, n. 198.".

3.4

Verducci, D'Elia, Crisanti, Rando

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:

          "1-bis. Al fine di incentivare gli investimenti orientati all'innovazione tecnologica e alla transizione digitale delle imprese editrici di quotidiani e periodici e delle agenzie di stampa, è riconosciuto per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, entro il limite di 10 milioni di euro, che costituisce tetto di spesa, un contributo per l'adeguamento e l'ammodernamento tecnologico delle infrastrutture e dei processi produttivi, finalizzati al miglioramento della qualità dei contenuti e della loro fruizione da parte dell'utenza, in misura pari al 70 per cento delle spese sostenute in tale anno. Gli investimenti devono essere riconducibili ad un progetto complessivo e organico di innovazione tecnologica e di ammodernamento dei processi produttivi da parte dell'impresa richiedente il contributo. L'agevolazione non è cumulabile con altri benefici previsti dalla normativa locale, regionale, nazionale o europea concessi per le medesime iniziative.

          1-ter. L'efficacia della disposizione di cui al comma 6 è subordinata, ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, all'autorizzazione della Commissione europea.

          1-quater. Le modalità per la fruizione dei contributi di cui al comma 1-bis e per la presentazione delle relative domande, sono definite con provvedimento del capo del Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, da adottare entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, pubblicato sul sito istituzionale del Dipartimento stesso. Nel caso di insufficienza delle risorse disponibili per ciascuna delle misure previste dal presente decreto, in relazione alle istanze ammesse, si procede alla ripartizione delle stesse tra i beneficiari in misura proporzionale ai rispettivi contributi spettanti.

          1-quinquies. Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 1-bis, pari a 10 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2027, si provvede mediante utilizzo delle risorse del Fondo unico per il pluralismo e l'innovazione digitale dell'informazione e dell'editoria di cui all'articolo 1, comma 1, della legge 26 ottobre 2016, n. 198.".

3.5

D'Elia, Crisanti, Rando, Verducci

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:

          "1-bis. Il credito d'imposta in favore delle imprese editrici di quotidiani e di periodici di cui all'articolo 188 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, è riconosciuto anche per gli anni 2026, 2027 e 2028 nella misura del 30 per cento delle spese sostenute, rispettivamente negli anni 2025, 2026 e 2027, entro il limite di 60 milioni di euro per ciascun anno, che costituisce limite massimo di spesa. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del citato articolo 188 del decreto-legge n. 34 del 2020.

          1-ter. L'efficacia della disposizione di cui al comma 8 è subordinata, ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, all'autorizzazione della Commissione europea.

          1-quater. Agli oneri derivanti dal comma 1-bis, pari a 60 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2027, si provvede a valere sul Fondo unico per il pluralismo e l'innovazione digitale dell'informazione e dell'editoria di cui all'articolo 1, comma 1, della legge 26 ottobre 2016, n. 198.".

3.6

D'Elia, Crisanti, Rando, Verducci

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:

          "1-bis. Al fine di sostenere il servizio di interesse generale informativo sui territori delle imprese operanti nel settore dell'emittenza radiotelevisiva in ambito locale, per gli anni 2025, 2026 e 2027, il Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione, di cui all'articolo 1 della legge 26 ottobre 2016, n. 198, è incrementato di 18 milioni di euro per l'anno 2025, di 21 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027, da destinare alla quota spettante al Ministero delle imprese e del made in Italy ai fini dei contributi annuali previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto 2017, n. 146.

          1-ter. Agli oneri derivanti dal comma 1-bis, pari a 18 milioni di euro per l'anno 2025 e a 21 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027 si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.".

3.0.1

Turco, Pirondini, Aloisio, Castiello

Improponibile

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 3-bis

(Aliquota IRES agevolata)

          1. In deroga a quanto previsto dall'articolo 77 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, a decorrere dal 1° gennaio 2025, con effetto per i periodi d'imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2024, le grandi imprese che stabiliscono un rapporto di uno a venticinque tra remunerazione complessiva dei top manager e la retribuzione media dei dipendenti della società di appartenenza, è riconosciuta un'aliquota d'imposta sui redditi delle società pari al 19 per cento.

          2. Ai fini del presente articolo, si intende per dirigente il soggetto preposto alla guida dell'impresa di grande dimensione che svolge funzioni di gestione negli organismi societari, amministratore delegato, consigliere delegato, direttore generale, presidente esecutivo e, in genere, ogni manager executive che, essendo sottoposto al codice di autodisciplina previsto per la governance delle strutture societarie, gode di retribuzione fissa e di bonus e incentivi variabili proporzionati ai risultati dei bilanci annuali approvati e all'andamento dei titoli.

          3. Il rapporto di cui al comma 1 stabilisce una correlazione che lega, per l'intero mandato dell'organo amministrativo, la variazione in aumento del compenso massimo, comprensivo di ogni attribuzione, a quello dell'intero monte salari aziendale.

          4. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle imprese e del made in Italy e con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentiti i rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentativi a livello nazionale, sono adottate le disposizioni applicative del presente articolo, con particolare riguardo alle modalità di controllo della permanenza del requisito di cui al comma 1.

          5. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 27,6 milioni di euro a decorrere dall'anno 2024, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».

Capo II

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI SISTEMA UNIVERSITARIO

ARTICOLO 4 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Articolo 4.

(Disposizioni urgenti in materia di reclutamento del personale docente in attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza)

1. Al fine di garantire il regolare svolgimento delle procedure di abilitazione scientifica nazionale (ASN) e di promuovere le politiche di reclutamento del personale docente delle università in attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, anche in attuazione dell'articolo 18, comma 4-ter, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, nelle more della revisione della medesima legge n. 240 del 2010, nell'ambito della tornata dell'abilitazione scientifica nazionale 2023-2025 sono istituiti i quadrimestri quarto e quinto, successivi a quelli previsti dall'articolo 2, comma 1, del decreto direttoriale del Ministero dell'università e della ricerca n. 1796 del 27 ottobre 2023. A tal fine, la domanda di partecipazione alla procedura di cui all'articolo 1 del citato decreto direttoriale, a pena di esclusione, è presentata, ai sensi di quanto disposto dall'articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 4 aprile 2016, n. 95, rispettivamente a decorrere dal 6 novembre 2024 ed entro il 4 marzo 2025, per il quarto quadrimestre, e a decorrere dal 5 marzo 2025 ed entro il 3 luglio 2025, per il quinto quadrimestre. I lavori riferiti al quinto quadrimestre si concludono entro il 3 novembre 2025. Le commissioni nazionali formate sulla base del decreto direttoriale del Ministero dell'università e della ricerca n. 1211 del 28 luglio 2023 restano in carica fino al 15 aprile 2026.

2. Al fine di consentire il rafforzamento dell'organico dei docenti universitari anche in funzione dell'attuazione delle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza e stabilizzare il quadro del reclutamento universitario nelle more della sua revisione complessiva, all'articolo 24, comma 6, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, le parole: « del quattordicesimo anno » sono sostituite dalle seguenti: « del quindicesimo anno ».

2-bis. All'articolo 16, comma 1, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, le parole: « nove anni » sono sostituite dalle seguenti: « dodici anni ».

EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO

4.2

Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Al comma 2, sostituire le parole: "del quindicesimo anno" con le seguenti: "del ventesimo anno".

4.3

Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Al comma 2-bis, premettere i seguenti:

          «01.2-bis. Per le medesime finalità di cui al comma 2, all'articolo 1, comma 297, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, sono apportate le seguenti modificazioni:

          a) alla lettera a) sopprimere le parole da "Con riferimento alle assunzioni di professori universitari" fino alla fine della lettera;

          b) dopo la lettera a) inserire la seguente:

          "a-bis) Con riferimento al reclutamento di professori universitari, sono istituiti - per il triennio 2025-2027 - rispettivamente:

          1) un Piano straordinario per assunzione di docenti di I fascia, con risorse aggiuntive pari a un ammontare di 30 milioni per il 2025, 70 milioni per il 2026, 100 milioni per il 2027;

          2) un Piano straordinario per assunzione di docenti di II fascia con risorse aggiuntive pari a un ammontare di 10 milioni per il 2025, 30 milioni per il 2026, 50 milioni per il 2027".

          02.2-bis. Le risorse di cui alla lettera a-bis) sono riservate esclusivamente alle procedure di cui all'articolo 24, comma 6 della legge 30 dicembre 2010, n. 240. Con decreto del Ministro dell'Università e della ricerca, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono individuati i criteri di riparto delle risorse di cui alla presente lettera, tenendo conto, prioritariamente, dei risultati conseguiti dagli atenei nella valutazione della qualità della ricerca (VQR) e nella valutazione delle politiche di reclutamento.

          03.2-bis. Agli oneri derivanti dall'attuazione dei commi 01.2-bis e 02.2-bis, pari a 40 milioni di euro per il 2025, 100 milioni di euro per il 2026 e 150 milioni di euro per il 2027 si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».

4.4

Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Al comma 2-bis, premettere il seguente: «01.2-bis. Per le medesime finalità del comma 2, il Fondo per il finanziamento ordinario delle università (FFO), di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, è incrementato di 100 milioni di euro per l'anno 2025, 150 milioni di euro per l'anno 2026 e 250 milioni di euro per l'anno 2027, da destinare esclusivamente alle procedure di cui all'articolo 24, comma 6, della legge 30 dicembre 2010, n. 240. Con decreto del Ministro dell'Università e della ricerca, da adottare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono individuati i criteri di riparto delle risorse di cui al presente comma, tenendo conto, prioritariamente, dei risultati conseguiti dagli atenei nella valutazione della qualità della ricerca (VQR) e nella valutazione delle politiche di reclutamento. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente comma, pari a 100 milioni di euro per l'anno 2025, 150 milioni di euro per l'anno 2026 e 250 milioni di euro per l'anno 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».

4.5

Sbrollini

Respinto

Al comma 2-bis, premettere il seguente: «01.2-bis. Per le finalità di cui al comma 2, il Fondo per il finanziamento ordinario delle università, di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, è incrementato di 300 milioni di euro per l'anno 2025, di 600 milioni per l'anno 2026, di 850 milioni di euro per l'anno 2027 e di 1.200 milioni di euro a decorrere dall'anno 2028».

4.6

Castiello, Pirondini, Aloisio

Respinto

Dopo il comma 2-bis, aggiungere i seguenti:

          «2-ter. Al fine di garantire lo sviluppo del sistema universitario e della ricerca italiano, nonché l'accesso dei giovani alla ricerca, il Fondo per il finanziamento ordinario delle università (FFO), di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, è incrementato di 250 milioni di euro per l'anno 2025, di 500 milioni per l'anno 2026, di 750 milioni di euro per l'anno 2027 e di 1000 milioni di euro a decorrere dall'anno 2028, per l'assunzione di ricercatori di cui all'articolo 24 della legge 30 dicembre 2010, n. 240 e per la progressione di carriera dei ricercatori universitari a tempo indeterminato. Le assunzioni sono in deroga rispetto alla normativa dei punti organico prevista dall'articolo 5, comma 1 della Legge 30 dicembre 2010, n. 240, dal decreto legislativo 29 marzo 2012, n 49 e dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 dicembre 2014, come modificato dall'art 1, comma 303, lettera c) della legge 11 dicembre 2016, n 232. La quota parte delle risorse eventualmente non utilizzata rimane vincolata per le finalità di cui ai periodi precedenti.

          2-quater. Il Fondo ordinario per gli enti e istituzioni di ricerca (FOE), di cui all'articolo 7, comma 1, del decreto legislativo 204/1998 è incrementato di 50 milioni di euro per l'anno 2025, 100 milioni nel 2026, di 150 milioni di euro per l'anno 2027 e di 200 milioni di euro a decorrere dall'anno 2028, per l'assunzione di ricercatori e tecnologi. Le assunzioni sono in deroga rispetto alle normali facoltà esenzionali. La quota parte delle risorse eventualmente non utilizzata rimane vincolata per le finalità di cui ai periodi precedenti.

          2-quinquies. Agli oneri derivanti dall'attuazione dei commi 2-ter e 2-quater, pari a 300 milioni di euro per l'anno 2025, 600 milioni di euro per l'anno 2026, 900 milioni di euro per l'anno 2027 e 1200 milioni di euro a decorrere dall'anno 2028, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».

4.7

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Id. em. 4.6

          Dopo il comma 2-bis, aggiungere i seguenti:

          «2-ter. Al fine di garantire lo sviluppo del sistema universitario e della ricerca italiano, nonché l'accesso dei giovani alla ricerca, il Fondo per il finanziamento ordinario delle università, di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, è incrementato di 250 milioni di euro per l'anno 2025, di 500 milioni per l'anno 2026, di 750 milioni di euro per l'anno 2027 e di 1000 milioni di euro a decorrere dall'anno 2028, per l'assunzione di ricercatori di cui all'articolo 24 della legge 30 dicembre 2010, n. 240 e per la progressione di carriera dei ricercatori universitari a tempo indeterminato. Le assunzioni sono in deroga rispetto alla normativa dei punti organico prevista dall'articolo 5, comma 1, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, dal decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49 e dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 31 dicembre 2014, come modificato dall'articolo 1, comma 303, lettera c), della legge 11 dicembre 2016, n. 232. La quota parte delle risorse eventualmente non utilizzata rimane vincolata per le finalità di cui ai periodi precedenti.

          2-quater. Il Fondo ordinario per gli enti e istituzioni di ricerca, di cui all'articolo 7, comma 1, del decreto legislativo n. 204 del 1998 è incrementato di 50 milioni di euro per l'anno 2025, 100 milioni nel 2026, di 150 milioni di euro per l'anno 2027 e di 200 milioni di euro a decorrere dall'anno 2028, per l'assunzione di ricercatori e tecnologi. Le assunzioni sono in deroga rispetto alle normali facoltà assunzionali. La quota parte delle risorse eventualmente non utilizzata rimane vincolata per le finalità di cui ai periodi precedenti.

          2-quinquies. Agli oneri derivanti dall'attuazione dei commi 2-ter e 2-quater, pari a 300 milioni di euro per l'anno 2025, 600 milioni di euro per l'anno 2026, 900 milioni di euro per l'anno 2027 e 1200 milioni di euro a decorrere dall'anno 2028, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».

4.8

Verducci, D'Elia, Crisanti, Rando

Respinto

Dopo il comma 2-bis, aggiungere i seguenti:

          "2-ter. Al fine di garantire lo sviluppo del sistema universitario e della ricerca italiano, oltre che l'accesso dei giovani alla ricerca, il Fondo per il finanziamento ordinario delle università, di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, è incrementato di 200 milioni di euro per l'anno 2025, 400 milioni di euro nel 2026, di 800 milioni di euro a decorrere dall'anno 2027, per l'assunzione di ricercatori di cui all'articolo 24 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, e per la progressione di carriera dei ricercatori universitari a tempo indeterminato.

          2-quater. Le assunzioni sono in deroga rispetto alla normativa dei punti organico prevista dall'articolo 5, comma 1, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, dal decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49 e dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 31 dicembre 2014, come modificato dall'articolo 1, comma 303, lettera c), della legge 11 dicembre 2016, n. 232. La quota parte delle risorse eventualmente non utilizzata rimane vincolata per le finalità di cui ai periodi precedenti.

          2-quinquies. Agli oneri derivanti dai commi 2-ter e 2-quater, pari a 200 milioni di euro per l'anno 2025, 400 milioni di euro nel 2026, di 800 milioni di euro a decorrere dall'anno 2027, si provvede mediante corrispondenti riduzioni del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.".

4.9

Aloisio, Pirondini, Castiello

Respinto

Dopo il comma 2-bis, aggiungere i seguenti:

          «2-ter. In funzione dell'attuazione delle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza, anche al fine di stabilizzare il quadro del reclutamento universitario, il Fondo per il finanziamento ordinario delle università (FFO), di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 14 dicembre 1993, n. 537, è incrementato di 50 milioni di euro per il 2025 e di 100 milioni a decorrere dal 2026. L'incremento è vincolato alla stipula dei contratti di cui all'articolo 24 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, ai soggetti che sono, o sono stati, per una durata non inferiore a un anno, titolari di contratti da ricercatore a tempo determinato, di cui all'articolo 24, comma 3, lettera a), della legge 30 dicembre 2010, n. 240, o ai soggetti che sono stati, per una durata complessiva non inferiore a tre anni, titolari di uno o più assegni di ricerca di cui all'articolo 22 della legge 30 dicembre 2010, n. 240.

          2-quater. Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 2-bis, pari a 50 milioni di euro per il 2025 e di 100 milioni a decorrere dal 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».

4.10

Verducci, Rando, D'Elia, Crisanti

Respinto

Dopo il comma 2-bis, aggiungere i seguenti:

          "2-ter. Al fine di consolidare le attività di ricerca connesse al Piano nazionale di ricerca e resilienza, il Ministero dell'università e della ricerca promuove l'assunzione a tempo indeterminato dei ricercatori con contratti a tempo determinato assunti a valere su progetti PNRR.

          2-quater. Per le finalità di cui al comma 2-ter, nello stato di previsione del Ministero dell'università e della ricerca, è istituto un apposito fondo di 100 milioni a decorre dall'anno 2025.

          2-quinquies. Agli oneri derivanti dai commi 2-ter e 2-quater, pari a 100 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.".

4.11

Crisanti, D'Elia, Rando, Verducci

Respinto

Dopo il comma 2-bis, aggiungere i seguenti:

          "2-ter. Al fine di promuovere e sostenere l'accesso dei giovani alla ricerca nella fase iniziale di carriera, così come definita dalla Carta europea dei ricercatori, nonché di favorire la competitività e l'attrattività del sistema universitario italiano a livello internazionale, il Fondo per il finanziamento ordinario delle università, di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, è incrementato di 15 milioni di euro per l'anno 2025 e di 50 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2026, da destinare alla stipula di contratti di ricerca di cui all'articolo 22, della legge 30 dicembre 2010, n. 240.

          2-quater. Con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le risorse sono ripartite tra le università, tenendo conto degli obiettivi, di pari importanza, di riequilibrare la presenza di giovani ricercatori nei vari territori, nonché di valorizzare la qualità dei livelli di ricerca delle diverse aree disciplinari e di individuare specifiche aree strategiche della ricerca scientifica e tecnologica.

          2-quinquies. Agli oneri derivanti dall'attuazione dei commi 2-ter e 2-quater, pari a 15 milioni di euro per l'anno 2025 e di 50 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.".

4.12

Castellone, Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Aggiungere, in fine, il seguente comma

          «2-bis. Al comma 6-septiesdecies dell'articolo 14 del decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, convertito, con modificazioni, dalla legge, 29 giugno 2022, n. 79, le parole "31 dicembre 2026" sono sostituite dalle seguenti: "31 dicembre 2029", e le parole "25 per cento" sono sostituite dalle seguenti: "50 per cento".».

G4.1

Castellone, Pirondini, Aloisio, Castiello

V. testo 2

Il Senato,

     in sede d'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 ottobre 2024, n. 160, recante "Disposizioni urgenti in materia di lavoro, università, ricerca e istruzione per una migliore attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza" (A.S. 1323),

     premesso che:

          il provvedimento all'esame, al capo II, reca diffuse disposizioni in materia di sistema universitario;

          nel luglio scorso, la Conferenza dei rettori aveva lanciato l'allarme sui possibili tagli al Fondo di finanziamento ordinario 2024, ravvisando «una riduzione delle risorse complessive assegnate alle Università rispetto allo scorso anno di circa 513 milioni», corrispondenti a circa il 5 per cento;

          tali riduzioni sono state successivamente confermate con la pubblicazione del decreto ministeriale sul Fondo di finanziamento ordinario (FFO) a settembre, che prevede un finanziamento per il 2024 pari a 9,031 miliardi di euro, contro i 9,209 miliardi dello scorso anno: un calo significativo dell'importo nominale di 178 milioni che non si registrava dal 2014;

          tuttavia, il taglio risulta ben più significativo, in quanto non sono state assegnate le coperture aggiuntive per i 340 milioni previsti dal piano straordinario di assunzioni finalizzato ad ampliare gli organici dell'Università tramite l'incremento strutturale del fondo di 740 milioni di euro da suddividere in un quinquennio, ai sensi dell'articolo 1, comma 297, lettera a) della legge 30 dicembre 2021, n. 234;

          tale mancanza risulta particolarmente gravosa considerando sia l'aumento del 4,8 per cento dei costi del personale docente a seguito dell'adeguamento dell'Istat in relazione ai contratti 2019/2022, in quanto la riduzione del FFO incide fortemente sul rapporto tra i costi del personale e il finanziamento disponibile, sia il peso dell'inflazione, che impatta negativamente su tutti i costi sostenuti dalle Università;

          di conseguenza, come riportato da «Il Sole 24Ore», per quest'anno nessuna istituzione accademica riceverà un euro in più della volta scorsa, con rettori più fortunati che vedono immutato il loro ammontare totale, mentre alcuni atenei vedranno diminuire drasticamente la quota di assegnazione, con tagli che oscillano dai 978.000 euro ai 1,9 milioni di euro;

          nel quadro europeo, l'Italia figura tra gli ultimi posti nell'Unione europea in termini di percentuale di laureati sugli occupati e in un Paese in cui la spesa per l'università e la ricerca è inferiore all'uno per cento del Prodotto interno loro (PIL), rispetto a una media OCSE dell'1,6 per cento, i tagli consistenti del FFO 2024 rischiano di debilitare gravemente il sistema universitario italiano e di vanificare gli sforzi fatti, anche grazie ai finanziamenti straordinari del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), per avvicinare la spesa per la ricerca pubblica allo 0,75 per cento del PIL, come indicato nel 2022 dal rapporto del tavolo tecnico sotto il governo Draghi;

          inoltre, i dati mostrano come, a oggi, circa il 40 per cento di tutto il personale docente e di ricerca è costituito dagli oltre 20.000 assegnisti di ricerca e 9.000 ricercatori a tempo determinato di tipo A e si stima che, nei prossimi tre anni, il 10 per cento dei professori ordinari e associati andrà in pensione, cui devono essere aggiunti, nell'ultimo decennio, circa 15.000 ricercatori e ricercatrici italiane che hanno trovato lavoro all'estero;

          tuttavia, anziché favorire nuovi concorsi, attuare politiche che evitino la cosiddetta "fuga dei cervelli, nonché introdurre definitivamente i contratti di ricerca istituiti ai sensi del decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, ovvero contratti di natura biennale con tutele e remunerazioni maggiori rispetto ai precedenti assegni, le scelte dell'Esecutivo vanno nella direzione opposta, nell'ottica di rallentare il turnover, moltiplicare le posizioni del pre-ruolo già fortemente precarie e contribuire a creare maggiore incertezza e confusione sulle politiche di reclutamento;

          a questo quadro già fortemente problematico si aggiunge la situazione di infinita precarietà che caratterizza il personale degli enti di ricerca: a titolo esemplificativo, secondo le stime dei sindacati, solo nel Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) vi sono circa quattromila ricercatori precari, ovvero lavoratori che, invece di sperare in una prossima stabilizzazione, vedranno allontanarsi il diritto di un lavoro stabile a causa delle politiche di blocco del turnover,

     impegna il Governo:

         ad adottare sollecitamente misure, anche con provvedimenti a carattere normativo, affinché vengano riviste e incrementate le risorse del Fondo per il finanziamento ordinario delle università statali (FFO), al fine di procedere alla stipula dei nuovi contratti di ricerca, nonché al ripristino delle risorse addizionali volte a sostenere il piano straordinario di reclutamento programmato per il presente anno del valore di 340 milioni di euro, necessario per la tenuta del sistema universitario nazionale;

         a reperire, nel primo provvedimento utile, le risorse necessarie per garantire l'assunzione di ricercatori, nonché l'adeguamento dell'importo delle borse di studio concesse per la frequenza ai corsi di dottorato di ricerca, al fine di sostenere l'accesso dei giovani alla ricerca, l'autonomia responsabile delle università e la competitività del sistema universitario e della ricerca italiano a livello internazionale;

       a reperire, altresì, le risorse necessarie finalizzate ad avviare una seria e programmata politica di stabilizzazione del personale degli enti di ricerca;

     ad istituire con urgenza un tavolo tecnico volto a discutere un nuovo modello di ripartizione delle voci relative al FFO che, nel pieno rispetto dell'autonomia degli atenei, riduca le componenti vincolate, garantisca la copertura dei costi essenziali e preveda risorse aggiuntive per la valorizzazione della qualità della ricerca, della didattica e della valorizzazione delle conoscenze, in una prospettiva di lungo termine.

G4.1 (testo 2)

Castellone, Pirondini, Aloisio, Castiello

Accolto

Il Senato,

     in sede d'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 ottobre 2024, n. 160, recante "Disposizioni urgenti in materia di lavoro, università, ricerca e istruzione per una migliore attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza" (A.S. 1323),

     impegna il Governo:

         ad adottare tutte le misure necessarie a garantire la sostenibilità dei bilanci delle università, anche attraverso la revisione dei criteri di riparto delle risorse del Fondo per il finanziamento ordinario, al fine di sostenere, nel rispetto dell'autonomia delle singole università, le politiche di reclutamento del personale docente e dei ricercatori universitari, nonché l'accesso dei giovani alla ricerca, l'autonomia responsabile delle università e la competitività del sistema universitario e della ricerca italiano a livello internazionale;

         a proseguire nell'azione di valorizzazione della ricerca, della didattica e delle conoscenze e di rafforzamento del sistema della formazione superiore e della ricerca, in un prospettiva di lungo periodo.

G4.2

Bevilacqua, Lorefice, Mazzella, Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Il Senato,

     in sede d'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 ottobre 2024, n. 160, recante "Disposizioni urgenti in materia di lavoro, università, ricerca e istruzione per una migliore attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza" (A.S. 1323),

     premesso che:

          il provvedimento in esame reca, tra le altre disposizioni, anche misure in materia di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR);

          dalla Relazione semestrale della Corte dei conti al Parlamento sullo stato di attuazione del PNRR, di recente pubblicazione, emerge come l'avanzamento finanziario del Piano, seppur in linea con le scadenze concordate, continui a evidenziare preoccupanti scostamenti rispetto al cronoprogramma condiviso con le Istituzioni europee: al 30 settembre 2024, il livello della spesa si è attestato sui 57,7 miliardi, il 30 per cento delle risorse del Piano e circa il 66 per cento di quelle che erano programmate entro il 2024;

          non è la prima volta che la Corte dei conti lancia l'allarme sui ritardi fatti registrare nella spesa delle risorse a valere sul PNRR, a partire dalla scarsa capacità del loro impiego integrale, che la stessa Corte ha potuto riscontrare nell'esercizio delle proprie funzioni di controllo e giurisdizionali, avendo evidenziato a più riprese la necessità di un radicale miglioramento nella gestione della spesa a valere sulle risorse di provenienza europea;

          l'istituzione di una Commissione parlamentare incaricata di riferire alle Assemblee parlamentari circa gli atti del Governo connessi a vario titolo ai progetti, alle misure e alle riforme previste nelle aree di intervento per l'attuazione del PNRR, consentirebbe di potenziare gli effetti benefici in termini di crescita economica delle iniziative previste dal PNRR, contribuendo alla vigilanza e al monitoraggio della spesa del suddetto Piano;

          le risorse finanziarie del PNRR sono preziose e limitate e consentono anche di intervenire sui nodi storici dei divari territoriali, favorendo lo sviluppo, la coesione sociale e la competitività economica e accelerando i processi di transizione ecologica e digitale,

     impegna il Governo ad adottare, per quanto di competenza, le necessarie iniziative volte a imprimere un deciso miglioramento nella gestione della spesa a valere sulle risorse di provenienza europea di cui al PNRR, anche attraverso il sostegno all'iniziativa legislativa che prevede l'istituzione di una Commissione parlamentare per l'indirizzo, la vigilanza e il controllo dell'attuazione del suddetto Piano, al fine di superare le difficoltà nell'utilizzo dei fondi del NextGenerationEu, a partire dalla scarsa capacità del loro impiego integrale.

G4.3

Lorefice, Bevilacqua, Mazzella, Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Il Senato,

     in sede d'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 ottobre 2024, n. 160, recante "Disposizioni urgenti in materia di lavoro, università, ricerca e istruzione per una migliore attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza" (A.S. 1323),

     premesso che:

          il provvedimento in esame reca, tra le altre disposizioni, anche misure in materia di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per il fine dichiarato di una migliore attuazione del Piano;

          i Fondi del PNRR rappresentano risorse finanziarie di derivazione europea che consentono, tra le altre finalità, anche quella di intervenire sui nodi storici dei divari territoriali, favorendo lo sviluppo, la coesione sociale e la competitività economica e accelerando i processi di transizione ecologica e digitale;

          alle risorse del PNRR si aggiungono, in termini di contributo essenziale per intervenire sui nodi storici dei divari territoriali, le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) che è, congiuntamente ai Fondi strutturali europei, lo strumento finanziario principale attraverso cui vengono attuate le politiche per lo sviluppo della coesione economica, sociale e territoriale e la rimozione degli squilibri economici e sociali in attuazione dell'articolo 119, comma quinto, della Costituzione italiana e dell'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

          lo scorso 29 novembre è stato siglato l'Accordo per la coesione tra il Governo italiano e il presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, che avrebbe suscitato un diffuso malcontento tra i territori interessati quanto ai criteri di assegnazione delle suddette risorse per il ciclo 2021-2027, in assenza di una visione strategica di effettiva riduzione delle differenze territoriali, principio alla base delle finalità dei predetti fondi per la coesione;

          al mancato coinvolgimento degli enti locali nella selezione delle proposte progettuali, che avrebbe comportato uno sbilanciamento in favore di alcuni territori e opere, oltreché una mancata trasparenza nell'assegnazione delle risorse, si aggiungerebbe la preoccupazione per la volontà politica della maggioranza di Governo - si apprende da fonti di stampa - di destinare, in aggiunta ai 1.600 milioni di euro già stanziati, oltre 6,1 miliardi di euro aggiuntivi al Ponte sullo Stretto, attingendo tali risorse proprio dal Fondo per lo sviluppo e la coesione, periodo di programmazione 2021-2027, con gravissimo pregiudizio per le Regioni del Mezzogiorno che si vedrebbero in tal modo private di tali risorse destinate a colmare i divari territoriali;

          è evidente come quanto emerso non possa passare inosservato, così come è necessaria la massima trasparenza e la garanzia a tutti i Comuni e cittadini di avere le stesse opportunità in termini di accesso all'insieme dei finanziamenti destinati a interventi rivolti al riequilibrio economico e sociale tra le diverse aree del Paese,

     impegna il Governo:

          a preservare, nel processo di assegnazione delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione per il ciclo 2021-2027 e conseguente selezione degli interventi, le finalità proprie del suddetto fondo in termini di riduzione dei divari socio-economici e territoriali tra le diverse aree del Paese, scongiurando il rischio di qualsivoglia opacità politica e istituzionale nel conferimento dei finanziamenti, garantendo altresì l'unitarietà e la complementarietà delle procedure di attivazione delle relative risorse con quelle previste per i fondi comunitari;

          a scongiurare, altresì, il rischio di distrazione delle risorse a valere sulla programmazione pluriennale 2021-2027 del Fondo per lo sviluppo e la coesione per il finanziamento di progetti che non rispondano al criterio di opera strategica o in assenza del carattere di rilievo nazionale, interregionale e regionale, al fine di rispettare la finalità precipua del Fondo medesimo in termini di rimozione degli squilibri economici e sociali, in attuazione dell'articolo 119, comma quinto, della Costituzione italiana e dell'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

4.0.1

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Improponibile

Dopo l'articolo inserire il seguente:

          «Art. 4-bis

           (Assistenza psicologica universitaria)

          1. Al fine di fornire agli studenti universitari un sostegno adeguato e strutturale, anche in relazione all'aumento delle condizioni di depressione, ansia, stress e più spiccata fragilità psicologica, presso ciascuna istituzione universitaria sono istituiti sportelli multidisciplinari di assistenza psicologica, psicoterapeutica e di counseling.

          2. L'attività degli sportelli di cui al comma 1 è finalizzata:

          a) ad assicurare momenti di ascolto, orientamento e supporto individuale in presenza agli studenti universitari che ne facciano richiesta;

          b) alla precoce individuazione delle situazioni di disagio, con particolare riferimento ai disturbi alimentari, alla disforia di genere e alle dipendenze, nonché delle situazioni di devianza;

          c) a garantire lo svolgimento di attività di promozione della salute mentale, della prevenzione del disagio e del disturbo mentale, nonché di idonei percorsi di educazione alla salute e al benessere psicologico, alla sensibilità e all'emotività.

          3. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, da adottare, di concerto con il Ministro della salute, previo parere della Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI), del Consiglio universitario nazionale (CUN) e del Consiglio nazionale degli studenti universitari (CNSU) e previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nel pieno rispetto dell'autonomia universitaria, sono stabiliti i criteri per la realizzazione delle disposizioni di cui al presente articolo, prevedendo in particolare il numero dei professionisti che compongono gli sportelli in quantità proporzionale al numero degli iscritti, le specifiche competenze e professionalità richieste in relazione al conseguimento delle finalità di cui al comma 2 del presente articolo, nonché le relative funzioni e mansioni.

          4. Ai fini del presente articolo, il Fondo per il finanziamento ordinario delle università, previsto dall'articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, è incrementato di 60 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025.

          5. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 60 milioni di euro a decorrere dall'anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

4.0.2

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Improponibile

Dopo l'articolo inserire il seguente:

          «Art. 4-bis

(Fondo per il contrasto ai "discorsi d'odio")

          1. Al fine di contrastare ulteriormente i fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza e promuovere la cultura dell'informazione e della condivisione delle differenze attraverso la promozione di spazi di partecipazione e dialogo responsabile, sviluppare l'accettazione delle diversità, conoscere le manifestazioni della violenza e gli argomenti usati per normalizzarla, è istituito il "Fondo per contrasto ai discorsi d'odio". 

          2. Il Fondo di cui al comma 1, istituito nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione e del merito, con una dotazione di 10 milioni di euro per l'anno 2025 e 30 milioni di euro per l'anno 2026, è destinato alle scuole secondarie superiori per l'acquisto di libri, quotidiani, prodotti digitali e per la promozione delle diverse attività di cui al comma precedente anche in collaborazione con le università.

          3. Con decreto del Ministro dell'istruzione e del merito, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono stabiliti i criteri e le attività finanziabili, nonché le linee guida per la relativa organizzazione.

           4. Entro trenta giorni dall'approvazione del decreto di cui al comma 3, il Ministero dell'istruzione e del merito è autorizzato ad emanare un bando per ripartire le risorse, nel limite massimo di 10 milioni di euro per l'anno 2025 e 30 milioni di euro per l'anno 2026,  destinate  alle scuole secondarie di secondo grado che presentino uno o  più  progetti  di  cui  ai commi da 1a 3.

          5. Le scuole secondarie di secondo grado destinatarie delle risorse provvedono, entro trenta giorni dalla comunicazione dell'avvenuto finanziamento, ad avviare le procedure per garantire la presenza e la collaborazione diretta delle studentesse e degli studenti.

          6. Ai maggiori oneri derivanti dal presente articolo, pari a 10 milioni di euro per gli anni 2025 e 30 milioni di euro per l'anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200 della legge 23 dicembre 2014, n. 190"

4.0.3

Castellone, Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 4-bis.

(Disposizioni urgenti in materia di contratti di ricerca)

          1. Al fine di sostenere le università, gli enti pubblici di ricerca e le istituzioni il cui diploma di perfezionamento scientifico è stato riconosciuto equipollente al titolo di dottore di ricerca ai sensi dell'articolo 74, quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382 nella stipula dei nuovi contratti di ricerca di cui all'articolo 22 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, il Fondo di finanziamento ordinario delle università e degli enti pubblici di ricerca, di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, è incrementato di 100 milioni di euro per l'anno 2025 e 150 milioni a decorrere dall'anno 2026.

          2. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 100 milioni di euro per l'anno 2025 e 150 milioni a decorrere dall'anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».

4.0.4

Verducci, D'Elia, Crisanti, Rando

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 4-bis.

(Funzionamento universitario)

          1. Al fine di sostenere il funzionamento delle università statali, il Fondo per il finanziamento ordinario delle università di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, è incrementato di 550 milioni di euro annui per l'anno 2025.

          2. Agli oneri derivanti dal comma 1, pari a 550 milioni di euro annui per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondenti riduzioni del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».

4.0.6

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte

Dopo l'articolo inserire il seguente:

          «Art. 4-bis

(Potenziamento del diritto allo studio universitario)

          1. Il fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68 è incrementato di 300 milioni annui a decorrere dall'anno 2025.

          2. Il fondo di cui all'articolo 1, comma 526, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, è incrementato di 300 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025. Con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri di riparto tra i soggetti gestori del diritto allo studio e di accesso alla misura, finalizzata al sostegno economico degli studenti fuori sede con un ISEE universitario inferiore ai 30.000 euro. I criteri di riparto sono formulati in modo tale da poter immediatamente distribuire le risorse tra gli enti gestori.

          3. Il fondo per il cofinanziamento da parte dello Stato degli interventi rivolti alla realizzazione di alloggi e residenze per studenti universitari, previsto all'art. 144, comma 18, della legge n. 388 del 2000, è incrementato di 300 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2030.

          4.         Agli oneri derivanti dal presente articolo valutati nel limite massimo di spesa pari a un miliardo di euro per l'anno 2025 e 3 miliardi di euro a decorrere dal 2026 si provvede a valere delle maggiori entrate rivenienti dal comma seguente.

           5. Fatto salvo quanto stabilito dai precedenti commi a decorrere dall'anno 2025, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze e il Ministero delle imprese e del made in Italy,  provvede all'annuale e progressiva eliminazione, dei Sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, limitatamente a quelli che non impattano sulla tutela, costituzionalmente garantita, delle famiglie vulnerabili, della salute e del lavoro, al fine di assicurare maggiori risparmi pari a 1 miliardo di euro per l'anno 2025 e 3 miliardi di euro a decorrere dall'anno 2026."

4.0.100 (già 6.0.1)

Verducci, D'Elia, Crisanti, Rando

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

"Art. 4-bis

(Potenziamento del diritto allo studio universitario)

          1. Il fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68 è incrementato di 100 milioni annui per l'anno 2025 e di 300 milioni a decorrere dall'anno 2026, con ulteriori adeguamenti alla stima del fabbisogno.

          2. Il fondo di cui all'articolo 1, comma 526, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, è incrementato di 95 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025.

          3. Con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabiliti i criteri di riparto tra i soggetti gestori del diritto allo studio e di accesso alla misura, finalizzata al sostegno economico degli studenti fuori sede con un ISEE universitario inferiore ai 30.000 euro. I criteri di riparto sono formulati in modo tale da poter immediatamente distribuire le risorse tra gli enti gestori.

          4. All'onere derivante dal presente articolo, pari a 195 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.".

4.0.7

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

          «Art. 4-bis

           (Incremento del fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio)

          1. Al fine di promuovere il diritto allo studio universitario degli studenti capaci e meritevoli, ancorché privi di mezzi, il fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68, è incrementato di 100 milioni di euro per l'anno 2025 e di 300 milioni di euro a decorrere dall'anno 2026.

          2. Agli oneri di cui al presente articolo, a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante l'annuale e progressiva eliminazione, in misura non inferiore all'1,5 per cento dei Sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui al catalogo istituito presso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, limitatamente a quelli che non impattano sulla tutela, costituzionalmente garantita, delle famiglie vulnerabili, della salute e del lavoro.

4.0.11

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Improponibile

Dopo l'articolo inserire il seguente:

          «Art. 4-bis

(Norme per il rafforzamento del sistema dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica)

          1. All'articolo 1, comma 892, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 è aggiunto il seguente periodo: «Il personale di cui ai precedenti periodi è inquadrato nel ruolo di cui all'art. 264 comma 1 terzo punto elenco del decreto Legislativo 16 aprile 1994 n. 297»;

          2. All'articolo 14, comma 4-ter, lettera b), del decreto-legge 30 aprile 2022 n.36, convertito, con modificazioni dalla legge 29 giugno 2022, n. 79, il comma l-bis è soppresso.

          3. Ai docenti e ai ricercatori delle istituzioni AFAM si applicano in tema di rendicontazione dei progetti di ricerca, le disposizioni di cui all'art. 6 comma 1 della legge 30 dicembre 2010 n. 240.

          4. In attuazione degli obiettivi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, il secondo periodo di cui all'articolo 2, comma 5, della legge n. 508 del 99 è sostituito dal seguente: "Le predette istituzioni rilasciano specifiche lauree e lauree magistrali, nonché diplomi di perfezionamento, di specializzazione e di dottorato di ricerca in campo artistico e musicale.

          5. Al Ministero dell'università e della ricerca è istituito il Sistema Informativo dell'alta formazione artistica e musicale, denominata SIAfam, nel quale sono disponibili le applicazioni e le relative comunicazioni, per gli uffici amministrativi delle istituzioni AFAM e per gli uffici dell'Amministrazione centrale che hanno il compito di acquisire, verificare e gestire i dati che il sistema informativo raccoglie ed elabora. Nel SIAfam è implementata la piattaforma digitale ministeriale per la didattica a distanza con l'obiettivo di garantire la gratuità delle connessioni per tutti gli studenti e i lavoratori delle istituzioni AFAM. Per le finalità di cui ai precedenti periodi sono stanziate 20 milioni di euro per l'anno 2025 a valere sulle risorse del Piano di Ripresa e Resilienza, Missione 1 Componente 1.  A decorrere dal 2026 sono stanziati 2 milioni di euro annui con risorse nazionali.

          6. In attuazione degli obiettivi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, a decorrere dal 2025 non meno del 5% delle risorse annualmente stanziate per il programma di Progetti di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN) è destinato a Progetti in cui sono coinvolti come beneficiari una o più istituzioni AFAM di cui all'articolo 1 della legge n. 508 del 1999. Hanno priorità i progetti che prevedono la compartecipazione di università e/o enti di ricerca.

          7. A decorrere dall'a.a. 2025/26 le istituzioni non statali che richiedono o siano già in possesso dell'accreditamento per la realizzazione di percorsi accademici di alta formazione artistica e musicale, applicano integralmente il CCNL Comparto "Istruzione e Ricerca" parte generale, sezione AFAM e normativa contrattuale richiamata. Il mancato rispetto di quanto previsto dal precedente periodo comporta l'inammissibilità delle nuove richieste di accreditamento o la decadenza dell'accreditamento posseduto. Costituisce altresì requisito inderogabile per la concessione o il mantenimento dell'accreditamento la circostanza che almeno il 60 per cento del personale docente e l'80 per cento del personale tecnico e amministrativo sia titolare di contratto subordinato a tempo indeterminato direttamente con l'istituto già accreditato o che chiede l'accreditamento.

          8. Agli oneri derivanti dall'attuazione dei precedenti commi, nel limite massimo di 120 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».

ARTICOLO 5 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Articolo 5.

(Disposizioni urgenti riguardanti il Consiglio universitario nazionale)

1. Al fine di consentire la regolare prosecuzione delle attività istituzionali nelle more della riforma del Consiglio universitario nazionale (CUN) di cui alla legge 16 gennaio 2006, n. 18, di adeguarne l'organizzazione e il funzionamento alle esigenze di semplificazione e di razionalizzazione delle pubbliche amministrazioni e di contenere le spese di funzionamento, per garantire la tempestiva attuazione degli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, il CUN, nella composizione in carica alla data di entrata in vigore del presente decreto, continua a svolgere le proprie funzioni sino al termine del 31 luglio 2025. Al fine di consentire la regolare prosecuzione delle attività del Consiglio, il mandato degli attuali componenti è prorogato sino al termine di cui al presente comma.

EMENDAMENTI

5.1

D'Elia, Camusso, Crisanti, Rando, Verducci

Respinto

Sopprimere l'articolo.

5.2

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Id. em. 5.1

Sopprimere l'articolo.

5.3

Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Al comma 1, dopo le parole «legge 16 gennaio 2006, n. 18» inserire le seguenti: «da attuare a seguito di un più ampio confronto con le parti sociali e le organizzazioni della società civile coinvolte, nonché le associazioni studentesche».

5.4

Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Al comma 1, sostituire le parole «di adeguarne l'organizzazione e il funzionamento alle esigenze di semplificazione e di razionalizzazione delle pubbliche amministrazioni e di contenere le spese di funzionamento,» con la seguente: «nonché».

ARTICOLO 6 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Articolo 6.

(Disposizioni urgenti per l'accelerazione degli interventi strategici in materia di alloggi e residenze universitarie al fine del conseguimento degli obiettivi M4C1-27 e M4C1-30 del PNRR)

1. All'articolo 15 del decreto-legge 24 febbraio 2023, n. 13, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 aprile 2023, n. 41, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 2-bis:

1) al primo periodo, dopo le parole: « beni immobili dello Stato » sono inserite le seguenti: « e i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata » e dopo le parole: « su richiesta », sono inserite le seguenti: « del Ministero dell'università e della ricerca, del Commissario straordinario di cui all'articolo 5 del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, »;

2) è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « Agli interventi di cui al presente comma si applicano le disposizioni di cui all'articolo 1-quater, commi 2 e 2-bis, della legge 14 novembre 2000, n. 338. »;

b) dopo il comma 4, è inserito il seguente:

« 4-bis. Al fine di accelerare le procedure di verifica del raggiungimento dell'obiettivo M4C1-30, riforma 1.7 della Missione 4, Componente 1, del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), il Commissario straordinario di cui all'articolo 5 del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, può avvalersi, previa convenzione e senza oneri diretti per le prestazioni rese, della Struttura per la progettazione di beni ed edifici pubblici di cui all'articolo 1, commi da 162 a 170, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, per le attività di supporto tecnico, ivi compresi il monitoraggio dell'avanzamento degli interventi e il rilascio dell'attestazione certificante la creazione e la disponibilità all'assegnazione dei posti letto finanziati ai sensi degli articoli 1 e 1-bis della legge 14 novembre 2000, n. 338. ».

1-bis. All'articolo 1-quater, comma 1, della legge 14 novembre 2000, n. 338, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « o dalle specifiche normative regionali e statali, fermo restando il rispetto della normativa in materia di sicurezza e di requisiti igienico-sanitari ».

1-ter. Al fine di assicurare il raggiungimento degli obiettivi M4C1-27 e M4C1- 30, riforma 1.7 della Missione 4, Componente 1, del PNRR, l'articolo 1-ter della legge 14 novembre 2000, n. 338, è abrogato.

EMENDAMENTI

6.1

Castellone, Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Al comma 1, premettere la seguente lettera:

          «0a) al comma 1, secondo periodo, le parole: "o suscettibili d'uso" e le parole: "o suscettibili di essere inseriti" sono soppresse».

6.2

Aloisio, Pirondini, Castiello

Respinto

Dopo il comma 1, inserire i seguenti:

          «1-bis. Nelle more dell'attuazione della riforma 1.7- Missione 4, Componente 1, del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), in considerazione dell'emergenza derivante dalla carenza di alloggi per studenti nelle residenze universitarie, al fine di sostenere le spese degli studenti fuori sede iscritti alle università statali, appartenenti a un nucleo familiare con un indice della situazione economica equivalente non superiore a.40.000 euro e che non usufruiscono di altri contributi pubblici per l'alloggio, il Fondo di cui all'articolo 1, comma 526, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, è incrementato di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026, al fine di corrispondere un contributo per le spese di locazione abitativa, derivanti dalla stipula di contratti scritti e regolarmente registrati, sostenute dai predetti studenti, residenti in una regione diversa rispetto a quella in cui è ubicato l'immobile locato.

          1-ter. Con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottarsi entro trenta giorni a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono disciplinati le modalità di erogazione nonché i criteri di attribuzione delle risorse del Fondo di cui al comma 1-bis, tenendo conto delle aree del territorio nazionale maggiormente soggette all'emergenza abitativa e dei valori dei canoni di mercato delle locazioni».

6.3

Castellone, Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Dopo il comma 1, inserire i seguenti:

          «1-bis. All'articolo 1, comma 526, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 le parole: "non superiori a 20.000 euro" sono sostituite dalle seguenti: "non superiori a 25.000 euro".

          1-ter. All'articolo 1, comma 580, della legge n. 197 del 2022, le parole: "per 6 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2024" sono sostituite dalle seguenti: "per 20 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025".

          1-quater. Agli oneri derivanti dall'attuazione dei commi 1-bis e 1-ter, pari a 14 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».

6.100 (già 6.0.9)

Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

          «1-bis. Il Fondo di cui all'articolo 1, comma 526, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, è rifinanziato per ulteriori 20 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente comma, pari a 20 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».

6.4

Verducci, D'Elia, Crisanti, Rando

Respinto

Dopo il comma 1-ter, inserire i seguenti:

          "1-quater. Il Fondo per il cofinanziamento da parte dello Stato degli interventi rivolti alla realizzazione di alloggi e residenze per studenti universitari, previsto dall'articolo 144, comma 18, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, è incrementato di 270 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2038.

          1-quinquies. Agli oneri derivanti dal comma 1-quater, pari a 270 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2038, si provvede mediante corrispondenti riduzioni del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.".

6.0.2

Aloisio, Pirondini, Castiello

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

          «Art. 6-bis

          (Incremento risorse per alloggi e residenze universitarie)

          1. Al fine di garantire la realizzazione di alloggi universitari e di incrementare i posti letto destinati a studentesse e studenti universitari da parte degli enti pubblici, l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 144, comma 18, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, è incrementata di 1.000 milioni di euro per l'anno 2025, per il cofinanziamento di interventi per alloggi e residenze per studenti universitari di cui alla legge 14 novembre 2000, n. 338. Con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentito il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, la Conferenza dei rettori delle università italiane, l'Associazione Nazionale Comuni Italiani, l'Associazione nazionale degli organismi per il diritto allo studio, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, sono individuati i criteri di riparto delle risorse finalizzate a sostenere le università pubbliche, gli enti regionali per il diritto allo studio e i Comuni che aderiscono all'avviso finalizzato all'acquisizione della disponibilità di nuovi posti letto presso alloggi o residenze per studenti delle istituzioni della formazione superiore previsto dal decreto ministeriale n. 481 del 26 febbraio 2024. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente comma, pari a 1000 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307».

6.0.4

Verducci, D'Elia, Crisanti, Rando

Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 6-bis.

(Realizzazione di nuovi posti letto pubblici nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza)

          1. Il Fondo per il cofinanziamento da parte dello Stato degli interventi rivolti alla realizzazione di alloggi e residenze per studenti universitari, previsto all'articolo 144, comma 18, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, è incrementato di 500 milioni di euro per l'anno 2025. Con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sentito il Consiglio nazionale degli studenti universitari, la Conferenza dei rettori delle università italiane, l'Associazione nazionale comuni italiani, l'Associazione nazionale degli organismi per il diritto allo studio, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, sono individuati i criteri di riparto delle risorse finalizzate a sostenere le università pubbliche, gli enti regionali per il diritto allo studio e i comuni che aderiscono all'avviso finalizzato all'acquisizione della disponibilità di nuovi posti letto presso alloggi o residenze per studenti delle istituzioni della formazione superiore previsto dal decreto ministeriale n. 481 del 26 febbraio 2024.

          2. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.»

6.0.5

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 6-bis.

(Realizzazione di nuovi posti letto pubblici nell'ambito del PNRR)

          1. Il Fondo per il cofinanziamento da parte dello Stato degli interventi rivolti alla realizzazione di alloggi e residenze per studenti universitari, previsto all'articolo 144, comma 18, della legge 30 dicembre 2000, n. 388 è incrementato di 300 milioni di euro per gli anni 2025, 2026 e 2027.

          2. Con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sentito il Consiglio nazionale degli studenti universitari, la Conferenza dei rettori delle università italiane, l'Associazione nazionale comuni italiani, l'Associazione nazionale degli organismi per il diritto allo studio e acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, sono individuati i criteri di riparto delle risorse finalizzate a sostenere le università pubbliche, gli enti regionali per il diritto allo studio e i comuni che aderiscono all'avviso finalizzato all'acquisizione della disponibilità di nuovi posti letto presso alloggi o residenze per studenti delle istituzioni della formazione superiore, previsto dal decreto ministeriale n. 481 del 26 febbraio 2024.

          3. Entro il 30 gennaio 2025, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze e il Ministero delle imprese e del made in Italy, individua i sussidi di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, oggetto di rimodulazione ed eliminazione, al fine di conseguire risparmi di spesa o maggiori entrate pari a 300 milioni di euro per gli anni 2025, 2026 e 2027 a valere sui risparmi di spesa e le maggiori entrate derivanti dalla rimodulazione e dall'eliminazione dei sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221.»

6.0.6

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 6-bis

(Realizzazione nuovi posti letto pubblici nell'ambito del PNRR)

          1. Il fondo per il cofinanziamento da parte dello Stato degli interventi rivolti alla realizzazione di alloggi e residenze per studenti universitari, previsto all'art. 144, comma 18, della legge n. 388 del 2000, è incrementato di 300 milioni di euro per gli anni 2025, 2026 e 2027.

          2. Con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentito il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, la Conferenza dei rettori delle università italiane, l'Associazione Nazionale Comuni Italiani, l'Associazione nazionale degli organismi per il diritto allo studio, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, sono individuati i criteri di riparto delle risorse finalizzate a sostenere le università pubbliche, gli enti regionali per il diritto allo studio e i Comuni che aderiscono all'avviso finalizzato all'acquisizione della disponibilità di nuovi posti letto presso alloggi o residenze per studenti delle istituzioni della formazione superiore previsto dal decreto ministeriale n. 481 del 26 febbraio 2024.

          3. Fatto salvo quanto stabilito dai precedenti commi, a decorrere dall'anno 2025 si provvede all'annuale e progressiva eliminazione, in misura non inferiore all'1,5 per cento, dei Sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui al catalogo istituito presso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, limitatamente a quelli che non impattano sulla tutela, costituzionalmente garantita, delle famiglie vulnerabili, della salute e del lavoro.

6.0.3

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

          «Art. 6-bis

          (Incremento fondo per la realizzazione di alloggi e residenze per studenti universitari)

          1. Il fondo per il cofinanziamento da parte dello Stato degli interventi rivolti alla realizzazione di alloggi e residenze per studenti universitari, previsto all'art. 144, comma 18, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, è incrementato di 100 milioni di euro per il 2025 e di 180 milioni di euro a decorrere dal 2026.

          2. Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 1, pari a 100 milioni di euro per l'anno 2025, 180 milioni di euro a decorrere dall'anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».

6.0.7

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 6-bis

(Incremento fondo per contributo spese locazioni studenti fuori sede)

          1. Il fondo di cui all'articolo 1, comma 526, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, è incrementato di 80 milioni di euro per l'anno 2025 e di 95 milioni a decorrere dall'anno 2026.

          2. Con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri di riparto tra i soggetti gestori del diritto allo studio e di accesso alla misura, finalizzata al sostegno economico degli studenti fuori sede con un ISEE universitario inferiore ai 30.000 euro. I criteri di riparto sono formulati in modo tale da poter immediatamente distribuire le risorse tra gli enti gestori.

          3. Agli oneri di cui al presente articolo, a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante l'annuale e progressiva eliminazione, in misura non inferiore all'1,5 per cento dei Sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui al catalogo istituito presso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, limitatamente a quelli che non impattano sulla tutela, costituzionalmente garantita, delle famiglie vulnerabili, della salute e del lavoro.»

6.0.8

Crisanti, D'Elia, Rando, Verducci

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 6-bis

(Norme a sostegno degli studenti universitari)

          1. Al fine di sostenere gli studenti fuori sede, iscritti alle università statali, il Fondo di cui all'articolo 1, comma 526, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, è incrementato di 50 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025.

          2. Al fine di sostenere l'accesso ai più alti gradi di istruzione e formazione, il Fondo per il finanziamento ordinario delle università di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, è incrementato di 70 milioni di euro per l'anno 2025 e di 150 milioni di euro a decorrere dall'anno 2026, al fine di garantire al maggior numero di studenti l'esonero, totale o parziale, dal contributo onnicomprensivo annuale. Con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono individuati le modalità di definizione degli esoneri, totali o parziali, da parte delle università e delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, e i criteri di riparto delle risorse.

          3. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 120 milioni di euro per l'anno 2025 e a 200 milioni di euro a decorrere dal 2026 si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».

6.0.100 (già 6.5)

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 6-bis          

(Consultazione delle parti sociali nella realizzazione di alloggi universitari)

          1. Per tutte le attività finalizzate alla realizzazione di alloggi universitari nell'ambito del PNRR, il Ministro dell'università e della ricerca e il Commissario straordinario di cui all'articolo 5 del decreto-legge 2 marzo 2024 n. 19, convertito con modificazioni dalla legge 29 aprile 2024, n. 56 , agiscono consultando, confrontandosi e informando costantemente ed obbligatoriamente le parti sociali e i portatori di interessi collettivi, tra cui le organizzazioni sindacali e le associazioni studentesche.

          2. Tali attività avvengono tramite riunioni periodiche verbalizzate, durante le quali le parti sociali possono esprimere pareri in forma scritta, individualmente e in forma collettiva. Il Ministro e il Commissario straordinario assumono i pareri delle parti sociali o motivano specificamente l'eventuale emanazione dell'atto gravato da parere contrario.»

ARTICOLO 7 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Articolo 7.

(Disposizioni urgenti in materia di interventi di ammodernamento strutturale e tecnologico del Campus del Politecnico di Milano)

1. Al fine di completare gli interventi di ammodernamento strutturale e tecnologico del Campus del Politecnico di Milano denominato « Campus Nord », situato nel quartiere della Bovisa del comune di Milano, anche in attuazione degli obiettivi stabiliti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024 e 2025, da destinare al Politecnico di Milano. Ai relativi oneri si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2024-2026, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2024, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'università e della ricerca.

EMENDAMENTI

7.1

Rando, D'Elia, Crisanti, Verducci

Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte

Al comma 1, dopo la parola: «Resilienza» inserire le seguenti: «e assicurando la piena accessibilità delle strutture per le persone con disabilità».

7.2

Verducci, D'Elia, Crisanti, Rando

Precluso

Al comma 1, dopo la parola: «Resilienza» inserire le seguenti: «e assicurando la piena fruibilità di spazi per lo studio individuale e di gruppo».

7.3

D'Elia, Crisanti, Rando, Verducci

Precluso

Al comma 1, dopo la parola: «Resilienza» inserire le seguenti: «e assicurando la piena fruibilità di strumenti telematici».

7.4

Sbrollini

Respinto

Al comma 1 sostituire le parole: «di 5 milioni» con le seguenti: «di 10 milioni».

7.0.3

Mazzella, Pirondini, Aloisio, Castiello

Improponibile

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 7-bis.

(Disposizioni concernenti la formazione medica per la cura e il benessere dei detenuti negli istituti penitenziari)

          1. Al fine di garantire la diagnosi, cura e riabilitazione dei soggetti detenuti negli istituti penitenziari e un'adeguata risposta ai crescenti bisogni di salute nonché di migliorarne le condizioni di vita e di fronteggiare la mancanza di personale sanitario con formazione specifica, i medici specializzandi iscritti al penultimo e ultimo anno di specializzazione devono effettuare un periodo di formazione specifica.

          2. Con decreto del Ministero dell'Università e della ricerca, di concerto con il Ministero della Salute, entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, sono individuate le modalità di espletamento delle attività di tirocinio, il numero complessivo di ore, i requisiti e i crediti formativi, per conseguire le principali competenze sanitarie nell'approccio al paziente detenuto.

          3. Agli oneri derivanti dal presente articolo, valutati in 2 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025 si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».

Capo III

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ISTRUZIONE

ARTICOLO 8 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Articolo 8.

(Promozione della internazionalizzazione degli ITS Academy - Piano Mattei)

1. Alla legge 15 luglio 2022, n. 99, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 11, comma 2, lettera a), primo periodo, dopo le parole: « territorio nazionale » sono inserite le seguenti: « , anche per i percorsi attivati all'estero previsti nell'ambito dei piani triennali di programmazione delle attività formative adottati dalle regioni, »;

b) all'articolo 14, comma 5-ter, le parole: « al comma 5 » sono sostituite dalle seguenti: « all'articolo 11 » e le parole: « altresì per spese di gestione ordinaria per il corretto funzionamento delle Fondazioni » sono sostituite dalle seguenti: « anche in deroga alle priorità individuate dall'articolo 11, comma 2 ».

2. Per la promozione dei processi di internazionalizzazione degli Istituti tecnologici superiori (ITS Academy), di cui alla legge 15 luglio 2022, n. 99, nell'ambito del Piano Mattei, sono autorizzate la spesa di 3,1 milioni di euro per l'anno 2024 per il potenziamento delle strutture e dei laboratori anche presso sedi all'estero, nonché la spesa di 1 milione di euro per l'anno 2024 per l'ampliamento dell'offerta formativa connessa ai processi di cui al presente periodo. Ai relativi oneri si provvede, quanto a 3,1 milioni di euro per l'anno 2024, mediante corrispondente riduzione delle risorse dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 7-bis, della legge 3 agosto 2007, n. 123, iscritte nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione e del merito per le finalità di cui all'articolo 1, comma 2, lettera p), numero 3), della medesima legge n. 123 del 2007 e, quanto a 1 milione di euro per l'anno 2024, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59.

EMENDAMENTI

8.1

D'Elia, Camusso, Crisanti, Rando, Verducci

Respinto

 Al comma 1, sopprimere la lettera b).

8.2

D'Elia, Crisanti, Rando, Verducci

Id. em. 8.1

Al comma 1, sopprimere la lettera b).

8.3

Pirondini, Aloisio, Castiello

Id. em. 8.1

Al comma 1, sopprimere la lettera b).

8.4

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Id. em. 8.1

Al comma 1, sopprimere la lettera b).

8.5

Castiello, Pirondini, Aloisio

Respinto

Al comma 2, sostituire l'ultimo periodo con il seguente: «Ai relativi oneri, pari a 4,1 milioni di euro per l'anno 2024 si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».

8.6

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Al comma 2, sostituire il secondo periodo con il seguente: «Ai relativi oneri si provvede, quanto a 4,1 milioni di euro per l'anno 2024, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'art. 1 comma 272 della legge 30 dicembre 2023, n. 213.»

8.7

D'Elia, Camusso, Crisanti, Rando, Verducci

Respinto

Al comma 2, secondo periodo, sostituire le parole da: «si provvede» fino alla fine del comma, con le seguenti: «, pari a 4,1 milioni di euro per l'anno 2024, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»

8.8

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Id. em. 8.7

Al comma 2, secondo periodo, sostituire le parole da: «si provvede» fino alla fine del comma, con le seguenti: «, pari a 4,1 milioni di euro per l'anno 2024, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»

ARTICOLI 8-BIS E 9 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Articolo 8-bis.

(Disposizioni urgenti per l'avvio del percorso liceale del made in Italy)

1. All'articolo 18, comma 4, della legge 27 dicembre 2023, n. 206, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo periodo, le parole da: « ; contestualmente » fino alla fine del periodo sono soppresse;

b) al secondo periodo, dopo le parole: « legge 15 luglio 2011, n. 111, » sono inserite le seguenti: « nonché dell'organico dell'autonomia del personale docente e dell'organico del personale amministrativo, tecnico e ausiliario previsti a legislazione vigente, ».

Articolo 9.

(Modifiche all'articolo 18-bis del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59, in materia di riforma del reclutamento degli insegnanti tecnico-pratici)

1. All'articolo 18-bis, comma 4, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo periodo, dopo le parole: « su posto comune » sono inserite le seguenti: « e su posto di insegnante tecnico-pratico » e dopo le parole: « di cui al comma 1 » sono inserite le seguenti: « del presente articolo, nonché i vincitori del concorso su posto di insegnante tecnico-pratico, che vi abbiano partecipato con i requisiti di cui all'articolo 22, comma 2, secondo periodo »;

b) al secondo periodo, dopo le parole: « ultimo periodo, » sono inserite le seguenti: « nonché i vincitori di concorso su posto di insegnante tecnico-pratico che vi abbiano partecipato con i requisiti di cui all'articolo 22, comma 2, secondo periodo, ».

EMENDAMENTI

9.1

Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 9

(Disposizioni urgenti in materia di percorsi di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente della scuola secondaria e di reclutamento degli insegnanti tecnico-pratici)

    1. Al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59, apportare le seguenti modificazioni:

          a) all'articolo 2-bis, dopo il comma 7, aggiungere il seguente:

          "7-bis. Al fine di dare attuazione alle previsioni contenute nel presente articolo, ciascuna Università statale a decorrere dall'anno 2025 vincola le risorse necessarie per l'attivazione dei percorsi universitari e accademici di formazione iniziale di cui al medesimo decreto legislativo. Con decreto del Ministro dell'istruzione, d'intesa con il Ministro dell'università e della ricerca, sono definite le modalità e i criteri di riparto delle risorse alle singole università, sulla base della stima del fabbisogno regionale di docenti abilitati. Per le finalità di cui al presente comma è autorizzata la spesa di 100 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente comma si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190";

          b) all'articolo 18-bis, comma 4, primo periodo, dopo le parole: "di cui al comma 1" sono aggiunte le seguenti: "ovvero con i requisiti di cui all'articolo 22, comma 2, come richiamato all'articolo 5, comma 2".».

9.2

Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 9

(Disposizioni urgenti in materia di percorsi di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente della scuola secondaria e di reclutamento degli insegnanti tecnico-pratici)

          1.Al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59, apportare le seguenti modificazioni:

          a) All'articolo 2-ter, comma 5, del decreto-legislativo 13 aprile 2017, n. 59:

          1) dopo le parole: "con oneri a carico dei partecipanti" è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Le università e le istituzioni AFAM di cui all'articolo 2-bis, comma 1, garantiscono la gratuità delle iscrizioni ai percorsi universitari e accademici di formazione iniziale nonché di svolgimento delle prove finali per tutti gli aspiranti docenti appartenenti a nuclei familiari con indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 35.000 euro. Per le finalità di cui al presente comma, il Fondo di Finanziamento Ordinario delle Università e degli Enti Pubblici di Ricerca, di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, è incrementato di 100 milioni a decorrere dall'anno 2025.Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente comma si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190".

          2) le parole: "senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica" sono soppresse.

          b) all'articolo 18-bis, comma 4, primo periodo, dopo le parole: "di cui al comma 1" sono aggiunte le seguenti: "ovvero con i requisiti di cui all'articolo 22, comma 2, come richiamato all'articolo 5, comma 2".».

ARTICOLO 10 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Articolo 10.

(Misure urgenti a favore del personale scolastico)

1. Il fondo per il miglioramento dell'offerta formativa è incrementato di 13.700.000 euro per l'anno 2024, al fine di incentivare il maggior impegno connesso al supporto delle azioni previste dal PNRR ed a quelle conseguenti alla transizione al nuovo sistema di gestione delle pratiche pensionistiche. Ai relativi oneri si provvede, quanto a 7.400.000 euro per l'anno 2024, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 62, della legge 13 luglio 2015, n. 107, e, quanto a 6.300.000 euro per l'anno 2024, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59.

EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO

10.1

Camusso, D'Elia, Crisanti, Rando, Verducci

Respinto

 Al comma 1, primo periodo, sopprimere le parole: «ed a quelle conseguenti alla transizione al nuovo sistema di gestione delle pratiche pensionistiche».

10.2

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Id. em. 10.1

Al comma 1, primo periodo, sopprimere le parole: «ed a quelle conseguenti alla transizione al nuovo sistema di gestione delle pratiche pensionistiche».

10.3

Mazzella, Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Al comma 1, sostituire le parole: «ed a quelle conseguenti alla transizione al nuovo sistema di gestione delle pratiche pensionistiche» con le seguenti: «ed a quelle conseguenti all'interoperabilità tra le banche dati dei sistemi applicativi di gestione delle pratiche pensionistiche in capo al Ministero dell'istruzione e del merito e le banche dati dei nuovi sistemi applicativi dell'INPS».

10.4

Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:

          «1-bis. Le graduatorie dei concorsi indetti ai sensi dell'articolo 59, comma 10 del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73 con DD 2575/2023 e DD 2576/2023 sono integrate con i candidati risultati idonei per avere raggiunto o superato il punteggio minimo previsto rispettivamente dai commi 2, 3, 4 dell'art. 8 del DD 2575 e dai commi 2 e 3 dell'art. 8 del DD 2576 e sono prorogate sino al loro esaurimento.

          1-ter. A decorrere dall'anno scolastico 2025/2026, le graduatorie di cui al comma 1-bis sono utilizzate nei limiti delle facoltà assunzionali residuali rispetto alle immissioni in ruolo dei vincitori delle procedure concorsuali già espletate».

10.5

Aloisio, Pirondini, Castiello

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

          «1-bis. Per le finalità di cui al comma 1, per l'anno scolastico 2025/2026 il Ministero dell'Istruzione e del Merito, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, è autorizzato ad attuare un piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato di personale ATA per la copertura di tutti i posti vacanti e disponibili in organico. A tal fine è autorizzata la spesa aggiuntiva di 135 milioni per l'anno 2025, di 400 milioni per l'anno 2026 e di 450 milioni a decorrere dal 2027. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente comma si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».

10.6

Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

          «1-bis. Per le finalità di cui al comma 1, i contratti per gli incarichi temporanei di personale amministrativo, tecnico e ausiliario a tempo determinato, attivati dalle istituzioni scolastiche statali del primo e del secondo ciclo di istruzione ai sensi dell'articolo 21, commi 4-bis e 4-bis.1 del decreto-legge 22 giugno 2023, n. 75, sono riattivati fino al 31 dicembre 2026. Per le suddette finalità, il fondo di cui all'articolo 21, comma 4-bis, del decreto-legge 22 giugno 2023, n. 75, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 agosto 2023, n. 112, è rifinanziato di 226, 56 milioni di euro annui per gli anni 2025 e 2026. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente comma, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».

10.7

Pirondini, Aloisio, Castiello

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

          «1-bis. Per le finalità di cui al comma 1, i contratti per gli incarichi temporanei di personale amministrativo, tecnico e ausiliario a tempo determinato, attivati dalle istituzioni scolastiche statali del primo e del secondo ciclo di istruzione ai sensi dell'articolo 21, commi 4-bis e 4-bis.1 del decreto-legge 22 giugno 2023, n. 75, sono riattivati fino al 30 giugno 2026. Per le suddette finalità, il fondo di cui all'articolo 21, comma 4-bis, del decreto-legge 22 giugno 2023, n. 75, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 agosto 2023, n. 112, è rifinanziato di 282,36 milioni di euro per l'anno 2025 e di 141,18 milioni di euro per l'anno 2026. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente comma si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».

10.8

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte

Aggiungere, in fine, i seguenti commi:

         «1-bis. I contratti per gli incarichi temporanei di personale amministrativo, tecnico e ausiliario a tempo determinato, attivati dalle istituzioni scolastiche statali del primo e del secondo ciclo di istruzione, sono prorogati fino al 31 dicembre 2026. Per le suddette finalità, il Fondo di cui all'articolo 21, comma 4-bis, del decreto-legge 22 giugno 2023, n. 75, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 agosto 2023, n. 112, è rifinanziato di 93,47 milioni di euro per gli anni 2024 e 2025 e di 50,33 milioni di euro per l'anno 2026.

          1-ter. Entro il 30 gennaio 2025, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze e il Ministero delle imprese e del made in Italy, individua i sussidi di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, oggetto di rimodulazione ed eliminazione, al fine di conseguire risparmi di spesa o maggiori entrate pari a 93,47 milioni di euro per gli anni 2024 e 2025 e 50,33 milioni di euro per l'anno 2026, a valere sui risparmi di spesa e le maggiori entrate derivanti dalla rimodulazione e dall'eliminazione dei sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221.»

10.9

D'Elia, Camusso, Crisanti, Rando, Verducci

Precluso

Aggiungere, in fine, il seguente comma:

         «1-bis. I contratti per gli incarichi temporanei di personale amministrativo, tecnico e ausiliario a tempo determinato, attivati dalle istituzioni scolastiche statali del primo e del secondo ciclo di istruzione, sono prorogati fino al 31 dicembre 2026. Per le suddette finalità, il Fondo di cui all'articolo 21, comma 4-bis, del decreto-legge 22 giugno 2023, n. 75, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 agosto 2023, n. 112, è rifinanziato di 93,47 milioni di euro per gli anni 2024 e 2025 e 50,33 milioni di euro per l'anno 2026. Agli oneri derivanti dal presente comma, pari a 93,47 milioni di euro per gli anni 2024 e 2025 e a 50,33 milioni di euro per l'anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»

          .

10.10

Rando, D'Elia, Crisanti, Verducci

Respinto

Aggiungere, in fine, il seguente comma:

          «1-bis. All'articolo 21 del decreto-legge 22 giugno 2023, n. 75, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 agosto 2023, n. 112, dopo il comma 4-bis è inserito il seguente:

          "4-bis.01. I contratti per incarichi temporanei di personale ausiliario a tempo determinato attivati, ai sensi dei commi 4-bis e 4-bis.1, dalle istituzioni scolastiche statali del primo e del secondo ciclo di istruzione sono riattivati fino al 30 giugno 2026. All'onere derivante dalla presente disposizione, pari a 50,33 milioni di euro per il biennio 2025-2026 si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per fare fronte a esigenze indifferibili di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190"».

10.11

Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

          «1-bis. Al fine di garantire una formazione completa per la gestione, la programmazione, la rendicontazione e il monitoraggio delle risorse derivanti dall'attuazione dei progetti legati al PNRR, nonché una solida conoscenza delle procedure di evidenza pubblica, il fondo per il miglioramento dell'offerta formativa è incrementato di 40 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025. Le risorse di cui al primo periodo sono destinate all'attivazione di corsi di formazione e di aggiornamento per il personale amministrativo delle istituzioni scolastiche e alla retribuzione degli incarichi specifici attribuiti al personale ATA, di cui all'articolo 78, comma 7, lettera d) del CCNL del comparto Istruzione e Ricerca 2019-2021. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 40 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».

10.12

Mazzella, Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

          «1-bis. In merito alle finalità previste dal comma 1 e al fine di garantire una formazione completa per la gestione delle pratiche pensionistiche, il fondo per il miglioramento dell'offerta formativa è incrementato di 40 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025. Le risorse di cui al primo periodo sono destinate all'attivazione di corsi di formazione e di aggiornamento per il personale amministrativo delle istituzioni scolastiche e alla retribuzione degli incarichi specifici attribuiti al personale ATA, di cui all'articolo 78, comma 7, lettera d) del CCNL del comparto Istruzione e Ricerca 2019-2021. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente comma, pari a 40 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».

10.13

D'Elia, Camusso, Crisanti, Rando, Verducci

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere, in fine, il seguente:

        «1-bis. Al fine di snellire le pratiche di trattamento, ricostruzione di carriera, fine rapporto e collocamento a riposo, compito esclusivo delle istituzioni scolastiche ed educative è la trasmissione, attraverso il sistema SIDI, agli uffici competenti dei dati relativi a tali provvedimenti concernenti il personale docente e amministrativo tecnico e ausiliario.»

10.14

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Sost. id. em. 10.13

Aggiungere, in fine, il seguente comma:

         «1-bis. Al fine di snellire le pratiche di trattamento, ricostruzione di carriera, fine rapporto e collocamento a riposo, compito esclusivo delle istituzioni scolastiche ed educative è la trasmissione, attraverso il sistema SIDI, agli uffici competenti dei dati relativi a tali provvedimenti concernenti il personale docente e amministrativo tecnico e ausiliario.»

G10.100

Aloisio, Pirondini, Castiello

V. testo 2

Il Senato,

     in sede d'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 ottobre 2024, n. 160, recante "Disposizioni urgenti in materia di lavoro, università, ricerca e istruzione per una migliore attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza" (A.S. 1323),

     premesso che:

          il provvedimento in esame reca, tra le altre disposizioni, anche diffuse misure in materia di istruzione e miglioramento dell'offerta formativa, al fine di incentivare il maggior impegno connesso al supporto delle azioni previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR);

          tra le finalità proprie dell'UNESCO rientra la promozione della conoscenza e della sua diffusione per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti nell'Agenda 2030 adottata dall'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) nel 2015;

          l'Italia rappresenta una eccellenza mondiale per numero e diversità dei suoi siti riconosciuti nel patrimonio UNESCO e il Mezzogiorno italiano ne ospita un numero significativo, con la Sicilia che si colloca al primo posto tra le regioni italiane per il maggior numero di siti riconosciuti, ben sette, per la loro importanza storica, artistica e culturale;

          tale inestimabile ricchezza culturale rappresenta senza dubbio una preziosa opportunità di rilancio per il Mezzogiorno italiano, che andrebbe valorizzata, in linea con gli obiettivi del PNRR che ha tra le sue finalità anche quella di intervenire sui nodi storici dei divari territoriali, favorendo lo sviluppo, la coesione sociale e la competitività economica e la rimozione degli squilibri economici e sociali in attuazione dell'articolo 119, comma quinto, della Costituzione italiana e dell'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

     impegna il Governo, al fine di favorire il superamento del divario economico e sociale delle regioni del Mezzogiorno rispetto alle altre aree del Paese, in linea con gli obiettivi del PNRR, in termini di rimozione degli squilibri economici e sociali e di effettiva riduzione delle differenze territoriali, ad adottare ogni opportuna iniziativa, anche di carattere normativo, volta a favorire - attraverso lo stanziamento delle risorse necessarie in favore dei Comuni a vocazione culturale, storica, artistica e paesaggistica, nei cui territori sono ubicati siti riconosciuti dall'UNESCO - la valorizzazione dei suddetti siti ubicati nelle regioni del Mezzogiorno, anche mediante interventi di valorizzazione del patrimonio artistico nell'ottica di uno sviluppo sostenibile.

G10.100 (testo 2)

Aloisio, Pirondini, Castiello

Accolto

Il Senato,

     in sede d'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 ottobre 2024, n. 160, recante "Disposizioni urgenti in materia di lavoro, università, ricerca e istruzione per una migliore attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza" (A.S. 1323),

     premesso che:

          il provvedimento in esame reca, tra le altre disposizioni, anche diffuse misure in materia di istruzione e miglioramento dell'offerta formativa, al fine di incentivare il maggior impegno connesso al supporto delle azioni previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR);

          tra le finalità proprie dell'UNESCO rientra la promozione della conoscenza e della sua diffusione per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti nell'Agenda 2030 adottata dall'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) nel 2015;

          l'Italia rappresenta una eccellenza mondiale per numero e diversità dei suoi siti riconosciuti nel patrimonio UNESCO e il Mezzogiorno italiano ne ospita un numero significativo, con la Sicilia che si colloca al primo posto tra le regioni italiane per il maggior numero di siti riconosciuti, ben sette, per la loro importanza storica, artistica e culturale;

          tale inestimabile ricchezza culturale rappresenta senza dubbio una preziosa opportunità di rilancio per il Mezzogiorno italiano, che andrebbe valorizzata, in linea con gli obiettivi del PNRR che ha tra le sue finalità anche quella di intervenire sui nodi storici dei divari territoriali, favorendo lo sviluppo, la coesione sociale e la competitività economica e la rimozione degli squilibri economici e sociali in attuazione dell'articolo 119, comma quinto, della Costituzione italiana e dell'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

     impegna il Governo, al fine di favorire il superamento del divario economico e sociale delle regioni del Mezzogiorno rispetto alle altre aree del Paese, in linea con gli obiettivi del PNRR, in termini di rimozione degli squilibri economici e sociali e di effettiva riduzione delle differenze territoriali, a valutare l'opportunità di adottare ogni opportuna iniziativa, anche di carattere normativo, volta a favorire - attraverso lo stanziamento delle risorse necessarie in favore dei Comuni a vocazione culturale, storica, artistica e paesaggistica, nei cui territori sono ubicati siti riconosciuti dall'UNESCO - la valorizzazione dei suddetti siti ubicati nelle regioni del Mezzogiorno, anche mediante interventi di valorizzazione del patrimonio artistico nell'ottica di uno sviluppo sostenibile.

ARTICOLO 11 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Articolo 11.

(Disposizioni urgenti per la fornitura dei libri di testo alle famiglie meno abbienti)

1. All'articolo 23 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, dopo il comma 5 è inserito il seguente:

« 5-bis. L'autorizzazione di spesa di cui al comma 5 è incrementata di 4 milioni di euro per l'anno 2024. Ai relativi oneri si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO

11.1

Rando, D'Elia, Crisanti, Verducci

Respinto

Al comma 1, premettere le seguenti parole: «Al fine di garantire l'attuazione del diritto allo studio e la fornitura gratuita dei libri di testo, ivi compresi quelli per i non vedenti, alle alunne e agli alunni delle scuole primarie e alle studentesse e agli studenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado facenti parte del sistema nazionale di istruzione ai sensi della legge 10 marzo 2000, n. 62,».

11.2

Verducci, D'Elia, Crisanti, Rando

Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte

Al comma 1, capoverso «5-bis», primo periodo, sostituire le parole: «di 4 milioni di euro per l'anno 2024» con le seguenti: «di 120 milioni di euro a decorrere dall'anno 2024».

11.3

D'Elia, Crisanti, Rando, Verducci

Precluso

Al comma 1, capoverso «5-bis», primo periodo, sostituire le parole: «di 4 milioni di euro per l'anno 2024» con le seguenti: «di 100 milioni di euro a decorrere dall'anno 2024».

11.4

Crisanti, D'Elia, Rando, Verducci

Precluso

Al comma 1, capoverso «5-bis», primo periodo, sostituire le parole: «di 4 milioni di euro per l'anno 2024» con le seguenti: «di 80 milioni di euro a decorrere dall'anno 2024».

11.5

Rando, D'Elia, Crisanti, Verducci

Precluso

Al comma 1, capoverso «5-bis», primo periodo, sostituire le parole: «di 4 milioni di euro per l'anno 2024» con le seguenti: «di 60 milioni di euro a decorrere dall'anno 2024».

11.6

Sbrollini

Precluso

Al comma 1, capoverso «5-bis» sostituire le parole: «di 4 milioni di euro per l'anno 2024»  con le seguenti: «di 8 milioni di euro per l'anno 2024 e di 16 milioni di euro a decorrere dal 2025».

     Conseguentemente, il fondo per gli interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, è ridotto di 4 milioni di euro per l'anno 2024 e 16 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025.

11.7

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Al comma 1, capoverso «5-bis», primo periodo, sostituire le parole: «di 4 milioni» con le seguenti: «di 10 milioni».

     Conseguentemente, sostituire il secondo periodo con il seguente: «Ai relativi oneri, pari a 10 milioni di euro, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»

11.8

Camusso, D'Elia, Zampa, Furlan, Rando, Zambito

Respinto

Al comma 1, capoverso «5-bis», sostituire l'ultimo periodo con il seguente: «Ai relativi oneri si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 272, della legge 30 dicembre 2023, n. 213.»

G11.100

Aloisio, Pirondini, Castiello

Accolto

Il Senato,

     in sede d'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 ottobre 2024, n. 160, recante "Disposizioni urgenti in materia di lavoro, università, ricerca e istruzione per una migliore attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza" (A.S. 1323),

     premesso che:

          l'articolo 11 del provvedimento in esame reca disposizioni urgenti prevedendo un incremento di 4 milioni di euro, per il 2024, circa l'autorizzazione di spesa relativa alla fornitura dei libri di testo alle famiglie meno abbienti;

          la relazione illustrativa che accompagna il provvedimento segnala che la disposizione consente di impiegare risorse rimaste altrimenti inutilizzate e che essa è altresì da ricondursi all'impegno, previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), di riduzione dei divari territoriali e della lotta alla dispersione scolastica;

          la norma fa riferimento, dunque, alla Missione 4 "Istruzione e ricerca" - Componente 1 "Potenziamento dell'offerta dei servizi di istruzione: dagli asili nido alle Università" - Investimento 1.4. "Intervento straordinario finalizzato alla riduzione dei divari territoriali nel I e II ciclo della scuola secondaria e alla lotta alla dispersione scolastica";

     valutato che:

          l'abbandono scolastico è fenomeno che interessa maggiormente i ragazzi che provengono da contesti di disagio economico e sociale, con particolare riferimento ai giovani che lasciano prematuramente gli studi prima di conseguire il diploma;

          per un giovane, lasciare gli studi prima del tempo significa avere più difficoltà nel trovare un'occupazione stabile, quindi anche maggiori probabilità di ricadere nell'esclusione sociale;

          il fenomeno della dispersione scolastica è determinato anche dalla mancanza di servizi educativi sul territorio, fondamentali per agevolare il percorso di studi e favorirne il completamento;

          non solo i servizi educativi, ma anche le occasioni formative al di fuori della scuola sono importanti per ridurre il rischio di abbandono, come la possibilità di accedere a musei, biblioteche, eventi culturali, tutto ciò che è utile a stimolare il desiderio di apprendimento dei minori e accrescerne il bagaglio di conoscenze, favorendo il percorso educativo nel suo complesso;

          in particolare, la biblioteca rappresenta un presidio culturale fondamentale sul territorio, soprattutto in contesti svantaggiati, poiché offre un servizio gratuito e accessibile a tutti; da un lato, attraverso la possibilità di prendere in prestito libri alimentando la diffusione dei saperi, mentre, dall'altro, funzionando da presidio culturale come luogo di incontro e socialità, dove studiare o poter partecipare a laboratori e attività;

          il servizio delle biblioteche ha effetti positivi e di supporto all'istruzione di bambini e ragazzi e, conseguentemente, aiuta a contrastare il rischio di uscita precoce dagli studi: e non è un caso che le aree più colpite da abbandono scolastico coincidano spesso con quelle che hanno la minor offerta di biblioteche,

     impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare iniziative, anche di carattere normativo, finalizzate a incrementare adeguatamente i finanziamenti destinati alle biblioteche statali, regionali e civiche, in modo particolare nelle aree marginali e nelle periferie, al fine di stimolare la lettura attraverso l'accesso all'immenso patrimonio bibliotecario del Paese, e consentire altresì l'acquisto di libri da parte delle biblioteche stesse, supportando in tal modo e contestualmente il comparto editoria in crisi.

11.0.1

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

          «Art. 11-bis

(Misure a sostegno delle famiglie per l'acquisto dei testi scolastici e universitari)

          1. Al fine di sostenere le spese di istruzione per gli anni 2025, 2026 e 2027, alle famiglie, per ciascun figlio a carico che frequenta la scuola secondaria di primo o di secondo grado o l'università e che non gode di altre forme di sostegno per l'acquisto di testi scolastici o universitari, è riconosciuto un bonus per un importo non superiore a 500 euro annui, nel limite massimo complessivo di 300 milioni di euro, per l'acquisto di testi scolastici o universitari, richiesti dal percorso scolastico o universitario frequentato, fino alla durata legale del corso di studi.

          2. Fatto salvo quanto stabilito dal precedente comma a decorrere dall'anno 2025, si provvede all'annuale e progressiva eliminazione, in misura non inferiore al 1,7 per cento dei Sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui al catalogo istituito presso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, limitatamente a quelli che non impattano sulla tutela, costituzionalmente garantita, delle famiglie vulnerabili, della salute e del lavoro.».

11.0.2

Aloisio, Pirondini, Castiello

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 11-bis

(Disposizioni urgenti per l'erogazione di borse di studio e l'acquisto di libri di testo)

          1. Al fine di garantire l'erogazione di borse di studio, nonché supportare l'acquisto di libri di testo e l'accesso a beni e servizi di natura culturale agli studenti iscritti alle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, il Fondo unico per il welfare dello studente e per il diritto allo studio, di cui al comma 1 dell'articolo 9 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 63, è incrementato di 20,3 milioni di euro per l'anno 2025.

          2. All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, pari a 20,3 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».

11.0.3

Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 11-bis.

(Disposizioni urgenti per il diritto allo studio)

          1. Al fine di introdurre nell'ordinamento la dote educativa per il diritto allo studio, è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'economia, un fondo denominato "Fondo per la dote educativa", con una dotazione pari a 3.000 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025. Le risorse del fondo sono destinate a garantire il diritto allo studio e alle pari opportunità di istruzione e formazione dei cittadini, mediante l'istituzione, a decorrere dall'anno scolastico 2025-2026, della "Dote educativa", quale misura fondamentale a garanzia del diritto allo studio su tutto il territorio nazionale, destinata a tutte le alunne e alunni, studentesse e studenti del primo e secondo ciclo di istruzione, appartenenti a nuclei familiari con indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 45.000 euro, per sostenere economicamente le famiglie durante tutto il percorso educativo dei figli e contrastare le diseguaglianze socio-culturali e territoriali, anche al fine di prevenire e contrastare l'abbandono e la dispersione scolastica. Con appositi provvedimenti normativi, nei limiti delle risorse di cui al primo periodo del presente comma, che costituiscono il relativo limite di spesa, si provvede a dare attuazione agli interventi ivi previsti.

          2. Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 1 si provvede:

          a) quanto a 3.000 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, mediante corrispondente riduzione delle proiezioni, per ciascun anno, dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2025-2027, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2023, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero;

          b) quanto a 3.000 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2028, mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 199, della legge23 dicembre 2014, n. 190».

11.0.4

Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 11-bis

(Disposizioni urgenti in materia di acquisto di strumenti compensativi per alunne e alunni, studentesse e studenti con disturbi specifici di apprendimento - DSA)

          1. Al fine di garantire il diritto allo studio e alle pari opportunità di istruzione e formazione su tutto il territorio nazionale di alunne e alunni, studentesse e studenti con disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) di cui alla legge 8 ottobre 2010, n. 170, nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione e del merito è istituito un Fondo, denominato "Fondo per l'acquisto di strumenti compensativi per alunne e alunni, studentesse e studenti con DSA", con una dotazione iniziale di 40 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025.

          2. Il fondo di cui al comma 1 è destinato a sostenere economicamente i nuclei familiari con alunne e alunni, studentesse e studenti con diagnosi di DSA iscritti alle scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado che presentino un indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 45.000 euro per l'acquisto di strumenti compensativi e dispensativi di cui all'articolo 5 della legge 8 ottobre 2010, n. 170.

          3. Con decreto del Ministro dell'istruzione e del merito, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente articolo, sono stabiliti i criteri e le modalità di ripartizione delle risorse del fondo di cui al comma 1, nonché l'importo da assegnare nell'ambito delle risorse disponibili.

          4. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 40 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».

11.0.5

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 11-bis.

(Disposizioni urgenti in materia di acquisto di strumenti compensativi per alunne e alunni, studentesse e studenti con disturbi specifici di apprendimento (DSA))

          1. Al fine di garantire il diritto allo studio e alle pari opportunità di istruzione e formazione su tutto il territorio nazionale di alunne e alunni, studentesse e studenti con disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) di cui alla legge 8 ottobre 2010, n. 170, nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione e del merito è istituito un fondo, denominato «Fondo per l'acquisto di strumenti compensativi per alunne e alunni, studentesse e studenti con DSA», con una dotazione iniziale di 40 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025.

          2. Il fondo di cui al comma 1 è destinato a sostenere economicamente i nuclei familiari con alunne e alunni, studentesse e studenti con diagnosi di DSA iscritti alle scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado che presentino un indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 45.000 di euro per l'acquisto di strumenti compensativi e dispensativi di cui all'articolo 5 della legge 8 ottobre 2010, n. 170.

          3. Con decreto del Ministro dell'istruzione e del merito, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabiliti i criteri e le modalità di ripartizione delle risorse del fondo di cui al comma 1, nonché l'importo da assegnare nell'ambito delle risorse disponibili.

          4. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 40 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»

11.0.6

Aloisio, Pirondini, Castiello

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 11-bis

(Disposizioni urgenti in materia di acquisto di strumenti compensativi per studentesse e studenti con disturbi specifici di apprendimento - DSA)

          1. Al fine di garantire il diritto allo studio e alle pari opportunità di istruzione e formazione su tutto il territorio nazionale di studentesse e studenti con disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) di cui alla legge 8 ottobre 2010, n. 170, nello stato di previsione del Ministero dell'università e della ricerca è istituito un Fondo, denominato "Fondo per l'acquisto di strumenti compensativi per studentesse e studenti con DSA", con una dotazione iniziale di 10 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025.

          2. Il fondo di cui al comma 1 è destinato a sostenere economicamente i nuclei familiari con studentesse e studenti con diagnosi di DSA iscritti alle istituzioni universitarie statali e non statali riconosciute che presentino un indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 45.000 euro per l'acquisto di strumenti compensativi e dispensativi di cui all'articolo 5 della legge 8 ottobre 2010, n. 170.

          3. Con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente articolo, sono stabiliti i criteri e le modalità di ripartizione delle risorse del fondo di cui al comma 1, nonché l'importo da assegnare nell'ambito delle risorse disponibili.

          4. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 10 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».

11.0.7

Pirondini, Aloisio, Castiello

Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 11-bis

(Rafforzamento dell'azione amministrativa e del controllo di gestione in attuazione del PNRR)

          1. Al fine di rafforzare l'azione amministrativa e il controllo di gestione, scongiurando ritardi e irregolarità nell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il controllo concomitante di cui all'articolo 22, comma 1, del decreto legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni dalla legge 11 novembre 2020, n. 120, si applica su ogni piano, programma o progetto, comunque denominato, previsto dal predetto Piano nazionale in ordine a ciascuno dei temi e delle materie di cui al presente decreto.

          2. Il magistrato addetto al controllo concomitante sul singolo piano, programma o progetto di cui al comma 1, segnala tempestivamente al Ministro competente i ritardi, o il rischio che si compiano, le irregolarità e le violazioni riscontrate. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 11, comma 2, della legge 4 marzo 2009, n. 15, nel caso di ritardi o violazioni gravi può nominare un commissario ad acta che sostituisce, ad ogni effetto, il dirigente responsabile dell'esecuzione.

          3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivane nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, le amministrazioni competenti e interessate vi provvedono con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente».

11.0.8

Castiello, Pirondini, Aloisio

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 11-bis

(Rafforzamento dell'azione amministrativa e del controllo di gestione in attuazione del PNRR)

          1. Al fine di rafforzare l'azione amministrativa e il controllo di gestione, scongiurando ritardi e irregolarità nell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il controllo concomitante di cui all'articolo 22, comma 1, del decreto legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni dalla legge 11 novembre 2020, n. 120, si applica su ogni piano, programma o progetto, comunque denominato, previsto dal predetto Piano nazionale in ordine a ciascuno dei temi e delle materie di cui al presente decreto».

ARTICOLO 12 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Articolo 12.

(Entrata in vigore)

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

 

 

Allegato B

Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1323

La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e acquisita la relazione tecnica aggiornata, di cui all'articolo 17, comma 8, della legge di contabilità e finanza pubblica, positivamente verificata, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.

Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sugli emendamenti al disegno di legge n. 1323

La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti relativi al disegno di legge in titolo, trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.4, 1.9, 1.10, 1.15, 1.16, 1.17, 1.18, 1.19, 1.20, 1.21, 1.0.2, 1.0.3, 1.0.5, 1.0.6, 1.0.9, 1.0.10, 1.0.11, 1.0.13, 1.0.15, 1.0.16, 1.0.17, 1.0.18, 1.0.19, 1.0.22, 2.1, 2.2, 2.3, 2.5, 2.6, 2.7, 2.8, 2,9, 2.0.1, 3.1, 3.2, 3.3, 3.4, 3.5, 3.6, 3.0.1, 4.3, 4.4, 4.5, 4.6, 4.7, 4.8, 4.9, 4.10, 4,11, 4.0.1, 4,0.2, 4.0.3, 4.0.4, 4.0.6, 4.0.7, 4.0.11, 4.0.100 (già 6.0.1), 6.2, 6.3, 6.4, 6.100 (già 6.0.9), 6.0.2, 6.0.3, 6.0.4, 6.0.5, 6.0.6, 6.0.7, 6.0.8, 6.0.100 (già 6.5), 7.4, 7.0.3, 8.5, 8.6, 8.7, 8.8, 9.1, 9.2, 10.4, 10.5, 10.6, 10.7, 10.8, 10.9, 10.10, 10.11, 10.12, 10.13, 10.14, 11.1, 11.2, 11.3, 11.4, 11.5, 11.6, 11.7, 11.8, 11.0.1, 11.0.2, 11.0.3, 11.0.4, 11.0.5, 11,0.6, 11.0.7 e 11.0.8.

Sulla proposta 1.1 il parere non ostativo è condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alla sostituzione delle parole: "o emolumento comunque denominato" con le seguenti: ", rimborso di spese o emolumento comunque denominato".

Il parere è non ostativo su tutti i restanti emendamenti.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:

Disegno di legge n. 1323:

sulla votazione finale, la senatrice Gelmini avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Barachini, Bongiorno, Borgonzoni, Butti, Calenda, Castelli, Cattaneo, De Poli, Durigon, Fazzolari, Garavaglia, La Pietra, Monti, Morelli, Nastri, Occhiuto, Ostellari, Paroli, Pellegrino, Rauti, Rossomando, Rubbia, Scurria, Segre, Sisto, Speranzon e Tosato.

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Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Borghi Claudio, Borghi Enrico, Mieli, Ronzulli e Scarpinato, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

Governo, trasmissione di atti e documenti

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 16 e 17 dicembre 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, la comunicazione concernente il conferimento dei seguenti incarichi:

- al dottor Marco Guardabassi, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

- al dottor Ernesto Napolillo, magistrato ordinario collocato fuori ruolo organico della magistratura, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della giustizia.

Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

Il Ministro dell'interno, con lettera in data 18 dicembre 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 113 della legge 1° aprile 1981, n. 121, dell'articolo 109 del codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e dell'articolo 3, comma 3, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, la relazione sull'attività delle Forze di polizia, sullo stato dell'ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata, riferita all'anno 2023.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. XXXVIII, n. 2).

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

- Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione del dispositivo per la ripresa e la resilienza (COM(2024) 474 definitivo), alla 4a e alla 5a Commissione permanente;

- Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sulla valutazione delle garanzie scritte fornite dal Regno Unito alla Commissione a norma dell'articolo 8 del regolamento (UE) 2023/1182 del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme specifiche relative ai medicinali per uso umano destinati all'immissione sul mercato in Irlanda del Nord (COM(2024) 565 definitivo), alla 10a Commissione permanente e, per il parere, alla 3a e alla 4a Commissione permanente;

- Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Uso delle nuove tecnologie di informazione e di comunicazione per garantire una migliore trasparenza del mercato a norma dell'articolo 225, lettera d) quater, del regolamento (UE) n. 1308/2013 ("regolamento OCM") (COM(2024) 568 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;

- Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Relazione sul funzionamento del sistema delle risorse proprie basato sull'IVA (COM(2024) 569 definitivo), alla 6a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente.

Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di documenti. Deferimento

Il Commissario straordinario dell'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), con lettera in data 17 dicembre 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 17, comma 5-ter, del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, la relazione sull'attività svolta dall'Istituto stesso in materia di interventi finanziari a sostegno delle imprese agricole nell'anno 2023.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 9a Commissione permanente (Doc. XCII, n. 2).

Petizioni, annunzio

Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia.

La signora Paola Santospirito da Taranto chiede l'estensione dell'applicazione delle norme in favore delle vittime del dovere di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio 1999, n. 510, anche ai familiari del personale militare che ha subito esposizione all'amianto e ad altre sostanze nocive e che, per tale ragione, abbiano contratto malattie oncologiche (Petizione n. 1083, assegnata alla 3a Commissione permanente);

il signor Francesco Di Pasquale da Cancello ed Arnone (Caserta) chiede:

- Disposizioni in materia di sicurezza e rispetto del decoro urbano (Petizione n. 1084, assegnata alla 1a Commissione permanente);

- disposizioni stringenti in materia di utilizzo di materiale pirotecnico (Petizione n. 1085, assegnata alla 2a Commissione permanente);

- disposizioni volte a favorire la piantumazione di nuovi alberi e la creazione di oasi protette (Petizione n. 1086, assegnata alla 8a Commissione permanente);

- il monitoraggio della rete stradale nazionale e della relativa segnaletica (Petizione n. 1087, assegnata alla 8a Commissione permanente);

- disposizioni severe relativamente ai casi di guida in stato di ebbrezza (Petizione n. 1088, assegnata alla 8a Commissione permanente);

- l'applicazione del c.d. Daspo urbano anche nei casi di disturbo alla quiete pubblica e atti di vandalismo (Petizione n. 1089, assegnata alla 1a Commissione permanente);

- disposizioni volte a tutelare i cittadini dagli abusi della pubblica amministrazione (Petizione n. 1090, assegnata alla 1a Commissione permanente);

- disposizioni volte a prevedere l'elezione diretta del Presidente e dei Consiglieri provinciali (Petizione n. 1091, assegnata alla 1a Commissione permanente);

- misure severe di contrasto al fenomeno della corruzione nella pubblica amministrazione (Petizione n. 1092, assegnata alle Commissioni permanenti riunite 1a e 2a Commissione permanente);

- l'istituzione di un fondo di solidarietà a favore di tutti i cittadini che versano in condizione di indigenza (Petizione n. 1093, assegnata alla 10a Commissione permanente);

- disposizioni volte a garantire l'equità della tassazione (Petizione n. 1094, assegnata alla 6a Commissione permanente);

- disposizioni volte a prevedere l'obbligo di dichiarazione dei compensi percepiti dagli amministratori pubblici (Petizione n. 1095, assegnata alla 1a Commissione permanente);

- disposizioni a sostegno dell'istruzione pubblica (Petizione n. 1096, assegnata alla 7a Commissione permanente);

- disposizioni volte a prevedere un'adeguata presenza di forze dell'ordine in ciascun Comune (Petizione n. 1097, assegnata alla 1a Commissione permanente);

- disposizioni volte a prevedere per i cittadini in stato di necessità economica la possibilità di usufruire del ticket sanitario in relazione a qualsiasi tipologia di farmaco e prestazione sanitaria (Petizione n. 1098, assegnata alla 10a Commissione permanente);

- disposizioni volte alla salvaguardia e valorizzazione dei centri storici (Petizione n. 1099, assegnata alla 8a Commissione permanente);

- disposizioni volte a salvaguardare la privacy dei cittadini nei rapporti con la pubblica amministrazione (Petizione n. 1100, assegnata alla 1a Commissione permanente);

- nuove disposizioni in materia di concorsi pubblici (Petizione n. 1101, assegnata alla 1a Commissione permanente);

- nuove disposizioni in materia di appalti pubblici (Petizione n. 1102, assegnata alla 8a Commissione permanente);

- disposizioni volte a vietare la cessione di servizi essenziali dallo Stato a soggetti privati (Petizione n. 1103, assegnata alla 8a Commissione permanente);

il signor Marco Alteri da Albano Laziale (Roma) chiede una riforma della normativa in materia di servizi idrici integrati e, in particolare, disposizioni orientate alla tutela della risorsa idrica e all'adattamento al cambiamento climatico, cui destinare gli utili prodotti dai gestori del servizio idrico (Petizione n. 1104, assegnata alla 8a Commissione permanente);

il signor Guido Smanio da Ariano (Rovigo) chiede disposizioni volte a garantire una corretta configurazione fiscale del risparmio previdenziale e a prevedere la detassazione dello stesso, con particolare riguardo a quanto versato nei piani individuali pensionistici (PIP) (Petizione n. 1105, assegnata alla 6a Commissione permanente);

il signor Gianpaolo Penco da Trieste chiede che non sia consentito alle minoranze linguistiche esporre in territorio italiano bandiere di altri Stati sovrani (Petizione n. 1106, assegnata alla 1a Commissione permanente);

il signor Giuseppe Amato da San Martino Siccomario (Pavia) chiede disposizioni volte a prevedere il ripristino della segnaletica divelta entro quindici giorni dall'evento nonché interventi volti a garantire la visibilità in corrispondenza dei passaggi pedonali (Petizione n. 1107, assegnata alla 8a Commissione permanente);

il signor Domenico Vischi da Barletta chiede l'indizione di un referendum popolare consultivo, senza quorum, relativamente alla possibilità che in alcune province italiane possano sussistere due o più città capoluogo della stessa provincia (Petizione n. 1108, assegnata alla 1a Commissione permanente);

il signor Alberto Pratesi da Lecce chiede modifiche urgenti all'articolo 283 del codice penale nel senso di configurare esplicitamente l'attentato contro la Costituzione dello Stato anche nei casi in cui non sia impiegata violenza (Petizione n. 1109, assegnata alla 2a Commissione permanente);

la signora Valentina Zaia da Colli al Metauro (Pesaro e Urbino) e numerosi altri cittadini propongono una riforma organica della disciplina della separazione coniugale e in materia di affidamento dei figli (Petizione n. 1110, assegnata alla 2a Commissione permanente);

il signor Angelo Massaro da Imperia chiede la modifica dell'articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, (Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città) in materia di congedi per eventi e cause particolari nel senso di prevedere il congedo per lutto dell'animale domestico registrato (Petizione n. 1111, assegnata alla 10a Commissione permanente);

il signor Alessio Paiano da Cavallino (Lecce) chiede disposizioni volte a limitare la quantità di lavoro straordinario effettuabile annualmente dal lavoratore (Petizione n. 1112, assegnata alla 10a Commissione permanente);

il signor Salvatore Solla da San Giorgio Ionico (Taranto) chiede l'abolizione degli obblighi giuridici di imbarco per il personale militare di sesso femminile in stato di gravidanza e nel periodo successivo al parto (Petizione n. 1113, assegnata alla 3a Commissione permanente);

il signor Aniello Traino da Neirone (Genova) chiede:

- la modifica immediata dello spot tv istituzionale relativo all'evasione fiscale al fine di fornire informazioni precise e corrette del fenomeno (Petizione n. 1114, assegnata alla 1a Commissione permanente);

- disposizioni volte a implementare l'efficacia della Carta dedicata a Te a sostegno dei cittadini in condizione di difficoltà economica (Petizione n. 1115, assegnata alla 10a Commissione permanente);

il signor Federico Leonardo Savignano da Milano chiede l'abrogazione parziale degli articoli 380, 381 e 383 del codice di procedura penale al fine di garantire la sicurezza pubblica, la prontezza e l'efficienza delle forze dell'ordine e la possibilità per i cittadini di proteggere le loro comunità (Petizione n. 1116, assegnata alla 2a Commissione permanente);

i signori Paola Alberti e Massimo Noli da Firenze chiedono l'integrazione dell'articolo 593 del codice penale sull'omissione di soccorso con la fattispecie dell'omissione di denuncia dell'intento omicida altrui e la modifica dell'articolo 12 del codice deontologico degli psicologi al fine di prevedere l'obbligo di infrangere il segreto professionale nel caso venga ravvisato il pericolo di vita del proprio paziente o di altre persone (Petizione n. 1117, assegnata alla 2a Commissione permanente);

il signor Pierluigi Cappelli da Vasto (Chieti) chiede disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro per la polizia penitenziaria e, in particolare, la previsione di dotare gli agenti di strumenti di auto difesa adeguati quali, ad esempio, gli spray urticanti (Petizione n. 1118, assegnata alla 2a Commissione permanente);

il signor Massimo Torre da Genova chiede iniziative per l'individuazione e il recupero dei resti dell'aereo Macchi C. 200 abbattuto il 26 luglio 1941 e del suo pilota Sergente Maggiore Ruggero Gallina, nonché per l'accertamento delle circostanze in cui fu abbattuto (Petizione n. 1119, assegnata alla 3a Commissione permanente);

la signora Tania Ghiraldo da Venezia chiede disposizioni volte a prevedere l'integrazione del c.d. Codice rosso con l'obbligatorietà, a seguito della presentazione di denuncia per atti persecutori e altri vari, di intraprendere un percorso di psicoterapia avente lo scopo di portare il soggetto a prendere consapevolezza dei propri comportamenti (Petizione n. 1120, assegnata alla 2a Commissione permanente);

il signor Giovanni Di Salvo da Napoli chiede l'istituzione della figura del Media-conciliatore Comunale (Petizione n. 1121, assegnata alla 1a Commissione permanente);

il signor Renato Lelli da Sant'Ambrogio di Valpolicella (Verona) chiede disposizioni volte ad incentivare la produzione di auto ibride alimentare con biocarburanti (Petizione n. 1122, assegnata alla 9a Commissione permanente);

la signora Paola Costantino da Viganò Brianza (Lecco) chiede disposizioni volte a prevedere orari di apertura prolungati per gli uffici postali (Petizione n. 1123, assegnata alla 8a Commissione permanente);

il signor Remo Bibbiani da Rosignano Marittimo (Livorno) chiede modifiche all'articolo 337-ter del codice civile in materia di provvedimenti riguardo ai figli nel senso di abolire l'adeguamento automatico agli indici ISTAT dell'assegno di mantenimento (Petizione n. 1124, assegnata alla 2a Commissione permanente);

il signor Gianfranco Maffezzini da Sondrio chiede disposizioni stringenti volte a tutelare i cittadini da telefonate indesiderate, effettuate con sistemi automatizzati o da numeri non identificabili, in particolare attraverso l'utilizzo del Registro pubblico delle opposizioni (Petizione n. 1125, assegnata alla 9a Commissione permanente);

il signor Gianpaolo Penco da Trieste chiede:

- disposizioni volte a rendere obbligatorio l'utilizzo esclusivo della lingua italiana in tutti gli enti pubblici (Petizione n. 1126, assegnata alla 1a Commissione permanente);

- l'unificazione delle procedure di concorso per l'assunzione di docenti in territori con presenza di minoranze linguistiche, nonché la previsione di concorsi comunali per l'assunzione di traduttori (Petizione n. 1127, assegnata alla 1a Commissione permanente);

la signora Mariastella Giorlandino in qualità di Presidente dell'Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata (U.A.P.) e numerosissimi altri cittadini chiedono la sospensione dell'efficacia del decreto del Ministro della salute del 23 giugno 2023 recante "Definizione delle tariffe dell'assistenza specialistica ambulatoriale e protesica" (Petizione n. 1128, assegnata alla 10a Commissione permanente).

Interrogazioni

VERDUCCI, D'ELIA, CRISANTI, RANDO - Al Ministro dell'istruzione e del merito. - Premesso che:

con determinazione del direttore generale n. 3059 del 10 dicembre 2024 è stata bandita dal Ministero dell'istruzione e del merito la seconda procedura concorsuale per l'accesso ai ruoli del personale docente della scuola secondaria di primo e di secondo grado su posto comune e di sostegno; si tratta del "concorso PNRR 2" e riguarda 10.677 posti;

il concorso viene bandito mentre è ancora in corso e non si è conclusa la procedura concorsuale "PNRR 1", per l'accesso ai ruoli del personale docente della scuola secondaria di primo e di secondo grado su posto comune e di sostegno, bandita con determinazione del direttore generale n. 2575 del 6 dicembre 2023;

l'incompleta conclusione della prima procedura concorsuale comporta che vi sono attualmente candidati che sono risultati vincitori e non ancora immessi in ruolo, candidati che sono risultati idonei non vincitori, così come candidati che non hanno ancora ottenuto il risultato ovvero che non hanno ancora sostenuto la prova orale; come riportato dagli organi di stampa, ciò crea significativi disagi per gli aspiranti docenti (soprattutto in alcune regioni, tra cui Umbria e Marche), i quali si vedono costretti, per cautela e precauzione, ad iscriversi anche alla nuova procedura concorsuale sostenendone ogni relativo costo;

peraltro, mentre i vincitori non immessi in ruolo e gli idonei non vincitori possono vedersi attribuiti 12,5 punti per effetto della partecipazione a procedure concorsuali pregresse, coloro che sono ancora in attesa del risultato, ovvero addirittura di sostenere la prova orale, si vedono costretti a partecipare a una nuova procedura concorsuale, identica alla precedente e in identiche condizioni di partenza; tutto ciò è ulteriormente aggravato dal termine estremamente breve che è stato concesso per le iscrizioni alla seconda procedura concorsuale (dall'11 al 30 dicembre 2024);

come osservato anche dalle organizzazioni sindacali, in particolare dalla FLC della CGIL, questo caotico e irragionevole modo di procedere ha un impatto molto negativo sul buon andamento della pubblica amministrazione, generando confusione e soprattutto aggravando la condizione di incertezza e precarietà che affligge coloro che intendono accedere ai ruoli del sistema nazionale di istruzione, dedicando anni e risorse, anche economiche, alla preparazione di concorsi che, nel loro farraginoso avvicendarsi, non conducono ad esiti affidabili in termini di tempi e stabilità di collocazione lavorativa,

si chiede di sapere:

quale sia la valutazione del Ministro in indirizzo in relazione ai fatti esposti e quali iniziative intenda intraprendere per assicurare la completa conclusione, in tutto il territorio nazionale, della procedura concorsuale bandita con determinazione del direttore generale n. 2575 del 6 dicembre 2023;

quali misure intenda adottare per conciliare l'avvio della seconda procedura concorsuale con l'incompleta conclusione della prima, in particolare al fine di tutelare le posizioni dei vincitori non immessi in ruolo, degli idonei non vincitori e di coloro che sono ancora in attesa dei risultati o che addirittura ancora devono sostenere la prova orale.

(3-01565)

CASTELLONE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

il 28 novembre 2024 la "Geo Barents", nave di ricerca e soccorso di "Medici senza frontiere", è stata testimone nel Mediterraneo centrale dell'ennesimo grave episodio di traffico di esseri umani;

la Geo Barents era intervenuta per soccorrere un gommone in difficoltà, rispondendo ad un allarme lanciato via telefono satellitare;

il team di Medici senza frontiere è riuscito così a salvare 83 persone tra uomini e ragazzi. I sopravvissuti hanno riferito che, mentre la Geo Barents stava soccorrendo i migranti, 29 donne e bambini, appartenenti a nuclei familiari di questi ultimi, sono stati intercettati e sotto la minaccia delle armi sono stati trasferiti su un'altra imbarcazione veloce presente sul posto, che ha dichiarato di essere appartenente alla guardia costiera libica;

al fine di favorire il ricongiungimento familiare dei naufraghi, la Geo Barents ha contattato reiteratamente gli uffici centrali della guardia costiera libica, che hanno affermato di non essere in grado di identificare la barca che ha prelevato i minori e le donne;

considerato che:

dalle testimonianze e dai racconti dei naufraghi sono emerse violenze e soprusi ai loro danni, commessi da soggetti qualificatisi come agenti della guardia costiera libica;

a giudizio dell'interrogante le autorità libiche competenti per la ricerca e il salvataggio dei migranti hanno dimostrato, nella migliore delle ipotesi, di essere incapaci di far rispettare la legge e di garantire la salvaguardia della vita in mare e dei diritti umani; nella peggiore, di essere complici di efferate attività criminali;

nonostante episodi del genere, il costante finanziamento della guardia costiera libica, con fondi europei e principalmente attraverso il partenariato e l'implementazione italiana, resta inalterato,

si chiede di sapere:

se e in che modo si intenda supportare le istituzioni e le organizzazioni attive in Italia nella protezione e nella conservazione dei legami familiari, onde consentire loro di rintracciare i familiari dei naufraghi salvati dalla Geo Barents e riportati con la forza in Libia, facilitandone prontamente il ricongiungimento attraverso tutti i canali disponibili;

se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi nelle opportune sedi al fine di incrementare le garanzie relative all'erogazione del sostegno finanziario e materiale alla guardia costiera libica, così scongiurando il rischio che i finanziamenti possano concorrere ad arricchire milizie criminali, più che aumentare le capacità di ricerca e soccorso;

se si intenda avviare un'indagine rapida e trasparente sull'incidente descritto e sui possibili crimini commessi.

(3-01566)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

ZAMPA, CAMUSSO, D'ELIA, SENSI, VERDUCCI, FURLAN, VALENTE, LA MARCA, MANCA, FRANCESCHELLI, RANDO, ROJC, ZAMBITO, NICITA, VERINI, PARRINI, BAZOLI, IRTO, LOSACCO, FINA, DELRIO, MARTELLA, MALPEZZI, BASSO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

il rapporto del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti, organo del Consiglio d'Europa che svolge attività di monitoraggio circa il trattamento delle persone private della libertà, ha riportato all'attenzione casi reiterati di maltrattamenti fisici e somministrazione impropria di psicofarmaci all'interno dei centri per il rimpatrio distribuiti sul territorio italiano;

il documento, redatto sulla scorta di visite ispettive eseguite su 4 dei 9 centri operativi in Italia, i centri per il rimpatrio di Milano, Gradisca d'Isonzo (Gorizia), Potenza e Roma, tra il 2 e il 12 aprile 2024, traccia un quadro impietoso dei regimi detentivi ai quali sono sottoposti i migranti. Il Comitato afferma infatti di "aver riscontrato diversi casi di presunti maltrattamenti fisici e uso eccessivo della forza da parte di agenti di polizia";

desta inoltre particolare preoccupazione "la pratica diffusa della somministrazione di psicofarmaci non prescritti e diluiti in acqua, come documentato nel centro di Potenza". Tale condotta si configura come un espediente volto a indurre i detenuti in uno stato di torpore farmacologico e garantire una gestione più agevole dell'ordine pubblico all'interno dei centri;

secondo il Comitato, il ricorso improprio all'uso di psicofarmaci e l'alto tasso di eventi critici riscontrati all'interno dei centri sarebbero una conseguenza diretta delle "sproporzionate restrizioni di sicurezza, della mancanza di valutazioni del rischio individuale dei cittadini stranieri e del fatto che le persone detenute non abbiano nulla per occupare il loro tempo";

per la maggior parte i casi di maltrattamenti e di uso eccessivo della forza su cui il Comitato ha ricevuto denunce, corroborate da prove, si sono verificati durante "eventi critici" (tentativi di fuga, atti di vandalismo, proteste e disordini, nonché episodi di agitazione psicomotoria di singoli detenuti) che hanno richiesto l'intervento dei gruppi speciali interforze;

il Comitato evidenzia di "essere consapevole che il compito delle unità d'intervento è spesso difficile e pericoloso e che l'uso della forza contro i detenuti potrebbe essere necessario nello svolgimento di tale compito", ma ritiene che gli interventi nei centri debbano avvenire in presenza di un'autorità pienamente indipendente sia dalle forze di sicurezza interessate sia da chi gestisce le strutture, che abbia il compito di osservare e successivamente riferire sul modo in cui sono stati condotti gli interventi;

più in generale, evidenzia come la disposizione fisica e della progettazione dei centri per il rimpatrio, in particolare dell'ambiente carcerario, sia spaventosamente simile a quello osservato dallo stesso Comitato nelle unità di detenzione che ospitano i detenuti in regime speciale;

a riprova della natura fortemente coercitiva del regime detentivo, basti pensare che i cittadini stranieri vengono trasportati nei centri per il rimpatrio ammanettati, anche per svariate ore, in un veicolo della polizia senza la possibilità di mangiare, idratarsi o espletare le proprie funzioni primarie;

benché confermi quanto molte associazioni e parti politiche denunciano da tempo, la portata degli abusi e dei trattamenti disumani evidenziati dal rapporto lasciano sgomenti. I regimi detentivi ai quali sono sottoposti i cittadini stranieri, per il semplice fatto di essere migranti, ledono i principi alla base del diritto umanitario internazionale e coprono di vergogna il Paese;

pertanto, il rapporto esige una risposta immediata del Governo e un intervento del Garante delle persone private della libertà a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini stranieri trattenuti presso i centri per il rimpatrio,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo in merito al rapporto del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti del Consiglio d'Europa;

quali provvedimenti necessari e urgenti intenda adottare al fine di rispettare le indicazioni ivi contenute.

(3-01564)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

FLORIDIA Aurora - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

la recente pubblicazione dell'indagine sulla qualità della vita de "Il Sole-24 ore" ha evidenziato un significativo calo nella sicurezza a Verona, con la città che è scivolata dal 53° posto nel 2023 al 70° posto attuale nella classifica nazionale sui temi della sicurezza, mentre si attesta al 7° posto per qualità della vita complessiva;

la qualità della vita di una comunità è strettamente legata sia alla percezione sia alla realtà della sicurezza, che rappresenta un elemento fondamentale per il benessere dei cittadini, la vivibilità dei territori e il loro sviluppo sociale ed economico. La sicurezza, tuttavia, non si limita alla sola presenza di misure repressive, ma dipende anche dalla capacità di creare condizioni socio-economiche inclusive che promuovano la coesione sociale e prevengano fenomeni di criminalità. In tal senso, l'articolo 3 della Costituzione italiana sancisce che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge", affermando un principio che non solo garantisce il diritto alla sicurezza, ma impone anche alle istituzioni il dovere di assicurare pari opportunità e accesso ai diritti fondamentali per ogni individuo. Tali condizioni, volte a ridurre le disuguaglianze, sono essenziali per contrastare l'insicurezza e prevenire fenomeni di esclusione e marginalità sociale;

parallelamente, è emerso un ulteriore dato preoccupante: la non meglio specificata chiusura temporanea del commissariato di Polizia di Verona, una misura che sembra avere impatti diretti sull'efficienza e la presenza delle forze di polizia nel territorio;

la situazione di carenza di organico delle forze di polizia è nota al Ministro in indirizzo che in data 2 dicembre 2024 ha fatto visita a Verona partecipando al comitato di ordine pubblico e sicurezza in Prefettura alla presenza di rappresentanti sia delle forze di polizia che delle amministrazioni locali della provincia;

la sicurezza pubblica è influenzata in larga misura dall'azione del Governo e, in particolare, dalle politiche adottate dal Ministero dell'interno, che ha la responsabilità primaria di garantire l'ordine pubblico e contrastare i fenomeni di criminalità. Sebbene le politiche sociali e di inclusione siano essenziali per affrontare le cause profonde dell'insicurezza, la gestione della sicurezza dipende in buona parte dall'efficacia delle forze dell'ordine e dalle misure adottate a livello nazionale. A questo proposito, il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), assegna ai sindaci un ruolo di coordinamento per garantire l'ordine pubblico e la sicurezza nelle città, in collaborazione con le forze di polizia, come previsto dall'articolo 50. Tuttavia, è il Governo centrale, attraverso il Ministero, a detenere la responsabilità principale nel definire e attuare le strategie di sicurezza, come ribadito dal decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14 (legge sulla sicurezza urbana). Il ruolo del Ministero rimane dunque cruciale per invertire questa tendenza e garantire condizioni di sicurezza adeguate per tutti i cittadini;

considerato che:

la chiusura temporanea del commissariato di Verona solleva dubbi circa la capacità di risposta alle necessità di sicurezza del territorio, in un periodo in cui la percezione di insicurezza tra i cittadini è in aumento, come confermato dalle statistiche e dalle indagini sulla qualità della vita;

il commissariato rappresenta un punto di riferimento fondamentale per il controllo del territorio e per l'assistenza immediata alla cittadinanza, nonché un punto di raccordo tra le forze di polizia locali e nazionali;

il funzionamento regolare delle forze di polizia è cruciale per rispondere a situazioni di emergenza e prevenire fenomeni di criminalità che potrebbero compromettere ulteriormente la qualità della vita della città, anche a tutela della loro sicurezza,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle ragioni che hanno portato alla chiusura temporanea del commissariato di polizia di Verona, e se intenda fornire chiarimenti circa la durata prevista della misura e le cause che ne sono alla base;

quali misure urgenti intenda adottare per garantire il ripristino delle normali attività del commissariato, al fine di rafforzare la sicurezza cittadina e ridurre i timori di una crescente insicurezza, in linea con gli impegni di governo per migliorare la sicurezza nei territori;

a che punto sia la dislocazione prevista tra dicembre 2024 e gennaio 2025 delle 130 unità di personale tra le tre forze di Polizia annunciate dal Ministro in occasione della sua recente visita a Verona.

(4-01687)

POTENTI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

sulla base dei dati dell'ultimo censimento permanente della popolazione, rilevati con cadenza annuale, il Comune di Monfalcone (Gorizia) conta poco meno di 30.000 abitanti;

nel 2023 vi risultano residenti quasi 9.000 persone non italiane, di cui 4.700 provenienti dal Bangladesh;

una recente edizione del programma di Rete4 "Fuori dal coro", attraverso testimonianze raccolte sul luogo, ha fatto emergere una situazione preoccupante, raccontando che molti bengalesi residenti a Monfalcone ogni mese, da anni, sarebbero costretti a cedere metà del loro stipendio a personaggi collegati a imprenditori bengalesi che, secondo le vittime, sarebbero a loro volta collegati con la moschea;

in particolare è emerso il ruolo di un collaboratore del presidente onorario della moschea che ha una condanna a 3 anni e 4 mesi per caporalato;

un testimone ha denunciato, nel corso del servizio, che "molti di questi soldi finiscono alla moschea. Il grande capo della moschea, insieme a un gruppo di cinque o sei persone, quando sanno che hai preso lo stipendio prendono la loro parte",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se, per quanto di sua competenza, non ritenga opportuno farsi promotore di ogni utile iniziativa volta a verificare la veridicità di quanto denunciato nel servizio televisivo, in particolare in merito alla trasparenza dei finanziamenti della moschea di Monfalcone;

se non ritenga utile intervenire con gli appositi strumenti di iniziativa normativa per disciplinare la materia dei centri islamici, al fine di assicurare una trasparenza dei finanziamenti delle associazioni e dei centri culturali islamici che scongiuri situazioni illecite ed illegali come quelle riportate o, addirittura, situazioni altamente pericolose riconducibili all'estremismo islamico.

(4-01688)

PARRINI, FINA - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

l'articolo 43 del decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, ha istituito il fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime di crimini di guerra e contro l'umanità per la lesione di diritti inviolabili della persona, compiuti sul territorio italiano o comunque in danno di cittadini italiani dalle forze del Terzo Reich nel periodo tra il 1° settembre 1939 e l'8 maggio 1945; mediante tale fondo lo Stato italiano ha deciso di assumersi l'onere economico dei ristori residui conseguenti ai crimini di guerra commessi dalle forze del Terzo Reich;

al fondo hanno accesso coloro che abbiano ottenuto un titolo costituito da sentenza passata in giudicato sia a seguito di azioni risarcitorie già avviate alla data di entrata in vigore del decreto-legge sia a seguito di azioni avviate successivamente, entro il 31 dicembre 2023;

la disposizione prevede, al secondo periodo del comma 2, che, in relazione ai giudizi pendenti alla data di entrata in vigore del decreto e a quelli instaurati successivamente, resta ferma la facoltà di definizione delle pendenze mediante transazione, che costituisce titolo per l'accesso al fondo, la quale deve essere stipulata sentita l'Avvocatura dello Stato;

la dotazione del fondo è di 20.000.000 euro per l'anno 2023 e di 13.655.467 euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026;

considerato che:

risulta agli interroganti che, allo stato, non sembrerebbero essere state stipulate transazioni;

la definizione delle pendenze mediante transazione contribuirebbe in modo significativo ad accelerare i tempi di accesso al fondo;

come già segnalato, da ultimo con l'atto 4-01668, si registrano anche significativi ritardi nell'avvio delle procedure di liquidazione delle somme agli aventi diritto e non è noto quale sia, al momento, l'effettiva consistenza del fondo;

tali incertezze rendono necessario conoscere (ferma restando l'esigenza, già segnalata nell'atto richiamato, di porre in essere con urgenza ogni adempimento necessario ad assicurare l'effettiva idoneità del fondo a soddisfare, in termini di capienza, i legittimi interessi degli aventi diritto alla liquidazione) quale sia il valore complessivo delle domande di accesso al fondo presentate sino ad oggi e, di queste, quante siano state presentate sulla base di titoli formatisi prima dell'entrata in vigore del decreto-legge n. 36 del 2022,

si chiede di sapere:

se risponda al vero che non sono state firmate transazioni ai sensi dell'articolo 43, comma 2, ultimo periodo, del decreto-legge n. 36 del 2022; in caso di risposta affermativa, quale sia la ragione della mancata stipula delle transazioni;

quale sia il valore complessivo delle domande di accesso al fondo presentate sino alla data di risposta al presente atto di sindacato ispettivo;

quante siano le domande di accesso al fondo, presentate sulla base di titoli formatisi prima dell'entrata in vigore del decreto-legge n. 36 del 2022.

(4-01689)

DAMANTE, LOREFICE, NAVE, LICHERI Sabrina, FLORIDIA Barbara, BEVILACQUA - Al Ministro della salute. - Premesso che:

il 17 dicembre 2024, da articoli di stampa, emergono gravi violazioni dei diritti umani nella casa di riposo "Santa Chiara" a Caltanissetta, con segnalazioni di anziani immobilizzati a letto mediante l'uso di cinghie, fatti oggetto di derisione per problemi di incontinenza e sottoposti a trattamenti degradanti e umilianti;

i maltrattamenti sono stati scoperti grazie all'operato dei Carabinieri del nucleo operativo nisseno, che hanno documentato gli abusi tramite microcamere nascoste;

i Carabinieri hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare a carico di 9 persone accusate di reati commessi nei confronti di anziani ospiti della struttura socioassistenziale. Gli indagati sono accusati di maltrattamenti, sequestro di persona, abbandono di persone ed esercizio abusivo di pratiche sanitarie, come riportato dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta;

l'immobile è stato sequestrato e la gestione affidata a un amministratore giudiziario per garantire condizioni adeguate di assistenza;

considerando che:

la frequenza e la gravità di simili episodi in strutture destinate all'assistenza degli anziani sollevano preoccupazioni significative sulla sufficienza e l'efficacia dei controlli esistenti e delle misure di protezione attuate dallo Stato;

la dignità e la sicurezza degli anziani in strutture residenziali sono diritti fondamentali che lo Stato è obbligato a garantire e proteggere;

la prevenzione degli abusi e la garanzia di standard elevati di cura e rispetto nelle case di riposo sono di interesse pubblico e richiedono un'azione immediata e determinata,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza degli eventi descritti e quali iniziative urgenti intenda promuovere per prevenire simili violazioni nei confronti degli anziani nelle strutture residenziali sul territorio nazionale;

se siano previsti miglioramenti nei sistemi di sorveglianza e controllo per le case di riposo e quali azioni siano in programma per rafforzare la tutela legale e fisica degli anziani nelle strutture residenziali, assicurando il rispetto dei loro diritti fondamentali.

(4-01690)

GASPARRI - Ai Ministri dell'interno e dell'istruzione e del merito. - Premesso che:

il liceo "Virgilio" di Roma è stato, ancora una volta, luogo di imprese teppistiche e azioni vandaliche di studenti e occupanti che distruggono una struttura pubblica preziosa, qual è uno dei più importanti licei della capitale;

giova ricordare che anni fa fu addirittura avviata un'inchiesta per spaccio di droga che aveva condizionato negativamente la conduzione, l'attività e l'immagine di questo istituto;

i danni che ammontano a molte decine di migliaia di euro dovrebbero essere pagati dagli studenti e dai loro familiari;

l'interrogante ritiene doveroso garantire pieno sostegno alla preside, ai dirigenti regionali scolastici, al Ministero dell'istruzione e del merito, nelle azioni che vorranno intraprendere a tale proposito;

le occupazioni scolastiche se possono rappresentare, in alcune occasioni, il modo di esprimere il proprio pensiero, quando diventano occasione di distruzione delle scuole stesse sono l'espressione del peggiore teppismo e di un'indole criminale;

a giudizio dell'interrogante questi fenomeni vanno stroncati con l'applicazione severa del codice penale nei confronti degli studenti, anche se minorenni, e dei loro distratti genitori, che sono i veri responsabili di questo sconcio;

sono necessarie risposte decise da parte delle istituzioni, a livello territoriale e nazionale, nella direzione di percorsi di riabilitazione e rieducazione dei minori protagonisti di condotte deplorevoli ai danni di cose e persone;

i comportamenti devianti sono la spia di un disagio diffuso dovuto a difficoltà culturali, economiche e sociali e per tale motivo occorre intraprendere azioni forti volte a individuare i fattori di rischio per arginare il fenomeno,

si chiede di sapere:

se e attraverso quali iniziative i Ministri in indirizzo, ciascuno per i profili di propria competenza, intendano farsi carico dell'emergenza legata al fenomeno del vandalismo nelle scuole, per far sì che non siano i cittadini a doversi far carico di questi atti di volgare teppismo;

di quali elementi conoscitivi dispongano, ciascuno per la propria competenza, in relazione all'identificazione dei soggetti responsabili di tali gravissimi atti;

quali provvedimenti concreti, di carattere normativo, intendano assumere per evitare che certi inaccettabili comportamenti possano ripetersi e per impedire, definitivamente, lo svolgimento di simili situazioni, che nulla hanno a che vedere con le finalità educative e di apprendimento delle istituzioni scolastiche e con la libertà di manifestazione del pensiero.

(4-01691)

MENNUNI - Ai Ministri dell'ambiente e della sicurezza energetica e della salute. - Premesso che:

con decreto del Presidente della Repubblica 4 febbraio 2022, il sindaco di Roma è stato nominato commissario straordinario del Governo al fine di assicurare gli interventi funzionali alle celebrazioni del giubileo della chiesa cattolica per il 2025;

con ordinanza del commissario straordinario n. 2023/0000018, prot. RM/2023/0002723 del 29 settembre 2023 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 21 ottobre 2023, pag. 7), è stato autorizzato il progetto di realizzazione impianto di trattamento integrato anaerobico ed aerobico della frazione organica da raccolta differenziata per la produzione di biometano liquido per autotrazione e ammendante compostato misto di Casal Selce, nel municipio XIII di Roma, in via di Casal Selce;

considerato che:

nel suolo di Malagrotta, secondo le indagini della Procura di Roma, è localizzata una concentrazione di sostanze tossiche e proprio a fianco, a Ponte Malnome, è attiva un'area che riceve circa il triplo delle tonnellate di spazzatura indifferenziata al giorno, rispetto alla capienza giornaliera; nel 2014, l'esondazione del rio Galeria ha disperso nei terreni adiacenti idrocarburi e rifiuti ospedalieri. L'inquinamento dell'area, secondo lo studio del Dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario regionale del Lazio ed il rapporto ERAS Lazio 23, indurrebbe un aumento del rischio di insorgenza di cancro ai polmoni sino al 34 per cento per tutta la popolazione residente in un raggio di 5 chilometri, con una maggiore incidenza nei bambini;

la pericolosità del disastro ambientale generato a Malagrotta, in 40 anni di attività della discarica più grande d'Europa che ha occupato oltre 240 ettari di territorio, ha correttamente indotto il Governo a stanziare 250 milioni di euro per la messa in sicurezza;

l'area di 12 ettari che verrebbe occupata dal biodigestore di Casal Selce si troverebbe, inoltre, a circa un chilometro dal confine di un'area tipo 1 (a maggiore protezione) della riserva naturale statale del litorale romano e a meno di 3 chilometri dall'area Macchiagrande di Ponte Galeria, all'interno della quale si trova anche l'oasi LIPU di Castel di Guido, facente parte della rete "Natura 2000" e classificata come zona speciale di conservazione ai sensi della direttiva 92/43/CEE "Habitat" dal decreto 2 agosto 2017 del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;

i biodigestori potrebbero generare gas infiammabili e utilizzano elevate temperature nel processo produttivo e impianti potenzialmente ad "elevato rischio di incidenti rilevanti", e quindi soggetti alle disposizioni della direttiva 2012/18/UE ("Seveso III", di cui al decreto legislativo n. 105 del 2015), ma ne è stata disposta la realizzazione a soli 200 metri dalle prime case e da una RSA e da complessi residenziali, scuole ed un centro ricreativo e riabilitativo per i bambini e ragazzi affetti da disturbo dello spettro autistico,

si chiede di sapere quali misure i Ministri in indirizzo, per quanto di propria competenza, intendano porre in essere per disporre una moratoria per la costruzione degli impianti nell'area di Casal Selce, tra cui il biodigestore, vista la presenza di un sito altamente inquinato a causa del funzionamento pluridecennale della discarica più grande d'Europa a Malagrotta, ad alto impatto su un territorio già fortemente compromesso, all'irrinunciabile scopo di salvaguardare la salute umana, l'ambiente ed il contesto agricolo e naturalistico che caratterizzano Casal Selce, in osservanza delle normative nazionali ed europee ed in applicazione del principio di giustizia ambientale.

(4-01692)

MENIA - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

la problematica dei tempi di attesa per il rilascio o il rinnovo del passaporto ha determinato, nel passato, l'annullamento di 167.000 viaggi internazionali per un valore di 300 milioni di euro;

le Questure, pur essendo impegnate anche su altri versanti, continuano a dimostrare uno straordinario impegno per migliorare la situazione, con risultati positivi derivanti da un rafforzamento del personale dedicato, dall'applicazione di interventi organizzativi e di gestione delle modalità di prenotazione; nel corso del 2024 ha avuto successo per l'accelerazione nell'evasione delle richieste con carattere di urgenza l'istituzione di un'"agenda prioritaria"; il nuovo e rinnovato impegno ha permesso, malgrado l'eccezionale incremento esponenziale e immediato delle richieste, il rilascio nel 2023 di 2.750.000 passaporti;

si stima che nel 2024 si arriverà a circa 3.4 milioni di passaporti stampati, il 25 per cento in più dell'anno precedente e quasi il doppio rispetto ai 1.777 milioni del 2019; la tendenza di crescita non parrebbe essere soggetta a diminuzione anche per quanto riguarda il numero dei passaporti rilasciati in tutto il mondo dalle nostre rappresentanze consolari ai cittadini italiani iscritti all'AIRE;

gli iscritti all'AIRE lamentano che la richiesta di prenotazione di un appuntamento per il rinnovo del passaporto presso gli uffici consolari competenti per territorio richieda giorni di attesa e continui tentativi, sia che si cerchi di interloquire con qualcuno per telefono sia attraverso il portale on line, la cui introduzione ha peraltro contribuito in modo significativo a diminuire i precedenti tempi di attesa; la prenotazione avviene attraverso la sezione "prenotami" del portale degli uffici consolari, la cui gestione è in capo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, non ai consolati ai quali qualunque intervento parrebbe precluso;

per la prenotazione on line non è stata risolta la criticità determinata dalle agenzie specializzate nell'inoltro al consolato delle richieste per il rilascio e il rinnovo del passaporto o del riconoscimento della cittadinanza; dotate di specifici software le agenzie sono in grado, in pochi secondi, di prenotare per i loro clienti tutti gli appuntamenti resi disponibili dal Ministero, impendendo al singolo utente di prenotare in autonomia; leggendo quanto riportano numerosi articoli di giornali sulla situazione, i sentimenti che prevalgono tra i connazionali iscritti all'AIRE che non vorrebbero avvalersi di agenzie sono di rabbia per gli estenuanti tentativi di prenotazione attraverso il sito del consolato, di incomprensione per ciò che viene recepito come un mancato intervento del Ministero sulla criticità, di disperazione nel caso in cui il rilascio o il rinnovo del documento sia assolutamente necessario nel breve periodo;

la situazione indebolisce e danneggia la credibilità delle rappresentanze consolari italiane e di coloro che le rappresentano e che vi prestano servizio; danneggia anche quanto sino ad ora compiuto dal Governo per dare soluzione alla problematica delle liste di attesa e migliorare la tempistica necessaria al rilascio dei documenti,

si chiede di sapere quali iniziative di carattere tecnico e di sicurezza siano state previste e attuate per contenere il fenomeno delle prenotazioni on line operate dalle società specializzate i cui software sono in grado in pochi secondi di inserire i loro clienti per le richieste relative al rilascio o al rinnovo di documenti da parte delle rappresentanze consolari italiane.

(4-01693)

CANTALAMESSA - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:

il progetto di riqualificazione del sito di Bagnoli (Napoli) è stato approvato nel 2023;

a partire da novembre 2023, il commissario straordinario per la bonifica ambientale e rigenerazione urbana dell'area SIN Bagnoli-Coroglio ha promosso l'attivazione di un tavolo tecnico per superare l'annoso contenzioso esistente, e favorire una soluzione negoziale complessiva delle controversie;

l'accordo firmato consente al soggetto attuatore Invitalia di riconoscere l'esproprio di alcune proprietà delle aree ex Cementir e che faranno parte del grande parco urbano di Bagnoli;

l'area ex Cementir copre circa 70.000 metri quadrati tra via Coroglio e via Pasquale Leonardi Cattolica, e riveste un ruolo strategico all'interno del programma di risanamento ambientale e rigenerazione urbana, ridefinito con la variante dello stralcio urbanistico approvata dal commissario straordinario nel maggio 2023;

sono 129 le famiglie interessate che vivono nella zona del borgo Coroglio e l'area limitrofa; di queste, 51 vivono a borgo Coroglio, dove sono presenti 91 unità abitative e 23 non abitative, per un totale di 114 unità, e 78 nell'area limitrofa, dove ci sono 39 unità abitative e 22 non abitative, per un totale di 61 unità;

considerato che:

l'11 novembre 2024, è stata aperta dal commissario straordinario la conferenza dei servizi per l'approvazione dei progetti di fattibilità tecnico-economica per il programma di risanamento ambientale e rigenerazione urbana; tra i documenti approvati e pubblicati, è riportato l'elenco degli immobili che, nell'ambito del progetto di riqualificazione, dovranno essere espropriati per demolizione e successiva ricostruzione, e le cifre delle relative indennità provvisorie;

dai dati pubblicali, è emerso che in molti casi la cifra di esproprio offerta per le abitazioni, anche per quelle senza abusi, è molto inferiore al prezzo di mercato, con un conseguente danno economico notevole per molti cittadini coinvolti, al quale si deve aggiungere il peso emotivo di vedere le proprie abitazioni buttate giù;

è evidente che, al temine dei lavori di ricostruzione e riqualificazione, gli immobili acquisteranno un valore di mercato notevolmente più elevato, rendendo quasi impossibile o comunque penalizzante per i proprietari tornare in possesso delle proprie abitazioni;

inoltre, nel caso in cui la domanda di reinsediamento dovesse essere superiore agli alloggi disponibili, è previsto addirittura il sorteggio;

a titolo di esempio, per l'espropriazione di alcune abitazioni panoramiche, con balconi e vista su Nisida, spiaggia e Posillipo, e senza abusi, è stata offerta una cifra pari a 50.000 euro (equivalente a meno di 1.000 euro al metro quadrato), corrispondente ad un terzo del prezzo di acquisto, notevolmente inferiore al valore di mercato medio, che nella zona di Bagnoli supera i 150.000 euro per 60-70 metri quadrati,

si chiede di sapere quali iniziative di competenza si intenda assumere al fine di tutelare le famiglie proprietarie di immobili nelle zone interessate da misure di esproprio, anche prevedendo la definizione di un adeguato piano di analisi della valutazione degli immobili, e fornire loro le necessarie rassicurazioni in merito all'opportunità di rientrare in possesso delle abitazioni.

(4-01694)