Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 248 del 03/12/2024

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------

248a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MARTEDÌ 3 DICEMBRE 2024

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Presidenza del vice presidente CASTELLONE,

indi del presidente LA RUSSA

e del vice presidente RONZULLI

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Civici d'Italia-UDC-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare: Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CASTELLONE

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,39).

Si dia lettura del processo verbale.

MURELLI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 28 novembre.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Parlamento in seduta comune, convocazione

PRESIDENTE. Comunico che il Parlamento in seduta comune è convocato giovedì 5 dicembre 2024, alle ore 14, con all'ordine del giorno la votazione per l'elezione di quattro giudici della Corte costituzionale.

Voteranno per primi gli onorevoli senatori.

Governo, composizione

PRESIDENTE. Comunico che in data 2 dicembre 2024 il Presidente del Consiglio dei ministri ha inviato la seguente lettera:

«Onorevole Presidente,

La informo che il Presidente della Repubblica, con proprio decreto in data 30 novembre 2024, adottato su mia proposta, ha accettato le dimissioni rassegnate dall'on. Raffaele Fitto dalla carica di Ministro senza portafoglio.

F.to Giorgia Meloni».

Comunico, inoltre, che sempre in data 2 dicembre 2024 il Presidente del Consiglio dei ministri ha inviato la seguente lettera:

«Onorevole Presidente,

La informo che il Presidente della Repubblica, su mia proposta, con decreto in data 2 dicembre 2024, ha nominato Ministro senza portafoglio l'on. Tommaso Foti.

F.to Giorgia Meloni».

Auguri di buon lavoro al nuovo Ministro. (Applausi).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

PRESIDENTE. Comunico che in data 29 novembre 2024 è stato presentato il seguente disegno di legge:

dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro della giustizia

«Conversione in legge del decreto-legge 29 novembre 2024, n. 178, recante misure urgenti in materia di giustizia» (1315).

Per un'informativa urgente sulla situazione dell'azienda Stellantis

BORGHI Enrico (IV-C-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BORGHI Enrico (IV-C-RE). Signora Presidente, signori del Governo e onorevoli colleghi, ho chiesto di poter intervenire, ai sensi dell'articolo 92 del nostro Regolamento, per chiedere l'immediata calendarizzazione di un intervento del Governo in Aula per riferire in ordine agli sviluppi della vicenda Stellantis che, come credo sia noto a tutti, ha conosciuto, nelle scorse ore, una situazione di forte tensione aziendale interna, con le dimissioni del capo aziendale e con una serie di procedure straordinarie che riguardano questa importante azienda, che ha una presenza industriale sull'intero territorio nazionale.

Come i colleghi sanno, Stellantis è la struttura industriale che ha assorbito lo storico marchio della FIAT, che è stato il pilastro dell'industria italiana del Novecento. Il tema dell'automotive, dal punto di vista produttivo, industriale e finanziario, va decisamente oltre il comparto in senso stretto, abbracciando una serie di casistiche dal punto di vista produttivo molto più ampie rispetto alla questione in sé, con un ruolo cruciale sul prodotto interno lordo, sull'occupazione, sull'innovazione del Paese e sulla sua capacità di essere presente nel quadro dei teatri mondiali. Peraltro, l'automotive oggi è il cuore di tre rivoluzioni che stiamo vivendo: la rivoluzione ambientale e climatica, che porta alla discussione sul motore elettrico, la rivoluzione digitale e tecnologica e la rivoluzione geopolitica, che vede affermarsi nuovi attori globali nel mercato.

Crediamo quindi, signora Presidente, che di fronte a tutto quello che sta accadendo si rendano evidenti tre necessità. La prima è che il Governo riferisca subito e ai suoi massimi livelli, perché bisogna capire quali sono le misure, quali sono le politiche industriali, qual è la strategia e come si intende rispondere a questa situazione che rischia di avvitarsi con ripercussioni particolarmente negative all'interno del nostro Paese.

La seconda è che l'azienda chiarisca immediatamente, perché ha una responsabilità sociale davanti al Paese, oltre che davanti ai mercati e ai propri azionisti e perché non può innescarsi una logica sulla base della quale i lavoratori vengono messi in cassa integrazione, ai manager si conferiscono le stock option e agli azionisti si assicurano i dividendi.

La terza, però, riguarda tutti noi, riguarda la politica, perché su questo tema dobbiamo evitare la demagogia, che è fin troppo facile e dobbiamo concentrarci sulla soluzione del problema. A urlare contro sono capaci tutti, ma poi i problemi rimangono sul tavolo e quindi abbiamo bisogno di creare condizioni favorevoli, in un contesto europeo molto complesso: leggiamo che cosa sta accadendo in Germania, con il marchio Volkswagen, che ha annunciato 15.000 esuberi; leggiamo di strategie industriali che riguardano Renault; leggiamo del rischio del blocco delle importazioni negli stati Uniti d'America sia per motivi legati alla sicurezza, sia per motivi legati al protezionismo nei confronti delle auto elettriche cinesi, con il pericolo che tutto questo si scarichi sul mercato interno europeo.

Insomma, signora Presidente, credo, in conclusione, che ci siano sufficienti argomenti affinché il Governo riferisca prontamente anche perché il fatto che il primo Ministro venga a saperlo da una telefonata del presidente dell'azienda, senza informazioni preventive sul tema, ci pare un problema. (Applausi).

MISIANI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MISIANI (PD-IDP). Signor Presidente, le dimissioni dell'amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, come ha ricordato il collega che mi ha preceduto, evidenziano drammaticamente il fallimento del piano industriale presentato da Tavares nel marzo 2022 e difeso, da ultimo, di fronte alle Commissioni congiunte industria del Senato, e attività produttive della Camera, nonostante le proteste e le critiche avanzate da tutti i Gruppi politici di maggioranza e di opposizione.

Queste dimissioni evidenziano altresì la crisi gravissima attraversata dal settore automotive in Italia e in Europa. Non a caso, il 18 ottobre le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici hanno proclamato unitariamente uno sciopero per denunciare questa crisi e l'assenza di risposte da parte della società e da parte del Governo.

Presidente, il settore automotive è essenziale per il nostro sistema produttivo e l'economia del nostro Paese ed è attraversato da cambiamenti profondi. Pensiamo certamente alla transizione ambientale: non si fa la decarbonizzazione, se non si interviene anche sulla mobilità, che è responsabile del 25 per cento delle emissioni di CO2. Pensiamo anche ai cambiamenti tecnologici: l'elettrificazione è molto avanti in alcuni Paesi, come pure la guida autonoma e sono in corso enormi investimenti da parte dei principali attori dell'automotive a livello mondiale. Questo settore in Italia, oggi, è segnato dal crollo della produzione di Stellantis di oltre il 30 per cento nel 2024. Siamo lontani anni luce dall'obiettivo di un milione di veicoli che era stato proclamato dal ministro Urso come credibile (chiuderemo molto al di sotto della metà).

Il settore automotive del nostro Paese sta soffrendo anche la recessione tedesca e la crisi dell'industria automobilistica principale del continente, settore con cui le imprese, in particolare quelle del Nord Italia, sono fortemente interconnesse.

Presidente, noi torniamo a ribadire in questa sede la richiesta che il presidente di Stellantis, John Elkann, che ha assunto un ruolo esecutivo dopo le dimissioni di Tavares, venga in questa sede per dire al Parlamento della Repubblica italiana quali sono le intenzioni del nuovo gruppo dirigente. (Applausi). La sua venuta qui non è più procrastinabile. Non possiamo aspettare la metà del 2025, quando, a detta dei vertici della società, verrà individuato il nuovo amministratore delegato.

Chiediamo però che anche il Governo venga di fronte al Parlamento e si assuma fino in fondo le proprie responsabilità. Nella legge di bilancio il Governo Meloni ha compiuto la scelta gravissima di tagliare dell'80 per cento il fondo automotive ereditato dal Governo Draghi, che scende da 5,8 a 1,2 miliardi: tali risorse erano destinate a sostenere la trasformazione e l'occupazione di un settore decisivo dell'industria italiana. Quel taglio è una decisione assurda, ancora più controproducente alla luce di quanto sta accadendo.

Il Governo si assuma le responsabilità, torni indietro su questa decisione insensata e si presenti al tavolo convocato il 17 dicembre con fatti concreti, a partire dal ripristino delle risorse e degli strumenti di politica industriale che sono indispensabili per affrontare questa crisi non a mani nude, ma con quello che chiedono le parti sociali del nostro Paese per aiutare un settore decisivo per la nostra economia. (Applausi).

MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, quello che è avvenuto, cioè la liquidazione di Tavares, è un pugno in faccia ai lavoratori e alle lavoratrici di questo Paese: la liquidazione di un manager che ha portato al fallimento l'azienda. Siamo di fronte al piano che aveva presentato due anni fa, che è quello sostanzialmente di smantellare la produzione nel nostro Paese. Ora siamo di fronte a un buco nero e nessuno di noi sa come evolverà la situazione. Mi associo alla richiesta di audizione dell'attuale proprietà di Stellantis in Parlamento, perché è necessario che il Paese sappia qual è la situazione.

Il sistema FIAT è il sistema Paese: si tratta di un'azienda che ha 100.000 lavoratori dipendenti e poi c'è tutto l'indotto. Tutto il Paese viene coinvolto e quindi è necessario che questo Parlamento faccia una discussione di merito su qual è la politica industriale di questa grande impresa e su come uscire da questa crisi. Dobbiamo dare delle risposte, perché ci sono migliaia e migliaia di famiglie, milioni di persone che vivono grazie alla produzione di questa azienda. Non possiamo sottrarci, sperando che un giorno tutto si risolva, e chiedere solo gli ammortizzatori sociali. È necessario discutere di politica industriale, che non c'è nella proposta che si sta portando avanti.

Insieme a questa ci sono anche altre crisi. Avevo già chiesto alla Presidenza di far sì che il ministro Urso venisse in Parlamento a spiegare qual è la situazione della Beko. Al momento non so se lo farà e, se lo farà, vorrei sapere quando. Il problema della politica industriale, riferito in particolare a Stellantis, è fondamentale, sia per quei lavoratori che per l'insieme del Paese. Mi associo e sostengo con forza la necessità che il Governo venga in Aula a discutere e che il presidente di Stellantis si renda disponibile a un confronto con il Parlamento italiano, perché deve rispondere soprattutto ai cittadini italiani. (Applausi).

DE CARLO (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CARLO (FdI). Signor Presidente, intervengo per aggiornare su quanto fatto non solo in Commissione, ma anche immediatamente dopo l'annuncio delle dimissioni del CEO Tavares rispetto alla questione Stellantis. Io e il presidente Gusmeroli abbiamo richiesto nuovamente al presidente Elkann di venire a riferire in Commissione sulla situazione attuale dell'azienda, anche alla luce del fatto che l'audizione di Tavares non ci aveva certo soddisfatto e credo che non avesse soddisfatto nessuna forza politica. Sin da subito tutti abbiamo manifestato l'intenzione di interloquire direttamente con la proprietà, per cercare di capire se esisteva un piano industriale e se quel piano industriale prevedeva la continuazione della produzione in Italia, visto che i dati già drammaticamente palesavano una situazione assolutamente differente da quella che Tavares aveva prefigurato nel caso in cui il Governo si fosse impegnato con una iniezione di incentivi di circa 950 milioni di euro (cosa che il Governo ha fatto) e anche soprattutto con la revisione dell'euro 7 in Europa.

Tavares allora disse al ministro Urso che, a fronte di queste due operazioni, avrebbe garantito la permanenza della produzione dei veicoli in Italia, che avrebbe raggiunto e mantenuto il milione di unità. Ciò nel 2024 è assolutamente impossibile, perché probabilmente non si raggiungeranno nemmeno i 400.000 veicoli prodotti, e manifesta l'incapacità dell'azienda di leggere la situazione attuale, travolta da una serie di operazioni che Tavares ha fatto nel breve per capitalizzare velocemente anche un interesse squisitamente personale.

Ricordo a tutti che i dati disponibili raccontano di un CEO di Toyota che riceve un compenso di 10 milioni di euro, di quello di Volkswagen che ne riceve 9 e di un Tavares che l'anno scorso, senza la buona uscita di 100 milioni, ha portato a casa 36 milioni. Ciò a fronte di un peggioramento della situazione di Stellantis, prima nel mercato americano, che conta per il 46 per cento del mercato totale di Stellantis stessa, a causa di scelte strategiche totalmente sbagliate da parte dell'amministratore delegato e che in Italia ha avuto un riflesso assolutamente negativo. Infatti, già nella fase di fusione che ha visto nascere Stellantis, noi chiedevamo il golden power da parte del Governo, ma anche la partecipazione societaria, cosa che la Francia ha fatto e che oggi la porta ad avere quasi il 9,99 per cento delle azioni, tutelandola anche sotto il profilo squisitamente delle scelte. Tant'è vero che anche sotto il profilo della ricerca, ad esempio, fondamentale e strategica in un mondo e in un mercato che cambiano, oggi i brevetti depositati in Francia sono almeno cinque volte superiori a quelli presentati in Italia. Ciò a dimostrazione di una capacità da parte della Francia di leggere la situazione già allora, cosa che non è accaduta qui, mentre i toni trionfalistici dei Governi di allora avevano visto la nascita di Stellantis come la panacea di tutti i mali.

Noi già allora segnalammo il grande problema e già allora facemmo presente che, senza un preciso e puntuale controllo da parte del Governo italiano, sarebbe stato difficile mantenerla, anche alla luce dell'ideologia assurda che, per non rimanere sulle fonti fossili, porta tra le braccia di chi oggi ha sviluppato una tecnologia molto prima di noi, e cioè la Cina, facendo di fatto passare da una dipendenza ad un'altra.

Oggi l'indipendenza dell'azienda automobilistica italiana è pari a zero, quindi il Governo fa bene ad aspettare il piano industriale di Stellantis e a capire quali sono le iniziative che intende mettere in campo. Ricordo a tutti che durante l'audizione, su richiesta mia e del senatore Calenda, chiedemmo di vedere il piano industriale e i dati concreti. Tavares ci rispose in inglese che i documenti erano highly confidential e che li avrebbe mostrati solo al tavolo con il Governo, tenutosi poi il 14 novembre.

Ebbene, noi abbiamo profonda fiducia nel tavolo del 17 dicembre, ma vogliamo ribadire la necessità che Elkann venga in Commissione, sia audito dalle forze politiche e dimostri l'attaccamento che qualche forza politica crede che lui abbia nei confronti dell'Italia, ma che mai ha dimostrato, per farci vedere un piano industriale serio, in base al quale un Governo serio faccia una seria politica non solo industriale, ma anche di tutela dei lavoratori. (Applausi).

CANTALAMESSA (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANTALAMESSA (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, questo è il classico caso dei nodi che vengono al pettine, perché c'è il combinato disposto di tre problemi. Il primo è quello delle folli politiche green europee (Applausi), che non possiamo non considerare. Nel 2008 - questo è un dato che dobbiamo ricordare - l'Europa produceva il 32 per cento dei veicoli e la Cina il 4 per cento. Dopo sedici anni, la Cina produce il 32 per cento dei veicoli e l'Europa è scesa al 17 per cento. Ci sono gruppi tedeschi e svedesi che hanno annunciato la chiusura di stabilimenti, mettendo per strada decine di migliaia di dipendenti in Europa. Su questo scenario, che ha responsabilità politiche ben chiare e che non dobbiamo dimenticare, si innesta poi la vicenda Stellantis, il cui amministratore, che abbiamo audito qualche settimana fa, ha tenuto un atteggiamento di prosopopea e di arroganza nei confronti di tutto il popolo italiano che non ha precedenti. (Applausi).

Nell'audizione congiunta davanti alla Commissione industria del Senato e alla Commissione attività produttive della Camera dei deputati abbiamo chiesto impegni su un marchio quale Maserati, che grida vendetta per com'è stato trattato da questo gruppo, e chiarimenti sia sul fatto che sono stati distribuiti 5 miliardi di utili, quando in Italia ci sono 2.000 persone in cassa integrazione, pagate dai contribuenti italiani, sia in merito ai brevetti, che sono stati spostati in Francia, sia in merito al piano industriale: nulla di nulla ci è stato risposto, con un atteggiamento di un'intolleranza insopportabile.

Aggiungo, come ricordava il presidente De Carlo, che il nostro presidente Gusmeroli ha chiesto più volte l'audizione del presidente Elkann, che adesso diventa indispensabile per capire qual è il piano industriale di questo gruppo, che ha tratto vantaggi dalla storia automobilistica italiana e non permetteremo che ne rappresenti la fine. (Applausi).

PATUANELLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, credo che ci sia una grande unitarietà di postura rispetto al tema Stellantis in quest'Aula e ciò non può che essere visto positivamente. Allo stesso modo, consideriamo positiva la richiesta che il Presidente della Commissione attività produttive della Camera e il presidente della Commissione industria del Senato, senatore De Carlo, hanno avanzato immediatamente al presidente e attualmente amministratore delegato ad interim John Elkann di venire in Commissione a spiegare un po' di cose, e saremo tutti molto contenti di poter fare domande.

Aggiungo però un elemento, Presidente, su cui certamente non saremo d'accordo, perché c'è un fantasma che aleggia su questa discussione e che ogni tanto si palesa sullo scalone di via Veneto al Ministero delle imprese e del Made in Italy per inaugurare qualche mostra, ma che ha depredato totalmente il fondo automotive di 8,7 miliardi (è un dato diverso da quello che indicava il senatore Misiani) con il decreto n. 17 del 2022, che ha consentito una politica industriale di taglio totale di ogni tipo di incentivo alle imprese italiane. È il fantasma del ministro Urso (Applausi), che deve venire in quest'Aula a dirci sia qual è il suo piano industriale per l'automotive, sia - di grazia - anche qual è il piano industriale per il Paese, perché non ce n'è traccia. (Applausi).

GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, ancora una volta le sorti di un gruppo industriale fondamentale nella storia italiana si incrociano con preoccupazioni occupazionali e in prospettive di carattere più generale.

Anche il Gruppo Forza Italia ha giudicato sprezzanti e inaccettabili alcuni atteggiamenti nei confronti del Parlamento e delle istituzioni da parte del gruppo Stellantis, ma al di là delle discussioni che in queste ore richiamano l'attenzione, ho condiviso le parole del segretario della CISL Sbarra, che sta dimostrando grande saggezza e concretezza, in linea con le tradizioni del sindacato che guida, nel dire che questo amministratore non ci mancherà. Non abbiamo visto risultati fantasmagorici e siamo come tutti esterrefatti di fronte ai compensi finali di cui si favoleggia, che saranno pure frutto di accordi contrattuali, tuttavia bisogna anche valutare i risultati. Certi manager vengono superpremiati quando i risultati sono importanti e forse alcune stagioni lo sono state. Avrà meritato anche risultati brillanti, come Marchionne a suo tempo ebbe meriti importanti nel dare un indirizzo a un gruppo industriale fondamentale nella storia italiana che usciva anche allora da anni difficili. Adesso francamente, se si dovesse fare una valutazione costi-benefici, probabilmente Tavares dovrebbe lasciare lui qualche soldo nelle casse del gruppo Stellantis e non prendere questo esborso.

L'occasione per il nostro Gruppo in questa discussione, oltre a chiedere tutti i confronti in Parlamento con il Governo e con lo stesso gruppo Stellantis, è però quella di fare nostro l'impegno che il Partito Popolare Europeo ha animato: bisogna rivedere le date europee di passaggio all'auto elettrica; bisogna smetterla con la demagogia iper-ambientalista. (Applausi). Noi abbiamo un'agenda europea che, soprattutto per le pressioni di Timmermans e dei Gruppi socialisti, ha scandito traguardi impossibili: l'auto elettrica nel 2035, la casa green a spese degli italiani (invece il superbonus, casomai, premiava i furbi). C'è tutta un'agenda europea da ridefinire.

Siamo lieti che la vicenda inevitabilmente complessa della Commissione europea abbia avuto epilogo. La Commissione europea ha inevitabilmente una formazione eterogenea, perché si tratta di 27 Paesi con Governi diversi: tutti devono stare nella Commissione e non possiamo aspettarci che tutti i Governi europei siano moderati o progressisti, liberali o socialisti. Quindi, la costruzione della Commissione europea è stata inevitabilmente complicata. L'Italia ha peraltro conseguito un ruolo autorevole che prima non aveva, con un Vice Presidente con deleghe esecutive.

Ora, fermo restando l'obiettivo di un mondo meno inquinato e con industrie, automobili e palazzi meno inquinanti, occorre che non ci siano quelle date stringenti sulle case e sulle auto green, anche perché - lo voglio ricordare - le automobili di tutta Europa producono l'1 per cento del CO2 emesso nel mondo. L'Europa emette il 7-8 per cento del CO2 emesso nel mondo. Pertanto, non dobbiamo avere un complesso di colpa. Ci sono piattaforme continentali che inquinano in maniera mostruosa.

In questo momento sulla crisi dell'industria automobilistica, al di là dei giudizi, che pure daremo, sulle specifiche scelte di Stellantis e su Tavares, Elkann e tutti quanti, c'è un dato europeo. Noi facciamo nostro l'indirizzo, cui abbiamo contribuito, del Partito Popolare Europeo, di cui Forza Italia è realtà caratterizzante e decisiva, affinché si riveda l'agenda, che è imposta non più da socialisti alla Timmermans o addirittura dalle Greta Thunberg, ma dalla realtà. Per avere sviluppo industriale dobbiamo correggere l'agenda europea e quelli che hanno causato questo disastro non possono fare la lezione agli altri. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, saluto studenti e docenti del Liceo scientifico statale «V. De Caprariis» di Solofra, in provincia di Avellino. (Applausi).

Discussione del disegno di legge:

(1310) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 ottobre 2024, n. 145, recante disposizioni urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime di caporalato, di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale, nonché dei relativi procedimenti giurisdizionali (Approvato dalla Camera dei deputati)(ore 17,11)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1310, già approvato dalla Camera dei deputati.

Ha facoltà di intervenire il presidente della 1a Commissione permanente, senatore Balboni, per riferire sui lavori della Commissione.

BALBONI (FdI). Signor Presidente, devo purtroppo riferire che non ci sono stati i tempi tecnici per poter concludere l'iter del provvedimento in Commissione. Pertanto, non è stato votato il mandato al relatore.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in relazione a quanto riferito dal senatore Balboni, il disegno di legge n. 1310, non essendosi concluso l'esame in Commissione, sarà discusso nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati senza relazione, ai sensi dell'articolo 44, comma 3, del Regolamento.

Comunico che sono state presentate alcune questioni pregiudiziali.

Ha chiesto di intervenire il senatore De Cristofaro per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, questo è il settantatreesimo decreto-legge dall'inizio della legislatura; l'ennesimo decreto-legge, in questo caso - come in tanti altri - del tutto privo dei prescritti requisiti di necessità e urgenza stabiliti dall'articolo 77 della Costituzione. Su 4 leggi approvate dal Parlamento, 3 hanno matrice governativa e di esse circa il 40 per cento è costituito da conversione in legge di decreti-legge.

L'azione di questo Governo - è successo anche altre volte in passato, ma qui stiamo davvero raggiungendo, purtroppo, le vette più alte - si contraddistingue per una serie di forzature sempre più evidenti al sistema legislativo, per l'esautoramento di fatto del Parlamento e per la vera e propria torsione dei principi costituzionali.

In questo caso specifico, con questo decreto-legge, si prosegue sulla via di un pericolosissimo conflitto istituzionale con la magistratura, il tutto per alimentare una perenne campagna elettorale, nella fattispecie - come spesso succede - sulle spalle dei migranti.

Peraltro, quando la Presidente del Consiglio - come ha fatto anche recentemente - afferma che sui migranti decide il Governo, io vorrei sommessamente ricordare che sopra a tutto non c'è il Governo, ma c'è la legge. Ed ancor sopra la legge c'è la Costituzione (Applausi) e ci sono i principi internazionali di rango costituzionale. Il Governo, anche questo Governo deve attenersi a questi principi.

Invece, il testo del decreto in molti dei suoi punti si pone in evidente contrasto con una serie di principi costituzionali che reggono il nostro ordinamento giuridico, in particolare nel campo del diritto penale, del diritto dell'immigrazione e della protezione internazionale. Eppure - come è stato autorevolmente ricordato nei mesi scorsi e nelle settimane scorse - la storia italiana è fatta di emigrazione e di immigrazione. Trenta milioni di italiani sono partiti per l'estero nel periodo tra l'Unità d'Italia e i primi decenni del secolo scorso. Quasi sei milioni sono quelli che oggi vivono stabilmente all'estero.

Il decreto contiene molteplici modifiche in materia di lavoratori stranieri, caporalato, flussi migratori, protezione internazionale speciale, diritto di asilo, procedure di espulsione e respingimento, con una notevole complessità degli istituti coinvolti. Ciò avrebbe dovuto evidentemente essere oggetto di una proposta di legge ordinaria, non foss'altro per valutarne la compatibilità con la Costituzione e con gli obblighi derivanti dal rispetto degli accordi internazionali.

Risultano, invece, particolarmente preoccupanti, anche sotto il profilo e il versante costituzionale, le disposizioni in materia di limitazione, divieto di transito e sosta delle navi nel mare territoriale. Qui è chiarissimo il riferimento a una autentica ossessione del Governo, e cioè le imbarcazioni delle ONG che nel Mediterraneo operano - ricordiamolo sempre - solo al fine di salvare vite umane e che invece vengono nuovamente penalizzate nel loro diritto a difendersi (Applausi), introducendo una riduzione significativa, molto significativa, dei termini di impugnazione del provvedimento di fermo amministrativo della nave da sessanta a dieci giorni.

Questa disposizione, dal nostro punto di vista, è in palese contrasto con l'articolo 24 della Costituzione, che prevede che tutti possano agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. In ogni caso, bisogna sempre ricordare che chi interviene in operazioni di salvataggio e soccorso in mare risponde a un obbligo etico e morale di civiltà millenaria, oltre che a un obbligo inderogabile previsto dal diritto internazionale consuetudinario e pattizio.

Ancora, è molto grave quanto viene previsto ai fini, della identificazione dei migranti, dell'accesso ai loro dispositivi elettronici e digitali. Tale ispezione verrà disposta dal questore senza autorizzazione della magistratura e consisterà nell'accesso immediato ai dati identificativi dei dispositivi elettronici e delle schede elettroniche digitali in possesso dello straniero, anche minore non accompagnato o richiedente la protezione internazionale.

Tutto questo - a nostro avviso - è in palese violazione della libertà e della segretezza della corrispondenza, principio sancito dalla Carta costituzionale all'articolo 15; il quale articolo aggiunge che la loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge; ma anche in realtà, in violazione del comma 2 dell'articolo 13 della Costituzione medesima, che recita che non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o di perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall'autorità giudiziaria e nei soli casi previsti dalla legge.

È recente la sentenza n. 170 del 2023 della Corte costituzionale, che afferma che lo scambio di messaggi elettronici rappresenti di per sé una forma di corrispondenza agli effetti degli articoli 15 e 68, terzo comma, della Costituzione.

È illegittimo anche - dal nostro punto di vista - l'articolo 12-bis del decreto-legge, che definisce per legge l'Egitto e il Bangladesh Paesi di origine sicura, ignorando che lo scorso 4 ottobre la Corte di giustizia dell'Unione europea è intervenuta proprio sulla definizione del Paese sicuro e ha specificato che un Paese è considerato sicuro se, sulla base dello status giuridico, dell'applicazione della legge all'interno di un sistema democratico e della situazione politica generale, si può dimostrare che non ci sono generalmente e uniformemente persecuzioni, né tortura o altre forme di pena o trattamento disumano e degradante, né pericolo a causa di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno e internazionale. Io ve l'ho detto più volte in quest'Aula e ve lo ripeto altre volte: la sola memoria di quanto successe a Giulio Regeni dovrebbe essere per tutti quanti noi una ferita ancora aperta, da non archiviare così miseramente. (Applausi).

Presentano inoltre profili di incostituzionalità anche gli articoli 13 e 14 sulle domande di protezione internazionale. L'articolo 14 prevede addirittura che, in caso di mancata presentazione del richiedente, la commissione possa non solo sospendere la domanda, ma deciderne il rigetto; ancora, appare del tutto criticabile la decisione di prevedere la segretezza nell'esecuzione dei contratti, che sembra rivelare - in questo caso credo abbastanza palesemente - come qualcuno evidentemente pensi che l'esecuzione dei contratti relativi ai centri realizzati in Albania è meglio vada nascosta. È molto grave, in questo senso, l'attacco portato alle sezioni specializzate dei tribunali, con l'obiettivo di mettere da parte i giudici scomodi e rilanciare le procedure accelerate relative ai migranti.

Queste norme sono un tentativo - secondo noi palese - di demolizione di alcune garanzie procedurali a tutela dei migranti; in particolare un attacco gravissimo agli articoli 3, 10, 13, 101 e 103 della Costituzione italiana; attacco che peraltro mette evidentemente in pericolo l'autonomia e l'indipendenza della magistratura.

Come si vede - come ha dimostrato anche il caso Albania - le politiche che il Governo ha perseguito in tutti questi mesi - molti decreti-legge sono stati varati in questi mesi, come sappiamo - sembrano rispondere più a esigenze di insopportabile propaganda sulle spalle dei migranti, che non a ragioni effettivamente di necessità.

In conclusione, il decreto-legge in esame dimostra che questo Governo porta avanti, in particolare sulle politiche che riguardano la migrazione, delle scelte che nulla hanno a che vedere con la regolamentazione dell'immigrazione e che, non foss'altro che per questa ragione, ci vedono molto contrari. È un decreto-legge - a nostro avviso - incostituzionale e per questo chiediamo al Parlamento di votare a favore delle questioni pregiudiziali presentate. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la senatrice Maiorino per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà.

MAIORINO (M5S). Signora Presidente, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, il Gruppo MoVimento 5 Stelle chiede di non procedere all'esame del decreto-legge in esame, cosiddetto decreto flussi.

Io non entrerò in tecnicismi che sono incomprensibili al di fuori di quest'Aula, perché sostanzialmente c'è tutto che non va in questo provvedimento. Fin dal suo insediamento, la maggioranza è ossessionata dalla questione dell'immigrazione: così ossessionata da aver prodotto sei o sette decreti-legge al riguardo senza ottenere assolutamente nulla. Solo nel mese di novembre sono stati 8.000 gli sbarchi, 64.000 gli sbarchi nell'anno precedente, per non parlare del record negativo assoluto toccato durante il 2023. (Applausi).

C'è un filo che lega tutti questi interventi - anche il decreto presente - che noi chiediamo - ripeto - di non esaminare: è la convinzione che, mostrando un volto truce al di fuori dei nostri confini, si possa avere la deterrenza. L'ho sentito dire dai rappresentanti del Governo e dai colleghi della maggioranza centinaia di volte. Che cosa si è ottenuto, invece, con l'ossessiva prosecuzione su questa strada? Una cattedrale nel deserto costruita in Albania, dove i nostri agenti di Polizia sono costretti, nella noia, a fare la guardia ai cani (Applausi). Questa è l'umiliazione a cui avete sottoposto i nostri agenti delle Forze dell'ordine, di cui pure tutti i giorni vi riempite la bocca, ma ai quali vi guardate bene dal dare vero sollievo e solidarietà attraverso misure concrete, come maggiori assunzioni o aumenti degli stipendi. I nostri agenti di Polizia sono soli nella noia e hanno fatto, a quanto pare, un atto di estrema umanità, accogliendo i cani all'interno di quel carcere che rimane vuoto. Perlomeno la propaganda i partiti di maggioranza dovrebbero pagarsela con i soldi propri, e invece se la pagano con i soldi dei contribuenti. (Applausi). Guardate, non c'è niente di male nella propaganda, siamo abituati alla vostra propaganda. Ma almeno abbiate la dignità di pagarvela con i vostri soldi e non con i soldi degli italiani e delle italiane, che già se la passano male.

Cosa prevede questo decreto? Ulteriore compressione dei diritti dei migranti con la violazione della privacy, con la compressione ulteriore, che già era stata fatta, del diritto anche internazionale e umanitario dei salvataggi in mare, quindi limitando e rendendo ancora più difficoltose e complesse le operazioni di salvataggio; volto truce sperando nella deterrenza: una strategia crudele, inumana e fallimentare.

Cos'altro prevede il provvedimento? Vedete, colleghi, questa maggioranza ci ha abituati al fatto che quel volto truce non lo mostra soltanto all'esterno, ma lo mostra anche all'interno, verso le stesse istituzioni. Vogliamo dire perché non ci sono stati i tempi tecnici per l'esame di questo decreto-legge, presidente Balboni? Si viene in Aula e si dice che non ci sono stati i tempi tecnici e le persone fuori da qui pensano da chissà cosa dipende, se da qualche casualità o da una congiunzione astrale. Ma il fatto che non ci siano stati i tempi tecnici è perché il Governo non consente i tempi tecnici (Applausi). Il Governo ha umiliato per l'ennesima volta il Parlamento e la Commissione affari costituzionali, addirittura mettendo sotto il naso a noi senatori e senatrici della Commissione affari costituzionali un decreto tutto nuovo, il famoso decreto dei Paesi sicuri. E poi ce lo toglie da sotto il naso e ci dice che per magia adesso diventa un emendamento che infiliamo nel decreto flussi alla Camera, quindi con conflitto di competenza e con umiliazione di questa istituzione che anche i colleghi di maggioranza dovrebbero rappresentare.

Volto truce, ma non funzionerà, perché le istituzioni hanno gli anticorpi adatti per contrastare i vostri attacchi squadristi. Proprio oggi avete ricevuto l'ennesimo schiaffo sull'autonomia differenziata dalla Corte costituzionale, che ne ha smontato ogni pezzo, dimostrando non solo che le istituzioni che voi state cercando di indebolire ed attaccare hanno gli anticorpi adeguati a contrastare i vostri attacchi, ma anche che è l'Italia che ha gli anticorpi adeguati a contrastare i vostri attacchi squadristi che mettono in discussione le istituzioni, la Costituzione e le regole della convivenza civile in questo Paese.

Noi chiediamo, dunque, che questo decreto torni in Commissione, se ne consenta l'esame e non si proceda all'esame in quest'Aula. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Parrini per illustrare la questione pregiudiziale QP3. Ne ha facoltà.

PARRINI (PD-IDP). Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, è stato ricordato da chi ha parlato prima di me che questo è il settantatreesimo decreto-legge che viene proposto al Parlamento: 73 in venticinque mesi. Stiamo assistendo a una media di tre decreti-legge al mese. Siamo di fronte ad un uso smodato e ingiustificato della decretazione d'urgenza.

Nel caso di specie, il decreto-legge n. 145, che è stato pubblicato l'11 ottobre e che deve essere convertito entro il 10 dicembre, rappresenta forse - anzi direi certamente - un provvedimento record. Francamente non ricordo un altro provvedimento così pieno di disastri e fallimenti sul piano della procedura e dei contenuti. Se dovessi fare l'elenco di tutti i principi che vengono fatti a pezzi da questo provvedimento, esso occuperebbe tutto il tempo che ho a disposizione per illustrare la questione pregiudiziale. Mi limiterò quindi soltanto ad alcuni esempi.

Il provvedimento è fallimentare sul piano dei contenuti perché viola in più parti articoli della nostra Costituzione, tra i quali - come è stato già detto - gli articoli 13 e 24. Ostacola qualsiasi intervento serio di soddisfacimento delle esigenze che le imprese italiane hanno più volte manifestato, per quanto riguarda la carenza di manodopera in alcuni ambiti della nostra economia, ed altresì i ricongiungimenti familiari. Fa di tutto per creare problemi ai percorsi di integrazione di chi già si trova sul nostro territorio, magari da tanto tempo. Contiene quella norma particolarmente odiosa e disumana, oltre che in contrasto con la Costituzione, che riguarda la possibilità, senza un provvedimento dell'autorità giudiziaria, di accedere ai dispositivi elettronici dei migranti che arrivano nel nostro Paese e fanno richiesta di protezione internazionale. Questi sono soltanto alcuni dei punti che, sul piano del merito, prestano il fianco a molte critiche e fanno anche capire, dato che siamo di fronte all'ottavo decreto-legge che il Governo fa su questa materia - è quella che è stata chiamata da alcuni colleghi una ossessione; termine che trovo adatto, perché siamo evidentemente di fronte a una fissazione, alla mania di produrre norme su un argomento (Applausi) che servono a gettare in pasto all'opinione pubblica slogan ai quali non segue niente, con l'intento non di risolvere un problema, ma di strumentalizzarlo a fini di consenso - che ci sono aspetti che appaiono particolarmente gravi e riguardano in primo luogo il Senato della Repubblica.

Come tutti sapranno, questo decreto-legge è un provvedimento matrioska: così chiamano gli studiosi i decreti-legge nei quali surrettiziamente vengono fatte confluire norme di decreti-legge emanati successivamente. Stavolta la vittima di questa confluenza surrettizia e ingannevole è stato il Senato della Repubblica, al quale è stato impedito di esaminare il provvedimento, e non soltanto perché esso è arrivato nella nostra Commissione a sette giorni dal termine ultimo per la sua conversione e, quindi, si è dovuto prendere atto che non c'era modo di esaminarlo, ma anche perché, con un emendamento al decreto-legge in esame alla Camera, è stato sfilato dalle mani dei senatori l'atto stesso per farlo andare nell'altra Camera. Tutto questo ha impedito di fare audizioni e condurre un esame organico delle norme, dando un'ulteriore prova di disprezzo verso l'istituzione parlamentare che, a questa forma di disprezzo, dovrebbe opporre una reazione unitaria. Non mi stanco mai di dire tutte le volte che intervengo su questo argomento che lo schiacciamento delle prerogative del Parlamento ad opera del Governo riguarda tanto l'opposizione quanto la maggioranza. Anche i parlamentari di maggioranza dovrebbero conservare la volontà e il desiderio di indignazione nei confronti di una tecnica di produzione normativa così palesemente sgangherata e offensiva delle prerogative parlamentari. Però i nostri appelli, da questo punto di vista, continuano a cadere nel vuoto. Siamo di fronte a una maggioranza che, qualsiasi cosa faccia il Governo, anche la più offensiva del Parlamento, si mostra supina e accondiscendente e lascia passare tutto, dimenticando le cose che ha detto sulla centralità del Parlamento quando era opposizione.

Vorrei infine dire altre tre cose per cui il provvedimento non dovrebbe essere oggetto di ulteriore esame da parte di questa Assemblea. La prima è una riflessione su quanto ci sta costando la commedia albanese. (Applausi). Si tratta di una commedia di pessimo gusto, che tutti i contribuenti italiani stanno pagando a caro prezzo. Credo che alla fine certificheremo che c'è stato uno spreco di centinaia di milioni di euro. E forse è chiaro perché volete mettere il bavaglio alla Corte dei conti: avessi anch'io combinato le cose che state combinando voi, il desiderio di mettere il bavaglio alla Corte dei conti certamente farebbe parte del mio universo di volizioni. Non mi risulta affatto strano questo vostro tentativo.

Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 17,36)

(Segue PARRINI). La seconda cosa su cui dobbiamo riflettere è ciò che è stato fatto, da parte del Governo e della maggioranza, in termini di contrapposizione con il diritto europeo e con la giurisprudenza europea. Quando avete dovuto prendere atto che le norme emanate dovevano essere disapplicate, perché in evidente contrasto con il diritto comunitario e con la giurisprudenza comunitaria, avete completamente perso la tramontana, dando vita all'emanazione di un altro provvedimento, facendolo sparire dal Senato e facendolo riapparire alla Camera sotto forma di emendamento (come in un gioco di prestigio), perché ci fosse poca possibilità di esaminarlo e di approfondirlo.

Infine, c'è stata tutta la pantomima della guerra lanciata contro i giudici delle sezioni dei tribunali specializzate sull'immigrazione. Ci sono dei giudici che fanno delle sentenze sgradite al Governo? Come in ogni brava democratura che si rispetti, non si pensa a cambiare il provvedimento, ma si cerca di cambiare il giudice. (Applausi). Anche se esistono delle sezioni specializzate, dove ci sono dei magistrati che hanno approfondito l'argomento e che sono molto preparati sul tema, si toglie loro la competenza su questa materia per affidarla alle corti di appello, che in gran parte, tramite i loro presidenti, vi hanno detto che questa decisione è irrazionale, in quanto essi non hanno né le risorse, né la specializzazione, né la possibilità di affrontare questi contenziosi in maniera ordinata e razionale.

Ma in fondo a voi di affrontare in maniera ordinata e razionale le cose non importa niente. Si continua a procedere a colpi di forza. I numeri che avete in Parlamento vi consentono qualsiasi tipo di esagerazione e di eccesso. Credo che l'uso anomalo e smodato dei decreti-legge resterà nella storia come una cosa davvero deprecabile e come una pagina nera della storia parlamentare del nostro Paese. Noi continuiamo a farvelo presente e continuiamo a chiedere un ripensamento e una marcia indietro da parte vostra. Non ne vediamo, ma restiamo fiduciosi che possano essercene nel prossimo futuro. (Applausi).

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Prima di passare alla discussione sulla questione pregiudiziale, voglio ricordare che, come stabilito nella Conferenza dei Presidenti di Gruppo, domani saranno discussi i documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità (conflitti di attribuzione, casi Giovanardi e Sudano).

Visto che ho fatto questo annuncio, ne faccio uno di altra natura. Oggi è il compleanno prima di tutto del presidente Casini. Facciamogli un applauso. Finalmente ha raggiunto la maggiore età. (Applausi). Con eguale affetto salutiamo il compleanno di Paolo Zangrillo, di Andrea Paganella e ultimo, ma non ultimo, del mio amico Roberto Menia, e non che gli altri non siano amici. (Applausi).

Vi siete messi d'accordo perché siete nati tutti lo stesso giorno, anche se in anni diversi. A me è toccato avere, in anni diversi ma nello stesso giorno, Maurizio Gasparri. E, quindi, decidete voi liberamente chi è più fortunato e chi lo è meno.

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1310 (ore 17,40)

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulle questioni pregiudiziali presentate si svolgerà un'unica discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo - se lo ritiene, naturalmente, poiché non è obbligatorio - per non più di dieci minuti.

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, speravo in qualche augurio anche per me, ma mi è andata male.

PRESIDENTE. Aspetti il suo turno, senatore. Non è che vuole compiere gli anni ogni giorno?

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, il 16 agosto non abbiamo nessuna possibilità. Glielo garantisco.

PRESIDENTE. Allora facciamo un applauso in anticipo al senatore Scalfarotto per il compleanno che compirà il 16 agosto. (Applausi).

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, troppo buono. Grazie.

Torniamo a noi. Io e il mio Gruppo voteremo a favore delle pregiudiziali di costituzionalità, perché riteniamo che questo decreto-legge faccia carne da cannone della nostra Carta costituzionale, a partire da uno degli articoli fondamentali, l'articolo 70, che così recita: «La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere». Voglio dire con grandissima chiarezza - e spero che il Presidente poi leggerà il Resoconto stenografico - davanti all'intero Paese, che il Senato di questo decreto-legge sa quello che ha letto dai giornali o che ha deciso di studiare durante il fine settimana. Questo decreto è stato approvato, con modifiche, dalla Camera dei deputati il 27 novembre, che - se non vado errato - era mercoledì o giovedì scorso; oggi è martedì, la seduta è appena cominciata e noi siamo già in Aula con un provvedimento che questo Senato non ha potuto conoscere, non ha potuto discutere, non ha potuto modificare. È un provvedimento che il Senato si appresta a ratificare subendo una umiliazione (Applausi), che credo vada lasciata negli atti del Parlamento, e compiendo un atto di sottomissione al Governo, che legifera sulla base dell'articolo 77 della Costituzione, a condizione che il Parlamento converta in legge, secondo il normale procedimento legislativo, quelle che sono decisioni prese su due piedi, rapidamente, in un Consiglio dei ministri. Tutto questo avviene con un decreto-legge molto corposo di svariate decine di articoli - credo siano ventuno o ventidue articoli - che incidono pesantemente sullo stato di libertà di persone che sono portatrici di diritti riconosciuti dall'ordinamento internazionale e, dunque, dalla nostra Carta costituzionale.

Credo che, per stabilire la conformità di questo decreto-legge alla Carta costituzionale, questo elemento di valutazione vada tenuto in conto assoluto. Penso - e mi sento di dirlo alla sottosegretaria Ferro - che il Governo con queste modalità abbia trasceso, sia andato al di là delle sue potestà costituzionali. E credo si stia configurando in capo a ciascuno di noi, colleghi e colleghe, una violazione delle nostre prerogative di legislatori. (Applausi). Si dice che si debba conoscere per poter deliberare: ebbene, tutto questo non accade. Penso che il Presidente del Senato, che tra le altre cose è responsabile di tutelare l'onorabilità e le funzioni di quest'Assemblea, debba farsene carico.

In secondo luogo, c'è l'articolo 77 della Costituzione che ho appena citato, che è quello che delega, in circostanze straordinarie di necessità e urgenza e per un tempo limitato, quei sessanta giorni, la funzione legislativa in capo al Governo. Io vorrei sapere precisamente che cosa c'è di straordinario, necessario ed urgente in questo decreto-legge, posto che quello migratorio è un fenomeno non soltanto strutturale del nostro tempo, ma è - diciamo così - epocale. È forse uno degli elementi - la mobilità, il villaggio globale nel quale il nostro pianeta si è trasformato - caratteristici del nostro tempo.

Noi ci troviamo davanti a una drammatica crisi demografica. Sappiamo bene che, nel giro di quindici anni, abbiamo perso 200.000 nascite e si prevede che nel 2024 in Italia saranno nati meno di 300.000 bambini. Quello che ci si aspetterebbe da una classe dirigente responsabile è di mettersi a un tavolino e chiedersi, per esempio, sottosegretaria Ferro: se il Ministro Schillaci ha appena fatto un accordo per portare in Italia 10.000 infermieri dall'India, perché questo è ai margini del G20 - il ministro Schillaci è andato dal Ministro della sanità indiano e ha chiesto non uno, non due, non 10, ma 10.000 infermieri dall'India - vorrà dire che siamo arrivati a un punto nel quale noi, come italiani, non riusciamo a coprire delle posizioni fondamentali per il funzionamento del Paese. Se così non fosse, non andremmo a chiedere all'India di mandarci 10.000 infermieri. Allora, ci aspetteremmo dal Governo una sessione straordinaria del Parlamento per discutere come si utilizza questa straordinaria opportunità che è la mobilità da Paesi dai quali fuggono tantissime persone verso Paesi dove la manodopera è richiesta come il pane; basta andare a chiederlo ai nostri imprenditori. Invece voi ci fate un decreto-legge come fosse un terremoto, un'alluvione o una cosa imprevedibile. È evidente che questo decreto-legge non è stato emanato in ossequio e in applicazione dell'articolo 77 della Costituzione.

Poi c'è una serie di violazioni "puntuative" che, anche lì, strame di alcuni principi fondamentali della nostra Carta costituzionale. Faccio un esempio: l'articolo 25 della Costituzione dice che nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge. Che cosa fa un Governo che decide improvvisamente che un certo giudice (leggi: le sezioni specializzate dei tribunali in materia migratoria) non gli piace, quello che sicuramente è il giudice naturale precostituito per legge? Fa una legge per cambiare quel giudice che non è più naturale. Naturale non vuol dire che sta in natura: vuol dire che è il giudice previsto naturalmente dall'ordinamento. Il giudice che voi scegliete oggi, quello delle Corti d'appello, è artificiale, non è naturale, perché è una decisione presa in modo reattivo rispetto alla giurisprudenza del giudice naturale. Dove lo mettiamo l'articolo 25? Chiedo al Governo.

Poi, vogliamo parlare dell'articolo 31? Qui ci riempiamo la bocca della famiglia, dell'infanzia, eccetera. Come chiamiamo un decreto-legge che rende difficile i ricongiungimenti familiari? Se un lavoratore migrante regolare vuole chiamare i genitori anziani o i figli, trovandosi nel nostro Paese, noi gli diciamo «no». Ci riempiamo tanto la bocca della famiglia, ma la nostra: quella dei migranti mica ci interessa tanto e il ricongiungimento non glielo diamo. È l'articolo 31 della Costituzione, in memoriam e buona pace ad esso.

Vogliamo parlare dell'articolo 15, quello che dice che la libertà e la segretezza delle comunicazioni, di qualsiasi genere, sono preservate dalla Repubblica? E che per violare quel principio ci vuole un provvedimento dell'autorità giudiziaria? Anche a questo articolo della Costituzione diciamo arrivederci, o forse addio, perché, sempre tramite decreto-legge che il Parlamento nemmeno può esaminare (perché viene letto, modificato e approvato da una Camera sola e ratificato dall'altra), si decide che, grazie al questore, si può guardare nei telefonini delle persone.

Mi fermo qui perché il tempo è finito, ma la lista di articoli che avete violato con questo decreto non finisce certamente qui. Penso, però, che bastino, Sottosegretaria. Mi fermo perché il tempo è quello che è, però non sarà stupita del fatto che ancora una volta, voteremo per una patente, evidentissima violazione della Costituzione, da parte del Governo. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, saluto studenti e docenti dell'Istituto di istruzione superiore «L. Palma» e «Green Falcone Borsellino» di Corigliano Rossano, in provincia di Cosenza, che sono venuti a trovarci, sono davanti a noi e seguono con attenzione i nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1310 (ore 17,51)

LISEI (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LISEI (FdI). Signor Presidente, reputo abbastanza ardite le argomentazioni poste a fondamento della questione pregiudiziale, prima fra tutte quella un po' più cliccata, se vogliamo rimanere nell'argomento del decreto flussi, della mancata urgenza.

A chi ha presentato le pregiudiziali sull'urgenza è sfuggito un piccolo particolare. Il 4 giugno 2024, quindi pochi mesi fa, la Presidente del Consiglio (forse può essere di interesse ascoltare anche a chi è intervenuto, perché gli è sfuggito) si è recata alla Procura nazionale antimafia. Ricordo che questo Governo è il primo che ha aumentato in maniera significativa i flussi regolari. Chi parla oggi di agevolarli aveva previsto numeri di flussi regolari molto inferiori a quelli fatti da questo Governo e solo oggi ha scoperto che è importante aumentarli. Il 4 giugno 2024 questo Governo, che ha aumentato i flussi regolari, si è accorto di qualcosa di cui nessuno si era mai accorto, o che forse nessuno si era mai preso la briga di controllare. Sui flussi regolari esisteva un vero e proprio sistema di frodi, con immigrati che pagavano delle somme per lavori che non venivano mai richiesti ed eseguiti. Era un vero e proprio traffico di permessi di soggiorno. Quel giorno la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è recata alla Procura nazionale antimafia e oggi quel procedimento, che è andato avanti, vede diversi indagati. Questa è una delle ragioni essenziali per le quali c'è un'urgenza.

Se si vuole veramente combattere e contrastare l'immigrazione illegale e favorire quella legale e regolare, il primo passaggio è mettere fine all'illegalità che c'è stata sino a oggi in questo Paese e che la sinistra non ha mai voluto guardare. (Applausi). Questa è la verità e questo è uno dei principali motivi dell'urgenza di questo provvedimento.

Sulle altre argomentazioni torneranno i colleghi, ma questo provvedimento si inserisce perfettamente nella direttiva 2013/32/UE. Crediamo che il tema dei flussi e il tema dei Paesi sicuri, particolarmente dibattuto, rientrino perfettamente nelle prerogative del nostro Stato. Tra l'altro, ne sono stati tolti tre dalla lista dei Paesi sicuri. È chiaro che c'è un concetto completamente differente di immigrazione.

Solo la sinistra italiana, nel panorama europeo, è rimasta oltranzista in materia di immigrazione e favorevole alle aperture di qualsiasi cosa, senza nessuna regola. Scholz dice che dobbiamo essere in grado di scegliere chi entra in Germania. Macron dice che la nuova legge sull'immigrazione è lo scudo che mancava e che bisogna battersi contro i flussi illegali. Starmer dice che introdurrà nuove regole per ridurre l'immigrazione clandestina e che i conservatori sono stati troppo soft. Le posizioni che voi assumete in Italia sono fuori dall'Europa, sono fuori dal mondo: non le sostiene più nessuno queste politiche migratorie senza controlli. Non avrebbero neanche diritto al permesso di soggiorno le vostre idee sull'immigrazione.

Presidenza del vice presidente CASTELLONE (ore 17,56)

(Segue LISEI) Tra l'altro, non siete in grado neanche di proporre una soluzione unica. Alleanza Verdi e Sinistra ci ha raccontato oggi in Commissione che l'immigrazione non è un problema. (Commenti). Si rivolga alla Presidenza, che garantisce l'educazione.

PRESIDENTE. Invito i colleghi a rivolgersi alla Presidenza.

LISEI (FdI). Alleanza Verdi e Sinistra ha sostenuto che l'immigrazione non è un problema. Il Partito Democratico, prima, con il collega Parrini, ha sostenuto che noi non siamo in grado di risolvere il problema. Il MoVimento 5 Stelle continua a dire che i flussi di immigrazione illegale non sono calati, ma si vede che ha dei dati diversi.

Sull'immigrazione, l'unica cosa che siete in grado di fare è continuare a parlare della redistribuzione dei migranti. È l'unica grande soluzione che siete in grado di proporre, che è come proporre a un regista di produrre un film muto e in bianco e nero nel 2024, quando esiste lo streaming. Non parla più nessuno in Europa di redistribuzione. Tutti parlano di difesa dei confini e ci sarà una ragione se gli altri Paesi guardano a questo modello con attenzione e iniziano a implementare le politiche contro l'immigrazione. (Applausi).

Per carità, noi accettiamo i controlli giurisdizionali. Crediamo che sia legittimo lamentarsene. Mi fa un po' sorridere che la sinistra abbia sempre bisogno dell'aiuto da fuori. Una volta c'era la trasmissione Chi vuole esser milionario, dove si chiedeva l'aiuto da casa. Chi vuole essere rivoluzionario, invece, chiede l'aiuto al tribunale, sperando che qualcuno intervenga o non applichi le leggi italiane. (Applausi).

Per voi è una critica sottolineare il fatto che siamo intervenuti tante volte sul tema dell'immigrazione. Io, francamente, lo ritengo un motivo di vanto. Ritengo che sia la dimostrazione che questo Governo ha individuato nel contrasto all'immigrazione clandestina una priorità e, nella promozione dell'immigrazione irregolare, un'altra priorità. Infatti, nel decreto al nostro esame non ci sono soltanto restrizioni, ma ci sono importanti normative per cercare di contrastare il caporalato, per andare incontro ai lavoratori regolari e per mettere delle quote per le donne. Ci sono tanti pezzi di normativa che riguardano proprio chi viene in Italia in maniera regolare, per difenderli e per garantire loro un futuro.

Mi rivolgo al MoVimento 5 Stelle, che continua a ripetere delle bugie, sperando forse che diventino verità. Purtroppo, vi diamo quella che è una brutta notizia per voi, ma che è una buona notizia per l'Italia: i dati ci dicono che nel 2024 gli sbarchi sono calati del 65 per cento rispetto al 2023 (Applausi) e del 35 per cento rispetto al 2022, quando voi eravate al Governo. Vi dico anche che i rimpatri sono aumentati del 15 per cento. I dati dicono che tutti i provvedimenti che questo Governo ha messo in campo sono stati utili. (Applausi).

Ricordo le discussioni che abbiamo fatto in occasione dell'esame del decreto ONG, quando dicevate che non sarebbe servito a nulla perché le ONG non erano un pull factor. Ricordo le varie discussioni sul decreto Cutro, quando dicevate che non sarebbe servito a nulla stringere sui permessi di soggiorno; ancora, le discussioni sul Piano Mattei, che secondo voi non serviva a niente. Ricordo tutte le discussioni che sono state fatte. Oggi noi ci presentiamo e guardiamo in faccia gli italiani con questo risultato e siamo orgogliosi di questo e del fatto che questo Governo intervenga sul tema dell'immigrazione. (Applausi).

Ve lo dico perché capisco la malinconia della sinistra per i bei tempi nei quali si parlava di redistribuzione, come ho detto prima. Capisco che la sinistra forse rimpianga la mangiatoia dell'accoglienza che c'era quando c'era l'immigrazione diffusa, quando le cooperative mangiavano e non garantivano niente a questi immigrati e oggi ci si aggrappi a 8.000 euro, perché questo è il costo reale di utilizzo della nave che porta e porterà i migranti in Albania. Fatevene una ragione: il centro in Albania funzionerà e anche in questo caso le vostre previsioni verranno smentite dai fatti, come sono state smentite tutte quelle attuali. Capisco anche lo sconforto della sinistra per aver infranto il suo sogno di un mondo senza confini e di un'Italia meticcia, però questo non è il tempo e non è il luogo. Questo è il tempo e luogo in cui in Italia difende i propri confini. Questo è il tempo e luogo in cui l'Italia si dà delle regole sul tema dell'immigrazione, regole che prima non aveva. Questo è il tempo e luogo del Governo Meloni, che rispetta il patto con gli elettori. (Applausi).

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dal senatore De Cristofaro e da altri senatori (QP1), dalla senatrice Maiorino e da altri senatori (QP2) e dal senatore Boccia e da altri senatori (QP3).

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritta a parlare la senatrice Zampa. Ne ha facoltà. (Brusio).

Colleghi, se volete lasciare l'Aula, vi prego di farlo in silenzio per non disturbare la senatrice Zampa.

ZAMPA (PD-IDP). Signora Presidente, siamo all'ottavo decreto-legge sul tema della migrazione, siamo all'ennesimo decreto-legge in esame in questo Parlamento. In questo caso, il decreto-legge in discussione è stato emanato l'11 ottobre 2024 e noi lo esaminiamo a una settimana circa dalla sua scadenza e questo dice dell'urgenza della materia.

È evidente che in queste condizioni saltano tutte le prerogative per un esame appropriato da parte della nostra Assemblea. Sono così azzerate le prerogative dei senatori. (Brusio). Guardate, se a voi non importa niente, uscite di qui per favore. (Proteste). È una vergogna!

PRESIDENTE. Senatrice Zampa, la prego, si rivolga alla Presidenza. Colleghi, vi chiedo di non disturbare, avevamo già chiesto di uscire in silenzio. Per favore, non disturbate.

ZAMPA (PD-IDP). Stiamo parlando della vita di persone, di cui evidentemente sono poco interessati nella maggioranza. (Commenti).

PRESIDENTE. Andiamo avanti, prosegua con l'intervento, senatrice Zampa.

ZAMPA (PD-IDP). Allora riprendiamo e proviamo a vedere se va meglio.

Sono altresì azzerate le prerogative dei senatori, che sono attribuite dall'articolo 72 della Costituzione e dovrebbero interessare anche alla maggioranza. Questa violazione è particolarmente grave nei confronti di parlamentari dell'opposizione; nei nostri confronti in questo caso, ma guardate che, per la regola dell'alternanza, che per fortuna vedrà un giorno cambiare le forze, dovrebbe interessare il fatto che si calpesta continuamente il ruolo dell'opposizione e che questo Governo si sta specializzando in questa materia.

È una violazione particolarmente grave nei confronti dell'opposizione, che viene privata di qualsiasi potere emendativo in ordine a un atto che ha forza di legge; questa violazione si ripete quotidianamente e ogni volta con fattispecie normative più discutibili.

In questo decreto-legge è stato fatto confluire - è stato ricordato più volte, ma vale la pena ripeterlo - il decreto-legge n. 158, incamminato su un binario morto proprio qui nella nostra Assemblea. Voglio sollevare dubbi sull'esistenza delle condizioni straordinarie di necessità e urgenza, checché se ne sia detto poco fa, previste in maniera rigorosa dall'articolo 77 della Costituzione. Poiché chi mi ha preceduta dovrebbe avere studiato giurisprudenza, gli voglio raccomandare di andare a consultare e provare a rileggere cosa dice l'articolo 77 della Costituzione al riguardo. Queste condizioni mancano certamente e non sono state adeguatamente motivate con riferimento all'emendamento di cui al punto 6.

Mi permetto anche di rinviare per altri delicatissimi rilievi alle considerazioni contenute nel parere del nostro Comitato per la legislazione e credo che sarebbe bene che i senatori andassero a leggere che cosa scrive il Comitato per la legislazione del Senato in un parere che è stato approvato nei giorni scorsi.

Voglio anche soffermarmi sul fatto che il decreto-legge n. 158 è stato sostanzialmente prima emanato dal Presidente della Repubblica, poi derubricato a semplice emendamento e a voi questo è sembrato uno scherzo, mi sembra di avere capito dall'intervento che ho ascoltato. Il testo è stato manipolato, con la sostituzione delle sezioni specializzate dei tribunali con le ingolfatissime corti di appello, che vi hanno chiesto in tutti i modi di non procedere in questa direzione, e successivamente rispedito in Commissione per rispondere ai rilievi preoccupati che sono arrivati dal Quirinale e anche questo vi è sembrato uno scherzo, evidentemente.

Questa intollerabile degenerazione della decretazione d'urgenza - non posso dimenticare le urla e gli strepiti che sentivo durante l'epidemia di Covid, in una situazione che mi pare rappresentasse un'urgenza un tantino più significativa di questa che viviamo oggi e che voi definite urgenza - ha assunto dimensioni e tipologie incostituzionali, azzera le prerogative dei parlamentari e in questo caso evidentemente di noi senatori. Aggiungo a questo che un'ulteriore lesione recata all'effettiva partecipazione dei parlamentari alla decisione, riguarda anche l'esercizio del libero mandato ricevuto dai cittadini, che finisce in ultima analisi per ledere anche i diritti di questi ultimi.

Ho fatto queste premesse per annunciare che, per questa ragione, proprio basandomi su una enunciazione della Corte costituzionale prospettata tempo addietro, comunico che, d'intesa con altri colleghi, in particolare la senatrice Camusso e il senatore Delrio, intendo presentare come parlamentare un ricorso per il conflitto di attribuzioni alla stessa Corte costituzionale. (Applausi). Nei prossimi giorni daremo seguito a questo proposito.

Vengo a questo punto ad alcuni contenuti di questo provvedimento. Ho già detto che è un ennesimo decreto e che questo davvero offende, secondo me, anche la vostra intelligenza, perché colpisce il fatto che si parli di un fenomeno straordinario, epocale ed emergenziale, quando ormai sono trent'anni che abbiamo a che fare con i flussi migratori. A parte che do la notizia a chi mi ha preceduta che sono ricominciati gli sbarchi, a dimostrazione del fatto che la deterrenza non è un argomento che si può usare, né su cui si può sperare di contare, vi avverto anche che con quello che sta succedendo in Siria, come ormai denuncia qualunque quotidiano, se qualcuno di voi avesse la pazienza di leggerlo, lascia prevedere un arrivo molto importante di nuovi flussi migratori. Questa emergenza, continuamente evocata, viene creata evidentemente perché è utile alla propaganda che si nutre di una diffusa semina di odio e di paura presso i cittadini italiani.

Si costruisce la paura del diverso, del migrante, diffondendo odio; ne sono una prova le eclatanti esternazioni di Vittorio Feltri, che nei giorni scorsi, giustamente - espressione di una maggioranza che si alimenta, alimenta e diffonde l'odio anti-migrante nel nostro Paese - hanno raggiunto un incredibile livello di volgarità e violenza. Stupisce persino che si possa arrivare a tanto e che su questo tanto non si siano sentiti i pronunciamenti di alto livello, che sarebbero dovuti arrivare. Evidentemente si spera in questo modo di raccogliere voti presso gli italiani, ma, per nostra fortuna, possiamo anche dire che qualche sconfitta comincia a venire avanti e che probabilmente vi dovrebbe suggerire di cambiare strada.

Dai vostri decreti-legge, dalle parole, anzi dagli slogan che voi utilizzate, emerge la chiara volontà di non affrontare il problema della migrazione e i problemi ad essa legati. La migrazione è un fenomeno molto complesso che ha bisogno di essere conosciuto, analizzato e accompagnato da provvedimenti utili se davvero si vuole spiegare ai cittadini che si sta facendo qualcosa. Non solo non vengono affrontati i problemi, ma tantomeno vi vediamo proporre qualche soluzione, come per esempio ha fatto la Spagna proprio nei giorni scorsi. Visto che sono state invocate altre espressioni del socialismo europeo che ci darebbero torto, guarda caso la Spagna ha fatto esattamente il contrario di quello che è stato detto. (Applausi). La Spagna lo ha fatto proprio in queste settimane; regolarizzerà infatti lo status di soggiorno di 300.000 migranti irregolari ogni anno per i prossimi tre anni.

Vi invito ad andare a vedere un bellissimo film che è uscito in questi giorni: «Napoli-New York»; certamente un film che ha il sapore della fiaba, ma racconta molto bene di quando gli emigranti eravamo noi, descrivendo esattamente la via crucis che oggi, però, è molto peggio, per come voi l'avete costruita, persino di quella che allora hanno vissuto i nostri italiani.

Se si vuole davvero provare a dare una soluzione e soprattutto a lavorare per la sicurezza e per la costruzione di una comunità più sicura e più solidale, queste persone hanno bisogno prima di tutto di emergere e di poter vivere un processo di regolarizzazione che va nella direzione opposta alla vostra. Avete fatto di tutto per non integrare; avete cancellato norme sull'accoglienza che avevano dimostrato di funzionare, avete ripristinato i decreti Salvini e tolto la protezione speciale. Tutto questo lo fate nonostante che in tanta parte di questo Paese la società civile organizzata, il volontariato e le associazioni, in partnership con le amministrazioni pubbliche e le Istituzioni, in collaborazione e in cooperazione, abbiano saputo costruire - e quando le si va a vedere, si resta stupiti - buone prassi, esperienze positive che dimostrano che c'è una strada per costruire una soluzione al problema: trasformarlo addirittura in opportunità e in maggiore sicurezza.

Tutto il decreto-legge è attraversato invece da una ideologia anti-migratoria. Voi ristabilite l'obbligo del migrante a collaborare, per esempio, per l'accertamento della sua identità; ottima cosa, peccato che decretiate la licenza di ispezione dei dispositivi elettronici anche delle persone minorenni e anche questo senza autorizzazione giudiziaria. Evidentemente avete molta paura di passare dai tribunali con le vostre norme e di confrontarvi con uno Stato di diritto che rispetta le persone anche, anzi soprattutto, nella loro condizione di maggiore fragilità data dal fatto che sono migranti. In questo modo violate l'articolo 13 della Costituzione. Parlate di sicurezza, ma appunto non regolarizzate quanti sono già qui e non gli date il tempo necessario a cercare un lavoro, facendoli finire così nella irregolarità.

Concludo, Presidente, ricordando semplicemente un dato. Confindustria ci ha detto di avere bisogno di 100.000 nuovi ingressi, da finalizzare all'occupazione in settori cruciali come l'agricoltura e il turismo. E guardate che, con la crisi del settore manifatturiero, credo che provare a investire davvero sui comparti dell'agricoltura e del turismo sia una cosa importante. Bene, voi ne autorizzate 10.000 in via sperimentale per assistere anziani e disabili (10.000 contro i 100.000 che vengono chiesti dalla Confindustria) e avete stabilito, qui sfiorando davvero, secondo me, la crudeltà da un lato e, se mi è permesso, la stupidità normativa dall'altro, che i ricongiungimenti familiari debbano attendere il doppio di quello che è previsto oggi: due anni e non più uno; due anni di permanenza continuativa di uno dei componenti della famiglia. Raddoppiando i tempi, voi violate e ignorate tutti gli studi sul fenomeno migratorio, che ci dicono che la presenza della famiglia è un fattore importantissimo di stabilizzazione, che aumenta la sicurezza e il desiderio e la volontà di integrarsi. (Applausi). Quindi passate da un errore all'altro, a dimostrazione del fatto che non volete assolutamente trovare una soluzione, perché pensate che questa sia una bandiera per tirare a casa qualche voto. E non lo avrete. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pellegrino. Ne ha facoltà.

PELLEGRINO (FdI). Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, nel dibattito avvenuto in Aula abbiamo sentito molte speculazioni e molte interpretazioni per così dire confuse su alcune parti di questo testo e, in generale, sull'approccio del Governo Meloni alla materia dell'immigrazione e soprattutto un sostanziale irrigidimento da parte delle opposizioni su prese di posizione puramente ideologiche, distanti dalla realtà e che non giovano né a risolvere il problema degli immigrati irregolari, né evidentemente quello della necessaria e indiscutibile tutela delle persone, tutela lapalissianamente mancata in tutti questi anni e che ha regalato al Mediterraneo il triste primato di fossa comune più grande e tragica della storia contemporanea.

La superficialità e il buonismo imperanti nei precedenti Governi hanno lasciato problemi irrisolti ancora più grandi, come quello delle sacche di illegalità, ovviamente organizzate, che approfittavano e aggiravano le norme per usufruire a proprio vantaggio dei flussi migratori e restituire, come dato di confronto ad esempio in molti territori, solo il 3 per cento di contratti di lavoro rispetto al numero di persone in ingresso. Storture alle quali Giorgia Meloni ha voluto prontamente rispondere con una denuncia al procuratore nazionale antimafia, consentendo così un'accelerazione che ha portato a decine di arresti e a smascherare un meccanismo truffaldino consolidato da tempo e perpetrato sbeffeggiando le nostre leggi e i canali regolari. Superficialità e buonismo dei quali ha beneficiato la criminalità organizzata; ne cito una per tutte, la mafia nigeriana, che si è avvantaggiata proprio dei flussi migratori irregolari, consolidandosi sull'intero territorio nazionale. Questa è crudeltà.

E allora voglio utilizzare il dibattito di oggi per porre un po' di ordine in tutto questo rincorrersi di dichiarazioni roboanti contro l'operato del nostro Governo e per evidenziare l'approccio di sostegno agli stessi migranti che fin qua è stato taciuto, suppongo con l'evidente volontà di disegnare un Esecutivo sempre pronto alla caccia dello straniero, mai solidale con le donne, con gli uomini e con i bambini (persone, nostri fratelli). Non potevamo, non possiamo credere di sconfiggere la tratta di esseri umani e le morti in mare facendoci le foto nei palazzi del potere con gli stivali sporchi di fango, per poi invocare il diritto alla moda e all'eleganza e scoprire di avere tra i propri familiari chi viene coinvolto in indagini su speculazioni con il business dell'accoglienza. Non possiamo credere che si possa gestire la più grande truffa ai sogni di migliaia di persone, che può costare anche 20.000 euro a viaggio, senza sicurezza dei mezzi con i quali effettuarlo e soprattutto senza certezza di arrivare sani e salvi a destinazione, semplicemente spalancando le frontiere d'Italia e d'Europa.

Non possiamo chiudere gli occhi e non vedere che molte di queste persone, spinte dal desiderio di costruirsi un destino migliore, verranno presto private dei loro diritti esattamente da chi aveva loro promesso, per così dire, l'America, e nel nostro caso l'Italia, e che invece poi li trasformerà facilmente in manovalanza per criminali e sfruttatori. Non possiamo quindi prescindere da una regolamentazione efficace e strutturata, se vogliamo e dobbiamo perseguire un'accoglienza dignitosa e una integrazione concreta e duratura di queste persone. Cominciamo quindi dalla parte delle tutele, perché finora sui social e nei dibattiti su giornali e TV non ho sentito sottolineare che in questo provvedimento, ad esempio, sono previste delle misure a protezione dei lavoratori vittime di caporalato; non ho sentito spiegare che è stata introdotta, grazie anche a un intervento di Fratelli d'Italia, una quota fino al 40 per cento riservata alle donne nei settori del lavoro sociosanitario, e che è arrivata anche una proroga di sessanta giorni per utilizzare i nulla osta lavorativi scaduti, cominciando con una sperimentazione di 10.000 ingressi per il prossimo anno, da assegnare ad anziani e disabili. Questa non è forse tutela dei diritti dei lavoratori? (Applausi).

Ho sentito delle amenità sui ricongiungimenti familiari, e allora spieghiamolo una volta per tutte: la norma non si applica a chi ha diritto alla protezione internazionale, ed anzi noi con questo testo ne rafforziamo il principio, ribadendo che chi ne usufruisce deve essere visto come priorità rispetto ad altri.

Da molti, poi, ho sentito preoccupazione rispetto alla tutela della privacy nel caso in cui si debba ricorrere a verifiche sui cellulari per consentire l'identificazione dello straniero e la ricostruzione della sua identità; preoccupazione più che lecita, ma che può essere cancellata dal fatto che da queste ispezioni rimangono precluse la corrispondenza ed ogni altra forma di comunicazione, il tutto quindi in piena conformità alle norme previste dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e dalla Carta di Nizza per quanto attiene alla protezione dei diritti dei dati di carattere personale e, non da ultimo, ai nostri princìpi costituzionali.

Si è detto poi che l'Italia va contro l'Europa. Peccato che, ad esempio, questo testo sia anticipatorio del nuovo patto sulla migrazione e l'asilo, previsto dal regolamento UE n. 1348 del 2024, la cui entrata in vigore avverrà entro giugno 2026. Il nuovo regolamento stabilirà un procedimento comune di protezione internazionale dell'Unione, rendendo obbligatorie le procedure accelerate di frontiera, e prevedendo criteri più specifici rispetto alla definizione di Paese sicuro, che sarà legata al numero di domande di asilo in totale accolte dall'intera Unione europea. Questo con buona pace di chi ancora si interroga se sia lecito avvalersi della specifica di "Paese sicuro" per gestire i flussi e magari usare questi dubbi per bloccare, di fatto, i rimpatri, che sono indispensabili, improrogabili, indiscutibili, se si vuole perseguire l'obiettivo di una migrazione integrata e finalizzata a dare un secondo destino a chi sfida la sorte per crearsi una nuova vita in Italia. Perciò il tema non può essere che con questo testo si trasferisce alle corti di appello la competenza sulla convalida dei trattenimenti: intanto la competenza ad un giudice superiore non arretra, ma rafforza l'intervento in materia di diritti umani e civili.

Il tema è se noi vogliamo continuare a far gestire il fenomeno delle migrazioni al caso, troppe volte al caos e in stato di emergenza, e sicuramente dai trafficanti di esseri umani e dalla criminalità organizzata. Il tema è se noi vogliamo che siano le ONG, quindi organizzazioni private con interessi privati, a decidere chi sbarca sul nostro territorio, dove sbarca, con quali tempi e secondo quali norme di diritto. Il tema è se vogliamo continuare a consentire che l'autorità giudiziaria, violando il principio della separazione dei poteri e del loro equilibrio, esprima valutazioni politiche nei provvedimenti giurisdizionali, oppure se queste competenze, come è giusto che sia, debbano tornare allo Stato e nello specifico al Governo e al Parlamento, che si assumono la responsabilità di provare a creare una strategia non solo locale di gestione del flusso migratorio, ma anche attraverso ragionamenti allargati ad un consesso europeo e ad una più stretta cooperazione internazionale.

Anche per questo il Governo Meloni ha voluto istituire un tavolo tecnico per monitorare l'applicazione dei decreti flussi, per capire le anomalie e correggere le storture. Ha scelto di produrre un'informativa annuale sui Paesi sicuri mediante una relazione trasmessa alle Commissioni parlamentari per aggiornare, se necessario, quell'elenco in tempi consoni agli scenari politici. Ancora, ha voluto investire - si tratta di un investimento - il 7 per cento delle spese connesse all'accoglienza con il progetto Albania per una soluzione condivisa responsabilmente con un altro Stato. È un caso di studio a cui vogliono guardare - pensate un po' - con attenzione altri quindici Paesi europei.

In conclusione, è vero che noi abbiamo un'ossessione e oggi ce ne assumiamo convintamente, ancora una volta, l'impegno. Questa ossessione è quella di affrontare il tema delle migrazioni, conciliando regole e diritti in nome della sicurezza e della dignità di tutti. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scalfarotto. Ne ha facoltà.

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signora Presidente, quello dell'immigrazione è un tema estremamente importante e fondamentale che caratterizza il nostro tempo ed è un tema che noi dovremmo - credo - approcciare con grande lucidità e freddezza, che è esattamente quello che abbiamo fatto in tutti questi anni.

Voglio anticipare un'obiezione che ci viene sempre fatta: mi viene fatta quando parlo di questa questione pubblicamente, ma anche in sede privata, con amici o conoscenti. Mi chiedono perché questa cosa allora non l'abbiamo fatta noi. A parte il fatto che le maggioranze in questi anni sono state molto varie, ma in realtà quello che credo ha bloccato il Paese - e non soltanto il nostro, attenzione - dal prendere una decisione razionale è stato l'incredibile surriscaldamento del dibattito pubblico su questa vicenda, una vicenda che avrebbe dovuto essere considerata di interesse nazionale, come una risorsa. Con una bruttissima espressione nelle aziende si parla del personale come "risorse umane"; a me non piace molto, anche se vengo da quel mestiere, però certamente l'intelligenza e il talento sono un elemento fondamentale della prosperità dei Paesi.

Noi italiani ci troviamo, come altri tanti altri Paesi del mondo ricco, in una situazione abbastanza paradossale, che è quella di vivere una condizione demografica insostenibile. Lo sappiamo: abbiamo perso 200.000 nascite nel giro di quindici anni, che sono un numero enorme. Siamo passati da circa 560.000 a circa 360.000 nati dal 2009 al 2024. Questa mancanza di italiani che nascono nel nostro Paese è un problema da tutti i punti di vista: pensate semplicemente al pagare le pensioni, pensate a tutte quelle persone che ci servono a portare avanti la pubblica amministrazione, la polizia, gli insegnanti, i medici, gli infermieri. Ho già detto qualche minuto fa, durante la precedente discussione, che il Ministro della salute è andato a chiedere 10.000 infermieri al Ministro della sanità dell'India. Quindi, se il Ministro della salute italiano si rende conto che ha bisogno di chiedere all'India 10.000 infermieri è perché abbiamo oggettivamente un problema.

Quindi, che cosa dovrebbe fare un Paese responsabile? Credo che dovrebbe sedersi a un tavolo e dire che abbiamo un problema di scarsità di risorse umane, scarsità di talento, scarsità di intelligenze, di braccia e di teste, ma abbiamo una formidabile richiesta da parte di altri Paesi di persone che vogliono venire a prestarsi come braccia, come teste, come intelligenze e come talento. Quindi, dovremmo fare quell'operazione economica di incontro della domanda e dell'offerta, che andrebbe fatta con una logica molto fredda e razionale: dovremmo dire di quante persone abbiamo bisogno, di quali figure abbiamo bisogno; le persone che già abbiamo sul territorio nazionale dovremmo dire come le formiamo e come le occupiamo, anche per evitare fenomeni di marginalità e di criminalità.

Invece è quello che succede davanti a un fenomeno che andrebbe analizzato e risolto. Diciamoci una cosa, sottosegretaria Ferro: che la legge Bossi-Fini non sia stata cambiata è una responsabilità - è vero - ma ciò non toglie il fatto che sia sbagliata e non funzioni.

Spieghiamo ai nostri concittadini, forse meno esperti della materia, come funziona la legge Bossi-Fini. Si stabiliscono dei flussi (che, a onor del vero, questo Governo ha aumentato perché c'è una richiesta fortissima, da parte delle imprese e del Paese, di queste persone) ma, secondo la legge Bossi-Fini, le persone che vengono regolarmente in Italia non ci dovrebbero essere. In altre parole, dovremmo avere un'offerta di lavoro fatta a una persona che vive in Senegal o Ecuador mai vista prima e dimostrare che non c'è una persona italiana che può fare quel lavoro. Mandiamo quindi il permesso di lavoro all'ambasciata italiana in Ecuador o Senegal e la persona arriva in Italia. Non funziona così, perché è ovvio che nessuno offre un lavoro a chi non conosce. Noi in realtà regolarizziamo persone che sono già qui e che fingiamo siano fuori. (Applausi).

Così le cose non vanno. Anzitutto, sottosegretaria Ferro, se una persona straniera si trova in Italia e ha un contratto di lavoro, è in grado di spiegarmi in modo razionale per quale motivo debba essere un irregolare? Guardi che le case degli italiani sono piene, per esempio, di badanti e persone che assolvono a compiti di cura, ma che restano irregolari (e per le famiglie è un problema, perché si fidano di quelle specifiche persone) perché dovrebbe essere in Senegal o Ecuador, mentre stanno già nel nostro Paese. Basterebbe cominciare con il regolarizzare coloro che già lavorano. Questo sarebbe un primo passo di saggezza e civiltà che andrebbe a risolvere dei problemi. Infatti, se la persona diventa regolare, si può pagare ufficialmente, si possono pagare le tasse e i contributi - cose giuste - e anche assicurarsi che abbia dei diritti e non sia sfruttata o ricattata. E invece no, questa cosa - non so perché - non riusciamo a farla.

Ci inventiamo poi cose come questa vicenda dei centri in Albania, che veramente - mi permetta di dirglielo, Sottosegretaria - grida vendetta. Spieghiamo anche questo. A cosa servono questi centri in Albania? Servono semplicemente a dire che se tu vieni da un Paese sicuro, quindi la procedura di riconoscimento dell'asilo (perché si tratterebbe di un richiedente asilo) è semplificata, te la faccio fare in Albania, anziché in Italia. Infatti, in Albania il migrante non lo puoi tenere tanto tempo, perché l'accordo con quel Paese prevede che dopo un mesetto lo si debba mandare indietro. Qualsiasi cosa si decida (che abbia diritto all'asilo, oppure no), la persona deve tornare in Italia. Non è che noi, poi, se la persona non ha diritto, la espelliamo dall'Albania, perché la persona non può uscire dal centro. Gli albanesi non vogliono le persone che sono nel centro. Pertanto, le tratteniamo lì per fare questo esame e poi le rimandiamo indietro dall'Italia.

Per fare questo noi spenderemo più o meno un miliardo nei prossimi cinque anni. Ripeto che non possono vivere o spostarsi in Albania, ma devono poi tornare in Italia. Anche la stessa causa per accertare il diritto all'asilo deve essere fatta in Italia. Spendiamo tutti questi soldi, utilizzando un miliardo che potrebbe essere usato per altre esigenze. Penso alla Polizia penitenziaria, di cui abbiamo bisogno come il pane. Siamo arrivati a 83 suicidi nelle carceri italiane, stiamo sfiorando il record assoluto. Siamo senza Polizia penitenziaria, ma abbiamo poliziotti penitenziari e Polizia dello Stato in Albania. Spendiamo soldi che servirebbero invece nelle nostre stazioni e periferie. È chiaro che è soltanto un'idea propagandistica: si vuole lucrare sulla paura, sulla preoccupazione e sulla diffidenza verso chi è diverso da noi.

Presidenza del vice presidente RONZULLI (ore 18,35)

(Segue SCALFAROTTO). Noi, invece, dovremmo investire in formazione e coinvolgere in uno sforzo incredibile anche le aziende private, per poter utilizzare tutto questo talento in modo razionale. Signor Sottosegretario, io non penso che debbano entrare tutti, ma che il fenomeno debba essere gestito in modo più razionale.

Che questa sia propaganda, poi, è dimostrato dal fatto che ci sono norme che si accaniscono contro le persone, perché si vuole dare un'idea muscolare. Ciò è inaccettabile, soprattutto per coloro che nel centrodestra si definiscono moderati.

Posso capire infatti che la Lega, che ha la sua retorica xenofoba, faccia questo tipo di operazioni. Posso capire che lo faccia Fratelli d'Italia, ma non che lo faccia un partito che fa parte del Partito Popolare Europeo, come Forza Italia, come Noi Moderati. E meno male che siete moderati: figuriamoci se non lo eravate!

Il punto è che questa norma si accanisce per dare un segnale di cattiveria, perché questo si vuol fare: ti tolgo il telefonino, ti impedisco il ricongiungimento familiare. Non penso però, sottosegretaria Ferro, che sia questo il modo per una classe dirigente responsabile di governare un Paese in questa epoca storica. Credo che stiate davvero abdicando alla vostra funzione di governare il Paese per dedicarvi a un'attività propagandistica che non fa bene a nessuno: forse a voi, ma comincio a dubitarne. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dreosto. Ne ha facoltà.

DREOSTO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi scriviamo una pagina importante per il futuro del nostro Paese. Con l'approvazione del decreto flussi, diciamo basta alle promesse irrealizzabili e al caos che per anni ha segnato la gestione dell'immigrazione. Nel decreto non solo vengono maggiormente regolamentate le disposizioni in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale, ma si pongono maggiori tutele ed assistenza anche alle vittime del caporalato.

Questo decreto è una risposta concreta e coraggiosa, che nasce da un lavoro di squadra tra i territori e il Governo. Riprendendo un mio disegno di legge, il n. 502 del 2023, la stretta sui ricongiungimenti familiari, fortemente voluta dalla Lega, in particolare di quella del Friuli Venezia Giulia, di cui ho l'onore di essere segretario regionale, ne è l'esempio perfetto. (Applausi).

Si tratta di una misura che non nasce a tavolino, ad opera di qualche burocrate rinchiuso nel palazzo, ma dall'ascolto diretto delle comunità, da quel rapporto stretto e continuo di chi vive i problemi quotidiani dei territori e ha il dovere di tradurli in soluzioni. La Lega è questo: un partito che parte dall'ascolto dei cittadini e porta le loro istanze fino a Roma. Siamo e continueremo ad essere una sentinella delle necessità locali, capace di trasformarle in politiche nazionali efficaci. (Applausi).

Pertanto, cari colleghi, signor Presidente, signor Sottosegretario, va bene questa che, tengo a sottolinearlo proprio ai colleghi dell'opposizione, è una norma che non solo rispetta le direttive europee, ma è applicata in molti altri Stati, tra cui la Francia del vostro mito, quel famoso Macron.

Questa legge rivede i tempi per ottenere il ricongiungimento familiare, che saranno evidentemente più lunghi, permettendo di verificare con maggiore attenzione la stabilità della permanenza in Italia di chi presenta la domanda. Inoltre, sarà obbligatorio - altro passaggio importantissimo - dimostrare la conformità della struttura abitativa, perché i controlli finalmente diventeranno più stringenti. Non saranno più sufficienti dichiarazioni ed autocertificazioni vaghe e generiche, ma dovrà essere garantito che le condizioni di vita rispettino standard che, per noi, devono essere anche dignitosi.

Questa misura non è solo una questione di ordine e di sostenibilità. È anche un atto rispettoso verso chi arriva, ma anche verso le comunità che accolgono. Con il decreto-legge in esame, unitamente a quanto proposto nella prossima manovra di bilancio in approvazione alla Camera dei deputati, che assicurerà, attraverso l'eliminazione delle detrazioni fiscali per familiari a carico ai contribuenti che non sono cittadini italiani o di uno Stato membro dell'Unione europea se i familiari non risiedono in Italia, un risparmio di circa 500 milioni di euro, andiamo nella giusta direzione. È una scelta di responsabilità, ma anche di giustizia sociale, che tutela le risorse degli italiani, in un momento storico come quello attuale, quando ogni euro deve essere speso per rispondere alle vere priorità di questo Paese: il sostegno alle famiglie, il rafforzamento dei servizi essenziali e la crescita economica. Non si può più accettare che chi lavora e paga le tasse in Italia debba vedere le proprie risorse disperse in meccanismi poco controllabili e spesso abusati.

Permettetemi allora di ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questo importante risultato. Desidero in particolare ringraziare il sottosegretario Molteni, esempio di dedizione e competenza, ma anche tutta la squadra della Lega, che ha lavorato con determinazione per trasformare le richieste dei territori in norme chiare e incisive. (Applausi). Questo, cari colleghi, è il nostro modo di fare politica: ascoltare, agire e poi portare a casa risultati. A differenza di chi, in passato, ha scelto la strada dell'immigrazione incontrollata e delle porte aperte senza alcuna responsabilità, noi vogliamo invece mettere ordine. La sinistra ha illuso i migranti, li ha trattati con un sistema incapace di garantire loro un futuro dignitoso, scaricando costi e problemi sulle spalle degli italiani e delle nostre comunità. Per citare proprio il sottosegretario Molteni, disumano non è chiedere regole e rispetto; disumano è continuare a perpetuare questa illusione, prospettando ai migranti opportunità che non ci sono e che non possono essere garantite. (Applausi).

Il decreto-legge flussi, quindi, non è solamente una legge, è un segnale davvero di svolta; è la dimostrazione che, con un lavoro di squadra tra territori e istituzioni, si possono affrontare davvero e risolvere questioni complesse come quella migratoria. È la prova che la politica può tornare ad essere vicina ai cittadini, attenta alle loro esigenze e pronta a risposte con azioni concrete.

Concludo il mio intervento, signora Presidente, con l'orgoglio di chi sa che oggi non stiamo solo cambiando le regole, ma stiamo costruendo un'Italia più forte, più giusta e più rispettosa soprattutto delle sue comunità e dei suoi cittadini; un'Italia che sa guardare al futuro con responsabilità e determinazione. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cataldi. Ne ha facoltà.

CATALDI (M5S). Signor Presidente, il provvedimento in esame è arrivato in Commissione come un treno ad alta velocità, soltanto che non si è fermato alla stazione e non ci è stato dato modo di proferire parola. Vorrei quindi iniziare il mio intervento con una domanda e chiedere che razza di democrazia è questa. (Applausi).

Come al solito, vi siete ridotti all'ultimo minuto, contraendo il dialogo democratico. Ve lo dico io perché succede questo: quando si parla di immigrazione, vi scatta una molla, entrate in tilt e allora cominciate a essere presi dalla sindrome dell'iperproduzione normativa. Quando fate questa scelta di normare e di rimaneggiare continuamente le vostre regole, combinate pasticci giuridicamente imbarazzanti. Avevate emanato un decreto-legge sui Paesi sicuri, su cui eravamo pronti a confrontarci in Commissione; poi però avete cambiato idea, perché vi siete resi conto che avreste dovuto affrontare un dialogo democratico, ma a voi il dialogo democratico non piace e avete avuto questa brillante idea di trasformare quel decreto-legge, sottraendolo alla Commissione affari costituzionali, per infilarlo all'interno del presente decreto-legge flussi. In questo modo, oggi ci ritroviamo a correre in Aula senza aver fatto quel lavoro nella nostra Commissione, che era indispensabile. Vi sembra un bell'esempio di democrazia?

Tuttavia, devo dire che non mi stupisco, perché in questi due anni di legislatura mi sembra di aver capito che a voi le regole democratiche non piacciono; a voi piace l'autoritarismo. A voi non piace neppure la Costituzione, perché vostro malgrado prevede qualcosa a cui sembra che siate un po' allergici, ovvero il bilanciamento dei poteri e lo Stato di diritto: voi però non lo volete lo Stato di diritto; voi volete lo Stato di polizia, state varando un provvedimento sicurezza liberticida. (Applausi).

Sul bilanciamento dei poteri cosa dire? Voi state facendo un premierato che è un sistema che sbilancia tutti gli equilibri che la Costituzione e i Padri costituenti avevano fissato per garantire la democrazia e la libertà dei cittadini. Ma non basta: adesso ve la prendete con la magistratura, perché ha osato ricordarvi che le direttive europee si devono rispettare; è troppo difficile per voi riconoscere che il protocollo Italia - Albania è un clamoroso fallimento? (Applausi). Preferite far finta di nulla, quindi che fate? Addossate la colpa ai magistrati, i quali hanno applicato la legge e voi dite che hanno esondato. Veramente qui dimostrate di essere i maghi della manipolazione, capisco su cosa si basano i vostri consensi: sulla manipolazione o su promesse elettorali che poi non riuscite a realizzare perché erano irrealizzabili. (Applausi).

Quello che davvero esonda qui sono i provvedimenti: siamo arrivati all'ottavo provvedimento, uno più inefficace dell'altro, perché non siete riusciti a dare una risposta univoca, dato che continuate con i decreti e non pensate che ci vorrebbe magari un solo disegno di legge, ma fatto bene. Qui state dimostrando un dilettantismo giuridico che fa paura.

Se entriamo nel merito - e qui effettivamente entrare nel merito è un po' difficile, visto che non abbiamo avuto tempo di affrontare il tema in Commissione - state mostrando il peggio dell'arroganza legislativa. Ve la siete presa anche con misure punitive nei confronti della magistratura, perché non so spiegarmi altrimenti il taglio delle sezioni specializzate dei tribunali, che va a ingolfare poi le corti d'appello. Se parliamo dei Paesi sicuri, avete inserito nella lista anche il Bangladesh e l'Egitto. Almeno, per favore, non ci raccontate la favola dei turisti che vanno nei resort di lusso di Sharm El Sheik, perché non si può sentire. Voi state confondendo la sicurezza che viene garantita ai turisti che portano soldi con la sicurezza dei cittadini, perché in quel Paese chi si oppone al regime viene torturato e si finisce in carcere anche se si indossa una maglietta per protestare contro la tortura. (Applausi). Vi chiedo il favore, veramente, di arginare questa esondazione di stupidaggini che non si può più sentire.

Vi chiedo anche dove sia finito il vostro senso di umanità. Vi proclamate depositari di valori, come quello della famiglia, e poi mettete barriere ai ricongiungimenti familiari, ma allora quali sono questi valori? Vale solo la vostra famiglia e quella degli altri non conta niente? A me sembra sempre più chiaro che questo Governo sappia solo fare propaganda, una propaganda muscolare, ma non sappia risolvere i problemi: sa soltanto alzare la voce e fare la voce grossa con le categorie più deboli, ma quando si tratta di colpire i colletti bianchi o combattere contro la corruzione, che ci costa più di 230 miliardi l'anno, allora lì cominciate a essere benevoli, cominciate a concedere benefici penitenziari anche a chi non vuole collaborare con la giustizia.

La verità è un'altra. Questo provvedimento, in realtà, avrebbe dovuto parlare dell'immigrazione irregolare, ma chiaramente, quando si parla d'immigrazione, vi scatta la molla: avete questa ossessione dell'immigrazione in generale, ma non siete capaci di andare alle cause del problema. Dovete prima comprendere le ragioni per cui la gente scappa dalle proprie terre: la gente scappa dalle proprie terre: scappa dalle guerre, dalla povertà o da regimi che violano i diritti umani. E allora, se volete arginare l'immigrazione, la prima cosa che dovete fare è essere contro la guerra e contro la vendita indiscriminata delle armi. (Applausi). Il nostro Gruppo è contro la guerra, si vuole battere anche perché si facciano politiche per promuovere la pace, perché se continuate a soffiare sul fuoco e ad alimentare le guerre, allora siete i primi complici di un sistema che alimenta ed incrementa l'immigrazione.

Signor Presidente, serve una politica intelligente. Se la politica riuscisse a comprendere queste cause, allora si dovrebbe rendere conto che è importante lavorare innanzitutto sull'integrazione, ma soprattutto sulla cooperazione internazionale, perché senza di essa sarà una battaglia persa. Sono queste le misure che risolvono il problema e possono arginarlo, non è il protocollo Italia-Albania. Le persone infatti smetteranno di fuggire dalle loro terre quando non ci sarà più bisogno di farlo.

Voi però prendete la strada della propaganda e preferite parlare alla pancia degli italiani. Peccato però che finché continuate a fare propaganda, la gente continua a morire nelle sue terre e noi continuiamo a perdere tempo qui con i vostri provvedimenti che non servono a niente. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto tecnico industriale «Galileo Galilei» di Livorno. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1310 (ore 18,49)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Magni. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, devo dire che siamo qui per la diciottesima volta a discutere di emigrazione. Nei trascorsi due anni e mezzo infatti i decreti-legge che hanno affrontato il tema sono stati tanti. Visto che ne stiamo discutendo un altro e, a breve, ne discuteremo un altro ancora, perché il decreto-legge sicurezza parla molto di emigrazione, stiamo affrontando continuamente il problema. In sostanza, state rendendo difficile agli immigrati l'arrivo nel nostro Paese. Come vediamo, però, poi l'emigrazione arriva. Voi avete una posizione ideologica ad esempio contro le ONG, che di solito fanno un lavoro che dovremmo tutti ringraziare, perché salvano delle vite, che morirebbero nel cimitero del Mar Mediterraneo. Voi invece vi accanite contro la magistratura, che applica le leggi. Ricordo che le leggi e la Costituzione stanno sopra al Parlamento e al Governo. Ci sono delle regole che bisogna rispettare e non si può pensare di fare quello che vuole. Le regole garantiscono la democrazia e il processo democratico.

Vorrei fare invece un altro tipo di intervento: di merito, in questo caso. Mi chiedo e vi chiedo con l'inverno demografico che abbiamo nel nostro Paese, stiamo ancora discutendo di flussi migratori? Oppure invece dovremmo discutere della situazione e di come tali flussi avvengono in modo spontaneo, "spintaneo" e disordinato?

Sono abituato a ragionare con i numeri: a Piacenza c'è una zona importante di lavoro, la cosiddetta logistica, dove il 70 per cento - lo sottolineo - sono stranieri. Alla Fincantieri di Monfalcone il 30 per cento sono lavoratori stranieri. A Mestre, su 5.000 bengalesi, 1.800 lavorano alla Fincantieri. E ancora, a Genova, su 7.000 lavoratori, più della metà sono stranieri. Potrei continuare, portando l'esempio di Brescia, nella mia Lombardia, dove sono 153.000 le persone straniere in una Provincia di 1,2 milioni di abitanti. In Lombardia sono 1,183 milioni complessivamente.

Cosa producono questi lavoratori e queste lavoratrici stranieri? Intanto producono un PIL pari al 9 per cento, versano nelle casse dell'INPS una certa quantità di soldi e meno dell'1 per cento di loro è in pensione. Su 16 milioni di pensionati, meno dell'uno per cento sono stranieri. Quindi, in sostanza, producono il 9 per cento del PIL del nostro Paese. Allora perché dobbiamo accanirci con tutte queste leggi che impediscono la regolarizzazione e creano clandestini? Se non si modifica la Bossi-Fini, sapete benissimo che si creano dei clandestini, nonostante prima avessero un lavoro. In più, come è stato già detto, Confindustria (quindi non un bolscevico come me) chiede flussi molto maggiori di quelli che abbiamo.

Certo, a nessuno piace l'illegalità. Il problema è che i processi migratori sono nati e nascono da situazioni complesse e complicate, che andrebbero affrontate: fame nel mondo, desertificazioni, guerre. Quelle sono guerre fatte dall'Occidente, ad esempio, in Medio Oriente oppure in Afghanistan, prima dall'Unione Sovietica e poi dall'Occidente, che ha lasciato una Nazione in mano ai talebani, venendo via e scappando, e le persone che lasciano quei luoghi vengono in Occidente, sperando che li accolga; invece noi li respingiamo.

Bisognerebbe affrontare tali questioni in modo diverso, anche perché non sono tutte uguali. Prima ho parlato dei lavoratori di Fincantieri, che normalmente vengono dallo Sri Lanka o dal Bangladesh. Non vengono con le navi, magari con l'aereo e un permesso di soggiorno. Poi si parla di caporalato, ma, quando vengono qui, c'è qualcuno che deve dargli una mano. E chi gliela dà? Non lo Stato. Sono singole persone: chiamiamole come vogliamo, ma, quando dipendo da altri, poi questi assumono un potere (chiamatelo caporale o come volete). Nella bassa Lombardia e nell'alta Emilia nelle stalle ci sono i sikh, che non vengono con i barconi. Abbiamo parlato prima delle badanti, che vengono da ogni parte del mondo. Come arrivano? Ovviamente attraverso congregazioni e via dicendo; però fanno un servizio importante a noi in famiglia. Discutiamo di tutto questo.

Si parla di caporalato e di servizi, ma secondo voi non si sa quante persone servono quando maturano i pomodori, i carciofi o le olive? Il problema è: c'è un ufficio di collocamento che prepara quei lavoratori (immigrati e non) a fare questi lavori? Abbiamo un censimento di quelli che ci sono? No, lo Stato manca. Forse, piuttosto che accanirci nei confronti degli immigrati, dovremmo chiederci come fare per dare loro una possibilità di emergere. Come è stato già detto meglio di me, è il non far emergere la situazione che la rende pericolosa e incontrollabile; questo è quello che avviene.

Per parlare sempre non del Sud, ma del Nord, una volta in Franciacorta non c'erano immigrati a potare le vigne e a raccogliere l'uva; oggi invece non c'è un italiano che fa questo lavoro. Vale anche per il Veneto, o no? E allora facciamo finta che questo non c'è? Mettiamo la testa sotto la sabbia? Io non sono per il permissivismo su tutto, però affrontiamo il tema, perché solo l'emersione può mettere in sicurezza ed emarginare la violenza.

Dico le cose che ho letto: ho visto che la magistratura ha fatto emergere, a proposito della questione del caporalato, in un grande settore come la moda in cui ci sono risorse a dismisura, che dietro questo lavoro e la ricchezza dei brand di cui ci vantiamo ci sono degli "schiavi", e sottolineo la parola. Ci sono casi che ha denunciato la magistratura nelle zone di Prato e Pistoia, nella zona fiorentina.

Discutiamo di questo tema, ma rimuovendo tutte le cose che ho cercato di dire? In conclusione, certo che c'è un problema di controllo, però ce n'è anche uno tale per cui quando si va a Šid o a Bihac, oppure… (Il microfono si disattiva automaticamente) …ragazzi di diciotto o vent'anni che arrivano dall'Afghanistan sono respinti con legnate o frustate e gli vengono tagliate le scarpe che hanno ai piedi, affinché gli facciano male e debbano tornare indietro, questa è una responsabilità morale e politica (Applausi) che deve avere la comunità occidentale, prima di tutto. Quei ragazzi non hanno mai visto la pace nella loro vita, che non hanno mai potuto affrontare in modo diverso, ed hanno fatto due anni di cammino a piedi per arrivare nell'Occidente, ma noi li respingiamo, li mettiamo in galera o gli diamo le bastonate. Credo che questa non sia umanità, ma un modo per creare muri. Io invece sono per creare ponti e continuerò a farlo. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Castellone. Ne ha facoltà.

CASTELLONE (M5S). Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, siamo all'ottavo provvedimento di questo Governo in materia di immigrazione e molti di questi provvedimenti in realtà sono contraddittori, si contraddicono l'un l'altro, o si superano tra di loro in propaganda. Signor Presidente, siamo passati dal blocco navale, per capire ben presto che era una cosa irrealizzabile, alla caccia agli scafisti nel globo terracqueo, per poi capire che in realtà gli scafisti su quelle navi non ci salgono o, se ci salgono, sono i primi ad andare via e ad abbandonarle, fino a passare alla deportazione coatta in due centri in Albania che ci sono costati un miliardo di euro, con i viaggi più costosi di sempre: circa 250.000 euro per ogni viaggio della nave Libra, che ha portato di fatto poche decine di migranti in questi centri per poi riportarli in Italia.

Tutto ciò dovrebbe far capire a questo Governo e a questa maggioranza che il fenomeno migratorio va governato, ma non può essere bloccato, tantomeno con la propaganda. Basterebbe guardare i dati: solo quelli sui migranti climatici ci dicono che entro il 2050 saranno oltre 200 milioni, per non parlare di tutte le persone che lasciano i loro luoghi d'origine per guerre, carestie e povertà. In realtà, sono anche i dati economici che ci dicono che questo fenomeno va governato. Basterebbe saper leggere, per esempio, le tabelle del DEF, dove c'è scritto chiaramente che, se non proviamo ad integrare la forza lavoro anche con quella che è rappresentata oggi dai migranti, noi avremo un calo del nostro PIL e quindi della crescita della nostra economia.

Purtroppo, però questa maggioranza continua non solo a voler fare propaganda, ma a distorcere la realtà e allora confonde il soccorso con l'accoglienza e cerca di trasmettere ai cittadini italiani l'idea che c'è un'invasione di migranti. Anche a tale proposito, signor Presidente, basterebbe guardare i dati: quest'anno 64.000, l'anno scorso 150.000, ma quanti sono i profughi ucraini che abbiamo accolto in un anno? Quasi 200.000. Abbiamo la percezione di essere invasi dagli ucraini? No, assolutamente no. Perché abbiamo invece la percezione di essere invasi dalle persone che arrivano dall'Africa o dal Medio Oriente? Perché c'è la volontà di demonizzare il migrante e di far percepire al cittadino italiano che le difficoltà drammatiche che stanno vivendo oggi i nostri cittadini sono dovute ai migranti, quando non è assolutamente così.

Oggi è quindi l'ennesima occasione mancata, quella in cui noi, come opposizione, abbiamo provato a fare delle proposte, come sempre costruttive, che sono state tutte puntualmente bocciate alla Camera, perché qui in Senato non abbiamo nemmeno avuto il tempo e il modo di discuterle. Avevamo chiesto, per esempio, di introdurre il permesso di lavoro, perché è fondamentale che il datore di lavoro conosca il lavoratore, ma anche questa proposta è stata bocciata per continuare a mantenere come unico criterio per il permesso di soggiorno il click day, che assolutamente non può essere la soluzione a quell'integrazione che invece noi chiediamo. Avevamo chiesto la possibilità di convertire il permesso di soggiorno per fare anche altri lavori: chiaramente anche questo emendamento è stato bocciato. Avevamo chiesto di prevedere che ci potesse essere un garante, uno sponsor, per ottenere il rilascio del permesso. Avevamo chiesto di potenziare i ricongiungimenti familiari e invece questo provvedimento è andato in direzione totalmente opposta. Sono diventati più difficili i ricongiungimenti familiari, perché oggi bisogna aspettare due anni: alla faccia del Governo che mette al primo posto la famiglia.

È stata tolta alle sezioni specializzate dei tribunali, per trasferirla alle Corti d'appello, la facoltà di decidere sui Paesi di primo approdo, nella speranza che il giudizio in Corte d'appello possa essere diverso, senza tener conto che esso invece deriva dalle normative internazionali, che sono universali. È stata anche affidata direttamente ai questori la possibilità di sequestrare i dispositivi dei minori e poi, cosa per me più grave, è stata ulteriormente decapitata qualsiasi attività di ricerca e di soccorso in mare da parte delle navi ONG. È stata estesa anche agli armatori la responsabilità in caso di fermo di quelle navi ed è stata potenziata la fornitura di armi e motovedette ai Paesi terzi. Per non parlare dell'obbligo per gli aerei di supporto alle navi ONG di obbedire alle autorità libiche e tunisine: gli aerei di supporto, che sono quelli che hanno denunciato le barbarie della guardia costiera libica devono oggi obbedire agli ordini delle autorità libiche e tunisine. Sembra esserci veramente l'ossessione di impedire il soccorso.

Signor Presidente, non ho paura di dirlo: per me bloccare una nave che soccorre migranti in mare equivale a bloccare un'ambulanza, è esattamente la stessa cosa. (Applausi). Il nostro Mediterraneo è diventato un cimitero. Ci sono 30.000 morti sul fondo del Mediterraneo, molti dei quali non hanno nemmeno un nome, perché non è previsto il riconoscimento sul DNA di quei cadaveri, che quindi non vengono restituiti alle famiglie neppure quando sono recuperati dal fondo del mare.

Uso questo ultimo minuto solo per porre all'attenzione di questo Governo un ultimo caso, sul quale chiaramente mi accingo a depositare un'interrogazione, quello della nave Geo Barents, che il 28 novembre, con a bordo un team di Medici senza frontiere, ha salvato 83 migranti, che venivano però da un barcone su cui ce n'erano più di 100. Sa cos'è successo, Presidente? Quando la nave si apprestava a raccogliere i migranti, sono arrivati due mezzi libici con a bordo uomini armati, che hanno sparato in aria per obbligare gli uomini a lanciarsi dal gommone e poi hanno sequestrato donne e bambini, che sono stati riportati in Libia. Erano 25 donne e quattro bambini, uno dei quali di tre mesi, che sono stati allontanati dai padri che erano su quella nave. Uno di questi, di vent'anni, come la donna che hanno catturato quei mezzi libici, si è gettato in mare per provare a salvare la sua famiglia e non faceva altro che urlare: così continueranno a stuprarla! Perché nei lager libici, dove vengono rimpatriati e dove sono stati portati anche quelle donne e quei bambini, succede questo: le donne vengono stuprate, gli uomini vengono resi schiavi e, per uscire da quei luoghi, sono obbligati a pagare un riscatto.

Concludo dicendo che, se davvero vogliamo lavorare sull'immigrazione, dobbiamo fare altro: dobbiamo lavorare in ambito europeo e superare il Paese di primo approdo e, quindi, il Regolamento di Dublino. Anche qui mi chiedo perché questa maggioranza ha votato contro la riforma di quel Regolamento che, invece, è l'unica cosa che veramente serve. (Applausi). La propaganda resta zero, soprattutto quando di mezzo ci sono le vite delle persone e l'umanità di cui ha parlato anche il senatore Magni. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Delrio. Ne ha facoltà.

DELRIO (PD-IDP). Signor Presidente, dovremmo chiederci perché siamo arrivati all'ennesimo decreto-legge. Credo che questo provvedimento sia un po' la sommatoria di quello che il Governo sta facendo. A volte affronta problemi politici seri - il decreto flussi e gli ingressi regolari in questo Paese sono un problema politico serio che riguarda l'interesse nazionale - ma sempre mescola l'interesse nazionale e i problemi politici seri con problemi di propaganda.

Purtroppo, da secoli, la più grande arma nelle mani della politica è la paura. Non c'è niente di più forte che evocare paura: la paura del diverso, la paura del lontano. Questo Governo non rinuncia mai a questo esercizio. Non vi rinuncia nemmeno oggi, al punto che, dopo otto decreti sull'immigrazione, la domanda che mi faccio - pur essendo sinceramente pronto alla discussione su come migliorare l'interesse nazionale, anche e soprattutto favorendo l'immigrazione regolare - è se, invece che una pregiudiziale - lo dico ai colleghi che hanno esposto così bene la pregiudiziale di costituzionalità - non dovremmo invece discutere una pregiudiziale di umanità.

Hanno queste persone, come ha detto nel 1951 Hannah Arendt nel suo famoso saggio «Le origini del totalitarismo», il diritto ad avere diritti? (Applausi). Facciamoci questa domanda. A un maschio bianco europeo, italiano, veneto si potrebbe togliere il telefonino? A un italiano dell'Argentina che chiede il ricongiungimento familiare si potrebbe dire no, aspetti di più? Stiamo facendo categorie tra persone? Stiamo dicendo che, sostanzialmente, esistono esseri umani di serie A e di serie B? Mi chiedo, signora rappresentante del Governo, conoscendo la sua sensibilità, se non stiamo costruendo una nuova categoria politica e giuridica del clandestino, perché ci serve. Ciò invece che concentrarci sul rispetto delle leggi e su una legislazione che combatta il vero motivo dell'immigrazione irregolare: l'immigrazione irregolare esiste perché in Italia non è possibile avere un'immigrazione regolare. (Applausi). L'ingresso non è possibile con gli attuali canali.

Io pongo anche un altro problema alla rappresentante del Governo per suo tramite, signora Presidente. Attenzione, perché noi parliamo di irregolari, ma una persona che entra illegalmente in Italia non è irregolare, non è clandestina: una persona che entra illegalmente in Italia ha diritto, secondo le leggi internazionali, a essere trattata come una cittadina in attesa che venga riconosciuto eventualmente il suo diritto alla protezione internazionale. Non è una clandestina. Attenzione, dopo due mesi può lavorare. Se voi continuate a dire che chiunque è irregolarmente in Italia è un clandestino ed è un pericolo, state costruendo questo immaginario di cittadini di serie A e di serie B e quelle persone non hanno più diritto ad avere diritti.

Il diritto di asilo è non una concessione, ma un valore universale che non può essere limitato nemmeno dalla sacralizzazione dei confini che voi state facendo. Voi state cercando di dire agli italiani che state rendendo sacri i confini. C'è un Ministro che addirittura dice di essere sotto processo perché ha difeso i confini. No, non è così. È sotto processo perché ha violato i diritti di una persona a sbarcare, come prevedono le convenzioni internazionali. (Applausi).

Io non tifo perché venga condannato, ma non facciamo confusione. La sacralizzazione dei confini non vi dà il diritto di annullare il diritto internazionale. Questo non vi è consentito, altrimenti torniamo al pericolo di uno Stato totalitario.

Hannah Arendt è stata apolide per diversi anni. A un certo punto della sua vita ottiene il passaporto americano, dopo che nel 1937 le leggi razziali lo avevano sospeso, e dice di avere il passaporto, il libro più bello che conosca. Avere il passaporto vuol dire sentirsi parte di una comunità.

Queste persone hanno diritto di essere trattate come persone, al di là della sacralità della persona umana, che non potete mettere in discussione nemmeno con il nono decreto sull'immigrazione. Hanno diritto a essere trattate come persone e soprattutto il diritto ad essere trattate non come clandestini, perché non solo clandestini.

Siccome - come lei sa - le commissioni giudicatrici in media, per il 50 per cento, accolgono le richieste di protezione, questo significa che almeno per la metà di queste persone vale quello che io sto dicendo.

Proviamo, allora, a parlare del problema politico serio. Abbiamo eliminato il problema della propaganda: parliamo del problema politico serio. Il problema politico serio è semplicissimo. Noi abbiamo una tesi, signora rappresentante del Governo, che, purtroppo, non può essere confrontata nelle aule di questo Parlamento. Io spero che il presidente Balboni abbia mandato una lettera al Presidente del Consiglio e al Presidente della Camera e spero che lo abbia fatto anche la Presidenza del Senato.

Spero che abbiate mandato una lettera alla Presidenza della Camera e una lettera anche alla Presidenza del Consiglio, perché - come dice il Comitato per la legislazione, come dice una sentenza della Corte costituzionale, come dice il Presidente della Repubblica - quello che è stato fatto, cioè l'unione dei due decreti, è una cosa illegittima, è una cosa sbagliatissima, che non consente l'esercizio dei poteri parlamentari.

Siamo anche ben pagati - diamo questa notizia - per farlo e non possiamo fare il nostro mestiere. Mi dovete spiegare perché, su un argomento così decisivo per il futuro dell'Italia, come il tema dell'immigrazione, così importante, così strutturale, così serio, dobbiamo correre, unendo due decreti e facendo un pasticcio che non ha precedenti nella storia repubblicana.

Io spero di poter vedere una lettera di protesta. Posso garantire che, al vostro posto, io l'avrei già mandata e l'ho già fatto in altre occasioni, ricoprendo altri ruoli, perché questa cosa è inaccettabile.

Noi abbiamo una teoria, che cercherò di illustrare nei pochi minuti che ho. La teoria riguarda l'approccio poliziesco e di ordine pubblico che state mettendo in campo sul problema dell'immigrazione, a parte qualche segnale timido, ma comunque interessante. Penso all'aumento delle quote o alla possibilità per alcuni soggetti di avere il permesso di soggiorno. Alcuni approcci sono interessanti. Volevo discutere di questo, ma non è possibile.

Questo approccio totalmente poliziesco parte dalla legge Bossi-Fini, che non è la stessa cosa della legge Turco-Napolitano. Quest'ultima, infatti, legava l'immigrazione al lavoro, ma non diventava illegale nel territorio nazionale un soggetto che perdeva il lavoro. (Applausi).

È un approccio completamente diverso. Con queste leggi avete creato un esercito di irregolari. Dalla Bossi-Fini, al pacchetto sicurezza del 2009, ai famigerati decreti sicurezza del 2018 e 2019, all'ultimo decreto Cutro: in tutta questa legislazione c'è un filo conduttore, ossia si trasformano in reato l'ingresso e il soggiorno irregolare.

Quindi, spostiamo l'attenzione dal problema di governare un fenomeno, di favorire l'immigrazione regolare e di capire qual è l'interesse nazionale, per l'industria e per la società. Sappiamo che l'immigrazione, oltre a essere la più potente arma politica collegata alla paura, è anche la più potente arma di trasformazione delle società occidentali. Il Canada, il Brasile, gli Stati Uniti non si sono forse trasformati grazie all'immigrazione? Non è stato forse un clamoroso processo di trasformazione culturale e sociale?

Non sono arrivate solo braccia: sono arrivate teste. Andate nei più grandi laboratori di ricerca degli Stati Uniti. Io ho avuto la fortuna di lavorare in uno di essi. In ogni stanza vi è un'etichetta con un nome e una provenienza diversa: in ogni stanza. Gli uomini sono così: sono meravigliosi, sono unici e questo non dipende da dove sono nati. Possono trasformare il mondo, anche essendo nati in Sudafrica o in Pakistan, perché sono unici. Pertanto, questo atteggiamento securitario, quasi etnocentrico, in cui bisogna per forza trasformare uno che perde il lavoro in un soggetto illegale, è un approccio perdente. Usatelo per la propaganda, ma non usatelo se volete parlare dell'Italia e del suo futuro.

La seconda considerazione è che questa legislazione ha provocato un irrigidimento, ha fatto in modo di trasformare la natura della burocrazia, perché oggi un foglietto della questura diventa il destino di una persona. Capite: gli danno un fogliettino con un appuntamento e, dopo un anno, gli danno un'altra cosa e noi impegniamo straordinari prefetti, poliziotti - a loro va il nostro ringraziamento - a fare cose che non dovrebbero fare, perché l'immigrazione non è un problema di ordine pubblico. Diamoci anche questa notizia: il problema di ordine pubblico è l'emarginazione; diventa un problema di ordine pubblico quando c'è l'irregolarità, perché non è vero che gli immigrati che lavorano delinquono più degli italiani. Dove lo avete letto? Dov'è scritto? Gli immigrati che lavorano, di solito, rispettano di più le leggi. Mi chiedo quindi di cosa stiamo parlando.

La terza considerazione è che, con questi meccanismi in cui non è possibile entrare in maniera regolare, di fatto abbiamo sovraccaricato il sistema della protezione internazionale. È evidente, se non si può entrare regolarmente. Io sono stato Ministro per gli affari regionali e le autonomie, come anche il mio amico e collega Francesco Boccia. Un giorno mi ha chiamato il Presidente della Corte costituzionale e mi ha detto di avere troppi ricorsi delle Regioni, che stavano facendo lavorare la Corte solo sui ricorsi regionali. Allora io ho proposto di cercare di metterci a sedere e trovare la soluzione. Pensi se io, invece di aver detto questo, avessi risposto al Presidente della Corte costituzionale dicendo che, da quel momento in poi, i ricorsi li avrebbe esaminati la Cassazione. Questo è ciò che avete fatto voi. (Applausi). Noi nel 2017 abbiamo creato le sezioni specializzate per esaminare in maniera veloce il diritto o meno a essere cittadino, a essere titolari di protezione internazionale; abbiamo creato noi quelle sezioni - ricordo benissimo quella discussione - e voi, nel momento in cui non vi danno ragione, spostate il problema da un'altra parte. Vorrei esprimere in quest'Aula solidarietà alla giudice Albano, che è stata anche minacciata grazie alla spero inconsapevole sciatteria di qualche Ministro che l'ha accusata di fare politica. (Applausi). Vi sembra possibile che dei Ministri accusino dei giudici di fare politica? (Applausi). È una vergogna che non si può vedere.

Io credo che noi dovremmo discutere di questo, degli ingressi irregolari, della capacità di mettersi a sedere, perché riguarderà chi governerà dopo. Noi abbiamo commesso molti errori, moltissimi. Io li testimonio, sono pronto a farlo, ma lo vorrei fare in un'Aula del Parlamento, discutendo serenamente di cosa serve al mio Paese. Voi non state discutendo di cosa serve al nostro Paese. Addirittura vi dimenticate di una cosa, ovvero del fatto che la parola «integrazione» non è un costo. C'è stato un famoso filosofo che ha detto: quando qualcuno mi chiede o vi dice che la parola educazione è un costo, riflettete su quanto vi costerebbe l'ignoranza. (Applausi). Riflettete: la parola «integrazione» non è un costo né un inghippo; è un dovere, perché è una rendita per il Paese. Di questo dovevamo discutere. Invece purtroppo stiamo discutendo solo di propaganda. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Farolfi. Ne ha facoltà.

FAROLFI (FdI). Signora Presidente, onorevoli colleghi, sottosegretario Ferro, il decreto-legge che oggi siamo chiamati ad approvare non è un semplice decreto flussi che stabilisce quote precise per l'ingresso di lavoratori extracomunitari, ma è la dimostrazione del continuo impegno del Governo Meloni sia nella lotta contro l'immigrazione clandestina, sia nel garantire diritti e dignità a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro provenienza.

Se, da un lato, questo decreto prevede controlli più efficaci sui flussi di immigrazione legale, al fine di evitare frodi ed irregolarità, come emerso dal monitoraggio e dal confronto tra ingressi per finalità lavorative e contratti di lavoro effettivamente sottoscritti (cosa che chiaramente ha fatto ipotizzare che i flussi per ragioni di lavoro siano stati utilizzati da gruppi criminali riusciti a infiltrarsi nella gestione delle domande come canale ulteriore di immigrazione irregolare, prassi che, molto probabilmente, andava avanti da anni, ma che mai nessun Esecutivo aveva verificato né denunciato), dall'altro lato, prevede anche norme che mirano a combattere lo sfruttamento dei lavoratori e a garantire una maggiore tutela alle vittime che contribuiscono a far emergere il fenomeno del caporalato, tanto che chi collabora proficuamente avrà il diritto a permanere legalmente in Italia, a seguire un corso di formazione e ad essere inserito nel mondo del lavoro, innestandosi così in un tessuto economico sano.

Sempre poi nell'ottica di un'efficace gestione dei flussi, mi preme anche evidenziare che nel decreto è stata inclusa la lista dei Paesi sicuri per i rimpatri, che diventa così norma primaria. Fra l'altro, l'elenco è stato conformato alle indicazioni derivanti dalla sentenza della Corte europea del 4 ottobre scorso, in base alla quale sono stati espunti tre Paesi - Camerun, Columbia e Nigeria - che, nel precedente elenco, presentavano eccezioni di carattere territoriale. L'individuazione dei Paesi sicuri per i rimpatri è competenza degli Stati membri, come riaffermato anche dalla recente sentenza della Corte di giustizia; questo perché la direttiva europea che introduce le procedure accelerate di frontiera se, da un lato, stabilisce che uno dei requisiti per l'applicazione sia proprio che il migrante irregolare provenga da un Paese sicuro, dall'altro lato, non definisce alcuna lista dei Paesi sicuri, demandandola perciò alla competenza degli Stati membri. Ne consegue che interpretazioni diverse dalla sentenza della Corte europea - come è avvenuto - potrebbero portare alla potenziale paralisi del meccanismo dei rimpatri, perché si potrebbe arrivare al paradosso di valutare insicuri la quasi totalità dei Paesi del mondo. Una soluzione per uscire da questo stallo, visto anche quello che sembrerebbe essere l'orientamento della Corte di cassazione, potrebbe essere l'anticipazione dell'entrata in vigore del Patto per la migrazione e l'asilo su cui - fra l'altro - credo che il Governo ci stia già lavorando. Questo taglierebbe un po' la testa al toro e risolverebbe anche tanti problemi.

Tornando al decreto-legge, esso rappresenta un altro tassello della ben precisa strategia del Governo Meloni per affrontare la questione dei migranti in modo strutturale (Applausi); un altro tassello che ci consentirà di evitare morti in mare, di spezzare l'orrendo business della tratta degli uomini e di garantire all'Italia una gestione non emergenziale dei flussi. Non è dovuto al caso - a differenza di quanto diceva prima il senatore De Cristofaro durante la discussione sulle questioni pregiudiziali - se nei primi mesi del 2024 gli arrivi via mare sono diminuiti del 64 per cento e i rimpatri forzati sono aumentati del 16 per cento rispetto allo stesso periodo del 2023. Ma è l'effetto di tutti i provvedimenti presi in questi due anni, dell'azione diplomatica del Governo e soprattutto - lasciatemelo dire - dell'azione diplomatica del presidente del Consiglio Giorgia Meloni. (Applausi).

Voglio ricordare temporalmente i provvedimenti e le azioni diplomatiche, partendo dai primi due decreti approvati dall'inizio del 2023, cioè il decreto sulle ONG, il decreto Cutro: il primo regolamenta il comportamento delle ONG nelle operazioni di ricerca e soccorso e in particolare regolamenta la disciplina dei salvataggi multipli; il secondo contiene una stretta sui trafficanti con pene più severe, prevede la perseguibilità degli scafisti oltre i confini italiani e introduce procedure accelerate di frontiera per i migranti provenienti da Paesi sicuri. A seguire, voglio ricordare la firma a luglio 2023 del Memorandum d'intesa fra il Presidente della Tunisia e Von der Leyen, fortemente voluto dal Presidente del Consiglio, per stabilizzare i Paesi in crisi economica e sociale, ma anche per fermare le partenze dei migranti; tanto che già a settembre del 2023 gli arrivi, che in agosto avevano toccato il picco più alto, erano diminuiti. A ottobre 2023, poi, col decreto flussi, abbiamo superato la logica della sanatoria ex post degli ingressi irregolari, tanto cara alla sinistra; abbiamo riformato i centri di permanenza per i rimpatri, stanziando anche fonti per realizzarne dei nuovi, e abbiamo approvato il decreto immigrazione, che introduce espulsioni più rapide e controlli più accurati sui minori non accompagnati. A novembre, invece, è stato firmato l'Accordo Italia-Albania per la creazione di due strutture a giurisdizione italiana per la gestione delle domande d'asilo e dei rimpatri dei migranti soccorsi in mare; accordo che molti Stati europei - piaccia o no alla sinistra nostrana - stanno guardando con interesse, per non dire ammirazione, e che ha già avuto un chiaro effetto deterrente. È significativo infatti l'aumento del numero dei migranti che, quando arrivano, presentano un documento di identità: cosa che consente l'immediata identificazione non solo delle persone, ma soprattutto dei Paesi di provenienza. Fino a poco tempo fa, la maggior parte arrivava in Italia senza documenti. Con questo Accordo, per tanti aspetti innovativo - lo si voglia ammettere o no, comunque inaugurerà una fase completamente nuova nella gestione del problema migratorio - si realizza una delle tante proposte di Fratelli d'Italia che prevede la creazione di hotspot nei Paesi extraeuropei, proprio per valutare le richieste d'asilo e determinare, a monte, chi ha diritto di restare in Italia.

Prima ho ascoltato la collega Maiorino che ha sostenuto che, per le strutture in Albania si sprecano i soldi degli italiani. Non mi sembrava altrettanto preoccupata quando invece si sprecavano veramente per il superbonus, i banchi a rotelle che adesso sono finiti al macero, i monopattini e altre amenità. (Applausi).

Detto questo continuo nell'elencazione. A gennaio 2024 si è svolta a Roma la Conferenza Italia-Africa, con cui è stato avviato il Piano Mattei, dando vita ad una nuova stagione di cooperazione con il Continente africano. Questo perché il Governo Meloni che - come dicevo prima - ha una strategia ben precisa e cerca soluzioni strutturali e non di facciata, vuole sradicare le motivazioni che spingono tanti africani a migrare, creando condizioni di sviluppo che consentiranno a noi di ottenere sostegno sia in tema energetico che in tema migratorio, e agli africani garantiranno quello che Papa Benedetto chiamava il diritto a non migrare.

È sempre merito di Giorgia Meloni se oggi la maggioranza delle Nazioni europee segue la linea italiana sull'immigrazione. Sin dal suo insediamento, infatti, il Governo Meloni ha posto il tema migratorio nei principali consessi internazionali, dai Consigli europei ai vertici G7, da ultimo quello svoltosi in Italia, dove il tema ha trovato ampio spazio nelle conclusioni. Lo stesso patto per la migrazione e l'asilo, che citavo prima, di aprile scorso, recepisce proprio l'impostazione portata avanti dal Governo italiano e, cioè, asilo e protezione a chi ne ha diritto, difesa e controllo delle frontiere esterne dei flussi irregolari e lotta ai trafficanti e agli scafisti.

Non possiamo più permetterci di gestire i flussi migratori in modo improvvisato o ideologico, e il cambio di passo rispetto ai precedenti Governi è evidente, non solo per la riduzione degli arrivi, ma soprattutto nel calo dei morti e dispersi in mare. Non avremo più un'immigrazione incontrollata, perché non si permetterà più che le quote di immigrati irregolari vadano ad esaurire la capacità di ricezione dell'Italia, come è stato fatto negli ultimi anni. Questo decreto-legge ribadisce infatti la volontà del Governo di creare le condizioni per permettere l'arrivo di migranti irregolari, evitando però truffe e infiltrazioni di gruppi criminali nei meccanismi di ingresso legali, ma soprattutto evitando quanto fatto negli anni precedenti, e cioè un'accoglienza indiscriminata e ideologica, penalizzante non solo per l'Italia ma anche per gli stessi immigrati, dovuta all'incapacità dei Governi precedenti di avere una visione strategica e lungimirante di un fenomeno di dimensioni mondiali. Una visione strategica che invece questo Governo possiede, come dimostrano tutte le azioni diplomatiche e tutti i provvedimenti che ho elencato. E la possiede perché è convinto che l'immigrazione irregolare debba essere combattuta in modo strutturale e che i flussi debbano essere gestiti dai Governi legittimamente eletti e non certo dai trafficanti, dagli scafisti o dai gruppi criminali, come è emerso dei controlli sulla gestione dei click day. (Applausi).

Mai era stato fatto tanto sul tema dell'immigrazione ed è indubbio che tutto questo impegno stia dando i suoi frutti; ciò nonostante c'è chi, pur di colpire un Governo non gradito, pur di nascondere la propria incapacità di fare proposte costruttive, è disposto a danneggiare e screditare l'Italia intera, arrivando addirittura a chiedere all'Europa una procedura di infrazione su un provvedimento approvato dal Parlamento italiano solo perché non lo condivide. Che dire Presidente? Dei veri patrioti. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Come da accordi tra i Capigruppo, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

SPAGNOLLI (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SPAGNOLLI (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, ci sono persone semplici che vivono in angoli remoti del nostro Paese, sconosciuti ai più, che con il loro agire quotidiano, reiterato negli anni, svolgono un ruolo prezioso e impagabile nel far crescere eticamente e culturalmente la loro comunità e, quindi, il Paese stesso.

Germano Cis, classe 1940, era una di queste persone. Nel suo paese, Bezzecca in Val di Ledro, quella della battaglia di Garibaldi e del famoso "obbedisco!", un parroco lungimirante pensò e realizzò, grazie alla donazione di una famiglia benestante locale, un cinema parrocchiale, sull'esempio di altri che nacquero in quegli anni nelle vallate alpine (altri due nella sola Val di Ledro). Era il cinema Don Bosco, nel 1948.

Fin da bambino Germano fu affascinato dal cinematografo. Trascorreva al Don Bosco ogni momento libero; imparò presto i trucchi del mestiere e a quattordici anni, nel 1954, fu promosso proiezionista. Accanto al proiettore teneva sempre un sacco di sabbia e una coperta, da usare in caso di incendio; le pellicole erano allora altamente infiammabili. Lo fece per quarantaquattro anni, fino alla chiusura del Don Bosco nel 1998. Germano lavorava nella famiglia cooperativa, l'unico negozio di alimentari del Paese, di cui divenne direttore, e inoltre faceva il sacrestano in parrocchia e gestiva il cinema con il paziente sostegno della moglie Giacomina.

Si era creato con il tempo una rete di contatti con l'ambiente cinematografico, che gli consentivano di intercettare le pizze dei nuovi film che approdavano in Italia lungo l'asse del Brennero. Concordava un appuntamento con le case di distribuzione e, al momento opportuno, partiva in auto da Bezzecca per recarsi al luogo concordato per la consegna, talvolta fino a Padova, dove esse avevano sede. Sceglieva i film da proiettare con l'assenso del parroco e ne prendeva in consegna le pizze, che restituiva qualche settimana dopo nello stesso modo.

Negli inverni lunghi e freddi della Val di Ledro, allora pressoché isolata e povera di offerte culturali, il cinema Don Bosco offriva alla gioventù del luogo le poche occasioni di aggregazione, di intrattenimento e di apertura al mondo. La sala era riscaldata con la stufa a legna e non di rado i ragazzi portavano con sé qualche fascina, che sostituiva i soldi per il biglietto. Nella piccola sala arrivarono a stiparsi fino a 300 persone, usando appositi strapuntini. Non c'erano ancora le norme sulla sicurezza dei locali, ma per fortuna non ci furono mai incidenti.

Va da sé che, quando nel 1988 uscì il film "Nuovo cinema Paradiso" di Giuseppe Tornatore, questo piacque particolarmente a Germano, che lo riguardò molte volte, rivedendo sé stesso nei panni del proiezionista Alfredo. Oggi il cinema Don Bosco non c'è più e al suo posto c'è il nuovo centro culturale del Paese, frequentato più dagli anziani che dai giovani. Ma così va il mondo.

Germano Cis ci ha lasciati il 27 novembre. Le sue spoglie riposano nel cimitero di Bezzecca, a pochi metri dalla chiesa, dal negozio e dall'area dove sorgeva il cinema Don Bosco: i luoghi della sua vita e della sua comunità, che ne conserverà a lungo la memoria. (Applausi).

CASTELLONE (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLONE (M5S). Signora Presidente, vorrei ricordare in quest'Aula che domenica 1° dicembre è stata la trentaseiesima Giornata mondiale per la lotta all'AIDS. Io appartengo a una delle generazioni che è cresciuta con la paura anche del contagio. Oggi invece non si parla più di AIDS, eppure ogni anno i nuovi contagi nel mondo sono un milione e mezzo.

I contagi sono in aumento, soprattutto da dopo la pandemia, anche in Italia. L'ultimo report recentissimo dell'Istituto superiore di sanità, di novembre 2024, ha evidenziato una ripresa dei contagi da HIV soprattutto nella fascia adolescenziale, nei ragazzi tra i quindici e i diciannove anni. Questo avviene, Presidente, anche perché si parla troppo poco di HIV: non c'è formazione, non c'è informazione, non c'è prevenzione. Eppure, oggi esistono addirittura dei test rapidi per la diagnosi da HIV, dei test salivari che abbiamo presentato oggi in una conferenza qui in Senato.

In questi anni moltissimo ha fatto la ricerca per individuare nuovi metodi di diagnosi, ma anche nuove terapie che permettono alle persone contagiate dal virus HIV di convivere con il virus per tutta la vita. Addirittura si arriva a una sieronegatività e quindi negli anni, fortunatamente, si è ridotto anche quello stigma sociale che avevano tutte le persone colpite dal virus HIV, perché è un virus che si riesce a tenere sotto controllo. Ma bisogna potenziare la prevenzione e bisogna lavorare molto di più sulla consapevolezza e sull'informazione, in particolare tra le giovani generazioni. Non è accettabile che nel mondo le nuove diagnosi interessino, per più del 50 per cento, i giovanissimi tra i quindici e i diciannove anni, che ogni due minuti un adolescente si contagi (quindi trenta ogni ora), e che cinquanta adolescenti ogni ora muoiano per un virus che invece, se diagnosticato in tempo, può essere tenuto sotto controllo.

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 4 dicembre 2024

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 4 dicembre, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,40).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE DISCUSSO AI SENSI DELL'ARTICOLO 44, COMMA 3, DEL REGOLAMENTO

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 ottobre 2024, n. 145, recante disposizioni urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime di caporalato, di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale, nonché dei relativi procedimenti giurisdizionali (1310)

PROPOSTE DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE

QP1

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinta (*)

Il Senato,

          in sede di esame dell'Atto Senato n. 1310 recante "Conversione in legge del decreto-legge 11 ottobre 2024, n. 145, recante disposizioni urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime del caporalato, la gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale, nonché dei relativi procedimenti giurisdizionali".

     premesso che:

          il decreto-legge, composto nella sua versione originale dagli articoli dal 1 al 21mo, ne contiene nel testo trasferito al Senato in realtà ben 32, e molte delle sue norme si pongono in evidente contrasto con una serie di principi costituzionali che reggono il nostro ordinamento giuridico, specificamente nel campo del diritto penale, del diritto dell'immigrazione e di protezione internazionale;

          vi sono rilevanti perplessità sotto il profilo della legittimità costituzionale del provvedimento in esame per l'assenza dei requisiti essenziali, necessità ed urgenza, per l'uso del decreto-legge;

          le disposizioni del provvedimento non presentano un reale carattere di urgenza tale da giustificare il loro inserimento in un decreto-legge piuttosto che in un provvedimento legislativo ordinario, e soprattutto non rispettano la caratteristica della «straordinarietà» dell'intervento governativo ai sensi dell'articolo 77, secondo comma, della Costituzione;

          la giurisprudenza costituzionale in materia, con le sentenze della Corte nn. 171/2007 e 128/2008, ha stabilito che l'esistenza dei presupposti di costituzionalità di cui all'articolo 77 della Costituzionale non possa evincersi «dall'apodittica enunciazione dell'esistenza delle ragioni di necessità e urgenza, né può esaurirsi nella constatazione della ragionevolezza della disciplina introdotta», sottolineando che la valutazione della sussistenza dei presupposti di costituzionalità non può essere meramente soggettiva (riferita cioè all'urgenza delle norme ai fini dell'attuazione del programma di Governo o alla loro mera necessità), ma deve invece fondarsi anche su riscontri oggettivi, secondo un giudizio che non può ridursi alla valutazione in ordine alla mera ragionevolezza od opportunità delle norme introdotte;

          l'eccessivo ricorso alla decretazione di urgenza è stato più volte censurato da numerose sentenze della Corte costituzionale, che hanno sollecitato il ripristino di un corretto percorso costituzionale dei provvedimenti legislativi;

          tale prassi legislativa, censurata numerose volte dalla Corte Costituzionale, continua a mortificare, depauperando, il ruolo del Parlamento, in aperto contrasto con il dettato dell'articolo 70 della Costituzione che attribuisce alle Camere l'esercizio della funzione legislativa;

          il provvedimento in esame contiene, tra l'altro, modifiche sia in materia di lavoratori stranieri, caporalato, flussi migratori e protezione internazionale e speciale, che afferiscono al diritto di asilo, sia a quelle in materia di espulsione e di respingimento con una notevole complessità degli istituti coinvolti, avrebbe dovuto essere oggetto di una proposta di legge ordinaria anche al fine di valutarne la compatibilità con la Costituzione e con gli obblighi derivanti dal rispetto degli accordi internazionali;

          l'articolo 3, elimina da subito il silenzio-assenso per il rilascio, fino al 31 dicembre 2025, del nulla osta al lavoro per i cittadini stranieri provenienti da Stati come il Bangladesh, Pakistan e Sri Lanka e ne dispone al comma 2 la sospensione dell'efficacia dei nulla osta al lavoro già rilasciati. In questi casi basterebbe ricordare le disposizioni della direttiva 2005/85/CE recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato a norma dell'articolo 1 della convenzione di Ginevra, successivamente modificata dal protocollo di New York del 31 gennaio 1967, dove il principio fondamentale è quello del non-refoulement, che afferma che nessuno può essere respinto verso un Paese in cui la propria vita o libertà potrebbero essere seriamente minacciate;

          tra l'altro, la direttiva contempla garanzie specifiche per le persone vulnerabili con bisogni procedurali speciali come minori non accompagnati, apolidi, disabili, malati o orientamento sessuale;

          basti qui ricordare che ai sensi dell'articolo 2, lettera d), della direttiva 2011/95/UE, si intende per "rifugiato" un cittadino di un paese terzo il quale, per il timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo sociale, si trova fuori dal paese di cui ha la cittadinanza e non può a causa di siffatto timore farvi ritorno;

          particolarmente preoccupanti, ad avviso dei presentatori, sotto il profilo costituzionale sono le disposizioni contenute al Capo III del decreto-legge, in materia di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale iniziando dalle disposizioni dell'articolo 11, che novella le disposizioni in materia di limitazione e divieto di transito e sosta delle navi nel mare territoriale, chiaro qui è il riferimento alle imbarcazioni delle ONG che nel mediterraneo operano al solo fine di salvare vite umane, penalizzandole nel loro diritto a difendere (articolo 24 della costituzione, primo comma, tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi) e si introduce una riduzione significativa dei termini di impugnazione del provvedimento di fermo amministrativo della nave. Nello specifico viene ridotto da 60 a 10 giorni il termine entro il quale può essere impugnato davanti al prefetto il provvedimento di fermo amministrativo della nave. Questa disposizione rischia concretamente di violare l'articolo 24 della Costituzione. In ogni caso bisogna sempre ricordare che chi interviene in operazioni di salvataggio e/o soccorso in mare risponde all'obbligo etico e morale di civiltà millenaria, nonché all'obbligo inderogabile previsto dal diritto internazionale consuetudinario e pattizio come l'articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, fatta il 10 dicembre 1982 a Montego Bay e ratificata dall'Italia con legge 2 dicembre 1994, n. 689, dalla Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare del 17 giugno 1960 e resa esecutiva in Italia con la legge 22 giugno 1980, n. 313 e del Codice della navigazione con gli articoli 1113 e 1158;

          l'articolo 12 disciplina, ai fini dell'identificazione dei migranti, l'accesso ai dispositivi elettronici e digitali. L'ispezione è disposta dal questore, senza autorizzazione della magistratura, e consiste nell'accesso immediato ai dati identificativi dei dispositivi elettronici e delle schede elettroniche e digitali in possesso dello straniero, anche minore non accompagnato o richiedenti la protezione internazionale, nonché ai documenti, anche video o fotografici, contenuti nei medesimi dispositivi o supporti elettronici o digitali. Si intendono pertanto tutti quegli strumenti quali ad esempio, cellulari, palmari, smartphone, tablet, notebook, lettori MP3 eccetera. Il verbale è poi trasmesso, per la convalida, entro 48 ore al giudice di pace che decide con provvedimento motivato entro le successive quarantotto ore. Le norme si applicano anche agli stranieri "detenuti" nei CPR per impossibilità di eseguire l'espulsione o il respingimento alla frontiera. Tutto ciò in palese violazione della libertà e segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, sancito dalla Carta costituzionale all'articolo 15, il quale aggiunge che la loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria, con le garanzie stabilite dalla legge. Valga qui ricordare anche il disposto del comma 2 dell'articolo 13 della Costituzione che recita "Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi previsti dalla legge";

          basterebbe ricordare la recente sentenza n. 170 del 2023, dove la Corte costituzionale afferma: "in linea di generale, che lo scambio di messaggi elettronici - e-mail, SMS, WhatsApp e simili - rappresenti, di per sé, una forma di corrispondenza agli effetti degli artt. 15 e 68, terzo comma, Costituzione. Pertanto, la garanzia prevista dall'articolo 15 della Costituzione si estende "ad ogni strumento che l'evoluzione tecnologica mette a disposizione a fini comunicativi, compresi quelli elettronici e informatici, ignoti al momento del varo della Carta costituzionale (sentenza n. 20 del 2017;

          inoltre, la sentenza n. 170, richiama la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, la quale ha ricondotto alla nozione di "corrispondenza", contenuta nell'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani, i messaggi di posta elettronica e la messaggistica istantanea inviata e ricevuta (Corte EDU, grande camera, sentenza 5 settembre 2017, sentenza 3 aprile 2007, sentenza 17 dicembre 2020);

          indirizzo già consolidato dalla Corte di cassazione che ha affermato che i messaggi di posta elettronica, SMS e WhatsApp, già ricevuti e memorizzati nei supporti elettronici del mittente o del destinatario, hanno natura di documenti ai sensi dell'articolo 234 del codice penale. La loro acquisizione non soggiace "né alla disciplina delle intercettazioni di comunicazioni ex art. 266-bis cpp, né a quella del sequestro di corrispondenza ex art. 254 cpp. Successivamente, la Corte di cassazione sentenza n. 25549/2024, richiamando espressamente la sentenza n. 170, ha affermato che: "va necessariamente abbandonato l'orientamento secondo cui i messaggi WhatsApp devono considerarsi alla stregua di documenti". Conseguentemente l'eventuale sequestro della corrispondenza deve avvenire solo su disposizione ovvero sotto controllo dell'Autorità giudiziaria, in ossequio alle garanzie di cui all'articolo 15 della Costituzione;

          l'articolo 13 reca ulteriori disposizioni sulla procedura in frontiera dei richiedenti la protezione internazionale con ipotesi di respingimento - anche differito - e accompagnamento alla frontiera, applicabili nei confronti degli extracomunitari rintracciati, anche a seguito di soccorso in mare, nel corso di attività di sorveglianza delle frontiere esterne dell'UE svolte ai sensi del codice Schengen e condotti coattivamente nelle zone di frontiera o di transito. Procedura decisa con decreto del questore comunicato successivamente per la convalida al giudice di pace e in palese contrasto con le sentenze n. 222 del 2004, n. 105 del 2001 e n. 275 del 2017, nelle quali si afferma che "il respingimento differito con accompagnamento alla frontiera restringe la libertà personale e richiede di conseguenza di essere disciplinato in conformità dell'articolo 13, terzo comma della Costituzione;

          l'articolo 14, nella integrale sostituzione dell'articolo 23-bis del d.lgs. 25/2008, amplia le ipotesi di ritiro implicito della domanda di protezione internazionale anche all'ipotesi di mancata presentazione del richiedente al colloquio davanti alla Commissione territoriale, prevedendo che la Commissione territoriale possa non solo sospendere l'esame della domanda, ma deciderne il rigetto. Si ricorda che ai sensi dell'articolo 28 della direttiva 2013/32/UE gli Stati membri sono tenuti a garantire al richiedente che si ripresenta, entro nove mesi, all'autorità competente il diritto di chiedere la riapertura del suo caso o di presentare una nuova domanda;

          l'articolo 15 assegna alla Commissione nazionale per il diritto d'asilo la competenza in materia di revoca della c.d. protezione speciale, qualora il cittadino straniero costituisca un pericolo per la sicurezza dello Stato. Si ricorda che la protezione speciale è una forma residuale di tutela che l'ordinamento italiano riconosce al cittadino straniero al quale non sia accordata la protezione internazionale poiché vi sia rischio di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di orientamento sessuale, di identità di genere, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinione politiche, di condizioni personali o sociali, di assoggettamento a tortura o a trattamenti inumani e degradanti o quando il diniego comporterebbe la violazione del rispetto degli obblighi costituzionali o internazionali vincolanti per l'Italia. Sul punto basterebbe ricordare l'articolo 33 della Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati;

          sono diversi i Paesi dell'Unione Europea dove sono, da anni, in vigore norme equivalenti alla cosiddetta protezione speciale così come, peraltro, previsto espressamente nella Direttiva rimpatri (n. 2008/115/CEE, dal Codice frontiere di Schengen (regolamento 2016/399), dal Regolamento Dublino (2013/604) e dal Codice Visti (regolamento 810/2009);

          l'unico effetto di questo decreto sarà quello di incrementare ulteriormente gli irregolari, uomini, donne, bambini e bambine che finiranno per alimentare lo sfruttamento, il lavoro nero, la prostituzione e la criminalità;

          nel recente Documento di Economia e Finanza 2023, sezione I, Programma di stabilità proprio il Governo afferma che: "si osserva un impatto particolarmente rilevante, in quanto, data la struttura demografica degli immigrati che entrano in Italia, l'effetto è significativo sulla popolazione residente in età lavorativa e quindi sull'offerta di lavoro. Il rapporto debito/PIL nei due scenari alternativi, quello con il supporto degli immigrati, a fine periodo arriva a variare rispetto allo scenario di riferimento di oltre 30 punti;

          sempre nel DEF, si riporta che la transizione demografica è una delle sfide più rilevanti che l'Italia dovrà affrontare nel corso dei prossimi decenni, così viene riportato nel DEF: "Assume particolare importanza valutare distintamente l'impatto delle principali determinanti dell'evoluzione demografica come: a) il graduale aumento della speranza di vita alla nascita; b) la progressiva riduzione del tasso di fertilità del 20 per cento a partire dal 2020; c) riduzione/aumento pari al 33 per cento del flusso netto di immigrati rispetto all'ipotesi di base";

          delibera:

          di non procedere, ai sensi dell'art. 93 del Regolamento, all'esame dell'A.S. 1310.

________________

(*) Sulle proposte di questione pregiudiziale presentate è stata effettuata, ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, un'unica votazione.

QP2

Maiorino, Patuanelli, Cataldi

Respinta (*)

Il Senato,

          in sede di esame del disegno di legge A.S. n. 1310, di conversione in legge del decreto-legge 11 ottobre 2024, n. 145, recante «Disposizioni urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime di caporalato, di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale, nonché dei relativi procedimenti giurisdizionali»

     premesso che:

          il provvedimento incide sensibilmente sulla disciplina dell'immigrazione e della protezione internazionale introducendo numerose modifiche tra integrazioni, abrogazioni e nuove disposizioni nel testo unico immigrazione, nella normativa complementare e nei decreti legislativi che regolano la protezione internazionale ed i relativi procedimenti giurisdizionali;

          risulta deprecabile il ricorso sistematico alla decretazione d'urgenza da parte del Governo per gestire fatti prevedibili e, con riferimento al provvedimento in titolo, l'ennesimo intervento nel tentativo di dirimere per via legislativa questioni giurisdizionali e amministrative connesse al fenomeno migratorio, il quale non è né nuovo, né straordinario e richiede piuttosto interventi strutturali, omogenei e di lungo periodo, in linea con le norme europee ed internazionali;

          il testo in esame contiene in realtà ben due distinti decreti-legge, essendo stato il secondo dei due trasfuso nel primo per via emendativa alla Camera, dopo essere stato già assegnato al Senato. Questo secondo decreto, di fatto, è stato sottratto all'esame del Senato con l'espediente del suo riversamento in un testo all'esame dell'altro ramo del Parlamento e risulta disomogeneo rispetto al testo iniziale del decreto flussi;

          con riferimento al decreto-legge 145/2024, a livello di compatibilità con i principi della nostra Carta Costituzionale desta particolari dubbi, in primo luogo, il contenuto degli articoli 11 e 12 del decreto oggetto di conversione;

          l'articolo 11 modifica una delle condizioni che congiuntamente devono essere soddisfatte dalle navi che svolgono attività di ricerca e soccorso in mare, ai sensi del decreto-legge n. 130 del 2020 - come da ultimo modificato dal Governo in carica con il decreto-legge n. 1 del 2023 - per evitare il limite o il divieto di transito e di sosta nel mare territoriale nazionale da parte delle navi: questa prevede che non possa essere limitato o vietato il transito e la sosta di navi nel mare territoriale, qualora le modalità di ricerca e soccorso in mare da parte della nave siano state effettuate senza creare situazioni di pericolo «per l'incolumità dei migranti» e non hanno impedito  di raggiungere tempestivamente il porto di sbarco - il testo previgente faceva riferimento alle situazioni di pericolo a bordo -  una disposizione questa che rischia di limitare ancor più il salvataggio di vite umane in mare che prima di essere migranti o richiedenti asilo, sono nella particolare condizione di naufraghi;

           chi interviene in operazioni di salvataggio e soccorso in mare risponde a un obbligo etico e morale di civiltà millenaria, nonché all'obbligo inderogabile previsto dal diritto internazionale consuetudinario e pattizio di cui  all'articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, fatta il 10 dicembre 1982 a Montego Bay e ratificata dall'Italia con legge 2 dicembre 1994, n. 689, dalla Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare del 17 giugno 1960 e resa esecutiva in Italia con la legge 22 giugno 1980, n. 313, e del Codice della navigazione con gli articoli 1113 e 1158;

          l'articolo 12, recante l'ispezione per finalità identificative dei dispositivi o supporti elettronici o digitali in possesso dei migranti, si rivolge indistintamente a chiunque giunge sul territorio nazionale: per lo straniero rintracciato in occasione dell'attraversamento irregolare della frontiera interna o esterna o giunto nel territorio nazionale a seguito di operazioni di salvataggio in mare o trattenuto in un centro in attesa di rimpatrio (o negli altri casi di trattenimento) o trattenuto durante lo svolgimento della procedura in frontiera o minore straniero non accompagnato, ai richiedenti protezione internazionale;

           la misura introdotta dall'articolo 12 desta preoccupazione anche a fronte del combinato disposto del rispetto dei diritti fondamentali e del principio di proporzionalità e per il fatto che essa potrebbe esorbitare, quale esempio non casuale, nel contemperamento, tipico dello Stato di diritto, dell'esigenza di tutela dell'ordine pubblico e di rispetto dei diritti fondamentali individuali;

          il testo ufficialmente vieta «l'accesso alla corrispondenza e a qualunque altra forma di comunicazione» onde evitare di essere platealmente in contrasto con i dettami costituzionali in ordine al diritto all'inviolabilità della libertà e segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione di cui all'articolo 15 della nostra Costituzione, ai sensi del quale, la sua limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge - in merito, come rilevato anche dal dossier degli Uffici della Camera, «stando l'esclusione dall'ispezione dei dispositivi, quale prevista nella novella disciplina, della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, parrebbe suscettibile di approfondimento se documenti video o fotografici contenuti nei dispositivi, cui la disposizione consente l'accesso, non siano, qualora "situati" entro una forma di comunicazione, parte costitutiva di essa»;

          il dubbio e la delicatezza della questione sono confortati dalla recente sentenza n. 170 del 2023, ove si afferma che «lo scambio di messaggi elettronici - e-mail, SMS, WhatsApp e simili - rappresenti, di per sé, una forma di corrispondenza agli effetti degli artt. 15 e 68, terzo comma, Cost.» e da precedenti richiami della giurisprudenza costituzionale che ha ripetutamente affermato che la tutela accordata dall'articolo 15 della Costituzione prescinde dalle caratteristiche del mezzo tecnico utilizzato ed è estesa «ad ogni strumento che l'evoluzione tecnologica mette a disposizione a fini comunicativi, compresi quelli elettronici e informatici, ignoti al momento del varo della Carta costituzionale»;

          non è superfluo, in questa sede e a fronte del provvedimento in parola, rammentare che, come noto, il fondamento normativo del diritto alla riservatezza si ricava, altresì, dall'articolo 2 della Costituzione e dalle sue specificazioni (articoli 13, 14, 15) e, in sede internazionale, dall'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che riconosce il diritto di ogni persona al rispetto della sua vita privata e familiare, oltre che del domicilio e della corrispondenza;

     considerato che:

          la disposizione di cui all'articolo 15-bis non appare costituire una ragionevole limitazione del principio di trasparenza e dell'obbligo di motivazione dei contratti pubblici laddove prevede l'applicazione di deroghe ed esoneri a tali istituti in ordine alla forniture di mezzi e agli atti riguardanti controllo delle frontiere e flussi migratori, riducendo significativamente i margini di conoscibilità e controllo;

     considerato altresì che:

          altrettante criticità - forse ancor maggiori - si possono rilevare all'articolo 12-bis là dove viene recepito il contenuto del decreto-legge 23 ottobre 2024, noto come Decreto Paesi Sicuri;

          il nostro ordinamento costituzionale all'articolo 117 chiaramente afferma che la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dai vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi nazionali;

          la direttiva 2013/32/UE del Parlamento e del Consiglio recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale che in attesa dell'entrata in vigore del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, stabilisce le modalità di individuazione dei paesi sicuri è chiara: "la designazione di un paese terzo quale paese di origine sicuro ai fini della presente direttiva non può stabilire una garanzia assoluta di sicurezza per i cittadini di tale paese";

          sebbene uno Stato membro identifichi come sicuro un Paese terzo, "quando un richiedente dimostra che vi sono validi motivi per non ritenere sicuro tale paese per la sua situazione particolare, la designazione del paese come sicuro non può più applicarsi al suo caso": se ne deduce che la semplice provenienza da un Paese sicuro non sottintende l'automatica applicazione delle procedure accelerate di asilo e l'automatico respingimento della domanda;

          deve sussistere sempre una discrezionalità di valutazione caso per caso in ottemperanza al principio di uguaglianza e non discriminazione e come cita la direttiva, sopra richiamata, "la fondatezza della domanda di protezione internazionale è la sicurezza del richiedente nel paese di origine";

          l'elenco dei Paesi sicuri, così come elencati dall'articolo 12-bis, non può quindi in ogni caso considerarsi tassativo e, come stabilito dalla Corte di giustizia dell'Unione Europea nella sentenza della causa C-406/22, "il giudice nazionale, investito di un ricorso avverso il rigetto della domanda di protezione internazionale presentata da un richiedente proveniente da un paese terzo designato come paese di origine sicuro, deve rilevare una violazione delle norme del diritto dell'Unione relative a tale designazione";

          indicare l'elenco dei Paesi sicuri in un atto avente forza di legge o un decreto ministeriale non incide realmente sulla necessità della sua compatibilità con le normative dell'Unione Europea, essendo entrambi atti nazionali che devono notoriamente conformarsi al diritto europeo, in virtù di quanto disposto dagli articoli 117 e 11 della nostra Costituzione. In entrambi i casi non sono sottratti al giudizio di un giudice che ha davanti a sé sempre tre strade: il ricorso alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, la disapplicazione della norma interna contrastante con il  diritto europeo o in estrema ratio il ricorso alla Corte Costituzionale. Situazioni che erano note agli operatori del diritto, quindi assolutamente prevedibili e che si sono infatti puntualmente verificate, inducendo la maggioranza a trovare - ancora una volta impropriamente - una soluzione legislativa a un perdurante problema gestionale tutto interno alle improvvide (e costose per il contribuente) decisioni dell'esecutivo;

          desta quindi preoccupazione il contenuto del nuovo articolo 16 così come modificato integralmente in prima lettura alla Camera con cui si sposta dalla Sezione specializzata del Tribunale alla Corte di appello in composizione monocratica la competenza per i procedimenti di convalida del provvedimento di trattenimento ovvero di proroga del trattenimento disposto dal questore nei confronti del richiedente protezione internazionale;

          una norma irrazionale che non tiene conto delle competenze acquisite nel corso di quasi dieci anni dalle sezioni dei tribunali specializzate in immigrazione e protezione internazionale, che renderà confusa e ancor meno celere la definizione dello stato di rifugiato, allungando i tempi di permanenza di coloro che non hanno titolo di restare nel territorio nazionale;

          l'aggravio di lavoro assegnato alle Corti d'Appello, determinato anche dall'introduzione del ricorso in appello contro i provvedimenti di concessione della protezione internazionale, rischia di non permettere il raggiungimento dagli obiettivi previsti dal PNRR che chiedono di abbattere le cause pendenti, gettando inutilmente in confusione il sistema della giustizia civile,

     delibera

          ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento del Senato di non procedere all'esame del disegno di legge n. 1310.

________________

(*) Sulle proposte di questione pregiudiziale presentate è stata effettuata, ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, un'unica votazione.

QP3

Boccia, Giorgis, Parrini, Meloni, Valente

Respinta (*)

Il Senato,

          in sede di esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 11 ottobre 2024, n. 145, recante disposizioni urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime di caporalato, di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale, nonché dei relativi procedimenti giurisdizionali;

     premesso che:

          il decreto-legge in conversione, suddiviso in cinque capi, interviene su numerosi e disomogenei profili della disciplina dell'immigrazione; in particolare, mentre i primi due capi riguardano l'ingresso in Italia per motivi di lavoro, il Capo III e il Capo IV - peraltro profondamente modificati nel passaggio alla Camera dei Deputati - intervengono sulla disciplina della protezione internazionale, sia con riferimento alle operazioni di soccorso in mare, sia con riferimento ai criteri di trattamento delle domande di protezione e al ricongiungimento familiare sia, infine, con riferimento ai relativi procedimenti giurisdizionali;

          il disegno di legge è stato già approvato in prima lettura dalla Camera dei Deputati e giunge al Senato a pochi giorni dalla data di decadenza del decreto legge in conversione; tale circostanza, specie in considerazione delle rilevanti modifiche apportate dalla Camera al testo del decreto legge - soprattutto per quel che riguarda il Capo III e il Capo IV - rende ancora una volta evidenti le profonde criticità che investono il ruolo del Parlamento nei processi di normazione, soprattutto per effetto del ricorso ormai smodato alla decretazione d'urgenza da parte del Governo e alla prassi ormai invalsa di strutturare il procedimento di conversione in legge secondo un'articolazione, di fatto, monocamerale alternata;

          nel caso in esame, tali profili di criticità risultano ulteriormente aggravati dal fatto che è confluito nel decreto legge oggi in conversione, per effetto di un emendamento approvato alla Camera dei Deputati, il testo di un altro decreto legge - il n. 158 del 23 ottobre 2024 - incardinato invece per l'esame e la conversione presso questo ramo del Parlamento;

          le disposizioni così surrettiziamente introdotte nel testo del decreto legge in conversione, agli articoli 12-bis e 17, comma 1, lett. b), numero 2-bis) riguardano, peraltro, la delicata materia della formazione dell'elenco dei paesi di origine sicuri che viene ora inserito direttamente nel testo dell'articolo 2-bis del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25 nonché alcuni profili della tutela cautelare in sede di impugnazione del provvedimento di diniego della protezione;

          esse, in particolare, sono state introdotte a seguito dell'aspro e conflittuale dibattito generato dalle pronunce di diversi Tribunali che, in sede di convalida dei provvedimenti di trattenimento - anche presso le strutture recentemente costruite e rese operative in territorio albanese - di persone richiedenti protezione e provenienti dai c.d. paesi di origine sicuri, hanno ritenuto di dover procedere alla disapplicazione del diritto interno rilevante alla luce del suo contrasto con il diritto dell'Unione europea, come interpretato dalla recente sentenza della Corte di giustizia del 4 ottobre 2024, in causa C-406/22; ovvero di dover sollevare rinvio pregiudiziale alla medesima Corte, per ottenere chiarimenti in merito ai poteri posti in capo al giudice nazionale in tale complessa fattispecie;

          la delicatezza dei profili implicati dal richiamato orientamento della giurisprudenza avrebbero dunque richiesto una discussione parlamentare caratterizzata da tempi distesi, trasparenza del dibattito e profondità di contenuti; invece, non solo si è deciso - come oramai di consueto - di procedere con decreto legge ma, addirittura e in totale spregio del principio di separazione dei poteri e delle prerogative parlamentari, di tale decreto legge si è nella sostanza impedito l'esame parlamentare, inserendone il contenuto - mediante mero emendamento - in altro decreto legge la cui conversione era già in avanzato stato di esame presso la Camera dei Deputati; ciò ha impedito, a tacer d'altro, che sul testo delle disposizioni richiamate si svolgesse un adeguato ciclo di audizioni;

          tale situazione è stata ulteriormente aggravata dalla circostanza che, sempre mediante modifiche apportate alla Camera dei Deputati in sede emendativa (peraltro, mediante l'approvazione di un emendamento presentato dal Relatore e successivamente riformulato in una fase ormai avanzata dell'esame in commissione) e sempre sulla scorta del clima altamente conflittuale che caratterizza in questa fase il rapporto tra il Governo e la magistratura in relazione alle questioni riguardanti l'immigrazione, si è concentrata nelle Corti d'appello la competenza in materia di convalida dei trattenimenti esautorando - in tale materia - le sezioni specializzate in materia di immigrazione, istituite presso i Tribunali; tale misura, dichiaratamente ispirata all'intento di depotenziare il richiamato orientamento emergente nella giurisprudenza delle sezioni specializzate, ha invece come unico sicuro effetto (non mutando i criteri e i parametri del giudizio al mutare del giudice competente) quello di rendere inutilizzabile il patrimonio di competenze formatosi in seno alle sezioni specializzate con potenziali ricadute negative sulla qualità della tutela da accordare alle persone interessate; la stessa misura è stata oggetto di forti critiche da parte degli stessi Presidenti di Corte d'Appello che hanno denunciato che essa comporterà un notevole sovraccarico di attività, con conseguenze pregiudizievoli per l'intera collettività in termini di durata di tutti i giudizi affidati alle Corti d'Appello;

     Considerato che:

          numerose altre disposizioni del decreto legge presentano notevoli profili di criticità e di violazione di diritti fondamentali della persona;

          in particolare, l'articolo 11 - nel modificare talune disposizioni del decreto legge 21 ottobre 2020, n. 130, come introdotte dal decreto legge 2 gennaio 2023, n. 1, intervenuto pesantemente a limitare la legittimità delle operazioni di soccorso in mare, aggravando e rallentando le operazioni di salvataggio, spesso con un incremento delle perdite di vite umane, e in violazione degli obblighi derivanti dalle Convenzioni internazionali in materia di diritto del mare - introduce, tra le condizioni che legittimano l'intervento di salvataggio in mare, il fatto che le modalità di ricerca e soccorso in mare da parte della nave non abbiano concorso a creare situazioni di pericolo «per l'incolumità dei migranti», e riduce drasticamente da 60 a 10 giorni il tempo previsto per fare ricorso al prefetto contro il provvedimento di fermo amministrativo della nave, così ulteriormente pregiudicando la possibilità di svolgere operazioni di salvataggio in mare;

          l'articolo 12 - dopo aver introdotto in capo ai richiedenti asilo e agli stranieri un obbligo di cooperazione ai fini dell'accertamento dell'identità, e di esibire o produrre gli elementi in loro possesso relativi all'età, all'identità e alla cittadinanza, nonché ai Paesi in cui hanno soggiornato o sono transitati, consentendo, quando è necessario per acquisire i predetti elementi, l'accesso ai dispositivi o supporti elettronici o digitali in loro possesso - prevede che il questore possa autorizzare gli ufficiali o gli agenti di pubblica sicurezza a procedere all'accesso immediato ai dati identificativi dei dispositivi elettronici e delle eventuali schede elettroniche (S.I.M.) o digitali (eS.I.M.) in possesso dello straniero, nonché ai documenti, anche video o fotografici, contenuti nei medesimi dispositivi o supporti elettronici o digitali; si tratta, con ogni evidenza, di un potere ispettivo del tutto sproporzionato, considerato il carattere fortemente invasivo della procedura e, soprattutto l'assenza di qualsivoglia previa autorizzazione da parte del giudice; né appare sufficiente la prevista successiva convalida da parte del giudice, pena l'inutilizzabilità dei dati illegittimamente conseguiti, che interviene ovviamente solo a valle della già avvenuta compressione di libertà fondamentali così significative; tale previsione si pone dunque in aperto contrasto non solo con gli articoli 13, 14 e 15 della Costituzione ma anche con l'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e con l'articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

          parimenti molto gravi e lesivi di diritti umani fondamentali appaiono gli articoli 12-ter e 12-quater in materia di ricongiungimento familiare; tali disposizioni, in particolare, rendono ulteriormente e inutilmente gravose le condizioni per la realizzazione del fondamentale diritto all'unità familiare, imponendo - da un lato - che per ottenere il ricongiungimento familiare del coniuge, del figlio maggiorenne o del genitore a carico lo straniero abbia maturato un periodo ininterrotto di soggiorno legale di almeno due anni nel territorio nazionale e - dall'altro - che la dichiarazione di disponibilità di un alloggio adeguato, già a carico dello straniero e per la quale già è previsto l'accertamento da parte dei competenti uffici comunali, sia preceduta dalla ulteriore verifica del numero degli occupanti dell'alloggio e degli altri requisiti previsti dal decreto del Ministro della sanità 5 luglio 1975, relativo all'altezza minima ed ai requisiti igienico-sanitari principali dei locali di abitazione;

     Considerato altresì che:

          le politiche del Governo in materia di immigrazione e asilo sono caratterizzate, non da ora, da un'impostazione di tipo non solo episodico e volto alla strumentalizzazione dell'emergenza ma soprattutto ideologico e refrattario alle più elementari esigenze di tutela dei diritti umani fondamentali e di rispetto dei principi, dei valori e delle regole desumibili dalla Costituzione italiana e dal patrimonio costituzionale europeo in materia;

          l'uso - e ancor più spesso l'abuso - della decretazione d'urgenza in una materia così complessa e delicata sta avendo conseguenze deleterie e gravissime sulla tenuta di tali principi e valori e sta altresì determinando la continua stratificazione di dispositivi regolatori e, per questo, poco intellegibili e forieri di notevoli discrasie interpretative e applicative, in spregio alle esigenze imposte dalla certezza del diritto, tanto più sensibili in una materia direttamente incidente sull'eguaglianza e sui diritti di persone in condizioni di assoluta vulnerabilità;

          delibera, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, di non procedere all'esame del disegno di legge.

________________

(*) Sulle proposte di questione pregiudiziale presentate è stata effettuata, ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, un'unica votazione.

 

Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori:Barachini, Barcaiuolo, Bongiorno, Borghese, Borgonzoni, Bucalo, Butti, Calenda, Castelli, Cattaneo, Crisanti, De Poli, Durigon, Fazzolari, Galliani, Garavaglia, Giacobbe, La Pietra, Monti, Morelli, Musolino, Nastri, Ostellari, Rauti, Rosa, Rubbia, Segre, Sisto e Unterberger.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i Senatori: Castellone, per attività di rappresentanza del Senato (dalle ore 10,30); Spinelli per attività della 1ª Commissione permanente; Bazoli, Sisler, Stefani e Verini, per attività della 2ª Commissione permanente; Floridia Aurora, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Ministro per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa

Abrogazione di atti normativi prerepubblicani relativi al periodo dal 1861 al 1946 (1314)

(presentato in data 29/11/2024)

C.1168 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati; (T.U. con C.1318, C.1371, C.1452, C.1572);

Ministro delle imprese e del made in Italy

Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2023 (1318)

(presentato in data 03/12/2024)

C.2022 approvato dalla Camera dei deputati.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Presidente del Consiglio dei ministri

Ministro della giustizia

Conversione in legge del decreto-legge 29 novembre 2024, n. 178, recante misure urgenti in materia di giustizia (1315)

(presentato in data 29/11/2024);

senatore Verducci Francesco

Modifica al decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 218, in materia di procedure concorsuali per la stipula di contratti per ricercatori o tecnologi a tempo determinato (1316)

(presentato in data 03/12/2024);

iniziativa popolare

La depenalizzazione della coltivazione per uso personale ed in forma associata della cannabis (1317)

(presentato in data 05/06/2024);

Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica Italiana e la Repubblica di Moldova in materia di sicurezza sociale, fatto a Roma il 31 ottobre 2024 (1319)

(presentato in data 03/12/2024);

Ministro della difesa

Ministro della salute

Integrazione delle attività di interesse pubblico esercitate dall'Associazione della Croce Rossa Italiana e revisione delle disposizioni in materia di Corpi dell'Associazione della Croce Rossa Italiana ausiliari delle Forze Armate, di cui al decreto legislativo 28 settembre 2012, n. 178. Delega al Governo per la revisione della disciplina del Corpo militare volontario e del Corpo delle infermiere volontarie dell'Associazione della Croce Rossa Italiana ausiliari delle Forze Armate, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (1320)

(presentato in data 03/12/2024).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

2ª Commissione permanente Giustizia

Gov. Meloni-I: Presidente del Consiglio dei ministri Meloni Giorgia, Ministro della giustizia Nordio Carlo ed altri

Conversione in legge del decreto-legge 29 novembre 2024, n. 178, recante misure urgenti in materia di giustizia (1315)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, Commissione parlamentare questioni regionali, Comitato per la legislazione

(assegnato in data 03/12/2024);

8ª (Ambiente, lavori pubblici) e 9ª (Industria e agricoltura)

Gov. Meloni-I: Ministro delle imprese e del made in Italy Urso Adolfo, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Salvini Matteo

Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2023 (1318)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, Commissione parlamentare questioni regionali

C.2022 approvato dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 03/12/2024).

Disegni di legge, nuova assegnazione

2ª Commissione permanente Giustizia

in sede referente

Sen. Zanettin Pierantonio

Modifica all'articolo 3 della legge 31 dicembre 2012, n. 247, in materia di responsabilità per dolo o colpa grave nell'esercizio della professione forense (745)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione

Già deferito in sede redigente, alla 2ª Commissione permanente (Giustizia), è stato rimesso, ai sensi dell'articolo 36, comma 3, del Regolamento, alla discussione e alla votazione dell'Assemblea.

(assegnato in data 28/11/2024);

2ª Commissione permanente Giustizia

in sede referente

Sen. Stefani Erika

Modifiche al codice di procedura civile in materia di procedimento sommario per l'effettiva realizzazione del credito (978)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Già deferito in sede redigente, alla 2ª Commissione permanente (Giustizia), è stato rimesso, ai sensi dell'articolo 36, comma 3, del Regolamento, alla discussione e alla votazione dell'Assemblea.

(assegnato in data 28/11/2024);

2ª Commissione permanente Giustizia

in sede referente

Sen. Bongiorno Giulia ed altri

Modifiche al codice penale e al regolamento di polizia mortuaria, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285, in materia di disposizione delle spoglie mortali delle vittime di omicidio (1261)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

Già deferito in sede redigente, alla 2ª Commissione permanente (Giustizia), è stato rimesso, ai sensi dell'articolo 36, comma 3, del Regolamento, alla discussione e alla votazione dell'Assemblea.

(assegnato in data 28/11/2024).

Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 29 novembre 2024, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare,ai sensi degli articoli 1, 12 e 16 della legge 9 agosto 2023, n. 111 - lo schema di decreto legislativo recante revisione delle disposizioni in materia di accise (n. 237).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 6ª Commissione permanente e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro 30 giorni dall'assegnazione.

Governo, trasmissione di atti

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 29 novembre 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, la comunicazione concernente il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale alla dottoressa Marialaura Ferrigno, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze.

Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 26 novembre 2024, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 19, comma 4, del decreto legislativo 14 maggio 2019, n. 50, la relazione sull'attività svolta dall'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali, corredata dalla relazione sulla sicurezza delle ferrovie e dalla relazione sulle reti ferroviarie isolate dal punto di vista funzionale, riferita all'anno 2023.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, all'8a Commissione permanente (Atto n. 603).

Con lettere in data 26 novembre 2024, il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di Ceccano (Frosinone) e di Bevilacqua (Verona).

Governo e Commissione europea, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea

Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, nel periodo dal 16 al 30 novembre 2024, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 - atti e documenti dell'Unione europea.

Nel medesimo periodo, la Commissione europea ha inviato atti e documenti da essa adottati.

L'elenco dei predetti atti e documenti, disponibili presso l'Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea, è trasmesso alle Commissioni permanenti.

Autorità di Regolazione per energia reti e ambiente, trasmissione di documenti. Deferimento

Il Presidente dell'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, con lettera in data 28 novembre 2024, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1, comma 89, della legge 23 agosto 2004, n. 239, la relazione sul monitoraggio dello sviluppo degli impianti di generazione distribuita, riferita all'anno 2022.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a e alla 9a Commissione permanente (Doc. XCVIII, n. 2).

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento

La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la seguente sentenza, che è deferita, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, a tutte le Commissioni permanenti (Doc. VII, n. 101):

sentenza n. 192 del 14 novembre 2024, depositata il successivo 3 dicembre 2024, con la quale dichiara:

1) l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, della legge 26 giugno 2024, n. 86 (Disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione), nella parte in cui prevede «[l]' attribuzione di funzioni relative alle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia [...]», anziché «[1]' attribuzione di specifiche funzioni relative alle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia [...]»;

2) l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, terzo periodo, della legge n. 86 del 2024, nella parte in cui stabilisce che il negoziato, «con riguardo a materie o ambiti di materie riferibili ai livelli essenziali delle prestazioni di cui all'articolo 3, è svolto per ciascuna singola materia o ambito di materia», anziché stabilire che il negoziato, «con riguardo a specifiche funzioni riferibili ai livelli essenziali delle prestazioni di cui all'articolo 3, è svolto con riferimento a ciascuna funzione o gruppo di funzioni»;

3) l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 2, della legge n. 86 del 2024;

4) l'illegittimità costituzionale dell'art. 3, comma 3, della legge n. 86 del 2024, nella parte in cui prevede che «i LEP sono determinati nelle materie o negli ambiti di materie seguenti», anziché «i LEP sono determinati per le specifiche funzioni concernenti le materie seguenti»;

5) l'illegittimità costituzionale dell'art. 4, comma 1, primo periodo, della legge n. 86 del 2024, nella parte in cui menziona «materie o ambiti di materie riferibili ai LEP», anziché «specifiche funzioni riferibili ai LEP»;

6) l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, primo periodo, della legge n. 86 del 2024, nella parte in cui non prescrive che l'iniziativa regionale sia giustificata alla luce del principio di sussidiarietà;

7) l'illegittimità costituzionale dell'art. 3, comma 1, della legge n. 86 del 2024;

8) l'illegittimità costituzionale dell'art. 3, comma 7, della legge n. 86 del 2024;

9) l'illegittimità costituzionale dell'art. 3, comma 9, della legge n. 86 del 2024;

10) l'illegittimità costituzionale dell'art. 8, comma 2, della legge n. 86 del 2024;

11) l'illegittimità costituzionale dell'art. 9, comma 4, della legge n. 86 del 2024, nella parte in cui prevede la facoltatività del concorso delle regioni differenziate agli obiettivi di finanza pubblica, anziché la doverosità su un piano di parità rispetto alle altre regioni;

12) l'illegittimità costituzionale dell'art. 11, comma 2, della legge n. 86 del 2024;

13) in via consequenziale, ai sensi dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l'illegittimità costituzionale dell'art. 3, commi 2, 4, 5, 6, 8 e 10 della legge n. 86 del 2024;

14) in via consequenziale, ai sensi dell'art. 27 della legge n. 87 del 1953, l'illegittimità costituzionale, sopravvenuta a partire dall'entrata in vigore della legge n. 86 del 2024, dell'art. 1, commi da 791 a 801-bis, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 2 dicembre 2024, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria della Fondazione Rossini Opera Festival (ROF), per l'esercizio 2022.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 315).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento

La Commissione europea ha trasmesso, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

in data 29 novembre 2024, la Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2014/32/UE per quanto riguarda le apparecchiature di alimentazione dei veicoli elettrici, i distributori di gas compresso e i contatori dell'energia elettrica, del gas e dell'energia termica (COM(2024) 561 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4ª Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 29 novembre 2024. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 4ª e 9a;

in data 2 dicembre 2024, la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull'istituzione dello strumento per le riforme e la crescita per la Repubblica di Moldova (COM(2024) 469 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4ª Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 2 dicembre 2024. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente, con il parere della Commissione 4ª.

Interpellanze

MANCA, NICITA, FURLAN, BASSO, CAMUSSO, VERDUCCI, MARTELLA, LOSACCO, FINA, ROJC, ZAMBITO, FRANCESCHELLI, VALENTE, TAJANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:

"Starlink" è la prima e la più grande costellazione satellitare al mondo costruita dall'azienda privata aerospaziale "Space X", con sede negli Stati Uniti d'America, composta attualmente da circa 6.000 satelliti e che, sfruttando l'orbita terrestre a bassa quota, offre una connessione internet a banda larga;

presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è stato istituito un "tavolo tecnico" operativo, composto dal segretario del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano, dal sottosegretario con delega all'Innovazione Alessio Butti, dal sottosegretario all'Attuazione del programma Giovanbattista Fazzolari, e dal consigliere per gli affari militari Generale Franco Federici, impegnato nello studio della «concessione a Starlink della gestione delle infrastrutture di connessione e telecomunicazione delle sedi diplomatiche italiane, oltre che delle stazioni mobili delle navi satellitari italiane»;

a seguito di diversi incontri tra i Ministeri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della difesa, sarebbe emerso un orientamento del Governo a sottoscrivere, già alla fine dell'estate 2024, un contratto, al fine di collegare la rete Starlink a quella ministeriale e diplomatica, con le sedi diplomatiche italiane in Libano e Bangladesh opzionate come progetti pilota;

la mancata formalizzazione del suddetto contratto sarebbe dovuta al sopraggiunto arresto del direttore generale di SOGEI, nonché nell'iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Stroppa, referente del proprietario di Starlink, Elon Musk, in Italia, sospettato di corruzione;

considerato che:

la Commissione europea lavora da anni allo sviluppo e alla realizzazione di un sistema satellitare "a rete", analogo a quello di Starlink e denominato "GovSatCom", con l'intento di assicurare un'infrastruttura di comunicazione europea sicura, condivisa e al riparo di ingerenze esterne, nonché di evitare l'affidamento delle telecomunicazioni strategiche dell'Unione europea e dei suoi Stati membri ad infrastrutture totalmente private. L'Italia, attraverso la società Telespazio, partecipa al suddetto programma;

la scelta del Governo italiano di virare verso progetti autonomi e bilaterali per l'implementazione delle infrastrutture critiche di telecomunicazione e l'affidamento di tali infrastrutture e servizi a soggetti privati e stranieri, al di fuori del contesto europeo, non è mai stata oggetto di discussione in ambito parlamentare italiano né di confronto nelle sedi istituzionali dell'UE;

tenuto conto che:

dal punto di vista delle concessioni, Starlink può operare in Italia sulla base del vecchio Piano strategico BUL (Banda ultra larga) che già nel 2015 autorizzò l'uso della tecnologia satellitare per garantire, in prospettiva, la copertura delle aree cosiddette "grigie", perché difficili da coprire con la tecnologia terrestre della banda larga. Starlink è stata pertanto autorizzata ad operare in Italia una prima volta nel 2020 per utilizzare «alcune porzioni della banda in tre stazioni satellitari (gateway) terrene» e nel 2023, per aumentare la capacità trasmissiva;

ad oggi il servizio internet di Starlink fornisce banda larga a bassa latenza in Italia a circa 50.000 utenti e da diversi giorni sulle piattaforme social, a cominciare da "X", compare in modo compulsivo una pubblicità che ribadisce la disponibilità del sistema Starlink mini in Italia ad una tariffa di 40 euro al mese/fino a 150+ Mbps;

il sottosegretario all'innovazione tecnologica Butti ha recentemente affermato che Starlink è stata individuata come una possibile soluzione ai gravissimi ritardi nell'attuazione del Piano Italia a 1 Giga, di cui al PNRR, dal momento che sarebbe in grado dal punto di vista tecnologico di coprire l'intero territorio italiano, anche quello più remoto e inaccessibile per la nostra banda larga, in un arco temporale stimato tra i 6 e i 9 mesi;

il settore delle telecomunicazioni italiano è stato recentemente oggetto del passaggio del controllo dell'infrastruttura di rete da TIM a Fibercop, controllata dal fondo statunitense KKR, determinando la perdita del controllo diretto di un asset strategico per il Paese. L'eventuale accettazione della proposta Starlink determinerebbe nuovi importanti effetti sul corretto funzionamento e assetto concorrenziale del mercato interno delle telecomunicazioni;

l'eventuale combinato disposto dato dall'assegnazione a Starlink della copertura delle aree grigie in relazione al Piano Italia a 1 Giga di cui al PNRR e della gestione delle infrastrutture di connessione e telecomunicazione delle sedi diplomatiche italiane, oltre che delle stazioni mobili delle navi satellitari italiane, determinerebbe rischi per la sicurezza nazionale ed europea in ragione del controllo di infrastrutture strategiche da parte di una società estera, controllata da un soggetto che si appresta ad assumere un ruolo di rilevo nell'ambito dell'amministrazione del prossimo mandato presidenziale negli Stati Uniti d'America,

si chiede di sapere:

quali siano le motivazioni che hanno spinto il Governo a negoziare con Starlink un contratto finalizzato a collegare la rete satellitare dell'azienda privata statunitense a quella ministeriale e diplomatica italiana; se abbia attentamente valutato i rischi per la sicurezza nazionale e se intenda chiarire le ragioni della mancata comunicazione di tale scelta in sede parlamentare e nelle sedi istituzionali europee;

per quali ragioni il Governo, alla luce degli impegni assunti in ambito europeo, preferisca affidare in prospettiva le suddette infrastrutture critiche del Paese all'azienda privata Starlink anziché procedere con convinzione nel programma europeo "GovSatCom", orientato a predisporre un'infrastruttura di comunicazione europea sicura, condivisa e al riparo di ingerenze esterne;

se sia intenzionato, altresì, a dare attuazione alla proposta di Starlink finalizzata a ridefinire alcuni capitoli del PNRR e ad assegnare a tale azienda privata il compito di andare a coprire con i propri servizi le cosiddette aree grigie del Paese;

se abbia attentamene ponderato i rischi relativi alla scelta di investire risorse del PNRR sulla proposta di Starlink, sul conseguente mancato completamento della rete a banda ultralarga nei termini di servizio per come stabiliti a livello europeo su tutto il territorio italiano, nonché le ricadute sull'assetto e sul funzionamento del mercato interno.

(2-00021)

Interrogazioni

FREGOLENT, BORGHI Enrico, SCALFAROTTO - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:

Diageo PLC è una multinazionale britannica operante nel settore delle bevande alcoliche e fa parte delle 100 aziende con la maggior capitalizzazione nella borsa di Londra;

il gruppo è nato nel 1997 dalla fusione di due compagnie: la britannica GrandMet e l'irlandese Guinness PLC;

nel corso degli anni la GrandMet aveva rilevato aziende storiche del settore bevande alcoliche italiano, quali la Cinzano nel 1992 (dopo essere già entrata nel 25 per cento del capitale della società italiana nel 1985) e Buton (azienda produttrice del brandy "Vecchia Romagna") nel 1993;

nel settembre 1999 il marchio Cinzano veniva acquisito dal gruppo Campari attraverso un'operazione finanziaria che prevedeva, da parte di Diageo, soltanto la cessione della titolarità del brand, ma non dello storico stabilimento di Santa Vittoria d'Alba, rimasto di proprietà del gruppo del Regno Unito;

lo stabilimento piemontese produce, tra gli altri, il whisky "Johnnie Walker", la birra "Guinness" e la vodka "Smirnoff" e impiega circa 380 dipendenti tra le maestranze che operano nel settore della produzione e il personale impiegatizio degli uffici;

la pesante riduzione delle vendite globali nel settore degli alcolici ha fortemente colpito anche la multinazionale Diageo, che ha subìto, nel primo semestre del 2024, un calo di fatturato specifico dell'1,4 per cento;

la flessione della multinazionale britannica ha avuto pesanti riflessi anche in Borsa, dove il titolo ha perso il 17 per cento da gennaio 2024;

a seguito dei deludenti risultati commerciali, la Diageo ha annunciato un programma di pesante riduzione dei costi, che coinvolge anche lo stabilimento di Santa Vittoria d'Alba, di cui la proprietà ha preannunciato la chiusura totale nel 2026;

secondo fonti della proprietà dello stabilimento, la necessità di attuare al più presto il piano di riduzione dei costi deriverebbe, oltre che dal fenomeno inflattivo, soprattutto dall'incertezza economica dovuta all'ipotesi dell'istituzione di nuove barriere commerciali che la nuova Presidenza americana eletta, pur non ancora insediata, potrebbe introdurre;

la chiusura che comprenderà tanto il reparto produttivo che quello amministrativo, comporterà la totale perdita dei posti di lavoro attualmente impegnati sul territorio piemontese,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo stia seguendo l'evolversi della crisi e della possibile chiusura dello stabilimento Diageo e reputi valida la motivazione con la quale la proprietà giustifica tale chiusura;

quali provvedimenti intenda porre in essere per garantire la continuità produttiva dello stabilimento di Santa Vittoria d'Alba e salvaguardare i relativi posti di lavoro.

(3-01515)

BASSO - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:

si apprende da notizie di stampa (fonte AGEEI, Agenzia di stampa sull'energia e le infrastrutture) che presso l'ex sito nucleare di Casaccia, gestito dalla SOGIN, alle porte di Roma, nei giorni scorsi un operaio sarebbe risultato colpito da contaminazione da plutonio;

i livelli riscontratigli alla fine di un turno di lavoro avrebbero superato di 1.000 volte quelli di tolleranza e, secondo quanto riferito da fonti locali, al momento del rilevamento il medico della centrale avrebbe avviato a cure mediche il lavoratore, che oggi sarebbe sotto osservazione sanitaria;

dalla medesima fonte si apprende che, tenuto conto delle responsabilità in materia di sicurezza nucleare che ricadono sul responsabile dell'ex sito nucleare, una volta accertato l'incidente, il capo centrale ne avrebbe dato formale comunicazione all'ISIN, che avrebbe provveduto a un primo sopralluogo nelle scorse ore;

dal 2003, SOGIN gestisce lo smantellamento degli impianti OPEC (operazione celle calde) e IPU (impianto plutonio) di Casaccia come parte del programma di decommissioning della filiera nucleare italiana;

i progetti di decommissioning ancora in corso sul sito riguardano lo smantellamento del sistema interrato di raccolta degli effluenti radioattivi di OPEC-1, denominato "Waste A e B", le attività propedeutiche allo smantellamento degli impianti IPU e OPEC, il trattamento e condizionamento dei rifiuti radioattivi liquidi, la realizzazione di un impianto denominato "stazione di compattazione alfa" e di un "nuovo deposito" per lo stoccaggio dei fusti condizionati;

risulta invece realizzato da SOGIN il nuovo deposito OPEC-2 per lo stoccaggio temporaneo, in condizioni di maggior sicurezza, dei rifiuti provenienti dalle passate attività di esercizio e da quelle future di disattivazione dell'impianto plutonio. Nel deposito temporaneo dal 2019 stanno confluendo, dall'attuale deposito, i rifiuti radioattivi solidi. Tutte le attività di trasferimento e sistemazione dei rifiuti sono oggetto di vigilanza da parte dell'Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione;

il Ministro in indirizzo in una recente audizione nell'ambito dell'indagine conoscitiva sul ruolo dell'energia nucleare nella transizione energetica, ha annunciato che entro fine ottobre 2024 si sarebbero avuti i risultati del lavoro della piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile, "con dati e valutazioni tecniche, non politiche", per arrivare all'elaborazione di un "programma nazionale per il nucleare sostenibile", e che entro fine anno, potendo contare sull'impegno del gruppo di lavoro guidato dal professor Giovanni Guzzetta per rivedere la legislazione di settore, sarà pronta una bozza di testo per "una legge-delega che possa abilitare la produzione da fonte nucleare tramite le nuove tecnologie nucleari sostenibili", con l'obiettivo di sottoporla al vaglio parlamentare "nei primi mesi del 2025";

nella medesima audizione, in merito all'individuazione del deposito nazionale delle scorie radioattive, ha stimato che, se tutte le fasi procedurali andranno a buon fine, si potrà ottenere l'autorizzazione unica per il deposito nazionale nel 2029 e la messa in esercizio solo nel 2039,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia stato informato tempestivamente di quanto avvenuto, di quali elementi conoscitivi disponga in relazione all'incidente e, in particolare, in merito allo stato di contaminazione del sito e al progetto al quale stava lavorando l'operaio coinvolto e se siano state messe in atto misure idonee ad assicurare la massima sicurezza e protezione sanitaria per la popolazione;

quali iniziative urgenti intenda intraprendere per accelerare l'iter di individuazione del deposito unico al fine di anticipare, rispetto alla previsione del 2039, la sua messa in esercizio.

(3-01516)

IRTO, BASSO, ROJC, SENSI, MALPEZZI, D'ELIA, ZAMBITO, RANDO, FINA, ROSSOMANDO, VERINI, TAJANI, VALENTE, LA MARCA, FURLAN, CAMUSSO, NICITA, MISIANI, MARTELLA, ALFIERI, GIORGIS - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:

l'agevolazione denominata "Resto al Sud", introdotta dall'articolo 1 del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2017, n. 123, secondo i dati pubblicati da Invitalia, alla data del 24 febbraio 2024, ha finanziato 17.429 progetti, per un totale di 881 milioni di euro di agevolazioni concesse, creando 61.283 posti di lavoro;

nel corso dell'ultimo anno, si è registrato un forte rallentamento nell'esame e nell'approvazione dei progetti, nell'emanazione del provvedimento definitivo e nel pagamento dell'ultimo SAL, causando, di fatto, gravi ritardi sull'erogazione delle agevolazioni previste dalla suddetta norma;

nel decreto-legge 7 maggio 2024, n. 60, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 luglio 2024, n. 95, l'originaria agevolazione "Resto al Sud" è stata sostituita, al fine di promuovere la costituzione di nuove attività localizzate nei territori del Mezzogiorno, dalla misura denominata "Resto a Sud 2.0";

in base a quanto previsto dall'articolo 18 del decreto-legge n. 60 del 2024, sono ammesse al finanziamento "Resto a Sud 2.0" le iniziative economiche finalizzate all'avvio di attività di lavoro autonomo, imprenditoriali e libero-professionali, in forma individuale o collettiva, ivi comprese quelle che prevedono l'iscrizione ad ordini o collegi professionali. Tali attività possono essere avviate in forma individuale mediante apertura di partita IVA per la costituzione di impresa individuale o per lo svolgimento di attività libero-professionale, ovvero in forma collettiva mediante costituzione di società in nome collettivo, società in accomandita semplice, società a responsabilità limitata, nonché società cooperativa o società tra professionisti;

i destinatari dell'intervento "Resto al Sud 2.0" sono soltanto i giovani di età inferiore ai trentacinque anni e in possesso di uno dei seguenti requisiti: a) condizione di marginalità, di vulnerabilità sociale e di discriminazione, come definite dal ((Programma)) nazionale Giovani, donne e lavoro 2021 - 2027; b) inoccupati, inattivi e disoccupati; c) disoccupati destinatari delle misure del programma di politica attiva Garanzia di occupabilità dei lavoratori GOL;

secondo quanto previsto dal suddetto articolo 18 del decreto-legge n. 60 del 2024, sono ammissibili a finanziamento le iniziative riguardanti l'erogazione di servizi di formazione e di accompagnamento alla progettazione preliminare per l'avvio delle attività, il tutoraggio, finalizzato all'incremento delle competenze, e gli interventi di sostegno all'investimento, consistenti nella concessione di incentivi per l'avvio delle attività;

le modalità attuative di "Resto al Sud 2.0" sono state affidate ad un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR e con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro la data del 3 agosto 2024;

tenuto conto che:

le innovazioni introdotte dalla misura "Resto al Sud 2.0" hanno fortemente limitato la platea dei potenziali beneficiari delle agevolazioni rispetto a quanto previsto dalla misura "Resto al Sud" introdotta nel 2017, a cui potevano accedere soggetti di età fino a 55 anni;

ad oggi non risulta ancora pubblicato il decreto attuativo di "Resto al Sud 2.0" e il ritardo sta causando un ingente danno a migliaia di giovani, di disoccupati e inoccupati residenti nelle regioni meridionali, in attesa di poter presentare richieste di finanziamento per la creazione di nuove imprese;

nel frattempo, le pratiche di Invitalia per la definizione di tutte le centinaia e centinaia di richieste di finanziamento sul vecchio bando "Resto al Sud" risultano ferme, recando forte pregiudizio per i soggetti che hanno già da tempo depositato i progetti per l'avvio della loro attività imprenditoriale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda procedere ad una modifica della misura "Resto al Sud 2.0" al fine di estendere la platea dei potenziali beneficiari delle agevolazioni ai soggetti con età fino a 55 anni come previsto precedentemente dalla misura "Resto al Sud" introdotta nel 2017; se intenda, altresì, ampliare quanto più possibile le iniziative ammissibili al finanziamento di "Resto al Sud 2.0";

se intenda chiarire le ragioni della mancata emanazione del decreto attuativo di "Resto al Sud 2.0", prevista per la data del 3 agosto 2024 dall'articolo 18, comma 6, del decreto-legge n. 60 del 2024 e in che tempi intenda procedere alla sua emanazione;

quali iniziative intenda intraprendere al fine di favorire l'accelerazione dell'esame delle pratiche da parte di Invitalia relative al bando "Resto al Sud", al fine di procedere all'erogazione delle agevolazioni e consentire l'avvio di migliaia di attività imprenditoriali e l'incremento del livello di occupazione nelle regioni meridionali.

(3-01517)

BERGESIO - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:

la multinazionale britannica Diageo, leader mondiale nel settore delle bevande alcoliche, ha ufficializzato l'avvio della procedura per la cessazione definitiva, entro il mese di giugno 2026, delle attività nello storico stabilimento, ex Cinzano, di Santa Vittoria d'Alba, in provincia di Cuneo;

l'annuncio ha messo in stato di agitazione i 349 dipendenti che hanno immediatamente indetto uno sciopero di 8 ore per ogni turno di lavoro e organizzato un presidio davanti alla fabbrica;

lo stabilimento è sempre stato strategico per l'economia del territorio, in quanto fondamentale bacino di occupazione e di ricchezza, all'interno del quale sono nati prodotti conosciuti e apprezzati in tutto il mondo; una sua eventuale chiusura avrebbe un impatto devastante, oltre che sull'occupazione, anche sul tessuto economico e sociale del territorio;

il gruppo, quotato alla borsa di Londra, è presente in più di 180 Paesi con circa 200 prodotti diversi. Quello di Santa Vittoria d'Alba rappresenta l'unico sito produttivo italiano;

recentemente il gruppo ha divulgato i risultati dell'esercizio chiuso al 30 giugno 2024. Le vendite nette si sono attestate a 20,3 miliardi di dollari, con un utile operativo in crescita che ha raggiunto i 6 miliardi di dollari;

le scelte dell'azienda, maturate peraltro in senso unilaterale, sembrano dettate da mere logiche di profitto, senza tener conto degli interessi dei lavoratori, delle loro famiglie e di tutta la comunità,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia conoscenza dei drammatici fatti esposti e quali iniziative intenda adottare per favorire l'immediata convocazione di un tavolo di concertazione tra tutte le parti interessate, al fine di arrivare ad una soluzione condivisa della problematica, che sia favorevole alla continuità produttiva dell'impianto di Santa Vittoria d'Alba e al mantenimento dell'occupazione.

(3-01518)

VALENTE, CAMUSSO, D'ELIA, ALFIERI, BASSO, DELRIO, FURLAN, GIORGIS, LA MARCA, MALPEZZI, MANCA, PARRINI, RANDO, ROSSOMANDO, ROJC, VERDUCCI, VERINI, NICITA - Ai Ministri della salute e per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. - Premesso che:

il decreto 16 luglio 2001, n. 349, recante il Regolamento su "Modificazioni al certificato di assistenza al parto, per la rilevazione dei dati di sanità pubblica e statistici di base relativi agli eventi di nascita, alla nati-mortalità ed ai nati affetti da malformazioni", ha introdotto, mediante l'analisi dei dati rilevati annualmente dal flusso informativo del Certificato di assistenza al parto (CeDAP), la rilevazione dei dati di sanità pubblica e statistici di base relativi agli eventi di nascita, che rappresenta a livello nazionale la più ricca fonte di informazioni sanitarie, epidemiologiche e socio-demografiche in merito, costituendo, dunque, uno strumento essenziale per la programmazione sanitaria nazionale e regionale;

ai sensi dell'articolo 11 del medesimo Regolamento, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, dopo aver verificato la completezza, la congruenza e l'accuratezza delle informazioni rilevate, inviano almeno semestralmente al Ministero della sanità, le informazioni rilevate attraverso il certificato, prive degli elementi identificativi diretti, che costituiscono debito informativo nei confronti del livello centrale; ai sensi del successivo articolo 12, il Ministero della sanità trasmette all'ISTAT copia dell'archivio costituito, privo degli elementi identificativi diretti;

l'ultimo rapporto annuale sull'evento nascita in Italia risale al 2023 ed elabora i dati statistici relativi all'anno 2022, anno in cui si era rilevato un ulteriore calo delle nascite rispetto agli anni precedenti, oltre ad un aumento del ricorso al taglio cesareo in alcune regioni. In media, nel 2022, il 31 per cento dei parti è avvenuto con taglio cesareo, con notevoli differenze regionali comprese tra il 18,3 per cento della Toscana e il 48,6 per cento della Campania;

il Rapporto nazionale CeDAP è uno dei flussi statistici più utili a descrivere l'assistenza al percorso nascita, soprattutto al fine di misurare le politiche di sanità pubblica in ambito materno e perinatale, pertanto, è necessario che la trasmissione dei dati aggiornati e aperti avvenga in tempo utile per evidenziare eventuali criticità o anche per esibire quelle che si sono rivelate nel corso del tempo buone pratiche;

secondo quanto risulta agli interroganti, un maggiore ritardo si registra per la presentazione della relazione annuale del Ministero della salute sull'attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l'interruzione volontaria di gravidanza, relazione che elabora i dati relativi alle interruzioni volontarie di gravidanza (IVG) effettuate in Italia, i cui ultimi dati si riferiscono addirittura all'anno 2021;

il Rapporto sulla legge 22 maggio 1978, n. 194 ha la finalità di misurare lo stato di attuazione della legge, fondamentale per il diritto all'autodeterminazione delle donne e che rischia di essere messa in discussione proprio nella sua applicazione. Come di tutta evidenza è necessario, altresì, diffondere i dati sull'interruzione volontaria di gravidanza per informare adeguatamente sia le donne che vogliono ricorrere all'IVG, sia le operatrici,

si chiede di sapere a che punto sia, per le parti di reciproca competenza dei Ministri in indirizzo, la raccolta dei dati di sanità pubblica e statistici di base relativi agli eventi nascita, alla nati-mortalità ed ai nati affetti da malformazioni, per l'anno 2023 e, inoltre, quando i Ministri ritengano di presentare al Parlamento la Relazione di cui dalla legge n. 194 del 1978 con i dati relativi all'anno 2022, in attesa di quella sui dati del 2023.

(3-01519)

TURCO - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:

il progetto "Bluewater" di ENI consiste nella realizzazione di un impianto di trattamento di reflui petroliferi provenienti dal centro oli di Viggiano (COVA), in provincia di Potenza, dell'ENI, un sistema produttivo importante per i petrolieri, giacché senza di esso non si potrebbero raggiungere specifici regimi per i quali occorrono enormi quantità di acque fossili che il giacimento in via di esaurimento produce;

viene motivato con la necessità di trattare le acque in loco e riciclarle, ma secondo l'opinione degli ambientalisti si tratta di un procedimento rischioso, per non parlare del fatto che non è noto in quale misura ridurrà lo smaltimento nei pozzi esausti, per di più sarà a monte del lago Pertusillo, che ha già abbondantemente pagato in passato le conseguenze relative proprio alla vicinanza di pozzi petroliferi (si veda il processo contro ENI a seguito della fuoriuscita di 700 tonnellate di greggio dal centro oli nel 2017);

nell'arco temporale di un anno, l'associazione di volontariato ambientale "COVA Contro" ha depositato ben tre ricorsi al Tribunale amministrativo regionale della Basilicata, tra cui quello contro il giudizio di compatibilità ambientale rilasciato dalla Giunta regionale Bardi nel giugno 2023 a favore del progetto Bluewater di ENI, e quello per impugnare la delibera di Giunta regionale che ha rinnovato, per la durata di 12 anni, l'autorizzazione integrata ambientale di Tecnoparco;

nel primo caso, il TAR si è espresso a distanza di quasi un anno, parlando di atto endoprocedimentale, non riconoscendo, peraltro, il gratuito patrocinio alla stessa associazione, nonostante il riconoscimento di legittimità al ricorso, e condannandola all'esborso della somma di 2.000 euro di spese legali a favore di ENI, sebbene la convenzione di Aarhus (decisione 2005/370/CE del Consiglio) preveda l'agevolazione dei costi di accesso della giustizia amministrativa per chi si batte per pubblici interessi;

i ricorsi amministrativi sono stati affrontati dall'associazione nonostante le sue capacità economiche fossero già al collasso, dopo aver sostenuto autonomamente spese legali per migliaia di euro, senza vedersi riconoscere il proprio impegno di cittadinanza attiva sul piano della tutela ambientale, così come riconosciuto dalla normativa comunitaria europea. L'unico momento di ascolto è stato garantito dalla Commissione ambiente regionale allorquando l'associazione è stata audita sul progetto Bluewater, senza tuttavia che ci fosse alcun seguito;

considerato che, a parere dell'interrogante, la chiave dello sviluppo sostenibile risiede nella partecipazione collettiva ai processi ambientali del nostro territorio e nella cittadinanza attiva, affinché vengano trattate le questioni ambientali che risultano strettamente legate e connesse alla qualità di vita di una popolazione, e sarebbe opportuno e doveroso riconoscere l'impegno civico di indiscusso valore che l'associazione porta avanti da anni a favore della salute pubblica,

si chiede di sapere:

quali siano le intenzioni del Ministro in indirizzo in materia di "democrazia ambientale", considerata quest'ultima un percorso all'avanguardia, in un processo che dovrebbe trasformare la pubblica amministrazione in un riferimento trasparente e aperto alle istanze dei cittadini, nell'auspicata e condivisa direzione del bilanciamento tra sviluppo umano e sviluppo sostenibile;

se intenda prendere in esame i descritti rischi ambientali, paventati dall'associazione di volontariato ambientale COVA Contro, al fine di fare piena luce sulle dinamiche di profitto legate a tecnologie che potrebbero mettere a repentaglio, ancora una volta, la salute umana e le condizioni ambientali di una terra che ha già pagato il suo tributo in tal senso.

(3-01520)

CAMUSSO, D'ELIA, VALENTE, ALFIERI, MALPEZZI, LA MARCA, GIORGIS, DELRIO, RANDO, ROSSOMANDO, ROJC, VERINI, BASSO, FURLAN, PARRINI, MANCA, VERDUCCI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

l'articolo 16 della legge 22 maggio 1978, n. 194, dispone che "entro il mese di febbraio" di ogni anno, il Ministro della salute presenti al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione della legge che disciplina l'interruzione volontaria di gravidanza, con particolare riferimento agli effetti prodotti, all'andamento delle prestazioni ospedaliere e alle caratteristiche delle persone che vi fanno ricorso;

tale obbligo risponde alla necessità di fornire al Parlamento, agli operatori del settore sanitario, all'opinione pubblica e alle donne che vogliono fare ricorso ad essa, un quadro aggiornato, puntuale e completo, al fine di garantire trasparenza e monitorare l'effettiva applicazione della legge n. 194;

nonostante il termine previsto per la presentazione della relazione sia scaduto da oltre 8 mesi, il documento non risulta ancora trasmesso al Parlamento, accumulando un ritardo non giustificabile, il più grave dalla promulgazione della legge nel 1978. L'ultima relazione presentata al Parlamento risale, infatti, al 12 settembre 2023 e si riferisce all'anno 2021;

secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, la mancanza di dati adeguati rappresenta un ostacolo all'esercizio del diritto di aborto libero, sicuro e gratuito;

considerato che:

come evidenziato da associazioni e operatori del settore, le relazioni annuali presentate in passato sono limitate a dati aggregati su base regionale ed omettono informazioni fondamentali come i tassi di obiezione di coscienza e la tipologia di interventi praticati nelle singole strutture ospedaliere. Tali lacune ostacolano l'individuazione di criticità, come la disomogeneità nell'accesso ai servizi e la carenza di personale non obiettore, alimentando le disuguaglianze territoriali;

per tale ragione il monitoraggio costante e la disponibilità di dati completi all'interno della relazione annuale sono strumenti essenziali per il miglioramento delle politiche sanitarie, sia in termini di equità territoriale, sia per garantire pienamente i diritti riproduttivi delle donne,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni che hanno determinato il considerevole ritardo nella presentazione della relazione annuale ai sensi dell'articolo 16 della legge n. 194 del 1978 e quando il Ministro in indirizzo abbia intenzione di presentare al Parlamento la relazione con i dati aggiornati;

quali misure intenda adottare per assicurare in futuro il rispetto del termine temporale indicato dalla legge per la trasmissione della relazione al Parlamento;

se siano previste modifiche procedurali o normative per garantire una maggiore articolazione e completezza della relazione, includendo dati disaggregati per singola struttura ospedaliera, con specifica evidenza dei tassi di obiezione di coscienza, delle modalità di intervento, chirurgico o farmacologico, e della disponibilità effettiva dei servizi.

(3-01521)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

SBROLLINI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

la legge 30 luglio 2010, n. 122, ha stabilito che i pagamenti dei trattamenti di fine rapporto (TFR) e di fine servizio (TFS) a favore dei dipendenti pubblici avvengano con tempistiche che prevedono un'attesa che varia da 3 mesi e mezzo a 27 mesi: un periodo del tutto irragionevole, ulteriormente aggravato con la legge 27 dicembre 2013, n. 147, che ha previsto la rateizzazione in due o tre annualità dell'erogazione dell'importo nel caso questo superi una certa soglia;

l'intervallo varia anche a seconda delle cause che hanno dato origine alla risoluzione del rapporto: nel caso di raggiungimento dei limiti di età o dei limiti di servizio, per la cessazione del contratto di lavoro a tempo determinato ovvero per le risoluzioni unilaterali dell'amministrazione (i cosiddetti esuberi), il deferimento del pagamento sale a 15 mesi; nel caso di pensionamenti per inabilità o per decesso l'attesa è di 3 mesi e mezzo; nell'ipotesi di dimissioni volontarie, licenziamenti e destituzioni il termine per il pagamento è di 27 mesi;

l'articolo 1, comma 484, della legge n. 147, modificando l'articolo 12, commi 7 e 8, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, ha inoltre disposto che dal 31 maggio 2010, per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche le tempistiche per l'ottenimento del riconoscimento del trattamento di fine servizio e di fine rapporto, spettante in seguito a cessazione di servizio, dipendono dall'importo: se questo non supera 50.000 euro lordi il pagamento avviene in un'unica soluzione; tra 50.000 e 100.000 euro il pagamento è diviso in due rate, la prima da 50.000 euro è prevista nel primo anno e la restante parte dopo 12 mesi dal pagamento della prima; mentre se supera 100.000 euro il pagamento è in tre rate, 50.000 il primo anno, 50.000 il secondo e la rimanenza il terzo anno;

appare sconcertante e inaccettabile che la pubblica amministrazione impieghi un lasso di tempo così ampio per erogare i trattamenti, soprattutto alla luce degli ampi processi di digitalizzazione della pubblica amministrazione e degli interventi di semplificazione e accelerazione dei pagamenti dei debiti di quest'ultima;

il trattamento di fine rapporto o fine servizio rappresenta un diritto incomprimibile, maturato sulla base di anni di lavoro e sacrifici del lavoratore, che viene di fatto pregiudicato da un'attesa così lunga che si rivela capace di impedirne il godimento, nonché il pieno sfruttamento degli importi di propria competenza, magari a fini di investimento (ad esempio per sostenere l'avvio di attività di figli, nipoti o altri parenti, oppure per contribuire all'acquisto di un immobile), anche in un'ottica redistributiva intergenerazionale oltre che di godimento personale,

si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare per velocizzare i suddetti termini per l'erogazione ai dipendenti pubblici e statali del trattamento di fine rapporto e di fine servizio, consentendo così di rispettare un diritto incomprimibile e fondamentale che permette ai lavoratori di godere delle trattenute avute durante il periodo lavorativo e di beneficiare pienamente e senza dilazione del capitale accumulato con anni di lavoro.

(4-01634)

BORGHI Enrico, FREGOLENT, SCALFAROTTO - Al Ministro della salute. - Premesso che:

l'influenza rappresenta un serio problema di sanità pubblica e una notevole fonte di costi diretti e indiretti per la gestione dei casi e delle complicanze: la vaccinazione antinfluenzale, ai sensi dell'articolo 2 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017, è annoverata tra i livelli essenziali di assistenza;

tenendo conto della particolare aggressività delle ultime forme influenzali, è particolarmente raccomandata la protezione dei soggetti fragili che, per quanto riguarda l'età pediatrica, si identificano con i portatori di patologie croniche e i bambini più piccoli;

il coinvolgimento del pediatra di famiglia nella campagna vaccinale non si esaurisce nella somministrazione del vaccino, ma richiede una serie di attività complementari propedeutiche e successive, nel rispetto delle norme di sicurezza per l'utenza: i pediatri di libera scelta svolgono diverse funzioni nell'ambito della vaccinazione come assicurare l'offerta della vaccinazione ai soggetti eleggibili, fornire informazioni ai genitori, organizzare le sedute di vaccinazione, effettuare la somministrazione del vaccino presso il proprio studio peraltro spesso fuori dai normali orari di studio il che porta ad affrontare costi aggiuntivi e senza usufruire di locali o personale fornito dalla ASL, acquisire il materiale necessario allo smaltimento dei rifiuti e all'esecuzione di tutto quanto sia necessario in caso di reazione più o meno grave, sostenendo i relativi costi;

il virus respiratorio sinciziale è molto diffuso e contagioso e provoca, ogni anno, epidemie autunnali e invernali ed è causa di infezioni respiratorie, particolarmente gravi nei bambini più piccoli e può portare a casi di polmoniti e bronchioliti: all'incirca il 70 per cento di tutte le bronchioliti dei pazienti al di sotto dei 12 mesi di età è causato dal virus. L'infezione virale non sempre ha un andamento benigno, ma può causare grave difficoltà respiratoria fino a insufficienza respiratoria, con necessità di ricovero in ospedale, anche in reparti di terapia intensiva;

nei bambini di poche settimane, l'infezione può causare bronchiolite nel 15-20 per cento dei casi, e di questi fino al 3 per cento necessita di ricovero: l'infezione non rende completamente immuni, quindi lo stesso bambino può infettarsi nuovamente;

è ormai accertato che la malattia da virus respiratorio sinciziale nei primi mesi di vita può portare allo sviluppo negli anni successivi di broncospasmo ricorrente, il 70 per cento dei casi, ed asma bronchiale, il 50 per cento dei casi: la modalità di protezione dei neonati e lattanti più impattante è l'immunizzazione passiva, tramite la somministrazione di anticorpo monoclonale;

in Piemonte, in particolare, si sta assistendo da tempo a un forte ritardo nella campagna di immunizzazione che sta rallentando la protezione soprattutto dei soggetti più fragili: inoltre, sono state fatte diverse segnalazioni di ritardi delle consegne e scarsi approvvigionamenti di dosi da più province piemontesi, costringendo i pediatri ad annullare gli appuntamenti già previsti per la vaccinazione dei bambini,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia intrapreso per attuare il piano di vaccinazione anti virus respiratorio sinciziale e come abbia intenzione di risolvere i problemi finora riscontrati nella Regione Piemonte, quali scarso approvvigionamento di dosi e ritardi, che impediscono un efficace e tempestivo svolgimento della campagna di immunizzazione.

(4-01635)

DE POLI - Ai Ministri delle imprese e del made in Italy e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

le vicende della Beko Europe B.V., società nata il 2 aprile 2023 dall'accordo Whirlpool area EMEA-Arcelik e attiva nella produzione e nel commercio di elettrodomestici, occupano da oltre un anno tutti i livelli istituzionali nazionali coinvolti dalle conseguenze del nuovo piano di trasformazione industriale del gruppo;

come esposto nella relazione presentata al Parlamento nel luglio 2024, concernente l'attività svolta dal Governo in materia di poteri speciali (golden power) nel 2023, "con d.P.C.M. del 1° maggio 2023 sono stati esercitati i poteri speciali attraverso l'imposizione di specifiche prescrizioni nei confronti di Beko Europe B.V., soggette a monitoraggio del Ministero delle imprese e del made in Italy";

considerato che:

il piano di trasformazione industriale di lungo periodo specifico per l'Italia, presentato dai vertici di Beko Europe B.V. al tavolo di confronto al Ministero delle imprese e del made in Italy il 20 novembre 2024 si è rivelato inadeguato sul fronte della tutela dei livelli produttivi e occupazionali, poiché espone al licenziamento circa 2.000 lavoratori impiegati negli stabilimenti di Comunanza, in provincia di Ascoli Piceno, e Siena;

mai come in questo momento la tutela dei lavoratori riveste carattere prioritario nel territorio delle Marche, già duramente colpito dal declino e dalla perdita di importanti siti industriali, scenario della crisi del gruppo Merloni S.p.A., della più recente vicenda relativa alla Giano S.r.l. del gruppo Fedrigoni S.p.A. e nel quale per le aree della valle del Tronto e piceno e del distretto di Fermo e Macerata è già intervenuta la declaratoria di crisi industriale complessa,

si chiede di sapere:

quali iniziative i Ministri in indirizzo abbiano assunto o intendano assumere nell'ambito delle proprie funzioni di monitoraggio, mediazione e intervento al fine di verificare il responsabile adempimento di Beko Europe B.V. alle prescrizioni già rivolte all'azienda per la definizione del nuovo piano di trasformazione industriale, con particolare riguardo alla tutela dei livelli produttivi e occupazionali degli stabilimenti presenti nel territorio nazionale;

quali ulteriori iniziative intendano promuovere per assicurare l'efficacia degli strumenti di controllo sugli investimenti diretti esteri nei settori reputati strategici per l'interesse nazionale.

(4-01636)

MAGNI, CUCCHI, DE CRISTOFARO, FLORIDIA Aurora - Al Ministro della salute. - Premesso che:

la legge 22 maggio 1978, n. 194, recante "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza", prevede, all'articolo 16, che: "Entro il mese di febbraio, a partire dall'anno successivo a quello dell'entrata in vigore della presente legge, il Ministro della sanità presenta al Parlamento una relazione sull'attuazione della legge stessa e sui suoi effetti, anche in riferimento al problema della prevenzione. Le regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di gennaio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal Ministro. Analoga relazione presenta il Ministro di grazia e giustizia per quanto riguarda le questioni di specifica competenza del suo Dicastero";

l'ultima relazione è stata inviata al Parlamento in data 12 settembre 2023 con i dati riferiti all'anno 2021, e un ritardo di questa entità non si verificava dal 1978;

la pubblicazione del 2023 si riferisce quindi a dati di due anni precedenti, con un ritardo che impedisce di avere un quadro aggiornato sulla situazione dell'attuazione della legge n. 194 del 1978. Questo ritardo compromette anche la possibilità di ottenere una visione completa sulla situazione dei consultori, la cui progressiva riduzione in numero e operatività sta di fatto eliminando l'unico presidio fondamentale che garantisce l'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza;

la diminuzione del numero dei consultori limita significativamente anche l'accesso all'interruzione di gravidanza farmacologica e alla contraccezione d'emergenza. Questa riduzione, unita all'elevatissimo tasso di obiezione di coscienza tra il personale sanitario nel nostro Paese, crea di fatto ostacoli rilevanti per garantire un accesso sicuro all'interruzione volontaria di gravidanza;

i numeri relativi all'obiezione di coscienza determinano, in alcune regioni e territori, una vera e propria "obiezione di struttura", in palese violazione dell'articolo 9 della legge n. 194, che obbligherebbe invece le strutture sanitarie a garantire l'esecuzione dell'interruzione volontaria di gravidanza tramite personale non obiettore;

i dati mostrano, a giudizio degli interroganti, un'inaccettabile disparità tra le Regioni, oltre a una maggiore difficoltà di accesso all'interruzione volontaria di gravidanza per le persone con un passato migratorio;

secondo le indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, la mancanza di informazioni adeguate rappresenta un ostacolo all'esercizio del diritto di accesso a un aborto libero, sicuro e gratuito; per accesso alle informazioni si intende sia la raccolta e la diffusione dei dati da parte delle istituzioni responsabili del monitoraggio dei servizi, sia la disponibilità di strumenti che orientino l'utenza verso i servizi stessi,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno provvedere affinché si adempia alla pubblicazione prescritta dall'articolo 16 della legge e con ciò mettere a disposizione i dati aggiornati di 2022 e 2023, tali da consentire di rilevare le disomogeneità fra regioni e territori, con la debita distinzione tra le tipologie di interruzione volontaria di gravidanza effettuate.

(4-01637)

DE CRISTOFARO - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'ambiente e della sicurezza energetica e dell'interno. - Premesso che:

secondo quanto riportato da organi di stampa, Invitalia, in qualità di stazione appaltante delegata da Roma Capitale, avrebbe aggiudicato, tramite procedura negoziata e con invito a soli cinque operatori economici, un appalto per l'affidamento dei servizi di verifica del progetto di fattibilità tecnica ed economica e del progetto esecutivo del termovalorizzatore di Roma, per un importo di poco più di tre milioni di euro, a fronte di una base di gara di quasi 11 milioni di euro, con un ribasso del 72 per cento;

la procedura utilizzata si fonderebbe sull'applicazione della normativa prevista per casi di estrema urgenza derivante da eventi imprevedibili dalla stazione appaltante, condizione che, secondo la segnalazione presentata dal "Comitato No inceneritore a Santa Palomba" all'Autorità nazionale Anticorruzione (ANAC), risulterebbe non applicabile al caso in esame, non essendoci elementi di imprevedibilità o urgenza in un'opera che ha come orizzonte temporale il 2027;

le stesse note stampa evidenziano che l'appalto, per la valutazione tecnico economica dell'offerta relativa a un'opera il cui valore complessivo è stimato in circa un miliardo di euro con una previsione di utili pari a 6,5 miliardi di euro nei prossimi trent'anni, sarebbe stato aggiudicato senza una gara europea, circostanza che desta preoccupazione in merito alla trasparenza e alla corretta concorrenza tra operatori economici;

considerato che:

è stato segnalato che il ribasso del 72 per cento sull'importo dell'appalto sarebbe particolarmente anomalo e potrebbe comportare rischi significativi sulla qualità dei servizi di verifica affidati, considerando la rilevanza tecnica e strategica dell'opera in questione;

il contesto della vicenda si inserisce in un momento di particolare attenzione su fenomeni corruttivi legati ad appalti pubblici a Roma, anche in relazione alle indagini recentemente emerse in Campidoglio sugli appalti giubilari, circostanza che richiederebbe un controllo più stringente per garantire la massima trasparenza e il rispetto della normativa vigente,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della vicenda e quali verifiche, per le parti di rispettiva competenza, siano state avviate, anche attivandosi attraverso l'ANAC, per garantire il rispetto della normativa vigente e della trasparenza amministrativa nella procedura di aggiudicazione dell'appalto;

quali siano le motivazioni specifiche addotte dalla stazione appaltante per giustificare il ricorso alla procedura negoziata, che presuppone condizioni di estrema urgenza e imprevedibilità e se tali motivazioni siano state debitamente documentate e validate;

se risulti che il ribasso, a giudizio dell'interrogante anomalo, del 72 per cento sia stato oggetto di una valutazione specifica per verificare la sostenibilità economica dell'offerta e la capacità dell'aggiudicatario di fornire servizi di qualità adeguata, in relazione alla complessità dell'opera;

quali misure il Governo intenda adottare per garantire che tutti gli atti, di carattere tecnico, amministrativo e autorizzativo, relativi al termovalorizzatore di Roma, opera di rilevanza strategica e con impatti economici significativi, siano gestiti nel pieno rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza e qualità;

se non si ritenga opportuno sospendere l'appalto in questione in attesa delle verifiche necessarie da parte degli organi competenti e prevedere una procedura di gara aperta e conforme alla normativa europea per garantire la partecipazione più ampia possibile.

(4-01638)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

8ª Commissione permanente (Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica):

3-01520 del senatore Turco, sui rischi ambientali del progetto "Bluewater" di ENI in provincia di Potenza;

9ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare):

3-01515 della senatrice Fregolent ed altri, sulla chiusura dello stabilimento ex Cinzano di Santa Vittoria d'Alba (Cuneo);

3-01518 del senatore Bergesio, sulla chiusura dello stabilimento ex Cinzano a Santa Vittoria d'Alba (Cuneo).