Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 231 del 15/10/2024
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------
231a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MARTEDÌ 15 OTTOBRE 2024
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Presidenza del presidente LA RUSSA,
indi del vice presidente CASTELLONE,
del vice presidente ROSSOMANDO
e del vice presidente CENTINAIO
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente LA RUSSA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,35).
Si dia lettura del processo verbale.
IANNONE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 10 ottobre.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre 2024 e conseguente discussione (ore 9,42)
Approvazione della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre 2024 e conseguente discussione».
Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Meloni.
MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli senatori, questa nuova legislatura europea si è aperta all'insegna della preoccupazione e dell'incertezza per il protrarsi della guerra in Ucraina, la drammatica escalation in Medio Oriente, i mutamenti geopolitici e le molte difficoltà che attraversa l'economia europea, in parte conseguenza di questi scenari, in parte figlie degli errori del passato.
L'Unione europea si trova ad affrontare queste sfide dopo una tornata elettorale che ha restituito alcuni messaggi molto chiari da parte dei cittadini europei e con una nuova squadra che dovrà affiancare la presidente rieletta Ursula von der Leyen.
Se il percorso parlamentare in atto confermerà, come naturalmente noi crediamo e auspichiamo, la composizione annunciata, di questa squadra farà parte il ministro Raffaele Fitto, che la presidente von der Leyen ha voluto designare al ruolo di Vice Presidente esecutivo della Commissione europea. (Applausi). Si tratta di un notevole miglioramento per la nostra Nazione, rispetto alla composizione della Commissione uscente, atteso che vedeva quattro Vice Presidenti esecutivi e sette Vice Presidenti complessivi, nessuno dei quali però era italiano.
Differentemente da quanto preconizzato da molti e da quanto forse sperato da alcuni, questa indicazione è la conferma di una ritrovata centralità dell'Italia in ambito europeo, rafforzata - permettetemelo - da un Governo credibile, che garantisce la stabilità politica in una fase storica in cui tutto intorno a noi è instabile; una realtà molto distante, insomma, dal continuo mantra di un presunto isolamento internazionale italiano, ma è soprattutto il riconoscimento del ruolo e del peso dell'Italia, Stato fondatore dell'Unione europea, seconda manifattura d'Europa e terza economia del Continente. Significa che, a differenza di quello che vorrebbero alcuni, in Europa la forza degli Stati membri viene ancora prima di quella delle presunte maggioranze politiche, com'è giusto e normale che sia.
Credo che tale risultato debba inorgoglire tutta la Nazione, non solo i partiti della maggioranza, ed è la ragione per cui mi auguro che tutte le forze politiche italiane si facciano parte attiva presso le proprie famiglie politiche europee affinché questo risultato così importante per la nostra Nazione possa essere raggiunto rapidamente e senza inciampi, per consentire alla Commissione, in un momento così delicato, di essere pienamente funzionante dal 1° dicembre.
Non mancheranno le occasioni per dividerci nel corso di questa legislatura europea su tanti temi su cui le diverse forze politiche hanno opinioni spesso radicalmente diverse, ma credo che di fronte all'affermazione dell'interesse nazionale abbiamo il dovere di essere uniti.
È quello che noi abbiamo fatto nella scorsa legislatura all'atto della nomina di Paolo Gentiloni, quando proprio Raffaele Fitto, in rappresentanza di Fratelli d'Italia, si espresse a favore del candidato italiano e conseguentemente il Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei (ECR) votò in suo favore. (Applausi). Inoltre, addirittura il presidente Silvio Berlusconi chiese di partecipare ai lavori di una Commissione che non era la sua, per poter prendere la parola e intervenire a sostegno di Paolo Gentiloni. (Applausi). Ci sono momenti in cui l'interesse nazionale deve prevalere su quello di parte e mi auguro sinceramente che questo momento sia uno di quelli, senza distinguo e senza tentennamenti.
Vorrei peraltro dire, anche in questo caso senza polemica, sgomberando però il campo da alcune valutazioni a mio avviso poco corrette e sicuramente ingenerose, che quelle attribuite a Raffaele Fitto sono deleghe di primissimo ordine.
La delega sulla coesione vale nel complesso circa 378 miliardi di euro, di cui circa 43 per l'Italia, su un bilancio complessivo di 1.200 solo per il ciclo 2021-2027; tutto ciò senza contare il futuro ciclo di programmazione al momento non quantificabile, ma presumibilmente di portata simile, che sempre la prossima Commissione sarà chiamata a definire insieme agli altri Stati membri. Per una Nazione come l'Italia, e specialmente per il Mezzogiorno, si tratta di un interesse nazionale primario.
A questa delega si aggiunge anche quella al PNRR, che vale ulteriori 600 miliardi di euro circa e rappresenta una garanzia per tutti, perché, grazie all'ottimo lavoro svolto in questi due anni dallo stesso Fitto, l'Italia è oggi la Nazione più avanti di tutte nella realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, nonostante abbia anche il piano più corposo. La delega sul PNRR, secondo le indicazioni della Presidente, dovrà essere esercitata congiuntamente con il commissario Dombrovskis e qualcuno ha letto in questo affiancamento una sorta di ipoteca rigorista, mentre io credo che questa stretta collaborazione di carattere paritario rappresenti piuttosto l'opportunità per il commissario italiano di far valere le ragioni di una necessaria maggiore flessibilità negli investimenti; è una posizione storicamente italiana, che ha trovato soltanto un primo parziale accoglimento nella riforma del Patto di stabilità appena entrata in vigore.
Si tratta di un ruolo che diverrà ancora più importante dopo il giugno 2026, quando proprio le nuove regole della governance richiederanno a ogni Governo di pianificare investimenti ulteriori rispetto a quelli che si concluderanno con il PNRR, sempre che l'Unione europea non decida di derogare la scadenza del Next GenerationEU, come già alcune Nazioni stanno chiedendo.
Inoltre, come specificato nella lettera di incarico della presidente von der Leyen, rientreranno nell'area di competenza, o meglio di coordinamento, di Fitto materie di importanza decisiva e di interesse strategico per l'Europa e per l'Italia: l'agricoltura, i trasporti, il turismo, la pesca e l'economia del mare. Sono deleghe strategiche affidate a commissari che dovranno fare riferimento al Vice Presidente esecutivo e che saranno cruciali per ritrovare equilibrio in alcune scelte europee degli ultimi anni, che, come sappiamo, hanno finito col penalizzare fortemente alcuni di questi settori produttivi.
Onorevoli senatori, le recenti elezioni europee, a mio avviso, hanno segnato un punto di non ritorno e ci hanno dato un'indicazione chiara da seguire: l'Europa di domani non può essere uguale a quella di ieri e di oggi; deve cambiare, ripensare completamente le sue priorità, il suo approccio e la sua postura; riscoprire cioè il suo ruolo nella storia, particolarmente in questo tempo storico così complesso. La domanda che dobbiamo porci è quale futuro intendiamo costruire per l'Europa. Chiaramente, mi riferisco all'Europa non solo come istituzione, ma come comunità politica e attore autorevole e imprescindibile sulla scena globale. Siamo di fronte a una fase della geopolitica completamente nuova, sempre più animata da sfide interconnesse tra loro e che principalmente ci dice una cosa: non esistono più blocchi omogenei e l'interdipendenza dei nostri destini è un fatto, così come lo è che l'ordine al quale eravamo abituati non è più scontato. La centralità del nostro Continente non è più scontata.
Il rapporto Letta sul mercato interno e, ancor più, il rapporto Draghi sulla competitività europea hanno fotografato con chiarezza i numeri e le ragioni della nostra perdita di ruolo negli ultimi decenni; entrambi i rapporti - che non sono stilati da due persone che il nostro dibattito, spesso semplicistico, definirebbe europeiste - ammettono, in sostanza, che il mondo nel quale troppo a lungo ci siamo crogiolati è finito e che dunque non possiamo sfuggire all'occasione storica che questa nuova legislatura europea ci offre: scegliere finalmente e con coraggio che cosa vogliamo essere e dove vogliamo andare. Possiamo cioè scegliere di continuare ad essere ciò che siamo stati finora, ovvero un gigante burocratico che appesantisce cittadini e imprese con una selva di regole, molte delle quali senza senso e autolesioniste, oppure possiamo invertire radicalmente questa tendenza, concentrandoci sulla visione e sugli strumenti necessari a realizzarla. È quello che i cittadini ci hanno chiesto con il loro voto e, fedeli come siamo alla sovranità popolare, intendiamo dare seguito a questa indicazione. (Applausi).
Ecco lo spirito con il quale il Governo italiano intende affrontare la legislatura europea che si è appena aperta. Nel Consiglio europeo di giugno, il primo di questo nuovo corso, abbiamo adottato una nuova agenda strategica, quella per il periodo 2024-2029, cioè la bussola che orienterà il percorso comune nei prossimi anni. Nel documento approvato, l'Italia ha chiesto e ottenuto che venissero riaffermati due principi: quello di sussidiarietà e quello di proporzionalità, che sono sanciti dai Trattati che consideriamo centrali nell'Europa che abbiamo in mente. Parlo di un'Europa che si occupi delle grandi materie di interesse comune, che richiedono di unire gli sforzi e di mettere a sistema il contributo di tutti, e che sappia attribuire la giusta importanza alle specificità nazionali nelle materie in cui gli Stati nazionali sono in grado di fare meglio. L'agenda strategica indica chiaramente anche la necessità di dotarsi quanto prima delle risorse e degli strumenti comuni adeguati all'altezza delle ambizioni che ci poniamo. Lavoreremo perché questa indicazione non rimanga lettera morta, in quanto nessuno Stato membro, anche il più solido dal punto di vista economico e fiscale, può sostenere da solo gli investimenti necessari a far fronte alle sfide che stiamo affrontando, dal rilancio della competitività del sistema produttivo e industriale europeo alla doppia transizione ambientale e digitale, dalla politica di difesa e sicurezza al governo dei flussi migratori. Il Consiglio europeo tornerà ad occuparsi di come rafforzare la competitività europea e l'Italia ha una posizione molto chiara su questa materia.
Non intendo dilungarmi sul punto, ma credo sia opportuno ribadire alcuni punti. L'approccio ideologico che ha accompagnato la nascita e ha sostenuto finora lo sviluppo del green deal europeo ha creato effetti disastrosi. È una posizione che noi abbiamo sostenuto fin dall'inizio, spesso in splendida solitudine, e che oggi finalmente è diventata invece patrimonio comune, perché non è vero che per difendere l'ambiente e la natura l'unica strada percorribile sia quella tracciata da una minoranza palesemente ideologizzata. Anche i più convinti e integralisti sostenitori di questo approccio si sono resi conto che non ha alcun senso distruggere migliaia di posti di lavoro, smantellare interi segmenti industriali che producono ricchezza e occupazione e condannarsi a nuove dipendenze strategiche per perseguire obiettivi impossibili da raggiungere. (Applausi). Come ho detto mille volte, inseguire la decarbonizzazione al prezzo della deindustrializzazione è semplicemente un suicidio. Non c'è nulla di verde in un deserto e nessuna transizione verde alla quale guardiamo con favore è possibile in un'economia in ginocchio. L'addio al motore endotermico entro il 2035, cioè in poco più di un decennio, è uno degli esempi più evidenti di questo approccio sbagliato. Si è scelta la conversione forzata a una sola tecnologia, l'elettrico, di cui però noi non deteniamo le materie prime e non controlliamo le catene del valore, ma che ha una domanda relativamente bassa e prezzi proibitivi per gran parte dei nostri concittadini. (Applausi). Insomma, una follia per la quale le nostre economie stanno pagando pesanti conseguenze in termini di ricchezza, occupazione, forza produttiva e - appunto - competitività. Lo stiamo vedendo in Italia, ma anche in quelle economie considerate per antonomasia talmente solide da resistere a ogni evoluzione.
Per queste ragioni, non ci siamo affatto stupiti della richiesta portata avanti dalla principale associazione che riunisce i produttori del settore automobilistico di anticipare al 2025 la revisione degli obiettivi legati allo stop del motore endotermico. Non poteva essere una sorpresa per chi, come noi, fin dal primo giorno ha lavorato per rendere gli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti compatibili con la sostenibilità economica delle nostre filiere.
Si deve avere il coraggio di riaprire la partita e di perseguire al contempo la strada della neutralità tecnologica, sostenendo anche le tecnologie e le filiere, come i biocarburanti, nelle quali l'Italia e l'Europa possono giocare un ruolo da protagoniste. Allo stesso modo, però, è necessario porsi il tema di come finanziare gli investimenti verso un automotive più pulito, di come sostenere l'innovazione e di come garantire una sempre maggiore autonomia strategica, costruendo catene del valore europee per non consegnarci a nuove, pericolose dipendenze.
Proprio in questa direzione va il non paper presentato dal ministro Urso ai colleghi degli altri 26 Stati membri, che servirà come base di discussione per ampliare il consenso intorno alla nostra posizione, ispirata al buonsenso e al pragmatismo, senza alcuno spazio per gli approcci ideologici.
Ampliando lo sguardo ad altri settori produttivi, non posso che essere d'accordo con Mario Draghi quando scrive, nel suo rapporto, che gli ambiziosi obiettivi ambientali che ci siamo posti devono essere accompagnati da maggiori risorse pubbliche e private, da investimenti adeguati e da un piano coerente per raggiungerli, altrimenti la transizione energetica e ambientale andrà a scapito della competitività e della crescita. Sono temi che - me ne darete atto - più volte ho toccato in precedenti occasioni e che ci devono spingere a una riflessione approfondita, quanto rapida. Vuol dire aprire il dibattito soprattutto sugli strumenti finanziari necessari a sostenere questo percorso, un dibattito nel quale dovremo essere pronti a verificare la possibilità di nuovi strumenti di debito comune, così come a lavorare per riuscire finalmente a mobilitare adeguatamente il capitale privato. Completare l'unione dei mercati dei capitali consentirebbe infatti ai risparmi europei di diventare investimenti europei.
Sappiamo cosa dobbiamo fare, insomma, ma adesso serve farlo. Servono azioni politiche concrete che trasformino le nostre priorità in un'ambiziosa strategia industriale europea per garantire la crescita delle aziende, la protezione dell'industria e la semplificazione del quadro normativo.
L'altro grande focus di discussione a Bruxelles sarà rappresentato ovviamente dalle crisi geopolitiche in atto. Il Consiglio europeo ribadirà il proprio sostegno alla causa ucraina perché l'obiettivo di tutti rimane sempre lo stesso: costruire le condizioni per una pace giusta e duratura e aiutare l'Ucraina a guardare al futuro, un futuro di prosperità e di benessere. Giovedì scorso ho ricevuto a Roma il presidente Zelensky e in quell'occasione ho ribadito ancora una volta che difendere l'Ucraina è nell'interesse dell'Italia e dell'Europa, perché significa tutelare quel sistema internazionale di regole che tiene insieme la comunità internazionale e protegge ogni Nazione.
L'Italia ha firmato l'Accordo di sicurezza e siamo arrivati al nono pacchetto di aiuti militari, concentrandoci ancora sui sistemi di difesa aerea per proteggere la popolazione e le infrastrutture civili, al netto del sostegno che l'Italia continua a dare a 360 gradi, non ultimo il contributo per ripristinare la capacità di produzione di energia dopo la distruzione della diga di Nova Kakhovka. Continueremo inoltre a lavorare per attuare l'accordo per il prestito garantito dagli interessi generati dagli asset russi mobilizzati in Europa, importante risultato raggiunto dalla presidenza italiana del G7. Come ho detto molte volte in passato, guardare al futuro dell'Ucraina significa anche immaginare la sua ricostruzione, che va sostenuta insieme alle istituzioni finanziarie internazionali e al settore privato.
Il Governo italiano è già fermamente impegnato nella tutela del patrimonio culturale ucraino, a partire da Odessa, dove stiamo lavorando per la messa in sicurezza della Cattedrale della trasfigurazione, gravemente danneggiata dai bombardamenti russi. Il 10 e 11 luglio 2025 ospiteremo a Roma la Ukraine recovery conference, la conferenza sulla ricostruzione. Un importante evento sul quale il Governo è già al lavoro, contando sul sostegno di tutte le forze politiche e di tutto il sistema Italia. (Applausi).
Non ci rassegniamo, come pure in molti suggeriscono, all'idea di abbandonare l'Ucraina e che, di fronte alla violazione del diritto internazionale, dovremmo chiudere un occhio, banalmente perché sappiamo che, quando saltano le regole, le crisi si moltiplicano e tutti ne paghiamo le conseguenze. In questo modo, l'invasione dell'Ucraina sta avendo effetti destabilizzanti molto oltre i confini nei quali si consuma, contribuendo ad accendere nuovi focolai di crisi o a far detonare quelli mai spenti.
Sono convinta che quanto accade in Medio Oriente sia figlio anche di questa destabilizzazione. Voglio condividere con voi la preoccupazione per l'escalation in corso in Libano, perché sono sinceramente preoccupata per il modo in cui si sta evolvendo lo scenario, nonostante gli sforzi innumerevoli nostri e dei nostri alleati. In questi giorni, per la prima volta in un anno di azioni militari israeliane, le postazioni del contingente militare italiano inquadrato nella missione United Nations interim force in Lebanon (UNIFIL) delle Nazioni Unite sono state colpite dall'esercito israeliano. Pur se non si sono registrate vittime o danni ingenti, penso che non lo si possa considerare accettabile. (Applausi). Questa è esattamente la posizione che l'Italia ha assunto con determinazione a tutti i livelli, la posizione che io stessa ho ribadito al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Pretendiamo che venga garantita la sicurezza dei nostri soldati (Applausi), sia di quelli impegnati nella missione UNIFIL dell'ONU, sia di quelli impegnati nella Missione militare bilaterale italiana in Libano (Mibil), che, insieme al resto della comunità internazionale, hanno contribuito per anni alla stabilità lungo il confine israelo-libanese. Riteniamo perciò che l'atteggiamento delle forze israeliane sia del tutto ingiustificato, oltre a rappresentare una palese violazione di quanto stabilito dalla risoluzione n. 1701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Per contro, non si può non tenere presente la violazione della stessa risoluzione compiuta negli anni da Hezbollah, che ha operato per militarizzare l'area di competenza di UNIFIL. La posizione del Governo italiano è che si debba lavorare alla piena applicazione della risoluzione, rafforzando le capacità di UNIFIL e delle forze armate libanesi.
Detto questo, pochi giorni fa abbiamo commemorato il primo anniversario della disumana aggressione perpetrata il 7 ottobre 2023 da Hamas contro il popolo israeliano. Non dimentichiamo il massacro di civili inermi, donne e bambini compresi, e il vilipendio dei loro corpi mostrati al mondo senza alcuna pietà. Allo stesso modo, il nostro pensiero è rivolto costantemente agli ostaggi strappati alle loro famiglie e ai loro cari, che da un anno ormai sono prigionieri e attendono di tornare a casa. Ricordare e condannare con forza ciò che è accaduto il 7 ottobre è il presupposto di ogni azione politica che dobbiamo condurre per riportare la pace in Medio Oriente, perché sempre più le pur legittime critiche a Israele si mescolano con il giustificazionismo verso organizzazioni come Hamas ed Hezbollah e questo, piaccia o no, tradisce altro. (Applausi). Tradisce un antisemitismo montante, che credo debba preoccuparci tutti e le manifestazioni di piazza di questi giorni lo hanno purtroppo dimostrato senza timore di smentita.
Consentitemi a tale proposito di rinnovare la solidarietà mia personale e di tutto il Governo alle Forze dell'ordine insultate e aggredite da sedicenti manifestanti, che usano ogni pretesto per sfogare la loro assurda violenza. (Applausi). È intollerabile che decine di agenti vengano feriti durante una manifestazione di piazza. Ringrazio il ministro Piantedosi, il capo della Polizia e tutti gli uomini e le donne che ogni giorno lavorano per garantire la nostra sicurezza. Mi auguro e mi aspetto che tutti lo facciano in quest'Aula.
Difendiamo il diritto di Israele a vivere in pace e in sicurezza, ma ribadiamo la necessità che questo avvenga nel rispetto del diritto internazionale umanitario, perché non siamo insensibili di fronte all'enorme tributo di vittime civili innocenti a Gaza, che non a caso dall'inizio sono state al centro del nostro lavoro. Anche la situazione umanitaria a Gaza è sempre più preoccupante e prosegue anche su questo fronte il nostro impegno. Nell'ambito dell'iniziativa "Food for Gaza" sono state consegnate all'interno della Striscia oltre 47 tonnellate di beni alimentari e voglio ringraziare per questo il ministro degli affari esteri Antonio Tajani. (Applausi). In Libano, subito dopo l'inizio dell'escalation militare, abbiamo approvato nuovi e immediati interventi umanitari pari a 17 milioni di euro, che sosterranno anche le persone recentemente sfollate dalle loro abitazioni e le comunità che le ospitano.
Abbiamo deliberato contributi pari a 5 milioni di euro per le attività della United Nations relief and works agency for Palestine refugees in the Near East (UNRWA) in Cisgiordania e a sostegno dei rifugiati palestinesi in Siria, Libano e Giordania. L'Italia rimane disponibile a sostenere progetti specifici dell'Agenzia, ma esclusivamente a seguito di un controllo scrupoloso, volto a impedire qualsiasi forma di commistione con attività terroristiche.
Le conseguenze dell'attacco di Hamas hanno scatenato un'escalation su base regionale che rischia di avere esiti imprevedibili. È nostro dovere continuare a fare ogni possibile sforzo per arrivare a una de-escalation, riportando il dialogo a prevalere sull'uso della forza, benché sia un compito tutt'altro che semplice.
L'Italia ha condannato l'attacco iraniano a Israele ed ha lanciato un appello alla responsabilità di tutti gli attori regionali, chiedendo di evitare ulteriori degenerazioni. Lo abbiamo ribadito anche il giorno successivo all'attacco, insieme agli altri leader del G7. È necessario rompere questo ciclo di violenza ed essere unanimi nell'invitare con decisione tutte le parti a impegnarsi in modo costruttivo per allentare la tensione.
L'Italia è quotidianamente impegnata per un cessate il fuoco immediato a Gaza, per il rilascio degli ostaggi israeliani e per la stabilizzazione del confine israelo-libanese attraverso la piena applicazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite. Confermiamo il nostro sostegno a tutti gli sforzi di mediazione portati avanti, in particolare a quello degli Stati Uniti, e il nostro impegno per lavorare a una soluzione politica duratura, basata sulla prospettiva dei due Stati, in cui Israele e Palestina coesistano fianco a fianco in pace, con sicurezza per entrambi.
L'aumento della tensione e l'escalation militare hanno aggravato anche la crisi dei rifugiati in Siria, in Giordania e negli altri Paesi della regione. È fondamentale affrontare questa emergenza, che si aggrava sempre di più e che merita un impegno ancora più determinato dell'Europa. Per questo, in occasione del recente vertice Med9, ho voluto promuovere un incontro a quattro con il Re di Giordania, il Presidente di Cipro e la Presidente della Commissione europea, per confrontarci su come rispondere di fronte a questa emergenza. La posizione italiana è che occorre rivedere la strategia dell'Unione europea per la Siria e lavorare con tutti gli attori per creare le condizioni affinché i rifugiati siriani possano fare ritorno in patria in modo volontario, sicuro e sostenibile. Occorre investire nell'early recovery, in modo che i rifugiati che decidono di tornare trovino condizioni che permettano loro un reinserimento in Siria. In questo senso, sosteniamo soprattutto l'impegno che sta portando avanti lo United Nations High Commissioner for refugees (UNHCR) ma abbiamo anche deciso di rafforzare la nostra presenza diplomatica a Damasco.
Sempre in ambito internazionale, il Consiglio si occuperà poi della situazione venezuelana, questione che ci sta particolarmente a cuore anche per i moltissimi cittadini di origine italiana che si trovano in una terra che perfino il nome collega a Venezia e all'Italia. Non riconosciamo la vittoria di Maduro, proclamata a seguito di elezioni ben poco trasparenti (Applausi), e continuiamo a condannare l'inaccettabile repressione del regime, chiedendo la liberazione di tutti i prigionieri politici: lo abbiamo ribadito più volte in tutti i comunicati G7 durante la nostra Presidenza. Insieme all'Unione europea, lavoriamo per una transizione democratica e pacifica nel Paese, affinché la volontà dei milioni di venezuelani che continuano a rischiare la propria vita per un futuro più democratico, prospero e sicuro possa finalmente trovare realizzazione.
Al Consiglio europeo torneremo a occuparci di un'altra sfida che vede in prima linea l'Italia e l'Europa nel complesso, ovvero il governo dei flussi migratori. Nell'agenda strategica che abbiamo approvato a giugno l'Unione europea ha fissato priorità ben precise: la difesa dei confini esterni; il contrasto all'immigrazione irregolare di massa; l'impegno per affrontare le cause profonde della migrazione e il sostegno ai canali d'immigrazione legale, direttrici di azione alle quali questa nuova legislatura europea deve dare seguito.
L'approccio dell'Europa in materia migratoria è oggi molto diverso da quello del passato, grazie soprattutto all'impulso italiano, ma è fondamentale lavorare per dare concretezza alle nuove priorità. Sono orgogliosa che l'Italia, da questo punto di vista, sia diventata un modello da seguire. Ho accolto con grande soddisfazione l'attenzione che in questi mesi e in queste settimane diversi esponenti di Governi europei ed extraeuropei di diverso colore politico (Francia, Germania, Svezia e Regno Unito, solo per citarne alcuni) hanno riservato alle nostre politiche, a riprova del pragmatismo e dell'efficacia che hanno segnato la nostra azione in materia di contrasto all'immigrazione illegale. (Applausi).
Un'efficacia che i numeri raccontano meglio delle parole: nel 2024 la percentuale di sbarchi di immigrati illegali è diminuita del 60 per cento rispetto al 2023 e del 30 per cento rispetto al 2022. È merito delle politiche del Governo, certo, ma anche del sostegno che l'Europa ha garantito a molte delle nostre proposte, come il Memorandum con la Tunisia e con l'Egitto.
Colgo l'occasione per ringraziare anche il ministro Salvini e soprattutto la Guardia costiera italiana per il suo straordinario lavoro (Applausi) e per esprimere a quegli uomini e a quelle donne la solidarietà del Governo di fronte ai continui attacchi faziosi che subiscono da organizzazioni politicizzate che detestano chiunque lavori per contrastare l'immigrazione illegale di massa. (Applausi).
Considero vergognoso che l'organizzazione non governativa Sea Watch definisca le guardie costiere i veri trafficanti di uomini, volendo delegittimare tutte quelle degli Stati del Nord Africa (Applausi) e magari anche quella italiana, in modo da dare via libera agli scafisti che questa ONG descrive invece come innocenti che si sarebbero ritrovati casualmente a guidare imbarcazioni piene di immigrati illegali. Sono dichiarazioni indegne che gettano la maschera sul ruolo giocato da alcune organizzazioni non governative e sulle responsabilità di chi le finanzia. (Applausi).
Diminuiscono gli sbarchi e, cosa più importante, diminuiscono anche i morti e i dispersi in mare. (Applausi). Anche su questo punto la tendenza decrescente si sta consolidando e questo ci rende particolarmente orgogliosi, perché è la dimostrazione di quello che abbiamo sempre sostenuto, ovvero che l'unico modo per impedire altre tragedie in mare è fermare le partenze e combattere i trafficanti senza scrupoli.
Ci siamo occupati anche di promuovere i canali di ingresso regolare. Non solo abbiamo programmato nel periodo 2023-2025 circa 450.000 ingressi irregolari, ma stiamo lavorando per far funzionare bene il decreto flussi, evitando che nelle sue pieghe si annidi l'illegalità. Ci siamo ritrovati infatti di fronte a un meccanismo di frode e di aggiramento delle dinamiche di ingresso regolare, con la pesante interferenza del crimine organizzato. Abbiamo presentato un esposto alla procura nazionale antimafia e abbiamo adottato nei giorni scorsi un decreto-legge che prevede misure specifiche per correggere le storture esistenti ed evitare che le norme possano essere eluse. Intendiamo lavorare per consolidare questo approccio, tanto a livello nazionale quanto a livello europeo. Per questo, a partire dal Consiglio europeo di domani, su iniziativa dell'Italia si svolgerà un incontro informale tra gli Stati membri più interessati al fenomeno migratorio.
Constatiamo intanto la nuova attenzione al tema dei rimpatri, anche volto a un rafforzamento dell'attuale quadro giuridico europeo sul quale abbiamo registrato con favore l'interesse del nuovo Governo francese e le dichiarazioni della presidente von der Leyen a margine del vertice Med-9 di Cipro. Se da un lato siamo impegnati a rafforzare gli strumenti dell'Unione europea e degli Stati membri, dall'altro dobbiamo continuare a esplorare soluzioni innovative. L'Italia ha dato il buon esempio con la sottoscrizione del Protocollo Italia-Albania per processare in territorio albanese, ma sotto giurisdizione italiana ed europea, le richieste di asilo. Le due strutture previste dal Protocollo, il centro di Shëngjin e quello di Gjadër, sono ora pronte e operative. Ci siamo presi del tempo in più perché tutto fosse fatto nel migliore dei modi, ma siamo molto soddisfatti dei risultati di questo lavoro. Voglio anche qui ringraziare in particolare i ministri Crosetto, Piantedosi e Nordio, il sottosegretario Mantovano e la nostra Ambasciata in Albania che hanno seguito passo passo l'attuazione del Protocollo. (Applausi).
È una strada nuova, coraggiosa, inedita, ma che rispecchia perfettamente lo spirito europeo e che ha tutte le carte in regola per essere percorsa anche con altre Nazioni extra-UE. Ringrazio anche il primo ministro Edi Rama e tutto il suo Governo per aver creduto con noi nella bontà e nell'efficacia di questa iniziativa. (Applausi).
L'Italia è geograficamente collocata al centro del Mediterraneo e questo ci rende il naturale punto di incontro tra l'Occidente e il Sud del mondo. È uno straordinario vantaggio, se è vero, come è vero, che la posizione geostrategica di una Nazione può essere importante quanto la sua forza economica e finanziaria, soprattutto se si pensa alla nuova centralità che il Mediterraneo è tornato ad acquisire come spazio di interconnessione tra l'Atlantico e l'Indo-Pacifico, attraverso il Golfo Persico e il Canale di Suez. Anche per questo reputiamo importante che nella nuova Commissione europea sia stato introdotto un portafoglio dedicato al Mediterraneo e guardiamo con grande attenzione al futuro patto per il Mediterraneo che - mi auguro - consentirà di sistematizzare il nuovo approccio paritario dell'Unione europea nei confronti del suo vicinato meridionale.
Seguendo lo stesso ragionamento, consideriamo importante anche che l'Unione europea abbia deciso di organizzare per domani, 16 ottobre, il primo vertice UE-Consiglio di cooperazione del Golfo: un'opportunità per approfondire il nostro partenariato con le Nazioni del Golfo e trovare nuove occasioni di collaborazione in ambiti chiave, particolarmente nell'attuale contesto internazionale. Se l'Italia sceglie di guardare a Sud, anche l'Europa sarà naturalmente spinta a farlo. E questo apre grandi opportunità, soprattutto dal punto di vista geopolitico, perché non è un segreto per nessuno che non siamo gli unici a guardare all'Africa e che ci sono altri attori, Russia e Cina in testa, ma non solo, che portano avanti le proprie strategie, spesso con un approccio molto più assertivo del nostro. Rimango convinta che nel rapporto con le Nazioni africane noi rimaniamo potenzialmente più competitivi, perché la nostra sfida non è alimentare il caos per tentare di depredare l'Africa delle proprie risorse, ma è consentire ai Paesi africani di utilizzare quelle risorse per poter vivere di ciò che hanno, con Governi stabili e società prospere.
Come sapete, abbiamo declinato questo approccio con il Piano Mattei per l'Africa, che ha visto già partire diversi progetti con le prime nove Nazioni africane coinvolte e raccoglie sempre maggiore attenzione e curiosità a livello internazionale. Anche in questo caso abbiamo fatto da apripista e dispiace - guardate, lo dico senza polemica - che, mentre tutto il mondo guarda a noi, proprio grazie alla nostra strategia sull'Africa, e mentre tutto il sistema Italia dimostra di aver compreso la portata di questa iniziativa, i partiti di opposizione abbiano invece scelto, anche su questo fronte, la strada di una opposizione pregiudiziale. Abbiamo condiviso il Piano con il Parlamento, proprio per coinvolgere tutte le forze politiche in quella che per noi continua a essere una strategia necessaria per l'Italia, non un progetto utile al Governo Meloni. Ma voglio dire che sono sempre disponibile a confrontarmi con tutti su questo, semmai una volta tanto l'interesse italiano si volesse anteporre a quello di partito.
Signor Presidente, onorevoli senatori, da più parti il Consiglio europeo di domani è stato definito come un Consiglio europeo di transizione tra il vecchio e il nuovo ciclo istituzionale europeo. È vero, ma proprio per questo sarà un Consiglio europeo importante, perché porrà le basi della strategia da adottare nei prossimi anni. L'Italia, come sempre, farà la sua parte, pronta a indicare la rotta su molti temi sui quali ha ampiamente dimostrato di poter dire la sua. A questa Nazione non manca nulla: non le mancano la solidità, la visione, la creatività, l'affidabilità per poter essere un punto di riferimento; le sono mancati, a volte sì, la consapevolezza del suo ruolo, l'orgoglio per la sua tradizione e il coraggio per tracciare la rotta, invece di limitarsi a inseguire le rotte tracciate dagli altri. Ma quella stagione fortunatamente ce l'abbiamo alle spalle. (Vivi, prolungati applausi).
PRESIDENTE. Al fine di consentire al Presidente del Consiglio dei ministri la consegna presso la Camera dei deputati del testo delle comunicazioni che ha appena reso qui in Senato, sospendo la seduta, che riprenderà indicativamente alle ore 11 con la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 10,18, è ripresa alle ore 11).
Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito.
Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
È iscritto a parlare il senatore Terzi di Sant'Agata. Ne ha facoltà.
TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Signor Presidente, onorevole Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, ringrazio il Presidente del Consiglio per la sua relazione, improntata ad ampia visione, a pragmatismo, alla fiducia nel futuro, al senso di responsabilità. Un'espressione di ringraziamento va anche al ministro Fitto, per il suo straordinario lavoro, con l'intero Governo e con il sottosegretario Siracusano, nel riaffermare il ruolo centrale della nostra Nazione in Europa.
La risoluzione che oggi presentiamo insieme ai colleghi di maggioranza ribadisce il convincimento a cui si richiamava con coraggio il presidente Meloni pochi giorni fa a Cipro, quello cioè che, ad ogni obiettivo, devono corrispondere tutti gli strumenti necessari per la riuscita.
Oggi credo si debba guardare alla realtà con fiducia, evitando gli abituali pessimismi, perlomeno molti di essi. Noi europei abbiamo il privilegio e la responsabilità di vivere in una dimensione che, dalla rete di alleanze ai partenariati economici, dalla sua straordinaria capacità di attrazione e di soft power, è una realtà, quella dell'Unione europea, al centro del sistema globale.
Io devo includere in questo anche la Gran Bretagna, che, per molti versi, deve essere considerata, sul piano geopolitico, ma anche economico, culturale e di sicurezza militare, compresa in questo ragionamento.
L'Unione europea è la seconda realtà economica mondiale, con 520 milioni di cittadini liberi di decidere del proprio futuro. Ed è questa, al di là della retorica, l'anima dell'Occidente. È un'Unione europea seconda, per dimensione economica, soltanto agli Stati Uniti, che ha saputo abbattere ogni ostacolo di fronte al suo percorso di crescita e di affermazione della democrazia e di guidare il cambiamento.
La nostra Nazione, con il Governo Meloni, ha fatto propria questa visione e, nel farlo, ne è divenuta protagonista e al prossimo Consiglio europeo avrà modo di dimostrarlo ancora. C'è sicuramente chi avrebbe preferito un'Europa e un'Italia rassegnate, a fronte di un Medio Oriente infiammato da ben sette fronti di guerra aperti contro Israele dall'Iran e dai suoi proxy, o dinanzi a un'Ucraina aggredita dalla Russia. Ma non vi è pace senza rispetto del diritto internazionale. Al di fuori del diritto internazionale vi è solo retorica e ipocrisia.
Il Governo Meloni si impegna ad aiutare l'Ucraina, a creare le condizioni per una soluzione giusta e duratura del conflitto e a rassicurare il sostegno a Kiev per tutto il tempo necessario, gettando sin d'ora le basi per una vera ricostruzione dell'Ucraina. La Presidenza italiana del G7 - come ha spiegato il presidente Meloni - ha già lanciato la conferenza sulla ricostruzione dell'Ucraina, prevista a Roma il prossimo luglio, impegnata a rafforzare il sostegno a quel Paese anche attraverso una leva utilissima collegata ai profitti sui beni congelati russi, attraverso sanzioni nei confronti della Russia, intensificando l'attenzione e precisando anche il sistema sanzionatorio nei confronti dei Paesi che aiutano la Russia a eluderle.
Le iniziative riguardanti la giustizia internazionale sono un altro tema importante quando si parla di Ucraina, Bielorussia e Medio Oriente. Per quanto riguarda Ucraina e Bielorussia, credo debbano essere convintamente sostenute da tutti i Paesi occidentali, perché non possiamo trascurare la necessità di perseguire i responsabili, di ogni ordine e grado, dei gravi crimini commessi da Mosca e anche per quanto riguarda la deportazione forzata dei minori ucraini da Minsk.
Guardiamo con attenzione anche ai progressi nel processo di allargamento dell'Unione all'Ucraina, così come per quanto riguarda Moldavia e Balcani occidentali, in particolare con riferimento all'adesione dell'Albania, continuando in parallelo a monitorare gli sviluppi della Georgia.
Per quanto riguarda il Medio Oriente, è stato detto in modo assolutamente autorevole dal presidente Meloni che Israele ha il diritto di difendersi e vivere in piena sicurezza. È un Paese che sta lottando senza tregua contro un terrorismo assolutamente barbaro, contro il fondamentalismo islamico, contro quell'odio che Oriana Fallaci ha, in modo così crudo e vero, descritto tanti anni fa. Sappiamo dove risiedono le radici dell'odio e non possiamo accettare che queste crescano persino dentro i nostri confini. E i cortei proPal che innalzano cartelli e bandiere affiliate ad Hamas dobbiamo sempre condannarli e far capire che questa non è libertà di espressione, ma è inneggiare al terrorismo in modo criminale. (Applausi).
Diciamoci la verità: è impossibile negare un substrato antisemita in tutti coloro che condividono gli obiettivi e le gesta atroci di formazioni terroriste come Hamas, Hezbollah e Houthi e negano l'esistenza stessa dello Stato d'Israele. Il Governo Meloni persegue attivamente l'impegno sia nell'ambito del G7, che all'interno dell'Unione europea, per un'immediata cessazione delle ostilità. Il presidente Meloni ha illustrato questi aspetti in modo molto completo.
Vorrei aggiungere solo un'osservazione che concerne la piena aderenza, anche per quanto riguarda Gaza, alla risoluzione n. 2.735, secondo il principio di due popoli e due Stati, e sottolineare, per quanto riguarda la questione libanese, la chiarezza con la quale l'Italia continua a esprimersi e vuole portare avanti un'azione di raffreddamento della tensione e cessate il fuoco, nel pieno rispetto del diritto internazionale e con scrupolosa attuazione delle risoluzioni nn. 1.701 e 1.559, pienamente vigente.
Sulla tragica situazione del Libano grava un conflitto innescato esclusivamente da Hezbollah, e cioè dall'Iran. Vorrei riferire che un autorevole voce del Parlamento libanese mi ha cercato nei giorni scorsi per esprimere un vivissimo apprezzamento per il ruolo svolto dal Governo e, personalmente, dal presidente Meloni e ha lanciato un appello, in quanto il Libano da troppi anni subisce gravissime ingerenze e vede la sua sovranità negata dallo strapotere di Hezbollah. È da tempo che si auspicano iniziative serie dell'ONU che assicurino una reale capacità alle forze di pace in Libano di operare. Ma ciò può avvenire solo riorganizzando e consolidando le istituzioni democratiche del Libano, in modo che le forze armate libanesi si liberino da quel freno incredibile che la presenza di Hezbollah nel Governo pone alla loro capacità di attuare le due risoluzioni che ho menzionato.
Per quanto riguarda gli incidenti, è chiarissimo quello che è stato già espresso dal presidente Meloni, dal ministro Crosetto e dal ministro Tajani. Ci sono numerose questioni sulle quali si soffermeranno anche gli altri colleghi di Fratelli d'Italia, che parleranno della risoluzione presentata adesso in tema di competitività, transizione, flussi migratori verso il Mediterraneo, l'Africa nell'ottica e nella visione del Governo Meloni, il patto sul Mediterraneo, il Piano Mattei e il Middle Corridor.
Buon lavoro. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Murelli. Ne ha facoltà.
MURELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, signora presidente del Consiglio Meloni, Ministri, Sottosegretari, l'articolo 11 della Costituzione sancisce che il nostro Paese condanna moralmente, politicamente e giuridicamente l'uso della violenza armata come strumento di offesa, ossia come mezzo per la risoluzione dei conflitti. Putin ha invaso un Paese sovrano e quindi ha torto. La Russia, come tutti gli altri, aveva riconosciuto lo Stato dell'Ucraina. La storia, che non va mai dimenticata, è ricca di trattati, desiderosi di sancire la reciproca amicizia e fratellanza tra Russia e Ucraina, a partire da quello del 1654, fino a arrivare a quello del 1954. Tuttavia, dopo due anni di conflitto e un continuo invio di armi - poi sono sistemi per rafforzare la capacità di difesa dell'Ucraina - il principio dell'articolo 11 della Costituzione rimane scritto e imprescindibile.
Oltre alla situazione tra Russia e Ucraina, è preoccupante l'escalation tra Israele e Palestina, che si è estesa anche al territorio del Libano, mettendo in pericolo i nostri soldati presenti nella missione UNIFIL. Ancora più preoccupanti sono le esercitazioni militari annunciate ieri dalla Cina, dispiegando aerei e navi intorno a Taiwan: le manovre militari sono una severa minaccia alla democrazia e all'indipendenza di Taiwan. Siamo seriamente preoccupati di tutte queste situazioni perché, come al solito, c'è qualcuno che vuol fare il fenomeno a discapito dei suoi cittadini, di tante famiglie e bimbi innocenti.
Soffermiamoci sulle persone, quelle donne coi bambini che abbiamo aiutato e accolto dall'Ucraina, incluso nelle nostre comunità, nelle nostre scuole e anche nei nostri ospedali, come pazienti o anche come personale sanitario. Pensiamo a quelle ragazze e a quei ragazzi spensierati che il famoso 7 ottobre di un anno fa stavano festeggiando e avevano speranze di vita e di futuro. Pensiamo a quei bambini che non hanno fatto nulla di male, ma stavano giocando a biglie nel posto sbagliato e nel momento sbagliato. Pensiamo a tutti loro e a tante vite che non meritano di morire e di non avere un futuro, oppure un futuro segnato da solitudine, incertezza e povertà, perché la guerra spinge migliaia di persone ad abbandonare le proprie case, la propria vita, a vivere nella miseria e nell'incertezza. Tutti devono poter scegliere, ma penso che nessuno di loro abbia mai voluto morire o scelga di morire per mano di altri, solo per becere reciproche questioni meno importanti della vita. Serve quindi una collaborazione, un impegno umano che va portato avanti e rafforzato sempre di più.
È molto importante a questo punto consolidare e rafforzare sempre di più le relazioni con i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo - quello che avverrà domani - affrontando senza esitazioni le difficili questioni di geopolitica e sicurezza che dettano le rispettive posizioni. Avviare un processo di sicurezza regionale nel Golfo è l'unica opzione sostenibile per disinnescare le tensioni radicate, che negli ultimi decenni hanno danneggiato interessi europei e anche delle nostre aziende italiane. Tra questi, la sicurezza delle rotte marittime, la stabilità del mercato dell'energia, il dialogo strutturato su tematiche come la cybersicurezza, la sicurezza marittima e la lotta al terrorismo sono fondamentali in questo momento per le nostre economie. L'Unione europea non può e non deve affrontare da sola a queste tematiche, come non lo può fare con il tanto annunciato green deal, che non può essere solo europeo e mettere a repentaglio interi settori produttivi.
Allo stesso modo, l'Italia non può gestire da sola l'immigrazione e questo Governo lo ha dimostrato nei fatti, non solo con l'accordo con l'Albania per i centri di accoglienza, operativi da ieri, o con la visione, che ci contraddistingue, fatta con il Piano Mattei. La premier Meloni, cui mi rivolgo, ha sottolineato che non si possono elogiare le organizzazioni non governative (ONG) che portano immigrati irregolari e scafisti delinquenti che speculano sulla vita delle persone. Non si può, in un Paese normale, mandare a processo e far rischiare il carcere a un Ministro. Al riguardo, ringrazio il ministro Salvini per il suo operato, perché in un Paese normale difendere i confini non è un reato. (Applausi).
In conclusione, signora presidente del Consiglio Meloni, la Lega crede nelle sue capacità e in questo Governo e - come ho fatto a marzo 2024 nel mio intervento in occasione di un altro Consiglio europeo - le chiedo di farsi portavoce non solo di pace, ma anche di una richiesta di armistizio in tutti i casi di conflitto, perché la pace è possibile, ricordando che l'Italia è stata, è e sarà sempre determinante nella diplomazia. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barcaiuolo. Ne ha facoltà.
BARCAIUOLO (FdI). Signor Presidente, Presidente del Consiglio, membri del Governo, colleghi, manifesto apprezzamento per l'intervento che il Presidente del Consiglio ha svolto in Aula questa mattina. Credo che, anche alla luce dell'ordine del giorno previsto dal Consiglio europeo di domani e dopodomani, sia stato un intervento completo, esaustivo ed esauriente e - credo - condivisibile ben oltre il perimetro della maggioranza che sostiene questo Governo, in quanto ha avuto la visione di mettere avanti, in tutti gli aspetti che verranno in esso trattati, l'interesse nazionale. E lo ha fatto negli scenari internazionali e di grande tensione che ci circondano, a partire dalla situazione russo-ucraina. Credo che, con orgoglio, dobbiamo affermare che l'Italia ha scelto di stare dalla parte giusta della storia, condannando con fermezza un'invasione militare di uno Stato sovrano, perché non si può accettare che questa possa essere un mezzo di risoluzione per qualsiasi controversia. Dopodiché, anche l'incontro con il presidente Zelensky di pochi giorni fa manifesta l'intenzione di addivenire a un progetto di pace dopo oltre novecento giorni di guerra. E credo che in questo proprio la capacità italiana, europea ed occidentale di far sì che le due forze in campo potessero essere in equilibrio potrà portare - speriamo nel più breve tempo possibile - a questo, tra l'altro con un ruolo di protagonismo riconosciuto all'Italia. Credo che ne sia dimostrazione il fatto che la prevista conferenza sulla ricostruzione sia già stata fissata per il prossimo luglio qui in Italia.
Passando all'altro scenario che quotidianamente ci preoccupa, ci lascia perplessi e ci spaventa, a volte, ovvero tutta la parte del conflitto e dei conflitti - bisogna usare, ahimè, il plurale - mediorientali, è chiaro che non possiamo che partire dal difendere un assunto assolutamente inderogabile, ovvero il fatto che Israele ha diritto di esistere e ha diritto di difendersi, pur nel rispetto del diritto internazionale, al contrario di coloro i quali, invece - a partire dal regime sciita iraniano e dai suoi alleati, le associazioni terroristiche di Hamas ed Hezbollah - hanno come unica ragione di vita, come oggetto sociale la distruzione dello Stato di Israele. È anche vero, però, che con la stessa fermezza, con la stessa determinazione e con la stessa convinzione non possiamo accettare che Israele faccia quello che vuole. E quello che è accaduto pochi giorni fa nel Sud del Libano - come è stato giustamente detto dal Presidente del Consiglio, dal Ministro della difesa e dagli altri membri del Governo - è assolutamente inaccettabile. (Applausi). Ed è inaccettabile per una serie di motivi: come quando noi chiediamo di rispettare il diritto internazionale in Ucraina, il diritto internazionale va rispettato ovunque e, quindi, va rispettato anche nei confronti delle organizzazioni sovranazionali come l'ONU. La missione UNIFIL è in Libano da tempo e sta di fatto monitorando la blue line, quel confine amministrativo e non politico figlio del vecchio conflitto tra Israele e Libano in una società, quella libanese, oggettivamente complessa, di fatto tripartita tra sciiti, sunniti e cristiani maroniti; addirittura la sua organizzazione costituzionale divide le più alte cariche tra i tre maggiori gruppi che vivono in Libano. In questo, però, si inserisce l'azione terroristica di Hezbollah, su cui non si possono fare sconti e rispetto a questo - chiaramente coinvolgendo l'ONU - andrebbe fatta una riflessione anche sulle regole d'ingaggio e sul ruolo che hanno oggi la missione UNIFIL e gli italiani in Libano, alla luce di quello che sta accadendo.
È evidente, infatti, che la complessa situazione mediorientale non ha una soluzione semplice, se non forse, in prospettiva, quella famosa dei due popoli in due Stati.
Ricordo un vecchio volantino di oltre vent'anni fa che raffigurava un bambino israeliano e un bambino palestinese e riportava la scritta «Due popoli, due Stati». Credo che l'autore fosse l'attuale Presidente del Consiglio. Al netto di questo, però, è chiaro che anche quando si parla in maniera unilaterale per chiedere il riconoscimento dello Stato della Palestina, bisogna fare un ragionamento più complesso. Se non vogliamo prendere la Convenzione di Montevideo, che disciplina il riconoscimento degli Stati e prevede alcune condizioni, basterebbe leggere le prime pagine di qualsiasi libro di diritto pubblico, dove si dice che per avere uno Stato serve un popolo e il popolo palestinese evidentemente c'è; serve una Nazione e, quindi, la condivisione di valori, di prospettive e di culture di un popolo ed evidentemente la Nazione palestinese esiste; serve però un territorio e, per avere un territorio, è chiaro che non si può prescindere da un accordo, da un mutuo riconoscimento tra Israele e Palestina. Da un punto di vista internazionale anche l'Italia, l'Europa e l'Occidente non possono che lavorare in questa direzione.
È chiaro poi che i temi che verranno affrontati il 17 e il 18 ottobre sono tantissimi altri. Pensiamo ad esempio al tema della migrazione al quale, grazie al Governo italiano, è stato cambiato il paradigma, spostando l'attenzione da una redistribuzione che non poteva funzionare e mai aveva funzionato rispetto alla difesa dei confini esterni, messi a sistema per quanto riguarda l'Italia da quel piano di sviluppo non predatorio dell'Africa che è il Piano Mattei, per scrivere una pagina nuova nei rapporti tra le due rive del Mediterraneo.
Si parlerà poi di tutto quello che riguarda la competitività. Ho molto apprezzato la parte in cui il Presidente del Consiglio ha parlato di neutralità energetica, perché è quella la vera chiave di volta per non restare indietro. È chiaro che vanno aggiunti altri aspetti che presentano un rapporto assolutamente diretto proprio con la competitività. Penso alla denatalità. Se non immaginiamo in futuro come risolvere questi… (Il microfono si disattiva automaticamente). …riusciremo a far sì che l'Europa possa avere prospettive diverse.
Presidente, concludo augurandole buon lavoro e in bocca al lupo per i prossimi due giorni, convinto che anche questa volta rappresenterà al meglio tutta l'Italia e non solo chi la sostiene. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dreosto. Ne ha facoltà.
DREOSTO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, Ministri, onorevoli colleghi, in un momento in cui le molteplici sfide che siamo chiamati ad affrontare diventano sempre più complesse e articolate, non si possono non riconoscere il senso di responsabilità del nostro Governo e il suo posizionamento a livello europeo e internazionale volto a ridare all'Italia il ruolo che merita nello scacchiere internazionale. Questo, onorevoli colleghi, non può assolutamente considerarsi scontato. Abbiamo visto, troppe volte, troppi Governi italiani in Europa proni alla burocrazia di Bruxelles, che non avevano cura e difesa dei nostri interessi nazionali e che, nel nome del politicamente corretto e dell'ideologia dell'accoglienza a tutti i costi, hanno aperto le porte del nostro Paese a flussi incontrollati di migranti irregolari. (Applausi).
Ora anche in Europa qualcuno sembra tardivamente svegliarsi, anche a sinistra; dalla Germania socialista, che sospende Schengen, al premier laburista inglese Starmer, che plaude all'Italia e alle sue politiche per contrastare l'immigrazione illegale. Tutti sembrano rendersi conto dell'attuale situazione, tutti tranne evidentemente la sinistra italiana; la stessa sinistra che plaude a un processo politico che vede un Ministro della Repubblica rischiare sei anni di carcere per aver agito nel pieno rispetto del mandato che i cittadini di questo Paese gli avevano conferito. (Applausi). Non ci stancheremo mai di denunciare questa vergogna che sta toccando non solo il ministro Matteo Salvini, ma anche tutti gli italiani che chiedevano più sicurezza affinché i flussi migratori fossero gestiti nell'interesse nazionale e nella piena sovranità del nostro Paese. E parlo di quella sovranità che forse qualcuno, con qualche dossieraggio o qualche accesso illegale - a tal proposito le rilevazioni di quest'oggi del quotidiano «Il Tempo», del direttore Cerno, ne sono l'ennesima allarmante conferma - voleva sovvertire, colpendo il volere popolare, il Governo, ma soprattutto la Lega, perché scomoda e perché voleva mettere fine a quel grande business dell'immigrazione irregolare clandestina difendendo finalmente i confini.
Si tratta, presidente Meloni, di ingerenze - siano esse esterne o interne - atte a sovvertire i processi democratici, per le quali si rende indispensabile dar seguito alla costituzione di un'apposita Commissione d'inchiesta, in linea, tra l'altro, con la richiesta da me presentata lo scorso 5 marzo.
Visto che la difesa dei confini esterni dell'Unione europea sarà un tema centrale del prossimo Consiglio europeo, la proposta di istituire - come lei ha sottolineato - dei centri di rimpatrio fuori dai confini europei, dove processare le richieste di asilo, va proprio nella direzione che a lungo è stata auspicata anche dalla Lega. I flussi incontrollati mettono a rischio i nostri sistemi sociali, ma anche quelli legati alla sicurezza dei nostri territori.
Parlando proprio di territori, non posso non pensare alla Regione da cui provengo, il Friuli-Venezia Giulia, duramente colpita dalla rotta balcanica. Ecco che avere un centro per i rimpatri nei territori al di fuori dei confini dell'Unione europea sarebbe davvero auspicabile, perché anche i migranti della rotta balcanica creano grandissimi problemi sociali e di sicurezza nelle nostre zone. Voglio ricordare e sottolineare che in Italia entra solo chi ne ha diritto.
Quanto alla questione internazionale, presidente Meloni, questo Governo ha riaffermato il proprio posizionamento geopolitico, che è orgogliosamente sempre al fianco dell'Occidente e sta affrontando nuove sfide - lei lo ha sottolineato - messe in atto da potenze autocratiche che vogliono minare le nostre libertà e le nostre democrazie. Proprio all'interno di questo sistema di alleanze tradizionali, giustamente il Governo italiano ha dimostrato che la vera amicizia si misura anche nella capacità di dialogare e di far notare agli amici quando sbagliano. La ferma condanna, da parte del Governo, delle azioni israeliane contro i nostri militari della missione UNIFIL va proprio in questa direzione e dimostra come a un'Italia a testa alta nessuno dice cosa deve fare. Israele è e rimane un Paese amico e alleato, un bastione di sicurezza in un'area instabile. Con Israele condividiamo valori democratici e strategici, ma, proprio perché Paese amico, quando sbaglia è nostro dovere farlo notare.
Abbiamo poi parlato dello sforzo diplomatico in Medio Oriente. Oltre a quello - mi avvio a concludere, Presidente - vi deve essere un continuo sforzo anche per quanto riguarda il conflitto alle porte dell'Europa tra Ucraina e Russia. Qui voglio sottolineare che, accanto al giusto supporto che abbiamo sempre dato nei confronti di Kiev, è necessario lavorare per far sedere allo stesso tavolo i due belligeranti, ricordando che sono poche le guerre che sono finite o che finiscono con una resa incondizionata. È importante allora, in sede di Consiglio, rimarcare la necessità che finalmente vi possa essere un'iniziativa europea, presidente Meloni, per evitare che siano altri attori geopolitici internazionali, come ad esempio la Cina, a prendere la leadership e ad accrescere la propria influenza nelle aree di nostro vicinato.
Concludo, Presidente, ringraziando il Governo per l'azione che sta portando avanti, anche con il nostro supporto; un'azione che deve essere sempre a testa alta e con la schiena dritta, uniti per rappresentare l'Italia con onore e senso del dovere, perché questo è quello che ci chiedono gli italiani, ma ritengo che sia soprattutto quello che gli italiani si meritano. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Teofilo Patini» dell'Aquila, che stanno assistendo ai nostri lavori. Grazie della visita. (Applausi).
Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri (ore 11,28)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Delrio. Ne ha facoltà.
DELRIO (PD-IDP). Signora Presidente del Consiglio, grazie della sua relazione. Devo dire che noi democratici siamo convintamente al fianco del Governo quando rappresenta una politica estera convincente e quando prende posizione - come lei ha detto in alcuni suoi passaggi - a favore di un'Europa come comunità politica e come attore che deve ripensare al suo ruolo di protagonista nello scenario mondiale.
Proprio per tale ragione mi permetta di dirle che non ho trovato adeguato tutto l'incensarsi, da parte sua, rispetto al nuovo corso che la politica italiana dovrebbe fare o al fatto che finalmente c'è una rinnovata centralità. Le vorrei ricordare che noi sosterremo sicuramente la Commissione von der Leyen - come lei sa - e quindi non c'è un tale dubbio: i Democratici non voteranno mai contro, ma sono anche orgogliosi se l'Italia ha un ruolo di prestigio. Lei non divida quest'Assemblea, signora Presidente, tra patrioti e coloro che non credono nel valore dell'Italia o non credono all'Italia; non li divida tra quelli amici della mondializzazione o gli apolidi tipo Elon Musk, che pensano che sia la finanza a governare il mondo. Noi non siamo così: siamo patrioti come lei e non ci vergogniamo di dirlo (Applausi). Ma non ci vergogniamo neanche di ricordarle, nel caso che la memoria fosse persa, che abbiamo avuto commissari come Mario Monti - non lo dico perché è qui presente - con grande prestigio; abbiamo avuto Presidenti del Consiglio, come Mario Draghi, come Romano Prodi e anche come Silvio Berlusconi, che sono stati molto ascoltati in Europa. Le vorrei dire che il mondo non inizia da voi. (Applausi).
L'Italia ha sì guidato in certi momenti della sua storia l'Europa; è vero, l'ha guidata nel Dopoguerra. In un momento così drammatico - non c'è mai stato un momento della storia così drammatico come questo per l'Europa, per il Mediterraneo, cioè per le cose a cui io penso che sia lei sia noi teniamo molto - bisogna ricordare che l'Italia ha guidato l'Europa. Nel Dopoguerra l'Italia ha guidato un'Europa nuova con De Gasperi, con Moro, con una politica estera innovativa nel Mediterraneo, amica dei Paesi arabi, e nello stesso tempo orgogliosamente difensore dei valori occidentali, come quelli di dignità della persona, di democrazia, di libertà. Quindi l'Europa è stata guidata dall'Italia in certi momenti ed è stata guidata dall'Italia anche - mi permetta - in momenti più recenti: penso con orgoglio all'allargamento europeo.
Non è vero che l'Europa che lei ha trovato sia un gigante burocratico. Mi spiace, Presidente del Consiglio, ma non è così. L'Europa è oggi il più grande spazio economico del mondo; l'Europa sono i progetti di Erasmus; sono i progetti di cooperazione comune; sono i grandi progetti sull'Africa che l'Europa ha, come lei sa; sono la capacità dell'Europa di avere un mercato straordinariamente efficiente. Certo, quest'Europa ha bisogno di un salto di qualità, ma mettiamoci d'accordo: questo salto di qualità qual è? A me sembra che lei anche oggi abbia delineato in quest'Aula l'idea di un'Europa come sommatoria degli interessi nazionali. Mi permetta di dire che quella non è l'Europa che abbiamo pensato, concepito, voluto nella tradizione italiana. Non è la sommatoria degli interessi nazionali che farà l'Europa grande e attore globale. Ma il fatto che si capisca che alcuni argomenti, come la cessione di sovranità, l'autonomia strategica dell'Europa, la politica estera comune dell'Europa, potranno fare dell'Italia e dell'Europa un protagonista vero. (Applausi).
Parliamo della politica estera: lei capisce bene che, ad esempio, la sommatoria degli interessi nazionali di politica estera sull'Africa ha provocato disastri clamorosi. Pensiamo alla Libia: riascoltatevi le parole di Silvio Berlusconi in quel periodo; ripeto, riascoltatevi le parole di Silvio Berlusconi, che apprese dalle agenzie che i francesi si stavano preparando per andare in Libia. La sommatoria di interessi nazionali, quindi, non porta da nessuna parte. Lei dovrebbe essere onestamente orgogliosa di dire che l'Italia guiderà l'Europa, come ha fatto nel Dopoguerra, come ha fatto in altri momenti della sua storia, verso questa politica estera comune, verso una politica monetaria comune. Lei lo ha detto oggi e a me fa piacere che lei abbia condiviso oggi le linee direttrici del Piano Draghi; mi fa molto piacere, perché è chiaro che siamo in un momento in cui bisogna fare le scelte. Io sono anche medico - ogni tanto cerco di ricordarlo a me stesso - e la parola "crisi" in greco indica il momento in cui il medico decide quale sia la terapia giusta; è il momento critico in cui si decide se il malato guarisce o si ammala definitivamente e va verso la sua morte. Ecco, siamo in questo momento, siamo nella crisi. L'Europa può o guarire o ritrovarsi, ma non si ritroverà grazie ai nazionalismi, perché i nazionalismi sono la morte dell'Europa. I nazionalismi sono la causa dei problemi dell'Europa. Questo riguarda la politica estera, la gestione dell'immigrazione, eccetera. E questo è il vero problema.
Allora, lei ha il nostro pieno sostegno sulla politica estera riguardo al Medio Oriente e l'Ucraina. È chiaro che noi non abbiamo alcun dubbio sul fatto che vadano difesi Israele e il diritto di esistere di Israele. Noi non abbiamo assolutamente tentazioni antisemite e siamo convinti che vadano subito rilasciati gli ostaggi. Siamo convinti che debbano cessare i missili di Hezbollah e non debbano partire i missili dall'Iran. La sicurezza di Israele, però, è messa a rischio anche dalle politiche del suo Governo. Non è mai stato un Israele così insicuro come in questo momento. In questo momento Israele è in una condizione di insicurezza totale e ha subito le più gravi offese della sua storia, sul suo territorio, dopo le guerre. Questo è il punto: guardiamo la realtà e non facciamo ideologie. Allora, com'è che dalla Giordania e dall'Egitto non partono i missili? Sono stati fatti trattati diplomatici di pace e sono state costruite le condizioni. Com'è che c'è un pezzo dei palestinesi che ha riconosciuto il diritto di Israele di esistere? Sono state fatte iniziative diplomatiche. È il tempo di osare di più, e l'ho detto già al ministro Tajani: è tempo di richiamare Israele al dovere di rispettare il diritto internazionale; è tempo di impegnarsi veramente per non fare differenze. Non è pensabile dire alla Russia che non può violare i confini dell'Ucraina e dire a Israele che può violare i confini del Libano, mettendo a repentaglio la missione ONU. (Applausi). Il diritto internazionale vale per Israele come vale per tutti gli altri.
Mi consenta un minuto solo, signor Presidente, sulla questione dell'immigrazione, perché mi interessa molto. Credo che anche questo riguardi la visione che abbiamo dell'Europa. L'Europa si può unire e il Governo italiano è riuscito a unire l'Europa su una questione: la paura dell'immigrato. Ma l'Europa che hanno costruito i nostri Padri era costruita non sulle paure, ma sui sogni di un progresso e di un avanzamento. Le nostre critiche sul Piano Mattei non le prenda come un fatto di chi è amico degli scafisti. Anche oggi ho trovato una caduta di stile nel fatto che si ricominci a pensare che il problema degli immigrati siano le ONG. Signora Presidente, il problema dell'immigrazione non solo le ONG, ma è che non abbiamo canali sicuri e legali di ingresso nel Paese (Applausi), come si sa. Guardi: lei ha fatto anche dei passi avanti, voi avete anche fatto qualche passo avanti, ve li riconosco, anche se la risposta che state dando per me è insufficiente, ma ci confrontiamo con grande piacere. Noi abbiamo depositato una proposta per migliorare i flussi di accesso.
PRESIDENTE. La prego di avviarsi alla conclusione.
DELRIO (PD-IDP). Nessuno di noi è amico degli scafisti, ma nessuno di noi pensa che si possa unire l'Europa sulle paure. L'Europa ha dei confini, solo se sarà un'Europa unita e politica. I confini non si inventano sulla base del terrore dell'invasione degli immigrati. I confini vanno presidiati, se l'Europa avrà una politica estera e ci sarà una politica estera comune e sicura.
Su questi argomenti noi ci siamo senza preclusioni, disponibili al dialogo, ma non dividiamoci tra gli amici degli scafisti e i nemici della Patria. Questo no, signora Presidente, lei ci rappresenta quando… (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scurria. Ne ha facoltà.
SCURRIA (FdI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli membri del Governo, onorevoli colleghi, è un Consiglio europeo - com'è già stato anticipato - sicuramente di passaggio, ma proprio perché di passaggio è assolutamente importante per le tematiche che ha all'ordine del giorno.
È un Consiglio europeo dove la via italiana sulla politica estera e sui rapporti internazionali potrà essere ancora più illustrata e messa in evidenza, perché - si, questo lo dobbiamo dire - c'è un nuovo protagonismo sullo scenario internazionale del nostro Paese, che mancava da tanto, troppo tempo. Se - come ha detto prima il collega Delrio - il mondo non inizia con noi - ed è vero e giusto - penso anche che il mondo si sia accorto di una certa differenza da quando ci siamo noi. (Applausi). E questo lo dico anche sulla nostra visione europea, perché non è semplicemente la sommatoria degli interessi nazionali, come veniva detto. La nostra idea di Europa è una confederazione di Stati sovrani che faccia meglio ciò che gli Stati nazionali non sanno e non possono fare. È questa la differenza rispetto a una concezione di un'organizzazione sovradimensionata rispetto agli Stati sovrani nazionali. E questo oggi non c'è.
Oggi c'è una visione eccessivamente burocratica dell'Unione europea, ma non lo diciamo noi: ce lo dimostra la disaffezione da parte dei cittadini europei rispetto a quando il progetto europeo è nato. Ce lo dicono - perdonatemi - le elezioni europee, che premiano un certo progetto europeo rispetto ad un altro, rispetto ad alcune tematiche che stanno uccidendo il concetto di Europa, oltre a quello degli Stati nazionali.
È per questo che c'è un nuovo protagonismo, anche in politica estera, anche per come ci presentiamo sullo scenario internazionale. Mi riferisco alla situazione in Ucraina, che ha dimostrato subito di che pasta era fatta questa maggioranza: nessun balbettìo, nessun piede in due scarpe, subito dalla parte giusta, dalla parte dei patrioti, di chi difende la propria terra, la propria identità, la propria democrazia, la propria libertà, contro chi pensava di essere tornati ai tempi dell'Armata rossa, in cui si potevano inviare i carri armati e l'Occidente si guardava dall'altra parte. (Applausi).
Abbiamo difeso l'Ucraina con risorse, accogliendo profughi, inviando armi. Abbiamo trascinato i Paesi europei più restii a impegnarsi costantemente da quella parte della barricata e abbiamo convinto anche alcune forze politiche di questo Parlamento, quando abbiamo cominciato a sentire dichiarazioni e interventi che assomigliavano a qualche scioglilingua, che rimandavano a tempi e a politiche passate. Questo ruolo ci è riconosciuto da tutti, tant'è che avremo l'occasione, anche grazie all'impegno della Presidente del Consiglio, di organizzare la conferenza sulla ripresa dell'Ucraina proprio in Italia, a Roma. La credibilità paga e fa la differenza rispetto al passato.
Per quanto riguarda il Medio Oriente - come qualcuno ha già anticipato - con gli amici possiamo parlare chiaro e lo abbiamo fatto. Quando Israele attacca le posizioni UNIFIL, mettendo a rischio anche i nostri soldati, la voce di un Governo libero si fa sentire, chiamando ambasciatori, Ministri e Premier, dichiarando ciò che è inaccettabile, anche sapendo quanto gli Hezbollah abbiano violato le risoluzioni delle Nazioni Unite, a cominciare dalla n. 1701 del 2006.
Allo stesso modo, siamo stati da subito dalla parte del popolo di Israele dopo gli attacchi del 7 ottobre di un anno fa, riconoscendo il diritto di Israele di poter vivere in sicurezza nei propri confini, anche quando abbiamo visto troppa ipocrisia nelle nostre strade e soprattutto nelle nostre aule universitarie, dove venivano invitati i terroristi palestinesi a dichiarare cose inammissibili sul conflitto in Medio Oriente. (Applausi); o quando i cortei nelle nostre città, con la scusa della solidarietà al popolo palestinese, sfociavano nel più chiaro antisemitismo e razzismo. Quando si ha coerenza, si può far squillare il telefono di Netanyahu, per dirgli che siamo vicini al popolo ebraico che ancora aspetta il ritorno a casa di centinaia di ostaggi o quando viene colpito dagli attacchi iraniani. Ma lo si può chiamare anche per dire che le Nazioni Unite e le missioni internazionali non si possono toccare. È la via italiana in politica estera, che non si genuflette di fronte a nessuno e coinvolge sullo stesso piano le Nazioni per costruire percorsi di pace.
È la via italiana che ha illustrato la Presidente del Consiglio anche alle Nazioni Unite, dove ha ribadito che non esistono Nazioni di serie A e Nazioni di serie B, per il futuro delle Nazioni Unite stesse, ma anche per la visione di una nuova Unione europea in vista del suo allargamento. Sono posizioni che fanno dell'Italia un punto di riferimento a livello internazionale. Facciamo pace con questa nuova e bellissima situazione.
Sul Venezuela, ciò che è significativo rispetto a quanto successo in quest'Aula e nel Paese non sono tanto le parole dette, ma quelle non dette, i silenzi che hanno riguardato alcune forze politiche su questo argomento e che le hanno fatte talvolta diventare complici del regime di Maduro. E questo lo vogliamo dire con forza. (Applausi).
Ci sono poi la via italiana del Piano Mattei e il nuovo patto sul Mediterraneo, che porta l'Europa finalmente a concentrarsi e a fare sforzi per quello che riguarda la zona Sud dell'Unione. C'è la via italiana sull'immigrazione, e anche qui non raccontiamo cose. Parlano i numeri, con le percentuali dello sbarco del 65 per cento in meno, e le parole di tutti i leader europei che guardano ai provvedimenti italiani come provvedimenti di riferimento. Questa è la nostra storia degli ultimi due anni, frutto di un Governo che governa, di una maggioranza solida e coesa, che porta al Paese risultati e credibilità.
Il Presidente del Consiglio sa meglio di me quanto gli italiani siano orgogliosi e felici della nuova immagine che l'Italia dà del mondo. Questo lo abbiamo fatto e lo facciamo in nome e per conto di tutte le forze politiche e di tutta la nostra Nazione. Siamo fatti così: è la nostra identità, è la nostra cultura, è il sogno di riportare l'Italia alle radici e alla credibilità che aveva.
Buon lavoro, presidente Meloni. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Borghi Enrico. Ne ha facoltà.
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Signora Presidente del Consiglio, come lei sa, la politica estera funziona - per riprendere Braudel - sulla longue durée. Servono coerenza, tenacia, ancoraggio. Invece, in questi mesi abbiamo visto all'opera, da parte del Governo in politica estera, un mix fatto da furbizia da strapaese, da opportunismo, da un po' di gioco dissimulatorio, condito qua e là da sprazzi di demagogia.
Ciò, con buona pace di tanta retorica che abbiamo ascoltato anche questa mattina, sta portando l'Italia ai margini. Tra vertici colpevolmente saltati a Washington; incontri da cui siamo stati esclusi, il Quint o i vertici di Capi di Governo di Paesi amici; tra documenti nei quali avete fatto sfoggio di un bizantinismo levantino per far tornare i conti all'interno della maggioranza; voti in Europa che avete dato contro la libertà di difesa all'Ucraina e qualche genuflessione leghista ad Orban, ci state riportando dentro una condizione, che in passato veniva definita da Italietta, che viene guardata con sospetto da qualche cancelleria straniera.
State dando prova di un ritorno a un cerchiobottismo da virtuosi di aggiustamenti in corso d'opera, come abbiamo anche visto nel corso delle ultime ore e di queste complicate giornate, non solo nelle differenze semantiche tra le prese di posizione del Ministro degli affari esteri e quelle del Ministro della difesa sulla vicenda di UNIFIL, ma anche per l'assenza della sua presenza in quella conferenza stampa.
Signor Presidente del Consiglio, dal nostro punto di vista, l'avrebbe dovuta fare lei quella conferenza stampa e non il ministro Crosetto. Insomma, è una condizione che rischia di farci pagare in Medio Oriente un ridimensionamento in termini di peso politico, quando invece ci sarebbe bisogno di ribadire una serie di concetti fondamentali.
Anzitutto, vi sono le ragioni della pace giusta nel quadro del diritto internazionale. Questo è un principio che deve valere per tutti e ovunque, in Ucraina quanto in Medio Oriente, inserito in due elementi ulteriori. Il primo: noi dobbiamo dire con forza che sui nostri militari non si spara. Non si spara perché rappresentano le Nazioni Unite e non si spara perché rappresentano un Paese che, in quel teatro difficile, ha sempre svolto un'azione di dialogo, di interposizione e di confronto.
Il secondo elemento: noi siamo amici di Israele e, proprio perché siamo amici, in questo momento dobbiamo invitarli a non perseguire una politica che si sta rivelando fallimentare oltre che pericolosa e che rischia di alienare a Israele importanti rapporti storici di amicizia.
Presidente Meloni, negli ultimi secondi di questo intervento, le rivolgo una esortazione: vada in Libano. Vada in Libano, perché non possiamo immaginare che l'idea della politica estera del nostro Paese sia rappresentata da un Ministro degli affari esteri che, quando arrivano i missili dall'Iran, sceglie di andare a una sagra dell'uva e, quando sparano sui nostri militari UNIFIL, preferisce una fiera del tartufo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Monti, cui, di mia sponte, concedo due minuti in più ai tre che gli sono stati riservati.
Ne ha facoltà.
MONTI (Misto). Signora Presidente del Consiglio, nelle sue comunicazioni lei ha sottolineato il tema della competitività dell'economia europea, che è effettivamente assolutamente centrale.
È motivo di orgoglio, credo per tutti noi, il fatto che l'Unione europea si sia rivolta per avere idee fresche e proposte nuove su queste tematiche - mercato, competitività e politica industriale - a due personalità italiane: Enrico Letta e Mario Draghi. Le loro analisi hanno giustamente avuto grande risonanza; nel Consiglio europeo lavorerete su queste e tutti dovremo lavorarci.
Non vorrei però che ciò che fa titolo giornalistico nelle loro analisi lasciasse in ombra ciò che c'è appena sotto la crosta e la superficie, ma in tutti i loro punti, cioè che il vero problema che ostacola un vero mercato interno europeo e uno slancio maggiore della competitività europea ha un nome: nazionalismo economico. In questo caso non è paesismo o statalismo economico, ma è proprio nazionalismo economico, cioè la resistenza degli Stati membri, delle Nazioni, delle loro amministrazioni a lasciar giocare quello spazio economico più ampio che pure hanno voluto creare.
Mi permetto di dire che, a mio parere, sulla parte forse più interessante di questi rapporti, quella sulla concorrenza e sulla politica industriale, c'è una visione un po' superata, perché si riflettono molto (e questo, secondo me, lei che va in Europa a difendere anche gli interessi italiani, oltre all'interesse generale europeo, dovrà tenerlo molto presente) gli interessi un po' superati della grande industria, in particolare quella francese e tedesca. Quei due Paesi, di cui spesso diciamo, giustamente, che sono in declino politico e anche economico, hanno avuto un'enorme influenza sulla formulazione di questi rapporti, per esempio con riferimento all'idea che la scala grande, enorme dell'impresa sia normalmente quella da privilegiare se vogliamo avere un'Europa competitiva, oppure che occorra tagliare parecchio le unghie alla politica della concorrenza se non vogliamo che il crescere delle imprese sia penalizzato.
Faccio presente che l'altro giorno il Ministero della giustizia degli Stati Uniti ha dichiarato che è incamminato, nell'esaminare il caso Google, sull'ipotesi di proporre il break up, cioè la divisione dell'impero Google in imprese tra loro separate. Non so se lo faranno. L'Europa ha equipaggiato le proprie leggi per poterlo fare all'occorrenza.
Le ricordo (ma non credo ve ne sia bisogno) che, secondo gli studiosi della Silicon Valley e della grande innovazione tecnologica americana, il fattore propulsivo iniziale è stata la decisione dell'Antitrust americana, negli anni Ottanta, di spezzare il grande monopolio American Telephone and Telegraph (AT&T) per farne tanti gruppetti separati. Questo ha provocato uno sciame di scienziati e di ricerca nella Silicon Valley.
Stiamo attenti a non risentire, nelle nostre proposte economiche, di un'eccessiva influenza di una parte di Europa che forse ha già dato il meglio che poteva dare.
Secondo me, sono invece da osservare e coltivare, da parte dell'Italia, quei Paesi meno potenti, orfani del Regno Unito, più vicini alle idee che lei ha voluto portare e che mi auguro riesca a perseguire nel contesto italiano, di maggiore apertura, innovazione e accettazione delle sfide della globalizzazione.
Io credo (ricorderà che ne abbiamo parlato anche in quest'Aula) che sia stato un errore da parte del suo Governo nel marzo scorso acquiescere alla pressione forte, francese e tedesca, che ha portato anche l'Italia ad aderire alla decisione del Consiglio europeo di lasciare molto più spazio libero ai Governi nazionali nel dare aiuti di Stato. Questo si è tradotto in un vantaggio per le imprese tedesche, a danno in particolare di quelle italiane.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, il Gruppo di Forza Italia condivide i contenuti e anche il tono dell'intervento del Presidente del Consiglio, perché questo Consiglio europeo, l'ennesimo, arriva in un momento in cui i dati fondamentali dell'economia italiana sono quelli che vogliamo ricordare rapidamente anche in questa sede: l'occupazione ha superato le 24 milioni di unità, la disoccupazione è scesa al 6,2 per cento (il dato più basso della recente storia italiana), l'inflazione è scesa all'1,8 per cento; l'acquisto del BTP trentennale ha determinato un surplus di richieste, a dimostrazione della reputazione dei conti del Governo e dello Stato italiano; le entrate fiscali, senza aumentare le tasse, ma diminuendole (perché il cuneo fiscale, che c'era già, verrà rinnovato e reso strutturale, e gli interventi in riduzione dell'Irpef sono stati fatti), sono aumentate, da gennaio ad agosto, di 22 miliardi. Infatti, la tesi di far crescere l'economia e di avere più occupati, di aumentare la base produttiva per far aumentare le entrate dello Stato e di non aumentare le tasse si è rivelata vera e questo consente di fare, con il rigore necessario, la imminente manovra economica, ma anche di registrare un extragettito di 22 miliardi di tasse. Noi arriviamo quindi a queste scadenze, anche quelle europee, sui nostri conti e sulle nostre regole, consapevoli di molte cose da fare.
Signora presidente del Consiglio Meloni, lei ha citato l'agenda Draghi e l'agenda Letta. Io conosco Draghi da molti anni, ho visto quell'agenda e la condivido, perché l'Europa ha bisogno di uno shock economico; dopodiché Draghi ha detto di spendere 800 miliardi l'anno. Io ho un piano da 900 miliardi, poi glielo mando perché bisogna anche fare un calcolo tra entrate e uscite. Se io presento un emendamento da 100 milioni, il ministro Giorgetti chiama la Guardia di finanza per sapere la copertura. Io condivido il piano da 800 miliardi, ma ripeto che ne ho uno da 900 miliardi, così l'Europa potrà fare di più. Al di là dei piani bellissimi, io credo che l'Europa debba guardare ad alcune cose: per offrire motivazioni sulla vicenda delle tasse, devo dire che se ne è parlato molto. C'è chi paga l'uno o il due per cento, penso ai giganti della Rete, di cui parlava adesso il presidente Monti, col quale anche in un lontano passato ci confrontavamo quando era Commissario alla concorrenza e io svolgevo altre funzioni. Come il senatore ha ricordato, in America stanno pensando di intervenire su una frammentazione di Google, come fecero quando intervennero sulle telecomunicazioni o sulle sette sorelle petrolifere, se vogliamo andare ancora indietro. C'è un tema di democrazia: se ci sono impiegati, commercianti e pensionati che pagano il 20, il 30, il 40 per cento e colossi della Rete che pagano l'1 per cento di tasse, non c'è democrazia economica e democrazia sociale. L'Europa deve andare avanti. Lei lo ha fatto e il nostro Governo, che noi sosteniamo con convinzione, ha anticipato la tassazione sul web, ma serve uno sforzo internazionale, anche perché, signora presidente del Consiglio Meloni, l'Irlanda, che è diventata un paradiso fiscale per molti di questi Paesi, ha registrato un incremento del reddito medio pro capite e del prodotto interno lordo. Io sono europeista, ma non ci può essere un'Europa dei furbi e un'Europa degli altri, perché l'Irlanda, ospitando anche questi gruppi, ha visto aumentare le sue ricchezze; questi non pagavano tasse, ma l'Irlanda fa parte dell'Europa; allora, o l'Europa ha delle regole comuni a livello fiscale, bancario e di ogni tipo, oppure fatica. Noi questo non lo vogliamo. Amiamo gli irlandesi: si arricchiscano pure, ma non a spese di un pensionato calabrese o di un commerciante piemontese. Questo è il tema che sicuramente anche il Consiglio europeo dovrà affrontare.
La competitività è connessa anche a questo e lei ha fatto bene - lo ribadisce il Gruppo Forza Italia - a dire che la data di ingresso dell'auto elettrica va rivista: noi vogliamo preservare l'ambiente, ma con le persone vive dentro, con i lavoratori che vanno in fabbrica, con le aziende che proseguono l'attività. (Applausi). Gli obiettivi della sostenibilità - anche poc'anzi ce ne occupavamo con il vice presidente del Consiglio Tajani - vanno perseguiti, ma anche l'elemento umano e il lavoro fanno parte della sostenibilità.
Voglio fare anche un apprezzamento sulla politica estera, quella del Presidente del Consiglio che ha diretto magistralmente il G7, favorita anche da una dimestichezza linguistica che non è patrimonio di tutti i Governi e quindi riuscendo a intrattenere Modi, Biden o altri con la franchezza che le riconosciamo. L'Italia ha fatto una grande figura in questi contesti, si è fatta rispettare, è stata presente, ha dettato la linea, perché del Piano Mattei, di cui parlammo anche in quest'Aula, si parla nel mondo, può sembrare un'utopia, ma la cooperazione tra i popoli, la pace nel mondo ci potrà essere - sarà un sogno - se c'è un grande disegno, non basta dare qualche contributo, serve un disegno di politica estera e di politica internazionale che venga condiviso da tutti i Paesi che guardano a questo modello difficile e impegnativo, che però si è intrapreso. L'Italia non può guidare il mondo, ma ha l'ambizione di mettere la sua cultura e la sua storia al servizio di un processo mondiale di coesistenza, così come abbiamo fatto la nostra parte e continuiamo a farla per l'Ucraina, così come lo facciamo nel Medio Oriente. È lo stesso modello che ha fatto discutere molti sull'Albania - tra l'altro, Presidente del Consiglio, fanno la somma, parlano di un miliardo sommando più anni come se questi soldi si spendessero domani mattina, per facile demagogia - che è un modello da verificare e vedremo come funzionerà, ma oggi è oggetto di studio e di richiesta. La presidente von der Leyen l'ha approvato, gli inglesi sono fuori dall'Unione europea ma vogliono capire come funziona, perché si illudevano di fare lo stesso rivolgendosi al Ruanda o ad un altro Paese un po' più lontano. Anche questo esperimento di disciplina migliore degli accessi, degli ingressi e degli arrivi, credo che debba essere giudicato sui fatti.
Per quanto riguarda poi altri aspetti, oltre al Presidente del Consiglio consentitemi di apprezzare il ministro degli affari esteri Tajani, che non diserta mai un appuntamento con il Parlamento né un appuntamento internazionale, l'altro giorno era in Brasile e poi in Argentina. Voglio dire a qualcuno che è meglio andare ad Alba a difendere 40 milioni di esportazione italiana che andare in Arabia Saudita a incassare 3 milioni per i propri redditi. Questa è la verità. Questa è la realtà. (Applausi). C'è un piccolo divario. C'è anche commercio estero alla Farnesina e anche i prodotti italiani li vediamo, vorremmo vendere automobili, centrali, ma se vendiamo anche un po' di agroalimentare va bene. La differenza è che noi ci occupiamo dei guadagni dell'Italia e altri, legittimamente, vanno all'estero perché il loro reddito cresca. Auguri a loro, indubbiamente diranno che sono invidioso, perché io non ho tempo e neanche me li darebbero questi soldi.
Voglio anche dire che condividiamo la posizione ferma sul Venezuela: il perdurare di Maduro alla guida del Venezuela è una vergogna per il pianeta. Noi vogliamo che anche in quella parte del mondo tornino libertà e democrazia. Condividiamo anche la faticosa azione sul Medio Oriente. Anche sulla vicenda dell'UNIFIL il Governo ha preso una posizione ferma. È ovvio che anche l'ONU dovrà valutare se una presenza di 10.000 militari, che finora era in un contesto di un certo tipo, debba prevedere diverse regole di ingaggio e modalità di presenza se c'è una guerra intorno; l'arretramento o la fuga sono improponibili, ma il modo in cui rimanere sarà oggetto di riflessioni, se intorno c'è un conflitto.
Anche per quanto riguarda la posizione sulla questione di Israele e della Palestina, Forza Italia condivide la posizione due popoli, due Stati, che è la stessa della comunità internazionale e dell'ONU. Voglio però aggiungere, Presidente, che oggi abbiamo due popoli - il popolo palestinese che soffre e che subisce situazioni drammatiche e il popolo di Israele, oltre alla comunità degli ebrei sparsi nel mondo - ma non abbiamo due Stati: Israele è uno Stato dove si vota, si è votato tantissime volte negli ultimi anni, c'è un ricambio democratico, la gente può protestare e inviterei a riflettere che qualcuno protesta, ma molti vanno con la divisa a fare il loro dovere per difendere la vita di Israele; l'altra realtà è quella del popolo palestinese, ma non c'è uno Stato, quindi i palestinesi devono darsi istituzioni democratiche, perché Hamas non è uno Stato, perché Hezbollah in Libano non è uno Stato, perché gli Houthi più a Sud non sono uno Stato, sono dei fondamentalisti terroristi al servizio dell'Iran. (Applausi). E allora, se ci sono due popoli, che arrivino anche due Stati, quello di Israele e quello palestinese, che sia formato dalla democrazia del popolo palestinese, non dall'autocrazia o dalla dittatura di terroristi e di assassini che mettono a scompiglio quell'area.
In conclusione, Presidente, Forza Italia condivide e interpreta accanto a lei, con l'impegno incessante del ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e vice presidente del Consiglio Tajani, la politica estera e la politica europea.
Un'ultima riflessione: quando si dice che l'Europa funziona o non funziona, consideriamo che ogni anno in India si laurea un numero di ingegneri superiore a quelli che si laureano in tutta l'Europa. L'India ha superato nel 2023 la popolazione della Cina, è un Paese con decine, centinaia di milioni di poveri, ma dove studiano e pensano al futuro. Allora o l'Europa è unita per competere con queste grandi piattaforme oppure sarà sommersa nel futuro da chi cresce, studia e guarda al futuro.
Noi siamo quindi con lei per questa scelta in Europa di grande forza e decisione, perché è lì che si difende l'interesse dell'Italia, con la chiarezza delle posizioni che anche oggi abbiamo ascoltato. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bevilacqua. Ne ha facoltà.
BEVILACQUA (M5S). Signor Presidente, per suo tramite, mi rivolgo alla presidente Meloni che è venuta qui e ci ha letto il suo discorso istituzionale, che però non ha aggiunto nulla di nuovo alla fuffa, alla retorica e alla propaganda che in questi due anni di Governo ha regalato ai cittadini italiani.
Mi soffermo su alcuni punti che mi hanno particolarmente colpito. Il primo riguarda la competitività dell'Europa. La Presidente ha sentito la necessità di evidenziare come sia una follia ideologica quella di abbracciare la transizione ecologica, che causerebbe la dipendenza per le materie prime strategiche di cui l'Italia e l'Europa non dispongono. Mi viene spontanea una domanda: presidente Meloni, si è accorta che noi in questo momento siamo dipendenti dal fossile? (Applausi). Siamo esattamente in questa situazione che ha comportato, alla luce del conflitto russo-ucraino, un aumento considerevole delle bollette e del costo dell'energia per gli italiani. Quando la sento plaudire al rapporto di Draghi che parla di fare debito comune per sostenere economicamente un comparto, io mi preoccupo perché il comparto a cui fa riferimento Draghi non è quello della sanità e nemmeno il comparto della transizione ecologica. È il comparto - udite, udite - delle armi, della lobby delle armi (Applausi), un settore che notoriamente ha bisogno di essere sostenuto perché i profitti a più 55 per cento dell'ultimo anno effettivamente sono scarsi. Anche in tal caso, invece di mettere le mani al solito nelle tasche degli italiani, qualche risorsa la potremmo trovare tassando gli extraprofitti del comparto bellico.
Un comparto bellico che mi riporta chiaramente alla posizione e all'escalation bellicista che sta abbracciando, ahimè, da due anni a questa parte, l'intera Europa, all'interno della quale l'Italia è incapace di assumere la posizione forte e netta che diplomaticamente la storia del nostro Paese imporrebbe a questo Governo di abbracciare. Quando sento accompagnare in giro per l'Europa Zelensky che parla di vittoria militare sulla Russia, io ho paura, presidente Meloni. Infatti, Presidente, Zelensky ha ricevuto delle armi, la metà delle quali bastano per sostenere l'impatto con la Russia. Quello che manca realmente a Zelenski sono le risorse umane. Il rapporto è di un soldato ucraino contro dieci russi. Lo sa cosa significa chiedere la sconfitta sul campo della Russia? Significa coinvolgere la NATO. Allora lo dica chiaramente, presidente Meloni, che dobbiamo mettere l'elmetto ai giovani italiani perché le risorse umane dell'Ucraina stanno finendo. (Applausi). Sa bene che stanno rastrellando i giovani nelle discoteche e nei luoghi di ritrovo, che poi vanno al fronte dopo una preparazione assolutamente inadeguata a dare la loro vita.
Anzi, i numeri della diserzione dei soldati al fronte sono altissimi e mostrano chiaramente la situazione del conflitto russo-ucraino. Anche a tale proposito, presidente Meloni, vada in Europa a chiedere convintamente una svolta diplomatica, perché l'unica via d'uscita è la pace. E già che ci siamo, magari, cerchi di portare e dichiarare una volta per tutte quel paio di idee che aveva detto di avere in mente ai due comici russi, quando le hanno telefonato. (Applausi).
Passiamo al Medio Oriente. Finalmente abbiamo sentito pronunciare da esponenti del Governo le parole "inaccettabile" e "criminale" nei confronti dell'azione delle Forze armate e di difesa di Israele a seguito degli attacchi ai campi e alle basi UNIFIL, dove c'erano i nostri soldati, i nostri caschi blu. Ebbene, buongiorno, ve ne siete accorti oggi che quella di Netanyahu è un'azione criminale, che sta calpestando il diritto internazionale umanitario, da quando hanno iniziato a colpire con azioni indiscriminate i civili palestinesi? Siamo a oltre 40.000 vittime civili, di cui il 70 per cento donne e bambini. Non è criminale quando un cecchino israeliano punta alla testa di un bambino palestinese e lo ammazza? Dove sono gli Hezbollah o Hamas dietro questi bambini? (Applausi). Lo sa che hanno usato le stesse parole a proposito dei caschi blu dell'ONU? L'IDF ha dichiarato che loro devono far smobilitare le forze di interposizione dell'ONU, perché consentono ad Hezbollah di usarli come scudi umani. Siamo alla follia, dobbiamo mettere un punto, presidente Meloni.
Per questo, la prego, svesta i panni di "Giorgia Pilato" e, una volta per tutte, vada a votare per le risoluzioni che chiedono il cessate il fuoco immediato, che chiedono di riconoscere due popoli e due Stati. (Applausi). Non basta dirlo a voce: bisogna votare convintamente le risoluzioni dell'ONU. E poi, per favore, smettetela di raccontare agli italiani che noi non vendiamo armi ad Israele, perché, dal 7 ottobre 2023 a giugno 2024, l'Istat ha messo nero su bianco che il valore dell'export bellico dall'Italia verso Israele è pari a 7,6 milioni di euro. Cara Presidente, chieda l'embargo della compravendita di materiale bellico. Compravendita: né comprare, né vendere armi ad Israele. (Applausi).
Passiamo al tema delle migrazioni. Non c'è bisogno di quello che dico io; basta aprire le agenzie e troverà stamattina una notizia che parla di 1.000 sbarchi a Lampedusa in poche ore. Sono arrivati 1.000 migranti e sempre da Lampedusa, nelle stesse ore, stanno partendo 16 migranti verso l'Albania, con una nave di 80 metri, con 70 marinai impegnati, con 250.000 euro solo di gasolio, per trasportare 16 migranti in Albania, con la Corte di giustizia, tra l'altro, che si è pronunciata definendo non automatica l'origine di Paese sicuro, per cui i magistrati italiani si troveranno a non poter convalidare il fermo di questi 16 migranti. Quindi è finita l'era in cui si sostenevano le fasce bisognose con misure di solidarietà e, grazie a lei, è iniziata la stagione dei soldi buttati dalla finestra. (Applausi). Soldi degli italiani, dai 600 ai 750 milioni, tolti a sanità e a Forze dell'ordine, che tra l'altro vengono mandate in Albania, perché, siccome mancano solo 22.000 armate tra poliziotti e carabinieri, va bene così.
Ebbene, Presidente, lei effettivamente nei giorni scorsi ha detto a gran voce che non è ricattabile e io su questo sono d'accordo con lei, perché non è ricattabile chi è telecomandata dalle lobby del fossile e delle armi e che in politica estera si rivolge a Washington, va a prendersi i bacini sulla fronte (Applausi) e accetta supinamente i diktat che arrivano da lì. Dopo aver letto il suo discorso istituzionale, ora lei indosserà l'elmetto e vestirà i panni della Presidente del Consiglio che, invece di governare, fa opposizione alle opposizioni.
Sa però qual è il problema? È che lei non fa opposizione alle opposizioni, ma fa opposizione agli italiani: fa opposizione ai cittadini (Applausi) quando aumenta le accise di 1 miliardo di nuove tasse; quando dice no al salario minimo e lascia in mezzo ad una strada 3,5 milioni di lavoratori che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena; quando supinamente accetta un Patto di stabilità che comporterà 12 miliardi di nuove tasse e di nuovi tagli. (Applausi). Tasse sulla casa, sull'infanzia, le accise della benzina, tagli alla sanità… (Commenti).
PRESIDENTE. Lasciate esprimere la collega. Senatrice Bevilacqua, la prego di avviarsi alla conclusione.
BEVILACQUA (M5S). Ho concluso, signor Presidente, la ringrazio.
Voglio solo chiedere alla presidente Meloni di andare in Europa - quella stessa Europa per cui la pacchia doveva finire, quella stessa Europa in cui lei doveva far saltare i tavoli - e per una volta difenda realmente l'interesse nazionale, non come hanno fatto "Giorgia Pilato" e i suoi patrioti, quando si doveva votare sul Piano nazionale di ripresa e resilienza e vi siete astenuti. "Giorgia Pilato", basta. (Applausi. Commenti).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pucciarelli. Ne ha facoltà.
PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi senatori, presidente Meloni, rappresentanti del Governo, dopo quanto ho appena ascoltato dalla collega dei 5 Stelle mi chiedo: ci lamentiamo della carenza del personale delle forze di sicurezza e ci lamentiamo sul salario minimo, ma avete avuto cinque anni in cui siete sempre stati forza di Governo (Applausi), quindi quello che volevate fare avete avuto tutto il tempo per poterlo realizzare. Siete quelli della politica del fare il giorno dopo, quando non governate più. Questo credo che sia ridicolo, quindi si passa da "Giorgia Pilato" ai "5 Stelle Pinocchio". (Applausi).
Tornando all'oggetto della discussione, il prossimo Consiglio europeo mai come in questo momento sarà chiamato a prendere decisioni cruciali per il futuro dell'Europa e a dare un segnale forte riguardo alle dinamiche globali. Le crisi internazionali che stanno scuotendo il nostro Continente, dal conflitto in Ucraina all'esplosione di violenza in Medio Oriente, ci impongono di riflettere attentamente sulle scelte strategiche che l'Italia e l'Unione europea dovranno compiere.
Sul fronte della guerra in Ucraina, la Lega ribadisce con fermezza che è necessario un cambio di strategia. Presidente Meloni, sappiamo che il Governo ha sempre sostenuto la causa della libertà e dell'autodeterminazione del popolo ucraino, e di questo siamo orgogliosi. Tuttavia, non possiamo ignorare il fatto che questa guerra sta diventando insostenibile non solo per le popolazioni direttamente coinvolte, ma anche per l'intera Europa; i costi umanitari, economici e sociali sono altissimi e continuare su questa strada, senza cercare una soluzione diplomatica, rischia di trascinare l'Europa in una spirale di instabilità a lungo termine. La Lega, consapevole della delicatezza della questione, chiede che l'Italia si faccia promotrice, in seno al Consiglio europeo, di una strategia di pace che miri al cessate il fuoco e all'avvio di negoziati credibili, per raggiungere appunto una pace credibile. È chiaro che non sarà un percorso facile, ma dobbiamo porre fine a questo conflitto lacerante.
L'Europa deve abbandonare una visione meramente bellica della crisi e proporre con determinazione una via diplomatica che coinvolga tutti gli attori in campo, garantendo al contempo la sicurezza e la sovranità dell'Ucraina. Il rischio di un'escalation militare che coinvolga direttamente altri Paesi europei o che provochi una destabilizzazione globale è troppo alto per essere ignorato e nel corso dei mesi abbiamo superato diverse linee rosse che si ritenevano insuperabili. Non si può procedere per inerzia perché si rischia di superare l'ennesima linea rossa, l'ultima, quella che ci porterà a un definitivo allargamento del conflitto.
Inoltre, non possiamo sottovalutare le conseguenze economiche che questa guerra sta avendo sull'intera Unione europea. Il nostro obiettivo deve essere quello di proteggere gli interessi nazionali promuovendo una politica estera che non solo sostenga la pace, ma che garantisca anche la stabilità economica e sociale del nostro Paese. Una politica che, nel riconoscere il diritto all'Ucraina di difendersi, si impegni con pari forza a trovare una soluzione diplomatica che ponga fine alla sofferenza e alla distruzione.
Passando alla situazione in Medio Oriente, la nostra preoccupazione è massima, come massimo deve essere il supporto ai nostri uomini presenti nelle missioni UNIFIL e Mibil, che sono presenti, appunto, in Libano. Gli attacchi terroristici dello scorso anno contro Israele hanno segnato l'avvio di una spirale di violenza e l'interruzione di un piano di pace, quello degli Accordi di Abramo, che forniva una speranza di stabilità per la regione. È bene ricordare che la cornice di questi accordi è ancora ben salda e le dinamiche di queste settimane lo evidenziano. Qualche decina di anni fa, un conflitto come quello di oggi, con questa intensità, si sarebbe già tramutato in una guerra totale con gli Stati arabi impegnati contro Israele. Oggi invece assistiamo a Stati arabi che, direttamente o indirettamente, contribuiscono alla difesa aerea dello Stato israeliano contro gli attacchi missilistici iraniani: un fatto storico, che oramai diamo per assodato, ma che dovrebbe colpirci e ricordarci degli enormi passi in avanti fatti negli ultimi anni. C'è speranza, quindi, per una pacificazione in Medio Oriente.
Come ricordato, un anno fa, signor Presidente, il popolo di Israele è stato vittima di una violenza cieca e brutale. Noi, come Lega, abbiamo espresso con la massima forza la totale solidarietà a uno Stato democratico che ha il diritto di difendere la propria sicurezza e il proprio popolo. Su questo è importante essere chiari: la sicurezza di Israele non è negoziabile. Questo non vuol dire non interrogarsi sulla strategia…
PRESIDENTE. La prego di concludere.
PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). …del Governo israeliano o fare domande, coerentemente con quanto facciamo con la guerra in Ucraina. Per quanto riguarda ciò che è già stato detto anche dalla Premier sulle possibili recrudescenze dell'odio nei confronti di Israele e degli ebrei, si tratta di fenomeni sui quali dobbiamo attentamente vigilare.
Concludendo, presidente Meloni, confidiamo nella sua leadership e nel suo impegno a rappresentare l'Italia con forza e determinazione a questo tavolo europeo. (Applausi).
PRESIDENTE. Io non ho niente in contrario che i Gruppi suddividano i tempi a loro disposizione, assegnando a ciascun oratore anche quattro o cinque minuti. Vi prego però di considerare che quando questo avviene poi bisogna rispettare i tempi così frazionati.
È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà.
ALFIERI (PD-IDP). Signor Presidente, il Consiglio europeo si occuperà prevalentemente di temi di politica estera, ma è proprio alla vigilia dell'importante ciclo di audizioni che deciderà sui Commissari europei. Siccome la Presidente del Consiglio si è giustamente soffermata sull'importanza del nostro Commissario europeo, vorrei provare in un minuto a ricostruire com'è andata l'altra volta.
Infatti, è vero che nella Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo (ECON), quando i coordinatori dei dipartimenti decisero in merito all'audizione di Paolo Gentiloni, da parte del Partito Popolare Europeo e dei Conservatori Europei non ci furono osservazioni contrarie; non ci fu realmente neanche un voto, perché funziona così all'interno della Commissione. Poi, quando andarono a votare per la Commissione, il Gruppo ECR si spaccò e i deputati europei di Fratelli d'Italia votarono contro l'intera Commissione. Questo per amore di verità (Applausi); anzi ricordo che il 5 settembre 2019 la Presidente del Consiglio, allora leader di Fratelli d'Italia, chiamò addirittura la piazza contro gli inciuci, scrivendo «no grazie» a Gentiloni. Questo per amore di verità: noi non accettiamo lezioni di stile, noi sappiamo come comportarci (Applausi). In Italia facciamo opposizione a Fitto, ma sapremo comportarci di conseguenza difendendo gli interessi dell'Italia in quel consesso e il nostro voto sarà sempre - come stella polare - gli interessi dell'Italia. Sapremo comportarci in maniera diversa da come avete fatto voi, chiamando la piazza in quella occasione.
Come dicevo, il Consiglio europeo sarà incentrato sui temi della politica estera.
Volevo condividere con quest'Aula due riflessioni. La prima sul senso di impotenza che attanaglia la comunità internazionale, i principali Paesi europei e non solo, per quanto riguarda quello che sta succedendo, in alcuni casi provando ad autoassolverci tutti, dicendo che ci sono le elezioni americane e poi si vedrà.
Registriamo un passo in avanti con la risoluzione del Parlamento europeo in cui, per la prima volta, sul tema dell'Ucraina si afferma la necessità di un'iniziativa diplomatica per la pace. Bene ha fatto il Governo italiano a richiamare il tema della ricostruzione, dell'organizzare in prospettiva, perché quando il Governo porta avanti iniziative utili e importanti le sottolineiamo in positivo. Bene, quindi, che vi sia la conferenza sulla ricostruzione. Noi continueremo a sostenere, senza se e senza ma, l'Ucraina rispetto al proprio diritto a difendersi e lo faremo come abbiamo fatto finora. Vi chiediamo, però, di essere conseguenti con i risultati del G7, in cui la Presidente del Consiglio è riuscita ad arrivare a un accordo, anche con l'aiuto e il supporto del ministro Tajani, sull'utilizzo degli interessi e dei profitti dei beni congelati della Russia. Tutto questo purtroppo rimane bloccato, depotenziato dall'azione di veto di Orban, quindi serve che il Governo agisca affinché tale veto insopportabile termini, per poter sostenere al meglio l'Ucraina nel suo diritto a difendersi, con tutti gli aiuti necessari, compresi i profitti per il blocco dei beni russi.
Questo senso di impotenza si estende a quello che sta succedendo in Medio Oriente, perché è evidente che l'azione spregiudicata di Netanyahu, spostando l'interesse verso Hezbollah, verso l'asse di resistenza rispetto all'attacco, che tutti noi condanniamo, dell'Iran con missili balistici e gli attacchi di Hezbollah sulla Galilea (e lo facciamo senza se e senza ma), ha portato a un abbassamento delle reazioni dei Paesi arabi moderati, che vedono Hezbollah come un nemico, e dei Paesi europei, che lo considerano un'organizzazione terroristica. È cambiato l'atteggiamento degli Stati Uniti. Questo copre inevitabilmente, mediaticamente e anche politicamente, la tragedia umanitaria di Gaza, su cui noi dobbiamo mantenere forte l'attenzione. Io sono attento a quello che fa il Ministro degli affari esteri (Food for Gaza), ma la distribuzione in quel territorio è maledettamente complicata. Infatti, se il Governo israeliano mette fuori legge UNRWA, mette in difficoltà tutte le organizzazioni internazionali. (Applausi). Come si fa a far arrivare gli aiuti umanitari? Questo è un punto centrale su cui noi dobbiamo porre l'attenzione.
Siamo a pochi giorni dal triste anniversario del 7 ottobre e condanniamo ancora una volta la barbarie di quell'attacco terroristico di Hamas e anche in questa sede lo abbiamo fatto in maniera molto netta, così come abbiamo rivendicato e sostenuto in più occasioni il diritto di Israele ad esistere e a difendersi; ma quel diritto mai e poi mai, per uno Stato democratico, si può trasformare nella possibilità di una rappresaglia senza limiti, che danneggia e uccide civili, spesso donne e bambini. (Applausi).
Un Paese amico come l'Italia ha il dovere di dirglielo in ogni occasione e in ogni occasione internazionale. Sì, lo so che l'avete fatto e penso che lo dovremmo fare tutti insieme. Sto dicendo quello che bisognerebbe ogni volta rivendicare. Ribadisco tutto ciò perché si rischia di fare strame del diritto internazionale e del diritto umanitario. Questo è uno dei grossi limiti di questa fase politica che investe la comunità internazionale, insieme a un rischio di delegittimazione del multilateralismo, presidente Meloni, su cui l'Italia ha basato sempre un pezzo della propria iniziativa politica. Quando la Knesset rischia di votare (perché lo ha già fatto la Commissione esteri di quella Assemblea) che UNRWA sia considerata fuorilegge e un'organizzazione terroristica e si tolgono i privilegi e le guarentigie dei funzionari delle Nazioni Unite non è solo un colpo alle Nazioni Unite, che già sono in crisi, ma è un colpo al multilateralismo e noi dobbiamo reagire. Io spero che lei vada al Consiglio europeo e prenda una posizione, perché l'equazione «UNRWA uguale terrorismo» va rigettata al mittente. (Applausi).
Cosa diversa è individuare le responsabilità dei singoli ed è giusto che si faccia. Ho anche apprezzato che il Governo italiano abbia ripreso, da questo punto di vista, a sbloccare alcuni finanziamenti a UNRWA e spero lo faccia fino in fondo per metterla in condizione di operare, perché è l'unico soggetto che può dare servizi in quel territorio, dove ormai ci sono gang criminali che, al fianco di Hamas, gestiscono gli aiuti umanitari. Abbiamo quindi bisogno che ci siano organizzazioni internazionali legittimate che facciano quel lavoro.
Ancor più grave è stato l'attacco al multilateralismo nel momento in cui Netanyahu ha passato tutti i limiti, attaccando UNIFIL. Penso che ora lì dobbiamo fare tutto quello che possiamo per difendere i nostri militari, garantendo loro sicurezza nel fare il proprio lavoro, per smantellare le basi di Hezbollah.
Concludo con un invito alla Presidente del Consiglio ad andare in Europa non rassegnandoci a questo senso di impotenza. Penso davvero che potremmo fare due cose che hanno una potenza simbolica, anche se, me ne rendo conto, non immediate.
So benissimo che la legge n. 185 del 1990 vieta l'export di armi e so benissimo quello che sta facendo il Ministero degli affari esteri, ma rispondere, come hanno fatto altri Governi, all'idea di un embargo a Israele avrebbe una potenza simbolica molto forte in questo momento. Altra cosa che potremmo fare insieme è il riconoscimento a livello europeo dello Stato di Palestina, perché è l'unico modo per realizzare il principio del "due popoli, due Stati" in cui tutti noi crediamo. (Applausi).
Non lasciamoci pervadere da questo senso di impotenza e non abbandoniamoci alla rassegnazione. L'Italia è un grande Paese e, insieme all'Europa, può aprire una fase nuova in Medio Oriente con più coraggio.
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Giovan Battista Angioletti» di Torre del Greco, in provincia di Napoli, che stanno assistendo ai nostri lavori e li ringrazio per la loro visita. (Applausi).
Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri (ore 12,30)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Speranzon. Ne ha facoltà.
SPERANZON (FdI). Signor Presidente, signora Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, il Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre arriva in un momento di grandi tensioni internazionali e di nuove sfide per l'Unione europea e per l'Italia.
L'Ucraina resta, ovviamente, sempre in cima all'agenda europea, perché poi quel conflitto ci riguarda tutti ed ha profonde ripercussioni sulla libertà e sulla sicurezza dell'intero nostro Continente. Continuare a sostenere l'Ucraina con l'obiettivo di una pace giusta è una necessità vitale non solo per il popolo ucraino, che sta combattendo per difendere i propri confini, ma per l'intera Unione europea.
Una sconfitta umiliante dell'Ucraina creerebbe un precedente pericolosissimo e fornirebbe a dittatori e autocrati di ogni latitudine del nostro mondo un ulteriore incentivo a non rispettare il diritto internazionale. Noi invece, grazie anche all'autorevole azione del presidente del Consiglio Meloni, del ministro della difesa Crosetto e del vice premier Tajani, siamo in prima linea per costruire un sistema basato su regole condivise, che non sia mai disposto a cedere ai ricatti di autocrazie o dittature.
Per questo dobbiamo continuare a sostenere l'Ucraina con fermezza e, oltre agli aiuti militari e umanitari, è importante anche essere pronti a contribuire nella fase di ricostruzione del Paese, ormai devastato da più di due anni e mezzo di guerra. Per questo sarà molto importante, per l'Italia, ospitare il prossimo luglio la conferenza sulla ricostruzione dell'Ucraina.
Cambiando scenario, da veneziano ho apprezzato molto il richiamo del Premier all'origine del nome Venezuela: la piccola Venezia. Il Venezuela è una Nazione profondamente legata all'Italia, non solo per il nome: basti pensare ai quasi due milioni di venezuelani di origine italiana. Riteniamo che le istituzioni europee debbano essere in prima linea nel difendere il popolo venezuelano, nel chiedere la liberazione dei prigionieri politici e inchiodare il regime di Maduro - di cui non riusciamo a riconoscere obiettivamente alcuna vittoria elettorale - alle proprie responsabilità e a risponderne.
Da veneziano, purtroppo, non posso neanche scordare il 7 ottobre, perché non solo a Venezia, ma per tutto l'Occidente, è una data molto importante, nella quale sui libri di storia nel 1571 si celebra a Lepanto la vittoria della flotta allora guidata dai Leoni di San Marco di Venezia contro quella ottomana. (Applausi).
Invece, purtroppo, questa data del 7 ottobre è destinata ora a entrare nei libri di storia per il più grande massacro di ebrei dai tempi della Seconda guerra mondiale, compiuto dai fondamentalisti di Hamas, cui sono seguiti immediatamente gli attacchi scagliati da Hezbollah e Houthi contro Israele, con il solo intento di uccidere quanti più civili possibili, quanti più ebrei possibili.
Queste organizzazioni terroristiche agiscono con il supporto dell'Iran di Khamenei, che proprio nei giorni scorsi ha definito la strage del 7 ottobre un legittimo atto di resistenza. È quello stesso Iran che finanzia il terrorismo fuori dai propri confini e che reprime violentemente in casa propria il dissenso, vantando anche il triste primato, mai sufficientemente esecrato a livello pubblico, politico e mediatico, delle esecuzioni capitali (pensate che nel 2023 sono state oltre 850). Bisogna riconoscere perciò che quello a Israele è un attacco coordinato con una chiara regia e non un insieme di azioni isolate.
Oggi la guerra prosegue su vari fronti, ma la nostra attenzione, da italiani, va soprattutto al Libano e ai nostri militari della missione UNIFIL. (Applausi). Non condanniamo il diritto di Israele a rispondere agli attacchi di Hezbollah e a riportare gli israeliani sfollati nelle loro case nel Nord del Paese, ma è inaccettabile che il Governo israeliano pretenda di costringere con la forza il nostro contingente ad andarsene o a spostarsi, così come dev'essere netta la condanna nei confronti di chi spara contro i nostri militari non solo perché dobbiamo salvaguardare l'incolumità dei nostri connazionali in divisa in Libano, ma anche perché è l'ONU a dover prendere una decisione sulla missione e valutarne l'utilità. I nostri militari non difendono Hezbollah, ma assolvono a un mandato che è stato loro assegnato dall'ONU, votato dal Consiglio di sicurezza. UNIFIL, lo hanno detto chiaramente il Presidente del Consiglio e il Ministro della difesa, resterà lì dov'è e continuerà a lavorare per garantire la sicurezza al confine tra Israele e Libano.
L'Italia e l'Unione europea devono fare tutto il possibile per impedire un ulteriore allargamento del conflitto e, in tal senso, il dialogo tra l'Europa e il mondo arabo, a partire dal vertice di domani tra l'Unione europea e il Consiglio di cooperazione del Golfo, potrà contribuire a trovare soluzioni diplomatiche, mitigare le tensioni e magari aiutare il percorso (da molti, forse da tutti auspicato) della convivenza in futuro di due popoli e due Stati, Israele e Palestina.
Venendo infine a un altro grande tema che verrà affrontato dal Consiglio europeo, ovvero le migrazioni, auspichiamo da sempre una linea più ferma e decisa da parte della Commissione europea. Grazie anche agli sforzi del Governo italiano, la lotta all'immigrazione illegale è diventata una priorità dell'intera Unione europea. I flussi migratori non possono essere subiti passivamente e organizzati da criminali mercanti di uomini, ma devono essere governati e gestiti dalle Nazioni europee che hanno il diritto e il dovere di proteggere i loro confini e decidere chi farvi entrare.
Stiamo esplorando soluzioni innovative e pragmatiche in tema d'immigrazione, puntando sulla cooperazione con i Paesi di origine e transito dei migranti e sugli hub esterni ai confini europei. Oggi possiamo dire con orgoglio che le parole del presidente von der Leyen nella sua lettera ai Capi di Governo europei dimostrano che la posizione e le soluzioni proposte dal Governo italiano sono diventate la linea della Commissione europea. (Applausi).
Con l'apertura dei centri migranti in Albania, criticati dalla sinistra e vergognosamente da certe ONG (che evidentemente temono si possa fermare quel traffico di esseri umani che, forse, rappresenta la loro principale fonte di guadagno), il Governo Meloni ha dimostrato coraggio e visione e ha fatto capire alla Commissione europea e ai Governi di altri Paesi, incluso quello laburista di Starmer, che i flussi migratori vanno gestiti a monte e che si può ridurre e combattere l'immigrazione clandestina, come testimoniato anche dal crollo degli sbarchi registrato nell'ultimo anno.
Concludo augurando buon lavoro al ministro Fitto per la nomina a Vice Presidente esecutivo della Commissione europea, nella speranza che le opposizioni italiane sappiano essere altrettanto patriottiche come Fratelli d'Italia, che nella passata legislatura non ha fatto mancare il proprio sostegno al rappresentante nell'Esecutivo europeo. Oggi l'Italia non è più… (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
Avverto che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dal senatore Borghi Enrico e da altri senatori, n. 2, dai senatori Terzi di Sant'Agata, Zanettin, De Poli, Centinaio e da altri senatori, n. 3, dal senatore Boccia e da altri senatori, n. 4, dai senatori Calenda e Lombardo, n. 5, dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, e n. 6, dal senatore Patuanelli e da altri senatori. I testi sono in distribuzione.
Ha facoltà di intervenire il presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Giorgia Meloni.
MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, ringrazio lei e i colleghi intervenuti. Cercherò di essere ragionevolmente breve, perché, com'è tradizione, prima del Consiglio europeo c'è anche un pranzo offerto dal Presidente della Repubblica e vorrei riuscire ad ascoltare il più possibile anche le dichiarazioni di voto dei colleghi. Darò quindi alcune risposte sulle questioni cui ritengo necessario replicare.
Collega Murelli, tutti siamo d'accordo sulla pace. L'Italia ha lavorato dall'inizio, tanto in Ucraina, quanto in Medio Oriente, per costruire la pace. Chiaramente, poi, bisogna intendersi su come quella pace si costruisca nel concreto: come ho detto e ribadisco, penso che in Medio Oriente significhi continuare a lavorare per un cessate il fuoco, tanto a Gaza, quanto in Libano. Non è facile, ma è il lavoro sul quale ci spendiamo ogni giorno, la sottoscritta e tutti i Ministri competenti all'interno del Governo; ciò significa arrivare al cessate il fuoco e alla liberazione degli ostaggi. Dal mio punto di vista, come ho detto varie volte, anche e soprattutto in seno al Consiglio europeo, perché penso che su questo l'Europa possa e debba giocare un ruolo che pochi altri possono giocare, ciò significa ragionare già concretamente di cosa dovrebbe accadere a Gaza all'indomani di un cessate il fuoco e di come accompagnare concretamente una transizione verso quello su cui siamo una volta tanto tutti d'accordo, cioè l'opzione dei due popoli in due Stati. Chiaramente, significa anche lavorare per la stabilizzazione del confine israelo-libanese, che è la ragione per la quale continuo a ritenere preziosa, nella difficoltà, l'opera prestata dai militari italiani e non solo impegnati nella missione UNIFIL e da quelli impegnati nella missione bilaterale Mibil, soprattutto per rafforzare la capacità delle Forze armate libanesi di garantire la sicurezza del loro territorio. È un lavoro molto complesso ed è così che a mio avviso si costruisce la pace.
Per l'Ucraina, come ho detto tante volte (ma forse è importante ribadirlo), costruire la pace significa soprattutto mettere la Nazione aggredita nella condizione di presentarsi a un tavolo delle trattative non in una posizione di debolezza, perché se l'Ucraina si presentasse a un tavolo delle trattative abbandonata da noi, senza avere condizioni per rivendicare una propria forza, purtroppo quella presunta pace tradirebbe qualcosa di diverso: l'accettazione di una forza militare che vale più del diritto internazionale. Come ho detto e come ribadisco per la centesima volta, non è solo un problema di cosa sia giusto e di cosa non lo sia (che comunque per me è sufficiente), ma che se accettiamo e ci voltiamo dall'altra parte quando saltano le regole del diritto internazionale, non ci rendiamo conto che vivremo in un mondo molto più caotico di quello nel quale viviamo oggi. Per questo sono convinta che fare il lavoro che l'Italia sta facendo sia nell'interesse nazionale italiano e nell'interesse di tutta la Comunità internazionale.
Sulla pace quindi siamo tutti d'accordo, chiaramente - lo dico rispetto ad altre cose che ho sentito dire anche in questo dibattito e in altre occasioni all'interno di quest'Aula - soprattutto se non confondiamo la parola "pace" con qualcos'altro. Per questo parliamo sempre di pace giusta.
Dopodiché, il senatore Delrio ha parlato dell'Europa come sommatoria di interessi nazionali, mentre il senatore Monti ha detto che bisogna fare attenzione al nazionalismo economico. Su questo chiaramente abbiamo avuto e abbiamo un'idea di costruzione europea diversa. Personalmente, ritengo che siano tutte pienamente legittime, ma non sempre ho visto da parte dei miei interlocutori il riconoscimento della legittimità di un'idea di costruzione europea diversa dalla propria. Credo che una cosa sia il nazionalismo economico e altra cosa sia riconoscere una specificità alle economie nazionali del Continente europeo, che è un pezzo della ricchezza dell'economia europea. Attenzione quindi, perché da una parte è vero - ed è il lavoro che anche l'Italia cerca di fare - che dobbiamo lavorare per accrescere la competitività europea anche immaginando giganti, lavorando per avere una maggiore integrazione in alcuni settori della nostra industria, ma dall'altra, quando abbiamo denunciato l'iper-regolamentazione, lo abbiamo fatto proprio perché, se pretende di andare bene per Nazioni che hanno economie molto diverse tra loro, rischia di non rafforzarle, come abbiamo visto accadere molto spesso in questi anni. È questa la ragione per la quale non ritengo che la soluzione per rendere l'Europa più forte sia banalmente quella di trasferire tutte le nostre competenze alla Commissione europea. Questo non ha funzionato, in quanto si è tradotto in un'iper-regolamentazione che spesso ha mortificato interi settori produttivi del Continente europeo.
Anche in questo caso, come ho detto moltissime volte, penso che il principio dei Trattati europei che dobbiamo applicare sia quello della sussidiarietà. Ci sono alcune cose sulle quali gli Stati nazionali non sono competitivi e mai lo saranno. Politica estera: corretto, sono d'accordo; oggi però, mentre regolamentiamo qualsiasi cosa inseguendo questo modello federalista dell'Unione europea, impieghiamo tre riunioni del Consiglio europeo per assumere una posizione dopo il 7 ottobre sui massacri di Hamas verso i civili israeliani. Il paradosso di questa costruzione, che fino a oggi è stata più simile all'idea che avete voi che all'idea che ho io, è che abbiamo una risposta per tutto quello che riguarda la vita quotidiana dei cittadini e nessuna risposta per tutto quello che riguarda il livello necessario di una costruzione europea: politica estera, politica di difesa e mercato interno. (Applausi).
Su questo siamo stati deboli, quindi il tema non è se serva più Europa o meno Europa, perché questo l'ho trovato un dibattito sempre semplicistico. Il problema è dove serve più Europa e dove serve meno Europa; non serve più Europa dappertutto, ma serve più Europa sulle grandi materie e serve meno Europa in tutte le materie sulle quali gli Stati nazionali possono dare risposte decisamente migliori di quelle che può dare il livello europeo. (Applausi). L'ho sempre pensata così e la penso ancora così. (Applausi). Alla fine, mi pare che più o meno questa lettura stia trovando maggiore condivisione.
Torniamo ora al tema della votazione della Commissione europea, posto dal senatore Delrio e dal senatore Alfieri. Punto primo: nel mio intervento ho parlato di quello che è accaduto nella Commissione, senatore Alfieri, quando Paolo Gentiloni venne a presentarsi. Lo dico per fare chiarezza. Quando si vota per la Commissione, ci sono due passaggi fondamentali: uno riguarda i singoli commissari, uno riguarda la Commissione nel suo complesso. I singoli commissari si presentano nella loro Commissione di competenza e devono avere un via libera come singoli commissari dai due terzi dei Gruppi politici presenti nella Commissione. Quando tutti i commissari hanno finito le loro audizioni, si va al Parlamento europeo dove si esprime una votazione sull'intera Commissione. Quello che ho ricordato io è che, nonostante Fratelli d'Italia ed ECR cinque anni fa fossero contrari alla Commissione von der Leyen, trattandosi del commissario italiano, fecero una scelta completamente diversa. Cinque anni fa quindi anteponemmo l'interesse nazionale italiano rispetto alla posizione del nostro partito. (Applausi).
Sono contenta di apprendere dal senatore Delrio - anzi, lo sapevo già - che il gruppo Partito Democratico è favorevole alla Commissione di Ursula von der Leyen. Credo sia favorevole anche non dico al nome, ma al fatto che all'Italia, per il peso e il ruolo che ha, vengano riconosciute una delega importante, com'è stato fatto per Raffaele Fitto, e una vice presidenza esecutiva. Sono certa che questa sia e sarà la vostra posizione, senatore Delrio. Temo però che, se questa è la vostra posizione, dobbiate parlare con il vostro Gruppo, perché quello che è accaduto nelle ultime settimane al Parlamento europeo è che il Gruppo dei socialisti ha cercato di far spostare l'audizione del commissario Fitto come ultimo tra i vice presidenti, dicendo apertamente che il Gruppo dei socialisti europei non avrebbe accettato che all'Italia venisse riconosciuta una vice presidenza esecutiva. Senatore Delrio, delle due l'una: o voi siete d'accordo con questa posizione - e io non lo penso - oppure negli anni passati, quando spesso avete parlato di isolamento internazionale, non stavate parlando con me. Credo che dobbiate farvi sentire dal vostro Gruppo (Applausi), perché escludo che il Gruppo dei socialisti possa votare sul commissario italiano in modo diverso da come gli dice il Gruppo italiano dei socialisti, che è anche la delegazione più numerosa. Allora se è vero quello che mi avete detto in quest'Aula (e, lo ripeto, ci credo, perché su queste cose ci credo), mi aspetto che cambi nelle prossime ore la posizione dei socialisti sulla facoltà o meno per questa Nazione di avere una vice presidenza esecutiva. Non stiamo parlando del commissario di Fratelli d'Italia, del centrodestra o del Governo italiano, qui stiamo parlando del commissario italiano. (Applausi). Pertanto, poiché credo che amiate questa Nazione, mi aspetto che la posizione del Partito Socialista nelle prossime ore muti completamente riguardo al fatto che l'Italia debba avere o meno una vice presidenza esecutiva. (Applausi).
Sono state dette molte cose sulla vicenda israeliana dai senatori Delrio, Alfieri e altri. Si tratta chiaramente di una situazione molto complessa. In un mondo nel quale ogni giorno mi alzo e c'è un giornalista che mi chiede se sono preoccupata, dovrei passare una vita di terrore. Il conflitto in Medio Oriente mi preoccupa sul serio e credo per questo che sia importante ragionare non inseguendo l'istinto, ma chiedendosi, ogni volta che si fa una scelta, quali ne saranno le conseguenze. La posizione del Governo italiano, come penso si veda, viene riconosciuta come estremamente equilibrata da tutti gli attori della Regione. Mi considero e considero l'Italia un'amica di Israele. Penso per questo che si debba anche avere il coraggio di dire quando le cose non funzionano, come fanno normalmente gli amici. Comprendo le ragioni di Israele, che ha bisogno di impedire che quanto è accaduto lo scorso 7 ottobre possa ripetersi, ma questo ovviamente non vuol dire che sia d'accordo con tutte le sue scelte.
Una cosa però la voglio dire: attenzione, signori, quando ci sono stati gli attacchi del 7 ottobre scorso, ho detto anche in quest'Aula che la modalità con la quale li avevamo visti raccontati al mondo, con una ferocia che andava oltre, e l'impressione che ne ho avuto io al tempo è che quegli attacchi terroristici fossero stati portati avanti in quel modo perché la strategia del fondamentalismo islamico era quella di costringere Israele a una reazione troppo dura e isolarlo nella regione (sappiamo tutti che il vero nemico erano gli Accordi di Abramo, cioè la normalizzazione delle relazioni con Israele) e nelle opinioni pubbliche occidentali. È, più o meno, quello che sta accadendo. Questa era la strategia, perché isolare Israele è l'unico modo per provare a cancellarlo.
Allora dobbiamo fare attenzione, mentre non siamo d'accordo e cerchiamo di far passare con determinazione i nostri messaggi, a non dare all'altra parte il segnale che Israele viene abbandonato a sé stesso, perché le conseguenze di una scelta del genere potrebbero ugualmente essere non immaginabili, quindi la materia è molto complessa.
Vorrei approfittare anche per chiarire la vicenda delle esportazioni di armi verso Israele. Voi sapete che, dopo l'avvio delle operazioni israeliane a Gaza, il Governo ha sospeso immediatamente la concessione di ogni nuova licenza di esportazione per materiali di armamento verso Israele, ai sensi della legge n. 185 del 1990; tutti i contratti firmati dopo il 7 ottobre quindi non hanno trovato applicazione. Le licenze di esportazione verso Israele che invece erano state autorizzate prima del 7 ottobre sono state tutte analizzate caso per caso dall'autorità competente, che è l'Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento (UAMA) presso la Farnesina, applicando la normativa italiana, europea e internazionale.
Voglio ricordare che la posizione italiana (lo dico anche rispetto a un dibattito che, all'indomani delle dichiarazioni del presidente Macron, si è molto animato), relativa al blocco completo di tutte le nuove licenze di esportazione, è molto più stringente e restrittiva di quella applicata dagli altri nostri partner di riferimento, cioè la Francia, la Germania e il Regno Unito. Questi partner continuano a operare, anche per le nuove licenze, una valutazione caso per caso. Noi sulle nuove licenze non la facciamo, ma abbiamo bloccato tutto; facciamo invece una valutazione caso per caso sulle vecchie licenze. Chiaramente, laddove c'è il rischio che questo materiale sia impiegato nella crisi in atto, non procediamo, mentre lo facciamo quando siamo certi che il materiale non possa essere utilizzato. È il caso, ad esempio, di munizioni marittime dimostrative (licenza firmata prima del 7 ottobre, prima sospesa e poi revocata), perché non potevamo essere sicuri. Non è il caso, ad esempio, di componentistica per aerei che vengono assemblati in Israele per essere esportati negli Stati Uniti, perché non c'è il rischio che possano essere utilizzati. Questo è il modo in cui sta procedendo l'Italia e mi pare che sia un modo di procedere molto serio. (Brusìo. Richiami del Presidente).
Dopodiché, senatore Delrio, per quanto riguarda l'immigrazione, non ho cercato di dividere l'Assemblea tra chi è amico degli scafisti e chi no. Ho detto che trovo vergognose alcune dichiarazioni fatte da un'organizzazione non governativa che opera nel Mediterraneo, la quale ha detto che le guardie costiere sono i veri trafficanti di esseri umani e invece gli scafisti sono degli innocenti che noi mettiamo in galera.
Penso che il fatto che si risponda su una materia del genere sia abbastanza curioso, perché presumo che lei condivida il fatto che queste parole sono vergognose. Sono convinta che i grandi nemici, in questa questione, continuino ad essere i trafficanti di esseri umani; non credo che i nostri nemici siano le guardie costiere, ma che lo siano quelli che stanno facendo miliardi e miliardi di euro sulla pelle di poveri disperati, persone disperate che legittimamente sperano in una vita migliore, e non chi invece cerca di far rispettare le regole. Mi incuriosisce che, su una vicenda del genere, lei mi risponda dicendo che io cerco di dividere l'Assemblea su questo, perché parto dal presupposto che l'Assemblea su questo dovrebbe essere d'accordo, altrimenti davvero avremmo un problema, senatore Delrio. (Applausi).
Dopodiché, voglio dire al senatore Borghi che è già previsto che io vada in Libano (almeno su una cosa siamo d'accordo), così come anche il ministro Tajani si sta preparando per andare in Israele e in Palestina la settimana prossima. Stiamo facendo, anche con la nostra presenza, tutto quello che è possibile fare.
Senatrice Bevilacqua, che dire? Ci vorrebbe un po' troppo tempo per rispondere alla sequela di inesattezze miste a menzogne che è riuscita a condensare in pochi minuti di intervento. (Applausi). Mi soffermo su tre cose, velocemente. Lei sostiene che io avrei detto in quest'Aula - non ho stenografato la sua frase - che sarebbe un errore fare la transizione ecologica, perché ci consegniamo a nuove dipendenze. Non so se lei non abbia capito il mio intervento o se sia la solita strumentalizzazione. (Applausi). Io ho detto una cosa diversa: ho detto che, se nel fare la transizione ecologica - cosa sulla quale siamo d'accordo - imponiamo l'uso di un'unica tecnologia, ossia l'elettrico, ci consegniamo a nuove dipendenze. (Applausi). Non so se lei non abbia capito o se stia strumentalizzando, ma garantisco che il concetto non è difficile (Commenti); lo ripeto: il concetto non è difficile, e lo ribadisco ancora. Temo che… (Commenti).
PRESIDENTE. Colleghi del Gruppo MoVimento 5 Stelle, vi prego.
MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Io capisco bene come vi muovete e penso che… (Commenti. Richiami del Presidente). Guardi, il giorno che mi faccio spiegare che cosa ho detto da un esponente del MoVimento 5 Stelle, mi dimetto. (Applausi. Commenti).
PRESIDENTE. Senatrice Pirro, per cortesia.
MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Dopodiché, capisco benissimo quello che state facendo… (Commenti. Richiami del Presidente). Guardi, comunque temo che non vi aiuterebbe.
PRESIDENTE. Presidente Meloni, prosegua senza dialogo.
MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Al di là di questo, capisco quello che state facendo. Senatrice Bevilacqua, penso che sia veramente irresponsabile, nello scenario che stiamo vivendo, far credere ai giovani italiani che andranno in guerra in Ucraina, per cercare di raggranellare qualche voto. Penso che questo sia veramente un atteggiamento irresponsabile. (Applausi). Mettiamola così, la leggerezza con la quale voi del MoVimento 5 Stelle affrontate le crisi internazionali è pari solo a quella con la quale avete affrontato il bilancio dello Stato quando eravate al Governo. (Applausi. Commenti). Senatrice Bevilacqua, ci vuole una maschera di ferro per accusare questo Governo di gettare i soldi dalla finestra; anche volendo, questo Governo non potrebbe farlo, perché li avete già gettati tutti voi, lasciandoci 200 miliardi di euro di debiti da pagare, che potrebbero essere destinati a sanità, pensioni, lavoro dei cittadini (Applausi) e che invece voi avete destinato a ristrutturare il 4 per cento delle case degli italiani (prevalentemente seconde case). Vi prego, ci vuole veramente coraggio a dire che noi gettiamo dalla finestra i soldi dei cittadini, perché non siamo nella condizione di farlo… (Commenti).
PRESIDENTE. Senatrice Bevilacqua, la prego.
MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Questo grazie ovviamente all'eredità che ci avete lasciato. Poi è possibile che io faccia opposizione, senatrice Bevilacqua. (Commenti).
PRESIDENTE. Mi sembra che adesso, da tutti i lati…
MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Ho finito, Presidente.
PRESIDENTE. Lasciamo concludere tranquillamente il Presidente.
MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. È possibile che io faccia opposizione ai cittadini, ma non è quello che i cittadini hanno detto nel giugno scorso. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il Ministro per i rapporti con il Parlamento, al quale chiedo di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.
Presidenza del vice presidente CASTELLONE (ore 13,05)
CIRIANI, ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, il Governo accetta la proposta di risoluzione n. 2 della maggioranza. Per le altre cinque proposte di risoluzione dell'opposizione, il Governo indica alcune riformulazioni. Laddove tali riformulazioni non vengono accettate, il parere del Governo è da intendersi contrario.
Sulla proposta di risoluzione n. 1, presentata dal Gruppo Italia Viva, il parere è contrario sulle premesse, contrario sugli impegni 5 e 8 e favorevole sugli impegni 2, 3, 6, 7 e 10. Il Governo esprime favorevole sull'impegno 1 con la seguente riformulazione: espungere le parole «anche attraverso la nomina di un inviato speciale per la pace». Esprime parere favorevole sull'impegno numero 4, con la seguente riformulazione: sostituire le parole «il Libano» con la parola «Hezbollah». Il parere è favorevole sull'impegno numero 9, con la seguente riformulazione: espungere le parole da «ma anche» fino alla fine del periodo.
Sulla proposta di risoluzione n. 3, presentata dal Gruppo Partito Democratico, il Governo esprime parere contrario sulle premesse e sugli impegni 1, 5, 6, 8, 11, 18, 20, 21, 22, 25, 27, 28, 29, 30, 31, 32 e 33; esprime parere favorevole sugli impegni 2, 3, 4, 12, 13, 14, 15, 19, 23, 24, 34 e 35. Esprime parere favorevole sull'impegno n. 7 con la seguente riformulazione: espungere le parole da «per fermare» fino a «da parte di Israele». Esprime parere favorevole sull'impegno numero 9 con la seguente riformulazione: espungere le parole da «come UNRWA» fino alla fine del periodo. Esprime parere favorevole sull'impegno 10 con la seguente riformulazione: espungere le parole da «nonché alla pericolosa azione» fino alla fine del periodo. Esprime parere favorevole sull'impegno 16 con la seguente riformulazione: espungere le parole «e completare l'Unione bancaria». Esprime parere favorevole sull'impegno 17 con la seguente riformulazione: espungere le parole da «e a tali fini» fino alla fine del periodo. Esprime parere favorevole, infine, sull'impegno 26, se così integralmente riformulato: «a continuare a contrastare efficacemente il traffico di esseri umani, anche attraverso partenariati responsabili e trasparenti con i Paesi di origine e transito».
Il parere sulla proposta di risoluzione n. 4, presentata dal Gruppo Azione, è contrario sulle premesse e sugli impegni 3, 13 e 14, mentre è favorevole sugli impegni 1, 2, 5, 10, 11, 12 e 15. Il parere è favorevole sull'impegno n. 4 con la seguente riformulazione: sostituire le parole da «a sollecitare» fino a «misure efficaci» con le seguenti: «a proseguire la collaborazione con gli Stati membri». Il Governo esprime parere favorevole sull'impegno n. 6 con la seguente riformulazione: espungere le parole «dei membri» fino alla fine del periodo. Il Governo esprime parere favorevole sull'impegno n. 7 con la seguente riformulazione: sostituire le parole «ad assicurare» con le seguenti: «a continuare ad assicurare». Esprime parere favorevole all'impegno n. 8 con la seguente riformulazione: espungere le parole da «fondato sul contrasto fino alla fine del periodo». Esprimo parere favorevole sull'impegno n. 9 con la seguente riformulazione: espungere le parole da «nonché per esigere» fino alla fine del periodo.
Sulla proposta di risoluzione n. 5 del Gruppo Alleanza Verdi Sinistra, il Governo esprime parere contrario sulle premesse e su tutti gli impegni, tranne che sugli impegni nn. 1 e 15, su cui il parere è favorevole.
Infine, sulla proposta n. 6 del Gruppo MoVimento 5 Stelle, il parere è contrario su tutte le premesse e contrario su tutti gli impegni, salvo parere favorevole sui seguenti impegni.
Sul paragrafo relativo alla crisi in Medio Oriente, il numero 2, il parere è favorevole alle lettere c) e d) e alla lettera a), con la seguente riformulazione: espungere le parole da «intraprendendo» fino alla fine del periodo. Il parere è favorevole alla lettera l), purché integralmente riformulata: «a continuare a sostenere in sede europea la previsione di sanzioni mirate contro i coloni israeliani estremisti in Cisgiordania, in forza dell'ostacolo che rappresentano nell'ambito di un auspicabile processo di pace».
Infine, sul paragrafo relativo alla crisi in Ucraina, il numero 3, il parere è favorevole alla lettera f), con la seguente riformulazione: espungere le parole «il rafforzamento delle».
PRESIDENTE. Passiamo alle votazioni.
CALENDA (Misto-Az-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALENDA (Misto-Az-RE). Signor Presidente, finisce un po' come al solito, con il Governo che ci dice una serie di cose: che noi siamo con gli scafisti, che siamo addirittura contro l'Europa, quella giusta, quella interdipendente. Così ha detto il presidente Meloni. Ma a me sembrava che l'Europa interdipendente interessasse più a noi che ad Orban, alleato del suo alleato, alleato con lei da molti anni.
Sono contento che sia rientrata la presidente Meloni, perché il problema vero di questa discussione tenuta in questi toni è che noi possiamo andare avanti a rinfacciarci tante cose. Potrei per esempio dire che, in occasione della designazione di quello che spero sarà il vicepresidente Fitto, noi abbiamo detto che è una persona capace, che eravamo contenti, che andava a sostenuta. Però potrei ricordare alla presidente Meloni che lei, su Gentiloni, in televisione ha detto: quel poverino che sarà sottoposto al controllo di Dombrowskis e dell'asse franco-tedesco. Allora, Gentiloni era controllato e Fitto non è controllato. Ma come funziona? Dipende dal marchio di fabbrica?
Presidente Meloni, sulla questione Ucraina, sulla questione di Israele, su tante altre, noi non accettiamo tante lezioni. Sull'Ucraina, per esempio, siamo talmente convinti delle sue parole sulla differenza tra pace e resa, che riteniamo indispensabile che all'Ucraina venga concesso di usare armi sul territorio russo per colpire i punti da dove partono i bombardamenti.
Forse questa sarebbe una questione da sciogliere, finalmente, perché, altrimenti, la posizione rischia di essere una posizione che non assume le conseguenze fino in fondo.
Sono d'accordo che dire che i soldati italiani, i ragazzi italiani, verranno mandati al fronte è risibile, così come risibile è dire che Draghi era ed è a favorevole alle lobby delle armi. La difesa europea è un principio fondamentale, che serve ad assicurare la sicurezza a tutti, anche, alla fine, spendendo meno per gli armamenti.
Questa rappresentazione, presidente Meloni, per cui l'Europa è diventata italiana perché è diventata quello che lei ha sempre auspicato fino ad oggi, purtroppo, non corrisponde al vero. Lei stessa, infatti, ci dice che ci vogliono tre Consigli europei per raggiungere una decisione.
Ancora oggi siamo dipendenti da Orban per il pacchetto di sostegno all'Ucraina. Forse bisognerebbe dire con chiarezza che - come dice Draghi - bisogna rimuovere il diritto di veto in seno al Consiglio europeo, perché altrimenti non funziona e non accade nulla. Sì, io penso che la situazione sia drammatica, e concordo con Draghi quando dice che l'Europa, da questo punto di vista, rischia per la prima volta di finire.
Quando lei dice cose che ci convincono - come lei sa - non abbiamo alcun timore a darle ragione e persino a votare provvedimenti che lei presenta. Tuttavia, lei chiede in quest'Aula una responsabilità alle opposizioni. La mia domanda per lei è la seguente: cosa succede se le opposizioni responsabili le chiedono, per esempio, di condividere il Piano strutturale di bilancio, perché ha un orizzonte che va a sette anni, e di comprenderne e discuterne i principi, perché potrà essere qualcosa di cui dovremo occuparci noi? Oppure quando le opposizioni le chiedono di discutere la questione disastrosa dell'automotive, che va risolta a livello europeo e non solo relativamente al green deal europeo? È una posizione che io condivido: il green deal europeo è fatto male e implementato peggio. Ma non è solo questo il problema. Il tema oggi è da affrontare in emergenza perché il prossimo anno crolla un settore. Se non riusciamo a fare un piano in Italia - e non lo stiamo facendo - e in Europa e ottenere una deroga alla normativa sugli aiuti di Stato, non ci arriviamo. Abbiamo fatto un piano, ma c'è mai una richiesta di vederlo e condividerlo? Lei cita il Piano Mattei. Io penso che il Piano Mattei non sia la rivoluzione copernicana, perché usa i fondi che ci sono sempre stati. Penso però che una cabina di regia a Palazzo Chigi sia una cosa buona per coordinarli. Ma lei ha mai fissato un incontro con le opposizioni per discuterne nel dettaglio?
Lei chiede molta responsabilità, ma la responsabilità non è un sentimento individuale, a seconda della propria prospettiva di utilità. È qualcosa verso la quale bisogna fare atti concreti, perché altrimenti quello che succede è che si ricade in quello che abbiamo visto oggi, cioè slogan da una parte e dall'altra che non costruiscono null'altro che l'allontanamento dei cittadini e dell'Europa. (Applausi).
BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, Presidente del Consiglio, colleghi, quello che sta per riunirsi - come tutti sappiamo - è un Consiglio europeo cruciale, dopo il chiaro orientamento espresso dalla volontà dei popoli europei e l'agognata designazione della nuova Commissione europea.
È una partita, quella del rinnovo dei vertici europei, che ci ha visto come Italia, Paese fondatore, giocare nel ruolo di protagonista, con la credibilità e l'autorevolezza che è propria di chi guida il nostro Governo. Mi rivolgo a lei con orgoglio e stima, presidente Meloni, che, in nome di un inequivocabile mandato popolare e di un ritrovato orgoglio nazionale, ha saputo tradurre nella pratica la sua serietà e applicarla alle trattative per il rinnovo dei vertici europei. E ha fatto ciò tenendo sempre la barra dritta e senza mai cedere alle provocazioni di chi, anche in Patria, ha cercato in tutti i modi di sminuire un risultato elettorale inatteso per un Governo in carica da due anni e un risultato per l'Italia con la nomina del nostro Raffaele Fitto a Commissario europeo, con importantissime deleghe.
L'Italia e gli italiani non possono che dirle grazie per il modo in cui lei, Presidente, rappresenta l'Italia nelle sedi europee e internazionali, tanto che - bontà vostra - potremmo iniziare a parlare di Europa a trazione italiana, perché i risultati di questo Governo sono sotto gli occhi di tutti.
I dati sono stati prima sciorinati molto meglio di me dal collega Gasparri e non li ripeterò per non farli diventare noiosi agli occhi degli italiani. Gli italiani non hanno bisogno di essere presi in giro o delle nostre parole, perché ad ogni elezione dimostrano il consenso che danno al presidente Meloni e a questo Governo.
Al ministro Fitto, che ha fatto un grande lavoro con il presidente Meloni, rinnovo i miei auguri di buon lavoro per l'imminente incarico che andrà a svolgere in seno alla Commissione, consci che saprà rappresentare al meglio gli interessi della nostra Nazione e nella speranza che, almeno in quella sede, alcuni partiti dell'opposizione si comportino da italiani e non da partigiani politici.
Colleghi - come sappiamo - sul tavolo di questo Consiglio ci saranno dei temi drammatici, come la guerra in Ucraina, la crisi in Medio Oriente, la crescita economica, la competitività, la gestione dei flussi migratori e la condanna incondizionata dei fatti in Venezuela.
Sul primo punto dobbiamo ribadire come l'Europa si sia impegnata a favore di una pace giusta e duratura in Ucraina, basata sui principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. Riteniamo sia fondamentale rinnovare i nostri impegni affinché il sostegno all'Ucraina possa continuare con forza a 360 gradi, nel rispetto degli accordi sin qui assunti all'interno dell'Alleanza Atlantica. È bene dire - e non so chi possa dire il contrario - che mettere in sicurezza l'Ucraina significa mettere in sicurezza l'Europa, l'Occidente delle libertà e dei diritti come li conosciamo e come vorremmo continuare a mantenerli. Parafrasando Ugo la Malfa, oggi la libertà dell'Occidente si difende sotto le mura di Kiev, proprio come sotto quelle di Gerusalemme: simul stabunt simul cadent. Per questo, pur continuando a lavorare incessantemente per la pace, è imprescindibile che l'Ucraina continui nella sua autodifesa con il sostegno dell'Europa e della NATO; naturalmente, qualsiasi piano di pace dovrà passare per un forte indirizzo dell'Unione europea, con una politica estera e di difesa - magari lo fosse, presidente del Consiglio Meloni - finalmente comune. Non c'è più tempo, non possiamo più rimandarlo.
Citando Israele e la sua funzione faro per le radici giudaico-cristiane del nostro Continente e delle moderne democrazie, arriviamo ad affrontare la crisi in Medio Oriente. Condanniamo con la massima fermezza il drammatico pogrom del 7 ottobre, l'attacco iraniano contro Israele. Così come plaudiamo alla sua fermezza, presidente del Consiglio Meloni, nell'aver ribadito a muso duro, senza paura, al primo ministro israeliano Netanyahu, l'inaccettabilità che UNIFIL sia stata attaccata dalle Forze armate israeliane. Abbiamo l'assoluta pretesa, e non solo la necessità, che la sicurezza del personale di UNIFIL e dei nostri soldati, che sono - ricordiamolo - peacekeeper, sia sempre garantita. Siamo con lei, signora Presidente del Consiglio, davvero col cuore anche nel rinnovare l'impegno dell'Italia in questo senso, convinti come siamo che solo attraverso la piena applicazione della risoluzione delle Nazioni Unite n. 1701 del 2006 si possa contribuire alla stabilizzazione del confine israelo-libanese. Condividiamo con forza l'appello del nostro Paese, unitariamente a Francia, Germania e Gran Bretagna, affinché le Forze di difesa israeliane cessino gli attacchi pretestuosi a UNIFIL, che peraltro si stanno ritorcendo contro lo stesso Israele, di cui siamo amici e difendiamo il diritto a esistere e a proteggersi.
È urgente in questo senso lavorare con ogni sforzo e con ogni mezzo e autorevolezza a una de-escalation e apprezziamo il suo annuncio, che - a differenza di altri colleghi - avevamo già letto, del fatto che si recherà con grande coraggio in Libano. L'Occidente unito, ma non solo, i Paesi dei Patti di Abramo devono lavorare in questa direzione, dato che una guerra regionale e di religione non è nell'interesse di nessuno, nemmeno del regime iraniano, che oggi minaccia direttamente Israele dopo aver sovvenzionato Hamas e Hezbollah, che attenta alla sua integrità territoriale, ma che non può permettersi di aprire due fronti, essendo privo dell'appoggio del suo popolo, che attende di essere liberato probabilmente dal nostro Occidente. Da decenni Israele lotta contro chi, al contrario, vorrebbe eliminare il suo Stato dalla faccia della terra e oggi è costantemente minacciato da uno strisciante antisemitismo - come ho detto anche in un recente convegno, sembra di stare nel 1939 - che purtroppo viene anche alimentato e rinforzato dai reiterati doppi standard operati da certa propaganda di sinistra, da chi urla Palestina libera dal Giordano al Mediterraneo e invoca la cancellazione dello Stato ebraico, o da chi è sempre pronto a denunciare le illegalità di Israele e mai - e ripeto mai - a far rilevare, piuttosto, che dall'altra parte ci sono organizzazioni terroristiche che non vengono condannate. (Applausi).
Siamo allora con lei, signora presidente del Consiglio Meloni, anche in questa battaglia campale per combattere l'indifferenza, come eredi di coloro che stanno subendo gli abomini di questo nuovo Olocausto. Condanniamo tuttavia l'abuso di forza, la volontà di radere al suolo un intero popolo, bambini, donne e civili che subiscono una doppia violenza dai terroristi e dagli attacchi militari. Da troppi anni si sente parlare di due Stati e due popoli: io personalmente non ne posso più, sono in Parlamento da oltre venticinque anni e lo sento dire da sempre. Passiamo dalle parole ai fatti, per cortesia.
Un'importante riflessione riguarda poi il tema dell'immigrazione: tema che si fa ancora più impellente proprio a causa della polveriera del Medio Oriente. Fa bene ogni tanto ricordare i successi ottenuti e non è solo un esercizio stilistico di autocelebrazione. Lo dico perché anche su questo tema l'Italia ha impresso una svolta storica e decisiva, indicando la strada per una nuova gestione dei flussi migratori, seguita anche da altri Paesi europei. Vorrei leggere a quanti fanno finta di non capire: migranti, von der Leyen guarda all'Italia, trarre lezioni dal Patto con l'Albania. È una citazione di Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea. Mi riferisco cioè al Piano Mattei, un progetto fortemente voluto dal presidente del Consiglio Meloni; un progetto senz'altro ambizioso, ma che per la prima volta assicura un sostegno diretto alle popolazioni africane e a quei Paesi mediterranei che da decenni sono sempre ignorati. Colleghi, proprio in quest'Aula, solo pochi mesi fa il nostro Governo invitava decine di Capi di Governo e Capi di Stato africani a un evento che a livello internazionale ha significato per l'Italia, ma anche per l'Europa intera, un momento decisivo e storico.
Diciamo quindi con chiarezza che sull'immigrazione abbiamo finalmente cambiato passo, anzi sarebbe dire meglio dire che la premier Meloni ha dettato il passo.
Oggi le politiche di gestione dei flussi sono tali da non pesare solo ed esclusivamente sulle spalle dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, tra cui in primis l'Italia, ma vengono a essere fondate sulla condivisione, grazie alla moral suasion del nostro Governo. L'annuncio che Frontex, fondata da un altro italiano all'epoca commissario europeo all'immigrazione e giustizia, il mio compianto Franco Frattini, diventerà l'Agenzia per i rimpatri europei, è un'altra vittoria del Governo Meloni, di quel Governo di centrodestra che - secondo alcuni - sarebbe stato reietto in Europa, ma al quale viceversa per la prima volta anche altri Paesi membri come la Francia, la Germania, la Spagna si sono allineati. L'Italia ha tirato il pallone il più lontano possibile verso la porta delle soluzioni e ha costretto tutti gli altri a inseguirla. Oggi in Italia, confine Sud dell'Europa, si entra legalmente, e non attraverso dei trafficanti di esseri umani che sono - quelli sì - dei criminali, e non le nostre Forze dell'ordine e di polizia, né la nostra Guardia costiera. Diciamolo tutti con fermezza e all'unisono. Lo diciamo con emozione perché la tutela della vita e della dignità delle persone, la sicurezza dei confini, il rispetto dei diritti umani in Africa e nel vicino Oriente, la lotta al traffico degli esseri umani e il diritto dei popoli di costruire un futuro nel proprio Paese sono principi molto difficili da conciliare, che non possono per alcuna ragione essere messi l'uno contro l'altro.
Ci sarebbero tante altre cose da aggiungere, ma non voglio rubare tempo ai colleghi. Mi si lasci concludere dicendo semplicemente alla presidente Meloni di continuare assolutamente a occuparsi di politica estera, perché sta dando una lezione al mondo, al resto del Parlamento e agli italiani sul fatto che occuparsi di politica estera significa occuparsi molto bene del nostro Paese, l'Italia. (Applausi).
RENZI (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZI (IV-C-RE). Signor Presidente, Ministri presenti, membri del Governo, onorevoli colleghi, la Presidente del Consiglio è venuta in Aula questa mattina per il consueto appuntamento, che ha affrontato nella consueta modalità, che è un incrocio ormai abituale tra Wonder Woman e Calimero: da un lato, la rivendicazione che da quando c'è la Meloni il mondo è totalmente diverso; dall'altro quel sottile, costante e reiterato vittimismo di fondo per cui tutti ce l'hanno con lei e comunque, a prescindere, l'opposizione non capisce. Noi ci limitiamo a elencare alcune contraddizioni che sicuramente i membri del Governo sottolineeranno alla Presidente del Consiglio quando avranno l'occasione di incontrarla.
La prima: sulla vicenda di Raffaele Fitto, noi siamo d'accordo con il richiamo all'unità nazionale che fa la Meloni del 2024, ma la Meloni del 2024 non è d'accordo con la Meloni del 2019 e non è d'accordo con la Meloni del 2014. (Applausi). La Meloni del 2019, il 9 settembre, invita alla piazza contro Paolo Gentiloni, e la Meloni del 2014, il 30 agosto, definisce la nomina dell'Alto rappresentante un inutile pennacchio. Onorevoli colleghi, si può legittimamente cambiare idea, ma non si può pensare di attaccare gli altri. Contro l'Italia è stata la Meloni nel 2014 e nel 2016, quando chiese - unica - le dimissioni di Federica Mogherini, la cui nomina fu sottolineata dalla Meloni come il cedimento sciagurato alle sciagurate sanzioni alla Russia. (Applausi).
La storia bisogna non dico averla studiata, ma almeno averla capita. Giorgia Meloni non è in condizioni di dare lezioni a noi qui. Si aggiunga che, anche laddove non arriva il buonsenso, deve arrivare il senso del pudore. Se si sottolinea che la nomina di Fitto è un fatto storico perché abbiamo ottenuto la Vice Presidenza, allora aver nominato il Presidente della Commissione, come è accaduto nel 1999, o aver nominato l'Alto rappresentante nel 2014, o aver nominato il Presidente della Banca centrale europea nel 2011, cosa sono? (Applausi). È oltre la storia, è leggenda. Cara Giorgia Meloni: un po' meno Wonder Woman, un po' meno Calimero e un po' più concretezza, quella che, ad esempio, manca sulla vicenda immigrazione.
Noi affermiamo in quest'Aula che il tentativo di aprire una discussione tra chi dice che i centri migranti in Albania sono il futuro e chi dice che sono una violazione dei diritti umani è profondamente sbagliata. Al di là delle legittime opinioni, c'è un punto che il vostro elettorato di centrodestra, colleghi della maggioranza, prima o poi vi chiederà portandovi il conto. Il punto è molto semplice: per uno spot elettorale che avete fatto e che ha certificato non la sinistra brutta e cattiva, ma il vostro partner Edi Rama, che è andato alla televisione albanese e ha detto che questa cosa a loro non costa niente, non serve a niente, ma serve alla Meloni per la sua campagna elettorale, tanto paga l'Italia. (Applausi). Per la campagna elettorale di Giorgia Meloni avete speso 900 milioni di euro, mandando 16 migranti con una nave ad hoc nella giornata di ieri e mandandone in totale 800. Avete sprecato 900 milioni di euro che dovevate dare ai Carabinieri (Applausi), ai poliziotti, alle liste d'attesa sulla sanità. Quei 900 milioni portano via immigrazione che potrebbe essere qualificata e regolare, andando ad accogliere le richieste delle aziende del Nord-Est che vogliono migranti qualificati e regolari. No, prendete 900 milioni e andate a raccontare che state facendo la rivoluzione. State soltanto facendo campagna elettorale a spese del contribuente.
Potremmo continuare a lungo sull'intervento della Presidente del Consiglio. Ella ci ha detto oggi che sull'Ucraina noi diamo la linea. Questo racconto è fantastico. Siamo l'unico Paese del G7 che ha detto di no all'utilizzo delle armi in fase offensiva da parte dell'Ucraina; l'unico Paese del G7 che è contro la linea della comunità internazionale. Contemporaneamente, però, si dice che l'Europa deve avere una posizione unitaria. Non riuscite ad averla nel vostro Governo sulla questione dell'Ucraina e venite a raccontare a noi che ci vuole adesso un grande protagonismo italiano.
In questa settimana di tensioni internazionali dove era il grande protagonismo? Il presidente del G7 Tajani, presidente della riunione dei Ministri degli esteri del G7, ha partecipato alla sagra dell'uva di Marino, alla Fiera del tartufo di Alba e ha inaugurato un paio di sezioni di Forza Italia. Il ministro Salvini, altro Vice Presidente del Consiglio, era impegnato a Pontida con il noto filo ucraino Orban, e la Presidente del Consiglio era alla ricerca della talpa infame che aveva dato il messaggio di WhatsApp a una serie di persone ancora sconosciute, che comunque, incomprensibilmente, l'hanno passato ai giornalisti. Questo è il vostro protagonismo di politica estera. Noi siamo molto contenti che, accogliendo l'invito del collega presidente Borghi, la Presidente del Consiglio abbia invitato il ministro degli affari esteri della cooperazione internazionale Tajani ad andare anche all'estero; cosa che probabilmente gli crea qualche elemento di disturbo e di difficoltà. È interessantissimo che Tajani finalmente vada all'estero e si rechi in Israele. Noi ci auguriamo che possa fermarsi in Libano, visitare i nostri soldati, e non fermarsi alla prima sagra del pompelmo o a inaugurare la sezione di Forza Italia di Beirut. Spero che ci siano dei messaggi molto chiari al ministro Tajani a tale riguardo. (Applausi).
Nel frattempo si abbia il coraggio di dire - cara Presidente del Consiglio per interposta persona - che, quando ci venite a raccontare del sovranismo europeo e italiano, ci aprite una porta aperta. Avete parlato di sovranismo economico. Credo che a un certo punto bisogna guardarsi negli occhi. È vero che qui siamo tutti membri delle istituzioni e ci conosciamo da decenni. Ma qui abbiamo la Presidente del Consiglio che, per decenni, dall'opposizione ha gridato contro la svendita dei beni italiani all'estero, dicendo che noi eravamo i pericolosi turbo liberisti con 3 b e, nel giro di due anni, è riuscita a dare i telefoni agli americani (KKR), gli aerei ai tedeschi di Lufthansa; leggo che BlackRock vuole prendere le centrali elettriche; Musk va bene per qualsiasi cosa, perché ormai è come il prezzemolo e lo scopriamo anche intento alle vicende di SOGEI. Sono molto contento quando Musk va sullo spazio perché è un innovatore. Quando Musk lo troviamo negli appalti di SOGEI, come succede stamattina, mi prende male. E spero che Elon Musk non lo sappia.
Di fronte a questo, voi eravate quelli che con il ministro Urso dovevate dichiarare guerra alle multinazionali e invece state facendo esattamente l'opposto di quello che avete sempre detto. E non avete neanche il coraggio di chiedere scusa. (Applausi).
Signora Presidente, per andare a Bruxelles con l'aiuto di tutti noi - senza il nostro voto, ma con il nostro sostegno - l'aereo di Stato parte da Ciampino e arriva a Bruxelles. E dico l'aereo di Stato, perché giustamente c'è l'aereo di Stato. Suggerirei alla Presidente del Consiglio di fare una sosta, con l'aereo di Stato, all'aeroporto di Parma; di lì a 28 chilometri c'è un paese che si chiama Bibbiano. Giorgia Meloni disse che sarebbe stata la prima ad arrivare a Bibbiano per contestare lo scandalo dell'allora sindaco Carletti e che sarebbe stata l'ultima ad andarsene. Qualche giorno fa la Cassazione ha chiuso definitivamente la vicenda Bibbiano, dimostrando che in quella vicenda non c'era niente di illegale. (Applausi). Allora Giorgia Meloni, che si deve vergognare, come si deve vergognare il MoVimento 5 Stelle, prenda l'aereo, si fermi a Parma, vada a Bibbiano e vada a chiedere scusa alla comunità del Partito Democratico, al sindaco Carletti, alle donne e agli uomini dell'Emilia Romagna, perché sia davvero l'ultima ad arrivare in quel posto e a mettere la parola fine su una delle peggiori pagine di becero giustizialismo, che Giorgia Meloni ha costruito creando un clima di odio in questo Paese. (Applausi). Lei non è la vittima: lei è la carnefice di tanti cittadini onesti, che sono stati indagati e poi assolti nel silenzio anche di questa maggioranza. (Applausi).
UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signora Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, la presidente Meloni ha iniziato le sue dichiarazioni sottolineando la nuova centralità dell'Italia in Europa e il suo nuovo peso grazie al suo Governo. Non me ne vogliate, ma chi è veramente importante non ha bisogno di spiegarlo per dieci minuti.
Il vostro concetto di Europa come agglomerato di Stati nazionali è un ostacolo alla desiderata importanza. Il vero europeismo è quello che punta a rafforzare non i singoli Stati, ma le istituzioni europee. Non tanto i demonizzati burocrati sono un freno per lo sviluppo dell'Europa, ma lo è il principio dell'unanimità. I vostri amici sovranisti bloccano ogni decisione che non comporta un vantaggio diretto ai loro Paesi; e anche la presidente Meloni è per il principio dell'unanimità.
Parlate dell'Europa delle Nazioni, che dovrebbe tener conto delle specificità di ogni singolo Paese. Tuttavia, farsi carico delle specificità compete non agli Stati nazionali, ma alle macroregioni europee. Quante delle questioni che interessano il Sud Tirolo, per esempio, sono le stesse che interessano il Mezzogiorno? Pochissime. Molte di più quelle condivise con le regioni alpine che appartengono ad altri Stati. Solo un'Europa delle regioni, con gli Stati nazionali che perdono peso, potrà essere un'Europa più coesa e competitiva.
È vero che la presidente Meloni è riuscita a costruire un rapporto di collaborazione con la presidente von der Leyen, per il suo atlantismo, la fermezza nel sostegno all'Ucraina e la sua posizione sul Medio Oriente, che la distinguono dalle altre forze dell'estrema destra: una linea che apprezza anche il nostro Gruppo. È per questo che ha ottenuto una Vice Presidenza con competenze importanti, sempre che venga confermata dal Parlamento europeo. Ha ragione a sollecitare tutti gli eurodeputati italiani a sostenere Fitto, perché - come sapete anche voi - la partita sulla Commissione non è ancora chiusa.
Troppe forze politiche della maggioranza europea non apprezzano affatto le vostre posizioni sul green deal, contro il quale si è scagliata la presidente Meloni anche oggi. E anche qua mi chiedo quale film abbia visto, quando dice che oggi sarebbe patrimonio comune la posizione che all'inizio avevate solo voi, secondo cui il green deal avrebbe avuto conseguenze disastrose. Ma quando mai? La presidente von der Leyen continua a sottolineare che il green deal è il progetto centrale dell'Unione dei prossimi anni. Nessuno ha mai inteso la decarbonizzazione come una deindustrializzazione; quella che la Presidente continua ad apostrofare come la posizione di una minoranza ideologizzata è il programma della maggioranza europea.
L'obiettivo è chiaro: dobbiamo cambiare modelli produttivi, ma anche abitudini e stili di vita. Quello che voi fate è aggrapparvi a un passato che non porterà ad alcun risultato. L'esempio migliore è la vostra impuntatura sul futuro della carne, quando tutti sanno degli effetti disastrosi della sua produzione. Avete fatto una legge che vieta la carne coltivata, che non esiste ancora, e non avevate neppure il coraggio di notificarla all'Unione europea. Avete proibito la rinominazione di prodotti vegetali alternativi alla carne, e anche questo è stato dichiarato inammissibile da una recente sentenza della Corte di giustizia europea. Dov'è allora la vostra centralità nel risolvere i problemi più urgenti?
Un ragionamento simile vale sul tema migratorio: non siete riusciti a cambiare Dublino, soprattutto per il veto dei vostri amici di Visegrád. È un accordo che non funziona anche perché l'Italia è la prima a non rispettarlo: fate passare tutti i migranti che vogliono raggiungere altri Paesi, soprattutto la Germania. È per questo che alcuni Paesi, sulla spinta delle loro destre, hanno chiuso le frontiere mettendo a rischio il sistema di Schengen e dell'intera Unione europea.
È vero che una parte dell'Europa guarda con interesse al modello Albania, ma ben presto si accorgerà che si tratta di un grandissimo flop. A parte i costi esorbitanti (dieci volte quanto costerebbe un migrante gestito in Europa), non ci sono i presupposti giuridici per realizzare il vostro disegno. Dopo la recente sentenza della Corte di giustizia europea, molti Paesi non sono più classificabili come Paesi sicuri. Allora qual è il vostro piano? È che entro i famosi sette giorni i migranti in Albania non riescano a fare ricorso contro i provvedimenti di rimpatrio? Anche se però questi diventano definitivi, c'è un secondo problema: ricordo che nella prima metà del 2024 in Italia sono stati emessi circa 13.000 ordini di rimpatrio, ma quelli effettivi sono stati circa 2.200. Cosa farete allora con le persone collocate in Albania? Dopo tre mesi le portate in Italia per fare spazio ai nuovi arrivi e le abbandonate al loro destino? Non sarebbe meglio seguire il modello tedesco, che offre corsi di lingua e una formazione professionale non appena i migranti approdano nei centri di accoglienza? Questo con il contributo economico degli imprenditori che, come in Italia, lamentano un disperato bisogno di manodopera.
Il discorso della Presidente è pieno di enfasi: la sua Nazione, l'orgoglio per la nuova asserita centralità italiana in tutti i campi. Temo che questo sia un'illusione. Con una visione che cerca di fissare il passato non andrete lontano, e l'aiuto dell'Europa non lo si può chiedere solo quando serve ai propri scopi. Agendo come agite voi, che interesse avrebbero i Paesi del Nord Europa a un debito comune? La solidarietà non è una strada a senso unico e l'Europa non è un supermercato dove si prende solo ciò che serve. (Applausi).
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, ci sarebbero tante cose da dire sull'indirizzo preoccupante che sta prendendo l'Unione europea, ma mi concentrerò su due temi che ritengo più urgenti, innanzitutto le guerre che infuriano alle nostre porte, ma di fronte alle quali l'Europa manifesta solo una desolante irrilevanza.
In Medio Oriente assistiamo inermi a un immane massacro di civili; in Ucraina da due anni e mezzo sentiamo ripetere che più armi porteranno alla pace, mentre la realtà ci dice drammaticamente il contrario. Il Governo italiano ha utilizzato toni molto duri dopo gli attacchi israeliani alla missione UNIFIL: è giusto, perché quello che sta accadendo è inaccettabile. Uno Stato aderente all'ONU apre il fuoco contro una missione di pace delle stesse Nazioni Unite perché la considera di intralcio alla propria, peraltro illegittima, azione militare. È una reazione giusta, ma è non solo del tutto tardiva, ma anche - fatemela dire così - profondamente omissiva. Hanno dovuto sparare sui caschi blu per far dire al ministro Crosetto e al nostro Governo che quelli che sta commettendo Israele sono crimini di guerra. (Applausi). Cosa sono invece gli oltre 40.000 morti a Gaza, di cui 10.000 bambini? Cosa sono i civili morti in Libano, gli attacchi in Cisgiordania, la chiusura dei valichi per non far entrare le medicine? Cosa sono, se non pure questi crimini di guerra? Anche in relazione agli ultimi eventi, le denunce non servono se non sono supportate da decisioni e azioni concrete. Le parole non bastano: serve una posizione comune dell'Europa e, se l'Europa non lo fa, allora devono farlo i singoli Stati. I presidenti Macron e Sanchez propongono l'interruzione della cessione di armi ad Israele. Mi pare evidente che il nostro Governo non condivida questa proposta.
Noi di Alleanza Verdi e Sinistra vi abbiamo chiesto molti mesi fa, con un'interrogazione, di conoscere dati più precisi sull'esportazione di armi a Israele. Ve lo torniamo a chiedere perché state ripetutamente cercando di confondere le acque, distinguendo tra vecchie e nuove forniture, e continuate a essere non sufficientemente trasparenti. Ve lo dico di nuovo: senza interrompere la fornitura di armi, le parole non otterranno il cessate il fuoco, non otterranno il ritiro dell'esercito israeliano e non otterranno nemmeno la liberazione degli ostaggi. Non avvicineranno insomma di un passo l'unica soluzione possibile, cioè la nascita di uno Stato palestinese (Applausi), che deve essere riconosciuto subito anche dal nostro Paese.
È ora davvero di uscire dall'inerzia: lo dobbiamo ai civili massacrati a Gaza e in Libano, ma lo dobbiamo alla stessa popolazione di Israele, il cui Governo non sta vincendo questa guerra - come racconta la propaganda - ma sta solo isolando sempre di più il proprio Paese. Io continuerò sempre e noi continueremo sempre a combattere nella maniera più netta ogni possibile forma di antisemitismo, da qualunque parte provenga. È anche per questo che non abbiamo avuto alcuna titubanza a considerare il 7 ottobre un atto criminale. Siamo sempre, oggi come ieri, dalla parte delle vittime. Ora chiediamo a voi la stessa fermezza nel condannare le azioni di un Governo i cui i crimini vanno perseguiti e processati.
Non ho tempo adesso di parlare della guerra in Ucraina. Dico solo che anche i più fanatici avrebbero dovuto capire da tempo che con le armi si ottiene soltanto una guerra più feroce e più lunga. Non aggiungo altro, perché voglio fare un'ultima osservazione su un punto diverso, ma anch'esso - a mio avviso - essenziale. Sto parlando in questo caso delle scelte economiche che il Governo dovrà assumere.
Il Ministro dell'economia ha parlato della necessità di uno sforzo eccezionale, aggiungendo che questo sforzo dovrebbe farlo innanzitutto chi ha realizzato in questi anni maggiori profitti. La Presidente del Consiglio lo ha clamorosamente smentito. Eppure, i costi imposti dal nuovo Patto di stabilità saranno elevati e nasconderlo porterà soltanto a un risultato: far sì che questi costi ricadano sulle spalle di chi ha di meno e non di chi, come sarebbe giusto, ha di più. La disuguaglianza sociale in questi anni è aumentata: quasi tutti si sono impoveriti e in pochi hanno realizzato invece profitti eccezionali. Cosa deve ancora accadere prima di invertire la tendenza?
Allora davvero servirebbe il salario minimo, servirebbe una maggiore progressività fiscale, servirebbe una patrimoniale sulle grandi ricchezze e servirebbe anche intervenire - come ci suggeriscono diversi economisti - su quegli spiragli che il Patto di stabilità apre, provando a raggiungere il rientro dei parametri senza tagliare la spesa. Sarebbe assai più serio di quello che sta facendo il Governo oggi, che è una cosa soltanto: nascondere la realtà. Ma la presidente Meloni, si sa - come ha fatto anche oggi con il suo solito comizio - preferisce la propaganda, preferisce attaccare le ONG, che invece andrebbero soltanto ringraziate per il lavoro straordinario che fanno nel Mediterraneo(Applausi). Preferisce le solite menzogne sul green deal - poi la può raccontare come vuole, e l'ha fatto anche oggi - ma il vostro negazionismo climatico - mi dispiace, non so definirlo in altro modo - si vede tutto, quando, per l'appunto, fate questi ragionamenti.
Signora Presidente, ho finito. Il punto è che, di fronte a questa realtà, non c'è narrazione bugiarda che tenga e penso che il Paese, un po' alla volta, se ne stia davvero cominciando ad accorgere. (Applausi).
DAMIANI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DAMIANI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, signori del Governo e colleghi senatori, al centro del dibattito del prossimo Consiglio d'Europa ci saranno, inevitabilmente, purtroppo, il tema dei conflitti internazionali che abbiamo affrontato in discussione in quest'Aula oggi. Sono troppi gli scenari e i fronti aperti a livello internazionale che incidono pesantemente sulle situazioni odierne, anche sulle situazioni economiche.
Mi soffermerò più tardi nel mio intervento, anche e soprattutto per approfondire alcuni temi economici importanti che si discutono nel Consiglio d'Europa, che sono quelli della competitività, con qualche accenno fatto in quest'Aula sulla prossima manovra finanziaria.
Un anno fa circa, il 7 ottobre, ci furono l'attacco di Hamas e la risposta, appunto, di Israele. Ancora oggi questo è un fronte aperto, ad un anno di distanza, dove però i rischi sono maggiori di quelli che possono essere gli spiragli di pace ancora aperti. Quindi, importante oggi trattare questo tema e trovare, come Europa, una soluzione al problema, che - come detto - incide enormemente e pesantemente su quelle che sono le politiche economiche dei nostri Paesi.
Abbiamo già vissuto tutti gli effetti negativi del conflitto russo ucraino. Abbiamo visto come, in quell'occasione e in quel caso, i prezzi delle materie prime, la reperibilità delle materie prime, hanno portato alle nostre aziende, non solo italiane, ma anche quelle europee, grandi difficoltà. Quindi, abbiamo oggi più effetti negativi che non positivi, anche da un punto di vista di fiducia internazionale.
Come dicevamo, anche l'energia è un tema importante. In queste ore si tiene il Consiglio europeo sull'energia ed è importante, anche lì, trattare di un tema, quello della sperequazione dei prezzi dell'acquisto dell'elettricità, che deve vedere l'Europa combattere ed essere unita su tale fronte.
Lo scenario mondiale non è da meno perché, oltre a questi conflitti, a quello mediorientale, che rappresenta un problema, ci sono anche altre situazioni di tensione, che vanno dai Balcani all'Azerbaijan, da Taiwan alla Corea del Nord. Il nuovo conflitto, tra Israele e gli Hezbollah in Libano, mette in pericolo ancora l'equilibrio internazionale e condividiamo con il Presidente del Consiglio quella situazione di incertezza e di pericolosità che quel fronte lascia, purtroppo, trasparire. Ancora una volta, anche in questo caso, c'è bisogno di un intervento forte dell'Europa. Ed ecco perché qui ritorniamo a un tema a noi molto caro, molto importante, che da sempre Forza Italia ha messo al centro delle sue proposte, e cioè la necessità di avere una difesa comune europea. È un tema molto importante e un appello è venuto, proprio negli ultimi giorni, anche dal Presidente della Repubblica, che ha richiamato tutti e 27 i Paesi a essere uniti su questa proposta, integrando e lavorando insieme con la NATO, alleati degli Stati Uniti. È un tema questo delicato e rilevante che noi portiamo all'attenzione anche dell'agenda europea.
Non da meno sono i temi che riguardano la competitività. L'Europa ha già scritto l'agenda strategica per la competitività del 2024- 2029 e tutti i leader europei sono oggi impegnati in una strategia che serve a rendere l'Europa una potenza industriale e tecnologica. Quindi, verrà scritto, durante il Consiglio d'Europa del prossimo 17 e 18 ottobre, il nuovo Patto per la competitività, che serve oggi proprio a dare una nuova strategia all'Europa.
Qui voglio richiamare alcuni concetti, fatti presente anche nel dibattito in quest'Aula, che riguardano appunto la transizione ecologica, per spiegare in modo migliore che cosa significa e qual è l'idea al riguardo oggi del nostro Governo. Noi siamo favorevoli, e sicuramente lo siamo sempre stati, alla transizione ecologica. Però, se oggi i risultati del processo sono negativi, dal punto di vista non soltanto economico - e i dati economici, in particolar modo sull'automotive, ne sono la testimonianza - e se tutta l'Europa è in subbuglio e tanti Paesi sono in grande difficoltà - come dicono anche i dati sulle emissioni di CO2 - allora forse qualche aspetto va rivisto.
Ecco perché noi, come Forza Italia, condividiamo e sosteniamo la linea del Governo, che è quella di rivedere e anticipare il report sul settore previsto dal regolamento sulle emissioni di CO2 per i veicoli leggeri, applicando la clausola di revisione dell'articolo 15, al fine di riesaminare le modalità che porteranno allo stop dei motori endotermici nel 2035. O si cambia strategia, o sarà difficile riuscire ad arrivare a quella tappa, e cioè al 2030. Si deve cambiare strategia, attraverso anche un'immissione nel sistema di incentivi per acquistare prodotti europei. Oggi ci si deve approcciare al discorso della transizione ecologica anche attraverso la neutralità tecnologica, riconsiderando i biofuel, l'e-fluel e l'idrogeno. Bisogna definire una nuova strategia ed ecco perché chiediamo di anticipare il report dal 2026 al 2025. Basta ideologie.
Si è parlato anche delle strategie e dei documenti, dal documento Draghi al documento Letta. Anche in tale caso viene rimarcata l'esigenza di dire basta all'ideologia su questo tema, perché il risultato non può essere assolutamente favorevole. E in questo momento difatti non lo è, visto che ritroviamo oggi in piazza gli operai dell'industria europea.
L'impegno che l'Europa deve assumersi anche dal punto di vista economico è importante ed è di condivisione di risorse economiche, perché anche sulla competitività servono risorse e numerosi fondi. In questo caso abbiamo delle proposte, che sono state enunciate anche durante la discussione generale dal presidente del Gruppo Forza Italia Maurizio Gasparri, che ha richiamato la tassa sulle big tech, che esiste già. Abbiamo oggi una sperequazione fiscale a livello anche europeo e due mondi: un mondo analogico e un mondo digitale. L'economia sta andando oggi verso il mondo digitale e ci ritroviamo con un mondo analogico che paga quasi il 40 per cento di tasse e un mondo digitale che ne paga il 2 per cento. C'è quindi sperequazione che - ahimè - porterà con difficoltà a pagare i servizi essenziali come scuole, ospedali e sicurezza. Questo è un aspetto da rivedere. L'Italia è già intervenuta in questo senso e lo deve fare con più forza sicuramente l'Europa.
C'è un altro importante dato economico, su cui siamo intervenuti con forza. Era prevista per la fine di dicembre una nuova riduzione dei tassi di interessi da parte della BCE, mentre nelle prossime settimane si passerà a un intervento. Lo scorso anno i tassi di interesse sono saliti enormemente a dismisura e oggi chiediamo un intervento poderoso della BCE per riportarli sotto l'inflazione, visto che l'inflazione e i dati economici enunciati anche in quest'Aula sono positivi. Ciò - come dicevamo - porterà anche a un pagamento di interessi minore per il nostro Paese, così come per gli altri. È quindi importante intervenire sui tassi di interesse. Queste sono le nostre proposte.
In conclusione, non possiamo che augurare buon lavoro al Presidente del Consiglio e, consentitemi anche, da pugliese, di fare un augurio da parte di tutto il Gruppo parlamentare Forza Italia al mio corregionale, ministro Raffaele Fitto, che andrà a ricoprire il ruolo di Vice Presidente e Commissario europeo. (Applausi).
PATUANELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, Governo, colleghi, prima di entrare nel merito delle comunicazioni della Presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo dei prossimi giorni, sono obbligato a dire che il confronto politico, anche aspro, non deve mai scendere nell'offesa. Sentire la Presidente del Consiglio che offende il mio Gruppo parlamentare dandoci degli incapaci e dicendo che, quando avrà da imparare qualcosa da voi, si dimetterà, lo ritengo inaccettabile perché offende la mia comunità che ho l'onore di presiedere. (Applausi).
Questo Gruppo, che conta il 78 per cento di laureati, tra cui professionisti e docenti universitari, merita rispetto. Poi ci possiamo confrontare su ciò che abbiamo fatto e su ciò che faremo. Magari, se questo Governo e questa maggioranza evitassero di guardare sempre al passato, dato che è il settimo Governo per durata nella storia della Repubblica italiana, e ci dicessero cosa vogliono fare per salvare questo Paese - come dicono sempre - magari sarebbe più costruttivo. (Applausi).
Entrando, invece, sul tema delle comunicazioni, cercherò di seguire l'ordine degli argomenti che la presidente del Consiglio Meloni ha illustrato in quest'Aula con una piccola eccezione. Non entrerò nel tema inerente migrazioni e Albania, perché la nostra posizione è molto chiara ed è stata ben espressa dalla senatrice Bevilacqua in discussione generale: la questione albanese è un grandissimo spot propagandistico fatto a spese degli italiani, che non porterà alcun beneficio nella gestione migratoria. (Applausi).
Vengo invece al primo argomento: la questione delle deleghe del ministro Fitto. Dico in premessa che in quest'Aula ho sempre detto che Fitto come Ministro, per i metodi usati e anche nello spessore con cui si facevano discussioni, anche partendo da posizioni diverse, è stato certamente uno dei migliori Ministri di questo Governo, per cui non c'è nulla di personale nei suoi confronti. La delega alla coesione è stata definita una delega di peso. Ma, per smontare questa posizione, basta ricordare che negli ultimi vent'anni quella delega è stata del Portogallo, dell'Austria e della Romania, della Polonia e dell'Ungheria, che non sono Paesi fondatori dell'Unione europea. (Applausi). Peraltro, tali deleghe saranno in condivisione o commissariate da Dombrovskis. Una parte di quella delega, inoltre, finirà nel 2026, perché il PNRR ha quella gettata temporale. Credo che l'Italia abbia avuto il minimo sindacale per il ruolo che ha in Europa. Al contrario, è stato proprio l'atteggiamento del Governo e della Presidenza del Consiglio dei ministri a creare una condizione per cui non si è riusciti ad avere molto di più, come invece sarebbe stato diritto di questo Paese. Inoltre, le parole su Gentiloni son state già richiamate e si qualificano per quello che sono state.
Sul tema della competitività e dell'industria, sul Piano Draghi, ci si è concentrati molto sul tema della transizione. Se avesse ascoltato meglio le parole della senatrice Bevilacqua, avrebbe capito e imparato alcune cose, perché è esattamente quello che ha detto la presidente del Consiglio Meloni: noi vogliamo l'elettrico, abbandoniamo l'endotermico, però ci incanaliamo in una via che porta alla dipendenza rispetto ai Paesi terzi. Ha detto che bisogna investire sul biodiesel, che in Italia e in Europa può essere il futuro dell'attrazione per il trasporto. Tuttavia, per produrre il biodiesel necessario a utilizzarlo su tutti i veicoli italiani, servono 40 milioni di ettari per coltivare i prodotti che poi portano al biodiesel, che sono più del doppio di tutta la superficie agricola italiana. Pertanto andremo a dire che non facciamo più il prosecco, il Bolgheri o l'Amarone, ma faremo solo biodiesel. (Applausi). Se anche facessimo il 5 per cento, avremmo bisogno di 4 milioni di ettari, che oggettivamente non sapremmo a quali altre coltivazioni togliere. Pertanto, ascoltare chi ne sa di più, qualche volta forse fa evitare figuracce come quella che ha fatto la Presidente del Consiglio, citando quella tecnologia come il futuro della trazione.
Nel Piano Draghi ci sono tante misure, alcune delle quali molto condivisibili, come l'analisi che fa sull'economia europea. A nostro avviso, le ricette di austerità e di sostegno costante all'industria bellica dual use come possibile sbocco per lo sviluppo industriale ed economico dell'Europa sono certamente sbagliate.
Venendo al tema dei conflitti, parto dall'Ucraina e dovrò essere ripetitivo, perché purtroppo ripetitiva è la condizione in cui versa il conflitto. Ricordo, dopo qualche mese, le parole dell'allora presidente del Consiglio Draghi, che diceva: la Russia fra tre mesi va in default. Ebbene, la Russia cresce economicamente sempre molto di più dell'Europa e delle medie mondiali. Non abbiamo impoverito quel Paese: stiamo impoverendo l'Europa, stiamo continuando in una strada bellicista che non ha uno sbocco. Io continuo a chiedere se c'è un punto di equilibrio tra il continuare ad armare l'Ucraina come unico elemento o dire - come ha fatto il Presidente del Consiglio - altrimenti ci voltiamo dall'altra parte, giriamo le spalle, cosa succede.
Non è detto che smetterla di armare l'Ucraina significhi girarsi dall'altra parte. Significa semplicemente imporre un tavolo di pace in cui deve esserci l'Ucraina e - ahimè - deve esserci anche l'invasore, perché la pace la fai con chi ti ha invaso, e non la puoi fare con nessun altro. (Applausi). Se però ai tavoli dei consessi internazionali di pace non c'è la Russia, mi chiedo quale sia la strategia alternativa. Il piano per la vittoria di Zelensky è un piano che non c'è, non esiste. Se pensiamo che da quel conflitto si esce con la vittoria dell'Ucraina, stiamo sbagliando, perché si passa per un conflitto globale e credo che non ci possiamo permettere questo rischio. Non ho la verità in tasca e non pretendo di dire che la nostra ricetta sia quella giusta. Ma, quando sento il Santo Padre dire - lo dico da ateo - che serve il coraggio della bandiera bianca, che non è il coraggio della resa, ma è il coraggio di capire che serve una pace giusta e che, quindi, quella pace deve essere mediata col nemico, credo che tutti noi su questo dovremmo fare una riflessione.
Negli ultimi tre minuti cerco di affrontare il tema complessissimo di ciò che sta accadendo in Medio Oriente e che vede anche la mia forza politica fortemente preoccupata dal primo giorno di quel massacro inaccettabile perpetrato da un gruppo terroristico, perché Hamas questo è. Mi riallaccio alle parole che la presidente Meloni ha detto nei confronti di Hamas e Hezbollah, e cioè che c'è una sorta di giustificazionismo. Ebbene, ho la sensazione che il giustificazionismo in questo momento sia nei confronti non di Israele, del popolo israeliano, degli amici israeliani, ma di Netanyahu. Io voglio sganciarmi dalla dicotomia per cui, quando si parla di Netanyahu, si parla di tutto il popolo israeliano, perché non è così. Oggi siamo di fronte al Presidente di quella che dovrebbe essere l'unica democrazia in un contesto mediorientale complesso, che si è messo sul piano dei terroristi quando fa saltare i walkie talkie e i cercapersone in giro per il Medio Oriente. (Applausi). E questo è grave - permettetemi questo ragionamento - perché la risposta al terrorismo non può essere abbassarsi al livello dei terroristi (Applausi), ma deve essere quella di gridare con forza i valori delle democrazie. Questo è il ragionamento che deve essere fatto. E noi non possiamo accettare quello che succede oggi nelle postazioni UNIFIL, dove ci sono anche i nostri soldati, che dobbiamo ringraziare per il lavoro che fanno e per i pericoli che corrono. Ma non possiamo sottacere le 42.000 vittime prevalentemente civili di Gaza e il modo in cui vengono utilizzate. Ieri il «New York Times» ha detto che gli israeliani utilizzano i palestinesi per aprire le porte e le botole, perché così, se saltano in aria, saltano i palestinesi e non loro. Ma è accettabile un mondo di questa natura? Io credo che non dobbiamo essere complici di una tale posizione e ribadisco che la nostra critica va solo ed esclusivamente a Netanyahu e a come sta conducendo dal primo giorno la reazione che doveva esserci, ma che avrebbe dovuto avere come unico obiettivo dimostrare che la democrazia e l'Occidente, anche in un posto come quello, sanno essere guida e faro per tutto il territorio mediorientale. Così non è e lo ritengo veramente pericoloso per gli equilibri globali. (Applausi).
CENTINAIO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CENTINAIO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, innanzitutto non c'è più la presidente Meloni, ma per tramite dei Ministri presenti le diciamo che abbiamo apprezzato molto il suo intervento, soprattutto quando parla di autorevolezza dell'Italia nel contesto europeo e internazionale. Finalmente c'è un Presidente del Consiglio che ha gestito al meglio il G7; c'è un Presidente del Consiglio che sa esattamente di che cosa sta parlando. E quella autorevolezza dell'Italia ci ha portati, nel consesso europeo, ad avere la presenza del ministro Fitto che - come è stato detto anche dai colleghi che mi hanno preceduto - è considerato uno dei migliori Ministri. Ebbene, noi diciamo all'attuale ministro Fitto che la Lega sarà pronta a fornire spunti di riflessione e strumenti di lavoro al futuro Commissario europeo, perché è necessario per il bene dell'Italia e degli italiani.
Personalmente, visto e considerato l'elenco che ha fatto la presidente Meloni delle deleghe o di quanto il prossimo Commissario dovrà gestire, ho sentito due parole che mi hanno fatto balenare un po' di idee. Pensiamo all'agricoltura, al turismo e quindi alla PAC, ma anche alla Bolkestein, visto e considerato - cari colleghi - che, quando abbiamo parlato di balneari e di guide turistiche, in più di un'occasione abbiamo detto che la cosa importante è uscire da essa.(Applausi). Questo sarà il messaggio che lanceremo.
Per quanto riguarda la nuova legislatura europea, auspichiamo che essa sia diversa da quella precedente. Quando parliamo di green, parliamo di sostenibilità e, quando parliamo di sostenibilità, parliamo sempre di sostenibilità ambientale. Noi riteniamo che sul tavolo dell'Europa, visto e considerato che questo Governo sotto tale punto di vista è autorevole, oltre alla sostenibilità ambientale, debbano esserci una sostenibilità economica e una sostenibilità sociale. Solo così riusciremo a fare sostenibilità ambientale, aiutando le nostre aziende a seguire tutto quello che è l'obiettivo green.
Si è parlato per esempio dell'auto elettrica. Come Lega ci siamo sempre espressi sulla questione dell'elettrico, ma nella scorsa legislatura eravamo visti come i cattivi, quelli che volevano inquinare, i cattivoni che dovevano essere derisi anche nei talk-show televisivi. Adesso si viene a dire che quello che dicevamo fino a qualche mese fa era ed è giusto. Ben venga, meglio tardi che mai. (Applausi).
Colleghi, vogliamo parlare di green? Noi siamo d'accordo, però pensiamo che debba essere presente una parola quando si parla di green: reciprocità. Non può essere solo l'Europa a salvare il mondo. Penso alla questione Mercosur e ringrazio il collega Bergesio che me l'ha suggerita pochi minuti fa. Il presidente Lula - e sto parlando non di un fascistone, ma del presidente Lula - dice che non intende accettare limitazioni di tipo ambientale o etico, continuando a disboscare, e nemmeno gli standard europei. Questo lo dice Lula. E quindi, quando parliamo di reciprocità, possiamo pensare che sul Mercosur gli agricoltori brasiliani debbano fare le stesse cose che fanno gli agricoltori italiani? (Applausi). In agricoltura, cari colleghi, un quarto dei pesticidi utilizzato, non in Brasile, ma negli Stati Uniti, è vietato in Europa. Un terzo dei pesticidi usati in Brasile è vietato in Europa; 37 principi attivi non autorizzati in Europa sono stati approvati in agricoltura in Brasile negli ultimi tre anni. Ciò vuol dire che noi dobbiamo salvare il mondo e dobbiamo aiutare anche chi il mondo lo vuole devastare e affossare? (Applausi). Penso che questi accordi europei interessino a qualcuno, ma non all'agricoltura europea e non agli agricoltori.
Sulla crisi geopolitica internazionale condividiamo la visione della presidente Meloni. Sull'Ucraina noi non sappiamo più come dirlo. Per fortuna che non sono presenti i giornalisti, perché altrimenti domani troverei scritto che sono amico della Russia. Noi diciamo che bisognerà arrivare a una soluzione diplomatica del conflitto. Lo stiamo dicendo in tutte le lingue, continuiamo a dirlo e lo facciamo anche oggi. (Applausi).
Signori colleghi, noi abbiamo ascoltato alcune cose in quest'Aula. Se sulla questione russo ucraina dobbiamo armare l'Ucraina, cosa diversa è la questione medio orientale. Per la prima dobbiamo dare più armi possibili all'Ucraina, per la seconda dobbiamo fare l'embargo a Israele. A dir la verità non sto capendo più niente. Ho sotto gli occhi quello che è successo il 7 ottobre di un anno fa, ma ho sotto gli occhi anche che qui stiamo parlando tra Hamas e Israele, tra Hezbollah e Israele. Non stiamo parlando di Israele e Palestina, di Israele e Libano. Israele si difende dai terroristi. (Applausi). Israele si continua a difendere da organizzazioni che hanno nel loro DNA la scomparsa dello Stato di Israele, che è una cosa totalmente diversa.
Ho sentito parlare di quello che vuole fare Netanyahu. Ieri alle ore 20 Netanyahu ha fatto un intervento in inglese - bisogna conoscere l'inglese - nel quale ha ribadito che l'accusa a Israele di aver attaccato deliberatamente UNIFIL è falsa. Israele ha ripetutamente chiesto a UNIFIL di allontanarsi dalle zone del conflitto. Israele non combatte contro UNIFIL, né contro la popolazione libanese, e l'ha dichiarato il presidente Netanyahu. Israele combatte contro Hezbollah, che dallo scorso 8 ottobre ha lanciato migliaia di missili contro Israele, costringendo 70.000 persone - ripeto 70.000 israeliani - ad abbandonare le loro case, che è una cosa diversa rispetto a quello che ho sentito in quest'Aula. È palese, signor Presidente, che Hezbollah si faccia scudo di UNIFIL. È palese questa cosa.
Come Lega, chiediamo anche noi la piena applicazione della risoluzione dell'ONU n. 1701, ma la chiediamo a 360 gradi, perché quella risoluzione è palesemente violata da Hezbollah, aiutato dall'Iran. (Applausi). In questo momento nessuno ne parla, nessuno dice che Hezbollah ha violato la risoluzione n. 1701, mentre tutti dicono solamente che Israele ha violato quella risoluzione. Guardiamo a 360 gradi quello che succede, altrimenti vuol dire che stiamo da una parte anziché dall'altra. Noi dobbiamo stare dalla parte della pace, colleghi.
Termino, Presidente. La Presidente ha citato giustamente la situazione in Venezuela e nella mozione abbiamo citato anche la questione del Sudan e della Georgia. Ma io ricordo ai colleghi una cosa, perché sembra che la parola Cina sia vietata in quest'Aula. I cinesi hanno fatto qualcosina di militare contro le Filippine: basta andare su Google e cercarlo. I cinesi hanno fatto delle azioni militari attorno al Giappone; i cinesi, anche ieri, hanno piazzato le loro milizie, le loro navi e i loro aerei attorno a Taiwan. Anche in questo caso, quando si parla di Cina, tutti in silenzio.
Termino, Presidente, glielo prometto. Sulla questione immigrazione sarò velocissimo. In quest'Aula abbiamo sentito parlare di: Italia modello da seguire; difesa dei confini italiani ed europei; contrasto all'immigrazione illegale; sostegno dell'Europa; lotta agli scafisti; questione ONG. Siamo tutti totalmente d'accordo. Ma io ricordo una cosa: c'è stato un Ministro che ha provato a fare queste cose e quel Ministro, in questo momento, è sotto processo. In questo Paese c'è qualcosa che non va. (Applausi).
BOCCIA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOCCIA (PD-IDP). Signora Presidente, signore e signori del Governo, vorrei ringraziare il sottosegretario Mantovano, che è rimasto qui con noi. Speravamo di avere anche altri Ministri ad ascoltarci, visto che la Presidente del Consiglio è impossibilitata, per ragioni istituzionali. Le confesso che non aver visto oggi il Ministro della difesa mi ha un po' colpito; evidentemente ha impegni - speriamo - molto importanti.
Vede, presidente Centinaio, il tema non è come è finita una storia relativa a Salvini, che non ha mai difeso i confini del nostro Paese, perché il nostro Paese non è mai stato attaccato da nessuno: i confini si difendono quando c'è un'invasione. (Applausi). Il tentativo che stiamo facendo oggi - come è noto - presidente Romeo, lo abbiamo già esplicitato in altre occasioni. Il vice presidente del Consiglio e ministro delle infrastrutture e dei trasporti Salvini ha certamente calpestato i confini dell'umanità, dello Stato civile e dello Stato di diritto, ma non i confini del nostro Paese. (Applausi).
Veniamo all'Europa, perché il tema è l'Europa. Questo, colleghe e colleghi, è l'ottavo Consiglio europeo nel quale la Presidente del Consiglio rappresenta tutti noi. Siamo alla vigilia della terza manovra su cinque. Vi consiglierei di non utilizzare il passato anche per le prossime due, perché potreste arrivare alla fine della legislatura parlando solo di quello che è accaduto prima del vostro arrivo.
È la terza manovra su cinque: una manovra pesantemente condizionata dalle vostre scelte fatte nell'Europa che oggi la Presidente del Consiglio ha dimenticato di narrarci, facendo una bella arrampicata sugli specchi e provando a parlare degli interessi nazionali come se fossero gli interessi della comunità italiana. Forse sono gli interessi di parte della maggioranza. Ma vorremmo ricordare alla Presidente del Consiglio che non coincidono gli interessi che lei pensa siano nazionali con gli interessi del Paese. Sarebbero interessi di tutti se noi facessimo la battaglia che la destra non fa in Europa, ossia quella sul bilancio comune, sul debito comune, sulla difesa comune, sul welfare comune, sull'industria comune, sui salari comuni, sulle pensioni comuni. Ma l'Italia non c'è, non c'è mai quando facciamo queste battaglie.
L'Italia c'è quando, tra una contraddizione e l'altra, si ricorda di provare a mettere una toppa sulle riflessioni del passato. Meloni, 2017: l'Unione europea è un comitato d'affari da cui i popoli fuggono. Io sono contento che oggi lei non la pensi più così, e sono contento anche che chieda ai partiti di opposizione il sostegno al commissario Fitto. Mi auguro che lo abbia chiesto alla Lega e al vice presidente Salvini, perché non mi pare che abbiano intenzione di votare la Commissione von der Leyen. Se questa è una notizia, è un passo in avanti: i due leader sovranisti italiani, alla guida del Governo più contraddittorio della storia recente del nostro Paese, hanno deciso di votare la stessa Commissione europea.
Torniamo purtroppo alle nostre tragedie, perché sono tragedie quelle che abbiamo di fronte, colleghi. Gli organismi internazionali hanno perso la forza e il potere di fermare una guerra: questo è il tema. Non era mai successo nella storia dell'ONU avere un tasso di delegittimazione come quello a cui assistiamo da mesi. Dove siamo arrivati? Cosa facciamo per evitare una tale deriva noi qui in Italia, attraverso l'autorevolezza del nostro Paese in Europa? Cosa ha fatto fino ad oggi il Governo italiano per evitare che l'Italia intera, noi compresi, passassimo per ignavi? Questa è la condanna che rischiamo.
In Ucraina, signora Presidente, l'Unione europea ha riaffermato la propria determinazione a sostenere la difesa, così come la ripresa e la ricostruzione del Paese. È stato elaborato lo strumento europeo il cui importo complessivo è pari a 50 miliardi di euro per il periodo 2024-2027: lo dico alle colleghe e ai colleghi delle Commissioni esteri, difesa e affari europei. Vogliamo ricordare, colleghi della maggioranza, che la Presidente del Consiglio non ha censurato i veti che l'Ungheria sta ponendo riguardo al nuovo Fondo di assistenza per l'Ucraina da cinque miliardi di euro? Oppure fate finta di nulla? Oppure siamo dei passanti quando il problema lo crea Orban? E lo stesso vale per l'ottava tranche dei rimborsi dell'ETF per gli Stati membri che hanno fornito aiuti militari all'Ucraina per oltre diciotto mesi. Noi insistiamo e vi chiediamo di adoperarvi in ogni sede internazionale per l'immediato cessate il fuoco e il ritiro di tutte le forze militari russe che illegittimamente occupano il suolo ucraino, ripristinando il rispetto della piena sovranità e integrità territoriale dell'Ucraina.
Il problema, colleghe e colleghi della maggioranza, è che la vostra voce, quando bisogna alzarla con Orban, diventa improvvisamente roca, così come sul Medio Oriente. Come ha dichiarato l'alto rappresentante Borrell, un anno dopo il terribile attacco contro Israele, la situazione non fa che peggiorare e l'intero Medio Oriente è sull'orlo di una completa deflagrazione con la comunità internazionale, e quest'ultima sembra incapace di intervenire. È una spirale di violenza che non giustifica nulla; una spirale di violenza che si è trasformata in una guerra aperta ora anche nel Sud del Libano, che ha prodotto oltre 2.000 morti e più di un milione di sfollati.
L'Iran, il principale alleato di Hezbollah, ha reagito con centinaia di missili verso Israele, alimentando una ben più temuta escalation in tutta la regione. Nella Striscia di Gaza la situazione umanitaria è drammatica: oltre 40.000 morti, in particolar modo bambini. È stato richiamato da tutti i Gruppi di opposizione, tranne che dall'intervento della Presidente del Consiglio. È stata una dimenticanza?
Il Commissario europeo all'emergenza ha esortato la Knesset a non adottare le proposte di legge recentemente approvate nella sua Commissione per gli affari esteri e la sicurezza sull'UNRWA. Tali leggi sono contrarie al diritto internazionale, al multilateralismo, agli aiuti umanitari e ai principi fondamentali dell'umanità. Ma cosa critichiamo? Critichiamo che già nell'ottobre scorso il Governo italiano si era pilatescamente astenuto nella risoluzione delle Nazioni Unite proposte dalla Giordania, a nome degli Stati arabi, per una tregua umanitaria immediata e duratura del conflitto tra Israele e Hamas. L'Italia si è anche astenuta il 18 settembre, quando l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che chiedeva il ritiro entro un anno di tutte le forze israeliane e l'evacuazione dei coloni dei territori palestinesi occupati in Cisgiordania e Gerusalemme Est.
In Europa si sono intensificati gli appelli con un embargo sulla vendita di armi a Israele, ma non abbiamo sentito la voce della maggioranza, né della Presidente del Consiglio. Abbiamo richiamato tutti noi - e lo faccio anch'io - il presidente francese Macron e il premier spagnolo Sanchez che si sono uniti alla richiesta di fermare le vendite di armi, così come Borrell. Vi chiediamo di riaffermare con chiarezza la condanna alla reazione spropositata del Governo di Netanyahu a Gaza, che ha portato nel corso di quest'anno al massacro di oltre 40.000 persone, di cui oltre 10.000 minori.
Vi chiediamo: qualcuno sta vincendo questa guerra? Pensate davvero che c'è qualcuno che la vince? Non pensate che siano diversi i gradi di sconfitta, oltre al nostro di europei, signora Presidente? C'è quello degli USA, che hanno cercato di spiegare ad Israele di non cadere nella trappola di Hamas? Israele, invece, è come se avesse anche perso la guerra di propaganda, se è vero - com'è vero - che quel drammatico massacro, che abbiamo condannato tutti, di fatto, anche nella cruda narrazione della guerra, era purtroppo superato dagli eventi che inevitabilmente sono stati trascinati successivamente.
Tra gli sconfitti, signora Presidente - ed è questo il tema che non è emerso dalla proposta che ci ha fatto la Presidente del Consiglio - c'è solo una certezza: ci sono i popoli. C'è il popolo palestinese, che è chiaramente rotto e senza leadership, e c'è quello israeliano, nelle mani di un governo della guerra. Poi tra gli sconfitti c'è anche il popolo iraniano e ci sono i popoli che in questo momento stanno subendo tali scelte. Noi vi chiediamo e vi abbiamo chiesto: l'Italia dov'è? Di questo atteggiamento del Governo italiano - ci dispiace, signora Presidente, noi non siamo cauti - denunciamo l'indifferenza, perché non si può essere indifferenti. Le vittime innocenti sono sulla coscienza non solo dei protagonisti di quegli eccidi, che la storia condannerà, ma anche degli indifferenti che non distinguono ormai una notizia drammatica da una notizia sui social. Ignorare, essendone a conoscenza, la sofferenza di intere popolazioni è un atto di violenza che la storia addebiterà alle nostre responsabilità.
Chiudo davvero, signora Presidente, chiedendo alla maggioranza un sussulto di responsabilità rispetto alla vicenda migrazioni, Albania, e mi dispiace perché non abbiamo sentito dal Presidente del Consiglio parlare di Tunisia e Sudan, che sono oggetto anche del Consiglio europeo. Sulla questione migratoria hanno destato per noi grandi preoccupazioni le dichiarazioni al Parlamento europeo sempre di Viktor Orban.
È lo stesso Orban - colleghi della Lega - che, illustrando i contenuti del semestre di Presidenza ungherese all'Unione europea, ha riaffermato la posizione in materia di migrazioni e asilo delle destre sovraniste, in un'ottica puramente difensiva dei confini, nel dispregio dei diritti fondamentali dei migranti.
Signora Presidente, concludo dicendo che non è la vicenda, drammatica, dell'accordo con l'Albania che salverà la coscienza di qualunque sovranista sulla questione migranti. Quel miliardo speso in Albania è un miliardo che avremmo potuto destinare alla sanità, ai servizi indispensabili, ai servizi alla persona, che saranno oggetto dei tagli lineari del ministro Giorgetti.
Quei soldi sono finiti in Albania per costruire centri che voi chiamate di accoglienza, ma che saranno centri di detenzione in un Paese che non c'entra nulla con una vicenda tutta umana e umanitaria e che riguardava l'Europa: una Europa diversa da quella raccontata oggi dalla presidente del Consiglio Meloni. (Applausi).
MALAN (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FdI). Signor Presidente, signori Ministri presenti, vi ringrazio per la presenza in questa lunga giornata che vi impegna. Il Presidente del Consiglio ora è dovuta andare dal Presidente della Repubblica, come da prassi in queste giornate in cui riferisce al Parlamento in vista del prossimo Consiglio europeo.
Io credo sia molto difficile negare l'aumento del peso dell'Italia a livello europeo negli ultimi due anni. Ci sono stati dei generosi tentativi di farlo, ma mi sembra senza successo. Negare che l'Italia abbia questo peso accresciuto è difficile. E se lo ha è per una serie di ragioni: intanto, per una linea di Governo che è stata coerente, ragionevole e costante e per il fatto che il Governo italiano, nell'ambito dei grandi Stati dell'Unione europea, è l'unico che continua ad avere un forte appoggio da parte dei cittadini.
Non lo dicono soltanto i sondaggi, che comunque significano qualcosa, ma lo dicono anche i risultati delle numerose elezioni regionali che si sono tenute negli ultimi due anni. E, peraltro, penso che lo diranno i risultati delle prossime elezioni regionali. Indubbiamente, già solo questo dà all'Italia un peso maggiore, insieme alla coesione della maggioranza che, nonostante i romanzi che vengono scritti e che trovano a volte posto sui giornali, è davvero forte e coesa.
Grazie a questo, già molti risultati sono stati raggiunti. Sarebbe lungo fare l'elenco, ma io ricordo la vittoria dell'Italia sulle politiche che riguardano il regolamento Euro 7, che, se fosse stato approvato nella forma che era stata presentata, avrebbe comportato un grave danno alle aziende e ai privati cittadini italiani, sulla vicenda degli imballaggi e su tante questioni, apparentemente piccole, ma che incidono profondamente nella nostra società e sulla nostra economia.
Un successo è sicuramente il fatto che l'Italia torni ad avere un Vice Presidente esecutivo dell'Unione europea nella persona di Raffaele Fitto, cui porgiamo, anche come Gruppo, tutti i nostri auguri per un buon lavoro. Ci auguriamo che si verifichi quello che si verificò nel 2019, quando non soltanto Fratelli d'Italia, ma anche la famiglia europea cui Fratelli d'Italia appartiene, quella dei Conservatori e Riformisti europei, votò a favore.
Noi ci auguriamo che non soltanto i rappresentanti dei partiti italiani a Bruxelles, ma anche le loro famiglie europee votino a favore di Raffaele Fitto. Sarebbe certamente anche un riconoscimento, intanto, dell'autonomia dell'Italia di potere stabilire chi la rappresenta, suffragata dal fatto che la persona di Raffaele Fitto credo sia davvero difficile mettere in discussione, visti anche i risultati ottenuti sul PNRR.
Questo è un altro successo europeo dove l'Italia è capofila su tutti gli adempimenti e tutte le procedure. Altro successo dell'Italia è stato quello di ottenere la modifica del PNRR. Ci dicevano, durante la campagna elettorale di due anni fa, che tale modifica era impossibile e che, chiesta, l'Italia non avrebbe avuto nulla. Ebbene, l'Italia ha chiesto e ottenuto le modifiche per adattare il piano alle reali necessità della nostra Nazione e ha ottenuto anche tutte le rate previste prima degli altri Stati europei.
Si tratta di una serie di successi, suffragati e confermati anche dal cambio di impostazione dell'Unione europea in tema di immigrazione. Dopo un periodo in cui ci si è occupati soltanto dei trasferimenti secondari e nonostante qualcuno, anche in Italia, ritenga che più immigrati vengono meglio è, l'Europa ha ritenuto - come lo riteniamo noi - che l'immigrazione, al pari di ogni altro fenomeno (a maggior ragione essendo un fenomeno importante), deve essere subordinata alla legge e non all'arbitrio o ai traffici criminali degli scafisti. (Applausi). L'Europa ha accettato tale impostazione. Non per questo tutti i problemi sono risolti, ma gli ottimi risultati in termini di riduzione degli sbarchi non in obbedienza alla legge sono davvero notevoli, come è stato spiegato dal Presidente del Consiglio nel suo intervento.
Anche i centri che si aprono in questi giorni in Albania sono un successo e vorrei chiedere all'opposizione di essere un po' più europeista. Rilevo che i grandi Stati europei governati dalla sinistra vedono con favore l'innovazione portata dall'accordo con l'Albania e addirittura perseguono le stesse politiche. La Germania ha chiesto proprio all'Albania di avere un accordo simile, ma l'Albania ha risposto che il rapporto che ha con l'Italia è speciale e non può replicarlo.
Tutti questi elementi dovrebbero suggerire di essere un po' più come gli altri Stati europei. La Polonia stessa, che non è più governata da un membro della famiglia dei conservatori e dei riformisti europei, ha addirittura sospeso il diritto d'asilo. Forse bisognerebbe aggiornarsi un po' ed europeizzarsi e non vedere tutto in chiave nazionale, con la conseguenza che, qualunque cosa faccia, il Governo Meloni deve essere attaccato.
La posizione italiana si è dimostrata essere anche di guida per gli altri Stati sui grandi conflitti in corso. Sull'Ucraina ha avuto una posizione equilibrata e ferma, senza cedimenti e fughe in avanti, come invece abbiamo visto a un certo punto da parte del presidente francese Macron.
Sulle vicende legate a Israele e al Libano, che indubbiamente ci preoccupano molto, ho apprezzato costantemente - e credo sia da tutti riconoscibile - la posizione del Governo italiano che ha potuto autorevolmente condannare gli episodi che hanno riguardato UNIFIL, mettendone in pericolo alcune strutture e il personale. L'Italia ha chiaramente condannato - e lo fa anche oggi - le numerosissime violazioni della risoluzione n. 1701 in Libano e di ogni tipo di legge internazionale. Bombardare e mandare decine di migliaia di missili sulla popolazione civile israeliana, sia dal Nord, che dalla Striscia di Gaza, non possono essere dimenticati, né ignorati ed è quanto ha dato il via a tutto quanto vediamo oggi.
Credo, pertanto, che possiamo guardare con fiducia al lavoro del Governo italiano e del presidente Meloni sul versante europeo e anche sulla questione - estremamente importante e su cui ci auguriamo ci sia un successo, come gli altri ottenuti - della transizione green, che non può comportare la deindustrializzazione. Si sono visti i risultati: aumentano le importazioni di automobili dalla Cina e si riducono le produzioni nazionali in Italia, Germania e negli altri Paesi. Bisogna cambiare rotta.
Ricordo al MoVimento 5 Stelle, che chiede di spingere l'acceleratore sulla transizione green, che la sua unica Presidente di Regione ha dichiarato come area idonea per le pale eoliche e per gli altri impianti di energia rinnovabile appena l'1 per cento del territorio. (Applausi).
Allora in questo caso bisogna avere un po' di equilibrio ed essere coerenti. Noi siamo certi di continuare in questo modo e auguriamo al Governo e al presidente del Consiglio Meloni il migliore successo negli incontri europei e nella politica di ogni giorno, che vede confermare i risultati che sono arrivati fin dall'inizio di questo nuovo Governo e che continuano. Noi guardiamo con fiducia ai prossimi tre anni e ai risultati che verranno dal Consiglio europeo e dalle altre riunioni a carattere internazionale, dove l'Italia è tornata protagonista. (Applausi).
PRESIDENTE. Ricordo che il ministro per i rapporti con il Parlamento, senatore Ciriani, ha accettato la proposta di risoluzione n. 2, presentata dai senatori Terzi di Sant'Agata, Zanettin, De Poli, Centinaio e da altri senatori, ed ha espresso parere in parte contrario e in parte favorevole, anche previa riformulazione, sulle proposte di risoluzione nn. 1, 3, 4, 5 e 6. Chiedo quindi innanzitutto ai proponenti le risoluzioni diverse da quella accettata dal Governo se accettano le riformulazioni proposte dal ministro Ciriani. Vedo, però, che i senatori Borghi Enrico, Boccia, Calenda, De Cristofaro e Patuanelli non le accettano.
TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Signora Presidente, sentiti anche gli altri firmatari, vorrei fare una piccola precisazione sulla proposta di risoluzione n. 2, al paragrafo 13, dove si parla di Libano, Libano meridionale, di UNIFIL e di violazione alla risoluzione n. 1701 del 2006.
È chiaro che tutto quello che sta avvenendo nel Libano meridionale deriva da anni di offensive e di violazioni alla risoluzione n. 1701 del 2006 da parte di Hezbollah; credo quindi che sia corretto e necessario inserire, alla fine del paragrafo 13, la seguente frase: «rimarcando e condannando altresì le gravissime violazioni della stessa risoluzione n. 1701 da parte di Hezbollah».
PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sulla riformulazione illustrata.
CIRIANI, ministro per i rapporti con il Parlamento. Signora Presidente, il Governo esprime parere favorevole.
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto che le proposte di riformulazione non sono state accolte. Pertanto, laddove approvata la proposta di risoluzione n. 2 (testo 2), accettata dal Governo, le restanti proposte di risoluzione saranno considerate precluse o in parte assorbite.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2), presentata dai senatori Terzi di Sant'Agata, Zanettin, De Poli, Centinaio e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Restano pertanto precluse o in parte assorbite le proposte di risoluzione nn. 1, 3, 4, 5 e 6.
Si è così concluso il dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16,30 al termine della Conferenza dei Capigruppo.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 14,44, è ripresa alle ore 16,45).
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO
Colleghi, vi comunico che è ancora in corso la Conferenza dei Capigruppo, che terminerà orientativamente intorno alle ore 17.
Riprenderemo i lavori al termine della Conferenza dei Capigruppo. Pertanto sospendo nuovamente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 16,46, è ripresa alle ore 17,05).
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Colleghi, la Conferenza dei Capigruppo ha approvato integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 28 novembre.
Nella seduta di oggi sarà discusso il disegno di legge sull'introduzione della circostanza aggravante dello sciacallaggio e, per accordo tra i Gruppi, il termine della seduta è fissato indicativamente per le ore 20.
Nella seduta di domani saranno discussi i disegni di legge in materia di contrasto alla surrogazione di maternità e di ratifica di accordi internazionali, con eventuale prosecuzione nella giornata di giovedì.
Giovedì 17 ottobre, alle ore 9, il Ministro della difesa renderà un'informativa sui recenti attacchi alle sedi della missione UNIFIL in Libano. I Gruppi potranno intervenire per cinque minuti.
Restano confermati il sindacato ispettivo e, alle ore 15, il question time, con la presenza dei Ministri dell'economia e delle finanze, dell'ambiente e della sicurezza energetica e per le disabilità.
La settimana dal 21 al 25 ottobre è riservata ai lavori delle Commissioni.
A partire da martedì 29 ottobre saranno discussi i documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
Nella stessa settimana il calendario prevede, inoltre, la discussione del disegno di legge in materia di sviluppo e valorizzazione delle zone montane; dalla sede redigente il disegno di legge sulla Giornata nazionale delle periferie urbane; la relazione intermedia sull'attività svolta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro.
Il Parlamento in seduta comune potrebbe essere convocato martedì 29 ottobre, alle ore 12,30, per l'elezione di un giudice della Corte costituzionale. Voteranno per primi gli onorevoli senatori.
Nella settimana dal 5 al 7 novembre verranno discussi il decreto-legge salva infrazioni, attualmente all'esame della Camera dei deputati, e il decreto-legge in materia di contrasto alla violenza contro gli operatori sociosanitari. Nella stessa settimana sarà altresì discusso, ove approvato dalla Commissione dalla sede redigente, il disegno di legge in materia di assistenza sanitaria a persone senza dimora.
Nella settimana dal 12 al 14 novembre, oltre all'eventuale seguito di argomenti non conclusi, sarà discusso il disegno di legge in materia di ordinamento e organizzazione di Forze di polizia, Forze armate e Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
Nella settimana dal 19 al 21 novembre saranno discussi, dalla sede redigente, i disegni di legge in materia di mototerapia, di competenze non cognitive, di rafforzamento dei servizi consolari in favore dei cittadini italiani residenti o presenti all'estero e di elargizioni di benefici alle vittime per danni derivanti da cedimenti di infrastrutture stradali.
Nella settimana dal 26 al 28 novembre saranno discussi la delega al Governo per la revisione delle modalità di accesso ai corsi in medicina e chirurgia, il decreto-legge su lavoratori stranieri e flussi migratori, attualmente all'esame della Camera dei deputati, e, ove conclusi dalle Commissioni, i disegni di legge di riforma del codice della strada e su disposizioni in materia di morte medicalmente assistita.
Giovedì 31 ottobre, nonché giovedì 7, 14, 21 e 28 novembre si svolgeranno il sindacato ispettivo e, alle ore 15, il question time.
La Conferenza dei Capigruppo tornerà a riunirsi per stabilire le iniziative per la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.
Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - la seguente integrazione al programma dei lavori del Senato per i mesi di settembre e ottobre 2024:
- Disegno di legge n. 1054 e connessi - Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane
- Disegno di legge n. 1178 - Istituzione della Giornata nazionale delle periferie urbane (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente)
- Doc. XXII-bis, n. 1 - Relazione intermedia sull'attività svolta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro
- Disegno di legge n. 1175 - Disposizioni in materia di assistenza sanitaria per le persone senza dimora (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente) (ove concluso dalla Commissione)
- Disegno di legge n. 1053 - Misure in materia di ordinamento, organizzazione e funzionamento delle Forze di polizia, delle Forze armate nonché del Corpo nazionale dei vigili del fuoco
- Disegno di legge n. 1086 - Interventi in materia di sicurezza stradale e delega al Governo per la revisione del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (approvato dalla Camera dei deputati) (ove concluso dalla Commissione)
- Disegno di legge n. 1037 - Disposizioni per il riconoscimento e la promozione della mototerapia (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente)
- Disegno di legge n. 845 - Introduzione dello sviluppo di competenze non cognitive e trasversali nei percorsi delle istituzioni scolastiche e dei centri provinciali per l'istruzione degli adulti nonché nei percorsi di istruzione e formazione professionale (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente)
- Disegno di legge n. 1210 - Disposizioni per il finanziamento di interventi volti al rafforzamento dei servizi consolari in favore dei cittadini italiani residenti o presenti all'estero (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente)
- Disegno di legge nn. 794 e 868 - Benefici in favore delle vittime di eventi dannosi derivanti da cedimenti totali o parziali di infrastrutture stradali o autostradali di rilievo nazionale (dalla sede redigente)
- Disegno di legge nn. 915, 916, 942, 980 e 1002 - Delega al Governo per la revisione delle modalità di accesso ai corsi di laurea magistrale in medicina e chirurgia, in odontoiatria e protesi dentaria e in medicina veterinaria (voto finale con la presenza del numero legale)
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 28 novembre:
| Martedì | 15 | ottobre | h. 9,30 | - Disegno di legge n. 778 - Introduzione della circostanza aggravante dello sciacallaggio - Disegno di legge n. 824 e connessi - Norme in materia di contrasto alla surrogazione di maternità (approvato dalla Camera dei deputati) - Ratifiche di accordi internazionali - Informativa del Ministro della difesa sui recenti attacchi alle sedi della missione UNIFIL in Libano (giovedì 17, ore 9) - Sindacato ispettivo (giovedì 17) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 17, ore 15) |
| Mercoledì | 16 | " | h. 10-20 | |
| Giovedì | 17 | " | h. 9 |
La settimana dal 21 al 25 ottobre è riservata ai lavori delle Commissioni.
| Martedì | 29 | ottobre | h. 16,30-20 | - Eventuale seguito argomenti non conclusi - Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari - Disegno di legge 1054 e connessi - Disposizioni per lo sviluppo e la valorizzazione delle zone montane - Disegno di legge n. 1178 - Giornata nazionale delle periferie urbane (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente) - Doc. XXII-bis, n. 1 - Relazione intermedia sull'attività svolta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro - Sindacato ispettivo (giovedì 31) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 31, ore 15) |
| Mercoledì | 30 | " | h. 10-20 | |
| Giovedì | 31 | " | h. 10 |
Gli emendamenti al disegno di legge n. 1054 e connessi (Disposizioni per lo sviluppo e la valorizzazione delle zone montane) dovranno essere presentati entro le ore 10 di giovedì 17 ottobre.
Il Parlamento in seduta comune potrebbe essere convocato martedì 29 ottobre, alle ore 12,30, per l'elezione di un giudice della Corte costituzionale. Voteranno per primi gli onorevoli Senatori.
| Martedì | 5 | novembre | h. 16,30-20 | - Disegno di legge n. … - Decreto-legge n. 131, Salva-infrazioni (ove approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 15 novembre) - Eventuale seguito argomenti non conclusi - Disegno di legge n. 1256 - Decreto-legge n. 137, Contrasto alla violenza contro gli operatori socio-sanitari (scade il 30 novembre) - Disegno di legge n. 1175 - Assistenza sanitaria persone senza dimora (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente) (ove concluso dalla Commissione) - Sindacato ispettivo (giovedì 7) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 7, ore 15) |
| Mercoledì | 6 | " | h. 10-20 | |
| Giovedì | 7 | " | h. 10 |
I termini di presentazione degli emendamenti ai disegni di legge nn. … (Decreto-legge n. 131, Salva-infrazioni) e 1256 (Decreto-legge n. 137, Contrasto alla violenza contro gli operatori socio-sanitari) saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni.
| Martedì | 12 | novembre | h. 16,30-20 | - Eventuale seguito argomenti non conclusi
- Disegno di legge n. 1053 - Ordinamento e organizzazione Forze di polizia, Forze armate e Corpo nazionale vigili del fuoco - Sindacato ispettivo (giovedì 14) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 14, ore 15) |
| Mercoledì | 13 | " | h. 10-20 | |
| Giovedì | 14 | " | h. 10 |
Gli emendamenti al disegno di legge n. 1053 (Ordinamento e organizzazione Forze di polizia, Forze armate e Corpo nazionale vigili del fuoco) dovranno essere presentati entro le ore 10 di giovedì 7 novembre.
| Martedì | 19 | novembre | h. 16,30-20 | - Eventuale seguito argomenti non conclusi - Disegno di legge n. 1086 - Revisione del codice della strada (approvato dalla Camera dei deputati) (ove concluso dalla Commissione)
- Disegno di legge n. 1037 - Promozione della mototerapia (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente) - Disegno di legge n. 845 - Competenze non cognitive (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente) - Disegno di legge n. 1210 - Rafforzamento dei servizi consolari in favore dei cittadini italiani residenti o presenti all'estero (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente)
- Disegni di legge nn. 794 e 868 - Elargizioni di benefici alle vittime per danni derivanti da cedimenti di infrastrutture stradali (dalla sede redigente) - Sindacato ispettivo (giovedì 21) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 21, ore 15) |
| Mercoledì | 20 | " | h. 10-20 | |
| Giovedì | 21 | " | h. 10 |
Il termine di presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 1086 (Revisione del codice della strada) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione.
| Martedì | 26 | novembre | h. 16,30-20 | - Eventuale seguito argomenti non conclusi - Disegni di legge nn. 915, 916, 942, 980 e 1002 - Delega al Governo per la revisione delle modalità di accesso ai corsi in medicina e chirurgia (voto finale con la presenza del numero legale) - Disegno di legge n. … - Decreto-legge n. 145, Lavoratori stranieri e flussi migratori (ove approvato e trasmesso in tempo utile dalla Camera dei deputati) - Disegno di legge n. 104 - Disposizioni in materia di morte medicalmente assistita (ove concluso dalle Commissioni) - Sindacato ispettivo (giovedì 28) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 28, ore 15) |
| Mercoledì | 27 | " | h. 10-20 | |
| Giovedì | 28 | " | h. 10 |
Gli emendamenti ai disegni di legge nn. 915, 916, 942, 980 e 1002 (Delega al Governo per la revisione delle modalità di accesso ai corsi in medicina e chirurgia) dovranno essere presentati entro le ore 10 di giovedì 21 novembre.
I termini di presentazione degli emendamenti ai disegni di legge nn. … (Decreto-legge n. 145, Lavoratori stranieri e flussi migratori) e 104 (Disposizioni in materia di morte medicalmente assistita) saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni.
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. …
(Decreto-legge n. 131, Salva-infrazioni)
(Gruppi 3 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| FdI | 38' | |
| PD-IDP | 26' | |
| L-SP-PSd'AZ | 23' | |
| M5S | 21' | |
| FI-BP-PPE | 19' | |
| Misto | 15' | |
| IV-C-RE | 13' | |
| Aut (SVP-PATT, Cb) | 13' | |
| Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE | 13' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1256
(Decreto-legge n. 137, Contrasto alla violenza
contro gli operatori socio-sanitari)
(Gruppi 4 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| FdI | 50' | |
| PD-IDP | 35' | |
| L-SP-PSd'AZ | 30' | |
| M5S | 29' | |
| FI-BP-PPE | 25' | |
| Misto | 20' | |
| IV-C-RE | 17' | |
| Aut (SVP-PATT, Cb) | 17' | |
| Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE | 17' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. …
(Decreto-legge n. 145, Lavoratori stranieri e flussi migratori)
(Gruppi 3 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| FdI | 38' | |
| PD-IDP | 26' | |
| L-SP-PSd'AZ | 23' | |
| M5S | 21' | |
| FI-BP-PPE | 19' | |
| Misto | 15' | |
| IV-C-RE | 13' | |
| Aut (SVP-PATT, Cb) | 13' | |
| Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE | 13' |
Discussione del disegno di legge:
(778) AMBROGIO ed altri. - Introduzione della fattispecie dello sciacallaggio tra le circostanze aggravanti previste dall'articolo 625 del codice penale e modifiche agli articoli 624 e 624-bis del codice penale (Relazione orale)(ore 17,09)
Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Introduzione della fattispecie dello sciacallaggio tra le circostanze aggravanti previste dagli articoli 61 e 625 del codice penale e modifiche agli articoli 624 e 624-bis del medesimo codice
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 778.
Il relatore, senatore Potenti, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
POTENTI, relatore. Signor Presidente, l'intervento legislativo che l'Assemblea si accinge ad esaminare ha come scopo il contrasto ad un fenomeno purtroppo noto con lo spregiativo di sciacallaggio, inteso come azione predatoria contro il patrimonio pubblico e privato sito in aree temporaneamente abbandonate o beni la cui difesa è ostacolata dall'impellenza di allontanare le persone ivi residenti in ragione di pericoli naturali.
Il testo originario pervenuto in Commissione giustizia, presentato come prima firmataria dalla collega Paola Ambrogio e da altri senatori, proponeva una nuova circostanza aggravante che ricorre quando il furto è commesso profittando delle condizioni conseguenti a calamità naturali, introducendo la procedibilità d'ufficio allorché fosse ricorsa la circostanza aggravante e, infine, una modifica all'articolo 624-bis che disciplina il furto in abitazione e quello con strappo, introducendo un inasprimento delle condotte aggravate al ricorrere di una o più delle circostanze previste nell'articolo 625 del codice penale o nell'articolo 61 del codice penale.
Nella seduta della Commissione giustizia del 7 maggio 2024 il Governo, nella persona del sottosegretario Andrea Ostellari, dava conto della prossima definizione di un emendamento governativo depositato effettivamente in data 14 maggio 2024. A seguito della modifica proposta, l'articolo del disegno di legge veniva sostituito nel senso di voler ampliare alla generalità delle diverse condotte illecite la punibilità maggiorata in forma, appunto, di aggravante allorché il soggetto o i soggetti agenti avessero profittato di sconvolgimenti calamitosi in grado di minorare o impedire la difesa pubblica o privata di beni. È così introdotta un'aggravante comune dello sciacallaggio all'articolo 61, primo comma, n. 5, che disciplina la circostanza aggravante comune dell'aver profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persone, anche in riferimento all'età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa. Questo inciso nella formulazione del Governo è anteposto, appunto, con un riferimento a pubbliche calamità.
Ulteriormente, all'articolo 624-bis, viene riscritto il terzo comma, il quale mantiene la previsione che afferma ora, nella versione riformulata, il caso rispettivamente del ricorrere di taluna delle circostanze aggravanti previste dall'articolo 625 del codice penale, primo comma, o dell'articolo 61, primo comma, e si individua una pena della reclusione da cinque a dieci anni e della multa da euro 1.000 a 2.500 e inoltre quella della reclusione da sei a dodici anni e della multa da 2.000 a 5.000 euro al ricorrere di due o più circostanze indicate nel primo periodo.
Infine, all'articolo 625 è aggiunta, con il comma 8-quater, la previsione aggravante dell'articolo 61, primo comma, n. 5, del codice penale, così come integrato dalla proposta in esame.
Il riferimento a tale previsione è introdotto al terzo comma dell'articolo 624, rendendo il reato procedibile d'ufficio parimenti nel caso in cui la vittima sia incapace, per età o infermità, o sia commesso su cose esposte alla pubblica fede oppure si sia verificato su infrastrutture pubbliche destinate a erogazione di energia o servizi di trasporto o di telecomunicazioni pubbliche o private, anche per la sottrazione di materiale.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Colleghi, la Presidenza precisa che il disegno di legge di riforma del codice della strada, ove concluso dalla Commissione, sarà discusso nella settimana dal 19 al 21 novembre.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 778 (ore 17,15)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Berrino. Ne ha facoltà.
BERRINO (FdI). Signor Presidente, ci sono due casi in cui gli uomini vengono assimilati nelle loro azioni agli animali, lo sciacallo e il cuculo, quando si tratta di azioni in cui l'uomo si appropria di qualcosa degli altri: nel caso dello sciacallo, per portarselo via e usufruirne; nell'altro, quello del famoso film, per utilizzare le cose realizzate da altri.
Gli sciacalli nell'immaginario collettivo si presentano sul luogo delle disgrazie ancor prima o contemporaneamente ai soccorritori e sfruttano un momento di difficoltà assoluta. Nella disgrazia ci sono i morti, i sopravvissuti e loro, intenti in un'operazione che nulla ha a che fare con i sentimenti, ma ha il solo fine di arricchirsi, sfruttando il momento di debolezza assoluta della popolazione, già colpita da una grave tragedia precedente.
Purtroppo si tratta di casi ricorrenti, non solo in Italia. Altri ordinamenti hanno introdotto il reato di sciacallaggio, prevedendo pene severe. In Italia invece tale reato mancava, pertanto sono riconoscente alla senatrice Ambrogio - che interverrà in dichiarazione di voto - per essere la prima firmataria di questo provvedimento, modificato in Commissione, che porrà fine, tentando di reprimerli, a determinati comportamenti.
Pensiamo ad esempio a quanto accaduto il 25 luglio 2016 ad Arquata del Tronto; il 17 marzo 2020, in pieno periodo Covid, in varie parti d'Italia; il 25 febbraio 2021 a Pavia; il 7 novembre 2023 a Campi Bisenzio; il 27 settembre 2024 a Lugo di Romagna. Se volessimo proseguire, potremmo fare un elenco senza fine. Non ha senso che non ci siano una pena specifica o un'aggravante specifica per chi compie questo bieco reato, approfittando della debolezza altrui. È giusto, come diceva prima il relatore, un aumento di pena, nel caso in cui si incorra in quella che, una volta votata, sarà un'aggravante specifica del reato previsto dagli articoli 624 e 625 del codice penale.
Penso altresì che sia doverosa la procedibilità d'ufficio e non a querela di parte per tutta una svariata serie di motivi. Sono felice che ci sia una modifica rispetto a quanto era stato portato nella nostra legislazione dalla normativa del ministro Cartabia.
Ritengo sia un fatto di civiltà cercare di prevenire un comportamento deplorevole, che aggiunge al già deplorevole furto l'approfittare delle debolezze, della disgrazia, della morte e anche di chi è sopravvissuto in un momento così drammatico. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Il relatore e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica.
Passiamo all'esame del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo proposto dalla Commissione, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
LOPREIATO (M5S). Signora Presidente, noi condividiamo la ratio di questo provvedimento, però chiaramente abbiamo fatto un'attività emendativa, perché ritenevamo che la fattispecie delittuosa non fosse sufficientemente tipizzata e lasciasse margini di incertezza nell'interpretazione della norma stessa. Abbiamo fatto emendamenti anche al fine di scongiurare una violazione del diritto di uguaglianza ex articolo 3 della Costituzione. In dichiarazione di voto sui singoli emendamenti, evidenzierò le accortezze volte a migliorare il testo, di cui condividiamo assolutamente la ratio. (Applausi).
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
POTENTI, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
DURIGON, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.100, presentato dal senatore Bazoli e da altri senatori, fino alle parole «sopprimere la lettera a);».
(Segue la votazione).
La votazione è chiusa. (Commenti).
Poiché era la prima votazione, la annulliamo e la ripetiamo.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.100, presentato dal senatore Bazoli e da altri senatori, fino alle parole «sopprimere la lettera a);».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.101.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.102, presentato dal senatore Bazoli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.103.
LOPREIATO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOPREIATO (M5S). Signor Presidente, questo è appunto uno dei primi interventi di cui parlavo prima. Nel disegno di legge si prevedeva di collegare l'attività delittuosa soltanto alle calamità naturali; poi successivamente si è migliorato il testo, parlando di pubbliche calamità. Con questo emendamento, invece, noi la colleghiamo all'articolo 24 del codice della Protezione civile, cioè alla dichiarazione dello stato d'emergenza, in modo da superare possibili dubbi interpretativi, dare una certezza e precisare il perimetro entro cui si possa applicare la condotta delittuosa.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.103, presentato dalla senatrice Lopreiato e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.104, presentato dalla senatrice Lopreiato e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.105, presentato dalla senatrice Cucchi e da altri senatori, identico all'emendamento 1.106, presentato dal senatore Bazoli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.107.
LOPREIATO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOPREIATO (M5S). Signor Presidente, in questo caso inseriamo l'aggravante in oggetto anche per i delitti contro la pubblica amministrazione. Infatti non si capisce perché non applicare quest'aggravante quando si tratti, ad esempio, di turbativa d'asta o in caso di corruzione, allorquando tali condotte siano state ottenute chiaramente approfittando dello stato di calamità. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.107, presentato dal senatore Scarpinato e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.108, presentato dal senatore Bazoli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.109, presentato dalla senatrice Cucchi e da altri senatori, identico all'emendamento 1.110, presentato dal senatore Bazoli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.111, presentato dalla senatrice Lopreiato e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.112, presentato dalla senatrice Lopreiato e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.113.
LOPREIATO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOPREIATO (M5S). Signor Presidente, l'emendamento 1.113 è importante poiché relativo all'arresto per flagranza differita, ossia quando l'autore di un reato venga identificato tramite strumento di videosorveglianza con telecamere di sicurezza, ma, vista la condizione, non possa essere arrestato immediatamente. Mai come questa volta, quindi, è importante parlare di flagranza differita. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.113, presentato dalla senatrice Lopreiato e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto contrario del Gruppo Italia Viva, per ragioni a dire il vero più di metodo che di merito, ma molto pesanti.
Innanzitutto voglio cominciare con il ricordare - dovremmo fare quasi un contatore - che noi, in questa legislatura, che era partita con gli annunci del ministro Nordio sull'uso del diritto penale minimo e sul fatto che la norma penale non costituisce la panacea, continuiamo indefessi a produrre reati con una costanza e una continuità che ormai hanno dell'ingegneristico. Penso di poter dire, senza tema di smentita, che introduciamo almeno una media di due reati al mese (forse di più). Voglio ricordare che in questo momento stiamo discutendo il disegno di legge cosiddetto sicurezza, che ne introduce una ventina. Questo Governo, che aveva scelto un Ministro con una storia garantista, che aveva fatto, anche nei suoi studi e nelle sue dichiarazioni precedenti, del diritto penale minimo la sua bandiera, in realtà usa il diritto penale massimo.
Nell'ottica del Governo, infatti, qualsiasi minimo fatto di cronaca accada nel Paese si affronta non andando a risolvere i problemi che hanno dato luogo a quell'emergenza e alla sua causa, ma utilizzando la cura sintomatica, per intenderci. È come se chi avesse un febbrone da cavallo, invece di utilizzare l'antibiotico, prendesse un'aspirina o una tachipirina per abbassare la febbre. Con che cosa facciamo questo? Con un messaggio tipicamente populista: quando si introducono un reato o una pena, di conseguenza, quel particolare allarme o problema è stato risolto e presidiato; il Governo se n'è occupato, perché ha introdotto un reato o alzato una pena, ma tutti sappiamo benissimo che la minaccia di una pena è molto raramente elemento idoneo a dissuadere chi voglia commettere un crimine. Sappiamo benissimo che ci sono Paesi, anche democratici purtroppo, come gli Stati Uniti, nei quali c'è la pena di morte, ma non per quello si sono ridotti gli omicidi, perché è chiaro che chi delinque lo fa nella certezza, o almeno nella speranza, di non incorrere nei rigori della legge, altrimenti basterebbe una pena anche lievissima a produrre un effetto dissuasivo.
Si continua a introdurre dei reati, pensando che così facendo la politica si assume la responsabilità di risolvere il problema e che il problema non si presenterà più; in realtà si sta turlupinando l'opinione pubblica, perché quello che il Governo dovrebbe fare è governare, cioè gestire i fenomeni sociali e non dire di aver introdotto un nuovo reato o una nuova pena e aver così risolto la situazione, anche perché, sia ben chiaro che tutti i nuovi reati che questa maggioranza sta introducendo sono nuovi fino a un certo punto, perché molto di rado abbiamo condotte che erano lecite e diventano illecite. Cari colleghi e care colleghe, lo sciacallaggio infatti è già punito dall'ordinamento. Non è che oggi chi lo commette non abbia una sanzione penale (Applausi), come per tutti gli altri reati che state introducendo.
Basti guardare il decreto-legge sicurezza: non è che occupare le case o imbrattare un edificio pubblico oggi non siano un reato. Sono già reati, che con termine elegante possiamo dire che ricicciate o riverniciate con nuove pene e nuove terminologie, ma non fate niente di nuovo, perché quei comportamenti sono già illeciti.
Presidenza del vice presidente CENTINAIO (ore 17,30)
(Segue SCALFAROTTO). Aggiungo un'altra cosa: il problema è che il più delle volte questi nuovi reati servono a coprire l'inazione, l'inefficienza e l'incapacità del Governo di risolvere i problemi, perché, signor Presidente, se lo dovessi intitolare, non chiamerei questo un disegno di legge sullo sciacallaggio, ma sui risarcimenti che non arrivano in Emilia-Romagna. (Applausi). Infatti, dato che il Governo non è in grado di intervenire e risarcire le popolazioni, le imprese e tutti coloro che hanno avuto danni gravissimi a causa dell'incuria di un territorio, a cui si aggiunge quella di un Governo che si rifiuta di rimettere in piedi un'unità di missione sul dissesto idrogeologico, ebbene che cosa fa? Non manda i fondi, non cura il territorio e non mette in piedi una cabina di regia sul dissesto idrogeologico, ma punisce gli sciacalli. Quindi, abbiamo risolto la questione e ce la caviamo così.
Aggiungo un ulteriore elemento: con questi disegni di legge settimanalmente introduciamo nuovi reati, cioè - traduco - settimanalmente riduciamo la libertà dei nostri concittadini, perché la norma che prevede un reato evidentemente limita la liceità dei comportamenti e ne abbiamo sempre di nuovi. Quando svolgiamo questo tipo di attività, produciamo una legiferazione eccessiva, da questo punto di vista. (Commenti).
Signor Presidente, avremmo molto amato avere presente un Sottosegretario alla giustizia e non un Sottosegretario al lavoro; benché lo sciacallaggio e il lavoro non abbiano alcun riferimento, però chiedo comunque che il Governo almeno ascolti quello che diciamo. (Applausi).
PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a prestare attenzione.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Il Governo è in Aula per ascoltare, ma il senatore Lotito è nuovo di queste Aule, quindi lo aiutiamo.
Dato che stiamo già riducendo la libertà dei nostri concittadini, dovremmo cercare di legiferare anche con una certa precisione. Come sicuramente il ministro Nordio sa e ci insegna, uno dei princìpi fondamentali del diritto penale è la tassatività delle norme penali. Dire che queste si applicano quando c'è una calamità naturale, non vuol dire nulla, perché, se non spieghiamo all'interprete che cos'è una calamità naturale, è evidente che l'applicazione di questa norma diventa un vero e proprio rebus e si presta, in particolare, ad ovvi abusi.
Signor Presidente, la calamità naturale, infatti, che cos'è? Un'alluvione di che tipo? Un acquazzone, una grandinata? Che cos'è una calamità naturale, se non lo diciamo? Quindi, solleviamo il problema e chiediamo al Governo: ma la calamità naturale alla quale si riferisce, precisamente che cos'è? Viene cambiato la norma e la calamità naturale si trasforma in una pubblica calamità. Verrebbe da dire: qual è la calamità privata? Qual è il caso nel quale esiste una calamità che non abbia caratteristiche pubbliche?
Signor Presidente, rido per non piangere, ma questo è il modo nel quale, da due anni, questo Governo e questa maggioranza legiferano sul tema del diritto penale. Se non ci fosse, appunto, da mettersi a ridere, ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli, perché, signor Presidente, il diritto penale è una cosa dannatamente seria, desidero ripeterlo ancora una volta.
Gli emendamenti proposti dal Partito Democratico e dal MoVimento 5 Stelle, che chiedevano almeno il collegamento con la dichiarazione dello stato d'emergenza, avevano un senso logico, perché avremmo almeno avuto un parametro. Anche in quel caso, però, il Governo ha detto no.
Ci troviamo dunque davanti a una legge che dovrebbe reprimere un comportamento ovviamente censurabile, esecrabile e vergognoso, quindi bisognerebbe votare a favore; dato però che il comportamento era già vietato e che questa legge è l'ennesima dimostrazione della tracotanza e dell'immaturità dal punto di vista anche della tecnica giuridica di questo Governo, noi, coerentemente, rimandiamo la legge al mittente ed esprimeremo voto contrario. (Applausi).
CUCCHI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUCCHI (Misto-AVS). Signor Presidente, intervengo davvero brevemente per annunciare il voto contrario di Alleanza Verdi e Sinistra sul provvedimento in esame, perché, anche a seguito della riformulazione effettuata in Commissione, con l'approvazione dell'emendamento 1.100, la circostanza aggravante introdotta dal disegno di legge non rispetta il principio di tassatività della legge penale, contribuendo, per contro, a un inopportuno inasprimento sanzionatorio della vigente disciplina del furto aggravato.
Anche nel nuovo testo, infatti, la circostanza aggravante sembra del tutto insufficiente a raggiungere lo scopo, prestandosi ad essere interpretata in maniera non uniforme. Il concetto di pubblica calamità appare infatti eccessivamente generico e del tutto vani sono stati i tentativi dell'opposizione di delimitare la portata della norma.
Di conseguenza, come detto, annuncio il voto contrario di Alleanza Verdi e Sinistra.
ZANETTIN (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANETTIN (FI-BP-PPE). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo Forza Italia a questo disegno di legge. Chi mi conosce, in particolare i colleghi della Commissione giustizia, sa bene che il sottoscritto e l'intero del Gruppo Forza Italia non sono certamente fra i più attivi sostenitori di una sorta di panpenalismo, che troppe volte i diversi Governi che si sono succeduti in questo Paese hanno attuato. Per rispondere anche al collega Scalfarotto che è intervenuto poco fa, però, non vedo che sia proprio questo il caso.
In effetti, il tipo di aggravante introdotta colma una lacuna. Sappiamo bene che fino a oggi il reato di sciacallaggio - o, meglio, il furto aggravato in occasione di calamità o disgrazie che si sono abbattute su una popolazione - aveva una pena non solo mite, ma del tutto trascurabile, nonostante sia, in realtà, un reato molto grave che colpisce persone in stato di bisogno, su cui si è abbattuta una calamità.
Va anche detto che, ahimè, probabilmente anche per effetto del cambiamento climatico, i fenomeni calamitosi (le alluvioni, in particolare) sono sempre più frequenti nel nostro Paese e un sempre maggior numero di popolazioni viene esposto a questo rischio.
Per questo motivo ritengo che, almeno questa volta, si debba dire che l'intervento sottoposto all'esame dell'Assemblea è assolutamente condivisibile. Si arriva alla pena anche di dieci anni, che è importante non tanto per l'effetto di deterrenza preventiva, quanto per il fatto che nel momento in cui il soggetto che si è reso responsabile del reato viene individuato può essere arrestato, sottoposto al rito direttissimo e scontare pene detentive. Di fronte alla gravità dei comportamenti assunti, è necessaria una pena che non sia così lieve, come fino ad oggi è stata.
In conclusione, Presidente, non posso che riconfermare il voto favorevole del Gruppo Forza Italia su questo tema e, in particolare, sull'introduzione dell'aggravante del reato di sciacallaggio in occasione di calamità. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, saluto studenti e docenti del Liceo scientifico statale «Enrico Fermi» di Paternò, in provincia di Catania. (Applausi). Benvenuti.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 778 (ore 17,40)
LOPREIATO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOPREIATO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, ci siamo astenuti in Commissione a malincuore, in considerazione del tema trattato, che interessa allo stesso modo maggioranza ed opposizione, che poteva essere il classico provvedimento approvato all'unanimità (fatto assai raro in Commissione giustizia).
Infatti, la ratio sottesa al disegno di legge resta assolutamente condivisibile e purtroppo assolutamente attuale, soprattutto alla luce degli ultimi tragici eventi calamitosi avvenuti in Emilia-Romagna e nelle Marche. Perché, allora, ci siamo astenuti in Commissione? Il perché è presto detto e, come sempre, riguarda il merito del provvedimento.
Il testo originariamente proposto racchiudeva problematiche di natura tecnica che sono state prontamente evidenziate dalla parte politica che ho l'onore di rappresentare all'atto della prima scadenza per la presentazione di emendamenti, ovvero il 9 aprile. Per mezzo dell'attività emendativa svolta si cercava di scongiurare il rischio di violazione del principio di uguaglianza e di migliorare la formulazione sotto il profilo della tipicità della fattispecie. Tra le altre, infatti, è stata proposta un'aggravante generica per i fatti commessi in costanza di stato di emergenza. Successivamente alla scadenza che ho testé detto, il 14 maggio, incautamente e in maniera assolutamente irragionevole, il Governo, invece di confrontarsi con le forze politiche di opposizione sui singoli emendamenti, eventualmente proponendo riformulazioni, ha preferito presentare un emendamento interamente sostitutivo dell'unico articolo del disegno di legge che, riprendendo quasi pedissequamente gli emendamenti presentati dal mio Gruppo, tra gli altri, configurava come generica la circostanza aggravante del fatto commesso approfittando della pubblica calamità.
Questo modo di procedere ha mortificato il lavoro svolto non solo dai parlamentari sia di maggioranza, sia di opposizione, ma anche dello stesso relatore. (Applausi). Inoltre, l'emendamento governativo sembrava comunque non soddisfare appieno i crismi relativi ai princìpi di tassatività e determinatezza della norma penale, in quanto non circoscriveva in maniera puntuale l'area geografica in cui si verifica la calamità, la quale, di conseguenza, comportava un aggravio di pena qualora l'azione criminosa fosse stata svolta al proprio interno.
È proprio questa la ragione che ci ha portato a presentare l'emendamento che lega l'applicabilità dell'aggravante alla dichiarazione di stato d'emergenza, come disciplinata dal decreto legislativo n. 1 del 2018. Senza questa precisazione, si avrebbe una sovrapposizione tra l'attività del giudice nell'interpretazione della norma e quella del Governo, organo competente nel dichiarare lo stato d'emergenza quale atto che individua e circoscrive territorialmente l'evento calamitoso. Un'interpretazione differente da quella proposta renderebbe la previsione carente dei requisiti di costituzionalità, anche in ragione del fatto che non consentirebbe all'eventuale imputato di avere una prevedibilità in termini sanzionatori circa i possibili effetti della propria condotta. La conoscibilità del precetto penale non apparirebbe nel caso in specie sufficientemente garantita.
Sono diversi i precedenti che potevano essere seguiti al fine di costruire correttamente la norma e li abbiamo ripetutamente indicati anche in Commissione. Ad esempio, i decreti-legge nn. 90 e 172 del 2008, varati dal Governo Berlusconi, relativi all'emergenza rifiuti in Campania legavano la disciplina sanzionatoria alla deliberazione dello stato d'emergenza, proprio al fine di rispondere ai requisiti di tassatività e adeguatezza del precetto penale.
Oltre a tale aspetto, segnalo anche l'irragionevolezza del comportamento della maggioranza, laddove alla Camera, nella mostruosità del disegno di legge sicurezza, estende la flagranza differita, mentre al Senato ne boccia l'allargamento al delitto di furto negli appartamenti. Vorrei sapere dove sia la coerenza: se il fatto ha ad oggetto un furto in appartamento commesso in danno a inermi cittadini, non è necessario prevedere la flagranza differita, mentre in altri casi lo è?
Siamo talmente tanto d'accordo con l'aggravante relativa alla pubblica calamità che l'abbiamo estesa anche ad altre fattispecie di reato. Perché, ad esempio, non prevedere un'aggravante ad effetto speciale, se il fatto di reato ha ad oggetto uno dei delitti contro la pubblica amministrazione? Il disvalore della condotta di chi commette un delitto contro la pubblica amministrazione, ad esempio un accordo corruttivo per la gestione di appalti, per la ricostruzione di un territorio colpito da un terremoto, non aumenta esponenzialmente, se commesso approfittando di una pubblica calamità? Non ci saremmo mai aspettati un parere contrario sul punto. Ovviamente sto mentendo: è chiaro che me lo aspettavo, perché ogni volta che noi presentiamo un emendamento, ormai la bocciatura mi sembra quasi automatica. (Applausi).
Signor Presidente, colleghi e colleghe, il disegno di legge sarebbe stato meritevole di essere approvato all'unanimità, ma solo se scritto correttamente. Purtroppo non è stato così e per queste ragioni dichiaro l'astensione del MoVimento 5 Stelle. (Applausi).
STEFANI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, oggi in Senato, con l'approvazione del disegno di legge in esame, facciamo veramente un passo in avanti anche nella civiltà, con la previsione in particolare dell'aggravante di sciacallaggio (ricordiamo però che la parola «sciacallaggio» non è citata nel testo).
Siamo di fronte all'odiosissimo fenomeno di chi approfitta della disgrazia per rubare e appropriarsi di beni di persone e di famiglie che si vedono distrutto tutto e che hanno perso tutto, in occasione di episodi calamitosi che purtroppo abbiamo visto anche recentemente sui nostri schermi televisivi e sui giornali. Abbiamo visto con i nostri occhi che ci si ritrova veramente con la propria vita sparpagliata su una strada. Pertanto, al dramma conseguente a un evento meteorologico devastante, si unisce anche il dolore di vedersi sottratti beni che sono all'interno delle nostre case, magari oggetti di valore economico, ma spesso anche di valore affettivo. Si tenga conto poi del fatto che queste calamità naturali, che dovrebbero essere eccezionali, purtroppo non sono più nemmeno così rare, come abbiamo avuto modo di vedere anche recentemente.
L'importanza di questo disegno di legge è che non tratta solo dell'aggravante cosiddetta dello sciacallaggio e vorrei che fosse chiaro, come lo è stato anche il relatore Potenti, a cui va anche un ringraziamento per il lavoro che ha svolto.
Nel disegno di legge è prevista un'aggravante - si parla di aggravanti generiche - quindi un aumento della pena di un terzo, nel momento in cui il soggetto ha agito profittando di queste pubbliche calamità, come avrebbe potuto profittare, magari, anche della minorata difesa, come anche di circostanze di tempo e di luogo. Ma non è solo questa aggravante che è prevista in questo disegno di legge, il quale fa un passo in avanti e, nel caso del furto in abitazione e furto con strappo - stiamo parlando di ipotesi di furto che sono anche particolarmente fastidiose e purtroppo anche molto frequenti, come vediamo dalle nostre cronache giudiziarie - prevede un aumento della pena ogniqualvolta il furto in abitazione o il furto con strappo venga eseguito in concorso con una circostanza aggravante di quelle generiche. Questo aumento di pena, quindi, c'è, ad esempio, nel momento in cui si sono adoperate sevizie, si è agito con crudeltà verso le persone, si è provocato un particolare danno, insomma in tutte le circostanze elencate nell'articolo 61 del codice penale. Dopodiché, il passaggio importante è dove si prevedono circostanze che si dicono speciali, e dunque le aggravanti speciali sul delitto di furto (articolo 625), ossia che nel momento in cui il furto viene eseguito profittando di queste circostanze di calamità naturale, vi è un aumento deciso di pena, ma soprattutto tale deciso aumento di pena è un'aggravante che non va bilanciata con le attenuanti, quindi non c'è la possibilità di fare un riequilibrio fra le aggravanti e le attenuanti, come per dire che in questi casi di sicuro si applica la circostanza aggravante.
Sono dei passaggi importanti, quindi, non viene introdotto un nuovo reato, ma si prevede che se si realizzano determinate circostanze, ciò comporta degli aumenti di pena. I colleghi che mi hanno preceduta hanno fatto riferimento al tema del panpenalismo e hanno sostenuto che venissero previsti nuovi reati, ma questo disegno di legge non rientra in questo caso. Noi della Lega abbiamo deciso una linea politica anche sui temi della giustizia che va chiaramente verso un senso di particolare rigore nell'applicazione delle norme, quindi siamo stati d'accordo con l'introduzione del reato di rave party, e su tutti i temi che sono adesso discussi anche nel decreto sicurezza. È chiaro che chi muove accuse di contraddittorietà forse non percepisce la differenza che c'è fra una forma di rigorismo sul lato del diritto sostanziale e un particolare garantismo sul lato procedurale, cioè su come viene applicata la pena.
Abbiamo sempre sostenuto che la pena deve essere certa, ma la pena deve essere anche rigorosa, perché non può non avere un effetto disincentivante. È chiaro che poi, nell'applicazione, occorre tenere conto di tutte le circostanze e di tutto quello che riguarda la vita della persona. È anche per questa ragione che abbiamo visto con favore tutti i provvedimenti che sono stati adottati anche da questo Governo sul tema delle carceri, di quelle minorili in particolare, e anche delle nuove soluzioni che stiamo cercando di approntare per fare sì che si superi un gap e un ritardo molto grave proprio nella loro gestione.
Siamo quindi ancora al fianco del Governo e voteremo a favore di questo provvedimento perché siamo certi che uno Stato italiano in cui vi sia un modo di vita rigoroso e rispettoso delle leggi sia un modo per avere una società veramente giusta. (Applausi).
BAZOLI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAZOLI (PD-IDP). Signor Presidente, sarò schematico e abbastanza breve.
Ravviso due problemi in questo provvedimento. Il primo è un problema di merito, perché il provvedimento introduce un'aggravante per il reato cosiddetto di sciacallaggio, cioè il furto in occasione di calamità naturali, ma con una definizione che, secondo noi, ha qualche difetto di tassatività in quanto - abbiamo presentato emendamenti in questa direzione - se non si specifica che cos'è la calamità naturale in occasione della quale può applicarsi questa aggravante, è chiaro che si fa un'operazione rischiosa, perché in tale definizione può finirci di tutto, a meno che, come da noi proposto, non si specifichi che la calamità naturale è tale quando viene dichiarata ai sensi della normativa attuale, che prevede appunto la dichiarazione dello stato di calamità naturale.
Pertanto sotto il profilo della tecnica legislativa, la norma è scritta male perché difetta di uno dei requisiti delle norme penali, la tassatività, al fine di evitare che ci sia una eccessiva discrezionalità che invece, in questo caso, rischia di essere evidentemente molto ampia, non essendo definita la calamità naturale.
Il secondo limite di questo disegno di legge è che si tratta dell'ennesimo disegno di legge che introduce aggravanti e aumenti di pena. Ho ascoltato il senatore Zanettin e provo sincera comprensione per il suo tentativo di giustificare l'introduzione di nuovi reati, che confligge platealmente con l'idea liberale del diritto penale minimo, che è l'esatto contrario di quello che sta facendo questo Governo. Chi si richiama ai princìpi liberali, come il collega Zanettin, credo faccia un po' fatica a giustificare l'introduzione di tutti questi nuovi reati, queste aggravanti e questi aumenti di pena. Volevo dire al collega Zanettin che questa norma non prevede solo l'aggravante che riguarda lo sciacallaggio, ma anche l'aumento di pena per il furto aggravato. Si è colta l'occasione dell'introduzione dell'aggravante dello sciacallaggio per aumentare ulteriormente le pene anche per il furto aggravato, proseguendo con un trend abbastanza consolidato. Ho ascoltato in discussione generale delle dichiarazioni che mi hanno lasciato un po' stupefatto. Qualcuno si è infatti azzardato a dire che questa norma, cioè l'introduzione dell'aggravante sul cosiddetto sciacallaggio, porrà fine ad esso o addirittura lo preverrà.
Colleghi, vorrei capire se qui in quest'Aula c'è ancora qualcuno che crede seriamente che aumentare le pene significhi impedire le condotte. (Applausi). C'è ancora qualcuno che ci crede? C'è ancora qualcuno che vende questa merce avariata all'opinione pubblica? Non posso credere che sia ancora così!
Voglio leggervi quello che diceva qualche anno fa un bravo magistrato che faceva anche l'editorialista: «l'equivoco della destra è quello di pensare di garantire la sicurezza attraverso l'inasprimento delle pene e la creazione di nuovi reati». Questo magistrato molto autorevole diceva anche che le pene non devono essere aumentate, semmai diminuite. Questo magistrato si chiama Carlo Nordio, oggi fa il Ministro, e fa l'esatto contrario di quello che ha sempre proclamato. (Applausi).
Signori non è così che si fronteggiano i fenomeni che si vogliono combattere; occorre la prevenzione e agire per evitare che essi accadano. Se pensate di combattere lo sciacallaggio aumentando le pene, state facendo una grande mistificazione. Avete aumentato le pene per gli scafisti e gli sbarchi non sono diminuiti. Avete aumentato le pene per i reati commessi dai minori ed essi non sono diminuiti. Non è quella la strada.
Esprimeremo pertanto un voto contrario sul provvedimento al nostro esame perché è l'ennesima norma manifesto che non serve a combattere i fenomeni che voi dite di voler combattere. È un percorso sbagliato ed è, io penso, il Governo più panpenalista della storia della nostra Repubblica. (Applausi).
AMBROGIO (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AMBROGIO (FdI). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi senatori, oggi ci troviamo ad approvare un provvedimento che va a colmare un piccolo ma significativo vuoto all'interno del nostro codice penale, in ordine proprio alla condotta dello sciacallaggio. Vorrei intanto ringraziare tutti quelli che si sono fatti parte attiva in questo iter… (Brusio).
PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice Ambrogio. Posso chiedere ai senatori di abbassare un po' il tono della voce? Grazie.
AMBROGIO (FdI). …che ci porta oggi all'approdo in Aula del documento, a partire dal presidente della Commissione giustizia Bongiorno, al relatore senatore Potenti, che ringrazio per il suo intervento in Aula, e al collega Berrino, che prima è intervenuto in discussione generale. Un ringraziamento particolare lo vorrei rivolgere al Governo, alla maggioranza e in particolare al Gruppo a cui appartengo, Fratelli d'Italia, per avere in qualche modo colto quanto fosse attuale, sentito e stringente il tema che oggi è all'ordine del giorno. Il Governo lo ha fatto partecipando e seguendo attivamente tutto l'iter in Commissione, anche attraverso la presentazione e l'approvazione di un emendamento che era volto a chiarire una serie di dubbi interpretativi e applicativi della norma stessa. Ciò in qualche modo ha portato ad ampliare il perimetro di azione di questo unico articolo che andiamo oggi ad approvare.
Il disegno di legge nasce in realtà da un fatto preciso e puntuale. Nel maggio 2023, durante la tragedia dell'alluvione in Emilia-Romagna, una coppia di cittadinanza albanese, fingendosi volontari della Protezione civile che intendevano portare aiuto alle popolazioni colpite da questa tragedia, hanno invece derubato una coppia di anziani di circa 6.000 euro. Di questo episodio le cronache hanno parlato per giorni e a questo ne sono seguiti molti altri. Sono episodi che portano alla luce la triste e miserabile storia dello sciacallaggio, che purtroppo, però, è un fenomeno abbastanza abituale quando si verificano tragedie e calamità naturali.
Ricordiamo anche gli episodi avvenuti in centro Italia nel 2016, quando le popolazioni furono costrette ad allontanarsi e a sgomberare le proprie abitazioni. Sono ferite pesanti, che non agiscono solo sotto l'aspetto economico, ma che colpiscono anche il lato psicologico e mentale, perché avvengono in un momento drammatico. Proprio perché colpiscono persone che si trovano in difficoltà, l'intervento da parte delle istituzioni e del Governo deve consistere in una risposta punitiva e sanzionatoria, precisa e puntuale, adeguata e proporzionata all'episodio che si è verificato. Esso deve anche fungere da deterrente. Ho appena sentito dire che le pene maggiori inflitte agli scafisti, tanto per fare un esempio che è stato riportato poco fa, non hanno portato ad una diminuzione degli scafisti in Italia. Non so questo dato da dove arrivi, perché tutti quelli che abbiamo noi, che ha il Governo e che ha la maggioranza ci portano a dire invece che i numeri sono assolutamente diminuiti. Così noi pensiamo che avverrà anche rispetto a questa, che è una fattispecie particolare.
In realtà, nella fase originaria andava ad introdurre la fattispecie dello sciacallaggio tra le circostanze aggravanti che erano previste dall'articolo 625 del codice penale, quella che circoscriveva il raggio di azione al furto, al furto in abitazione o al furto con strappo. Invece, grazie all'iter avvenuto in Commissione e alle proposte che sono arrivate dal Governo, in particolare l'emendamento del Governo sul passaggio da calamità naturali a quello di pubbliche calamità, lo sciacallaggio si introduce come circostanza aggravante comune, ricompresa nell'articolo 61 del codice penale. A mio avviso, questo va a potenziare ulteriormente il testo originario perché ne amplia il raggio di azione a qualsiasi fattispecie criminosa.
Se andiamo a vedere nel dettaglio, si prevede l'introduzione dell'aggravante per lo sciacallaggio all'interno dell'articolo 61 del codice penale, la procedibilità d'ufficio per i furti aggravati dalla condotta dello sciacallaggio, il rimando allo sciacallaggio all'interno dell'articolo 625 del codice penale che elenca tra le aggravanti il furto, il furto in abitazione e quello con strappo. Nelle more dell'articolo 624-bis, quindi il furto in abitazione e con strappo, c'è anche la definizione di una maggiore proporzionalità della pena. Qui è stato previsto che, nel caso di più circostanze aggravanti, la pena sia aumentata.
Devo dire che, di fronte a una proposta e a un disegno di legge di questo genere, mi aspettavo che ci fosse un'unità di intenti. Da parte di qualche Gruppo di opposizione questa c'è stata, a parole, in una fase iniziale; poi però, visto che gli emendamenti non sono stati accolti, la morale della favola è che comunque si è contrari o al massimo ci si astiene. Penso che questa sia una occasione persa. Non capisco come si possa essere contrari all'inasprimento di pene nei confronti di sciacalli sociali, cioè di quelli che vanno a banchettare sulle disgrazie della povera gente. (Applausi).
Noi sappiamo invece che gli italiani oggi vogliono che ci siano delle risposte chiare, e questa maggioranza, questo centrodestra, una risposta chiara la vuole dare. Noi scegliamo da che parte stare: scegliamo di non schierarci con i malviventi e con i delinquenti, prevedendo quindi una circostanza aggravante per questa fattispecie specifica, che fino ad oggi non era prevista. È evidente che c'è qualcun altro, dall'altra parte, che, oltre a stare con quelli che una volta sono gli anarchici, una volta sono gli ecovandali, una volta sono quelli che occupano le case abusive, una volta sono gli antagonisti, stanno però sempre dalla parte sbagliata. (Applausi). Noi riteniamo invece di continuare a dover seguire la strada giusta, perché la rotta giusta è quella nel solco della legalità e della fermezza; assolutamente sì. Dire che non si vuole sostenere l'introduzione di una circostanza aggravante per la fattispecie dello sciacallaggio, secondo me, non è giustificabile. (Commenti). Noi non vogliamo arretrare neanche di un millimetro.
PRESIDENTE. Colleghi, lasciate terminare la senatrice Ambrogio. (Applausi).
AMBROGIO (FdI). Ho sentito dire che il Governo… (Commenti).
PRESIDENTE. Per favore, senatore Scalfarotto.
AMBROGIO (FdI). Proprio dal senatore Scalfarotto ho sentito che il Governo dovrebbe… (Commenti).
PRESIDENTE. Senatore Scalfarotto, mi rivolgo a lei perché è quello che urla più degli altri.
AMBROGIO (FdI). … i fenomeni sociali e non inasprire la pena.
Le posso dire che per intervenire rispetto ai fenomeni che si sono verificati, cioè le calamità naturali, questo Governo ha già fatto molto e, infatti, proprio in Emilia-Romagna ha stanziato ben 500 milioni per la prevenzione e la mitigazione dei rischi idraulici (Applausi) e di questi ne sono stati spesi una minima parte. Quindi, noi la nostra parte la stiamo facendo.
Per questa ragione il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore di questo disegno di legge (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato per effetto delle modifiche introdotte dalla Commissione, con il seguente titolo: «Introduzione della fattispecie dello sciacallaggio tra le circostanze aggravanti previste dagli articoli 61 e 625 del codice penale e modifiche agli articoli 624 e 624-bis del medesimo codice».
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, intervengo come da Regolamento a fine seduta per fatto personale per chiedere l'attenzione della Presidenza, a cui chiedo anche di leggere lo stenografico delle parole della collega Ambrogio.
La senatrice Ambrogio sostanzialmente si è rivolta a metà di quest'Assemblea, cioè la metà che ritiene che questa norma sia scritta in modo pedestre e non rispettosa neanche dei termini di tecnica giuridica che, in un Paese civile, richiede la norma penale. Ecco, noi possiamo votare contro questa norma per queste ragioni, ma dire - come ha fatto la collega Ambrogio - che questo ci mette dalla parte degli sciacalli, mi perdoni, signor Presidente, è una cosa del tutto intollerabile (Applausi). Non è ammissibile che anche la libertà di questo Parlamento di votare in un modo o in un altro si accompagni a parole offensive di questo tipo.
Signor Presidente, la ragione per la quale noi abbiamo votato in modo contrario è che la norma scritta dalla collega ributta alla coscienza di un Paese civile. È un espediente di questo Governo per coprire il fatto che non sono capaci di fare nulla, che non sono capaci di dare sostegno alle popolazioni colpite dalle calamità naturali e vengono fuori con reati che reiterano il fatto che una condotta è già vietata. È per questo che io voto in modo, diciamo così, orgoglioso contro una norma fatta male. Sentirmi dire, senza che la Presidenza apra bocca, che, poiché abbiamo votato contro, tutta questa parte dell'emiciclo è dalla parte degli sciacalli, mi perdoni, è proprio intollerabile. Questo riguarda l'ABC minimo e il fatto che lei mi riprenda, perché io mi devo tutelare da solo dato che la Presidenza non mi tutela, mi perdoni, Presidente, non va neanche bene.
Allora, la collega per favore impari ad esprimersi in modo civile e rispettoso, ricordandosi che siamo in una democrazia e che c'è gente che la pensa diversamente da lei e questo non l'abilita a tranciare giudizi morali o, peggio ancora, ad accusare di complicità morale con gente che tiene comportamenti esecrabili e illegali metà del Senato della Repubblica. (Applausi).
DELRIO (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DELRIO (PD-IDP). Signor Presidente, nei giorni scorsi è stato assolto definitivamente il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti (Applausi), implicato nell'inchiesta sugli affidi nella mia Provincia, nella città di Bibbiano. È stata una vicenda terribile, a me non è mai piaciuto e non commenterò mai i processi in corso.
Adesso, però, dato che c'è una sentenza definitiva per il sindaco, mi permetta di esprimere tutta la nostra gioia per questa ferita che si rimargina in quella comunità. Una ferita che è stata inflitta, purtroppo, anche dalla speculazione politica, che durante i processi non ci dovrebbe essere (Applausi), fatta, a vario titolo, dal MoVimento 5 Stelle, dalla Lega e da Fratelli d'Italia, che, con i loro esponenti più importanti, si sono recati in pellegrinaggio a Bibbiano per mettere sotto accusa i servizi sociali e l'amministrazione comunale. Pensate che il sindaco Carletti era incriminato addirittura per aver affittato una stanza.
Questo processo ha ferito profondamente la nostra comunità, ma ha ferito anche la dignità della politica. Per ora solo l'ex segretario del MoVimento 5 Stelle, Di Maio, ha chiesto scusa. Io credo che il caso di Bibbiano sarebbe da inserire nei manuali di cattiva politica, come credo che sarebbe il caso che tutti coloro che hanno detto che non sarebbero andati mai via da Bibbiano fino a quando non si fosse ristabilita la verità, tornassero a Bibbiano e chiedessero scusa al sindaco Carletti: a partire dalla Presidente del Consiglio. (Applausi).
Sarebbe opportuno che chiedessero scusa al sindaco Carletti e soprattutto alla comunità di Bibbiano, agli assistenti sociali e a tutti coloro che hanno svolto un lavoro meritorio per difendere quei bambini e per garantire loro un futuro sicuro. Credo sia un dovere del Senato della Repubblica riconoscere che quella cattiva politica non deve più tornare e chiedere scusa a quella comunità. Coloro che dicevano: «Parlateci di Bibbiano», adesso chiedano scusa a Bibbiano. (Applausi).
PRESIDENTE. Intendo scusarmi con il senatore Scalfarotto, perché, purtroppo, non ho sentito parte dell'intervento della collega. Anche i colleghi Vice Presidenti possono confermare che molto spesso c'è talmente tanta confusione in Aula che nemmeno noi da qui riusciamo a sentire cosa dite. Quindi, chiedo a tutti maggiore rispetto quando un collega parla. Se avete qualcosa da dire, ditela ad alta voce fuori, altrimenti diventa un problema riuscire a capire ed, eventualmente, anche tutelare voi.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 16 ottobre 2024
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 16 ottobre, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 18,16).
Allegato A
COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI IN VISTA DEL CONSIGLIO EUROPEO DEL 17 E 18 OTTOBRE 2024
PROPOSTE DI RISOLUZIONE NN. 1, 2, 3, 4, 5 E 6
(6-00111) n. 1 (15 ottobre 2024)
Enrico Borghi, Scalfarotto, Fregolent, Musolino, Paita, Renzi, Sbrollini.
Preclusa
Il Senato,
premesso che:
il prossimo Consiglio europeo del 17-18 ottobre 2024 si concentrerà su temi di grande rilievo per la stabilità geopolitica ed economica dell'Unione nel medio-lungo periodo, riguardanti gli ulteriori sviluppi della guerra di aggressione all'Ucraina da parte della Federazione Russa; l'escalation dei conflitti in Medio Oriente; le politiche migratorie, la politica estera comune e i percorsi per il miglioramento della competitività UE sul mercato globale;
il precedente incontro dei vertici degli Stati UE, tenutosi il 27 giugno scorso ha visto l'adozione di conclusioni condivisibili negli obiettivi, ma che necessitano di ulteriore implementazione;
riguardo al fronte ucraino, l'Italia, insieme all'Unione europea, ha condannato più volte l'aggressione russa e l'intensificazione degli attacchi contro i civili e le infrastrutture ucraine, confermando il sostegno politico, economico e militare da parte dei Paesi dell'UE;
occorre ribadire la necessità, sottolineata in più occasioni, di accompagnare gli aiuti militari all'Ucraina con un imprescindibile azione diplomatica rivolta a promuovere la de-escalation, anche attraverso la nomina di un inviato speciale per la pace in Ucraina;
la cessazione delle ostilità va preparata e accompagnata, così come l'Italia deve rendersi pronta nel fornire ogni supporto necessario nella ricostruzione dell'Ucraina e nella sua stabilizzazione sul piano economico, sociale e infrastrutturale;
un'azione comune europea si rende indispensabile, altresì, sul fronte mediorientale, dove a un anno dal tragico attacco terroristico del 7 ottobre compiuto dal gruppo terroristico di Hamas nei confronti dello Stato d'Israele, è tutt'ora in atto un'escalation del conflitto che rischia di trasformare l'intera regione in un conflitto di scala globale;
a seguito del recente attacco iraniano nei confronti di Israele, e della reazione militare di Israele che è giunta ad attaccare in maniera inaccettabile il contingente UNIFIL presente nel Libano in forza della Risoluzione 1701/2006, risulta ancora più necessario sollecitare, nell'ambito dell'UE e delle Nazioni Unite, un'attività di mediazione tra Iran e Israele per la distensione dei rapporti bilaterali, al fine di scongiurare l'amplificazione del conflitto fino a giungere ad un possibile scontro diretto tra i due Paesi che finirebbe certamente con l'espandersi ai Paesi vicini, e che va dunque evitato al fine di tutelare la sicurezza della regione, del bacino del Mediterraneo e dell'intero ordine globale
è necessario condannare quanto sta avvenendo in Libano, dove le basi 1-31 e 1-32 della Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite (UNIFIL) - impegnata nella missione di pace per salvaguardare il confine tra Israele e Libano - si sono ritrovate minacciate e attaccate dall'azione militare del Governo Netanyahu. Si ricorda che il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha approvato la Risoluzione 1701 dell'11 agosto 2006, che invitava alla completa cessazione delle ostilità (sia degli attacchi di Hezbollah che delle operazioni militari di Israele) e rafforzava il contingente di UNIFIL affidandogli una azione "cuscinetto" nel Libano meridionale, da svolgere congiuntamente alla forze libanesi, per prevenire la ripresa delle ostilità: attualmente sono circa 1200 i militari italiani schierati al confine. Sebbene le missioni di deterrenza dell'ONU - in parte - nel corso degli anni si siano dimostrate non altezza e poco efficaci, questo non giustifica in minima parte l'azione militare del Governo Netanyahu verso le basi UNIFIL: pertanto appare necessario che l'Unione europea si attivi diplomaticamente e unitamente per richiedere il rispetto del diritto internazionale umanitario e la tutela del contingente UNIFIL, che vede impegnati anche degli italiani nel mantenimento della pace;
i ripetuti attacchi e le contromisure adottate da tutti gli attori coinvolti nelle violenze in Medio Oriente rischiano di aumentare il numero di vittime civili e coinvolgere anche i peacekeeper e le organizzazioni umanitarie impegnati nel mantenere le violenze nei limiti definiti dal diritto internazionale umanitario;
la quasi totalità della comunità internazionale ha chiesto la sollecita cessazione delle ostilità tra il Governo israeliano e l'auto-proclamato "asse della resistenza", in particolare sul fronte della Striscia di Gaza. Lo scorso marzo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato all'unanimità, con l'astensione degli Stati Uniti, la risoluzione 2728/2024 con la quale si è chiesto alle parti in conflitto un cessate il fuoco immediato per il Ramadan che conducesse ad un cessate il fuoco durevole e sostenibile, al rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi, nonché la garanzia dell'accesso umanitario per far fronte alle loro esigenze mediche e umanitarie;
la cessazione delle ostilità e la fine della guerra dipendono da entrambe le parti, dalla restituzione degli ostaggi alle loro famiglie, dalla garanzia della sicurezza e dell'integrità dello Stato di Israele, dalla pacifica creazione e riconoscimento di uno Stato palestinese guidato da un'Autorità Nazionale Palestinese in totale discontinuità con Hamas, nonché dal riconoscimento della prospettiva dei «due popoli, due Stati»;
continua a destare inoltre crescente preoccupazione l'irrisolta questione degli aiuti umanitari alla popolazione di Gaza, vittima tanto dei bombardamenti quanto dei terroristi di Hamas che utilizzano le strutture civili e le persone come scudi, con l'evidente scopo di acuire e continuare a diffondere la rabbia nella popolazione della striscia, alimentando il fuoco dell'odio e della guerra anche per gli anni a venire;
la popolazione civile di Gaza necessita di soccorso, aiuti umanitari e un cessate il fuoco duraturo per evitare l'ulteriore perdita di vite e il perpetuarsi delle condizioni che i terroristi sfruttano per inculcare l'antisemitismo e l'antisionismo nella popolazione palestinese;
i conflitti appena richiamati ribadiscono il necessario proseguimento verso la realizzazione di una politica estera europea comune volta ad acquisire l'autonomia strategica per permettere all'Unione di affrontare le sfide globali e il nuovo contesto geopolitico: tale obiettivo richiede necessariamente la costituzione di un esercito unico europeo, sia al fine di ovviare alle inutili duplicazioni nei processi produttivi, sia per assicurare all'Europa un dispositivo militare che le assicuri un ruolo di rilievo e strategico nel nuovo contesto internazionale;
un passaggio indispensabile del processo di federalizzazione europeo sarà l'approntamento di una politica migratoria comune che riesca, da un lato, ad attenuare gli effetti negativi dell'andamento demografico sull'UE e, dall'altro, a garantire la sicurezza nella gestione dei flussi migratori e il rispetto dei diritti umani dei migranti che scappano dalla povertà, dalle persecuzioni e dalle guerre;
le notevoli differenze delle politiche migratorie dei diversi Stati membri - in termini di prima accoglienza e di successiva gestione del fenomeno - non possono più essere tollerate: rimane prioritaria la definizione di un sistema di gestione dei flussi migratori che ponga al centro la solidarietà tra gli Stati e tra i popoli, riconoscendo il carattere prioritario del salvataggio delle persone in mare e adoperandosi anche a livello internazionale per garantire il rispetto della dignità della persona, con un approccio coordinato, condiviso ed efficace;
l'autonomia europea passa necessariamente dal consolidamento del mercato unico e dal rafforzamento della competitività delle imprese europee, sia in termini di produttività che di resilienza. In questo percorso, quanto tracciato dall'ex presidente del Consiglio italiano Draghi nel rapporto sulla competitività europea appare obbligato: elaborazione di una politica industriale comune nei comparti strategici e fondamentali per le sfide del domani, nonché di una strategia di protezione delle nostre industrie su un terreno di competizione globale ineguale causato da asimmetrie nelle normative, nei sussidi, nelle politiche commerciali e nei livelli di tutela dei lavoratori, spesso sfruttati al fine di abbattere i costi di produzione e aumentare la competitività del prodotto a scapito della salute degli stessi e delle loro famiglie;
un'Europa coesa, più forte e integrata rappresenta la premessa per un allargamento consapevole e fondato su valori condivisi: le ingerenze russe sul percorso europeo della Georgia e della Moldova non possono in alcun modo minare il sogno europeo di due popoli che si riconoscono profondamente nei nostri valori e che vogliono fare del pluralismo democratico la pietra miliare delle loro nazioni ,
impegna il Governo:
1) a garantire all'Ucraina, anche attraverso la nomina di un inviato speciale per la pace, ogni supporto politico, economico, umanitario, diplomatico, al fine di ripristinare la stabilità e la sicurezza della regione e del continente, rafforzando il percorso di allargamento dell'Unione europea, confermando il supporto logistico e di approvvigionamenti all'esercito ucraino;
2) ad attivarsi tempestivamente nella programmazione degli aiuti e della ricostruzione post-bellica dell'Ucraina, con particolare riferimento alle infrastrutture strategiche, anche al fine di velocizzarne il raggiungimento dei criteri economici necessari all'integrazione del Paese all'interno della famiglia europea;
3) a promuovere attivamente una soluzione alla crisi umanitaria a Gaza, sostenendo la richiesta del Consiglio europeo per un cessate il fuoco immediato volto a favorire l'immediata restituzione degli ostaggi israeliani alle loro famiglie e a garantire l'incolumità della popolazione civile palestinese, appoggiando una risoluzione pacifica del conflitto in linea con quanto proposto dai nostri alleati statunitensi, nonché l'adozione del modello "due popoli, due Stati";
4) ad adottare ogni iniziativa diplomatica utile volta a interrompere l'allargamento del conflitto bellico tra Israele, il Libano e l'Iran, in particolare promuovendo in tutte le sedi internazionali la sospensione immediata degli attacchi missilistici dal sud del Libano e dall'Iran verso Israele, al fine di promuovere la stabilizzazione della regione e una normalizzazione dei rapporti tra gli Stati interessati;
5) a favorire lo sviluppo di un'Autorità Nazionale Palestinese indipendente, democratica, territorialmente continua, sovrana, che garantisca la condanna delle organizzazioni terroristiche, in particolare Hamas, che va disciolta, disarmata e a cui va impedito in ogni modo di progettare e ripetere in futuro un attacco come quello del 7 ottobre;
6) ad adottare iniziative concrete e coordinate volte a garantire la sicurezza e l'incolumità dei contingenti militari e civili dislocati in Libano nell'ambito dell'operazione di peace-keeping dell'UNIFIL, nonché la protezione e il rispetto del contingente dei caschi blu da parte di tutti gli attori coinvolti nei conflitti in Medio Oriente;
7) a promuovere una politica estera e diplomatica comune nell'ambito dell'Unione europea, sollecitando il percorso di allargamento dell'Unione europea, sostenendo l'integrazione della Georgia e della Moldova, scongiurando ogni eventuale e ulteriore ingerenza da parte di potenze straniere;
8) ad avviare quanto prima il percorso di costituzione dell'esercito unico europeo quale elemento indispensabile per la definizione di una strategia europea nello scenario globale, da accompagnare a una politica estera e diplomatica comune;
9) a promuovere una gestione comune delle frontiere esterne dell'UE e una politica migratoria solidale e umana, adoperandosi per garantire la sicurezza interna dell'Europa attraverso una gestione efficace e coordinata dei flussi migratori, ma anche promuovendo ogni iniziativa necessaria ad assicurare la tutela dell'incolumità, il rispetto della dignità e delle aspettative di vita dei migranti, attuando un approccio globale alla migrazione, come concordato in occasione del Consiglio europeo straordinario del 9 febbraio 2023;
10) a sostenere le iniziative volte a rafforzare la produttività e la resilienza economica dell'UE, completando il mercato unico e sviluppando una strategia per proteggere le industrie europee attraverso l'elaborazione di una strategia di politica industriale coerente con gli obiettivi di competitività delineati nel cosiddetto rapporto Draghi.
(6-00112) n. 2 (15 ottobre 2024)
Terzi Di Sant'Agata, Scurria, Matera, Zanettin, De Poli, Centinaio, Murelli.
V. testo 2
Il Senato,
premesso che:
il Consiglio europeo del 17-18 ottobre 2024 reca nel suo ordine del giorno tra i vari punti: Ucraina; Medio Oriente; Competitività; Migrazione;
considerato che:
i Capi di Stato e di Governo torneranno a discutere della situazione in Ucraina. Il sostegno multidimensionale al Paese aggredito resta una priorità essenziale dell'Unione europea;
il 10 ottobre scorso il Presidente del Consiglio ha ricevuto a Roma il presidente ucraino Zelensky;
la crisi in Medio Oriente sarà oggetto di approfondita disamina, ad un anno dai terribili attentati di Hamas e alla luce della recente escalation regionale;
il Governo segue con la massima attenzione l'evolversi della situazione in Libano. In qualità di Presidente di turno del G7, il Presidente del Consiglio ha presieduto una riunione dei leader del G7 in conferenza telefonica lo scorso 2 ottobre alla quale ha fatto seguito la "Dichiarazione dei leader del G7 sui recenti sviluppi in Medio Oriente". Il confine meridionale del Libano è oggetto di particolare attenzione e la missione UNIFIL ed il suo eventuale rafforzamento costituiscono una priorità unitamente alla sicurezza dei nostri militari, anche alla luce del fatto che alcune basi della missione sono state recentemente colpite;
il 16 ottobre 2024 si terrà a Bruxelles il primo vertice tra i leader dell'UE e i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG) che, viste le difficili circostanze geopolitiche e il pericolo di un allargamento regionale del conflitto tra Israele e l'organizzazione sciita Hezbollah, può rappresentare un'opportunità per l'UE di sviluppare, assieme al CCG e i suoi Stati membri, azioni congiunte per conseguire una de-escalation in Medio Oriente;
il Consiglio europeo farà il punto sulla competitività europea sulla base delle Conclusioni dello scorso aprile, dell'Agenda strategica 2024-2029 ed in vista del Consiglio europeo informale di Budapest del prossimo 8 novembre. Il Rapporto Letta "Molto più di un mercato" dello scorso aprile ed il Rapporto Draghi sul futuro della competitività europea dello scorso settembre forniranno un significativo contributo al dibattito;
su richiesta italiana, i Capi di Stato e di Governo avranno una discussione strategica in materia di migrazione, anche alla luce del nuovo approccio strutturale che, su impulso del Governo italiano, è stato impresso al dossier a partire dal Consiglio europeo straordinario del febbraio 2023. Ulteriori pressioni migratorie verso l'Unione europea potrebbero derivare anche dall'aggravarsi della crisi in Medio Oriente;
nelle prossime settimane avverrà la presentazione dell'annuale "Pacchetto Allargamento" in cui verrà fatto il punto sullo stato di avanzamento di ogni singolo Paese candidato - o potenziale candidato - all'adesione, attraverso i progressi e le carenze riscontrate dalla Commissione europea. Il Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2023 ha deciso di avviare i negoziati di adesione con Ucraina, Moldova e Bosnia Erzegovina e di concedere lo status di Paese candidato all'adesione alla Georgia. In tale quadro due prossime scadenze elettorali rischiano di avere un impatto significativo sugli scenari futuri di allargamento. Il 20 ottobre 2024 i cittadini della Moldova saranno chiamati alle urne, da un lato, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica e, dall'altro, per approvare o respingere il referendum costituzionale volto ad inserire nella carta fondamentale il percorso di integrazione europea quale obiettivo strategico della Repubblica moldava. Il 26 ottobre 2024 si terranno elezioni politiche in Georgia, con un voto che si annuncia decisivo per il destino del Paese caucasico anche alla luce delle forti divisioni sulla scelta europea ed euro-atlantica di Tbilisi,
impegna il Governo a:
1. continuare ad assicurare all'Ucraina il sostegno nelle sue diverse dimensioni - politico-diplomatica, economico-finanziaria, militare e umanitaria - per tutto il tempo necessario;
2. proseguire, con il più ampio coinvolgimento della comunità internazionale, ogni sforzo diplomatico per giungere alla realizzazione della Formula di pace basata sui principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. Nessuna iniziativa potrà essere presa senza l'Ucraina;
3. lavorare per l'attuazione delle decisioni prese al Vertice G7 dello scorso giugno, inclusa quella relativa a rafforzare il sostegno finanziario a Kiev attraverso l'impiego delle risorse derivanti dai profitti straordinari dei beni congelati russi, in coerenza con il quadro giuridico europeo;
4. promuovere una piena ed efficace applicazione delle sanzioni nei confronti della Federazione Russa e ad adottare ulteriori effettive misure per contrastarne l'elusione, anche attraverso Paesi terzi;
5. dedicare ogni sforzo al processo di ricostruzione dell'Ucraina anche attraverso il ruolo di coordinamento che l'Italia ricopre attualmente come Presidenza di turno del G7 ed in vista della Conferenza per la ripresa dell'Ucraina (Ukraine Recovery Conference - URC) che l'Italia ospiterà a Roma il 10-11 luglio 2025;
6. ribadire la più ferma condanna dei barbari attacchi terroristici contro Israele commessi il 7 ottobre 2023 da Hamas e altri gruppi terroristici provenienti dalla Striscia di Gaza;
7. rinnovare la più profonda vicinanza a Israele e alle famiglie delle vittime, chiedere l'immediato e incondizionato rilascio di tutti gli ostaggi ancora detenuti e ribadire il pieno riconoscimento al diritto dello Stato di Israele alla propria esistenza, alla propria sicurezza e ad esercitare la propria autodifesa nel rispetto del diritto internazionale umanitario;
8. condannare con forza l'attacco iraniano dello scorso 1° ottobre contro Israele;
9. proseguire nell'impegno diplomatico per una soluzione alla crisi di Gaza con l'obiettivo di giungere ad un cessate il fuoco immediato, al rilascio di tutti gli ostaggi e ad un intervento umanitario su larga scala in linea con la Risoluzione 2735;
10. proseguire l'azione per creare le condizioni che possano condurre ad una soluzione basata sul principio dei "due Stati" sovrani che possano vivere fianco a fianco in pace e sicurezza;
11. ribadire la più ferma condanna di ogni forma di antisemitismo;
12. dedicare la massima attenzione alla situazione in Libano e lavorare con i principali partner internazionali per garantire: un immediato cessate il fuoco lungo la Linea Blu e la piena applicazione della Risoluzione 1701 delle Nazioni Unite; fornire la necessaria assistenza umanitaria ed il supporto alla popolazione civile, inclusi i rifugiati, gli sfollati e le comunità protette;
13. valorizzare il fondamentale ruolo di stabilizzazione della missione delle Nazioni Unite UNIFIL nel Libano meridionale, condannando la palese violazione della Risoluzione 1701 con i recenti attacchi ad UNIFIL da parte dell'esercito israeliano e ribadendo l'aspettativa che tutte le parti si astengano da ogni iniziativa che possa metterne in pericolo la sicurezza nel pieno rispetto del diritto internazionale;
14. effettuare ogni sforzo per favorire le condizioni per un ritorno sicuro, volontario e dignitoso dei rifugiati siriani che attualmente si trovano in Libano, come definito dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati;
15. proseguire ogni sforzo diplomatico per raggiungere una de-escalation a livello regionale;
16. lavorare con gli altri Stati membri e con le istituzioni europee per il rilancio della competitività europea, esaminando con un approccio pragmatico le proposte contenute nel "Rapporto Letta" e nel "Rapporto Draghi";
17. mantenere al centro dell'agenda europea il tema della migrazione, quale sfida comune che necessita di una soluzione di tipo europeo. Particolare attenzione dovrà essere riservata alla dimensione esterna, precondizione essenziale anche per un'effettiva attuazione del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo. In questo quadro, rimangono cruciali la realizzazione di una cooperazione europea con i Paesi di origine e transito, basata su accordi reciprocamente vantaggiosi, la difesa dei confini esterni europei, marittimi e terrestri, una lotta incessante ai trafficanti di esseri umani ed un'efficace politica dei rimpatri basata su un approccio comune europeo;
18. lavorare per l'approvazione di un Patto per il Mediterraneo, ispirato a un nuovo approccio paritario dell'Unione europea nei confronti dei Paesi del vicinato meridionale;
19. lavorare insieme alla Commissione europea e agli altri Stati membri, per individuare soluzioni innovative, sull'esempio del modello sviluppato con la collaborazione fra Italia e Albania, per prevenire la migrazione irregolare verso l'Unione europea, nel pieno rispetto del diritto internazionale ed europeo;
20. continuare nel sostegno al percorso europeo dei Paesi dei Balcani Occidentali, della Moldova e monitorare attentamente gli sviluppi della situazione in Georgia;
21. esprimere la più ferma condanna delle numerose violazioni dei diritti umani avvenute in Venezuela a seguito delle elezioni presidenziali del 28 luglio scorso ed invitare le autorità di Caracas al rispetto della volontà del popolo venezuelano; a porre fine alle violenze e alla repressione nei confronti dell'opposizione e della popolazione civile e a rilasciare le persone detenute arbitrariamente, tra cui si annoverano alcuni nostri connazionali;
22. seguire con la massima attenzione l'evoluzione della crisi umanitaria in Sudan.
(6-00112) n. 2 (testo 2) (15 ottobre 2024)
Terzi Di Sant'Agata, Scurria, Matera, Zanettin, De Poli, Centinaio, Murelli.
Approvata
Il Senato,
premesso che:
il Consiglio europeo del 17-18 ottobre 2024 reca nel suo ordine del giorno tra i vari punti: Ucraina; Medio Oriente; Competitività; Migrazione;
considerato che:
i Capi di Stato e di Governo torneranno a discutere della situazione in Ucraina. Il sostegno multidimensionale al Paese aggredito resta una priorità essenziale dell'Unione europea;
il 10 ottobre scorso il Presidente del Consiglio ha ricevuto a Roma il presidente ucraino Zelensky;
la crisi in Medio Oriente sarà oggetto di approfondita disamina, ad un anno dai terribili attentati di Hamas e alla luce della recente escalation regionale;
il Governo segue con la massima attenzione l'evolversi della situazione in Libano. In qualità di Presidente di turno del G7, il Presidente del Consiglio ha presieduto una riunione dei leader del G7 in conferenza telefonica lo scorso 2 ottobre alla quale ha fatto seguito la "Dichiarazione dei leader del G7 sui recenti sviluppi in Medio Oriente". Il confine meridionale del Libano è oggetto di particolare attenzione e la missione UNIFIL ed il suo eventuale rafforzamento costituiscono una priorità unitamente alla sicurezza dei nostri militari, anche alla luce del fatto che alcune basi della missione sono state recentemente colpite;
il 16 ottobre 2024 si terrà a Bruxelles il primo vertice tra i leader dell'UE e i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG) che, viste le difficili circostanze geopolitiche e il pericolo di un allargamento regionale del conflitto tra Israele e l'organizzazione sciita Hezbollah, può rappresentare un'opportunità per l'UE di sviluppare, assieme al CCG e i suoi Stati membri, azioni congiunte per conseguire una de-escalation in Medio Oriente;
il Consiglio europeo farà il punto sulla competitività europea sulla base delle Conclusioni dello scorso aprile, dell'Agenda strategica 2024-2029 ed in vista del Consiglio europeo informale di Budapest del prossimo 8 novembre. Il Rapporto Letta "Molto più di un mercato" dello scorso aprile ed il Rapporto Draghi sul futuro della competitività europea dello scorso settembre forniranno un significativo contributo al dibattito;
su richiesta italiana, i Capi di Stato e di Governo avranno una discussione strategica in materia di migrazione, anche alla luce del nuovo approccio strutturale che, su impulso del Governo italiano, è stato impresso al dossier a partire dal Consiglio europeo straordinario del febbraio 2023. Ulteriori pressioni migratorie verso l'Unione europea potrebbero derivare anche dall'aggravarsi della crisi in Medio Oriente;
nelle prossime settimane avverrà la presentazione dell'annuale "Pacchetto Allargamento" in cui verrà fatto il punto sullo stato di avanzamento di ogni singolo Paese candidato - o potenziale candidato - all'adesione, attraverso i progressi e le carenze riscontrate dalla Commissione europea. Il Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2023 ha deciso di avviare i negoziati di adesione con Ucraina, Moldova e Bosnia Erzegovina e di concedere lo status di Paese candidato all'adesione alla Georgia. In tale quadro due prossime scadenze elettorali rischiano di avere un impatto significativo sugli scenari futuri di allargamento. Il 20 ottobre 2024 i cittadini della Moldova saranno chiamati alle urne, da un lato, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica e, dall'altro, per approvare o respingere il referendum costituzionale volto ad inserire nella carta fondamentale il percorso di integrazione europea quale obiettivo strategico della Repubblica moldava. Il 26 ottobre 2024 si terranno elezioni politiche in Georgia, con un voto che si annuncia decisivo per il destino del Paese caucasico anche alla luce delle forti divisioni sulla scelta europea ed euro-atlantica di Tbilisi,
impegna il Governo a:
1. continuare ad assicurare all'Ucraina il sostegno nelle sue diverse dimensioni - politico-diplomatica, economico-finanziaria, militare e umanitaria - per tutto il tempo necessario;
2. proseguire, con il più ampio coinvolgimento della comunità internazionale, ogni sforzo diplomatico per giungere alla realizzazione della Formula di pace basata sui principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. Nessuna iniziativa potrà essere presa senza l'Ucraina;
3. lavorare per l'attuazione delle decisioni prese al Vertice G7 dello scorso giugno, inclusa quella relativa a rafforzare il sostegno finanziario a Kiev attraverso l'impiego delle risorse derivanti dai profitti straordinari dei beni congelati russi, in coerenza con il quadro giuridico europeo;
4. promuovere una piena ed efficace applicazione delle sanzioni nei confronti della Federazione Russa e ad adottare ulteriori effettive misure per contrastarne l'elusione, anche attraverso Paesi terzi;
5. dedicare ogni sforzo al processo di ricostruzione dell'Ucraina anche attraverso il ruolo di coordinamento che l'Italia ricopre attualmente come Presidenza di turno del G7 ed in vista della Conferenza per la ripresa dell'Ucraina (Ukraine Recovery Conference - URC) che l'Italia ospiterà a Roma il 10-11 luglio 2025;
6. ribadire la più ferma condanna dei barbari attacchi terroristici contro Israele commessi il 7 ottobre 2023 da Hamas e altri gruppi terroristici provenienti dalla Striscia di Gaza;
7. rinnovare la più profonda vicinanza a Israele e alle famiglie delle vittime, chiedere l'immediato e incondizionato rilascio di tutti gli ostaggi ancora detenuti e ribadire il pieno riconoscimento al diritto dello Stato di Israele alla propria esistenza, alla propria sicurezza e ad esercitare la propria autodifesa nel rispetto del diritto internazionale umanitario;
8. condannare con forza l'attacco iraniano dello scorso 1° ottobre contro Israele;
9. proseguire nell'impegno diplomatico per una soluzione alla crisi di Gaza con l'obiettivo di giungere ad un cessate il fuoco immediato, al rilascio di tutti gli ostaggi e ad un intervento umanitario su larga scala in linea con la Risoluzione 2735;
10. proseguire l'azione per creare le condizioni che possano condurre ad una soluzione basata sul principio dei "due Stati" sovrani che possano vivere fianco a fianco in pace e sicurezza;
11. ribadire la più ferma condanna di ogni forma di antisemitismo;
12. dedicare la massima attenzione alla situazione in Libano e lavorare con i principali partner internazionali per garantire: un immediato cessate il fuoco lungo la Linea Blu e la piena applicazione della Risoluzione 1701 delle Nazioni Unite; fornire la necessaria assistenza umanitaria ed il supporto alla popolazione civile, inclusi i rifugiati, gli sfollati e le comunità protette;
13. valorizzare il fondamentale ruolo di stabilizzazione della missione delle Nazioni Unite UNIFIL nel Libano meridionale, condannando la palese violazione della Risoluzione 1701 con i recenti attacchi ad UNIFIL da parte dell'esercito israeliano e ribadendo l'aspettativa che tutte le parti si astengano da ogni iniziativa che possa metterne in pericolo la sicurezza nel pieno rispetto del diritto internazionale, rimarcando e condannando altresì le gravissime violazioni della stessa Risoluzione 1701 da parte di Hezbollah;
14. effettuare ogni sforzo per favorire le condizioni per un ritorno sicuro, volontario e dignitoso dei rifugiati siriani che attualmente si trovano in Libano, come definito dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati;
15. proseguire ogni sforzo diplomatico per raggiungere una de-escalation a livello regionale;
16. lavorare con gli altri Stati membri e con le istituzioni europee per il rilancio della competitività europea, esaminando con un approccio pragmatico le proposte contenute nel "Rapporto Letta" e nel "Rapporto Draghi";
17. mantenere al centro dell'agenda europea il tema della migrazione, quale sfida comune che necessita di una soluzione di tipo europeo. Particolare attenzione dovrà essere riservata alla dimensione esterna, precondizione essenziale anche per un'effettiva attuazione del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo. In questo quadro, rimangono cruciali la realizzazione di una cooperazione europea con i Paesi di origine e transito, basata su accordi reciprocamente vantaggiosi, la difesa dei confini esterni europei, marittimi e terrestri, una lotta incessante ai trafficanti di esseri umani ed un'efficace politica dei rimpatri basata su un approccio comune europeo;
18. lavorare per l'approvazione di un Patto per il Mediterraneo, ispirato a un nuovo approccio paritario dell'Unione europea nei confronti dei Paesi del vicinato meridionale;
19. lavorare insieme alla Commissione europea e agli altri Stati membri, per individuare soluzioni innovative, sull'esempio del modello sviluppato con la collaborazione fra Italia e Albania, per prevenire la migrazione irregolare verso l'Unione europea, nel pieno rispetto del diritto internazionale ed europeo;
20. continuare nel sostegno al percorso europeo dei Paesi dei Balcani Occidentali, della Moldova e monitorare attentamente gli sviluppi della situazione in Georgia;
21. esprimere la più ferma condanna delle numerose violazioni dei diritti umani avvenute in Venezuela a seguito delle elezioni presidenziali del 28 luglio scorso ed invitare le autorità di Caracas al rispetto della volontà del popolo venezuelano; a porre fine alle violenze e alla repressione nei confronti dell'opposizione e della popolazione civile e a rilasciare le persone detenute arbitrariamente, tra cui si annoverano alcuni nostri connazionali;
22. seguire con la massima attenzione l'evoluzione della crisi umanitaria in Sudan.
(6-00113) n. 3 (15 ottobre 2024)
Boccia, Alfieri, Rojc, Franceschini, Malpezzi, Bazoli, Lorenzin, Mirabelli, Nicita, Zambito, Irto, Basso, D'Elia, Zampa.
Preclusa
Il Senato,
premesso che:
nel prossimo Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre 2024, i Capi di Stato e di Governo discuteranno di importanti questioni inerenti all'Ucraina, al Medio Oriente, alla competitività, al Semestre europeo, alle migrazioni, al cambiamento climatico e biodiversità, alle relazioni esterne;
il Consiglio europeo si svolge in un momento cruciale per l'Unione europea e per il mondo, mentre è ancora in corso il processo di formazione della nuova Commissione, in attesa delle audizioni dei candidati Commissari da parte del Parlamento europeo, che contribuirà a delineare il ruolo che l'UE sarà in grado di assumere nei prossimi anni nel mutato e più incerto contesto internazionale;
ciò richiede l'impegno a proseguire con rinnovata forza nel percorso di integrazione politica, economica e sociale, affinché l'Unione recuperi centralità, autorevolezza e autonomia strategica e torni ad essere un modello di sviluppo, benessere e sicurezza per i propri cittadini; a ciò deve contribuire in modo sostanziale l'Italia, mediante un quadro di alleanze volto alla difesa dei suoi valori fondamentali, in primo luogo la pace, la democrazia e lo Stato di diritto, la tutela dei diritti umani, e un atteggiamento responsabile, coerente e collaborativo ai fini dell'interesse europeo, e non già con le alleanze e le tattiche di corto respiro sin qui messe in atto dal Governo;
il Consiglio europeo ha costantemente ribadito la ferma condanna dell'aggressione russa all'Ucraina e il pieno sostegno dell'Unione europea, per tutto il tempo necessario, al diritto naturale di autotutela dell'Ucraina, in linea con l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale, per la sua indipendenza, sovranità e integrità territoriale;
l'Unione europea ha riaffermato la propria determinazione a sostenere la difesa, così come la ripresa e la ricostruzione dell'Ucraina, anche nel contesto del processo di allargamento, ed in tale segno è stato elaborato lo Strumento europeo per l'Ucraina il cui importo complessivo è pari a 50 miliardi di euro per il periodo 2024-2027 per tutti i tipi di sostegno. Inoltre, l'Unione europea ha già adottato 14 pacchetti di sanzioni volte a minare la capacità della Russia di portare avanti la sua guerra di aggressione illegale;
in tale prospettiva, appaiono censurabili i veti che l'Ungheria sta ponendo riguardo sia il nuovo Fondo di assistenza per l'Ucraina da 5 miliardi di euro, istituito nel marzo 2024 nell'ambito dello strumento europeo per la pace (EPF), sia l'ottava tranche dei rimborsi dell'EPF per gli Stati membri che hanno fornito aiuti militari all'Ucraina per oltre diciotto mesi;
il Parlamento europeo, in data 19 settembre, ha approvato la Risoluzione 2024/2799(RSP) in cui, oltre a riconfermare il sostegno al popolo ucraino, si chiede all'Unione europea di mettere in campo uno sforzo diplomatico per conseguire il più ampio consenso internazionale ad una iniziativa volta ad individuare una soluzione pacifica alla guerra, che deve basarsi sul pieno rispetto dell'indipendenza, della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina, sui principi del diritto internazionale, sull'assunzione di responsabilità per il crimine di aggressione e i crimini di guerra commessi dalla Russia, sui risarcimenti e su altri pagamenti russi per gli ingenti danni causati in Ucraina;
come ha dichiarato l'Alto rappresentante UE Josep Borrell, «un anno dopo il terribile attacco contro Israele, la situazione non fa che peggiorare. Le popolazioni della regione sono più insicure che mai e sono intrappolate in un ciclo infinito di violenza, odio e vendetta. L'intero Medio Oriente è sull'orlo di una completa conflagrazione che la comunità internazionale sembra incapace di controllare»;
difatti, la spirale di violenza transfrontaliera tra Israele e Hezbollah, che dura da un anno, a seguito del brutale attacco terroristico di Hamas verso Israele, si è trasformata in una guerra aperta nel Sud del Libano che ha già prodotto oltre 2.000 morti e più di un milione di sfollati;
l'Iran, principale alleato di Hezbollah e che da sempre ha agito come forza destabilizzante in Medio Oriente anche con l'utilizzo dei proxy regionali, ha reagito con il lancio di centinaia di missili verso Israele, alimentando la ben più temuta escalation in tutta la regione;
nella Striscia di Gaza la situazione umanitaria è drammatica: il numero altissimo di vittime civili, in particolare bambini, nonché i livelli catastrofici di fame e il rischio imminente di carestia causati dall'ingresso insufficiente di aiuti a Gaza rendono assolutamente necessario un cessate il fuoco per fornire aiuti salvavita a chi ne ha bisogno e per garantire il rilascio degli ostaggi israeliani;
il commissario europeo alle emergenze, Janez Lenarcic, ha esortato la Knesset a «non adottare le proposte di legge recentemente approvate dalla sua commissione per gli affari esteri e la sicurezza sull'UNRWA». Tali leggi sono "contrarie al diritto internazionale, al multilateralismo, agli aiuti umanitari e ai principi fondamentali dell'umanità" e se adottate impedirebbero all'Agenzia delle Nazioni Unite di continuare a fornire i suoi servizi e la sua protezione in Cisgiordania, a Gerusalemme Est oltre che a Gaza con evidenti ulteriori drammatiche ricadute sulla popolazione palestinese;
tali proposte di legge impediscono a UNRWA di operare nel territorio, privano il personale delle immunità legali e classificano l'agenzia delle Nazioni Unite come organizzazione terroristica, contribuendo così ad isolare ulteriormente Israele nell'ambito della comunità internazionale oltre che a colpire duramente il multilateralismo già particolarmente indebolito;
l'Unione europea, l'Italia e gran parte della comunità internazionale concordano nel considerare la soluzione dei «due popoli, due Stati» l'unica strada possibile per garantire la convivenza in pace e sicurezza degli israeliani e dei palestinesi, una posizione profondamente radicata nella tradizione e nell'iniziativa diplomatica italiana nei confronti di Israele e della Palestina;
il Parlamento europeo ha già approvato nel 2014 la risoluzione (2014/2964(RSP)) sul riconoscimento dello Stato di Palestina e, successivamente, il Parlamento italiano, con la mozione 1-00745 del 27 febbraio 2015, presentata dal Gruppo del Partito Democratico e approvata a larga maggioranza, ha impegnato il Governo al riconoscimento dello Stato di Palestina, quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 e con Gerusalemme quale capitale condivisa, tenendo pienamente in considerazione le preoccupazioni e gli interessi legittimi dello Stato di Israele;
il premier israeliano Netanyahu, infatti, continua ad essere contrario alla creazione di uno Stato palestinese come parte di qualsiasi scenario postbellico: «Israele accetterà solo un accordo che porterebbe lo Stato ebraico ad avere il controllo della sicurezza sull'intera Striscia di Gaza» , ha detto più volte; alcuni dei suoi ministri, su tutti Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir, si sono distinti in questi mesi per dichiarazioni sprezzanti e provocatorie verso qualsiasi tentativo di apertura alla soluzione politica;
in risposta a siffatti atteggiamenti provocatori, l'Alto rappresentante Borrell ha proposto di avviare una procedura per chiedere agli Stati membri di «includere nella nostra lista di sanzioni alcuni Ministri israeliani che hanno lanciato messaggi di odio inaccettabili contro i palestinesi e che propongono cose che vanno chiaramente contro il diritto internazionale e sono un'incitazione a commettere crimini di guerra»;
Hamas, dal canto suo, ha riaffermato di recente, attraverso uno dei suoi leader Khaled Mesh, il suo rifiuto verso «la soluzione dei due Stati», rinnovando l'obiettivo, soprattutto dopo il 7 ottobre, di "una Palestina dal mare al fiume e dal nord al sud" e respingendo come inaccettabili i confini del 1967;
la comunità internazionale ha il dovere di sancire, ancor più unanimemente, che non ci può essere spazio per posizioni che neghino la legittima aspirazione di entrambi i popoli a vivere in pace e sicurezza entro confini certi e riconosciuti;
è ormai evidente che questa guerra abbia già assunto una dimensione regionale e che se non immediatamente arginata, si corra il concreto rischio di coinvolgimento di attori globali;
a maggior ragione, non possiamo non notare come l'Europa sia debole nell'iniziativa politica e diplomatica riguardo una de-escalation nella regione e l'avvio di una soluzione di pace;
anche l'Italia, da sempre protagonista di una equilibrata iniziativa diplomatica in grado di interloquire con tutti gli attori regionali, attualmente risulta ininfluente e incapace di esercitare alcuna azione concreta per la costruzione del cessate il fuoco e per una pace duratura nell'area, a partire dal Libano, dove storicamente abbiamo guidato, con l'assenso di tutte le parti, la missione di pace delle Nazioni Unite UNIFIL, che opera su mandato della risoluzione ONU 1701 del 2006 - che prevede una fascia di territorio a Sud del fiume Litani ed a Nord della Blue line in cui siano presenti solo le armi delle Forze armate libanesi e di UNIFIL. La missione può contare su 10.223 soldati provenienti da oltre 50 Paesi tra cui l'Italia, che è presente con 1.256 militari, 374 mezzi terrestri e 6 mezzi aerei. Il nostro più grande contingente impegnato all'estero;
inoltre, in Libano desta preoccupazione anche la sicurezza dei nostri connazionali e del personale umanitario presente nel territorio;
considerato che:
già nell'ottobre scorso, il Governo italiano si era pilatescamente astenuto sulla risoluzione delle Nazioni Unite, proposta dalla Giordania a nome degli Stati arabi per una «tregua umanitaria immediata e duratura» del conflitto tra Israele e Hamas, che chiedeva a tutte le parti di rispettare il diritto internazionale umanitario e la fornitura «continua, sufficiente e senza ostacoli» di aiuti e servizi essenziali nella Striscia di Gaza, incoraggiando l'apertura di corridoi umanitari, e la «revoca dell'ordine da parte di Israele di evacuazione dei palestinesi dal nord della Striscia». Respingeva inoltre, fermamente «qualsiasi tentativo di trasferimento forzato della popolazione civile palestinese» e chiedeva il «rilascio immediato e incondizionato» di tutti i civili tenuti prigionieri;
l'Italia si è astenuta il 18 settembre scorso, quando l'Assemblea generale dell'ONU ha approvato una risoluzione non vincolante in cui chiede, tra le altre cose, il ritiro, entro un anno, di tutte le forze israeliane e l'evacuazione dei coloni dai territori palestinesi occupati in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, in conformità con il parere emesso dalla Corte internazionale di giustizia (CIG) a luglio scorso;
il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite lo scorso 12 giugno ha adottato la risoluzione 2735 con la quale ha approvato il piano per il cessate il fuoco a Gaza proposto dagli Stati Uniti, che prevede la fine delle ostilità nella Striscia, attraverso il progressivo ritiro dell'esercito israeliano e il rilascio di tutti gli ostaggi, il ritiro delle forze israeliane dalle aree popolate di Gaza, il ritorno dei civili palestinesi nelle loro case e nei loro quartieri in tutte le aree di Gaza, compreso il Nord, nonché la distribuzione sicura ed efficace di assistenza umanitaria su larga scala in tutta la Striscia di Gaza, l'avvio di un importante piano di ricostruzione pluriennale per Gaza e la restituzione alle famiglie delle salme degli ostaggi deceduti ancora a Gaza;
nella risoluzione 2735 si riafferma, inoltre, «l'incrollabile impegno a favore della visione della soluzione dei due Stati in cui due Stati democratici, Israele e Palestina, vivano in pace l'uno accanto all'altro all'interno di confini sicuri e riconosciuti, in conformità con il diritto internazionale e le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite e a questo proposito sottolinea l'importanza di unificare la Striscia di Gaza con la Cisgiordania sotto l'Autorità Palestinese»;
nelle conclusioni dell'ultimo Consiglio europeo dello scorso 27 giugno è stata nuovamente condannata la violenza dei coloni estremisti in atto in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est e la richiesta di proseguire i lavori su ulteriori misure restrittive nei confronti dei coloni estremisti;
rilevato che:
in Europa si sono intensificati gli appelli per un embargo sulla vendita di armi a Israele, per il timore di complicità nella commissione di potenziali crimini di guerra a Gaza e in Libano, da ultimo, anche il presidente francese Macron e il presidente spagnolo Sanchez si sono uniti alle richieste di fermare la vendita di armi, così come l'Alto rappresentante Borrell;
ribadita la ferma condanna per l'attacco terroristico vigliacco e atroce, che un anno fa ha colpito Israele per mano di Hamas provocando oltre 1200 morti e 200 ostaggi;
va condannata la reazione spropositata del Governo di Netanyahu a Gaza che ha portato nel corso di quest'anno al massacro di oltre 40.000 persone, di cui quasi 20.000 minori;
va riaffermato il diritto del Libano di vedere garantita la propria integrità territoriale e la sicurezza all'interno del proprio territorio sia verso l'azione destabilizzante di Hezbollah, sia verso le incursioni e i bombardamenti di Israele, nel rispetto di tutti gli attori della Risoluzione 1701 delle Nazioni Unite. Risoluzione che, come noto, è stata ripetutamente violata negli anni sia da Hezbollah, con continui lanci di razzi sulla Galilea - che continuano tuttora costantemente e che hanno costretto negli anni decine di migliaia cittadini israeliani a lasciare le proprie abitazioni - sia da Israele con, da ultimo, la violazione della sovranità territoriale libanese;
la crisi diplomatica tra il Governo israeliano e gli organismi internazionali sta subendo una pericolosa accelerazione che sta precipitando Israele in un crescente isolamento. Alla decisione del Governo israeliano di dichiarare il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, "persona non grata" e alle citate proposte di legge contro UNRWA, sono seguiti diversi attacchi mirati dell'esercito israeliano contro il quartier generale di Naqoura e due basi italiane UNIFIL nel Sud del Libano nel corso dei quali sono rimasti feriti cinque peacekeepers; gli attacchi, definiti dal Ministro della difesa, Guido Crosetto, "crimini di guerra", costituiscono una grave violazione degli obblighi di Israele ai sensi della citata risoluzione ONU 1701 e del diritto internazionale umanitario e hanno comportato la durissima condanna dell'Unione europea e della comunità internazionale;
nonostante il portavoce ONU, Farhan Haq, abbia ribadito con fermezza che UNIFIL continuerà a svolgere i compiti del suo mandato con l'accordo di tutti i 50 Paesi contributori della missione di pace, il primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, ha chiesto al Segretario Generale delle Nazioni Unite di rimuovere le forze UNIFIL dalle zone di combattimento e, inoltre, il quadro si è ulteriormente aggravato con il ferimento lo scorso 13 ottobre di ulteriori quindici peacekeepers dopo l'irruzione di due tank israeliani nelle loro basi;
sia l'Agenda strategica 2025-2029 definita nel giugno scorso che il rapporto Letta sul mercato unico e il rapporto Draghi sulla competitività hanno evidenziato, alla luce delle crisi degli ultimi anni e delle nuove sfide poste dal contesto globale, la necessità per l'Unione europea di mettere in campo ogni iniziativa tesa da un lato a recuperare competitività, produttività e livelli di reddito perduti rispetto a partner e concorrenti, mediante un maggiore coordinamento delle politiche industriali, commerciali e fiscali; dall'altro a garantire il benessere dei cittadini e il mantenimento del modello sociale europeo, per una crescita sostenibile ed inclusiva;
è dunque prioritario, per l'Unione europea, colmare il divario di innovazione nei settori trainanti e ridurre le sue dipendenze strategiche in settori cruciali quali l'energia, le materie prime critiche, le tecnologie digitali, la difesa; implementare e modernizzare il mercato interno, come motore di sviluppo e coesione;
ciò richiede una strategia europea di ampio respiro, adeguatamente sostenuta anche sul piano finanziario a sostegno degli investimenti produttivi: il rapporto Draghi stima il fabbisogno finanziario necessario all'UE per raggiungere i suoi obiettivi in almeno 750-800 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi annui, così invertendo la tendenza pluridecennale alla loro riduzione che si è verificata nella maggior parte delle grandi economie europee;
essenziale risulta sbloccare gli investimenti pubblici e privati, anche mediante adeguati stimoli, ma soprattutto l'emissione di strumenti di debito comuni, a carattere permanente, sulla base del modello Next Generation EU, per finanziare progetti di investimento congiunti nei settori trainanti;
ai fini della competitività e della crescita economica dell'UE, il contributo fornito dal Next Generation EU sta dimostrando l'importanza di programmi e strumenti comuni; l'incerta realizzazione del PNRR da parte dell'Italia rischia tuttavia di delegittimare lo strumento; il forte ritardo accumulato dal nostro Paese, in attesa di sapere a chi spetterà adesso la responsabilità della sua attuazione, peserà anche sui dati relativi alla crescita del PIL - e quindi sulla sostenibilità del debito - nel nostro Paese per i prossimi anni, dati su cui si basano le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica elaborate dal Governo italiano, gli impegni da concordare con l'UE nel quadro della nuova governance economica europea e gli spazi di manovra per la prossima legge di bilancio;
l'Italia ha presentato il Piano strutturale di bilancio a medio termine (PSB) 2025-2029, che delinea il percorso di aggiustamento di bilancio che, ai fini del rispetto delle nuove - ma ugualmente rigide - regole, comporterà una correzione del saldo primario strutturale molto impegnativa con un consistente contenimento della spesa primaria netta. Tale Piano, concluso l'esame del Parlamento, deve essere ora trasmesso all'UE e sarà valutato, per garantirne la coerenza e vincolatività degli impegni, insieme al Documento programmatico di bilancio da presentare entro il 15 ottobre;
il PSB, oltre a recare stime di finanza pubblica fin troppo ottimistiche e non adeguatamente suffragate dai dati, non indica in modo compiuto la programmazione economica e di bilancio per i prossimi anni, ovvero i dettagli di come si intende raggiungere gli obiettivi prefissati, le misure di entrata e di spesa in relazione agli investimenti e le riforme. Dettagli per i quali occorre attendere quantomeno il Documento programmatico di bilancio e il disegno di legge di bilancio per il prossimo anno. Si vanifica così l'ottica pluriennale della programmazione per i prossimi anni e la possibilità di un pieno ed effettivo monitoraggio, unica vera innovazione apportata dalla nuova governance economica europea, esito di una trattativa poco lungimirante da parte del Governo. Certo è invece il percorso di correzione di bilancio particolarmente impegnativo, che inciderà fortemente sulle aspettative future dei cittadini e delle imprese, sul benessere socio-economico e sulla competitività del nostro Paese, consentendo minimi margini di manovra, soprattutto per i servizi essenziali;
in merito alla questione migratoria, hanno destato preoccupazione le dichiarazioni al Parlamento europeo di Viktor Orban che, illustrando i contenuti del semestre di presidenza ungherese dell'UE, ha riaffermato la posizione in materia di migrazioni e asilo delle destre sovraniste: in un'ottica puramente difensiva dei confini e nel dispregio dei diritti fondamentali dei migranti, mira alla esternalizzazione delle frontiere UE, al rifiuto del sistema di asilo e al rigetto della solidarietà europea nella gestione dei fenomeni migratori;
è inoltre notizia di questi giorni l'apertura in Albania, sulla base del Protocollo con l'Italia del novembre 2023, dei primi centri per migranti sotto giurisdizione italiana, per lo svolgimento delle procedure accelerate di frontiera nei confronti di coloro che provengono da Paesi definiti "sicuri" secondo la lista definita dal Governo italiano e aggiornata con decreto interministeriale nel maggio scorso;
tuttavia, la Corte di Giustizia dell'Unione europea, nella recentissima sentenza C-406/22, ha chiarito che - nelle more dell'entrata in vigore nel 2026 del nuovo Patto per la migrazione e l'asilo, la vigente normativa europea (art. 37 della direttiva 2013/32), non consente agli Stati membri di designare un Paese terzo come paese di origine sicuro ad esclusione di determinate aree del suo territorio o di determinate categorie di persone. Della sentenza non potranno non tenere conto i giudici nazionali chiamati a convalidare i trattenimenti dei migranti nei centri albanesi, con la probabile conseguenza di doverli poi nuovamente riportare in Italia e, quindi, di un ulteriore spreco di risorse pubbliche, che si aggiungono a quelle ingenti già malamente investite per la costruzione dei centri. Risulta così completamente inficiato non solo l'impianto su cui si fonda il citato Protocollo tra l'Italia e l'Albania, ma anche la politica di esternalizzazione delle frontiere auspicata dalle destre europee;
nel settembre scorso la Germania ha notificato alla Commissione europea la decisione di prolungare fino a marzo 2025 ed estendere a tutti i propri confini i controlli temporanei alle frontiere, sospendendo la libera circolazione nello spazio Schengen;
alla luce dell'inadeguata riforma del Patto sulla migrazione e l'asilo, delle continue tragedie che si verificano nel Mediterraneo, dei fallimentari e pericolosi tentativi di esternalizzare le frontiere dell'Unione europea, risulta imprescindibile costruire un sistema comune e coordinato basato sulla solidarietà e la responsabilità condivisa, che tenga in considerazione in primo luogo la tutela della vita e dei diritti fondamentali dei migranti e dei richiedenti asilo, il rispetto delle convenzioni internazionali e dei principi e dei valori fondanti l'Unione, assieme al rafforzamento dell'azione esterna, nonché la creazione di corridoi umanitari che permettano di giungere in Europa senza mettere a repentaglio le vite di bambini, donne e uomini in fuga da guerre e persecuzioni;
lo scorso 6 ottobre il presidente uscente Kais Saied è risultato vincitore nelle elezioni presidenziali in Tunisia, con oltre l'89 per cento delle preferenze, in un contesto caratterizzato da una forte torsione autoritaria. Nel Paese è in corso una nuova ondata di arresti che sta colpendo diversi esponenti politici dell'opposizione, accompagnati da una campagna gravemente xenofoba e senza precedenti contro i migranti subsahariani, accusati di programmare una "sostituzione etnica";
il 16 luglio 2023 è stato firmato un «memorandum d'intesa per un partenariato strategico e globale tra l'Unione europea e la Tunisia» nel quale tuttavia non si fa menzione dei temi che riguardano le libertà civili e politiche e i diritti umani pesantemente violati nel Paese;
anche il Governo italiano si è posto a sostegno delle richieste tunisine, chiedendo al presidente Saied più impegno per impedire le partenze dei migranti diretti in Italia, ma senza mai porre come condizione per il proprio impegno il ripristino delle libertà democratiche violate in Tunisia ormai da due anni;
in aperto contrasto con tutto quanto descritto, in Italia il 7 maggio 2024 il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, di concerto con il Ministro dell'interno e il Ministro della giustizia, emanando il decreto che aggiorna la lista di quelli che vengono ritenuti «Paesi di origine sicuri» sulla base della «Direttiva procedure» del 2005 dell'Unione europea, confermava nella suddetta lista la presenza della Tunisia;
una recente inchiesta del giornale britannico The Guardian ha raccolto testimonianze di migranti in Tunisia, in particolare nella cittadina di Sfax, che denunciano abusi scioccanti di torture, stupri e violenze da parte della stessa polizia in combutta con i trafficanti. Pestaggi, stupri, respingimenti in mare, segregazione forzata, migliaia di esseri umani, in maggioranza donne e bambini, deportati nel deserto e lasciati morire di fame e di sete. Il tutto nell'assordante silenzio dell'UE;
difatti, l'approccio dell'Unione europea e del Governo italiano per gli accordi con l'attuale Governo tunisino è dominato dalla sua determinazione a ridurre la migrazione - il 2023 è stato l'anno record delle partenze di migranti verso l'Italia-, anche a scapito di trascurare l'arretramento della democrazia in Tunisia;
nel corso della prossima COP 16 che si terrà in Colombia, nell'ambito della Convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità, i Paesi partecipanti saranno incaricati di esaminare lo stato di implementazione del Quadro globale sulla biodiversità fissato nel 2022, e promuovere la mobilitazione di risorse per la tutela della biodiversità;
il principale obiettivo della COP 29, nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà in novembre in Azerbaijan, sarà di concordare un nuovo obiettivo finanziario globale per il clima (NCQG - nuovi obiettivi collettivi quantificati); sarà inoltre affrontato il tema delle modalità di riduzione delle emissioni da parte dei Paesi partecipanti alla Convenzione, tramite i nuovi contributi nazionali, anche a seguito degli impegni della COP 28 di Dubai sull'aumento della capacità delle energie rinnovabili, dell'efficienza energetica e della riduzione fino all'azzeramento dell'energia generata da combustibili fossili;
l'ambizione di aggiornare al rialzo l'impegno di mobilitare da parte dei Paesi sviluppati 100 miliardi di dollari all'anno a sostegno dei Paesi in via di sviluppo per la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici, sembra essere condivisa, ma non è ancora certo si possa trovare un punto di caduta che trovi concordi Paesi finanziatori e riceventi;
da ormai diciotto mesi, in Sudan, le Forze armate sudanesi (SAF, l'esercito nazionale) e le Forze di supporto rapido (RSF, paramilitari) combattono una guerra civile che ha causato più di 20.000 vittime e ha costretto oltre 10 milioni di civili sudanesi a fuggire. La situazione umanitaria è drammatica: secondo uno studio del World Food Programme, il 95 per cento dei sudanesi non riesca a consumare neanche un pasto al giorno: più di 40 milioni di persone resta un giorno senza mangiare a causa degli scontri. Anche il sistema sanitario rischia il collasso. L'Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che 15 milioni di persone, circa il 35 per cento dell'intera popolazione, non ha accesso ad assistenza sanitaria e che circa il 75 per cento delle strutture sanitarie non riesce a operare a causa del conflitto;
inoltre, la guerra in Sudan rischia di far implodere un Paese - terzo più grande dell'Africa- che è un punto nevralgico tra Sahel e Corno d'Africa, mondo arabo e mondo africano, islam e cristianesimo; i Paesi della regione come il Ciad, il Centrafrica, il Sud- Sudan e l'Etiopia sono già estremamente instabili al loro interno e, come nel passato, la guerra in Sudan, rischia di creare ulteriori instabilità all'interno di questi Paesi, in primis attraverso l'aumento del numero di rifugiati, la destabilizzazione economica e le rivalità regionali;
occorre infatti sostenere con forza, anche dal punto di vista finanziario, gli sforzi delle comunità che ospitano gli sfollati in Repubblica Centrafricana, Ciad, Egitto, Etiopia, Kenya, Sudan del Sud e Uganda, giacché il Piano di risposta umanitaria dell'ONU per il 2024, che aveva fissato un fabbisogno di 2,7 miliardi di dollari, a fine agosto risultava finanziato solo per il 41 per cento (pari a 1,1 miliardi di dollari),
impegna il Governo:
1) a contribuire responsabilmente alla definizione di un nuovo assetto dell'UE che persegua un sempre maggiore livello di integrazione politica, economica e sociale, per un'Unione più forte e unita contro i nazionalismi e gli estremismi e nel quadro dei valori fondanti del progetto europeo - in primo luogo la pace, la democrazia, lo Stato di diritto e la tutela dei diritti umani - e capace di centralità, autorevolezza e autonomia strategica;
2) a ribadire la ferma condanna della grave, inammissibile e ingiustificata aggressione russa dell'Ucraina e a continuare a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite;
3) ad adoperarsi in ogni sede internazionale per l'immediato cessate il fuoco e il ritiro di tutte le forze militari russe che illegittimamente occupano il suolo ucraino, ripristinando il rispetto della piena sovranità e integrità territoriale dell'Ucraina;
4) a sostenere un rinnovato e più incisivo impegno diplomatico e politico dell'Unione europea, in collaborazione con gli alleati, per mettere in campo tutte le iniziative utili al perseguimento di una pace giusta e sicura, anche favorendo le basi per lo svolgimento del secondo vertice per la pace e a sostenere, altresì, la ripresa e la ricostruzione dell'Ucraina, nonché il suo ammodernamento e le opportune riforme nel contesto del processo di adesione all'Unione europea;
5) a fare attivamente pressione, anche nelle relazioni bilaterali, sull'Ungheria, affinché revochi i propri veti e consenta lo sblocco dello strumento europeo per la pace (EPF), compreso il nuovo Fondo di assistenza per l'Ucraina;
6) a sostenere in sede europea - forte dell'impegno assunto nel 2014 dal Parlamento europeo - il riconoscimento dello Stato di Palestina, nel rispetto del diritto alla sicurezza dello Stato di Israele, per preservare la realizzazione dell'obiettivo di "due popoli, due Stati";
7) a sostenere ogni iniziativa diplomatica, a partire da un rinnovato impegno europeo, volta a ottenere un immediato cessate il fuoco in Medio Oriente, a Gaza e in Libano: per la liberazione degli ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas, per la protezione dei civili e per la fine delle violenze nei territori palestinesi occupati, per fermare gli attacchi di Hezbollah, il lancio di missili dall'Iran e le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, affinché siano rispettate le risoluzioni delle Nazioni Unite, per rilanciare il processo di pace;
8) a sostenere le sanzioni proposte dall'Alto rappresentante Borrell nei confronti dei Ministri israeliani che hanno lanciato messaggi di odio inaccettabili contro i palestinesi e nei confronti dei coloni violenti, nonché i pronunciamenti della Corte internazionale di giustizia;
9) ad adoperarsi con i partner europei perché sia sempre riconosciuta la piena agibilità nel territorio israeliano delle diverse agenzie delle Nazioni Unite, come UNRWA o OCHA, World Food Programme e perché sia scongiurata l'approvazione da parte di Israele di leggi apertamente lesive delle prerogative degli organismi internazionali;
10) ad adottare ogni iniziativa utile in coordinamento con i Paesi UE e i partner internazionali perché il Governo israeliano ponga fine agli atti ostili contro le basi del contingente UNIFIL nel pieno rispetto della risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU 1701 oltre che del diritto internazionale nonché alla pericolosa azione di delegittimazione degli organismi internazionale e dei suoi vertici;
11) a farsi promotrice in sede europea di un sostegno convinto agli appelli per un embargo sulle armi a Israele, a maggior ragione, in questa fase di escalation del conflitto a livello regionale;
12) ad adoperarsi in sede europea per l'adozione di misure di contrasto alle crescenti forme di antisemitismo;
13) a promuovere il miglioramento del mercato interno, con specifico riferimento al quadro normativo, rimuovendo la frammentazione e i persistenti ostacoli al fine di garantire benefici per tutti, in particolare nei settori dell'energia e delle telecomunicazioni e nel quadro della duplice transizione verde e digitale;
14) a favorire l'adozione di misure tese a ridurre le dipendenze strategiche dell'Unione europea in settori cruciali quali l'energia, le materie prime critiche, l'innovazione e le tecnologie digitali, la difesa;
15) a mettere in campo ogni politica finalizzata a recuperare competitività, produttività e livelli di reddito dell'Unione europea, per garantire il benessere dei cittadini e il mantenimento del modello sociale europeo, mediante un maggior coordinamento delle politiche industriali, commerciali e fiscali, e la riduzione del divario di innovazione nei settori trainanti;
16) a contribuire alla realizzazione di significativi progressi del Mercato unico dei capitali, senza barriere interne e con un sistema comune di regole e vigilanza, e completare l'Unione bancaria;
17) a porre in essere una strategia europea di ampio respiro per la crescita e la competitività, adeguatamente sostenuta sul piano finanziario per rispondere al fabbisogno di investimenti, e a tali fini favorire l'emissione di strumenti di debito comuni per progetti europei congiunti;
18) a promuovere la trasformazione di NGEU in uno strumento permanente;
19) ad assicurare il completamento dell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, garantendo la realizzazione di tutti gli obiettivi e riforme secondo le scadenze stabilite;
20) a farsi promotore, nel corso della nuova legislatura europea, di iniziative volte ad una revisione della nuova governance economica, al fine di introdurre regole più flessibili che consentano politiche di bilancio che coniughino la sostenibilità del debito con gli investimenti per la crescita economica, la transizione verde e digitale equa e inclusiva, il lavoro, l'istruzione, la salute e la coesione sociale;
21) a scongiurare nuovi orientamenti rigoristici nella politica economica dell'UE e a favorire una discussione finalizzata all'assunzione di priorità orientate alla crescita e alla competitività, alla prosecuzione nella realizzazione degli obiettivi del Green Deal europeo, alla coesione economica, sociale e territoriale e all'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali;
22) a rimettere al centro dell'agenda europea la creazione di una capacità fiscale comune, nel quadro di una maggiore integrazione;
23) a presentare nei termini previsti il Documento programmatico di bilancio all'UE e il disegno di legge di bilancio al Parlamento italiano, anche al fine di chiarire l'entità della manovra di finanza pubblica per il 2025;
24) a ribadire il dovere di accoglienza e protezione degli esseri umani quale cardine dell'appartenenza all'Unione europea, e a garantire l'assistenza umanitaria e il rispetto dei diritti umani e della dignità delle persone nella gestione migratoria;
25) a sostenere la realizzazione di corridoi umanitari sicuri e l'istituzione permanente di una missione europea di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo, e a promuovere la costruzione di un sistema comune, coordinato e solidale per la gestione strutturale del fenomeno migratorio;
26) a garantire procedure e percorsi equi, sicuri e legali per migranti e richiedenti asilo, in particolare i minori, nonché a contrastare efficacemente il traffico di esseri umani, anche attraverso partenariati responsabili e trasparenti con i Paesi di origine e transito, evitando in ogni caso disumane, inefficaci e costose forme di esternalizzazione delle frontiere dell'UE, che sono in contrasto con le più recenti determinazioni della Corte di giustizia dell'Unione europea;
27) a sollecitare in sede europea una immediata verifica delle condizioni dei migranti in Tunisia e dell'operato delle autorità tunisine nella gestione degli stessi, anche in vista di una sospensione del Memorandum laddove siano confermati gli abusi dei diritti umani denunciati dalla stampa;
28) a sostenere con forza, in sede europea e internazionale, la necessità del ripristino dello Stato di diritto, dell'indipendenza della magistratura e della normale dialettica democratica in Tunisia, nonché a garantire la piena libertà di stampa e di manifestazione nel Paese;
29) a chiedere al Governo tunisino di procedere con l'immediata liberazione di tutti i prigionieri politici, sindacalisti e attivisti della società civile e garantire per loro le prerogative del giusto processo e della detenzione in linea con i principi del diritto internazionale e dei diritti umani;
30) ad adottare le iniziative di competenza necessarie a rimuovere la Tunisia dalla lista dei Paesi di origine sicuri, tenendo conto delle ripetute violazioni dei diritti umani e dello Stato di diritto;
31) nell'ambito degli impegni della "diplomazia verde" europea, a garantire il mantenimento della mobilitazione finanziaria stabilita fino al 2025 per la mitigazione e l'adattamento al cambiamento climatico; a sostenere nell'ambito della prossima COP 29 l'impegno nazionale ed europeo per il raggiungimento di un nuovo obiettivo collettivo quantificato di finanziamento del clima (NCQG) con misure per incrementare l'azione climatica e maggiori risorse da mobilitare a favore dei Paesi più vulnerabili;
32) a sostenere, a livello nazionale ed europeo, l'adozione di nuovi ambiziosi obiettivi per la neutralità climatica e di politiche di sostanziosa riduzione delle emissioni climalteranti, nonché a garantire alla COP 29 nuovi impegni per incrementare la capacità di generazione di energia rinnovabile, stimolare l'efficienza energetica e ridurre fino all'azzeramento l'energia generata da combustibili fossili;
33) a favorire, nel corso della COP 16, l'adozione di rinnovati obiettivi di lungo termine entro l'accordo globale in materia di biodiversità, promuovendo la mobilitazione di risorse e garantendo l'impegno nazionale e dell'Unione europea a tali fini;
34) ad adoperarsi, in coordinamento con l'Unione europea e i partner internazionali, affinché tutte le parti coinvolte nel conflitto in Sudan giungano al più presto al cessate il fuoco e ad approntare un piano immediato ed efficace per convogliare il massimo aiuto umanitario alla popolazione stremata;
35) ad adottare iniziative, in coordinamento con l'Unione europea e i partner internazionali, sia nei confronti delle due fazioni contendenti, sia dei Paesi terzi, volte al riavvio di un dialogo nazionale che garantisca la reale partecipazione della società civile sudanese e al ristabilimento di istituzioni civili democratiche che supportino le legittime aspirazioni democratiche della popolazione sudanese.
(6-00114) n. 4 (15 ottobre 2024)
Preclusa
Il Senato della Repubblica,
premesso che:
il Consiglio europeo del 17-18 ottobre 2024 reca all'ordine del giorno: "Ucraina, Medio Oriente, competitività, migrazione e affari esteri";
il nuovo ciclo istituzionale europeo prende avvio in un contesto, interno e internazionale, segnato da una crescente instabilità politica ed economica e da una crisi profonda delle istituzioni comuni;
come ha drammaticamente ammonito il presidente Draghi nel suo recente Rapporto sulla competitività, la costruzione europea, per rispondere alle sfide esistenziali che la minacciano, dovrebbe rapidamente aggiornare i propri meccanismi di funzionamento, a partire da quelli relativi alla governance economica;
questa prospettiva implica però una maggiore integrazione politica, processi decisionali in grado di superare o aggirare i poteri di veto dei singoli Stati membri e un rafforzamento qualitativo e quantitativo del bilancio dell'UE rispetto ai bilanci nazionali;
si tratta di una prospettiva evidentemente incompatibile con quella sollecitata dalle istanze sovraniste di alcuni Governi nazionali e non perseguibile in un quadro europeo di scarsa coesione politica e forte impasse istituzionale;
RUSSIA-UCRAINA
una sfida esistenziale altrettanto decisiva riguarda le prospettive della difesa e sicurezza europea, un cui banco di prova di tragica attualità è rappresentato dall'invasione russa dell'Ucraina e dalla perdurante minaccia di Mosca nei confronti di vari Paesi membri dell'UE, a partire dai baltici, dalla Finlandia;
negli ultimi mesi, a causa di sempre più evidenti forme di ingerenza russa, si è registrato un preoccupante arretramento in termini di libertà fondamentali e diritti civili e politici in Georgia, un Paese che dal 2023 ha ottenuto lo status di candidato all'adesione all'Unione europea e che ora si vede proiettato in un percorso interrotto a seguito dell'approvazione della legge sui cosiddetti agenti stranieri, cui è seguita, tra le altre, anche una legge per limitare i diritti delle persone LGBTQ+;
parallelamente all'invasione dell'Ucraina e all'occupazione di ampi settori del suo territorio la Russia continua un'attività di infiltrazione e condizionamento dell'opinione pubblica e dei processi democratici nei Paesi occidentali, attraverso le cosiddette misure attive, cioè campagne di inquinamento cognitivo e informativo, organizzate attraverso strategie di intelligence, diffusione di fake news e corruzione di operatori della politica e della stampa;
il bilancio delle perdite subite e inferte dall'occupante russo in Ucraina dopo il 24 febbraio 2022 ha assunto dimensioni impressionanti; per quanto le stime siano difficili in assenza di dati ufficiali attendibili, si ipotizza sulla base di rapporti di intelligence, che le perdite di Kiev siano state di 80.000 soldati uccisi e 400.000 feriti e che quelle delle truppe di Mosca ammontino a 200.000 morti e 400.000 feriti.
a queste vittime si aggiungono le decine di migliaia di ucraini morti, mutilati e feriti a causa di un attacco mirato e di natura tecnicamente terroristica contro obiettivi e infrastrutture civili, che prosegue ininterrottamente dall'inizio dell'invasione su vasta scala dell'Ucraina nel 2022;
secondo le stime del Kiel Institute dal 24 febbraio 2022 alla fine di agosto del 2024 i Paesi europei, non solo UE, nel loro complesso hanno erogato 162,1 miliardi di euro di aiuti all'Ucraina e ne ha stanziati ulteriori 110,1; per gli Stati Uniti dette cifre sono pari rispettivamente a 84,7 e 15,4 miliardi;
le limitazioni assolute o relative imposte da alcuni Paesi, tra cui l'Italia, all'utilizzo delle armi fornite per colpire le basi militari sul territorio russo compromettono in maniera significativa la capacità di difesa ucraina e comportano un importante sacrificio di vite umane anche tra la popolazione civile;
le sanzioni economiche e l'isolamento internazionale hanno fiaccato, ma non annullato, la capacità bellica russa, che continua a contare su canali di approvvigionamento garantiti da Paesi come l'Iran, la Corea del Nord, altrettanto impegnati in altri scenari. Inoltre, una 'flotta fantasma' di petroliere intestate formalmente a soggetti di Paesi terzi consente ancora alla Russia di aggirare buona parte delle sanzioni sul commercio del greggio;
qualunque ipotesi negoziale è stata finora smentita e contraddetta dalla strategia del Cremlino, che considera imprescindibile la rinuncia dell'Ucraina alle regioni parzialmente occupate e formalmente annesse alla Russia e alla progressiva integrazione politico-militare al campo europeo;
in questo quadro è sempre più necessario un aggiornato e approfondito ragionamento strategico sul continente africano e sulla proiezione di influenza da parte di Paesi come Russia e Cina, con finalità geopolitiche ed economiche, a partire dal controllo di risorse naturali rare, essenziali anche per l'industria della difesa;
ISRAELE - MEDIO ORIENTE
ad un anno dal pogrom pianificato e attuato da Hamas il 7 ottobre 2023, anche a seguito delle azioni dei gruppi terroristici degli Hezbollah libanesi e degli Houthi yemeniti, coordinati e finanziati dalla Repubblica islamica iraniana, il conflitto si è progressivamente allargato, Israele è ancora sotto il fuoco congiunto del fronte nemico e molti ostaggi sono ancora prigionieri nei tunnel di Gaza;
la risposta militare israeliana ha comportato l'esplosione di una drammatica crisi umanitaria; è difficile valutare con precisione il numero delle vittime e dei feriti tra i civili di Gaza, ma in ogni caso il bilancio è estremamente grave, sia sotto il profilo politico che umanitario;
fino a questo momento è stata praticamente nulla la disponibilità del governo Netanyahu di valutare le richieste avanzate da Paesi alleati, a partire dagli Stati Uniti, per evitare un'escalation del conflitto e minimizzarne gli effetti sulla popolazione civile;
d'altra parte, è mancata qualunque disponibilità da parte degli altri Stati dell'area ad assumere responsabilità dirette nella gestione della situazione di Gaza, che il semplice ritiro delle truppe israeliane riconsegnerebbe presumibilmente nelle mani di Hamas;
da tutto ciò emerge un quadro drammatico che complica gli sforzi della comunità internazionale di attenuare le conseguenze del conflitto sulla popolazione civile e di ripristinare le condizioni minime per il rilancio di un processo di pace basato sul principio "due popoli, due Stati", che non è mai stato così lontano dalle priorità degli attori israeliani e palestinesi, ma continua a rappresentare l'unica soluzione realistica per garantire pace e sicurezza all'intera regione mediorientale, anche oltre i confini delle aree contese e rivendicate dalle parti coinvolte;
l'allargamento del conflitto al Libano, dopo l'uccisione del leader di Hezbollah Nasrallah, con l'avvio delle operazioni di terra da parte israeliana ha aperto un altro fronte dai drammatici risvolti politici e umanitari e l'attacco alle strutture della missione UNIFIL (United Nations Interim Force In Lebanon), cui l'Italia partecipa con 1.068 militari, ha segnato un altro gravissimo salto di qualità negli scontri, coinvolgendo direttamente un contingente delle Nazioni Unite;
COMPETITIVITÀ
il 9 settembre 2024 Mario Draghi ha presentato il Rapporto sul futuro della competitività europea, un documento dettagliato di analisi del contesto europeo e di proposte puntuali per rilanciare la competitività economica dell'Unione;
il rapporto evidenzia come la produttività europea sia rallentata negli ultimi 20 anni, portando il divario del PIL a parità di potere d'acquisto tra UE e Stati Uniti dal +4 per cento del 2002 al -12 per cento del 2023;
la crisi produttiva è stata messa ulteriormente a dura prova negli ultimi anni a causa della maggiore concorrenza che le imprese europee hanno dovuto affrontare in seguito alla crescita del commercio mondiale, della perdita della Russia come principale fornitore di energia a basso costo e della messa in discussione, da parte degli USA, dell'ombrello di sicurezza che aveva protetto fino ad oggi l'UE e aveva permesso di destinare ad altre priorità il budget per la difesa;
la strada da percorrere per rilanciare la competitività dei Paesi UE è rafforzare la sicurezza e aumentare la produttività, che rappresenta la vera sfida esistenziale dell'Unione;
il rapporto contiene 170 proposte puntuali da realizzare entro il 2030, suddivise in dieci ambiti di politiche settoriali (tra cui si segnalano in particolare gli interventi per ridurre il costo dell'energia, aumentare l'indipendenza nel campo delle materie prime critiche e rilanciare il settore automotive) e cinque ambiti di politiche orizzontali (tra cui si segnalano, in particolare, la riforma della governance europea e il sostegno agli investimenti);
tra queste sono presenti alcune proposte di vitale importanza per l'Italia, come lo sviluppo della tecnologia nucleare per abbattere le emissioni dell'UE e l'abolizione del criterio dell'unanimità per le scelte adottate dal Consiglio, generalizzando i voti a maggioranza qualificata, per impedire il blocco del processo decisionale in seguito al veto di un solo Paese;
il costo di questo piano è quantificato in circa 750-800 miliardi di euro annui dal 2025 al 2030, portando la spesa per investimenti dell'UE dal 22 per cento del PIL a circa il 27 per cento, un aumento di quasi 5 punti percentuali e si propone che sia finanziato con l'emissione di debito comune sul modello del Next Generation EU;
la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha espresso la volontà di seguire le raccomandazioni contenute nel rapporto, sia negli orientamenti politici per la Commissione europea 2024-2029 sia nelle lettere di incarico inviate a tutti i candidati alla carica di Commissario europeo, tra cui Raffaele Fitto, ex ministro del Governo in carica,
impegna il Governo:
ad operare all'interno del prossimo Consiglio europeo per il consolidamento dell'integrazione politica ed economica tra gli Stati membri, come condizione per rispondere alle principali sfide esistenziali che minacciano la costruzione europea;
a rafforzare l'impegno politico, economico, umanitario e militare delle istituzioni europee a sostegno dell'Ucraina, per tutto il tempo che sarà necessario per giungere a una pace giusta, nel rispetto del diritto internazionale e del diritto dell'Ucraina alla propria libertà, sicurezza e integrità territoriale;
a revocare, coerentemente con quanto richiesto dalla risoluzione approvata dal Parlamento europeo lo scorso 19 settembre, le restrizioni all'uso delle armi fornite all'Ucraina contro legittimi obiettivi militari sul territorio russo, nell'esercizio di un diritto all'autodifesa riconosciuto dal diritto internazionale;
a sollecitare gli Stati membri ad adottare misure efficaci per arginare l'aggiramento da parte delle imprese europee degli obblighi connessi alle sanzioni imposte alla Russia, attraverso il monitoraggio e blocco delle riesportazioni di beni critici importati da Paesi terzi e un maggiore controllo della "flotta fantasma" utilizzata dalla Russia per aggirare le limitazioni al commercio del greggio russo;
a consolidare il quadro delle misure restrittive per rispondere alle azioni di guerra ibrida da parte di entità legate alla Federazione Russa, relative al sistema informativo, ai processi elettorali e al funzionamento delle istituzioni democratiche, nonché alla compromissione dei servizi d'interesse pubblico e delle infrastrutture critiche;
a mantenere alta l'attenzione delle istituzioni europee sui provvedimenti approvati in Georgia sui cosiddetti agenti stranieri e per limitare le libertà individuali dei membri della comunità LGBTQ+.
ad assicurare il sostegno europeo alla risoluzione S/RES/2735 (2024), proposta dagli Stati Uniti e approvata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per rispondere all'emergenza umanitaria a Gaza ed arrivare alla liberazione degli ostaggi e al ritiro delle truppe israeliane;
a favorire la ripresa del processo negoziale israelo-palestinese, in base al principio dei "due popoli, due stati", fondato sul contrasto alla strategia e all'organizzazione terroristica di Hamas, sul coinvolgimento degli stati arabi nella gestione della transizione e della ricostruzione a Gaza e sulla mobilitazione internazionale contro gli insediamenti illegali di Israele in Cisgiordania;
a lavorare per scongiurare l'allargamento del conflitto al Libano e rafforzare le misure di sicurezza per le basi UNIFIL nella parte meridionale del Paese, nonché per esigere e ottenere che le operazioni militari israeliane, in Libano come a Gaza, rispettino il diritto internazionale e umanitario e siano proporzionate ai legittimi obiettivi di difesa e sicurezza;
a ribadire la necessità di tutela e protezione in favore degli operatori del mondo dell'informazione, specialmente nel contesto di conflitti ad alta intensità, anche alla luce dell'incidente che ha visto coinvolta una troupe del TG3 la scorsa settimana in Libano e dell'ordine di arresto disposto dalle autorità giudiziarie russe a carico dei giornalisti Rai Stefania Battistini e Simone Traini;
ad assicurare l'appoggio dell'Italia alle iniziative delle istituzioni dell'UE per dare attuazione alle proposte contenute nel Rapporto Draghi sulla competitività dell'Unione europea;
a sostenere le riforme o gli accordi necessari per realizzare gli impegni comuni in materia di energia, trasporti, tecnologie digitali e innovazione e difesa, che il Rapporto identifica come condizioni indispensabili per la salvaguardia della libertà, del benessere e della sicurezza europea;
ad operare perché la governance economica e i processi decisionali dell'Unione siano adeguati all'esigenza di garantire un quadro istituzionale coerente con gli obiettivi del Rapporto, a partire dal rafforzamento del meccanismo di voto a maggioranza;
a riavviare, coerentemente con le indicazioni del Rapporto, il programma nucleare italiano per autorizzare la costruzione di impianti con le tecnologie oggi disponibili - il cosiddetto nucleare di terza generazione - di cui è garantita l'affidabilità sul piano della sicurezza e la capacità di soddisfare il fabbisogno energetico nazionale e ridurre le emissioni climalteranti;
a portare la spesa italiana per la difesa al 2 per cento del PIL, secondo i tempi previsti dagli accordi NATO e sostenere forme di integrazione industriale e militare funzionali a realizzare strategie di difesa comune a livello europeo economicamente efficienti.
(6-00115) n. 5 (15 ottobre 2024)
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni.
Preclusa
Il Senato della Repubblica,
premesso che:
1. il prossimo Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre 2024 sarà occasione per discutere delle drammatiche evoluzioni della situazione in Medio Oriente, del prosieguo del conflitto in Ucraina, della competitività dell'Unione e delle sue politiche sulla migrazione, nonché sui preparativi delle conferenze delle Nazioni Unite sulla biodiversità e sui cambiamenti climatici (COP 29);
2. si ribadisce la ferma condanna dell'attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023 e la richiesta di liberazione immediata di tutti gli ostaggi;
3. la situazione in Medio Oriente ha registrato una ulteriore recente escalation di violenze, in particolare con la continuazione dell'invasione israeliana nella Striscia di Gaza, con l'attacco missilistico dell'Iran su Israele e la paventata risposta israeliana sul territorio iraniano e la nuova invasione del Libano, con conseguenze tragiche per le popolazioni civili e una crescente instabilità regionale, con il rischio sempre più alto di un allargamento del conflitto;
4. l'attacco ripetuto delle forze israeliane alle postazioni della missione UNIFIL in Libano, alla quale partecipano circa mille uomini e donne delle nostre Forze armate, è l'ennesimo ingiustificabile crimine di guerra;
5. è fondamentale che l'UE e i suoi Stati membri mantengano una posizione coerente e ferma nella difesa del diritto internazionale, anche riguardo alla protezione delle missioni di pace e della sovranità degli Stati. Infatti l'Unione, attraverso i propri valori fondanti, ha sempre sostenuto il diritto internazionale, la tutela dei diritti umani e la risoluzione pacifica dei conflitti;
6. è urgente porre fine alla catastrofe umanitaria attualmente in corso a Gaza, aggravata drammaticamente dai bombardamenti e dalle operazioni militari in corso, attraverso un cessate il fuoco immediato per proteggere le vite dei civili e facilitare l'arrivo di aiuti umanitari nelle aree colpite, nel rigoroso rispetto del diritto internazionale umanitario;
7. i bombardamenti sulla Striscia di Gaza, la privazione di elettricità, cibo, acqua e carburante e gli ordini di evacuazione impartiti ai palestinesi sono da considerarsi come attacchi indiscriminati, punizioni collettive e trasferimenti forzati di popolazione che equivalgono a crimini di guerra secondo il diritto internazionale;
8. l'accordo di associazione tra l'Unione europea e Israele è basato sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, come stabilito dal suo articolo 2. Gli ultimi avvenimenti mettono in discussione la compatibilità di tali azioni con gli impegni assunti da Israele nei confronti della comunità internazionale e dei partner europei. È necessario il pieno rispetto dell´accordo e dei suoi principi fondanti, prefigurandone la sospensione nel caso in cui non si fermeranno gli attacchi nella Striscia di Gaza ed in Libano e non vi saranno chiare garanzie della cessazione delle sistematiche violazioni dei diritti umani della popolazione palestinese;
9. l'invio di armi e attrezzature militari da parte degli Stati membri dell'UE verso Israele contribuisce all'escalation della violenza e ostacola la risoluzione pacifica del conflitto. È necessario il pieno rispetto da parte degli Stati membri della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio, dell'8 dicembre 2008, che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari e pertanto dovrebbe tradursi nell'interruzione di qualsiasi fornitura di armamenti e tecnologia utilizzabile a fini bellici verso Israele, anche rimettendo in discussione i contratti in essere;
10. la Corte internazionale di giustizia (ICJ), nel suo parere consultivo del 9 luglio 2004, ha dichiarato che la costruzione del muro di separazione da parte di Israele nei territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme Est, e l'intero regime associato all'occupazione israeliana sono contrari al diritto internazionale. La Corte ha inoltre ricordato che Israele ha l'obbligo di rispettare il diritto internazionale umanitario e i diritti umani nelle aree occupate e ha sottolineato l'illegalità dell'occupazione permanente e delle attività coloniali;
11. la Corte internazionale di giustizia ha inoltre rilasciato, in data 19 luglio 2024, un nuovo parere consultivo che riafferma e approfondisce quanto stabilito nel 2004, dichiarando che le recenti politiche e azioni israeliane nei territori palestinesi, incluse le operazioni militari su vasta scala e l'espansione degli insediamenti, costituiscono una violazione del diritto internazionale e dei diritti umani fondamentali. Il parere del 2024 sottolinea che l'occupazione israeliana non solo è illegale, ma deve essere immediatamente cessata, e che la comunità internazionale ha l'obbligo di prendere misure concrete per porre fine a tale situazione illegale;
12. entrambi i pareri consultivi della ICJ obbligano tutti gli Stati, inclusi quelli membri dell'Unione europea, a non riconoscere la legittimità della situazione derivante dall'occupazione israeliana e a non prestare alcuna assistenza che possa consolidarla;
13. di fronte ad eclatanti violazioni del diritto internazionale, al mancato rispetto dei diritti umani e a crimini di guerra e genocidio non possono esserci spazi di impunità o doppi standard. Va sostenuta ogni indagine approfondita che possa portare ad un giudizio sulle responsabilità;
14. è necessario, di fronte al perpetrarsi di tali violazioni e al rifiuto di attuare il cessate il fuoco e di rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite, applicare misure sanzionatorie;
15. è inoltre necessario, dato il clamoroso deteriorarsi della situazione e l'urgenza umanitaria, mettere fine al conflitto e all'invasione del Libano e promuovere una rinnovata missione UNIFIL, come forza d'interposizione, di osservazione internazionale e di supporto umanitario anche rafforzandone il mandato;
16. l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi nel vicino Oriente (UNRWA) svolge un lavoro umanitario essenziale nei territori palestinesi, fornendo assistenza a milioni di rifugiati palestinesi attraverso programmi di istruzione, sanità e sostegno economico. La presenza dell'UNRWA è cruciale per alleviare le sofferenze della popolazione palestinese, soprattutto in un contesto di crescente crisi umanitaria;
17. la recente decisione della Knesset di bandire l'UNRWA dalle aree sotto il controllo israeliano è un atto gravissimo che ostacola l'azione umanitaria e viola il mandato delle Nazioni Unite. Tale decisione non solo mette a rischio la vita di centinaia di migliaia di rifugiati palestinesi, ma rappresenta anche un attacco diretto ai principi di diritto internazionale umanitario.
18. è estremamente grave la decisione di Israele di dichiarare il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres "persona non grata", poiché questa aggrava ulteriormente un percorso di pericolosa delegittimazione delle strutture multilaterali e del diritto internazionale;
19. è opportuno applicare, come già avvenuto il 4 marzo 2022 per la popolazione ucraina, anche alla popolazione palestinese e libanese, la Direttiva 2001/55/C che prevede la protezione temporanea delle popolazioni in fuga dalle guerre;
20. è preoccupante il protrarsi del conflitto in Ucraina, che prefigura una condizione di guerra di logoramento destinata a protrarsi sul lungo periodo, prolungando e aumentando così il carico di morte, distruzione e sofferenza;
21. la guerra di aggressione russa in Ucraina ha provocato centinaia di migliaia di vittime. Come confermano numerosi analisti, non è possibile immaginare una soluzione militare al conflitto nel breve termine;
22. il numero di disertori che si rifiutano di combattere la guerra sia nell'esercito ucraino che in quello russo è in costante aumento ed è necessario fornire la massima tutela a chiunque decida di sottrarsi alla partecipazione al conflitto;
23. la fornitura di equipaggiamento militare all'Ucraina era stata considerata come uno strumento volto a determinare migliori condizioni negoziali: si guarda quindi con estremo disappunto alla mancanza di iniziativa, di partecipazione e collaborazione dell'Unione a qualsiasi percorso negoziale e all'assenza di sforzi volti ad individuare condizioni concrete e realistiche in cui tale negoziato possa aver luogo;
24. l'Unione europea deve assumere l'onere di una grande iniziativa diplomatica convocando una conferenza multilaterale per la pace e la sicurezza. Infatti, l'articolo 21 del Trattato sull'Unione europea definisce il compito di promuovere "soluzioni multilaterali ai problemi comuni, in particolare nell'ambito delle Nazioni Unite", indicando anche l'obiettivo di "preservare la pace, prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale, conformemente agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite, nonché ai principi dell'Atto finale di Helsinki";
25. si considera allarmante ogni ipotesi di eliminazione delle restrizioni sull'uso delle armi donate dai Paesi dell'UE al Governo ucraino, volta a consentire all'Ucraina di utilizzarle per condurre azioni militari sul territorio russo ed esprime profonda preoccupazione per il rischio di escalation del conflitto che potrebbe derivare dall'uso di armi e missili statunitensi, britannici ed europei per attaccare obiettivi in Russia, che potrebbe portare a un confronto diretto tra l'UE, la NATO e la Russia;
26. si esorta la Russia, con la massima fermezza, a tornare indietro dalla strada della violenza e dell'aggressione che ha scelto e a riprendere la via del dialogo e del negoziato; si esorta la NATO e i suoi Paesi membri a non inasprire ulteriormente il conflitto, seguendo la logica della guerra fredda e continuando una nuova corsa agli armamenti;
27. si richiama l'approvazione del nuovo strumento unico specificamente destinato a contribuire alla riparazione, alla ripresa e alla ricostruzione dell'Ucraina e si sottolinea che tale strumento fornirà all'Ucraina un sostegno finanziario prevedibile di 50 miliardi di euro nel periodo 2024-2027. Si ricorda che tali finanziamenti sono condizionati alla definizione da parte del Governo ucraino di un "piano per l'Ucraina" incentrato sulle riforme strutturali e sugli investimenti per stimolare la crescita economica, al rispetto dei processi democratici, compreso un sistema parlamentare multipartitico, e dello Stato di diritto, e alla garanzia del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze;
28. la difesa della pace, della democrazia e dei diritti umani nel mondo sono elementi costitutivi dell'Unione europea e su questi deve basarsi la sua azione esterna e la sua autonomia strategica;
29. l'Unione europea deve costruire e rafforzare la propria autonomia strategica e questa è determinata innanzitutto dalla capacità di una propria e autonoma iniziativa politica nelle relazioni internazionali, ma anche dalla costruzione di un sistema di difesa europeo. A tal proposito la decisione di diversi Stati membri di aumentare la spesa militare al 2 per cento del PIL nel quadro di un impegno NATO, oltre ad alimentare una ulteriore e pericolosa corsa agli armamenti, muove in una direzione opposta all'autonomia strategica dell'Unione e ad un sistema di difesa comune che, al contrario, dovrebbe comportare una razionalizzazione e riduzione della spesa militare complessiva;
30. le relazioni redatte da Enrico Letta e da Mario Draghi sul futuro della competitività europea sono uno sforzo di ragionamento e proposta volto ad indirizzare un'agenda strategica per la competitività europea; però è evidente il pericolo di una visione del mondo definita a partire dalla contrapposizione competitiva e dalla percezione di minacce sistemiche anziché dalla ricerca di soluzioni globali e della implementazione di una agenda comune per un sistema di sviluppo sostenibile ed equo;
31. urge una riflessione profonda sul modello di competitività europeo sui mercati globali. Oggi la costruzione della catena della produzione e del commercio globale incrocia clamorose e inaccettabili violazioni dei diritti umani, espliciti comportamenti di dumping che oltrepassano i diritti sociali, sindacali e del lavoro, con eclatanti conseguenze sull'ambiente e sul cambiamento climatico, sulle popolazioni indigene, sulla continua depredazione di risorse naturali e persino fenomeni di corruzione. Il modello di competitività europeo deve rifuggire tali pratiche di ribasso sulle ambizioni sociali e ambientali e occorra invece lavorare verso un nuovo binario di giustizia ed equilibrio;
32. in Europa le diseguaglianze crescono in maniera sostenuta; oggi il 10 per cento più ricco del continente possiede il 67 per cento della ricchezza, mentre il 50 per cento più povero ne possiede solo l'1,2 per cento e, a partire dal 2020, l'1 per cento più ricco della popolazione si è accaparrato quasi i due terzi della ricchezza prodotta, mentre la povertà è in costante aumento e i salari dei lavoratori sono erosi dall'inflazione. Si deplora la diffusione di pratiche elusive dei doveri fiscali, agevolate spesso da accordi e politiche di ribasso fiscale messe in campo da diversi Paesi. È quindi urgente introdurre un'imposta patrimoniale progressiva sulle grandi ricchezze volta a ridurre le disuguaglianze e finanziare gli investimenti necessari per la transizione ecologica e sociale;
33. è positiva la richiesta di un aumento significativo degli investimenti - 800 miliardi di euro - indicato nel rapporto sul futuro della competitività di Mario Draghi, ma è tuttavia profondamente sbagliato, oltre che controproducente per la sicurezza globale, dedicare larga parte di questi investimenti a difesa e sicurezza, prefigurando così una spesa militare su livelli da economia di guerra;
34. il rapporto Draghi sembra configurare un'agenda di deregolamentazione, riduzione degli oneri per le imprese e liberalizzazione della finanza nell'assenza di un'adeguata attenzione alla protezione delle persone e dell'ambiente, che dovrebbero essere invece al centro di un nuovo modello di competitività globale. Il perseguimento della competitività non può infatti tradursi nella ricetta abusata e irresponsabile del contenere i salari, indebolire le tutele del lavoro e ridurre quelle sociali, compromettendo gli standard e gli obiettivi ambientali in nome del profitto;
35. si esprime un giudizio profondamente negativo sul nuovo patto sulla migrazione e l'asilo; si evidenzia l'assenza di un'effettiva solidarietà e responsabilità europea nella gestione dei percorsi migratori e la prevalenza di misure concentrate sulla riduzione dell'arrivo dei migranti in Europa, sui respingimenti e sulla facilitazione dei rimpatri nei loro paesi d'origine, valutando anche la possibilità di veri e propri centri detentivi in Paesi extra-UE, come quello realizzato dall'Italia in Albania;
36. i naufragi e le morti di migranti nel Mar Mediterraneo sono una tragedia epocale alla quale abbiamo la responsabilità di porre fine; il salvataggio in mare è un obbligo legale, ai sensi del diritto internazionale, in particolare ai sensi dell'articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che richiede l'assistenza a qualsiasi persona in pericolo in mare; è necessaria una risposta permanente, solida ed efficace dell'Unione nelle operazioni di ricerca e soccorso in mare, anche attraverso una missione dedicata dell'UE, al fine di prevenire ulteriori perdite di vite umane tra i migranti che tentano di attraversare il Mar Mediterraneo;
37. l'esistenza di vie di accesso sicure e legali all'UE è l'unica alternativa alla migrazione irregolare e si deplora la mancanza di tali opportunità, anche per i richiedenti asilo e i rifugiati. Un approccio basato su misure emergenziali per rafforzare il controllo delle frontiere e ridurre gli arrivi di migranti in Europa ha portato a una drastica riduzione delle opportunità di migrazione legale, spingendo i migranti verso rotte più pericolose;
38. qualsiasi accordo con i Paesi di origine e di transito di migranti deve garantire la piena protezione delle vite umane, della dignità e dei diritti umani. Si esprime profonda vergogna per il fatto che queste garanzie minime non siano effettivamente rispettate e che i migranti e i rifugiati debbano affrontare condizioni disumane di trasferimento e detenzione. Si condannano gli abusi e le violazioni sistematiche dei diritti umani che colpiscono un gran numero di migranti e richiedenti asilo;
39. il rimpatrio dei migranti può avvenire solo in condizioni di sicurezza, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali dei migranti interessati e solo se il Paese in cui i migranti stanno per essere rimpatriati è considerato sicuro. Da questo punto di vista si evidenziano eclatanti anomalie, come l'accordo con la Tunisia, che vive oggi una clamorosa degenerazione delle garanzie democratiche e del rispetto dei diritti umani, che non consentono di considerarla un partner affidabile;
40. nel corso del Consiglio europeo i leader dell'UE faranno il punto sui preparativi per le riunioni della Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità, che si terrà a Cali, in Colombia, dal 21 ottobre al 1° novembre 2024 e della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP29) che si terrà a Baku in Azerbaigian, dall'11 al 22 novembre 2024;
41. dal 21 ottobre al 1° novembre i rappresentanti di oltre 190 Stati, tra cui l'Italia, si ritroveranno in Colombia per la Conferenza per la biodiversità delle Nazioni Unite 2024 (COP16) della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica (CBD) per valutare, a distanza di due anni dall'approvazione del Quadro globale per la biodiversità della COP15, i progressi compiuti dei Paesi attraverso piani e strategie nazionali da aggiornare entro l'inizio della Conferenza, verso obiettivi e target da raggiungere entro il 2030 per arrestare e invertire la perdita di biodiversità del pianeta;
42. dall'11 al 22 novembre 2024 si terrà la 29° Conferenza delle parti dell'UNFCCC, Convenzione quadro sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, dove i quasi 200 Paesi partecipanti saranno chiamati a dare continuità ai risultati ottenuti dalla comunità internazionale nel corso della COP28, dando seguito alle discussioni sull'abbandono delle fonti fossili e sulla necessità di triplicare l'installazione di quelle rinnovabili e raddoppiare l'efficienza energetica entro il 2030, con l'obiettivo di conseguire una giusta transizione;
43. appare evidente come clima e biodiversità siano questioni strettamente interconnesse: il cambiamento climatico ha già alterato ecosistemi marini, terrestri e fluviali in tutto il mondo, causando perdita di specie, aumento delle malattie, eventi di mortalità di massa in piante e animali, provocando persino le prime vere e proprie estinzioni causate dal clima. Come ci dicono gli scienziati del clima, per ogni aggiunta di decimo di grado di riscaldamento globale le minacce e i rischi a specie e ecosistemi degli oceani, delle regioni costiere, delle terre emerse sono destinati ad aumentare e questo varrà in particolare per gli hotspot di biodiversità, come è il nostro Paese;
44. l'Italia è il Paese dell'Unione europea con maggior abbondanza di habitat e con il più alto tasso di specie endemiche. Ben oltre il 50 per cento delle specie vegetali e il 30 per cento delle specie animali di interesse conservazionistico comunitario si trovano all'interno dei nostri confini. Il nostro Paese presenta anche una grande varietà di habitat: sono stati riconosciuti sul territorio nazionale ben 85 tipi di ecosistemi terrestri (58 dei quali considerati a rischio) e 394 habitat marini, di cui ben 297 considerati di elevato valore conservazionistico. Eppure il 68 per cento degli ecosistemi è in pericolo e l'89 per cento delle aree naturali di interesse comunitario versa in un cattivo stato di conservazione. Le specie esotiche invasive sono aumentate del 96 per cento negli ultimi tre decenni e il 30 per cento delle specie censite sul suolo italiano sono considerate a rischio di estinzione. Inoltre, il consumo di suolo, che è una delle maggiori cause della perdita di biodiversità, ha raggiunto la velocità di 2,4 metri quadrati al secondo;
45. all'inizio di agosto la Commissione europea ha annunciato di aver comunicato gli impegni europei per l'implementazione del Quadro globale per la biodiversità. L'UE ha delineato come intende contribuire a tutti gli obiettivi del Quadro, collegando questi impegni a strumenti politici e legislativi, evidenziando l'ambizione del Green Deal europeo e il ruolo centrale della Strategia per la biodiversità 2030 e della legge sul ripristino della natura, che forniscono una base solida per rispettare gli impegni internazionali;
46. in questo quadro occorre un deciso cambio di passo e un'azione risoluta, a livello nazionale ed europeo, per raggiungere gli obiettivi al 2030 su clima e biodiversità, accelerando l'attuazione dei Piani d'azione e Strategie comunitarie, adottati dall'UE per favorire la protezione e valorizzazione della biodiversità, sul quale il nostro Paese non può e non deve tirarsi indietro. Tutto ciò premesso,
impegna il Governo a:
1. richiedere con fermezza, durante il Consiglio europeo, l'immediata adozione di una posizione comune che promuova un cessate il fuoco immediato nella Striscia di Gaza, al fine di evitare ulteriori perdite di vite umane e permettere l'accesso degli aiuti umanitari alle popolazioni civili colpite, nonché la liberazione di tutti gli ostaggi;
2. nella stessa sede, richiedere l'immediata adozione di una posizione comune che metta fine al conflitto e all'invasione del Libano, promuovendo una rinnovata missione UNIFIL, come forza di interposizione, di osservazione internazionale e di supporto umanitario, anche rafforzandone il mandato;
3. richiedere, in occasione del prossimo Consiglio europeo, la sospensione dell'accordo di associazione tra l'Unione europea e Israele, come conseguenza delle ripetute violazioni dei diritti umani a Gaza, in Cisgiordania e in Libano e dell'attacco contro le postazioni italiane e di altri Paesi nell'ambito della missione UNIFIL;
4. promuovere attivamente, in sede europea, una revisione complessiva delle relazioni tra l'Unione europea e Israele, condizionandole al rispetto dei diritti umani, delle risoluzioni delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, richiamando in particolare i pareri consultivi della Corte internazionale di giustizia del 2004 e del 19 luglio 2024, che dichiarano illegali le azioni di Israele nei territori palestinesi occupati e riaffermano l'obbligo per la comunità internazionale di non riconoscere la legittimità dell'occupazione;
5. riconoscere lo Stato di Palestina e promuoverne il riconoscimento, quale azione di politica estera che imprima una svolta positiva verso un negoziato tra le parti per giungere alla soluzione "due popoli due Stati" e a garantire la coesistenza nella libertà, nella pace e nella democrazia dei due popoli;
6. sostenere la necessità di un'inchiesta internazionale indipendente sull'attacco contro le postazioni della missione UNIFIL, coinvolgendo la comunità internazionale e per sanzionare questa nuova e grave violazione del diritto internazionale da parte del Governo israeliano;
7. proporre e sostenere la necessità di un'interruzione di qualsiasi fornitura di armamenti e tecnologia utilizzabile a fini bellici nel rispetto della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio, dell'8 dicembre 2008, almeno fino a quando non si verificheranno condizioni reali e verificabili di distensione e cessazione delle operazioni militari, in linea con i principi di rispetto del diritto umanitario internazionale;
8. rafforzare il ruolo dell'Italia nelle iniziative diplomatiche volte a una soluzione duratura e pacifica del conflitto israelo-palestinese e operare concretamente per mettere fine all'occupazione israeliana della Palestina, sulla base delle risoluzioni ONU, con particolare attenzione alla protezione delle missioni di pace e dei diritti dei civili nelle aree di conflitto;
9. chiedere al Consiglio europeo la ferma condanna della decisione della Knesset di bandire l'UNRWA, sottolineando l'importanza del ruolo svolto da tale organizzazione nella protezione e nel sostegno dei rifugiati palestinesi, e difendere il suo prezioso lavoro umanitario in tutte le sedi internazionali, inclusa l'Unione europea;
10. proporre al Consiglio europeo di definire misure sanzionatorie commisurate alle violazioni in corso del diritto internazionale ed a richiedere all'Unione europea di adottare misure concrete per vietare il commercio di beni e servizi provenienti dalle colonie israeliane illegali nei territori palestinesi occupati, in conformità con il diritto internazionale, con le risoluzioni delle Nazioni Unite e con le opinioni della Corte internazionale di giustizia;
11. chiedere l'applicazione della Direttiva 2001/55/C sulla protezione temporanea per la popolazione palestinese e libanese;
12. chiedere al Consiglio europeo che assuma un protagonismo diplomatico per la fine della guerra in Ucraina e avvii una forte iniziativa dell'Unione per il cessate il fuoco e l'avvio di un processo di pace in un contesto multilaterale;
13. insistere con fermezza, durante il Consiglio europeo, per ottenere la sospensione della fornitura nazionale di equipaggiamento militare all'Ucraina e interrompere anche il ricorso all'European Peace Facilty a questo fine;
14. opporsi ad ogni ipotesi di rimozione delle restrizioni sull'uso delle armi donate dai Paesi dell'UE al Governo ucraino;
15. supportare tutti gli sforzi volti al sostegno della popolazione civile ucraina;
16. sostenere in Consiglio l'esigenza di un cambio di paradigma profondo nella definizione di competitività, che sostenga grandi investimenti comuni che abbiano al centro le ambizioni sociali e ambientali;
17. escludere che l'agenda strategica per la competitività porti ad un cospicuo aumento della spesa militare;
18. sostenere in Consiglio europeo l'urgenza di una tassazione patrimoniale europea sulle grandi ricchezze volta a finanziare investimenti necessari per la lotta alla povertà e la transizione ecologica e sociale;
19. chiedere al Consiglio europeo di rivedere la propria posizione sul patto sulla migrazione e l'asilo, cercando di costruire al suo posto un approccio più solidale alla gestione dei fenomeni migratori;
20. adoperarsi e richiedere un impegno comune per la creazione di una missione UE di salvataggio nel Mediterraneo e per la cessazione immediata di tutti gli accordi UE o dei singoli Stati sulla gestione integrata delle frontiere con Paesi terzi che non forniscono garanzie sufficienti sul rispetto dei diritti umani a cominciare da quelli con Libia e Tunisia, escludendo la realizzazione di centri detentivi in Paesi extra-UE, come quello realizzato in Albania dall'Italia in contrasto con le norme internazionali ed europee sull'accoglienza e protezione internazionale;
21. a confermare in sede europea gli obiettivi del Green Deal ed i target della Strategia per la biodiversità per tutelare legalmente almeno il 30 per cento di territorio e di mare, accelerando le iniziative per l'istituzione di nuove aree protette pari almeno al 30 per cento di territorio protetto terrestre e marino, di cui almeno un terzo da sottoporre a stretta protezione, assicurando un'adeguata tutela del capitale naturale del Paese;
22. ad impegnarsi in sede europea a raggiungere, entro il 2030, l'azzeramento del consumo di suolo e la rigenerazione dei suoli degradati anche nelle aree urbane, rafforzando gli spazi verde e la pianificazione urbana per il benessere umano e la biodiversità, attraverso il recupero delle funzioni eco sistemiche del suolo;
23. ad impegnarsi in sede europea alla riduzione progressiva fino al completo azzeramento entro il 2030 dei sussidi ambientalmente dannosi destinando le risorse all'aumento degli incentivi che generano benefici per la biodiversità;
24. ad impegnarsi in sede europea ad adottare un piano di gestione della biodiversità integrato con il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici per realizzare in maniera efficace e trasparente il monitoraggio della biodiversità, anche al fine di rafforzare la resilienza di fronte alla siccità.
(6-00116) n. 6 (15 ottobre 2024)
Patuanelli, Maiorino, Di Girolamo, Nave, Pirro, Lorefice, Bevilacqua, Aloisio, Bilotti, Castellone, Castiello, Cataldi, Croatti, Damante, Barbara Floridia, Guidolin, Ettore Antonio Licheri, Sabrina Licheri, Lopreiato, Marton, Mazzella, Naturale, Pirondini, Scarpinato, Sironi, Turco.
Preclusa
Il Senato,
premesso che:
nel prossimo Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre 2024, i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri saranno nuovamente chiamati a esaminare gli sviluppi delle crisi internazionali in atto, in particolare le drammatiche situazioni in Ucraina e in Medio Oriente; al centro della riunione dei Ventisette vi sarà inoltre il tema della competitività, a seguito della presentazione ufficiale, lo scorso 9 settembre, del Rapporto Draghi sul futuro della competitività europea alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen; durante il Consiglio europeo di ottobre, i leader dell'UE discuteranno anche di come gestire i flussi migratori e garantire la protezione delle frontiere esterne;
considerato che:
lo scorso 9 settembre, Mario Draghi ha presentato, in una conferenza stampa congiunta con la Presidente della Commissione europea, von der Leyen, il rapporto strategico "Il futuro della competitività europea": il rapporto - commissionatogli all'incirca un anno prima - contiene un'analisi approfondita delle sfide economiche e geopolitiche che l'Europa è chiamata ad affrontare in un contesto globale, sempre più frammentato e in rapido mutamento; in questo scenario, l'Europa si trova in una posizione particolarmente vulnerabile rispetto ad altre grandi economie come Stati Uniti e Cina;
il tema della competitività era già stato affrontato nel corso dell'ultimo Consiglio europeo di giugno 2024 (e ancora prima nell'EUCO straordinario del 17-18 aprile scorso), quando i leader dei Paesi membri si erano detti concordi sulla necessità di un nuovo Patto per la competitività, ancorato a un mercato unico pienamente integrato, supportato da adeguati investimenti e accesso al capitale, così come la necessità per l'UE di ridurre le proprie dipendenze strategiche in settori quali l'energia, le materie prime critiche, i semiconduttori, la salute, il digitale, i prodotti alimentari, le tecnologie critiche, la chimica, la biotecnologia e lo spazio: una risposta quanto mai necessaria di fronte alla nuova realtà geopolitica mondiale e alle sfide sempre più complesse in cui l'UE è chiamata ad agire con determinazione, al fine di garantire la propria competitività a lungo termine, prosperità e leadership sulla scena mondiale e a rafforzare la propria sovranità strategica;
alla base della nuova strategia industriale dell'UE, delineata nel documento e che dovrebbe confluire nelle linee guida per il mandato della Commissione UE dei prossimi cinque anni, vengono individuati una serie di elementi costitutivi, tra cui il mercato unico, le politiche industriali, commerciali e di concorrenza, quali parte di una strategia globale. L'esame del documento sarà avviato in questo Consiglio europeo di ottobre, per poi proseguirne l'approfondimento nella riunione informale di novembre a cui parteciperà anche Mario Draghi, estensore del documento, per uno scambio di opinioni con i leader europei;
da un'analisi complessiva del rapporto, emerge come lo stesso non risponda in maniera adeguata e sufficiente alle sfide future che attendono l'Unione nei prossimi anni: se appare pienamente condivisibile l'obiettivo di finanziare importanti progetti d'investimento per rendere l'Europa più competitiva, anche attraverso il ricorso all'emissione di nuovo debito comune europeo, l'accento posto dal rapporto sul rafforzamento della difesa europea lascia presagire la trasformazione da un'Europa di pace verso una vera e propria economia di guerra, basata su strategie tese a promuovere la formazione di un "complesso militare-industriale" europeo; preoccupa altresì l'assenza di riferimenti nel rapporto alla necessità di avviare politiche fiscali più efficaci per contrastare l'elusione e l'evasione fiscale da parte dei giganti del web;
non si può inoltre sottacere come l'esistenza di giurisdizioni non cooperative a fini fiscali e di regimi fiscali dannosi, non solo a livello europeo - si veda il caso della Gran Bretagna e della Svizzera - ma anche tra gli stessi Stati membri dell'UE - tra cui Irlanda, Paesi Bassi e Lussemburgo, veri e propri paradisi fiscali all'interno dell'area euro che si avvantaggiano di tali pratiche facendo registrare elevatissimi tassi di crescita - costituiscano una minaccia alla competitività europea e mettano a rischio la stessa tenuta dell'Unione. Tali pratiche di dumping fiscale comportano gravi perdite finanziarie per gli Stati membri dell'UE: basti pensare che il costo dell'elusione dell'imposta sulle società è attualmente stimato a 500 miliardi di USD all'anno e che tale riduzione del gettito fiscale è particolarmente problematica nel contesto della ripresa dalla crisi sanitaria, sociale ed economica causata dalla pandemia di COVID-19 e del finanziamento della transizione verde;
altrettanto non adeguata a una prospettiva di lungo periodo risulta essere la proiezione di un'Europa indipendente energicamente, che escluda a priori e pro futuro, una possibile collaborazione con una rinnovata Russia. Un'Europa resiliente da un punto di vista energetico deve essere in grado di adeguarsi ed essere elastica ai mutevoli scenari del quadro geopolitico mondiale e di non legarsi a specifiche fonti energetiche in maniera quasi monopolista, ma sapersi adeguare di volta in volta;
inoltre, con la rimozione dei limiti BEI agli investimenti militari e delle limitazioni della finanza europea per le industrie belliche, con la revisione dei parametri della finanza etica, si asseconda un completo stravolgimento del quadro regolatorio europeo in direzione di una transizione, non più "green", ma militare;
ritenuto che:
la situazione geopolitica internazionale e le tensioni del quadrante mediorientale saranno sicuramente al centro del tavolo di discussione tra i leader europei;
a distanza di un anno dal suo inizio, il conflitto a Gaza si sta evolvendo in un conflitto regionale generalizzato che potrebbe portare a conseguenze oltremodo drammatiche. Come previsto, in assenza di azioni diplomatiche incisive volte al cessate il fuoco, i nuovi fronti di guerra aperti rischiano di far precipitare la situazione in Medio Oriente, come dimostra lo scontro diretto tra Israele e Iran. L'escalation è ormai un dato di fatto considerata la postura di Israele che, adducendo una smodata argomentazione del diritto all'autodifesa, viola costantemente le norme fondamentali di diritto internazionale;
il numero delle vittime a Gaza aumenta di giorno in giorno e la guerra si sta intensificando con l'inizio degli attacchi di terra di Israele contro Hezbollah in Libano. Come rappresaglia agli attacchi israeliani contro Hezbollah e Hamas a Gaza, l'Iran ha lanciato missili balistici su Israele;
il capo degli affari esteri dell'UE, Josep Borrell, ha recentemente descritto la situazione a Gaza come catastrofica, sia da un punto di vista umanitario che politico, e senza prospettive positive in vista, dopo un anno ininterrotto di guerra; l'Alto rappresentante ha altresì formalizzato la richiesta di sanzioni nei confronti di alcuni membri dell'Esecutivo israeliano;
secondo il Ministero della salute di Gaza, le forze israeliane hanno ucciso più di 40.000 palestinesi dall'ottobre 2023, in risposta all'attacco di Hamas contro Israele, in cui circa 1.200 persone sono state uccise e circa 250 rapite; drammatico, come riferito dall'Unicef, è il numero di bambini rimasti uccisi nell'ultimo anno nel conflitto: almeno 14.000 bambini che si aggiungono a quasi un milione di bambini sfollati;
negli ultimi dodici mesi, il Parlamento europeo ha ripetutamente chiesto con diverse risoluzioni un cessate il fuoco immediato e permanente e il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi e la fornitura senza ostacoli di aiuti umanitari;
particolarmente drammatica è la situazione in Libano e in Yemen: gli omicidi mirati per decostruire la catena di comando di Hezbollah, con l'uccisione in primis di Nasrallah unitamente agli attacchi ai cercapersone e ai walkie talkie che hanno ucciso e ferito altri quadri operativi dell'organizzazione terroristica e ai bombardamenti in territorio libanese che hanno fatto in pochi giorni oltre 1.000 vittime civili, non sono stati sufficienti al Governo di Benjamin Netanyhau per considerare sconfitto Hezbollah e mettere in sicurezza gli abitanti della parte settentrionale di Israele;
lo scorso 26 settembre, a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, la UE e alcuni Stati membri e Paesi terzi, tra cui l'Italia, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta sugli sviluppi del conflitto in Medio Oriente chiedendo un'immediata sospensione delle ostilità di 21 giorni lungo la frontiera tra Libano e Israele;
ciononostante, nella serata del 30 settembre si è concretizzata l'invasione di terra da parte delle truppe di Israele nel Sud del Libano con l'intento di spingere Hezbollah a Nord del fiume Litani e creare una fascia di sicurezza di 30 chilometri per i territori israeliani per evitare che siano colpiti dai missili di Hezbollah;
i bombardamenti dell'Iran su Israele non si sono fatti attendere e appare imminente il rischio di un massiccio contrattacco israeliano e l'intervento in guerra delle milizie iraniane, con il rischio di scatenare un conflitto su vasta scala;
la forza ONU di mantenimento della pace in Libano (UNIFIL) aveva ribadito fermamente che qualsiasi attraversamento della Linea Blu rappresenta una violazione esplicita della sovranità e integrità territoriale del Libano e della Risoluzione 1701 del 2006 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La risoluzione chiede la cessazione completa delle ostilità tra Libano e Israele e l'istituzione di una zona smilitarizzata tra la Linea Blu e il fiume Litani, in cui è consentito solo all'esercito libanese e ai peacekeeper dell'ONU di possedere armi ed equipaggiamento militare. Le azioni di Israele in territorio libanese hanno concretizzato tali violazioni;
inoltre, è di questi ultimi giorni la notizia di un attacco alle basi italiane UNIFIL al Sud del Libano, che rappresenta una gravissima violazione del diritto internazionale, nonché una deliberata violazione della richiamata Risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza, cardine di una tregua apparente tra i due Paesi durata quasi vent'anni;
è quanto mai necessario interrompere su scala globale l'esportazione di armi verso Tel Aviv e ogni fornitura di materiali di armamento, soprattutto a beneficio del popolo israeliano, vittima della furia bellicista del governo di Netanyahu, come tra l'altro richiesto dalla risoluzione del Consiglio diritti umani dell'ONU approvata lo scorso 5 aprile;
all'embargo sulla fornitura di armi deve succedere un immediato cessate il fuoco perché la pace è l'unica opzione possibile in Medio Oriente; inoltre la creazione di uno Stato palestinese contribuirebbe alla pace e alla sicurezza internazionali, consentirebbe di mantenere la soluzione "due popoli - due Stati" e getterebbe le basi per la costruzione di una pace duratura;
proprio in riferimento alla creazione di due Stati, lo scorso 10 maggio l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato con 143 voti favorevoli, 9 contrari e 25 astenuti, tra cui l'Italia, una risoluzione presentata dagli Emirati Arabi Uniti che riconosce la Palestina come qualificata per diventare membro a pieno titolo delle Nazioni Unite. Il riconoscimento internazionale dello Stato di Palestina da parte di tutti gli Stati membri dell'Unione europea, come già fatto negli scorsi mesi da Spagna, Irlanda e Norvegia, sarebbe un primo passo concreto verso l'ingresso della Palestina nell'ONU;
il 19 luglio scorso la Corte internazionale di giustizia ha assunto una decisione in forma di parere consultivo a larga maggioranza, con la quale afferma che Israele non ha diritto di agire come potenza occupante di Gaza, Gerusalemme Est e Cisgiordania, stabilendo di fatto l'illegalità della sua presenza nei territori interessati e quindi la richiesta di ritiro entro un anno. Nell'adottare tale importante decisione, la Corte ha stabilito che Israele è responsabile di aver bloccato il diritto palestinese all'autodeterminazione, di aver annesso illegittimamente il territorio palestinese con la forza, di aver violato la Quarta Convenzione di Ginevra attraverso il suo progetto di insediamento su larga scala e di aver fatto affidamento su politiche e pratiche discriminatorie per amministrare i territori occupati;
in un passaggio saliente della decisione succitata la Corte ritiene che tutti gli Stati abbiano l'obbligo di non riconoscere come legittima la situazione derivante dalla presenza illegale di Israele nel territorio palestinese occupato e di non prestare aiuto o assistenza al mantenimento della situazione creata dalla presenza illegale di Israele nel territorio palestinese occupato;
considerata la rilevanza dell'autorevole parere espresso dalla Corte internazionale di giustizia sarebbe doveroso da parte dell'Unione europea intraprendere azioni politiche volte a porre fine alle gravissime e costanti violazioni del diritto internazionale umanitario da parte di Israele;
il 18 settembre scorso l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato a larga maggioranza una risoluzione redatta dai palestinesi che chiede a Israele di porre fine alla sua presenza illegale a Gaza e nella Cisgiordania occupata, entro un anno. Tra i Paesi che si sono astenuti nel voto figura l'Italia. La risoluzione chiede il ritiro di tutte le forze israeliane e l'evacuazione dei coloni dai territori palestinesi occupati "senza indugio". Esorta inoltre i Paesi a imporre sanzioni a coloro che sono responsabili del mantenimento della presenza di Israele nei territori e a fermare le esportazioni di armi verso Israele se si sospetta che vengano utilizzate in quei territori;
alla luce di quanto premesso, Israele non sembra manifestare alcuna intenzione di arrestare tale sanguinosa deriva bellicista né tantomeno di trovare una soluzione diplomatica al conflitto. A riprova di ciò, non solo la richiesta dello scorso maggio, da parte del procuratore della Corte penale internazionale (Cip) Karim Khan di spiccare dei mandati d'arresto nei confronti del Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ma anche l'intervento di quest'ultimo all'ONU dei giorni scorsi, con il quale Netanyahu stesso ha manifestato profondo disprezzo per l'organo che è massima espressione mondiale del diritto internazionale e umanitario e del mantenimento della pace tra le nazioni;
rilevato che:
non bisogna, inoltre, non tenere in considerazione l'altro fronte bellico alle porte dell'Europa, quello ucraino. Lo scorso 19 settembre, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sul proseguimento del sostegno finanziario e militare all'Ucraina da parte degli Stati membri dell'UE;
lo spirito della risoluzione è chiaro: esortare gli Stati membri dell'UE a continuare a fornire sostegno militare e finanziario a Kiev e «impegnarsi collettivamente e individualmente a fornire sostegno militare all'Ucraina con almeno lo 0,25 per cento del loro PIL annuo»;
in particolare preoccupa la determinazione con la quale gli eurodeputati hanno chiesto ai Paesi dell'UE di «revocare immediatamente le restrizioni all'uso dei sistemi d'arma occidentali forniti all'Ucraina contro legittimi obiettivi militari sul territorio russo, in quanto ciò ostacola la capacità dell'Ucraina di esercitare pienamente il suo diritto all'autodifesa ai sensi del diritto internazionale pubblico e lascia l'Ucraina esposta ad attacchi contro la sua popolazione e le sue infrastrutture». Tale impegno, in fase di votazione, ha peraltro fatto emergere le contraddizioni insite all'interno delle famiglie politiche europee quanto all'eventualità di un utilizzo di armamenti occidentali inviati dagli Stati membri all'Ucraina su territorio russo;
nel testo addirittura si invita la Commissione europea ad avviare una comunicazione strategica nei confronti dei cittadini europei per convincerli dell'importanza della fornitura di armi «sia per la sovranità dell'Ucraina che per la pace e la sicurezza in tutta l'UE», elogiando inoltre «le iniziative di crowdfunding dei cittadini in alcuni Stati membri per garantire una fornitura costante di armi all'Ucraina; incoraggia inoltre iniziative analoghe in tutta l'UE per promuovere la solidarietà e la partecipazione dei cittadini a questa causa critica»;
l'azione diplomatica per arrivare a una conclusione delle ostilità riveste nella risoluzione del Parlamento europeo un ruolo meramente residuale, ribadendo una preoccupante posizione oltranzista, che sembrerebbe non lasciare spazio a nessuna soluzione negoziale;
visto l'aggravarsi del quadro geopolitico mondiale, risulta, invece, quanto mai di primaria importanza avviare un concreto Piano di pace europeo per l'Ucraina, mai seriamente intrapreso, che preveda uno stop immediato degli attacchi russi e un contemporaneo stop alle forniture di armi occidentali a Kiev, nonché il successivo avvio di un tavolo negoziale permanente in cui le parti, con la mediazione attiva di ONU e UE, lavorino al raggiungimento di un compromesso sulle reciproche garanzie di sicurezza e sul futuro status dei territori occupati; la pace, così come la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale devono quindi essere la bussola dell'azione europea in particolare nei teatri di guerra;
considerato che:
tra i principali dossier legislativi pendenti all'attenzione della Presidenza ungherese di turno del Consiglio UE vi sono quelli relativi all'immigrazione, che rischiano una nuova fase di criticità con il peggiorare della situazione geopolitica e su cui verrà fatto un punto in sede di Consiglio europeo;
nel programma della presidenza ungherese la linea politica sul tema dei flussi migratori è chiara ed è definita come «un onere enorme ai singoli Stati membri, in particolare per quelli alle frontiere esterne dell'Unione», richiamando la necessità di protezione delle frontiere esterne e fondi europei a tal fine;
obiettivo della presidenza ungherese è quello di lavorare sulle cause profonde della migrazione, sviluppando le migliori prassi al fine di «assistere le comunità nelle aree di crisi e promuovere lo sviluppo sostenibile, incoraggiando così le persone a rimanere nelle loro regioni d'origine», un "Piano Mattei" europeo che però ha una visione di lungo periodo e non risponde alle emergenze del breve periodo;
tali emergenze, anche con il nuovo Patto sulla migrazione e asilo, rischiano di non trovare adeguata risposta perché permane ancora la mancanza di una visione europea della gestione delle frontiere, soprattutto quelle marittime, priva di una reale condivisione e spirito solidaristico fra Stati membri, tanto che è stata avanzata proprio nei giorni scorsi la richiesta da parte dell'Ungheria, presidente di turno del Consiglio UE, di "un opt-out dall'acquis dell'Unione europea in materia di asilo e migrazione", ritenendo che "ristabilire un controllo nazionale più forte sulla migrazione sia oggi l'unica opzione" per proteggere i propri confini e arginare l'immigrazione clandestina: è quanto si legge in una lettera del ministro ungherese per gli Affari europei, Janos Boka, indirizzata alla commissaria europea per gli Affari interni, Ylva Johansson;
il coinvolgimento di Stati extra-UE ai fini della delocalizzazione dei migranti rappresenta chiaramente una resa politica, l'assenza di una strategia e la rassegnazione all'incapacità di gestione dei flussi migratori;
è di tutta evidenza come i nuovi quadri regolatori inerenti le migrazioni, adottati nel corso della precedente legislatura europea, non abbiano superato le criticità del sistema europeo comune di asilo e dei cosiddetti regolamenti di Dublino, in particolare con riguardo agli oneri che incombono sul Paese di primo ingresso dei migranti e all'assenza di meccanismi in grado di garantire efficacemente gli obblighi di ricollocamento dei migranti;
il tema della immigrazione necessita di un approccio pragmatico, oltre che di capacità di gestione, sfrondato da una impostazione ideologico-politica che si presta a strumentalizzazioni che nuocciono al dibattito e al tema, in quanto solo misure concrete di programmazione unitamente a una ferma capacità di gestione e di buon governo del fenomeno possono contribuire a sostenerla,
impegna, quindi, il Governo, nelle competenti sedi istituzionali, nazionali ed europee:
1) in materia di competitività:
a) a promuovere il modello sociale ed economico europeo, che funga da stimolo alla transizione verde e digitale dell'UE, nonché a sostegno di una politica comune di investimento nella ricerca e nell'innovazione nell'ambito dei settori economici ritenuti strategici, per favorire la competitività delle imprese e sviluppare soluzioni tecnologiche avanzate;
b) anche al fine di aumentare la competitività europea, a sostenere, nell'Agenda politica della nuova Commissione, la proposta di trasformare il programma NGEU in uno strumento permanente, da finanziare attraverso il bilancio europeo, con la conseguente istituzione di nuove fonti di entrate nella forma di risorse proprie dell'Unione europea e l'inclusione dell'emissione di debito comune europeo come strumento stabile, finalizzati a sostenere l'impegno comune per il rafforzamento degli investimenti nella produzione di «beni pubblici» europei considerati prioritari, quali la salute, l'istruzione, la ricerca, l'innovazione, la sicurezza e la transizione energetica, scongiurando al contempo l'ipotesi di un eventuale ricorso all'emissione di eurobond per finanziare le capacità di difesa europee, al fine di assicurare all'Unione europea un proprio spazio fiscale autonomo, capace di avviare una politica economica anti-ciclica;
c) a scongiurare altresì qualsiasi tentativo di aumentare i finanziamenti di beni a scopo militare, come armi e munizioni, anche attraverso una ferma opposizione all'ipotesi di ampliamento della portata degli investimenti della BEI rispetto all'attuale definizione di dual use, dando, al contrario, priorità al finanziamento di progetti che vadano a beneficio dell'ambiente e della società, affrontando la crisi del costo della vita e l'emergenza climatica;
d) a fronte della concorrenza fiscale sleale perpetrata a livello europeo e delle pratiche di dumping fiscale messe in atto da alcuni Stati membri dell'area euro, ad intraprendere, con urgenza, tutte le necessarie misure di contrasto nei confronti dei paradisi fiscali cosiddetti legalizzati all'interno dell'Unione, opponendosi a quelle forme di concorrenza fiscale altamente dannose per l'economia reale e adoperandosi, allo stesso tempo, per una riforma del quadro normativo dell'UE che assicuri condizioni concorrenziali effettive e più incisive tra gli Stati membri, così come una tassazione efficace ed equa dell'economia digitale, nonché a porre in essere gli adeguati provvedimenti per mitigare gli effetti sull'economia unionale delle pratiche fiscali sleali poste in essere dagli Stati transfrontalieri o già appartenenti all'UE;
e) a sostenere, nell'ambito del rafforzamento del mercato unico europeo e dell'unione dei mercati dei capitali, la proposta istitutiva di una tassa unica sul capitale quale strumento di una nuova fiscalità europea improntata a criteri di welfare comune, che scoraggi la competizione interna sleale tra gli Stati membri e si delinei quale baluardo alla gestione condivisa delle crisi;
f) a promuovere in sede europea l'adozione di iniziative di competenza volte a introdurre da parte dei singoli Stati di forme straordinarie di contribuzione per il settore dell'industria della difesa, considerati gli utili eccezionali conseguiti negli ultimi anni, peraltro destinati a crescere ulteriormente, considerato il mutato contesto geopolitico internazionale sempre più insicuro e la politica di difesa dell'UE;
2) in relazione alla crisi in Medio Oriente:
a) a profondere ogni sforzo a tutti i livelli, internazionale, europeo e bilaterale, al fine di giungere a un immediato «cessate il fuoco» permanente e duraturo, a garanzia dell'incolumità della popolazione civile, intraprendendo altresì, a tal fine, ogni utile iniziativa volta a promuovere, con urgenza, una conferenza di pace che accompagni un processo di negoziato sulla base delle legittime aspettative delle parti in conflitto, nel rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario, all'interno della cornice di principio «due popoli, due Stati»;
b) a sostenere e farsi promotore, a livello europeo con gli altri Stati membri, di opportune iniziative volte alla totale sospensione della vendita, della cessione e del trasferimento di armamenti allo Stato di Israele, nel rispetto della Posizione comune (2008/944/PESC) sulle esportazioni di armi e del Trattato sul commercio di armi (ATT) dell'ONU, come richiesto dalla risoluzione approvata il 5 aprile dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, nonché dell'acquisto di armamenti dal medesimo Stato di Israele;
c) alla luce della catastrofe umanitaria in corso ad adoperarsi con urgenza a tutti i livelli, internazionale, europeo e bilaterale, per assicurare nella Striscia di Gaza la fornitura di massicci aiuti umanitari via mare, terra ed aria, l'ingresso di personale sanitario e umanitario, a tal fine garantendo l'apertura permanente di adeguati corridoi umanitari, inclusi quelli marittimi e, al contempo, permettendo l'evacuazione dei civili più vulnerabili, tra cui i feriti in gravi condizioni, bambini e anziani;
d) a fronte dell'allargamento del conflitto in Libano, ad adoperarsi altresì in tutte le sedi per l'immediata cessazione di ogni ostilità lungo la linea di ritiro sul confine israelo-libanese ("Linea Blu"), nonché per la necessaria mobilitazione e sostegno umanitario a garanzia dell'apertura delle vie di rifornimento in Libano;
e) a farsi promotore in sede europea di una forte iniziativa diplomatica sul Governo israeliano affinché rispetti il diritto internazionale umanitario e accetti la prospettiva del riavvio di un processo di pace basato sul principio «due popoli, due Stati»;
f) a promuovere presso il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite l'istituzione di una commissione d'inchiesta indipendente, allo scopo di accertare le violazioni e gli abusi del diritto internazionale e umanitario ai danni della popolazione civile, al contempo sostenendo le opportune iniziative nelle sedi giurisdizionali internazionali volte al medesimo scopo;
g) ad adottare altresì nelle competenti sedi europee le iniziative necessarie volte a conseguire una posizione comune, in seno alle istituzioni dell'UE, finalizzata al riconoscimento da parte dell'Unione dello Stato di Palestina, dando seguito alle intenzioni manifestate in occasioni di precedenti Consigli europei già dal 1999;
h) a farsi promotore in sede europea della richiesta di adozione di sanzioni dirette nei confronti del Primo Ministro israeliano e dei membri del suo Governo, nonché di sanzioni commerciali ed economiche nei confronti di Israele, anche tramite la sospensione dell'Accordo di associazione UE-Israele, considerato il mancato rispetto reiterato dell'articolo 2 che regola le relazioni tra le parti fondandole sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, nonché considerata la decisione della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio scorso;
i) ad intraprendere le opportune iniziative presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite volte a promuovere la costituzione di una missione internazionale di interposizione nella Striscia di Gaza, anche con il coinvolgimento diretto dei Paesi arabi, al fine di ricostruire l'area e fornire assistenza umanitaria alla popolazione locale;
l) a farsi promotore in sede europea della previsione di sanzioni mirate contro i coloni israeliani estremisti in Cisgiordania, comprese le organizzazioni e le società ad essi connesse direttamente ed indirettamente, in forza dell'ostacolo che rappresentano nell'ambito di un auspicabile processo di pace, nonché considerata la decisione della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio scorso e la risoluzione approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite lo scorso 18 settembre;
m) alla luce delle perpetuate violazioni del diritto internazionale ed internazionale umanitario, ancora più drammatiche a seguito dell'inaccettabile attacco israeliano, senza precedenti, contro il contingente ONU dell'UNIFIL schierato con forte presenza italiana nel sud del Libano, a intraprendere le azioni di competenza nelle opportune sedi istituzionali, anche internazionali, ivi inclusa la Corte penale internazionale per i profili inerenti la giurisdizione sui crimini di guerra, affinché si proceda con la ferma condanna della condotta del Primo ministro israeliano Netanyahu;
n) a sostenere e farsi promotore di azioni dirette con gli altri Stati membri dell'UE, affinché si proceda, a livello unionale, con l'immediato richiamo degli ambasciatori presenti nello Stato di Israele, in segno di ferma condanna e protesta contro gli incessanti crimini di guerra del Governo israeliano;
3) in merito alla crisi ucraina:
a) a imprimere una concreta svolta per profondere il massimo ed efficace sforzo sul piano diplomatico, in sinergia con gli altri Stati membri, per l'immediata cessazione delle operazioni belliche in territorio ucraino e l'avvio, con iniziative multilaterali o bilaterali, di negoziati utili a una de-escalation militare, per il raggiungimento di una soluzione politica, giusta, equilibrata, duratura, adoperandosi da subito per una Conferenza di pace da tenersi sotto l'egida delle Nazioni Unite, portando il nostro Paese finalmente a farsi capofila di un percorso di soluzione negoziale del conflitto che non lo impegni in ulteriori forniture di materiali di armamento, per il raggiungimento di una soluzione politica in linea con i principi del diritto internazionale;
b) a non dare seguito alla richiesta di revocare le restrizioni all'uso dei sistemi d'arma occidentali forniti all'Ucraina contro obiettivi militari sul territorio russo di cui all'invito del Parlamento europeo contenuto nel paragrafo 8) della risoluzione approvata lo scorso 19 settembre;
c) a farsi promotore di azioni di moral suasion nei confronti degli altri Stati membri dell'Unione affinché non raccolgano l'invito di cui al paragrafo 8) della suddetta risoluzione del Parlamento europeo circa l'uso da parte dell'Ucraina delle armi fornite dai Paesi occidentali in territorio russo, al fine di scongiurare la preoccupante deriva bellicista delineatasi nell'agenda europea e di cui la risoluzione del 19 settembre rappresenta una conferma;
d) in analogia con quanto già avviene a livello degli altri Stati membri dell'Unione, a comunicare a ciascuna Camera, nelle rispettive Assemblee, in merito alle autorizzazioni di invio di armamenti, anche con riferimento al loro potenziale offensivo, procedendo alla declassificazione degli allegati contenenti la lista di armamenti inviati ed eventualmente da inviare e l'eventuale autorizzazione al loro utilizzo in territorio russo;
e) a scongiurare la distrazione sia di ulteriori risorse di bilancio interne sia a valersi su fondi europei a favore del co-finanziamento dell'industria della difesa, in particolare per la produzione di armamenti, nonché a evitare il sostegno militare all'Ucraina con almeno lo 0,25 per cento del PIL annuo, come dalla proposta avanzata dal Parlamento europeo;
f) a sostenere il costante invio di aiuti umanitari per la popolazione ucraina, nonché il rafforzamento delle misure di accoglienza adottate per le persone in fuga dalla crisi bellica, con particolare attenzione alle esigenze dei soggetti minori, anche al fine di assicurare la tutela dei diritti loro riconosciuti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e alle esigenze dei soggetti più fragili, tra cui donne, anziani e disabili;
4) in tema di migrazione e frontiere esterne:
a) nella prospettata visione nazionalistica della gestione del tema migratorio da parte dell'attuale presidenza di turno dell'Unione europea, a sostenere una gestione più stabile e solidale dei flussi migratori europei che eviti di penalizzare, a causa del mancato superamento del principio del paese di primo approdo, gli Stati membri con frontiere marittime, che devono essere considerate frontiere europee, in modo da prevenire situazioni di estrema criticità, infrastrutturale, sociale e umanitaria soprattutto per le isole di frontiera, come Lampedusa, proponendo meccanismi automatici più efficaci e stringenti ai fini del rispetto da parte degli Stati membri degli obblighi di ricollocamento dei migranti, a tal fine anche individuando specifiche sanzioni, al di là delle sanzioni già previste dal diritto europeo per la mancata applicazione della legislazione europea;
b) a rafforzare la cooperazione dell'Unione europea con gli organismi internazionali - quali le Nazioni Unite, in particolare con l'UNHCR e con l'OIM, per incentivare corridoi umanitari sicuri per l'arrivo in territorio europeo al fine di garantire l'assistenza umanitaria necessaria e il rispetto dei diritti umani dei migranti e promuovere canali di ingresso legali nell'Unione europea attraverso una progressiva programmazione di flussi di lavoratori a livello europeo, anche quali misure idonee a ridurre e contrastare il traffico di esseri umani.
________________
N.B. Le proposte di risoluzione si intendono precluse per le parti non assorbite.
DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Introduzione della fattispecie dello sciacallaggio tra le circostanze aggravanti previste dagli articoli 61 e 625 del codice penale e modifiche agli articoli 624 e 624-bis del medesimo codice (778)
ARTICOLO 1 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 1.
1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 61, numero 5, dopo le parole: « l'avere profittato » sono inserite le seguenti: « di pubbliche calamità o »;
b) all'articolo 624, terzo comma, le parole: « e 7-bis » sono sostituite dalle seguenti: « 7-bis e 8-quater »;
c) all'articolo 624-bis, il terzo comma è sostituito dal seguente:
« La pena è della reclusione da cinque a dieci anni e della multa da euro 1.000 a euro 2.500 quando ricorre taluna delle circostanze aggravanti previste dall'articolo 625, primo comma, ovvero dall'articolo 61. La pena è della reclusione da sei a dodici anni e della multa da euro 2.000 a euro 5.000 quando concorrono due o più delle circostanze indicate nel primo periodo »;
d) all'articolo 625, primo comma, dopo il numero 8-ter è aggiunto il seguente:
« 8-quater. se ricorre la circostanza di cui all'articolo 61, primo comma, numero 5 ».
________________
N.B. Approvato il disegno di legge composto del solo articolo 1.
EMENDAMENTI
1.100
Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:
a) sopprimere la lettera a);
b) sopprimere la lettera b);
c) sopprimere la lettera c);
d) sopprimere la lettera d).
1.102
Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Respinto
Al comma 1, sostituire la lettera a) con la seguente:
«a) all'articolo 625 del codice penale, primo comma, dopo il numero 8-ter è aggiunto il seguente: "8-quater se il fatto è commesso approfittando delle condizioni conseguenti a calamità naturali per le quali sia stato deliberato lo stato di emergenza."».
Conseguentemente sopprimere la lettera d)
1.103 (già 1.100/4)
Lopreiato, Scarpinato, Bilotti
Respinto
Al comma 1, lettera a), sostituire le parole: «di pubbliche calamità o» con le seguenti: «delle condizioni conseguenti a calamità naturali nei territori in cui vige lo stato di emergenza, dichiarato ai sensi dell'articolo 24 del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n.1, o».
1.104 (già 1.100/6)
Lopreiato, Scarpinato, Bilotti
Respinto
Al comma 1, lettera a), sostituire le parole: «di pubbliche calamità o» con le seguenti: «di eventi calamitosi o».
1.105 (già 1.100/5)
Cucchi, De Cristofaro, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, lettera a), dopo le parole: «di pubbliche calamità» inserire le seguenti: «per le quali sia stato deliberato lo stato di emergenza».
1.106
Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Id. em. 1.105
Al comma 1, lettera a), dopo le parole: «pubbliche calamità» inserire le seguenti: «per le quali sia stato deliberato lo stato di emergenza».
1.107
Scarpinato, Lopreiato, Bilotti
Respinto
Al comma 1, dopo la lettera a), inserire la seguente: «a-bis) dopo l'articolo 335-bis è inserito il seguente: "Art. 335-ter (Circostanze aggravanti). 1. Le pene stabilite per i delitti previsti dal presente capo sono aumentate da un terzo alla metà se il fatto è commesso approfittando delle condizioni conseguenti a calamità naturali nei territori in cui vige lo stato di emergenza dichiarato ai sensi dell'articolo 24 del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1."».
1.109 (già 1.100/10)
Cucchi, De Cristofaro, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, sopprimere la lettera c).
1.111 (già 1.100/12)
Lopreiato, Scarpinato, Bilotti
Respinto
Al comma 1, lettera d), capoverso «8-quater», sostituire dalle parole: «se ricorre la circostanza» fino alla fine del periodo, con le seguenti: «se il fatto è commesso avendo il colpevole profittato delle condizioni conseguenti a calamità naturali nei territori in cui vige lo stato di emergenza, dichiarato ai sensi dell'articolo 24 del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n.1».
1.112
Lopreiato, Scarpinato, Bilotti
Respinto
Dopo il comma 1, aggiungere, in fine, il seguente: «1-bis. All'articolo 382-bis del codice di procedura penale, le parole: "e 612-bis" sono sostituite dalle seguenti: "612-bis e 624-bis, primo e terzo comma,"».
1.113
Lopreiato, Scarpinato, Bilotti
Respinto
Dopo il comma 1, aggiungere, in fine, il seguente: «1-bis) All'articolo 382-bis del codice di procedura penale, dopo il comma 1-bis) è aggiunto, in fine, il seguente: "1-ter) Nei casi di cui all'articolo 624-bis, primo e terzo comma, quando non è possibile procedere immediatamente all'arresto, si considera comunque in stato di flagranza colui il quale, sulla base di documentazione videofotografica o di altra documentazione legittimamente ottenuta da dispositivi di comunicazione informatica o telematica, dalla quale emerga inequivocabilmente il fatto, ne risulta autore, sempre che l'arresto sia compiuto non oltre il tempo necessario alla sua identificazione e, comunque, entro le quarantotto ore dal fatto."».
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:
Disegno di legge n. 778:
sull'emendamento 1.111, i senatori Aloisio, Bevilacqua, Bilotti, Castellone, Castiello, Cataldi, Croatti, Damante, Di Girolamo, Guidolin, Licheri Ettore Antonio, Licheri Sabrina, Lorefice, Maiorino, Marton, Mazzella, Naturale, Nave, Pirondini, Pirro, Scarpinato, Sironi e Turco avrebbero voluto esprimere un voto favorevole.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Barachini, Bizzotto, Bongiorno, Borgonzoni, Butti, Cantalamessa, Castelli, Cattaneo, De Poli, De Rosa, Durigon, Fazzolari, Garavaglia, Giacobbe, La Pietra, Meloni, Mirabelli, Monti, Morelli, Musolino, Ostellari, Rauti, Rojc, Rubbia, Sbrollini, Segre e Sisto.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Malpezzi, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Casini, per attività dell'Unione interparlamentare; Borghese, La Marca e Ronzulli per partecipare a un incontro internazionale.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
Onn. Chiesa Paola Maria, Frijia Maria Grazia, Almici Cristina, Amich Vincenzo, Amorese Alessandro, Calovini Giangiacomo, Cerreto Marco, Ciaburro Monica, Ciancitto Francesco Maria Salvatore, Colombo Beatriz, Comba Fabrizio, De Corato Riccardo, Deidda Salvatore, Di Maggio Grazia, Dondi Daniela, Loperfido Emanuele, Maccari Carlo, Maerna Novo Umberto, Maiorano Luigi Giovanni, Malaguti Mauro, Mantovani Lucrezia Maria Benedetta, Matteoni Nicole, Maullu Stefano Giovanni, Morgante Maddalena, Padovani Marco, Pellicini Andrea, Polo Barbara, Raimondo Carmine Fabio, Russo Gaetana, Silvestri Rachele, Tremaglia Andrea, Vietri Maria Immacolata, Vinci Gianluca, Zurzolo Immacolata, Furgiuele Domenico
Riconoscimento del relitto del regio sommergibile «Scirè» quale sacrario militare subacqueo (1265)
(presentato in data 11/10/2024)
C.1744 approvato dalla Camera dei deputati.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Romeo Massimiliano, Bergesio Giorgio Maria, Cantu' Maria Cristina, Paganella Andrea, Stefani Erika
Disposizioni finalizzate alla istituzione ed al potenziamento delle compagnie Barracellari (1266)
(presentato in data 15/10/2024).
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
Gov. Meloni-I: Ministro del lavoro e delle politiche sociali Calderone Marina Elvira ed altri
Disposizioni in materia di lavoro (1264)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, Commissione parlamentare questioni regionali
C.1532 conclusione anomala per stralcio (stralcio di C.1532-bis, C.1532-ter) C.1532-bis approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 11/10/2024).
Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli
In data 15/10/2024 la 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione ha presentato il testo degli articoli approvati in sede redigente dalla Commissione stessa, per i disegni di legge:
- Sen. Minasi Tilde "Elargizioni e benefici in favore delle vittime dell'incuria nella gestione dei beni strumentali all'erogazione di servizi pubblici e di interesse economico generale" (794)
(presentato in data 11/07/2023)
- Sen. Basso Lorenzo ed altri "Disposizioni in favore delle vittime dell'incuria nella gestione di infrastrutture e servizi di trasporto" (868)
(presentato in data 11/09/2023)
In data 14/10/2024 le Commissioni riunite 1ª (Aff. costituzionali) e 3ª (Aff. esteri e difesa) hanno presentato il testo degli articoli proposti dalle Commissioni stesse, per il disegno di legge: "Misure in materia di ordinamento, organizzazione e funzionamento delle Forze di polizia, delle Forze armate nonché del Corpo nazionale dei vigili del fuoco" (1053)
(presentato in data 01/03/2024)
Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera del 10 ottobre 2024, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 6, comma 7, del decreto legge 2 luglio 2007, n. 81, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2007, n. 127 - lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante criteri e modalità di erogazione delle risorse del Fondo per la valorizzazione e la promozione delle aree territoriali svantaggiate confinanti con le regioni a statuto speciale Valle d'Aosta e Friuli - Venezia Giulia per il triennio 2024-2026 (n. 217).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 14 ottobre 2024 - alla 5ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera dell'11 ottobre 2024, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare,ai sensi degli articoli 1, 5, 6 e 9 della legge 9 agosto 2023, n. 111 - lo schema di decreto legislativo recante revisione del regime impositivo dei redditi (n. 218).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 6ª Commissione permanente, e, per i profili finanziari, alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro 30 giorni dall'assegnazione.
Il Ministro della difesa, con lettera dell'11 ottobre 2024, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 - lo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 7/2024, denominato "Addestramento sintetico simulato - Capacità integrata di training distribuito della MM (TDMM)" (n. 219).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 3ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 40 giorni dall'assegnazione. La 5ª Commissione permanente potrà formulare le proprie osservazioni alla 3ª Commissione permanente in tempo utile rispetto al predetto termine.
Governo, trasmissione di atti
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 10 ottobre 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9 della legge 24 gennaio 1978, n. 14, la comunicazione concernente la nomina della signora Alessandra Costante a componente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) (n. 62).
Tale comunicazione è deferita, per competenza, alla 10a Commissione permanente.
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 11 ottobre 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento dei seguenti incarichi:
- al dottor Maurizio Adamo Chiappa, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'istruzione e del merito;
- alla dottoressa Francesca Carbone, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'istruzione e del merito;
- al dottor Gianluca Cerracchio, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'università e della ricerca;
- al dottor Gianluigi Consoli, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'università e della ricerca;
- al dottor Vincenzo Di Felice, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'università e della ricerca;
- alla dottoressa Marcella Gargano, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'università e della ricerca.
Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
La Presidenza del Consiglio dei Ministri, con lettere in data 9 ottobre 2024, ha comunicato, ai sensi dell'articolo 8-ter, comma 4, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, che sono state autorizzate:
in relazione a un intervento da realizzare tramite un contributo assegnato per l'anno 2021 in sede di ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, una richiesta di rimodulazione del budget, senza oneri aggiuntivi, del progetto proposto dal Movimento Africa '70 denominato "Carni sane: un nuovo macello a Niamey (Niger) per garantire la sicurezza alimentare riducendo l'impatto ambientale finalizzata a migliorare la produzione locale di carne e l'impatto ambientale della macellazione a Niamey (Niger), migliorando la qualità del prodotto offerto al cliente, in termini di salubrità e igiene, andando ad agire sulla produzione locale". La predetta comunicazione è trasmessa alla 3a, alla 5a e alla 9a Commissione permanente;
in relazione a un intervento da realizzare tramite un contributo assegnato per l'anno 2017 in sede di ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, una richiesta di rimodulazione del budget, senza oneri aggiuntivi, del progetto proposto dal comune di Falerone (FM) denominato "Miglioramento sismico, riparazione danni sisma 2016 e restauro del convento San Francesco nel Comune di Falerone (FM)". La predetta comunicazione è trasmessa alla 5a e alla 8a Commissione permanente.
Il Ministro della giustizia, con lettera in data 9 ottobre 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1 della legge 17 maggio 1952, n. 629, il bilancio consuntivo degli Archivi notarili per l'anno finanziario 2023.
Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 572).
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, è deferito alle sottoindicate Commissioni permanenti il seguente documento dell'Unione europea, trasmesso dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
- Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'esercizio della delega conferita alla Commissione a norma del regolamento (UE) 2020/741 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 maggio 2020, recante prescrizioni minime per il riutilizzo dell'acqua (regolamento sul riutilizzo dell'acqua) (COM(2024) 442 definitivo), alla 8a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente.
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 14 ottobre 2024, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria dell'Agenzia del Demanio, per l'esercizio 2022.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5ª e alla 6a Commissione permanente (Doc. XV, n. 296).
Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento
La Commissione europea ha trasmesso, in data 11 ottobre 2024, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:
la Proposta di regolamento del Consiglio sul rilascio delle credenziali di viaggio digitali basate sulla carta d'identità e sulle norme tecniche per tali credenziali (COM(2024) 671 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4ª Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dall'11 ottobre 2024. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente, con il parere della Commissione 4ª.
Mozioni, apposizione di nuove firme
I senatori Murelli, Zampa, Castellone, Pirro, Mazzella, Guidolin hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00102 della senatrice Paita ed altri.
Interrogazioni
MISIANI, MARTELLA, FRANCESCHELLI, CAMUSSO, BASSO, BAZOLI, RANDO, FURLAN, ROSSOMANDO, TAJANI, MANCA, LA MARCA, DELRIO, MALPEZZI, FINA, ALFIERI, ZAMBITO, GIACOBBE, NICITA, VALENTE, GIORGIS, ROJC - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
COMAU è una società per azioni italiana, parte del gruppo Stellantis, che ha sede a Grugliasco, in provincia di Torino, ed è leader mondiale nel campo dell'automazione industriale per l'industria automotive per la quale sviluppa e fornisce soluzioni per l'assemblaggio e la lavorazione meccanica per veicoli tradizionali ed elettrici e sistemi di produzione robotizzati, comprese soluzioni di robotica indossabile. L'azienda, inoltre, è da tempo impegnata in una iniziativa di consolidamento del segmento e-mobility, che già oggi rappresenta il 25 per cento del suo business ed è in costante aumento;
l'azienda, che fattura nel mondo 1,1 miliardi di euro, vanta una rete internazionale di 12 stabilimenti di produzione, 5 centri di innovazione e 5 digital hub in cui lavorano complessivamente 3.700 persone, di cui 700 in Italia, nello stabilimento di Grugliasco;
nonostante l'aumento degli ordini, nel sito torinese il numero dei lavoratori occupati è sceso all'attuale soglia dai circa 1.500 lavoratori del 2018, senza procedere ad assunzioni di nuove professionalità. I sindacati, in ragione dell'inspiegabile gestione aziendale, hanno ripetutamente richiesto alla direzione aziendale la condivisione di un piano industriale di dettaglio con numeri precisi sul futuro della COMAU;
fin dalla fusione tra FCA e PSA e la conseguente nascita di Stellantis si è ripetutamente paventata la possibilità di una uscita dalla compagine azionaria della COMAU. In più occasioni le organizzazioni sindacali hanno espresso il timore sull'indebolimento ulteriore della COMAU in relazione all'operazione di spin-off e per gli impatti negativi sull'occupazione, e conseguentemente richiesto a Stellantis e al Governo italiano tutte le garanzie possibili sulla continuità operativa della COMAU e sul mantenimento dei livelli occupazionali;
in data 25 luglio 2024, nonostante le richieste di chiarimento dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali, è stato comunicato l'avvio del percorso di spin off di COMAU da Stellantis che prevede la sottoscrizione tra Stellantis e One Equity Partners (OEP), fondo di investimento statunitense, di un accordo vincolante per il cambio della maggioranza di controllo azionario della COMAU;
le condizioni finanziarie della suddetta operazione privata non sono state divulgate;
durante la conferenza di illustrazione della operazione, il CEO di Stellantis, Carlos Tavares, ha riferito che tale iniziativa "ha lo scopo di aiutare Comau a raggiungere la propria autonomia e rafforzare ulteriormente il suo successo a vantaggio di tutti i suoi stakeholder, in particolare i suoi dipendenti e i suoi clienti. Offre inoltre a Stellantis la possibilità di concentrarsi sulle attività del suo core business in Europa";
la vendita della COMAU da parte di Stellantis ad OEP, per come riportato su diversi organi di stampa, non sarebbe stata comunicata in anticipo, come previsto dalla vigente normativa, al Ministero delle imprese e del Made in Italy;
il Governo, nella seduta di giovedì 10 ottobre 2024 del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha autorizzato, con prescrizioni, l'acquisizione, da parte di OEP Heron BidCo S.r.l., dell'intero capitale sociale di COMAU S.p.A., attualmente detenuto da Stellantis N.V., la quale, a sua volta, acquisirà il 49,9 per cento di OEP Heron BidCo S.r.l., mentre il restante 50,1 per cento sarà detenuto da OEP Heron MidCo S.r.l. (già Lina S.r.l.), società indirettamente controllata dal fondo statunitense di private equity One Equity Partners;
le prescrizioni riportate nel comunicato di Palazzo Chigi, secondo il Governo sarebbero "volte a tutelare l'asset strategico di Comau e, in particolare, ad assicurare il livello degli investimenti nelle attività di ricerca e sviluppo, il mantenimento, in Italia, degli impianti di produzione delle società italiane del Gruppo e delle funzioni di direzione e coordinamento delle attività di ricerca e sviluppo del Gruppo Comau", prevendo inoltre la garanzia del "know how tecnologico italiano, attraverso la tutela dei brevetti e degli altri titoli di proprietà intellettuale";
nella predetta nota, il Governo ha assicurato che le parti si sono impegnate a garantire che l'operazione avrà un impatto positivo sulla forza lavoro nel medio-lungo termine e l'attuazione delle prescrizioni sarà monitorata dal Ministero delle imprese e del Made in Italy;
le dichiarazioni rassicuranti sulle prospettive future di COMAU e sui livelli occupazionali da parte di Stellantis così come le raccomandazioni poste dalla Presidenza del Consiglio si scontrano con un contesto in cui Stellantis continua a disimpegnarsi nel nostro Paese a partire dal drastico calo del numero di vetture prodotte e dal relativo ricorso e prolungamento degli ammortizzatori sociali nei diversi stabilimenti italiani;
la scelta di conferire la maggioranza delle azioni di COMAU ad OEP desta forte preoccupazione nelle organizzazioni sindacali, in ragione del fatto che il fondo di investimento non è e non opera come un soggetto industriale. Alla luce di precedenti come quelli della vicenda della Magneti Marelli, le preoccupazioni di sindacati e lavoratori hanno il loro fondamento;
la vendita di COMAU ad un fondo di investimenti statunitense si inserisce, in un contesto che vede affermarsi giorno dopo giorno la cessione di importanti asset strategici del Paese a fondi d'investimento o ad investitori esteri,
si chiede di sapere:
se al Ministro in indirizzo risulti quali siano le ragioni che hanno impedito a Stellantis di comunicare per tempo al Governo la vendita del pacchetto azionario della COMAU al Fondo d'investimento OEP, nel rispetto della vigente normativa, al fine di consentire al Governo l'esercizio del golden power su tale importante azienda operante nel settore dell'automazione industriale per il settore automotive e per quali ragioni non abbia comunque inteso applicare in tale caso la disciplina del golden power;
se intenda rendere noti i dettagli dell'accordo tra Stellantis e il Fondo OEP al fine di comprendere se sia effettivamente previsto, e in che misura, un rafforzamento industriale della COMAU nella sede di Grugliasco e l'incremento di investimenti ed occupati nel corso dei prossimi anni;
attraverso quali iniziative o misure il Governo intenda garantire la reale applicazione delle prescrizioni poste al fondo One Equity Partners e quali misure intenda adottare al fine di scongiurare il rischio di situazioni potenzialmente contrarie all'interesse nazionale innanzi a casi di cambiamenti della gestione di un asset strategico come la COMAU.
(3-01406)
NICITA - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:
la legge 28 dicembre 2015, n. 221, all'articolo 58 ha istituito, presso la cassa conguaglio per i servizi energetici e ambientali (CSEA), il fondo di garanzia per gli interventi finalizzati al potenziamento delle infrastrutture idriche, alimentato da un'apposita componente perequativa introdotta e disciplinata dall'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA);
la definizione delle modalità di gestione del fondo (cui provvedere in coerenza con i criteri individuati con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 maggio 2019, attuativo della norma primaria) è stata assegnata all'ARERA e, conseguentemente, esse sono state disciplinate all'inizio del 2020, anche istituendo presso la CSEA il comitato di valutazione del rischio previsto dal richiamato decreto e chiamato ad esprimere il parere in ordine alle modalità operative del fondo ed alle proposte di interventi da ammettere a garanzia di rimborso del credito, tenendo conto dei criteri stabiliti;
il comitato di valutazione del rischio, insediatosi nel 2022, non risulta aver ancora avviato le attività istruttorie di competenza per la valutazione delle istanze di accesso alla garanzia presentate da un gestore del servizio idrico integrato e da un consorzio di gestori, anche alla luce della complessità interpretativa generata dall'articolo 1, comma 271, della legge 30 dicembre 2023, n. 213 (legge di bilancio per il 2024);
considerato che il mancato avvio del fondo di garanzia non consente all'ARERA di adempiere ai compiti affidati dalla legge e tale grave circostanza, a cascata, influisce assai negativamente su territori, come la Sicilia, con conclamate carenze infrastrutturali e con una gravissima condizione di siccità,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e quali iniziative, di propria competenza, intenda urgentemente adottare per risolvere le criticità.
(3-01408)
MARTELLA, MANCA - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
l'azienda Berco, operante nel settore della fabbricazione di componenti e sistemi sottocarro per macchine movimento terra cingolate e facente parte dal 1999 del gruppo tedesco Thyssen-Krupp, ha annunciato di voler operare una revisione del contratto integrativo e di intraprendere un piano di esuberi per 550 dipendenti;
il suddetto piano di esuberi interesserebbe i due stabilimenti Berco siti a Copparo (Ferrara) e a Castelfranco Veneto (Treviso), interessando rispettivamente 480 su 1.200 dipendenti a Copparo e 70 su 150 dipendenti a Castelfranco Veneto;
da anni il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori dei due stabilimenti Berco è oggetto di attenzione da parte delle istituzioni locali e delle forze sindacali a seguito dei costanti ridimensionamenti voluti dall'azienda;
per la loro dimensione e la loro storia i due stabilimenti rappresentano un importante presidio industriale e occupazionale per le comunità interessate e per il contesto produttivo;
le parti sindacali hanno richiesto l'attivazione urgente un tavolo di crisi presso il Ministero,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda dare seguito alla richiesta di attivazione urgente di un tavolo di crisi al fine di aprire tempestivamente una fase di confronto tra le parti per il mantenimento delle produzioni e la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali in entrambe le unità produttive;
quali misure intenda adottare, nell'ambito delle proprie prerogative e competenze, al fine di favorire la valorizzazione e il rilancio produttivo ed occupazionale degli stabilimenti Berco di Copparo (Ferrara) e Castelfranco Veneto (Treviso).
(3-01409)
IRTO, ZAMPA, CAMUSSO, FURLAN, ZAMBITO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. -
Premesso che:
con nota congiunta dello scorso 23 settembre 2024, indirizzata via PEC al gabinetto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e, per conoscenza, al gabinetto del Ministero delle imprese e del made in Italy, le segreterie della regione Calabria dei sindacati Slc-CGIL, Fistel-CISL e Uilcom-UIL hanno lamentato un ritardo, da parte del Ministero del lavoro, rispetto all'emanazione del decreto di concessione della cassa integrazione straordinaria per i lavoratori di Abramo customer care in amministrazione straordinaria, azienda ubicata nello stesso territorio regionale;
il ritardo riguarda il periodo che va dal 7 agosto al 7 novembre 2024;
gli stessi sindacati hanno osservato che ciò rischia di compromettere ulteriormente la già precaria situazione economica e sociale dei dipendenti coinvolti, ad oggi pesantemente provati da una lunga fase di incertezza e difficoltà;
di norma, il provvedimento di concessione è adottato con decreto del Ministero entro un periodo che va da un minimo di 30 giorni dalla richiesta a un massimo di 90 giorni, a seconda della motivazione in base alla quale si chiede l'intervento della cassa integrazione straordinaria;
la cassa integrazione straordinaria è uno strumento fondamentale per garantire la sostenibilità economica e lavorativa nell'attuale fase, molto delicata, dell'azienda;
è indispensabile quanto urgente l'intervento del Ministro in indirizzo al fine di scongiurare ulteriori problemi e difficoltà per i lavoratori interessati e le rispettive famiglie,
si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di assicurare al più presto l'effettiva integrazione della retribuzione dei lavoratori dell'azienda Abramo customer care.
(3-01410)
NICITA - Ai Ministri delle imprese e del made in Italy e dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:
le recenti vicende giudiziarie e amministrative che riguardano una parte rilevante e strategica del Polo industriale siracusano, il depuratore IAS, costituiscono l'occasione urgente per la definizione di una strategia multidimensionale che ne garantisca il futuro in un quadro di transizione energetica ed ecologica, sostenibilità ambientale, tutela della salute, rilancio dell'occupazione, riqualificazione dei lavoratori, bonifica e riconversione industriale;
il Polo industriale siracusano dispone di un sistema infrastrutturato e interdipendente, con capacità e competenze particolarmente idonee allo sviluppo di un polo mediterraneo dell'idrogeno collegato con altri siti strategici siciliani (Termini Imerese e Gela). Esso, inoltre, è uno dei principali siti di emissione antropogenica di CO2 e, dunque, la sua riconversione, assieme alla riqualificazione dei lavoratori, si pone come strategica anche nel quadro di un piano nazionale per il clima e per la riduzione delle emissioni di gas climalteranti. La scala e la dimensione temporale degli investimenti necessari sono tali da richiedere forti e non più rinviabili investimenti strategici, cooperazione pubblico-privato, confronto sinergico con i lavoratori;
la Corte costituzionale, con la sentenza n. 105 del 2024, ha dichiarato la parziale illegittimità dell'articolo 104-bis, comma 1-bis.1, quinto periodo, delle norme di attuazione del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che le misure ivi indicate si applichino per un periodo di tempo non superiore a trentasei mesi (termine ritenuto congruo sulla base del precedente ILVA),
si chiede di sapere:
se il Governo intenda procedere ad una riformulazione dell'articolo 104-bis delle norme di attuazione del codice di procedura penale recependo le disposizioni della Corte costituzionale, in particolare imponendo un termine massimo di consultazione delle misure prescrittive per impianti sotto sequestro giudiziario fino a sei mesi e un termine massimo di operatività degli impianti di 36 mesi;
se intenda riesaminare e modificare il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 febbraio 2023 che qualificava l'impianto di depurazione consortile gestito da IAS S.p.A., sito in Priolo Gargallo, ed altri, come infrastrutture necessarie ad assicurare la continuità produttiva degli stabilimenti della società ISAB, estendendo tale condizione agli impianti, e alle relative condotte, dei grandi utenti la cui attività di depurazione è co-essenziale al funzionamento dell'IAS e, quindi, di ISAB;
se intenda riesaminare e, conseguentemente, modificare il decreto interministeriale del 12 settembre 2023 in modo da assorbire integralmente le osservazioni della magistratura, definendo, d'intesa con la Regione, le risorse immediatamente disponibili, un cronoprogramma verificabile degli investimenti (ivi incluso il termine massimo di operatività degli impianti di cui alla decisione della Corte), un credibile monitoraggio quotidiano effettivo, un sistema replicabile, di controlli umani e automatici, che sia efficace e bilanciato su parametri certi e definiti con criteri condivisi e pienamente rispettosi della legislazione vigente, previa consultazione con tutti gli enti e i soggetti elegibili;
se intenda conseguentemente, definire per IAS S.p.A. una nuova e semplificata struttura di governance, con meccanismi di controllo rafforzati e garanzie di economicità nella gestione, assegnando alla medesima IAS nuovi ruoli prospettici e nuovi finanziamenti per procedere verso una strategia di diversificazione nel campo della desalinizzazione delle acque marine nella prospettiva di liberare le risorse idriche attualmente usate dalle industrie per altri usi.
(3-01411)
GASPARRI, ZANETTIN, DAMIANI, DE ROSA, FAZZONE, GALLIANI, LOTITO, OCCHIUTO, PAROLI, RONZULLI, ROSSO, SILVESTRO, TERNULLO, TREVISI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
i commi da 493 a 507 dell'art. 1 della legge 30 dicembre 2018 n. 145 (legge di bilancio per il 2019), e successive modifiche e integrazioni, hanno istituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze il Fondo indennizzo risparmiatori (FIR);
il citato fondo, gestito da CONSAP, aveva una dotazione iniziale di 1.575 milioni, che è stata utilizzata solo in parte;
dai dati finora messi a disposizione e pubblicati dal Ministero dell'economia e delle finanze, consta che al 31 dicembre 2023 il saldo tuttora inutilizzato ammonti a circa 250 milioni di euro;
i lavori della Commissione tecnica sono ormai cessati al 31 ottobre 2023, dopo aver vagliato oltre 144.000 domande;
con ordine del giorno n. G/899/1/6 (testo2), a prima firma del senatore Zanettin, approvato in Senato in sede di discussione del decreto-legge 29 settembre 2023, n. 132, recante disposizioni urgenti in materia di proroga termini normativi e versamenti fiscali, il Governo si era impegnato a valutare l'opportunità di consentire ai risparmiatori, che hanno visto respinte in tutto o in parte le loro domande per ragioni procedurali, di adire l'Arbitro per le controversie finanziarie, al fine di valutare e definire eventuali contestazioni in ordine alle pretese non accolte,
si chiede di sapere:
a quanto ammonti ad oggi il saldo residuo del Fondo indennizzo risparmiatori;
se, e quando, il Governo intenda dare attuazione all'impegno assunto con il citato ordine del giorno in sede di discussione del decreto-legge 29 settembre 2023 n. 132.
(3-01412)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
DELRIO, BOCCIA, BAZOLI, MIRABELLI, LORENZIN, NICITA, ZAMBITO, IRTO, BASSO, D'ELIA, ZAMPA, ALFIERI, CAMUSSO, CRISANTI, FINA, FRANCESCHELLI, FRANCESCHINI, FURLAN, GIACOBBE, GIORGIS, LA MARCA, LOSACCO, MALPEZZI, MANCA, MARTELLA, MELONI, MISIANI, PARRINI, RANDO, ROJC, ROSSOMANDO, SENSI, TAJANI, VALENTE, VERDUCCI, VERINI - Al Ministro della difesa. - Premesso che:
come riportato da alcuni organi di informazione e, in particolare dal quotidiano "il Domani" del 12 e 13 ottobre 2024, la realizzazione dei due CPR di Gjader e Shengijn in Albania solleverebbe molti dubbi sulla trasparenza e la legalità riguardanti l'affidamento degli appalti;
si tratterebbe di decine di appalti assegnati senza gara, nel periodo da fine marzo a settembre 2024, in deroga alle vigenti norme in materia di contratti pubblici, per un importo totale di circa 60 milioni di euro, gestiti prevalentemente dal Ministero della difesa attraverso il Segretariato generale della Difesa;
secondo quanto riportato, per la costruzione di "strutture prefabbricate alloggiative metalliche modulari" presso entrambe le località sarebbero stati spesi 25 milioni di euro affidati senza gara a quattro aziende diverse;
in altri casi di affidamento diretto non si conoscono neanche i nomi delle aziende interessate;
sulla base del protocollo siglato tra il Governo italiano e quello albanese, i due Centri sono da considerarsi a tutti gli effetti "territorio italiano" e quindi lì dovrebbero trovare applicazione le norme previste dal nostro ordinamento in materia di appalti;
secondo quanto riportato dal citato quotidiano il 12 ottobre scorso, la risposta del Ministero della difesa alle domande sugli appalti sarebbe stata "Gli affidamenti oltre la soglia si sono resi necessari in considerazione dei tempi ristretti per la realizzazione" e "Qualsiasi tipo di affidamento tramite gara competitiva sarebbe stato incompatibile con le tempistiche";
inoltre, secondo quanto riportato dal citato quotidiano il 13 ottobre scorso, aver delegato la realizzazione dei CPR al Ministero della difesa sarebbe servito ad "evitare una serie di prassi obbligatorie per il rispetto del Codice degli appalti. In pratica, equiparando i Cpr (albanesi e non) a basi militari, missilistiche o arsenali, il Governo ha aperto la strada a mille deroghe del codice (…)";
il problema è che, sempre secondo quanto riportato, la formula usata nella determina del Ministero della difesa "sembrava limitata solo a una piccola parte di lavori soggetti a tale deroghe." In realtà, è stato fatto un "uso massiccio, pressoché totale, di affidamenti diretti senza gara";
la decisione di ubicare i Centri fuori dal territorio nazionale non può, comunque e in alcun modo, comportare la violazione della normativa vigente in materia di appalti,
si chiede di sapere:
se l'assegnazione degli appalti per la realizzazione dei due CPR di Gjader e Shengijn in Albania sia avvenuta nel rispetto del Codice degli appalti;
se il Ministro in indirizzo possa rendere pubblico, in tempi brevi e con la massima trasparenza, l'elenco e i dati delle ditte impegnate, in appalto e in subappalto, nella realizzazione dei due Centri e sulla base di quali criteri siano state selezionate;
quale sia stato l'importo speso fino a questo momento per la realizzazione dei due Centri.
(3-01407)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
STEFANI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
i portabici sono definiti strutture leggere e amovibili che non modificano in modo significativo la massa a vuoto del veicolo e possono, quindi, essere montati sull'automobile sia tramite appositi punti di aggancio previsti dal costruttore del veicolo, sia sul gancio di traino a sfera;
la circolare n. 25981 del 6 settembre 2023 e la successiva circolare di chiarimento n. 30187 del 12 ottobre 2023, al fine di migliorare la sicurezza sulle strade, hanno stabilito dei parametri secondo l'interrogante irragionevolmente stringenti sui portabici per auto montati a sbalzo, quelli montati sulla parte posteriore della vettura, agganciati al portellone o al gancio traino, parametri che hanno avuto la paradossale conseguenza di rendere non a norma tali strutture;
tali circolari, adottate in adeguamento a quanto previsto dall'articolo 164 del Codice della strada, rendono pressoché impossibile l'uso del portabici su molti modelli di auto, anche tenuto conto della larghezza delle stesse auto e della lunghezza di molte biciclette;
inoltre, le circolari hanno previsto l'obbligatorietà della visita e prova da parte degli uffici della Motorizzazione Civile, nonché l'aggiornamento del documento unico di circolazione e di proprietà del veicolo, nonostante si parli di strutture già omologate;
tale disciplina è ben più restrittiva di quelle adottate dagli altri Paesi europei, i cui parametri consentono l'installazione di strutture più larghe, e questo la rende discriminatoria nei confronti dei cittadini italiani rispetto a cittadini di Paesi europei anche vicini al nostro;
queste previsioni, impugnate da un gruppo di produttori, sono oggetto di un ricorso in sede amministrativa e sono attualmente sospese in attesa dell'esito definitivo di un contenzioso che si preannuncia complicato e sul quale, dopo il TAR, sarà probabilmente chiamato a pronunciarsi il Consiglio di Stato,
si chiede di sapere se e quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per modificare le disposizioni citate in premessa, al fine di renderle più idonee e tecnicamente conformi alle esigenze degli utenti.
(4-01510)
DE POLI - Ai Ministri per la protezione civile e le politiche del mare e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
il 18 e 19 settembre 2024 il territorio delle Marche è stato colpito da eventi meteorologici di elevata intensità che hanno provocato l'esondazione di corsi d'acqua, allagamenti e danneggiamenti alle infrastrutture viarie, agli edifici pubblici e privati, nonché alla rete dei servizi essenziali, la cui compiuta ricognizione è in corso, determinando una grave situazione di pericolo per l'incolumità delle persone e l'evacuazione di numerose famiglie dalle loro abitazioni;
in data 21 settembre il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza, per la durata di 12 mesi, in relazione agli eventi verificatisi lungo la fascia costiera a partire dal 18 settembre 2024;
in attesa della ricognizione dei fabbisogni ulteriori, per l'attuazione degli interventi più urgenti è intervenuto un primo stanziamento di 4 milioni di euro, a valere sul fondo per le emergenze nazionali di cui all'articolo 44, comma 1, del decreto legislativo n. 1 del 2018;
ritenuto che le peculiarità e la diversa incidenza degli eventi meteorologici avversi verificatisi nel territorio delle Marche, e in modo particolare ad Ancona e provincia, impongono di considerare strumenti specifici per far fronte alle esigenze della comunità marchigiana,
si chiede di sapere se non si ritenga opportuno introdurre specifiche disposizioni per assicurare lo stanziamento e l'erogazione di risorse adeguate alle esigenze della Regione Marche, nella vigenza dello stato di emergenza, in vista della prossima presentazione del disegno di legge di bilancio.
(4-01511)
MURELLI - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
come diffusamente riportato dalla stampa locale vengono segnalate perduranti interruzioni della linea telefonica fissa e mobile nelle zone di Val d'Arda, dove i comuni di Vernasca e Vigolo Marchese (Piacenza) sono i più colpiti, ma più in generale anche quelli della Valchero a cui si aggiunge la Valtrebbia e la Valnure;
questo prolungato disservizio Telecom, al quale si somma la scarsa copertura nella zona della rete mobile, sta creando gravissimi disagi sia alle persone, soprattutto anziane, isolate da settimane ed impossibilitate a comunicare, situazione già di grande difficoltà che diventerebbe ancora più critica in caso di necessità o urgenza, sia alle tante attività commerciali, di ristorazione e turistiche della zona, che stanno subendo importanti ripercussioni negative sul proprio lavoro;
da quanto risulta all'interrogante, i cittadini, che avrebbero provato a contattare la Telecom per comunicare il disservizio, non sarebbero riusciti a parlare direttamente con un operatore, in quanto al numero chiamato avrebbe risposto solo una voce registrata che annunciava l'imminente, nei fatti disattesa, risoluzione del problema;
la problematica evidenziata non risulterebbe essere un caso unico, essendosi già verificata in più occasioni, anche in seguito a semplici piogge, lasciando l'intera area isolata per lunghi periodi di tempo in attesa delle necessarie riparazioni;
la società Telecom è incaricata, ai sensi dell'articolo 58, comma 3, del decreto legislativo n. 259 del 2003, recante «codice delle comunicazioni elettroniche», di fornire il servizio universale telefonico su tutto il territorio nazionale. Il contenuto del servizio universale è esaminato periodicamente dalla Commissione europea nell'ambito del Comitato delle comunicazioni;
ai sensi dell'articolo 61, comma 4, del codice, nell'ambito della direttiva per la qualità e le carte dei servizi di telefonia vocale fissa e per il servizio universale (delibera n.479/17/CONS del 5 dicembre 2017), l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha fissato i valori obiettivo, ossia gli standard generali degli indicatori di qualità del servizio universale per la telefonia vocale fissa, che Telecom Italia si deve impegnare a raggiungere. Tali tempi mediamente non devono superare le 48 ore;
la società Telecom Italia, ai sensi dell'articolo 14-bis della legge n. 223 del 2006, ha presentato all'Autorità degli impegni in cui indica, fra gli obiettivi, quello di soddisfare i clienti finali attraverso concreti interventi per lo sviluppo e il miglioramento della qualità della rete e dei servizi;
la società concessionaria non è nuova a disattendere i propri obblighi di servizio universale: con la delibera n. 479/17/CONS, l'Autorità ha emanato un'ordinanza di ingiunzione nei confronti della società Telecom per il mancato raggiungimento degli obiettivi di qualità del servizio universale per l'anno 2018 fissati ai sensi dell'articolo 61, comma 4, del decreto legislativo 10 agosto 2003, n. 259 (contestazione n. 8/19/DTC);
sono numerosi i comuni dell'Appennino dove la copertura telefonica è totalmente inadeguata se non addirittura assente, pertanto, è del tutto inaccettabile che neanche in quelle abitualmente raggiunte dal segnale sia garantito il servizio o almeno che venga ripristinato nei termini previsti dal contratto universale,
si chiede di sapere quali iniziative, anche normative, il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire la copertura della rete telefonica mobile, e della rete internet ADSL e fibra, nei territori di cui in premessa.
(4-01512)
POTENTI - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
stando a quanto risulta dalle ultime stime, il costo dell'energia per le aziende italiane è di tre-quattro volte superiore rispetto ai vari competitor europei; come riportato da un servizio de "Il Sole24Ore" del 9 ottobre 2024, alcune imprese di settori a carattere energivoro, come il siderurgico, stanno ovviando attraverso l'acquisto dei semilavorati dal mercato asiatico;
questa situazione ha avuto un impatto negli ultimi bilanci di tutti i principali protagonisti della filiera siderurgica italiana. Recentemente anche l'amministratore delegato di Alfa Acciai (uno dei principali produttori europei di tondo per cemento armato), Amato Stabiumi, ha definito, nell'ultimo bilancio, insufficienti i risultati, e ciò a causa del costo nazionale dell'energia elettrica, che risulta ben cinque volte superiore a quello francese e il doppio di quello tedesco;
la produzione di acciaio in Italia è calata del 5,5 per cento, rispetto allo stesso periodo 2023 e senza segnali di ripresa a breve termine; l'acciaio è fondamentale per molte lavorazioni, specialmente per quanto riguarda il settore meccanico e l'industria automobilistica. Una diminuzione di produttività dell'acciaio indica come l'intera economia manifatturiera sia in frenata;
questo scenario nel medio termine potrebbe portare ad un calo di competitività su tutta la supply chain, con il rischio di chiusure e licenziamenti,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda porre in essere per contrastare il caro energia e la crisi del settore siderurgico, a salvaguardia della competitività delle imprese italiane.
(4-01513)
SCALFAROTTO, FREGOLENT - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
nelle scorse settimane è stato annullato lo spettacolo teatrale "84 pagine" previsto all'interno del carcere "Lorusso e Cotugno" di Torino, programmato nell'ambito delle "Giornate della Legalità", per il quale 70 spettatori avevano acquistato il biglietto: l'annullamento è avvenuto a causa dei continui disordini e episodi di violenza all'interno della struttura, nonché per la grave carenza di personale penitenziario;
la suddetta struttura carceraria presenta ormai da tempo un inaccettabile sovraffollamento e una cronica carenza del personale: gli agenti penitenziari sono ormai allo stremo a causa delle grandi turnazioni (dove i turni straordinari sono diventati ordinari) che non consentono una gestione ordinaria dell'attività quotidiane, rendendo perdipiù impossibile l'organizzazione dei grandi eventi, per i quali è necessaria un'organizzazione complessa;
il Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ha recentemente rivolto un appello al Ministro in indirizzo per denunciare la situazione inaccettabile delle carceri cittadine, sottolineando l'inadeguatezza delle strutture detentive torinesi: la crisi delle carceri non è un problema limitato alla città di Torino, ma coinvolge tutto il sistema penitenziario italiano, caratterizzato da sovraffollamento, carenze strutturali e condizioni di detenzione che compromettono gravemente qualsiasi possibilità di rieducazione dei detenuti:
è inaccettabile che l'unico evento previsto all'interno del carcere "Lorusso e Cotugno" di Torino, nel quadro delle "Giornate della Legalità", venga annullato proprio a causa della situazione critica delle Vallette: la pena, in un'ottica costituzionalmente orientata, dovrebbe essere parte di un processo di rieducazione più ampio, ma a causa della carenza di personale e del sovraffollamento tutto ciò risulta impossibile;
tale situazione rappresenta in modo lampante lo sprofondo della situazione carceraria italiana, per la quale il Governo e il Ministro in indirizzo, per ragioni puramente ideologiche, non stanno ponendo in essere in alcun modo misure per risolvere tali criticità;
sono necessarie azioni concrete per risolvere il sovraffollamento e le carenze strutturali delle carceri italiane, non solo di Torino, ma di tutto il Paese: non è ammissibile che attività fondamentali finalizzate alla rieducazione dei detenuti, come lo spettacolo teatrale "84 pagine", siano annullate a causa di evidenti responsabilità dello Stato, la cui inerzia e mancanza di rispetto dei valori costituzionali sta recando un indelebile danno nei confronti dei detenuti e degli agenti penitenziari,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione critica in cui versa il carcere "Lorusso e Cotugno" e quali iniziative urgenti intenda adottare per garantire condizioni dignitose di detenzione e di lavoro per il personale penitenziario;
quali provvedimenti intenda adottare al fine di evitare che eventi di assoluta importanza rieducativa e culturale come quelli previsti dalle "Giornate della Legalità" vengano nuovamente annullati a causa della mancanza di personale nelle strutture carcerarie.
(4-01514)
SCALFAROTTO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
fonti giornalistiche riportano come l'ispettrice superiore G. G., coinvolta in un grave caso di discriminazione nei confronti di un agente di Polizia penitenziaria, sia stata recentemente promossa come comandante del carcere di Ivrea;
i fatti incriminati risalgono al 2020, quando l'ispettrice ha convocato, insieme a una collega, un agente penitenziario, sottoponendolo a domande ambigue e inappropriate sul suo orientamento sessuale, segnalando il caso ai propri superiori: successivamente l'agente è stato marginalizzato all'interno del corpo della Polizia penitenziaria, provocando una gogna nei suoi confronti e sottoponendo lo stesso a un inaccettabile controllo psichiatrico;
tali vicende hanno portato a un ricorso davanti al Tribunale amministrativo regionale, il quale ha condannato il Ministero della giustizia al risarcimento dei danni in favore dell'agente per un importo superiore a 10.000 euro: nella sentenza di condanna il TAR ha rilevato come il trattamento riservato all'agente abbia messo in dubbio l'idoneità al lavoro del poliziotto, veicolando l'idea per cui la sua presunta omosessualità attenesse a uno specifico disturbo della personalità;
un procedimento disciplinare, inoltre, è stato avviato nei confronti dell'ispettrice: nel frattempo la stessa è stata applicata a un ruolo di comando in un penitenziario complesso come quello di Ivrea, già oggetto di indagini su presunti abusi nei confronti dei detenuti e al centro di forti tensioni interne;
non si comprendono i criteri e le motivazioni per cui l'ispettrice G., sottoposta a un delicato procedimento disciplinare con la grave accusa di discriminazione dell'orientamento sessuale nei confronti di un agente, sia stata assegnata a un ruolo di vertice in un penitenziario estremamente delicato come quello di Ivrea,
si chiede di sapere:
quali siano i criteri adottati per la nomina dell'ispettrice G. G. al ruolo di comandante del carcere di Ivrea, considerato il suo coinvolgimento in un grave caso di discriminazione e in un procedimento disciplinare ancora in corso;
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario un riesame della nomina, alla luce della gravità dei fatti contestati e della sentenza già emessa a carico del Ministero.
(4-01515)
DE CRISTOFARO - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:
in contrada Zuppà del comune di Mazzarrà S. Andrea vi è un'area adibita a discarica ritenuta abusiva dalla magistratura di Messina, perché aperta e gestita in violazione del decreto legislativo n. 36 del 2003, del decreto ministeriale 5 febbraio 1998, e delle prescrizioni del decreto AIA n. 200/20074 e 393/2009;
nel tempo sono stati scaricati in questa area quasi tre milioni di tonnellate di rifiuti in modo illecito, motivo per cui è in corso un procedimento giudiziario nel tribunale di Messina;
il 25 giugno 2024 un incendio ha distrutto la discarica sita in contrada Zuppà del comune di Mazzarrà Sant'Andrea e l'incendio, che si è protratto per circa un mese e presenta ancora focolai attivi, ha liberato nell'ambiente sostanze inquinanti di ogni genere che hanno contaminato l'atmosfera e il suolo, rendendo l'aria dei territori circostanti irrespirabile e pericolosa per la salute pubblica;
la pericolosità dell'impianto di contrada Zuppà nel corso degli anni è stata più volte denunciata alle Autorità competenti dai cittadini e dalle associazioni ambientaliste;
in seguito a ripetute segnalazioni, già nel 2018, con l'ordinanza del Capo dipartimento della Protezione civile n. 513 dell'8 marzo, era stato dichiarato lo stato d'emergenza, mentre la delibera di Giunta regionale n. 509 del 1° dicembre 2017 aveva finanziato provvedimenti relativi allo smaltimento del percolato prodotto dai rifiuti conferiti in discarica;
negli anni successivi sono stati deliberati diversi altri interventi di smaltimento del percolato, capping, potenziamento dei servizi di ingegneria, interventi di impermeabilizzazione, manutenzione, riattivazione, monitoraggio, delocalizzazione e ripristino di impianti vari;
con decreto del Ministero della transizione ecologica del 4 agosto 2022 è stato approvato il Piano di azione per la riqualificazione dei siti orfani, in attuazione della misura "Missione 2, Componente 4, Investimento 3.4, del PNRR. Il Piano di azione ha stanziato fondi per € 12.000.000,00 destinati a interventi da effettuarsi sul sito in oggetto, per "progettazione, direzione, esecuzione e collaudo degli interventi di MISE, PdC, AdR, MISP, per il confinamento della sorgente primaria di contaminazione, il risanamento delle matrici ambientali, per la chiusura e la riqualificazione delle aree relative alla discarica dismessa";
con DDG n. 775 del 2023, è stato nominato un soggetto attuatore per l'esecuzione delle attività di prelievo e smaltimento del percolato e con DDG n. 406 del 2023, è stato nominato un diverso soggetto attuatore per intervento di «Messa in sicurezza con confinamento della sorgente primaria di contaminazione, aggiornamento/implementazione indagini ambientali ai fini della definizione del modello concettuale definitivo, elaborazione dell'Analisi di Rischio sito-specifica ex art.242 del D.Lgs. n.152/06 e ss.mm.ii.., chiusura e riqualificazione delle aree relative alla discarica dismessa di C.da Zuppà nel Comune di Mazzarrà Sant'Andrea (ME) - Id sito n.915 del vigente Piano Regionale delle Bonifiche» di cui all'Allegato 2 del Piano d'Azione per la riqualificazione dei siti orfani a valere sulla misura di finanziamento Missione 2, Componente 4, Investimento 3.4, del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (P.N.R.R);
considerato che:
nei mesi successivi all'incendio diverse associazioni ("Zero Waste Sicilia" e "Associazione Piero Angela" di Messina) hanno denunciato il protrarsi del fuoco nella totale assenza di intervento degli enti preposti (vigili del fuoco, assessorato regionale ambiente). Infatti nonostante l'ispezione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari, che ha chiesto l'immediata sorveglianza della discarica, le numerose riunioni al Ministero dell'ambiente, gli allarmi di sindaci, deputati regionali e nazionali, la discarica ha continuato a bruciare per mesi, senza alcun intervento. Infatti gli interventi realizzati sono stati insignificanti e non risolutivi, senza alcun effetto per la messa in sicurezza della discarica. Inutili sono anche stati i solleciti del curatore fallimentare della "Tirreno Ambiente" (soggetto attuatore per l'esecuzione delle attività di prelievo e smaltimento del percolato) continuati sino al mese di maggio 2024 e della SSR Messina Provincia (soggetto attuatore per la messa in sicurezza);
nel mese di marzo 2021 è stato avviato il percorso autorizzatorio di un ulteriore progetto per la realizzazione di un polo impiantistico per il trattamento della frazione organica di RSU derivati da raccolta differenziata, di sfalci verdi e di rifiuti solidi urbani indifferenziati nel territorio comunale di Mazzarrà Sant'Andrea, che dovrebbe portare significativi benefici anche nella gestione del sito orfano, definito ai sensi dell'art. 2 del decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del 29 dicembre 2020;
ritenuto che:
l'incendio dello scorso mese di giugno ha ulteriormente aggravato le condizioni dell'impianto e la sua oggettiva pericolosità per la salute pubblica e l'equilibrio dell'ecosistema;
da fonti di stampa risulta che in data 4 ottobre 2024 sia stato revocato da parte del Dipartimento regionale dell'acqua e dei rifiuti alla SSR Messina Provincia l'incarico di soggetto attuatore per l'intervento di messa in sicurezza definitiva della discarica di Contrada Zuppà e che sia stato affidato al Dipartimento medesimo;
ad oggi, a quattro mesi di distanza dall'incendio, nonostante i ripetuti solleciti al Governo regionale, nessun intervento di bonifica e messa in sicurezza dell'area è stato realizzato, malgrado lo stanziamento dei fondi previsti dal Piano di Azione,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto e se non ritenga di approfondire se sia stata esercitata un'opportuna vigilanza sull'impiego dei fondi già stanziati per la specifica finalità di messa in sicurezza e bonifica della discarica;
quali e quanti interventi siano stati predisposti dalla Regione Sicilia per procedere all'immediata messa in sicurezza dell'impianto di contrada Zuppà;
quali fondi siano stati stanziati per le finalità di messa in sicurezza e per la bonifica della discarica e quali ulteriori risorse il Governo intenda stanziare al fine di risolvere, definitivamente, tutte le criticità relative alla gestione del sito e alla mitigazione del rischio che lo stesso rappresenta per il territorio;
come siano stati inoltre impiegati e spesi i fondi già stanziati per la specifica finalità di messa in sicurezza e la bonifica della discarica;
quale sia lo stato dell'iter procedimentale degli interventi di cui al Piano di Azione approvato con decreto ministeriale 4 agosto 2022 e per la realizzazione del polo impiantistico pubblico, oltre a quali interventi il Governo intenda porre in essere per contrastare e mitigare il rischio sanitario derivante direttamente o indirettamente dagli incendi dei mesi scorsi.
(4-01516)
MAGNI, DE CRISTOFARO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
da notizie di stampa si apprende che nella giornata del 14 ottobre 2024 a Desio, in Brianza, durante il mercato settimanale nell'area mercato Desio sud in via Prati, Marco Borella, un apicoltore di Caslino d'Erba (Como) dell'azienda agricola "Api e Nanni", che presenziava, munito di regolare licenza, con il suo banco al mercato, è stato multato per aver esposto uno striscione, apposto frontalmente sul banco di vendita, nel quale si leggevano le seguenti parole: "Stop bombing Gaza Stop genocide";
la sanzione di 430 euro è stata contestata da due carabinieri, i quali inizialmente avrebbero intimato all'apicoltore di togliere lo striscione che a loro dire avrebbe costituito propaganda politica non autorizzata, mostrando sul cellulare all'uomo il testo del comma 4-bis dell'articolo 23 del codice della strada e paventando il rischio di sequestro del banco e di incorrere in sanzioni penali più gravi qualora avesse rifiutato di rimuovere lo striscione. In seguito al rifiuto manifestato dall'apicoltore avrebbero telefonato e fatto intervenire un terzo collega di grado superiore, in presenza del quale, e sotto sua dettatura, uno dei primi due ha compilato il verbale, nel quale non si fa più riferimento al comma 4-bis ma ai commi 1 e 11 del suddetto articolo 23 del codice della strada;
in sostanza quindi nel verbale sarebbero contestate più violazioni del codice della strada relative all'articolo 23, il quale impone il divieto di collocare insegne, cartelli, manifesti, impianti di pubblicità o propaganda, segni orizzontali reclamistici, sorgenti luminose, visibili dai veicoli transitanti sulle strade, che, per dimensioni, forma, colori, disegno e ubicazione possano ingenerare confusione con la segnaletica stradale, ovvero possano renderne difficile la comprensione o ridurne la visibilità o l'efficacia, ovvero arrecare disturbo visivo agli utenti della strada o distrarne l'attenzione con conseguente pericolo per la sicurezza della circolazione. Il tutto nonostante il fatto che lo striscione fosse esposto alle spalle della strada e rivolto verso il centro del piazzale del mercato interdetto alla circolazione e che dunque in nessun modo possa aver turbato o distratto gli utenti della strada;
considerato che, se confermato, l'accaduto costituirebbe un pericoloso precedente, rappresentando l'operato delle forze dell'ordine intervenute un vero e proprio abuso di potere, e nei confronti dell'apicolture si sarebbe verificata una pericolosa e inaccettabile limitazione al suo diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero. Evidente in tal caso la violazione degli articoli 2 e 21 della Costituzione;
considerato inoltre che:
anche se l'uomo, come si apprende dai giornali, procedesse per vie legali e impugnasse vittoriosamente la sanzione comminata, difficilmente potrà tornare ad esporre lo striscione contestato liberamente e senza paura di una nuova sanzione;
a parere degli interroganti, è opportuna una netta presa di distanza da parte delle istituzioni competenti con riguardo a episodi, come quello accaduto a Desio, di palesi abusi di potere da parte delle forze dell'ordine in violazione dei diritti fondamentali costituzionali, come di certo è quello di manifestare liberamente il proprio pensiero politico,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda;
se non ritenga opportuno intervenire nel caso per verificare la legittimità dell'operato delle forze dell'ordine intervenute e, nel caso in cui siano accertate violazioni ai propri doveri professionali o un uso abnorme del potere pubblico, attivarsi affinché si intervenga nei loro confronti anche a livello disciplinare;
come intenda intervenire per garantire nel Paese un clima di sereno confronto democratico nel quale a ciascun cittadino sia consentito di manifestare liberamente il proprio pensiero politico.
(4-01517)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
8ª Commissione permanente (Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica):
3-01408 del senatore Nicita, sul fondo di garanzia per gli interventi finalizzati al potenziamento delle infrastrutture idriche;
9ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare):
3-01411 del senatore Nicita, sulla riqualificazione del Polo industriale siracusano;
10ª Commissione permanente (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale):
3-01410 del senatore Irto ed altri, sulla corresponsione della cassa integrazione ai dipendenti della Abramo customer care.