Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 220 del 17/09/2024
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------
220a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO (*)
MARTEDÌ 17 SETTEMBRE 2024
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Presidenza del presidente LA RUSSA,
indi del vice presidente ROSSOMANDO
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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 223 del 24 settembre 2024
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente LA RUSSA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,30).
Si dia lettura del processo verbale.
SBROLLINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 12 settembre.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Comunico che, per accordo unanime della Conferenza dei Capigruppo, il disegno di legge sulla morte medicalmente assistita, già previsto per la seduta di oggi, resta in calendario ma quale ultimo punto, con la clausola «ove concluso dalle Commissioni».
Nella seduta di oggi sarà quindi discusso il disegno di legge sulla partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali.
Restano confermati gli altri argomenti in calendario.
Comunico inoltre che la seduta di domani non avrà inizio alle ore 10, ma alle ore 11.
Sulla scomparsa di Ottaviano Del Turco
CRAXI (FI-BP-PPE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. La senatrice Craxi chiede di intervenire per commemorare la figura di Ottaviano Del Turco, alla quale la Presidenza si associa fin da ora.
Ne ha facoltà.
CRAXI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, ritengo doveroso che in quest'Aula si ricordi una figura di spicco della storia politica e sindacale italiana come quella di Ottaviano Del Turco, scomparso dopo una lunga malattia lo scorso 23 agosto 2024.
Ottaviano è stato tra gli esponenti di matrice socialista più in vista della CGIL, dove entra nel turbolento 1968, aderendo alla Federazione dei metalmeccanici (FIOM), per poi diventare nel 1983, all'avvento del Governo Craxi, il numero due della CGIL, prima con Luciano Lama e poi con Antonio Pizzinato e Bruno Trentin.
Con Lama segretario, vive da protagonista e dall'interno dell'organizzazione tutta la vicenda dell'accordo di san Valentino e la successiva fase referendaria, attestandosi su posizioni riformiste e pertanto opposte alla maggioranza comunista. Vive così da vicino e sulla sua pelle i ritardi e le contraddizioni interne a una certa sinistra, lo scontro tra massimalismo e riformismo che caratterizza la sua storia fin dalle origini.
È solo con i tragici e infausti eventi del biennio 1992-1994, con i furori giustizialisti imperanti del tempo, che Del Turco scende nell'agone politico, divenendo l'ultimo segretario nazionale di un PSI ormai inesistente, ridotto al lumicino da una serie di inchieste politiche mirate e ben orchestrate, che non risparmiano il suo leader e migliaia di dirigenti e compagni sull'intero territorio nazionale. Sono anni drammatici e di profonda lacerazione nel gruppo dirigente socialista; meno per gli elettori, che nella stragrande maggioranza scelgono in un moto dell'anima di aderire a Forza Italia.
Del Turco, invece, prosegue il suo impegno nelle file del ribattezzato centrosinistra, di cui diviene prima deputato nella XII legislatura, poi senatore nella XIII e XIV, ricoprendo anche l'incarico di Ministro delle finanze nel secondo Governo Amato.
Tra i fondatori del PD, la scelta di servire la sua terra d'origine, l'Abruzzo, cui era profondamente legato, si rivelò infausta. Eletto governatore nel 2005, sarà investito a metà consiliatura da un'inchiesta giudiziaria dai contorni a dir poco opachi, abbandonato e dimenticato dai suoi stessi compagni di strada in un solo attimo. Una perdita di memoria selettiva che, con dolore, mi spiace aver dovuto constatare anche nei giorni della sua scomparsa. Del Turco è morto sotto il peso della sofferenza e dell'angoscia di una persecuzione giudiziaria che, iniziata nel 2008, l'ha fiaccato nell'anima ancor prima che nel fisico.
È stato assolto da accuse infamanti che il tempo ha portato via: assolto dal reato di associazione a delinquere, assolto dal reato di corruzione, assolto dal reato di concussione, assolto dal reato di falso. Reo di una contraddittoria condanna per una presunta induzione indebita, Del Turco ha vissuto gli ultimi anni della sua vita nel silenzio, cercando una verità che gli restituisse onore e giustizia, ma la sentenza preventiva, la gogna dei giornaloni e i silenzi imbarazzanti e di comodo hanno potuto più delle sentenze assolutorie taciute, silenziate e forse financo ignorate da una certa politica avvezza a un'innata subalternità a un certo mondo giudiziario
Oggi, nel ricordarlo, non dimentichiamo di denunciare, così come facemmo nei giorni in cui infuriava la bufera, l'ingiustizia di cui è stato vittima, omaggiando la sua memoria, nella speranza che anche questa vicenda possa essere per tutti noi foriera di insegnamenti.
Signor Presidente, le chiedo un minuto di silenzio per ricordarlo.
VERINI (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VERINI (PD-IDP). Signor Presidente, ringrazio lei e la presidente Craxi per l'opportunità offerta al nostro Gruppo di ricordare una personalità come Ottaviano Del Turco, che ha speso tutta la sua vita in tutti i ruoli che ha saputo e voluto svolgere al servizio della causa dei lavoratori.
È stata ricordata la sua vita nel sindacato, anzitutto con Luciano Lama e Trentin, su posizioni coraggiose. Ricordo le difficoltà di convivenza interna alla CGIL. Ad esempio, quando la CGIL si divise sul referendum della scala mobile personalità come Lama, Trentin e Ottaviano Del Turco, ma anche Agostino Marianetti seppero tenere insieme, pur nelle differenze, quel grande sindacato che, così come oggi, era il più rappresentativo dei lavoratori dipendenti.
Di Del Turco mi rimase molto impresso quando si alzò, da parlamentare, per ricordare Placido Rizzotto, una figura mitica del movimento di lotta contro le mafie e per l'emancipazione dei contadini e dei braccianti del Mezzogiorno, che fu ammazzato proprio dalla criminalità. Del Turco ricordò Placido Rizzotto con un'empatia e una totale capacità di vedere in lui un simbolo non solo di tutta la sinistra, ma - io dico - di tutto il Paese democratico antifascista.
Infine, non posso dimenticare l'amarezza che tutti noi provammo, e che in primo luogo provò Ottaviano Del Turco, quando, da Presidente della Regione Abruzzo, venne arrestato e sottoposto a processi infiniti che in grandissima parte confermarono quello che sapevamo, ossia che Del Turco è stato ed era, in tutti i suoi ruoli, una persona perbene.
Non posso dimenticare l'amarezza che provò. Egli pensò che il Partito Democratico, a cui aveva scelto di appartenere, in quei giorni non gli fu vicino. Nei giorni della sua morte sono andato a rivedere le dichiarazioni rese in quel tempo dai leader del Partito Democratico: il Segretario di allora, ma anche Anna Finocchiaro, il senatore Lanfranco Tenaglia, responsabile della giustizia, e Giovanni Lolli, un parlamentare abruzzese molto legato a Del Turco.
In tutte queste dichiarazioni c'era la fiducia nella magistratura, lo stupore e l'amarezza per come una persona perbene come Del Turco potesse essere coinvolta, e c'era l'auspicio che questo incubo si chiudesse nel migliore dei modi. Ecco, questo evidentemente provocò una ferita. Del Turco forse avrebbe voluto di più. Eppure in quel momento tenevamo insieme la fiducia nell'onestà personale di Del Turco e nel suo servizio alle istituzioni con il rispetto per l'azione della magistratura, dichiarando poi - ed era scritto nella dichiarazione del segretario - che tutti sono innocenti fino al terzo grado di giudizio.
Detto questo, qualsiasi ferita - lo voglio dire qui a nome del nostro Gruppo - non può minimamente cancellare l'importanza, non solo per il sindacato, non solo per la sinistra, ma per il Paese, di una figura limpida come quella di Ottaviano Del Turco. (Applausi).
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Signor Presidente, dobbiamo essere grati all'iniziativa della presidente Craxi se questa sera siamo in condizione, anche in questo ramo del Parlamento, di poter ricordare la figura di Ottaviano Del Turco. Come Gruppo Italia Viva alla Camera, attraverso il nostro collega Davide Faraone, abbiamo avuto un'iniziativa analoga, ma pensiamo sia giusto e doveroso ricordare in questa occasione una figura così importante, significativa e ricca di elementi che riconducono alla riflessione attuale e alla prospettiva di Ottaviano Del Turco.
Come si sa l'etimologia della parola memoria è quella di conservare traccia: credo che dentro l'esperienza, la storia, le difficoltà e i silenzi che hanno costellato l'esperienza umana di Ottaviano Del Turco ci sia molto di cui conservare traccia, non solo per l'importanza del lavoro che ha saputo e voluto svolgere come sindacalista riformista e come persona che partiva da una terra controversa e difficile come la realtà della montagna abruzzese e che ha saputo diventare, attraverso l'impegno, il lavoro, il sacrificio e lo studio, uno dei punti di riferimento del sindacalismo italiano dapprima, e poi della vita politica, com'è stato ricordato successivamente, come segretario nazionale di un partito, come fondatore di un altro partito e come governatore di una Regione, ma anche perché quella traccia, quella storia e quell'esperienza sono ancora gravide di una serie di domande. Ci sono ancora tanti punti interrogativi che Ottaviano Del Turco lascia dietro di sé e che sarebbe da ignavi non ricordare e non enfatizzare.
Come lei ben sa, signor Presidente, c'è una seconda modalità, oltre a quella della memoria, che è quella di ricordare: l'etimologia del ricordo è - letteralmente dal latino - rimettersi nel cuore. Io vorrei questa sera, rappresentando un Gruppo in questo contesto, esprimere anche un momento personale di ricordo di Ottaviano Del Turco, nel senso etimologico del termine. Quando mi capitò di andare nella sua Collelongo e lui era provato dall'esperienza che la presidente Craxi ha voluto ricordare, mi sono ricordato che c'era un antico, ma giusto e doveroso atteggiamento nella Prima Repubblica: quando si andava nel posto di qualcuno che era stato importante e aveva servito il Paese, prima di andare ad una manifestazione pubblica, si andava ad omaggiarlo in casa, per salutarlo, confrontarsi e raccogliere anche qualche momento di riflessione. Questa sera vorrei rimettere nel cuore quel pomeriggio a Collelongo, davanti a quel camino, con quel sorriso amaro di Ottaviano Del Turco, che credo ci lasci un impegno per portare avanti una battaglia alla quale lui credeva molto, che era il riscatto degli ultimi attraverso il servizio nelle istituzioni repubblicane. (Applausi).
MALAN (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FdI). Signor Presidente, ringrazio anch'io la senatrice Craxi per aver voluto prendere l'iniziativa e mi associo, a nome di tutto il Gruppo Fratelli d'Italia, al ricordo di Ottaviano Del Turco, che è stato anche senatore per due legislature (di queste due, una l'ho condivisa con lui). Il suo impegno nel Senato è stato la prosecuzione del suo impegno civile nelle istituzioni e nel sindacato. Mi associo dunque di cuore al ricordo che ne è stato fatto. (Applausi).
BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, ricordo volentieri la figura di Ottaviano Del Turco, perché è stato uno dei miei primi momenti di attività politica pubblica. Facevo tutt'altro all'epoca e non mi sarei mai sognato di fare politica, ma nell'inchiesta che lo aveva coinvolto qualcosa non mi tornava ed è stato probabilmente uno dei primi processi dove ho preso in mano le carte. In quelle carte traspariva la figura di una persona che non aveva colpe: le accuse che gli venivano rivolte erano chiaramente pretestuose e lacunose. È stato forse uno dei primi momenti in cui, pur essendo egli una persona totalmente lontana dal mio sentire politico, una vicinanza personale mi aveva spinto ad espormi pubblicamente. Ci sono tuttora i miei interventi a sua difesa nei forum politici, che all'epoca erano molto frequentati.
Penso che la sua storia sia utile, in ogni caso, per essere migliori. Era un periodo di giustizialismo, e un periodo in cui bastava un'accusa per essere immediatamente bollati come criminali o malfattori. Beh, non è così. Ci sono brave persone, ci sono persone che hanno sempre servito la patria con onore e Ottaviano Del Turco era assolutamente una di queste: ha servito le istituzioni ed è stato una persona dignitosa, al di là delle differenze di impostazione politica. Tutti dobbiamo imparare che, quando c'è un'accusa, non necessariamente c'è un colpevole. (Applausi).
MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, vorrei associarmi al ricordo di Ottaviano Del Turco, anche perché ho avuto personalmente il piacere e l'onore di lavorare insieme a lui. Pochi giorni dopo aver iniziato a fare il dirigente sindacale, ho incontrato proprio Ottaviano Del Turco, che era segretario generale aggiunto della FIOM-CGIL. Quindi conosco bene la persona. Ovviamente nella vita politica e sindacale ho avuto molti contrasti con lui, però, dal punto di vista della sua statura politico-sindacale, non posso che riconoscere le cose che qui sono state dette, la figura di una personalità forte, capace e in grado di dialogare anche nelle diversità. Per questo lo voglio ricordare in modo molto positivo in questa sede. (Applausi).
PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Voglio ringraziare la senatrice Craxi per aver reso onore alla figura del senatore Del Turco, che altrimenti sarebbe passata non dico sotto silenzio, ma senza questo corale ricordo. Come mi è stato giustamente suggerito dalla senatrice Craxi, invito il Senato a osservare qualche attimo di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). Grazie di cuore. (Applausi).
Sulla scomparsa di Maria Celentano
PRESIDENTE. Purtroppo i ricordi non si esauriscono, perché è con profonda commozione che desidero esprimere, a nome mio personale e di tutta l'Assemblea, i sentimenti di affettuosa vicinanza ai familiari e ai colleghi della dottoressa Maria Celentano, che molti di voi hanno conosciuto come consigliere parlamentare in carica, scomparsa ieri dopo una lunga malattia all'età di sessantasei anni, proprio nel giorno nel quale ricorreva il trentottesimo anno di lavoro in Senato.
Il suo impegno è stato tenace, tra le altre cose, come portavoce dell'Associazione consiglieri parlamentari, che ha guidato a lungo all'insegna della massima valorizzazione del ruolo del funzionario parlamentare.
Ai figli Federica, Emanuele e Rossella va il nostro pensiero commosso, al Segretario Generale e all'Amministrazione tutta del Senato il nostro cordoglio per la perdita di uno dei suoi più validi componenti.
In memoria della dottoressa Celentano invito l'Assemblea ad un attimo di cordoglio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi).
Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:
(1020) Modifiche alla legge 21 luglio 2016, n. 145, recante disposizioni concernenti la partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali (Collegato alla manovra finanziaria) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 16,55)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1020.
Il relatore, senatore Dreosto, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
DREOSTO, relatore. Signor Presidente, l'Assemblea è chiamata all'esame del disegno di legge di iniziativa governativa di modifica della legge n. 145 del 2016 recante disposizioni concernenti la partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali.
È un provvedimento di cruciale importanza per il sistema Paese, in quanto risponde alla finalità di rendere il procedimento di autorizzazione al finanziamento delle missioni internazionali italiane più snello e rispondente alla rapida evoluzione del contesto geopolitico internazionale.
La relazione illustrativa, allegata al testo, evidenzia come le modifiche introdotte, che peraltro confermano il ruolo centrale del Parlamento nel processo di autorizzazione e di verifica delle missioni stesse, si inseriscono a pieno titolo nel quadro di un più ampio processo di semplificazione introdotto.
Tra le novità più rilevanti vi sono: la possibilità di prevedere in anticipo le possibili interoperabilità tra missioni nella stessa area, l'individuazione di forze ad alta e ad altissima prontezza operativa da impiegare all'estero al verificarsi di crisi o situazione di emergenza, prevedendo una procedura accelerata per l'approvazione, la semplificazione della procedura mediante l'eliminazione della previsione dell'adozione di uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, l'aggiornamento delle tempistiche annuali dal 31 dicembre al 31 gennaio per la presentazione da parte del Governo alle Camere della relazione analitica.
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 16,55)
(Segue DREOSTO, relatore). In particolare mi preme segnalare l'articolo 1, comma 1, lettera a), n. 2, che prevede che nelle deliberazioni per le quali si chiede al Parlamento l'autorizzazione alla partecipazione alle diverse missioni internazionali, il Governo possa individuare dei contingenti di forze ad alta o altissima prontezza operativa da impegnare all'estero, previa specifica autorizzazione parlamentare, al verificarsi di situazioni di crisi o di emergenza ovvero al di fuori delle missioni deliberate. La previsione consentirebbe quindi al Governo di poter disporre di un contingente di personale in prontezza operativa da impiegare nel corso dell'anno in caso di crisi o situazione di emergenza non prevedibili al momento dell'adozione della delibera per rafforzare missioni già autorizzate ovvero in Paesi e contesti in cui non vi siano missioni già operative.
L'effettivo impiego delle forze è deliberato dal Consiglio dei ministri previa comunicazione al Presidente della Repubblica. La deliberazione prevista viene trasmessa alla Camera che autorizza o nega tale impiego, con appositi atti di indirizzo, entro cinque giorni, con una procedura accelerata rispetto a quella ordinaria.
Inoltre, l'articolo 1, comma 1, lettera a), n. 3, introduce la principale semplificazione procedurale del provvedimento ovvero l'eliminazione della necessità di adozione di uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri per la ripartizione delle risorse per la partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali, senza peraltro farne venir meno l'obbligo di una puntuale quantificazione delle risorse finanziarie occorrenti per ciascuna missione.
Nel caso di atti di indirizzo parlamentare, volti ad apportare modifiche alla deliberazione sulle missioni internazionali, sarà necessario recepire il contenuto di una nuova deliberazione del Consiglio dei ministri, previa verifica della corrispondente relazione tecnica.
Infine - e mi avvio a concludere - l'articolo 2 prevede che le modifiche alla legge n. 145 del 2016 entrino in vigore dal primo giorno dell'anno successivo alla pubblicazione, per evitare che la deliberazione sulle missioni internazionali del medesimo anno sia retta da due discipline diverse.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Scalfarotto. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, sul provvedimento interverrà più diffusamente il mio capogruppo Enrico Borghi, in sede di dichiarazione di voto per esprimere il nostro voto favorevole. Pertanto voglio soltanto soffermarmi sulla natura di questo provvedimento, che è uno di quelli che, secondo me, andrebbero auspicabilmente sempre votati all'unanimità. Quando infatti parliamo delle missioni internazionali e del ruolo dell'Italia nel mondo, soprattutto in un settore così delicato come la difesa, credo che non conti l'orientamento del Governo pro tempore: un grande Paese si riconosce perché in politica internazionale ha una linea riconoscibile, predictable direbbero gli inglesi, prevedibile in senso buono. Un grande Paese rispettato non varia la propria posizione con il variare del colore politico del Governo che lo rappresenta in una determinata fase, avendo una collocazione stabile, riconoscibile, riconosciuta, che dà a quel Paese autorevolezza.
Crediamo dunque che in questo caso il sostegno da parte delle forze politiche, e della nostra in particolare, non possa mancare. Tra l'altro, credo che mai come in questa fase dobbiamo aver chiaro il ruolo della difesa nel senso non soltanto militare di questo o di quel territorio, in quanto oggi essere partecipi della difesa di zone in cui ci sono tensioni o minacce significa in realtà anche essere a presidio della difesa dei nostri valori. Non nascondiamoci dietro un dito: le democrazie liberali in questo momento sono sotto attacco; c'è un disegno molto chiaro che dipinge le nostre democrazie come regimi deboli e volatili in cui è impossibile pianificare a lunga scadenza perché c'è quel "disturbo" delle elezioni (che è tale per chi non le svolge), che rende possibile disegnare le nostre democrazie come Stati sui quali non si può fare affidamento o che non hanno la capacità di avere una visione a lunga scadenza. In parte, ahimè, proprio il fatto che la politica sia diventata volubile e che quel posizionamento stabile anche in grandi Paesi - penso per esempio agli Stati Uniti - non sia più così garantito fa sì che molti osservatori internazionali dicano: in quella crisi internazionale non si arriva a una conclusione perché si aspettano le elezioni americane. Quasi a dire che, a seconda di come andranno le elezioni a novembre negli Stati Uniti, le questioni internazionali potrebbero prendere una direzione o un'altra.
Penso che questo racconto sia parte di una crisi secondo me non esiziale delle democrazie e credo che abbiamo tutti gli anticorpi per far fronte a questa volubilità, che è un fenomeno relativamente nuovo, ma certo non possiamo non prendere atto e nota del fatto che quelle autocrazie che attaccano i nostri sistemi si fanno evidentemente forza di questa descrizione che naturalmente non ci fa bene.
È per questo che io penso che il ruolo delle nostre Forze armate (e quando dico nostre intendo dire quelle nazionali, ma in genere quelle della NATO) oggi non sia soltanto di tipo militare, ma abbia un eminente significato e senso politico.
Teniamo conto in particolare di quello che succede nei due scacchieri più caldi, che sono praticamente nel nostro giardino di casa. Penso all'Ucraina, invasa dalla Russia in barba a qualsiasi norma di diritto internazionale, chiaramente in un attacco che non è stato soltanto territoriale, ma è stato un attacco ai nostri valori. Basta sentire le parole non soltanto di Vladimir Putin, ma del patriarca Kirill quando dice che si attacca l'Ucraina per attaccare un modello decadente come quello democratico occidentale.
La stessa cosa vale anche, naturalmente, per la crisi israelo-palestinese, con tutti i suoi addentellati. Penso, per esempio, al Libano del Sud, alla parte settentrionale di Israele, che è attaccata da tutti i proxy iraniani: gli Houthi dallo Yemen e, ovviamente, Hezbollah dal Libano e Hamas dalla striscia di Gaza, anche in un'ottica di sovvertimento dell'unica democrazia che esista in quel quadro.
Naturalmente quella è una democrazia e, come tale, imperfetta. Certamente io credo che le scelte del Governo Netanyahu possano e debbano essere criticate, ma senza mai dimenticare qual è il ruolo di quella democrazia e quale siano la funzione, il ruolo, il diritto di Israele di vivere in sicurezza; anzi, il dovere di Israele di esistere e di poterlo fare in sicurezza, anche in quella situazione così complicata.
Quando si arriva a discutere di un provvedimento di questo genere, non bisogna nasconderne la complessità e l'importanza. Io penso ci sia una chiamata rivolta a tutti noi di dimostrare compattezza e unità dietro le nostre Forze armate, che dobbiamo sempre ringraziare per la loro opera infaticabile e anche per il grande prestigio di cui godono ovunque siano state utilizzate.
Al di là dei ruoli di maggioranza o opposizione, io credo sia importante fare in modo che le nostre Forze armate, le nostre missioni, siano adeguatamente finanziate e supportate e che le donne e gli uomini che ci rappresentano in questi quadranti così complicati e così difficili possano avere tutti gli strumenti per tenere alti i valori della nostra democrazia e della nostra Repubblica. (Applausi).
Saluto a rappresentanti della Fondazione Liebenau
e ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea due importanti realtà che stanno assistendo ai nostri lavori.
Innanzitutto, saluto i rappresentanti della Fondazione Liebenau, che è un'associazione che si occupa di assistenza alle persone portatrici di disabilità.
Saluto poi gli studenti della facoltà di giurisprudenza dell'Università di Innsbruck, che parimenti assistono ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1020 (ore 17,08)
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pucciarelli. Ne ha facoltà.
PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, quella che andremo a breve ad approvare è la ripartizione delle risorse per il fondo per il finanziamento della prosecuzione nel 2024 delle missioni internazionali. Di fatto, in data 30 agosto 2024 il Governo ha trasmesso alle Camere, ai sensi dell'articolo 2, comma 3, e dell'articolo 4, comma 3, della legge n. 145 del 2016, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, recante il riparto delle risorse del fondo per il finanziamento delle missioni internazionali e degli interventi di cooperazione allo sviluppo per il sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione per l'anno 2024.
La richiesta ha visto il passaggio in Commissione difesa, per quanto di competenza, e in Commissione bilancio, per la parte finanziaria.
Nel 2024, in virtù della situazione di crisi nel quadro intercontinentale, con la crisi mediorientale e in particolare nella Striscia di Gaza e nel Mar Rosso, le Camere hanno effettuato due distinte deliberazioni: una per l'autorizzazione delle nuove missioni, che ha visto l'avvio di tre nuove missioni internazionali per l'anno 2024, e una successiva per la proroga delle missioni in corso che riguarda la proroga, appunto, per l'anno 2024 di quelle già in essere. Oggi, di fatto, l'atto al nostro esame riguarda quelle già avviate.
Per quanto riguarda l'adempimento della legge n. 145, abbiamo visto due distinti DPCM, uno per quanto riguarda l'atto di Governo n. 151, nell'ambito del quale le Commissioni parlamentari hanno espresso il loro parere per le nuove missioni, e uno per quanto riguarda l'atto di Governo n. 191 per quelle già avviate. Quello della legge n. 145 del 21 luglio 2016 non si può definire certamente un iter snello e non è un iter in linea con le richieste attuali, stante la situazione di instabilità mondiale.
Di fatto, la legge n. 145 prevede una serie di passaggi che rendono molto lento l'iter di approvazione per arrivare alla conclusione dei decreti. Con l'avvio di una richiesta di modifica, il 25 gennaio, il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che va proprio a riformare tale legge e il provvedimento è attualmente all'esame del Senato. Il processo di riforma vede un procedimento di autorizzazione e finanziamento delle missioni internazionali italiane sicuramente più snello, con la previsione di una maggiore flessibilità nell'utilizzo degli assetti e delle unità di personale all'interno di missioni appartenenti alla medesima area geografica. Si consente di pre-individuare forze ad alta e altissima prontezza operativa da impiegare all'estero al verificarsi di crisi o situazioni di emergenza, e tutto questo in maniera più rapida, visto che l'autorizzazione delle Camere deve avvenire entro cinque giorni. Abbiamo visto che, per l'approvazione e per l'avvio della nuova missione Aspides, sono stati necessari quasi tre mesi e l'attacco degli Houthi nel Mar Rosso, di per sé, aveva bisogno di un intervento molto più veloce. Di conseguenza, l'iter avviato porterà finalmente alla modifica e allo snellimento delle procedure; il Ministro della difesa aveva, già nelle sue linee programmatiche di inizio legislatura, prefissato l'obiettivo di aggiornare il quadro normativo della legge n. 145, modifica considerata necessaria in virtù dell'evoluzione del contesto globale. Pertanto, tale modifica non va solamente ascritta alla minaccia nel Mar Rosso, ma va anche interpretata alla luce di un disgregamento nell'ordine internazionale - abbiamo visto anche l'invasione russa nei confronti dell'Ucraina - e quindi questo è un tema di estrema attualità.
Oggi andremo a votare sempre con il vecchio schema della legge n. 145, con la speranza che si arrivi velocemente alla riformulazione di questa legge, che non è più adeguata nella tempistica di approvazione rispetto alle necessità attuali. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Zedda. Ne ha facoltà.
ZEDDA (FdI). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, approviamo oggi l'atto del Senato 1020, un disegno di legge in materia di missioni internazionali, giunto in Senato a febbraio 2024. Si tratta di una proposta legislativa semplice, che guarda alla semplificazione - scusate la ripetizione - di alcuni processi su una tematica estremamente delicata come quella delle missioni internazionali. Peraltro, la semplicità è un fattore molto importante in questo contesto.
Andiamo a eliminare alcuni orpelli non necessari alla causa primaria, e cioè le missioni internazionali; allo stesso tempo, però, tale eliminazione non va ad intaccare un principio fondamentale e importantissimo come è quello decisionale del Parlamento e, quindi, non incide assolutamente sul nostro ruolo di parlamentari. In un momento storico come quello che stiamo vivendo, con due conflitti (quello russo-ucraino e quello israelo-palestinese) la velocità e la semplificazione dovevano essere al centro del nostro provvedimento.
Il provvedimento in esame modifica la legge n. 145 del 2016 per renderla maggiormente operativa: sono passati otto anni dalla sua promulgazione, ma è come se fossero passati vent'anni per il momento che viviamo e per l'attenzione e la velocità che il momento stesso richiede. Oggi miglioriamo la legge n. 145 del 2016 senza intaccarne i capisaldi: è come se dessimo a quella legge una marcia in più, andando solo a semplificare alcune procedure, come è emerso dalla puntuale relazione del relatore e dagli interventi che mi hanno preceduto.
Le modifiche si inseriscono in maniera precisa nel quadro più ampio del processo di semplificazione normativa portato avanti dal Governo Meloni. Su un argomento delicato e - lo ripeto - in un tempo dedicato, la semplificazione normativa è ossigeno, è aria fresca; per citare qualcuno, è un vento che cambia.
Signora Presidente, mi consenta, al termine del mio intervento, di fare un'osservazione non legata al tema. Vorrei semplicemente congratularmi, per il tramite del Sottosegretario qui presente, da parte del Gruppo Fratelli d'Italia, col Governo Meloni per il grande risultato raggiunto in Europa con la nomina dell'onorevole Fitto a commissario europeo. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Il relatore e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica.
Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.
Procediamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti, che invito i presentatori ad illustrare.
MAGNI (Misto-AVS). Signora Presidente, vorrei sottolineare il fatto che abbiamo presentato un emendamento abrogativo dell'articolo 1, proprio perché la pensiamo in maniera totalmente diversa da quello che abbiamo finora sentito in Aula, in quanto viviamo in una situazione di grande difficoltà e pericolosità. Il tema è molto delicato e con la semplificazione, riducendo il potere del Parlamento, non credo si vada nella direzione giusta. Parliamo di missioni e sappiamo benissimo cosa ciò significhi; ci sono guerre molto diffuse nel mondo e, quindi, il fatto stesso di ritenere che è necessario ridurre i vincoli che il Parlamento pone su questo terreno è sbagliato.
Per questa ragione noi siamo dell'idea per mantenere quanto previsto dalla legge n. 145 del 2016.
ALFIERI (PD-IDP). Signora Presidente, nel lavoro emendativo in Commissione il primo degli emendamenti che presentiamo in parte è stato già accettato e penso che ciò sia opportuno.
Su uno dei temi centrali, cioè quello della forza di intervento rapido, soprattutto nei teatri in cui si richiede che ci sia un dispiegamento delle nostre forze, di una missione a guida italiana o che integra una missione europea o di un'organizzazione internazionale, vanno bene i cinque giorni. Chiedevamo tuttavia di poter, entro novanta giorni, verificare se sussistevano le ragioni di questo tipo di intervento di emergenza e dell'utilizzo di un canale preferenziale abbreviato. In parte tale emendamento è stato accolto in Commissione; in parte avevamo chiesto di riformulare meglio cosa si intende per urgenza-emergenza, legandolo anche a richieste di organizzazioni internazionali.
Pertanto, per quanto ci riguarda, l'emendamento 1.3 rimane in campo, anche se riconosciamo che c'è stata una volontà del Governo di venirci incontro, almeno parzialmente. (Applausi).
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
DREOSTO, relatore. Il parere è contrario su tutti gli emendamenti.
CASTIELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il parere è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.100, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.3, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori, fino alle parole «organizzazione internazionale».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.4.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.6, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.10, presentato dai senatori Marton e Licheri Ettore Antonio.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.12, presentato dai senatori Marton e Licheri Ettore Antonio.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.101, presentato dai senatori Marton e Licheri Ettore Antonio.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.102, presentato dai senatori Marton e Licheri Ettore Antonio.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
PETRENGA (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PETRENGA (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di passare all'esame delle modifiche alla legge 21 luglio 2016, n. 145, relativa alla partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali, non possiamo non sottolineare lo scontro di civiltà in atto. Siamo di fronte a una spaccatura tra quei Paesi che fanno del totalitarismo la loro cifra distintiva e il blocco delle democrazie occidentali che vedono nella libertà il loro valore fondante.
Rinunciare a questo impegno per la pace e la libertà dei popoli, abdicare a questo compito gravoso, ma importante, si tradurrebbe in una rinuncia al nostro ruolo, tradendone quei princìpi che contraddistinguono l'Italia. Significherebbe calpestare la nostra tradizione liberale e democratica, arrendersi all'odio di quei sistemi totalitari e oppressivi che purtroppo ancora oggi riescono a sovvertire uno Stato di diritto e a disintegrare la volontà popolare. La nostra credibilità internazionale e la centralità dell'Italia sullo scacchiere internazionale derivano proprio dalla partecipazione alle missioni internazionali; nascono dal sangue e dal sacrificio dei nostri soldati impegnati all'estero. Anche per loro e per quelle generazioni che ci hanno preceduto lottare per la libertà non può essere considerata una scelta di destra o di sinistra.
Mi permetterete se, prima di analizzare nel dettaglio questo provvedimento, esprimerò in questa sede un profondo senso di gratitudine alle donne e agli uomini in divisa impegnati nelle missioni militari internazionali: parliamo di migliaia di connazionali che operano con spirito di sacrificio e dedizione in contesti geopolitici complessi, lavorano senza essere esaltati dalla stampa, rischiano la vita a migliaia di chilometri dalle proprie famiglie. Credo che tutti noi, non solo come parlamentari, ma anche come cittadini, dobbiamo essere orgogliosi di quello che fanno. Sono un orgoglio nazionale, una risorsa che mai come oggi va preservata e salvaguardata. In un momento in cui le condizioni di tensione sono spiccate portano un fondamentale contributo, facendosi apprezzare ovunque nel mondo. Noi siamo con questi soldati, i nostri soldati, con i loro valori non discutibili.
Com'è noto, la partecipazione italiana alle missioni internazionali viene autorizzata dal Parlamento ai sensi della legge n. 145 del 2016, legge quadro sulle missioni internazionali, che, al di fuori dei casi di dichiarazione dello stato di guerra, si applica per la partecipazione delle Forze armate e delle Forze di polizia, ad ordinamento militare o civile, e dei Corpi civili di pace a missioni internazionali istituite nell'ambito dell'Organizzazione delle Nazioni Unite o di altre organizzazioni internazionali cui l'Italia appartiene, comunque istituite in conformità al diritto internazionale.
Il disegno di legge in esame, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 25 gennaio, ha la finalità di rendere il procedimento di autorizzazione e finanziamento delle missioni internazionali italiane più snello e rispondente alle rapide evoluzioni del contesto geopolitico internazionale. La norma dunque introduce un elemento di flessibilità nelle deliberazioni con cui il Governo chiede al Parlamento l'autorizzazione per la partecipazione a una missione internazionale, prevedendo in anticipo le possibili interoperabilità tra missioni nella stessa area. In questo modo viene introdotto un elemento di flessibilità nel dispiegamento del personale sui diversi teatri operativi, in virtù dell'evoluzione dei singoli scenari, intervenuti successivamente alle delibere parlamentari. Il personale già operativo sul terreno può essere destinato a rafforzare un'altra missione nella medesima area geografica.
Inoltre, il provvedimento prevede che nelle deliberazioni con le quali chiede al Parlamento l'autorizzazione alla partecipazione alle diverse missioni internazionali il Governo possa individuare dei contingenti di forza adatti ad altissima prontezza operativa da impiegare all'estero, previa specifica autorizzazione parlamentare, al verificarsi di crisi o situazioni di emergenza e, quindi, al di fuori delle missioni deliberate. Questo consentirebbe al Governo di poter disporre di un contingente di personale in prontezza operativa da impiegare nel corso dell'anno, in caso di crisi o situazioni di emergenze non prevedibili al momento dell'adozione della delibera.
La norma in esame posticipa la data di presentazione della relazione analitica dal 31 dicembre al 31 gennaio dell'anno successivo. La modifica è motivata dalla circostanza che al 31 dicembre dell'anno cui si riferiscono le missioni non sono sempre disponibili tutti gli elementi relativi a loro andamento e ai loro risultati.
Infine, il Fondo per il finanziamento delle missioni internazionali è ripartito con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, conformemente alla deliberazione del Consiglio dei ministri.
La nostra Nazione, fondatrice e non solo membro dell'Unione europea, parte integrante dell'Alleanza atlantica, vuole ribadire, anche attraverso la norma che ci apprestiamo a votare, il suo impegno e la sua adesione a quei valori che ci spingono a partecipare a missioni militari e civili, perché ne va non solo della sicurezza fuori dai nostri confini, ma anche della salvaguardia dell'interesse strategico difensivo sul suolo italiano.
Siamo consapevoli che il mantenimento della pace sia un fattore indispensabile per la crescita e lo sviluppo dei singoli Paesi, ma alle volte non bastano le condanne a specifiche aggressioni: bisogna intervenire in maniera diretta per scongiurare effetti destabilizzanti sugli equilibri geopolitici mondiali, acuendo crisi come ad esempio quella che colpisce la sicurezza alimentare, che non possiamo sottovalutare. In uno scenario internazionale in costante mutamento, le ricadute dei singoli conflitti amplificano la necessità di un generale riallineamento degli obiettivi strategici, puntando su uno sforzo coordinato per controllare quelle minacce che derivano da più fattori. Il nostro Paese è protagonista all'interno delle coalizioni internazionali, con un'attenzione strategica prioritaria alle regioni del Mediterraneo allargato e dei Balcani occidentali, i cui equilibri sono peraltro suscettibili di profondi mutamenti in relazione al conflitto ucraino.
Ai conflitti tradizionali si affiancano anche quelli relativi alla cybersecurity e all'esplosione e al radicamento di nuovi fenomeni di attività terroristiche, che esercitano un'influenza destabilizzante sui Governi più fragili dell'area, in particolare su quelli del Sahel.
L'Italia è protagonista delle missioni internazionali con una grande capacità dal punto di vista militare. La nostra Nazione è un attore importante non soltanto nel Mediterraneo allargato, che è il nostro bacino di particolare interesse, ma ormai anche in tutte le aree geopolitiche. L'indirizzo di un Paese come l'Italia, che coniuga la diplomazia all'attività dei nostri militari in tutti i teatri in cui operano, riesce a garantire la tutela della pace e della stabilità. Siamo consapevoli della necessità degli sforzi che, come Paese a guida del G7 (che ha la presidenza di turno del G7), dobbiamo profondere perché si avviino tavoli negoziali.
Gli ultimi conflitti hanno scosso profondamente le fondamenta stesse del sistema delle relazioni internazionali costruito nel secondo Dopoguerra. Dobbiamo essere consapevoli che l'Italia mantiene, come caposaldo della propria azione, un multilateralismo imperniato sul sistema delle Nazioni Unite. Non esiste, nei tempi in cui viviamo, una Nazione che possa permettersi di mettere da parte la difesa e le Forze armate. Siamo certamente consapevoli e convinti della necessità di proseguire con le missioni internazionali in corso, nonché con gli interventi di cooperazione allo sviluppo per il sostegno ai processi di pace e di stabilizzazione, che sono un elemento fondamentale della politica estera italiana. Solo così si potranno ottenere dei risultati in un contesto che vedrà sicuramente l'Italia vera protagonista.
Il popolo italiano non dimenticherà mai ciò che fanno i nostri connazionali all'estero, impegnati in simili contesti per far tacere le armi e risuonare l'arma del dialogo, per un contesto globale che garantisca la sicurezza e la libertà di tutti i popoli. (Applausi).
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signora rappresentante del Governo, la sicurezza delle persone e dei nostri cittadini è probabilmente una delle questioni, se non la questione e la funzione più importante cui uno Stato democratico deve assolvere. E quindi discutere delle modalità con le quali si organizza una delle funzioni in grado di garantire la sicurezza dei nostri cittadini, e cioè, nella questione specifica, le modalità con le quali Governo e Parlamento autorizzano le nostre missioni internazionali in un quadro di pace e di accordi bilaterali o di applicazione delle risoluzioni internazionali delle Nazioni Unite, non è certamente un esercizio banale. Questa affermazione di carattere generale deve essere collocata inoltre nella circostanza temporale che noi viviamo che - a nostro giudizio - giustifica un'azione riformatrice di una misura di riordino realizzata otto anni fa, alla quale avevamo convintamente concorso nella definizione di quel percorso legislativo.
Questo anche a dimostrare, prima di entrare nel merito, signora Presidente, che - dal nostro punto di vista - le questioni relative alla politica estera, di difesa e di sicurezza del nostro Paese devono essere il più possibile sottratte a una interpretazione di tipo fazioso o a un utilizzo ai fini di una facile propaganda interna. Ciò non solo perché i nostri militari hanno bisogno di sentire dietro di loro, attraverso l'espressione del nostro voto, tutto il popolo italiano (Applausi), ma anche perché, lungo questo versante, la condivisione e lo sforzo di convergenza, che devono esservi tra maggioranza e opposizione, sono la garanzia che sia possibile esplicare al meglio una funzione estremamente delicata che, come tale, non può essere soggetta a questioni di facile polemica interna.
Dico di più. C'è una serie di questioni, signora Presidente, che meriterebbe uno sforzo ulteriore di approfondimento nella direzione di una costruzione bipartisan. Ne dico una: in queste ore il Governo sta costruendo il Piano strutturale di bilancio, che è la modalità con la quale il Governo italiano impegnerà i prossimi sette anni del bilancio del nostro Paese, cioè tutta la legislatura attuale e tutta la successiva. Non entro nel merito del fatto che non ci siano ancora le cifre all'interno di questo aspetto, ma sottolineo la circostanza che non si sta compiendo uno sforzo per venire incontro ad una condivisione di carattere generale, dal momento che si sta costruendo un pilastro che impegna la legislatura attuale e quella successiva. Nella logica della democrazia dell'alternanza, le forze che oggi sono all'opposizione si potrebbero trovare domani a governare, ereditando una misura che non è stata in alcun modo discussa, confrontata e analizzata insieme.
Ecco, almeno su questo aspetto, quello delle missioni internazionali, noi siamo dell'opinione che non bisogna compiere un tale errore, proprio per le questioni che ho cercato di ricordare sin qui. Anche perché le evoluzioni che stanno conoscendo le tensioni internazionali impongono sempre più una capacità di risposta adeguata ai tempi. Riflettiamo, per esempio, sul fatto che noi arriviamo ogni anno a licenziare l'autorizzazione parlamentare delle missioni internazionali - quando va bene - in prossimità della pausa estiva. È di tutta evidenza allora che c'è bisogno di un'azione che vada nella direzione di velocizzare la capacità di risposta. Pensiamo che sia possibile contemperare le due questioni - l'indirizzo parlamentare, da un lato, e il controllo dell'azione parlamentare, dall'altro - con la necessaria assunzione di responsabilità da parte del Governo rispetto ad alcune scelte.
Oggi abbiamo un Governo di destra, domani speriamo che questo Governo di destra con le sue forze politiche vada in minoranza, ma il ragionamento è esattamente analogo, perché è il Paese, è la Repubblica che deve essere capace di rispondere adeguatamente in tempi corrispondenti anche alle modalità con le quali altri Paesi a noi alleati, a noi vicini e a noi amici, compiono questo tipo di scelte.
Lo dico anche perché, probabilmente, saremo chiamati ulteriormente come sistema Paese a farci carico di ulteriori misure. Se voi puntate sulla mappa geografica già oggi la presenza delle nostre forze sul teatro, potete immaginare plasticamente qual è anche la questione di cui stiamo discutendo. Oggi abbiamo le nostre Forze armate presenti in Bosnia, in Kosovo, in Libano (con tutto quello che sta accadendo in Libano), nel Mar Rosso, a Gibuti, in Niger, nel Golfo di Guinea, in un pattugliamento costante nel Mar Mediterraneo, in Iraq anche come retaggio di alcune scelte; scelte che in passato non avevamo condiviso, ma che comunque sono state mantenute perché un Paese serio non fugge di fronte all'esigenza di dover dare delle risposte dal punto di vista della condivisione internazionale.
Ebbene, tutta questa descrizione che ho cercato di fare, dimenticando per diversi aspetti anche altre questioni, dimostra quali sono il ruolo, l'importanza e la strategicità del nostro Paese. Tutti noi auspichiamo, aneliamo e speriamo che ci sia finalmente la capacità di giungere a un cessate il fuoco nelle due grandi realtà complesse che stanno attraversando la tensione internazionale degli ultimi mesi, e cioè l'Ucraina e la Striscia di Gaza. Se la possibilità di una interposizione di forze nella Striscia di Gaza inevitabilmente richiama l'esigenza di un impegno dei cosiddetti Paesi arabi moderati, il giorno in cui si arriverà - a Dio piacendo e l'uomo volendo - alla possibilità di un cessate il fuoco in terra di Ucraina, è probabile che, attraverso una risoluzione delle organizzazioni internazionali a cui siamo chiamati, ci possa essere anche un impegno del nostro Paese in maniera diretta o indiretta. Come potete capire, è di questo che stiamo parlando e la capacità e l'esigenza di poter avere risposte adeguate in tempi necessari sono direttamente correlate con la nostra capacità di essere presenti nei teatri in maniera omologa e analoga rispetto agli altri partner internazionali.
Altro è - e concludo, signora Presidente - la nostra valutazione rispetto alle modalità con le quali il Governo sta esplicando il proprio ruolo all'interno di quei teatri. Abbiamo notato anche nella visita di ieri che la Presidente del Consiglio - mi riferisco alla visita del Primo ministro britannico - si è sostanzialmente avvitata attorno al noto concetto dell'armatevi e partite. Sappiamo perfettamente che all'interno della maggioranza ci sono delle opinioni divergenti rispetto alle modalità di sostegno dell'Ucraina, ma questa è una questione che affronteremo in un'altra sede. Su questo abbiamo delle opinioni differenti, ma tutto ciò non ci esime dal dire che su operazioni di questa natura le forze temporaneamente di opposizione, che hanno una maturità di Governo e che ritengono attraverso questa esplicazione che potranno tornare al Governo, daranno un voto favorevole. (Applausi).
MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento al nostro esame tocca argomenti particolarmente delicati e in sostanza interviene introducendo modifiche alla legge n. 145 del 2016, una legge quadro che regola la partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali, con particolare riguardo al procedimento di autorizzazione e finanziamento delle missioni e nello stesso tempo agli scostamenti.
Vorrei ora sottolineare un punto. Ho fatto una battuta prima, illustrando l'emendamento soppressivo. In sostanza, si motiva questa scelta come elemento di semplificazione, perché adesso bisogna essere più rapidi nelle decisioni. A noi pare si faccia esattamente il contrario e vorrei sottolinearlo.
Noi abbiamo una serie di missioni nel mondo. Ricordo che abbiamo svolto una discussione sulla missione in Mar Rosso, e non solo: anche per il Corno d'Africa e per la zona di Gaza. Sono tutte zone con grandi rischi, dove sono in corso guerre. Perché stabilire che il Parlamento diventa un elemento di freno rispetto a temi così rilevanti, così importanti, così delicati?
Questo è il dato. Vorrei sottolineare che questa legge, dal 2016 a oggi, non ha mai limitato la possibilità di partecipare al nostro Paese, in particolare come grande forza di pace. In tante zone i nostri militari sono molto apprezzati, e non solo in Libano, ma anche in Bosnia o nei Balcani.
Abbiamo fatto un'operazione che va in tale direzione. Perché bisogna avere la frenesia di semplificare e dare più potere, senza passare dal Parlamento? Addirittura, il Consiglio dei ministri e il Ministro delle finanze possono decidere sulla spesa e si salta il passaggio nelle Commissioni.
Francamente, questo è il problema che noi ci poniamo, e mi riferisco a questa semplificazione, a questo modo di fare, all'idea sostanzialmente, che, di fronte a un problema, l'uomo solo al comando decide. Poi si informa al Parlamento, ma quando si informa il Parlamento, dopo novanta giorni, entro tre mesi, potrebbe darsi che il disastro sia già avvenuto.
Bisogna discutere prima, e non dopo. Noi, in sostanza, sottolineiamo questo dato, perché non concordiamo con alcune opinioni secondo le quali il Governo ha un'impostazione. Su questo non c'è dubbio. Tutte le maggioranze dovrebbero avere un'impostazione, ma un conto è avere un'impostazione politica, che si riconosce; altro conto è modificare l'atto con cui il Paese interviene in missioni in altri Paesi e in altre aree del mondo, perché bisogna semplificare ed essere tempestivi.
Ma la tempestività si può ottenere anche in Parlamento. Basta che il Consiglio dei ministri decida una cosa, chieda al Parlamento di discuterla e il Parlamento la discuta in tempi rapidi. E ciò anche perché le missioni non partono dalla sera alla mattina. Basta guardare le missioni che sono in atto.
Sono partite missioni limitate che hanno avuto un'evoluzione: in alcuni casi abbiamo confermato l'impostazione del perché erano state decise; in altri casi abbiamo dovuto modificarla, ma siamo sempre stati in grado di dare una risposta. Il nostro Paese non si è sottratto a una tale impostazione. Per questo riteniamo davvero che sia un errore pensare di semplificare detta impostazione.
Vorrei anche sottolineare il fatto che forse dovremmo fare una discussione maggiore su questi temi. Come affrontiamo una situazione globale, in una situazione così incandescente sul teatro sia europeo che mondiale? Oggi noi dovremmo discutere con grande forza, ad esempio, di come interveniamo, in questo caso politicamente, sul genocidio che sta avvenendo a Gaza, in Cisgiordania. Tutti i giorni vediamo decine e decine di civili morti e quindi questo è un altro elemento importante. Forse dobbiamo fare una discussione vera su come rilanciare un'operazione di pace in giro per il mondo. Dovremmo porci la questione che la guerra non è la soluzione dei problemi, anzi è il problema. Per questa ragione, discutere di missioni è un fatto molto delicato, che tocca tutti noi, non solo perché ovviamente tocca le nostre coscienze, ma anche perché rischiamo che le cose ci sfuggano di mano, anzi in parte è già accaduto.
Ho sentito personaggi politici del passato - e l'ho apprezzato - dire di intervenire, di andare avanti tutta e fare la guerra alla Russia, dimenticando gli errori che abbiamo fatto in passato in simili circostanze (vorrei sottolineare la vicenda dell'Iraq, ad esempio, quando si era detto che c'erano le armi chimiche e poi non c'erano). È proprio per questa ragione che ci sono opinioni differenti ovviamente fra centrodestra e centrosinistra, ma anche all'interno delle stesse coalizioni, perché tutti sappiamo che questi sono terreni delicati. In sostanza, sottolineiamo che non si può semplificare questa tematica, anzi bisognerebbe aumentare il controllo e la discussione del Parlamento, perché ci dobbiamo assumere le responsabilità di quello che accade.
Per questa ragione noi voteremo contro il disegno di legge.
CRAXI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRAXI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, colleghi senatori, quella che stiamo vivendo può essere a tutti gli effetti definita un'epoca storica segnata dall'imprevedibilità, nell'ambito della quale, purtroppo, prevalgono sempre più le ragioni delle idiosincrasie rispetto a quelle connaturate al dialogo e alla collaborazione pacifica. Certo, non bisogna mai assuefarsi all'idea che i contorni del mondo si definiscano all'insegna delle crisi, ma occorre anzi adoperarsi ininterrottamente per cogliere ogni occasione utile al rafforzamento del confronto costruttivo.
Il nostro Paese ha contribuito e contribuisce al mantenimento della pace, alla difesa del diritto internazionale, all'opera di prevenzione dei conflitti, al ristabilimento e al rafforzamento delle condizioni della sicurezza, in conformità con i principi della Carta dell'ONU. È una predisposizione alla pace, al dialogo e alla ricerca dei motivi che uniscono più che delle logiche che separano e si articola non soltanto con lo strumento delle operazioni militari di peacekeeping e peacebuilding, ma anche manovrando la leva della diplomazia culturale, della diplomazia parlamentare e della diplomazia pubblica.
È un dato di fatto, però, che nell'attuale contesto globale siano inutilizzabili le categorie interpretative e gli schemi di comprensione del passato. Allora, muovendo da questo presupposto, va detto che il cambio di paradigma nella traiettoria degli equilibri internazionali, dovuto anche al nuovo protagonismo di alcuni player, rappresenta un rischio e al tempo stesso l'opportunità per ridefinire alcuni connotati strategici.
È in tale scenario che si inserisce questo provvedimento oggi all'esame dell'Assemblea, che si nutre della primaria finalità di rendere il procedimento di autorizzazione e finanziamento delle missioni internazionali italiane più lineare e rispondente alle rapide evoluzioni dello scenario geopolitico internazionale.
Fra le novità più rilevanti che vengono introdotte, va segnalata quella che riconduce alla logica di prevedere in anticipo le possibili interoperabilità fra missioni nella stessa area geografica, in modo da essere in grado di adoperarsi con una maggiore prontezza nell'eventualità di situazioni di crisi o di emergenza, soprattutto nei quadranti di nostro primario interesse (pensiamo proprio al Medio Oriente). Un ulteriore tassello prevede poi la possibilità per il Governo di disporre di contingenti ad alta e ad altissima prontezza operativa da impiegare all'estero, previa specifica autorizzazione parlamentare in caso di crisi o situazione di emergenza per rafforzare impegni già autorizzati.
Si tratta di modifiche che si inseriscono a pieno titolo nel quadro di un più ampio processo di semplificazione normativa portato avanti dal Governo, che era necessario, è indispensabile per far fronte allo spirito del tempo e non mina in nessun modo il ruolo centrale del nostro Parlamento.
Colleghi senatori, oggi non siamo chiamati a esprimerci su nuovi impegni militari del nostro Paese, ma a prendere atto che occorre confrontarci con uno scenario turbolento in continuo e rapido mutamento. È pertanto necessario che le nostre missioni siano in grado di affrontare e gestire ancora meglio che in passato le evoluzioni che si susseguono incessantemente. L'Italia testimonia ogni giorno di più la sua proiezione internazionale come forza di pace, dialogo e mediazione negoziale; tuttavia, per raggiungere questi obiettivi occorre agire e spendersi sui diversi tavoli, mettendo anche in conto possibili rischi, salvo che non vogliamo condannarci a un isolamento anacronistico e utopico.
In ragione di questo profondo convincimento e dell'evoluzione maturata nelle dinamiche internazionali, desidero rinnovare il sentimento di profonda riconoscenza ai nostri militari. (Applausi). L'Italia è loro grata per la missione alta e nobile che assolvono, con dedizione e spirito di sacrificio. Tuttavia, occorre che alle parole seguano i fatti e questo disegno di legge è un fatto: va incontro alle esigenze delle nostre donne e dei nostri uomini in divisa, pertanto annuncio convintamente il voto favorevole del Gruppo Forza Italia. (Applausi).
MARTON (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARTON (M5S). Signora Presidente, colleghe e colleghi, rappresentante del Governo, dichiaro fin da subito il voto contrario del MoVimento 5 Stelle al disegno di legge in esame e motiverò questa scelta.
Con il presente disegno di legge si modifica in maniera significativa la legge quadro sulle missioni internazionali e lo si fa in una direzione per noi profondamente sbagliata. Ritengo ci siano alcune criticità fondamentali che emergono da questa proposta, la prima delle quali riguarda l'ampliamento delle missioni militari internazionali. Con il disegno di legge in esame, infatti, il Governo si prende la possibilità di inviare forze militari italiane in scenari di crisi anche in assenza di un coinvolgimento diretto dell'Italia o di obblighi internazionali derivanti da trattati. Questa decisione apre la porta a una partecipazione italiana sempre più ampia e indiscriminata in conflitti che potrebbero non riguardarci direttamente. Facciamo l'esempio della crisi ucraina: c'è l'invasione russa in Ucraina e il Governo decide di mandare subito nostri contingenti in quello scenario con grandissima prontezza e il Parlamento deve discutere in cinque giorni (quindi nell'immediatezza, col carico emotivo del momento) se approvare o no la partecipazione a questa missione. Secondo noi il tempo è troppo breve, perché si rischia appunto, con il carico emotivo del momento, di prendere la decisione sbagliata. Dov'è la necessità di militarizzare ulteriormente la politica estera italiana? Ci si chiede se un Paese come il nostro, che si è sempre distinto per la sua attenzione ai valori umanitari e alla diplomazia, debba davvero assumere un ruolo sempre più interventista. Noi crediamo di no.
In secondo luogo, il disegno di legge prevede un minor controllo parlamentare sulle decisioni di invio delle truppe all'estero. Le nuove disposizioni permettono un intervento più flessibile - come ho già citato - da parte dell'Esecutivo, riducendo i tempi del coinvolgimento del Parlamento nelle scelte strategiche militari. Questo, secondo noi, è un vulnus per la democrazia. Le scelte che riguardano l'impiego delle nostre Forze armate devono passare sempre attraverso un dibattito compiuto e trasparente in Parlamento, con un confronto chiaro e pubblico sulle reali motivazioni di ogni missione. Ridurre il ruolo del Parlamento in queste decisioni significa ridurre anche il controllo democratico sulle azioni del Governo.
Vi è anche un aspetto economico non indifferente. Il costo delle missioni internazionali per il nostro Paese è già molto alto e il presente disegno di legge prevede una gestione molto più flessibile dei fondi, senza però fornire sufficienti garanzie sul loro utilizzo. Viene promesso un controllo parlamentare a posteriori, ma chi ci assicura che i fondi stanziati verranno impiegati nella maniera più efficiente? Io ricordo che il ministro Crosetto, credo in occasione dell'esame del primo decreto-legge missioni internazionali, si dichiarò favorevole rispetto al fatto che le missioni internazionali avessero obiettivi chiari e risultati misurabili, affinché il Parlamento potesse poi decidere in maniera compiuta se prorogare o aumentare i fondi per quelle missioni. Allo stato attuale delle cose, non vedo mai gli obiettivi nelle missioni internazionali e non vedo, a posteriori, un'analisi dei risultati ottenuti, neanche a livello qualitativo.
Ci chiediamo se esista un'altra via, diversa e più coerente con i valori che l'Italia dovrebbe promuovere nel mondo. Proponiamo una politica estera basata sul dialogo, sulla cooperazione internazionale e sulla risoluzione pacifica dei conflitti, che veda l'Italia non solo come protagonista di operazioni militari, ma come un mediatore credibile e rispettato nei tavoli internazionali. La diplomazia preventiva dovrebbe essere al centro della nostra azione internazionale: invece di inviare truppe, dovremmo potenziare la nostra rete diplomatica, investire in organismi internazionali come le Nazioni Unite e promuovere accordi di pace. La storia ci insegna che le guerre si evitano con il dialogo, la capacità di sedersi attorno a un tavolo e la negoziazione.
Proponiamo inoltre un rafforzamento del nostro impegno in ambito umanitario. Invece di inviare soldati, che pure servono e sono molto stimati, inviamo medici, ingegneri e soccorritori e promuoviamo interventi di ricostruzione post-conflitto e di assistenza alle popolazioni colpite dalla guerra. L'Italia ha una lunga tradizione di cooperazione allo sviluppo: è questa la direzione che dovremmo continuare a seguire. (Applausi).
Infine, propongo di investire in una educazione alla pace. Dovremmo promuovere l'educazione ai diritti umani, alla convivenza pacifica e alla risoluzione non violenta dei conflitti. La vera sicurezza internazionale si costruisce anche e soprattutto attraverso la formazione delle nuove generazioni, che devono essere capaci di superare la logica dello scontro e della guerra. (Applausi).
Mi si permetta un'ultima considerazione. Si dice che in politica la tempistica è tutto e allora provo a evidenziare la vostra tempistica. Oggi in Commissione si sarebbe dovuto votare il parere sul riparto dei fondi delle missioni internazionali, che con questo disegno di legge andate a eliminare. Il passaggio verrà eliminato, non ci sarà più. Ieri è uscito il Documento programmatico pluriennale della Difesa, che incrementa di circa 1,5 miliardi le spese in armamenti e prevede sette miliardi in più per l'acquisto di altri cacciabombardieri F35 nei prossimi anni. Oggi arriva questa modifica alla legge sulle missioni, che dà mano libera al Governo per intervenire militarmente ovunque ritenga necessario.
Tutto questo dimostra che voi, con buona pace del Parlamento e dei Padri costituenti, che scrissero l'articolo 11 della Costituzione, state militarizzando la nostra politica estera secondo una logica interventista.
Per questi motivi, ribadisco il voto contrario del MoVimento 5 Stelle. (Applausi).
DREOSTO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DREOSTO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, prima del mio intervento mi permetta di ringraziare, in qualità di relatore, gli Uffici della Commissione affari esteri e difesa del Senato per l'impegno e il lavoro che stanno portando avanti e tutti i commissari della Commissione, soprattutto coloro che, in maniera davvero trasversale, stanno portando avanti temi di grande importanza per il futuro del nostro Paese. Ringrazio anche quelli che fanno un'opposizione prettamente strumentale, perché ci permette di differenziarci e far capire ai cittadini chi veramente, come noi, ha a cuore gli interessi del Paese e chi, invece, utilizza questi strumenti esclusivamente in forma strumentale.
Oggi siamo chiamati a discutere dell'importanza della partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali, un tema di fondamentale importanza non solo per la nostra politica estera, ma anche per la sicurezza del nostro Paese e dei nostri alleati. In un mondo che diventa sempre più complesso e instabile, la nostra capacità di contribuire attivamente alla stabilità globale non è mai stata così cruciale come in questo momento.
L'Italia, grazie alla sua posizione geopolitica, è un attore centrale nel Mediterraneo, ma anche in Europa e il nostro impegno nelle missioni internazionali che hanno carattere umanitario è un pilastro della nostra sicurezza e difesa collettiva.
Oggi ci troviamo ad affrontare una seria minaccia in un mondo più drammatico rispetto al passato. Infatti, accanto alle minacce convenzionali, ne emergono con forza sempre crescente altre ibride che combinano operazioni militari, cyberattacchi, disinformazione e utilizzo di forze irregolari. Qualcuno vorrebbe affrontare questi temi sui tavoli dei tecnici e non quelli militari. Queste minacce sono sempre più sofisticate, meno prevedibili e più difficili, evidentemente, da contrastare.
Attenzione: le tensioni geopolitiche tradizionali non sono affatto scomparse; anzi, assistiamo a una recrudescenza dei conflitti regionali e a un aumento dell'aggressività di alcuni attori, anche statali, che cercano di ridefinire gli equilibri di potere, specialmente alle porte del nostro continente e dell'Europa. La guerra in Ucraina, ad esempio, è proprio un'evidenza di come i conflitti convenzionali non siano purtroppo relegati al passato, ma rappresentino ancora una minaccia concreta per la stabilità e la sicurezza europea.
Tuttavia, le sfide non si limitano solo alle minacce tradizionali. Dicevamo di minacce ibride che combinano elementi militari, economici, tecnologici e informativi e rappresentano una dimensione particolare e anche molto pericolosa della guerra contemporanea, quella che affrontiamo ai giorni nostri. Le operazioni di disinformazione e sabotaggio delle infrastrutture critiche, gli attacchi cyber e l'influenza occulta attraverso le forze proxy e le milizie irregolari sono diventate parte integrante delle strategie di attori statuali, ma anche non statuali. Tali tattiche sono pensate per destabilizzare le società democratiche e minare la fiducia delle istituzioni internazionali, senza mai sfociare in conflitti diretti che richiedono risposte militari tradizionali. Di fronte a queste sfide, la difesa è tornata assolutamente importante e cruciale.
A proposito di Difesa, permettetemi in questa occasione di fare i complimenti al generale Portolano, che è il nuovo Capo di Stato maggiore della Difesa. (Applausi). Complimenti a lui per questo incarico, ma anche un grande in bocca al lupo all'ammiraglio Cavo Dragone per l'importante incarico che andrà a ricoprire all'interno della NATO. (Applausi).
Quindi, non possiamo più permetterci di considerare la sicurezza nazionale e internazionale come un tema secondario, né di lasciare la nostra sicurezza nelle mani di altri, oppure - come dice qualcuno - dei diplomatici. La difesa oggi si declina su più fronti: dalla capacità di deterrenza militare alla sicurezza informatica, fino alla protezione delle nostre infrastrutture strategiche e digitali.
L'Italia, allora, con la sua partecipazione attiva alle missioni internazionali, dimostra di essere pronta ad affrontare queste minacce su scala - vorrei dire - globale. La nostra presenza in operazioni NATO, ONU e dell'Unione europea è una garanzia di sicurezza per i nostri cittadini, così come - dobbiamo dirlo - per i nostri alleati. Partecipare quindi alle missioni significa non solo proteggere i nostri confini, ma anche intervenire in modo preventivo in quelle aree del mondo dove la stabilità è più fragile, prevenendo l'escalation di conflitti che potrebbero coinvolgerci direttamente. Pensiamo, per esempio, al Mediterraneo allargato, una di quelle aree più vicine e critiche per i nostri interessi nazionali: qui la sicurezza marittima è evidentemente minacciata non solo dalla criminalità organizzata e dal traffico di esseri umani, bensì anche dalla competizione geopolitica e dalla crescente presenza di potenze globali, ma anche - l'abbiamo visto in queste ultime settimane - regionali. Essere presenti in queste acque, ad esempio con la missione Aspides o con la missione Irini, ci permette di garantire la sicurezza dei nostri mari, proteggere le rotte commerciali e navali e poi evidentemente difendere - questo è importantissimo - l'economia e l'industria del nostro Paese.
In questo contesto, ritengo che l'atlantismo rimanga il pilastro della nostra politica estera e della difesa. La NATO, poi, grazie alla sua capacità di rispondere congiuntamente alle crisi è e deve rimanere l'architrave della sicurezza transatlantica. La nostra partecipazione attiva all'Alleanza atlantica non è solo un dovere, ma è una necessità per garantire la sicurezza dell'Italia e dell'Europa in un contesto globale che, lo abbiamo detto, è sempre più incerto. In questo quadro, è altrettanto essenziale che il nostro sistema di gestione delle missioni internazionali sia all'altezza delle sfide contemporanee. Il provvedimento legislativo che discutiamo rappresenta un passo assolutamente in avanti importante in questa direzione.
In conclusione, ritengo di affermare che il mondo sta cambiando; le minacce che dobbiamo affrontare sono sempre più complesse e multidimensionali. In questo contesto l'Italia non può assolutamente permettersi di rimanere in disparte. Partecipare attivamente e in maniera tempestiva alle missioni internazionali, rafforzare i nostri rapporti con gli alleati e modernizzare il nostro sistema di difesa con importanti investimenti sono azioni essenziali per garantire la sicurezza nazionale.
Per questo motivo, invito tutti (forse inutilmente) a sostenere questo provvedimento legislativo e a confermare con convinzione il ruolo centrale dell'Italia come attore di primo piano nella scena internazionale, difendendo i nostri interessi e quelli della comunità internazionale, in cui crediamo. Per tale ragione, il nostro Gruppo voterà favorevolmente a questo provvedimento. (Applausi).
ALFIERI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFIERI (PD-IDP). Signora Presidente, nel luglio 2016, con la legge n. 145 del Governo allora a guida PD, abbiamo dato una cornice e una legge quadro alle missioni internazionali. Ce n'era bisogno, perché ormai siamo all'estero da tanto tempo, con un numero di missioni che copre praticamente tutti i continenti; le donne e gli uomini della Difesa italiana avevano bisogno di un incardinamento delle proprie missioni, che li coprisse dal punto di vista giuridico ed economico con procedure chiare e che chiamasse il Parlamento e gli organismi competenti a dare linee di indirizzo politico. Era necessario un atto che desse una cornice a un pezzo della politica estera italiana, che si fa con le iniziative politico-diplomatiche, con le missioni militari, con lo strumento della difesa e con la cooperazione allo sviluppo.
Questa legge aveva bisogno oggettivamente di un tagliando, per capire come intervenire su alcuni aspetti procedurali. Abbiamo partecipato al confronto in Commissione affari esteri e difesa, dove alcune nostre proposte sono state accettate e altre no, ma è sicuramente un punto di avanzamento rispetto alle esigenze dei nostri militari, come pure dei Ministeri, nella semplificazione burocratica di alcune procedure e di alcuni passaggi. Ad esempio, già eravamo intervenuti successivamente, nel 2017, per far sì che le delibere che da una parte confermavano e prorogavano missioni già in atto e dall'altra ne individuavano di nuove avessero da subito piena copertura finanziaria, con indicazione degli oneri, dei dispositivi, dei mezzi e del personale e con tabelle che individuavano il costo di ogni singolo intervento, voce per voce.
È quindi inevitabile che all'interno di questo provvedimento, di questo tagliando alla legge n. 145, ci siano una semplificazione normativa, ma anche l'eliminazione di un passaggio che portava a nuovi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri per il riparto dei fondi fra le missioni, quando invece c'è già tutto, ed è abbastanza chiaro, nelle delibere che prorogano e individuano nuove missioni. Cosa diversa è il controllo che può esercitare il Parlamento, in ogni fase, per verificare se siano spese bene o no le risorse per le nostre missioni.
C'era un secondo aspetto: una norma che non prendeva atto della situazione sul campo, cioè la possibilità di avere una relazione in tempi ragionevoli alla base delle decisioni che dovevamo prendere e degli atti di indirizzo volti a correggere le finalità operative, politico-diplomatiche e militari delle singole missioni. Si diceva che, per poter prorogare le missioni, dovevamo ricevere una relazione entro il 31 dicembre. È chiaro che c'era una sorta di discrasia, perché alcune missioni ancora si stavano svolgendo e non avevano fornito tutti i dati. La data del 31 gennaio è più realistica, anche perché siamo sempre andati ad approvare le missioni intorno a giugno o a luglio. Penso che da parte di tutti ci sia la consapevolezza che si debba anticipare e discutere prima, in modo tale da non lasciarle senza una copertura dal punto di vista giuridico-economico, ma soprattutto politico, da parte delle Assemblee parlamentari, in modo tale che i nostri militari all'estero abbiano un chiaro indirizzo politico sulle finalità, ma anche sulla valutazione delle singole missioni. Il 31 gennaio è una data congrua.
Ci sono poi le due innovazioni principali su cui abbiamo discusso a lungo. In particolare la prima, l'interoperabilità tra le diverse missioni, ci ha trovato subito d'accordo. Lo abbiamo visto in un momento drammatico nella vita del Medio Oriente, quando gli Huthi, proxy dell'Iran, hanno iniziato a bombardare all'interno del Canale di Suez, delle imbarcazioni e delle navi commerciali, mettendo a rischio non solo gli approvvigionamenti energetici, ma la maggior parte dei traffici (che arriva in Europa via nave certamente dal Canale di Suez). Siamo intervenuti votando in tempi rapidi una nuova missione, l'operazione Aspides. Eravamo però già in quel teatro strategico - nello stretto di Bab el-Mandeb, ma anche nello Stretto di Hormuz - con due missioni, due dispositivi nazionali nell'ambito di una cooperazione internazionale. Avevamo altresì un'altra operazione di cui abbiamo avuto la guida in alcune fasi, l'operazione europea Eunavfor Atalanta. Ecco, con questa norma garantiamo la possibilità di scambiarsi dispositivi, mezzi navali, aerei e militari, tra un'operazione e l'altra, rendendo più flessibile la nostra presenza in quell'area strategica, senza quindi cambiare assetti facendoli arrivare da Roma con complicazioni, ma potendoseli scambiare sullo stesso teatro strategico.
L'altra innovazione è più delicata, perché ha bisogno di pesi, contrappesi e anche di controlli adeguati dal punto di vista parlamentare: è quella di un canale preferenziale in caso di emergenza e urgenza e di gravi crisi internazionali. Si prevede una procedura di cinque giorni per poter deliberare una nuova missione internazionale.
Rimaniamo convinti, come abbiamo rilevato anche all'interno della Commissione affari esteri e difesa, che si potessero specificare meglio quelle gravi crisi internazionali, illustrando meglio le motivazioni e legandole a decisioni di organizzazioni internazionali, come prevedeva parte dell'emendamento che non avete accolto. Abbiamo apprezzato però il controllo parlamentare e il fatto che entro tre mesi si apra un confronto in Parlamento sulla validità e sulla persistenza delle motivazioni che hanno portato a individuare una missione con i caratteri dell'urgenza e dell'emergenza per una grave crisi internazionale. Abbiamo apprezzato questo passaggio. Noi avremmo anche inserito un passaggio con il Consiglio supremo di difesa, mentre qui si parla solo della previa comunicazione al Capo dello Stato che, lo ricordo, è anche comandante delle Forze armate. Da questo punto di vista, noi avremmo previsto un passaggio nel Consiglio supremo di difesa. È vero che il Presidente della Repubblica può essere coinvolto in qualsiasi momento, ma prevederlo sarebbe stato una procedura più lineare, coerente e in qualche modo rispettosa del ruolo del Capo dello Stato. Comprendiamo però che in una fase di grande cambiamento nelle relazioni internazionali e nella capacità di essere operativi e di intervenire prontamente in maniera immediata in questi teatri di crisi possa avere senso, in linea con quanto si sta facendo anche a livello europeo, con la strategic compass, con la nuova bussola strategica, che ha portato a individuare proprio una forza di 5.000 persone immediatamente spendibili in teatri di crisi. Penso sia un passo in avanti avere la possibilità anche all'interno della legge n. 145 che costruisce il quadro della nostra proiezione all'estero dal punto di vista militare, con le missioni internazionali di peacekeeping, al fine di avere uno strumento in più che avrà bisogno chiaramente sempre degli opportuni contrappesi, cioè dei controlli parlamentari e degli atti di indirizzo politico.
Quindi, nonostante alcune perplessità e criticità che abbiamo messo in evidenza, su cui continueremo a lavorare, pensiamo che queste modifiche rappresentino un passo in avanti che dà certezza alle nostre Forze armate, che approfittiamo per ringraziare da parte del Partito Democratico per il ruolo e il lavoro che svolgono in giro per il mondo in teatri sempre più complessi. (Applausi).
BARCAIUOLO (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARCAIUOLO (FdI). Signor Presidente, onestamente pensavo che oggi l'Assemblea del Senato potesse mandare un messaggio a quegli 11.000 italiani che portano il Tricolore formalmente sul braccio, ma sostanzialmente nel cuore; pensavo che il Parlamento potesse mandare loro in maniera unita un messaggio per far sì che la loro capacità di rappresentarci al meglio all'estero potesse essere oggettivamente fondata su una unanimità espressa anche da un voto parlamentare. Noto invece con rammarico che oggi, di fatto, il Parlamento si divide in tre. Da un lato c'è la maggioranza, che ovviamente sostiene con forza questo provvedimento che semplifica e rende più celere, nel caso ve ne sia la necessità, la capacità del Governo. Qualsiasi Governo della storia repubblicana ha avuto fondamento democratico. Si parla di passaggio essenzialmente democratico con il Parlamento, quando sembra che il Governo non sia tale: andiamoci a leggere l'attuale Costituzione e speriamo che i prossimi Governi, con una forma anche differente a seguito di una modifica costituzionale, abbiano un ancor maggiore fondamento democratico.
Stavo dicendo che il Parlamento è diviso in tre: da un lato, vi è la maggioranza; dall'altro lato, vi sono quelle forze di opposizione - ha ragione il collega Enrico Borghi - che hanno cultura di Governo e comprendono che non sono questi i temi su cui può dividersi una grande Nazione come l'Italia, con l'attuale standing internazionale ma anche con quello passato. C'è poi chi, in maniera populisticamente ideologica, si mette quasi da un lato, provando a sollevare questioni che, secondo me, non hanno fondamento e che ne hanno ancora meno se andiamo a riguardare e osservare quali sono stati i comportamenti e le posizioni assunte dal MoVimento 5 Stelle quando era al Governo. Parlare di aumento di spese militari quando l'accordo sul 2 per cento con la NATO l'ha preso colui che oggi è leader del MoVimento 5 Stelle e che all'epoca era Presidente del Consiglio dei ministri mi sembra un pochino ipocrita, quando l'attuale Ministro della difesa, l'onorevole Crosetto, diceva sì al 2 per cento, ma almeno togliendolo dal Patto di stabilità. Su questo credo che un poco di onestà intellettuale sarebbe sicuramente apprezzata.
Analogamente, senatore Marton - lo dico a lei tramite la Presidenza - non ha alcun fondamento il riferimento alle missioni internazionali su un eventuale impegno - tra l'altro, mai previsto e mai voluto - dei nostri militari in Ucraina: in quel caso, saremmo fuori da una missione internazionale; saremmo nel caso previsto dall'articolo 78 della Costituzione, che Dio non voglia mai dovessimo applicare. Quindi non c'entra assolutamente nulla; è un esempio completamente sbagliato e infondato.
Oggi, in uno scenario internazionale complesso, sono stati giustamente citati più volte i conflitti di cui anche mediaticamente più si parla, come quello a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina o il tema del Medio Oriente e dell'eterno conflitto tra Israele e il popolo palestinese. Ci sono inoltre dei focolai, forse più vicini a noi da un punto di vista geografico, che non solo è giusto attenzionare, ma su cui dobbiamo accendere una luce per evitare che possano generarsi effetti a catena che potrebbero dare risultati devastanti: penso alla vicenda del Nagorno-Karabakh tra Armenia e Azerbaijan; penso a tutto ciò che ancora cuoce sotto le ceneri tra il Kosovo e la Serbia nell'ambito della questione balcanica; penso a una serie di situazioni che pongono quel pezzo orientale di Occidente - non è un ossimoro, ma un paradosso geografico - che noi rappresentiamo come assolutamente vitale.
Occorrevano dunque la capacità e la prontezza di guadagnare un po' di tempo rispetto a una normativa di cui, sì, senatore Alfieri, lo riconosco, c'era bisogno. Io, onestamente, non so che cosa votarono nel 2016 alla Camera dei deputati nove rappresentanti di Fratelli d'Italia, ma credo che aver avuto il coraggio di imporre o proporre una legge quadro sulle missioni internazionali fosse qualcosa di sicuramente giusto.
Come però lei stesso ha riconosciuto, è chiaro che questa legge aveva bisogno di un tagliando, perché, in questi otto anni, evidentemente più volte ci siamo trovati di fronte a una lentezza burocratica che era necessario avere la capacità di oltrepassare, comunque sotto la responsabilità del Governo e il controllo del Parlamento, che nessuno elimina.
Dopodiché, ricordiamo anche qui, rispetto a quello che ha detto il senatore Marton, il quale me lo perdonerà, che i nostri militari in giro per il mondo in missioni internazionali non fanno azioni di guerra. I nostri militari nel mondo in missioni internazionali costruiscono ponti e strade con il Genio; intervengono da un punto di vista medico, assistenziale e sanitario; compiono opere di vera socialità nei confronti delle popolazioni colpite da contesti interni o internazionali complicati.
Quindi, anche su questo, cerchiamo di raccontare realmente quello che fa quella «meglio gioventù» che, come ho detto prima, ha il Tricolore formalmente sul petto e sostanzialmente nel cuore. (Applausi). Su questo, riconoscendo la trasversalità che è stata data oggi dall'Assemblea, va un ringraziamento a questi ragazzi, e non solo, che ci rappresentano e compiono quotidianamente un'azione diplomatica. Quando mi è capitato di visitare qualche base italiana all'estero, si percepisce che la sensibilità italiana, probabilmente diversa da quella dei rappresentanti dei militari qualsiasi altro Stato, dà risultati concreti, reali e veri, che potenzialmente aumentano la saldatura tra lo Stato che ospita temporaneamente i militari italiani e l'Italia, che hanno sviluppi diplomatici, a volte anche economici, grazie appunto alla credibilità che i nostri militari italiani ci conferiscono all'estero.
Concludo semplicemente dicendo che questa modifica alla normativa della legge n. 145 del 2016 non avrà una portata rivoluzionaria, ma credo sia un passettino avanti verso la sburocratizzazione di una Nazione in cui, anche in questo campo, c'era bisogno di intervenire. Ci potrà dare un po' di tempo in più, in alcune occasioni particolari, per essere tempestivi, quindi è evidente che il Gruppo Fratelli d'Italia voterà convintamente a favore rispetto a questa normativa. (Applausi).
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso, nel testo emendato per effetto delle modifiche introdotte dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
CAMUSSO (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAMUSSO (PD-IDP). Signora Presidente, il 14 settembre, sulla base del nostro calendario, cadeva il secondo anniversario dell'omicidio di Mahsa Amini. Ricorderete la ragazza iraniana di origine curda, che fu picchiata e poi arrestata dalla polizia morale perché non indossava il velo in conformità alla legge e qualche ricciolo di capelli era visibile. Da quella morte è nato un movimento, «Donna, vita, libertà» a cui credo noi tutti dovremmo guardare con attenzione ed anche inchinarci per la forza straordinaria delle giovani e dei giovani iraniani che hanno continuato a riempire le piazze, a manifestare comportamenti di libertà, a chiedere libertà e democrazia nel loro Paese.
Nei giorni scorsi, in particolare nella notte di domenica, la repressione del regime iraniano è stata fortissima, in particolare nelle zone del Kurdistan dove hanno avuto luogo proteste che ricordavano, anche con lo sciopero generale, la morte di Mahsa Amini. L'Europa e l'Italia non hanno fatto tutto quello che si poteva fare per sostenere «Donna, vita, libertà», non l'hanno fatto non dichiarando corpo terroristico il corpo delle Guardie della rivoluzione, quella famosa polizia morale che ammazza; spesso non l'hanno fatto nemmeno sostenendo che quelli europei sono tutti Paesi che condannano la pena di morte e intendono non utilizzarla.
E allora, dopo avere in qualche caso cercato di portare solidarietà a persone che rischiavano la condanna a morte in Iran, ritorno sull'argomento parlando del messaggio che ha mandato dal carcere di Evin la premio Nobel Narges Mohammadi, che da lungo tempo, nonostante le sue condizioni di salute, nonostante lo sciopero della fame, nonostante la prigionia che continua, manda dei messaggi. Quello che ci ha mandato, insieme a tutta la rete delle associazioni, è un messaggio che credo sia importante con il quale chiede che si criminalizzi l'apartheid di genere. Non è un'affermazione come un'altra, ma significa chiedere all'ONU innanzitutto, ma a tutti i Paesi, di far sì che l'apartheid di genere diventi un crimine internazionale e come tale combattibile e contrastabile, che parte da un punto fondamentale: quando si dice che le donne devono sottostare a certi comportamenti, che, come in Afghanistan, non possono andare a scuola, non possono uscire, non possono cantare, non possono lavorare, quando si determina una condizione che, appunto, dobbiamo definire di apartheid, non c'è democrazia. Il tema non è solo pensare alla democrazia per quei Paesi, ma è avere il coraggio di riconoscere che, se ci sono zone dove l'apartheid di genere è in funzione, questo determina un arretramento per tutte le donne del mondo. Credo che un Paese come il nostro debba invece innanzitutto sentire come sorelle sia le donne iraniane, sia le donne afgane. (Applausi).
PRESIDENTE. La ringrazio, senatrice Camusso, per aver posto all'attenzione di questa Assemblea il tema dell'universalità dei diritti umani e della stretta connessione con qualsiasi azione e attività di politica estera.
SPAGNOLLI (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPAGNOLLI (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, il mondo della cultura, della musica e dello spettacolo piange la scomparsa di Caterina Valente, cantante, attrice, icona internazionale, che ha lasciato un segno indelebile nella storia del panorama musicale mondiale. Era di origine italo francese, nata a Parigi da famiglia italiana, si è spenta il 9 settembre, all'età di 93 anni, a Lugano, in Svizzera. Ha vissuto una carriera artistica lunga, poliedrica e di grande successo. Era nata a Parigi nel 1931 ed era figlia d'arte, proveniva da una famiglia italiana di artisti d'avanspettacolo. Il padre Giuseppe era originario di San Biagio Saracinisco, in provincia di Frosinone, all'ombra delle Mainarde nel Lazio, ed era un noto fisarmonicista. La madre, invece, Maria Siri, era un'attrice e una musicista polistrumentista, nonché ballerina, nata a Roma da famiglia genovese.
Caterina iniziò a esibirsi in teatro già da bambina, insieme ai tre fratelli, e si costruì poi una carriera straordinaria che l'ha portata al successo internazionale a partire dagli anni Cinquanta, come cantante, attrice, chitarrista e ballerina. Seppe conquistare il pubblico mondiale non solo con la sua voce inconfondibile, ma anche con la sua versatilità artistica, spaziando dalla musica al cinema e alla televisione. Caterina ha costituito nel Novecento l'esempio paradigmatico di un'artista cosmopolita, anche a seguito delle sue scelte di vita.
Era, come detto, nata a Parigi, ma si sposò in prime nozze con un tedesco e in seconde con un britannico, vinse premi internazionali, ebbe un pubblico affezionato in ogni continente; incise oltre 1.500 brani musicali in tredici lingue diverse, di cui almeno sei parlate correntemente e vendette più di 15 milioni di dischi.
Il suo debutto su piccolo schermo italiano è avvenuto nel 1959 grazie a Mario Riva e alla trasmissione «Il Musichiere». Tra i suoi brani più celeri ricordiamo «Till», «Personalità», «Ciao» e «Bongo cha-cha-cha», che recentemente ha vissuto un remix per cui tutti la ricordiamo. (Applausi).
La grandissima Mina in un'intervista disse di lei: Caterina Valente, che io chiamo maestra, è una musicista pazzesca e, come voce e come padronanza, rimane la più forte. Credo quindi che sia una buona cosa ricordarla in quest'Aula come una grande artista che ha onorato l'Italia. (Applausi).
PRESIDENTE. La ringrazio senatore Spagnolli, ovviamente l'Assemblea si unisce al suo ricordo, di cui ci ha consegnato anche una vivida testimonianza.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 18 settembre 2024
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 18 settembre, alle ore 11, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 18,36).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Modifiche alla legge 21 luglio 2016, n. 145, recante disposizioni concernenti la partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali (1020)
ARTICOLO 1 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 1.
Approvato
(Modifiche alla legge 21 luglio 2016, n. 145)
1. Alla legge 21 luglio 2016, n. 145, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 2:
1) al comma 2, secondo periodo, dopo le parole: « unità di personale coinvolte, » sono inserite le seguenti: « anche in modalità interoperabile con altre missioni nella medesima area geografica, »;
2) dopo il comma 2 è inserito il seguente:
« 2.1. Con le deliberazioni di cui al comma 1, il Governo può altresì individuare forze ad alta e altissima prontezza operativa, da impiegare all'estero al verificarsi di crisi o situazioni di emergenza, indicando il numero massimo delle unità di personale e il limite massimo del fabbisogno finanziario, nell'ambito delle disponibilità complessive dei fondi di cui all'articolo 4 della presente legge e all'articolo 620-bis del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66. L'effettivo impiego delle forze di cui al primo periodo è deliberato dal Consiglio dei ministri, previa comunicazione al Presidente della Repubblica. La deliberazione è trasmessa dal Governo alle Camere, le quali, entro cinque giorni, con appositi atti di indirizzo, secondo i rispettivi regolamenti, ne autorizzano l'impiego o ne negano l'autorizzazione. Entro novanta giorni dall'approvazione degli atti di indirizzo, il Governo riferisce alle Camere sul permanere delle situazioni di crisi o di emergenza che hanno determinato l'effettivo impiego delle forze di cui al primo periodo »;
3) il comma 3 è sostituito dal seguente:
« 3. Le modifiche occorrenti per recepire le indicazioni contenute negli atti di indirizzo delle Camere di cui ai commi 2 e 2.1 sono adottate con deliberazione del Consiglio dei ministri, nel rispetto del comma 2-bis »;
4) il comma 4 è sostituito dal seguente:
« 4. Per il finanziamento delle missioni di cui al comma 2, le amministrazioni competenti sono autorizzate a sostenere spese trimestrali determinate in proporzione alle risorse iscritte sul fondo di cui all'articolo 4. A tale scopo, su richiesta delle amministrazioni competenti, sono autorizzate anticipazioni di tesoreria trimestrali, da estinguere entro trenta giorni dall'assegnazione delle risorse con i decreti di cui all'articolo 4, comma 6 »;
5) al comma 4-bis:
5.1) le parole: « all'emanazione dei decreti di cui al comma 3 » sono sostituite dalle seguenti: « all'adozione dei decreti di cui all'articolo 4, comma 6 »;
5.2) dopo le parole: « tenuto conto delle spese quantificate nelle relazioni tecniche », sono aggiunte le seguenti: « e delle anticipazioni già concesse ai sensi dell'articolo 4, comma 3-bis »;
6) il comma 5 è abrogato;
b) all'articolo 3:
1) al comma 1:
1.1) al primo periodo, le parole: « 31 dicembre » sono sostituite dalle seguenti: « 31 gennaio » e le parole: « per l'anno successivo » sono sostituite dalle seguenti: « per l'anno in corso »;
1.2) al secondo periodo, le parole: « nell'anno in corso » sono sostituite dalle seguenti: « nell'anno precedente »;
1.3) dopo il quinto periodo sono aggiunti i seguenti: « La relazione analitica riferisce altresì in ordine all'andamento, alla durata, al personale impiegato e ai risultati raggiunti dalle forze ad alta e altissima prontezza operativa effettivamente impiegate ai sensi dell'articolo 2, comma 2.1. Le modifiche occorrenti per recepire le indicazioni delle Camere sono adottate con deliberazione del Consiglio dei ministri »;
2) al comma 1-bis, le parole: « missioni in corso per l'anno successivo » sono sostituite dalle seguenti: « missioni per l'anno in corso »;
c) all'articolo 4:
1) al comma 1, la parola: « annualmente » è soppressa e la parola: « stabilità » è sostituita dalla seguente: « bilancio »;
2) il comma 3 è abrogato;
3) dopo il comma 3 è inserito il seguente:
« 3-bis. Al fine di assicurare la tempestività dei pagamenti anteriormente alle deliberazioni di cui all'articolo 2, comma 1, con uno o più decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, su richiesta del Ministero competente, possono essere disposte anticipazioni per la temporanea prosecuzione delle missioni in corso, nel rispetto delle seguenti condizioni:
a) l'importo complessivo non supera il 25 per cento della dotazione del fondo di cui al comma 1;
b) la percentuale dell'importo di cui alla lettera a) attribuibile a ciascuna amministrazione non supera la quota assegnata nell'anno precedente alla medesima amministrazione nel riparto del fondo di cui al comma 6;
c) si applicano i parametri di quantificazione previsti per l'anno precedente dalle relazioni tecniche di cui all'articolo 2, comma 2-bis, e all'articolo 3, comma 1-bis »;
4) il comma 4 è sostituito dal seguente:
« 4. Per la prosecuzione delle missioni in atto, le amministrazioni competenti sono autorizzate a sostenere spese trimestrali determinate in proporzione alle risorse da assegnare a ciascuna missione in conformità alla relazione di cui all'articolo 3. A tale scopo, su richiesta delle amministrazioni competenti, sono autorizzate anticipazioni di tesoreria trimestrali, da estinguere entro trenta giorni dall'assegnazione delle risorse di cui al comma 6 »;
5) al comma 4-bis, le parole da: « comma 3 » fino a: « tali deliberazioni » sono sostituite dalle seguenti: « comma 6, per assicurare la prosecuzione delle missioni in atto, entro dieci giorni dalla presentazione alle Camere della relazione di cui all'articolo 3, comma 1 » e le parole da: « spese quantificate » fino a: « comma 1 del presente articolo » sono sostituite dalle seguenti: « somme iscritte sul fondo di cui al comma 1, tenuto conto delle spese quantificate nelle relazioni tecniche e delle anticipazioni già concesse ai sensi del comma 3-bis »;
6) il comma 6 è sostituito dal seguente:
« 6. Con propri decreti il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato a ripartire il fondo di cui al comma 1 del presente articolo per le finalità di cui agli articoli 2 e 3, conformemente alle deliberazioni di cui al medesimo articolo 2 »;
d) all'articolo 5:
1) al comma 1, dopo le parole: « dei Paesi interessati » sono inserite le seguenti: « ovvero nell'area di operazione non soggetta alla sovranità di alcuno Stato, individuata con le deliberazioni di cui all'articolo 2, comma 1, e con la relazione di cui all'articolo 3, comma 1, »;
2) al comma 3, le parole: « i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di cui agli articoli 2, comma 3, e 4, comma 3 » sono sostituite dalle seguenti: « le deliberazioni di cui all'articolo 2, comma 1, e con la relazione di cui all'articolo 3, comma 1 » e dopo le parole: « dello stesso continente » sono aggiunte le seguenti: « o di continente prospiciente all'area di operazione non soggetta alla sovranità di alcuno Stato »;
e) agli articoli 18, comma 1, e 22, comma 1, le parole: « i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di cui agli articoli 2, comma 3, e 4, comma 3 » sono sostituite dalle seguenti: « le deliberazioni di cui all'articolo 2, comma 1, e con la relazione di cui all'articolo 3, comma 1 »;
f) all'articolo 21:
1) al comma 2, dopo le parole: « biologica e chimica » sono aggiunte le seguenti: « , vettovagliamento, materiale sanitario, materiali di casermaggio, combustibili e carbolubrificanti, nonché di servizio dei trasporti di personale e materiali »;
2) il comma 3 è abrogato;
g) all'articolo 22, il comma 2 è abrogato.
2. All'attuazione di quanto previsto dal comma 1, lettera d), si provvede nell'ambito delle risorse del fondo di cui all'articolo 4, comma 1, della legge 21 luglio 2016, n. 145.
EMENDAMENTI
1.100 (già 1.2)
Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia
Respinto
Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:
1) sopprimere la lettera a);
2) alla lettera b), numero 1), sopprimere il capoverso «1.3)»;
3) alla lettera c), sopprimere i numeri 5) e 6);
4) sopprimere le lettere e) ed f).
1.3
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 1, lettera a) numero 2) capoverso «2.1», apportare le seguenti modificazioni:
a) al primo periodo, sostituire le parole: «di crisi o situazioni di emergenza» con le seguenti: «di grave crisi internazionale nella quale l'Italia sia coinvolta direttamente o in ragione della sua appartenenza ad una organizzazione internazionale»;
b) aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Entro 90 giorni dall'approvazione degli atti di indirizzo, il Governo riferisce alle Camere sul permanere delle situazioni di grave crisi internazionale che hanno determinato l'effettivo impiego delle forze di cui al primo periodo.».
1.4
Precluso
Al comma 1, lettera a) numero 2) capoverso «2.1», primo periodo, sostituire le parole: «di crisi o situazioni di emergenza» con le seguenti: «di grave crisi internazionale nella quale l'Italia sia coinvolta direttamente o in ragione della sua appartenenza ad una organizzazione internazionale».
1.5
Respinto
Al comma 1, lettera a) numero 2) capoverso «2.1», primo periodo, sopprimere le parole: «o situazioni di emergenza».
1.6
Respinto
Al comma 1, lettera a) numero 2) capoverso «2.1», aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Nei casi in cui se ne ravvisi la necessità, può essere convocato il Consiglio supremo di difesa, ai sensi dell'articolo 8, comma 2, del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, per l'individuazione delle forze di cui al presente comma.».
1.10
Marton, Ettore Antonio Licheri
Respinto
Al comma 1, lettera a), numero 4), capoverso «4», alle parole: «Per il finanziamento», premettere le seguenti: «Fino all'emanazione dei decreti di cui all'articolo 4, comma 6,».
1.101 (già 1.13)
Marton, Ettore Antonio Licheri
Respinto
Al comma 1, lettera c), numero 4), capoverso «4», alle parole: «Per la prosecuzione», premettere le seguenti: «Fino all'emanazione dei decreti di cui al comma 6,».
1.102 (già 1.14)
Marton, Ettore Antonio Licheri
Respinto
Al comma 1, lettera c), sostituire il numero 6), con il seguente: «6) il comma 6 è sostituito dal seguente:
"6. Con propri decreti il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro sessanta giorni dalla data di approvazione degli atti di indirizzo di cui al comma 1 dell'articolo 3, è autorizzato a ripartire il fondo di cui al comma 1 per le finalità di cui agli articoli 2 e 3, conformemente alle deliberazioni di cui al medesimo articolo 2. Gli schemi dei decreti di cui al precedente periodo, corredati di relazione tecnica esplicativa, sono trasmessi alle Camere ai fini dell'espressione del parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che è reso entro venti giorni dall'assegnazione. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. I pareri definitivi delle Commissioni competenti per materia e per i profili finanziari sono espressi entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono essere comunque adottati."».
ARTICOLO 2 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 2.
Approvato
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il primo giorno dell'anno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Allegato B
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1020 e sui relativi emendamenti
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo con la seguente osservazione:
con riferimento a quanto previsto dagli articoli 2, comma 2, e 3, comma 1, della legge 21 luglio 2016, n. 145, in considerazione delle modifiche apportate dal disegno di legge in esame all'articolo 1, comma 1, lettere a), numero 3), e c), numero 6), si richiama l'importanza di salvaguardare la verifica dei profili finanziari da parte delle Commissioni parlamentari competenti, valutando l'attivazione degli opportuni strumenti procedurali, nell'ambito delle prerogative del Parlamento.
In relazione agli emendamenti, trasmessi dall'Assemblea, esprime parere non ostativo.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:
Disegno di legge n. 1020:
sull'emendamento 1.6, la senatrice Pellegrino avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Barachini, Bongiorno, Borghese, Borgonzoni, Butti, Castelli, Cattaneo, De Poli, Durigon, Fazzolari, Franceschelli, Galliani, Garavaglia, La Pietra, Licheri Sabrina, Meloni, Mirabelli, Monti, Morelli, Occhiuto, Ostellari, Pera, Rauti, Rubbia, Segre, Sensi, Sisler, Sisto e Turco.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Ternullo, Zaffini e Zambito, per attività della 10ª Commissione permanente; Scurria e Zampa, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Borghesi, Losacco, Malpezzi, Marcheschi, Orsomarso e Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica Araba d'Egitto sul trasporto internazionale di merci per mezzo di veicoli trainati (rimorchi e
semirimorchi) con l'uso di servizi di traghettamento marittimo, fatto a il Cairo il 22 gennaio 2024 (1228)
(presentato in data 13/09/2024);
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di partenariato economico interinale tra il Ghana, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra, fatto a Bruxelles il 28 luglio 2016 (1229)
(presentato in data 13/09/2024);
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale
Ratifica ed esecuzione dei seguenti atti internazionali:
a) Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo in merito all'approntamento congiunto e/o al cofinanziamento di progetti nei Paesi destinatari della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, fatto a Monaco il 17 febbraio 2024;
b) Accordo di garanzia (Progetto di ripristino emergenziale di centrali
idroelettriche) tra il Governo dell'Ucraina, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e il Governo della Repubblica italiana, con Allegati, fatto a Monaco il 17 febbraio 2024;
c) Accordo di supporto al progetto e cessione tra la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e il Governo della Repubblica italiana, con riferimento al progetto di ripristino emergenziale delle centrali idroelettriche, con Allegati, fatto a Monaco il 17 febbraio 2024;
d) Dichiarazione di adesione tra la Società per azioni "Ukrhydroenergo", il Governo della Repubblica italiana e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo concernente il progetto di ripristino emergenziale delle centrali idroelettriche, fatto a Monaco il 17 febbraio 2024 (1230)
(presentato in data 16/09/2024);
senatori Marcheschi Paolo, Gelmetti Matteo, Sigismondi Etelwardo, Della Porta Costanzo, Petrucci Simona, Spinelli Domenica, Tubetti Francesca, Rosa Gianni, Berrino Gianni, Maffoni Gianpietro, Silvestroni Marco, Bucalo Carmela, Farolfi Marta, Nocco Vita Maria, De Priamo Andrea, Pellegrino Cinzia, Iannone Antonio, Petrenga Giovanna
Delega al Governo finalizzata alla prescrizione e alla somministrazione di programmi di esercizio fisico strutturato nel Servizio Sanitario Nazionale (1231)
(presentato in data 16/09/2024);
senatori Boccia Francesco, Bazoli Alfredo, Mirabelli Franco, Lorenzin Beatrice, Nicita Antonio, Zambito Ylenia, Irto Nicola, Basso Lorenzo, D'Elia Cecilia, Zampa Sandra, Alfieri Alessandro, Camusso Susanna Lina Giulia, Casini Pier Ferdinando, Crisanti Andrea, Delrio Graziano, Fina Michele, Franceschelli Silvio, Franceschini Dario, Furlan Annamaria, Giacobbe Francesco, Giorgis Andrea, La Marca Francesca, Losacco Alberto, Malpezzi Simona Flavia, Manca Daniele, Martella Andrea, Meloni Marco, Misiani Antonio, Parrini Dario, Rando Vincenza, Rojc Tatjana, Rossomando Anna, Sensi Filippo, Tajani Cristina, Valente Valeria, Verducci Francesco, Verini Walter
Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni recanti nuove norme in materia di cittadinanza (1232)
(presentato in data 12/09/2024).
Disegni di legge, assegnazione
In sede redigente
1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione
Sen. Damiani Dario
Istituzione dell'onorificenza della medaglia al merito dei donatori di sangue (1204)
previ pareri delle Commissioni 2ª Commissione permanente Giustizia, 3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 12/09/2024);
10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
Sen. Borghese Mario Alejandro
Modifica della legge 23 dicembre 1978, n. 833, volta a garantire l'assistenza sanitaria ai pensionati iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) (1187)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 12/09/2024).
Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 12 settembre 2024, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 1 e 6 della legge 21 febbraio 2024, n. 15 - lo schema di decreto legislativo recante adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento delegato (UE) 2016/161, che integra la direttiva 2001/83/CE stabilendo norme dettagliate sulle caratteristiche di sicurezza che figurano sull'imballaggio dei medicinali per uso umano (n. 198).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 10ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 40 giorni dall'assegnazione. Le Commissioni permanenti 4ª e 5ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 10ª Commissione permanente in tempo utile rispetto al predetto termine.
Governo, trasmissione di atti e documenti
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 12 settembre 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2-bis del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, le relazioni sullo stato di avanzamento del processo di ricostruzione post-sismica nella regione Abruzzo, riferite rispettivamente agli anni 2021 (Doc. XXXI, n. 1) e 2022 (Doc. XXXI, n. 2).
I predetti documenti sono deferiti, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente.
Il Ministro della difesa, con lettera in data 12 settembre 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 536, comma 1, del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, il Documento programmatico pluriennale per la Difesa per il triennio 2024-2026.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a e alla 5a Commissione permanente (Doc. CCXII, n. 2).
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 12 settembre 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 24-bis, comma 5, del decreto-legge 23 dicembre 2016, n. 237, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 2017, n. 15, la relazione sullo stato di attuazione della strategia nazionale per l'educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale, riferita al secondo semestre 2023 e al primo semestre 2024.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente (Doc. CIII, n. 2).
Il Ministro della salute, con lettera in data 17 settembre 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, comma 3, della legge 16 marzo 1987, n. 115, la relazione sullo stato delle conoscenze e delle nuove acquisizioni scientifiche in tema di diabete mellito, riferita all'anno 2023.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente (Doc. LXIII, n. 2).
Il Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, con lettera in data 11 settembre 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 1° dicembre 2015, n. 194, la relazione sull'attività svolta dal Comitato permanente per la biodiversità di interesse agricolo e alimentare, riferita all'anno 2023.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 9a Commissione permanente (Doc. LXXVI, n. 2).
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 12 settembre 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19, comma 9, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni, la comunicazione concernente il conferimento dell'incarico di Ragioniere generale dello Stato alla dottoressa Daria Perrotta, per la durata di tre anni a decorrere dall'8 agosto 2024.
Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
Con lettere in data 11 e 12 settembre 2024, il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di Castione della Presolana (Bergamo), Fonte Nuova (Roma), Maida (Catanzaro), Chiusano di San Domenico (Avellino), Sant'Angelo a Cupolo (Benevento), Tolve (Potenza), San Nicolò Comelico (Belluno).
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
- Proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) 2024/257, che fissa, per il 2024, il 2025 e il 2026, le possibilità di pesca per alcuni stock ittici, applicabili nelle acque dell'Unione e, per i pescherecci dell'Unione, in determinate acque non dell'Unione, e del regolamento (UE) 2023/194, che fissa, per il 2023 e il 2024, tali possibilità di pesca (COM(2024) 392 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;
- Proposta di regolamento del Consiglio che stabilisce, per il 2025, le possibilità di pesca applicabili nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero per alcuni stock e gruppi di stock ittici (COM(2024) 408 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente
Governo e Commissione europea, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea
Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, nel periodo dal 1° al 15 settembre 2024, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 - atti e documenti dell'Unione europea.
Nel medesimo periodo, la Commissione europea ha inviato atti e documenti da essa adottati.
L'elenco dei predetti atti e documenti, disponibili presso l'Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea, è trasmesso alle Commissioni permanenti.
Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti. Deferimento
Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, in data 11 settembre 2024, ha inviato una segnalazione, ai sensi dell'articolo 21 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, relativa all'abrogazione dell'articolo 8, comma 2-quater, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, disposta dall'articolo 10, comma 2, del decreto-legge 9 agosto 2024, n. 113.
La predetta segnalazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a, alla 6a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 558).
Consiglio di Stato, trasmissione di atti. Deferimento
Il Presidente del Consiglio di Stato, con lettera in data 12 settembre 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 53-bis della legge 27 aprile 1982, n. 186, il conto finanziario della Giustizia amministrativa per l'anno 2023, approvato dal Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa nella seduta del 19 giugno 2024.
Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 559).
Interrogazioni, integrazione dei Ministri competenti
L'interrogazione 4-00561, del senatore Lombardo, rivolta al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, si intende rivolta anche al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste come primo destinatario.
Mozioni
PAITA, SBROLLINI, BORGHI Enrico, RENZI, FREGOLENT, MUSOLINO, SCALFAROTTO, BIANCOFIORE, CAMUSSO, FURLAN, GELMINI, ROJC, VERSACE, MALPEZZI, D'ELIA, RANDO, ZAMBITO, MIELI, LA MARCA, RONZULLI - Il Senato,
premesso che:
la prevenzione oncologica rappresenta una priorità essenziale sia nella strategia europea per la lotta al cancro, in cui si stima che quasi il 40 per cento dei casi di cancro può essere prevenuto attraverso azioni efficaci, sia a livello nazionale, come indicato nel piano oncologico nazionale e più volte ribadito dal Governo;
durante l'evento tecnico che si è tenuto a Genova, l'11 e il 12 luglio 2024, in vista del prossimo G7 salute, si è posta in rilevanza l'assoluta importanza della prevenzione, sottolineando come in Italia tali pratiche assistenziali assorbano solo il 5 per cento delle risorse del fondo sanitario, evidenziando, in conclusione, come sia necessario aumentare tale percentuale per il potenziamento delle attività degli screening, a partire da quelli oncologici. Le medesime conclusioni sono state ribadite anche pochi giorni fa nel corso dell'evento "Nuovo sistema di garanzia: risultati 2022 e sviluppi futuri";
i dati del report "I numeri del cancro in Italia 2023" confermano che il tumore della mammella è la neoplasia più frequente nelle donne, nelle quali circa un tumore maligno ogni tre è un tumore mammario e 834.200 donne convivono oggi con questa patologia, di cui circa 55.900 casi diagnosticati nel 2023. Negli ultimi decenni si è registrato un costante aumento di diagnosi che ha consentito una significativa riduzione della mortalità;
giova ricordare che il tumore alla mammella affligge sempre di più le fasce più giovani, colpendo le donne proprio nel periodo più produttivo da un punto di vista privato e professionale. Secondo uno studio americano (pubblicato sulla rivista scientifica "Jama network open") il tasso di incidenza tra i più giovani sembra cresciuto del 3 per cento ogni anno nell'ultimo ventennio. Una giovane donna inoltre ha maggiore probabilità di ricevere una diagnosi di tumore al seno aggressivo e in fase avanzata;
attualmente il servizio sanitario nazionale offre tre programmi di screening organizzato per la prevenzione dei tumori del seno, del collo dell'utero e del colon-retto, previsti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001 (Definizione dei livelli essenziali di assistenza), nonché dal successivo aggiornamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 (Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502);
lo screening per la diagnosi precoce del tumore mammario si esegue attraverso la mammografia, un esame radiologico della mammella, che consente di identificare precocemente i tumori del seno, in quanto è in grado di individuare i noduli, anche di piccole dimensioni, non ancora percepibili al tatto;
le linee guida europee indicano come sia ottimale procedere anche per le fasce di età 45-49 anni e 70-74 anni per aumentare la diagnosi e prevenire ulteriori costi a carico del sistema sanitario nazionale. Del pari, anche la legge 23 dicembre 2000, n. 388, all'articolo 85, comma 4, aveva ammesso che lo screening gratuito a livello nazionale per la diagnosi precoce del tumore mammario fosse prevedibile per le donne di età compresa tra i 45 e i 69 anni, da eseguire con una mammografia ogni 2 anni, così come il piano nazionale della prevenzione 2020-2025;
nonostante ciò, il programma di screening mammario nazionale si rivolge, ogni due anni secondo le linee guida per la prevenzione oncologica del Ministero della salute, solo alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni;
diverse Regioni hanno deciso già da tempo di estendere la fascia di età a cui è consentito lo screening gratuito in linea con le indicazioni europee, tra cui: Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana, Basilicata e Valle d'Aosta;
queste esperienze, seppur virtuose, si basano sull'iniziativa di singole Regioni e rischiano di generare diseguaglianze inaccettabili fondate sulla provenienza territoriale delle cittadine e mettendo in discussione la possibilità di accedere egualmente a screening significativi per il loro potenziale percorso di cura. Si tratta di una "volatilità" regionale che dovrebbe essere sanata estendendo il programma di screening nazionale equamente alla fascia di età 45-74 anni per tutte le Regioni, offrendo l'opportunità di una diagnosi precoce e dunque di maggior successo della cura al maggior numero di donne;
l'estensione dello screening promossa da alcune Regioni è stata possibile inoltre grazie a risorse regionali: tale aspetto limita in particolare Regioni più in difficoltà, come quelle già sottoposte a piano di rientro o a commissariamento, a replicare l'estensione, rischiando così di consolidare inaccettabili diseguaglianze sanitarie con particolare riguardo all'accesso alla prevenzione. Per questa ragione l'estensione a livello nazionale e la garanzia di risorse adeguate per tutte le Regioni è cruciale per garantire livelli omogenei in linea con i principi fondanti dell'universalismo e l'equità del sistema sanitario nazionale;
vi sono ulteriori aspetti limitanti nella gestione e accesso agli screening che meritano interventi strutturali, paralleli e funzionali all'estensione delle fasce di età. Il primo è l'adesione che ad oggi risulta inferiore al 50 per cento, come evidenziato nel report dell'Osservatorio nazionale screening dal titolo "Lo screening mammografico" e confermato dalla relazione 2022 "Monitoraggio dei LEA attraverso il nuovo sistema di garanzia", con un'ampia variabilità regionale. La mancata adesione spesso è imputata a sistemi di invio delle comunicazioni obsoleti, con l'invio di una lettera cartacea presso l'abitazione spesso non controllata regolarmente dalle cittadine, che andrebbero aggiornati rispetto alle evoluzioni digitali e tecnologiche oggi a disposizione;
nei giorni scorsi, in sede parlamentare, è stata approvata la legge di conversione del decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73 (decreto liste d'attesa), la quale all'interno dell'articolato non predispone alcun tipo di nuova risorsa finanziaria che possa fornire strumenti e soluzioni rispetto l'impellente problema delle liste d'attesa del SSN, nelle quali ricadono anche le visite di prevenzione oncologica;
l'articolo 6 del decreto-legge n. 73 del 2024, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 107 del 2024, tuttavia, prevede che il Ministero della salute dovrà elaborare entro 60 giorni un piano d'azione per il rafforzamento della capacità di erogazione dei servizi sanitari e l'incremento dell'utilizzo dei servizi sanitari e sociosanitari sul territorio, tra i quali anche i punti per gli screening oncologici;
il piano andrà a valere sulle risorse del programma nazionale equità della salute 2021-2027, programma plurifondo che interviene nelle 7 Regioni meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) del Paese per rafforzare i servizi sanitari e rendere più equo l'accesso e tra le aree di intervento prevede proprio "maggiore copertura degli screening oncologici";
il piano dovrà prevedere anche iniziative volte al rafforzamento dei punti per gli screening oncologici, quali lo sviluppo di metodologie e strumenti per l'integrazione e l'aggiornamento continuo delle liste anagrafiche degli inviti ai test di screening per individuare e includere anche la popolazione in condizione di vulnerabilità socio-economica e la sperimentazione di modelli organizzativi per il miglioramento dell'organizzazione dei servizi stessi;
da ultimo, anche la carenza di personale che da anni affligge il sistema sanitario nazionale, come ravvisato anche durante il dibattito parlamentare in sede di conversione del suddetto decreto-legge, determina un minore livello di efficienza nello sviluppo dello screening organizzato e dei successivi passaggi per comunicarne l'esito che coinvolge diverse figure mediche, criticità che potrebbero diminuire grazie all'utilizzo di nuovi strumenti tecnologici di lettura delle diagnosi. Da un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica "The Lancet" basato su dati raccolti su oltre 80.000 donne svedesi, risulta che l'avanzamento tecnologico nell'ambito dell'intelligenza artificiale può apportare un fondamentale contributo nel migliorare l'affidabilità nella lettura delle mammografie, in particolare nella valutazione della necessità di eventuali ulteriori controlli, con impatti potenziali in termini di efficientamento delle liste di attesa. È indubbio che l'intelligenza artificiale stia acquisendo sempre più un ruolo strategico anche in ambito sanitario, ragion per cui anche le strutture del SSN potrebbero beneficiare di un utile supporto, laddove prevedessero l'utilizzo di tali tecnologie con impatti sull'accesso agli screening ma anche sulle liste di attesa,
impegna il Governo:
1) ad adottare tutte le azioni di competenza per assicurare l'estensione del programma nazionale di prevenzione secondaria per il tumore al seno, come la mammografia, alla fascia di popolazione compresa tra 45 e 74 anni, così come previsto dal piano nazionale della prevenzione 2020-2025;
2) a implementare campagne informative mirate al miglioramento dell'adesione ai programmi di screening mammario già esistenti per ridurre le differenze regionali migliorando l'aderenza alle terapie adiuvanti per ridurre i rischi di recidiva o metastasi e il tasso di mortalità per questa tipologia di tumore;
3) ad adottare entro il termine previsto dall'articolo 6 del decreto-legge n. 73 del 2024 il piano d'azione contenente tra le aree di intervento il rafforzamento dei punti per gli screening oncologici a valere sul programma nazionale equità della salute 2021-2027, includendo specifici interventi volti a rafforzare e promuovere l'adesione ai programmi di screening per il tumore alla mammella;
4) a valutare la possibilità di implementare sul territorio nazionale modalità sperimentali di supporto alla lettura delle mammografie tramite strumenti di intelligenza artificiale, promuovendo il ruolo della tecnologia informatica nell'ambito degli screening del tumore al seno.
(1-00102)
Interrogazioni
IRTO, MISIANI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. -
Premesso che:
in un articolo pubblicato dalla testata giornalistica "Milano Finanza", a pagina 7, del numero 179 del 12 settembre 2024, reperibile anche nel web, si riporta una notizia, di recente diffusa dal network "Bloomberg", secondo cui la società statunitense di investimento "BlackRock" sarebbe in trattative con SACE, gruppo assicurativo e finanziario controllato dal Ministero dell'economia e delle finanze e preposto a fornire sostegno alle imprese nazionali;
"BlackRock" avrebbe avviato l'intensa interlocuzione, stando alle citate fonti giornalistiche, per gestire sino a tre miliardi di euro di asset presenti in Italia;
secondo "Milano Finanza", la finalizzazione delle riferite trattative posizionerebbe "BlackRock" al vertice dell'industria italiana, posto che, ivi si aggiunge, lo stesso gruppo statunitense è il più grande investitore istituzionale estero per partecipazioni azionarie nelle società quotate alla Borsa di Milano, tra cui Intesa San Paolo, Unicredit, Mediobanca, Stellantis, Ferrari, Banco Bpm, Prysmian e Moncler, per un complessivo ammontare di 17 miliardi di euro alla data dello scorso 2 agosto;
nel citato articolo apparso su "Milano Finanza", si precisa che al momento l'interlocuzione tra "BlackRock" e "Sace" non sarebbe sfociata nella formalizzazione di proposte di accordo, ma ivi si riporta dell'incontro (in occasione del recente vertice del G7 italiano in tema di infrastrutture, tenutosi a Borgo Egnazia) fra Larry Fink e Alessandra Ricci, amministratori delegati dei due predetti gruppi, anche con la presenza di rispettivi dirigenti;
in un articolo dello scorso 12 giugno, apparso nell'edizione on line di Roma del "Corriere della Sera", si dà notizia del previsto confronto, al citato G7, tra il cosiddetto "Piano Mattei" italiano e il Piano per le infrastrutture globali statunitense, con l'annunciata partecipazione, oltre a Fink e Ricci, di altri importanti attori dell'economia;
nell'articolo citato, pubblicato da "Milano Finanza", si aggiunge che SACE ha specificato che nessun accordo è stato preso né abbozzato e che la stessa società, con garanzie in essere per 56 miliardi di euro attestate in bilancio nel dicembre 2023, è solita dialogare con più partner per la gestione finanziaria della propria liquidità, al fine di proteggere e valorizzare gli asset del gruppo;
"BlackRock" figura, peraltro, tra gli azionisti della società ENEL;
dei termini, delle finalità e delle conseguenze di un eventuale negoziato o accordo tra "BlackRock" e "SACE" dovrebbe essere informato il Parlamento, stante l'interesse pubblico e nazionale corrispondente e, nondimeno, a motivo della necessità di tutelare le imprese, l'occupazione e il mercato italiani,
si chiede di sapere:
di quali informazioni disponga il Ministro in indirizzo riguardo ai fatti esposti in premessa e se intenda tempestivamente informare il Parlamento in merito alle possibili ricadute di tale vicenda sull'interesse pubblico e nazionale, sulla tutela delle nostre imprese, sull'occupazione e sul funzionamento del mercato interno;
quali comunicazioni abbia dato SACE al Ministro nel merito delle suddette trattative e se lo stesso abbia richiesto chiarimenti a seguito della riassunta notizia diffusa da "Bloomberg" e ripresa da "Milano Finanza";
quali iniziative, anche di carattere normativo, intenda adottare per scongiurare eventuali distorsioni della libera concorrenza e situazioni potenzialmente contrarie all'interesse nazionale innanzi a casi di annunciati o avviati cambiamenti della gestione di asset italiani strategici oppure di significativo rilievo finanziario ed economico.
(3-01345)
LOMBARDO - Ai Ministri dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:
il Callinectes sapidus, comunemente chiamato granchio blu, è un crostaceo autoctono delle coste atlantiche americane;
a causa del cambiamento climatico le coste del mar Adriatico sono diventate un habitat ideale per il granchio;
nella costa ferrarese, più precisamente nei comuni di Goro e Comacchio, è presente un distretto di itticoltura di mitili e, soprattutto, di Ruditapes philippinarum (vongole veraci);
considerato che:
nella sacca di Goro le concessioni per l'allevamento della vongola verace hanno un'estensione di circa 13.000.000 metri quadrati;
la pesca della vongola verace a Goro impiega circa 1.300 addetti, su una popolazione comunale di 3.500 persone attive;
con una produzione di 50.000 tonnellate all'anno Goro produce il 95 per cento delle vongole veraci prodotte in Europa;
il granchio blu è un predatore della vongola verace e la diminuzione della quantità delle stesse vongole è già attestata dai pescatori dell'area,
si chiede di sapere quali azioni intenda intraprendere il Ministro in indirizzo, in sinergia con la Regione Emilia-Romagna, per evitare il ridimensionamento di un indotto produttivo strategico in un territorio a forte trazione ittico-agricola.
(3-01346)
(già 4-00561)
CALENDA - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
nei giorni scorsi Robin Brooks, senior fellow del think tank "Brookings institution", ha diffuso dal proprio account sulla piattaforma social "X" i dati relativi all'aumento del 2.200 per cento delle esportazioni italiane verso il Kirghizistan tra l'inizio dell'invasione su vasta scala dell'Ucraina da parte della Russia e il maggio 2024 (fonte: Fondo monetario internazionale);
lo stesso ricercatore ha inoltre rilevato come i dati, provenienti dalla stessa fonte, relativi alle importazioni dall'Italia del Kirghizistan risultino decisamente inferiori e da questo conclude che per le esportazioni italiane "il Kirghizistan è solo ciò che viene scritto sulla fattura. Queste cose vanno a Mosca";
il Kirghizistan non risulta essere un caso isolato: Brooks ha documentato, in base alla stessa fonte, che dopo il 2022 le esportazioni dall'Italia sono cresciute in maniera significativa e anomala anche verso il Kazakistan, la Georgia e l'Armenia;
queste anomalie non si registrano solo per le esportazioni italiane, ma anche per quelle di altri grandi Paesi come Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Giappone e da Paesi limitrofi al conflitto come Polonia e Lituania;
l'applicazione delle sanzioni contro la Russia deliberate dall'Unione europea costituisce non solo uno strumento di isolamento economico, ma anche di deterioramento della capacità bellica del Paese aggressore e quindi costituisce, per tutti gli Stati membri, un fattore di sicurezza per la difesa nazionale e non solo per quella dell'Ucraina;
l'inviato speciale dell'Unione europea per l'implementazione delle sanzioni, David O'Sullivan, che svolge questo ruolo dal dicembre 2022, ha recentemente affermato in un'intervista a "Politico" che "le sanzioni non riguardano solo l'Ucraina, ci sono ottime ragioni per cui dobbiamo farlo nel nostro stesso interesse. Se Putin avrà la meglio in Ucraina, le conseguenze saranno enormi", denunciando come l'aggiramento delle sanzioni "sta contribuendo alla morte di civili ucraini innocenti";
l'individuazione delle imprese di Paesi terzi che si prestano a triangolazioni per eludere le sanzioni alla Russia è parte essenziale dell'implementazione del sistema sanzionatorio, che implica un'evidente responsabilizzazione delle imprese nazionali, tenute a non commercializzare beni critici con contraenti sospetti;
se è doveroso richiedere la cooperazione di Paesi terzi per l'implementazione del sistema sanzionatorio, lo è a maggior ragione esigerla dalle imprese nazionali,
si chiede di sapere:
rispetto a quali altri Paesi non membri dell'Unione europea, a parte quelli indicati, si siano verificati dal 24 febbraio 2022 ad oggi gli aumenti più significativi delle esportazioni italiane;
per quali Paesi, oltre a Cina, Iran e Corea del Nord, esistano evidenze di un'attività sistematica di triangolazione di beni critici importati dall'Italia a beneficio della Russia;
quali misure di monitoraggio, controllo e blocco delle riesportazioni siano stati adottate finora;
quali il Governo intenda adottare in futuro, per porre rimedio a una situazione di grave inadempienza degli obblighi connessi alle sanzioni imposte dalla UE alla Russia.
(3-01347)
CALENDA - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:
come accade, purtroppo regolarmente, da otto anni, la Laguna di Orbetello anche quest'anno ha dovuto affrontare fenomeni straordinariamente negativi, che a causa delle elevate temperature hanno comportato una significativa moria di pesci e la formazione di estese macchie anossiche;
è evidente che il modello di gestione degli interventi e di governance della laguna non hanno consentito finora la realizzazione di interventi di prevenzione e manutenzione efficaci e un governo adeguato dell'emergenza;
sono evidenti le inefficienze del passato: l'accordo tra Ministero, Regione e Comuni di Orbetello e Monte Argentario, riguardante la bonifica della cosiddetta Laguna di Ponente dai depositi di materiale chimico nella parte antistante la ex fabbrica Sitoco e dal mercurio nella cosiddetta Laguna di Levante, non ha trovato attuazione. Poiché i lavori non sono stati avviati entro il 31 dicembre 2022 sono andati persi (cioè rientrati nella disponibilità del Governo) 28 dei 30 milioni stanziati a valere sul Fondo di sviluppo e coesione del Ministero dell'Ambiente (FSC 2014-2020);
sono altrettanto evidenti le difficoltà del presente: l'accordo di programma tra Regione e Comune per la gestione delle attività ordinarie per il mantenimento dello stato lagunare, anche per la scarsità delle risorse stanziate (solo un milione da parte della Regione), non ha prevenuto né i danni alla fauna acquatica, né all'ecosistema della laguna, che si sono ripresentati quest'anno con evidente gravità;
è attualmente all'esame della VIII Commissione permanente (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera dei deputati una proposta di legge per l'istituzione del Consorzio per la salvaguardia, la gestione e la valorizzazione delle risorse ambientali della laguna di Orbetello;
è evidente che l'iter di eventuale approvazione del provvedimento e i tempi di implementazione del nuovo sistema di governo della laguna non sono coerenti con le urgenze e le emergenze che si presentano quotidianamente e che ormai impongono, almeno in una fase di transizione (sempre che il Consorzio venga mai istituito) il ricorso a una gestione commissariale, la quale, con la dotazione di risorse adeguate, ponga mano agli interventi strutturali indicati dagli studi scientifici realizzati in questi anni e alle opere urgenti di bonifica;
peraltro, la previsione pubblicamente avanzata dal Ministero dell'ambiente di un finanziamento del Consorzio non superiore a un milione di euro l'anno renderebbe di per sé lo strumento inidoneo alle necessità,
si chiede di sapere se, nelle more del ridisegno istituzionale del sistema di governo della laguna di Orbetello, il Ministro in indirizzo non condivida l'esigenza di istituire quanto prima una gestione commissariale e di nominare un commissario, dotandolo di risorse adeguate e commisurate all'entità degli interventi necessari.
(3-01348)
TURCO - Al Ministro della cultura. - Premesso che:
la città di Taranto ospita la sede centrale della Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo, istituita ai sensi degli artt. 33 e 37 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 dicembre 2019, n. 169;
nel territorio di Taranto, il Soprintendente nazionale per il patrimonio culturale subacqueo svolge altresì le funzioni spettanti al Soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio. Questa opportunità (che rappresenta un'eccezione rispetto al panorama nazionale) venne offerta alla città di Taranto a compensazione dello "scippo" che il capoluogo jonico aveva subito qualche anno prima (esattamente nell'anno 2016) quando, in seguito alla riforma dell'epoca, la sede della Soprintendenza archeologia per i beni culturali e paesaggistici, venne trasferita da Taranto a Lecce;
si apprende da fonti di stampa che il piano di riorganizzazione del Ministero dei beni culturali prevedrebbe: il probabile trasferimento della sede centrale della Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo da Taranto a Napoli; il trasferimento della competenza della Soprintendenza belle arti dalla Soprintendenza nazionale del patrimonio culturale subacqueo alla Soprintendenza di Lecce;
se quanto riferito dalla stampa rispondesse a verità, ci si troverebbe di fronte ad un'ennesima offesa alla città di Taranto che da anni, grazie soprattutto alle misure e agli investimenti del Governo Conte II, sta cercando di diversificare la propria economia emancipandola dalla "monocoltura industriale" e valorizzando, tra gli altri, gli asset della cultura e del turismo;
considerato che:
la città di Taranto ha pagato e paga un enorme prezzo, in termini di qualità della vita, di numero elevato di vite perse (e, tra queste, molte giovani) a causa dell'inquinamento generato dalla presenza della grande industria sul territorio, oltre che di evidente svuotamento della città con tanti giovani che vanno a studiare e vivere altrove;
Taranto sta provando a costruire il suo futuro e questo futuro non può prescindere dalla storia, dalla memoria del passato, dalla valorizzazione dei beni archeologici presenti sul territorio,
si chiede di sapere:
se quanto riportato dalla stampa corrisponda al vero;
se il Ministro in indirizzo intenda rivedere il piano di riorganizzazione conservando la sede centrale della Soprintendenza subacquea a Taranto e confermando i poteri relativi alla funzione di Soprintendente di archeologia, belle arti e paesaggio.
(3-01349)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
DE PRIAMO - Ai Ministri per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR e dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:
con l'art. 13, rubricato "Gestione dei rifiuti a Roma e altre misure per il Giubileo della Chiesa cattolica per il 2025" del decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50 (cosiddetto "decreto energia") recante "Misure urgenti in materia di politiche energetiche nazionali, produttività delle imprese e attrazione degli investimenti, nonché in materia di politiche sociali e di crisi ucraina", sono state attribuite al commissario straordinario del Governo per il Giubileo 2025, individuato nella persona del Sindaco di Roma Capitale, in relazione al territorio della stessa, le competenze che il testo unico ambientale assegna alle Regioni;
con l'ordinanza n. 3 del 4 agosto 2022, il commissario straordinario ha approvato il Piano di gestione dei rifiuti di Roma Capitale e ha dichiarato la conclusione della procedura di Valutazione ambientale strategica (VAS) relativa ad esso; in tale contesto, il Piano ha individuato, tra l'altro, la realizzazione di un impianto di trattamento termico dei rifiuti indifferenziati residui con efficiente recupero energetico (con capacità totale di 600.000 t/a). La successiva ordinanza n. 8 del 1° dicembre 2022 ha disposto che l'impianto venga realizzato nell'area individuata in località Santa Palomba, acquisita da AMA, mediante l'indizione di una manifestazione di interesse per la presentazione di project financing per la progettazione, autorizzazione all'esercizio, costruzione e gestione, a cura e spese del proponente;
Roma Capitale ha quindi indetto una procedura di partenariato pubblico privato in finanza di progetto e stabilito il valore della concessione pari ad euro 7.432.700.000, per una durata di trentatré anni e cinque mesi complessivi; in particolare, l'impianto termico produrrà circa 584.000 MWh/anno, e emetterà circa da 350.000 a 470.000 tn. di CO2/anno. Alla richiamata procedura è risultato unico concorrente in gara il raggruppamento temporaneo di impresa (RTI) con capofila ACEA, e di cui fanno parte Hitachi Zose Inova, Vianini Lavori e Suez;
con specifico riferimento al tema delle emissioni in atmosfera occorre rilevare dalla documentazione di gara che l'impianto produrrà circa 400.000 tn. di CO2/anno; in particolare, per le CCS (Carbon Capture and Storage) era stata annunciata la realizzazione di un impianto, sperimentale, allo scopo di eliminare in modo sensibile le emissioni di CO2 in atmosfera. A fronte della quantità complessiva di CO2/anno che verrà prodotta il bando ne prevede quindi la cattura di una parte;
la direttiva 2003/87/CE, che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità e che modifica la direttiva 96/61/CE del Consiglio, modificata da ultimo dalla direttiva 2018/410 UE, recepita con il decreto legislativo 9 giugno 2020, n. 47, prevede che:
dal 1° gennaio 2005 gli impianti grandi emettitori dell'Unione europea non possano funzionare senza un'autorizzazione alle emissioni di gas serra. Ogni impianto autorizzato deve compensare annualmente le proprie emissioni con quote (European Union Allowances - EUA, equivalenti a 1 tonnellata di CO2 eq) che possono essere comprate e vendute dai singoli operatori interessati;
gli impianti possono acquistare le quote nell'ambito di aste pubbliche europee o riceverne a titolo gratuito. In alternativa, possono approvvigionarsene sul mercato;
dal 2013 gli impianti di produzione di energia elettrica e gli impianti che svolgono attività di cattura, trasporto e stoccaggio del carbonio (CCS) devono approvvigionarsi all'asta di quote per l'intero del proprio fabbisogno (assegnazione a titolo oneroso). Al contrario, gli impianti afferenti ai settori manifatturieri hanno diritto all'assegnazione a titolo gratuito, sulla base del loro livello di attività e di standard di riferimento (benchmark) elaborati dalla Commissione europea e validi a livello europeo;
in particolare il suddetto meccanismo stabilisce, di fatto, una quota massima di emissione di CO2 per alcuni settori specifici e prescrive che coloro che rientrano nelle categorie di soggetti sottoposti all'obbligo di ETS ha due possibilità: a) se emette meno del previsto: ha quote in eccedenza che può vendere; b) se emette più del previsto deve rimettersi in pari acquistando le quote mancanti; detta quota, allocata a titolo gratuito ad ogni azienda appartenente a quei settori, viene aggiornata periodicamente a livello europeo per tener conto dei progressi tecnologici e le imprese che non riescono a coprire le emissioni prodotte con le quote gratuite, devono acquistare le quote all'asta o da altre imprese, mentre le imprese che hanno quote di emissioni in eccesso rispetto alle emissioni prodotte, possono venderle;
in tale contesto sono intervenuti in ambito unionale ulteriori aggiornamenti normativi ed in particolare:
la revisione della direttiva (UE) 2023/959 del Parlamento europeo e del Consiglio del 10 maggio 2023 sul sistema di scambio di quote di emissione dell'UE (EU ETS) e ha rafforzato l'impegno a ridurre il tetto massimo complessivo delle emissioni con l'obiettivo di diminuire le emissioni del 62 per cento entro il 2030 rispetto al 2005 (il precedente obiettivo di riduzione delle emissioni che era del 43 per cento);
l'approvazione da parte della Commissione europea del regolamento di esecuzione 2023/2122/UE del 12 ottobre 2023 (recante modifica del regolamento di esecuzione UE 2018/2066 per quanto riguarda l'aggiornamento del monitoraggio e della comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra ai sensi della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio) incide sulle modalità con cui gli Stati membri comunicano le emissioni degli impianti soggetti alla disciplina ETS, inclusi, dal 1° gennaio 2024, gli inceneritori rifiuti;
gli inceneritori di rifiuti sono inclusi nell'ambito di applicazione del sistema ETS UE esclusivamente a fini di monitoraggio, comunicazione, verifica e accreditamento delle emissioni (in vista del pieno inserimento degli inceneritori nel sistema ETS) da cui conseguono le modifiche al regolamento 2018/2066/UE per consentire agli Stati membri di ottemperare all'obbligo di comunicare annualmente le emissioni sottoposte a verifica di ciascun impianto di incenerimento di rifiuti urbani (allegato I direttiva 2003/87/CE) entro il 30 aprile di ogni anno. Analogamente, i gestori degli impianti entro il 31 marzo di ogni anno sono tenuti a presentare all'Autorità competente una comunicazione delle emissioni. Si tratta in particolare degli impianti che svolgono attività di combustione e hanno una potenza termica nominale totale superiore a 20 MW ed entro il 2026 la Commissione europea valuterà l'inserimento appieno nel sistema ETS UE degli impianti di incenerimento rifiuti;
il complesso quadro normativo europeo e nazionale e stabilisce una rigorosa serie di adempimenti per conseguire gli obiettivi individuati. Questi rispondono ad una politica volta a favorire la transizione ecologica mediante il passaggio da una economia basata sull'impiego dei combustibili fossili a quella fondata sull'energia rinnovabile pulita con costi sempre più contenuti e al contempo una strategia verso rifiuti zero volta alla promozione dell'economia circolare mediante il recupero, il riuso e il riciclo oggetti e materiali;
la scelta di realizzare a Roma un nuovo impianto di incenerimento con le caratteristiche indicate e fondato, tra l'altro, su un modello ormai risalente nel tempo, si pone quindi in termini di evidente inidoneità a rispondere alle nuove sfide climatiche ed al conseguimento degli obiettivi in materia stabiliti dal legislatore europeo che, quindi, rischiano di essere gravemente compromessi con effetti rilevanti anche sul piano delle eventuali procedure di infrazione che notoriamente l'Unione europea intraprende a fronte degli inadempimenti da parte degli Stati membri,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo ritengano opportuno:
verificare la compatibilità dell'impianto di incenerimento previsto alla luce delle sue specifiche caratteristiche e delle criticità rilevate con il complesso quadro normativo adottato in ambito europeo e recepito dal legislatore nazionale, volto alla progressiva riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera ed al conseguimento degli obiettivi stabiliti, nonché con riferimento alla compatibilità dell'impianto medesimo con i principi e le misure recate dal meccanismo EU-ETS;
assumere iniziative, e quali, al fine di assicurare il rispetto dei principi in tema di economia circolare e di transizione energetica, al fine di contrastare la crisi climatica;
con riferimento agli effetti relativi all'inserimento degli impianti di incenerimento dei rifiuti entro il 2026 nel sistema ETS, quali valutazioni siano state svolte o si intendano svolgere relativamente ai costi aggiuntivi di gestione collegati alle emissioni di CO2.
(3-01344)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
DI GIROLAMO, FINA, LOREFICE, IRTO, BEVILACQUA, BASSO, NAVE, SIRONI, CATALDI, NATURALE - Ai Ministri dell'ambiente e della sicurezza energetica, dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e per gli affari regionali e le autonomie. - Premesso che:
il cervo italico (Cervus elaphus italicus) è una sottospecie del cervo europeo che riveste un ruolo di grande importanza ecologica e culturale in Italia. La sua presenza nel territorio italiano ha radici profonde, risalenti a migliaia di anni fa. Considerato un simbolo della fauna italiana, il cervo italico ha attraversato una storia complessa, segnata da periodi di abbondanza e di forte declino, fino a giungere alla situazione attuale, in cui si trova al centro di dibattiti e sfide legate alla sua gestione e conservazione;
quella del cervo italico è a pieno titolo considerata una specie chiave per la conservazione degli ecosistemi forestali italiani. Negli anni '50 e '60 del XX secolo, le popolazioni residue della specie furono oggetto di interesse scientifico e conservazionistico. Grazie a studi approfonditi e a programmi di protezione e reintroduzione, alcune popolazioni sono state ristabilite in aree protette, come il parco nazionale del Gran Sasso e monti della Laga e il parco nazionale della Majella. Questi sforzi hanno permesso di riportare la popolazione del cervo italico a livelli sostenibili, anche se la specie rimane vulnerabile e necessita di una gestione attenta per evitare nuove minacce;
con la delibera della Giunta della Regione Abruzzo n. 509 dell'8 agosto 2024 è stato approvato l'abbattimento di 469 cervi, tra cui cuccioli, comprensiva di un "prezziario minimo", un tanto a esemplare, a seconda dell'età e del genere, e tariffe "maggiorate" per i cacciatori non residenti in Abruzzo;
diciannove associazioni ambientaliste e animaliste hanno inviato una nota di protesta al Consiglio regionale abruzzese, al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e all'ISPRA, in cui criticano la delibera regionale dell'8 agosto, basata su uno studio condotto dalla società D.R.E.Am., evidenziando numerose incongruenze e lacune nel documento: "lo studio utilizzato per giustificare l'abbattimento dei cervi presenta dati incompleti e poco attendibili. I conteggi e i monitoraggi sono stati affidati agli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC), gli stessi soggetti coinvolti nella caccia di selezione, una scelta che le associazioni ritengono inopportuna. I monitoraggi andrebbero affidati a enti terzi con una solida preparazione scientifica. Inoltre, la relazione tecnica evidenzia una scarsa affidabilità nella raccolta dei dati relativi ai danni alle colture causati dai cervi. Manca una raccolta omogenea e completa dei dati e non c'è un chiaro legame di causa-effetto tra la presenza dei cervi e i danni all'agricoltura. Anche l'efficacia degli abbattimenti per ridurre i danni resta incerta";
le incongruenze segnalate riguardano anche l'analisi degli incidenti stradali, attribuiti spesso genericamente alla categoria "ungulati" senza distinguere tra le varie specie. Secondo una precedente versione della relazione, molti incidenti dipendono più dalla tipologia di strada e dalla velocità dei veicoli che dalla densità degli animali. Infine, le associazioni rilevano un evidente errore nel documento della Regione, che include un riferimento al "comune di Pistoia", errore che dimostra una scarsa attenzione alla specificità regionale;
considerato che di certo non mancano soluzioni alternative all'abbattimento dei cervi stabilito dalla Giunta, alternative che ad avviso degli interroganti non solo eviterebbero l'abbattimento, ma promuoverebbero anche un modello di gestione faunistica più rispettoso della biodiversità e delle dinamiche sociali ed economiche locali. Si pensi ad esempio alla ridistribuzione dei cervi in aree meno popolate o in parchi nazionali o regionali; alla sterilizzazione selettiva e a possibili incentivi economici per l'agricoltura, in compensazione agli agricoltori per i danni subiti e promozione dell'ecoturismo come risorsa economica alternativa;
ad avviso degli interroganti la delibera n. 509, oltre a rappresentare una risposta superficiale e improvvisata alla problematica da gestire, si pone altresì in contrasto con l'articolo 9 della Costituzione, secondo cui la Repubblica "tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali",
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti segnalati;
se e come intendano attivarsi, per quanto di competenza, al fine di scongiurare l'abbattimento massivo e indiscriminato di una specie animale fondamentale per la biodiversità, l'ecosistema e l'economia abruzzesi;
se non ritengano altresì opportuno attivarsi per favorire l'istituzione di un tavolo interregionale per la gestione e la tutela del cervo italico.
(4-01426)
IANNONE - Al Ministro della cultura. - Premesso che:
come si apprende da fonti di stampa, il "Giffoni film festival", tra i più noti eventi organizzati nel sud Italia, si starebbe caratterizzando per una conduzione di tipo familiare;
in particolare, scorrendo le determine del 2024 sugli incarichi, le collaborazioni e le consulenze che ruotano attorno alla rassegna, ad ottenere i posti messi a gara sarebbero tutti membri della famiglia Gubitosi, la stessa che ha ideato e fondato il festival cinematografico per bambini e ragazzi;
la moglie di Claudio Gubitosi, Alfonsina Novellino, è presidente dell'associazione "Aura", «costola sociale» del Giffoni, che si occupa dal 2004 di sviluppare e sostenere le iniziative del festival, realizzando progetti mirati in diversi settori no-profit e che, solo quest'anno, sempre secondo fonti di stampa, avrebbe percepito circa 40.000 euro, grazie ad un affidamento diretto da parte dell'ente autonomo "Giffoni Experience";
il direttore generale della manifestazione cinematografica, invece, è il figlio del fondatore, Jacopo Gubitosi, responsabile, altresì, della "Giffoni Innovation", un polo creativo di innovazione, nato per guidare e favorire la trasformazione culturale e digitale in Italia e all'estero: nel 2022, l'hub ha ottenuto 350.000 euro tramite affidamento diretto e senza preventiva gara per il progetto artistico «Next Generation 2022»; mentre nel 2021 le risorse assegnategli sono state 363.000 euro;
anche alla nuora di Claudio Gubitosi, Elena Scisci, è stato affidato per il 2024 l'incarico professionale straordinario di «consulente artistico» per la realizzazione della cinquantaquattresima edizione del festival, con affidamento diretto dall'importo di poco più di 13.000 euro;
tra le determine c'è, poi, anche quella dell'ente autonomo Giffoni Experience, l'associazione che organizza il festival per mezzo dei finanziamenti pubblici e che anche quest'anno ha affidato l'incarico di direttore artistico, per 138.000 euro, al suo ideatore, Claudio Gubitosi;
considerato che rileva anche il rapporto tra il direttore artistico e l'ente che lo nomina, come parrebbe dai prestigiosi incarichi che nel 2024 sono stati assegnati, per un totale di 44.000 euro, ai tre figli di Luigi Notarfrancesco, consigliere e membro dell'ente;
considerato, inoltre, che, secondo quanto risulta all'interrogante:
a febbraio, Claudio Gubitosi, a seguito della notizia di un presunto taglio ai fondi per la cultura, aveva manifestato la propria preoccupazione circa il possibile annullamento dell'evento per mancanza di risorse, rivolgendo, per tale motivo, un personale appello al Governo;
come chiarito dal Ministero della cultura, però, non c'è stato alcun taglio ai fondi pubblici, ma una più equa ripartizione delle risorse pubbliche: «Nel 2023 il contributo al Giffoni Film Festival è stato di 950.000 euro su uno stanziamento complessivo di 7.000.000 di euro. Questo stanziamento generale è rimasto invariato nel 2024. Al GFF, quindi, nel 2023 è andato il 13,57 per cento dell'intero ammontare delle risorse destinate a tutti i festival, rassegne e premi cinematografici italiani. Accogliendo anche la proposta di molti altri promotori si è pensato di mettere nel bando annuale un tetto di 400mila euro per giungere a una ripartizione con un maggior numero di beneficiari»,
si chiede di sapere se e quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda assumere per fare chiarezza sui fatti esposti in premessa.
(4-01427)
GASPARRI - Ai Ministri per gli affari regionali e le autonomie e delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
da notizie diffuse nei giorni scorsi, si è appreso dell'appalto e della fornitura di arredi per locali della Regione, assegnati alla ditta Emiliano S.r.l., gestita dai fratelli del Presidente della Regione Puglia Emiliano, Alessandro e Simonetta, per il valore di 41.000 euro;
si è appreso, inoltre, di un secondo appalto di 36.000 euro, la cui aggiudicazione sarebbe stata annullata a seguito di quanto emerso;
desta, inoltre, più di qualche sospetto il fatto di procedere con due appalti, il primo di 41.000 euro e il secondo, se avesse avuto seguito, di 36.000 euro;
il Presidente di Regione avrebbe affermato di non essere a conoscenza della questione, tanto da ritenersi parte lesa nella vicenda che, a suo dire, avrebbe potuto essere evitata;
quanto si è appreso e la reazione del Presidente Emiliano hanno suscitato più di qualche imbarazzo, oltre a evidenziare profili di inopportunità,
si chiede di sapere quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo riguardo a quanto esposto in premessa e se si ravvisino profili di irregolarità rispetto alla normativa in tema di appalti.
(4-01428)
SBROLLINI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
una giovane signora di Pozzetto di Cittadella (Padova), Helen Comin, di 50 anni, mamma di quattro figli, è morta il 10 settembre 2024 dopo un intervento di sostituzione delle protesi mammarie, avvenuto in una nota clinica privata di Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso;
organi di stampa riportano come, dopo un'ora dall'intervento, la 50enne abbia accusato un improvviso arresto cardiocircolatorio: trasportata in codice rosso all'ospedale San Giacomo di Castelfranco, è deceduta cinque giorni dopo l'intervento;
la Procura di Treviso, secondo quanto riportato da fonti giornalistiche, ha aperto un'inchiesta per capire se vi siano correlazioni tra l'intervento chirurgico e la crisi cardiaca successiva: attualmente sono iscritti al registro degli indagati il chirurgo e l'anestesista, un atto dovuto dopo la denuncia dei familiari;
nei giorni scorsi, inoltre, la magistratura ha disposto l'autopsia, che si è tenuta nel pomeriggio di venerdì 13 settembre, per stabilire l'esatta causa della morte e soprattutto se vi sia un nesso causale tra l'intervento estetico a cui la donna si era sottoposta e il decesso,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda fare luce sul caso esposto al fine di accertare se la causa del decesso di Helen Comin sia dovuta ad azioni mediche riconducibili a malasanità o se si tratti di evento accidentale non prevedibile;
se intenda compiere accertamenti specifici al fine di verificare che Helen Comin, sia nella clinica privata che successivamente nel nosocomio pubblico, abbia ricevuto le precauzioni e le cure mediche stabilite secondo le procedure standard.
(4-01429)
PATUANELLI - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:
con decreto del Presidente della Repubblica 4 febbraio 2022, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri è stato nominato commissario straordinario per il giubileo della chiesa cattolica del 2025;
con il decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50 (denominato decreto aiuti), Gualtieri è diventato anche commissario ai rifiuti per la capitale, con poteri speciali per accelerare la realizzazione di impianti per la chiusura del ciclo rifiuti, a partire dall'inceneritore da 600.000 tonnellate all'anno di indifferenziato di Santa Palomba a Roma;
considerato che:
con determinazione dirigenziale rep. NA/152/2022 del 1° dicembre 2022, è stato pubblicato l'avviso pubblico esplorativo per la ricerca di operatori economici interessati alla presentazione di proposte di project financing per l'affidamento della concessione del polo impiantistico relativo alla: progettazione, autorizzazione all'esercizio, costruzione e gestione di un impianto di termovalorizzazione autorizzato con operazione "R1", e capacità di trattamento pari a 600.000 tonnellate all'anno di rifiuti;
il processo di termovalorizzazione è complessivamente un sistema idro-esigente, cioè necessita di notevoli quantità di acqua di raffreddamento al condensatore;
nell'avviso pubblico è riportata la previsione di fabbisogno in circa 100.000 metri cubi all'anno di acqua, dato molto sottodimensionato, in quanto, analizzando impianti di altri inceneritori già in funzione in Italia e confrontando i dati di funzionamento, la cifra necessaria per l'approvvigionamento dell'impianto risulta molto più alta e dovrebbe essere intorno a 500.000 metri cubi all'anno, facendo riferimento agli schemi di processo dei termovalorizzatori localizzati nelle città di Brescia e Torino;
considerato che:
nel 2022 la disponibilità di risorsa idrica nazionale ha raggiunto il suo minimo storico, quasi il 50 per cento in meno rispetto all'ultimo trentennio 1991-2020. Alla diminuita disponibilità di acqua si è associata negli ultimi anni la frequenza e l'intensità degli eventi estremi, anche recenti, come alluvioni e crisi idriche. Tutto questo rende sempre più incerto e imprevedibile disporre della risorsa idrica;
in base alla delibera di Giunta regionale n. 445/2009 (Provvedimenti per la tutela del lago Albano e di Nemi e degli acquiferi dei colli Albani) in area critica, dove è prevista la localizzazione del termovalorizzatore, sono vietati il rilascio delle autorizzazioni alla ricerca di acque sotterranee e le nuove concessioni per prelievi di acque superficiali o sotterranee;
il dipartimento di Scienze geologiche dell'università di Roma 3, in due studi pubblicati nel 2005 e nel 2010, conclude che il contesto idrogeologico dei colli Albani è in profonda crisi, con un bilancio idrico compromesso da numerosi prelievi in falda e un abbassamento dei livelli dei laghi di Albano e Nemi;
i due studi concludono che per riequilibrare il bilancio idrico nell'ambito 3 dei colli Albani (Lanuvio-Aprilia-Pomezia) è necessaria una riduzione dei prelievi del 31 per cento,
si chiede di sapere:
come verrà progettato il sistema di raffreddamento della linea fumi e quali portate d'aria e acqua siano previste;
se sarà necessario ricorrere alle acque sotterranee, effettuando prelievi d'acqua dalla falda, prevedendo la perforazione di nuovi pozzi di emungimento espressamente vietati dalla delibera di Giunta regionale n. 445/2009;
per quale motivo sia stato previsto, per il termovalorizzatore di Roma, il riutilizzo delle acque pubbliche in uscita dal depuratore di Santa Maria in Fornarola, posto nel comune di Albano Laziale (Roma), che tratta acque prelevate nei bacini dei laghi di Albano e Nemi, le quali potrebbero anche essere riutilizzate nei comuni dai quali provengono per la tutela dei laghi.
(4-01430)
LOPREIATO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
1.600 direttori del Ministero della giustizia appartengono attualmente all'area III dei servizi amministrativi e contabili, nonostante le loro mansioni richiedano una preparazione e un livello di responsabilità superiori rispetto a quello di un normale funzionario;
nella bozza predisposta dal Ministero il 25 luglio 2024 si ipotizza l'accorpamento di queste figure professionali nell'area dei funzionari amministrativi e contabili;
evidenziato che:
ai sensi del contratto collettivo nazionale del lavoro del comparto funzioni centrali, per l'accesso all'area delle elevate professionalità è richiesto il possesso della laurea magistrale, un requisito che tutti i direttori attualmente in servizio soddisfano (mentre per l'accesso all'area dei funzionari è sufficiente la laurea triennale);
la figura del direttore riveste un ruolo indispensabile quale elemento di raccordo tra i vertici degli uffici e il restante personale;
considerato che l'eventuale demansionamento degli attuali direttori, previsto a partire dal 1° ottobre 2024, rischierebbe di creare una grave disfunzione nell'organizzazione e nel coordinamento dei servizi, inclusi quelli relativi alla gestione degli obiettivi e delle risorse del PNRR, che potrebbero così ricadere esclusivamente sotto la responsabilità dei vertici,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, nell'ottica di una naturale evoluzione professionale, intenda valutare l'opportunità di adottare iniziative volte a inquadrare i 1.600 direttori, attualmente in servizio nell'area IV delle "elevate professionalità", nella famiglia professionale dei direttori, in modo da salvaguardare le mansioni da loro espletate finora, ai sensi del decreto ministeriale 9 novembre 2017, nonostante l'inquadramento attuale in una categoria inferiore rispetto alle loro responsabilità effettive.
(4-01431)
FLORIDIA Aurora, SPAGNOLLI, PATTON, BAZOLI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:
in data 6 settembre 2024, si è verificata una frana all'imbocco sud della "galleria dei titani", situata nel tratto trentino della SS45-bis Gardesana occidentale. Questo evento ha nuovamente destato preoccupazione per la sicurezza della viabilità nell'area, soprattutto considerando la documentazione ufficiale (allegato 5 del progetto definito UF3 del 2022 della Ciclovia del Garda - Tabella riassuntiva delle barriere difensive analizzate), che evidenzia la presenza di barriere paramassi rivelatesi inefficaci e non più idonee nell'intercettare i massi caduti sulla strada;
eventi simili si sono già verificati nel recente passato. In data 8 marzo 2024, una frana aveva bloccato la stessa SS45-bis, tra Riva del Garda e Limone all'inizio della galleria Casagrande, e in precedenza, il 16 dicembre 2023, una frana di circa 3.000 metri cubi aveva interessato lo stesso tratto all'altezza di Tremosine. Inoltre, altre frane si sono verificate sulla gardesana orientale tra Torbole e Navene nei mesi di agosto, ottobre e novembre 2023;
nonostante le preoccupazioni espresse nella interrogazione 4-01100, pubblicata il 19 marzo 2024, riguardante la fragilità geologica della zona e l'inadeguatezza delle barriere paramassi, non è ancora pervenuta alcuna risposta. Di conseguenza, nessun intervento strutturale risolutivo risulta essere stato adottato, e le barriere esistenti, risalenti agli anni '60-'70, non sono state sostituite secondo le nuove norme, per far fronte ai rischi di frane, come evidenziato anche nell'allegato 5 della relazione geologica del 2022;
il progetto della ciclovia del Garda prevede la realizzazione di tratti a sbalzo sia sulle falesie instabili, che lungo i tratti di gardesana non in galleria, soggette a frequenti crolli e caduta massi. Nonostante le misure previste per la mitigazione del rischio, tra cui tettoie protettive e barriere paramassi, le criticità geologiche persistono, rendendo il progetto potenzialmente pericoloso sia per i ciclisti che per gli automobilisti;
considerato che:
la SS45-bis e la SS249, arterie strategiche per il turismo e la mobilità nell'area del lago di Garda, sono regolarmente interessate da fenomeni franosi, che mettono a rischio la sicurezza di residenti, turisti e automobilisti. La fragilità geologica dell'area, classificata dal punto di vista geologico a rischio massimo dalla carta del rischio geologico ISPRA, e l'inadeguatezza delle opere di difesa rappresentano una situazione di emergenza che non può più essere ignorata;
il Coordinamento interregionale per la tutela del Garda, insieme ad amministratori locali e associazioni ambientaliste, continua a sollecitare misure concrete e definitive per mitigare i rischi legati alla caduta di massi e alle frane nella zona;
le opere di difesa attualmente in uso, molte delle quali risalenti a decenni fa, sono obsolete e inefficaci nel prevenire le frane,
si chiede di sapere:
se ai Ministri in indirizzo risulti che le barriere paramassi attualmente in uso sulle strade statali SS45-bis e SS249 rispettino gli standard europei (ETAG 027 - "Guideline for european technical approval of falling rock protection kits") e se siano oggetto di verifiche periodiche e manutenzione secondo le norme UNI 11211-01/05 relative alla difesa dalla caduta massi;
se risulti che, a seguito delle segnalazioni contenute nella relazione geologica del 2022, siano stati pianificati o eseguiti interventi di messa a norma e potenziamento delle barriere paramassi, e quali siano le tempistiche per la realizzazione di tali interventi per l'ammodernamento, il rafforzamento per una maggiore mitigazione del rischio geologico in merito alle statali gardesane;
se i Ministri ritengano opportuno destinare risorse economiche per il monitoraggio e la messa in sicurezza delle infrastrutture intorno al lago di Garda, in particolare in considerazione dei recenti eventi franosi;
quali iniziative siano previste per risolvere i disagi e i pericoli che continuano a minacciare i residenti e i turisti nelle zone interessate;
se, alla luce dei nuovi eventi franosi, non sia opportuna una revisione del progetto della ciclovia del Garda, considerando l'elevata instabilità geologica delle falesie su cui l'opera è prevista, e in particolare, se non si ritenga necessario sottoporre tale opera a valutazione di impatto ambientale e a valutazione ambientale strategica, in considerazione degli elevati rischi per la sicurezza delle persone, conseguenti alla sempre più frequentemente testimoniata franosità dei versanti.
(4-01432)
DE CRISTOFARO - Al Ministro della difesa. - Premesso che:
dal 6 all'8 settembre 2024 si è tenuto a Cernobbio (Como), a villa d'Este, il tradizionale workshop dello studio Ambrosetti su: "Lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive";
lo studio Ambrosetti è un'istituzione privata, ovvero uno studio di consulenza aziendale con sede a Milano, rivolto e dedicato a capi di Stato, ministri, premi Nobel ed economisti;
nella mattinata dell'8 settembre si sarebbe dovuto esibire lo stormo delle Frecce tricolori sul lago di Como a favore dell'evento dello studio Ambrosetti, volo che a causa maltempo non si è svolto;
considerato che, nonostante non si sia tenuta l'esibizione delle Frecce tricolori prevista l'8 settembre, nei giorni precedenti queste hanno svolto delle prove, che hanno comportato lo stanziamento e l'uso di risorse pubbliche,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto detto e se conosca l'ammontare delle spese sostenute;
se non voglia altresì verificare quale atto amministrativo e di quale ente abbia autorizzato le prove e l'esibizione delle Frecce tricolori e se non ritenga opportuno approfondire se sia compatibile con la normativa vigente l'uso di risorse pubbliche per un'esibizione della pattuglia acrobatica a favore della manifestazione di un'istituzione privata.
(4-01433)
DE POLI - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
il comparto della moda, pilastro del made in Italy, è attraversato da una profonda crisi, con effetti sull'intera catena di approvvigionamento;
nei primi 6 mesi del 2024 il solo calo delle esportazioni è stato in media del 5,3 per cento, pari a una perdita di valore di 1,8 miliardi di euro. Nelle Marche la perdita di export ammonta a 77 milioni di euro, con una flessione del 5,7 per cento;
le istanze delle associazioni di categoria, pur periodicamente accolte al Tavolo sulla Moda, istituito presso il Ministero per le imprese e il made in Italy, sono aggravate, da ultimo, dalla perdurante assenza di misure relative all'accesso al credito e fiscali, aventi specifica declinazione settoriale;
tenuto conto che:
è necessario, come diffusamente rappresentato e condiviso, introdurre misure certe per la sospensione del pagamento delle rate dei finanziamenti, nonché dei versamenti erariali per le imprese in difficoltà;
è importante farsi carico delle osservazioni e istanze presentate dalla CNA Marche e dalle associazioni di categoria relative al comparto della moda,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto;
se, nell'ambito delle proprie competenze, intenda promuovere iniziative di confronto tra le istituzioni pubbliche e le associazioni del comparto della moda e del settore bancario, allo scopo di valutare l'introduzione di misure di moratoria sui finanziamenti e la sospensione dei versamenti erariali per le imprese interessate.
(4-01434)
Risoluzioni in commissione
GARAVAGLIA - La 6ª Commissione permanente,
premesso che:
sin dalla sua creazione, il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, oggetto di annuo rifinanziamento, è stato fondamentale per garantire la resilienza del credito, soprattutto per le microimprese e per il Mezzogiorno, ed in particolare per i finanziamenti a medio-lungo termine, ovvero per i comparti in cui sono più acuti i fallimenti del mercato;
nella grave congiuntura pandemica, è stato realizzato un intervento straordinario di potenziamento del fondo in funzione anti COVID (si vedano il "decreto cura Italia" e il "decreto liquidità") che ha avuto impatti materiali (210 miliardi di euro di crediti garantiti tra il 2020 e il 2021) e costi inferiori alle attese;
l'articolo 15-bis del decreto-legge 18 ottobre 2023, n. 145, ha attuato una riforma (valida per il solo anno 2024) del fondo di garanzia per le PMI, di cui all'articolo 2, comma 100, lett. a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662;
la riforma, con l'obiettivo di ricondurre le percentuali medie di garanzia e gli schemi di intervento ai livelli prevalenti prima degli interventi emergenziali pandemici, ha previsto, tra l'altro: a) la rivisitazione delle scale di copertura, principalmente secondo la tipologia di operazione (investimento e liquidità) e di classe di rating associata; b) la concessione di garanzie all'80 per cento per le operazioni di importo ridotto (sino a 40.000 euro in garanzia diretta e sino a 80.000 euro in caso di controgaranzia confidi); c) la gratuità delle garanzie per le microimprese;
valutato che:
a metà 2024, si stima che gli stanziamenti allocati in epoca pandemica (circa 20 miliardi di euro) siano ampiamente capienti rispetto alle escussioni corrispondenti (circa 4 miliardi di euro allo stato attuale) e tali da supportare l'operatività del fondo di garanzia per le PMI per ulteriori esercizi;
alcuni elementi legati al quadro economico-finanziario meriterebbero una riflessione approfondita, in particolare come segue;
quanto alla contrazione del credito, a maggio 2024, secondo i dati del bollettino della Banca d'Italia, i prestiti bancari alle imprese sono scesi dell'1,1 per cento, fenomeno che sembrerebbe ancor più marcato per le micro-imprese (9,4 per cento in meno a febbraio 2024), verosimilmente in considerazione del calo dei nuovi crediti garantiti dal fondo (10 per cento in meno nei primi 5 mesi del 2024);
quanto alla dotazione ed articolazione del fondo, non vi è piena trasparenza su alcuni dati, in particolare quelli sui crediti garantiti, sulle escussioni delle garanzie, sull'utilizzo delle riserve del fondo centrale di garanzia (e di SACE), con il rischio di attenuare la chiarezza necessaria nel documentare e garantire le scelte relative al rifinanziamento ed adattamento al contesto attuale del fondo;
quanto ai consorzi fidi, l'ultimo aggiornamento della riforma ha ridotto gli spazi della garanzia diretta ed ampliato il ruolo di questi ultimi, cui sono state assegnate maggiori risorse, dinamica che richiede una valutazione generale sul relativo impatto sugli andamenti creditizi;
quanto al recupero dei crediti escussi al fondo centrale di garanzia di Mediocredito centrale da parte dello Stato, si prevede l'assegnazione dei crediti impagati all'Agenzia delle entrate-riscossione, alterando così la flessibilità garantita dal recupero dei crediti in logica bancaria (negoziazioni extragiudiziali, erogazione di nuova finanza, rateazioni, eccetera);
considerato infine il ruolo di primordine del fondo di garanzia per le PMI nell'erogazione del credito alle microimprese e l'importanza di continuare a monitorare attentamente la sua dotazione, i suoi meccanismi di funzionamento e gli impatti sull'attività creditizia, anche pianificando eventuali correttivi ed interventi dedicati,
impegna il Governo:
1) ad assicurare che la continua operatività del fondo di garanzia per le PMI presti particolare attenzione al rischio di calo del credito nei confronti dei comparti più vulnerabili, eventualmente tramite la definizione di aliquote di garanzie maggiori per le microimprese (imprese con meno di 10 addetti o 2 milioni di euro di fatturato) e le imprese operanti nel Mezzogiorno, la cui contrazione del credito potrebbe comportare effetti negativi sulla resilienza del tessuto economico nazionale;
2) a fornire piena trasparenza dei dati, in quanto relativi ad utilizzo di risorse pubbliche, su erogazioni, garanzie, escussioni, uso della controgaranzia, stanziamenti e utilizzo dei medesimi sia da parte del fondo centrale di garanzia che di SACE;
3) a comparare gli impatti ed i costi per le imprese derivanti, da un lato, dall'uso della garanzia diretta e, dall'altro, dall'utilizzo della controgaranzia, aggiustando di conseguenza i prossimi interventi di riforma del fondo al fine di massimizzare il rapporto tra risorse pubbliche assorbite e finanziamenti erogati;
4) a valutare forme alternative di recupero delle escussioni, anche prendendo in considerazione la realizzazione di una cartolarizzazione dei crediti impagati ed escussi al fondo centrale di garanzia.
(7-00016)
TURCO, CROATTI, FLORIDIA Barbara - La 6ª Commissione permanente,
premesso che:
con l'articolo 1, commi 527 a 527- quinquies, della legge 30 dicembre 2023, n. 213 (legge di bilancio per il 2024), è disciplinato il concorso alla finanza pubblica del comparto delle Regioni a statuto ordinario per gli anni dal 2024 al 2028, mentre con i commi 533-535 è stato introdotto un contributo obbligatorio per gli anni dal 2024 al 2028, pari a 200 milioni di euro annui a carico dei Comuni e a 50 milioni di euro annui a carico di Città metropolitane e Province, ripartito in proporzione agli impegni di spesa corrente al netto della spesa relativa alla missione 12, Diritti sociali, politiche sociali e famiglia, degli schemi di bilancio degli enti locali. Dal predetto contributo sono comunque esclusi gli enti locali in dissesto finanziario o in procedura di riequilibrio finanziario o che abbiano sottoscritto accordi per il ripiano di disavanzo;
il 27 giugno 2024 la Conferenza Stato-Città ed autonomie locali ha espresso la mancata intesa sulla nuova versione dello schema di decreto del Ministro dell'interno, recante riparto del contributo alla finanza pubblica previsto dall'articolo 1, comma 533, della legge 30 dicembre 2023, n. 213;
una prima versione dello schema di decreto era stata infatti duramente contestata dalle associazioni rappresentative degli enti locali, in quanto i criteri di riparto del contributo in esso contenuti apparivano penalizzare fortemente i Comuni interessati in misura maggiore dagli investimenti finanziati con i fondi PNRR. Nonostante, anche a seguito delle proposte di modifica avanzate da ANCI e UPI, la revisione delle modalità di riparto abbia riportato a una maggiore omogeneità tra i contributi dovuti dai comuni coinvolti nell'attuazione del PNRR e dagli altri comuni, l'ANCI ha rappresentato di non condividere la previsione contenuta nel provvedimento in merito alla maggiore esposizione ai tagli per gli enti locali fruitori delle risorse PNRR e pertanto non ha espresso parere favorevole all'intesa;
il decreto è stato quindi adottato prevedendo un contributo alla finanza pubblica da parte di comuni, province e città metropolitane, che, ai sensi dell'articolo 1, comma 533, della legge n. 213 del 2023, esclude dalle componenti parametrate sulla spesa corrente e sui finanziamenti PNRR le spese e i contributi connessi ai diritti sociali, agli interventi per l'infanzia, i minori, i soggetti a rischio di esclusione sociale, gli anziani, le famiglie e il sostegno alle persone con disabilità;
considerato che:
gli enti locali contribuiscono da anni al contenimento complessivo della finanza pubblica. Come evidenziato dall'ANCI, occorre ricordare che il debito degli enti locali è in costante riduzione: dal 3 per cento del 2011 all'1,5 del 2022. L'equilibrio corrente dei Comuni è saldamente in attivo, assorbito in misura complessivamente equivalente dagli obblighi di accantonamento nel Fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE) fin dalla fase delle previsioni annuali. Nell'arco di un decennio (2013-2022) il peso dei Comuni sulla spesa pubblica complessiva è passato dall'8,2 al 6,5 per cento. La spesa complessiva, corrente e d'investimento in rapporto al PIL segue un andamento analogo, riducendosi tra il 2010 e il 2022 di ben mezzo punto (dal 4,1 al 3,6 per cento, in percentuale meno 12 per cento);
fino al 2027 parte del contributo degli enti locali alla finanza pubblica potrà essere parzialmente compensato dalle risorse contenute nel fondo di cui all'articolo 1, comma 508, della predetta legge n. 213 del 2023, contenente le risorse da destinare agli enti locali in deficit con riferimento agli effetti dell'emergenza da COVID-19. Appare però evidente che tale compensazione non sarà sufficiente a scongiurare i rischi in merito all'erogazione dei servizi essenziali;
rilevato che:
qualsiasi ulteriore taglio ai trasferimenti, alla spesa e, più in generale, alle risorse locali disponibili può mettere a rischio l'erogazione di servizi essenziali;
a ciò si aggiunga l'incertezza sull'impatto, ancora non quantificabile, del processo di attuazione della legge 26 giugno 2024, n. 86, sull'autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario e sulle ricadute che questa avrà, inevitabilmente anche per i profili finanziari, sugli enti locali che concretamente dovranno erogare quei servizi essenziali per tutti i cittadini, non solo nel Mezzogiorno, ma anche nel nord del Paese;
in un tale contesto non appare risolutiva l'esclusione di talune voci di spesa o di investimento nel calcolo del riparto dei contributi richiesti agli enti locali, tenuto conto della complessità della formazione degli equilibri di bilancio e la forte differenziazione che li caratterizza,
impegna il Governo:
1) a definire strumenti metodologici utili a conseguire efficaci forme di coinvolgimento delle regioni e degli enti locali nella partecipazione al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica;
2) ad individuare con urgenza le risorse necessarie ad assicurare una progressiva riduzione dei contributi richiesti agli enti locali per il contenimento della spesa pubblica, anche alla luce della revisione della governance economica europea orientata ad una programmazione su un orizzonte pluriennale, garantendo così l'erogazione dei servizi essenziali, la coesione sociale del Paese e l'unità dei diritti fondamentali esigibili.
(7-00017)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:
7ª Commissione permanente(Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-01349 del senatore Turco, sulla sede a Taranto della Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo.
Risoluzioni da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 50 del Regolamento, le seguenti risoluzioni saranno svolte presso la Commissione permanente:
6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):
7-00016 del senatore Garavaglia, sul funzionamento del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese;
7-00017 del senatore Turco ed altri, sul contributo di Regioni ed enti locali alla finanza pubblica.