Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 202 del 26/06/2024

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------

202a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 26 GIUGNO 2024

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Presidenza del vice presidente CASTELLONE,

indi del presidente LA RUSSA

e del vice presidente RONZULLI

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CASTELLONE

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,02).

Si dia lettura del processo verbale.

MURELLI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

PRESIDENTE. Comunico che in data 25 giugno 2024 è stato trasmesso dalla Camera dei deputati il seguente disegno di legge:

«Conversione in legge con modificazioni del decreto-legge 9 maggio 2024, n. 61, recante disposizioni urgenti in materia di associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, personale militare e civile del Ministero della difesa e operatività delle Forze armate (1173)».

Sospendo la seduta per qualche minuto.

(La seduta, sospesa alle ore 10,06, è ripresa alle ore 10,20).

Presidenza del presidente LA RUSSA

Consegna del testo delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno 2024 (10,20)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Consegna del testo delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno 2024».

Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Meloni.

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, in questo intervento, che sarà uno dei più pregnanti della legislatura, le consegno il testo delle dichiarazioni che ho appena reso alla Camera dei deputati. Tornerò nel primo pomeriggio per il dibattito e le repliche. (Applausi).

PRESIDENTE. Ringrazio lei, signor Presidente del Consiglio, e prendo atto della consegna del testo delle comunicazioni che lei ha reso alla Camera dei deputati.

Colleghi, secondo quanto stabilito dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri avrà luogo nella seduta odierna, a partire dalle ore 15.

Seguito della discussione del disegno di legge:

(1133) Conversione in legge del decreto-legge 7 maggio 2024, n. 60, recante ulteriori disposizioni urgenti in materia di politiche di coesione (Relazione orale)(ore 10,22)

Discussione e approvazione della questione di fiducia

Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 maggio 2024, n. 60, recante ulteriori disposizioni urgenti in materia di politiche di coesione

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1133.

Ricordo che nella seduta di ieri i relatori hanno svolto la relazione orale, hanno avuto luogo la discussione generale e la replica del rappresentante del Governo e il Ministro per i rapporti con il Parlamento ha posto la questione di fiducia sull'approvazione dell'articolo unico del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge n. 60, nel testo proposto dalla 5a Commissione permanente, con le modifiche richieste nel parere espresso, in sede consultiva, dalla Commissione stessa.

Passiamo dunque alla votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 1133, di conversione del decreto-legge 7 maggio 2024, n. 60, nel testo proposto dalla Commissione, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

SALVITTI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SALVITTI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, ci troviamo oggi in Aula per approvare un provvedimento che si pone un traguardo più che ambizioso, ossia realizzare la riforma della politica di coesione inserita nell'ambito della revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

Presidenza del vice presidente CASTELLONE (ore 10,22)

(Segue SALVITTI). L'obiettivo che abbiamo di fronte e che non vogliamo assolutamente mancare è quello di accelerare e rafforzare l'attuazione degli interventi che porteranno alla riduzione dei divari territoriali e che saranno finanziati dalla politica di coesione 2021-2027.

In questo percorso non possiamo non fare un passo indietro. La revisione del PNRR, tanto contestata e strumentalizzata dalle opposizioni, era nata dalla necessità di aggiornare e adeguare il Piano al mutato contesto internazionale. Il Governo, guidato da Giorgia Meloni, ha reso questa occasione un'opportunità per mettere a sistema tutti i programmi di investimenti finanziati con fondi europei. Il Governo ha lavorato tenendo ben presente l'unità strategica e avendo una visione comune, a differenza di prima.

La riforma della politica di coesione è una delle sette nuove riforme inserite nella revisione del PNRR - rispetto al quale è bene ricordare che stiamo raggiungendo risultati straordinari, tant'è che siamo la prima Nazione che chiederà il pagamento della sesta rata - e rappresenta dunque l'ultimo tassello, l'ultimo pezzo di un mosaico ben più ampio. È parte integrante di un più ampio disegno strategico partito con la modifica della governance del PNRR e della politica di coesione, cui sono seguiti un decreto specifico rivolto alle politiche di coesione e per il Sud e un altro che perfeziona la revisione del PNRR.

Nel dettaglio, il decreto legislativo riguarda quei programmi di investimento finanziati da 42 miliardi di euro di risorse europee e 32 miliardi di risorse nazionali per il suo ciclo di programmazione 2021-2027. Parliamo di ben 74 miliardi di euro di investimenti destinati a ridurre i divari territoriali. Se è vero - come dimostrano tutti i maggiori indicatori economici - che il Sud della nostra Nazione cresce più di quanto fatto negli ultimi anni e in percentuale più del Nord, tanto da raggiungere un più 1,3 per cento nell'ultimo periodo, come certificato, con questa riforma vogliamo assicurare il coordinamento tra gli interventi di coesione attuati a livello regionale e quelli attuati a livello nazionale. Epossiamo farlo solo promuovendo la complementarietà e la sinergia tra gli interventi della politica di coesione e gli interventi previsti dagli accordi per la coesione e dal PNRR. Finalmente tutti i principali strumenti di sviluppo e coesione vengono collegati all'interno del medesimo orizzonte strategico, per evitare sovrapposizioni inutili, grazie alla visione del Presidente del Consiglio e all'ottimo lavoro svolto dal Ministro.

La riforma prevede l'individuazione di interventi prioritari in una serie di settori strategici condivisi con la Commissione europea. L'approccio di lavoro non è­ - come avvenuto finora - quello dei finanziamenti a pioggia, trasformato molto spesso in mancette elettorali, bensì è un approccio orientato al risultato, con un Governo che ha una visione generale degli interventi da realizzare: rafforzare il livello di efficacia e di impatto degli interventi, che è anche la ratio del provvedimento che sfido chiunque a contestare in questo ambito. Parliamo di settori strategici, di risorse idriche, di infrastrutture per il rischio idrogeologico e la protezione dell'ambiente, dopo anni di politiche ambientaliste illogiche che non hanno guardato alla tutela del nostro territorio, favorendo anzi lo spopolamento e l'abbandono di intere aree della nostra Nazione. Parliamo di rifiuti, di trasporti, di mobilità. Quello dei rifiuti è un settore che veramente grida vendetta, perché non riuscire a programmare sui propri territori un ciclo naturale dei rifiuti è una cosa pazzesca, se pensiamo che siamo nel 2024. Parliamo di energia, dopo aver pagato a carissimo prezzo la scelta di un approvvigionamento univoco che ci ha fatto scoprire totalmente dipendenti da chi poteva decidere da un giorno all'altro di girare un interruttore e farci stare senza alcun tipo di energia. Nel dramma del problema dell'approvvigionamento energetico, si nasconde però un'occasione unica, perché le crisi spesso portano con sé nuove opportunità: intanto, l'occasione di rimettersi in discussione e di non dare tante cose per scontate; l'Europa ha un problema di approvvigionamento energetico e il Mezzogiorno d'Italia ha un potenziale enorme come produttore di energia pulita. Significa per noi diversificare la produzione di energia non solo per noi stessi, ma per l'Europa intera. Con i giusti investimenti sulle grandi infrastrutture strategiche e sulla produzione di energia pulita, possiamo costruire un futuro e un pezzo di strategia per questa Nazione che guarda al domani, e in questo accordo di sviluppo e coesione c'è un pezzo di questa storia, di questa strategia.

Ancora, parliamo di sostegno allo sviluppo e all'attrattività delle imprese, l'unica strada percorribile per creare ricchezza, non certo assistenzialismo di Stato, che crea solo ed esclusivamente nuovo debito che non possiamo più sostenere, che qualsiasi Stato non può sostenere. Ogni riferimento al reddito di cittadinanza e al superbonus non è assolutamente casuale: basta leggere il report dell'Ufficio parlamentare di bilancio, perché dobbiamo ricordare che la ricchezza non la crea lo Stato, il lavoro non si crea per decreto, come la povertà non si abolisce per decreto. (Applausi). Il punto è che la ricchezza in Italia, come sempre, la fanno le aziende con i loro lavoratori e quello che devono fare le istituzioni è mettere quelle aziende e quei lavoratori nelle condizioni migliori di lavorare. Abbiamo perciò destinato risorse alle imprese, all'efficientamento energetico e alle infrastrutture strategiche fondamentali sul piano dell'energia e non solo. Abbiamo destinato altri fondi alla sanità pubblica e, dunque, le polemiche degli agit-prop di professione, di cui pure abbiamo dovuto leggere in questi giorni, sinceramente sono un po' fuori contesto e fuori dal tempo. Realizzare il coordinamento tra le amministrazioni centrali e regionali titolari è fondamentale. Le amministrazioni locali - come già dimostrato dal Governo che sosteniamo con convinzione e determinazione­ - non saranno mai lasciate sole in questa sfida, anzi. Non mancherà, infatti, il rafforzamento della capacità amministrativa, prevedendo inoltre un meccanismo incentivante per il conseguimento degli obiettivi. Tradotto per chi non legge i documenti e attacca per partito preso: le amministrazioni regionali che rispetteranno i tempi godranno di un sostegno aggiuntivo da parte del Governo, per liberare ancora nuove e ulteriori risorse, preziose come l'ossigeno per i bilanci degli enti locali. È un'attenzione particolare che abbiamo dimostrato anche con la revisione del cosiddetto superbonus, dando la responsabilità ai Comuni che vogliono interessarsi anche alle intercettazioni delle frodi, che, oltre ad aiutare lo Stato, possono portare nuove economie negli enti locali.

Possiamo comprendere che la scelta sui progetti da condividere tra le Regioni e il Governo possa aver fatto saltare sulla sedia chi ha sempre guardato all'interesse di parte piuttosto che a quello dell'intera Nazione, ma con il Governo Meloni la rotta si è invertita ed è chiaramente tracciata. Capiamo che il definanziamento delle opere non realizzate faccia storcere il naso a qualcuno. Ma il caso dei poteri sostitutivi è un meccanismo di responsabilizzazione per noi tutti ed è un sistema che garantisce la certezza di non disperdere risorse estremamente preziose.

Inoltre, con il decreto-legge in esame definiamo la modalità di adeguamento dei programmi nazionali e regionali dei fondi di coesione della piattaforma per le tecnologie strategiche per l'Europa (STEP). In questo modo vogliamo sostenere i programmi di investimento produttivo e di ricerca e sviluppo, anche e soprattutto se realizzati da grandi imprese in ambiti di particolare interesse strategico per la Nazione. Senza sviscerare il decreto-legge, ricordo che ci sono fondi destinati a interventi di recupero dei siti industriali, per la realizzazione di investimenti nelle aree industriali, produttive e artigianali localizzate nei Comuni superiori a 5.000 abitanti nelle Regioni del Sud Italia per la produzione di energia da fonti rinnovabili. A tali finanziamenti potremo aggiungere ulteriori fondi per implementare l'accessibilità e la qualità delle infrastrutture di queste aree industriali e artigianali, rafforzando il sostegno all'insediamento di nuove attività produttive e non lasciando abbandonate a sé stesse aree industriali ormai dismesse.

In questi giorni successivi all'approvazione della legge sull'autonomia differenziata abbiamo letto tante ipotesi non veritiere e assolutamente infondate. L'accusa più assurda e inverosimile è sicuramente quella che punta il dito contro il Governo, che avrebbe l'intenzione di spaccare l'Italia in due. Mai affermazione è stata più falsa, come dimostra anche il provvedimento in esame, che prevede il riequilibrio della dotazione infrastrutturale del Mezzogiorno e dei servizi connessi. È stata, infatti, prevista l'istituzione di un fondo perequativo infrastrutturale, che vincola la destinazione al Mezzogiorno di una quota pari almeno al 40 per cento delle risorse.

Il provvedimento interviene altresì sui programmi nazionali della politica di coesione, con l'obiettivo di rafforzare la trasparenza e l'efficienza delle programmazioni, stando ben attenti a quelle che possono essere infiltrazioni, anche di carattere mafioso, nella realizzazione dei lavori. Si tratta di progetti chiari e definiti per avvicinare le politiche di coesione agli italiani.

Non va poi dimenticato il capitolo fondamentale del lavoro, in un momento storico nel quale registriamo il più alto tasso di occupazione e la discesa costante dei disoccupati, grazie soprattutto agli interventi in materia fiscale messi in campo dal Governo. Non mancano provvedimenti per sostenere l'occupazione e rendere più efficace il mercato del lavoro. In particolare, il Programma nazionale giovani, donne e lavoro registra una dotazione finanziaria di oltre 5 miliardi di euro. Tali risorse saranno investite in misure che agevolano l'inserimento lavorativo rivolte sia all'attività di lavoro autonomo, imprenditoriale e liberoprofessionale, sia a creare una nuova occupazione stabile, con una specifica attenzione al Mezzogiorno. Con il bonus giovani, gli sgravi contributivi per l'assunzione a tempo indeterminato prevedono l'esonero del 100 per cento dei contributi nelle zone ZES per oltre ventiquattro mesi. Potrei elencare il bonus donne, in favore delle lavoratrici svantaggiate, che prevede allo stesso modo l'esonero del 100 per cento dei contributi previdenziali.

Auspico pertanto che sul decreto-legge in esame ci sia la maggior convergenza possibile, soprattutto per il bene dell'Italia e non della maggioranza, che guarda a una prospettiva di rilancio industriale della Nazione e, nello specifico, del Mezzogiorno. È la dimostrazione che questo Governo agisce concretamente nell'interesse pubblico. La riforma - come già detto in precedenza - mostra un focus particolare per il Sud e prevede, tra le altre cose, l'individuazione di interventi prioritari in una serie di settori strategici condivisi con la Commissione europea, secondo un approccio orientato al risultato. L'Italia ha a disposizione 75 miliardi di euro. In passato non tutte le risorse sono state spese. Noi abbiamo l'ambizione di spenderle e di spenderle bene, invertendo le negative tendenze che abbiamo registrato negli anni scorsi.

Per questo possiamo dire che il voto da parte del nostro Gruppo è sicuramente favorevole rispetto al provvedimento in esame. (Applausi).

PAITA (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAITA (IV-C-RE). Signora Presidente, colleghi, il mio ragionamento sarà diviso in due parti. La prima parte è relativa a un giudizio tecnico su quanto stiamo votando: un potpourri - lo definirei così - di provvedimenti, finalizzati al tema della crescita in senso largo, che reputo senza anima e senza strategia. Tuttavia, questa volta proverò a dirvi, per ogni titolo degli interventi su cui si misura il provvedimento, le ragioni per le quali lo reputo insufficiente, potrei dire "aria fresca". Dall'altro lato, invece, farò alcune considerazioni politiche sulle modalità con le quali si è giunti al voto di fiducia e sulle ragioni più profonde del perché, alla fine, questo Governo ricorre a un voto di fiducia su un provvedimento così banale.

Questo è un atto che interviene, per esempio, sul tema delle risorse idriche. È un tema fondamentale, decisivo anche per il nostro Paese in ambito europeo, su cui concentrare certamente azioni di sistema, legate a questioni che hanno a che fare con interventi infrastrutturali molto seri, per esempio relativi al contrasto della siccità e alla realizzazione di dissalatori. Sono due componenti chiave della soluzione del problema idrico. Per quanto riguarda gli interventi da parte del Governo sul tema dei dissalatori, "zeru tituli", non c'è un investimento, non c'è un'azione da parte del ministro Pichetto Fratin in questa direzione. Ci sono dichiarazioni, proclami di ogni genere, di ogni tipo, ma il Paese continua ad essere in grande difficoltà.

Interventi del Governo rispetto alla dispersione idrica: è una delle questioni più importanti sotto il profilo ambientale. Chi vi parla - lo sapete benissimo - non è un'ambientalista dogmatica, anzi io contrasto gli ambientalisti dogmatici, perché penso facciano tanto danno al Paese e all'Europa. Ma, per contrastare il tema della dispersione idrica, ci vogliono degli investimenti che hanno a che fare con una revisione strategica di pensiero e con una riforma delle aziende che operano nel campo idrico. Siccome qualcuno pensava che rendendo tutto pubblico il settore si sarebbero risolti i problemi del costo dell'acqua, bisogna che qualcun altro faccia mente locale, si renda conto che quella era pura demagogia e rimetta in piedi investimenti seri nel settore idrico, che non vedo.

Qui ci sono i due poli del problema: da un lato, chi sposa teorie demagogiche sulla questione dell'acqua pubblica e, dall'altro, un Governo che magari si dichiara contro l'ambientalismo dogmatico, ma non fa nulla in termini di riforma per cercare di cambiare e fare ciò quello che sarebbe essenziale per investire sul tema della dispersione, che è una cosa drammatica. È una cosa gravissima che in un Paese come il nostro ci sia ancora circa il 40 per cento delle reti che perde acqua. E poi parliamo di ambientalismo! (Applausi).

Infrastrutture sul rischio idrologico e protezione dell'ambiente: altro tema di cui dovrebbe parlare in senso generale il decreto-legge in esame. Al di là dell'azione di primo intervento in emergenza, che avviene quando ci sono i disastri, noi vi stiamo dicendo dall'inizio di questa legislatura che è necessario dotarsi di una struttura che abbia una capacità sistematica di investimento per quanto riguarda il tema del contrasto al dissesto idrogeologico. Ciò significa fare infrastrutture, scolmatori e argini; realizzare briglie ed essere capaci di mettere in campo un piano rivoluzionario per questo Paese che non potrà essere realizzato subito - lo sappiamo bene - ma che nel tempo potrà determinare la possibilità di avere maggiore sicurezza.

Il Governo Conte aveva smantellato il piano messo in campo dal Governo Renzi, cioè quello di Italia Sicura. A fronte di questa sbagliata iniziativa da parte del Governo Conte, noi abbiamo ripetutamente chiesto di trovare un'alternativa: se non vi piace il nome Italia Sicura, cambiategli nome; oppure, se non vi piace l'idea che l'abbia fatto Renzi, cambiate la paternità. Mettete però questo Paese nella condizione di affrontare il rischio idrogeologico. (Applausi).

Fatelo soprattutto per quanto riguarda l'entroterra, su cui andrebbe fatto un ragionamento che - di nuovo - non compare. Voi pensate davvero che il contrasto al dissesto idrogeologico possa avvenire solo intervenendo a valle? Oppure non capite che gran parte dei problemi nascono per lo spopolamento delle aree interne e per l'impossibilità di avere azioni che favoriscano la permanenza delle persone e delle famiglie in quelle aree del Paese?

Per fare ciò non serve romanticismo, dicendo alle famiglie che sarebbe bello vivere come gli Amish nelle aree interne del Paese. No: bisogna essere in grado di mettere in campo azioni economiche, dando sgravi fiscali, facendo costare meno la scuola, offrendo il servizio di trasporto. Parlo di questioni concrete.

Voi, che siete del popolo e che esaltate il fatto di venire dal popolo, non parlate però mai del popolo. (Applausi). Non parlate mai di quello che serve a questo Paese per evitare che le famiglie percorrano 40 chilometri, mentre basterebbe un piccolo ponte o un viadotto per collegare quella zona. Non ne parlate mai, né voi, né quell'altra parte del mondo politico, che invece si rinchiude dentro la comoda via di chi è già garantito e di chi non ha bisogno, perché magari vive nelle città dove esiste l'Alta velocità. In questo Paese il mondo si divide in due: quelli che hanno l'Alta velocità e quelli che non ce l'hanno. Quelli che non ce l'hanno sono italiani con meno opportunità, compresi i giovani. Se tu sei un giovane meritevole, capace e magari con ottimi profitti scolastici, ma vivi in un territorio isolato e non hai le possibilità economiche per andare in un territorio che ha facoltà, scuole e licei migliori, rimarrai per sempre una persona con meno opportunità.

Questi sono i concetti base della sinistra e delle pari opportunità, che non sono egualitarismo per tutti, ma sono pari opportunità per tutti. Questo dovrebbe essere il cuore di un ragionamento di riforma. Presenza di questi interventi in tema di dissesto idrogeologico e protezione dell'ambiente? Zero.

Passo al tema dei rifiuti. Siamo in un Paese che ha una produzione ormai alta di raccolta differenziata e con un divario tra Nord e Sud, sostanzialmente riferito alla presenza - o minor presenza - di impianti per la gestione e il trattamento dei rifiuti. Mi riferisco a impianti per l'organico, per la differenziata, per il compostaggio e per i termovalorizzatori, per eliminare il rifiuto e provare a trasformarlo in energia.

Anche qui: questo è un Paese che ha smesso di pensare completamente a questa strategia, lasciando e consegnando il tema della politica sui rifiuti solo ed esclusivamente alla facoltà o alle opportunità che si aprono con le aziende di Stato, senza mettere in campo una politica che sia in grado di aggregare. E ciò vale per il gas, i rifiuti e l'acqua.

C'è poi il tema dell'attrattività sulle imprese. Anche in questo caso il decreto-legge differenzia le opportunità tra Nord e Sud, riproducendo in modo persino banale quello che in passato era già stato fatto e quindi non rileva, perché ogni azione di incentivo, se non è applicata una riforma seria e strutturale del sistema, non va molto lontano.

Allora per quale motivo penso che avreste avuto bisogno di coinvolgere le opposizioni in un percorso di proposta e di miglioramento del provvedimento? Evidentemente la testa del ragionamento qui non c'è. Allora, in questi casi, forse è preferibile avere l'umiltà - chiamiamola così - che è anche un'opportunità, di cercare di coinvolgere l'opposizione. Invece voi che cosa fate? Mettete la fiducia su un provvedimento che è acqua di rose ed è in larga parte assolutamente inutile. Come dimostra l'intervento della presidente Meloni oggi all'Aula della Camera, voi cominciate ad aver qualche difficoltà. Cominciate anzi ad avere serie difficoltà, perché avete provato mille strategie, persino il fatto di provare a contare qualcosa in Europa, e non avete portato a casa niente, perché nell'ambiguità non si porta a casa niente. Nell'incapacità di avere un disegno di riforma del Paese, un Paese che ha una denatalità incredibile e una crescita zero, ci vuole un pensiero lungo e, quando il pensiero lungo non c'è, i nodi, nonostante le vittorie, nonostante il vento in poppa, nonostante i media a favore, cominciano a venire al pettine.

Posso dire la mia? Con l'atto di oggi, costruito senza la possibilità di un voto misurato qui dentro, ma con una fiducia e con la discussione di oggi, si svolta. Oggi - segnatevi questa data - è un giro di boa per questa amministrazione perché, con la discussione europea che si terrà oggi pomeriggio, cambia tutto qui dentro: voi non ve ne rendete ancora conto, siete distratti con i vostri telefonini, ma - ahimè - ho la sensazione che il percorso di questo Governo e di questa maggioranza da oggi cambi profondamente.

Voteremo contro la fiducia perché non si sottopone un provvedimento di così scarsa qualità al voto di fiducia. Voteremo contro la questione di fiducia, perché voi siete in una fase di debolezza e, di fronte alla vostra debolezza, da noi una mano non l'avrete. (Applausi).

MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, annuncio subito che voteremo convintamente contro la questione di fiducia, per ragioni di merito e per il fatto che è stata messa la fiducia un'altra volta su un tema che vorrei sviluppare - già ieri ne abbiamo discusso - un tema che avrebbe meritato e meriterebbe un grande confronto.

È indubbio che la disunità economica sia un limite per l'Italia e che la difficoltà del Sud e del Mezzogiorno sia strutturalmente un'eredità. Non è colpa di questo Governo se la situazione sta in questi termini. Proprio per questo andrebbe valutata tutta la questione in qualche modo, cercando di dare un contributo. Invece, si è posta la questione di fiducia di fronte alla disponibilità da parte delle opposizioni a discutere di merito, perché oggettivamente bisognerebbe fare delle scelte che hanno una certa radicalità e intervengono su un indirizzo economico - e poi torno su questo aspetto - bisognerebbe intervenire sul sociale e non su una miriade di cose che sono un'elencazione e non spostano poi di fatto la situazione. A dirlo non sono io, ma lo dice l'Eurispes, che addirittura fa una fotografia e dice che non è accettabile che il 41 per cento sia al Sud, che in qualche modo è un altro Stato. Andrebbe affrontata la questione e non è per volere divino che debbano continuare a mantenere una distanza così ampia, perché negli anni Cinquanta e Sessanta non era così. Negli anni Cinquanta c'era il 51 per cento del reddito pro capite nel Meridione rispetto al Centro Nord; poi, negli anni Sessanta è arrivato al 60 per cento, per cui c'è stata un'inversione di tendenza.

Però vorrei sottolineare che questo fatto è avvenuto anche per le scelte di politica industriale. Vorrei sottolineare che lo Stato inventò l'IRI per lo sviluppo del Paese. Ho già citato, in quest'Aula, che addirittura il movimento operaio si è mobilitato per gli investimenti nel Mezzogiorno. Vorrei ricordare la più grande manifestazione dei metalmeccanici nel 1977 su questo indirizzo, proprio perché le scelte vanno fatte dal punto di vista della dimensione e quindi c'entrano le risorse. In questo caso le risorse oggi ci sarebbero. La responsabilità di questo Governo è che noi siamo di fronte al fatto che ci sono i soldi del PNRR e c'è la possibilità di andare a prendere i soldi dagli extraprofitti, cioè da chi ha avuto forti ricchezze in questo periodo di forte disuguaglianza e ha guadagnato molto. Bisogna andare a prendere le risorse in questi ambiti, per ridurre le differenze.

E voi cosa proponete e fate? Questo non lo fate, da un certo punto di vista. Dall'altro lato, avete inventato l'autonomia differenziata. Parliamoci chiaro e guardiamoci negli occhi: voi pensate davvero che la Lombardia (dove abito) sia così disponibile a modificare le proprie condizioni per favorire, ad esempio, la Calabria o un'altra Regione del Sud? Solo uno che sogna può pensare a questo. Ci devono essere degli atti politici di indirizzo. C'è bisogno di redistribuire. C'è bisogno di un Paese sostanzialmente unito e non diviso, non di venti staterelli che pensano di fare da soli. Perché dico questo? Lo dico perché è già avvenuto.

Impariamo ad esempio dalla Germania: non ha risolto tutti i problemi, ma certamente, quando ha fatto l'unificazione, ha speso cinque volte tanto quello che abbiamo speso noi, per cercare di dare almeno un segno di inversione di tendenza. Questo è il dato fondamentale. Invece noi questo non lo stiamo facendo. E allora come possiamo pensare di risolvere i problemi strutturali? C'è una migrazione dal Sud al Nord nell'ambito della salute: come pensiamo di risolvere questo problema? Lo risolviamo con l'autonomia differenziata? Pensiamo di risolverlo senza intervenire e senza cambiare quell'impostazione? Cosa c'è in questo decreto coesione? Nulla, su questo non c'è nulla.

Pensiamo che le infrastrutture siano il Ponte sullo Stretto di Messina? E poi da Ragusa a Palermo impieghiamo 8-10 ore di tempo? Dove stanno gli interventi strutturali che modificano questo? Oggi ci sono i soldi del PNRR, oggi sono a disposizione. Ma gli interventi non sono presenti in questo decreto-legge.

Sulla questione del lavoro, ho sentito che si è inneggiato positivamente alla bonifica di Bagnoli. Vorrei ricordare la bonifica dei siti ambientali, in particolare di quelli siderurgici, che è stata posta in essere quando era sottosegretario Antonio Pizzinato. Vorrei ricordarvelo, perché la stessa legge Bagnoli l'abbiamo utilizzata a Sesto San Giovanni; oggi, dove c'era la Falck, si sta costruendo il nuovo Istituto Tumori e l'Istituto Besta, con un centro di ricerca. Stanno costruendo in quell'area bonificata grazie alla legge Bagnoli. Quindi, non è un'invenzione di oggi.

Però, guarda caso, magari in un posto ha funzionato, nel senso che è stata utilizzata. Oggi si sta costruendo il sistema sanitario pubblico a Sesto San Giovanni; da altre parti non è stato fatto e ci saranno delle ragioni. Il problema deve essere affrontato in questi termini. Le cose non si risolvono astrattamente: bisogna guardare in faccia alla realtà, cercare di capire cosa non ha funzionato e apportare modifiche. Ben venga questo dato, ma sono più di trenta anni che una legge va in quella direzione; non sono mancate le risorse, anzi sono state previste delle risorse. Il problema è che le cose non sono state fatte. Certo c'è la responsabilità di quelli che governavano, in questo caso, ma non si deve ripetere lo stesso errore in questa direzione. Bisogna cercare di dare una risposta. Tutto questo non c'è.

Inoltre - come ho già detto ieri e lo ripeto - qual è la vocazione che intendiamo dare per sviluppare? Ricordo che l'allora presidente Pistorio diceva che non c'era bisogno di andare in India a prendere gli ingegneri; a Catania la STMicroelectronics fece un grande investimento e si sviluppò, tant'è vero che oggi ha migliaia di lavoratori. Chi l'ha reso possibile? Ovviamente un intervento dello Stato. Dov'è ora la politica dello Stato di indirizzo economico in questa direzione? Le chiacchiere non modificano la realtà. Vi sto citando fatti che sono successi in questo Paese e hanno prodotto delle buone pratiche o delle cattive pratiche. La cattiva pratica va modificata e cancellata, mentre la buona pratica si dovrebbe provare a estenderla. Ma dove sta?

Si parla del Sud e dello spopolamento. Ebbene, c'è un'esperienza che a voi non va bene, ma che si chiama Riace, che ha dimostrato che era possibile rigenerare un paese in Italia. Un piccolo paese è rinato grazie al fatto di governare diversamente la questione migratoria. Adesso gli elettori hanno dato una risposta e hanno assolto politicamente - ma questo non è avvenuto solo a livello politico - chi ha avuto il coraggio di usare un modo diverso per ripopolare, per dare accoglienza e fare integrazione. Non vi va bene? Proponetene un altro. Questi sono fatti, non parole.

Un altro fatto è che si continua ad avere una forte dispersione scolastica nel Mezzogiorno, più che in altre parti. Cosa c'è in questo provvedimento che affronta il problema e dà una risposta alla parola "coesione"? Coesione è sviluppo, scolarità, servizi, è socialità. Per questa ragione siamo contrari.

Avremmo voluto non la questione di fiducia, ma fare una discussione di merito. Le nostre opinioni possono essere benissimo contestate, ma almeno si potrebbe tener conto di quanto diciamo, perché ha un senso e, quindi, si dovrebbe cercare di ascoltarci. Invece continuate a pensare che voi avete il vangelo in tasca, che avete tutte le ragioni e mettete la fiducia. Quindi, non può che esserci, da parte nostra, un voto fortemente contrario a questa impostazione, qui e nel Paese. (Applausi).

ZANETTIN (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANETTIN (FI-BP-PPE). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi e colleghe, il decreto-legge in esame prosegue nell'opera di perfezionamento della macchina amministrativa, per arrivare a un più puntuale utilizzo delle risorse destinate alle aree meno sviluppate del nostro Paese. Il percorso verso la riforma della politica di coesione collegata alla revisione del PNRR è necessario per dare un ulteriore impulso soprattutto alla crescita del Meridione. Peraltro, i dati diffusi mercoledì scorso dallo Svimez ci fanno vedere che il Sud è cresciuto in media dell'1,3 per cento nel 2023, e quindi più del resto d'Italia, che registra mediamente un più 0,9 per cento. Ci sono punte di crescita del PIL molto importanti in alcune Regioni meridionali, in particolare in Sicilia, dove si è raggiunto un 2,2 per cento.

C'è una ragione di fondo che motiva la necessità di una migliore razionalizzazione della spesa; ossia quella di non perdere nemmeno un centesimo dei fondi europei. Lo si può fare dando unitarietà strategica e visione comune delle principali politiche di sviluppo e coesione, ed è proprio quello che cerchiamo di fare con questo decreto-legge. Non dimentichiamoci che stiamo discutendo dei fondi che finanziano gli interventi della politica di coesione degli anni che vanno dal 2021 al 2027. Un puntuale utilizzo di questi fondi significa ridurre i divari territoriali che purtroppo ancora ci sono, nonostante - come abbiamo evidenziato - ci siano alcuni elementi che fanno ben sperare in una crescita migliore. Il lungo lavoro della Commissione bilancio del Senato ha aggiunto 11 articoli agli iniziali 38, insieme a decine di ulteriori disposizioni. Gli interventi normativi riguardano i settori delle infrastrutture per il rischio idrogeologico, della protezione dell'ambiente, delle risorse idriche, dei rifiuti, dei trasporti, della mobilità sostenibile, dell'energia, della transizione digitale, della transizione verde, del sostegno allo sviluppo e all'attrattività delle imprese. Si tratta di una serie di programmi di investimento per complessivi 74 miliardi di euro, finanziati con risorse europee per 42 miliardi, alle quali si uniscono le risorse nazionali pari a 32 miliardi.

La ratio del complesso di norme è quindi quella di arrivare a un più puntuale coordinamento delle politiche nazionali e di quelle regionali, posto che la politica di coesione deve essere attuata in piena sinergia fra Stato e Regioni, una complementarietà degli interventi che deve riguardare sia gli accordi di coesione tra Stato e Regioni che l'utilizzo dei fondi del PNRR.

Trattandosi di un testo corposo, si è prestato a una vasta attività emendativa. Sono entrate nel testo tante altre disposizioni che riguardano - ripeto - soprattutto il Mezzogiorno, ma in generale gli enti del territorio e in questo il lavoro dei senatori di Forza Italia è stato particolarmente attento e puntuale sul testo ed è riuscito a far approvare tutta una serie di misure che rendano l'articolato più puntuale ed efficace. Le nostre proposte sono state accolte dalla Commissione bilancio, in particolare per quanto riguarda la presenza dei rappresentanti delle Province nella cabina di regia del PNRR, ma sono stati anche considerati prioritari gli investimenti del Piano nazionale degli investimenti complementari al PNRR (PNC), oltre agli investimenti per interventi di trasformazione digitale. Abbiamo proposto che la realizzazione degli interventi prioritari avvenga nell'ambito della rilevazione dei fabbisogni delle amministrazioni centrali, regionali e locali per rafforzarne la capacità amministrativa. È stata approvata anche una nostra proposta per la semplificazione della gestione della cassa vincolata. Ha già parlato ieri il senatore Occhiuto della modifica che è stata proposta da Forza Italia sull'assegnazione alla Regione Calabria delle risorse FSC per prevenire e mitigare il rischio idrogeologico, come si è parlato delle disposizioni sui lavoratori portuali, sempre della Calabria, e la non applicazione dell'addizionale comunale sui diritti d'imbarco sempre nella Regione Calabria. Abbiamo anche proposto di individuare per gli interventi nella ZES unica la centralità delle proposte delle Province, Città metropolitane o di Comuni sede delle Città metropolitane, così come sono state accolte le nostre modifiche al campo di applicazione dei crediti d'imposta nelle zone logistiche speciali in alcuni territori prima esclusi. Sono state accolte, ancora, le misure a supporto della struttura subcommissariale della Regione Puglia e inoltre l'istituzione di due fondi presso il MUR a favore di associazioni, fondazioni ed enti del territorio. Ancora, sono stati accolti i nostri ordini del giorno, tra cui quello che impegna il Governo ad abolire - questione molto importante - il redditometro, individuando un nuovo strumento per contrastare i grandi evasori. La norma del redditometro, secondo le indicazioni recepite positivamente anche dal viceministro Leo, dovrebbe entrare in uno dei prossimi decreti fiscali all'esame del Parlamento. Finisce il redditometro, ma non si ferma ovviamente la lotta agli evasori, che lo scorso anno ha consentito di recuperare 25 miliardi di evasione alle casse dello Stato. Ci saranno strumenti molto più sofisticati, molto più elaborati, ma meno invasivi del redditometro, che era uno strumento ormai obsoleto, grezzo, che creava solo confusione, senza in realtà stanare chi davvero non paga le tasse.

Siamo, dunque, in presenza di un decreto e di modifiche accolte che segnano un cambio di paradigma, che ora prevede un approccio pienamente improntato al risultato e il monitoraggio dei risultati ora viene fatto a livello centrale. Si punta altresì allo sviluppo delle tecnologie critiche, cioè di quei settori che hanno investimenti con un alto moltiplicatore, tra i quali i semiconduttori avanzati, l'intelligenza artificiale, le tecnologie quantistiche e le biotecnologie. Ovviamente, per affrontare queste sfide viene previsto un ulteriore rafforzamento della capacità amministrativa di tutti i livelli di governo territoriale, soprattutto nel Mezzogiorno.

Altro punto importante è quello di prevedere elementi premiali per chi centra gli obiettivi e poteri sostitutivi per chi, invece, non riesce a fare bene. Inoltre, viene rivista la disciplina e il finanziamento del Fondo perequativo infrastrutturale; è anche prevista la revisione della governance istituzionale e delle modalità attuative dei contratti istituzionali di sviluppo e la ricognizione dello stato di attuazione degli stessi. Le zone di semplificazione e i benefici fiscali previsti per la ZES unica vengono estesi anche alle zone logistiche semplificate. Viene incrementato il Fondo di sostegno ai Comuni marginali da destinare ai consorzi industriali; ci sono, inoltre, misure per i Comuni svantaggiati, che avranno le risorse per sostenere economicamente le piccole e microimprese. I Comuni avranno anche risorse per realizzare alcune infrastrutture ritenute prioritarie.

Nel decreto-legge, inoltre, c'è ampio spazio a disposizioni che intendono affrontare il principale problema del Mezzogiorno, cioè l'incremento dei posti di lavoro, con misure che in parte hanno anche un respiro nazionale. Il testo reca misure in materia di ricerca e università, ma anche disposizioni in tema di istruzione rivolte a colmare i divari territoriali e infrastrutturali. Vi sono poi le disposizioni per favorire gli investimenti per la rigenerazione urbana e il contrasto del disagio socioeconomico e abitativo; altre disposizioni riguardano il recupero dei siti industriali, soprattutto nelle Regioni del Mezzogiorno. L'approvazione del piano di azione per il Programma nazionale cultura è indirizzata in particolare al Sud come elemento per valorizzare un territorio certamente vocato al turismo. A specifiche operazioni del Programma sicurezza per la legalità 2021-2027 viene attribuita la qualifica di operazioni di importanza strategica. Da ultimo, vi sono misure per favorire gli investimenti del PNRR.

La Commissione bilancio ha anche introdotto delle disposizioni, che noi consideriamo molto positive, per affrontare la cronica carenza di segretari comunali e provinciali, che sono figure fondamentali per il buon funzionamento della macchina amministrativa a livello locale. In questo senso c'è ancora tanto da fare, fintanto che non saranno coperti i fabbisogni; noi suggeriamo quindi di valutare di ricorrere ai segretari comunali in pensione che si rendano disponibili a mettere a disposizione della pubblica amministrazione la propria esperienza negli anni successivi all'entrata in quiescenza.

Per queste ragioni, signora Presidente, i senatori di Forza Italia voteranno convintamente la fiducia sull'insieme di norme contenute nel decreto-legge in esame. (Applausi).

PIRRO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIRRO (M5S). Signora Presidente, il decreto-legge in esame chiarisce senza ombra di dubbio che, se quelli precedenti erano accusati di essere i Governi dei bonus, delle elargizioni senza alcun criterio, almeno secondo qualcuno, ma che in realtà rilanciavano l'economia del Paese rispetto alle politiche di austerity che ci stanno di nuovo strangolando e che caratterizzano questo avvio asfittico di legislatura dal punto di vista di economia e crescita, questo, invece, può di sicuro essere etichettato come Esecutivo dell'incoerenza o della schizofrenia governativa. (Applausi). Da una parte, infatti, assistiamo a una serie di provvedimenti che vanno nella direzione dell'accentramento, come abbiamo visto con alcune misure relative alla governance del PNRR, sui fondi per lo sviluppo e la coesione e anche nelle politiche per le ZES; dall'altra parte, vediamo l'autonomia differenziata sfrenata a vantaggio delle Regioni, che poi però mi domando come potranno dare attuazione a tali misure se tutti i fondi che hanno a disposizione vengono scippati e portati all'interno di un Ministero che sembra avere una certa bulimia amministrativo-gestionale delle risorse. Vediamo quindi fiorire le cabine di regia centrali per qualsiasi cosa: quelle del PNRR, poi, all'interno del cosiddetto decreto-legge Sud dello scorso anno abbiamo riformato il Fondo per lo sviluppo e la coesione con gli accordi di coesione, adesso vediamo la cabina di regia centrale su questi fondi, la riforma delle zone economiche speciali, che da otto diventano una unica: prima ognuna aveva il suo commissario e la propria autonomia, mentre adesso c'è un'unica struttura centralizzata. Ci sembra, insomma, che abbiate qualche difficoltà a decidere in che direzione volete andare: se l'obiettivo è quello di ridurre le disparità territoriali, avere migliore competitività, un'autonomia delle filiere strategiche, non potete pensare che, andando da una parte o dall'altra, riuscite a raggiungere obiettivi che in parte sono divergenti tra di loro, perché le autonomie implicano un'assunzione di responsabilità e una delega a chi gerarchicamente si trova al di sotto del Governo. Se però volete puntare sul coordinamento e sull'efficientamento delle risorse, dovete necessariamente accentrare. Decidete cosa volete fare da grandi, se grandi volete diventare. Per adesso, sentiamo solo tanti annunci e nulla di concreto. (Applausi). Annunci, dichiarazioni roboanti, come: "stop ai bonus a pioggia", "basta, bisogna fare politiche strutturali ed incentivi stabili", "riformiamo tutto, lasciamo fare chi vuole fare" come ha detto anche stamattina la Presidente del Consiglio.

Poi, una parte di questo decreto è dedicato a sfornare bonus: il bonus giovani, il bonus donne, il bonus "Resto al Sud", il bonus ZES. Non so se vi rendete conto che la vostra parola d'ordine è l'incoerenza, ma anche all'interno dello stesso decreto. Prima, infatti, avete approvato misure su cui eravate pienamente d'accordo che prevedevano maggiore partecipazione delle amministrazioni regionali e locali. Prima scippate l'autonomia, quindi, e poi date un contentino approvando un emendamento, bellissimo tra l'altro, che prevedeva maggiore partecipazione delle autonomie locali, processi di transizione generale, interoperabilità di dati e informazioni tra pubblico e privato. Di questa fantastica interoperabilità parliamo da anni e sembra sempre più difficile da raggiungere. Si parla poi di occupabilità di giovani, donne e dei disoccupati di lunga data, di formazione e istruzione della popolazione adulta, perché, giustamente, le persone non sono qualificate e quindi avete previsto alcuni strumenti, cancellando quel "poltronificio" che era il reddito di cittadinanza e sostituendolo con il supporto per la formazione e il lavoro (SFL), che sta funzionando benissimo, come vediamo tutti.

Infine presentate progetti per aumentare la conciliazione dei tempi di vita coi tempi di lavoro, perché avete capito che, per contrastare la denatalità, bisogna trovare strumenti di conciliazione. Infatti, mi aspettavo anche l'approvazione di qualche strumento di smart working per i genitori, per agevolare le famiglie di cui tanto vi riempite la bocca.

Ebbene, tutte queste meraviglie cui stavamo plaudendo in Commissione, che quasi ci spingevano a valutare un'astensione su questo decreto, le avete stralciate nel maxiemendamento che ci avete portato in Aula. Anche quel poco di buono che fate, dunque, entra dalla porta ed esce dalla finestra. Siete meravigliosi: nella vostra totale incoerenza, siete meravigliosi. (Applausi).

Ovviamente, tutto questo si accompagnava a un'infinità di proposte respinte, come la messa in sicurezza della rete viaria, la transizione digitale dei territori, la riqualificazione e l'efficientamento energetico delle infrastrutture scolastiche. Neanche questo avete approvato. Va bene, teniamoci le scuole fatiscenti che abbiamo, sempre perché questo è il Governo delle famiglie, del futuro del Paese. Niente parti sociali nella cabina di regia: siete particolarmente allergici a questi discorsi.

Non avete neanche ripristinato la dotazione originaria del fondo perequativo per il Mezzogiorno. Quindi, le politiche di coesione le facciamo, ma con le briciole, e la sostanza, quella che abbiamo tolto, non ce la mettiamo: tre miliardi e mezzo, mica spiccioli.

Dimenticate che esistono realtà marginali anche nelle aree interne e montane del Centro-Nord Italia, per cui vi avevamo proposto un fondo specifico di soli 600 milioni: anche quello rispedito al mittente. Avevamo chiesto che, per gli interventi previsti al Sud, fosse destinato un 40 per cento specifico anche da parte delle aziende partecipate pubbliche. Improvvisamente, abbiamo scoperto che una cosa che è stata fatta con buoni risultati nel 2019, nel 2024 non si può più fare. Non si capisce bene perché.

Forse questo sarà un altro dei tanti buoni suggerimenti che vi diamo con i nostri emendamenti, che respingete, salvo poi ritrovarceli inseriti nei vostri testi governativi, come già capitato diverse volte. L'interesse per i cittadini italiani ci spinge a dirvi "bravi", quando quei pochi consigli buoni che siete capaci di capire li accogliete e li rendete realtà. Vi avevamo chiesto platee più vaste per i vostri bonus. Magari, se non li chiamate bonus, ci rendete anche un po' più difficile polemizzare nei vostri confronti e mettervi di fronte alle vostre incoerenze. Abbiamo scoperto che per ridurre la disoccupazione non possiamo trasformare i contratti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato, perché lo scopo del bonus è quello di aumentare i posti di lavoro, facendo finta di non sapere quello che tutti sanno, ossia che un'azienda che abbia tre dipendenti a tempo determinato, non ottenendo incentivi per la trasformazione di "x", "y" e "z" da tempo determinato a tempo indeterminato, li licenzia e assume "a", "b" e "c" a tempo indeterminato con il bonus che gli state fornendo voi. Il risultato è che l'occupazione non cambia e avrete lasciato a casa tre persone formate e qualificate per assumerne tre senza nessuna formazione; ma è l'unico modo per l'azienda per mantenere i bonus. Complimenti, voi di lavoro capite tutto.

Oltretutto, avevamo chiesto che questi vostri cari bonus escludessero i contratti intermittenti, che significano lavoro di pessima qualità (ma a voi non interessa, perché vi piace solo veder crescere il numero degli occupati), e i contratti a tempo indeterminato inferiori a venti ore settimanali, altrimenti stiamo parcellizzando il lavoro, non stiamo aumentando l'occupazione. (Applausi).

Stiamo creando lavoro di pessima qualità e lavoratori poveri, a cui non date niente. State solo aumentando la povertà nel nostro Paese, come dichiarano tutti gli indicatori economici. Voi continuate a nascondere la testa sotto il tappeto.

Non avete neanche consentito l'accesso dei centri per l'impiego alla piattaforma SIISL, altrimenti come fareste ad agevolare le agenzie per il lavoro? Però poi l'indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa (ISCRO), cioè l'erogazione della cassa integrazione per le partite IVA, quella sì, invece di essere condizionata alla partecipazione all'aggiornamento professionale, diventa "accompagnata". Quindi i poveri, gli ex percettori di reddito, sono obbligati a fare corsi di formazione e aggiornamento professionale, mentre le partite IVA, che tanto vi stanno a cuore, vengono solo accompagnate; poi chi se ne importa se truffano in qualche modo lo Stato, basta che i truffatori siano solo gli amici vostri. Vi piace tanto questa schizofrenia governativa! (Applausi).

In conclusione, Presidente, mi sembra evidente e lampante che questo Governo agisce con profonda dicotomia tra una parte della maggioranza che tira verso la maggiore autonomia delle Regioni e l'altra parte che, invece, mira ad accentrare tutto nelle mani di pochi Ministeri che detengono il potere. Il risultato finale del tirare da una parte e tirare dall'altra, se non l'avete mai visto, è l'immagine delle torture medievali sui prigionieri incatenati con le mani di qua e i piedi di là e un rullo che tira e spacca in due la persona. Ecco, il risultato finale delle vostre operazioni può essere solo questo: spaccare in due il Paese. Non ve ne rendete conto e, se ve ne rendete conto, non ve ne importa assolutamente niente, ma solo questo è quello che potrete ottenere, con questo modo assurdo di procedere sulle spalle dei cittadini italiani.

Ma perché non fate l'unica cosa sensata che potete fare per questo Paese? Se le Regioni non vi piacciono, non le ritenete adeguate a svolgere compiti così importanti, sopprimetele, cancellatele, siate coerenti con le vostre idee per una volta. (Applausi).

Noi comunque, in coerenza con le nostre idee, voteremo convintamente contro questo provvedimento. (Applausi).

TESTOR (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TESTOR (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, innanzitutto voglio ringraziare lei, il Governo e i colleghi. Devo dire che gli interventi che vengono dalle opposizioni stimolano, perché la fantasia con cui viene raccontata la strategia di Governo ha davvero dell'incredibile.

Oggi approviamo il disegno di legge di conversione di questo decreto-legge e si conclude l'esame in materia di politiche di coesione. Ringrazio la 5a Commissione e i relatori per il lavoro proficuo e ordinato che è stato svolto.

Il provvedimento è volto a definire un quadro normativo nazionale finalizzato ad accelerare l'attuazione e a incrementare l'efficienza della politica di coesione europea nei settori strategici.

L'Italia è un Paese che offre innumerevoli possibilità di sviluppo: grande opportunità viene data proprio dalle caratteristiche morfologiche e climatiche. Il nostro Paese non è però riuscito a far fruttare le risorse che negli anni gli sono state assegnate. Sono forse mancate una visione d'insieme e una strategia. Ora è probabilmente il momento, come è stato detto, di diventare grandi, prendere le risorse dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e dal Fondo di coesione e iniziare ad avere una visione d'insieme.

Troppo spesso abbiamo visto infrastrutture che possono essere definite cattedrali nel deserto, che magari vengono realizzate con le risorse che ci sono state assegnate, ma che poi non hanno una destinazione, restando inutilizzate. Questo, in un periodo in cui le risorse e i sacrifici degli italiani sono tanti, non deve più accadere.

Credo che occorra una strategia per colmare i divari territoriali ed è importante avere ben chiaro l'obiettivo degli investimenti, con un grande coordinamento di raccordo tra lo Stato e le Regioni, proprio per non sprecare questa grande opportunità.

Sappiamo benissimo che la dispersione idrica nel nostro Paese è pari al 42,4 per cento. Devo dire che i Governi che ci hanno preceduto hanno pensato di risolverla con il cosiddetto bonus rubinetti. Noi, in questo momento, pensiamo che la soluzione sia ben altra.

Quanto alle infrastrutture per il rischio idrogeologico, mi trovo d'accordo con la collega Paita. È vero, non si può pensare di realizzare le infrastrutture a valle, ma bisogna partire dalla montagna. Visto che lei ha sottolineato che i senatori di centrodestra sono distratti dal telefono, bisogna informarla che in Commissione affari costituzionali si sta lavorando sul decreto montagna del ministro Calderoli, che va proprio nella direzione di mantenere vivi i territori di montagna. (Applausi). È forse un po' distratta e magari non è a conoscenza di quello che succede nelle altre Commissioni.

Quanto al ciclo dei rifiuti, è chiaro che bisogna arrivare a chiuderlo.

Con riferimento al tema dei trasporti e della mobilità sostenibile, è evidente che Stato e Regioni debbano coordinarsi in tema di infrastrutture affinché siano complementari e consentano il raggiungimento dell'obiettivo che ci siamo prefissati, ossia interconnettere il Paese.

Quanto all'energia, in questi anni di guerra abbiamo scoperto quanto vi sia la necessità non solo di energia green, ma anche di essere autonomi.

Vi sono poi i temi del sostegno allo sviluppo, dell'attrattività delle imprese e della transizione digitale e verde. Tante risorse vengono stanziate, soprattutto per i giovani. Penso alla misura Resto al Sud 2.0. È importante cercare di creare nuova imprenditorialità e dare supporto ai giovani perché restino nella loro terra e creino lavoro. Stiamo parlando di 3 miliardi di decontribuzioni che vanno proprio verso i giovani e le donne svantaggiate. Occorre creare lavoro soprattutto per i giovani, dando loro la possibilità di stare nella propria terra, avere una busta paga e una casa. Questa credo che sia una cosa di non poco conto.

Soprattutto, come dicevo, bisogna incentivare il lavoro autonomo, imprenditoriale e dei liberi professionisti. Noi abbiamo tanti cervelli che purtroppo scappano all'estero perché non trovano la possibilità di poter esprimere la loro capacità nel nostro Paese. È ora di mettere in pratica queste cose.

C'è poi il tema del bonus per la zona economica speciale unica per il Mezzogiorno.

Credo che in questo decreto coesione, che viene convertito oggi in legge, abbiamo trattato temi veramente importanti per riuscire a cercare di colmare quel gap che si è formato negli anni tra Nord e Sud e forse si è cercato, anche nella narrazione di questi giorni, da parte delle opposizioni, di nascondere l'ottimo lavoro che sta facendo il Governo, cercando di demonizzare l'autonomia.

Ebbene, signori miei, ve lo dice una donna che viene da una terra autonoma: io sono orgogliosamente ladina, orgogliosamente trentina e quando mi confronto con voi, quando vi porto la mia realtà e vi racconto il mio territorio, vi sento dire: tu vivi in un altro Paese, tu sei fortunata. Oggi noi vogliamo condividere questa fortuna con tutte le Regioni italiane (Applausi), dare la possibilità a tutte le Regioni italiane di crescere in base alla responsabilità, perché amministrare significa essere responsabili, significa avere piena conoscenza del territorio che si amministra, significa gestire le risorse portando i servizi migliori ai cittadini. Se voi siete contro questo concetto, significa che non avete fiducia nei vostri amministratori, perché chi si candida per amministrare, che sia un Paese o sia una Regione, deve prima di tutto essere responsabile e portare le risposte ai propri cittadini (Applausi).

Del resto, la legge sull'autonomia parte proprio dalla riforma del Titolo V, che, come vogliamo ricordare, è stata approvata nel 2001 con il Governo Amato. Questa è una legge quadro che quindi disegna le regole, la cornice di regole per dare attuazione al principio dell'autonomia differenziata che si andrà a definire negli anni. Voi agitate uno spauracchio e dite che ogni Regione sarà diversa dall'altra; forse avete dimenticato di dire che per legge è previsto che bisogna individuare i livelli essenziali delle prestazioni, che per legge è previsto che bisogna quantificare i costi dei LEP e se le risorse saranno maggiori, lo Stato, visto che lo prevede per legge, dovrà automaticamente trasferire le risorse necessarie per garantire i LEP uguali a tutte le Regioni.

Resto veramente basita dalla vostra narrazione, quando dite che c'è una dicotomia, come ho sentito prima, perché in questo momento lo Stato trasferisce alcune delle sue competenze alle Regioni. Mi viene in mente l'ex ministro Boccia, che nel 2019 - io ero già in Senato - era Ministro agli affari regionali e lui stesso diceva che l'autonomia non è né di destra né di sinistra, ma è nella Costituzione e va attuata. Sono rimasta abbastanza stupefatta dalla sua reazione, quando è stata esposta una bandiera regionale. Vorrei ricordare al Ministro che noi tutti qui rappresentiamo una Regione, rappresentiamo un territorio; noi tutti rappresentiamo quell'identità e le persone che ci hanno votato ci hanno mandato qui proprio perché rappresentiamo un'identità, una storia e una cultura. Noi non vogliamo assolutamente omologarci perché siamo in un Parlamento, vogliamo restare quelli che la gente ha votato. (Applausi).

Concludo, signora Presidente, annunciando il voto favorevole del Gruppo Lega Salvini Premier e vorrei concludere con una frase che fu di Alcide De Gasperi: «politica vuol dire realizzare». Ecco, il Governo sta facendo questo e noi siamo sulla strada giusta. (Applausi).

MANCA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANCA (PD-IDP). Signora Presidente, colleghi e colleghe, il Gruppo Partito Democratico voterà contro la questione di fiducia, che a nostro avviso il ministro Ciriani e il Governo hanno posto in maniera frettolosa e non credo nobile per il ruolo che quest'Aula deve assumere sempre di più come luogo di indirizzo nella fase difficile di conversione di un decreto. Una fiducia che i numeri in Parlamento oggi certamente vi consentiranno di confermare. Una fiducia, signora Presidente, che tuttavia, se guardiamo in faccia il Paese reale, si sta più velocemente del previsto affievolendo nel rapporto tra la vostra maggioranza, il vostro Governo e il Paese reale.

Ve lo diciamo ora per allora: non pensate di interpretare la vostra sconfitta elettorale alle elezioni amministrative nelle più importanti città attribuendo la responsabilità alle regole elettorali. Peggio ancora quando chiamiamo in campo la partecipazione dei cittadini. Signora Presidente, lei sa bene quanto noi che, per recuperare partecipazione, è necessario valorizzare la credibilità delle istituzioni e il ruolo dei partiti. Non ci si arriva attraverso le modifiche delle leggi elettorali che servono ad una maggioranza (Applausi); ci si arriva presentando proposte concrete, ci si arriva cominciando ad interpretare il ruolo nobile di queste istituzioni, non esautorando il ruolo del Parlamento o negando la funzione fondamentale della rappresentanza.

La legge n. 81 del 1993 è una buona legge: ha garantito trent'anni di stabilità al sistema delle autonomie locali ed è anche riuscita a caratterizzare e a valorizzare il ruolo del sindaco nelle sue funzioni fondamentali, che l'elezione diretta peraltro gli ha attribuito. È una legge che ha attraversato tutte le maggioranze parlamentari e attribuire alle regole la responsabilità di un primo vostro logoramento evidente nel rapporto tra voi e il Paese è l'ennesima scorciatoia che attacca i principi basilari della nostra democrazia. Noi non ve lo consentiremo. (Applausi).

Lo dico con altrettanta chiarezza: state operando ferite evidenti, con l'autonomia differenziata e con il premierato, che, insieme alla riforma della giustizia, a nostro avviso minano le necessarie cooperazioni istituzionali tra Stato, Regioni ed enti locali. Nel procedere in questo scontro - ecco perché vi chiediamo di riflettere attentamente - noi compromettiamo anche il principio fondamentale di sussidiarietà, necessario e indispensabile per dare piena attuazione non solo alle politiche di coesione, ma anche alla più complessa, unica e straordinaria opportunità nelle nostre mani, quella della piena attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Fermatevi, perché non è con i conflitti tra le istituzioni che si può governare un grande Paese. Dovete fare un salto di qualità. Non basta più - lo dico, Presidente, anche interpretando le parole del ministro Fitto di ieri sera - la retorica del sempre opporsi al passato. Il passato verrà giudicato dagli storici; a questa maggioranza il Paese chiede di garantire un futuro, chiede di garantire una prospettiva, una visione. La nostra preoccupazione principale dentro questo decreto è stata esattamente questa: provare a far emergere e correggere le tante contraddizioni che in questo decreto sono purtroppo ancora contenute.

Non riusciamo a capire come stia insieme una voglia evidente di abbreviare i tempi, di correggere i percorsi, di non interpretarli anche nel rapporto tra Stato, Regioni ed enti locali, esclusivamente richiamandosi all'efficienza e alla velocità, quando dovremmo avere ben in testa il principio di legalità e di cooperazione istituzionale. (Applausi). Non capiamo, tra l'altro, come si può spingere verso processi di centralizzazione che, nel decreto originale approvato dal Consiglio dei ministri, avevano addirittura trascurato il ruolo degli enti locali, delle Regioni delle Province e poi, dall'altra parte, venderci l'autonomia differenziata come una grande opportunità per il Paese. (Applausi). Voi state lacerando le istituzioni, senza avere un'idea di come le istituzioni invece, per poter raggiungere obiettivi importanti, devono cooperare insieme.

Signora Presidente, il PNRR discende da quella che considero la più importante operazione in sede europea che dopo la pandemia abbiamo costruito. Noi ci sentiamo parte di quel nuovo volto dell'Europa che, dopo una pandemia, decise non solo di affrontare insieme l'acquisto dei vaccini, interpretando bene il ruolo della scienza, della conoscenza, della competenza, ma soprattutto di spingere importanti investimenti, una parte di essi anche a debito comune. È la politica del Next generation EU, che ha dato all'Europa un nuovo volto che a noi piacerebbe riprendere. Il futuro di fronte a noi richiede infatti un'altra volta un investimento europeo per aggredire i temi delle transizioni e delle trasformazioni, e non di negare, come state facendo, o voler addirittura attribuire al passato la responsabilità delle difficoltà del presente.

Chiunque ha vissuto esperienze amministrative sa bene che molti dei dati che voi nelle conferenze stampa con grande abilità siete in grado di promuovere derivano da risorse che i Governi precedenti hanno stanziato. Per realizzare un investimento occorrono i tempi necessari per un percorso e un processo. L'occupazione e la crescita economica in questo Paese tiene grazie agli investimenti che i Governi precedenti avevano determinato. Anche sulle politiche di attuazione europea non è vero che tutto quello che è stato fatto in passato era un errore. Lo dico perché gli accordi con le Regioni che insistono sull'FSC sono accordi decisivi e voi avete completamente saltato il cuore e l'essenza delle politiche di coesione, che, per quello che ci riguarda, richiedono formazione delle risorse umane. Se andate a vedere l'origine e la radice fondamentale dei fondi di sviluppo e coesione, questi hanno nelle politiche della formazione delle risorse umane la loro centralità; altro che cabine di regia nazionali, che di fatto saltano o bypassano il ruolo delle Regioni. Voi vi state avvicinando, con questi provvedimenti, ad una definizione che rende sempre più bilaterale la negoziazione dei processi di attuazione.

Se, come dice il ministro Fitto, tutto va bene, non vedo le ragioni per le quali riteniate inutile il ruolo del Parlamento. Dovete portare in Parlamento un monitoraggio dell'attuazione ex post ed ex ante del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sono troppe le aree di ambiguità. La crescita economica, la buona e piena occupazione, la riduzione dei divari territoriali non si raggiungono con le conferenze stampa, né con le relazioni che portate in Parlamento; si raggiungono se diamo il via ai cantieri, se abbiamo un progetto di sviluppo economico e sociale che metta al centro la buona e piena occupazione. La stessa formazione è l'essenza delle politiche della coesione. Diciamoci la verità, o siete Mandrake oppure non si può saltare il più importante investimento per ridurre le disuguaglianze in un sistema territoriale, ossia l'investimento sulle risorse umane. I divari territoriali nascono proprio dalle differenze di capacità di reagire ai cambiamenti. Anche il tasso di occupazione femminile, oltre a politiche importanti per i servizi alla persona, oltre a politiche necessarie per la genitorialità, richiedono ovviamente di sapere che cosa formare e su che cosa formarci.

Voi non avete un'idea dello sviluppo economico se le transizioni ambientali, sociali e digitali vi spaventano; sono un problema, anzi per voi sono il problema. Per questa Europa rischia di diventare un problema se non ci mettiamo la testa e non capiamo che le transizioni ambientali, digitali e sociali debbono rappresentare una straordinaria opportunità dentro la quale dobbiamo portare il lavoro, e dentro la quale, per portarci l'Italia, dobbiamo fare un investimento più grande possibile sulle risorse umane. Non si scappa. Abbiamo bisogno di più scuola, di più qualità formativa; abbiamo bisogno di superare il concetto che l'immigrazione è una clava per gestire il consenso. L'immigrazione, di fronte all'inverno demografico, è una necessità da gestire nella legalità, perché a noi mancheranno le risorse umane per aggredire le grandi trasformazioni che abbiamo di fronte, e mancheranno le risorse umane per qualificare la nostra manifattura. Voi purtroppo confondete tutto questo con la propaganda, con la conferenza stampa, con l'abilità che riconosciamo sul piano politico a voi ed anche al ministro Fitto di una retorica che ci racconta un progetto, che però è senza le radici per essere attuato, perché state scardinando la coesione territoriale del nostro Paese e la capacità di lavorare insieme nella legalità, in una cooperazione istituzionale che negate alle radici per ragioni di propaganda e di consenso. Non cercate scorciatoie, abbiamo bisogno di un nuovo volto dell'Europa e di interpretare gli enormi cambiamenti che abbiamo di fronte come un'opportunità e non come un problema. Certo, dobbiamo spingere verso la transizione ambientale, sociale e digitale il lavoro, ma dobbiamo avere ben presente che occorre guardare alla piena e buona occupazione. Dovete cambiare l'agenda delle riforme: portate in Parlamento quelle che servono al Paese, non quelle che servono a unire la maggioranza e spaccano l'Italia. (Applausi).

Questo è il passaggio più importante: abbiamo bisogno di affrontare il problema dei salari, della sanità, del lavoro, della buona e piena occupazione; abbiamo bisogno di un'idea dello sviluppo industriale, altrimenti non sapremo mai chi e cosa formare.

Pertanto voteremo contro questo provvedimento e la vostra fiducia. (Applausi).

LIRIS (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LIRIS (FdI). Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, membri del Governo, questa è una di quelle giornate che, al contrario di quanto ho sentito finora dai banchi dell'opposizione, per quanto mi riguarda, danno orgoglio e nobilitano il nostro ruolo, perché fra i 42 miliardi dei fondi europei e i 32 dei fondi nazionali, stiamo parlando di 74 miliardi, quindi una quota importante di quello che può essere poi l'input in termini di coesione e di soluzione di tanto divario territoriale fra Nord e Sud, ma anche all'interno dei vari contesti territoriali, di divisioni e differenze fra aree interne e aree costiere. Ebbene, nonostante il grande stanziamento, il tema dei temi non è l'impegno economico, come sottolineava ieri il ministro Fitto, e non è il quantitativo economico, che comunque è ingente e importante e può essere rivoluzionario per tante situazioni che stiamo affrontando tutti quanti insieme, ma è la qualità della spesa e l'attenzione che viene posta per migliorare la qualità della spesa di questo ingente stanziamento economico.

Ad oggi, abbiamo davanti agli occhi come non funziona il modello di spesa: lo abbiamo visto tanto nel disegno di legge sul PNRR, quanto nel disegno di legge sul Fondo per lo sviluppo e la coesione e oggi lo vediamo nel disegno di legge sulla coesione; se c'è stata un'illuminazione politica e amministrativa che il Governo Meloni ha adottato dal primo momento, è stata proprio quella di aver posto questa cabina di regia che riuscisse a coordinare gli interventi a livello nazionale per coprire tutte le zone, tra Regioni più ricche e Regioni più povere e all'interno delle stesse Regioni, evitando sovrapposizioni di investimenti e coordinando fonti di finanziamento differenti, laddove probabilmente questi finanziamenti potevano non cadere a terra e non essere cantierabili, laddove c'erano scadenze e incompatibilità con le opere da realizzare. Ebbene, tutto questo non è stato poi trasformato in qualcosa che diventa accentramento e delegittimazione del territorio delle Regioni, tutt'altro: le Regioni sono protagoniste e continuano ad esserlo, laddove però una cabina di regia centrale verifica se ci sono errori o finanziamenti non adottati e non calati a terra e se la capacità poi delle Regioni di portare avanti i lavori e trasformarli in cantieri si manifesta soltanto in teoria.

Pertanto, ho visto con i miei occhi i casi in cui era necessario che il Ministro andasse direttamente a verificare, Regione per Regione, lo stato d'avanzamento dei lavori e della spesa, tanto sulla coesione e sul PNRR, quanto sui fondi strutturali. La cabina di regia oggi può essere decisiva, per questo era necessario un modello diverso nei casi in cui quello vecchio non funzionava e aveva dimostrato di essere ormai arrivato lungo nelle traiettorie e negli obiettivi e soprattutto sterile per quanto riguarda la cantierabilità degli eventi.

Il decreto-legge punta inoltre l'attenzione e accende i riflettori su temi importanti. Non è un generico strumento per manifestare intenti positivi di trasformazione e investimenti per il Paese, ma individua temi specifici, come il rischio idrogeologico, le risorse idriche, le infrastrutture, il ciclo dei rifiuti, la mobilità sostenibile e la transizione digitale. Pensiamo proprio alla dispersione idrica, di cui sentivo parlare in qualche intervento della minoranza, a fronte di infrastrutture idriche ormai vetuste e ammalorate, che oggi non hanno più la stessa performance di quando sono state costruite, mentre l'acqua è certamente un elemento importante, che va salvaguardato.

Questi sono gli interventi che a noi interessano, che portano coesione e che determinano un'eliminazione o comunque un abbattimento del divario tra le Regioni. Le politiche di coesione, infatti, servono proprio a questo: all'inclusione e alla legalità. Non voglio fare polemica, ma questo è il nostro concetto di legalità e di inclusione, questo per noi significa abbattere il divario tra ricchi e poveri o tra chi ha la possibilità di lavorare o formarsi e chi non ce l'ha. Il nostro concetto di legalità, ci dispiace, ma è molto diverso da quello di una parte dell'opposizione e della stampa, che riesce ancora a giustificare chi occupa illegalmente degli appartamenti. (Applausi). Il nostro concetto di legalità non è questo, ma è quello di abbattere il divario tra chi non ha opportunità e chi le ha, tra chi vive in Regioni più ricche e chi in Regioni più povere. Non accettiamo che gli onesti e le famiglie che rispettano le regole debbano fare la fila per aspettare che appartamenti vengano liberati dalla Salis e compagni. Questa per noi non è legalità. (Applausi). Mi viene da sorridere, se penso a come una parte dell'opposizione va ancora parlando di fascismo e antifascismo, di storia e di preistoria, e ancora non riesce a fare i conti con conquiste di civiltà ormai secolari come la proprietà privata. (Applausi). Non riesco a capire come facciate a giustificare ancora questa parte di opposizione dalla quale, comunque, non prendete le distanze.

Perdonatemi, mi rivolgo alla parte della minoranza che sta in Commissione bilancio con me. Ho sentito quasi un'ansia da prestazione nel dover giustificare il fatto che all'interno della 5a Commissione non ci fossero abbastanza astio e opposizione e che il clima di armonia istituzionale utilizzato per affrontare i temi fosse quasi una diminutio nei confronti della minoranza. Invece voi dovete essere orgogliosi se nella Commissione bilancio si parla nel merito dei contenuti, si affrontano gli argomenti, si fanno emendamenti migliorando il decreto-legge e non si fanno folklore o ostruzionismo. Faccio quindi i complimenti a quella parte della minoranza che all'interno della 5a Commissione ha contribuito a migliorare il decreto-legge in sede di conversione in legge, approvando emendamenti come quello sul 5G o quello sulla Tari, che vanno incontro alle esigenze dei Comuni. Questo significa fare istituzioni e occuparsi della cosa pubblica: non fare ostruzione o folklore, ma riuscire a lavorare in maniera armoniosa e istituzionale, certamente nel rispetto delle prerogative di maggioranza e di minoranza e non lasciando vane le prospettive e quegli spazi a carico della minoranza.

Pertanto, prima di entrare nel merito, vorrei ringraziare i relatori, con una speciale menzione per il collega e amico Gelmetti, per il presidente Calandrini, per il Governo, nelle persone del sottosegretario Siracusano, del ministro Ciriani e del ministro Fitto, che ha portato avanti questo provvedimento.

Vorrei poi dire che in questo provvedimento sono compresi il fondo perequativo per le infrastrutture, in particolar modo del Sud Italia, un aumento dal 35 al 40 per cento della spesa e degli investimenti per il Sud Italia e cinque miliardi per l'occupazione. Ebbene sì, per l'occupazione: non certo quella delle case o dei divani, ma intesa come lavoro per tanti nostri giovani, che vedono oggi delle prospettive anche nel Sud Italia, dove, grazie a quei cinque miliardi, abbiamo una decontribuzione del 100 per cento per giovani e donne, investimenti importanti per quanto riguarda la formazione, la scuola e l'università e tre miliardi per quanto riguarda la rigenerazione urbana delle città medie e delle piccole città.

Vi sono investimenti che non si vedevano da tempo per quanto riguarda i sistemi informativi della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Così si combattono la mafia ed il terrorismo: investendo in tale direzione. Questa per noi è legalità: investire nella direzione giusta, spendere bene i soldi, programmare e avere una cabina di regia centrale, laddove le Regioni non dimostrano di essere all'altezza, ma mettendole in condizioni di fare le proprie scelte, spendere i propri soldi e dimostrare quello che valgono.

Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 11,53)

(Segue LIRIS). Signor Presidente, lo Stato interviene come cabina di regia e anche come soggetto giudice, laddove le Regioni dimostrano di non essere all'altezza del proprio compito.

In conclusione, rivolgo un appello a tutta l'Assemblea a votare un tipo di provvedimento così importante tutti quanti insieme e dare ai nostri cittadini il messaggio che esiste uno Stato, una Nazione, che è sempre più centrale nelle dinamiche nazionali e internazionali, ha una centralità nello scacchiere europeo e internazionale e ha la capacità, attraverso Giorgia Meloni, e il nostro Esecutivo e le doti amministrative e politiche del ministro Fitto, di fare la differenza.

A tutti coloro che si augurano il fallimento dell'Italia e che venga considerata sempre meno nello scacchiere e che, attraverso una stampa loro amica, provano a far passare messaggi sbagliati sul nostro Paese, dico che, attraverso il nostro instancabile ministro Fitto e la nostra bionica Presidente del Consiglio, saremo costretti a deluderli ancora.

Ed è con questo messaggio che orgogliosamente dichiaro il voto favorevole della mia compagine, del mio partito e della mia famiglia di Fratelli d'Italia, augurando che anche voi possiate fare uno scatto d'orgoglio ed essere partecipi di una pagina importante della nostra Nazione. (Applausi).

PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione.

Votazione nominale con appello

PRESIDENTE. Indìco la votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 1133, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 maggio 2024, n. 60, nel testo proposto dalla Commissione, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello.

Ciascun senatore chiamato dal senatore Segretario dovrà esprimere il proprio voto passando innanzi al banco della Presidenza.

I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale.

(È estratto a sorte il nome del senatore Galliani).

Visto che la nazionale di calcio giocherà fra poco, l'estratto non poteva che essere il senatore Galliani. Speriamo sia di buon auspicio.

Invito la senatrice Segretario a procedere all'appello, iniziando dal senatore Galliani.

(La senatrice Segretario Murelli fa l'appello).

(Nel corso delle operazioni di voto assume la Presidenza il vice presidente CASTELLONE - ore 11,56 -).

Dichiaro chiusa la votazione.

Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'articolo unico del disegno di legge n. 1133, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 maggio 2024, n. 60, nel testo proposto dalla Commissione, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia:

Senatori presenti

161

Senatori votanti

160

Maggioranza

80

Favorevoli

97

Contrari

62

Astenuti

1

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 60.

Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15, con la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno 2024.

La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 12,28, è ripresa alle ore 15,09).

Presidenza del presidente LA RUSSA

Discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno 2024 (ore 15,09)

Approvazione della proposta di risoluzione n. 1, dei punti 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2), della lettera e) del punto 1, della lettera a) del punto 2 e della lettera a) del punto 3 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 3 (testo 2), della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 4 (testo 2), dei punti 2 e 8 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 5 e dei punti 1, 2, 3, 6, 7, 9 e 11 della proposta di risoluzione n. 6. Reiezione delle premesse e del punto 8 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2), delle premesse e delle lettere a), b), c), d), f) e g) del punto 1, delle lettere b), c), d), e), f) e g) del punto 2, della lettera b) del punto 3 e dei punti 4, 5 e 6 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 3 (testo 2), delle premesse della proposta di risoluzione n. 4 (testo 2), delle premesse e dei punti 1, 3, 4, 5, 6, 7, 9, 10, 11, 12, 13 e 14 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 5 e delle premesse e dei punti 4, 5, 8, 10, 12, 13, 14, 15 e 16 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 6

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno 2024».

Nella seduta di questa mattina il Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Meloni, ha consegnato il testo delle sue comunicazioni, che ha già reso alla Camera dei deputati.

Eventuali proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito.

Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

È iscritto a parlare il senatore Terzi di Sant'Agata. Ne ha facoltà.

TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Signor Presidente, onorevole Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, ringrazio innanzitutto l'onorevole Presidente del Consiglio per la sua relazione: una relazione improntata a coerenza, a senso di responsabilità, a visione dell'interesse nazionale. Ringrazio anche il ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il PNRR, Raffaele Fitto, per il lavoro davvero immenso che ha svolto in questi mesi, insieme al sottosegretario Matilde Siracusano.

Il Governo Meloni è l'unico, tra i Governi dei tre principali Paesi dell'Unione europea, a essere stato premiato alle elezioni europee, con un risultato storico. (Applausi). Eppure, c'è chi pensa di avere il destino dell'Unione per sempre nelle proprie mani. C'è chi crede che la volontà popolare possa talvolta passare in secondo piano. E questo atteggiamento da Gattopardo è un ostinato tentativo di non voler confrontarsi con la realtà.

Siamo all'inizio di un nuovo capitolo nella storia dell'Unione e la nostra Nazione, Paese fondatore del grande sogno che è l'Europa, riprende il ruolo che le spetta, con dignità e a testa alta. Il prossimo Consiglio europeo rappresenta non una tappa, ma una nuova partenza per il rilancio politico dell'Unione. Esattamente oggi, settantanove anni fa, veniva approvato lo Statuto delle Nazioni Unite, per un ordine mondiale libero, fondato sullo Stato di diritto. Proprio nel solco di questa appartenenza, un'Unione sempre più integrata e organica con l'Alleanza atlantica è il fulcro essenziale di un'architettura di difesa e sicurezza comune in grado di garantire stabilità e di prevenire e affrontare le crisi globali in modo responsabile.

Responsabilità significa anzitutto guardare in faccia la realtà di due guerre di aggressione che devastano l'una una Nazione dell'Europa, l'Ucraina, l'altra il Medio Oriente. La prima, la criminale guerra di Putin, è direttamente sostenuta sul piano militare, politico e della disinformazione da Cina e Corea del Nord, governate entrambi da sistemi comunisti, e dall'Iran, regime islamico e fondamentalista. La seconda guerra, quella in Medio Oriente, è la guerra di aggressione di Hamas, sostenuta e teleguidata da Teheran, contro l'esistenza stessa dello Stato e del popolo di Israele.

La risoluzione di maggioranza, che oggi presentiamo, incoraggia il Governo a prendere ulteriori misure nei confronti degli aggressori. Ecco perché, oltre ad assicurare all'Ucraina il massimo sostegno per tutto il tempo necessario, la risoluzione invita il Governo a far sì che i responsabili di tutte le atrocità commesse contro il popolo ucraino - penso alla disumana deportazione di bambini ucraini per azzerarne l'identità stessa della Nazione Ucraina - siano perseguite come prevedono il diritto e la giustizia internazionale. Al tempo stesso, si devono condannare con la massima fermezza massacri, violenze e sequestri di ostaggi perpetrati da Hamas.

La proposta di risoluzione di maggioranza chiede di sostenere gli sforzi per giungere a una soluzione basata sul principio dei due Stati che vivano fianco a fianco in pace e sicurezza all'interno di confini sicuri e riconosciuti, così come prevede la risoluzione dell'ONU n. 2735. Anche il G7 si è concluso con posizioni nette, chiedendo esplicitamente all'Iran l'immediata interruzione della sua attività destabilizzante nella regione; il Corpo dei pasdaran esercita un potere dominante in quella regione ed è un'organizzazione terrorista già sanzionata da diversi Paesi. Le conclusioni del vertice G7 sono un importante dato politico per il nostro Paese, che deve essere motivo di orgoglio in quest'Aula.

Al G7 sono state riconosciute priorità importanti per l'Italia, che rientrano pienamente in questo Consiglio europeo: penso al Piano Mattei e alle politiche migratorie. È in questi due casi che l'approccio italiano è diventato l'approccio europeo. Guardiamo ad esempio alle realizzazioni immediate e concrete del Piano Mattei, con la partnership per le infrastrutture globali e gli investimenti; la sinergia fra Italia e Stati Uniti in Kenya per sfruttare l'energia geotermica; la realizzazione del Corridoio di Lobito con il Global Gateway dell'Unione. Sono tutte realizzazioni menzionate e spiegate da Presidente del Consiglio nella sua relazione.

Il G7, presieduto dall'Italia, ha riconosciuto e adottato nella sostanza politica le stesse linee sostenute dal Governo Meloni nella ridefinizione anche del patto su migrazione e asilo, recepite in cinque regolamenti europei (realizzazione riconosciuta di successo dalla maggioranza degli Stati membri dell'Unione), il protocollo con l'Albania, così come gli accordi UE-Egitto, UE-Tunisia.

Altro punto della proposta di risoluzione di maggioranza è quello che il presidente Meloni, nel recente incontro con il primo ministro Orbán, ha definito come riunificazione piuttosto che allargamento. Si tratta dei Balcani occidentali. Circa l'adesione dell'Albania, da sempre l'Italia ne è grande sostenitrice, così come per tutti i Balcani occidentali. È un punto esistenziale per l'intera Unione quello della riunificazione. È pure di grande soddisfazione il progresso dei negoziati di adesione con Ucraina e Moldova; deve essere mantenuta un'altissima attenzione su quanto accade in Georgia.

Infine, nella proposta di risoluzione di maggioranza evidenziamo l'Agenda strategica dell'Unione per lavorare per un'Europa competitiva e autonoma nei settori strategici, perché le attività industriali e produttive siano al centro. Vogliamo politiche green sostenibili sotto il profilo economico, sociale e politico, di competitività e di occupazione. Deve essere non una rivoluzione, ma una transizione.

Ricordo che vi sono grandissime criticità nei rapporti con la Cina. Lo sottolinea il G7 in ben 28 diversi punti del comunicato. Le pratiche commerciali di Pechino stanno generando gigantesche distorsioni di mercato e dannose sovracapacità che minano industrie, lavoro, catene strategiche di approvvigionamento per l'Europa.

Il prossimo Consiglio europeo è la nuova partenza per un'integrazione marcatamente politica. Spetta all'Italia un ruolo di primissimo piano nel tracciarne il percorso, sulla base di una interpretazione assai più mirata e selettiva dei princìpi di sussidiarietà e proporzionalità. È un successo italiano - e l'ha ricordato bene nella relazione anche l'onorevole Presidente del Consiglio - l'aver ottenuto che, nel preambolo dell'Agenda strategica, vengano richiamati questi due princìpi cardine dell'Unione, per un'Europa concentrata su grandi priorità come politica estera, difesa europea, politiche demografiche, piani industriali equilibrati in grado di conciliare stabilità, crescita e autonomia; un'Europa che non sottragga, per partito preso, spazi necessari di azione per le Nazioni che ne fanno parte. L'Italia al Consiglio europeo… (Il microfono si disattiva automaticamente)… questo carattere fondativo per l'intera Unione. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Borghi Claudio. Ne ha facoltà.

BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Signor Presidente del Consiglio, questo è un momento importante perché prima dei Consigli europei il Parlamento le affida la sua rappresentanza. Però è un'occasione diversa rispetto a quelle passate e questa rappresentanza assume una forza differente, perché, oltre alla nostra rappresentanza e al nostro voto, lei ha appena ricevuto l'investitura e la rappresentanza più importante, quella diretta del popolo italiano per il tramite del voto. Come ha ricordato il presidente Terzi di Sant'Agata, lei ha l'onore di essere l'unico leader a cui il popolo ha tributato una crescita di consensi. (Applausi).

Questo non può essere ignorato in sede di Unione europea, in qualsiasi tipo di discussione. Ma dirò di più, e questo purtroppo invece le renderà il compito più difficile: tutte le componenti del suo Governo hanno avuto una crescita di consensi. Questo significa che i cittadini apprezzano il suo, il nostro Governo e lo apprezzano nelle diversità, mettiamola così, e quindi lei ha il compito un po' difficile, mi rendo conto, di mediare queste diversità di fronte ai suoi interlocutori. Le rappresento, quindi, il punto di vista di una parte del suo Governo e poi ci affidiamo a lei, ovviamente, per la rappresentanza di tutte le parti, inclusa la nostra.

Cercherò poi di alzare un po' il livello del ragionamento, ma iniziamo con la bassa cucina, con la questione un po' stucchevole delle nomine e delle poltrone che sta tenendo banco. Ho apprezzato molto il disappunto con cui lei ha stigmatizzato quello che ha efficacemente descritto come il sistema del caminetto che si è tentato - ricordiamo che una cosa è tentare, l'altra è riuscire - di porre in atto. Ebbene, il suo disappunto è anche il nostro. L'Unione europea in questo momento e nei prossimi anni si troverà davanti sfide enormi e le sfide enormi si superano solo con il consenso popolare. Sinceramente, non capisco questo sistema con un gruppo di potere vecchio, passato, che vede la sua base di consenso erodersi nelle urne, quale vasto consenso popolare possa rappresentare. (Applausi). L'impressione che si ha dall'esterno è che si tratti di una conventicola di personaggi che rappresentano poco più che loro stessi. L'unica fra quelli che sono stati indicati che è al Governo nel suo Paese è l'estone Kallas, che è vero che è Premier, ma che rilevo che anche dal punto di vista elettorale è in calo costante di consensi, con tutta una serie di problemi che non vado, ovviamente, a guardare, e poi oggettivamente stiamo parlando dell'Estonia, che, con tutto l'enorme rispetto che abbiamo per quel Paese, è uno Stato che ha la popolazione della Provincia di Brescia, questo sempre per cercare di mettere le cose in proporzione. Altrimenti, la von der Leyen è all'opposizione anche a casa sua, Costa è all'opposizione anche in Portogallo, riesce a essere all'opposizione anche la signora Metsola a Malta, un interessante Paese che ben conosciamo e che tutti amiamo, anche quando magari non si comporta benissimo con i migranti, che fa 500.000 abitanti, in cui la signora Metsola è all'opposizione. Questi sono quelli che sono stati scelti per fare il salto, per riuscire a fare la grande crescita e a raccogliere il vasto consenso popolare che deve portarci verso una fase nuova, il tutto sotto la regia di un presidente Macron - non riuscirò mai a replicare la sua espressione quando l'ha salutato (Applausi), ma diciamo che ero con lei in quel momento, il mio cuore era lì - che non mi risulta sia in questo momento in testa alle preferenze dei francesi.

Alla luce di tutto questo, per noi della Lega lei può tranquillamente, in qualsiasi sede, non solo astenersi, ma dire tranquillamente no a questa gente e noi la sosterremo in ogni caso, quindi scelga lei cosa fare, ma dal nostro punto di vista può tranquillamente dire no, ha la nostra benedizione, la supporteremo in pieno. Se posso dare un consiglio da amico, non cerchiamo le vicepresidenze, il commissario di peso, perché stiamo pensando di attaccarci a un qualcosa che io, da economista, vedo come il Titanic e oggettivamente avere il ruolo di primo ufficiale nel Titanic non è che porti a grandi risultati. Le spiego perché in questo caso parlo di Titanic: lo faccio perché a mio avviso, in questo momento, in Europa c'è un problema enorme che si chiama Francia.

L'economia della Francia si trova di fronte a un problema molto difficilmente risolvibile, perché stiamo parlando di uno Stato che non ha passato tutte le sofferenze (inutili dal mio punto di vista, però le abbiamo fatte, quindi bene) che abbiamo passato noi sotto l'egida del Governo Monti e ricordiamo i brillanti 12 trimestri di recessione che sono seguiti alle politiche che ci sono state inflitte in quel periodo. Questa sofferenza inutile, che ha portato a disoccupazione, chiusure, recessione e danni, però ha sistemato la bilancia commerciale; cioè, col fatto che non spendiamo e continuiamo a non spendere, esportiamo più di quello che importiamo e quindi entrano soldi in cassa. La Francia, che non ne ha voluto sapere di fare niente di tutto ciò, secondo me abbastanza a ragione, è fortemente in deficit di bilancia commerciale, quindi è in deficit sia dal punto di vista del bilancio semplice, cioè spende più di quello che incassa, e importa più di quello che esporta. Questo doppio deficit non può andare avanti costantemente, a un certo punto il nodo viene al pettine e si può risolvere soltanto in tre modi. Poi credo interverrà il presidente Monti e magari lui, con la sua scienza economica, ne individuerà un quarto, ma io conosco solo tre modi con cui si esce da una situazione del genere. Il primo è con la svalutazione: se la Francia avesse il franco, svaluterebbe e a quel punto i suoi problemi si risolverebbero, ma non può perché ha l'euro, così come non poteva la Grecia, così come non potevamo noi quando a un certo punto in passato ci siamo trovati in una situazione analoga. Il secondo modo è fare austerità, cioè le stesse cose che abbiamo fatto noi le devono fare loro, quindi bisogna mandar loro una signora come la Fornero che tagli le pensioni, ma bene; bisogna mettere l'IMU, quindi una bella tassa sulle case o su qualsiasi altra cosa, in modo tale da togliere molti soldi ai cittadini francesi. Credo che questo non lo tollereranno, per quanto conosco come reagiscono i francesi non appena si tocca il loro portafoglio. L'ultima ipotesi che mi viene in mente è una forte crescita per via di investimenti degli altri Paesi intorno; cioè se noi crescessimo fortemente e se la Germania crescesse fortemente facendo grandi investimenti, allora forse la potremmo trascinare, in modo tale da poter aumentare le sue esportazioni. Temo però che con l'attuale set di regole e con quella squadra, quella del Titanic, questa cosa non sarà mai possibile, non ci diranno mai che dobbiamo fare investimenti forti e importanti a deficit, perché diranno anche a noi di fare austerità, anche se non ci serve.

Ritengo pertanto che sinceramente in questo momento l'Europa debba fronteggiare un problema che non ha soluzione, se non con il cambiamento radicale e profondo di tutte le regole e il cambiamento radicale e profondo di tutte le regole non si fa con quelle persone, ma attraverso gente come lei, con persone che hanno già capito cosa non funziona e che sono appoggiate dai propri popoli, perché solo con il consenso popolare si fanno i grandi cambiamenti e le rivoluzioni. Lei ce l'ha, sia la rivoluzione di questa Unione europea. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barcaiuolo. Ne ha facoltà.

BARCAIUOLO (FdI). Signor Presidente, signora Presidente del Consiglio, membri del Governo, colleghi, ho letto l'intervento che oggi il Presidente del Consiglio ha depositato in quest'Aula dopo averlo enunciato alla Camera e personalmente lo condivido integralmente, non per appartenenza, ma per profonda convinzione dei contenuti sviluppati al suo interno; contenuti che, secondo me, meritano alcune riflessioni.

Noi abbiamo appena assistito a una campagna elettorale per le elezioni europee in cui tutti i Paesi e la quasi totalità delle forze politiche, a prescindere dalla loro collocazione e dal Gruppo di appartenenza, di fatto non difendevano lo status quo dell'attuale Unione europea; tuttavia, dai primi segnali dopo le elezioni, quei cambiamenti annunciati, sperati e a parole voluti da tutti, sembrano non concretizzarsi, nonostante il chiaro segnale venuto dalle urne, come ha tra l'altro riferito poc'anzi il presidente Terzi rispetto al consenso ottenuto dai Governi delle principali Nazioni europee, tra le quali solo il Governo italiano, con il 53 per cento degli eletti appartenenti alle forze di maggioranza, ha avuto di fatto una promozione dai propri cittadini e dai propri elettori. (Applausi).

Ma il dato del cambiamento, secondo me, va visto anche rispetto a un elemento che il Presidente del Consiglio ha riportato nel suo intervento: ovvero i tempi che sono cambiati, i tempi che cambiano.

È stato riportato un dato, che personalmente conoscevo, ma non così nei dettagli, che mi ha impressionato. Nel 1990 i 12 Stati membri dell'Unione europea avevano il 27,5 per cento del PIL mondiale. Nel 2022, dopo i vari allargamenti, i 27 Stati dell'Unione europea hanno il 16,7 per cento del PIL mondiale. In questo stesso lasso di tempo, la Cina passa dall'1,8 per cento di PIL mondiale del 1990 ad oltre il 18 per cento del 2022.

Dunque, se da un lato è probabilmente ineluttabile, anche da un punto di vista demografico, che ci sia uno spostamento di ricchezza dal Nord-Ovest del mondo al Sud-Est, dall'altro è evidente che questo tipo di cambiamento può e deve essere rallentato. Esso può e deve essere rallentato attraverso politiche di difesa delle nostre produzioni e delle nostre imprese, che probabilmente l'Unione europea ha tradito.

Quando ci riferiamo all'Unione europea lo facciamo con una notoria definizione: il gigante burocratico, il nano politico e il verme militare, che andrebbe secondo noi esattamente ribaltata. Questa è la prospettiva che tutta l'Unione europea si dovrebbe dare e che a parole, questa è la cosa che un pochino più perplime, in realtà ha tentato di fare almeno in campagna elettorale. In caso contrario, infatti, si rompe quella cinghia di tra elettori e rappresentanti, che è il vulnus vero della democrazia e la cifra stessa della democrazia.

Questa iperburocrazia europea, sommata troppo spesso ultimamente a politiche meramente ideologiche, ha raccontato una certa percezione dell'Europa. È chiaro che l'Europa non ha fatto solo questo. L'Europa ha fatto, per carità, anche cose positive, ma la percezione è stata sempre quella di un'Europa che ci imponeva cosa mangiare, quale macchina guidare, come ristrutturare le nostre case.

Al contrario, invece, sono stati lasciati troppo da soli i popoli europei che avrebbero voluto e hanno la volontà di svilupparsi diversamente, nella tendenza ad una omologazione complessiva che sicuramente va combattuta. Questo perché, non solo il motto dell'Unione europea è «uniti nelle diversità» (e troppo spesso questo motto fondativo viene tradito), ma al tempo stesso perché, come più volte ha ripetuto il Presidente del Consiglio, sogniamo un'Europa che possa fare di meno, ma che faccia meglio.

Questa Europa è stata troppo spesso un nano politico in questi anni in politica estera; è stata un nano politico nelle politiche di approvvigionamento energetico: e si sa quanto lo abbiamo pagato rispetto alle situazioni internazionali che sono occorse negli ultimi anni. Questa Europa dovrebbe occuparsi anche di politiche migratorie, di contrasto all'immigrazione clandestina. Qualcosa era già cambiato prima delle elezioni, con un cambio vero di paradigma per affermare un principio geografico e non politico: che i confini dell'Italia sono anche i confini dell'Europa, che gli accordi presi con Tunisia, Egitto e in forma diversa con l'Albania vanno perpetuati in ogni luogo del Mediterraneo. Su questo, si sono sentite critiche veramente bizzarre.

Sull'Albania, oggi seguiamo il Governo socialdemocratico tedesco, che vede quell'accordo come un esempio da seguire. Vengo all'accordo sulla Tunisia. Anche su questo io spesso mi interrogo se, come sistema nazione, siamo in grado di svestire la maglia della propria squadra, della propria parte, e di vestire la maglia della nazionale.

Penso ad alcuni provvedimenti, anche della giustizia amministrativa recente, come il caso delle motovedette, che l'Italia, in seguito ad accordi fatti con la Tunisia, dovrebbe consegnare. Dopo una chiara sentenza del TAR del Lazio, che appunto ne affermava la piena legittimità, in virtù dell'accordo fatto dall'Unione europea con la Tunisia, per ora c'è un provvedimento cautelare, ma l'11 luglio ci sarà la sentenza definitiva del Consiglio di Stato, che invece mina questo accordo per presunte violazioni da parte della Tunisia.

Poi ci sono tante altre cose su cui, secondo me, abbiamo il dovere di interrogarci. Io mi interrogo anche su un altro tema che non è stato affrontato nell'intervento del Presidente del Consiglio, che però mi lascia parecchio perplesso, anche rispetto a quello di cui l'Europa si deve occupare: mi riferisco alla procedura di infrazione avviata contro l'Italia sull'assegno unico. L'assegno unico è quell'elemento di importante socialità che è stato potenziato, nonostante la scarsità di risorse economiche, da questo Governo: 16 miliardi di euro quest'anno, tre miliardi in più, un aumento medio di 720 euro a famiglia, con un meccanismo premiale per le famiglie più fragili. Oggi quel tipo di provvedimento viene impugnato dall'Unione europea, perché secondo la ratio di qualche normativa europea, quel tipo di aiuto, quel tipo di provvedimento dovrebbe essere esteso anche a chi, per poche settimane, lavora in Italia e a quei figli che in Italia non sono e sono rimasti nei Paesi d'origine. Credo che su questo serva una vera e seria riflessione anche da parte del Governo italiano, perché cose di questo tipo devono poter essere decise sul piano nazionale.

Quindi, signor Presidente del Consiglio, le auguro domani o dopodomani di rappresentare al meglio non il Governo, non la maggioranza, non Fratelli d'Italia, ma di rappresentare al meglio l'Italia, convinto che anche chi tenterà di criticarla nell'intervento di oggi sarà al meglio rappresentato da lei che difenderà gli interessi di tutta la Nazione. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rojc. Ne ha facoltà.

ROJC (PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli senatori, signora Presidente, rappresentanti del Governo, dopo l'illuminante intervento europeista del collega Claudio Borghi, abbiamo capito che nelle prossime ore lei avrà la responsabilità di fare scelte di grande importanza, capaci di determinare il futuro del nostro Paese e dell'intera Unione europea. A lei il compito di percorrere la difficile strada che divide l'interesse nazionale, di cui lei ha sempre dichiarato di essere prima portabandiera, dalle tendenze disgregazioniste, antieuropee, illiberali e spesso schiettamente putiniane delle forze delle destre estreme, perché in questa circostanza il suo ruolo di Presidente del Consiglio italiano confligge con quello di capo dei conservatori europei.

La notizia che il presidente di turno del Consiglio dell'Unione europea, Orbàn, non aderirà all'ECR è positiva, ma è motivo di preoccupazione il persistente e dichiarato allineamento, o una malcelata tolleranza delle forze di maggioranza italiane verso il Governo ungherese. I temi della politica estera, diritti civili, salvaguardia delle libertà fondamentali, divisione dei poteri non possono essere accantonati come questioni accessorie. Un eventuale appoggio, sia pure esterno, a una Commissione von der Leyen non può dunque essere a scartamento ridotto, mera merce di scambio. Le farò un esempio: la MOL è la compagnia petrolifera nazionale ungherese con reti di distribuzione in Slovenia, Croazia, Slovacchia e anche in Italia. Quella compagnia si approvvigiona ancora in larga parte a prezzo competitivo dall'oleodotto Druzhba. Quando l'Unione europea, a seguito dell'aggressione russa all'Ucraina, ha deciso di rinunciare al petrolio russo, l'Ungheria ha imposto l'esenzione totale relativa alle forniture di petrolio che fluiscono attraverso gli oleodotti. Doveva essere un'esenzione temporanea, mentre rimarrà in vigore a tempo indefinito.

MCC Bruxelles è il ramo europeo del Mathias Corvinus Collegium, il più grande istituto scolastico privato dell'Ungheria, con sede a Budapest. Il Parlamento magiaro gli ha conferito una partecipazione del 10 per cento nella MOL e nell'azienda farmaceutica Richter, per un valore complessivo di 1,3 miliardi di dollari. Queste risorse hanno finanziato iniziative intese a condizionare il voto europeo, mettendo in discussione il consenso delle politiche energetiche e ambientali dell'Unione europea, o sostenendo le proteste degli agricoltori. Lo scorso 5 giugno il Ministro degli esteri ungherese ha dichiarato che l'Ungheria e la Serbia mirano a ottenere il sostegno finanziario cinese per estendere l'oleodotto russo Druzhba dall'Ungheria alla Serbia, formando un progetto trilaterale che potrebbe andare avanti nei prossimi due anni.

La nostra proposta di risoluzione impegna il Governo ad assumere una chiara e determinata posizione nei confronti delle azioni destabilizzanti nelle aree di interesse dell'Italia e dei Paesi europei, in particolare nell'area dei Balcani, per evitare che si rafforzi ulteriormente l'influenza della Russia. Al premier Orbán avremmo auspicato fosse stata rappresentata la riprovazione dell'Italia nei confronti di strategie come quelle che sta attuando il Governo ungherese e chiediamo che, se vi sarà a Bruxelles un commissario espresso dal suo Governo, sostenga questa posizione e lei faccia altrettanto nel Consiglio europeo, perché di tutto abbiamo bisogno meno che di essere sodali politici di un Orbán o di un Fico. (Applausi).

La benzina e il diesel russi della MOL non conoscono confini, ma i controlli imposti ai valichi principali con la Repubblica di Slovenia creano grande disagio per chi giornalmente passa il confine e non fermano certamente i flussi migratori, che seguono strade poco battute. La sospensione di Schengen doveva essere una misura temporanea, ma ormai nemmeno si fa cenno a quell'intento originario, cui pure avevamo dato un provvisorio e prudenziale consenso. Del lavoro di centinaia di poliziotti e militari dislocati sui confini si esaltano le manciate di profughi intercettati, ma nelle città gli atti di violenza si moltiplicano e il personale è carente. Anzi, come ha denunciato ieri il sindacato di Polizia, sono destinati a diminuire per i pensionamenti, nonostante le promesse del ministro Piantedosi.

Comprendo la difficoltà nell'accettare questo fatto da parte di alcuni, spero pochi esponenti della maggioranza, ma il confine dello spazio Schengen non corre più tra Italia e Slovenia, entrata nello spazio Schengen nel 2007, ma molto più a sud, ai confini con la Repubblica di Croazia e gli altri Paesi dei Balcani. Diffondere e speculare sulla percezione dell'invasione e soprattutto il vostro adottare misure spettacolari, ma ahimè inutili contro migranti che arrivano lo stesso, male si declina con il plauso che riservate, a ragione, al grande progetto di Nova Gorica e Gorizia comune capitale europea della cultura per il 2025. Forse, improvvisamente, nel 2025 ogni problema sarà dichiarato risolto? O pensate di destabilizzare l'area rendendo vana questa collaborazione proficua e amichevole tra le genti e tra i due Paesi, che abbiamo costruito con fatica e convinzione?

Non è tutto. Dalla prospettiva dell'estremo Nord-Est d'Italia, torniamo a lanciare un più forte allarme sulle conseguenze di quanto sta avvenendo nel Mar Rosso, divenuto area di crisi a causa degli attacchi alle navi, impossibilitate al passaggio del Canale di Suez. Gli impatti sul settore del trasporto marittimo sono pesantissimi, con la riduzione del 50 per cento dei passaggi dal Canale di Suez per le compagnie di navigazione, che optano per il passaggio per il Capo di buona speranza. Le nuove rotte stanno avvantaggiando i porti del Mediterraneo più vicini allo Stretto di Gibilterra, come Tangeri e i porti spagnoli. Occorre attuare misure, anche legislative e di semplificazione, per mantenere i volumi dei traffici, incluse le infrastrutturazioni di porti ed energetiche.

Aspettiamo invano si prenda in mano seriamente la questione del porto franco internazionale di Trieste, come ho recentemente fatto presente a un rappresentante del suo Governo, a cui lei è stata impegnata da un ordine del giorno proposto dal suo partito. Il mio emendamento ad hoc incomprensibilmente non è stato accolto. Presidente, si tratta di un interesse nazionale e non certo locale, che potrebbe rappresentare un grande volano di capitali globali e traffici. Opportunità da non lasciare all'iniziativa di certe potenze asiatiche e agli influssi della Russia. Le ricordo, signora Presidente, che sono gli influssi di queste potenze a rappresentare una minaccia agli equilibri dei Paesi balcanici e che il tanto auspicato allargamento dell'UE ai Balcani occidentali al momento resta soltanto un ottimo proposito. Ma, si sa, i buoni propositi lastricano la strada per l'inferno. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scurria. Ne ha facoltà.

SCURRIA (FdI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, membri del Governo, colleghi, siamo qui, come sempre, prima di un Consiglio europeo che ha un ordine del giorno molto intenso, con problematiche importanti, per il futuro della nostra Unione. Come sempre e come tanti, sembrerebbe un Consiglio come quelli che si svolgono periodicamente, con i tanti temi che coinvolgono le nostre istituzioni: si parlerà di Ucraina, di Medio Oriente, di immigrazione (sempre grazie all'Italia) e di tanto altro.

In realtà non sarà un Consiglio come tanti altri, perché di fatto in questo Consiglio si tratterà di quello che sarà la nostra Unione europea del futuro, quale sarà la sua caratteristica dei prossimi anni, perché siamo reduci da una elezione europea che sembrerebbe dare delle indicazioni molto chiare. Lo ha detto anche lei, presidente Meloni, oggi alla Camera e lo vediamo con i dati alla mano: tutte le forze di Governo dei Paesi europei, tranne l'Italia, perdono, ma soprattutto sono quelle stesse forze che hanno guidato le politiche europee degli ultimi anni. Al contrario, tutte le forze politiche che nel corso di questi anni, anche da punti di vista differenti, hanno sostenuto la necessità del cambiamento dell'Unione europea vincono, sono premiate dagli elettori e hanno la capacità di dire che bisogna intraprendere strade nuove per quello che riguarda il futuro della nostra Unione. È proprio così, da questi risultati ci aspettiamo un vero e proprio cambiamento di indirizzo politico e direi di indirizzo culturale.

Ne abbiamo parlato tanto in campagna elettorale (in realtà anche prima), però proviamo a fare qualche esempio di come si dovrebbe provare a cambiare. La visione green è una grande sfida e una grande visione; la lotta ai cambiamenti climatici e la lotta all'inquinamento sono sfide a cui nessuno può sottrarsi in assoluto. Ma quando quella sfida diventa una testarda ideologia che punisce senza motivo imprese e cittadini, ecco che gli elettori ci danno un'indicazione chiara, e cioè che le proprie case non possono essere sottoposte a nuove spese; che le proprie case non possono essere sottoposte a nuove tasse, soprattutto per le persone meno abbienti e per quelle che vivono nelle aree interne e nelle aree più depresse della nostra Nazione. Non si capisce perché la sinistra italiana invece continua dritta e convinta su questa strada. Poi ascolti la Salis, ascolti Fratoianni e lo capisci. (Applausi). Per loro, infatti, le case degli altri possono essere occupate e sicuramente non pagate. (Commenti). È per questo che questa misura non la tengono in considerazione. (Commenti).

PRESIDENTE. Senatore Magni, la prego.

SCURRIA (FdI). Si potrebbe dire che «dalle case green alle case rubate» è uno slogan che potrebbe caratterizzare la nuova sinistra. (Applausi. Commenti).

PRESIDENTE. Senatore Magni, l'ho già richiamata.

SCURRIA (FdI). Questo è un tema noto. C'è un altro tema che… (Commenti).

Capisco che siete un po' nervosi, ma lasciatemi parlare.

C'è un altro tema esemplificativo anche su questo aspetto e lo citava prima il collega Barcaiuolo, perché poi le persone non capiscono, però votano. Già il collega Barcaiuolo ha dato delle cifre molto precise relative all'assegno unico: 16 miliardi, 720 euro al mese in più per le famiglie; sono 6 milioni le famiglie che sono state aiutate, con 9,5 milioni di minori assistiti da questa misura. (Applausi). È una bella cosa, vero? Uno pensa: che bella questa misura; non ci aspettiamo certo un applauso da Bruxelles, però magari ci aspettiamo di poter continuare le nostre politiche su questo settore. Invece arriva una letterina dalla Commissione che comunica addirittura un'infrazione all'Italia, perché questa misura dovrebbe essere estesa, secondo i soloni della Commissione europea, anche ai lavoratori stranieri che sono in Italia per pochi mesi - non quelli che vi risiedono stabilmente - e che hanno lasciato addirittura i loro figli in patria. A chi viene in mente di fare una misura del genere? Chi la pensa e chi la scrive una misura di questo tipo?

Qui c'è gran parte del Governo presente e anche la Presidente del Consiglio. Non spetta a me decidere su questo tema, però se davvero non si riuscisse a far capire alla Commissione europea quanto è importante questa misura e le sue ragioni, sinceramente preferirei pagare la multa comminata dal vigile europeo, piuttosto che cambiare questa normativa, perché essa contiene il manifesto di un Governo che ha a cuore le proprie famiglie e i propri figli, e questo è molto più importante di qualunque fumosa normativa burocratica.

Aggiungo la visione del Mediterraneo, la visione del Sud d'Europa. L'Unione europea che verrà dovrà guardare al Sud, perché ce lo insegna banalmente la storia dei nostri secoli passati: non c'è Europa senza Mediterraneo e non c'è Europa che possa esistere se non guarda al Sud. Certo, l'Italia è stata ed è in prima fila ad aiutare ad Est l'Ucraina nella sua guerra di difesa contro l'aggressione russa e a chi parla di pace ancora una volta ribadiamo che per fare la pace basta che la Russia smetta di combattere, mentre se l'Ucraina smette di combattere o noi non aiutiamo l'Ucraina a combattere, smetterà di esistere l'Ucraina e questo fa la differenza.

Da questo punto di vista, noi guardiamo a Sud e anche l'Unione europea dovrà guardare a Sud e alle politiche dell'immigrazione, anche grazie agli sforzi fatti dal Governo italiano in questi mesi e in questi anni, come gli accordi con la Tunisia e con l'Egitto e il Piano Mattei, che deve diventare davvero un piano europeo a tutti gli effetti. Il Consiglio di domani e di dopodomani dovrebbe semplicemente prevedere e dare la garanzia ai cittadini che c'è la necessità e il bisogno di un'altra Europa, un'Europa più concreta, meno ideologica, un'Europa che torni alle origini anche dei padri fondatori, che entusiasmava e che dava gioia e non faceva stare lontani dalle urne i cittadini perché non si capiva più che cosa fosse questa Europa. Se questo è, speriamo che nei giorni che vengono l'Europa sappia ascoltare le idee e le linee dell'unico Governo in Europa che cresce per consenso e fiducia: quello italiano. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scalfarotto. Ne ha facoltà.

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, ho soltanto tre minuti, quindi proverò a stare in tempi europei, vista la discussione.

PRESIDENTE. Gliene daremo uno in più, come è capitato ad altri suoi colleghi.

SCALFAROTTO (IV-C-RE). È gentilissimo. Sono sfortunato che la Presidente non ci sia, faccio finta di parlarle come se ci fosse.

Alla presidente Meloni voglio dire semplicemente due cose. Ho letto, naturalmente, il discorso che ha tenuto alla Camera e ci sono due questioni che, secondo me, restano fortemente aperte e che segnano una distinzione e una grande differenza tra le sue posizioni e le nostre. Lei ha spiegato che nel 1990, quando la Comunità europea era a 12, il nostro prodotto interno lordo era il 27,5 per cento della ricchezza mondiale, mentre nel 2022, con un'Unione a 27, siamo scesi al 16,5 per cento e ci ha spiegato che tutto questo è dovuto al fatto che l'Europa non funziona, perché c'è troppa Europa. La verità è in effetti precisamente il contrario: se noi siamo diventati meno competitivi nel mondo è perché c'è meno Europa, perché c'è un'Europa piccola, perché, per esempio, non esiste un mercato unico dei capitali.

Faccio un esempio. Parliamo tanto di intelligenza artificiale, ma le nostre imprese, quelle europee, su quel settore così strategico non hanno fatto un passo e la ragione è una sola: un'impresa che voglia imbarcarsi in quel business ha bisogno di enormi capitali e finanziarsi su 27 mercati separati è di fatto impossibile. Un'impresa americana o un'impresa cinese hanno sicuramente una maggiore facilità di accedere ai capitali per poter crescere e fare ricerca e sviluppo di una impresa italiana o di un'impresa europea e dunque noi dobbiamo andare diretti verso una maggiore integrazione, verso una forma federale che abbia appunto un mercato unico dei capitali e che abbia anche un'unione bancaria. Caso strano: chi è che impedisce che l'unione bancaria si faccia? È l'Italia. Non dobbiamo stupirci, allora, del disastro politico che abbiamo riportato in queste ore, perché il senatore Claudio Borghi dice che lei deve essere la rivoluzione dell'Europa, ma in questo momento lei è la grande assente dell'Europa, perché tutto sta passando sulla nostra testa. (Applausi). La ragione è che l'Italia è isolata perché gli altri Governi non si fidano e fanno bene a non fidarsi, perché cos'è il Governo di Giorgia Meloni? È il Governo filo-ucraino, è il Governo atlantista o è il Governo che litiga al G7 per eliminare l'aborto dal documento e non parlare di diritti civili e litiga con Francia e Stati Uniti per questo? (Commenti. Applausi). L'Europa non è soltanto quella che misura la curvatura delle zucchine, come pensa la Presidente del Consiglio, perché altrimenti non si spiegherebbe perché tanti giovani in Georgia resistano alle cariche della polizia alzando il vessillo a 12 stelle dell'Unione europea. (Applausi).

Allora bisognerà capire lei chi è, signora Presidente del Consiglio, se è quella che sostiene l'Europa, l'Occidente, o se è quella che è amica di coloro che negano quello che l'Europa veramente è, altro che zucchine: l'Europa è diritti civili, libertà, separazione dei poteri, Stato di diritto, tutto quello che i Governi e i partiti con cui lei si accompagna non vogliono in Europa. Se l'Italia resta isolata e le decisioni passano sulla nostra testa, questo avrà un grande prezzo, signora Presidente del Consiglio, perché noi abbiamo da discutere, per esempio, del patto di stabilità, dei 22 miliardi che dovrete trovare per cominciare a scrivere la legge di bilancio. Ebbene, avremo grandi difficoltà con la Commissione europea, perché purtroppo noi in Europa siamo soli. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Monti. Ne ha facoltà.

MONTI (Misto). Signor Presidente, signora Presidente del Consiglio, comprenderà che con tanti valenti economisti che le fanno corona, i quali intervengono in modo talora apparentemente delicato, talaltra apparentemente ruvido, marcando comunque contributi importanti, mi asterrò dal toccare qualsiasi tema economico. (Applausi). Nei quattro minuti che ho, toccherò un solo tema che mi sembra più importante dell'economia, persino in politica, e cioè la coerenza, per declinarlo sotto quattro frammenti che ritrovo nelle sue dichiarazioni alla Camera e quindi anche al Senato.

Il primo riguarda la sussidiarietà. Lei ha detto - e io sono convintissimo di questo - che ci sono materie che possono essere gestite altrettanto bene o meglio in sede di capitali nazionali e la devoluzione in questi casi, secondo me, è imperativa, obbligatoria. Ci sono esempi già da dieci o vent'anni di questo, per esempio, nella stessa politica della concorrenza. Tuttavia, nella variabilità della storia, vengono in emersione altre materie che diventano più importanti di prima e necessitano maggiore coordinamento di prima: penso alla politica estera, come lei spesso giustamente e con vigore sottolinea. Io ho già avuto occasione di chiederle, in una precedente seduta di questo consesso, quale fosse la sua visione sulla posizione del Governo tedesco di diffondere, creando un club degli amici della maggioranza qualificata in politica estera, il superamento un giorno del veto in politica estera. Lei ha dato una risposta articolata che io, come dissi, non condivido, esaltando quasi il dovere di riservare a tutti gli Stati membri, compresi quelli che verranno, gli stessi poteri di veto che abbiamo avuto storicamente tutti. Si dà il caso che il suo Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli affari esteri abbia, invece, aderito a quella dichiarazione e io credo che siano comprensibili le difficoltà che lei ha. Arriviamo così alla coerenza che, in questa fase della sua strabordante attività politica, piena di successo in Italia, e in Europa, comincia a porsi. È infatti difficile per chi a Bruxelles presiede un Gruppo nel quale ci sono partiti veramente sovranisti, loro ancora sì, far passare questa idea, ma credo che lei sia d'accordo che ciò sia nell'interesse nazionale dell'Italia.

Il secondo frammento concerne la sburocratizzazione: parole sante che condivido. Tenga presente, signora Presidente del Consiglio, che quasi sempre sono gli Stati membri che aggiungono di loro (si chiama gold plating) ulteriori elementi di freno e di specificazione minuta alle direttive che la Commissione propone, sotto influenza, come sono gli Stati membri (è un fatto della vita), delle lobby dei vari settori industriali eccetera. Agisca quindi il mondo dell'industria europeo e agiscano i Governi europei contro sé stessi prima di lagnarsi che la Commissione europea produce cose troppo burocratiche.

Terzo punto, io auguro di cuore, a lei e al nostro Paese, di avere un grande successo nelle nomine che arrivano. Ma le auguro anche di non dovere, per sottolineare quello che sarà di sicuro un successo, minimizzare ciò che è avvenuto prima di lei. In fondo, sia sotto Governi di sinistra sia sotto Governi di destra, a Bruxelles l'Italia ha avuto spesso personalità di peso, come oggi si usa dire, nella Commissione.

Ricordo il presidente della Commissione Romano Prodi, ricordo l'alta rappresentante per la politica estera Mogherini durante il Governo Renzi, ricordo il vice presidente Tajani, commissario durante il Governo Berlusconi. Ricordo, se posso, me stesso, commissario al mercato unico sotto il Governo Berlusconi e alla concorrenza sotto il Governo D'Alema. Segua in questa traccia, portando, naturalmente, con la sua forza sempre di meglio.

Signor Presidente, chiedo ancora alcuni secondi sul quarto aspetto di coerenza. La gravissima crisi della Francia può farci piacere, in una certa prospettiva, ma è un gravissimo problema per l'Europa e per la sua integrazione. Questo lo sappiamo. Non vorrei che, proprio ora che lei è calda di riflessioni sul premierato, non tenesse in conto che la ragione di base di questa dilaniante crisi francese è che quello è l'unico Stato europeo dove il capo del potere esecutivo è eletto direttamente dal popolo. (Applausi).

Per governare, ha dovuto dilaniare il suo popolo. Addirittura si dice, ma io oso sperare che non sia vero, che magari ricorreranno ad un governicchio tecnico: quelle cose che ogni tanto succedono. Io oso sperare di no. Anche se la Francia ha un fascino quasi irresistibile, stiamo attenti ad innamorarci di modelli che, proprio in questi giorni, stanno facendo acqua in modo clamoroso. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ronzulli. Ne ha facoltà.

RONZULLI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, offrire un sincero sostegno alla presidente Meloni in vista del prossimo Consiglio europeo oggi è più che un semplice passaggio formale. Sarebbe un errore trascurare la grande importanza di questo incontro. Le scelte che verranno prese domani e nelle prossime settimane non solo definiranno la linea politica della Commissione europea per i prossimi cinque anni, ma saranno cruciali per garantire all'Italia il ruolo che merita all'interno dell'Unione.

Non a caso la presidente Meloni ha parlato di Italia e non di Governo italiano, nonostante quest'ultimo abbia ricevuto un mandato forte dalle elezioni. La partita che si gioca a Bruxelles riguarda il nostro Paese, non una singola fazione politica, non il centrodestra, non la sinistra. Sfortunatamente, la sinistra sembra quasi compiacersi e persino trovare un certo masochismo all'idea che il Governo possa essere escluso dai tavoli decisionali sulla governance europea.

In momenti come questi dovremmo tutti essere dalla stessa parte, indossare insieme la maglia della nazionale, tifare per il bene dell'Italia, sostenere il Governo, qualunque sia il suo colore politico, perché i risultati saranno nell'interesse di tutti: famiglie, cittadini, imprese e lavoratori.

L'opposizione non riesce a comprenderlo, preferendo piuttosto giocare e sabotare: come se fare del male danneggiasse il Governo e non l'intero Paese. Questo significa essere contro gli interessi italiani, tradire gli interessi della Nazione e anteporre il proprio tornaconto politico al bene dell'Italia.

Il voto delle elezioni europee ha parlato chiaro in tutta Europa. La stragrande maggioranza dei cittadini europei ha chiesto un cambiamento. I socialisti e i verdi perdono le elezioni. Francia e Germania ne escono ridimensionate pesantemente ma, malgrado questo, pretendono di continuare a dare le carte, di fare e di disfare.

Noi, come forza principale del PPE, abbiamo sostenuto lealmente la passata Commissione e abbiamo contribuito a farla nascere, ma alcune scelte sono state totalmente miopi nei confronti dei cittadini, con le politiche dissennate dell'ultra ecologista Timmermans.

Questo è il capitolo che dobbiamo chiudere. Questo è il motivo perché è necessario quel cambio di passo. La Commissione deve avere la solidità e la determinazione per cancellare i danni provocati dalla follia delle case green, perché parliamo di persone, di famiglie e lavoratori che hanno usato i risparmi di una vita, hanno fatto sacrifici per acquistare una casa, spesso gravati da mutui pesantissimi. Si tratta di persone che adesso rischiano di dover sostenere altre spese per le ristrutturazioni. (Applausi). Allo stesso modo, è urgente e necessario fermare quella direttiva che blocca le auto a benzina e diesel, perché rappresenta un colpo mortale per le molte aziende automobilistiche che saranno costrette a convertire la loro produzione a costi elevatissimi, con il concreto pericolo che molte di esse falliscano e, di conseguenza, mandino a casa milioni di lavoratori.

Sono o non sono ragioni sufficienti per avere una Commissione forte? Sono o non sono ragioni sufficienti perché l'Italia abbia un ruolo di primo piano nella Commissione e prima ancora al tavolo delle trattative, con la garanzia del rispetto che merita il nostro Paese, uno dei pochi uscito dalle elezioni più solido e credibile di prima? Secondo noi sì. È per questo che le chiediamo, signora Presidente, di continuare a lottare con l'energia che le riconosciamo ogni giorno, di andare domani a Bruxelles, perché intorno a quei tavoli stanno facendo i conti senza l'oste, senza l'Italia, e ricordare loro che senza l'Italia non si va da nessuna parte.

Quello che sta accadendo a Bruxelles in questi giorni mette in luce i limiti di una costruzione europea, spesso caratterizzata da una mancanza di democrazia nel processo decisionale. Che senso ha infatti, dopo le elezioni per il Parlamento europeo, elezioni che arrivano dopo un periodo di guerra e di pandemia, riproporre lo schema che ha portato a quella che è forse la più concreta umiliazione del progetto europeo? Le elezioni europee non formano un Governo, come avviene a livello nazionale, poiché i Governi democraticamente eletti trovano il loro spazio e il ruolo nel Consiglio europeo. La Commissione europea ha una funzione diversa: essa esprime e afferma quella logica comunitaria che sostiene e dà significato al processo di integrazione dei popoli europei. Per questo motivo l'esclusione politica di una parte significativa dell'elettorato europeo rappresenta un vero smacco alla costruzione comunitaria.

L'Europa deve tener conto della volontà popolare, altrimenti apparirà come una fortezza di privilegi e di interessi elitari, incapace di difendere le aspirazioni dei popoli. Allo stesso tempo va detto che l'Italia, grazie soprattutto alla volontà politica di Silvio Berlusconi, è stata in grado di favorire un'integrazione tra popolari e conservatori nell'interesse della Nazione e sarebbe opportuno che in sede europea il rapporto tra popolari e conservatori maturasse al punto da poter influenzare l'agenda della nuova Europa che i cittadini hanno espresso con il loro voto.

Quindi che fare? Sappiamo bene che la Commissione europea ha bisogno di numeri in Parlamento e siamo anche realisti. Come detto, auspichiamo l'unione di centrodestra di Governo, ma, se così non fosse possibile, mi sento di dare un consiglio non richiesto, avendo avuto il privilegio di sedere su quei banchi: attenzione a coloro che invitano ad andare avanti senza tener conto dell'espressione dei cittadini, perché in Parlamento, quando ci sarà bisogno dei voti, non ci saranno i burocrati europei, ma parlamentari eletti dal popolo che al popolo rispondono e spesso si muovono con logiche difficili da incardinare nei classici schemi di partito. Già nel 2019, in una diversa epoca mancarono molti voti, pur disponendo di una sponsorizzazione politica più solida di quella di oggi. Non aprire a forze che rappresentano milioni di cittadini per una chiusura mentale e ideologica e per ascoltare forze di sinistra è un rischio. Bene ha fatto il ministro Tajani a sottolineare come l'eventuale apertura ai Verdi metterebbe a repentaglio il nostro voto e non solo.

In conclusione, ci auguriamo ancora una volta che l'Italia possa ottenere il ruolo che gli spetta di diritto: lo dobbiamo alla storia dell'Italia, Paese fondatore dell'Unione europea, che può garantire la piena realizzazione delle intuizioni di Adenauer, di Schuman e di De Gasperi, nel progetto politico chiamato Europa unita. Buon lavoro, Presidente. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Turco. Ne ha facoltà.

TURCO (M5S). Signor Presidente, presidente Meloni, onorevoli colleghi, abbiamo letto con molta attenzione la sua relazione e facciamo il tifo per lei e soprattutto per l'Italia. Speriamo però che la sua presenza in Europa non sia come le ultime presenze, perché fino ad oggi ha fatto semplicemente la comparsa, senza aver portato nessun euro in più all'Italia e agli italiani e senza alcun risultato.

Nella sua relazione lei auspica una serie di situazioni a favore dell'Italia e a favore dell'Europa: auspica la necessità di cambiamenti nelle politiche europee; auspica la modifica dello status quo delle regole europee; auspica la pace (anche se poi concorre nell'inviare sempre più armi e sempre più sofisticate); auspica una maggiore crescita, ma dimentica, presidente Meloni, che la crescita in Italia è ferma allo zero virgola, con una produzione industriale ferma da oltre quindici mesi, e dimentica anche, presidente Meloni, di aver accettato le politiche europee ispirate all'austerity, fatte di tagli e di tasse; auspica una deregolamentazione a livello europeo, però attenzione, presidente Meloni: le regole europee servono per indirizzare l'innovazione, la competitività e la produttività.

Spesso accade come nell'ultima sentenza della Corte di giustizia, in cui è la giustizia che deve intervenire per modificare le distorsioni dei Governi, e come nel caso Ilva, in cui ancora vi accanite senza tener conto delle tante sentenze. Proprio ieri la sentenza della Corte di giustizia su Ilva ha tolto tutte le ambiguità tra le produzioni industriali inquinanti e il diritto alla salute.

Lei ha auspicato anche maggiori risorse per gli investimenti, dimenticando però, forse, che lei stessa quegli investimenti in Italia li ha completamente bloccati, andando a cancellare tante misure (da Transizione 4.0 all'aiuto della crescita economica, ACE) e aumentando le tasse, soprattutto per chi le paga, perché la pressione fiscale sui contribuenti onesti, presidente Meloni, è aumentata del 5 per cento. Avete solo favorito gli evasori con 19 condoni. Altro che «lasciamo in pace chi vuole fare»; voi avete lasciato in pace chi evade le tasse. (Applausi).

Presidente Meloni, a proposito degli investimenti e delle maggiori risorse, dimentica anche (forse è arrivata in ritardo) che l'Italia è in una procedura di infrazione per deficit eccessivo. E qui noi vi sottolineiamo che la storia si ripete. Chissà perché, ogniqualvolta che le destre vanno al Governo (2005, 2009, 2022), l'Italia entra in una procedura di infrazione. Era già accaduto nel 2009 con il Governo Berlusconi, che voi dimenticate. Sì, presidente Meloni, lei sta ridendo, ma è così; adesso glielo ricordo. Il Governo Berlusconi entrò in una procedura di infrazione, nel 2009, per un deficit eccessivo del 134 per cento; lei oggi entra in un'infrazione rispetto al PIL del 137 per cento, con un debito che ormai supera i 2.906 miliardi di euro. (Commenti).

PRESIDENTE. Vi prego di lasciarlo concludere.

TURCO (M5S). Lei sarà ricordata per il record del debito pubblico e avrà una medaglia per questo, cara presidente Meloni. (Applausi. Commenti).

PRESIDENTE. Si rivolga a me per favore, senatore Turco.

TURCO (M5S). In questo caso vale il detto: l'allieva ha superato il maestro (Silvio Berlusconi). (Commenti).

PRESIDENTE. Medaglie non ne avrete, neanche se intervenite. Prego, prosegua.

TURCO (M5S). Nella sua relazione ha parlato di competitività, però ha dimenticato di dirci che, domani quando andrà in Europa, si parlerà del mercato unico dei capitali. Noi ancora non sappiamo qual è la posizione del Governo italiano.

Abbiamo perso già la sovranità monetaria e abbiamo perso la sovranità bancaria. Il tema della sovranità bancaria è ancora incompleto perché mancano le tutele dei risparmiatori sui depositi, in caso di crisi bancaria. Oggi si parla del mercato unico dei capitali per andare a mettere le mani negli oltre 30.000 miliardi di risparmio privato, prevalentemente quello italiano. Non sappiamo dove questa governance che si vorrebbe istituire andrà a indirizzare questi capitali, quindi vi chiediamo di prestare attenzione su questo. Attenzione anche al rischio delle diseguaglianze, perché nel momento in cui i capitali seguono la maggiore redditività, andremo ad accentuare il rischio delle diseguaglianze, quindi attenzione a queste due problematiche.

Con riferimento alla competitività economica, invece di puntare su una maggiore integrazione dei capitali, vi chiediamo di puntare molto sul debito pubblico europeo comune, quello che noi abbiamo portato in Europa e grazie al quale abbiamo finanziato il PNRR. (Applausi). Inoltre, presidente Meloni, noi chiediamo una maggiore integrazione economica e fiscale, facendo una lotta al dumping fiscale che danneggia le nostre aziende (quindi per un fisco più equo), ad un dumping salariale per la lotta alle diseguaglianze. Soprattutto chiediamo una unificazione fiscale, una tassa unica europea su grandi capitali e un nuovo welfare. Presidente Meloni, nella sua relazione lei non cita mai le grandi emergenze del Paese, come quella delle diseguaglianze, della povertà, dei salari fermi, della necessità di riscrivere il welfare in Italia e della sanità pubblica.

In ultimo, vorrei dedicare dello spazio al tema della guerra in Ucraina. Oltre 100 miliardi spesi come sostegno finanziario, 35 miliardi in spese militari. Tolga, presidente Meloni, il veto sulle armi inviate e sulle spese sostenute e dica agli italiani che già oggi avete anche sottoscritto la partecipazione al Fondo europeo per la pace; altro che per la pace: state finanziando esclusivamente le armi e le spese per le attrezzature militari con quel fondo. L'Italia è impegnata a raggiungere 2,1 miliardi di spesa. Scommettete sulla pace e non sulla vittoria sul campo di guerra, che non avverrà mai.

Presidente Meloni, domani lei parlerà inoltre delle nuove sanzioni alla Russia. Ne abbiamo già approvate quattordici. Attenzione, abbiamo bloccato 300 miliardi di dollari di asset della Banca centrale russa. Non è servito a nulla. Le banche russe concorrono con le banche europee a record mai raggiunti: 37 miliardi nel 2023. Un'economia, quella russa, in crescita perché si è trasformata in un'economia di guerra. Poi l'assurdità: le banche europee continuano ad operare in Russia. Un'inchiesta del «Financial Times» ha svelato che le banche europee, anche quelle italiane, hanno realizzato extraprofitti ed hanno pagato tasse in Russia per circa 800 milioni di euro. Gli extraprofitti di cui noi chiediamo una tassazione a livello europeo ancora non sono tassati. Vi rammento che questo conflitto ha realizzato un asse forte Russia-Cina; la bilancia commerciale della Russia è ormai orientata più verso la Cina: oltre 200 miliardi di dollari nel 2023, in forte incremento rispetto al 2022. I Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) sono aumentati, anche con l'Iran. Il dollaro e l'euro ormai sono fronteggiati da una terza moneta a livello internazionale.

Sulla guerra in Medio Oriente prendiamo una posizione chiara a livello europeo per dire basta al genocidio che la popolazione palestinese sta subendo dopo l'orribile attacco di Hamas. (Applausi).

In conclusione, presidente Meloni, lei domani andrà in Europa e noi facciamo il tifo per lei. Speriamo che torni con le soluzioni a tutte le emergenze del Paese e soprattutto con le risorse necessarie. In caso contrario, presidente Meloni, se non troverà le risorse necessarie, per il Patto di stabilità, che equivale ad un pacco di stabilità che lei ha sottoscritto, gli italiani dovranno pagare oltre 70 miliardi nei prossimi sette anni, che verranno tolti dalle nostre tasche.

In conclusione, signor Presidente, il tempo delle mele è terminato: non vogliamo trovarci con quello delle spine. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pucciarelli. Ne ha facoltà.

PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, presidente Meloni, onorevoli colleghi senatori, i temi che verranno affrontati nel prossimo Consiglio europeo ci diranno quale direzione l'Europa vorrà seguire e il ruolo che vorrà riconoscere all'Italia, anche alla luce dei recenti risultati elettorali. Le notizie che arrivano non sembrano indicare un cambio di rotta, come abbiamo auspicato, e sembra invece che vogliano servirci la solita minestra riscaldata, tra l'altro neanche arricchita di nuovi ingredienti. Il dato dell'astensione, che supera quello dei votanti, impone un cambio di passo; non tenere in considerazione il risultato elettorale sommato al dato dell'astensione, proponendo vecchi schemi, vecchi accordicchi e vecchi nomi, vuol dire non aver capito nulla e che tuttora prevalgono egoismi a discapito del bene comune e, in questo caso, dell'interesse dei cittadini europei.

In uno scenario geopolitico in continua evoluzione, abbiamo la necessità di un'Europa stabile e coesa, mentre sembra che si stia scegliendo di andare in tutt'altra direzione, ovvero in quella dei compromessi al ribasso. Gli avvenimenti attorno a noi non sono tranquillizzanti: la guerra in Ucraina, quella in Palestina, la situazione del Mar Rosso con gli attacchi degli Houthi alle navi in transito, attacchi limitati grazie alla missione Aspides che vede l'Italia al comando delle Forze in mare e mi lasci ringraziare per suo tramite, signor Presidente, gli uomini e le donne imbarcati sulla nave Duilio, che sono impiegati nella missione nel Mar Rosso a garanzia della libertà di navigazione. (Applausi).

A parte gli scenari più noti, abbiamo una serie di riposizionamenti e nuovi contatti che dovrebbero farci riflettere e che dovrebbero far riflettere l'Europa e chi oggi imposta le basi per il suo futuro. L'attacco di Hamas a Israele è avvenuto mentre si stavano perfezionando gli Accordi di Abramo e quindi l'auspicata normalizzazione delle relazioni tra Arabia Saudita e Israele e l'attacco è avvenuto, guarda caso, il mese successivo rispetto alla firma dell'Accordo della via del Cotone, il corridoio India-Medio Oriente-Europa, che poteva essere concorrenziale alla Via della seta.

Oggi abbiamo nuovamente la tensione tra Israele ed Hezbollah, che potrebbe aprire un nuovo fronte dopo Gaza. In Niger abbiamo in fase di ritiro un migliaio di militari statunitensi, la Francia ha già lasciato in buona parte il Sahel. In sostituzione, le giunte militari che hanno preso il potere in Mali, Niger e Burkina Faso stanno aprendo le porte a russi, cinesi e turchi. Il Niger sembra interessato ad avere una vera e propria base militare delle forze armate russe, il Burkina Faso sta facendo carico di veicoli blindati, armi, mezzi e camion provenienti dalla Cina. Ricordiamo che il Burkina Faso nel 2023 è stato il Paese più colpito al mondo dai terroristi.

A tutto questo aggiungiamo che qualche giorno fa due navi da guerra russe sono arrivate nel porto di Tobruk, in Libia, ambito dalla Marina russa, che lo vorrebbe come seconda base navale nel Mediterraneo, dopo quello in Siria.

Si delineano quindi possibili scenari futuri legati all'approvvigionamento di materie prime, emigrazioni di massa e terrorismo, che possono diventare un potenziale pericolo, in modo particolare per l'Italia e per l'Europa. Da non sottovalutare sono anche il cambio di vertice NATO e la scadenza elettorale americana di novembre.

Siamo, in sostanza, in un periodo molto delicato e di massima vulnerabilità, in cui l'Europa si deve dare un'identità e una postura nuove, per rispondere principalmente al mandato ricevuto dagli elettori, che come risposta non vogliono un'Europa in cui pochi intimi decidono per tutti gli altri e più che mai c'è bisogno di un'Europa forte. Occorre un'Europa in cui si inizi realmente a parlare di politica estera comune prima che di difesa comune, passando da decisioni collettive e non da balzi in avanti elettorali, come abbiamo visto fare di recente a Macron, perché ogni dichiarazione scomposta di chi rappresenta uno Stato membro mette in pericolo tutti gli Stati membri.

L'Europa non può trovarsi nuovamente esposta per non aver attuato le misure in cui tutti i Paesi europei sono parte attiva e non semplici comparse. Se l'approccio è quello che abbiamo visto in questi giorni, non è escludendo l'Italia dalle scelte sul futuro dell'Europa che l'Europa verrà rafforzata. L'Italia è un Paese fondatore dell'Unione europea, siamo la seconda manifattura del continente, il terzo per popolazione, e abbiamo un Governo nuovamente legittimato dal risultato elettorale, contrariamente agli altri Paesi europei; non dobbiamo, come Nazione, elemosinare ciò che ci spetta di diritto e questo a garanzia della stabilità non solo del nostro Paese, ma dell'Europa stessa.

Rivendicare ciò che siamo e ciò che ci spetta è il mandato che ci hanno nuovamente consegnato gli elettori. Nel rivendicare questo, signora presidente del Consiglio Meloni, troverà la Lega sempre al suo fianco. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà.

CASINI (PD-IDP). Signor Presidente, signora Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, nel suo intervento che ha svolto alla Camera e che ha qui depositato, ha voluto ricordare Satnam Singh; credo che abbia fatto bene e il Gruppo parlamentare cui appartengo si associa a questo ricordo (Applausi), non dopo aver fatto rilevare a tutta l'Assemblea che siamo in presenza di terribili reati, ma un conto è il reato - perché tale è - di immigrazione clandestina, che si basa sulla disperazione, e un conto è il reato di sfruttamento e caporalato, che si basa su ingordigia e avidità. (Applausi). Non sono la stessa cosa e noi come italiani, dobbiamo farci carico, dell'aberrazione di ciò che succede quotidianamente.

Il Consiglio europeo sarà decisivo. Signora Presidente del Consiglio, le sue parole possono essere riassunte così: più Europa. Se ci muoviamo in un mondo di carnivori, non c'è più spazio per gli erbivori e noi siamo tali. C'è la necessità di più Europa; in un mondo globalizzato, come hanno dimostrato i dati del PIL (non li voglio ripetere, li avevo segnati anch'io), siamo irrilevanti, se procediamo in ordine sparso. Non solo noi, anche la Francia e la Germania, che è il Paese più importante d'Europa. La globalizzazione ci chiama a delle sfide. Guardate cosa sta capitando nel Mediterraneo: rischiamo di essere spettatori nel mare nostro, perché la potenza neo-ottomana e la Russia rischiano di dare le carte, anche per quanto riguarda aree di influenza e di esplorazione assolutamente fuori dalle aree di loro pertinenza, che però sono rivendicate.

Dunque abbiamo bisogno di un'Europa, ma così com'è non ci soddisfa. Io non ho visto qualcuno in campagna elettorale che abbia detto che l'Europa ci soddisfa: tutti hanno detto che non ci soddisfa; tutti hanno detto che c'è troppa burocrazia in Europa; tutti hanno detto altre cose, che sono state riprese in questa sede. Penso alle obbligazioni europee per gli investimenti: è un'ottima idea. Chiediamo alla Banca europea degli investimenti un impegno in materia di difesa; chiediamo una condivisione rispetto alle questioni di immigrazione per Paesi come il nostro, che sono di primo approdo; chiediamo, ad esempio, che su tante materie ci sia una responsabilità europea, proprio per questo si parla di difesa comune.

Tuttavia, signora Presidente del Consiglio, lei ha omesso di dire che a essere assolutamente reticenti in sede europea, rispetto a questi indispensabili teoremi che lei ha riproposto il Parlamento, sono proprio quelle forze sovraniste che si rifanno a un nazionalismo che non vuole comunitarizzare alcuna competenza con l'Europa. (Applausi). Questa è, se me lo consente, la contraddizione e vorrei aggiungere che non è un caso - perché lei è stata coerente, come lo è stato il Governo Draghi - che noi, nella filiera dei partiti sovranisti, troviamo anche tutti gli amici di Putin. Se pensiamo a chi, a livello europeo, sta operando per evitare, magari mettendo dei veti, che l'Europa si muova in una direzione di solidarietà reale all'Ucraina, questi non sono né i socialisti né i popolari: sono i sovranisti europei. Qui c'è la contraddizione.

Colleghi, ugualmente, faccio una considerazione con estrema serenità, perché non credo di essere il più fazioso in quest'Aula. Anzi, onestamente, mi darete atto del contrario. Anche a livello della vostra maggioranza di Governo, c'è tutto e il contrario di tutto. Abbiamo sentito parlare chi teorizza l'Europa come il Titanic, la Lega che va a braccetto di Le Pen e Tajani che, coerentemente, è sempre stato coi popolari, a fare l'accordo coi socialisti a livello europeo, che si ripropone con la von der Leyen Presidente. È la fotografia della realtà, non è polemica. È dire che la situazione europea è complessa e non si può tagliare con l'accetta, perché le contraddizioni sono ovunque. Meloni a testa in giù? No, assolutamente. Chi la vuole a testa in giù? Noi la vogliamo a testa alta. Noi vogliamo che l'Italia pesi al prossimo vertice (Applausi) e rivolgiamo un invito molto sereno al presidente Meloni.

Il presidente Meloni, che sa trattare quando vuol trattare, vada a trattare per conto dell'Italia senza confondere gli interessi che rappresenta statutariamente, come Presidente del Consiglio, con gli interessi del Gruppo politico dei sovranisti, che peraltro è diviso in tre o quattro gruppi a livello europeo. L'Italia ha diritto a rivendicare le posizioni che le spettano e non può fare la passacarte a livello europeo. Io, ad esempio, auspico che ci sia un commissario di peso e questo lo riterrò un successo non solo della Meloni o della maggioranza di Governo, ma dell'Italia. (Applausi).

Voglio cogliere l'occasione di questo dibattito per salutare il presidente Gentiloni, che ha fatto un buon lavoro a livello europeo nell'interesse dell'Europa, certamente non confliggendo con il nostro interesse nazionale.

Il collega Claudio Borghi ha fatto finta di essere scandalizzato nel parlare di poltrone, ma non mi sembra che la Lega sia così scandalizzata quando va a trattare il Governo. (Applausi). D'altronde, fa benissimo a non scandalizzarsi, perché, se le poltrone servono a far avanzare le nostre idee e a far pesare l'Italia, è importante averle e questo è assolutamente necessario.

Ultime due osservazioni. Sull'Ucraina, signor Presidente, nessuna pace può coincidere con la sottomissione dell'Ucraina. Questa è una grandissima contraddizione e chi la avanza si assume responsabilità altissime. Noi dobbiamo continuare sulla linea del Governo Draghi e del Governo Meloni, come minimo comun denominatore di valori condivisi.

Non possiamo stare dalla parte di chi dice: né, né. E neanche possiamo salvarci la coscienza chiedendo pace e basta, perché la pace non si costruisce sulla debolezza. Dobbiamo essere capaci anche di dispiegare forze dissuasive e dobbiamo stare con l'Ucraina, senza se e senza ma. (Applausi).

Infine, termino sul principio di due popoli, due Stati. Sì, due popoli, due Stati, ma consentitemi una considerazione. Io dico da sempre "due popoli, due Stati". La DC, nella Prima Repubblica, diceva "due popoli, due Stati". Il PCI diceva "due popoli, due Stati". Tutti dicevamo "due popoli, due Stati", poi però, se vogliamo essere coerenti, quando ci sono migliaia di insediamenti illegali, non possiamo far finta di girarci dall'altra parte e non dire una parola al Governo Netanyahu che continua nella politica degli insediamenti. (Applausi).

Ugualmente, aderendo e dimostrando piena solidarietà a Israele, non possiamo non pensare che ci sono più di 34.000 morti dalla parte dei palestinesi. Capisco le cautele del ministro Tajani, le capisco, ma penso che dovremmo anche incominciare ad avere un po' più coraggio per quanto riguarda il riconoscimento dello Stato palestinese, perché questo non contraddice affatto i nostri sentimenti di solidarietà verso Israele. (Applausi).

Colleghi, termino dicendo che Israele è una cosa, il Governo Netanyahu è un'altra. (Applausi).Possiamo benissimo dire che Israele è nel codice genetico delle nostre amicizie, ma il Governo Netanyahu da noi è considerato nefasto per gli interessi di quello Stato. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Speranzon. Ne ha facoltà.

SPERANZON (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Consiglio europeo sarà fondamentale per definire il corso che l'Unione europea seguirà nel prossimo futuro. Si parla tanto di nomi e di nomine, come ha fatto poc'anzi il senatore Casini, su chi andrà a occupare le caselle e i vertici delle istituzioni europee, ma francamente all'Italia interessa poco un dibattito che non sia incentrato su ciò che l'Unione europea vorrà essere nei prossimi anni e su ciò che vorrà costruire.

A noi - l'abbiamo sempre detto - non piace un'Europa che si occupa di troppo, ma non di ciò che è davvero importante, che si sostituisce agli Stati e si intromette nei loro affari interni. Noi crediamo in un'Europa che affermi gli interessi comuni dei popoli europei, capace di avere un peso a livello globale ed in grado di prendere decisioni forti e coraggiose di fronte a crisi internazionali che minacciano la sicurezza e la stabilità del nostro continente. Ecco perché, ad esempio, il sostegno convinto all'Ucraina contro l'invasione russa deve restare un punto fermo nell'agenda europea e il Governo italiano guidato da Giorgia Meloni continuerà a fare orgogliosamente la propria parte per evitare che qualcuno nel mondo pensi di poter impunemente invadere e soggiogare il proprio vicino calpestando il diritto internazionale e facendo valere la logica delle armi.

Per noi, cari colleghi, la bussola in politica estera è sempre e solo l'interesse dell'Italia (Applausi) e difendere l'Ucraina significa affermare il diritto internazionale contro la prepotenza e difendere i confini europei e quelli dell'Alleanza atlantica.

Ho sentito poc'anzi nel suo intervento un autorevole esponente del Partito Democratico come il senatore Casini affermare l'importanza dell'Alleanza atlantica, ma non dimentico che autorevoli rappresentanti da poco eletti tra le fila del Partito Democratico quella NATO vorrebbero scioglierla. (Applausi).

Noi staremo sempre dalla parte di chi difende la libertà e la democrazia dai regimi autoritari. Al tempo stesso, l'Europa dovrà dare centralità al Mediterraneo, al rapporto col vicino Oriente e soprattutto con l'Africa, un continente che sta vivendo una fase di grande espansione, non soltanto demografica, e che dev'essere messo nelle condizioni di crescere, di svilupparsi e di dare un futuro ai propri figli. In questo il Piano Mattei lanciato dal Governo rappresenta davvero un cambio di paradigma: non si guarda più all'Africa come a una preda da spartirsi, ma nemmeno come a un continente che si può reggere soltanto sugli aiuti umanitari e che non potrà mai camminare con le proprie gambe. Il nostro è un approccio paritario, non predatorio e nemmeno paternalistico. Non vogliamo derubare l'Africa delle sue risorse e non vogliamo insegnare ai popoli africani come devono governarsi, ma vogliamo siglare accordi mutualmente vantaggiosi con loro e cooperare su tutte le questioni più rilevanti per l'Italia e per l'Europa, come la lotta al traffico di esseri umani, l'energia, la sicurezza alimentare, le infrastrutture e lo sviluppo economico.

L'Italia di Giorgia Meloni ha fatto da apripista nella costruzione di un nuovo rapporto con l'Africa e ha fatto comprendere chiaramente all'Europa che il problema dei flussi migratori riguarda tutti i Paesi europei e non si può risolvere soltanto con la redistribuzione dei migranti. Bisogna lavorare con i Paesi d'origine e di transito dei migranti, sostenerli nel garantire ai loro cittadini il sacrosanto diritto a non emigrare (Applausi), creare hot spot fuori dai confini europei ed evitare che siano gli scafisti a selezionare chi può entrare e chi non può entrare in Europa in base a quanto è disposto a pagare.

Guardate, cari amici e colleghi della sinistra e dell'opposizione, che i dati del Ministero dell'interno ci dicono che gli sbarchi nel 2024 sono crollati a un terzo rispetto al 2023 (Applausi) e si sono significativamente ridotti anche rispetto al 2022, quando questo Governo non era in carica. Negli ultimi due mesi si è passati dai 23.000 dello scorso anno ai 9.000 sbarchi di quest'anno: quasi la metà dei 17.000 sbarchi del 2022, quando al Governo c'eravate voi. (Applausi). Questi dati, Presidente, certificano il successo delle politiche migratorie del Governo Meloni. E noi ci impegneremo affinché la nuova Commissione e il nuovo Parlamento che si stanno per insediare in Europa mettano il Mediterraneo, l'Africa e la difesa delle frontiere esterne in cima alla propria agenda.

Le elezioni europee hanno dato un segnale molto chiaro, in Italia come nel resto d'Europa. I cittadini europei non vogliono più l'Europa della burocrazia, dell'iper-regolamentazione, del fanatismo green e della deindustrializzazione. Vogliono l'Europa della crescita, del lavoro, dell'innovazione e dello sviluppo e un'Europa sempre più autosufficiente e indipendente, che sappia coniugare la sostenibilità ambientale con quella sociale ed economica.

L'Europa del futuro deve cambiare passo. Basta direttive che distruggono la nostra industria automobilistica e il nostro patrimonio immobiliare in nome di un approccio ideologico che strumentalizza l'ambiente per colpire i veri obiettivi delle sinistre: la proprietà privata e le imprese. (Applausi). La sinistra propone patrimoniali, espropri e occupazioni; ecco perché non stupisce che il vostro campo largo, che si fa rappresentare in Europa da chi, come Ilaria Salis, da esperta in materia, strepita in difesa del diritto a occupare le case altrui, sia stato tra i più accaniti sostenitori di quelle misure che finiranno per svalutare e mettere fuori mercato le case degli italiani. Lo diciamo chiaro, ve lo diciamo chiaro, amici del campo largo. (Applausi. Commenti).

PRESIDENTE. Senatore Magni, la richiamo all'ordine; addirittura con le mani a imbuto.

SPERANZON (FdI). Per noi il lavoro, l'impresa e la proprietà privata sono sacri. (Applausi. Commenti).

PRESIDENTE. Senatore Magni, non mi costringa a un provvedimento che non voglio prendere. È dall'inizio della seduta che la richiamo.

Prego, senatore Speranzon, concluda, le do trenta secondi in più.

SPERANZON (FdI). La ringrazio, Presidente.

In questo noi siamo e saremo sempre diversi dalle forze politiche di colore rosso e verde che in Europa non si sono mai battute in difesa degli interessi concreti dei cittadini europei, men che meno di quelli italiani. Siamo anche diversi da chi tenta di avvelenare il clima e il dibattito politico in Italia, come in Europa, parlando di fascismo di ritorno, derive autoritarie o addirittura (coprendosi di ridicolo) di famiglie in crisi, persino di insonnia e depressione per il rischio di una vittoria della destra alle elezioni in Francia.

Cari colleghi, siamo felici di distinguerci anche da chi, in un dibattito parlamentare sull'autonomia differenziata, minaccia nemmeno troppo velatamente gli esponenti di questa maggioranza, invocando piazzale Loreto, dicendo che con il karma non si scherza e che, prima o poi, noi, i nostri figli e i nostri nipoti la pagheremo! (Applausi). Ma che significa, colleghi, che vorreste assassinarci tutti e appenderci a testa in giù? È questo? (Applausi).

Chi semina odio non ci vedrà mai scendere al suo livello. I cittadini italiani l'hanno capito benissimo e l'hanno dimostrato con il loro voto, che ci ha premiato. Un voto che faremo pesare in Europa e di cui l'Europa dovrà tener conto. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri. (Commenti).

C'è l'abitudine di contestare sempre l'ultimo intervento. Voglio ricordare che l'ordine degli interventi è dato dall'ampiezza dei Gruppi parlamentari: decidono i cittadini, con il loro voto, chi parla prima e chi parla per ultimo; tutto lì, non è che lo decido io. (Applausi).

Comunico che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dal senatore Terzi di Sant'Agata, Zanettin, Murelli, De Poli e da altri senatori, n. 2, dal senatore Borghi Enrico e da altri senatori, n. 3, dal senatore Patuanelli e da altri senatori, n. 4, dal senatore Calenda e da altri senatori, n. 5, dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, e n. 6, dal senatore Boccia e da altri senatori.

I testi, per chi li volesse leggere, sono in distribuzione.

Ha facoltà di intervenire il presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Giorgia Meloni.

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, ringrazio tutti i colleghi che sono intervenuti in questo dibattito breve, ma interessante, che offre alcuni spunti. Non tornerò sulle materie che sono già state ampiamente oggetto della mia relazione e su molte risposte che ho già dato nell'altro ramo del Parlamento.

Vorrei rispondere velocemente ad alcune questioni puntuali e poi riprendere la materia che è stata oggetto della gran parte degli interventi, relativa al posizionamento dell'Italia, ai suoi rapporti e alla discussione di merito e di metodo sulle prossime nomine di vertice dell'Unione europea.

Intanto voglio ringraziare il collega Barcaiuolo, che ricordava nel suo intervento il tema dell'assegno unico. Ho parlato di questa materia anche questa mattina nell'Aula della Camera, perché è uno di quei temi che mettono d'accordo - e non accade spesso - quest'Assemblea nel suo complesso e le sue forze politiche. L'assegno unico fu approvato nella scorsa legislatura con il concorso fondamentale delle forze di opposizione di allora. Questo Governo, quando è arrivato, ne ha aumentato le risorse per 3 miliardi. Tutti lo consideriamo un elemento fondamentale del nostro sostegno alle politiche di natalità, materia che, come sapete e come ho detto questa mattina nella mia relazione, credo debba essere portata a livello europeo perché c'entra con questo dibattito.

Come sapete, colleghi, la Commissione europea ha recentemente deciso di aprire contro l'Italia una procedura d'infrazione contro l'assegno unico, ritenendo che, così come formulato - ricordo che lo riconosciamo a circa 6 milioni di famiglie italiane - sia discriminatorio e che l'Italia dovrebbe immaginare la stessa previsione anche per tutti i lavoratori stranieri e tutti i lavoratori extracomunitari, perfino per quelli che hanno figli in patria. Voi capite benissimo che, se seguissimo un'impostazione che considero molto irragionevole e abbastanza ideologica che ci viene indicata dalla Commissione, la misura sarebbe per noi insostenibile e l'unico risultato che avremmo sarebbe quello di togliere uno strumento fondamentale per circa sei milioni di famiglie italiane. Anche perché, come capite bene, conoscendo il funzionamento dell'assegno unico, diventerebbe molto difficile per il Governo italiano verificare il reddito ISEE di un lavoratore che viene magari dal Pakistan e ha i figli lì.

Intendo quindi dare battaglia - e lo dico a nome del Governo italiano - contro questa iniziativa totalmente irragionevole della Commissione europea. Mi auguro che su questo si possa trovare il consenso dell'intero Parlamento per darci una mano su una battaglia fondamentale.

Queste sono alcune di quelle storie che raccontano e spiegano bene perché serva un approccio più pragmatico e meno ideologico a livello europeo, da parte della Commissione europea e del Parlamento europeo. In Europa abbiamo un enorme bisogno di invertire la tendenza demografica, che è la madre di tutti i nostri problemi, banalmente perché, se dovesse andare avanti com'è, con nessuna delle Nazioni europee che raggiunge il cosiddetto tasso di sostituzione, cioè il numero di figli per donna necessario alla continuità delle nostre società, potremmo continuare a parlare di come investire sul welfare, di come modificare il nostro sistema pensionistico e di come dare una mano ai nostri lavoratori, ma fondamentalmente non saremmo in grado di sostenere il sistema di welfare e la civiltà che abbiamo costruito in questi decenni. Ci si aspetterebbe una discussione in Europa su una materia come questa e invece tutto quello che abbiamo visto per ora è che ci sono iniziative della Commissione che di fatto si dichiarano contrarie a provvedimenti che vanno nel senso di sostenere la demografia.

Voglio dire alla senatrice Rojc, che parlava di forze disgreganti, che non so cosa si intenda esattamente con questa espressione, ma penso di poter dire cosa penso io che sia disgregante, ovvero la linea politica di chi ha o sembra avere come priorità all'interno della costruzione europea l'obiettivo di mettere all'angolo intere Nazioni perché non si condividono i Governi che i cittadini di quelle Nazioni hanno scelto in libere elezioni. (Applausi). Penso che questo sia disgregante e penso che sia particolarmente sbagliato in un tempo politico come quello nel quale viviamo, perché ne abbiamo parecchi di avversari, che si stanno organizzando e non credo che la cosa più intelligente da fare sia cercarne degli altri al nostro interno. Credo che la sfida di questa Europa sia invece lavorare con rispetto per unire le sue Nazioni, cercare punti di sintesi e lavorare insieme il più possibile su alcune grandi materie. Continuo quindi a non essere d'accordo con la gran parte di quello che sento dire da molti colleghi dell'opposizione - non me ne vogliano - su come si leggono le politiche europee.

Vado alla questione delle nomine, delle competenze e dell'agenda strategica. Ribadisco quello che ho detto stamattina, vale la pena di tornarci su. Allo scorso Consiglio europeo, mi sono permessa di segnalare, rispetto a come si apriva e come si svolgeva quella riunione, una questione di merito e una questione di metodo, che intendo tornare a sottoporre all'attenzione del Consiglio europeo e che volentieri sottopongo di nuovo anche a voi.

La questione di merito è la seguente: abbiamo fatto una campagna elettorale nella quale tutte le forze politiche in Italia e probabilmente quasi tutte le forze politiche in Europa dicevano che qualcosa andava cambiato, le cose non funzionavano perfettamente e valeva la pena di raddrizzarle, magari con toni diversi, ma tutti quanti abbiamo detto c'era qualcosa che andava fatto, perché tutti ci rendiamo conto che l'Europa sta perdendo di competitività. I dati che il senatore Barcaiuolo ricordava nel suo intervento sono quelli che citavo questa mattina: il prodotto interno lordo del 1990, con un'Unione europea formata da 12 Stati membri, era al 27 per cento del PIL mondiale e oggi, con un'Unione europea con 27 Stati membri, è al 16 per cento del PIL mondiale. La Cina era all'1,8 per cento del PIL mondiale nel 1990 e oggi è al 18 per cento del PIL mondiale. Ho detto questa mattina nella mia relazione - può essere una lettura che non si condivide - che, dal mio punto di vista, uno degli errori che l'Europa ha fatto è comportarsi in un modo un po' troppo autoreferenziale, guardando soprattutto al suo interno senza considerare quale fosse lo scacchiere che si muoveva intorno, come se in qualche maniera gli altri dovessero adeguarsi alle scelte che noi facevamo. Il mondo non è andato così, il mondo è andato in un'altra direzione. Sono state fatte scelte strategiche importanti, quella relativa alle catene di approvvigionamento su tutte o l'approccio che abbiamo avuto con la globalizzazione, che è un'altra critica che mi sono permessa di fare spesso. L'ho detto probabilmente già anche in quest'Aula: ricordo un mondo nel quale si diceva che il libero commercio senza regole sarebbe stato una sorta di mano invisibile, come si direbbe in economia, che avrebbe distribuito la ricchezza e avrebbe democratizzato i sistemi meno democratici dei nostri e sarebbe andato tutto bene. Non ha funzionato così: la ricchezza, piuttosto che distribuirsi, si è verticalizzata e si è concentrata e sistemi che erano meno democratici dei nostri, grazie a quel libero commercio senza regole, hanno guadagnato campo nel mondo e noi abbiamo perso terreno perché, consegnando il controllo delle nostre catene di approvvigionamento, ci siamo trovati esposti a qualsiasi shock, e l'abbiamo visto quando è arrivata la pandemia e quando è arrivata la guerra. Abbiamo cominciato a correggere alcune scelte che erano state fatte, ma chiaramente ci vuole tempo e occorre stabilire le priorità adeguate.

Sono riflessioni che si possono condividere o no, ma sicuramente tutti condividiamo il fatto che le cose così non stanno andando bene: non vanno bene la ricchezza e la competitività delle nostre aziende; non va bene, come citava, se non vado errata, il senatore Monti, l'iperregolamentazione di cui questa Europa, nella foga di occuparsi di tutto, si è resa protagonista, facendo trovare tutte le sue imprese, ma particolarmente quelle piccole e medie, in una condizione di grande difficoltà per poter competere su mercati che intanto diventavano estremamente aggressivi (anche questo lo abbiamo visto). Lo stesso si può dire sulla difesa dei confini e sull'assenza di una politica estera davvero efficace.

Sulla politica di difesa, come ho ampiamente detto nella mia relazione di questa mattina, ci siamo illusi che la pace che abbiamo avuto, e di cui sicuramente la costruzione europea è stata la principale protagonista, fosse qualcosa che potevamo dare per scontato. Un giorno, però, ci siamo svegliati e abbiamo scoperto che scontato non era; un giorno ci siamo svegliati e abbiamo anche scoperto che, se chiedi a qualcuno di occuparsi della tua sicurezza, devi anche sapere che questo sarà un limite per la tua capacità di prendere le decisioni e che quindi la libertà è qualcosa che va difeso e ha un costo. Questo lo abbiamo scoperto noi italiani, ma l'ha scoperto l'Europa, che oggi deve correre ai ripari non solo sull'assenza di una colonna europea dell'Alleanza atlantica che, come sapete, auspico da tempo, ma anche proprio sulla sua capacità di avere un'industria della difesa e dei campioni europei della difesa che oggi stentano ad arrivare.

Dopodiché, abbiamo un altro problema. Mi riferisco al fatto che, anche quando l'Unione europea individua priorità, strategie e problemi e cerca di correggerli, poi fa qualcosa di molto curioso, che io ho più volte denunciato in Consiglio europeo, cioè stabilire che abbiamo strategie e priorità, ma sia chiaro che non intende fornire agli Stati membri gli strumenti necessari a perseguirli. Pertanto, vogliamo sì una politica di difesa, la transizione energetica, la transizione digitale e la transizione verde, ma sia chiaro che ognuno si organizzi come può, perché non ci sono soluzioni diverse da dare. Io penso che su alcune grandi strategie necessarie all'Europa e alla nostra complessiva competitività si debba anche ragionare su quali sono gli strumenti che si mettono a disposizione per centrare quelle strategie. Sono analisi che abbiamo fatto tutti: le abbiamo fatte noi e sono state fatte all'interno dei partiti, nei Parlamenti e dai cittadini, che hanno fatto le loro scelte con il voto dell'8 e 9 giugno.

Dopodiché, si arriva al primo Consiglio europeo successivo a quel voto e questo dibattito non si apre. Con quel voto i cittadini comunque hanno detto che qualcosa non va e i risultati delle elezioni dicono questo: non siamo convinti di dove sta andando l'Europa. Citavo stamattina i dati sul gradimento delle istituzioni europee; inoltre abbiamo visto i dati sull'astensionismo che raccontano - in Italia, ma anche in molti Stati membri - una distanza tra i cittadini e le istituzioni europee. I cittadini europei danno un segnale e, quando si arriva al Consiglio europeo, qualcuno prende la parola e propone chi debba ricoprire gli incarichi apicali, dopo che i negoziatori di alcuni partiti si sono visti e hanno stabilito quali nomi ricopriranno gli alti incarichi.

Intanto penso che sia una mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini non fare neanche la parte, come si direbbe a Roma, di interrogarsi su cosa vada modificato. (Applausi).

In secondo luogo, non capisco la ratio e la logica. Di solito, infatti, non si parte da chi debba fare cosa, ma da cosa si debba fare, e poi si cerca la persona più adeguata a raggiungere quegli obiettivi. Pertanto, mi sono permessa di non condividere come si gestisse questo merito postelettorale.

Dopodiché, sul metodo voglio tornare su quello che dicevo questa mattina. Oggi vediamo tre partiti che si considerano una maggioranza e distribuiscono alcuni incarichi apicali. (Commenti). Lo vedremo in Parlamento, senatore Delrio, lo vedremo in Parlamento con il tempo. (Applausi).

Fatemi finire il ragionamento, perché non mi risulta di avervi interrotto. Fatemi finire il ragionamento, perché vi spiego dove sto arrivando. Si considerano una maggioranza. Io credo che quella maggioranza sia molto fragile, ma non è questo il tema che mi interessa.

Il problema è che, in teoria, le istituzioni europee non funzionano così. Quando gli incarichi apicali delle istituzioni europee sono stati immaginati, non sono stati immaginati in una logica di maggioranza e opposizione. Sono stati immaginati come incarichi neutrali, che dovevano garantire tutti gli (oggi ventisette) Stati membri. Quindi l'indicazione dei trattati, per gli incarichi apicali, indipendentemente dal fatto che vi siano una maggioranza e un'opposizione nel Parlamento, dice di seguire il peso politico che i cittadini hanno scelto di dare ai Gruppi presenti in Parlamento.

Stamattina la collega Madia diceva, giustamente: presidente Meloni, lei si lamenta, ma la democrazia funziona così. Il Partito popolare europeo è il primo Gruppo del Parlamento europeo e quindi indica il Presidente della Commissione. Il Partito socialista è il secondo Gruppo del Parlamento europeo e quindi indica il Presidente del Consiglio. I liberali sono il terzo Gruppo al Parlamento e quindi indicano l'Alto rappresentante. Presidente Meloni, è la democrazia.

Però c'è un problema: il terzo Gruppo non sono i liberali. Il terzo Gruppo al Parlamento europeo sono i conservatori. Allora, che cosa mi si sta dicendo? Che non si sta facendo qualcosa di democratico?(Applausi. Vivaci commenti).

Signori, sto dicendo una cosa che è storia. Non è accaduto in passato. In passato non è mai accaduta una cosa del genere. In passato, al netto di quelli che possono essere i miei desiderata, una cosa del genere non è mai accaduta. Non è mai accaduto che, partendo da quelli che dovevano essere incarichi neutrali nella loro appartenenza politica, pur rispondendo a un'indicazione che arrivava dai cittadini, ma che non erano immaginati in una logica di maggioranza e opposizione, tali incarichi venissero utilizzati come si sta facendo, seguendo una logica di maggioranza e opposizione.

Ciò vuol dire, obiettivamente, creare un precedente secondo me molto discutibile. Lo definisco molto discutibile per l'idea che noi abbiamo e che, penso, tutti insieme dobbiamo avere di Europa. Purtroppo, in molti degli interventi che ho sentito, rilevo che su questo punto noi e voi proprio non la vediamo alla stessa maniera. Diceva il collega Scalfarotto: presidente Meloni, se lei non è d'accordo, quando arriva il Patto di stabilità dovrete fare la legge e avrete dei problemi. Quindi, mi si sta dicendo che in Europa funziona così. Mi si sta dicendo che l'Europa aiuta o non aiuta gli Stati membri, che utilizza una linea o un'altra linea, se ci si piega o non ci si piega a quello che una presunta maggioranza ha deciso? (Applausi).

Signori, è outing. Qui si sta facendo outing. In alcuni casi, io ho sostenuto che mi sembrava che alcune cose non accadessero nel modo giusto, ma penso che sia molto grave sostenere una cosa del genere. Penso che sia grave affermare: presidente Meloni, voti il pacchetto e vada a trattare per l'Italia. Quindi, quello che spetta all'Italia, non è quello che le spetta in ragione del fatto che è un Paese fondatore, che è la terza economia europea, che è la seconda manifattura d'Europa, che è, tra le grandi nazioni europee, quella che ha anche il Governo più solido. No, quanto spetta all'Italia dipende dal fatto che l'Italia dica sì o no a quello che alcuni hanno deciso. Non è la mia idea d'Europa e non è la mia idea di quale debba essere il ruolo dell'Italia. (Applausi). Non è la mia idea di quale debba essere il ruolo dell'Italia e, se qualcuno prima ha ragionato così, consentitemi di dire che questo mi chiarisce moltissime cose.

Il ruolo dell'Italia le spetta indipendentemente dal fatto se sia d'accordo o no su determinate scelte che vengono fatte. Sono ragionamenti che obiettivamente si fanno solo dentro quest'Aula, perché io parlo con i leader europei, ci parlo quando sono d'accordo e quando non sono d'accordo. Il rispetto per l'Italia non manca mai, la consapevolezza di quale debba essere il ruolo dell'Italia non manca mai; manca solamente, a volte, da parte dei rappresentanti del popolo italiano e a me dispiace perché ci sono partite sulle quali, indipendentemente dal fatto che noi non siamo d'accordo sostanzialmente su niente, si dovrebbe lavorare insieme.

Ho considerato anche abbastanza grave che proprio in queste ore e in questi giorni, di fronte a scelte che non solamente io considero francamente un po' bizzarre, anche nella metodologia (penso che in cuor vostro lo capiate e lo condividiate anche voi), i rappresentanti del popolo italiano dicano ai propri omologhi europei che non bisogna trattare con la Meloni (Applausi).

La Meloni fino a prova contraria è il Presidente del Consiglio dei ministri italiano, scelto dal popolo italiano e chi dice che non bisogna parlare con la Meloni sta chiedendo di escludere la Nazione che rappresenta (Applausi). Anche questo è grave, consentitemelo, e lo dico da persona che all'opposizione non si è mai permessa di dire una cosa del genere, avendo fatto pure, come si sa bene, un'opposizione molto dura, perché ci sono delle cose che per me vengono prima del resto. L'interesse nazionale italiano per me viene prima degli interessi di partito.

Il presidente Casini diceva di non sovrapporre i ruoli. Non intendo sovrapporre i ruoli; io sto sostenendo una tesi per quello che secondo me è il bene dell'Europa, perché se noi accettiamo delle logiche nelle quali ci sono delle debolezze in patria, i cui conti si saldano usando le istituzioni europee, ci facciamo molto male, particolarmente in questo contesto. Penso che dobbiamo uscire un po' dai nostri confini, perché le nostre - mi passi il termine - microbeghe non facevano danni finché eravamo in pace, quando eravamo in un altro contesto. Oggi concentrarci sulle nostre microbeghe, dividerci fra di noi, può essere esiziale per il destino del continente europeo. Questo è il ragionamento che cerco di fare. Poi continueremo a non essere d'accordo su mille cose, ma mi sarebbe piaciuto - lo dico francamente - una volta tanto che si fosse potuto ragionare seriamente di questo, invece di continuare con l'etichetta «Sei amico di Orbán». Io queste semplificazioni nella politica estera francamente non le condivido e mi fanno anche abbastanza sorridere.

Diceva il collega Scalfarotto che noi blocchiamo l'unione bancaria. Collega Scalfarotto, la invito a approfondire: temo che lei non si sia accorto che a bloccare l'unione bancaria è la Germania prima di tutti, considerata forza europeistissima. Quindi, vi prego: queste semplificazioni lasciano il tempo che trovano e secondo me, in questo tempo, queste semplificazioni possono diventare un problema.

Sul MES, va bene, parleremo anche del MES. Sto cercando di fare un altro ragionamento. Voi rispondete, in buona sostanza, con Orbán e il MES, prima con la Polonia, poi la Polonia ha eletto un Governo che adesso vi fa comodo ed è sparita dai radar (Applausi). Queste sono le tre cose, ma sto cercando di fare un ragionamento più complesso; la campagna elettorale è finita, forse in questa occasione ci saremmo potuti permettere… (Brusio). Signori, vi prego, sto finendo, perché è difficile intervenire, tra l'altro, quando si ha difficoltà con la voce.

Quindi, la campagna elettorale è finita, apriamo una nuova legislatura europea, molto complessa, in un contesto estremamente complesso. Si può decidere di continuare a esaurire tutto con gli slogan «Meloni amica delle persone sbagliate», oppure «Meloni non fa la cheerleader di quelli a cui dovrebbe fare da cheerleader», solo che io non penso che il Presidente del Consiglio dei ministri debba fare la cheerleader né dell'uno, né dell'altro. Penso che debba difendere il suo interesse nazionale e, questo sì, vuol dire camminare a testa alta. Non l'ho visto accadere molto spesso, sicuramente lo vedo accadere adesso e penso che anche per questo, perché c'è un Governo capace di camminare a testa alta e di dire quello che pensa, di farlo lealmente, di farlo senza sotterfugi e senza andare in giro con il cappello in mano, l'Italia, anche in questa partita, porterà a casa quello che le spetta, indipendentemente dal fatto che io, come sempre, dirò quello che penso. (Applausi).

PRESIDENTE. Chiedo al Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, onorevole Fitto, di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.

FITTO, ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR. Signor Presidente, sulla proposta di risoluzione di maggioranza n. 1 esprimo parere favorevole.

Sulla proposta di risoluzione n. 2 del Gruppo Italia Viva esprimo parere contrario sulle premesse e contrario sull'impegno n. 8, favorevole sugli impegni n. 2 e n. 4, favorevole sull'impegno n. 1 con la seguente riformulazione: espungere le parole da "anche promuovendo" fino a "per l'Ucraina". Esprimo parere favorevole sull'impegno n. 3 con la seguente riformulazione: espungere le parole "di un esercito comune e". Esprimo parere favorevole sull'impegno n. 5 con la seguente riformulazione: "a promuovere il controllo comune delle frontiere esterne dell'Unione europea e una politica migratoria solidale e umana, adoperandosi per garantire la sicurezza interna dell'Europa attraverso una gestione efficace e coordinata dei flussi migratori". Esprimo parere favorevole sull'impegno n. 6 con la seguente riformulazione: sostituire le parole "a sollecitare" con le parole "a facilitare", aggiungere dopo le parole "dell'Unione europea" le seguenti parole "ai Balcani occidentali" e espungere le parole "della Georgia e". Esprimo parere favorevole sull'impegno n. 7 con la seguente riformulazione: espungere le parole "in particolare le cosiddette «dual use»".

Sulla proposta di risoluzione n. 3 del Gruppo MoVimento 5 Stelle esprimo parere contrario sulle premesse. Per quanto riguarda gli impegni, relativamente al paragrafo Ucraina, esprimo parere contrario sugli impegni a), b), c), d), f) e g); sul paragrafo Medio Oriente, esprimo parere contrario sugli impegni b), c), d), e), f) e g); sul paragrafo relazioni esterne, esprimo parere contrario sull'impegno b); sul paragrafo politica di sicurezza e difesa, esprimo parere contrario sugli impegni a), b) e c); sul paragrafo in materia di competitività, esprimo parere contrario sugli impegni a) e b); sul paragrafo al prossimo ciclo istituzionale, esprimo parere contrario sugli impegni a), b) e c). Esprimo inoltre parere favorevole, sul paragrafo Ucraina, sull'impegno e); sul paragrafo Medio Oriente, esprimo parere favorevole sull'impegno a); sul paragrafo relazioni esterne, esprimo parere favorevole sull'impegno a) con la seguente riformulazione: "a ribadire la condanna, di concerto con le istituzioni europee, dell'adozione della legge georgiana sulle influenze straniere che contrasta con gli impegni di avanzamento democratico assunti dalla Georgia con l'Unione europea nel suo percorso di adesione".

Sulla proposta di risoluzione n. 4 del Gruppo Azione, esprimo parere contrario sulle premesse e parere favorevole sugli impegni nn. 2, 3, 4, 6, 8 e 10. Esprimo parere favorevole sull'impegno n. 1 con la seguente riformulazione: "a promuovere e rafforzare l'impegno nel sostegno politico, finanziario, economico, umanitario e militare all'Ucraina, attuando quanto previsto dal documento finale del G7 italiano del 13-15 giugno 2024;". Esprimo parere favorevole sull'impegno n. 5 con la seguente riformulazione: sostituire le parole da "risoluzione fino al 2024" con le seguenti "risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite n. 2735". Esprimo parere favorevole sull'impegno n. 7 con la seguente riformulazione: espungere le parole da "prevedendo" fino a "nel lungo periodo". Esprimo parere favorevole sull'impegno n. 9 con la seguente riformulazione: "a definire una strategia commerciale europea che identifichi e promuova partnership con Paesi e regioni affidabili, per ridurre le dipendenze strategiche dell'Unione, nel rispetto delle regole dell'Organizzazione mondiale del commercio e degli accordi commerciali esistenti".

Sulla proposta di risoluzione n. 5 del Gruppo Alleanza Verdi e Sinistra esprimo parere contrario sulle premesse e parere contrario sugli impegni nn. 1, 3, 4, 5, 6, 7, 9, 10, 11, 12, 13 e 14. Esprimo parere favorevole sugli impegni nn. 2 e 8.

Sulla proposta di risoluzione n. 6 del Partito Democratico esprimo parere contrario sulle premesse e parere contrario sugli impegni nn. 4, 14 e 16. Esprimo parere favorevole sugli impegni nn. 1, 2, 3, 6, 7, 9 e 11. Esprimo parere favorevole sull'impegno n. 5 con la seguente riformulazione: "a sostenere ogni iniziativa delle Nazioni Unite volta a ottenere un immediato cessate il fuoco e la liberazione incondizionata degli ostaggi israeliani, tutelare l'incolumità della popolazione civile di Gaza, garantire la fornitura di aiuti umanitari continui, rapidi, sicuri e senza restrizioni all'interno della Striscia, rispettare la legalità internazionale e il ruolo dei suoi organi giurisdizionali, rilanciare il processo di pace". Esprimo parere favorevole sull'impegno n. 8 con la seguente riformulazione: sostituire le parole "a sostenere" con le seguenti "a confermare". Esprimo parere favorevole sull'impegno n. 10 con la seguente riformulazione: dopo la parola "estremismi" aggiungere le seguenti "di ogni colore politico". Esprimo parere favorevole sull'impegno n. 12 con la seguente riformulazione: espungere le parole da "unitamente" fino a "comune". Esprimo parere favorevole sull'impegno n. 13 con la seguente riformulazione: "ad avviare un dibattito nelle sedi istituzionali e con le parti economiche e sociali, orientato a definire le azioni e gli interventi in attuazione degli obblighi e delle scadenze da rispettare in relazione al nuovo Patto di stabilità".

Infine, esprimo parere favorevole sull'impegno 15 con la seguente riformulazione. Si chiede di sostituire le parole "e in particolare negli" con le seguenti: "anche attraverso il conferimento di".

PRESIDENTE. Colleghi, se c'è bisogno di qualche chiarimento potete richiederlo agli Uffici, perché capisco che la lettura possa avere dato adito a qualche difficoltà di comprensione in qualche passaggio.

Passiamo alle votazioni.

GELMINI (Misto-Az-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GELMINI (Misto-Az-RE). Signor Presidente, colleghi, è stata sottolineata in maniera ripetuta l'importanza dell'appuntamento in agenda. Le elezioni ormai si sono concluse, gli elettori europei si sono espressi, ora bisogna sciogliere i nodi politici e bisogna farlo possibilmente mettendo da parte propaganda e facili slogan. Mi verrebbe da dire che bisogna farlo ora o mai più, perché la sfida alla quale è chiamata l'Europa è una sfida esistenziale. Si è discusso di Ucraina, di Medio Oriente, di intelligenza artificiale, di cambiamenti climatici, di una visione industriale comune: sono sfide da far tremare i polsi e per le quali servirebbero vere leadership europee. Spiace invece registrare che ad oggi il dibattito attorno ai top job dell'Unione europea non sia stato all'altezza e soprattutto consapevole delle sfide geopolitiche alle quali l'Europa è chiamata.

Voglio ricordare in quest'Aula e ribadire la nostra vicinanza e il nostro orgoglio per il contingente italiano che opera in Libano e in altri Paesi stranieri. Voglio ribadire che Azione è al fianco, con orgoglio, della Marina italiana, che guida una missione internazionale nel Mar Rosso; anche a quei soldati dobbiamo serietà, coerenza e verità. Se guardiamo lo scacchiere europeo, vediamo che l'asse franco-tedesco dalle elezioni europee è uscito indebolito. Potrebbe essere il momento dell'Italia. Il suo Governo, che pure è uscito premiato dalle urne, potrebbe svolgere una funzione importante, ma non mi pare stia andando così. Oggi l'Italia appare isolata, eppure di questo dato non solo noi non ci compiacciamo, ma riteniamo che l'Italia, indipendentemente dal colore politico di chi la governa, sia un Paese fondatore, uno dei primi Paesi europei dal punto di vista economico e quindi meriti rispetto sempre. (Applausi).

Aggiungo anche che chi pensa di poter fare a meno dell'Italia e chi pensa di isolarla fa un danno alla stessa Europa. Anche l'Italia e anche questo Governo devono credere però di più nell'Europa, perché l'ondata di voti sovranisti non c'è stata e oggi bisogna prendere atto che non è possibile formare un Governo europeo senza popolari e socialdemocratici. Anche mettere insieme i diversi sovranismi è un qualcosa di molto complicato. Allora quale deve essere l'atteggiamento corretto nei confronti dell'Italia in questo delicato frangente? L'Unione europea non è il luogo dove proseguire una campagna elettorale permanente, ma una responsabilità, per la maggioranza, di anteporre l'istituzione agli interessi di partito e, per l'opposizione, quello di giocare la propria sfera di influenza non per danneggiare il Governo, ma per fare anche dall'opposizione gli interessi dell'Italia.

Vengo non solo alle poltrone, come è stato detto, ma anche al tema dei contenuti e dei programmi. Cito velocemente le sfide, avendo pochissimo tempo. L'Ucraina: la prima minaccia è l'attacco all'Ucraina, perché quello è un attacco all'Europa, alle sue libertà, ai suoi valori. Su questo serve un punto di chiarezza tanto nella maggioranza quanto nelle file dell'opposizione, perché il sostegno all'Ucraina deve proseguire. Il sostegno ad un Paese in guerra, anche per la nostra libertà, si fa anche con le armi.

Serve poi una forte soggettività europea e serve un'Europa forte anche per difendere la democrazia israeliana dai suoi nemici, per respingere l'antisemitismo dilagante anche in Europa, per proteggere il popolo palestinese non da Israele, ma dai terroristi di Hamas, e riaffermare una politica che si fondi sulla logica dei due popoli e due Stati, senza dimenticare il pogrom del 7 ottobre.

Queste sono alcune delle sfide, unitamente anche alla sfida economica che Mario Draghi ha più volte sottolineato. Quello che serve sicuramente non è un'Europa dei nazionalismi e delle piccole patrie, ma un'Europa forte, con la schiena dritta, capace di affrontare queste sfide con un autentico spirito europeo e quello che dobbiamo realizzare - dalla maggioranza chi è in maggioranza e dall'opposizione chi, come la sottoscritta, è all'opposizione - è la buona politica che indichi la rotta in questo mare in tempesta e ciascuno di noi è chiamato ad assumersi un pezzo di responsabilità. (Applausi).

PRESIDENTE. Senatrice Gelmini, le ho dato più tempo tenuto conto che il Gruppo Misto deve suddividere in più voci il proprio tempo.

DE POLI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE POLI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi, quello che sta per riunirsi è un Consiglio europeo cruciale, lo ha chiarito il presidente Meloni nella sua relazione e lo hanno determinato gli elettori con il voto della scorsa tornata di giugno, un voto che dimostra la nostra forza, il nostro radicamento in Italia e l'efficacia della nostra azione riformatrice. Il Governo italiano si presenterà al vertice europeo con un fortissimo mandato popolare e un ritrovato orgoglio nazionale. Siamo tornati autorevoli e per questo possiamo rivendicare un portafoglio di rilievo nell'Unione, dobbiamo rivendicare un ruolo da protagonista nelle prossime trattative per i vertici europei, senza alcun tentennamento. Solo due giorni fa i dati arrivati dalla Commissione hanno certificato che siamo il primo Paese ad avere rispettato gli impegni presi col PNRR e ad aver potuto chiedere la quinta tranche del finanziamento con largo anticipo sugli altri. Una conferma importante è arrivata grazie al lavoro del presidente Meloni, coordinato dal ministro Fitto, insieme alla proficua collaborazione degli enti locali.

Siamo testa di serie in un cambiamento importante in atto nella nostra grande comunità europea, giunto a seguito di un forte impulso di questo Governo, che ha imposto la revisione e l'approvazione del nuovo PNRR, comprensivo anche del REPowerEU. Sul tavolo, ancora una volta, il tema della guerra in Ucraina, la sicurezza e la difesa comune, la pace, la crisi a Gaza, i nomi che guideranno le istituzioni europee, la crescita economica, la gestione dei flussi migratori con il prosieguo della politica dei patti con i Paesi africani. Le questioni da affrontare sono molteplici e per ognuno il contributo del nostro Paese è risultato fin qui centrale. L'Italia si è ritagliata un ruolo chiave e non si possono ignorare i segnali che sono fin qui arrivati. Dobbiamo preparare il terreno per garantire l'unità dell'Unione europea e la sua stabilità attraverso una leadership che ascolti tutte le forze che sono uscite vincenti e rafforzate dalle urne, un'indicazione che è lo specchio di politiche ben precise sull'immigrazione, come sulla crescita e su come si dovranno declinare le questioni della transizione energetica e digitale.

Partendo dal primo punto, se l'Europa vuole continuare ad essere ago della bilancia per la sua storia e la sua posizione nel mondo, è inevitabile che il sostegno all'Ucraina debba continuare con forza (Applausi), come questo Governo ha sempre garantito insieme a tutte le forze di centrodestra. Continuiamo a perseguire la pace, ma una pace giusta, per la quale è imprescindibile che l'Ucraina continui nella sua autodifesa, grazie al sostegno dell'Europa e della NATO e naturalmente un piano di pace senza l'indirizzo di un'Unione europea forte non è minimamente pensabile. L'esito delle elezioni europee contribuisce a delineare i rapporti di forza tra i vari Gruppi politici, ma nella scelta dobbiamo tenere in conto e in considerazione anche gli impegni presi e la salda collocazione atlantica del nostro Continente.

L'accordo politico su cui i leader hanno lavorato è stato pensato da tutti i Paesi fondatori, e non solo, per continuare a dare stabilità, coesione e forza alle future scelte delle istituzioni europee e per garantire quella libertà e quei principi democratici che sono alla base della nascita della stessa Unione. Per quanto riguarda il nuovo assetto dei vertici delle istituzioni europee, è chiaro che l'asse sulle priorità programmatiche del semestre, dall'immigrazione alla sfida demografica e alla determinazione della sovranità dell'Unione europea, dovranno orientare le scelte che saranno prese dai leader a Bruxelles. Solo ragionando su basi programmatiche si potrà dare all'Europa una giusta guida.

Sull'immigrazione si apre un altro capitolo fondamentale. L'Italia ha indicato la strada per politiche di gestione dei flussi realmente comunitarie, orientate a un coinvolgimento stabile dei Paesi africani e mediterranei tutti; un elemento che consentirà di capire anche come i confini dell'Unione potranno ampliarsi a seguito della condivisione di politiche di gestione dei flussi che non pesino solo ed esclusivamente sulle spalle dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, tra cui l'Italia. Il superamento di questi schemi è arrivato grazie alle politiche portate avanti dalle forze di centrodestra, determinando cambi negli equilibri politici degli altri Paesi che sono emblematici. Penso, ad esempio, alla Francia, che presto andrà al voto, ma anche alla Germania e alla Spagna, dove le forze socialdemocratiche hanno subito un ridimensionamento chiaro, inevitabilmente collegato alle politiche economiche che non mettono al centro protezione e competitività.

L'Italia ha dimostrato che serve maggior flessibilità delle politiche finanziarie e che i conti devono essere in ordine solo per consentire ancor più investimenti e sviluppo. L'austerity fine a sé stessa ha fallito. (Applausi). Le imprese ci chiedono un cambio di passo per affrontare alla pari le sfide che arrivano dai nuovi Paesi del blocco asiatico. Dobbiamo proteggere i nostri asset e promuovere gli investimenti, facendo pesare sempre meno una burocrazia elefantiaca e non in linea coi tempi che viviamo. Anche in questo il nostro Governo ha dato una sveglia a tutti gli altri Paesi.

Identica questione si pone sul fronte energetico. La partita per l'Europa è fondamentale, se non vogliamo continuare ad essere un gigante coi piedi di cristallo. Il nostro Paese potrebbe assumere una nuova centralità in qualità di garante della sicurezza energetica europea. L'asse Est-Ovest, basato sull'interdipendenza energetica tra gli Stati membri dell'Unione europea e la Russia, si è infatti disgregato, lasciando uno spazio immenso all'eventuale sviluppo di un nuovo asse Sud-Nord. In questo scenario, l'Italia può diventare una cintura energetica con un nuovo ruolo strategico; ruolo rivendicato attraverso il Piano Mattei, un progetto ambizioso della nuova gestione dei flussi migratori attraverso il sostegno diretto alle popolazioni africane. Dobbiamo guardare all'importanza del gas naturale, che in questa crisi energetica ha dimostrato ancora una volta quanto potenziale ci sia nel continente africano e nel Mediterraneo allargato, come alternative strategiche al blocco che sta a Est.

In ultimo, la questione della transizione energetica e delle politiche green, che in questo momento stiamo mettendo a terra attraverso la realizzazione del PNRR. Nessuno nega i cambiamenti climatici e l'urgenza di politiche di difesa del suolo e di contrasto ai fenomeni estremi sempre più frequenti. Purtroppo abbiamo visto con le ultime alluvioni, ad esempio in Veneto e in Lombardia, quanto sia necessario invertire la rotta, ma possiamo farlo coniugandolo allo sviluppo economico, che non deve essere penalizzato. Dobbiamo accompagnare il cambiamento culturalmente, senza prevaricazioni e con attenzione alla sostenibilità di tutte le scelte che faremo.

In quest'Aula è palpabile il peso storico delle scelte che andremo a compiere e che porteremo in Europa perché, come hanno detto in tanti, queste sono state le elezioni più importanti della storia dell'Unione, siamo a un bivio fondamentale. Per tenere saldo il nostro progetto europeo dobbiamo cambiare ora, oppure non avremo molto altro tempo, come si vince anche dalla disaffezione che i cittadini hanno dimostrato per questo voto, praticamente in tutti i Paesi membri. Per farlo, l'Italia, come Paese fondatore dell'Unione, dovrà avere un ruolo di massimo rilievo nel nuovo assetto istituzionale europeo, perché riteniamo che così avremo capacità e forza per promuovere quel cambiamento che i cittadini col voto europeo hanno sollecitato.

Il popolo, come ha detto lei, presidente Meloni, ha dato un'indicazione chiara. Giochiamo una partita che vale il bene, non di questo o di quel partito, ma dell'Italia e degli italiani. Questo è lo spirito con cui dobbiamo muoverci alla vigilia di questo importante appuntamento nell'agenda europea che lei, Presidente, saprà certamente interpretare.

Per tutte queste ragioni il nostro Gruppo Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE darà un voto convintamente favorevole alla risoluzione della maggioranza. (Applausi).

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, signora presidente Meloni, lei ha sottolineato più volte che il popolo europeo ha dato un'indicazione chiara. Questa indicazione, però, dice che le destre sono il primo partito solo in cinque Paesi. In tutti gli altri hanno vinto i popolari, i socialisti e i liberali. Infatti, questi partiti sono in grado di individuare i top job proprio perché hanno la maggioranza dei voti.

Allora, temo che non saranno i popolari a dover decidere tra i verdi e i conservatori, ma sarà lei a dover decidere da che parte stare (Applausi): giocare fino in fondo il ruolo di guida morale della destra estrema, insieme ad Orbàn e Le Pen, oppure sostenere la maggioranza ed avere un peso sulle questioni che qui ha illustrato. Purtroppo, su questa cruciale questione, lei non ha ancora dato una risposta.

In compenso, ci ha illustrato con chiarezza la sua visione dell'Europa. Un'Europa delle nazioni, che fa poche cose e le fa bene, senza intromettersi nelle decisioni che gli Stati possono prendere autonomamente. Ci si chiede quali sarebbero queste poche cose che dovrebbe gestire l'Europa. Questa risposta ce la dà lei. Oltre alla difesa comune e alle politiche migratorie, gli investimenti. Tradotto: l'Europa dovrebbe fornire i soldi, come è successo col PNRR, ma non immischiarsi su come vengono spesi; non avere una linea politica sul futuro del continente; non deve intromettersi su come abitiamo, cosa mangiamo e come circoliamo, come lei ha sottolineato spesso.

Ma un'Europa così non funzionerà, perché quelle che voi chiamate intrusioni, sono, in realtà, principi solidaristici senza i quali semplicemente l'Unione non esisterebbe. Lei ha sottolineato che l'Europa è troppo occupata con sé stessa senza guardare al di fuori dei suoi confini. Io temo che questo valga soprattutto per approcci come il suo. Perché altri Paesi dovrebbero aderire alla logica dell'Italia first o dell'Ungheria first? Sarebbe la fine dell'Europa che è basata su uno spirito dove tutti gli Stati devono anche dare e preoccuparsi degli altri.

Soprattutto, presidente Meloni, perché tutti quelli che non la pensano come lei devono essere definiti ideologici? Ma ci vuol far credere davvero che la destra non abbia un'ideologia? (Applausi). Che le vostre posizioni sul MES, sull'aborto, sui diritti LGBTQ e sulla maternità surrogata non siano legate a una precisa ideologia? Questa accusa di essere ideologici vale in particolare per quelli che hanno una posizione più rigorosa sulla transizione ecologica.

Sono d'accordo che dobbiamo tutelare le donne e gli uomini che nella natura vivono e lavorano. Soprattutto le piccole aziende di montagna devono essere meglio sostenute. Una decisa azione di contrasto all'italian sounding e la risoluzione del problema dei grandi carnivori, che non sono più in pericolo di estinzione. Trovo, invece, irresponsabile raccontare ai cittadini che possiamo salvare il Pianeta mantenendo tutte le nostre abitudini, così come sono sempre state e senza alcun sacrificio. Chiedo se sia più ideologico chiedere di ridurre il consumo di carne o vietare la produzione di carne coltivata, che tra l'altro non esiste neanche.

Per quanto riguarda le politiche demografiche, non è vero che tutti i Paesi europei sono sullo stesso livello. Se andiamo a vedere il tasso di fertilità, ci sono Paesi dove le cose vanno decisamente meglio rispetto all'Italia e sono proprio quei Paesi dove è più alta l'occupazione femminile. È alla loro esperienza che bisogna guardare, alle misure che hanno introdotto, più di vent'anni fa, anche in termini di equa distribuzione tra i genitori dei compiti di cura familiare. In quei Paesi non solo i mesi di congedo parentale sono ben retribuiti, ma ci sono anche dei meccanismi premiali per quei genitori che si dividono equamente i mesi di congedo e, se non si riesce ad aumentare la natalità, l'unico modo per non collassare demograficamente è puntare sull'immigrazione. In Italia, invece, manca completamente una politica dell'integrazione e anche la sua narrazione che, grazie al suo Governo, l'Europa ha cominciato ad affrontare la questione, non è corretta. È già da tempo che in Europa se ne discute, solo che tutti i Paesi si confrontano con un lato diverso della problematica.

Vede, qualche settimana fa uno dei suoi compagni di partito mi ha rimproverato di non sapere bene l'italiano. Ebbene, il mio italiano non sarà perfetto, ma il mio tedesco lo è e pertanto riesco a seguire i dibattiti anche in Germania e Austria. (Applausi). Mentre in Italia ci si lamenta di essere il Paese di primo approdo, quasi tutti i migranti cercano di raggiungere la Germania, l'Austria e la Svezia, perché lì ricevono una specie di reddito di cittadinanza, a differenza dell'assegno unico che l'Italia, ripresa dalla Corte europea, cerca di dare solo agli italiani, ma, come abbiamo sentito oggi, anche la Corte europea, che applica solo la legislazione europea, è ideologica.

All'interno dell'Unione deve esserci una comprensione dei problemi degli altri e deve esserci una maggiore integrazione per uniformare i sistemi fiscali e sociali. Noi del Gruppo per le Autonomie siamo federalisti, siamo per un'Europa delle Regioni e per questo abbiamo sostenuto anche la vostra legge sull'autonomia differenziata. Pensiamo che i troppi nazionalismi ci portino indietro ai tempi bui, quando, come lei stessa dice, i Paesi europei erano in guerra tra di loro. Questo non vuol dire non cambiare niente in Europa. Anzi, l'Europa deve adeguarsi alle nuove sfide, deve costruire una difesa comune e introdurre il principio di maggioranza. Certamente possono essere criticate certe derive, ma sempre in un'ottica costruttiva e non distruttiva.

Pertanto, speriamo che lei, presidente Meloni, domani faccia la scelta giusta, collocando l'Italia dalla parte dell'Europa che conta, non dalla parte dei sovranisti, che di sicuro non rappresentano il futuro. (Applausi).

RENZI (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENZI (IV-C-RE). Signor Presidente, signora Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, degli interventi della presidente del Consiglio Meloni si può dire ovviamente bene o male, ma nessuno può metterne in discussione due caratteristiche: la chiarezza e anche l'onestà intellettuale. Perlomeno è sempre stato così, a giudizio di uno che ha contestato quasi sempre i suoi interventi.

Oggi mi pare che queste due caratteristiche siano venute meno, tanto la chiarezza quanto l'onestà intellettuale, perché, se capisco bene, il fil rouge dell'intervento della Presidente e delle sue repliche è «vogliono fare un torto all'Italia, ci tengono fuori dalla stanza dei bottoni, pur avendo noi ottenuto un grande risultato alle europee». È vero, questo ragionamento? Io credo di no. Non vogliono fare un torto all'Italia; in un gioco politico, dentro le regole europee, vogliono premiare una linea politica che non è quella del Partito europeo che Giorgia Meloni presiede. Questo passaggio è molto importante, perché noi dobbiamo essere onesti intellettualmente, innanzitutto noi, perché la Meloni in Italia le elezioni le ha vinte, noi no. Il nostro sogno idealista degli Stati Uniti d'Europa è andato a sbattere.

La mia onestà intellettuale sta nel dire in questa sede che tutto quello che noi avevamo detto in campagna elettorale non è stato accolto dai cittadini, quello che ha detto la presidente Meloni sì. La presidente Meloni ha preso il 29 per cento e diceva: votate me, votate la Meloni, votate Giorgia e io avrò i voti per contare in Europa e per cambiare l'Europa. Questa era la campagna elettorale: noi a parlare di Stati Uniti d'Europa e di Ventotene, la Meloni a dire «votate Giorgia».

Cosa è accaduto? È accaduta una cosa naturale. Il vice presidente Tajani e il ministro Fitto potranno confermare alla Presidente quello che sto dicendo. Già in altri momenti della vita istituzionale europea si è avuto un voto non unanime sui top job; nel 2014 chi vi parla ne fu testimone. Quando si trattò di votare Jean-Claude Juncker, espressione del Partito Popolare Europeo (non del PD, non della sinistra), David Cameron (il ministro Fitto sa perché faccio riferimento a lui) e Viktor Orbán (allora iscritto al PPE) votarono contro Jean-Claude Juncker e il giorno dopo lavorarono insieme. Può accadere la stessa cosa. Si legge che l'Italia, la Slovacchia e l'Ungheria siano contro. Non lo sappiamo, ma questo non è un atto contro l'Italia; è un fatto politico, cioè i numeri in Europa contano.

Io vorrei un sistema in cui si fa l'elezione diretta del Presidente della Commissione europea. L'ho proposto in tutta la campagna elettorale ed ero l'unico che parlava di questo tema; evidentemente non ha riscosso un grandissimo successo, vedendo i risultati. Quello però che voglio dire a lei, signora Presidente, per il tramite del Presidente del Senato, è che da lei ci aspettavamo un discorso di chiarezza e di onestà intellettuale. Ci aspettavamo che lei venisse qui e dicesse: siccome ho detto che l'Europa va cambiata e ho chiesto i voti per contare, dico no a Ursula von der Leyen, perché ritengo che i cinque anni appena trascorsi siamo stati un fallimento. Questo discorso lo avrei apprezzato, perché avrebbe avuto una logica. Ursula von der Leyen, con il green deal, la debolezza (dico io) sullo Stato di diritto, e le incertezze sulla politica estera, va mandata a casa. Questo discorso dalla Meloni ce lo saremmo atteso. Oppure ci saremmo attesi un discorso uguale: ho detto di no a tante cose, ma ho ottenuto qualcosa per cui dico sì ai prossimi cinque anni di Ursula von der Leyen e credo che questo sia un legittimo atto politico.

Lei, presidente Meloni, è venuta qui e ci ha riempito di un grande forse. Ci ha raccontato una storia a metà tra la grande statista e la piccola fiammiferaia: la grande statista che ha la forza per poter cambiare il mondo, la piccola fiammiferaia che si lamenta perché non la chiamano ai caminetti. E lo dice alla sinistra. Ora, non faccia difendere la sinistra a me, Presidente, la prego. Ma, se lei vuol sapere chi non l'ha chiamata ai caminetti, si volti piano piano verso destra (piano piano, non lo faccia di scatto) (Applausi) e guardi il ministro Tajani: è Tusk che ha detto «non voglio parlare con la Meloni» ed è iscritto al Partito Popolare Europeo. (Applausi). È Mitsotakis che l'ha chiamata per dire che avrebbero votato una persona e che lei non era stata coinvolta nell'accordo. Non faccia fare questa parte a me, signora Presidente, la prego. Per l'antico rapporto personale, abbia l'onestà intellettuale di dire che non è che non hanno rispetto per l'Italia: non vogliono lei e le sue idee politiche. O forse la vogliono, ma allora lei si deve chiarire.

Sgombriamo il campo da un punto e poi veniamo alla fine. Lei dice tutte le volte che quelli di prima non ottenevano risultati; ora c'è lei e si ottengono i risultati. Quelli di prima (parlo degli ultimi vent'anni) hanno preso una Presidenza di Commissione, un Alto Rappresentante, due Presidenti del Parlamento europeo e un Presidente di Banca centrale europea. Ed hanno idee diverse, perché una volta c'era il Governo d'Alema, una volta Renzi, una volta Conte, una volta Gentiloni, una volta Berlusconi. All'Italia i top job, con maggioranze diverse, li hanno sempre dati. Se stavolta non glieli vogliono dare, non è un problema della bandiera e del tricolore; il problema è che lei non ha avuto la forza di fare le maggioranze necessarie al Parlamento europeo, al Consiglio europeo e alla Commissione europea. (Applausi).

Questo è il punto cruciale del nostro ragionamento, se vogliamo prendere sul serio ciò che dice Meloni, e io sono per prenderlo sul serio, anche nella parte che non condivido. Il passaggio sul libero mercato senza regole come causa del declino europeo non lo condivido. Ritengo che ci sia un declino europeo e apprezzo i dati che la Presidente ha offerto, anche in ordine al PIL, penso che ci sia un declino anche demografico, oltre che economico, e condivido il fatto che l'Europa sia un meccanismo che non funziona per la crescita; però non credo che il problema sia stato il libero mercato senza regole, perché anzi, al contrario, dico che di regole ce ne sono state fin troppe. L'America inventa, la Cina copia, l'Europa regola; è un qualcosa che non può funzionare.

Ma quello che per me è chiave in questa discussione è capire se abbiamo un'idea che il nostro Governo porta, che è legittima.

Il Governo, condiviso da una percentuale importante degli elettori, ha tutto il diritto di scegliere quello che crede: sia di votare la von der Leyen che di votare no. Il problema è che il Governo al suo interno è diviso nelle forze politiche - anche questo argomento dobbiamo avere il coraggio di dirlo - perché la Lega è per il no alla von der Leyen; perché il PPE ha portato la von der Leyen come Spitzenkandidat; perché Fratelli d'Italia si trova nella scomoda posizione, che peraltro è molto più comoda che stare all'opposizione, di essere costretto a fare una scelta. Non venite però ad attaccare noi, non venite a giocare la carta dell'escalation verbale. Abbiate il coraggio di dire: abbiamo un problema, dobbiamo risolverlo; questo si chiama politica.

Quando qualcuno in Aula le dice che lei deve finire a testa in giù, signora Presidente, lei ha e avrà sempre la nostra solidarietà. (Applausi). Chi dice frasi del genere non soltanto è profondamente in errore, ma utilizza un linguaggio verbale di odio. Presidente La Russa, lo dico a lei perché lo riferisca ai colleghi del Gruppo Fratelli d'Italia: in questi anni di espressioni di odio verbale ne abbiamo sentite da tante parti e noi di solito ne siamo stati oggetto da parte di tutti, siamo stati collante costituzionale, cioè le prendevamo da destra e da sinistra, le prendevamo dagli uni e dagli altri. Lo dico alla Presidente del Consiglio en passant: proprio lei, che diceva che c'era una vicenda di cui i media non parlavano, quella del cognato di Renzi e dei soldi rubati destinati ai bambini africani, era impegnata in altre vicende e forse non sa e non ha avuto tempo di scusarsi visto che, proprio a proposito del linguaggio d'odio, quel cognato è stato assolto perché il fatto non sussiste (Applausi); eppure non una dichiarazione è arrivata da Fratelli d'Italia o dal «Fatto Quotidiano», che erano i due soggetti che la Meloni citò in quel video. (Commenti). Lasciamo stare Bibbiano. Fai il bravo, collega Delrio.

Vengo alla conclusione. Il punto finale qual è? La presidente Meloni ha ragione a dire che noi viviamo una stagione complicatissima. Sono davvero profondamente d'accordo con lei, perché penso che mai come in questo momento abbiamo una situazione di crisi. Cito Ronald Reagan, sì, lo faccio io: sappiamo bene, fin troppo bene - diceva il presidente Reagan nel 1980 - che la guerra non arriva quando le forze della libertà sono forti; la guerra arriva quando le forze della libertà sono deboli. La guerra che sta dividendo il nostro mondo è una guerra che deriva dal fatto che le forze della libertà sono deboli e che l'Europa è debole. Dobbiamo lavorare insieme dando sostegno al Governo e a tutte le forze della libertà perché questo non accada. Ha ragione la Presidente del Consiglio a dire che c'è un grande tema complessivo. Pensate soltanto al 7 ottobre: l'attacco di Hamas doveva dividere i Paesi arabi, ma ha finito con il dividere la cultura occidentale e le università occidentali; ha finito con il dividere nel profondo la nostra stessa comunità civile.

Quello che però manca è stato nella sua relazione, presidente Meloni, una direttrice e una direzione. Su questo finisco - ringraziando il Presidente per i trenta secondi in più che mi ha concesso - dicendo che la direzione non può essere fatta soltanto di slogan come l'autosufficienza energetica. L'intelligenza artificiale porterà all'esplosione dei data center; il petrolio, che tutti dicevano avere le ore contate, ha i secoli contati, non le ore contate. Abbiamo una vicenda totalmente nuova da scrivere insieme, però per farlo, signora Presidente, ci risparmi i toni da vittima e ci dia indicazione su dove vuole andare. Noi potremmo dirle di sì o di no, ma non accetteremo mai di essere considerati come dei disturbatori, perché quello che vogliamo chiederle è chiarezza e onestà intellettuale, che nel suo intervento stavolta non ho trovato. (Applausi).

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Oggi abbiamo da festeggiare un compleanno. Se non mi sbaglio, il senatore De Cristofaro compie oggi 53 anni. Auguri, senatore. (Applausi).

Prego, senatore De Cristofaro, ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, la ringrazio, è stato molto gentile.

Riteniamo anche noi in realtà, come la presidente del Consiglio Meloni, che l'Europa debba cambiare radicalmente e che questo messaggio sia arrivato in maniera molto chiara dall'elettorato qualche settimana fa. Tra gli elementi critici citati però da lei, presidente Meloni, mi dispiace dirle che è del tutto assente quello principale, la ragione principale di questo cambiamento richiesto, cioè le immense e crescenti diseguaglianze economiche che oggi flagellano l'intera Unione europea. Questo e non altri è il motivo vero della sfiducia, della disaffezione, dell'astensionismo. Se l'Unione europea non se ne farà carico come assoluta priorità, crediamo che non avrà nessuna possibilità di recuperare credibilità tra i suoi cittadini.

Come sappiamo, il problema centrale che il prossimo Consiglio affronterà sarà il tentativo di trovare un accordo sui vertici delle istituzioni europee, stiamo parlando di questo.

A me pare evidente, Presidente, al contrario di quello che avete raccontato nelle scorse settimane su una presunta centralità italiana, l'isolamento, invece, del suo Governo. Glielo dico senza nemmeno particolare soddisfazione, perché questo significa anche un isolamento del Paese, non semplicemente del Governo, peraltro in un frangente reso difficile dal ritorno del Patto di stabilità e dall'avvio di una procedura di infrazione che rischia di essere pagata a prezzo molto caro da tutti i cittadini, soprattutto da quelli più deboli. All'Italia servirebbero autorevolezza e alleanze per chiedere una revisione delle regole di governance dell'Unione, per provare, per esempio, ad avviare politiche anticicliche, cosa difficile perché si dà il caso che questo isolamento non sia dovuto semplicemente a questioni di politica interna francese o tedesca, che pure ci sono, com'è stato detto da molti colleghi nei loro interventi, ma anche dalla poca credibilità della sua maggioranza di governo, signor Presidente.

Se ogni giorno tra di voi viene fuori qualcuno che inneggia alla X Mas e poi un'altra volta viene fuori qualcuno che è nostalgico del Ventennio (Applausi) e poi un'altra volta viene fuori qualcuno che addirittura declama gli slogan della vecchia Germania nazista, senza che dai vertici dei vostri partiti e men che mai dal Governo arrivi non dico una drastica sconfessione, ma nemmeno una parola di dissociazione (Applausi), davvero lei si sorprende che poi qualche democratico in Europa si possa allarmare di quello che sta accadendo in Italia? (Applausi).

Signor Presidente, nel suo intervento lei si è soffermata molto poco sulla guerra in Ucraina, lo ha fatto soltanto per confermare le scelte politiche compiute fin qui dall'Europa ignorando, io credo, il fallimento, purtroppo, di quella strategia. Davvero non so come si faccia a non vedere che soltanto la ripresa, anzi l'inizio di una reale iniziativa diplomatica possa mettere in difficoltà Putin; l'Europa - l'ho detto tante volte in tutti questi mesi - dovrebbe smettere, anzi, di abdicare al proprio ruolo e dovrebbe iniziare a muoversi con la propria autonomia, esattamente come dovrebbe provare ad avanzare una proposta per fermare la mattanza nella Striscia di Gaza, alla quale noi tutti assistiamo con un'indifferenza che in futuro sarà considerata alla stregua di un crimine. Non ho problemi a dire che sul conflitto russo-ucraino il Governo italiano abbia fatto bene ad opporsi all'uso delle armi fornite a Kiev per colpire il territorio russo. È certamente un passo in avanti, ma non è abbastanza, presidente Meloni: bisognerebbe avere il coraggio di ammettere che la strada che è stata seguita finora, quella della sola fornitura di armi a Kiev, non solo non è servita a cambiare il corso della guerra e a fermarla, ma purtroppo non ha impedito le tragedie che ci sono state in tutti questi mesi e che all'inverso ha facilitato l'escalation e ha anche complicato la possibilità di mettere in campo oggi una reale trattativa. Ve l'ho detto tante volte in quest'Aula: credo davvero che su questo bisogni provare velocemente a cambiare strada.

Faccio ancora un'altra considerazione su tutt'altro argomento. Nelle dichiarazioni di autorevolissimi esponenti del Governo italiano appare evidente l'intenzione di mettere una pietra tombale sul green deal, che pure appariva, soltanto qualche anno fa, la grande sfida che l'Unione europea metteva in testa alla lista delle sue priorità. Voi liquidate quel progetto parlando di ecologismo fondamentalista, come se i cambiamenti climatici, Presidente, fossero una teoria politica e non invece una clamorosa e drammatica realtà. Questa è davvero una scelta gravissima, non solo nei confronti delle generazioni più giovani e di quelle che verranno, ma perché rischia di rendere l'Unione un soggetto insignificante su un fronte essenziale anche dal punto di vista economico, come quello della transizione energetica.

Infine, un'ultima considerazione. Nelle prossime settimane assisteremo a questo tentativo annunciato, sbandierato addirittura, di spostare a destra l'asse dell'Unione sul fronte delle politiche migratorie. Da giorni sentiamo ripetere che questo hanno chiesto i cittadini europei con il voto per le forze di destra: il pugno duro contro l'immigrazione. Lasciatemi dire innanzitutto che le cose non stanno esattamente così come le raccontate. La destra è avanzata in alcuni Paesi (cinque, com'è stato ricordato), ma resta una minoranza sia tra gli elettori sia nel Parlamento europeo. (Applausi). Per inciso, signora presidente del Consiglio Meloni, non è certamente avanzata in Italia (si sbaglia su questo il senatore Renzi), dove la destra perde oltre un milione di voti, anche perché evidentemente sempre più nel nostro Paese diventano chiari agli elettori i vostri intendimenti, come quello vergognoso della secessione dei ricchi attraverso quello scellerato progetto che si chiama autonomia differenziata. (Applausi). È talmente chiaro, peraltro, che avete perso le elezioni, che qualche ora fa ci avete annunciato di voler cambiare le regole del gioco nei Comuni: siccome evidentemente non potete abolire l'opposizione, avete pensato di abolire i ballottaggi, visto che li perdete.

Presidenza del vice presidente RONZULLI (ore 17,55)

(Segue DE CRISTOFARO). Avviandomi alla conclusione, per tornare all'Europa, penso che bisogni dire con chiarezza che le politiche che avete in mente sull'immigrazione sono del tutto inefficaci sul versante del contrasto all'immigrazione clandestina, ma sono purtroppo efficacissime per agevolare la riduzione in schiavitù di migliaia di persone, come oggi ci accorgiamo drammaticamente dopo la morte - anzi, l'omicidio - di Satnam Singh.

Ho finito davvero, signora Presidente, ma penso che su questo punto, anche alla luce di quello che è successo nei giorni passati, se sono vere le parole che la presidente del Consiglio Meloni ha voluto dire stamattina, rammaricandosi ovviamente e naturalmente di questa drammatica vicenda, se fossimo conseguenti, dovremmo fare una cosa sola: abolire il prima possibile la legge Bossi-Fini, quella che più di tutte le altre facilita quel tipo di situazione. (Applausi).

GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Signora Presidente, signora Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, colleghi, questa mattina la presidente del Consiglio Meloni si è chiesta se l'Europa si rende sgradita. Beh, un po' sì, bisogna dirlo, difatti c'è una fuga di elettori verso l'astensionismo o in alcuni Paesi anche verso l'estremismo che, come vediamo in Germania, forse rifiuta proprio l'idea d'Europa. L'Europa, del resto, non dev'essere solo produttrice di regole per legare e per bloccare, ma deve indicare obiettivi di crescita; non dev'essere soltanto, com'è stato detto stamattina alla Camera, un gigante burocratico; dev'essere piuttosto un faro puntato verso il futuro.

Negli anni passati abbiamo visto l'austerità, ma in realtà serve la crescita, più che l'austerità. Non possiamo farci trovare con conti perfettamente in regola da chi ci fa una concorrenza sleale o da chi ci invade, perché ci sono anche guerre ai confini d'Europa e diremo che abbiamo i conti in regola e comanderanno altri. Sarebbe un paradosso. Teniamo i conti in regola, però restiamo vivi con il nostro sistema produttivo e con le nostre popolazioni. Parliamo della concorrenza sleale della Cina: c'è chi anni fa ha fatto la scelta della via della seta, svendendo gli interessi del nostro Paese; noi ce lo ricordiamo questo fatto, non ce lo siamo dimenticato. (Applausi). Oggi si impongono dazi, lo decide l'Europa; non è una politica illiberale, anzi è tesa a garantire una concorrenza normale. L'auto elettrica non potrà essere importata solo dalla Cina; in questa transizione vogliamo avere un'industria che possa essere competitiva. Servono quindi tempi diversi per avere un'industria quantomeno europea, magari italiana, che ci possa dare prodotti che non dobbiamo per forza di cose acquistare solo dagli altri.

Forza Italia ha l'orgoglio di far parte del Partito popolare europeo, prima forza politica del continente, che ha vinto le elezioni e che reclama il giusto spazio al vertice delle istituzioni europee. Voglio citare il vice presidente del Partito popolare europeo, che è qui presente, perché è anche vice presidente del Consiglio, onorevole Tajani. Egli ha detto che bisognerà tenere conto della nuova situazione europea e dei risultati ottenuti dai singoli Gruppi.

Il PPE ha vinto, i socialisti non hanno vinto, i liberali hanno avuto delle difficoltà. Il PPE dev'essere tenuto in grande considerazione per i vertici apicali. Giorgia Meloni è il capo dei conservatori, famiglia politica storica, che ha già avuto incarichi e ruoli in Europa e che quindi ne potrà rivestire ancora.

Il fatto che al Governo italiano, poi, ci sia una forza centrale come la nostra, riferito a Forza Italia nel Gruppo PPE, rende più forte il Governo italiano e quindi anche la nostra Premier. Come Italia, ha detto Tajani, chiederemo un Commissario di peso e un Vice Presidente. L'Italia merita un ruolo centrale. Bisogna allargare la maggioranza.

Le elezioni hanno parlato chiaro. Sull'ambiente serve una terza via che non sia negazionista, ma nemmeno estremista, come quella di Greta Thunberg e Frans Timmermans. Quindi, non ci si può alleare con i Verdi. Questa è la posizione che è stata espressa dal Vice Presidente del PPE, segretario anche del nostro partito: è dunque una posizione che non posso non condividere, ma la condivido realmente, non solo per disciplina. Noi non vogliamo l'agenda Timmermans o l'agenda Greta. Vogliamo un'agenda dell'Europa come quella che indica soprattutto il Partito Popolare Europeo.

In primo luogo, dire con chiarezza che l'Europa deve avere un ruolo importante: i singoli Stati da soli e le singole Regioni non vanno da nessuna parte. Il presidente Meloni ha presieduto con grande capacità il G7. L'India nel 2023 ha superato come popolazione la Cina: ha più di un miliardo e mezzo di abitanti. Abbiamo visto il presidente Meloni intrattenere con grande capacità il Papa, Modi, Biden. Questo è il mondo in cui noi viviamo. Per cui, che cosa fanno da soli la Baviera, il Veneto, la Sicilia o la Galizia? Dove vanno? Noi siamo un terzo, come Europa, rispetto alla popolazione della Cina o dell'India. Dobbiamo essere uniti per poter contare e guardare al futuro.

Dobbiamo avere un'industria attiva e produttiva. Serve acciaio. Dobbiamo fare delle navi per mandarle nel Mar Rosso, a difendere la libertà dei commerci. L'acciaio ci serve per difenderci dai fondamentalisti Houthi che costringono le navi a fare il periplo dell'Africa con costi, alla fine, anche per i nostri consumatori.

Serve un'industria anche per avere una difesa. Non possiamo fare programmi. Tutti vogliamo un mondo meno inquinato, ma anche un mondo in cui siamo vivi.

Sulla difesa europea, dobbiamo svincolare le spese per la difesa dai parametri e dai limiti di bilancio. Dobbiamo raggiungere il 2 per cento che la NATO ci chiede rispetto al PIL, ma dobbiamo farlo con una flessibilità diversa. Voglio anche oggi ricordare che il generale Graziano ci indicava come obiettivo, presiedendo il Comitato europeo di difesa, una difesa europea che ancora non c'è, ma che ci dovrà essere.

Dobbiamo difendere la nostra agricoltura e dobbiamo avere una politica seria per l'immigrazione. Noi vogliamo dare in Africa, col Piano Mattei, un futuro a milioni di africani: non un seggio a uno solo, che poi viene espulso dal partito che gli ha dato il seggio. Questa, infatti, è stata la politica dell'immigrazione di qualcuno. Noi li vogliamo aiutare tutti ad avere uno sviluppo e un lavoro. Il Piano Mattei ha avuto attenzione nel G7, che non era frequentato da sprovveduti; e in quest'Aula del Senato abbiamo fatto un vertice importantissimo con tanti Paesi africani.

Sulla vicenda di Latina, signor Presidente del Senato, mi chiedo come mai la magistratura, sempre così attiva, sia stata così lassista nei confronti di un protagonista italiano di una storia di orrore: si muovano; arrestano tanta gente, non arrestano quelli giusti, qualche volta, ci viene da dire.

Serve buonsenso anche nella transizione verso un traguardo ambientalista migliore. Noi vogliamo difendere la flora e la fauna, ma pensiamo anche alle politiche per la natalità e la famiglia. C'è una questione antropologica primaria, cioè la presenza dell'essere umano, che va salvaguardata. Dobbiamo ricordare che, quando si parla di diritti, il primo è quello alla vita, perché, se non si è vivi, non si ha nessun altro diritto. Difendiamo quindi anche il diritto alla vita in Europa, oltre che fare questo o quel proclama.

Dobbiamo riscrivere le regole sull'agricoltura, le direttive sulla casa e su altri temi. Questo lo abbiamo detto con chiarezza, come lo hanno detto anche i Ministri di questo Governo e del mio Gruppo parlamentare e lo ha detto il Partito Popolare Europeo. Vogliamo un futuro di sviluppo e crescita.

Sulla rappresentanza italiana, visto che c'è una polemica, vi è una differenza tra ruolo dei Governi e ruolo dei partiti, non ci sfugge, e noi abbiamo detto che il partito conservatore in particolare ha una storia nobile e importante e deve far parte, secondo noi legittimamente, di una maggioranza, mentre i Verdi non vogliamo che siano in quella maggioranza.

Non comandiamo noi, nel mondo e in Europa, che ha ventisette Paesi e Governi di tutti i tipi, però, quando leggo che Draghi non sa cosa deve fare, pur avendo grande considerazione per lui, dico che ogni tanto qualcuno si misuri con le urne. Il presidente Monti lo ha fatto, non ebbe particolare fortuna quando si cimentò con le urne, ma è sceso in campo e questo è un atteggiamento che va rispettato. Oppure leggo di Enrico Letta, ma non è che se uno perde le elezioni, poi deve avere una poltrona a Parigi o a Bruxelles. Pensavo che avessero sbagliato Letta all'inizio, quando ho letto il titolo, invece era proprio Enrico Letta. Di che stiamo parlando? Era proprio il Letta sbagliato.

Credo che noi di Forza Italia non abbiamo bisogno di dire che la Lega e Fratelli d'Italia sono forze di Governo: lo sono nella realtà democratica e popolare italiana ed europea. Noi, insieme con loro, governiamo Regioni e territori e riteniamo che i paletti vadano messi in altra direzione. Voglio ricordare anche a quelli che fanno solo polemiche che abbiamo realizzato risultati economici importanti: Il PIL nel 2023 è cresciuto dell'1,3 per cento e nel Mezzogiorno oltre questa media; in Sicilia del 2,2 per cento, in Abruzzo dell'1,4 per cento e in Campania dell'1,3 per cento. L'ha detto lo Svimez giorni fa: scende il rapporto debito-PIL, c'è un record di occupazione al 62,3 per cento, la disoccupazione scende al 6,9. Questi sono fatti; non basta, certo, lo sappiamo, ma sono fatti. Quando c'era la politica dell'assistenzialismo e del reddito di cittadinanza, questi risultati erano molto peggiori, perché è l'impresa e l'economia produttiva, quella che l'Europa deve difendere, incoraggiare e non soffocare, che può dare queste risposte.

Noi vogliamo difendere le imprese e il lavoro, dalle spiagge, Presidente, delle nostre belle coste alle periferie industriali. Vogliamo un'Europa dei popoli o un'Europa senza popoli e senza elettori, con l'astensionismo? Poi ci si lamenta dell'estremismo, che nasce da un'Europa che non riscalda i cuori e non entra nel cuore della gente. Quindi, il problema se lo deve porre l'Europa, prima ancora che i popoli.

Caro Presidente del Senato, in conclusione, attraverso lei dico alla Presidente del Consiglio che avrà sicuramente la capacità di difendere il ruolo dell'Italia, la quale avrà il rappresentante nella Commissione europea che il Governo italiano designerà, senza veti e senza barriere. Mi auguro anche che sia un politico, perché i politici hanno esperienza e capacità di misurarsi anche con burocrati, a volte un po' rigidi e ottusi. A volte ce ne sono anche di italiani, presidente Meloni, un po' ottusi, non è solo un record di alcuni Paesi esteri. Sono convinto che avremo un portafoglio importante, che conteremo e peseremo nella prossima Commissione europea.

Ringrazio, oltre a lei, ha anche il presidente Tajani, che è stato esplicito. So che anche domani andrà a un altro vertice del Partito popolare europeo, dove contiamo, pensiamo e facciamo gli interessi dell'Europa, ma anche dell'Italia.

Siamo PPE, ma siamo Forza Italia; difendiamo l'Italia. Guardate che a noi non deve dare patenti nessuno: siamo non soltanto fondatori dell'Unione europea, siamo fondatori della civiltà europea, per cui quello che ci spetta ci dev'essere riconosciuto senza chiedere permessi a nessuno. Andiamo avanti con orgoglio e con coraggio. (Applausi).

MAIORINO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAIORINO (M5S). Signor Presidente, onorevoli Ministri, credo che il titolo più appropriato di questa giornata sia «Anatomia di un fallimento».

Quest'Europa così vicina e così lontana, Presidente, le era sembrato di poterla afferrare in un attimo ed è sfuggita, è tornata ad essere lontana, come purtroppo lontana la sentono ancora troppi italiani. L'abbiamo visto con il tasso altissimo di astensionismo, che a lei, Presidente, non preoccupa affatto, perché anzi, purtroppo, se n'è avvantaggiata.

Il fatto che l'Europa sia sentita lontana ancora da troppi italiani costituisce per lei un vantaggio, anche perché non tutti si renderanno conto dello scacco abissale che lei ha subito in queste ore a Bruxelles e che la costringe oggi ad avere una scelta davanti: scegliere di esibirsi in uno di quelli che sono diventati ormai suoi numeri famosissimi, ossia il triplo salto carpiato, una piroetta aerea, oppure arrendersi all'irrilevanza.

Esattamente un mese fa, il 26 maggio 2024, lei dichiarava spavalda: il mio obiettivo è costruire una maggioranza alternativa, una maggioranza di centrodestra, e mandare la sinistra all'opposizione in UE. Oggi si è presentata in Aula ad occhi bassi, senza quella boria che generalmente la contraddistingue; però il coraggio di dire la verità le è mancato anche poc'anzi. Lei quella maggioranza non l'ha raggiunta ed è stata esclusa dall'accordo con i socialisti e con i liberali, perché lei quella maggioranza non ce l'ha. In quell'accordo, Presidente (le è stato ricordato poc'anzi), ci sono anche i popolari. Lei accusa altri di fantomatici complotti e di comportamenti scorretti, ma ce l'ha alla sua destra, ce l'ha con i suoi alleati: sono loro che hanno fatto quello che lei ha definito degli inciuci e che l'hanno esclusa. (Applausi). Dica la verità agli italiani, abbia il coraggio di dire la verità agli italiani, perché domani quell'accordo che arriva sul tavolo con i nomi di von der Leyen, Costa e Kallas lo hanno chiuso i suoi alleati. È la sua spregiudicatezza che ha portato l'Italia a doversi accontentare di un osso.

Capisco che, dopo la fatica fatta di portare von der Leyen in lungo e in largo per tutta l'Italia in processione come una Madonna, lei oggi ci sia rimasta male (Applausi), ma non ha che se stessa con cui prendersela, perché il suo amico Viktor (Orbàn, per chi è un po' meno intimo) ha già dichiarato in maniera altisonante che lui voterà contro.

Noi da lei parole di chiarezza invece non le abbiamo ancora ascoltate e quindi si prepara - come dicevo - a due cose: a fare sottobanco accordi con la vituperata sinistra e con gli odiati macroniani (sempre che i macroniani la accettino) oppure a condannare l'Italia all'ininfluenza. Il dilemma che lei oggi ha davanti è questo: tradire o sparire. Questi sono i grandi successi a cui ha portato l'Italia in Europa. (Applausi).

Tradire o sparire è lo stesso dilemma che lei affronta qui oggi in Italia, perché, se oggi qualcuno digita sul web «Meloni e Regioni» trova due video. In uno c'è Giorgia Meloni che afferma, boriosa e altisonante, che le Regioni vanno abolite, che sono carrozzoni inutili e dispendiosi e quindi vanno abolite. (Applausi). Nell'altro video sembra ci sia sempre Giorgia Meloni, a meno che non sia una sosia, che, in un'atmosfera idilliaca, con uno sbiadito tricolore alle spalle, decanta le lodi dell'autonomia differenziata. Allora ci dica chi è Giorgia Meloni: quella che voleva abolire le Regioni o quella che oggi è costretta a decantare le lodi dell'autonomia differenziata, sogno proibito della vecchia Lega Nord?

In quel video (un soliloquio di quattordici minuti) si vede una donna che ha paura. (Applausi). Questo in realtà si vede: una donna insicura, che ha paura che tutto le si frantumi tra le mani, perché il gioco spregiudicato e pericoloso, Presidente, che lei ha intrapreso, stringendo questo patto di potere scellerato con i leghisti, rischia di farle saltare tutto il banco. E lei questo lo sa benissimo. In quel video si rivolgeva ai suoi deputati del Sud, che tutti i giorni sono bersagliati per via dell'autonomia differenziata. (Applausi). Si rivolgeva al suo elettorato del Sud, si rivolgeva ai vari Occhiuto d'Italia, ai suoi alleati, che le stanno dicendo: Presidente, si fermi, perché questo progetto è deleterio.

Lei ha cercato di arrampicarsi e di accusare chiunque, ha parlato di complotti, ha dovuto fare l'eziologia e la genesi dell'autonomia differenziata, spiegando che la colpa è di tutti, tranne che la sua. Presidente, la responsabilità politica dell'attuazione dell'autonomia differenziata oggi è in capo a lei. Non sfugga alle sue responsabilità: è tutta in capo a lei. (Applausi).

Inutilmente sventolava quel tricolore sbiadito alle spalle; tricolore che infatti, non a caso, è stata proprio la causa scatenante dell'aggressione squadrista alla Camera, attraverso i suoi sodali (Applausi); aggressione squadrista per la quale - lo ripeto per l'ennesima volta - non abbiamo ancora sentito parole di condanna. Anche questo denota la sua debolezza. Anzi, lei ha capovolto le responsabilità: ha parlato dei provocatori anziché parlare dei brutali picchiatori e non ha speso nemmeno una parola per quel Ministro, che guarda caso corrisponde con il promotore dell'autonomia differenziata, che di fronte al tricolore è sbiancato e ha fatto tre passi indietro; nemmeno si trattasse del ministro Sangiuliano di fronte ai libri di storia! (Applausi. Ilarità).

A proposito di merito e di persone adeguate: lo facciamo dimettere, Presidente, il ministro Sangiuliano? Visto che va in Europa, chieda ai suoi omologhi che cosa fanno quando un Ministro si dimostra palesemente e reiteratamente inadeguato. (Commenti).

PRESIDENTE. Senatore De Carlo, colleghi, per cortesia, lasciamo terminare la senatrice Maiorino.

MAIORINO (M5S). Signora Presidente, se fa dimettere il ministro Sangiuliano, ci garantisca però che al suo posto non ci metterà un cugino, un fratellastro o un cognato, perché della famiglia Melones anche basta. (Applausi).

La debolezza e l'infingardaggine della sua gestione politica sono evidenti anche dalla reazione scomposta che ha avuto di fronte alla débâcle degli ultimi ballottaggi. Anziché ammettere elegantemente la sconfitta, come fanno le persone mature e sicure di sé (Applausi. Commenti), lei ha mandato avanti due suoi colonnelli, il Presidente del Senato e il Presidente della Commissione affari costituzionali, a dire che le regole sono sbagliate e i ballottaggi vanno aboliti. (Applausi). Voi questo fate: quando le cose non girano come volete voi, cambiate le regole. Sono questi il vostro senso della democrazia e il vostro grande senso di rispetto della volontà popolare. Stesso disegno a cui risponde il progetto del premierato: un voto solo, una volta sola, per una persona sola, perché l'elettorato deve disturbare il meno possibile; perché la democrazia è un fastidio. Non disturbare il manovratore o la manovratrice. L'ha detto anche lei oggi: non disturbare chi vuol fare.

Il problema è capire cosa lei, signora Presidente, voglia fare. È chiaro che Meloni ha due facce. C'è una Meloni che vuole abolire le Regioni e c'è una Meloni che vuole fare l'autonomia differenziata. C'è una Meloni che parla, come ha fatto ancora oggi, di due popoli e due Stati in Medio Oriente per Palestina e Israele e poi si astiene su tutte le risoluzioni che chiedono due popoli e due Stati in Israele. C'è una Meloni che dice di volere la pace, ma si accinge oggi ad autorizzare il nono invio di armi. C'è una Meloni che dice di voler cambiare l'Europa, ma quando ne ha avuto la possibilità con il Next generation EU si è astenuta cinque volte, solo perché non era farina del suo sacco; alla faccia del patriottismo. Oggi di nuovo ci ha ripetuto che vanno messi prima gli interessi dell'Italia e poi quelli del partito. C'è una Meloni che aveva dichiarato guerra agli extraprofitti delle banche, ma, appena i banchieri hanno tossicchiato, s'è rimangiata la tassa sugli extraprofitti delle banche. Vagheggia di ripartenza economica, ma sigla il Patto di stabilità che strangolerà l'Italia e che la condannerà a 12 miliardi di tagli annui su istruzione, sociale e sanità. C'è la Meloni del G7 che sigla il patto di 50 miliardi di euro ancora in armamenti.

Mi avvio a concludere.

PRESIDENTE. Concluda, perché le ho già dato un minuto in più.

MAIORINO (M5S). Concludo.

Presidente Meloni, lei prende gravemente in giro le donne e mente alle donne, perché ha ostacolato le lavoratrici e le famiglie. Il suo gioco è chiaro, ma non è chiaro soltanto a noi; è stato chiaro anche a una donna molto influente nella sua maggioranza, Marina Berlusconi.

Ha sentito il siluro che le ha tirato questa mattina Marina Berlusconi, signora Presidente? Ha sentito le… (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. La lascio concludere, ma concluda, perché è già al secondo minuto.

MAIORINO (M5S). Marina Berlusconi dice che personalmente non è d'accordo con la linea del Governo, la sua. Dice che in tema di aborto, di fine vita e di diritti LGBT si sente più in sintonia con la sinistra di buonsenso, perché ognuno dev'essere libero di scegliere. Dice che il successo alle europee di movimenti con idee antidemocratiche non può non allarmare.

Se non è una mozione di sfiducia, quasi quasi, Presidente. (Applausi. Commenti).

ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, egregio Presidente del Consiglio, membri del Governo, onorevoli senatori e senatrici, avendo sentito l'intervento della collega che mi ha preceduto volevo solo chiedere se stiamo svolgendo le dichiarazioni di voto sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo oppure c'è il Premier time. (Applausi. Commenti). Se dovesse esserci il Premier time, me lo dica, che c'è un collega che aveva già predisposto l'interrogazione. Immagino stiamo facendo le dichiarazioni sulle comunicazioni.

PRESIDENTE. Sì, è così.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Stiamo discutendo di una tematica molto importante e quello che sta succedendo in Europa in questo momento, purtroppo, sta mettendo in evidenza il fatto che questa Unione europea non ha compreso o quantomeno ha iniziato e vuole proseguire sul declino intrapreso già negli ultimi tempi. In un momento così difficile a livello internazionale, non giovano certo queste divisioni, il fatto innanzitutto di non voler cogliere il risultato elettorale, il cambiamento che i cittadini hanno chiesto e di voler proseguire sulla strada di una maggioranza risicata e quindi naturalmente più fragile, denotando un'Europa senza anima, con divisioni interne, che addirittura portano a far sì che alcune formazioni politiche dicano che con i conservatori e con Identità e Democrazia non si debba parlare perché sono di destra e che con alcuni Paesi fondatori come l'Italia non si debba parlare perché c'è un Presidente del Consiglio di centrodestra che non risponde a determinate esigenze. La domanda vera è se siamo sicuri che tutto questo non finirà per indebolire l'Europa a livello internazionale e quindi per fare il gioco della Russia. Non tanto i movimenti sovranisti rischiano di fare il gioco della Russia, ma questa Europa divisa, che non capisce e non comprende che in un momento simile ci vuole la politica e non i giochi di potere che in queste ore purtroppo si stanno verificando, con tutte le conseguenze che comportano. (Applausi).

Signori, è inevitabile, è un copione che abbiamo già visto: perdono le elezioni, cercano di dividere i vincitori, demonizzano una parte, così da continuare a fare il bello e il cattivo tempo, senza capire quello che sta succedendo non solo in Europa, ma nel mondo, in un momento di grandissima difficoltà internazionale come quella che si sta vivendo ora. Si mostrano poco rispetto per un Paese fondatore e poco rispetto per i cittadini che hanno chiesto un cambiamento. Forse ha ragione la Lega nel sostenere che bisogna lavorare a tutti i costi per costruire un'alternativa, se questa Europa vuole avere ancora un futuro e vuole diventare anche protagonista a livello internazionale, cosa che purtroppo non ha fatto in tutti questi anni. È un copione già visto, quello di un'Europa che potremmo definire all'ultima spiaggia, se pensiamo che è più interessata alle nostre concessioni demaniali piuttosto che a proteggere il fronte Sud dell'Alleanza (Applausi), quel Mediterraneo allargato oggi in mano a Paesi ostili, che utilizzano l'immigrazione clandestina come arma ibrida contro l'Italia e contro tutta l'Europa. Quanta miopia c'è in questo momento in questa Unione europea? Ci auguriamo davvero che si possa costruire un'alternativa e che si possa riportare la ragione in un continente che la sta perdendo giorno dopo giorno.

Sul tema degli strumenti comuni del finanziamento, a prescindere dalle finalità, ci teniamo a dire che bisogna tenere alta l'attenzione; lo diciamo al Governo, perché non diventino scelte obbligate, finendo poi per comprimere ancora di più la sovranità nazionale, la cui eventuale cessione - ricordiamolo - resta sempre nelle mani di una decisione di carattere politico e non tecnico; per questo motivo, il Parlamento dev'essere centrale su questo tema e lo dovrà sempre essere. Diciamo no a meccanismi di tipo privatistico come il meccanismo europeo di stabilità (MES), fatto da dirigenti superpagati, non eletti e, tra l'altro, anche dotati di un'immunità che viene chiamata funzionale (funzionale per modo di dire, se andiamo a vedere l'immunità riservata a questi signori).

Si parla di strumenti comuni legati all'industria europea della difesa, ma noi riteniamo che il miglior strumento di difesa comune sia la diplomazia, che va riscoperta e deve tornare a far parte del nostro modo di ragionare. (Applausi). Anche su questo, l'idea di affidare la diplomazia europea ad un falco anziché a una colomba in un momento come questo la dice lunga: mi riferisco a un Paese come l'Estonia, che non ha fatto mistero di non escludere la possibilità di inviare truppe a Kiev. Ciò significa proprio non aver compreso la sconfitta di Macron e Schölz dopo quello che hanno detto per tutto il tempo della campagna elettorale, quindi non aver capito quello che i cittadini e i popoli europei hanno cercato di mettere in campo. (Applausi).

Vorrei parlare dell'Ucraina, così ci chiariamo una volta per tutte, visto che ho sentito qualcuno dire che in maggioranza servono chiarimenti (non solo in maggioranza, ma anche all'opposizione). Cominciamo a fare chiarezza noi. È giustissimo muoversi all'interno delle alleanze tradizionali (ci mancherebbe altro) e all'interno dell'atlantismo e assicurare il sostegno europeo all'Ucraina in tutte le sue forme, com'è scritto nella proposta di risoluzione che ci accingiamo a votare, scongiurando ulteriori avanzate russe. Certo, ma va fatto con buonsenso, evitando anche incidenti che possano portare ad un'escalation che sarebbe drammatica non solo per tutta l'Europa, ma per tutto il mondo. Ci riferiamo quindi a un utilizzo di armi che non vadano a colpire - visto che nella giornata di domani si riunirà il Copasir - gli obiettivi russi; penso ad armi difensive, per evitare che ci sia un coinvolgimento diretto da parte della NATO nel conflitto.

Spiegatemi una cosa, così ci chiariamo: se qualcuno non è d'accordo, alzi la mano e lo faccia in questo momento. Affermare che, parallelamente al sostegno alla difesa ucraina, si debba aprire un canale diplomatico ufficiale che possa cominciare a far sì che l'Ucraina e la Russia tornino a parlarsi è davvero un dramma? (Applausi). Ditemi se qui dentro c'è qualcuno che è contrario a una proposta simile: alzi la mano, sono qui per vedere. Visto che ci dobbiamo chiarire, facciamolo in modo definitivo. È un tale dramma ritenere che, parallelamente alla resistenza ucraina, si possa aprire questo canale diplomatico? Del resto, a qualcuno forse è sfuggito che lo stesso ministro ucraino Kuleba ha ammesso che arriverà il momento - uso le sue parole - in cui sarà necessario parlare con la Russia. Certo, senza confondere aggressore con aggredito, ma a tal proposito il nostro auspicio è che alla prossima conferenza di pace venga invitata anche la Russia, non perché siamo amici di Putin, ma perché siamo amici del popolo ucraino, che da due anni è stremato e perde cittadini e civili tutti i giorni, così come il popolo russo; e siamo ugualmente amici dei popoli europei, che stanno pagando a caro prezzo e che potrebbero pagare di più la continuazione di questa guerra. È questa la verità: bisogna avere anche il coraggio di sostenere queste cose e di andare contro il politicamente corretto sostenuto da tutti, che in quest'Aula dicono certe cose e poi nei corridoi sostengono esattamente il contrario.

È per questo che l'Italia, parlando con le grandi potenze - questa è la vera sfida che ci può aspettare - ed anche con il Consiglio di sicurezza dell'ONU, può giocare un ruolo di ricostruzione, di garanzia, di sicurezza e di neutralità dell'Ucraina. (Commenti. Richiami del Presidente). Capisco che dia fastidio sentire la verità!

Tra tanti leader internazionali zoppicanti, il presidente del Consiglio Meloni può trovare la forza e il coraggio di intraprendere questa linea. Kissinger, grande diplomatico, diceva che l'Ucraina doveva diventare un ponte tra l'Occidente e l'Oriente e non l'avamposto dell'uno contro l'altro. L'Italia ha questa capacità storica di mediazione e, anche grazie alla sponda della Santa Sede, che sta giocando un ruolo importante sulla diplomazia, noi pensiamo e ci auguriamo che possa giocare un ruolo definitivo.

Per queste motivazioni, voteremo favorevolmente alla risoluzione di maggioranza e alle parti che il Governo ha valutato positivamente delle altre risoluzioni presentate. (Applausi).

ALFIERI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALFIERI (PD-IDP). Signor Presidente, pur apprezzando lo sforzo del ministro Fitto sul tema delle riformulazioni, preferiamo rimanere al testo originale, perché pensiamo sia il momento di essere molto netti, soprattutto quando si affronta un Consiglio europeo delicato come questo. Ed è bene che emerga con chiarezza la posizione del Partito Democratico, anche per aiutare e sostenere lo sforzo del Governo che, quando va all'estero, è anche il nostro Governo, che quindi speriamo sempre abbia successo quando è nei forum internazionali. Se ha successo il Governo, ha successo l'Italia e noi ce ne compiacciamo.

Parto da qui per dire che accettiamo la sfida della Presidente del Consiglio, quando dice che il mondo è cambiato e chiede se l'Europa deve rimanere uguale. No: noi pensiamo che l'Europa debba cambiare, ci mancherebbe altro. Una crisi economico-finanziaria che ha cambiato i confini dell'Europa e della competizione internazionale; tutta la questione legata al Covid-19 e a come l'Europa ha reagito, unendosi e investendo maggiormente nella dimensione europea; poi, una guerra nel cuore dell'Europa: tutto ciò che è avvenuto chiede più Europa.

Noi vorremmo sapere dal Presidente del Consiglio se è d'accordo con quanto scrive Letta nel suo rapporto sul completamento del mercato interno. Noi vogliamo sapere se è d'accordo con Mario Draghi e con il suo rapporto sulla competitività, quando dice che c'è bisogno di più Europa. È vero che dobbiamo investire sullo European chips act, sul Critical raw materials act. Lo abbiamo fatto insieme: non a caso, qualche voto contrario, al Parlamento europeo, è arrivato proprio da partiti sovranisti, alcuni dei quali parte della famiglia europea presieduta dalla Presidente del Consiglio e dal vice ministro Salvini.

Lo ricordo perché, quando bisognava investire su più Europa, purtroppo siamo stati da parti diverse. Il Partito Democratico era dalla parte di chi investiva sull'Europa (Applausi) e dall'altra parte c'era chi ha fatto la campagna elettorale gridando meno Europa. Vale su questi temi, che sono fondamentali per il futuro del nostro Paese: mercato finanziario dei capitali, unione fiscale e capacità di investire sul debito comune, grande conquista del Governo precedente, che voi dovreste rivendicare.

Ci dovete dire se siete d'accordo o no sul lavoro che abbiamo fatto nel passato Governo per portare a casa il PNRR e per investire in quella dimensione che ha permesso di costruire le condizioni per affrontare la transizione ecologica e digitale, che è una sfida da far tremare i polsi e non sarà un pranzo di gala.

La Presidente del Consiglio oggi ha detto delle cose anche condivisibili nel suo intervento, ma la politica chiede non di fare solo la critica, ma di indicare gli strumenti. Noi vogliamo capire se è d'accordo su quello che dice l'Europa, ossia di investire maggiormente sul green deal europeo e su come farlo. Certamente va governato, perché sappiamo bene che le case vanno efficientate. Sappiamo bene che, se si vuole andare verso l'auto elettrica, bisogna mettere in campo soldi e politica industriale e costruire una filiera. Bisogna mettere dazi temporanei sulla Cina. Sappiamo benissimo che dobbiamo fare un nuovo Sure, debito comune per assistere e costruire una cassa integrazione che ci permetta di governare, da questo punto di vista, la transizione ecologica e digitale.

Allo stesso modo, sull'unione sanitaria abbiamo imparato la lezione della pandemia. Apro e chiudo una parentesi: sarebbe stato bello, a proposito di costruire terreni comuni, che proprio in queste ore la legge a prima firma della segretaria Schlein sulla difesa della sanità pubblica avesse avuto esito diverso e voi l'aveste approvata. (Applausi).

Non è con i meccanismi e con gli espedienti tecnici di dire che non ci sono coperture che si affronta il tema. Se è un terreno su cui ci riconosciamo tutti, quello della difesa e della tutela della sanità pubblica, cerchiamo di trovare soluzioni comuni.

Ugualmente, siamo disponibili a fare una battaglia comune sul tema dell'assegno unico. A noi piace ricordarla come la legge Delrio, che ha investito molto del lavoro della passata legislatura. Come Partito Democratico, rivendichiamo di aver lavorato con quel Governo sull'assegno unico. Invitiamo la Presidente del Consiglio a rivedere i conti e le coperture, perché sono molto meno, purtroppo, di 3 miliardi; ce ne vorrebbero molti di più per assistere e costruire un nuovo welfare che permetta a uomini e donne di farsi maggiormente carico della condivisione lavoro-famiglia, perché deve spettare a entrambi, uomini e donne, motivo per cui noi insistiamo sul congedo paritario.

Lo stesso vale sull'Ucraina: in maniera sintetica, noi siamo per continuare con ogni mezzo necessario il sostegno all'Ucraina finché sarà necessario, per arrivare a una pace duratura e stabile. A volte uno dice: perché questo Governo rischia di rimanere isolato in Europa? Basterebbe sentire gli interventi del collega Borghi e del collega Romeo sui fondamentali della politica estera, della costruzione e della risposta alle sfide comuni, per capirlo. (Applausi). La risposta non è uscire dall'Europa. La risposta non è andare per conto proprio, ma investire maggiormente nella dimensione europea.

Questo vale per il lavoro che è stato fatto. Io do atto anche di un lavoro diplomatico importante fatto all'interno del G7 per allargare anche a Paesi fuori dalla sfera occidentale. Non si arriva a una pace duratura pensando di aprire un canale direttamente con Putin; lo si fa ampliando la sfera dei contatti e delle relazioni diplomatiche, andando oltre quel rischio che c'è, ossia «the West against the rest». Bene che a Bürgenstock, dove ha partecipato la Presidenza del Consiglio, siano state invitate anche le espressioni delle democrazie e anche di quei regimi più forti del Sud del mondo, perché noi non possiamo pensare di giocare la partita Occidente contro Oriente.

Questo è il salto di qualità che bisogna fare: non aprire un canale preferenziale con Putin, che dà l'idea che noi indeboliamo il fronte delle democrazie liberali, che invece è stato un plus da questo punto di vista. Accanto agli Stati Uniti, investendo nell'autonomia strategica europea, pilastro europeo, abbiamo il dovere, anche in questo senso, di stare accanto agli americani nel sostenere con forza e determinazione il piano Biden per Gaza, con una forte pressione.

Io penso che il Governo italiano abbia un ruolo importante in Europa per costruire una posizione comune, sia per chiedere che ci sia con forza una determinazione europea per evitare l'escalation nel Libano (siamo molto preoccupati per la violazione della risoluzione 1701/2006 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite). Da questo punto di vista, l'Europa può e deve prendere una soluzione. Anche qui Orbán va convinto, perché io capisco che non può diventare il capro espiatorio di tutti i mali in Europa, ma di certo è un problema in alcuni passaggi. Lo abbiamo visto sui 50 miliardi per l'Ucraina, l'abbiamo visto su alcuni passaggi del PNRR e l'abbiamo visto sulle posizioni europee nel sostegno all'Ucraina.

Signora Presidente del Consiglio, quando lei era assente ho detto che dobbiamo decidere da che parte stare. Le ambiguità ce le abbiamo tutti, le abbiamo anche noi e sappiamo che le dobbiamo risolvere, se vogliamo tornare al Governo del Paese. Adesso però è lei al Governo del Paese e a queste ambiguità deve rispondere: sta dalla parte di chi chiede più Europa o dalla parte di chi chiede meno Europa? Questa è la sfida principale e ci deve dare una risposta, da questo punto di vista.

Vale sul Medio Oriente: penso che dobbiamo stare accanto agli Stati Uniti e dobbiamo fare un passo in più. Della prospettiva di due popoli, due Stati ci siamo riempiti tutti la bocca. Non basta più: abbiamo bisogno di dare un segnale più forte. Per fare questo, noi, perché siamo amici del popolo israeliano, sappiamo che Netanyahu sta diventando un problema per il popolo israeliano. Allora, per dare seriamente solidità a quella prospettiva, pensiamo che a livello europeo una posizione importante e comune per il riconoscimento dello Stato palestinese aiuti a dare un segnale molto forte (Applausi), nel senso che noi siamo amici del popolo israeliano e proprio per questo andiamo a stigmatizzare i comportamenti peggiori di Netanyahu che allontanano la pace e una soluzione. Invece noi, insieme all'alleato americano e ai Paesi europei, possiamo esercitare un ruolo. Per fare questo, serve un salto di qualità.

Ha ragione a dire che a volte è un gigante burocratico quest'Europa; deve diventare un gigante politico-economico. Dobbiamo affrontare il tema delle riforme. Dicevo poco fa al ministro Fitto che prima o poi dobbiamo prendere posizione su una convenzione o su una conferenza intergovernativa, perché è vero, l'Europa va cambiata e serve più Europa, da questo punto di vista.

Diritto di iniziativa legislativa del Parlamento europeo: siete d'accordo o non siete d'accordo? La facciamo insieme questa battaglia? A proposito di democrazia, prima ci ha fatto una bella lezioncina di democrazia europea. Forse la stessa enfasi e la stessa passione ce l'aspettiamo nei confronti di autorevoli rappresentanti della maggioranza, quando gli ricorderà che, quando si perdono le elezioni amministrative, si può ammettere di aver perso e non si cambiano le regole del gioco (Applausi).

Da ultimo: equilibri generali. Io seguo il suo ragionamento e, se fosse quello il ragionamento sui risultati delle elezioni del Parlamento europeo e lo applichiamo alla politica italiana, noi siamo la seconda forza. Allora dovremmo essere al Governo con voi? No, è evidente che a livello a livello europeo si costruiscono delle condizioni e si costruiscono degli accordi sulla base della condivisione di un'idea d'Europa. (Applausi). Socialisti, liberali e Partito popolare europeo hanno investito sulla costruzione europea non da adesso, ma da tanti anni.

Voglio ricordare quell'immagine bellissima del settembre del 1984, quando Helmut Kohl e François Mitterrand, insieme, mano nella mano, davanti al memoriale di Verdun, dissero: mai più barbarie della guerra, perché in Europa non ci potrà essere più. (Applausi). Ed erano della famiglia del Partito popolare europeo e dei socialisti. Dentro quella tradizione politica e contro il nazifascismo è nata quella coalizione; certo, anche per la gestione di equilibri di potere, ma è nata lì e dentro quel perimetro. Ve l'ha ricordato prima di tutti Tusk.

Cosa diversa invece - e vado a concludere - è il lavoro che lei dovrà fare e che ci auguriamo abbia successo. Noi tifiamo per l'Italia e tifiamo per lei, perché l'Italia possa avere il migliore dei commissari europei possibili, con una delega pesante, come è stato negli anni passati. (Applausi). Vorrei ricordare Mario Monti e vorrei ricordare Antonio Tajani, che è stato Presidente del Parlamento europeo. E vorrei ringraziare, a nome delle senatrici e dei senatori del Partito Democratico, il lavoro importante e straordinario fatto da Paolo Gentiloni in questi cinque anni (Applausi), per investire nel debito comune, per permettere a lei e al suo Governo di investire sul futuro dell'Europa in maniera diversa.

Chiudo con le parole, se mi permette, Presidente, e vado a chiudere, a proposito di questo...

PRESIDENTE. Questo è il terzo minuto, senatore Alfieri. Così, solo per metterlo a verbale.

ALFIERI (PD-IDP). Ci tenevo a ricordare, da questo punto di vista, un altro grande italiano, che nel 2019 aprì la Presidenza del Parlamento europeo, ricordando come il sogno europeo, oltre ai nazionalismi, abbia portato alla costruzione dell'Europa. Voglio ricordare qui David Sassoli (Applausi) e queste persone che, con passione e con orgoglio, si sono mosse per il sogno europeo. (Applausi).

Io auguro a lei, Presidente del Consiglio, di stare nel solco delle capacità, della qualità umana e delle competenze di queste persone, per individuare il nuovo commissario. Noi faremo il tifo per l'Italia. (Applausi).

MALAN (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FdI). Signor Presidente, signora Presidente del Consiglio, Ministri e rappresentanti del Governo, siamo orgogliosi, come senatori di Fratelli d'Italia, per il modo in cui lei, signor Presidente del Consiglio, rappresenta l'Italia nelle sedi europee e internazionali, non soltanto per le sue capacità e il suo impegno personale, ma per il risultato elettorale che fa dell'Italia un'eccezione a livello dei grandi Stati europei, perché è l'unico dei grandi Stati europei dove le forze di Governo hanno aumentato i loro consensi. Fratelli d'Italia, la principale, ha aumentato di tre punti il proprio consenso rispetto alle elezioni politiche e tutte e tre le formazioni hanno guadagnato rispetto alle precedenti elezioni politiche, con un guadagno di quasi quattro punti da parte della coalizione nel suo complesso. Ricordo questo a chi ha detto che saremmo andati incontro a un risultato negativo, anche in riferimento ai ballottaggi, dove ricordo che, alla fine, noi governiamo in più città di quante ne governassimo prima. Per cui, insomma, parlare di débâcle mi sembra francamente arrischiato ovvero falso. (Applausi).

Il nostro Presidente del Consiglio arriva in sede europea con il prestigio dovuto a questo risultato elettorale e ai risultati ottenuti dal Governo: i record di occupazione che si susseguono mese dopo mese, il record dell'occupazione femminile, i record sugli obiettivi colti con il PNRR.

Vedo qui il ministro Fitto, che ha fatto un enorme lavoro su questo tema. Si parlava sempre dell'inflazione, ma ricordo che ora l'Italia è uno dei due Stati europei con l'inflazione più bassa. Quando il Governo Meloni ha iniziato il suo lavoro era lo Stato europeo con l'inflazione più alta. Di passaggio dico che era all'11,8 per cento, mentre oggi è sotto l'uno per cento: c'è stata una tendenza generale alla discesa dell'inflazione, ma è passata dai massimi ai minimi, quindi evidentemente il Governo anche qui ha lavorato bene. Lo spread è al di sotto del livello di tutti gli ultimi Governi precedenti.

L'Italia con il Piano Mattei ha dato una svolta in politica internazionale; dopo decenni in cui l'Africa veniva ignorata, ora, non soltanto per l'Italia ma per l'Europa e a livello internazionale, c'è nuovamente questa attenzione. Forse esageriamo nell'essere sobri parlando delle cose fatte, ma pochi mesi fa in quest'Aula c'erano decine di Capi di Governo e Capi di Stato africani invitati dal nostro Governo (Applausi) che hanno segnato una svolta, un momento storico di cui tendiamo a non parlare tanto perché pensiamo sempre a quello che c'è da fare da oggi in poi. Intanto questo è stato fatto ed è stata segnata una svolta.

Anche a livello europeo, in vista di questo vertice, ci sono già fin d'ora diversi successi da segnalare, ad esempio il fatto di avere inserito nel preambolo dell'agenda di questo vertice il principio di sussidiarietà, troppo spesso dimenticato da chi vorrebbe un'Europa che decide tutto, come è stato detto, ossia da come dobbiamo mangiare all'auto che dobbiamo guidare. Che poi a Bruxelles si voglia decidere come si deve mangiare in Italia credo sia davvero paradossale: a quanto pare, però, tutto il centro Europa, anzi tutto il resto d'Europa (e non solo l'Europa), preferisce mangiare in Italia piuttosto che a Bruxelles.

Sull'immigrazione in generale si è cambiato finalmente il parametro. Ora finalmente si è tornati al principio fondamentale, e cioè che in Europa - e noi diciamo soprattutto in Italia - si entra legalmente e non attraverso il traffico dei trafficanti di esseri umani, che sono dei criminali ed anche fiancheggiatori del terrorismo. Questi sono aspetti estremamente importanti che vanno ben al di là delle nomine che potranno avvenire in questi giorni.

Ho notato che si è parlato di vari temi. Devo dedicare un minuto a quanto detto dai colleghi del MoVimento 5 Stelle, quando si è parlato del problema del debito. Lo ha fatto proprio il MoVimento guidato da colui che gratuitamente (Commenti) ha proposto agli italiani di spendere 230 miliardi del contribuente per intervenire su percentuali bassissime del nostro patrimonio edilizio. (Applausi). Quello sì che ha creato del debito, non certo le politiche per lo sviluppo che hanno fatto sì che l'Italia abbia numeri migliori della media dell'Europa.

Un altro punto è stato toccato dalla senatrice Maiorino: l'astensionismo. Sull'astensionismo devo dire che ha colpito soprattutto gli elettori del MoVimento 5 Stelle, che da 4,6 milioni sono passati a 2,3 milioni. (Applausi). Ordinariamente non uso i risultati elettorali come argomento, però, quando ci si parla dell'astensionismo, faccio notare che una parte di quegli elettori non sono andati a votare per nulla, un'altra parte evidentemente ha votato per Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra, che hanno migliorato le loro posizioni. Il risultato elettorale ha visto la maggioranza degli eletti in Italia appartenenti alla maggioranza di Governo: ciò renderà l'Italia più forte su tutta una serie di temi ed alcuni li ho già citati.

Ricordo anche la necessità della deregolamentazione, citando il famoso detto secondo cui l'America innova, la Cina copia, e l'Europa regolamenta e dunque spesso mette degli ostacoli enormi a chi vuole produrre o anche ai comuni cittadini che vogliono semplicemente vivere, avere una casa, magari un'automobile. Ebbene questa iper-regolamentazione va certamente combattuta, il presidente Meloni ha proposto l'idea che ci sia addirittura una delega specifica sulla deregolamentazione.

Sono cose estremamente importanti, perché non può essere un caso che l'Europa da troppo tempo sia l'area del mondo che meno cresce dal punto di vista economico rispetto a tutte le altre. Evidentemente bisogna cambiare, invertire la tendenza e andare avanti su una posizione che veda l'Italia protagonista, un'Italia che non sta col cappello in mano a correre dietro al famoso duo Francia-Germania, il quale è in grave difficoltà perché, a differenza di quanto è avvenuto da noi, gli elettori hanno bocciato in modo molto severo le maggioranze di governo. I due partiti principali di governo di Francia e Germania insieme raggiungono la sola percentuale di voto di Fratelli d'Italia, e in più noi abbiamo degli alleati che ci fanno andare evidentemente molto più in alto.

Noi siamo con lei, presidente Meloni, nel suo impegno per un'Europa che, come volevano i padri fondatori De Gasperi, Schuman e Adenauer, faccia ciò che conviene fare insieme e lo faccia bene e non tolga agli Stati la loro autonomia e la loro identità. I senatori di Fratelli d'Italia sono con lei, presidente Meloni, per far valere le ragioni di chi alle elezioni, non soltanto in Italia, ha votato per un cambiamento in Europa, per far valere l'interesse nazionale e di tutti gli italiani di fronte a chi a Bruxelles sembra ragionare in termini di potere di partito e non per il bene comune dei cittadini. Siamo con lei con orgoglio e determinazione, mi permetto di dire con ammirazione per la dedizione totale con la quale sta interpretando il suo ruolo di rappresentare al meglio l'Italia in Europa e nel mondo. (Applausi).

Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 18,50)

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Terzi di Sant'Agata, Zanettin, Murelli, De Poli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse e del punto 8 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2), presentata dal senatore Borghi Enrico e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dei punti 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2), presentata dal senatore Borghi Enrico e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse e delle lettere a), b), c), d), f) e g) del punto 1, delle lettere b), c), d), e), f) e g) del punto 2, della lettera b) del punto 3 e dei punti 4, 5 e 6 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 3 (testo 2), presentata dal senatore Patuanelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della lettera e) del punto 1, della lettera a) del punto 2 e della lettera a) del punto 3 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 3 (testo 2), presentata dal senatore Patuanelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse della proposta di risoluzione n. 4 (testo 2), presentata dal senatore Calenda e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 4 (testo 2), presentata dal senatore Calenda e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse e dei punti 1, 3, 4, 5, 6, 7, 9, 10, 11, 12, 13 e 14 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 5, presentata dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dei punti 2 e 8 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 5, presentata dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse e dei punti 4, 5, 8, 10, 12, 13, 14, 15 e 16 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 6, presentata dal senatore Boccia e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dei punti 1, 2, 3, 6, 7, 9 e 11 della proposta di risoluzione n. 6, presentata dal senatore Boccia e da altri senatori, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Con quest'ultima approvazione si è esaurito il dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri. Mi sembra che nessuna risoluzione sia stata bocciata in toto e di questo mi complimento col Senato.

Non tolgo la seduta perché vi sono gli immancabili interventi di fine seduta, che la vice presidente Ronzulli è ben lieta di seguire.

Presidenza del vice presidente RONZULLI (ore 18,58)

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

VERINI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VERINI (PD-IDP). Signora Presidente, per suo tramite vorrei dire al presidente La Russa che a volte gli interventi di fine seduta non sono immancabili ma doverosi e bisognerebbe avere rispetto per i temi che si trattano, anche a fine seduta. (Applausi).

Non è la prima volta che mi capita di prendere la parola su questo tema e spesso l'ho fatto, come stasera, in occasione dell'anniversario della strage che provocò la morte di 81 persone nel cielo e nel mare di Ustica quella sera del 27 giugno 1980.

Il mio pensiero innanzitutto va alle vittime, ai loro familiari e a coloro che, come Daria Bonfietti, anche da questi banchi, insieme alla sua associazione, si è sempre battuta e si batte per mettere finalmente la parola fine a menzogne e depistaggi, per affermare finalmente quella che ormai è riconosciuta da tutti (o quasi tutti) come la verità.

Quella sera ci fu una vera e propria azione di guerra sotto copertura e poi sotto occultamento di prove, di tracciati radar, di testimonianze e perfino di morti e suicidi sospetti, di persone che sapevano e non dovevano parlare; un'azione di guerra che vide protagonisti aerei di Paesi alleati. Si pensava che dentro quel Mig libico, che per proteggersi volava sotto la traiettoria dell'aereo DC Itavia, partito alle ore 20,59 da Bologna per Palermo, ci fosse il presidente Gheddafi, che doveva essere colpito. L'azione di fuoco fu documentata da inchieste, sentenze e ordinanze, come quella del giudice Priore, da sentenze in sedi civili, che hanno condannato lo Stato con la motivazione che non ha saputo proteggere la sicurezza dei voli, da esami di tracciati NATO, azione ammessa o indicata anche da ex Presidenti della Repubblica, come Cossiga, o indicata da statisti come l'ex presidente del Consiglio Amato. Quell'azione di fuoco fu esercitata da quegli aerei alleati, francesi, belgi e americani, comunque NATO; ad essere colpito fu il DC Itavia, a morire furono 81 persone.

Fu un'inchiesta giornalistica, quella condotta da Andrea Purgatori, che manca a questo Paese e che ricordiamo con stima e gratitudine (Applausi), anche per questo, a indicare da subito la verità, occultata e depistata per troppi anni. Anche ieri sera - mi avvio a concludere - c'è stata una nuova inchiesta, condotta dal giornalista Giletti, a fornire ulteriori testimonianze, tra cui quella dell'ex addetto militare dell'ambasciata di Francia a Roma.

Cos'altro impedisce la verità allora? C'è solo da mettere finalmente la firma di quella strage. È la Francia, innanzitutto, che deve ammettere cosa accadde quella sera ed è il Governo italiano, anche alla luce dei nuovi elementi, che dovrebbe subito, con determinazione, chiedere e pretendere dal Governo francese una cosa semplice e importante: l'ammissione della verità.

Abbiamo presentato come Gruppo PD un'interrogazione in questo senso. Chiediamo questa iniziativa immediata del Governo e chiediamo che il ministro Tajani venga a riferire.

PRESIDENTE. Concluda.

VERINI (PD-IDP). Lo si faccia. Abbiamo chiesto di muoversi. Domani mattina - e ho finito, Presidente - saremo, come altre volte, a Bologna, alla cerimonia di commemorazione di quella strage. Anche lì risuonerà…(Il microfono si disattiva automaticamente). Davvero, mi faccia concludere. Anche lì risuonerà questa richiesta: basta con i depistaggi.

Allora, Presidente, si provi a ricucire quella ferita di familiari e del Paese nell'unico modo possibile: il rispetto del dolore, della dignità e della verità. (Applausi).

PELLEGRINO (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PELLEGRINO (FdI). Signor Presidente, oltre alla Giornata contro il consumo e il traffico di droga, oggi celebriamo anche la Giornata internazionale a sostegno delle vittime di tortura, una ricorrenza istituita dall'Assemblea generale dell'ONU nel 1997 per riflettere sulle sofferenze indicibili che troppe persone nel mondo continuano a subire a causa di regimi repressivi e fintamente democratici.

Oggi è anche un momento per riaffermare con forza il nostro sostegno ad ogni azione politica, istituzionale e sociale che vada verso l'eradicazione totale di questa pratica disumana e inaccettabile. La tortura è una violazione dei diritti umani fondamentali e un attacco alla dignità umana che non possiamo tollerare in nessun contesto. È importante ricordare che nel 2017 l'Italia ha introdotto nel proprio ordinamento il reato di tortura, segnando un passo cruciale nella nostra legislazione. Oltre confine, 173 Nazioni hanno ratificato la Convenzione contro la tortura e 108 sono quelle che hanno adottato leggi specifiche.

Tuttavia, dobbiamo riconoscere che c'è ancora molto da fare, in questo come in molti altri Paesi, e, in alcuni casi, le leggi esistenti non rispecchiano pienamente la definizione fornita dalla Convenzione. Ora, in tre minuti, non posso affrontare bene questo argomento. Conosciamo fin troppo bene tante violazioni dei diritti umani perpetrate nel mondo, dall'Iran a Cuba.

Ma oggi voglio soffermarmi su una specificatamente, della quale si parla sempre troppo poco: la drammatica situazione dei praticanti del Falun Gong in Cina. Il Falun Gong è uno stile di vita basato su princìpi di verità, compassione e tolleranza, quindi una filosofia dell'esistenza pacata e tranquilla; una religione diffusasi a partire dal 1992, che in breve ha coinvolto tra i 70 e i 100 milioni di praticanti cinesi. Tuttavia, nonostante la sua natura pacifica e meditativa, le autorità cinesi hanno avviato una campagna di repressione disumana e sistematica contro i suoi aderenti. Più di 100.000 persone sono state inviate in campi di rieducazione, 5.000 imprigionate e condannate a pene detentive superiori a diciotto anni. Soprattutto, oltre agli arresti immotivati, alle umiliazioni indescrivibili e agli abusi sessuali, i cinesi praticanti del Falun Gong subiscono pratiche crudeli come l'espianto coercitivo di organi, tolti a persone vive senza anestesia.

Il nostro impegno contro la tortura deve essere incondizionato e continuo e deve riguardare i praticanti del Falun Gong come le altre minoranze in Cina (gli uiguri, i tibetani e i cristiani). Dobbiamo sostenere tutte le iniziative volte a garantire la democrazia, la libertà religiosa e la libertà di espressione, ribadendo la nostra ferma condanna della violazione dei diritti umani in Cina. Concludo dicendo che in questa giornata rinforziamo il nostro sostegno alle vittime, promettendo di lavorare instancabilmente, come istituzione, per un mondo libero dalla tortura e da ogni atto violento e atroce che umilia la persona e la sua dignità. (Applausi).

ALOISIO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALOISIO (M5S). Signora Presidente, onorevoli colleghi, porto in Aula l'urlo di dolore della comunità di Chiaiano, l'ottava municipalità, che conta circa 100.000 abitanti. Parlerò dell'inquinamento delle discariche fatte nelle cave, in cui sono coinvolte anche la seconda e la settima municipalità, che rappresentano circa 100.000 abitanti. Questa comunità è stufa di rimanere vittima di un degrado ambientale che da anni mette a rischio la salute di migliaia di cittadini e la salubrità dei luoghi. Ricordo che il MoVimento 5 Stelle da oltre dieci anni conduce battaglie ambientaliste per ottenere la bonifica dei luoghi e delle discariche contaminate presso l'ottava municipalità di Napoli, organizzando diversi sopralluoghi che hanno coinvolto anche i parlamentari, oltre a numerosi cittadini partenopei.

Tuttavia ancora oggi, dopo anni di lotte, mi giungono notizie che non avrei mai voluto sentire e che vedono coinvolte la seconda, la settima e l'ottava municipalità di Napoli. Infatti, nelle ultime settimane, sotto la lente di ingrandimento della procura della Repubblica di Napoli è finita anche Cava Suarez, invaso un tempo usato per estrarre tufo e successivamente, stando agli inquirenti, utilizzato come enorme discarica abusiva. Al suo interno, secondo le indagini, sarebbero stati rinvenuti amianto e metalli pesanti, per una mole di rifiuti pericolosi pari a circa 270.000 tonnellate. L'aspetto più grave è che i rifiuti, per effetto delle piogge, si sarebbero sicuramente poi dispersi anche in altre zone, scivolando a valle verso il vallone di San Rocco, tra i quartieri di Miano e Capodimonte, zone densamente popolate di Napoli (settima e seconda municipalità).

Mi chiedo e vi chiedo: noi istituzioni come possiamo tutelare l'ambiente e la salute dei cittadini, se, pur sapendo di questo disastro ambientale, ci si gira dall'altra parte? C'è un unico modo, secondo me: intervenire immediatamente stanziando delle risorse per una bonifica immediata. Per questo motivo, non posso che fare mie le parole di Nicola Nardella, presidente dell'ottava municipalità di Napoli, secondo cui a farsene carico deve essere necessariamente il Governo, perché nessuna delle istituzioni locali potrà da sola garantire la messa in sicurezza e la bonifica di un'area che nel 2008 ha già maturato un credito ambientale enorme nei confronti dello Stato italiano, ospitando una discarica per l'emergenza dei rifiuti.

Presidente, onorevoli colleghi, i cittadini napoletani meritano rispetto.

Per questo motivo depositerò un'interrogazione parlamentare in cui chiedo al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica di risolvere immediatamente queste criticità, così da tutelare l'ambiente e la salute umana, invitando il Governo ad utilizzare ogni risorsa a disposizione, dai fondi del PNRR alla dotazione previsti per i siti orfani, così da bonificare cava Suarez e gli altri siti inquinati di Chiaiano. Inoltre, ho chiesto al Ministero di avviare un'attività ispettiva al fine di accertare le responsabilità connesse all'inquinamento di cava Suarez e se il Ministero intende costituirsi parte civile.

Auspico di avere delle risposte esaurienti e in tempi celeri, nell'interesse di migliaia di campani e delle future generazioni, che non chiedono privilegi, bensì il rispetto dei propri diritti inalienabili. Come recita nei primi due capoversi l'articolo 32 della Costituzione: «la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività». (Il microfono si disattiva automaticamente). (Commenti).

PRESIDENTE. Senatrice, non la sentiamo e ciò che dice non viene registrato.

CROATTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CROATTI (M5S). Signora Presidente, la ringrazio per questo ulteriore spazio che concede alla mia forza politica in questo momento, al termine della seduta odierna dell'Assemblea. C'è infatti una informazione che voglio dare, a nome mio, del MoVimento 5 Stelle, di tutti i miei colleghi e soprattutto dei consiglieri comunali e degli attivisti che in questi anni si sono battuti tantissimo su tutto il territorio a livello nazionale. È con immensa gioia e profonda soddisfazione che oggi abbiamo avuto la notizia che, dopo anni di ingiustizie e dura prigionia nelle carceri britanniche, il fondatore di Wikileaks Julian Assange è finalmente tornato in libertà. La fine di un vergognoso calvario è considerata una vittoria per la libertà dell'informazione e in generale per i diritti umani e civili, e in parte lo è. Soprattutto è la vittoria di chi si è opposto a una brutale ingiustizia e di tutti coloro che hanno impedito che questa vicenda passasse sotto silenzio, proprio qui nel cuore della democrazia occidentale, per colpa di politici pavidi e di tutta un'informazione asservita e sottomessa. È una battaglia che il MoVimento 5 Stelle ha sostenuto sin dall'inizio con determinazione ed estrema convinzione, consapevoli dell'importanza di difendere i princìpi fondamentali su cui si basa una società giusta e trasparente.

La vicenda di Assange ha sollevato questioni cruciali sul diritto alla verità e sulla protezione delle fonti giornalistiche. La sua è una lotta per la trasparenza che ha ispirato molti e che ha evidenziato la necessità di un giornalismo libero e indipendente, capace di svelare le verità scomode e di mettere i potenti sotto controllo. La libertà di Assange è anche un segnale forte a tutti coloro che si battono per la giustizia e la verità.

Desidero ringraziare soprattutto tutte le persone che, a livello mondiale e globale, si sono prodigate con passione e determinazione per questa nobile causa. Senza il loro impegno e senza la loro perseveranza Assange non avrebbe mai potuto riabbracciare i propri cari. A livello internazionale, la solidarietà e la mobilitazione hanno dimostrato che l'unione delle forze può portare grandi risultati e che la voce della giustizia non può essere soffocata.

Alla moglie di Assange, Stella, e ai suoi figli esprimiamo tutta la nostra vicinanza e il nostro affetto. Ci uniamo a loro in questo momento di gioia. Sono passati oltre dieci anni e la loro forza e il loro coraggio sono stati un esempio e un faro per tantissime persone. La loro sofferenza ci ricorda quanto sia preziosa e importante la libertà e quanto sia fondamentale lottare per questo.

Il mio auspicio è che la libertà di Assange possa segnare l'inizio di una nuova era rispetto ai diritti umani e alla libertà di informazione, ricordando sempre che la verità e la giustizia devono prevalere su ogni forma di repressione. Viva la libertà. (Applausi).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 27 giugno 2024

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 27 giugno, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,13).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 maggio 2024, n. 60, recante ulteriori disposizioni urgenti in materia di politiche di coesione (1133)

ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE SUL QUALE IL GOVERNO HA POSTO LA QUESTIONE DI FIDUCIA

Art. 1.

1. Il decreto-legge 7 maggio 2024, n. 60, recante ulteriori disposizioni urgenti in materia di politiche di coesione, è convertito in legge con le modificazioni riportate in allegato alla presente legge.

2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

________________

N.B. Approvato, con voto di fiducia, il disegno di legge composto del solo articolo 1.

        Per l'Allegato recante le modificazioni apportate dalla Commissione al decreto-legge, si rinvia all'Atto Senato 1133-A (pagg. 10-37). Cfr. anche Elenco cronologico dei Resoconti, seduta n. 201.

ARTICOLI DA 1 A 38 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA COMMISSIONE

TITOLO I

MISURE DI RIFORMA DELLA POLITICA DI COESIONE

Capo I

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI UTILIZZO DELLE RISORSE DELLE POLITICHE DI COESIONE EUROPEA

Articolo 1.

(Principi, finalità e definizioni)

1. In attuazione della riforma 1.9.1 del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), approvato con decisione del Consiglio ECOFIN del 13 luglio 2021, come modificato con decisione del Consiglio ECOFIN dell'8 dicembre 2023, il presente decreto definisce il quadro normativo nazionale finalizzato ad accelerare l'attuazione e ad incrementare l'efficienza della politica di coesione europea, periodo di programmazione 2021-2027, nei settori strategici di cui all'articolo 2 secondo un approccio orientato al risultato, con l'obiettivo di rafforzare il livello di efficacia e di impatto degli interventi prioritari cofinanziati.

2. Ai fini del presente decreto e della sua attuazione assume preminente valore l'interesse nazionale alla sollecita e puntuale realizzazione degli interventi ammissibili a finanziamento a valere sulle risorse della politica di coesione europea, periodo di programmazione 2021-2027, anche assicurando l'effettiva attuazione degli strumenti di pianificazione previsti dalle condizioni abilitanti, con particolare riferimento ai settori delle risorse idriche, dei rifiuti e dei trasporti, di cui all'articolo 15 e all'Allegato IV al regolamento (UE) 2021/1060 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 giugno 2021, e garantendo il pieno rispetto dei traguardi di spesa previsti dagli articoli 105, 106 e 107 del regolamento (UE) 2021/1060.

2-bis. Ai fini dell'applicazione di quanto previsto dai capi da I a VIII del presente titolo, restano ferme le disposizioni e le procedure previste dal regolamento (UE) 2021/1060 e dai regolamenti specifici di fondo che disciplinano la politica di coesione europea, con particolare riguardo a quelle in materia di ammissibilità al finanziamento e di selezione degli interventi, nonché ai compiti e alle funzioni dell'Autorità di gestione di cui al comma 4, lettera i), del presente articolo e del Comitato di sorveglianza di ciascun programma di cui all'articolo 38 del medesimo regolamento (UE) 2021/1060, anche in relazione a eventuali modifiche e aggiornamenti dei programmi ove necessari.

3. Le disposizioni contenute nel presente decreto, in quanto direttamente attuative degli obblighi assunti in esecuzione del regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 febbraio 2021, sono adottate nell'esercizio della competenza legislativa esclusiva in materia di rapporti dello Stato con l'Unione europea di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera a), della Costituzione.

4. Ai fini del presente decreto si intende per:

b) « PNRR »: il Piano nazionale di ripresa e resilienza approvato con decisione del Consiglio ECOFIN del 13 luglio 2021, come modificato con decisione del Consiglio ECOFIN dell'8 dicembre 2023;

c) « interventi del PNRR »: gli investimenti e le riforme previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza;

d) « FSC »: il Fondo per lo sviluppo e la coesione, periodo di programmazione 2021-2027, di cui all'articolo 1, comma 177, della legge 30 dicembre 2020, n. 178;

e) « Accordo per la coesione »: gli Accordi previsti dall'articolo 1, comma 178, lettere c) e d), della legge 30 dicembre 2020, n. 178;

f) « regioni del Mezzogiorno » o « regioni della ZES unica per il Mezzogiorno »: le regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, ai sensi dell'articolo 9, comma 2, del decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2023, n.162;

g) « amministrazione titolare di programma »: le amministrazioni centrali, le regioni e le province autonome responsabili dell'attuazione dei programmi nazionali e regionali della politica di coesione europea 2021-2027;

h) « regioni meno sviluppate »: le regioni italiane individuate ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 2, lettera a), del regolamento (UE) 2021/1060;

i) « Autorità di gestione »: l'autorità responsabile della gestione del programma, conformemente alle funzioni definite all'articolo 72 del regolamento (UE) 2021/1060 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 giugno 2021;

l) « condizioni abilitanti »: il sistema di prerequisiti di cui all'articolo 15 e agli Allegati III e IV al regolamento (UE) 2021/1060 al cui soddisfacimento è condizionato il rimborso dei fondi della politica di coesione europea;

m) « sistema nazionale di monitoraggio »: il sistema nazionale di monitoraggio relativo all'utilizzazione delle risorse in materia di politiche di coesione di cui all'articolo 50, comma 18, del decreto-legge 24 febbraio 2023, n. 13, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 aprile 2023, n. 41, e alimentato secondo le modalità di cui all'articolo 4 del decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2023, n. 162.

Articolo 2.

(Settori strategici oggetto della riforma della politica di coesione)

1. In attuazione della riforma 1.9.1 del PNRR, le disposizioni contenute nel presente capo si applicano ai programmi nazionali e regionali della politica di coesione 2021-2027 approvati ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 3, del regolamento (UE) 2021/1060 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 giugno 2021, nell'ambito dell'Accordo di Partenariato 2021-2027 tra la Commissione europea e l'Italia, di cui alla decisione di esecuzione della Commissione europea C(2022) 4787 final, del 15 luglio 2022, con l'obiettivo prioritario di accelerare la realizzazione delle azioni dei programmi ricadenti nei seguenti settori strategici: risorse idriche; infrastrutture per il rischio idrogeologico e il rischio idraulico e per la protezione dell'ambiente; rifiuti; trasporti e mobilità sostenibile; energia; sostegno allo sviluppo sostenibile e all'attrattività delle imprese, anche per le transizioni digitale e verde.

Articolo 3.

(Cabina di regia)

1. La Cabina di regia di cui all'articolo 1, comma 703, lettera c), della legge 23 dicembre 2014, n. 190, come integrata ai sensi del comma 2 del presente articolo, costituisce la sede di confronto tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e gli enti locali per un'efficace attuazione della politica di coesione europea 2021-2027. In particolare, la Cabina di regia:

a) assicura, in relazione agli interventi finanziati a valere sulle risorse della politica di coesione europea, il coordinamento tra quelli attuati a livello regionale e quelli attuati a livello nazionale in raccordo con le attività del Comitato con funzioni di sorveglianza e accompagnamento dell'attuazione dei programmi, previsto dall'Accordo di Partenariato 2021-2027, e delle relative articolazioni;

b) promuove la complementarità e la sinergia tra gli interventi finanziati a valere sulle risorse della politica di coesione e gli investimenti previsti dal PNRR e dagli Accordi per la coesione;

c) verifica i risultati dell'attività di monitoraggio effettuata dal Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri sullo stato di avanzamento degli interventi prioritari inseriti negli elenchi di cui all'articolo 4; i risultati di tale verifica sono comunicati dal Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, entro il 31 marzo di ciascun anno, alle Camere per la trasmissione alle competenti Commissioni parlamentari;

d) definisce le priorità della piattaforma per le tecnologie strategiche per l'Europa (STEP) da sostenere con il concorso dei programmi della politica di coesione europea 2021-2027.

2. Per lo svolgimento delle attività di cui al comma 1, la composizione della Cabina di regia di cui al medesimo comma 1 è integrata dal Ministro dell'economia e delle finanze, dai Ministri competenti per i settori della riforma ovvero titolari dei programmi interessati dagli interventi prioritari inseriti negli elenchi di cui all'articolo 4 e dai Presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano nonché dal presidente dell'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e dal presidente dell'Unione delle province d'Italia (UPI).

3. Il Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri assicura, nei limiti delle risorse umane e strumentali disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico dalla finanza pubblica, le funzioni di supporto organizzativo e tecnico in relazione alle attività della Cabina di regia di cui ai commi 1 e 2.

Articolo 4.

(Individuazione degli interventi prioritari nei settori strategici della politica di coesione europea)

1. Al fine di garantire un più efficiente utilizzo delle risorse della politica di coesione europea relative al periodo di programmazione 2021-2027 e di rafforzarne il coordinamento con gli interventi finanziati dal PNRR e dal FSC, come definiti nell'ambito degli Accordi per la coesione, i Ministeri, le regioni e le province autonome, titolari di programmi della politica di coesione europea relativi al periodo di programmazione 2021-2027, individuano un elenco di interventi prioritari nell'ambito degli obiettivi dei programmi per ciascuno dei settori indicati all'articolo 2, ove compatibili, già selezionati per il finanziamento o in fase di pianificazione. Per i suddetti interventi è specificata la rilevanza, in termini di peso finanziario, rispetto ai corrispondenti obiettivi strategici dei programmi nazionali e regionali e agli obiettivi specifici di riferimento.

2. Ferme restando le disposizioni e le procedure previste dai regolamenti che disciplinano la politica di coesione europea, con particolare riguardo a quelle in materia di ammissibilità al finanziamento e ai criteri di selezione adottati per ciascun programma dal Comitato di sorveglianza di cui all'articolo 38 del regolamento (UE) 2021/1060, l'individuazione degli interventi prioritari di cui al comma 1 avviene sulla base dei seguenti indici:

a) effettiva attuazione mediante gli interventi prioritari delle pianificazioni di settore nazionali e regionali, con particolare riguardo agli investimenti connessi al soddisfacimento delle condizioni abilitanti nel settore idrico, nel settore dei rifiuti e nel settore dei trasporti;

b) finanziamento degli investimenti nei settori di cui all'articolo 2 già oggetto di valutazione e non finanziabili, anche per esaurimento delle risorse, con priorità per le opere strategiche e di pubblica utilità, a valere su altri strumenti di intervento europei o nazionali, ove coerenti con i programmi della politica di coesione europea e con le disposizioni previste dai pertinenti regolamenti;

c) complementarità degli interventi con quelli finanziati a valere sulle risorse del FSC, con particolare riguardo a quelli definiti dagli Accordi per la coesione, e a valere sulle risorse del PNRR e del Piano nazionale per gli investimenti complementari al PNRR (PNC);

d) contributo al superamento dei divari infrastrutturali e di servizio a livello nazionale, regionale o locale;

e) rafforzamento dei servizi di interesse economico generale (SIEG), al fine di sostenere investimenti volti ad efficientare l'erogazione del servizio;

f) attuazione delle operazioni di importanza strategica identificate dai programmi 2021-2027 ai sensi dell'articolo 2 del regolamento (UE) 2021/1060 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 giugno 2021;

f-bis) sostegno ai processi di transizione digitale delle amministrazioni locali non coinvolte dagli interventi previsti nel PNRR e incremento della condivisione e dell'interoperabilità di dati e informazioni tra pubblico e privato, anche per consentirne il pieno riuso a livello territoriale;

g) promozione della transizione verde e digitale, anche tenuto conto degli obiettivi del Piano REPowerEU, in attuazione del regolamento (UE) 2023/435 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 febbraio 2023;

h) realizzazione di progetti non completati nel periodo 2014-2020 e da completare nell'ambito della programmazione 2021-2027, in applicazione di quanto previsto dagli articoli 118 e 118 bis del regolamento (UE) 2021/1060;

i) coerenza degli investimenti con le previsioni del Piano strategico della ZES unica di cui all'articolo 11 del decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2023, n. 162;

l) coerenza degli investimenti con le previsioni del Piano strategico nazionale delle aree interne (PSNAI), di cui all'articolo 7, comma 3, del citato decreto-legge n. 124 del 2023;

m) interventi necessari per fronteggiare le ripercussioni sulla situazione economica e sociale e sulle finanze pubbliche derivanti dalle circostanze eccezionali o inconsuete di cui all'articolo 20 del regolamento (UE) 2021/1060;

m-bis) azioni prioritarie per l'occupabilità di giovani, donne e disoccupati di lunga durata;

m-ter) interventi mirati alla formazione e all'istruzione della popolazione adulta con particolare riferimento alla formazione continua delle lavoratrici e dei lavoratori;

m-quater) interventi mirati a progetti per aumentare la conciliazione dei tempi di vita con i tempi di lavoro delle persone, nonché all'inclusione sociale e alla lotta alla povertà educativa con riferimento al Sistema europeo di garanzia per i bambini vulnerabili;

m-quinquies) valutazione dell'impatto occupazionale e sociale di ciascun intervento.

3. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, i Ministeri, le regioni e le province autonome trasmettono al Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri per ciascuno dei settori di cui all'articolo 2 l'elenco degli interventi prioritari individuati ai sensi dei commi 1 e 2 del presente articolo, con la specificazione degli indici di cui al comma 2 a tale fine utilizzati. Gli interventi prioritari già selezionati nell'ambito del programma sono identificati con il codice unico di progetto (CUP) e sono corredati di dettagliati cronoprogrammi procedurali e finanziari recanti l'indicazione degli obiettivi iniziali, intermedi e finali, individuati in relazione alle seguenti principali fasi di realizzazione degli investimenti:

a) completamento delle procedure di selezione delle operazioni e di individuazione dei beneficiari;

b) assunzione di obbligazioni giuridicamente vincolanti;

c) completamento dell'intervento.

4. Il Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri provvede alla verifica della coerenza degli elenchi trasmessi ai sensi del comma 3 con i settori di cui all'articolo 2 e con gli indici previsti dal comma 2 del presente articolo, nonché al monitoraggio degli interventi inseriti in detti elenchi secondo le modalità previste dall'articolo 5, e provvede a convocare la Cabina di regia di cui all'articolo 3 per l'approvazione di essi. In relazione agli elenchi trasmessi dalle regioni e delle province autonome, l'attività di verifica di cui al primo periodo è effettuata unitamente alle amministrazioni centrali competenti per materia.

5. È ammessa la modifica dei cronoprogrammi degli interventi inseriti negli elenchi di cui al comma 1 in caso di impossibilità di rispettare le tempistiche indicate per circostanze oggettive e non imputabili all'amministrazione titolare del programma ovvero al soggetto attuatore dell'intervento.

6. Le amministrazioni titolari di programmi che non hanno soddisfatto alla data di entrata in vigore del presente decreto le condizioni abilitanti nei settori idrico, dei rifiuti e dei trasporti trasmettono, entro il 30 giugno 2024, al Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri un cronoprogramma dettagliato delle azioni intraprese e da intraprendere per il relativo soddisfacimento.

7. All'articolo 11, comma 3, del citato decreto-legge n. 124 del 2023, dopo le parole: « all'articolo 10, comma 1, » sono inserite le seguenti: « da adottare entro il 31 luglio 2024, » ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « Il Piano strategico è aggiornato secondo le medesime modalità di cui al primo periodo. ».

7-bis. Al fine di consentire il tempestivo raggiungimento degli obiettivi di trasformazione digitale di cui al regolamento (UE) 2021/240 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 febbraio 2021, e al regolamento (UE) 2021/241, fino al 31 dicembre 2026, per gli interventi del Piano « Italia 5G » di realizzazione di nuove infrastrutture di rete idonee a fornire servizi radiomobili con velocità di trasmissione di almeno 150 Mbit/s in downlink e 30 Mbit/s in uplink, la localizzazione degli impianti nelle aree bianche oggetto dell'intervento è disposta, anche in deroga ai regolamenti comunali di cui all'articolo 8, comma 6, della legge 22 febbraio 2001, n. 36, sulla base della posizione dei pixel sul territorio nazionale come indicati dal relativo bando di gara.

Articolo 5.

(Disposizioni in materia di monitoraggio rafforzato degli interventi prioritari)

1. Fermi gli obblighi di alimentazione del sistema nazionale di monitoraggio, ciascuna Amministrazione titolare di programma trasmette al Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministero dell'economia e delle finanze-Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, entro il 31 agosto ed entro il 28 febbraio di ciascun anno, relazioni semestrali sullo stato di avanzamento procedurale e finanziario degli interventi prioritari individuati nell'ambito dei programmi ai sensi dell'articolo 4 e identificati con il codice unico di progetto (CUP), riferite, rispettivamente, ai periodi 1° gennaio - 30 giugno e 1° luglio - 31 dicembre.

2. Le relazioni semestrali di cui al comma 1 consentono la verifica dei cronoprogrammi di cui all'articolo 4, comma 3, con particolare riferimento alle fasi procedurali ivi previste, nonché l'applicazione del meccanismo di premialità di cui all'articolo 7. In caso di disallineamenti rispetto alle scadenze individuate nei suddetti cronoprogrammi, le amministrazioni titolari di programmi comunicano tempestivamente al Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri le ragioni dei disallineamenti e le azioni pianificate o in corso per porre rimedio a criticità e ritardi, anche ai fini dell'individuazione di eventuali misure di accelerazione. Le informazioni relative ai singoli interventi contenute nelle suddette relazioni devono essere coerenti con i dati e le relative informazioni desumibili dal sistema nazionale di monitoraggio.

3. Per favorire l'efficace raccordo tra programmi nazionali e regionali che intervengono sulla medesima priorità di intervento e sul medesimo territorio ed evitare sovrapposizioni, il Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri promuove nell'ambito del Comitato con funzioni di sorveglianza e accompagnamento dell'attuazione dei programmi, previsto dall'Accordo di Partenariato 2021-2027 e relative articolazioni, una specifica azione di monitoraggio con il coinvolgimento delle Autorità di Gestione dei suddetti programmi.

4. All'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo si provvede nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Articolo 6.

(Disposizioni in materia di rafforzamento della capacità amministrativa)

1. Al fine di favorire la realizzazione degli interventi prioritari di cui all'articolo 4, sulla base dei fabbisogni rappresentati dalle amministrazioni centrali, regionali e locali interessate il Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri, in coerenza con le previsioni del Programma nazionale di assistenza tecnica - Capacità per la coesione 2021-2027 e a valere sulle risorse rese all'uopo disponibili da detto programma, pone in essere specifiche azioni finalizzate al rafforzamento della capacità amministrativa e al supporto tecnico-specialistico dei soggetti e degli organismi di attuazione e coordinamento delle politiche di coesione, con particolare riguardo a quelli preposti alla realizzazione degli investimenti necessari al conseguimento delle condizioni abilitanti.

2. Per le finalità di cui al comma 1, nonché per l'attivazione ovvero per l'implementazione di processi di informatizzazione e di digitalizzazione nell'ambito delle politiche di coesione, il Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri è autorizzato ad utilizzare le risorse del Programma operativo complementare al Programma operativo nazionale Governance e capacità istituzionale 2014-2020, di cui alla delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica n. 47/2016 del 10 agosto 2016, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 39 del 16 febbraio 2017, integrato sul piano finanziario dalla delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica n. 36/2020 del 28 luglio 2020, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 218 del 2 settembre 2020, già destinate alle finalità di cui all'articolo 1, commi 179 e 179-bis, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, ovvero a quelle di cui all'articolo 31-bis, comma 7, del decreto-legge 6 novembre 2021, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 2021, n. 233, nei limiti delle risorse che non risultino impegnate dalle amministrazioni beneficiarie alla data del 31 luglio 2024 mediante la sottoscrizione dei contratti con il personale selezionato sulla base delle predette disposizioni, nel rispetto delle procedure e dei criteri di ammissibilità del predetto Programma operativo complementare.

3. Fermo restando quanto previsto dal comma 2, al fine di accelerare la selezione delle unità di personale di cui all'articolo 31-bis, comma 7, del citato decreto-legge n. 152 del 2021, gli enti beneficiari, in deroga alle previsioni di cui al comma 8 del medesimo articolo 31-bis, procedono direttamente, nel rispetto dei fabbisogni rilevati, alla selezione, con le modalità e le procedure di cui all'articolo 1, commi 5 e seguenti, del decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2021, n. 113, ed alla contrattualizzazione delle unità di personale sulla base del contratto tipo di cui al terzo periodo dell'articolo 31-bis, comma 8. All'esito delle procedure selettive e dell'acquisizione dei relativi contratti di collaborazione professionale, il Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri provvede a trasferire agli enti beneficiari le risorse corrispondenti per la copertura delle spese, nel rispetto delle procedure e dei criteri di ammissibilità del Programma operativo complementare di cui al comma 2.

4. I contratti stipulati entro il termine del 31 luglio 2024 ai sensi dell'articolo 1, commi 179 e 179-bis, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, ovvero ai sensi dell'articolo 31-bis, comma 7, del citato decreto-legge n. 152 del 2021, non possono avere una scadenza successiva al 31 dicembre 2026.

5. Al fine di accelerare la realizzazione degli interventi di rafforzamento della capacità amministrativa finalizzati ad accrescere la qualità e i livelli di spesa dei programmi regionali della politica di coesione europea relativi al periodo di programmazione 2021-2027, il Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri stipula apposite convenzioni con la società in house Eutalia s.r.l. per l'attuazione di specifiche progettualità, ivi compreso lo svolgimento di attività di informazione, di accompagnamento, di supporto e di tutoraggio nella gestione di specifiche iniziative di rafforzamento della capacità amministrativa dei soggetti di cui all'articolo 50 del regolamento (UE) 2021/ 1060, destinatari delle risorse dei programmi regionali, ubicati nei territori delle regioni meno sviluppate, in raccordo con le Autorità di gestione dei predetti programmi regionali. Agli oneri derivanti dall'attuazione delle convenzioni di cui al primo periodo si provvede a valere sulle risorse del Programma nazionale di assistenza tecnica - Capacità per la coesione 2021-2027 a titolarità del citato Dipartimento, nel rispetto delle procedure e delle regole di ammissibilità della spesa previste in relazione al predetto Programma.

6. All'espletamento delle attività di cui al comma 5 la società in house Eutalia S.r.l. può provvedere con le risorse interne, ivi compreso il personale assunto mediante contratti di lavoro subordinato a tempo determinato, con personale esterno, nonché con il ricorso a competenze di persone fisiche o giuridiche disponibili sul mercato, nel rispetto di quanto stabilito dal testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, di cui al decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, e dal codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36.

6-bis. Le risorse per i contributi straordinari di cui all'articolo 15, commi 3 e 3-bis, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, finalizzati a favorire la fusione dei comuni, sono incrementate per gli anni dal 2024 al 2028 di 5 milioni di euro annui. Agli oneri derivanti dal periodo precedente, pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2028, si provvede a valere sulle risorse disponibili a legislazione vigente iscritte nello stato di previsione del Ministero dell'interno ai sensi dell'articolo 34, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504.

6-ter. Ai fini del potenziamento e del rafforzamento delle competenze del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in materia di valutazione delle politiche pubbliche e di revisione della spesa, in coerenza con gli obiettivi del PNRR e nell'ottica di un progressivo efficientamento del processo di programmazione delle risorse finanziarie e degli investimenti a supporto delle scelte allocative, nonché al fine di garantire gli adempimenti relativi alla fase attuativa degli interventi previsti nel PNRR per i quali gli uffici centrali e territoriali svolgono funzioni di soggetto attuatore, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è autorizzato a bandire direttamente concorsi pubblici e ad assumere 100 unità di personale, da inquadrare con contratto a tempo indeterminato nell'area delle elevate professionalità, di cui 70 nella famiglia professionale tecnica e 30 nelle famiglie professionali amministrativo-giuridico-legale, economico-contabile-finanziaria e della vigilanza, controllo e audit, in aggiunta all'attuale dotazione organica. A tal fine, è autorizzata la spesa di euro 615.417 per l'anno 2024 e di euro 7.385.003 annui a decorrere dall'anno 2025.

6-quater. Per le medesime finalità di cui al comma 6-ter, al fine di garantire l'urgente copertura di fabbisogno di personale di ruolo necessario per accelerare il processo di rafforzamento delle proprie capacità, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nei limiti delle facoltà assunzionali disponibili a legislazione vigente, è altresì autorizzato a bandire direttamente concorsi pubblici per l'assunzione di 300 unità di personale dell'area dei funzionari e di 150 unità di personale dell'area degli assistenti da destinare a compiti tecnici e specialistici e da assegnare prevalentemente agli uffici periferici.

6-quinquies. Per la gestione delle procedure concorsuali previste dal comma 6-ter è autorizzata, per l'anno 2024, una spesa pari ad euro 300.000 e per le maggiori spese di funzionamento indotte dal reclutamento del personale di cui al medesimo comma 6-ter è altresì autorizzata una spesa pari ad euro 126.725 per l'anno 2024 e ad euro 116.239 annui a decorrere dall'anno 2025.

6-sexies. Agli oneri derivanti dai commi 6-ter e 6-quinquies, pari a euro 1.042.142 per l'anno 2024 e a euro 7.501.242 annui a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2024-2026, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2024, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

6-septies. Per il coordinamento delle attività inerenti alle competenze del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in materia di analisi, di valutazione delle politiche pubbliche e di revisione della spesa, in coerenza con gli obiettivi delle disposizioni di cui all'articolo 1, commi da 891 a 893, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, e nell'ottica di un progressivo efficientamento del processo di programmazione delle risorse finanziarie e degli investimenti a supporto delle scelte allocative è istituito, a decorrere dal 1° luglio 2024, nell'ambito dell'ufficio di gabinetto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, un apposito Nucleo al fine di coadiuvare e supportare l'organo politico nelle funzioni strategiche e di indirizzo in materia di valutazione delle politiche pubbliche e revisione della spesa, coordinato da un dirigente di livello generale e costituito da tre dirigenti di livello non generale, anche in deroga alle percentuali di cui all'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonché dal personale indicato dalle articolazioni ministeriali interessate dai processi di revisione della spesa, nonché da esperti in materia di analisi, valutazione delle politiche pubbliche e revisione della spesa, anche attraverso convenzioni con università e istituti di formazione, mediante utilizzo delle risorse disponibili di cui al citato articolo 1, comma 891, della legge n. 197 del 2022, ripartite a favore del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, secondo le modalità e nei limiti previsti dal medesimo articolo 1, comma 891, lettere a) e b), della legge n. 197 del 2022. Conseguentemente la dotazione organica del predetto Ministero è incrementata di quattro posti di funzione dirigenziale, di cui uno di livello generale e tre di livello non generale. A tal fine è autorizzata la spesa di euro 325.824 per l'anno 2024 e di euro 651.647 annui a decorrere dall'anno 2025 per gli oneri di personale e di euro 2.966 per l'anno 2024 e di euro 5.932 annui a decorrere dall'anno 2025 per le spese relative alla corresponsione dei buoni pasto. Agli oneri complessivi derivanti dal presente comma, pari a euro 328.790 per l'anno 2024 e a euro 657.579 annui a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2024-2026, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2024, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

6-octies. Al fine di semplificare la gestione della liquidità degli enti locali, anche in considerazione delle esigenze di normalizzazione dei tempi di pagamento dei debiti commerciali, al testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 180, comma 3, lettera d), le parole: « da legge, » sono soppresse;

b) all'articolo 185, comma 2, lettera i), le parole: « stabiliti per legge o » sono soppresse;

c) all'articolo 187, comma 3-ter, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « Il regime vincolistico di competenza si estende alla cassa solo relativamente alle entrate di cui alle lettere b) e c) ».

Articolo 6-bis.

(Disposizioni in materia di segretari comunali e provinciali)

1. Al fine di fronteggiare la rilevante carenza di segretari comunali e provinciali e di riequilibrare il rapporto numerico tra professionisti iscritti all'albo e sedi di segreteria, anche per il rafforzamento della capacità amministrativa degli enti locali ai fini del raggiungimento degli obiettivi del PNRR, per le finalità connesse allo svolgimento della procedura concorsuale finalizzata all'assunzione di 245 unità di segretari comunali e provinciali, autorizzata con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 novembre 2023, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 4 del 5 gennaio 2024, è autorizzata, per l'anno 2024, la spesa di euro 1.330.000.

2. Agli oneri di cui al comma 1, pari ad euro 1.330.000 per l'anno 2024, si provvede mediante corrispondente riduzione per l'anno 2024 delle risorse di cui all'articolo 1, comma 582, della legge 27 dicembre 2017, n. 205.

Articolo 7.

(Misure di premialità per le regioni e le province autonome al fine di favorire l'attuazione della politica di coesione)

1. Al fine di promuovere il raggiungimento dei risultati della politica di coesione europea, anche mediante una più efficiente e tempestiva programmazione e attuazione degli interventi ammessi a finanziamento, con riguardo agli interventi prioritari inseriti negli elenchi di cui all'articolo 4, in caso di raggiungimento, sulla base delle risultanze del sistema nazionale di monitoraggio e delle relazioni semestrali di cui all'articolo 5, degli obiettivi intermedi e finali come individuati ai sensi dell'articolo 4, comma 3, lettere b) e c), nei cronoprogrammi inviati, le regioni e le province autonome, in deroga all'articolo 23, comma 1-ter, del decreto-legge 6 novembre 2021, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 2021, n. 233, possono utilizzare, secondo le modalità di cui al comma 2 del presente articolo e fino a concorrenza dell'intera quota regionale di cofinanziamento dei programmi cofinanziati dai fondi europei FESR e FSE Plus, le economie delle risorse del FSC maturate in relazione agli interventi inseriti negli Accordi per la coesione che risultano conclusi in base alle risultanze del Sistema nazionale di monitoraggio. L'entità delle premialità riconoscibili ai sensi del primo periodo sulla base degli esiti dell'istruttoria di cui al comma 2, nonché le modalità e i termini di utilizzo da parte delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano delle risorse liberate a seguito del riconoscimento delle predette premialità sono definiti con delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS), adottata su proposta del Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, tenendo conto delle nuove regole europee relative al coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri ed alla sorveglianza di bilancio multilaterale.

2. Per l'utilizzo delle risorse di cui al comma 1, le regioni e le province autonome inviano al Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri apposita istanza per il riconoscimento della misura premiale in ragione del conseguimento degli obiettivi di cui al comma 1 e nei limiti delle economie sopra richiamate. Entro trenta giorni dalla ricezione della richiesta, il Dipartimento procede alla verifica dei presupposti necessari per il riconoscimento delle premialità sulla base dei dati presenti nel Sistema nazionale di monitoraggio e delle relazioni di cui al comma 1.

3. Fermi i compiti e le funzioni dell'Autorità di gestione, in caso di inerzia o inadempimento dei soggetti attuatori degli interventi inseriti negli elenchi di cui all'articolo 4, anche con riferimento al mancato rispetto delle scadenze dei cronoprogrammi trasmessi ai sensi dei commi 3 e 6 del medesimo articolo 4, e, comunque, ove si renda necessario al fine di evitare il disimpegno automatico dei fondi erogati dall'Unione europea, il Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri assegna, sentita l'Autorità di gestione, al soggetto attuatore interessato un termine per provvedere non superiore a quindici giorni. In caso di perdurante inerzia, la Cabina di regia di cui all'articolo 3 richiede al Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR di proporre al Consiglio dei ministri l'esercizio dei poteri sostitutivi di cui all'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108, secondo le modalità previste dal comma 1, secondo periodo, del medesimo articolo 12.

4. In caso di dissenso, diniego, opposizione o altro atto equivalente che, secondo la legislazione vigente, sia idoneo a precludere, in tutto o in parte, la realizzazione di un intervento prioritario ai sensi dell'articolo 4, ove un meccanismo di superamento del dissenso non sia già previsto dalle vigenti disposizioni, la Cabina di regia di cui all'articolo 3, sulla base dell'istruttoria svolta dal Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri unitamente all'amministrazione responsabile dell'intervento, richiede al Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR di proporre l'attivazione del procedimento di superamento del dissenso previsto dall'articolo 13 del citato decreto-legge n. 77 del 2021.

Articolo 8.

(Disposizioni per l'attuazione della Piattaforma per le tecnologie strategiche per l'Europa (STEP) e del Fondo per una transizione giusta - JTF)

1. Al fine di attuare gli obiettivi previsti dal regolamento (UE) 2024/795 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 febbraio 2024, che istituisce la piattaforma per le tecnologie strategiche per l'Europa (STEP), nonché per sostenere i programmi di investimento produttivo ovvero di ricerca e sviluppo, anche realizzati da grandi imprese, in ambiti di particolare interesse strategico per il Paese, la Cabina di regia di cui all'articolo 3 definisce gli orientamenti nazionali nei settori indicati dall'articolo 2 del regolamento (UE) 2024/795 e nei connessi Orientamenti adottati dalla Commissione europea, al fine di:

a) sostenere lo sviluppo o la fabbricazione di tecnologie critiche o salvaguardare e rafforzare le rispettive catene del valore nei seguenti ambiti:

1) tecnologie digitali e innovazione delle tecnologie « deep tech »;

2) tecnologie pulite ed efficienti sotto il profilo delle risorse, incluse le tecnologie a zero emissioni nette, quali definite nel regolamento sull'industria a zero emissioni nette;

3) biotecnologie, compresi i medicinali inclusi nell'elenco dell'Unione dei medicinali critici e i loro componenti;

b) affrontare le carenze di manodopera e di competenze essenziali a sostegno degli obiettivi di cui alla lettera a).

2. Per le finalità di cui al comma 1, i programmi nazionali e regionali della politica di coesione 2021-2027 possono essere riprogrammati entro il 31 agosto 2024 ovvero entro il 31 marzo 2025, nel rispetto delle tempistiche e delle procedure di cui al regolamento (UE) 2024/795 e delle disposizioni inerenti all'ammissibilità al finanziamento di cui al regolamento (UE) 2021/1060. Nell'ambito del Programma nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale FESR 2021-2027, la somma di 300 milioni di euro è destinata, nel rispetto della pertinente disciplina in materia di aiuti di Stato, ai programmi di investimento, di importo non inferiore a 5 milioni di euro e fino a 20 milioni di euro, realizzati dalle imprese, anche di grandi dimensioni, sulle aree territoriali previste dal Programma, nonché rispondenti alle finalità e agli ambiti tecnologici di cui al comma 1, lettera a). L'importo di 300 milioni di euro può essere incrementato o ridotto in funzione delle risultanze della riprogrammazione del citato Programma nazionale, nonché degli effettivi fabbisogni riscontrati. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabilite le modalità di attuazione operativa dell'intervento di cui al secondo periodo del presente comma.

3. Il Programma nazionale che attua il Fondo per una transizione giusta assicura la transizione giusta di cui al regolamento (UE) 2021/1056 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 giugno 2021, favorendo gli investimenti relativi alle tecnologie per l'energia pulita, alla riduzione delle emissioni, al recupero dei siti industriali e alla riqualificazione dei lavoratori e concorre al perseguimento delle priorità di cui al regolamento (UE) 2024/795 come indicate al comma 1 del presente articolo, nel rispetto delle procedure individuate dal medesimo regolamento (UE) 2024/795 e delle procedure e delle regole di ammissibilità previste in relazione al predetto Programma.

4. Le risorse di cofinanziamento nazionale rivenienti dall'applicazione, nei programmi nazionali e regionali della politica di coesione relativi al periodo di programmazione 2021-2027, dei tassi di cofinanziamento UE fino al massimo del 100 per cento, in coerenza con quanto previsto agli articoli 10, 11 e 12 del regolamento (UE) 2024/795, sono mantenute nell'ambito dei medesimi programmi oggetto di riprogrammazione, per effetto della decisione di approvazione della Commissione europea, ovvero utilizzate dalle Amministrazioni titolari per il perseguimento dei medesimi obiettivi di cui al comma 1 nell'ambito degli Accordi per la coesione.

5. I progetti cofinanziati nell'ambito delle priorità dedicate agli obiettivi STEP dei programmi nazionali e regionali della politica di coesione sono oggetto di monitoraggio secondo le modalità di cui all'articolo 5.

6. In attuazione dell'articolo 4, paragrafo 4, del regolamento (UE) 2024/795, le priorità individuate per le finalità di cui al comma 1, lettere a) e b), del presente articolo possono essere sostenute anche mediante le risorse derivanti dalla revisione del PNRR.

Capo II

MISURE DI SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA E CONTABILE E DI RAFFORZAMENTO DALLA CAPACITÀ AMMINISTRATIVA

Articolo 9.

(Disposizioni in materia di controlli)

1. All'articolo 50, comma 11, del decreto-legge 24 febbraio 2023, n. 13, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 aprile 2023, n. 41, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « Il contingente dei componenti del Nucleo per le politiche di coesione addetti allo svolgimento delle attività di controllo di programmi e progetti di investimento pubblici e di Autorità di audit è determinato in cinque unità. ».

Articolo 10.

(Disposizioni in materia di utilizzazione delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione)

1. Nelle more della definizione degli Accordi per la coesione di cui all'articolo 1, comma 178, lettera d), della legge 30 dicembre 2020, n. 178, con delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS), adottata su proposta del Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, sentita la Cabina di regia di cui all'articolo 3 del presente decreto, può essere disposta un'assegnazione, in anticipazione alla programmazione di cui alla medesima lettera d), a valere sulle risorse indicate dalla delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile n. 25/2023 del 3 agosto 2023, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 269 del 17 novembre 2023, afferenti alle regioni per le quali non siano stati sottoscritti i citati Accordi per la coesione, delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione per il periodo di programmazione 2021-2027. L'assegnazione di cui al primo periodo può essere disposta, secondo le medesime modalità ivi previste, anche laddove non si addivenga ad un'intesa sul contenuto dei predetti Accordi per la coesione e alla loro conseguente sottoscrizione. La delibera adottata ai sensi del primo periodo definisce i cronoprogrammi procedurali e finanziari degli interventi ai quali si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui al Capo I del decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2023, n. 162. L'assegnazione disposta ai sensi del presente comma è finalizzata, nel rispetto del criterio di aggiuntività ed escludendo ipotesi di sostituzione di coperture finanziarie già presenti:

a) al finanziamento di interventi di immediata o di pronta cantierabilità;

b) al completamento degli interventi non ancora ultimati al termine dei precedenti cicli di programmazione;

c) al finanziamento di interventi di particolare complessità o rilevanza per gli ambiti territoriali.

2. Il Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri procede all'individuazione degli interventi ai quali può essere riconosciuto il finanziamento ai sensi del comma 1, sulla base degli esiti dell'istruttoria svolta ai sensi dell'articolo 1, comma 178, lettera d), numero 1), della legge n. 178 del 2020.

3. A seguito della registrazione da parte degli organi di controllo della delibera del CIPESS adottata ai sensi del comma 1, ciascuna Amministrazione assegnataria delle risorse è autorizzata ad avviare le attività occorrenti. L'Accordo per la coesione da definire ai sensi dell'articolo 1, comma 178, lettera d), della legge n. 178 del 2020, dà evidenza degli interventi e delle risorse annuali assegnate ai sensi del comma 1 del presente articolo.

4. In relazione alle risorse assegnate ai sensi del comma 1 del presente articolo si applica la disciplina di cui all'articolo 1, comma 178, lettera i), della legge n. 178 del 2020 e le risorse sono trasferite su richiesta dell'amministrazione assegnataria compatibilmente con le disponibilità annuali di cassa.

5. All'articolo 23, comma 1-ter, del decreto-legge 6 novembre 2021, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 2021, n. 233, dopo il primo periodo è inserito il seguente: « Le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione di cui all'articolo 1, comma 177, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, come complessivamente determinate ai sensi del primo periodo, possono essere destinate a copertura del cofinanziamento regionale di spese di investimento dei programmi regionali cofinanziati dai fondi europei FESR e FSE Plus, senza vincoli di riparto tra i programmi ».

5-bis. All'articolo 1, comma 697, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, le parole: « 100 milioni di euro per l'anno 2024, di 170 milioni di euro per l'anno 2025 » sono sostituite dalle seguenti: « 135 milioni di euro per l'anno 2024, di 135 milioni di euro per l'anno 2025 ».

Capo III

DISPOSIZIONI PER LO SVILUPPO E LA COESIONE TERRITORIALE

Articolo 11.

(Disposizioni in materia di perequazione infrastrutturale per il Mezzogiorno)

1. Al fine di promuovere il recupero del divario infrastrutturale tra le regioni del Mezzogiorno d'Italia e le altre aree geografiche del territorio nazionale, di contrastare gli svantaggi derivanti dalla condizione di insularità ai sensi dell'articolo 119, sesto comma, della Costituzione nonché di garantire analoghi livelli essenziali di infrastrutturazione e dei servizi a essi connessi, all'articolo 22 della legge 5 maggio 2009, n. 42, i commi 1, 1-bis, 1-quater e 1-quinquies sono abrogati e, al comma 1-ter, le parole: « Per il finanziamento degli interventi di cui al comma 1-quater » sono soppresse e le parole: « Fondo perequativo infrastrutturale » sono sostituite dalle seguenti: « Fondo perequativo infrastrutturale per il Mezzogiorno ».

2. Il Fondo perequativo infrastrutturale per il Mezzogiorno è destinato al finanziamento dell'attività di progettazione e di esecuzione di interventi da realizzare nei territori delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna e relativi a infrastrutture stradali, autostradali, ferroviarie, portuali, aeroportuali e idriche, nonché a strutture sanitarie, assistenziali, per la cura dell'infanzia e scolastiche, coerenti con le priorità indicate nel Piano strategico della ZES unica di cui all'articolo 11 del decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2023, n. 162. Gli interventi suscettibili di finanziamento possono consistere nella realizzazione di nuove strutture o nel recupero del patrimonio pubblico esistente, anche mediante la sua riqualificazione funzionale.

3. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, su proposta del Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, di concerto con il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministro dell'economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono stabiliti:

a) l'entità delle risorse assegnate, nei limiti delle risorse del Fondo perequativo infrastrutturale per il Mezzogiorno, per la realizzazione degli interventi di cui al comma 2 in ciascuna delle regioni indicate nel medesimo comma, tenendo conto, tra l'altro:

1) degli esiti della ricognizione effettuata ai sensi dell'articolo 22, comma 1, della legge 5 maggio 2009, n. 42, nel testo vigente prima della data di entrata in vigore del presente decreto;

2) della specificità insulare, nonché di quanto previsto dall'articolo 1, comma 690, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, e degli esiti del tavolo tecnico-politico sui costi dell'insularità di cui al punto 10 dell'accordo in materia di finanza pubblica fra lo Stato e la regione Sardegna del 7 novembre 2019;

3) delle specificità delle zone di montagna e delle aree interne;

4) dell'estensione delle superfici territoriali;

5) della densità della popolazione e delle unità produttive;

6) dell'assenza ovvero della grave carenza di collegamenti infrastrutturali con le reti su gomma e su ferro di carattere e valenza nazionale;

7) dell'entità dei finanziamenti riconosciuti a valere sulle risorse del PNRR e del Piano nazionale per gli investimenti complementari di cui al decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° luglio 2021, n. 101, nonché di quelli previsti dagli Accordi per la coesione, per la realizzazione della medesima tipologia di interventi;

b) l'amministrazione statale, regionale, provinciale, di città metropolitana ovvero di comune capoluogo sede di città metropolitana responsabile, nei limiti delle risorse assegnate, della selezione degli interventi, con l'indicazione degli obiettivi iniziali, intermedi e finali attesi, in coerenza con le risorse annualmente rese disponibili;

c) i criteri di priorità da utilizzare nella selezione degli interventi da parte delle amministrazioni responsabili, tra cui:

01) le proposte formulate dagli enti locali del territorio;

1) l'avanzato stato progettuale dell'intervento o la sua immediata cantierabilità;

2) la capacità dell'intervento di determinare un significativo miglioramento della mobilità dell'utenza ovvero della qualità dei servizi idrici, sanitari, assistenziali, educativi o scolastici erogati;

3) l'indisponibilità di finanziamenti a valere su altri fondi nazionali o dell'Unione europea;

d) le modalità di monitoraggio procedurale e finanziario degli interventi attraverso il sistema di cui al decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 229, nonché di rendicontazione degli stessi;

e) i casi e le modalità di revoca dei finanziamenti concessi, nonché di recupero degli stessi.

5. All'articolo 7-bis, comma 2, del decreto-legge 29 dicembre 2016, n. 243, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 18, le parole: « di stanziamenti ordinari in conto capitale almeno proporzionale alla popolazione residente » sono sostituite dalle seguenti: « di risorse non inferiore al 40 per cento delle risorse allocabili ».

6. Le disposizioni di cui all'articolo 7-bis, comma 2, del decreto-legge 29 dicembre 2016, n. 243, come modificato dal comma 5 del presente articolo, si applicano al riparto delle risorse dei programmi di spesa in conto capitale finalizzati alla crescita o al sostegno degli investimenti da assegnare sull'intero territorio nazionale, che non abbiano criteri o indicatori di attribuzione già individuati alla data di entrata in vigore del presente decreto ovvero che, alla medesima data, non rientrino in una programmazione settoriale vincolante.

7. Le disposizioni di cui all'articolo 7-bis, comma 2, del decreto-legge 29 dicembre 2016, n. 243, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 18, come modificato dal comma 5 del presente articolo, si applicano anche alle risorse di cui all'articolo 1, comma 140, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, all'articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, all'articolo 1, comma 95, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 e all'articolo 1, comma 14, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 per le finalità indicate, rispettivamente, dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 maggio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 148 del 27 giugno 2017, dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 luglio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 226 del 27 settembre 2017, dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28 novembre 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 28 del 2 febbraio 2019, dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 giugno 2019, recante ripartizione delle risorse del Fondo finalizzato al rilancio degli investimenti delle amministrazioni centrali dello Stato e allo sviluppo del paese, e dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 dicembre 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 41 del 18 febbraio 2021, anche al fine di realizzare gli interventi nei territori di cui al comma 2 del presente articolo e selezionati sulla base dei criteri cui al comma 3, lettera c), in coerenza con le assegnazioni delle risorse dei predetti fondi.

8. All'articolo 7, comma 3, del decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2023, n. 162, dopo il secondo periodo, è inserito il seguente: « Ai fini della predisposizione del PSNAI si tiene, altresì, conto degli esiti della ricognizione effettuata ai sensi dell'articolo 22, comma 1, della legge 5 maggio 2009, n. 42, nel testo vigente alla data del 7 maggio 2024 e, in particolare, degli esiti della ricognizione relativa alle aree interne dei territori delle regioni diverse da quelle di cui all'articolo 9, comma 2, del presente decreto. ».

Articolo 12.

(Disposizioni in materia di contratti istituzionali di sviluppo)

1. Entro il 31 luglio 2024 il Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri effettua la ricognizione sullo stato di attuazione, con particolare riferimento all'assunzione di obbligazioni giuridicamente vincolanti, dei singoli interventi attuati nell'ambito dei contratti istituzionali di sviluppo, già stipulati ai sensi dell'articolo 6 del decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88, alla data di entrata in vigore del presente decreto.

2. In relazione ai contratti istituzionali di sviluppo di cui al comma 1, nelle more della ricognizione ivi prevista e della formalizzazione delle conseguenti determinazioni da parte dei tavoli istituzionali previsti dai medesimi contratti istituzionali, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, le funzioni di responsabile unico del contratto (RUC) sono trasferite al Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri.

3. Con decreto del Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, sentito il Ministro dell'economia e delle finanze, entro sessanta giorni dalla conclusione della ricognizione di cui al comma 1, si provvede alla revisione della governance istituzionale e delle modalità attuative dei contratti istituzionali di sviluppo.

Articolo 13.

(Disposizioni in materia di zone logistiche semplificate)

1. Nelle zone logistiche semplificate istituite ai sensi dell'articolo 1, commi da 61 a 65-bis, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, limitatamente alle zone ammissibili agli aiuti a finalità regionale a norma dell'articolo 107, paragrafo 3, lettera c), del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, è concesso un contributo, sotto forma di credito d'imposta, nella misura massima consentita dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027, in relazione agli investimenti in beni strumentali di cui all'articolo 16, comma 2, del decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2023, n. 162, realizzati a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 15 novembre 2024. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui all'articolo 16, commi da 2 a 5, del predetto decreto-legge n. 124 del 2023.

2. Il contributo, sotto forma di credito d'imposta, di cui al comma 1 è concesso nel limite di spesa complessivo di 80 milioni di euro per l'anno 2024.

3. Con decreto del Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono definiti le modalità di accesso al beneficio nonché i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d'imposta e dei relativi controlli, anche al fine di assicurare il rispetto del limite di spesa di cui al comma 2.

4. Per le finalità di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, il fondo di cui al comma 196 del medesimo articolo 1 è incrementato di euro 20 milioni per l'anno 2024 e di euro 50 milioni per ciascuno degli anni 2025 e 2026.

5. Agli oneri derivanti dai commi 2 e 4, quantificati in complessivi 100 milioni di euro per l'anno 2024 e in 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione, periodo di programmazione 2021-2027, di cui all'articolo 1, comma 177, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, con imputazione alla quota afferente alle amministrazioni centrali ai sensi dell'articolo 1, comma 178, lettera b), numero 1), della medesima legge n. 178 del 2020.

Articolo 13-bis.

(Istituzione delle Zone logistiche semplificate nelle regioni in transizione)

1. Al comma 61 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205, dopo le parole: « più sviluppate, » sono inserite le seguenti: « e in transizione non ricomprese nella Zona economica speciale per il Mezzogiorno - ZES unica, di cui al comma 2 dell'articolo 9 del decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2023, n. 162, ».

2. Ai fini dell'istituzione delle Zone logistiche semplificate nelle regioni in transizione di cui al comma 1, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro delle imprese e del made in Italy, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono disciplinate le procedure di istituzione delle Zone logistiche semplificate per le medesime regioni e le loro modalità di funzionamento e di organizzazione e sono definite le condizioni per l'applicazione delle misure di semplificazione previste dall'articolo 5 e dall'articolo 5-bis, commi 1 e 2, del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2017, n. 123, nel testo vigente alla data di entrata in vigore della legge 29 giugno 2022, n. 79. Fino alla data di entrata in vigore del predetto decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni relative alla procedura di istituzione delle Zone logistiche semplificate per le regioni più sviluppate, previste dal regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 marzo 2024, n. 40, adottato ai sensi dell'articolo 1, comma 65, della legge 27 dicembre 2017, n. 205.

Articolo 14.

(Disposizioni in materia di interventi da realizzare nel territorio del Mezzogiorno ed affidati a Commissari straordinari di governo)

1. Al fine di assicurare la celere realizzazione degli interventi inseriti nel programma di risanamento ambientale e rigenerazione urbana del comprensorio Bagnoli-Coroglio di cui all'articolo 33, comma 13, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei ministri e il Commissario straordinario di Governo di cui al comma 11-bis del medesimo articolo 33 sottoscrivono un apposito protocollo d'intesa recante l'individuazione degli interventi finanziabili con le risorse di cui al comma 2 del presente articolo e dei relativi cronoprogrammi procedurali e finanziari.

2. Alla copertura degli oneri derivanti dal comma 1, pari a complessivi 1.218 milioni di euro per il periodo 2024-2029, di cui 28 milioni di euro per l'anno 2024, 90 milioni di euro per l'anno 2025, 100 milioni di euro per l'anno 2026, 200 milioni di euro per l'anno 2027 e 400 milioni di euro per ciascuno degli anni 2028 e 2029, si provvede a valere sulle risorse indicate per la regione Campania dalla delibera del CIPESS n. 25/2023 del 3 agosto 2023, iscritte nel Fondo per lo sviluppo e la coesione, periodo di programmazione 2021-2027, di cui all'articolo 1, comma 177, della legge 30 dicembre 2020, n. 178. Con delibera del Comitato per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, su proposta del Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR si provvede all'assegnazione delle risorse relative al finanziamento del programma degli interventi di cui al comma 1. Delle risorse di cui al presente comma è data evidenza nell'Accordo per la coesione da definire tra la regione Campania e il Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR ai sensi dell'articolo 1, comma 178, lettera d), della legge 30 dicembre 2020, n. 178

3. All'articolo 1 del decreto-legge 20 settembre 1996, n. 486, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 novembre 1996, n. 582, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 14, le parole: « comprensivo del ripristino della morfologia naturale della costa in conformità allo strumento urbanistico del Comune di Napoli, » sono soppresse;

b) dopo il comma 14, è aggiunto il seguente:

« 14-bis. Fermo quanto previsto dall'articolo 33, comma 13-bis, del decreto-legge 12 settembre 2014 n.133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, in relazione agli interventi di messa in sicurezza, bonifica e risanamento ambientale relativi all'area marino-costiera di cui al comma 14 del presente articolo, per i quali sono in corso le procedure di valutazione di impatto ambientale (VIA), qualora la ridefinizione dei profili localizzativi consegua a modificazioni e integrazioni di singoli interventi già assoggettati a valutazione ambientale strategica (VAS), può procedersi alla valutazione integrata VIA-VAS. In tal caso, la valutazione integrata è effettuata dall'Autorità competente per la VIA e si conclude con l'adozione di un provvedimento unico. ».

3-bis. Al fine di consentire all'Autorità competente per la VIA di provvedere ai sensi del comma 14-bis dell'articolo 1 del citato decreto-legge n. 486 del 1996, introdotto dal comma 3, lettera b), del presente articolo, all'articolo 8, comma 2-bis, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, dopo le parole: « valutazione ambientale » sono inserite le seguenti: « , ivi comprese le valutazioni ambientali strategiche integrate alle procedure di VIA, ».

3-ter. In attuazione di quanto previsto al comma 3-bis, nell'ambito della Commissione Tecnica PNRR-PNIEC di cui all'articolo 8, comma 2-bis, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è istituita la Sottocommissione VAS, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, per lo svolgimento delle valutazioni ambientali strategiche integrate alle procedure di valutazione di impatto ambientale di competenza della medesima Commissione. Per l'organizzazione e il funzionamento della Sottocommissione VAS si applica la normativa vigente per le Sottocommissioni PNRR e PNIEC nell'ambito della Commissione Tecnica PNRR-PNIEC.

4. All'articolo 14-quater del decreto-legge 9 dicembre 2023, n. 181, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 febbraio 2024, n. 11, dopo il comma 6 è aggiunto il seguente:

« 6-bis Il Commissario straordinario può avvalersi del supporto tecnico di un numero massimo di quattro esperti o consulenti, scelti anche tra soggetti estranei alla pubblica amministrazione anche in deroga a quanto previsto dall'articolo 5, comma 9, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135. I compensi per il supporto tecnico prestato dai soggetti di cui al primo periodo sono definiti, con provvedimento del Commissario straordinario, nel limite massimo di 70.000 euro annui al lordo dei contributi previdenziali e degli oneri fiscali a carico dell'amministrazione per ogni esperto o consulente. Gli oneri di cui al presente comma sono posti a carico dei quadri economici degli interventi da realizzare. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 1, comma 489, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, e dagli articoli 14, comma 3, e 14.1, comma 3, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26. ».

4-bis. All'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 7 agosto 2012, n. 129, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 ottobre 2012, n. 171, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al terzo periodo, le parole: « 31 dicembre 2024 » sono sostituite dalle seguenti: « 31 dicembre 2025 »;

b) al quarto periodo, le parole: « cinque unità » sono sostituite dalle seguenti: « dieci unità » e le parole: « una unità » sono sostituite dalle seguenti: « due unità »;

c) dopo l'ottavo periodo sono inseriti i seguenti: « Il Commissario, per lo svolgimento del proprio mandato, può altresì nominare, per il biennio 2024-2025, non più di due subcommissari ai quali delegare attività e funzioni proprie, scelti tra soggetti di propria fiducia e in possesso di specifica esperienza funzionale ai compiti ai quali gli stessi sono preposti. La remunerazione dei subcommissari è stabilita nell'atto di conferimento dell'incarico entro la misura massima, per ciascun subcommissario, di 75.000 euro annui lordi onnicomprensivi »;

d) al tredicesimo periodo, le parole: « per l'anno 2024 » sono sostituite dalle seguenti: « per ciascuno degli anni 2024 e 2025 »;

e) è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « Agli oneri relativi alle spese di personale della struttura commissariale e dei subcommissari di cui al presente comma si provvede, nel limite di 272.973 euro per l'anno 2024 e di 545.946 euro per l'anno 2025, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 498, della legge 30 dicembre 2021, n. 234 ».

Articolo 15.

(Disposizioni in materia di investimenti)

1. Al fine di assicurare l'efficacia delle azioni di sostegno economico in favore di piccole imprese e microimprese, come individuate dalla raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003, nelle aree interne, non si procede alla revoca delle risorse assegnate ai Comuni, ai sensi dell'articolo 1, commi 65-ter e 65-quinquies, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, se dagli stessi utilizzate entro la data del 31 dicembre 2025. Ai fini del presente comma, le risorse si intendono utilizzate con l'adozione da parte del Comune, risultante dal sistema di monitoraggio di cui all'articolo 1, comma 245, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, del provvedimento recante l'individuazione degli operatori economici beneficiari delle azioni di sostegno economico come individuate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dall'articolo 1, comma 65-ter, secondo periodo, della citata legge n. 205 del 2017.

2. Al fine di favorire la coesione sociale e lo sviluppo economico nei comuni svantaggiati di cui all'articolo 1, comma 65-sexies, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, non si procede alla revoca delle risorse assegnate ai Comuni ai sensi del medesimo comma 65-sexies e dell'articolo 1, comma 198, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, se dagli stessi utilizzate entro la data del 31 dicembre 2025. Ai fini del presente comma, le risorse si intendono utilizzate con l'adozione da parte del Comune, risultante dal sistema di monitoraggio di cui all'articolo 1, comma 245, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, del provvedimento recante l'individuazione dei beneficiari delle iniziative ammissibili a finanziamento secondo quanto previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dall'articolo 1, comma 65-sexies, della legge n. 205 del 2017 e dall'articolo 1, comma 198, della legge n. 178 del 2020.

3. Le disposizioni di cui all'articolo 3, comma 19, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, non si applicano alle operazioni di finanziamento, ricapitalizzazione e capitalizzazione del soggetto gestore del servizio idrico integrato dell'ambito unico regionale di cui agli articoli 18 e 18-bis della legge della regione Calabria 20 aprile 2022, n. 10, e alla deliberazione n. 9 del 25 ottobre 2022 dell'Autorità Rifiuti e Risorse Idriche della Calabria, nel limite massimo di 50 milioni di euro per l'anno 2024 e 25 milioni di euro per l'anno 2025, nonché della società di gestione degli aeroporti regionali di cui alle leggi della regione Calabria 28 luglio 2021, n. 28, e 28 dicembre 2021, n. 43, nel limite massimo di 50 milioni di euro per l'anno 2024 e 25 milioni di euro per l'anno 2025, entrambe società controllate dalla regione Calabria, purché le suddette operazioni abbiano ad oggetto la realizzazione di infrastrutture pubbliche, la ristrutturazione finanziaria o l'attuazione di un programma di investimenti già approvato e le perdite, anche ultrannuali, risultino complessivamente assorbite in un piano economico finanziario approvato dall'autorità competente, il quale preveda una redditività adeguata superiore a quella dei titoli di Stato a lungo termine, con oneri a carico della finanza regionale. Alla compensazione degli effetti finanziari in termini di fabbisogno, pari a 100 milioni di euro per l'anno 2024 e 50 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1-quater, comma 1, del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176.

3-bis. A decorrere dal 1° agosto 2024, nel territorio della regione Calabria non si applica l'addizionale comunale sui diritti d'imbarco di passeggeri sugli aeromobili, di cui all'articolo 2, comma 11, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e successivi incrementi. Conseguentemente, ai comuni della regione Calabria non sono dovuti i trasferimenti di cui alla lettera a) del medesimo comma 11 e la regione Calabria provvede a ristorare annualmente i comuni interessati. In relazione a quanto previsto dal periodo precedente, la regione Calabria versa all'entrata del bilancio dello Stato, con oneri a carico della finanza regionale, entro il 30 novembre 2024, la somma di 5.500.000 euro e, a decorrere dal 2025, entro il 30 aprile di ciascun anno, la somma di 13.000.000 di euro. Per effetto di quanto previsto dai primi due periodi del presente comma sono trasferite all'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) le somme di 4.200.000 euro per l'anno 2024 e di 10.000.000 di euro annui a decorrere dall'anno 2025 ai fini della relativa destinazione alle gestioni interessate. Alle finalità di cui all'articolo 2, comma 11, lettere a) e b), della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e di cui all'articolo 1, comma 1328, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è destinato per l'anno 2024 l'importo di 1.300.000 euro e, a decorrere dall'anno 2025, l'importo di 3.000.000 di euro annui. Qualora la regione Calabria non disponga il versamento di cui al presente comma entro il termine previsto, si applica quanto previsto dall'articolo 1, comma 527, ultimo periodo, della legge 30 dicembre 2023, n. 213.

4. All'articolo 1, comma 496, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, dopo le parole: « sistema dei limiti di rischio » sono inserite le seguenti: « che, in coerenza con le finalità istituzionali perseguite e tenendo conto degli specifici rischi assumibili dal Fondo, anche in ragione delle aree geografiche di destinazione ritenute prioritarie e delle modalità di intervento, miri a perseguire il mantenimento di un'adeguata disponibilità di risorse del Fondo medesimo in un arco pluriennale, considerato il portafoglio complessivo ».

4-bis. All'articolo 38, comma 5, lettera a), del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, dopo le parole: « destinata all'autoconsumo » sono inserite le seguenti: « anche a distanza ai sensi dell'articolo 30, comma 1, lettera a), numero 2), del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199 ».

4-ter. Al fine di dare attuazione, a favore di associazioni, fondazioni ed enti operanti sul territorio, alle disposizioni di cui all'articolo 1, comma 553, della legge 30 dicembre 2023, n. 213, sulla base delle destinazioni previste con specifico atto di indirizzo delle Camere, sono istituiti un fondo con una dotazione pari a euro 500.000 per l'anno 2024 ed euro 1.000.000 per ciascuno degli anni 2025 e 2026 nello stato di previsione del Ministero dell'università e della ricerca e un fondo con una dotazione pari a euro 1.400.000 per l'anno 2024, euro 1.205.172 per l'anno 2025 ed euro 1.205.000 per l'anno 2026 nello stato di previsione del Ministero dell'interno. Ai relativi oneri, pari a euro 1.900.000 per l'anno 2024, euro 2.205.172 per l'anno 2025 ed euro 2.205.000 per l'anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 551, della legge 30 dicembre 2023, n. 213. Le risorse di cui al primo periodo sono assegnate, in relazione alle rispettive competenze, con separati decreti del Ministero dell'interno e del Ministero dell'università e della ricerca, da adottare, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. I decreti di cui al presente comma sono adottati non prima dell'emanazione del primo dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al citato comma 553 dell'articolo 1 della legge n. 213 del 2023.

Articolo 15-bis.

(Accordi tra pubbliche amministrazioni e comuni)

1. Al fine di garantire la sostenibilità economico-finanziaria e di prevenire situazioni di dissesto finanziario degli enti locali, le università che a seguito di sentenze passate in giudicato aventi ad oggetto il risarcimento dei danni siano creditrici nei confronti dei comuni con popolazione inferiore a 25.000 abitanti e il cui debito sia superiore al 60 per cento della spesa corrente sostenuta come risultante dalla media degli ultimi tre rendiconti approvati possono concludere con i comuni interessati, entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, accordi ai sensi dell'articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, volti a regolare anche il debito finanziario tra le parti in misura almeno pari al 40 per cento, a condizione che l'accordo non determini effetti negativi sull'equilibrio economico finanziario dell'università interessata. Agli accordi di cui al primo periodo possono partecipare anche gli enti territoriali che ne abbiano interesse. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano alle sentenze passate in giudicato entro la data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

2. Dalle disposizioni di cui al presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Articolo 15-ter.

(Proroga del termine per i provvedimenti relativi alla TARI o alla tariffa corrispettiva)

1. All'articolo 7, comma 7-quater, primo periodo, del decreto-legge 29 marzo 2024, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 2024, n. 67, le parole: « 30 giugno 2024 » sono sostituite dalle seguenti: « 20 luglio 2024 ».

Capo IV

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI LAVORO

Articolo 16.

(Misura nazionale per la promozione dell'autoimpiego nel lavoro autonomo, nelle libere professioni e nell'attività d'impresa)

1. Ai fini della promozione dell'inclusione attiva e dell'inserimento al lavoro sono definite specifiche azioni a sostegno dell'avvio di attività di lavoro autonomo, imprenditoriali e libero-professionali, nell'ambito della strategia nazionale delle politiche attive del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nei limiti delle risorse di cui all'articolo 20 e con i termini, i criteri e le modalità definiti con i decreti di cui agli articoli 17, comma 6, e 18, comma 6.

Articolo 17.

(Misure per l'autoimpiego nelle regioni del Centro e del Nord Italia)

1. Sono ammesse al finanziamento nei termini e secondo le modalità di cui ai commi 4, 6 e 7 le iniziative economiche finalizzate all'avvio di attività di lavoro autonomo, imprenditoriali e libero-professionali, in forma individuale o collettiva, ivi comprese quelle che prevedono l'iscrizione ad ordini o collegi professionali, localizzate nei territori diversi da quelli indicati al comma 1, primo periodo, dell'articolo 1 del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2017, n. 123.

2. Le attività di cui al comma 1 sono avviate in forma individuale mediante apertura di partita IVA nonché, ove richiesta per l'esercizio di attività ordinistica, l'iscrizione all'albo professionale per la costituzione di impresa individuale o per lo svolgimento di attività libero-professionale, ovvero in forma collettiva mediante costituzione di società in nome collettivo, società in accomandita semplice, società a responsabilità limitata, nonché società cooperativa o società tra professionisti. Alle imprese in forma collettiva possono partecipare soggetti diversi da quelli indicati al comma 3 fermo restando, in tal caso, l'esercizio del controllo e dell'amministrazione della società da parte dei soggetti di cui al comma 3.

3. Sono destinatari dell'intervento i giovani di età inferiore ai trentacinque anni e in possesso di uno dei seguenti requisiti:

a) condizione di marginalità, di vulnerabilità sociale e di discriminazione, come definite dal Programma nazionale Giovani, donne e lavoro 2021-2027;

b) inoccupati, inattivi e disoccupati;

c) disoccupati destinatari delle misure del programma di politica attiva Garanzia di occupabilità dei lavoratori GOL.

4. Sono ammissibili a finanziamento le seguenti iniziative:

a) erogazione di servizi di formazione e di accompagnamento alla progettazione preliminare per l'avvio delle attività di cui al comma 1 definita su base territoriale e di concerto con le regioni interessate, in coerenza con il Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027 e con il programma GOL;

b) tutoraggio, finalizzato all'incremento delle competenze e al supporto dei soggetti di cui al comma 3 nell'avvio e nello svolgimento delle attività di cui al comma 1;

c) interventi di sostegno consistenti nella concessione di incentivi in favore dei soggetti di cui al comma 3 per l'avvio delle attività di cui al comma 1.

5. Le iniziative di cui al comma 4 sono oggetto di attività di divulgazione informativa e promozione, attraverso i centri regionali per l'impiego, gli sportelli delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e gli sportelli regionali per le imprese.

6. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR e con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono individuati i termini, i criteri e le modalità di finanziamento delle iniziative di cui al comma 4 aventi come destinatari i soggetti di cui al comma 3, in coerenza con quanto previsto dall'Accordo di partenariato 2021- 2027, nonché con i contenuti e gli obiettivi specifici del Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027.

7. Gli incentivi di cui al comma 4, lettera c) sono fruibili, in conformità con le disposizioni del regolamento (UE) 2023/2831 della Commissione, del 13 dicembre 2023, relativo agli aiuti de minimis, in via alternativa e consistono nel riconoscimento di:

a) un voucher di avvio in regime de minimis, non soggetto a rimborso, utilizzabile per l'acquisto di beni, strumenti e servizi per l'avvio delle attività di cui al comma 1, per un importo massimo di 30.000 euro. Nel caso di acquisto di beni e servizi innovativi, tecnologici e digitali o di beni diretti ad assicurare la sostenibilità ambientale o il risparmio energetico, l'importo massimo del voucher è di 40.000 euro;

b) un aiuto in regime de minimis per programmi di spesa di valore non superiore a 120.000 euro, consistente in un contributo a fondo perduto fino al 65 per cento dell'investimento per l'avvio delle attività di cui al comma 1;

c) un aiuto in regime de minimis per programmi di spesa di valore superiore a 120.000 euro e fino a 200.000 euro, consistente in un contributo a fondo perduto fino al 60 per cento dell'investimento per l'avvio delle attività di cui al comma 1.

8. Se le iniziative di cui ai commi 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7 sono destinate ai disoccupati iscritti al programma GOL beneficiari della nuova prestazione di assicurazione sociale per l'impiego (NASpI) di cui al decreto legislativo 4 marzo 2015 n. 22, tali soggetti possono cumulare i trattamenti in godimento solo in caso di richiesta di erogazione del trattamento di disoccupazione in unica soluzione al fine di utilizzarli come capitale d'avvio da conferire nelle iniziative finanziate. Le iniziative finanziate dal presente articolo dirette ai beneficiari del Supporto per la formazione e il lavoro di cui all'articolo 12 del decreto-legge 4 maggio 2023, n. 48 convertito, con modificazioni, dalla legge 3 luglio 2023, n. 85 sono compatibili con l'indennità da essi percepita ai sensi del medesimo articolo 12.

9. Le misure di cui al presente articolo si attuano nel limite di spesa di 30,5 milioni di euro per l'anno 2024 e di 274,5 milioni di euro per l'anno 2025.

Articolo 17-bis.

(Modifiche alla disciplina dell'indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa - ISCRO)

1. All'articolo 1, comma 155, della legge 30 dicembre 2023, n. 213, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo periodo, le parole: « L'erogazione dell'ISCRO è condizionata alla partecipazione a percorsi di aggiornamento professionale » sono sostituite dalle seguenti: « L'erogazione dell'ISCRO è accompagnata dalla partecipazione a percorsi di aggiornamento professionale »;

b) dopo l'ultimo periodo è aggiunto il seguente: « Per le finalità di cui al presente comma, il beneficiario dell'ISCRO, all'atto della domanda, autorizza l'INPS alla trasmissione alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano dei propri dati di contatto nell'ambito del sistema informativo per l'inclusione sociale e lavorativa (SIISL) di cui all'articolo 5 del decreto-legge 4 maggio 2023, n. 48, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 luglio 2023, n. 85, nonché del sistema informativo unitario delle politiche del lavoro di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, anche ai fini della sottoscrizione del patto di attivazione digitale sulla piattaforma di cui al comma 2, lettera d-ter), del citato articolo 13 ».

Articolo 18.

(Resto al SUD 2.0)

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, per promuovere la costituzione di nuove attività localizzate nei territori di cui al comma 1, primo periodo, dell'articolo 1 del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 2017, n. 123 è istituita una specifica misura denominata « Resto al SUD 2.0 ».

2. Sono ammesse al finanziamento le iniziative economiche finalizzate all'avvio di attività di lavoro autonomo, imprenditoriali e libero-professionali, in forma individuale o collettiva, ivi comprese quelle che prevedono l'iscrizione ad ordini o collegi professionali. Le attività di cui al primo periodo sono avviate in forma individuale mediante apertura di partita IVA nonché, ove richiesta per l'esercizio di attività ordinistica, l'iscrizione all'albo professionale per la costituzione di impresa individuale o per lo svolgimento di attività libero-professionale, ovvero in forma collettiva mediante costituzione di società in nome collettivo, società in accomandita semplice, società a responsabilità limitata, nonché società cooperativa o società tra professionisti. Alle imprese in forma collettiva possono partecipare soggetti diversi da quelli indicati al comma 3, fermo restando in tal caso l'esercizio del controllo e dell'amministrazione della società da parte dei soggetti di cui al comma 3.

3. Sono destinatari dell'intervento i giovani di età inferiore ai trentacinque anni e in possesso di uno dei seguenti requisiti:

a) condizione di marginalità, di vulnerabilità sociale e di discriminazione, come definite dal Programma nazionale Giovani, donne e lavoro 2021-2027;

b) inoccupati, inattivi e disoccupati;

c) disoccupati destinatari delle misure del programma di politica attiva Garanzia di occupabilità dei lavoratori GOL.

4. Sono ammissibili a finanziamento le seguenti iniziative:

a) erogazione di servizi di formazione e di accompagnamento alla progettazione preliminare per l'avvio delle attività di cui al comma 1 definita su base territoriale e di concerto con le regioni, in coerenza con il Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027 e il programma GOL;

b) tutoraggio, finalizzato all'incremento delle competenze, al fine di supportare i destinatari di cui al comma 3 nelle fasi di realizzazione della nuova iniziativa;

c) interventi di sostegno all'investimento, consistenti nella concessione di incentivi per l'avvio delle attività di cui al comma 2 ai destinatari di cui al comma 3.

5. Le iniziative di cui al comma 4 sono oggetto di attività di divulgazione informativa e promozione, attraverso i centri regionali per l'impiego, gli sportelli delle Camere di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura, gli sportelli regionali per le imprese, la Struttura di missione per il coordinamento dei processi di ricostruzione e sviluppo dei territori colpiti dal sisma del 6 aprile 2009 e la struttura del Commissario straordinario del Governo per la riparazione, la ricostruzione, l'assistenza alla popolazione e la ripresa economica dei territori delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016.

6. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR e con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono individuati i termini, i criteri e le modalità di finanziamento delle iniziative di cui al comma 4 aventi come destinatari i soggetti di cui al comma 3, in coerenza con quanto previsto dall'Accordo di partenariato 2021-2027, nonché con i contenuti e gli obiettivi specifici del Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027

7. Gli incentivi di cui al comma 4, lettera c) sono fruibili, in conformità con le disposizioni del regolamento (UE) 2023/2831, relativo agli aiuti de minimis, in via alternativa e consistono nel riconoscimento di:

a) un voucher di avvio in regime de minimis, non soggetto a rimborso, utilizzabile per l'acquisto di beni, strumenti e servizi per l'avvio delle attività di cui al comma 2, per un importo massimo di 40.000 euro per le attività aventi sede legale nelle aree del Mezzogiorno e nei territori delle regioni dell'Italia centrale colpite dagli eventi sismici del 2009 e del 2016. Nel caso di acquisto di beni e servizi innovativi, tecnologici e digitali o di beni diretti ad assicurare la sostenibilità ambientale o il risparmio energetico, l'importo massimo del voucher è di 50.000 euro per le attività di cui al comma 2 aventi sede legale nelle aree del Mezzogiorno e nei territori delle regioni dell'Italia centrale colpite dagli eventi sismici del 2009 e del 2016;

b) un aiuto in regime de minimis per programmi di spesa di valore non superiore a 120.000 euro, consistente in un contributo a fondo perduto fino al 75 per cento dell'investimento per l'avvio delle attività di cui al comma 2 aventi sede legale nelle aree del Mezzogiorno e nei territori delle regioni dell'Italia centrale colpite dagli eventi sismici del 2009 e del 2016;

c) un aiuto in regime de minimis per programmi di spesa di valore superiore a 120.000 euro e fino a 200.00 euro, consistente in un contributo a fondo perduto fino al 70 per cento dell'investimento per l'avvio delle attività di cui al comma 2, aventi sede legale nelle aree del Mezzogiorno e nei territori delle regioni dell'Italia centrale colpite dagli eventi sismici del 2009 e del 2016.

8. Se le iniziative di cui ai commi 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7 sono destinate ai disoccupati iscritti al programma GOL beneficiari della NASpI di cui al decreto legislativo 4 marzo 2015 n. 22, tali soggetti possono cumulare i trattamenti in godimento solo in caso di richiesta di erogazione del trattamento di disoccupazione in unica soluzione al fine di utilizzarli come capitale d'avvio da conferire nelle iniziative finanziate. Le iniziative finanziate dal presente articolo dirette ai beneficiari del Supporto per la formazione e il lavoro di cui all'articolo 12 del decreto-legge 4 maggio 2023, n. 48 convertito, con modificazioni, dalla legge 3 luglio 2023, n. 85 sono compatibili con l'indennità da essi percepita ai sensi del medesimo articolo 12.

9. Per tutte le iniziative non coerenti con le disposizioni di cui al presente articolo, e nel limite delle risorse disponibili a legislazione vigente, continuano ad applicarsi le misure di cui all'articolo 1 del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2017, n. 123.

10. Le misure di cui al presente articolo si attuano nel limite di spesa di 49,5 milioni di euro per l'anno 2024 e di 445,5 milioni di euro per l'anno 2025.

Articolo 19.

(Soggetti gestori)

1. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali si avvale, quali soggetti gestori delle misure di cui agli articoli 17 e 18, delle società Sviluppo Lavoro Italia S.p.A. e Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa - Invitalia S.p.A. e dell'Ente nazionale per il microcredito. Il coordinamento dell'attività formativa è affidato all'Ente nazionale per il microcredito. Le attività di tutoraggio, la selezione delle domande, l'istruttoria, la concessione e l'erogazione degli incentivi di cui agli articoli 17 e 18 sono affidate ad Invitalia s.p.a.

2. Le regioni erogano i servizi di informazione, orientamento, consulenza e supporto ai destinatari delle misure di cui agli articoli 17 e 18 attraverso i centri per l'impiego e per il tramite degli sportelli di informazione e assistenza all'autoimpiego. Le risorse necessarie alla promozione e gestione territoriale delle predette misure sono erogate su base regionale, in ragione dei criteri e dei parametri definiti nel Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027 e nel programma GOL del PNRR.

3. Le regioni possono concorrere a cofinanziare le misure di cui all'articolo 17, comma 4, e all'articolo 18, comma 4.

4. Per il coordinamento delle informazioni necessarie alla gestione delle Misure di cui agli articoli 17 e 18 e per favorirne l'accessibilità da parte dei beneficiari, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali implementa il sistema informativo per l'inclusione sociale e lavorativa (SIISL) di cui all'articolo 5 del decreto-legge 4 maggio 2023, n. 48, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 luglio 2023 n. 85, al fine di consentirne l'interoperabilità con le piattaforme regionali nonché con quelle dei soggetti gestori che concorrono all'attuazione della misura.

5. All'attuazione dei commi 1 e 4 si provvede a valere sulle risorse del Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027, nel limite della quota delle risorse assegnate alle misure di cui agli articoli 17 e 18 e destinabili a spese di gestione secondo le procedure ed i criteri di ammissibilità previsti dal medesimo Programma.

6. All'attuazione dei commi 2 e 3 si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Articolo 20.

(Disposizioni finanziarie per le misure di promozione dell'autoimpiego nel lavoro autonomo, nelle libere professioni e nell'attività d'impresa)

1. Agli oneri derivanti dagli articoli 17 e 18, pari a 800 milioni di euro complessivi, di cui 80 milioni di euro per l'anno 2024 e 720 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede:

a) quanto a 700 milioni di euro, di cui 70 milioni di euro per l'anno 2024 e 630 milioni di euro per l'anno 2025, a valere sul Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027, a copertura degli interventi previsti per i beneficiari del medesimo Programma, nel rispetto delle procedure e dei vincoli anche territoriali di ammissibilità dello stesso programma;

b) quanto a 100 milioni di euro, di cui 10 milioni di euro per l'anno 2024 e 90 milioni di euro per l'anno 2025, a valere sulle risorse del PNRR relative al programma GOL a copertura degli interventi previsti per i beneficiari del medesimo programma.

Articolo 21.

(Incentivi all'autoimpiego nei settori strategici per lo sviluppo di nuove tecnologie e la transizione digitale ed ecologica)

1. Al fine di incentivare l'occupazione giovanile, le persone disoccupate che non hanno compiuto i trentacinque anni di età e che avviano sul territorio nazionale, a decorrere dal 1° luglio 2024 e fino al 31 dicembre 2025, un'attività imprenditoriale avente le caratteristiche definite con il decreto di cui al comma 4 ed operante nell'ambito dei settori strategici per lo sviluppo di nuove tecnologie e la transizione digitale ed ecologica possono chiedere, per la durata massima di tre anni e comunque non oltre il 31 dicembre 2028, per i dipendenti assunti a tempo indeterminato dal 1° luglio 2024 al 31 dicembre 2025 e che alla data della assunzione non hanno compiuto il trentacinquesimo anno di età, l'esonero dal versamento del 100 per cento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro privati, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), nel limite massimo di importo pari a 800 euro su base mensile per ciascun lavoratore e comunque nei limiti della spesa autorizzata a tal fine ai sensi del comma 7 e nel rispetto delle procedure, dei vincoli territoriali e dei criteri di ammissibilità previsti dal Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.

2. L'esonero di cui al comma 1 non si applica ai rapporti di lavoro domestico e ai rapporti di apprendistato, non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente ed è compatibile, senza alcuna riduzione, con la maggiorazione del costo ammesso in deduzione in presenza di nuove assunzioni di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 30 dicembre 2023, n. 216.

3. Le imprese avviate dai soggetti di cui al comma 1, nei limiti della spesa autorizzata a tal fine ai sensi del comma 7, possono richiedere all'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) un contributo per l'attività pari a 500 euro mensili per la durata massima di tre anni e comunque non oltre il 31 dicembre 2028. Il contributo di cui al presente comma è erogato dall'INPS anticipatamente per il numero di mesi interessati allo svolgimento dell'attività imprenditoriale e liquidato annualmente in forma anticipata. Il contributo di cui al presente comma non concorre alla formazione del reddito ai sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

4. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, di concerto con il Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, il Ministro delle imprese e del made in Italy e il Ministro dell'economia e delle finanze, sono definiti, in coerenza con quanto previsto dall'Accordo di partenariato 2021-2027, nonché con i contenuti e gli obiettivi specifici del Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027, i criteri di qualificazione dell'impresa che opera nei settori strategici per lo sviluppo di nuove tecnologie e la transizione digitale ed ecologica, i criteri e le modalità di accesso ai benefici di cui ai commi 1 e 3, nonché i termini e le modalità di presentazione delle comunicazioni per l'accesso ai citati benefici anche ai fini del rispetto del limite di spesa di cui al comma 7.

5. L'efficacia delle disposizioni del presente articolo è subordinata, ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, all'autorizzazione della Commissione europea.

6. Per i datori di lavoro che si avvalgono dell'esonero di cui al presente articolo, nella determinazione degli acconti dovuti per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2028, si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata non applicando il beneficio di cui al presente articolo.

7. I benefici contributivi di cui al comma 1 sono riconosciuti nel limite di spesa di 5 milioni di euro per l'anno 2024, di 39,5 milioni di euro per l'anno 2025, di 58,8 milioni di euro per l'anno 2026, di 53,7 milioni di euro per l'anno 2027 e di 19,3 milioni di euro per l'anno 2028. Il contributo di cui al comma 3 è riconosciuto nel limite di spesa di 1,8 milioni di euro per l'anno 2024, di 14,1 milioni di euro per l'anno 2025, di 21,0 milioni di euro per l'anno 2026, di 19,2 milioni di euro per l'anno 2027 e di 6,9 milioni di euro per l'anno 2028. L'INPS provvede al monitoraggio del rispetto dei limiti di spesa di cui al primo e al secondo periodo fornendo i risultati dell'attività di monitoraggio al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'economia e delle finanze. Qualora dall'attività di monitoraggio dovesse emergere, anche in via prospettica, il raggiungimento dei predetti limiti di spesa, l'INPS non procede all'accoglimento delle ulteriori comunicazioni per l'accesso ai benefici di cui al presente articolo. All'onere derivante dal primo e dal secondo periodo, pari a 6,8 milioni di euro per l'anno 2024, 53,6 milioni di euro per l'anno 2025, 79,8 milioni di euro per l'anno 2026, 72,9 milioni di euro per l'anno 2027 e 26,2 milioni di euro per l'anno 2028, si provvede a valere sul Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027, nel rispetto delle procedure, dei vincoli territoriali e dei criteri di ammissibilità allo stesso applicabili.

Articolo 22.

(Bonus Giovani)

1. Al fine di incrementare l'occupazione giovanile stabile, ai datori di lavoro privati che dal 1° settembre 2024 e fino al 31 dicembre 2025 assumono personale non dirigenziale con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato o effettuano la trasformazione del contratto di lavoro subordinato da tempo determinato a tempo indeterminato è riconosciuto, per un periodo massimo di ventiquattro mesi, l'esonero dal versamento del 100 per cento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro privati, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), nel limite massimo di importo pari a 500 euro su base mensile per ciascun lavoratore e comunque nei limiti della spesa autorizzata ai sensi del comma 7 e nel rispetto delle procedure, dei vincoli territoriali e dei criteri di ammissibilità previsti dal Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.

2. Fermo quanto previsto dal comma 4, l'esonero spetta con riferimento ai soggetti che, alla data dell'assunzione incentivata, non hanno compiuto il trentacinquesimo anno di età e non sono stati mai occupati a tempo indeterminato. L'esonero di cui al presente articolo non si applica ai rapporti di lavoro domestico e ai rapporti di apprendistato. L'esonero spetta anche nei casi di precedente assunzione con contratto di lavoro di apprendistato non proseguito come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

3. Al fine di sostenere lo sviluppo occupazionale della Zona economica speciale per il Mezzogiorno - ZES unica e di contribuire alla riduzione dei divari territoriali, l'esonero contributivo di cui al comma 1, ferme restando le condizioni di cui al comma 2, è riconosciuto ai datori di lavoro privati che assumono lavoratori in una sede o unità produttiva ubicata nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna, nel limite massimo di importo pari a 650 euro su base mensile per ciascun lavoratore e comunque nei limiti della spesa autorizzata ai sensi del comma 7 e nel rispetto delle procedure, dei vincoli territoriali e dei criteri di ammissibilità previsti dal Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027.

4. L'esonero di cui ai commi 1, 2 e 3 spetta altresì con riferimento ai soggetti che alla data dell'assunzione incentivata sono stati occupati a tempo indeterminato alle dipendenze di un diverso datore di lavoro che ha beneficiato parzialmente dell'esonero di cui al presente articolo.

5. Fermi restando i princìpi generali di fruizione degli incentivi di cui all'articolo 31 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, l'esonero contributivo spetta ai datori di lavoro che, nei sei mesi precedenti l'assunzione, non hanno proceduto a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ovvero a licenziamenti collettivi, ai sensi della legge 23 luglio 1991, n. 223, nella medesima unità produttiva.

6. Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo del lavoratore assunto con l'esonero di cui al comma 1 o di un lavoratore impiegato con la stessa qualifica nella medesima unità produttiva del primo, se effettuato nei sei mesi successivi all'assunzione incentivata, comporta la revoca dell'esonero e il recupero del beneficio già fruito. La revoca non ha effetto sul computo del periodo residuo utile alla fruizione dell'esonero ai sensi del comma 4.

7. I benefici contributivi di cui al presente articolo sono riconosciuti nel limite di spesa di 34,4 milioni di euro per l'anno 2024, di 458,3 milioni di euro per l'anno 2025, di 682,5 milioni di euro per l'anno 2026 e di 254,1 milioni di euro per l'anno 2027. L'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa di cui al primo periodo fornendo i risultati dell'attività di monitoraggio al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'economia e delle finanze secondo le modalità indicate nel decreto di cui al comma 10. Se dall'attività di monitoraggio emerge, anche in via prospettica, il raggiungimento del limite di spesa, anche tenendo conto dei vincoli territoriali della copertura finanziaria, l'INPS non procede all'accoglimento delle ulteriori comunicazioni per l'accesso ai benefici di cui al presente articolo. All'onere derivante dal primo periodo, pari a 34,4 milioni di euro per l'anno 2024, 458,3 milioni di euro per l'anno 2025, 682,5 milioni di euro per l'anno 2026 e 254,1 milioni di euro per l'anno 2027, si provvede a valere sul Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027, a copertura degli interventi previsti per i beneficiari del medesimo Programma nel rispetto delle procedure, dei vincoli territoriali e dei criteri di ammissibilità allo stesso applicabili.

8. L'esonero di cui al presente articolo non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente ed è compatibile, senza alcuna riduzione, con la maggiorazione del costo ammesso in deduzione in presenza di nuove assunzioni di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 30 dicembre 2023, n. 216.

9. Per i datori di lavoro che si avvalgono dell'esonero di cui al presente articolo, nella determinazione degli acconti dovuti per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2027, si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata non applicando il beneficio di cui al presente articolo.

10. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono definite le modalità attuative dell'esonero, in coerenza con quanto previsto dall'Accordo di partenariato 2021-2027, nonché con i contenuti e gli obiettivi specifici del Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027, le modalità per la definizione dei rapporti con l'INPS in qualità di soggetto gestore, e le modalità di comunicazione da parte del datore di lavoro ai fini del rispetto del limite di spesa di cui al comma 7.

11. L'efficacia delle disposizioni dei commi da 1 a 10 del presente articolo è subordinata, ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, all'autorizzazione della Commissione europea.

Articolo 23.

(Bonus Donne)

1. Al fine di favorire le pari opportunità nel mercato del lavoro per le lavoratrici svantaggiate, anche nell'ambito della Zona economica speciale per il Mezzogiorno-ZES unica, ai datori di lavoro privati che dal 1° settembre 2024 al 31 dicembre 2025 assumono le lavoratrici di cui al comma 2 è riconosciuto, per un periodo massimo di ventiquattro mesi, l'esonero dal versamento del 100 per cento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), nel limite massimo di importo pari a 650 euro su base mensile per ciascuna lavoratrice e comunque nei limiti della spesa autorizzata ai sensi del comma 4 e nel rispetto delle procedure, dei vincoli territoriali e dei criteri di ammissibilità previsti dal Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.

2. Il beneficio di cui al comma 1 si applica nel rispetto del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, in relazione alle assunzioni a tempo indeterminato di donne di qualsiasi età, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, residenti nelle regioni della ZES unica per il Mezzogiorno, ammissibili ai finanziamenti nell'ambito dei fondi strutturali dell'Unione europea, o operanti nelle professioni e nei settori di cui all'articolo 2, punto 4), lettera f), del predetto regolamento, annualmente individuati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, nonché in relazione alle assunzioni a tempo indeterminato di donne di qualsiasi età prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno ventiquattro mesi, ovunque residenti.

3. Le assunzioni di cui al comma 1 devono comportare un incremento occupazionale netto calcolato sulla base della differenza tra il numero dei lavoratori occupati rilevato in ciascun mese e il numero dei lavoratori mediamente occupati nei dodici mesi precedenti. Per i dipendenti con contratto di lavoro a tempo parziale, il calcolo è ponderato in base al rapporto tra il numero delle ore pattuite e il numero delle ore che costituiscono l'orario normale di lavoro dei lavoratori a tempo pieno. L'incremento della base occupazionale è considerato al netto delle diminuzioni del numero degli occupati verificatesi in società controllate o collegate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile o facenti capo, anche per interposta persona, allo stesso soggetto. L'esonero di cui al presente articolo non si applica ai rapporti di lavoro domestico e ai rapporti di apprendistato.

4. I benefici contributivi di cui al presente articolo sono riconosciuti nel limite di spesa di 7,1 milioni di euro per l'anno 2024, 107,3 milioni di euro per l'anno 2025, 208,2 milioni di euro per l'anno 2026 e 115,7 milioni di euro per l'anno 2027. L'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa, fornendo i risultati dell'attività di monitoraggio al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'economia e delle finanze secondo le modalità indicate nel decreto di cui al comma 7. Se dall'attività di monitoraggio emerge, anche in via prospettica, il raggiungimento del limite di spesa, l'INPS non procede all'accoglimento delle ulteriori comunicazioni per l'accesso ai benefici di cui al presente articolo. All'onere derivante dal primo periodo, pari a 7,1 milioni di euro per l'anno 2024, 107,3 milioni di euro per l'anno 2025, 208,2 milioni di euro per l'anno 2026 e 115,7 milioni di euro per l'anno 2027, si provvede a valere sul Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027, a copertura degli interventi previsti per i beneficiari del medesimo Programma nel rispetto delle procedure, dei vincoli territoriali e dei criteri di ammissibilità allo stesso applicabili.

5. L'esonero di cui al comma 1 non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente. L'esonero di cui al comma 1 è compatibile senza alcuna riduzione con la maggiorazione del costo ammesso in deduzione in presenza di nuove assunzioni di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 30 dicembre 2023, n. 216.

6. Per i datori di lavoro che si avvalgono dell'esonero di cui al presente articolo, nella determinazione degli acconti dovuti per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2027, si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata non applicando il beneficio di cui al presente articolo.

7. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono definite le modalità attuative dell'esonero, in coerenza con quanto previsto dall'Accordo di partenariato 2021-2027, nonché con i contenuti e gli obiettivi specifici del Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027, le modalità per la definizione dei rapporti con l'INPS in qualità di soggetto gestore, e le modalità di comunicazione da parte del datore di lavoro ai fini del rispetto del limite di spesa di cui al comma 4.

Articolo 24.

(Bonus Zona economica speciale per il Mezzogiorno - ZES unica)

1. Al fine di sostenere lo sviluppo occupazionale della Zona economica speciale per il Mezzogiorno - ZES unica e contribuire alla riduzione dei divari territoriali, ai datori di lavoro privati che dal 1° settembre 2024 al 31 dicembre 2025 assumono personale non dirigenziale con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato è riconosciuto, per un periodo massimo di ventiquattro mesi, l'esonero dal versamento del 100 per cento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), nel limite massimo di importo pari a 650 euro su base mensile per ciascun lavoratore e comunque nei limiti della spesa autorizzata ai sensi del comma 7 e nel rispetto delle procedure, dei vincoli territoriali e dei criteri di ammissibilità previsti dal Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.

2. L'esonero contributivo di cui al comma 1 è riconosciuto esclusivamente ai datori di lavoro privati che occupano fino a 10 dipendenti nel mese di assunzione e che assumono presso una sede o unità produttiva ubicata in una delle regioni della ZES unica per il Mezzogiorno lavoratori nelle medesime regioni.

3. Fermo quanto previsto dal comma 4, l'esonero di cui al comma 1 spetta nel caso di assunzione di soggetti che alla data dell'assunzione hanno compiuto trentacinque anni di età e sono disoccupati da almeno ventiquattro mesi. L'esonero di cui al presente articolo non si applica ai rapporti di lavoro domestico e ai rapporti di apprendistato.

4. L'esonero di cui ai commi da 1 a 3 spetta altresì con riferimento ai soggetti che alla data dell'assunzione incentivata sono stati occupati a tempo indeterminato alle dipendenze di un diverso datore di lavoro che ha beneficiato parzialmente dell'esonero di cui al presente articolo.

5. Fermi restando i princìpi generali di fruizione degli incentivi di cui all'articolo 31 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, l'esonero contributivo spetta ai datori di lavoro che, nei sei mesi precedenti l'assunzione, non hanno proceduto a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ovvero a licenziamenti collettivi, ai sensi della legge 23 luglio 1991, n. 223, nella medesima unità produttiva.

6. Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo del lavoratore assunto con l'esonero di cui al comma 1 o di un lavoratore impiegato con la stessa qualifica nella medesima unità produttiva del primo, se effettuato nei sei mesi successivi all'assunzione incentivata, comporta la revoca dell'esonero e il recupero del beneficio già fruito. La revoca non ha effetto sul computo del periodo residuo utile alla fruizione dell'esonero ai sensi del comma 4.

7. I benefici contributivi di cui al presente articolo sono riconosciuti nel limite di spesa di 11,2 milioni di euro per l'anno 2024, di 170,9 milioni di euro per l'anno 2025, di 294,1 milioni di euro per l'anno 2026 e di 115,2 milioni di euro per l'anno 2027. L'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa, fornendo i risultati dell'attività di monitoraggio al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'economia e delle finanze secondo le modalità indicate nel decreto di cui al comma 10. Se dall'attività di monitoraggio emerge, anche in via prospettica, il raggiungimento del limite di spesa, l'INPS non procede all'accoglimento delle ulteriori comunicazioni per l'accesso ai benefici di cui al presente articolo. All'onere derivante dal primo periodo, pari a 11,2 milioni di euro per l'anno 2024, 170,9 milioni di euro per l'anno 2025, 294,1 milioni di euro per l'anno 2026 e 115,2 milioni di euro per l'anno 2027 si provvede a valere sul Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027, a copertura degli interventi previsti per i beneficiari del medesimo Programma, nel rispetto delle procedure, dei vincoli territoriali e dei criteri di ammissibilità allo stesso applicabili.

8. L'esonero di cui al presente articolo non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente ed è compatibile, senza alcuna riduzione, con la maggiorazione del costo ammesso in deduzione in presenza di nuove assunzioni di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 30 dicembre 2023, n. 216.

9. Per i datori di lavoro che si avvalgono dell'esonero di cui al presente articolo, nella determinazione degli acconti dovuti per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2027, si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata non applicando il beneficio di cui al presente articolo.

10. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono definite le modalità attuative dell'esonero, in coerenza con quanto previsto dall'Accordo di partenariato 2021-2027, nonché con i contenuti e gli obiettivi specifici del Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027, le modalità per la definizione dei rapporti con l'INPS in qualità di soggetto gestore, e le modalità di comunicazione da parte del datore di lavoro ai fini del rispetto del limite di spesa di cui al comma 7.

11. L'efficacia delle disposizioni dei commi da 1 a 10 del presente articolo è subordinata, ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, all'autorizzazione della Commissione europea.

Articolo 24-bis.

(Disposizioni urgenti per i lavoratori portuali)

1. All'articolo 4 del decreto-legge 29 dicembre 2016, n. 243, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 18, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, le parole: « a ottantuno mesi » sono sostituite dalle seguenti: « a novanta mesi »;

b) al comma 7, le parole: « per ciascuno degli anni 2022 e 2023 e 2.200.000 euro per l'anno 2024 » sono sostituite dalle seguenti: « per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024 ».

2. Agli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al comma 1, pari a euro 6.600.000 per l'anno 2024, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.

Articolo 25.

(Iscrizione dei percettori della nuova prestazione di assicurazione sociale per l'impiego e dell'indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa nel sistema informativo per l'inclusione sociale e lavorativa)

1. I percettori della nuova prestazione di assicurazione sociale per l'impiego (NASpI) e quelli dell'indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa (DIS-COLL), di cui al decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, sono iscritti d'ufficio alla piattaforma del sistema informativo per l'inclusione sociale e lavorativa (SIISL) di cui all'articolo 5 del decreto-legge 4 maggio 2023, n. 48, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 luglio 2023 n. 85. Gli stessi soggetti sono tenuti alla sottoscrizione del curriculum vitae, del patto di attivazione digitale e del patto di servizio sulla piattaforma, nei modi e termini definiti con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. A tal fine, potranno essere precompilate le informazioni presenti nelle banche dati del Ministero del lavoro e delle politiche sociali o presso le banche dati detenute da amministrazioni o enti pubblici, ferma restando la possibilità di integrazione e rettifica da parte dell'interessato.

2. I Centri per l'impiego individuano, anche per il tramite della piattaforma presente nel Sistema informativo per l'inclusione sociale e lavorativa, le offerte di lavoro più congrue, ai fini dei successivi adempimenti previsti dal decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22.

3. All'attuazione del presente articolo si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Articolo 26.

(Funzionamento del sistema informativo per l'inclusione sociale e lavorativa - SIISL)

1. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, definisce:

a) le modalità e le condizioni attraverso cui ai datori di lavoro è consentito pubblicare sul sistema informativo per l'inclusione sociale e lavorativa le posizioni vacanti all'interno dei loro organici;

b) le modalità di accesso su base volontaria da parte degli utenti alla ricerca di occupazione, diversi dai soggetti obbligati a tale ricerca sulla base delle vigenti disposizioni.

2. All'interno del sistema informativo per l'inclusione sociale e lavorativa sono inserite anche le posizioni vacanti pubblicate dai datori di lavoro su piattaforme pubbliche nazionali e internazionali.

3. Al fine di favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, il Sistema Informativo per l'inclusione sociale e lavorativa utilizza, nei limiti consentiti dalle disposizioni vigenti, gli strumenti di intelligenza artificiale per l'abbinamento ottimale delle offerte e delle domande di lavoro ivi inserite.

4. A supporto del monitoraggio dei dati occupazionali finalizzati alla pianificazione e alla programmazione delle politiche di inclusione attiva, i dati contenuti nel sistema informativo per l'inclusione sociale e lavorativa sono utilizzati, in forma anonima e aggregata, per la verifica dell'efficacia formativa dei corsi di formazione svolti dagli enti formativi accreditati.

5. A ciascun ente formatore è associato un punteggio commisurato alla percentuale di iscritti assunti entro sei mesi dalla conclusione del singolo corso di formazione, nei modi e termini disciplinati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

6. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali acquisisce, presso le proprie banche dati e presso le banche dati detenute da altre pubbliche amministrazioni o enti pubblici, i dati utili per la valutazione dell'efficacia formativa dei corsi, nel rispetto della disciplina di cui al regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016.

7. All'attuazione del presente articolo si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Articolo 27.

(Riconversione del personale dipendente delle grandi imprese in crisi. Istituzione della Cabina di regia per il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per i lavoratori espulsi dal lavoro)

1. A partire dal 1° luglio 2024, nell'ambito del piano delle politiche attive previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e al fine di attuare gli obiettivi previsti dal regolamento (UE) 2024/795 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 febbraio 2024, che istituisce la piattaforma per le tecnologie strategiche per l'Europa (STEP), nonché al fine di favorire un più efficiente e tempestivo utilizzo del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per i lavoratori espulsi dal lavoro (FEG), con particolare riferimento ad interventi di formazione, riqualificazione, orientamento professionale e promozione dell'imprenditorialità a favore dei lavoratori in esubero di grandi imprese, è istituita una Cabina di regia coordinata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, quale autorità di gestione del medesimo fondo.

2. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, adottato entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono definiti la composizione e le modalità di funzionamento, nonché i criteri di partecipazione e di attivazione della Cabina di regia di cui al comma 1.

3. I datori di lavoro del settore privato operanti nel territorio dello Stato con organico complessivamente pari o superiore a 250 lavoratori e che abbiano in corso trattamenti di integrazione salariale da almeno un biennio senza soluzione di continuità possono chiedere al Ministero del lavoro e delle politiche sociali l'attivazione della Cabina di regia di cui al comma 1 secondo le modalità indicate con il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di cui al comma 2. Alla Cabina di regia partecipano i rappresentanti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano sul cui territorio si trovano le imprese o le unità produttive che fanno richiesta di accedere al FEG.

4. Per la partecipazione alla Cabina di regia non spettano compensi, gettoni di presenza, rimborsi di spese né altri emolumenti comunque denominati.

5. All'attuazione del presente articolo si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Articolo 28.

(Disposizioni in materia di prevenzione e contrasto del lavoro sommerso)

1. All'articolo 29 del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, i commi da 10 a 12 sono sostituiti dai seguenti:

« 10. Nell'ambito degli appalti pubblici e privati di realizzazione dei lavori edili, prima di procedere al saldo finale dei lavori, il responsabile del progetto, negli appalti pubblici, e il direttore dei lavori, o il committente, in mancanza di nomina del direttore dei lavori, negli appalti privati, verificano la congruità dell'incidenza della manodopera sull'opera complessiva, nei casi e secondo le modalità di cui al decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali previsto dall'articolo 8, comma 10-bis, del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020, n. 120.

11. Negli appalti pubblici, fermi restando i profili di responsabilità amministrativo-contabile, l'avvenuto versamento del saldo finale da parte del responsabile del progetto, in assenza di esito positivo della verifica o di previa regolarizzazione della posizione da parte dell'impresa affidataria dei lavori, è considerato dalla stazione appaltante ai fini della valutazione della performance dello stesso. L'esito dell'accertamento della violazione di cui al primo periodo è comunicato all'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), anche ai fini dell'esercizio dei poteri ad essa attribuiti ai sensi dell'articolo 222, comma 3, lettera b), del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36.

12. Negli appalti privati di valore complessivo pari o superiore a 70.000 euro, il versamento del saldo finale da parte del committente è subordinato all'acquisizione, da parte del Direttore dei lavori, ove nominato, o del committente stesso, in mancanza di nomina, dell'attestazione di congruità. Il versamento del saldo finale, in assenza di esito positivo della verifica o di previa regolarizzazione della posizione da parte dell'impresa affidataria dei lavori, comporta la sanzione amministrativa da euro 1.000 ad euro 5.000 a carico del direttore dei lavori o del committente, in mancanza di nomina del direttore dei lavori. ».

Articolo 28-bis.

(Proroga delle convenzioni tra il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e le regioni per l'utilizzo dei lavoratori socialmente utili)

1. All'articolo 1, comma 162, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, le parole: « 30 giugno 2024 » sono sostituite dalle seguenti: « 31 dicembre 2024 ».

Articolo 28-ter.

(Disposizioni in materia di prestazione integrativa a favore dei dipendenti di Alitalia Società aerea italiana S.p.a. e Alitalia Cityliner S.p.a.)

1. All'articolo 12, comma 3, del decreto-legge 10 agosto 2023, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 ottobre 2023, n. 136, le parole: « 5,8 milioni », ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: « 24,2 milioni » e le parole: « 8,3 milioni » sono sostituite dalle seguenti: « 34,6 milioni ».

Capo V

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Articolo 29.

(Disposizioni in materia di istruzione e di contrasto alla povertà educativa)

1. Al fine di ridurre i divari territoriali e infrastrutturali nelle regioni meno sviluppate è autorizzato un piano da 200 milioni di euro, a valere sulle risorse del Programma nazionale « Scuola e competenze », periodo di programmazione 2021-2027, nel rispetto delle procedure, dei vincoli territoriali, programmatici e finanziari previsti dalla programmazione 2021-2027 e dei criteri di ammissibilità del predetto Programma, nonché in coerenza con quanto previsto dall'Accordo di partenariato 2021-2027, per il potenziamento delle infrastrutture per lo sport nelle scuole, a beneficio degli interventi, coerenti con gli obiettivi del citato Programma nazionale, già positivamente valutati nell'ambito delle graduatorie per la messa in sicurezza di cui alla Missione 4 - componente 1 - investimento 1.3 « Potenziamento infrastrutture per lo sport a scuola » del PNRR.

1-bis. Al fine di garantire la realizzazione di nuovi edifici scolastici, all'articolo 24, comma 5, secondo periodo, del decreto-legge 24 febbraio 2023, n. 13, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 aprile 2023, n. 41, le parole: « nell'anno scolastico 2023/2024 » sono sostituite dalle seguenti: « negli anni scolastici 2023/2024 e 2024/2025 ».

2. Al fine di potenziare l'istruzione tecnica e professionale nelle regioni meno sviluppate, è autorizzato un piano da 150 milioni di euro a valere sulle risorse di cui al Programma nazionale « Scuola e competenze », periodo di programmazione 2021-2027, nel rispetto delle procedure, dei vincoli territoriali, programmatici e finanziari previsti dalla programmazione 2021-2027 e dei criteri di ammissibilità del predetto Programma, nonché in coerenza con quanto previsto dall'Accordo di partenariato 2021-2027, per la realizzazione di laboratori innovativi e avanzati per lo sviluppo di specifiche competenze tecniche e professionali connesse con i relativi indirizzi di studio.

3. Per rafforzare e migliorare l'offerta educativa nella fascia di età da zero a sei anni è autorizzata la spesa di 100 milioni di euro a valere sul Programma nazionale « Scuola e competenze », periodo di programmazione, 2021-2027, nel rispetto delle procedure, dei vincoli territoriali, programmatici e finanziari previsti dalla programmazione 2021-2027 e dei criteri di ammissibilità del predetto Programma, nonché in coerenza con quanto previsto dall'Accordo di partenariato 2021-2027, per la fornitura di arredi didattici innovativi anche nelle strutture oggetto di finanziamento nelle regioni meno sviluppate di cui alla Missione 4-componente 1 - investimento 1.1 « Piano per asili nido e scuole dell'infanzia e servizi di educazione e cura per la prima infanzia » del PNRR.

4. Anche al fine di contrastare la dispersione scolastica e ridurre i divari territoriali e negli apprendimenti nell'ambito del piano « Agenda Sud », di cui al decreto del Ministro dell'istruzione e del merito n. 176 del 30 agosto 2023, le istituzioni scolastiche statali del primo e del secondo ciclo di istruzione possono stipulare, nei limiti delle risorse complessive di cui al terzo periodo, contratti per incarichi temporanei di personale ausiliario a tempo determinato in favore del personale assunto ai sensi dell'articolo 21, comma 4-bis.2, del decreto-legge 22 giugno 2023, n. 75, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 agosto 2023, n. 112, fino al 15 giugno 2024. In caso di rinuncia all'incarico, resta salva la possibilità per le istituzioni scolastiche di attingere alle graduatorie di istituto. Agli oneri derivanti dal presente comma, pari a 18,513 milioni di euro per l'anno 2024, si provvede, quanto a 14 milioni di euro, mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 601, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e, quanto a 4,513 milioni di euro, mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 199, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. Il Fondo di cui all'articolo 1, comma 601, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 è incrementato di 14 milioni di euro per l'anno 2025; al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni del Fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2024-2026, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2024, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'istruzione e del merito. Ai soli fini della partecipazione ai bandi finalizzati alla costituzione delle graduatorie provinciali dei profili professionali delle ex aree A e B del personale ATA per l'anno scolastico 2024/2025, si computa anche il periodo intercorrente tra il 16 aprile 2024 e l'effettiva stipulazione dei contratti di cui al primo periodo. Con riferimento alle istanze riferite ai bandi di cui al periodo precedente, lo scioglimento della riserva e l'acquisizione a pieno titolo del servizio effettivamente prestato a seguito dei contratti di cui al presente comma sono valutati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

5. All'articolo 20-bis del decreto-legge 18 ottobre 2023, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2023, n. 191, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1-bis, la parola « contrattuali » è sostituita dalle seguenti: « dei contratti stipulati entro il 31 marzo 2024 » e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « , entro e non oltre il 20 maggio 2024 »;

b) al comma 1-ter, le parole « Entro il 1° aprile » sono sostituite dalle seguenti: « Dal 21 maggio al 5 giugno » e le parole « , entro il 15 aprile 2024, » sono soppresse.

Articolo 30.

(Ecosistemi per l'innovazione al Sud in contesti marginalizzati)

1. All'articolo 42, comma 5-bis, del decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2022, n. 91, il secondo, il terzo e il quarto periodo sono sostituti dai seguenti: « Le risorse di cui al primo periodo sono destinate, in via prioritaria, a dare esecuzione a pronunce giurisdizionali, anche attraverso provvedimenti adottati dall'amministrazione concedente ai sensi dell'articolo 21-nonies della legge 7 agosto 1990, n. 241, per il finanziamento fino al 100 per cento dei costi ammissibili dei progetti interessati valutati come idonei nell'ambito della procedura attuativa del progetto di cui al medesimo primo periodo ed utilmente collocatisi nella relativa graduatoria in considerazione dello stanziamento di cui al citato articolo 1, comma 2, lettera a), numero 4, del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° luglio 2021, n. 101. Le risorse di cui al primo periodo possono essere altresì utilizzate, nei limiti della dotazione residua, per il finanziamento fino al 100 per cento degli ulteriori progetti valutati come idonei nell'ambito della procedura attuativa del progetto di cui al medesimo primo periodo, secondo l'ordine della relativa graduatoria. Le modalità di controllo, di monitoraggio, di assegnazione e di erogazione delle risorse di cui al terzo periodo sono stabilite con decreto del Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, da adottare di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze entro la data del 7 luglio 2024 ».

Articolo 31.

(Misure per il potenziamento dell'attività di ricerca)

1. Al fine di sviluppare e rafforzare le capacità di ricerca e di innovazione nelle aree della ZES unica del Mezzogiorno, in coerenza con quanto previsto dal Programma nazionale « Ricerca, innovazione e competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027 » (PN RIC 2021-2027), di favorire la mobilità, anche dall'estero, verso le aree del Mezzogiorno, di rafforzare il capitale umano dedicato allo sviluppo e al funzionamento delle infrastrutture di ricerca, di promuovere la creazione di spin-off di ricerca localizzati nelle aree del Mezzogiorno, nonché di favorire lo sviluppo di competenze specializzate, la transizione industriale, l'imprenditorialità e la collaborazione tra ricerca e imprese, il Ministro dell'università e della ricerca, d'intesa con il Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, definisce, in coerenza con quanto previsto dall'Accordo di partenariato 2021-2027, nonché con i contenuti e gli obiettivi specifici del PN RIC 2021-2027 e con i criteri di ammissibilità della spesa del predetto Programma, un Piano di azione, denominato « RicercaSud - Piano nazionale ricerca per lo sviluppo del Sud 2021-2027 ».

2. Il Piano di azione di cui al comma 1, in sinergia con la missione 4, componente 2, del PNRR, individua, nel quadro dei piani e dei programmi di competenza del Ministero dell'università e della ricerca, le seguenti risorse:

a) nell'ambito del Programma nazionale « Ricerca, innovazione e competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027 » (PN RIC 2021-2027), nel rispetto delle procedure e dei criteri di ammissibilità, limitatamente alle aree territoriali di afferenza e laddove in coerenza con le priorità e gli obiettivi specifici del Programma nazionale, una dotazione pari a 1.065.600.000 euro;

b) nell'ambito delle risorse di cui ai punti 1.1 e 1.2 della delibera CIPESS n. 48/2021 del 27 luglio 2021, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 217 del 10 settembre 2021, volta al sostegno degli « Ecosistemi dell'innovazione nel Mezzogiorno », la dotazione complessiva di 150.000.000 di euro, nonché eventuali economie derivanti dal Piano sviluppo e coesione 2014-2020.

3. Al fine di garantire la massima efficacia degli interventi di cui al comma 2, lettera a), nell'ambito del Piano di azione di cui al comma 1, possono essere individuati, all'esito delle eventuali variazioni del PN RIC 2021-2027, in coerenza con i nuovi obiettivi specifici introdotti ai sensi del regolamento (UE) 2024/795, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 febbraio 2024, ulteriori meccanismi di sostegno finanziario, nel rispetto di quanto previsto dal regolamento (UE) 2021/1060 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 giugno 2021.

4. I beneficiari dei progetti di cui al comma 2, lettere a) e b), possono essere individuati tra i principali gruppi di destinatari previsti nel PN RIC 2021-2027, localizzati nelle aree di riferimento del Piano « RicercaSud-Piano nazionale ricerca per lo sviluppo del Sud 2021-2027 », in coerenza con la destinazione territoriale delle fonti di finanziamento di cui al comma 2. I criteri di selezione e valutazione dei progetti di cui al primo periodo possono prevedere punteggi aggiuntivi al fine di favorire il rientro dei ricercatori dall'estero, nell'ambito del quadro finanziario definito dal comma 2.

Capo VI

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI INVESTIMENTI

Articolo 32.

(Disposizioni in materia di interventi di rigenerazione urbana e di contrasto al fenomeno del disagio socio-economico e del disagio abitativo)

1. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri provvede, sentiti i Comuni capoluogo delle Città metropolitane, all'individuazione di iniziative che possono contribuire in modo significativo a sostenere la rigenerazione urbana evitando ulteriore consumo di suolo, a contrastare il disagio socio-economico e abitativo nelle periferie, nonché a promuovere la mobilità « green », l'inclusione e l'innovazione sociale, con particolare riguardo alle iniziative complementari agli interventi di cui alla missione 5, componente 2, investimenti 2.1 e 2.2 del PNRR.

2. Con decreto del Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto sulla base dell'istruttoria effettuata ai sensi del comma 1, sono indicate le iniziative ammissibili a finanziamento a valere sulle risorse del Programma nazionale « Metro plus e Città medie sud 2021-2027 » nonché le modalità attuative delle stesse, nel rispetto delle procedure e delle regole di ammissibilità della spesa previste in relazione al predetto Programma e in coerenza con quanto previsto dall'Accordo di partenariato 2021-2027. Per le finalità di cui al primo periodo, è attribuita preferenza agli interventi complementari a quelli previsti dalla Missione 5, Componente 2, Investimento 2.1 e Investimento 2.2 del PNRR, agli interventi di cui al comma 1 nonché agli interventi riguardanti aree caratterizzate da rilevanti criticità sociali ed economiche, anche al fine di attivare sinergie istituzionali con le altre amministrazioni centrali e locali competenti, finalizzate ad assicurare la realizzazione di interventi complessi, anche in linea con le misure attivate per la riduzione dell'abbandono scolastico, la riduzione della povertà educativa e il rafforzamento dei servizi sociali.

2-bis. Nelle more dell'approvazione dei piani urbani della mobilità sostenibile, ove previsti dalla normativa vigente, ovvero dell'approvazione degli strumenti di pianificazione dell'accessibilità dei parchi nazionali e regionali attuativi dei Piani del parco, fino al 31 dicembre 2026 le opere necessarie alla realizzazione di parcheggi temporanei ad uso pubblico fino a 500 posti per ciascun parcheggio temporaneo sono considerate attività di edilizia libera ai sensi dell'articolo 6, comma 1, lettera e-bis), del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, purché destinate ad essere immediatamente rimosse al cessare della temporanea necessità e comunque entro un termine non superiore a centottanta giorni comprensivo dei tempi di allestimento e smontaggio dei manufatti nonché di ripristino dello stato dei luoghi e previa comunicazione dell'avvio dei lavori all'amministrazione comunale. Le opere di cui al primo periodo sono escluse dalle procedure di valutazione ambientale di cui alla parte seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e non sono soggette ad autorizzazione paesaggistica di cui all'articolo 146 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

Articolo 33.

(Disposizioni in materia di recupero dei siti industriali)

1. Al fine di sostenere lo sviluppo e la crescita economica, la competitività territoriale, l'attrazione di nuovi investimenti, nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, in coerenza con quanto previsto dall'Accordo di partenariato 2021-2027, nonché con i contenuti e gli obiettivi specifici del Programma nazionale « Ricerca, innovazione e competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027 » (PN RIC 2021-2027), con decreto del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, da adottare, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, di concerto con il Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR e previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono individuati i criteri per la selezione di investimenti nel territorio delle predette regioni, finalizzati:

a) nelle aree industriali, produttive e artigianali localizzate nei comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti, alla produzione di energia da fonti rinnovabili, anche termica, destinata all'autoconsumo delle imprese, anche in abbinamento a sistemi di accumulo di piccola e media taglia;

b) all'incremento del grado di capacità della rete di distribuzione e di trasmissione di accogliere quote crescenti di energia da fonte rinnovabile, nonché allo sviluppo di sistemi di stoccaggio intelligenti.

2. Al finanziamento degli investimenti di cui al comma 1 si provvede, nel limite complessivo di 1.026 milioni di euro, a valere sulle risorse della priorità II del PN RIC 2021-2027, nel rispetto delle procedure, dei vincoli territoriali, dei principi programmatici e finanziari previsti dalla programmazione 2021-2027, nonché dei criteri di ammissibilità della spesa del predetto Programma.

3. Al fine di rafforzare le misure contenute nel presente articolo, con delibera del CIPESS, adottata su proposta del Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, possono essere assegnate, a valere sul FSC e nei limiti delle relative disponibilità annuali, risorse per la realizzazione, nei territori ove sono ubicate le aree industriali, produttive e artigianali di cui al comma 1, lettera a), e in coerenza con le previsioni del Piano strategico della ZES unica di cui all'articolo 11 del decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2023, n. 162, di investimenti finalizzati al miglioramento della viabilità, delle infrastrutture, nonché allo sviluppo dei servizi pubblici e all'incremento della loro qualità.

4. Al fine di accelerare la realizzazione degli interventi di cui ai commi 1 e 3, il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica e il Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR possono sottoscrivere contratti istituzionali di sviluppo di cui all'articolo 6 del decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88, coordinati dalla Struttura di missione ZES di cui all'articolo 10 del decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2023, n. 162. Al fine di supportare l'attuazione degli investimenti di cui ai commi 1 e 3, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa- INVITALIA S.p.a. può essere individuata quale soggetto responsabile per l'attuazione degli interventi, con oneri posti a carico delle risorse destinate alla realizzazione dei citati interventi e nel rispetto delle procedure e delle regole di ammissibilità della spesa relative al Programma di cui al comma 2, in caso di interventi finanziati dal citato Programma, e nel limite del 2 per cento nel caso di interventi finanziati ai sensi del comma 3.

Articolo 33-bis.

(Disposizioni in materia di interventi in infrastrutture e trasporti)

1. Al fine di promuovere lo sviluppo infrastrutturale e la competitività dei territori interessati nonché l'attrazione di nuovi investimenti, è autorizzata la spesa di 18 milioni di euro, di cui 1 milione di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2028 e 13 milioni di euro per l'anno 2029, per garantire la copertura degli extracosti per la messa in opera degli interventi di prolungamento della linea M1 della metropolitana di Milano, da Sesto FS a Monza Bettola.

2. Agli oneri derivanti dal comma 1 si provvede:

a) quanto a 1 milione di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2028, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2024-2026, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2024, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

b) quanto a 13 milioni di euro per l'anno 2029, a valere sulle risorse di cui all'articolo 1, comma 1016, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

Articolo 33-ter.

(Ulteriori disposizioni in materia di investimenti)

1. Al fine di promuovere la coesione territoriale, anche infraregionale, il riequilibrio socioeconomico, lo sviluppo e l'attrazione di investimenti in specifici territori, è riconosciuto:

a) un contributo di 0,2 milioni di euro per l'anno 2024 al comune di Trissino, per la sistemazione straordinaria della strada comunale Via Pianacattiva di Mezzo;

b) un contributo di 0,4 milioni di euro per l'anno 2024 al comune di Torricella Verzate, per i lavori di messa in sicurezza della viabilità comunale;

c) un contributo di 0,4 milioni di euro per l'anno 2024 all'azienda socio sanitaria territoriale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, per la riqualificazione del padiglione Mazzoleni afferente al complesso immobiliare « Ex Matteo Rota » di via Garibaldi a Bergamo.

2. Con provvedimento del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono definite le modalità di assegnazione delle risorse di cui al comma 1.

3. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 1 milione di euro per l'anno 2024, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2024-2026, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2024, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

Capo VII

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI CULTURA

Articolo 34.

(Programma nazionale cultura)

1. Al fine di sviluppare e rafforzare le iniziative di rivitalizzazione e rifunzionalizzazione dei luoghi della cultura, di promozione della creatività e della partecipazione culturale, di rigenerazione socio-culturale di aree urbane caratterizzate da marginalità sociale ed economica, di riqualificazione energetica e di prevenzione e messa in sicurezza dai rischi naturali dei luoghi della cultura, di promozione delle imprese nei settori culturali e creative, in coerenza con quanto previsto dall'Accordo di partenariato 2021- 2027, nonché con i contenuti e obiettivi specifici del Programma nazionale cultura 2021-2027 e i criteri di ammissibilità della spesa del predetto Programma, con decreto del Ministro della cultura, adottato di concerto con il Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, è approvato uno specifico Piano di azione, contenente l'individuazione della tipologia delle iniziative da ammettere al finanziamento nelle sette regioni del Mezzogiorno interessate dal programma, privilegiando i progetti suscettibili di determinare un maggiore impatto in termini di valorizzazione dei territori interessati. In particolare, il decreto di cui al primo periodo prevede, tra gli altri: un progetto « identità », finalizzato al restauro e alla valorizzazione dei luoghi e dei monumenti simbolo della storia e dell'identità dei territori; un progetto « grandi musei del Sud », finalizzato a sostenere la realizzazione o valorizzazione di un museo identitario in ciascuna regione oggetto del programma; un progetto « periferie e cultura », finalizzato a sostenere interventi di rigenerazione socio-culturale di aree urbane caratterizzate da marginalità sociale ed economica; la costituzione di nuovi corpi di ballo presso le fondazioni lirico-sinfoniche di cui al decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367 e alla legge 11 novembre 2003, n. 310; la costituzione di nuovi complessi orchestrali giovanili under-35; interventi di riqualificazione energetica e prevenzione e messa in sicurezza dai rischi naturali in luoghi della cultura da determinare con decreto del Ministero della cultura; un progetto finalizzato a sostenere e valorizzare le eccellenze italiane dell'artigianato e della creatività in ambito culturale; un progetto finalizzato a sostenere accordi di cooperazione tra le realtà culturali italiane, istituzionali e non, e quelle similari presenti nelle nazioni che si affacciano sul Mediterraneo.

2. Al finanziamento delle iniziative di cui al comma 1 si provvede, nel limite complessivo di 488 milioni di euro, a valere sulle risorse del Programma nazionale cultura 2021-2027, nel rispetto delle procedure, dei vincoli territoriali, dei principi programmatici e finanziari previsti dalla programmazione 2021-2027, nonché dei criteri di ammissibilità del predetto Programma.

Capo VIII

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI SICUREZZA

Articolo 35.

(Operazioni di importanza strategica per il rafforzamento della legalità e di banche dati)

1. Al fine di rafforzare la legalità nelle regioni meno sviluppate, l'operazione concernente la reingegnerizzazione del sistema informativo e della banca dati della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, selezionata dall'Autorità di gestione del Ministero dell'interno nell'ambito del Programma nazionale « Sicurezza per la legalità 2021-2027 », è qualificata di importanza strategica ai sensi dell'articolo 73, paragrafo 5, del regolamento (UE) n. 2021/1060. Per la realizzazione della predetta operazione, la competente Autorità di gestione può sviluppare sinergie con altri programmi finanziati a valere su risorse nazionali disponibili a legislazione vigente.

2. Per la medesima finalità di cui al comma 1, sono altresì qualificate di importanza strategica le operazioni, eventualmente selezionate dall'Autorità di gestione, a valere sulle risorse del citato Programma nazionale « Sicurezza per la legalità 2021-2027 », nei seguenti ambiti:

a) prevenzione delle frodi nelle procedure riguardanti l'erogazione di incentivi alle imprese;

b) prevenzione di fenomeni criminali a danno del patrimonio archeologico, terrestre e marino di competenza del Ministero della cultura;

c) erogazione di servizi atti ad assicurare la sicurezza dei luoghi della cultura riconducibili alla competenza del Ministero della cultura.

Articolo 35-bis.

(Ulteriori disposizioni in materia di sicurezza)

1. Al fine di assicurare il completamento e la continuità di funzionamento della rete nazionale standard Te.T.Ra. sull'intero territorio nazionale, destinata a garantire la sicurezza delle comunicazioni ad uso esclusivo delle Forze di polizia, e l'interoperabilità tra le tecnologie Te.T.Ra. e LTE Public Safety, il Ministero dell'interno, in attuazione del protocollo d'intesa del 24 febbraio 2003, è autorizzato a procedere alla realizzazione di un piano di interventi, secondo quanto previsto dall'articolo 3, comma 12-quater, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, con prioritaria copertura delle aree territoriali interessate dai XXV Giochi olimpici invernali Milano Cortina 2026.

2. Per il potenziamento delle capacità di cybersicurezza e delle tecnologie satellitari è istituito, nello stato di previsione del Ministero della difesa, un fondo con una dotazione di 30 milioni di euro per l'anno 2024. Ai relativi oneri, pari a 30 milioni di euro per l'anno 2024, si provvede, quanto a 20 milioni di euro, mediante corrispondente riduzione del Fondo per l'attuazione della Strategia nazionale di cybersicurezza, di cui all'articolo 1, comma 899, lettera a), della legge 29 dicembre 2022, n. 197, e, quanto a 10 milioni di euro, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2024-2026, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2024, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.

3. Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzata la spesa di 27 milioni di euro per l'anno 2024 e 38 milioni di euro per l'anno 2025; ai relativi oneri si provvede, per l'anno 2024, mediante riduzione, quanto a 1 milione di euro, dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 140, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, e, quanto a 26 milioni di euro, dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, e, per l'anno 2025, mediante riduzione, quanto a 12 milioni di euro, dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 140, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, e, quanto a 26 milioni di euro, dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 95, della legge 30 dicembre 2018, n. 145.

TITOLO II

ULTERIORI DISPOSIZIONI IN MATERIA DI PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA

Articolo 36.

(Disposizioni in materia di soggetti attuatori)

1. All'articolo 9 del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

« 1-bis. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano alle attività di monitoraggio relative alla missione 2, componente 4, investimento 2.1.b, del PNRR, svolte dalle regioni e dalle province autonome. ».

Articolo 37.

(Disposizioni finanziarie)

1. L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 253, della legge 30 dicembre 2023, n. 213, come ridotta dall'articolo 1, comma 8, lettera l), del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, è incrementata di 80 milioni di euro per l'anno 2024 e di 250 milioni di euro per l'anno 2025.

2. Agli oneri derivanti dal comma 1, pari a 80 milioni di euro per l'anno 2024 e a 250 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede:

a) quanto a 60 milioni di euro per l'anno 2024, mediante utilizzo delle risorse di cui all'articolo 22, comma 1, del decreto-legge 1° marzo 2022, n. 17, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 aprile 2022, n. 34, destinate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 aprile 2022, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 113 del 16 maggio 2022, al credito d'imposta per la concessione di contributi per l'acquisto di veicoli non inquinanti di categoria M1, N1 e N2 e iscritte nello stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy, che è corrispondentemente ridotto;

b) quanto a 20 milioni di euro per l'anno 2024, mediante utilizzo delle risorse di cui all'articolo 22, comma 1, del decreto-legge 1° marzo 2022, n. 17, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 aprile 2022, n. 34, destinate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 aprile 2022, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 113 del 16 maggio 2022, ai contributi per l'acquisto di infrastrutture di ricarica ad uso domestico e iscritte nello stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy, che è corrispondentemente ridotto;

c) quanto a 250 milioni di euro per l'anno 2025, mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 22, comma 1, del decreto-legge 1° marzo 2022, n. 17, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 aprile 2022, n. 34.

TITOLO III

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 37-bis.

(Clausola di salvaguardia)

1. Le disposizioni del presente decreto si applicano nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione, anche con riferimento alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.

Articolo 38.

(Entrata in vigore)

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

CONDIZIONE POSTA DALLA 5A COMMISSIONE E ACCETTATA DAL GOVERNO

        La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, al recepimento delle seguenti condizioni:

            - all'articolo 4, comma 2, siano soppresse le lettere f-bis), m-bis), m-ter), m-quater) e m-quinquies);

            - all'articolo 10, comma 1, primo periodo, le parole: «di cui all'articolo 3 del presente decreto» siano sostituite dalle seguenti: «di cui all'articolo 1, comma 703, lettera c), della legge 23 dicembre 2014 n. 190»;

            - l'articolo 15-ter sia sostituito dal seguente: «l. Per l'anno 2024, il termine del 30 aprile previsto dall'articolo 3, comma 5-quinquies, del decreto-legge 30 dicembre 2021, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 febbraio 2022, n. 15, è differito al 20 luglio 2024. Restano fermi i termini di pagamento delle rate già stabiliti con regolamento comunale. Sono in ogni caso valide ed efficaci le deliberazioni di cui al medesimo articolo 3, comma 5-quinquies, del decreto-legge n. 228 del 2021, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 15 del 2022, eventualmente intervenute tra il l° maggio 2024 e la data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Il comma 7-quater dell'articolo 7 del decreto-legge 29 marzo 2024, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 2024, n. 67, è abrogato.».

EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO NON PRESI IN CONSIDERAZIONE A SEGUITO DELLA POSIZIONE DELLA QUESTIONE DI FIDUCIA SULL'ARTICOLO UNICO DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE

1.1

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: «definisce il quadro normativo nazionale finalizzato» aggiungere le seguenti: « a rafforzare il monitoraggio delle competenti commissioni parlamentari sullo stato di attuazione degli interventi relativi ai programmi nazionali e regionali della politica di coesione e»

     Conseguentemente dopo il comma 4 aggiungere il seguente: « 4-bis. Al fine di rafforzare le attività di monitoraggio e controllo da parte delle competenti commissioni parlamentari sullo stato di attuazione degli interventi relativi ai programmi nazionali e regionali della politica di coesione, le informazioni del sistema nazionale di monitoraggio di cui al comma 4, lettera m), sono trasmesse con apposito rapporto al Parlamento con cadenza trimestrale. Il primo rapporto è trasmesso al parlamento entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge.»

1.100 (già 1.500/1)

Manca, Lorenzin, Nicita, Misiani

Precluso

Al comma 2-bis, sostituire le parole: «anche in relazione a» con le seguenti: «relativi alle»;

     Conseguentemente, all'articolo 7, comma 3, sostituire le parole da: "da «In caso di inerzia» fino a: «assegna, sentita l'Autorità di gestione del programma,»" con le seguenti: "«il dipartimento per le politiche di coesione e per il sud della Presidenza del Consiglio dei Ministri assegna all'amministrazione responsabile ovvero» con le seguenti: «l'Autorità di gestione del programma assegna»"

1.2

Damante

Precluso

Al comma 3, sostituire le parole: "esclusiva in materia di rapporti dello Stato con l'Unione europea di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera a), della Costituzione" con le seguenti: "concorrente in materia di rapporti dello Stato con l'Unione europea di cui all'articolo 117, terzo comma, della Costituzione.".

1.3

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 3, aggiungere, in fine, le seguenti parole "e secondo quanto previsto dal Regolamento delegato (UE) n. 240/2014 della Commissione, del 7 gennaio 2014".

1.4

Pirro

Precluso

Al comma 3, aggiungere, in fine, le seguenti parole: "e secondo quanto previsto dal Regolamento delegato (UE) n. 240/2014 della Commissione, del 7 gennaio 2014."

1.5

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 3, aggiungere infine "e secondo quanto previsto dal Regolamento delegato (UE) n. 240/2014 della Commissione, del 7 gennaio 2014."

1.6

Damante

Precluso

Dopo il comma 3, inserire il seguente: "3-bis. Le disposizioni contenute nel presente decreto, che non riguardano in via esclusiva l'attuazione degli obblighi assunti in esecuzione del Reg UE 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 febbraio 2021, sono adottate nell'esercizio della competenza legislativa concorrente ove riguardino rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni ai sensi dell'articolo 117 secondo comma della Costituzione

2.2

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: « risorse idriche; » aggiungere le seguenti: « crisi idrica e disponibilità della risorsa per usi civici, agricoli e industriale; rischi di desertificazione;»

2.100 (già 2.9)

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

All'articolo sono apportate le seguenti modificazioni:

          a) al comma 1, dopo le parole "infrastrutture per il rischio idrogeologico" inserire le seguenti: "ivi compresi interventi relativi alla messa in sicurezza della rete viaria;

          b) al comma 1, dopo le parole "energia;" inserire le seguenti: "riqualificazione ed efficientamento energetico delle infrastrutture scolastiche".

2.4

Misiani, Manca, Lorenzin, Nicita

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: "infrastrutture per il rischio idrogeologico" inserire le seguenti: "ivi compresi interventi relativi alla messa in sicurezza della rete viaria"

2.6

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 1, dopo le parole "infrastrutture per il rischio idrogeologico" inserire le seguenti: "ivi compresi interventi relativi alla messa in sicurezza della rete viaria".

2.101 (già 2.12)

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: «il rischio idrogeologico e il rischio idraulico e per la protezione dell'ambiente», inserire le seguenti: «; messa in sicurezza degli edifici e conseguente miglioramento delle infrastrutture dei territori soggetti a rischio sismico;».

2.13

Lorenzin, Manca, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: "energia;" inserire le seguenti: "riqualificazione ed efficientamento energetico delle infrastrutture scolastiche".

2.14

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 1, dopo le parole "energia;" inserire le seguenti: "riqualificazione ed efficientamento energetico delle infrastrutture scolastiche"

2.18

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: "energia;" inserire le seguenti: "transizione digitale dei territori"

2.24

Lorenzin, Manca, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, dopo la parola: "energia;" inserire la seguente: "turismo"

2.26

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, dopo la parola "energia;" inserire le seguenti: "infrastrutture scolastiche sostenibili;"

2.28

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: "anche per le transizioni digitale e verde" aggiungere le seguenti: "occupabilità; istruzione e formazione; inclusione sociale e lotta alla povertà; nonché azioni per la ricerca e l'innovazione in connessione con la Strategia della Specializzazione Intelligente 2021-2027".

2.29

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: «transizioni digitale e verde», inserire le seguenti: «; lavoro; servizi sociali e sanitari; infrastrutturazione sociale».

2.30

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: «transizioni digitale e verde», inserire le seguenti: «; sicurezza della rete viaria provinciale; riqualificazione delle infrastrutture scolastiche; transizione digitale dei territori».

2.31

Furlan, Zampa, Camusso, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 1, aggiungere, in fine, le seguenti parole "occupabilità; istruzione e formazione; inclusione sociale e lotta alla povertà; nonché azioni per la ricerca e l'innovazione in connessione con la Strategia della Specializzazione Intelligente 2021-2027.".

2.33

Damante

Precluso

Al comma 1, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «messa in sicurezza della rete viaria; transizione digitale dei territori; riqualificazione ed efficientamento energetico delle infrastrutture scolastiche.».

2.34

Damante

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente: "1-bis. Per le finalità di cui al comma 1, alle parti sociali più rappresentative a livello nazionale è garantito l'accesso diretto e in tempo reale ai dati del sistema informatico «ReGiS» di cui all'articolo 1, comma 1043, della legge 30 dicembre 2020, n. 178."

G2.100

Liris

Precluso

Il Senato,

          in sede di esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 7 maggio 2024, n. 60, recante ulteriori disposizioni urgenti in materia di politiche di coesione,

     premesso che,

          l'Accordo di Partenariato Italia 2021-2027 prevede all'obiettivo "Energia (obiettivi specifici 2.I, 2.II, 2.III) interventi finalizzati alla riduzione dei consumi energetici, l'aumento della quota di energie rinnovabili sui consumi totali e la riduzione delle emissioni di gas climalteranti. Pertanto saranno sostenuti investimenti di efficientamento energetico, inclusa la domotica, di edifici, strutture e impianti pubblici;

          l'Accordo di Partenariato Italia 2021-2027 prevede altresì  all' obiettivo specifico 2.IV "Clima e rischi" interventi che mirano a ridurre l'esposizione al rischio della popolazione, delle infrastrutture e delle imprese promuovendo l'adattamento ai cambiamenti climatici, la prevenzione di tutte le tipologie di rischio e l'aumento della resilienza alle catastrofi, e adottando livelli essenziali di sicurezza in coerenza con l'assetto organizzativo del territorio previsto dal Codice di Protezione Civile;

     impegna il Governo,

          in piena coerenza con quanto previsto dall'Accordo di partenariato, nell'ambito dei settori individuati come strategici nella riforma della politica di coesione, a ricomprendere nelle azioni e programmi ricadenti nelle "infrastrutture per il rischio idrogeologico" anche interventi relativi alla "messa in sicurezza della rete viaria" e tra quelli afferenti all'"energia" anche interventi di "riqualificazione ed efficientamento energetico delle infrastrutture scolastiche".

G2.101

Pirovano

Precluso

Il Senato,

           in sede di esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 7 maggio 2024, n. 60, recante ulteriori disposizioni urgenti in materia di politiche di coesione,

          premesso che:

          L'Accordo di Partenariato Italia 2021-2027 prevede all'obiettivo "Energia (obiettivi specifici 2.I, 2.II, 2.III) interventi finalizzati alla riduzione dei consumi energetici, l'aumento della quota di energie rinnovabili sui consumi totali e la riduzione delle emissioni di gas climalteranti. Pertanto saranno sostenuti investimenti di efficientamento energetico, inclusa la domotica, di edifici, strutture e impianti pubblici;

          L'Accordo di Partenariato Italia 2021-2027 prevede altresì  all' obiettivo specifico 2.IV "Clima e rischi" interventi che mirano a ridurre l'esposizione al rischio della popolazione, delle infrastrutture e delle imprese promuovendo l'adattamento ai cambiamenti climatici, la prevenzione di tutte le tipologie di rischio e l'aumento della resilienza alle catastrofi, e adottando livelli essenziali di sicurezza in coerenza con l'assetto organizzativo del territorio previsto dal Codice di Protezione Civile;

          impegna il Governo:

          in piena coerenza con quanto previsto dall'Accordo di partenariato, nell'ambito dei settori individuati come strategici nella riforma della politica di coesione, a ricomprendere nelle azioni e programmi ricadenti nelle "infrastrutture per il rischio idrogeologico" anche interventi relativi alla "messa in sicurezza della rete viaria" e tra quelli afferenti all'"energia" anche interventi di "riqualificazione ed efficientamento energetico delle infrastrutture scolastiche".

G2.102

Fina

Precluso

Il Senato,

          in sede di esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 7 maggio 2024, n. 60, recante ulteriori disposizioni urgenti in materia di politiche di coesione,

     premesso che:

          l'Accordo di Partenariato Italia 2021-2027 prevede all'obiettivo "Energia (obiettivi specifici 2.I, 2.II, 2.III) interventi finalizzati alla riduzione dei consumi energetici, l'aumento della quota di energie rinnovabili sui consumi totali e la riduzione delle emissioni di gas climalteranti. Pertanto saranno sostenuti investimenti di efficientamento energetico, inclusa la domotica, di edifici, strutture e impianti pubblici;

          l'Accordo di Partenariato Italia 2021-2027 prevede altresì  all' obiettivo specifico 2.IV "Clima e rischi" interventi che mirano a ridurre l'esposizione al rischio della popolazione, delle infrastrutture e delle imprese promuovendo l'adattamento ai cambiamenti climatici, la prevenzione di tutte le tipologie di rischio e l'aumento della resilienza alle catastrofi, e adottando livelli essenziali di sicurezza in coerenza con l'assetto organizzativo del territorio previsto dal Codice di Protezione Civile;

     impegna il Governo:

          in piena coerenza con quanto previsto dall'Accordo di partenariato, nell'ambito dei settori individuati come strategici nella riforma della politica di coesione, a ricomprendere nelle azioni e programmi ricadenti nelle "infrastrutture per il rischio idrogeologico" anche interventi relativi alla "messa in sicurezza della rete viaria" e tra quelli afferenti all'"energia" anche interventi di "riqualificazione ed efficientamento energetico delle infrastrutture scolastiche".

G2.103

Liris

Precluso

Il Senato,

          in sede di esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 7 maggio 2024, n. 60, recante ulteriori disposizioni urgenti in materia di politiche di coesione,

     premesso che,

          l'Accordo di Partenariato Italia 2021-2027 prevede all'obiettivo "Energia (obiettivi specifici 2.I, 2.II, 2.III)" interventi finalizzati alla riduzione dei consumi energetici, l'aumento della quota di energie rinnovabili sui consumi totali e la riduzione delle emissioni di gas climalteranti. Pertanto saranno sostenuti investimenti di efficientamento energetico, inclusa la domotica, di edifici, strutture e impianti pubblici;

     impegna il Governo,

          in piena coerenza con quanto previsto dall'Accordo di partenariato, nell'ambito dei settori individuati come strategici nella riforma della politica di coesione, a ricomprendere nelle azioni e programmi afferenti all'"energia" anche interventi di "riqualificazione ed efficientamento energetico delle infrastrutture scolastiche".

G2.104

Fina

Precluso

Il Senato,

          in sede di esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 7 maggio 2024, n. 60, recante ulteriori disposizioni urgenti in materia di politiche di coesione;

     premesso che:

          l'Accordo di Partenariato Italia 2021-2027 prevede all'obiettivo "Energia (obiettivi specifici 2.I, 2.II, 2.III)" interventi finalizzati alla riduzione dei consumi energetici, l'aumento della quota di energie rinnovabili sui consumi totali e la riduzione delle emissioni di gas climalteranti. Pertanto saranno sostenuti investimenti di efficientamento energetico, inclusa la domotica, di edifici, strutture e impianti pubblici;

     impegna il Governo:

          in piena coerenza con quanto previsto dall'Accordo di partenariato, nell'ambito dei settori individuati come strategici nella riforma della politica di coesione, a ricomprendere nelle azioni e programmi afferenti all'"energia" anche interventi di riqualificazione ed efficientamento energetico delle infrastrutture scolastiche.

G2.105

Liris

Precluso

Il Senato,

          in sede di esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 7 maggio 2024, n. 60, recante ulteriori disposizioni urgenti in materia di politiche di coesione,

     premesso che,

          l'Accordo di Partenariato Italia 2021-2027 prevede, all' obiettivo specifico 2.IV "Clima e rischi", interventi che mirano a ridurre l'esposizione al rischio della popolazione, delle infrastrutture e delle imprese promuovendo l'adattamento ai cambiamenti climatici, la prevenzione di tutte le tipologie di rischio e l'aumento della resilienza alle catastrofi, e adottando livelli essenziali di sicurezza in coerenza con l'assetto organizzativo del territorio previsto dal Codice di Protezione Civile;

     impegna il Governo,

          in piena coerenza con quanto previsto dall'Accordo di partenariato, nell'ambito dei settori individuati come strategici nella riforma della politica di coesione, a ricomprendere nelle azioni e programmi ricadenti nelle "infrastrutture per il rischio idrogeologico" anche interventi relativi alla "messa in sicurezza della rete viaria".

G2.106

Fina

Precluso

Il Senato,

          in sede di esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 7 maggio 2024, n. 60, recante ulteriori disposizioni urgenti in materia di politiche di coesione,

     premesso che:

          l'Accordo di Partenariato Italia 2021-2027 prevede all' obiettivo specifico 2.IV "Clima e rischi" interventi che mirano a ridurre l'esposizione al rischio della popolazione, delle infrastrutture e delle imprese promuovendo l'adattamento ai cambiamenti climatici, la prevenzione di tutte le tipologie di rischio e l'aumento della resilienza alle catastrofi, e adottando livelli essenziali di sicurezza in coerenza con l'assetto organizzativo del territorio previsto dal Codice di Protezione Civile;

     impegna il Governo:

          in piena coerenza con quanto previsto dall'Accordo di partenariato, nell'ambito dei settori individuati come strategici nella riforma della politica di coesione, a ricomprendere nelle azioni e programmi ricadenti nelle "infrastrutture per il rischio idrogeologico" anche interventi relativi alla "messa in sicurezza della rete viaria".

3.1

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

All'articolo apportare le seguenti modificazioni:

          a) Al comma 1, dopo le parole "le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano" aggiungere le seguenti: "e il partenariato conformemente con quanto previsto dal Regolamento delegato (UE) n. 240/2014";

          b) Al comma 1, lettera a), dopo le parole "il coordinamento tra quelli attuati a livello regionale e quelli attuati a livello nazionale", aggiungere le seguenti: "in raccordo con il Comitato con funzioni di sorveglianza e di accompagnamento dell'attuazione dell'Accordo di Partenariato 2021-2027 e relative articolazioni.";

          c) Al comma 2, dopo le parole "delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano", aggiungere le seguenti: "e prevede la partecipazione del partenariato."

3.2

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 1, dopo le parole "le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano" inserire: "e il partenariato conformemente con quanto previsto dal Regolamento delegato (UE) n. 240/2014".

3.19

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: "province autonome di Trento e di Bolzano" aggiungere le seguenti: «, nonché dai rappresentanti dei corpi intermedi, delle realtà associative e del terzo settore».

3.25

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 1 dopo la lettera d) aggiungere la seguente lettera:

          d-bis) "approva l'elenco degli interventi prioritari di cui all'art.4 nell'ambito dei settori strategici indicati all'articolo 2".

3.26

Misiani, Manca, Lorenzin, Nicita

Precluso

Al comma 1 dopo la lettera d) aggiungere la seguente lettera:

          "d-bis) approva l'elenco degli interventi prioritari di cui all'articolo 4 nell'ambito dei settori strategici indicati all'articolo 2"

3.27

Aurora Floridia, De Cristofaro, Cucchi, Magni

Precluso

Al comma 1, dopo la lettera d), inserire la seguente:

          «d-bis) assicurare la conformità degli interventi al principio comunitario di "non arrecare un danno significativo" all'ambiente, come previsto all'articolo 17 del regolamento (UE) 2020/852.».

3.28

Furlan, Zampa, Camusso, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 2, sostituire le parole "e dai Presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano" con le seguenti: ", dai Presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e dai rappresentanti dei soggetti economici e sociali.".

3.29

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 2, dopo le parole: «delle province autonome di Trento e di Bolzano» aggiungere le seguenti: «, prevedendo altresì un meccanismo consultivo del partenariato economico e sociale».

3.31

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 2 dopo le parole: "Trento e di Bolzano" inserire le seguenti: "e con i rappresentanti delle forze economiche e sociali".

3.32

Enrico Borghi

Precluso

Al comma 2, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «nonché dai referenti o rappresentanti del partenariato economico, sociale e territoriale».

3.33

Lorenzin, Manca, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 2, aggiungere in fine le seguenti parole: "nonché dai referenti o rappresentanti del partenariato economico, sociale e territoriale".

3.37

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 2, aggiungere le seguenti parole: "nonché dai referenti o rappresentanti del partenariato economico, sociale e territoriale".

3.34

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 2, aggiungere, in fine, le seguenti parole "e prevede la partecipazione del partenariato."

3.40

Furlan, Zampa, Camusso, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo: "Partecipano ai lavori della Cabina di regia le organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative".

3.42

Pirro

Precluso

Dopo il comma 2, inserire il seguente:

          "2-bis. La Cabina di regia di cui al comma 2 è altresì integrata dai rappresentanti delle Parti Sociali competenti per i settori della riforma, individuati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, da adottarsi entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.".

4.1

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: « un più efficiente utilizzo» con le seguenti: « il completo utilizzo» e le parole: «individuano un elenco di interventi prioritari nell'ambito» con le seguenti: « predispongono l'elenco degli interventi finalizzati al completo utilizzo delle risorse e il conseguimento»  

     Conseguentemente, alla Rubrica e ai commi 2 e 3, ovunque ricorra, sopprimere la parola: « prioritari»

4.3

Lorenzin, Manca, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: "i Ministeri, le regioni e le province autonome, titolari di programmi della politica di coesione europea relativi al periodo di programmazione 2021-2027", inserire le seguenti: "sentite le Province"

4.9

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 1, dopo la parola: «individuano» inserire le seguenti: «, previa consultazione del partenariato economico e sociale».

4.10

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 1, dopo la parola: «individuano» inserire le seguenti: «, previa consultazione dei corpi intermedi, delle realtà associative e del terzo settore,».

4.11

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 1, primo periodo, aggiungere, in fine, le seguenti parole ", a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza di ciascun Programma deputato a specifiche funzioni secondo quanto previsto dall'articolo articolo 40 del Regolamento (UE) 2021/1060, tra cui l'esame del soddisfacimento delle condizioni abilitanti, del raggiungimento dei target, dei progressi di attuazione delle operazioni strategiche, nonché l'approvazione di eventuali proposte di modifica del Programma."

4.13

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 1, dopo le parole "già selezionati per il finanziamento o in fase di pianificazione", aggiungere le seguenti: "a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza di ciascun Programma deputato a specifiche funzioni come da art. 40 del Regolamento (UE) 2021/1060, tra cui l'esame del soddisfacimento delle condizioni abilitanti, del raggiungimento dei target, dei progressi di attuazione delle operazioni strategiche, nonché l'approvazione di eventuali proposte di modifica del Programma."

4.15

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 2, dopo le parole: «di cui al comma 1» aggiungere le seguenti: «, previo coinvolgimento dei predetti Comitati,».

4.100 (già 4.31)

Aurora Floridia, De Cristofaro, Cucchi, Magni

Precluso

Al comma 2, dopo la lettera m-quinquies), inserire la seguente:

          "m-sexies) Coerenza degli investimenti rispetto ai requisiti comunitari di sostenibilità ambientale che escludono le attività connesse ai combustibili fossili e di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.".

4.101

Aurora Floridia, De Cristofaro, Cucchi, Magni

Precluso

Sopprimere il comma 7-bis.

5.1

Lorenzin, Manca, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: « ciascuna Amministrazione titolare di programma trasmette» aggiungere le seguenti: « al parlamento, ai fini del monitoraggio da parte delle competenti commissioni parlamentari, e»  

5.3

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 2, dopo le parole: « le amministrazioni titolari di programmi comunicano tempestivamente» aggiungere le seguenti: « al parlamento, ai fini del monitoraggio da parte delle competenti commissioni parlamentari, e»  

5.4

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 2, dopo le parole: «desumibili dal sistema nazionale di monitoraggio» aggiungere le seguenti: «, nonché pubblicate in tempo reale sul sito web OpenCoesione per favorire la trasparenza dei dati».

5.7

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 3, dopo le parole: «una specifica azione di monitoraggio» aggiungere le seguenti: «, che prevede il supporto di strumenti di analisi qualitativa, di valutazione dell'efficacia e di raggiungimento dei risultati, e la valorizzazione dei già esistenti sistemi di valutazione locale,».

5.8

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 3, aggiungere, in fine, le seguenti parole "e del partenariato istituzionale e economico e sociale.".

5.10

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 3, dopo le parole "con il coinvolgimento delle Autorità di Gestione dei suddetti programmi", aggiungere le seguenti: "e del partenariato istituzionale e economico e sociale"

5.11

Furlan, Zampa, Camusso, Zambito, Manca

Precluso

Dopo il comma 3, inserire il seguente:

          "3-bis. Il Dipartimento per le politiche di coesione e per il sud, entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, provvede ad avviare l'iter per la costituzione del Comitato con funzioni di sorveglianza e di accompagnamento dell'attuazione dell'Accorso di Partenariato 2021-2027 e delle relative articolazioni. Il Comitato con funzioni di sorveglianza e di accompagnamento dell'attuazione dell'Accorso di Partenariato 2021-2027 e le relative articolazioni si riuniscono almeno due volte l'anno".

5.12

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Dopo il comma 3 inserire il seguente:

          "3-bis. Il dipartimento per le politiche di coesione e per il sud entro 30 giorni dal presente decreto provvede ad avviare l'iter per la costituzione del Comitato con funzioni di sorveglianza e di accompagnamento dell'attuazione dell'Accorso di Partenariato 2021-2027 e delle relative articolazioni. Il Comitato con funzioni di sorveglianza e di accompagnamento dell'attuazione dell'Accorso di Partenariato 2021-2027 e le relative articolazioni si riuniranno di norma almeno due volte l'anno".

6.8

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: «delle condizioni abilitanti» aggiungere le seguenti: «, nonché al rafforzamento dell'azione delle Province finalizzata alla fornitura di servizi a supporto dei Comuni del loro territorio».

6.10

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 2, apportare le seguenti modificazioni:

          a) dopo le parole "selezionato sulla base delle predette disposizioni" inserire le seguenti: "e alle medesime condizioni contrattuali";

          b) alla fine del comma aggiungere il seguente periodo: "Fermo restando i termini previsti dal comma 4, la proroga di cui al precedente periodo può essere proposta anche prima che sia spirato il termine previsto dal contratto d'assunzione a tempo determinato in essere, al fine di consentire alle amministrazioni procedenti alla proroga di preparare tutti gli atti necessari nei termini previsti dal comma 4".

6.12

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 2, dopo le parole "selezionato sulla base delle predette disposizioni", inserire le seguenti: "e alle medesime condizioni contrattuali" e aggiungere infine il seguente periodo: "Fermo restando i termini previsti dal comma 4, la proroga di cui al precedente periodo può essere proposta anche prima che sia spirato il termine previsto dal contratto d'assunzione a tempo determinato in essere, al fine di consentire alle amministrazioni procedenti alla proroga di preparare tutti gli atti necessari nei termini previsti dal comma 4."

6.14

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

          a) sopprimere i commi 3 e 4;

          b) dopo il comma 4 aggiungere il seguente: "4-bis. la sottoscrizione dei contratti del personale di cui al comma 2 è a tempo indeterminato. Per la copertura finanziaria fino al 31dicembre 2026 si fa riferimento a quanto previsto dal comma 2. A partire dal 1° gennaio 2027 la copertura sarà a carico del Fondo Sviluppo e coesione 2021-2027 destinato all Amministrazioni diverse da quelle regionali."

6.14a (già 5.5)

Furlan, Zampa, Camusso, Zambito, Manca

Precluso

Sostituire i commi 3 e 4 con il seguente:

          "3. La sottoscrizione dei contratti del personale di cui al comma 2 è a tempo indeterminato. Per la copertura finanziaria fino al 31 dicembre 2026 si applica quanto previsto dal comma 2. A partire dal 1° gennaio 2027 la copertura sarà a carico del Fondo Sviluppo e coesione 2021-2027 destinato alle Amministrazioni diverse da quelle regionali."

6.16

Furlan, Zampa, Camusso, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 4, sostituire le parole "non possono avere una scadenza successiva al 31 dicembre 2026" con le seguenti: "sono a tempo indeterminato".

6.17

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Alla fine del comma 4, sostituire le parole: "non possono avere una scadenza successiva al 31 dicembre 2026", con le seguenti: "sono a tempo indeterminato".

6.19

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Dopo il comma 4, aggiungere i seguenti:

          «4-bis) Per le medesime finalità di cui al comma 1 gli enti territoriali delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, e per valorizzare al contempo le professionalità già reclutate ai sensi dell'articolo 1, comma 179, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, a decorrere dal 1° giugno 2024 è istituito nello stato di previsione del Ministero dell'Economia e delle Finanze, per il successivo trasferimento al bilancio autonomo della Presidenza del consiglio dei ministri un Fondo con una dotazione pari a 10 milioni di euro per l'anno 2024, 22 milioni di euro per l'anno 2025 e 32 milioni di euro annui a decorrere dal 2026 per il rafforzamento della capacità amministrativa degli enti territoriali delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia nell'attuazione delle politiche di coesione.

          4-ter) Il Fondo di cui al comma 4-bis è finalizzato a sostenere le procedure di stabilizzazione presso le Amministrazioni, di cui al medesimo comma 4-bis, delle unità di personale in servizio presso le predette Amministrazioni e reclutate dall'Agenzia di Coesione Territoriale ai sensi dell'articolo 1, comma 179 della legge 30 dicembre 2020 n. 178, mediante il concorso pubblico bandito ai sensi dell'articolo 1, comma 181, della medesima legge n. 178 del 2020, secondo le modalità indicate dall'articolo 50, commi 17 e 17-bis, del decreto-legge 24 febbraio 2023, n. 13, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 aprile 2023, n. 41.

          4-quater) Entro sessanta giorni dalla data di conversione in legge del presente decreto-legge, il Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri provvede alla pubblicazione, sul proprio sito istituzionale, di un avviso finalizzato all'acquisizione delle manifestazioni d'interesse alla stabilizzazione del personale reclutato ai sensi dell'articolo 1, comma 179, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 da parte delle regioni, delle città metropolitane, delle province, delle unioni di comuni e dei comuni di cui al comma 4-bis. A pena di inammissibilità, le manifestazioni di interesse, oltre ad indicare le unità di personale da stabilizzare e i relativi profili professionali contengono l'assunzione dell'obbligo di adibire il personale stabilizzato esclusivamente allo svolgimento di attività direttamente afferenti alle politiche di coesione.

          4-quinquies) Agli oneri derivanti dall'attuazione delle disposizioni di cui ai commi 4-bis e seguenti, pari a 10 milioni di euro per l'anno 2024, 22 milioni di euro per l'anno 2025 e 32 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 607, della legge 30 dicembre 2021, n. 234.»

6.19a (già 5.13)

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Dopo il comma 4, aggiungere, in fine, i seguenti commi:

          "4-bis. Per le medesime finalità di cui al comma 1 gli enti territoriali delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, e per valorizzare al contempo le professionalità già reclutate ai sensi dell'articolo 1, comma 179, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, a decorrere dal 1° giugno 2024 è istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, per il successivo trasferimento al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri un Fondo con una dotazione pari a 10 milioni di euro per l'anno 2024, 22 milioni di euro per l'anno 2025 e 32 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2026 per il rafforzamento della capacità amministrativa degli enti territoriali delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia nell'attuazione delle politiche di coesione.

          4-ter. Il Fondo di cui al comma 4-bis è finalizzato a sostenere le procedure di stabilizzazione presso le Amministrazioni, di cui al medesimo comma 4-bis, delle unità di personale in servizio presso le predette Amministrazioni e reclutate dall'Agenzia di Coesione Territoriale ai sensi dell'articolo 1, comma 179, della legge 30 dicembre 2020 n. 178, mediante il concorso pubblico bandito ai sensi dell'articolo 1, comma 181, della medesima legge n. 178 del 2020, secondo le modalità indicate dall'articolo 50, commi 17 e 17-bis, del decreto-legge 24 febbraio 2023, n. 13, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 aprile 2023, n. 41.

          4-quater. Entro sessanta giorni dalla data di conversione in legge del presente decreto-legge, il Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri provvede alla pubblicazione, sul proprio sito istituzionale, di un avviso finalizzato all'acquisizione delle manifestazioni d'interesse alla stabilizzazione del personale reclutato ai sensi dell'articolo 1, comma 179, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, da parte delle regioni, delle città metropolitane, delle province, delle unioni di comuni e dei comuni di cui al comma 4-bis. A pena di inammissibilità, le manifestazioni di interesse, oltre ad indicare le unità di personale da stabilizzare e i relativi profili professionali contengono l'assunzione dell'obbligo di adibire il personale stabilizzato esclusivamente allo svolgimento di attività direttamente afferenti alle politiche di coesione.

          4-quinquies. Agli oneri derivanti dall'attuazione delle disposizioni di cui ai commi 4-bis e seguenti, pari a 10 milioni di euro per l'anno 2024, 22 milioni di euro per l'anno 2025 e 32 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 607, della legge 30 dicembre 2021, n. 234.".

6.23

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

 Dopo il comma 4, inserire il seguente:

          "4-bis. Per le finalità di cui al comma 1, nonché per rafforzare la capacità amministrativa degli enti coinvolti nell'attuazione delle politiche di coesione, all'articolo 3, comma 5, del decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, convertito, con modificazioni dalla legge 21 giugno 2023, n. 74, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Per le stabilizzazioni di cui al presente comma, l'anzianità di servizio può essere maturata anche computando i periodi di servizio svolti a tempo determinato presso amministrazioni diverse da quella che procede all'assunzione.»".

6.20

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Dopo il comma 4, inserire il seguente:

          "4-bis. Per le finalità di cui al comma 1, nonché per rafforzare la capacità amministrativa degli enti coinvolti nell'attuazione delle politiche di coesione, all'articolo 3, comma 5, del decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, convertito, con modificazioni dalla legge 21 giugno 2023, n. 74, le parole «previo colloquio selettivo e all'esito della valutazione positiva dell'attività lavorativa svolta,» sono soppresse.".

6.25

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Dopo il comma 4, aggiungere il seguente:

          4-bis). Alle finalità di cui al comma 1, nonché per rafforzare la capacità amministrativa degli enti coinvolti nell'attuazione delle politiche di coesione, all'articolo 3, comma 5 del decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, convertito, con modificazioni dalla legge 21 giugno 2023, n. 74, in fine è inserito il seguente periodo: «Per le stabilizzazioni di cui al presente comma, l'anzianità di servizio può essere maturata anche computando i periodi di servizio svolti a tempo determinato presso amministrazioni diverse da quella che procede all'assunzione.

6.22

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Dopo il comma 4, aggiungere il seguente:

          4-bis) Alle finalità di cui al comma 1, nonché per rafforzare la capacità amministrativa degli enti coinvolti nell'attuazione delle politiche di coesione, all'articolo 3, comma 5 del decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, convertito, con modificazioni dalla legge 21 giugno 2023, n. 74, le parole "previo colloquio selettivo e all'esito della valutazione positiva dell'attività lavorativa svolta," sono soppresse.

6.28

Furlan, Zampa, Camusso, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 5, primo periodo, sopprimere le parole "ubicati nei territori delle Regioni meno sviluppate".

6.31

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 6, dopo le parole "disponibili sul mercato" aggiungere le seguenti "e selezionati con procedura pubblica per titoli e colloquio,".

6.30

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 6, dopo le parole "disponibili sul mercato" aggiungere le seguenti "previo espletamento di procedura concorsuale, e".

7.1

Damante

Precluso

Al comma 1, primo periodo, sopprimere le seguenti parole "e delle relazioni semestrali di cui all'articolo 5"

7.4

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, le parole "che risultano conclusi" sono sostituite dalle seguenti: "che risultano in stato di attuazione".

8.1

Basso, Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Apportare le seguenti modifiche:

          a) al comma 1 sostituire le parole: "anche realizzati da grandi imprese" con le seguenti: "realizzati da imprese di qualunque dimensione, in forma singola o associata o in collaborazione con enti di ricerca e hub tecnologici promossi o riconosciuti dai Ministeri competenti";

          b) al comma 2 sostituire le parole: "realizzati dalle imprese, anche di grandi dimensioni" con le seguenti: "pmi o imprese di grandi dimensioni, in forma singola o associata, aggregazioni stabili di imprese o reti di imprese, in ogni caso anche prevedendo l'eventuale coinvolgimento di enti di ricerca pubblici o privati, digital hubs (eDIH e DIH) e competence centre".

8.2

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: «anche realizzati da» inserire le seguenti: «piccole e medie imprese e da».

8.3

Aurora Floridia, De Cristofaro, Cucchi, Magni

Precluso

Al comma 1, lettera a), dopo le parole: "lo sviluppo", inserire la seguente: "sostenibile".

8.4

Aurora Floridia, De Cristofaro, Cucchi, Magni

Precluso

Al comma 1, dopo la lettera b), aggiungere la seguente:

          "b-bis) Ridurre i sussidi ambientalmente dannosi (SAD) a partire dal 2025, sulla base del Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi pubblicato dal Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica e tenuto conto degli obiettivi del Piano REPowerEU, in attuazione del regolamento (UE) 2023/435.

8.6

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 2, primo periodo, dopo le parole "delle disposizioni inerenti all'ammissibilità al finanziamento", aggiungere le seguenti: "e al riesame intermedio e importo di flessibilità" e al quarto periodo, dopo le parole "le modalità di attuazione operativa dell'intervento di cui al secondo periodo del presente comma", aggiungere le seguenti: "a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale FESR 2021-2027."

8.7

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 2, primo periodo, dopo le parole "delle disposizioni inerenti all'ammissibilità al finanziamento" inserire le seguenti "e al riesame intermedio e importo di flessibilità".

8.8

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 2, aggiungere, in fine, le seguenti parole "a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale FESR 2021-2027."

8.9

Damante

Precluso

Al comma 4, dopo le parole "di approvazione della Commissione europea" sono inserite le seguenti "e utilizzate fino a concorrenza dell'intera quota regionale di cofinanziamento dei programmi europei FESR e FSE Plus,"

G9.100

Paita

Precluso

Il Senato,

     premesso che:

          il redditometro è uno strumento di accertamento sintetico del reddito che consente all'amministrazione finanziaria una determinazione indiretta del reddito complessivo del contribuente, basata sulla capacità di spesa del medesimo: l'accertamento scatta quando le spese sono eccessive rispetto al reddito dichiarato;

          il Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, consentiva all'Amministrazione finanziaria di esperire tale determinazione del reddito in base ad elementi e circostanze di fatto certi, in relazione al contenuto induttivo di tali elementi e circostanze, ove il reddito complessivo netto accertabile si discostasse per almeno un quarto da quello dichiarato.

          il Decreto del Ministero dell'economia e delle finanze 7 maggio 2024, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 116 del 20 maggio 2024, ha individuato il contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva sulla base del quale, ai sensi del quinto comma dell'articolo 38 Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 può essere fondata la determinazione sintetica del reddito complessivo delle persone fisiche;

       impegna il Governo:

          ad abolire il comma quinto dell'articolo 38 del DPR 600/1973, al fine di sopprime lo strumento c.d redditometro, ormai del tutto invasivo e che non consente di contrastare realmente l'evasione fiscale.

10.100

Damante

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

          a) al comma 1, dopo le parole "legge 30 dicembre 2020, n. 178," inserire le seguenti: "su iniziativa dell'amministrazione assegnataria delle risorse";

          b) al comma 2, dopo le parole "della Presidenza del Consiglio dei ministri procede" inserire le seguenti: ", su proposta dell'amministrazione assegnataria delle risorse,".

10.1

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: «30 dicembre 2020, n. 178,» aggiungere le seguenti: «previa richiesta della regione interessata che non ha sottoscritto Accordi per la coesione» e sostituire le parole: «può essere disposta» con le seguenti: «è disposta»

10.4

Lorenzin, Manca, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: «può essere disposta» con le seguenti: «è disposta»

10.5

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: « può essere disposta un'assegnazione» inserire le seguenti: « pari al 20 per cento.»

10.6

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, aggiungere in fine le seguenti parole: « Qualora l'Accordo per la coesione non sia definito entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, il Presidente della regione o della provincia autonoma individua autonomamente gli obiettivi di sviluppo da perseguire e i relativi interventi.»

10.7

Furlan, Zampa, Camusso, Zambito, Manca

Precluso

Dopo il comma 1, inserire il seguente:

          "1-bis. La Cabina di regia di cui all'articolo 1, comma 703, lettera c), della legge 23 dicembre 2014 n. 190 è integrata con la partecipazione delle Organizzazioni sindacali e Datoriali comparativamente più rappresentative".

10.8

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Dopo il comma 1 aggiungere il seguente:

          "1-bis. La Cabina di regia di cui all'articolo 1 comma 703, lettera c) della legge 23 dicembre 2014 n. 190 è integrata con la partecipazione delle Organizzazioni sindacali e Datoriali comparativamente più rappresentative".

10.11

Lorenzin, Manca, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 2, dopo le parole: «Il Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei Ministri procede» aggiungere le seguenti: «previo accordo con la regione interessata che non ha sottoscritto Accordi per la coesione»

10.101 (già 10.14)

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Apportare le seguenti modifiche:

          a) al comma 5, sopprimere le seguenti parole: «di spese di investimento»;

          b) dopo il comma 5-bis, aggiungere i seguenti:

          «5-ter. Al fine di accelerare l'utilizzo dei fondi comunitari, a seguito della sottoscrizione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri dell'Accordo di cui all'art.1 , comma 1 del DL 124/2023, le risorse del Fondo Sviluppo e Coesione per la programmazione 2021-2027, utilizzabili a copertura della quota regionale di cofinanziamento dei Programmi europei di coesione, nei limiti massimi stabiliti dalla Delibera CIPESS n. 25/2023 e secondo gli importi contenuti nei singoli Accordi, sono assegnate alle Regioni ed alle Province Autonome, che possono immediatamente stanziarle, accertarle e impegnarle nei propri bilanci, nelle more della conclusione del procedimento previsto dall'art. 1 , comma 1 del DL 124/2023.

          5-quater. Al fine di accelerare la spesa relativa agli obiettivi correlati alla programmazione comunitaria 2021 - 2027, una quota pari al 10% delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione, programmazione 2021-2027, di cui all'articolo 1, comma 177, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, e sue modifiche e integrazioni, assegnate alle amministrazioni centrali come differenza del Fondo Sviluppo e Coesione disponibile e la quota assegnata alle Regioni e alle Province autonome a seguito dell'imputazione programmatica della delibera CIPESS 3 agosto 2023, n. 25, è accantonata e destinata all'istituzione di un fondo di premialità a cui accedono le Regioni e le Province autonome che hanno garantito, al 31 dicembre 2023, la spesa e la rendicontazione dei Fondi strutturali europei per il ciclo di programmazione 2014 - 2020 per almeno l'80% dei pagamenti rispetto al valore del programma assegnato a ciascun Ente. Il fondo di premialità è ripartito fra le Regioni e le Province autonome con delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS) entro il 30 giugno 2024 fermo restando il vincolo territoriale della chiave di riparto percentuale dell'80% al Mezzogiorno e del 20% al Centro-nord.»

10.17

Misiani, Manca, Lorenzin, Nicita

Precluso

Al comma 5, sostituire le parole «senza vincoli di riparto tra i programmi» con le seguenti: «fermo restando il rispetto del vincolo di riparto territoriale di cui all'articolo 1, comma 178, della Legge 30 dicembre 2020, n. 178».

10.102 (già 10.19)

Damante

Precluso

Dopo il comma 5-bis, inserire i seguenti:

          «5-ter. Le risorse non aggiudicate entro i termini previsti dai punti 2.3 e 2.4 della delibera CIPESS n. 35/2022 rientrano nella disponibilità del Fondo sviluppo e Coesione e vengono riprogrammate ai sensi delle disposizioni FSC 2021-2027, preservandone la destinazione per regione.

          5-quater. Le risorse destinate ai progetti non finanziati con la delibera CIPESS n. 1/2022 in quanto non rientranti nei requisiti previsti ai sensi dell'art. 1, comma 178, lettera d) ed f) della legge 30 dicembre 2020, n. 178, sono assegnate e possono essere riprogrammate ai sensi delle disposizioni FSC 2021-2027, preservandone la destinazione per regione.»

10.103 (già 10.25)

Furlan, Zampa, Camusso, Zambito, Manca

Precluso

Dopo il comma 5-bis, inserire il seguente:

          «5-ter. I Comitati tecnici e di indirizzo e sorveglianza, previsti dagli Accordi per lo Sviluppo e la Coesione, sono integrati con la partecipazione delle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative».

10.104 (già 10.26)

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Dopo il comma 5-bis aggiungere il seguente:

           "5-bis.1. I Comitati tecnici e di indirizzo e sorveglianza sono integrati con la partecipazione delle Organizzazioni sindacali e Datoriali comparativamente più rappresentative".

10.0.5

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Dopo l'articolo 10, aggiungere il seguente:

«Art. 10-bis.

(Apertura di contabilità speciali per la gestione degli interventi cofinanziati dall'Unione europea, dalla programmazione complementare e dal Fondo per lo sviluppo e la coesione)

          1. Al fine di accelerare il processo di erogazione delle risorse europee e nazionali relative alle politiche di coesione destinate al finanziamento di interventi di titolarità delle Amministrazioni regionali, nonché di ridurre i tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni, sono istituite apposite contabilità speciali intestate alle Amministrazioni regionali, titolari degli interventi, sulle quali affluiscono le risorse europee e di cofinanziamento nazionale, nonché le risorse del Fondo di rotazione di cui all'articolo 5 della legge 16 aprile 1987, n. 183, per le programmazioni e gli interventi complementari del Fondo per lo sviluppo e la coesione, programmazione 2021-2027. Tenuto conto delle competenze delle Province autonome di Trento e di Bolzano, le risorse finanziarie di cui al presente comma sono trasferite al bilancio delle medesime Province autonome e sono erogate alle stesse mediante accredito sul conto di Tesoreria unica aperto presso la sede provinciale della Banca d'Italia di ciascuna Provincia.

10.0.7 (testo 2)

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 10-bis

(Proroga termini questionari e rendicontazioni richiesti agli enti locali)

          1. Al fine di assicurare l'ordinata restituzione, da parte degli enti locali coinvolti, del questionario FC80U e delle schede di rendicontazione e monitoraggio dell'utilizzo dei fondi assegnati e vincolati al raggiungimento di determinati obiettivi di servizio annuali, il termine di cui all'articolo 5, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216, è fissato al 15 luglio 2024 e la certificazione degli obiettivi di servizio per il 2023 di cui all'articolo 1, comma 449, lettere d-quinquies), d-sexies) e d-octies), della legge  11 dicembre 2016, n. 232, deve essere trasmessa digitalmente alla Sogei Spa entro il 31 luglio 2024.

10.0.8

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 10-bis

(Utilizzo avanzi vincolati di rilevanza sociale)

          1. Limitatamente agli esercizi finanziari 2024, 2025 e 2026, gli enti territoriali possono applicare al bilancio di previsione, anche in deroga alle previsioni di cui ai commi 897 e 898 dell'articolo 1 della Legge 30 dicembre 2018 n. 145, gli avanzi vincolati derivanti da trasferimenti statali a valere su fondi nazionali ed europei da impiegarsi nei settori sociale, scuola e protezione civile.

11.100 (già 11.2)

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

All'articolo apportare le seguenti modifiche:

       a) sostituire il comma 1 con il seguente: «1. Al fine di promuovere il recupero del divario infrastrutturale tra le regioni del Mezzogiorno d'Italia e le altre aree geografiche del territorio nazionale, nonché di garantire analoghi livelli essenziali di infrastrutturazione e dei servizi a essi connessi, è istituito presso il Ministero per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR il «Fondo perequativo infrastrutturale per il Mezzogiorno». Al Fondo affluiscono le risorse attualmente stanziate sul Fondo di cui all'articolo 22, comma 1-ter della legge 5 maggio 2009, n. 42.»;

       b) dopo il comma 3, aggiungere il seguente:

           «3-bis. All'articolo 22, della legge 5 maggio 2009, n. 42, sono apportate le seguenti modifiche:

                a) il comma 1 è sostituito dal seguente:

                   "1. Al fine di assicurare il recupero del divario infrastrutturale tra le diverse aree geografiche del territorio nazionale, anche infra-regionali, nonché di garantire analoghi livelli essenziali di infrastrutturazione e dei servizi a essi connessi, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze è istituito il "Fondo perequativo infrastrutturale". Il fondo è destinato al finanziamento dell'attività di progettazione e di esecuzione di interventi relativi a infrastrutture stradali, autostradali, ferroviarie, portuali, aeroportuali, idriche, nonché a strutture sanitarie, assistenziali e scolastiche. Gli interventi suscettibili di finanziamento possono consistere nella realizzazione di nuove strutture o nel recupero del patrimonio pubblico esistente, anche mediante la sua riqualificazione funzionale.";

                 b) il comma 1-bis è sostituito dal seguente:

                    "1-bis. Entro il 30 novembre 2024, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome individua gli interventi da realizzare per il recupero del divario infrastrutturale e di sviluppo, nei limiti delle risorse disponibili nel Fondo, tenendo conto tra l'altro:

                        1) dell'assenza ovvero della grave carenza di collegamenti infrastrutturali con le reti su gomma e su ferro di carattere e valenza nazionale;

                        2) dell'estensione delle superfici territoriali;

                        3) della specificità insulare con particolare riferimento al grado di accessibilità dei territori e alla loro attrattività, nonché di quanto previsto dall'articolo 1, comma 690, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, e degli esiti del tavolo tecnico-politico sui costi dell'insularità di cui al punto 10 dell'accordo in materia di finanza pubblica fra lo Stato e la regione Sardegna del 7 novembre 2019;

                        4) delle specificità delle zone di montagna e delle aree interne;

                        5) della densità della popolazione e delle unità produttive;

                        6) dell'entità dei finanziamenti riconosciuti a valere sulle risorse del PNRR e dal Piano complementare di cui al decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° luglio 2021, n. 101, nonché di quelli previsti dagli Accordi per la coesione, per realizzazione della medesima tipologia di interventi. Gli interventi non devono essere già oggetto di integrale finanziamento a valere su altri fondi nazionali, dell'Unione europea, del PNRR o dal Piano complementare. La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome considera fra i criteri di priorità da utilizzare nella selezione degli interventi:

                            1) l'avanzato stato progettuale dell'intervento o la sua immediata cantierabilità;

                            2) la capacità dell'intervento di determinare un significativo miglioramento della mobilità dell'utenza ovvero della qualità dei servizi educativi, sanitari o assistenziali erogati;

                            3) l'indisponibilità di finanziamenti a valere su altri fondi nazionali o dell'Unione europea;

                            4) le modalità di monitoraggio procedurale e finanziario degli interventi attraverso il sistema di cui al decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 229, nonché di rendicontazione degli stessi.

                        Inoltre, individua l'amministrazione responsabile e disciplina degli obiettivi iniziali, intermedi e finali attesi, in coerenza con le risorse annualmente rese disponibili e i casi e le modalità di revoca dei finanziamenti concessi, nonché di recupero degli stessi.";

                 c) il primo periodo del comma 1-ter è così sostituito:

                 "L'autorizzazione di spesa del fondo di cui al comma 1, è incrementata di 200 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2028; di 300 milioni di euro per ciascuno deli anni dal 2029 al 2032; di 400 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2033 al 2035 e di 408,5 milioni di euro per il 2036. All'onere si provvede per gli anni dal 2024 al 2032 mediate corrispondente riduzione delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione, periodo di programmazione 2021-2027, di cui all'articolo 1, comma 177, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, con imputazione alla quota afferente alle amministrazioni centrali ai sensi dell'articolo 1, comma 178, lettera b), numero 1), della medesima legge n. 178 del 2020; mediate riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'art.10, comma 5, del decreto-legge 29 dicembre 2004, n.282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n.307 per 200 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2033 al 2036 e del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 per 200 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2033 al 2035 e per 208,9 milioni di euro per il 2036."

                 d) il comma 1-quater è sostituito dal seguente:

                 "1-quater. Entro il 10 dicembre 2024, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentiti i Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, per gli affari regionali e le autonomie, dell'economia e delle finanze, e per gli Affari europei, per le politiche di coesione e per il PNNR, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, è adottato il Piano di interventi, proposto dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome con le indicazioni l'importo del relativo finanziamento, i soggetti attuatori, in relazione al tipo e alla localizzazione dell'intervento, il cronoprogramma della spesa, con indicazione delle risorse annuali necessarie per la loro realizzazione, nonché le modalità di revoca e di eventuale riassegnazione delle risorse in caso di mancato avvio nei termini previsti dell'opera da finanziare. Gli interventi devono essere corredati, ai sensi dell'articolo 11, comma 2-bis, della legge 16 gennaio 2003, n. 3, del Codice unico di progetto. Il Piano è comunicato alla Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281."

                 e) il comma 1-quinquies è abrogato;

                 f) al comma 1-sexies le parole "dal terzo periodo" sono sostituite da "dall'ultimo periodo";

                 g) al comma 2 le parole "sulla base della ricognizione di cui al comma 1 del presente articolo," sono sostituite con "gli".»

11.101 (già 11.1)

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Sostituire il comma 1, con il seguente: "1. Il Fondo di cui all'articolo 22, comma 1-ter della legge 5 maggio 2009, n. 42, è rifinanziato per un ammontare pari a 300 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026, di 200 milioni di euro per l'anno 2027 e di 500 milioni per ciascuno degli anni dal 2028 al 2033"

     Conseguentemente:

          1) Al comma 2, sostituire le parole: «Il Fondo perequativo infrastrutturale per il Mezzogiorno» con le seguenti: « Una quota delle risorse del Fondo di cui al comma 1, pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2028 al 2033»;

          2) Al comma 3, lettera a), sostituire le parole: «del fondo perequativo infrastrutturale per il Mezzogiorno » con le seguenti: « di cui al comma 2»

          3) dopo il comma 7, aggiungere il seguente: « 7-bis. Ai maggiori oneri di cui al comma 1, pari a 300 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026, a 200 milioni di euro per l'anno 2027 e a 500 milioni per ciascuno degli anni dal 2028 al 2033, si provvede:

          a) quanto a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026, mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190;

          b) quanto a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026, mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307;

          c) quanto a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026, a 200 milioni di euro per l'anno 2027 e a 500 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2028 al 2033 a valere sui risparmi di spesa e le maggiori entrate derivanti dalla rimodulazione e dall'eliminazione dei sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221. Entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze e il Ministero delle imprese e del made in Italy, individua i sussidi di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, oggetto di rimodulazione ed eliminazione al fine di conseguire risparmi di spesa o maggiori entrate pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026, a 200 milioni di euro per l'anno 2027 e a 500 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2028 al 2033.»

11.6

Nicita

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: « Fondo perequativo infrastrutturale per il Mezzogiorno» aggiungere le seguenti: « e per le Isole»

11.7

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

          a) Dopo il comma 1 è inserito il seguente:

          1-bis. Per il finanziamento del Fondo di cui al comma precedente, è previsto uno stanziamento iniziale di 4.400 milioni di euro per gli anni dal 2024 al 2034, di cui 200 milioni di euro per l'anno 2024, 300 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2025 al 2028, 500 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2029 al 2034. Agli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al presente comma, pari a 200 milioni di euro per l'anno 2024, 300 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2025 al 2028, 500 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2029 al 2034, si provvede a valere sulle maggiori entrate rivenienti a decorrere dall'anno 2024 dall'annuale e progressiva eliminazione nella misura del dieci per cento dei sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui al catalogo istituito presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, limitatamente a quelli che non impattano sulla tutela, costituzionalmente garantita, delle famiglie vulnerabili, della salute e del lavoro.

          b) Al comma 3, lettera a) le parole: "l'entità delle risorse assegnate, nei limiti delle risorse del fondo di cui al comma 1, per la realizzazione degli interventi di cui al comma 2 in ciascuna delle regioni indicate nel medesimo comma, tenendo conto, tra l'altro" sono sostituite dalle seguenti: "l'entità delle risorse assegnate per la realizzazione di ciascuno degli interventi di cui al comma 2 in ciascuna delle regioni indicate nel medesimo comma, tenendo conto, tra l'altro".

11.102 (già 11.12)

Damante

Precluso

Dopo il comma 2, inserire i seguenti:

          "2-bis. La dotazione finanziaria del Fondo perequativo infrastrutturale per il Mezzogiorno è incrementata di 3oo milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 206, 200 milioni di euro per l'anno 2027 e 400 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2028 al 20233.

          2-ter. Agli oneri di cui al comma 2-bis, pari a 3.500 milioni complessivi, di cui di 3oo milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026, 200 milioni di euro per l'anno 2027 e 400 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2028 al 20233, si provvede:

          a) quanto a 3080 milioni di euro, di cui 300 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026, 200 milioni di euro per l'anno 2027 e 330 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2028 al 20233, mediante l'incremento, a decorrere dal 2024, del 10 per cento annuo dell'aliquota ridotta relativa alla voce 1 (Differente trattamento fiscale fra benzina e gasolio), con esclusione del gasolio utilizzato a fini agricoli, di cui alla Tabella A - Impieghi dei prodotti energetici che comportano l'esenzione dall'accisa o l'applicazione di un'aliquota ridotta - del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504;

          b) quanto a 420 milioni di euro di euro, di cui 70 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2028 al 2033, mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.".

11.13

Pirro, Marton

Precluso

Apportare le seguenti modifiche:

          a) dopo il comma 2, inserire il seguente: «2-bis. Al fine di promuovere il finanziamento delle attività di progettazione e di esecuzione da realizzare nei territori delle regioni non destinatarie del fondo di cui all'articolo 2, nonchè garantire i livelli essenziali di infrastrutture e dei servizi a essi connessi, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze è istituito un fondo perequativo con una dotazione di 100 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2027 al 2033. Al fondo si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui alla legge 5 maggio 2009, n. 42.»;

          b) al comma 3, lettera a), dopo le parole: «al comma 1» inserire le seguenti: «e 2-bis» e sostituire le parole: «di cui al comma 2 in ciascuna delle regioni indicate nel medesimo comma» con le seguenti: «di cui ai commi 2 e 2-bis per ciascuna regione».

     Conseguentemente, alla rubrica, sopprimere le seguenti parole: «per il Mezzogiorno»

11.18

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 3, dopo le parole: «28 agosto 1997, n. 281:» inserire le seguenti: «e consultazione delle proposte dei rappresentanti dei corpi intermedi, delle realtà associative e del terzo settore,».

11.30

Lorenzin, Manca, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 3, lettera c) dopo il numero 3) aggiungere il seguente:

           "3-bis) interventi in corso di individuazione o già individuati dalle amministrazioni centrali di riferimento, a partire dall'Avviso n. 3 per la presentazione di istanze ai fini della programmazione degli interventi finanziabili dallo Stato in via ordinaria nel settore del Trasporto Rapido di Massa, a valere sul Fondo Investimenti di cui all'art. 1, comma 95 e ss., della Legge 30 dicembre 2018, n. 145, e pubblicato dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti il 9 febbraio 2024, ai sensi delle Linee guida operative per la valutazione degli investimenti nel settore del Trasporto Rapido di Massa (TRM), adottate con Decreto Ministeriale del 21 ottobre 2022."

11.34

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Dopo il comma 5, aggiungere il seguente: « 5-bis. All'articolo 7-bis, comma 2-ter, del decreto legge 29 dicembre 2016, n. 243, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 18, dopo le parole: "in conformità all'obiettivo" sono aggiunte le seguenti: "del 40 per cento".

11.35

Damante, Pirro

Precluso

Dopo il comma 7, inserire il seguente: "7-bis. L'ambito di applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 7-bis, comma 2, del decreto-legge 29 dicembre 2016, n. 243, convertito con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 18, come modificato dal comma 5 del presente articolo è esteso alle società a controllo pubblico di cui al decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175.".

11.38

Damante

Precluso

Dopo il comma 8, aggiungere il seguente: «8-bis. Nell'ambito della riforma collegata agli investimenti del PNRR relativa alla pianificazione di una politica strategica di sviluppo del sistema portuale italiano, al fine di raggiungere gli obiettivi delle Autorità di sistema portuale, in particolare delle Regioni della Sicilia e della Sardegna che, secondo quanto sancito dal sesto comma dell'articolo 119 della Costituzione, necessitano della promozione di misure atte a rimuovere gli svantaggi derivanti dall'insularità, alla legge 28 gennaio 1994, n. 84, sono apportate le seguenti modificazioni:

          a) all'articolo 9, comma 1, dopo la lettera e) è aggiunta la seguente: "e-bis) da un componente designato dal sindaco di un comune capoluogo di provincia delle regioni Sicilia e Sardegna il cui porto è incluso nel sistema portuale;"

          b) all'allegato A, sostituire il numero 9) con il seguente: 9) AUTORITÀ DI SISTEMA PORTUALE DEL MARE DI SICILIA ORIENTALE - Porti di Augusta, Catania, Pozzallo, Rada di Santa Panagia, Rada del Porto Grande, Porto Piccolo e Porto di Ognina."

12.1

Lorenzin, Manca, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, aggiungere in fine le seguenti parole: « Gli esiti della ricognizione sono trasmessi alle competenti commissioni parlamentari entro i successivi 30 giorni.»

12.2

Misiani, Manca, Lorenzin, Nicita

Precluso

Sopprimere il comma 2

12.3

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Sopprimere il comma 3

12.5

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 3 dopo le parole "sentito il Ministro dell'economia e delle finanze" aggiungere le seguenti parole "sentita la Cabina di Regia di cui all'articolo 3 del presente decreto".

12.0.1

Lorenzin, Manca, Misiani, Nicita

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 12-bis

 1. Al fine di migliorare l'efficacia dei Contratti di Sviluppo e di accelerare il processo di istruttoria e finanziamento degli investimenti:

          a) una quota delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), non utilizzate entro il 30 giugno 2026, è destinata ai Contratti di Sviluppo (CdS), al fine di garantire che i progetti in attesa di finanziamento, già avviati, possano rapidamente beneficiare delle risorse necessarie;

          b) è autorizzato l'avvio delle istruttorie dei Contratti di Sviluppo anche in assenza di fondi disponibili, previa sottoscrizione da parte delle aziende interessate di un impegno formale a non richiedere l'erogazione dei fondi fino alla loro effettiva disponibilità. A tale fine, si prevede la possibilità di sottoscrivere contratti con condizione sospensiva, che diventeranno efficaci solo al momento della disponibilità delle risorse finanziarie.»

13.5

Martella, Manca

Precluso

Al comma 2, sostituire le parole "80 milioni di euro per l'anno 2024" con le seguenti "160 milioni di euro per gli anni 2024 e 2025".

     Conseguentemente, al comma 5, sostituire le parole: «100 milioni di euro per l'anno 2024 e in 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026» con le seguenti: « 180 milioni di euro per l'anno 2024, in 130 milioni di euro per l'anno 2025 e in 80 milioni di euro l'anno 2026»  

13.6

Martella, Manca

Precluso

Al comma 2, sostituire le parole: « 80 milioni di euro per l'anno 2024» con le seguenti: « 80 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025, 2026 e 2027»

     Conseguentemente, al comma 5, sostituire le parole: «e in 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026» con le seguenti: «, in 130 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026 e in 80 milioni di euro per l'anno 2027»  

14.1

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 2, sopprimere le seguenti parole: "indicate per la regione Campania dalla delibera del CIPESS n. 25/2023 del 3 agosto 2023, iscritte nel Fondo per lo sviluppo e la coesione, periodo di programmazione 2021-2027, di cui all'articolo 1, comma 177, della legge 30 dicembre 2020, n. 178"

14.7

Aurora Floridia, De Cristofaro, Cucchi, Magni

Precluso

Dopo il comma 4, inserire il seguente:

          "4.1. Gli interventi previsti al comma 1 sono realizzati nel rispetto del principio comunitario di non arrecare un danno significativo all'ambiente, ai sensi dell'articolo 17 del regolamento (UE) 2020/852.

14.100

Pirro, Damante, Turco

Precluso

Sopprimere il comma 4-bis.

14.0.8

Nicita

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 14-bis

          1. Per il periodo 2021-27, agli enti locali delle regioni insulari è riconosciuta la facoltà di ripristinare l'uso delle economie di gara a valere su risorse PNRR e FSC inerenti ad interventi rubricati "piccole e medie opere", di cui all'art. 1, Legge 160/2019.»

14.0.6

Nicita

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 14-bis

          1. Gli enti locali delle regioni insulari che si trovino in gestione provvisoria o esercizio provvisorio possono variare il bilancio di previsione 2024-2025, 2025-2026, 2026-2027 per  ridurre il fondo crediti di dubbia esigibilità stanziato  nella missione « Fondi e accantonamenti »  ad  un  valore pari al 50 per cento dell'accantonamento,  a condizione che la restante quota non accantonata venga interamente impegnata in interventi relativi ai settori strategici di cui all'art 2 del presente decreto per i medesimi anni.

14.0.7

Nicita

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 14-bis

          1. Gli enti locali delle regioni insulari che si trovino in gestione provvisoria o esercizio provvisorio possono variare il bilancio di previsione 2024-2025, 2025-2026, 2026-2027 per  ridurre il fondo crediti di dubbia esigibilità stanziato  nella missione « Fondi e accantonamenti »  ad  un  valore pari al 50 per cento dell'accantonamento,  a condizione che la restante quota non accantonata venga interamente impegnata in interventi relativi ai settori strategici di cui all'art 2 del presente decreto, ivi incluso l'aumento di personale negli enti locali, prevedendo, nei casi dei Comuni in dissesto, che le assunzioni de quo vadano in deroga per i medesimi anni.»

14.0.5

Nicita

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 14-bis

          1. In considerazione delle difficoltà determinate dall'attuale emergenza dovuta all'aumento dei costi energetici,  nell'anno 2024, gli enti locali delle regioni insulari possono effettuare operazioni di sospensione della quota capitale di mutui e di altre forme di prestito contratti con le banche, gli intermediari finanziari e la Cassa depositi e prestiti Spa, anche nel corso dell'esercizio provvisorio di cui all'articolo 163 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, mediante deliberazione dell'organo esecutivo, fermo restando l'obbligo di provvedere alle relative iscrizioni nel bilancio di previsione.

14.0.9 (testo 2)

Nicita, Meloni

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 14-bis

(Fondo nazionale per il contrasto degli svantaggi derivanti dall'insularità)

          1. La dotazione del Fondo nazionale per il contrasto degli svantaggi derivanti dall'insularità di cui ai commi 806 e 807 dell'articolo 1 della legge 29 dicembre 2022 n.197 è incrementata di 800 milioni a valere sui fondi di sviluppo e coesione, di cui 200 da destinare agli interventi per il  superamento della grave fragilità del sistema dei trasporti da e verso la Sardegna e la Sicilia e 600 milioni per gli interventi finalizzati ad incrementare la disponibilità della risorsa idrica e per il contrasto alla siccità.

14.0.100 (già 11.0.3)

Sabrina Licheri, Damante

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 14-bis

(Disposizioni per il contrasto degli svantaggi derivanti dall'insularità)

          1. Al fine di assicurare la piena attuazione dei princìpi di cui al sesto comma dell'articolo 119 della Costituzione in materia di rimozione degli svantaggi derivanti dell'insularità, il fondo di cui all'articolo 1, comma 806, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, è incrementato di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026.

          2. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026 si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»

15.100 (già 15.7)

Aurora Floridia, De Cristofaro, Cucchi, Magni

Precluso

Dopo il comma 4-ter, inserire il seguente:

          "4-ter.1. Per i finanziamenti degli interventi, previsti ai commi 1 e 3, si applicano i criteri ambientali minimi di cui, al comma 2, dell'articolo 57 del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, in coerenza con la delibera CIPE 22 dicembre 2017, n. 108, recante «Approvazione della strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile» nella quale sono definite le direttrici delle politiche economiche, sociali e ambientali finalizzate a raggiungere, entro il 2030, i diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile.".

15-ter.0.100 (già 15.0.7)

Misiani, Manca, Lorenzin, Nicita

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 15-quater

(Misure di semplificazione e supporto al sistema dei grandi confidi)

          1. Al fine di favorire maggiore competitività al sistema dei confidi nel Sud Italia, all'articolo 3 del decreto-legge 31 dicembre 2020, n. 183, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2021, n. 21, sostituire il comma 11-quater con il seguente: "11-quater. Per l'adozione dei provvedimenti di revoca ai sensi dell'articolo 4 del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 2 aprile 2015, n. 53, conseguenti al venir meno di un volume di attività finanziaria pari o superiore a 150 milioni di euro, i tre esercizi consecutivi rilevanti iniziano a decorrere non prima dell'esercizio 2024".

16.1

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: «dell'inserimento al lavoro» inserire le seguenti: «, nonché alla nascita di nuove imprese,».

16.2

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 1, dopo le parole "del Ministero del lavoro e delle politiche sociali" inserire le seguenti ", in coerenza con quanto previsto dall'articolo 10 della legge n. 81 del 2017, per l'attivazione e la messa in opera dei soggetti di cui ai commi 1 e 2 del medesimo articolo,".

16.4

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 1, dopo le parole "e delle politiche sociali", aggiungere le seguenti ", in coerenza con il dettato della Legge 22 maggio 2017, n. 81, di cui all'art.10, per l'attivazione e la messa in opera dei soggetti di cui ai commi 1-2 della stessa norma".

17.5

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 2, aggiungere in fine le seguenti parole: « Le attività imprenditoriali ammesse al finanziamento sono quelle relative a produzione di beni nei settori dell'artigianato, dell'industria, della pesca e dell'acquacoltura, ovvero relative alla fornitura di servizi, ivi compresi i servizi turistici, nonché le attività del commercio, ivi compresa la vendita dei beni prodotti nell'attività di impresa.»

17.7

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

All'articolo apportare le seguenti modificazioni:

          a)  Dopo il comma 3, aggiungere il seguente comma:

          «3-bis) Sono ammissibili a finanziamento le iniziative imprenditoriali avviate esclusivamente attraverso il supporto dello sportello dedicato, di cui al comma 3 dell'art.10 della Legge 22 maggio 2017, n. 81.»

          b) Al comma 4, dopo la lettera c), inserire la seguente lettera:

          «c-bis) interventi di sostegno in coerenza con l'art.9 comma 1 della Legge 22 maggio 2017, n. 81.»

          c) Al comma 5, dopo le parole "sportelli regionali per le imprese" aggiungere le seguenti ", e in coerenza con il dettato dell'art.10 Legge 22 maggio 2017, n. 81.

          d) Al comma 6, dopo le parole "gli obiettivi specifici del Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021 - 2027", aggiungere le seguenti: "a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma."

17.9

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Dopo il comma 3, inserire il seguente:

          "3-bis. Sono ammissibili al finanziamento le iniziative imprenditoriali avviate esclusivamente attraverso il supporto dello sportello dedicato, di cui al comma 3 dell'articolo 10 della legge n. 81 del 2017.".

17.10

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 4 dopo la lettera c), aggiungere la seguente:

          "c-bis) interventi di sostegno in coerenza con l'articolo 9, comma 1, della legge n. 81 del 2017".

17.11

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 5, dopo le parole: «gli sportelli regionali per le imprese» aggiungere le seguenti: «, nonché alle associazioni di categoria rappresentative dei comparti produttivi e a un soggetto terzo, istituito ad hoc a presidio degli interessi delle piccole-medie imprese».

17.12

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 5, dopo le parole: «gli sportelli regionali per le imprese» aggiungere le seguenti: «, nonché alle libere associazioni di professionisti».

17.13 (testo corretto)

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 5, aggiungere, in fine, le seguenti parole ", e in coerenza con quanto previsto dall'articolo 10 della legge n. 81 del 2017".

17.17

Lorenzin, Manca, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 6, aggiungere in fine le seguenti parole: « nonché i criteri di dettaglio per l'ammissibilità alla misura e di attuazione della stessa nonché le modalità di controllo e monitoraggio della misura incentivante, prevedendo altresì i casi di revoca del beneficio e di recupero delle somme.»

17.18

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 6, aggiungere, in fine, le seguenti parole "a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma."

17.19

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 7, lettera a), sostituire le parole: «30.000 euro» con le seguenti: «40.000 euro», e sostituire le parole: «40.000 euro» con le seguenti: «50.000 euro».

17.20

Misiani, Manca, Lorenzin, Nicita

Precluso

Al comma 8, aggiungere in fine le seguenti parole: «I contributi di cui al comma 7 non concorrono alla formazione del reddito ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.».

17-bis.100

Pirro, Damante

Precluso

Al comma 1, sopprimere la lettera a).

18.3

Parrini, Giorgis

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: «n. 123» inserire le seguenti: «, e, limitatamente a quanto previsto dai commi 4, lettera c), e 7 del presente articolo, nei territori delle regioni dell'Italia centrale colpite dagli eventi sismici del 2009 e del 2016».

18.4

Verducci

Precluso

Al comma 1, aggiungere in fine le seguenti parole: « L'applicazione della predetta misura è estesa, a valere sulle risorse disponibili assegnate ai sensi del comma 10 del presente articolo, anche ai territori dei comuni delle Regioni Lazio, Marche e Umbria di cui agli allegati 1, 2 e 2-bis al decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229, nonché alle aree di crisi industriale della Regione Marche.»

     Conseguentemente:

          -  al comma 10, sostituire le parole: « 49,5 milioni di euro» con le seguenti: « 59,5 milioni di euro» e le parole: « 445, 5 milioni» con le seguenti: « 500 milioni»;

          - Agli ulteriori maggiori oneri di cui al comma 1, pari a 10 milioni per l'anno 2024 e a 54,5 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede:

          a) quanto a 5 milioni di euro per l'anno 2024 e a 25 milioni di euro per l'anno 2025, mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre del 2004, n. 282, convertito con modificazioni dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307;

          b) quanto a 5 milioni di euro per l'anno 2024 e a 29,5 milioni di euro per l'anno 2025, mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo articolo 1, comma 200, della legge n. 190 del 2014;

18.8

Lorenzin, Manca, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 2, aggiungere in fine le seguenti parole: « Le attività imprenditoriali ammesse al finanziamento sono quelle relative a produzione di beni nei settori dell'artigianato, dell'industria, della pesca e dell'acquacoltura, ovvero relative alla fornitura di servizi, ivi compresi i servizi turistici, nonché le attività del commercio, ivi compresa la vendita dei beni prodotti nell'attività di impresa.»

18.10

Martella, Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

          a) al comma 3, dopo la lettera b), inserire la seguente: "b-bis) soci e collaboratori familiari del beneficiario principale dell'intervento;";

          b) al comma 5, dopo le parole "sportelli regionali per le imprese," inserire le seguenti: "le associazioni imprenditoriali,";

          c) al comma 7, lettera a), sostituire le parole: "40.000 euro" con le seguenti: "50.000 euro"; e le parole: "50.000 euro" con le seguenti: "70.000 euro"

18.12

Fregolent

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

          a) al comma 3, dopo la lettera b), inserire la seguente:

          «b-bis) soci e collaboratori familiari del beneficiario principale dell'intervento;»

          b) al comma 5, dopo le parole «sportelli regionali per le imprese,» inserire le seguenti: «le Associazioni imprenditoriali,».

          c) al comma 7, lettera a),

          1) al primo periodo, sostituire la parola: «40.000» con la seguente: «50.000»

          2) al secondo periodo, sostituire la parola: «50.000» con la seguente: «70.000»

18.100 (già 18.18)

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

          a) Dopo il comma 3, aggiungere il seguente:

          "3-bis) Sono ammissibili a finanziamento le iniziative imprenditoriali avviate esclusivamente attraverso il supporto dello sportello dedicato, di cui al comma 3 dell'art.10 della Legge 22 maggio 2017, n. 81.";

          b) Al comma 4, dopo la lettera c), aggiungere la seguente lettera:

          "c-bis) interventi di sostegno in coerenza con l'art.9 comma 1 della Legge 22 maggio 2017, n. 81.";

          c)  Al comma 5, dopo le parole "24 agosto 2016" aggiungere le seguenti: ", e in coerenza con il dettato dell'art.10 Legge 22 maggio 2017, n. 81";

          d) Al comma 6, dopo le parole "gli obiettivi specifici del Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021 - 2027" inserire le seguenti: "a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma."

18.19

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Dopo il comma 3, inserire il seguente:

          "3-bis. Sono ammissibili a finanziamento le iniziative imprenditoriali avviate esclusivamente attraverso il supporto dello sportello dedicato, di cui al comma 3 dell'art.10 della Legge 81/2017".

18.20

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 4 dopo la lettera c), aggiungere la seguente:

          "c-bis) interventi di sostegno in coerenza con l'articolo 9, comma 1, della L. 81/2017".

18.21

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 5, dopo le parole: «gli sportelli regionali per le imprese» aggiungere le seguenti: «, nonché alle associazioni di categoria rappresentative dei comparti produttivi e a un soggetto terzo, istituito ad hoc a presidio degli interessi delle piccole-medie imprese».

18.22

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 5, dopo le parole: «gli sportelli regionali per le imprese» aggiungere le seguenti: «, nonché alle libere associazioni di professionisti».

18.23

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 5, aggiungere, in fine, le seguenti parole ", e in coerenza con il dettato dell'articolo10 della legge n. 81 del 2017".

18.26

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 6, aggiungere in fine le seguenti parole: « nonché i criteri di dettaglio per l'ammissibilità alla misura e di attuazione della stessa nonché le modalità di controllo e monitoraggio della misura incentivante, prevedendo altresì i casi di revoca del beneficio e di recupero delle somme.»

18.27

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 6, aggiungere, in fine, le seguenti parole "a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma."

18.34

Nave

Precluso

Al comma 7, dopo le parole: «sede legale» ovunque ricorrano, inserire le seguenti: «e operativa»

18.29

Parrini, Giorgis

Precluso

Al comma 7, lettera a), secondo periodo, sopprimere le parole: «per le attività di cui al comma 2 aventi sede legale nelle aree del Mezzogiorno e nei territori delle regioni dell'Italia centrale colpite dagli eventi sismici del 2009 e del 2016».

18.33

Parrini, Giorgis

Precluso

Al comma 7, sostituire le parole: «nelle aree del Mezzogiorno e nei territori delle», ovunque ricorrono, con le seguenti: «nelle regioni del Mezzogiorno e nelle».

18.35

Misiani, Manca, Lorenzin, Nicita

Precluso

Al comma 8, aggiungere in fine le seguenti parole: «I contributi di cui al comma 7 non concorrono alla formazione del reddito ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.».

19.100 (già 19.5)

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: «all'Ente Nazionale per il Microcredito» aggiungere le seguenti: «, nonché alle associazioni imprenditoriali e alla loro rete consulenziale».

19.2

Martella, Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, aggiungere in fine il seguente periodo: "Per le attività di tutoraggio, selezione e istruttoria, il soggetto gestore può avvalersi del supporto delle associazioni imprenditoriali presenti sul territorio attraverso la stipula di specifiche convenzioni."

19.3

Fregolent

Precluso

Al comma 1, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Per le attività di tutoraggio, selezione e istruttoria, il soggetto gestore può avvalersi del supporto delle Associazioni imprenditoriali presenti sul territorio attraverso la stipula di specifiche convenzioni.»

19.4

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Dopo il comma 2, aggiungere i seguenti:

          «2-bis. Le amministrazioni pubbliche di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le università, nonché le associazioni e gli enti del terzo settore di cui all'articolo 1, comma 1, della legge 6 giugno 2016, n. 106, possono fornire a titolo gratuito, previa comunicazione al soggetto gestore di cui al comma 1, servizi di consulenza e assistenza nelle varie fasi di sviluppo del progetto imprenditoriale ai soggetti di cui agli articoli 17 e 18. Le amministrazioni pubbliche prestano i servizi di cui al periodo precedente nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali previste a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

          2-ter. Il soggetto gestore di cui al comma 1 provvede alla relativa istruttoria, valutando anche la sostenibilità tecnico-economica del progetto, entro sessanta giorni dalla presentazione dell'istanza, ad esclusione dei periodi di tempo necessari alle eventuali integrazioni documentali che possono essere richieste ai proponenti, una sola volta.»

20.0.5

Fregolent

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 20-bis

(Disposizioni urgenti in materia di trasporto pubblico locale)

          1. Ai fini dell'attuazione dell'articolo 1, comma 273, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e dell'articolo 4, comma 3, del decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 6 agosto 2007, si considerano valide le domande pervenute anche successivamente ai termini indicati del 31 marzo 2023 per l'anno 2022 e 31 marzo 2024 per l'anno 2023 e comunque non oltre il 30 settembre 2024.»

20.0.4

Misiani

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 20-bis

(Riapertura dei termini per l'espletamento delle procedure ai fini dell'indennità di malattia per i lavoratori del trasporto pubblico locale)

          1. Ai fini dell'attuazione dell'articolo 1, comma 273, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, per quanto previsto dal comma 3 dell'articolo 4 del decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 6 agosto 2007, si considerano valide le domande pervenute anche successivamente ai termini indicati del 31 marzo 2023 per l'anno 2022 e 31 marzo 2024 per l'anno 2023 e comunque non oltre il 30 settembre 2024.»

20.0.6

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 20-bis

(Riapertura termini indennità TPL)

          1. Ai fini dell'attuazione dell'articolo 1, comma 273, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, per quanto previsto al comma 3 dell'articolo 4 del decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 6 agosto 2007, si considerano valide le domande pervenute anche successivamente ai termini   indicati del 31 marzo 2023 per l'anno 2022 e 31 marzo 2024 per l'anno 2023 e comunque non oltre il 30 settembre 2024.»

21.2

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 1, primo periodo, dopo le parole: «per i dipendenti assunti a tempo indeterminato», inserire le seguenti: «e a tempo pieno».

21.5

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 4, dopo le parole "nonché con i contenuti e gli obiettivi specifici del Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021 - 2027" inserire le seguenti: "e a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma,".

21.7

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 4, dopo le parole "nonché con i contenuti e gli obiettivi specifici del Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021 - 2027", aggiungere le seguenti: "e a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma"

22.1

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: «dal 1° settembre 2024 e fino al 31 dicembre 2025» con le seguenti: «dal 1° settembre 2024 e fino al 31 dicembre 2027».

22.3

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 1, dopo le parole "con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato o effettuano la trasformazione del contratto di lavoro subordinato da tempo determinato a tempo indeterminato" inserire le seguenti "a tempo pieno; se a tempo parziale il contratto deve rispettare il requisito minimo di 20 ore settimanali; è esclusa qualsiasi forma di contratto intermittente. In caso di tempo parziale, il contributo viene proporzionalmente ridotto e non è cumulabile con altre attivazioni a tempo parziale".

22.4

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 1, primo periodo, dopo le parole "subordinato da tempo determinato a tempo indeterminato", inserire le seguenti "e a tempo pieno".

22.5

Pirro

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

      a) al comma 1:

          1) dopo le parole: «da tempo determinato a tempo indeterminato» inserire le seguenti: «a tempo pieno o parziale nel rispetto del requisito minimo di 20 ore settimanali»;

          2) dopo il primo periodo, inserire i seguenti: «Dall'esonero contributivo di cui al presente articolo è esclusa qualsiasi forma di contratto intermittente. In caso di tempo parziale, il contributo viene proporzionalmente ridotto e non è cumulabile con altre attivazioni a tempo parziale.»;

      b) al comma 2, primo periodo, sopprimere le seguenti parole: «e non sono mai stati occupati a tempo indeterminato.».

22.6

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 1 dopo le parole "un periodo massimo di ventiquattro mesi", aggiungere le seguenti: "aumentati a 36 mesi in casi di assunzioni nelle Regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna".

22.7

Furlan, Zampa, Camusso, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 1, primo periodo, dopo le parole "un periodo massimo di ventiquattro mesi", inserire le seguenti ", aumentati a trentasei mesi in casi di assunzioni nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna,".

22.8

Furlan, Zampa, Camusso, Zambito, Manca

Precluso

All'articolo, apportare le seguenti modificazioni:

          a) al comma 1, sostituire le parole "100 per cento" con le seguenti: "50 per cento";

          b) al comma 2, sopprimere le parole: "e non sono stati mai occupati a tempo indeterminato.";

          c) dopo il comma 11, aggiungere il seguente: "11-bis. Al fine di incrementare l'occupazione giovanile stabile e favorire l'adeguamento delle competenze, ai datori di lavoro privati che dal 1° settembre 2024 e fino al 31 dicembre 2025 assumono ai sensi degli articoli 43, 44 e 45 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, lo sgravio contributivo ivi previsto è maggiorato al 100 per cento.".

22.9

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

          a) al comma 1 sostituire le parole "100 per cento" con le seguenti: "50 per cento";

          b) al comma 2 sopprimere le parole: "e non sono stati mai occupati a tempo indeterminato";

          c) dopo il comma 11, aggiungere il seguente: "11-bis. Al fine di incrementare l'occupazione giovanile stabile e favorire l'adeguamento delle competenze, ai datori di lavoro privati che dal 1° settembre 2024 e fino al 31 dicembre 2025 assumono ai sensi degli articoli 43, 44 e 45 del Decreto legislativo 15 giugno 2015 n. 81, lo sgravio contributivo ivi previsto è maggiorato al 100 per cento".

22.11

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Dopo il comma 1 aggiungere il seguente:

      «1-bis. le assunzioni di cui al comma 1devono comportare un incremento occupazionale netto calcolato sulla base della differenza tra il tra il numero dei lavoratori occupati rilevato in ciascun mese e il numero dei lavorator mediamente occupati nei dodici mesi precedenti. Per i dipendenti con contratto di lavoro a tempo parziale, il calcolo è ponderato in base al rapporto tra il numero delle ore pattuite e il numero delle ore che costituiscono l'orario normale di lavoro dei lavoratori a tempo pieno. L'incremento della base occupazionale è considerato al netto delle diminuzioni del numero degli occupati verificatesi in società controllate o collegate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile o facenti capo, anche per interposta persona, allo stesso soggetto. L'esonero di cui al presente articolo non si applica ai rapporti di lavoro domestico e ai rapporti di apprendistato.».

22.12

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 2 sopprimere le parole "non sono stati mai occupati a tempo indeterminato".

22.14

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Dopo il comma 2, inserire il seguente:

          "2-bis. Le assunzioni di cui al comma 1 devono comportare un incremento occupazionale netto calcolato sulla base della differenza tra il numero dei lavoratori occupati rilevato in ciascun mese e il numero dei lavoratori mediamente occupati nei dodici mesi precedenti. Per i dipendenti con contratto di lavoro a tempo parziale, il calcolo è ponderato in base al rapporto tra il numero delle ore pattuite e il numero delle ore che costi­tuiscono l'orario normale di lavoro dei lavoratori a tempo pieno. L'incre­mento della base occupazionale è considerato al netto delle diminuzioni del numero degli occupati verificatesi in società controllate o collegate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile o facenti capo, anche per inter­ posta persona, allo stesso soggetto. L'esonero di cui al presente articolo non si applica ai rapporti di lavoro domestico e ai rapporti di apprendi stato.".

22.15

Fregolent

Precluso

Al comma 3, dopo le parole «è riconosciuto» inserire le seguenti: «per un periodo massimo di 36 mesi»

22.16

Martella, Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 3, dopo le parole "è riconosciuto" inserire le seguenti: "per un periodo massimo di 36 mesi"

22.28

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 10, dopo le parole ", nonché con i contenuti e gli obiettivi specifici del Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021 - 2027" inserire le seguenti "e a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma".

22.31

Lorenzin, Manca, Misiani, Nicita

Precluso

Sostituire il comma 11 con il seguente: «11. La maggiorazione di cui al comma 3 si applica nel rispetto del regolamento (UE) n. 2831/2023 della Commissione, del 13 dicembre 2023, relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti "de minimis".».

22.0.1

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

"Art. 22-bis

(Bonus patenti per l'autotrasporto)

          1. All'articolo 1 del decreto-legge 10 settembre 2021, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2021, n. 156, i commi 5 bis e 5-ter sono sostituiti dai seguenti:

          "5-bis. Nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è istituito un fondo, denominato 'Programma patenti giovani autisti per l'autotrasporto', con una dotazione pari a 3,7 milioni di euro per l'anno 2022 e a 5,4 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2026, finalizzato alla concessione, per il periodo dal 1° luglio 2022 al 31 dicembre 2026, di un contributo, denominato 'buono patente autotrasporto', pari all'80 per cento della spesa sostenuta e comunque di importo non superiore a 2.500 euro, in favore delle imprese di trasporto su strada che, sulla base delle attività di formazione rendicontate, finalizzate all'acquisizione delle abilitazioni professionali per la guida dei veicoli destinati all'esercizio dell'attività di autotrasporto di persone e di merci, procedano all'assunzione di almeno il 60 per cento del personale formato. I corsi di formazione sono svolti avvalendosi dei centri di formazione autorizzati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

          5-ter. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono definiti i termini e le modalità di presentazione delle domande per la concessione del beneficio di cui al comma 5-bis, nonché le modalità di erogazione dello stesso, i criteri per la selezione delle stesse, le spese ammissibili, le modalità di verifica, controllo e rendicontazione delle spese, nonché le cause di decadenza e revoca anche ai fini del rispetto del limite di spesa. Una quota, pari a 1 milione di euro per l'anno 2022, delle risorse del fondo di cui al comma 5-bis è destinata alla progettazione e alla realizzazione della piattaforma informatica per l'erogazione del beneficio di cui al medesimo comma 5-bis. Per le finalità di cui al secondo periodo, il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili può avvalersi, mediante stipulazione di apposite convenzioni, delle società SOGEI - Società generale d'informatica Spa e CONSAP - Concessionaria servizi assicurativi pubblici Spa, anche in conformità al comma 1 dell'articolo 43 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108. Eventuali economie derivanti dall'utilizzo delle risorse previste per la realizzazione della piattaforma di cui al secondo periodo sono utilizzate per l'erogazione del beneficio di cui al comma 5-bis."

23.1

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Sostituire l'articolo con il seguente:

          "1.Al fine di favorire le pari opportunità nel mercato del lavoro per le lavoratrici, ai datori di lavoro privati che stipulino, con le organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, accordi che introducano misure volte a favorire la conciliazione tra vita e lavoro e la condivisione del lavoro di cura, con particolare riferimento all'organizzazione del lavoro, alla flessibilità oraria e al lavoro agile, è concesso uno sgravio contributivo del 50%, esteso al 100% per le aziende con meno di 20 dipendenti, per ogni lavoratrice e lavoratore coinvolto, a condizione che l'utilizzo delle misure stesse sia equilibrato tra i generi. Entro 60 giorni un decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale regolamenterà la norma.

          2.Alla legge 30 dicembre 2013 n. 2023, articolo 1, al comma 180 cancellare le parole "di tre o più figli".

          3. Alla legge 30 dicembre 2013 n. 2023, articolo 1, sopprimere il comma 181.

          4. Agli oneri del presente articolo, quantificati in 200 milioni, si provvede a valere sulle maggiori entrate rivenienti a decorrere dall'anno 2024 dall'annuale e progressiva eliminazione nella misura del dieci per cento dei sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui al catalogo istituito presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, limitatamente a quelli che non impattano sulla tutela, costituzionalmente garantita, delle famiglie vulnerabili, della salute e del lavoro.

23.3

Furlan, Zampa, Camusso, Zambito, Manca

Precluso

Sostituire l'articolo con il seguente:

"Art. 23

(Misure a favore delle pari opportunità per le lavoratrici)

          1. Al fine di favorire le pari opportunità nel mercato del lavoro per le lavoratrici, ai datori di lavoro privati che stipulino, con le organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, accordi che introducano misure volte a favorire la conciliazione tra vita e lavoro e la condivisione del lavoro di cura, con particolare riferimento all'organizzazione del lavoro, alla flessibilità oraria e al lavoro agile, è concesso uno sgravio contributivo del 50 per cento, esteso al 100 per cento per le aziende con meno di 20 dipendenti, per ogni lavoratrice e lavoratore coinvolto, a condizione che l'utilizzo delle misure stesse sia equilibrato tra i generi. 2. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono definite le modalità attuative del presente comma.

          2. All'articolo 1 della legge 30 dicembre 2023, n. 213, sono apportate le seguenti modificazioni:

          a) al comma 180, le parole "di tre o più figli" sono soppresse;

          b) il comma 181 è abrogato".

          3. Agli oneri derivanti dai commi 1 e 2, valutati nel limite massimo di 250 milioni di euro per l'anno 2024 e di 500 milioni a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2."."

23.4

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: «dal 1° settembre 2024 al 31 dicembre 2025» con le seguenti: «dal 1° settembre 2024 al 31 dicembre 2027».

23.6

Misiani, Manca, Zampa, Camusso, Furlan, Zambito

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole «per un periodo massimo di ventiquattro mesi» con le seguenti «per un periodo massimo di trentasei mesi».

23.7

Furlan, Zampa, Camusso, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 1, dopo le parole "per un periodo massimo di ventiquattro mesi" inserire le seguenti ", aumentati a trentasei mesi in casi di assunzioni nelle Regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna,".

23.8

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

 Al comma 1 dopo le parole un periodo massimo di ventiquattro mesi, aggiungere le seguenti:

          "aumentati a 36 mesi in casi di assunzioni nelle Regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna".

23.9

Pirro

Precluso

Al comma 2, apportare le seguenti modificazioni:

          1) dopo le parole: «in relazione alle assunzioni a tempo indeterminato» inserire le seguenti: «a tempo pieno o parziale nel rispetto del requisito minimo di 20 ore settimanali»;

          2) dopo le parole: «nonché in relazione alle assunzioni a tempo indeterminato» inserire le seguenti: «o trasformazioni del contratto di lavoro subordinato da tempo determinato a tempo indeterminato, a tempo pieno; se a tempo parziale il contratto deve rispettare il requisito minimo di 20 ore settimanali; è esclusa qualsiasi forma di contratto intermittente. In caso di tempo parziale, il contributo viene proporzionalmente ridotto e non è cumulabile con altre attivazioni tempo parziale.»;

          3) aggiungere, in fine, i seguenti periodi: «Dall'esonero contributivo di cui al presente articolo è esclusa qualsiasi forma di contratto intermittente. In caso di tempo parziale, il contributo viene proporzionalmente ridotto e non è cumulabile con altre attivazioni a tempo parziale.»;

23.10

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 2, dopo le parole "in relazione alle assunzioni a tempo indeterminato" inserire le seguenti "a tempo pieno; se a tempo parziale il contratto deve rispettare il requisito minimo di 20 ore settimanali; è esclusa qualsiasi forma di contratto intermittente. In caso di tempo parziale, il contributo viene proporzionalmente ridotto e non è cumulabile con altre attivazioni tempo parziale" e dopo le parole "nonché in relazione alle assunzioni a tempo indeterminato" inserire le seguenti "o trasformazioni del contratto di lavoro subordinato da tempo determinato a tempo indeterminato, a tempo pieno; se a tempo parziale il contratto deve rispettare il requisito minimo di 20 ore settimanali; è esclusa qualsiasi forma di contratto intermittente. In caso di tempo parziale, il contributo viene proporzionalmente ridotto e non è cumulabile con altre attivazioni tempo parziale".

23.11

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 2, dopo le parole "in relazione alle assunzioni a tempo indeterminato" inserire le seguenti: "a tempo pieno" e aggiungere, in fine, i seguenti periodi: "Se a tempo parziale il contratto deve rispettare il requisito minimo di 20 ore settimanali; è esclusa qualsiasi forma di contratto intermittente. In caso di tempo parziale, il contributo viene proporzionalmente ridotto e non è cumulabile con altre attivazioni tempo parziale.".

23.12

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 2, primo periodo, dopo le parole "in relazione alle assunzioni a tempo indeterminato" inserire le seguenti: "e a tempo pieno".

23.100 (già 23.14)

Martella, Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 2, dopo le parole «residenti nelle regioni della ZES unica per il Mezzogiorno» sopprimere le seguenti: «ammissibili ai finanziamenti nell'ambito dei fondi strutturali dell'Unione europea»

23.15

Fregolent

Precluso

Al comma 2 sopprimere le seguenti parole: «ammissibili ai finanziamenti nell'ambito dei fondi strutturali dell'Unione europea»

23.19

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 2, dopo le parole "nonché in relazione alle assunzioni a tempo indeterminato" inserire le seguenti: "o trasformazioni del contratto di lavoro subordinato da tempo determinato a tempo indeterminato, a tempo pieno" e aggiungere, in fine, i seguenti periodi: "Se a tempo parziale il contratto deve rispettare il requisito minimo di 20 ore settimanali; è esclusa qualsiasi forma di contratto intermittente. In caso di tempo parziale, il contributo viene proporzionalmente ridotto e non è cumulabile con altre attivazioni tempo parziale".

23.21

Fregolent

Precluso

Dopo il comma 2 aggiungere il seguente:

          «2-bis. L'esonero contributivo di cui al comma 1 spetta altresì con riferimento alle trasformazioni del contratto di lavoro subordinato da tempo determinato a tempo indeterminato»

23.22

Martella, Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Dopo il comma 2 inserire il seguente:

     «2-bis. L'esonero contributivo di cui al comma 1 spetta altresì con riferimento alle trasformazioni del contratto di lavoro subordinato da tempo determinato a tempo indeterminato».

23.30

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 7, dopo le parole ", nonché con i contenuti e gli obiettivi specifici del Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021 - 2027" inserire le seguenti: "e a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma".

23.32

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 7, dopo le parole "nonché con i contenuti e gli obiettivi specifici del Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021 - 2027", inserire le seguenti: "e a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma".

24.3

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: «dal 1° settembre 2024 al 31 dicembre 2025» con le seguenti: «dal 1° settembre 2024 al 31 dicembre 2027».

24.4

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 1, dopo le parole "assumono personale non dirigenziale con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato" inserire le seguenti: "o precedentemente assunti a tempo determinato da un altro datore di lavoro; se a tempo parziale il contratto deve rispettare il requisito minimo di 20 ore settimanali; è esclusa qualsiasi forma di contratto intermittente. In caso di tempo parziale, il contributo viene proporzionalmente ridotto e non è cumulabile con altre attivazioni tempo parziale".

24.5

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 1, dopo le parole "assumono personale non dirigenziale con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato" inserire le seguenti: "o precedentemente assunti a tempo determinato da un altro datore di lavoro; se a tempo parziale il contratto deve rispettare il requisito minimo di 20 ore settimanali; è esclusa qualsiasi forma di contratto intermittente. In caso di tempo parziale, il contributo viene proporzionalmente ridotto e non è cumulabile con altre attivazioni tempo parziale"

24.6

Pirro, Damante

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

          a) al comma 1, dopo le parole "personale non dirigenziale con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato" inserire le seguenti: "o effettuano la trasformazione del contratto di lavoro subordinato non dirigenziale da tempo determinato a tempo indeterminato".

          b) dopo il comma 7, inserire il seguente: "7-bis. Il limite di spesa dei benefici contributivi di cui al presente articolo è incrementato di 8 milioni di euro per l'anno 2024 e di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2027. Ai relativi oneri si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.".

24.7

Martella, Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, dopo le parole "a tempo indeterminato" inserire le seguenti: "o effettuano la trasformazione del contratto di lavoro subordinato da tempo determinato a tempo indeterminato"

24.11

Fregolent

Precluso

Al comma 1, dopo le parole «a tempo indeterminato» inserire le seguenti: «o effettuano la trasformazione del contratto di lavoro subordinato da tempo determinato a tempo indeterminato»

24.12

Pirro

Precluso

Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:

          a) dopo le parole «a tempo indeterminato» inserire le seguenti: «o precedentemente assunti a tempo determinato da un altro datore di lavoro»;

          b) dopo il primo periodo inserire i seguenti: «Se il rapporto di lavoro a tempo indeterminato è a tempo parziale il contratto deve rispettare il requisito minimo di 20 ore settimanali. È esclusa qualsiasi forma di contratto intermittente. In caso di tempo parziale, il contributo viene proporzionalmente ridotto e non è cumulabile con altre attivazioni a tempo parziale.»

24.13

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 1, dopo le parole "lavoro subordinato a tempo indeterminato" inserire le seguenti: "e a tempo pieno".

24.16

Furlan, Zampa, Camusso, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole "ventiquattro mesi" con le seguenti "trentasei mesi".

24.17

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 1 sostituire le parole "ventiquattro mesi" con le seguenti: "36 mesi".

24.18

Furlan, Zampa, Camusso, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 2, sopprimere le parole "datori di lavoro privati che occupano fino a 10 dipendenti".

24.19

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 2 sopprimere le parole "datori di lavoro privati che occupano fino a 10 dipendenti".

24.27

Pirro, Damante

Precluso

Al comma 3, sostituire le parole «da almeno ventiquattro mesi» con le seguenti «da almeno dodici mesi».

24.31

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 10, dopo le parole ", nonché con i contenuti e gli obiettivi specifici del Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021 - 2027" inserire le seguenti "e a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma".

24.33

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 10, dopo le parole "nonché con i contenuti e gli obiettivi specifici del Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021 - 2027", inserire: "e a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma".

24-bis.0.100 (già 24.0.5)

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 24-bis.1

(Abolizione delle deroghe alle clausole di promozione della pari opportunità e dell'inclusione lavorativa nei contratti pubblici, nel PNRR e nel PNC)

          1. Abrogare il comma 7 dell'articolo 47 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77 convertito con modificazioni dalla legge 29 luglio 2021, n. 108.»

24-bis.0.101 (già 24.0.4)

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 24-ter

(Abrogazione delle deroghe alle clausole di promozione della pari opportunità e dell'inclusione lavorativa nei contratti pubblici, nel PNRR e nel PNC)

          1. All'articolo 47 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108, il comma 7 è abrogato.»

24-bis.0.102 (già 24.0.8)

Martella, Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 24-ter

(Sgravio contributivo per l'assunzione di apprendisti)

          1. Al fine di promuovere l'occupazione giovanile, a decorrere dal 1° gennaio 2025, per i contratti di apprendistato stipulati successivamente alla medesima data, è riconosciuto ai datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove uno sgravio contributivo del 100 per cento con riferimento alla contribuzione dovuta ai sensi dell'articolo 1, comma 773, quinto periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per i periodi contributivi maturati nei primi tre anni di contratto, restando fermo il livello di aliquota del 10 per cento per i periodi contributivi maturati negli anni di contratto successivi al terzo.

          2. Agli oneri derivanti dal comma 1, valutati in 6,5 milioni di euro per l'anno 2025, 19,5 milioni di euro per l'anno 2026 e 63 milioni di euro a decorrere dall'anno 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo sociale per occupazione e formazione di cui all'articolo 18, comma 1, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.»

24-bis.0.103 (già 24.0.9)

Fregolent

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

          «Art. 24-ter

          (Sgravio contributivo per l'assunzione di apprendisti)

          1. Al fine di promuovere l'occupazione giovanile, a decorrere dal 1° gennaio 2025, per i contratti di apprendistato stipulati successivamente alla medesima data, è riconosciuto ai datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove uno sgravio contributivo del 100 per cento con riferimento alla contribuzione dovuta ai sensi dell'articolo 1, comma 773, quinto periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per i periodi contributivi maturati nei primi tre anni di contratto, restando fermo il livello di aliquota del 10 per cento per i periodi contributivi maturati negli anni di contratto successivi al terzo.

          2. Agli oneri derivanti dal comma 1, valutati in 6,5 milioni di euro per l'anno 2025, 19,5 milioni di euro per l'anno 2026 e 63 milioni di euro a decorrere dall'anno 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo sociale per occupazione e formazione di cui all'articolo 18, comma 1, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.»

25.2

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

          a) al comma 1, dopo le parole: "sono iscritti", sostituire le parole: "d'ufficio" con le seguenti: "su base volontaria e a seguito di specifica richiesta".

          b) sopprimere il comma 2.

25.3

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole "d'ufficio" con le seguenti: "su base volontaria e a seguito di specifica richiesta".

25.4

Misiani, Manca, Lorenzin, Nicita

Precluso

Al comma 1, dopo il primo periodo aggiungere il seguente: «Sono altresì iscritti d'ufficio alla medesima piattaforma i dipendenti, interessati alle sospensioni o alle riduzioni dell'orario di lavoro, delle imprese ammesse al trattamento straordinario di integrazione salariale:

          a) destinatari di azioni finalizzate alla rioccupazione, ai sensi dell'articolo 22-ter del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148;

          b) nel caso di cessazione anche parziale dell'attività, destinatari di specifici percorsi di politica attiva del lavoro, ai sensi dell'articolo 44 del decreto-legge del 28 settembre 2018 n. 109, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2018, n. 130;

          c) nel caso di cessazione dell'attività produttiva dell'azienda o di un ramo di essa, anche in costanza di fallimento ovvero di liquidazione giudiziale e di liquidazione coatta amministrativa, destinatari del relativo trattamento di integrazione salariale, ai sensi dell'articolo 25-bis, comma 3, lettera b), del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148».

25.7

Fregolent

Precluso

Al comma 1, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Al fine di sostenere i cittadini in tali adempimenti, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali agevola la sottoscrizione di apposite convenzioni con gli enti di patronato, ai sensi dell'articolo 10 della legge 30 marzo 2001, n. 152.»

25.8

Martella, Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, aggiungere in fine il seguente periodo: "Al fine di sostenere i cittadini in tali adempimenti, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali agevola la sottoscrizione di apposite convenzioni con gli Enti di Patronato, ai sensi dell'articolo 10 della legge 30 marzo 2001, n. 152".

25.10

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Sopprimere il comma 2.

26.2

Furlan, Zampa, Camusso, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 1, alinea, dopo le parole "del presente decreto" inserire le seguenti: ", sentite le Regioni e le parti sociali,".

26.3

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 1, dopo le parole "del presente decreto" inserire le seguenti: "sentite le Regioni e le parti sociali".

26.4

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

          a) Al comma 1, lettera a) dopo le parole: "ai datori di lavoro" inserire le seguenti: ", per tramite degli operatori dei Centri per l'Impiego,";

          b) Al comma 2, dopo le parole: "nazionali e internazionali" inserire le seguenti: ", per tramite degli operatori dei Centri per l'Impiego,";

          c) Al comma 3, dopo le parole: "gli strumenti di intelligenza artificiale per l'abbinamento ottimale delle offerte e delle domande di lavoro ivi inserite" inserire le seguenti: ", previo confronto con le organizzazioni sindacali, che avverrà in fase preliminare ed in maniera continuativa e strutturata a seguito dell'avvio della fase sperimentale, per un confronto tecnico e di merito sul complesso degli elementi di funzionamento degli strumenti di IA di cui è prevista l'implementazione, per il pieno rispetto delle garanzie e l'adempimento dei contenuti della normativa europea".

26.6

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 1, lettera a), dopo le parole "ai datori di lavoro" inserire le seguenti: ", per tramite degli operatori dei Centri per l'Impiego,".

26.8

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Dopo il comma 1, inserire il seguente:

          "1-bis. Ai Centri per l'Impiego, al fine di favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro dei componenti i nuclei familiari percettori di Assegno di Inclusione attivabili al lavoro, è consentito il pieno accesso a informazioni e proposte della piattaforma di cui all'articolo 5 del decreto legge n. n. 48 del 2023, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 luglio 2023, n. 85.".

26.9

Pirro

Precluso

Dopo il comma 1, inserire il seguente:

          «1-bis. Ai Centri per l'Impiego, al fine di favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro dei componenti i nuclei familiari percettori di Assegno di Inclusione attivabili al lavoro, è consentito il pieno accesso a informazioni e proposte della piattaforma di cui all'articolo 5 del decreto legge 4 maggio 2023, n. 48, convertito con modificazioni dalla legge 3 luglio 2023, n. 85.»

26.10

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Dopo il comma 1, inserire il seguente:

          «1-bis. Ai Centri per l'Impiego, al fine di favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro dei componenti i nuclei familiari percettori di Assegno di Inclusione attivabili al lavoro, è consentito il pieno accesso a informazioni e proposte della piattaforma di cui all'articolo 5 del decreto legge n. 48/2023, convertito con modificazioni dalla legge n. 85 del 3 luglio 2023.»

26.12

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Sostituire il comma 3, con il seguente:

          "3. Al fine di favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, il Si­stema Informativo per l'inclusione sociale e lavorativa utilizza, nei limiti consentiti dalle disposizioni vigenti e solo dopo aver acquisito il parere del Garante della privacy, gli strumenti di intelligenza artifi­ciale per l'abbinamento ottimale delle offerte e delle domande di lavoro ivi inserite, informando che i dati sono affidati all'intelligenza artificiale e che tale monitoraggio non contenga bias discriminatori ".

26.13

Lorenzin, Manca, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 3, sono apportate le seguenti modificazioni:

          a) dopo le parole "disposizioni vigenti" sono aggiunte le seguenti: "e d'intesa con il Garante per la protezione dei dati personali";

          b) dopo le parole "intelligenza artificiale" sono inserite le seguenti: ", individuati con procedura di gara a evidenza pubblica entro 60 giorni dall'approvazione della legge di conversione del presente decreto".

26.14

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 3, dopo le parole "gli strumenti di intelligenza artificiale per l'abbinamento ottimale delle offerte e delle domande di lavoro ivi inserite" inserire le seguenti: ", previo confronto con le organizzazioni sindacali, che avviene in fase preliminare ed in maniera continuativa e strutturata a seguito dell'avvio della fase sperimentale, per un confronto tecnico e di merito sul complesso degli elementi di funzionamento degli strumenti di IA di cui è prevista l'implementazione, per il pieno rispetto delle garanzie e l'adempimento dei contenuti della normativa europea,".

26.17

Pirro

Precluso

Dopo il comma 6, inserire il seguente:

          «6-bis. All'articolo 13, comma 2, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, dopo la lettera d-ter), è aggiunta la seguente: «d-quater) sistema informativo per l'inclusione sociale e lavorativa - SIISL implementato attraverso il sistema di cooperazione applicativa con i sistemi informativi regionali del lavoro».

26.16

Enrico Borghi

Precluso

Dopo il comma 6, aggiungere i seguenti:

          «6-bis. Al fine di sviluppare competenze in ambito tecnologico e digitale e dare attuazione al programma strategico dell'Unione europea per il Decennio digitale ovvero alla strategia europea per l'intelligenza artificiale, a decorrere dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, è istituito, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali un apposito fondo, con una dotazione iniziale pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026, che costituisce tetto di spesa, finalizzato all'erogazione di un contributo economico, sotto forma di voucher,  da destinare ai disoccupati di età compresa tra i 18 e i 25 anni pari a 2000 euro da spendere in corsi di formazione svolti dagli enti formativi accreditati che abbiano maturato i dieci più alti punteggi ai sensi del comma 5.

          6-ter. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottarsi entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le modalità e i termini di attuazione delle previsioni di cui al comma 6-bis.

          6-quater. Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 6-bis, pari a 5 milioni di euro per gli anni 2025 e 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»

     Conseguentemente, al comma 7, dopo le parole «presente articolo» inserire le seguenti: «, ad esclusione dei commi da 6-bis a 6-quater».

26.18

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Dopo il comma 7, aggiungere i seguenti:

          «7-bis. Al fine di sviluppare competenze in ambito tecnologico e digitale e dare attuazione al Programma Strategico dell'Unione Europea per il Decennio Digitale ovvero alla Strategia Europea per l'intelligenza artificiale, a decorrere dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, è istituito, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali un apposito Fondo, con una dotazione iniziale pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026, finalizzato all'erogazione di un contributo economico, sotto forma di voucher,  da destinare ai disoccupati di età compresa tra i 18 e i 25 anni pari a 2000 euro da spendere in corsi di formazione svolti dagli Enti formativi accreditati che abbiano maturato i dieci più alti punteggi ai sensi del comma 5.

          7-ter. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottarsi entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le modalità e i termini di attuazione delle previsioni di cui al comma 7-bis.

          7-quater. Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 7-bis, pari a 10 milioni di euro per gli anni 2025 e 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»

27.1

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, aggiungere in fine le seguenti parole: "e del Ministero delle imprese e del Made in Italy"

     Conseguentemente, al comma 2, dopo le parole: "delle politiche sociali" aggiungere le seguenti: "e del Ministro delle imprese e del Made in Italy".

27.2

Furlan, Zampa, Camusso, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 2, dopo le parole "la composizione" inserire le seguenti: ", che deve in ogni caso comprendere le parti sociali,".

27.3

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 2, dopo le parole "la composizione" inserire le seguenti: "che deve in ogni caso comprendere le parti sociali".

27.4

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 2, dopo le parole "sono definiti la composizione e le modalità di funzionamento, nonché i criteri di partecipazione" aggiungere le seguenti: ", a partire dalla compresenza di MLPS e MIMIT e dal coinvolgimento delle parti sociali e istituzionali, degli enti locali e delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, riferibili al settore e al territorio in cui insiste la situazione di crisi attenzionata,".

27.5

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 2, dopo le parole "sono definiti la composizione e le modalità di funzionamento, nonché i criteri di partecipazione" aggiungere le seguenti: "a partire dalla compresenza di MLPS e MIMIT e dal coinvolgimento delle parti sociali e istituzionali, degli enti locali e delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, riferibili al settore e al territorio in cui insiste la situazione di crisi attenzionata."

27.7

Misiani, Manca, Lorenzin, Nicita

Precluso

Dopo il comma 2, inserire il seguente:

          "2-bis. La cabina di regia di cui al comma 1 riferisce alle commissioni parlamentari competenti per materia, con cadenza periodica e comunque non superiore ai tre mesi, l'attività svolta.".

27.8

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 3, primo periodo, sostituire le parole "pari o superiore a 250 lavoratori" con le seguenti "pari o superiore a 50 lavoratori".

27.9

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 3, primo periodo, sostituire le parole "pari o superiore a 250 lavoratori" con le seguenti "pari o superiore a 100 lavoratori".

27.10

Pirro, Damante

Precluso

Al comma 3, apportare le seguenti modificazioni:

          a) sostituire le parole "250 lavoratori" con le seguenti "200 lavoratori";

          b) sostituire le parole "almeno un biennio" con le seguenti "almeno 12 mesi";

          c) dopo le parole "senza soluzione di continuità" inserire le seguenti ", nonché le relative organizzazioni sindacali interessate,".

27.13

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 3, primo periodo, sostituire le parole "da almeno un biennio" con le seguenti "da almeno un anno".

28.2

Martella, Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, capoverso «11», dopo le parole: "Negli appalti pubblici" inserire le seguenti: "di valore complessivo pari o superiore a 5.000 euro".

28.4

Fregolent

Precluso

Al comma 1, capoverso comma «11.», dopo le parole: «Negli appalti pubblici» inserire le seguenti: «di valore complessivo pari o superiore a 5.000 euro».

28-ter.100

Damante, Pirro

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole da: «comma 3» fino alla fine del comma, con le seguenti:

          «, comma 3, del decreto-legge 10 agosto 2023, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 ottobre 2023, n. 136, sono apportate le seguenti modificazioni:

          a. al primo periodo, le parole "al 31 ottobre 2024, tale da garantire che il trattamento complessivo sia pari al 60 per cento" sono sostituite dalle seguenti: "al 31 dicembre 2024, tale da garantire che il trattamento complessivo sia pari all'80 per cento";

          b. le parole "5,8 milioni" ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: "38,8 milioni";

          c. all'ultimo periodo, le parole "8,3 milioni" sono sostituite dalle seguenti: "55,4 milioni."».

29.8

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 4, primo periodo, sostituire le parole "fino al 15 giugno 2024" con le seguenti: "fino al 30 giugno 2024".

29.100

Pirondini

Precluso

Al comma 4, aggiungere, in fine, il seguente periodo: "Per le finalità di cui al presente comma è disposta la riapertura dei termini dei bandi finalizzati alla costituzione delle graduatorie provinciali dei profili professionali delle ex aree A e B del personale ATA per l'anno scolastico 2024/2025, scaduti il 30 maggio 2024"

31.1

Fregolent

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: «la collaborazione tra ricerca e imprese,» inserire le seguenti: «garantendo altresì la piena inclusione delle attività di ricerca non formalizzata da parte delle micro e piccole imprese,».

31.2

Martella, Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: "la collaborazione tra ricerca e imprese," inserire le seguenti: "garantendo altresì la piena inclusione delle attività di ricerca non formalizzata da parte delle micro e piccole imprese,".

31.100 (già 31.4)

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 2, lettera a), dopo le parole «di afferenza e laddove in coerenza con le priorità e gli obiettivi specifici del Programma nazionale» inserire le seguenti: «e a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma».

31.101 (già 31.6)

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 2, lettera a), dopo le parole "di afferenza e laddove in coerenza con le priorità e gli obiettivi specifici del Programma Nazionale" inserire le seguenti: "e a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma"

32.1

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole "provvede, sentiti i Comuni capoluogo delle Città metropolitane, all'individuazione di iniziative" con le seguenti parole: "ove necessario può, su richiesta dei Comuni capoluogo delle Città metropolitane, procedere all'individuazione di iniziative".

32.3

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 1 le parole "provvede, sentiti i Comuni capoluogo delle Città metropolitane, all'individuazione di iniziative" sono sostituite con le seguenti parole: "ove necessario può, su richiesta dei Comuni capoluogo delle Città metropolitane, procedere all'individuazione di iniziative".

32.6

Damante

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

          a) al comma 1, dopo le parole "sentiti i Comuni capoluogo delle Città metropolitane" inserire le seguenti: ", e previo parere della Regione competente,";

          b) al comma 2, dopo le parole "ai sensi del comma 1" inserire le seguenti: ", e previa intesa della Conferenza Unificata,".

32.9

Mirabelli, Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, aggiungere in fine le seguenti parole: «Ai fini del presente comma, per interventi di rigenerazione urbana si intendono gli interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente volti alla riorganizzazione dell'assetto urbano nelle aree degradate e dismesse, evitando ulteriore consumo di suolo, anche attraverso il recupero o la realizzazione di infrastrutture, di spazi verdi e servizi, in un'ottica di sostenibilità ambientale e sociale.»

32.11

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 2, dopo le parole «nel rispetto delle procedure e delle regole di ammissibilità della spesa previste in relazione al predetto Programma» inserire le seguenti: «a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma».

32.13

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 2, dopo le parole "nel rispetto delle procedure e delle regole di ammissibilità della spesa previste in relazione al predetto Programma" inserire le seguenti: "a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma"

32.100

Pirro, Damante

Precluso

Sopprimere il comma 2-bis.

32.101 (già 32.16)

Mirabelli, Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Dopo il comma 2-bis, aggiungere i seguenti:

          «2-ter. A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, è istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, un apposito Fondo per gli ulteriori interventi di rigenerazione urbana nei comuni diversi da quelli di cui al comma 1 e non ricompresi nell'ambito del PNRR, con dotazione pari a 50 milioni di euro a decorrere dall'anno 2024 fino all'anno 2043. Ai fini del presente comma, per interventi di rigenerazione urbana si intendono gli interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, volti alla riorganizzazione dell'assetto urbano nelle aree degradate e dismesse, anche attraverso la realizzazione o il recupero di infrastrutture, spazi verdi e servizi, in un'ottica di sostenibilità ambientale e sociale. Le risorse del Fondo sono destinate al cofinanziamento dei Bandi regionali per la rigenerazione urbana. Le risorse del Fondo, sono destinate annualmente:

          a) al rimborso delle spese di progettazione degli interventi previsti nei Piani comunali di rigenerazione urbana approvati;

          b) al finanziamento delle spese per la redazione di studi di fattibilità urbanistica ed economico-finanziaria di interventi di rigenerazione urbana;

          c) al finanziamento delle opere e dei servizi pubblici o di interesse pubblico e delle iniziative previste dai progetti e programmi di rigenerazione urbana selezionati;

          d) al finanziamento delle spese per la demolizione delle opere incongrue, per le quali il comune, a seguito di proposta dei proprietari, abbia accertato l'interesse pubblico e prioritario alla demolizione;

          e) alla ristrutturazione del patrimonio immobiliare pubblico, da destinare alle finalità previste dai Piani comunali di rigenerazione urbana selezionati.

          Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare, entro 60 giorni dalla data di adozione del Piano nazionale di rigenerazione urbana, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, del Ministro delle infrastrutture e trasporti, del Ministro dei beni culturali, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono definiti i criteri e le modalità per il riparto annuale delle risorse del Fondo.

          2-quater. Ai fini di cui al comma 2-ter, i comuni individuano, nell'ambito degli strumenti urbanistici generali, gli ambiti urbani ove si rendono opportuni gli interventi di rigenerazione urbana. Tali ambiti possono ricomprendere singoli immobili, complessi edilizi o interi isolati. Le aree territoriali ricomprese negli ambiti urbani sono dichiarate aree di interesse pubblico. Per agevolare l'individuazione degli ambiti urbani oggetto di interventi rigenerazione, i Comuni, nel rispetto delle competenze riservate di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, anche su proposta dei proprietari e dei soggetti aventi titolo, effettuano una ricognizione del proprio territorio e definiscono il perimetro delle aree da assoggettare agli interventi di rigenerazione urbana che può riguardare anche aree urbanizzate riguardanti più Comuni. I comuni, individuano le forme e i modi per la partecipazione diretta dei residenti nell'individuazione degli ambiti urbani e nella definizione degli obiettivi della rigenerazione dei medesimi e la piena condivisione dei relativi Piani di rigenerazione urbana. A seguito della individuazione delle aree, il Comune, o i Comuni interessati, procedono; tramite i propri uffici, alla redazione del Piano comunale di rigenerazione urbana. La proposta di Piano è approvata in sede di consiglio comunale. L'approvazione del Piano di rigenerazione urbana costituisce il presupposto per l'accesso all'assegnazione di risorse del Fondo di cui al comma 2-ter.

32.102 (già 32.21)

Martella

Precluso

Dopo il comma 2-bis aggiungere i seguenti:

          «2-ter. Per gli interventi per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna, di cui alla legge 16 aprile 1973, n. 171, sono stanziate ulteriori risorse pari a 150 milioni di euro a decorrere dall'anno 2024. Ai relativi maggiori oneri si provvede a valere sui risparmi di spesa e le maggiori entrate di cui al comma 2-quater.

          2-quater. Entro il 30 settembre 2024, mediante ulteriori interventi di razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica, sono approvati, provvedimenti regolamentari e amministrativi, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, che assicurino minori spese pari a 150 milioni di euro a decorrere dall'anno 2024. Qualora le misure previste dai precedenti periodi non siano adottate o siano adottate per importi inferiori a quelli indicati, sono disposte misure di entrata da lotta all'evasione e di rimodulazione ed eliminazione dei sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221. A tal fine, entro il 30 novembre 2024, il Ministro dell'economia e delle finanze, individua, in attuazione della legge 9 agosto 2023, n. 111, le misure atte a garantire maggiori entrate dalla lotta all'evasione fiscale ed entro la medesima data, con provvedimento del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro delle imprese e del made in Italy, sono individuati i sussidi di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, oggetto di rimodulazione ed eliminazione, al fine di conseguire risparmi di spesa o maggiori entrate non inferiori a 150 milioni di euro a decorrere dall'anno 2024.».

32.0.1

Misiani, Lorenzin, Manca, Nicita

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 32-bis.

(Modifica copertura credito d'imposta ZES unica del Mezzogiorno)

          1. L'articolo 5, comma 2 del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2017, n. 123, con riferimento all'estensione del credito d'imposta riconosciuto alle attività esercitate nelle Zone economiche speciali (ZES), per l'acquisto di terreni e l'acquisizione, la realizzazione ovvero l'ampliamento di immobili strumentali agli investimenti, si interpreta includendo nel beneficio anche gli acquisti di immobili non dotati del requisito della novità.

          2. All'articolo 16 del decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2023, n. 162, sono apportate le seguenti modificazioni:

          a) al comma 2, la parola: «50 per cento» è sostituita dalla seguente: «70 per cento», e le parole: «all'acquisizione, alla realizzazione ovvero all'ampliamento di immobili strumentali agli investimenti» sono sostituite dalle seguenti: «alla realizzazione ovvero all'ampliamento di immobili strumentali agli investimenti ovvero alla loro acquisizione anche se privi, in tal caso, del requisito della novità»;

          b) al comma 4, sopprimere il terzo periodo.

32.0.2

Fregolent

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 32-bis

(Riqualificazione dei teatri e delle sale cinematografiche dismesse)

          1. Per gli immobili destinati a sale teatri e sale cinematografiche, la cui attività sia cessata da almeno 8 anni, è consentita l'attività di ristrutturazione edilizia per l'introduzione di cambi di destinazione d'uso finalizzati alla riconversione funzionale delle stesse per l'esercizio di attività commerciali, artigianali e di servizi fino ad un massimo del 90 per cento della superficie complessiva, a condizione che nella restante superficie venga mantenuta la destinazione precedente.»

33.5

Martella, Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, lettera a) dopo le parole "all'autoconsumo delle", inserire le seguenti: "micro e piccole"

33.6

Fregolent

Precluso

Al comma 1, lettera a) dopo le parole «all'autoconsumo delle», inserire le seguenti: «micro e piccole»

33.7

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, lettera a), aggiungere in fine le seguenti parole: « con priorità per quelli destinati alle piccole e medie imprese, come definite dal Regolamento (UE) n. 651_2014, per l'installazione di impianti solari fotovoltaici e connessi alla rete elettrica su edifici dalle stesse adibiti ad attività commerciali, industriali, artigianali e assimilabili, ovvero di impianti solari fotovoltaici su strutture pertinenziali agli edifici stessi, evitando ulteriore consumo di suolo.»

33.9

Nicita

Precluso

Al comma 1, dopo la lettera b), aggiungere la seguente: "b-bis) nelle aree industriali e produttive delle regioni insulari alla realizzazione di progetti di tecnologie di dissalazione da acqua marina di ultima generazione per la produzione di idrogeno verde"

33.10

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 2, dopo le parole "dei criteri di ammissibilità della spesa" inserire le seguenti: "a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma"

33.11

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 2, aggiungere, in fine, le seguenti parole "e a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma".

33.13

Aurora Floridia, De Cristofaro, Cucchi, Magni

Precluso

Dopo il comma 4, inserire il seguente:

          "4-bis. Per le disposizioni in materia di investimenti relativi agli interventi infrastrutturali del presente articolo si applica il principio di non arrecare un danno significativo all'ambiente, ai sensi dell'articolo 17 del regolamento (UE) 2020/852.".

33-ter.0.100 (già 33.0.1)

Misiani, Basso, Manca, Lorenzin, Nicita, Martella, Franceschelli, Giacobbe

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 33-quater

(Credito d'imposta alle PMI per installazione fotovoltaico)

          1. All'articolo 1, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, dopo il comma 1055, sono aggiunti i seguenti:

          1055-bis. Alle piccole e medie imprese come definite dal Regolamento (UE) n. 651_2014, che effettuano spese per l'acquisto e l'installazione di impianti solari fotovoltaici e connessi alla rete elettrica su edifici dalle stesse adibiti ad attività commerciali, industriali, artigianali e assimilabili, ovvero di impianti solari fotovoltaici su strutture pertinenziali agli edifici stessi, il credito di imposta è riconosciuto nella misura di cui al comma 1055-quinquies.

          1055-ter. Il credito di imposta di cui al comma 1055-bis spetta anche per le spese sostenute per la realizzazione di audit energetici funzionali all'individuazione delle caratteristiche energetiche dell'impresa, la rimozione dell'amianto e per l'acquisto e l'installazione di sistemi di accumulo dell'energia elettrica integrati agli impianti.

          1055-quater. Il credito d'imposta di cui ai commi 1055-bis e 1055-ter spetta per le spese sostenute a decorrere dal 1° gennaio 2024 e fino al 30 giugno 2026, ovvero entro il 31 dicembre 2026, a condizione che entro la data del 30 giugno 2026 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione.

          1055-quinquies. Il credito d'imposta di cui ai commi 1055-bis e 1055-ter si applica nel limite massimo di costi ammissibili complessivi pari a 2 milioni di euro e secondo le seguenti aliquote:

          a) per impianti di auto-produzione da fonti di energia rinnovabile fino a 50 kW, l'aliquota è pari all'80 per cento della spesa complessiva sostenuta;

          b) per impianti di auto-produzione da fonti di energia rinnovabile da 51 a 100 kW, l'aliquota è pari all'65 per cento della spesa complessiva sostenuta;

          c) per impianti di auto-produzione da fonti di energia rinnovabile da 101 a 200 kW, l'aliquota è pari all'50 per cento della spesa complessiva sostenuta.

          1055-sexies. In relazione agli investimenti previsti dai commi 1055-bis e 1055-ter, le imprese sono tenute a produrre una perizia asseverata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali o un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato, da cui risulti che i beni possiedono caratteristiche tecniche definite entro il 31 dicembre 2023 dall''Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA).

          1055-septies. Il credito d'imposta di cui ai commi 1055-bis e 1055-ter è utilizzabile esclusivamente in compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, in tre quote annuali di pari importo, a decorrere dall'anno di entrata in funzione dei beni.

          2. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità attuative per l'accesso al beneficio di cui al comma 1 e per il suo recupero in caso di illegittimo utilizzo, nonché le ulteriori disposizioni ai fini del contenimento della spesa complessiva entro i limiti di cui al comma 3.

          3. Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata la spesa, nel limite massimo complessivo, di 250 milioni per ciascuno degli dal 2025 al 2031.

          4. Le disposizioni del comma 1 si applicano nel rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dal regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti 'de minimis'.

          5. Ai maggiori oneri di cui al presente articolo, pari a 500 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2031, si provvede a valere sui risparmi di spesa e le maggiori entrate di cui al comma 6.

          6. Entro il 30 settembre 2024, mediante ulteriori interventi di razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica, sono approvati, provvedimenti regolamentari e amministrativi, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, che assicurino minori spese pari a 250 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2031. Qualora le misure previste dai precedenti periodi non siano adottate o siano adottate per importi inferiori a quelli indicati, sono disposte misure di entrata da lotta all'evasione e di rimodulazione ed eliminazione dei sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221. A tal fine, entro il 31 dicembre 2024, il Ministro dell'economia e delle finanze, individua, in attuazione della legge 9 agosto 2023, n. 111, le misure atte a garantire maggiori entrate dalla lotta all'evasione fiscale ed entro la medesima data, con provvedimento del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro delle imprese e del made in Italy, sono individuati i sussidi di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, oggetto di rimodulazione ed eliminazione, al fine di conseguire risparmi di spesa o maggiori entrate non inferiori a 250 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025."

33-ter.0.101 (già 33.0.5)

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 33-quater

(Misure urgenti a sostegno della produzione di energia da fonti rinnovabili)

          1. Al fine di accelerare lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili nell'ottica del raggiungimento degli obiettivi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e quelli definiti dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), nonché sostenere la crescita economica e l'attrazione di investimenti nelle aree indicate all'articolo 33 comma 1 della presente legge, all'articolo 56 del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito con modificazioni dalla legge 11 settembre 2020, n. 120, dopo il comma 4 è inserito il seguente comma: "4-bis. Le decurtazioni percentuali di cui al comma 4 non si applicano nel caso di progetti di intervento di cui al comma 3 che comportino un incremento della potenza pari ad almeno il 20% rispetto alla potenza dell'impianto preesistente. In tal caso, l'incentivo è applicato sul 95% della produzione derivante dagli impianti oggetto di interventi ai sensi del primo periodo.»

33-ter.0.102 (già 33.0.7)

Misiani, Basso, Nicita, Lorenzin, Manca, Martella

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 33-quater

(Fondo intelligenza naturale)

          1. Al fine di migliorare le competenze dei lavoratori, ridurre le disuguaglianze sociali e promuovere la competitività economica e la salvaguardia dei lavoratori, è istituito, presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, il «Fondo Intelligenza naturale», con dotazione iniziale pari a 200 milioni per l'anno 2024 e a 400 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026.

          2. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro delle imprese e del made in Italy, sono definiti i criteri e le modalità per l'accesso alle risorse del Fondo di cui al comma 1, che sono interamente destinate alla copertura degli oneri relativi all'organizzazione di corsi di formazione finalizzati al rilascio di certificazioni attestanti lo sviluppo di competenze dei lavoratori necessarie per affrontare la transizione digitale ed ecologica, nonché per la copertura degli oneri relativi alle ore di formazione professionale dei lavoratori, comprensivi dei relativi contributi previdenziali e assistenziali.

          3. Alla realizzazione e all'ulteriore finanziamento degli interventi di cui al comma 2 possono contribuire, previa intesa in Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, i Programmi Operativi Nazionali e Regionali di Fondo Sociale Europeo, i Fondi Paritetici Interprofessionali costituiti ai sensi dell'articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 nonché, per le specifiche finalità, il Fondo per la formazione e il sostegno al reddito dei lavoratori di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, destinando a tal fine una quota delle risorse disponibili nell'ambito dei rispettivi bilanci.

          4. Alla realizzazione e all'ulteriore finanziamento degli interventi di cui al comma 2 possono altresì contribuire tutte le imprese indipendentemente dalla forma giuridica e dal settore economico in cui operano, nonché dal regime contabile adottato.

          5. L'elenco delle certificazioni è individuato, previa valutazione accurata delle esigenze del mercato del lavoro, dal Ministero del lavoro e delle politiche sociale, e aggiornato con cadenza semestrale.

          6. I corsi di formazione che offrono le certificazioni individuate al comma 5 e che vogliono utilizzare il "Fondo Intelligenza Naturale" devono presentare, secondo le modalità previste dal decreto di cui al comma 2, la loro offerta tramite una piattaforma nazionale pubblica, integrata con l'App IO, con oneri a carico del Fondo di cui al comma 1, da attivare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

          7. Ai maggiori oneri di cui al presente articolo, pari a 200 milioni di euro per l'anno 2024 e a 400 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 e 2026, si provvede a valere sui risparmi di spesa e le maggiori entrate di cui al comma 8.

          8. Entro il 30 settembre 2024, mediante ulteriori interventi di razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica, sono approvati, provvedimenti regolamentari e amministrativi, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, che assicurino minori spese pari a 200 milioni di euro per l'anno 2024 e a 400 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 e 2026. Qualora le misure previste dai precedenti periodi non siano adottate o siano adottate per importi inferiori a quelli indicati, sono disposte misure di entrata da lotta all'evasione e di rimodulazione ed eliminazione dei sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221. A tal fine, entro il 31 dicembre 2024, il Ministro dell'economia e delle finanze, individua, in attuazione della legge 9 agosto 2023, n. 111, le misure atte a garantire maggiori entrate dalla lotta all'evasione fiscale ed entro la medesima data, con provvedimento del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro delle imprese e del made in Italy, sono individuati i sussidi di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, oggetto di rimodulazione ed eliminazione, al fine di conseguire risparmi di spesa o maggiori entrate non inferiori a pari a 200 milioni di euro per l'anno 2024 e a 400 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 e 2026."

33-ter.0.103 (già 33.0.8)

Misiani, Basso, Manca, Lorenzin, Nicita, Martella, Franceschelli, Giacobbe

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 33-quater

(Fondo Italia 2035)

          1. Al fine di alleviare i costi socioeconomici innescati dalla transizione climatica, sostenere la diversificazione economica, la riconversione dei territori interessati e il sostegno alle filiere dei settori HtA (Hard to Abate) e dell'automotive, in coerenza con gli obiettivi di politica industriale nazionale, anche in riferimento al sostenere gli investimenti produttivi nelle piccole e medie imprese, la creazione di nuove imprese, il ripristino ambientale, l'energia pulita, il miglioramento e la riqualificazione dei lavoratori, l'assistenza nella ricerca di lavoro e l'inclusione attiva dei programmi per le persone in cerca di lavoro, nonché il sostegno la trasformazione degli impianti esistenti ad alta intensità di carbonio quando questi investimenti portano a sostanziali riduzioni delle emissioni e alla tutela dei posti di lavoro, è istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze il « Fondo Italia 2035», con la dotazione iniziale, di parte corrente, pari a 50 milioni di euro per gli anni 2024 e 2025 e di 100 milioni per gli anni dal 2026 al 2032, nonché con una dotazione di conto capitale, di 500 milioni di euro per l'anno 2024, di 700 milioni di euro per l'anno 2025, di 1.000 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2026 al 2031 e di 200 milioni di euro per l'anno 2032.

          2. Il Fondo di cui al comma 1 è altresì incrementato con risorse provenienti da soggetti non inseriti nella lista delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, mediante versamento all'entrata del bilancio dello Stato e successiva riassegnazione alla spesa, per importo non inferiore alla dotazione iniziale e, successivamente, alle disponibilità complessive dello stesso. Il Fondo è autorizzato a investire direttamente o indirettamente, anche per il tramite di altri fondi, a condizioni di mercato e nel rispetto della disciplina dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato, nel capitale di società per azioni, anche con azioni quotate in mercati regolamentati, comprese quelle costituite in forma cooperativa, che: a) hanno sede legale in Italia; b) non operano nel settore bancario, finanziario o assicurativo.

          3. I requisiti di accesso al Fondo di cui al comma 1, le condizioni, i criteri e le relative tipologie di intervento nonché le modalità di apporto delle risorse da parte degli investitori privati, di individuazione del veicolo di investimento delle risorse del fondo e del soggetto gestore, nonché la remunerazione di quest'ultimo, sono definiti con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle imprese e del made in Italy. Il decreto può inoltre disciplinare le modalità di gestione contabile delle risorse del Fondo e l'utilizzo degli eventuali utili o dividendi derivanti dagli investimenti effettuati.

          4. Ai maggiori oneri di cui al presente articolo, si provvede a valere sui risparmi di spesa e le maggiori entrate di cui al comma 5.

          5. Entro il 30 settembre 2024, mediante ulteriori interventi di razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica, sono approvati, provvedimenti regolamentari e amministrativi, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, che assicurino minori spese pari 550 milioni di euro per l'anno 2024, a 750 milioni di euro per l'anno 2025, a 1.100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2026 al 2031 e a 300 milioni di euro per l'anno 2032. Qualora le misure previste dai precedenti periodi non siano adottate o siano adottate per importi inferiori a quelli indicati, sono disposte misure di entrata da lotta all'evasione e di rimodulazione ed eliminazione dei sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221. A tal fine, entro il 31 dicembre 2024, il Ministro dell'economia e delle finanze, individua, in attuazione della legge 9 agosto 2023, n. 111, le misure atte a garantire maggiori entrate dalla lotta all'evasione fiscale ed entro la medesima data, con provvedimento del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro delle imprese e del made in Italy, sono individuati i sussidi di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, oggetto di rimodulazione ed eliminazione, al fine di conseguire risparmi di spesa o maggiori entrate non inferiori pari 550 milioni di euro per l'anno 2024, a 750 milioni di euro per l'anno 2025, a 1.100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2026 al 2031 e a 300 milioni di euro per l'anno 2032"

33-ter.0.104 (già 33.0.9)

Misiani, Basso, Manca, Lorenzin, Nicita, Martella, Franceschelli, Giacobbe

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 33-quater

(Credito formazione futuro)

          1. Alle imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano nonché dal regime contabile adottato, che effettuano spese in attività di formazione dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto fino al 31 dicembre 2028, è attribuito un credito d'imposta, denominato "Formazione Futuro" per le spese relative al solo costo aziendale del personale dipendente per il periodo in cui è occupato in attività di formazione negli ambiti di cui al comma 4.

          2. Nei confronti delle piccole imprese, il credito d'imposta è riconosciuto in misura pari al 50 per cento delle spese ammissibili e nel limite massimo annuale di 300.000 euro. Nei confronti delle medie imprese, il credito d'imposta è riconosciuto in misura pari al 40 per cento delle spese ammissibili e nel limite massimo annuale di 250.000 euro. Nei confronti delle grandi imprese, il credito d'imposta è riconosciuto in misura pari al 30 per cento delle spese ammissibili e nel limite massimo annuale di 250.000 euro. La misura del credito d'imposta è comunque aumentata per tutte le imprese, fermi restando i limiti massimi annuali, al 60 per cento nel caso in cui i destinatari delle attività di formazione ammissibili rientrino nelle categorie dei lavoratori dipendenti svantaggiati o molto svantaggiati, come definite dal decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 17 ottobre 2017.

          3. Al fine di rendere più efficace il processo di trasformazione tecnologica e digitale delle piccole e medie imprese, con specifico riferimento alla qualificazione delle competenze del personale, le aliquote del credito d'imposta del 50 per cento e del 40 per cento previste dal comma 2, sono rispettivamente aumentate al 70 per cento e al 50 per cento, a condizione che le attività formative siano erogate da Università, Competence Center, ITS, centri di elevata capacità di innovazione.

          4. Sono ammissibili al credito d'imposta di cui al comma 1, le attività di formazione svolte per acquisire o consolidare le conoscenze delle tecnologie legate alla transizione digitale e a quella ecologica. Con decreto del Ministro delle Imprese e del Made in Italy da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono individuate gli ambiti e le attività ammissibili e i criteri e le modalità per la certificazione dell'acquisizione o del consolidamento delle competenze da parte dei soggetti che svolgono le attività formative.

          5. Non si considerano attività ammissibili la formazione ordinaria o periodica organizzata dall'impresa per conformarsi alla normativa vigente in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro, di protezione dell'ambiente e ad ogni altra normativa obbligatoria in materia di formazione.

          6. Il credito d'imposta di cui al comma 1, deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta in cui sono state sostenute le spese di cui al comma 1 e in quelle relative ai periodi d'imposta successivi fino a quando se ne conclude l'utilizzo, non concorre alla formazione del reddito ne' della base imponibile dell'imposta regionale sulle attività produttive, non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ed è utilizzabile a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in cui i costi sono sostenuti esclusivamente in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

          7. L'incentivo si applica nel rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dal regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato interno in applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, e in particolare dall'articolo 31 del medesimo regolamento, che disciplina gli aiuti alla formazione. Agli adempimenti europei provvede il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

          8. Ferma restando l'esclusione delle imprese in difficoltà come definite dall'articolo 2, punto 18), del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, la disciplina del credito d'imposta non si applica alle imprese destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell'articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231. L'effettiva fruizione del credito d'imposta è comunque subordinata alla condizione che l'impresa non sia destinataria di sanzioni interdittive ai sensi dell'articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e risulti in regola con le normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e con gli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.

          9. Ai fini dell'ammissibilità al credito d'imposta, i costi sono certificati dal soggetto incaricato della revisione legale o da un professionista iscritto nel Registro dei revisori legali, di cui al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39. Tale certificazione deve essere allegata al bilancio. Le imprese non soggette a revisione legale dei conti devono comunque avvalersi delle prestazioni di un revisore legale dei conti o di una società di revisione legale dei conti. Il revisore legale dei conti o il professionista responsabile della revisione legale dei conti, nell'assunzione dell'incarico, osserva i principi di indipendenza elaborati ai sensi dell'articolo 10 del citato decreto legislativo n. 39 del 2010 e, in attesa della loro emanazione, quelli previsti dal codice etico dell'International Federation of Accountants (IFAC). Le spese sostenute per l'attività di certificazione contabile da parte delle imprese di cui al terzo periodo sono ammissibili entro il limite massimo di euro 5.000. Le imprese con bilancio revisionato sono esenti dagli obblighi previsti dal presente comma.

          10. Nei confronti del revisore legale dei conti o del professionista responsabile della revisione legale dei conti che incorre in colpa grave nell'esecuzione degli atti che gli sono richiesti per il rilascio della certificazione di cui al comma 8 si applicano le disposizioni dell'articolo 64 del codice di procedura civile. Nel caso in cui le attività di formazione siano erogate da soggetti esterni all'impresa, si considerano ammissibili al credito d'imposta, oltre alle attività commissionate ai soggetti indicati nel comma 6 dell'articolo 3 del decreto del Ministro dello sviluppo economico 4 maggio 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 143 del 22 giugno 2018, anche le attività commissionate agli Istituti tecnici superiori.

          11. Il credito d'imposta è utilizzabile a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello di sostenimento delle spese ammissibili, esclusivamente in compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Al solo fine di consentire al Ministero delle imprese e del made in Italy di acquisire le informazioni necessarie per valutare l'andamento, la diffusione e l'efficacia della misura agevolativa, anche in funzione del perseguimento degli obiettivi generali, le imprese che si avvalgono del credito d'imposta di cui al comma 1, sono tenute ad effettuare una comunicazione al Ministero delle Imprese e del made in Italy. Con apposito decreto direttoriale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy sono stabiliti il modello, il contenuto, le modalità e i termini di invio della comunicazione. Il credito d'imposta non può formare oggetto di cessione o trasferimento neanche all'interno del consolidato fiscale.

          12. Con decreto delle Imprese e del Made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sono adottate, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le disposizioni applicative necessarie, con particolare riguardo alla documentazione richiesta, all'effettuazione dei controlli e alle cause di decadenza dal beneficio.

          13. Per l'attuazione delle disposizioni è autorizzata la spesa, nel limite massimo di 500 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2029. Il Ministero dell'economia e delle finanze effettua il monitoraggio delle fruizioni del credito d'imposta, ai fini di quanto previsto dall'articolo 17, comma 13, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

          14. Ai maggiori oneri di cui al presente articolo, pari a 500 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2029, si provvede a valere sui risparmi di spesa e le maggiori entrate di cui al comma 15.

          15. Entro il 30 settembre 2024, mediante ulteriori interventi di razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica, sono approvati, provvedimenti regolamentari e amministrativi, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, che assicurino minori spese pari a 500 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2031. Qualora le misure previste dai precedenti periodi non siano adottate o siano adottate per importi inferiori a quelli indicati, sono disposte misure di entrata da lotta all'evasione e di rimodulazione ed eliminazione dei sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221. A tal fine, entro il 31 dicembre 2024, il Ministro dell'economia e delle finanze, individua, in attuazione della legge 9 agosto 2023, n. 111, le misure atte a garantire maggiori entrate dalla lotta all'evasione fiscale ed entro la medesima data, con provvedimento del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro delle imprese e del made in Italy, sono individuati i sussidi di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, oggetto di rimodulazione ed eliminazione, al fine di conseguire risparmi di spesa o maggiori entrate non inferiori a 500 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025."

33-ter.0.105 (già 33.0.10)

Misiani, Basso, Manca, Lorenzin, Nicita, Martella, Franceschelli, Giacobbe

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 33-quater

(Credito destinazione futuro)

          1. Alle imprese che effettuano investimenti in beni tecnologicamente avanzati e green, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge fino al 31 dicembre 2026, è riconosciuto un credito d'imposta nella misura del 50 per cento del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro, del 30 per cento del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro, del 10 per cento del costo per la quota di investimenti tra i 10 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.

          2. Il credito d'imposta di cui al comma 1, si applica a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla natura giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione, dal regime contabile e dal sistema di determinazione del reddito ai fini fiscali.

          3. Le spese ammissibili sono individuate con apposito decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica e del Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con priorità per quelle legate al raggiungimento di alcuni target di efficienza, risparmio energetico, minor impatto ambientale, utilizzo di tecnologie emergenti, processi di open innovation, in linea con gli obiettivi europei. 4. 4. In relazione agli investimenti di cui al presente articolo, le imprese sono tenute a produrre una perizia asseverata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali o un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato, da cui risulti che l'investimento effettuato abbia fatto raggiungere gli obiettivi di efficienza, risparmio energetico, minor impatto ambientale, utilizzo di tecnologie emergenti e processi di open innovation.

          5. Il credito d'imposta di cui al comma 1 è utilizzabile esclusivamente in compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, in tre quote annuali di pari importo, a decorrere dall'anno di entrata in funzione dei beni.

          6. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità attuative per l'accesso al beneficio di cui al comma 1 e per il suo recupero in caso di illegittimo utilizzo, nonché le ulteriori disposizioni ai fini del contenimento della spesa complessiva entro i limiti di cui al comma 3.

          7. Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata la spesa, nel limite massimo complessivo, di 250 milioni per ciascuno degli dal 2025 al 2027.

          8. Ai maggiori oneri di cui al presente articolo, pari a 250 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2027 si provvede a valere sui risparmi di spesa e le maggiori entrate di cui al comma 9.

          9. Entro il 30 settembre 2024, mediante ulteriori interventi di razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica, sono approvati, provvedimenti regolamentari e amministrativi, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, che assicurino minori spese pari a 250 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2027. Qualora le misure previste dai precedenti periodi non siano adottate o siano adottate per importi inferiori a quelli indicati, sono disposte misure di entrata da lotta all'evasione e di rimodulazione ed eliminazione dei sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221. A tal fine, entro il 31 dicembre 2024, il Ministro dell'economia e delle finanze, individua, in attuazione della legge 9 agosto 2023, n. 111, le misure atte a garantire maggiori entrate dalla lotta all'evasione fiscale ed entro la medesima data, con provvedimento del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro delle imprese e del made in Italy, sono individuati i sussidi di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, oggetto di rimodulazione ed eliminazione, al fine di conseguire risparmi di spesa o maggiori entrate non inferiori a 250 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025."

33-ter.0.106 (già 33.0.11)

Basso, Misiani, Manca, Lorenzin, Nicita, Martella, Franceschelli, Giacobbe

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 33-quater

(Voucher Italia digitale)

          1. Al fine di favorire la digitalizzazione delle piccole imprese, delle microimprese e dei lavoratori autonomi, favorire la modernizzazione dell'economia e il potenziale di crescita a medio termine, nonché di migliorare la produttività dei fattori, la crescita dimensionale, l'internazionalizzazione e la sicurezza informatica, è istituito, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge, il Voucher Italia digitale. Per tale finalità è autorizzata la spesa di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026.

          2. Il Voucher di cui al comma 1 è uno strumento riconosciuto alle piccole imprese, alle microimprese e ai lavoratori autonomi che contiene l'obbligo di essere accettato dai soggetti abilitatori di cui al comma 3 come corrispettivo a fronte della cessione di soluzioni e servizi di digitalizzazione. L'importo del voucher è parametrato in base alle dimensioni dell'impresa e al numero dei suoi dipendenti.

          3. Ai fini della concessione del Voucher di cui al comma 1, è istituita, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, la piattaforma nazionale denominata "Catalogo digitale" nella quale sono rese disponibili dalle imprese fornitrici interessate, in qualità di soggetti abilitatori affiliati, le soluzioni e i servizi di digitalizzazione o di installazione di soluzioni digitali. I beneficiari, anche avvalendosi di soggetti qualificati che collaborano alla gestione dell'aiuto, scegliere tra una o più soluzioni e servizi di digitalizzazione tra quelle disponibili nel catalogo.

          4. Ai fini dell'utilizzo del voucher, il Catalogo digitale mette a disposizione meccanismi per elaborare le richieste dei soggetti che vogliono svolgere il ruolo di abilitatori affiliati e per pubblicare in modo trasparente il riferimento alla loro offerta di soluzioni di digitalizzazione accessibili alle imprese che intendano avvalersene.

          5. I servizi e le soluzioni di digitalizzazione ammissibili riguardano l'ampliamento della presenza su Internet, del commercio elettronico, della gestione dei social network, della digitalizzazione delle relazioni con i clienti, della business intelligence e dell'analytics, dell'automazione dei processi, dell'implementazione della fatturazione elettronica, servizi e strumenti per uffici virtuali, comunicazioni sicure e sicurezza informatica, soluzioni di intelligenza artificiale. Gli aiuti per l'adozione di soluzioni di digitalizzazione possono essere utilizzati anche per sostituire soluzioni già adottate dal beneficiario purché rappresentino un miglioramento funzionale.

          6. Per usufruire del Voucher di cui al comma 1, l'impresa beneficiaria deve compilare un sistema di autovalutazione del livello di digitalizzazione dell'azienda necessario all'accesso dei servizi e delle soluzioni disponibili sul catalogo e alla conseguente scelta, con utilizzo del corrispettivo del voucher, delle migliori soluzioni per l'azienda per migliorare il proprio livello di maturità digitale e la propria competitività attraverso la digitalizzazione.

          7. Con decreto del Ministro delle imprese de del made in Italy, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i criteri per il riconoscimento del voucher di cui al comma 1, parametrati in base alla dimensione dell'imprese e al numero dei dipendenti occupati.

          8. Ai maggiori oneri di cui al presente articolo, pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026, si provvede a valere sui risparmi di spesa e le maggiori entrate di cui al comma 9.

          9. Entro il 30 settembre 2024, mediante ulteriori interventi di razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica, sono approvati, provvedimenti regolamentari e amministrativi, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, che assicurino minori spese pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026. Qualora le misure previste dai precedenti periodi non siano adottate o siano adottate per importi inferiori a quelli indicati, sono disposte misure di entrata da lotta all'evasione e di rimodulazione ed eliminazione dei sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221. A tal fine, entro il 31 dicembre 2024, il Ministro dell'economia e delle finanze, individua, in attuazione della legge 9 agosto 2023, n. 111, le misure atte a garantire maggiori entrate dalla lotta all'evasione fiscale ed entro la medesima data, con provvedimento del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro delle imprese e del made in Italy, sono individuati i sussidi di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, oggetto di rimodulazione ed eliminazione, al fine di conseguire risparmi di spesa o maggiori entrate non inferiori a 100 milioni di euro a decorrere dall'anno 2024."

33-ter.0.107 (già 33.0.13)

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 33-quater

(Programmi per la cessione e per il rilancio delle aziende termali)

          1. Sono incentivati, secondo quanto previsto dai commi da 2 a 8 del presente articolo, appositi programmi di intervento per la cessione e per il rilancio delle aziende termali di proprietà delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e di quelli a prevalente partecipazione pubblica, ovvero controllati dalle amministrazioni medesime, direttamente o attraverso società partecipate o consorzi, anche se gestiti da soggetti diversi dall'amministrazione proprietaria o titolare della concessione mineraria, mediante affidamento in subconcessione o altra forma giuridica.

          2. I programmi di cui al comma 1, elaborati dalle amministrazioni pubbliche interessate, sono presentati, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, al Ministero dell'economia e delle finanze, che ne valuta la sostenibilità e la coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica e, sentite le regioni e le province autonome competenti per territorio, li approva nei successivi centottanta giorni ovvero ne dispone il rigetto motivato.

          3. I programmi di cessione e di rilancio delle aziende termali interessate dalle agevolazioni di cui al presente articolo devono prevedere la dismissione degli stessi entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, attraverso procedure di evidenza pubblica, in favore di soggetti privati che presentino adeguate capacità tecniche, economiche e organizzative, nonché comprovate competenze imprenditoriali nello specifico settore. Tali programmi devono contenere, altresì, elementi idonei a verificare:

          a) il valore dei beni e dell'avviamento e i relativi criteri di valutazione adottati;

          b) l'eventuale esposizione debitoria degli enti proprietari;

          c) il piano di fattibilità e dei costi degli interventi;

          d) la valutazione dell'impatto socio-economico e occupazionale sul territorio;

          e) il piano finanziario e il crono-programma.

          Nelle ipotesi in cui la gestione dell'azienda termale sia già affidata ad un soggetto privato, lo stesso ha diritto di prelazione.

          4. L'approvazione del programma di cui al comma 1 consente la concessione di mutui assistiti da garanzia dello Stato, a prima richiesta esplicita, incondizionata e irrevocabile, per fare fronte ai finanziamenti richiesti da amministrazioni pubbliche, loro consorzi o società controllate dalle stesse e soggetti gestori degli stabilimenti termali oggetto degli interventi di cessione e di rilancio. La società Cassa depositi e prestiti Spa può altresì stipulare con gli istituti di credito interessati apposite convenzioni per l'erogazione dei fondi necessari a fare fronte agli interventi medesimi.

          5. Il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, istituito dall'articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662, favorisce l'accesso alle fonti di finanziamento a vantaggio dei cessionari delle aziende termali, attraverso la concessione di un'apposita garanzia pubblica che si affianca o si sostituisce alle garanzie reali apportate dai medesimi soggetti. Ove necessario, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy adotta gli atti necessari a modificare o integrare i propri regolamenti e procedure in materia.

          6. Le risorse provenienti dalla dismissione delle aziende termali di proprietà delle amministrazioni pubbliche di cui al comma 1 e di quelli a prevalente partecipazione pubblica non concorrono agli obiettivi di riduzione del debito individuati nei documenti programmatici di finanza pubblica.

          7. All'attuazione delle disposizioni dei commi 3, 4 e 5 si provvede mediante l'istituzione nello stato di previsione del Ministero della salute di un apposito fondo per la valorizzazione del patrimonio termale pubblico, con una dotazione di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026, da utilizzare secondo criteri e modalità definiti con regolamento del Ministro della salute.

          8. Al fine di accelerare la realizzazione dei programmi di cui al comma 1, possono essere realizzati specifici accordi di programma; per il rilascio di autorizzazioni e di nulla osta previsti dalla normativa vigente per la realizzazione dei predetti programmi, successivamente all'approvazione da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, le regioni e le province autonome interessate convocano un'apposita conferenza di servizi per il tempestivo completamento delle relative procedure.

          9. A decorrere dal 1° gennaio 2024, a seguito dell'obbligo di dismissione, le amministrazioni pubbliche di cui al comma 1 possono iscrivere nel bilancio di previsione gli introiti derivanti dalla cessione delle aziende termali interessati, destinandoli a investimenti per opere prioritarie. Tali spese sono escluse in pari misura dal patto di stabilità interno delle amministrazioni medesime.

          10. Ai maggiori oneri derivanti dall'attuazione della presente disposizione, pari ad euro 15 milioni annui per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026, si provvede a valere sulle risorse del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».

34.3

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

          a)         al comma 1, primo periodo, dopo le parole "con decreto del Ministro della Cultura, adottato di concerto con il Ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il PNRR" inserire le seguenti: "sentita la Conferenza Unificata";

          b)         al comma 1, secondo periodo, dopo le parole "interventi di riqualificazione energetica e prevenzione e messa in sicurezza dai rischi naturali in luoghi della cultura da determinare con decreto del Ministero della Cultura" inserire le seguenti: "sentita la Conferenza Unificata";

          c)         al comma 1, secondo periodo, dopo le parole "un progetto finalizzato sostenere e valorizzare le eccellenze italiane dell'artigianato e della creatività in ambito culturale" inserire le seguenti: "un progetto finalizzato a promuovere le reti di enti locali per la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale".

34.4

Damante

Precluso

Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:

          a) dopo le parole "le Politiche di Coesione e il PNRR" inserire le seguenti ", sentita la Conferenza Unificata,";

          b) dopo le parole "luoghi della cultura da determinare con decreto del Ministero della Cultura" inserire le seguenti ", sentita la Conferenza Unificata,";

          c) dopo le parole "valorizzare le eccellenze italiane dell'artigianato e della creatività in ambito culturale;" inserire le seguenti "un progetto finalizzato a promuovere le reti di enti locali per la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale;".

34.6

Lorenzin, Manca, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 1, dopo le parole "con decreto del Ministro della cultura, adottato di concerto con il Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR", inserire le seguenti: "sentita la Cabina di Regia di cui all'articolo 3"

34.7

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 1 dopo le parole "con decreto del Ministro della cultura, adottato di concerto con il Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR", aggiungere le seguenti parole "sentita la Cabina di Regia di cui all'articolo 3".

34.9

Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani

Precluso

Al comma 1, dopo le parole: «con il Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR» aggiungere le seguenti: «, sentiti i partner socioeconomici e istituzionali così come regolato dall'Accordo di Partenariato Italia 2021-2027».

34.13

Nicita

Precluso

Al comma 1, secondo periodo, dopo le parole "ambito culturale;" inserire le seguenti: "un progetto per la promozione di eventi di rievocazione storica e partecipazione sportiva, quali i Palii e le competizioni, per l'inclusione e la valorizzazione delle tradizioni culturali locali;".

34.15

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Al comma 2, dopo le parole "predetto Programma" aggiungere le seguenti: "a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma"

34.16

Camusso, Zampa, Furlan, Zambito, Manca

Precluso

Al comma 2, aggiungere, in fine, le seguenti parole "e a seguito del confronto in sede di Comitato di Sorveglianza del Programma."

36.4

Misiani, Manca, Lorenzin, Nicita

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente: «1-bis - All'articolo 11 del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, dopo il comma 1, è aggiunto il seguente: "1-bis. Per le medesime finalità di cui al comma 1, le Amministrazioni centrali titolari di intervento PNRR sono tenute al monitoraggio, costante e continuativo dei dati di avanzamento fisico, procedurale e finanziario delle misure di loro responsabilità, della verifica del rispetto delle tempistiche attuative nonché della puntuale rilevazione del conseguimento di milestone e target. Le Amministrazioni titolari sono chiamate, per le misure di propria competenza, a validare i dati inseriti dai soggetti attuatori entro il termine perentorio di 30 giorni dal caricamento degli stessi".»

36.6

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

          "1-bis - All'art. 11 del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

          "1-ter Per le medesime finalità di cui al comma 1, le Amministrazioni centrali titolari di intervento PNRR sono tenute al monitoraggio, costante e continuativo dei dati di avanzamento fisico, procedurale e finanziario delle misure di loro responsabilità, della verifica del rispetto delle tempistiche attuative nonché della puntuale rilevazione del conseguimento di milestone e target. Le Amministrazioni titolari sono chiamate, per le misure di propria competenza, a validare i dati inseriti dai soggetti attuatori entro il termine perentorio di 30 giorni dal caricamento degli stessi"

37.100 (già 37.500/1)

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Al comma 2, sostituire le lettere a), b) e c), con le seguenti:

   « a) quanto a 10 milioni di euro per l'anno 2024, mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190;

          b) quanto a 10 milioni di euro per l'anno 2024, mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo di cui all'articolo 1, comma 5, decreto legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307;

          c) quanto a 60 milioni di euro per l'anno 2024 e a 250 milioni per l'anno 2025, a valere sui risparmi di spesa e le maggiori entrate rivenienti a decorrere dall'anno 2024 dalla rimodulazione e dall'eliminazione dei sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221. Entro il 30 settembre 2024, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze e il Ministero delle imprese e del made in Italy, individua i sussidi di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, oggetto di rimodulazione ed eliminazione al fine di conseguire risparmi di spesa o maggiori entrate pari a 60 milioni di euro per l'anno 2024 e a 250 milioni per l'anno 2025.».

37.101 (già 37.1)

Misiani, Manca, Lorenzin, Nicita

Precluso

Al comma 2, sostituire le lettere a), b) e c), con le seguenti:

          a) quanto a 60 milioni di euro per l'anno 2024, mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre del 2004, n. 282, convertito con modificazioni dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307;

          b) quanto a 20 milioni di euro per l'anno 2024, mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo articolo 1, comma 200, della legge n. 190 del 2014;

          c) quanto a 250 milioni di euro per l'anno 2025, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2024-2026, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2025, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze.»»

37.102

Pirro, Damante

Precluso

Al comma 2, sostituire le lettere a), b) e c), con le seguenti:

          "a) quanto a 80 milioni di euro per l'anno 2024 mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190;

          b) quanto a 250 milioni di euro per l'anno 2025 mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.".

37-bis.0.100 (già 37.0.1)

Manca, Lorenzin, Misiani, Nicita

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 37-ter

(Proroga termini piccole e medie opere)

          1. Al decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, sono apportate le seguenti modificazioni:

          a) all'articolo 32, comma 1, lett. f), numero 2), è aggiunto infine il seguente periodo: "I termini di cui al primo periodo, in corso alla data del 31 dicembre 2023, o comunque in scadenza fino al 31 maggio 2024, sono prorogati fino al 31 luglio 2024 e comunque, di tre mesi rispetto al termine ordinariamente previsto.";

          b) all'articolo 33, comma 1, lettera c), le parole "30 aprile 2024" sono sostituite dalle seguenti parole: "31 luglio 2024";

          c) all'articolo 33, comma 1, lettera g), le parole "31 maggio 2024" sono sostituite dalle seguenti parole: "30 settembre 2024" ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Non si provvede a revoca se, alla scadenza di cui al comma 31-bis, nel sistema di monitoraggio e rendicontazione di cui al comma 35 sia registrata un'aggiudicazione dei lavori, fermo restando il rispetto del termine unico di conclusione dei lavori di cui al comma 32."

37-bis.0.101 (già 37.0.2)

Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

          «Art. 37-bis

          (Proroga termini piccole e medie opere) 

          1. Al decreto-legge 2 marzo 2024 n.19, convertito con modificazioni dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, sono apportate le seguenti modifiche:

          "1. All'articolo 32, comma 1, lettera f), punto 2) aggiungere infine il seguente periodo: "Inoltre, i termini di cui al primo periodo, in corso alla data del 31 dicembre 2023, o comunque in scadenza fino al 31 maggio 2024 sono prorogati fino al 31 luglio 2024 e comunque, di tre mesi rispetto al termine ordinariamente previsto«

          2. All'articolo 33, comma 1, lettera c) le parole "30 aprile 2024" sono sostituite dalle seguenti parole: "31 luglio 2024".

          3. All'articolo 33, comma 1, lettera g) le parole "31 maggio 2024" sono sostituite dalle seguenti parole: "30 settembre 2024" e alla fine aggiungere il seguente periodo: "Non si provvede a revoca se alla scadenza di cui al comma 31 bis nel sistema di monitoraggio e rendicontazione di cui al comma 35 sia registrata un'aggiudicazione dei lavori, fermo restando il rispetto del termine unico di conclusione dei lavori di cui al comma 32".».

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI IN VISTA DEL CONSIGLIO EUROPEO DEL 27 E 28 GIUGNO 2024

PROPOSTE DI RISOLUZIONE NN. 1, 2, 3, 4, 5 E 6

(6-00099) n. 1 (26 giugno 2024)

Terzi Di Sant'Agata, Matera, Scurria, Zanettin, Murelli, De Poli.

Approvata

Il Senato,

        premesso che:

            il Consiglio europeo del 27-28 giugno 2024 reca nel suo ordine del giorno tra i vari punti: Ucraina; Medio Oriente; sicurezza e difesa; competitività; migrazione; Agenda strategica per l'Unione europea 2024-2029 e processo di riforme dell'Unione europea,

        considerato che:

            la questione Ucraina, anche alla luce delle decisioni adottate in occasione del Vertice del G7 presieduto dal Presidente del Consiglio (13-15 giugno) e del Vertice di Lucerna per la pace in Ucraina (15-16 giugno), resta prioritaria per l'Unione europea, la quale continua a lavorare a sostegno di Kiev nella sua lotta contro l'aggressione russa;

            il 25 giugno, in Lussemburgo, si sono aperti ufficialmente i colloqui di adesione con l'Ucraina e la Moldova, un ulteriore passo verso l'integrazione dei due Paesi e sicuramente un segnale politico e di solidarietà molto forte;

            contemporaneamente proseguono i negoziati col Montenegro, confermando e rafforzando la prospettiva europea ed atlantica di questo Paese e dei Balcani Occidentali;

            la crisi in Medio Oriente costituirà un altro tema prioritario dei lavori del Consiglio europeo, anche alla luce dei recenti sviluppi sul piano internazionale e della necessità di evitare un'escalation regionale con particolare riferimento al Libano;

            il recente Vertice dei leader del G7 ha dedicato una sessione di lavoro specifica alla situazione in Medio Oriente;

            i Capi di Stato e di Governo torneranno ad affrontare il tema della "sicurezza e difesa" in attuazione delle linee indicate dall'Agenda di Versailles e dalla Bussola strategica. Particolare attenzione è riservata al tema degli investimenti nell'industria della difesa, al ruolo della Banca europea degli investimenti e al Programma dell'industria europea della difesa (EDIP);

            il Consiglio europeo terrà una nuova discussione sul tema della competitività per valutare i progressi in questo ambito alla luce delle Conclusioni del Consiglio europeo straordinario di aprile e con particolare riferimento all'Unione dei mercati dei capitali. Su questi temi, la Presidenza belga presenterà un rapporto;

            i Capi di Stato e di Governo saranno chiamati a discutere dell'attribuzione degli incarichi di vertice dell'Unione europea per il prossimo ciclo istituzionale;

            il Consiglio europeo sarà chiamato ad adottare l'Agenda strategica dell'UE per il periodo 2024-2029 e ⁠- sulla base della comunicazione della Commissione europea dello scorso marzo - ad uno scambio di vedute in materia di riforme necessarie per preparare l'Unione a futuri allargamenti;

            su richiesta italiana, i Capi di Stato e di Governo terranno una discussione strategica in materia di migrazione sulla base degli aggiornamenti forniti dalla Commissione europea,

        impegna il Governo:

            1. a continuare ad assicurare all'Ucraina il sostegno europeo nelle sue diverse dimensioni - politico-diplomatica, economico-finanziaria, militare e umanitaria - per tutto il tempo necessario e anche alla luce delle decisioni adottate in occasione dell'ultimo Vertice G7, inclusa quella relativa al sostegno finanziario a Kiev mediante l'impiego delle risorse derivanti dai profitti straordinari prodotti dai beni congelati russi, in coerenza con il quadro giuridico già concordato a livello europeo;

            2. a favorire ogni iniziativa diplomatica finalizzata ad una pace giusta, fondata sulla Carta delle Nazioni Unite e rispettosa del diritto internazionale;

            3. a condannare con la massima fermezza la retorica nucleare irresponsabile e minacciosa della Russia e ad impegnarsi per far sì che i responsabili delle atrocità commesse contro il popolo ucraino siano perseguiti in linea con il diritto internazionale;

            4. a riaffermare la più ferma condanna della complicità del regime bielorusso nella guerra della Russia contro l'Ucraina; ad esprimere la costante preoccupazione per la continua repressione del regime nei confronti dei media indipendenti, della società civile, dell'opposizione e dei cittadini che esprimono pacificamente le loro opinioni; a condannare il cattivo trattamento dei prigionieri politici e a chiedere il loro rilascio immediato e incondizionato;

            5. a proseguire i propri sforzi diplomatici per il Medio Oriente, sulla base delle decisioni assunte nel Vertice del G7 di giugno, in ambito Nazioni Unite e in occasione del Consiglio europeo di marzo 2024, affinché possa giungersi ad una soluzione basata sul principio dei "due Stati" sovrani che possano vivere fianco a fianco in pace e sicurezza, all'interno di confini sicuri e riconosciuti conformemente al diritto internazionale e alle Risoluzioni delle Nazioni Unite;

            6. a continuare a svolgere, insieme ai principali partner internazionali, un ruolo attivo per l'attuazione della proposta di accordo in tre fasi che porti ad un cessate il fuoco immediato, al rilascio di tutti gli ostaggi e alla distribuzione di aiuti umanitari su larga scala nella Striscia di Gaza, in linea con la Risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 2735 del 10 giugno 2024;

            7. a ribadire la più ferma condanna dei massacri, delle atroci violenze e della deportazione di ostaggi condotti da Hamas e da altri gruppi terroristici contro Israele il 7 ottobre 2023; ad esprimere solidarietà e il pieno sostegno ad Israele e al suo popolo, riaffermando l'impegno per la sua sicurezza nel rispetto del diritto internazionale umanitario;

            8. a proseguire nell'impegno, d'intesa con gli altri Stati membri dell'Unione europea, per lo sviluppo di un'industria europea della difesa capace di ridurre le inefficienze, garantire le catene di fornitura e perseguire livelli tecnologici più elevati, esplorando adeguati strumenti comuni europei di finanziamento a sostegno del settore;

            9. a mantenere centrale nel dibattito europeo dei prossimi mesi il tema della competitività, del futuro del mercato unico e di una politica industriale europea solida e all'avanguardia;

            10. a rinnovare la necessità della semplificazione e della riduzione degli oneri burocratici superflui e non proporzionati, a partire dagli obblighi di rendicontazione, soprattutto per le piccole e medie imprese, per favorire la competitività dei sistemi economici degli Stati membri di fronte alle sfide poste dalla concorrenza internazionale;

            11. a sostenere nuovamente la necessità di ogni azione utile a garantire all'economia europea le condizioni necessarie per la piena sicurezza energetica dell'Unione e per minimizzare le dipendenze esterne nei settori chiave, a partire da quello delle materie prime, memori delle difficoltà affrontate nel periodo pandemico Covid-19 e nella prima fase della guerra russo-ucraina;

            12. a lavorare per assicurare che nel processo decisionale relativo ai nuovi assetti istituzionali dell'Unione europea venga riconosciuto all'Italia un ruolo adeguato al suo peso ed al suo status di Paese fondatore;

            13. a concordare con i partner europei la prossima Agenda strategica dell'Unione europea per il periodo 2024-2029 che, sulla base di un rigido rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità già previsti dai Trattati con un ruolo centrale spettante agli organi parlamentari, dovrà concentrarsi su alcune grandi priorità quali, tra l'altro: una politica estera comune forte e in grado di garantire all'Unione europea un ruolo chiave sulla scena internazionale; una politica industriale efficace per un'Europa competitiva e autonoma nei settori strategici, ivi incluso quello della difesa; una politica economica equilibrata che sappia coniugare stabilità finanziaria e crescita economica; una politica agricola forte che sostenga le produzioni nazionali e tuteli gli agricoltori dalla concorrenza sleale degli altri partner; politiche ambientali sostenibili e compatibili con la difesa della competitività e dei posti di lavoro e senza costi per i cittadini; una politica migratoria efficace che assicuri la difesa dei confini europei e la sicurezza dei nostri cittadini; politiche demografiche attive che favoriscano la natalità;

            14. ad impegnarsi affinché il prossimo bilancio pluriennale europeo sia all'altezza delle sfide dell'Unione e rifletta in modo appropriato le priorità dell'Agenda strategica;

            15. a lavorare per l'indicazione di un eventuale percorso in ordine alle riforme istituzionali necessarie per assicurare un'Unione europea più efficiente ed al servizio dei suoi cittadini, anche in vista delle future prospettive di allargamento;

            16. a proseguire il lavoro affinché l'Unione europea sviluppi una politica migratoria di carattere strutturale fondata sulla dimensione esterna e su un'efficace cooperazione con i Paesi di origine e transito. Resta fondamentale una relazione mutualmente paritaria e vantaggiosa con l'Africa, di cui il Piano Mattei rappresenta un elemento fondamentale;

            17. a riaffermare la centralità dello sviluppo di accordi di partenariato onnicomprensivi con i Paesi terzi di origine e di transito migrazione, in un'ottica di sviluppo e cooperazione reciproci, e ad incoraggiare iniziative, anche sotto forma di partenariati pubblico-privati, di sviluppo sostenibile e di formazione professionale nei Paesi africani; a riconoscere il valore strategico di accordi efficaci tra l'Unione europea, gli Stati membri, i Paesi mediterranei e africani per il controllo e la legalità dei flussi migratori;

            18. a ribadire il forte sostegno al processo di allargamento a favore dei Paesi dei Balcani occidentali;

            19. a proseguire l'azione di sostegno alla Moldova di fronte alle azioni destabilizzanti da parte di Mosca e a continuare a sostenere gli sforzi di riforma delle autorità di Chișinău nel percorso di avvicinamento all'Unione europea;

            20. a monitorare gli sviluppi in Georgia, mantenendo alta l'attenzione sul rispetto dei valori e dei principi su cui si fonda l'Unione, che costituiscono un elemento essenziale per ogni Paese che aspira a diventarne membro;

            21. a contrastare efficacemente i costanti tentativi di disinformazione e di influenza malevola, perpetratati da soggetti esteri volti a screditare e destabilizzare gli Stati membri dell'Unione europea.

(6-00100) n. 2 (26 giugno 2024)

Enrico Borghi, Paita, Renzi, Scalfarotto, Fregolent, Musolino, Sbrollini.

V. testo 2

Il Senato,

        premesso che:

            nel prossimo Consiglio europeo del 27-28 giugno 2024 verranno trattati i seguenti temi: sviluppi della guerra di aggressione all'Ucraina da parte della Federazione Russa; sviluppi dei conflitti in Medio Oriente; l'implementazione della capacità di difesa comune dell'UE; percorsi per il miglioramento della competitività UE sul mercato globale; questione migratoria; politica estera comune; difesa comune dalle minacce ibride e l'adozione dell'Agenda strategica 2024-2029 per il prossimo ciclo istituzionale;

            riguardo al fronte ucraino occorre ribadire il fermo sostegno politico, economico e militare del nostro Paese nell'ambito della strategia comune adottata nell'ambito dell'Unione europea e della NATO, ferma la necessità di accompagnare il percorso di integrazione europea dell'Ucraina a una intensa azione diplomatica rivolta a una normalizzazione dei rapporti, sollecitando l'adozione di un approccio costruttivo e di dialogo tra le parti coinvolte, anche promuovendo la nomina di un inviato di pace per l'Ucraina;

            un'azione comune europea si rende indispensabile, altresì, sul fronte mediorientale, dove si registrano preoccupanti sviluppi per la popolazione civile a Gaza e, in particolare, a Rafah, incolpevolmente coinvolta nelle legittime iniziative poste in essere dallo Stato di Israele per liberare gli ostaggi catturati e torturati dai terroristi di Hamas lo scorso 7 ottobre; la scarsità di aiuti umanitari, così come gli effetti dei bombardamenti e degli attacchi nel contesto urbano, stanno rendendo sempre più ineludibile la condivisione dell'approccio statunitense alla questione palestinese, da risolversi - con il sostegno del nostro Paese e dell'Unione europea - necessariamente nella politica «due popoli, due Stati», quale traguardo di un percorso che, coerentemente con quanto stabilito dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, impone il rilascio immediato degli ostaggi, il cessate il fuoco e sostegni concreti alla popolazione civile;

            anche solo i due conflitti appena richiamati confermano la priorità di sollecitare la realizzazione di una politica estera europea comune, affinché l'UE possa acquisire quell'autonomia strategica che le sfide globali e il nuovo contesto geopolitico impongono al vecchio continente: un passaggio indispensabile del processo di federalizzazione europeo, cui dovrà fare seguito l'approntamento di una difesa e di un esercito comuni, al fine affrontare le minacce comuni e di aumentare la prontezza e la capacità difensiva dell'intero continente, ma anche di evitare ripetizioni tra gli Stati membri e ottimizzare le risorse e gli investimenti, anche attraverso una razionalizzazione degli interventi;

            l'autonomia strategica europea passa necessariamente dal consolidamento del mercato unico e dal rafforzamento della competitività delle imprese europee, sia in termini di produttività che di resilienza. In questo percorso, il percorso tracciato dall'ex presidente del Consiglio Draghi appare obbligato: elaborazione di una politica industriale comune nei comparti strategici e fondamentali per le sfide del domani (difesa, nuove tecnologie, energia in primis), nonché di una strategia di protezione delle nostre industrie su un terreno di competizione globale ineguale causato da asimmetrie nelle normative, nei sussidi, nelle politiche commerciali e nei livelli di tutela dei lavoratori, spesso sfruttati al fine di abbattere i costi di produzione e aumentare la competitività del prodotto a scapito della salute degli stessi e delle loro famiglie;

            un'azione comune europea deve essere sollecitata anche sul piano di una politica migratoria europea efficace, umanitaria e sicura: le notevoli differenze di civiltà che permangono rispetto ad alcuni Stati membri sul fronte dell'accoglienza non possono più essere tollerate. Occorre definire un sistema di gestione del fenomeno migratorio che ponga al centro la solidarietà tra gli Stati e tra i popoli, riconoscendo il carattere prioritario del salvataggio delle persone in mare e adoperandosi anche a livello internazionale per garantire il rispetto della dignità della persona, con un approccio coordinato, condiviso ed efficace;

            un'Europa coesa, più forte e integrata rappresenta la premessa per un allargamento consapevole e fondato su valori condivisi: le ingerenze russe sul percorso europeo della Georgia e della Moldova non possono in alcun modo minare il sogno europeo di due popoli che si riconoscono profondamente nei nostri valori e che vogliono fare del pluralismo democratico la pietra miliare delle loro Nazioni;

            proprio le ingerenze estere sul percorso di integrazione europea dimostrano la crescente pericolosità delle minacce emergenti e ibride alla sicurezza nazionale ed europea. L'intelligenza artificiale e le tecnologie, se utilizzate come armi di destabilizzazione, rischiano di pregiudicare la libertà delle istituzioni democratiche e la libera formazione del consenso, attraverso campagne mirate di disinformazione e di fake news che rischiano di minare la fiducia nei cittadini nelle istituzioni nazionali ed europee e nell'Alleanza atlantica;

            i rischi derivanti dall'applicazione malevola delle nuove tecnologie è di mettere a repentaglio la coesione e i valori europei a discapito degli interessi di potenze straniere o di regimi autoritari che agiscono promuovendo valori del tutto in contrasto con i principi di libertà e democrazia che sorreggono il modello di società occidentale. Il Consiglio europeo, in risposta all'aumento delle minacce ibride rivolte all'UE, ai suoi Stati membri e ai suoi partner, è chiamato ad adottare soluzioni comuni e condivise per difendersi dal proliferare di atti d'intimidazione, sabotaggi, disinformazione, attività informatiche dannose e strumentalizzazione dei migranti da parte di Paesi terzi;

            in questo contesto la prossima Agenda strategica per il 2024-2029 si dovrà necessariamente basare su tre pilastri: un'Europa libera e democratica, un'Europa forte e sicura, un'Europa prospera e competitiva, una agenda la cui attuazione sarà inesorabilmente influenzata dalle nomine nell'ambito del prossimo ciclo istituzionale. Considerando che lo scorso ciclo istituzionale ha visto portare avanti delle politiche che hanno danneggiato, sia la competitività europea che l'ambiente, a causa di un ambientalismo "ideologico" che non ha tenuto conto delle implicazioni economiche e sociali causate da alcune politiche proposte dalla Commissione UE, si rende necessario, ora, sostenere un cambiamento dei vertici istituzionali che hanno rischiato di compromettere la competitività dell'Unione europea e la stessa transizione ecologica, al fine di affermare una transizione giusta ed equa che non pregiudichi milioni di lavoratori e non favorisca il dumping economico e sociale portato avanti dagli altri attori globali,

         impegna il Governo:

            1) a garantire all'Ucraina ogni supporto politico, economico, umanitario, diplomatico e militare, al fine di ripristinare la stabilità e la sicurezza della regione e del continente, anche promuovendo la nomina di un inviato di pace per l'Ucraina, nonché il prosieguo del percorso di allargamento dell'Unione europea;

            2) a promuovere attivamente una soluzione alla crisi umanitaria a Gaza, sostenendo la richiesta del Consiglio europeo per una pausa umanitaria immediata e un cessate il fuoco che consenta di restituire alle famiglie gli ostaggi israeliani e mettere in sicurezza la popolazione civile, appoggiando una risoluzione pacifica del conflitto in linea con quanto proposto dai nostri alleati statunitensi, nonché l'adozione del modello «due popoli, due Stati»;

            3) a promuovere una politica estera e diplomatica comune nell'ambito dell'Unione europea, così da avviare un percorso di integrazione che porti alla creazione di un esercito comune e di una difesa europea;

            4) a sostenere le iniziative volte a rafforzare la produttività e la resilienza economica dell'UE, completando il mercato unico e sviluppando una strategia per proteggere le industrie europee su un terreno di competizione globale;

            5) a promuovere una gestione comune delle frontiere esterne dell'UE e una politica migratoria solidale e umana, adoperandosi per garantire la sicurezza interna dell'Europa attraverso una gestione efficace e coordinata dei flussi migratori, ma anche promuovendo ogni iniziativa necessaria ad assicurare la tutela dell'incolumità, il rispetto della dignità e delle aspettative di vita dei migranti;

            6) a sollecitare il percorso di allargamento dell'Unione europea, sostenendo l'integrazione della Georgia e della Moldova, scongiurando ogni eventuale e ulteriore ingerenza da parte di potenze straniere;

            7) a promuovere l'adozione di soluzioni per difendere l'UE dalle minacce ibride, incluse le attività informatiche dannose, la disinformazione e la strumentalizzazione dei migranti, sostenendo lo sviluppo di misure per aumentare la resilienza e la sicurezza tecnologica dell'Europa, anche attraverso investimenti comuni in materia di resilienza cibernetica e sulle ulteriori nuove tecnologie, in particolare le cosiddette dual use;

            8) a garantire discontinuità nella Presidenza della Commissione europea rispetto al precedente ciclo istituzionale, al fine di garantire all'Agenda strategica 2024-2029 un diverso approccio alle sfide globali cui l'Europa e i cittadini europei sono chiamati a rispondere, rifuggendo qualsivoglia impostazione fondata su presupposti ambientali eccessivamente ideologici in favore di una strategia che metta a sistema le esigenze europee e i bisogni della popolazione, garantendo maggiore competitività e autonomia all'Unione europea.

(6-00100) n. 2 (testo 2) (26 giugno 2024)

Enrico Borghi, Paita, Renzi, Scalfarotto, Fregolent, Musolino, Sbrollini.

Votata per parti separate. Approvata la parte evidenziata in neretto; respinta la restante parte

Il Senato,

        premesso che:

            nel prossimo Consiglio europeo del 27-28 giugno 2024 verranno trattati i seguenti temi: sviluppi della guerra di aggressione all'Ucraina da parte della Federazione Russa; sviluppi dei conflitti in Medio Oriente; l'implementazione della capacità di difesa comune dell'UE; percorsi per il miglioramento della competitività UE sul mercato globale; questione migratoria; politica estera comune; difesa comune dalle minacce ibride e l'adozione dell'Agenda strategica 2024-2029 per il prossimo ciclo istituzionale;

            riguardo al fronte ucraino occorre ribadire il fermo sostegno politico, economico e militare del nostro Paese nell'ambito della strategia comune adottata nell'ambito dell'Unione europea e della NATO, ferma la necessità di accompagnare il percorso di integrazione europea dell'Ucraina a una intensa azione diplomatica rivolta a una normalizzazione dei rapporti, sollecitando l'adozione di un approccio costruttivo e di dialogo tra le parti coinvolte, anche promuovendo la nomina di un inviato di pace per l'Ucraina;

            un'azione comune europea si rende indispensabile, altresì, sul fronte mediorientale, dove si registrano preoccupanti sviluppi per la popolazione civile a Gaza e, in particolare, a Rafah, incolpevolmente coinvolta nelle legittime iniziative poste in essere dallo Stato di Israele per liberare gli ostaggi catturati e torturati dai terroristi di Hamas lo scorso 7 ottobre; la scarsità di aiuti umanitari, così come gli effetti dei bombardamenti e degli attacchi nel contesto urbano, stanno rendendo sempre più ineludibile la condivisione dell'approccio statunitense alla questione palestinese, da risolversi - con il sostegno del nostro Paese e dell'Unione europea - necessariamente nella politica «due popoli, due Stati», quale traguardo di un percorso che, coerentemente con quanto stabilito dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, impone il rilascio immediato degli ostaggi, il cessate il fuoco e sostegni concreti alla popolazione civile;

            anche solo i due conflitti appena richiamati confermano la priorità di sollecitare la realizzazione di una politica estera europea comune, affinché l'UE possa acquisire quell'autonomia strategica che le sfide globali e il nuovo contesto geopolitico impongono al vecchio continente: un passaggio indispensabile del processo di federalizzazione europeo, cui dovrà fare seguito l'approntamento di una difesa e di un esercito comuni, al fine affrontare le minacce comuni e di aumentare la prontezza e la capacità difensiva dell'intero continente, ma anche di evitare ripetizioni tra gli Stati membri e ottimizzare le risorse e gli investimenti, anche attraverso una razionalizzazione degli interventi;

            l'autonomia strategica europea passa necessariamente dal consolidamento del mercato unico e dal rafforzamento della competitività delle imprese europee, sia in termini di produttività che di resilienza. In questo percorso, il percorso tracciato dall'ex presidente del Consiglio Draghi appare obbligato: elaborazione di una politica industriale comune nei comparti strategici e fondamentali per le sfide del domani (difesa, nuove tecnologie, energia in primis), nonché di una strategia di protezione delle nostre industrie su un terreno di competizione globale ineguale causato da asimmetrie nelle normative, nei sussidi, nelle politiche commerciali e nei livelli di tutela dei lavoratori, spesso sfruttati al fine di abbattere i costi di produzione e aumentare la competitività del prodotto a scapito della salute degli stessi e delle loro famiglie;

            un'azione comune europea deve essere sollecitata anche sul piano di una politica migratoria europea efficace, umanitaria e sicura: le notevoli differenze di civiltà che permangono rispetto ad alcuni Stati membri sul fronte dell'accoglienza non possono più essere tollerate. Occorre definire un sistema di gestione del fenomeno migratorio che ponga al centro la solidarietà tra gli Stati e tra i popoli, riconoscendo il carattere prioritario del salvataggio delle persone in mare e adoperandosi anche a livello internazionale per garantire il rispetto della dignità della persona, con un approccio coordinato, condiviso ed efficace;

            un'Europa coesa, più forte e integrata rappresenta la premessa per un allargamento consapevole e fondato su valori condivisi: le ingerenze russe sul percorso europeo della Georgia e della Moldova non possono in alcun modo minare il sogno europeo di due popoli che si riconoscono profondamente nei nostri valori e che vogliono fare del pluralismo democratico la pietra miliare delle loro Nazioni;

            proprio le ingerenze estere sul percorso di integrazione europea dimostrano la crescente pericolosità delle minacce emergenti e ibride alla sicurezza nazionale ed europea. L'intelligenza artificiale e le tecnologie, se utilizzate come armi di destabilizzazione, rischiano di pregiudicare la libertà delle istituzioni democratiche e la libera formazione del consenso, attraverso campagne mirate di disinformazione e di fake news che rischiano di minare la fiducia nei cittadini nelle istituzioni nazionali ed europee e nell'Alleanza atlantica;

            i rischi derivanti dall'applicazione malevola delle nuove tecnologie è di mettere a repentaglio la coesione e i valori europei a discapito degli interessi di potenze straniere o di regimi autoritari che agiscono promuovendo valori del tutto in contrasto con i principi di libertà e democrazia che sorreggono il modello di società occidentale. Il Consiglio europeo, in risposta all'aumento delle minacce ibride rivolte all'UE, ai suoi Stati membri e ai suoi partner, è chiamato ad adottare soluzioni comuni e condivise per difendersi dal proliferare di atti d'intimidazione, sabotaggi, disinformazione, attività informatiche dannose e strumentalizzazione dei migranti da parte di Paesi terzi;

            in questo contesto la prossima Agenda strategica per il 2024-2029 si dovrà necessariamente basare su tre pilastri: un'Europa libera e democratica, un'Europa forte e sicura, un'Europa prospera e competitiva, una agenda la cui attuazione sarà inesorabilmente influenzata dalle nomine nell'ambito del prossimo ciclo istituzionale. Considerando che lo scorso ciclo istituzionale ha visto portare avanti delle politiche che hanno danneggiato, sia la competitività europea che l'ambiente, a causa di un ambientalismo "ideologico" che non ha tenuto conto delle implicazioni economiche e sociali causate da alcune politiche proposte dalla Commissione UE, si rende necessario, ora, sostenere un cambiamento dei vertici istituzionali che hanno rischiato di compromettere la competitività dell'Unione europea e la stessa transizione ecologica, al fine di affermare una transizione giusta ed equa che non pregiudichi milioni di lavoratori e non favorisca il dumping economico e sociale portato avanti dagli altri attori globali,

         impegna il Governo:

            1) a garantire all'Ucraina ogni supporto politico, economico, umanitario, diplomatico e militare, al fine di ripristinare la stabilità e la sicurezza della regione e del continente, nonché il prosieguo del percorso di allargamento dell'Unione europea;

            2) a promuovere attivamente una soluzione alla crisi umanitaria a Gaza, sostenendo la richiesta del Consiglio europeo per una pausa umanitaria immediata e un cessate il fuoco che consenta di restituire alle famiglie gli ostaggi israeliani e mettere in sicurezza la popolazione civile, appoggiando una risoluzione pacifica del conflitto in linea con quanto proposto dai nostri alleati statunitensi, nonché l'adozione del modello «due popoli, due Stati»;

            3) a promuovere una politica estera e diplomatica comune nell'ambito dell'Unione europea, così da avviare un percorso di integrazione che porti alla creazione di una difesa europea;

            4) a sostenere le iniziative volte a rafforzare la produttività e la resilienza economica dell'UE, completando il mercato unico e sviluppando una strategia per proteggere le industrie europee su un terreno di competizione globale;

            5) a promuovere il controllo comune delle frontiere esterne dell'UE e una politica migratoria solidale e umana, adoperandosi per garantire la sicurezza interna dell'Europa attraverso una gestione efficace e coordinata dei flussi migratori;

            6) a facilitare il percorso di allargamento dell'Unione europea ai Balcani occidentali, sostenendo l'integrazione della Moldova, scongiurando ogni eventuale e ulteriore ingerenza da parte di potenze straniere;

            7) a promuovere l'adozione di soluzioni per difendere l'UE dalle minacce ibride, incluse le attività informatiche dannose, la disinformazione e la strumentalizzazione dei migranti, sostenendo lo sviluppo di misure per aumentare la resilienza e la sicurezza tecnologica dell'Europa, anche attraverso investimenti comuni in materia di resilienza cibernetica e sulle ulteriori nuove tecnologie;

            8) a garantire discontinuità nella Presidenza della Commissione europea rispetto al precedente ciclo istituzionale, al fine di garantire all'Agenda strategica 2024-2029 un diverso approccio alle sfide globali cui l'Europa e i cittadini europei sono chiamati a rispondere, rifuggendo qualsivoglia impostazione fondata su presupposti ambientali eccessivamente ideologici in favore di una strategia che metta a sistema le esigenze europee e i bisogni della popolazione, garantendo maggiore competitività e autonomia all'Unione europea.

(6-00101) n. 3 (26 giugno 2024)

Patuanelli, Maiorino, Lorefice, Bevilacqua, Aloisio, Bilotti, Castellone, Castiello, Cataldi, Croatti, Damante, Di Girolamo, Barbara Floridia, Guidolin, Ettore Antonio Licheri, Sabrina Licheri, Lopreiato, Marton, Mazzella, Nave, Naturale, Pirondini, Pirro, Scarpinato, Sironi, Trevisi, Turco.

V. testo 2

Il Senato,

        premesso che:

            nel prossimo Consiglio europeo del 27 e 28 giugno 2024, i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri saranno chiamati a esaminare gli sviluppi delle crisi internazionali in atto, in particolare la situazione in Ucraina e in Medio Oriente, oltre a valutare gli aspetti legati alla sicurezza e alla difesa comune; tra i temi all'ordine del giorno del Consiglio europeo dovrebbero inoltre essere ricompresi anche quelli inerenti alla competitività, alle relazioni esterne e al prossimo ciclo istituzionale;

            l'aggressione della Federazione russa nei confronti dell'Ucraina si protrae ormai da oltre due anni e le strategie sinora perseguite per porre fine al conflitto non hanno raggiunto alcun risultato concreto; il conflitto si è trasformato in una guerra di logoramento che va avanti nella totale assenza di effettivi interventi diplomatici al fine di giungere a una concreta soluzione di pace, nel rispetto del diritto internazionale;

            preoccupa il mero e continuo invio di armamenti all'Ucraina, come emerso anche dalle dichiarazioni a margine dell'ultimo G7, tenutosi sotto la presidenza italiana, che ha concordato sulla necessità di "aumentare la produzione e le consegne" di armi. In particolare è stato raggiunto tra i leader del G7 - su proposta degli Stati Uniti - un accordo unanime sullo stanziamento di un fondo di solidarietà a favore dell'Ucraina di 50 miliardi di dollari in prestiti, garantito dai profitti degli asset russi - al quale contribuirà anche l'Italia - e che servirà non solo per la ricostruzione del Paese, ma anche - come confermato dal cancelliere tedesco Scholz - per sostenere Kiev nell'acquisto di armi;

            si delinea pertanto, nel breve periodo, solamente un ulteriore sforzo militare europeo e nessuna concreta e penetrante prospettiva negoziale volta a porre fine alle operazioni belliche in territorio ucraino. In tal senso, le prospettive di ricostruzione e pace giusta sembrano solo dei proclami;

            lo scorso 29 febbraio il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sull'Ucraina, con il voto contrario del solo Movimento 5 Stelle come partito italiano, che delinea, a livello europeo, una preoccupante posizione oltranzista, che sembrerebbe non lasciare spazio a nessuna soluzione negoziale; al contrario, la risoluzione risulta essere un'invocazione agli Stati membri a fornire quanto più supporto militare possibile: nessuna restrizione autoimposta all'assistenza militare, incremento significativo della produzione industriale al fine di soddisfare le esigenze dell'Ucraina e ricostituire gli arsenali europei esauriti, fornitura di sofisticati sistemi d'arma con tanto di elencazione, un impegno a sostenere militarmente l'Ucraina con almeno lo 0,25 per cento del PIL annuo per ogni Stato membro;

            accogliendo la richiesta del presidente ucraino Zelensky, il 15 e il 16 giugno 2024 si è tenuta in Svizzera la Conferenza ad alto livello sulla pace in Ucraina - a cui ha partecipato anche l'UE - con l'obiettivo di sviluppare tra i capi di Stato e di Governo una visione comune verso una pace giusta e duratura nel Paese, quale fondamento per un futuro processo di pace, anche tramite la definizione di una roadmap comune che coinvolga entrambe le parti;

            nonostante la condivisibilità dei suoi obiettivi, la Conferenza si è delineata come una "conferenza sulla pace" e non una "conferenza di pace", nè si può tralasciare come l'esclusione della Federazione russa dai negoziati, nonché la mancata partecipazione ai lavori di alcuni Paesi - in particolare gli Stati BRICS, specialmente Brasile, India, Cina e Sudafrica - abbia avuto un impatto negativo sulla riuscita della medesima Conferenza. Nonostante i proclami, si è pertanto ancora molto distanti dal raggiungimento dell'obiettivo di una pace globale, giusta e duratura per l'Ucraina, basata sul diritto internazionale e sulla Carta delle Nazioni Unite;

            risulta quanto mai di primaria importanza avviare un concreto piano di pace europeo per l'Ucraina, mai seriamente intrapreso, che preveda uno stop immediato degli attacchi russi; la pace, così come la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale devono quindi essere la bussola dell'azione europea, in particolare nei teatri di guerra;

            la crisi in atto in terra mediorientale, oltre ad essere probabilmente la più grave mai verificatasi, scaturisce da una situazione radicata e probabilmente sottovalutata dalla politica internazionale;

            dopo l'attacco terroristico lanciato da Hamas verso Israele il 7 ottobre 2023, le condizioni umanitarie nella Striscia di Gaza sono oltremodo disumane e drammatiche: è urgente una ulteriore mobilitazione della comunità internazionale per garantire l'accesso agli aiuti umanitari alla popolazione civile intrappolata a Gaza. Gli aiuti attuali sono infatti totalmente insufficienti, a cominciare da cibo, acqua potabile, medicinali, materiale igienico-sanitario, fornitura di elettricità e di carburante, essenziali all'espletamento delle operazioni umanitarie, al soddisfacimento di bisogni vitali di prima necessità e affinché le condizioni di salute pubblica non si aggravino ulteriormente;

            all'esito dell'ultimo Consiglio europeo del 21 e 22 marzo 2024, i Capi di Stato e di Governo hanno chiesto una pausa umanitaria immediata che porti a un cessate il fuoco sostenibile, alla liberazione senza condizioni di tutti gli ostaggi e alla fornitura di assistenza umanitaria. Il Consiglio europeo ha inoltre condannato fermamente la violenza dei coloni estremisti, affermando che i responsabili devono rispondere delle loro azioni, e ha invitato il Consiglio ad accelerare i lavori relativi all'adozione di pertinenti misure restrittive mirate. Ha inoltre condannato le decisioni del Governo israeliano di estendere ulteriormente gli insediamenti illegali in tutta la Cisgiordania occupata e ha esortato Israele a revocare tali decisioni;

            il 19 aprile scorso il Consiglio europeo, dando seguito a quanto sopra esposto, ha deciso di inserire quattro persone e due entità nell'elenco del regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani. Le persone e le entità inserite nell'elenco si sono rese responsabili di gravi violazioni dei diritti umani nei confronti di palestinesi, tra cui torture e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, nonché della violazione del diritto di proprietà e del diritto alla vita privata e familiare dei palestinesi in Cisgiordania;

            il 10 maggio scorso l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato con 143 voti favorevoli, 9 contrari e 25 astenuti, tra cui l'Italia, una risoluzione presentata dagli Emirati Arabi Uniti che riconosce la Palestina come qualificata per diventare membro a pieno titolo delle Nazioni Unite; il voto espresso a forte maggioranza ha un grande valore simbolico e solidaristico, considerata la catastrofe umanitaria in atto nella Striscia di Gaza e l'intenzione di Israele di procedere con l'offensiva su Rafah;

            da ultimo, lo scorso 10 giugno, l'Alto rappresentante Borrell ha dichiarato che l'Unione accoglie con favore l'adozione della risoluzione 2735 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per la cessazione delle ostilità a Gaza;

            la pace è l'unica opzione possibile in Medio Oriente: la creazione di uno Stato palestinese contribuirebbe alla pace e alla sicurezza internazionali, consentirebbe di mantenere la soluzione "due popoli - due Stati" e getterebbe le basi per la costruzione di una pace duratura;

            oltre ai fronti bellici di Ucraina e Medio Oriente, nell'ambito delle relazioni esterne, il Consiglio europeo porrà la sua attenzione su alcuni scenari internazionali critici, ma che ricoprono un ruolo di primaria importanza per la stabilità di alcuni quadranti geopolitici, in particolare la situazione della Georgia che ha ottenuto lo status di Paese candidato all'adesione all'UE nel dicembre 2023 e che nelle scorse settimane è stata scenario di forti tensioni politiche;

            un mese fa il Parlamento georgiano ha approvato la cosiddetta legge sulla trasparenza dell'influenza straniera con cui vengono strette le maglie sul controllo nei confronti dei media e verso le ONG che ricevono fondi dall'estero sul modello di un'analoga legge già adottata in Russia, provocando un'ondata di proteste e manifestazioni, con comportamenti intimidatori e repressivi da parte delle forze dell'ordine georgiane;

            l'Alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell ha chiaramente espresso come la nuova legge georgiana "influisce negativamente sui progressi della Georgia nel percorso dell'UE" e come "lo spirito e il contenuto della legge non siano in linea con le norme e i valori fondamentali dell'UE";

            le scorse settimane sono state contrassegnate da importanti appuntamenti internazionali, non solo la già citata Conferenza sulla pace in Ucraina, ma soprattutto il vertice G7, di Borgo Egnazia a cui l'UE ha partecipato, rappresentata dal presidente del Consiglio europeo Michel e dalla presidente della Commissione europea von der Leyen;

            in particolare, nelle conclusioni adottate a chiusura del vertice, non compare nel testo del comunicato riferito al capitolo sull'uguaglianza di genere, diffuso a margine del vertice, il punto relativo all'importanza di garantire "un accesso effettivo e sicuro all'aborto", che sarebbe stato espunto su precisa contrarietà del Governo italiano, nonostante fosse stato già inserito nel corso del G7 dello scorso anno di Hiroshima e che Francia e Canada, proprio in vista del summit in Puglia, avessero chiesto di rafforzare il riferimento;

            la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti figurano tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e il Parlamento europeo, con una storica risoluzione approvata lo scorso aprile, ha dichiarato la volontà di inserire il diritto all'aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell'UE, condannando il regresso sui diritti delle donne e su tutti i tentativi di limitare o rimuovere gli ostacoli esistenti per la salute e i diritti sessuali e riproduttivi (SRHR) e la parità di genere a livello globale, anche negli Stati membri dell'UE;

            l'inizio del 2024 ha visto l'affermazione di una nuova tendenza in seno alle assemblee e all'agenda politica dell'Unione europea, con il rafforzamento della volontà di fare della difesa europea una priorità politica nell'agenda dell'Unione: in particolare, si sta affermando con sempre più forza il tema della strategia europea per l'industria della difesa (EDIS) quale priorità politica dell'Unione, declinata nel senso di un rafforzamento della capacità di produzione di armi e munizioni, incentivandone altresì la produzione e la cooperazione transfrontaliera;

            all'EDIS si accompagna l'istituzione di un Programma europeo di investimenti per la difesa (EDIP), un fondo da 100 miliardi di euro, da approvarsi in sede di Consiglio europeo, che mira a incrementare l'acquisto di armi congiunto e mettere l'UE nella posizione di aumentare la produzione di armi e munizioni a livello dei singoli Paesi;

            la proposta di Regolamento istitutivo di un programma europeo per l'industria della difesa (EDIP) è attualmente all'esame, per il parere, delle competenti Commissioni parlamentari della Camera e del Senato: tra gli elementi principali della strategia, la previsione di un fondo da 1,5 miliardi di euro, almeno il 40 per cento entro il 2030 di acquisti congiunti di armi e priorità alla produzione europea; in base alla delineata strategia, il valore del commercio della difesa intra-UE dovrà essere almeno il 35 per cento del totale ed entro il 2030 il 50 per cento degli acquisti dovrà essere fatto in Europa e il 60 per cento entro il 2035;

            in questo contesto di rafforzamento della base industriale militare europea, che lascia presagire una vera e propria corsa al riarmo, va ricondotta anche la recente decisione del Consiglio di amministrazione della Banca europea per gli investimenti (BEI) che - su mandato del Consiglio europeo - ha deliberato di intensificare il sostegno all'industria della sicurezza e della difesa dell'Europa, anche attraverso un piano ad hoc da 4,5 miliardi di euro, presentato in occasione dell'ultima riunione dei Ministri delle finanze (ECOFIN), nel corso della quale l'iniziativa ha ricevuto ampio sostegno;

            in particolare, preoccupa il dichiarato intendimento della BEI di ampliare la portata dei suoi investimenti al di là dell'attuale definizione di beni e infrastrutture dual use militare e civile, allentando le norme vigenti e rivedendo potenzialmente la lista di esclusione che attualmente impedisce il finanziamento da parte della stessa BEI di beni a scopo militare come armi e munizioni;

            alla luce di questo scenario allarmante, 30 organizzazioni della società civile di tutta Europa hanno inviato una lettera per esortare la Banca europea per gli investimenti a resistere alle richieste di un maggiore sostegno al settore della difesa, sottolineando come "l'ampliamento della definizione di dual use scatenerebbe una dinamica che probabilmente vedrebbe la spesa per le armi sempre più dominante nel portafoglio della BEI";

            la stessa presidente uscente della Commissione von der Leyen si è a più riprese espressa sulla necessità dell'Europa di prepararsi alla guerra con un piano straordinario di riarmo europeo e il commissario europeo uscente all'economia Paolo Gentiloni si è pronunciato favorevolmente all'ipotesi di un'eventuale emissione di eurobond per finanziare le capacità di difesa europee;

            sebbene non siano previsti eurobond a livello europeo per finanziare gli acquisti della difesa, l'UE non esclude la possibilità per gli Stati membri di fare debito comune a questo scopo. L'Esecutivo europeo favorirà l'acquisto congiunto da parte dei Paesi, come avviene attualmente con la piattaforma UE per l'acquisto del gas;

            tale nuovo orientamento in seno all'agenda politica dell'Unione europea lascia trasparire un deciso mutamento di prospettiva all'interno dell'Unione stessa e preoccupa per le ricadute dirette che il rafforzamento della strategia per l'industria della difesa potrebbe avere nei confronti delle altre priorità legislative dell'UE su temi centrali quali la transizione verde e digitale, la sanità, l'istruzione, la green economy, in particolare con riferimento al prossimo ciclo istituzionale;

            l'Unione europea, nello spirito dei padri fondatori e come solennemente sancito a più riprese negli stessi Trattati istitutivi e nella Carta dei diritti fondamentali dell'UE, si prefigge di promuovere e contribuire alla pace e alla sicurezza in Europa e nel mondo, alla democrazia e ai diritti umani;

            nell'ambito del prossimo Consiglio europeo, i leader dei Paesi membri torneranno a confrontarsi sul tema della competitività, già al centro della riunione straordinaria dell'EUCO del 17-18 aprile scorso. In questa occasione Mario Draghi dovrebbe infatti essere chiamato ad illustrare il suo rapporto sul futuro della competitività europea, fulcro del nuovo Patto europeo, a sua volta cuore dell'Agenda strategica 2024-2029;

            di fronte alla nuova realtà geopolitica e a sfide sempre più complesse, l'UE si è detta risoluta ad agire con determinazione al fine di garantire la propria competitività a lungo termine, prosperità e leadership sulla scena mondiale e a rafforzare la propria sovranità strategica;

            per conseguire questi risultati, i Capi di Stato e di Governo dell'UE hanno sottolineato la necessità di un nuovo patto per la competitività, ancorato a un mercato unico pienamente integrato. In tale contesto rivestono un'importanza fondamentale gli investimenti e l'accesso al capitale, così come la necessità per l'UE di ridurre le sue dipendenze strategiche in settori quali l'energia, le materie prime critiche, i semiconduttori, la salute, il digitale, i prodotti alimentari, le tecnologie critiche, la chimica, la biotecnologia e lo spazio. Proprio al fine di attuare il patto, i leader dell'UE hanno a più riprese invitato a compiere rapidi progressi riguardo a una serie di fattori chiave della competitività;

            il Consiglio europeo del 27 e 28 giugno sarà il primo incontro ordinario previsto in agenda tra i Capi di Stato e di Governo europei dopo le elezioni del Parlamento europeo e nelle more delle trattative in corso che delineeranno gli assetti e gli equilibri della nuova Commissione europea; il nuovo ciclo istituzionale non può che prospettare nuove sfide per il futuro dell'Unione europea;

            una prima riflessione è legata all'astensionismo sempre più marcato in occasione delle elezioni europee: più di un elettore europeo su due non si è recato alle urne, con effetti diversificati da Stato membro a Stato membro, con un netto calo di partecipazione negli Stati dell'Europa mediterranea, soprattutto Spagna e Italia;

            gli elettori percepiscono le elezioni europee come distanti, atte a determinare degli equilibri politici, quelli di Bruxelles, che diventano molto più degli affari diplomatici che una scelta elettorale;

            la recente tornata elettorale, nonostante abbia mantenuto nel complesso del Parlamento europeo una maggioranza europeista sostenuta dalle grandi e tradizionali famiglie partitiche europee, non può non evidenziare la crescente influenza delle spinte sovraniste con un acuirsi dei temi identitari, i timori per una mai risolta questione migratoria, la situazione economica in peggioramento, i fronti bellici e una crescente e latente diffidenza verso i temi della transizione ecologica e verde. Alla condivisione gli elettori hanno dato segnali di chiusura e ripiegamento sui propri confini nazionali;

            nel prossimo ciclo istituzionale l'Unione europea non deve perdere l'occasione per autoriformarsi avviando una seria riforma dei trattati che veda il superamento del principio del voto all'unanimità in sede del Consiglio e l'attribuzione al Parlamento europeo del diritto di iniziativa legislativa alla pari di qualsiasi assemblea parlamentare nazionale, nonché un netto rafforzamento degli strumenti di partecipazione dei cittadini europei;

            la scorsa legislatura europea, appena conclusasi, ha visto l'Unione europea capace di fronteggiare con un rinnovato spirito unitario eventi straordinari, una pandemia globale, la crisi energetica e una guerra alle porte dell'Europa. Nell'Agenda strategica 2024-2029 che caratterizzerà il prossimo ciclo istituzionale, l'Unione europea delinea la sua azione nello scenario geopolitico internazionale come attore globale influente, garante della sicurezza e difesa e sostenitore del diritto e delle istituzioni internazionali, attraverso una governance globale equa e un multilateralismo inclusivo. Proprio per questo e per riprendere lo spirito dei padri e degli Stati fondatori, la nuova Commissione europea dovrà dotarsi di un Commissario europeo per la pace,

        impegna, quindi, il Governo, in sede europea:

            1) in merito alla crisi ucraina:

                a) ad adoperarsi al fine di escludere categoricamente eventuali invii di truppe di Paesi dell'Unione europea in territorio ucraino, considerate le potenziali drammatiche conseguenze in termini di escalation del conflitto;

                b) a imprimere una concreta svolta per profondere il massimo ed efficace sforzo sul piano diplomatico, in sinergia con gli altri Stati membri, per l'immediata cessazione delle operazioni belliche e l'avvio, con iniziative multilaterali o bilaterali, di negoziati utili a una de-escalation militare, per il raggiungimento di una soluzione politica, giusta, equilibrata, duratura, adoperandosi da subito per una Conferenza di pace da tenersi sotto l'egida delle Nazioni Unite, portando il nostro Paese finalmente a farsi capofila di un percorso di soluzione negoziale del conflitto che non lo impegni in ulteriori forniture di materiali di armamento, per il raggiungimento di una soluzione politica in linea con i principi del diritto internazionale;

                c) ad intraprendere tutte le azioni necessarie atte a scongiurare la distrazione, sia di ulteriori risorse di bilancio interne, sia delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza a favore del co-finanziamento dell'industria della difesa, in particolare per la produzione di armamenti, considerato che tali fondi rappresentano lo strumento principale di ripresa e rilancio dell'economia del Paese provato dalla recente pandemia e non uno strumento di supporto ad una economia di guerra;

                d) in analogia con quanto già avviene a livello degli altri Stati membri dell'Unione, a comunicare a ciascuna Camera, nelle rispettive Assemblee, in merito alle autorizzazioni di invio di armamenti, anche con riferimento al loro potenziale offensivo, procedendo alla declassificazione degli allegati contenenti la lista di armamenti inviati ed eventualmente da inviare;

                e) a sostenere il costante invio di aiuti umanitari per la popolazione ucraina, nonché il rafforzamento delle misure di accoglienza adottate per le persone in fuga dalla crisi bellica, con particolare attenzione alle esigenze dei soggetti minori, anche al fine di assicurare la tutela dei diritti loro riconosciuti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e alle esigenze dei soggetti più fragili, tra cui donne, anziani e disabili;

                f) a non dare seguito alla proposta avanzata dal Parlamento europeo circa il sostegno militare all'Ucraina con almeno lo 0,25 per cento del loro PIL annuo;

                g) a sostenere e monitorare i necessari processi di riforme politiche, giuridiche ed economiche, in particolare nel settore dello Stato di diritto, richiesti all'Ucraina, anche nell'ottica del processo di adesione all'UE, in linea con i valori fondamentali dell'Unione dettati dai trattati istitutivi per il suo allargamento;

            2) in merito alla crisi in Medio Oriente:

                a) a profondere ogni sforzo a tutti i livelli, internazionale, europeo e bilaterale, al fine di giungere a un immediato «cessate il fuoco» permanente e duraturo, a garanzia dell'incolumità della popolazione civile di entrambe le parti;

                b) a farsi promotore, a livello europeo, della sospensione della vendita, della cessione e del trasferimento di armamenti allo Stato di Israele, nel rispetto della Posizione comune (2008/944/PESC) sulle esportazioni di armi e del Trattato sul commercio di armi (ATT) dell'ONU;

                c) alla luce della catastrofe umanitaria in corso a Gaza, ad adoperarsi con urgenza a tutti i livelli, internazionale, europeo e bilaterale, per assicurare la fornitura di massicci aiuti umanitari via mare, terra ed aria, nonché l'ingresso di personale sanitario e umanitario nella Striscia di Gaza, a tal fine garantendo l'apertura permanente di adeguati corridoi umanitari, inclusi quelli marittimi e, al contempo, permettendo l'evacuazione dei civili più vulnerabili, tra cui i feriti in gravi condizioni, bambini e anziani;

                d) a intraprendere ogni utile iniziativa di carattere internazionale ed europeo volta a promuovere, con urgenza, una conferenza di pace che accompagni un processo di negoziato sulla base delle legittime aspettative delle parti in conflitto, nel rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario, all'interno della cornice di principio «due popoli, due Stati»;

                e) a farsi promotore in sede europea di una forte iniziativa diplomatica sul Governo israeliano affinché rispetti il diritto internazionale umanitario e accetti la prospettiva del riavvio di un processo di pace basato sul principio «due popoli, due Stati»;

                f) a promuovere presso il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite l'istituzione di una commissione d'inchiesta indipendente, allo scopo di accertare le violazioni e gli abusi del diritto internazionale e umanitario ai danni della popolazione civile, al contempo sostenendo le opportune iniziative nelle sedi giurisdizionali internazionali volte al medesimo scopo;

                g) ad adottare altresì nelle competenti sedi europee le iniziative necessarie volte a conseguire una posizione comune, in seno alle istituzioni dell'UE, finalizzata al riconoscimento da parte dell'Unione dello Stato di Palestina, dando seguito alle intenzioni manifestate in occasioni di precedenti Consigli europei già dal 1999;

            3) in riferimento alle relazioni esterne:

                a) a ribadire la condanna, di concerto con le istituzioni europee, dell'adozione della legge georgiana sulle influenze straniere che contrasta con gli impegni di avanzamento democratico assunti dalla Georgia con l'Unione europea nel suo percorso di adesione e prevenire ogni forma di strumentalizzazione politica che possa degenerare in violenze e conflitti;

                b) a ribadire, in tutti i consessi internazionali ed europei, in linea con le indicazioni delle Nazioni Unite, con le linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità, nonchè con la risoluzione del Parlamento europeo dello scorso 11 aprile (2024/2655(RSP), l'impegno all'accesso all'aborto sicuro e legale quale diritto fondamentale e parte essenziale della copertura sanitaria universale, nell'ambito del rispetto della salute e dei diritti riproduttivi e sessuali, compresa l'assistenza per un aborto sicuro e legale;

            4) in riferimento alla politica di sicurezza e difesa:

                a) a sostenere l'obiettivo di una effettiva difesa comune europea quale pilastro della politica estera dell'UE e strumento politico e di razionalizzazione degli investimenti militari, non meramente industriale, al fine di garantire all'Europa la necessaria indipendenza strategica per diventare un attore geopolitico autonomo sullo scacchiere globale, in grado di difendere i propri interessi, al fine di promuoverne i valori di pace, rispetto e di difesa del diritto internazionale e dei diritti umani, anche a garanzia di una maggiore sicurezza dell'Unione;

                b) con riferimento all'ipotesi dell'eventuale ricorso all'emissione di eurobond per finanziare le capacità di difesa europee, a sostenere il ricorso all'emissione di debito comune europeo come strumento stabile finalizzato a sostenere gli investimenti nella produzione di «beni pubblici» europei considerati prioritari, quali la salute, l'istruzione, la ricerca, l'innovazione, la sicurezza e la transizione energetica;

                c) a scongiurare qualsiasi tentativo di aumentare i finanziamenti di beni a scopo militare, come armi e munizioni, anche attraverso una ferma opposizione all'ipotesi di ampliamento della portata degli investimenti della BEI rispetto all'attuale definizione di dual use, dando, al contrario, priorità al finanziamento di progetti che vadano a beneficio dell'ambiente e della società, affrontando la crisi del costo della vita e l'emergenza climatica;

            5) in materia di competitività:

                a) a promuovere il modello sociale ed economico europeo al fine di costruire un'economia solida, innovativa e resiliente, stimolando le transizioni verde e digitale dell'UE, nonché la neutralità climatica e di sostenere, al contempo, la promozione di una politica comune d'investimento nella ricerca e nell'innovazione dei settori economici strategici per favorire la competitività delle imprese e sviluppare soluzioni tecnologiche avanzate che possano contribuire alla transizione verso un'economia verde, la ricerca delle energie rinnovabili, la mobilità green, la gestione dei rifiuti, lo sviluppo di tecnologie pulite e sostenibili e la promozione dell'innovazione nel settore dell'energia;

                b) a sostenere, nell'ambito del rafforzamento del mercato unico europeo e dell'unione dei mercati dei capitali, la proposta istitutiva di una tassa unica sul capitale quale strumento di una nuova fiscalità europea improntata a criteri di welfare comune, che scoraggi la competizione interna tra gli Stati membri e si delinei quale baluardo alla gestione condivisa delle crisi;

            6) in riferimento al prossimo ciclo istituzionale:

                a) a sostenere una concreta revisione dei trattati e le necessarie riforme istituzionali europee che vedano il superamento del voto all'unanimità in seno al Consiglio con l'introduzione del voto a maggioranza qualificata, l'attribuzione al Parlamento europeo del potere di iniziativa legislativa, nonché la nomina del Presidente della Commissione europea;

                b) a rafforzare gli strumenti di partecipazione dei cittadini europei introducendo un referendum abrogativo europeo per gli atti normativi e la riforma dello strumento dell'iniziativa dei cittadini europei (ICE) per renderlo di più facile approccio, snello ed efficace, supportato anche da un sistema efficiente di divulgazione e promozione all'interno dell'Unione;

                c) a proporre, nella composizione e nomina della nuova Commissione europea, la figura di un Commissario europeo alla pace che possa, di concerto con le Nazioni Unite, adoperarsi a nome dell'Unione europea per la risoluzione dei conflitti in corso.

(6-00101) n. 3 (testo 2) (26 giugno 2024)

Patuanelli, Maiorino, Lorefice, Bevilacqua, Aloisio, Bilotti, Castellone, Castiello, Cataldi, Croatti, Damante, Di Girolamo, Barbara Floridia, Guidolin, Ettore Antonio Licheri, Sabrina Licheri, Lopreiato, Marton, Mazzella, Nave, Naturale, Pirondini, Pirro, Scarpinato, Sironi, Trevisi, Turco.

Votata per parti separate. Approvata la parte evidenziata in neretto; respinta la restante parte

Il Senato,

        premesso che:

            nel prossimo Consiglio europeo del 27 e 28 giugno 2024, i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri saranno chiamati a esaminare gli sviluppi delle crisi internazionali in atto, in particolare la situazione in Ucraina e in Medio Oriente, oltre a valutare gli aspetti legati alla sicurezza e alla difesa comune; tra i temi all'ordine del giorno del Consiglio europeo dovrebbero inoltre essere ricompresi anche quelli inerenti alla competitività, alle relazioni esterne e al prossimo ciclo istituzionale;

            l'aggressione della Federazione russa nei confronti dell'Ucraina si protrae ormai da oltre due anni e le strategie sinora perseguite per porre fine al conflitto non hanno raggiunto alcun risultato concreto; il conflitto si è trasformato in una guerra di logoramento che va avanti nella totale assenza di effettivi interventi diplomatici al fine di giungere a una concreta soluzione di pace, nel rispetto del diritto internazionale;

            preoccupa il mero e continuo invio di armamenti all'Ucraina, come emerso anche dalle dichiarazioni a margine dell'ultimo G7, tenutosi sotto la presidenza italiana, che ha concordato sulla necessità di "aumentare la produzione e le consegne" di armi. In particolare è stato raggiunto tra i leader del G7 - su proposta degli Stati Uniti - un accordo unanime sullo stanziamento di un fondo di solidarietà a favore dell'Ucraina di 50 miliardi di dollari in prestiti, garantito dai profitti degli asset russi - al quale contribuirà anche l'Italia - e che servirà non solo per la ricostruzione del Paese, ma anche - come confermato dal cancelliere tedesco Scholz - per sostenere Kiev nell'acquisto di armi;

            si delinea pertanto, nel breve periodo, solamente un ulteriore sforzo militare europeo e nessuna concreta e penetrante prospettiva negoziale volta a porre fine alle operazioni belliche in territorio ucraino. In tal senso, le prospettive di ricostruzione e pace giusta sembrano solo dei proclami;

            lo scorso 29 febbraio il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sull'Ucraina, con il voto contrario del solo Movimento 5 Stelle come partito italiano, che delinea, a livello europeo, una preoccupante posizione oltranzista, che sembrerebbe non lasciare spazio a nessuna soluzione negoziale; al contrario, la risoluzione risulta essere un'invocazione agli Stati membri a fornire quanto più supporto militare possibile: nessuna restrizione autoimposta all'assistenza militare, incremento significativo della produzione industriale al fine di soddisfare le esigenze dell'Ucraina e ricostituire gli arsenali europei esauriti, fornitura di sofisticati sistemi d'arma con tanto di elencazione, un impegno a sostenere militarmente l'Ucraina con almeno lo 0,25 per cento del PIL annuo per ogni Stato membro;

            accogliendo la richiesta del presidente ucraino Zelensky, il 15 e il 16 giugno 2024 si è tenuta in Svizzera la Conferenza ad alto livello sulla pace in Ucraina - a cui ha partecipato anche l'UE - con l'obiettivo di sviluppare tra i capi di Stato e di Governo una visione comune verso una pace giusta e duratura nel Paese, quale fondamento per un futuro processo di pace, anche tramite la definizione di una roadmap comune che coinvolga entrambe le parti;

            nonostante la condivisibilità dei suoi obiettivi, la Conferenza si è delineata come una "conferenza sulla pace" e non una "conferenza di pace", nè si può tralasciare come l'esclusione della Federazione russa dai negoziati, nonché la mancata partecipazione ai lavori di alcuni Paesi - in particolare gli Stati BRICS, specialmente Brasile, India, Cina e Sudafrica - abbia avuto un impatto negativo sulla riuscita della medesima Conferenza. Nonostante i proclami, si è pertanto ancora molto distanti dal raggiungimento dell'obiettivo di una pace globale, giusta e duratura per l'Ucraina, basata sul diritto internazionale e sulla Carta delle Nazioni Unite;

            risulta quanto mai di primaria importanza avviare un concreto piano di pace europeo per l'Ucraina, mai seriamente intrapreso, che preveda uno stop immediato degli attacchi russi; la pace, così come la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale devono quindi essere la bussola dell'azione europea, in particolare nei teatri di guerra;

            la crisi in atto in terra mediorientale, oltre ad essere probabilmente la più grave mai verificatasi, scaturisce da una situazione radicata e probabilmente sottovalutata dalla politica internazionale;

            dopo l'attacco terroristico lanciato da Hamas verso Israele il 7 ottobre 2023, le condizioni umanitarie nella Striscia di Gaza sono oltremodo disumane e drammatiche: è urgente una ulteriore mobilitazione della comunità internazionale per garantire l'accesso agli aiuti umanitari alla popolazione civile intrappolata a Gaza. Gli aiuti attuali sono infatti totalmente insufficienti, a cominciare da cibo, acqua potabile, medicinali, materiale igienico-sanitario, fornitura di elettricità e di carburante, essenziali all'espletamento delle operazioni umanitarie, al soddisfacimento di bisogni vitali di prima necessità e affinché le condizioni di salute pubblica non si aggravino ulteriormente;

            all'esito dell'ultimo Consiglio europeo del 21 e 22 marzo 2024, i Capi di Stato e di Governo hanno chiesto una pausa umanitaria immediata che porti a un cessate il fuoco sostenibile, alla liberazione senza condizioni di tutti gli ostaggi e alla fornitura di assistenza umanitaria. Il Consiglio europeo ha inoltre condannato fermamente la violenza dei coloni estremisti, affermando che i responsabili devono rispondere delle loro azioni, e ha invitato il Consiglio ad accelerare i lavori relativi all'adozione di pertinenti misure restrittive mirate. Ha inoltre condannato le decisioni del Governo israeliano di estendere ulteriormente gli insediamenti illegali in tutta la Cisgiordania occupata e ha esortato Israele a revocare tali decisioni;

            il 19 aprile scorso il Consiglio europeo, dando seguito a quanto sopra esposto, ha deciso di inserire quattro persone e due entità nell'elenco del regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani. Le persone e le entità inserite nell'elenco si sono rese responsabili di gravi violazioni dei diritti umani nei confronti di palestinesi, tra cui torture e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, nonché della violazione del diritto di proprietà e del diritto alla vita privata e familiare dei palestinesi in Cisgiordania;

            il 10 maggio scorso l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato con 143 voti favorevoli, 9 contrari e 25 astenuti, tra cui l'Italia, una risoluzione presentata dagli Emirati Arabi Uniti che riconosce la Palestina come qualificata per diventare membro a pieno titolo delle Nazioni Unite; il voto espresso a forte maggioranza ha un grande valore simbolico e solidaristico, considerata la catastrofe umanitaria in atto nella Striscia di Gaza e l'intenzione di Israele di procedere con l'offensiva su Rafah;

            da ultimo, lo scorso 10 giugno, l'Alto rappresentante Borrell ha dichiarato che l'Unione accoglie con favore l'adozione della risoluzione 2735 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per la cessazione delle ostilità a Gaza;

            la pace è l'unica opzione possibile in Medio Oriente: la creazione di uno Stato palestinese contribuirebbe alla pace e alla sicurezza internazionali, consentirebbe di mantenere la soluzione "due popoli - due Stati" e getterebbe le basi per la costruzione di una pace duratura;

            oltre ai fronti bellici di Ucraina e Medio Oriente, nell'ambito delle relazioni esterne, il Consiglio europeo porrà la sua attenzione su alcuni scenari internazionali critici, ma che ricoprono un ruolo di primaria importanza per la stabilità di alcuni quadranti geopolitici, in particolare la situazione della Georgia che ha ottenuto lo status di Paese candidato all'adesione all'UE nel dicembre 2023 e che nelle scorse settimane è stata scenario di forti tensioni politiche;

            un mese fa il Parlamento georgiano ha approvato la cosiddetta legge sulla trasparenza dell'influenza straniera con cui vengono strette le maglie sul controllo nei confronti dei media e verso le ONG che ricevono fondi dall'estero sul modello di un'analoga legge già adottata in Russia, provocando un'ondata di proteste e manifestazioni, con comportamenti intimidatori e repressivi da parte delle forze dell'ordine georgiane;

            l'Alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell ha chiaramente espresso come la nuova legge georgiana "influisce negativamente sui progressi della Georgia nel percorso dell'UE" e come "lo spirito e il contenuto della legge non siano in linea con le norme e i valori fondamentali dell'UE";

            le scorse settimane sono state contrassegnate da importanti appuntamenti internazionali, non solo la già citata Conferenza sulla pace in Ucraina, ma soprattutto il vertice G7, di Borgo Egnazia a cui l'UE ha partecipato, rappresentata dal presidente del Consiglio europeo Michel e dalla presidente della Commissione europea von der Leyen;

            in particolare, nelle conclusioni adottate a chiusura del vertice, non compare nel testo del comunicato riferito al capitolo sull'uguaglianza di genere, diffuso a margine del vertice, il punto relativo all'importanza di garantire "un accesso effettivo e sicuro all'aborto", che sarebbe stato espunto su precisa contrarietà del Governo italiano, nonostante fosse stato già inserito nel corso del G7 dello scorso anno di Hiroshima e che Francia e Canada, proprio in vista del summit in Puglia, avessero chiesto di rafforzare il riferimento;

            la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti figurano tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e il Parlamento europeo, con una storica risoluzione approvata lo scorso aprile, ha dichiarato la volontà di inserire il diritto all'aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell'UE, condannando il regresso sui diritti delle donne e su tutti i tentativi di limitare o rimuovere gli ostacoli esistenti per la salute e i diritti sessuali e riproduttivi (SRHR) e la parità di genere a livello globale, anche negli Stati membri dell'UE;

            l'inizio del 2024 ha visto l'affermazione di una nuova tendenza in seno alle assemblee e all'agenda politica dell'Unione europea, con il rafforzamento della volontà di fare della difesa europea una priorità politica nell'agenda dell'Unione: in particolare, si sta affermando con sempre più forza il tema della strategia europea per l'industria della difesa (EDIS) quale priorità politica dell'Unione, declinata nel senso di un rafforzamento della capacità di produzione di armi e munizioni, incentivandone altresì la produzione e la cooperazione transfrontaliera;

            all'EDIS si accompagna l'istituzione di un Programma europeo di investimenti per la difesa (EDIP), un fondo da 100 miliardi di euro, da approvarsi in sede di Consiglio europeo, che mira a incrementare l'acquisto di armi congiunto e mettere l'UE nella posizione di aumentare la produzione di armi e munizioni a livello dei singoli Paesi;

            la proposta di Regolamento istitutivo di un programma europeo per l'industria della difesa (EDIP) è attualmente all'esame, per il parere, delle competenti Commissioni parlamentari della Camera e del Senato: tra gli elementi principali della strategia, la previsione di un fondo da 1,5 miliardi di euro, almeno il 40 per cento entro il 2030 di acquisti congiunti di armi e priorità alla produzione europea; in base alla delineata strategia, il valore del commercio della difesa intra-UE dovrà essere almeno il 35 per cento del totale ed entro il 2030 il 50 per cento degli acquisti dovrà essere fatto in Europa e il 60 per cento entro il 2035;

            in questo contesto di rafforzamento della base industriale militare europea, che lascia presagire una vera e propria corsa al riarmo, va ricondotta anche la recente decisione del Consiglio di amministrazione della Banca europea per gli investimenti (BEI) che - su mandato del Consiglio europeo - ha deliberato di intensificare il sostegno all'industria della sicurezza e della difesa dell'Europa, anche attraverso un piano ad hoc da 4,5 miliardi di euro, presentato in occasione dell'ultima riunione dei Ministri delle finanze (ECOFIN), nel corso della quale l'iniziativa ha ricevuto ampio sostegno;

            in particolare, preoccupa il dichiarato intendimento della BEI di ampliare la portata dei suoi investimenti al di là dell'attuale definizione di beni e infrastrutture dual use militare e civile, allentando le norme vigenti e rivedendo potenzialmente la lista di esclusione che attualmente impedisce il finanziamento da parte della stessa BEI di beni a scopo militare come armi e munizioni;

            alla luce di questo scenario allarmante, 30 organizzazioni della società civile di tutta Europa hanno inviato una lettera per esortare la Banca europea per gli investimenti a resistere alle richieste di un maggiore sostegno al settore della difesa, sottolineando come "l'ampliamento della definizione di dual use scatenerebbe una dinamica che probabilmente vedrebbe la spesa per le armi sempre più dominante nel portafoglio della BEI";

            la stessa presidente uscente della Commissione von der Leyen si è a più riprese espressa sulla necessità dell'Europa di prepararsi alla guerra con un piano straordinario di riarmo europeo e il commissario europeo uscente all'economia Paolo Gentiloni si è pronunciato favorevolmente all'ipotesi di un'eventuale emissione di eurobond per finanziare le capacità di difesa europee;

            sebbene non siano previsti eurobond a livello europeo per finanziare gli acquisti della difesa, l'UE non esclude la possibilità per gli Stati membri di fare debito comune a questo scopo. L'Esecutivo europeo favorirà l'acquisto congiunto da parte dei Paesi, come avviene attualmente con la piattaforma UE per l'acquisto del gas;

            tale nuovo orientamento in seno all'agenda politica dell'Unione europea lascia trasparire un deciso mutamento di prospettiva all'interno dell'Unione stessa e preoccupa per le ricadute dirette che il rafforzamento della strategia per l'industria della difesa potrebbe avere nei confronti delle altre priorità legislative dell'UE su temi centrali quali la transizione verde e digitale, la sanità, l'istruzione, la green economy, in particolare con riferimento al prossimo ciclo istituzionale;

            l'Unione europea, nello spirito dei padri fondatori e come solennemente sancito a più riprese negli stessi Trattati istitutivi e nella Carta dei diritti fondamentali dell'UE, si prefigge di promuovere e contribuire alla pace e alla sicurezza in Europa e nel mondo, alla democrazia e ai diritti umani;

            nell'ambito del prossimo Consiglio europeo, i leader dei Paesi membri torneranno a confrontarsi sul tema della competitività, già al centro della riunione straordinaria dell'EUCO del 17-18 aprile scorso. In questa occasione Mario Draghi dovrebbe infatti essere chiamato ad illustrare il suo rapporto sul futuro della competitività europea, fulcro del nuovo Patto europeo, a sua volta cuore dell'Agenda strategica 2024-2029;

            di fronte alla nuova realtà geopolitica e a sfide sempre più complesse, l'UE si è detta risoluta ad agire con determinazione al fine di garantire la propria competitività a lungo termine, prosperità e leadership sulla scena mondiale e a rafforzare la propria sovranità strategica;

            per conseguire questi risultati, i Capi di Stato e di Governo dell'UE hanno sottolineato la necessità di un nuovo patto per la competitività, ancorato a un mercato unico pienamente integrato. In tale contesto rivestono un'importanza fondamentale gli investimenti e l'accesso al capitale, così come la necessità per l'UE di ridurre le sue dipendenze strategiche in settori quali l'energia, le materie prime critiche, i semiconduttori, la salute, il digitale, i prodotti alimentari, le tecnologie critiche, la chimica, la biotecnologia e lo spazio. Proprio al fine di attuare il patto, i leader dell'UE hanno a più riprese invitato a compiere rapidi progressi riguardo a una serie di fattori chiave della competitività;

            il Consiglio europeo del 27 e 28 giugno sarà il primo incontro ordinario previsto in agenda tra i Capi di Stato e di Governo europei dopo le elezioni del Parlamento europeo e nelle more delle trattative in corso che delineeranno gli assetti e gli equilibri della nuova Commissione europea; il nuovo ciclo istituzionale non può che prospettare nuove sfide per il futuro dell'Unione europea;

            una prima riflessione è legata all'astensionismo sempre più marcato in occasione delle elezioni europee: più di un elettore europeo su due non si è recato alle urne, con effetti diversificati da Stato membro a Stato membro, con un netto calo di partecipazione negli Stati dell'Europa mediterranea, soprattutto Spagna e Italia;

            gli elettori percepiscono le elezioni europee come distanti, atte a determinare degli equilibri politici, quelli di Bruxelles, che diventano molto più degli affari diplomatici che una scelta elettorale;

            la recente tornata elettorale, nonostante abbia mantenuto nel complesso del Parlamento europeo una maggioranza europeista sostenuta dalle grandi e tradizionali famiglie partitiche europee, non può non evidenziare la crescente influenza delle spinte sovraniste con un acuirsi dei temi identitari, i timori per una mai risolta questione migratoria, la situazione economica in peggioramento, i fronti bellici e una crescente e latente diffidenza verso i temi della transizione ecologica e verde. Alla condivisione gli elettori hanno dato segnali di chiusura e ripiegamento sui propri confini nazionali;

            nel prossimo ciclo istituzionale l'Unione europea non deve perdere l'occasione per autoriformarsi avviando una seria riforma dei trattati che veda il superamento del principio del voto all'unanimità in sede del Consiglio e l'attribuzione al Parlamento europeo del diritto di iniziativa legislativa alla pari di qualsiasi assemblea parlamentare nazionale, nonché un netto rafforzamento degli strumenti di partecipazione dei cittadini europei;

            la scorsa legislatura europea, appena conclusasi, ha visto l'Unione europea capace di fronteggiare con un rinnovato spirito unitario eventi straordinari, una pandemia globale, la crisi energetica e una guerra alle porte dell'Europa. Nell'Agenda strategica 2024-2029 che caratterizzerà il prossimo ciclo istituzionale, l'Unione europea delinea la sua azione nello scenario geopolitico internazionale come attore globale influente, garante della sicurezza e difesa e sostenitore del diritto e delle istituzioni internazionali, attraverso una governance globale equa e un multilateralismo inclusivo. Proprio per questo e per riprendere lo spirito dei padri e degli Stati fondatori, la nuova Commissione europea dovrà dotarsi di un Commissario europeo per la pace,

        impegna, quindi, il Governo, in sede europea:

            1) in merito alla crisi ucraina:

                a) ad adoperarsi al fine di escludere categoricamente eventuali invii di truppe di Paesi dell'Unione europea in territorio ucraino, considerate le potenziali drammatiche conseguenze in termini di escalation del conflitto;

                b) a imprimere una concreta svolta per profondere il massimo ed efficace sforzo sul piano diplomatico, in sinergia con gli altri Stati membri, per l'immediata cessazione delle operazioni belliche e l'avvio, con iniziative multilaterali o bilaterali, di negoziati utili a una de-escalation militare, per il raggiungimento di una soluzione politica, giusta, equilibrata, duratura, adoperandosi da subito per una Conferenza di pace da tenersi sotto l'egida delle Nazioni Unite, portando il nostro Paese finalmente a farsi capofila di un percorso di soluzione negoziale del conflitto che non lo impegni in ulteriori forniture di materiali di armamento, per il raggiungimento di una soluzione politica in linea con i principi del diritto internazionale;

                c) ad intraprendere tutte le azioni necessarie atte a scongiurare la distrazione, sia di ulteriori risorse di bilancio interne, sia delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza a favore del co-finanziamento dell'industria della difesa, in particolare per la produzione di armamenti, considerato che tali fondi rappresentano lo strumento principale di ripresa e rilancio dell'economia del Paese provato dalla recente pandemia e non uno strumento di supporto ad una economia di guerra;

                d) in analogia con quanto già avviene a livello degli altri Stati membri dell'Unione, a comunicare a ciascuna Camera, nelle rispettive Assemblee, in merito alle autorizzazioni di invio di armamenti, anche con riferimento al loro potenziale offensivo, procedendo alla declassificazione degli allegati contenenti la lista di armamenti inviati ed eventualmente da inviare;

                e) a sostenere il costante invio di aiuti umanitari per la popolazione ucraina, nonché il rafforzamento delle misure di accoglienza adottate per le persone in fuga dalla crisi bellica, con particolare attenzione alle esigenze dei soggetti minori, anche al fine di assicurare la tutela dei diritti loro riconosciuti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e alle esigenze dei soggetti più fragili, tra cui donne, anziani e disabili;

                f) a non dare seguito alla proposta avanzata dal Parlamento europeo circa il sostegno militare all'Ucraina con almeno lo 0,25 per cento del loro PIL annuo;

                g) a sostenere e monitorare i necessari processi di riforme politiche, giuridiche ed economiche, in particolare nel settore dello Stato di diritto, richiesti all'Ucraina, anche nell'ottica del processo di adesione all'UE, in linea con i valori fondamentali dell'Unione dettati dai trattati istitutivi per il suo allargamento;

            2) in merito alla crisi in Medio Oriente:

                a) a profondere ogni sforzo a tutti i livelli, internazionale, europeo e bilaterale, al fine di giungere a un immediato «cessate il fuoco» permanente e duraturo, a garanzia dell'incolumità della popolazione civile di entrambe le parti;

                b) a farsi promotore, a livello europeo, della sospensione della vendita, della cessione e del trasferimento di armamenti allo Stato di Israele, nel rispetto della Posizione comune (2008/944/PESC) sulle esportazioni di armi e del Trattato sul commercio di armi (ATT) dell'ONU;

                c) alla luce della catastrofe umanitaria in corso a Gaza, ad adoperarsi con urgenza a tutti i livelli, internazionale, europeo e bilaterale, per assicurare la fornitura di massicci aiuti umanitari via mare, terra ed aria, nonché l'ingresso di personale sanitario e umanitario nella Striscia di Gaza, a tal fine garantendo l'apertura permanente di adeguati corridoi umanitari, inclusi quelli marittimi e, al contempo, permettendo l'evacuazione dei civili più vulnerabili, tra cui i feriti in gravi condizioni, bambini e anziani;

                d) a intraprendere ogni utile iniziativa di carattere internazionale ed europeo volta a promuovere, con urgenza, una conferenza di pace che accompagni un processo di negoziato sulla base delle legittime aspettative delle parti in conflitto, nel rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario, all'interno della cornice di principio «due popoli, due Stati»;

                e) a farsi promotore in sede europea di una forte iniziativa diplomatica sul Governo israeliano affinché rispetti il diritto internazionale umanitario e accetti la prospettiva del riavvio di un processo di pace basato sul principio «due popoli, due Stati»;

                f) a promuovere presso il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite l'istituzione di una commissione d'inchiesta indipendente, allo scopo di accertare le violazioni e gli abusi del diritto internazionale e umanitario ai danni della popolazione civile, al contempo sostenendo le opportune iniziative nelle sedi giurisdizionali internazionali volte al medesimo scopo;

                g) ad adottare altresì nelle competenti sedi europee le iniziative necessarie volte a conseguire una posizione comune, in seno alle istituzioni dell'UE, finalizzata al riconoscimento da parte dell'Unione dello Stato di Palestina, dando seguito alle intenzioni manifestate in occasioni di precedenti Consigli europei già dal 1999;

            3) in riferimento alle relazioni esterne:

                a) a ribadire la condanna, di concerto con le istituzioni europee, dell'adozione della legge georgiana sulle influenze straniere che contrasta con gli impegni di avanzamento democratico assunti dalla Georgia con l'Unione europea nel suo percorso di adesione;

                b) a ribadire, in tutti i consessi internazionali ed europei, in linea con le indicazioni delle Nazioni Unite, con le linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità, nonchè con la risoluzione del Parlamento europeo dello scorso 11 aprile (2024/2655(RSP), l'impegno all'accesso all'aborto sicuro e legale quale diritto fondamentale e parte essenziale della copertura sanitaria universale, nell'ambito del rispetto della salute e dei diritti riproduttivi e sessuali, compresa l'assistenza per un aborto sicuro e legale;

            4) in riferimento alla politica di sicurezza e difesa:

                a) a sostenere l'obiettivo di una effettiva difesa comune europea quale pilastro della politica estera dell'UE e strumento politico e di razionalizzazione degli investimenti militari, non meramente industriale, al fine di garantire all'Europa la necessaria indipendenza strategica per diventare un attore geopolitico autonomo sullo scacchiere globale, in grado di difendere i propri interessi, al fine di promuoverne i valori di pace, rispetto e di difesa del diritto internazionale e dei diritti umani, anche a garanzia di una maggiore sicurezza dell'Unione;

                b) con riferimento all'ipotesi dell'eventuale ricorso all'emissione di eurobond per finanziare le capacità di difesa europee, a sostenere il ricorso all'emissione di debito comune europeo come strumento stabile finalizzato a sostenere gli investimenti nella produzione di «beni pubblici» europei considerati prioritari, quali la salute, l'istruzione, la ricerca, l'innovazione, la sicurezza e la transizione energetica;

                c) a scongiurare qualsiasi tentativo di aumentare i finanziamenti di beni a scopo militare, come armi e munizioni, anche attraverso una ferma opposizione all'ipotesi di ampliamento della portata degli investimenti della BEI rispetto all'attuale definizione di dual use, dando, al contrario, priorità al finanziamento di progetti che vadano a beneficio dell'ambiente e della società, affrontando la crisi del costo della vita e l'emergenza climatica;

            5) in materia di competitività:

                a) a promuovere il modello sociale ed economico europeo al fine di costruire un'economia solida, innovativa e resiliente, stimolando le transizioni verde e digitale dell'UE, nonché la neutralità climatica e di sostenere, al contempo, la promozione di una politica comune d'investimento nella ricerca e nell'innovazione dei settori economici strategici per favorire la competitività delle imprese e sviluppare soluzioni tecnologiche avanzate che possano contribuire alla transizione verso un'economia verde, la ricerca delle energie rinnovabili, la mobilità green, la gestione dei rifiuti, lo sviluppo di tecnologie pulite e sostenibili e la promozione dell'innovazione nel settore dell'energia;

                b) a sostenere, nell'ambito del rafforzamento del mercato unico europeo e dell'unione dei mercati dei capitali, la proposta istitutiva di una tassa unica sul capitale quale strumento di una nuova fiscalità europea improntata a criteri di welfare comune, che scoraggi la competizione interna tra gli Stati membri e si delinei quale baluardo alla gestione condivisa delle crisi;

            6) in riferimento al prossimo ciclo istituzionale:

                a) a sostenere una concreta revisione dei trattati e le necessarie riforme istituzionali europee che vedano il superamento del voto all'unanimità in seno al Consiglio con l'introduzione del voto a maggioranza qualificata, l'attribuzione al Parlamento europeo del potere di iniziativa legislativa, nonché la nomina del Presidente della Commissione europea;

                b) a rafforzare gli strumenti di partecipazione dei cittadini europei introducendo un referendum abrogativo europeo per gli atti normativi e la riforma dello strumento dell'iniziativa dei cittadini europei (ICE) per renderlo di più facile approccio, snello ed efficace, supportato anche da un sistema efficiente di divulgazione e promozione all'interno dell'Unione;

                c) a proporre, nella composizione e nomina della nuova Commissione europea, la figura di un Commissario europeo alla pace che possa, di concerto con le Nazioni Unite, adoperarsi a nome dell'Unione europea per la risoluzione dei conflitti in corso.

(6-00102) n. 4 (26 giugno 2024)

Calenda, Gelmini, Lombardo, Versace.

V. testo 2

Il Senato,

        premesso che:

            secondo il Kiel Institute for the World Economy, ad aprile 2024, gli aiuti europei in supporto all'Ucraina (intesi, sia come istituzioni comunitarie, che come aiuti bilaterali dei singoli Stati) ammontavano a 102 miliardi di euro per quanto riguarda le risorse allocate e 76 miliardi di risorse per quanto riguarda quelle previste;

            secondo la Banca mondiale la guerra illegale che la Russia sta conducendo in Ucraina ha causato oltre 486 miliardi di dollari di danni;

            il 12 febbraio 2024 il Consiglio europeo ha previsto il blocco di circa 260 miliardi di obblighi dei Depositari centrali di titoli (CSD) che detengono attività e riserve della Banca centrale di Russia (BCR). Oggi questi beni si trovano per la maggior parte nell'Unione europea;

            il G7 sotto la Presidenza italiana, svoltosi in Puglia dal 13 al 15 giugno 2024, ha esplicitato nel suo documento finale la volontà di mettere a disposizione dell'Ucraina prestiti straordinari pari a circa 50 miliardi di dollari. L'accordo dovrebbe essere finanziato, in parte, attingendo ai sopracitati beni congelati della Banca centrale russa;

            la Conferenza di alto livello sulla pace in Ucraina, svoltasi in Svizzera il 15 e 16 giugno 2024, ha riaffermato la necessità di difendere i principi di "sovranità, indipendenza e integrità territoriale di tutti gli Stati, compresa l'Ucraina" e ha auspicato, al contempo, la formalizzazione di "un dialogo tra tutte le parti per porre fine alla guerra". L'evento è stato sicuramente un passo in avanti, anche se l'assenza della Russia e della Cina e il voto contrario al documento finale di attori geopolitici fondamentali (tra gli altri India, Arabia Saudita, Messico, Indonesia e Sud Africa) ne ha fortemente ridimensionato la portata;

            il 20 giugno 2024 gli ambasciatori dell'Unione europea hanno trovato l'accordo per il quattordicesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, prevedendo la possibilità, da parte delle imprese europee, di agire presso le corti degli Stati membri per chiedere il risarcimento di danni subiti a fronte di cause avviate in Paesi terzi da soggetti russi o controllati da russi per contratti o transazioni la cui esecuzione è stata colpita dalle sanzioni europee e di chiedere il risarcimento dei danni provocati da soggetti russi che hanno beneficiato dei provvedimenti russi di assegnazione in amministrazione temporanea;

            il pogrom organizzato e realizzato da Hamas il 7 ottobre 2023 era deliberatamente finalizzato a interrompere il processo di pacificazione mediato dagli Stati Uniti tra Israele e alcuni Paesi arabi, in base ai cosiddetti "Accordi di Abramo", da cui sarebbero derivati effetti anche rispetto alla gestione dei rapporti israelo-palestinesi;

            l'attacco di Hamas e la sproporzionata reazione militare israeliana a Gaza hanno scatenato un conflitto che, dopo otto mesi di guerra, ha raggiunto livelli di assoluta emergenza politica e umanitaria: sono oltre 70.000 le bombe sganciate sulla Striscia di Gaza e più di 35.000 le vittime civili che queste hanno provocato. Allo stesso tempo, sono ancora circa 130 gli ostaggi israeliani nelle mani di Hamas, di cui almeno un terzo si stima non siano più in vita;

            da ciò deriva un quadro drammatico che rende complessi gli sforzi della comunità internazionale per alleviare le conseguenze della guerra sui civili e per riavviare un processo di pace fondato sul principio «due popoli, due Stati», una strategia che non è mai stata così distante dall'agenda degli interlocutori di parte israeliana e palestinese, i quali dovrebbero, in teoria, perseguirne la realizzazione e che nondimeno costituisce l'unica prospettiva realistica di pacificazione e di sicurezza per l'intera regione mediorientale, anche al di là dei confini delle aree contese e rivendicate dalle parti in conflitto;

            il 10 giugno 2024 il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha approvato per la prima volta una risoluzione con un piano per il cessate il fuoco nella striscia di Gaza proposto dagli Stati Uniti, che si compone di tre fasi, finalizzate al raggiungimento della pace, all'invio di aiuti umanitari nella Striscia, al rilascio degli ostaggi israeliani e al ritiro delle truppe israeliane da Gaza;

            il 14 giugno 2024 il comunicato finale del G7 tenutosi in Puglia ha ribadito la necessità di arrivare ad un cessate il fuoco, in perfetta linea di continuità con la risoluzione ONU S/RES/2735 (2024);

            il conflitto tra Israele e Hamas è stato utilizzato come un pretesto da parte del gruppo terroristico degli Houthi yemeniti per attentati nel Mar Rosso finalizzati a condizionare il traffico commerciale lungo la rotta che collega l'Oceano Indiano al Mar Mediterraneo;

            gli oltre 200 attacchi registrati da novembre 2023 ad oggi hanno generato pesanti ricadute economiche per il commercio internazionale e per il nostro Paese: rispetto a novembre 2023, il traffico commerciale nello stretto di Bab el-Mandeb è tuttora inferiore di oltre il 60 per cento e il costo di trasporto di un container da Shangai a Genova è superiore di quasi quattro volte il costo precedente all'inizio delle operazioni degli Houthi;

            lo scorso 19 febbraio il Consiglio affari esteri dell'UE, in base agli articoli 42 e 43 del Trattato sull'Unione europea (TUE), ha deciso di avviare EUNAVFOR ASPIDES (dal greco aspis, cioè scudo), un'operazione di sicurezza marittima difensiva per ripristinare la libertà di navigazione nel Mar Rosso (Decisione PESC 2024/632 del Consiglio), affidata al comando tattico del nostro Paese;

            la decisione europea è coerente con quanto stabilito al punto 3 della risoluzione 2722/2024 adottata dal Consiglio di sicurezza dell'ONU il 10 gennaio del 2024 che, in base alla legalità internazionale, riconosce il pieno diritto degli Stati membri a difendere le proprie imbarcazioni dagli attacchi che minacciano la libertà di navigazione;

            la missione ASPIDES ha garantito la protezione di oltre 150 navi commerciali che sono transitate nello stretto di Bab el-Mandeb da febbraio ad oggi;

            negli anni precedenti alla crisi pandemica e ai più recenti sviluppi internazionali, caratterizzati da uno scenario geopolitico stabile e prospettive economiche favorevoli, gli Stati membri hanno adottato un approccio concorrenziale interno, ignorando il posizionamento internazionale dell'Unione come competitor degli altri grandi attori economici mondiali. Questo ha compromesso l'avanzamento dell'Unione nel suo percorso di integrazione e, di conseguenza, il suo consolidamento economico e sociale;

            con l'invasione russa dell'Ucraina siamo entrati in una nuova era geo-economica, che ha costretto gli Stati membri dell'Unione europea - e non solo - a rivedere il proprio approccio al commercio estero al fine di individuare partner commerciali affidabili;

            nonostante l'Unione europea sia leader mondiale in ambiti come la sostenibilità e l'inclusione sociale, la sua economia non cresce al passo degli altri grandi attori economici mondiali;

            il livello di reddito pro capite dell'Unione rimane ad oggi inferiore del 27 per cento rispetto a quello degli Stati Uniti. Gran parte di questo divario è dovuto a differenze di produttività: il contributo al PIL per ora lavorata da un americano nel 2022 era infatti maggiore del 35 per cento rispetto a quello di un europeo;

            anche prima che iniziassero a montare nuove pressioni geopolitiche, erano emersi sintomi che testimoniavano l'erosione della competitività delle imprese europee rispetto a quelle degli altri grandi attori economici mondiali. Tra il 2015 e il 2022 le imprese europee hanno destinato alla ricerca e allo sviluppo una percentuale dei loro ricavi pari a circa la metà di quella delle loro controparti americane e hanno effettuato investimenti proporzionalmente minori. Di conseguenza, le imprese europee sono cresciute a due terzi del ritmo delle aziende statunitensi e il rendimento del loro capitale è stato inferiore di circa quattro punti percentuali;

            nel 2022 la capitalizzazione totale di mercato delle aziende americane era 2,5 volte superiore rispetto a quella delle loro controparti europee e, nel 2023, poco più del 2 per cento delle imprese europee aveva un numero di dipendenti compreso tra 20 e 250, una dimensione che invece riguardava circa il 14 per cento delle imprese americane,

      impegna il Governo:

            1. a promuovere e rafforzare l'impegno nel sostegno politico, finanziario, economico, umanitario e militare all'Ucraina, attuando quanto previsto dal documento finale del G7 italiano del 13-15 giugno 2024 (ovvero, 50 miliardi di prestiti straordinari presi dai miliardi russi confiscati dalle banche europee);

            2. a sostenere iniziative politiche e diplomatiche per porre fine all'aggressione russa e così da arrivare a una pace giusta, nel rispetto del diritto internazionale e del diritto dell'Ucraina alla propria libertà, sicurezza e integrità territoriale;

            3. a supportare ulteriori impegni in sede UE per la creazione di un'autonoma capacità di difesa europea, complementare e integrata nel sistema della NATO;

            4. ad assicurare l'impegno dell'Italia e degli altri Paesi dell'Unione europea nel proseguire sulla strada tracciata dalla risoluzione ONU e dalle dichiarazioni finali del G7, finalizzata alla ripresa del processo negoziale israelo-palestinese, in base al principio dei «due popoli, due Stati», fondato sul contrasto alla strategia e all'organizzazione terroristica di Hamas, sul coinvolgimento degli Stati arabi nella gestione della transizione e della ricostruzione a Gaza e sulla mobilitazione internazionale contro gli insediamenti illegali di Israele in Cisgiordania;

            5. ad operare in coerenza con gli indirizzi della Risoluzione del Parlamento europeo del 18 gennaio 2024 sulla situazione a Gaza e sulla necessità di raggiungere un cessate il fuoco e di evitare i rischi di un'escalation regionale, tenendo conto degli obblighi del diritto internazionale umanitario, delle esigenze della popolazione civile e della improrogabile urgenza della liberazione degli ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas;

            6. a portare avanti la missione ASPIDES a livello europeo, per garantire la protezione delle navi mercantili che transitano per il Mar Rosso ed alleviare le ricadute economiche che gli attacchi degli Houthi yemeniti hanno comportato negli ultimi sette mesi;

            7. a collaborare con i Governi degli altri Stati membri per l'introduzione di un pacchetto comunitario di incentivi che sostenga le imprese nel percorso di ammodernamento - in chiave digitale e sostenibile - dei propri macchinari e dei propri modelli di business, prevedendo meccanismi semplici come quello del credito di imposta per consentire agli imprenditori di programmare i propri investimenti anche nel medio e nel lungo periodo;

            8. a promuovere politiche di integrazione economica all'interno dell'Unione, per consolidarne il posizionamento internazionale come unico attore economico piuttosto che come una somma di economie nazionali in competizione tra loro;

            9. a definire una strategia commerciale europea che identifichi e promuova partnership con Paesi e Regioni affidabili, per ridurre le dipendenze strategiche dell'Unione;

            10. ad incentivare la collaborazione a livello europeo tra università, istituti di ricerca e imprese, per facilitare il trasferimento tecnologico e la commercializzazione delle innovazioni.

(6-00102) n. 4 (testo 2) (26 giugno 2024)

Calenda, Gelmini, Lombardo, Versace.

Votata per parti separate. Approvata la parte evidenziata in neretto; respinta la restante parte

Il Senato,

        premesso che:

            secondo il Kiel Institute for the World Economy, ad aprile 2024, gli aiuti europei in supporto all'Ucraina (intesi, sia come istituzioni comunitarie, che come aiuti bilaterali dei singoli Stati) ammontavano a 102 miliardi di euro per quanto riguarda le risorse allocate e 76 miliardi di risorse per quanto riguarda quelle previste;

            secondo la Banca mondiale la guerra illegale che la Russia sta conducendo in Ucraina ha causato oltre 486 miliardi di dollari di danni;

            il 12 febbraio 2024 il Consiglio europeo ha previsto il blocco di circa 260 miliardi di obblighi dei Depositari centrali di titoli (CSD) che detengono attività e riserve della Banca centrale di Russia (BCR). Oggi questi beni si trovano per la maggior parte nell'Unione europea;

            il G7 sotto la Presidenza italiana, svoltosi in Puglia dal 13 al 15 giugno 2024, ha esplicitato nel suo documento finale la volontà di mettere a disposizione dell'Ucraina prestiti straordinari pari a circa 50 miliardi di dollari. L'accordo dovrebbe essere finanziato, in parte, attingendo ai sopracitati beni congelati della Banca centrale russa;

            la Conferenza di alto livello sulla pace in Ucraina, svoltasi in Svizzera il 15 e 16 giugno 2024, ha riaffermato la necessità di difendere i principi di "sovranità, indipendenza e integrità territoriale di tutti gli Stati, compresa l'Ucraina" e ha auspicato, al contempo, la formalizzazione di "un dialogo tra tutte le parti per porre fine alla guerra". L'evento è stato sicuramente un passo in avanti, anche se l'assenza della Russia e della Cina e il voto contrario al documento finale di attori geopolitici fondamentali (tra gli altri India, Arabia Saudita, Messico, Indonesia e Sud Africa) ne ha fortemente ridimensionato la portata;

            il 20 giugno 2024 gli ambasciatori dell'Unione europea hanno trovato l'accordo per il quattordicesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, prevedendo la possibilità, da parte delle imprese europee, di agire presso le corti degli Stati membri per chiedere il risarcimento di danni subiti a fronte di cause avviate in Paesi terzi da soggetti russi o controllati da russi per contratti o transazioni la cui esecuzione è stata colpita dalle sanzioni europee e di chiedere il risarcimento dei danni provocati da soggetti russi che hanno beneficiato dei provvedimenti russi di assegnazione in amministrazione temporanea;

            il pogrom organizzato e realizzato da Hamas il 7 ottobre 2023 era deliberatamente finalizzato a interrompere il processo di pacificazione mediato dagli Stati Uniti tra Israele e alcuni Paesi arabi, in base ai cosiddetti "Accordi di Abramo", da cui sarebbero derivati effetti anche rispetto alla gestione dei rapporti israelo-palestinesi;

            l'attacco di Hamas e la sproporzionata reazione militare israeliana a Gaza hanno scatenato un conflitto che, dopo otto mesi di guerra, ha raggiunto livelli di assoluta emergenza politica e umanitaria: sono oltre 70.000 le bombe sganciate sulla Striscia di Gaza e più di 35.000 le vittime civili che queste hanno provocato. Allo stesso tempo, sono ancora circa 130 gli ostaggi israeliani nelle mani di Hamas, di cui almeno un terzo si stima non siano più in vita;

            da ciò deriva un quadro drammatico che rende complessi gli sforzi della comunità internazionale per alleviare le conseguenze della guerra sui civili e per riavviare un processo di pace fondato sul principio «due popoli, due Stati», una strategia che non è mai stata così distante dall'agenda degli interlocutori di parte israeliana e palestinese, i quali dovrebbero, in teoria, perseguirne la realizzazione e che nondimeno costituisce l'unica prospettiva realistica di pacificazione e di sicurezza per l'intera regione mediorientale, anche al di là dei confini delle aree contese e rivendicate dalle parti in conflitto;

            il 10 giugno 2024 il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha approvato per la prima volta una risoluzione con un piano per il cessate il fuoco nella striscia di Gaza proposto dagli Stati Uniti, che si compone di tre fasi, finalizzate al raggiungimento della pace, all'invio di aiuti umanitari nella Striscia, al rilascio degli ostaggi israeliani e al ritiro delle truppe israeliane da Gaza;

            il 14 giugno 2024 il comunicato finale del G7 tenutosi in Puglia ha ribadito la necessità di arrivare ad un cessate il fuoco, in perfetta linea di continuità con la risoluzione ONU S/RES/2735 (2024);

            il conflitto tra Israele e Hamas è stato utilizzato come un pretesto da parte del gruppo terroristico degli Houthi yemeniti per attentati nel Mar Rosso finalizzati a condizionare il traffico commerciale lungo la rotta che collega l'Oceano Indiano al Mar Mediterraneo;

            gli oltre 200 attacchi registrati da novembre 2023 ad oggi hanno generato pesanti ricadute economiche per il commercio internazionale e per il nostro Paese: rispetto a novembre 2023, il traffico commerciale nello stretto di Bab el-Mandeb è tuttora inferiore di oltre il 60 per cento e il costo di trasporto di un container da Shangai a Genova è superiore di quasi quattro volte il costo precedente all'inizio delle operazioni degli Houthi;

            lo scorso 19 febbraio il Consiglio affari esteri dell'UE, in base agli articoli 42 e 43 del Trattato sull'Unione europea (TUE), ha deciso di avviare EUNAVFOR ASPIDES (dal greco aspis, cioè scudo), un'operazione di sicurezza marittima difensiva per ripristinare la libertà di navigazione nel Mar Rosso (Decisione PESC 2024/632 del Consiglio), affidata al comando tattico del nostro Paese;

            la decisione europea è coerente con quanto stabilito al punto 3 della risoluzione 2722/2024 adottata dal Consiglio di sicurezza dell'ONU il 10 gennaio del 2024 che, in base alla legalità internazionale, riconosce il pieno diritto degli Stati membri a difendere le proprie imbarcazioni dagli attacchi che minacciano la libertà di navigazione;

            la missione ASPIDES ha garantito la protezione di oltre 150 navi commerciali che sono transitate nello stretto di Bab el-Mandeb da febbraio ad oggi;

            negli anni precedenti alla crisi pandemica e ai più recenti sviluppi internazionali, caratterizzati da uno scenario geopolitico stabile e prospettive economiche favorevoli, gli Stati membri hanno adottato un approccio concorrenziale interno, ignorando il posizionamento internazionale dell'Unione come competitor degli altri grandi attori economici mondiali. Questo ha compromesso l'avanzamento dell'Unione nel suo percorso di integrazione e, di conseguenza, il suo consolidamento economico e sociale;

            con l'invasione russa dell'Ucraina siamo entrati in una nuova era geo-economica, che ha costretto gli Stati membri dell'Unione europea - e non solo - a rivedere il proprio approccio al commercio estero al fine di individuare partner commerciali affidabili;

            nonostante l'Unione europea sia leader mondiale in ambiti come la sostenibilità e l'inclusione sociale, la sua economia non cresce al passo degli altri grandi attori economici mondiali;

            il livello di reddito pro capite dell'Unione rimane ad oggi inferiore del 27 per cento rispetto a quello degli Stati Uniti. Gran parte di questo divario è dovuto a differenze di produttività: il contributo al PIL per ora lavorata da un americano nel 2022 era infatti maggiore del 35 per cento rispetto a quello di un europeo;

            anche prima che iniziassero a montare nuove pressioni geopolitiche, erano emersi sintomi che testimoniavano l'erosione della competitività delle imprese europee rispetto a quelle degli altri grandi attori economici mondiali. Tra il 2015 e il 2022 le imprese europee hanno destinato alla ricerca e allo sviluppo una percentuale dei loro ricavi pari a circa la metà di quella delle loro controparti americane e hanno effettuato investimenti proporzionalmente minori. Di conseguenza, le imprese europee sono cresciute a due terzi del ritmo delle aziende statunitensi e il rendimento del loro capitale è stato inferiore di circa quattro punti percentuali;

            nel 2022 la capitalizzazione totale di mercato delle aziende americane era 2,5 volte superiore rispetto a quella delle loro controparti europee e, nel 2023, poco più del 2 per cento delle imprese europee aveva un numero di dipendenti compreso tra 20 e 250, una dimensione che invece riguardava circa il 14 per cento delle imprese americane,

      impegna il Governo:

            1. a promuovere e rafforzare l'impegno nel sostegno politico, finanziario, economico, umanitario e militare all'Ucraina, attuando quanto previsto dal documento finale del G7 italiano del 13-15 giugno 2024;

            2. a sostenere iniziative politiche e diplomatiche per porre fine all'aggressione russa e così da arrivare a una pace giusta, nel rispetto del diritto internazionale e del diritto dell'Ucraina alla propria libertà, sicurezza e integrità territoriale;

            3. a supportare ulteriori impegni in sede UE per la creazione di un'autonoma capacità di difesa europea, complementare e integrata nel sistema della NATO;

            4. ad assicurare l'impegno dell'Italia e degli altri Paesi dell'Unione europea nel proseguire sulla strada tracciata dalla risoluzione ONU e dalle dichiarazioni finali del G7, finalizzata alla ripresa del processo negoziale israelo-palestinese, in base al principio dei «due popoli, due Stati», fondato sul contrasto alla strategia e all'organizzazione terroristica di Hamas, sul coinvolgimento degli Stati arabi nella gestione della transizione e della ricostruzione a Gaza e sulla mobilitazione internazionale contro gli insediamenti illegali di Israele in Cisgiordania;

            5. ad operare in coerenza con gli indirizzi della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite n. 2735 sulla situazione a Gaza e sulla necessità di raggiungere un cessate il fuoco e di evitare i rischi di un'escalation regionale, tenendo conto degli obblighi del diritto internazionale umanitario, delle esigenze della popolazione civile e della improrogabile urgenza della liberazione degli ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas;

            6. a portare avanti la missione ASPIDES a livello europeo, per garantire la protezione delle navi mercantili che transitano per il Mar Rosso ed alleviare le ricadute economiche che gli attacchi degli Houthi yemeniti hanno comportato negli ultimi sette mesi;

            7. a collaborare con i Governi degli altri Stati membri per l'introduzione di un pacchetto comunitario di incentivi che sostenga le imprese nel percorso di ammodernamento - in chiave digitale e sostenibile - dei propri macchinari e dei propri modelli di business;

            8. a promuovere politiche di integrazione economica all'interno dell'Unione, per consolidarne il posizionamento internazionale come unico attore economico piuttosto che come una somma di economie nazionali in competizione tra loro;

            9. a definire una strategia commerciale europea che identifichi e promuova partnership con Paesi e Regioni affidabili, per ridurre le dipendenze strategiche dell'Unione, nel rispetto delle regole dell'Organizzazione mondiale del commercio e degli accordi commerciali esistenti;

            10. ad incentivare la collaborazione a livello europeo tra università, istituti di ricerca e imprese, per facilitare il trasferimento tecnologico e la commercializzazione delle innovazioni.

(6-00103) n. 5 (26 giugno 2024)

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni.

Votata per parti separate. Approvata la parte evidenziata in neretto; respinta la restante parte

Il Senato,

        premesso che:

            nel prossimo Consiglio europeo del 27 e 28 giugno 2024 i Capi di Stato e di Governo dell'UE discuteranno del prosieguo del sostegno all'Ucraina di fronte alla guerra di aggressione della Russia, delle politiche di sicurezza e difesa, di competitività, delle relazioni esterne e, ovviamente, essendo il primo Consiglio europeo dopo le elezioni che hanno rinnovato il Parlamento, del nuovo ciclo istituzionale;

            l'Unione europea, segnata da due terribili guerre alle sue porte, in Ucraina e in Medi Oriente, e in un contesto mondiale caratterizzato da un confronto acceso tra Cina e USA, si gioca nel futuro prossimo il ruolo che potrà e vorrà assumere nella complessa ridefinizione degli assetti geopolitici mondiali in corso;

            quella in corso a Gaza è una catastrofe umanitaria e bisogna lavorare per ottenere un cessate il fuoco immediato, la fine delle violenze, il rilascio di tutti gli ostaggi e il rigoroso rispetto del diritto internazionale umanitario ad opera di tutte le parti;

            i bombardamenti sulla Striscia di Gaza, la privazione di elettricità, cibo, acqua e carburante e gli ordini di evacuazione impartiti ai palestinesi sono da considerarsi come attacchi indiscriminati, punizioni collettive e trasferimenti forzati di popolazione che equivalgono a crimini di guerra secondo il diritto internazionale;

            preoccupa il protrarsi del conflitto in Ucraina, che prefigura una condizione di guerra di logoramento destinata a protrarsi sul lungo periodo, prolungando e aumentando così il carico di morte, distruzione e sofferenza; la fornitura di armamenti all'Ucraina era stata considerata come uno strumento volto a determinare migliori condizioni negoziali; permangono al contrario una mancanza di iniziativa, di partecipazione e collaborazione dell'Unione a qualsiasi percorso negoziale e l'assenza di sforzi volti ad individuare condizioni concrete e realistiche in cui tale negoziato possa aver luogo;

            il Vertice di pace sull'Ucraina, tenutosi a Lucerna il 15 e 16 giugno 2024, è totalmente insoddisfacente sia nelle modalità di coinvolgimento che negli esiti. È apprezzabile che nella dichiarazione finale si affermi che "il dialogo tra tutte le parti è necessario per porre fine alla guerra" e che si solleciti il completo scambio di prigionieri di guerra e il ritorno dei bambini deportati dalla Russia. È però necessario uno sforzo più autorevole e ampio verso una soluzione diplomatica al conflitto;

            grande assente continua ad essere una prospettiva di soluzione diplomatica del conflitto in atto. Eppure dalle elezioni europee escono indeboliti quei Governi che si erano spinti su una prospettiva di maggior coinvolgimento nel conflitto, con la proposta di invio di truppe di Stati membri dell'Unione in Ucraina. Oggi più che mai bisogna escludere questa ipotesi, così come ogni altra azione che possa condurre ad una ulteriore escalation e allargamento del conflitto;

            la difesa della pace, della democrazia e dei diritti umani nel mondo sono elementi costitutivi dell'Unione europea e su questi deve basarsi la sua azione esterna e la sua autonomia strategica, determinata innanzitutto dalla capacità di una propria e autonoma iniziativa politica nelle relazioni internazionali, ma anche dalla costruzione di un sistema di difesa europeo che razionalizzi la spesa militare nazionale;

            la Turchia da anni, come riconosciuto anche dalla Corte europea dei diritti dell'uomo e dal Consiglio d'Europa, limita e viola con leggi e provvedimenti lo Stato di diritto, le libertà fondamentali, i diritti umani e le libertà civili, nonché attua operazioni militari contrarie al diritto internazionale e alle relazioni di buon vicinato; in particolare negli ultimi mesi è proseguita la sostituzione dei sindaci eletti democraticamente nelle municipalità a maggioranza curda del Sud-Est turco e recentemente la Turchia ha lanciato una nuova operazione militare nella Regione del Kurdistan in Iraq, nello specifico nella regione di Gara e nella Siria del Nord l'occupazione turca in questa area ha già portato a un massiccio sfollamento della popolazione curda, ed è stata caratterizzata da gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario, tra cui bombardamenti indiscriminati, uccisioni sommarie, arresti illegali, torture e sparizioni forzate, nonché saccheggi sistematici e confische illegali di proprietà;

            l'Unione europea dovrebbe costruire e rafforzare la propria autonomia strategica, determinata innanzitutto dalla capacità di una propria e autonoma iniziativa politica nelle relazioni internazionali, ma anche dalla costruzione di un sistema di difesa comune e di un esercito europeo. A tal proposito, la decisione di aumentare la spesa militare al 2 per cento del PIL nel quadro dell'impegno NATO, oltre ad alimentare una ulteriore e pericolosa corsa agli armamenti, muove in una direzione opposta all'autonomia strategica dell'Unione e ad un sistema di difesa comune che, al contrario, dovrebbe comportare una razionalizzazione e riduzione della spesa militare complessiva. Secondo i dati dell'Agenzia europea della difesa (EDA), infatti, nel 2020 gli Stati membri hanno speso solo 4,1 miliardi di euro su progetti collaborativi, a fronte di una spesa collettiva europea di circa 300 miliardi di dollari. Solo definendo chiaramente obiettivi e interessi strategici, solo disponendo anche di strumenti per imporre, dove necessario, le proprie scelte, l'Unione europea sarà più credibile, autonoma e capace di difendere davvero i valori in cui crede;

            le iniziative prese dalla Commissione europea in materia di difesa, in particolare la Strategia industriale per la difesa europea (EDIS) e il regolamento per il Programma europeo per l'industria della difesa e un quadro di misure per garantire la disponibilità e la fornitura tempestiva di prodotti per la difesa (EDIP), non sono orientate nella direzione di un coordinamento tra gli Stati membri volto a razionalizzare e ridurre la spesa militare, ma piuttosto a mobilitare ulteriori risorse per il loro incremento, stimolandone la produzione industriale senza peraltro che a questo corrisponda una effettiva politica estera e di difesa comune indirizzata alla pace ed al rafforzamento dei luoghi multilaterali di confronto. Tale traiettoria si inserisce nel quadro di una pericolosa corsa al riarmo globale già in atto ed è aggravata dall'assenza di effettive prerogative di controllo democratico affidate al Parlamento europeo;

            nella maggior parte dei Paesi europei pesa il dato dell'astensione alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo: nonostante i tempi e le sfide che il continente si trova ad affrontare, un elettore europeo su due ha scelto di non andare a votare. Questo è un dato allarmante per la democrazia europea e dovrebbe far riflettere considerando in particolare che nei prossimi cinque anni l'Unione europea si gioca la possibilità di rilanciarsi, dando risposte alle domande dei suoi cittadini e acquisendo un nuovo status globale, oppure di autocondannarsi al declino e alla perdita dei suoi riferimenti valoriali e politici;

            nei prossimi anni le classi dirigenti europee dovrebbero avere la forza di affermare un'idea di Europa radicalmente differente da quella proposta negli ultimi cinque anni, capace di mettere al centro la lotta alle disuguaglianze. Solo questa strada, infatti, è in grado di restituire all'Unione europea la capacità di essere un punto di riferimento collettivo. La credibilità di una moneta, la forza del sistema produttivo e l'affidabilità della politica estera hanno molto a che fare con la volontà di costruire la giustizia sociale. Una volontà che è stata per troppo tempo sostituita dalle necessità di un mercato che ormai in Europa non esiste più, cancellato dall'avidità della finanza, alimentata da una perenne austerità. Le misure di austerità e gli iniqui sistemi fiscali che affliggono l'Europa vanno a tutto vantaggio dei potenti titolari di interessi privati. È giunto il momento di invertire la rotta della povertà e della disuguaglianza in Europa, mettendo al primo posto le persone;

            i prossimi anni saranno anche quelli fondamentali affinché l'UE rafforzi le politiche di lotta globale contro i cambiamenti climatici, puntando con sempre maggior determinazione alla neutralità climatica entro il 2050, come definito attraverso il Green Deal, che ha reso l'Europa il primo continente con un'agenda climatica ambiziosa, e confermato con il pacchetto climatico "Fit for 55", che mira a rendere tutti i settori economici dell'UE idonei a raggiungere l'obiettivo di riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra (GHG) al 2030;

            abbandonare o indebolire le ambizioni del Green Deal come i partiti conservatori e di estrema destra continuano a sostenere, oltre che gravemente irresponsabile nei confronti del futuro del pianeta e delle giovani generazioni, porterebbe l'UE a diventare un attore insignificante nell'economia della transizione energetica, aumentando al contempo la sua vulnerabilità alle catene di approvvigionamento e alle tecnologie controllate da altri Paesi. Il rispetto degli obiettivi ambientali dell'UE può avere successo attraverso, in primo luogo, un'adeguata politica industriale a livello comunitario con investimenti massicci in nuove tecnologie e infrastrutture dedicate alla transizione energetica e, in secondo luogo, anticipando al 2025 l'istituzione del Fondo sociale per il clima, con l'obiettivo di garantire una transizione energetica equa e socialmente inclusiva, al fine di sostenere i redditi più fragili e le imprese che richiedono sostegno per la riconversione del proprio processo produttivo nella fase di transizione verde;

            la recente approvazione definitiva da parte del Consiglio europeo, con maggioranza qualificata, del Regolamento sul ripristino della natura mette nelle condizioni l'Europa di assumere un ruolo di leadership nell'affrontare la crisi del clima e della biodiversità, tenendo fede ai propri impegni globali, anche in vista dell'imminente Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità che si terrà a fine anno. Nei prossimi cinque anni biodiversità e clima sono e devono restare priorità strategiche della politica comunitaria anche per mitigare gli effetti del cambiamento climatico che colpiscono con sempre maggior gravità i Paesi e le economie continentali;

            il 17 giugno si è tenuta una riunione informale dei Capi di Stato e di Governo sull'assetto e la direzione della prossima Commissione europea e sulle nomine delle nuove cariche istituzionali, ed è apparso evidente l'isolamento del Governo italiano che rischia di affrontare le importanti sfide per il Paese e l'Unione senza adeguate sponde;

            a questo si aggiunge l'apertura di una procedura per disavanzo eccessivo notificata al nostro Paese che, a detta dell'Ufficio parlamentare di bilancio, andrebbe affrontata attraverso "un consolidamento ambizioso e protratto nel tempo che imporrà di individuare delle priorità di politica economica", che tradotto comporta per il nostro Paese ogni anno una stretta, al netto del possibile sconto per tener conto dell'aumento della spesa per interessi sul debito, di almeno lo 0,5 per cento del PIL;

            invero la suddetta situazione è stata anche determinata ed aggravata dalle mancate entrate previste dalla manovra di finanza pubblica per il 2024 che hanno generato un deficit aggiuntivo per un ammontare pari a circa 20 miliardi di euro, alle quali aggiungere l'intervenuta e drastica politica sociale del Governo che, da una parte ha tagliato le pensioni sopra i 2.000 euro e dall'altra ha stanziato la misera somma pari a 5 miliardi di euro per rinnovare i contratti pubblici nel triennio 2021-2024 e che comporterà un aumento del 6 per cento, a fronte di un'inflazione del periodo superiore al 15 per cento;

            secondo le nuove regole di bilancio appena entrate in vigore, i Paesi con un deficit eccessivo devono presentare entro il 20 settembre un piano pluriennale di risanamento delle finanze pubbliche. Solo in autunno quindi Bruxelles specificherà l'ammontare dell'aggiustamento annuo necessario per rientrare nei ranghi. Per ora, si limita a raccomandare che la crescita della spesa netta nel 2025 sia coerente con l'aggiustamento di bilancio richiesto dal nuovo quadro di governance economica;

            infine, la riforma della governance economica entrata in vigore attraverso la clausola di salvaguardia per la resilienza del deficit (Deficit resilience safeguard) chiede a tutti gli Stati membri non solo di impegnarsi a raggiungere un disavanzo del 3 per cento del PIL, ma di restare al di sotto di tale livello, soprattutto nei periodi di crescita dell'economia, al fine di creare riserve di bilancio necessarie per affrontare le crisi future;

            l'11 aprile 2024, dopo un articolato negoziato nel quadro della procedura legislativa ordinaria, è stato approvato il regolamento UE 2024/1083 che istituisce un quadro comune per i servizi di media nell'ambito del mercato interno e che modifica la direttiva 2010/13/UE sui servizi di media audiovisivi (direttiva AVMS). Il regolamento, denominato espressamente "legge europea per la libertà dei media", opera una armonizzazione minima delle discipline nazionali relative al settore dei media, al fine di dare soluzione a problematiche derivanti dalla diversità di norme e procedure nazionali relative alla libertà e al pluralismo. Tali differenze incidono sul funzionamento del mercato interno, ostacolando le attività dei fornitori di servizi di media e influendo sulle condizioni di investimento. Il regolamento persegue infatti due principali finalità, tra loro strettamente connesse. La prima è quella di assicurare il buon funzionamento del mercato dei servizi di media alla luce della rilevanza che essi rivestono nel mercato interno europeo: oltre a rappresentare un settore economicamente importante e in rapida evoluzione, che si muove in una dimensione sempre più digitale e transnazionale, i servizi di media permettono anche a cittadini e imprese di accedere a una pluralità di opinioni e di fonti di informazione, svolgendo in questo modo una funzione di controllo pubblico di interesse generale. La seconda è quella di rafforzare la libertà dei media e il loro pluralismo, che sono tutelati dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

            la libertà dei media continua a trovarsi pericolosamente vicina al punto di rottura in molti Paesi dell'UE e in alcuni casi deve essere quasi completamente ripristinata, secondo quanto riportato nel Rapporto sulla libertà dei media 2024 di Liberties. In Italia in generale le principali questioni riguardano gli attacchi e le aggressioni ai giornalisti, l'influenza del Governo sul servizio pubblico, il numero elevato di procedimenti legali nei confronti dei giornalisti da parte di figure istituzionali pubbliche, nonché un uso frequente delle SLAPP che colpiscono soprattutto il giornalismo d'inchiesta, i discorsi d'odio online e in generale i vari tentativi di censurare i membri della stampa o di limitare in altro modo la libertà di espressione;

            la Direttiva anti-SLAPP e l'European media freedom act (EMFA) sono due iniziative legislative che proteggeranno meglio i giornalisti: la prima vuole fornire la protezione necessaria da azioni legali transfrontaliere abusive; la seconda, le cui norme entreranno in vigore nell'agosto 2025, crea un nuovo organismo di controllo e introduce nuove misure e criteri per la libertà e il pluralismo dei media negli Stati membri;

            l'Italia non ha firmato la dichiarazione UE per la promozione delle politiche europee a favore delle comunità LGBTQIA+. Tale dichiarazione è stata presentata dalla Presidenza di turno belga il 17 maggio scorso, simbolicamente nella giornata internazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, ed è stata firmata da 18 Paesi membri dell'UE;

            il testo del documento prevede, tra le altre raccomandazioni, l'impegno degli Stati membri a: a) riaffermare la propria responsabilità e il proprio impegno nel promuovere l'uguaglianza e nel prevenire e combattere la discriminazione, in particolare sulla base dell'identità di genere, dell'espressione di genere, del sesso e dell'orientamento sessuale; b) rafforzare la protezione delle persone LGBTQIA+, sia online sia offline, da qualsiasi forma di odio, discriminazione e violenza, compreso il divieto delle "pratiche di conversione"; c) sostenere la nomina di un nuovo Commissario per l'uguaglianza quando sarà formata la prossima Commissione; d) perseguire e attuare una nuova strategia per arricchire i diritti delle persone LGBTQIA+ durante la prossima legislatura, stanziando risorse sufficienti e collaborando con la società civile;

            la mancata adesione dell'Italia rischia di sostenere a livello sociale un modello non inclusivo e discriminatorio nei confronti delle persone LGBTQIA+, limitandone le libertà garantite dalla Costituzione. Secondo un sondaggio condotto dall'Agenzia per i diritti fondamentali dell'UE, in Italia il 18 per cento della popolazione LGBTQIA+ dichiara di aver subito tentativi di "conversione" o "guarigione" dall'omosessualità. In un caso su 5 questo tipo di violenza avverrebbe in famiglia;

            l'11 aprile 2024 con 336 voti a favore, 163 contrari e 39 astensioni il Parlamento europeo si è espresso per il riconoscimento dell'aborto come diritto fondamentale. Nel testo della risoluzione, gli eurodeputati chiedono che l'articolo 3 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE sia modificato, affermando che: "ognuno ha il diritto all'autonomia decisionale sul proprio corpo, all'accesso libero all'aborto sicuro e legale". La risoluzione condanna il fatto che, in alcuni Stati membri, l'aborto sia negato dai medici, e in alcuni casi da intere istituzioni mediche, sulla base di una clausola di "coscienza", spesso in situazioni in cui un eventuale ritardo metterà in pericolo la vita o la salute del paziente. In particolare, il Parlamento europeo ha sottolineato che in Italia l'accesso all'assistenza all'aborto sta subendo erosioni e che un'ampia maggioranza di medici si dichiara obiettore di coscienza, cosa che rende estremamente difficile de facto l'assistenza all'aborto in alcune regioni;

            il Country report 2024, da poco pubblicato, e che contiene le raccomandazioni sulle "politiche economiche, di bilancio, sociali, strutturali e occupazionali" per ciascuno dei 27 Paesi UE, ha dedicato nel capitolo italiano un intero paragrafo al disegno di legge sull'autonomia differenziata, approvato il 19 giugno 2024 dalla Camera dei deputati. Secondo la Commissione infatti, la riforma, che consentirà alle Regioni di acquisire maggiore autonomia e controllare tutte quelle materie sottratte all'esclusiva competenza dello Stato, comporterà "rischi per la coesione e le finanze pubbliche". Il disegno di legge, si legge nel report "include alcune tutele per le finanze pubbliche, come le valutazioni periodiche delle capacità fiscali regionali e i requisiti per i contributi regionali per raggiungere gli obiettivi fiscali nazionali. Tuttavia sebbene assegni specifiche prerogative al Governo nel processo negoziale, non fornisce alcun quadro comune per valutare le richieste regionali di competenze aggiuntive",

        impegna il Governo:

            1. a condizionare rigorosamente le nomine della prossima presidenza della Commissione europea, dell'Alto rappresentante per la politica estera e la politica di sicurezza e della Presidenza del Consiglio europeo a chiari impegni politici volti ad impegni internazionali per la pace e il disarmo; per la difesa della democrazia e dello Stato di diritto, incluso l'impegno pieno ad applicare ogni condizionalità economica già prevista a tal fine; per il mantenimento di elevate ambizioni per la lotta al cambiamento climatico, per redistribuire i costi della transizione e definirne un robusto sostegno sociale; per un'agenda europea contro le diseguaglianze e la povertà e per l'implementazione effettiva del pilastro sociale; per rafforzare le norme europee a tutela del lavoro e dei diritti;

            2. a lavorare nell'ambito del Consiglio europeo e in ogni sede internazionale per arrivare in tempi brevi ad un cessate il fuoco a Gaza, per mettere fine alla catastrofe umanitaria in corso, per l'interruzione di ogni ulteriore escalation militare, per la liberazione degli ostaggi e per la costruzione delle condizioni per avviare un processo di pace;

            3. a chiedere che il Consiglio europeo assuma un protagonismo diplomatico per la fine della guerra in Ucraina e avvii una forte iniziativa dell'Unione per il cessate il fuoco e l'avvio di un processo di pace in un contesto multilaterale;

            4. a sospendere la fornitura nazionale di equipaggiamento militare all'Ucraina e a sollevare in Consiglio europeo la necessità di interrompere anche ricorso all'European peace facilty a questo fine;

            5. a richiedere una presa di posizione del Consiglio europeo sulla pratica di sostituzione dei sindaci eletti democraticamente nelle municipalità a maggioranza curda del Sud-Est turco con fiduciari governativi fedeli al regime di Erdogan e ad esortare, in coordinamento con gli altri partner europei, le autorità turche dall'astenersi a mettere in atto qualsiasi altra azione militare nella regione autonoma del Kurdistan e nella Siria del Nord e a ritirarsi dai territori occupati illegalmente in Siria e in Iraq;

            6. a sostenere il rafforzamento dell'autonomia strategica dell'Unione nel quadro di un sistema di sicurezza e difesa europeo che preveda la razionalizzazione e la riduzione complessiva della spesa militare;

            7. ad avviare in sede europea una trattativa al fine di revisionare la proposta di riforma delle regole di governance economica dell'UE approvata in sede di Consiglio dell'Unione europea lo scorso 29 aprile 2024 che riconosca un quadro di bilancio a sostegno della resilienza delle economie dell'UE agli shock, pur rispettando la sostenibilità dei debiti ed offra agli Stati membri la possibilità di crearsi uno spazio finanziario adeguato (riserve di bilancio) per attuare politiche anticicliche nei futuri momenti di crisi;

            8. ad attivarsi nelle sedi istituzionali europee, a partire dal prossimo Consiglio europeo, al fine di ottenere, nell'interesse dell'Italia e dell'UE, riforme e azioni concrete nel corso della nuova legislatura per ridurre le disuguaglianze esistenti tra i vari stati e tra i cittadini europei;

            9. ad avanzare in Consiglio europeo l'urgenza di una tassazione europea sulle grandi ricchezze volta a finanziare investimenti necessari per la lotta alla povertà, alle politiche sociali ed alla transizione ecologica;

            10. a promuovere l'adozione da parte dell'Unione europea di misure volte a garantire maggiori standard democratici negli Stati membri e, con specifico riguardo alla tutela dei diritti civili, sostenere le politiche europee dirette a contrastare ogni discriminazione contro le persone LGBTQIA+ e attivarsi per ottenere l'espresso riconoscimento dell'aborto come diritto fondamentale anche attraverso la modifica dell'articolo 3 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE con l'affermazione che: "ognuno ha il diritto all'autonomia decisionale sul proprio corpo, all'accesso libero all'aborto sicuro e legale";

            11. a sostenere, nelle competenti sedi, le nuove norme che previste dalla legge europea per la libertà dei media: quelle dirette all'efficace protezione dei giornalisti e dei fornitori dei servizi di media e, in particolare, la tutela dei rapporti tra i giornalisti e le fonti anche da intercettazioni e/o captazioni di conversazione e messaggi;

            12. a lavorare nell'ambito del Consiglio europeo per mantenere la crisi del clima e della biodiversità priorità strategiche della politica comunitaria, secondo gli impegni internazionali, anche per mitigare gli effetti del cambiamento climatico che colpiscono con sempre maggior gravità i Paesi e le economie continentali;

            13. a promuovere l'adozione da parte dell'Unione europea di una politica industriale comune con ulteriori investimenti in nuove tecnologie e infrastrutture dedicate alla transizione energetica, in modo da sostenere le economie dei Paesi europei nei processi di decarbonizzazione e di progressivo abbandono delle fonti fossili;

            14. ad attivarsi nelle sedi istituzionali dell'Unione, a partire dal prossimo Consiglio europeo, per anticipare al 2025 l'istituzione del Fondo sociale per il clima, con l'obiettivo di garantire una transizione energetica equa e socialmente inclusiva al fine di sostenere i redditi più fragili e le imprese che richiedono sostegno per la riconversione del proprio processo produttivo nella fase di transizione verde.

(6-00104) n. 6 (26 giugno 2024)

Boccia, Alfieri, Rojc, Franceschini, Malpezzi, Bazoli, Lorenzin, Mirabelli, Nicita, Zambito, Irto, Basso, D'Elia, Zampa.

Votata per parti separate. Approvata la parte evidenziata in neretto; respinta la restante parte

Il Senato,

        premesso che:

            nel prossimo Consiglio europeo del 27 e 28 giugno 2024, i Capi di Stato e di Governo discuteranno di importanti questioni inerenti all'Ucraina, alla sicurezza e difesa, alla competitività, alle relazioni esterne e al prossimo ciclo istituzionale;

            il Consiglio europeo ha costantemente ribadito la ferma condanna dell'aggressione russa all'Ucraina e il pieno sostegno dell'Unione europea, per tutto il tempo necessario, al diritto naturale di autotutela dell'Ucraina, in linea con l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale, per la sua indipendenza, sovranità e integrità territoriale;

            l'Unione europea ha riaffermato la propria determinazione a sostenere la difesa, ma anche la ripresa e la ricostruzione dell'Ucraina, anche nel contesto del processo di allargamento ed in tale segno è stato elaborato lo Strumento europeo per l'Ucraina;

            il Consiglio dell'Unione europea ha da ultimo approvato, il 24 giugno scorso, il quattordicesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia;

            la Conferenza di pace tenutasi lo scorso 15 e 16 giugno in Svizzera ha segnato un primo passo importante per esplorare possibili vie di pace a medio termine e la dichiarazione del vertice, firmata da 77 Paesi, ha riaffermato la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina, un obiettivo chiave per la delegazione del Paese;

            tuttavia, la dichiarazione finale non è stata firmata da diversi Paesi. Brasile, India e Sudafrica, le tre potenze economiche del forum dei BRICS, non figurano tra i firmatari della dichiarazione congiunta;

            l'Unione europea deve continuare nel suo sforzo diplomatico per il raggiungimento di una pace giusta, anche attraverso un maggiore coinvolgimento e sostegno dei Paesi del Sud globale presenti alla Conferenza di pace solamente con 93 delegazioni sulle 160 invitate;

            in occasione del vertice del G7 tenutosi in Puglia dal 13 al 15 giugno si è raggiunto un accordo per sbloccare entro la fine dell'anno un prestito da 50 miliardi di dollari all'Ucraina, finanziato attraverso i profitti generati dagli asset russi congelati, sia in Europa che negli Stati Uniti;

            la catastrofe umanitaria in corso nella Striscia di Gaza, a seguito dei brutali attacchi terroristici di Hamas contro Israele, ha profondamente colpito l'opinione pubblica, che ha manifestato apertamente in tutto il mondo per chiedere il cessate il fuoco e imprimere una maggiore pressione internazionale per giungere alla fine delle ostilità;

            resta assolutamente necessario un cessate il fuoco per fornire aiuti salvavita a chi ne ha bisogno e per garantire il rilascio degli ostaggi;

            dopo anni di inerzia, la comunità internazionale e l'Unione europea devono recuperare un ruolo attivo nella risoluzione della crisi in Medio Oriente, anche sostenendo le componenti più avanzate delle società israeliana e palestinese nella ripresa del processo di pace e della soluzione politica dei «due popoli, due Stati», e rafforzando le iniziative di dialogo con i Paesi terzi dell'area o da essi promosse;

            una forte e chiara azione politica dell'Unione, anche alla vigilia del rinnovo delle istituzioni europee, si deve esplicare anche attraverso il riconoscimento europeo dello Stato di Palestina, altrimenti le dichiarazioni resteranno ancora una volta prive di fondamento e credibilità, condannando l'Unione europea all'irrilevanza sul piano diplomatico;

            il Medio Oriente si trova a vivere una profonda instabilità politica e militare, con azioni e provocazioni che stanno determinando un'escalation regionale, a partire dagli scontri al confine tra Israele e Libano, dalla Siria e dagli attacchi nel Mar Rosso da parte dei ribelli Houthi yemeniti sostenuti dall'Iran;

            in particolare, desta preoccupazione l'intensificarsi degli scontri tra Israele ed Hezbollah che potrebbero finire con l'aggiungere un altro fronte al conflitto già in atto, in aperta violazione della risoluzione 1701/2006 del Consiglio di sicurezza dell'ONU;

            pesanti sono gli impatti della crisi di Suez sul settore del trasporto marittimo, con la riduzione del 50 per cento dei passaggi dal canale di Suez nei primi mesi del 2024 per le compagnie di navigazione, che optano per il passaggio per il Capo di Buona Speranza. La programmazione delle nuove rotte sta avvantaggiando i porti del Mediterraneo più vicini allo Stretto di Gibilterra come Tangeri e i porti spagnoli; la riorganizzazione dei servizi da parte delle compagnie marittime comporta un maggiore utilizzo del transhipment e una riduzione dei porti con servizi diretti, danneggiando i nostri porti;

            a fronte della delicata situazione internazionale, l'Unione europea deve rafforzare il proprio ruolo e i propri strumenti di sicurezza e difesa comune, anche attraverso maggiori e più efficaci investimenti nella sua base industriale e tecnologica, superando la frammentazione nazionale, sia ai fini della prevenzione dei conflitti che a quelli dell'autonoma e rapida capacità di risposta alle crisi;

            l'accresciuta esposizione dell'Unione europea alla diffusione di fake news ostili e alla disinformazione, che hanno mostrato una forte incidenza nell'orientare gli scenari di politica interna ed internazionale anche nell'ultima campagna elettorale per il Parlamento europeo, rende urgente rafforzare in sede europea la strategia e le attività di cybersicurezza e cyberdifesa, come ricordato recentemente anche dal presidente Mattarella;

            quanto alla definizione delle priorità per l'Agenda strategica 2024-2029, oltre a rafforzare la sicurezza e l'autonomia negli ambiti dell'energia e della difesa, sarà essenziale preservare anche le ambizioni che l'UE si è posta negli ultimi anni, in particolare per quanto riguarda il cambiamento climatico, la salute, l'occupazione e la coesione sociale e territoriale, accompagnando cittadini e imprese nella doppia transizione verde e digitale, senza disperdere la proficua esperienza di innovativi strumenti, come il Next Generation EU e l'emissione di debito comune;

            come evidenziato dal Rapporto Letta pubblicato recentemente e dalle anticipazioni sul Rapporto Draghi, le molteplici crisi degli ultimi anni e le nuove sfide poste da un contesto globale profondamente mutato rendono prioritario, per l'Unione europea, sia implementare e modernizzare il mercato interno, come motore di sviluppo e coesione, sia ripensare e rilanciare la propria competitività rispetto a partner e concorrenti, soprattutto nei settori tecnologicamente più avanzati. Ciò, in particolare, richiede una vera e propria strategia europea di ampio respiro, adeguatamente sostenuta sul piano finanziario anche da investimenti privati, attraverso la leva della finanza europea integrata;

            la Commissione europea, in attuazione del nuovo Patto di stabilità sottoscritto dal Governo, ha ufficializzato l'apertura di una procedura d'infrazione per disavanzo eccessivo nei confronti dell'Italia, che comporterà una correzione del nostro bilancio strutturale per almeno lo 0,5 per cento annuo in rapporto al PIL. Anche alla luce della procedura d'infrazione e in attuazione del "braccio preventivo" del Patto, al nostro Paese è stata assegnata una "traiettoria di riferimento", a valle della quale si aprirà un negoziato tra Commissione e Governo. Entro la scadenza del 20 settembre prossimo, il Governo italiano dovrà presentare un Piano pluriennale di interventi correttivi, che sarà approvato nel pacchetto d'autunno del Semestre europeo, assieme alle raccomandazioni sul deficit;

            secondo le recenti stime dell'UPB, l'aggiustamento strutturale dello 0,5 per cento annuo in rapporto al PIL su un orizzonte temporale di settte anni - inserito già nei tendenziali del DEF fino al 2027 - corrisponde ad un intervento correttivo per circa 12 miliardi di euro annui. Si tratta di un percorso particolarmente impegnativo che va ad incidere fortemente sulle aspettative future dei cittadini e delle imprese, con ricadute che rischiano di andare ad incidere sul benessere socio-economico e sulla competitività del nostro Paese;

            sulla credibilità e affidabilità del Paese in seno all'Unione, continua inoltre a pesare la condotta del Governo e della maggioranza parlamentare sul Meccanismo europeo di stabilità (MES): la mancata ratifica dell'accordo che modifica il Trattato istitutivo del MES, nel dicembre scorso, lascia l'Italia quale unico Paese dell'eurozona a non aver ancora provveduto, impedendo così l'entrata in vigore del nuovo meccanismo e la possibilità di utilizzo per quei Paesi che ne avrebbero intenzione;

            il Consiglio europeo si riunisce a pochi giorni dallo svolgimento delle elezioni europee ed avrà un ruolo centrale nella definizione del nuovo ciclo istituzionale e delle linee programmatiche per il futuro dell'Unione europea;

            il Governo italiano si presenta alla riunione dopo mesi di strategie e decisioni a livello europeo miopi, contraddittorie e controproducenti, come dimostrato dalla gestione del negoziato che ha portato al nuovo Patto di stabilità e crescita e dalla vicenda del MES, e con un atteggiamento ambiguo rispetto al futuro dell'Unione europea, propugnando un arretramento della stessa a favore di interessi nazionali che ci espongono al rischio di un ritorno all'austerità;

            ciò determina una posizione di debolezza e isolamento dell'Italia nella cruciale partita del rinnovo delle cariche istituzionali di vertice dell'Unione e, in particolare, della nuova composizione della Commissione europea, anziché favorire la formazione di un consenso intorno alle candidature italiane in settori cruciali per il nostro Paese quali quelli economici,

       impegna il Governo:

              1) a sostenere un rinnovato e più incisivo impegno diplomatico e politico dell'Unione europea, in collaborazione con gli alleati, per mettere in campo tutte le iniziative utili al perseguimento di una pace giusta e sicura e a sostenere, altresì, la ripresa e la ricostruzione dell'Ucraina, nonché il suo ammodernamento e le opportune riforme nel contesto del processo di adesione all'Unione europea;

              2) a ribadire la ferma condanna della grave, inammissibile e ingiustificata aggressione russa dell'Ucraina e a continuare a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite;

              3) ad adoperarsi in ogni sede internazionale per l'immediato cessate il fuoco e il ritiro di tutte le forze militari russe che illegittimamente occupano il suolo ucraino, ripristinando il rispetto della piena sovranità e integrità territoriale dell'Ucraina;

              4) a promuovere - forte dell'impegno assunto nel 2014 dal Parlamento europeo - il riconoscimento dello Stato di Palestina, nel rispetto del diritto alla sicurezza dello Stato di Israele;

              5) a sostenere ogni iniziativa delle Nazioni Unite volta a ottenere un immediato cessate il fuoco e la liberazione incondizionata degli ostaggi israeliani, a tutelare l'incolumità della popolazione civile di Gaza, a garantire la fornitura di aiuti umanitari continui, rapidi, sicuri e senza restrizioni all'interno della Striscia, a rispettare la legalità internazionale e le decisioni dei suoi organi giurisdizionali, a rilanciare il processo di pace;

              6) ad adoperarsi in sede europea al fine di rendere più efficaci le azioni dissuasive delle unità navali a protezione del naviglio mercantile in transito dal Mar Rosso e a favorire investimenti in competitività sul mercato del commercio internazionale, incluse le infrastrutturazioni, per mantenere i volumi dei traffici marittimi;

              7) a rafforzare lo strumento dell'European Peace Facility, così come gli impegni per una difesa comune che razionalizzi e renda più efficienti gli attuali investimenti nazionali, nonché a promuovere sempre più appalti congiunti, politiche industriali integrate e programmi di investimento comuni, che permettano anche di riorientare ed internalizzare le catene di approvvigionamento, come risposta strutturale a medio termine alle esigenze di sicurezza ed autonomia strategica, in particolare in relazione alle materie prime e alle fonti energetiche;

              8) a sostenere la previsione, l'utilizzo e l'implementazione a livello europeo di tutti gli strumenti di cybersicurezza e cyberdifesa per il monitoraggio e il contrasto, rapido e coordinato, delle minacce ibride, della diffusione di fake news e delle ingerenze straniere, in particolare nei processi democratici dell'Unione;

              9) ad assumere una chiara e determinata posizione, a livello bilaterale e in tutti gli organismi europei, nei confronti delle azioni destabilizzanti nelle aree di interesse dell'Italia e dei Paesi europei, in particolare nell'area dei Balcani, per evitare che si rafforzi ulteriormente l'influenza della Russia nelle stesse;

              10) a contribuire alla definizione di una nuova Agenda strategica 2024-2029 per un'Unione europea più forte e unita, contro i nazionalismi e gli estremismi e nel quadro dei valori fondanti del progetto europeo, che sia incentrata: sui diritti sociali, dal lavoro e dalla qualità retributiva alla salute e all'istruzione; sulla coesione sociale e territoriale e sulle transizioni sostenibili e giuste, che non lascino indietro nessuno e al contempo costituiscano un'opportunità per la crescita e la competitività nel contesto economico globale; sull'autonomia strategica, l'autorevolezza internazionale e la capacità di difesa della pace; sulla difesa dello Stato di diritto e dei diritti umani, dei valori della libertà, dell'eguaglianza e della democrazia dentro e fuori i propri confini;

              11) a promuovere il miglioramento del mercato interno, con specifico riferimento al quadro normativo, rimuovendo la frammentazione e i persistenti ostacoli al fine di garantire benefici per tutti, in particolare nei settori dell'energia e delle telecomunicazioni e nel quadro della duplice transizione verde e digitale;

              12) a contribuire alla realizzazione di significativi progressi del Mercato unico dei capitali, senza barriere interne e con un sistema comune di regole e vigilanza, per rispondere al fabbisogno di investimenti per la crescita, unitamente alle emissioni di debito comune;

              13) a trasmettere al Parlamento e a rendere di pubblica conoscenza i contenuti della Traiettoria di riferimento assegnata dalla Commissione europea al nostro Paese, alla luce dell'apertura della procedura d'infrazione per disavanzo eccessivo, al fine di consentire l'avvio tempestivo di un ampio dibattito nelle sedi istituzionali e con le parti economiche e sociali, orientato a definire le azioni e gli interventi da adottare nei prossimi mesi in attuazione degli obblighi e delle scadenze da rispettare in relazione al nuovo Patto di stabilità, a partire da quelli del Piano pluriennale da presentare in UE entro il 20 settembre 2024;

              14) a garantire, per quanto di competenza, la ratifica da parte dell'Italia dell'accordo di modifica del Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità (MES), assicurando al Paese credibilità e affidabilità;

              15) ad adoperarsi per assicurare un'adeguata e autorevole rappresentanza dell'Italia nei vertici istituzionali dell'Unione europea e, in particolare, negli incarichi commissariali nel cruciale settore economico;

              16) a contribuire alla rapida pianificazione di un percorso di riforma dei Trattati, al fine di estendere la decisione a maggioranza qualificata ad un più ampio numero di settori, superando i veti e rendendo più efficace e rapida l'azione dell'UE nel contesto di un suo allargamento e ad assicurare processi decisionali più democratici a partire dalla previsione di un reale diritto di iniziativa legislativa per il Parlamento europeo, dando seguito alle conclusioni della Conferenza sul futuro dell'Europa.

 

Allegato B

Governo, testo delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno 2024

Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo alla vigilia del primo Consiglio europeo della nuova legislatura comunitaria. Quella che prenderà il via ufficialmente il 16 luglio sarà la X legislatura del Parlamento europeo, da quando, la decima legislatura, cioè, da quando i cittadini hanno avuto per la prima volta la possibilità di votare direttamente i loro rappresentanti. Il prossimo 16 luglio si insedierà il nuovo Parlamento, la cui composizione sarà il frutto delle indicazioni espresse nelle urne, tra i 6 e il 9 giugno scorsi, dai cittadini nei 27 Stati membri dell'Unione.

Da quelle elezioni, che hanno rappresentato una tappa molto importante nella storia dell'Europa, possiamo e dobbiamo trarre alcune importanti indicazioni. La più importante delle quali, ancora prima del voto dei cittadini, l'hanno data i partiti che ne sono stati protagonisti. Praticamente tutte le forze politiche, in questi mesi, hanno sostenuto la necessità di un cambiamento nelle politiche europee. Nessuno, anche tra i partiti presenti in quest'Aula, si è presentato agli elettori dicendo che l'Europa andasse bene così com'era, che non c'era nulla che andasse cambiato e che sarebbe stato sufficiente mantenere lo status quo. Tutti hanno concordato su un punto: l'Europa deve intraprendere una direzione diversa da quella percorsa finora.

Questo posizionamento è frutto di una consapevolezza, che è poi stata confermata con il voto. Il livello di attenzione e di gradimento tra i cittadini europei per le istituzioni comunitarie è sempre più basso. Il gradimento è oggi intorno al 45 per cento, un dato sensibilmente più basso di quello che si registrava qualche decennio fa, mentre la disaffezione si è plasticamente materializzata anche con un astensionismo in costante crescita.

Lo abbiamo visto molto bene in Italia, dove è andato a votare il 48,3 per cento degli aventi diritto, con una diminuzione di oltre 6 punti rispetto alle europee del 2019, il dato più basso di sempre, e con una partecipazione che per la prima volta scivola sotto il 50 per cento. Ma è un fenomeno che ha attraversato molte Nazioni in tutto il Continente, e che non può lasciare indifferenti.

Non può lasciare indifferente questo Parlamento, e a maggior ragione non può e non deve lasciare indifferenti le classi dirigenti europee, a partire da quelle che anche in questi giorni sembrano, purtroppo, tentate dal nascondere la polvere sotto il tappeto, dal continuare con vecchie e deludenti logiche come se nulla fosse accaduto, rifiutandosi i di cogliere i segnali chiari che giungono da chi ha votato e dai tanti che hanno deciso di non farlo.

La prima domanda alla quale siamo chiamati a rispondere, dunque, è cosa l'Unione europea abbia sbagliato, e come sia possibile invertire questa tendenza. Dovremmo, cioè, avere l'onestà intellettuale di interrogarci, senza pregiudizi o posizioni ideologiche, sulle criticità e sulle ragioni che hanno spinto una parte sempre più consistente dei cittadini europei a non riconoscersi più nel processo di integrazione politica del nostro Continente.

La prima, storica conquista del processo di integrazione è stata certamente la capacità di assicurare la pace all'interno dei confini europei. Dalla fine della Seconda guerra mondiale ad oggi, infatti, non ci sono stati conflitti tra le Nazioni dell'Unione. E se a noi oggi può sembrare una conquista scontata, guardando alla millenaria storia europea e ai numerosissimi conflitti che hanno attraversato il nostro Continente, ci accorgiamo che scontato non era affatto. Così come ci accorgiamo che non è scontato se guardiamo a cosa accade appena fuori dai confini europei.

La seconda grande conquista, connessa alla prima, cioè la pace e la stabilità, è che quella pace e quella stabilità hanno, nei decenni, assicurato anche crescita e sviluppo. Ma quella crescita e quello sviluppo, negli anni, hanno rallentato sempre di più, e questo è indubbiamente uno degli elementi che hanno contribuito ad allontanare gli europei dall'Unione, perché unione è sembrata sostanzialmente incapace di invertire questa tendenza.

II problema principale, a mio personale avviso, è dato da un'Unione europea sempre troppo uguale a sé stessa, a tratti perfino autoreferenziale, così da non essere in grado di adeguare la sua strategia a un mondo che attorno cambiava, come se i suoi primati nello scacchiere geopolitico fossero immutabili e non invece conquiste da difendere e rilanciare.

In passato era più che legittimo, e giusto, che l'Unione rivolgesse la sua attenzione soprattutto al proprio interno, perché guardare al proprio interno significava di fatto guardare a una parte estremamente significativa del mondo, in termini di peso economico e geopolitico. Nel tempo però lo scenario è drasticamente cambiato, eppure l'Europa ha continuato a guardare prevalentemente al suo interno, come se non si accorgesse di ciò che stava accadendo fuori dai suoi confini.

Qualche dato può essere utile a seguire il ragionamento. Nel 1990 il PIL di quella che al tempo era un'Europa a 12 Stati membri rappresentava circa il 27,5 per cento del PIL mondiale. Nel 2022, con 27 Stati membri, il suo peso era sceso a meno del 16,5 per cento. E mentre l'economia europea perdeva progressivamente forza, fuori dai suoi confini l'economia degli Stati Uniti rimaneva più o meno stabile, mentre l'economia cinese cresceva esponenzialmente. Nel 1990 il PIL cinese rappresentava 1'1,8 per cento del PIL mondiale, nel 2022 era oltre il 18 per cento.

Lo scenario mutava, ma l'Unione europea ignorava quei cambiamenti. Così in questi lunghi anni ha continuato a prevalere una visione eurocentrica, tutta ripiegata all'interno dei propri confini, come se le scelte degli altri dovessero dipendere necessariamente dalle nostre. È questo il passaggio storico che è mancato all'Europa, e che ha portato in questi anni le istituzioni comunitarie ad avere l'approccio che i cittadini, con il loro voto, ci hanno detto di non condividere.

In questo avvilupparsi su sé stessa fingendo di non vedere il contesto, l'Unione europea si è progressivamente trasformata in un gigante burocratico. E, come se non bastasse, a questa deriva iper-burocratica si sono spesso sommate scelte ideologiche, e il risultato dato dai combinato disposto delle due cose, burocrazia e ideologia, ha costruito buona parte della distanza che oggi esiste tra cittadini e istituzioni comunitarie.

La percezione che hanno avuto gli italiani, e gli europei, è quella di un'unione troppo invasiva che pretende di imporre ai cittadini cosa mangiare, quale auto guidare, in che modo ristrutturare la propria casa, quanta terra coltivare, quale tecnologia sviluppare, e così via su moltissimi aspetti della vita quotidiana. E che mentre cerca di normare tutto - finendo col tentare di omologare culture, tradizioni, specificità geografiche e sociali - rimane invece incapace di incidere sugli scenari globali, di avere autorevolezza e credibilità nelle aree di crisi, perfino di avere una politica estera e di sicurezza comune, di controllare le sue catene di approvvigionamento fondamentali, con il risultato di rendersi sempre più vulnerabile agli shock esterni.

Per paradosso, la correttezza di questa analisi è dimostrata dal fatto che con l'avvicinarsi delle elezioni sono cominciate ad arrivare, negli scorsi mesi, anche alcune risposte in controtendenza positiva rispetto al quadro che ho descritto. Ma era troppo tardi, e quelle risposte sono giustamente sembrate più l'eccezione che la regola.

Penso sia chiaro a tutti che quello che l'Europa ha di fronte oggi è un compito arduo. Ripensare completamente le sue priorità, il suo approccio, la sua postura. Riscoprire il suo ruolo nella storia, particolarmente nella porzione di storia che stiamo attraversando.

Personalmente, continuo a ritenere che la risposta a questo declino stia nella necessità di fare meno e farlo meglio. Concentrarsi su poche, grandi materie, quelle cioè sulle quali gli Stati nazionali non sono in grado di competere da soli, e lasciar invece decidere agli Stati nazionali tutto ciò che non ha bisogno di essere centralizzato.

Privilegiare, al gigante burocratico che moltiplica regole insostenibili e incompatibili con la crescita della sua competitività, un gigante politico forte della sua civiltà millenaria e consapevole delle sue ineguagliabili eccellenze in moltissimi campi, che aiuta i propri sistemi produttivi a competere a testa alta sullo scenario globale, invece di ostacolarli.

Cosa significa, nel concreto? Significa che un'Europa protagonista nel mondo deve porsi, ad esempio, la questione di aumentare la propria autonomia strategica, cioè la capacità di costruire catene di approvvigionamento sicure e affidabili, e diminuire così le proprie dipendenze strategiche.

La doppia crisi - la pandemia prima e la guerra in Ucraina poi - ha mostrato quanto fosse sbagliata l'idea di un'Europa che giocava quasi esclusivamente il ruolo di piattaforma commerciale, intermediando tra l'America e i giganti asiatici e lasciando ad altri il controllo delle catene del valore. Quando gli shock sono arrivati e quelle catene del valore, troppo lunghe e poco affidabili, si sono interrotte, l'Europa si è scoperta del tutto esposta ad eventi che non poteva prevedere né controllare. Abbiamo capito allora quanto - su materie prime fondamentali come quelle critiche, l'energia, diversi settori strategici - il nostro destino fosse legato alla volontà di attori purtroppo non sempre amici. Con le conseguenze drammatiche che questo ha avuto, e continua ad avere, sui nostri sistemi economici e produttivi.

È da questa consapevolezza che il Governo intende partire per affrontare i lavori di questo Consiglio europeo, a partire dal primo dei punti iscritti all'ordine del giorno, ovvero l'adozione dell'Agenda strategica 2024-2029, cioè il quadro delle priorità politiche che l'Europa intende darsi per i prossimi anni.

L'Italia ha chiesto e ottenuto che, nel preambolo dell'Agenda, venissero richiamati due principi cardine della costruzione europea e dei quali Parlamento europeo, Consiglio e Commissione devono, a nostro avviso, tenere maggiormente conto nella loro azione: il principio di sussidiarietà e il principio di proporzionalità.

Significa che l'Unione europea dovrà concentrarsi sui grandi temi strategici, su quelle materie e su quelle sfide dove è essenziale unire le forze, ed evitare di occuparsi di quei settori dove gli Stati nazionali, anche con le loro articolazioni locali, possono ottenere risultati migliori in una logica di prossimità ai cittadini.

E sempre con questa logica abbiamo chiesto e ottenuto che nel preambolo dell'Agenda strategica fosse richiamato il tema delle risorse, perché è semplicemente impensabile che un singolo Stato membro, persino se si trova nella migliore condizione possibile dal punto di vista della capacità fiscale, possa affrontare da solo gli investimenti necessari per alcune delle grandi sfide che l'Europa ha davanti e che dichiara di voler affrontare. Penso, certo, al rafforzamento della competitività, ma anche alla transizione energetica e ambientale, alla politica di difesa e sicurezza e, ovviamente, penso al governo dei flussi migratori.

Reputiamo che sia indispensabile per l'Unione dotarsi di risorse e strumenti comuni adeguati, per sostenere gli investimenti che siamo chiamati a fare. Come allo stesso tempo consideriamo essenziale stimolare gli investimenti privati, che oggi sono inevitabilmente rivolti verso mercati che si dimostrano più dinamici e intraprendenti.

L'obiettivo è rendere l'Europa un luogo dove sia conveniente investire. Applicare anche in Europa il principio che questo governo sta applicando in Italia, ovvero "non disturbare chi vuole fare". Significa creare le condizioni per consentire a chi vuole investire e fare impresa di farlo al meglio. Significa riuscire a essere più attrattivi degli altri. E questo comporta prima di tutto disboscare pesantemente quella selva burocratica e amministrativa che ha finito col rendere il quadro normativo europeo un percorso a ostacoli per le imprese, in particolare per le micro, piccole e medie imprese, a più riprese richiamate nelle dichiarazioni di principio che abbondano tra i documenti dell'Unione, ma costantemente dimenticate - o addirittura penalizzate, quando dalle parole si passa ai fatti.

Penso che il nuovo presidente della Commissione europea dovrebbe immaginare una delega specifica alla sburocratizzazione, dando così un segnale immediato del cambio di linea che intende imprimere.

Contestualmente, è necessario elaborare una strategia che protegga le aziende europee dalla concorrenza sleale, le faccia crescere e tuteli le filiere produttive e industriali, difenda i marchi e le eccellenze, concretizzando il principio che il mercato può essere libero solamente se è anche equo.

Molto dell'approccio italiano si ritrova nell'Agenda strategica quando si parla di uno dei grandi temi di cui l'Europa dovrà occuparsi nei prossimi anni. E mi riferisco al governo dei flussi migratori. L'Agenda indica come priorità della UE la difesa dei suoi confini esterni, il contrasto all'immigrazione irregolare di massa e l'impegno per stroncare il business disumano dei trafficanti di esseri umani, che lucrano sul legittimo desiderio delle persone di cercare condizioni di vita migliori di quelle che hanno, desiderio che questi cinici, disumani schiavisti del terzo millennio trasformano spesso in tragedia, chiaramente dopo aver intascato lauti guadagni.

Io credo che l'Europa, culla della civiltà occidentale, non possa più tollerare che un crimine universale come la schiavitù, che noi europei siamo stati i primi a debellare secoli fa, sia tollerato sotto altre forme. Ma l'immigrazione irregolare di massa non verrà mai fermata se non si coinvolgono nella lotta ai trafficanti le Nazioni di origine e di transito - come su impulso italiano l'Europa ha già fatto attraverso i Memorandum con Egitto e Tunisia, e dovrà continuare a fare replicando questo modello in molte altre Nazioni - e se non si affrontano a monte le cause che spingono una persona ad abbandonare la propria terra.

E anche qui, nell'Agenda strategica, l'Unione europea si impegna ad affrontare le cause profonde della migrazione. Si mette, cioè, nero su bianco un principio che sosteniamo da tempo, ovvero che il primo diritto che è nostro compito garantire è il diritto a non dover emigrare, potendo trovare nella propria terra le condizioni per la propria realizzazione.

Questo obiettivo presuppone la necessità di costruire un modello nuovo di cooperazione con le Nazioni africane, affinché queste Nazioni possano crescere e prosperare con le risorse che possiedono. Una cooperazione da pari a pari, capace di generare benefici per tutti. E siamo molto soddisfatti del fatto che anche questo approccio si ritrovi nell'Agenda strategica. Si tratta di un approccio sul quale l'Italia ha fatto scuola con il Piano Mattei per l'Africa, che stiamo progressivamente implementando con sinergie strutturate e attività di raccordo con le altre iniziative in campo sullo stesso obiettivo. Sia a livello europeo con il Global Gateway della UE, sia a livello internazionale con la Partnership for Global Infrastrutture and lnvestment, uno dei progetti strategici lanciati in ambito G7 per lo sviluppo e la crescita economica delle Nazioni più fragili, in particolare in Africa e in Asia. L'Italia ha deciso di contribuire, insieme al Global Gateway della Ue, alla realizzazione del Corridoio di Lobito, l'imponente sistema infrastrutturale che ha come obiettivo quello di collegare l'Angola allo Zambia, attraverso la Repubblica Democratica del Congo, e di connettere così i mercati regionali a quelli globali.

Sono queste le risposte che ci chiedono i leader, i Governi e i popoli africani. Non ci chiedono l'elemosina, né quell'ipocrita e un po' pelosa solidarietà che si ferma a chi riesce a superare i viaggi della morte, fingendo di non vedere chi è così povero da non potersi permettere neanche di pagare i trafficanti per tentare quella traversata.

Gli africani non chiedono la nostra carità. Ci chiedono investimenti e progetti condivisi da realizzare insieme. Ci chiedono rispetto e fatti concreti. E non c'è nulla di più concreto che investire in infrastrutture o in energia. E su questo punto l'Italia ha un vantaggio, che può diventare un vantaggio strategico per l'Europa nel suo complesso. La nostra posizione di piattaforma naturale nel Mediterraneo ci offre l'opportunità di diventare un hub di approvvigionamento, cioè un ponte tra Mediterraneo orientale, Africa ed Europa. Obiettivo che stiamo perseguendo con diversi progetti già avviati e che intendiamo progressivamente implementare. Penso, su tutti, all'interconnessione elettrica ELMED Italia-Tunisia o al Corridoio H2 Sud per il trasporto dell'idrogeno dal Nord Africa verso l'Europa.

L'Agenda strategica si occupa anche di come favorire la migrazione legale, perché l'obiettivo che ci prefiggiamo tutti è ristabilire la legalità nel governo dei flussi migratori. Legalità vuol dire una cosa semplice, troppo spesso dimenticata in passato: in Italia, e in Europa, si entra solo legalmente. Significa, anche, che di gestire gli ingressi legali si occupano le istituzioni e non gli scafisti.

L'Italia, io ricordo, ha programmato nel periodo 2023-2025 circa 450 mila ingressi regolari, anche per rispondere alle esigenze del nostro sistema produttivo, prevedendo quote privilegiate proprio per quelle Nazioni con le quali collaboriamo sul fronte migratorio in termini di rimpatri, di contrasto alle partenze e di lotta contro i trafficanti. Penso, ad esempio, alla Tunisia con cui abbiamo sottoscritto un accordo che prevede procedure semplificate per il rilascio di visti e permessi di soggiorno.

Ma contestualmente alla programmazione di un decreto flussi triennale abbiamo anche avviato un monitoraggio sull'andamento di questi flussi, e le evidenze che ne sono scaturite lasciano drammaticamente ritenere che la criminalità organizzata si sia infiltrata nella gestione dei permessi di soggiorno per scopo di lavoro, ragione per la quale ho presentato un esposto alla procura nazionale antimafia e annunciato modifiche alla legge che regola la materia. Non consentiremo alle mafie di gestire gli ingressi in Italia, come temo facciano da tempo, e mi stupisce, francamente, che nessuno prima di noi se ne fosse accorto.

Sono convinta, inoltre, che in materia migratoria l'Europa debba cercare soluzioni innovative, come abbiamo fatto noi in Italia. Una di queste soluzioni innovative è certamente quella che abbiamo indicato con il Protocollo Italia-Albania, per processare in territorio albanese, ma sotto giurisdizione italiana ed europea, le richieste di asilo. Quando ho sottoscritto il Protocollo con il Primo ministro Rama - a cui voglio rinnovare anche in quest'Aula il mio ringraziamento per il grande gesto dallo spirito europeo che ha compiuto - mi sono augurata che potesse diventare un modello, e oggi con orgoglio possiamo dire che lo è diventato. La maggioranza degli Stati membri, infatti, ha di recente sottoscritto e inviato un appello alla Commissione europea per chiedere che la UE segua il modello italiano dell'Accordo con l'Albania. Perfino la Germania, attraverso le parole della socialdemocratica ministra dell'interno Nancy Faeser, ha dichiarato di seguire "con interesse" questo Accordo.

Qui il cambio di passo c'è stato, e si vede. E sono orgogliosa del contributo che l'Italia ha dato in questa direzione per invertire la rotta. Infatti, ricordo sommessamente che prima dell'insediamento di questo Governo il dibattito in Europa si focalizzava unicamente su un punto, cioè su come redistribuire tra i 27 Stati Ue glì immigrati che sbarcavano soprattutto in Italia.

Ora il paradigma è completamente cambiato, ma è fondamentale che nei prossimi mesi e anni questo approccio si consolidi e diventi strutturale. La stessa lettera che la presidente Von der leyen ha ieri indirizzato ai Capi di Stato e di Governo va in questa direzione, stabilendo che questo approccio debba rimanere al centro delle priorità anche del prossimo ciclo istituzionale.

Il Consiglio europeo si occuperà anche di un'altra priorità strategica, ovvero di come dotarsi di una politica di sicurezza e difesa all'altezza del ruolo dell'Europa sullo scenario globale. Per molto tempo ci siamo illusi che la pace garantita all'interno dei nostri confini dal processo di integrazione europea avrebbe contagiato anche i nostri vicini. Ma la storia è andata diversamente, e la guerra di aggressione russa all'Ucraina lo ha drammaticamente dimostrato.

Ci siamo anche crogiolati nell'idea che qualcun altro avrebbe garantito per sempre la nostra sicurezza, ma anche questo è stato un errore, dobbiamo esserne consapevoli. Ecco perché è fondamentale accelerare la strada verso una politica industriale comune nel settore della difesa, aumentando la collaborazione tra i nostri campioni nazionali in una logica di sovranità europea.

Da ultimo, dobbiamo anche assumerci le nostre responsabilità: in questi anni di conflitti e di minacce alle porte dell'Europa, dobbiamo ricordarci che la libertà e la sicurezza hanno un costo e che per avere pace ai nostri confini dobbiamo essere capaci di esercitare la deterrenza necessaria a raggiungere quell'obiettivo. E questo vale ancor di più se ci poniamo l'obiettivo - ambizioso ma improcrastinabile - di costruire quel solido pilastro europeo della NATO, affiancato al pilastro statunitense, che possa metterci nelle condizioni di affrontare le nuove sfide alla sicurezza, incluse le minacce che investono il Mediterraneo e il Medio Oriente.

Posizione che il Governo italiano ha sempre sostenuto, e di cui ci faremo interpreti anche al Vertice NATO di Washington di luglio.

Spendere in difesa significa investire nella propria autonomia, nella capacità di contare e decidere, nella possibilità di difendere al meglio i propri interessi nazionali. È questa la strada che credono debba seguire l'Europa nei prossimi anni, se vuole essere all'altezza della propria missione nel mondo. Ma per farlo è fondamentale affrontare il nodo delle risorse necessarie a fare il tanto decantato salto di qualità.

Da questo punto di vista, abbiamo accolto positivamente passi in avanti nelle politiche di finanziamento della Banca europea degli investimenti, e il nostro auspicio è che la BEI possa ulteriormente incrementare gli investimenti in materia di difesa, salvaguardando al contempo la piena capacità della Banca di finanziarsi sui mercati internazionali. Credo anche che sia necessario un dibattito per immaginare soluzioni innovative, aprendo alla possibilità di obbligazioni europee per gli investimenti in difesa e sicurezza. Approfondiremo e valuteremo, ovviamente con attenzione, le opzioni di finanziamento che la Commissione ci presenterà in questo Consiglio europeo.

Le esigenze di sicurezza e difesa dell'Unione europea sono strettamente legate al processo di allargamento, o meglio di riunificazione, dell'UE. Sarà uno dei temi in agenda, e l'Italia sostiene ii cammino di avvicinamento all'Europa di tutti i candidati: Balcani Occidentali, Ucraina, Moldova, Georgia. Ci siamo espressi a favore della convocazione delle prime Conferenze intergovernative che apriranno formalmente i negoziati di adesione dell'Ucraina e della Moldova e manteniamo aperto il canale di dialogo con la Georgia, con l'auspicio che possa rivedere i passi compiuti con la recente legislazione sui c.d "agenti stranieri".

Ma, ovviamente, il processo di adesione di tutte le Nazioni candidate deve restare ancorato al rispetto dei valori europei e al progressivo allineamento agli standard politici ed economici dell'UE.

Il Consiglio europeo confermerà, ancora una volta, il suo sostegno alla causa ucraina. Perché difendere l'Ucraina è nell'interesse dell'Europa, ed equivale a difendere quel sistema di regole che tiene insieme la comunità internazionale e protegge ogni Nazione.

Vale la pena ribadire che, se l'Ucraina fosse stata costretta ad arrendersi, oggi non ci sarebbero le condizioni minime per un negoziato, ma staremmo discutendo dell'invasione di uno Stato sovrano, con le conseguenze che possiamo tutti immaginare. Pace non significa resa, e confondere la pace con la sottomissione creerebbe un pericoloso precedente per tutti. Voglio ribadire anche in quest'Aula, come ho già fatto in ambito G7 e alla Conferenza sulla pace in Svizzera, che ogni nostro sforzo è finalizzato ad aiutare l'Ucraina a guardare al futuro. Un futuro di pace, prosperità e benessere. Credo sia stato molto importante, in sede G7, raggiungere l'accordo politico per l'utilizzo degli interessi generati dagli asset russi immobilizzati a garanzia di un prestito che verrà fornito dagli Usa all'Ucraina. L'Europa sarà chiamata a rendere questo impegno politico tecnicamente percorribile, e si tratta di un passaggio fondamentale non solo per il sostegno immediato, ma anche perché in un eventuale tavolo negoziale dovrà chiarirsi anche chi debba essere a pagare per la ricostruzione dell'Ucraina.

Fondamentale, in questo ambito, è anche l'impegno europeo per garantire l'accesso ai porti commerciali e la libertà di navigazione nel Mar Nero, elementi indispensabili all'esportazione di grano da parte dell'Ucraina e alla sicurezza alimentare globale.

È nell'interesse dell'Europa compiere ogni sforzo per una soluzione di pace in Medio Oriente, che non può che essere basata sul principio di due popoli, due Stati. Con il diritto di Israele pienamente riconosciuto da tutti gli attori regionali di vivere in pace, e senza continue aggressioni, e il diritto del popolo palestinese di avere un proprio Stato da far crescere e prosperare. L'Italia sostiene, come ribadito anche nel comunicato finale del Vertice G7, la proposta di mediazione degli Stati Uniti, coadiuvata dalla collaborazione di Egitto e Qatar, per un cessate il fuoco immediato, il rilascio di tutti gli ostaggi e un significativo aumento dell'assistenza umanitaria alla popolazione civile di Gaza. Su questo versante, però, l'Europa può e deve giocare un ruolo decisamente più attivo.

Un'Europa consapevole del proprio ruolo geopolitico non può non guardare con rinnovata attenzione a ciò che succede nel Mediterraneo, che sta trovando una sua nuova centralità e ha riscoperto la sua antica vocazione di crocevia di interconnessioni strategiche, commerciali, energetiche, digitali. Anche per questo, siamo convinti che l'Unione europea di domani debba mettere il rapporto con il Vicinato Sud tra le priorità della sua azione esterna, perché il Mediterraneo è la nostra casa, e sarebbe autolesionistico non curarsene, o peggio consegnarne le chiavi a qualcun altro.

Una delle priorità che i cittadini ci consegnano con il loro voto è, poi, riportare buon senso e pragmatismo nella transizione ecologica ed energetica, rimettendo mano alle norme più ideologiche del "Green Deal" e assicurando neutralità tecnologica.

Come ho detto molte volte siamo í primi difensori della natura, ma vogliamo difendere fa natura con l'uomo dentro.

In questi anni si è fatto, invece, l'esatto contrario. Le attività umane sono state considerate troppo spesso nocive per la natura, e la prospettiva 'green' è stata perseguita anche a costo di sacrificare intere filiere produttive e industriali, come quella dell'automotive. Nessuno ha mai negato che l'elettrico possa essere una parte della soluzione per la decarbonizzazione dei trasporti, ma non ha alcun senso auto-imporsi il divieto di produrre auto diesel e benzina a partire dal 2035 e condannarsi di fatto a nuove dipendenze strategiche, come l'elettrico cinese. Sostenere il contrario è stata semplicemente una follia ideologica, che lavoreremo per correggere. Ridurre le emissioni inquinanti è la strada che vogliamo seguire, ma con buon senso e concretezza, sfruttando tutte le tecnologie disponibili, senza andare a scapito della sostenibilità economica e sociale, difendendo e valorizzando le produzioni europee e salvaguardando decine di migliaia di posti di lavoro.

Con lo stesso approccio ci siamo battuti per modificare la direttiva sulle case "green", nella quale siamo riusciti ad eliminare l'obbligo di passaggio di classe energetica in capo ai proprietari. Gli obiettivi della direttiva rimangono, però, ancora troppo ravvicinati e troppo onerosi, soprattutto in assenza di incentivi europei. E lo sono tanto più per l'Italia, che deve fare i conti con la voragine creata nei conti pubblici dal Superbonus 110 per cento. È tra le nostre priorità rimettere mano anche a questa normativa.

È una priorità per questo Governo anche riportare nelle istituzioni europee il giusto rispetto per gli uomini e le donne che nella natura vivono e lavorano da generazioni, come spesso abbiamo già fatto in Consiglio europeo. Mi riferisco ad agricoltori, allevatori, pescatori, insomma a coloro che con il proprio lavoro garantiscono la sopravvivenza alimentare delle popolazioni, ma anche la preziosa manutenzione della stessa natura nella quale operano.

Troppo spesso, negli ultimi anni, questi imprenditori sono stati colpiti da provvedimenti normativi furiosamente ideologici, e solo l'imminenza delle scorse elezioni europee, insieme all'azione decisa del nostro Governo, ha consentito un primo, seppur insufficiente, ripensamento riguardo agli errori compiuti a loro danno. Sono errori che non devono ripetersi.

D'altra parte, approfitto di questo passaggio per condividere una riflessione su un gravissimo episodio di cronaca che mi ha lasciato esterrefatta, come voi. Parlo dell'orribile, disumana, morte di Satnam Singh, trentunenne bracciante che veniva dall'India; orribile e disumana per il modo atroce in cui si è verificata, ma ancor dì più per l'atteggiamento schifoso del suo datore di lavoro. Dobbiamo dircelo, è l'Italia peggiore. Quella che lucra sulla disperazione dei migranti, e sulla piaga dell'immigrazione senza regole. La vergogna del caporalato è lungi dall'essere sconfitta, nonostante gli sforzi compiuti da governi di diverso colore.

Non intendiamo, tuttavia, smettere di combatterla. Questo Governo, tra i suoi primi atti, ha approvato il decreto sulla condizionalità sociale, che introduce sanzioni relative agli aiuti comunitari per le imprese che non rispettano le regole sul lavoro, sulla sicurezza e sulla salvaguardia della salute dei lavoratori. Così come ricordo che è stato questo Governo a reintrodurre il reato penale di somministrazione illecita di manodopera, che nel 2016 era stato depenalizzato dall'allora Governo Renzi, e che dalle nostre risultanze ispettive, emergeva come la fattispecie di reato cresciuta di più. Così come abbiamo aumentato il numero di ispettori del lavoro e carabinieri del nucleo tutela del lavoro, abbiamo sbloccato i ruoli degli ispettori INPS e INAIL che erano stati bloccati dai precedenti governi e approfitto per annunciare che intendiamo anticipare le assunzioni previste per INPS e INAIL e destinate all'incremento dell'azione ispettiva.

Intendiamo anche introdurre, anticipandolo, il sistema informativo contro il caporalato, che ci consente di mettere in relazione tutte le banche dati, per intensificare il monitoraggio e la lotta al fenomeno. Dunque, pene più severe per i criminali, e controlli molto più stringenti. Ma intendiamo anche valorizzare la rete agricola di qualità con il concorso delle rappresentanze sindacali e datoriali, e con una loro maggiore responsabilizzazione. In una Nazione che funziona economicamente e socialmente, ognuno deve fare la propria parte, noi legislatori, così come chi rappresenta la spina dorsale della filiera produttiva italiana.

Costruire un'Europa forte e protagonista nel mondo significa anche affrontare quella che è, probabilmente, la sfida dalla quale dipendono tutte le altre, che è la sfida demografica. L'inverno demografico colpisce tutt'Europa e non c'è nessuna Nazione che raggiunga il "tasso di sostituzione", cioè il numero di figli per donna che garantisce la continuità della popolazione. Ecco, noi vorremmo che questa sfida la si potesse affrontare tutti insieme, per impedire che quella di "Vecchio Continente" da etichetta storica qual è diventi, anche, una infausta previsione del futuro.

Ecco, perché crediamo che l'Europa, ora, debba porsi anche il problema di come considerare gli investimenti per la natalità. Noi siamo convinti che ogni euro speso sulla natalità, sui servizi, sugli aiuti alle famiglie, sulla conciliazione vita-lavoro, sia un euro speso in un investimento produttivo, perché è un investimento sul futuro stesso dei nostri sistemi sociali, in Italia come in tutta Europa. Garantire l'equilibrio di un esercizio, o di un settennato di bilancio, servirà a poco se nel medio-lungo periodo sarà l'intero sistema a diventare insostenibile, se verrà meno quella "next generation" alla quale l'Europa ha intitolato i piani di ripresa post-pandemia ma che, semplicemente, rischia di non esistere.

Una delle grandi rivoluzioni che l'Europa del futuro deve portare avanti è proprio quella di sostenere finalmente, e con forza, la sfida demografica. Dunque, il Governo intende battersi affinché il tema della natalità sia specificatamente inserito tra le priorità dell'Agenda strategica.

Molte di queste priorità sono contenute nel programma della Presidenza di turno ungherese, che, come sapete, prenderà l'avvio tra pochi giorni, e nei giorni scorsi ho avuto modo di approfondirle anche con il primo ministro Orban, in visita a Roma, Parigi e Berlino.

Ma per portare avanti questa agenda ambiziosa serve una volontà politica comune. Non è una questione di regole, ma di visione. E qui torniamo all'inizio del mio intervento.

I cittadini, nelle elezioni che si sono appena svolte, hanno detto chiaramente qual è il modello che preferiscono, tra quello portato avanti fin qui e quello che proponiamo. Tra l'Europa dei compromessi al ribasso e quella delle sfide al rialzo. Se c'è un dato indiscutibile che è emerso da questa tornata elettorale è la bocciatura delle politiche portate avanti dalle forze di Governo in molte delle grandi Nazioni europee, che sono anche, molto spesso, le forze che hanno impresso le politiche dell'Unione di questi anni.

Questo giudizio negativo emerge chiaramente dal peso dei seggi ottenuti dai partiti di governo sul totale degli eletti: in Francia le forze di Governo hanno eletto soltanto il 16 per cento dei parlamentari europei spettanti alla Francia, in Germania il 32 per cento, in Spagna il 34 per cento. Solo l'Italia, tra le grandi Nazioni europee, ha un dato positivo con quasi il 53 per cento degli eletti espressione delle forze di Governo.

Certo, c'è anche chi sostiene che i cittadini non siano abbastanza maturi per prendere determinate decisioni e che l'oligarchia sia la sola forma accettabile di democrazia, ma io non sono di questo avviso. Ho combattuto questo principio surreale in Italia, e intendo farlo anche in Europa.

Noi, cioè, siamo convinti che il popolo abbia sempre ragione e che sia dovere di chiunque ricopra un incarico di responsabilità seguire le indicazioni che arrivano dai cittadini. Personalmente non conosco alternative alla democrazia, e mi batterò sempre contro chi vorrebbe sublimare, anche a livello europeo, una visione oligarchica e tecnocratica della politica e della società. Non mi stupisce che qualcun'altro lo faccia, in alcuni casi perché appartiene alle sue basi culturali, in altri perché è una lettura che consente di tentare di mantenere il potere anche da posizioni di debolezza.

Non mi stupisce neanche, in fondo, che quest'approccio sia emerso prima, durante e dopo la campagna elettorale. Ma è un elemento che non può lasciarci indifferenti, soprattutto in un'Aula parlamentare. Perché nessun autentico democratico, che creda nella sovranità popolare, sancita dall'articolo 1 della Costituzione, può in cuor suo considerare accettabile che in Europa si tentasse di trattare sugli incarichi di vertice ancor prima che i cittadini si recassero alle urne. Poi ci si chiede perché i cittadini non considerino importante andare a votare.

Dirò, come sempre, quello che penso. Non mi pare sia emersa finora la volontà di tenere conto di ciò che i cittadini hanno detto nelle urne. Nel metodo e nel merito.

Relativamente al merito, mi sono permessa di far notare che consideravo surreale che nella prima riunione, seppure informale, del Consiglio europeo successiva alle elezioni, alcuni si presentassero direttamente con le proposte di nomi per gli incarichi apicali, frutto delle interlocuzioni tra alcuni partiti, senza neanche fingere di voler aprire una discussione su quali fossero le indicazioni arrivate dai cittadini con il voto. Perché prima di discutere chi debba fare cosa, andrebbe discusso la cosa vogliamo fare, e solo successivamente andrebbe scelta la persona migliore per concretizzare quelle indicazioni. Ma nulla di tutto ciò è accaduto.

E questo mi porta al metodo. Come se nulla fosse, come se i cittadini non avessero dato un'indicazione diversa, in queste ore come in campagna elettorale, da più parti si è sostenuto che non si debba parlare con alcune forze politiche che in queste elezioni hanno visto crescere il loro consenso.

Consentitemi di fare un passo indietro. Le istituzioni europee, in passato, non sono mai state pensate in una logica di maggioranza e opposizione. Sono state pensate come soggetti neutrali, capaci di garantire così tutti gli stati membri, indipendentemente dal colore del loro Governo. Così gli incarichi apicali, Presidente del Consiglio, della Commissione, del Parlamento, più Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, sono stati normalmente affidati tenendo in considerazione i gruppi con la dimensione maggiore (e dunque il responso elettorale) indipendentemente da possibili logiche di maggioranza o opposizione. Perché la logica della maggioranza e dell'opposizione si materializza nel parlamento, con maggioranze che, tra l'altro, cambiano da dossier a dossier data fa complessità del quadro europeo.

Oggi si sceglie di aprire uno scenario nuovo. La logica del consenso, su cui si sono sempre basate gran parte delle decisioni europee, viene scavalcata dalla logica dei caminetti nei quali pochi leader pretendono di decidere per tutti, sia per quelli della parte politica avversa, sia per quelli di nazioni troppo piccole per essere degne di sedersi ai tavoli che contano. Una sorta di "conventio ad excludendum" in salsa europea, che a nome del Governo italiano ho apertamente contestato e che non intendo accettare.

Se vogliamo rendere un buon servizio all'Europa e alla sua credibilità, dobbiamo dimostrare di aver compreso gli errori del passato e avere in massima considerazione le indicazioni che sono arrivate dai cittadini con il loro voto. E anche se qualcuno vorrebbe ignorarle, quelle indicazioni sono molto chiare: i cittadini chiedono un'Europa che sia più concreta e meno ideologica. Ma l'errore che si sta per compiere, con l'imposizione di questa logica, e di una maggioranza, tra l'altro, molto fragile e destinata probabilmente a implodere nel corso della legislatura europea, è molto grave. Non per la sottoscritta, o per il centrodestra, e neanche solo per l'Italia, ma per un'Europa che non sembra comprendere la sfida che ha di fronte, o che la comprende ma preferisce in ogni caso dare la priorità agli interessi di alcuni rispetto al futuro dell'intero Continente.

Né intendo sostenere una tesi diversa da quella nella quale credo semplicemente per chiedere, in cambio, un ruolo che all'Italia spetta di diritto. Non mi addentrerò, lo comprenderete, nel merito delle tante interlocuzioni che in questi giorni sto avendo e continuerò ad avere con i colleghi di tutta Europa. Voglio limitarmi a dire che abbiamo chiesto e torneremo a chiedere un cambio di passo politico, prima di tutto. In linea con il messaggio dato dagli elettori nelle urne. E poi, certo, intendiamo batterci per l'Italia.

Siamo un Paese fondatore della UE, l'economia italiana è la terza d'Europa, la nostra manifattura è la seconda del Continente, siamo il terzo Stato membro per popolazione, abbiamo primati in tantissimi campi e oggi possiamo contare, su una ritrovata stabilità politica e una solidità economica che ci hanno consentito di scrollarci di dosso i troppi pregiudizi dei quali eravamo vittime.

Forti di ciò che siamo, e di ciò che l'Italia può ambire ad essere, mi auguro che su questo si possa agire con compattezza, e fare gioco di squadra per assicurare che la nostra Nazione sia rappresentata al meglio negli incarichi di vertice dell'Unione europea. Dobbiamo cioè lavorare per vedere riconosciuto ciò che spetta all'Italia come Nazione, non al Governo, non a questo o a quel partito, ma alla Nazione. Non sempre quel peso ci è stato adeguatamente riconosciuto in passato, ma il messaggio che i cittadini ci hanno consegnato con il voto è chiaro, e non intendo farlo cadere nel vuoto.

Vi ringrazio.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:

Discussione sulle Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in vista del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno 2024:

sulla votazione della proposta di risoluzione n. 5 (punti 2 e 8 del dispositivo), il senatore Martella avrebbe voluto esprimere un voto di astensione; sulla votazione della proposta di risoluzione n. 6 (punti 1, 2, 3, 6, 7, 9 e 11 del dispositivo), i senatori Aloisio, Bilotti, Croatti, Sabrina Licheri, Lopreiato, Maiorino, Naturale e Nave avrebbero voluto esprimere un voto contrario.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Barachini, Bongiorno, Borghese, Borgonzoni, Butti, Castelli, Cattaneo, Damiani, D'Elia, De Poli, Durigon, Fazzolari, Fregolent, Furlan, Garavaglia, La Pietra, Melchiorre, Mennuni, Mirabelli, Monti, Morelli, Ostellari, Pera, Rauti, Renzi, Rosso, Rubbia, Segre e Sisto.

.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Borghi Claudio, Ronzulli e Scarpinato, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Borghi Enrico, Craxi e Menia, per attività della 3ª Commissione permanente; Campione, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE; Losacco e Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Dreosto, Floridia Aurora, Licheri Ettore Antonio, Verducci e Zampa, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Onn. Furfaro Marco, Ciani Paolo, Girelli Gian Antonio, Malavasi Ilenia, Stumpo Nicola

Disposizioni in materia di assistenza sanitaria per le persone senza dimora (1175)

(presentato in data 26/06/2024)

C.433 approvato dalla Camera dei deputati. (assorbe C.555).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

DDL Costituzionale

senatori Romeo Massimiliano, Tosato Paolo, Bizzotto Mara, Bergesio Giorgio Maria, Cantalamessa Gianluca, Cantu' Maria Cristina, Dreosto Marco, Minasi Tilde, Murelli Elena, Paganella Andrea, Potenti Manfredi, Pucciarelli Stefania, Stefani Erika, Testor Elena

Modifica all'articolo 31 della Costituzione in materia di casa quale luogo adibito alla dimora del nucleo familiare (1174)

(presentato in data 25/06/2024).

Inchieste parlamentari, deferimento

È stata deferita, in sede redigente, la seguente proposta d'inchiesta parlamentare:

alla 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro):

Sen Turco, Croatti, Barbara Floridia. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario", previ pareri della 1a, della 2a, della 4a e della 5a Commissione permanente (Doc. XXII, n. 15).

Governo, trasmissione di atti e documenti

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 21 giugno 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1-bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 giugno 2024, recante l'esercizio di poteri speciali in ordine all'approvazione, con raccomandazione, del Piano annuale 2024 della società Boldyn Networks Italia S.p.a., relativo ai contratti in corso e al programma di acquisti di beni e servizi nel settore della comunicazione elettronica a banda larga basata sulla tecnologia 5G.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a, alla 8 a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 501).

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 26 giugno 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, la comunicazione concernente il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale al dottor Angelo Mautone, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri, con lettera in data 24 giugno 2024, ha comunicato, ai sensi dell'articolo 8-ter, comma 4, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, che è stata autorizzata, in relazione a un intervento da realizzare tramite un contributo assegnato per l'anno 2021 in sede di ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, una rimodulazione del budget, senza oneri aggiuntivi, in ordine al progetto "Nuovi orizzonti - promozione della sicurezza alimentare dei bambini orfani e vulnerabili in Sierra Leone - distretto di Port Loko, villaggio di Konno Town e area limitrofa" della Comunità Papa Giovanni XXIII.

La predetta comunicazione è trasmessa alla 3a, alla 5a e alla 9a Commissione permanente.

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 25 giugno 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dal Ministero dell'economia e delle finanze, riferita all'anno 2023.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1ª, alla 5ª e alla 6ª Commissione permanente (Doc. CLXIV, n. 22).

Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS), trasmissione di documenti. Deferimento

Il Presidente dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS), con lettera in data 24 giugno 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 13, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, la relazione sull'attività svolta dal medesimo Istituto nell'anno 2023.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a e alla 9a Commissione permanente (Doc. CXCVII, n. 2).

Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti

È pervenuto al Senato un voto della regione Friuli Venezia-Giulia concernente la risoluzione: "Sessione europea 2024. Indirizzi relativi alla partecipazione della regione Friuli Venezia-Giulia alla fase ascendente del diritto dell'Unione europea".

Il predetto voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138 del Regolamento, alla 4a Commissione permanente (n. 25).

Mozioni

ZAMPA, BOCCIA, CAMUSSO, D'ELIA, FURLAN, LA MARCA, LORENZIN, MALPEZZI, RANDO, ROJC, ROSSOMANDO, TAJANI, VALENTE, ZAMBITO, BAZOLI, MIRABELLI, NICITA, IRTO, BASSO - Il Senato,

premesso che:

parlamentari provenienti da ogni parte del mondo si sono riuniti dal 10 al 12 di aprile 2024 a Oslo, in Norvegia, per partecipare all'ottava edizione della conferenza internazionale dei parlamentari sull'attuazione del programma d'azione della ICPD (IPCI/ICPD), l'International conference on population and development;

la conferenza dell'IPCI svolge il ruolo di piattaforma vitale per promuovere il dialogo tra i parlamentari di tutto il mondo riguardo all'attuazione del programma d'azione dell'ICPD adottato nella conferenza del Cairo del 1994. È concepita appositamente per coltivare il consenso politico globale sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi (SRHR), traducendo questi accordi in risultati nazionali tangibili in termini di politica, finanziamento e responsabilità;

a distanza di 30 anni dall'adozione programma d'azione, sono stati accolti con favore i progressi compiuti mediante l'approvazione di nuove leggi, politiche e programmi volti a rafforzare la tutela dei diritti delle donne nel mondo. Gli sforzi profusi dalla comunità internazionale hanno portato a risultati tangibili, tra cui una maggiore diffusione dell'accesso a metodi contraccettivi, una marcata diminuzione nel rapporto di mortalità materna (MMR), a un maggior numero di ragazze che hanno accesso all'istruzione, e a una riduzione globale dei matrimoni infantili e delle mutilazioni genitali femminili. Tali successi rientrano nell'ambito di un modello di sviluppo sostenibile, incentrato sulla dignità individuale e sui diritti umani;

nell'ultima dichiarazione d'intenti sottoscritta dai e dalle partecipanti, si riafferma la necessità di fare fronte comune rispetto alla crescente ondata di polarizzazione, ai conflitti intestini e alle politiche reazionarie lesive dei diritti riproduttivi, che rischiano di vanificare i progressi ottenuti nell'ambito dell'implementazione della visione del Cairo;

tale impegno appare ancor più indispensabile alla luce di una congiuntura internazionale particolarmente problematica, segnata da instabilità economica, guerre, disastri naturali e altre forme di conflitto, i quali hanno contribuito ad acuire ulteriormente le difficoltà affrontate da milioni di persone in tutto il mondo. Si verificano, infatti, con preoccupante frequenza su scala globale fenomeni di sfollamento, disuguaglianza sociale e crisi umanitaria che impediscono a una porzione sempre maggiore della popolazione mondiale l'accesso a servizi essenziali. Come noto, il peso di queste crisi grava in maniera particolare sulle donne, ragazze e adolescenti con tutte le loro diversità, nonché sulle fasce più fragili e marginalizzate della popolazione globale;

a fronte dei tentativi da parte di alcune autorità nazionali di restringere il campo dei diritti e di interdire la libera scelta su questioni sensibili quali l'interruzione volontaria di gravidanza, il programma d'azione dell'ICPD rappresenta ancora un punto di riferimento. Tuttavia, la sua piena attuazione richiede un rinnovato impegno e una maggiore volontà politica allo scopo di garantire a tutti coloro che ne necessitano la dovuta protezione e assistenza umanitaria;

come rilevato nel documento finale, per implementare la visione politica del ICPD nel suo insieme, non è sufficiente intervenire con provvedimenti dettati da emergenze. Piuttosto, occorre agire in maniera mirata su quelle che sono le cause scatenanti delle crisi umanitarie, ovvero le diseguaglianze strutturali, la disparità di ricchezza, l'emergenza climatica e l'instabilità politica;

i e le partecipanti della conferenza di Oslo hanno reiterato con fermezza il proprio impegno a mobilitare nuovi stakeholder e promuovere iniziative internazionali volte a salvaguardare i diritti delle donne ed alleviare la sofferenza delle popolazioni maggiormente interessate dalle crisi umanitarie in atto;

hanno, inoltre, ribadito la necessità di garantire la tutela universale dei diritti sessuali e riproduttivi per tutti, ivi inclusa un'educazione sessuale completa. Ciò è fondamentale per soddisfare le necessità in materia di pianificazione familiare, prevenire le morti materne, anche fornendo un accesso sicuro all'interruzione di gravidanza, nonché per porre fine alla violenza sessuale e di genere (SGBV) e alle pratiche dannose;

i membri della conferenza hanno evidenziato la necessità di intraprendere azioni decisive per combattere le disparità e le ingiustizie che dividono la società. Disparità che creano e rafforzano barriere sistemiche e strutturali, emarginano cronicamente donne, ragazze, adolescenti e altri gruppi in condizioni di vulnerabilità ed emarginazione in quasi ogni aspetto della vita, dalla salute e dall'istruzione ai mercati del lavoro alla partecipazione politica;

per intervenire sulle disparità si rende necessario operare garantendo priorità alla SRHR durante tutto il corso della vita integrando servizi di facile utilizzo nella copertura sanitaria universale (UHC). Ciò richiede il rafforzamento dei sistemi sanitari, sia formali che comunitari, per porre fine alle disuguaglianze nell'accesso all'assistenza sanitaria e prevenire le ingiustizie affrontate dalle donne, dalle ragazze e dai giovani. È necessario che salute e i diritti sessuali e riproduttivi siano ricompresi nell'ambito dell'assistenza sanitaria di base, dando, pertanto, priorità agli investimenti per il personale sanitario, in particolare nelle strutture sanitarie primarie;

considerato che:

tra le criticità emerse vi è certamente la sottorappresentanza delle giovani donne e ragazze nell'istruzione e nelle carriere scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche (STEM), ancora frenate da dannosi pregiudizi di genere, norme sociali e aspettative che influenzano la qualità dell'istruzione che ricevono e le materie che studiano, limitando la loro capacità di essere impiegate in lavori legati all'innovazione e allo sviluppo sostenibile;

la conferenza ha evidenziato la necessità di collaborare con i governi per promuovere la partecipazione sicura e significativa delle donne allo spazio digitale, rafforzando al contempo la legislazione per prevenire crimini informatici facilitati dalla tecnologia, tra cui molestie informatiche, stalking, incitamento all'odio, doxxing e uso non consensuale di immagini e video;

inoltre, i parlamentari hanno richiesto ai diversi governi una decisa accelerazione degli sforzi a sostegno di un'educazione sessuale diffusa e consapevole, capace di fornire agli adolescenti gli strumenti necessari al fine di instaurare rapporti sani e fare scelte consapevoli in merito alla propria sfera riproduttiva;

rilevato, inoltre, che:

secondo diverse stime delle Nazioni Unite gli investimenti nella pianificazione familiare e nella salute materna nei paesi del Sud globale producono un elevato ritorno, pari a 8,40 dollari per ogni dollaro speso;

secondo quanto affermato nel documento conclusivo della conferenza è necessario accelerare i finanziamenti per la SRHR, sostenere il finanziamento innovativo e la mobilitazione delle risorse nazionali attraverso lo sviluppo di sistemi fiscali equi ed efficaci, nonché un maggiore impegno con il settore privato e le istituzioni finanziarie internazionali;

occorre sostenere bilanci attenti al genere per garantire un'equa allocazione delle risorse per donne, uomini, ragazze e ragazzi, promuovendo l'uguaglianza di genere e raggiungendo sia la giustizia di genere che quella fiscale,

impegna il Governo:

1) ad incrementare gli sforzi per sviluppare e promuovere leggi e politiche per rispettare, proteggere e adempiere agli obblighi internazionali in materia di diritti umani;

2) ad attuare il programma d'azione dell'International conference on population and development, garantendol'elaborazione di politiche volte a rafforzare e a dare piena esecuzione al programma d'azione adottato nella conferenza del Cairo;

3) ad adoperarsi a livello nazionale e in tutte le sedi internazionali, per garantire finanziamenti adeguati per la tutela universale della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi, diritti centrali per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030, nonché nella definizione dell'agenda post 2030 per un futuro resiliente, equo e sostenibile.

(1-00099)

Interpellanze

NICITA, BOCCIA, BAZOLI, MIRABELLI, LORENZIN, ZAMBITO, IRTO, BASSO, D'ELIA, ZAMPA, ALFIERI, CAMUSSO, CASINI, CRISANTI, DELRIO, FINA, FRANCESCHELLI, FRANCESCHINI, FURLAN, GIACOBBE, GIORGIS, LA MARCA, LOSACCO, MALPEZZI, MANCA, MARTELLA, MELONI, MISIANI, PARRINI, RANDO, ROJC, ROSSOMANDO, SENSI, TAJANI, VALENTE, VERDUCCI, VERINI - Ai Ministri dell'ambiente e della sicurezza energetica, delle infrastrutture e dei trasporti, dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, per la protezione civile e le politiche del mare e dell'interno. - Premesso che:

la condizione di grave siccità in Sicilia perdura con una forte anomalia della precipitazione cumulata: nella Sicilia orientale mancano fino al 70-80 per cento delle piogge da settembre 2023 ad aprile 2024. Non sono bastate le esigue piogge di maggio a mitigare la grave crisi idrica che sta colpendo la Sicilia. Le perturbazioni che hanno interessato la Sicilia si sono rivelate sempre deboli e disomogenee, insufficienti quindi per apportare un'inversione di tendenza;

a fine maggio le precipitazioni accumulate in Sicilia negli ultimi 12 mesi, con una media regionale di 453 millimetri, sono scese sotto la soglia di 500 millimetri medi, valore che non si registrava dalla grande siccità del 2002, quando nello stesso periodo l'accumulo medio risultava essere stato di 415 millimetri. Spiccano le aree della regione, principalmente nella Sicilia centro-orientale e sulla fascia centro-meridionale, dove gli accumuli annuali sono inferiori a 300 millimetri, con deficit che arrivano a superare il 60 per cento a livello annuale, come a Catania, dove con soli 240 millimetri caduti in un anno, mancano all'appello oltre 400 millimetri di pioggia;

secondo gli ultimi dati SIAS, le piogge nel mese di maggio, "laddove cadute più abbondanti, hanno portato beneficio non solo alle colture arboree, ma anche ai cereali e alle foraggere delle aree collinari e montane più fresche, specie sul settore occidentale, dove le colture si trovavano ancora in sufficientemente buono stato vegetativo, tale da potersi ancora avvantaggiare di questi apporti non troppo tardivi. Sono state praticamente ininfluenti invece le piogge cadute su foraggere e cereali di molte aree del settore orientale, dove il deficit idrico e le temperature superiori alla norma avevano già portato ad un precoce disseccamento parziale o totale della vegetazione. Per quanto riguarda l'accumulo di riserve nel reticolo idrografico e nei corpi idrici sotterranei, di nuovo gli eventi del mese non hanno consentito di attenuare il deficit accumulato in precedenza. La bassa intensità di pioggia che ha caratterizzato gli eventi e le condizioni dei terreni hanno favorito l'assorbimento quasi totale delle piogge da parte degli strati superficiali del suolo, senza rilasci significativi verso i sistemi di irrigazione";

nelle zone del catanese e del siracusano si registrano le anomalie più alte. Catania città registra addirittura un'anomalia del 70 per cento, vale a dire che nel periodo da luglio 2023 ad aprile 2024 a Catania c'è stato il 70 per cento in meno delle precipitazioni. A Linguaglossa si tocca il 79 per cento in meno, mentre Mineo conta il 67 per cento, e a Paternò il 71. Nel catanese non cadeva così poca pioggia dal 1969. Nel siracusano, invece, i centri più in crisi sono Augusta e Lentini, con cifre analoghe;

la condizione di grave siccità riguarda tutta la Sicilia: le 29 dighe siciliane mostrano quasi tutte una portata dell'acqua dimezzata rispetto all'anno precedente e una parte significativa di queste è da tempo bloccata o dispersa per gli ostacoli alla distribuzione, alla pulitura degli alvei, al blocco delle perdite;

considerato che:

appaiono gravi le conseguenze di questi mancati apporti su corpi idrici sotterranei di fondamentale importanza per gli approvvigionamenti idrici;

per il comparto agricolo e zootecnico quest'anno si stima una perdita pari in media al 50 per cento della produzione nello scenario di "improbabili precipitazioni estive" e del 75 per cento se queste non dovessero verificarsi. Grano, cereali e foraggi, segnala la Coldiretti, fanno registrare un calo con punte del 100 per cento, per non parlare dei danni al settore zootecnico;

il piano di razionamento dell'acqua coinvolge quasi un milione di persone, circa un quinto della popolazione siciliana. La riduzione forzata di forniture d'acqua potabile da parte di Siciliacque, la società che gestisce le reti idriche dell'isola, riguarda già 93 comuni nelle province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Messina, Palermo e Trapani. Sono previste riduzioni della portata d'acqua fra il 10 e il 45 per cento, con punte maggiori in 15 centri del nisseno e dell'agrigentino. Secondo i dati ANBI, in alcuni invasi dell'isola per uso potabile manca oltre il 90 per cento dell'acqua;

nei giorni scorsi è stato lanciato un preoccupante allarme dai centri di dialisi alla regione. Per ognuno dei 4.000 pazienti sotto trattamento nelle 81 strutture dell'isola, servono circa 1.500 litri di acqua a seduta. E in molti comuni l'acqua viene erogata ogni 15 giorni;

anche le associazioni del settore turistico hanno lanciato l'allarme della fornitura di acqua potabile e del costo dell'impiego delle autobotti;

ad oggi, l'intervento del presidente della Regione ha generato soltanto 20 milioni di euro per misure compensative, ma la stima della perdita economica va, a seconda degli scenari ipotizzati, da un miliardo a 2 miliardi e 686 milioni di euro;

il Governo ha bocciato un emendamento al "decreto-legge coesione", a prima firma del primo interpellante, che destinava 800 milioni per il contrasto urgente all'emergenza siccità in Sicilia e in Sardegna,

si chiede di sapere quali misure urgenti e immediate il Governo intenda mettere in atto per fronteggiare una crisi gravissima sotto il profilo economico-sociale e ambientale.

(2-00019p. a.)

Interrogazioni

SENSI, D'ELIA, MARTELLA, LA MARCA, IRTO, TAJANI, VERDUCCI, RANDO, CAMUSSO, FURLAN, ROJC, LOSACCO, ZAMPA, DELRIO, NICITA, VERINI, MALPEZZI, GIACOBBE, BASSO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

con ordinanza dell'ufficio circondariale marittimo della guardia costiera di Roccella Jonica del 27 settembre 2023 è stato stabilito un obbligo di accredito da parte di giornalisti, fotografi e cineoperatori interessati a seguire le operazioni di sbarco dei migranti;

tale accredito comporta il pagamento da parte del giornalista, fotografo o cineoperatore, in qualità individuale, e non riferito alla testata di appartenenza, di una marca da bollo di 16 euro annui;

a quanto a conoscenza degli interroganti, analoga iniziativa è stata presa anche nel porto di Reggio Calabria, con il pagamento di 16 euro non più su base annua, ma riferita a ogni singolo sbarco da documentare;

considerato che:

nel documento, il richiamo all'ordinanza n. 13/21 del 24 aprile 2021, che disciplina la circolazione veicolare e pedonale nel porto di Roccella Jonica, non appare, a giudizio degli interroganti, motivato, dal momento che nel predetto atto non viene esplicitamente citata la fattispecie dell'accredito riservato a giornalisti, fotografi e cineoperatori;

la sottolineatura, nello stesso documento, della necessità di contemperare il diritto di cronaca ed informazione con la "riservatezza richiesta dalle attività di polizia e pubblica sicurezza poste in atto dal personale delle forze di polizia operanti in occasione dell'arrivo in porto di migranti" non ha nulla a che vedere con la richiesta di una tassa per poter semplicemente svolgere il proprio lavoro di informazione e cronaca;

visto che l'articolo 21 della Costituzione sottolinea come "la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure" e che la libertà di stampa è fondamento di uno Stato di diritto,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga che l'ordinanza e l'imposizione di una tassa per svolgere il lavoro giornalistico nei porti di Roccella Jonica e Reggio Calabria rappresentino una grave violazione del diritto di cronaca sancito dall'articolo 21 della Costituzione;

se non ravveda nei casi riportati il tentativo di disincentivare e rendere più tortuoso e ingrato il lavoro giornalistico nei porti di Roccella Jonica e Reggio Calabria, a differenza di quanto accade in altri contesti;

se non ritenga che imporre l'acquisto di una marca da bollo per svolgere il proprio lavoro giornalistico non configuri non solo una violazione, ma un esplicito attacco al diritto di cronaca nel nostro Paese;

se non ritenga che tale vicenda peggiori ulteriormente l'immagine internazionale del nostro Paese sul fronte della libertà e del diritto di cronaca, già posta sotto osservazione a seguito dei numerosi e reiterati recenti episodi di compressione di tale diritto, come testimoniano, ad esempio, i report annuali di "Reporters without borders";

se non intenda procedere alla revoca di tale ordinanza e, comunque, all'abolizione di questo balzello richiesto a giornalisti, fotografi e cineoperatori, tanto più in quanto esercitano il loro diritto costituzionale di cronaca in una circostanza di enorme rilievo umanitario e di rilevanza ai sensi dei diritti umani e civili dei migranti coinvolti nelle operazioni di sbarco.

(3-01213)

RANDO, BASSO, CAMUSSO, GIACOBBE, FURLAN, LA MARCA, MALPEZZI, MANCA, ROJC, VALENTE, VERDUCCI, ZAMBITO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

un candidato di Fratelli d'Italia per le elezioni amministrative del Comune di Nonantola (Modena) ha pubblicato sui social network, come riferito da numerose testate giornalistiche, frasi e video inneggianti al fascismo, mostrando il saluto romano;

il 6 agosto 1985, il Comune di Nonantola è stato insignito della croce di guerra al valor militare per il sacrificio della popolazione e per la sua attività partigiana;

premesso inoltre che:

la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista;

in attuazione di tale disposizione, la legge 20 giugno 1952, n. 645, meglio nota come "legge Scelba", ha introdotto nel nostro ordinamento il reato di apologia del fascismo;

la legge, modificata poi dalla legge 22 maggio 1975, n. 152, vieta il perseguire di "finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista", ovvero rivolgendo "la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito" o compiendo "manifestazioni esteriori di carattere fascista";

le parole e i gesti riportati dai video rientrano pienamente nelle condotte vietate dalla legge Scelba;

considerato che si susseguono ormai con una frequenza inquietante episodi che si configurano come apologia del fascismo,

si chiede di sapere quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti esposti e quali iniziative intenda adottare al fine di fare chiarezza su quanto avvenuto nel Comune di Nonantola per contrastare ogni attività o comportamento che costituisca apologia del fascismo, commessi in aperta e palese violazione del dettato costituzionale e delle leggi del nostro ordinamento.

(3-01214)

FURLAN, RANDO, BASSO, CAMUSSO, GIACOBBE, GIORGIS, LA MARCA, MALPEZZI, MANCA, NICITA, ROJC, VERDUCCI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

l'ospedale "Vittorio Emanuele I" di Gela (Caltanissetta) ritorna all'attenzione dell'opinione pubblica regionale e nazionale per il problema del personale, con numeri assolutamente ridotti, fino al costante depotenziamento dei reparti;

un incidente occorso ad una ragazza a Gela la sera di sabato 22 giugno 2024 ha fatto emergere la drammatica condizione dell'ospedale Vittorio Emanuele I e dei presidi sanitari della vicina città di Caltanissetta;

come riferiscono le testate giornalistiche, la ragazza, in seguito all'incidente, è stata trasferita presso il pronto soccorso dell'ospedale di Gela, ma non ha trovato alcun ortopedico in corsia per intervenire d'urgenza, né quindi la possibilità del ricovero. Così è stato disposto in trasferimento all'ospedale di Caltanissetta. Ma anche qui non c'è stato il ricovero in ortopedia per mancanza di posti letto: la ventenne è rimasta al pronto soccorso in attesa che se ne liberasse uno;

l'ospedale di Gela, con un'utenza di 70.000 persone, è diventato poco più che un poliambulatorio per la grave carenza di personale sanitario. Reparti chiave come pronto soccorso, ortopedia, urologia, otorino, anestesia e rianimazione non possono garantire le sedute operatorie e nemmeno tutte le reperibilità;

in Sicilia la situazione sanitaria è preoccupante, le strutture attive sono ridotte e in molti casi inadeguate, il personale medico è insufficiente e le problematiche non vengono risolte da anni rendendo la situazione ormai insostenibile,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda assumere affinché sia garantita la tutela dei livelli essenziali di assistenza ai cittadini, con particolare riferimento alle zone di Gela e Caltanissetta.

(3-01215)

CATALDI, MAIORINO, PATUANELLI, DI GIROLAMO, NAVE, PIRRO, ALOISIO, BEVILACQUA, BILOTTI, CASTELLONE, CASTIELLO, CROATTI, DAMANTE, FLORIDIA Barbara, GUIDOLIN, LICHERI Ettore Antonio, LICHERI Sabrina, LOPREIATO, LOREFICE, MARTON, MAZZELLA, NATURALE, PIRONDINI, SCARPINATO, SIRONI, TREVISI, TURCO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

in occasione delle elezioni europee, che si sono svolte l'8 e il 9 giugno 2024, diversi studenti fuorisede non sono riusciti ad esercitare il proprio diritto di voto nonostante avessero presentato regolare richiesta nei tempi previsti;

tra loro, vi sono studenti che hanno ricevuto la conferma di protocollazione dal Comune di origine ma non da quello di destinazione;

a quanto risulta agli interroganti sono stati vani (quantomeno nel Comune di Roma) i ripetuti tentativi di contatto telefonico per ricevere assistenza;

considerato che:

le elezioni europee rappresentano un momento cruciale per la partecipazione democratica, e ogni cittadino deve poter esercitare il proprio diritto di voto senza ostacoli;

il diritto di voto degli studenti fuorisede deve essere garantito con procedure chiare per evitare esclusioni ingiustificate;

è fondamentale acquisire dati precisi sul numero degli studenti coinvolti per comprendere l'entità del problema e adottare le opportune misure correttive,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei disservizi descritti e quali siano le cause del mancato funzionamento del sistema di registrazione delle richieste di voto fuorisede;

se intenda acquisire informazioni per comprendere quale sia il numero degli studenti che hanno riscontrato il problema;

se non ritenga opportuno predisporre un monitoraggio più efficace delle richieste di voto fuorisede, assicurando trasparenza e tempestività nelle comunicazioni tra i Comuni interessati e gli elettori;

quali misure intenda adottare per garantire il diritto di voto agli studenti fuorisede, prevenendo il ripetersi di simili situazioni nelle future elezioni.

(3-01216)

NATURALE - Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. - Premesso che:

il 20 giugno 2024 il bracciante agricolo Satnam Singh ha perso la vita, abbandonato in uno stato di agonia, in un incidente sul lavoro nella periferia di Latina, dopo aver riportato numerose fratture e l'amputazione di un braccio;

secondo quanto riportato da organi di stampa, il lavoratore è rimasto incastrato in un macchinario impiegato per il ritiro dei tunnel di teli sotto cui trovano spazio alcuni tipi di colture;

sempre secondo quanto riportato da fonti giornalistiche, il menzionato datore di lavoro risultava già precedentemente indagato per condotte riconducibili allo sfruttamento del lavoro in agricoltura;

la vicenda rappresenta, con drammatica evidenza, un fenomeno di estrema gravità che, specie con l'arrivo della stagione estiva, tende tragicamente a dilagare, generando morti cruente, inaudite sofferenze e umiliazioni della dignità umana;

considerato che molte delle persone che prestano la propria attività in campo agricolo, oltre ad essere sottoposte ad orari di lavoro disumani e trattamenti economici irregolari e degradanti, vivono in veri e propri ghetti, in precarie condizioni igienico-sanitarie, dove vengono perpetrati continui episodi di maltrattamento e vessazioni;

considerato, altresì, che con riferimento all'investimento del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), pari a 200 milioni di euro, avente l'obiettivo di creare o ristrutturare alloggi per i lavoratori del settore agricolo ed eliminare le infiltrazioni di gruppi criminali, l'Associazione nazionale Comuni italiani ha di recente denunciato l'inerzia del Governo, evidenziando, altresì, la fattuale impossibilità di rispettare il positivo perseguimento degli scopi prefissati, conformemente alle scadenze previste,

si chiede di sapere:

quali urgenti misure il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze di raccordo con la filiera agroalimentare, intenda promuovere, anche congiuntamente agli altri Ministri coinvolti, al fine di arginare i presupposti della dolorosa piaga dello sfruttamento del lavoro in campo agricolo e al fine di conferire centralità alla sicurezza, alla salute e all'equo trattamento economico del personale occupato nella filiera agricola e produttiva agroalimentare;

se, con riferimento alle citate risorse stanziate dal PNRR e finalizzate alla lotta al caporalato, risulti che sussistano le condizioni per la piena realizzazione degli obiettivi prefissati conformemente alle scadenze previste;

se non ritenga imprescindibile assicurare l'introduzione di un'adeguata rete di supporto in grado di garantire servizi essenziali per i lavoratori agricoli, nonché di favorire l'emersione delle condotte lesive delle condizioni socio-lavorative e, più generalmente, dell'intero complesso degli operatori del settore agricolo coinvolti.

(3-01217)

BORGHI Enrico, PAITA, MUSOLINO, FREGOLENT, RENZI, SBROLLINI, SCALFAROTTO - Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. - Premesso che:

nei giorni scorsi, in un'azienda agricola in provincia di Latina, nei pressi di Borgo Santa Maria, è avvenuto l'ennesimo inaccettabile decesso sul lavoro a causa della piaga del caporalato: Satnam Singh, un giovane lavoratore di 31 anni, è morto dopo aver perso un braccio e riportato altre gravi fratture dopo che i suoi vestiti sono rimasti impigliati nella turbina che stava utilizzando;

dopo l'incidente, anziché essere soccorso e trasportato con urgenza in ospedale, è stato caricato dal datore di lavoro su un furgone e scaricato davanti alla sua abitazione: durante il tragitto, come ha riferito la moglie alla polizia, l'arto staccato è stato posto dentro una cassetta e gettato dal finestrino;

la morte del giovane lavoratore riporta al centro della cronaca l'odioso fenomeno del caporalato, tanto diffuso nel Paese nel settore agricolo quanto incomprensibilmente tollerato: secondo organi di stampa, infatti, il datore di lavoro di Satnam Singh era sospettato dalla procura di Latina di aver commesso il reato di caporalato già nel 2019;

i dati più recenti sul fenomeno del caporalato riportano come nel nostro Paese vi siano quasi 230.000 lavoratori sfruttati nel settore agroalimentare, senza alcun tipo di contratto regolare e privati di ogni tipo di tutela e diritto: la "retribuzione" media giornaliera è pari a 20 euro (circa 14 euro per le donne) per giornate lavorative che durano dalle 10 alle 14 ore;

il Governo Renzi si è mosso con assoluta decisione nel combattere l'odioso fenomeno del caporalato: con l'approvazione della legge 29 ottobre 2016, n. 199, si è riscritto il reato di caporalato, quale fenomeno di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, introducendo una normativa organica che ricomprende tutti gli aspetti necessari a combattere lo sfruttamento dei lavoratori nel settore agricolo e le forme di caporalato presenti nel nostro Paese;

in particolare la legge ha previsto la riformulazione della fattispecie penale, punita con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 500 a 1.000 euro per ogni lavoratore reclutato, l'arresto obbligatorio in flagranza di reato; il rafforzamento dell'istituto della confisca; l'adozione di misure cautelari relative all'azienda agricola in cui è commesso il reato; l'estensione alle vittime del caporalato delle provvidenze del fondo antitratta; il potenziamento della rete del lavoro agricolo di qualità, in funzione di strumento di controllo e prevenzione del lavoro nero in agricoltura; il graduale riallineamento delle retribuzioni nel settore agricolo;

con l'articolo 103 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (detto decreto rilancio), inoltre, l'allora Ministra del lavoro e delle politiche sociali Bellanova si fece promotrice di importanti interventi volti a garantire la regolarizzazione dei lavoratori, italiani e stranieri, impiegati in agricoltura, favorendo loro adeguati livelli di tutela della salute e l'emersione del lavoro irregolare;

appare evidente come, grazie agli interventi descritti, il Paese sia dotato di ogni strumento utile per combattere il caporalato: l'inerzia dello Stato e la mancanza di una strategia di contrasto risiede unicamente nella mancanza di volontà politica di combattere tale odioso fenomeno e restituire dignità a migliaia di lavoratori;

a giudizio degli interroganti tale inerzia e mancanza di volontà è confermata anche dall'attuale Governo: per combattere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura all'interno del piano nazionale di ripresa e resilienza, la missione 5, componente 2, investimento 2.2 ha previsto un investimento pari a 200 milioni di euro con l'obiettivo di creare o ristrutturare alloggi per i lavoratori del settore agricolo per consentire di dare loro abitazioni dignitose ed eliminare così le infiltrazioni di gruppi criminali che si insediano nelle zone più povere del Paese, ma le vicende che hanno portato alla nomina dell'attuale commissario e il continuo accumulo di ritardi conferma il disinteresse verso situazioni di illegalità strutturale del tutto intollerabili,

si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo abbia assunto e intenda assumere, per i profili di propria competenza, al fine di conferire al settore agricolo strumenti e condizioni idonei a prevenire le forme di abuso della manodopera e il caporalato, eliminare gli insediamenti abusivi in favore di collocazioni dignitose per i lavoratori e combattere ogni forma di sfruttamento nel comparto agricolo.

(3-01218)

BERGESIO, BIZZOTTO, CANTALAMESSA, ROMEO - Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. - Premesso che:

gli ultimi eventi climatici, con l'alternanza di precipitazioni, brevi o intense, siccità e alluvioni consegnano l'immagine di un Paese letteralmente diviso a metà, contemporaneamente colpito da gelate e alluvioni al Nord e da grave siccità al Sud;

la situazione è di assoluta emergenza a livello nazionale; l'ondata di maltempo che ha investito il Nord del Paese ha comportato l'allagamento dei terreni agricoli, rendendo impossibili le semine ed interferendo nel processo di maturazione delle piante, mentre al Sud la siccità sta mettendo in seria difficoltà il comparto cerealicolo e ortofrutticolo;

lo scenario rappresentato è la riprova della tropicalizzazione del clima, con un aumento costante delle temperature e sfasamenti stagionali con brevi ed estremamente intense precipitazioni. Secondo i dati ISAC (Istituto di scienze atmosferiche e climatiche) del CNR i primi cinque mesi del 2024 sono stati i più caldi in assoluto. Si registra un'anomalia molto più pronunciata al Centro con un aumento di 1,76° gradi centigradi, mentre al Nord si registra un aumento di 1,43 gradi e al Sud di 1,67;

siccità, alluvioni, cuneo salino, impoverimento dei suoli sono fenomeni interconnessi che si stanno acutizzando e influenzando a vicenda, minando il settore primario al punto da renderlo il più esposto;

gli apporti di neve a metà maggio, in termini di equivalente idrico nivale, si sono attestati a valori superiori ai valori mediani del periodo 2011-2022, arrivando ad un surplus del 42 per cento, ripartito fra le anomalie positive del settore alpino e i forti deficit degli Appennini;

i grandi laghi del Nord Italia mostrano quasi tutti valori al di sopra della media di riempimento rispetto al massimo valore d'invaso disponibile. Negli invasi di Puglia, Basilicata e Sicilia, invece, la situazione è ben diversa, con valori di riempimento più bassi rispetto al volume utile di regolazione;

le imprese agricole sono in prima linea nel vedere e misurare sul campo gli effetti dei cambiamenti climatici. Sono le sentinelle in grado di captare i primi segnali e i danni prodotti e sono al tempo stesso i principali custodi del territorio e della buona salute del suolo;

polizze assicurative e i fondi mutualistici rappresentano al momento gli unici strumenti reali di difesa passiva e di ristoro agli agricoltori per i danni subiti dal manifestarsi di eventi climatici avversi;

è necessario adottare gli opportuni interventi per incoraggiare la crescita del sistema assicurativo, con l'auspicio che la piena operatività del fondo mutualistico nazionale possa fornire un ulteriore efficace strumento di gestione del rischio,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo voglia promuovere un'iniziativa, anche in accordo con il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, affinché venga riconosciuto dal Governo lo stato di emergenza di rilievo nazionale in relazione agli eventi descritti, prevedendo allo scopo il potenziamento del fondo di solidarietà nazionale;

quali altre sollecite iniziative intenda assumere al fine di rendere efficace e pienamente operativo il sistema dei risarcimenti per sostenere il comparto agricolo in ragione dei danni subiti da eventi climatici estremi.

(3-01219)

CAMUSSO, BOCCIA, FURLAN, FRANCESCHELLI, MARTELLA, GIACOBBE - Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. - Premesso che:

con la legge 29 ottobre 2016, n. 199, recante "Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo", sono state introdotte norme per garantire una maggiore efficacia all'azione di prevenzione e contrasto del caporalato, prevedendo la repressione penale del fenomeno e la tutela delle vittime e dei lavoratori agricoli;

nonostante la legge e le diverse iniziative che in alcuni contesti le istituzioni hanno svolto per chiudere i "ghetti" e i campi per lo più controllati dalla criminalità organizzata, il lavoro irregolare in agricoltura continua a crescere esponenzialmente. Sono infatti numerosi i tragici episodi di caporalato e di sfruttamento del lavoro nero in agricoltura che vengono riscontrati periodicamente nel nostro Paese;

il più recente di questi episodi, che si è tragicamente concluso con la morte del lavoratore coinvolto, si è verificato ancora una volta nel territorio di Latina, che ha visto nel corso degli anni numerosi episodi di sfruttamento dei lavoratori del settore agricolo, in gran parte di nazionalità indiana; in questo ennesimo e terribile incidente verificatosi nei campi di un'azienda agricola di Borgo Santa Maria, un lavoratore agricolo di 31 anni, Satnam Singh, è stato mutilato da un macchinario, che gli ha staccato un braccio, e anziché essere soccorso è stato caricato dal datore di lavoro su un furgone ed abbandonato in strada; non è un canonico incidente sul lavoro, che già di per sé richiede maggiori strumenti di contrasto: si è di fronte ad un evento in cui la spietatezza dello sfruttamento sul lavoro ha raggiunto un livello che calpesta ogni regola di civiltà e rispetto della dignità umana; tanto più grave è che si sia verificato laddove la situazione di illegalità diffusa è nota;

considerato che:

nell'ambito delle indagini in corso da parte degli organi competenti e della Procura che ha avviato un'inchiesta per omissione di soccorso e violazioni in materia di lavoro, è già trapelata la notizia secondo la quale il bracciante vittima di questa orrenda vicenda non fosse regolatamente assunto;

come si legge nell'ultimo (VI) rapporto agromafie e caporalato dell'osservatorio "Placido Rizzotto" della FLAI CGIL, il caporalato continua ad essere un fenomeno diffuso in tutta Italia, con tassi di irregolarità degli occupati che superano il 40 per cento in Puglia, Sicilia, Campania, Calabria e Lazio, ma che sono comunque compresi tra il 20 e il 30 per cento al Centro-Nord;

dunque, se pure è vero, come affermato proprio dal Ministro in indirizzo, che non si devono criminalizzare tutte le imprese agricole per la colpa di una persona, tentare di ridurre il fenomeno dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e i gravissimi episodi correlati a una vicenda isolata dovuta al singolo individuo criminale è fuorviante, ed insufficiente soprattutto laddove si vogliano approntare più idonei strumenti di prevenzione e contrasto del fenomeno;

le norme di legge vigenti in materia, che vengono applicate quasi esclusivamente per la parte repressiva, non sono comunque di per sé sufficienti a prevenire un fenomeno tanto diffuso quanto grave, e a tutelare i braccianti costretti a lavorare in nero. Si tratta di una piaga del nostro sistema, alimentata dalla criminalità organizzata, che necessita di uno sforzo straordinario, anche da parte dell'Esecutivo, affinché si intervenga a tutela di questi lavoratori e a sostegno delle filiere legali; senza dimenticare che l'agricoltura è un settore strategico per l'economia del nostro Paese e che i braccianti agricoli, in gran parte extracomunitari e costretti all'irregolarità, rappresentano una forza lavoro indispensabile;

considerato altresì che la normativa ha in materia di caporalato ha previsto la costituzione di un tavolo per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo in agricoltura, presieduto dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali e composto da membri designati dai Ministeri dell'agricoltura, dell'interno, della giustizia, delle infrastrutture e dei trasporti, dall'ANPAL, dall'Ispettorato nazionale del lavoro, dall'INPS, da Carabinieri per la tutela del lavoro e Guardia di finanza, da Regioni e Province autonome e da ANCI, la cui funzione principale è la definizione e l'attuazione della strategia nazionale di contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo in agricoltura contenuta nel piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso, che è stato aggiornato da ultimo nel 2023,

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda assumere, d'intesa con il Ministro del lavoro, al fine di garantire che siano intensificate, nei rapporti con le aziende della filiera, le azioni di prevenzione e contrasto al caporalato in agricoltura e di salvaguardia della salute e della sicurezza dei braccianti agricoli;

quali azioni specifiche intenda rappresentare al tavolo per il caporalato, di cui è componente, in considerazione della perdurante gravità del fenomeno del lavoro sommerso in agricoltura, quali risultati il piano aggiornato per la lotta al lavoro sommerso abbia ottenuto, e se e in quali tempi intenda riferire in merito;

quali urgenti iniziative intenda intraprendere per far crescere l'adesione delle imprese alla rete del lavoro agricolo di qualità, che di per sé obbliga al rispetto delle regole contrattuali e di sicurezza;

quali iniziative intenda porre in essere al fine di rafforzare il coordinamento tra le istituzioni interessate e favorire un aumento significativo dei controlli sul territorio, al fine non solo di scongiurare il verificarsi di ulteriori gravissimi episodi ma soprattutto di apportare un deciso cambio di passo nella lotta allo sfruttamento del lavoro in agricoltura.

(3-01220)

GASPARRI, DAMIANI, DE ROSA, FAZZONE, GALLIANI, LOTITO, OCCHIUTO, PAROLI, RONZULLI, ROSSO, SILVESTRO, TERNULLO, ZANETTIN - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:

la ricerca scientifica e tecnologica costituisce un volano per la crescita economica e sociale del nostro Paese ed è, pertanto, necessario rendere maggiormente competitivo il sistema della ricerca italiano sulla scena mondiale, con interventi mirati che garantiscano sia l'attrattività sia la sicurezza;

occorre che le istituzioni promuovano l'innovazione in ogni ambito, attraendo ricercatori dall'estero e trattenendo i migliori talenti all'interno del Paese, arginando e contrastando la "fuga dei cervelli";

per questo, è essenziale incentivare la creazione di infrastrutture avanzate e investire sulle tecnologie emergenti,

si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo abbia adottato o intenda adottare per rendere sempre più sicuro e competitivo il sistema della ricerca per far fronte alle sfide globali che vedono l'Italia interfacciarsi con gli altri partner europei e internazionali nel campo dell'innovazione, delle tecnologie emergenti e dell'intelligenza artificiale.

(3-01221)

DE CARLO, MALAN, POGLIESE, AMIDEI, ANCOROTTI, FALLUCCHI, MAFFONI - Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. - Premesso che:

il G7 è la sede informale di riunione dei capi di Governo e Ministri delle nazioni più industrializzate del mondo;

ad oggi, il "Gruppo dei 7" riunisce i seguenti Paesi: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Stati Uniti, prevedendo la partecipazione dell'Unione europea come invitato permanente;

il G7 si riunisce annualmente, con una presidenza attribuita a rotazione. L'edizione 2024 di questo forum è presieduta dal Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni ed ospitata in Italia;

il G7 appena conclusosi a Savelletri (Brindisi) è stato un successo internazionale, che ha visto per la prima volta la presenza in tale consesso del sommo Pontefice, in un forum che ha trattato le principali sfide a livello globale;

il Ministro in indirizzo ha annunciato che nel terzo fine settimana di settembre 2024 sarà ospitato a Siracusa, nell'isola di Ortigia, il G7 dei Ministri dell'agricoltura, in linea con quanto stanno organizzando gli altri dicasteri per quanto di loro competenza;

tale riunione ministeriale vedrà trattate, per la prima volta congiuntamente, tematiche legate all'agricoltura e alla pesca ed affronterà i grandi temi della formazione, della resilienza in agricoltura e della ricerca;

il G7 agricoltura e pesca 2024 vedrà un momento di incontro con delegazioni di Paesi africani anche nell'ambito dello sviluppo del "piano Mattei";

la base di discussione della riunione ministeriale G7 sarà il documento approvato congiuntamente al termine del G7 Agricoltura tenutosi a Miyazaki in Giappone il 22 ed il 23 aprile 2023, il quale ha trattato, tra le altre, azioni strategiche per tutelare la sicurezza alimentare e la biodiversità, nonché per garantire un commercio internazionale basato su principi di equità e trasparenza;

il Governo, in Italia e nei consessi internazionali, in modo particolare presso l'Unione europea, ha portato avanti una serie di posizioni finalizzate a tutelare e promuovere la sovranità alimentare, il ruolo dell'agricoltore come bioregolatore, la tutela della pesca e dei pescatori e per politiche agricole e della pesca maggiormente incentrate su produttività, qualità e redditività, unendo sostenibilità ambientale a quella economica e sociale, coinvolgendo un'ampia maggioranza degli Stati membri UE nella lotta contro il cibo sintetico,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda delineare la piattaforma contenutistica del G7 agricoltura 2024, anche in riferimento alla scelta dell'isola di Ortigia come area ospitante ed alla centralità delle politiche del Governo in sede europea ed internazionale.

(3-01222)

FURLAN, ALFIERI, CAMUSSO, CRISANTI, GIACOBBE, FINA, LA MARCA, MALPEZZI, MARTELLA, RANDO, ROJC, TAJANI, VALENTE, VERINI - Ai Ministri dell'interno e per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR. - Premesso che:

secondo il rapporto su "Le condizioni abitative dei migranti che lavorano nel settore agroalimentare" pubblicato a giugno 2022 dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dall'Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI), sarebbero 150 gli insediamenti non autorizzati che, sempre stando alle stime, ospiterebbero circa 10.000 immigrati tra casolari e palazzi occupati, baracche, tende e roulotte;

in tutto, secondo il rapporto, su 608 comuni dove è stata rilevata la presenza di lavoratori stranieri occupati nel settore agroalimentare, sono 38 quelli in cui si registra la presenza di insediamenti informali o spontanei e strutture non autorizzate. Di questi, ben 36 richiedono interventi "prioritari" e "superprioritari". Nella maggior parte dei casi sono ubicati al Sud (21) e nelle isole (8), 4 sono poi al Centro, 3 nel Nordovest e 2 nel Nordest;

considerato che:

il Governo ha stanziato 200 milioni di euro del piano nazionale di ripresa e resilienza per superare gli insediamenti abusivi, malsani e fatiscenti in cui vivono migliaia di lavoratori agricoli, per lo più stranieri e spesso sfruttati;

il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'interno, ha deliberato il collocamento fuori ruolo presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ai fini del conferimento dell'incarico di commissario straordinario di cui all'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, in materia di superamento degli insediamenti abusivi per combattere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura, del dottor Maurizio Falco, attuale prefetto di Latina;

compito del commissario è anche quello di agevolare l'utilizzo dei 200 milioni di euro previsti dal PNRR proprio per il superamento dei ghetti e assegnati ai Comuni dove si trovano questi insediamenti. I fondi sono ancora non utilizzati malgrado molti Comuni abbiano inviato i progetti. Il commissario, come si legge nel citato articolo 7, ha i compiti e le funzioni di cui all'articolo 12, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77: si tratta dei poteri sostitutivi in caso di mancato rispetto da parte delle Regioni, delle Province e dei Comuni degli obblighi e impegni finalizzati all'attuazione del PNRR;

il timore, espresso con dichiarazioni ufficiali dai sindacati, è che "si tratti di uno stratagemma per cambiare la destinazione d'uso dei 200 milioni del PNRR";

considerato altresì che:

il superamento degli insediamenti abusivi rappresenta un tassello della strategia di contrasto allo sfruttamento del lavoro e al caporalato;

i recenti drammatici fatti di cronaca avvenuti a Latina e nel lodigiano confermano la necessità di rafforzare la strategia nazionale del Governo per contrastare il caporalato,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intendano intraprendere al fine di garantire ai Comuni che ne hanno fatto richiesta l'utilizzo dei 200 milioni di euro stanziati dal PNRR al fine di superare gli insediamenti abitativi abusivi, luoghi in cui vivono lavoratori irregolari e sfruttati.

(3-01223)

FINA - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

con la riorganizzazione territoriale dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli per l'Abruzzo sarà operata la fusione tra gli attuali due uffici dirigenziali delle dogane di Pescara e de L'Aquila e l'attuale ufficio dirigenziale dei monopoli per l'Abruzzo;

tale riorganizzazione prevede il declassamento dell'ufficio dirigenziale delle dogane de L'Aquila a semplice sezione operativa territoriale, con la conseguente perdita della dirigenza, e l'istituzione a Pescara di un solo nuovo ufficio dirigenziale UADM (ufficio dogane accise e monopoli), con competenza per l'intero Abruzzo;

il declassamento rappresenta un caso unico a livello nazionale in quanto priva il capoluogo di quella che è una consuetudine in ogni altra regione;

considerato che:

una tale riorganizzazione determinerebbe per i contribuenti e gli operatori economici la necessità di rivolgersi al costituendo UADM di Pescara per qualsiasi tipo di richiesta di autorizzazione;

ogni attività concernente il contenzioso sarebbe devoluta dalla commissione tributaria provinciale de L'Aquila a quella di Pescara, sede dalla quale saranno emessi tutti gli atti di accertamento, con conseguente aggravio di spostamenti e spese per operatori e contribuenti delle aree interne;

sarebbe un caso unico sul territorio nazionale l'istituzione di un solo ufficio dirigenziale a livello regionale per i tre settori di dogane, accise e monopoli, mentre nel resto delle regioni i costituendi nuovi UADM saranno strutturati su base e competenza provinciale;

l'istituzione di un "ufficio unico" regionale di Pescara determinerebbe criticità operative ed amministrative, con una penalizzazione per i servizi afferenti alle Agenzie delle dogane e dei monopoli nonché per l'intera economia regionale;

il declassamento comporterebbe, a cascata, la perdita di posizioni organizzative e funzioni di capoarea per i funzionari in servizio presso tale sede, con conseguenti criticità, non solo sui singoli percorsi di carriera, quanto più sul regolare ed efficiente funzionamento dei servizi,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo ritenga di dover attivare al fine di garantire l'efficienza e la funzionalità degli uffici dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli sul territorio regionale dell'Abruzzo;

quali siano, in particolare, le azioni urgenti, anche correttive della riorganizzazione in corso, a tutela dei contribuenti e delle attività economiche operanti nelle aree interne della regione.

(3-01225)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

VERINI, PARRINI, DELRIO, ZAMPA, MANCA, RANDO, TAJANI, CAMUSSO, ROSSOMANDO, MALPEZZI, ROJC, SENSI, NICITA, GIACOBBE, MIRABELLI, FINA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

alle ore 20.59 del 27 giugno 1980 il DC-9 IH870 dell'ITAVIA, proveniente dall'aeroporto di Bologna "Guglielmo Marconi" e diretto all'aeroporto di Palermo "Punta Raisi", precipitò in mare nel tratto compreso tra le isole di Ponza e di Ustica. Nell'incidente morirono tutti gli 81 occupanti dell'aeromobile, tra passeggeri ed equipaggio;

a diversi decenni di distanza, vari aspetti dell'incidente non sono ancora chiariti in maniera compiuta, a partire dalla dinamica stessa, anche se una delle teorie più seguite, e accettata con valenza in sede civile e risarcitoria, riguarda un coinvolgimento internazionale, in particolare di aerei di Paesi alleati dell'Italia;

il DC-9 si sarebbe trovato sulla linea di fuoco di un combattimento aereo e sarebbe stato bersagliato per errore da un missile lanciato nello specifico da un caccia (probabilmente francese o comunque NATO) con l'intenzione di colpire un MiG delle forze aeree libiche;

nel febbraio 2007 il Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, che all'epoca dell'incidente era Presidente del Consiglio dei ministri, riferendo all'autorità giudiziaria, attribuì la responsabilità involontaria dell'abbattimento a un missile francese "a risonanza e non a impatto", lanciato da un velivolo dell'aeronavale decollato da una portaerei, e che furono i servizi segreti italiani a informare lui e l'allora (2007) Ministro dell'interno Giuliano Amato dell'accaduto;

il 2 settembre 2023 l'ex premier e presidente della Corte costituzionale ha dichiarato che: "la versione più credibile è quella della responsabilità dell'aeronautica francese, con la complicità degli americani. Si voleva fare la pelle a Gheddafi, in volo su un Mig della sua aviazione. Il piano prevedeva di simulare una esercitazione della Nato, una messa in scena che avrebbe permesso di spacciare l'attentato come incidente involontario";

stanno emergendo sulla strage, attraverso inchieste giornalistiche, ulteriori inquietanti dettagli. L'ex addetto militare dell'ambasciata francese a Roma ha affermato in una trasmissione televisiva condotta dal giornalista Massimo Giletti, i cui contenuti sono stati anticipati sulla stampa, che non avrebbe fornito all'Italia i tracciati radar francesi della base aerea di Solenzara in Corsica, che riguardano la strage di Ustica. I radar non erano spenti, come aveva detto all'epoca. Si tratterebbe di una bugia inventata per cavarsela, a causa del silenzio imposto dalla gerarchia militare;

considerato che la dignità del nostro Paese, lo si deve alle vittime e ai loro familiari e alla democrazia, richiede che si raggiunga la piena verità su quella che è stata una gravissima violazione della nostra sovranità nazionale,

si chiede di sapere se la Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro degli esteri e della cooperazione internazionale abbiano acquisito informazioni in ordine agli ulteriori dettagli, come richiamati, emersi attraverso inchieste giornalistiche e se non ritengano che occorra mettere in campo al più presto un'azione a livello internazionale per acquisire tutte le informazioni in possesso da Paesi amici dell'Italia, a cominciare dalla Francia, per conseguire la piena verità sulla strage di Ustica.

(3-01224)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

BILOTTI, PIRRO, MAIORINO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

come riportato da numerose fonti stampa, nel tardo pomeriggio del 18 giugno 2024 si è verificata un'aggressione squadrista ai danni di studenti che avevano partecipato alla manifestazione svoltasi a Roma presso piazza Santi Apostoli;

la manifestazione ha visto la partecipazione del Movimento 5 Stelle, del Partito democratico, di Alleanza Verdi Sinistra e di altre forze di opposizione, nonché di numerose associazioni della società civile, come ANPI e ACLI, organizzata per opporsi ai disegni di legge sul premierato e sull'autonomia differenziata e per protestare contro l'aggressione subita alla Camera dei deputati dall'on. Leonardo Donno del Movimento 5 Stelle, da parte di parlamentari appartenenti alla maggioranza, in particolare della Lega e di Fratelli d'Italia;

al termine della manifestazione, quattro studenti, appartenenti alla Rete degli studenti medi Lazio e a Sinistra universitaria Sapienza, si stavano allontanando dalla piazza e avevano raggiunto il rione Monti, fino ai pressi del colle Oppio. Su via Merulana, però, sono stati fermati e aggrediti da persone, successivamente identificate come esponenti di "Casapound", che hanno preso a calci e pugni due di loro;

uno degli studenti è stato trascinato a terra, gli è stata strappata la bandiera del sindacato studentesco, gli aggressori hanno anche tentato di sfilargli la maglietta, continuando a colpirlo. Un altro studente, però, ha avuto la prontezza di riprendere l'aggressione, e il filmato è stato consegnato alla DIGOS della Questura di Roma, che grazie ad esso e alla descrizione fornita dalle vittime è riuscita ad identificare gli aggressori. Uno di loro era stato individuato immediatamente grazie all'azione degli operatori delle volanti e rintracciato all'interno del pub "Cutty Sark", che la stessa Casapound indica quale proprio luogo di nascita;

la Questura ha confermato che i fermati, appartenenti a Casapound, sono noti alle forze di polizia capitoline e risultano avere precedenti penali per vari reati;

considerato che:

questa è l'ennesima aggressione di stampo neofascista avvenuta negli ultimi mesi. Tra gli episodi recenti si ricordano quelli presso il liceo "Augusto" a Roma, a maggio 2023, e presso il liceo "Michelangelo" a Firenze, a ottobre 2023;

il fenomeno non risulta esclusivamente recente, dato che, come riportato il 25 giugno 2021 da un articolo de "Il Sole-24 ore", sulla base dell'opera di raccolta effettuata da "Isole nella rete", dal 2014 ci sono state ben 71 segnalazioni di aggressioni riconducibili a Casapound, 25 a "Forza nuova", 12 ai neonazisti e 38 ad altri gruppi non specificatamente identificabili,

si chiede di sapere:

quali misure intenda adottare il Ministro in indirizzo per contrastare il fenomeno delle aggressioni di stampo neofascista e neonazista, che risultano in aumento in tutto il Paese;

quali azioni immediate siano state prese nei confronti degli aggressori identificati nell'episodio di via Merulana e quali azioni intenda intraprendere per contrastare le azioni squadriste compiute da Casapound e da altri gruppi dichiaratamente neofascisti e neonazisti, ben noti alle forze di polizia;

in che modo intenda collaborare con la società civile per prevenire ulteriori episodi di violenza neofascista e neonazista;

se esistano piani specifici per monitorare e controllare gruppi neofascisti e neonazisti noti per attività violente come Casapound;

quali iniziative educative e preventive intenda promuovere per sensibilizzare i giovani sui valori democratici e contrastare l'estremismo violento neofascista e neonazista.

(4-01291)

SCALFAROTTO - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:

secondo organi di stampa alcuni soci della Coop avrebbero promosso un'iniziativa di boicottaggio dei prodotti provenienti da Israele, attraverso iniziative volte ad evidenziare la provenienza dei prodotti e favorire l'eventuale non acquisto consapevole a sostegno della causa palestinese;

la richiesta avanzata nella lettera, di fatto, non solo sarebbe finalizzata a richiedere a Coop di interrompere ogni relazione commerciale con ditte e aziende israeliane, ma anche con tutte le compagnie, italiane e straniere, che commercializzano e distribuiscono in Italia i prodotti provvedimenti da Israele;

ferma restando la libertà di scelta della Coop e dei suoi soci rispetto alle politiche di acquisto, rivendita e promozione, occorre ribadire che iniziative simili (come quelle promosse da alcuni soci) riportano alla memoria i terribili episodi di discriminazione razziale contro le persone di origine ebraica durante il periodo della Germania nazista, dove la propaganda di regime, attraverso lo slogan largamente diffuso "Deutsche kauft nicht bei Juden", ordinava ai tedeschi di non comprare alcun prodotto da commercianti ebrei;

dopo più di 70 anni dalla caduta di uno dei regimi più terribili della storia come quello nazifascista, sono sempre più diffuse iniziative che rievocano i peggiori sentimenti antisemiti e sembrano dimenticare il loro significato e i loro corollari;

è necessaria un'azione del Governo volta a verificare che simili iniziative e richieste non sfocino in pericolosi percorsi di rafforzamento di istanze antisemite, che violano direttamente i principi di eguaglianza e non discriminazione che caratterizzano e fondano il nostro ordinamento;

l'urgenza di assicurare la sicurezza e l'incolumità della popolazione civile coinvolta dal conflitto a Gaza non può rappresentare un espediente per quelle frange estremiste e nostalgiche che possono riconoscere nell'iniziativa di quella parte dei soci Coop un vero e proprio strumento di propaganda: le gravi crisi umanitarie che il pianeta affronta al giorno d'oggi impongono senz'altro azioni solidali, ma nel perseguimento del valore della pace e mai nel segno della discriminazione,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali ulteriori informazioni possieda al riguardo e se risultino altre iniziative simili di boicottaggio dei prodotti israeliani messe in atto o proposte all'interno della grande distribuzione organizzata in Italia;

quali misure, anche di carattere normativo, intenda adottare per prevenire e contrastare tali iniziative discriminatorie e per garantire il rispetto dei principi di libero mercato e della non discriminazione.

(4-01292)

CANTALAMESSA - Ai Ministri dell'interno e della giustizia. - Premesso che:

il Comune di Arzano (Napoli) è stato nel corso degli ultimi 15 anni più volte sciolto e commissariato per infiltrazioni mafiose;

l'ultimo commissariamento risale al 20 maggio 2019, quando, con un provvedimento del Consiglio dei ministri, è stato rilevato "che, all'esito di approfonditi accertamenti, sono emerse forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che espongono il Consiglio comunale di Arzano (NA) alla compromissione del buon andamento dell'attività amministrativa". Il provvedimento ha deliberato pertanto "lo scioglimento per un periodo di 18 mesi, a norma dell'articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, affidandone la gestione a una Commissione straordinaria". Il commissario prefettizio ha successivamente ricevuto minacce di morte;

nei giorni scorsi, la stampa locale, coadiuvata da quanto pubblicato e diffuso sui vari canali social, ha denunciato la serata di paura scatenata dai clan Amato-Pagano;

i video raccontano di un corteo di vetture che, con sottofondo di musica evocativa di narcos messicani e fari intermittenti accesi, ha fatto il giro della città per circa mezz'ora facendo scattare una sorta di coprifuoco: i presunti e "nuovi" boss corrono a folle velocità in auto di grossa cilindrata, con motori roboanti, lungo le arterie cittadine (via, Melito, via Pecchia, via Sette Re, piazza Cimmino e via Napoli fino alla via Colombo) come gesto di dimostrazione della propria onnipotenza;

Arzano, stando a quanto si evince dalla cronaca, sembra rappresentare la "zona cuscinetto" tra il clan Moccia e i secondiglianesi che tentano di assicurarsi le attività illecite sul territorio;

una sfilata sarebbe stata "vigilata", secondo quanto riporta la stampa locale, da guardaspalle su potenti moto che all'occasione avrebbero persino bloccato il traffico veicolare, onde consentire in tutta sicurezza il passaggio della carovana di auto;

in data 8 luglio 2021, con l'interrogazione 4-09768 alla Camera dei deputati, l'interrogante già sollecitava il Governo rispetto ad una situazione analoga a quella riportata,

si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza della delicata situazione esposta e quali iniziative di competenza, anche precauzionali, intenda adottare, anche per rafforzare i controlli delle forze dell'ordine, per monitorare ed eventualmente punire quella che ha tutte le caratteristiche di una sfida degli Amato-Pagano alle istituzioni.

(4-01293)

MARTELLA - Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. - Premesso che:

nel corso della mattinata del giorno 25 giugno 2024, si è verificata un'improvvisa quanto violenta tromba d'aria che ha interessato i territori di Rovigo e della bassa Padovana;

l'evento meteorologico ha provocato rilevanti danni in diverse aree, a causa del forte vento che ha abbattuto cartelloni, scoperchiato capannoni e abitazioni, e provocato danneggiamenti a numerose automobili;

nelle medesime aree, numerosi edifici residenziali e non residenziali sono stati interessati da allagamenti a causa delle contestuali forti precipitazioni d'acqua concentrate in un breve lasso temporale;

in questa tarda primavera e inizio estate molti sono stati i danni provocati da ripetute ondate di maltempo le cui conseguenze hanno forte impatto anche sul comparto agricolo nei territori,

si chiede di sapere quali iniziative intenda attivare il Ministro in indirizzo, per quanto di propria competenza, al fine di sostenere i territori di Rovigo e della bassa padovana colpiti dalla violenta tromba d'aria e dalle intense precipitazioni d'acqua e, in particolare, quali misure intenda promuovere per supportare tempestivamente i cittadini e le attività economiche che hanno subito danneggiamenti dagli eventi atmosferici.

(4-01294)

MAGNI - Ai Ministri dell'ambiente e della sicurezza energetica e delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

in data 16 maggio 2024, la strada alzaia che costeggia il naviglio di Paderno è stata oggetto di due frane significative in località Porto d'Adda, nel comune di Cornate d'Adda, con la conseguenza di interromperne un tratto in gestione al consorzio Est Ticino Villoresi, impedendone la viabilità;

gli interventi di ripristino e messa in sicurezza sarebbero stati stimati, dal Comune di Cornate, in un importo di circa un milione di euro;

dalla data delle frane è stato interdetto il traffico ciclopedonale e motorizzato del tratto di alzaia, e ciò comporta anche l'interruzione di una connessione molto frequentata che unisce le province di Lecco e Monza-Brianza con l'alzaia della Martesana, e dunque con Milano. Si tratta dell'inibizione del percorso turistico ciclopedonale denominato "Adda", riconosciuto come percorso ciclabile di interesse regionale (PCir 3), parte della ciclovia nazionale Bicitalia n. 17, e incluso nel "cammino di Sant'Agostino", che collegava luoghi di grande interesse turistico, culturale e ambientale;

dove è avvenuta la frana è situato lo "Stallazzo", unico punto di ristoro del tratto di alzaia, che rappresenta un vero e proprio punto di riferimento per i tanti turisti che pedalano e camminano lungo l'Adda, gestito dalla cooperativa sociale "Solleva";

come denunciato dalla presidente Erika Grandi e dal direttore Luigi Gasparini, la chiusura del percorso ciclopedonale causato dalla frana ha cagionato una fortissima riduzione del transito. Le perdite derivanti stimate sarebbero di circa 70.000 euro all'anno, e si prospetta il rischio di dover chiudere la cooperativa stessa, nella quale prestano lavoro oltre 50 dipendenti, in buona parte soggetti fragili e appartenenti a categorie protette;

in particolare, infatti, tale cooperativa opera nei settori della promozione sociale e si prefigge di diffondere solidarietà, organizzando anche iniziative rivolte a persone svantaggiate o appartenenti a classi sociali protette, offrendo ospitalità, ma anche opportunità di lavoro;

a parere dell'interrogante, non solo la ricettività e l'attrattività dell'alzaia dell'Adda è fortemente compromessa, ma rischia, nel futuro, di rimanere limitata e inadeguata rispetto al valore dei luoghi e alle esigenze dei cittadini e dei turisti, mettendo anche a rischio l'attività preziosa dello Stallazzo, con tutte le intuibili conseguenze quanto al servizio e alla missione della struttura, nonché rispetto all'operatività della cooperativa Solleva, particolarmente impegnata nel sociale e nel sostegno ai soggetti fragili,

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, i Ministri in indirizzo intendano intraprendere al fine di sollecitare gli enti competenti (in primis il consorzio Est Ticino Villoresi e il parco Adda nord della Regione Lombardia) per ripristinare il tratto di alzaia compromesso dalle frane del maggio scorso;

quali siano gli interventi cui ritengano di dare corso al più presto per contribuire, anche economicamente, al ripristino dello stesso tratto e alla rimessa in funzione dei servizi dell'Adda colpiti, di concerto con gli enti competenti e coinvolgendo i Comuni interessati, anche considerando la delicata situazione creatasi per lo Stallazzo, impegnato nel sociale, e che offre un riferimento significativo a turisti e ciclisti della zona, garantendo, al contempo, opportunità ai soggetti fragili e appartenenti a categorie protette.

(4-01295)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

10ª Commissione permanente(Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale):

3-01215 della senatrice Furlan ed altri, sulla garanzia del diritto alla salute presso gli ospedali di Gela e Caltanissetta.