Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 189 del 15/05/2024

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------

189a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 15 MAGGIO 2024

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Presidenza del vice presidente RONZULLI,

indi del vice presidente CASTELLONE

e del vice presidente CENTINAIO

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente RONZULLI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,01).

Si dia lettura del processo verbale.

DURNWALDER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

BOCCIA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCIA (PD-IDP). Signor Presidente, abbiamo di fronte a noi una giornata a dir poco intensa, già iniziata con il voto per l'elezione di un giudice della Corte costituzionale a Montecitorio, ed è inoltre programmata la Conferenza dei Capigruppo alle ore 12.

Chiedo pertanto che, nel momento in cui si svolge la Conferenza dei Capigruppo, venga sospesa la seduta di Assemblea, perché per alcuni di noi è opportuno essere in Aula durante la discussione generale.

Ritengo inoltre che la Conferenza dei Capigruppo dovrà decidere su alcune questioni delicate che hanno caratterizzato il lavoro parlamentare della giornata di ieri, in particolar modo con riferimento al cosiddetto decreto superbonus. Sarebbe quindi opportuno, almeno per quanto riguarda il Partito Democratico, fare il punto della situazione, seppur breve, ma necessario, con il proprio Gruppo, subito dopo la Conferenza dei Capigruppo.

PRESIDENTE. Senatore Boccia, la Presidenza inoltrerà la sua richiesta al presidente La Russa.

Seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale:

(935) Modifiche agli articoli 59, 88, 92 e 94 della Costituzione per l'elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri, il rafforzamento della stabilità del Governo e l'abolizione della nomina dei senatori a vita da parte del Presidente della Repubblica

(830) RENZI ed altri. - Disposizioni per l'introduzione dell'elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri in Costituzione

(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (ore 10,05)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 935 e 830.

Ricordo che nella seduta di ieri è proseguita la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Zanettin. Ne ha facoltà.

ZANETTIN (FI-BP-PPE). Signor Presidente, ministro Alberti Casellati, onorevoli colleghe e colleghi, prima di parlare oggi ho voluto ascoltare gli interventi dei colleghi dell'opposizione per comprendere il taglio che intendevano dare a questo importante dibattito politico sulla riforma costituzionale.

Le confesso, Presidente, che sono rimasto piuttosto deluso. Mi è sembrato che i toni usati siano stati eccessivamente polemici e poco costruttivi. Ho sentito usare parole grosse e toni accesi, quasi apocalittici, ma nessuna autentica proposta alternativa. Ho sentito parlare di torsione autoritaria, di pericolo per la democrazia, di sistema plebiscitario e di una riforma costituzionale anticostituzionale (è quasi un gioco di parole).

Ho l'impressione, tuttavia, che si voglia contestare la riforma in modo aprioristico, non per il metodo con cui si propone di attuarla, ma addirittura per le finalità. Si dimentica però un dato di realtà. L'Italia è il Paese europeo in cui mediamente i Governi durano di meno. In epoca repubblicana la durata media di un Governo è stata di quattrocentosedici giorni, pari a circa quattordici mesi.

L'esigenza di rafforzare l'Esecutivo non è di oggi. Ormai, da oltre trent'anni diversi Governi e diverse maggioranze di tutti i colori politici che si sono alternati alla guida del Paese hanno intrapreso tentativi di riforma costituzionale. Già nella IX legislatura (per inciso, quella in corso è la XIX legislatura) fu istituita una Commissione parlamentare per le riforme istituzionali. All'epoca militavo nella Gioventù liberale e ricordo ancora l'orgoglio del giovane militante di partito per il fatto che tale Commissione era presieduta da Aldo Bozzi, Presidente del mio partito. Poi si sono succedute la Commissione De Mita-Iotti (XI legislatura) e la Commissione D'Alema (XIII legislatura) e nella XIV legislatura venne approvata, sotto il Governo Berlusconi, una prima legge costituzionale che però non passò al vaglio del referendum popolare. Sorte analoga è toccata alla riforma voluta dal premier Renzi nella XVII legislatura: anche quella riforma non ha superato il vaglio del referendum popolare.

Questi dati storici ci servono per confutare la prima delle obiezioni che ho sentito formulare in Aula in questi giorni di dibattito. Mi riferisco alla tesi secondo cui la nostra è la Costituzione più bella del mondo, nata dalla Resistenza al nazifascismo, e quindi non ci sono motivi per modificarla.

In realtà, tutti i motivi di riforma che si sono succeduti nel tempo avevano la finalità di rafforzare l'Esecutivo e dimostrano che l'opzione per Governi strutturalmente deboli, nata all'indomani del secondo conflitto mondiale e dopo la fine della dittatura fascista, scelta perfettamente condivisibile quando venne promulgata nel 1947, non è più rispondente alle esigenze del tempo presente. Talune di queste proposte prevedevano addirittura un sistema presidenziale con l'elezione diretta del Presidente della Repubblica. Ricordo a tal proposito la proposta della Commissione bicamerale presieduta dall'onorevole d'Alema.

Tutti i Presidenti del Consiglio che si sono succeduti in questi decenni hanno ritenuto assurdo quanto previsto attualmente, cioè di non poter sostituire un Ministro del loro Esecutivo in modo autonomo, quindi, colleghi, se anche la sinistra, quando è stata al potere in questo Paese, ha avvertito l'esigenza di modificare la Costituzione, non deve considerarsi un sacrilegio o un attentato alla democrazia mettere mano da parte di un Governo di centrodestra alla seconda parte della nostra Costituzione.

Una seconda questione che ho avvertito nel dibattito è relativa al modo in cui la nuova configurazione del Presidente del Consiglio, per effetto della sua elezione diretta, si riverbera sul ruolo e sui poteri del Presidente della Repubblica. Secondo gli esponenti dell'opposizione, con questa riforma il ruolo presidenziale sarebbe gravemente sminuito e ridimensionato. Mi pare anche questa una critica infondata e forzata. In realtà i poteri presidenziali restano sostanzialmente inalterati. Gli unici marginali interventi di riforma riguardano l'abolizione dei senatori a vita e la conseguente prerogativa presidenziale e il potere di sciogliere una sola Camera anziché entrambe. Si tratta in effetti di aspetti di mero dettaglio che non incidono sulla sostanza. L'elezione diretta del Premier vincola piuttosto il Presidente della Repubblica nell'affidamento dell'incarico al Premier votato e questo è certamente, se vogliamo, l'aspetto più delicato. Si tratta tuttavia di un adeguamento della Costituzione formale a quella materiale.

Già oggi, quando dalla consultazione elettorale emergono una indicazione chiara del leader e di una maggioranza di Governo, com'è avvenuto peraltro nelle più recenti elezioni, il Presidente della Repubblica non può che prenderne atto. In questo modo però, a giudizio di chi parla, non si rafforza e non si indebolisce, ma anzi si rafforza la democrazia del nostro Paese, non nella logica del plebiscitarismo e dell'autoritarismo, come errando hanno affermato le opposizioni, ma piuttosto nella logica della democrazia dell'alternanza.

Purtroppo, l'odierno disincanto e l'allontanamento dei cittadini rispetto alla politica, testimoniati in particolare dalla bassa, talvolta bassissima, affluenza ai seggi durante le consultazioni elettorali, sono in larga misura dovuti alla percezione, vera o presunta, dell'indifferenza della politica al rispetto della loro volontà. Questa riforma, invece, attribuirà certamente centralità alla volontà democratica dei cittadini e io credo rafforzerà la sensazione del cittadino elettore di contare davvero nelle decisioni che riguardano il futuro del Paese e la selezione della sua classe dirigente, riavvicinandolo alle istituzioni.

La riforma che stiamo discutendo si ispira peraltro a quella che, a detta di tutti, ha funzionato meglio negli ultimi decenni: l'elezione diretta dei sindaci e dei Presidenti di Regione. Il Premier, che questa riforma propone, è proprio una sorta di sindaco d'Italia. Ammetto, Presidente, di non poter vantare il copyright di questa definizione. In realtà è stato il senatore Renzi il primo a parlare, qualche stagione fa, di sindaco d'Italia, ma è una formula che giudico felice e per questo oggi mi sento di rilanciarla. Tutto questo per riaffermare il concetto che, a tempi alterni, tutti i leader politici, una volta al Governo, hanno sentito la necessità di queste riforme costituzionali.

Tra gli argomenti critici esposti in questi giorni, c'è anche quello secondo cui questa riforma sarebbe frutto di una sorta di pactum sceleris tra Lega e Fratelli d'Italia, per un baratto tra autonomia e premierato. Al netto del fatto che l'autonomia differenziata altro non è che una legge ordinaria attuativa di una riforma costituzionale votata dalla sinistra nell'ormai lontanissimo 2001, mi sento oggi autorizzato a replicare, in particolare al Partito Democratico e ai suoi esponenti, che altri e più gravi baratti sono stati attuati negli anni passati ai danni della cosiddetta Costituzione più bella del mondo.

Ricordo che nella scorsa legislatura il Partito Democratico non ha esitato a votare a favore dello scellerato (quello sì) taglio dei parlamentari, di cui tutti oggi in questo consesso ci lamentiamo, qualcuno pubblicamente - come il sottoscritto, che quel taglio non ha votato e che contro quel taglio ha fatto campagna elettorale referendaria - altri colleghi sottovoce e con tono confidenziale. Pur di entrare al Governo con i 5 Stelle, il PD ha cambiato, tra la prima e la seconda lettura del testo costituzionale, dalla sera alla mattina, d'emblée, il voto da negativo a favorevole. Dopo questo increscioso precedente, di lezioni di coerenza in materia costituzionale il Partito Democratico non è certamente in grado di impartirne.

Azzardo infine una previsione. Sono convinto che, se su questa riforma costituzionale si dovrà alla fine celebrare un referendum, questo vedrà un esito positivo. Cercherò di spiegare perché. Entrambe le riforme costituzionali volute prima da Berlusconi e poi da Renzi non hanno superato il vaglio del referendum. Erano riforme probabilmente più ambiziose di questa, quanto a contenuti, ma avevano un difetto: apparivano agli elettori confuse e poco chiare quanto alle finalità. Troppe cose dentro, troppi cambiamenti. Questa riforma invece è - come dire - pop. Il suo contenuto è molto chiaro: significa attribuire al cittadino elettore la possibilità di scegliere direttamente chi sarà il Premier e la coalizione di Governo. Eviterà trasformismi e odiosi ed inspiegabili cambi di casacca, le furbizie italiche che tanto indignano l'opinione pubblica. Il cittadino, di fronte alla scelta semplice che gli verrà posta, a mio giudizio non avrà esitazione ad approvarla.

Quanto alla legge elettorale, credo sia stato giusto escluderla dalla riforma costituzionale e rinviarla alla legge ordinaria. Le questioni sul tappeto sono numerose, segnalate anche sulla stampa da acuti studiosi della materia. Ci sarà tempo per approfondirle, evitando storture e cercando di rispettare, anzi rispettando certamente i principi sanciti già in altre occasioni dalla Corte costituzionale in materia elettorale.

Ho cercato di inserire in questo dibattito, che mi è parso talvolta parossistico, qualche spunto pacato di riflessione. Spero serva ad attenuare i toni di confronto esasperato, che non giova certamente alla nostra democrazia, e come invito al dialogo sulle regole comuni delle istituzioni.

Mi consenta, Presidente, di rivolgere un ringraziamento alla ministra Elisabetta Alberti Casellati, per l'impegno che ha dimostrato e per il rispetto che ha per il Parlamento, partecipando a tutte le sedute e a tutti i dibattiti. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rando. Ne ha facoltà.

RANDO (PD-IDP). Signora Presidente, ministra Casellati, onorevoli colleghe e colleghi, inquieta constatare che, dopo quarant'anni di sforzi per dare all'Italia forme di governo più stabili, sia stata prodotta una proposta invotabile e persino inemendabile. Non c'è da considerare solo la sua inadeguatezza tecnica - lo hanno detto tanti colleghi dell'opposizione che hanno parlato prima di me - ma anche il suo palese contrasto con i principi che reggono le basi della nostra stessa democrazia rappresentativa. C'è un preciso disegno politico alla base di questa proposta: smantellare il nostro sistema istituzionale per schiacciarlo sul leaderismo che mina i capisaldi della nostra Costituzione. Al contrario di quanto affermato da qualche commentatore, infatti, il nostro non è un mero costituzionalismo ansiogeno, ma si basa su considerazioni concrete e altrettanto concrete preoccupazioni per il futuro del Paese.

Facciamo un passo indietro su quello che è accaduto in queste settimane. Avete proceduto con i lavori in Commissione senza ascoltare le nostre richieste, sordi a ogni nostro tentativo di proposta e condivisione. Su questo rispondo, avendo appena ascoltato il discorso del senatore Zanettin, che dice che l'opposizione non ha fatto nessuno sforzo e nessuna proposta. Basta essere andati in Commissione: il Partito Democratico, ascoltando anche il monito che è arrivato da gran parte dei costituzionalisti in audizione, attenti alla Costituzione, ha tentato di approfondire e far emergere tutte le contraddizioni contenute nel disegno di legge, spiegando gli effetti negativi della proposta di riforma.

Nel corso dei lavori in Commissione, attraverso l'illustrazione degli emendamenti, non vi è stata alcuna risposta da parte della maggioranza, perché evidentemente il testo non può essere modificato, essendo parte dello scambio - sì, di questo si tratta - tra autonomia differenziata e premeriato, concluso tra due delle forze politiche che sostengono questo Governo. Diciamolo con chiarezza: non si può riscrivere la Costituzione per volere di un capo politico. È inaccettabile procedere senza il pieno coinvolgimento del Parlamento e di tutte le forze politiche. Per questo, la settimana scorsa avevamo chiesto, con la nostra questione pregiudiziale, di non procedere alla discussione generale.

A differenza vostra noi non abbiamo avuto alcuna paura del confronto qui in Aula. Voi avete scelto il silenzio, ma ci avrebbe fatto molto piacere ascoltare le vostre argomentazioni, quella di ognuno di voi, perché ci ascolta il Paese, perché siamo i costituenti di oggi. Da un lato, volete modificare la grammatica costituzionale e avete rinunciato all'ascolto e al confronto; dall'altro, ci accusate spesso di ostruzionismo, di far perdere tempo, solo perché abbiamo scelto di parlare, di argomentare e di non tacere. Eppure, siamo contenti che ieri il senatore Malan ci abbia detto che molti di voi si sono iscritti oggi per argomentare e discutere la riforma costituzionale, perché noi saremo qui ad ascoltare. Noi non abbiamo paura, appunto, del confronto e dell'ascolto, perché siamo sicuri delle nostre opinioni. Siamo ben certi del disastro istituzionale che si verrebbe a creare con l'approvazione di questa legge. Avevamo chiesto di non procedere all'esame del disegno di legge costituzionale, perché è fin troppo evidente che state utilizzando le istituzioni repubblicane per un fine politico, in piena campagna elettorale.

Signora Presidente, vengo ai contenuti della proposta oggi in discussione. Com'è stato espresso molto chiaramente e a più riprese da esperti costituzionalisti, giuristi e politologi, esistono svariate argomentazioni in opposizione a questo disegno di legge costituzionale, che, partendo da un punto di vista strettamente tecnico, arrivano a minare la nostra stessa democrazia. Vorrei concentrarmi su alcuni punti, cinque in particolare, a nostro avviso esplicativi per rendere irricevibile la sostanza e il merito del testo di revisione costituzionale deliberato dalla 1a Commissione.

In primo luogo, l'elezione diretta del Presidente del Consiglio costituirebbe un unicum - l'hanno detto tanti altri miei colleghi - nella storia delle Costituzioni contemporanee, nonostante esistano svariati regimi presidenziali e semipresidenziali, però disciplinati con opportuni e robusti contrappesi. Nessuno ha pensato ad una forma di governo come quella proposta, perché è giustamente percepita la pericolosità di affidare a una persona sola per lunghi periodi di tempo un'abnorme concentrazione di poteri cruciali. Si pensi a quale accentramento si creerebbe nella guida, per esempio, delle relazioni internazionali, della sicurezza, della difesa, dell'economia, della pubblica amministrazione e del sistema giudiziario; una condizione di squilibrio gravissima, acuita dalla riduzione dei poteri del Parlamento, già oggi spesso ridotto a mero redattore di decreti impacchettati e soprattutto del ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica.

Passo al secondo punto, Presidente. Con la proposta di modifica costituzionale che stiamo appunto discutendo, il Capo dello Stato non perderebbe solo il potere di nomina dei senatori a vita e la scelta di un Presidente del Consiglio, eventualmente al di fuori dei parlamentari, bensì, nell'ordine: non potrebbe più sciogliere in modo anticipato una Camera; si vedrebbe incredibilmente limitato il potere di nomina del Presidente del Consiglio e quello di scioglimento delle Camere, che sembrerebbe vincolato a situazioni specifiche prestabilite, in un certo senso vincolate e obbligate.

Ancora, potrà proporre la revoca dei Ministri, ma niente è stato chiarito sul ruolo di guida e coordinamento degli stessi. Se ci fosse la necessità di sciogliere in modo anticipato le Camere per gravissimi motivi istituzionali o politici? Il Presidente della Repubblica avrebbe perso questa prerogativa importantissima per il ruolo di garante dello Stato.

C'è poi un terzo argomento di forte critica che non posso non rilevare. Con il sistema proposto dal Governo si indeboliscono gli strumenti della democrazia rappresentativa, perché, al contrario di quanto questo Governo continua a rivendicare sempre a mo' di bandiera, il corpo elettorale avrebbe possibilità di scelta solo con un'unica votazione maggioritaria ogni cinque anni e deciderebbe sulle proposte dei vertici del sistema politico senza avere successivamente modo di manifestare il suo giudizio e la sua volontà popolare. Lo traduco: rimuovendo il fumo negli occhi che si continua a gettare sui cittadini e sulle cittadine di questo Paese, l'elettorato vedrebbe ridotti i propri poteri. Inoltre, irrigidire il testo costituzionale con una scelta così specifica in termini di legge elettorale con un sistema maggioritario suscita quantomeno uno scrupolo anche derivato dal realismo e dall'esperienza: stabilire regole ferree per evitare che si verifichino manifestazioni patologiche dell'Esecutivo e del legislativo (instabilità o fluidità delle maggioranze) può essere controproducente, perché la rigidità è appropriata a situazioni precise e prestabilite, mentre la realtà (e la storia dei nostri Governi di questa Repubblica lo dimostra) è spesso mutevole e anche imprevedibile.

Su questo, riferendoci all'eccessiva importanza attribuita alla figura del leader, quasi prescente di alcuni aspetti della proposta di modifica costituzionale che stiamo discutendo, Stefano Rodotà, audito nel 1997 dalla Commissione parlamentare per le riforme costituzionali della XIII legislatura, offriva in prospettiva una riflessione sensata: si dice che bisogna scegliere un determinato leader perché altrimenti non si vincono le elezioni; quel tipo di leadership rispetto alla quale la coalizione sfuma e il leader soltanto è la condizione di successo indica però una debolezza che si trasferirà poi alla coalizione in Parlamento. In risposta a una provocazione diceva che, al contrario, la coalizione riconosciuta e la leadership attribuita al rappresentante del Gruppo del partito più forte è proprio la condizione perché in Parlamento vi sia maggiore stabilità.

Con la vostra proposta si aggiunge un altro problema: qualsiasi uomo o donna fosse candidato alla Presidenza del Consiglio, e quindi dovesse assicurare per sé il massimo numero dei voti e anche la piena fedeltà dei parlamentari eletti a lui o a lei collegati, non spingerebbe forse per avere influenza sulla composizione delle liste elettorali, riducendo quindi così le scelte autonome dei partiti, delle sezioni territoriali, dei cittadini e delle cittadine elettori?

Passerei al quarto punto, ovvero a un altro tormentone di questo Governo, probabilmente inserito per limitare i cosiddetti giochi di palazzo, con questo termine che sempre utilizzate e di cui altri colleghi meglio di me hanno spiegato il significato. Il termine «palazzo» dovrebbe avere un'accezione positiva, dovrebbe rappresentare un luogo di riflessione del legislatore; invece, l'espressione «giochi di palazzo» è tanto citata dalla maggioranza.

La previsione inserita nell'articolo 4 del presente disegno di legge, più che una regola antiribaltone, mi sembra una sorta di garanzia di staffetta tra i partiti di maggioranza, come ci ha fatto notare l'onorevole Anna Finocchiaro nelle audizioni: essa non può che accendere aspirazioni competitive tra i leader delle forze della coalizione, promuovendo i giochi politici interni alla maggioranza e facendo decadere così l'assioma che collega la stabilità di Governo all'elezione diretta. Il soggetto forte va infatti individuato nel potenziale successore del Presidente eletto, perché è proprio il successore che detiene il potere di ricatto consistente nella reale possibilità di condurre allo scioglimento delle Camere. La stessa previsione costituzionale di questo secondo Governo è, infatti, un potenziale incentivo ad impiegare l'istituto e quindi a caratterizzare di instabilità il Governo precedente, pure eletto. Peraltro - ed è bene farlo notare - bisogna tornare al periodo fascista per trovare l'unico precedente di questa bizzarra formula: era infatti previsto dall'articolo 13 della legge 2693 del 1928, recante ordinamento e attribuzioni del Gran Consiglio del fascismo, che consegnò il Governo nelle mani di Badoglio dopo la rimozione di Mussolini.

In secondo luogo, il Presidente è in grado di avere il voto di fiducia anche delle forze precedentemente all'opposizione, alle quali nessuna norma costituzionale può vietare di scegliere liberamente come esprimersi in sede parlamentare.

Vorrei ora passare all'ultimo punto e accingermi alle conclusioni, signor Presidente. Con il presente disegno di legge costituzionale si pongono le premesse per un'ulteriore espansione dei poteri governativi a scapito della competenza parlamentare.

Infatti, come accennavo prima, se uno dei maggiori problemi attuali consiste nella troppo accentuata influenza del potere esecutivo sulla produzione legislativa - si pensi a tutte le polemiche sugli atti con forza di legge, sull'abuso di voto di fiducia, sulle leggi e sui macroemendamenti, sui DPCM - una riforma costituzionale come quella proposta si pone in piena contraddizione con le auspicabili tendenze a far recuperare al Parlamento il suo potere legislativo.

Con questi argomenti, Presidente, ho cercato di spiegare le ragioni della nostra contrarietà. Aggiungo che non possiamo nasconderci in quale modo arriva questa riforma in Aula. L'intero Paese ha assistito allo scambio politico-elettorale fra Fratelli d'Italia e Lega: da una parte l'autonomia differenziata, dall'altra il premierato. Con l'autonomia differenziata volete distruggere l'unità del Paese, aumentando il divario territoriale e le diseguaglianze economiche e sociali non solo tra Nord e Sud, ma anche tra centro e periferia e tra Capoluoghi all'interno di ogni Regione. Con il premierato, neutralizzate le funzioni del Presidente della Repubblica e del Parlamento per accentrare i poteri nelle mani del Presidente del Consiglio.

Il mio appello è alle forze parlamentari di maggioranza: fermatevi, fermate questa riforma pericolosa per la nostra democrazia, tornate a pensare ai problemi delle persone e delle famiglie italiane, al lavoro, all'inflazione e agli aumenti del costo della vita. Vi state avvitando dentro riforme sbagliate per consegnare un po' di potere in più nelle mani di Giorgia. Non lo consentiremo, ci batteremo per fermare questa deriva e riaffermare i valori della nostra Costituzione scritta da donne e uomini che hanno avuto il sogno di consegnarci non una Carta, Presidente, ma valori, principi, buon funzionamento della democrazia e alta qualità della partecipazione. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo scientifico sportivo «Giorgio La Pira» di Pozzallo, in provincia di Ragusa, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale
nn.
935 e 830 (ore 10,32)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Floridia Barbara. Ne ha facoltà.

FLORIDIA Barbara (M5S). Signor Presidente, gentile Ministra, gentili colleghe e colleghi, non volevo parlare perché in quest'Aula è stato detto tanto e bene, in maniera precisa e argomentata, in tutti i toni, con arguzia, veemenza, energia e intelligenza, dunque cosa avrei potuto e posso aggiungere io? Avrei solo potuto ripetere, ma ho pensato che invece di ripetere - cosa in cui forse non sarei neanche brava e lo faranno dopo di me colleghi ancora più bravi - oggi voglio piuttosto ricordare e, se c'è una cosa che nella mia vita ho saputo fare o quantomeno ho fatto per diciassette anni prima di rappresentare i cittadini in questo Parlamento, è insegnare. Insegnavo storia e tornerò a insegnare storia, quindi oggi voglio solo ricordarvi un momento storico e proporvi di fare insieme una riflessione storica.

Sapete quando la repubblica, ai tempi dei romani, si trasformò in impero? Intanto, dobbiamo ricordare che la repubblica romana era un sistema perfetto: c'erano due consoli che avevano il potere esecutivo; c'era il Senato, che aveva il potere elettivo, appunto di eleggere i consoli; e poi c'erano i tribuni della plebe, che avevano il compito di censurare, il compito di veto. Era un sistema equilibrato che funzionava, ma che cos'è accaduto a un certo punto? A un certo punto, la repubblica è diventata talmente vasta che andava gestita bene, la corruzione è esplosa e il popolo ha cominciato a pensare che forse era più opportuno che ci fosse solo una persona a gestire il tutto piuttosto che un sistema così complesso, completo, equilibrato e funzionante. E allora qualcuno pensò di poter ardire, con la sua presenza, di sostituirsi al potere del Senato, dei consoli e dei tribuni della plebe. Chi era questa persona? Giulio Cesare. Egli, un po' come Salvini - lungi da me paragonarli - cos'ha voluto per sé? I pieni poteri. Aveva vinto tante battaglie, aveva un consenso popolare e anche un consenso senatoriale, pensava lui. Volendo per sé i pieni poteri, sappiamo tutti che Giulio Cesare fece una brutta fine. Attenzione, però, perché il nipote Ottaviano fu molto più astuto. Mentre lo zio non ottenne i pieni poteri per sé, reclamandoli con la forza, Ottaviano se li fece consegnare su un piatto d'argento. Sapete da chi? Dai senatori, dicendo loro: io non voglio i pieni poteri, voglio solo proteggervi, voglio solo fare in modo che la res publica possa funzionare. I senatori vollero credere a Ottaviano, a differenza dello zio, e gli consegnarono pieni poteri.

Ottaviano, che poi si chiamò Ottaviano Augusto, fece un uso meraviglioso di quei poteri. Ricordiamo tutti la pax augustea. Il sistema funzionava quindi e tutti pensarono: perfetto, abbiamo fatto bene ad affidare più poteri ad una persona sola, così equilibrata. Il governo di Augusto fu un ottimo governo. Egli non volle mai essere chiamato imperatore, ma solo princeps.

Attenzione, però, perché in questa fase di transizione, con un Senato quasi orgoglioso di aver dato a Ottaviano ciò che aveva negato a Cesare, addirittura uccidendolo, dopo Augusto è cominciato l'impero. È finita la pax augustea e abbiamo avuto Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone, Vespasiano, Tito, Domiziano, eccetera.

Questa è una fase storica e vado indietro, a Polibio e a quella che la storiografia ci insegna come l'evoluzione ciclica dei regimi politici e delle loro degenerazioni. Questo punto è importante. Tale evoluzione si chiama anaciclosi. Abbiamo la monarchia, poi l'aristocrazia, l'oligarchia, la democrazia, l'oclocrazia, e così via.

Il ciclo in cui siamo adesso è quello della democrazia. Cosa avviene, ciclicamente e storicamente? Cosa è provato e confermato che accade sempre, continuamente? Dopo la democrazia, nel momento in cui il popolo ha paura e le guerre prevalgono, quando c'è un tasso di corruzione altissimo, la gente immagina che sia più giusto dare poteri ad una sola persona. Questo si ripete ciclicamente. Poi abbiamo l'oclocrazia, cioè la pax augustea, e cosa avviene dopo? La monarchia. Questa è la storia.

Lungi da me dare lezioni a questa maggioranza, così sicura e arrogante. Arrogante, sì, perché una riforma costituzionale, a mio avviso, avrebbe bisogno di una valutazione molto più profonda. Non invito ad ascoltare noi del MoVimento 5 Stelle, ma forse il confronto con grandi costituzionalisti, anche con grandi storici, sarebbe stato opportuno.

Scusate questo retaggio della mia vita di prima, ma dopo diciannove anni tra i banchi di scuola è più forte di me. Io riesco a guardare tutto attraverso le materie che ho insegnato e quindi attraverso i grandi che mi hanno insegnato qualcosa. Almeno, loro ci hanno provato, io non so cosa sono riuscita a estrapolare e recuperare.

Vi chiedo, però, una cosa. Facciamoci delle domande. In questo contesto, il Presidente del Consiglio, il Premier, ha poteri deboli? No. Lo abbiamo visto in pandemia, lo abbiamo visto adesso con la Presidente del Consiglio, lo vediamo con i decreti continui che questo Governo ci impone. Bisogna quindi rafforzare i poteri di un Presidente che ha già quasi i pieni poteri? No.

Il Parlamento, quindi noi, abbiamo poteri sufficienti? Siamo sufficientemente forti? Noi riusciamo a legiferare? No. Quindi qual è il potere che andava rinforzato? Quello del Parlamento, se si voleva in qualche modo incidere, non certo quello del Premier. (Applausi).

Il Presidente della Repubblica è stato di garanzia? È un pilastro per questo sistema delicato ed equilibrato, che i costituzionalisti, non certo Barbara Floridia, sono capaci di spiegare? Sì, lo è stato. Perché trasformarlo in passacarte?

Vi faccio un'ultima domanda. In questo momento storico, pensando al passaggio dalla Repubblica all'impero, pensando ai cicli di Polibio, alle degenerazioni dei regimi politici, secondo voi siamo in un momento in cui il tasso, il livello di corruzione, la paura delle persone e il contesto geopolitico possono condurre a quell'errore storico? Sì o no? (Applausi). Per me sì, ma non per me, per la storia sì.

Io non dubito, o meglio, non voglio dubitare delle nobili intenzioni. Immagino che le vostre intenzioni siano nobili, ma attenzione che non accada come è accaduto con Ottaviano Augusto con la pax au-gustea. Le intenzioni di Augusto erano nobili e hanno anche funzionato durante il suo regime, dopo non hanno più funzionato.

In conclusione, Presidente, colleghi, non ascoltate me, non ascoltate il MoVimento 5 Stelle, non ascoltate l'opposizione; del resto non lo fate mai, perché lo dovreste fare proprio questa volta? Vi prego, però, di ascoltare la storia, cercando di essere umili e di uscire dall'arroganza del presente perché è pericolosa. Ascoltate sua maestà, sua maestà, sì, la storia. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà.

*PARRINI (PD-IDP). Signor Presidente, ministra Casellati, ieri - come credo molti colleghi - sono rimasto profondamente colpito dalle parole della senatrice a vita Liliana Segre. Sono rimasto colpito dal complesso del suo intervento, ma soprattutto da tre moniti che, con la sua saggezza, Liliana Segre ha voluto lanciare al Governo, alla maggioranza e a tutti noi.

Mi riferisco alla parte del suo intervento nella quale la senatrice a vita ha invitato il Governo e la maggioranza a evitare prove di forza, sperimentazioni temerarie e scelte avventurose. Io credo che dovreste prendere molto sul serio queste parole, perché nella vostra riforma ci sono scelte avventurose e sperimentazioni temerarie. E, nel modo in cui avete portato avanti questo tentativo di riforma, c'è stata la ricerca continua delle prove di forza. La ricerca continua delle prove di forza è l'altra faccia dell'ostinato rifiuto di dialogare realmente con l'opposizione, come invece bisognerebbe fare quando ci si accinge a cambiare la Costituzione, e soprattutto se si cambia la Costituzione nella sua Parte II, che riguarda il modo in cui le nostre istituzioni sono organizzate.

Il rifiuto del dialogo è di per sé un grave limite dell'operazione riformatrice che avete messo in campo. Io spero che nei prossimi mesi possiate rendervene conto più di quanto non sia avvenuto nei mesi scorsi. Durante cinque mesi di dibattito in Commissione, quasi ogni giorno, vi abbiamo invitato a prendere in considerazione i campanelli di allarme che abbiamo fatto suonare con molta responsabilità, sottolineando quali erano i punti che assolutamente non andavano bene del disegno di legge che stavamo trattando.

Fino a questo momento i nostri appelli alla ragionevolezza sono caduti nel vuoto. Siete andati avanti come rulli compressori e siete riusciti a confezionare una proposta che non sta in piedi da nessun punto di vista.

Uno dei più grandi teorici e riformatori costituzionali di questo Paese - mi riferisco a Leopoldo Elia - negli anni Settanta dette una lezione mai più dimenticata sul fatto che le forme di governo, cioè il modo in cui in un ordinamento sono distribuiti i poteri tra gli organi di vertice, non vanno tanto distinte tra forme di governo parlamentari, presidenziali, semipresidenziali. La prima distinzione che bisogna fare è tra le forme di governo che hanno il pregio dell'equilibrio e della flessibilità, dell'elasticità e quindi della resilienza, e le forme di governo che invece hanno il difetto dello squilibrio e della eccessiva rigidità. Voi avete confezionato una proposta che ha come principale difetto quello di consegnare tra i poteri dello Stato una situazione di squilibrio assolutamente fuori dalla norma, eccessiva, estremamente rischiosa. Quel che mi sembra non riusciate a capire - lo noto da alcuni interventi che caratterizzano la vostra presenza nel dibattito pubblico - è che questa proposta, abusivamente chiamata premierato - poi dirò qualcosa su questo, perché il premierato è una cosa seria in dottrina e in politologia, ed è il sistema di governo della Germania, del Regno Unito e della Spagna - è in realtà il "melonato", che è un'altra cosa, e cioè è una deformazione del premierato con una versione all'italiana che non ha eguali nel mondo e non sta in piedi, non regge.

In questo disegno di legge avete cristallizzato lo squilibrio tra i poteri facendo finta di non conoscere - penso lo conosciate - l'articolo 2 della nostra Costituzione, che dice: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Cosa ci dice l'articolo 2 della nostra Costituzione? Ci dice che l'Italia è una Repubblica che si basa sulla volontà popolare, ma prevede che la sovranità popolare tenga conto delle forme e dei limiti in cui questa può esercitarsi secondo il dettato costituzionale. Ci dice cioè - è la lezione di tutto il grande costituzionalismo liberaldemocratico - che una buona democrazia è tale se esistono al suo interno equilibrio tra i poteri, tra Governo, Parlamento, Presidente della Repubblica, e una rete valida di contrappesi, limiti e controlli che impedisca che ci sia un abuso e un'esondazione di uno dei poteri a danno degli altri, e particolarmente una rete di controlli e di contrappesi che impedisca le prevaricazioni del potere esecutivo. Una democrazia sana è fatta di questo. E quella che si determinerebbe se questo disegno andasse in fondo sarebbe una democrazia malata, di qualità assai inferiore a quella che abbiamo oggi, proprio per il dato abnorme degli squilibri che si creano tra Governo e Parlamento, da una parte, e tra Governo e Presidente della Repubblica, dall'altra; o per meglio dire: tra Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica, e tra Presidente del Consiglio e Parlamento.

Noi non siamo conservatori ed abbiamo una nostra proposta di riforma delle istituzioni; l'abbiamo presentata più volte e guarda alle migliori forme di governo europee, che ho citate prima: la Germania e la Spagna in primo luogo. Non siamo piatti difensori dello status quo. Una riforma costituzionale oggi dovrebbe tener conto non degli slogan e della propaganda, ma della situazione reale in cui ci troviamo. Oggi noi viviamo in un Paese in cui il Parlamento è già straordinariamente debole e schiacciato dal potere esecutivo. Basta fare il conto dei decreti-legge che sono stati approvati dall'insediamento di questo Governo. Ci era stato promesso che, essendo il Governo con la più ampia maggioranza parlamentare da molti anni a questa parte, si sarebbe fatto un uso moderato di decreti-legge. Ebbene, si è fatto un uso dei decreti-legge che è il più grande da quando questo strumento esiste e non c'è alcun indizio che vogliate rallentare, anzi, probabilmente ci sarà un'accelerazione. L'abuso dei decreti-legge è conclamato e fare una riforma costituzionale che non si ponga il problema di come contenerlo e di come contenere l'esondazione continua del Governo nella produzione normativa significa essere ciechi di fronte a una realtà che purtroppo ha queste caratteristiche.

Pertanto, insieme a quella sulla stabilità dei Governi, ci sarebbe dovuta essere una preoccupazione per un rafforzamento della dignità e dell'autorevolezza del Parlamento. Questa preoccupazione non c'è stata e, anzi, la cancellazione - direi sostanziale - dell'autonomia del Parlamento che questo disegno di legge si porta dietro è uno dei fatti più gravi su cui dobbiamo porre l'attenzione.

Perché parlo di mortificazione dell'autonomia del Parlamento? Questa mortificazione deriva da una serie di disposizioni. La prima è gravissima: come in questi giorni molti hanno ricordato, diventeremo l'unica democrazia del mondo nella quale il Parlamento è eletto in maniera non indipendente e non autonoma. Non c'è al mondo una democrazia in cui il Parlamento sia eletto subordinatamente al potere esecutivo; non c'è nessuna democrazia parlamentare che sia così, non c'è nessuna democrazia presidenziale o semipresidenziale che sia così. Per questo noi accogliamo con un sorriso le parole del Governo quando ci dice che aver abbandonato l'ipotesi presidenzialista e aver messo in campo questo disegno di legge è stato un passo verso le opposizioni. È stato un passo in direzione opposta, perché questo sistema è molto peggio del presidenzialismo o del semipresidenzialismo, che pure non ci piacciono. Infatti, lo squilibrio di poteri che genera e la mancanza di contrappesi che ha sono molto più gravi di quelli dei sistemi presidenziali e semipresidenziali. L'elezione a strascico del Parlamento, quindi, produce l'umiliazione del Parlamento. La sua elezione diventa un sottoprodotto, un cascame, un accessorio dell'elezione del Capo del Governo.

Avete poi tolto al Parlamento il potere che caratterizza una forma di governo parlamentare, quello basilare che esiste in Spagna e in Germania (i modelli a cui noi ci ispiriamo): il Parlamento deve poter avere, se ha una dignità, la possibilità di sostituire il Presidente del Consiglio. Voi, invece, avete previsto che, se il Presidente del Consiglio viene sfiduciato, il Parlamento muore. Ribadite che il Parlamento può sfiduciare il Premier. Ma che potere è quello che, se esercitato, determina la morte di chi lo esercita? È un finto potere, è una presa in giro di potere.

Ecco, questa cosa, insieme al declassamento e all'esautoramento della figura del Capo dello Stato, il cui ruolo viene compresso e schiacciato, a cui si impedisce di esercitare le proprie funzioni di garanzia istituzionale, di coordinamento, di motore di riserva nelle emergenze e nelle crisi politiche più gravi, è uno dei dati che maggiormente ci allarma e su cui io penso dovremmo discutere a lungo anche nei prossimi mesi.

Infine - e questo è un punto per me fondamentale, perché ho difeso quella riforma quando ho iniziato la mia militanza politica e trovo che questa banalizzazione che se ne fa sia insopportabile - continuate a sostenere, nonostante tutta la dottrina dica che è un'assurdità, la replicabilità a livello nazionale della forma di governo dei Comuni e delle Regioni. Fatela finita! (Applausi).

Vi rivolgo un appello: fatela finita. È una cosa non seria. Dobbiamo ricordarvi ogni volta che paragonare il Parlamento a un Consiglio comunale o a un Consiglio regionale è un affronto nei confronti del Parlamento. Ma voi in Costituzione trovate forse scritto il modo in cui vengono eletti i Consigli comunali e i Consigli regionali? I Consigli comunali e i Consigli regionali sono un potere dello Stato? No. (Applausi). Vi domando: l'equivalente del Presidente della Repubblica c'è nei Consigli comunali e regionali? No. Il potere di revisione costituzionale esiste a livello di Consiglio comunale? Un Consiglio comunale cambia al massimo il regolamento della TARI o un piano regolatore, non può cambiare la Costituzione. (Applausi).

Fatela finita di ripetere la barzelletta secondo cui si possono esportare a livello nazionale le regole che hanno funzionato bene.

Lo ammetto...

PRESIDENTE. Senatore Parrini, la invito a concludere.

PARRINI (PD-IDP). Sì, signor Presidente.

Io sono stato sindaco. Ci sono cose che hanno funzionato bene nei Comuni e nelle Regioni, ma che non possono funzionare a livello nazionale per tutte le ragioni che ho enunciato.

Vi mettete su una strada che può portare a degenerazioni molto gravi, a concentrazioni del potere eccessivo e a uno squilibrio che nuocerà alla qualità e alla funzionalità della nostra democrazia. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Irto. Ne ha facoltà.

IRTO (PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, arriviamo oggi a discutere una proposta di riforma costituzionale che ha visto un grande lavoro propositivo avanzato dal nostro Gruppo in Commissione. Diverse sono state le proposte emendative nel merito della riforma e diversi gli interventi che hanno provato a mettere in luce quelle che per noi risultano vere e proprie lacune del progetto presentato dal Governo.

Rispetto a questo nostro lavoro, nella parte emendativa abbiamo riscontrato, purtroppo - come è già stato sottolineato da diversi colleghi che mi hanno preceduto - una resistenza da parte della maggioranza verso un confronto serio e costruttivo, unito all'assenza di volontà di discutere nel merito le proposte alternative che abbiamo avanzato. Vi sono stati una sordità e un incomprensibile immobilismo da parte dei parlamentari della stessa maggioranza, quasi a certificare sin d'ora, nei fatti, quali sarebbero gli effetti di una riforma che mira a concentrare la gran parte dei poteri nelle mani di una sola persona, a discapito del Parlamento.

Valutando gli elementi di criticità del progetto di riforma in esame, non si può non dire che questa riforma finirà per svilire le prerogative del Capo dello Stato - come è stato detto - oltre a quelle del Parlamento. Proporre di eleggere direttamente il Presidente del Consiglio, quando il Presidente della Repubblica resta un organo figlio di un'elezione secondaria, non fa altro che creare i presupposti per un potenziale scontro di legittimità ogniqualvolta il Presidente della Repubblica, secondo le prerogative previste dalla stessa Costituzione, dovesse provare a far valere il proprio ruolo di garante dell'unità nazionale e la propria figura di terzietà nella rappresentanza delle istituzioni del nostro Paese rispetto a quelli che, invece, potrebbero essere gli intendimenti del Capo del Governo di turno eletto dal popolo, così come voi vorreste.

Inoltre, un'altra stortura di cui si denuncia l'inappropriatezza e di cui la maggioranza è ben consapevole, anche se prova a negarlo in tutti i modi, è quella di proporre un disegno di legge costituzionale per eleggere direttamente il Presidente del Consiglio in contemporanea con il Parlamento, ma rimandando la definizione delle regole di elezione dello stesso Parlamento a una legge elettorale futura di cui non si conoscono assolutamente i contenuti. Addirittura, avevate provato a stabilire direttamente nel testo della Costituzione un premio di maggioranza del 55 per cento che, per fortuna, solo dietro la spinta dell'opposizione è stato poi cancellato e rimandato per la sua definizione sempre a un'inconoscibile futura legge elettorale.

Su questa materia siamo a chiedere, ancora oggi, un approfondimento degli intendimenti della maggioranza e del Governo, ma suppongo - spero di sbagliarmi - che quei chiarimenti non arriveranno.

Tutto ciò ci porta a pensare che questo modo di procedere sia una scelta voluta per rispondere alla logica di scambio tra i maggiori partiti della maggioranza, che finirà per dividere l'Italia - da un lato - con l'autonomia differenziata, arrecando un vulnus alla democrazia parlamentare e - dall'altro - con il progetto di legge sul premierato che prevede, a cascata, un effetto diretto sul Parlamento. L'elezione diretta del Premier indebolisce il Parlamento e marginalizza il Presidente della Repubblica.

Il collega Parrini ha detto prima che il premierato non esiste in alcun altro Paese del mondo. Perché? Non perché questo Governo si pensa più furbo degli altri, ma perché distrugge l'equilibrio tra i poteri dello Stato e rappresenta un danno per i cittadini. La logica sottesa è quella della verticalizzazione e della democrazia del capo al posto della democrazia della partecipazione e della rappresentanza; una vera regressione da contrastare, immagino, dando vita a una coalizione sociale e culturale per attuare i principi costituzionali. Un'attenzione agli equilibri tra le attuali forze politiche di maggioranza del tutto estranea alla dimensione costituzionale dovrebbe porsi a fondamento di una proposta di riforma. È questo il difetto maggiore di tutto il dibattito sul premierato.

Insomma, c'è da chiedersi se le riforme costituzionali si fanno per seguire le manie di una parte politica o per risolvere i problemi di fondo della democrazia italiana. È evidente che c'è una retorica, quella che avete attuato e state attuando ormai da tempo, attraverso i mass media, attraverso il dibattito in Commissione e attraverso le discussioni pubbliche, che prova a tranquillizzare: quella in base alla quale, in fondo, questa riforma tocca soltanto quattro articoli della Carta. Non si modificano - provate a dire - i poteri del Capo dello Stato, né si riducono quelli del Parlamento. La verità è completamente diversa: non solo si squilibrano tutti i poteri, ma si nasconde la vera posta in gioco, che è il tentativo di passare dalla democrazia pluralista a una democrazia del capo. Questo è il discrimine che rende sostanzialmente inaccettabile il disegno di legge sul premierato, nonostante i tentativi di ridurne la portata. È l'elezione di un capo che porta a sbilanciare radicalmente il già precario equilibrio del nostro sistema democratico.

Una revisione consapevole della Costituzione avrebbe dovuto innanzitutto rafforzare il Parlamento e indirettamente ristabilire i giusti rapporti con gli altri poteri dello Stato, tanto il Capo dello Stato quanto il Governo. Però, quando abbiamo discusso in Commissione di questa riforma, in molti la abbiamo legata a un'altra riforma, o un altro disegno di legge che questo ramo del Parlamento ha già approvato e che adesso è in discussione alla Camera. Mi riferisco alla riforma del premierato e alla riforma dell'autonomia differenziata. Qual è il nesso tra queste due vostre proposte? Il premierato e l'autonomia differenziata sono uno scambio politico all'interno della maggioranza. La coerenza è, ancora una volta, puramente politica, anzi partitica, priva di una dimensione propriamente costituzionale.

Il programma di Governo, infatti, prevede il premierato per Fratelli d'Italia e l'autonomia differenziata per la Lega: insomma, una Costituzione fatta a fette tra le forze di maggioranza. Altro che Costituzione di tutti!

A proposito di coerenza, si può però indicare un elemento che unisce tutte le forze di destra che compongono questo Governo, e cioè l'idea di verticalizzazione dei poteri. Effettivamente, pensandoci, tanto con l'autonomia differenziata quanto con il premierato si afferma la democrazia del capo, in ambito regionale a favore dei Presidenti di Regione dandogli ulteriori poteri, nel secondo caso a favore del Presidente del Consiglio. Ma d'altro canto la destra ha sempre sognato un modello di maggiore concentrazione di potere in mano al capo.

Su tutto questo, noi saremo qui, pronti a fare tutto ciò che è nel nostro potere, finché ciò ci sarà concesso, per contrastare questo modo di procedere che svilisce il ruolo dell'attuale Parlamento e che disarticola quella istituzione, quegli istituti che fortunatamente la nostra Costituzione già oggi prevede a tutela e a salvaguardia della coesione territoriale, del pluralismo e della rappresentanza, riportando questi valori a un rapporto e a un livello più alto. Mi riferisco al riconoscimento vero e non solo formale del ruolo all'interno dell'ordinamento della Repubblica e che passa anche per il tramite delle azioni che siamo in grado di mettere in campo già oggi.

Per tutte queste ragioni, l'opposizione del Partito Democratico al premierato è e sarà netta, forte e motivata nel Parlamento, ma soprattutto nel Paese. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scarpinato. Ne ha facoltà.

SCARPINATO (M5S). Signora Presidente, i senatori dell'opposizione che mi hanno preceduto hanno illustrato con argomentazioni approfondite che non ritengo di dover ripetere ancora una volta come e perché questa sia non una riforma, ma un rifacimento dalle fondamenta del sistema di governo che scardina i meccanismi della divisione e del bilanciamento dei poteri dello Stato.

Alcuni senatori hanno anche lanciato un appello al senso di responsabilità della maggioranza per addivenire a soluzioni meno traumatiche e divisive; un appello che è destinato a cadere nel vuoto, perché ci troviamo dinanzi non a un omicidio preterintenzionale della Costituzione antifascista del 1948, dovuto a imperizia e inadeguatezza degli ingegneri di questa riforma, ma a un omicidio premeditato e a lungo pianificato. Ci troviamo dinanzi a un disegno di liquidazione di questa Costituzione da parte di forze politiche che l'hanno sempre vissuta come fumo negli occhi, che mai si sono identificate nei suoi valori e che oggi non vogliono perdere l'occasione storica di liberarsene una volta per tutte, approfittando dei rapporti di forza contingenti.

Perché questa prospettazione non sembri un indebito processo alle intenzioni, mi limito a rievocare e a lasciare a verbale del Senato alcuni dati storici inequivocabili. Fratelli d'Italia, la forza politica che di questa riforma ha fatto una bandiera, è l'erede del Movimento Sociale Italiano, che nell'immediato Dopoguerra divenne il veicolo politico del riciclaggio, nel nuovo ordine repubblicano, di quella parte del Paese che era rimasta fedele ai valori del fascismo. Il Movimento Sociale Italiano - come attestato da sentenze definitive - ha giocato a lungo di sponda con varie formazioni neofasciste estremiste, come ad esempio Ordine Nuovo, protagonista della sanguinosa strategia della tensione, tramite uomini cerniera come Pino Rauti ed altri che occupavano ruoli di rilievo nel partito.

L'avversione alla nuova Costituzione fu da subito apertamente dichiarata da coloro che, il 26 dicembre 1946, fondarono il Movimento Sociale Italiano. In particolare uno di essi, tra i più autorevoli, il giurista Carlo Costamagna, già docente di diritto corporativo all'Università di Pisa, nel denigrare il lavoro dei Costituenti, dichiarò che mai avrebbero accettato una Costituzione imposta dai vincitori della guerra e sin da allora impegnò il partito per l'instaurazione di una Repubblica presidenziale "intesa come alternativa allo Stato dei partiti, piegato alle istanze dei sindacati e del mondo dei lavoratori". Nel 1954 Pino Rauti, al congresso del Movimento Sociale a Viareggio, dichiarava testualmente che la democrazia è un'infezione dello spirito.

Nel 1971 il Movimento Sociale Italiano raccoglieva le firme per l'elezione diretta del Capo dello Stato con una legge che concentrava il potere in un unico vertice e limitava gli spazi di mediazione. Il progetto viene sposato dai vertici della P2, cabina di regia politica di eversione della democrazia, che raccoglieva le componenti più reazionarie del Paese. Attraverso la sponsorizzazione della P2, l'aspirazione alla restaurazione, in forme moderne, del vecchio ordine piramidale e autoritario fascista viene veicolato anche in altre formazioni politiche, attraversando varie legislature.

Il progetto, rilanciato da ultimo da Giorgia Meloni nella XVIII legislatura, che ne rivendica la primogenitura, oggi arriva finalmente in porto nel travestimento della forma del premierato. Bisogna dare atto di una coerenza straordinaria, che dal 1946 ha sfidato il tempo; coerenza attestata anche dalla perdurante e dichiarata fedeltà del presidente del Consiglio Meloni agli ideali di Pino Rauti e dalla celebrazione qui in Senato nel 2022, da parte di esponenti autorevoli di Fratelli d'Italia, di personaggi come il generale Maletti, già vertice dei Servizi segreti, condannato con sentenza definitiva per favoreggiamento di soggetti coinvolti nella strage neofascista alla Banca dell'agricoltura di Milano nel 1969, eseguita da esponenti di Ordine Nuovo proprio per creare uno stato di emergenza propizio all'instaurazione di una Repubblica presidenziale, come accertato con sentenza definitiva.

Quanto a Forza Italia, basti ricordare che Berlusconi, fondatore del partito, era componente della P2; egli definì la Costituzione del 1948 come "vecchia e comunista" e apostrofò la Corte costituzionale come "covo di comunisti".

Infine, quanto alla mancata identificazione della Lega nei valori della Costituzione, basti ricordare che il suo leader ha candidato alle elezioni europee, indicandolo come uomo simbolo dei valori del partito, un generale che manifesta apertamente la propria ammirazione nei confronti del fondatore del fascismo e plateale disprezzo per i più elementari valori della convivenza democratica.

Detta premessa dimostra come sarebbe errato considerare questa come una partita legata solo all'attuale contingenza politica. C'è una densità del problema che può essere colta soltanto uscendo da visioni astratte e destoricizzate. In realtà, siamo dinanzi a un bivio della storia. È come se si fosse giunti, in questo tornante della storia, alla fine dei giochi di una partita che non si è mai chiusa, che è sempre rimasta aperta, tra due Italie che non riescono tutt'oggi a riconoscersi in una stessa Costituzione come casa comune, come quadro condiviso di valori fondanti del patto sociale di convivenza.

Dopo che la presidente del Consiglio Meloni, in un empito entusiastico, aveva definito questa come la madre di tutte le riforme, cioè come la chiamata alle armi per una rivincita nei confronti di una Costituzione mai condivisa, si è deciso di cambiare strategia, quando si è compreso che c'è il pericolo di perdere il referendum se gli italiani dovessero vivere la sfida referendaria come una scelta tra la Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che gode di un consenso popolare impareggiabile e il cui ruolo in questa riforma viene svuotato. Si tenta ora di buttare acqua sul fuoco, di negare e minimizzare dirompenti e calcolati effetti a cascata di questa riforma che concentra il potere dello Stato nelle mani di un Premier, che sembra l'edizione italiana dei caudilli sudamericani; che annichilisce e lobotomizza il Parlamento; che svuota il ruolo del Presidente della Repubblica; che rende a portata di mano la conquista da parte di minoranze del Paese di tutte le postazioni strategiche dallo Stato, dalla Presidenza della Repubblica alla Corte costituzionale fino al Consiglio superiore della magistratura. Ho detto "la conquista da parte di minoranze" non per un lapsus, ma con cognizione di causa, come spiegherò tra poco.

La leva strategica per raggiungere tale risultato è la costituzionalizzazione del principio maggioritario, prevista all'articolo 92 del progetto di riforma, senza indicare le condizioni di operatività dal premio di maggioranza. Viene taciuto se sarà prevista o meno una soglia minima per ottenere il premio di maggioranza, se sarà previsto o meno un ballottaggio e quale sarà la percentuale di tale premio di maggioranza. Si tratta di una manovra callida e sleale: si tiene coperta la carta strategica di una legge elettorale, da giocare in modo vincente in un secondo tempo, lasciandosi le mani libere per costruirla in modo sartoriale sulle esigenze delle attuali forze di maggioranza; mani libere per raggiungere lo scopo di illudere la pubblica opinione che sarà la maggioranza della Nazione a eleggere il Premier e a legittimare dunque la somma dei superpoteri che gli sono attribuiti. Ma in realtà, grazie ai maneggi del principio maggioritario e di una legge elettorale studiata a tavolino, sarà possibile l'elezione da parte di minoranze travestite da maggioranza del Paese.

Mi limito a un esempio concreto ed esplicativo: nelle elezioni politiche nazionali del 2022, il corpo elettorale era costituito da 51,5 milioni di cittadini aventi diritto al voto. L'intera coalizione di centrodestra che ha vinto le elezioni ha raccolto 12,3 milioni di voti, pari al 26,7 per cento del corpo elettorale. Poiché la percentuale di voti si calcola non sul numero dei cittadini aventi diritto al voto, ma sui votanti effettivi, escludendo gli astenuti e quelli che hanno votato scheda bianca, la percentuale lievita dal 26,7 per cento al 43,8. Grazie al premio di maggioranza, la percentuale del 43,8 per cento lievita ulteriormente sino al 55 per cento. Ecco come il rospo di una minoranza del 26,7 per cento partorisce dalle sue striminzite viscere il principe. (Applausi). Ecco come una minoranza può trasformarsi in maggioranza della Nazione che consacra e legittima i superpoteri attribuiti a un Premier caudillo.

Concludo, Presidente. I rospi che si trasformano in principi, però, esistono solo nelle favole; nella realtà esistono invece minoranze organizzate che, grazie a questa riforma, potranno imporre la loro dittatura alle maggioranze del Paese; maggioranze private di tutti gli spazi di mediazione democratica e di tutte le garanzie contro gli abusi di un Premier elevato a capo assoluto e abilitato a fare strame dei diritti delle maggioranze e dei cittadini, esattamente come avvenne negli anni Venti in Italia, con l'avvento del regime fascista; un regime che non dobbiamo dimenticare, che conquistò il potere non solo con la violenza, ma anche grazie a un'abile e cinica manipolazione delle illusioni e dell'ingenuità delle masse.

Oggi la democrazia è esposta agli stessi pericoli degli anni Venti: la sfida è dunque totale. Il MoVimento 5 Stelle rappresenta l'Italia che si identifica pienamente nei valori della Costituzione e si batterà con tutte le sue forze perché i nemici della Costituzione, i nemici della democrazia vengano ancora una volta sconfitti. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Franceschini. Ne ha facoltà.

FRANCESCHINI (PD-IDP). Signora Presidente, non intendo soffermarmi più di tanto sulle ragioni di merito per le quali noi siamo contrari a questo provvedimento, perché molti senatori di opposizione, con grande qualità degli interventi, hanno sottolineato nei lavori di Commissione e in quelli in Aula le profonde ragioni di dissenso e di contrasto. Da ultimo, la senatrice a vita Liliana Segre ieri ha svolto un intervento di grande spessore morale e intellettuale, che tutti dovrebbero ascoltare e soprattutto sul quale i senatori di maggioranza dovrebbero riflettere, perché non è un intervento dell'opposizione: è un intervento di una persona che ha a cuore le istituzioni democratiche del nostro Paese.

È stato detto - e stamattina anche ripetuto dai pochi interventi della maggioranza - che non viene toccato il ruolo del Presidente della Repubblica. Questa è francamente un'affermazione ridicola che dovrebbe essere accantonata, perché il potere del Presidente della Repubblica viene modificato profondamente nella sua possibilità di sciogliere le Camere, che viene utilizzata nella prassi - come abbiamo visto anche in questi ultimi anni - come modalità per non sciogliere le Camere e, quindi, per aiutare le possibili maggioranze parlamentari nella nascita dei Governi, evitando lo scioglimento. Questa facoltà viene totalmente travolta dalle norme in questione.

Soprattutto, oltre a quello di cui si è parlato molto, cioè il ridimensionamento del ruolo del Presidente della Repubblica, con queste norme c'è uno svuotamento totale dei poteri del Parlamento e mi stupisce che i senatori votino così allegramente il loro suicidio. Nel momento in cui il Governo e il Presidente del Consiglio eletto possono portare automaticamente allo scioglimento delle Camere, è evidente che questo non è che debba avvenire, ma sarà minacciato ogni giorno. Nella concreta vita parlamentare il Presidente del Consiglio, di fronte a ogni contrasto, a ogni dissenso col Parlamento o con la propria maggioranza, minaccerà le dimissioni e quindi lo scioglimento delle Camere. Si avrà, quindi, un Parlamento tenuto sotto ricatto totale. Devo dire che dietro questa scelta, anche se negata da parole tranquillizzanti, c'è una specie di riflesso autoritario di parte della maggioranza. Vi ricordate il dottor Stranamore, a cui partiva improvvisamente il braccio e non riusciva a controllare? Mi pare che ci sia questo riflesso autoritario che scatta involontariamente, altrimenti non si può spiegare perché avete imboccato siffatta strada.

Per farlo violate alcune regole di buonsenso che derivano anche dall'esperienza degli ultimi anni, che dovrebbe essere di insegnamento. La prima regola è che il cambio della Costituzione si fa solo con un'intesa tra le forze parlamentari. L'articolo 138 della Costituzione spinge alla modifica in questo senso: si deve cercare un'intesa tra maggioranza e opposizione; poi, naturalmente, come in tutte le norme, c'è una disposizione di chiusura, per completarla, che consente di approvare la modifica costituzionale anche a maggioranza. Tuttavia, lo spirito dei Padri costituenti della Costituzione è di spingere a un'intesa e voi non avete in alcun modo cercato di farlo.

A questo si aggiunge un'altra considerazione: si avrà il massimo dell'instabilità, e non della stabilità. Che Paese sarà quello in cui una maggioranza parlamentare, utilizzando i numeri che ha in quel momento, modifica le regole del gioco? Proviamo a immaginare se ogni maggioranza arrivata a governare il Paese modificasse le regole del gioco costituzionali e della legge elettorale approvate dalla maggioranza precedente: saremmo condannati a una perenne instabilità. Altro che stabilità! Del resto questo è successo: voi avete approvato la devolution a maggioranza e gli italiani l'hanno bocciata con un referendum. Noi abbiamo sbagliato, approvando la riforma del Titolo V da soli nel 2001 e poi la riforma costituzionale fatta negli anni dal presidente del Consiglio Renzi. Ma la scelta di andare avanti nella riforma è stata fatta dopo avere provato testardamente a trovare un'intesa; quando l'intesa non è arrivata si è scelto, sbagliando, di andare avanti da soli.

Tutto questo non c'entra niente con quello che state facendo, perché voi non avete cercato un'intesa che non è arrivata e quindi siete andati avanti da soli, ma avete scelto dall'inizio, siete partiti dall'errore metodologico di farlo perché era nel vostro programma elettorale, nel quale invece c'è una proposta che dev'essere presentata all'intesa parlamentare, non portata avanti in questo modo, con queste forzature. L'intesa non l'avete nemmeno cercata in tutto il dibattito nella Commissione e la disattenzione con cui questo dibattito avviene in Aula è la prova che comunque avete deciso di andare avanti. (Applausi). State ad ascoltare le ragioni delle opposizioni solo perché dovete farlo, perché non potete farne meno.

Vorrei però mostrare in questo momento, nonostante la poca considerazione, un angolo visuale diverso, richiamando la vostra attenzione sul fatto che voi fate questa riforma per un calcolo di presunta convenienza e state costruendo un boomerang che vi tornerà indietro, perché con questa riforma vi state facendo del male da soli. Questa riforma non vi conviene per alcuni motivi molto pratici.

Prima di tutto, sfidate la sorte - capisco che possiate sentirvi talmente forti e abbiate una tale sicumera da farlo - perché gli italiani hanno punito sempre chi ha cercato di forzare le regole da solo. Pensiamo a quello che è successo negli ultimi anni, a cominciare dalla legge del 1953, quella che io mi rifiuto di chiamare legge truffa, che prevedeva un piccolissimo premio di maggioranza per governare meglio il Paese, che è stata fermata dal voto degli italiani. Oppure pensiamo alla riforma del Titolo V del 2001, approvata immaginando di averne dei vantaggi, poi il centrosinistra perse le elezioni; oppure al Porcellum del 2005, una legge costruita su un calcolo di convenienza che premiava l'avversario e i suoi fautori persero alle elezioni del 2006; oppure, alla devolution del 2006, approvata per condurre la campagna elettorale sotto l'ondata della devolution, e anche in quel caso chi l'aveva portata avanti perdette alle elezioni e al referendum. Per non citare la riforma Renzi del 2016, che portò alla caduta del Governo.

Insomma, questa riforma non vi conviene. Converrebbe a noi, paradossalmente, ma siamo e resteremo contrari per ragioni di merito. Non spero, evidentemente, di convincervi, perché qui la capacità di ravvedimento è molto scarsa e si va avanti distrattamente, ma vorrei delineare questo scenario: poniamo che la riforma arrivi alla fine e che superi anche il referendum; sapete anche voi quanto sarà difficile a fine legislatura, quando nel grafico di tutti i Governi del mondo che hanno governato per qualche anno non è mai il momento migliore, ma poniamo che superiate anche il referendum costituzionale che ci sarà verso la fine della legislatura; ebbene, se il sistema entrasse in vigore, con l'elezione diretta del Premier, l'opposizione potrà scegliere in quel momento il candidato Premier migliore per andare a vincere, la personalità migliore, mentre voi dovrete candidare la presidente Meloni e non avrete alcun margine di libertà sulla scelta del momento ed è facile immaginare che a fine legislatura non ci sarà il picco di consensi che c'è oggi, dopo cinque anni, anche per le ragioni che ho detto prima. Perciò, vi state costruendo da soli una gabbia - lo dico in particolare a Forza Italia e alla Lega - e state finendo di vivere la coalizione come scelta. (Applausi). Ponete fine alla scelta di stare nella coalizione e del candidato migliore e state costruendo una gabbia che vi costringerà, qualsiasi siano le condizioni di consenso in quel momento, a candidare la Meloni.

Vengo alla seconda considerazione. Sapete - perché non è un mistero e non penso di svelare alcun segreto, perché la si vede tutti i giorni - quanta difficoltà abbiamo oggi a tenere insieme il campo delle opposizioni, in Parlamento e nel Paese. Stiamo cercando di farlo e cercheremo di farlo, ma le difficoltà si vedono costantemente: voi ci aprite un'autostrada, perché nel momento in cui andremo all'elezione diretta del Premier, non ci sarà più spazio per terze candidature e terzi poli, ma il sistema porterà a uno scontro tra due persone e tra due schieramenti, quindi state creando il collante migliore per farci superare tutte le difficoltà di costruire un campo delle opposizioni aggregato. Dovremmo quindi, in qualche modo, ringraziarvi. State festosamente e allegramente compiendo un atto di autolesionismo politico e lo dico affettuosamente al senatore Balboni, perché siamo concittadini e siamo stati anche nelle stesse scuole negli anni della giovinezza: mi dispiace che leghi il suo nome a un atto di autolesionismo politico, perché oggi c'è disattenzione, ma gli atti parlamentari restano e fra qualche anno sarà possibile andare a rileggere queste cose e vedrete che state commettendo un atto che è contro i vostri stessi interessi e ve ne accorgerete andando avanti nel tempo.

Nonostante questo, noi restiamo contrari, perché sappiamo che, al di là delle logiche di convenienza, questa riforma parlamentare reca un danno enorme al sistema democratico del Paese. Siamo quindi contrari e resteremo in ogni occasione in campo per ostacolare questa approvazione. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà.

CASINI (PD-IDP). Signor Presidente, illustri colleghi, mi concederete un minimo di autonomia e di libertà di giudizio rispetto alle stesse parti che in quest'Aula hanno rappresentato le loro ragioni, se non altro per la lunga esperienza che ho maturato in questo Parlamento, prima alla Camera e poi al Senato, per oltre quarant'anni. Ho sempre cercato di servire le istituzioni senza integralismi, ma con la convinzione che qui dentro nessuno abbia il monopolio della verità.

La riforma della seconda parte della Costituzione è stata più volte proposta, negli ultimi decenni, da tutte le forze politiche che si sono succedute nel Governo del Paese, allo scopo di adeguare il sistema istituzionale ai cambiamenti della società e dell'economia, nonché all'evoluzione del sistema politico. Tutti i tentativi di riforma sono falliti, non tanto per le soluzioni prospettate, quanto perché non si è cercata una forte condivisione, come diceva il collega e amico Franceschini, sia nel metodo sia nel merito delle scelte operate.

Le riforme costituzionali hanno possibilità di successo quando sono frutto di scelte ponderate e condivise. Più ampia è la convergenza tra le forze politiche di maggioranza e di opposizione, più solida e robusta è la costruzione che ne risulta. Più coesa è la costruzione, più forte, dunque, l'impianto. Ciò dimostra la Costituzione vigente, elaborata da forze allora ideologicamente contrapposte, al culmine della guerra fredda, ma capaci di uno sforzo comune in nome dell'Italia e della sua coesione nazionale.

Ancora, i referendum confermativi di riforme approvate a maggioranza e all'esito di dinamiche politiche conflittuali hanno sempre avuto esito negativo, proprio perché quelle riforme sono state recepite dai cittadini come proposte fortemente divisive. Sul piano politico, inoltre, in quei casi si è verificato l'effetto di compattare le opposizioni contro il Governo e di spingere gli elettori a esprimere un voto più sui leader e sulle forze politiche in campo che non sul merito del progetto costituzionale.

La politica costituzionale è, per sua natura, lo spazio della condivisione, nella misura in cui è chiamata ad assolvere a una funzione unificante e stabilizzante dell'intero sistema democratico, fissando regole in cui una comunità possa riconoscersi e attraverso le quali possa prosperare. Non a caso il costituente, nei processi di revisione, ha previsto maggioranze qualificate.

Anche con riguardo alla riforma oggi all'esame del Parlamento, nonostante il dibattito in Commissione affari costituzionali sia stato lungo in termini temporali, constato che non ci sono stati una reale ricerca di condivisione né un ascolto delle soluzioni avanzate dalle opposizioni. Peraltro, è mancata finora un'attenta ponderazione delle criticità espresse anche dai costituzionalisti, i più illustri, nel dibattito pubblico.

D'altro canto, in questo caso parlo all'opposizione, le opposizioni non possono utilizzare la materia costituzionale a fini ostruzionistici, né possono essere aprioristicamente oppositive rispetto alla scelta legittima della maggioranza di operare cambiamenti.

Sul piano del merito, è assolutamente legittima la finalità perseguita con questo progetto di riforma, volto in primis a contrastare l'instabilità dei Governi e a rafforzare il ruolo e la posizione costituzionale del Presidente del Consiglio.

Per certi versi, ricordo molti predecessori della Meloni, da Romano Prodi a Silvio Berlusconi, certamente di orientamenti opposti e sempre tra loro antagonisti, che si lamentarono dell'insufficienza dei poteri di indirizzo da parte di chi serve le Istituzioni a Palazzo Chigi. Questo è però un altro problema.

Non condivido dunque gli orientamenti critici che intravedono sempre, in qualsiasi riforma volta al rafforzamento dell'Esecutivo, una torsione decisionista e autoritaria, lesiva dei fondamenti del nostro ordinamento democratico. Il panorama costituzionale comparato ci restituisce invece un quadro articolato di forme di governo presidenziali e semipresidenziali proprio in Paesi di lunga e riconosciuta tradizione democratica. In quei modelli però, colleghi, a fronte di un forte ruolo di vertice del potere esecutivo, che trova il suo fondamento nell'elezione a suffragio universale diretto, sono presenti adeguati contrappesi con funzioni di bilanciamento e di controllo. Facciamo l'esempio tipico: negli Stati Uniti d'America, il Congresso e il Senato hanno poteri molto intensi di iniziativa legislativa e di inchiesta e condizionano l'azione dei Governi. Non a caso si parla di anatra zoppa, quando il Presidente degli Stati Uniti d'America perde le elezioni di midterm e non a caso i Presidenti degli Stati Uniti d'America mantengono un dialogo permanente con il Senato e con la Camera e sono costretti a mediazioni estenuanti con l'ultimo dei parlamentari eletto nell'ultimo degli Stati americani.

Al contrario, nella proposta attualmente all'esame del Parlamento il rafforzamento della posizione del Premier si accompagna al depotenziamento finale degli istituti di garanzia. (Applausi).

Si è in presenza di una contraddizione di fondo: da una parte, si afferma di voler mantenere la forma di governo parlamentare scelta dai costituenti; dall'altra, se ne indeboliscono gli elementi fondamentali, quali il ruolo del Parlamento, con particolare riguardo al circuito fiduciario, e le prerogative del Capo dello Stato. L'elezione popolare diretta del Premier impatta infatti sull'equilibrio tra la funzione di indirizzo politico, affidata alla maggioranza ed esercitata attraverso il raccordo con corpo elettorale, Parlamento e Governo, e la funzione di controllo costituzionale, affidata ad organi neutri e imparziali, quale il Presidente della Repubblica.

Soffermiamoci un attimo sul Presidente della Repubblica. Nella riforma, nonostante le affermazioni dei proponenti, i poteri del Capo dello Stato nella formazione dei Governi e nello scioglimento delle Camere si trasformano di fatto da liberi in vincolati e diventano atti dovuti, non più discrezionali atti di impulso. Limitare in modo così significativo le prerogative del Presidente della Repubblica nella gestione delle crisi di Governo, sempre possibili anche in presenza di un Premier eletto direttamente dal popolo, per effetto della rottura dell'accordo di coalizione, significa impedire il necessario grado di flessibilità al sistema, che è, questo sì, garanzia di tenuta democratica, come dimostra la storia repubblicana.

In caso di dimissioni del Presidente del Consiglio dei ministri in carica e di sfiducia allo stesso, lo spazio di manovra del Capo dello Stato è limitatissimo; potrebbe conferire infatti l'incarico di formare il Governo solo a un altro parlamentare di maggioranza che oltretutto, rispetto alle affermazioni pubblicitarie su questa riforma costituzionale, sarebbe lì in sfregio alla sacrosanta indicazione (Applausi) che voi proclamate che i cittadini devono indirizzare la scelta del Presidente del Consiglio.

La moral suasion del Presidente può essere formalmente intatta, ma viene depotenziata, circoscritta all'interno dello stesso perimetro nel quale si confinano le sue prerogative. Il Presidente della Repubblica ha un'autorevolezza menomata, a fronte di un vertice dell'Esecutivo che trova la sua legittimazione diretta nell'elezione diretta dal popolo.

Peraltro, con i due vertici delle Istituzioni eletti uno dal popolo e l'altro dal Parlamento, il buonsenso anche solo di uno studente al primo anno di giurisprudenza porta a comprendere che la disparità è nei fatti, alla faccia di tutte le affermazioni formali. (Applausi). Il rischio, dunque, è di perdere una risorsa straordinaria del nostro ordinamento. L'evoluzione del ruolo del Capo dello Stato ci ha consegnato una figura che non è solo quella di un notaio passivo ma, come ricorda la Corte costituzionale nella sentenza del 2013, è capace di ristabilire il funzionamento del sistema nei momenti di blocco e di crisi.

Peraltro, colleghi, guardiamo un po' l'esperienza concreta: abbiamo avuto due Presidenti della Repubblica - Napolitano e Mattarella - eletti da maggioranze diverse e che, nel voto successivo di conferma, hanno allargato ai partiti che non li avevano scelti nella prima fase la condivisione, perché sono stati votati quasi unanimemente. Pertanto, l'esperienza concreta ci dice che questa flessibilità, questa possibilità di esercitare la moral suasion e questo ruolo del Presidente della Repubblica sono riconosciuti anche da chi in una prima fase poteva averne avversato o non scelto l'indicazione. È il meccanismo che funziona; è una delle poche cose - ve lo dico sinceramente - che in questo Paese funzionano e che noi andiamo a modificare in base a princìpi, a mio parere, sbagliati. (Applausi).

Colleghi, il tema che più dovrebbe interessarci in quest'Aula è un altro e secondo me è poco evidenziato: questa riforma indebolisce il ruolo del Parlamento, soprattutto nel suo rapporto con il Governo. Il Parlamento perde infatti la funzione sostanziale di investitura del Governo e l'istituto di fiducia è un elemento cardine. In questi quarant'anni - vi dico la mia esperienza - il Parlamento ha subito un processo progressivo di lateralizzazione, ma l'unica cosa che ancora resiste come potere del Parlamento è il mandato fiduciario che noi, come parlamentari, esprimiamo nei confronti del Governo. (Applausi). Quando il mandato fiduciario, che è l'ultima cosa che ci rimane per esercitare una qualche influenza, viene espropriato perché trasferito direttamente agli elettori, noi che cosa facciamo? Certo, la democrazia... (Commenti). Vedo qualche collega che interloquisce e mi fa anche piacere. È ovvio che è sempre democratico, perché sono gli elettori che scelgono il Presidente del Consiglio, ma noi come ruolo siamo completamente depotenziati. Il ruolo del Parlamento è la vera vittima in questa riforma, prima di qualsiasi altro potere. Dunque finiremo per fare i passacarte; si continuerà ad incrementare questo processo in base al quale il Parlamento è espropriato e magari - scusatemi la battuta polemica che faccio anche verso le opposizioni - continueremo a istituire Commissioni d'inchiesta sui vari argomenti per provare a fare qualcosa. Anche questa è un'altra patologia del sistema: andiamo a trovare - per così dire - spazi di azione che dovrebbero essere consegnati all'eccezionalità e che diventano quasi la normalità.

Sto terminando, signor Presidente, ma vorrei anche dire che la stessa scelta che noi abbiamo fatto, a cui io mi sono opposto purtroppo solitariamente, della riduzione del numero dei parlamentari, che per molti era la panacea di una riforma del sistema, ha avuto l'effetto di far perdere credibilità e slancio all'istituzione rappresentativa, cioè al Parlamento; ha acuito il deficit di rappresentanza dell'istituzione parlamentare e, al contempo, ha determinato inefficienza nel funzionamento dell'attività legislativa, soprattutto al Senato.

Dunque colleghi, se questo è il contesto, vorrei dire che la scelta di inserire in Costituzione il premio di maggioranza senza prevedere contestualmente una soglia minima e ragionevole di voti ottenuti è un altro grave vulnus. Anche i Costituenti si erano posti il problema di disciplinare o comunque di dare indicazioni in Costituzione sul sistema elettorale, ma hanno scelto di non introdurre ulteriori elementi di rigidità, lasciando invece alla discrezionalità del legislatore ordinario la scelta del sistema più adeguato all'evoluzione delle dinamiche politiche e sociali. La Corte costituzionale, come sapete, ha affermato che l'assenza di una soglia minima per l'attribuzione del premio di maggioranza rappresenta una violazione dei princìpi costituzionali. Qui però non c'è solo il principio costituzionale, ma c'è soprattutto il buonsenso.

In conclusione, il nostro sistema necessita di interventi di razionalizzazione e che essi debbano essere rivolti anche a rafforzare la posizione del Premier all'interno del Governo nei confronti di altri organi costituzionali è una cosa su cui si può seriamente ragionare.

Tuttavia, se si sceglie di rimanere nell'alveo delle forme di governo parlamentare e non virare con decisione verso forme di governo autenticamente presidenziale, corredate dagli istituti necessari di check and balance, non si può fare attraverso una Costituzione ibrida, che si limiti all'elezione diretta del Premier e alle concentrazioni di prerogative nelle sue mani; occorre contestualmente intervenire per rafforzare il ruolo del Parlamento. Non c'è traccia nella riforma di interventi volti a limitare la decretazione d'urgenza, rafforzare l'iniziativa legislativa parlamentare, restituire spazio all'istruttoria legislativa in Commissione, accrescere i poteri ispettivi e di controllo del Parlamento sull'attività di Governo.

In conclusione, esprimo una speranza, perché in tutte le cose c'è sempre una luce. La speranza è che questo dibattito, peraltro desolatamente privo della tensione ideale che ha animato le grandi scelte costituzionali del passato, sia solo un'esibizione muscolare pre-elettorale e, da qui a poco, la saggezza, pure presente anche in parti della maggioranza, sappia imporre una svolta a un dibattito su una riforma nata male e che rischia di finire peggio; una riforma non all'altezza delle risposte che l'Italia chiede e con l'umiliazione finale e definitiva del Parlamento. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Cristofaro, per venti minuti, perché alle ore 12 sospenderemo i lavori dell'Assemblea in attesa delle determinazioni della Conferenza dei Capigruppo. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signora Presidente, signora Ministra, crediamo che questa riforma, voluta dal suo Governo, sia non solo profondamente sbagliata, ma anche dannosa e finanche pericolosa per il nostro Paese e per la nostra democrazia. Lo dico anche in questa sede, ma è ben noto: noi dell'Alleanza Verdi-Sinistra abbiamo presentato anche in quest'Aula oltre mille emendamenti, alcuni dei quali sono di merito e cercano di disegnare un'altra idea di assetto istituzionale, assai diversa da quella contenuta nella vostra ipotesi; altri, molti altri, sono ostruzionistici. Lo dico e lo rivendico senza nessun imbarazzo, perché credo che, dinanzi a un tentativo così clamoroso di stravolgere la nostra Costituzione (perché di questo si tratta, non certo di un intervento chirurgico), tutti gli strumenti previsti dalle regole sono giusti: oggi l'ostruzionismo in Parlamento, domani i comitati per il no al referendum confermativo, che contribuiremo a costruire e ad animare.

Com'è stato autorevolmente ricordato ieri dalla senatrice Segre nel suo importante intervento, di grande spessore, negli anni recenti, per ben due volte, nel 2006 e nel 2016, gli italiani hanno bocciato nelle urne due proposte di riforma che ritenevano sbagliate; io credo che anche questa volta si dimostreranno assai più saggi di chi li governa. (Applausi).

Perché è così sbagliata e così pericolosa questa vostra proposta di riforma? Io credo per due ragioni fondamentali. La prima è perché interviene, scardinandolo, su un punto decisivo su cui sono fondate le democrazie, cioè l'equilibrio dei poteri. Si tratta di un principio cardine, sancito in tutte le Costituzioni europee approvate dopo la tragedia delle guerre e delle dittature. Questa vostra riforma legittima il dominio dell'Esecutivo sul potere legislativo, con un'ulteriore espansione dei poteri del Governo: è una scorciatoia demagogica che accentuerà la crisi democratica in atto, andando a minare anche l'equilibrio tra la funzione di indirizzo politico e quella del controllo costituzionale, affidata, come sappiamo, ad organi imparziali ed espressione dell'unità nazionale, come sono il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale (ma ci tornerò diffusamente).

La seconda ragione, che affronto invece rapidamente, sta nel combinato disposto con l'altro provvedimento al centro dell'agenda di Governo, quello sull'autonomia differenziata, adesso in discussione alla Camera. Noi abbiamo denunciato più volte la pericolosità e la gravità di questo vero e proprio scambio.

E non basta dire, signora Ministra, che questi due punti sono entrambi contenuti nel programma di Governo. Qui non si contesta il fatto che due forze politiche che compongono la stessa maggioranza possano dar vita a una sintesi programmatica. Si contesta, invece, che premierato e autonomia differenziata sembrano ispirati da due logiche diametralmente opposte, che si tengono insieme soltanto per un patto di potere (uno accentra i poteri nelle mani di una sola persona, mentre l'altro decentra tutto, spaccando drammaticamente il nostro Paese), ma che, a ben vedere, hanno un tratto in comune, cioè la marginalizzazione del Parlamento e, più in generale, della democrazia rappresentativa, la sola capace di garantire quel pluralismo su cui si fondano i sistemi istituzionali contemporanei. (Applausi). Sì, perché è proprio l'estromissione del Parlamento dai poteri decisionali uno dei tratti più evidenti non solo dell'autonomia differenziata, ma anche di questa vostra riforma costituzionale.

È per questo motivo che noi parliamo di una reale messa in discussione dell'equilibrio fra i poteri. Come è stato ricordato da tanti, voi avete scelto un sistema che non ha eguali al mondo e che è stato sperimentato, con esito fallimentare, in un solo Paese soltanto per pochi anni. È un sistema nel quale, nella traduzione italiana, si concentrano nelle mani di una sola persona tutti i poteri: si elegge un Parlamento ubbidiente per trascinamento, senza più neanche la minima legittimazione popolare, e si depotenzia una figura, come quella del Capo dello Stato, che pure nella fragile democrazia italiana ha rappresentato e rappresenta un punto di riferimento largamente riconosciuto dai cittadini.

È davvero singolare sostenere che questa riforma non toccherebbe le prerogative del Presidente della Repubblica, quando invece muterebbero in radice in senso restrittivo i suoi poteri, in particolare relativamente al procedimento di formazione di un Governo e allo scioglimento delle Camere, tanto per cominciare perché, come appare evidente, al di là di tutte le sgrammaticature che pure ci sono, il Capo dello Stato non potrà respingere la proposta di scioglimento del Parlamento fatta da un Presidente del Consiglio dimissionario, anche se, come sappiamo, a rigor di logica, a una proposta potrebbe sempre corrispondere una risposta negativa, ma evidentemente solo astrattamente.

Voi, signora Ministra, avete presentato questa riforma come una mediazione, esattamente, tra chi? Tra di voi, forse, ma non certo con l'intero Parlamento, vista la contrarietà praticamente di tutti i Gruppi dell'opposizione, oltreché dei tanti costituzionalisti che abbiamo avuto modo di ascoltare durante le audizioni. Se possibile, signora Ministra, avete avanzato una proposta ancora peggiore del presidenzialismo da cui siete partiti.

Noi - glielo dico con grande nettezza - ci saremmo opposti con forza anche a quel modello, anche al presidenzialismo, perché crediamo che oggi sia proprio l'elezione diretta del capo a essere in contrasto con un pieno sviluppo dei processi democratici, perché essa accentua, a nostro avviso, i tratti di crisi sistemica della fase storica che stiamo attraversando. Consideriamo però questa vostra proposta sul premierato ancora meno rispettosa di quel delicato meccanismo di pesi e contrappesi che è invece essenziale per garantire un sistema che funziona.

Si sarebbe dovuti partire da questo, se proprio si voleva proporre una modifica della forma di governo: dal riconoscimento, cioè, della profonda fase di crisi che le democrazie contemporanee vivono oggi e della loro esposizione a potenziali lacerazioni, pericolose torsioni e rischi di derive populiste che l'elezione diretta non serve certamente a mitigare.

Proviamo a guardare alla situazione del nostro Paese e a farlo nella maniera meno ideologica possibile, limitandoci davvero semplicemente a fotografare la realtà. Quasi la metà della popolazione ormai non va nemmeno più a votare. È un astensionismo dilagante, che cresce sempre di più e che assume caratteristiche sempre più di classe (utilizzo non a caso questa parola). Andate a vedere dov'è concentrata la minore partecipazione al voto e scoprirete che corrisponde ai territori dov'è più acuta la sofferenza sociale e dove c'è maggiore povertà, maggiore emarginazione; è una società, la nostra, sempre più destrutturata, nella quale decine di milioni di persone non si sentono più rappresentate da nessuno, privata del tutto di quei corpi intermedi attorno ai quali si era formata la Repubblica, con i partiti spesso ridotti a formazioni personali o a comitati elettorali presenti soltanto in prossimità del voto e senza più quelle strutture - le casematte, le avremmo chiamate un tempo - attraverso le quali e dentro le quali immaginare e costruire percorsi formativi e di emancipazione individuali e collettivi.

Io credo e noi crediamo (e questo è il punto di maggiore dissenso con l'impianto che viene proposto) che questa crisi democratica non sia compatibile con la scorciatoia e con la soluzione che avanzate, che non risolve peraltro, come ben si vede, nemmeno il tema dell'astensionismo elettorale, che proprio nelle Regioni dove il Presidente si sceglie con l'elezione diretta raggiunge le vette più alte, come dimostrano in tutta evidenza i dati sulla partecipazione al voto in tutte le recenti elezioni regionali.

Questa incompatibilità a cui ho fatto riferimento, quella tra la semplificazione dell'elezione diretta e la crisi democratica, a mio avviso oggi vale sempre, anche quando il sistema prevede un rigido schema di pesi e di robusti contrappesi, come per esempio l'autonomia del Parlamento nei Paesi dove esiste il presidenzialismo, tanto è vero che proprio in quei paesi - negli Stati Uniti e in Francia - non a caso aumentano le contrarietà all'elezione diretta, forse anche perché si assiste a lacerazioni e conflitti sempre più insanabili tra i vari schieramenti. Ebbene, figuriamoci cosa potrebbe accadere qui da noi con questo premierato di cui parlate, che forza ancora di più l'equilibrio dei poteri e che rischia davvero di aprire la strada a derive potenzialmente letali in una situazione già significativamente compromessa.

Eppure quello che è accaduto in Italia negli ultimi decenni avrebbe dovuto offrire molta materia da approfondire. Abbiamo assistito a una sorta di pensiero unico trasversale: l'idea, cioè, che il problema del Paese fosse tutto nella poca stabilità, nel numero troppo ampio di Governi e nella loro durata troppo breve, problemi reali, certamente, ma sui quali si sarebbe potuto intervenire in molti modi, senza stravolgere la Costituzione. Questa tesi, ripetuta ossessivamente nel corso degli anni, ha fatto però perdere di vista l'esistenza di un'altra grande questione, a nostro avviso ancora maggiore e dannosa, cioè la crisi della rappresentanza, che non solo si è accentuata nel tempo, ma che non ha visto su di sé l'attenzione che avrebbe invece meritato. La continua ricerca della stabilità ha significato il progressivo e continuo spostamento della funzione legislativa dal Parlamento al Governo, con tutto quello che questo significa: l'abuso della decretazione d'urgenza, il continuo ricorso al voto di fiducia e il cosiddetto monocameralismo alternato. I poteri del Governo non solo non si sono ridotti, ma si sono dilatati con le Camere obbligate già ora ad una funzione spesso di sola ratifica e con i parlamentari di maggioranza, com'è tristemente accaduto nell'ultima legge di bilancio, gentilmente invitati a non presentare nemmeno emendamenti. Chiedo allora a me e a voi: ci sarà un nesso fra tutto questo e quanto accaduto negli ultimi tre decenni o si tratta soltanto di un destino sfavorevole? Le leggi elettorali maggioritarie, i premi di maggioranza abnormi, che in altre stagioni sono stati chiamati giustamente leggi truffe, e poi con essi la personalizzazione, il rapporto disintermediato tra il capo e l'elettore e i nomi dei leader nei simboli dei partiti hanno avuto un ruolo in tutto questo? Hanno inciso, cioè, questi elementi sulla crisi della rappresentanza? Hanno avuto conseguenze, per esempio, nel ridurre la partecipazione al voto? Hanno frenato - o, viceversa, come penso io - hanno accentuato la crisi dei partiti? Dopo trent'anni si può provare a fare un bilancio o si devono sempre inseguire le magnifiche sorti e progressive, facendo finta di nulla?

Lei, signora Ministra, dice che quello che oggi proponete voi lo ha proposto in passato anche la sinistra. Vede, potrei avere davvero buon gioco a dirle che quella non era la sinistra nella quale ho militato io. Le rispondo invece in un altro modo, perché non è questo il punto essenziale. Le rispondo dicendole che, quando questo è stato fatto, si è sbagliato (Applausi), esattamente come si è sbagliato a modificare il Titolo V della Costituzione, aprendo la strada alla sciagurata autonomia differenziata. Questi errori però non giustificano certamente le scelte di oggi; anzi, se è possibile, le rendono ancora più gravi.

La vostra riforma peggiorerà lo stato di salute della rappresentanza e quindi della democrazia. Voi dite che, con l'approvazione di questa riforma, non ci saranno più Governi tecnici. Ora le voglio dire una cosa su questo, perché per me è un argomento sensibile, per così dire. Vede, signora Ministra, differentemente da lei e dal suo partito, noi in questi anni i Governi tecnici non li abbiamo sostenuti, né il Governo Monti, né il Governo Draghi. (Applausi). Ma è davvero, questo che proponete voi, il modo corretto per evitare i Governi tecnici? Oppure anche su questo punto servirebbe una riflessione un po' più articolata? Perché ci sono stati questi Governi tecnici? Per le scelte individuali di un Capo dello Stato oppure di un altro o anche e soprattutto perché la debolezza della politica e dei partiti ha aperto loro la strada?

E ancora, se questi Governi ci sono stati e se hanno visto il supporto di larghe o larghissime intese, che dovrebbero essere una rarissima eccezione e non certo la regola, non è stato perché anche in questo caso un pensiero unico, a volte molto trasversale, ha attraversato troppo spesso la politica italiana? Se volete impedire i Governi tecnici, piuttosto che farlo per decreto, lavorate per ricostruire la democrazia e i partiti, lavorate per ricostruire i pensieri lunghi. Non fatelo per decreto, perché davvero non serve a nulla.

Piuttosto che seguire la scorciatoia dell'elezione diretta, bisognerebbe oggi alimentare i canali della partecipazione popolare e ripensare le funzioni della rappresentanza nella prospettiva di una rinnovata centralità parlamentare. Servirebbe innanzitutto una legge elettorale con un impianto rigorosamente proporzionale, senza distorsioni maggioritarie, in grado di rappresentare la plurale articolazione politica del Paese. Servirebbe cioè lavorare sulla ricostruzione dei corpi intermedi, sull'articolo 49 della Costituzione, sulla trasparenza dei partiti e dei finanziamenti alla politica e sugli strumenti di contrasto alla degenerazione attuale, che abbiamo visto in tutta la sua vergogna consumarsi anche nei giorni scorsi: il contrario, cioè, di una visione verticistica che propone stabilità soltanto in apparenza.

Ve lo abbiamo detto con i nostri emendamenti, signora Ministra. Ci sarebbero stati molti modi per scegliere un modello capace di coniugare stabilità e rappresentanza. Vi abbiamo proposto di intervenire con la sfiducia costruttiva, per esempio, senza stravolgere gli equilibri costituzionali e tenendo ben salda l'impostazione del Governo parlamentare, che invece andate a colpire. Allo stesso modo, vi diciamo invano di lavorare sull'attuazione della nostra Costituzione.

Con questa vostra riforma, invece, si mette davvero in discussione il carattere pluralista della nostra democrazia. La composizione del Parlamento e finanche la sua durata finanche, dipenderanno dall'elezione del Presidente del Consiglio. Nessun'altra democrazia contemporanea vede oggi una tale concentrazione di potere nelle mani di una sola persona. Altro che facoltà di scelta da parte degli elettori: tutta la partecipazione del corpo elettorale si tradurrà in una sola chiamata al voto per via plebiscitaria, una volta ogni cinque anni; un'investitura che determina un indirizzo politico non modificabile, se non attraverso una nuova investitura, una sorta di acclamazione. Tutto il contrario, cioè, della fatica della democrazia, peraltro mentre quello stesso corpo elettorale - come sappiamo - non avrà alcun diritto di scegliersi i parlamentari, che nemmeno sappiamo come saranno eletti.

In conclusione, signora Ministra, per tutte queste ragioni, per noi, per l'Alleanza Verdi e Sinistra, questa riforma non presenta margini di mediazione. La riteniamo sbagliata in radice, non solo quindi inaccettabile per ragioni di inadeguatezza tecnica e di difficoltà interpretativa, che pure abbondano, ma perché in contrasto con i principi che reggono le basi della nostra democrazia parlamentare. Per questo ci opporremo con tutte le nostre forze, perché abbiamo a cuore la nostra Costituzione e non consentiremo a chi ne contesta il suo carattere antifascista di stravolgerla. (Applausi).

PRESIDENTE. La seduta è sospesa, in attesa delle determinazioni della Conferenza dei Capigruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 11,59, è ripresa alle ore 13,09).

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha approvato il nuovo calendario dei lavori fino al 23 maggio.

La seduta di oggi prosegue con il seguito della discussione generale del disegno di legge costituzionale in materia di elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri.

A partire dalle ore 15 avrà inizio la discussione del decreto-legge in materia di agevolazioni fiscali. Poiché il Governo ha preannunciato la posizione della questione di fiducia, la Conferenza dei Capigruppo ha stabilito che nella giornata di oggi si terrà la discussione sulla fiducia per la durata di un'ora.

Le dichiarazioni di voto avranno inizio domani mattina alle ore 8,30. Seguirà la chiama.

Sempre domani, alle ore 15, si terrà il question-time con la presenza dei Ministri dell'interno e per la disabilità.

Il calendario della prossima settimana, con inizio martedì 21 maggio, alle ore 15, prevede il seguito della discussione del disegno di legge costituzionale in materia di elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri, che proseguirà anche nelle giornate di mercoledì 22 e giovedì 23 maggio.

Sempre giovedì, alle ore 15, avrà luogo il question-time.

Programma dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - il seguente programma dei lavori del Senato per i mesi di maggio e giugno 2024:

- Disegno di legge costituzionale n. 935 e connesso - Modifiche agli articoli 59, 88, 92 e 94 della Costituzione per l'elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri, il rafforzamento della stabilità del Governo e l'abolizione della nomina dei senatori a vita da parte del Presidente della Repubblica (prima deliberazione del Senato) (voto finale con la presenza del numero legale)

- Disegno di legge n. 104 - Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita (dalla sede redigente) (ai sensi dell'articolo 53, comma 3, del Regolamento)

- Disegno di legge n. 125 - Disciplina dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi (dalla sede redigente) (ai sensi dell'articolo 53, comma 3, del Regolamento)

- Disegno di legge n. 943 - Introduzione dell'educazione sentimentale, sessuale e affettiva nelle scuole (dalla sede redigente) (ai sensi dell'articolo 53, comma 3, del Regolamento)

- Disegno di legge n. 6 - Modifiche al codice penale in materia di contrasto dell'istigazione all'odio e alla discriminazione di genere (dalla sede redigente) (ai sensi dell'articolo 53, comma 3, del Regolamento)

- Elezione di organi collegiali

- Disegni di legge di conversione di decreti-legge

- Ratifiche di accordi internazionali

- Documenti di bilancio

- Mozioni

- Interpellanze e interrogazioni

- Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 23 maggio:

Mercoledì

15

maggio

h. 10

- Seguito disegno di legge costituzionale n. 935 e connesso - Elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri (prima deliberazione del Senato)

- Disegno di legge n. 1092 - Decreto-legge n. 39, Agevolazioni fiscali (scade il 28 maggio) (mercoledì 15, ore 15)

- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 16, ore 15)

Giovedì

16

"

h. 8,30

Gli emendamenti al disegno di legge n. 1092 (Decreto-legge n. 39, Agevolazioni fiscali) dovranno essere presentati entro le ore 13 di mercoledì 15 maggio.

Martedì

21

maggio

h. 15-20

- Seguito disegno di legge costituzionale n. 935 e connesso - Elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri (prima deliberazione del Senato) (eventuale voto finale con la presenza del numero legale)

- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 23, ore 15)

Mercoledì

22

"

h. 10-20

Giovedì

23

"

h. 10

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1092
(Decreto-legge n. 39, Agevolazioni fiscali)

(Gruppi 4 ore, escluse dichiarazioni di voto)

FdI

50'

PD-IDP

35'

L-SP-PSd'AZ

30'

M5S

29'

FI-BP-PPE

24'

Misto

20'

IV-C-RE

17'

Aut (SVP-PATT, Cb)

17'

Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE

17'

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale
nn.
935 e 830 (ore 13,11)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Castellone. Ne ha facoltà.

CASTELLONE (M5S). Signor Presidente, Ministro, colleghi, vorrei chiedere, per suo tramite, Presidente, ai colleghi se hanno capito che il Paese è allo stremo, che ci sono emergenze molto gravi da gestire e parto, essendo il campo di cui più mi occupo, dalla sanità. Abbiamo le liste d'attesa più lunghe di sempre; oltre 4 milioni di italiani hanno rinunciato alle cure perché non possono permettersi la sanità privata. Abbiamo un aumento della povertà assoluta, se i dati Istat ci dicono che oggi i poveri assoluti sono 5,7 milioni. Abbiamo oltre 4 milioni di italiani che lavorano, eppure non escono dalla soglia di povertà; li chiamiamo lavoratori poveri e per loro non volete il salario minimo. Abbiamo un'altra emergenza gravissima, che è quella dei morti sul lavoro: ogni giorno tre persone vanno al lavoro e non fanno più ritorno a casa. Abbiamo quel grande piano di investimenti che è il PNRR, che dovremmo gestire e di cui dovremmo utilizzare le risorse, e invece abbiamo speso meno del 4 per cento dei fondi dedicati alla sanità e meno dell'1 per cento di quelli dedicati alla formazione.

Il Parlamento, che avrebbe tante emergenze da gestire e tante questioni da discutere, è occupato da settimane a parlare di una riforma costituzionale, quella del premierato, dopo aver lavorato per più di un anno a un'altra riforma, quella dell'autonomia differenziata, e io sono certa che, se chiediamo ai cittadini se queste sono emergenze per il Paese, ci diranno che non lo sono. (Applausi).

E non dite che era il mandato elettorale che avevate avuto, perché nel vostro programma elettorale, come hanno detto tanti colleghi che mi hanno preceduto, c'era l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, non del Presidente del Consiglio. Del resto, è stato depositato un disegno di legge, a prima firma Meloni, nella scorsa legislatura, che prevede l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, e questo è il disegno di legge che è entrato anche nel vostro programma elettorale. Quindi non si tratta di un mandato elettorale che avete avuto.

Inoltre, avevate fatto tante altre promesse che poi avete tradito: l'eliminazione delle accise sulla benzina, invece avete tolto gli sconti; il blocco navale per arginare il fenomeno migratorio, invece il numero degli sbarchi è il più alto di sempre; portare la sovranità italiana in Europa, mentre avete accettato un Patto di stabilità che ci costerà 13 miliardi all'anno di nuovi tagli e nuove tasse. Mentre c'è un Paese allo stremo, state dando al Paese l'impressione e l'immagine di essere interessati solo a piantare bandierine elettorali, a fare scambi politici tra le varie forze al Governo, a occuparvi di poltrone di terzi mandati dei governatori, a introdurre di nuovo i vitalizi alla Camera. Non volete vedere che c'è una questione morale urgente da affrontare e infatti state provando perfino a ridimensionare, mettendo in dubbio il lavoro della magistratura, ciò che sta avvenendo in Liguria.

Entro ora nel merito di questa riforma costituzionale, partendo però da una cosa secondo me molto importante che ha detto un grande costituzionalista: le riforme non si possono fare nei momenti in cui non c'è pace sociale. In questo momento non c'è pace sociale, se le disuguaglianze sono le più grandi di sempre. Essendo un medico, voglio fare un esempio che forse è calzante in questo caso. Quando si deve fare un intervento chirurgico a un organo vitale - penso al cuore, al fegato o al pancreas - si aspetta che il paziente sia in una condizione stabile, in cui può sopportare quell'intervento. È la stessa cosa di quando un Parlamento decide di intervenire con una riforma costituzionale in un momento in cui non c'è pace sociale e non c'è giustizia sociale. (Applausi). È esattamente la stessa cosa.

Entriamo nel merito di questa forzatura che avete deciso di fare. Avete creato un pastrocchio; noi lo definiamo pastrocchio perché nelle settimane di discussione in Commissione sembrava che stessimo lavorando a un decreto milleproroghe: abbiamo visto inserire commi, virgole, taglia e cuci. Sembrava veramente un milleproroghe e alla fine è venuto fuori un pastrocchio pericolosissimo in cui si alterano tutti gli equilibri tra i poteri dello Stato. La nostra Costituzione prevede un contrappeso perfino per il Presidente della Repubblica, invece in questa vostra riforma non ci sarà nessun contrappeso. Il Presidente del Consiglio avrà poteri sproporzionati, eleggerà a traino il Parlamento, ancora non sappiamo con che percentuale di premio di maggioranza, perché questo l'avete rimandato a una futura ipotetica riforma della legge elettorale. Questo Presidente del Consiglio con a traino il Parlamento chiaramente influenzerà le elezioni del Presidente della Repubblica e quindi la nomina dei giudici della Corte costituzionale, quindi la nomina di tutti gli organi costituzionali. Non è più un premierato: rischiamo di arrivare a una vera e propria dittatura. Non ci lamentiamo poi se a tutte le tornate elettorali l'astensionismo ormai è altissimo: un cittadino su due degli aventi diritto al voto decide di non andare a votare perché non si sente più rappresentato da questa politica autoreferenziale che, anziché occuparsi dei problemi del Paese, si occupa di tutt'altro. Non dite che darete più potere ai cittadini che potranno eleggere il Presidente del Consiglio, perché a questi stessi cittadini invece state chiedendo una delega in bianco, che è anche quella che poi, dall'altro lato, state dando ai venti piccoli Premier che create con la riforma dell'autonomia differenziata.

Voglio riprendere le parole di ieri della senatrice a vita Liliana Segre, che vi ha rivolto delle domande. Perché, anziché stravolgere la Costituzione, non ci occupiamo di attuarla e renderla finalmente viva? Perché non ci occupiamo di tutelare il diritto alla salute se ogni anno dobbiamo spendere oltre 4 miliardi di euro in migrazione sanitaria, visto che tanti cittadini sono costretti a lasciare i luoghi in cui vivono per andarsi a curare? Perché non ci occupiamo di garantire il diritto all'istruzione e alla scuola pubblica se nel ciclo scolastico di scuola primaria un bambino del Sud perde un anno di scuola? Perché non ci occupiamo di garantire veramente quella rimozione degli ostacoli per avere una vita dignitosa, come previsto dall'articolo 3 della Costituzione?

Questa riforma non servirà ad aumentare la stabilità del Governo. Vi avevamo dato le soluzioni e non potete dire che il MoVimento 5 Stelle ha fatto ostruzionismo, perché i nostri emendamenti si contavano sulle punta delle dita, erano pochissimi e tutti mirati. (Applausi).

Vi abbiamo proposto di introdurre la sfiducia costruttiva, la fiducia a Camere riunite, il potere di revoca di un solo Ministro, la riduzione del quorum per i referendum abrogativi e un perimetro più ristretto per i decreti che oggi limitano invece l'attività del Parlamento. Vi avevamo anche detto di rendere omogenei i Regolamenti di Camera e Senato sui disegni di legge di iniziativa popolare. Tutto è stato chiaramente bocciato, perché questo è il modo in cui vi comportate: dite di confrontarvi con le opposizioni, ma poi non lo fate.

Vi do una notizia perché evidentemente non ve ne siete resi conto: voi siete al Governo da quasi due anni e, anziché raccontare come volete risolvere i problemi delle persone, continuate ancora a dare la colpa a chi vi ha preceduto. Dite di essere patrioti, ma poi vendete gli asset strategici e presentate un DEF che è solo tendenziale. Non avete il coraggio di utilizzare le risorse e prenderle dove ci sono extra profitti bancari. Ad esempio, volete dare la colpa al superbonus senza dire che il ministro Giorgetti è lo stesso che lo segue da almeno tre anni. (Applausi).

E non basterà far finta di essere un'altra persona. Se anche chiamiamo Giorgia la Presidente del Consiglio, così come lei stessa chiede, questa Giorgia è la stessa che ha voltato le spalle ai poveri e ai malati che non si possono curare e al Sud, che ha svenduto alla Lega. È la stessa che ha accettato il Patto di stabilità e sta aumentando le spese in armamenti e difesa.

Quindi, basta: basta dire bugie alle persone; basta cercare di nascondere le vostre bugie mettendo anche i bavagli alla stampa indipendente e censurando l'informazione; basta repressione violenta delle proteste dei nostri giovani che invece vanno sempre ascoltati. (Applausi).

Dovreste veramente cominciare a pensare come applicare e far vivere la Costituzione. Non abbiate paura di identificarvi nei valori democratici e antifascisti della nostra Costituzione.

Voglio riprendere le parole di qualche giorno fa del Presidente della Repubblica, che ha richiamato proprio questo impegno dicendo che la nostra Costituzione è una conquista e va conosciuta, amata, difesa e vissuta ogni giorno per accogliere i nuovi bisogni, tutelare chi si trova ai margini, per avere cura soprattutto dei più fragili e affrontare le nuove sfide di convivenza e pace.

Il MoVimento 5 Stelle ha fatto propri questo impegno e questo obiettivo e continuerà a lavorare per tutelare soprattutto i più fragili e costruire una pace e una giustizia sociale. Tutto questo lo abbiamo inserito anche nel nostro programma elettorale per le prossime elezioni europee, perché noi rispondiamo davvero alle esigenze dei cittadini e al mandato elettorale dei nostri elettori. Voi state invece tradendo tutte le promesse che avete fatto. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Meloni. Ne ha facoltà.

MELONI (PD-IDP). Signora Presidente, signora Ministra, onorevoli senatrici e senatori, nell'intervenire oggi non vi nascondo che avverto appieno la discrasia tra la solennità della materia oggetto della nostra discussione, vale a dire le modifiche della Costituzione sul tema cardine del funzionamento della democrazia repubblicana, e l'inadeguatezza del testo su cui siamo chiamati a legiferare. Le molteplici ragioni di questa inadeguatezza sono state illustrate con argomenti convincenti da molti colleghi, oltre che dai più autorevoli costituzionalisti intervenuti negli ultimi mesi, sia nelle audizioni in Commissione che nel dibattito pubblico. Quindi, io mi soffermo solo su alcuni aspetti che ritengo descrivano l'irragionevolezza della proposta dell'Esecutivo.

In primo luogo, mi soffermo sul metodo: si è lungamente e opportunamente denunciata una deriva mercantile nella condotta del Governo. Il testo che oggi prendiamo in esame in questa versione aggiornata, che in realtà è ancora più confusa e improvvisata delle precedenti, altro non è che il frutto di un mercanteggiamento tra le priorità del principale partito della maggioranza e la bandiera della Lega, quell'autonomia differenziata che porta con sé semplicemente la disgregazione dell'unità nazionale: da una parte, l'accentramento dei poteri, proprio di una cultura politica impregnata del decisionismo dell'uomo solo al comando e intrinsecamente allergica al parlamentarismo e, dall'altra parte, la scomposizione preordinata della pur perfettibile governance multilivello su cui è imperniata la nostra architettura istituzionale. Il tutto a meno di un mese da uno degli appuntamenti democratici più delicati dell'ultimo decennio.

Così la Costituzione viene portata strumentalmente in campagna elettorale, arena di competizione interna tra i partiti del centrodestra. Opporsi a questo disegno è un tributo ai valori su cui è nata la nostra Repubblica, di cui fra pochi giorni, il 2 giugno, celebreremo il settantottesimo anniversario.

Nel merito la proposta è un inganno nei confronti dei cittadini. Il messaggio che viene trasmesso al Paese è infatti generico e fuorviante. L'elezione diretta del Presidente del Consiglio non determina necessariamente un rafforzamento del principio democratico, né tantomeno costituisce di per sé un elemento di stabilizzazione del sistema. Al contrario, in contesti politici frammentati e polarizzati come quello italiano, il premierato congegnato dal Governo finisce paradossalmente per configurarsi come un motore di destabilizzazione e di impoverimento delle istituzioni. Dunque, oltre alla più classica delle eterogenesi dei fini, ciò che ne deriva è una profonda contraddittorietà rispetto agli obiettivi dichiarati. L'elezione diretta del Capo del Governo, infatti, favorisce stabilità e dunque governabilità solo nelle società politicamente pacificate, con sistemi solidamente bipolari o addirittura bipartitici, come accade per esempio nel Regno Unito, dove l'elemento di equilibrio e razionalizzazione è rappresentato dalla presenza di partiti forti che conservano nella sostanza l'affidamento dell'elettorato.

Al contrario, in scenari politici conflittuali qual è quello italiano, dove anche all'interno delle coalizioni di maggioranza e opposizione non c'è pieno allineamento politico e ideologico, l'elezione diretta non può che rivelarsi divisiva, tutt'altro che pacificatrice.

Oltre a questo, la previsione della possibilità della sostituzione del Presidente del Consiglio eletto determina una potenziale conflittualità permanente nell'ambito della maggioranza. Altro che stabilità!

Voi, Governo e maggioranza, fate confusione tra concetti: democrazia ed elezione diretta, infatti, non sono la stessa cosa. L'elezione dei soggetti titolari del potere pubblico è solo uno degli elementi caratterizzanti la democrazia e non esaurisce certo la categoria complessa di un sistema democratico che si fonda sull'equilibrio, su pesi e contrappesi, tutto ciò che questa riforma azzera. È infatti evidente che l'effetto trascinamento per cui dall'elezione diretta del Presidente del Consiglio, senza neppure la previsione di una soglia che assicuri che la scelta sia affidata alla maggioranza degli elettori, si determina l'elezione di una maggioranza parlamentare, produce l'esito di scardinare l'equilibrio dei poteri, di alterare la funzione delle istituzioni di garanzia.

In altri termini, da una elezione del Premier, che potrebbe essere determinata anche da una minoranza degli elettori, il trascinamento produrrebbe potenzialmente le elezioni della maggioranza parlamentare, del Presidente della Repubblica, della maggioranza dei componenti della Corte costituzionale e della rappresentanza parlamentare negli organi di autogoverno della magistratura. Vi rendete conto, Governo e colleghi della maggioranza, che si tratta di un effetto drammatico? Se pensate davvero di essere destinatari degli effetti di questa riforma, vi ricordo che mai negli ultimi trent'anni chi ha realizzato riforme o tentativi di riforme costituzionali ne ha potuto trarre beneficio, perché ha perso le successive elezioni o i referendum costituzionali. Invece voi state riproducendo l'errore per cui pensate che questo obbrobrio, che chiamate premierato, si applicherebbe solo alla vostra maggioranza e alla vostra Presidente del Consiglio. Questa è la verità.

La seconda grande incoerenza, rispetto sia agli iniziali propositi del Governo, sia alle rassicurazioni fornite successivamente, anche in quest'Aula, dalla Presidente del Consiglio, investe la figura del Presidente della Repubblica. Formalmente, il disegno di legge non interviene a disciplinare le prerogative del Capo dello Stato. Nella sostanza, tuttavia, il premierato così disegnato finirebbe per depauperarne le funzioni e svilire quel ruolo di mediazione e garanzia esercitato in particolare in frangenti di impasse politica e istituzionale e ormai consolidato nella prassi e nelle convenzioni costituzionali.

Riassumo: impoverimento delle prerogative e della centralità del Parlamento e contestuale esautoramento della figura del Presidente della Repubblica; il tutto ufficialmente nel nome di un modello di democrazia decidente, che, se passasse questa riforma, porterebbe un esito esattamente inverso: meno democrazia, con rappresentanza parlamentare fortemente decurtata, e minore carica decidente, con un sistema fisiologicamente incline al conflitto e alla parcellizzazione delle influenze, lasciato in balia del solo potere esecutivo e della sua per natura necessariamente oscillante forza nel Paese e presso la pubblica opinione.

Sullo sfondo si ha una tendenza alla frammentazione che ormai investe la gran parte dei Paesi dell'Occidente. Non è un caso che, alla moltiplicazione delle sollecitazioni dal basso e all'incremento dell'indice di conflittualità sociale e politica, anche le democrazie di tipo presidenziale di più antica tradizione, come gli Stati Uniti e la Francia, faticano ad adattarsi, tanto da avallare, se non ricercare, una per molti versi inaspettata riconquista della scena da parte delle assemblee parlamentari.

Dinanzi a tutto questo, chi ha a cuore l'interesse della Nazione, anziché inseguire la sirena autocratica, se proprio non vogliamo definirla autoritaria, del capo che comanda, con tutti gli altri a fare da contorno, dovrebbe lavorare in direzione di una riforma seria del potere esecutivo, che miri a legittimare una maggioranza capace di esprimere una guida affidabile e funzionale al conseguimento degli obiettivi di stabilità dei Governi e di efficacia dei processi decisionali. Vedete, noi vorremmo semplicemente questo: maggiore forza e stabilità degli Esecutivi e maggiore forza del Parlamento, ovvero della rappresentanza popolare che il Parlamento esprime, ovvero dei cittadini. Sono obiettivi possibili, se si dismette il populismo costituzionale e si assume un atteggiamento più concreto e pragmatico. (Applausi).

Cosa si può fare? Cosa proponiamo noi del Partito Democratico? Anzitutto, confermando l'assetto parlamentare della forma di governo, si deve rivitalizzare il legame tra rappresentati e rappresentanti, tra rappresentanti in Parlamento e cittadini, attraverso una legge elettorale che, abolendo definitivamente le liste bloccate, razionalizzi senza distorcere la volontà dell'elettorato, con attenzione alla parità di genere. Al tempo stesso, si può prevedere l'indicazione del nome del o della Presidente del Consiglio nella scheda elettorale, così da ottenere un'indicazione vincolante a garanzia tanto della coesione delle coalizioni, quanto del rispetto della volontà popolare. Si deve rafforzare il ruolo del Presidente del Consiglio, destinatario unico del voto di fiducia e dotato del potere di proporre la sostituzione dei Ministri. Si deve legare la possibilità di cambi di Governo alla sfiducia costruttiva, in modo da dare elasticità e adattabilità al sistema, senza minare la stabilità dei Governi. Infine, si dovrebbero modificare i Regolamenti parlamentari, per garantire l'attuazione del programma di Governo e il rispetto di tempi certi per l'approvazione delle leggi, senza dover alterare l'equilibrio dei poteri attraverso l'abuso della decretazione d'urgenza e l'inflazione dei voti di fiducia.

Presidenza del vice presidente CASTELLONE (ore 13,30)

(Segue MELONI). Oltre a tutte queste questioni di merito e di metodo, vi è la questione centrale, per cui sento di rivolgere un appello al Governo e alla maggioranza. Possiamo o potete ancora fare la cosa fondamentale quando si affronta una riforma delle regole della democrazia, delle regole in cui tutti i cittadini si devono poter riconoscere. Queste regole non possono essere espressione di una sola parte politica, ma devono rappresentare il risultato di un percorso che, anche partendo da elaborazioni distinte, porti alla più ampia condivisione parlamentare. Questa è l'unica via per evitare che le regole che reggono il funzionamento delle istituzioni democratiche, anziché essere il terreno all'interno del quale si dispiegano il confronto e anche il legittimo contrasto tra le parti politiche, divengano esse stesse l'oggetto di tale dialettica. Per un Paese come il nostro, dalle strutture democratiche e sociali particolarmente fragili, sarebbe davvero una sciagura. Come sarebbe una sciagura, simile a quella della legislatura 2013-2018 - stavolta sul versante della destra - la perdita di un enorme capitale politico investito su una riforma delle istituzioni. Io, in quella legislatura, anche dissentendo dal mio partito, non ho mai votato le leggi elettorali proposte a maggioranza ed ero consapevole del rischio di una riforma costituzionale destinata al referendum senza la ricerca della necessaria condivisione parlamentare. Fu un grave errore. Perché ripeterlo? Perché volete ripeterlo? Abbiamo già perso dieci anni dal 2013 e voi correte il rischio di perderne altri dieci, cosa che dobbiamo purtroppo augurarci se la riforma rimarrà questa.

Dunque, il mio auspicio è che il Governo e la maggioranza, anziché ostinarsi nell'intento di stravolgere la Costituzione a colpi di maggioranza, tornino sui loro passi e cerchino la condivisione della larga maggioranza di questo Parlamento. Se non lo faranno, la nostra opposizione in Parlamento e nel Paese sarà tenace e durissima, così come esigono la storia della Repubblica e il sacrificio dei tanti che hanno combattuto per costruirla. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Della Porta. Ne ha facoltà.

DELLA PORTA (FdI). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, signor Ministro, questo provvedimento è stato definito la madre di tutte le riforme, anche dal nostro Premier. Ma non è la madre delle riforme in funzione dell'eletto: è la madre delle riforme in funzione dei cittadini elettori, che finalmente saranno chiamati a scegliere direttamente chi li potrà governare nei prossimi cinque anni. È quindi la più alta forma di democrazia che possiamo donare ai cittadini italiani nel momento in cui saranno loro a scegliere a chi affidare il destino di questa Nazione.

Non è - come più volte è stato detto in quest'Aula - un baratto, perché la riforma costituzionale, l'autonomia differenziata e la riforma della giustizia erano iscritte nel programma di Governo del centrodestra. Si chiama coerenza, che in politica ha un solo significato (Applausi), quello di rispettare il programma presentato agli elettori. È un sinallagma che prevede un programma concreto e poi il rispetto di ciò che si è detto agli elettori. E coerenza - lo voglio dire innanzitutto agli amici dei 5 Stelle - non è quello, ad esempio, che avveniva nel 2020, quando quegli enormi poster 6x3 inneggiavano alla fine degli sbarchi, perché l'Italia non doveva essere il campo profughi d'Italia, salvo poi votare contro tutte le norme di questo Governo che invece vanno in quella direzione. Coerenza - lo dico agli amici del PD - non è dichiararsi paladini della lotta all'evasione fiscale e poi strizzare l'occhio agli amici delle lobby delle slot machine. Coerenza è un'altra cosa: è il rispetto delle regole, è il rispetto di quello che si dice e di quello che si fa.

Peraltro, noi doniamo al popolo il potere di scelta. Potere al popolo è una dizione che vi dovrebbe piacere; addirittura nel vostro campo largo sterminato c'è un partito che si chiama così. Pertanto, non dovreste neanche osteggiarle questa riforma e invece parlate di attentato alla Costituzione, di prevaricazione, di atto di forza, e poc'anzi ho addirittura sentito parlare di dittatura. E lo dite correndo su due binari: il primo, dicendo che questa riforma rappresenta un unicum, e il secondo dicendo che va a ledere le prerogative del Capo dello Stato. Ora, non c'è riforma elettorale che preveda l'elezione diretta che non sia un unicum in Europa e nel mondo: penso alla Francia, penso agli Stati Uniti d'America. In entrambi i casi, ma ne potremmo citare altri, ogni sistema elettorale, nel suo modo di essere, è un unicum e a noi questo non spaventa.

Voi pensate che non si possa transigere dalla forma di governo parlamentare. Per noi questo non è un dogma; preferiamo l'elezione diretta, preferiamo dare voce ai cittadini. Ecco perché non ci spaventa l'elezione diretta del Capo del Governo, perché riteniamo che siano i cittadini sovrani a dover scegliere chi li deve governare e non gli inciuci di palazzo. Così vale anche per le prerogative del Capo dello Stato: quelle precipue, quelle effettive, quelle reali sono contenute nel Titolo II, Parte II, della Costituzione. Leggete l'articolo 87, che è rimasto intoccato da questa riforma: il Capo dello Stato resta il garante della Costituzione e il garante dell'unità nazionale; presiede il Consiglio superiore della magistratura, nomina i giudici della Corte costituzionale, dichiara lo stato di guerra. Le altre, quelle previste dalla Parte III, attengono invece ai poteri del Governo e in quella parte il Capo dello Stato ha una funzione di coordinamento, non di preminenza. Peraltro - vado un po' indietro negli anni - nel 1997, la Commissione bicamerale per le riforme costituzionali guidata dall'onorevole Massimo d'Alema voleva cambiare la forma di governo in senso semipresidenziale in maniera molto più invasiva di quello che stiamo facendo noi oggi, ma allora non gridaste allo scandalo. Per questo oggi non comprendo le vostre considerazioni, che ritengo in larga parte strumentali.

Grazie anche alla guida del presidente Balboni, abbiamo svolto una grande discussione in Commissione ed è servita; abbiamo ascoltato molti auditi, abbiamo acquisito molti documenti e alla fine il testo è stato modificato. In questa sede non entro nel merito di tutti gli emendamenti che hanno modificato il testo originario, ma intanto ricordo che è stata eliminata quella soglia del 55 per cento che rappresentava un premio di maggioranza e che invece verrà lasciata alla legge elettorale che seguirà. Anche a questo riguardo, ci avete detto che la legge elettorale doveva essere un prodromo della riforma, ma ciò non è possibile, perché quella legge ne deve essere la logica conseguenza.

Abbiamo misurato e calibrato anche dei contrappesi: penso al limite dei due mandati che dovrà avere il Premier, alla norma antiribaltone che consentirà di non cambiare in corsa le maggioranze. Si tratta, quindi, di riforme sostanziali con pesi e contrappesi.

Quanto al potere di scioglimento, è ovvio che esso ricada nelle mani di chi è eletto dal popolo. Quando si prevede l'elezione diretta del Presidente del Consiglio, è lui ad avere la fiducia degli elettori. E, quando quella fiducia manca - sia perché non c'è più fiducia nell'Assemblea del Parlamento, sia perché manca proprio l'afflato con i cittadini - è giusto che sia lui a decidere di andare a casa e di ridare la parola al popolo, perché questa si chiama democrazia. Comprendo che per voi questo non vada bene, perché da quindici anni siete abituati a governare senza essere eletti grazie agli inciuci di palazzo, che con questa riforma non saranno più possibili.

La riforma mira a rendere stabile e governabile il nostro Paese che, a causa delle crisi di Governo che ci hanno visti coinvolti negli ultimi anni, ha speso oltre 200 miliardi solo negli ultimi dieci anni; abbiamo perso 200 miliardi nel bilancio dello Stato a causa delle crisi di Governo e questo non ce lo possiamo più permettere. Garantire stabilità e governabilità significa anche essere attrattivi per gli investitori esteri, ma anche per i nostri investitori interni; significa dare una speranza a questo Paese. Siamo convinti che l'elezione diretta del Presidente del Consiglio garantirà agli italiani una maggiore vicinanza con le istituzioni; consentirà loro di essere più vicini a chi eleggono ed eliminerà quelle storture che abbiamo visto negli ultimi anni e che hanno visto purtroppo il Parlamento oggetto di mercanzia e scambi, anche poco eticamente validi, nella scelta di chi doveva poi salire sullo scranno di Palazzo Chigi.

Noi voteremo quindi convintamente a favore di questa riforma. Chi mi succederà della mia parte politica saprà ancor di più portare alla vostra attenzione le motivazioni valide per cui anche voi dovreste guardare in maniera diversa questo provvedimento, che noi invece appoggiamo e che per noi è e anzi resta la stella polare del nostro mandato elettorale. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scalfarotto. Ne ha facoltà.

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signora Presidente, signora ministra Alberti Casellati, colleghi, era il 22 aprile 2013 - quelli come me, entrati in Parlamento nella XVII legislatura, quella data non dimenticheranno - quando l'allora rieletto Presidente della Repubblica, per la prima volta nella storia della nostra Repubblica italiana, Giorgio Napolitano giurava davanti alle Camere riunite pavesate a festa come quando il Presidente della Repubblica giura. Quel discorso di Giorgio Napolitano fu uno schiaffo a mani aperte sul volto di quel Parlamento che lo aveva appena rieletto. Il presidente Napolitano era molto anziano, aveva già preparato gli scatoloni, era pronto a passare la mano, ma quel Parlamento eletto da così poco non era riuscito ad adempiere al suo dovere di trovare un nuovo Capo dello Stato. E il Presidente della Repubblica non mancò di farcelo notare e ci chiese a viva voce, tra gli applausi scroscianti del Parlamento, di arrivare a una riforma costituzionale. Io credo che quel monito del Presidente della Repubblica, che ormai risale a più di undici anni fa, sia ancora valido e noi dobbiamo prendere atto, come Parlamento, che la riforma costituzionale è ormai non più procrastinabile. Questo perché l'assenza di un meccanismo istituzionale che funzioni non è neutra. Voglio dire che il passaggio del tempo rende la situazione sempre più grave: non fare la riforma in una situazione conclamata di malfunzionamento istituzionale produce danni che si radicano, che si approfondiscono, che peggiorano.

Il mio grande timore è che anche in questa occasione, signora Ministra, noi perdiamo la chance di dare a questo Paese delle istituzioni funzionanti, perché - diciamocelo - allo stato attuale non funzionano. La partecipazione al voto è precipitata al 64 per cento e noi, fino agli anni Settanta, avevamo una percentuale di votanti che era superiore al 90 per cento degli elettori. E il fatto che le Camere siano umiliate quotidianamente - noi, cari colleghi e colleghe, in questa Camera e nell'altra Camera spesso, anzi sempre, ci limitiamo a ratificare atti approvati dall'altro ramo del Parlamento - dimostra come siamo arrivati a una forma di monocameralismo alternato che, signora Ministra, in Costituzione non c'è, perché la Costituzione materiale vivente non assomiglia più a quella che è stata scritta. Anche l'unica riforma fatta negli ultimi anni, quella della riduzione del numero dei parlamentari, ha ancor più umiliato il Parlamento. Queste Camere funzionano molto peggio oggi di quanto non funzionassero quando erano a pieni ranghi, non foss'altro per il fatto che i Regolamenti sono rimasti gli stessi e noi, con un terzo di forza lavoro in meno, dobbiamo fare lo stesso lavoro di prima e oggettivamente chiunque si occupi di processi organizzativi deve riconoscere che questo è materialmente impossibile.

La prima cosa che vorrei dire è che non è lecito per nessuno buttare la palla in tribuna e perdere questa occasione. Non possiamo fare come Bertoldo che, condannato a morte, disse "Sì, basta che mi fate scegliere l'albero a cui impiccarmi" e rimandò la cosa sine die. La riforma costituzionale va approvata ed è per questo, signora Ministra, che noi abbiamo dato, sin dall'inizio, un segno di apertura nei suoi confronti. Pensiamo che, chiunque sia a governare, la riforma non possa essere più procrastinata, proprio perché - come dicevo - il passaggio del tempo lascia dei problemi aperti che peggiorano la situazione.

Venendo al secondo punto, il collega Della Porta prima diceva che non dobbiamo avere paura di forme presidenzialistiche e personalmente lo condivido. Esistono fior di Paesi democratici che hanno forme di governo presidenziali e non dobbiamo averne paura perché, se decidiamo di avere una forma di governo di questo genere va bene, si può fare. L'importante è che sia fatta bene. Non ci nascondiamo - come ha fatto prima il collega Scarpinato - dietro il totem della Costituzione immutabile. Francamente fa anche un po' sorridere il MoVimento 5 Stelle che si fa paladino della Costituzione, essendo nato su un meccanismo eversivo della Costituzione: il superamento della democrazia rappresentativa e l'adozione della democrazia diretta, per cui il parlamentare non è altro che un portavoce, sono evidentemente eversivi del contenuto, del nucleo della Costituzione. Quindi, diciamo che certe posizioni fanno un po' sorridere.

Ciò che però è importante, signora Ministra, è che le cose siano fatte bene e purtroppo questo disegno di legge costituzionale non ci restituisce una forma istituzionale che sia più efficiente. Io glielo chiedo direttamente: in scienza e coscienza - come si dice - lei si sente di dire che ci consegna un meccanismo istituzionale meglio funzionante oppure no? In questo disegno di legge di riforma c'è davvero una serie di problemi molto grossi. Noi abbiamo da sempre sostenuto il modello del sindaco d'Italia proprio consapevoli del fatto che il meccanismo di elezione dei sindaci nei Comuni superiori a 15.000 abitanti oggi è il miglior sistema elettorale e istituzionale che abbiamo nella Repubblica; è quello più riconosciuto dai cittadini e, anzi, la invito, signora Ministra, a vigilare che la sua maggioranza non modifichi la legge sui sindaci dei Comuni fino a 15.000 abitanti, come vuol fare. Quella legge, infatti, intanto consente ai sindaci di essere eletti direttamente, tra l'altro con il consiglio comunale simul stabunt, simul cadent, proprio perché esiste il ballottaggio. Non esiste mai un sindaco di minoranza. Non esiste un sindaco, come quello che la sua maggioranza vorrebbe introdurre, eletto con il 40 per cento dei voti e, quindi, rappresentativo di una minoranza dei cittadini. Il sindaco è eletto sempre dalla maggioranza ed è per questo che noi le chiediamo quale diavolo sarà la legge elettorale.

Il collega Della Porta diceva che la legge elettorale deve essere una conseguenza della riforma costituzionale. No, signora Ministra, lo sarebbe se non ve ne fosse fatta menzione nel testo costituzionale. Nel momento però in cui all'interno della Costituzione scrivete che la legge elettorale deve essere fatta in un certo modo, cioè che deve assicurare un premio di maggioranza, allora ci dovete dire anche come sarà fatta questa legge elettorale. Altrimenti noi votiamo sulla fiducia una legge elettorale che verrà, della quale non conosciamo, per esempio, se avrà una soglia minima. Il premio di maggioranza lo prenderà qualcuno che ha preso il 26-27 per cento dei voti? Ci sarà il ballottaggio? Ci garantite che il Primo Ministro eletto sarà rappresentativo della maggioranza assoluta dei votanti, sebbene al secondo turno, come per esempio accade in Francia?

Le chiedo ancora come si possa mai pensare a un secondo Premier. Io condivido lo spirito della riforma. Guardando, per esempio, alla XVIII legislatura, essa nasce con una maggioranza del MoVimento 5 Stelle e Lega e, nel corso dei cinque anni della legislatura, cambia completamente volto - secondo me in meglio - diventando irriconoscibile rispetto alla volontà degli elettori. Già i cinque anni di oggi sono più veloci e dilatati dei cinque anni del 1948 o degli anni successivi, perché il tempo, in questa fase storica, corre molto più veloce. Dobbiamo assicurare però che l'esito delle elezioni sia quello che hanno determinato gli elettori.

Va bene, ma, signora Ministra, le chiedo come sia possibile pensare che si possa avere un secondo Presidente del Consiglio. Qui ci confondiamo. Se gli elettori hanno scelto un Presidente del Consiglio, non può succedere improvvisamente che ve ne sia un secondo. Questo è un elemento chiaramente poco coerente.

Tra le altre cose, quello che secondo me è importante sottolineare è che questa riforma non tocca poi tutta una serie di altre questioni. Oggi il collega Parrini parlava dell'eccesso di decretazione d'urgenza, ma pensiamo anche all'esempio che facevo all'inizio parlando del bicameralismo paritario. Come si fa ad affrontare una riforma costituzionale senza toccare l'elefante nella stanza - soprattutto in questa stanza - che è la diminuzione di poteri e la mortificazione del Parlamento?

Signora Ministra, io ho guardato con simpatia e con apertura al suo tentativo e tuttora lo faccio. Le chiedo però di consegnarci una Costituzione che funzioni e delle istituzioni che funzionino meglio. Il rischio che stiamo correndo è di rispondere all'appello del 2013 del presidente Napolitano e dare a questo Paese delle riforme, ma consegnare al Paese delle istituzioni che funzionano peggio di quanto non funzionassero nel 2013. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Di Girolamo. Ne ha facoltà.

Senatrice, nel darle la parola sono sicura di interpretare anche la volontà dei colleghi augurandole buon compleanno. (Applausi).

DI GIROLAMO (M5S). Signora Presidente, la ringrazio davvero per questo pensiero e ringrazio anche tutti i colleghi.

Mi rivolgo a lei, Presidente, alla Ministra qui presente e ai colleghi e dicendo che viviamo in un Paese meraviglioso, perché la riforma che state proponendo - anzi, forse è meglio dire propinando - a quest'Assemblea e al Paese non è nient'altro che l'ultimo capitolo, quello più recente, di una favoletta, una storiella, chiamiamola nenia, che ci raccontate ormai negli ultimi mesi. Questa riforma, il premierato, è da intendersi come parte di un progetto molto più grande, anche più dannoso, che ben rappresenta il vostro modo di intendere il funzionamento delle istituzioni e la gestione del potere. Da mesi ascoltiamo quindi quella lieta novella della giovane donna che fa politica da quasi trent'anni e che è giunta al successo contro ogni pronostico e con il fato avverso. Secondo questa fiaba, colleghi, quella giovane e sempre sottovalutata ragazza di periferia, dopo tante peripezie, finalmente arriva alla guida del nostro Paese. Ci arriva, si siede sul suo scranno e ci dice: bene la donna, benissimo la mamma, ma da questo momento in poi chiamatemi "il Presidente".

Insieme a lei vediamo Ministri che nella stessa giornata, paradossalmente, riescono a incassare il diniego di firma sul loro ultimo decreto, mentre contemporaneamente parlano di un fortunato e siccitoso Sud; altri Ministri indagati per truffa aggravata; Sottosegretari costretti alle dimissioni perché eccessivamente appassionati d'arte e che, al pari di qualche dipinto, troveranno certamente riparo all'estero, visto che si candidano all'estero; qualcun altro, che ormai è all'ultima spiaggia, non fa altro che parlarci di un fantomatico ponte. Incompetenti, inadatti e pure indagati, perché c'è gente tra di voi che, pur avendo patteggiato per corruzione, continua a candidarsi e viene chiaramente, fieramente ricandidato.

Che dirvi, allora? Ma che bella squadretta di costituenti che siete (Applausi). Avete però una bella benda sugli occhi, quella dell'arroganza, che vi impedisce di guardare davvero quali sono i problemi del Paese oggi: un Paese che è al quarantaseiesimo posto al mondo per la libertà di stampa; gente che non riesce a pagare le bollette, che rinuncia a curarsi, che non trova lavoro, che di lavoro muore o che spesso, sì, lo trova, ma è sottopagato, quindi abbiamo cittadini sfruttati (ma a voi la legge sul salario minimo non piace); famiglie che non riescono a pagare i mutui alle banche, quelle banche che anche grazie a voi diventano sempre più ricche. Mentre c'è il rischio di una guerra mondiale, voi continuate ad inviare armi e a farvi prendere per mano dall'America. Su migranti e benzina in questo contesto preferisco non infierire.

Torniamo ai vostri temi: parlate di merito, ma la gente non riesce a mandare a scuola e all'università i propri figli. Basta con la storia "diteci voi che cosa avete fatto: i banchi a rotelle?". Siete voi invece che dovete dirci che cosa state facendo, perché noi qualcosa l'abbiamo fatta. Lo dico per suo tramite, Presidente, anche per lasciare agli atti una correzione a quanto detto dal senatore Scalfarotto: noi la Costituzione l'abbiamo difesa; in tempi non molto lontani da questo, siamo saliti sui tetti di Montecitorio per difendere la Costituzione (Applausi), che stava per essere svergognata dal suo attuale capo politico. Altra cosa, giusto per parlarci e farci intendere: noi in Costituzione abbiamo inserito la tutela dell'ambiente. Ecco che cos'è per noi la Costituzione: una bellissima Costituzione da tutelare e, semmai, migliorare e aggiornare con i nuovi temi attuali.

Insomma, voi di fronte alla drammaticità della situazione che viviamo che cosa proponete? Quali sono le vostre soluzioni? Riattaccate con il solito ritornello della madre, ma stavolta è la madre di tutte le riforme: il premierato. È bene ricordarlo: nel vostro programma elettorale non c'era, perché c'era il presidenzialismo. Premierato, sì, perché la Presidente di cui ho parlato poco fa finora ha avuto troppi ostacoli e quindi è meglio assicurarsi mano libera in futuro. Cosa vorrà fare ancora? Nominare ministro un cavallo?

E poi l'altro giorno, in un convegno intitolato, immagino con la vostra consueta ironia, «la Costituzione di tutti», il presidente Meloni ha detto che questa riforma a lei non serve e che la fa per tutti noi, la fa per il Paese. Un premierato inteso in questi termini, come voi l'avete strutturato in questo disegno di legge, certo che non serve, perché non raggiunge minimamente l'obiettivo in termini di maggiore governabilità.

E allora, vedete, la democrazia è una cosa assai complessa: è fatta di equilibri davvero molto delicati. Voi invece andate a creare un unicum dagli effetti nefasti, minando alla base il principio della separazione dei poteri. L'elezione diretta del Presidente del Consiglio, che prevedete all'articolo 5, svilisce tra le altre cose il ruolo del Parlamento. I parlamentari, stando infatti all'attuale legge e probabilmente anche quella che sarà, quella che avete in mente di fare, saranno eletti a totale strascico del Presidente, dando vita ad un sistema di rapporti tra potere esecutivo e legislativo che non esiste in nessun Paese del mondo. In altre parole, le due Camere saranno sottomesse rispetto al vertice di Governo, creando in tal modo una evidente, direi pericolosa, concentrazione di potere nelle mani dell'Esecutivo.

Una ulteriore mortificazione del Parlamento arriva con l'articolo 7 del vostro disegno di legge che modifica l'articolo 94 della Costituzione. Se la fiducia iniziale al Governo viene negata, il Parlamento verrà automaticamente sciolto. Allo stesso modo, il Presidente del Consiglio potrà imporre lo scioglimento delle Camere, qualora gli venga negata la fiducia durante il corso di una legislatura. Ma davvero avete il coraggio di affermare che il potere del Parlamento resterà intatto? Ne siete certi? Riuscite a leggere quello che scrivete? (Applausi).

La stessa cosa dite, mentendo spudoratamente all'Assemblea e al Paese, ai cittadini che sono fuori da quest'Aula, dei poteri e delle prerogative del Presidente della Repubblica. Noi sappiamo benissimo che non è come dite voi, perché la Presidenza non avrà più prerogative, ma solo vincoli. E questo a serio danno delle proprie alte funzioni di arbitraggio e garanzia, e con una posizione che risulterà in ombra e marginale rispetto a quella del Presidente del Consiglio, anche per sbilanciamento di investitura.

Colleghi della maggioranza, voi difettate di forma e sostanza, a mio avviso. Avete la malcelata ambizione di riscrivere la storia del Paese, ma siete stati votati ed eletti per immaginarne il futuro, per scriverne il futuro, il domani, secondo le vostre intenzioni. In entrambi i casi, però, alla vostra penna manca il necessario inchiostro e a voi l'essenziale grammatica istituzionale e per tale motivo sul foglio dell'Italia - un po' più Ungheria - che avete in mente, ad oggi c'è solo uno scarabocchio informe. Siete annebbiati dal potere e dalla vostra innata voglia di rivalsa.

Nell'antichità, Presidente, voglio ricordare questo, dinanzi al Sommo Pontefice appena eletto, il cerimoniere bruciava un batuffolo di cotone ripetendo per tre volte la frase: sic transit gloria mundi, proprio a sottolineare la caducità delle cose umane e quindi del potere. Ora, voi siete stati anche bravi ad accendere un bel fuoco, una bella fiamma, ma quando questo fuoco si spegnerà, all'auspicabile sussulto della vostra coscienza politica e istituzionale dovrete farvi una domanda. Sarà la stessa domanda che si faranno i cittadini là fuori. Quando vi chiederete che fine hanno fatto la libertà di stampa e d'opinione; quando vi chiederete ancora che fine ha fatto la lotta alla corruzione; quando vedrete gli evasori godere dei vantaggi loro assicurati; quando non troverete più i mezzi fondamentali di contrasto alla criminalità, come le intercettazioni; quando vedrete i colletti bianchi approfittare dell'abolizione del reato d'abuso d'ufficio; allora, quando toccherete con mano la distruzione del sistema sanitario nazionale a favore dei privati; quando vedrete un Paese dilaniato e una persona sola al comando, che vi racconta cosa più vi piace e che tiene il Parlamento in pugno; insomma, solo allora vi chiederete: ma come siamo finiti così in basso? E quando lo farete, perché lo farete, in quanto sarete chiamati a farlo, come risposta scrivete solo «Giorgia». (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Valente. Ne ha facoltà.

VALENTE (PD-IDP). Signora Presidente, siamo ormai quasi al termine di questa discussione generale su un provvedimento tanto importante e decisivo per il nostro assetto costituzionale e di Repubblica parlamentare. Aggiungo solo qualche considerazione a quelle già fatte dai colleghi del Gruppo Partito Democratico e da tanti colleghi dell'opposizione.

Non mi voglio soffermare per l'ennesima volta sullo scambio fatto nella maggioranza, tra ragioni politiche e fini elettorali, così come non mi soffermerò - lo abbiamo già sentito tanto - sull'assenza totale di confronto di merito, a partire dal lavoro che è stato fatto in Commissione, fino ad arrivare a quello di quest'Aula, che è sotto gli occhi di tutti. Proverò a fare uno sforzo e parlerò a partire non dal mio o dal nostro punto di vista, ma da quello della maggioranza, provando ad assumere cioè il suo punto di vista. Lo voglio fare per affermare una pratica diversa, perché oltre a denunciare la mancanza di rispetto e di dialogo, vorrei che provassimo a praticare un modo diverso. Parto ovviamente da me e provo ad assumere il punto di vista della maggioranza.

La maggioranza sostiene di aver varato un disegno di legge che, sostanzialmente, ha due grandi, importanti e preziosi obiettivi, primo tra tutti la governabilità e la stabilità dei Governi, lamentando e ricordando a tutti noi che cosa è successo in questi anni, quanti Governi si sono succeduti nel corso del tempo, qual è stato l'impatto sul sistema istituzionale e politico del Paese e sulla partecipazione dei cittadini. Abbiamo ascoltato in Commissione i numeri relativi all'impatto sul modello di sviluppo economico e sulla crescita dell'economia. Ci si dice che stabilità e governabilità sono beni preziosi e noi condividiamo questo assunto; certo che stabilità e governabilità possono essere beni preziosi. Starei sempre attenta però a fare una distinzione, come pure ci hanno ricordato importanti e autorevoli esperti di diritto costituzionale e costituzionalisti del nostro Paese: non è questo un principio di rango costituzionale, ma è pur sempre un principio sul quale noi vogliamo convenire e che sentiamo di condividere.

Allora questo è il tema e su tale profilo vorrei fare il mio intervento: voi pensate davvero che con questo disegno di legge perseguirete di più e meglio questi due principi? Mi permetto di esprimermi molto sommessamente, con pacatezza e con rispetto delle posizioni degli altri, senza gridare in qualche modo a un atteggiamento sovversivo. Voglio stare al merito e vi dico che, secondo me, non solo questo provvedimento è totalmente inefficace rispetto all'obiettivo che si propone, ma è anche purtroppo un grande bluff e rischia di essere una presa in giro nei confronti dei cittadini. Perché?

Su stabilità e governabilità, intanto dovremmo sempre guardarci attorno e pensare che la scelta fatta nel merito e nel contenuto da questo provvedimento è assolutamente solitaria nel contesto mondiale. Chi l'ha perseguita, che pure poteva avere le nostre stesse ragioni, evidentemente ha fatto un passo indietro, rispetto anche a un tema di sistema che era abbastanza simile a quello che abbiamo adesso di fronte dal punto di vista della legge elettorale. Su questo però tornerò dopo. Alla fine voi provate a perseguire la stabilità e la governabilità solo irrigidendo il sistema, mantenendo degli automatismi e mettendo - com'è stato detto a più riprese - il Parlamento sotto scacco della volontà del Presidente del Consiglio. Costui è l'unico sostanzialmente che, oltre a portare con sé la nascita del Parlamento, ne può decidere il corso, la vita e dunque anche la morte, nel senso che sarà il Presidente del Consiglio a decidere quando mettere fine alla legislatura. In questo modo quindi, anche attraverso un intervento pesante sull'istituto della fiducia e delle mozioni di sfiducia e attraverso automatismi molto rigidi, pensate di garantire stabilità, sostanzialmente dicendo al Parlamento: non sarai più tu a decidere. Con questo modello, intendete superare il rischio di possibili ribaltoni, che paventate. Ebbene, essendovi poi corretti in corso d'opera a più riprese, alla fine questo non c'è più: lo sapete meglio di noi. Si potrà cambiare non solo un Premier eletto dai cittadini con un Premier non eletto dai cittadini, ma addirittura, pur restando il Premier parte della stessa maggioranza, la maggioranza che lo sostiene potrà essere diversa. Anche questo principio non sarà perseguito.

Voglio fare un ulteriore sforzo. Ci dite che noi critichiamo. Noi non abbiamo soltanto criticato, perché in Commissione abbiamo anche provato a fare tante proposte di merito. Esistevano altri strumenti; forse, se non fossimo stati tanto presuntuosi da pensare di poter istituire l'unico sistema al mondo che non solo elegge direttamente il Presidente del Consiglio, ma mette in discussione un sistema parlamentare senza poi riconfigurare - come diceva stamattina il presidente Casini - pesi e contrappesi, avremmo potuto pensare che ci fosse qualche altro istituto a garantirlo. Abbiamo detto che la sfiducia costruttiva era sicuramente uno strumento prezioso e utile per garantire quella stabilità, ma con un altro approccio. È proprio un'altra filosofia, perché che cosa fa l'istituto della sfiducia costruttiva? Risponde esattamente alla critica maggiore che noi possiamo fare, rimettendo al centro il funzionamento e la centralità del Parlamento, a cui chiede un sussulto di responsabilità, dicendogli: bene, tu vuoi cambiare Governo perché non pensi più che questo Presidente del Consiglio ti rappresenti? Trova un'altra soluzione: assumiti le sue responsabilità, cerca al tuo interno, nelle forze che sono espresse dentro l'Assemblea parlamentare, un'altra sintesi e offri al Paese un'altra soluzione, perché il Paese non può pagare le tue incapacità o le tue sofferenze. Allora, noi vi abbiamo data un'altra strada, ve l'abbiamo indicata. Non ci siamo limitati solo a dire che non va bene quello che ci indicate ed è totalmente inefficace rispetto alla volontà o all'obiettivo che dichiarate di voler perseguire.

Vado oltre e passo al secondo tema. Voi parlate di stabilità e governabilità, ma probabilmente si arriverà a un referendum e ci andrete - immagino - provando a dire che i cittadini finalmente scelgono e sono al centro. A parte le considerazioni svolte nel suo intervento dalla collega Malpezzi - che ho qui al mio fianco e ho ascoltato - voglio aggiungere altre considerazioni su questo terreno: i cittadini scelgono. Bene, i cittadini scelgono una volta, presumibilmente ogni cinque anni, a questo punto, se dovesse essere perseguito il tema della stabilità e della governabilità, quindi anche della lunghezza e della durata dei Governi e delle legislature (ma io ho qualche dubbio). A quei cittadini viene chiesta sostanzialmente una delega in bianco: votate, esercitate il vostro sacrosanto diritto di voto (per fortuna, è sancito dalla Carta costituzionale il diritto al suffragio universale: votavano prima, i cittadini, e voteranno oggi, non è che voteranno soltanto con la vostra riforma) e poi a tutto pensiamo noi; basta, non preoccupatevi, che ci pensiamo noi (ovviamente): questo lo abbiamo detto, perché c'è una concentrazione di poteri, ma non voglio tornarci, e mancano pesi e contrappesi, come ha detto benissimo il presidente Casini stamattina, parlando di equilibri. Si può anche perseguire un modello, ma in qualche modo considerando come impatta sul resto del sistema, quindi servono garanzie, pesi, contrappesi e bilanciamenti per evitare la concentrazione.

Non è questo però il centro del ragionamento che voglio fare: quello che voglio dire, invece, è come questi cittadini da due punti di vista partecipano effettivamente. Innanzitutto, quali cittadini riescono poi effettivamente a contare, perché certo il voto lo esprimono tutti, ma poi il voto di chi conterà? Quale voto sarà rappresentato in queste Aule parlamentari? Quale voto peserà? Allora, innanzitutto va fatto un ragionamento: i cittadini qua cosa scelgono? Non ci avete fatto capire con quale legge elettorale; ve lo abbiamo chiesto in tutti i modi: non mettete solo un riferimento, la legge elettorale deve camminare di pari passo con la riforma. Questo ve lo abbiamo chiesto e strarichiesto, ma non c'è stato niente da fare: un rinvio continuo, inspiegabile, incoerente e quasi eccessivamente reticente. Com'è possibile che si stabilisca un premio di maggioranza, ma non si indichi se e come esso interviene; soprattutto però non ci dite come i cittadini eserciteranno il loro diritto di scegliere i parlamentari. Dite che non condividete le liste bloccate, ma alla fine sostanzialmente non mettete in discussione quel modello.

Quindi, da un lato mantenete il sistema elettorale, dall'altro lato c'è un punto che mi preoccupa molto, su cui veramente voglio fare una sottolineatura di merito importante, che abbiamo fatto in Commissione, ma alla quale non ci è mai stato contrapposto alcunché, neanche in termini di riflessione. Continuate a parlare di sindaco d'Italia e di Presidenti delle Regioni, ma, come ho già detto intervenendo sulla questione pregiudiziale, nei sistemi delle elezioni regionali siamo arrivati circa al 50 per cento di elettori che vota. Con il sistema di premio che avete configurato all'interno del disegno di legge in esame, ovvero un premio che può arrivare al 51 per cento senza prevedere nessuna soglia, così come prescrive la Carta costituzionale, noi potremmo trovarci che quella maggioranza sarà configurata da un 20-23 per cento, vista la frammentazione partitica in Italia; potremmo cioè trovarci con una situazione per cui il 20-22 per cento di quel 50 per cento avrà espresso non solo la maggioranza, ma tutto: avrà eletto il Presidente della Repubblica, gli organi di garanzia, i giudici della Corte costituzionale, ossia tutto. Ciò sarebbe in mano al 10 per cento dei cittadini. Questa è l'idea attraverso la quale voi pensate di restituire la centralità ai cittadini? Ve lo chiedo con sincerità: vi sentite di poter dire che così si restituisce centralità ai cittadini? (Applausi). Un 10 per cento dei cittadini aventi diritto al voto sceglie tutto: sinceramente, resto alquanto perplessa.

Abbiamo detto che il Parlamento è prezioso; a parte che dovremmo tenere più rispetto, essendo tutti quanti noi parlamentari. Intendo dire che definire il Parlamento un orpello significa screditare la funzione mentre la si esercita: qualcosa da non credere, ma questo riguarda voi e la coerenza. Tuttavia il Parlamento, per com'è configurato il nostro sistema repubblicano, è l'unico depositario del pluralismo, che è il sale della democrazia. Capisco il confronto e l'allergia che mostrate - l'ho detto già - sui sistemi di informazione e le derive, ma lasciamo stare; tuttavia nel Parlamento, nel confronto parlamentare, nella dialettica e nel riconoscimento del pluralismo c'è il sale della democrazia nel senso più profondo del termine, per come l'hanno pensata e voluta i nostri Padri e Madri costituenti. È lì, da quella sintesi e da quella mediazione che esiste ed è venuta fuori.

Anche nei nostri interventi abbiamo fatto la storia di tutte quelle volte che abbiamo provato a fare anche noi riforme a maggioranza che hanno mostrato tutti i loro limiti; invece la nostra Carta costituzionale, votata da tutte le forze antifasciste nel dopoguerra, dimostra la sua solidità, probabilmente anche per questo. Ecco, allora, il confronto e il pluralismo che andavano ricercati.

Anche in questo caso, non ci siamo limitati a dire che non andava bene; noi vi abbiamo detto che occorreva una nuova legge elettorale e, insieme ad essa, forse mettere al centro la partecipazione dei cittadini significava finalmente dare seguito a una parte della Costituzione ancora inattuata, cioè l'articolo 49, perché attraverso la riforma dei partiti si interviene su come essi scelgono e indicano quei nomi tra i quali i cittadini dovranno scegliere anche il candidato Premier. Come arrivano a scegliere le leadership? I partiti al loro interno che vita democratica hanno oggi? Come compongono le liste di candidati in un sistema elettorale che noi ci auguriamo possa essere, per esempio, più sui collegi e che abbandoni il sistema delle liste bloccate? Abbiamo proposto una nuova legge elettorale; tuttavia, a fianco a essa, che doveva essere definita prima e contemporaneamente, vi abbiamo detto di mettere mano all'articolo 49. (Applausi). Questo significava per noi perseguire con coerenza gli obiettivi che dichiaravate di voler perseguire e, soprattutto, rispondere alla crisi di democrazia e di partecipazione che oggi esiste e che è un grave, gravissimo, problema. Si pensava di affrontare così il buon funzionamento del Parlamento, determinato anche da una migliore e più vera e autentica partecipazione dei cittadini alla scelta dei propri eletti, sicuramente insieme alle scelte che richiamavo prima.

Quindi, la legge elettorale e la riforma dell'articolo 49 erano per noi dei capisaldi. Concludo con un riferimento all'articolo 1 della Carta costituzionale, al secondo comma: «La sovranità appartiene al popolo che la esercita». Esercitare è un verbo sul quale dovremmo riflettere tutti, non è un termine scelto a caso dai nostri Padri e Madri costituenti, per cui ogni parola ha avuto un senso: non è che i cittadini affidano o delegano a qualcuno, ma esercitano la sovranità. Questo significa che la esercitano tutti i cittadini, quindi dobbiamo rappresentare tutti dentro queste Aule parlamentari e l'unico che lo può fare è il Parlamento. Significa riconsegnare un protagonismo, quindi perseguire l'obiettivo di una sana, vera e autentica partecipazione con scelte più coerenti e coraggiose rispetto agli obiettivi che vi eravate prefissati.

Non cogliete nessuno di quegli obiettivi, soprattutto indicate strade che, oltre a essere totalmente inefficaci per noi, rischiano di essere pericolose per il nostro sistema democratico. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Priamo. Ne ha facoltà.

DE PRIAMO (FdI). Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, partirei proprio dall'intervento della collega che mi ha preceduto, perché credo che non esista un modo migliore per il nostro popolo di esercitare la sovranità che gli appartiene, se non quello di scegliere da chi essere governato e quindi a chi affidare un indirizzo programmatico coerente con quello che il cittadino e l'elettore ne pensano. (Applausi).

È esattamente così che viene in qualche modo espresso il principio fondamentale di questo provvedimento, il cui arrivo in Senato, con una lunga ed ampia discussione, giudichiamo sicuramente un momento importante di questa legislatura, perché, com'è stato spesso ricordato dai colleghi, rappresenta uno degli elementi importanti e fondamentali del nostro programma e delle nostre stesse idee ed è stato frutto di un lunghissimo, partecipato e articolato lavoro in Commissione. Da questo punto di vista, ricordiamo che ha richiesto più di cinque mesi di esame, con più di 50 auditi, in varie fasi, anche a fronte delle richieste avanzate dalle opposizioni al presidente Alberto Balboni, che va ringraziato davvero per questo straordinario lavoro, di svolgere audizioni anche in fasi successive alla discussione e addirittura all'approvazione degli emendamenti. Sono stati affrontati e discussi in Commissione 1.800 emendamenti, senza neanche una sbavatura né un cedimento, questo a riprova, nonostante quello che alcune volte ascoltiamo in quest'Aula, della compattezza e della determinazione della maggioranza, ma anche della grande capacità di ascolto, innanzitutto da parte del Governo, del ministro Casellati e di tutta la maggioranza. Ricordiamo infatti che, all'esito di tutta questa fase, gli articoli della Costituzione che vengono modificati sono passati da quattro a sette, quindi ci sono state ulteriori modifiche che sono state esattamente il frutto di quella discussione.

Da questo punto di vista, abbiamo sentito, in questo dibattito, più o meno gli stessi temi che sono stati riproposti costantemente, ovvero l'accentramento dei poteri nelle mani del Presidente del Consiglio, l'"attacco" - addirittura - ai poteri del Presidente della Repubblica o l'indebolimento del Parlamento. Ovviamente sono accuse che abbiamo potuto e possiamo confutare una per una, perché, come altri hanno ricordato, i poteri del Presidente della Repubblica delineati nell'articolo 87 sono assolutamente invariati, anzi; un emendamento del presidente Pera all'articolo 89 della Costituzione non prevede la controfirma dei Ministri per alcuni atti del Presidente della Repubblica.

Quali sono allora - perché questo poi è l'elemento cruciale - le funzioni che in qualche modo, attraverso un premierato all'italiana quale quello che stiamo proponendo, vengono meno? Sono funzioni di fatto esercitate negli anni durante alcune crisi parlamentari, che sono esattamente una delle motivazioni per cui da tanti anni tante forze politiche, sicuramente anche quella della quale rappresentiamo una tradizione, quella della destra politica italiana, ma non solo, hanno proposto una modifica dell'assetto istituzionale per evitare che i Governi vengano scelti in Parlamento anche contro le indicazioni e gli indirizzi espressi chiaramente dal popolo italiano, com'è accaduto in alcuni casi.

E allora se viene meno quel ruolo che, per supplenza e per volontà di risolvere delle crisi, alcuni Presidenti della Repubblica hanno svolto, è perché il nostro obiettivo è di far venir meno quel vulnus che aveva reso necessario quell'intervento.

Quale sarebbe allora la proposta delle opposizioni? Teniamo in vita quei poteri perché dobbiamo tenere in vita quelle difficoltà e quelle problematiche che spesso hanno portato il Parlamento ad essere assolutamente più lontano dagli elettori e dai cittadini.

Un'altra accusa è l'indebolimento del Parlamento, ma bisogna vedere quale si pensa che sia il suo ruolo. Abbiamo ascoltato dal collega Parrini - ora non presente, ma con il quale sicuramente avremo modo di confrontarci - che il potere di sfiducia da parte del Parlamento, presente in questa riforma, non è un vero potere, perché equivarrebbe a un suicidio dei parlamentari. Ecco, questo significa accettare implicitamente che noi siamo qui per difendere non gli interessi, gli indirizzi e le necessità del popolo italiano, ma la nostra poltrona. Dovremmo aver paura infatti di mandare a casa un Governo che non esprime gli indirizzi per i quali ci siamo candidati e siamo stati eletti. Non condividiamo questa lettura. Secondo noi, la centralità del Parlamento e quella del ruolo dei parlamentari si affermano mettendo in campo azioni che possano essere percepite e comprese dagli italiani e che possano avvicinare il Parlamento agli italiani e non allontanarlo come negli anni è successo.

Questo è un po' il cuore della nostra riforma. Noi vogliamo che l'attività del Parlamento possa essere verificata, come quella del Governo. Noi vogliamo in questo senso un avvicinamento.

Certo, ci sono poi altri interventi che non è che noi diciamo che si faranno, non si tratta di rinviare e gettare la palla in tribuna. Noi stiamo discutendo questi temi anche in Commissione affari costituzionali. Pensiamo alla discussione sulla possibilità dei decreti a data certa o dell'allungamento dei tempi dei decreti-legge. E ancora, la discussione sull'articolo 49, sul quale sono in corso d'esame in Commissione affari costituzionali due disegni di legge. È chiaro che il ruolo dei partiti è in crisi, ma non perché oggi presentiamo la proposta sull'elezione diretta del Presidente del Consiglio. Tale ruolo è in crisi da decenni, con questo assetto istituzionale e con questo sistema.

Sul tema dell'accentramento dei poteri abbiamo sentito un po' di tutto, anche la lezione di storia della senatrice professoressa Floridia, che ci ha parlato dell'evoluzione dalla repubblica verso il cesarismo, poi verso l'impero. Diciamo però che, pur senza essere professori di storia, non ci risulta che né Giulio Cesare né Ottaviano Augusto siano stati eletti dai cittadini e noi qui stiamo portando avanti una riforma che il potere lo dà ai cittadini, che saranno liberi di scegliere da chi essere governati. Questo tema, che sembra molto distante da molte delle forze di opposizione - non tutte fortunatamente, ma la maggior parte - è per noi importante, perché non diamo più poteri al Presidente del Consiglio, se non quello di prendere atto di non avere più la sua maggioranza, o quello - che, incredibilmente, fino ad oggi non c'è stato - di revocare un suo Ministro (un membro della sua squadra che magari non lavora bene, lavora male o addirittura lavora contro gli indirizzi del Governo è doveroso che finalmente con questa riforma possa essere indirettamente evocato). Forse però qualcuno qui - in questo caso, mi riferisco soprattutto al Partito Democratico - si è talmente abituato negli anni a governare anche senza aver ricevuto il mandato dai cittadini che ha preoccupazione verso una riforma che non fa altro che dire che i cittadini sceglieranno da chi essere governati. Questo è un punto che per noi è molto importante. (Applausi). Non ci sono contrappesi che vengono meno. I contrappesi sono ben presenti nella Costituzione, la innervano, la costituiscono, la rappresentano in tutte le sue parti e non vengono intaccati. Comunque a tale riguardo abbiamo anche approvato un ordine del giorno che parla di statuto dell'opposizione, e i Regolamenti potranno e dovranno garantire maggiormente questi elementi.

Il collega De Cristofaro, con la sua schiettezza, anche se opposta a noi, ha detto, rivendicando anche il legittimo ostruzionismo, che la sua forza politica e l'opposizione si opporranno con tutte le forze a questo provvedimento. Noi invece di questo provvedimento siamo orgogliosi e ci impegneremo a sostenerlo con tutte le nostre forze, a difenderlo e a consegnarlo, probabilmente attraverso un referendum che è evidente che ci potrà essere, alla scelta del popolo italiano, che potrà giudicare su questo. Non dovrà giudicare sul buono o cattivo andamento del Governo di Giorgia Meloni; per quello ci saranno le elezioni, così come ci sono continuamente tante occasioni per valutarlo. Qui chiederemo agli italiani di scegliere se il nuovo assetto costituzionale che noi proponiamo li possa rappresentare, possa dare loro un maggiore protagonismo, possa dare maggiore stabilità, maggiore governabilità e anche un risvolto economico importante, perché se l'Italia ha il debito pubblico che ha è anche perché l'instabilità politica si paga. Stiamo vedendo, al contrario, quanto invece i mercati e il mondo economico stanno apprezzando la stabilità che in questo momento c'è perché si sono determinate delle particolari condizioni elettorali che hanno consentito a Giorgia Meloni di vincere in modo netto e quindi di governare con stabilità.

Abbiamo avuto anche un complice in questo che qualcuno ha definito un attacco alla Costituzione. Come nei migliori film di Hitchcock, il "colpevole" è quello che uno non si aspetta: è la Costituzione stessa, con l'articolo 138 che i Padri costituenti, certamente saldi nei princìpi costituzionali e repubblicani, per noi sacri, avevano delineato. Avevano infatti immaginato che la Costituzione e l'assetto istituzionale, che allora doveva essere quello per la situazione dell'Italia, si sarebbe potuto mutare. Noi vogliamo fare esattamente questo, perché se la nostra Costituzione è ispirata ed innervata dal principio della libertà, è vero pure, come diceva Gaber, che la libertà è partecipazione, e non c'è migliore partecipazione per i cittadini di far scegliere loro da chi essere governati. (Applausi).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

PRESIDENTE. Prima di proseguire con la discussione, comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:

dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e dal Ministro delle imprese e del made in Italy

«Conversione in legge del decreto-legge 15 maggio 2024, n. 63, recante disposizioni urgenti per le imprese agricole, della pesca e dell'acquacoltura, nonché per le imprese di interesse strategico nazionale» (1138).

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale
nn.
935 e 830 (ore 14,31)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Musolino. Ne ha facoltà.

MUSOLINO (IV-C-RE). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, ringrazio il signor Ministro, che è presente in Aula, ci segue in questo dibattito e ci ha seguito in tutti i lavori della Commissione. È stato un piacere, insieme al relatore, senatore Balboni, poterci confrontare su questa riforma, perché, come ho detto in più di un'occasione, sicuramente stiamo compiendo un percorso che segnerà la storia della nostra Repubblica, la storia dei nostri giorni, la nostra storia, quindi è un piacere avere anche la consapevolezza di esserne interpreti e attori fondamentali. Questo ci chiama a un grado di responsabilità maggiore e anche a una riflessione importante sulla dimensione attuale del nostro sistema parlamentare e le sue particolarità, compresi gli elementi che lo hanno messo in crisi, che evidentemente non lo fanno funzionare più come era previsto che funzionasse nella nostra Carta costituzionale. Una Carta costituzionale che è di mirabile bellezza, invidiata da tutti i Paesi e da tutte le democrazie occidentali, per una sua caratteristica fondamentale fra le altre, espressione di equilibrio, di un sistema di contrappesi che le ha garantito la sua permanenza e la sua messa in opera.

Soprattutto la nostra Carta costituzionale si caratterizza per la sua elasticità, cioè per la sua capacità di attagliarsi alle dinamiche concrete e di consentire alle forze in campo di gestire le rispettive funzioni e i rispettivi poteri.

Il Parlamento ha il potere legislativo, un potere importante, fondamentale, che è disciplinato dalla Costituzione. Ma il Parlamento, a sua volta, trova espressione e trova motivo di esistere nell'articolo 1 della Costituzione, che sancisce effettivamente il modo in cui si forma la volontà popolare e dice chiaramente che «la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Questa è la grandezza della Costituzione italiana. I Costituenti hanno voluto consegnare un testo che non soltanto dicesse come si doveva gestire la democrazia nel momento in cui la Costituzione sarebbe entrata in vigore, ma hanno voluto anche fissare dei capisaldi immanenti, dicendo che anche se domani gli elettori impazzissero, anche se domani qualcuno pensasse di potere sovvertire l'ordine delle cose, i limiti della Costituzione sono immanenti e nessuno li potrà sovvertire, perché se si tentasse una riforma costituzionale che ne alterasse la natura la Corte costituzionale avrebbe in sé i modi per combattere questo germe, potrebbe da sola già contrastare il germe antidemocratico, il germe del totalitarismo.

In questo risiede la grandezza della nostra Carta costituzionale, che però non è una Carta alla quale noi dobbiamo guardare con il timore di apportarvi una riforma, di migliorarla, di prendere atto di quelli che sono diventati nel tempo i suoi limiti e di intervenire per farla diventare sempre più aderente al suo scopo, sempre più uno strumento efficace.

La nostra forma parlamentare si fonda sul bicameralismo perfetto. All'epoca, quando è stata promulgata la nostra Costituzione, era la soluzione perfetta, ideale per i fatti storici dai quali si usciva. Due Camere dovevano pronunciarsi sui testi di legge e solo all'esito di una pronuncia uguale sullo stesso testo, senza modifiche, quel testo sarebbe potuto diventare legge. Essa prevedeva però anche una forma semplificata di legislazione, nel senso che prevedeva il decreto legislativo e il decreto-legge, che sono strumenti tuttora vigenti. Nulla è cambiato dall'epoca. Il decreto-legge era una forma di decretazione d'urgenza che i Padri costituenti immaginavano per consentire al legislatore, senza snaturare la funzione legislativa, di poter intervenire laddove vi fossero requisiti di urgenza che imponessero l'adozione di un testo in tempi celeri, sempre fatta salva poi l'approvazione da parte delle Camere.

Nel tempo, però, che cosa è successo? Il bicameralismo perfetto si è in qualche modo arenato, ha cominciato a mostrare la fatica di questo doppio passaggio che talvolta diventa triplo e talvolta anche quadruplo, perché i tempi della discussione, i tempi degli uffici, i tempi del passaggio hanno cominciato a ingolfare la macchina, il procedimento. E allora, come sempre succede, la soluzione è stata quella di forzare il dettato normativo e fare sempre più spesso ricorso alla decretazione d'urgenza per arrivare all'obiettivo, che è quello di promulgare le leggi, di adottare i provvedimenti necessari per dare le risposte ai cittadini. I parlamentari, infatti, svolgono la funzione legislativa per dare le leggi ai cittadini che forniscono gli strumenti del vivere civile, perché il vivere civile è fatto dalle leggi, non c'è dubbio. Questi sono gli strumenti, ma se nessuno fa le leggi o se ci si impiega troppo tempo, ecco che poi c'è un vuoto normativo e per questo si è deciso di ricorrere sempre più spesso alla decretazione d'urgenza per colmare quella che nei fatti era diventata una difficoltà del bicameralismo perfetto a dare risposte tempestivamente.

Allora, se questa è la genesi del problema, non si può non dire che il bicameralismo perfetto non debba andare incontro a una modifica, un ripensamento, un miglioramento, certo non a uno snaturamento, certo non all'abolizione della forma repubblicana. Questo non lo pensa nessuno e non è neanche in questo disegno di legge. Ma sicuramente una riforma va fatta. Il mio collega senatore Scalfarotto ha ricordato prima il momento storico in cui il presidente Napolitano, chiamato in Aula a giurare nuovamente per assumere il secondo mandato, con veemenza ha richiamato il Parlamento alle sue responsabilità e l'ha invitato a procedere in tempi rapidi a una riforma costituzionale attesa e necessaria. Eppure sono passati undici anni e di questa riforma non c'è traccia, se non nei tentativi che vengono portati avanti, fra i quali c'è anche questo disegno di legge di riforma costituzionale.

Concettualmente, dal punto di vista della ratio, dell'ispirazione e delle premesse di metodo, sicuramente Italia Viva è d'accordo sulla necessità di una riforma. Siamo d'accordo sul sistema di elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri, perché la riteniamo la migliore espressione per dare attuazione all'articolo 1 della Costituzione, secondo cui la sovranità appartiene al popolo. E come meglio di così, di un'elezione diretta, il popolo potrebbe esprimere ed esercitare questa sovranità? Credo che sia proprio la sublimazione della ratio di questo articolo: un'elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri, al quale gli italiani, eleggendolo, danno il potere, ma anche la responsabilità, di attuare quel programma di Governo in forza del quale lo hanno votato. Noi siamo assolutamente d'accordo su questo modello.

Però poi ci sono degli elementi sui quali invece questo disegno di legge non ci convince. Abbiamo tentato di dirlo in Commissione, dove più volte ho fatto degli interventi, e lo abbiamo ribadito anche nella discussione sulla questione pregiudiziale. Il primo è un richiamo formale, all'interno dello stesso disegno di riforma costituzionale, a una legge elettorale di cui non conosciamo il contenuto. Possiamo dire mai che vogliamo eleggere direttamente il Presidente del Consiglio dei ministri senza sapere come lo eleggeremo? Se c'è un premio di maggioranza? Se è previsto un ballottaggio? Come e se si verificherà un effetto di trascinamento tra le liste dei partiti che eleggono il Presidente del Consiglio dei ministri e in che misura sarà garantita la rappresentatività dentro il Parlamento delle liste che formeranno l'opposizione? Sono troppe le domande e i quesiti che restano senza risposta e che ci costringono a continuare a dirle, signora Ministro, che votare questo disegno di legge sarebbe un atto fideistico alla cieca.

Non ci sentiamo di continuare questo percorso, perché sono troppi i quesiti irrisolti e perché è necessario che sulla legge elettorale sia fatta un'opportuna e approfondita riflessione, proprio perché la legge elettorale è quella che poi determina la composizione del Parlamento e dalla legge elettorale passa la stabilità di un Parlamento. Eleggere direttamente il Presidente del Consiglio dei ministri è senza dubbio una forma di esercizio altissima della democrazia diretta, ma la stabilità di un Parlamento e di un Governo passa certamente dalla formazione di questo Parlamento e dalla sua legge elettorale.

Non sono d'accordo - mi avvio alla conclusione, signora Presidente - con chi dice che la mozione di sfiducia al Presidente del Consiglio dei ministri, determinando lo scioglimento delle Camere e quindi la fine di quel Governo, metterebbe i parlamentari sotto il ricatto del Presidente del Consiglio dei ministri. Semmai io la vedo esattamente al contrario: è il Presidente del Consiglio dei ministri che a quel punto sa di dover stare attento ai rapporti con i parlamentari, sa di essere chiamato alle sue responsabilità, sa che, se non sarà data attuazione al suo programma di Governo, i parlamentari avranno l'arma migliore e sicuramente più convincente per tenerlo in coerenza al suo programma di Governo.

Ma certamente, affinché quest'arma sia efficace, ci vuole un senso di responsabilità da parte dei parlamentari, che a quel punto non potranno neanche più pensare di fare ricorso alle strategie parlamentari o alla formazione di nuovi Governi tecnici per perpetuare la loro esistenza in vita. Sia chiaro: se c'è una cosa che demotiva totalmente l'elettore, che lo spinge a non presentarsi alle urne e che lo fa guardare con crescente distacco alle dinamiche della politica, è la formazione dei Governi tecnici, il ricorrere ai Governi tecnici, cioè lo snaturare dei Governi che si susseguono dopo quello che viene eletto e che talvolta arrivano a composizioni di maggioranza che sono completamente distanti da quelle iniziali e talvolta, ancor di più e peggio, arrivano ad adottare provvedimenti che non c'entravano assolutamente nulla con il programma elettorale originario.

Allora il cittadino viene responsabilizzato e gli viene data la possibilità di scegliere e di eleggere direttamente il Presidente del Consiglio dei ministri e i parlamentari allo stesso modo. In maniera quasi corrispondente, i cittadini vengono responsabilizzati a dire che il Governo dipende dalle loro scelte e nel momento in cui queste scelte sono compiute con responsabilità, se quel Presidente del Consiglio dei ministri non aderisce più al disegno, viene proposta una mozione di sfiducia. Questa ritengo che sia la forma più democratica di esercizio del potere. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Floridia Aurora. Ne ha facoltà.

FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Signora Presidente, signora Ministra, colleghe e colleghi, oggi più che mai in quest'Aula sento forte sulle mie spalle la responsabilità del compito che sono stata chiamata a svolgere, anche per salvaguardare la tenuta democratica e pluralistica del nostro Paese, sancita dalla nostra meravigliosa Costituzione, tenuta che è messa a dura prova dai tentativi costituzionalmente distruttivi del Governo Meloni, per di più in un periodo storico di globale fragilità che di tutto ha bisogno, ma non certamente di divisione e dello smantellamento di principi cardine che hanno guidato la nostra democrazia fino ai giorni nostri.

Al termine dell'asfissiante propaganda politica con cui voi della maggioranza avete monopolizzato il dibattito pubblico in questo primo anno e mezzo di legislatura, con un atteggiamento - lasciatemelo dire - di enorme superficialità e faciloneria rispetto alle vere priorità del Paese, siamo giunti a dover discutere in prima lettura di un progetto di riforma costituzionale pericoloso e pasticciato. È già stato detto, è già stato ripetuto e oggi sento anch'io il dovere di dirlo: è una riforma altamente lesiva dell'equilibrio democratico che le Madri e i Padri Costituenti di tutti i partiti avevano invece mirabilmente delineato nel 1948, con innegabile spirito lungimirante per un Paese reduce dal ventennio della dittatura fascista. Smantellando completamente gli assi portanti della nostra democrazia parlamentare e modificando radicalmente la nostra forma di governo a proprio piacimento, il Governo Meloni e la sua maggioranza, di fatto, non fanno altro che esautorare il Parlamento da qualsivoglia potere legislativo e decisorio, imbrigliandolo alle volontà e alla volubilità del Presidente del Consiglio di turno e della sua stretta cerchia di eletti, togliendo a cittadine e cittadini fondamentali diritti di partecipazione democratica e non sicuramente ampliandoli, come erroneamente volete far credere al Paese.

Dietro questa riforma, confezionata con il pretesto di restituire centralità e potere ai cittadini, si persegue esattamente il contrario; si strozza, infatti la rappresentanza e il libero dibattito, si azzera la possibilità di un sano confronto politico. Parallelamente, questa riforma concede un enorme potere decisionale ad un'unica figura istituzionale, oscurando notevoli profili costituzionali garanti della nostra democrazia e del suo funzionamento. Anch'io qui mi riferisco alla vostra triste e irrispettosa decisione di ridurre il Presidente della Repubblica a mero notaio e ratificatore di scelte imposte da altri, togliendogli irresponsabilmente quella funzione cruciale di garante dell'ordine e dell'equilibrio costituzionale, vera e propria valvola di sicurezza nei momenti storicamente e istituzionalmente più delicati della vita repubblicana, chiamato all'importante funzione di vigilare sul rispetto dei principi democratici nel nostro Paese, per evitare derive antidemocratiche e autoritarie.

Ammettiamolo che oggi ci troviamo a votare un progetto di riforma costituzionale acerbo. Nessuno dei presenti in quest'Aula ha perfettamente chiaro quali saranno i meccanismi per poterlo far funzionare e quale nuova forma avrà la legge elettorale. Com'è possibile un caos e una pressapochezza del genere? Portate pazienza, ma veramente non siamo qui a votare un regolamento condominiale. Inoltre, la vostra idea di governabilità, figurativamente attribuita al leader forte, a una specie di supereroe che nel vostro immaginario collettivo risolve da solo tutti i problemi, cozza non solo con la storia, ma anche con i principi democratici su cui si fonda la nostra Repubblica.

La vostra idea di accentrare tutti i poteri in un'unica figura si scontra inoltre, in maniera evidente, anche con il funzionamento dell'autonomia differenziata, la quale, al contrario, intende accentrare in capo alle Regioni la competenza di diverse materie, come l'istruzione, la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema e la sanità. Solo per fare un banale esempio, la sanità è già in capo alle Regioni e si trova già in profonda crisi guarda caso anche al Nord, considerato fiore all'occhiello del sistema sanitario. Si tratta di una contraddizione così evidente e così assurda che la dice lunga sulla mancanza di una visione condivisa all'interno del Governo Meloni e che di fatto apre le porte al caos: chi deciderà e farà cosa con l'autonomia e con il premierato?

Con questo modus operandi in perfetto stile azzeccagarbugli da un anno e mezzo il Governo Meloni e voi della maggioranza state poi spostando l'attenzione dei cittadini dalla vostra palese difficoltà nell'affrontare seriamente e con metodo le vere questioni urgenti che stanno affliggendo il nostro Paese. Sicuramente non è prioritario approvare qui in Aula provvedimenti quali l'istituzione dei premi del maestro del made in Italy o del maestro dell'arte della cucina italiana. Ne cito solo due che nel loro piccolo avranno anche il loro senso e utilità, ma che ingolfano i nostri lavori in Commissione e in Aula, evidenziando la totale o a questo punto direi la voluta mancanza di priorità, di visione, di organicità e di prospettiva rispetto ai gravi problemi dell'Italia cui siamo chiamati a rispondere urgentemente. (Applausi).

Così, in mancanza di una seria scala delle priorità da affrontare, vengono tagliate fuori dall'agenda di Governo questioni cruciali che continuiamo a ripetere da un anno e mezzo a questa parte, come la crisi climatica, che sta cambiando le nostre vite e sta mettendo in ginocchio l'economia, costringendoci a vivere in ambienti sempre più inquinati e nocivi per la nostra salute e per il pianeta. Vi è poi l'urgenza di mettere in sicurezza il nostro Paese dal dissesto idrogeologico; l'urgenza di garantire la sicurezza e la manutenzione delle infrastrutture portanti del nostro Paese (ponti, strade, ferrovie, fognature, rete idrica); vi è l'esigenza di traghettare il nostro sistema economico verso la decarbonizzazione e verso la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, per assicurare uno sviluppo ambientalmente, economicamente e socialmente sostenibile per le presenti e le future generazioni. Penso all'essenziale rafforzamento del nostro sistema sanitario, in grave crisi in numerose Regioni della Penisola; alla necessità di introdurre misure per combattere il precariato e garantire la sicurezza dei lavoratori, restituendo loro valore e dignità; penso al bisogno di incrementare i fondi per la scuola, per l'università, per l'edilizia scolastica, per permettere ai cittadini e al Paese di avere gli strumenti necessari per cogliere le sfide del presente e del futuro. Potrei andare avanti, ma queste sono tutte questioni chiuse a chiave nel cassetto del Governo, nella consapevolezza che l'inazione politica sta già producendo danni incalcolabili a tutto il Paese.

Voi della maggioranza, stranamente, state accelerando solo sulla riforma del premierato e dell'autonomia differenziata, senza peraltro avere una concreta consapevolezza di quali saranno gli effetti che queste riforme produrranno nel nostro ordinamento costituzionale. Si tratta di un vero salto nel buio che state chiedendo al Paese di fare proprio in questo momento storico flagellato anche dalle guerre; chiedete di fare un viaggio improvvisato verso un futuro senza coordinate ben chiare e definite. Purtroppo, neanche di fronte alle perplessità espresse dai più illustri costituzionalisti, che hanno affermato che si sarebbe potuto fare meglio, avete avuto ripensamenti.

Lasciatemi dire allora che invece si può fare di meglio, che l'Italia si merita il meglio e che il meglio va pensato e attuato oggi. La leggerezza con la quale volete mettere mano alla struttura pressoché perfetta e bilanciata di una tra le Carte costituzionali più belle al mondo e il pressapochismo con cui la state bistrattando sono veramente intollerabili. Auguro veramente, francamente, sinceramente al Governo Meloni, a lei, signora Ministra, e voi della maggioranza, di recuperare al più presto un po' di quella lucidità e lungimiranza che ha guidato così coraggiosamente le nostre Madri e i nostri Padri costituenti nella redazione della nostra Carta, che oggi costituisce la spina dorsale di tutto il nostro ordinamento costituzionale. Serve più umiltà, serve una visione d'insieme, un serio dialogo con le opposizioni; vanno messe in campo tutte le nostre risorse ed energie per evitare che la nostra Costituzione, il gioiello più prezioso che abbiamo ereditato dal nostro passato, venga irrecuperabilmente sfregiata.

La Costituzione va rispettata e attuata, come ha sottolineato ieri anche la senatrice Liliana Segre, che qui ringrazio. Tornate sui vostri passi, fatelo per il nostro Paese, c'è ancora tempo, c'è ancora domani. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nave.

Nel lasciargli la parola, annuncio che questo è l'ultimo intervento su questo punto all'ordine del giorno, per poi partire con il prossimo.

Ha facoltà di parlare il senatore Nave.

NAVE (M5S). Signor Presidente, membri del Governo, cari colleghi, con questo provvedimento penso che siamo arrivati al terzo capitolo della nuova saga, il grande inganno o l'arte dell'inganno. Il primo bestseller sul tema dell'inganno, però, risale al 2002, è stato scritto da uno dei più grandi e importanti hacker del mondo, Kevin Mitnick, e parlava di tutte quelle tecniche di ingegneria sociale che venivano utilizzate e vengono ancora oggi utilizzate dagli hacker per poter penetrare le reti, tecniche di manipolazione e di inganno, espedienti che servono per usare e carpire la buona fede delle persone e, con la loro ingenuità, poter recare danni. Ebbene, Presidente, come non definire inganno l'atto di questo Governo, di questa maggioranza, che inganna e lusinga i cittadini dicendo loro di votare così quando andranno a scegliere la persona che hanno deciso di votare sarà quella che li governerà. Votate Giorgia e poi in Europa vi trovate Vittorio, perché questo è il punto. (Applausi).

Tra l'altro, Presidente, è un sistema facilmente replicabile in altre competizioni elettorali e quindi rende ancora più oscuro e meno trasparente il processo. Mi permetto di rivolgermi tramite lei, Presidente, al collega Della Porta, ricordando che per me, per i miei colleghi e per l'Italia è ingannevole anche dire ai cittadini che con il blocco navale blocchiamo gli immigrati, quando poi negli ultimi anni ci ritroviamo con il numero degli immigrati che è duplicato e non riuscendo a gestire il numero e la situazione, poi regaleremo per i prossimi cinque anni 650 milioni al presidente Rama in Albania per gestire 2.000 immigrati l'anno. (Applausi).

Per me è ingannevole anche dire agli italiani che li aiuteremo, quando poi magari non si tassano gli extraprofitti delle banche e gli italiani continuano a pagare il doppio del mutuo e aumenta l'IVA sui pannolini. Esistono elementi per dire che questa maggioranza prova sempre di più a ingannare i cittadini e non certo a rendere più trasparente il sistema. La fredda cronaca racconta che a colpi di piccone la maggioranza prova continuamente a smantellare l'apparato istituzionale che regge la nostra Repubblica con un misero testo, con pochi articoli, oltretutto semplicemente abbozzati e incompleti. Per l'ennesima volta, la stessa destra tenta di modificare e riscrivere la nostra Carta costituzionale.

Signor Presidente, prima di ogni altra considerazione in merito, devo dire che il MoVimento 5 Stelle difenderà ancora, convintamente e sempre di più la legge delle leggi, che la maggioranza continua a utilizzare sempre più come carta straccia e se non dovesse riuscirci per i numeri, la forza politica a cui appartengo lo farà con tutti gli strumenti democratici, insieme ai cittadini, per i cittadini e con i cittadini. (Applausi).

È ormai palese a tutti che questa forma di premierato è semplicemente un baratto disonorevole tra Lega e Fratelli d'Italia, tra l'autonomia differenziata e il premierato. La spaccatura dell'Italia a danno non solo del Sud e delle aree interne, in cambio della concentrazione del potere nelle mani del Presidente del Consiglio, ritengo che sia una becera propaganda. Due riforme che viaggiano sullo stesso binario, quello dell'antidemocrazia, una vera e propria umiliazione del Parlamento, depauperandolo dall'alto con il premierato e dal basso con l'autonomia. Con questa riforma viene del tutto inficiata la separazione dei poteri: il Parlamento, quale organo sovrano della Repubblica, diventerebbe organo in pugno a una sola persona, la Giorgia di turno. Ingannevole è affermare che trattasi di una legge che conferirebbe ai cittadini maggiori poteri. La verità è che il diritto dei cittadini si ridurrebbe all'esercizio del mero voto una sola volta ogni cinque anni, senza avere alcuna rappresentanza nelle istituzioni tramite i parlamentari. Altrettanto ingannevole è dire che i poteri del Quirinale non verranno colpiti.

State organizzando in essere una vera e propria delegittimazione dello stesso, una riforma che prevede la modifica di diversi articoli della nostra Costituzione. L'attuale contenuto dell'articolo 92, in cui è stabilito che il Governo è composto dal Presidente del Consiglio e dai Ministri e che il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i Ministri, verrebbe per opera della riforma costituzionale in esame riformulato, prevedendo l'elezione del Presidente del Consiglio a suffragio universale e diretto per cinque anni e per non più di due legislature consecutive che diventerebbero tre in caso di una contingenza esclusiva ovvero nel caso in cui il Presidente del Consiglio avesse ricoperto l'incarico di Primo Ministro per un periodo inferiore a sette anni e sei mesi.

Sempre per opera della riforma, le elezioni della Camera e del Presidente del Consiglio avrebbero luogo contestualmente e il Presidente del Consiglio verrebbe eletto nella Camera in cui ha presentato la candidatura. Una legge elettorale ancora da approvare - e questo non dice poco sulla trasparenza, ma molto sulla grossolanità di questa riforma - regolerebbe il sistema per le elezioni delle Camere e del Presidente del Consiglio, assegnando un premio su base nazionale che garantisca una maggioranza dei seggi in ciascuna delle Camere alle liste dei candidati collegati al Presidente del Consiglio.

Questa destra, però, Presidente, non solo pensa male, ma pensa anche poco non considerando i vari scenari possibili. Il sistema delineato, infatti, presenta un grosso vulnus al suo interno. Vi spiego: scrivendo la legge elettorale dovrà essere designata una soglia minima di voti affinché scatti il premio dei seggi, soglia indispensabile per la maggioranza parlamentare. Se però il vincitore delle elezioni non dovesse superare la soglia indicata, cosa accadrebbe? Potrebbe verificarsi il ballottaggio tra i due vincitori, potrebbe non scattare il premio di maggioranza per far valere ancora la legge elettorale precedente, quindi il Premier non sarebbe eletto direttamente ma scelto e votato in Parlamento e, infine, si potrebbe votare all'infinito perché non si raggiungerebbe e supererebbe quella soglia elettorale, situazione che costituirebbe certamente per l'instabilità politica esattamente il male che la maggioranza avrebbe voluto curare con la riforma, ovviamente senza riuscirci.

Una riforma, quella studiata - per modo di dire - lontano dalla stabilità e dal rapporto fiduciario tra elettori e Istituzioni. Ancora: con tale riforma, dove finirebbe la sovranità popolare sancita dalla nostra Costituzione? Rimettere con queste modalità superficiali e zotiche all'elezione popolare diretta la scelta del Primo Ministro è pericoloso ed è una faccenda insidiosa per le aspettative di partecipazione democratica; una soluzione inedita e ingannevole. Ricordiamo che esiste solo uno Stato nel panorama internazionale dove il premierato, inteso come elezione diretta del Premier, è diventato realtà e cioè Israele. L'esperienza è iniziata nel 1992, ma è finita male nel 2002. Persino nel modello Westminster, che pure costituisce il riferimento ideale del cosiddetto premierato, la continuità in coerenza tra voto popolare, maggioranza parlamentare e premiership, non è il risvolto di un vincolo normativo che guida il registro e il voto e vi conforma l'ordine di governo, ma è un esito di prassi costituzionali e soprattutto del piazzamento della competizione politica in uno spirito popolare, nei collegi uninominali tra i due partiti maggiori.

Il Capo del Governo verrebbe eletto privando il Parlamento della sua funzione sostanziale, quella di rappresentare in modo compiuto il popolo sovrano, esprimere l'indirizzo politico scaturito dalle urne e determinato dei fatti, dare voce e peso anche alle minoranze. Prevede inoltre un Primo Ministro elettivo, un Parlamento gregario e un Presidente della Repubblica dimezzato. La riforma contempla inoltre una drastica riduzione dei poteri del Presidente della Repubblica, rendendo fortissimo il Capo del Governo, con una concreta ed effettiva impossibilità del Presidente della Repubblica di opporsi a sua volta in sede di scelta. Il Presidente della Repubblica conferirebbe al Presidente del Consiglio l'incarico di formare il Governo e nominerebbe e revocherebbe, su proposta di questo, i Ministri. Utilizzando le parole di un costituzionalista, la nomina dei Ministri scelti dal Presidente del Consiglio diventerebbe per il Capo dello Stato un atto praticamente dovuto. Il Presidente della Repubblica si troverebbe di fronte a un Presidente del Consiglio con una legittimazione popolare e, quindi, molto più forte della sua e difficilmente potrebbe rifiutarsi di nominare un Ministro proposto dal Capo del Governo.

Leggendo il testo della riforma, che prevede anche ulteriori modifiche della Carta costituzionale, è evidente l'accanimento nel voler superare in un modo o nell'altro e definitivamente la Costituzione uscita dalla Resistenza. Questa volta il bersaglio scelto è la democrazia. Deve esservi chiaro che la sovranità appartiene al popolo, non allo Stato e non alla Nazione; l'apparato né è solo lo strumento. Lo Stato repubblicano è fondato unicamente sul consenso popolare.

Farò mie le parole del presidente Conte: non potrà mai definirsi sovranità la possibilità di andare in cabina a limitarsi a votare ogni cinque anni un Premier dotato di pieni poteri, per di più in un Paese come il nostro, dove spesso l'astensionismo è protagonista; un Premier che quindi rappresenterebbe solo una minoranza dei cittadini e che inoltre imporrebbe di tutto e senza limiti anche al Quirinale, al Parlamento e a tutta la filiera delle autorità di garanzia che verrebbe eletta da un Parlamento sotto ricatto. La sovranità che appartiene solo al popolo è un'altra cosa: è partecipazione democratica in tutte le sue forme. (Applausi).

PRESIDENTE. Rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.

Presidenza del vice presidente CENTINAIO (ore 15,04)

Saluto ad una rappresentanza di amministratori locali

PRESIDENTE. Salutiamo la rappresentanza del Comune di Voghera, in provincia di Pavia, con gli assessori Taverna e Tura. Benvenuti. (Applausi).

Discussione del disegno di legge:

(1092) Conversione in legge del decreto-legge 29 marzo 2024, n. 39, recante misure urgenti in materia di agevolazioni fiscali di cui agli articoli 119 e 119-ter del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, altre misure urgenti in materia fiscale e connesse a eventi eccezionali, nonché relative all'amministrazione finanziaria (Relazione orale)(ore 15,04)

Discussione della questione di fiducia

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1092.

Il relatore, senatore Salvitti, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

SALVITTI, relatore. Signor Presidente, a un certo punto nella vita arriva il redde rationem: ci troviamo di fronte a dei numeri che, al di là delle parole, ci fanno render conto di ciò che ha generato un provvedimento di questo genere, seppur nelle intenzioni iniziali poteva avere un suo senso, ossia il voler dare una scossa, in un periodo particolare che abbiamo vissuto non solo in Italia ma anche a livello mondiale, e rilanciare un settore che sappiamo essere trainante nel nostro Paese e ovunque, quello dell'edilizia. Tuttavia, è un provvedimento che nasce male ed è stato modificato varie volte anche dai precedenti Governi, come pure abbiamo fatto noi lo scorso anno. Ci si deve render conto che a un certo punto, da buon padre di famiglia, bisogna porre uno stop ai provvedimenti e soprattutto ai risultati che un provvedimento di tal genere ha portato. Freddi numeri ci mettono di fronte a una realtà incontrovertibile e ci danno la possibilità in questo momento di poter prendere una decisione che reputiamo giusta, per poter sanare i conti dello Stato e metterli in salvaguardia.

L'obiettivo primario di questo Governo, che si definisce assolutamente patriota, è di mettere prima di tutto i conti in salvo, in modo da poter liberamente investire sul futuro della nostra Italia, prendendo delle decisioni libere e non condizionate da un peso enorme che un provvedimento di tal genere, nel caso in cui avessimo lasciato correre, avrebbe portato in seguito.

Si tratta di un provvedimento importante, fondamentale per la nostra Nazione che interviene in un settore specifico e particolare. Naturalmente ci sarà in futuro un rilancio degli obiettivi da dover raggiungere rispetto all'evoluzione del nostro patrimonio edilizio italiano, ma è altrettanto vero che lo si farà con coscienza e tenendo ben presente i conti e le possibilità che abbiamo di poter portare avanti provvedimenti di siffatto genere.

Devo dire effettivamente che il lavoro di Commissione è stato ottimo, portato avanti dal presidente Garavaglia e da tutti i commissari, con un percorso che è cominciato dalle audizioni. Abbiamo ascoltato tutte le associazioni e tutti coloro che potevano contribuire a migliorare il testo rispetto alla norma precedente, per portare risultati molto più concreti e nelle possibilità di questo Stato. E dico ciò anche perché quanto generato dai crediti in genere - circa 219,5 miliardi di euro - ha portato come risultato il miglioramento del patrimonio edilizio italiano del 4 per cento. Tale risultato ci poneva naturalmente e inevitabilmente davanti a un bivio che abbiamo superato nella nuova formulazione, migliorata attraverso il lavoro di Commissione svolto - come dicevo precedentemente - in modo tale da poter continuare su questo percorso, ma mantenendo i conti sotto l'attenta gestione del MEF.

Si continuerà con questo provvedimento come previsto nel testo originario, per le zone del cratere del sisma del 2016, per le zone del terremoto del 2009. Ma sarà possibile, attraverso un emendamento presentato dal Governo stesso, intervenire anche su aree diverse rispetto a quelle precedentemente identificate. Si parla di sismi, ma anche di alluvioni; si fa riferimento all'Emilia Romagna, si fa riferimento al Molise, si fa riferimento a Ischia, si fa riferimento a Catania, si fa riferimento al cosiddetto Calabria-Basilicata e, quindi, alla possibilità di continuare a intervenire in tal senso in quelle aree.

È altrettanto vero che si è messo a disposizione un fondo con un tetto di 100 milioni per le ONLUS che hanno la possibilità di intervenire per poter completare le opere già iniziate precedentemente. Diamo un sostegno, quindi, a chi lavora anche nell'ambito del sociale, a chi collabora con lo Stato per migliorare la vita dei cittadini.

Altri tipi di provvedimenti sono stati presi come il prolungamento della possibilità dello sconto crediti da quattro a dieci anni, esclusivamente dall'anno fiscale 2024, per mettere la parola fine rispetto alle illazioni createsi nei giorni scorsi in assenza di un testo ben definito della norma.

Il Governo ha presentato un emendamento, approvato ieri in Commissione, che riguarda il ritardo dell'entrata in vigore della cosiddetta sugar tax a giugno del 2025. Quindi c'è una serie di provvedimenti per mettere al sicuro i conti dello Stato e per ripartire eventualmente con nuovi provvedimenti più consoni alle nostre possibilità, per far sì che si possa contribuire al miglioramento del nostro patrimonio edilizio, andando incontro alle richieste e alle esigenze dell'Europa. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Trevisi. Ne ha facoltà.

TREVISI (M5S). Signor Presidente, ieri si è concluso il teatrino che avete creato in Commissione. Come sempre Forza Italia ha fatto il passo del gambero: prima ha fatto vedere che era dalla parte delle imprese e poi ha accettato la decisione del Ministro, che si è svegliato tutto a un tratto e ha capito che questo provvedimento per lui diventava insostenibile, dopo averlo gestito per tre anni e mezzo. L'ha capito negli ultimi giorni. Sono tre anni e mezzo che Giorgetti gestisce il superbonus e adesso ci dice che è troppo costoso.

In Commissione anche Italia Viva ha dimostrato di essere contro le imprese dell'edilizia, sostenendo l'emendamento Giorgetti.

Basta andare sul sito dell'ENEA e vedere i dati di quanto la misura è costata mese per mese. Basta unire graficamente i vari costi, per vedere che il superbonus si è impennato ed è cresciuto in maniera esponenziale da quando è in carica il Governo Meloni. Dal 2020 fino all'ottobre 2022 il superbonus è costato solo 50 miliardi, mentre nell'ultimo anno e mezzo, con il Governo Meloni, i costi sono passati da 50 a 120 miliardi (secondo i dati dell'ENEA): 70 miliardi creati dal Governo Meloni (Applausi), evidentemente dovuti al panico causato dal Ministro e all'incapacità di gestire questa misura, che - lo ricordo - era emergenziale.

Il 110 era una misura che andava gestita in maniera corretta; serviva l'impulso e il 110, questa percentuale così alta, ha fatto il suo lavoro: ha fatto crescere l'economia, ci ha fatto crescere in due anni del 12 per cento. I dati dicono che l'Italia con il superbonus ha avuto un indebitamento più basso, perché è cresciuto il PIL; nei Paesi senza superbonus (Francia, Regno Unito) abbiamo un aumento del rapporto debito-PIL di 20 punti, mentre in Italia è aumentato di soli tre punti, grazie al superbonus che ha fatto crescere il PIL. Si è trattato di una misura che ha funzionato nei primi anni della sua vita e che poi è stata distrutta da questo Governo, che non è stato in grado di trasformare una misura emergenziale, pensata per risolvere la crisi economica causata dalla pandemia, in una misura strutturale, con un décalage e con delle percentuali più basse.

Non è stato capace di fare quello che avete fatto per il reddito di cittadinanza: ne avete parlato per mesi e, in pochissimi mesi, avete tolto il reddito di cittadinanza, risparmiando 900 milioni. Adesso l'assegno di inclusione, più i costi, costa 7 miliardi e 100 milioni allo Stato, 900 milioni in meno del reddito di cittadinanza come era stato pensato dai Governi precedenti. Avete fatto un'operazione mediatica per risparmiare 900 milioni e non vi siete accorti, in un anno e mezzo, che il superbonus con il vostro Governo cresceva di 70 miliardi. Avete dimostrato una completa incapacità di fare un'analisi costi-benefici, di fare della pianificazione e degli scenari su questa misura, che era un'ottima opportunità.

Considerate - non so se queste cose le direte agli italiani nella prossima campagna elettorale - che la direttiva Case green farà in modo che milioni di abitazioni italiane perdano il loro valore e siano svalutate. E sapete che grazie al superbonus 500.000 edifici non perderanno il loro valore, perché ha consentito loro di essere efficientati? L'Italia, grazie al superbonus, è avanti rispetto alla nuova normativa europea sulle Case green. Però questo non glielo andate a dire; anzi, con il disegno di legge in esame, andate a ridurre l'ecobonus dal 50 al 33 per cento il prossimo anno, fino al 30 per cento nel 2028. Come volete attuare la direttiva Case green con percentuali così basse, mai viste? State mettendo i cittadini italiani davanti al fatto che dovranno autofinanziarsi tutti gli interventi di efficientamento energetico, perché state addirittura abbassando l'ecobonus dal 50 al 30 per cento, oppure vedranno la loro casa svalutata. Perché non andate a dire questo in campagna elettorale, il grandioso risultato che state ottenendo sulla pelle degli italiani?

Quando c'era da tagliare ai poveri siete stati velocissimi, per risparmiare 900 milioni di euro. Il superbonus invece andava pensato in maniera strutturale, per consentirgli di durare, facendo intervenire anche il capitale privato.

Si poteva benissimo, una volta insediati al Governo, trasformare questa misura con una percentuale dell'80-90 per cento, per le famiglie in difficoltà, e magari con il 60-70 per cento per le famiglie con un ISEE un po' più alto, per consentire una durata magari di cinque-dieci anni per tutelare quelle imprese, che difendete solo a parole, ma che state invece distruggendo.

Avete distrutto il settore edile italiano, perché, dopo un aumento dei tassi di interesse come quello registrato, le famiglie, grazie a voi, non riescono più a pagare il mutuo e, quindi, non riescono più a comprare casa, e non ci saranno nuove costruzioni. Dopo tutto questo, andate pure a fermare ogni possibilità di intervento di efficientamento energetico, nella direzione di quella che ormai, colleghi, non è più un'alternativa. I cambiamenti climatici sono reali e l'efficientamento energetico delle nostre case è necessario. È un qualcosa che dobbiamo affrontare e voi state facendo finta che i target che l'Unione europea ci chiede non esistano.

Andate in Europa e non portate nulla. Invece di distruggere l'edilizia, le imprese e le famiglie italiane, andate a fare la voce grossa in Europa, chiedendo degli incentivi e dei finanziamenti, un nuovo PNRR proprio sulle Case green. Andate lì a fare quello che il presidente Conte ha fatto, portando 209 miliardi (Applausi). Voi ve ne siete venuti con 16 miliardi all'anno di spese in più dovuti al Patto di stabilità.

All'inizio non pensavo che fosse così diabolico il vostro progetto: volete depotenziare la magistratura per evitare i nuovi casi Liguria, che vi mettono in forte imparare imbarazzo. Volete pieni poteri e un controllo assoluto da parte del Premier con il premierato. Volete distruggere la sanità pubblica. Volete impoverire le Regioni del Sud con l'autonomia differenziata. Volete svalutare il patrimonio immobiliare, facendo passare addirittura la percentuale degli interventi di risanamento energetico dal 50 al 30 per cento. State distruggendo il Paese: è un combinato di leggi che metterà in ginocchio il Paese.

Non pensavo che sareste potuti arrivare fino a questo livello. Oltre a non lanciare nulla come idea, tutti i vostri provvedimenti sono assolutamente pericolosi per questa Nazione. Non avete un progetto. Avete combattuto il reddito di cittadinanza per risparmiare delle briciole. Avete distrutto il superbonus che aveva creato + 12 per cento di PIL. Allora perché non parlate su TeleMeloni di quanto ha fatto entrare il superbonus? Però siete stati grandiosi a manipolare l'informazione pubblica. Non si è mai vista una protesta dei giornalisti come quella che c'è stata negli ultimi giorni sulla Rai. Il vostro obiettivo è quello di ingannare i cittadini, di dire che non riuscirà a fare le cose per colpa del superbonus e non dite la verità. (Applausi). Non riuscite a fare le cose per la vostra incapacità, perché non siete stati in grado di pianificare una misura che era rivoluzionaria, che aveva una sua logica, che prevedeva la percentuale del 110 per cento per ripartire dalla crisi economica, ma che poi doveva essere resa strutturale. Voi avete distrutto questa misura; è vero, è un'idea nostra e ce ne prendiamo i meriti, perché è una misura che ha consentito al Paese di rilanciare l'economia. Purtroppo, l'unico difetto del superbonus è che da tre anni e mezzo lo gestite voi. (Applausi). Per colpa vostra abbiamo perso un'opportunità grandiosa: quella di un grandissimo volano per l'economia, per far ripartire le imprese e gli investimenti in un progetto di medio-lungo periodo. Bravissimi! (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà.

BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, con questo provvedimento una promessa l'abbiamo mantenuta, che è quella della sugar tax. La tassa sulle bevande zuccherate è stata rinviata e, salvi ulteriori rinvii, che siamo fiduciosi di verificare nel prosieguo di questa annata, entrerà in vigore a partire dal luglio 2025 e non dal 1° luglio 2024, com'era previsto; insieme alla plastic tax, che è stata rinviata al 2026, rappresenta un balzello vessatorio e pericoloso per il mantenimento e lo sviluppo di molte imprese e di molti lavoratori italiani.

Ieri la 6a Commissione del Senato, presieduta dal senatore Garavaglia, che ringrazio perché ho avuto modo di constatare la serietà e anche l'attenzione con cui ha condotto i lavori, è andata incontro alle richieste di molti parlamentari di categoria e ha approvato il nostro emendamento che prevede il rinvio di un anno, con una modifica introdotta nel decreto-legge oggi all'esame dell'Assemblea. Abbiamo così confermato l'orientamento, più volte manifestato anche da questo Governo, di voler intervenire a sostegno delle aziende, del lavoro e delle fasce più deboli della popolazione. Tutto questo avviene a fronte di una situazione economica estremamente complessa, ulteriormente aggravata dalla difficilissima congiuntura internazionale. Ciononostante, in questi mesi abbiamo sempre cercato, per quanto possibile, di ascoltare le parti sociali, le categorie produttive e anche le associazioni sindacali e di recepirne le istanze.

Due sono gli aspetti che più degli altri pesano oggi sull'economia del nostro Paese: gli effetti dell'inflazione e del carovita in generale che, sebbene in timida discesa, continuano a incidere negativamente sul potere d'acquisto delle famiglie, e le ulteriori incertezze generate dallo scoppio del nuovo conflitto in Medio Oriente. È evidente che questa imposta avrebbe avuto un impatto forte sul settore delle bibite e sui consumatori e, di conseguenza, sull'economia del nostro Paese. Le ricadute della tassa, seppur ridotta, sul settore delle bevande analcoliche sarebbero infatti state molto gravi. A farne le spese in primo luogo sono il comparto, che conta circa 100 stabilimenti in Italia, tra multinazionali radicate sul territorio e piccole e medie imprese, per un totale di oltre 84.000 occupati e un valore di mercato di oltre 5 miliardi di euro, con un valore complessivo di esportazioni superiore ai 420 milioni di euro nello scorso anno.

Quali potrebbero essere le conseguenze dell'entrata in vigore di questa tassa? Intanto, secondo le stime di Nomisma, la nuova imposta sulla produzione genererebbe un aumento del 28 per cento della pressione fiscale su un litro di bevanda alcolica, con una conseguente riduzione del 12 per cento degli investimenti in Italia e l'indebolimento della filiera del made in Italy. Le conseguenze sarebbero quindi una contrazione del mercato nel primo biennio in Italia del 16 per cento e, quindi, l'incertezza da parte delle aziende e l'impossibilità di fare una programmazione economica seria in ambito aziendale. I posti di lavoro a rischio sarebbero oltre 5.000 e ci sarebbe comunque un freno agli investimenti.

Dal punto di vista della burocrazia, si avrebbero ulteriori 70 procedure da adempiere. Ieri si è quindi scelto di votare convintamente lo slittamento al 1° luglio 2025, al fine di non introdurre questa nuova forma di prelievo fiscale in un momento economico - come ho già detto - così complesso. Questo perché noi vogliamo - come sappiamo bene - una politica che ascolta le ragioni del tessuto imprenditoriale e produttivo e non vuole decimare il sistema che già fatica a reggersi in piedi. Ricordo che i consumi nazionali di bevande zuccherate son già in calo costante da dieci anni. La sugar tax colpirebbe inoltre anche tante piccole e medie imprese italiane, rischiando di affossare per sempre alcuni marchi storici della nostra tradizione; senza contare che l'applicazione di una tassa sulle bevande zuccherate in Italia, che graverebbe sulle bibite gassate e non, potrebbe attivare un nuovo pericoloso processo inflattivo sui beni di consumo e, di conseguenza, danneggiare le nostre esportazioni in tutto il mondo. Questo - lo dico soprattutto a quest'Assemblea - alla vigilia di scadenze importantissime come il rinnovo del Parlamento europeo, dove è già forte la pressione a favore dell'applicazione di tasse non solo sulle bevande zuccherate, ma anche sulle bevande alcoliche e su tutti i prodotti ricchi di sale, grassi o zuccheri, cioè i nostri vini, i nostri formaggi, i nostri salumi e tutti i principali prodotti del made in Italy. È in atto una vera e propria battaglia contro di noi alla quale noi diciamo no, perché questo per noi non va assolutamente bene. Vogliamo difendere la nostra economia, il nostro cibo, la nostra enogastronomia.

Dobbiamo quindi immaginare che l'applicazione di una tassa sui generi alimentari in Italia potrebbe anche dare nuova linfa ai fautori del Nutri-score e di altre misure discriminatorie verso il made in Italy. Ricordo poi che l'attuale Governo è sempre stato contrario, anche in ambito internazionale, a misure che attribuissero a un singolo alimento e a un singolo ingrediente la responsabilità dell'aumento dell'obesità. E le aziende italiane hanno già raggiunto risultati significativi in termini di riduzione di calorie e di zucchero, superiori al 41 per cento, e questo senza tasse ma investendo soprattutto in innovazione, nella capacità di produrre un cibo sano e salubre.

È cruciale riconoscere che il problema non è nello zucchero, di per sé. Addirittura negli otto Paesi europei in cui la tassa è stata introdotta l'obesità - secondo dati certi - è aumentata, ma il contesto del consumo all'interno di uno stile di vita complessivo è fondamentale. L'obesità è una patologia multifattoriale che può essere combattuta efficacemente non con l'introduzione di tasse punitive sui singoli ingredienti, ma solo attraverso l'educazione alimentare, un'informazione efficace e la promozione di stili di vita sani. E allora cosa c'è di meglio della dieta mediterranea? Valorizziamo la nostra dieta mediterranea, questo è fondamentale. (Applausi).

Se l'obiettivo della misura è migliorare la salute pubblica, allora lo scopo da ricercare è quello di incentivare il diffondersi, a partire dalla cultura tra i giovani, della dieta mediterranea, che è provato che favorisce benessere fisico e longevità. Serve cioè, al nostro parere, un approccio più complesso che non si limiti a misure punitive, ma che fornisca ai cittadini gli strumenti necessari per compiere scelte informate sui cibi. Con una tassa sulle bevande zuccherate, si rischia solo di aumentare i costi, spingendo le persone verso mercati alternativi con prodotti anche più costosi, finendo per danneggiare un settore economicamente fondamentale, ma dal punto di vista della salute non giova a nessuno. Per tali motivi, su questo abbiamo investito con un nostro emendamento, in cui abbiamo creduto, e ringrazio la Commissione per averlo accolto. Al di là delle polemiche che ci sono state da parte di alcuni Gruppi di maggioranza che si fanno fautori, ma poi non l'hanno votato, per noi è fondamentale il risultato ottenuto. (Applausi).

Sul grave attentato a Robert Fico

LOSACCO (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LOSACCO (PD-IDP). Signor Presidente, prima di svolgere il mio intervento sul provvedimento in esame mi consenta di sottolineare quanto è accaduto poco fa a Bratislava, dove il premier slovacco Robert Fico è stato oggetto di un attentato con arma da fuoco. Purtroppo, la campagna elettorale nell'Unione europea si sta dimostrando particolarmente complicata dopo gli attentati che nelle scorse settimane hanno coinvolto anche esponenti della mia famiglia politica, dell'SPD. Esprimo quindi massima solidarietà oggi al premier slovacco Robert Fico, immaginando di interpretare anche il sentimento dell'Assemblea. (Applausi).

PRESIDENTE. La Presidenza si associa.

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1092 (ore 15,30)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Losacco. Ne ha facoltà.

LOSACCO (PD-IDP). Signor Presidente, passando al provvedimento in esame, ieri in Commissione abbiamo assistito a un antipasto del modello premierato, con le regole parlamentari calpestate e piegate agli interessi di parte della maggioranza; un blitz, per fortuna, che il presidente La Russa ha voluto stoppare. Resta un precedente gravissimo il tentativo di modifica delle regole per imporre con la forza dei numeri una norma retroattiva che colpisce le aziende e rompe unilateralmente il patto con quei cittadini che si erano fidati dello Stato.

Questa maggioranza si sta caratterizzando per una protervia e un mancato rispetto delle regole che inquietano e dovrebbero far riflettere.

Non è la prima volta che accade sul salario minimo. Ad esempio, nell'altro ramo del Parlamento avete provveduto a far ripetere un voto quando il Governo era andato sotto. I limiti e le divisioni politiche della maggioranza vengono superati con un aggiramento delle regole del Parlamento, come se il lavoro della Commissione andasse bene solo quando certifica la volontà del principale partito. Quando così non è, si procede per strappi e forzature, mettendo in campo un vero e proprio attacco all'autonomia e alle prerogative del Parlamento.

Ieri è andata in scena una maggioranza provvisoria e rabberciata, più simile a quella di un Governo in crisi che a quella di un Governo che dice di voler durare per cinque anni. Ma la forzatura delle regole non cancella il nodo politico. Nella maggioranza si è consumato uno scontro all'arma bianca tra le forze politiche; uno scontro che si è concluso non con la mediazione politica, ma con l'umiliazione di una delle forze della maggioranza.

Dopo quello che è accaduto ieri, in che modo i colleghi di Forza Italia, che non vedo in Aula e forse ne hanno qualche ragione, possono votare questo provvedimento? Davvero, è un fatto non di merito, ma di metodo e di rispetto politico. Se una cosa del genere fosse successa nel centrosinistra, cari colleghi, non oso immaginare cosa avreste detto e avreste avuto ragione. Il punto - spero ve ne rendiate conto tutti - è che questo è quello che succede in un Parlamento sottomesso al Governo ed è quella che diventerà la regola con l'elezione diretta del Presidente del Consiglio.

Se poi andiamo nel merito, non basta dire oggi che i bonus edilizi vanno fermati per scongiurare una voragine nei conti pubblici. Non basta, perché questa sensibilità non l'avete avuta durante il Governo Draghi, quando chiedevate addirittura di rendere strutturali le misure. Poi, voglio ricordare che siete al Governo da un anno e mezzo: perché non siete intervenuti prima? Perché avete sprecato tutto questo tempo per prorogare, da un lato, e per introdurre inutili complicazioni, dall'altro?

Introdurre norme retroattive significa fare carta straccia di uno dei principali principi costitutivi del patto tra Stato e cittadini. È un danno enorme per i cittadini e le imprese, un colpo inferto alla credibilità dello Stato e delle istituzioni che dà fiato all'antipolitica. Soprattutto, è l'esatto contrario di uno Stato chiaro con i propri cittadini e con quelle imprese che, da tempo, non fanno altro che chiedere regole certe e stabili per gestire al meglio l'uscita dal bonus 110 e per la programmazione delle proprie attività negli anni a venire.

Il tema vero che questo Governo ancora non affronta è di offrire un orizzonte normativo e temporale certo per le imprese e le famiglie; disciplinare, cioè, l'intera materia dei bonus edilizi, che - va sottolineato - sono stati un importante stimolo per l'emersione fiscale, per la fuoriuscita dal lavoro nero di migliaia di lavoratori. Non dobbiamo dimenticare che le detrazioni fiscali edilizie sono nate in passato con l'obiettivo primario di fare emergere il lavoro nero. Poi, nel corso degli anni, hanno avuto anche un ruolo anticongiunturale, successivamente finalizzato al risparmio energetico e all'adeguamento sismico.

In questo contesto, la volontà del Governo Meloni di ridurre tutti gli incentivi al 30 per cento dal prossimo anno non causerà soltanto problemi economici ai cittadini e alle imprese del settore, ma potrebbe anche incentivare, dopo decenni, l'evasione fiscale e soprattutto la manodopera illegale. Senza controlli adeguati nei cantieri, che vanno promossi con risorse ad assunzioni, si rischiano nuove stragi, questa volta ampiamente annunciate.

Da quando si è insediato questo Governo non vi è stata pace per il settore. Si è preferito intervenire in maniera estemporanea, volta per volta, puntando alla strozzatura della misura nel suo complesso e non alla revisione, che pure sarebbe stata opportuna per evitare le storture che oggettivamente ci sono state.

Oggi persino l'ABI vi certifica, dati alla mano, che la retroattività della norma porterà effetti negativi per tutto il sistema delle imprese e del credito. La verità è che ci si muove in chiave ideologica, con un approccio maccartista e privo di visione. Chiunque sa che intervenire sul settore edile ha effetti anticiclici in economia e consente di affrontare periodi di crisi.

Ricalibrare la misura sarebbe stata la cosa più ovvia, senza destabilizzarla e criminalizzarla. Mettere ordine era necessario, anche per evitare speculazioni sui costi dei materiali e anche sulla manodopera.

Troppe imprese si sono improvvisate in ambiti delicatissimi per la sicurezza e così avete finito per buttare il bambino con l'acqua sporca, senza mettere in sicurezza la validità di uno strumento di grande rilevanza economica e sociale. Il superbonus ha generato più di 40 miliardi di entrate dirette e più di 30 di entrate indirette, creando quasi 300.000 nuovi posti di lavoro soltanto nel settore edile, che sono stati molti di più se si considera anche l'indotto; senza dimenticare 3 miliardi di euro l'anno risparmiati in bolletta per chi vive in abitazioni riqualificate e di benefici ambientali, che si traducono in una notevole riduzione di CO2.

Appare quindi evidente che questo bonus è stato demonizzato e manipolato dal Governo Meloni, senza prendere in considerazione gli effetti diversificati, spesso incrementali e interconnessi, che avranno benefici per anni. Noi in questi mesi abbiamo chiesto al Governo di attivarsi con urgenza, coinvolgendo tutti i soggetti interessati per individuare modalità e soluzioni definitive di acquisto sia dei crediti pregressi già nei cassetti fiscali, sia dei crediti che verranno maturati relativamente ai cantieri già in corso, e di adoperarsi per dare attuazione alla piattaforma finanziaria per l'assorbimento dei crediti incagliati.

Vi abbiamo chiesto, con emendamenti e atti di indirizzo presentati nel corso del tempo, di adottare iniziative volte a superare definitivamente gli ostacoli che attualmente bloccano la circolazione dei crediti fiscali, anche mediante la possibilità per gli istituti bancari di usare le quote annuali dei crediti attraverso i modelli F24, con il coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti o altre soluzioni per evitare il fallimento delle imprese.

Non da ultimo vi avevamo chiesto l'impegno affinché fosse riconosciuta a Regioni ed enti locali la possibilità di assumere un ruolo attivo nella circolazione dei crediti fiscali.

Sono tutte soluzioni alla portata che potevano essere benissimo condivise. Il vostro però è un approccio sempre alla ricerca di un nemico. Vi opponete al superbonus e, al tempo stesso, agitate la direttiva comunitaria come uno spauracchio, come se non sapeste che riqualificare il nostro patrimonio edilizio dovrebbe essere una priorità non perché lo chiede l'Europa, ma perché è interesse dei cittadini. Siete arrivati persino a mettere in dubbio questi strumenti nelle aree terremotate. L'efficientamento energetico dei nostri edifici è un tema che va affrontato e non solo perché adesso c'è una direttiva europea. Va affrontato perché c'è un tema complessivo di costi delle bollette e di qualità della vita che interessa soprattutto le fasce più deboli della nostra popolazione. Va affrontato perché, soprattutto nelle Regioni del Sud, l'edilizia rappresenta la prima voce economica. Un danno a questo settore significherebbe condannare il Mezzogiorno a una recessione economica. Voi però ancora non riuscite a fare tutto questo. Scrivete oggi un provvedimento tossico nelle modalità, nei contenuti e soprattutto negli effetti.

La questione, oggettivamente, non poteva essere gestita in modo peggiore e a pagarne il prezzo, come sempre, saranno le famiglie e le imprese. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sironi, che avrebbe a disposizione due minuti. Mi prendo io la responsabilità di dargliene due in più perché sono veramente pochi. Ne ha facoltà.

SIRONI (M5S). Signor Presidente, la ringrazio e mi rilasso.

Signor Presidente, gentile rappresentante del Governo e carissimi colleghi, sono intervenuta sul provvedimento al nostro esame chiedendo che il Governo investisse qualcosa per un un'opera importante per salvare le vite delle persone. Mi riferisco in particolare ai residenti della Pianura Padana. Come sapete, le Regioni che si affacciano sulla Pianura Padana sono sotto procedura di infrazione UE per il superamento delle soglie di inquinamento delle polveri sottili e del biossido di azoto. Il problema però è che questo inquinamento causa ogni anno decine di migliaia di morti. Parlo dei dati della Lombardia: 15.000 persone muoiono ogni anno a causa dell'inquinamento.

Diversamente da quanto accade per un terremoto o per un'alluvione, sono morti invisibili. L'inquinamento è un killer invisibile, non si vede come agisce, ma purtroppo crea problemi del genere. Qual è allora la questione? È vero che l'inquinamento della Pianura Padana, è determinato da una situazione geografica e orografica. Ricordo che in Pianura Padana si produce il 50 per cento del PIL nazionale. La situazione è gravissima.

In Lombardia le cause dell'inquinamento sono molteplici, ma in questo caso quello che ci interessa è il riscaldamento degli edifici, che è una delle cause principali, e il loro efficientamento, al di là del cambiamento climatico e delle case green che tanto non vi piacciono. Stiamo parlando di dati concreti. Le persone muoiono a causa dell'inquinamento. Una delle cause fondamentali dell'inquinamento è il riscaldamento degli edifici. L'intervento di efficientamento degli edifici riduce il fabbisogno energetico e dimezza le emissioni nocive, quindi salva vite umane. Ho chiesto che questo Governo investisse dei soldi per salvare la vita a coloro i quali lavorano per produrre il 50 per cento del PIL e che invece muoiono. In queste Regioni non sono tutti i nababbi; c'è gente che vive del proprio lavoro, che non riesce neanche a curarsi, perché ci sono le file per il servizio sanitario e non ha i soldi per pagarsi le cure mediche.

La Lombardia, per esempio, è una delle Regioni più densamente abitate: ha 10 milioni di abitanti. Le edificazioni in Lombardia sono principalmente nelle zone periferiche delle grandi città e sono costruzioni che risalgono al boom economico (anni Sessanta e Settanta), quindi sono tutte case a bassissime prestazioni energetiche. L'intervento che veniva chiesto al Governo era di investire qualche spicciolo per agevolare fiscalmente gli interventi di efficientamento energetico degli edifici al fine di salvare vite umane, perché queste sono morti evitabili. Se il Governo si impegnasse, non morirebbero così tante persone. Mi è stato però risposto di no ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione e non ci sono i soldi. Allora mi chiedo: se non vale la pena spendere soldi per salvare vite umane, vale la pena spenderli per le armi e per sovvenzionare le guerre? (Applausi). Qual è l'ordine delle priorità di questo Governo? Possiamo dire ai cittadini padani che possono morire, perché dobbiamo sovvenzionare una guerra? L'ordine di priorità mi sembra assurdo.

Se si vuole, i soldi si trovano, si sa. Abbiamo gli extraprofitti delle banche e delle stesse imprese militari, ma non si sono voluti trovare i soldi per finanziare queste che non sono altro che opere meritevoli. Lo ribadisco: c'è una grossa responsabilità di questo Governo perché queste sono morti evitabili. Possiamo dire ai cittadini della Pianura padana che il Governo ha deciso di mandarli indirettamente al fronte. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Croatti. Ne ha facoltà.

CROATTI (M5S). Signor Presidente, direi complimenti: alla fine ce l'abbiamo fatta ad affossare l'unica manovra del Governo che ha dato dei risultati a questo Paese; ci siete riusciti con tanti provvedimenti. Soprattutto anche l'altra manovra del PNRR siete riusciti a trasformarla nel piano dei ritardi e dei rinvii. Queste erano le due note positive che vi abbiamo lasciato come Governo e che state utilizzando in maniera sconsiderata. Siamo all'epilogo: avete riportato l'Italia fra gli ultimi dei Paesi che hanno sviluppo e protezioni sociali. Avete fermato la produzione economica di questo Paese: la produzione dello sviluppo industriale è praticamente stagnante da un anno a questa parte. Avete tolto tutte le protezioni sociali come il reddito di cittadinanza, con una guerra di propaganda su questo provvedimento come sul superbonus. Avete portato quasi 4,5 milioni di persone di questo Paese a non potersi curare e avete utilizzato i dati sul lavoro dicendo che sono aumentati i posti di lavoro, quando è aumentato solamente il lavoro povero: la maggior parte dei contratti sono da un'ora a settimana.

Tutto questo tradendo promesse elettorali, dalle accise all'immigrazione, ma sempre con un pallino fisso che dirigeva i lavori, quello di distruggere ciò che era stato fatto dal Governo Conte, senza considerare nessuno dei danni collaterali che potevate causare a questo Paese.

Il Paese è molto in difficoltà, come dicevo, ma adesso questi danni collaterali sono diventati propaganda. State continuamente attaccando i provvedimenti senza capire cosa succede intorno ad essi. Dovevate uscire con noi, ieri, in piazza, dove c'erano gli esodati del superbonus che protestavano e chiedevano di essere ascoltati. Nessuno li ha ascoltati. Il provvedimento è andato avanti per la sua strada. Non avete ascoltato gli esodati, non avete ascoltato le persone che erano fuori, ma non avete ascoltato neanche i dati che dicevano che il PIL del Paese era in crescita e tantissimi enti e associazioni, come Nomisma, hanno parlato di un provvedimento con un impatto di 195 miliardi e con un effetto diretto di 87, un indotto pari a 67 miliardi e un rientro nelle casse dello Stato di 39 miliardi. Tutto questo serviva esclusivamente alla campagna elettorale.

Eppure eravamo presenti nella passata legislatura, almeno alcuni di noi, e abbiamo visto tantissimi emendamenti di questa maggioranza sul provvedimento del superbonus. Tantissimi di questa maggioranza hanno sistemato case con il superbonus, senza guardare quello che, tra l'altro, è successo in Commissione. Moltissimi emendamenti erano migliorativi. Ciò vuol dire che si continua a fare propaganda ideologica su questo tema, senza guardare quello che si sta facendo al Paese, alle imprese e ai cittadini. (Applausi).

Sembra di essere in uno di quei Paesi in guerra che per rivendicare la propria linea non guardano a tutte le vittime innocenti che stanno facendo e continuano a colpire case, chiese e famiglie. Mi sembra uno slogan, tipo «Dio, patria, famiglia». Quello che veramente non capisco è la sproporzione tra quello che è stato fatto in nove mesi di Governo Conte, diciassette mesi di Governo Draghi e diciotto mesi di Governo Meloni. Nei nove mesi del Governo Conte, abbiamo creato un provvedimento, con la pandemia in corso. Sono trentacinque mesi che portate avanti un provvedimento in Parlamento e non ci avete ancora capito niente. (Applausi). L'avete dovuto affossare, massacrando centinaia di imprese e di lavoratori.

A proposito di modifiche, ne sono state apportate 283 su tre provvedimenti nell'ultimo anno. Il Ministro, che doveva affrontare questo tema, invece di prenderlo in maniera seria, è andato avanti per mesi e mesi a parlare di un buco di bilancio. Io lo vorrei vedere questo buco di bilancio. Continuiamo ad andare avanti avendo detto certe cose in passato per poi negarle in futuro. Continuare a ripetere menzogne non le fa diventare verità. Le verità sono altre. Il provvedimento del superbonus ha generato tantissimo lavoro nel Paese, a detta di tutte le aziende del territorio; ha ridotto i costi in bolletta; ha dato la possibilità alle famiglie di ristrutturare la propria casa, soprattutto alle persone che non potevano farlo. È stata una manovra che ha rialzato il PIL del nostro Paese, ha inserito liquidità all'interno delle tasche degli italiani e ha spinto i consumatori, le categorie e gli imprenditori ad assumere e i commercianti a lavorare. Tale manovra ha dato la possibilità al nostro Paese di fare un passaggio dalle energie fossili a quelle rinnovabili. È ora di assumersi la responsabilità di quello che state facendo su questo tema e su questo argomento. Ammettetelo, secondo me veramente non avete capito nulla su questo tema, senza contare i paragoni, i temi e le discussioni che sono stati fatti su questo argomento, soprattutto in Commissione, dove solamente una persona ha capito come si doveva operare, cioè il Presidente, che ringrazio per come ci ha fatto lavorare perché ha cercato di tenere la barra dritta davanti a un provvedimento sul quale la maggior parte delle forze politiche della maggioranza non aveva la minima idea di come comportarsi.

In Commissione il Ministro - lo dobbiamo dire - non è mai venuto in audizione realmente e quindi non ha mai parlato direttamente con i commissari. È stato trovato un escamotage dal Presidente per farci confrontare più e più volte. C'è stato un tira e molla sugli emendamenti. Non vedo gli amici di Forza Italia in Aula, quindi mi viene da pensare che qualcosa fino all'ultimo secondo sia successo, anche perché nel voto del mandato al relatore a me non è parso di vedere nessun componente di Forza Italia. Poi magari mi sbaglio e il foglio presenze mi smentirà.

E soprattutto la mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini e delle persone che ascoltano la politica è stata dimostrata tramite le dichiarazioni che continuamente sono state fatte intorno a questo provvedimento. Si è parlato di un provvedimento drogato e di temi violenti, come nell'ultimo intervento del Ministro, che l'ha paragonato al disastro del Vajont, quando conteneva temi sensibilissimi, come le zone alluvionate e i territori che hanno subìto drammatici eventi climatici. Fare questo tipo di paragone su un tema e su una discussione così importanti è assolutamente fuori luogo e ci tengo a rimarcarlo, perché continuamente è stata utilizzata un'argomentazione sbagliata in merito al superbonus. Doveva essere migliorato ed è stato invece creato un vulnus per tutto il Paese, che ha portato alla rovina centinaia e centinaia di imprenditori e di famiglie, che non sapranno come fare.

Concludo, Presidente. Mi dispiace questo continuo racconto di Giorgia nel paese delle meraviglie, ma presto, secondo me, vi dovrete svegliare. State facendo dei gravi danni a questo Paese. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fregolent. Ne ha facoltà.

FREGOLENT (IV-C-RE). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, quello che andiamo a discutere oggi è l'ennesimo provvedimento omnibus. Se n'è parlato in particolare per il superbonus, ma vi è contenuto di tutto. Quando sento i colleghi parlare dell'importanza di difendere le imprese, vorrei dire che sono importanti anche quelle che nel nostro Paese producono bevande zuccherate e plastica. Ben venga quindi la possibilità, per la plastic tax e la sugar tax, di essere rimandate di qualche mese e di un anno (nel secondo caso), perché di tutto ha bisogno questo Paese tranne che di nuove tasse.

Ovviamente non voglio eludere l'argomento principale, quello che tutti hanno trattato, ossia il superbonus, che, come ha detto la Ragioneria generale dello Stato (la quale, insieme ad altri tecnici, ha provveduto a esprimere un parere favorevole su questo provvedimento ai tempi del lontano Governo Conte), parte da un assunto tecnico completamente sbagliato. Chi ha mutuato il modello del superbonus al 110 per cento lo ha pensato raddoppiando i contributi del 55 per cento per l'edilizia ecologica, pensando in questo modo che, soltanto con il raddoppio della spesa, si sarebbe partiti e si sarebbe fatto un passo avanti per il recupero delle case. L'elemento che è sempre stato in contraddizione rispetto a questa indicazione originaria è che la cessione del credito, cioè il fatto che il proprietario di casa, non pagando niente, otteneva subito una riqualificazione del 110 per cento, ha fatto moltiplicare la domanda (non è stato soltanto un semplice raddoppio), in modo tale che la spesa sia risultata immediatamente impazzita.

Chi lo dice e chi lo scrive, in questi giorni, penso che non sia ascrivibile né alle file di Italia Viva, né alle file di altri partiti. È un economista di fama mondiale come Tito Boeri, che, nella sua rivista «Eco», fa la fotografia di un fallimento annunciato, dicendo che né il Governo Draghi, né la prima parte del Governo Meloni sono riusciti a dare una soluzione e che sicuramente questa ultima soluzione è altrettanto drastica e altrettanto ingiusta per le imprese che hanno rispettato la legge e si vedono oggi cambiare per l'ennesima volta le regole del gioco: tali imprese hanno rispettato leggi dello Stato evidentemente scritte male. Quando sento i colleghi che dicono «dovevate ascoltare gli esodati fuori», rispondo che anche quando è stata scritta quella regola bisognava ascoltare per esempio l'ANCE, che aveva detto che non sarebbe andata a buon fine, scritta in quel modo, e che ci dovevano essere controlli prioritari, altrimenti ci sarebbe stato un buco, che infatti c'è.

Ora a me verrebbe da dire: durante gli anni di opposizione mi sono sentita le lezioni degli amici di Fratelli d'Italia, che dicevano che quando sarebbero andati al Governo avrebbero trovato la soluzione. Questa è la dimostrazione che non era così facile, come il vostro racconto ha detto per interi anni. (Applausi).

Io ringrazio la collega Musolino per aver portato avanti i nostri due emendamenti, che cercavano di mettere una pezza su questa rivisitazione che riguardava la parte delle aree terremotate e le parti del terzo settore; sicuramente non come avrebbero voluto né le aree terremotate, né il terzo settore, ma rispetto a una troncatura tal quale, anche per loro si è avuta almeno una speranza e una prospettiva.

Sicuramente bisognerà prevedere - lo dico a lei, Presidente, e al Governo - misure di sostegno per le aziende che, pensando di avere lavori fino ad anni a venire con certe regole, si vedranno completamente distrutti i loro project financing, l'impatto economico di quello che avevano previsto in buona fede, credendo nelle regole dello Stato. A loro va tutta la nostra solidarietà, mentre non va a chi ha scritto male le regole, a cui non succederà niente, perché purtroppo il merito in questo Paese non verrà mai premiato. Lo dico perché ormai sfornate decreti ogni settimana e quindi sicuramente dopo le elezioni bisognerà mettere mano a un provvedimento che salvaguardi le aziende che rischiano il fallimento.

Mi permetto anch'io, nella chiusura di questo breve intervento in discussione generale (poi ci saranno quelli del presidente Borghi durante la discussione sulla fiducia e della collega Musolino, che ha seguito il provvedimento nella dichiarazione di voto finale), di esprimere la solidarietà e l'augurio che il premier slovacco Fico non sia in fin di vita e che l'attentato non porti all'ennesima vittima del fanatismo politico sulla strada dell'Unione europea. Mi collego quindi a quanto detto dal collega del Partito Democratico e mi auguro che ci sia un approfondimento, tra la fine della discussione generale e l'inizio delle dichiarazioni di voto, su quanto accaduto in Slovacchia per esprimere da parte del Parlamento italiano e del Senato della Repubblica la massima solidarietà al popolo slovacco, al presidente Fico e alla sua famiglia, e su quello che dovrebbero essere gli Stati Uniti d'Europa per quanto riguarda il futuro, affinché sia un futuro di pace e di bella politica, non di fanatismo e di nazionalismi. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Magni. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho letto tante cose di quello che è successo ieri, in particolare in questa discussione nella Commissione finanze, e vorrei anch'io dire qualcosa, che magari non è apparso sui giornali.

Ho grande stima del presidente Garavaglia, che presiede la Commissione finanze, e - pur scusandomene con lui - vorrei ricordare a tutti noi che cosa è successo ieri. Credo che sia successo un fatto grave, che non si è consumato, però il dato c'è: per le difficoltà che la maggioranza aveva ed era evidente, il Presidente del Gruppo Fratelli d'Italia aveva depositato la proposta di aumentare la presenza in Commissione di un'unità. È stata fatta presente al presidente La Russa, che ha impedito questo fatto, ma la cosa che davvero mi ha sconcertato è che a domanda - ed è testimone, perché l'ha detto in Aula - il presidente Garavaglia ha risposto di non saperne nulla e ha anche dichiarato di non essere d'accordo, ma non sapeva che fosse avvenuto questo fatto. A me pare che già solo a pensarlo sia un fatto grave, ma arrivare a depositare la proposta lo è ancora di più. Per fortuna ci siamo fermati, però questo è un vulnus dal punto di vista democratico.

Seconda cosa: per dimostrare quante sono state le difficoltà (poi la maggioranza, ovviamente può dirla come vuole), noi oggi avremmo potuto essere qua a fare una discussione diversa, sempre riconoscendo la schiettezza al presidente Garavaglia, che, a conclusione dell'esame del provvedimento in Commissione, ha dichiarato che è stato approvato grazie al fatto che lui ha votato sempre, cosa che non ha mai fatto, perché ovviamente ha votato con la maggioranza, e grazie al voto su quell'emendamento di Italia Viva.

Quindi il dato fondamentale è una crisi evidente della maggioranza, perché se non fossero successi questi fatti, oggi staremmo discutendo di un'altra cosa, cioè di un provvedimento che sarebbe stato sostanzialmente respinto.

Dico questo perché altrimenti si continua a girare intorno a questi problemi. Si tratta di un provvedimento che affronta e stravolge il superbonus, perché ancora una volta siamo all'ennesima modifica. È vero che, ad esempio, è stato istituito un fondo che ha parzialmente salvato il terzo settore, ma solo in una parte davvero molto piccola; ad esempio, non si mette il terzo settore nelle condizioni di riqualificare ed efficientare dal punto di vista energetico e sismico i propri edifici, perché questa misura si è ridotta. Si è fatto questo per un problema di costi fuori controllo (poi tratterò questa tematica); nello stesso tempo, però, era prevista una tassa, ma siccome siamo vicini a delle elezioni, la si fa slittare di un anno. Adesso si gioisce perché è stata spostata di un anno, ma o la si abolisce o la si fa applicare. Come dicevo prima, si istituisce un fondo limitato per dare una risposta al terzo settore, perché non ci sono i quattrini, però si sposta in avanti la possibilità di far entrare altri quattrini. In sostanza, si fanno pagare sempre i più deboli, non i più forti, e questo mi sembra davvero sbagliato dal punto di vista del merito e del metodo.

Un'altra misura mette in difficoltà i cittadini che si sono esposti con lo Stato. Vorrei infatti ricordare che questa è la trentaduesima modifica che viene operata sul superbonus e che questo Governo ne ha già fatte tredici. Se un cittadino che ha utilizzato una legge dello Stato si vede addirittura stabilire la retroattività, non si mette solo in difficoltà chi aveva pensato di utilizzare quel credito e non può più farlo, ma si determina agli occhi del cittadino una perdita di credibilità dello Stato in termini concreti. La retroattività della norma mette a dura prova il rapporto tra lo Stato e il cittadino. La detraibilità in dieci anni delle spese per interventi con superbonus riguarda un ammontare di circa 12 miliardi tra il 2024 e il 2025; questa misura avrà un effetto sui cittadini che hanno contratto delle spese, farà saltare la pianificazione dei propri rientri e quindi determinerà grandi difficoltà.

Io sono sempre intervenuto nei ragionamenti sul superbonus e vorrei ricordare che già nel mio primo intervento dissi che la toppa era peggio del buco, perché non affrontava il tema che ci eravamo posti, però, c'è un dato che veniva già richiamato nel primo intervento. Non si fanno mai i conti rispetto a quanto vale il superbonus dal punto di vista dell'IVA, dell'Irpef e del risparmio energetico.

Quanto vale dal punto di vista del pagamento delle tasse, visto e considerato che non io, ma tutti i dati dicono che, tra diretti e indiretti, ha creato oltre 200.000 posti di lavoro, creando il 5 per cento del PIL? Che cosa ha dato complessivamente, quindi? Quando si fanno i conti, bisogna farli complessivamente: ognuno di noi, a casa propria, calcola quanto spende e quanto ricava, quindi ognuno di noi se gestisce bene la propria famiglia fa queste operazioni. Ora, non si può dire che siamo sempre di fronte a un buco, anche perché poi, guarda caso, quel buco non si va a chiuderlo magari chiedendo gli extraprofitti a chi aumenta il patrimonio e così via, ma si fa pagare ai cittadini e alle imprese, come in questo caso. Ho chiesto più volte quanto è il ritorno, diretto e indiretto, dell'input dato all'economia, perché questo è riconosciuto da tutti, non sono io a dirlo. Si dice che era una misura sbagliata e certamente aveva limiti e storture, ma allora si intervenga sulle storture, non in modo generico, come se tutti i mali nascessero da quella. Se è vero che qui siamo di fronte a dei costi, dovremmo chiederci quanto ci costano l'evasione fiscale, l'evasione contributiva e il mancato intervento sulla sicurezza sul lavoro, di cui paghiamo le conseguenze umane ed economiche. Tutto si tiene.

In sostanza, a me pare evidente che tutte le misure che intervengono in tema di transizione ecologica e di svolta green vi facciano venire l'orticaria. Siete allergici ad intervenire su questo argomento, ma questo non è un problema della maggioranza o della minoranza, ma del Paese. Se gli altri procedono su questa strada e noi continuiamo a pensare che bisogna frenare e ritardare, arriveremo sempre secondi; arriveremo sempre dopo e ne pagheremo le conseguenze. Ergo, forse il modo migliore di affrontare questi temi è farlo con determinazione e con una scelta di coraggio.

Per queste ragioni, ovviamente, confermiamo la nostra totale contrarietà a questo provvedimento. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà.

PIRRO (M5S). Signor Presidente, la cronaca di questo decreto e degli avvenimenti delle ultime ventiquattro-quarantott'ore in merito al procedimento ci racconta di un Governo allo sbaraglio e di una maggioranza litigiosa, perché i fatti dicono questo, con il Ministro e la sua forza politica che fanno proposte e un altro Ministro, nonché vice Presidente del Consiglio, che fa proposte diametralmente opposte e cerca di cancellare quello che ha appena chiesto il Ministro dell'economia. I fatti sono questi, poi le chiacchiere stanno a zero, direi. Vediamo una forza di maggioranza che si astiene in Commissione e che probabilmente era pronta a fare altrettanto in Aula e quindi per rimediare alle baruffe di maggioranza viene posta la fiducia anche laddove non se ne sentiva alcuna necessità, giusto per alzare ancora di più la media, ma vorrei far presente che eravate già il Governo dei record sulle fiducie, battendo persino Draghi in pandemia.

Parliamo del merito, poi, del famigerato superbonus devastatore del Paese, sconquassatore di conti, creatore di voragini nel bilancio dello Stato, che non esistono in nessun documento pubblico, ma che voi sbandierate comunque indisturbati a reti unificate. Più che di sconquasso dei conti pubblici o di superbonus, parliamo del superalibi al 110 per cento di questa maggioranza, che non fa che inanellare fallimenti uno dopo l'altro e che viene usato come arma di distrazione di massa per coprire una crescita che sta allo zero virgola nel 2023, idem nel 2024 e supera appena l'uno per cento nell'anno successivo.

L'aumento del debito pubblico non è da ascriversi al super bonus, che avete contabilizzato nell'anno di generazione dei crediti, ma quanto più alla mancata crescita. Negli anni in cui il superbonus spingeva l'economia e la faceva crescere del 13 per cento, al di sopra di qualsiasi altro Paese dell'Unione europea (per la prima volta negli ultimi quarant'anni eravamo i primi nell'Unione europea e non di nuovo gli ultimi e fanalino di coda, come saremo in questi anni), contemporaneamente riducevamo il debito pubblico del 17 per cento, lo sottolineo. (Applausi). Se adesso sale, probabilmente è perché state sbagliando qualcosa. Questo piccolo dubbio me lo farei venire, considerato anche che la propensione al risparmio degli italiani è al livello più basso dal 1995 e che gli stratosferici finanziamenti alla sanità pubblica - udite, udite - ammontano al 6,3 per cento del PIL, il livello più basso dal 2007.

Un altro record del Governo Meloni è quello delle persone in povertà: mai così tante negli ultimi dieci anni. Meno male che ci avete detto che era colpa nostra, invece è l'Unione europea che addita la vostra misura di assegno di inclusione, che sostituisce il reddito di cittadinanza, come discriminatoria e causa della maggiore povertà nel nostro Paese. Un altro record: quattordici mesi consecutivi di calo della produzione industriale, e ci piacerebbe tanto sapere che fine ha fatto il decreto attuativo di Transizione 5.0.

Un altro fallimento del Governo è quello del carrello tricolore, che fa crescere il carrello della spesa del 9,5 per cento nel 2023, addirittura più di quanto era salito nel 2024, anno di picco dell'inflazione. Ripeto: il dubbio che stiate sbagliando qualcosa non vi viene? Fatevelo venire qualche dubbio.

In tutto questo, c'è una tassa su cui fate la retromarcia (anzi, l'avete fatta). È la tassa sugli extraprofitti bancari: sì, perché, mentre generalmente accusiamo gli italiani di essere fannulloni, di voler stare sul divano e non aver voglia di lavorare, voi pensate bene di tagliare i sussidi a chi ha dei problemi, facendoli ricadere in povertà.

Al contrario - sono dati di questi giorni - le banche - udite, udite - fanno utili da record: 28 miliardi nel 2023 (non so se avete sentito la cifra); un misero +87 per cento rispetto al 2022, però tassare gli extraprofitti era una vergogna. Poverini, magari dobbiamo dare loro qualcos'altro per dargli una mano, perché dieci miliardi di dividendi agli azionisti mi sembrano veramente una miseria che grida vendetta, in questo Paese dove abbiamo solo dieci milioni di poveri. Suvvia, che volete che siano soli dieci miliardi di utili? Davvero, non avete neanche un briciolo di vergogna, per quello che state facendo e per le bugie che raccontate sul superbonus.

Ha detto bene, infatti, il senatore Magni prima. Parlate solo dei costi, che ogni giorno crescono vertiginosamente (Enea certifica 160 miliardi, voi parlate di 216, ma non si capisce bene dove li avete presi) e non dite mai che più di 100 miliardi sono tutti vostri, effetto delle norme scriteriate che avete varato da quando siete al Governo.

Non parliamo poi del fatto che anche prima il caro illustre ministro Giorgetti si occupava di superbonus, perché era Ministro dello sviluppo economico durante il Governo Draghi. Che guardi a se stesso, quindi, e si metta uno specchio nello studio e nel suo ufficio, quando parla di disastri creati dal superbonus, perché una buona parte sono colpa sua e del malgoverno che lui ha fatto della misura, non noi. Noi, infatti, la misura l'avevamo ideata in maniera completamente diversa. Essa è stata cambiata da una ventina di norme successive rispetto a come l'aveva varata il Governo Conte II. Citofonate quindi a Giorgetti per i disastri dell'economia: quelli fatti negli ultimi anni dal superbonus e quelli fatti dalla mancata visione di futuro del Paese che sta causando ancora oggi.

Tolto questo, vi dimenticate sempre di dire invece quali sono stati gli incassi. Tutte le imprese lamentano infatti una pressione fiscale in questo Paese al 60 per cento, ma quando si parla dei ricavi del superbonus magicamente la pressione fiscale scende sotto il 20 per cento, perché quello è il ritorno che viene dichiarato da qualcuno. Se il 10 per cento è solo di IVA, vi domandate come fa il totale ad essere pari solamente al 20 per cento? A mio avviso, paghiamo tutti più del 23 per cento (cioè quasi tutti, comunque chi ha un reddito da lavoro). Le imprese pagano più del 20 per cento di Irpef e quindi già così siamo un po' sopra al 10 per cento e al 20 per cento di ipotetico ritorno. Ci sono inoltre i contributi che vanno a finire nelle casse dell'INPS per circa 700.000 lavoratori che senza il superbonus non ci sarebbero stati. Chissà come mai l'Agenzia delle entrate dichiara 140 miliardi di maggiori entrate fiscali nel nostro Paese nel triennio 2021-2023. Chissà da dove saranno piovuti mai! (Applausi). Chissà qual è stato il motore che ha fatto entrare questi 140 miliardi quando il superbonus cubava intorno ai 70 miliardi. Parliamo addirittura di un motore che non ha fruttato il 50 per cento, ma addirittura il 200 per cento sulle maggiori entrate dello Stato. I conti vanno fatti sapendo leggere i numeri e non fantasticando a destra e a manca. Qualcun altro sostiene anche che questa sia stata una misura da Robin Hood al contrario. No: l'avete resa voi una misura da Robin Hood al contrario, che ha favorito solo le fasce ricche della popolazione, perché noi l'abbiamo pensata per tutti, prevalentemente per le fasce povere, perché lo sconto in fattura serve a chi non ha capienza fiscale. Chi non aveva il capitale ha ceduto il credito all'azienda che ha fatto i lavori o alle banche, anche facendoselo decurtare. Coloro che avevano il capitale, i ricchi amici vostri, se lo sono scaricato da soli, tenendosi il profitto del 10 per cento. Quindi chi ha cancellato lo sconto in fattura siete voi! I Robin Hood al contrario, che fanno i favori ai ricchi, siete sempre voi! Lo dimostrano i 28 miliardi di utili delle banche a cui voi non avete voluto tassare gli extraprofitti. (Applausi). Togliete il reddito di cittadinanza e lasciate 28 miliardi di utili aggiuntivi alle banche. Siete voi che favorite i ricchi e aumentate la povertà! Abbiate il coraggio di metterci la faccia e dirlo ai cittadini italiani. Diteglielo! (Applausi).

Saluto a rappresentanze di giovani

PRESIDENTE. Saluto i ragazzi e le ragazze dell'oratorio salesiano «San Filippo Neri» di Catania: benvenuti in Senato. (Applausi).

Saluto altresì studenti e docenti del Liceo sportivo «Galileo Galilei» di Verona. Benvenuti. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1092 (ore 16,21)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, senza gridare, ma cercando di stare più tranquillo possibile, perché ho già la voce abbastanza roboante, vorrei ringraziare con questo intervento tutto il Governo e in primis il ministro Giorgetti, soprattutto per aver rinviato la sugar tax e la plastic tax (Applausi), che - volevo ricordarlo - erano state introdotte dal Governo giallorosso nel 2020. La sugar tax, in particolare, venendo incontro a quello che è stato un emendamento che come Lega abbiamo depositato, intendeva cercare di tutelare un intero comparto che era in subbuglio, vista la notizia che era comparsa. Conosciamo benissimo poi le difficoltà per rinviare queste tasse. Era un po' come quando c'erano le clausole di salvaguardia: qualcuno le metteva, poi i Governi successivi dovevano cercare in tutti i modi di sterilizzarle. Bisogna trovare cioè le rispettive e opportune coperture. Abbiamo anche fatto una sorta di provocazione, che qualcuno ha letto in questo modo; se cioè c'è difficoltà a reperire le risorse, noi abbiamo sostanzialmente messo in evidenza nel nostro emendamento che possiamo anche cercare di ridurre magari le spese per le missioni internazionali. In un momento di difficoltà infatti, forse è meglio prima guardare a casa nostra e poi magari guardare all'estero (tendenzialmente bisognerebbe cercare di ragionare in questa maniera).

Poi il Governo ha trovato le risorse con altri capitoli di spesa. La riformulazione l'abbiamo accettata e siamo assolutamente soddisfatti, perché comunque non erano scontati né il rinvio della plastic tax né tantomeno quello della sugar tax. Quindi complimenti al Governo. Visto che c'è una sorta di giochino per cui tutte le volte che c'è un problema si punta sempre l'indice contro il Ministro dell'economia, come se tutto il resto del Governo fosse assolutamente esente da responsabilità, diamo allora merito al Ministro dell'economia di aver portato a casa un risultato utile (Applausi) nella tutela delle nostre imprese e delle nostre famiglie. Lo sottolineo così ci siamo chiariti e ci siamo capiti bene.

Veniamo al tema del superbonus. In un intervento in Aula un po' di tempo fa dissi che sul superbonus, se considerassimo il detto evangelico «chi non ha peccato scagli la prima pietra», qui difficilmente qualcuno potrebbe scagliare la pietra. Ricordo che, quando c'era da presentare o votare un emendamento per prorogare il superbonus, tutti i partiti politici dell'arco costituzionale presentavano emendamenti che andavano in questo senso. Quindi, con molta correttezza ho riconosciuto, al di là della paternità della misura che può essere discutibile, che tutti bene o male hanno cercato in tutti i modi, se volete anche per motivi elettorali, di far vedere che c'era la volontà di sostenere questo settore prorogando tale misura. Se c'è proprio una persona che potrebbe scagliare quella pietra - anzi, sono due, perché cerco di essere riconoscente in politica - è proprio il ministro Giorgetti, che fin dall'inizio ci mostrava le tabelle, facendo capire che questa misura avrebbe inevitabilmente portato nel tempo delle difficoltà di bilancio. Quindi è vero che era Ministro del Governo Draghi, però ricordiamoci che il Governo Draghi cade perché il MoVimento 5 Stelle decide di non dargli più la fiducia. Quindi, vuol dire che la linea politica del Governo la dettavate certamente voi e non eravamo noi a essere incisivi, come probabilmente qualcuno può pensare e immaginare. (Applausi). L'altra persona era proprio il presidente del Consiglio Draghi che, in ben più di un intervento proprio in quest'Aula, voleva in qualche modo limitarlo, ma c'era sempre una forza politica - legittimamente, nessuno dice nulla - ossia il MoVimento 5 Stelle, che diceva che, se veniva limitato, allora rischiavano di togliere la fiducia. Quindi, mettiamo un po' di ordine per quanto riguarda le responsabilità, con molta correttezza.

Siamo in campagna elettorale, e ho sentito dire che noi stiamo facendo campagna elettorale. In realtà, toccare questo tema in campagna elettorale è esattamente controproducente, perché tutti oggi, casomai, dovrebbero dire che è meglio non parlare del superbonus altrimenti qualcuno si arrabbierà. Quindi, avremmo dovuto fare esattamente il contrario se avessimo guardato solo l'interesse elettorale. Però qui c'è in campo un interesse che è ben più alto di quello elettorale ed è l'interesse di un Paese. Guardate che i debiti da crediti di imposta derivanti da superbonus non ce li siamo inventati noi: sono certificati nel 2023 da Eurostat, che rivede il deficit al rialzo di 40 miliardi, proprio perché verifica i conti dello Stato. Eurostat non è una maggioranza di Governo, ma è un ente che sovrintende i bilanci della Comunità europea.

Sono andato a guardare la relazione tecnica del 2020 e sapete cosa diceva come spesa prevista annua per il superbonus? Parlava di 5,8 miliardi. Allora richiamo un altro tema vero: quando presentiamo un emendamento che magari stimiamo in 2 milioni di euro, ci viene opposto che è poco e come minimo la stima viene raddoppiata in 4 milioni. Allora mi domando come abbia fatto la Ragioneria dello Stato a toppare clamorosamente su una misura come questa. Non so chi era a capo della Ragioneria; la politica c'entra - lo dico sempre - fino a un certo punto, poi ci sono anche i tecnici e i funzionari. Sappiamo bene quante volte volevamo approvare qualcosa, ma non l'abbiamo potuto fare perché ci veniva opposto il niet sostanzialmente chiaro e deciso da parte della Ragioneria: non si può, non c'è la copertura, la stima non è corretta, la relazione tecnica non regge e quindi non si può fare. Guardate che passare da 5,8 miliardi di euro a un debito - poi uno ci può credere o meno - di quasi 200 miliardi (c'è chi dice 200 miliardi e chi 210-216 miliardi), quasi come la cifra intera messa in campo sul PNRR, vuol dire che qui c'è stata una svista clamorosa. O forse c'è un errore politico in partenza, che è quello di non aver fatto conto di un meccanismo di autorizzazione di questa misura, e quindi, succede che ogni anno lo Stato scopre all'ultimo minuto tutti i crediti da superbonus. Il problema allora non è una mancanza o la volontà di qualcuno. È chiaro che tale misura poteva essere messa in campo anche con tutte le buone intenzioni del mondo, ma si scopre che diventa sempre più una spesa fuori controllo.

Allora, di fronte a questo, in campagna elettorale - e lo dico a tutti, anche agli alleati - sarebbe molto più facile dire che proroghiamo, andiamo avanti, aspettiamo le elezioni. Ma, di fronte a una spesa fuori controllo, un buon padre di famiglia cosa dovrebbe fare? Cerca di mettere a posto i conti, soprattutto alla luce del fatto che abbiamo, con il Patto di stabilità europeo e con la crescita del debito, tutta una serie di occhi puntati contro di noi che non ci consentono di avere un margine di manovra tale da pensare alle campagne elettorali. Noi abbiamo la necessità di tenere i conti in ordine. Ho sentito molti dire che bisogna aiutare le famiglie più bisognose, che bisogna continuare a prevedere le misure per quelli che rischiano di soffrire, le bollette che salgono, i costi energetici... sì, però dopo, per mantenere certe misure che abbiamo messo in campo e per prevederne delle altre, abbiamo necessariamente bisogno di avere i conti in ordine.

Questo è stato il meccanismo: alleggerire il debito, soprattutto nel prossimo triennio, che è quello più complicato alla luce di tutto quanto a livello internazionale sta accadendo. Questo è stato il ragionamento del ministro Giorgetti. Capisco che qualcuno si sia arrabbiato. Ma avere la responsabilità di un Dicastero così importante significa anche fare qualcosa che può apparentemente risultare impopolare, ma finalizzato al bene dei cittadini. Se poi va in default lo Stato italiano; se non abbiamo i soldi per pagare gli stipendi e le pensioni; se poi non ci sono più soldi per mantenere certe misure, chi glielo va a spiegare ai cittadini che bisognava intervenire prima? È la stessa cosa che avremmo dovuto fare prima sul superbonus, che però non si è riusciti a fare e che questo Governo, appena presa in mano questa patata bollente, ha cercato - con difficoltà, perché non è assolutamente semplice risolvere problemi del genere - pian piano di mettere in campo delle contromisure che potessero in qualche modo limitarne gli effetti sotto la finanza pubblica, tutelando sì le imprese, per esempio con lo spalmare i crediti d'imposta da superbonus in dieci anni. Io ho letto su «Il Sole 24 ore» - non sono un tecnico, però mi piace ogni tanto leggere e studiare - che alla fine, chi viene penalizzato in minima parte sono soprattutto le banche che, anziché compensare in quattro anni, dovranno compensare in dieci, con delle rate che sono un po' più leggere. Non sono proprio le banche che voi vorreste colpire con tutti questi extra profitti? (Applausi).

Allora qual è il problema vero? O non avete capito il meccanismo oppure fate finta di non capirlo. Questo è quello su cui noi vogliamo puntare. Quindi, con molta serietà si fanno le manovre, anche impopolari, ma alla luce di un risultato importante. Questo Governo vuole andare avanti con le proprie misure, si vuole impegnare. Il debito, grazie a questa misura, anziché salire dal 137,3 al 137,8 scenderà quest'anno al 137,2 per cento, perché ci sono anche i mercati internazionali. Io sento qualcuno dall'altra parte dire di fare attenzione, che c'è l'Europa, ci sono i mercati, dobbiamo stare attenti, il Paese rischia di non avere la fiducia. E allora non si può avere - come dico sempre io - la solita logica italiana per cui io voglio la botte piena e la moglie ubriaca. No, bisogna essere seri e fare le cose come si devono fare. Bisogna prendersi la responsabilità per questo? Lo si fa e sicuramente un Ministro come Giorgetti le cose le sa fare bene, così come il presidente del Consiglio Meloni, che indubbiamente vuole andare nella direzione di far sì che si possano avere le risorse per prorogare altre misure.

Le banche hanno avuto - ci tengo a dirlo - lauti guadagni - come leggo sempre da alcuni giornali - dalla circolazione dei crediti e sono state esentate dal rispondere delle truffe ai danni dello Stato. Tra l'altro, giusto così. E poi abbiamo previsto una serie di controlli, il coinvolgimento degli enti locali nei controlli, con la possibilità di trattenere sul territorio una parte che ci possono dare una mano. Questo può essere importante, per controllare chi ha truffato lo Stato, magari qualche difformità e qualche situazione particolare. È giusto farlo, perché si dice sempre che bisogna aumentare i controlli. Con questo provvedimento noi ci avvaliamo della collaborazione degli enti locali proprio per aumentare i controlli sul territorio e, a fronte di controlli di truffe ben effettuati, gli enti locali avranno delle agevolazioni dirette e tratterranno delle risorse sul territorio. Questa è, sì, una misura che vuole venire incontro per cercare di risolvere il tema. Non è una misura propagandistica o populistica.

Tutti avrebbero voluto portare avanti tutto quello che si voleva. Sento dire che si vogliono aumentare le pensioni, avanti col superbonus, tiriamo via questo, soldi di qui, soldi di là. Questo lo comprendo, ma, a un certo punto, bisogna trovare le coperture - la coperta è corta, e lo sappiamo - e i conti devono rimanere in ordine. Questa è la priorità di questo Governo ed è il motivo per cui - mi avvio alla conclusione - oggi il ministro Giorgetti ha tenuto a precisare che le previsioni della Commissione europea sono in linea con le nostre. Naturalmente sul debito gravano questi aspetti del superbonus, però i dati europei sul rapporto debito-PIL, quelli che vengono citati oggi, non incorporano gli effetti di questo provvedimento, che sarà positivo per i prossimi tre anni. Quindi possiamo stare tranquilli? Sì. Per quale motivo? Abbiamo avuto il coraggio di intervenire, anche a rischio di perdere magari qualche voto elettorale. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lorenzin. Ne ha facoltà.

LORENZIN (PD-IDP). Signor Presidente, senatori, senatrici, onorevoli colleghi, ho ascoltato con grandissima attenzione l'intervento che mi ha preceduto del capogruppo della Lega, il senatore Romeo. E devo dire che praticamente sarebbe stato molto meglio se questo intervento lo avesse fatto in una riunione della maggioranza di Governo e se lo avessero fatto i suoi Ministri in quello che è il luogo preposto per fare questo dibattito, cioè il Consiglio dei ministri. Noi abbiamo passato le ultime settimane e le ultime ore prigionieri in Commissione finanze, perché i nodi non risolti della maggioranza si sono tutti scaricati su questo Parlamento e sulla stampa italiana, tra l'altro in un dibattito che ha creato soltanto un elemento sicuro: una grandissima incertezza su quello che sarà il futuro della grande questione della cessione del credito in Italia e, quindi, della stabilità economica e finanziaria delle nostre banche e delle nostre imprese; non per ultimo, quello che accade ai cittadini che hanno cantieri aperti nelle loro abitazioni.

Questo è il primo dato politico di questa vicenda: la maggioranza, invece di arrivare in Parlamento con un pacchetto di proposte e misure volte a risolvere i nodi del 110, in realtà ci ha scaricato le sue tensioni qui, fino al punto che ieri si aveva l'aggiunto, cioè l'aiutino e il rinforzino in Commissione con la nomina subitanea, poi interrotta dal Presidente del Senato, di un consigliere in più in quota Fratelli d'Italia, per coprire la posizione di Forza Italia. Voglio dire che in questo momento nel dibattito Forza Italia sin dall'inizio non è stata presente. (Applausi).

La situazione è tale che comunque verrà messa la fiducia su questo provvedimento. E ciò la dice lunga sulla solidità di questa maggioranza su cose fondamentali e strategiche, come non solo la visione sul debito e sulle entrate e le uscite del nostro Paese, ma anche la visione strategica in campo energetico, sul rischio sismico, sulla sicurezza delle nostre abitazioni, nonché - lo dico sommessamente - sul comparto edile, che dà lavoro, in un modo o nell'altro, a circa il 90 per cento delle piccole e medie imprese del nostro Paese, le quali si trovano da oggi in una situazione di grandissima incertezza e di grandissima preoccupazione.

Andiamo al merito. A parte l'intervento del senatore Romeo, che almeno ci ha messo la faccia, questo di oggi è un dibattito da Topolinia. Si è parlato della proroga della sugar tax e della plastic tax come di una grandissima conquista - una norma che ancora non ha mai visto la luce nel nostro Paese - ma non si è entrati nel merito della spiegazione agli italiani di un provvedimento che riguarda milioni di cittadini. Nessuno ci ha messo la faccia. Do atto al senatore Romeo che almeno lui l'ha fatto.

In questo contesto, poi, vorrei dire alcune cose: io non sono una che vuole difendere ad oltranza il 110 per cento contro tutto e tutti. Se c'è una cosa che non sopporto è l'ideologizzazione delle norme, quando le norme diventano feticcio. Le norme hanno uno scopo, servono a qualcosa; sono strumenti, possono cambiare e possono essere modificate nel corso del tempo in base alle necessità. Però non posso neanche ascoltare una mistificazione e una demonizzazione di quella che è stata in Italia una realtà.

Il superbonus è stato introdotto nel 2020 dal Governo Conte II come una leva economica, cioè come un grande strumento di leva economica e finanziaria per sollevare l'Italia da una fase difficilissima, perché l'Italia - non so se ve lo ricordate - era chiusa in casa, la nostra economia era bloccata e serviva uno shock test. È servito lo stress test? Signori, siete venuti qui durante la legge di bilancio - la vostra prima legge di bilancio, che era ancora quella di Draghi - a dirci che l'Italia aveva avuto una crescita esponenziale del PIL con record mai registrati prima, arrivando a più del 12 per cento, cioè una crescita che noi abbiamo visto solo nel momento del boom economico dopo la seconda guerra mondiale. Quindi, probabilmente, poiché gran parte di questo volano è stato introdotto da questo strumento, ciò ha funzionato. Ha funzionato, ma guardate che la cosa più innovativa del 110 per cento non è stata l'aliquota, che sicuramente è stata piuttosto appetibile, ma è stata la cessione del credito; è stato lo sconto in fattura, la cessione del credito. (Applausi). Quello è stato lo strumento che ha permesso ciò di cui parlava prima la senatrice Pirro, cioè a persone che non avrebbero mai avuto la possibilità di mettere in sicurezza gli edifici in cui abitavano - pensiamo ai condomini popolari, tra l'altro quelli più colpiti da quest'ultima manovra - di farlo, o a persone o famiglie che non avrebbero avuto la possibilità di mettere in sicurezza i loro edifici dal sisma di farlo. Ricordiamoci che il bonus sisma ha un massimale di circa 90.000 euro. Quando vado a mettere a posto una casa che è a rischio sisma, quanti ce ne vogliono? Si parla di 300.000-400.000 euro in media di interventi.

Questa è stata una misura che ha scatenato una grande leva democratica. Ricordo che gli italiani sono per la maggior parte proprietari della propria casa, perché la casa è stato l'elemento di risparmio degli italiani. Ci può piacere o no, ma questa è la nostra storia: le persone si sposavano, accendevano il mutuo per tutta la vita per comprare una casa. Questo è il modello della famiglia italiana ed è evidente che su questo, su quella abitazione c'è una protezione. Noi, tra l'altro, rischiamo che le case degli italiani non avranno neanche più valore. Siffatto strumento ha permesso, grazie alla sua entrata in vigore, di raggiungere questa leva e di far lavorare milioni di persone. L'indotto, che arriva fino alla fine, cioè all'idraulico, all'elettricista, alla piccola azienda, al padroncino che porta i mattoni, fa parte di una grande catena che parte da colui che mette il pannello fotovoltaico e fa la copertura della casa per arrivare all'ultimo dei lavoratori, tutti tracciati, tutti a contratto e senza nero, perché in questa misura il nero non paga. (Applausi).

Guardate bene che un'altra cosa fatta nei bonus - secondo me, è un grosso errore - è aver tolto il 50 per cento delle detrazioni dalle ristrutturazioni ordinarie delle case, arrivando al 36-30 per cento. Io ricordo il dibattito di quel provvedimento: quando si mise quella percentuale era per sconfiggere il nero e la quota era data non per fare un regalo a qualcuno, ma era una soglia che consentiva di dire che così non si facevano più i lavori in nero, perché alla gente non conveniva e si è fatto emergere PIL.

Allora, le argomentazioni riguardano il timore di capire esattamente, perché non riusciamo a capire quanto questa misura ha cubato in maniera limpida. Perché non sappiamo esattamente non soltanto quanto esce e quanto si prende di cessione, ma quanto ha prodotto? C'è scritto da qualche parte? C'è un posto dove noi lo possiamo vedere? Non lo abbiamo direttamente dall'Agenzia delle entrate, ma negli anni, siccome al di là di tutto mi piace studiare (nel senso di approfondire), ho scoperto che il Servizio studi della Camera ha certificato anno per anno il saldo di tutti gli interventi dei bonus in Italia, partendo dal passato. Sul 2021 - quindi rimango al 2021 - il saldo dato non solo dalle entrate e dalle uscite di cassa della Ragioneria, e via dicendo, ma anche dall'impatto di quanto noi abbiamo cubato dalla gente che ha pagato le tasse, ha lavorato, dalle cedolari dell'IVA e tutto il resto, è positivo di 3.975 milioni. Abbiamo quindi un'entrata positiva. Fermo restando che sicuramente tutti eravamo d'accordo - e lo abbiamo fatto anche durante il Governo Draghi - nell'operare un décalage di questi provvedimenti, una cosa non andava fatta: l'accelerazione, cioè la rincorsa. Durante la rincorsa dell'accelerazione a cambiare le regole in corsa, infatti, è accaduto che chi poteva fare tutto in sei mesi ha fatto tutto in sei mesi e quindi a chi doveva monitorare - e noi non c'eravamo più - è saltata la bussola dell'orientamento di quello che stava accadendo.

La soluzione che adesso viene proposta di fatto sancisce per il 2025 e il 2026, per tutto il comparto edilizio, la fine delle agevolazioni; così come è stata disegnata questa manovra, sarà quindi un momento di grandissima crisi per il comparto edilizio. Quando ci fu la crisi del comparto edilizio dopo la crisi economica del 2012, in Italia vi furono milioni di disoccupati - ve lo ricordate? - e aziende che chiudevano. Questa è la controprova. È il primo fatto che non è stato ascoltato. Avremo un momento di grande e lunga incertezza. Probabilmente oggi ho letto lo stesso articolo del quotidiano «Il Sole 24 ore» che ha letto il senatore Romeo sul tema delle banche, ma ce n'è un altro sul quotidiano «Il Messaggero» secondo cui il Governo dovrà creare un fondo per garantire le banche. Mi chiedo allora chi garantisce le imprese e chi garantisce i cittadini che hanno i cantieri aperti?

Nel nostro Paese rimane inoltre aperto un tema che riguarda la consapevolezza circa l'efficientamento energetico delle proprie case e il contrasto del rischio sismico. Lo abbiamo chiesto anche in Commissione. Questa questione non è affrontata fino in fondo; c'è sì un fondo rimandato al Governo, ma il provvedimento in esame non affronta il tema di quello che andrà fatto in questo Paese e come verrà fatto per garantire l'efficienza energetica dei nostri edifici, per affrontare il costo dell'energia in modo strutturale e per risolvere una questione enorme del rischio sismico e non lo abbiamo neanche da altre parti. Io dico che sicuramente si poteva intervenire, senza però dimenticare la storia economica che abbiamo imparato dagli anni di austerity, e cioè che il debito è qualcosa di cui dobbiamo tenere molto bene conto. Ma bisogna anche avere il coraggio di fare iniziative a leva, parlare dell'economia delle imprese, dare forza, energia e certezza di regole. Un Paese che cambia le regole ogni cinque minuti è un Paese in cui non si può investire, è impossibile fare investimenti e infatti si va via. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Orsomarso. Ne ha facoltà.

ORSOMARSO (FdI). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, vorrei partire dall'ultimo intervento della collega Lorenzin, che ho visto sinceramente un po' in imbarazzo rispetto ad alcuni interventi che credo ormai possiamo definire insopportabili. Tra l'altro - come ricordava bene il collega Romeo - questo dibattito si inserisce alla vigilia di una campagna elettorale e vorrei ricordare il lavoro fatto anche dal nostro relatore Salvitti e dal presidente della Commissione Garavaglia. Immaginate se si vogliono fare scelte impopolari alla vigilia delle elezioni europee, ammesso e non concesso siano definitivamente impopolari, perché, se ascoltate l'Associazione nazionale costruttori edili (ANCE) o Confindustria, ci si poteva aspettare di peggio.

È oggettivamente un'assunzione di responsabilità da parte di un Governo e anche rispetto all'assenza dei colleghi. Questa è una maggioranza che ha una visione del mondo oggettivamente diversa da quella del centrosinistra, e guardo al PD e al presidente Boccia. L'opposizione ha una visione diversa, ma noi guardiamo ad essa sempre con grande rispetto. Qualcuno ha detto, nel dibattito surreale di oggi, che c'erano le varie riforme che questo Governo voleva fare e da tanto tempo rinviate. Si parla di varie riforme che sono state messe in campo in soli diciotto mesi di attività legislativa. E ringraziamo il presidente Balboni e tutti gli altri Presidenti che hanno voluto partecipare per dare una stabilità all'organizzazione orizzontale e verticale dello Stato, per provare a risolvere tutto ciò che non funziona. Penso, quindi, che oggi soprattutto il Partito Democratico debba ringraziare la serietà di questa maggioranza di Governo che su una cosa che non funziona, alla vigilia della campagna elettorale, si assume la responsabilità di dire basta.

Rispetto a questo provvedimento una cosa è certa: alcuni interventi come quello del collega De Carlo sono stati davvero insopportabili, al limite della sciatteria. Li abbiamo ascoltati ieri in Commissione, ma anche oggi nel dibattito sull'altro provvedimento. E abbiamo sentito parlare della grande tutela del Parlamento quando sono gli stessi che il Parlamento hanno sventrato, quelli che - lo ricorderete - dovevano aprirlo come una scatoletta di tonno. (Applausi). Sono arrivati in Parlamento attaccando le prerogative dei parlamentari. E vorrei fare un controllo, oltre a quello che faremo sul superbonus, anche sulla restituzione di parte dei loro stipendi, ma non penso che restituiscano più nulla. La loro è politica a buon mercato, fanno ragionamenti a buon mercato, e sono quelli che dicevano che uno vale uno e tutti insieme che anche oggi rivendicano i provvedimenti speciali, perlomeno quelli presenti che sono intervenuti - vedo che ci sono degli assenti - e li abbiamo ascoltati con grande interesse, ma anche con poco rispetto. Ebbene, rivendicano due provvedimenti che vanno considerati nella dimensione di quest'Italia che ha diverse stagioni politiche. Ringrazio anche il contributo che è arrivato da Italia Viva in Commissione, che ha rivendicato di non essere in maggioranza e sceglie e vota rispetto ai singoli provvedimenti che sono utili al Paese. Credo che dobbiamo smetterla di fare un racconto di quel tipo. Su questo, si è parlato di un incidente nella maggioranza, e io penso ai colleghi di Forza Italia, anche noi eravamo utilitaristi: potevamo dire che di spese fiscali ne avevamo fatte per circa 760 miliardi negli ultimi anni e quindi potevamo decidere di continuare ad aggiungerne 12 o 15, per cui io plaudo al rigore, alla compostezza, alla misura del ministro Giorgetti; al rigore, alla compostezza, alla misura del premier Meloni e di tutti i Ministri della maggioranza. Sarebbe stato facile speculare su un provvedimento che - come è normale - creerà delle situazioni difficili. Rivolgendomi sempre alla collega Lorenzin, ci sono alcuni che hanno avuto magari consulenti non capaci, ma siamo al Bignami dell'economia, lo sa chiunque faccia investimenti di spesa. Magari evitiamoci le spese fiscali; possiamo fare bonus diretti, investimenti nei lavori pubblici, tutto quello che questo Governo potrà fare e immaginare mettendo in sicurezza i conti del Paese rispetto agli investimenti internazionali; lo spread che è andato tanto di moda oggi è in sicurezza, e sono tutte cose per cui la gente ci guarda. Come diceva anche il collega Romeo, questa è stata una delle più grandi speculazioni. Se voi andate in giro e chiedete alle imprese serie, vedete che sono poche le imprese che si sono avventurate su questo strumento. Abbiamo visto e ascoltato vicende di persone che avevano un negozio di generi alimentari e si sono messe a fare i superbonus con i consorzi, con tutti i broker. Questo, quindi, è un provvedimento che nasce oggettivamente male e a cui, con grande responsabilità, si mette la parola fine e questo serve a tutti, e servirà anche a voi. Io penso - spero nel tempo più distante possibile - quando a voi toccherà essere maggioranza e a noi toccherà essere minoranza, che si dovrà provare insieme a rafforzare l'aspetto della serietà, perché è passato il tempo dell'onestà, che è un valore che appartiene a tutti noi. Alcuni ragionamenti che abbiamo ascoltato in quest'Aula sono diventati davvero insopportabili.

Concordo anche con i colleghi di Italia Viva sul fatto che bisognerà intervenire con ulteriori nuovi provvedimenti per mettere in sicurezza le imprese e rispetto al rapporto con le banche.

Il Governo Meloni, rispetto a quella norma che chiedeva di mettere in campo un minimo degli extra profitti, ha fatto una scelta coraggiosa. Insomma, è intervenuta. Poi sappiamo che c'è stata la scelta delle banche di mettere le risorse e quindi rafforzare la struttura bancaria.

Quindi, sono tutte politiche serie che un Governo, che vuole guardare a una prospettiva di medio e lungo periodo, mette in campo; con la serietà di Giorgetti, che dice basta, con un provvedimento che ha sfasciato i conti.

Rispetto anche al richiamo di quanta leva si sia potuto fare per imprese e cittadini, c'era una collega che richiamava i nostri amici ricchi: forse ci confondeva con Conte. (Applausi). Cari colleghi, io qualche amico ricco ce l'ho; qualcuno bravo, che ha anche una barca e che ogni tanto ci ospita a trascorrere un weekend, l'abbiamo tutti quanti. Anche plasticamente, però, il racconto di un'Italia dove ci sono gli amici del popolo, o chi frequenta soltanto i poveri, insomma, è davvero surreale.

Questo provvedimento non solo ha interessato circa 2.360.000 italiani; rispetto anche alla difesa d'ufficio, non ha interessato le prime case dei cittadini meno abbienti, non ha interessato le case popolari. Ha interessato perlopiù seconde e terze case. Di questo provvedimento, su un punto possiamo essere sicuramente tutti d'accordo: rispetto alla presentazione nefasta con cui avete rubato voti ai cittadini, con la speculazione di tenere intere generazioni, soprattutto al Sud, a casa, dando loro una paghetta e inculcando anche l'ipotesi che fosse gratuita, tutto essa era tranne che gratuita. Questo possiamo dirlo, dopo quel maggio del 2020. (Applausi).

Se tale misura ha necessitato di trenta interventi di manutenzione, che abbiamo fatto responsabilmente, dà la dimensione di come, ogni tanto, si possa chiedere scusa; un intervento fatto con le buone intenzioni, in un momento in cui l'Italia doveva ripartire e anche l'ANCI vi assicurava che c'erano vari modi di agire.

Qualcuno parlava di aree interne. Immaginate cosa si poteva fare con 200 miliardi di euro su quelle 124 aree interne, con 1.930 Comuni e 4 milioni e mezzo di italiani, di cui il 50 per cento è popolazione anziana, per intervenire sui trasporti; insomma, tutto quell'effetto leva che uno Stato può mettere in campo per muovere gli indici.

Grazie a Dio, dal 2014, e non soltanto da noi, dal Governo Meloni, da TeleMeloni - fatemi fare una battuta: almeno fino alle elezioni europee chiamatela TeleGiorgia, che sarà più accettate come provocazione - in Italia questi sono riconosciuti come elementi di serietà che noi proviamo a mettere nel dibattito politico.

Si confrontano due visioni diverse. La nostra è maggioranza in Italia e oggi, proprio alla vigilia delle elezioni europee, la responsabilità di un Ministro, di un Governo, di fare anche una scelta impopolare, per mettere fine a una misura che non ha mai funzionato all'inizio, penso sia un elemento di serietà.

Con questa dimensione, un Paese con una grande storia esisteva prima di noi - qualcuno richiamava l'età romana - ed esisterà anche dopo di noi. In questa stagione in cui siamo protagonisti, però, evitiamo interventi che fanno davvero rabbrividire. Siamo seri nel confronto, come abbia provato a fare in Commissione.

Ringrazio per l'atteggiamento e credo che anche noi abbiamo avuto un minimo di incidenza nell'utilizzare le prerogative di Regolamento. Il presidente La Russa le ha messe a posto ipotizzando che la nostra Commissione possa avere, già per le future sedute, un nuovo membro. Grazie al relatore Salvitti, grazie al lavoro della Commissione e proviamo ad andare avanti. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore.

SALVITTI, relatore. Signor Presidente, ho ascoltato da molti di noi, come a porsi in difesa, dire che abbiamo fatto un provvedimento probabilmente impopolare. Quando si mettono in sicurezza i conti dello Stato, non è mai un provvedimento impopolare: mai, assolutamente mai. (Applausi).

Quanto ho ascoltato è quella che probabilmente avrebbe dovuto essere la finalità con la quale era partito il superbonus, cioè il fatto di poter aiutare le persone che non erano in grado di poter rivalutare economicamente il proprio immobile.

L'aver creato il superbonus senza alcun tipo di regola, e quindi in maniera assolutamente sregolata, non facilitando le fasce più deboli e non lasciando alcun tipo di punto di riferimento che potesse comunque facilitare l'intervento sulle fasce più deboli della nostra società, ha generato il fatto che chi aveva la capacità di carattere progettuale potesse mettere immediatamente in campo le iniziali risorse, di carattere sia progettuale che economico, e ha in tal modo rivalutato i propri edifici.

La maggior parte degli interventi è avvenuta sulle seconde case e non è stata realizzata sull'edilizia popolare o di proprietà pubblica, ma è stata realizzata su proprietà, in particolare seconde case. Questo ha generato un grande problema, perché un investimento di 219,5 miliardi di euro ha prodotto l'effetto di rivalutazione del 4 per cento del patrimonio edilizio nazionale. Sono dati di fatto (Applausi) che hanno costretto questa maggioranza a mettere un freno rispetto a questo provvedimento. Semmai ci fosse stato un errore da parte di questo Governo, è stato quello di non essere intervenuti lo scorso anno in maniera così decisa in modo tale da bloccare il declino. (Applausi). Non c'era un controllo da parte di nessuno. Non c'era il controllo primario, che è quello di chi usufruisce poi del bene rivalutato dal punto di vista edilizio e energetico. Abbiamo visto prezzi schizzare alle stelle perché non c'è stato più un controllo, nemmeno quello primario, di chi usufruiva del bene stesso.

Adesso è stato introdotto anche il controllo da parte dei Comuni in modo tale che, attraverso un ristoro che ad essi ritorna, posso controllare i progetti che arrivano sui loro territori. Il Comune doveva solamente accogliere il progetto, senza avere poi alcun tipo di facoltà se esso venisse realizzato o meno, se da un punto di vista fiscale la progettazione realizzata venisse usufruita, se gli immobili venissero effettivamente realizzati.

Adesso il fatto di poter controllare, anche in maniera prioritaria, i lavori e poter identificare se effettivamente realizzati, penso sia un'azione da compiere. Il solo controllo documentale infatti, fatto da Agenzia delle entrate, e quindi non in loco, ha portato all'emersione di 16 miliardi di euro di truffe, una cifra enorme. (Applausi).

Se solo i Comuni facessero quello che adesso è nelle loro possibilità, potremmo sicuramente recuperare molto più rispetto a quanto è stato recuperato fino ad ora ed eventualmente mettere quelle somme a disposizione delle fasce della nostra società che non hanno le possibilità di mettere a posto le proprie case ed efficientarle secondo quanto previsto dagli indirizzi europei.

Andremo avanti con dei provvedimenti in questo senso, in modo tale da rilanciare un settore che raggiunge l'obiettivo europeo delle case green, e lo faremo sicuramente utilizzando anche quanto ci ritorna dall'emersione delle frodi. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, senatore Ciriani. Ne ha facoltà.

CIRIANI, ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti né articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 1092, di conversione del decreto-legge 29 marzo 2024, n. 39, nel testo proposto dalla Commissione.

PRESIDENTE. La Presidenza prende atto della posizione della questione di fiducia sull'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 39, nel testo proposto dalla Commissione.

Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Dichiaro aperta la discussione sulla questione di fiducia.

È iscritto a parlare il senatore Borghi Enrico. Ne ha facoltà.

BORGHI Enrico (IV-C-RE). Signor Presidente, mi consentirà di iniziare il mio intervento, stante la circostanza temporale, ricordando un grande italiano che oggi avrebbe compiuto trentacinque anni, Antonio Megalizzi. (Applausi). Credo sia doveroso ricordarlo, indipendentemente dalle contingenze della nostra vicenda di oggi, proprio perché, alla vigilia di un appuntamento elettorale come quello al quale gli italiani e gli europei sono chiamati i prossimi 8 e 9 giugno, gli ideali di Antonio Megalizzi, la sua testimonianza e il suo sogno spezzato possono in qualche misura essere ricondotti dentro la nostra esperienza e l'impegno a far sì che la sua memoria non resti qualcosa di incompiuto.

Fatta questa chiosa, che ritenevo in ogni caso indispensabile, vorrei sottolineare alcuni aspetti tutti politici rispetto all'atto che è stato appena annunciato in questa sede dal Governo, di fronte ai banchi totalmente vuoti di Forza Italia, un partito di maggioranza che non ha partecipato, lasciando a tutto il resto della maggioranza e all'opposizione il compito di intervenire in discussione generale, e che non ha ascoltato i rimbrotti, le frecciate e i richiami che gli esponenti autorevoli di Fratelli d'Italia e della Lega gli hanno indirizzato in questa sede. Probabilmente lo leggeranno attraverso le agenzie, ma resta un fatto prima politico di una fiducia che è forse - anzi, toglierei il dubitativo - totalmente imposta dal Governo contro la propria maggioranza. (Applausi). Infatti, nelle sue diverse accezioni e sfumature... (Commenti). Contro la propria maggioranza, senatore Romeo, perché non si fida di un pezzo significativo della propria maggioranza. (Commenti).

PRESIDENTE. Colleghi, per favore, lasciate intervenire il senatore Enrico Borghi.

BORGHI Enrico (IV-C-RE). La ringrazio, signor Presidente. Penso che il collega Romeo potrà proficuamente a sua volta iscriversi al dibattito e proseguire nel quadro della dialettica.

È contro la propria maggioranza perché, come dicevo, le minoranze, sia pure in un quadro di diversa interpretazione, diversa impostazione e diverso approccio sul merito dei contenuti di questo provvedimento, certamente non avevano causato nessun atto ostruzionistico e certamente non si sono poste in una dimensione tale da impedire una corretta attività di prosecuzione di quest'Assemblea nella conclusione di un corretto e normale procedimento di traduzione in legge dei lavori che sono usciti dalla Commissione.

È di tutta evidenza quello che è accaduto nei giorni precedenti all'inizio dei lavori e cioè lo scontro - perché di questo bisogna parlare - tra il vice premier Tajani, che ha parlato a nome di Forza Italia, e il ministro Giorgetti, che ha rimandato al mittente le osservazioni del Vice premier, il quale ha tenuto a precisare che la proposta fatta dal ministro Giorgetti non era quella del Governo, ma era del Ministro uti singuli, che è poi stato smentito in questa sede. Infatti, il vice premier Tajani e Forza Italia sono stati totalmente smentiti dal resto della maggioranza, ma si sono assunti l'onere - e questo lo riconosciamo - di procedere nonostante l'atteggiamento ostruzionistico di Forza Italia, nonostante le iniziative finalizzate a impedire la prosecuzione e nonostante le bugie che Forza Italia ha voluto trasmettere all'esterno del Senato, con la complicità di un servizio pubblico (Applausi) che è riuscito a dire agli italiani che quel partito che non ha partecipato al voto in Commissione era stato determinante per il rinvio della sugar tax.

Ora, è la prima volta che nella Repubblica italiana accade che un partito che non vota un provvedimento ne diventi il protagonista degli effetti giuridici. (Applausi). Siamo arrivati alla trasformazione della realtà grazie al servizio pubblico e, vorrei dire, anche grazie a qualcuno che si è dimenticato che nel servizio pubblico esiste semplicemente il contraddittorio. Bisognerebbe soltanto mettere chi era ieri sera in Commissione a fianco di chi ha reso alcune dichiarazioni e raccontare le cose come sono, perché gli italiani hanno il diritto di sapere, attraverso il mezzo fondamentale del nostro servizio pubblico, la verità e ce l'hanno sia in quanto è un loro diritto soggettivo, sia in quanto sono soggetti contribuenti che pagano non per avere il bollettino e la velina del partito di governo, ma per conoscere la realtà.

Quindi è inevitabile che, di fronte a quello che è accaduto ieri, si siano palesate le situazioni che oggi il ministro Ciriani è stato costretto a mettere in campo, cioè ricondurre alla ragione, attraverso lo strumento coattivo della fiducia, un pezzo di maggioranza che, recalcitrante, nella serata di ieri non ha votato l'emendamento del Governo che conteneva una serie di questioni.

Lo vorrei dire anche per sgombrare il campo rispetto ad alcune interpretazioni un po' facilone che ho sentito nel corso di queste ore all'esterno di quest'Aula. Noi voteremo convintamente contro la fiducia. Noi siamo dell'idea che questo provvedimento sia adeguato, ma non abdichiamo al nostro diritto-dovere di partecipare al processo legislativo con le nostre idee, con le nostre proposte e con i nostri suggerimenti migliorativi, perché è a questo che serve il Parlamento ed è a questo che serve, almeno nel nostro concetto, un'opposizione che non si chiude dentro una logica rigida di contrapposizione, ma mette sul campo una serie di misure e sfida la maggioranza su questi temi. È il risultato che abbiamo avuto, anche grazie, in particolare, al lavoro dalla senatrice Musolino in Commissione finanze, che voglio ricordare, perché in questo provvedimento, che non ci convince, noi siamo comunque riusciti, facendo una battaglia, a inserire tre questioni che il Governo non aveva previsto.

Il Governo non aveva previsto l'estensione del sismabonus a tutte le zone terremotate per le quali era stato emanato il provvedimento di emergenza. C'era il rischio che pagassero i più deboli in una filiera nella quale si rischiava di scaricare -anche su quelli che non c'entrano nulla con la vicenda del superbonus - una situazione per la quale lo Stato si era impegnato in un processo di ricostruzione, di sostegno e di ausilio, che rischiava però di venir meno. Noi abbiamo fatto la battaglia per estendere il sismabonus a tutte le zone terremotate.

Noi abbiamo chiesto che venisse introdotto il terzo settore all'interno di questo segmento, con specifiche agevolazioni. Sono sufficienti? No. Bisogna fare di più? Sì. È stato fatto qualcosa? Sì. Un riformista non pretende tutto subito. Un riformista fa le battaglie per introdurre progressivamente, in maniera omogenea, il miglioramento della realtà. (Applausi).

Infine, e rivendico a pieno titolo la nostra paternità su questa scelta, noi siamo stati determinanti per il rinvio della sugar tax. (Applausi). Se non ci fossimo stati noi, oggi gli italiani pagherebbero di più e Forza Italia, che oggi abbandona il dibattito e che ieri ha abbandonato la Commissione, dice una falsità, perché, se fosse andata come volevano loro, oggi gli italiani pagherebbero la sugar tax, perché inevitabilmente tutto questo non si sarebbe potuto realizzare.

Insomma, abbiamo fatto tre cose concrete, che aiutano le persone e che non alzano le tasse. A quel punto, una volta ottenute, che cosa avremmo dovuto fare? Avremmo dovuto buttare tutto nel cestino? Ci ha insegnato Alcide De Gasperi che la politica vuol dire realizzare.

Poi c'è la politica politicante, quella che insegue il gossip o quella che pensa alle tattiche asfittiche delle rincorse nei corridoi, dei tweet, degli spin e degli influencer. Vede, noi abbiamo voluto mettere in campo in queste ore una differenza tra chi, anche all'opposizione, ha una cultura di Governo e chi, restando al Governo, ha invece una cultura dell'opposizione.

È su questo punto, signor Presidente, che noi, nel momento in cui vogliamo denunciare la situazione che si sta realizzando all'interno di quest'Aula, riteniamo di dover sottolineare e rivendicare. Nel momento in cui annunceremo, come faremo domani, il voto contrario rispetto al provvedimento e alla fiducia, vogliamo anche dire che, di fronte a una maggioranza sfibrata che è andata in atto in queste ore, si può stare in due modi, che sono entrambi legittimi, ma che, come tali, non possono essere demonizzati dagli uni, né dagli altri. Si può pensare di fare il muro contro muro, con il risultato di compattare una maggioranza incrinata, o si può scegliere di entrare negli interstizi delle contraddizioni altrui, in nome del bene comune e per dilatare le sue contraddizioni. Un riformista fa questa cosa. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Magni. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, c'era una volta una deputata che, dai banchi dell'opposizione, tuonava contro le troppe fiducie poste da un Governo del quale non faceva parte: una scelta oligarchica, un errore drammatico, una vergogna, diceva nel 2017. Peggio ancora nel 2021: addirittura, una mortificazione del Parlamento, una deriva antidemocratica. Deve aver cambiato idea. Giusto: si può cambiare idea; è possibile, dato che ora il Presidente del Consiglio, per frenare quello che è successo ieri in Commissione, pone un'altra questione di fiducia.

Come diceva prima il collega Borghi, abbiamo fatto tutti una discussione sul merito. Qui ognuno ovviamente rivendica i suoi, però molti emendamenti erano uguali per tutti i Gruppi, di opposizione in particolare. Devo dire che c'erano tutte le condizioni per fare una discussione di merito e per trovare soluzioni vantaggiose per i più deboli. Non lo si è voluto fare, però, perché la maggioranza non era in condizione di tenere su questo terreno; questo è il dato politico. Oggi è mancata per tutto il giorno una forza di maggioranza, che ieri ha rivendicato di aver fatto passare certe norme. Questo è il dato che dovete dire ai cittadini e alle cittadine italiane.

Vi siete sciacquati la bocca molto spesso con orgoglio e io sottolineo questa cosa, l'ho sempre detta e la ridico: voi avete sempre detto "basta, non ci sono Governi tecnici, ci sono Governi politici, noi siamo un Governo politico e dureremo tutta la legislatura". Però, Presidente, Ministro, quante fiducie avete messo fino ad oggi? Questo è l'antipasto del premierato? Cioè decidete sostanzialmente nel Governo e poi, di fatto, mortificate il Parlamento, perché gli impedite di contribuire?

Tra maggioranza e opposizione dev'essere chiaro che non ci devono essere pasticci. Io su questo non concordo con chi ha votato a favore, cioè c'è un problema e quindi c'è una distinzione. Ma ognuno di noi, quando presenta un emendamento in Commissione, lo fa per cercare di migliorare; trova e cerca un ragionamento di incontro, perché è solo l'ascolto che fa progredire le cose. Questo è il dato fondamentale. Voi invece avete le orecchie totalmente chiuse e, in pratica, non accettate un confronto di merito su questa cosa. Presentate decreti, per di più omnibus; ormai, su venti decreti di questo tipo, diciassette hanno tale caratteristica. Avete posto la fiducia di fronte a questi dati e quasi sempre c'è di mezzo la questione del famoso superbonus.

Allora il problema è politico, non è una questione sul merito, non è il fatto dei soldi. C'è un buco di bilancio, perché, guarda caso, per coprire le proposte che ieri sono state poste dalla mancata entrata, adesso si rivendica il grande risultato di aver posticipato la necessità di questo Paese di affrontare la transizione ecologica (in particolare, chi ha guadagni deve pagare). Ora voi pensate, perché questa è la logica, sull'unico intervento su chi guadagna molto, ad esempio sulla questione della plastic tax, che queste tasse saranno scaricate sui cittadini. Il Governo e la maggioranza devono intervenire, se uno specula su questa tassa, anche perché erano anni che era prevista. Certo, era stata fatta dal Governo giallorosso, questo è il dato, però è da anni che si sapeva che andava introdotta. Si deve mettere fine al rinvio di queste leggi. Perché questo deve valere per chi ha dei guadagni? Si sposta di un anno il pagamento di questa tassa e invece i cittadini che hanno costruito, sono intervenuti e hanno investito le loro risorse e il loro impegno sulla ristrutturazione della propria casa, adesso si vedono una norma retroattiva e perdono questo diritto. Ma che rapporto c'è da questo punto di vista? Il dato è tutto politico.

Il dato vero è che su questo terreno siete totalmente divisi e avete imposto ancora una vota a noi tutti una fiducia immeritata, perché francamente la discussione era sul merito e lo voglio ricordare. Gli emendamenti da noi presentati, e da me firmati per primo, erano tutti coperti. Il Presidente della Commissione ha dovuto ammettere che non c'erano scoperture (poi ognuno di noi può non essere d'accordo, ma questo è un altro paio di maniche). Abbiamo coperto gli emendamenti dal punto di vista economico. Il dato vero è che voi non volete intervenire, ad esempio, sulla questione dei sussidi ambientalmente dannosi (SAD). Questo è l'altro dato fondamentale: spostare il riferimento in questo dato.

Per questa ragione, non è accettabile un simile modo di utilizzare le fiducie. È una mortificazione nei confronti del Parlamento e dei parlamentari. Noi ci battiamo anche contro un'idea che voi avete, quella secondo cui avete deciso voi e, se non accettiamo la vostra decisione, sostanzialmente ponete la questione di fiducia. Questa non è democrazia, questa è imposizione della maggioranza nei confronti dell'opposizione. Non vogliamo sovvertire il risultato, che noi diventiamo maggioranza e voi opposizione. È una dialettica che deve trovare però un confronto di merito, non un confronto su una questione imposta. Per questa ragione, non vi permetteremo di continuare ad andare avanti così.

Lo abbiamo già spiegato, l'ha già detto il mio Presidente nel suo intervento: ci batteremo anche contro questa idea che voi avete. Diciamo che state presentando solo un antipasto di cosa sarà il premierato. Se il buongiorno si vede dal mattino, questo antipasto è indigesto e noi ci batteremo perché siamo totalmente contrari. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Patuanelli. Ne ha facoltà.

PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, credo che si debba suddividere il ragionamento, durante la discussione generale su questa fiducia, in due parti nette e distinte.

La seconda riguarderà il merito e alcune cose di questo decreto, che non concerne il superbonus al 110 per cento, perché dal 31 dicembre 2023, com'è noto, non vi sono spese che possano essere accompagnate dal 110 per cento, se non per le aree terremotate. Questo provvedimento riguarda altre spese, quelle con i bonus quasi ordinari, con il décalage oggi al 70 per cento, e quindi continuare a dire che stiamo mettendo un freno al 110 per cento è nelle cose una stupidaggine.

La prima parte dell'intervento non può non essere dedicata al metodo e al motivo politico per cui oggi stiamo discutendo questa questione di fiducia, perché la questione di fiducia sui provvedimenti viene posta normalmente in un ramo del Parlamento, la Camera dei deputati, perché gli strumenti ostruzionistici, che sono più incidenti ed invadenti, forse, dei lavori parlamentari, possono mettere a rischio l'approvazione di un provvedimento nei termini di scadenza, come un decreto-legge dopo sessanta giorni. Vi sono ventiquattr'ore di fermo delle attività, vi sono gli ordini del giorno e il doppio voto.

La questione di fiducia si pone quindi quando quegli elementi ostruzionistici incidono sulla possibilità di conversione del decreto-legge in quest'Aula, perché magari si deve accelerare per via di un monte emendativo molto alto e allora, pur non essendoci strumenti in mano alle opposizioni, si ritiene comunque di voler chiudere prima la discussione, magari per approvarlo in poco tempo oppure per inviarlo alla Camera, che avrà l'onere di convertirlo in sede definitiva. Queste sono, nel 99,9 per cento dei casi, le motivazioni con cui si pone la questione di fiducia.

Questo è il primo caso in questa legislatura e non ne ricordo altri nella scorsa legislatura in cui è esclusivamente politico il motivo per cui viene messa la fiducia. (Applausi). È un motivo esclusivamente politico che si è manifestato plasticamente anche durante la discussione generale di oggi, quando nessun esponente di Forza Italia è stato mai presente in Aula, come in questo momento (Commenti). È inutile che facciamo ipocrisia: è normale che durante le discussioni generali ci siano Aule semideserte - vale per la maggioranza e per le opposizioni, vale sempre - ma oggi quella di Forza Italia di non stare in Aula è una scelta per rappresentare lo scontro politico che sta accompagnando la conversione in legge del decreto-legge in esame.

Quello che è successo in Commissione in qualche momento ha sfiorato la liceità regolamentare, perché è stata aumentata di un membro la composizione di una Commissione nel corso della discussione di un provvedimento, sperando che lo si potesse fare addirittura senza presentarlo in Aula, perché l'Assemblea era convocata alle ore 16 e si voleva iniziare alle ore 14,30 con un componente in più; è stato firmato il foglio delle presenze da quel componente della Commissione, introdotto con lettera del presidente Malan al Presidente del Senato, che va ringraziato, perché per fortuna ha fermato quello che era uno scempio democratico e istituzionale. (Applausi).

È del tutto evidente anche nel dibattito precedente rispetto al passaggio in Commissione, quando un Ministro della Repubblica, quello dell'economia e delle finanze, attraverso la stampa ha detto al Vice Presidente del Consiglio, nonché Ministro degli affari esteri, che se ne sarebbe fatta una ragione per la questione di superbonus e sugar tax e il Ministro degli affari esteri e Vice Presidente ha risposto che sarebbe stato il Ministro dell'economia e delle finanze a farsene una ragione, perché quel testo non era stato concordato. Ministro Ciriani, a me risulta che sia il Ministro per i rapporti con il Parlamento a depositare gli emendamenti del Governo, quindi non credo che lei non abbia fatto il suo lavoro, perché è una persona seria e rigorosa. Sono certo che c'era una condivisione e che quindi tutto è diventato un caso politico in funzione elettorale per le elezioni europee che stanno per arrivare e ciò riguarda esclusivamente la maggioranza.

A farne le spese è stato il dibattito in quest'Aula. Noi abbiamo presentato in Commissione un numero di emendamenti assolutamente compatibile col percorso di Commissione; in Aula, come Gruppo Movimento 5 Stelle, abbiamo presentato cinque emendamenti; adesso non ho visto i numeri delle altre forze di opposizione, ma mi chiedo se non ci fosse tempo di discutere cinque emendamenti. Il tempo c'era, non c'era la fiducia nelle forze politiche di maggioranza. Questo è ciò che è accaduto oggi: non c'era la fiducia. (Applausi). Dopodiché è chiaro che ci sono dei Gruppi di finta opposizione che vanno in soccorso alla maggioranza quando serve e mi riferisco ovviamente al Gruppo Italia Viva, che ha votato quando non c'era la certezza dei numeri (Commenti). Inoltre, un altro componente del Gruppo per le Autonomie ha deciso di non partecipare all'ultima fase della discussione, a garanzia del fatto che ci sarebbe stata comunque una maggioranza, nonostante il fatto che Forza Italia con il suo unico componente poteva non votare quel testo. (Commenti. Richiami del Presidente). Peraltro, ricordo a Forza Italia, che festeggia di aver ottenuto, grazie alla sua attività, la proroga dell'entrata in vigore della sugar tax, che la sua attività è stata quella di astenersi sull'emendamento che dispone tale proroga; pertanto, casomai, è nonostante Forza Italia, come giustamente ha detto il presidente Garavaglia in Commissione, che quell'emendamento è stato approvato.

Veniamo al merito, perché penso di avere ancora pochi minuti a disposizione, signor Presidente. Come dicevo, questo provvedimento non riguarda il superbonus al 110 per cento. Oggi si continua a pensare che tutto ciò che riguarda l'edilizia sia al 110 per cento, ma non è così: non tutti i bonus sono al 110 per cento, non tutte le spese che sono state indicate e non solo non tutte le frodi, ma il 95 per cento di quelle frodi non riguardano il 110 per cento, che è nato con una serie di strumenti di controllo come nessun altro provvedimento in questo Paese, con l'asseverazione del progettista, l'asseverazione del tributarista, le comunicazioni all'Agenzia e le possibilità ispettive dell'Agenzia e di ogni organo ispettivo, compresa la Guardia di finanza. (Applausi). Che non ci fossero regole e che non ci fossero controlli è quindi assolutamente falso, anche perché, se ci sono tentativi di truffa come su ogni misura dello Stato, evidentemente i controlli ci sono.

A chi dice basta spese gratuite, ricordo che c'era qualcuno che il 30 marzo 2020 scriveva una lettera all'allora Presidente del Consiglio dicendo che con un click molto spesso lo Stato toglieva i soldi ai cittadini e a quel punto invece lo Stato con un click doveva dare 1.000 euro a ogni cittadino italiano (Applausi). Il costo di quella misura sarebbe stato di 60 miliardi di euro, molto più del superbonus al 110 per cento, che con la detrazione fiscale e con tutte quegli elementi che, come il Centro studi della Camera e lo studio del Cresme hanno dimostrato in modo plateale, ha portato un beneficio economico. Qui il tema vero è stata la cessione dei crediti, su cui è evidente che c'è stata una forzatura a livello europeo che ha messo il nostro Paese sotto la lente di ingrandimento, ma ricordo che qualcuno diceva che per l'Europa la pacchia era finita, con riferimento a temi che non riguardavano per nulla l'economia, ma questa volta sarebbe dovuto andare in Europa a dire che la pacchia è finita e che la cessione del credito è uno strumento che agevola anche i non abbienti su ogni misura fiscale, su ogni misura del credito d'imposta (Transizione 4.0 e tutti i crediti di imposta sull'edilizia, anche quelli a 70, al 65, al 50 per cento, altrimenti chi non ha capienza fiscale non potrà mai utilizzare quelle misure).

Per il suo tramite, Presidente, vorrei ricordare al relatore le finalità di quel provvedimento, che è nato per finire il 31 dicembre 2021 ed è stato gestito dalla Presidenza del Consiglio di Giuseppe Conte e dal MoVimento 5 Stelle fino al febbraio del 2021, dopodiché c'erano altri, come il ministro Giorgetti, che da quaranta mesi ha in mano quella misura, ma evidentemente non ha saputo intervenire per evitare quello che oggi definisce un buco di bilancio. (Applausi). Quella misura, quando è nata, in quella fase, aveva una scadenza temporale certa, aveva gli strumenti di controllo e aveva come finalità quella di consentire a tutti i cittadini, anche ai non abbienti, di efficientare dal punto di vista energetico la propria casa con la cessione del credito, di migliorare le condizioni del nostro patrimonio edilizio, cosa che oggi ci vedrà in vantaggio rispetto alla direttiva Case green, che in un modo o nell'altro dovrà andare avanti, e aveva soprattutto un effetto dirompente sulla crescita economica che era necessaria in una fase successiva alla pandemia che aveva distrutto l'economia italiana. Quella misura ha rilanciato l'edilizia, settore industriale fondamentale di questo Paese, che era in crisi dal 2008 e l'ha portata ad essere il vero traino economico del Paese. Ripeto che quella misura è nata con controlli, strumenti di verifica e una durata temporale che doveva finire il 31 dicembre 2021. Tutte le forze politiche ed entrambi i rami del Parlamento hanno sempre detto che la si doveva migliorare, aumentare, ampliare e prorogare: lo diceva nel 2022 in campagna elettorale anche chi oggi sta al Governo e dice che dobbiamo essere responsabili e mettere finalmente un freno a quella stessa misura. (Applausi).

Credo che sia facile, in campagna elettorale, promettere delle cose e dopo dire che è arrivato il tempo della responsabilità. Quella responsabilità la stanno pagando i cittadini italiani. (Applausi).

Presidenza del vice presidente CASTELLONE (ore 17,33)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Boccia. Ne ha facoltà.

BOCCIA (PD-IDP). Signor Presidente, penso di poter condividere con le senatrici e i senatori presenti che tutto avremmo voluto in queste ore, tranne che fare un dibattito più politico sulle responsabilità della maggioranza e non di merito su un decreto-legge che poteva anche avere un senso se avesse avuto una finalità non strumentale.

«Il superbonus è fondamentale. L'edilizia è cresciuta del 15 per cento. Se uno truffa, bisogna prendersela con il truffatore, ma il superbonus è fondamentale» (Matteo Salvini, febbraio 2022). «Siamo pronti a tutelare i diritti del superbonus e a migliorare le agevolazioni edilizie. Il superbonus ha avuto un senso» (settembre 2022, Giorgia Meloni).

Potrei continuare all'infinito, solo per ricordarvi il sostegno ad un provvedimento che è diventato la bandiera del ministro dell'economia Giorgetti, il quale penso di poter dire che - sia in quest'Aula, anche quando siamo tutti presenti, sia in quella di Montecitorio, anche quando sono tutti presenti - dopo diciannove mesi di Governo sia la persona che ha più giorni di Governo negli ultimi quattro anni. È quindi una di quelle personalità della maggioranza che ha più cognizione di quello che è successo negli ultimi quattro anni, che sono i quattro anni che sono quelli in cui mettete in discussione gli effetti del superbonus.

Dico questo perché, signor Presidente, l'ipocrisia è quella strana malattia che fa criticare i comportamenti altrui, salvo poi imitarli e anche nel modo più sbagliato. Nel 2020, ministro Ciriani, quando il ministro Gualtieri diede vita al superbonus, nel quadro con cui noi costruimmo quella misura, era scolpito l'impegno che ha appena ricordato il presidente Patuanelli.

Quella misura fu fatta in emergenza assoluta, con tutte le imprese edili italiane che chiedevano e supplicavano un intervento, come anche tutte le organizzazioni sindacali. Quella misura doveva iniziare nel 2020, in piena pandemia, e doveva concludersi nel 2021. È stata portata avanti, per il dibattito che tutti conoscete, nel 2022 dal Governo Draghi ed è stata prorogata per diciannove mesi da voi. Assumetevene la responsabilità. (Applausi).

Le villette unifamiliari con il superbonus sono una straordinaria intuizione di Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti. Porta la loro firma quel provvedimento del 10 agosto 2023. Prendetevi la responsabilità almeno di guardarvi allo specchio e dire: allora abbiamo fatto male i calcoli; allora, forse, non ci siamo ritrovati. Allora, siccome siete gli stessi che vietano ai loro parlamentari di presentare emendamenti durante la legge di bilancio e siete gli stessi che, non potendo nascondere i numeri, decidono di non scriverli nemmeno, perché è quello che avete fatto nell'ultimo Documento di economia e finanza, abbiate il coraggio di dire che non avete uno straccio di idea di politica economica, che non avete uno straccio di idea di politica industriale e che non avete il coraggio di allargare la base fiscale per ridurre la pressione fiscale.

Signor Presidente, ministro Ciriani, lo abbiamo detto più volte al ministro Giorgetti: non si può governare un Paese come l'Italia pensando di non reperire le risorse attraverso la leva fiscale. Se non allargate la base fiscale, non diminuiremo mai la pressione fiscale. Lo avete scritto voi nel DEF che aumenterà dello 0,3 per cento l'anno prossimo, non l'abbiamo scritto noi.

Se ora non tornano i conti e se, all'improvviso, l'alibi degli alibi è diventato il superbonus, guardate che, alla fine, finirà come finisce per tutti coloro che non hanno un'idea di Paese. Finirete fuori strada.

Questo provvedimento, nel merito del quale voglio entrare e sicuramente ci entreremo domani nel dibattito sul voto di fiducia, prevede la ripartizione obbligatoria in dieci anni delle detrazioni. Le detrazioni per spese sostenute nel 2024 relative al superbonus, bonus barriere architettoniche e sismabonus sono ripartite in dieci quote annuali anziché quattro e cinque come previsto.

Ma cosa vi hanno fatto i disabili? Cosa vi hanno fatto le persone che hanno bisogno di aiuto? Cosa vi hanno fatto le persone che hanno bisogno del sostegno dello Stato? Cosa vi hanno fatto coloro che ancora non sono usciti dalla crisi legata al sisma?

Sapete perché chiedo cosa vi hanno fatto? Perché, se uno guarda gli interventi in questo provvedimento ed entra nel merito, scopre che ad un certo punto le imprese edili che hanno acquistato crediti anche per effetto dello sconto in fattura continueranno ad utilizzarli in base all'odierna ripartizione in quattro rate. Poi uno guarda le banche, gli intermediari finanziari e le imprese di assicurazione, per i quali invece viene previsto l'obbligo di ripartizione in sei anni delle quote utilizzabili del 2025 relative ai crediti d'imposta da superbonus e bonus sempre per barriere architettoniche e sismabonus, compreso sisma bonus acquisti.

Poi ci si rende conto rispetto alle risorse che avevamo chiesto di mettere per le aree che vengono dalla ricostruzione pro terremoto che lì in realtà hanno deciso di ridurre le risorse a 35 milioni.

In sintesi, il Governo ha posto gran parte dell'onere del blocco del superbonus sulle famiglie e ha penalizzato in misura rilevante una parte delle banche, mentre per le imprese edili la situazione non è cambiata dal punto di vista formale.

Nella sostanza, gli effetti delle misure introdotte complicano ulteriormente la gestione del superbonus e avranno ricadute pesanti sull'andamento dei lavori. Un'altra questione ci preoccupa oltre al divieto di compensazione dei crediti, altro tema per il quale avevamo proposto di trovare una soluzione che consentisse a tutte le imprese che si trovano in gravissima crisi di liquidità almeno di recuperare i crediti che hanno con lo Stato, almeno di compensarli. Proviamo ad andare loro incontro. Anche lì, il no secco del Ministero dell'economia, come se fosse colpa delle imprese avere quei crediti che in realtà avevano un'altra dimensione temporale. Per non parlare dell'insufficienza delle risorse per gli interventi che ho già sottolineato per i territori colpiti dal sisma. Mi riferisco soprattutto a Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, territori che si aspettavano una risposta da questo provvedimento che non arriverà ed è bene che gli eletti e le elette in quei territori ci mettano la faccia e spieghino che, nonostante il voto di fiducia non messo sull'opposizione, ma messo contro Forza Italia, oggi questa era assente, come si vede dai suoi banchi. Ministro Ciriani, mi auguro che vengano domani per il voto di fiducia, altrimenti si apre un problema molto serio. (Applausi). Noi siamo convinti che quel problema lo avrete il 10 giugno, però segnaliamo l'assenza di Forza Italia dai suoi banchi. I senatori di tale Gruppo non hanno partecipato alla discussione, non hanno preso la parola e hanno deciso per il momento di lanciare un segnale questa sera. Vedremo domani.

Abbiamo contestato con la collega Tajani e con gli altri colleghi in Commissione finanze l'insufficienza delle risorse per gli interventi per la riqualificazione degli immobili degli enti del terzo settore (ETS). Abbiamo contestato altresì la vostra incapacità di raccogliere i contributi che sono arrivati, legati al coinvolgimento dei Comuni nei controlli sul superbonus. Anche qui, ai Comuni che effettuano le segnalazioni non viene garantito il riconoscimento della quota pari al 50 per cento delle maggiori somme riscosse a titolo definitivo relative ai tributi statali e alle sanzioni, in quanto 700 milioni nel 2025 e 1,7 miliardi nel 2026 andranno a beneficio del miglioramento dei saldi.

Ricordo che quest'anno non ci è dato conoscere i saldi di bilancio. Colleghi dell'opposizione, è il primo anno con le Camere nel pieno della loro vita parlamentare e noi, avendo solo il tendenziale, conosceremo il perimetro dei saldi solo con la nota di aggiornamento al DEF. La scusa utilizzata è stata quella che cambia il ciclo di bilancio in Europa e cambiamo le regole. Come abbiamo già denunciato qui, ministro Ciriani, durante il confronto e il dibattito sul DEF, non vi venga in mente di modificare la legge sulla contabilità sull'altare della modifica del ciclo di bilancio in Europa, perché quelle modifiche o le facciamo insieme o sarà durissima la nostra reazione. Non vi consentiremo di dare al Ministro dell'economia, a questo Ministro dell'economia, in queste condizioni, la delega in bianco per spostare durante l'anno le risorse da un Ministero all'altro, perché questo non è mai avvenuto e mai consentiremo che accada. Lo dico sapendo quello che stiamo percependo. Il ciclo di bilancio è cambiato: le modifiche le faremo, ma le faremo in maniera mirata, chirurgica e condivisa, esattamente come le facemmo nel 2016, quando modificammo la legge di contabilità di bilancio e passammo dalla vecchia stabilità alla nuova legge di bilancio con l'80 per cento del voto parlamentare.

So che quella del coinvolgimento delle opposizioni è una pratica che non coltivate, che non avete sulla pelle e nella quale non credete. Ma mi auguro, anche a partire da questo dibattito, che in alcune parti della maggioranza si inizi a percepire la necessità di unire il Parlamento e di non scavare sempre di più dentro questo fossato che non solo allontana noi, perché abbiamo una visione del Paese completamente diversa, ma aumenta anche i contrasti e le contrapposizioni nel nostro territorio.

Signora Presidente, termino auspicando per domani un cambio di rotta, che non avverrà. Vedremo se domani Forza Italia sarà presente, come immaginiamo. Ovviamente è stata piegata sull'altare della ragion di superbonus del ministro Giorgetti. Il vice presidente del Consiglio Tajani ha tenuto duro: la lotta di Forza Italia è durata quarantott'ore (Applausi) e si è piegata di fronte all'ennesimo voto di fiducia. Avete superato tutti i record nei primi diciannove mesi di Governo, sia nel numero di decreti-legge che nel numero di fiducie. Se non fosse una cosa molto seria, potrei farvi un in bocca al lupo; non ve lo farò perché speriamo di mandarvi a casa nel più breve tempo possibile. Lo speriamo per il Paese, lo speriamo per le italiane e gli italiani. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo.

Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, nella seduta di domani avranno luogo le dichiarazioni di voto e la chiama.

Rinvio pertanto il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

MALAN (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FdI). Signor Presidente, so che un collega è già intervenuto su questo argomento, ma tengo a testimoniare la solidarietà del Gruppo Fratelli d'Italia con il primo ministro della Repubblica slovacca, Robert Fico, con il Governo e il popolo slovacco. (Applausi). È inquietante che un Capo di Governo di un Paese dell'Unione europea sia vittima di un attentato che mette in pericolo la sua vita. Siamo sicuramente solidali con lui, con il Governo e con il popolo slovacco. (Applausi).

PRESIDENTE. Grazie, senatore Malan. La Presidenza si associa alla vicinanza che lei ha ora espresso.

PATTON (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PATTON (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, il 12 maggio scorso si è celebrata la Giornata mondiale della fibromialgia, una patologia a lungo invisibile oppure minimizzata, nonostante da più di trent'anni sia stata inserita dall'Organizzazione mondiale della sanità nella classificazione internazionale della malattia e dei problemi collegati. Questa Giornata nasce quindi per sensibilizzare e invitare a non sottovalutare una malattia fortemente invalidante e che solo in Italia riguarda milioni di persone. La fibromialgia, infatti, è una condizione clinica caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico cronico e diffuso, spesso associata a stanchezza, disturbi del sonno, problemi di attenzione e memoria, ansia e depressione. La fibromialgia è più frequente nelle donne rispetto agli uomini e può svilupparsi a qualsiasi età. A livello nazionale si calcola che ne sia affetto fino al 3,5 per cento della popolazione.

Lo scorso 29 febbraio alla Camera sono state approvate sei mozioni di tutti i Gruppi politici per riconoscere la fibromialgia come malattia cronica invalidante, nonché per la definizione dei protocolli terapeutici, dello sviluppo dei centri specializzati per la cura e la ricerca, dell'istituzione del registro nazionale presso il Ministero della salute. Accanto alle mozioni vi sono poi addirittura diciotto proposte di legge presentate tra Camera e Senato. Nonostante la forte e trasversale attenzione del Parlamento attorno a questa tematica, il lavoro della competente Commissione del Senato è ancora in una fase di stallo.

Serve una robusta accelerazione per dare ai medici, ai ricercatori e soprattutto ai malati il sostegno che non è stato dato per via della costante sottovalutazione di questa malattia. Ed è per questo, Presidente, che proprio in ragione della Giornata mondiale della fibromialgia, mi rivolgo a lei affinché possa farsi portatore di questo messaggio per una rapida calendarizzazione delle proposte presentate e già esaminate dalla 10a Commissione del Senato, proposte - ricordo - sottoscritte da quasi tutti i Gruppi politici. (Applausi).

CROATTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CROATTI (M5S). Signora Presidente, è trascorso un anno dal marzo maledetto che, con il suo carico di pioggia, ha portato morte e devastazione nell'Emilia Romagna, in particolare nella Romagna, che ha reagito come sempre, con coraggio e determinazione, senza mai piangersi addosso, e ha ripulito dal fango le case e le aziende del proprio territorio. E ricordo soprattutto lo straordinario impegno delle nuove generazioni che sono venute con la loro forza e il loro coraggio a supportarci in un momento molto difficile e con gioia hanno dato luce alle giornate buie dei romagnoli.

L'azione del Governo, al netto delle passerelle a favore di telecamera, è stata tardiva e inadeguata e ancora oggi molte famiglie attendono sostegni e ristori. Lasciamo stare il primo passaggio di due mesi di attesa per un commissario, cosa che non era mai successa. Lasciamo stare tutto quello che è successo strumentalmente e politicamente, la discussione nata in quella fase. Non era mai successo che una tragedia del nostro territorio portasse a discussioni politiche. Lasciamo stare le azioni che mancano sul territorio, però alcuni dati sono oggettivi ed è importante che questa Assemblea li conosca.

Ad oggi, i danni ammontano a 8,8 miliardi, per la ricostruzione pubblica e privata, ed erogati dalla struttura commissariale del Governo, fino ad oggi, siamo a 743 milioni. È passato un anno. Per i privati in particolare, dei 3,5 miliardi cui si faceva riferimento, per il momento sono arrivati, sia dalla struttura commissariale che dal Governo, 304 milioni. Questi sono i dati oggettivi. La mancanza di dirigenti a livello nazionale sul nostro territorio è gravissima.

Durante il periodo del terremoto c'erano state quasi 1.200 persone in aggiunta, e adesso siamo a poche centinaia. È soprattutto un appello che lancio all'Assemblea e ai colleghi: facciamo attenzione e continuiamo a presentare emendamenti per inserire i beni mobili all'interno dei ristori. Per il momento non ci sono, e sono presenti solamente i beni immobili, ma l'alluvione non è un terremoto. Quello che è successo nella nostra terra ha portato via alla maggior parte delle persone i beni mobili.

Quindi, per l'ennesima volta, facciamo un appello, ad un anno di distanza, per inserire i beni mobili all'interno dei ristori. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i rappresentanti della scuola di formazione professionale «Centro Fondazione AIB» di Confindustria Brescia, elettricisti e servizi di impresa, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 16 maggio 2024

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, 16 maggio, alle ore 8,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 17,53).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 marzo 2024, n. 39, recante misure urgenti in materia di agevolazioni fiscali di cui agli articoli 119 e 119-ter del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, altre misure urgenti in materia fiscale e connesse a eventi eccezionali, nonché relative all'amministrazione finanziaria (1092)

ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE SUL QUALE IL GOVERNO HA POSTO LA QUESTIONE DI FIDUCIA

Art. 1.

1. Il decreto-legge 29 marzo 2024, n. 39, recante misure urgenti in materia di agevolazioni fiscali di cui agli articoli 119 e 119-ter del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, altre misure urgenti in materia fiscale e connesse a eventi eccezionali, nonché relative all'amministrazione finanziaria, è convertito in legge con le modificazioni riportate in allegato alla presente legge.

2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

ALLEGATO RECANTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA COMMISSIONE

All'articolo 1:

al comma 1:

la lettera a) è sostituita dalle seguenti:

« a) al comma 3-bis, il primo periodo è soppresso e, al secondo periodo, la parola: "predetta" è soppressa;

a-bis) al comma 3-ter, le parole: "secondo periodo del" sono soppresse »;

la lettera b) è sostituita dalla seguente:

« b) dopo il comma 3-ter è inserito il seguente:

"3-ter.1. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano agli interventi di cui all'articolo 119, commi 1-ter e 4-quater, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, effettuati in relazione a immobili danneggiati dagli eventi sismici verificatisi nelle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria il 6 aprile 2009 e a far data dal 24 agosto 2016, per i quali le istanze o dichiarazioni siano state presentate a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto-legge 29 marzo 2024, n. 39. La deroga di cui al primo periodo trova applicazione nel limite di 400 milioni di euro richiedibili per l'anno 2024, di cui 70 milioni per gli eventi sismici verificatisi il 6 aprile 2009. Il Commissario straordinario del Governo per la riparazione, la ricostruzione, l'assistenza alla popolazione e la ripresa economica dei territori delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016, nominato con decreto del Presidente della Repubblica ai sensi dell'articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400, con le funzioni ad esso attribuite ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229, e gli Uffici speciali per la ricostruzione, costituiti ai sensi del comma 2 dell'articolo 67-ter del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, ciascuno per il territorio di competenza, assicurano il rispetto del predetto limite di spesa, avuto riguardo alle somme richieste, verificandone il raggiungimento ai fini della sospensione della deroga di cui al presente comma, anche avvalendosi dei dati resi disponibili nel Portale nazionale delle classificazioni sismiche gestito dal Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei ministri" »;

alla lettera c), la parola: « soppresso » è sostituita dalla seguente: « abrogato »;

al comma 2, all'alinea, dopo le parole: « dal comma 1 » sono inserite le seguenti: « del presente articolo » e, alla lettera a), le parole: « del citato decreto-legge n. 34 del 2020 » sono sostituite dalle seguenti: « del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77 »;

al comma 3, dopo le parole: « dal comma 1 » sono inserite le seguenti: « del presente articolo », le parole: « diversi da quelli di cui al comma 3-ter.1 del medesimo articolo 2 » sono soppresse, dopo le parole: « di cui al comma 2 » sono inserite le seguenti: « del presente articolo » e le parole: « l'acquisizione del titolo abilitativo » sono sostituite dalle seguenti: « la concessione di contributi »;

al comma 4, alinea, dopo le parole: « del 2023 » il segno di interpunzione « , » è soppresso;

al comma 5, dopo le parole: « del 2023 » il segno di interpunzione « , » è soppresso.

Dopo l'articolo 1 sono inseriti i seguenti:

« Art. 1-bis. - (Fondo per sostenere gli interventi di riqualificazione nei territori interessati dagli eventi sismici) - 1. Al fine di sostenere gli interventi di riqualificazione energetica e strutturale eseguiti su immobili danneggiati dagli eventi sismici verificatisi nei territori dei comuni, diversi da quelli di cui all'articolo 2, comma 3-ter.1, del decreto-legge 16 febbraio 2023, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 aprile 2023, n. 38, introdotto dall'articolo 1, comma 1, del presente decreto, interessati dai suddetti eventi a far data dal 1° aprile 2009, in cui sia stato dichiarato lo stato di emergenza, è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per il successivo trasferimento al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri, un fondo con una dotazione di 35 milioni di euro per l'anno 2025, finalizzato a riconoscere un contributo in favore di soggetti che sostengono spese per gli interventi di cui all'articolo 119, commi 1-ter e 4-quater, del decreto-legge 19 maggio 202, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77. Il Capo del Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei ministri, con proprio provvedimento da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, tenuto conto dell'estensione territoriale dello stato di emergenza e dello stato di avanzamento della ricostruzione successiva alle calamità, procede al riparto delle predette risorse tra i Commissari straordinari o delegati espressamente incaricati per gli interventi di ricostruzione competenti in relazione ai territori dei comuni di cui al primo periodo.

2. Per l'accesso al contributo, i soggetti di cui al comma 1 presentano, in via telematica, un'istanza ai Commissari straordinari o delegati espressamente incaricati per gli interventi di ricostruzione competenti per territorio, tenuto conto della localizzazione dell'immobile per cui è presentata l'istanza di contributo. I Commissari straordinari o delegati espressamente incaricati per gli interventi di ricostruzione competenti per territorio, procedendo in base all'ordine cronologico di presentazione delle istanze, concedono il contributo, nel limite delle risorse loro assegnate ai sensi del secondo periodo del comma 1 e fino a esaurimento delle stesse, dandone immediata comunicazione, ai fini del monitoraggio del rispetto del suddetto limite di spesa, al Ministero dell'economia e delle finanze.

3. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con l'Autorità politica delegata alla ricostruzione, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabiliti il limite massimo del contributo spettante a ciascun richiedente, il contenuto del modello standardizzato per la presentazione dell'istanza e le modalità applicative delle disposizioni del presente articolo, ivi incluse quelle relative ai controlli e alla revoca del beneficio conseguente alla sua indebita fruizione.

4. Il contributo di cui al comma 1 non concorre alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi, non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e non concorre alla formazione del valore della produzione netta, di cui al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.

Art. 1-ter. - (Contributo per la riqualificazione energetica e strutturale realizzata dagli enti del Terzo settore, dalle onlus, dalle organizzazioni di volontariato e dalle associazioni di promozione sociale) - 1. Al fine di sostenere la riqualificazione energetica e strutturale realizzata dai soggetti di cui alla lettera d-bis) del comma 9 dell'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, un fondo con una dotazione di 100 milioni di euro per il 2025, finalizzato a riconoscere ai medesimi soggetti un contributo per le spese sostenute per gli interventi di cui all'articolo 121, comma 2, del citato decreto-legge n. 34 del 2020 realizzati sugli immobili iscritti nel relativo stato patrimoniale direttamente utilizzati per lo svolgimento di attività rientranti nelle finalità statutarie.

2. Il contributo di cui al comma 1 è riconosciuto ai soggetti di cui alla lettera d-bis) del comma 9 dell'articolo 119 del citato decreto-legge n. 34 del 2020 che risultano già costituiti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

3. Per l'accesso al contributo, i soggetti di cui al comma 2 presentano, in via telematica, un'istanza all'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), secondo un modello standardizzato definito ai sensi del comma 4. L'ENEA, previa verifica della completezza della documentazione presentata, trasmette al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica le richieste di contributo. Il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica autorizza la concessione del contributo nel limite delle risorse di cui comma 1 e fino a esaurimento delle stesse, dando immediata comunicazione delle risorse richieste, ai fini del monitoraggio del rispetto del suddetto limite di spesa, al Ministero dell'economia e delle finanze.

4. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, adottato entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabiliti il limite massimo del contributo spettante a ciascun richiedente, il contenuto del modello standardizzato per la presentazione dell'istanza e le modalità applicative delle disposizioni del presente articolo, ivi incluse quelle relative ai controlli e alla revoca del beneficio conseguente alla sua indebita fruizione.

5. Il contributo di cui al comma 1 non concorre alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi, non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e non concorre alla formazione del valore della produzione netta, di cui al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 ».

All'articolo 2:

al comma 2, le parole: « del decreto-legge » sono sostituite dalle seguenti: « del citato decreto-legge ».

All'articolo 3:

al comma 1, alinea, dopo le parole: « comma 3 » sono inserite le seguenti: « del presente articolo » e le parole: « trasmettono all'ENEA le informazioni inerenti agli interventi agevolati, quali » sono sostituite dalle seguenti: « trasmettono all'ENEA le seguenti informazioni inerenti agli interventi agevolati »;

al comma 2, le parole: « del 2020, trasmettono al "Portale nazionale delle classificazioni sismiche" » sono sostituite dalle seguenti: « del 2020 trasmettono al Portale nazionale delle classificazioni sismiche », le parole: « 28 febbraio 2017, n. 58 » sono sostituite dalle seguenti: « n. 58 del 28 febbraio 2017 » e le parole: « inerenti gli » sono sostituite dalle seguenti: « inerenti agli »;

al comma 3, alinea, dopo la parola: « variazioni » il segno di interpunzione « , » è soppresso;

al comma 4, le parole: « 60 giorni dall'entrata in vigore » sono sostituite dalle seguenti: « sessanta giorni dalla data di entrata in vigore »;

al comma 5, le parole: « di cui commi », ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: « di cui ai commi » e dopo le parole: « del 2020 » il segno di interpunzione « , » è soppresso.

All'articolo 4:

al comma 1, capoverso 3-bis, le parole: « o sia intervenuta decadenza » sono sostituite dalle seguenti: « o per i quali sia intervenuta decadenza »;

al comma 2, capoverso 49-quinquies, al primo periodo, le parole: « comma 2 della predetta disposizione » sono sostituite dalle seguenti: « comma 2 del medesimo articolo 17 » e, al quarto periodo, le parole: « Ove non applicabili » sono sostituite dalle seguenti: « Qualora non siano applicabili » e le parole: « dell'articolo 31 » sono sostituite dalle seguenti: « del citato articolo 31 ».

Dopo l'articolo 4 sono inseriti i seguenti:

« Art. 4-bis. - (Misure di razionalizzazione e coordinamento delle agevolazioni fiscali in edilizia) - 1. Alle banche e agli intermediari finanziari iscritti all'albo previsto dall'articolo 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, alle società appartenenti a un gruppo bancario iscritto all'albo di cui all'articolo 64 del medesimo testo unico e alle imprese di assicurazione autorizzate ad operare in Italia ai sensi del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, non è consentita la compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, dei crediti d'imposta derivanti dall'esercizio delle opzioni di cui all'articolo 121, comma 1, lettere a) e b), del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, con i debiti di cui all'articolo 17, comma 2, lettere e), f) e g), del citato decreto legislativo n. 241 del 1997.

2. La violazione delle disposizioni di cui al comma 1 determina il recupero del credito indebitamente compensato e dei relativi interessi e l'applicazione della sanzione tributaria amministrativa di cui all'articolo 13, comma 4, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.

3. Le previsioni dei commi 1 e 2 si applicano alle compensazioni eseguite a partire dal 1° gennaio 2025.

4. Per le spese sostenute a partire dal periodo d'imposta in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto in relazione agli interventi di cui agli articoli 119 e 119-ter del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, e di cui all'articolo 16, commi da 1-bis a 1-septies, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, la detrazione è ripartita in dieci quote annuali di pari importo.

5. In deroga a quanto previsto dall'articolo 121, comma 3, secondo periodo, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, i crediti d'imposta derivanti dall'esercizio delle opzioni di cui al comma 1 dello stesso articolo 121, relativi alle spese di cui al comma 4 del presente articolo, sono ripartiti in quattro quote annuali di pari importo per gli interventi di cui all'articolo 119 del citato decreto-legge n. 34 del 2020 e in cinque quote annuali di pari importo per gli interventi di cui all'articolo 119-ter del citato decreto-legge n. 34 del 2020 e di cui all'articolo 16, commi da 1-bis a 1-septies, del citato decreto-legge n. 63 del 2013.

6. All'articolo 121 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 177, dopo il comma 3-bis è inserito il seguente:

"3-ter. Per le banche e gli intermediari finanziari iscritti all'albo previsto dall'articolo 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, per le società appartenenti a un gruppo bancario iscritto all'albo di cui all'articolo 64 del medesimo testo unico e per le imprese di assicurazione autorizzate ad operare in Italia ai sensi del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, le rate annuali utilizzabili a partire dall'anno 2025 dei crediti d'imposta derivanti dalle comunicazioni di cessione o di sconto relative agli interventi di cui agli articoli 119 e 119-ter del presente decreto e all'articolo 16, commi da 1-bis a 1-septies, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, alle quali è stato attribuito il codice identificativo univoco ai sensi del comma 1-quater del presente articolo, sono ripartite in sei rate annuali di pari importo, in luogo dell'originaria rateazione prevista per tali crediti. La quota di credito d'imposta non utilizzata nell'anno non può essere usufruita negli anni successivi e non può essere richiesta a rimborso. Le rate dei crediti d'imposta risultanti dalla nuova ripartizione di cui ai periodi precedenti non possono essere cedute ad altri soggetti oppure ulteriormente ripartite. Le disposizioni di cui ai periodi precedenti non si applicano ai soggetti che abbiano acquistato le rate dei predetti crediti a un corrispettivo pari o superiore al 75 per cento dell'importo delle corrispondenti detrazioni, a condizione che dichiarino tale circostanza, ai sensi dell'articolo 47 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, mediante apposita comunicazione all'Agenzia delle entrate, da inviare in via telematica, anche avvalendosi dei soggetti previsti dall'articolo 3, comma 3, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, improrogabilmente entro il 31 dicembre 2024. Per le rate dei crediti la cui cessione è comunicata successivamente a tale data, la comunicazione di cui al periodo precedente è effettuata contestualmente all'accettazione della cessione prevista dal provvedimento emanato ai sensi del comma 7. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate sono definite le modalità di attuazione del presente comma e il contenuto e le modalità di presentazione della predetta comunicazione. Ferme restando le sanzioni penali previste in caso di dichiarazioni mendaci, la violazione delle disposizioni di cui ai periodi precedenti determina il recupero del credito indebitamente compensato e dei relativi interessi e l'applicazione della sanzione tributaria amministrativa di cui all'articolo 13, comma 4, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471".

7. A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, non è in ogni caso consentito l'esercizio dell'opzione di cui all'articolo 121, comma 1, lettera b), del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, in relazione alle rate residue non ancora fruite delle detrazioni derivanti dalle spese per gli interventi di cui al comma 2 del medesimo articolo 121.

Art. 4-ter. - (Attività di vigilanza e controllo degli enti comunali in relazione agli interventi di cui agli articoli 119 e 121, comma 2, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34) - 1. Ferme restando le ulteriori ipotesi di partecipazione dei comuni all'accertamento dei tributi erariali previste ai sensi della normativa di riferimento, il competente ufficio comunale che, nell'ambito delle attività di vigilanza e di controllo previste dal testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, rilevi l'inesistenza, totale o parziale, degli interventi di cui agli articoli 119 e 121, comma 2, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, ne fornisce segnalazione qualificata agli uffici della Guardia di finanza e dell'Agenzia delle entrate nella cui circoscrizione sono ubicati gli immobili oggetto della segnalazione.

2. Ai comuni che effettuano le segnalazioni di cui al comma 1 si applicano le disposizioni in materia di partecipazione dei comuni al contrasto all'evasione fiscale di cui all'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, e di cui all'articolo 2, comma 10, lettera b), del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 ».

All'articolo 6:

al comma 1, le parole: « che si intendono » sono sostituite dalle seguenti: « che intendono » e le parole: « presente decreto-legge », ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: « presente decreto »;

dopo il comma 3 è aggiunto il seguente:

« 3-bis. All'articolo 38 del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 2, primo periodo, le parole: "negli anni 2024 e 2025" sono sostituite dalle seguenti: "dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2025";

b) al comma 10:

1) al secondo periodo, la parola: "quotidianamente" è sostituita dalla seguente: "mensilmente";

2) dopo il terzo periodo sono inseriti i seguenti: "Tra le comunicazioni periodiche è ricompresa quella volta a dimostrare l'effettuazione degli ordini accettati dal venditore, con pagamento di acconto in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione sia per gli investimenti di cui al comma 4 che per gli investimenti di cui al comma 5, lettera a), da trasmettere, entro trenta giorni dalla prenotazione del credito d'imposta, pena la decadenza dal beneficio. Resta fermo che il termine ultimo di conclusione dell'investimento che dà diritto alla maturazione del credito è il 31 dicembre 2025";

c) al comma 16, dopo le parole: "sia rilevata la fruizione, anche parziale, del credito d'imposta" sono inserite le seguenti: "in assenza dei relativi presupposti" »;

la rubrica è sostituita dalla seguente: « Misure per il monitoraggio dei crediti d'imposta per investimenti in beni strumentali e per attività di ricerca, sviluppo e innovazione di cui ai Piani Transizione 4.0 e Transizione 5.0 ».

All'articolo 7:

al comma 3, le parole: « Qualora l'Amministrazione finanziaria abbia » sono sostituite dalle seguenti: « Qualora l'Amministrazione finanziaria o gli enti impositori territoriali abbiano » e le parole: « della presente disposizione » sono soppresse;

al comma 4, le parole: « pandemia da virus Covid-19 » sono sostituite dalle seguenti: « pandemia da COVID-19 »;

al comma 5, capoverso 1-ter, le parole: « invio dei dati, e » sono sostituite dalle seguenti: « invio dei dati e »;

al comma 6, le parole: « decreto-legge 29 dicembre » sono sostituite dalle seguenti: « decreto-legge 30 dicembre »;

al comma 7, le parole: « rata successiva, comporta » sono sostituite dalle seguenti: « rata successiva comporta »;

dopo il comma 7 sono aggiunti i seguenti:

« 7-bis. All'articolo 5, comma 9, primo periodo, del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, le parole: "entro il 30 luglio 2024" sono sostituite dalle seguenti: "entro il 31 ottobre 2024".

7-ter. All'articolo 5, comma 1-bis, del decreto-legge 18 ottobre 2023, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2023, n. 191, le parole: "entro la scadenza del 30 giugno 2024" sono sostituite dalle seguenti: "entro la scadenza del 30 settembre 2024".

7-quater. Per l'anno 2024, il termine del 30 aprile previsto dall'articolo 3, comma 5-quinquies, del decreto-legge 30 dicembre 2021, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 febbraio 2022, n. 15, è differito al 30 giugno 2024. Restano fermi i termini di pagamento delle rate già stabiliti con regolamento comunale. Sono in ogni caso valide ed efficaci le deliberazioni di cui al medesimo articolo 3, comma 5-quinquies, del decreto-legge n. 228 del 2021, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 15 del 2022, eventualmente intervenute tra il 1° maggio 2024 e la data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto ».

Dopo l'articolo 7 è inserito il seguente:

« Art. 7-bis. - (Interpretazione autentica dei commi 1 e 2 dell'articolo 6-bis della legge n. 212 del 2000, in materia di ambito di applicazione del contraddittorio preventivo) - 1. Il comma 1 dell'articolo 6-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212, si interpreta nel senso che esso si applica esclusivamente agli atti recanti una pretesa impositiva, autonomamente impugnabili dinanzi agli organi della giurisdizione tributaria, ma non a quelli per i quali la normativa prevede specifiche forme di interlocuzione tra l'Amministrazione finanziaria e il contribuente né agli atti di recupero conseguenti al disconoscimento di crediti di imposta inesistenti.

2. Il comma 2 dell'articolo 6-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212, si interpreta nel senso che tra gli atti per i quali non sussiste il diritto al contraddittorio da individuare con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze rientrano altresì quelli di diniego di istanze di rimborso, in funzione anche del relativo valore ».

All'articolo 8:

al comma 1, capoverso 2-quinquies, dopo le parole: « magistratura tributaria » è inserito il seguente segno di interpunzione: « , »;

al comma 2, le parole: « al riversamento » sono sostituite dalle seguenti: « del riversamento » e le parole: « Agli oneri di cui al presente comma » sono sostituite dalle seguenti: « Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente comma »;

al comma 3, al primo periodo, le parole: « legge delega » sono sostituite dalla seguente: « legge », le parole: « sono incrementate, rispettivamente » sono sostituite dalle seguenti: « sono incrementate rispettivamente » e le parole: « per ciascun anno » sono sostituite dalle seguenti: « per ciascuno degli anni 2023 e 2024 » e, al quarto periodo, le parole: « bilancio dello Stato, le somme » sono sostituite dalle seguenti: « bilancio dello Stato le somme ».

All'articolo 9:

al comma 1, le parole: « del decreto legislativo » sono sostituite dalle seguenti: « del codice della protezione civile, di cui al decreto legislativo »;

al comma 5, le parole: « Commissione RIPAM » sono sostituite dalle seguenti: « Commissione per l'attuazione del progetto di riqualificazione delle pubbliche amministrazioni (RIPAM) »;

al comma 6, le parole: « dal comma 3 » sono sostituite dalle seguenti: « dall'attuazione del comma 3 », le parole: « e pari a euro 3.900.000 » sono sostituite dalle seguenti: « e a euro 3.900.000 annui » e le parole: « per le esigenze » sono sostituite dalle seguenti: « per far fronte ad esigenze »;

al comma 7, dopo le parole: « Giubileo della Chiesa cattolica » sono inserite le seguenti: « per l'anno 2025 » e le parole: « del decreto legislativo » sono sostituite dalle seguenti: « del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo »;

dopo il comma 7 è aggiunto il seguente:

« 7-bis. Al fine di dare attuazione ai programmi promossi dal G7 nell'ambito della dichiarazione ministeriale del 15 marzo 2024 su industria, tecnologia e digitale, con particolare riguardo alle iniziative volte a colmare il divario digitale dei Paesi in via di sviluppo e di garantire al Ministero delle imprese e del made in Italy le risorse necessarie a predisporre le misure logistiche e organizzative per la riunione conclusiva dei lavori del G7 in tale ambito, è autorizzata la spesa di euro 800.000 per l'anno 2024 ed euro 700.000 per l'anno 2025. Ai relativi oneri, pari a euro 800.000 per l'anno 2024 ed euro 700.000 per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2024-2026, nell'ambito del programma "Fondi di riserva e speciali" della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2024, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero delle imprese e del made in Italy ».

Dopo l'articolo 9 sono inseriti i seguenti:

« Art. 9-bis. - (Disposizioni finanziarie) - 1. L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 86, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è incrementata di 140,8 milioni di euro per l'anno 2026, 1.604 milioni di euro per l'anno 2027, 1.481,2 milioni di euro per l'anno 2028, 519,8 milioni di euro per l'anno 2035, 1.059,2 milioni di euro per l'anno 2036, 617 milioni di euro per l'anno 2037, 602,4 milioni di euro per l'anno 2038, 437,6 milioni di euro per l'anno 2039, 334,6 milioni di euro per l'anno 2040, 231,7 milioni di euro per l'anno 2041, 128,7 milioni di euro per l'anno 2042 e 25,7 milioni di euro per l'anno 2043. Per il potenziamento delle attività di manutenzione ordinaria poste in essere dalla società Ferrovie dello Stato italiane Spa è autorizzata la spesa di 100 milioni di euro per l'anno 2026 e di 100,4 milioni di euro per l'anno 2027.

2. Il Fondo di cui all'articolo 44, comma 1, del codice della protezione civile, di cui al decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, è incrementato di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026.

3. Il Fondo di cui all'articolo 19, comma 1, della legge 8 luglio 1998, n. 230, è incrementato di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026.

4. Il fondo di cui all'articolo 62, comma 1, del decreto legislativo 27 dicembre 2023, n. 209, è incrementato di 100 milioni di euro per l'anno 2025.

5. Il Fondo di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, è incrementato di 142,6 milioni di euro per l'anno 2025, 198,6 milioni di euro per l'anno 2026, 48,4 milioni di euro per l'anno 2027 e 97,8 milioni di euro per l'anno 2028.

6. Le risorse destinate all'Agenzia del demanio per l'acquisto, la manutenzione e la ristrutturazione di immobili sono incrementate di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027.

7. All'articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 652, le parole: "dal 1° luglio 2024" sono sostituite dalle seguenti: "dal 1° luglio 2026";

b) al comma 676, le parole: "dal 1° luglio 2024" sono sostituite dalle seguenti: "dal 1° luglio 2025".

8. All'articolo 16-bis del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo il comma 3-bis è inserito il seguente:

"3-ter. Per le spese agevolate ai sensi del presente articolo sostenute dal 1° gennaio 2028 al 31 dicembre 2033, escluse quelle di cui al comma 3-bis, l'aliquota di detrazione è ridotta al 30 per cento".

9. Il comma 473 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2021, n. 234, si interpreta nel senso che tra i soggetti destinatari di 20 milioni di euro destinati alle regioni per ciascuno degli anni dal 2022 al 2024, in dotazione al fondo ivi previsto, sono comprese anche le province autonome di Trento e di Bolzano. La disposizione di cui al presente comma è approvata ai sensi e per gli effetti dell'articolo 104 del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670.

10. Agli oneri derivanti dagli articoli 1-bis, 1-ter e 4-bis, comma 4, e dai commi da 1 a 7 del presente articolo, determinati in 212 milioni di euro per l'anno 2024, 1.068,6 milioni di euro per l'anno 2025, 1.058,4 milioni di euro per l'anno 2026, 1.892,35 milioni di euro per l'anno 2027, 1.618,2 milioni di euro per l'anno 2028, 902,5 milioni di euro per l'anno 2029, 2.131,1 milioni di euro per l'anno 2030, 1.254,9 milioni di euro per l'anno 2031, 1.242,4 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2032 al 2034, 634,6 milioni di euro per l'anno 2035, 1.059,2 milioni di euro per l'anno 2036, 617 milioni di euro per l'anno 2037, 602,4 milioni di euro per l'anno 2038, 437,6 milioni di euro per l'anno 2039, 334,6 milioni di euro per l'anno 2040, 231,7 milioni di euro per l'anno 2041, 128,7 milioni di euro per l'anno 2042, 25,7 milioni di euro per l'anno 2043 e 61,8 milioni di euro per l'anno 2044, si provvede:

a) quanto a 1.068,6 milioni di euro per l'anno 2025, 1.058,6 milioni di euro per l'anno 2026, 1.893 milioni di euro per l'anno 2027, 1.618,8 milioni di euro per l'anno 2028, 213,6 milioni di euro per l'anno 2029, 283,2 milioni di euro per l'anno 2030, 386,1 milioni di euro per l'anno 2031, 489,1 milioni di euro per l'anno 2032, 592,1 milioni di euro per l'anno 2033, 695 milioni di euro per l'anno 2034, 634,6 milioni di euro per l'anno 2035, 1.059,2 milioni di euro per l'anno 2036, 617,8 milioni di euro per l'anno 2037, 602,4 milioni di euro per l'anno 2038, 437,6 milioni di euro per l'anno 2039, 334,6 milioni di euro per l'anno 2040, 231,7 milioni di euro per l'anno 2041, 128,7 milioni di euro per l'anno 2042 e 25,7 milioni di euro per l'anno 2043, mediante corrispondente utilizzo di quota parte delle maggiori entrate e delle minori spese derivanti dall'articolo 4-bis, comma 4, e dai commi 7 e 8 del presente articolo;

b) quanto a 40 milioni di euro per l'anno 2024, mediante corrispondente utilizzo delle somme versate all'entrata del bilancio dello Stato ai sensi dell'articolo 148, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, che, alla data del 10 maggio 2024, non sono riassegnate ai pertinenti programmi e che sono acquisite per detto importo all'erario;

c) quanto a 688,9 milioni di euro per l'anno 2029, 600 milioni di euro per l'anno 2030, 868,8 milioni di euro per l'anno 2031, 753,3 milioni di euro per l'anno 2032, 650,3 milioni di euro per l'anno 2033 e 547,4 milioni di euro per l'anno 2034, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 86, della legge 23 dicembre 2005, n. 266;

d) quanto a 247,9 milioni di euro per l'anno 2030, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 394, della legge 30 dicembre 2021, n. 234;

e) quanto a 1.000 milioni di euro per l'anno 2030, mediante riduzione delle somme iscritte nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze ai sensi dell'articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, per 200 milioni di euro, ai sensi dell'articolo 1, comma 95, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, per 400 milioni di euro, e ai sensi dell'articolo 1, comma 14, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, per 400 milioni di euro, per le finalità indicate, rispettivamente, dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 luglio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 226 del 27 settembre 2017, dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28 novembre 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 28 del 2 febbraio 2019, dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 giugno 2019, recante ripartizione delle risorse del Fondo finalizzato al rilancio degli investimenti delle amministrazioni centrali dello Stato e allo sviluppo del paese, e dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 dicembre 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 41 del 18 febbraio 2021;

f) quanto a 12 milioni di euro per l'anno 2024, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 74, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388;

g) quanto a 89 milioni di euro per l'anno 2024 e 61,8 milioni di euro per l'anno 2044, mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307;

h) quanto a 20.018.331 euro per l'anno 2024, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2024-2026, nell'ambito del programma "Fondi di riserva e speciali" della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2024, allo scopo parzialmente utilizzando:

1) l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze, quanto a 189.560 euro;

2) l'accantonamento relativo al Ministero delle imprese e del made in Italy, quanto a 254.022 euro;

3) l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, quanto a 683.543 euro;

4) l'accantonamento relativo al Ministero della giustizia, quanto a 5.893 euro;

5) l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, quanto a 6.438.334 euro;

6) l'accantonamento relativo al Ministero dell'istruzione e del merito, quanto a 286.247 euro;

7) l'accantonamento relativo al Ministero dell'interno, quanto a 9.324 euro;

8) l'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, quanto a 865.754 euro;

9) l'accantonamento relativo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, quanto a 1.926.540 euro;

10) l'accantonamento relativo al Ministero dell'università e della ricerca, quanto a 3.899.526 euro;

11) l'accantonamento relativo al Ministero della difesa, quanto a 1.015.944 euro;

12) l'accantonamento relativo al Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, quanto a 358.498 euro;

13) l'accantonamento relativo al Ministero della cultura, quanto a 2.418.258 euro;

14) l'accantonamento relativo al Ministero della salute, quanto a 17.218 euro;

15) l'accantonamento relativo al Ministero del turismo, quanto a 1.649.670 euro;

i) quanto a 20 milioni di euro per l'anno 2024, mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 14, comma 19, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111;

l) quanto a 20 milioni di euro per l'anno 2024 mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1-quater del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176;

m) quanto a 10.981.669 euro per l'anno 2024, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 74, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388.

11. Quota parte delle maggiori entrate derivanti dall'articolo 4-bis, comma 4, per un importo pari a 700 milioni di euro per l'anno 2025 e 1.700 milioni di euro per l'anno 2026, restano acquisite all'erario ai fini del miglioramento degli andamenti tendenziali di finanza pubblica, in coerenza con gli obiettivi programmatici vigenti per gli anni 2025 e 2026 fissati dalla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2023.

Art. 9-ter. - (Clausola di salvaguardia) - 1. Le disposizioni del presente decreto si applicano nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione, anche con riferimento alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 ».

ARTICOLI DA 1 A 10 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA COMMISSIONE

Capo I

DISPOSIZIONI URGENTI IN MATERIA DI AGEVOLAZIONI FISCALI

Articolo 1.

(Modifiche alla disciplina in materia di opzioni per la cessione dei crediti o per lo sconto in fattura)

1. All'articolo 2 del decreto-legge 16 febbraio 2023, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 aprile 2023, n. 38, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 3-bis, il primo periodo è soppresso e, al secondo periodo, la parola: « predetta » è soppressa;

a-bis) al comma 3-ter, le parole: « secondo periodo del » sono soppresse;

b) dopo il comma 3-ter è inserito il seguente:

« 3-ter.1. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano agli interventi di cui all'articolo 119, commi 1-ter e 4-quater, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, effettuati in relazione a immobili danneggiati dagli eventi sismici verificatisi nelle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria il 6 aprile 2009 e a far data dal 24 agosto 2016, per i quali le istanze o dichiarazioni siano state presentate a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto-legge 29 marzo 2024, n. 39. La deroga di cui al primo periodo trova applicazione nel limite di 400 milioni di euro richiedibili per l'anno 2024, di cui 70 milioni per gli eventi sismici verificatisi il 6 aprile 2009. Il Commissario straordinario del Governo per la riparazione, la ricostruzione, l'assistenza alla popolazione e la ripresa economica dei territori delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016, nominato con decreto del Presidente della Repubblica ai sensi dell'articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400, con le funzioni ad esso attribuite ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229, e gli Uffici speciali per la ricostruzione, costituiti ai sensi del comma 2 dell'articolo 67-ter del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, ciascuno per il territorio di competenza, assicurano il rispetto del predetto limite di spesa, avuto riguardo alle somme richieste, verificandone il raggiungimento ai fini della sospensione della deroga di cui al presente comma, anche avvalendosi dei dati resi disponibili nel Portale nazionale delle classificazioni sismiche gestito dal Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei ministri »;

c) il comma 3-quater è abrogato.

2. Le disposizioni di cui all'articolo 2, comma 3-bis, primo periodo, del citato decreto-legge n. 11 del 2023, in vigore anteriormente alle modifiche apportate dal comma 1 del presente articolo, continuano ad applicarsi alle spese sostenute in relazione agli interventi per i quali in data antecedente a quella di entrata in vigore del presente decreto:

a) risulti presentata la comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA) ai sensi dell'articolo 119, comma 13-ter, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, se gli interventi sono agevolati ai sensi del medesimo articolo 119 e sono diversi da quelli effettuati dai condomini;

b) risulti adottata la delibera assembleare che ha approvato l'esecuzione dei lavori e risulti presentata la comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA) ai sensi dell'articolo 119, comma 13-ter, del citato decreto-legge n. 34 del 2020, se gli interventi sono agevolati ai sensi del medesimo articolo 119 e sono effettuati dai condomini;

c) risulti presentata l'istanza per l'acquisizione del titolo abilitativo, se gli interventi sono agevolati ai sensi dell'articolo 119 del citato decreto-legge n. 34 del 2020 e comportano la demolizione e la ricostruzione degli edifici;

d) risulti presentata la richiesta del titolo abilitativo, ove necessario, se gli interventi sono diversi da quelli agevolati ai sensi dell'articolo 119 del citato decreto-legge n. 34 del 2020;

e) siano già iniziati i lavori oppure, nel caso in cui i lavori non siano ancora iniziati, sia stato stipulato un accordo vincolante tra le parti per la fornitura dei beni e dei servizi oggetto dei lavori e sia stato versato un acconto sul prezzo, se gli interventi sono diversi da quelli agevolati ai sensi dell'articolo 119 del citato decreto-legge n. 34 del 2020 e per i medesimi non è prevista la presentazione di un titolo abilitativo.

3. Le disposizioni di cui all'articolo 2, comma 3-quater, del citato decreto-legge n. 11 del 2023, in vigore anteriormente alle modifiche apportate dal comma 1 del presente articolo, continuano ad applicarsi alle spese sostenute in relazione agli interventi di cui al previgente comma 3-quater dell'articolo 2 del decreto-legge n. 11 del 2023, per i quali in data antecedente a quella di entrata in vigore del presente decreto sussistano le condizioni di cui al comma 2 del presente articolo o sia stata presentata l'istanza per la concessione di contributi.

4. Le disposizioni di cui all'articolo 2, comma 1-bis, secondo periodo, del citato decreto-legge n. 11 del 2023 si applicano in relazione alle spese sostenute fino alla data di entrata in vigore del presente decreto; le stesse disposizioni continuano ad applicarsi alle spese sostenute successivamente a tale data soltanto in relazione agli interventi per i quali in data antecedente a quella di entrata in vigore del presente decreto:

a) risulti presentata la richiesta del titolo abilitativo, ove necessario;

b) siano già iniziati i lavori oppure, nel caso in cui i lavori non siano ancora iniziati, sia già stato stipulato un accordo vincolante tra le parti per la fornitura dei beni e dei servizi oggetto dei lavori e sia stato versato un acconto sul prezzo, se per gli interventi non è prevista la presentazione di un titolo abilitativo.

5. Le disposizioni di cui all'articolo 2, commi 2 e 3, del citato decreto-legge n. 11 del 2023 non si applicano agli interventi contemplati al comma 2, lettere a), b) e c), primo periodo, e al comma 3, lettere a) e b), del medesimo articolo 2 per i quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, non è stata sostenuta alcuna spesa, documentata da fattura, per lavori già effettuati.

Articolo 1-bis.

(Fondo per sostenere gli interventi di riqualificazione nei territori interessati dagli eventi sismici)

1. Al fine di sostenere gli interventi di riqualificazione energetica e strutturale eseguiti su immobili danneggiati dagli eventi sismici verificatisi nei territori dei comuni, diversi da quelli di cui all'articolo 2, comma 3-ter.1, del decreto-legge 16 febbraio 2023, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 aprile 2023, n. 38, introdotto dall'articolo 1, comma 1, del presente decreto, interessati dai suddetti eventi a far data dal 1° aprile 2009, in cui sia stato dichiarato lo stato di emergenza, è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per il successivo trasferimento al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri, un fondo con una dotazione di 35 milioni di euro per l'anno 2025, finalizzato a riconoscere un contributo in favore di soggetti che sostengono spese per gli interventi di cui all'articolo 119, commi 1-ter e 4-quater, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77. Il Capo del Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei ministri, con proprio provvedimento da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, tenuto conto dell'estensione territoriale dello stato di emergenza e dello stato di avanzamento della ricostruzione successiva alle calamità, procede al riparto delle predette risorse tra i Commissari straordinari o delegati espressamente incaricati per gli interventi di ricostruzione competenti in relazione ai territori dei comuni di cui al primo periodo.

2. Per l'accesso al contributo, i soggetti di cui al comma 1 presentano, in via telematica, un'istanza ai Commissari straordinari o delegati espressamente incaricati per gli interventi di ricostruzione competenti per territorio, tenuto conto della localizzazione dell'immobile per cui è presentata l'istanza di contributo. I Commissari straordinari o delegati espressamente incaricati per gli interventi di ricostruzione competenti per territorio, procedendo in base all'ordine cronologico di presentazione delle istanze, concedono il contributo, nel limite delle risorse loro assegnate ai sensi del secondo periodo del comma 1 e fino a esaurimento delle stesse, dandone immediata comunicazione, ai fini del monitoraggio del rispetto del suddetto limite di spesa, al Ministero dell'economia e delle finanze.

3. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con l'Autorità politica delegata alla ricostruzione, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabiliti il limite massimo del contributo spettante a ciascun richiedente, il contenuto del modello standardizzato per la presentazione dell'istanza e le modalità applicative delle disposizioni del presente articolo, ivi incluse quelle relative ai controlli e alla revoca del beneficio conseguente alla sua indebita fruizione.

4. Il contributo di cui al comma 1 non concorre alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi, non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e non concorre alla formazione del valore della produzione netta, di cui al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.

Articolo 1-ter.

(Contributo per la riqualificazione energetica e strutturale realizzata dagli enti del Terzo settore, dalle onlus, dalle organizzazioni di volontariato e dalle associazioni di promozione sociale)

1. Al fine di sostenere la riqualificazione energetica e strutturale realizzata dai soggetti di cui alla lettera d-bis) del comma 9 dell'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, un fondo con una dotazione di 100 milioni di euro per l'anno 2025, finalizzato a riconoscere ai medesimi soggetti un contributo per le spese sostenute per gli interventi di cui all'articolo 121, comma 2, del citato decreto-legge n. 34 del 2020 realizzati sugli immobili iscritti nel relativo stato patrimoniale direttamente utilizzati per lo svolgimento di attività rientranti nelle finalità statutarie.

2. Il contributo di cui al comma 1 è riconosciuto ai soggetti di cui alla lettera d-bis) del comma 9 dell'articolo 119 del citato decreto-legge n. 34 del 2020 che risultano già costituiti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

3. Per l'accesso al contributo, i soggetti di cui al comma 2 presentano, in via telematica, un'istanza all'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), secondo un modello standardizzato definito ai sensi del comma 4. L'ENEA, previa verifica della completezza della documentazione presentata, trasmette al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica le richieste di contributo. Il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica autorizza la concessione del contributo nel limite delle risorse di cui comma 1 e fino a esaurimento delle stesse, dando immediata comunicazione delle risorse richieste, ai fini del monitoraggio del rispetto del suddetto limite di spesa, al Ministero dell'economia e delle finanze.

4. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, adottato entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabiliti il limite massimo del contributo spettante a ciascun richiedente, il contenuto del modello standardizzato per la presentazione dell'istanza e le modalità applicative delle disposizioni del presente articolo, ivi incluse quelle relative ai controlli e alla revoca del beneficio conseguente alla sua indebita fruizione.

5. Il contributo di cui al comma 1 non concorre alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi, non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e non concorre alla formazione del valore della produzione netta, di cui al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.

Articolo 2.

(Modifiche alla disciplina in materia di remissione in bonis)

1. Le disposizioni di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, non si applicano in relazione all'obbligo di comunicazione all'Agenzia delle entrate dell'esercizio delle opzioni di cui all'articolo 121, comma 1, lettere a) e b), del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, ivi incluse quelle relative alle cessioni delle rate residue non fruite delle detrazioni riferite alle spese sostenute negli anni precedenti.

2. Al fine di acquisire tempestivamente le informazioni necessarie per il monitoraggio dell'ammontare dei crediti derivanti dalle opzioni per lo sconto in fattura e per la cessione del credito, la sostituzione delle comunicazioni di esercizio delle opzioni previste dall'articolo 121, comma 1, lettere a) e b), del citato decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, di cui al provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate emanato ai sensi del comma 7 del medesimo articolo 121, relative alle spese sostenute nell'anno 2023 e alle cessioni delle rate residue non fruite delle detrazioni riferite alle spese sostenute negli anni dal 2020 al 2022, inviate dal 1° al 4 aprile 2024, è consentita entro il 4 aprile 2024.

Articolo 3.

(Disposizioni in materia di trasmissione dei dati relativi alle spese agevolabili fiscalmente)

1. Al fine di acquisire le informazioni necessarie per il monitoraggio della spesa relativa alla realizzazione degli interventi agevolabili, a integrazione dei dati da fornire all'ENEA alla conclusione dei lavori ai sensi dell'articolo 16, comma 2-bis, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, i soggetti di cui al comma 3 del presente articolo che sostengono spese per gli interventi di efficientamento energetico agevolabili ai sensi dell'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, trasmettono all'ENEA le seguenti informazioni inerenti agli interventi agevolati:

a) i dati catastali relativi all'immobile oggetto degli interventi;

b) l'ammontare delle spese sostenute nell'anno 2024 alla data di entrata in vigore del presente decreto;

c) l'ammontare delle spese che prevedibilmente saranno sostenute successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto negli anni 2024 e 2025;

d) le percentuali delle detrazioni spettanti in relazione alle spese di cui alle lettere b) e c).

2. Per le finalità di cui al comma 1, i soggetti di cui al comma 3 che sostengono spese per gli interventi antisismici agevolabili ai sensi dell'articolo 119 del citato decreto-legge n. 34 del 2020 trasmettono al Portale nazionale delle classificazioni sismiche gestito dal Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei ministri, già in fase di asseverazione ai sensi del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti n. 58 del 28 febbraio 2017, le informazioni inerenti agli interventi agevolati, relative:

a) ai dati catastali relativi all'immobile oggetto degli interventi;

b) all'ammontare delle spese sostenute nell'anno 2024 alla data di entrata in vigore del presente decreto;

c) all'ammontare delle spese che prevedibilmente saranno sostenute successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto negli anni 2024 e 2025;

d) alle percentuali delle detrazioni spettanti in relazione alle spese di cui alle lettere b) e c).

3. Sono tenuti a effettuare la trasmissione delle informazioni di cui ai commi 1 e 2 e le relative variazioni i soggetti:

a) che entro il 31 dicembre 2023 hanno presentato la comunicazione di inizio lavori asseverata di cui al comma 13-ter dell'articolo 119 del citato decreto-legge n. 34 del 2020, ovvero l'istanza per l'acquisizione del titolo abilitativo previsto per la demolizione e la ricostruzione degli edifici, e che alla stessa data non hanno concluso i lavori;

b) che hanno presentato la comunicazione di inizio lavori asseverata di cui al comma 13-ter dell'articolo 119 del citato decreto-legge n. 34 del 2020, ovvero l'istanza per l'acquisizione del titolo abilitativo previsto per la demolizione e la ricostruzione degli edifici, a partire dal 1° gennaio 2024.

4. Il contenuto, le modalità e i termini delle comunicazioni di cui ai commi 1 e 2 sono definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

5. L'omessa trasmissione dei dati di cui ai commi 1 e 2 nei termini individuati ai sensi del comma 4 comporta l'applicazione della sanzione amministrativa di euro 10.000. In luogo della sanzione di cui al primo periodo, per gli interventi per i quali la comunicazione di inizio lavori asseverata di cui al comma 13-ter dell'articolo 119 del citato decreto-legge n. 34 del 2020 ovvero l'istanza per l'acquisizione del titolo abilitativo previsto per la demolizione e la ricostruzione degli edifici è presentata a partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto, l'omessa trasmissione dei dati di cui ai commi 1 e 2 comporta la decadenza dall'agevolazione fiscale e non si applicano le disposizioni dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44.

Articolo 4.

(Disposizioni in materia di utilizzabilità dei crediti da bonus edilizi e compensazioni di crediti fiscali)

1. All'articolo 121 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, dopo il comma 3, è inserito il seguente:

« 3-bis. In presenza di iscrizioni a ruolo per imposte erariali e relativi accessori, nonché iscrizioni a ruolo o carichi affidati agli agenti della riscossione relativi ad atti comunque emessi dall'Agenzia delle entrate in base alle norme vigenti, ivi compresi quelli per atti di recupero emessi ai sensi dell'articolo 1, commi da 421 a 423, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e dell'articolo 38-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, per importi complessivamente superiori a euro 10.000, per i quali sia già decorso il trentesimo giorno dalla scadenza dei termini di pagamento e non siano in essere provvedimenti di sospensione o per i quali sia intervenuta decadenza dalla rateazione, l'utilizzabilità in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, dei crediti d'imposta di cui al presente articolo, presenti nella piattaforma telematica disciplinata dal provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate di cui al comma 7, è sospesa fino a concorrenza degli importi dei predetti ruoli e carichi. Restano fermi i termini di utilizzo delle singole quote annuali del credito di cui al comma 3 e l'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 37, comma 49-quinquies, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248. Le modalità di attuazione e la decorrenza delle disposizioni del presente comma sono definite con regolamento del Ministro dell'economia e delle finanze adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. ».

2. All'articolo 37 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, il comma 49-quinquies è sostituito dal seguente:

« 49-quinquies. In deroga all'articolo 8, comma 1, della legge 27 luglio 2000, n. 212, per i contribuenti che abbiano iscrizioni a ruolo per imposte erariali e relativi accessori, nonché iscrizioni a ruolo o carichi affidati agli agenti della riscossione relativi ad atti comunque emessi dall'Agenzia delle entrate in base alle norme vigenti, ivi compresi quelli per atti di recupero emessi ai sensi dell'articolo 1, commi da 421 a 423, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e dell'articolo 38-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, per importi complessivamente superiori a euro 100.000, per i quali i termini di pagamento siano scaduti e non siano in essere provvedimenti di sospensione, è esclusa la facoltà di avvalersi della compensazione di cui all'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, fatta eccezione per i crediti indicati alle lettere e), f) e g) del comma 2 del medesimo articolo 17. La previsione di cui al primo periodo non opera con riferimento alle somme oggetto di piani di rateazione per i quali non sia intervenuta decadenza. Sono fatte salve le previsioni di cui al quarto periodo dell'articolo 31, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. Qualora non siano applicabili le disposizioni di cui al primo periodo, resta ferma l'applicazione del citato articolo 31 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78. Si applicano le disposizioni dei commi 49-ter e 49-quater ai meri fini della verifica delle condizioni di cui al presente comma. ».

3. Le disposizioni di cui al comma 2 si applicano a decorrere dal 1° luglio 2024.

Articolo 4-bis.

(Misure di razionalizzazione e coordinamento delle agevolazioni fiscali in edilizia)

1. Alle banche e agli intermediari finanziari iscritti all'albo previsto dall'articolo 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, alle società appartenenti a un gruppo bancario iscritto all'albo di cui all'articolo 64 del medesimo testo unico e alle imprese di assicurazione autorizzate ad operare in Italia ai sensi del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, non è consentita la compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, dei crediti d'imposta derivanti dall'esercizio delle opzioni di cui all'articolo 121, comma 1, lettere a) e b), del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, con i debiti di cui all'articolo 17, comma 2, lettere e), f) e g), del citato decreto legislativo n. 241 del 1997.

2. La violazione delle disposizioni di cui al comma 1 determina il recupero del credito indebitamente compensato e dei relativi interessi e l'applicazione della sanzione tributaria amministrativa di cui all'articolo 13, comma 4, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.

3. Le previsioni dei commi 1 e 2 si applicano alle compensazioni eseguite a partire dal 1° gennaio 2025.

4. Per le spese sostenute a partire dal periodo d'imposta in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto in relazione agli interventi di cui agli articoli 119 e 119-ter del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, e di cui all'articolo 16, commi da 1-bis a 1-septies, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, la detrazione è ripartita in dieci quote annuali di pari importo.

5. In deroga a quanto previsto dall'articolo 121, comma 3, secondo periodo, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, i crediti d'imposta derivanti dall'esercizio delle opzioni di cui al comma 1 dello stesso articolo 121, relativi alle spese di cui al comma 4 del presente articolo, sono ripartiti in quattro quote annuali di pari importo per gli interventi di cui all'articolo 119 del citato decreto-legge n. 34 del 2020 e in cinque quote annuali di pari importo per gli interventi di cui all'articolo 119-ter del citato decreto-legge n. 34 del 2020 e di cui all'articolo 16, commi da 1-bis a 1-septies, del citato decreto-legge n. 63 del 2013.

6. All'articolo 121 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 177, dopo il comma 3-bis è inserito il seguente:

« 3-ter. Per le banche e gli intermediari finanziari iscritti all'albo previsto dall'articolo 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, per le società appartenenti a un gruppo bancario iscritto all'albo di cui all'articolo 64 del medesimo testo unico e per le imprese di assicurazione autorizzate ad operare in Italia ai sensi del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, le rate annuali utilizzabili a partire dall'anno 2025 dei crediti d'imposta derivanti dalle comunicazioni di cessione o di sconto relative agli interventi di cui agli articoli 119 e 119-ter del presente decreto e all'articolo 16, commi da 1-bis a 1-septies, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, alle quali è stato attribuito il codice identificativo univoco ai sensi del comma 1-quater del presente articolo, sono ripartite in sei rate annuali di pari importo, in luogo dell'originaria rateazione prevista per tali crediti. La quota di credito d'imposta non utilizzata nell'anno non può essere usufruita negli anni successivi e non può essere richiesta a rimborso. Le rate dei crediti d'imposta risultanti dalla nuova ripartizione di cui ai periodi precedenti non possono essere cedute ad altri soggetti oppure ulteriormente ripartite. Le disposizioni di cui ai periodi precedenti non si applicano ai soggetti che abbiano acquistato le rate dei predetti crediti a un corrispettivo pari o superiore al 75 per cento dell'importo delle corrispondenti detrazioni, a condizione che dichiarino tale circostanza, ai sensi dell'articolo 47 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, mediante apposita comunicazione all'Agenzia delle entrate, da inviare in via telematica, anche avvalendosi dei soggetti previsti dall'articolo 3, comma 3, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, improrogabilmente entro il 31 dicembre 2024. Per le rate dei crediti la cui cessione è comunicata successivamente a tale data, la comunicazione di cui al periodo precedente è effettuata contestualmente all'accettazione della cessione prevista dal provvedimento emanato ai sensi del comma 7. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate sono definite le modalità di attuazione del presente comma e il contenuto e le modalità di presentazione della predetta comunicazione. Ferme restando le sanzioni penali previste in caso di dichiarazioni mendaci, la violazione delle disposizioni di cui ai periodi precedenti determina il recupero del credito indebitamente compensato e dei relativi interessi e l'applicazione della sanzione tributaria amministrativa di cui all'articolo 13, comma 4, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 ».

7. A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, non è in ogni caso consentito l'esercizio dell'opzione di cui all'articolo 121, comma 1, lettera b), del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, in relazione alle rate residue non ancora fruite delle detrazioni derivanti dalle spese per gli interventi di cui al comma 2 del medesimo articolo 121.

Articolo 4-ter.

(Attività di vigilanza e controllo degli enti comunali in relazione agli interventi di cui agli articoli 119 e 121, comma 2, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34)

1. Ferme restando le ulteriori ipotesi di partecipazione dei comuni all'accertamento dei tributi erariali previste ai sensi della normativa di riferimento, il competente ufficio comunale che, nell'ambito delle attività di vigilanza e di controllo previste dal testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, rilevi l'inesistenza, totale o parziale, degli interventi di cui agli articoli 119 e 121, comma 2, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, ne fornisce segnalazione qualificata agli uffici della Guardia di finanza e dell'Agenzia delle entrate nella cui circoscrizione sono ubicati gli immobili oggetto della segnalazione.

2. Ai comuni che effettuano le segnalazioni di cui al comma 1 si applicano le disposizioni in materia di partecipazione dei comuni al contrasto all'evasione fiscale di cui all'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, e di cui all'articolo 2, comma 10, lettera b), del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23.

Articolo 5.

(Presidi antifrode in materia di cessione dei crediti ACE)

1. All'articolo 19, comma 6, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021, n. 106, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al terzo periodo, le parole « con facoltà di successiva cessione » sono sostituite dalle seguenti: « senza facoltà di successiva cessione »;

b) dopo il quarto periodo sono inseriti i seguenti: « In presenza di concorso nella violazione, oltre all'applicazione dell'articolo 9, comma 1, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, ai fini del recupero del credito e dei relativi interessi, sussiste anche la responsabilità in solido dei soggetti cessionari. Alle cessioni di cui al terzo periodo si applicano le disposizioni di cui all'articolo 122-bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77. ».

2. I crediti che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stati precedentemente oggetto di cessione ai sensi dell'articolo 19, comma 6, terzo periodo, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, possono costituire oggetto esclusivamente di una ulteriore cessione ad altri soggetti, alle condizioni ivi previste.

Articolo 6.

(Misure per il monitoraggio dei crediti d'imposta per investimenti in beni strumentali e per attività di ricerca, sviluppo e innovazione di cui ai Piani Transizione 4.0 e Transizione 5.0)

1. Ai fini della fruizione dei crediti d'imposta per investimenti in beni strumentali nuovi di cui all'articolo 1, commi da 1057-bis a 1058-ter, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, e dei crediti d'imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica e design e ideazione estetica di cui all'articolo 1, commi 200, 201 e 202, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, ivi incluse le attività di innovazione tecnologica finalizzate al raggiungimento di obiettivi di innovazione digitale 4.0 e di transizione ecologica di cui ai commi 203, quarto periodo, 203-quinquies e 203-sexies del medesimo articolo 1 della legge n. 160 del 2019, le imprese sono tenute a comunicare preventivamente, in via telematica, l'ammontare complessivo degli investimenti che intendono effettuare a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, la presunta ripartizione negli anni del credito e la relativa fruizione. La comunicazione è aggiornata al completamento degli investimenti di cui al primo periodo. La comunicazione telematica di completamento degli investimenti è effettuata anche per gli investimenti di cui al primo periodo realizzati a decorrere dal 1° gennaio 2024 e fino al giorno antecedente alla data di entrata in vigore del presente decreto. Le comunicazioni di cui al presente comma sono effettuate sulla base del modello adottato con decreto direttoriale 6 ottobre 2021 del Ministero dello sviluppo economico. Per le finalità di cui al presente articolo, con apposito decreto direttoriale del Ministero delle imprese e del made in Italy, sono apportate le necessarie modificazioni al decreto 6 ottobre 2021, anche per quel che concerne il contenuto, le modalità e i termini di invio delle comunicazioni di cui al presente comma.

2. Il Ministero delle imprese e del made in Italy comunica mensilmente al Ministero dell'economia e delle finanze i dati di cui al presente articolo necessari ai fini del monitoraggio di cui all'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

3. Per gli investimenti in beni strumentali nuovi di cui all'articolo 1, commi da 1057-bis a 1058-ter, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, relativi all'anno 2023, la compensabilità dei crediti maturati e non ancora fruiti è subordinata alla comunicazione effettuata secondo le modalità di cui al decreto direttoriale di cui al comma 1.

3-bis. All'articolo 38 del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 2, primo periodo, le parole: « negli anni 2024 e 2025 » sono sostituite dalle seguenti: « dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2025 »;

b) al comma 10:

1) al secondo periodo, la parola: « quotidianamente » è sostituita dalla seguente: « mensilmente »;

2) dopo il terzo periodo sono inseriti i seguenti: « Tra le comunicazioni periodiche è ricompresa quella volta a dimostrare l'effettuazione degli ordini accettati dal venditore, con pagamento di acconto in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione sia per gli investimenti di cui al comma 4 che per gli investimenti di cui al comma 5, lettera a), da trasmettere, entro trenta giorni dalla prenotazione del credito d'imposta, pena la decadenza dal beneficio. Resta fermo che il termine ultimo di conclusione dell'investimento che dà diritto alla maturazione del credito è il 31 dicembre 2025 »;

c) al comma 16, dopo le parole: « sia rilevata la fruizione, anche parziale, del credito d'imposta » sono inserite le seguenti: « in assenza dei relativi presupposti ».

Capo II

ULTERIORI DISPOSIZIONI URGENTI DI NATURA FISCALE E IN MATERIA DI AMMINISTRAZIONE FINANZIARIA

Articolo 7.

(Disposizioni urgenti in materia fiscale)

1. Le disposizioni dell'articolo 6-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212, non si applicano agli atti emessi prima del 30 aprile 2024 e a quelli preceduti da un invito ai sensi del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218, emesso prima della medesima data.

2. Agli atti di cui al comma 1 si applica la disciplina vigente prima del 30 aprile 2024.

3. Qualora l'Amministrazione finanziaria o gli enti impositori territoriali abbiano, prima della data di entrata in vigore del presente decreto, comunicato al contribuente lo schema d'atto di cui all'articolo 6-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212, agli atti emessi con riferimento alla medesima pretesa si applica comunque la proroga dei termini di decadenza prevista dal comma 3, terzo periodo, del medesimo articolo.

4. Al fine di assicurare l'ordinato svolgimento delle attività di alimentazione degli archivi relativi agli aiuti di Stato, con riferimento alle misure straordinarie adottate per il contrasto alla pandemia da COVID-19, all'articolo 35, comma 1, lettere b), b-bis) e b-ter), del decreto-legge 21 giugno 2022, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2022, n. 122, i termini del 31 marzo e del 30 settembre 2024 sono prorogati al 30 novembre 2024.

5. All'articolo 10 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, dopo il comma 1-bis è aggiunto il seguente

« 1-ter. La sanzione prevista al comma 1 si applica agli operatori che violano gli obblighi di trasmissione previsti dall'articolo 22, comma 5, terzo periodo, del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 2019, n. 157. La sanzione di cui al primo periodo è applicata per ogni omesso, tardivo o errato invio dei dati e non si applica l'articolo 12 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472. ».

6. All'articolo 3, comma 12-undecies, del decreto-legge 30 dicembre 2023, n. 215, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio 2024, n. 18, le parole: « 31 marzo 2024 », ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: « 31 maggio 2024 » e le parole: « 1° aprile 2024 », sono sostituite dalle seguenti: « 1° giugno 2024 ».

7. I soggetti che, entro il termine del 30 settembre 2023, non hanno perfezionato la procedura di regolarizzazione delle violazioni di cui all'articolo 1, commi da 174 a 178, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, riguardanti le dichiarazioni validamente presentate relative al periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2021 e ai periodi d'imposta precedenti, possono comunque procedere alla predetta regolarizzazione, fermo restando il rispetto delle altre condizioni e modalità ivi previste, se entro il 31 maggio 2024 versano le somme dovute in un'unica soluzione e rimuovono le irregolarità od omissioni. In alternativa al pagamento in un'unica soluzione, i soggetti di cui al primo periodo possono versare, entro il 31 maggio 2024, un importo pari a cinque delle otto rate previste dall'articolo 1, comma 174, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, e le tre rate residue, sulle quali sono applicati gli interessi nella misura del 2 per cento annuo a decorrere dal 1° giugno 2024, entro i termini previsti dal medesimo comma 174. In tal caso, la regolarizzazione si perfeziona con il versamento delle somme dovute entro il 31 maggio 2024 e la rimozione delle irregolarità od omissioni entro la medesima data. Il mancato pagamento, in tutto o in parte, di una delle rate successive a quella in scadenza il 31 maggio 2024, entro il termine di pagamento della rata successiva comporta la decadenza dal beneficio della rateazione e l'iscrizione a ruolo degli importi ancora dovuti, nonché della sanzione di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, applicata sul residuo dovuto a titolo di imposta, e degli interessi nella misura prevista all'articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, con decorrenza dalla data del 1° giugno 2024. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 1, comma 175, terzo periodo, della legge 29 dicembre 2022, n. 197.

7-bis. All'articolo 5, comma 9, primo periodo, del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, le parole: « entro il 30 luglio 2024 » sono sostituite dalle seguenti: « entro il 31 ottobre 2024 ».

7-ter. All'articolo 5, comma 1-bis, del decreto-legge 18 ottobre 2023, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2023, n. 191, le parole: « entro la scadenza del 30 giugno 2024 » sono sostituite dalle seguenti: « entro la scadenza del 30 settembre 2024 ».

7-quater. Per l'anno 2024, il termine del 30 aprile previsto dall'articolo 3, comma 5-quinquies, del decreto-legge 30 dicembre 2021, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 febbraio 2022, n. 15, è differito al 30 giugno 2024. Restano fermi i termini di pagamento delle rate già stabiliti con regolamento comunale. Sono in ogni caso valide ed efficaci le deliberazioni di cui al medesimo articolo 3, comma 5-quinquies, del decreto-legge n. 228 del 2021, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 15 del 2022, eventualmente intervenute tra il 1° maggio 2024 e la data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

Articolo 7-bis.

(Interpretazione autentica dei commi 1 e 2 dell'articolo 6-bis della legge n. 212 del 2000, in materia di ambito di applicazione del contraddittorio preventivo)

1. Il comma 1 dell'articolo 6-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212, si interpreta nel senso che esso si applica esclusivamente agli atti recanti una pretesa impositiva, autonomamente impugnabili dinanzi agli organi della giurisdizione tributaria, ma non a quelli per i quali la normativa prevede specifiche forme di interlocuzione tra l'Amministrazione finanziaria e il contribuente né agli atti di recupero conseguenti al disconoscimento di crediti di imposta inesistenti.

2. Il comma 2 dell'articolo 6-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212, si interpreta nel senso che tra gli atti per i quali non sussiste il diritto al contraddittorio da individuare con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze rientrano altresì quelli di diniego di istanze di rimborso, in funzione anche del relativo valore.

Articolo 8.

(Disposizioni in materia di Amministrazione finanziaria)

1. All'articolo 51 del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 2019, n. 157, dopo il comma 2-quater, è inserito il seguente:

« 2-quinquies. In coerenza con gli obiettivi generali indicati al comma 1, il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, al fine di assicurare la sicurezza, la continuità e lo sviluppo del sistema informatico del governo autonomo della magistratura tributaria, si avvale della società di cui all'articolo 83, comma 15, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. ».

2. Il Ministro dell'economia e delle finanze, in presenza di richiesta da parte di una regione del riversamento diretto, ai sensi dell'articolo 9, comma 1, del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, del gettito derivante dall'attività di recupero fiscale riferita ai tributi propri derivati e alle addizionali alle basi imponibili dei tributi erariali, di cui al medesimo decreto legislativo n. 68 del 2011, può procedere, unitamente all'Agenzia delle entrate e previo parere dell'Avvocatura dello Stato, alla stipulazione di un'intesa con la regione medesima, che preveda il pagamento da parte dello Stato della misura del 90 per cento del capitale dovuto, con rinunzia della regione ad ogni pretesa in ordine agli accessori e alle spese legali. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente comma si provvede ai sensi dell'articolo 1, comma 818, della legge 29 dicembre 2022, n. 197.

3. Al fine di garantire maggiore efficienza ed efficacia all'azione amministrativa delle agenzie fiscali in considerazione dei rilevanti impegni derivanti dall'attuazione della riforma dell'amministrazione fiscale prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dalla legge 9 agosto 2023, n. 111, le risorse variabili dei fondi risorse decentrate relativi agli anni 2023 e 2024 dell'Agenzia delle entrate e dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli sono incrementate rispettivamente di 38 milioni di euro e di 13 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024, in deroga alle disposizioni di cui all'articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75. Per l'attuazione del presente comma è autorizzata la spesa di 51 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024 e 2025. Ai relativi oneri, pari a 51 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024 e 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo di cui all'articolo 62, comma 1, del decreto legislativo 27 dicembre 2023, n. 209. Conseguentemente, l'Agenzia delle entrate e l'Agenzia delle dogane e dei monopoli provvedono a versare all'entrata del bilancio dello Stato le somme accantonate nei propri bilanci, destinate al trattamento economico accessorio, in eccedenza rispetto a quanto previsto dal citato articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75.

Articolo 9.

(Misure in favore dei territori interessati da eccezionali eventi meteorologici e per grandi eventi)

1. Per la realizzazione degli interventi previsti dall'articolo 25, comma 2, lettera c), del codice della protezione civile, di cui al decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, una quota pari a 66 milioni di euro delle risorse di cui all'articolo 7, comma 3, del decreto-legge 29 settembre 2023, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 novembre 2023, n. 170, è destinata ai territori colpiti dall'emergenza derivante dagli eccezionali eventi meteorologici verificatisi sul territorio della Regione Toscana nel mese di novembre 2023 e per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza con delibere del Consiglio dei ministri del 3 novembre 2023 e del 5 dicembre 2023, pubblicate, rispettivamente, nella Gazzetta Ufficiale n. 265 del 13 novembre 2023 e n. 295 del 19 dicembre 2023. Ai relativi oneri, pari a 66 milioni di euro per l'anno 2024, si provvede mediante corrispondente versamento all'entrata del bilancio dello Stato, a valere sulle risorse disponibili presso la contabilità speciale 1778, intestata all'Agenzia delle entrate, ai sensi dell'articolo 1, commi da 2 a 5, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, e di cui all'articolo 4, comma 9, del decreto-legge 30 marzo 2023, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2023, n. 56. Alla compensazione degli effetti finanziari in termini di fabbisogno e di indebitamento netto, pari a 45 milioni di euro per l'anno 2024 e 21 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189.

2. Al fine di assicurare la concessione e l'operatività delle garanzie dello Stato in relazione ai finanziamenti accordati ai sensi dell'articolo 1, comma 437, della legge 30 dicembre 2023, n. 213, all'articolo 1, comma 762, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, le parole: « e all'articolo 5, comma 4, del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229 » sono sostituite dalle seguenti: « all'articolo 5, comma 4, del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229, e all'articolo 1, comma 437, della legge 30 dicembre 2023, n. 213 ».

3. Al fine di fronteggiare le emergenze di sicurezza urbana e di controllo del territorio, comprese quelle derivanti dagli eccezionali eventi meteorologici che nel mese di luglio 2023 hanno colpito il territorio della Regione siciliana, i comuni capoluogo di città metropolitana della Regione siciliana, che alla data del 31 dicembre 2023 hanno terminato il periodo di risanamento quinquennale decorrente dalla redazione dell'ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato, sono autorizzati ad assumere a tempo indeterminato, a partire dal 1° aprile 2024, mediante procedure concorsuali semplificate ai sensi dell'articolo 35-quater, comma 3-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, o mediante scorrimento di graduatorie vigenti di altre amministrazioni, comunque in deroga al previo espletamento delle procedure di cui agli articoli 30 e 34-bis del medesimo decreto legislativo n. 165 del 2001, 100 unità di personale non dirigenziale del corpo della polizia locale.

4. Le assunzioni di cui al comma 3 sono autorizzate in deroga ai vincoli assunzionali di cui all'articolo 1, comma 557, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, nonché in deroga all'articolo 33, comma 2, del decreto-legge 30 aprile 2019 n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58.

5. Ai concorsi per le assunzioni di cui al comma 3 provvede il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri tramite la Commissione per l'attuazione del progetto di riqualificazione delle pubbliche amministrazioni (RIPAM), che provvede, con propria delibera, alla individuazione delle commissioni esaminatrici.

6. Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 3, pari a euro 2.925.000 per l'anno 2024 e a euro 3.900.000 annui a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

7. In considerazione dell'eccezionale afflusso di pellegrini e turisti previsto per le celebrazioni del Giubileo della Chiesa cattolica per l'anno 2025, per i titolari di permesso di soggiorno per motivi religiosi per i quali è prevista l'iscrizione volontaria al Servizio sanitario nazionale ai sensi dell'articolo 34, comma 3, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, l'entità del contributo di cui al suddetto comma è fissato nella misura prevista dal comma 5 del citato articolo 34 per i casi di cui al comma 4, lettera a), del medesimo articolo.

7-bis. Al fine di dare attuazione ai programmi promossi dal G7 nell'ambito della dichiarazione ministeriale del 15 marzo 2024 su industria, tecnologia e digitale, con particolare riguardo alle iniziative volte a colmare il divario digitale dei Paesi in via di sviluppo e di garantire al Ministero delle imprese e del made in Italy le risorse necessarie a predisporre le misure logistiche e organizzative per la riunione conclusiva dei lavori del G7 in tale ambito, è autorizzata la spesa di euro 800.000 per l'anno 2024 ed euro 700.000 per l'anno 2025. Ai relativi oneri, pari a euro 800.000 per l'anno 2024 ed euro 700.000 per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2024-2026, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2024, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero delle imprese e del made in Italy.

Articolo 9-bis.

(Disposizioni finanziarie)

1. L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 86, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è incrementata di 140,8 milioni di euro per l'anno 2026, 1.604 milioni di euro per l'anno 2027, 1.481,2 milioni di euro per l'anno 2028, 519,8 milioni di euro per l'anno 2035, 1.059,2 milioni di euro per l'anno 2036, 617 milioni di euro per l'anno 2037, 602,4 milioni di euro per l'anno 2038, 437,6 milioni di euro per l'anno 2039, 334,6 milioni di euro per l'anno 2040, 231,7 milioni di euro per l'anno 2041, 128,7 milioni di euro per l'anno 2042 e 25,7 milioni di euro per l'anno 2043. Per il potenziamento delle attività di manutenzione ordinaria poste in essere dalla società Ferrovie dello Stato italiane Spa è autorizzata la spesa di 100 milioni di euro per l'anno 2026 e di 100,4 milioni di euro per l'anno 2027.

2. Il Fondo di cui all'articolo 44, comma 1, del codice della protezione civile, di cui al decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, è incrementato di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026.

3. Il Fondo di cui all'articolo 19, comma 1, della legge 8 luglio 1998, n. 230, è incrementato di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026.

4. Il fondo di cui all'articolo 62, comma 1, del decreto legislativo 27 dicembre 2023, n. 209, è incrementato di 100 milioni di euro per l'anno 2025.

5. Il Fondo di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, è incrementato di 142,6 milioni di euro per l'anno 2025, 198,6 milioni di euro per l'anno 2026, 48,4 milioni di euro per l'anno 2027 e 97,8 milioni di euro per l'anno 2028.

6. Le risorse destinate all'Agenzia del demanio per l'acquisto, la manutenzione e la ristrutturazione di immobili sono incrementate di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027.

7. All'articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 652, le parole: « dal 1° luglio 2024 » sono sostituite dalle seguenti: « dal 1° luglio 2026 »;

b) al comma 676, le parole: « dal 1° luglio 2024 » sono sostituite dalle seguenti: « dal 1° luglio 2025 ».

8. All'articolo 16-bis del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo il comma 3-bis è inserito il seguente:

« 3-ter. Per le spese agevolate ai sensi del presente articolo sostenute dal 1° gennaio 2028 al 31 dicembre 2033, escluse quelle di cui al comma 3-bis, l'aliquota di detrazione è ridotta al 30 per cento ».

9. Il comma 473 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2021, n. 234, si interpreta nel senso che tra i soggetti destinatari di 20 milioni di euro destinati alle regioni per ciascuno degli anni dal 2022 al 2024, in dotazione al fondo ivi previsto, sono comprese anche le province autonome di Trento e di Bolzano. La disposizione di cui al presente comma è approvata ai sensi e per gli effetti dell'articolo 104 del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670.

10. Agli oneri derivanti dagli articoli 1-bis, 1-ter e 4-bis, comma 4, e dai commi da 1 a 7 del presente articolo, determinati in 212 milioni di euro per l'anno 2024, 1.068,6 milioni di euro per l'anno 2025, 1.058,4 milioni di euro per l'anno 2026, 1.892,35 milioni di euro per l'anno 2027, 1.618,2 milioni di euro per l'anno 2028, 902,5 milioni di euro per l'anno 2029, 2.131,1 milioni di euro per l'anno 2030, 1.254,9 milioni di euro per l'anno 2031, 1.242,4 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2032 al 2034, 634,6 milioni di euro per l'anno 2035, 1.059,2 milioni di euro per l'anno 2036, 617 milioni di euro per l'anno 2037, 602,4 milioni di euro per l'anno 2038, 437,6 milioni di euro per l'anno 2039, 334,6 milioni di euro per l'anno 2040, 231,7 milioni di euro per l'anno 2041, 128,7 milioni di euro per l'anno 2042, 25,7 milioni di euro per l'anno 2043 e 61,8 milioni di euro per l'anno 2044, si provvede:

a) quanto a 1.068,6 milioni di euro per l'anno 2025, 1.058,6 milioni di euro per l'anno 2026, 1.893 milioni di euro per l'anno 2027, 1.618,8 milioni di euro per l'anno 2028, 213,6 milioni di euro per l'anno 2029, 283,2 milioni di euro per l'anno 2030, 386,1 milioni di euro per l'anno 2031, 489,1 milioni di euro per l'anno 2032, 592,1 milioni di euro per l'anno 2033, 695 milioni di euro per l'anno 2034, 634,6 milioni di euro per l'anno 2035, 1.059,2 milioni di euro per l'anno 2036, 617,8 milioni di euro per l'anno 2037, 602,4 milioni di euro per l'anno 2038, 437,6 milioni di euro per l'anno 2039, 334,6 milioni di euro per l'anno 2040, 231,7 milioni di euro per l'anno 2041, 128,7 milioni di euro per l'anno 2042 e 25,7 milioni di euro per l'anno 2043, mediante corrispondente utilizzo di quota parte delle maggiori entrate e delle minori spese derivanti dall'articolo 4-bis, comma 4, e dai commi 7 e 8 del presente articolo;

b) quanto a 40 milioni di euro per l'anno 2024, mediante corrispondente utilizzo delle somme versate all'entrata del bilancio dello Stato ai sensi dell'articolo 148, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, che, alla data del 10 maggio 2024, non sono riassegnate ai pertinenti programmi e che sono acquisite per detto importo all'erario;

c) quanto a 688,9 milioni di euro per l'anno 2029, 600 milioni di euro per l'anno 2030, 868,8 milioni di euro per l'anno 2031, 753,3 milioni di euro per l'anno 2032, 650,3 milioni di euro per l'anno 2033 e 547,4 milioni di euro per l'anno 2034, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 86, della legge 23 dicembre 2005, n. 266;

d) quanto a 247,9 milioni di euro per l'anno 2030, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 394, della legge 30 dicembre 2021, n. 234;

e) quanto a 1.000 milioni di euro per l'anno 2030, mediante riduzione delle somme iscritte nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze ai sensi dell'articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, per 200 milioni di euro, ai sensi dell'articolo 1, comma 95, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, per 400 milioni di euro, e ai sensi dell'articolo 1, comma 14, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, per 400 milioni di euro, per le finalità indicate, rispettivamente, dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 luglio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 226 del 27 settembre 2017, dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28 novembre 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 28 del 2 febbraio 2019, dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 giugno 2019, recante ripartizione delle risorse del Fondo finalizzato al rilancio degli investimenti delle amministrazioni centrali dello Stato e allo sviluppo del paese, e dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 dicembre 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 41 del 18 febbraio 2021;

f) quanto a 12 milioni di euro per l'anno 2024, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 74, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388;

g) quanto a 89 milioni di euro per l'anno 2024 e 61,8 milioni di euro per l'anno 2044, mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307;

h) quanto a 20.018.331 euro per l'anno 2024, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2024-2026, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2024, allo scopo parzialmente utilizzando:

1) l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze, quanto a 189.560 euro;

2) l'accantonamento relativo al Ministero delle imprese e del made in Italy, quanto a 254.022 euro;

3) l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, quanto a 683.543 euro;

4) l'accantonamento relativo al Ministero della giustizia, quanto a 5.893 euro;

5) l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, quanto a 6.438.334 euro;

6) l'accantonamento relativo al Ministero dell'istruzione e del merito, quanto a 286.247 euro;

7) l'accantonamento relativo al Ministero dell'interno, quanto a 9.324 euro;

8) l'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, quanto a 865.754 euro;

9) l'accantonamento relativo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, quanto a 1.926.540 euro;

10) l'accantonamento relativo al Ministero dell'università e della ricerca, quanto a 3.899.526 euro;

11) l'accantonamento relativo al Ministero della difesa, quanto a 1.015.944 euro;

12) l'accantonamento relativo al Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, quanto a 358.498 euro;

13) l'accantonamento relativo al Ministero della cultura, quanto a 2.418.258 euro;

14) l'accantonamento relativo al Ministero della salute, quanto a 17.218 euro;

15) l'accantonamento relativo al Ministero del turismo, quanto a 1.649.670 euro;

i) quanto a 20 milioni di euro per l'anno 2024, mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 14, comma 19, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111;

l) quanto a 20 milioni di euro per l'anno 2024, mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1-quater del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176;

m) quanto a 10.981.669 euro per l'anno 2024, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 74, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388.

11. Quota parte delle maggiori entrate derivanti dall'articolo 4-bis, comma 4, per un importo pari a 700 milioni di euro per l'anno 2025 e 1.700 milioni di euro per l'anno 2026, restano acquisite all'erario ai fini del miglioramento degli andamenti tendenziali di finanza pubblica, in coerenza con gli obiettivi programmatici vigenti per gli anni 2025 e 2026 fissati dalla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2023.

Articolo 9-ter.

(Clausola di salvaguardia)

1. Le disposizioni del presente decreto si applicano nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione, anche con riferimento alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.

Articolo 10.

(Entrata in vigore)

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

 

 

 

Allegato B

Parere espresso dalla 5a Commissione sul disegno di legge n. 1092

La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Barachini, Berrino, Bongiorno, Borgonzoni, Butti, Calenda, Camusso, Castelli, Cattaneo, Craxi, De Poli, Durigon, Fazzolari, Garavaglia, Germanà, Giacobbe, La Pietra, Marti, Mieli, Mirabelli, Monti, Morelli, Nastri, Nicita, Ostellari, Rauti, Rossomando, Rubbia, Segre, Sisto e Verini.

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Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Borghi Claudio, Borghi Enrico, Ronzulli e Scarpinato, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Lopreiato, per attività dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo.

Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Borghi Claudio, Borghi Enrico, Ronzulli e Scarpinato, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Borghesi, Damiani, Irto e Malan, per attività della Commissione di vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti; Lopreiato e Petrucci, per attività dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo.

Commissione parlamentare di vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti, Ufficio di Presidenza

La Commissione di vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti, di cui all'articolo 3 del regio decreto 2 gennaio 1913, n. 453, ha proceduto alla propria costituzione.

Sono risultati eletti:

Presidente: deputato Carlo Maccari;

Vicepresidente: senatore Nicola Irto.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Presidente del Consiglio dei ministri

Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste

Ministro delle imprese e del made in Italy

Conversione in legge del decreto-legge n.15 maggio 2024, n. 63, recante disposizioni urgenti per le imprese agricole, della pesca e dell'acquacoltura, nonché per le imprese di interesse strategico nazionale (1138)

(presentato in data 15/05/2024.

senatori Licheri Sabrina, Licheri Ettore Antonio

Disposizioni concernenti l'istituzione di zone franche montane in Sardegna (1139)

(presentato in data 14/05/2024);

senatori Garavaglia Massimo, Borghesi Stefano, Murelli Elena, Minasi Tilde, Cantu' Maria Cristina, Bergesio Giorgio Maria, Cantalamessa Gianluca, Potenti Manfredi, Pucciarelli Stefania, Spelgatti Nicoletta, Stefani Erika, Tosato Paolo

Disposizioni in materia di collocamento obbligatorio delle categorie protette (1140)

(presentato in data 15/05/2024);

senatore Marti Roberto

Modifiche all'articolo 3, comma 4, del D. lgs. 66/2017, in materia di inclusione scolastica (1141)

(presentato in data 15/05/2024).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare

Gov. Meloni-I: Presidente del Consiglio dei ministri Meloni Giorgia, Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Lollobrigida Francesco ed altri

Conversione in legge del decreto-legge 15 maggio 2024, n. 63, recante disposizioni urgenti per le imprese agricole, della pesca e dell'acquacoltura, nonché per le imprese di interesse strategico nazionale (1138)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, Commissione parlamentare questioni regionali, Comitato per la legislazione

(assegnato in data 15/05/2024).

Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli

In data 15/05/2024 la 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: "Conversione in legge del decreto-legge 29 marzo 2024, n. 39, recante misure urgenti in materia di agevolazioni fiscali di cui agli articoli 119 e 119-ter del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, altre misure urgenti in materia fiscale e connesse a eventi eccezionali, nonché relative all'amministrazione finanziaria" (1092)
(presentato in data 03/04/2024)

Inchieste parlamentari, deferimento

E' stata deferita, in sede redigente, la seguente proposta d'inchiesta parlamentare:

alla 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro):

sen. Zanettin. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo, con particolare riguardo alla tutela dei risparmiatori", previ pareri della 1a della 2a, della 5a e della 9a Commissione permanente (Doc. XXII, n. 14).

Governo, trasmissione di atti

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 15 maggio 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, la comunicazione concernente il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale alla dottoressa Olga Cuccurullo, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze.

Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento

Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 14 maggio 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 7, comma 7, del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108, la relazione della Corte dei conti sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), aggiornata al 13 marzo 2024.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, a tutte le Commissioni permanenti (Doc. XIII-bis, n. 3).

La Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, con lettera in data 14 maggio 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 6, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, la deliberazione n. 62/2024/G, concernente "Segnalazioni inviate alla Corte dei conti dagli Oiv e istituti di premialità riconosciuti al personale dipendente delle amministrazioni centrali (2020-2022)".

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 476).

Interrogazioni, integrazione dei Ministri competenti

L'interrogazione 3-00777, del senatore Nave ed altri, rivolta ai Ministri dell'interno, delle imprese e del made in Italy e della salute, è rivolta solo al Ministro dell'interno.

Interrogazioni

GASPARRI, DAMIANI, DE ROSA, FAZZONE, GALLIANI, LOTITO, OCCHIUTO, PAROLI, RONZULLI, ROSSO, SILVESTRO, TERNULLO, ZANETTIN - Al Ministro per le disabilità. - Premesso che:

diversi sono i temi che interessano le disabilità e, in particolare, il tavolo ministeriale sui caregiver familiari sta lavorando per l'elaborazione di un testo normativo nazionale (dopo che le Regioni, negli anni, hanno già adottato le disposizioni relative ai propri territori) che individui le misure che si intende assumere per agevolare, anche da un punto di vista burocratico, i familiari che assistono un soggetto fragile, uniformare le forme di tutela e di assistenza sul territorio nazionale;

un tema "pratico", sentito nella vita di tutti i giorni, è quello del nomenclatore tariffario per gli ausili per disabili, che non appare aggiornato alle esigenze attuali delle diverse disabilità, alcune nemmeno riconosciute, e tutto il sistema appare obsoleto e persino farraginoso. Da un lato non c'è un quadro completo di tutti gli ausili necessari, viste le varie patologie, dall'altro è necessario semplificare la procedura delle prescrizioni degli ausili ricorrenti: ad esempio, una persona che permanentemente fa uso di catetere, ogni anno deve rinnovare la prescrizione dallo specialista, per fare questo deve recarsi dal proprio medico, farsi prescrivere una visita specialistica, prendere appuntamento dallo specialista, effettuare la visita, portare la prescrizione al distretto;

altro tema è quello delle "buone pratiche", posto che in materia di assistenza alle persone con disabilità c'è una grande frammentazione, su tutti i livelli. Dalla norma, buona a livello nazionale, spesso non discende un'applicazione uniforme nelle regioni e nei comuni. Al di là del problema dei livelli di assistenza, sarebbe necessario individuare puntualmente le buone pratiche, spesso frutto del lavoro del volontariato, per omogeneizzare il sistema,

si chiede di sapere:

quale sia lo stato dei lavori del tavolo tecnico sui caregiver familiari;

se il Ministro in indirizzo, per la parte di propria competenza, sia a conoscenza di quali iniziative verranno assunte per aggiornare il nomenclatore e quali per semplificare le procedure, magari prevedendo la semplice prescrizione del medico curante;

per quanto riguarda le buone pratiche, oltre alle misure contenute nel decreto legislativo n. 62 del 2024, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 14 maggio 2024, e all'individuazione dell'INPS come unico soggetto gestore, se siano in gestazione o attuazione ulteriori proposte o azioni tese ad omogeneizzare e uniformare l'intero sistema.

(3-01137)

BIANCOFIORE, GUIDI - Al Ministro per le disabilità. - Premesso che:

in data 13 dicembre 2006, l'Assemblea generale delle Nazioni Uniti ha approvato la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (di seguito, "Convenzione Onu"), costituendo un documento programmatico e orientato al riconoscimento, l'introduzione e il mantenimento dei diritti delle persone con disabilità, che muove la legge delega in materia di disabilità (legge n. 227 del 2021), il cui ultimo decreto attuativo è stato approvato in Consiglio dei ministri in data 15 aprile 2024;

la Convenzione ONU ha dedicato un apposito articolo, il n. 6, alle donne con disabilità, riconoscendo l'incidenza di "discriminazioni multiple", a causa del loro genere e della loro condizione di disabilità, e che, pertanto, è necessario adottare "misure per garantire il loro pieno ed eguale godimento di tutti i diritti umani e le libertà fondamentali";

la Convenzione ONU ha dedicato un apposito articolo, il n. 9, all'accessibilità, impegnando gli Stati parti a ideare, progettare o riprogettare, misure adeguate a garantire l'accesso ad ambienti fisici, trasporti, di informazione o di comunicazione;

i dati e gli studi esposti in sede di riunione straordinaria del 24 novembre 2023 dell'Osservatorio nazionale sulle condizioni delle persone con disabilità in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne mostrano, su base statistica e su quella delle esperienze raccolte dagli enti di settore interpellati, una carenza di strutture e servizi sanitari e, specificatamente, ginecologici e ostetrici, accessibili alle donne con disabilità, ingenerando de facto discriminazione sul piano dei diritti della sfera sessuale e riproduttiva e la non garanzia di autonomia delle suddette,

si chiede di sapere quali ulteriori azioni, anche in coordinamento con il Ministero della salute, si intenda intraprendere e porre in essere, al fine di garantire una distribuzione più omogenea di strutture e servizi accessibili, accoglienti e coerenti con le esigenze fisiche e psicologiche delle donne con diverse disabilità.

(3-01138)

MARTELLA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

in data 13 maggio 2024, presso il Lido di Venezia, lungo il muro di cinta del circolo ippico, è stata rivenuta una scritta antisemita con offese e minacce alla comunità ebraica;

il macabro messaggio di violenza e morte, di chiara matrice antisemita, ha destato indignazione nella città e rende sempre più necessaria la ferma reazione da parte delle istituzioni;

poiché in zona sono presenti telecamere di videosorveglianza, è auspicabile che i responsabili di questo ignobile gesto possano essere individuati in tempi brevi;

l'episodio, anche alla luce delle recenti dichiarazioni di odio rivolte alla senatrice a vita Liliana Segre, evidenzia un sempre più preoccupante e crescente clima di odio razziale verso la comunità ebraica, storicamente presente e radicata nel tessuto sociale della città,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare, per quanto di competenza, per contrastare in modo adeguato e purtroppo sempre più tardivo, azioni e messaggi antisemiti, in aumento costante, e contrassegnati da una violenza crescente.

(3-01139)

MUSOLINO, BORGHI Enrico, PAITA, FREGOLENT, SCALFAROTTO, SBROLLINI - Al Ministro per le disabilità. - Premesso che:

la legge 30 dicembre 2021, n. 234, all'articolo 1, commi 159-171, ha qualificato l'offerta integrata sociosanitaria territoriale, delineando le azioni legate all'attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS) e la costituzione di sistemi di servizi integrati presso le case della comunità previste dal PNRR in cui il servizio sanitario nazionale e gli ATS (ambiti territoriali sociali) garantiscono, alle persone in condizioni di non autosufficienza, mediante le risorse umane e strumentali di rispettiva competenza, l'accesso ai servizi sociali e ai servizi sociosanitari attraverso punti unici di accesso (PUA);

inoltre, ha previsto alcune disposizioni specifiche sui servizi socioassistenziali volti a promuovere "la continuità e la qualità di vita a domicilio e nel contesto sociale di appartenenza delle persone anziane non autosufficienti", stabilendo le aree di intervento da parte degli ATS (comma 162);

con riferimento alle aree di intervento, le norme stabiliscono la possibilità per gli ATS di integrare l'offerta dei servizi e degli interventi con contributi monetari, precisando che essi sono utilizzabili esclusivamente per remunerare il lavoro di cura svolto da operatori titolari di rapporto di lavoro conforme ai contratti collettivi nazionali di settore, o per l'acquisto di servizi forniti da imprese qualificate nel settore dell'assistenza sociale non residenziale (comma 164). Nessuna disposizione analoga è prevista per gli under 65;

con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 ottobre 2022 è stato approvato il piano nazionale per la non autosufficienza (PNNA) 2022-2024 ed è stato disposto il riparto del fondo per le non autosufficienze per il corrispondente triennio;

le risorse complessivamente afferenti al fondo per le non autosufficienze, nel triennio 2022-2024 sono pari a 822 milioni di euro nel 2022, 865,3 nel 2023 e 913,6 nel 2024;

in ossequio alle disposizioni della legge n. 234, il PNNA ha definito i LEPS, indicando le risorse del fondo per le non autosufficienze previste per il loro finanziamento le quali, nel triennio 2022-2024, sono progressivamente aumentate;

a fronte di tale incremento degli stanziamenti, il piano demanda alle Regioni il compito di individuare la quota percentuale di risorse da destinare alla realizzazione dei servizi di attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali, per l'anno 2022; per gli anni successivi tale quota deve essere incrementata del 10 per cento nel 2023 e del 20 per cento nel 2024;

il piano precisa altresì che, nelle more del suo perfezionamento e dei conseguenti trasferimenti di risorse di cui al fondo, "le regioni interessate potranno continuare a garantire con risorse proprie gli interventi anche di natura monetaria, alle persone con gravissima disabilità", ciò al fine di "scongiurare l'eventualità di una interruzione nella erogazione delle prestazioni nei confronti di beneficiati in situazione di fragilità e bisogno";

contrariamente a quest'ultima previsione, richiamando nella propria delibera il comma 164 citato (che, come evidenziato, è riferito esclusivamente alle persone over 65), la Regione Lombardia ha interpretato le indicazioni del piano disponendo, già a partire da giugno 2024, una consistente riduzione (fino al 50 per cento) dei sussidi monetari mensili corrisposti alle persone con disabilità grave o gravissima e ai loro caregiver familiari: una misura che riguarda oltre 7.000 famiglie e che pregiudica fortemente le prospettive di assistenza, peraltro allo stato non controbilanciate dal rapido approntamento di servizi di assistenza diretta;

è indispensabile assicurare continuità, concretezza, efficacia e libertà ai servizi di assistenza e di cura, senza pregiudicare l'autonomia delle persone interessate e scongiurando ogni possibile soluzione di continuità nella garanzia degli stessi,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per scongiurare la riduzione dei contributi monetari per le persone con disabilità grave o gravissima e per i loro caregiver familiari, attualmente erogati da alcune Regioni con le risorse del fondo per le non autosufficienze, al fine di garantire piena continuità dell'assistenza nei confronti dei beneficiari in situazione di bisogno e se non ritenga utile chiarire che i vincoli indicati dal comma 164 dell'articolo 1 della legge n. 234 sono riferibili esclusivamente alle persone non autosufficienti over 65 e che, a fronte del progressivo aumento delle risorse collegate all'attuazione del piano, il percorso di potenziamento dei servizi diretti in materia di livelli essenziali delle prestazioni sociali non deve pregiudicare, per gli interessati, gli importi monetari attualmente previsti che, tra l'altro, a fronte di servizi carenti, consentono ai beneficiari la facoltà di scegliere, in piena autonomia e libertà, le persone da deputare alla propria assistenza, anche in ragione del carattere intimo e personalissimo che quest'ultima assume.

(3-01140)

BALBONI, MALAN, LISEI, DE PRIAMO, DELLA PORTA, SPINELLI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

i recenti fatti di cronaca, a Lambrate e a Milano, evidenziano la sempre più pressante esigenza di interventi decisi per incrementare i rimpatri dei migranti che non hanno titolo a rimanere in Italia, in particolare quelli pericolosi per la sicurezza dei cittadini;

il Governo, sin dal suo insediamento, ha messo in campo una serie di misure per aumentare i centri per i rimpatri, per migliorare l'esecuzione dei provvedimenti di allontanamento forzoso, anche incentivando la collaborazione con i Paesi di origine, e per assicurare procedure di ingresso regolare e controllato, unico antidoto ai mercanti di morte;

come recentemente dichiarato dal Presidente del Consiglio dei ministri Meloni, l'andamento dei flussi di migranti irregolari verso l'Italia, in significativa diminuzione, dimostra che il lavoro in corso sta portando a risultati da valutare con fiducia;

un'ulteriore, importante linea di azione va dedicata ai rimpatri volontari assistiti con il pieno coinvolgimento delle organizzazioni internazionali impegnate in questo ambito;

anche il recente aggiornamento dell'elenco dei Paesi sicuri per i richiedenti protezione internazionale va nella stessa direzione e costituisce un altro tassello del cambio di passo delle politiche governative volte a gestire con pragmatismo ed efficacia il fenomeno migratorio,

si chiede di sapere quali risultati siano stati conseguiti con le misure già intraprese e quali eventuali ulteriori iniziative siano in via di realizzazione per ridurre la presenza dei migranti irregolari sul territorio nazionale.

(3-01141)

UNTERBERGER, SPAGNOLLI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

lo scorso 26 aprile 2024, il leader del "Movimento identitario austriaco", Martin Sellner, ha annunciato, per il successivo 5 maggio, una visita a Bolzano per una, a suo dire, "colazione rivoluzionaria" con il consigliere provinciale sudtirolese Jürgen Wirth Anderlan, noto in Alto Adige-Südtirol per le sue posizioni secessioniste nei confronti dell'Italia, contrarie ai migranti e alle sue campagne d'incitamento alla violenza contro i governanti locali e nazionali che hanno gestito l'emergenza coronavirus;

in virtù delle forti mobilitazioni di protesta e prese di posizione contrarie, tra cui quella del presidente della Provincia Arno Kompatscher, Martin Sellner ha deciso di rimandare la sua visita, annunciando che, al posto della "colazione rivoluzionaria", presto terrà a Bolzano una "conferenza pubblica", al fine di dare ancora più peso e visibilità alla sua presenza in Italia;

già da giovane, Sellner era salito agli onori delle cronache per il suo sostegno a favore dei negazionisti dell'olocausto e per aver oltraggiato una sinagoga in Austria con il disegno di svastiche. Oggi Sellner è noto per essere il teorico della "remigrazione", vale a dire un piano di espulsione su larga scala, dai Paesi di lingua tedesca, perfino dei cittadini austriaci e tedeschi di origine straniera;

il piano, che dovrebbe avere un periodo di attuazione decennale, sarebbe quello di individuare uno "stato modello" in Nord Africa, dove "spostare" fino a 2 milioni di persone;

Martin Sellner è una delle figure più pericolose dell'intera galassia neonazista e xenofoba, con una forte attività di proselitismo anche al di fuori dei confini austriaci, come rivelato dall'inchiesta giornalistica condotta in Germania sull'incontro a porte chiuse dello scorso novembre 2023 a Potsdam, in cui Sellner illustrava ad alcuni politici della AfD (Alternative für Deutschland) i vari passaggi del suo piano di pulizia etnica;

per queste sue attività, Sellner è stato bandito dal Regno Unito, dagli Stati Uniti, dalla Germania (anche se vi è un procedimento pendente) e dalla Svizzera, dove a marzo 2024, prima di un comizio, è stato prima posto in fermo dalle autorità elvetiche e poi espulso per motivi di ordine pubblico;

considerato che:

storicamente l'Alto Adige-Südtirol è il campo di battaglia per idee neonaziste provenienti dai territori di lingua tedesca con suggestioni pangermaniche;

i temi identitari e in particolare quelli inerenti alle etnie e ai gruppi linguistici sono vissuti con particolare sensibilità su un territorio dove è stata faticosamente costruita la pacifica convivenza tra gruppi linguistici diversi,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti, se non concordi sulla necessità di intervenire e quali misure intenda assumere, sulla scorta di quanto già fatto da altri Paesi, anche europei, per evitare che Martin Sellner possa venire in Italia per propagandare il suo folle disegno di pulizia e sostituzione etnica.

(3-01142)

ZAMBITO, BOCCIA, ZAMPA, CAMUSSO, FURLAN - Al Ministro per le disabilità. - Premesso che:

in attuazione della legge 22 dicembre 2021, n. 227, recante delega al Governo in materia di disabilità, sono stati adottati tre decreti legislativi per la "revisione e il riordino delle disposizioni vigenti in materia di disabilità";

si tratta del decreto legislativo 13 dicembre 2023, n. 222, recante disposizioni in materia di riqualificazione dei servizi pubblici per l'inclusione e l'accessibilità, del decreto legislativo 5 febbraio 2024, n. 20, recante l'istituzione dell'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, e del decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62, recante la definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l'elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato;

nel commentare l'ultimo decreto legislativo attuativo della legge delega, in data 15 aprile 2024, sul sito del Ministero per la disabilità, la ministra Locatelli ha affermato che: "si tratta del cuore della riforma che semplifica il sistema di accertamento dell'invalidità civile, eliminando le visite di rivedibilità e che introduce il 'Progetto di vita', come strumento di accompagnamento nella vita delle persone. Si tratta di una rivoluzione culturale e civile, che sviluppa un nuovo paradigma nella presa in carico della persona con disabilità, eliminando le estreme frammentazioni tra le prestazioni sanitarie, socio sanitarie e sociali";

sicuramente è un progetto ambizioso e condivisibile, che però presenta diversi aspetti critici, evidenziati, in sede di audizioni, da più soggetti e che riguardano il merito di alcune disposizioni, il metodo di attuazione del decreto legislativo e, ultimo, ma non ultimo, gli aspetti di copertura economica dello stesso;

sotto il profilo del merito, diversi rilievi sono stati posti relativamente alla scelta di conferire, a decorrere dal 1° gennaio 2026, la gestione del procedimento per la valutazione di base, in via esclusiva, all'INPS, scelta che comporterà una mole enorme di lavoro per l'Istituto rispetto alla quale non è stato, ad oggi, fornito alcun elemento utile alla valutazione dell'impatto organizzativo di questa nuova procedura, per far fronte alla quale è prevista l'autorizzazione per l'INPS di assumere 1.069 nuovi medici, 142 funzionari amministrativi, 920 funzionari in ambito sanitario, non necessariamente "garanzia" del raggiungimento delle finalità previste;

così come è accaduto per la "riforma" in favore delle persone anziane, il decreto legislativo rimanda ad un numero consistente di decreti ministeriali successivi (ben 6), aspetto che lo rende sostanzialmente carente di misure immediatamente operative e che ha negato alle Commissioni parlamentari competenti la possibilità di esprimere il proprio parere;

sotto il profilo economico, invece, relativamente alle assunzioni per l'INPS finalizzate allo svolgimento della procedura valutativa di base, si prevede, a regime, un costo di poco più di 215 milioni di euro a decorrere dall'anno 2026, a cui si aggiungono poco meno di 33 milioni all'anno per i professionisti sanitari delle varie associazioni previste, per un totale di spesa che "copre" quasi interamente le risorse, pari a 273 milioni di euro a decorrere dall'anno 2026, prese dal fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità, che sono, o meglio "dovrebbero", essere destinate anche all'implementazione dei progetti vita (di cui all'articolo 31 del decreto legislativo) e alle misure di formazione (di cui all'articolo 32 del decreto legislativo);

appare, quindi, più che concreto il rischio di vedere impegnate le risorse destinate all'attuazione del decreto legislativo (mediante riduzione del fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità) in larga misura, per la copertura delle "spese di sistema" e, in modo residuale, per le altre finalità previste, in modo specifico, per le persone in condizioni di disabilità;

considerato inoltre che:

come previsto dall'articolo 33 del decreto legislativo, a decorrere dal 1° gennaio 2025 si avvieranno le procedure di sperimentazione, della durata di dodici mesi, volte all'applicazione provvisoria e a campione, secondo il principio di differenziazione geografica tra Nord, Sud e Centro Italia e di differenziazione di dimensioni territoriali, delle disposizioni relative alla valutazione di base e delle disposizioni relative alla valutazione multidimensionale e al progetto di vita;

le modalità e i territori coinvolti per le procedure di sperimentazione, nonché la verifica degli esiti, saranno stabiliti con regolamenti da adottare, rispettivamente, entro il 30 novembre 2024 ed entro cinque mesi dall'entrata in vigore del decreto, rinvio che presenta profili di incertezza riguardo alla scelta dei territori e il rischio di un'irragionevole sperequazione tra cittadini in pari condizioni di bisogno;

l'entrata in vigore della fase di sperimentazione a decorrere dal 1° gennaio 2025, il rinvio a due successivi regolamenti sulla base di criteri indefiniti e forieri di disuguaglianze tra cittadini con le stesse esigenze, la mancata previsione di qualsivoglia norma in materia di monitoraggio delle sperimentazioni e in caso di esito negativo delle stesse rendono necessari chiarimenti da parte della Ministra,

si chiede di sapere:

se la Ministra in indirizzo ritenga sufficienti le risorse destinate all'attuazione del decreto legislativo e quali siano le sue valutazioni riguardo alla suddivisione delle stesse a scapito delle misure "centrali" del decreto legislativo;

se non ritenga necessario prevedere una qualche forma di monitoraggio delle sperimentazioni previste, attraverso quali strumenti intenda seguire le diverse fasi di attuazione della riforma e se esista uno "scenario alternativo" in caso di esito negativo delle sperimentazioni, al fine di evitare che il lungo e farraginoso processo, previsto dal decreto legislativo, si risolva in un inutile dispendio di risorse a danno della parte più debole della popolazione.

(3-01143)

BERGESIO, ROMEO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

si registrano con troppa frequenza, sull'intero territorio nazionale, episodi di aggressioni a capitreno, controllori e passeggeri da parte di gruppi e individui che vengono fermati perché sprovvisti di titolo di viaggio o perché colti a danneggiare i convogli o le stazioni ferroviarie;

in particolare, treni e stazioni sulla tratta Torino-Cuneo-Ventimiglia o Torino-Savona sono spesso anche utilizzati anche da piccoli spacciatori per i loro traffici. La stazione ferroviaria di Fossano (Cuneo) occupa una posizione strategica sulla linea Torino-Savona ed essendo il punto d'origine della linea per Cuneo, e necessita di un presidio stabile da parte delle forze dell'ordine;

alla luce di queste note problematiche, considerato che la stazione di Fossano è il centro nevralgico per i collegamenti ferroviari della "Granda", in cui transitano quotidianamente migliaia di passeggeri, è stata, ormai da diversi anni, pianificata la creazione di un posto operativo della Polizia ferroviaria, per garantire la necessaria sicurezza ai cittadini;

negli scorsi mesi si è tenuto presso l'ufficio coordinamento e pianificazione delle forze di polizia di Roma l'esame congiunto sulla "Costituzione anticipata del posto di Polizia Ferroviaria di Fossano, rispetto all'entrata in vigore del decreto del Capo della Polizia - Direttore Generale della pubblica sicurezza- del 28/06/2022 (Atto ordinativo unico degli Uffici Territoriali)", in cui è emersa l'importanza dell'apertura anticipata del presidio di polizia nel territorio cuneese, con una pianta organica che consenta un orario di servizio idoneo ad assicurare la funzionalità e l'efficienza della struttura;

preso atto che la ristrutturazione dei locali idonei per ospitare il nuovo posto di Polizia ferroviaria è terminata nel mese di marzo 2024 ed anche l'allestimento è ormai in fase di ultimazione e che, allo stato attuale, la stazione risulta pronta per ospitare il nuovo presidio,

si chiede di sapere quale sia la data prevista per l'apertura stabile del presidio di Polizia ferroviaria presso la stazione di Fossano, come sia costituita la pianta organica prevista fin dall'apertura e quale orario di servizio sarà adottato per assicurare la funzionalità e l'efficienza della struttura.

(3-01144)

ALFIERI, CASINI, DELRIO, LA MARCA, BASSO, BAZOLI, CAMUSSO, CRISANTI, D'ELIA, FRANCESCHELLI, FURLAN, GIORGIS, IRTO, LOSACCO, MALPEZZI, MANCA, MARTELLA, MISIANI, RANDO, ROJC, SENSI, TAJANI, ZAMBITO, VALENTE, VERDUCCI, VERINI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

in Tunisia gli arresti nei confronti di attivisti, avvocati e giornalisti si succedono con sempre maggiore frequenza. Agli inizi del mese di maggio 2024 diversi arresti hanno colpito principalmente esponenti di associazioni e organizzazioni umanitarie che forniscono servizi di assistenza ai rifugiati subsahariani presenti nel Paese;

l'11 maggio nel corso di una diretta televisiva del canale "France 24", si è verificata un'irruzione nell'edificio del consiglio dell'ordine degli avvocati da parte di uomini in borghese e incappucciati, appartenenti ai servizi di sicurezza tunisini, arrivati per arrestare l'avvocata Sonia Dahmani, a seguito delle sue dichiarazioni in merito alle affermazioni del presidente Saïed, che da tempo conduce una campagna gravemente xenofoba e senza precedenti contro i migranti subsahariani, accusati di programmare una "sostituzione etnica";

oltre alla giornalista sono stati arrestati anche Borhen Bssais, conduttore televisivo e radiofonico, e Mourad Zeghidi, commentatore politico, per aver "diffuso false informazioni con l'obiettivo di diffamare altri o ledere la loro reputazione"; si tratta di reati introdotti con un provvedimento definito dal sindacato tunisino dei giornalisti "una spada di Damocle sulla testa dei giornalisti e un mezzo per punire qualsiasi voce libera dei media";

il consiglio dell'ordine nazionale degli avvocati tunisini (ONAT), a seguito degli ultimi arresti ha deciso uno sciopero generale degli avvocati in tutti i tribunali del Paese. Il presidente dell'ordine, Hatem Meziou, ha anche annunciato che nascerà un osservatorio per monitorare tutte le violazioni contro avvocati, giornalisti e cittadini;

"Human rights watch" nel suo rapporto mondiale 2024 ha denunciato come la Tunisia abbia subito, nel corso del 2023, un'ulteriore regressione in termini di diritti umani e stato di diritto, in assenza di reali controlli ed equilibri contro il potere del presidente Kais Saïed. In particolare nel rapporto si legge che: "Nell'ultimo anno, il presidente Saïed ha imprigionato dozzine dei suoi oppositori e critici, alimentato il razzismo e la xenofobia contro i migranti e i rifugiati neri e minacciato le attività della società civile". Secondo quanto si legge, inoltre, "l'incarcerazione dei dissidenti e l'assoggettamento della giustizia sono oggi più estesi di quanto lo siano mai stati dalla rivoluzione del 2011";

il 16 luglio 2023 il presidente della Tunisia e l'Unione europea hanno firmato un memorandum di intesa, con l'obiettivo di frenare le partenze dei migranti dal Paese nordafricano, con la previsione di un finanziamento di 105 milioni di euro per la gestione delle frontiere e 150 milioni di euro per il sostegno al bilancio;

sul memorandum la commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Dunja Mijatovic, ha espresso prontamente preoccupazione per la sicurezza dei migranti, rifugiati e richiedenti asilo in Tunisia, che rimangono bloccati a seguito del loro allontanamento in aree remote e desolate vicino ai confini del Paese con Libia e Algeria. La commissaria, inoltre, lo scorso settembre ha avviato un'indagine su come la Commissione europea intenda garantire il rispetto dei diritti umani dei migranti in Tunisia;

al riguardo, val la pena evidenziare come la prima tranche di fondi UE sia stata rifiutata dal presidente Saïed e definita "un'elemosina";

infine, si evidenzia come, nonostante le palesi violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali da parte del Governo tunisino, il Paese nordafricano sia stato incluso dal Governo italiano tra i "Paesi sicuri" con il decreto ministeriale 17 marzo 2023, tuttavia numerose pronunce da parte della giurisprudenza di merito non hanno riconosciuto la Tunisia quale Paese sicuro accogliendo diversi ricorsi presentati in merito;

rilevato che l'Organismo congressuale forense ha chiesto che il Governo italiano si attivi immediatamente per il rilascio dell'avvocata Dahmani e "pretenda dai propri partner internazionali garanzie in ordine al rispetto dei diritti fondamentali sanciti nei trattati internazionali, esprimendo fortissima preoccupazione in ordine a tutti gli accordi bilaterali con Paesi i cui governi non rispettino i diritti umani e le fondamenta dello stato di diritto, quali l'indipendenza dell'avvocatura e la libertà di stampa",

si chiede di sapere quali iniziative necessarie e urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per fare pressione sul presidente Saïed affinché cessi immediatamente la repressione nel Paese e siano rilasciati tutti i prigionieri politici, nonché al fine di garantire il pieno rispetto dei diritti umani dei migranti subsahariani rivedendo, a fronte delle numerose denunce da parte delle diverse organizzazioni internazionali, gli accordi bilaterali stipulati, anche alla luce della consolidata giurisprudenza di merito che non riconosce la Tunisia come "Paese sicuro".

(3-01145)

SCALFAROTTO - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

il 14 maggio 2024 il Parlamento della Georgia ha approvato in terza e ultima lettura la contestatissima legge sugli agenti stranieri, ridefinita dai mass media "legge russa", nonostante le numerose proteste di massa che da più di un mese stanno riempiendo le piazze di Tbilisi. Stanti le ultime dichiarazioni, il presidente Salomé Zourabichvili porrà il veto al provvedimento, il quale tuttavia può essere annullato con un'ulteriore votazione sul disegno di legge da parte del Parlamento;

la seduta parlamentare che ha approvato la contestata legge sugli agenti stranieri è stata tesa, con tanto di grida e spintoni tra i deputati di maggioranza e opposizione, anche violando in modo palese le prerogative dei parlamentari di minoranza. La legge prevede che le organizzazioni non governative e i media indipendenti che ricevono più del 20 per cento dei loro finanziamenti da donatori stranieri dovranno registrarsi come organizzazioni "portatrici di interessi di una potenza straniera". Inoltre il Ministero della giustizia è tenuto a monitorare le ong e media indipendenti, che potrebbero essere costretti a condividere informazioni sensibili, pena il pagamento di ingenti multe;

l'impianto della legge ricalca un provvedimento analogo in vigore in Russia che il Cremlino applica da anni per reprimere il dissenso, motivo per il quale la legge approvata è stata ribattezzata, per l'appunto, "legge russa". I manifestanti scesi nelle piazze temono infatti che la legge venga utilizzata dal Governo per reprimere le opinioni dissenzienti e affossare ulteriormente le speranze della Georgia di entrare nell'Unione europea. Proprio nel giorno dell'ultimo dibattito parlamentare il portavoce della Commissione europea, Peter Stano, ha ribadito che "l'adozione di questa legge è un ostacolo grave nel percorso della Georgia per l'adesione all'Unione europea";

il 10 maggio, in una lettera firmata da 12 Ministri degli esteri della UE e indirizzata all'alto rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza della UE, Josep Borrell, e al commissario per l'allargamento Olivér Várhelyi, si è evidenziato come l'Unione, alla luce dell'approvazione della legge georgiana sugli agenti stranieri, inevitabilmente dovrà compiere valutazioni sul processo di adesione della Georgia nell'Unione stessa. In particolare, si afferma che "Il governo della Georgia - con nostro profondo rammarico - sembra essere sulla buona strada per mettere a repentaglio l'opportunità di far avanzare l'integrazione europea ed euro-atlantica del Paese" sostenendo inoltre che la UE "dovrebbe cercare ulteriori modi per inviare un messaggio inequivocabile a Tbilisi che la legislazione è incompatibile con i progressi della Georgia nel suo cammino verso l'UE";

la lettera è stata sottoscritta dai Ministri degli esteri di Germania, Francia, Repubblica ceca, Danimarca, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Irlanda, Paesi Bassi, Polonia e Svezia, ma inspiegabilmente non dall'Italia,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario chiarire le motivazioni della mancata adesione dell'Italia all'iniziativa UE e se non ritenga necessario chiarire l'orientamento del Governo italiano circa l'approvazione delle "legge russa" da parte della Georgia;

se non ritenga opportuno adottare o sollecitare a livello europeo l'applicazione di sanzioni e strumenti volti a neutralizzare i tentativi di alcuni soggetti istituzionali georgiani di pregiudicare il processo di adesione alla UE attraverso la promozione di iniziative chiaramente contrarie ai valori europei e, al contrario, coerenti con gli interessi russi nella regione.

(3-01146)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

GASPARRI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

risulta all'interrogante che l'ospedale "Careggi" di Firenze non stia tenendo nel dovuto conto tutte le indicazioni del Ministero della salute, frutto dell'ispezione intervenuta dopo gli atti di sindacato ispettivo presentati dall'interrogante (4-00901 e 4-01123), per avere chiarimenti relativi all'utilizzo presso l'azienda universitaria ospedaliera di sostanze bloccanti della pubertà (triptorelina) e se i risultati dell'ispezione condotta a gennaio 2024 dal Ministero presso il Careggi confermino l'esistenza delle gravi problematiche e violazioni procedurali a suo tempo segnalate dall'interrogante e avviate nei giorni 23 e 24 gennaio 2024;

in ragione delle criticità emerse a seguito dell'ispezione e riportate nella relazione predisposta dalla Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero, indirizzata alla Regione Toscana, è stato rivolto un invito alla Regione a porre in essere, entro un termine definito, una serie di azioni correttive puntualmente individuate e, conseguentemente, riferire gli esiti al Dicastero;

risulterebbe che per il cambiamento di sesso di bambini "la somministrazione della triptorelina stia proseguendo anche per i nuovi pazienti" con disforia di genere, "che ne hanno bisogno e rientrano nei requisiti" stringenti in cui è previsto l'utilizzo del farmaco bloccante della pubertà, e senza le adeguate tutele psicoterapeutiche;

se tali violazioni fossero confermate sarebbe gravissimo,

si chiede di sapere:

se risponda al vero quanto rappresentato e se il Ministro in indirizzo ne sia a conoscenza;

in caso affermativo, quali siano le sue valutazioni e quali ulteriori azioni intenda intraprendere per garantire la tutela della salute dei bambini;

se stia proseguendo il monitoraggio dell'azienda ospedaliera universitaria Careggi in ordine alle gravi carenze rilevate.

(4-01210)

PIRRO, LOREFICE, NATURALE, SIRONI, LICHERI Ettore Antonio, MARTON - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

Giuseppe Masciari, detto Pino, è un imprenditore operante in Calabria e all'estero che, a seguito di pressioni, estorsioni e minacce, con altissimo senso dello Stato e coraggio, sin dal 1994 ha denunciato i fatti di mafia di cui è stato vittima e testimone. Come conseguenza a tali denunce, è stato oggetto di attentati e minacce di morte, fino a diventare parte, nel 1997, del programma di protezione per i testimoni;

nonostante la situazione di grave pericolo per l'incolumità di Masciari e di tutta la sua famiglia, il programma di protezione cessò nell'anno 2010, ferma restando l'attribuzione di una scorta per lui e la sua famiglia a parziale tutela della loro incolumità;

da quel momento in poi il livello di sicurezza attribuito a Masciari e alla sua famiglia, per quanto attiene sia alle caratteristiche sia alla dotazione della scorta, è stato continuamente e ingiustificatamente ridotto, creando di fatto una situazione di minor tutela a parere degli interroganti in alcun modo giustificabile, soprattutto alla luce dell'oggettivo aggravarsi della situazione di pericolo più volte rappresentata e ignorata dalle autorità competenti;

in data 8 novembre 2022 la prima firmataria del presente atto presentava l'interrogazione 4-00016 per chiedere ragione della notifica, in data 15 ottobre 2022, del prefetto di Torino a Masciari della comunicazione di avvio da parte del Ministero dell'interno del procedimento atto alla revoca del dispositivo tutorio, e tale revoca avrebbe riguardato anche la moglie e i figli;

la scorta, oltre che elemento fondamentale per l'incolumità di Masciari e della sua famiglia, rappresenta un segnale forte e tangibile di protezione dello Stato nei confronti di coloro che si ribellano alle mafie;

ad oggi la suddetta interrogazione non ha ricevuto risposta e, da quanto risulta agli interroganti, la revoca del dispositivo tutorio sarebbe attualmente sospesa;

considerato che:

le dichiarazioni di Masciari hanno determinato pesanti condanne a carico di esponenti di spicco delle più potenti famiglie 'ndranghetiste operanti su tutto il territorio nazionale, pertanto la Procura distrettuale antimafia di Catanzaro ha valutato grave ed imminente il pericolo per l'incolumità dell'imprenditore e della sua famiglia. Recenti fatti accaduti a Masciari hanno inoltre confermato e aumentato lo stato di pericolo grave e la percezione dello stesso;

nello specifico, come comunicato alle autorità competenti, in data 24 gennaio 2024, dall'avvocato del signor Masciari, fra il 4 e il 9 dicembre 2023 fonti confidenziali attendibili per l'autorità giudiziaria riferivano che da tempo il boss della 'ndrangheta Damiano Vallelunga aveva espressamente richiesto aiuto al clan dei Bonavota di Sant'Onofrio (Vibo Valentia) per attuare un progetto delittuoso nei confronti di Masciari e della sua famiglia;

altresì, il 24 febbraio 2024, presso l'abitazione di Masciari, un soggetto a bordo di una vettura di grossa cilindrata con targa tedesca ha verosimilmente cercato di entrare nelle pertinenze dell'abitazione protetta, con una manovra repentina e sospetta. I sottufficiali dell'Arma, in servizio in quel frangente, non avrebbero proceduto alla sua identificazione, né tantomeno alla registrazione del numero di targa. Il soggetto, adducendo una banale scusa per la manovra, si è successivamente allontanato indisturbato;

quanto descritto non fa che aumentare la percezione di pericolo al quale sono soggetti permanentemente Pino Masciari e la sua famiglia,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero che la revoca del dispositivo tutorio nei confronti dell'imprenditore Masciari e del suo nucleo familiare sia stata sospesa;

se il Ministro in indirizzo non ritenga, anche alla luce degli ultimi accadimenti, che continui a persistere un rischio concreto per la vita di Pino Masciari e dei suoi familiari e, di conseguenza, quali iniziative intenda assumere al fine di scongiurare ogni condizione di pericolo, assicurando la piena incolumità alle persone, anche considerando di rivalutare il livello di protezione attualmente vigente per Masciari, innalzandone il dispositivo di sicurezza ed estendendolo anche ai suoi familiari.

(4-01211)

DE CRISTOFARO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

da organi di stampa si apprende di un blitz di "Ultima generazione" al torneo internazionale d'Italia di tennis a Roma. Undici persone aderenti alla campagna "Fondo riparazione" hanno interrotto due partite il 13 maggio al Foro italico. Si tratta di ragazzi che avevano coriandoli, vernice e colla e nessun tipo di arma pericolosa;

uno dei manifestanti, da quanto riportato, è stato oggetto di violenza ed abuso di potere da parte della polizia. Un agente avrebbe messo le mani al collo del manifestante e gli avrebbe tirato e strappato i capelli, tanto da dover ricorrere alle cure del pronto soccorso;

considerato che, se quanto è accaduto fosse verificato, assumerebbe ulteriori elementi di gravità, in quanto se inizialmente è stato emesso un referto con 15 giorni di prognosi, a testimonianza del peso delle lesioni avvenute, in seguito a sedicenti interlocuzioni con le forze dell'ordine il nuovo referto medico riportava la prognosi di un giorno;

considerato altresì che il movimento "Ultima generazione" si impegna in azioni di disobbedienza civile non violenta per ottenere misure efficaci contro il collasso ecoclimatico e si compone di persone assolutamente pacifiche;

ritenuto che, a parere dell'interrogante, si tratterebbe non solo di un episodio di ingiustificata violenza sulla persona, ma anche di abuso di potere verso una struttura sanitaria di pronto soccorso,

si chiede di sapere:

quali valutazioni e iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di verificare la fondatezza dei fatti riportati, e conseguentemente, quali iniziative intenda intraprendere ove quanto rappresentato corrispondesse a verità;

se non ritenga che la situazione generale del Paese richieda soluzioni con un alto tasso di sensibilità istituzionale da parte del Governo nei confronti delle più acute situazioni di crisi e non offrire risposte solo basate sulla violenza, apparentemente immotivata, della Polizia contro pacifici dimostranti.

(4-01212)

GERMANÀ - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:

sono numerosissimi gli utenti della società ENEL Energia che stanno protestando per l'addebito di bollette per il consumo di gas con importi aumentati anche di 10 volte rispetto alle precedenti;

l'aumento non sembra trovare giustificazione nel prezzo della materia prima, il cui valore risulta addirittura inferiore rispetto al 2023, né in un aumento considerevole dei consumi da parte degli utenti;

sembra che gli aumenti siano dovuti a due cause principali, da una parte l'aumento del valore della componente fiscale, quali IVA e oneri di sistema, che non beneficia più dell'intervento calmierante dello Stato intervenuto per far fronte all'impennata dei prezzi a seguito dello scoppio del conflitto in Ucraina, dall'altra dal fatto che con la fine del mercato tutelato l'azienda ha effettuato la modifica unilaterale del contratto agli utenti che non sono passati al mercato libero, senza fornire adeguata comunicazione e informazione al riguardo, almeno da quanto affermato da molti consumatori;

all'interrogante risulta che l'Autorità garante della concorrenza e del mercato abbia aperto un'istruttoria per pratiche commerciali scorrette nei confronti dei consumatori, a dimostrazione della gravità della situazione che si è venuta a creare;

considerato che:

per gli italiani i costi delle bollette per l'energia incidono significativamente sul reddito familiare e che un aumento così importante sta mettendo in serie difficoltà migliaia di cittadini, che già stanno facendo fatica a riprendersi dalla crisi economica post pandemia e dagli impatti dovuti all'instabilità geopolitica degli ultimi anni;

come riporta l'Adiconsum, risulta necessario che vengano introdotti nuovi criteri di definizione dei prezzi di riferimento dell'energia e di salvaguardia, affinché i cittadini siano tutelati dalle oscillazioni delle tariffe e dall'andamento del mercato;

risulta quantomai necessario un rapido e deciso intervento del Governo a sostegno delle numerose famiglie che si trovano in difficoltà nel sostenere gli eccessivi costi delle bollette,

si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda mettere in atto per contrastare l'impennata dei costi delle bollette e aiutare i cittadini a coprire i costi degli aumenti che stanno mettendo in seria difficoltà la tenuta economica delle famiglie.

(4-01213)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

3ª Commissione permanente (Affari esteri e difesa):

3-01145 del senatore Alfieri ed altri, sugli arresti in Tunisia di attivisti, avvocati e giornalisti che si occupano dei migranti subsahariani.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto stenografico della 188ª seduta pubblica del 14 maggio 2024, a pagina 61, alla quarta riga, dopo le parole: "della discussione" sostituire le parole: "del disegno" con le seguenti: "dei disegni".