Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 158 del 14/02/2024
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------
158a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 14 FEBBRAIO 2024
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Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO,
indi del vice presidente CENTINAIO,
del vice presidente RONZULLI
e del vice presidente CASTELLONE
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,06).
Si dia lettura del processo verbale.
PAGANELLA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Seguito della discussione congiunta del disegno di legge:
(969) Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2022-2023 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)
e dei documenti:
(Doc. LXXXVI, n. 1) Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2023
(Doc. LXXXVII, n. 1) Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2022
(ore 10,12)
Approvazione della proposta di risoluzione n. 2
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione congiunta del disegno di legge n. 969, già approvato dalla Camera dei deputati, e dei documenti LXXXVI, n. 1, e LXXXVII, n. 1.
Riprendiamo l'esame degli articoli del disegno di legge n. 969, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.
Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli articoli da 1 a 12 e sono stati illustrati gli emendamenti presentati all'articolo 13.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Su cosa, presidente Romeo?
ROMEO (LSP-PSd'Az). Sull'ordine dei lavori, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, ieri sera avevo chiesto, essendoci una discussione importante sul tema del salario minimo, se potesse riprendere nella giornata di oggi. Voglio solo capire se si può riprendere a parlare di questo tema, poiché non ricordo con esattezza in quale fase eravamo. Vorrei solo un chiarimento.
PRESIDENTE. Presidente Romeo, ha assolutamente ragione e infatti me lo stavano segnalando. Procederei in questa maniera: farei prima esprimere i pareri sugli emendamenti all'articolo 13 e poi riprendiamo la discussione interrotta, se non ci sono osservazioni.
Invito pertanto il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
MATERA, relatore sul disegno di legge n. 969. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti riferiti all'articolo 13.
SIRACUSANO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, ieri c'è stata una discussione sul salario minimo e dalle dichiarazioni di voto svolte su questi emendamenti sembrava che alla maggioranza non interessasse risolvere il problema di quei contratti (si parla di tre milioni di lavoratori) che sono considerati sotto una certa soglia, per cui più che di lavoro si parla di sfruttamento.
Noi riteniamo che da parte della maggioranza, della Lega ma in realtà anche di tutto il centrodestra, ci sia la volontà di affrontare questo problema. Certo che dobbiamo dare dignità a questi lavori; certo che la remunerazione deve corrispondere ad una reale esigenza del lavoratore e non deve essere sfruttamento, ma deve essere dignitosa. Si tratta di capire come arrivare a questo obiettivo. Noi abbiamo semplicemente ribadito che per noi il salario minimo stabilito per legge è rischioso, per una serie di motivi.
Visto che stiamo esaminando il disegno di legge di delegazione europea, partiamo dal presupposto che il parametro che la direttiva europea mette in evidenza come obbligo, intimazione ad andare verso la tutela o comunque verso una legge che tutela il salario minimo è che la contrattazione collettiva deve essere all'80 per cento. In Italia la contrattazione collettiva è al 95 per cento, quindi supera di gran lunga la soglia che l'Unione europea mette come intimazione ai Paesi per avviare un procedimento di legge che vada in questa direzione. Ho sentito dire che rispetto a tutti i Paesi del Nord Europa tranne la Finlandia, l'Italia non ha ancora per legge questa tutela; in Germania, però, la contrattazione collettiva è al 60 per cento, quindi c'è una ragione per la quale l'Italia può non procedere su questa strada.
Tuttavia i rischi di cui parlavamo sono legati al fatto che col salario minimo stabilito per legge c'è il rischio di appiattimento verso il basso dei salari mediani (questo è un rischio reale), di depotenziamento della contrattazione collettiva e delle varie tutele, anche significative, che sono state introdotte anche grazie alla contrattazione collettiva di secondo livello. Basti pensare, per esempio, al tema del welfare, all'asse previdenziale, a tutto l'asse sanitario, a maggiorazioni e permessi, insomma a tutto quello che negli anni il mondo sindacale ha costruito ed ha portato come qualcosa di aggiuntivo rispetto al salario. C'è il rischio che tutto questo venga depotenziato, così come c'è il rischio di spingere verso il sommerso quei lavori in cui la contrattazione collettiva è più fragile.
Per queste ragioni, intendiamo ribadire che vogliamo superare la criticità e risolvere questo problema, perché ovviamente c'è grande attenzione a quei lavoratori che percepiscono un salario sotto una certa soglia, considerato poco dignitoso se non addirittura configurabile come sfruttamento. Innanzitutto, partiamo dal presupposto che spesso a caratterizzare questi lavori sotto soglia non è solo l'aspetto del salario, ma quello dei tempi di lavoro, ovvero l'orario settimanale, che diventa importante e fondamentale, perché è chiaro che per alcune tipologie di lavoro che prevedono poche ore settimanali il salario sarà commisurato e dunque poco dignitoso, quindi occorre intervenire anche sui tempi di lavoro.
Occorre anche, come ha fatto questo Governo di centrodestra, affidare al CNEL il discorso di un piano d'azione, proprio per rafforzare la contrattazione collettiva di secondo livello. Questo è quello che vogliamo fare noi. Non puntiamo sul salario minimo per legge, ma sui minimi salariali contrattuali esigibili, attraverso il rafforzamento e il potenziamento della contrattazione collettiva. (Applausi). Questa è la nostra idea per risolvere il problema. Non è che qui vi sia chi si interessa e chi non si interessa del problema, ma ci sono due modi diversi per arrivare all'obiettivo ed è rispettabile quello che propone l'opposizione, ma altrettanto deve essere rispettabile quello che propone la maggioranza. Ricordo, peraltro, che come Lega abbiamo presentato un progetto di legge che va proprio nella direzione del rafforzamento della contrattazione di secondo livello, nel quale si vuole intervenire sui trattamenti economici accessori, tenendo conto anche del parametro legato al costo della vita e alla produttività, che non significa tornare alle vecchie gabbie salariali, che era un sistema rigido, ma prendere atto di una realtà che qualcuno non vuole vedere, ossia che nelle grandi città la vita costa molto più che nelle periferie e che ci sono alcune zone del Paese dove la vita costa di più rispetto ad altre zone del Paese. Non vedere questo significa essere completamente scollegati dalla realtà. Prenderne atto, invece, deve portare a intervenire sui trattamenti accessori e sulla produttività, che potrebbe essere addirittura uno strumento di rilancio per alcuni paesi e anche per alcune zone del Centro-Sud. Questa, quindi, è una delle strade che possiamo intraprendere ed è quello che chiediamo noi come Lega, che abbiamo ribadito nel nostro disegno di legge, proprio perché vogliamo risolvere il problema rafforzando la contrattazione collettiva di secondo livello, quindi senza intervenire a livello centrale sui contratti nazionali, ma rafforzando le garanzie sui territori, a seconda del costo della vita e della produttività, cercando di mettere in campo tutte quelle tutele che consentano di far sì che alcune tipologie di lavoro, soprattutto nel campo del turismo, della sicurezza, del terziario, possano non essere più considerate sfruttamento. Non vogliamo lo sfruttamento, ma abbiamo un modo diverso per risolvere il problema.
È per queste ragioni che votiamo contro quell'emendamento, non perché non vogliamo tutelare queste tipologie di lavoro e di lavoratori, ma perché abbiamo un'idea diversa che, a nostro giudizio, è più giusta. (Applausi).
PATUANELLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, credo che la serietà dell'intervento del senatore Romeo, che non condivido nel merito ma sicuramente nel metodo, meriti una risposta, che mi auguro possa essere considerata altrettanto seria, anche se probabilmente non condivisa. È evidente che il problema dei lavoratori poveri che non riescono ad arrivare non a fine mese, ma neanche a metà del mese, è un problema reale e concreto che mi sembra evidente che tutte le forze politiche riconoscano.
Devo però rilevare per il suo tramite, signor Presidente, che nelle affermazioni e nei dati citati dal collega Romeo in qualche modo è già tracciata una possibile risposta.
Nel momento in cui si dice che in questo Paese il 94 per cento dei lavoratori è protetto da un contratto collettivo nazionale, ma il 12 per cento lavora al di sotto dei nove euro lordi l'ora, è evidente che la protezione del contratto collettivo nazionale non è sufficiente per dare dignità allo stipendio, al lavoro. Affermare che soltanto attraverso il rafforzamento della contrattazione collettiva si può raggiungere l'obiettivo, sta nei fatti e nei dati che non sia così.
In secondo luogo, parlare di contrattazione di secondo livello e di trattamento economico complessivo può avere un senso, ma non dobbiamo dimenticare che la gente va a fare la spesa con il netto in busta paga e non con il trattamento economico complessivo. Quindi, quello che arriva al netto in conto corrente è quello che io posso usare per vivere. Tutto il resto serve, ma non risolve i problemi emergenti di chi oggi non arriva alla terza settimana. (Applausi).
Non vi è alcun rischio di depotenziamento della contrattazione collettiva e del ruolo delle forze sindacali nel momento in cui si approva una norma che prevede un limite minimo legale orario. Nello stesso momento in cui io fisso il principio che deve essere la norma ad indicare il salario minimo orario legale, rafforzo anche la contrattazione collettiva, perché le nostre proposte, quelle delle opposizioni, totalmente unite su questo fronte, vanno a rafforzare anche la contrattazione collettiva. Quindi, da un lato, metto al centro la contrattazione collettiva e la protezione che quella contrattazione dà ai lavoratori. Dall'altra, dico che però quella contrattazione non può partire da un livello salariale che sia inferiore alla cifra indicata di nove euro l'ora.
Signor Presidente, concludo paventando un rischio. In questa fase abbiamo visto un forte allentamento delle politiche di assistenza al reddito per chi perde il lavoro, per chi il lavoro non riesce ad averlo, per chi esce dal mondo del lavoro. Aver eliminato un sistema universale di accompagnamento al reddito (non cito il reddito di cittadinanza, ma parlo di uno strumento universale di assistenza e di accompagnamento a chi non ha un lavoro) rischia di portare una fascia sempre più debole della popolazione ad accettare lavori che non hanno dignità salariale. E questo è un altro effetto collaterale delle politiche che questo Governo sta attuando. (Applausi).
FREGOLENT (IV-C-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FREGOLENT (IV-C-RE). Signor Presidente, accetto la sollecitazione del capogruppo Patuanelli per parlare di un tema veramente delicato. Se ognuno di noi avesse la soluzione ideale e perfetta, sarebbe un'utopia e, francamente, nessuno di noi pensa che quello che dice l'altro sia completamente sbagliato e che chi invece sostiene diversamente abbia ragione al 100 per cento.
Cerco, però, di andare incontro al ragionamento del senatore Patuanelli quando dice che il 12 per cento dei lavoratori, secondo le stime fatte dal capogruppo Romeo, nonostante abbiano un contratto collettivo nazionale, guadagnano meno di quello che quel contratto prevede.
È vero che bisogna sempre pensare a come si applicano i contratti, ma i contratti contrari al salario minimo per legge corrono un rischio. Il rischio è che quei nove euro lordi (che vuol dire 6,50 euro netti, molto meno di quanto molti contratti di contrattazione collettiva prevedono per i propri lavoratori), in realtà, invece di favorire la minoranza che ha dei contratti capestro, danneggerebbero la maggioranza che invece ha dei contratti migliori.
Il rischio, allora, è che quel tipo di previsione legislativa, invece di favorire un miglioramento della vita economica del lavoratore in realtà ne causi un peggioramento. Secondo il ragionamento del senatore Patuanelli, si parla di non arrivare alla seconda o alla terza settimana del mese. Ciò è vero, ma riguarda categorie che fino a ieri ne erano esenti: insegnanti, infermieri, autisti di autobus, cioè persone che hanno una contrattazione collettiva e che guadagnano in teoria uno stipendio che un tempo si sarebbe definito normale. Oggi, a causa dell'inflazione e a causa del fatto che i salari non sono stati adeguatamente incentivati in questi anni, vengono considerati i nuovi poveri.
E allora, sempre per fare un ragionamento e per fare delle proposte, noi per esempio abbiamo presentato una proposta di legge che prevede che il lavoratore partecipi agli utili di impresa. È una proposta mutuata dalla proposta della CISL (Applausi), un sindacato che immagino voglia la salvaguardia dei lavoratori e non il loro danneggiamento. Pensiamo infatti che un coinvolgimento del lavoratore, anche nel momento della divisione degli utili, faccia sì innanzitutto che tra i dipendenti e quello che una volta si chiamava padronato si crei un rapporto di leale collaborazione reciproca, in modo tale che tutti si sentano parte di una squadra, per il bene dell'azienda e per la sua qualità. Ma soprattutto, dove questo avviene (per esempio in Germania), ci sono stati degli elementi di crescita economica delle aziende che lo applicano che sicuramente mancano in questa fase nel nostro Paese.
Concludo. Se il tema è quel pezzo di lavoratori fragili o fragilissimi che in questo momento hanno dei contratti capestro, non è indebolendo la contrattazione collettiva che si trova la soluzione. A me fa piacere che nella stessa normativa si stabilisca il salario minimo contrattuale e la libertà della contrattazione; mi sembra tuttavia che le due cose cozzino insieme, perché, se io sono libera di contrattare, non devo avere un incipit iniziale. E soprattutto, non avendo quell'incipit iniziale, posso andare molto più avanti e molto oltre rispetto ai 9 euro lordi, che sono più o meno 6,50 euro netti e che non sono concepibili nella stragrande parte dei contratti. Ciò vorrebbe dire che si dà l'autorizzazione, a quelli che guadagnano di più, di guadagnare di meno.
Bisogna tutelare i fragili, anche dando delle multe salatissime alle multinazionali che sfruttano i lavoratori. Facciamo allora adeguate politiche di controllo, anche grazie ai sindacati. Ma, visto che la contrazione collettiva e il ruolo del sindacato sono centrali nella nostra Costituzione, delle due l'una: non è che si può salvaguardare la Costituzione quando ci fa comodo e, quando invece va contro i nostri ideali, diciamo che vale ma quanto basta. Il ruolo dei sindacati e la contrattazione collettiva sono stabiliti in Costituzione e la sentenza dell'Unione europea non dice che è obbligatorio il salario minimo, ma dice che, dove non c'è la contrattazione, bisogna corrispondere il salario minimo, perché le due cose sono antitetiche. (Applausi).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi invito a prendere posto perché, essendo trascorsi i venti minuti dal preavviso, stiamo per cominciare con le votazioni degli emendamenti presentati all'articolo 13.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.1, presentato dai senatori Lorefice e Bevilacqua, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.2, presentato dal senatore Lorefice e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 13.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 13.0.1.
BEVILACQUA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Senatrice Bevilacqua, il suo Gruppo ha esaurito il tempo a sua disposizione, quindi le concedo due minuti per intervenire, come farò per qualsiasi altro Gruppo.
Ne ha facoltà.
BEVILACQUA (M5S). Signora Presidente, volevo ribadire alcuni punti che sono stati toccati nel corso della discussione generale. Si parla di una contrattazione collettiva forte in Italia perché riguarderebbe il 95 per cento dei contratti. Eppure il 36 per cento di quel 95 per cento sono contratti pirata, che servono a rivedere al ribasso il salario dei lavoratori. Siamo quindi al 60 per cento di contrattazione collettiva veramente rappresentativa, per cui se diciamo la verità agli italiani, in Italia serve un salario minimo. (Applausi).
Serve anche perché l'idea che un salario minimo faccia rivedere al ribasso le contrattazioni sugli altri redditi e sugli altri salari già stabiliti è contrastato dalla realtà dei fatti. In Germania, dove esiste il salario minimo, la contrattazione collettiva ha portato al 31 per cento in più di crescita dei salari, in Italia siamo scesi del 2,9 per cento. (Applausi).
In terzo luogo, i contratti non vengono adeguati e l'abbiamo ripetuto tutti, proprio perché la contrattazione collettiva va rafforzata, cosa che il nostro emendamento sull'introduzione del salario minimo prevedeva, perché è la contrattazione collettiva veramente rappresentativa che deve essere sostenuta.
Infine, noi sentiamo raccontare dalla maggioranza di questa crescita strepitosa dell'occupazione. Ricordo che è un trend in vigore dal 2021, quindi ben venga la crescita. Peccato che il PIL sia ritornato a cifre da prefisso telefonico dello zero virgola e questo dimostra che alla crescita dell'occupazione corrispondono salari poveri, altrimenti il PIL crescerebbe.
Quindi la realtà dei fatti smaschera il vostro finto interessamento alla tutela dei lavoratori poveri. State dando l'ennesimo schiaffo a tre milioni di lavoratori poveri. (Applausi).
CAMUSSO (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAMUSSO (PD-IDP). Vorrei rapidamente riflettere su due aspetti: in primo luogo noi abbiamo un sistema contrattuale che è fondato su due livelli (è stato lungamente chiarito anche dal presidente Romeo poco fa) però abbiamo anche una realtà in cui ci sono 5 milioni di imprese attive e 10.000 contratti di produttività attivi che rappresentano una platea complessiva di circa 2.900.000 lavoratori, cioè meno del 10 per cento dei lavoratori dipendenti di questo Paese.
A mio parere noi abbiamo bisogno di alzare i salari e di alzarli per tutti, non solo per chi rientra nell'area che usufruisce delle possibilità e dell'efficacia della contrattazione di secondo livello, che non è una novità perché, insisto, il modello su due livelli vale dal 1993, quindi abbiamo alle spalle una discreta esperienza.
La seconda ragione per cui abbiamo bisogno di un salario minimo e di fissare una cifra sotto la quale non andare è data dalla crescita dei lavori che sono involontariamente di poche ore (appalti, part-time involontari e così via) e sono pagati pochissimo; sarebbe allora forse fondamentale un contributo per renderli meno poveri.
Per tali ragioni, credo non si possano mettere in contrapposizione salario minimo e contrattazione, ma che, anzi, il salario minimo rafforzerebbe la contrattazione, innalzando la base da cui partono i salari. (Applausi).
ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, la tesi secondo la quale da quando ci sono questa maggioranza e questo Governo i salari si sono impoveriti si scontra con la realtà dei fatti. Ricordo infatti che nella manovra economica abbiamo stanziato per i redditi fino a 35.000 euro circa 15 miliardi per il taglio del cuneo fiscale, che ha innalzato in realtà i salari nel nostro Paese. (Applausi). Come centrodestra abbiamo altresì rinnovato i contratti della scuola... (Commenti). Capisco l'agitazione, perché fa male sentire queste cose (Applausi), ma abbiamo rinnovato i contratti della scuola e previsto 7 miliardi per i rinnovi dei contratti di tutto il pubblico impiego, quindi di cosa state parlando?
Poi, che si possa fare meglio e di più l'abbiamo detto con le proposte che ho citato nell'intervento precedente. Informarsi prima, prego. (Applausi).
MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, vorrei evitare di fare bagarre su una cosa che riguarda moltissimi lavoratori e lavoratrici. Non ci sono purtroppo né il tempo, né la possibilità di farlo, ma sarebbe necessario discutere sulla questione.
Ho sentito tante cose che non condivido. Faccio un esempio banale, quello dei lavoratori e delle lavoratrici che esercitano la professione di educatori, che lavorano nelle cooperative ecclesiastiche e laiche - chiamiamole come vogliamo - in cui è stato decentrato il lavoro, perché per poter mantenere il servizio, bisogna tenere bassi i salari, dal momento che l'unica cosa che costa è il lavoro. Se questi lavoratori non avranno un salario minimo, non miglioreranno mai la loro condizione, nemmeno con il cuneo fiscale. Bisogna stabilire che non si può andare sotto e quando uno fa l'appalto deve sapere che appalta. Anche la pubblica amministrazione, quando appalta un servizio, deve sapere che lo deve dare, se c'è un rispetto dal punto vista economico e contrattuale. Ci sono infatti contratti che non si rinnovano da quindici anni, perché non ci sono i rapporti di forza. Stiamo discutendo di cose non vere, andiamo a vedere la situazione concreta.
I lavoratori della vigilanza una volta stavano dentro i luoghi di lavoro, adesso non hanno rapporti di forza e non riescono a fare il contratto. Queste sono le questioni che dobbiamo discutere, ossia cosa succede a questi lavoratori in carne ed ossa. La questione quindi non è il cuneo fiscale, con il quale cerchiamo collettivamente di rispondere all'inflazione, ma per aumentare i salari bisogna spostare il capitale al lavoro. Se non si fa questo, i salari nel nostro Paese non aumenteranno mai. Questo è il punto e non c'è contraddizione tra contrattazione e salario minimo, perché non blocca la questione della contrattazione.
Basterebbe guardare la storia per comprendere che, quando c'è la possibilità di fare e di avere un livello alto di contrattazione e quindi salari minimi, quelli più forti portano a casa di più. Non è il contrario, lo voglio dire al presidente Romeo: quello che è avvenuto è esattamente il contrario, lo dimostra la storia.
Io non accuso assolutamente nessuno, dico solo che dovremmo affrontare questo tema e cercare di rispondere a un problema che vede 4 milioni di persone con un salario da fame e altri con un livello che continua a scendere, anziché salire. Per questa ragione, bisogna introdurre il salario minimo. (Applausi).
ZAFFINI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAFFINI (FdI). Signora Presidente, intervengo solo per rispondere, per suo tramite, alla collega Bevilacqua.
Mi corre l'obbligo, anche in qualità di Presidente della Commissione lavoro e a beneficio del resoconto, evidenziare che il 97 per cento della contrattazione collettiva è sottoscritta quantomeno da CGIL, CISL e UIL. Non so dove la collega abbia trovato il dato del 38 per cento di contrattazione pirata. Io ho dati che certificano che la cosiddetta contrattazione pirata (che poi questo aggettivo dovrebbe essere meglio definito) non supera il 5 per cento.
Detto ciò, il 97 per cento della contrattazione collettiva di questo Paese, cioè il 97 per cento dei lavoratori coperti da contrattazione collettiva, porta la firma almeno di CGIL, CISL e UIL, oltre che di altre sigle. Quindi attenzione, quando si citano i numeri. (Applausi).
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Signora Presidente, il tema è talmente importante e complesso, ma per certi aspetti anche piuttosto semplice, che meriterebbe qualcosa di più rispetto al teatrino della politica politicante, che troppo spesso viene tirata in ballo su vicende come queste e che intende lucrare al mercato della facile politica e della raccolta del consenso spicciolo su questioni che meriterebbero un approfondimento ben più consistente e anche una coerenza di fondo.
A me fa piacere - o, meglio, per certi aspetti sorprende - sentire in quest'Aula alcune affermazioni da parte di colleghi che, quando svolgevano funzioni di rappresentanza di significativa importanza, la pensavano in maniera diametralmente opposta. La collega senatrice Camusso si è alzata ora magnificando le magnifiche e progressive sorti del salario minimo. Mi chiedo se sia la stessa segretaria generale della CGIL che, a suo tempo, incontrando i rappresentanti del Governo dell'epoca, significativamente di centrosinistra, diceva testualmente che l'introduzione del salario minimo avrebbe la funzione di «indebolire la contrattazione collettiva» e «creare le condizioni per un futuro di povertà diffusa». (Applausi). La senatrice Camusso, all'epoca segretario generale della CGIL, diceva una cosa giusta: «non c'è alcuna ragione al mondo che giustifichi l'intervento del Governo sulle regole contrattuali».
Ora si dà il caso che il Governo dell'epoca avesse un torto, probabilmente, quello di essere riformista e di centrosinistra, che quindi, per una concezione massimalista, non doveva essere in alcun modo agevolato, ma in tutti i modi contrastato.
Peraltro, anche chi è venuto dopo di lei alla guida del più importante sindacato italiano (mi riferisco a Maurizio Landini) nel 2019 sosteneva a chiare lettere, testualmente: «sono le parti sociali (a fare il salario minimo), quando rinnovano i contratti nazionali». È esattamente quello che sosteniamo anche noi. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatore Borghi, devo invitarla a concludere, perché siamo ai tempi supplementari.
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Pensavo di avere cinque minuti, signora Presidente, ma se non è così, concludo allora con questa frase: «L'introduzione del salario minimo indebolisce i lavoratori, non li rafforza». Anno di grazia del Signore 2021, ministro del lavoro Andrea Orlando. (Applausi).
LOMBARDO (Misto-Az-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (Misto-Az-RE). Signor Presidente, nei due minuti che mi sono concessi, visto che già ieri siamo intervenuti su questo tema, mi premeva dire due cose, una per il suo tramite al senatore Romeo, che probabilmente confonde la defiscalizzazione e il cuneo fiscale con i rinnovi dei contratti collettivi. (Applausi). Visto che parla di cose che, a mio avviso, conosce un po' per sentito dire, forse è il caso di riportare un po' di verità su questo tema.
Allo stesso modo, se abbiamo più di 800 contratti collettivi nazionali registrati e oltre 3 milioni di italiani che stanno sotto la soglia dei 9 euro, evidentemente qualcosa non funziona. (Applausi). Sono logica e matematica e voi lo sapete, tant'è vero che alla Camera avete presentato un disegno di legge che affronta il tema.
Ritorno allora a quanto detto ieri: siccome la direttiva non obbliga a scegliere tra la contrattazione collettiva e la legge, ma vi dice che contrasta il lavoro povero, è evidente che abbiamo bisogno di una soglia sotto la quale non si può andare. Non me ne vogliano i colleghi quando dicono che questo indebolisce la rappresentanza sindacale o la contrattazione collettiva, perché se a dirlo sono state la Banca d'Italia e la rappresentanza delle organizzazioni sindacali nell'ultima settimana, evidentemente il tema è che il problema dei salari in Italia esiste, eccome. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Don Lorenzo Milani» di Cerveteri, in provincia di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione congiunta
del disegno di legge n. 969 e dei documenti LXXXVI, n. 1,e LXXXVII, n. 1(ore 10,52)
PRESIDENTE. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.0.1, presentato dal senatore Magni e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 13.0.2.
CROATTI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà per due minuti, perché avremmo esaurito i tempi.
CROATTI (M5S). Signor Presidente, intervengo sui princìpi e i criteri di applicazione della direttiva cosiddetta Bolkestein, la n. 123 del 2006. Sono passati diciott'anni da quel provvedimento e si continua a lasciare il settore in una situazione di assoluta confusione. In questi anni non si è voluto affrontare il tema e non si è voluta portare avanti una linea, nonostante i Governi precedenti e i colleghi di Forza Italia e Fratelli d'Italia abbiano comunque, nel Governo Draghi, portato a una soluzione.
Si vuole continuare a non affrontare un problema che tiene bloccato l'intero comparto di un Paese e impedisce sviluppi e investimenti: l'hanno detto il Consiglio di Stato, la Corte costituzionale e il TAR. Sono arrivate da tutte le parti direttive da applicare obbligatoriamente, ma nessuno le vuole affrontare.
Noi siamo veramente preoccupati per questo comparto, prima di tutto perché si alimenta una situazione complessa e si getta nel caos tutto il settore balneare, ma soprattutto per tutti gli imprenditori che lo vivono e ci lavorano. Si crea una grossa problematica per coloro che vogliono investirvi ed entrarvi, ma abbiamo anche la difficoltà dei Comuni, dei sindaci e dei dirigenti comunali che si trovano davanti a una stagione di ricorsi, non di investimenti, e tutto questo ricade completamente sul comparto turistico.
Serviva dare equilibrio e noi l'abbiamo dato - e, insieme a noi, molta di questa maggioranza - con provvedimenti che tengo a citare, introdotti sia alla legge per la concorrenza, con l'emendamento 2.0.1000/1, sia alla legge delega del 2022, con l'emendamento 180.0.4.
In quei provvedimenti si era detto che servivano la mappatura e soprattutto i princìpi e i criteri su cui fare un percorso di costruzione.
Tutto questo non è stato portato avanti dal Governo attuale, che sta continuando a fare una propaganda vergognosa sul tema, mentre ci sono centinaia di imprenditori del nostro Paese bloccati, che ci sta anche portando verso un'infrazione, la n. 4118 del 2020, che è stata citata anche in questo emendamento.
PRESIDENTE. Senatore, devo invitarla a concludere il suo intervento.
CROATTI (M5S). Va bene, Presidente.
Dicevo che soprattutto c'è la volontà di questa maggioranza di fare bandi frettolosi, che metteranno completamente in difficoltà gli attuali concessionari, che non avranno la possibilità né di prepararsi, né di avere garanzie, né di fare alcun tipo di investimento. Verrà invece facilitato chi ha la possibilità economica a causa di evidenze pubbliche che non hanno dato tempo agli imprenditori di mettersi a regime.
Nel frattempo, prosegue questa farsa di propaganda a tutela dei piccoli imprenditori, che è completamente l'opposto della realtà, poiché solo pochi potranno partecipare a questi bandi.
Concludo dichiarando il voto di astensione del MoVimento 5 Stelle su questo emendamento del senatore Lombardo, perché non ci vede favorevoli in particolare a quanto previsto alla lettera g), perché c'è un indennizzo che non è corretto. Non ci asterremo invece dal ribadire che continuate a fare propaganda e a non dare soluzioni a questo Paese. (Applausi).
LOMBARDO (Misto-Az-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (Misto-Az-RE). Signor Presidente, nei due minuti concessi proverò ad attirare l'attenzione dell'Assemblea sull'emendamento 13.0.2 (testo 2), che è importante perché riguarda la procedura di infrazione sulle concessioni balneari. Ricordo semplicemente che il 16 novembre 2023 la Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia europea in merito al quadro normativo che disciplina l'autorizzazione per l'utilizzo dei beni demaniali.
Colleghi, ve l'avevamo detto in occasione dell'esame del decreto cosiddetto milleproroghe: avevate un termine magico in quel momento, che si chiamava mappatura, per valutare il fatto che non ci fossero risorse scarse e quindi venisse meno il presupposto per le gare e le procedure di evidenza pubblica. È evidente dalla lettera di messa in mora della Commissione, che non basterà il lavoro del tavolo tecnico e della mappatura. Pertanto, in questo emendamento vi chiediamo semplicemente di applicare la normativa europea e la direttiva servizi per chiedere il ricorso alle procedure selettive per l'affidamento delle concessioni, nel rispetto dei principi di imparzialità e trasparenza.
Tra l'altro, questo emendamento tiene in equilibrio il riconoscimento degli investimenti effettuati agli attuali titolari di strutture, quindi indennizza i concessionari uscenti e definisce tutele occupazionali, con la valorizzazione dei beni demaniali. Vi chiedo di valutare seriamente l'approvazione di questa proposta emendativa, altrimenti non si riuscirà a trovare un accordo con la Commissione, né si chiuderà una procedura di infrazione, e a pagare saranno gli italiani.
PRESIDENTE. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.0.2 (testo 2), presentato dal senatore Lombardo, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 14.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame dell'articolo 15, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
MATERA, relatore sul disegno di legge n. 969. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
SIRACUSANO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.1, presentato dai senatori Lorefice e Bevilacqua, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.2, presentato dai senatori Lorefice e Bevilacqua, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.3, presentato dai senatori Lorefice e Bevilacqua.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.4, presentato dai senatori Lorefice e Bevilacqua, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.5, presentato dai senatori Lorefice e Bevilacqua, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 15.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 16.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 17.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 18.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 19.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
LOMBARDO (Misto-Az-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (Misto-Az-RE). Signora Presidente, il voto sul disegno di legge di delegazione europea costituisce uno dei momenti più importanti di partecipazione dell'Italia agli adempimenti degli obblighi dell'Unione europea.
Come sappiamo bene, purtroppo, l'Italia non si è sempre contraddistinta per l'adeguamento agli obblighi comunitari, sia per un tema di vischiosità dell'ordinamento nazionale frammentato tra lo Stato e le Regioni, sia, più in generale, per una tendenza sbagliata del nostro Paese ad assumere obblighi normativi vincolanti nell'ordinamento. (Brusio).
PRESIDENTE. Senatore Lombardo, aspetti un momento, le saranno restituiti i minuti. Colleghi, siamo in fase di dichiarazioni di voto: chi intende lasciare l'Aula lo faccia, ma consenta a chi interviene di svolgere l'intervento.
Credo che possa riprendere, senatore Lombardo.
LOMBARDO (Misto-Az-RE). Abbiamo 74 procedure d'infrazione aperte e oggi con il presente disegno di legge di delegazione europea ne chiudiamo una ventina su temi importanti, dalla cybersecurity alla tutela dei lavoratori esposti a elementi cancerogeni, come l'amianto ed altri, quindi sono tutti provvedimenti importanti.
Tra questi ricordo un emendamento di cui ieri abbiamo discusso a lungo, presentato dal collega Costa alla Camera, che è diventato oggetto di ampia discussione all'interno del presente disegno di legge, che si collega alla normativa europea sul principio di non colpevolezza. Non posso non rimarcare che ci sono state occasioni mancate in questa discussione, a partire da quella che citavo prima sulle concessioni balneari, su cui continuiamo a rimanere ostaggio di una parte della maggioranza, che fatica a enunciare un principio molto semplice, che si chiama libera concorrenza. (Applausi). Continuiamo a sentire la menzogna che, essendo registrati tanti contratti collettivi nazionali di lavoro presso l'archivio del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL), non c'è un problema di salario povero in Italia.
Questo atteggiamento di chiusura non è semplicemente nei confronti delle opposizioni, che unitariamente avevano presentato la proposta sul salario minimo, ma anche rispetto a un tema che riguarda oltre tre milioni di italiani e che da Bankitalia alle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative ci viene posto come rilevante per il Paese, cioè quello dei salari bassi e del lavoro povero.
Non avete ascoltato alcune delle nostre richieste, ma confido sia nel sottosegretario Siracusano sia nel ministro Fitto perché un suggerimento di metodo venga raccolto, cioè che, quando si lavora sulla legge di delegazione europea e si devono indicare quali procedure di infrazione chiudere per prime, la scelta non dipenda da valutazioni politiche del Governo, altrimenti non si capirebbe perché oggi, per esempio, non discutiamo della procedura di infrazione che riguarda l'Ilva o di quelle che riguardano i rifiuti o l'immigrazione. Quando si adottano leggi che delegano il Governo a chiudere procedure di infrazione, la logica dovrebbe essere quella di partire prima da quelle che hanno già una sentenza di doppia condanna e che quindi costringono gli italiani a pagare sanzioni pecuniarie, per poi risalire verso quelle chiuse con una sentenza dichiarativa di inadempimento, fino ad arrivare alla costituzione di messa in mora attraverso l'avvio della procedura di infrazione. Questo è un criterio logico, non soggetto alla discrezionalità politica. Confido che il Sottosegretario voglia farsi da tramite per portare al Governo questa osservazione, che nella prossima legge di delegazione europea il criterio per chiudere le procedure di infrazione sia logico, non fondato su valutazioni politiche e discrezionali. (Applausi).
C'è un altro elemento che diventa di carattere culturale. Mi dispiace, signor Presidente, che abbiamo dovuto spezzettare la discussione non perché ci siano parlamentari che non vogliano lavorare di giorno o di notte, in qualsiasi orario, ma perché svolgere una discussione con il favore delle tenebre come ieri notte anziché con il favore della luce del giorno non è degno di uno dei temi più delicati che riguardano il rapporto tra l'Italia e l'Unione europea e questo problema - mi ripeterò rispetto a quanto detto nel mio intervento in discussione generale - non si risolve solo con uno strumento tecnico-giuridico, che oggi è quello della legge di delegazione europea e poi sarà quello della legge europea, perché è culturale: significa identificare e accorciare la distanza che passa tra la fase ascendente, in cui si assumono obblighi che riguardano il nostro Paese a livello europeo, e quella discendente, in cui questi obblighi, che sono già stati assunti e quindi sono giuridicamente vincolanti, devono essere adempiuti. L'Italia la deve smettere di pensare che agli obblighi europei si possa adempiere o no a seconda del colore politico del Governo. Questo è l'errore di fondo per il quale l'Italia non riesce a essere in linea con gli obblighi europei.
Noi del Gruppo Azione saremo sempre favorevoli tutte le volte in cui l'Italia si conformerà a obblighi che ha già assunto - ed è il motivo per il quale dichiaro il voto favorevole alla legge di delegazione europea - ma mi raccomando: raccogliete gli input e gli stimoli che vi stiamo dando come opposizione, perché su questo si fonda la credibilità del nostro Paese quando assume obblighi vincolanti non solo a livello europeo, ma anche interno e nazionale. (Applausi).
DE POLI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE POLI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, è significativo che ci apprestiamo a votare questo testo per la ricezione degli atti dell'Unione europea nell'attuale periodo storico.
I rapporti tra il nostro Paese e le istituzioni europee, infatti, sono contraddistinti, oggi ancor più che in passato, da proficue relazioni bilaterali. L'approccio assertivo del Governo Meloni sta producendo risultati evidenti nella gestione dei flussi migratori, ad esempio. Ricordiamo l'importanza del contributo italiano nella firma del memorandum d'intesa con la Tunisia, un vero e proprio simbolo del cambio di paradigma che consiste nella difesa dei confini esterni dell'Unione europea, fermando a monte i trafficanti di esseri umani. Ricordo inoltre il pagamento della quarta rata del PNRR all'Italia, che è diventata così il primo Paese in Europa a riceverla.
Ebbene, l'atto che votiamo oggi è un ulteriore tassello di queste relazioni di collaborazione, pace e sicurezza con la stessa Unione europea. Noi siamo europeisti della prima ora, lo siamo da sempre. L'appartenenza all'Unione europea per noi è motivo di vanto.
Oggi, però, è cambiato l'approccio: ci stiamo rendendo conto concretamente che si può essere in Europa a testa alta, portando avanti gli interessi della nostra Italia. Grazie a questo Governo e a questa maggioranza abbiamo ritrovato una giusta dose di protagonismo. La postura dell'Italia è sicuramente cambiata.
I primi risultati li stiamo vedendo. Penso, ad esempio, alla lotta contro le carni sintetiche, tema su cui i quattordici Stati membri dell'Unione europea si sono allineati alla posizione italiana e di questa maggioranza, a tutela della qualità dei nostri prodotti e delle eccellenze del nostro made in Italy.
Dobbiamo proseguire su questa strada e questo Governo lo sta facendo concretamente, per sconfiggere quelle ideologie green che non tutelano l'ambiente, così come non tutelano, ma al contrario danneggiano, i nostri imprenditori e i nostri territori.
Oggi l'Assemblea esamina la legge di delegazione europea, che ricordo essere uno dei due strumenti di adeguamento del nostro ordinamento a quello dell'Unione europea introdotti dalla legge 24 dicembre 2012, n. 34, che ha attuato una riforma organica delle norme che regolano la partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Europa stessa.
Il disegno della legge oggi in esame prevede, nello specifico, il recepimento di diciassette direttive e di sei regolamenti, che hanno come oggetto questioni e materie di grande rilevanza per la vita di cittadini e imprese della nostra Nazione. Vorrei soffermarmi su alcuni dei diciannove articoli presenti nel provvedimento.
Ad esempio, l'articolo 3 è relativo a misure per un livello comune elevato di cybersicurezza dell'Unione europea. In Italia, complessivamente, nel 2023 sono stati 11.930 gli attacchi cyber a infrastrutture critiche a istituzioni, aziende e privati. Questi numeri ci fanno capire quanto sia oggi importante difendere e proteggere il cyberspazio esattamente come lo spazio fisico che è attorno a noi.
Il tema di cybersicurezza è dunque di fondamentale importanza per la sicurezza delle nostre istituzioni e dei nostri cittadini. Il dato, infatti, può apparire come qualcosa di freddo, ma invece appartiene alla vita di ciascuno di noi. Ecco perché è essenziale e cruciale implementare le misure a sua protezione.
La direttiva in questione rafforza il livello della cyber-resilienza di un vasto gruppo di soggetti e migliora la capacità di risposta agli incidenti informatici, tra l'altro incentivando la condivisione di informazioni attraverso la designazione delle autorità nazionali competenti.
A proposito di lavoro, è utile citare gli articoli 8 e 9. L'articolo 8 riguarda la protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro e ne estende l'ambito di applicazione alle sostanze tossiche per la riproduzione umana. Il nostro Gruppo, signor Presidente, è particolarmente sensibile a questo tema, come dimostra il fatto che, sin dall'inizio della legislatura, si è mobilitato in favore della sicurezza del lavoro e dei malati oncologici, non da ultimo, con la legge sull'oblio oncologico, recentemente approvata in via definitiva.
L'articolo 9, invece, riguarda l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione. Come dimostrano diversi studi al riguardo, per affrontare la sfida epocale della crisi demografica, tentando di invertire la tendenza negativa, serve, sì, cambiare l'atteggiamento culturale, ma servono anche concretamente lavoro e sviluppo. Serve pertanto far crescere i tassi di partecipazione, di occupazione e di retribuzione femminili al mondo lavorativo.
Questo provvedimento, in conclusione, rafforza la sinergia dell'Italia con l'Europa. Continueremo a lavorare in tale direzione, consapevoli delle potenzialità della nostra Nazione e dell'importanza di promuovere nelle sedi europee tutte le azioni necessarie per salvaguardare gli interessi nazionali; in poche parole, per fare gli interessi dell'Italia e degli italiani.
Per questi motivi, annuncio il voto favorevole del Gruppo UDC-Coraggio Italia- Noi Moderati-MAIE. (Applausi).
PAITA (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAITA (IV-C-RE). Signora Presidente, questo atto ci dà l'occasione di fare il punto su alcune questioni che in ambito europeo sono oggetto di una discussione importante e forte e anche per fare un po' di luce su alcune strumentalizzazioni che avvengono nel dibattito politico italiano, quando si usa dire "ce lo chiede l'Europa". Vediamo cosa davvero l'Europa ci chiede ed è in grado di fare per rafforzare il processo di unità tra gli Stati, ma anche per traghettarli verso obiettivi nuovi di modernizzazione, di ambientalizzazione e di rafforzamento di alcuni princìpi egualitari, come la parità di genere. In ognuna di queste funzioni è importante che si mantenga la capacità di arrivare a questi scopi con una transizione intelligente e, soprattutto per quanto riguarda il tema ambientale, con una forte crescita occupazionale e un miglioramento della qualità del lavoro nel nostro Paese. (Applausi).
Parto dal tema importante della parità di genere, soprattutto per quanto riguarda i ruoli nelle società di amministrazione. Abbiamo ancora un basso livello di partecipazione delle donne, soprattutto per quanto riguarda i ruoli apicali, ed è ineludibile l'obiettivo di aumentarlo. Da questa questione di civiltà ne passano alcune altre grandi, che attraversano il dibattito politico. Pensate al tema del salario: è ingiustificato, ingiustificabile e gravissimo che le donne abbiano ancora salari più bassi rispetto agli uomini. (Applausi). Pensate a quanto il tema dell'indipendenza delle donne rilevi circa la loro possibilità di essere autonome nella vita familiare e magari anche di contrastare la violenza che spesso avviene nelle case. (Applausi).
Noi affrontiamo il dibattito sulla violenza e sulle storture nelle vite familiari solo dall'angolatura del tema culturale, che è sacrosanto e che ovviamente deve vederci tutti impegnati, a partire dalla scuola, dalla società e dai messaggi che lanciamo. Non ci fermiamo a riflettere però su una delle condizioni fondamentali affinché le donne abbiano una loro autonomia, cioè la loro indipendenza economica (Applausi) e il fatto di far valere il loro lavoro, il loro ingegno e il loro talento tanto quanto gli uomini (fatemi dire, talvolta, anche un pochettino di più degli uomini). Su quelle vite pesano iniziative e compiti che dal punto di vista familiare, educativo e della cura delle persone sono spesso gravosissimi. Questo è un obiettivo europeo e deve diventare anche del nostro Paese.
Non mi stancherò mai di ripetere che, a differenza di altri Gruppi, considero il fatto di avere una Presidente del Consiglio donna un valore per tutte noi. (Applausi). La penso in maniera diametralmente opposta a Giorgia Meloni su molte questioni, ma non possiamo non riconoscere che questo sia un obiettivo di avanzamento della politica e della società, a cui ne deve corrispondere però uno importante e molto chiaro, che ha innanzitutto la nostra Presidente del Consiglio: portare più donne possibile ad avere il giusto riconoscimento in termini di peso specifico nella società, ma anche di retribuzione che spetta loro, che troppo spesso è ingiusta, in corrispondenza di quanto avviene per gli uomini.
L'altra questione - e poi vengo ai due temi più spinosi - è quella del rafforzamento nelle nostre imprese, ma anche nella pubblica amministrazione, di tutte le attività che devono servire alla cybersicurezza. (Brusio). Mi scuso tantissimo con i colleghi di Forza Italia, se parlo di cybersicurezza e di donne. Capisco che la discussione sarà sicuramente più interessante, però vi pregherei, almeno su questo, di fare un minimo di attenzione.
Le nostre imprese hanno un problema di modernizzazione riferito a questo e i dati sono impressionanti. Ancora ieri c'è stato un caso che ha portato ad una presa di posizione negli Stati Uniti d'America. A tale proposito voglio ringraziare Franco Gabrielli per quello che ha fatto in passato nel nostro Paese con l'agenzia di cybersicurezza (Applausi) che ha dato una struttura, una rete, sulla base della quale poi lavorare con le singole attività delle singole imprese. Purtroppo, però, il deficit di competenze informatiche, il fatto che abbiamo ancora troppo pochi studenti che si specializzano su questa materia, il fatto che le aziende sono così parcellizzate e piccole che spesso non possono nemmeno affrontare le spese relative al rafforzamento della struttura informatica e della cybersicurezza, comportano un problema. Anche da questa direttiva e da questa attività di implementazione passano allora il rafforzamento e la qualificazione del nostro sistema imprenditoriale, della pubblica amministrazione e industriale.
Ci sono poi due questioni relative al riferimento che facevo prima circa il fatto che spesso si utilizza la cornice europea per raccontare un mondo che non si riscontra nella discussione europea. La prima è stata affrontata dalla collega Fregolent e dal collega Borghi in modo esemplare e riguarda la discussione sul tema del salario minimo. Noi siamo una forza politica che non ha alcun timore a dire come la pensa, anche in termini molto differenti, rispetto ai cliché che si utilizzano in questo Paese. Il cliché più attuale riguarda il fatto che, se noi attuassimo il salario minimo, avremmo tolto dalla povertà tutti i lavoratori. È lo stesso cliché di chi diceva che, se avessimo fatto il superbonus, avremmo risolto il problema ambientale di qualificazione delle nostre abitazioni, e guardate i dati di oggi! È lo stesso cliché di chi diceva che, se avessimo attuato il reddito di cittadinanza, avremmo eliminato dal balcone la povertà. (Applausi).
Sono paradigmi ideologici che non corrispondono alla verità. Hanno fatto benissimo il collega Borghi e la collega Fregolent a ricordare anche le contraddizioni che stanno in capo alla sinistra. Noi abbiamo conosciuto un sindacato che ha ritenuto che la centralità del principio di contrattazione collettiva fosse sacrosanta. Io ho parlato tante volte, ad esempio con la collega Furlan, di questo. Oggi non è in Aula, ma sono convinta che le sue tesi fossero giuste. Ora questa discussione è invece schiacciata su un paradigma ideologico. Siamo tutti d'accordo che i salari in questo Paese siano troppo bassi. (Applausi). Siamo tutti d'accordo circa il fatto che debba essere intrapresa un'iniziativa. Ma questo non può che passare attraverso la crescita economica ed è lì che inchiodo il Governo. È lì che chiedo a Giorgia Meloni di fare qualcosa. (Applausi).
Quando leggo che il ministro "Urss" per gli amici ieri si è accorto che bisogna svoltare su Ilva, rimango stupefatta. Quel collega, quel ministro, per un anno ci ha raccontato che non c'erano problemi. In ballo ci sono migliaia di posti di lavoro. Allora sì a salari migliori, no a paradigmi ideologici che, in qualche modo, limitano la nostra azione, e limitano anche un racconto vero di quello che deve avvenire in questo Paese in tema di crescita economica.
Ho lasciato per ultimo il tema che mi sta più a cuore. Considero questa una legislatura costituente sul tema della giustizia. Costituente significa costruire una maggioranza trasversale parlamentare che abbia a cuore un principio sacrosanto, che è quello del garantismo. (Applausi). Non ho vergogna a votare con i colleghi di Forza Italia, della Lega o di Azione su questioni che riguardano la civiltà giuridica. Non ho vergogna e non ho avuto alcun problema a sostenere l'emendamento del collega Costa, ed anzi lo ringrazio, per quanto riguarda la cosiddetta legge bavaglio. Non c'è alcuna legge bavaglio in questo Paese. (Applausi). Di cosa stiamo parlando?
Ci tengo a dirlo raccontando anche un fatto personale. Io ho avuto due processi, in primo e in secondo grado. Il secondo grado si è collocato quando la norma è stata cambiata. Racconto la vicenda che mi ha riguardato: sono stata accusata di non aver dato un'allerta meteorologica e purtroppo è morta una persona. Il racconto era stato fatto nella pubblicazione integrale dell'ordinanza di custodia cautelare dal punto di vista dell'accusa. È così che avviene, perché quella è una ricostruzione fattuale unilaterale dell'accusa. (Applausi). È inutile che il collega Scarpinato provi tecnicamente a dare una motivazione che stia in piedi. È una ricostruzione unilaterale dell'accusa, dove non è presente il principio di racconto della teoria della difesa. (Applausi). Scusate se in un ordinamento civile questa non è una questione di poco conto.
Tengo a questo tema perché ho un grandissimo rispetto e una grandissima fiducia nel lavoro libero della stampa in questo Paese. E sono convinta che chiedere alla stampa di lavorare non con il copia e incolla, ma alla ricostruzione della verità, tenendo conto anche dei principi della difesa, sia un elemento di fiducia nei loro confronti e di qualificazione del dibattito che riguarda tutti noi.
È una lettura sulla quale vi prego di interrogarvi. Noi non stiamo chiedendo alla stampa di non pubblicare le notizie: noi stiamo chiedendo alla stampa di pubblicare un racconto che tenga conto del principio dell'accusa, ma anche del principio della difesa (Applausi), perché, quando tale racconto sarà pubblicato, la fase dibattimentale non sarà ancora iniziata. A garanzia dei princìpi giuridici di separazione dei poteri e di garanzia dell'imputato sul principio di innocenza sarà la tesi più importante che dimostra che non esiste un diritto tirannico sugli altri: esiste il diritto a conoscere, ma esiste anche il diritto a tutelare le vite umane e il principio di verità. (Applausi).
MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, onorevoli colleghi, alla luce di molti interventi che ho fatto in questa discussione sul provvedimento al nostro esame, vorrei ribadire che è un'occasione mancata, sostanzialmente persa.
Siamo di fronte a una serie di norme importanti che vengono sottoposte alla nostra discussione. Mi soffermerò solamente su alcuni punti, ma credo che il dato vero è che, anziché discutere e considerare lo stato del nostro Paese in rapporto all'Europa con una legge di delegazione europea volta a comprendere come affrontare, risolvere, migliorare e magari anche dimostrare che siamo migliori rispetto ad altri, ci sia stata una totale chiusura su una serie di argomenti.
Parto da un primo argomento che voglio sottolineare: la questione della protezione dei lavoratori e delle lavoratrici dai rischi derivanti da esposizione all'amianto.
Ora, in conformità col piano europeo, nella lotta al cancro si doveva - secondo me - non solo applicare, ma applicare integralmente l'impostazione che ci viene suggerita dall'Unione europea. È necessario prevedere - come viene indicato in quella direttiva - la formazione dei lavoratori e delle lavoratrici. Io poi capisco: come si fa a formare un lavoratore che fa un lavoro per una o due settimane in somministrazione? Difficile. Ma qual è il rischio per quel lavoratore o per quella lavoratrice che magari non conosce il rischio che sta assumendo? C'è un problema di formazione e di informazione. Basta andare in un'azienda per vedere che molti lavoratori, magari immigrati, non ricevono informazioni attraverso la loro lingua e molto spesso non conoscono l'italiano. Questo è il dato. Cosa fare? Occorre dare un aggiornamento sul sistema, soprattutto dal punto di vista sanitario. Queste sono le cose da fare. Il problema è applicare integralmente le indicazioni e, invece, si respinge questo tipo di ragionamento.
Un altro tema importante è quello delle emissioni di gas serra. Francamente, il cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti e noi, tutte le volte, vediamo le indicazioni europee come un qualcosa che deve essere frenato: se una cosa va fatta entro dieci anni, chiediamo di farla entro venti, cercando di mettere non il freno o la seconda marcia, ma addirittura il freno a mano. Questa è l'impressione che, almeno noi, traiamo da questo punto di vista.
Un altro tema posto nelle direttive lo evidenziava nel suo intervento il senatore Lombardo, sulla questione delle concessioni balneari. Nessuno di noi pensa che bisogna dare le concessioni balneari a multinazionali. È possibile intervenire, ma intanto interveniamo sul fatto che i canoni sono spesso irrisori. Quindi, visto che siete per il mercato e per la libera concorrenza e nessuno lo nega, allora facciamo il mercato e la libera concorrenza dei giusti canoni e magari affrontiamo il problema della concorrenza cercando di tutelare le aziende familiari e le aziende del nostro territorio. Questa è una politica, altrimenti continuiamo ad andare in inflazione e veniamo richiamati per questo. Perché siamo contrari? Siamo contrari a una cosa che oggettivamente deve essere affrontata in quella direzione. Anche su questo non c'è un'impostazione che abbia il coraggio di affrontare il tema.
Per non parlare, poi, della direttiva sul principio di parità. Noi abbiamo proposto degli emendamenti che sono in sé banali. Proporre di risarcire le vittime della discriminazione mi pare una cosa normale. Se si riconosce che una persona è stata discriminata, deve essere risarcita. Ma, nello stesso tempo, una delle soluzioni principali per far sì che la discriminazione non avvenga, è far conoscere le condizioni, obbligando tutte le aziende, piccole e grandi, a fare quello che è già previsto dalla legge, esplicitando la remunerazione e il rapporto di parità di genere. Come ho già detto, il problema è che, a parità di lavoro, molto spesso le donne prendono di meno. Questo è il dato. Costringere tutte le aziende a pubblicare i dati fa innalzare la consapevolezza sul fatto che questa è un'ingiustizia. Dobbiamo quindi affrontare il tema.
L'altra questione che voglio sottolineare in questa legge di delegazione europea riguarda la norma bavaglio, su cui sono intervenuto anche ieri, ossia sul divieto di pubblicazione, anche di un solo estratto, dell'ordinanza cautelare, finché non siano concluse le indagini preliminari, ovvero fino al termine dell'udienza preliminare. La pubblicazione non attenua affatto, come dice la direttiva, la presunzione di innocenza; assolutamente no, se è fatta in un certo modo.
Il problema è che in questo caso si vuole mano libera: questo è il dato fondamentale. La difficoltà qual è? Si dice che si fa il copia e incolla. Io ho sentito in quest'Aula criminalizzare - lo dico così, non mi viene un altro termine - i giornalisti. Ora, francamente, se vogliamo che i giornalisti siano grandi professionisti, dovremmo incominciare a porci il problema che dovrebbero essere prima di tutto meno precari. Dovremmo proporre, ad esempio, la questione del lavorare molto più sull'inchiesta, perché, se si lavora sull'inchiesta, si fa meno scandalo. Discutiamo di queste cose.
Vedo che sto esaurendo il tempo e voglio concludere sulla questione del salario minimo, su cui ho sentito tante opinioni. Allora la voglio dire nel modo seguente: non è una questione ideologica, ma è sempre un punto di vista storico. Noi abbiamo fatto per anni la storia dell'Italia dal punto di vista sindacale, dal punto di vista delle relazioni sindacali tra imprese e sindacato e la nostra storia era fortemente determinata dalla contrattazione ed eravamo davanti a tutti gli altri. Poi il mondo cambia, ovviamente il capitale si trasforma, i rapporti di forza cambiano e non c'è niente di male se uno cambia opinione, perché oggi la legge che fissa un minimo senza intaccare la contrattazione è un aiuto, non una gabbia. Questo è il dato.
Se andate a documentarvi, in Spagna, che ha un sistema più o meno come il nostro dal punto di vista contrattuale, il salario minimo funziona. È anche un meccanismo di recupero salariale, perché, nel momento in cui il salario minimo di fronte all'inflazione viene aumentato, anche il rapporto contrattuale è aumentato. Questo vale in Spagna come in Germania, Paesi con cui abbiamo una certa relazione; non in Birmania, ma in Spagna e in Germania. Vale in tutti i Paesi d'Europa: è un fatto ideologico che negli altri Paesi d'Europa abbiano un minimo salariale? Non stiamo proponendo di fare lo SMIG francese (salaire minimum interprofessionnel garanti), oppure il salario minimo americano. Negli Stati Uniti i Presidenti fanno la campagna elettorale sul salario minimo. Stiamo proponendo di avere una soglia sotto la quale non si va e quindi si tutelano i lavoratori e le lavoratrici più deboli. È ideologica questa cosa? Per favore, si può dire che non si è d'accordo, è legittimo, però che sia una questione ideologica è una stupidaggine. Scusate il termine.
È un dato concreto. Il problema allora bisogna affrontarlo e non ignorarlo. Discutiamo cosa sia meglio: stiamo parlando della proposta di 9 euro l'ora lordi e 9 euro lordi sono pochi. Ma se pensate che ci sono quelli che ne prendono 5, chi risolve questo problema? Parlate della contrattazione, è vero, ma il contratto della vigilanza è firmato da CGIL, CISL e UIL a 5,40 euro. È possibile dire che è un errore? Ma, se è così, è perché non ci sono i rapporti di forza per cambiare questa cosa. Allora è ideologico dire che non deve essere inferiore a una certa soglia. Vuol dire, Presidente, che chi poi decentra in questo lavoro, quindi fa l'appalto, deve sapere che non può scaricare i costi su quei poveri soggetti che non hanno i rapporti di forza: vale per questo, ma vale anche per le cooperative sociali e per tutte le strutture che vanno in questa direzione. È ideologica questa cosa o è un fatto concreto che risponde a un'esigenza dei lavoratori e delle lavoratrici?
Per questo non ho mai usato l'espressione - però adesso lo faccio - che voi siete contro i lavoratori. Non ho mai usato queste parole, ma francamente non si può dire che sia una questione ideologica. Semmai è un fatto ideologico il vostro, perché ovviamente non volete intaccare il manovratore, che in sostanza è sempre il capitale. Quindi - come ho spiegato prima - per fare questa cosa bisogna spostare le risorse dal capitale al lavoro. Per fare questo bisogna spostare un po' di soldi - come si usa dire - da una parte all'altra e questo significa ridurre il salario, seppur di minimo.
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto tecnico commerciale «Terra di Lavoro», di Caserta, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione congiunta
del disegno di legge n. 969 e dei documenti LXXXVI, n. 1,e LXXXVII, n. 1(ore 11,39)
ZANETTIN (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANETTIN (FI-BP-PPE). Signora Presidente, Forza Italia voterà a favore del disegno di legge di delegazione europea al nostro esame. In questa dichiarazione di voto illustrerò per primi e con grande sintesi i principali argomenti su cui questo provvedimento interviene. Ma mi soffermerò molto più a lungo sul tema che, a torto a o ragione, ha scatenato le maggiori polemiche e l'interesse mediatico, ossia il divieto di pubblicazione integrale delle ordinanze di custodia cautelare.
Il disegno di legge in esame prevede il recepimento e l'attuazione nel nostro ordinamento di ben venti direttive, di una decisione e l'adeguamento della normativa nazionale a ulteriori nove regolamenti europei. Mentre il percorso di recepimento è coerente, i contenuti sono per natura stessa delle cose non omogenei, ma tutti motivati dalla necessità di essere recepiti dalla nostra normativa.
Si inizia con la direttiva sulle misure per un livello comune elevato di cybersicurezza nell'Unione europea. Lo scopo è di aumentare il livello di cyber-resilienza e di migliorare la capacità di risposta agli incidenti informatici, tra l'altro incentivando la condivisione di informazioni attraverso la designazione delle autorità nazionali competenti. Si ritiene, cioè, necessario rafforzare la resilienza anche dei soggetti che gestiscono queste infrastrutture e che forniscono i relativi servizi essenziali.
Vengono quindi adeguate alla normativa italiana le norme sulle caratteristiche di sicurezza che figurano sull'imballaggio dei medicinali per uso umano. Viene prevista l'apposizione dell'identificativo univoco e dell'elemento di sicurezza antimanomissione sulle confezioni dei medicinali. Inoltre, viene recepita la direttiva sugli acquirenti e gestori di crediti deteriorati. Viene recepita anche la direttiva sulla protezione dei lavori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro. Entra nel nostro ordinamento anche l'idea di rafforzare l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore. Sono previste nuove norme per commercializzare le apparecchiature radio installate sugli aeromobili. Viene modificata la normativa sulla rendicontazione societaria di sostenibilità che attribuisce a Consob il compito di coordinare le disposizioni nazionali. È apprezzabile anche la direttiva sul miglioramento dell'equilibrio di genere tra gli amministratori delle società quotate. Vengono stabilite a disposizioni anche sulla collaborazione tra gli organismi nazionali che contrastano criminalità e terrorismo all'interno degli Stati dell'Unione europea.
Detto ciò in ordine agli interventi di carattere generale - come le avevo anticipato, signor Presidente - mi soffermerò per il residuo tempo a mia disposizione sul divieto di pubblicazione integrale o per estratto del testo dell'ordinanza di custodia cautelare. Con questa modifica introdotta alla Camera, che noi confermiamo, si è sostanzialmente ripristinato il divieto che era vigente ante 2017; divieto che peraltro fino a quel momento non aveva mai creato problemi né scatenato nessuna indignazione o dubbi di costituzionalità. Quindi, non comprendo e non giustifico il caso mediatico che si è voluto a tutti i costi creare in queste settimane. Il tutto - mi pare - si basa su un grande equivoco. Il divieto approvato in prima lettura alla Camera è semplicemente una norma di buon senso e di civiltà giuridica, che ha il solo scopo di evitare che in futuro sui giornali finiscano - come purtroppo è accaduto in passato tante volte - le intercettazioni integrali riportate nell'ordinanza di custodia cautelare, danneggiando spesso irrimediabilmente l'immagine o la reputazione di chi in quelle intercettazioni è coinvolto o è citato.
Quello della pubblicazione dei virgolettati delle intercettazioni è un fenomeno deprecabile che non accade in alcun altro Paese al mondo, tranne l'Italia. Proprio a questa vistosa eccezione si è voluto porre rimedio con la norma in esame. Spesso i virgolettati contengono battute ironiche, doppi sensi, espressioni gergali talora anche di cattivo gusto o addirittura scurrili, che però, decontestualizzati, sono finalizzati solo alla pubblica denigrazione dei soggetti coinvolti, più che alla prova di una qualche responsabilità penale.
Gli esempi di linguaggio colorito riportati in passato testualmente sui giornali al solo scopo di esporre alla gogna mediatica i soggetti coinvolti sono innumerevoli. Ieri ne ho citati un paio, i primi che mi sono venuti in mente, ossia quello della «sguattera del Guatemala» e quello riferito alle battute, molto più recenti temporalmente, del presidente Zaia - soggetto non indagato - sul collega senatore Crisanti - parimenti soggetto non indagato - nell'ambito dell'inchiesta sulla sanità veneta.
Ieri, replicando alla mia dichiarazione di voto, il senatore Scarpinato, che adesso non vedo in Aula - magari ci penserà lei, signora Presidente, a riferire le mie argomentazioni, le mie controdeduzioni - ha parlato di inconsistenza giuridica degli esempi da me citati, sostenendo che non erano pertinenti, perché a suo dire si riferivano alla disciplina ante riforma Orlando, che a suo giudizio invece avrebbe ovviato a quegli eccessi. Tuttavia, il senatore Scarpinato ha errato: se l'argomento poteva essere fondato relativamente all'inchiesta Tempa Rossa della procura di Potenza risalente al 2016, non lo era certamente per la recentissima inchiesta della sanità veneta, che invece è dell'anno scorso, quando da tempo era vigente la riforma Orlando e a cui ha dato ampio risalto, per esempio, la trasmissione televisiva «Report». Cosa rimane di queste inchieste a distanza di molti anni o di qualche tempo? Dal punto di vista giudiziario direi molto poco; rimangono invece in mente a tutti quei virgolettati. È rimasta, quindi, la gogna mediatica. Almeno, con il testo che votiamo oggi, i virgolettati presenti nelle ordinanze di custodia cautelare spariranno dalle cronache mediatiche. Per questo mi paiono incomprensibili le ragioni dello strepitus mediatico che si è acceso su questa norma, che peraltro non vieta affatto ai giornalisti di fare il loro lavoro, né impedisce loro di dare notizie.
Non capisco perché debba essere chiamata legge bavaglio dal momento che non c'è alcun bavaglio: vieta solo quello che in termini gergali - per farci capire da chi ci sta ascoltando da casa - potremmo definire il cosiddetto copia e incolla totale o parziale del provvedimento. Pertanto, in futuro al giornalista non verrà vietato di parlare dell'ordinanza di custodia o dei suoi contenuti, di illustrarla anche nei dettagli, di commentarla, ma dovrà farlo mediante una sintesi, una parafrasi, un riassunto più o meno critico. In questo modo, tra l'altro, si potranno valutare le sue qualità professionali, le sue capacità argomentative di ragionamento e anche il rispetto delle norme deontologiche. Era troppo semplicistico limitarsi al copia incolla. In futuro i bravi giornalisti non avranno alcun problema a continuare a svolgere il loro lavoro e a continuare ad assicurare la completa informazione dei lettori; probabilmente, invece, troveranno una difficoltà i cosiddetti velinari delle procure, quei giornalisti di cronaca che magari non posseggono una penna facile o una scrittura fluente, ma piuttosto sono adusi alle relazioni privilegiate con avvocati, uffici di polizia giudiziaria, di procura, insomma alle scorciatoie. Credo che forse oggi nessuno si debba preoccupare di questa categoria di giornalisti.
Il testo al nostro esame mantiene il diritto di cronaca, ma cerca di evitare invece il voyerismo giornalistico. Per questo ritengo del tutto ingiustificato il clamore mediatico che si è venuto a creare, che giudico davvero degno di miglior causa.
Non sussiste, quindi, alcun bavaglio. Del resto, in questo modo l'Italia si uniforma ai Paesi più civili d'Europa, come qualche giorno ci ha ricordato dalle pagine del giornale «Il riformista» l'illustre professore ordinario di diritto comparato Zeno-Zencovich. Nel Regno Unito, in Lussemburgo, in Svizzera, in Germania vigono norme a tutela degli indagati in materia di pubblicazione degli atti giudiziari ben più stringenti di quelle oggi all'esame dell'Assemblea e che andiamo ad approvare.
Signora Presidente, mi consenta un'ultima annotazione. Negli ultimi giorni era stato dato ampio risalto sulla stampa alla richiesta del MoVimento 5 Stelle di votare a scrutinio segreto l'articolo 4 del testo in esame che conteneva, appunto, la presunta legge bavaglio. Poi, alla chetichella, questa richiesta è stata ritirata, come è stato fatto ieri per quanto riguarda il voto finale del cosiddetto disegno di legge Nordio sulla riforma della giustizia. Evidentemente l'esperienza della settimana scorsa è servita a far capire che sui voti segreti questa maggioranza aveva più voti che nei voti palesi. Signora Presidente, a buon intenditor poche parole. (Applausi).
LOREFICE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOREFICE (M5S). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, siamo alle battute finali di un percorso più o meno lungo e travagliato. Parliamo di temi importantissimi per la Nazione, perché - come tutti ben sappiamo - le normative e le politiche dell'Unione europea ormai entrano appieno in tutta la normativa nazionale. Pertanto, bisogna dare massima importanza e rilevanza a una delle due leggi che, ai sensi della legge n. 234 del 2012, ci permette di aprire e di dialogare con l'Unione europea, e spesso - mi dispiace sottolinearlo, signor Presidente, magari lanciamo un messaggio al Ministro e a chi governa questi processi - bisognerebbe dare maggior rilievo e importanza a questi momenti. Mi dispiace intervenire in un'Aula praticamente vuota, perché questo dà anche la cifra dell'interesse e della sensibilità di un ramo del Parlamento a importantissime tematiche.
La legge di delegazione europea e anche le due relazioni ad essa collegate arrivano con un enorme ritardo: la relazione consuntiva del 2022, ma - cosa ancor più grave - la relazione programmatica per il 2023 arrivano in questo ramo del Parlamento a febbraio 2024. (Applausi). Qual è - secondo voi - la logica di trattare una relazione programmatica, che - lo ricordo ai colleghi che sicuramente conoscono meglio di me la materia - sta alla base degli obiettivi e dei programmi della Nazione da portare ai tavoli della Commissione dell'Unione europea, quando già può essere trattata come consuntiva? È inutile sottolineare che questo denota e dà la cifra precisa della prontezza di quelli che si dichiaravano in campagna elettorale, nel settembre 2022, pronti a governare e dopo un anno e mezzo ci portano delle norme palesemente scadute. (Applausi). Complimenti: state dimostrando agli italiani che vi vedono e vi seguono che siete in ritardo su tutta la linea e i dati e i documenti lo dicono a chiare lettere.
Pertanto, per il suo tramite, Presidente, mi rivolgo ai membri del Governo e al ministro Fitto: abbiamo trattato, in questa legge di delegazione, vari argomenti, alcuni portati al suo interno con delle forzature procedurali. Già ieri in dichiarazione di voto ho messo in evidenza quello che si è consumato nell'altro ramo del Parlamento, alla Camera dei deputati, con l'attuale articolo 4. Ribadisco che quella è una forzatura procedurale che andava bloccata in quella sede; invece qui al Senato ce la siamo ritrovati senza poter neanche chiedere l'inammissibilità, perché andava fatto in quella Camera. È stato inserito in una legge di delegazione europea un argomento citando e richiamando una direttiva che era già stata attuata con un decreto legislativo. Già nel 2021 la Commissione europea non ha messo in rilievo niente e, pertanto, non c'erano neanche i presupposti procedimentali per portare in Aula un tema così importante. Chiamatela come volete, legge bavaglio? Lascio a chi ha fatto dei commenti puntuali, ai colleghi che sono più esperti di me in materia, che hanno argomentato ampiamente su questo tema.
Passando a trattare altri argomenti, abbiamo perso anche l'opportunità di affrontare temi che invece sono propri delle leggi di delegazione europea e della legge europea, come i patti (o i pacchi, perché ora li possiamo anche chiamare così). Anche il pacco immigrazione - è notizia fresca di oggi - è stato votato e approvato, come il Patto di stabilità e crescita. Su questi due pacchi, perché per l'Italia si riveleranno e si sono rivelati tali, vi do alcuni cenni, così diamo la possibilità anche ai cittadini che ci seguono da casa, che poi subiscono le refluenze dei ritardi e della mancanza di un vero peso politico a livello dell'Unione europea, di comprendere.
L'Italia e il Governo si vantano - ma la Meloni in particolare si vanta - dicendo che, quando va lei in Europa, si aprono le porte ed i portoni. E questi sono i risultati? Con il patto di migrazione ci hanno di nuovo preso a sberle. (Applausi).
Il patto di migrazione non andrà a modificare il Trattato di Dublino, e venga detto in maniera chiara. Cosa ci ha portato, dunque, questo patto, grazie al grande lavoro di mediazione di questo Governo? Il nulla. In buona sostanza, noi eravamo e rimaniamo Paese di primo approdo, che è il principale problema legato al Trattato di Dublino. In più, vi è l'aggravante che ora avremo l'onere di mantenere i migranti fino a venti mesi, quando prima potevamo tenerli fino a dodici mesi. Queste sono le grandi conquiste del Governo e di chi ci va a rappresentare alla Commissione europea. Aumentano gli aggravi. (Applausi).
Torniamo a quelli che sono i flussi secondari. Non abbiamo risolto niente. Anzi, ora Stati come Francia e Germania potranno rinviare in Italia i migranti con una mera comunicazione, quando prima dovevano provvedere ad una notifica. Ora basta una mera comunicazione e rimanderanno indietro anche i flussi secondari. (Applausi).
Chiudo sul tema immigrazione, tanto caro alla Lega e al centrodestra, ricordando che loro dovevano, con i blocchi navali e con le grandi barriere, risolvere i problemi, non si capisce come. Nel pomeriggio tratteremo anche la questione Albania: deportando 3.000 disperati in Albania, risolveranno i problemi. Pertanto, il pacco sulla migrazione è bello che consumato. Nella migliore delle ipotesi, con i flussi secondari, se, nel caso di redistribuzione, gli Stati non vorranno, potremo chiedere un indennizzo, dal momento che non c'è alcun sistema obbligatorio di redistribuzione. Bravi! Complimenti! (Applausi).
Andiamo all'altro pacco, al pacco di stabilità. Anche qui, toni trionfalistici fino a qualche settimana fa, ma ora anche questo pacco si è consumato. I sovranisti de noantri - come dicono a Roma - hanno prodotto cosa? Super rigorismo. Siamo rimasti sul super rigorismo, senza riuscire a scardinare nulla di quelli che erano i veri problemi legati al Patto di stabilità.
Pertanto, il rigido parametro del 3 per cento del deficit in rapporto al PIL è rimasto e così è rimasto il parametro del 60 per cento del debito in rapporto al PIL. Signori, quali sono le conquiste che avete ottenuto in Europa? Ditecelo, perché, ogni volta che si chiude un procedimento, poi i fatti vi smentiscono. (Applausi).
Noi, quelli meno bravi, con il Governo Conte siamo riusciti a ottenere 209 miliardi con il PNRR. Voi cosa avete ottenuto? Noi siamo riusciti a cambiare qualcosa che sembrava inimmaginabile poter cambiare. Parlo di debito comune europeo. Col Next generation EU, noi siamo riusciti a portare una novità. Gli Eurobond sono un merito di quei Governi, del Governo Conte II in particolare. Voi cosa avete fatto? Niente di tutto questo. Bravi! Bravi sovranisti! Ed ora, cosa vi intestate? (Applausi).
Signor Presidente, andando velocemente alla conclusione del mio intervento, poiché i temi sono tanti e vari, faccio un passaggio veloce sulla questione ETS, l'emission trading system. Grazie anche a due nostri emendamenti, trasformati in ordini del giorno, abbiamo cercato di dare un indirizzo chiaro a quelle che sono le criticità di quel processo, nel quale mancano dei sistemi di valutazione puntuale delle emissioni e, di conseguenza, per andare a valutare anche emissioni di comparti come quello dell'edilizia.
Passo al tema legato al salario minimo. Come è stato ampiamente detto, quella tematica importantissima è stata derubricata dal Governo mettendola al punto quattro dell'allegato A. Non ci sono criteri di delega.
Questo è il vostro modo di gestire i processi? Deleghe in bianco. (Applausi). Noi abbiamo cercato di darvi una mano, mettendo in chiaro quali erano gli obiettivi. Non ritorno sul tema, che è stato ampiamente trattato; non c'è alcuna incompatibilità tra il salario minimo e la contrattazione collettiva nazionale, che palesemente ha fallito in questa Nazione. Diamoci una mano per risolvere i problemi del lavoro povero, perché questo Governo ha dimostrato di essere bravo e vicino ai grandi gruppi industriali e invece molto distratto e contrario di fronte a chi non riesce ad arrivare alla terza settimana, in tante parti di questo disegno di legge di delegazione.
Presidente, mi avvio alla conclusione e dichiaro così il voto di astensione, con grande rammarico. La legge di delegazione europea deve o dovrebbe essere uno strumento utile ad evitare che la Nazione continui a pagare centinaia di milioni, perché questo è quello che ci costa ogni anno, oltre 100 milioni di euro l'anno. Finora, al 2022, stiamo parlando di quasi un miliardo di euro dato per le sanzioni dell'Unione europea.
Pertanto confermo e ribadisco il voto di astensione. Si spera - e inviamo tale messaggio al ministro Fitto - di portare per tempo questa importantissima legge di delegazione europea e di evitare i decreti, come ha fatto per la legge europea. (Applausi).
MURELLI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURELLI (LSP-PSd'Az). Presidente, gentili colleghe senatrici e colleghi senatori, vorrei in primis ringraziare i colleghi qui seduti, perché questa è una dimostrazione di maggioranza che convintamente vuole approvare questo disegno di legge di delegazione europea. (Applausi). Siamo finalmente alla fine di questo lungo e importante iter e sembra che siamo in ritardo, perché stiamo per approvare la relazione consuntiva 2022 e quella programmatica 2023. Ma nella proposta di risoluzione di maggioranza che è stata presentata chiediamo al Governo di avere al più presto la relazione consuntiva 2023, la relazione programmatica 2024 e la legge di delegazione europea, in cui abbiamo chiesto di inserire direttamente le problematiche relative alla chiusura delle procedure di contenzioso ex articolo 260, che già danno luogo al pagamento di sanzione pecuniarie, e alle procedure di infrazione che mano a mano comportano meno problematiche economiche. Questo è sicuramente un segnale di attenzione e sappiamo che il ministro Fitto ci sta lavorando.
Tuttavia faccio presente che in questo provvedimento andiamo a recepire sette regolamenti e sedici direttive, ma non andiamo a sanare infrazioni, perché lo abbiamo già fatto con il decreto-legge infrazioni a luglio 2023. (Applausi). In questo disegno di legge di delegazione europea andiamo a prevenire costi per lo Stato e andiamo a prevenire le infrazioni.
Fra gli emendamenti che sono stati accolti, anche alla Camera, ci sono emendamenti sulla giustizia e sulla parità salariale e c'è un ordine nel giorno sulla cybersicurezza. Questo è un tema molto importante, che affrontiamo nell'articolo 3, dove andiamo a recepire la direttiva 2022 sulla cybersicurezza, che è uno dei temi importanti del PNRR per garantire la sicurezza dei dati delle persone, specialmente dei nostri giovani, che usano costantemente i social e il mondo Internet. Si tratta di un tema importantissimo; la scorsa settimana abbiamo ricordato il Safer Internet Day e la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, oggetto di un disegno di legge che sarà discusso oggi pomeriggio. È sicuramente un segnale importante.
In Commissione abbiamo votato all'unanimità due ordini del giorno derivanti da due emendamenti dell'opposizione, per impegnare il Governo a valutare l'opportunità di togliere la discriminazione che ancora c'è nel mondo della scuola per il personale docente di ruolo e quello messo a ruolo, così pure come i benefit per il buono docenti, anche per i supplenti. Sicuramente è importante anche quello che viene inserito nell'articolo 11, relativo alla rendicontazione ambientale per una transizione verde che sia consapevole e socialmente sostenibile. Quindi no all'agenda Timmermans e no all'agenda Greta, come penso abbiano dimostrato le proteste degli agricoltori, non solo in Italia, ma in tutta Europa.
Serve un'applicazione della transizione verde a livello nazionale, che tenga conto del diritto dei lavoratori, delle imprese, del nostro sistema economico e dell'autonomia strategica. Tutelare l'agricoltura italiana e la dieta mediterranea vuol dire tutelare la nostra cultura, difendere le nostre tradizioni e le nostre produzioni; tutelare gli agricoltori vuol dire tutelare noi stessi da incendi, da alluvioni e dalla crisi alimentare. È sicuramente importante. Un segnale è stato dato anche con l'accoglimento dell'ordine del giorno per introdurre il calcolo della carbon footprint, della water footprint e dell'ecological footprint, anche in base alla metodologia sviluppata da ISPRA.
L'articolo 16 riguarda il recepimento del regolamento europeo concernente i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi derivati da cripto-attività relative alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario per il finanziamento del terrorismo. Questo sicuramente è un altro importantissimo atto per il livello di sicurezza del nostro Paese e dei nostri cittadini.
Abbiamo espresso invece un parere contrario alla proposta emendativa sul salario minimo e vorrei spiegare perché, addentrandomi direttamente in questa problematica che già avevamo affrontato anche nella discussione generale. La direttiva europea 2041 del 19 ottobre ha stabilito nuove norme che promuovono salari minimi adeguati al fine di conseguire condizioni di vita e di lavoro dignitose per tutti i lavoratori in Europa: 21 dei 27 Paesi europei hanno un salario minimo garantito, ma sei - l'Italia, l'Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia e Svezia - determinano i livelli salariali sulla base della contrattazione collettiva delle retribuzioni. Dall'entrata in vigore della direttiva, abbiamo due anni per poterla recepire. Perché dunque è strumentale il richiamo alla direttiva europea e dire che ce lo chiede l'Europa? Perché proprio la direttiva europea non ha previsto, come si vorrebbe far credere, un obbligo di introduzione del salario minimo nei Paesi che ancora non lo prevedono, ma impone agli Stati membri in cui la copertura della contrattazione collettiva è insufficiente, di prevedere un quadro per la contrattazione collettiva e di istituire un piano d'azione per promuoverla, per garantire che i salari minimi siano fissati ad un livello adeguato.
L'Italia è fra i Paesi europei con la più alta copertura contrattuale, già oggi superiore a quanto la direttiva in discussione indica come obiettivo per il futuro. Quindi non c'è alcuna procedura di infrazione e non ce lo chiede l'Europa. Esiste una proposta di legge dei 5 Stelle, già discussa alla Camera, su cui il Governo si è espresso con un emendamento interamente sostitutivo a firma del Capogruppo della Commissione lavoro; si intende delegare il Governo a garantire una retribuzione proporzionata e sufficiente nel rispetto dell'articolo 36 della Costituzione, rafforzando la contrattazione collettiva ed emanando, entro sei mesi dalla data in vigore della legge, dei decreti attuativi per assicurare ai lavoratori trattamenti giusti, per contrastare il lavoro sottopagato e stimolare il rinnovo dei contratti collettivi.
C'è un altro emendamento che è stato bocciato che è quello relativo alla direttiva Bolkestein, la famosa legge sui balneari. È stato bocciato, perché esiste già una procedura di infrazione - è vero - però esiste un tavolo nazionale ed esiste anche una contrattazione con l'Europa, per cui non possiamo minimizzare con l'approvazione di un emendamento e scavalcare la contrattazione che il Governo sta portando avanti con l'Europa.
Quindi, come avrete capito, c'è direttamente un disegno all'interno di questa legge di delegazione europea per prevenire queste procedure di infrazione. Il dibattito vero verte appunto sul ruolo dell'Unione europea e sul suo impatto sulla vita dei cittadini e delle imprese. Purtroppo in questi anni, specialmente con l'ultimo Parlamento europeo, sono state più le imposizioni che i miglioramenti a tutela degli Stati europei, dei cittadini, delle imprese europee, specialmente piccole e medie imprese (come quelle che compongono il nostro tessuto imprenditoriale), dell'agricoltura e della nostra concorrenzialità.
Ecco, tutto il mondo produttivo si è accorto, e così pure i cittadini, che serve un cambiamento in Europa e sicuramente il vento del cambiamento sta arrivando e lo vedremo a giugno. (Applausi). Non si può continuare con il mood «ce lo chiede l'Europa». L'Europa deve tutelare di più i propri cittadini, valorizzare le diverse culture, differenze e produzioni e non deve essere usata come uno strumento con il quale solo alcuni Stati riescono a potenziare la loro egemonia.
Per questo il voto del Gruppo Lega Salvini Premier sarà sicuramente favorevole. (Applausi).
ROJC (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROJC (PD-IDP). Signora Presidente, colleghi senatori, Governo, dico subito che il Partito Democratico esprimerà un voto contrario sul provvedimento al nostro esame. Noi non ci siamo mai sottratti alla responsabilità che abbiamo come partito e come Paese nei confronti delle istituzioni europee. Sappiamo che l'Italia è tra i Paesi più in difficoltà per esempio sul fronte delle procedure di infrazione.
Ad interrogarvi sulla condotta seguita dovreste essere voi, colleghi della maggioranza, con un disegno di legge di delegazione europea in grave ritardo. Tale provvedimento andava presentata entro il 28 febbraio, ma del 2023, un anno fa. Un ritardo che si inserisce nel contesto del deficit politico sostanziale di questo provvedimento, che è usata dal Governo per difendere le sue norme di parte e non condivise.
Noi che sempre abbiamo condiviso la necessità del provvedimento, intendendolo di interesse nazionale, denunciamo e ci opponiamo a un simile snaturamento della legge che dovrebbe servire a inserire nel nostro ordinamento norme attuative delle nuove direttive UE. La lesione che viene inferta ai cittadini nel loro diritto all'informazione rappresenta da sola un tale vulnus da imporci un'opposizione fermissima. (Applausi).
La legge bavaglio non è però il solo punto critico di un provvedimento che presenta troppe zone d'ombra e troppe ambiguità, come è il caso del recepimento della direttiva relativa ai salari minimi adeguati nell'Unione europea, volta a migliorare le condizioni di lavoro e di vita all'interno dell'UE, riducendo le disuguaglianze retributive attraverso la promozione della contrattazione collettiva sulla determinazione dei salari, l'adeguatezza dei salari minimi legali e l'accesso effettivo delle lavoratrici e dei lavoratori alla tutela garantita dal salario minimo.
Solo qualche settimana fa avete affossato la proposta di legge sul salario minimo, presentata da quasi tutte le opposizioni, che viene richiesta trasversalmente da centinaia di migliaia di cittadini che hanno apposto la loro firma su questa richiesta. (Applausi). Cittadini che non vivono certo la realtà di questi palazzi, ma quella reale, che si pongono il problema di come riempire il carrello della spesa, come arrivare a fine mese, come affrontare il pagamento delle bollette, l'affitto o la rata del mutuo, come dare ai propri figli la possibilità sacrosanta di poter studiare e così via. Siccome non avete voluto decidere, l'avete sostituita con una delega in bianco al Governo, senza alcuna effettiva possibilità di confronto. Un atteggiamento davvero riprovevole. Il salario minimo per noi del Partito Democratico è un traguardo non rinunciabile e lo è per qualsiasi Paese voglia definirsi civile. (Applausi).
Altro aspetto significativo di questo provvedimento è la direttiva riguardante il rafforzamento dell'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro e per un lavoro di pari valore, attraverso la trasparenza retributiva e le garanzie di accesso a strumenti di tutela. Altrettante significative sono la direttiva volta al miglioramento dell'equilibrio di genere tra gli amministratori delle società quotate o ancora la direttiva che interviene in materia di sicurezza e di protezione dei lavoratori e delle lavoratrici contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni.
Particolare importanza ha anche il recepimento delle direttive in materia di riduzione delle emissioni di gas serra. Sono tutti temi sui quali purtroppo è ormai tristemente nota la posizione di questa maggioranza e di questo Governo. Ci sono norme volte a tutelare i nostri cittadini e le pubbliche amministrazioni rispetto ai rischi derivanti dagli attacchi cyber e online, volte a rafforzare la cybersicurezza nel nostro Paese. Anche in tal caso, senza fare propaganda, dico che abbiamo visto quanto sia semplice, facile o possibile bucare la rete telefonica della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Appare dunque rilevante quanto sia essenziale rafforzare la tutela delle pubbliche amministrazioni e dei nostri cittadini rispetto all'utilizzo dei dati sensibili che circolano nel nostro Paese.
I colleghi Verini e Sensi hanno parlato ampiamente dell'emendamento Costa, che vieta di fatto ai giornalisti la pubblicazione, anche per estratto, delle ordinanze di custodia cautelare. Ciò non corrisponde alla direttiva europea 2016/343, che stabilisce la necessità di rispettare il principio di presunzione di innocenza (diritto peraltro sacrosanto), ma che non si occupa di limitare la pubblicazione di atti di indagine. Al contrario, sottolinea la necessità di salvaguardare la libertà di stampa ed è inoltre in palese contrasto con la giurisprudenza consolidata della Corte europea dei diritti dell'uomo. Sono concetti, questi, espressi dal presidente dell'ordine dei giornalisti durante le audizioni alla Commissione del Senato. La pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare che non sono segrete fa parte di quella libertà di informazione che determina per i cittadini il diritto di conoscere l'attività della magistratura, attività peraltro ancora autonoma, e speriamo tale rimanga. (Applausi).
La democrazia, signora Presidente, ha regole molto precise, ma non passa certo attraverso l'autarchia governativa. Quest'ultima riporta ad altri tempi, di cui è inutile ricordare gli orrori e i fallimenti. In effetti, ci porta anche verso altri Paesi, che l'autonomia della magistratura l'hanno abolita e che calpestano il diritto; Paesi come l'Ungheria di Orbán, che possono permettersi di fare la voce grossa col Governo italiano perché sanno di non avere conseguenze, anche se incarcerano e umiliano pubblicamente una nostra concittadina. Allora, ci sono italiani che valgono di meno? (Applausi).
Signora Presidente, noi continuiamo a chiedere a questo Governo di non sottrarsi al confronto su temi di così cruciale importanza, come il nostro rapporto con l'Unione europea e il ruolo che vogliamo avere in Europa. Ma non ci stupiamo più di nulla, nemmeno del ritardo col quale questa maggioranza e questo Governo stanno agendo in questo momento su un altro provvedimento, ed è bene ribadirlo anche in questa sede. C'è uno strumento che solo l'Italia, tra i 27 Paesi, non ha recepito, né ha approvato ratificandone le modifiche, che è la riforma del Meccanismo europeo di stabilità (MES). State continuando a bloccarla e l'auto ostruzionismo ridicolo delle settimane scorse dà la cifra della vostra volontà, ormai per fortuna abbastanza chiara, che farà un danno enorme all'Italia. (Applausi).
Cogliamo ancora una volta l'occasione per dire che la riforma di uno strumento che esiste dal 2012 migliorerà semplicemente le tutele dei risparmiatori italiani ed europei. C'è infatti una norma, il cosiddetto backstop, che consente di sostenere con risorse del MES il Fondo unico per le risoluzioni bancarie, ossia per le crisi bancarie, consentendo al MES di intervenire in caso di crisi di istituti bancari, tutelando i risparmiatori e i consumatori italiani ed europei. Voi state bloccando questa norma ancora una volta, decidendo di non decidere, rispetto alla ratifica della modifica al trattato sul MES. (Applausi).
Siamo l'unico Stato a non averlo ancora fatto, in un contesto nel quale, peraltro, l'Italia rischia di perdere credibilità sui tavoli europei di Bruxelles.
Questo di oggi è un provvedimento importante. Recepire direttive fondamentali, come quelle ricordate, vuol dire contribuire a migliorare il processo di integrazione europea e a migliorare le tutele e le garanzie dei nostri cittadini, consapevoli che il livello europeo è quello più adeguato ed è l'unico in grado di consentirci di affrontare le sfide e le criticità del nostro tempo. Gli Stati nazionali da soli non sono in grado di rispondere alle criticità del nostro tempo, di dare risposte ai nostri cittadini. Questo è il punto centrale, politico, su cui poniamo l'attenzione. Invitiamo davvero tutte le forze politiche italiane - l'Italia è uno dei Paesi fondatori dell'Unione europea - a non fare passi indietro. L'Europa è la nostra casa comune. L'Europa è l'unico livello istituzionale e politico in grado di difendere davvero le nostre comunità e i nostri cittadini nei prossimi anni, di fronte alle sfide drammatiche che abbiamo dinanzi nel nostro tempo. Lo vediamo: sono sfide geopolitiche, sfide legate ai conflitti, sfide legate alla pandemia, sfide legate all'energia, legate al rafforzamento delle tutele sociali.
Per tutto questo, e concludo, abbiamo bisogno di un'Europa più forte, di un'Europa rinnovata, di un'Europa davvero politica ed è questo il lavoro che dovremmo fare. Guai ad andare indietro, guai a ritornare indietro alle piccole e vecchie patrie, perché danneggeremmo in modo irreparabile il futuro dei nostri cittadini. (Applausi).
SCURRIA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCURRIA (FdI). Signor Presidente, mi permetta innanzitutto di ringraziare il nostro relatore, il collega Matera, per il ruolo che ha svolto in Commissione, riconosciuto anche dalle opposizioni, avendo saputo ascoltare e ricomprendendo anche molte delle osservazioni che venivano dalla minoranza, portando il testo in Aula così com'è, insieme alla collega Murelli, relatrice delle relazioni di accompagnamento.
Voglio anche ringraziare il sottosegretario Siracusano, sempre molto presente in Commissione, per aver saputo condurre la discussione anche quando ci sono stati momenti di incertezza tra maggioranza e minoranza e per aver saputo offrire la disponibilità del Governo ad intervenire su ognuna di queste fattispecie.
Noi oggi approviamo una legge che, come sappiamo tutti, permette il recepimento di alcune direttive europee direttamente nel nostro ordinamento. Sono direttive importanti, su molte delle quali abbiamo trovato un accordo e siamo più o meno tutti sulla stessa linea. È inutile nasconderci dietro un dito e sottolineare quello su cui non siamo stati d'accordo e su cui abbiamo anche visto in quest'Aula un'evidente distinzione. La prima è quella che viene definita legge bavaglio.
Come abbiamo già detto, se esiste questa legge bavaglio, allora dobbiamo dire che fino al 2017 la stampa italiana è stata imbavagliata, perché questa norma è stata introdotta nel 2017. La stampa italiana ha avuto il sentore di non potersi esprimersi liberamente? Non mi pare. Allora ogni tanto bisogna avere il senso della realtà e - oserei dire - anche il senso del ridicolo quando affermiamo certe cose e avere, visto il tema, un senso di giustizia.
C'è chi l'ha detto prima di me: noi stiamo parlando di un'ordinanza cautelare, che è un'ordinanza di parte. È l'ordinanza emessa da chi giustamente fa il proprio lavoro come magistrato inquirente, ma non c'è la parte della difesa. Permettetemi di dirlo, se abbiamo ancora a cura il garantismo e la voglia di stare dalla parte di chi viene accusato fino a prova contraria. Dico questo, perché accadono delle cose in questo Paese molto più gravi, anche quando andiamo oltre questo livello e questo grado. Lo voglio dire anche per ricordare una situazione anche ha visto coinvolto il nostro capogruppo al Parlamento europeo, Carlo Fidanza, che due anni fa è stato infangato in ogni luogo (Applausi), sui giornali e sulle televisioni per una presunta - per noi sempre, perché siamo garantisti - lobby nera. Qualche giorno fa il primo grado della magistratura ha detto: di che cosa parliamo? Non c'è nulla. Dove stanno i giornalisti liberi e indipendenti, che hanno ridato a Carlo Fidanza la sua dignità? Dove stanno i giornali e le televisioni che hanno potuto sottolineare questo aspetto? (Applausi). Se questo non avviene su casi così importanti e così gravi, figuriamoci su un'ordinanza cautelare. Allora di questo noi oggi parliamo, perché se noi riconosciamo a tutti i giornalisti il diritto di indagare e di scrivere, dobbiamo anche ricordare che hanno un dovere, quello di pensare, scrivere e anche evitare che alcune persone finiscano in un tritacarne, da cui poi - guarda caso - non sanno più come uscirne, non tanto per motivi legali, ma per motivi di informazione.
Veniamo a un altro aspetto, quello che abbiamo ricordato come il salario minimo.
Nel provvedimento, quando si parla di salario minimo e quando quindi l'Unione europea ci dice di essere attenti a questo aspetto, non si dice che la proposta del salario minimo deve essere quella che ha in testa il Partito Democratico o il MoVimento 5 Stelle, perché è invece un'altra cosa. Il MoVimento 5 Stelle ha avuto cinque anni per fare il salario minimo e non l'ha fatto (Applausi). Il Partito Democratico ha avuto dieci anni per fare il salario minimo e non l'ha fatto. Proprio adesso, in questo momento specifico, però c'è necessità del salario minimo? Fino ad ora non ce n'era bisogno? Proprio nel momento in cui Giorgia Meloni varca la soglia di Palazzo Chigi, c'è bisogno del salario minimo perché è una battaglia di civiltà. Sarebbe da chiedere dov'era il salario minimo fino a questo momento. (Commenti). In realtà qualcuno ce l'ha già ricordato. Capisco che vi infastidite e capisco che diventate nervosi. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatore, si rivolga sempre alla Presidenza.
SCURRIA (FdI). Sì, ma anche loro, signor Presidente.
PRESIDENTE. Sì, sto richiamando tutti. Come si suol dire, non era un «impegna», ma una raccomandazione.
SCURRIA (FdI). Perfetto, la ringrazio della raccomandazione e spero di poter continuare senza essere interrotto. Ovviamente non mi riferivo a lei, Presidente.
Come dicevo, ricordiamo le parole della CGIL e di alcuni sindacati sulla contrarietà al salario minimo, che oggi invece diventa battaglia di civiltà. In Europa c'è il salario minimo laddove non c'è una contrattazione collettiva così precisa e così puntuale come avviene in Italia. Si è parlato di alcuni esempi anche in Europa. Condivido ciò che ha detto chi qui ha ricordato che molte volte il timore di dover inserire il salario minimo è anche dovuto al fatto che si rischia di abbassare anche i livelli di salario e di retribuzione che i contratti collettivi nazionali garantiscono. Lo so che questo è un vizio storico e culturale della sinistra, ossia quello di appiattire e di livellare sempre verso il basso le retribuzioni, ma noi abbiamo un'altra impostazione.
Si citava la Germania, ma in questo Paese c'è una contrattazione collettiva molto bassa; per questo c'è spazio anche per altri esperimenti. Nella sperimentazione che c'è in Germania, in alcuni contratti che prevedono un rapporto diretto tra datore di lavoro e lavoratore scompaiono tredicesima e quattordicesima, scompare la possibilità di alcuni diritti che noi invece abbiamo salvaguardato. È questo il modello di lavoro che volete? Non è il nostro.
È per questo che noi continuiamo a pensare, tra l'altro, di andare nella direzione che ci indica la direttiva europea. La voglio leggere, altrimenti si rischia di pensare che il salario minimo sia quello che ci viene dai banchi dell'opposizione. La direttiva punta a migliorare la condizione di vita e di lavoro nell'Unione, in particolare attraverso l'adeguatezza dei salari minimi per i lavoratori, al fine di contribuire alla convergenza sociale verso l'alto e alla riduzione delle diseguaglianze retributive. Ma la direttiva non configura l'obbligo per gli Stati membri di introdurre un salario minimo legale laddove la formazione dei salari sia garantita esclusivamente mediante i contratti collettivi, né quello di dichiarare un contratto collettivo universalmente applicabile. Questo è quello che troviamo nella direttiva europea ed è ciò che noi recepiamo attraverso il nostro intervento sul disegno di legge di delegazione europea.
Concludo, signor Presidente. Fino a qualche tempo fa le leggi di delegazione europea passavano in maniera quasi anonima in quest'Aula. Adesso questa legge è diventata centrale e se n'è discusso anche grazie al peso che questo Governo dà all'aspetto europeo e al peso che l'Italia ha in Europa. Qualcuno ha fatto qualche umorismo prima sulla nostra capacità di presenza in Europa e su quello che il Governo Meloni sta facendo in quella sede. Ebbene sì, con buona pace di tutti i nostri colleghi eravamo pronti a governare e lo stiamo dimostrando attraverso la diminuzione delle infrazioni che abbiamo raggiunto in questo Paese, attraverso l'aumento dei posti di lavoro, attraverso il recupero dell'evasione fiscale. Ma non lo diciamo noi: voglio tranquillizzarvi e rassicurarvi per quello che riguarda l'immagine italiana nel mondo, perché di successo diplomatico-migratorio di Giorgia Meloni parla «Le Monde»; dell'influenza che Meloni sa esercitare in Europa parla il «The New York Times»; di quanto la Meloni sia la più influente in Europa parla «Politico.eu».
Per tutto questo, per questa immagine, per quello che stiamo facendo, per come il presente disegno di legge sta cambiando in meglio l'Europa, trovo gravissimo che chi pensa che ci sia bisogno di una maggiore presenza in Europa oggi voti contro questo testo, mettendo così in discussione il recepimento nel nostro ordinamento di tante direttive. Per tutte queste ragioni, Fratelli d'Italia voterà convintamente a favore del disegno di legge in esame. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo scientifico «Vittorio Fossombroni» di Grosseto, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione congiunta
del disegno di legge n. 969 e dei documenti LXXXVI, n. 1,e LXXXVII, n. 1(ore 12,30)
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 969, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Procediamo ora alla votazione della proposta di risoluzione n. 2, accettata dal Governo. Avverto che su tale proposta di risoluzione non sono stati presentati emendamenti.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2, presentata dal senatore Terzi di Sant'Agata e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Risulta pertanto preclusa la proposta di risoluzione n. 1.
Con l'approvazione della proposta di risoluzione n. 2 si intende quindi esaurita la discussione delle relazioni all'ordine del giorno.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Avverto che è stata convocata la Conferenza dei Presidenti di Gruppo, al termine della quale riprenderanno i lavori dell'Assemblea.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 12,32, è ripresa alle ore 13,40).
Presidenza del vice presidente CENTINAIO
Onorevoli colleghi, le Commissioni riunite 1a e 3a sono state autorizzate a convocarsi alle ore 14 per il seguito dell'esame della ratifica del Protocollo Italia-Albania per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria.
Conseguentemente, la Conferenza dei Capigruppo ha stabilito che la seduta riprenderà alle ore 16,15 con l'esame di tale disegno di legge.
I tempi della discussione sono stati ripartiti per complessive quattro ore: tre ore per i Gruppi e un'ora per i tempi tecnici di votazione, escluse le dichiarazioni di voto finale.
La seduta di oggi terminerà alle ore 20,30.
L'esame della ratifica, se necessario, potrà proseguire domani mattina.
Restano confermati gli altri argomenti previsti dal calendario dei lavori della settimana corrente.
La Conferenza ha convenuto altresì all'unanimità sulla riassegnazione in sede deliberante del disegno di legge sul Monteverdi Festival di Cremona.
La Conferenza dei Capigruppo tornerà a convocarsi mercoledì 21 febbraio, alle ore 14.
Calendario dei lavori dell'Assemblea, variazioni
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al calendario corrente:
| Mercoledì | 14 | febbraio | h. 10-20,30 | - Seguito disegno di legge n. 969 - Legge di delegazione europea 2022-2023 (approvato dalla Camera dei deputati) (voto finale con la presenza del numero legale) e connessi Doc. LXXXVI, n. 1, e Doc. LXXXVII, n. 1 - Relazioni programmatica e consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea - Disegno di legge n. 995 - Ratifica Protocollo Italia-Albania per rafforzamento della collaborazione in materia migratoria (approvato dalla Camera dei deputati) - Disegno di legge n. 866 - Delega al Governo in materia di bullismo e cyberbullismo (approvato dalla Camera dei deputati) - Disegno di legge n. 855 - Modifiche legge n. 185 del 1990 su controllo import export dei materiali di armamento - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 15, ore 15) |
| Giovedì | 15 | " | h. 10 |
Il termine di presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 866 (Delega al Governo in materia di bullismo e cyberbullismo) sarà stabilito in relazione ai lavori delle Commissioni.
| Martedì | 20 | febbraio | h. 16,30-20 | - Disegno di legge n. 1005 - Decreto-legge n. 212/2023, Bonus edilizi (approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 27 febbraio) - Disegno di legge n. … - Decreto-legge n. 215/2023, Proroga di termini normativi (ove approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 28 febbraio) - Eventuale seguito argomenti non conclusi - Sindacato ispettivo (giovedì 22, ore 10) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 22, ore 15) |
| Mercoledì | 21 | " | h. 10-20 | |
| Giovedì | 22 | " | h. 10 |
I termini di presentazione degli emendamenti ai disegni di legge n. 1005 (Decreto-legge n. 212/2023, Bonus edilizi) e n. … (Decreto-legge n. 215/2023, Proroga di termini normativi) saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni.
| Martedì | 27 | febbraio | h. 16,30-20 | - Eventuale seguito argomenti non conclusi - Disegno di legge n. 986 - Decreto-legge n. 4, Amministrazione straordinaria delle imprese di carattere strategico (scade il 18 marzo) - Sindacato ispettivo (giovedì 29, ore 10) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 29, ore 15) |
| Mercoledì | 28 | " | h. 10-20 | |
| Giovedì | 29 | " | h. 10 |
Il termine di presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 986 (Decreto-legge n. 4, Amministrazione straordinaria delle imprese di carattere strategico) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione.
Il calendario potrà essere integrato con le comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento, sul disegno di legge n. 1020 (Partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali), collegato alla manovra di finanza pubblica.
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 995
(Ratifica Protocollo Italia-Albania per rafforzamento della collaborazione in materia migratoria)
(Gruppi 4 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Votazioni | 1 h | |
| Gruppi 3 ore, di cui: | ||
| FdI | 38' | |
| PD-IDP | 26' | |
| L-SP-PSd'AZ | 23' | |
| M5S | 22' | |
| FI-BP-PPE | 18' | |
| Misto | 15' | |
| IV-C-RE | 13' | |
| Aut (SVP-PATT, Cb) | 13' | |
| Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE | 13' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1005
(Decreto-legge n. 212/2023, Bonus edilizi)
(Gruppi 3 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| FdI | 38' | |
| PD-IDP | 26' | |
| L-SP-PSd'AZ | 23' | |
| M5S | 22' | |
| FI-BP-PPE | 18' | |
| Misto | 15' | |
| IV-C-RE | 13' | |
| Aut (SVP-PATT, Cb) | 13' | |
| Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE | 13' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ...
(Decreto-legge n. 215/2023, Proroga di termini normativi)
(Gruppi 3 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| FdI | 38' | |
| PD-IDP | 26' | |
| L-SP-PSd'AZ | 23' | |
| M5S | 22' | |
| FI-BP-PPE | 18' | |
| Misto | 15' | |
| IV-C-RE | 13' | |
| Aut (SVP-PATT, Cb) | 13' | |
| Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE | 13' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 986
(Decreto-legge n. 4, Amministrazione straordinaria delle imprese di carattere strategico)
(Gruppi 4 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| FdI | 50' | |
| PD-IDP | 35' | |
| L-SP-PSd'AZ | 30' | |
| M5S | 30' | |
| FI-BP-PPE | 24' | |
| Misto | 20' | |
| IV-C-RE | 17' | |
| Aut (SVP-PATT, Cb) | 17' | |
| Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE | 17' |
(La seduta, sospesa alle ore 13,40, è ripresa alle ore 16,28).
Presidenza del vice presidente RONZULLI (ore 16,28)
Per un'informativa urgente del Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR
BAZOLI (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAZOLI (PD-IDP). Signor Presidente, vorrei reiterare in Aula quanto abbiamo già chiesto nella Conferenza dei Capigruppo, a valle delle decisioni che sono state assunte, e che noi peraltro non abbiamo condiviso. Mi riferisco, cioè al contingentamento dei tempi della ratifica del Protocollo tra Italia e Albania e alla nostra richiesta di audire urgentemente il ministro Fitto. Abbiamo chiesto già da diverse settimane che il ministro Fitto venga a relazionare in Aula sulla rimodulazione del PNRR.
A distanza di un mese e mezzo dall'approvazione in Consiglio europeo, i Comuni italiani sono ancora in attesa di sapere che ne sarà degli 11 miliardi di progetti finanziati dai fondi del PNRR che sono stati di fatto congelati per effetto della rimodulazione del PNRR stesso. Abbiamo quindi chiesto in Conferenza che il Ministro venisse domani mattina, e ci è stato detto che non può. Quindi, chiediamo con forza che venga il prima possibile, certamente entro la settimana prossima, perché il Parlamento non può più attendere di sapere come è stato rimodulato il PNRR, come verranno spesi quei fondi, come verrà data risposta ai Comuni italiani che sono in attesa di sapere che fine hanno fatto i fondi per i progetti per 11 miliardi di euro che sono di loro interesse.
PATUANELLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, anche da parte nostra c'è la richiesta di informativa urgente del ministro Fitto sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ringraziamo il presidente La Russa per essersi attivato anche per le vie brevi per chiedere la disponibilità al Ministro di essere in Aula anche domani. Il Ministro ha detto di aspettare l'approvazione della relazione semestrale, ma il tema centrale non è la relazione semestrale di ciò che è accaduto negli ultimi sei mesi, che ha certamente importanza, ma segue il suo iter normativo standard, perché è obbligo del Ministro relazionare sulla semestrale.
Noi chiediamo di capire qual è la situazione in atto, perché leggiamo anche dalla stampa che i 17 miliardi stornati da alcune progettualità, e che devono essere poi utilizzati e coperti con altre risorse, sembra siano 13. Vorremmo quindi capire che fine faranno quei 4 miliardi di opere che potrebbero essere già anche iniziate in molte parti del nostro Paese. Per questo anche noi chiediamo un intervento urgente del ministro Fitto in Aula.
PRESIDENTE. Mi rendo conto delle necessità di farlo in Aula; come sapete, i vostri Gruppi parlamentari hanno già avanzato la richiesta in Conferenza dei Capigruppo. La Presidenza prende atto della reiterazione della richiesta.
Discussione del disegno di legge:
(995) Ratifica ed esecuzione del Protocollo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio dei ministri della Repubblica di Albania per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria, fatto a Roma il 6 novembre 2023, nonché norme di coordinamento con l'ordinamento interno (Approvato dalla Camera dei deputati) (ore 16,32)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 995, già approvato dalla Camera dei deputati.
Ha facoltà di intervenire il presidente della 1a Commissione permanente, senatore Balboni, per riferire sui lavori delle Commissioni riunite 1a e 3a.
BALBONI (FdI). Signora Presidente, vorrei riferire all'Assemblea che abbiamo concluso i nostri lavori alle ore 16, come era stato deciso in Conferenza dei Capigruppo. Ciononostante non abbiamo potuto votare il mandato al relatore, per cui il provvedimento arriva all'esame dell'Assemblea senza relatore.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in relazione a quanto riferito dal senatore Balboni, il disegno di legge n. 995, non essendosi concluso l'esame in Commissione, sarà discusso nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati senza relazione, ai sensi dell'articolo 44, comma 3, del Regolamento.
Comunico che sono state presentate alcune questioni pregiudiziali.
Ha chiesto di intervenire il senatore De Cristofaro per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signora Presidente, questo accordo (e il disegno di legge che lo ratifica) istituisce, con il fine dichiarato di intervenire sulla cosiddetta emergenza immigrazione, un vero e proprio meccanismo di deportazione dei migranti verso un Paese terzo, peraltro esterno all'Unione europea, che prefigura la costituzione di vere e proprie colonie detentive per stranieri.
Il disegno di legge in esame presenta - a nostro avviso - evidentissimi profili di illegittimità costituzionale, in particolare in relazione agli articoli 3, 24, 111 e 117 della Costituzione e si pone in contrasto anche con delle norme dell'ordinamento internazionale e dell'Unione europea. Per questo motivo abbiamo posto una questione pregiudiziale di costituzionalità.
Come è stato efficacemente detto dal dottor Schiavone nel corso delle audizioni, si prefigura la costituzione di vere e proprie colonie detentive per stranieri, in cui avremo addirittura una sezione penitenziaria con il distaccamento di un contingente della Polizia penitenziaria italiana. E come è stato chiarito anche da un altro degli auditi, il costituzionalista Bonetti, il Protocollo italo-albanese, alla luce delle disposizioni legislative nazionali di esecuzione e delle altre norme legislative nazionali vigenti in esse richiamate, configura una cessione temporanea per cinque anni dell'uso di una porzione del territorio albanese da adibirsi all'allestimento e alla gestione di due centri, un punto di crisi hotspot (un CPR), e una sezione penitenziaria, i quali saranno adibiti allo svolgimento di operazioni da parte di autorità italiane nei confronti di non oltre 3.000 stranieri l'anno soccorsi in acque internazionali che vi saranno portati da navi militari italiane, nelle quali saranno soggetti alla legislazione italiana. Il primo dato è che si prevede l'applicazione extraterritoriale di norme dell'Unione europea che però non è consentita dal diritto europeo. In Albania, Paese attualmente non facente parte dell'Unione, non può infatti trovare applicazione il diritto dell'Unione europea, come peraltro valutato preliminarmente dalla stessa Commissione. Nel testo del Protocollo non c'è menzione né dell'esclusione delle persone minori e vulnerabili dal trasferimento in Albania e nemmeno delle procedure per il corretto accertamento dell'età e la tempestiva individuazione e presa in carico delle vulnerabilità prima dell'arrivo o all'interno dei centri, fatto che si porrebbe in aperta violazione della direttiva n. 32 del 2013 dell'Unione europea. È utile ricordare che il personale delle navi non può operare valutazioni allo scopo di autorizzare sbarchi selettivi e non è inoltre chiaro se i centri da realizzarsi in Albania saranno destinati alle procedure di esame delle domande di protezione internazionale e, in particolare, alle procedure di frontiera o al rimpatrio, ma alle persone condotte nei centri sarebbe impedito di uscire, subendo di fatto un regime di detenzione automatica e prolungata, senza che però intervenga una qualche chiara base legale. Inoltre, non è garantito il diritto di difesa. Non si comprende cioè come si potrà determinare la competenza del giudice che dovrà convalidare il trattenimento, non si comprende come sarà possibile, per i trattenuti, presentare tempestivamente un ricorso e da questo punto di vista appare evidente la violazione degli articoli 3 e 24 della Costituzione. Nella pratica, cioè, come è stato evidenziato anche da importanti organizzazioni come Amnesty International, secondo il diritto internazionale il godimento della libertà personale deve rimanere sempre e comunque la condizione di base di ogni individuo. Qualsiasi restrizione al diritto alla libertà deve essere eccezionale e deve basarsi su una valutazione caso per caso della situazione personale di ciascuna persona migrante e richiedente asilo interessata. (Applausi). La valutazione individuale deve essere relativa alla salute fisica e mentale delle persone migranti irregolari o richiedenti asilo, nonché a fattori come la loro storia personale, l'età, le condizioni di salute, la situazione familiare, eventuali esigenze specifiche.
Politiche, invece, di detenzione generalizzate o automatiche sono, dal nostro punto di vista, del tutto arbitrarie perché non si basano su una valutazione individualizzata della necessità e della proporzionalità della misura di detenzione, che sono evidentemente capisaldi della nostra cultura giuridica. Le persone rifugiate richiedenti asilo, i migranti devono già affrontare ostacoli per fare ricorso contro il rigetto delle domande di asilo e le decisioni di detenzione, soprattutto quando sono confinate negli hotspot oppure detenute nei centri di rimpatrio in Italia. E si tratta molto spesso di ostacoli di natura finanziaria, di natura linguistica o di natura burocratica. È quindi inaccettabile che queste barriere vere e proprie diventino sempre più insormontabili per le persone detenute dalle autorità italiane in Albania.
Inoltre, il dato secondo il quale l'accordo tra Italia e Albania non prevede la possibilità per le persone di essere rilasciate dai centri, se non attraverso il trasferimento in Italia, pone esso stesso il rischio che le persone che vincono i ricorsi contro il trattenimento debbano, di fatto, rimanere in detenzione nelle more dell'organizzazione del loro trasferimento, che potrebbe, evidentemente, richiedere un periodo di tempo assolutamente significativo.
Per tutte queste ragioni che ho brevemente illustrato vi chiediamo di votare a favore di questa questione pregiudiziale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Delrio per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà.
DELRIO (PD-IDP). Signor Presidente, noi poniamo una questione di legittimità costituzionale, perché siamo convinti che la legge debba garantire uguali diritti, uguali doveri, uguali garanzie per tutti i cittadini, indipendentemente dal colore della loro pelle, dalla razza e dalla provenienza.
Pensiamo che questo sia il fondamento del diritto. Pensiamo che questo sia quello che ha reso la nostra civiltà una civiltà avanzata, una civiltà che ha permesso, a tanti cittadini del mondo, di guardare all'Europa come la culla del diritto.
Tante persone si stanno chiedendo il motivo di questo provvedimento. Qual è la necessità che ha spinto il Governo a procedere con un provvedimento di questo tipo? Ogni legge ha dietro di sé, ovviamente, una cultura e un'etica. Ogni legge è ispirata da una cultura, da una visione del mondo e della società, da una visione della convivenza civile. Ogni legge, poi, ha anche una funzione pedagogica.
Fin dagli antichi tempi, sant'Isidoro di Siviglia nel Settimo secolo e san Tommaso d'Aquino parlavano del fatto che le leggi inducevano gli uomini alla virtù, che hanno proprio questo scopo, di indurre gli uomini alla virtù, al bene, ai comportamenti corretti, ai comportamenti che edificano la società.
Questa, invece, è una legge non pedagogica. È una legge pericolosa, che porta l'uomo al vizio. Ora, io mi domando e domando a tutti noi, se vogliamo essere seri, quale sia la funzione che si propone questa legge, qual è la sua funzione pedagogica. Sembra, infatti, che la funzione di questo provvedimento sia quasi quella di dire al popolo italiano che noi non possiamo più sopportare tutti questi migranti che sbarcano sulle nostre coste.
Questo è il messaggio che sta dando il Governo al popolo italiano, non un messaggio di serietà. Peraltro, è un messaggio che è una dichiarazione di impotenza, signora rappresentante del Governo. Con questa legge voi vi dichiarate impotenti, cioè dite di non essere in grado di gestire i flussi migratori, che sono troppo importanti per noi. Ma non fate un accordo per il controllo delle frontiere, perché non mi pare che l'Albania abbia una frontiera con l'Italia. State facendo quasi una deportazione in altro Paese, perché non siete in grado di gestire questi flussi in Italia. Le notizie che vengono dai CPR, da tutte le varie situazioni di accoglienza non organizzata, anche in queste settimane, forse dimostrano esattamente questo.
Avete alzato le mani, vi siete arresi. Avete detto: non ce la facciamo, ci facciamo aiutare da un Paese che nemmeno ancora aderisce all'Unione europea. Infatti, se questo fosse stato un accordo all'interno dell'Unione europea, se fosse stata la revisione del Trattato di Dublino, in cui le procedure di accoglienza e di ingresso vengono condivise, allora avremmo capito. Stiamo, invece, parlando di chiedere aiuto all'Albania, la quale ci dice che non prenderà complessivamente più di 3.000 persone.
Quest'anno abbiamo avuto flussi che superavano i 150.000 migranti sbarcati. Quindi, questa è una dichiarazione di totale impotenza. Ed oltre al fatto che è una dichiarazione di totale impotenza, essa contiene elementi di incostituzionalità palesi.
La prima questione è quella che ha già sollevato, in maniera molto adeguata, il collega De Cristofaro.
Come potete scrivere che si applicano, in quanto compatibili, i decreti legislativi relativi all'immigrazione? Questo provvedimento lo abbiamo esaminato in dettaglio in questi giorni e in queste settimane. È un provvedimento caratterizzato da molti condizionali e da molti buchi. Cosa vuol dire che le leggi si applicano in quanto compatibili? Si può applicare una legge in quanto compatibile? Con che cosa? Chi sceglierà i migranti che dalle navi italiane andranno in Albania? Come farete la selezione delle persone? Perché non avete esplicitato i richiami ai decreti legislativi che prevedono che donne in gravidanza, soggetti fragili e minorenni non possono essere oggetto di questa procedura? Perché non è stato esplicitato? Abbiamo presentato emendamenti in tal senso.
Quindi il primo profilo è che state creando differenze nella selezione delle persone che portate in Albania, in un Paese che non è affatto, come prevede invece la direttiva europea (quindi qui c'è, ancora una volta, una violazione sia costituzionale che dei trattati europei), una zona di frontiera o di transito. Mi riferisco alla zona in cui localizzerete queste strutture, che non è affatto una zona di frontiera o di transito, ma è una zona del territorio albanese. Non è una zona di transito di migranti; è una zona di un territorio sovrano e non è nemmeno il territorio di confine.
L'altro elemento è: come potete omettere il fatto che le navi italiane sono già territorio italiano? Voi prendete un migrante che, attraverso operazioni di soccorso, viene imbarcato su una nave italiana. Tale nave è già territorio italiano; quindi dal territorio italiano viene portato in territorio albanese, perché non c'è extraterritorialità in quelle aree, e lì si dice che si applica la giurisdizione italiana. Peccato che, per tutte le cose che già sono state dette, il diritto alle informazioni, la consulenza sul diritto di chiedere asilo, il diritto di comunicare con organizzazioni che prestino assistenza legale o altra consulenza, il diritto di consultare un avvocato o un altro consulente legale ammesso a informare e autorizzato sugli aspetti della domanda di protezione internazionale, peccato che tutte queste cose non siano garantite, come invece sono garantite dal diritto UE. Siete stati molto vaghi nel garantire questi diritti, quasi che queste persone fossero oggetto di una punizione collettiva, di una deportazione collettiva. (Applausi).
Cosa penseranno gli altri migranti? Faranno a gara per capire chi è che può rimanere in Italia e chi è che invece viene deportato in Albania. Perché questa differenza? E perché il contribuente italiano, invece che chiedere allo Stato italiano di organizzare meglio i suoi hotspot e i suoi CPR, dovrebbe essere contento di pagare 600 milioni per cinque anni per uno o due hotspot e un CPR in Albania, quando spendiamo 52 milioni per dieci CPR in Italia? Perché il contribuente italiano dovrebbe pensare che questa sia una soluzione logica, di buona amministrazione, seria, che migliora le condizioni di esame delle domande? Questa dislocazione in Albania complica grandemente tutto: complica l'esame delle domande, complica i diritti del richiedente, complica la gestione delle Forze di polizia, complica la gestione delle forze della magistratura.
Stiamo parlando esattamente di una discriminazione giuridica. Lo straniero portato in Albania, rispetto allo straniero sbarcato in Italia, si troverà in una condizione di discriminazione giuridica, per motivi di condizione personale e non per motivi particolari. Non ha fatto niente di diverso dagli altri, non c'è un criterio di selezione; verrà semplicemente discriminato e avrà meno diritti per una scelta arbitraria, non riconducibile a nessun quadro giuridico serio e quindi in palese violazione del diritto costituzionale.
Avete detto che le strutture che verranno realizzate in queste aree corrispondono a degli hotspot. Mi chiedo una cosa semplicissima. Quando uno accede alla procedura e richiede la protezione internazionale, non può essere trattenuto negli hotspot. In questi hotspot albanesi, invece, sarà trattenuto. Il primo ricorso lo perderete, perché, secondo la procedura, un richiedente protezione internazionale non può essere trattenuto. Non ce n'è motivo, non è ancora stata valutata la necessità della sua espulsione, quindi questi soggetti hanno diritto di uscire da quelle zone che sono vere e proprie prigioni.
Quando si fa richiesta di protezione internazionale in un hotspot, immediatamente si riceve un permesso di soggiorno. Qui andate in deroga e dite che non darete il permesso di soggiorno, il che è un'altra violazione dei diritti del richiedente. Ora mi chiedo che cosa vi abbia spinto ad arrivare fino a questo punto, se non il voler dare un messaggio distorto, e cioè che questi migranti, queste persone che vengono a chiedere protezione in Italia devono pagare una pena, devono soffrire di più, devono andare lontani; appena imbarcati, non devono andare nel più vicino posto di sbarco, come prevede la convenzione internazionale (Applausi), devono andare lontani dai nostri occhi, come se lontani dai nostri occhi ci fossero diritti diversi. Se sono lontani dai nostri occhi avranno diritti diversi.
Il diritto, la legge dovrebbe rendere chiara a tutti la dignità dell'essere umano e dovrebbe indicare a tutti come questa dignità viene riconosciuta e rispettata. Questa dignità dell'essere umano va riconosciuta, altrimenti la norma non merita di essere legge. Ma se anche promulgherete questa legge, sappiate che non rispetta i principi della nostra Costituzione, che invece considera i cittadini tutti uguali e di uguale dignità davanti alla legge. (Applausi).
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulle questioni pregiudiziali presentate si svolgerà un'unica discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti. (Brusio).
Prego i colleghi di abbassare il volume del chatting, perché quando parla un senatore faccio fatica anch'io da questa parte a comprendere. (Commenti).
Non ho voluto usare "chiacchiericcio" perché lo trovavo volgare.
MAIORINO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIORINO (M5S). Signora Presidente, quello che preme, credo soprattutto al mio Gruppo, sottolineare e denunciare è il furore autoritario che nel metodo ha guidato la gestione di questo provvedimento e il furore ideologico che nel merito lo caratterizza. Oggi è il 14 febbraio, sono le ore 16 e ci troviamo in Aula senza relatore. Per le persone comuni che ci ascoltano, ciò significa che la discussione in Commissione del provvedimento non è terminata e ciononostante esso arriva in Aula. Perché? Forse ci sono delle scadenze improrogabili che vanno rispettate? Forse si tratta di un decreto-legge che prevede una scadenza fissa? No, è un semplice disegno di legge che non ha una scadenza fissa. È toccato alle opposizioni negoziare in sede di Capigruppo che si potesse tornare in Commissione per provare a finire questo provvedimento. Si è tornati in Commissione, ma non si è conclusa la discussione del provvedimento e ciononostante si arriva in Aula.
Si dirà: ci saranno stati migliaia di emendamenti ostruzionistici, per cui ragionevolmente il tempo andava compresso. Presidente, il MoVimento 5 Stelle ha presentato 28 emendamenti. In totale gli emendamenti erano 154. Ora, se le Commissioni riunite affari costituzionali ed esteri non sono in grado di gestire una mole simile di emendamenti - 154 - significa o che c'è un'incapacità totale da parte di chi ha il dovere di gestire i lavori (Applausi) oppure che non importa la ragionevolezza delle proposte emendative, sia nel merito che nel numero. L'importante è portare lo scalpo del Parlamento a Giorgia Meloni.
Questo è ciò che è stato fatto. Il provvedimento doveva arrivare infatti in Assemblea tassativamente oggi, tappando quindi la bocca alla critica politica. Quest'ultima ha molto motivo di esserci. Sono state illustrate le pregiudiziali di costituzionalità. Non sappiamo peraltro se l'Albania abbia già ratificato tale Protocollo; quindi ancor di più non si capisce dove dobbiamo correre. Ma già, il 9 giugno ticchetta, ci sono le elezioni europee alle porte (Applausi) e quindi bisogna portare a punto questo provvedimento iperideologico, che ha un costo per i contribuenti italiani - non per i contribuenti albanesi - pari a 650 milioni di euro. Per fare cosa? L'elettore di destra dirà che se in tal modo risolviamo l'emergenza immigrazione, come è scritto negli obiettivi tematici di questo provvedimento, sono 650 milioni di euro ben spesi. Ebbene no, perché con questi 650 milioni di euro il Governo Meloni costruisce due CPR, dove entreranno circa 3.000 persone.
Ora, l'elettore di destra, che segue bene il tema dell'immigrazione perché naturalmente ritiene che sia il problema più grande che l'Italia deve affrontare, il suo tallone d'Achille, sa che proprio quest'anno si è toccato il record di sbarchi. 150.000! Sotto il Governo Meloni ci sono stati 150.000 sbarchi. (Applausi. Commenti). 157.000 sbarchi. Chi offre di più? 157.000, però noi saremo contenti di spendere 650 milioni per avere 3.000 migranti nei CPR in Albania. Da dove vengono questi 650 milioni? Dal Ministero dell'interno, che è preposto alla sicurezza? No, vengono dal Ministero della cultura, da quelli dell'università e della ricerca, dell'ambiente e della sanità. Si sottraggono quindi servizi essenziali sempre ai contribuenti italiani, tanto per parlare di patrioti, per un investimento assolutamente fallimentare. Con 52 milioni c'è infatti in programma di costruire 10 CPR in Italia.
È chiaro allora che qui stiamo parlando di una bandiera propagandistica e ideologica del tutto vuota di contenuti, che rischia però di essere anche incostituzionale. Entriamo infatti nel merito e smettiamola di parlare del vil denaro. Si istituiscono infatti classi umane a diversa gradazione di dignità. I migranti che vengono dal mare, che sono presi in area internazionale e ritenuti, ad un primo sguardo, non vulnerabili (si vede chi è vulnerabile e chi non lo è), vanno in Albania. Quelli invece che a un primo sguardo sembrerebbero vulnerabili possono fare la trafila solita in Italia. Si è stabilito, sempre con vostro decreto, che in Albania possono rimanere fino a diciotto mesi, innalzando quindi il tempo di detenzione. Dopo quei diciotto mesi, sempre per 650 milioni di euro, ci sa dire il Governo che fine fanno questi migranti? Che fine fanno dopo aver scontato una detenzione ingiusta? Si tratta infatti di una detenzione ingiusta. Sono trattenuti per diciotto mesi e poi? Ce li riportiamo in Italia.
Diciamo che è un investimento davvero lungimirante (Applausi) che servirà unicamente a sbandierare una bandiera ideologica da portare alle prossime elezioni.
Voteremo quindi convintamente a favore delle pregiudiziali costituzionali, trattandosi anche di violazioni dei diritti umani, e decisamente contro questo folle Protocollo con l'Albania. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Salutiamo studenti e docenti della Scuola media «Gaetano Caporale» di Acerra, in provincia di Napoli. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 995 (ore 16,59)
VALENTE (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALENTE (PD-IDP). Signora Presidente, utilizzerò pochi minuti per esprimere il voto convinto e deciso del Partito Democratico a favore di entrambe le questioni pregiudiziali, illustrate dai miei colleghi De Cristofaro e Delrio.
Io ho poche considerazioni da aggiungere per dare conto delle ragioni profonde che ispirano questo voto, ma anche la convinzione delle parole scritte e pronunciate dai nostri colleghi. Intanto una premessa: in quanto a migranti, direi con semplicità che riuscite davvero a superare voi stessi. Avete già varato tanti provvedimenti che io definirei avventati, populistici, ma soprattutto - come veniva ricordato adesso dalla collega Maiorino - inefficaci: dovreste almeno prenderne atto. Questo invece è un provvedimento che, superando anche il decreto Cutro di cui tutti ricordiamo efficacia e conseguenze, riesce addirittura ad essere incomprensibile ai più. Difficile capire i contorni di questo provvedimento e difficile capire come concretamente si realizzerà.
Che cosa avete scelto di fare? Sono stati utilizzati anche nella discussione in Commissione termini importanti, che evocano pezzi di storia che vorremmo tutti, convintamente, lasciarci alle nostre spalle e che io non ripeterò in quest'Aula, soprattutto per rispetto a quella storia, ma non si può non pensare a quei migranti che vengono soccorsi in mare in condizioni che spesso rasentano la sopravvivenza e invece di portarli - come disciplinano i diritti internazionali e il diritto del mare - nel porto più vicino e più sicuro, li mettiamo su una nave, che è territorio italiano, e facciamo fare loro altri due giorni di viaggio per non sapere bene dove li porteremo, in un contesto che non abbiamo capito se è disciplinato dalle leggi italiane, se sia territorio italiano, che strutture siano, che personale ci sarà, che livello di accoglienza, che livello di intermediazione, quali saranno e come saranno rispettati i diritti di queste persone. Questa sarà sicuramente una questione che affronteremo in sede di discussione generale.
Queste pregiudiziali provano a porre alla nostra attenzione che sarà un provvedimento - questo a detta e nella convinzione dei più - che difficilmente supererà il vaglio della Corte costituzionale. È vero, le elezioni europee e le campagne elettorali sono alla porte e voi su questo terreno continuate a spingere, a soffiare sulla pancia e sulle paure e tutto diventa politicamente e umanamente comprensibile, anche se ingiustificabile. Il tema vero è che potete porvi in una logica di maggioranza e di prove di forza, ma non vi potete ancora porre al di sopra della Costituzione. Allora, quando scrivete nei vostri provvedimenti alcuni riferimenti normativi, quando questi provvedimenti dovranno essere concretamente adottati e applicati da un giudice di fronte a una controversia - e da questo provvedimento scaturiranno controversie, perché è veramente di difficile interpretazione, ma soprattutto applicazione -, ebbene quel giudice si rivolgerà alla Corte.
Questo provvedimento non potrà mai superare il vaglio della Corte nel momento in cui scrive che queste norme si applicano «in quanto compatibili», perché l'articolo 117 della nostra Costituzione è chiaro e dice che la potestà legislativa è esercitata dallo Stato, nel rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Non scrive «in quanto compatibili» (Applausi), espressione che mette tutti voi a salvaguardia di quello che avete in mente, o delle fantasie normative più spinte. Ecco, quello sarà un atteggiamento che voi provate a perorare, ma che di fronte a un giudice della Corte costituzionale con ogni evidenza non reggerà.
Quindi, la vostra propaganda, il vostro populismo, giocato ancora sulla pelle dei più fragili e dei più esposti, non vi ripagherà e gli italiani saranno accorti, ma forse anche i giudici saranno più severi, nel dirvi che non solo impegnate risorse importanti di questa legge di bilancio in un tempo nel quale le risorse sono preziose, ma che avremmo potuto utilizzarle probabilmente per migliorare il sistema di accoglienza che voi continuate a debellare (Applausi) e che è l'unica vera arma che abbiamo per tentare di fare di questi migranti persone con dignità. È l'unica vera strada maestra che abbiamo per garantire maggiore sicurezza nel nostro territorio, perché integrazione e sicurezza camminano insieme, non certo mortificazione e umiliazione e soprattutto un atteggiamento - come veniva ricordato prima - punitivo e discriminatorio nei confronti delle persone. Quelle messe ai margini sociali saranno sempre e per forza persone più insicure: questo lo ricordo anche alla becera propaganda fatta qualche giorno fa rispetto alle vicende drammatiche di Catania. È la marginalità sociale che rende insicuro il nostro Paese (Applausi), non la provenienza delle persone: questo dovreste sempre ricordarlo. Allora richiamo l'articolo 117, ma anche l'articolo 3 della Costituzione: le persone hanno tutte pari dignità. La nostra è una grande Carta costituzionale, dovremmo esserne tutti fieri e orgogliosi, e dovrebbe essere patrimonio di tutti. Anche questo dovrebbe esserlo, come abbiamo detto in Commissione, e non solo il tema del garantismo e delle garanzie costituzionali previste dal diritto di difesa, richiamate dalla pregiudiziale del collega De Cristofaro con riferimento all'articolo 24 della nostra Costituzione.
L'articolo 3 - lo ribadisco - dice che tutti abbiamo pari dignità, siamo uguali; di fronte al nostro Stato e alle leggi del nostro Stato siamo uguali. Che si venga via mare o via terra, siamo uguali. (Applausi). Non si giustificherà perché alcuni verranno portati in luoghi che saranno necessariamente difficili, più complicati, dove l'intermediazione culturale sarà sicuramente più difficile, dove il diritto di difesa sarà più difficile, dove la loro qualità della vita sarà messa a dura prova. Viene messa a dura prova anche per i migranti in Italia, ma è evidente che un centro costruito in un altro territorio lontano, che prevede la competenza dello Stato italiano, sarà una condizione di maggiore, enorme, straordinaria difficoltà. Spiegateci i trattamenti differenziati: in virtù di cosa dividerete o qualificherete una madre incinta che viene divisa dal suo compagno o da un altro figlio? (Applausi). Diteci in virtù di quale valutazione dividerete famiglie, genitori, mamme, bambini; alcuni li manderete in Albania e altri li manderete qui in Italia, con quale coraggio? Con quale coraggio una mamma la dividete da un bambino di quattro o cinque anni?
Come fate a qualificare una donna vittima di violenza? Ne abbiamo parlato anche in occasione del cosiddetto decreto-legge Cutro. Abbiamo detto che una donna vittima di violenza che intraprende un viaggio probabilmente ha subito quella violenza durante il viaggio; non ne è nemmeno consapevole in alcuni casi o è addirittura accompagnata dalla persona che le ha esercitato violenza. Vi avevamo chiesto di introdurre nei centri di accoglienza qui in Italia personale ed operatori specializzati. Non lo avete fatto, non lo avete messo lì e adesso pensate che andiamo sulle navi e distinguiamo le persone vulnerabili da quelle non vulnerabili, portiamo personale specializzato, riusciamo a definire le persone che sono vulnerabili e quelle che non lo sono e a quel punto dividiamo? Dividiamo quelli che per voi sono carichi residuali, mentre per noi sono persone piene di dignità (Applausi), che meritano rispetto e assistenza, e sulle quali la nostra scommessa è solo una: integrazione e dignità. (Applausi).
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dal senatore De Cristofaro e da altri senatori (QP1) e dal senatore Alfieri e da altri senatori (QP2).
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Della Porta. Ne ha facoltà.
DELLA PORTA (FdI). Signora Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, il decreto-legge Cutro, il piano Mattei e il Protocollo che stiamo discutendo oggi sono figli di un'unica visione che vede il problema immigratorio al centro e sono tasselli di un unico mosaico che stiamo ricomponendo pian piano in questi lunghi mesi. I dati d'altra parte dimostrano che le norme, per trovare la loro efficacia, hanno bisogno di tempo: di mesi e a volte anche di anni. Se prendiamo i dati del Viminale da ottobre ad oggi, ci rendiamo conto che i flussi migratori sono diminuiti del 30 per cento, con picchi anche del 50 per cento. Quando quest'ultimo provvedimento avrà piena efficacia i dati scenderanno ancora, con buona pace dei detrattori del Protocollo in esame. È un provvedimento che mira alla cooperazione, non certo a un'imposizione, e che esclude, nel pieno rispetto del diritto internazionale, i minori, le persone vulnerabili, le donne in gravidanza e questo con buona pace anche del diritto interno albanese. Ricordiamo, infatti, che la Corte costituzionale di Tirana ha dato il proprio assenso alla normativa al riguardo.
È un provvedimento complesso che, però, mira anche all'organizzazione precisa degli hub sul territorio albanese e crea due aree: una portuale, l'altra più interna, sulla quale verranno destinati i migranti. Saranno delle vere e proprie aree a controllo italiano al loro interno; nella parte esterna, invece, la potestà rimarrà di competenza delle Forze di polizia e delle autorità albanesi.
Qualche giorno fa ho sentito dire dagli esponenti dell'opposizione che i centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) vanno chiusi. Vorrei però ricordare, innanzitutto a voi, che i CPR sono stati creati nel 1998 con la legge Turco-Napolitano: li avete creati voi e nel 2017, con il ministro Minniti, li avete anche potenziati. (Applausi). Ora venire a dire a noi che dobbiamo chiudere qualcosa che avete aperto voi per noi va anche bene, ma il fatto è che oggi noi cerchiamo di risolvere un problema che in più di dieci anni non siete riusciti a risolvere. Lo facciamo anche con spirito di solidarietà, perché la verità è che voi siete i soliti antitaliani (Applausi), per cui qualsiasi cosa si faccia a favore dell'Italia, se ciò porta beneficio all'Italia e all'operato del suo Governo, vi vede contrari.
Avete persino chiesto la testa del presidente Rama, che fino a prova contraria fa parte del Partito Socialista Europeo, reo di aver teso la mano all'Italia in senso di solidarietà. Vi siete chiesti perché il presidente Rama ha accettato la richiesta di cooperazione avanzata dall'Italia? È una domanda che io mi sono posto. Lo ha fatto per uno spirito di riconoscenza, perché nel 1991, quando i cittadini albanesi si ribellarono al regime comunista albanese, il primo Paese che accolse gli albanesi fu l'Italia (Applausi) e ci sta facendo tornare indietro solo quella solidarietà che noi mostrammo trent'anni fa.
Mi rendo conto che questo per voi sia un pugno nello stomaco difficile da digerire, perché quando anche questo provvedimento avrà piena efficacia, l'afflato tra il Governo italiano e i cittadini italiani sarà ancora maggiore.
Siete stati perfino sconfessati dai vostri amici europei, perché se il Commissario europeo per l'allargamento e la politica di vicinato e il cancelliere tedesco Scholz, anch'esso socialista, hanno più volte detto che prenderanno addirittura a modello questo trattato vuol dire che siamo sulla strada giusta.
Venendo alla sostanza del problema, il trattato è stato definito inquietante, pericoloso, illegale, contrario al senso di umanità, illegittimo e inefficace. Invece sarà un modello, sarà un vero e proprio deterrente che disincentiverà la migrazione economica; sarà un duro colpo per i mercenari della clandestinità adorata, per gli approfittatori, per gli scafisti, per tutte le organizzazioni criminali che, con questo humus marcio, lucrano e si alimentano (Applausi). Sarà un duro colpo anche per i vostri amici delle ONG, che spesso e volentieri violano il diritto italiano (Applausi).
Servirà anche ad altro, perché ci farà comprendere davvero chi scappa perché fugge da una guerra e dalla fame e chi, invece, quel diritto non ce l'ha. Chi scappa da guerra e fame, infatti, non si pone il problema di dove arriva; chi scappa da guerra e fame si pone il problema di dove sta e da lì vuole scappare. Chi si pone il problema di dove vuole arrivare, invece, dovrà sapere che da oggi in poi può arrivare anche in Albania, non per forza in Italia.
Papa Benedetto XVI affermava che il primo diritto di un migrante è quello a non emigrare e lo diceva seguendo le parole di un altro grande Papa, Giovanni Paolo II, che nella sua enciclica «Ecclesia in Europa» affermò che la Chiesa ha il dovere dell'accoglienza, ma è responsabilità delle autorità pubbliche esercitare il controllo dei flussi migratori nel rispetto delle leggi e quindi coniugarsi, quando necessario, con la ferma repressione degli abusi.
Ecco, è in quella direzione che sta andando il Governo italiano e lo sta facendo nel pieno rispetto del diritto interno e del diritto internazionale, perché è bene che su questo principio ci ritroviamo tutti quanti: la difesa dei confini è un diritto sacrosanto, non è un'opzione esercitabile a seconda dei casi. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scalfarotto. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, devo dire che è difficile anche entrare nel dettaglio di questo provvedimento, perché è talmente scombiccherato, illogico, irrazionale e bizzarro, che in realtà ci si scontra già con la logica che vi sta dietro. Tra l'altro, per il suo tramite, Presidente, voglio dire al collega che mi ha preceduto che questa ricostruzione secondo cui gli albanesi sono arrivati in Italia e oggi, a distanza di decenni, noi ci riprendiamo il favore, rimandandogli gli altri stranieri, è veramente bizzarra. (Applausi). Non riesco a capire come funzioni questa contabilità di vite umane per cui si va e si viene, come in uno scambio: mi hai preso i miei, te ne rimando degli altri così siamo a posto. Proprio non si capisce. In realtà, l'unica logica razionale che può aver indotto il Governo italiano a chiedere al Governo albanese di prestarsi a quest'obbrobrio, a questa specie di mostro giuridico, a questo bizzarro accordo internazionale sono i numeri, perché, come si diceva già in precedenza, nel 2023 sono sbarcati in Italia 155.754 migranti, il 50 per cento in più di quelli sbarcati nel 2022 (103.846) e il doppio di quelli sbarcati nel 2021 (67.040).
Signor Presidente, ho avuto l'onore e la ventura di servire al Governo della Repubblica proprio al Ministero dell'interno e di essere stato Sottosegretario di una servitrice dello Stato, una professionista al cui rigore professionale dovremmo inchinarci, che risponde al nome di Luciana Lamorgese, che è stata messa in croce con un tiro al bersaglio quotidiano da parte di una maggioranza che le imputava qualsiasi cosa succedesse nel Paese. Ebbene, mi chiedo che cosa direbbero oggi Fratelli d'Italia e la Lega se al Viminale ci fosse Luciana Lamorgese. Il silenzio che invece giunge dai banchi alla mia sinistra e alla sua destra, signora Presidente, è segno di un chiaro imbarazzo.
Voglio ricordare a tutti l'articolo 10 della Costituzione repubblicana, che è contenuto fra i principi fondamentali, quelli che non sono modificabili neanche sulla base dell'articolo 138 della stessa Costituzione. L'articolo recita: «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica» - non all'estero - «secondo le condizioni stabilite dalla legge». Quello che sta succedendo qui è esattamente la negazione non tanto della lettera, ma dello spirito della nostra Costituzione, che riconosce universalmente a tutti gli esseri umani la dignità, il diritto di realizzazione della propria personalità, la protezione nel momento della difficoltà e appunto il godimento di quei diritti democratici che stanno scritti nella Costituzione. Il pensiero che persone che arrivano sul nostro territorio nazionale vengano trattate alla stregua dei rifiuti che mandiamo nei Paesi stranieri perché non sappiamo cosa farcene, che è quello che succede in Italia con i rifiuti veri e propri, che vengono caricati su treni e camion per essere smaltiti altrove, è un'immagine che credo non faccia onore alla civiltà e alla cultura giuridica di questo Paese.
Il provvedimento in esame, proprio nel suo impianto, nega ciò che la Repubblica italiana è ed i fondamentali pilastri sui quali la nostra Repubblica è stata fondata, ma non basta soltanto questo.
Non voglio dare infatti soltanto giudizi morali, sui quali comunque insisto, perché ne sono profondamente convinto. Qui c'è anche una visione del Paese e di come risolverne i problemi in prospettiva, che è completamente ideologica.
Si mette in piedi questo meccanismo astruso che si scontrerà davanti alla realtà, perché non lo si conosce, quindi, quando andremo a metterlo in pratica, già dovremo chiarire chi fa cosa, tra Italia e Albania. Donne e bambini non abbiamo ancora capito che fine faranno, né se si applichi la legge italiana o quella albanese, chi paga, cosa succede alla fine dei trenta giorni e dove vanno a finire queste persone.
Tutto questo non è chiaro, quindi certamente ben prima della Corte costituzionale sarà la realtà a dire che questa costruzione, fragilissima e ideologica, collasserà su se stessa. Ciò che è più grave, però, è che non comprendete che in questo Paese c'è una drammatica crisi demografica, che non risolveremo certamente solo con la lodevole intenzione di promuovere la natalità. Questo è un Paese che va a prendere i medici a Cuba e la cui capitale economica, Milano, non ha i tranvieri per far circolare i tram, per cui l'ATM sta tagliando le corse. Allora, se non abbiamo medici, infermieri e persone che paghino i contributi a una popolazione che invecchia, ma voi, invece di fare progetti per comprendere come trasformare l'immigrazione in una risorsa per un Paese che ha un disperato bisogno di braccia e cervelli, pensate a questi meccanismi di discarica all'estero, vuol dire che non avete capito niente.
Scusate la franchezza, cari colleghi, ma non avete capito che qui andremo a chiudere gli ospedali e che non avremo insegnanti per i nostri bambini. Allora, invece di tirar fuori ridicoli conigli dal cilindro, per favore, mettete via l'ideologia e provate, pragmaticamente, a risolvere i problemi del Paese.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cataldi. Ne ha facoltà.
CATALDI (M5S). Signor Presidente, più mi sforzo di individuare la ratio di questo Protocollo, più mi sembra di essere entrato dentro un labirinto da cui non si viene fuori. A me sembra che, probabilmente, questa sia l'ultima spiaggia per un Governo che, fino ad oggi, ha adottato soltanto politiche fallimentari.
Diciamocelo chiaramente: avete iniziato con un decreto sulle ONG, che non ha prodotto effetti. Avete proseguito con il decreto Cutro uno, con il decreto Cutro due, tutti decreti-legge che non hanno modificato il problema. Questo perché? Perché non siete stati in grado di agire sulle cause e state agendo soltanto sugli effetti. (Applausi).
A me sembra che vi stiate cimentando in un eterno gioco dell'oca, dove ogni nuovo passo avanti è sempre un ritorno al punto di partenza, però, in questo vostro gioco, il problema è che sembra siano stati accantonati i diritti umani e che la dimensione umana di un problema epocale sia passata in secondo piano. E questo è terribile, perché state mettendo in secondo piano i diritti dei migranti per dare spazio a una retorica dell'odio, dei respingimenti e dei blocchi navali. State dando spazio a una narrazione che sta trattando le persone come fossero né più né meno che un carro di bestiame. (Applausi).
Tutto questo e anche il linguaggio, le parole, espressioni come il carico residuale, stanno facendo fare una pessima figura all'Italia. State dando al mondo un'immagine dell'Italia distorta attraverso la lente della vostra indifferenza e dell'insensibilità verso i diritti delle persone.
Cerchiamo di essere chiari: questo provvedimento non risolve il problema. È semplicemente un modo per nascondere la realtà sotto al tappeto, come facevamo all'università, quando non volevamo dimostrare alla mamma di non essere in grado di tenere la cameretta in ordine, allora nascondevamo le cose sotto il letto; questo però non risolve il problema, crea soltanto un'illusione: date agli italiani l'illusione che il problema non esista, semplicemente perché non lo rendete visibile; però, vedete, questa illusione costa agli italiani quasi 700 milioni di euro. (Applausi).
Sia ben chiaro, Presidente, il Governo è libero di decidere come spendere i soldi degli italiani; però poi non venite a raccontarci la storia della coperta corta. Non ci potete dire che non ci sono i soldi per realizzare le infrastrutture e bocciate gli emendamenti sull'autonomia differenziata; non ci potete dire che non ci sono soldi per la sanità e che non ci sono soldi per creare sviluppo nelle aree di crisi industriale complessa.
C'è un altro paradosso in questa vostra politica sull'immigrazione. Adesso addirittura vi volete dipingere come i benefattori del continente africano e dite che, attraverso il Piano Mattei, volete creare le basi per lo sviluppo del continente africano. Ma se non siete stati in grado di creare sviluppo neppure in Italia, come pensate di risollevare le sorti del continente africano? (Applausi). Cercate di essere onesti e ammettetelo: avevate detto di essere pronti a governare, ma avete dimostrato di non esserlo. Abbandoniamo questa retorica del nulla: è venuto il momento in cui ci dovete dimostrare non di essere pronti a governare, ma di essere in grado di farlo. (Applausi).
Poco fa un collega di Commissione parlava del diritto a non emigrare. Ragazzi, ma se volete riconoscere questo diritto a non emigrare, l'unica politica che dovete fare è quella della cooperazione internazionale. Questa gente non viene qui soltanto per divertimento. Dovete creare le condizioni, nei Paesi d'origine, affinché le persone non debbano scappare perché non ci sono gli ospedali e si rischia di morire per la puntura di una zanzara, perché non sanno dove mandare i figli a scuola o perché ci sono le guerre. Dovete fare opere di diplomazia e non politiche di natura belligerante, come state mostrando di fare.
Colleghi, qui però c'è davvero bisogno di un cambio di prospettiva. Andiamo alla base e concludo, Presidente. Qui il problema e la vera minaccia non sono quello che si teme; la vera minaccia sono le conseguenze a cui può portare questa costante paura di essere in pericolo. Vorrei ricordare, Presidente, che i totalitarismi sono nati proprio su questa paura e su questa esigenza di ordine e disciplina, perché si sono proposti come in grado di… (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Le lascio un minuto, però i tempi sono contingentati. Lo ricordo a tutti.
CATALDI (M5S). In questo minuto vorrei citare un saggio di William Sheridan Allen, che si intitolava "Come si diventa nazisti". Il particolare di questo saggio è che narra di un piccolo paesino di gente perbene. L'unica loro caratteristica era la paura verso un presunto nemico, magari all'epoca erano gli ebrei. Su questa base di paura e su questo bisogno di ordine e disciplina si è aperta la strada ai nazisti, che si sono proposti come i distributori di sicurezza e di certezza e coloro che potevano dare maggiore tranquillità al cittadino perbene. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rojc. Ne ha facoltà.
ROJC (PD-IDP). Signora Presidente, onorevoli colleghi, Ministro, ci accingiamo a votare un provvedimento che non solo costerà molti soldi ai contribuenti italiani, ma che soprattutto non servirà a risolvere la gestione dell'immigrazione irregolare in Italia.
Prima ancora di vedere perché non serve, consentitemi di richiamare la vostra attenzione su un dato: il Senato oggi, e prima la Camera, sta discutendo di una questione rilevante per il nostro Paese e lo sta facendo solo grazie all'insistenza e alle proteste del Partito Democratico e delle opposizioni, perché il Governo voleva fare tutto da solo, aggirando il Parlamento e la Costituzione. Di nuovo, un atto di prevaricazione e di enorme gravità politica.
Invece siamo qui a discutere e, dopo aver approfondito ulteriormente le norme contenute in questo Protocollo, siamo sempre più convinti che sia solo l'ennesimo atto di distrazione di massa del Governo Meloni sul tema dell'immigrazione. Dopo i fantomatici blocchi navali e i porti chiusi, oggi si contano - come ha già ben ricordato il collega Scalfarotto - oltre 150.000 ingressi, a sancire un fallimento clamoroso delle vostre politiche migratorie.
Nonostante questo, si continua a perseverare ora con tale accordo truffa con l'Albania, perché non sapete nemmeno voi cosa ci andiamo a fare nei centri, in Albania. Ad esempio - e non è una questione di lana caprina - nessuno sa dove saranno identificati i migranti, se in Albania o a bordo delle navi che hanno effettuato il soccorso - è una questione mai chiarita - tenendo presente che generalmente non hanno carta d'identità o passaporto e per scoprirlo servono persone adatte con strumenti adeguati, come la conoscenza delle lingue; poi servono anche le autorità consolari che confermino la loro nazionalità. Insomma, è un lavoro complesso e costoso che ancora adesso non sappiamo esattamente come si intenda svolgere.
Nessuno sa bene con esattezza come ci si debba comportare con un minore non accompagnato, con un disabile o con gli anziani (e chi stabilisce quando si è anziani?). Poi ci sono persone che hanno subito torture, stupri e violenze, le vittime di tratta, i nuovi nati, come precisa il testo del Protocollo. Insomma, è davvero complicato capire come saranno identificate queste persone, anche perché il personale delle navi non ha queste competenze e, di conseguenza, quello che auspicate non è percorribile.
Insomma, non riusciamo davvero a comprendere che senso abbia realizzare un centro in Albania che dovrà ospitare non più di 3.000 persone, anziché realizzarlo in Italia, senza tutti i problemi sopracitati e soprattutto con costi molto più contenuti. Ecco, perché non in Italia? Qual è la logica che ispira invece la scelta del Governo Meloni, se non quella, tutta propagandistica, di dimostrare che siamo efficienti, capaci di tenere lontani dalle nostre spiagge gli immigrati? O forse, più prosaicamente, perché, nonostante le dichiarazioni di governatori e sindaci di destra, quei centri nessuno li vuole vicino a casa. Ricordate? Il ministro Piantedosi ci aveva detto che avrebbero fatto un hotspot per Regione, anche due: altri annunci, parole al vento.
Noi quindi spenderemo più o meno 700 milioni in pochi anni per 3.000 persone, ma vorrei ricordare che a Trieste, attraverso la rotta balcanica, in pochi mesi sono arrivate 14.000 persone, molti minori, diversi dei quali non accompagnati, costretti a vivere per strada, nei silos, un vecchio edificio veramente in disuso, tra topi e serpenti. Per questo non si trovano finanziamenti. Nulla: una vergogna! Lo straniero portato in Albania rispetto a quello sbarcato in Italia si troverà in una condizione di discriminazione giuridica per motivi di condizione personale espressamente vietata anche dalla nostra Costituzione.
Sono allarmanti inoltre gli oneri indicati nella relazione tecnica della Ragioneria dello Stato, che l'Italia dovrà sborsare per la realizzazione delle due strutture. Se i dieci CPR sono costati all'Italia 52 milioni di euro in quattro anni, la trasformazione delle due aree in enclave italiana ne costerà cinque volte tanto per i prossimi cinque anni, risorse sottratte alla sanità, all'istruzione, alla cultura, ma soprattutto non date ai Comuni per le politiche di accoglienza, che servirebbero in questa situazione. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Priamo. Ne ha facoltà.
DE PRIAMO (FdI). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, siamo chiamati a discutere la ratifica e l'esecuzione del Protocollo tra il Governo italiano e quello albanese in materia migratoria, un accordo che introduce una modalità sicuramente innovativa nella gestione dei flussi migratori, della quale è presupposto la consolidata e storica amicizia fra l'Italia e l'Albania.
Questo provvedimento non è uno spot o un'iniziativa isolata, ma rientra in una visione strategica della questione migratoria e in un posizionamento molto attento dell'Italia, che acquisisce nuova centralità nello scenario internazionale, due temi e due aspetti che sono sicuramente collegati. Abbiamo infatti dati molto incoraggianti da questo punto di vista: mediamente, un 30 per cento in meno di sbarchi. Non è il nostro approdo finale, ma è un obiettivo importante, frutto di una politica attenta e programmata.
Ci sono risultati importanti che aumentano la credibilità dell'Italia e ci consentono di portare avanti questa strategia, che sono visibili in tutti gli elementi della nostra politica internazionale, nella centralità nelle politiche europee, nella capacità di influire sui dossier principali. Potremmo parlare anche della direttiva sui pesticidi o di quella sugli imballaggi e di come l'Italia sia stata determinante nel cambiare l'approccio dell'Europa su quei temi e, naturalmente, anche su quello migratorio.
Fino a un anno fa, prima dell'avvento del Governo di Giorgia Meloni, alcune delle parole che oggi sono pienamente nell'agenda dell'Unione europea erano impronunciabili. Semplicemente e banalmente non si poteva parlare di difesa dei confini nazionali ed europei. Abbiamo introdotto questi temi nell'agenda europea e abbiamo affrontato a 360 gradi il fenomeno migratorio, mettendo in campo iniziative di deterrenza e di contrasto all'immigrazione illegale, sostenendo allo stesso tempo, presupposto per quest'apertura, il contrasto fermo all'immigrazione illegale e aprendo invece ai flussi migratori controllati, dei quali in una modalità organizzata, attenta e studiata abbiamo anche bisogno.
Da questo punto di vista, contrastare l'immigrazione illegale significa salvare vite e, come abbiamo fatto con il cosiddetto decreto Cutro, inasprire le pene per quei mercanti di uomini che sono gli scafisti. Arrivano anche le prime condanne pesanti, da questo punto di vista. Tutto ciò senza mettere in discussione in alcun modo il rispetto delle norme internazionali sul tema dei rifugiati e sul tema di coloro che scappano dai conflitti. Rispetto però a un tema macroscopico come quello di un'immigrazione di massa legata ai temi economici, al cambiamento climatico e alla povertà, serve altro rispetto a quello che abbiamo ascoltato anche oggi da parte delle opposizioni ovvero una politica che non si capisce poi quale dovrebbe essere, se non sicuramente non attenta al controllo dei confini.
Noi però non ci siamo limitati a quello. Sul fronte della cooperazione internazionale, abbiamo visto mettere in campo da parte del Governo Meloni quel Piano Mattei che rappresenta una vittoria per coloro che lo progettarono molti anni fa - molti dei quali siedono anche in questi banchi, tra di noi -, non solo prima della nascita di Fratelli d'Italia, ma prima ancora addirittura della nascita di Alleanza Nazionale. In questo anno infatti abbiamo spesso sentito parlare un po' a sproposito della storia della destra, forse per disinformazione o forse perché abituati a immaginare questa parte politica come impresentabile. In quegli anni c'era chi progettava quel piano. Ricordo ad esempio un manifesto che recava la scritta "immigrazione, un dramma per loro, un dramma per noi". (Applausi). C'era chi progettava quello che grazie a Giorgia Meloni è diventato e sta diventando azioni, idee che diventano azioni. Pochi giorni fa in quest'Aula molti capi di Stato e delegazioni dell'Africa erano qui a parlare di azioni proattive che dobbiamo fare. Voi amate difendere il diritto ad emigrare, noi vogliamo invece difendere il diritto a non emigrare di quei popoli (Applausi), il diritto a una cooperazione che non sia predatoria da parte dell'Occidente, ma che sia paritaria e che può essere una grande operazione di mutuo soccorso per noi e per quei popoli. È stato anche importante vedere l'Europa accogliere questa iniziativa dell'Italia e quindi, per una volta, diversamente da quello che avveniva con i Governi precedenti, non l'Italia acriticamente dietro all'Europa, ma l'Europa costruttivamente dietro e a fianco dell'Italia.
Torniamo però all'accordo che discutiamo oggi. Questo intervento dettagliato, che nel suo corpo spiega come ogni norma viene rispettata in tutti i modi dal punto di vista della tutela dei soggetti fragili e del diritto, darà modo di avere nuovi hotspot e nuovi CPR per il collocamento temporaneo dei migranti tratti in salvo dalle nostre autorità.
Voglio dire, da questo punto di vista, che lascia un po' basiti il tentativo di screditare questo accordo, che poi diventa anche un tentativo di screditare l'Italia. Ognuno fa opposizione come gli pare, ma a proposito di modalità di fare opposizione, permettetemi, anche di esprimere solidarietà ai parlamentari meridionali di Fratelli d'Italia e di tutto il centrodestra per alcuni vergognosi attacchi subiti in questi giorni. (Applausi).
Avete dimostrato anche un certo attaccamento a quello strumento di lancio tipico degli aborigeni australiani che è il boomerang, perché avete chiesto in audizione la presenza dell'ambasciatore italiano in Albania, il quale ci è venuto a dire, in primo luogo, che la maggior parte dei cittadini albanesi è contenta di questo accordo e considera l'Italia il primo e più affidabile partner; certo, anche per la riconoscenza rispetto a quello che l'Italia ha dato loro, in particolar modo i cittadini della Puglia, a cui forse non è stata data adeguata riconoscenza a suo tempo, quando uno dei peggiori regimi comunisti, quello stalinista albanese, aveva ridotto alla fame quel popolo. Non si tratta quindi di scambi, ma di amicizia e di scrivere una nuova pagina delle politiche migratorie: questa è una pagina importante che si inserisce in una strategia che andrà avanti, con buona pace dell'opposizione. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Musolino. Ne ha facoltà.
MUSOLINO (IV-C-RE). Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, il testo di cui discutiamo oggi, recante ratifica ed esecuzione del Protocollo tra Italia e Albania per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria, mi costringe a fare un doveroso passo indietro e ricordare come siamo arrivati a questo punto.
Ebbene, erano i primi di novembre del 2023, quando la presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, annunciò alla stampa, non al Parlamento, di aver sottoscritto un Protocollo con il Presidente dell'Albania per la gestione degli immigrati irregolari. Lo stupore fu notevole, non soltanto per il tema del Protocollo, ma anche e soprattutto perché il Parlamento ne veniva informato a mezzo stampa. Prima non se ne era parlato, non si conosceva neanche il testo, né di cosa parlasse esattamente, tanto che i dettagli vennero poi forniti dai Ministri del Governo. Addirittura il ministro Fitto disse testualmente: «per la prima volta uno Stato non membro dell'Unione europea, ancorché candidato, accetta la creazione sul suo territorio di centri destinati alla gestione dei migranti illegali arrivati sul territorio dell'Unione». Già questa dichiarazione non poteva non destare sconcerto e francamente, dopo aver chiesto e preteso che il testo arrivasse in Parlamento per la sua ratifica, com'era ovvio e giusto che fosse, la sua lettura non ci ha assolutamente confortati; semmai, lo sconcerto è aumentato.
Siamo rimasti davvero sorpresi dal coacervo di norme messo in piedi dal Governo, che pone numerosi quesiti di legittimità costituzionale, che non ho dubbi verranno sollevati e risolti nel senso peggiore possibile, cioè con un vaglio di costituzionalità che non verrà superato per una serie di ragioni: non perché siamo antitaliani, ma, al contrario, siamo così tanto italiani da volere che il legislatore legiferi bene e sapendo di farlo in conformità con la Costituzione. E quando ha un dubbio sulla legittimità della Costituzione - e qua di dubbi, oggettivamente, ce ne sono tanti - si fermi e riveda quello che vuole fare.
Infatti, non è corretto promulgare una legge quando già si sa che è affetta da numerosi vizi. Il primo di questi è l'extraterritorialità. Sarà difficile, Presidente, in sei minuti dire tutto quello che vorrei dire, perciò stringerò, condenserò e cercherò di dire le cose essenziali.
Il primo vizio è l'extraterritorialità, come abbiamo detto anche nella questione pregiudiziale di legittimità costituzionale. Come si può pensare di realizzare un centro per la gestione dei migranti irregolari nel territorio di uno Stato estero che non fa neppure parte dell'Unione europea? È una questione abnorme dal punto di vista giuridico: "abnorme" in senso letterale, cioè noi andiamo oltre le norme, oltre le disposizioni vigenti. Lo spiego in termini chiarissimi e semplicissimi: la legislazione italiana ovviamente riconosce quella europea come fonte sovraordinata. La legislazione albanese ovviamente no, per la semplice ragione che non fa parte dell'Unione europea.
Noi creiamo un centro sul territorio albanese, all'interno del quale mettiamo i migranti che siamo andati a prevelare in mezzo al mare nelle acque territoriali, stabilendo che non li porteremo nel centro di primo soccorso, come sarebbe più facile, ma direttamente in Albania e in quella sede, quando li sbarcheremo, diremo loro che saranno sottoposti alla legislazione italiana.
Signor Presidente, immagino che lei mi potrebbe dire: in quel centro si applica il principio di extraterritorialità e vale la legge italiana per tutti. Io le risponderei di no: al contrario, in quel centro si continua ad applicare la legge albanese, perché si trova sul territorio albanese; solo per i migranti italiani si applicheranno le disposizioni della legge nazionale italiana e di quella comunitaria. Questo crea un incidente e una violazione del principio di uguaglianza di cui all'articolo 3 della Costituzione e del diritto di difesa.
Sono questioni abnormi, per la semplice ragione che lo stesso Protocollo, all'atto pratico, chiarisce: se dentro questi centri venisse commesso un delitto, una rissa o un furto, ma anche, più banalmente, se si verificasse un incidente sul lavoro di personale che vi opera (e non opereranno soltanto gli italiani, poiché ci saranno pure i cittadini albanesi), chi disciplinerà e quale legge determinerà chi ha ragione e chi ha torto? Ebbene, qui arriviamo a situazioni ancora più strane: se lo commetterà un migrante, allora sarà sottoposto alla giurisdizione della legge italiana e alla legislazione italiana, cioè applicheremo la legge italiana. Se però il migrante dovesse compiere un delitto nei confronti di un cittadino albanese o dello Stato albanese, allora si applicherà la legge albanese. Se poi invece - le domando - non sarà un migrante a compiere il delitto, ma un cittadino italiano, albanese o di un'altra nazionalità che opera nel centro, chi deciderà quale legge si applica?
Si tratta di un insieme di norme con poca capacità di fare sistema fra di loro, con evidenti violazioni di leggi e anche dei diritti dei migranti. Il fatto che il migrante nel procedimento per il riconoscimento dello status di rifugiato verrà sentito in videocollegamento con un avvocato che non avrà neanche modo di ascoltarlo personalmente, è una violazione del diritto di difesa sostanziale e comporterà la condanna dell'Italia per la violazione dei diritti umani e dei diritti di difesa dei migranti.
Perché facciamo questo Protocollo con quest'urgenza e con questa fretta? Non è stato consentito neanche alla 1a e alla 3a Commissione riunite di completare l'esame e la discussione degli emendamenti. Per quale motivo? Quale urgenza c'è? Non c'era alcuna urgenza, anche perché questa misura è inadeguata a risolvere il problema della migrazione, non soltanto per le evidenti violazioni dei diritti comunitari e della dignità delle persone, ma anche dal punto di vista numerico.
Questo centro accoglierà al massimo 3.000 persone. La quota dei migranti arrivata in Italia nel 2023 è 157.000, il che significa che soltanto una piccolissima parte di essi potrà essere accolta nel centro in Albania. A fronte di questo sforzo così ridotto, ce n'è invece uno economico inimmaginabile: 640 milioni di euro per cinque anni. Tale è la durata del Protocollo in esame.
Credo che davvero non ci siano motivi razionali, dal punto di vista della legge e neanche dell'opportunità per procedere alla ratifica di questo Protocollo. Ci sono soltanto motivi di propaganda politica che però, come dimostreranno i fatti, cadranno sotto la realtà dell'evidenza delle cose che in questo modo certamente non si risolvono.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Magni. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, colleghi, il provvedimento in esame, come sappiamo, è rimasto per settimane molto opaco. All'inizio, il Governo addirittura pensava di affrontare questo tema senza passare dal Parlamento; poi forse ha letto la Costituzione e quindi ha dovuto farlo.
Non ho la soluzione in tasca per affrontare e risolvere i problemi dell'emigrazione, però è chiaro che quello che qui viene proposto è un percorso davvero molto stravagante, per così dire: di fronte al fatto di avere 155.000 migranti, pensiamo di affittare un posto in cui portare - anzi, deportare - 3.000 persone, cercando di non farle vedere.
Il problema è che gli immigrati, in particolare quelli che arrivano dal mare, hanno un colore scuro e quindi si vedono in qualsiasi posto li mettiamo. Pertanto, si è pensato di metterli in un Paese che non fa neanche parte dell'Unione europea. Li mettiamo lì perché così non si vedono, anche perché capisco che per risolvere il problema dell'immigrazione si era pensato di fare il blocco navale, poi però questo non è riuscito, quindi bisogna dare risposta in un altro modo.
Per quanto mi riguarda, mi sono sempre battuto contro le leggi che hanno previsto di affrontare il problema dell'emigrazione esclusivamente da un punto di vista sicuritario: la legge Bossi-Fini, la legge Turco-Napolitano, i provvedimenti di Minniti e adesso questo accordo. Noi avremo bisogno come il pane di immigrati, visto che siamo una società che invecchia e le imprese hanno bisogno di 350.000 lavoratori e lavoratrici. Dovremo quindi fare un'altra politica, instaurando un rapporto costruttivo in cui selezionare, cioè preparare le persone che vengono in Italia.
Inoltre, parliamoci chiaro: l'emigrazione è dipesa anche dalla rapina che l'Occidente ha fatto in molti Paesi, a partire dall'Africa, ma non solo. Io seguo la questione da molti anni e vado nei campi profughi, ad esempio della rotta balcanica; vi invito quindi ad andare a vedere quando arrivano i ragazzi che nella loro vita hanno visto solo guerra, ad esempio gli afgani; vi invito a vedere cosa hanno combinato prima i sovietici e poi gli americani, cioè prima l'Oriente e poi l'Occidente. Chiedete ai ragazzi che hanno diciotto o vent'anni, la cui vita è fatta solo di frustrazioni e di guerra. Quando arrivano alle porte dell'Europa li prendiamo a legnate e li mandiamo indietro. Questo è il modello che è stato applicato in tutti questi anni sulla questione dell'immigrazione.
Come ho detto prima, non ho la soluzione, perché è un tema complesso, però forse bisogna cambiare radicalmente l'impostazione. Il problema è che ci sono migranti economici perché nel loro Paese la situazione è disastrosa, magari, ad esempio, perché c'è la guerra, oppure per l'avanzamento del deserto e quindi, sostanzialmente, per un problema climatico. Ovviamente a noi interessa solo utilizzare le risorse naturali di quei Paesi, questo sì, ma non preoccuparci del loro sviluppo.
Il problema, allora, è come affrontare la questione. Si parla di portare le persone, di deportarle. Ieri sono stato redarguito in Commissione, perché ho usato un termine forte. Certo, ho usato il termine «lager», perché un altro senatore ha spiegato che era come accatastare delle persone. Portare 3.000 persone, addirittura dividendo le donne dagli uomini, le mamme incinte, separando i minori dai padri e dalle madri. Io non ho posto la questione sul terreno del diritto, ma su quello umanitario. Noi che cosa facciamo? Spostiamo persone, uomini, quelli forti, e li accatastiamo in un posto. Proprio ieri con la collega Cucchi ho presentato un'interrogazione in cui chiedo la chiusura dei CPR, perché sono lager e prigioni e penso a quello che è avvenuto a Ponte Galeria, ma anche a quello che è avvenuto l'altra sera nella Milano bene, cioè ad esempio in via Corelli, in un CPR commissariato, in cui ci sono questioni legate ai bagni e al cibo, dove i migranti vengono trattati non come persone, ma come bestie. Uso un termine forte, perché quando vedete le foto di cos'è successo nel CPR di via Corelli vi viene la pelle d'oca. Anzi, è difficile discutere dal punto di vista politico: io sto male, quando vedo quelle foto. Basta pubblicarle, queste foto, che ritraggono persone nude in mezzo all'acqua.
Il problema è che queste cose non si vedono, non si devono toccare, non si possono affrontare. Io non ho la soluzione e, se la avessi, sarei il più bravo di tutti, ma mi interrogo: che cosa succede? Continuiamo così? Continuiamo a pensare che quella sia la risposta? Penso che la risposta sia fare in modo che le persone vengano non incluse, ma coinvolte, fatte partecipare, che si debba dare loro gli strumenti di conoscenza dei luoghi dove vanno e si trovano, di qual è la cultura del posto. Tutto questo anche affrontandoli a muso duro, perché su questo non sono uno di quelli teneri, che dicono che hanno un certo credo e un certo modo di fare immodificabile. Se si trovano nel nostro Paese, non dobbiamo imporre loro la nostra cultura, ma qui vige una regola di democrazia, di rispetto tra l'uomo e la donna e così via e dobbiamo affrontare questi problemi. Mettere la testa sotto la sabbia di fronte a questi aspetti non risolve la questione, ma la sposta soltanto, pensando di averla risolta, creando in realtà un problema dietro l'altro.
Altro che amicizia: se quelle persone vengono messe in un posto in cui la giurisdizione è tutta italiana e non hanno neanche la possibilità di avere vicino i parlamentari del nostro Paese che possano visitarli, o che gli avvocati siano vicini, vengono meno i loro diritti. Certamente questo è un fatto molto rilevante, che cambia la natura costituzionale. Per questa ragione abbiamo presentato una questione pregiudiziale costituzionale: l'accordo cambia la Costituzione materiale del nostro Paese e - si badi bene - il nostro è un Paese che storicamente non solo ha scoperto il mondo, ma è emigrato in tutto il mondo. Quindi, dovremmo sapere benissimo, se la nostra è una società culturalmente avanzata, che cos'è l'emigrazione. Non è un divertimento: la gente scappa da un posto perché è invivibile. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bevilacqua. Ne ha facoltà.
BEVILACQUA (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, a quanto pare ci risiamo. Forse vi state chiedendo a cosa mi riferisco. Facciamo un attimo i conti di quanto è accaduto, nell'ordine, dall'inizio del Governo Meloni.
Il 23 marzo 2023 c'è lo storico cambio di passo in Europa grazie a Giorgia Meloni e il tema dei migranti diventa centrale al Consiglio europeo. Sì, così centrale da meritarsi due righe in fondo al protocollo in cui è scritto che se ne parlerà a giugno.
L'8 giugno 2023 c'è l'accordo storico sul nuovo patto sui migranti, sempre targato Giorgia Meloni, naturalmente. Peccato che non ci sia stato alcun sostanziale cambiamento perché l'Italia resta il Paese che dovrà occuparsi da solo di arrivo, accoglienza e gestione dei migranti, esattamente come prima, senza alcun obbligo di redistribuzione; obbligo a cui si è strenuamente opposto l'amico Orbàn, che la patriota Giorgia Meloni ha ben compreso, perché per l'Ungheria si trattava di difendere i propri interessi nazionali, con buona pace degli interessi nazionali degli italiani, naturalmente. (Applausi).
Il 17 luglio 2023 c'è la storica intesa con la Tunisia. Si tratta forse di un duro colpo ai trafficanti di vite umane che da questo momento in poi non riusciranno più a partire dalle coste tunisine? Un nuovo colpo per i trafficanti che, dopo il decreto Cutro, già avevano il loro bel da fare a scappare inseguiti dalle autorità italiane per tutto il globo terracqueo? Certamente no, perché vengono messi solo pochi spiccioli per i controlli delle frontiere e non viene fatto niente nemmeno sul piano dei rimpatri, perché riguardano solo i migranti tunisini che rappresentano una percentuale infima rispetto ai migranti subsahariani.
Mi sembra, quindi, se ho fatto bene i conti, che siamo, con il Protocollo d'intesa Italia-Albania, alla quarta svolta storica. Complimenti! (Applausi). Pensate un po': continuando con questo ritmo di quattro svolte storiche all'anno, i libri di storia contemporanea dovranno dedicare un volume a parte alle gesta della presidente Meloni. (Applausi). Ma fuori dalla propaganda, nella realtà dei fatti, l'unica svolta storica è il record di sbarchi del 2023: 157.000 migranti arrivati in Italia, un rotondo più 50 per cento contro cui si è infranta tutta la vostra vuota retorica. (Applausi).
Nella realtà dei fatti c'è la Giorgia Meloni che, al telefono con due comici russi, pensando di parlare con il presidente della Commissione africana Moussa Faki, ammette che sul tema migranti, quando chiama gli altri leader europei, non le rispondono nemmeno al telefono. Ah, per inciso: il vero Moussa Faki, lo scorso 29 gennaio, ha smascherato l'ennesimo bluff spacciato per atto storico di questo Governo, il Piano Mattei. Il presidente Moussa Faki, infatti, ha dichiarato che l'Unione africana non era stata nemmeno consultata: alla faccia del partenariato paritario! E ha proseguito che non bastano le parole e le promesse, ma servono i fatti.
Passiamo ai fatti, ai numeri di questo Protocollo tutto fuffa e propaganda: 650 milioni di euro sarà il costo che sosterrà l'Italia in cinque anni per portare in Albania i migranti sbarcati sulle coste italiane; circa 3.000 saranno i migranti che potranno essere ospitati nella struttura albanese. Diciotto mesi dopo il trasferimento, i migranti non rimpatriati, praticamente il 90 per cento in base alle ultime statistiche, torneranno in Italia.
Cosa ci dicono, allora, questi numeri? Ci dicono che gli italiani pagheranno di tasca propria la campagna elettorale di Giorgia Meloni per le prossime europee, sborsando circa sette volte il costo di una struttura equivalente sul territorio italiano. Ma come? La Meloni non ha fatto un'intera campagna elettorale attaccando le misure di dignità, come il reddito di cittadinanza, e di rilancio dell'economia, come il superbonus, dicendo che erano soldi buttati dalla finestra per raccattare voti?
Ma questi sapete come li definirebbe la Giorgia Meloni dell'opposizione? Soldi degli italiani, del sangue degli italiani, che finiranno in Albania e contribuiranno a far crescere il PIL, sì, ma quello dell'Albania, non certo quello italiano. Questi numeri ci dicono che non ci sarà nessun tangibile risultato nell'alleggerimento della pressione sulle coste italiane, perché i migranti trasferiti in Albania non arriveranno nemmeno al 2 per cento rispetto ai numeri registrati nel 2023.
Infine, la cosa più preoccupante è che questo Governo dimostra di non avere la minima idea di come gestire dossier così pericolosi, visto che eravate pronti a gestirli, ma in realtà scopriamo che, a differenza di quello che dicevano i colleghi della maggioranza, Edi Rama non sta ricambiando il favore. Non è un debito di riconoscenza nei confronti dell'Italia per quello che è stato fatto.
Intervistato, Edi Rama ha candidamente detto che Giorgia Meloni si è rivolta a lui perché è frustrata. Secondo lei, l'Unione europea non considera l'immigrazione un problema comunitario. Allora, speriamo davvero che quel telefono, cui non hanno risposto gli altri leader europei, smetta di squillare a vuoto, perché sedare la frustrazione del presidente Meloni con questo Protocollo costerà 650 milioni di soldi degli italiani. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto superiore «Farnese» di Caprarola, in provincia di Viterbo, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 995 (ore 18,03)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Paganella. Ne ha facoltà.
PAGANELLA (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, siamo tutti d'accordo che il tema dell'immigrazione abbia assunto, ormai da tanti anni, un'importanza ed una rilevanza epocale. Quello che differenzia destra e sinistra è, invece, l'approccio politico da attuare per la gestione di questa problematica, che negli ultimi decenni ha assunto le dimensioni che tutti noi oggi conosciamo.
Sul tema, per noi della Lega l'immigrazione irregolare incontrollata è illegale, non è mai stata tollerabile e continua a non esserlo. (Applausi). Spesso, in nome di un approccio ideologico di accoglienza indiscriminata, si sono create le condizioni di pericolo sociale, di insicurezza e, a volte, anche di rischio terroristico per l'Italia e i vari Paesi europei; ideologia che, direttamente o indirettamente, ha creato una cortina fumogena dietro la quale si sono celati, e a volte protetti, interessi economici e business criminali e si sono nel contempo - male nel male - tradite le legittime attese di chi vuole diventare cittadino italiano seguendo le procedure previste, nel pieno rispetto delle leggi e delle consuetudini del nostro Paese. Solo uno Stato che sappia difendere con fermezza e convinzione i propri confini è in grado di garantire l'inserimento e l'integrazione nella comunità nazionale di nuovi cittadini.
Come dicevo, da sempre questo principio guida l'azione della Lega. Il nostro segretario Matteo Salvini, da Ministro dell'interno, è stato investito nel 2018 di un preciso mandato popolare, che lui ha coraggiosamente rispettato: fermare gli sbarchi. E così è stato. (Applausi). La difesa dei nostri confini ha sortito l'effetto di annullare quasi completamente gli sbarchi illegali, riducendo drasticamente le morti in mare e salvando la vita di tante persone cadute nelle mani di scafisti senza scrupoli. I numeri parlano chiaro: nell'anno di Salvini come Ministro dell'interno abbiamo avuto meno 80 per cento di immigrati sbarcati, meno 55 per cento di presunti dispersi in mare, meno 95 per cento di cadaveri recuperati in mare. Questi sono fatti, il resto sono chiacchiere. (Applausi). Per questo possiamo dire orgogliosamente agli italiani che sul tema dell'immigrazione Salvini e la Lega hanno la coscienza a posto e le carte in regola. (Applausi).
Salvini ha attuato quello che aveva promesso agli italiani e che - aggiungo, Presidente - è stato messo nero su bianco nel contratto di Governo e aveva il pieno sostegno dell'intera maggioranza, compreso il MoVimento 5 Stelle, i cui esponenti, che oggi ci fanno la lezioncina, allora facevano a gara a intestarsi i successi di Salvini. (Applausi). Conte dagli Stati Uniti dichiarava, intervistato da Fox News che, da quando il suo Governo si era insediato, l'immigrazione illegale era crollata in modo ingente, e parlava dell'80-85 per cento in meno rispetto all'anno precedente. La loro strategia stava funzionando. Toninelli, allora Ministro delle infrastrutture, diceva che, fino a quel momento non Salvini, ma Salvini con lui e con il presidente Conte, avevano diminuito di una cifra davvero enorme il numero degli sbarchi. Significava che stavano facendo un buon lavoro di squadra.
Quella squadra, che allora si vantava dei risultati di Salvini, con un vergognoso voltafaccia ha cambiato rapidamente idea (Applausi) e, per fare un Governo con la sinistra che sosteneva l'opposto, ha cancellato i decreti Salvini e, con un voto vergognoso, ha trasformato una linea politica in un fatto giudiziario. E Salvini oggi è a processo con l'accusa ridicola di sequestro di persona. Vergogna! Vergogna! Vergogna! (Applausi). Un voto inaccettabile e aggiungo anche miope politicamente, che direttamente o indirettamente - non nascondiamoci - è stato uno dei fattori del ritorno ad una degenerazione dei numeri relativi agli sbarchi.
Il tutto è stato accompagnato da un'integrazione dei nuovi arrivati che è sempre difficile e spesso impossibile, per diversità culturali insormontabili ed episodi di delinquenza di cui si rendono quotidianamente protagonisti immigrati sbarcati illegalmente sulle nostre coste. L'esperienza pertanto ci mostra qual è la via maestra da seguire: fermezza nel blocco degli ingressi, a cui è ovviamente opportuno accompagnare una politica di collaborazione e partenariato a diversi livelli con altri Paesi del Mediterraneo.
L'accordo con l'Albania va in questa direzione. La ratifica ed esecuzione del Protocollo è un ritorno alla politica del fare che non aspetta gli eventi o invoca l'intervento di un'Europa perennemente assente. È un accordo bilaterale che rappresenta una forma sperimentale di creazione di hotspot fuori dal territorio nazionale, ma gestiti dall'Italia secondo le leggi italiane, che la Lega appoggia.
Intanto, purtroppo la vita reale ci consegna ogni giorno episodi di violenza, spesso efferata, compiuta da immigrati entrati clandestinamente in Italia, nemmeno quando già si erano fatti conoscere dalle Forze dell'ordine per i loro comportamenti delinquenziali. Lasciati liberi e impuniti, molti hanno cominciato a girovagare per le nostre strade, a volte superando i confini, vivendo di espedienti e commettendo reati; oppure, peggio, diventando facile preda dell'islamismo radicale e terroristico. Lo stupro di gruppo da parte di sette egiziani ai danni di una povera ragazzina tredicenne di Catania è l'ennesimo, mostruoso, drammatico e intollerabile episodio di una lunga sequela di crimini commessi da chi è sbarcato illegalmente in Italia. Nessun buonismo, nessuna giustificazione o comprensione è possibile o tollerabile verso gli autori, a cui ci auguriamo la legge infligga la pena più dura e severa possibile. (Applausi).
È evidente che, quando si parla di immigrazione clandestina, ci sono sempre in gioco la sicurezza delle nostre città, l'ordine pubblico e la coesione sociale e a farne le spese sono - come immaginabile - i cittadini appartenenti ai ceti sociali più umili e indifesi. Penso a quelli italiani, ma anche a quei cittadini stranieri regolari che vivono nelle periferie più difficili delle nostre città e si trovano a combattere contro l'ulteriore e inarrestabile degrado del loro ambiente di vita.
È per tutto questo che, nell'esprimere il convinto appoggio della Lega al Protocollo d'intesa tra Italia e Albania, chiediamo al Governo di insistere con coraggio, impegno e determinazione per vincere questa battaglia. Ne va del futuro dell'Italia, della nostra società e dei nostri figli. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà.
*VERDUCCI (PD-IDP). Signora Presidente, questo trattato è una dimostrazione plastica di propaganda e cinismo: soldi investiti in un altro Paese, in questo caso l'Albania, in cambio del trattenimento dei migranti. Come a dire: li portiamo lontano, lontano dalle nostre case, dalle nostre paure, dai nostri interrogativi, fuori, in territorio straniero, e il problema è risolto. Tutti sappiamo che non è così, perché siamo di fronte a migrazioni epocali dovute a guerre e a catastrofi ambientali che stanno squassando il pianeta, che spingono milioni di persone in cerca di salvezza e libertà. Ognuno di noi, nelle stesse condizioni, farebbe lo stesso.
Dopo il 7 ottobre la situazione è ancora più drammatica, con il Mediterraneo orientale in fiamme, a pochi passi da noi. Di fronte a tutto questo servirebbero testa e cuore, e una leadership europea, una strategia comune. Voi invece fate l'opposto: decidete di agire da soli, di fare una misura che è uno spot, che riguarderà, secondo i vostri piani, 3.000 migranti a fronte di oltre 160.000 arrivi in Italia nell'ultimo anno, ma ad un costo economico altissimo e soprattutto, Presidente, ad un prezzo morale insopportabile sulla pelle di essere di esseri umani delocalizzati, deportati, come fossero pacchi o merce o carico residuale, come è stato detto in modo vergognoso. Un baratto a perdere, per tutti.
Pensiamo cosa succederebbe se tutti i singoli Stati europei facessero allo stesso modo, anziché costruire un'unica politica si organizzassero ognuno per conto proprio, per deportare in un paese terzo, lautamente pagato, i migranti che bussano alla nostra porta. Sarebbe la fine dell'idea di Europa, che è innanzitutto stato di diritto, che è innanzitutto l'affermazione del principio assoluto di non discriminazione. Al cuore di tutto questo c'è il diritto di asilo, un diritto sacro voluto dai nostri costituenti come reazione alle persecuzioni e al totalitarismo.
Questo trattato è uno sfregio per la nostra civiltà, per il nome Italia che portiamo.
È un precedente pericoloso dal punto di vista giuridico e umanitario, indirizzato unicamente al respingimento e non all'accoglienza, come invece dice l'articolo 10 della nostra Costituzione. In questo trattato c'è un'idea di criminalizzazione dei migranti, di criminalizzazione della solidarietà. Un rovesciamento inquietante di quello che noi siamo, dei valori che tengono insieme la nostra Repubblica e la nostra democrazia. Voi prefigurate per migranti che fuggono da guerre e da persecuzioni una detenzione automatica, arbitraria e prolungata, senza possibilità di assistenza legale e senza diritto di difesa, come è stato denunciato dalla commissaria dei diritti umani del Consiglio d'Europa.
Dite che questo trattato non riguarderà chi è vulnerabile, ma non c'è nessuna garanzia sulle procedure a tutela dei bambini, dei malati e delle donne in gravidanza. Vi chiediamo allora almeno di approvare i nostri emendamenti per proteggere bambini, madri, donne che hanno subito violenza. Sappiamo già però che non lo farete. Voi introducete di fatto dei respingimenti collettivi, impedendo ai migranti messi in salvo da navi italiane, a cui va sempre tutta la nostra riconoscenza, di richiedere asilo nel territorio dove mettono piede, che è l'Italia - perché quelle navi sono territorio italiano - e non l'Albania. Ricordo che l'Albania è un Paese fuori dall'Unione europea e quindi fuori dalla copertura del diritto d'asilo europeo. È evidente come ci sia un inganno e l'aggiramento di un diritto che non è dei migranti, ma è un diritto universale!
Stravolgete il sistema di soccorso in mare, negando lo sbarco nel primo porto sicuro utile più vicino al naufragio, costringendo ad affrontare giorni di mare in più per arrivare in Albania, dove voi prevedete di costruire, con costi altissimi, nuovi CPR, nuovi "centri di permanenza per il rimpatrio", come quelli famigerati che ci sono in Italia. Centri dove sono ammassate, spesso in gabbia, in condizioni oltre il disumano, persone che non hanno alcuna colpa, come Ousmane, un ragazzo di ventidue anni, che si è tolto la vita a Ponte Galeria, pochi giorni fa, lasciando un messaggio che è un monito durissimo verso la nostra indifferenza. (Applausi).
Presidente, noi chiediamo che questi centri vengano chiusi, in Italia, in Albania, ovunque. Noi chiediamo che le risorse enormi qui stanziate, pari quasi a 700 milioni dei contribuenti italiani, vengano utilizzate per scuola, sanità, lavoro o siano utilizzate per costruire integrazione e inclusione, quel sistema di accoglienza diffuso imperniato sui Comuni e sull'associazionismo laico e religioso, che voi avete smantellato, ma che è invece l'unico che può creare sicurezza per tutti, in particolare per chi vive nei luoghi più difficili.
Presidenza del vice presidente CASTELLONE (ore 18,15)
(Segue VERDUCCI). Presidente, noi voteremo contro questo disegno di legge perché viola quel che di più importante abbiamo, il codice dei diritti, il codice dell'umanità: tutti gli uomini sono creati uguali e, tra i loro diritti, tra i nostri diritti inalienabili, ci sono la vita, la libertà, la felicità. Questi ideali saranno più forti del vostro Governo e noi continueremo a batterci per farli vivere. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barcaiuolo. Ne ha facoltà.
BARCAIUOLO (FdI). Signor Presidente, gentili colleghi, credo che il metaforico travaso di bile sia stato chiaramente percepito negli interventi degli esponenti dell'opposizione e si sia concretizzato in un legittimo ostruzionismo in Commissione, nonostante il calendario votato all'unità nella Conferenza dei Capigruppo. Siamo qua oggi a discutere questo provvedimento, seppur con diversi giorni di ritardo, e ciò rappresenta ai testimoni non solo il fatto che stiamo andando nella giusta direzione, ma anche il fatto che anche sul tema dell'immigrazione siamo ed eravamo pronti. (Applausi).
Eravamo pronti sui temi dell'economia. Basta guardare i numeri. Abbiamo il più alto livello di occupazione degli ultimi quarantasei anni, la disoccupazione più bassa degli ultimi diciannove. Eravamo pronti sul tema del contrasto alla povertà, visto che continua ad aumentare, anche se non abbastanza, la capacità per le famiglie italiane del loro potere d'acquisto. Eravamo pronti a invertire la rotta sulla sanità, perché dopo i 37 miliardi di euro tagliati dai Governi della sinistra nel periodo 2012-2018 invertiamo la rotta e abbiamo la più alta spesa sanitaria nella storia repubblicana prevista per l'anno solare in corso.
Eravamo pronti sui temi dell'immigrazione, perché i citati decreti messi a sistema col Piano Mattei testimoniano un semplice fatto: il cambio di paradigma nei confronti dei rapporti con i Paesi africani rispetto all'atteggiamento che l'Europa ha avuto negli ultimi duecento anni. Ed è abbastanza singolare, se non bizzarro, il fatto che coloro i quali ci vengono spesso indicati come esempi da seguire in Europa altro non sono che quelle Nazioni che più hanno perpetuato ed agito in modo predatorio nei confronti dei Paesi africani.
Noi sosteniamo che il dramma dell'immigrazione, partendo dal concetto già citato del diritto a non emigrare, sia quello che va messo a sistema non solo con un intervento, ovviamente, a difesa delle nostre frontiere, perché i confini sono sacri e come tali vanno difesi, ma con uno sviluppo di quelle Nazioni che hanno la possibilità, nella ricchezza del loro sottosuolo, di trovare risorse per poter crescere e migliorare la loro condizione. Allora, leggere questo tipo di Protocollo fuori dal contesto che questa maggioranza e questo Governo stanno cercando di portare avanti è non solo miope, ma anche intellettualmente disonesto.
Allora, quanto ai rapporti tra Italia e Albania, il primo accordo bilaterale di amicizia risale al 1995 con il Governo Dini, al cui interno era prevista la possibilità di collaborare proprio in tema di immigrazione irregolare; un altro accordo c'è stato nel 2017, sempre con Governo a guida centrosinistra, tra il Ministero dell'interno albanese e il Ministero dell'interno italiano, e ancora una volta si prometteva un reciproco aiuto nel contrasto all'immigrazione. Oggi non si fa altro che concretizzare l'evoluzione di quei passaggi, che questo Stato, non questo Governo, aveva già fatto in passato.
Dopodiché, invito gli esponenti dell'opposizione, signor Presidente, a uscire da un provincialismo ideologico che non fa loro onore.
Su questa tematica non bisogna ascoltare il sottoscritto o gli altri intervenuti del Gruppo Fratelli d'Italia, o i membri del Governo, ma basterebbe ascoltare cosa hanno dichiarato su questo provvedimento il professor Sabino Cassese, il Presidente emerito della Consulta, il professor Mirabelli, o Pietro Dublino. Signori miei, avete sentito che cosa ha dichiarato il cancelliere socialdemocratico della Germania, Olaf Scholz, su questo, quando i Länder tedeschi chiedevano di guardare al modello italo-albanese rispetto alla possibilità di fare le verifiche per coloro i quali potessero o meno entrare nel loro territorio, fuori dai confini? Ha detto che guardava a questo accordo con grande interesse, così come ha fatto il commissario europeo per l'allargamento Varhelyi.
Noi non stiamo vivendo in un contesto - come ci dipingete - lunare, ma forse chi vive sulla luna siete voi, che uscite dai contesti europei in cui un altro paradigma è cambiato, perché l'alternativa ai controlli fuori dai nostri confini nazionali è solo quella della redistribuzione. La redistribuzione è stato dimostrato che non può funzionare, perché sono diversi i Paesi, non solo quelli di Visegrad, che non vogliono accettare gli immigrati che provengono da altre Nazioni. (Applausi).
Allora noi comprendiamo - e l'Europa a livello dichiarativo lo sta già facendo - che dobbiamo arrivare a quel concetto geografico e non politico che i confini dell'Italia sono anche i confini dell'Europa e, quindi, chi entra in Italia entra in Europa e che il successivo passo non può non essere quello di una distribuzione che non funziona. Quella può funzionare ovviamente per i profughi, ma non può funzionare per l'immigrazione cosiddetta irregolare.
Allora, l'accordo con l'Albania, al netto delle nefandezze giuridiche che ho sentito, perché la giurisdizione è evidentemente quella italiana e la legge che vige all'interno di questi centri sarà quella italiana, è talmente chiaro ed è lapalissiano anche il testo del provvedimento che speculare su quello, sì, è propaganda. Noi non siamo interessati alla propaganda, mentre voi siete interessati a riempire le pagine dei tanti giornali e delle tante televisioni a voi amiche, legittimamente. Noi invece siamo interessati a scrivere - sì, senatrice Bevilacqua - una pagina di storia, perché provvedimenti come questi, messi a sistema con tutti gli altri in tema di immigrazione, porteranno l'Italia ad andare in una determinata direzione.
Senatore Magni, anche noi non abbiamo la bacchetta magica, non ce l'ha nessuno, ma bisogna capire qual è la direzione in cui si vuole andare: noi l'abbiamo ben chiara e su quella proseguiremo. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
FERRO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, è doveroso da parte del Governo intervenire su quello che è stato un ampio dibattito, che si è svolto prima alla Camera, in queste settimane in Commissione al Senato e oggi è approdata qui nell'Aula del Senato. Lo facciamo perché riteniamo di dover sancire dei principi e perché da questa parte c'è l'idea di un Governo che ha voglia di ascoltare e di confrontarsi, e la democrazia ci dà questa possibilità, seppur con visioni completamente differenti.
Devo fare una sottolineatura, signor Presidente, tramite la sua persona, ai tanti colleghi che sono intervenuti per quanto riguarda i Gruppi di opposizione. Vorrei dire che spesso il linguaggio in politica è una cosa fondamentale, perché le parole possono essere pietre e possono destare, per quanto mi riguarda, un po' di stupore. Mi riferisco a chi ha parlato di carro bestiame, a chi ha citato la deportazione, a chi ha parlato di un Governo che si arrende perché non è in grado, perché è impotente. Credo che i veri impotenti siano coloro che non fanno nulla, che non tentano nessun percorso, che si girano dall'altra parte, che si celano dietro l'ipocrisia di una apparente integrazione e di un'apparente accoglienza.
Ai quesiti, devo dire molto simili - come è giusto che sia - ascoltati nell'Aula della Camera, nella Commissione della Camera, nelle Commissioni congiunte in Senato e nell'Aula del Senato, si è risposto in termini abbastanza chiari rispetto allo screening, rispetto alla parte che riguarda i mediatori culturali piuttosto che gli interpreti, rispetto all'assistenza medica e all'assistenza legale; rispetto a un Protocollo che abbiamo messo in campo e che sarà certamente perfettibile, ma che ha delle basi straordinarie per fare quello che il Governo Meloni sin dall'inizio ha voluto sottolineare. Faccio cioè riferimento a riforme strutturali che possano dare ai tanti uomini e alle tante donne che arrivano attraverso il nostro mare la possibilità di costruirsi un futuro e una storia, di non dividere quelle famiglie che tanto preoccupano qualcuno, e quindi di poterli far rimanere nella propria terra.
Io ho radici del Sud, sono orgogliosamente calabrese e credo che, in termini di accoglienza, l'Italia tutta abbia sempre dimostrato, dal Sud al Nord, di sapere cosa significa questo termine. Parto anche da dall'idea che non bisogna trasferire dei messaggi distorti rispetto alla dignità umana, al tema della marginalità e a ciò che poteva essere visto tanto tempo fa e negli ultimi dieci anni, rispetto alle violenze sulle donne, rispetto ai centri che ho girato in lungo e in largo e che abbiamo trovato in situazioni disastrose, da terzo mondo, in confronto a ciò che deve essere l'accoglienza. I centri di accoglienza e gli hotspot hanno visto parecchi interventi da parte del Governo Meloni, ma ci siamo anche chiesti come mai non si era provveduto, parlando di accoglienza e di integrazione, a intervenire in modo da rendere questi luoghi abitabili dove l'umanità realmente regna.
Ho sentito dire in qualche intervento che il ministro Piantedosi aveva accennato alle dieci strutture dei CPR. Su questi temi, ovviamente, ci siamo mossi - come è giusto che faccia un Governo - con serietà e affidabilità, attraverso la ricerca di aree apposite che abbiano dei requisiti, attraverso dei sopralluoghi congiunti con il Ministero della difesa e attraverso quelle procedure che dovranno essere messe in atto per realizzare quelle strutture in modo intelligente e soprattutto affinché possano dare ciò a cui sono preposte.
Tramite lei, signora Presidente, mi rivolgo alla collega Bevilacqua senza nessuna forma di strumentalizzazione. Io mi auguro che siano gli italiani a decidere se il nostro premier Meloni ha quella credibilità che tutti le riconoscono, ma che soprattutto mi auguro debba essere riconosciuta in primis dagli italiani e non da qualche Gruppo che fa parte di questo autorevole Senato. Su questo, però, riteniamo di non avere grandi preoccupazioni, perché oggi ha dimostrato di essere credibile, di aver rimesso l'Italia al centro dell'Europa, di aver affrontato i grandi temi e soprattutto di averlo fatto anche con autorevolezza, capacità, preparazione e studio.
Vorrei dire che l'azione di questo Governo - deve essere chiaro - è e resterà sempre ispirata all'umanità e alla fermezza. Non abbiamo nessuna intenzione di venire meno a quei doveri di accoglienza e di solidarietà verso le persone in fuga da guerre e da persecuzioni; al contempo, però, affermiamo con grande determinazione il principio che in Italia non si entra illegalmente, che la selezione all'ingresso del nostro Paese non sarà fatta dai trafficanti di esseri umani. Vogliamo governare i flussi anziché subirli e vogliamo soprattutto farlo con riforme strutturali, come il Piano Mattei. Bisogna riconoscere senza ipocrisia che l'accoglienza ha certamente un limite invalicabile nella capacità, da parte dello Stato che accoglie, di garantire un'integrazione concreta ed efficace coniugando sicurezza, legalità e coesione sociale, quello che i nostri cittadini ci chiedono.
Gli indirizzi del Governo sulle politiche migratorie sono molto chiari e la priorità assoluta è la tutela della dignità della persona. L'Italia conosce bene il significato della parola dignità, anche come parametro di condotta. L'attenzione alla dignità non può fermarsi - come è avvenuto nel corso di tanti anni - alle soglie dei centri di accoglienza. Il dovere dell'Italia è garantire dignità a chi accoglie e a chi è accolto. Non ci sono, purtroppo - ahimè - solo tanti morti in mare, ma anche chi si trova schiavo, costretto nei ghetti ad essere la manovalanza della criminalità, del caporalato, ad essere continuamente sfruttato da chi dell'accoglienza ha fatto una questione di business. Credo che la recente sentenza che ha condannato a vent'anni lo scafista di Cutro ne sia un esempio.
La solidarietà non può fermarsi, quindi, alla banchina di un porto senza poi garantire quella reale integrazione e la prospettiva di un futuro dignitoso. Spesso ci fermiamo a quella giornata, allo sbarco, per poi vedere degli invisibili che camminano sulle nostre strade, di cui ovviamente fino ad oggi nessuno ha avuto cura. Umanità è accogliere i profughi che scappano dalla guerra, dalle persecuzioni, non far scendere migliaia di migranti dai barconi per abbandonarli al proprio destino. Io credo che umanità sia dare finalmente alle persone la scelta di poter decidere di rimanere nella propria terra, di non dover partire per costrizione, lavorando per lo sviluppo dei loro Paesi, anziché sfruttarli con le politiche coloniali. Questo intende fare il Governo Meloni attraverso il Piano Mattei.
In vari interventi ho sentito parlare della mano e del cuore. Io credo che manchi uno strumento importante, insieme alla mente e al cuore, che è la mano: la mano nel saper decidere, nel sapersi assumere delle responsabilità, come questo Governo sta facendo rispetto a questo Protocollo. Voglio anche ricordare che c'era molto scetticismo per il Protocollo in Tunisia, che mi pare abbia poi determinato una diminuzione degli arrivi del 42 per cento. Magari potremo anche sbagliare, ma abbiamo avuto il coraggio di voler fare qualcosa, di non girarci dall'altra parte, di non dare quell'ipocrita accoglienza che ad oggi, purtroppo, non ha dato grandi effetti. Troppo spesso, ahimè, la politica crede di non avere le ali, ma troppo spesso, quando vedo alcune cose, credo che il problema sia che non c'è qualcuno che ha il coraggio di farle battere. Ebbene, penso che questo Governo a guida Meloni abbia la volontà di far battere le ali e di tentare un futuro diverso, che faccia realmente dell'umanità e della dignità una regola e non un'eccezione. (Applausi).
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.
Procediamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
PRISCO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, esprimo parere contrario.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori, identico all'emendamento 1.2, presentato dai senatori Borghi Enrico e Musolino.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3 (testo 2), presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
PRISCO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, esprimo parere contrario.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori, identico all'emendamento 2.2, presentato dai senatori Musolino e Borghi Enrico.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.3, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno che si intendono illustrati e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
PRISCO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, esprimo parere contrario.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.1, presentato dai senatori Borghi Enrico e Musolino, identico all'emendamento 3.2, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.3, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.4, presentato dalla senatrice Maiorino e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.5, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.6, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.7 (testo 2), presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 3.8, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, fino alle parole «uno speciale ufficio», su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 3.9.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.10, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori, identico all'emendamento 3.11, presentato dai senatori Borghi Enrico e Musolino, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.12, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.13, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.14, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.15.
MARTON (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARTON (M5S). Signor Presidente, io ancora non ho avuto risposta, tramite lei, dalla sottosegretario Ferro, che ringrazio per tutto il lavoro fatto in Commissione. Non ho ancora capito quale sia o quali siano le casistiche previste da questo comma 2, che si aggiungono alle operazioni di soccorso in acque internazionali.
Al comma 2 si dice che: «nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo possono essere condotte esclusivamente persone imbarcate su mezzi delle autorità italiane all'esterno del mare territoriale della Repubblica o di altri Stati membri dell'Unione europea, anche a seguito di operazioni di soccorso».
Quali sono le caratteristiche che si aggiungono a questo, per non dover togliere il termine "anche"? Che cosa avete previsto, oltre al salvataggio in mare nelle acque internazionali?
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.15, presentato dal senatore Marton e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 3.16.
GIORGIS (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Senatore Giorgis, ne ha facoltà per due minuti, dal momento che il suo Gruppo ha esaurito il tempo a disposizione.
GIORGIS (PD-IDP). Signor Presidente, ho voluto prendere la parola su questo emendamento, perché, rispetto a quelli che seguono, esso è particolarmente esplicativo del nostro intendimento politico e, al tempo stesso, di quanto questo provvedimento sia del tutto irragionevole e privo di qualsiasi giustificazione. Nell'emendamento noi specifichiamo che non possono comunque essere trattenuti nei centri ipotizzati nel territorio albanese le persone che hanno necessità di urgenti cure, le quali potrebbero venire lese nel fondamentale diritto alla salute nell'ulteriore spostamento: minori non accompagnati, donne incinte, ma soprattutto stranieri che hanno titolo per presentare in Italia domanda di protezione internazionale e che, di conseguenza, vengono destinati in un luogo nel quale sarà più difficile per loro esercitare un diritto che la nostra Costituzione e le norme internazionali garantiscono in maniera inequivoca.
Ora, respingere questo emendamento disvela tutta l'irrazionalità e l'assurdità di questa misura. Mi spiace non avere il tempo per illustrarlo in maniera più accurata, ma, se i colleghi avranno la pazienza di leggerlo prima di pronunciarsi, credo che farebbero fatica a respingerlo.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 3.16, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori, fino alle parole «dei soccorsi».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 3.17 e 3.18.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.19.
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Signora Presidente, l'emendamento in questione è molto delicato, perché parla dei temi legati ai minori non accompagnati, alle donne incinte e alle persone bisognose di cure urgenti ed essenziali. È bene che si sappia che, così come è stato appurato nel corso dei lavori della Commissione, non è previsto alcun principio di garanzia, tutela e reciprocità fra l'ordinamento della Repubblica italiana e l'ordinamento della Repubblica di Albania. Tradotto: se rimanesse aperto il cancello di questi centri e minori non accompagnati, donne incinte e persone bisognose di cure urgenti ed essenziali uscissero per vari motivi dal cancello di questi CPR, essi rientrerebbero nella competenza piena ed esclusiva della Repubblica di Albania, senza alcuna garanzia in alcun modo assicurata. Credo che questo sia un elemento di grave vulnus giuridico, che deve essere oggetto di una modifica. (Applausi). È per questo motivo che noi voteremo a favore di questo emendamento. Chiediamo che l'Assemblea consideri con grande attenzione questi aspetti, che pure dovrebbero essere nel recepimento delle convenzioni internazionali già sottoscritte dal nostro Paese, a tutela di questi soggetti fragili, e che in questo testo legislativo non vengono in alcun modo considerati. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.19, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.20, presentato dalla senatrice Maiorino e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.21.
GIORGIS (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Senatore Giorgis, avete esaurito il tempo a disposizione, così come tutti i Gruppi di opposizione. Chiediamo alla maggioranza se cede i propri minuti all'opposizione (Commenti), altrimenti, essendo il tempo contingentato, davvero non riusciamo. Il senatore Romeo cede parte del suo tempo al senatore Giorgis. Quindi le do due minuti per svolgere la sua dichiarazione di voto.
Prego, senatore Giorgis, ha facoltà di parlare.
GIORGIS (PD-IDP). Ne uso di meno, Presidente. Sintetizzo il mio intervento con una domanda al Governo. Ma come possono persone che hanno titolo per soggiornare in Italia essere trasferite in luoghi al di fuori del territorio italiano?
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.21, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.22, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.23, presentato dal senatore Marton e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 3.24, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, fino alle parole «del Protocollo».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 3.25 a 3.33.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.34, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.35, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.36, presentato dai senatori Musolino e Borghi Enrico.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.37, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.38, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.39, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.40, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.41, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori, identico all'emendamento 3.42, presentato dalla senatrice Maiorino e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.43, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.44, presentato dai senatori Musolino e Borghi Enrico.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.45, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.46, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori, identico all'emendamento 3.47, presentato dai senatori Musolino e Borghi Enrico.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.48, presentato dal senatore Marton e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.49, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.50, presentato dai senatori Musolino e Borghi Enrico.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.51, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 3.52, presentato dalla senatrice Maiorino e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.53, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.54, presentato dal senatore Marton e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.55, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori, identico all'emendamento 3.56 presentato dalla senatrice Maiorino e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.57, presentato dal senatore Marton e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.58, presentato dalla senatrice Maiorino e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.59, presentato dal senatore Marton e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli ordini del giorno presentati all'articolo 3.
PRISCO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli ordini del giorno G3.100, G3.101 e G3.104.
Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G3.102, espungendo le premesse e riformulando l'impegno come segue: «a favorire la realizzazione di corridoi umanitari per l'ingresso di donne, uomini e bambini profughi in condizioni di grande precarietà, togliendo così ai trafficanti di esseri umani il monopolio del trasferimento delle persone».
Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G3.103, espungendo tutte le premesse e riformulando l'impegno come segue: «a consentire l'accesso alle strutture di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), a parlamentari italiani ed europei secondo quanto previsto dalla normativa vigente in materia».
PRESIDENTE. Chiedo alla senatrice Aurora Floridia e al senatore Bazoli se accettano rispettivamente la riformulazione degli ordini del giorno G3.102 e G3.103.
Il senatore Bazoli accetta la riformulazione.
Chiedo al Sottosegretario se può ripetere la riformulazione dell'ordine del giorno G3.102.
PRISCO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, l'ordine del giorno G3.102 vedrebbe un parere favorevole espungendo le premesse e riformulando l'impegno come segue: «a favorire la realizzazione di corridoi umanitari per l'ingresso di donne, uomini e bambini profughi in condizioni di grande precarietà, togliendo così ai trafficanti di esseri umani il monopolio del trasferimento delle persone».
PRESIDENTE. Do qualche secondo alla senatrice Aurora Floridia per rileggere la riformulazione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3.100, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3.101, presentato dalla senatrice Cucchi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G3.103 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Senatore Alfieri, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G3.104?
ALFIERI (PD-IDP). Sì, Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione dell'ordine del giorno G3.104.
ALFIERI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFIERI (PD-IDP). Signora Presidente, se la maggioranza me lo concede, vorrei fare una dichiarazione di voto sull'ordine del giorno G3.104. Penso sia importante, visto che è la prima volta che c'è un Protocollo di questo genere su un tema così delicato come la gestione dei flussi migratori, che prevede in qualche modo una cessione della nostra sovranità all'estero, all'interno di un esperimento che ha dei lati e delle criticità evidenti, messi in evidenza da tanti operatori e da tante organizzazioni.
Non riesco a capire perché il Governo non possa accettare di avere una relazione semestrale su un'innovazione, su un qualcosa che nessuno ha mai provato prima. Dovrebbe essere interesse di tutti, anche dei parlamentari della maggioranza, ricevere una relazione semestrale per capire come sta funzionando, quali sono le criticità e qual è l'impatto finanziario di questo Protocollo. Mi sembra una cosa di buon senso.
Quindi, nel riconfermare il voto favorevole del Partito Democratico mi appello anche alla maggioranza, perché davvero si tratta di un ordine del giorno di massimo buon senso che garantirebbe ancor più che l'opposizione, la maggioranza rispetto a un Protocollo che oggettivamente ha delle criticità che hanno messo in evidenza tutti e sarebbe garanzia per tutti avere prontamente, ogni sei mesi, una relazione puntuale su ciò che funziona e non funziona di questa sperimentazione. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3.104, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Chiedo alla senatrice Aurora Floridia se accetta la riformulazione dell'ordine del giorno G3.102.
FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Sì, accettiamo la riformulazione. Ci chiediamo solo se allora l'oligopolio vada bene, perché la riformulazione era per evitare il monopolio.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G3.102 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame dell'articolo 4, sul quale sono stati presentati emendamenti e un ordine del giorno che si intendono illustrati e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
PRISCO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 4.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.1, presentato dal senatore Bazoli e da altri senatori, identico all'emendamento 4.2, presentato dai senatori Musolino e Borghi Enrico.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.3, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.4, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.5, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.6, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori, identico agli emendamenti 4.7, presentato dalla senatrice Maiorino e da altri senatori, e 4.8, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.9, presentato dal senatore Marton e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.10, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.11, presentato dalla senatrice Maiorino e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.12, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.13, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.14, presentato dai senatori Musolino e Borghi Enrico, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.15, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.16, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.17, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.18, presentato dal senatore Marton e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.19, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.20, presentato dalla senatrice Maiorino e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.21, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.22, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.23, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.24, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.25, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 4.26, presentato dai senatori Borghi Enrico e Musolino, fino alle parole «con la seguente:», su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 4.27, 4.28 e 4.29.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.30, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 4.31, presentato dal senatore Marton e da altri senatori, fino alle parole «i commi da 6».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 4.32.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.33, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.34, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.35, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.36, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.37, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.38, presentato dai senatore Borghi Enrico e Musolino.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.39, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.40, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.41, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.42, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.43, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.44, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.45, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.46, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.47, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.48, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.49, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.50, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.51, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 4.150, presentato dalla senatrice Maiorino e da altri senatori, fino alle parole «finanza pubblica»», su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 4.53.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.54, presentato dai senatori Musolino e Borghi Enrico.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno G4.100.
PRISCO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, il parere sull'ordine del giorno G4.100 è favorevole, espungendo ovviamente le premesse e riformulando l'impegno come segue: «a garantire al richiedente e al suo legale rappresentante la possibilità di esercitare il diritto all'assistenza e alla difesa legale».
PRESIDENTE. Senatore Magni, accetta la riformulazione?
MAGNI (Misto-AVS). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G4.100 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Passiamo alla votazione dell'articolo 4.
DREOSTO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DREOSTO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, colgo l'occasione della dichiarazione di voto favorevole a questo articolo per ringraziare il presidente Balboni che ha dimostrato un grande rispetto dei commissari e della Commissione. (Applausi). I ringraziamenti sono anche per i colleghi della Commissione affari esteri e difesa, che hanno portato avanti le iniziative. Nonostante le opposizioni avessero già deciso di mandare in Aula, legittimamente, questo Protocollo senza il relatore, il presidente Balboni è riuscito, attraverso la sua intermediazione, a ottenere una settimana di proroga dei lavori della Commissione. Con questa dichiarazione, però, voglio anche ringraziare i colleghi dell'opposizione, perché questa settimana ci è servita per capire bene il senso della norma e gli emendamenti che abbiamo presentato. Pensate che ne abbiamo visti e discussi più di cento, quindi è stato un lavoro utile e propositivo.
Per quanto riguarda l'articolo 4, che ci accingiamo ad approvare, volevo solo sottolineare che fra i temi emersi c'è stato anche quello dell'incongruità rispetto alle norme europee. A tale proposito, desidero ribadire che la commissaria Johansson ha evidenziato ancora una volta come l'ufficio legale della Commissione europea non ravvisi alcuna violazione del diritto dell'Unione, non essendo lo stesso applicabile al di fuori di essa.
Un altro aspetto che riguarda sempre la giurisdizione è quello relativo ai reati. Io non sono un giurista, ma sono andato a studiare qualche carta e ho seguito qualche consiglio e all'articolo 7 del codice penale si dice che è punito secondo la legge italiana il cittadino o lo straniero che commette in territorio estero taluni reati, quando evidentemente ci sono convenzioni o trattati che ne stabiliscano l'applicabilità. Anche sotto questo aspetto, quindi, mi pare che l'iniziativa si confaccia alle norme.
L'ultima è una considerazione rispetto ad alcune dichiarazioni che ho sentito anche questa mattina. Volevo ricordare che l'Albania, che è stata descritta talvolta come un Paese "da terzo mondo" - affermazione che assolutamente non trova riscontro - appartiene alla NATO e anche al Consiglio d'Europa, quindi penso che il nostro accordo sia legittimato e così anche la dignità dell'Albania. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame dell'articolo 5, sul quale sono stati presentati emendamenti e un ordine del giorno che si intendono illustrati e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
PRISCO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.1, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori, identico all'emendamento 5.2, presentato dai senatori Borghi Enrico e Musolino.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.3, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.4, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.5, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.6, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.7, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.8, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.9, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.10, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.11, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.12, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.13, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.14, presentato dai senatori Borghi Enrico e Musolino, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.15, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.16, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.17, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.18, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.19, presentato dai senatori Borghi Enrico e Musolino.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno G5.100.
PRISCO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, esprimo parere contrario.
PRESIDENTE. Chiedo al primo firmatario dell'ordine del giorno G5.100 se insiste per la votazione.
ALFIERI (PD-IDP). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del girono G5.100, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.0.1, presentato dai senatori Borghi Enrico e Musolino, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame dell'articolo 6, sul quale sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno che si intendono illustrati e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
PRISCO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, esprimo parere contrario.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 6.1, identico all'emendamento 6.2, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione.
PATUANELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, intervengo brevemente in dichiarazione di voto sull'emendamento 6.1, che reca l'abrogazione delle disposizioni finanziarie.
Soltanto un piccolo commento: durante la discussione generale mi è capitato di sentire l'intervento di alcuni colleghi di maggioranza - ringrazio il collega Liris che mi sta facendo squillare il telefono - i quali hanno detto, restando seri, che Governo e maggioranza lavorano con efficacia e serietà sull'immigrazione, mentre le forze di opposizione fanno soltanto propaganda. Ora, dire che è l'opposizione a fare propaganda sull'immigrazione e non la maggioranza, proprio su questo tema, lo ritengo surreale, perché è stata proprio la propaganda del centrodestra, soprattutto sull'argomento (mi lego alle questioni finanziarie), a creare in questo Paese un profilo di intolleranza nei confronti del fenomeno delle migrazioni. Ricordo sempre i 35 euro al giorno che venivano rinfacciati per la gestione del fenomeno migratorio, come se la dignità umana potesse avere una quantificazione economica in euro. (Applausi). Il profilo di propaganda di due delle forze politiche di maggioranza si riassume in due parole: blocco navale. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.1, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori, identico all'emendamento 6.2, presentato dai senatori Musolino e Borghi Enrico, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.3, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.4, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.150, presentato dalla senatrice Maiorino e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.5, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.6, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.7, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.8, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.151, presentato dal senatore Marton e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.10, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.11, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli ordini del giorno presentati all'articolo 6.
PRISCO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G6.100, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G6.101, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.0.150, presentato dal senatore Marton e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame dell'articolo 7, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
PRISCO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.1, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.2, presentato dalla senatrice Maiorino e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Abbiamo così terminato le votazioni degli emendamenti e i Capigruppo non intendono passare alle dichiarazioni di voto.
Rinvio pertanto il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
SCURRIA (FdI). Domando di parlare. (Brusìo).
PRESIDENTE. Prego i colleghi che intendono lasciare l'Aula di farlo in silenzio, perché gli interventi di fine seduta in realtà sono commemorazioni.
Ne ha facoltà, senatore Scurria.
SCURRIA (FdI). Signor Presidente, il 9 febbraio 1983 Paolo Di Nella, dopo una settimana di agonia, saliva in cielo. (Applausi). Era stato aggredito a piazza Gondar, a Roma, mentre attaccava dei manifesti, colpito alla testa da una spranga o da un sasso, non si sa bene da che cosa, perché l'arma del delitto non è mai stata trovata, esattamente come i suoi assassini.
Lo vogliamo ricordare perché quella di Paolo è una storia particolare - è al tempo stesso la storia di una generazione, ma anche quella di una nuova idea di destra - ma soprattutto perché con Paolo finiscono gli anni Settanta, esattamente quella mattina, quando con dei lampeggianti blu, insieme a degli agenti di scorta, un Presidente della Repubblica, il partigiano Sandro Pertini, arrivava al Policlinico Umberto I, dove Paolo era in agonia, vegliato dalla sua comunità, i militanti del Fronte della Gioventù. Mentre camminava per quei corridoi, la voce di una ragazza gli disse: Presidente, qui ci ammazzano come cani, perché noi siamo morti di serie B. (Applausi). Il Presidente si avvicinò a quella ragazza e le disse: io sono qui perché voglio condannare chi ha commesso questo fatto esecrabile, da qualunque parte venga.
Era la fine di un odioso slogan che ci aveva inseguito per tutti gli anni Sessanta e gli anni Settanta, e cioè che uccidere un fascista non era reato, tanto da far scrivere all'allora giornalista di sinistra Giuliano Ferrara su Repubblica: «Abbiamo i titoli per dire che per noi questa non è la morte di un fascista, ma la morte di un uomo. E di più: di dire che se questo scelse di dirsi fascista e concepì per la sua vita futura di vivere da fascista, ebbene, aveva il diritto di scegliere e di vivere così».
In realtà Paolo non si era mai definito fascista: come tutta la sua generazione, si riteneva un nazional-popolare, tanto che anche Enrico Berlinguer mandò un telegramma alla sua famiglia, dicendo che era vittima di un'aggressione disumana, che suscitava un commosso compianto anche da parte dei comunisti.
Con Paolo finisce un'era, quell'era per cui le famiglie di destra la sera, dopo essersi lavate i denti, prima di andare a letto, mettevano degli stracci bagnati sotto le porte, per evitare di finire come la famiglia Mattei, nel rogo di Primavalle. (Applausi).
Con Paolo finisce l'era in cui le nostre sezioni avevano le porte blindate per fermare i proiettili che gli venivano sparati contro, come ad Acca Larenzia o a Piazza Risorgimento. Dopo Paolo, quando si tornava a casa la sera, non si faceva più il giro del palazzo tre o quattro volte per paura di un'aggressione; quando si usciva da casa, non ci si fermava più sull'uscio a guardare se c'era qualcuno che aspettava, com'era successo ad Angelo Mancia o a Mario Zicchieri, uscendo da una sezione del Movimento sociale del Fronte della gioventù; o anche semplicemente quando si andava a fare una passeggiata, non ci si guardava più intorno preoccupati tenendo per mano una ragazza o uscendo con un amico o con un familiare, com'era successo a Francesco Cecchin. Noi vivevamo così. (Applausi). Abbiamo vissuto per anni così, semplicemente perché testimoniavamo un'idea.
Con Paolo è cambiato tutto, perché Paolo era differente: è morto per attaccare manifesti che volevano restituire Villa Chigi come verde pubblico alla sua comunità di quartiere. Paolo era il capofila di una generazione che si era ribellata al suo partito, perché non voleva raccogliere le firme a favore della pena di morte. Paolo era la teorizzazione della comunità contro la fazione. Paolo scriveva, mentre elaborava le sue idee, i suoi manifesti e le sue teorie, che si doveva riscoprire quella profonda solidarietà e quella nozione di popolo che proprio il predominio della morale mercantile e l'ipertrofia della città avevano distrutto, perché non si fa cultura solo con il libro famoso e con la compagnia teatrale celebre o con il grande film, ma si fa soprattutto con la creazione cosciente del popolo, col suo riunirsi e col suo essere comunità. La nostra nozione di comunità nasce così, anche grazie a Paolo Di Nella.
Paolo è stato tutto questo. Paolo era una tenda da campeggio, una motocicletta. Paolo era capelli arruffati e macchie di colla e di vernice sui vestiti. Paolo era studio, approfondimento e spiritualità. Paolo è stato questo ed è per questo che con Paolo è cambiato tutto.
Presidente, in conclusione, quella mattina nel sudario di Paolo, proprio il giorno in cui avrebbe compiuto vent'anni, una pietosa infermiera mise una rosa bianca. Noi facemmo allora a Paolo una promessa, una considerazione e un giuramento: la promessa era che non ci sarebbe stata vendetta, perché per noi gli anni Settanta finivano lì, e che non ci sarebbe stata una scia di sangue che avrebbe coperto altro sangue. Da quel momento in poi, i giovani non si sarebbero più massacrati tra di loro, ma avrebbero scelto solamente idee belle per poter vivere. (Applausi).
La considerazione era che non potevamo promettere a Paolo giustizia, perché non dipendeva da noi fare giustizia, era ancora troppo elevata la commistione di una certa magistratura con una certa sinistra, e infatti gli assassini di Paolo e il loro volto non sono ancora noti e non sono stati ancora trovati.
Infine, il giuramento: avremmo vinto anche per Paolo. Gli avremmo portato la vittoria come nostro giuramento di una vita politica passata insieme.
Io spero che oggi, anche grazie a quello che facciamo, Paolo e i nostri ragazzi lassù sorridano un po' di più. (Applausi).
SALVITTI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALVITTI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, intervengo anch'io su Paolo, perché ognuno di noi ha da raccontare qualcosa su di lui, perché era veramente un ragazzo speciale. Paolo non faceva parte dell'elenco drammatico, grigio e buio che ha segnato Roma e l'Italia intera, rendendola grigia e veramente di piombo.
Paolo è stato veramente la fine di quel periodo. La testimonianza di com'era Paolo sta in quel manifesto «Paolo vive», che si trova a Viale Libia, da quarant'anni, che nessuno ha mai toccato. Quella scritta è rimasta lì.
Vorrei solamente offrire una testimonianza: ero un po' più piccolo, probabilmente ci siamo incontrati in quei corridoi nell'ospedale. Mi è sempre piaciuto scrivere e tanti anni fa scrissi qualcosa su Paolo, in una mia giornata particolare. Ero piccolo, avevo forse quattordici o quindici anni, andavo al liceo e scrissi il seguente testo.
E poi un giorno come tanti altri, ti vesti, prendi il tuo zaino ed esci per andare a scuola, ma c'è qualcosa che ti spinge altrove e ti ritrovi alla stazione a chiedere «scusi, devo prendere il treno per Roma: a che ora passa?». Eh sì, perché a Roma chi c'era mai andato? E poi da solo e per di più con il treno. Ma dovevi andare a vedere come stava quel ragazzo che avevano aggredito a Roma, quel ragazzo chiamato Paolo, che mai avevi visto, ma che sentivi fosse tuo fratello. Un ragazzo che chiamavano rivoluzionario, ma che aveva solo i tuoi stessi sogni, che voleva solo a tutti i costi donare al suo quartiere i giardini di Villa Chigi. Voleva solo vederci giocare i bambini, voleva solo vederci chiacchierare i suoi nonni. Ma per questo fu colpito al capo, forse perché stava dalla parte sbagliata del mondo.
Arrivai, non so come, e vidi tanti ragazzi che, a differenza mia, magari ci avevano parlato e ragionato insieme, che aspettavano in quei corridoi per sapere qualcosa, per sperare di vederlo uscire da quella porta giù in fondo. Eravamo lì ad aspettare Paolo, ma non ci sentivamo assolutamente rivoluzionari, ci sentiamo solamente ragazzi che credevano le stesse cose. Restai lì non so quanto, certamente qualche ora, e poi tornai alla stazione per riprendere quel treno per tornare a Colleferro. Quanti pensieri su quel vagone di ritorno, sperando solo di non essere sgridato dai miei al rientro a casa.
Non fu un giorno come gli altri, perché quel giorno segnò profondamente il mio percorso di vita. E se oggi Giorgio è così, tanto dipende anche da quel viaggio in treno e da quell'attesa in quei gelidi corridoi, insieme ad altri giovani "rivoluzionari". Ciao Paolo. (Applausi).
VERINI (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VERINI (PD-IDP). Signor Presidente, ci associamo al dolore, al ricordo e alla ferita - perché è una ferita che provoca dolore - ancora aperta per questo anniversario.
Mi è capitato altre volte in Parlamento, alla Camera e anche qui, di parlare di quegli anni e di queste cose. È stato ricordato dal senatore Scurria e poi anche dal senatore Salvitti quel ragazzo di diciannove anni che venne sprangato e poi morì perché attaccava dei manifesti a Villa Chigi, per aprire al pubblico quella villa che era chiusa. A tanti giovani in tutta Italia capitò in quegli anni di fare battaglie anche per aprire spazi di libertà, come il parco di una villa che era chiuso. Venne sprangato, perché quelli erano gli anni in cui, se uno girava con il «Secolo d'Italia», veniva sprangato. Erano anni in cui, se uno girava con un giornale di sinistra, veniva ammazzato. Per vendetta, alcuni andarono a casa di Valerio Verbano, un ragazzo poco più grande di Paolo, che non era in casa. Suonarono: «Siamo amici di Valerio», dissero ai genitori, che erano lì; «Lo aspettiamo». Arrivò Valerio e, davanti ai genitori, lo ammazzarono.
Ogni città ha nomi di ragazzi uccisi così in quegli anni. Alla Balduina venne ammazzato Walter Rossi; a Primavalle i fratelli Mattei; a Milano Sergio Ramelli, Fausto e Iaio. Noi abbiamo più volte detto che quell'odio, che era alla base di quegli anni, davvero non deve più venire.
Non a caso, il Comune di Roma, quando era sindaco Veltroni, dedicò a Paolo Di Nella un viale a Villa Chigi con una targa intitolata, come aggiustammo e sistemammo a Piazza della Balduina il monumento dedicato a Walter Rossi e così via. La memoria infatti va tenuta affinché quei fatti non accadano più. Quell'abbraccio sul palco del Palaeur, nel 2008, tra Carla Zappelli, madre di Valerio Verbano, e Giampaolo Mattei, suggellò quella stagione.
Mi avvio a concludere, signor Presidente. Mi avete ascoltato, io sono molto favorevole a che davvero si chiudano per sempre quelle pagine di odio e che si considerino davvero - non soltanto retoricamente, come pure a volte facciamo - gli avversari come tali e non come nemici. Non credo che certe esibizioni - lo dico con franchezza e solidarietà, lo ribadisco - e certi saluti romani, come quelli di Acca Larenzia, aiutino a superare quel clima, così come altre manifestazioni di segno opposto non aiutano. Combattiamoci ma, proprio per rispettare questo dolore e per superare quegli anni, evitiamo di tollerare qualsiasi segno estremista che in qualche modo possa far considerare l'avversario ancora oggi un nemico e non un avversario. (Applausi).
GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, faccio parte di una generazione che ha conosciuto Paolo Di Nella, Francesco Cecchin, i ragazzi caduti ad Acca Larenzia, Francesco Ciavatta, Franco Bigonzetti. Non ho conosciuto - perché non si conoscevano ovviamente all'epoca - i caduti dell'altra parte, che pure vanno ricordati, come Walter Rossi e Valerio Verbano, o come Ivo Zini, che mi pare di ricordare fu un ragazzo ucciso solo perché stava leggendo «l'Unità» sulla bacheca della sezione del Partito Comunista all'Alberone; trovandosi lì, è morto perché qualcuno ha sparato. Quindi le tragedie sono state molteplici e le ricordiamo tutti.
L'amarezza, a decenni di distanza, molte volte è di non aver individuato i colpevoli. Faccio parte di una generazione che nella stessa scuola - ero con Antonio Tajani, che era appena due anni più grande di me - ha trovato Paolo Gentiloni, che era un esponente della sinistra; c'era anche Alvaro Lojacono, che poi abbiamo trovato, secondo le cronache, a Via Fani, con le Brigate Rosse, e che è stato a lungo latitante all'estero, prima di essere assicurato alla giustizia italiana. L'amarezza è per la mancanza di coraggio nell'individuazione dei colpevoli, da un lato e dall'altro.
In qualche caso - lo dico al senatore Verini, che questa storia da un altro versante la conosce - ci sono state prove evidenti che sono state ignorate dalla magistratura. Lei, senatore Verini, prima parlava di saluti romani ed altre vicende, però su Acca Larenzia la cosa più grave non è tanto chi ha fatto le manifestazioni in un certo modo. Gotor, che è assessore alla cultura al Comune di Roma ed è stato senatore della sinistra, ha scritto un bellissimo articolo su «la Repubblica», ricordando che la parte istituzionale della celebrazione è stata irreprensibile. Poi, ognuno si assuma la responsabilità dei gesti che compie.
Stiamo parlando di Paolo Di Nella, che mentre attaccava dei manifesti fu ucciso e morì dopo giorni di agonia. Quella morte, come ha ricordato efficacemente Scurria, segnò una svolta per l'atteggiamento di Pertini - bisogna dirlo - perché le istituzioni per la prima volta ebbero un moto di pietà, che adesso sembrerebbe scontato, ma che allora non lo era (e infatti non c'era stato dopo Acca Larenzia, dopo la morte di Zicchieri e di Mancia), quindi fu il segno di un tempo che per fortuna cambiava.
A me dispiace che ancora oggi, a distanza di decenni, non ci siano colpevoli rintracciati in troppe vicende. Si potrebbe parlare di Verbano o di altri omicidi, ma Acca Larenzia la cito perché, più ancora che sulla vicenda di Di Nella, in quel caso è evidente: la mitraglietta che ha ucciso quei ragazzi poi ha ucciso Tarantelli, Lando Conti, Ruffini. Le Brigate Rosse hanno ucciso con la stessa mitraglietta con cui sono stati uccisi Ciavatta e Bigonzetti. Evidentemente, alcune persone si sono spostate dai centri sociali della periferia di Roma alle Brigate Rosse, portandosi le armi e nessuno ha fatto un'indagine. Questa è una vergogna che ricade sulla procura della Repubblica di Roma, perché quel reato non è prescritto (Applausi) e ci sono libri di giornalisti che descrivono i fatti.
Quindi, nel ricordare Paolo Di Nella, faccio anche un invito dal Senato alla procura di Roma ad indagare. Ci sono elementi e si può fare; sono reati che non si prescrivono su tutte queste vittime. Ho fatto un elenco, che però - ahimè - si potrebbe estendere ulteriormente. In quel caso, che non è quello che ricordiamo oggi di Di Nella, c'è una traccia evidente che è stata ignorata. Siccome ero in una scuola in cui c'era Alvaro Lojacono, che a noi non ha sparato, ma altre persone le ha uccise per strada, vorrei che ci fosse un po' di giustizia per tutti questi caduti.
La procura della Repubblica di Roma fa ancora in tempo: ci sono libri di giornalisti, basta consultarli, ce n'è è uno di Nicola Rao molto chiaro ed efficace. Li leggano e facciano quello che è un loro dovere. Noi dobbiamo onorarli con il ricordo, qualcuno potrebbe onorarli colpendo e condannando i colpevoli, nei confronti di tutti coloro che sono morti. (Applausi).
PATTON (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
So che interviene sul centenario della nascita di Bruno Kessler: mi scuso con lei e con la famiglia di Kessler che ieri era presente in tribuna, ma purtroppo non siamo riusciti a svolgere gli interventi di fine seduta.
PATTON (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signora Presidente, Bruno Kessler è stato un deputato della VII e della VIII legislatura, poi venne eletto al Senato, sempre nella Democrazia Cristiana, nel 1983 e nel 1987; morì durante la X legislatura da senatore in carica.
Bruno Kessler è un personaggio di primissimo piano nella storia della politica del Trentino; è uno di quegli uomini di potere che, per capacità progettuale, leadership politica e dinamismo, ha ancora qualcosa da suggerirci a cento anni dalla nascita, perché è stato un uomo di visione, come sottolineò il suo grande amico Beniamino Andreatta durante le esequie nel 1991, ma anche un uomo di granitica convinzione.
Questa doppia attitudine bene emerge dalle seguenti parole pronunciate nel lontano 1970: oggi dobbiamo avere il coraggio di inventare, anche sbagliando; dobbiamo avere fierezza e fantasia. Fierezza, cioè crederci capaci di influire sulle cose, nonostante ogni giorno sperimentiamo tutti i limiti dello sforzo compiuto, sia a livello locale sia a livello mondiale. Fantasia, come capacità di anticipare il futuro con coraggio e lungimiranza. I modelli vecchi, collaudati e sicuri, non bastano più. Dobbiamo volere e vedere qualche cosa di nuovo, di duttile, di empirico, oltre le leggi, sopra le leggi, forzando per averne di nuove, che magari lascino ampi spazi a iniziative locali.
Kessler nasce il 17 febbraio 1924 a Cogolo di Pejo, un paesino della Val di sole; orfano di padre a quattro anni, la madre lavora ai campi e lui studia in convento per necessità e si laurea in giurisprudenza a Padova. Uomo spigoloso, solitario, politico accentratore, Kessler si iscrive alla DC nel 1945 e diventa segretario di una piccola sezione a ventun anni.
Il Trentino dei primi anni Sessanta ha molti problemi e limitate competenze per risolverli da sé; l'aspettativa di vita alla nascita per gli uomini è di sessantadue anni, la più bassa d'Italia; il reddito è al di sotto della media nazionale; si registrano forti tassi di emigrazione e alte punte di disoccupazione stagionale; l'occupazione femminile extradomestica è scarsa, mancano servizi e infrastrutture, soprattutto nelle valli. La parola d'ordine in quegli anni di riformismo politico è ovunque programmazione. Kessler la fa propria ed elabora un progetto organico per la modernizzazione della sua terra, anche attraverso l'investimento in cultura e ricerca. Kessler aveva capito che il riscatto di una terra marginale e povera non passava solo dal miglioramento delle condizioni materiali di vita della popolazione, ma da un più ampio processo di crescita culturale.
Assegnava in particolare all'università un ruolo strategico per lo sviluppo del territorio. Così prende forma l'idea, che poi diventa disegno politico, della prima facoltà di sociologia in Italia. Kessler tocca con mano una scienza nuova, almeno in Italia: la sociologia. In questa disciplina, dotata di strumenti empirici duttili per leggere quel presente complesso, Kessler vede un futuro, ovvero la possibilità di formare una classe dirigente all'altezza dei tempi nuovi, di favorire la sprovincializzazione del Trentino. Così nel 1962, per ovviare all'impossibilità giuridica della Provincia di fondare direttamente un istituto universitario, nasce l'Istituto trentino di cultura.
Kessler dovrà affrontare diversi ostacoli per veder compiutamente realizzato il suo progetto. Sociologia sarà la prima università di massa, nel senso che è la prima ad aprire le porte anche ai diplomati degli istituti tecnici. Egli non è solo: lo aiutano innanzitutto padre Luigi Rosa dei Gesuiti di San Fedele a Milano e studiosi come Marcello Boldrini, Giorgio Braga, Mario Volpato, l'amico Beniamino Andreatta e poi Norberto Bobbio, Paolo Sylos Labini, Alessandro Pizzorno, fino a Francesco Alberoni. Trento, capitale della sociologia, è però solo il primo frutto del modello autonomistico kessleriano, con la nascita di nuove facoltà e la creazione di istituti di ricerca di alto profilo scientifico e internazionale. Vengono fondati nel 1973 l'Istituto storico italo-germanico, nel 1975 l'Istituto di scienze religiose e nel 1976 il Centro per la ricerca scientifica e tecnologica, nato come Centro di sviluppo e ricerca in fisica, che sarà uno dei primi centri in Italia a occuparsi di intelligenza artificiale con il professor Luigi Stringa.
Concludo dicendo che il Trentino doveva appropriarsi in modo più convinto della propria autonomia, ancorandosi alla solidità delle proprie tradizioni non come a una zavorra, ma come a una spinta verso l'apertura e l'innovazione. Questa è l'idea che sta alla base dell'originale progetto di Bruno Kessler: una comunità che trova riscatto nella conoscenza e cresce nel sapere dovrebbe essere ancora il punto da cui partire per rinnovare il tessuto economico, sociale e culturale di un territorio.
Desidero, in conclusione, ringraziare soprattutto la figlia Elisabetta Kessler, che appunto ieri era qui con noi e anche Sara Zanatta, sociologa di quella facoltà aperta grazie a Bruno Kessler, attualmente ricercatrice della Fondazione Museo storico del Trentino che ha collaborato con me per la ricostruzione di questi aspetti. (Applausi).
FINA (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINA (PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, lo scorso 9 febbraio è stato il terzo anniversario della morte del Presidente emerito del Senato Franco Marini. Egli ha presieduto quest'Aula con autorevolezza e spirito costituzionale, come è stato per tutta la sua vita e nei molti ruoli di servizio al Paese. Franco Marini è stato capace di coniugare in sé l'uomo di parte, con la sua passione autentica, e l'uomo delle istituzioni, sempre capace di più avanzate mediazioni per il bene comune. Ha sempre ricercato l'unità e lavorato per essa nel partito, come nei ruoli che ha ricoperto, guardando agli ultimi e all'equità sociale come obiettivo prioritario del suo servizio. Equità, giustizia sociale, dignità del lavoro: una ragione di vita fatta propria sin dalla più giovane età, quando il "lupo marsicano" girava la Marsica in bicicletta per raggiungere i luoghi di lavoro e di lotta sindacale. Da lì fino alla segreteria generale della CISL, poi le istituzioni: da Ministro del lavoro, darà alla luce la legge n. 460 del 1992, una normativa dedicata ai lavoratori e alle lavoratrici con l'introduzione di ammortizzatori sociali e sostegno all'occupazione; ne era orgogliosissimo e non perdeva occasione di ricordarlo. Ma furono quelli anche gli anni di collaborazione con Mino Martinazzoli come capo dell'organizzazione nazionale della Democrazia Cristiana, un ruolo che poi lo porterà nel 1997 alla segreteria del Partito popolare italiano. Marini ha attraversato quegli anni da assoluto protagonista, leader riconosciuto, spesso decisivo nei principali snodi politici. È stato uno dei padri della coalizione di centrosinistra, dalla nascita della Margherita alla fondazione del Partito Democratico, del quale è rimasto, fino alla fine, un forte punto di riferimento. Una vita da combattente, da uomo delle istituzioni. Credeva nei partiti, nella militanza, nell'impegno nella partecipazione, nella politica popolare in grado di stare fra le persone, in grado di farsi capire sempre dalle persone. Sarebbe stato un grande Presidente del Consiglio, in quel 2008 in cui il presidente Napolitano gli affidò il mandato esplorativo, e sarebbe stato un grande Presidente della Repubblica.
In quest'Aula ci sono voci molto più autorevoli della mia che potrebbero ricordare meglio una vita politica così lunga e intensa: il senatore Dario Franceschini, il più importante allievo, figlio politico e amico, la senatrice Annamaria Furlan che parlerà dopo di me, prima donna segretaria generale della CISL, chi era in Senato durante la sua Presidenza, chi ha collaborato gomito a gomito con lui nel Partito Nazionale. Io, di quarantacinque anni più giovane, ho solo due piccole ragioni per parlare qui ora. La prima è la condivisione delle comuni radici abruzzesi; la seconda è la fortuna di aver avuto il suo severo affetto nei miei primi impegni politici territoriali.
La sua postura, la chiarezza, la lucidità, la ruvidezza coriacea, il richiamo costante e fermissimo alla realtà dei fatti, la giovialità nei convivi, accompagnati dai canti degli alpini, la direzione, condotta non come il generale chiuso nella sua tenda nelle retrovie, ma davanti, a segnare il passo: non aveva niente della pedanteria professorale, ma era comunque un grande maestro, nel solo modo in cui in politica forse lo si può essere, ossia con l'esempio.
Questo mio, allora, vuole essere solo un abbraccio al figlio Davide ed un monito a noi. Franco Marini merita molto di più di tre minuti, non solo per lui, ma per noi, per le istituzioni, per il dialogo fra le parti sociali, per la comunità nazionale, per il futuro del nostro Paese. (Applausi).
FURLAN (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FURLAN (PD-IDP). Signor Presidente, la ringrazio per questi tre minuti aggiuntivi che ha voluto concedere. Mi fa effetto parlare di Franco Marini in un'Aula semivuota, che avrebbe, per la caratura morale, etica della persona, per il ruolo istituzionale e sociale, meritato una presenza molto più numerosa. Ma avremo - io spero - altre occasioni.
Io ringrazio di cuore le amiche e gli amici della maggioranza e dell'opposizione che hanno voluto fermarsi e condividere con me e il senatore Fina queste due riflessioni. Franco è stato per me, come per tanti della mia generazione della CISL, un grande maestro: un maestro di vita prima ancora che un maestro di sindacato.
Tutto il percorso della sua vita è stato rivolto agli ultimi, alla tutela dei più deboli e alla centralità del ruolo sociale del lavoro, dei lavoratori e delle lavoratrici. Con questo spirito egli è stato un grande segretario generale della CISL. Ha saputo costruire momenti di unità sindacale molto forti, tenendo sempre però fermi quelli che sono stati i principi di libertà, di eguaglianza, di democrazia che hanno caratterizzato la vita della nostra organizzazione e la nascita della CISL.
Con questo spirito ha portato, nelle istituzioni e nel suo percorso politico, il valore sociale della persona nel lavoro. Non c'è stato un attimo, nemmeno un secondo, anche della sua attività istituzionale e politica, in cui non abbia sempre messo al centro il lavoro come elemento di crescita della persona, di una comunità, di un partito, ma anche di un Paese.
A lui dobbiamo tantissimo. Alle volte qualcuno mi ha chiesto: dove è andata l'eredità morale e politica di Franco Marini? Credo che non esista una sola persona, nemmeno un solo partito, così profondi da poter ereditare da soli l'esempio di Franco Marini. Sono le istituzioni che ricevono, dai grandi uomini e dalle grandi donne che hanno dedicato una vita alla democrazia e al Paese, la loro eredità morale, etica e di esempio. (Applausi).
MALAN (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FdI). Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola. Io ho ascoltato con attenzione e con emozione quanto hanno detto il senatore Fina e la senatrice Furlan. Io mi associo a tutto quello che i colleghi hanno detto, pur da parte politica diversa.
Io vissi quella legislatura che vide il presidente Marini rivestire la seconda carica dello Stato, come Presidente del Senato. Fu una legislatura turbolenta fin dall'inizio, fin dall'elezione stessa di Franco Marini, che fu disputata e fu all'ultimo voto. Ma il presidente Marini seppe conquistarsi la fiducia e il rispetto di tutte le parti politiche, pur avendo appunto un compito estremamente difficile, per quel lato umano di cui avete parlato. Non aggiungo altro, perché chi l'ha conosciuto meglio e chi gli è stato più vicino ha titolo per dire di più. Il suo lato umano, la sua sensibilità politica, l'agire non per un ideale astratto, ma per le persone, nell'ambito di un ideale, di un pensiero e di una cultura, credo siano stati il tratto caratterizzante di Franco Marini e di tutti quelli che hanno avuto l'onore e il piacere di incontrarlo e di avere avuto momenti di amicizia con lui.
A nome di tutto il Gruppo Fratelli d'Italia, mi associo a questa commemorazione, che è commovente e ricorda pagine importanti di questa istituzione. (Applausi).
PRESIDENTE. La Presidenza si associa al ricordo del presidente Marini e alla vicinanza espressa alla sua famiglia. Ci tengo a dire che questa non era una commemorazione programmata, per cui i colleghi chiaramente non erano informati del contenuto degli interventi di fine seduta, e per questo motivo in questo momento l'Aula è vuota.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 15 febbraio 2024
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 15 febbraio, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 20,07).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE
Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2022-2023 (969)
________________
N.B. Per gli emendamenti già esaminati si rinvia all'Elenco cronologico dei Resoconti, seduta n. 157.
ARTICOLO 13 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 13.
Approvato
(Princìpi e criteri direttivi per il recepimento della direttiva (UE) 2022/2464, che modifica il regolamento (UE) n. 537/2014, la direttiva 2004/109/CE, la direttiva 2006/43/CE e la direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la rendicontazione societaria di sostenibilità, e per l'adeguamento della normativa nazionale)
1. Nell'esercizio della delega per il recepimento della direttiva (UE) 2022/2464 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2022, il Governo osserva, oltre ai princìpi e criteri direttivi generali di cui all'articolo 32 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, anche i seguenti princìpi e criteri direttivi specifici:
a) apportare alla normativa vigente e, in particolare, al decreto legislativo 30 dicembre 2016, n. 254, al decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 136, al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, al testo unico delle disposizioni in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e al codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, le modifiche e le integrazioni necessarie ad assicurare il corretto e integrale recepimento della direttiva (UE) 2022/2464 e il coordinamento del quadro normativo nazionale in materia di rendicontazione di sostenibilità e di attestazione della conformità della rendicontazione;
b) prevedere che la Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB), quale autorità nazionale competente ai sensi dell'articolo 24 della direttiva 2004/109/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 dicembre 2004, disponga dei poteri di vigilanza, di indagine e sanzionatori necessari ad assicurare il rispetto degli obblighi di rendicontazione di sostenibilità previsti dalla direttiva (UE) 2022/2464 nei confronti degli emittenti quotati aventi l'Italia come Stato membro d'origine ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettera w-quater), del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, che rientrano nel campo di applicazione della citata direttiva, ivi compresi:
1) i poteri di vigilanza, di indagine e di intervento previsti dall'articolo 24 della citata direttiva 2004/109/CE;
2) il potere di applicare almeno le misure e le sanzioni amministrative previste dall'articolo 28 ter della citata direttiva 2004/109/CE, nel rispetto dei criteri, dei limiti, delle procedure e del regime di pubblicazione previsti dalla direttiva medesima, come recepiti nel citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998;
c) attribuire al Ministero dell'economia e delle finanze e alla CONSOB, tenuto conto dell'esistente riparto di competenze di cui al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, e del perimetro di vigilanza della CONSOB sulla rendicontazione di sostenibilità individuato ai sensi della lettera b) del presente comma, i poteri di vigilanza, di indagine e sanzionatori necessari ad assicurare il rispetto delle previsioni e dei requisiti relativi all'attività di attestazione della conformità della rendicontazione di sostenibilità disciplinati dalla direttiva 2006/43/CE, come da ultimo modificata dalla direttiva (UE) 2022/2464, e dalle disposizioni nazionali di recepimento, in coerenza con i poteri di cui dispongono in base alla legislazione vigente con riguardo alla revisione legale dei conti nonché, con riguardo alla previsione di sanzioni amministrative, nel rispetto dei criteri, dei limiti edittali, delle procedure e del regime di pubblicazione disciplinati agli articoli da 24 a 26 del citato decreto legislativo n. 39 del 2010;
d) apportare le occorrenti modifiche agli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 30 dicembre 2016, n. 254, al fine di tenere conto del nuovo perimetro di vigilanza della CONSOB in materia di rendicontazione di sostenibilità individuato ai sensi della lettera b) del presente comma e del riparto di competenze in materia di attestazione della conformità della rendicontazione individuato ai sensi della lettera c) del medesimo comma;
e) esercitare, ove ritenuto opportuno, le opzioni normative previste dalla direttiva (UE) 2022/2464, tenendo conto delle caratteristiche e delle peculiarità del contesto nazionale di riferimento, dei benefìci e degli oneri sottesi alle suddette opzioni, della necessità di garantire la tutela dei destinatari di tali informazioni di sostenibilità nonché l'integrità e la qualità dei servizi di attestazione della conformità della rendicontazione di sostenibilità, tenuto conto anche della fase di prima applicazione della nuova disciplina;
f) apportare, in conformità alle definizioni e alla disciplina della direttiva (UE) 2022/2464 nonché ai princìpi e criteri direttivi specifici previsti dal presente comma, le occorrenti modificazioni alla normativa vigente, anche di derivazione europea, per i settori interessati dalla direttiva medesima, al fine di realizzare il migliore coordinamento con le altre disposizioni vigenti;
g) prevedere il ricorso alla disciplina secondaria adottata dal Ministero dell'economia e delle finanze e dalla CONSOB, ove opportuno e nel rispetto delle rispettive attribuzioni, sentiti la Banca d'Italia e l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni per i profili di competenza con riferimento ai soggetti da essi vigilati, per l'attuazione delle disposizioni emanate nell'esercizio della delega di cui al presente articolo, da adottare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di recepimento della direttiva (UE) 2022/2464;
h) disciplinare forme di coordinamento e di collaborazione, anche mediante lo scambio di informazioni, tra la CONSOB e le amministrazioni pubbliche dotate di specifica competenza nelle materie della sostenibilità ambientale, sociale e della tutela dei diritti umani, prevedendo anche la facoltà di concludere appositi protocolli di intesa e accordi di collaborazione, al fine di agevolare l'esercizio delle funzioni di vigilanza previste ai sensi delle lettere b) e c) del presente comma sul rispetto degli obblighi di rendicontazione di sostenibilità e di attestazione della conformità della medesima.
2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni competenti provvedono all'adempimento dei compiti derivanti dall'esercizio della delega di cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
EMENDAMENTI
13.1
Respinto
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 13
(Princìpi e criteri direttivi per l'attuazione della direttiva (UE) 2022/2464 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2022, che modifica il regolamento (UE) n. 537/2014, la direttiva 2004/109/CE, la direttiva 2006/43/CE e la direttiva 2013/ 34/UE per quanto riguarda la rendicontazione societaria di sostenibilità)
1. Nell'esercizio della delega per l'attuazione della direttiva (UE) 2022/2464 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2022, che modifica il regolamento (UE) n. 537/2014, la direttiva 2004/ 109/CE, la direttiva 2006/43/CE e la direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la rendicontazione societaria di sostenibilità, il Governo osserva, oltre ai princìpi e criteri direttivi generali, anche i seguenti princìpi e criteri direttivi specifici:
a) introdurre le disposizioni necessarie al corretto e integrale recepimento della direttiva (UE) 2022/2464 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 dicembre 2022 nell'ordinamento nazionale, tenendo conto anche di quanto riportato nelle premesse della direttiva medesima;
b) definire princìpi, approcci e standard di rendicontazione ESG uniformi a livello nazionale, anche con riferimento alle metodologie sul rating di sostenibilità, come base di un sistema trasparente, omogeneo, standardizzato e comparabile in materia di investimenti sostenibili adottando le misure necessarie per coordinare le relative disposizioni con gli standard europei di informativa sulla sostenibilità (ESRS);
c) individuare parametri ed obiettivi di sostenibilità quantificabili, oggettivi e atti a consentire un controllo indipendente, da introdursi nella politica di remunerazione di breve e lungo termine dei componenti del consiglio di amministrazione, del collegio sindacale e degli altri dirigenti con responsabilità strategiche che rivestono incarichi presso società a partecipazione pubblica, quotate e non quotate, che svolgono servizi d'interesse generale, direttamente o indirettamente controllate dalle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, anche declinando gli stessi come correttivo degli indicatori di performance economica e finanziaria e, dunque, con possibili effetti in negativo o in positivo sull'incentivo erogabile;
d) introdurre disposizioni volte a disciplinare corsi di formazione ed aggiornamento destinati alla dirigenza delle società a partecipazione pubblica, quotate e non quotate, che svolgono servizi d'interesse generale, direttamente o indirettamente controllate dalle Pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, al fine di ampliare il patrimonio conoscitivo a disposizione dei vertici aziendali sugli effetti dell'inclusione dei fattori ESG nei processi decisionali e la rilevanza dei medesimi per le attività istituzionali;
e) introdurre apposite misure per coadiuvare le piccole e medie imprese nell'acquisizione di servizi per l'ottenimento delle certificazioni ambientali, etiche e sociali, la promozione dei valori ESG e per l'applicazione dei principi di rendicontazione di sostenibilità;
f) introdurre l'obbligo per le imprese di pubblicare le informazioni sulla sostenibilità in un'apposita sezione della relazione sulla gestione chiaramente identificabile, al fine di garantire l'accessibilità e la reperibilità gratuita al pubblico nonché di facilitare il controllo della stessa consentendo agli utenti, soprattutto agli investitori, di ricevere informazioni non solo di carattere finanziario ma anche in materia di sostenibilità, prevedendo pratiche di audit in grado di garantire l'affidabilità dei dati e scongiurare il greenwashing e la doppia contabilizzazione;
g) prevedere un modello unico di software a livello nazionale, basato su un quadro di parametri e dati per la metodologia di calcolo del rating ESG standardizzati, omogenei, trasparenti e tali da garantire l'integrità e la validità delle informazioni in esso contenute per la rendicontazione di sostenibilità nonché una raccolta e un'analisi affidabile, misurabile e comparabile delle varie informazioni non finanziarie, assicurando altresì il coordinamento con altre banche dati in modo da garantire l'efficiente e tempestivo scambio delle informazioni;
h) apportare alla normativa vigente ogni modifica e integrazione necessaria ad assicurare l'adeguatezza, l'efficacia e l'efficienza del sistema di controllo pubblico, ivi compreso il relativo impianto sanzionatorio, esteso ai revisori legali e alle imprese di revisione contabile che rilasciano l'attestazione della conformità della rendicontazione di sostenibilità. 2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le amministrazioni competenti provvedono ai relativi adempimenti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.».
13.2
Respinto
Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:
a) alla lettera a), dopo le parole: «direttiva (UE) 2022/2464» inserire le seguenti: «, tenendo conto anche di quanto riportato nelle premesse della direttiva medesima,»;
b) dopo la lettera h), aggiungere le seguenti:
«h-bis) definire principi, approcci e standard di rendicontazione ESG uniformi a livello nazionale, anche con riferimento alle metodologie sul rating di sostenibilità, come base di un sistema trasparente, omogeneo, standardizzato e comparabile in materia di investimenti sostenibili;
h-ter) individuare parametri e obiettivi di sostenibilità quantificabili, oggettivi e atti a consentire un controllo indipendente, da introdursi nella politica di remunerazione di breve e lungo termine dei componenti del consiglio di amministrazione, del collegio sindacale e degli altri dirigenti con responsabilità strategiche che rivestono incarichi presso società a partecipazione pubblica, quotate e non quotate, che svolgono servizi d'interesse generale, direttamente o indirettamente controllate dalle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, anche declinando gli stessi come correttivo degli indicatori di performance economica e finanziaria e, dunque, con possibili effetti in negativo o in positivo sull'incentivo erogabile;
h-quater) introdurre disposizioni volte a disciplinare corsi di formazione ed aggiornamento destinati alla dirigenza delle società a partecipazione pubblica, quotate e non quotate, che svolgono servizi d'interesse generale, direttamente o indirettamente controllate dalle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, al fine di ampliare il patrimonio conoscitivo a disposizione dei vertici aziendali sugli effetti dell'inclusione dei fattori ESG nei processi decisionali e la rilevanza dei medesimi per le attività istituzionali;
h-quinquies) introdurre apposite misure per coadiuvare le piccole e medie imprese nell'acquisizione di servizi per l'ottenimento delle certificazioni ambientali, etiche e sociali, la promozione dei valori ESG e per l'applicazione dei principi di rendicontazione di sostenibilità;
h-sexies) introdurre l'obbligo per le imprese di pubblicare le informazioni sulla sostenibilità in un'apposita sezione della relazione sulla gestione chiaramente identificabile, al fine di garantire l'accessibilità e la reperibilità gratuita al pubblico nonché di facilitare il controllo della stessa consentendo agli utenti, soprattutto agli investitori, di ricevere informazioni non solo di carattere finanziario ma anche in materia di sostenibilità, prevedendo pratiche di audit in grado di garantire l'affidabilità dei dati e scongiurare il greenwashing e la doppia contabilizzazione;».
13.0.1
Magni, Mazzella, Zampa, Lorefice, Rojc, Bevilacqua, Camusso, Franceschini, Guidolin, Lombardo, Malpezzi, Pirro, Sensi, Spagnolli, Zambito
Respinto
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 13-bis.
(Principi e criteri direttivi per il recepimento della direttiva (UE) 2022/2041 del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 ottobre 2022, relativa a salari minimi adeguati nell'Unione europea)
1. Nell'esercizio della delega per il recepimento della direttiva (UE) 2022/2041 del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 ottobre 2022, relativa a salari minimi adeguati nell'Unione europea, il Governo osserva, oltre ai principi e criteri direttivi generali di cui all'articolo 32 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, i seguenti ulteriori principi e criteri direttivi specifici:
a) apportare alla normativa vigente le modifiche e le integrazioni necessarie ad assicurare al lavoratore una retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato, in modo che il trattamento economico complessivo non sia inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) in vigore per il settore in cui il datore di lavoro opera e svolge effettivamente la sua attività, stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale, e che il trattamento economico minimo orario stabilito dal CCNL non possa comunque essere inferiore a 9 euro lordi;
b) prevedere l'istituzione presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali della Commissione per l'aggiornamento del valore soglia del trattamento economico minimo orario al fine di monitorare il rispetto della retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro, l'aggiornamento annuale del medesimo trattamento e l'individuazione dei CCNL prevalenti;
c) apportare alla normativa vigente le modifiche e le integrazioni necessarie ad assicurare la parità di genere attraverso l'istituzione di un salario minimo di cui alla lettera a) al fine di colmare il divario retributivo e pensionistico di genere.»
Conseguentemente all'Allegato A di cui all'articolo 1, comma 1, sopprimere il numero 4).
13.0.2 (testo 2)
Respinto
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 13-bis
(Princìpi e criteri direttivi per l'esercizio della delega per l'applicazione della direttiva 2006/123/CE alle concessioni balneari. Procedura di infrazione n. 2020/4118)
1. Entro tre mesi dall'approvazione della presente legge, il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi per l'applicazione della direttiva 2006/123/CE alle procedure di affidamento delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali per finalità sportive e turistico-ricreative, sulla base dei seguenti principi direttivi:
a) determinazione di criteri omogenei per l'individuazione delle aree da affidare in concessione;
b) garanzia di un equilibrato rapporto, sulla base delle specifiche caratteristiche territoriali delle aree oggetto dell'intervento, tra spazi ad accesso libero e spazi affidati in concessione a privati;
c) ricorso a procedure selettive per l'affidamento delle concessioni, nel rispetto dei principi di imparzialità e non discriminazione;
d) valutazione della concreta redditività delle aree demaniali ai fini della loro valorizzazione;
e) riconoscimento degli investimenti effettuati dagli attuali titolari di strutture turistico-sportive in concessione;
f) previsione di una durata della concessione non superiore a quella necessaria all'ammortamento e alla remunerazione degli investimenti effettuati dal concessionario;
g) equa quantificazione dell'indennizzo per i concessionari uscenti e definizione delle tutele occupazionali per il relativo personale, a carico del concessionario subentrante;
h) definizione del numero massimo di concessioni in capo, in via diretta e indiretta, allo stesso titolare a livello comunale, regionale e nazionale;
i) soppressione degli articoli 10-quater e 12, comma 6-sexies del decreto legge 29/12/2022, n. 198, convertito con modificazioni dalla legge 24 febbraio 2023, n. 14.»
Capo III
DELEGHE AL GOVERNO PER L'ADEGUAMENTO DELLA NORMATIVA NAZIONALE A REGOLAMENTI EUROPEI
ARTICOLI 14 E 15 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 14.
Approvato
(Delega al Governo per l'adeguamento della normativa nazionale al regolamento (UE) 2022/2036, che modifica il regolamento (UE) n. 575/2013 e la direttiva 2014/59/UE per quanto riguarda il trattamento prudenziale degli enti di importanza sistemica a livello mondiale con strategia di risoluzione a punto di avvio multiplo e metodi di sottoscrizione indiretta degli strumenti ammissibili per il soddisfacimento del requisito minimo di fondi propri e passività ammissibili)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2022/2036 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 ottobre 2022.
2. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo osserva i princìpi e criteri direttivi generali di cui all'articolo 32 della legge 24 dicembre 2012, n. 234.
3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le amministrazioni competenti provvedono ai relativi adempimenti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
Art. 15.
Approvato
(Delega al Governo per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2018/1672, relativo ai controlli sul denaro contante in entrata nell'Unione o in uscita dall'Unione e che abroga il regolamento (CE) n. 1889/2005, nonché alle disposizioni del regolamento di esecuzione (UE) 2021/776, che stabilisce i modelli per determinati moduli nonché le norme tecniche per l'efficace scambio di informazioni a norma del regolamento (UE) 2018/1672)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per adeguare la normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2018/1672 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2018, e del regolamento di esecuzione (UE) 2021/776 della Commissione, dell'11 maggio 2021, con facoltà per il Governo medesimo di emanare disposizioni integrative e correttive entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al presente comma.
2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati previo parere del Garante per la protezione dei dati personali.
3. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo osserva, oltre ai princìpi e criteri direttivi generali di cui all'articolo 32 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, i seguenti princìpi e criteri direttivi specifici:
a) apportare al decreto legislativo 19 novembre 2008, n. 195, le modifiche necessarie al fine di dare piena attuazione alle disposizioni del regolamento (UE) 2018/1672 e del regolamento di esecuzione (UE) 2021/776, prevedendo:
1) la conferma delle autorità competenti di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), del citato decreto legislativo n. 195 del 2008;
2) l'esercizio, da parte dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli e del Corpo della guardia di finanza, dei poteri e delle facoltà loro attribuiti dall'ordinamento nazionale al fine di verificare l'osservanza dell'obbligo di dichiarazione di cui all'articolo 3 del regolamento (UE) 2018/1672 e ai fini dell'attuazione dell'obbligo di informativa di cui all'articolo 4 del citato regolamento (UE), garantendo la celerità, l'economicità e l'efficacia dei controlli di cui all'articolo 5, paragrafi 1 e 2, del medesimo regolamento (UE);
3) l'esecuzione, a cura delle autorità competenti, di controlli basati sull'analisi dei rischi, anche mediante procedimenti informatici, in conformità all'articolo 5, paragrafo 4, del regolamento (UE) 2018/1672;
4) la disciplina dell'istituto del trattenimento temporaneo del denaro contante, di cui all'articolo 7 del regolamento (UE) 2018/1672, tenendo conto delle disposizioni previste dal codice di procedura penale;
5) l'applicazione del sistema di sorveglianza sui movimenti transfrontalieri di denaro contante anche ai movimenti di denaro contante tra l'Italia e gli altri Stati membri;
6) la celerità, l'economicità e l'efficacia dell'azione amministrativa, dell'accertamento delle violazioni e dei procedimenti sanzionatori;
7) la definizione del sistema sanzionatorio per la violazione degli obblighi di dichiarazione e di informativa di cui agli articoli 3 e 4 del regolamento (UE) 2018/1672 attraverso la previsione di sanzioni amministrative efficaci, dissuasive e proporzionate alla gravità delle relative violazioni;
8) adeguate forme di scambio di informazioni, anche per via elettronica, tra le autorità competenti nazionali nonché tra esse e le omologhe autorità degli altri Stati membri, anche mediante collegamento diretto al Sistema informativo doganale, e quelle dei Paesi terzi;
9) il rispetto del vigente assetto istituzionale e di competenze stabilito dall'ordinamento nazionale, ai sensi del decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109, e del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231;
b) apportare alla legge 17 gennaio 2000, n. 7, le modifiche necessarie per coordinarne le disposizioni con quanto previsto dal regolamento (UE) 2018/1672, evitando la sovrapposizione di obblighi dichiarativi in materia di oro, precisandone i presupposti, le modalità, i termini e il relativo apparato sanzionatorio in caso di violazione nonché prevedendo l'invio delle dichiarazioni di cui alla medesima legge 17 gennaio 2000, n. 7, all'Unità di informazione finanziaria per l'Italia e delle comunicazioni previste dall'articolo 1, comma 3, della medesima legge n. 7 del 2000 all'Organismo per la gestione degli elenchi degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi, istituito ai sensi dell'articolo 128-undecies del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385;
c) prevedere che, attraverso apposite campagne di informazione, le persone in entrata o in uscita dall'Unione europea e le persone che inviano o ricevono nell'Unione europea denaro contante non accompagnato siano informate dei loro diritti e obblighi a norma del regolamento (UE) 2018/1672;
d) prevedere, in conformità alle definizioni, alla disciplina e alle finalità del regolamento (UE) 2018/1672 e del regolamento di esecuzione (UE) 2021/776, le occorrenti modificazioni e abrogazioni della normativa vigente, per i settori interessati dalla normativa da attuare, al fine di assicurare la corretta e integrale applicazione dei medesimi regolamenti e di realizzare il migliore coordinamento con le altre disposizioni vigenti.
4. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni competenti provvedono all'adempimento dei compiti derivanti dall'esercizio della delega di cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
EMENDAMENTI
15.1
Respinto
Al comma 3, lettera a), numero 1), aggiungere, in fine, le seguenti parole: «e l'inserimento tra le autorità competenti, per i profili di competenza, dell'Agenzia delle entrate;».
15.2
Respinto
Al comma 3, lettera a), dopo il numero 1) inserire il seguente:
«1-bis) la modifica della definizione di denaro contante di cui all'articolo 1, comma 1, lettera c), del citato decreto legislativo n. 195 del 2008, in conformità alla definizione di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a), del regolamento (UE) 2018/1672, confermando altresì l'attribuzione al Ministero dell'economia e delle finanze della possibilità di estendere la definizione di denaro contante alle più evolute forme di trasferimento;».
15.3
Respinto
Al comma 3, lettera a), dopo il numero 2) inserire il seguente:
«2-bis) la conferma che l'obbligo di dichiarazione di cui all'articolo 3 del regolamento (UE) 2018/1672 e dell'informativa di cui all'articolo 4 del citato regolamento non possano essere assolti e sostituiti da altre forme e adempimenti dichiarativi, in nessun caso, ivi incluso il corretto adempimento degli obblighi dichiarativi nell'ambito del monitoraggio fiscale;».
15.4
Respinto
Al comma 3, lettera a) apportare le seguenti modificazioni:
a) al numero 3), dopo le parole: «anche mediante procedimenti informatici» inserire le seguenti: «e il trattamento dei dati di cui al sistema informativo dell'anagrafe tributaria e all'archivio dei rapporti finanziari»;
b) dopo il numero 3) inserire il seguente: «3-bis) il rafforzamento del sistema di sorveglianza attraverso il potenziamento dello scambio di informazioni tra le autorità competenti da realizzarsi anche attraverso la piena integrazione delle banche dati;».
15.5
Respinto
Al comma 3, lettera a), dopo il numero 8) inserire il seguente:
«8-bis) l'introduzione dell'obbligo di trasmissione e condivisione della dichiarazione di cui all'articolo 3 del regolamento (UE) 2018/1672 e dell'informativa di cui all'articolo 4 nonché delle informazioni di cui all'articolo 6 del citato regolamento, con l'Agenzia delle entrate ai fini della verifica del corretto adempimento degli obblighi di monitoraggio fiscale;».
ARTICOLI DA 16 A 19 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 16.
Approvato
(Delega al Governo per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2022/2554, relativo alla resilienza operativa digitale per il settore finanziario e che modifica i regolamenti (CE) n. 1060/2009, (UE) n. 648/2012, (UE) n. 600/2014, (UE) n. 909/2014 e (UE) 2016/1011, e per il recepimento della direttiva (UE) 2022/2556, che modifica le direttive 2009/65/CE, 2009/138/CE, 2011/61/UE, 2013/36/UE, 2014/59/UE, 2014/65/UE, (UE) 2015/2366 e (UE) 2016/2341 per quanto riguarda la resilienza operativa digitale per il settore finanziario)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con le procedure di cui all'articolo 31 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, acquisito il parere dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, uno o più decreti legislativi per l'adeguamento della normativa nazionale al regolamento (UE) 2022/2554 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2022, nonché per il recepimento della direttiva (UE) 2022/2556 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2022.
2. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo è tenuto a seguire, oltre ai princìpi e criteri direttivi generali di cui all'articolo 32 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, anche i seguenti princìpi e criteri direttivi specifici:
a) apportare alla normativa vigente, compreso il sistema sanzionatorio, le modifiche e integrazioni necessarie all'adeguamento dell'ordinamento giuridico nazionale al regolamento (UE) 2022/2554 e al recepimento della direttiva (UE) 2022/2556, con l'eventuale esercizio, anche mediante la normativa secondaria di cui alla lettera d) del presente comma, delle opzioni previste dal regolamento (UE) 2022/2554. Nell'adozione di tali modifiche e integrazioni il Governo tiene conto degli orientamenti delle autorità di vigilanza europee, degli atti delegati adottati dalla Commissione europea e delle disposizioni legislative nazionali di recepimento delle seguenti direttive strettamente correlate al regolamento (UE) 2022/2554:
1) direttiva (UE) 2022/2555 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2022, di cui all'articolo 3 della presente legge;
2) direttiva (UE) 2022/2557 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2022, di cui all'articolo 5 della presente legge;
b) assicurare che alle autorità competenti, individuate ai sensi dell'articolo 19, paragrafo 1, secondo comma, e dell'articolo 46 del regolamento (UE) 2022/2554, siano attribuiti tutti i poteri di vigilanza, di indagine e sanzionatori per l'attuazione del regolamento (UE) 2022/2554 e della direttiva (UE) 2022/2556, coerentemente con il riparto di competenze nel settore finanziario nazionale;
c) attribuire alle autorità di cui alla lettera b) del presente comma il potere di imporre le sanzioni e le altre misure amministrative previste dagli articoli 42, paragrafo 6, e 50 del regolamento (UE) 2022/2554, nel rispetto dei limiti edittali e delle procedure previsti dalle disposizioni nazionali che disciplinano l'irrogazione delle sanzioni e l'applicazione delle altre misure amministrative da parte delle autorità anzidette, avuto riguardo al riparto di competenze nel settore finanziario nazionale;
d) prevedere, ove opportuno, il ricorso alla disciplina secondaria adottata dalle autorità indicate alla lettera b) secondo le rispettive competenze.
3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni competenti provvedono all'adempimento dei compiti derivanti dall'esercizio della delega di cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
Art. 17.
Approvato
(Delega al Governo per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2022/868, relativo alla governance europea dei dati e che modifica il regolamento (UE) 2018/1724)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con le procedure di cui all'articolo 31 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, acquisito il parere del Garante per la protezione dei dati personali, dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale e dell'Agenzia per l'Italia digitale, uno o più decreti legislativi al fine di adeguare la normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2022/868 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2022.
2. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo è tenuto a seguire, oltre ai princìpi e criteri direttivi generali di cui all'articolo 32 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, anche i seguenti princìpi e criteri direttivi specifici:
a) designare una o più autorità, per i profili di competenza, quali autorità competenti ai sensi degli articoli 13 e 23 del regolamento (UE) 2022/868, attribuendo a ciascuna le relative funzioni nel rispetto dei requisiti di cui all'articolo 26 e fermo restando il rispetto dell'articolo 1, paragrafo 3, del medesimo regolamento (UE);
b) definire le procedure per il coordinamento delle competenze delle autorità designate e delle altre amministrazioni competenti, nell'ambito delle rispettive attribuzioni, in relazione alla materia trattata, nel rispetto del principio di leale collaborazione;
c) introdurre disposizioni organizzative e tecniche ai sensi dell'articolo 16 del regolamento (UE) 2022/868, per facilitare l'altruismo dei dati, come definito ai sensi dell'articolo 2, numero 16), del medesimo regolamento (UE), stabilendo altresì le informazioni necessarie che devono essere fornite agli interessati in merito al riutilizzo dei loro dati nell'interesse generale;
d) designare gli organismi competenti di cui all'articolo 7 del regolamento (UE) 2022/868, anche avvalendosi di enti pubblici esistenti o di servizi interni di enti pubblici che soddisfino le condizioni stabilite dal medesimo regolamento (UE);
e) garantire, conformemente alla normativa in materia di protezione dei dati personali, i presupposti di liceità per la trasmissione di dati personali a terzi, ai fini del riutilizzo di cui all'articolo 5, sulla base di quanto disposto dall'articolo 1, paragrafo 3, del regolamento (UE) 2022/868;
f) adeguare il sistema sanzionatorio penale e amministrativo vigente alle disposizioni del regolamento (UE) 2022/868, con previsione di sanzioni efficaci, dissuasive e proporzionate alla gravità della violazione delle disposizioni stesse, nel rispetto dei criteri di cui all'articolo 34 del regolamento (UE) 2022/868;
g) adeguare il vigente sistema delle tutele amministrativa e giurisdizionale alle fattispecie previste dagli articoli 9, paragrafo 2, 27 e 28 del regolamento (UE) 2022/868.
3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni competenti provvedono all'adempimento dei compiti derivanti dall'esercizio della delega di cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
Art. 18.
Approvato
(Delega al Governo per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2023/1113, riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi e determinate cripto-attività e che modifica la direttiva (UE) 2015/849, e per l'attuazione della direttiva (UE) 2015/849, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, come modificata dall'articolo 38 del medesimo regolamento (UE) 2023/1113)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per adeguare la normativa nazionale al regolamento (UE) 2023/1113 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 maggio 2023, e per dare attuazione alla direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2015, come modificata dall'articolo 38 del medesimo regolamento (UE) 2023/1113.
2. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo è tenuto a seguire, oltre ai princìpi e criteri direttivi generali di cui all'articolo 32 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, in quanto compatibili, anche i seguenti princìpi e criteri direttivi specifici:
a) con riferimento alla disciplina in materia di sanzioni e misure amministrative previste dal regolamento (UE) 1113/2023:
1) per le violazioni di cui all'articolo 29 del regolamento (UE) 2023/1113, stabilire il tipo e il livello di sanzione o misura amministrativa, tenuto conto dell'impianto sanzionatorio previsto dal decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, per gli intermediari bancari e finanziari;
2) attribuire alla Banca d'Italia il potere di irrogare le sanzioni e di imporre le altre misure amministrative, anche interdittive, previste dal capo VI del regolamento (UE) 2023/1113 agli intermediari bancari e finanziari da essa vigilati;
b) in attuazione della direttiva (UE) 2015/849, come modificata dall'articolo 38 del regolamento (UE) 2023/1113, apportare al decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, le modificazioni necessarie a comprendere i prestatori di servizi per le cripto-attività nel novero degli intermediari finanziari e conseguentemente a sottoporli al corrispondente regime di controlli e sanzionatorio.
3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni competenti provvedono all'adempimento dei compiti derivanti dall'esercizio della delega di cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
Art. 19.
Approvato
(Delega al Governo per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2023/1114, relativo ai mercati delle cripto-attività e che modifica i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 1095/2010 e le direttive 2013/36/UE e (UE) 2019/1937)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per adeguare la normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2023/1114 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 maggio 2023.
2. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1 il Governo si attiene, oltre che ai princìpi e criteri direttivi generali di cui all'articolo 32 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, ai seguenti princìpi e criteri direttivi specifici:
a) apportare alla normativa vigente tutte le modificazioni e integrazioni necessarie ad assicurare la corretta applicazione del regolamento (UE) 2023/1114 e delle pertinenti norme tecniche di regolamentazione e di attuazione nonché a garantire il coordinamento con le disposizioni settoriali vigenti, comprese quelle relative ai servizi di pagamento e a strumenti e prodotti finanziari; nell'adozione di tali modifiche e integrazioni il Governo tiene conto, ove opportuno, degli orientamenti delle autorità di vigilanza europee;
b) individuare la Banca d'Italia e la Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB), secondo le relative attribuzioni e finalità, quali autorità competenti ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2023/1114, anche prevedendo opportune forme di coordinamento per evitare duplicazioni e sovrapposizioni e ridurre al minimo gli oneri gravanti sui soggetti vigilati;
c) prevedere forme di coordinamento tra le autorità di cui alla lettera b) e l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni ai fini dello svolgimento dei rispettivi compiti istituzionali;
d) individuare la Banca d'Italia e la CONSOB quali punti di contatto, ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 2, del regolamento (UE) 2023/1114, per la cooperazione amministrativa transfrontaliera tra le autorità competenti nonché con l'Autorità bancaria europea e l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, in coerenza con le disposizioni nazionali vigenti che attengono alla cooperazione con le predette autorità europee;
e) prevedere il ricorso alla disciplina secondaria adottata dalle autorità individuate ai sensi della lettera b), ove opportuno e nel rispetto delle competenze alle stesse spettanti, nell'ambito e per le finalità specificamente previste dal regolamento (UE) 2023/1114 e dalla legislazione dell'Unione europea attuativa del medesimo regolamento (UE);
f) attribuire alle autorità individuate ai sensi della lettera b) del presente comma i poteri previsti dal regolamento (UE) 2023/1114, ivi compresi i poteri di vigilanza e di indagine, di adozione di provvedimenti cautelari, di intervento sui prodotti e di trattamento dei reclami, rispettivamente previsti dagli articoli 94, 102, 105 e 108 del medesimo regolamento (UE), tenuto conto dei poteri di cui esse dispongono in base alla legislazione vigente e delle modalità di esercizio previste dall'articolo 94, paragrafo 5, del medesimo regolamento (UE);
g) con riferimento alla disciplina delle sanzioni previste dal regolamento (UE) 2023/1114:
1) attribuire alla Banca d'Italia e alla CONSOB, secondo le rispettive competenze e fatto salvo quanto previsto al numero 7), il potere di irrogare le sanzioni e di imporre le altre misure amministrative, anche interdittive, previste dall'articolo 111 del regolamento (UE) 2023/1114 per le violazioni di cui al paragrafo 1, primo comma, del medesimo articolo;
2) stabilire l'importo delle sanzioni pecuniarie di cui all'articolo 111 del regolamento (UE) 2023/1114 prevedendo, fermi restando i massimi edittali ivi indicati, minimi edittali comunque non inferiori a euro 5.000 per le persone fisiche e a euro 30.000 per le persone giuridiche;
3) stabilire che per le violazioni di cui all'articolo 111, paragrafo 1, primo comma, lettera f), del regolamento (UE) 2023/1114 si applichino le sanzioni e le altre misure amministrative previste per le violazioni degli articoli 51 e 54 del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, ovvero degli articoli 6-bis e 6-ter del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58;
4) coordinare, nel rispetto di quanto stabilito dal regolamento (UE) 2023/1114, le disposizioni sanzionatorie introdotte in attuazione del medesimo regolamento (UE) con quelle nazionali vigenti sull'esercizio del potere sanzionatorio da parte della Banca d'Italia e della CONSOB;
5) al fine di garantire l'effettiva applicazione dell'articolo 111 del regolamento (UE) 2023/1114, individuare le persone fisiche nei confronti delle quali possono essere irrogate le sanzioni e imposte le altre misure amministrative per le violazioni ivi previste, stabilendo, ove necessario, i presupposti che ne determinano la responsabilità;
6) fermo restando quanto stabilito dal regolamento (UE) 2023/1114, attribuire alla Banca d'Italia e alla CONSOB, secondo le rispettive competenze, il potere di definire disposizioni attuative, anche con riferimento alla procedura sanzionatoria e alle modalità di pubblicazione dei provvedimenti che irrogano le sanzioni;
7) conformemente a quanto previsto dall'articolo 111, paragrafo 1, secondo comma, del regolamento (UE) 2023/1114, prevedere l'introduzione di sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive nei confronti di chiunque emetta, offra al pubblico o chieda l'ammissione alla negoziazione di cripto-attività disciplinate dal regolamento (UE) 2023/1114 in mancanza dei requisiti e delle autorizzazioni ivi previsti nonché di chiunque svolga servizi disciplinati dal medesimo regolamento (UE) in mancanza delle autorizzazioni ivi previste;
8) disciplinare la comunicazione tra l'autorità giudiziaria, la Banca d'Italia e la CONSOB, secondo le rispettive competenze, dei dati in forma anonima e aggregata riguardanti le indagini penali intraprese e le sanzioni penali irrogate in relazione alle violazioni previste dall'articolo 111 del regolamento (UE) 2023/1114, ai fini della segnalazione all'Autorità bancaria europea e all'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati in conformità a quanto previsto dall'articolo 115, paragrafo 1, comma 2, del citato regolamento (UE) 2023/1114;
h) apportare le necessarie modificazioni al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141, al fine di coordinarne le disposizioni con quanto previsto dal regolamento (UE) 2023/1114 e razionalizzare le forme di controllo sui soggetti che prestano servizi per le cripto-attività ai sensi dell'articolo 59, paragrafo 1, del medesimo regolamento (UE);
i) escludere o ridurre il periodo transitorio previsto dall'articolo 143, paragrafo 3, secondo comma, del regolamento (UE) 2023/1114 per i prestatori di servizi per le cripto-attività, ove necessario per assicurare un appropriato grado di protezione dei clienti degli stessi prestatori di servizi, la tutela della stabilità finanziaria, l'integrità dei mercati finanziari e il regolare funzionamento del sistema dei pagamenti;
l) esercitare l'opzione di cui all'articolo 88, paragrafo 3, del regolamento (UE) 2023/1114 in materia di ritardo nella comunicazione al pubblico delle informazioni privilegiate, prevedendo la trasmissione, su richiesta della CONSOB, della documentazione comprovante il rispetto delle condizioni a tal fine richieste dal citato articolo 88;
m) prevedere una disciplina della gestione delle crisi per gli emittenti di token collegati ad attività e per i prestatori di servizi per le cripto-attività di cui al regolamento (UE) 2023/1114, apportando alla normativa nazionale in materia di gestione delle crisi ogni altra modifica necessaria o opportuna per chiarire la disciplina applicabile, per tenere in considerazione le specificità connesse con le attività disciplinate dal citato regolamento (UE) 2023/1114 e per assicurare efficacia ed efficienza alla gestione delle crisi dei soggetti che esercitano attività disciplinate dal medesimo regolamento (UE), anche tenendo conto delle esigenze di proporzionalità della disciplina e di celerità delle procedure;
n) tenendo conto dei princìpi e degli obiettivi previsti dalla lettera m) e della necessità di coordinare la disciplina applicabile agli strumenti finanziari digitali con quella applicabile alle cripto-attività e ai servizi per le cripto-attività, introdurre, ove opportuno, specifiche misure per la gestione delle crisi dei soggetti iscritti nell'elenco dei responsabili dei registri per la circolazione digitale di cui al decreto-legge 17 marzo 2023, n. 25, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 maggio 2023, n. 52.
3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni competenti provvedono all'adempimento dei compiti derivanti dall'esercizio della delega di cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
DOCUMENTI
Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2023 (Doc. LXXXVI, n. 1)
Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2022 (Doc. LXXXVII, n. 1)
PROPOSTE DI RISOLUZIONE NN. 1 E 2
(6-00073) n. 1 (07 febbraio 2024)
Preclusa
Il Senato,
esaminate congiuntamente la Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea - anno 2022 (Doc. LXXXVII, n. 1) e la Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea riferita all'anno 2023 (Doc. LXXXVI, n. 1);
premesso che:
la Relazione programmatica annuale rappresenta, insieme alla Relazione consuntiva, ai sensi della legge 24 dicembre 2012, n. 234, il principale strumento per l'esercizio della funzione di partecipazione del Parlamento alla funzione di governo nelle sedi decisionali dell'Unione europea;
la Relazione programmatica riferita al 2023 è stata trasmessa dal Governo con un ritardo di quasi sei mesi rispetto al termine di presentazione del 31 dicembre previsto dall'articolo 13, comma 1, della richiamata legge n. 234 del 2012, con la conseguenza che il Parlamento si ritrova ora ad esaminare e a esprimersi su orientamenti e priorità politiche relative, non all'anno successivo, ma a quello ormai concluso;
è di tutta evidenza che un tale ritardo, attribuibile in primo luogo alla mancata presentazione nei tempi della Relazione programmatica da parte del Governo, impedisca di fatto di svolgere, nell'ambito dell'esame parlamentare, considerazioni di carattere generale sulle strategie politiche dell'Unione europea e sulle priorità del nostro Paese al riguardo, e svuoti in gran parte di significato gli obiettivi che il Governo aveva indicato come prioritari, nonché le azioni volte a perseguirli nel contesto del processo di integrazione europea per l'anno 2023 ormai concluso. Ne consegue che la Relazione programmatica riporta in molte parti informazioni non aggiornate e non tiene conto delle nuove proposte legislative avanzate da parte della Commissione europea;
risulta altrettanto incongruente l'analisi contenuta nella Relazione programmatica sulla necessità di adeguare periodicamente il diritto interno a quello unionale e di ridurre le procedure di infrazione. Nonostante l'impegno proferito dal Governo nella Relazione per assicurare tale adeguamento periodico attraverso i disegni di legge europea e di delegazione europea l'Esecutivo ha presentato alle Camere il disegno di legge di delegazione europea 2023 con notevole ritardo rispetto alla tempistica dettata dall'articolo 13 della legge n. 234 del 2012, impedendo di fatto il regolare e tempestivo esame parlamentare del suddetto disegno di legge;
svilente per le prerogative parlamentari è la previsione da parte del Governo di avvalersi di quanto previsto dall'articolo 37 della legge n. 234 del 2012, con la possibilità di adottare atti urgenti legislativi in fase discendente sull'applicazione della normativa europea e la riduzione del numero delle procedure di infrazione, come già fatto con il decreto-legge n. 69 del 2023, dimenticando che, in caso di necessità di ulteriori adempimenti europei, ai sensi dell'articolo 29 della stessa legge è possibile presentare disegni di legge europea e di delegazione europea di carattere semestrale;
tutto ciò considerato:
respinge il contenuto dei due Documenti in esame e impegna il Governo a presentare al Parlamento le Relazioni sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea ,sia consuntiva che programmatica, le annuali o semestrali legge europea e di delegazione europea nel rispetto dei termini previsti dalla legge 24 dicembre 2012, n. 234, al fine del rispetto delle prerogative parlamentari.
(6-00074) n. 2 (07 febbraio 2024)
Terzi Di Sant'Agata, Murelli, Zanettin, De Poli, Matera.
Approvata
Il Senato,
esaminate la Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea riferita all'anno 2022 (Doc. LXXXVII, n. 1) e la Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2023 (Doc. LXXXVI, n. 1)
premesso che:
le Relazioni consuntiva e programmatica annuali, definite dalla legge 24 dicembre 2012, n. 234, rappresentano un importante strumento a disposizione del Parlamento per la valutazione dell'operato del Governo nell'anno pregresso e per la partecipazione alla definizione dell'orientamento politico del Governo in relazione alle singole politiche dell'Unione europea per l'anno in corso;
considerato che:
entrambe le Relazioni presentano una struttura complessivamente coerente con le previsioni legislative della citata legge n. 234 del 2012;
la Relazione programmatica 2023 sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea è stata presentata al Parlamento il 19 giugno 2023, mentre la Relazione consuntiva 2022 il 20 dicembre 2023;
tenuto conto:
dei molteplici fronti di conflitto internazionale, tra cui in particolare le guerre in Ucraina e in Medio Oriente, che coinvolgono le grandi potenze globali, compresa l'Unione europea;
del Vertice Italia-Africa, svolto in Senato il 29 gennaio 2024, nel solco del Piano Mattei per l'Africa tra il Governo italiano, i Capi di Stato e di Governo dei Paesi africani e i rappresentanti dell'Unione europea, dell'Unione africana e di altri Stati e organizzazioni,
approva il contenuto delle due Relazioni e impegna il Governo:
a presentare al Parlamento le Relazioni consuntiva per l'anno 2023 e programmatica per il 2024, sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, nel rispetto dei termini previsti dalla legge 24 dicembre 2012, n. 234, al fine di garantire un più efficiente coinvolgimento dei competenti organi parlamentari, anche alla luce dei molteplici contesti internazionali di crisi che 1'Unione europea dovrà affrontare nell'immediato futuro;
a presentare al Parlamento il disegno di legge europea per il 2024 in cui sia data priorità, anzitutto, alla chiusura delle procedure di contenzioso ex articolo 260 del TFUE relativo a sentenze che già danno luogo al pagamento di sanzioni pecuniarie e alle procedure di infrazione allo stadio del medesimo articolo 260, che rischiano di approdare a sentenza, e successivamente alle procedure ex articolo 258 del TFUE giunte a sentenza, indi quelle allo stadio del parere motivato e, infine, quelle avviate con la lettera di messa in mora, nonché in cui sia dato comunque conto dei criteri utilizzati nella valutazione e nella decisione di quali misure inserire nel provvedimento;
a presentare quanto prima al Senato della Repubblica il nuovo disegno di legge di delegazione europea per il 2024, per consentire un esame approfondito e sollecito, finalizzato a evitare l'apertura di nuove procedure di infrazione;
a portare avanti con determinazione le iniziative del Piano Mattei per l'Africa, in piena sinergia con la strategia europea del Global Gateway, improntato sul modello del partenariato, per instaurare con i Paesi del continente africano relazioni vantaggiose per entrambe le parti, evitando rapporti di dipendenza e predatori, come avviene da parte di talune grandi potenze mondiali.
DISEGNO DI LEGGE DISCUSSO AI SENSI DELL'ARTICOLO 44, COMMA 3, DEL REGOLAMENTO
Ratifica ed esecuzione del Protocollo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio dei ministri della Repubblica di Albania per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria, fatto a Roma il 6 novembre 2023, nonché norme di coordinamento con l'ordinamento interno (995)
PROPOSTE DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE
QP1
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinta (*)
Il Senato,
premesso che:
il disegno di legge in esame, recante: «Ratifica ed esecuzione del Protocollo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio dei ministri della Repubblica di Albania per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria, fatto a Roma il 6 novembre 2023, nonché norme di coordinamento con l'ordinamento interno», (AS 995), istituisce, con il dichiarato fine di intervenire su una paventata emergenza immigrazione, un vero e proprio meccanismo di deportazione dei migranti verso un Paese terzo, peraltro esterno all'Unione Europea, prefigurando la costituzione di vere e proprie colonie detentive per stranieri;
il citato Protocollo Italia - Albania, al fine di "rafforzare la cooperazione bilaterale tra le Parti in materia di gestione dei flussi migratori provenienti dai Paesi terzi, in conformità al diritto internazionale e a quello europeo" (art. 2), consente al Governo italiano di utilizzare a titolo gratuito, per cinque anni rinnovabili tacitamente, delle Aree (art. 3) per realizzarvi due strutture (art. 4 comma 1), rispettivamente dedicate alle procedure di ingresso e all'accertamento dei presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale e per il rimpatrio dei migranti non aventi diritto all'ingresso e alla permanenza nel territorio italiano. Queste strutture sono destinate ad accogliere al massimo contemporaneamente tre mila migranti (art. 4 comma 1), cioè "i cittadini di Paesi terzi e apolidi per i quali deve essere accertata la sussistenza o è stata accertata l'insussistenza dei requisiti per l'ingresso, il soggiorno o la residenza nel territorio della Repubblica italiana" (art. 1, comma 1 lettera d). Rispetto a tale definizione, va subito segnalata quella più restrittiva contenuta nell'art. 3 comma 2, del disegno di legge di ratifica laddove prevede che nelle suddette aree "possono essere condotte esclusivamente persone imbarcate su mezzi delle autorità italiane all'esterno del mare territoriale della Repubblica o di altri Stati membri dell'Unione europea, anche a seguito di operazioni di soccorso", escludendo quindi i migranti che hanno fatto ingresso nel territorio italiano per via terrestre. Tali strutture saranno gestite dalle competenti autorità del Governo italiano "secondo la pertinente normativa italiana ed europea" e le eventuali controversie tra tali autorità e i migranti accolti in tali strutture "sono sottoposte esclusivamente alla giurisdizione italiana" (art. 4 comma 2);
il disegno di legge in esame presenta evidenti profili di illegittimità costituzionale in relazione agli articoli 3, 24, 111 e 117 della Costituzione, ponendosi in contrasto anche con norme dell'ordinamento internazionale e dell'Unione europea;
il primo punto critico riguarda la stessa scelta di condurre i migranti salvati in mare da navi italiane in territorio albanese. Com'è noto, l'obbligo di prestare soccorso non può esaurirsi nelle operazioni di salvataggio in mare, sulla base della considerazione che questi, una volta a bordo, non siano più in pericolo immediato. Al contrario, esso comporta il conseguente obbligo accessorio che essi "vengano sbarcati e condotti in luogo sicuro (c.d. place of safety - POS) nel più breve tempo possibile. È infatti pacifico che la nave che presta assistenza può costituire solo temporaneamente un luogo sicuro, anche se dispone di strutture e attrezzature adeguate, perché per sua natura in balia degli eventi metereologici avversi e non in grado di garantire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone soccorse, primo fra i quali quello di presentare domanda di protezione internazionale. Si può dire sicuro semmai il luogo dove le operazioni di soccorso si considerano concluse; dove la sicurezza dei naufraghi o la loro vita non è più minacciata; le necessità umane primarie (come cibo, riparo e cure mediche) possono essere soddisfatte e possono essere presi accordi per il trasporto dei sopravvissuti alla loro destinazione prossima o finale;
la disposizione che impone di non sbarcare immediatamente in territorio italiano i migranti soccorsi in mare da navi italiane - al pari di quanto oggi previsto per le navi delle ONG, obbligate a raggiungere il c.d. POS assegnato, senza peraltro poter effettuare ulteriori operazioni di salvataggio se non espressamente autorizzate - costringe i migranti ad ulteriori giorni di navigazione in mare fino al raggiungimento delle coste albanesi. Questa previsione sarà con ogni probabilità oggetto di sindacato di costituzionalità sia da parte della Corte costituzionale per violazione dell'obbligo internazionale ex art. 117.1 Cost. di sbarcare i migranti salvati in mare nel più breve tempo ragionevolmente possibile, essendo evidente la correlazione spazio-temporale, sia della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per violazione del divieto di trattamenti inumani e degradanti ex art. 3 CEDU;
il secondo profilo di incostituzionalità riguarda l'effettiva tutela del diritto d'asilo dei migranti imposto dall'art. 10, 3 comma Cost. che, in mancanza di una legge attuativa, per giurisprudenza consolidata trova attuazione grazie al concorso di tre istituti riguardanti la protezione dei migranti. I primi due specifici, e cioè: a) il rifugio politico e b) la protezione sussidiaria e temporanea, entrambi disciplinati da fonti internazionali e dell'UE e rientranti dunque nella c.d. protezione internazionale. Il terzo è il permesso di soggiorno per protezione speciale e per casi speciali, non tipizzato e quindi ampio. Inoltre contrasta con le seguenti disposizioni di natura internazionale: la Convenzione sulla ricerca ed il salvataggio marittimo (c.d. SAR), firmata ad Amburgo il 27.4.1979 ed entrata in vigore il 22.5.1985, ratificata con l. 147/1989 e attuata con D.P.R. 662/1994, come emendata nel 2006; le Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare adottate dall'Organizzazione Marittima internazionale con Risoluzione MSC.167-78/2004 allegato 34 alla Convenzione SAR; con la risoluzione del Consiglio d'Europa n. 1821/2011; oltre che con una serie di sentenze della Corte EDU, (fra tutte la sentenza del 23 febbraio 2012, Hirsi Jamaa e altri c. Italia.) e della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale (Cass., I civ. 26089/2022, 19176/2020, 21891-4/2019, 13082/2019, 4455/2018; VI civ. 11110/2019, 16362/2016, 10686/2012; C. cost. 194/2019);
inoltre, le due aree destinate all'ingresso e all'accoglienza dei migranti in attesa delle loro domande di asilo non sono ceduta alla sovranità dello Stato italiano ma solo concesse al nostro Governo a titolo gratuito. Esse, quindi, continuano a ricadere nel territorio albanese, senza trasformarsi in zone extraterritoriali dello Stato italiano. Ci troveremmo, quindi, in una zona del territorio albanese soggetta alla legge italiana. Il che pone, di conseguenza, il problema di quale sia la legge applicabile in tali strutture ai fini della tutela dei diritti dei migranti. Innanzi tutto l'art. 3, comma 3 del disegno di legge, equipara le suddette Aree "alle zone di frontiera o di transito individuate dal decreto del Ministro dell'interno adottato ai sensi dell'articolo 28-bis, comma 4, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25". Tale equiparazione sembra essere il frutto di una finzione giuridica, dato che, al contrario delle altre zone di frontiera finora istituite, queste in realtà non confinerebbero con il territorio italiano. In secondo luogo, i migranti soccorsi in mare da navi italiane sotto il profilo giuridico sono già in territorio italiano perché "le navi italiane in alto mare (.) in luogo (.) non soggetto alla sovranità di alcuno Stato sono considerati come territorio italiano" (art. 4 Codice della navigazione) "ovunque si trovino, salvo che siano soggetti, secondo il diritto internazionale, a una legge territoriale straniera" (art. 4 cod. pen.). Di conseguenza, dei migranti soccorsi in mare a bordo di navi italiane non si dovrebbe accertare il diritto d'ingresso, come prevede il Protocollo, perché essi andrebbero considerati già entrati nel territorio italiano in cui, alla luce del diritto dell'UE, andrebbe esaminata la eventuale domanda di protezione internazionale, con la conseguenza che il trasferimento di migranti soccorsi dal territorio italiano ai centri in territorio albanese potrebbe configurare una violazione della normativa europea sull'accoglienza dei richiedenti asilo se non un respingimento collettivo vietato dagli artt. 4 Protocollo IV della CEDU e dall'art. 19 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea;
ancora, è da evidenziare che poiché la procedura di frontiera prevista in tal caso non è applicabile ai soggetti vulnerabili (tra i quali minori, donne e genitori singoli con minori) se ne dovrebbe dedurre che sarebbe possibile sbarcare separatamente, e quindi separare, il padre dal restante nucleo familiare, con presumibile violazione dell'articolo 12 della direttiva 2013/33/UE che obbliga gli stati ad adottare le misure idonee a garantire quanto più possibile la sua unità. Peraltro in taluni casi (vittime della tratta di esseri umani, persone affette da gravi malattie o da disturbi mentali o per le quali è stato accertato che hanno subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale o legata all'orientamento sessuale o all'identità di genere) la condizione di vulnerabilità non è d'immediata evidenza con la conseguenza che, una volta accertata in seguito, ciò comporti un nuovo trasferimento di tali soggetti vulnerabili, stavolta dall'Albania all'Italia (al netto dell'aggravio di spese previsto in caso di ritorno in Italia dei migranti cui è stato riconosciuto il diritto d'asilo);
un ulteriore profilo di incostituzionalità è da ravvisarsi con riferimento alla violazione dell'articolo 24 Cost. Inoltre, non si può sottovalutare come, ai fini della tutela del diritto d'asilo dei migranti, la loro lontananza dal territorio italiano, pone dei problemi circa l'effettività del loro diritto di difesa di cui all'art. 24 Cost., non potendo scegliere il proprio legale, tenersi in contatto con lui e avere rapporti con associazioni e organizzazioni, anche europee e internazionali, in grado di dargli informazioni e assistenza, essere interrogato personalmente dal giudice. Sotto questo profilo, dunque, si potrebbe palesare un irragionevole trattamento diverso a fronte di soggetti aventi pari diritto d'asilo, con conseguente violazione del principio d'eguaglianza di cui all'art. 3 Cost.;
inoltre, ancora in relazione all'articolo 3 della Costituzione, considerando i profili procedurali penali, il disegno di legge stabilisce che gli stranieri trattenuti nel centro albanese che compiano reati all'interno del centro siano sottoposti al giudizio da parte di giudici italiani, restando nel centro albanese di permanenza per il rimpatrio, in una peculiare situazione di detenzione penitenziaria italiana all'estero. Tale previsione è in contrasto con il principio di eguaglianza di cui all'articolo 3 in quanto i cittadini italiani che commettano reati all'interno del centro potrebbero subire la giurisdizione italiana a richiesta del Ministro della giustizia, ai sensi dell'articolo 9 del codice penale, che invece non è prevista soltanto per gli stranieri trattenuti: la disciplina di cui sopra determinerebbe, inoltre, irragionevoli discriminazioni nel trattamento sanzionatorio e processuale penale per condotte tra loro identiche: lo straniero che commetta reati in Italia sarebbe detenuto in un istituto penitenziario (con le garanzie previste dall'ordinamento penitenziario), lo straniero trattenuto in Albania, al contrario, resterebbe detenuto in un'apposita sezione del centro di permanenza per il rimpatrio;
tutto ciò premesso,
delibera, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, di non procedere all'esame del disegno di legge n. 995.
QP2
Alfieri, Giorgis, Delrio, La Marca, Meloni, Parrini, Valente
Respinta (*)
Il Senato,
in sede di esame dell'A.S. 995 di autorizzazione alla Ratifica ed esecuzione del Protocollo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio dei ministri della Repubblica di Albania per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria, fatto a Roma il 6 novembre 2023, nonché norme di coordinamento con l'ordinamento interno;
premesso che:
diversi gli aspetti problematici e di illegittimità del protocollo in esame e delle disposizioni applicative, a partire dalle irragionevoli discriminazioni di trattamento che si produrranno in applicazione di questo accordo tra gli stranieri che giungeranno in Italia e quelli che in base al protocollo saranno trasportati nei centri albanesi, con riferimento al sistema di accoglienza in generale, e rispetto all'applicazione di alcune garanzie fondamentali riconosciute dalle direttive europee e che troveranno applicazione esclusivamente con riferimento agli stranieri che presenteranno domanda direttamente in Italia;
l'articolo 4, comma 1, del disegno di legge di ratifica prevede infatti che «si applicano, in quanto compatibili, il decreto legislativo n. 286/1998 (testo unico delle leggi sull'immigrazione), il decreto legislativo n. 251/2007 (attuazione della direttiva 2004/83/CE, cd. Direttiva qualifiche), il decreto legislativo n. 25/2008 (normativa di attuazione della direttiva 2005/85/CE, cd. Direttiva procedure), il decreto legislativo n. 142/2015 (normativa di attuazione della direttiva 2013/33/UE, cd. direttiva accoglienza) e la disciplina italiana ed europea concernente i requisiti e le procedure relativi all'ammissione e alla permanenza degli stranieri nel territorio nazionale»;
come rilevato anche da alcuni auditi corso dell'esame presso la Camera dei deputati, la previsione che tali normative siano applicate allo straniero collocato nei centri albanesi «purché compatibili», è in contraddizione con il dettato costituzionale, dell'articolo 117, comma 1 Cost., laddove prevede che «la potestà legislativa è esercitata dallo Stato (...) nel rispetto (...) dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.», stabilendo che le leggi italiane sono soggette alle norme europee e non viceversa;
va altresì rilevata una problematica violazione del principio di uguaglianza relativamente ad alcune delle più cruciali garanzie per i richiedenti asilo previsti dalla direttiva UE sulle procedure di esame delle domande;
alcune importanti garanzie previste dalla direttiva Ue infatti presuppongono la presenza del richiedente nel territorio dello Stato membro o alla sua frontiera, come nel caso del diritto alle informazioni e alla consulenza sul diritto di chiedere asilo (articolo 8); il diritto di comunicare con «organizzazioni che prestino assistenza legale o altra consulenza» (articolo 12 par.1 c); il diritto di consultare «in maniera effettiva un avvocato o altro consulente legale, ammesso o autorizzato a norma del diritto nazionale, sugli aspetti relativi alla domanda di protezione internazionale, in ciascuna fase della procedura, anche in caso di decisione negativa» (articolo 22);
è evidente pertanto che lo straniero portato in Albania, rispetto allo straniero sbarcato in Italia, si troverà in una condizione di discriminazione giuridica per motivi di condizione personale, espressamente vietata anche dalla nostra costituzione;
allarmanti poi sono i numeri indicati nella relazione tecnica della Ragioneria dello Stato che hanno messo in luce l'immane sforzo economico che l'Italia dovrà sostenere per costruire le fogne, allacciare l'elettricità, disboscare le aree, nonché le enormi risorse in termini di milioni che si renderanno necessari per pagare il personale, i servizi e i viaggi;
senza qui entrare nel dettaglio dei costi, per i quali rimandiamo alla relazione della Ragioneria generale dello Stato, in questa sede occorre comunque ricordare che se i dieci Cpr su suolo italiano sono costati 52 milioni di euro in quattro anni, la trasformazione di Shengjin, e soprattutto Gjader, in enclave italiane ne costerà almeno cinque volte tanto per i prossimi cinque anni;
secondo i dati riportati dalla Ragioneria generale dello Stato, infatti, il protocollo sottoscritto da Italia e Albania vale 230 milioni di euro, cui vanno aggiunti altri 75 milioni per esportare e collegare il sistema giudiziario italiano con l'Albania, fino ad un conto totale che va ben oltre i 300 milioni di euro;
come messo in evidenza dallo stesso Ministero dell'economia e delle finanze, infatti, soltanto per allestire il Cpr di Gjader servono 28 milioni; e altri 31 milioni per la gestione di Shendjin e del medesimo Gjader: «Euro 4.400.700 per l'anno 2024, euro 6.556.200 annui per ciascuno degli anni 2025 e 2028»;
considerato infine che:
l'intero protocollo è improntato ad una logica punitiva nei confronti dei migranti, assolutamente poco lungimirante e niente affatto risolutiva dei problemi legati al fenomeno della migrazione, considerato che solo una riforma profonda delle normative sugli ingressi, un solido sistema di accoglienza e di supporto all'integrazione sociale e la creazione di una cornice di diritti e di doveri per ogni migrante possono essere la risposta al fenomeno della migrazione,
delibera
ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, di non procedere all'esame del disegno di legge n. 995.
________________
(*) Sulle proposte di questione pregiudiziale presentate è stata effettuata, ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, un'unica votazione .
ARTICOLO 1 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 1.
Approvato
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare il Protocollo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio dei ministri della Repubblica di Albania per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria, fatto a Roma il 6 novembre 2023, di seguito denominato « Protocollo ».
EMENDAMENTI
1.1
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, Meloni, La Marca, Valente, Verducci, Magni
Respinto
Sopprimere l'articolo.
1.3 (testo 2)
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci, Magni, Marton
Respinto
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 1
(Finanziamento del fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo).
1. Al fine di finanziare le attività degli enti locali che prestano servizi di accoglienza per i titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati, il fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo di cui all'articolo 1-septies del decreto legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39, è incrementato di 94.856.475 per l'anno 2024, 125.351.115 per l'anno 2025, 125.492.482 per l'anno 2026, 125.500.839 per l'anno 2027, 125.702.673 per l'anno 2028, e 120.000.000 a decorrere dall'anno 2029.»
ARTICOLO 2 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 2.
Approvato
(Ordine di esecuzione)
1. Piena ed intera esecuzione è data al Protocollo, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 13, paragrafo 1, del Protocollo stesso.
EMENDAMENTI
2.1
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, Meloni, La Marca, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere l'articolo.
2.3
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Al comma 1, dopo le parole: «a decorrere dalla data della sua entrata in vigore,», inserire le seguenti: «stabilita».
ARTICOLO 3 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 3.
Approvato
(Disposizioni di coordinamento)
1. Ai fini dell'esecuzione del Protocollo sono individuate come competenti le seguenti autorità:
a) il prefetto di Roma, per i provvedimenti di competenza del prefetto;
b) il questore di Roma, per i provvedimenti di competenza del questore;
c) la questura di Roma, per la ricezione delle domande di protezione internazionale presentate ai sensi del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25;
d) la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Roma, per la decisione sulle domande di cui alla lettera c) del presente comma; a tal fine, con decreto del Ministro dell'interno, possono essere istituite non più di cinque ulteriori sezioni della suddetta Commissione, nell'ambito del numero massimo complessivo di cui all'articolo 4, comma 2-bis, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25;
e) un nucleo di coordinamento e raccordo alle dipendenze della questura di Roma;
f) un nucleo di polizia giudiziaria istituito presso le aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo;
g) un nucleo di polizia penitenziaria istituito presso le aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo;
h) il provveditore dell'amministrazione penitenziaria per il Lazio, per i provvedimenti di competenza del provveditore dell'amministrazione penitenziaria;
i) uno speciale ufficio di sanità marittima, aerea e di confine istituito presso le aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo, per lo svolgimento dei compiti previsti dalle leggi e dai trattati internazionali vigenti in materia di profilassi internazionale e di sanità pubblica.
2. Nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo possono essere condotte esclusivamente persone imbarcate su mezzi delle autorità italiane all'esterno del mare territoriale della Repubblica o di altri Stati membri dell'Unione europea, anche a seguito di operazioni di soccorso.
3. Ai fini dell'esecuzione del Protocollo, le aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo medesimo sono equiparate alle zone di frontiera o di transito individuate dal decreto del Ministro dell'interno adottato ai sensi dell'articolo 28-bis, comma 4, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25.
4. Le strutture indicate alle lettere A) e B) dell'allegato 1 al Protocollo sono equiparate a quelle previste dall'articolo 10-ter, comma 1, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. La struttura per il rimpatrio indicata alla lettera B) dell'allegato 1 al Protocollo è equiparata ai centri previsti ai sensi dell'articolo 14, comma 1, del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998.
5. Al soggetto trattenuto nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo è rilasciato l'attestato nominativo di cui all'articolo 4, comma 2, primo periodo, del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142. L'attestato contiene il codice univoco d'identità assegnato in esito alle attività di foto-segnalamento svolte, la fotografia del titolare e le generalità dichiarate dal richiedente. Il documento di cui al periodo precedente certifica la qualità di richiedente la protezione internazionale, attesta l'identità dichiarata dall'interessato e consente il riconoscimento del titolare ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettera c), del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.
6. In casi eccezionali, su disposizione del responsabile italiano di cui all'articolo 5, comma 1, lo straniero sottoposto alle procedure di cui all'articolo 4, comma 1, della presente legge, anche se trattenuto nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo, può essere trasferito in strutture situate nel territorio italiano. L'esecuzione del trasferimento previsto dal presente comma non fa venir meno il titolo del trattenimento e, in ogni caso, non produce effetto sulla procedura alla quale lo straniero è sottoposto.
7. Per l'attuazione del Protocollo, le amministrazioni pubbliche sono autorizzate alla stipulazione e all'esecuzione di contratti o convenzioni di appalto di lavori, servizi o forniture, anche in deroga ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale, fatto salvo il rispetto delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e dei vincoli inderogabili derivanti dall'appartenenza all'Unione europea, nonché in deroga allo schema di capitolato di gara d'appalto adottato ai sensi dell'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142.
8. Sono impignorabili da parte di terzi i crediti della Repubblica di Albania nei confronti dello Stato italiano, derivanti dall'attuazione del Protocollo. Gli atti di sequestro o di pignoramento eventualmente notificati sono nulli. La nullità è rilevabile d'ufficio. Il giudice dichiara che la procedura esecutiva non può essere proseguita e che il processo è estinto.
EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO
3.2
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, Meloni, La Marca, Valente, Verducci
Id. em. 3.1
Sopprimere l'articolo.
3.3
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 1.
3.4
Maiorino, Marton, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Respinto
Al comma 1, premettere il seguente:
«01. Nelle more dell'entrata in vigore del Protocollo, le amministrazioni pubbliche interessate dalla sua attuazione svolgono sopralluoghi finalizzati alla verifica della compatibilità delle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c) del Protocollo e delle erigende strutture di cui alle lettere A) e B) dell'Allegato 1 al Protocollo con l'applicabilità delle discipline di cui all'articolo 4, comma 1, e l'effettività dei diritti conseguenti. Le medesime amministrazioni di cui al periodo precedente effettuano, altresì, indagini in ordine alla disciplina vigente nel territorio albanese in materia di condizione e trattamento dello straniero, ai fini della verifica della sua aderenza ai principi della disciplina italiana ed europea concernenti l'accoglienza e il trattenimento delle persone di cui all'articolo 3, comma 2. Il Governo trasmette tempestivamente alle Camere una relazione recante le risultanze dei predetti sopralluoghi e delle predette indagini.».
3.5
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, alla lettera a), premettere la seguente:
«0a) la Procura della Repubblica di Roma, per i provvedimenti di competenza;».
3.6
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, lettera d), dopo le parole: «del presente comma», aggiungere le seguenti: «e per assicurare ai migranti una informativa di cultura legale riguardo ai principi e ai valori comunemente riconosciuti nell'Unione Europea, con particolare riferimento al rispetto delle differenze di genere, al rispetto dell'individuo e in generale a tutte le abitudini di convivenza diverse da quelle abitualmente usate nel Paese di origine;.».
3.7 (testo 2)
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, dopo la lettera i), aggiungere la seguente:
«i-bis) uno speciale ufficio di servizi di assistenza psicologica che, attraverso l'impiego di personale qualificato, garantisca condizioni minime di serenità psicologica e psichica agli operatori e ai migranti. Per lo svolgimento dei compiti di tale ufficio, in deroga all'articolo 6, comma 7, del decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2021, n. 113, nonché in deroga all'articolo 6, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e senza il previo esperimento delle procedure di mobilità, in aggiunta alle vigenti facoltà assunzionali e nei limiti della dotazione organica, il Ministero della salute è autorizzato al reclutamento di quattro dirigenti sanitari con il profilo di medico psichiatra o di psicologo e di quattro unità di personale non dirigenziale, da inquadrare nell'area dei funzionari, di cui due con il profilo di funzionario sanitario e due con il profilo di funzionario amministrativo. Il Ministero della salute provvede al reclutamento del personale di cui al primo periodo mediante l'indizione di appositi concorsi pubblici, l'utilizzo di vigenti graduatorie di concorsi pubblici di altre amministrazioni pubbliche nonché, per il personale dirigenziale, mediante procedure di mobilità. Nelle more del completamento delle procedure del predetto reclutamento, l'ufficio di cui8 alla presente lettera può avvalersi di un corrispondente contingente di personale dirigenziale e non dirigenziale costituito da dipendenti di pubbliche amministrazioni, da collocare in posizione di comando ai sensi dell'articolo 17, comma 14, della legge 15 maggio 1997, n. 127, che conserva lo stato giuridico e il trattamento economico fondamentale dell'amministrazione di appartenenza. Si applica l'articolo 70, comma 12, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. A tale fine è autorizzata la spesa di euro 594.366 per l'anno 2024 e di euro 7.041.549 annui a decorrere dall'anno 2025. È, altresì, autorizzata la spesa di euro 105.000 per l'anno 2024 per lo svolgimento delle procedure concorsuali nonché di euro 133.334 per l'anno 2024 e di euro 200.000 annui a decorrere dall'anno 2025 per i maggiori oneri di funzionamento derivanti dal reclutamento del contingente di personale di cui al primo periodo.»
3.8
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 1, dopo la lettera i), aggiungere la seguente:
«i-bis) uno speciale ufficio specializzato in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea.».
3.9
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Al comma 1, dopo la lettera i), aggiungere la seguente:
«i-bis) uno speciale ufficio di servizi del Garante nazionale dei diritti delle persone private delle libertà personali.».
3.10
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 2.
3.12
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Al comma 2, dopo le parole: «Nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo possono essere condotte», inserire le seguenti: «, entro le quantità massime di presenze contestuali nei centri istituiti in Albania indicate nel Protocollo,».
3.13
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 2, dopo le parole: «esclusivamente persone», inserire la seguente: «maggiorenni».
3.14
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Al comma 2, sostituire le parole: «o di altri Stati membri dell'Unione europea», con le seguenti: «e all'esterno del mare territoriale di altri Stati membri dell'Unione europea».
3.15
Marton, Maiorino, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Respinto
Al comma 2, sopprimere la parola: «anche».
3.16
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 2, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «esclusivamente qualora il trasporto verso il territorio albanese non comporti un evidente ritardo nell'espletamento dei soccorsi e con esclusione di minori non accompagnati, di donne incinte e di persone bisognose di cure urgenti ed essenziali. In ogni caso possono essere trattenuti nelle strutture di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo, soltanto gli stranieri che dopo l'identificazione nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera b), del Protocollo non abbiano titolo a soggiornare in Italia e non abbiano presentato domanda di protezione internazionale e nei cui confronti perciò siano stati adottati provvedimenti di respingimento o di provvedimenti amministrativi di espulsione ovvero stranieri o apolidi che abbiano presentato alle autorità italiane domanda di protezione internazionale e appartengano ad una delle categorie di persone che non hanno diritto a restare nel territorio italiano durante l'esame delle loro domande, di cui all'art. 6 lettere a), b e c) del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142/2015 e con esclusione delle persone portatrici di speciali bisogni previste nell'articolo 19 del medesimo decreto.».
3.17
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Precluso
Al comma 2, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «esclusivamente qualora il trasporto verso il territorio albanese non comporti un evidente ritardo nell'espletamento dei soccorsi e con esclusione di minori non accompagnati, di donne incinte e di persone bisognose di cure urgenti ed essenziali».
3.18
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Precluso
Al comma 2, dopo le parole: «anche a seguito di operazioni di soccorso», inserire le seguenti: «esclusivamente qualora il trasporto verso il territorio albanese non comporti un evidente ritardo nell'espletamento dei soccorsi».
3.19
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Al comma 2, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «e con esclusione di minori non accompagnati, di donne incinte e di persone bisognose di cure urgenti ed essenziali».
3.20
Maiorino, Marton, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Respinto
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. Nelle operazioni di soccorso in mare di cui al comma 2, resta fermo in ogni caso il rispetto delle disposizioni e dei principi previsti dalle fonti internazionali in materia di dovere di soccorso in mare di cui alla Convenzione per la salvaguardia della vita umana in mare - Convenzione SOLAS-Safety of Life at Sea - adottata a Londra il 12 novembre 1974 e ratificata dall'Italia con la legge 23 maggio 1980, n. 313, alla Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo - Convenzione SAR - adottata ad Amburgo il 27 aprile 1979 e resa esecutiva in Italia dalla legge 3 aprile 1989, n. 147 e attuata con decreto del Presidente della Repubblica 28 settembre 1994, n. 662, alla Convenzione UNCLOS delle Nazioni Unite sul diritto del mare, stipulata a Montego Bay nel 1982 e ratificata dall'Italia con la legge 2 dicembre 1994, n. 689, nonché il rispetto dell'obbligo consuetudinario di diritto internazionale generalmente riconosciuto di soccorso in mare.».
3.21
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Dopo il comma 2, inserire il seguente: «2-bis. Nelle strutture di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo possono essere trattenuti soltanto gli stranieri che dopo l'identificazione nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera b), del Protocollo non abbiano titolo a soggiornare in Italia e non abbiano presentato domanda di protezione internazionale e nei cui confronti perciò siano stati adottati provvedimenti di respingimento o provvedimenti amministrativi di espulsione ovvero stranieri o apolidi che abbiano presentato alle autorità italiane domanda di protezione internazionale e appartengano ad una delle categorie di persone che non hanno diritto a restare nel territorio italiano durante l'esame delle loro domande, di cui all'articolo 6 lettere a), b e c) del decreto legislativo 18 agosto 2015, n.142, e con esclusione delle persone portatrici di speciali bisogni previste nell'articolo 19 del medesimo decreto legislativo.».
3.22
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. In ogni caso possono essere trattenuti nelle strutture di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo, gli stranieri che dopo l'identificazione nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera b), del Protocollo non abbiano titolo a soggiornare in Italia e non abbiano presentato domanda di protezione internazionale e nei cui confronti perciò siano stati adottati provvedimenti di respingimento o provvedimenti amministrativi di espulsione ovvero stranieri o apolidi che abbiano presentato alle autorità italiane domanda di protezione internazionale che non hanno diritto a restare nel territorio italiano durante l'esame delle loro domande, di cui all'articolo 6 lettere a), b) e c) del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, o che appartengano ad una delle categorie di cui all'articolo 6-bis, del medesimo decreto legislativo per le quali è previsto il trattenimento durante lo svolgimento della procedura in frontiera di cui all'articolo 28-bis del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25.».
3.23
Marton, Maiorino, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Respinto
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. Nelle aree di cui al comma 2 non possono essere condotte persone che versano in condizioni di salute o di vulnerabilità ai sensi dell'articolo 17, comma 1, del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142. Nell'ambito dei servizi socio-sanitari da garantire nelle predette aree è assicurata anche la verifica periodica della sussistenza di condizioni di salute e vulnerabilità che richiedono misure di assistenza particolari.».
3.24
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. Nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo possono essere condotte esclusivamente persone imbarcate su mezzi delle autorità italiane al fine di svolgere le procedure di frontiera e di rimpatrio per il tempo strettamente necessario alle stesse.»
3.25
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. Nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo l'ingresso dei migranti in acque territoriali e nel territorio della Repubblica di Albania avviene esclusivamente con i mezzi delle competenti autorità italiane.».
3.26
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. Nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo non possono essere condotti nuclei familiari con figli minorenni.».
3.27
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. Nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo non possono essere condotti nuclei familiari con figli minori di anni 16.»
3.28
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. Nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo non possono essere condotte donne in stato di gravidanza o con figli minorenni, che sono condotti senza indugio in Italia.»
3.29
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. Nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo non possono essere condotte donne in stato di gravidanza, che sono condotte senza indugio in Italia.»
3.30
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. Nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo non possono essere condotti minori non accompagnati, che sono condotti senza indugio in Italia.».
3.31
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. Nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo non possono essere condotti soggetti vulnerabili, i quali sono condotti senza indugio in Italia.».
3.32
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. Nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo è garantito l'accesso ai parlamentari italiani ed europei, nonché alle organizzazioni internazionali e alle agenzie dell'Unione europea che prestano consulenza e assistenza ai richiedenti protezione internazionale.».
3.33
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. Nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo è garantito l'accesso agli avvocati, ai loro ausiliari, nonché alle organizzazioni internazionali e alle agenzie dell'Unione europea che prestano consulenza e assistenza ai richiedenti protezione internazionale.».
3.34
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 3.
3.35
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 4.
3.36
Respinto
Al comma 4, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Dette strutture, per essere utilizzate, dovranno essere dotate di locali e servizi idonei alla sistemazione dei migranti da accogliere nel numero non superiore a quello previsto all'articolo 4 del Protocollo, nel rispetto degli standard europei ed internazionali e della tutela della dignità e dei diritti fondamentali della persona».
3.37
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 5.
3.38
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Al comma 5, primo periodo, sostituire le parole: «Al soggetto trattenuto nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo» con le seguenti: «Al soggetto condotto nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera b), del Protocollo si applicano le disposizioni di cui all'articolo 6, comma 5, del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142.»
3.39
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Al comma 5, primo periodo, sostituire la parola: «trattenuto», con la seguente: «condotto».
3.40
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Al comma 5, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «In attuazione dell'articolo 6, comma 5 del Protocollo l'accompagnamento della persona straniera in una delle due strutture site in territorio albanese, comporta la sua permanenza nella struttura nelle more dell'identificazione e delle successive procedure, senza potersene allontanare, fatto salvo l'eventuale successivo trattenimento nel centro di permanenza per il rimpatrio. Il provvedimento di accompagnamento e permanenza deve essere disposto con atto scritto e motivato del competente Questore che è inviato e comunicato all'interessato in lingua a lui comprensibile e al giudice competente entro 48 ore dall'arrivo in territorio albanese. Il giudice, sentito l'interessato e il suo difensore, deve comunicare entro le successive 48 ore il suo provvedimento di convalida all'interessato e al responsabile del centro.».
3.41
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 6.
3.43
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sostituire il comma 6 con il seguente: «6. A seguito di decisione dell'autorità giudiziaria ordinaria competente per la convalida del trattenimento o per la proroga dello stesso nella struttura indicata alla lettera b) dell'allegato 1 al Protocollo, lo straniero sottoposto alle procedure di cui all'articolo 4, comma 1, della presente legge, può essere trasferito nelle strutture di cui all'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, situate nel territorio italiano. L'esecuzione del trasferimento non produce effetto sulla procedura alla quale lo straniero è sottoposto.».
3.45
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Dopo il comma 6 inserire il seguente: «6-bis Nei casi di mancata convalida del provvedimento di accompagnamento e permanenza indicato nel comma 4, nei casi di mancata convalida o di mancata proroga o di cessazione del trattenimento, nei casi di riconoscimento dello status di rifugiato o di titolare di protezione sussidiaria o di richiesta di rilascio del permesso di soggiorno per protezione speciale e in tutti i casi di presentazione della domanda di protezione internazionale alle autorità italiane nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera b), del Protocollo che non rientrino nelle ipotesi previste dall'art. 6 lettere a), b) e c) del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, o appartengano ad una delle categorie di cui all'art. 6-bis del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, per le quali è previsto il trattenimento durante lo svolgimento della procedura in frontiera di cui all'articolo 28-bis del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, lo straniero o l'apolide che si trovano nelle strutture istituite in Albania è immediatamente portato in Italia con mezzi dello Stato italiano o tramite ordinari vettori con spese a carico dello stesso Stato ed accede alle misure di accoglienza ordinarie previste dal decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142. Il provvedimento giudiziario che non convalida o che rigetta la proroga del trattenimento dispone anche le misure necessarie per l'esecuzione dell'accompagnamento immediato dello straniero nel territorio italiano.».
3.46
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 7.
3.48
Marton, Maiorino, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Respinto
Sostituire il comma 7, con il seguente:
«7. Per l'attuazione del Protocollo, le amministrazioni pubbliche applicano le disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, le norme in materia ambientale di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e quelle del codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, nel rispetto dei principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico in materia di tutela della salute e della sicurezza nonché dei vincoli inderogabili derivanti dall'appartenenza all'Unione europea.».
3.49
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Al comma 7 sostituire le parole: «anche in deroga ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale, fatto salvo il rispetto delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e dei vincoli inderogabili derivanti dall'appartenenza all'Unione europea, nonché in deroga», con le seguenti: «di cui».
3.50
Respinto
Al comma 7 sostituire le parole: «anche in deroga ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale, fatto salvo il rispetto», con le seguenti: «nel rispetto delle disposizioni di legge vigenti, con particolare riferimento alle norme di cui al decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36 e».
3.51
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 7, sopprimere le parole da: «, nonché in deroga allo schema», fino alla fine del comma.
3.52
Maiorino, Marton, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Sost. id. em. 3.51
Al comma 7, sopprimere le parole da: «, nonché in deroga», fino alla fine del comma.
3.53
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 7, sostituire le parole: «nonché in deroga allo schema di capitolato di gara d'appalto adottato ai sensi dell'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142», con le seguenti: «e si applica il regolamento recante le direttive generali per disciplinare le procedure di scelta del contraente e l'esecuzione del contratto da svolgersi all'estero di cui al decreto del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale 2 novembre 2017, n. 192.».
3.54
Marton, Maiorino, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Respinto
Dopo il comma 7, inserire il seguente:
«7-bis. L'autorità nazionale anticorruzione vigila sui contratti derivanti dall'applicazione della presente legge.».
3.55
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 8.
3.57
Marton, Maiorino, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Respinto
Dopo il comma 8, aggiungere il seguente:
«8-bis. La Corte dei conti trasmette una relazione al Parlamento, con cadenza semestrale, sull'entità e sull'utilizzo delle risorse finanziarie in attuazione del Protocollo, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore.».
3.58
Maiorino, Marton, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Respinto
Dopo il comma 8, aggiungere il seguente:
«8-bis. Il Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, trasmette alle competenti Commissioni parlamentari, con cadenza semestrale a decorrere dalla data di entrata in vigore del Protocollo, una relazione in ordine al funzionamento del sistema di accoglienza e trattenimento nonché alle misure adottate ai sensi della presente legge nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo, a tal fine ivi riportando i dati relativi all'ubicazione, alla ricezione, alla gestione e alle procedure autorizzative di ciascuna delle strutture collocate nelle predette aree nonché i dati sull'entità e l'utilizzo delle risorse finanziarie, anche di eventuale assegnazione comunitaria, finalizzate all'attuazione del Protocollo.».
3.59
Marton, Maiorino, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Respinto
Dopo il comma 8, aggiungere il seguente:
«8-bis. Al fine di assicurare la trasparenza nell'uso delle risorse pubbliche, il Ministro dell'interno dispone l'incremento, da parte delle autorità responsabili nazionali, delle attività ispettive, di controllo e monitoraggio sulla gestione delle strutture nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c) del Protocollo, in particolare in ordine all'erogazione dei servizi di accoglienza, al rispetto degli standard e dei criteri di gestione previsti dalle disposizioni normative e regolamentari nazionali. Le risultanze delle verifiche periodiche sono pubblicate sul sito internet del dicastero.».
G3.100
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Il Senato,
premesso che:
le procedure previste dall'articolo 3 del provvedimento di fatto consentono modalità di respingimenti collettivi, pratica vietata dal diritto internazionale del mare, in netto contrasto con gli articoli 10 e 117 della Costituzione, con il codice della navigazione e con le disposizioni del codice penale che punisce l'omissione di soccorso;
il provvedimento in esame è in palese contrasto con il diritto dell'Unione, Convenzione sulla determinazione dello Stato competente per l'esame di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri della Comunità europea, comunemente conosciuta come Convenzione di Dublino, perché i migranti hanno il diritto di essere accolti dallo Stato europeo dove mettono piede. Quindi, se salvati in mare da navi italiane, il territorio di pronta accoglienza è l'Italia, non l'Albania;
anche secondo l'UNHCR, le domande dei richiedenti asilo dovrebbero di norma essere esaminate nel territorio dello Stato in cui i migranti arrivano e nel quale richiedono protezione, o che li ha intercettati, o che comunque abbia giurisdizione su di loro;
sebbene in alcune circostanze l'esame delle richieste di protezione internazionale al di fuori del territorio dello Stato che ha effettuato l'intercettazione possa costituire un'alternativa alle procedure svolte all'interno del Paese, tale soluzione deve garantire comunque il pieno rispetto dei diritti delle persone interessate, compreso l'accesso alla protezione internazionale;
l'attuazione del protocollo porta inevitabilmente sia al prolungamento del viaggio delle persone prese a bordo in alto mare, sia a ritardare l'accesso in Italia ai servizi di prima assistenza per le persone con esigenze specifiche, come minori, donne incinte e persone vulnerabili;
è bene ricordare come nel corso del 2023 l'Italia sia stata ripetutamente condannata - vale per tutte, la Corte Edu, 30 marzo 2023 -, per le condizioni di trattenimento subite da alcune persone nell'hotspot di Lampedusa tra il 2017 e il 2019;
infine, la Corte europea dei diritti dell'uomo, così come la Corte di giustizia dell'Unione europea, hanno precisato che non esiste una presunzione assoluta di sicurezza per nessuno, neanche per gli Stati membri dell'Unione europea; l'Albania non lo è nemmeno,
impegna il Governo:
ad evitare che nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo siano condotte donne in stato di gravidanza o con figli minorenni;
ad istituire anche presso le strutture delocalizzate in Albania uno speciale ufficio specializzato in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea;
a prevedere che, nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c) del Protocollo non possano essere condotte persone minori non accompagnate e vulnerabili, che vanno, invece, immediatamente ospitate in Italia;
a consentire l'accesso alle strutture di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), a parlamentari italiani ed europei per esercitare le proprie prerogative parlamentari accompagnati da personale tecnico in materia, nonché a mediatori interculturali capaci di svolgere una funzione di « ponte » tra i bisogni delle persone migranti e le risposte offerte da enti pubblici italiani ed albanesi;
ad assicurare che, nelle strutture di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), siano rispettate le condizioni di accoglienza sancite dalla Direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2023 recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale;
a garantire che venga valutato caso per caso, e non collettivamente, se una persona migrante possa essere trattenuta nelle strutture di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), per il solo fatto di essere richiedente protezione internazionale.
G3.101
Cucchi, De Cristofaro, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Il Senato,
premesso che:
il provvedimento in esame è in palese contrasto con il diritto dell'Unione, Convenzione sulla determinazione dello Stato competente per l'esame di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri della Comunità europea, comunemente conosciuta come Convenzione di Dublino, perché i migranti hanno il diritto di essere accolti dallo Stato europeo dove mettono piede. Quindi, se salvati in mare da navi italiane, il territorio di pronta accoglienza è l'Italia, non l'Albania;
le procedure previste dall'articolo 3 del provvedimento consentono, di fatto, modalità di respingimenti collettivi, pratica vietata dal diritto internazionale del mare, in netto contrasto con gli articoli 10 e 117 della Costituzione, con il codice della navigazione e con le disposizioni del codice penale che punisce l'omissione di soccorso;
i dati forniti dal Ministero dell'interno riguardo agli ingressi irregolari in Italia per l'anno in corso, al 31 dicembre 2023, risultano essere 157.562, di cui 17.319 minori: 52 mila persone in più rispetto al 2022 e 90 mila rispetto al 2021. A fronte di ciò non risulta che sia stato assicurato alle patrie galere nessun trafficante, nonostante l'impegno del Governo di dare caccia spietata lungo tutto il globo terraqueo agli scafisti;
inoltre, il 13 dicembre scorso, la Corte costituzionale albanese, in seguito ad un ricorso presentato dall'opposizione parlamentare, ha sospeso per 3 mesi la procedura di ratifica dell'Accordo, al fine di verificare la compatibilità di quest'ultimo con la Costituzione albanese e le Convenzioni internazionali;
sono molte le criticità, contenute nel provvedimento, inerenti il rispetto della dignità, della libertà personale, dei diritti di difesa ed è facile immaginare che cresceranno esponenzialmente con questa delocalizzazione; è bene ricordare come nel corso del 2023 l'Italia sia stata ripetutamente condannata - vale per tutte, la Corte Edu, 30 marzo 2023 -, per le condizioni di trattenimento subite da alcune persone nell'hotspot di Lampedusa tra il 2017 e il 2019;
infine, la Corte europea dei diritti dell'uomo, così come la Corte di giustizia dell'Unione europea, hanno precisato che non esiste una presunzione assoluta di sicurezza per nessuno, neanche per gli Stati membri dell'Unione europea; l'Albania non lo è nemmeno,
impegna il Governo:
a porre in essere tutte le misure necessarie affinché sia istituito uno speciale ufficio di servizi di assistenza psicologica che, attraverso l'impiego di personale qualificato, garantisca condizioni minime di serenità psicologica e psichica sia agli operatori, sia ai migranti;
a garantire l'accesso alle strutture delocalizzate in Albania ai rappresentati dell'UNHCR e delle ONG;
ad istituire, anche presso le strutture delocalizzate in Albania, uno speciale ufficio di servizi del Garante nazionale dei diritti delle persone private delle libertà personali al fine di svolgere in piena autonomia le sue funzioni di monitoraggio come previsto dalla legislazione in materia.
G3.102
Aurora Floridia, Magni, De Cristofaro, Cucchi
V. testo 2
Il Senato,
premesso che:
il provvedimento in esame è in palese contrasto con il diritto dell'Unione, Convenzione sulla determinazione dello Stato competente per l'esame di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri della Comunità europea, comunemente conosciuta come Convenzione di Dublino;
la civiltà italiana ed europea non può scordare i suoi fondamenti solidali poiché troppo sono le morti a cui abbiamo dovuto assistere in questi anni di bambini e ragazzi, di donne che, a causa della mancanza di canali legali per entrare in Europa, sono stati costretti ad affidarsi ai trafficanti con la speranza di una vita migliore;
l'esperienza insegna che la chiusura delle frontiere non elimina il flusso incontrollato di migranti, ma finisce anzi per provocare continue emergenze umanitarie tenendo in scacco la capacità dell'Europa di accogliere coloro che hanno diritto alla protezione internazionale;
molti minori, molte donne anche in stato di gravidanza in arrivo dalla Libia ci raccontano di lunghi mesi di lavoro forzato per potersi pagare il passaggio sui barconi, sono visibilmente denutriti e ancora sotto shock per le violenze subite e chi non è abbastanza forte muore;
i corridoi umanitari sono uno strumento di ingresso legale in Europa offerto a persone vulnerabili, in fuga da guerre, persecuzioni, fame. Salvano soprattutto famiglie con bambini, soggetti con disabilità, donne sole, anziani, malati. Rappresentano una grande speranza malgrado la sproporzione numerica tra i beneficiari e quanti languono in lunghi esodi tra mari, montagne, deserti. Non sono un lasciapassare per chiunque, ma poiché debolezza e patimento sono la realtà di pressoché tutti i profughi e i migranti, i corridoi hanno un significato universale;
promossi dalla società civile con l'appoggio dello Stato, i corridoi sottraggono persone sradicate ai trafficanti delle rotte illegali, ai barconi di fortuna delle traversate mediterranee, alle violenze delle rotte balcaniche,
impegna il Governo:
ad implementare con ogni mezzo l'ingresso legale e sicuro a donne, uomini e bambini che vivono da anni nei campi profughi in condizioni di grande precarietà, sottraendo, in tal modo, ai trafficanti di esseri umani il monopolio del trasferimento delle persone.
G3.102 (testo 2)
Aurora Floridia, Magni, De Cristofaro, Cucchi
Accolto
Il Senato
impegna il Governo:
a favorire la realizzazione di corridoi umanitari per l'ingresso di donne, uomini e bambini profughi in condizioni di grande precarietà, togliendo così ai trafficanti di esseri umani il monopolio del trasferimento delle persone.
G3.103
Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
V. testo 2
Il Senato,
in sede di esame dell'A.S. 995 di autorizzazione alla Ratifica ed esecuzione del Protocollo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio dei ministri della Repubblica di Albania per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria, fatto a Roma il 6 novembre 2023, nonché norme di coordinamento con l'ordinamento interno;
premesso che:
con il Trattato i due Paesi attribuiscono un'importanza prioritaria ad una «stretta e incisiva collaborazione per regolare, nel rispetto della legislazione vigente, i flussi migratori» nonché a sviluppare in tale ambito «la cooperazione fra i competenti organi della Repubblica di Albania e della Repubblica italiana»;
la soluzione prospettata presenta, tuttavia, diversi aspetti problematici e di illegittimità, a partire dalle irragionevoli discriminazioni di trattamento che si produrranno in applicazione di questo accordo tra gli stranieri che giungeranno in Italia e quelli che in base al protocollo saranno trasportati nei centri albanesi, con riferimento al sistema di accoglienza in generale, e rispetto all'applicazione di alcune garanzie fondamentali riconosciute dalle direttive europee e che troveranno applicazione esclusivamente con riferimento agli stranieri che presenteranno domanda direttamente in Italia;
inoltre, si prevede che negli istituendi centri in Albania possano svolgersi anche funzioni penitenziarie, con esecuzioni di misure cautelari in loco detentive o di pene detentive irrogate agli stranieri già trattenuti per i reati da loro commessi in tali strutture;
i cittadini detenuti nelle strutture presenti nel nostro Paese si avvalgono della tutela dell'azione esercitata dal Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale e gli ha attribuito il compito di vigilare affinché la custodia delle persone sottoposte alla limitazione della libertà personale, ai sensi dell'articolo 7 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 146, convertito con modificazioni dalla legge 21 febbraio 2014, n. 10, affinché la custodia sia attuata in conformità alle norme nazionali e alle convenzioni internazionali sui diritti umani ratificate dall'Italia;
in base all'articolo 67, della legge 26 luglio 1975, n. 354 recante ordinamento penitenziario, ai parlamentari è consentito accedere a dette strutture senza richiedere l'autorizzazione all'accesso prevista dal regolamento di esecuzione dell'ordinamento penitenziario,
impegna il Governo
ad assicurare anche nelle strutture che si prevede di realizzare in Albania, ai sensi del presente provvedimento, la possibilità di intervento tempestivo e costante da parte del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, nonché l'accesso dei parlamentari in carica.
G3.103 (testo 2)
Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Accolto
Il Senato,
in sede di esame dell'A.S. 995 di autorizzazione alla Ratifica ed esecuzione del Protocollo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio dei ministri della Repubblica di Albania per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria, fatto a Roma il 6 novembre 2023, nonché norme di coordinamento con l'ordinamento interno,
impegna il Governo
a consentire l'accesso alle strutture di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), a parlamentari italiani ed europei secondo quanto previsto dalla normativa vigente in materia.
G3.104
Alfieri, Giorgis, Delrio, La Marca, Meloni, Parrini, Valente
Respinto
Il Senato,
in sede di esame dell'A.S. 995 di autorizzazione alla Ratifica ed esecuzione del Protocollo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio dei ministri della Repubblica di Albania per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria, fatto a Roma il 6 novembre 2023, nonché norme di coordinamento con l'ordinamento interno;
con il Trattato i due Paesi concordano nell'attribuire un'importanza prioritaria ad una «stretta ed incisiva collaborazione per regolare, nel rispetto della legislazione vigente, i flussi migratori» nonché a sviluppare in tale ambito «la cooperazione fra i competenti organi della Repubblica di Albania e della Repubblica Italiana»;
come già evidenziato nell'iter parlamentare dal gruppo del Partito Democratico e da molti dei soggetti auditi, sono diversi gli aspetti problematici e di illegittimità del protocollo in esame e delle disposizioni applicative, a partire dalle irragionevoli discriminazioni di trattamento che si produrranno in applicazione di questo accordo tra gli stranieri che giungeranno in Italia e quelli che in base al protocollo saranno trasportati nei centri albanesi, con riferimento al sistema di accoglienza in generale, e rispetto all'applicazione di alcune garanzie fondamentali riconosciute dalle direttive europee e che troveranno applicazione esclusivamente con riferimento agli stranieri che presenteranno domanda direttamente in Italia;
inoltre, allarmanti sono i numeri indicati nella relazione tecnica della Ragioneria dello Stato che hanno messo in luce l'immane sforzo economico che l'Italia dovrà sostenere per costruire le fogne, allacciare l'elettricità, disboscare le aree, nonché le enormi risorse in termini di milioni che si renderanno necessari per pagare il personale, i servizi e i viaggi;
secondo i dati riportati dalla Ragioneria generale dello Stato, infatti, il protocollo sottoscritto da Italia e Albania vale 230 milioni di euro, cui vanno aggiunti altri 75 milioni per esportare e collegare il sistema giudiziario italiano con l'Albania, fino ad un conto totale che va ben oltre i 300 milioni di euro;
dette risorse saranno finalizzate a finanziare le operazioni da parte di autorità italiane nei confronti di non oltre 3000 stranieri l'anno, soccorsi in acque internazionali, che vi saranno portati da navi militari italiane e nei quali saranno soggetti alla legislazione italiana - un numero decisamente esiguo rispetto alla dimensione del fenomeno migratorio nel nostro paese;
il raccordo tra Governo e Parlamento, in relazione all'andamento dell'attuazione del Protocollo in questione, assume un rilievo di particolare rilevanza,
impegna il Governo:
a relazionare, con cadenza semestrale, alle Camere riguardo l'attuazione del Protocollo, per quanto concerne l'operatività dei Cpr previsti, il numero dei migranti accolti, nonché i profili finanziari della sua applicazione.
ARTICOLO 4 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 4.
Approvato
(Giurisdizione e legge applicabile)
1. Ai migranti di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera d), del Protocollo si applicano, in quanto compatibili, il testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, il decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251, il decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, il decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, e la disciplina italiana ed europea concernente i requisiti e le procedure relativi all'ammissione e alla permanenza degli stranieri nel territorio nazionale. Per le procedure previste dalle disposizioni indicate al primo periodo sussiste la giurisdizione italiana e sono territorialmente competenti, in via esclusiva, la sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea del tribunale di Roma e l'ufficio del giudice di pace di Roma. Nei casi di cui al presente comma si applica la legge italiana.
2. Lo straniero sottoposto alle procedure di cui al comma 1 rilascia la procura speciale al difensore mediante sottoscrizione apposta su documento analogico. La procura speciale è trasmessa con strumenti di comunicazione elettronica, anche in copia informatica per immagine, unitamente a copia del documento identificativo attribuito ai sensi dell'articolo 3, comma 5, e all'attestazione, rilasciata da un operatore della Polizia di Stato, dell'avvenuta apposizione della firma da parte dello straniero. La procura speciale così rilasciata soddisfa i requisiti previsti dall'articolo 83 del codice di procedura civile e dall'articolo 122 del codice di procedura penale.
3. Il responsabile italiano di cui all'articolo 5, comma 1, adotta le misure necessarie a garantire il tempestivo e pieno esercizio del diritto di difesa dello straniero sottoposto alle procedure di cui al comma 1 del presente articolo. Per la trasmissione e la ricezione dei documenti necessari per l'esercizio del diritto di difesa è utilizzato l'indirizzo di posta elettronica certificata o altro servizio elettronico di recapito certificato qualificato messo a disposizione dal predetto responsabile. Il diritto di conferire con il difensore è esercitato, con modalità audiovisive che ne assicurino la riservatezza, mediante collegamento da remoto tra il luogo in cui si trova lo straniero e quello in cui si trova il difensore.
4. Il ricorso contro la decisione della Commissione territoriale di cui all'articolo 3, comma 1, lettera d), della presente legge è proposto nel termine stabilito dall'articolo 35-ter del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25.
5. L'avvocato del migrante di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera d), del Protocollo partecipa all'udienza dall'aula in cui si trova il giudice, con collegamento in modalità audiovisive da remoto con il luogo in cui si trova il migrante. Solo quando non è possibile il collegamento da remoto e il rinvio dell'udienza è incompatibile con il rispetto dei termini del procedimento, all'avvocato del migrante ammesso al patrocinio a spese dello Stato, che si reca, per lo svolgimento dell'incarico, nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo, e all'interprete è liquidato un rimborso delle spese di viaggio e di soggiorno. La misura, comunque non superiore a euro 500, e le condizioni del rimborso sono stabilite con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
6. In deroga all'articolo 10 del codice penale, salvo che il reato sia commesso in danno di un cittadino albanese o dello Stato albanese, lo straniero sottoposto alle procedure di cui al comma 1 del presente articolo, che commette un delitto all'interno delle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo, è punito secondo la legge italiana, se vi è richiesta del Ministro della giustizia, fermo restando il regime di procedibilità previsto per il delitto. La richiesta del Ministro non è necessaria per i delitti puniti con la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a tre anni.
7. Nei confronti dello straniero sottoposto alle procedure di cui al comma 1 il giudice pronuncia sentenza di non luogo a procedere, salvo che si tratti di delitti per i quali è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza, quando è acquisita la prova dell'esecuzione del rimpatrio. Nei confronti dello straniero sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere il rimpatrio è eseguito quando la misura è revocata o dichiarata estinta. Il questore comunica l'esecuzione del rimpatrio all'autorità giudiziaria procedente. L'autorità giudiziaria procedente comunica al questore il provvedimento con il quale revoca la misura o ne dichiara l'estinzione. Se lo straniero fa ingresso illegale nel territorio dello Stato prima del termine di prescrizione del reato più grave per il quale si è proceduto nei suoi confronti in conformità al presente comma, si applica l'articolo 345 del codice di procedura penale.
8. Quando è esercitata la giurisdizione penale ai sensi del comma 6, l'autorità giudiziaria e la polizia giudiziaria svolgono direttamente le rispettive funzioni anche nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo secondo le disposizioni del codice di procedura penale, salvo quanto disposto dai commi da 9 a 18 del presente articolo.
9. Nei casi di arresto in flagranza o di fermo, il personale di cui all'articolo 3, comma 1, lettera f), trasmette il relativo verbale entro quarantotto ore al pubblico ministero. L'interrogatorio da parte del pubblico ministero, ai sensi dell'articolo 388 del codice di procedura penale, e l'udienza di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari, ai sensi dell'articolo 391 del medesimo codice, si svolgono sempre a distanza con le modalità di cui all'articolo 133-ter del citato codice di procedura penale. L'arrestato o il fermato si collegano dal luogo in cui si trovano.
10. Se il reato per il quale si è proceduto all'arresto in flagranza non è compreso tra quelli di cui al secondo periodo del comma 6, il pubblico ministero, immediatamente e comunque prima dell'udienza di convalida, si rivolge al Ministro della giustizia per l'esercizio del potere di richiesta di cui all'articolo 342 del codice di procedura penale.
11. Quando, ai sensi dell'articolo 391, comma 5, del codice di procedura penale, il giudice applica la misura cautelare della custodia in carcere, l'indagato è immediatamente posto a disposizione dell'autorità giudiziaria procedente mediante trasferimento presso idonee strutture ubicate nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo. Quando il giudice dispone una misura diversa dalla custodia cautelare in carcere o l'immediata liberazione dell'arrestato o del fermato, l'indagato resta sottoposto al trattenimento, laddove disposto, in corso di esecuzione al momento della commissione del reato.
12. Ai fini dell'articolo 309, comma 8-bis, secondo periodo, del codice di procedura penale, l'imputato partecipa all'udienza con le modalità di cui all'articolo 133-ter del medesimo codice, collegandosi dal luogo in cui si trova. Il termine per la proposizione della richiesta di riesame ai sensi dell'articolo 309 del codice di procedura penale è fissato in quindici giorni.
13. Fino alla scadenza del termine di cui all'articolo 6-bis, comma 3, secondo periodo, del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, il procedimento penale è sospeso, fatto salvo il compimento di atti urgenti e dei provvedimenti indicati nei commi 7 e 9 del presente articolo. Durante la sospensione del procedimento sono sospesi i termini di cui agli articoli 303 e 407 del codice di procedura penale. Qualora prevista, la partecipazione della persona sottoposta alle indagini al compimento degli atti urgenti è assicurata con le modalità di cui all'articolo 133-ter del codice di procedura penale mediante collegamento dal luogo in cui si trova.
14. L'articolo 558 e il titolo III del libro VI del codice di procedura penale e l'articolo 13, comma 13-ter, del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, non si applicano ai reati di cui al comma 6 del presente articolo.
15. I colloqui previsti dall'articolo 104 del codice di procedura penale sono assicurati mediante collegamento audiovisivo.
16. Le notificazioni previste dal codice di procedura penale al soggetto sottoposto alle procedure di cui al comma 1 del presente articolo sono eseguite dal nucleo di cui all'articolo 3, comma 1, lettera f), della presente legge con le modalità previste dall'articolo 156, commi 1 e 2, del codice di procedura penale in quanto compatibili.
17. I depositi e le comunicazioni effettuati dagli organi di polizia giudiziaria possono essere sempre eseguiti con modalità telematiche.
18. Per i reati di cui al comma 6 è competente l'autorità giudiziaria con sede in Roma.
19. Il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale svolge i compiti previsti dall'articolo 14, comma 2-bis, del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, anche nell'ambito delle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO
4.1
Bazoli, Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sopprimere l'articolo.
4.3
Alfieri, Giorgis, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 1.
4.4
Giorgis, Alfieri, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sostituire il comma 1 con il seguente: «1. Agli stranieri e agli apolidi di cui all'articolo 3, comma 2, si applicano, purché compatibili, il testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, il decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251, il decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, il decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142 e il decreto legge 17 febbraio 2017, n. 13, convertito, con modificazioni, della legge 13 aprile 2017, n. 46, la legge 7 aprile 2017, n. 47 e la disciplina italiana ed europea concernente i requisiti e le procedure relativi all'ammissione e alla permanenza degli stranieri nel territorio nazionale. Per le procedure previste dalle disposizioni indicate al primo periodo sussiste la giurisdizione italiana e sono territorialmente competenti, in via esclusiva, la sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea del tribunale di Roma e l'ufficio del giudice di pace di Roma. Nei casi di cui al presente comma si applica la legge italiana.».
4.5
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, primo periodo, sopprimere le parole da: «, in quanto compatibili», fino alle parole: «18 agosto 2015, n. 142, e».
Conseguentemente, al medesimo comma:
1) al secondo periodo:
a) dopo le parole: «giurisdizione italiana» aggiungere le seguenti: «europea e internazionale»;
b) sopprimere le seguenti parole: «, in via esclusiva»;
2) al terzo periodo, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «europea ed internazionale».
4.6
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Al comma 1, primo periodo, sopprimere le parole: «, in quanto compatibili,».
4.7
Maiorino, Marton, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Id. em. 4.6
Al comma 1, primo periodo, sopprimere le parole: «, in quanto compatibili,».
4.8
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Id. em. 4.6
Al comma 1, primo periodo, sopprimere le parole: «, in quanto compatibili,».
4.9
Marton, Maiorino, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Respinto
Al comma 1, primo periodo, dopo le parole: «decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142,» inserire le seguenti: «la legge 7 aprile 2017, n. 47,».
4.10
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, primo periodo, dopo le parole: «la disciplina italiana ed europea», inserire le seguenti: «ed internazionale».
Conseguentemente, al medesimo comma:
1) al secondo periodo, dopo le parole: «la giurisdizione italiana», inserire le seguenti: «, europea ed internazionale»;
2) al terzo periodo, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «, europea ed internazionale».
4.11
Maiorino, Marton, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Respinto
Al comma 1, terzo periodo, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «, conformemente alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) e alla Convenzione ONU dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, nel rispetto dei princìpi di proporzionalità e necessità nonché di non discriminazione ai sensi degli articoli 3, 10 e 117 della Costituzione italiana».
4.12
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Dopo il comma 1, inserire il seguente:
«1-bis. I migranti ai quali è riconosciuta la protezione internazionale sono trasferiti senza indugio in Italia.».
4.13
Giorgis, Alfieri, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 2.
4.14
Respinto
Al comma 2, dopo le parole: «comma 1», inserire le seguenti: «, è messo nelle condizioni di accedere ad apposito elenco, tenuto presso il ministero della Giustizia, contenente i nominativi dei difensori iscritti, previa verifica dei requisiti individuati con decreto del Ministro della giustizia adottato entro quindici giorni dall'entrata in vigore della presente legge, dal quale possa individuare il proprio difensore di fiducia, al quale».
4.15
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 2, primo periodo, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «o, se richiesto dallo straniero, cartaceo.».
4.16
Alfieri, Giorgis, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Al comma 2 aggiungere, in fine, i seguenti periodi: «Il Presidente del Tribunale di Roma mette a disposizione delle persone portate in Albania l'elenco aggiornato degli avvocati abilitati iscritti, con speciale riguardo per quelli specializzati in materia di protezione internazionale e diritto degli stranieri. Lo straniero che si trova nei centri istituiti nel territorio albanese ha il diritto di nominare e revocare i suoi difensori e accede di diritto al patrocinio a spese dello Stato nei giudizi civili e penali.».
4.17
Alfieri, Giorgis, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 3.
4.18
Marton, Maiorino, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Respinto
All'articolo, apportare le seguenti modificazioni:
a) sostituire il comma 3, con il seguente: «3. Allo straniero sottoposto alle procedure di cui al comma 1 sono garantiti il trattamento e i diritti riconosciuti ai migranti accolti nel territorio nazionale italiano, nel rispetto degli articoli 3, 10 e 117 della Costituzione italiana e dell'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti e delle libertà fondamentali (CEDU), i princìpi del giusto processo, il diritto inviolabile alla difesa ai sensi dell'articolo 24 della Costituzione italiana e la funzione rieducativa della pena in attuazione dell'articolo 27 della Costituzione italiana.»;
b) sopprimere i commi 4 e 5.
4.19
Alfieri, Giorgis, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sostituire il comma 3 con il seguente: «3. Il responsabile italiano di cui all'articolo 5, comma 1, adotta le misure necessarie a garantire il tempestivo e pieno esercizio del diritto di difesa dello straniero sottoposto alle procedure di cui al comma 1 del presente articolo, nonché del suo diritto a ricevere, in lingua a lui comprensibile, informazioni e consulenza sul diritto di chiedere asilo, del suo diritto di comunicare con organizzazioni che prestino assistenza legale o altra consulenza e del suo diritto di consultare in maniera effettiva un avvocato o altro consulente legale, ammesso o autorizzato a norma del diritto italiano, sugli aspetti relativi alla domanda di protezione internazionale, in ciascuna fase della procedura, anche in caso di decisione negativa. Per la trasmissione e la ricezione dei documenti necessari per l'esercizio del diritto di difesa è utilizzato l'indirizzo di posta elettronica certificata o altro servizio elettronico di recapito certificato qualificato messo a disposizione dal predetto responsabile. Il diritto di conferire con il difensore, col familiare, col ministro di culto, con il rappresentante diplomatico-consolare del Paese di cui è cittadino lo straniero salvo non si tratti di richiedente protezione internazionale, con i rappresentanti dell'UNHCR e degli enti operanti in materia di tutela degli stranieri è esercitato, con immediatezza dopo la richiesta dello straniero o apolide che si trova nel centro istituito nel territorio albanese o su richiesta della persona che si trova in Italia con modalità audiovisive che ne assicurino la riservatezza, mediante collegamento da remoto tra il luogo in cui si trova lo straniero e quello in cui si trova il difensore o il familiare o il ministro di culto o il rappresentante diplomatico-consolare o dell'UNHCR o dell'ente operante in favore degli stranieri.».
4.20
Maiorino, Marton, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Respinto
Al comma 3, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Durante il collegamento audiovisivo, anche ai sensi del comma 12, il destinatario è assistito da un interprete e da un mediatore culturale.».
4.21
Giorgis, Alfieri, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 4.
4.22
Giorgis, Alfieri, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 5.
4.23
Giorgis, Alfieri, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sostituire il comma 5 con il seguente: «5. L'udienza si tiene in appositi locali dedicati individuati nelle strutture di cui alla lettera B) dell'allegato 1 al Protocollo alla presenza del migrante e del suo difensore scelto tra gli avvocati iscritti in Italia negli albi dell'ordine degli avvocati e dell' avvocato del cittadino straniero ammesso al patrocinio a spese dello Stato, che si reca, per lo svolgimento dell'incarico, nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo, è liquidato un rimborso delle spese di viaggio e di soggiorno. La misura, comunque non superiore a euro 500, e le condizioni del rimborso sono stabilite con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Il difensore dello straniero può chiedere di partecipare all'udienza con modalità telematiche. All'udienza partecipa un interprete della lingua dello straniero o di altra lingua da lui conosciuta in modo adeguato individuato dal giudice tra persone che non svolgono funzioni analoghe di interprete e traduttore nell'ambito dell'organizzazione delle strutture di cui indicata alla lettera B) dell'allegato 1 al Protocollo.».
4.24
Alfieri, Giorgis, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sostituire il comma 5 con il seguente: «5. L'avvocato del migrante di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera d), del Protocollo partecipa, per lo svolgimento dell'incarico, alle udienze che si tengono direttamente nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo e se ammesso al patrocinio a spese dello Stato, riceve un rimborso delle spese di viaggio e di soggiorno in misura comunque non superiore a euro 1000. Le condizioni del rimborso sono stabilite con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.».
4.25
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Al comma 5, terzo periodo, sostituire le parole: «non superiore a», con le seguenti: «non inferiore a».
4.26
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 5, terzo periodo, sostituire la parola: «500», con la seguente: «5.000».
4.27
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Precluso
Al comma 5, terzo periodo, sostituire la parola: «500» con la seguente: «1.500».
4.28
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Precluso
Al comma 5, terzo periodo, sostituire la parola: «500» con la seguente: «1.000».
4.29
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Al comma 5, terzo periodo, sostituire la parola: «500» con la seguente: «1.000».
4.30
Alfieri, Giorgis, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Dopo il comma 5, inserire il seguente: «5-bis. Nei casi in cui l'istanza di sospensione del provvedimento impugnato dallo straniero di fronte al giudice è accolta, il ricorrente è immediatamente portato nel territorio italiano con mezzi dello Stato italiano o tramite vettori di linea con oneri a carico dello Stato, gli è rilasciato un permesso di soggiorno per richiesta di asilo e ha diritto di accedere alle misure di accoglienza previste dal decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142.».
4.31
Marton, Maiorino, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Sopprimere i commi da 6 a 18.
4.32
Alfieri, Giorgis, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Precluso
Sopprimere il comma 6.
4.33
Giorgis, Alfieri, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Al comma 6 apportare le seguenti modificazioni:
a) sostituire la parola: «10» con la seguente: «9»;
b) sostituire le parole: «che commette» con le seguenti: «e i cittadini italiani addetti ai centri istituiti nel territorio albanese, i quali commettano»;
c) sostituire le parole: «è punito» con le seguenti: «sono puniti».
4.34
Giorgis, Alfieri, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 7.
4.35
Alfieri, Giorgis, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 8.
4.36
Giorgis, Alfieri, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 9.
4.37
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 9, ultimo periodo, dopo le parole: «L'arrestato o il fermato», inserire le seguenti: «ed il loro difensore».
4.38
Respinto
Al comma 9, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Con riferimento ai rispettivi obblighi previsti dal Protocollo, le competenti autorità di Parte italiana e di Parte albanese agiranno nel pieno rispetto di quanto previsto dalle leggi e dai Trattati internazionali vigenti in materia e comunque nel rispetto e tutela della dignità e dei diritti fondamentali della persona».
4.39
Alfieri, Giorgis, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 10.
4.40
Alfieri, Giorgis, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 11.
4.41
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 11, primo periodo, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «per il solo tempo necessario per il suo trasferimento presso una idonea struttura in Italia».
4.42
Alfieri, Giorgis, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 12.
4.43
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 12, dopo le parole: «l'imputato» inserire le seguenti: «, assistito dal difensore,».
4.44
Giorgis, Alfieri, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 13.
4.45
Giorgis, Alfieri, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 14.
4.46
Alfieri, Giorgis, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 15.
4.47
Alfieri, Giorgis, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Al comma 15 aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Lo straniero detenuto nel centro albanese ha diritto di fruire di tutti gli altri istituti previsti dalle norme legislative e regolamentari in materia di ordinamento penitenziario, salvo che sia altrimenti disposto dalle norme della presente legge e dalle norme del Protocollo.».
4.48
Giorgis, Alfieri, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 16.
4.49
Alfieri, Giorgis, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 17.
4.50
Alfieri, Giorgis, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 18.
4.51
Alfieri, Giorgis, Bazoli, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Mirabelli, Rossomando, Verini, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 19.
4.150
Maiorino, Marton, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 19, sopprimere le parole: «, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica» e aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Al fine di sostenere le accresciute funzioni del Garante è autorizzata la spesa di 1 milione di euro per gli anni dal 2024 al 2028.».
4.53
Precluso
Al comma 19, sopprimere le parole: «, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica».
4.54
Respinto
Dopo il comma 19, aggiungere il seguente: «19-bis. Nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c) del Protocollo di cui all'articolo 1 della presente legge di ratifica, trovano applicazione gli articoli 67 e 67-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354».
G4.100
Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia
V. testo 2
Il Senato,
premesso che:
il provvedimento in esame è in palese contrasto con il diritto dell'Unione, Convenzione sulla determinazione dello Stato competente per l'esame di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri della Comunità europea, comunemente conosciuta come Convenzione di Dublino, perché i migranti hanno il diritto di essere accolti dallo Stato europeo dove mettono piede. Quindi, se salvati in mare da navi italiane, il territorio di pronta accoglienza è l'Italia, non l'Albania;
l'articolo 4 del provvedimento (Giurisdizione e legge applicabile) reca disposizioni, poco chiare, in materia di rilascio della procura speciale al difensore da parte dello straniero sottoposto alle procedure di riconoscimento dello status internazionale di rifugiato;
anche l'UNHCR ha sollecitato le autorità italiane a chiarire le modalità con cui saranno svolte le attività di registrazione delle domande di asilo e i colloqui della fase amministrativa della procedura di riconoscimento della protezione internazionale;
sebbene l'uso della modalità di colloquio a distanza può contribuire all'efficienza dei sistemi nazionali di asilo, i colloqui dovrebbero essere svolti in presenza ogni qualvolta ciò sia possibile, poiché il colloquio stesso e la possibilità per il richiedente di esprimersi al meglio sono aspetti fondamentali per garantire l'equità procedimentale;
i colloqui o le audizioni a distanza possono non essere adatti o appropriati per tutti gli individui, ad esempio quando esigenze specifiche, come quelle legate all'età, alla vista o all'udito, alla salute mentale o a traumi o fattori di altra natura impediscono una partecipazione efficace al colloquio,
impegna il Governo:
a garantire al richiedente e al suo legale rappresentante la possibilità di esercitare in modo significativo ed efficace il diritto all'assistenza e alla difesa legale, con specifico riferimento sia all'effettiva possibilità di scegliere il proprio rappresentante legale tra professionisti qualificati, sia alla necessità di stabilire un vero rapporto di fiducia con il proprio rappresentante legale.
G4.100 (testo 2)
Magni, De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia
Accolto
Il Senato
impegna il Governo:
a garantire al richiedente e al suo legale rappresentante la possibilità di esercitare il diritto all'assistenza e alla difesa legale.
ARTICOLO 5 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 5.
Approvato
(Disposizioni organizzative)
1. Il Ministero dell'interno individua, tra il personale già in servizio, i dipendenti che svolgono, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e conformemente alle disposizioni del Protocollo, le funzioni di « responsabile italiano » di ciascuna delle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo, nonché i rispettivi vicari. I soggetti di cui al primo periodo sono tenuti a far rispettare le immunità, i privilegi e le prerogative stabiliti dal diritto internazionale e informano il capo della rappresentanza diplomatica in caso di difficoltà o violazioni, anche ai fini di cui all'articolo 55 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18.
2. Per assicurare il soddisfacimento delle esigenze di funzionalità delle diverse attività connesse alle funzioni di polizia in relazione all'attuazione del Protocollo, è istituito un nucleo di coordinamento e raccordo alle dipendenze della questura di Roma, la cui organizzazione e i cui compiti sono disciplinati con decreto del Capo della Polizia-Direttore generale della pubblica sicurezza, sentiti i Comandanti generali dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza e il Capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
3. Per le maggiori esigenze delle Commissioni e delle sezioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, con particolare riferimento alle sezioni di cui all'articolo 3, comma 1, lettera d), per gli anni 2024 e 2025, il Ministero dell'interno è autorizzato a reclutare, in aggiunta alle vigenti facoltà assunzionali e nei limiti della dotazione organica, quarantacinque unità di personale dell'area dei funzionari, prevista dal contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del comparto Funzioni centrali per il triennio 2019-2021, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, senza il previo svolgimento delle procedure di mobilità, mediante l'indizione di procedure concorsuali pubbliche o lo scorrimento delle vigenti graduatorie di concorsi pubblici. Per garantire il reclutamento del predetto personale, il Ministero dell'interno può avvalersi della procedura di cui all'articolo 1, comma 4, lettera b), del decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2023, n. 74. Alle procedure concorsuali di cui al presente comma si applicano le disposizioni dell'articolo 35-quater, comma 3-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Ai fini dell'attuazione del presente comma è autorizzata la spesa di euro 1.347.376 per l'anno 2024 e di euro 2.021.063 annui a decorrere dall'anno 2025 per gli oneri assunzionali, di euro 68.490 per l'anno 2024 e di euro 102.734 annui a decorrere dall'anno 2025 per il compenso del lavoro straordinario nonché di euro 50.400 per l'anno 2024 e di euro 75.600 annui a decorrere dall'anno 2025 per i buoni pasto. È altresì autorizzata la spesa di euro 250.000 per l'anno 2024 per lo svolgimento delle procedure concorsuali nonché di euro 67.369 per l'anno 2024 e di euro 20.211 annui a decorrere dall'anno 2025 per i maggiori oneri di funzionamento derivanti dal reclutamento del contingente di personale di cui al primo periodo.
4. Per le maggiori esigenze connesse all'attuazione del Protocollo, il Ministero della giustizia - Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, in aggiunta alle vigenti facoltà assunzionali e nei limiti della dotazione organica, è autorizzato, per l'anno 2024, a bandire procedure concorsuali e ad assumere con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, anche mediante scorrimento di graduatorie vigenti, un contingente di 10 unità di personale da inquadrare nell'area dei funzionari del comparto Funzioni centrali. A tale fine è autorizzata la spesa di euro 308.942 per l'anno 2024 e di euro 463.412 annui a decorrere dall'anno 2025. È altresì autorizzata la spesa di euro 300.000 per l'anno 2024 per lo svolgimento delle procedure concorsuali nonché di euro 23.171 per l'anno 2024 e di euro 4.635 annui a decorrere dall'anno 2025 per i maggiori oneri di funzionamento derivanti dal reclutamento del contingente di personale di cui al primo periodo.
5. Per le maggiori esigenze connesse all'attuazione del Protocollo, il Ministero della giustizia - Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi, è autorizzato, per gli anni 2024 e 2025, in aggiunta alle facoltà assunzionali previste a legislazione vigente e nei limiti della dotazione organica, ad assumere 18 unità di personale dell'area dei funzionari e 30 unità di personale dell'area degli assistenti del comparto Funzioni centrali, da assegnare al tribunale di Roma e all'ufficio del giudice di pace di Roma, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, senza il previo svolgimento delle procedure di mobilità, mediante l'indizione di procedure concorsuali pubbliche estese anche alle unità già titolari di rapporto di lavoro a tempo determinato o mediante lo scorrimento delle vigenti graduatorie di concorsi pubblici. A tale fine è autorizzata la spesa di euro 1.324.529 per l'anno 2024 e di euro 1.986.793 annui a decorrere dall'anno 2025. È altresì autorizzata la spesa di euro 500.000 per l'anno 2024 per lo svolgimento delle procedure concorsuali nonché di euro 66.227 per l'anno 2024 e di euro 19.868 annui a decorrere dall'anno 2025 per i maggiori oneri di funzionamento derivanti dal reclutamento del contingente di personale di cui al primo periodo.
6. Per le maggiori esigenze della sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea, il ruolo organico del personale della magistratura ordinaria è incrementato di 10 unità, con corrispondente incremento del contingente fissato dalla lettera L della tabella B allegata alla legge 5 marzo 1991, n. 71. Con decreto del Ministro della giustizia, da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentito il Consiglio superiore della magistratura, si provvede alla corrispondente rideterminazione della pianta organica del tribunale di Roma. Conseguentemente, il Ministero della giustizia è autorizzato ad assumere un contingente di 10 magistrati ordinari. A tale fine è autorizzata la spesa di euro 504.484 per l'anno 2024, di euro 849.877 per l'anno 2025, di euro 991.244 per l'anno 2026, di euro 999.601 per l'anno 2027, di euro 1.201.435 per l'anno 2028, di euro 1.289.683 per l'anno 2029, di euro 1.297.416 per l'anno 2030, di euro 1.339.946 per l'anno 2031, di euro 1.347.679 per l'anno 2032 e di euro 1.390.210 annui a decorrere dall'anno 2033.
7. In deroga alle disposizioni dell'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, il Consiglio superiore della magistratura delibera con urgenza l'individuazione, nell'ambito della dotazione organica prevista a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, di ulteriori posti di giudice onorario di pace da pubblicare, in aggiunta a quelli già individuati, per l'ufficio del giudice di pace di Roma.
8. Per lo svolgimento dei compiti dell'ufficio di cui all'articolo 3, comma 1, lettera i), della presente legge, in deroga all'articolo 6, comma 7, del decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2021, n. 113, nonché in deroga all'articolo 6, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e senza il previo esperimento delle procedure di mobilità, in aggiunta alle vigenti facoltà assunzionali e nei limiti della dotazione organica, il Ministero della salute è autorizzato al reclutamento di cinque dirigenti sanitari con il profilo di medico e di sei unità di personale non dirigenziale, da inquadrare nell'area dei funzionari, di cui quattro con il profilo di funzionario sanitario e due con il profilo di funzionario amministrativo. Il Ministero della salute provvede al reclutamento del personale di cui al primo periodo mediante l'indizione di appositi concorsi pubblici, l'utilizzo di vigenti graduatorie di concorsi pubblici di altre amministrazioni pubbliche nonché, per il personale dirigenziale, mediante procedure di mobilità. Nelle more del completamento delle procedure del predetto reclutamento, l'ufficio di cui al citato articolo 3, comma 1, lettera i), può avvalersi di un corrispondente contingente di personale dirigenziale e non dirigenziale costituito da dipendenti di pubbliche amministrazioni, da collocare in posizione di comando ai sensi dell'articolo 17, comma 14, della legge 15 maggio 1997, n. 127, che conserva lo stato giuridico e il trattamento economico fondamentale dell'amministrazione di appartenenza. Si applica l'articolo 70, comma 12, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. A tale fine è autorizzata la spesa di euro 694.366 per l'anno 2024 e di euro 1.041.549 annui a decorrere dall'anno 2025. È altresì autorizzata la spesa di euro 105.000 per l'anno 2024 per lo svolgimento delle procedure concorsuali nonché di euro 133.334 per l'anno 2024 e di euro 200.000 annui a decorrere dall'anno 2025 per i maggiori oneri di funzionamento derivanti dal reclutamento del contingente di personale di cui al primo periodo.
9. Nelle aree di cui di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo, l'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà svolge le proprie funzioni di assistenza, anche ai sensi del regolamento di cui al decreto del Ministro della salute 22 febbraio 2013, n. 56, nonché quelle di coordinamento tra i soggetti coinvolti nella gestione sanitaria e sociosanitaria dei migranti. Per le finalità di cui al presente comma, il medesimo Istituto, per il biennio 2024-2025, in aggiunta alle vigenti facoltà assunzionali, è autorizzato, nei limiti della dotazione organica, ad assumere con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, mediante procedure concorsuali pubbliche per titoli ed esami, con una riserva di posti non superiore al 50 per cento dei posti da bandire in favore del personale già titolare di un rapporto di lavoro a tempo determinato con l'Istituto, 28 unità di personale, di cui 8 dirigenti medici, 1 unità appartenente alla dirigenza professionale, tecnica e amministrativa, 10 unità appartenenti all'area dei professionisti della salute e funzionari, 1 unità appartenente all'area degli assistenti e 8 unità dell'area degli operatori. Agli oneri assunzionali, pari a euro 1.248.725 per l'anno 2024 e a euro 1.873.087 annui a decorrere dall'anno 2025, agli oneri per lo svolgimento delle procedure concorsuali, pari a euro 100.000 per l'anno 2024, e a quelli per i maggiori oneri di funzionamento, pari a euro 62.437 per l'anno 2024 e a euro 18.731 annui a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.
10. Al personale delle Forze armate e delle Forze di polizia ad ordinamento militare o civile e al personale dipendente da amministrazioni pubbliche inviato in missione in Albania per l'attuazione delle disposizioni del Protocollo si applica, in aggiunta allo stipendio o alla paga, agli assegni e alle indennità a carattere fisso o continuativo, il trattamento economico di cui all'articolo 5, commi 1 e 2, della legge 21 luglio 2016, n. 145, nonché quanto previsto dall'articolo 211 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18.
EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO
5.1
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere l'articolo.
5.3
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 1.
5.4
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, secondo periodo, dopo le parole: «diritto internazionale», inserire le seguenti: «, comunitario e nazionale».
5.5
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Dopo il comma 1, inserire il seguente:
«1-bis. In casi eccezionali, su disposizioni del responsabile italiano di cui al comma 1, lo straniero sottoposto alle procedure di cui alla presente legge può essere trasferito in strutture situate nel territorio italiano. L'esecuzione del trasferimento previsto dal presente comma non fa venire meno il titolo del trattenimento e, in ogni caso, non produce effetto sulle procedure alla quale lo straniero è sottoposto.».
5.6
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 2.
5.7
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. Il periodo di permanenza dei migranti nel territorio della Repubblica di Albania non può essere superiore al periodo massimo di trattenimento consentito dalla vigente normativa italiana. Le autorità italiane, al termine delle procedure eseguite in conformità alla normativa italiana, provvedono senza indugio all'allontanamento del migrante dal territorio albanese.».
5.8
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 3.
5.9
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Al comma 3, dopo il primo periodo, inserire il seguente: «Il personale da reclutare ha le caratteristiche e i requisiti richiesti per il personale altamente qualificato per l'esercizio di funzioni di carattere specialistico di cui all'articolo 12 del decreto-legge 17 febbraio 2017, n. 13, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 aprile 2017, n. 46.».
5.10
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 4.
5.11
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 5.
5.12
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 6.
5.13
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 7.
5.14
Respinto
Al comma 7, sopprimere le parole: «, nell'ambito della dotazione organica prevista a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica,».
5.15
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 8.
5.16
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 9.
5.17
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 10.
5.18
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Al comma 10, aggiungere in fine il seguente periodo: «Al personale militare italiano in servizio in Albania per i compiti di attuazione del Protocollo si applica il codice penale militare di pace.».
5.19
Respinto
Dopo il comma 10, aggiungere il seguente: «10-bis. Nelle aree e nelle strutture di cui al Protocollo di cui all'articolo 1, ai parlamentari nazionali e ai membri del Parlamento europeo, è consentito libero accesso, nell'ambito e per l'esercizio delle rispettive prerogative parlamentari».
G5.100
Alfieri, Giorgis, Delrio, La Marca, Meloni, Parrini, Valente
Respinto
Il Senato,
in sede di esame dell'A.S. 995 di autorizzazione alla Ratifica ed esecuzione del Protocollo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio dei ministri della Repubblica di Albania per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria, fatto a Roma il 6 novembre 2023, nonché norme di coordinamento con l'ordinamento interno;
con il Trattato i due Paesi attribuiscono un'importanza prioritaria ad una «stretta ed incisiva collaborazione per regolare, nel rispetto della legislazione vigente, i flussi migratori» nonché a sviluppare in tale ambito «la cooperazione fra i competenti organi della Repubblica di Albania e della Repubblica Italiana»;
la soluzione prospettata presenta, tuttavia, diversi aspetti problematici e di illegittimità, a partire dalle irragionevoli discriminazioni di trattamento che si produrranno in applicazione di questo accordo tra gli stranieri che giungeranno in Italia e quelli che in base al protocollo saranno trasportati nei centri albanesi, con riferimento al sistema di accoglienza in generale, e rispetto all'applicazione di alcune garanzie fondamentali riconosciute dalle direttive europee e che troveranno applicazione esclusivamente con riferimento agli stranieri che presenteranno domanda direttamente in Italia;
inoltre, emerge un'ulteriore criticità nella gestione del personale che sarà impegnato per l'attuazione del Protocollo. Difatti, oltre al personale italiano sia sanitario che giuridico, è previsto anche lo spostamento in Albania di un contingente di 500 uomini delle forze dell'ordine, tra Carabinieri, Polizia e Guardia di finanza, che dovrà essere impiegato nell'hotspot e nel centro per i rimpatri previsti dall'accordo;
considerato che:
la delicata gestione del fenomeno migratorio dovrebbe essere affrontata potendo impiegare e assumere personale altamente professionalizzato e motivato;
pur non essendo stati forniti in maniera esauriente i dati relativi alle nuove assunzioni del personale che sarà impiegato nell'attuazione del Protocollo, al momento, stando ai dati ricavati, sembrerebbero numeri insufficienti a coprire le figure necessarie alle attività previste dal Protocollo;
in particolare, riguardo al contingente relativo alla sicurezza, oltre 500 uomini e donne saranno spostate in Albania e distratti dal presidio del territorio nazionale, con un costo superiore poiché inquadrati all'interno della disciplina giuridica delle missioni internazionali,
impegna il Governo
ad adottare le opportune misure integrative del provvedimento in oggetto, al fine di consentire l'assunzione di nuovo personale, atto a coprire le funzioni previste per l'attuazione del Protocollo e preservare in tal modo le risorse che operano all'interno del territorio nazionale.
5.0.1
Respinto
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 5-bis
(Assunzioni straordinarie nelle forze della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri, del Corpo della Guardia di finanza e del Corpo di Polizia Penitenziaria)
1. Ai fini di garantire i servizi di prevenzione e di controllo e di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, è autorizzata l'assunzione straordinaria, mediante lo scorrimento delle graduatorie vigenti, di un contingente di 1.500 unità delle Forze di polizia, in aggiunta alle facoltà assunzionali previste a legislazione vigente, nei rispettivi ruoli iniziali, così suddivise: 300 unità nella Polizia di Stato, 300 unità nell'Arma dei carabinieri, 300 unità nel Corpo della Guardia di finanza e 600 unità nel Corpo di Polizia Penitenziaria.»
ARTICOLO 6 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 6.
Approvato
(Disposizioni finanziarie)
1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 5 e dai commi 2, 3, 4 e 5 del presente articolo, sono autorizzate le seguenti spese:
a) per la realizzazione delle strutture previste nelle aree di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera c), del Protocollo, la spesa di euro 31,2 milioni per l'anno 2024 in favore del Ministero dell'interno e di euro 8 milioni per l'anno 2024 in favore del Ministero della giustizia;
b) per gli oneri di conto capitale relativi alle dotazioni strumentali necessarie all'esecuzione del Protocollo, la spesa di euro 7,3 milioni per l'anno 2024 in favore del Ministero dell'interno e di euro 1,18 milioni per l'anno 2024 in favore del Ministero della giustizia.
2. Agli oneri derivanti dall'articolo 4, comma 5, valutati in euro 3.240.000 per l'anno 2024 e in euro 6.480.000 per ciascuno degli anni dal 2025 al 2028, si provvede ai sensi del comma 5 del presente articolo.
3. Agli oneri derivanti dalla costituzione del fondo di garanzia di cui all'allegato 2 al Protocollo e per il rimborso delle spese di cui all'articolo 10 del medesimo Protocollo, valutati in 28 milioni di euro per l'anno 2024 e in 16,5 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2028, si provvede ai sensi del comma 5 del presente articolo.
4. Agli oneri derivanti dall'articolo 7 del Protocollo, valutati in euro 29 milioni per l'anno 2024 e in euro 57,8 milioni per ciascuno degli anni dal 2025 al 2028, si provvede ai sensi del comma 5 del presente articolo.
5. Per fare fronte agli oneri derivanti dai commi 2, 3 e 4 del presente articolo e dall'articolo 3, comma 1, lettera d), nonché agli oneri di parte corrente derivanti dall'articolo 4, commi 1, 2, 3 e 11, della presente legge e dall'articolo 4 del Protocollo, è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'interno, un fondo da ripartire con la dotazione di euro 89.112.787 per l'anno 2024 e di euro 118.565.373 per ciascuno degli anni dal 2025 al 2028. Il fondo di cui al primo periodo è ripartito con uno o più decreti del Ministro dell'interno, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze, della giustizia e della salute.
6. Agli oneri di cui al comma 1, pari a 47.680.000 euro per l'anno 2024, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2024-2026, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2024, allo scopo parzialmente utilizzando:
a) l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze per 18.282.602 euro;
b) l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali per 2.018.997 euro;
c) l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale per 2.154.286 euro;
d) l'accantonamento relativo al Ministero dell'istruzione e del merito per 3.590.477 euro;
e) l'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica per 3.446.858 euro;
f) l'accantonamento relativo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per 1.558.267 euro;
g) l'accantonamento relativo al Ministero dell'università e della ricerca per 3.877.715 euro;
h) l'accantonamento relativo al Ministero della difesa per 2.297.905 euro;
i) l'accantonamento relativo al Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste per 1.436.191 euro;
l) l'accantonamento relativo al Ministero della cultura per 3.844.975 euro;
m) l'accantonamento relativo al Ministero della salute per 3.204.146 euro;
n) l'accantonamento relativo al Ministero del turismo per 1.967.581 euro.
7. Agli oneri derivanti dal comma 5 del presente articolo e dall'articolo 5, commi 3, 4, 5, 6 e 8, determinati in 94.856.475 euro per l'anno 2024, 125.351.115 euro per l'anno 2025, 125.492.482 euro per l'anno 2026, 125.500.839 euro per l'anno 2027, 125.702.673 euro per l'anno 2028, 7.225.548 euro per l'anno 2029, 7.233.281 euro per l'anno 2030, 7.275.811 euro per l'anno 2031, 7.283.544 euro per l'anno 2032 e 7.326.075 euro annui a decorrere dall'anno 2033, si provvede:
a) quanto a 14.856.475 euro per l'anno 2024, mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307;
b) quanto a 5.351.115 euro per l'anno 2025, 5.492.482 euro per l'anno 2026, 5.500.839 euro per l'anno 2027 e 5.702.673 euro per l'anno 2028, mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190;
c) quanto a 80 milioni di euro per l'anno 2024 e 120 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2024-2026, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2024, allo scopo parzialmente utilizzando:
1) l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze per 10.255.375 euro per l'anno 2024 e 18.806.072 euro annui a decorrere dall'anno 2025;
2) l'accantonamento relativo al Ministero delle imprese e del made in Italy per 244.814 euro per l'anno 2024 e 9.253.785 euro annui a decorrere dall'anno 2025;
3) l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali per 6.412.271 euro per l'anno 2024 e 8.220.746 euro annui a decorrere dall'anno 2025;
4) l'accantonamento relativo al Ministero della giustizia per 3.900.000 euro per l'anno 2024 e 3.500.000 euro annui a decorrere dall'anno 2025;
5) l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale per 14.903.231 euro per l'anno 2024 e 17.736.040 euro annui a decorrere dall'anno 2025;
6) l'accantonamento relativo al Ministero dell'istruzione e del merito per 2.588.322 euro per l'anno 2024 e 1.787.878 euro annui a decorrere dall'anno 2025;
7) l'accantonamento relativo al Ministero dell'interno per 1.700.000 euro per l'anno 2024 e 5.900.000 euro annui a decorrere dall'anno 2025;
8) l'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica per 1.872.639 euro per l'anno 2024 e 16.682 euro annui a decorrere dall'anno 2025;
9) l'accantonamento relativo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per 8.395.996 euro per l'anno 2024 e 11.687.871 euro annui a decorrere dall'anno 2025;
10) l'accantonamento relativo al Ministero dell'università e della ricerca per 9.330.933 euro per l'anno 2024 e 10.881.902 euro annui a decorrere dall'anno 2025;
11) l'accantonamento relativo al Ministero della difesa per 7.144.962 euro per l'anno 2024 e 8.152.215 euro annui a decorrere dall'anno 2025;
12) l'accantonamento relativo al Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste per 8.344.953 euro per l'anno 2024 e 15.594.326 euro annui a decorrere dall'anno 2025;
13) l'accantonamento relativo al Ministero della cultura per 121.167 euro per l'anno 2024 e 821.344 euro annui a decorrere dall'anno 2025;
14) l'accantonamento relativo al Ministero della salute per 144.937 euro per l'anno 2024 e 424.474 euro annui a decorrere dall'anno 2025;
15) l'accantonamento relativo al Ministero del turismo per 4.640.400 euro per l'anno 2024 e 7.216.665 euro annui a decorrere dall'anno 2025.
8. In caso di rinnovo del Protocollo alla scadenza quinquennale di cui al primo periodo del paragrafo 2 dell'articolo 13 del medesimo Protocollo, conformemente al secondo periodo del suddetto paragrafo, ai relativi oneri si farà fronte con apposito provvedimento legislativo.
9. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO
6.1
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere l'articolo.
6.3
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 1.
6.4
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 2.
6.150
Maiorino, Marton, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Respinto
Apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 2:
1) dopo le parole: «comma 5» inserire le seguenti: «e comma 19»;
2) sostituire la parola: «3.240.000» con la seguente: «4.240.000»;
3) sostituire la parola: «6.480.000» con la seguente: «7.480.000»;
b) al comma 5, primo periodo:
1) sostituire la parola: «89.112.787» con la seguente: «90.112.787»;
2) sostituire la parola: «118.565.373» con la seguente: «119.565.373».
6.5
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 3.
6.6
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 4.
6.7
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 5.
6.8
Giorgis, Alfieri, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 6.
6.151
Marton, Maiorino, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Respinto
Al comma 6, sostituire le parole da: «dello stanziamento» fino alla fine del comma, con le seguenti: «del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282 convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307».
Conseguentemente, al comma 7:
1) sostituire le lettere a) e b) con le seguenti:
«a) quanto a 625.921.768 per gli anni dal 2024 al 2032 mediante utilizzo delle risorse rinvenienti dall'abrogazione di cui all'articolo 6-bis;
b) quanto a 7.326.075 a decorre dall'anno 2033 mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282 convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.»;
2) sopprimere la lettera c);
6.10
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 7.
6.11
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere il comma 8.
G6.100
Alfieri, Giorgis, Delrio, La Marca, Meloni, Parrini, Valente
Respinto
Il Senato,
in sede di esame dell'A.S. 995 di autorizzazione alla Ratifica ed esecuzione del Protocollo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio dei ministri della Repubblica di Albania per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria, fatto a Roma il 6 novembre 2023, nonché norme di coordinamento con l'ordinamento interno;
premesso che:
con il Trattato i due Paesi concordano nell'attribuire un'importanza prioritaria ad una «stretta ed incisiva collaborazione per regolare, nel rispetto della legislazione vigente, i flussi migratori» nonché a sviluppare in tale ambito «la cooperazione fra i competenti organi della Repubblica di Albania e della Repubblica italiana»;
come già evidenziato nell'iter parlamentare dal gruppo del Partito Democratico e da molti dei soggetti auditi presso la Camera dei deputati, sono diversi gli aspetti problematici e di illegittimità del protocollo in esame e delle disposizioni applicative, a partire dalle irragionevoli discriminazioni di trattamento che si produrranno in applicazione di questo accordo tra gli stranieri che giungeranno in Italia e quelli che in base al protocollo saranno trasportati nei centri albanesi, con riferimento al sistema di accoglienza in generale, e rispetto all'applicazione di alcune garanzie fondamentali riconosciute dalle direttive europee e che troveranno applicazione esclusivamente con riferimento agli stranieri che presenteranno domanda direttamente in Italia,
impegna il Governo
a prevedere che le risorse previste per l'attuazione del suddetto Accordo siano finalizzate al sistema di accoglienza gestito dai comuni al fine di rafforzarlo.
G6.101
Giorgis, Alfieri, Delrio, La Marca, Meloni, Parrini, Valente
Respinto
Il Senato,
in sede di esame dell'A.S. 995 di autorizzazione alla Ratifica ed esecuzione del Protocollo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio dei ministri della Repubblica di Albania per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria, fatto a Roma il 6 novembre 2023, nonché norme di coordinamento con l'ordinamento interno;
premesso che:
con il Trattato i due Paesi attribuiscono un'importanza prioritaria ad una «stretta ed incisiva collaborazione per regolare, nel rispetto della legislazione vigente, i flussi migratori» nonché a sviluppare in tale ambito «la cooperazione fra i competenti organi della Repubblica di Albania e della Repubblica italiana»;
la soluzione prospettata presenta, tuttavia, diversi aspetti problematici e di illegittimità, a partire dalle irragionevoli discriminazioni di trattamento che si produrranno in applicazione di questo accordo tra gli stranieri che giungeranno in Italia e quelli che in base al protocollo saranno trasportati nei centri albanesi, con riferimento al sistema di accoglienza in generale, e rispetto all'applicazione di alcune garanzie fondamentali riconosciute dalle direttive europee e che troveranno applicazione esclusivamente con riferimento agli stranieri che presenteranno domanda direttamente in Italia;
a fronte di tali criticità, dalla relazione tecnica della Ragioneria dello Stato emerge che l'Italia dovrà sostenere ingenti spese per costruire le fogne, allacciare l'elettricità, disboscare le aree, nonché per pagare il personale, i servizi e i viaggi, pari a 230 milioni di euro, cui vanno aggiunti altri 75 milioni per esportare e collegare il sistema giudiziario italiano con l'Albania, per un conto totale che va ben oltre i 300 milioni di euro;
dette risorse saranno finalizzate a finanziare le operazioni da parte di autorità italiane nei confronti di non oltre 3000 stranieri l'anno, soccorsi in acque internazionali, che vi saranno portati da navi militari italiane e nei quali saranno soggetti alla legislazione italiana - un numero decisamente esiguo rispetto alla dimensione del fenomeno migratorio nel nostro paese;
al contempo, la gestione dei flussi migratori sul territorio nazionale vede notevoli criticità, anche tenuto conto dell'incremento degli sbarchi dell'ultimo anno;
al riguardo, si segnala in particolare il tema del finanziamento delle attività degli enti locali che prestano servizi di accoglienza per i titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati,
impegna il Governo:
a individuare, sin dal prossimo provvedimento utile, le opportune risorse finanziarie per sostenere le attività degli enti locali che prestano servizi di accoglienza per i titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati.
6.0.150
Marton, Maiorino, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Respinto
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 6-bis.
(Abrogazioni)
1. I commi da 272 a 275, della legge 30 dicembre 2023. n. 213, sono abrogati.».
ARTICOLO 7 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 7.
Approvato
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
EMENDAMENTI
7.1
Alfieri, Giorgis, Delrio, Parrini, La Marca, Meloni, Valente, Verducci
Respinto
Sopprimere l'articolo.
7.2
Maiorino, Marton, Cataldi, De Rosa, Ettore Antonio Licheri
Respinto
Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
«1-bis. Le disposizioni della presente legge acquistano efficacia a decorrere dalla data di cui all'articolo 2.».
Allegato B
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 995 e sui relativi emendamenti
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e i relativi emendamenti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo sul testo.
In relazione agli emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.3 (testo 2), 3.4, 3.7 (testo 2), 3.8, 3.9, 3.10, 3.11, 3.23, 3.31, 3.45, 3.59, 4.4, 4.5, 4.9, 4.10, 4.12, 4.14, 4.16, 4.18, 4.19, 4.20, 4.23, 4.24, 4.25, 4.26, 4.27, 4.28, 4.29, 4.30, 4.51, 4.150 (già 4.52), 4.53, 5.5, 5.14, 5.0.1, 6.1, 6.2, 6.3, 6.4, 6.5, 6.6, 6.7, 6.8, 6.10, 6.11, 6.150 e 6.0.150.
Sulla proposta 6.151 (già 6.9), il parere è di semplice contrarietà.
Il parere è non ostativo sui restanti emendamenti.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:
Disegno di legge n. 969:
sull'articolo 14, la senatrice Mennuni avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Disegno di legge n. 995:
sull'articolo 2, la senatrice Rossomando avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sull'emendamento 3.45, il senatore Sensi avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Barachini, Boccia, Bongiorno, Borgonzoni, Butti, Castelli, Cattaneo, Cosenza, Craxi, D'Elia, De Poli, Durigon, Fazzolari, Franceschelli, Garavaglia, Giacobbe, La Marca, La Pietra, Mirabelli, Monti, Morelli, Ostellari, Pogliese, Rapani, Rauti, Rubbia, Segre, Sisto e Zedda.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Borghi Claudio, Borghi Enrico, Ronzulli e Scarpinato, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
Alla ripresa pomeridiana sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Petrucci, per attività di rappresentanza del Senato.Borghi Claudio, Borghi Enrico, Ronzulli e Scarpinato, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Regione Puglia
Sostegno finanziario al Sistema sanitario nazionale a decorrere dall'anno 2024 (1022)
(presentato in data 13/02/2024);
Regione Veneto
Disposizioni per il riconoscimento della fibromialgia come malattia cronica e invalidante (1023)
(presentato in data 13/02/2024);
senatori Spagnolli Luigi, Patton Pietro
Istituzione e disciplina delle zone franche montane per il riconoscimento e la promozione delle aree di montagna (1024)
(presentato in data 14/02/2024).
Governo, trasmissione di atti
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 13 febbraio 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, la comunicazione concernente il conferimento dei seguenti incarichi:
- alla dottoressa Renata Cristina Mazzantini, estranea all'amministrazione, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale di direttore della Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea, nell'ambito del Ministero della cultura;
- al dottor Eike Dieter Schmidt, estraneo all'amministrazione, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale di direttore del Museo e Real bosco di Capodimonte, nell'ambito del Ministero della cultura.
Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
- Proposta di decisione del Consiglio relativa all'adesione di Niue all'accordo di partenariato interinale tra la Comunità europea, da una parte, e gli Stati del Pacifico, dall'altra (COM(2024) 20 definitivo), alla 3a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;
- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'applicazione del regolamento (UE, Euratom) 2020/2092 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2020, relativo a un regime generale di condizionalità per la protezione del bilancio dell'Unione (COM(2024) 17 definitivo), alla 5a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;
- Libro bianco sugli investimenti in uscita (COM(2024) 24 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 3a e alla 4a Commissione permanente;
- Libro bianco sul controllo delle esportazioni (COM(2024) 25 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 3a e alla 4a Commissione permanente.
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 13 e 14 febbraio 2024, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:
di Poste Italiane S.p.A., per l'esercizio 2022. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5ª e alla 8ª Commissione permanente (Doc. XV, n. 188);
della Cassa depositi e prestiti società per azioni (CDP S.p.A.), per l'esercizio 2022. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5ª e alla 6ª Commissione permanente (Doc. XV, n. 189);
di Difesa Servizi S.p.A., per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 4ª e alla 5ª Commissione permanente (Doc. XV, n. 190).
Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti
È pervenuto al Senato il seguente voto della Regione Emilia-Romagna: risoluzione per impegnare la Giunta regionale ad aderire alla Campagna "Italia, ripensaci" e a farsi portavoce presso il Governo italiano al fine di invitarlo a sostenere il percorso iniziato con l'adozione del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari.
Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente (n. 14).
Interrogazioni
D'ELIA, VERINI, MELONI, RANDO, VERDUCCI, CAMUSSO, FURLAN, LOSACCO, MANCA, MALPEZZI, NICITA, ROJC, SENSI, VALENTE, TAJANI, ZAMBITO - Al Ministro della cultura. - Premesso che:
con decreto ministeriale 28 dicembre 2023, n. 413, il Ministro in indirizzo ha nominato i componenti della commissione consultiva per la musica, peraltro in anticipo rispetto alla scadenza naturale della precedente commissione;
i neo commissari nell'accettare l'incarico hanno sottoscritto la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (art. 46 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445), con la quale hanno dichiarato di non avere rapporti economici di dipendenza o di collaborazione di tipo continuativo con enti e soggetti rientranti nel settore di competenza della commissione, che non sussistono comunque gravi ragioni di convenienza che inducono all'astensione dall'incarico e di non trovarsi in situazioni di incompatibilità o conflitto di interessi, anche potenziale, che ostino ai sensi della normativa vigente all'espletamento dell'incarico;
i neo commissari hanno altresì dichiarato che: "Qualora, in un momento successivo all'assunzione dell'incarico, sopraggiunga una delle condizioni che comportino la decadenza dalla funzione di commissario ovvero venga a conoscenza di una situazione, anche potenziale, di conflitto di interessi, va darne tempestiva comunicazione agli altri commissari e alla direzione generale dello spettacolo e ad astenersi dalla relativa funzione";
le commissioni consultive per lo spettacolo dal vivo, tra queste quelle per la musica, hanno funzione consultiva in ordine alla valutazione degli aspetti qualitativi dei progetti e delle iniziative afferenti alle richieste di contributo nei settori di rispettiva competenza. La commissione consultiva per la musica ha funzioni consultive altresì in ordine alla valutazione degli aspetti qualitativi dei programmi di attività delle fondazioni lirico-sinfoniche;
risulterebbe che alcuni componenti della commissione abbiano svolto o svolgeranno attività professionale in alcuni teatri, oggetto della valutazione di assegnazione dei fondi sui quali si è espressa o si esprime la commissione;
un componente della commissione, il maestro Francesco Nicolosi, presente nella nuova commissione e in quella precedente, in un'intervista rilasciata al quotidiano "La Sicilia" avrebbe dichiarato "faccio quello che posso ma ho una lista di società dove suono e ho suonato per le quali mi astengo dal votare. Per Catania mi sono astenuto. Ma anche senza votare, puoi sensibilizzare la commissione e fare 'politica' lo stesso",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di svolgere ulteriori approfondimenti per verificare se tra i componenti della commissione consultiva per la musica vi siano profili che risultano incompatibili con i compiti assegnati ai singoli commissari e di procedere conseguentemente alla sostituzione di coloro che risultassero in conflitto di interessi, anche alla luce delle dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà.
(3-00955)
GASPARRI, DAMIANI, FAZZONE, GALLIANI, LOTITO, OCCHIUTO, PAROLI, RONZULLI, ROSSO, SILVESTRO, TERNULLO, ZANETTIN - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
il Governo ha deliberato di procedere nella realizzazione del ponte sullo stretto di Messina e con il decreto-legge 31 marzo 2023, n. 35, recante "Disposizioni urgenti per la realizzazione del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria", ha posto le basi per la ripresa del progetto, il cui costo complessivo è quantificato in 13,5 miliardi di euro dall'Allegato infrastrutture al DEF 2023 e in 1,1 miliardi per le opere secondarie;
esso rappresenterà una grande opera realizzata nel Mezzogiorno, ma utile a tutta la comunità nazionale, in quanto può aiutare ad attrarre investimenti sul nostro territorio, posto che la storia nazionale insegna che le grandi opere, dall'Autostrada del Sole, alla TAV in avanti, innescano la costruzione delle opere secondarie e di collegamento e fanno nascere e sviluppare insediamenti produttivi a ridosso di quegli snodi, creando decine di migliaia di nuovi posti di lavoro stabili e una crescita dell'economia;
il ponte muove, inoltre, risorse anche a favore dei territori interessati, posto che ha già consentito alla Calabria di ottenere 3 miliardi per la strada statale Jonica, un miliardo necessario al completamento della Salerno-Reggio Calabria, il completamento delle strade di accesso al porto di Gioia Tauro;
la Regione Sicilia contribuirà alla realizzazione delle infrastrutture utilizzando 1,2 miliardi dei nuovi fondi di coesione e dei residui delle programmazioni precedenti;
la relazione al progetto del consiglio di amministrazione della concessionaria pubblica Società Stretto di Messina a breve aggiornerà il cronoprogramma e il piano finanziario della struttura a campata unica, che collegherà Sicilia e Calabria, cui dovrebbero seguire i pareri di CIPESS, la valutazione di impatto ambientale, la conferenza dei servizi e il parere del Ministero della cultura,
si chiede di sapere quale sia lo stato di avanzamento del progetto per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina e per le opere e le infrastrutture ad esso connesse sui territori delle regioni direttamente interessate.
(3-00956)
BORGHI Enrico, RENZI, FREGOLENT, MUSOLINO, PAITA, SBROLLINI, SCALFAROTTO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
con la revisione del piano nazionale di ripresa e resilienza rischiano di essere cancellati o spostati su altre fonti di finanziamento (più incerte) più di 40.000 progetti in infrastrutture per un valore di circa 13 miliardi di euro, e non si ha ancora contezza del loro destino;
più di 9 miliardi di euro di investimenti risultano in ritardo e bloccati per ostacoli burocratici e carenze progettuali, lasciando la rete infrastrutturale a criticità sempre più strutturali: gli ultimi dati confermano che il 75 per cento delle 231.140 opere monitorate attraverso la piattaforma "ReGis" registra ritardi strutturali ed economici, con una capacità di spesa (nel solo ultimo anno) pari al 7 per cento;
nonostante i prezzi dei biglietti per l'alta velocità siano aumentati fino al 30 per cento, la quasi totalità dei treni ad alta velocità viaggia con un ritardo medio tra i 10 e 15 minuti e quasi un treno su quattro registra un ritardo tra i 20 e i 120 minuti, mentre sull'intera rete si registrano guasti, ritardi, cancellazioni e disservizi;
in un contesto infrastrutturale ancora debole e deficitario e che risulta ora ulteriormente aggravato dai ritardi negli investimenti e negli innumerevoli cantieri fermi su tutto il territorio nazionale, non sono chiare le ragioni per cui il Ministro in indirizzo, che è anche vice Presidente del Consiglio dei ministri, continui a imputare all'Unione europea le difficoltà del Paese, organizzando raduni e guardando con favore a movimenti antieuropeisti;
nello specifico, in materia di trasporti, l'attività governativa è invece assurta di recente alle cronache per due episodi poco edificanti: il 21 novembre 2023, il Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, mentre viaggiava sul treno Torino-Salerno, ha imposto una fermata straordinaria alla stazione di Ciampino, con un uso, ad avviso degli interroganti, privato, discrezionale, illegittimo e arrogante del servizio di trasporto pubblico; lo scorso 4 febbraio è stato organizzato un treno straordinario Frecciarossa, con tanto di livrea speciale, da Roma a Sanremo a servizio del 74° festival della canzone, riservato solo a dirigenti, funzionari e dipendenti della RAI, oltre che a una sessantina di giornalisti accreditati, mentre la Liguria è rimasta ai, tristemente noti, disservizi strutturali che la contraddistinguono sul piano del trasporto ferroviario;
in relazione a entrambe le vicende, il Ministro in indirizzo si è detto estraneo alle vicende e del tutto inconsapevole delle decisioni e degli avvenimenti descritti, nonostante queste investano direttamente ambiti di competenza direttamente ascritti al dicastero delle infrastrutture e dei trasporti;
è ormai costante l'affermazione di estraneità alla quasi totalità delle decisioni del Governo (da ultimo sul piano dell'IRPEF agricola e sull'aumento di diverse tassazioni, ma anche in relazione ai progetti infrastrutturali cancellati dal PNRR), nonostante il Ministro in indirizzo rivesta anche il ruolo di vice Presidente del Consiglio dei ministri;
tale circostanza pregiudica le prerogative di indirizzo e controllo delle Camere, le quali si vedono rispondere con slogan (spesso antieuropeisti) o prese di distanze, nonostante il principio di collegialità che caratterizza l'azione del Governo,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per rafforzare il sistema infrastrutturale (stradale, ferroviario, portuale e aeroportuale) del Paese e quale approccio intenda adottare in seno alle istituzioni europee per superare le numerose criticità che riguardano il suo dicastero.
(3-00957)
BASSO, BOCCIA, ZAMPA, MISIANI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
numerose amministrazioni locali nei Paesi europei, a partire da Francia, Germania e Belgio, hanno istituito sul proprio territorio quella che viene detta "Città 30", con significativi risultati in termini di riduzione dell'incidentalità stradale, dell'inquinamento atmosferico e acustico da traffico, peraltro senza sostanziali variazioni nei tempi medi di percorrenza, mentre in Spagna dal 2021 è stata approvata una legge statale che ha introdotto i 30 chilometri orari come limite massimo di velocità in ambito urbano;
in Italia, il piano nazionale per la sicurezza stradale 2030 (PNSS 2030), predisposto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha definito, nel 2022, le strategie generali e specifiche per il miglioramento della sicurezza stradale per il decennio 2021-2030, da attuare attraverso interventi di competenza sia delle amministrazioni centrali sia delle amministrazioni locali per gli interventi mirati sul territorio. Le linee strategiche generali del piano sono state raggruppate dal Ministero nei 5 pilastri della sicurezza stradale, ossia la gestione della sicurezza stradale, le infrastrutture stradali, i veicoli più sicuri, gli utenti più sicuri e il post incidente, mentre le linee strategiche specifiche si sono concentrate sulle categorie a maggior rischio, sui bambini, le due ruote a motore, i ciclisti, i pedoni e gli utenti over 65;
i dati ISTAT sull'incidentalità stradale in Italia nel 2022 evidenziano che: oltre il 73 per cento delle collisioni stradali nel nostro Paese avviene su strade urbane e nelle città l'eccesso di velocità è la prima causa in assoluto degli incidenti mortali (23 per cento), seguita dalla distrazione (20 per cento), dal mancato rispetto della precedenza sulle strisce pedonali (17 per cento) e di altre precedenze (14 per cento). È pertanto emersa in tutta evidenza l'urgenza di intervenire prioritariamente sulle strade urbane e sul fattore velocità per migliorare la sicurezza stradale e tutelare la vita umana sulla strada in Italia;
il PNSS 2030 ha individuato i pedoni quale categoria tra quelle a maggior rischio tra gli utenti della strada, in quanto, a confronto con le altre, si è verificata una riduzione del solo 14 per cento in termini di morti e di solo l'1 per cento in termini di feriti nel decennio 2011-2020. Nel 2019, i pedoni hanno rappresentato il 17 per cento del totale delle vittime (dato confermato anche nel 2020) e il 78 per cento dei pedoni deceduti ed il 95 per cento dei perdoni feriti si riscontrano in incidenti accaduti in ambito urbano. L'incidentalità relativa ai pedoni delle aree urbane si concentra, in particolare, nei 14 "grandi comuni" riportati nei rapporti annuali ISTAT sull'incidentalità stradale, raggiungendo il 23 per cento tra le vittime per incidenti stradali e il 34 per cento in termini di feriti;
il Ministero, nel dicembre 2022, ritenuto necessario ed urgente procedere ad un programma iniziale di interventi a favore della protezione dei pedoni concentrato sui predetti 14 grandi comuni, anche alla luce dei dati di incidentalità dei pedoni, ha emanato il decreto ministeriale 22 dicembre 2022, recante il "piano di riparto delle risorse destinate alla progettazione ed alla realizzazione di interventi per il miglioramento della sicurezza stradale dei pedoni", stanziando la somma complessiva di 13,5 milioni di euro che viene destinata al finanziamento dei programmi di interventi per il miglioramento della sicurezza stradale dei pedoni, comprensivi degli eventuali costi per la progettazione e la realizzazione, nei 14 grandi comuni. Al fine di consentire programmi di interventi funzionali in favore dei pedoni, l'importo complessivo è stato ripartito, tenendo conto di un coefficiente di riparto calcolato sul costo sociale degli incidenti che hanno visto coinvolti i pedoni, tra i 14 Comuni individuati, ossia Torino (1,16 milioni di euro), Milano (2,38 milioni), Verona (0,283), Venezia (0,179 milioni), Trieste (0,342), Genova (1,03 milioni), Bologna (0,613), Firenze (0,637 milioni), Roma (4,27), Napoli (0,844), Bari (0,423 milioni) Palermo (0,649), Messina (0,288) e Catania (0,392 milioni). Le suddette risorse costituiscono contributi statali per la realizzazione da parte dei Comuni di interventi che, sulla base di analisi dell'incidentalità specifica del territorio di riferimento, devono essere indirizzati al miglioramento della sicurezza stradale dei pedoni. In particolare, possono essere effettuati in tal senso interventi che prevedano: a) azioni di moderazione del traffico con l'implementazione di "zone 30" e "isole ambientali" con l'introduzione di elementi di traffic calming per mitigare le differenze di velocità esistenti tra pedoni e traffico motorizzato; b) realizzazione di percorsi pedonali, attraversamenti pedonali semaforizzati ed altri interventi similari; c) messa in sicurezza di percorsi pedonali; d) aumento della visibilità degli attraversamenti pedonali, anche mediante interventi su segnaletica verticale ed orizzontale;
per concorrere al riparto delle risorse, i 14 Comuni individuati hanno provveduto a selezionare le proprie proposte progettuali contenenti gli interventi di sicurezza stradale per i pedoni, selezionati in base ai criteri di effettiva esigenza di riduzione dei rischi, evidenziati dall'analisi di incidentalità e di efficacia dell'intervento proposto in relazione alla riduzione dei rischi evidenziati. Tali proposte progettuali sono state incluse nel programma degli interventi ammesso a finanziamento da presentare entro il 22 gennaio 2023, corredato dalle schede descrittive e riepilogative di ciascun intervento selezionato con allegata planimetria di inquadramento nel territorio, dalle quali risulti la capacità dell'intervento di contrastare e risolvere i fattori di rischio presenti, la tipologia e il costo stimato dello stesso ed il termine presunto di ultimazione, la scheda dell'analisi generale e specifica dell'incidentalità riferita ai pedoni e il prospetto di copertura della spesa complessiva. Il Ministero, entro i successivi 30 giorni, ha approvato i singoli programmi presentati dai 14 Comuni con apposito atto deliberativo e definito con apposita convenzione i reciproci impegni afferenti allo svolgimento delle attività amministrative attuative del programma stesso e degli adempimenti negoziali finalizzati alla realizzazione degli interventi prospettati, con l'indicazione dei relativi tempi di effettuazione, della disciplina delle modalità di erogazione delle risorse finanziarie statali nonché delle azioni ministeriali e regionali di monitoraggio e di controllo sull'andamento delle attività;
in contraddizione con gli indirizzi del PNSS 2030 predisposto dallo stesso Ministero e con i contenuti del decreto 22 dicembre 2022, è stata predisposta una direttiva a firma del Ministro finalizzata a limitare l'applicazione generale di "Città 30", colpendo direttamente i progetti comunali già finanziati dallo stesso Ministero e più in generale l'autonomia delle amministrazioni locali,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda dare piena e tempestiva attuazione alle strategie generali e specifiche per il miglioramento della sicurezza stradale per il decennio 2021-2030 secondo le linee di intervento strategiche e generali contenute nel piano nazionale per la sicurezza stradale 2030, predisposto dal Ministero nel 2022;
se intenda perseguire, in linea con la risoluzione approvata dal Parlamento europeo del 6 ottobre 2021, una politica della sicurezza stradale e della qualità della mobilità urbana orientata al raggiungimento dell'obiettivo "zero vittime" per incidenti stradali in ambito urbano e se, nel rispetto dell'autonomia dei Comuni, intenda sostenere le iniziative volte alla moderazione del traffico nei centri urbani attraverso la progressiva implementazione delle "zone 30" e delle "isole ambientali";
se intenda garantire la piena ed integrale attuazione di tutti i programmi progettuali e degli interventi di sicurezza stradale predisposti dai Comuni sulla base dei contenuti del decreto 22 dicembre 2022 e finanziati dal medesimo Ministero;
se non ritenga che la direttiva predisposta dal Ministro metta a rischio la realizzazione integrale dei predetti progetti e se la stessa sia stata preventivamente condivisa con gli enti locali;
se non ritenga necessario garantire maggiormente l'autonomia dei Comuni in merito all'individuazione delle "zone 30" in considerazione della maggiore conoscenza del territorio e della rete stradale urbana.
(3-00958)
MAGNI, DE CRISTOFARO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
dopo anni di rinvii sembrerebbe che con il decreto-legge 5 febbraio 2023, n. 10, si sia trovata una soluzione alle problematiche che impedivano l'avvio per la costruzione del quarto ponte tra Lecco e Pescate;
l'infrastruttura, fondamentale per la viabilità dei comuni di Lecco, Valmadrera, Malgrate, Pescate, Civate, Galbiate e Oliveto Lario e funzionale al complessivo progetto viario collegato alle olimpiadi Milano-Cortina 2026, verrà realizzata lungo la strada statale 36 tra Pescate e Lecco, a cura di ANAS, e consta di una struttura a scavalco del fiume Adda che si configura ad unico senso di marcia, con annessa pista ciclabile, lasciando inalterati i raccordi e le connessioni esistenti;
nei mesi scorsi i sindaci della Conferenza dei sindaci del Lecchese hanno inviato una comunicazione ad ANAS e al Ministro in indirizzo, evidenziando la grande preoccupazione di fronte all'ennesimo rinvio dell'inizio dei lavori e chiedendo di confermare la data di inizio lavori per febbraio 2024;
considerato che:
il ponte è fondamentale per ridurre le problematiche viabilistiche di tutto il territorio, soprattutto in previsione dei giochi olimpici di Milano-Cortina 2026, che porteranno un notevole incremento dell'afflusso turistico;
ad oggi il progetto sembrerebbe prevedere un'unica corsia di marcia, affiancata ad una pista ciclabile, con la conseguenza che la realizzazione del ponte non sarebbe risolutiva delle problematiche della viabilità, ma, al contrario, potrebbe creare situazioni di ingolfamento anche pericolose per le persone;
nel mese di dicembre 2023 la presidente della Provincia ha inviato una formale comunicazione ad ANAS con la quale evidenzia la necessità di modificare il progetto iniziale e prevedere una modifica funzionale della pista ciclabile ai fini viabilistici;
considerato inoltre che nel medesimo territorio ad oggi non si conoscono le condizioni della realizzazione dell'opera denominata "strada statale 639 variante di Vercurago", cosiddetta Lecco-Bergamo, anch'essa fondamentale per la viabilità locale,
si chiede di sapere:
quale sia la data di avvio dei lavori di realizzazione del quarto ponte di Lecco, la loro durata complessiva e il costo definitivo dell'opera;
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire, affinché il progetto venga adeguatamente modificato per garantire la fluidità della viabilità, attraverso la realizzazione di una seconda corsia di marcia e di tutte le opere connesse, i costi e i tempi di realizzazione dell'eventuale nuovo progetto modificativo;
quale sia lo stato dell'arte in relazione alla realizzazione del progetto della cosiddetta Lecco-Bergamo, quali i costi e i tempi di realizzazione.
(3-00959)
NAVE, SIRONI, TREVISI, DI GIROLAMO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
il decreto-legge 14 aprile 2023, n. 39, riguardante "Disposizioni urgenti per il contrasto della scarsità idrica e per il potenziamento e l'adeguamento delle infrastrutture idriche", è nato come rimedio agli eventi siccitosi che hanno colpito il nostro Paese negli ultimi anni mediante azioni volte alla realizzazione di bacini di ricarica delle falde o di interventi sugli acquedotti "colabrodo";
nonostante la composizione della cabina di regia presieduta dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e la nomina di un commissario straordinario nazionale per l'adozione di interventi urgenti connessi al fenomeno della scarsità idrica, incarico prorogato fino al 31 dicembre 2024, mancano, ad oggi, la realizzazione e il completamento delle infrastrutture idriche necessarie a combattere il fenomeno siccitoso. Infatti, come emerge da una relazione della Corte dei conti sulle opere idriche, su 124 cantieri messi in lista e finanziati con 2 miliardi di euro, solo 33 potrebbero essere conclusi. Nel dettaglio la ripartizione è in tre macro categorie: un finanziamento di 708 milioni di euro per gli invasi e gli acquedotti, 900 milioni di euro destinati a 39 nuovi progetti e la parte restante sono risorse già programmate su legislazione vigente ma di cui non si ha alcuna contezza "dello stato dell'arte";
considerato che:
si esclude l'intervento alla diga di Bosa (Oristano); più che probabile il taglio dei lavori su altre dighe quali la Pantaleo (Reggio Calabria), la Rosamarina (Palermo), la Olivo (Enna);
con la legge di bilancio per il 2023 i fondi destinati al bacino del Po hanno subito una riduzione del 40 per cento, passando da 6,5 a 2,5 milioni di euro. Oggi il Po è quasi in secca: la situazione è persino peggiore rispetto alla grave siccità del 2022;
considerato, inoltre, che:
è evidente la carenza in fase di pianificazione e la confusione in fase di selezione dei progetti da parte del Ministero la cui "gestione", meglio, non gestione, lascia molto a desiderare sul rifacimento delle infrastrutture idriche;
nonostante le norme volute da questo Governo e presentate come necessarie, idonee, a fornire una risposta immediata ed efficiente al fenomeno siccitoso, ad oggi, purtroppo, si è al punto di partenza da considerare anche peggiore rispetto al 2023, anno di conversione del decreto-legge siccità;
ad oggi, le risorse messe a disposizione per la rete idrica sono sostanzialmente impantanate,
si chiede di sapere:
quali siano la programmazione e le tempistiche che il Governo intende darsi per la realizzazione o il completamento delle opere citate;
quale sia la quantificazione dei danni in termini economici e di approvvigionamento causati dai ritardi accumulati per l'inerzia dal Governo.
(3-00960)
MINASI, ROMEO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
l'articolo 1, commi 282-284, della legge di bilancio per l'anno 2024 (legge n. 213 del 2023) prevede l'adozione, da parte del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di un decreto finalizzato a sperimentare modelli innovativi di edilizia residenziale pubblica, al fine di contrastare il disagio abitativo sul territorio nazionale, istituendo a tal fine un fondo per il contrasto al disagio abitativo;
in coerenza con tale previsione, il Ministro in indirizzo ha avviato un confronto con una pluralità di soggetti pubblici e privati operanti nel settore dell'edilizia residenziale e sociale, con l'intento di affrontare in maniera organica l'emergenza abitativa nel rispetto di alcune priorità, tra cui il recupero del patrimonio immobiliare esistente e la riconversione di edifici aventi altra destinazione pubblica, la destinazione ad edilizia residenziale o sociale delle unità immobiliari rimaste invendute, nonché la promozione di forme di collaborazione e partenariato pubblico-privato al fine di garantire la sostenibilità degli investimenti;
nel corso di tale confronto, è stata evidenziata da numerosi soggetti l'esigenza che qualsiasi piano dedicato all'emergenza abitativa affronti preliminarmente il problema della semplificazione della normativa di settore, che, a causa della stratificazione e sovrapposizione di interventi legislativi e giurisprudenziali, è percepita dagli operatori di settore, così come da molti cittadini, come un fattore che inibisce le potenzialità del mercato immobiliare;
in tale contesto, desta molta preoccupazione anche la mole delle istanze di regolarizzazione di lievi difformità edilizie esistenti, che sono pendenti presso gli uffici tecnici comunali e che impediscono ai cittadini di finalizzare l'acquisto di unità immobiliari, ripercuotendosi negativamente su tutti gli operatori economici di settore;
la recente adozione del nuovo codice degli appalti (decreto legislativo n. 36 del 2023) ha rappresentato un importante contributo alla semplificazione, alla sburocratizzazione e allo snellimento di procedure amministrative obsolete e spesso superflue in materia di contratti pubblici;
parallelamente ad un quadro rinnovato e modernizzato in materia di contratti pubblici, sta emergendo con grande forza anche la necessità di un intervento deciso in materia di edilizia, al fine di superare anche quei vincoli superflui che il Paese si porta dietro da decenni e che molto spesso ancora compromettono la possibilità di compravendita degli stessi e quindi di favorire interventi intesi a rendere gli immobili più sicuri ed efficienti, senza impattare sull'ambiente circostante;
in questi giorni, il Ministro ha parlato di un piano casa per il 2025, che dovrebbe contenere alcune misure importanti per consentire di rimettere sul mercato diversi immobili bloccati a causa di vincoli obsoleti, consentendo un abbassamento dei prezzi delle case e degli affitti, dove il mercato immobiliare è distorto e mette troppo spesso ormai in difficoltà gli stessi cittadini,
si chiede per sapere se nell'ambito delle misure per il piano casa per il 2025 il Ministro in indirizzo ritenga opportuno intervenire anche per risolvere le annose e dannose questioni di cui in premessa, lavorando per creare un quadro regolatorio più snello e coerente sul territorio, consentendo di superare l'attuale paralisi di un'importante fetta del patrimonio immobiliare italiano.
(3-00961)
LISEI, PELLEGRINO, MALAN, SIGISMONDI, ROSA, DE PRIAMO, FAROLFI, PETRUCCI, TUBETTI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
la possibilità di introdurre il limite dei 30 chilometri orari nelle aree urbane o in parte di queste ha acceso un vivace dibattito a livello politico nazionale, tra i sindaci italiani, e nell'opinione pubblica;
la scelta di adottare tali limiti sulla gran parte delle strade cittadine, come deciso dall'amministrazione a Bologna, e come annunciato dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che ha dichiarato di volerlo applicare al 70 per cento delle strade capitoline, si baserebbe su asseriti benefici in termini di sicurezza stradale, di riduzione dei consumi energetici e dell'inquinamento, anche acustico, e incentivazione ad andare a piedi e in bicicletta, di riduzione dello stress, di incremento dell'economia locale, senza aumentare i tempi di percorrenza;
tali benefici, per quanto sostenuti da taluni studi, sono da verificare, poiché la riduzione riscontrata nel numero di incidenti stradali in nuclei urbani dove il limite è stato introdotto si è accompagnata a una riduzione del traffico lasciando pertanto invariata o addirittura peggiorata l'incidentalità; la riduzione dei consumi è ostacolata dal fatto che la velocità di 30 chilometri orari è inferiore a quella alla quale i motori termici, la maggior parte di quelli circolanti, hanno i consumi più bassi e la migliore combustione; anche dal punto di vista acustico i benefici sono opinabili perché tale andatura obbliga all'uso delle marce basse, un limite che obbliga ad avere continuamente gli occhi sul tachimetro anziché sulla strada aumenta stress e distrazione, e per quanto riguarda l'economia locale va considerato che la riduzione della velocità è un'ulteriore spinta a frequentare il centri commerciali fuori città e ad acquistare via internet; i benefici rimangono essenzialmente dei desiderata con scarsissimo supporto empirico ed è sostanzialmente inevitabile che i tempi di percorrenza si allunghino come è altresì certo che i cittadini sarebbero spesso colpiti da multe, assai più alte che nella maggior parte degli altri Paesi, per velocità raggiungibili senza particolare difficoltà in bicicletta;
considerato che:
il traffico urbano, soprattutto nelle grandi città, rappresenta un problema sia in termini di sicurezza che di qualità dell'aria e dell'ambiente, mentre l'incidentalità stradale è determinata da varie concause di cui una è certamente la velocità elevata, ma la principale è la distrazione alla guida, come rilevato dagli esperti che ricostruiscono la cinematica dei sinistri;
pensare di estendere il limite dei 30 chilometri orari in maniera indiscriminata a intere aree cittadine non aiuta né la sicurezza né la decarbonizzazione, specie in una grande città, dove vi è un'ampia e varia tipologia di ambiti residenziali, che vanno dal centro storico all'estrema periferia;
è necessario giungere ad un equilibrio che concili al meglio l'esigenza di garantire la sicurezza nelle zone sensibili a rischio di incidenti e il diritto alla circolazione sancita dalla Costituzione, per cui le "zone 30" dovrebbero essere implementate solo dove è necessario e opportuno e non in modo ideologico, restando staccati dalla realtà che include anche i tanti lavoratori che operano sulle strade;
considerato, infine, che la Corte costituzionale (con sentenza del 24 giugno 2010, n. 223) ha affermato che la materia della circolazione stradale rientra tra le competenze statali esclusive, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettere h) e l), della Costituzione e che, dunque, queste iniziative da parte delle amministrazioni comunali sarebbero costituzionalmente illegittime,
si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo valuti l'utilizzo improprio delle "zone 30" volte ad estendere il limite in modo indiscriminato e immotivato sulle superfici cittadine.
(3-00962)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
BIZZOTTO - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
da molti mesi ormai perdurano i gravi disservizi legati alla mancanza di ricezione del segnale RAI in molti comuni dell'area bassanese in provincia di Vicenza (Bassano del Grappa, Romano d'Ezzelino, Tezze sul Brenta, Cassola, Rosà, Cartigliano, Pove, Mussolente, Valbrenta) e in altre zone del Veneto, come la fascia pedemontana della provincia di Treviso e la zona costiera in provincia di Venezia, rendendo impossibile la visione di qualsiasi canale e programma RAI, nonostante i cittadini si siano dotati di dispositivi e attrezzature di ultima generazione sia per l'apparecchio televisivo, sia per l'impianto dell'antenna;
la RAI, sollecitata dai sindaci e dagli amministratori comunali, avrebbe imputato il malfunzionamento alle condizioni meteorologiche sfavorevoli e ad una tecnologia obsoleta, che doveva essere sostituita dalla nuova versione digitale, la cui sostituzione, prevista originariamente a partire dal 10 gennaio 2024, sembra essere slittata a settembre;
a prescindere dalla causa, la RAI ha il dovere di rimuovere il problema e garantire la ricezione del segnale a tutti;
l'articolo 59 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208, al comma 2, fra i compiti del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, inserisce al primo posto la garanzia della "diffusione di tutte le trasmissioni televisive e radiofoniche di pubblico servizio con copertura integrale del territorio nazionale, per quanto consentito dallo stato della scienza e della tecnica";
il contratto di servizio siglato fra la RAI e il Ministero delle imprese e del made in Italy ribadisce tale impegno assicurando la copertura integrale sul territorio nazionale attraverso le tecnologie esistenti;
sebbene in diverse aree del Veneto, come il bassanese, il servizio pubblico non venga garantito e la previsione legislativa resti dunque inapplicata, i cittadini si trovano comunque a dover corrispondere il regolare pagamento del canone di abbonamento per "la detenzione nell'ambito familiare di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radio televisive";
gli utenti che stanno subendo disagi per il malfunzionamento hanno tentato di rivolgersi direttamente a RAI Way per segnalare il difetto di ricezione del segnale e sensibilizzare la società che si occupa della trasmissione del segnale, ma non sono riusciti ad avere alcuna risposta, seguendo le procedure indicate sul sito, né utilizzando il numero telefonico indicato, né scrivendo nell'apposita chat bot,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia conoscenza dei problemi di ricezione del segnale RAI che si registrano da mesi nel bassanese e in molte zone del territorio veneto, che impediscono a migliaia di cittadini di godere del proprio diritto di fruire del servizio pubblico radiotelevisivo;
come e con quali tempistiche intenda attivarsi per risolvere urgentemente il problema e assicurare la ricezione del segnale RAI a tutti gli utenti che sono costretti a pagare il canone di abbonamento per un servizio che, nei fatti, non viene erogato, nonostante sia garantito dall'articolo 59 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208;
se non ritenga doveroso, a fronte dei numerosi disagi subiti, valutare la possibilità di sospendere il pagamento del canone RAI fintanto che non sia garantito il servizio di ricezione, o prevedere un rimborso per tutti i cittadini del bassanese e delle altre zone del Veneto prive di segnale televisivo, che stanno regolarmente pagando per un servizio di cui non usufruiscono.
(4-01020)
ROMEO - Al Ministro dell'istruzione e del merito. - Premesso che:
con la legge n. 107 del 2015, l'alternanza scuola-lavoro (successivamente denominata "Percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento", PCTO) è stata organicamente inserita nell'offerta formativa di tutti gli indirizzi di studio della scuola secondaria di secondo grado, quale parte integrante dei percorsi di istruzione, al fine di incrementare le opportunità di lavoro e le capacità di orientamento degli studenti;
visti gli infortuni che si sono verificati durante questi percorsi pratici di apprendimento, con la legge n. 85 del 2023, di conversione del decreto-legge n. 48 del 2023, recante misure urgenti per l'inclusione sociale e l'accesso al mondo del lavoro (cosiddetto decreto lavoro), sono stati introdotti l'art. 17 ("fondo per i familiari degli studenti vittime di infortuni in occasione delle attività formative e interventi di revisione dei percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento") e l'art. 18 ("estensione della tutela assicurativa degli studenti e del personale del sistema nazionale di istruzione e formazione, della formazione terziaria professionalizzante e della formazione superiore");
a seguito di questo intervento normativo, le imprese impegnate nei percorsi dovranno integrare il proprio documento di valutazione dei rischi con una sezione specifica che indicherà le misure di prevenzione e i dispositivi di protezione per i ragazzi. L'integrazione al documento viene fornita alla scuola e allegata alla convenzione stipulata tra l'istituto e l'impresa;
viene espressamente previsto, inoltre, che il PCTO debba essere coerente con il piano triennale dell'offerta formativa (PTOF) degli istituti e con il profilo culturale, educativo e professionale dei singoli indirizzi di studio offerti dalle scuole. Per assicurare questo scopo, viene anche introdotta la figura del docente coordinatore di progettazione, che sarà individuato dall'istituzione scolastica;
allo stesso tempo, viene rafforzato il registro per l'alternanza scuola-lavoro presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, con l'inserimento di ulteriori requisiti che devono possedere le imprese ospitanti i PCTO, onde evitare ricorso ad aziende non qualificate. Tra questi requisiti, capacità strutturali, tecnologiche e organizzative dell'impresa, esperienza maturata nei percorsi, eventuale partecipazione a forme di raccordo organizzativo con associazioni di categoria, reti di scuole, enti territoriali già impegnati nei PCTO;
per una proficua progettazione dei percorsi, sono previsti l'interazione e lo scambio di informazioni e di dati tra il registro nazionale per l'alternanza scuola-lavoro e la piattaforma dell'alternanza scuola-lavoro, istituita presso il Ministero dell'istruzione e del merito, che viene rinominata come "piattaforma per i percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento". Inoltre, è previsto un sistema di costante monitoraggio della qualità dei percorsi;
considerato che:
nella pratica molte aziende non si sono ancora adeguate alle nuove norme introdotte dal "decreto lavoro", per cui nell'anno scolastico in corso le scuole stanno avendo enormi difficoltà a trovare aziende adeguate ai nuovi standard di sicurezza per lo svolgimento dei percorsi. Questo potrebbe comportare l'impossibilità per gli studenti di adempiere ad attività obbligatorie per proseguire i propri studi; inoltre l'obbligo virtuoso di coerenza tra percorsi e tipologia di studi limita ulteriormente il ventaglio di possibilità;
in sede di conversione del decreto-legge n. 215 del 2023 "Proroga di termini normativi", il Governo ha presentato un emendamento per eliminare il vincolo di un numero minimo di ore di PCTO per l'ammissione all'esame di Stato per il 2024,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda trovare, in tempi brevi, visto l'avvicinarsi della conclusione dell'anno scolastico 2023/2024, una soluzione anche per tutti gli altri studenti, impossibilitati ad assolvere all'obbligo della frequenza dei "percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento" necessari per la promozione all'anno successivo, per cause oggettivamente indipendenti dalla loro volontà, bensì per un fisiologico rallentamento nell'adeguamento alle tutele assicurative previste per tutte quelle imprese che intendano dare la possibilità ai giovani di effettuare la formazione sul campo, mettendo a loro disposizione i propri spazi aziendali in tutta sicurezza.
(4-01021)
GELMINI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
la A21 racc (un raccordo autostradale comunemente indicato come "Corda molle" per la sua forma semicircolare) connette la pianura bresciana da est a ovest, permettendo di costeggiare Brescia senza percorrere le tangenziali est e ovest, già congestionate dal traffico cittadino, e senza gravare sul traffico dei comuni dell'hinterland bresciano che la Corda molle attraversa;
la Corda molle ha origine dalla strada provinciale 19 Concesio-Capriano del Colle, sulla base di un progetto degli anni '60 realizzato tra gli anni '70 e il 1992. Alla fine degli anni '90 la società CentroPadane comincia la progettazione per espandere la Corda molle al tratto Ospitaletto-Montichiari in modo da farne un raccordo per le autostrade A4 (Milano-Venezia), A21 (Torino-Piacenza) e A35 (BreBeMi, cioè Brescia-Bergamo-Milano, inaugurata nel 2014): i lavori si sono svolti tra il 2009 e il 2012, anno in cui termina la concessione a CentroPadane;
a seguito di una gara risalente al 2012, nel 2018 la concessione della Corda molle passa ad Autovia Padana (parte del gruppo Gavio), che inizia i lavori per i 20 chilometri mancanti nel 2020: la consegna era prevista per il 2023. I lavori si protraggono in realtà fino al 2024, con la riqualificazione dei 13 chilometri del tratto Azzano Mella-Ospitaletto e la realizzazione ex novo dei 17 chilometri del tratto Azzano Mella-Montichiari;
la Corda molle si estende per poco più di 30 chilometri tra Concesio (a nordovest di Brescia) e Montichiari (a sudest) passando per Ospitaletto, Travagliato e numerosi altri comuni; il traffico stimato è di 20.000 automobilisti al giorno con una percorrenza media di 10 chilometri;
a inizio febbraio 2024, durante una riunione del Consiglio provinciale di Brescia, il presidente della Provincia Emanuele Moraschini e il consigliere delegato alla viabilità Paolo Fontana annunciano, alla presenza di rappresentanti di Autovia Padana, che la Corda molle sarà a pagamento a partire dal 1° luglio 2024 (con un pedaggio stimato di 10 centesimi di euro per chilometro);
è stata immediata la reazione dei sindaci dei territori sull'asse viario, tramite petizioni (Filippo Spagnoli, sindaco di Montirone: a oggi più di 11.300 firme), il coinvolgimento del consiglio nazionale dell'Associazione nazionale Comuni italiani (Roberta Sisti, sindaco di Torbole e delegato ANCI) e prese di posizione a livello di Consiglio regionale (Claudia Carzeri);
a preoccupare i sindaci e coloro che li sostengono è sia il carico di traffico sproporzionato, anche pesante, che graverà sulle reti stradali comunali (per non parlare dell'inquinamento sul lungo periodo), sia il rischio che, dopo decenni di lavori sul raccordo, la Corda molle rimanga sottoutilizzata, come del resto è successo esattamente 10 anni fa con la BreBeMi;
la Provincia di Brescia ha convocato i sindaci dei territori coinvolti per lunedì 19 febbraio 2024, nella speranza di trovare un accordo con Autovia Padana per rendere il passaggio gratuito almeno per i residenti dei comuni sull'asse del raccordo; il 6 febbraio il Ministro in indirizzo ha dichiarato la Corda molle non sarà a pagamento,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda prendere provvedimenti (e di quale genere) nei confronti di Autovia Padana per l'annuncio tardivo dei pedaggi previsti a seguito della riqualifica e ampliamento della Corda molle;
se intenda stanziare fondi per rendere il transito gratuito, e se questi fondi renderanno il tratto gratuito per tutti gli automobilisti in transito (le stime ammonterebbero a circa 500 milioni di euro) oppure per i soli residenti.
(4-01022)
IANNONE, RASTRELLI, PETRENGA, MATERA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
venerdì 16 febbraio 2024 è stata convocata a Roma, in piazza Santi Apostoli alle ore 11, una manifestazione per protestare contro il Governo in relazione alle norme sull'autonomia differenziata e alla mancata erogazione degli stanziamenti del fondo di sviluppo e coesione;
l'invito è stato indirizzato principalmente ai sindaci campani e riporta i loghi della Regione Campania e dell'ANCI Campania;
l'atteggiamento del presidente della Regione Campania, De Luca, del presidente regionale dell'ANCI e del sindaco di Caserta, Marino, ha destato indignazione, in quanto sono stati utilizzati dei simboli istituzionali per una manifestazione finalizzata ad azioni politiche di parte;
in particolare, l'uso politico di strutture istituzionali che appartengono e rappresentano tutti i cittadini è solo l'ultimo esempio dello scontro che il presidente della Regione alimenta quotidianamente con dichiarazioni a giudizio degli interroganti offensive, scomposte, irresponsabili e di estrema volgarità istituzionale contro il Governo nazionale e i suoi rappresentanti;
considerato che, ad avviso degli interroganti:
il presidente De Luca induce con ogni mezzo gli amministratori locali a seguirlo su posizioni incompatibili con ruoli istituzionali e trova un complice di questa politica personalistica nell'ANCI Campania, che si trova ridotta ad essere una specie di comitato elettorale del capo del governo regionale;
un episodio simile è avvenuto nel novembre 2022 con una fantomatica "marcia per la pace", dove addirittura furono arruolate scolaresche a cui venivano pagati mezzi di trasporto privati per ingrossare le fila dei partecipanti, utilizzando gli studenti in gita a Napoli,
si chiede di sapere:
quali siano i soggetti che hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la manifestazione del 16 febbraio 2024 in piazza Santi Apostoli a Roma;
se il Ministro in indirizzo non ritenga che l'utilizzo dei loghi istituzionali della Regione e dell'ANCI Campania da parte dei vertici amministrativi sia un grave esempio di scorretto comportamento politico.
(4-01023)
DAMANTE, LOPREIATO, CROATTI, SIRONI, NAVE, FLORIDIA Barbara, BEVILACQUA, LOREFICE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che nel corso della conferenza stampa del 14 marzo 2023 il sindaco di Bagheria (Palermo), Filippo Maria Tripoli, ha reso noto alla cittadinanza che la sua amministrazione comunale ha affidato in concessione per 20 anni l'efficientamento parziale e la gestione degli impianti di tutta l'illuminazione pubblica della città alla società Baaria Light S.r.l.;
considerato che, per quanto risulta agli interroganti:
questa società è stata costituita in data 31 gennaio 2023 e iscritta in camera di commercio il 10 febbraio 2023. La società, con sede in Casteldaccia (Palermo), alla via Cesare Battisti, appartiene per il 49 per cento del capitale sociale sottoscritto (pari a 200.000 euro) alla Ellebi ST S.r.l. e per il restante 51 per cento alla G.S. Impianti S.r.l., entrambe operanti nel settore delle manutenzioni di impianti di illuminazione;
la Ellebi ST è direttamente riconducibile al signor Angelo Barone, assessore comunale nella Giunta del sindaco Tripoli in carica fino al luglio 2022, il quale non solo è socio ma figura quale amministratore unico della stessa Ellebi ST. In altri termini, il signor Angelo Barone è passato in meno di un anno dal ricoprire la carica di amministratore locale (assessore con delega ai lavori pubblici del Comune di Bagheria) a gestire un pubblico servizio indispensabile per il medesimo ente locale;
gli amministratori della società sono Giuseppe Sala, amministratore anche della G.S. Impianti, e Gioacchino La Bianca, la cui moglie e figlio sono soci della Ellebi ST. Gioacchino La Bianca sembrerebbe essere anche zio di Angelo Barone, oltre che amministratore del consorzio stabile F2B. Tale figura è dunque molto vicina alla figura dell'ex assessore che nella costituzione della Baaria Light ha ovviamente avuto un ruolo fondamentale;
atteso che, a quanto risulta:
l'esternalizzazione del servizio di pubblica illuminazione in project financing prevedeva una procedura pubblica per la quale erano state presentate due proposte di finanza di progetto, valutate da una commissione interna che ne ha scelta una e posto il progetto a basa d'asta tramite gara all'ufficio regionale gare appalto (UREGA);
il 14 ottobre 2022 perveniva una nota via e-mail con cui l'ufficio trasmetteva i verbali di gara per gli adempimenti consequenziali. In particolare, con il verbale di gara del 14 ottobre 2022 si era proceduto alla proposta di aggiudicazione del progetto di finanza ai sensi dell'art. 183 del decreto legislativo n. 50 del 2016 per l'"efficientamento e gestione degli impianti di illuminazione pubblica", alla ditta G.S. Impianti che ha conseguito il punteggio complessivo di 100 punti e che ha offerto un canone annuale di 308.727,92 euro per rimborso per prestazione di servizi di gestione e manutenzione. In sede di gara, l'impresa aggiudicataria ha dichiarato di volersi avvalere delle seguenti ditte: 1) consorzio stabile F2B; 2) Società Euroelettrica S.r.l.; 3) società Arli S.r.l. Nella suddetta occasione, tuttavia, non veniva in alcun modo resa palese l'intenzione della proponente G.S. Impianti di avvalersi della Ellebi ST (di cui è amministratore unico l'ex assessore Barone) né sotto forma di avvalimento né sotto forma di società di progetto;
con determinazione dirigenziale n. 562 del 18 novembre 2022 si procedeva ad aggiudicare il progetto di finanza alla ditta G.S. Impianti, con sede a Casteldaccia, via Cesare Battisti. L'affidamento è per importo del canone annuo pari a 755.949,03 euro che risulta così composto: 308.727,92 per rimborso per prestazione di servizi di gestione e manutenzione; 256.867,887 per rimborso fornitura energia elettrica; 190.353,23 euro per rimborso per le spese di realizzazione dell'investimento. Con determinazione n. 41 del 19 gennaio 2023 avveniva la presa d'atto dell'efficacia dell'aggiudicazione alla ditta ai sensi dell'art. 32, comma 7, del decreto citato;
il valore del canone sarà oggetto di indicizzazione annua e sarà parametrato sugli indici di variazione della tariffa o del costo dell'energia elettrica, applicata dalla società distributrice, e sul costo della manodopera per i servizi di manutenzione dell'impianto di pubblica illuminazione. È evidente che l'indicizzazione rende vantaggioso per il privato la concessione del servizio, mentre non permette al Comune di realizzare la stessa convenienza economica che avrebbe conseguito se avesse utilizzato pienamente i fondi dell'agenda urbana (senza dover rimborsare le spese per la realizzazione dell'investimento), potendo peraltro adottare ulteriori misure che il progresso tecnologico e i prossimi fondi pubblici nel campo dell'energia permetteranno. L'operazione non è vantaggiosa né per l'ente locale, né per i cittadini;
considerato inoltre che, a parere degli interroganti:
nella conferenza stampa, è stata presentata la società Baaria Light quale affidataria del servizio, sebbene non risulti alcun atto nella sezione amministrazione trasparente del Comune;
appare quantomeno sospetto che la G.S. Impianti, fatto salvo il suo legittimo diritto di autodeterminazione, abbia dovuto cogestire la pubblica illuminazione del Comune di Bagheria proprio con la società dell'ex assessore Barone a progetto di finanza appaltato. In altri termini, se l'operazione soddisfa i necessari criteri di trasparenza a cui tutte le pubbliche amministrazioni dovrebbero essere improntate, è legittimo chiedersi perché la società di cui l'ex assessore è amministratore unico compare solo nel momento della concessione del project financing e non prima di tale data. Inoltre, va evidenziato che durante il suo incarico, Barone ha contribuito alla votazione in Giunta di molteplici atti preordinati all'affidamento all'esterno del servizio di manutenzione e, in parte, all'implementazione della pubblica illuminazione, in particolare la deliberazione della Giunta comunale n. 12 del 19 gennaio 2022, con cui veniva approvato in linea amministrativa il progetto di fattibilità tecnica ed economica del proponente G.S. Impianti;
la situazione presenta notevoli analogie con un episodio avvenuto negli anni '80 e '90, anch'esso localizzato a Bagheria e caratterizzato dall'implicazione delle famiglie mafiose locali e della sfera politica, rinvenibile all'interno dell'operazione "Reset 2"; pertanto, anche alla luce delle anomalie sollevate, sarebbe necessario un approfondimento sulla vicenda al fine di tutelare l'ordinamento giuridico avverso ogni sorta di condizionamento e favorire la trasparenza amministrativa e dell'anticorruzione in seno alle pubbliche amministrazioni,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se non ritenga che la vicenda possa configurare la sussistenza di un conflitto di interessi, se non reale quantomeno potenziale, potendosi infatti rinvenire nella condotta di Barone un conflitto tra la missione pubblica originariamente affidata e gli interessi privati sorti a seguito dell'assunzione di un incarico nella società risultata indirettamente affidataria;
se non ritenga opportuno adottare iniziative di competenza affinché vengano analizzate le connessioni sollevate, verificando la persistenza di soggetti legati a episodi passati e le possibili implicazioni di tali legami nel contesto dell'operazione "Reset 2".
(4-01024)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:
7ª Commissione permanente (Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-00955 della senatrice D'Elia ed altri, sul rinnovo della commissione consultiva per la musica.