Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 150 del 25/01/2024
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------
150aSEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 25 GENNAIO 2024
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Presidenza del vice presidente CENTINAIO,
indi del vice presidente ROSSOMANDO
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CENTINAIO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,02).
Si dia lettura del processo verbale.
STEFANI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Svolgimento di interrogazioni (ore 10,05)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.
Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-00545 sui contributi per il trasporto ferroviario intermodale (ferrobonus).
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
FERRANTE, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, onorevoli senatori, il trasporto intermodale delle merci e, in particolare, quello connesso al settore della logistica e del trasporto ferroviario delle merci rappresenta un tassello rilevante per il perseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione del settore del trasporto in linea con le politiche del green deal europeo.
Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT) ha da sempre avuto un costante e proficuo confronto con le associazioni di categoria e con gli operatori del settore del trasporto ferroviario per la condivisione delle iniziative da intraprendere a tutela del comparto. Sono stati quindi promossi numerosi interventi a sostegno del settore, tra cui il contributo alle imprese ferroviarie per il pagamento del pedaggio ferroviario, il cosiddetto sconto pedaggio, con lo stanziamento di 100 milioni di euro per il periodo dal 2023 al 2027. Nel 2023 si è avuta una revisione e semplificazione delle procedure amministrative della verifica delle istanze presentate, che hanno ridotto sensibilmente i tempi per l'erogazione del contributo alle imprese.
Sono state riconosciute altresì le contribuzioni alle imprese ferroviarie e agli spedizionieri conseguenti all'emergenza Covid, per un importo complessivo di circa 27 milioni di euro, di cui circa 25 imprese ferroviarie merci per il periodo 2020-2034 e circa 2 milioni per detentori e noleggiatori di carri ferroviari, spedizionieri e operatori multimodali per il periodo 2021-2034. In particolare, nel 2023 è stato erogato un ammontare complessivo pari a circa sette milioni di euro.
In merito al ferrobonus, in seguito all'autorizzazione della Commissione europea, il MIT ha provveduto alla redazione di un nuovo regolamento che ha dovuto seguire l'ordinario iter procedurale. Il relativo decreto interministeriale MIT-MEF è stato definitivamente adottato il 30 agosto 2023.
Lo scorso 6 ottobre il provvedimento è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed è entrato in vigore il successivo 21 ottobre. Nella stessa giornata è stato pubblicato il decreto direttoriale recante le istruzioni operative per la presentazione delle domande di accesso al contributo per le annualità 2023-2024, al fine di garantire la tempestiva erogazione delle risorse alle imprese operanti nel settore del trasporto intermodale e trasbordato, da e verso nodi logistici e interporti italiani.
Per le risorse relative all'esercizio 2023, le stesse saranno erogate in forma di acconto sulla base di stime effettuate sullo storico del traffico "ferrobonus". Tale meccanismo ha consentito l'utilizzo a favore dei beneficiari del ferrobonus di tutte le risorse statali allocate per l'attuazione della misura incentivante per il 2023.
La risposta all'interrogazione mi consente di informare l'Assemblea sugli esiti dell'istruttoria documentale che si è conclusa il 18 dicembre 2023. Sono state presentate 82 domande, di cui 81 ammissibili. Il successivo 19 dicembre il MIT ha emesso il relativo decreto d'impegno registrato dall'Ufficio centrale di bilancio il 15 gennaio scorso, per un importo complessivo di 22 milioni di euro per l'annualità 2023. Tutta la documentazione è reperibile sul sito istituzionale del MIT. Al momento sono in corso le operazioni propedeutiche per la liquidazione degli ordini di pagamento alle imprese ammesse al contributo.
Infine, per quanto attiene agli investimenti, il soggetto gestore Rete ferroviaria italiana ha rappresentato che il piano industriale 2023-2032 prevede significativi interventi per la rete per i servizi merci, tra i quali segnalo: l'upgrade prestazionale del corridoio merci con gli adeguamenti prestazionali agli standard per la rete «core» TEN-T al 2030; il rafforzamento del primo-ultimo miglio per migliorare l'accessibilità della rete e l'integrazione con le altre modalità con il collegamento tra l'infrastruttura ferroviaria nazionale con porti e terminali. Al 2032 saranno realizzati tre nuovi collegamenti ferroviari e potenziati nove collegamenti già esistenti con porti e dodici collegamenti con terminali terrestri; segnalo inoltre: l'ottimizzazione dell'offerta di capacità per i servizi merci e specializzazione degli itinerari ed infine sviluppo di servizi di logistica intermodale per la digitalizzazione dei processi, attraverso la realizzazione di un sistema informativo, il progetto "Easy rail freight", ad uso di tutti gli attori della catena logistica.
FINA (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINA (PD-IDP). Signor Presidente, colleghi, gentile signor Sottosegretario, la parola che non mi ha convinto della risposta, tra le altre, è "tempestività". In più, ci sarebbe il fatto che - anche a dispetto del suo nome - le politiche a sostegno del ferro di questo Governo sono incerte, deboli e probabilmente anche figlie della non convinzione intorno al green deal, che pure lei ha citato.
La parola principale, però, è appunto "tempo". Dopo oltre sei mesi dalla presentazione dell'interrogazione, in particolare per l'impegno del senatore Basso, che ringrazio, siamo riusciti oggi ad ottenere una risposta dal Governo. Non possiamo ritenerci soddisfatti, prima ancora di entrare nel merito della questione trattante, in quanto questo tempo trascorso non è una variabile indipendente rispetto alla rilevanza dei temi in questione.
Per il settore di cui stiamo discutendo, come e più di tanti altri comparti dell'economia del Paese, il tempo è una componente fondamentale, che può fare la differenza nell'avanzamento di innovazione e sviluppo del settore. Lo è, ovviamente a parti inverse, in negativo, anche il tempo perso. E sul tema del cosiddetto ferrobonus non se ne è perso poco, purtroppo.
Oggi, tramite lei, il Governo viene a dire davanti a quest'Assemblea, che ha fatto, che si è impegnato, che ha messo in campo dei provvedimenti, di cui prendiamo atto. Non si può, però, né sottovalutare né tacere che la vicenda oggetto di risposta del Governo è motivo di dibattito pubblico purtroppo da tempo.
È trascorso quasi un anno da quando le associazioni italiane del trasporto ferroviario, Assoferr, Fermerci e FerCargo, si rivolgevano al ministro Salvini per avere notizie certe rispetto alle ripetute e svariate promesse sulla effettiva messa a terra dei benefici di legge.
I rappresentanti delle associazioni espressero forte preoccupazione per il grave ritardo nell'attuazione di una misura che rappresenta una forma di sostegno imprescindibile per l'intera filiera intermodale del trasporto ferroviario delle merci, a condizione che venga corrisposta annualmente, in assoluta continuità e senza ritardi. Queste sono le loro parole, a me pare abbastanza inequivocabili.
Una preoccupazione, quella espressa dalle associazioni di categoria, suffragata dal fatto che la misura del ferrobonus, già finanziata dal Governo Draghi fino al 2026, nonché approvata dalla Commissione europea fino al 2027, non ha trovato per lungo tempo nel Ministero dei trasporti un interlocutore attento e sensibile. Tutto questo pur sapendo che un ritardo nell'attuazione della misura avrebbe impedito la necessaria continuità con le annualità pregresse, determinando gravi ed evidenti conseguenze, in termini economici e occupazionali, per i settori produttivi nazionali del cluster ferroviario.
Ma non sono le uniche conseguenze negative determinate dalla mancata tempestività delle scelte del Governo. Ciò che maggiormente emerge è l'assenza di una strategia in materia di transizione energetica o, per meglio dire, ciò che emerge ancora una volta è una conferma dell'assenza di visione su questo tema.
È indubbio, è indiscutibile, che aver perso mesi rispetto alla possibilità di mettere in campo tempestive misure di sostegno ha significato perdere occasioni fondamentali nella possibilità di accelerare sulla transizione dalla gomma al ferro: una sfida cruciale per il sistema Paese, senza la quale non saremo in grado di raggiungere standard di sviluppo e sostenibilità moderni.
L'obiettivo del trasporto combinato ferro-gomma merita di essere perseguito e sostenuto, con un'avveduta azione di Governo che concentri risorse vere, per rendere strutturale la misura del ferrobonus, se non altro perché, tra l'altro, incentivare l'intermodalità significa anche attivare strumenti per lenire la speculazione energetica e rendere il sistema Paese meno esposto. Per farlo bisogna fare l'opposto, mi sia consentito anche un cenno territoriale, di ciò che Fratelli d'Italia attua al governo del Paese e delle Regioni. Posso portare, con cognizione di causa, l'esempio della mia Regione, dove, dopo cinque anni di governo a trazione Fratelli d'Italia, il tema dell'intermodalità è derubricato a questione minore. Basti pensare che il Governatore, uomo di fiducia del presidente Meloni, non ha battuto ciglio nei confronti del Governo centrale, pur subendo un taglio di un miliardo e mezzo di euro nell'ambito della rimodulazione del PNRR per le risorse destinate alla ferrovia Roma-Pescara. Ricordo che si tratta di un tracciato fondamentale per lo sviluppo del Centro Italia all'interno della trasversale Barcellona-Ploce. Una vicenda territoriale, ma eloquente, che chiarisce in modo adamantino quale sia il livello di carenza programmatoria e di visione che esprimono le forze politiche che governano il Paese.
L'auspicio, in conclusione, è che questa interrogazione possa essere una volta ancora un richiamo al Governo a cambiare rapidamente strategie e priorità, ponendo in testa alle urgenze una strategia di transizione energetica che individui nel trasporto combinato gomma-ferro una grande opportunità di sviluppo, per la quale il sostegno al settore ferroviario diventi un'urgenza nell'agenda del Governo. (Applausi).
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00879 sulla valutazione dei progetti Pinqua di riqualificazione edilizia.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
FERRANTE, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, onorevoli senatori, con riferimento all'atto di sindacato ispettivo, rappresento quanto segue.
Con il decreto ministeriale n. 106 del 18 aprile 2023 è stata ricostituita l'alta commissione di cui all'articolo 1, comma 439, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, per la valutazione delle proposte di rimodulazione relative al Programma innovativo nazionale per la qualità dell'abitare (Pinqua) nonché delle proposte progettuali riguardanti il programma sperimentale Dateci spazio.
Dalla ricostituzione di detta commissione, a partire dal 2 maggio 2023, si sono tenute sedici sedute, l'ultima delle quali lo scorso 23 gennaio.
La risposta all'interrogazione mi consente di informare l'Assemblea sugli esiti dei lavori della commissione e fornire un aggiornamento sul numero di richieste valutate e dei prossimi incontri.
Ad oggi, sono state valutate positivamente 101 richieste di rimodulazione dei progetti inerenti al Pinqua. Soltanto per due è stato espresso un parere sfavorevole. La prossima riunione è stata già fissata per il prossimo 26 febbraio.
Le rimodulazioni delle proposte oggetto di valutazione da parte dell'alta commissione intervenute dal 2 maggio 2023 ad oggi non hanno comportato criticità tali da mettere in discussione il relativo finanziamento concesso e sono tutte in linea con il rispetto delle tempistiche del PNRR e del programma in particolare.
Per completezza di informazione, si comunica che per il programma Dateci spazio sono stati presentati 12 progetti, di cui 11 ammessi a finanziamento.
CATALDI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CATALDI (M5S). Signor Presidente, intanto devo ringraziare il Governo per le attività che ha intrapreso e che hanno in qualche maniera posto fine a una situazione paradossale. l'alta commissione per la valutazione dei progetti Pinqua è rimasta in qualche maniera bloccata per molto tempo perché due dei membri che ne facevano parte erano stati posti in quiescenza e non erano stati sostituiti. Però, signor Sottosegretario, posso considerare però questa attività come una sorta di ravvedimento operoso. Tutti questi ritardi infatti, in realtà, hanno generato un considerevole rischio di perdere una fetta importante del PNRR.
Il problema è che stanno partendo dei lavori, so che anche questo sta succedendo nella mia città, però è iniziata una corsa contro il tempo perché questi devono essere ultimati entro marzo 2026. Devo chiedere ovviamente al Governo di non abbassare mai la guardia e monitorare sia la qualità che la concreta esecuzione di questi lavori. Posso dire che nella mia città ho apprezzato il fatto che stiano partendo per esempio dei progetti che prevedono la realizzazione di 67 abitazioni a canone calmierato, che speriamo rispettino quei tempi.
Voglio anche ricordare che noi nel nostro territorio abbiamo dei problemi perché siamo nell'area colpita dal sisma ormai circa sette anni fa. Le imprese e i cantieri sono tanti e quindi bisogna cercare di porre particolare attenzione a quei territori perché altrimenti rischiamo di avere tanti cantieri aperti, ma quasi nessuno di essi riuscirà poi a portare a termine i lavori.
Sapete benissimo che il tema della rigenerazione urbana sta a cuore al MoVimento 5 Stelle, anche perché essa è strategica per la riqualificazione delle periferie.
Abbiamo parlato tempo fa del decreto-legge Caivano, a proposito del quale abbiamo visto che la politica di questo Governo si era preoccupata un po' troppo di dare una risposta repressiva - una politica del manganello - mentre tanti auditi ci avevano riferito quanto fosse importante anche la riqualificazione urbana e l'attenzione a cogliere il disagio nelle fasi iniziali. Penso che anche i progetti Pinqua, riguardando anche iniziative di investimenti nel parco verde di Caivano, possano dare un aiuto che non sia soltanto una risposta di tipo repressivo.
Mi permetto anche di una fare un altro invito e di chiedere un altro ravvedimento operoso. Questa settimana in Aula voi della maggioranza e del Governo avete approvato l'autonomia differenziata e la cosa che più mi è dispiaciuta di questo provvedimento è che in Commissione avevamo fatto di tutto per segnalare la necessità di una perequazione infrastrutturale, che richiedeva sì degli investimenti, ma che avrebbe creato le stesse condizioni e le stesse opportunità di sviluppo in ogni angolo d'Italia. I progetti Pinqua riguarderanno tutto il territorio nazionale. Quello che avete fatto con l'autonomia differenziata sta togliendo la speranza a quei territori che hanno gravi carenze infrastrutturali che impediscono alle imprese di investire, perché nessuno mai penserà di investire dove non ci sono aeroporti, autostrade e collegamenti sufficienti. Quindi, rivolgerei un ulteriore appello per un secondo ravvedimento operoso: fate in modo che questo gap si possa colmare, perché tutta l'Europa si sta muovendo in quella direzione. Le politiche di coesione europea vogliono eliminare anche i gap infrastrutturali. Quello che hanno fatto altri Paesi come la Spagna nell'Andalusia e nelle Isole Canarie, quello che ha fatto l'Irlanda nelle aree interne, quello che ha fatto il Portogallo devono essere degli esempi per farci capire che anche noi abbiamo la possibilità di far crescere l'Italia e di renderla di nuovo unita. (Applausi).
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00332 sulla tutela delle aziende del settore dell'occhialeria.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, ringrazio la senatrice Stefani e i colleghi interroganti. Il settore dell'occhialeria, situato soprattutto nelle zone del bellunese e del Cadore, rappresenta uno dei punti di forza dell'economia italiana, come dimostrano i risultati brillanti della produzione italiana del 2022, pari a 5 miliardi di euro, segnando un incremento del 22 per cento rispetto al 2021. Anche le previsioni per il 2023 sono più che positive, come dimostrano i dati dell'export resi noti dall'Associazione nazionale fabbricanti di articoli ottici (ANFAO) nei primi mesi del 2023, che registrano una variazione percentuale del 16,7 per cento in più rispetto ai dati del 2022.
Secondo i più recenti dati forniti dall'agenzia ICE, la metà dei maggiori produttori su licenza sono situati in Italia e coprono il 50 per cento della produzione mondiale di licenze. Inoltre, il 90 per cento della produzione dell'occhialeria italiana è destinata ai mercati esteri. L'area di riferimento per le esportazioni italiane di occhiali da sole e montature è rappresentata anche nel 2022 da Stati Uniti e dall'Europa (in particolare Francia, Germania e Regno Unito).
Orbene, al fine di tutelare il settore in parola, che è tra i più rappresentativi delle eccellenze italiane, tengo a precisare che il Ministero delle imprese e del made in Italy (Mimit) ha messo al centro del proprio programma la valorizzazione e promozione delle produzioni artigianali e delle industrie italiane. In particolare, con l'approvazione della legge sul made in Italy dello scorso 27 dicembre sono state introdotte diverse novità per sostenere la produttività delle industrie italiane, ponendo una forte attenzione sulla tutela del made in Italy, al fine di difenderlo da azioni scorrette sul mercato che ne possano compromettere l'intrinseco valore riconosciuto in tutto il mondo. In primis, tengo a sottolineare che tale legge ha previsto l'istituzione del Fondo nazionale del made in Italy, cosiddetto fondo sovrano, partecipato dal MEF, aperto alla partecipazione di fondi di investimento e ad altri soggetti. La mission del fondo è quella di consentire maggiori investimenti nelle filiere produttive italiane, con l'obiettivo di rafforzare l'industria Paese, in coerenza con gli obiettivi di politica industriale ed economica prefissati.
È stato altresì istituito il contrassegno ufficiale del made in Italy, che attesta l'origine italiana delle merci che le imprese producono sul territorio nazionale, al fine di tutelare e promuovere la proprietà intellettuale e commerciale di beni di origine italiana, attivando così un efficace contrasto alla falsificazione (come sapete, c'è il problema dell'italian sounding).
Inoltre, è stato previsto un potenziamento delle norme in materia di lotta alla contraffazione e italian sounding. In tale direzione è stato previsto altresì che le fasi di lavorazione dei prodotti vengano certificate attraverso le blockchain e la creazione di un catalogo nazionale trasparente ed accessibile, per il censimento delle soluzioni conformi alla normativa in vigore sulla tracciabilità delle filiere, ai fini informativi del consumatore. Si è poi ritenuto necessario un intervento normativo sulle indicazioni geografiche, demandando alle Regioni la possibilità di effettuare una ricognizione delle produzioni artigianali industriali, le quali reputazioni sono strettamente connesse al territorio locale.
Si ricorda infine l'istituzione del fondo speciale per la transizione verde e digitale della moda, che stanzia 5 milioni di euro per il 2023 e 10 milioni di euro per il 2024. L'obiettivo è quello di sostenere il settore tessile della moda e degli accessori, con riferimento alla promozione e al potenziamento degli investimenti funzionali ad assicurare una transizione ecologica e digitale.
La legge sul made in Italy, dunque, rientra nell'ambito di un'ampia strategia di questo Governo, che punta proprio a mettere le aziende italiane in condizione di competere sul mercato globale, da un lato, e di essere garantite da forme aggressive di concorrenza sleale, dall'altro.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, ringrazio il Governo per aver dato un'amplissima risposta a questa interrogazione, che ha sollevato il tema della produzione e della difesa del marchio made in Italy. Un ringraziamento in particolare nei confronti del sottosegretario Bitonci, per l'attenzione che dimostra costantemente non solo con la presenza di oggi, ma anche con la sua attività costante sul nostro territorio, a difesa delle nostre imprese grandi e piccole.
Con particolare soddisfazione vediamo che questo Governo persegue e anzi intensifica la lotta contro la contraffazione, contro le scorrettezze e contro tutte le possibili manovre elusive delle norme esistenti. Bene quindi andare verso una tutela vera del marchio Italia, che non è solo tutela del marchio, ma è anche tutela delle nostre aziende. In realtà, ci sono comparti che sono anche complicati e che hanno magari modi di lavorare diversi. Ci sono le grandi imprese, che hanno la capacità di andare sul mercato e di vincere in base al prezzo. Ma ci sono poi delle aziende che magari il prezzo non lo possono fare, che non possono fare la rincorsa al ribasso del prezzo; la loro forza sarà allora quella del prodotto e della sua qualità. Queste sono le imprese artigianali e sentiamo che il Governo persegue anche la tutela delle imprese artigianali, perché la qualità del prodotto a volte è dovuta proprio al fatto di essere prodotto in Italia e di avere una caratteristica fortemente italiana.
Sotto questo profilo, infatti, la norma sul made in Italy sottolinea un particolare veramente importante, l'informazione del consumatore, perché made in Italy può essere tanto, ma occorre sapere bene cosa si intende quando si parla di produzione italiana. È necessario quindi avere una filiera trasparente, conoscere quel prodotto e dare la possibilità al consumatore di scegliere un prodotto italiano, perché prodotto in Italia, sapendo che è stato fatto con il design italiano, con la creatività italiana e con la produzione italiana. Ringrazio ancora il Governo e il sottosegretario Bitonci.
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00506 sul mantenimento in Italia del controllo azionario e manageriale della Pirelli SpA.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, ringrazio il senatore Martella e i colleghi interroganti.
Con riferimento all'interrogazione in parola, tengo a precisare che senz'altro per l'attuale Governo il gruppo Pirelli, storica società italiana, è di rilevanza strategica per l'interesse nazionale per le sue tecnologie all'avanguardia, la sua capacità di innovazione e la qualità dei suoi prodotti. Pertanto, lo scorso giugno si è ritenuto opportuno esercitare tempestivamente i poteri speciali richiamati dal senatore interrogante sull'operazione oggetto di notifica da parte di China National Tire & Rubber Corporation, riguardante il patto parasociale sulla governance della società Pirelli SpA.
In particolare, rappresento che l'operazione notificata ha riguardato un progetto inerente nuove tecnologie sviluppate dal gruppo, le quali consentono ai cosiddetti sensori cyber impiantati all'interno dei pneumatici, di acquisire in tempo reale un'ampia gamma di dati, tra cui i modelli di traffico e di comunicazione terrestre, lo stato attuale di infrastrutture e la geolocalizzazione dei veicoli.
Per questo motivo, i competenti uffici del Ministero, unitamente al gruppo di coordinamento della golden power istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, hanno ritenuto opportuno e necessario esercitare i poteri speciali con l'imposizione di diverse prescrizioni, non solo nei confronti della controllante cinese, ma anche nei confronti della stessa Pirelli SpA. Il fine è quello di preservare l'indipendenza industriale di Pirelli e del suo management nei processi decisionali, garantire la sicurezza delle procedure interne e tutelare la riservatezza dei dati raccolti attraverso le tecnologie sviluppate da Pirelli e il valore del suo know-how.
La decisione del Governo, oltre a riconfermare alcuni impegni precedentemente assunti dall'investitore straniero, costituisce uno specifico strumento giuridico che consente a Pirelli di adottare idonee iniziative, soprattutto di carattere organizzativo, finalizzate a una maggiore indipendenza gestionale degli attivi riconosciuti strategici.
Lo stesso decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dello scorso 16 giugno attribuisce infine al Ministero delle imprese e del made in Italy, in qualità di amministrazione competente a svolgere monitoraggio delle prescrizioni imposte, la verifica delle prescrizioni stabilite. Tale monitoraggio avviene in accordo con la società, la quale è tenuta a inviare all'amministrazione una relazione redatta dal collegio sindacale, con la quale sono comunicate le misure adottate in osservanza delle determinazioni assunte con il DPCM e qualsiasi altra misura societaria o aziendale rilevante in rapporto alle stesse.
MARTELLA (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARTELLA (PD-IDP). Signor Sottosegretario, prendo atto della sua risposta. In effetti, il Governo ha attivato i poteri speciali della golden power per prevedere alcune prescrizioni, come lei ha ricordato, da rispettare nei confronti del socio privato che detiene la maggioranza azionaria in Pirelli e non solo nei confronti del socio privato, ma anche attivando quelle procedure di monitoraggio a cui ha fatto riferimento.
Noi abbiamo esercitato la nostra funzione parlamentare di vigilanza e di controllo nei confronti del Governo, perché riteniamo che mantenere in Italia il controllo azionario e manageriale del gruppo Pirelli rappresenti, per storia, dimensione e tecnologie avanzate, un risultato importante per una delle più importanti aziende del nostro Paese e per uno dei brand più conosciuti al mondo.
Devo dire però che si tratta di uno dei rari casi in cui il Governo ha tenuto conto delle nostre indicazioni. In questo caso è avvenuto nel mese di giugno, ma sono tanti gli altri casi di cui dovremmo parlare e su cui ci dovremmo attivare con efficaci azioni sia di carattere parlamentare che di carattere governativo.
Stiamo vivendo infatti una vera e propria stagione di riorganizzazione dell'economia globale: sono trasformazioni che mai come oggi toccano l'industria. Certo, le implicazioni per tutta l'economia, a cominciare da quella dei servizi avanzati, sono enormi, ma è proprio l'industria ad essere al centro ed è proprio sull'industria che si gioca la partita del futuro. Non c'è dubbio che dovremmo puntare a digitalizzazione, sostenibilità e autonomia strategica e che questi siano gli obiettivi italiani ed europei verso i quali tutti dovremmo sentirci impegnati per mantenere la competitività del nostro Paese, ma rispetto a questi obiettivi non troviamo risposte da parte del Governo. Anzi, il Governo non ci appare capace di indicare delle vere politiche industriali, di sostenere davvero le imprese del nostro Paese e di aiutare veramente le filiere di carattere strategico, di garantire davvero un approvvigionamento sostenibile di materie prime. Non ci pare capace di incentivare il ritorno a casa di produzioni o di garantire una distribuzione territoriale che possa tenere insieme la competitività con la coesione sociale.
Dico tutte queste cose perché Pirelli è solo uno dei tanti tasselli di preoccupazione rispetto a quest'assenza di politiche industriali e di regia da parte del Governo. Quanto sta accadendo per l'ex Ilva è sotto gli occhi di tutti, visto che l'Italia sta correndo il rischio di perdere l'acciaio e sappiamo quanto questo possa voler rappresentare per un Paese che ancora si definisce industrializzato. Lo stesso discorso vale per Stellantis: leggiamo le polemiche anche di queste ore, ma c'è un'enorme incertezza sul destino degli stabilimenti presenti in Italia e in generale su tutto il settore dell'automotive, in difficoltà nel passaggio dal termico all'elettrico.
Accenno inoltre per ragioni di tempo alla questione della rete TIM, un assetto strategico infrastrutturale in uno degli ambiti più complessi del sistema economico del nostro Paese. Accenno poi davvero brevemente agli investimenti sfumati di Intel per tutte le questioni relative a chip e microchip o ancora alla trattativa tra Ita e Alitalia. Insomma, sono tutte questioni rispetto alle quali ci vorrebbe una regia pubblica delle politiche industriali, un intervento da affrontare come una priorità, non per dirigismo, ma come difesa degli interessi nazionali, come difesa degli asset industriali.
Per concludere, mi riferisco infine ai 20 miliardi di privatizzazioni di cui avete parlato; 20 miliardi che non si capisce a che cosa servano, se per fare cassa o quale sia il disegno industriale che anima un progetto di tutto quel genere. Noi su questo punto le diamo atto della risposta, ma su tutte le altre cose che ho detto continueremo a svolgere la nostra azione, perché pensiamo che in Italia ci debbano essere delle politiche industriali e perché riteniamo che l'Italia debba continuare ad essere un Paese industrializzato. (Applausi).
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00706 con carattere d'urgenza, ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento, sul sito industriale ex Whirlpool di Teverola (Caserta).
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, il contratto di sviluppo a cui fanno riferimento i senatori interroganti è stato promosso da FIB SpA (già FIB Srl) ed è stato acquisito nell'ambito dei piani di reindustrializzazione dell'area ex Whirlpool di Teverola. Il 26 aprile 2018 sono state concesse agevolazioni per complessivi 36,6 milioni a valere su risorse rese disponibili dal Ministero e dalla Regione Campania con l'accordo di sviluppo sottoscritto il 23 agosto 2017. Tale accordo prevede un incremento occupazionale di 85 unità lavorative per anno, di cui almeno 75 esuberi ex Indesit (gruppo Whirlpool); questi ultimi, da quanto riferito dal soggetto gestore Invitalia, risultano assunti già dall'esercizio 2020. Invitalia ha altresì comunicato che il progetto di investimento produttivo si è in parte concluso nel 2019 e che le agevolazioni sono state integralmente erogate.
In particolare, si rappresenta che il progetto di ricerca, sviluppo e innovazione si è concluso limitatamente alla parte ricerca industriale, mentre è ancora in corso la parte per lo sviluppo sperimentale. È stata quindi richiesta una proroga per l'ultimazione del progetto di ricerca, sviluppo e innovazione fino al 31 dicembre 2023. Ciò in quanto, come comunicato dalla società, le attività da completare relative alla componente di sviluppo sperimentale si riferiscono all'installazione e messa in funzione di un ultimo macchinario (mixer), necessario per il completamento di uno dei due impianti pilota oggetto del progetto di ricerca e sviluppo. Si evidenzia, tuttavia, che la proroga non è stata ancora perfezionata, alla luce di alcuni accertamenti da parte del soggetto gestore.
All'esito dell'istruttoria effettuata con i competenti uffici, risulterebbe che l'impresa abbia chiesto un incontro con Invitalia per valutare una rimodulazione del progetto di sviluppo sperimentale, per il quale resta da completare un ultimo impianto con costi previsti pari a 8 milioni di euro.
In conclusione, si conferma che il Mimit continuerà a monitorare la situazione del sito produttivo in parola e il rispetto degli impegni presi. L'eventuale convocazione di un nuovo tavolo potrà essere considerata anche in esito alle valutazioni del soggetto gestore sul progetto in corso.
CAMUSSO (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAMUSSO (PD-IDP). Ringrazio il sottosegretario Bitonci per questa risposta, ma devo dire che soddisfa solo una parte dei quesiti posti nell'interrogazione che abbiamo presentato in quanto, come indicato nell'interrogazione stessa, esistono in realtà due siti che fanno capo allo stesso accordo di progetto e fanno capo entrambi al contratto di sviluppo per la reindustrializzazione delle presenze ex Whirpool-Indesit in quel territorio. Il quadro che ne emerge è comunque, anche nella sua risposta, di un grave ritardo rispetto agli impegni che erano stati assunti, che - vorrei ricordarlo - consistevano nel raggiungimento di un organico di 75 lavoratori per FIB SpA, e di un organico di 600 lavoratori per il cosiddetto Teverola 2. Credo che lei abbia presente di che zona del Paese stiamo parlando: una provincia che definisce se stessa terra di lavoro, ma che è oggi costellata pressoché esclusivamente da aziende e aree di crisi dove si fanno grandi progetti, si promettono grandi soluzioni e poi iniziano inenarrabili e lunghissime vertenze che ogni volta vedono il modificarsi dei piani e dei progetti e nessuna delle risposte occupazionali che sarebbero necessarie. Questa è la ragione per cui mi permetto di chiedere che l'ex Ministero dello sviluppo economico, ora Ministero delle imprese e del made in Italy, convochi comunque un tavolo che affronti l'insieme di quell'area di crisi, cioè da un lato lo stabilimento per il litio e dall'altro lo stabilimento cosiddetto Teverola 2, di cui non si hanno notizie (non riescono ad averle neanche le organizzazioni sindacali sul posto). Penso, infatti, che se è stato utile e necessario costruire le aree di contratto di sviluppo, costruire le aree di crisi, mettere a disposizione risorse, in questo caso del Fondo sociale e della Regione al fine di attuare la reindustrializzazione, ci sia un dovere collettivo che è quello che quelle risorse vadano a buon fine e si traducano effettivamente nella definizione di posti di lavoro. Credo anche, parlando di quel territorio e dello straordinario bisogno del Mezzogiorno di avere investimenti e di qualificazione, che siccome i progetti che riguardavano quest'area erano esattamente progetti che guardavano alla trasformazione - mi riferisco all'innovazione e ai settori connessi all'automotive, di cui parliamo tanto, ma di cui poi poco si traduce in termini di effettiva transizione e di innovazione industriale - questo abbia un interesse per il territorio, ma abbia anche un interesse di ordine generale. Da questo punto di vista, anche in accordo con le cose che ha appena detto il senatore Martella sulla politica industriale di questo Paese, vorrei sottolineare che c'è bisogno di politiche industriali per il Paese, ma c'è soprattutto bisogno di politiche industriali per il Mezzogiorno. Nel territorio del casertano, tutte le multinazionali se ne stanno andando, lasciando processi di reindustrializzazione senza fine, senza conclusione e senza soluzione e credo che questo non possa avvenire limitandosi all'attività delle amministrazioni locali o nella ricerca, come purtroppo siamo costretti a fare, di ammortizzatori per proteggere il reddito di quei lavoratori senza che ci sia alcuna speranza.
Il mio augurio, quindi, è che il Ministero decida rapidamente di aprire un tavolo di confronto per avere il quadro effettivo sia su Teverola 1 che su Teverola 2. (Applausi).
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.
Sospendo la seduta fino alle ore 15.
(La seduta, sospesa alle ore 10,44, è ripresa alle ore 15,01).
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15,01)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, il Ministro dell'istruzione e del merito e il Ministro della salute.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso.
La senatrice Ternullo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00885 sugli incentivi tariffari per la produzione di idrogeno a basse emissioni di carbonio, per tre minuti.
TERNULLO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, ringrazio il ministro Pichetto Fratin per la sua disponibilità. Noi sappiamo che il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, da lei guidato, ha avviato una consultazione pubblica sullo schema di decreto che serve a definire gli incentivi tariffari per la produzione di idrogeno a basse emissioni di carbonio.
Lei stesso ha evidenziato come il Governo punti molto sul vettore idrogeno e come sia necessario compiere un altro passo avanti per completare il quadro di misure regolatorie e incentivanti già attivate in ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Si tratta del principale provvedimento per stimolare gli investimenti nei settori industriali che risultano oggi più inquinanti e più difficili da riconvertire ed è necessario anche per l'utilizzo nei trasporti, con l'obiettivo, appunto di introdurre l'impiego di idrogeno, vettore energetico fondamentale per la decarbonizzazione.
Le Regioni e le Province autonome possono, quindi, manifestare il proprio interesse per la selezione di progetti per la realizzazione di siti di produzione di idrogeno verde in aree industriali dismesse, da finanziare con le risorse del PNRR.
Un testo importante, perché intende riconoscere agevolazioni sia ai produttori di idrogeno rinnovabile mediante processo elettrolitico, che di bioidrogeno, ottenuto da fonti quali bioliquidi, biomasse solide, biogas e biometano.
Fatte queste premesse, gentile Ministro, le chiediamo quale sia il cronoprogramma previsto per la produzione di idrogeno, quali siano gli incentivi che verranno previsti per attivare queste misure, quali siano le ricadute positive concrete sull'ambiente attraverso la riduzione dell'intensità di carbonio e, quindi, il minore inquinamento, ma soprattutto quali siano i vantaggi per le imprese, per i consumatori finali e per i cittadini. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, onorevole Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PICHETTO FRATIN, ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. Signor Presidente, ringrazio gli interroganti. In relazione al quesito posto, sottolineo che, in linea con la strategia europea sul tema, verranno implementate iniziative volte alla creazione di una filiera industriale dell'idrogeno, anche attraverso l'efficientamento delle prestazioni degli elettrolizzatori, al fine di garantire l'uso di tale fonte nell'industria cosiddetta hard to abate e nel settore dei trasporti, naturalmente con evidenti benefici in termini di competitività delle imprese italiane che si riverbereranno anche sui costi dei consumatori finali.
Sulla base di REPower EU, l'obiettivo è produrre 10 milioni di tonnellate e importare 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile nell'ambito dell'Unione europea entro il 2030, facendo divenire l'Italia uno dei principali hub europei (pensate che per le importazioni dovrà venire gran parte dal Sud) attraverso lo sviluppo del corridoio per l'idrogeno, in piena attuazione del Piano Mattei.
Nello scenario di Polis 2030, delineato nell'aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima, la quota di idrogeno rispetto al totale dell'idrogeno usato dell'industria salirà dal 3 al 42 per cento, in linea con gli obiettivi europei. La misura posta in consultazione ha come target un contingente di produzione di idrogeno rinnovabile al 2027 pari a 250.000 tonnellate e di 50.000 tonnellate di bioidrogeno. Il meccanismo incentivante ipotizza in questo momento, all'esito poi delle procedure competitive ad asta, un contributo in conto esercizio per la durata di dieci anni. Tale agevolazione è pari al maggior costo connesso alla produzione di idrogeno rispetto ad un combustibile convenzionale, con un valore massimo, in relazione alla tipologia dell'idrogeno prodotto, e alla dimensione dell'impianto variabile tra i tre e i cinque euro al chilogrammo.
Sotto il profilo ambientale l'idrogeno deve soddisfare il requisito di riduzione delle emissioni di gas serra nel ciclo di vita con una percentuale del 73,4 per cento rispetto a un combustibile fossile di riferimento; vale a dire che l'idrogeno promosso con la misura deve produrre meno di tre tonnellate di CO2 per ogni tonnellata di idrogeno.
La misura pertanto si pone come uno degli strumenti principali della strategia nazionale dell'idrogeno per la cui definizione è istituito al Ministero il tavolo tecnico. Quest'ultimo avrà il compito di individuare le linee di indirizzo sulla base del quadro regolatorio che si sta definendo in ambito europeo sulla governance e pianificazione infrastrutturale del settore idrogeno.
Ricordo che l'Italia ha già investito sull'idrogeno, tra PNRR e fondi nazionali, oltre 3,5 miliardi. L'idrogeno è l'elemento più diffuso al mondo, ma è anche inodore e incolore e quindi la questione va trattata con molta cautela.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Ternullo, per due minuti.
TERNULLO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, gentile Ministro, la ringrazio per la risposta puntuale e convincente anche per i dati che ci ha fornito. Ci convince anche la volontà di affrontare le tematiche dell'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili in contesti difficili, come quelli delle aree industriali.
È importante anche rilevare la volontà di coinvolgere i territori, come le Regioni e le Province autonome, nella gestione di questi processi di produzione di energia in energia pulita.
Da ultimo apprezziamo la sua volontà di non sprecare un centesimo dei fondi europei che abbiamo a disposizione, impiegando quindi i fondi del PNRR.
Il Parlamento, secondo me, non può che essere orgoglioso di questo suo lavoro, che è svolto davvero con grande responsabilità per il benessere di tutto il Paese e dei cittadini italiani. (Applausi).
PRESIDENTE. La senatrice D'Elia ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00890 sull'attivazione del nuovo percorso di istruzione del liceo del made in Italy, per tre minuti.
D'ELIA (PD-IDP). Signor Presidente, signor Ministro, come lei sa, con la legge n. 206 del dicembre 2023, una legge tra l'altro promossa dal Ministero delle imprese e del made in Italy in materia di promozione e tutela del made in Italy, è stato istituito anche un nuovo percorso di formazione, un percorso liceale del made in Italy, a partire dall'anno scolastico 2024-2025. Non è l'unica novità che interesserà l'anno scolastico 2024-2025, poiché ci sarà anche la nuova filiera tecnico-professionale.
Questo intervenire velocemente, frettolosamente e in modo improvvisato su un sistema delicato come quello dell'istruzione l'abbiamo giudicato un azzardo e in particolare il percorso liceale del made in Italy come una sorta di bandierina ideologica. Il tema non è però cosa pensiamo noi, ma avere chiarezza sul futuro di questo liceo del made in Italy e soprattutto sul destino dei licei economico-sociali.
A quanto si apprende dal sito del Ministero, sono solo novantadue i licei ad indirizzo made in Italy finora approvati sul territorio nazionale. Un risultato che a noi pare deludente e che probabilmente è anche il frutto di una scarsa conoscenza del fatto che le scuole sono preoccupate, di quale futuro si vuole avere, di come vengono finanziati questi cambiamenti.
Il tema che vogliamo porre in questo question time è soprattutto se il Ministro possa fare chiarezza sull'attuazione dei nuovi percorsi, con particolare riferimento ai licei economico-sociali e quale sarà il destino dei licei economico-sociali in mancanza di attivazione dei percorsi del liceo del made in Italy. Non sono pochi gli studenti, poiché stiamo parlando di quasi 80.000 studenti dei licei economico-sociali, i quali avevano quindi una rispondenza da parte delle famiglie e dei docenti. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro dell'istruzione e del merito, professor Valditara, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
VALDITARA, ministro dell'istruzione e del merito. Signor Presidente, gentili senatori, abbiamo ereditato un sistema formativo che evidenzia una profonda incapacità di formare proprio quelle professionalità maggiormente richieste dal nostro sistema produttivo. La gravità del ritardo accumulato in passato ha imposto la necessità di un'azione rapida da parte del Governo, che ha messo in campo più strumenti per aggredire da subito il mismatch, il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, che, come noto, tocca in alcuni casi punte anche del 60 per cento. Alle famiglie è stata offerta dunque maggiore possibilità di scelta per i propri figli, grazie all'introduzione di due novità, ossia la filiera tecnologica professionale ed il liceo del made in Italy. Due novità che, nella loro differente specificità, sono complementari ed integrano l'offerta complessiva.
La scelta dell'attivazione di tali innovazioni è stata riservata, per mio fermo intendimento, alla piena libertà delle istituzioni scolastiche, che si sono espresse attraverso la deliberazione degli organi collegiali che ne rappresentano la comunità scolastica. Ebbene, la risposta che ci è pervenuta, pur a fronte di tempi ristretti, è stata molto buona e superiore alle nostre attese. Con particolare riferimento al liceo del made in Italy, infatti, le istanze sono state centoventi. Consideriamo che i licei economico-sociali statali sono circa quattrocento (seicento, considerando anche quelli non statali); un dato questo - centoventi richieste - per nulla scontato, soprattutto se confrontato con simili esperienze del passato. Mi riferisco, ad esempio, al caso del liceo sportivo, introdotto nel 2013 dal Governo Monti, in occasione del quale, nella logica proprio di un avvio graduale di nuovi percorsi e della necessità di un loro monitoraggio nella fase iniziale, vi erano addirittura limiti legislativi che ne contingentavano il numero, prevedendo l'istituzione massima di uno per provincia.
Tra le istanze ricevute poi (tranne sei, che sono state escluse per difetto di alcuni requisiti essenziali), tutte le altre hanno ricevuto l'intesa delle Regioni, eccettuato il caso della Campania, che non ha ancora approvato 22 istanze, pur provenienti dalle scuole del proprio territorio.
A dispetto di quanto asserito dagli interroganti, le scuole italiane hanno ben compreso la potenzialità di questo percorso, che fornirà alle studentesse e agli studenti la possibilità di approfondire gli scenari sociali, storici, geografici, artistici e culturali dello sviluppo industriale e del tessuto produttivo del nostro Paese, ma anche di proiettarsi nel futuro con una solida formazione di base, soprattutto in campo economico, giuridico e tecnologico.
Gli obiettivi formativi e i contenuti qualificanti di tale percorso sono ben scolpiti e precisati nella norma di legge, pur essendo stato delineato al momento il quadro orario del solo primo biennio; ciò è avvenuto anche in occasione della precedente riforma dei professionali fatta nel 2017 dal Governo di centrosinistra. Questa circostanza è stata resa necessaria, come anche in passato, dalla scelta di intervenire con il regolamento attuativo, per individuare in tale sede gli accorgimenti e le compensazioni necessarie a garantire integralmente - sottolineo integralmente, perché è un nostro punto fermo - gli organici dei docenti.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice D'Elia, per due minuti.
D'ELIA (PD-IDP). Grazie, signor Ministro, per la risposta, però non posso assolutamente ritenermi soddisfatta. Grazie anche per la precisazione sul numero di scuole che hanno aderito a questo nuovo percorso, cioè 120. Va detto che il rispetto, che lei ha ricordato, attiene io credo all'autonomia scolastica, che è stata una riforma importante di questo Paese.
La domanda era innanzitutto non solo su questo liceo del made in Italy e quindi sul fatto che è stato disegnato solo il biennio, su come si farà il triennio, ma soprattutto su come si costruiranno le classi di concorso per gli insegnanti, sulle nuove materie e anche sul rammarico per la scomparsa e la riduzione delle scienze sociali. Noi pensiamo infatti che, tra gli obiettivi formativi di una cittadinanza complessa come quella del nostro tempo, le scienze sociali rivestono un ruolo importante per capire la complessità e per formare le persone alla capacità di scegliere cose diverse nella vita. Mi sembra che ci stiamo molto piegando sul qui ed oggi. Ma il tema è: qual è il futuro dei licei economico-sociali che non hanno aderito? Su questo la sua risposta, mi dispiace, è stata molto evasiva e ci preoccupa.
PRESIDENTE. La senatrice Paita ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00862 sul finanziamento del fondo per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione, per tre minuti.
PAITA (IV-C-RE). Signor Ministro, lei sa che Italia Viva è impegnata in battaglie direi molto complesse, ma al tempo stesso molto giuste, sul tema della sanità. È stato così sulla questione dello screening neonatale; a tal proposito, la vogliamo ringraziare per aver accettato la nostra richiesta di istituire lo screening neonatale e quindi di firmare il decreto. Ed è così sulla nostra battaglia per il contrasto ai disturbi alimentari.
Nel corso della legge di bilancio voi non avete rifinanziato una misura importantissima, che era stata invece portata avanti dal Governo Draghi e che in due diverse annualità, nel 2022 e nel 2023, aveva previsto uno stanziamento di circa 25 milioni di euro. Sono circa 3 milioni le persone che sono attualmente in cura per disturbi alimentari; il dato è quasi triplicato. Si tratta di persone che hanno una media di età di trentacinque anni. C'è un'attenzione specifica, dopo la vicenda della pandemia, perché tutta quella fase nella quale la socialità e la scuola sono state chiuse e ridimensionate ha avuto un effetto importante sui nostri ragazzi.
C'è un dato ancor più allarmante: abbiamo pochissime strutture che sono in grado di affrontare questo tipo di disturbo. La metà di tali strutture si trovano al Nord e meno della metà delle strutture sono in grado di ospitare ragazzi di circa quattordici anni. Non abbiamo sostanzialmente quasi rete assistenziale al Sud. Anche per questo, Ministro, noi facciamo una battaglia unitaria sul tema della sanità, che non divida il Paese.
Purtroppo, infatti, questo genere di disturbo può capitare a chiunque e avere la consapevolezza di un Paese che non è in grado di affrontare con una rete adeguata questo genere di difficoltà, che per le famiglie può essere devastante e per le persone coinvolte ovviamente può essere letale, è davvero una grave emergenza.
Per cui le chiediamo per quale motivo questo stanziamento era stato tolto e, visto che ha annunciato a mezzo stampa che ci sarà un ripristino di circa 10 milioni, se invece di fare una misura che duri soltanto un anno, non sia sua intenzione dare stabilità a questo tipo di intervento e renderlo costante nel corso degli anni per attuare una misura preventiva in grado di aiutare le famiglie nel corso del tempo.
PRESIDENTE. Il ministro della salute, professor Schillaci, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
SCHILLACI, ministro della salute. Signor Presidente, ringrazio gli interroganti per darmi l'occasione di illustrare le misure in corso di adozione per contrastare le problematiche relative ai disturbi del comportamento alimentare.
A queste misure, dal conferimento del mio mandato, ho sempre rivolto molta attenzione, specie per la grande diffusione di questi disturbi tra i giovani. La legge di bilancio del 2022, come ricordato, nelle more dell'aggiornamento dei LEA, aveva previsto l'istituzione di un fondo, con dotazione di 15 milioni di euro per l'anno 2022 e 10 milioni per l'anno 2023. Per definire la ripartizione complessiva del fondo, nel mese di marzo 2022 è stato istituito un apposito gruppo tecnico-scientifico. I criteri, le linee di intervento per l'utilizzo del fondo e le procedure per la presentazione dei piani di attività biennali da parte delle Regioni e delle Province autonome, elaborate dall'anzidetto gruppo tecnico-scientifico, sono stati oggetto di intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni. Le risorse sono state quindi ripartite ed entro il 31 ottobre del 2024 le Regioni e Province autonome dovranno trasmettere una relazione e rendicontazione finanziaria.
Come previsto, le Regioni e Province autonome hanno presentato al Ministero della salute una relazione intermedia dell'attività svolta nel mese di dicembre scorso. Ad oggi, dalle relazioni intermedie presentate si evince che Regioni e Province autonome hanno impiegato il 59 per cento del finanziamento e speso solo il tre per cento del finanziamento.
Ciò premesso, ho comunque contestualmente provveduto, secondo quanto previsto dai commi dell'articolo 1 della legge di bilancio 2022 nn. 688 e 689, in primo luogo ad adottare il decreto ministeriale 23 giugno 2023, recante la definizione delle tariffe dell'assistenza specialistica ambulatoriale, grazie al quale, dopo molti anni, è possibile dare concretezza al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2017, cosiddetto LEA, per cui ad oggi gli assistiti affetti da anoressia e bulimia possono vedere soddisfatto il loro diritto di usufruire in esenzione delle prestazioni di specialistica ambulatoriali approvate per il monitoraggio del disturbo. L'entrata in vigore del nomenclatore, su unanime richiesta delle Regioni, è riprogrammata al 1° aprile prossimo.
Nell'ambito dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione, gli assistiti possono accedere a 16 nuove prestazioni di specialistica ambulatoriale. Fermo restando queste prestazioni, nell'ambito della proposta di aggiornamento LEA, la Commissione nazionale per l'aggiornamento LEA e la promozione del Servizio sanitario nazionale ha rilevato l'importanza di introdurre ulteriori nuove 16 prestazioni di assistenza ambulatoriale da concedere in esenzione.
Ciò considerato, nelle more della piena operatività del nuovo nomenclatore tariffario e dell'ulteriore aggiornamento dei LEA, atteso per il primo semestre di quest'anno, per garantire ai pazienti affetti da disturbi del comportamento alimentare un'appropriata presa in carico da parte delle strutture regionali, si è in ogni caso deciso, con un emendamento che è stato proposto in sede di conversione al decreto mille proroghe, di mettere a disposizione del fondo straordinario, pur in assenza della completa rendicontazione da parte delle Regioni e di quanto già erogato a loro favore, una cifra pari - come lei ha ricordato - a 10 milioni di euro per il 2024.
Resta fermo che con l'entrata in vigore del nuovo nomenclatore tariffario e dell'ulteriore aggiornamento dei LEA sarà garantita finalmente la piena copertura finanziaria in modo strutturale per l'erogazione delle prestazioni a beneficio di tutti i pazienti con disturbi del comportamento alimentare, rendendo di fatto non più necessario qualsivoglia fondo straordinario a carattere temporaneo, come finora sperimentato. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Paita, per due minuti.
PAITA (IV-C-RE). Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro perché mi consente di fare una serie di osservazioni e anche un po' di chiarezza.
Circa il tema che alcuni degli stanziamenti oggetto di intervento, per esempio, come nel caso specifico, del contrasto ai disturbi alimentari, possono non essere tutti spesi dalle Regioni (ci ha dato dei dati: il 59 per cento dei finanziamenti sono stati impostati, il 3 per cento dei quali vengono davvero spesi), vorrei dirle che questo Governo interviene sul tema della polemica dei tagli più o meno sempre con la stessa modalità: siccome le Regioni non riescono a spendere bene le risorse, allora il Governo nazionale le taglia. Questo non può essere un criterio, signor Ministro, perché il vostro dovere come Governo è quello di riformare: se qualcosa non funziona, riformiamo il sistema affinché queste risorse vengano spese di più e meglio.
È quindi un bene che lei abbia corretto un errore che, invece, avevate impostato e che, a mio modo di vedere, sarebbe stato devastante come messaggio nel Paese, perché aver tagliato anche solo per un giorno quei 10 milioni è un messaggio di grave disattenzione nei confronti di quelle famiglie. Vi siete corretti, l'avete ripristinato, ora l'obiettivo è quello di renderlo strutturale. Avrete in Italia Viva un atteggiamento attento, ma al tempo stesso anche in grado di dire con grande franchezza quando le cose vengono fatte. Per ora avete corretto un errore commesso da voi stessi; avete dato un messaggio sbagliato alle famiglie, ma lo avete parzialmente corretto, quindi avete un'occasione.
Al decreto-legge mille proroghe è stato presentato un emendamento proprio di Italia Viva che prevede lo stanziamento di 20 milioni e rende strutturale questo fondo. Approvatelo e avrete la possibilità di dare alle famiglie un messaggio giusto in un momento di grave difficoltà, soprattutto ai nostri ragazzi, perché chiunque può avere un momento di difficoltà, anche dal punto di vista dei disturbi alimentari. L'importante è trovare uno Stato, delle istituzioni, in grado di costituire una rete adeguata per aiutare quelle famiglie e quei ragazzi. È nostro dovere ed è il dovere che noi abbiamo per guardare con fiducia al futuro. (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore Lombardo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00881 sui provvedimenti attuativi della legge sulla cura degli anziani e delle persone non autosufficienti, per tre minuti.
LOMBARDO (Misto-Az-RE). Signor Ministro, lei sa bene che l'Italia è il Paese con la popolazione anziana tra le più longeve al mondo. La popolazione anziana non autosufficiente in Italia è destinata a crescere e questo aumento, insieme al numero delle persone con disabilità, rappresenta una sfida cruciale per il nostro sistema sanitario nazionale. Attualmente solo il 6 per cento delle persone non autosufficienti è ospitato in strutture residenziali; il 26 per cento delle persone non autosufficienti riceve assistenza dai caregiver e per i due terzi del totale la cura è affidata esclusivamente ai familiari, con il supporto solo parziale di strutture semiresidenziali o di servizi di assistenza domiciliare.
Signor Ministro, come lei sa, nel marzo 2023 questo Parlamento ha approvato a larga maggioranza una legge che delega il Governo ad attuare diversi decreti attuativi. Era una legge attesa da oltre 8 milioni e mezzo di italiani che hanno nelle loro famiglie persone non autosufficienti o disabili. Agli italiani abbiamo promesso di attuare tale riforma.
Il 31 gennaio di quest'anno scadevano i decreti attuativi previsti dagli articoli 3, 4 e 5 del provvedimento. Le chiedo pertanto, signor Ministro, visto che nelle ultime ore sono circolate delle bozze, di illustrare agli italiani che attendono la concretezza di queste riforme quali interventi sono previsti nei decreti attuativi in materia di politiche in favore delle persone anziane non autosufficienti e, soprattutto, quali risorse pensate di stanziare, affinché questi interventi possano davvero dare una risposta e un sollievo ai tanti italiani che hanno in casa persone anziane non autosufficienti o persone con disabilità.
PRESIDENTE. Il ministro della salute, professor Schillaci, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
SCHILLACI, ministro della salute. Signora Presidente, ringrazio il senatore interrogante per avermi fornito l'occasione di annunciare che in data odierna il Consiglio dei ministri ha approvato, in esame preliminare, uno schema di decreto legislativo predisposto in attuazione dei principi e criteri direttivi, di cui agli articoli 3, 4 e 5 della legge 23 marzo 2023, n. 33, in materia di invecchiamento attivo, promozione dell'inclusione sociale, prevenzione della fragilità, assistenza sociale e sanitaria e sociosanitaria per le persone anziane non autosufficienti, politiche per la sostenibilità economica e la flessibilità dei servizi di cura e assistenza a queste persone. Sul provvedimento sarà acquisita l'intesa della Conferenza unificata e trasmessa alle Camere per il prescritto parere.
In particolare, il decreto, tra le misure a sostegno della persona anziana, prevede interventi per prevenire la fragilità, promuovere la salute e l'invecchiamento attivo anche nei luoghi di lavoro, favorire l'inclusione sociale e la mobilità. Inoltre, al fine di consentire il mantenimento delle migliori condizioni di vita delle persone anziane presso il proprio domicilio, viene promosso l'impiego di strumenti di sanità preventiva e telemedicina. Per incentivare il dialogo intergenerazionale, sono contemplate iniziative di incontro tra studenti e persone anziane nelle istituzioni scolastiche e nelle università, progetti di servizio civile a favore delle persone anziane, attività fisica, sportiva e benessere psicologico. Parallelamente, vengono previsti il riordino, la semplificazione e il coordinamento delle attività di assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria per le persone anziane non autosufficienti mediante la valutazione multidimensionale unificata per l'accesso ai servizi sociali e sociosanitari mediante i punti unici di accesso che hanno sede operativa presso le case della comunità. In particolare, si introduce il Sistema nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente, individuando i livelli delle prestazioni sociali da erogare per l'assistenza domiciliare sociale integrata con i servizi sanitari. Si prevedono misure per contrastare l'isolamento relazionale, la marginalizzazione delle persone anziane non autosufficienti e le loro famiglie. Si promuove l'implementazione dei servizi di comunità che operano secondo logiche di rete e di sussidiarietà orizzontale. Laddove emergano fabbisogni di cure e assistenza è prevista la redazione di progetti di assistenza individuale integrati che contiene gli obiettivi di cura, individua gli interventi secondo la durata e l'intensità del bisogno, le figure professionali coinvolte, il budget di cura assistenziale ed è sottoposto a monitoraggio periodico. I risultati sono resi disponibili su piattaforme interoperabili.
Vi sono inoltre disposizioni volte a garantire l'integrazione degli istituti dell'assistenza domiciliare integrata e del servizio di assistenza domiciliare. Si ribadisce poi il diritto delle persone anziane alla somministrazione di cure palliative e viene introdotta, in via sperimentale, la prestazione universale erogata sotto forma di trasferimento monetario e di servizi alla persona. Vengono definiti gli standard formativi e i percorsi di formazione per il personale addetto all'assistenza e al supporto delle persone anziane non autosufficienti, nonché misure volte a sostenere il progressivo miglioramento delle condizioni di vita dei caregiver familiari.
Per l'attuazione delle suddette iniziative sono messe a disposizione risorse finanziarie pari a circa un miliardo di euro. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Lombardo, per due minuti.
LOMBARDO (Misto-Az-RE). Signor Ministro, com'è ovvio, credo fermamente che sia assolutamente casuale la contestualità fra la presentazione dell'interrogazione e l'adozione oggi dei decreti attuativi, per cui credo che non le dispiacerà se prossimamente tornerò ad interrogarla di nuovo su altri decreti attuativi relativi ai temi sanitari che interessano gli italiani.
Lei ha parlato di misure che rientrano effettivamente in quelli che erano i criteri della legge delega e ha fatto un passaggio sul fatto che verrà stanziato un miliardo, cosa che verificheremo. Le voglio far notare soltanto, riportando dati che vengono dalle associazioni firmatarie del patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza, che si parla di un fabbisogno di circa 1,306 milioni, di cui 835 milioni della sanità e 471 milioni del sociale. Questo è il fabbisogno delle associazioni e degli esperti del patto che il Ministero ha coinvolto, quindi mi chiedo se le risorse saranno sufficienti a realizzare quanto avete scritto in questi decreti.
PRESIDENTE. La senatrice Pirro ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00888 sulle nuove strategie da integrare nel nuovo piano pandemico 2024-2028, per tre minuti.
PIRRO (M5S). Signor Ministro, in molti abbiamo avuto modo di visionare, nei giorni scorsi, la versione del piano strategico operativo di risposta alle pandemie che il Ministero ha sottoposto al vaglio della Conferenza Stato-Regioni, con i vari obiettivi che si prefigge a tutela della salute dei cittadini italiani e della tenuta del tessuto socioeconomico del nostro Paese. Devo dire che abbiamo molto apprezzato che il documento evidenzi quanto siano importanti i vaccini nel contrasto alla pandemia e il loro spiccato valore solidaristico di tutela delle persone più fragili e della collettività nel suo insieme. Non possiamo che concordare con quanto previsto in questa versione, che dice come a volte per tutelare la salute in un contesto emergenziale sia anche necessario ricorrere alla limitazione delle libertà dei singoli e della collettività per minimizzare i rischi.
Altrettanto importante, per noi, è stato poter leggere come il Presidente del Consiglio sia la figura più adatta per prevedere misure di necessità e urgenza da adottare nell'immediato. Questo, secondo noi, restituisce legittimità, anche se non c'era ovviamente nessun bisogno, perché le azioni del Governo Conte due durante la pandemia e successivamente quelle intraprese dal Governo Draghi avevano piena legittimità, come ribadito anche dalla Corte costituzionale. Tali Governi infatti hanno dovuto affrontare scelte difficilissime per il nostro Paese, in un contesto mai visto prima; scelte che poi sono state copiate anche da altri Paesi e sono diventate un esempio per la comunità internazionale.
Quindi, alla luce di quanto sopra, io le chiedo quali siano le differenze che presumevamo di vedere marcate tra questo piano strategico e le misure adottate nell'emergenza pandemica da Covid-19; quali azioni intenda intraprendere per superare le criticità che stanno sollevando le Regioni in merito alle risorse necessarie per realizzare i piani pandemici regionali; in che modo il suo Ministero intenda superare il vincolo dei tetti di spesa per il personale, per ottenere il rafforzamento delle dotazioni organiche per i dipartimenti di prevenzione, per le strutture di livello regionale, per le finalità previste dal piano, tenendo ben presente che le risorse per questo piano devono essere ulteriori rispetto a quelle del fondo sanitario nazionale. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro della salute, professor Schillaci, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
SCHILLACI, ministro della salute. Signor Presidente, senatrice Pirro, avrei voluto parlare di un documento ufficiale e non di bozze. Però, per rispetto delle istituzioni, mi trovo a rispondere a frasi estrapolate da una bozza che è in continua evoluzione.
L'obiettivo principale di questo piano strategico è quello di proteggere la salute e la sicurezza della popolazione, garantendo il più possibile l'accesso alle cure mediche durante una improvvisa pandemia. La bozza è in discussione presso la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano. È stata predisposta da un gruppo di lavoro che ha incluso rappresentanti delle regioni dell'Istituto superiore di sanità, Aifa, Agenas, Inail, Dipartimento per la protezione civile, Ispettorato generale della sanità militare, Centro nazionale anti pandemico ed esperti designati.
Quindi, è frutto di una lunga ed elaborata discussione, che oggi ci porta a recepire gran parte delle integrazioni, osservazioni e modifiche che sono giunte da parte degli interlocutori. Il documento è ancora in fase di revisione, sia attraverso riunioni con il coordinamento tecnico della Commissione salute delle Regioni, sia attraverso revisioni interne con i Ministeri coinvolti, per adeguare il testo alle osservazioni legittime pervenute. Contrariamente al Panflu, non si limita alla preparazione e alla risposta ad una pandemia da virus influenzale A e B, bensì alla preparazione e risposta a pandemie da eventuali patogeni a trasmissione respiratoria, sia virali che batteriche.
Il documento rappresenta uno strumento di pianificazione per la fase interpandemica; uno strumento tecnico a supporto delle decisioni che potranno essere adottate ai diversi livelli amministrativi e legislativi e da diversi attori nelle fasi di allerta e risposta.
Voglio evidenziare che è un piano per la gestione emergenziale di patogeni potenzialmente ignoti e che descrive ed elenca strumenti attualmente disponibili di sanità pubblica, che potranno essere applicati in maniera graduata, in rapporto all'entità e alla gravità dell'emergenza.
La bozza del piano sottolinea l'importanza della collaborazione tra il Ministero della salute, le autorità locali, le istituzioni sanitarie e le popolazioni per affrontare efficacemente una pandemia. Grande importanza viene data soprattutto alla comunicazione e all'informazione alla popolazione. Elemento cruciale è lo sforzo di sistematizzare e valorizzare le strutture di coordinamento, i sistemi di sorveglianza dei sistemi sanitari.
Il piano non si limita a prevedere eventuali scenari epidemiologici e misure di contenimento, ma per la prima volta delinea un potenziale di servizi indispensabili: dipartimenti di prevenzione, l'emergenza-urgenza, ricerca, rete dei laboratori oltre a un'integrazione tra ospedale e territorio.
In merito al vincolo dei tetti di spesa sul personale, stiamo lavorando al graduale sblocco e superamento degli stessi. È evidente che, in caso di pandemia, per garantire sicurezza e assistenza alla popolazione, i tetti verranno riparametrati. Stiamo ovviamente procedendo alla quantificazione economica relativa al dettaglio dei costi derivanti dall'implementazione degli interventi descritti, all'illustrazione dei criteri di calcolo per la determinazione dell'importo stimato.
Questo è un piano che per la prima volta sarà veramente aggiornato, puntuale, che si attiene scrupolosamente a criteri tecnico scientifici e a direttive internazionali. Questo Governo, rispetto a chi per anni ha fotocopiato un vecchio piano del 2006, prende decisioni con la consapevolezza delle proprie scelte.
Mi rincuora leggere i commenti di colleghi autorevoli, che sottolineano come questo sia un piano reale, che rispetta anche la libertà delle popolazioni, fornendo linee guida flessibili, invocando misure restrittive solo come ultima risorsa. È un fatto, non un'opinione, che prima non esisteva un piano pandemico adeguato. Adesso abbiamo e stiamo preparando un documento, che non solo esiste, ma segue tempi e procedure corrette. Questo è un passo in avanti concreto e tangibile verso una gestione più responsabile e preparata alle emergenze sanitarie. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Pirro, per due minuti.
PIRRO (M5S). Signor Presidente, pensavo di potermi dire almeno parzialmente soddisfatta, invece non posso dire neanche questo, ma non per i contenuti del piano, che noi apprezziamo appieno. Non capisco i riferimenti al Panflu che nella mia interrogazione non sono presenti, forse ci ha confuso con il Gruppo che segue, quello della Lega, che sì scalpita (Applausi) e dà una stoccata a lei, Ministro, sui contenuti del piano. Dopo gli attriti di ieri sulle armi all'Ucraina, anche oggi la Lega non vi lesina delle critiche, perché loro hanno qualche problema con le vaccinazioni e le limitazioni delle libertà. Sicuramente non le abbiamo noi. A me preoccupa invece tutelare la salute dei cittadini e questo documento, anche se in bozza, secondo me va nella giusta direzione. Su questo avrei voluto farle i complimenti. Mi preoccupa invece l'idea che venga modificato in una direzione diversa da quella presa durante la pandemia.
Devo dire che i contenuti di questa bozza - chiamiamola così, anche se sono abbastanza sicura che poi il documento conclusivo non si discosterà molto - mi rincuorano, mi fanno capire e confermano che la Commissione Covid che volete istituire voi della maggioranza è solo una boutade e un attacco politico nei confronti di chi vi ha preceduto. (Applausi). Se infatti con questo documento confermate tutte le misure che abbiamo adottato, automaticamente ci state dicendo che quella Commissione è totalmente inutile. Grazie. (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore Borghi Claudio ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00884 sulla revisione degli indirizzi in vista dell'adozione del piano pandemico per il periodo 2024-2028, per tre minuti.
BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, signor Ministro, la ringrazio in anticipo per aver detto che il piano sarà cambiato.
Il motivo dell'interrogazione presentata emerge infatti dalla pubblicazione delle bozze del piano pandemico. Normalmente non ci va di commentare le bozze perché esse, per definizione, non sono il documento definitivo, è però indubbio che la questione meritava un approfondimento per essere sicuri che ci sarebbero stati dei cambiamenti e la risposta alla precedente interrogazione ci rassicura in questo senso.
In particolar modo vorremmo rassicurazioni, dal momento che poi le modifiche vanno viste, sul fatto che il piano non recepisca soltanto l'opinione di qualche esperto - magari con intento autoassolutorio, perché si tratta delle stesse persone che stavano nelle commissioni dell'onorevole Speranza o della senatrice Lorenzin o cose di questo tipo - che non vedono l'ora di scrivere che quello che hanno fatto in passato è tutto giusto. Noi non sappiamo se quello che hanno fatto in passato è tutto giusto perché abbiamo una Commissione che lavorerà apposta per andare a vedere se quello che è stato fatto in passato è tutto giusto. Io credo che si troverà che quello che è stato fatto in passato è molto sbagliato.
Pertanto, partendo da questo presupposto, vorremmo sapere dal suo punto di vista, quando e se ci sarà il testo definitivo, dove in particolar modo ci saranno i cambiamenti, e se verranno recepiti all'interno di un piano che sarà un documento politico. Non può essere un documento solo tecnico perché il piano pandemico è quello che poi vincola o quantomeno guida le decisioni future del Governo.
Quest'ultimo si è impegnato con i cittadini su tre punti abbastanza importanti: basta restrizioni delle libertà personali (in cambio di informazione e responsabilizzazione dei cittadini), basta obblighi vaccinali (nel piano non si può dire che lo strumento principale sarà il vaccino perché non sappiamo come sarà la prossima pandemia; auspicando che non ci sarà una prossima pandemia, quando arriverà, studieremo gli strumenti più adeguati per affrontarla); coinvolgimento del Parlamento (basta DPCM o un soggetto solo che decide) in modo tale che certe decisioni siano condivise con i rappresentanti dei cittadini. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro della salute, professor Schillaci, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
SCHILLACI, ministro della salute. Signor Presidente, onorevoli senatori, anche in questo caso avrei voluto parlare di un documento ufficiale e non di bozze, ma non ci sottraiamo ad ogni richiesta di chiarimento data l'attenzione su questa materia.
L'obiettivo principale del piano strategico 2024-2028 è quello di proteggere la salute e la sicurezza della popolazione, garantendo il più possibile l'accesso alle cure mediche durante una improvvisa pandemia da patogeni potenzialmente non noti. Sottolineo che la bozza del piano pandemico è attualmente in discussione presso la Conferenza permanente per i rapporti tra Stato-Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano ed è stata predisposta da un gruppo di lavoro che ha incluso rappresentanti di tutti gli enti interessati e previsti, oltre ad esperti. Essa è frutto di una lunga ed elaborata discussione che ha portato e sta portando a ricomprendere gran parte delle integrazioni, osservazioni e modifiche da parte degli interlocutori. Nello specifico, la bozza è ancora in fase istruttoria, attraverso riunioni con il coordinamento tecnico della commissione salute, area, prevenzione e sanità pubblica, anche al fine di adeguare il testo alle differenti osservazioni espresse dalle Regioni negli ultimi giorni.
In relazione alla governance delle varie fasi pandemiche, evidenzio che il Ministero della salute, anche su richiesta delle Regioni, sta definendo a livello nazionale e regionale ruoli, competenze e tempistiche dei soggetti coinvolti, con il coinvolgimento anche degli altri Ministeri interessati (Ministero dell'istruzione e del merito, Ministero dell'interno, Ministero dei trasporti, Ministero delle infrastrutture, Ministero delle imprese e del Made in Italy, Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Ministero del turismo).
Certamente in un piano pandemico non è indispensabile citare aspetti giuridici, che esulano dallo scopo dello stesso piano. Sento in ogni caso di dover precisare che, per affrontare un patogeno ignoto con un alto o altissimo tasso di mortalità, potrebbe essere necessario adottare misure restrittive che dovranno però essere emanate solo se strettamente indispensabili, rimanere eventualmente in vigore per il tempo strettamente necessario, essere proporzionali sia alla probabilità sia all'entità dell'evento.
Rispetto alle modalità di assunzione delle decisioni in corso di pandemia, qualora non dovesse risultare sufficiente per il governo complessivo della molteplicità di interessi e di settori incisi dall'emergenza sanitaria, la scelta di uno strumento legislativo attraverso il coinvolgimento del Parlamento appare il mezzo più idoneo per garantire l'unità di indirizzo dell'azione di Governo e di bilanciamento dei molteplici interessi pubblici.
Ribadisco che il documento è ancora in fase istruttoria. Rispetto infine al tema della discontinuità, appare ultroneo rimarcare che il vecchio piano riguardava la risposta ad un'eventuale pandemia da virus influenzali A e B, mentre l'attuale piano riguarda la risposta ad una pandemia di patogeni respiratori potenzialmente ignoti.
In conclusione, vorrei che consideraste questo piano pandemico come una strategia preventiva che ora finalmente abbiamo per la protezione della nostra comunità. È progettato per mobilitare ogni risorsa e azione necessaria in proporzione alla gravità di un'eventuale emergenza, sempre con l'obiettivo supremo di preservare ciò che è più prezioso: la vita, la libertà ed il benessere di ogni cittadino italiano. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Borghi Claudio, per due minuti.
BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro ed accolgo con molto favore le sue parole, che in particolar modo mi hanno anticipato su un tema che avrei voluto dirle nel preambolo ma che non ho avuto tempo di esplicitare. Strideva in quella bozza la lunga digressione giuridica che, come può ben immaginare, poco c'entrava e, secondo me, poco era adatta come collocazione, anche perché sembrava una specie di pre-sentenza che, come tale, probabilmente era originata da persone o tecnici che, come ho detto in premessa, magari si volevano autoassolvere.
Per il resto, invece, mi fa molto piacere constatare la sua disponibilità al cambiamento del testo. Si ricordi ovviamente nella stesura definitiva i punti che abbiamo preso come impegno nei confronti dei nostri cittadini e che sono superiori a qualsiasi considerazione tecnica, pratica o giuridica, perché noi siamo rappresentanti dei cittadini e siamo qui apposta per fare quello che abbiamo promesso loro. (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore Satta ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00886 sulle misure per affrontare la problematica delle liste d'attesa in sanità, per tre minuti.
SATTA (FdI). Signor Presidente, signor Ministro, nel contesto attuale del Servizio sanitario nazionale, una delle sfide più pressanti è certamente quella dell'abbattimento delle liste d'attesa per gli accertamenti diagnostici e le visite specialistiche. Questa problematica, che affonda le sue radici in anni di complesse dinamiche gestionali ed organizzative, ha creato e sta creando notevoli disagi ai cittadini italiani, i quali si trovano spesso costretti ad attese prolungate per ricevere prestazioni sanitarie anche essenziali. L'impatto di queste attese non è soltanto un fattore di stress e di ansia per i pazienti, ma può purtroppo comportare anche il rischio di un aggravamento delle condizioni di salute, oltre ad un aumento dei costi per il sistema sanitario. Il mal governo del passato ha lasciato un'eredità di inefficienza, che necessita di un intervento deciso e di una visione strategica capace di trasformare in profondità il nostro sistema di assistenza sanitaria.
In questo scenario la nomina di lei, signor Ministro, alla guida del Dicastero della salute è stata accolta con fiducia e speranza. La sua affermata carriera nel campo medico e la capacità di visione strategica che ella sta dimostrando sono elementi che nutrono la convinzione di una svolta imminente e positiva, a tutela e rilancio del Servizio sanitario nazionale.
Fatta questa premessa, le chiediamo di sapere quali azioni concrete ella, signor Ministro, intende intraprendere per affrontare la grave problematica delle liste d'attesa per le prestazioni sanitarie, anche in considerazione dell'aumento di risorse stanziate a favore del fondo sanitario nazionale. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro della salute, professor Schillaci, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
SCHILLACI, ministro della salute. Grazie, Presidente. Ringrazio senatrici e senatori interroganti, perché mi offrono la possibilità di illustrare le iniziative che il Ministero sta mettendo in campo per consentire, con un compiuto riordino della rete territoriale, il recupero dei tempi delle liste d'attesa, garantendo una prima risposta efficace sul territorio.
In proposito, anche dall'analisi del rapporto civico sulla salute 2023 di Cittadinanzattiva, emerge che, terminata l'emergenza pandemica, i cittadini si trovano a fare i conti più di prima con le conseguenze di scelte improvvide, che durano da decenni; scelte che, come ho già avuto modo di evidenziare, hanno ottenuto un solo e unico effetto: un sistema sanitario nazionale ingolfato, senza interventi strutturali.
Le liste d'attesa non sono altro che il sintomo di un sistema da ripensare. È da ripensare l'architettura complessiva dell'offerta sanitaria, con il potenziamento della medicina territoriale. Sono allo studio proposte concrete per l'implementazione del sistema disegnato dal decreto interministeriale n. 77 del 2022, con sistemi di telemedicina e di supporto specialistico-diagnostico integrato, per soddisfare al meglio i bisogni degli assistiti, anche e soprattutto contrastando gli accessi inappropriati ai pronto soccorso.
Accanto a questo è necessaria una revisione del modello di assistenza ospedaliera. È da ricordare che il decreto-legge 29 dicembre 2022 ha introdotto specifiche misure volte a favorire il recupero delle liste d'attesa per le prestazioni di assistenza specialistica e le prestazioni ospedaliere. Al fine di supportare Regioni e Province autonome nell'attuazione di quanto disposto, il Ministero ha diramato uno specifico atto di indirizzo per dare indicazioni specifiche sulle attività di recupero delle prestazioni ambulatoriali, screening e ricovero ospedaliero, per ridurre le liste d'attesa, garantendo nel contempo il prosieguo delle attività di monitoraggio e supporto fornito da Agenas.
Sempre con l'obiettivo di ridurre le liste d'attesa, rappresento che, con la legge n. 213 del 2023, viene previsto un rifinanziamento dei piani operativi per l'abbattimento delle liste d'attesa, per cui le Regioni potranno utilizzare una quota non superiore allo 0,4 per cento del livello di finanziamento indistinto, per un ammontare, per l'anno 2024, di 520 milioni di euro. A ciò si aggiunge l'aumento della tariffa oraria per le prestazioni aggiuntive dei medici (100 euro) e del personale sanitario (60 euro), nonché l'autorizzazione alla spesa di 200 milioni di euro per il personale medico nel 2024 e di 80 milioni di euro per il personale sanitario del comparto sanità. Per garantire la completa attuazione dei piani operativi per il recupero delle liste d'attesa, le Regioni e Province autonome potranno avvalersi anche del coinvolgimento di strutture private accreditate.
Tra le iniziative intraprese, voglio ricordare che il Ministero della salute ha istituito il tavolo tecnico per l'elaborazione e l'operatività del Piano nazionale di governo delle liste d'attesa 2024-2026, a cui è stato attribuito il compito di portare a termine la nuova pianificazione nazionale in materia e i nuovi meccanismi di monitoraggio e controllo.
Fatemi sottolineare che, in conclusione, la situazione delle liste d'attesa dimostra che i fondi servono, ma ciò che soprattutto serve è saperli spendere bene. Questa però è la prima volta che abbiamo un piano che, oltre a stanziare fondi ad hoc, si impegna a realizzare una riorganizzazione strutturale. Fatemi aggiungere una nota polemica: la nostra attenzione è unicamente dedicata a soluzioni permanenti e non emergenziali. Al gettonismo indegno ed esageratamente oneroso vogliamo recuperare ed attuare definitivamente il modello auspicato quarantacinque anni fa, quando nacque il nostro Servizio sanitario nazionale, ovvero qualità delle prestazioni, con una gestione sostenibile dei fondi a disposizione. La sfida è anche nelle mani delle Regioni, ma il Ministero non mancherà di supportare le buone pratiche e di intervenire con ogni mezzo nelle realtà incapaci di garantire almeno i livelli essenziali di assistenza. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Satta, per due minuti.
SATTA (FdI). Signor Presidente, signor Ministro, la ringrazio per la sua esauriente risposta, della quale ci riteniamo ampiamente soddisfatti. Dopo anni di tagli dei finanziamenti e inadeguata programmazione, vediamo finalmente una svolta a concreta difesa e rilancio di un Servizio sanitario nazionale pubblico e universalistico. Com'è stato ricordato più volte, con la legge di bilancio 2024 in tre anni sono stati destinati 11,2 miliardi di euro in più al Fondo sanitario, che rappresenta il più alto investimento mai fatto.
Le misure che lei ci ha illustrato per ridurre la piaga delle liste d'attesa rappresentano certamente un tassello importante di una più ampia strategia di rilancio del nostro sistema sanitario pubblico, così come della massima importanza riteniamo l'attenzione che il Governo e lei, signor Ministro, sta dimostrando nel valorizzare il personale sanitario, con misure che erano attese da anni. Mi riferisco allo stanziamento di 2,4 miliardi di euro per il rinnovo contrattuale, all'incremento degli straordinari degli operatori del pronto soccorso, alle misure a difesa degli stessi dal gravissimo fenomeno delle aggressioni e a molto altro ancora. Difficile sostenere che in poco più di un anno si potesse fare di più. Non riconoscerlo e attribuire a questo Governo criticità che originano da oltre dieci anni di definanziamento e gravi carenze di programmazione è a dir poco ingeneroso.
Allora, signor Ministro, nel ringraziarla, la incoraggiamo a proseguire nella sua complessa opera di tutela e rilancio del nostro Servizio sanitario nazionale. (Applausi).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 30 gennaio 2024
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 30 gennaio, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 15,57).
Allegato A
INTERROGAZIONI
Interrogazione sui contributi per il trasporto ferroviario intermodale (ferrobonus)
(3-00545) (29 giugno 2023)
Basso, Misiani, Fina, Irto. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -
Premesso che:
la legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016), all'articolo 1, comma 648, ha stanziato la spesa annua di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018, per il completo sviluppo del sistema di trasporto ferroviario intermodale, autorizzando il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a concedere contributi per questo tipo di servizi;
all'articolo 1, comma 649, ha altresì disposto l'adozione, da parte del Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, di un regolamento ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, per l'individuazione dei beneficiari, la commisurazione degli aiuti, le modalità e le procedure per l'attuazione degli interventi riguardanti contributi per i servizi di trasporto ferroviario intermodale ("ferrobonus");
il decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, all'articolo 47, comma 11-ter, ha stabilito che le risorse relative agli anni 2018 e 2019, di cui all'articolo 1, comma 294, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, finalizzate a sostenere gli operatori della logistica e del trasporto ferroviario, siano attribuite, subordinatamente all'autorizzazione della Commissione europea, al Ministero delle infrastrutture che le destina, nel rispetto della normativa europea, alle imprese ferroviarie. Inoltre, ha previsto, all'articolo 47-bis, comma 5, un rifinanziamento di 20 milioni di euro, per l'anno 2018, per le finalità di cui al suddetto articolo 1, comma 648, della legge n. 208 del 2015;
la legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio per il 2020), all'articolo 1, comma 111, ha autorizzato la spesa di 14 milioni di euro per l'anno 2020 e di 25 milioni di euro per l'anno 2021 per il finanziamento del contributo denominato "ferrobonus";
il decreto-legge 20 maggio 2020, n. 34, all'articolo 197, comma 2, ha autorizzato la spesa di ulteriori 20 milioni di euro per le finalità di cui all'articolo 1, comma 648, fermo restando quanto previsto dall' articolo 1, comma 111, della legge n. 160 del 2019;
la legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio per il 2021), all'articolo 1, comma 673, ha previsto l'attribuzione di ulteriori 25 milioni di euro per l'anno 2021, 19 milioni di euro per l'anno 2022 e 22 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2026 per finanziare il "ferrobonus";
il decreto-legge 21 marzo 2022, n. 21, all'articolo 13, comma 2, ha rifinanziato per il 2022 il contributo, con un importo di 19 milioni di euro, rappresentando lo stesso uno stanziamento aggiuntivo rispetto a quanto già disposto dalle leggi di bilancio per il 2020 e per il 2021;
considerato che:
il decreto del Ministro delle infrastrutture adottato di concerto con il Ministro dell'economia, registro n. 0000566 del 9 dicembre 2020, prevede, all'articolo 3, che la Direzione generale per il trasporto e le infrastrutture ferroviarie del Ministero delle infrastrutture, entro 45 giorni dal ricevimento di tutta la documentazione necessaria di cui all'articolo 2, determini, con riferimento ai 12 mesi decorrenti dal 1° gennaio al 31 dicembre di ciascuno degli anni 2020, 2021 e 2022, il contributo spettante a ciascuna impresa ferroviaria;
con decreto direttoriale del Ministero del 16 marzo 2020, sono state emanate le disposizioni riguardanti le istruzioni operative di accesso ai contributi per l'erogazione delle risorse di cui all'articolo 1, comma 111, della legge n. 160 del 2019, destinate ad interventi a sostegno del trasporto ferroviario intermodale, per le annualità 2020 e 2021;
con decreto direttoriale del 7 marzo 2022, sono state emanate le disposizioni riguardanti le istruzioni operative di accesso ai contributi per l'erogazione delle risorse di cui all'articolo 1, comma 673, della legge n. 178 del 2020, destinate ad interventi a sostegno del trasporto ferroviario intermodale, ai sensi dell'articolo 1, comma 648, della legge n. 208 del 2015, per il periodo intercorrente tra il 31 agosto 2021 e il 30 agosto 2022;
tenuto conto:
della disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato e, in particolare, le linee guida in materia di aiuti di Stato alle imprese ferroviarie;
delle decisioni con le quali la Commissione europea ha dichiarato compatibile con i trattati i contributi a favore del trasporto ferroviario, ritenendoli coerenti con le necessità del coordinamento dei trasporti sancite dall'articolo 93 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, nello specifico, le decisioni: a) C(2016) 7676 final; b) C(2017) 7279; c) C(2019) 8217, con la quale la Commissione europea ha prorogato il regime di aiuti per il triennio 2020-2022; d) C(2022) 9697 final. Con quest'ultima decisione la Commissione europea, coerentemente con i suoi precedenti orientamenti, ha ritenuto di non sollevare obiezioni circa la compatibilità con il mercato interno, prorogando il regime di aiuti dal 1° gennaio 2023 al 31 dicembre 2027;
considerato che:
le associazioni di categoria del settore ferroviario e della logistica stanno esprimendo forti preoccupazioni sui gravi ritardi relativi all'adozione dei decreti attuativi delle disposizioni relative agli stanziamenti riguardanti il ferrobonus;
secondo quando dichiarato in una nota dalle principali associazioni di categoria del 26 giugno 2023, l'intero cluster della logistica ferroviaria è molto a rischio, poiché le interruzioni ferroviarie previste per la realizzazione delle opere PNRR, il perdurare della crisi energetica e la burocrazia che affligge il settore rischiano di provocare danni irreversibili per l'intero comparto del trasporto ferroviario merci in Italia. Nel 2026, termine di fine lavori del recovery fund, potrebbero esserci meno operatori attivi sul mercato e vanificare lo sforzo degli investimenti previsto per gli utilizzatori dell'infrastruttura,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
quali siano le ragioni che hanno finora impedito l'adozione dei provvedimenti attuativi delle disposizioni legislative recanti i contributi, per l'annualità 2023, a sostegno del sistema di trasporto ferroviario intermodale, anche alla luce della decisione della Commissione europea C(2022) 9697 final, che ha ribadito, anche con riferimento al periodo 2023-2027, la compatibilità di tale misura nazionale con il mercato interno UE;
se intenda attivarsi affinché i decreti attuativi siano tempestivamente adottati al fine di sostenere l'intero cluster della logistica ferroviaria ed evitare il rischio di interruzioni del servizio ferroviario merci nel nostro Paese;
se non ritenga opportuno avviare un tavolo tecnico di confronto con gli operatori del sistema logistico ferroviario finalizzato a individuare tutte le criticità emergenti, al fine di predisporre le più adeguate soluzioni per l'intero comparto del traporto su ferro, particolarmente apprezzabile nel corso della fase attuativa del PNRR con riferimento agli investimenti che prevedono interventi e lavori sull'infrastruttura ferroviaria.
Interrogazione sulla valutazione dei progetti Pinqua di riqualificazione edilizia
(3-00879) (23 gennaio 2024) (già 4-00356) (05 aprile 2023)
Cataldi, Mazzella, Patuanelli, Guidolin, Scarpinato, Trevisi, Bevilacqua, Naturale, Sabrina Licheri, Lopreiato, Aloisio, Castiello. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -
Premesso che:
con il decreto ministeriale n. 474 del 27 ottobre 2020 e successive modifiche e integrazioni è stata istituita, presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, l'alta commissione, di cui all'art. 1, comma 439, della legge n. 160 del 2019, per la valutazione dei progetti "PINQuA" (programma innovativo nazionale per la qualità dell'abitare);
i progetti PINQuA sono iniziative di sviluppo infrastrutturale e di trasformazione urbana, rivolte alle piccole e medie città italiane. Finanziati attraverso il piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), questi progetti mirano a migliorare la qualità della vita, l'efficienza dei servizi e la sostenibilità ambientale nei territori coinvolti;
essi rivestono un ruolo fondamentale per le piccole e medie città italiane. La scadenza per la realizzazione dei lavori, fissata dall'Unione europea, è il 31 marzo 2026;
considerato che, per quanto risulta agli interroganti:
alcuni componenti dell'alta commissione sarebbero stati collocati in quiescenza e, di conseguenza, essa avrebbe cessato l'attività;
ad oggi la nuova commissione non è ancora stata costituita;
alcuni progetti pilota precedentemente approvati hanno subito modifiche e sono attualmente bloccati proprio perché manca l'approvazione da parte dell'alta commissione;
considerato infine che è evidente che questo ritardo potrebbe causare la perdita dei fondi ottenuti dal Governo Conte dall'Unione europea e, in modo ancora più grave, potrebbe determinare gravi problemi finanziari per i Comuni coinvolti, qualora questi abbiano già speso l'anticipo del 10 per cento previsto dal programma PINQuA con tutte le inevitabili ed immaginabili ripercussioni sui territori,
si chiede di sapere se quanto esposto corrisponda al vero e, in caso affermativo, quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di pervenire in tempi brevi alla nomina dell'alta commissione per la valutazione dei progetti PINQuA.
Interrogazione sulla tutela delle aziende del settore dell'occhialeria
(3-00332) (05 aprile 2023)
Stefani, Bergesio, Bizzotto, Cantalamessa. - Al Ministro delle imprese e del made in Italy -
Premesso che:
dai dati emersi al Mido Milano eyewear show, fiera internazionale di riferimento del settore dell'occhialeria tenutasi nel febbraio 2023, la produzione dell'occhialeria italiana è di 5,17 miliardi di euro in crescita del 24 per cento rispetto al 2021;
le esportazioni di montature, occhiali da sole e lenti assorbono circa il 90 per cento della produzione del settore e sono cresciute del 22,5 per cento nel 2022 arrivando a 4,94 miliardi di euro;
l'occhialeria è uno dei settori più importanti del made in Italy;
l'articolo 60 del codice doganale dell'Unione europea (regolamento (UE) n. 952/2013) nel determinare l'origine non preferenziale di un prodotto fa riferimento a due criteri: criterio delle merci internamente ottenute, in base al quale "le merci interamente ottenute in un unico paese o territorio sono considerate originarie di tale paese o territorio"; criterio dell'ultima trasformazione o lavorazione sostanziale, in base al quale "Le merci alla cui produzione contribuiscono due o più paesi o territori sono considerate originarie del paese o territorio in cui hanno subito l'ultima trasformazione o lavorazione sostanziale ed economicamente giustificata, effettuata presso un'impresa attrezzata a tale scopo, che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo o abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione";
quest'ultimo criterio si applica alle merci lavorate in due o più Paesi o prodotte con l'impiego di materiali o componenti non originari della UE. In base a questo criterio, un bene è originario nel Paese in cui è avvenuta l'ultima lavorazione o trasformazione, che deve essere: sostanziale, cioè ha come risultato un prodotto nuovo, con composizione e proprietà specifiche che prima di tale lavorazione non possedeva oppure rappresenta una fase importante del processo di fabbricazione; economicamente giustificata ovvero con un aumento di valore; effettuata da un'impresa attrezzata a tale scopo;
per il settore dell'occhialeria si considera sostanziale qualsiasi trasformazione effettuata in Italia che determini un incremento in valore di almeno il 45 per cento del prezzo franco fabbrica del prodotto finito;
il settore è fra più colpiti da forme di aggressiva concorrenza che spesso generano comportamenti scorretti sul mercato ed ingannevoli per i consumatori, portando questi ultimi ad identificare prodotti come made in Italy quando in realtà sono quasi interamente prodotti all'estero;
le aziende che producono in Italia, dovendo affrontare costi di produzione estremamente alti rispetto ad aziende che producono in Paesi stranieri a basso costo, o acquistano all'estero il prodotto semifinito, svolgendo in Italia esclusivamente una fase di lavorazione sostanziale tale per cui il prodotto è indicato come "made in Italy", si trovano pertanto in una situazione di evidente svantaggio competitivo;
il legislatore italiano è più volte intervenuto nel regolamentare l'utilizzo del marchio. Il decreto-legge n. 135 del 2009 ha introdotto il marchio collettivo "100% made in Italy", e successivamente la legge n. 55 del 2010 ha attribuito il marchio made in Italy ai prodotti del settore tessile, pelletteria e calzaturiero, per i quali almeno due delle quattro fasi di lavorazione erano avvenute in Italia; leggi di fatto mai entrate in vigore per la forte opposizione delle istituzioni europee;
da notizie di stampa si apprende dell'intenzione del Governo di valorizzare le produzioni del made in Italy, anche attraverso l'adozione di indicazioni geografiche indicanti l'origine e la provenienza dei prodotti,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per tutelare le aziende del settore dell'occhialeria che producono in Italia, mettendole in condizioni di competere sul mercato e di difendersi da forme aggressive di concorrenza perpetrate a danno loro e del consumatore finale.
Interrogazione sul mantenimento in Italia del controllo azionario e manageriale della Pirelli SpA
(3-00506) (19 giugno 2023)
Martella, Misiani, Franceschelli, Alfieri, Basso, Bazoli, Camusso, D'Elia, Furlan, Giacobbe, Irto, La Marca, Lorenzin, Losacco, Manca, Nicita, Parrini, Rando, Rojc, Rossomando, Sensi, Tajani, Valente, Zambito. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle imprese e del made in Italy -
Premesso che:
la Pirelli è un'azienda italiana, fondata nel 1872, con un brand riconosciuto in tutto il mondo per le sue tecnologie all'avanguardia, la sua capacità di innovazione e la qualità dei suoi prodotti. Con 18 stabilimenti produttivi in 12 Paesi, una presenza commerciale in oltre 160 Paesi, circa 30.700 dipendenti e un fatturato pari a circa 5,3 miliardi di euro (dati 2021), è tra i principali produttori mondiali di pneumatici e di servizi a questi collegati e l'unico interamente dedicato al mercato consumer, che comprende pneumatici per auto, moto e biciclette;
l'azionariato della Pirelli è attualmente composto dai seguenti soggetti: per il 37,01 per cento da Marco Polo International Italy S.r.l., per il 26,60 per cento da investitori istituzionali (di cui il 56 per cento di provenienza europea, il 12 per cento inglese, il 27 per cento nordamericana e il 4 per cento del resto del mondo), per il 14,10 per cento dall'italiana Camfin, per il 9,02 per cento da PFQY (società italiana interamente controllata da Silk Road Fund, per effetto della scissione da Marco Polo International Italy S.r.l.), per il 6 per cento da Brembo S.p.A., per il 3,68 per cento da Longmarch Holding S.à.r.l, e per il 3,69 per cento da risparmiatori individuali e altri;
la gestione italiana dell'azienda, pur con la presenza del socio cinese dal 2015 e anche a seguito della quotazione in borsa del Gruppo nel 2017, è stata finora garantita a Camfin dall'accordo originario tra le parti, che prevedeva l'ingresso cinese nell'azionariato nel contesto di un ridimensionamento nel capitale di investitori russi facenti riferimento a Rosneft;
lo scorso 19 maggio 2023, tuttavia, è entrato in vigore il rinnovo del Patto parasociale, come sottoscritto dalle parti il 16 maggio 2022 e successivamente comunicato in data 6 marzo 2023 alla Presidenza del Consiglio dei ministri ai sensi del decreto-legge 15 marzo 2012 n. 21, convertito, con modificazioni, in legge 11 maggio 2012, n. 56. Tale Patto parasociale era stato sottoscritto da China National Chemical Corporation Limited ("CC"), China National Tire & Rubber Corporation, Ltd. ("CNRC"), CNRC International Limited ("SPV HK1"), Fourteen Sundew S.à r.l. ("SPV Lux"), Marco Polo International Italy S.r.l. ("MPI Italy"), Camfin S.p.A. ("CF") e Marco Tronchetti Provera & C. S.p.A. ("MTP"), in data 1° agosto 2019, con efficacia a decorrere dal 28 aprile 2020, e scaduto per decorso del termine triennale di legge in data 28 aprile 2023;
il rinnovo del Patto prevede che il nuovo consiglio di amministrazione di Pirelli rimarrà in carica per tre esercizi fino alla data di approvazione del bilancio della società al 31 dicembre 2025 e che sarà composto da un numero di membri fino a 15, 8 dei quali indipendenti. Esso sarà designato attraverso il meccanismo del voto di lista che dovrà assicurare la seguente composizione: 3 amministratori saranno tratti da liste di minoranza e 12 amministratori dalla lista di maggioranza, dei quali almeno 5 indipendenti. Ad una attenta analisi dei contenuti del Patto, emergono forti criticità: di fatto è stato azzerato il diritto per Camfin di indicare i nuovi amministratori delegati, tradendo in modo plateale lo spirito della partnership oltre ad alimentare le perplessità del mercato nella prospettiva che il prossimo capo azienda sia indicato dal socio cinese;
tale situazione si è venuta a creare a seguito del cambio di atteggiamento da parte dell'azionista Marco Polo International Italy S.r.l. (società veicolo del gruppo statale cinese Sinochem Corporation che controlla il 37,01 per cento del gruppo Pirelli) che in più occasioni ha manifestato l'intenzione di assumere un ruolo gestionale più ampio nell'azienda a scapito del management italiano, in particolare reclamando, attraverso il Patto rinnovato, il potere di scegliere i nuovi amministratori delegati, fino a ora prerogativa dell'azionista italiano Camfin, controllato da Marco Tronchetti Provera & C. S.p.A., e facendo migrare i sistemi informatici Pirelli sulla piattaforma di Sinochem;
alla luce dei suddetti eventi, il Governo starebbe valutando la possibilità di esercitare i poteri speciali (golden power) ai sensi del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56 (norme in materia di poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni) sul gruppo Pirelli & C S.p.A. e, a quanto si apprende, avrebbe convocato in audizione, nell'ambito della procedura prevista dal citato decreto-legge n. 21 del 2012, i rappresentanti del Gruppo e degli azionisti italiani e cinesi, nonché esperti tecnici, al fine di giungere a una decisione tra il 20 e il 23 giugno prossimi,
si chiede di sapere, alla luce dei fatti esposti, se il Governo consideri il Gruppo Pirelli S.p.A. di rilevanza strategica per l'interesse nazionale e, in tal caso, se abbia intenzione di esercitare tempestivamente i poteri speciali previsti dal decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, al fine di garantire il mantenimento in Italia del controllo azionario e manageriale del Gruppo Pirelli S.p.A. che rappresenta, per storia, dimensioni, tecnologie all'avanguardia, capacità di innovazione e qualità dei prodotti, una delle più importanti aziende del nostro Paese.
Interrogazione con carattere d'urgenza sul sito industriale ex Whirlpool di Teverola (Caserta)
(3-00706) (28 settembre 2023)
Camusso, Valente, Furlan, Sensi, Giacobbe, Alfieri, Rossomando, La Marca, Tajani, Delrio, D'Elia, Verducci, Rando, Fina, Martella, Rojc, Irto, Manca, Franceschelli. - Ai Ministri delle imprese e del made in Italy e del lavoro e delle politiche sociali -
Premesso che:
le tormentate vicende aziendali di questi ultimi anni che interessano gli stabilimenti Whirlpool in Campania sembrano non avere mai una conclusione positiva, nonostante trattative e proposte di investimento volte a scongiurare l'uscita della multinazionale dal territorio campano, che ha per molti anni rinvenuto nella presenza del gruppo industriale un presidio occupazionale e un argine alla disoccupazione, all'irregolarità dei rapporti di lavoro e alla criminalità diffusa; tuttavia, nonostante gli accordi sottoscritti, dal 2018, il gruppo Whirlpool ha avviato un drastico ridimensionamento aziendale con procedure di licenziamento collettivo;
nell'ambito di questa complessa vicenda, particolarmente critica sembra essere la situazione del sito di Teverola (Caserta): lo stabilimento, oggetto dell'accordo quadro Whirlpool Europe e Indesit company siglato il 24 luglio 2015, era parte fondamentale di un programma di reindustrializzazione con il quale si intendeva avviare nel sito dismesso di Teverola un'iniziativa industriale che avrebbe consentito il reimpiego di forza lavoro Whirlpool;
nell'agosto 2017, a seguito di un incontro presso il Ministero dello sviluppo economico tra il gruppo industriale Whirlpool, il gruppo Seri e le organizzazioni sindacali, è stato approvato un programma di sviluppo industriale presentato dal gruppo Seri, che prevedeva l'acquisizione del sito dismesso di Teverola per la produzione di celle al litio per accumulatori elettrici nel settore storage e trazione; l'accordo, finanziato per 37.445.394 euro, di cui 20.164.345 a carico del Ministero e 17.281.049 di euro a carico della Regione Campania a valere sui fondi FSC 2014-2020, sarebbe stato idoneo a garantire il reimpiego degli esuberi previsti dal piano di ristrutturazione di Whirlpool, per un numero pari ad almeno 75 addetti entro il mese di settembre 2018;
nel mese di novembre 2019, anche a seguito della presentazione di un comunicato unitario FIOM-FIM-UILM Caserta, in cui si denunciava la mancata attuazione degli accordi sottoscritti nel 2017, il Ministero dello sviluppo economico ha nuovamente convocato un tavolo con le aziende coinvolte e le parti sociali in cui si è ribadita la necessità di procedere in tempi rapidi all'attuazione del piano industriale, garantendo anche ulteriori investimenti sia da parte di Invitalia sia da parte della Regione, che si era impegnata a supportare percorsi di formazione per i lavoratori e sgravi fiscali per l'impresa, al fine di agevolare il reimpiego dei lavoratori coinvolti che di fatto non avevano potuto riprendere alcuna attività;
nel gennaio 2021, a seguito di un ulteriore incontro presso il Ministero sollecitato dalle parti sociali, il gruppo Seri ha dichiarato che il processo di completamento dello stabilimento di Teverola era già in fase avanzata; nello specifico, il primo impianto sorto nell'area ex Whirlpool, denominato Teverola 1, sarebbe stato inaugurato entro marzo 2021, mentre l'impianto Teverola 2, destinato alla produzione di batterie per auto, sarebbe stato completato entro il 2026, grazie a 500 milioni di euro di finanziamenti UE per la realizzazione di una filiera europea delle batterie per auto; ciò avrebbe comportato una notevole ricaduta in termini di rioccupazione dei lavoratori ex Whirlpool, poiché si stimava di impiegare 675 persone, tra cui anche 175 ex dipendenti Whirlpool del programma IPCEI ("Important projects of common European interest"); nello specifico, secondo quanto dichiarato dall'ingegner Civitillo, amministratore delegato del gruppo Seri, entro il mese di marzo 2022 sarebbe stato avviato il procedimento di riassunzione dei 175 addetti ex Whirlpool, mentre i restanti 550 sarebbero stati reclutati nell'arco di un biennio e comunque non oltre il 2023;
a quanto risulta agli interroganti, dal 2021 non si hanno notizie sull'inizio della procedura di reclutamento dei lavoratori, né sull'inizio dell'attività produttiva degli stabilimenti, nonostante le parti coinvolte nella vicenda abbiano più volte annunciato con comunicati a mezzo stampa di essere in condizione di avviare le procedure di riassunzione, con grave danno per i lavoratori coinvolti cui era stato garantito il ricollocamento, mentre invece non hanno neppure ricevuto informazioni circa la tempistica delle procedure di riassunzione nei nuovi stabilimenti,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della vicenda, quali siano le valutazioni nel merito e se ritengano conseguentemente di procedere all'immediata convocazione di un tavolo con le parti coinvolte;
quali provvedimenti urgenti ritengano necessario adottare al fine di garantire il rispetto del contratto di sviluppo del 2017, il rispetto degli impegni finanziari e la salvaguardia dei livelli occupazionali.
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO
Interrogazione sugli incentivi tariffari per la produzione di idrogeno a basse emissioni di carbonio
(3-00885) (24 gennaio 2024)
Gasparri, Craxi, Damiani, Fazzone, Galliani, Lotito, Occhiuto, Paroli, Ronzulli, Rosso, Silvestro, Ternullo, Zanettin. - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica -
Premesso che:
il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica ha avviato una consultazione pubblica sullo schema di decreto che serve a definire gli incentivi tariffari per la produzione di idrogeno a basse emissioni di carbonio;
in base a questa consultazione, gli operatori hanno tempo fino al 4 marzo 2024 per inviare osservazioni e commenti sui contenuti dello schema di decreto;
il Ministro ha evidenziato come il Governo punti molto sul vettore idrogeno e come questa consultazione sia necessaria per compiere un altro passo avanti per completare il quadro di misure regolatorie e incentivanti già attivate in ambito PNRR;
il provvedimento, così come previsto dal PNIEC, rappresenta la principale misura per stimolare gli investimenti nei settori industriali "hard to abate" e nei trasporti, con l'obiettivo di introdurre l'impiego di idrogeno rinnovabile, vettore energetico fondamentale per la decarbonizzazione;
le Regioni e le Province autonome possono manifestare il proprio interesse per la selezione di proposte progettuali per la realizzazione di siti di produzione di idrogeno verde in aree industriali dismesse, da finanziare nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), missione 2 "rivoluzione verde e transizione ecologica", componente 2 "energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile", investimento 3.1, finanziato dall'Unione europea - NextGenerationEU;
il testo riconosce agevolazioni ai produttori sia di idrogeno rinnovabile mediante processo elettrolitico, che di bioidrogeno, ottenuto da fonti quali bioliquidi, biomasse solide, biogas e biometano;
si prevede, quindi, una produzione annua di idrogeno rinnovabile pari a 250.000 tonnellate all'anno nel 2027,
si chiede di sapere:
quale sia il cronoprogramma previsto per la produzione di idrogeno rinnovabile;
quali siano gli incentivi che verranno previsti per queste misure;
quali siano le ricadute positive concrete sull'ambiente attraverso la riduzione dell'intensità di carbonio;
quali siano i vantaggi per le imprese, i consumatori finali e i cittadini.
Interrogazione sull'attivazione del nuovo percorso di istruzione del liceo del made in Italy
(3-00890) (24 gennaio 2024)
D'Elia, Boccia, Crisanti, Malpezzi, Rando, Verducci. - Al Ministro dell'istruzione e del merito -
Premesso che:
l'articolo 18 della legge 27 dicembre 2023, n. 206, recante disposizioni organiche per la valorizzazione, la promozione e la tutela del made in Italy, prevede l'istituzione del percorso liceale sul made in Italy, che si inserisce nell'articolazione del sistema dei licei;
il comma 4 prevede che nell'ambito della programmazione regionale dell'offerta formativa possano essere attivati, a decorrere dall'anno scolastico 2024/2025, i percorsi liceali del made in Italy a partire dalle classi prime e che, contestualmente, l'opzione economico-sociale presente all'interno del percorso del liceo delle scienze umane confluisca in questo percorso, ferma restando, per le classi successive alla prima, la prosecuzione, ad esaurimento, dell'opzione economico-sociale;
secondo quanto si apprende dal sito del Ministero dell'istruzione e del merito, sono 92 i licei a indirizzo made in Italy finora approvati sul territorio nazionale: 17 in Sicilia, 12 in Lombardia e nel Lazio, 9 in Puglia, 8 nelle Marche e in Calabria, 6 in Abruzzo, 5 in Toscana, 3 in Liguria, Piemonte e Veneto, 2 in Molise e uno in Basilicata, Emilia-Romagna, Sardegna e Umbria, oltre alle 22 scuole per cui la Regione Campania non ha ancora autorizzato l'avvio;
a questo proposito, il Ministro in indirizzo ha dichiarato: "Si tratta di un risultato importante, considerati i tempi stretti a disposizione delle scuole per avanzare le loro candidature e completare l'iter di autorizzazione. Il nuovo liceo arricchirà l'offerta della nostra scuola superiore, dando quelle risposte formative che il sistema paese richiede";
a giudizio degli interroganti, contrariamente a quanto affermato dal Ministro si tratta di un risultato a dir poco deludente, a conferma del fatto che la norma, meramente propagandistica, è stata prevista, per l'ennesima volta, senza ascoltare il mondo della scuola e senza tenere conto dei percorsi già esistenti all'interno del settore scolastico, riguardo proprio al made in Italy;
la norma svilisce l'importanza dei percorsi tecnici già in essere che, al contrario, avrebbero dovuto essere rafforzati e potenziati e l'istituzione di questo nuovo e ulteriore percorso liceale conferma l'incapacità del Governo di comprendere le reali esigenze e la complessità del mondo scolastico su cui si è intervenuto in modo improvvido e superficiale;
inoltre, la norma non è assolutamente chiara riguardo al liceo economico e sociale che, nella prima versione del testo, si voleva addirittura abrogare, pericolo poi scongiurato in seguito alle pressioni di quasi tutta la rete dell'istruzione, dei licei, dell'indirizzo economico e sociale del liceo e anche della Conferenza Stato-Regioni;
il risultato della scongiurata abrogazione del liceo economico e sociale è una disposizione di legge confusa e foriera di incertezza riguardo alla sua attuazione, nonché prevista ad invarianza finanziaria, a conferma dell'incapacità del Governo di realizzare una "riforma" con le risorse e gli strumenti che sarebbero stati necessari;
quasi 80.000 studenti dei licei economico-sociali, con le loro famiglie e i docenti, vivono una grande situazione di incertezza riguardo al prossimo anno scolastico, non essendo chiari il destino e la sopravvivenza dei licei economico-sociali,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo possa fare chiarezza sull'attuazione dei nuovi percorsi previsti dalla recente legge n. 206 del 2023, con particolare riferimento ai licei economico-sociali;
quale sarà il destino dei licei economico-sociali in mancanza di attivazione dei percorsi liceali del made in Italy, ai sensi del comma 4 dell'articolo 18 della legge, poiché, come dimostrano i numeri riportati dallo stesso Ministero, le attivazioni sono state finora molto poche.
Interrogazione sul finanziamento del fondo per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione
(3-00862) (16 gennaio 2024)
Renzi, Paita, Enrico Borghi, Sbrollini, Fregolent, Musolino, Scalfarotto. - Al Ministro della salute -
Premesso che:
con i commi 687, 688 e 689 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2021, n. 234, ultima legge di bilancio del Governo Draghi, veniva demandato al Ministero della salute il compito di individuare, nell'ambito dell'aggiornamento dei LEA, la specifica area dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione (DNA) e soprattutto si istituiva, presso il medesimo dicastero, il "fondo per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione", con dotazione di 15 milioni di euro per l'anno 2022 e di 10 milioni di euro per l'anno 2023;
le risorse erano state stanziate alla luce delle analisi dei servizi e delle associazioni per la cura dei disturbi dell'alimentazione e dalle principali necessità e criticità emerse dal confronto con i pazienti nel corso degli anni, con la chiara finalità di approntare risorse adeguate per offrire un'assistenza dedicata efficace e garantire una programmazione degli interventi;
lo stanziamento di complessivi 25 milioni di euro ha consentito il finanziamento dei piani di intervento regionali e provinciali volti al miglioramento della vita delle persone con disturbi della nutrizione e dell'alimentazione, garantendo quell'adeguamento organizzativo e quell'efficacia clinica che la comunità scientifica (nazionale e internazionale) sollecitava da anni;
grazie al fondo per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione, in particolare, è stato possibile: definire livelli minimi di cura di base su tutto il territorio nazionale; garantire la precoce individuazione dei disturbi assicurando un trattamento più efficace e proporzionato; assicurare la prossimità delle cure, al fine di offrire l'appropriato livello di intensità e continuità; consentire il pieno coinvolgimento delle famiglie dei pazienti nel percorso diagnostico-terapeutico (aspetto, questo, spesso fondamentale per la cura dei DNA) e garantire l'applicazione omogenea di un percorso terapeutico specialistico integrato in condizioni di urgenza metabolica dedicato alle persone che soffrono di disturbi della nutrizione e dell'alimentazione;
le conseguenze di questi disturbi sono sia fisiche (diabete; danni cardiaci e malattie cardiovascolari; ulcere e danni permanenti ai tessuti dell'apparato digerente; disidratazione; danneggiamento di gengive e denti, fegato e reni; problemi al sistema nervoso, con difficoltà di concentrazione e di memorizzazione; danni al sistema osseo, con accresciuta probabilità di fratture e di osteoporosi; danni alla fertilità; blocco della crescita; emorragie interne; ipotermia e ghiandole ingrossate; disfunzioni ormonali) che psicologiche (basso livello di autostima; senso di vergogna e colpa; isolamento e difficoltà a mantenere relazioni sociali e familiari; sbalzi di umore, tendenza a comportamenti manichei e maniacali; autolesionismo; propensione al perfezionismo; alto rischio di suicidio) e rappresentano un problema sociale enorme per la comunità (spesso dovuto a fattori psicologici, sociali o biologici) e in particolare per le giovani generazioni (l'età media dei pazienti è di 35 anni, spesso con un riconoscimento tardivo del proprio disturbo alimentare, in molti casi maturato in giovanissima età);
secondo i dati più recenti, negli ultimi 3 anni le persone in cura per disturbi della nutrizione e dell'alimentazione sono più che triplicate, con oltre 3 milioni di persone oggi in cura: una tendenza consolidata già prima della pandemia ma che, secondo gli esperti, con quest'ultima ha ricevuto una decisa accelerazione;
l'impulso dato dalla pandemia si registra soprattutto, ma non solo, nella fascia di età compresa tra i 12 e 18 anni, con ogni probabilità particolarmente vulnerabile per l'impatto psicologico derivante soprattutto dalla chiusura delle scuole e dal repentino venire meno della socialità, in un momento fondamentale della costruzione della propria personalità;
la rete di cura registra ancora gravi criticità: per circa la metà le strutture dedicate risultano collocate nelle regioni del Nord; meno della metà delle strutture ha dichiarato di prendere in carico minori fino a 14 anni; metà Paese è sprovvisto di una rete complessa di assistenza;
alla luce del gravissimo contesto descritto (che per ricadute, tendenza e intensità dovrebbe allarmare sinceramente la comunità) non si comprende quali siano le ragioni per cui si sia ritenuto di cancellare il fondo per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione,
si chiede di sapere:
quali siano le ragioni per cui si è ritenuto di non rifinanziare il fondo per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione;
quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per ripristinare e stanziare le risorse volte al contrasto di questi disturbi, al fine di avviare un percorso di cura efficace e volto a contenere e contrastare l'allarmante dilagare di tali fenomeni all'interno della comunità.
Interrogazione sui provvedimenti attuativi della legge sulla cura degli anziani e delle persone non autosufficienti
(3-00881) (23 gennaio 2024)
Lombardo. - Al Ministro della salute -
Premesso che:
l'Italia è il Paese con la popolazione anziana tra le più longeve al mondo; la popolazione anziana non autosufficiente in Italia è destinata a crescere passando dagli attuali 3 milioni e 800.000, a 4,4 milioni nel 2030 e 5,4 milioni nel 2050. L'aumento della popolazione anziana non autosufficiente e delle persone con disabilità rappresenta una sfida cruciale per il sistema sanitario nazionale;
attualmente, solo il 6,3 per cento delle persone non autosufficienti è ospitato in strutture residenziali ed è principalmente rappresentato da anziani over 85;
il 26 per cento delle persone non autosufficienti riceve assistenza da caregiver (nel 60 per cento dei casi i caregiver hanno forme di impiego parzialmente o totalmente irregolari), mentre la parte restante, pari ai due terzi del totale, è affidata esclusivamente alle cure dei familiari, con il supporto parziale di strutture semiresidenziali o di servizi di assistenza domiciliare;
la legge sulla non autosufficienza è stata attesa da oltre 25 anni da 8,5 milioni di cittadini italiani che hanno in casa una persona anziana non autosufficiente o una persona disabile;
gli interventi nell'ambito dei servizi sociali alle famiglie e alle persone rientrano nell'ambito della missione 5, componente 2, riforma 1.2, e della missione 6, componente 1, riforma 1, del PNRR;
l'articolo 3 della legge delega al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane (legge n. 33 del 2023) prevede che entro il 31 gennaio il Governo adotti uno o più decreti per promuovere la dignità e l'autonomia delle persone anziane e con disabilità, la cultura della prevenzione, la sanità preventiva presso il domicilio delle persone anziane e nuove forme di domiciliarità e di coabitazione solidale (senior cohousing);
l'articolo 4 della legge delega prevede che entro il 31 gennaio il Governo adotti uno o più decreti per il riordino, la semplificazione ed il coordinamento delle attività di assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria in conformità alla definizione del sistema nazionale per le popolazioni anziane non autosufficienti;
l'articolo 5 della legge delega prevede che entro il 31 gennaio il Governo adotti uno o più decreti attuativi per assicurare la sostenibilità economica e la flessibilità dei servizi di cura e assistenza a lungo termine per le persone anziane non autosufficienti;
nonostante la scadenza dei decreti attuativi, fissata al 31 gennaio 2024, preoccupa constatare che questi decreti non siano stati ancora emanati, il che genera incertezza del quadro normativo, indeterminatezza sulle risorse allocate per l'attuazione della legge e suscita forte preoccupazione tra gli 8,5 milioni di italiani coinvolti quotidianamente nella cura delle persone anziane non autosufficienti o delle persone disabili,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda fornire chiarimenti sui termini di emanazione dei decreti attuativi e sulle risorse che saranno effettivamente stanziate per garantire l'applicazione della legge.
Interrogazione sulle nuove strategie da integrare nel nuovo piano pandemico 2024-2028
(3-00888) (24 gennaio 2024)
Pirro. - Al Ministro della salute -
Premesso che:
la versione del nuovo "piano strategico operativo di preparazione e risposta ad una pandemia da patogeni a trasmissione respiratoria a maggiore potenziale pandemico 2024-2028", sottoposta al vaglio della Conferenza Stato-Regioni, mira a rafforzare la preparazione a livello nazionale e locale per affrontare una futura pandemia da agenti patogeni respiratori. Gli obiettivi specifici sono i seguenti: obiettivo 1: ridurre gli effetti di una pandemia da patogeni a trasmissione respiratoria sulla salute della popolazione, riducendone la trasmissione, la morbilità e la mortalità; obiettivo 2: consentire azioni appropriate e tempestive per il coordinamento a livello nazionale e locale delle emergenze, ovvero negli ambiti della sorveglianza integrata, della protezione della comunità, dei servizi sanitari, dell'accesso alle contromisure e del personale sanitario; obiettivo 3: ridurre l'impatto della pandemia sui servizi sanitari e sociali e garantire la continuità dei servizi essenziali; obiettivo 4: tutelare la salute degli operatori sanitari e del personale coinvolto nella gestione dell'emergenza; obiettivo 5: informare, coinvolgere e responsabilizzare la comunità nella risposta ad una pandemia da agenti patogeni respiratori;
il documento evidenzia che, nel contrasto ad una pandemia, i vaccini rappresentano le misure preventive più efficaci. La vaccinazione è caratterizzata da uno spiccato valore solidaristico, in quanto i singoli individui hanno la possibilità di apportare, attraverso la scelta di vaccinarsi, un contributo concreto volto alla protezione di se stessi e, allo stesso tempo, della collettività, in particolare delle persone più fragili;
il nuovo piano sottolinea, altresì, che un contesto nell'ambito del quale il diritto alla tutela della salute esige limitazioni di altre libertà del singolo e della collettività è sicuramente quello che si caratterizza per la diffusione di malattie infettive: l'epidemia è un fatto emergenziale, che, mettendo in pericolo la salute dei singoli e la sopravvivenza della comunità nel suo insieme, impone al decisore pubblico di individuare le soluzioni idonee a neutralizzare o minimizzare i rischi anche attraverso le limitazioni di distinti diritti e libertà fondamentali;
ciò premesso, di fronte ad una pandemia, continua il documento, di carattere eccezionale, si può presentare la necessità e l'urgenza di adottare misure relative ad ogni settore e un necessario coordinamento centrale che solo il Presidente del Consiglio dei ministri può svolgere, in ragione della sua posizione di garante dell'unità di indirizzo politico e la scelta del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri quale strumento centrale di Governo dell'emergenza sanitaria riflette dunque la posizione costituzionale del Presidente del Consiglio dei ministri quale garante dell'unità di indirizzo dell'azione di governo e di bilanciamento dei molteplici interessi pubblici;
tra le possibili misure che potrebbero essere identificate all'interno del piano di contingenza si riportano, in particolare: l'approfondimento diagnostico con test appropriati; la chiusura delle attività lavorative non essenziali; la chiusura delle scuole e dei posti di lavoro non essenziali; il distanziamento sociale; l'isolamento dei casi; la limitazione degli assembramenti; la limitazione degli spostamenti della popolazione; l'utilizzo di mascherine filtranti; le misure per il luogo di lavoro; la permanenza in casa; la pulizia di superfici ed oggetti; la quarantena degli individui esposti; la restrizione delle interazioni sociali ("bolla sociale");
considerato che:
la gestione dell'emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus SARS-CoV-2 e le misure adottate per prevenire e affrontare l'emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2 sono state improntate esclusivamente alla salvaguardia della salute dei cittadini;
in Italia, nel mese di febbraio 2020, i primi casi e poi un'escalation di casi hanno portato il Governo pro tempore Conte II a dichiarare il lockdown nazionale l'8 marzo 2020. La prima nazione dopo la Cina, ad imporre questo genere di restrizione per contenere l'ondata del virus e limitare i contagi e i decessi e tutelare i più fragili;
il Governo Conte II e poi successivamente il Governo Draghi hanno dovuto affrontare scelte difficili anche sulla limitazione delle libertà delle persone. L'Italia è riuscita a diventare un modello per gli altri Paesi europei, che hanno affrontato in seguito la pandemia, e per la comunità internazionale,
si chiede di sapere:
quali siano le differenze del nuovo "piano strategico operativo di preparazione e risposta ad una pandemia da patogeni a trasmissione respiratoria a maggiore potenziale pandemico 2024-2028", rispetto alle misure adottate dai precedenti Governi durante la pandemia;
quali azioni si intenda intraprendere per superare le criticità sollevate dalle Regioni che hanno chiesto, in particolare, la garanzia delle risorse necessarie per la realizzazione dei piani pandemici regionali da finanziare con fondi specifici vincolati all'attuazione del piano nazionale e aggiuntivi rispetto al finanziamento del Fondo sanitario nazionale;
in che modo il Ministro in indirizzo intenda superare il vincolo dei tetti di spesa per il personale per ottenere, comunque, il rafforzamento delle dotazioni organiche dei dipartimenti di prevenzione e delle strutture di livello regionale per le finalità previste dal piano.
Interrogazione sulla revisione degli indirizzi in vista dell'adozione del piano pandemico per il periodo 2024-2028
(3-00884) (24 gennaio 2024)
Claudio Borghi. - Al Ministro della salute -
Premesso che:
il 18 gennaio 2024, la rivista "Quotidiano Sanità" ha pubblicato la bozza di quello che dovrebbe essere il "piano strategico operativo di preparazione e risposta ad una pandemia da patogeni a trasmissione respiratoria a maggiore potenziale pandemico 2024-2028";
dalla presente bozza, di cui si è appreso attraverso indiscrezioni giornalistiche, si evincono dei punti che sembrano essere in piena continuità rispetto al piano che lo ha preceduto, ossia il piano strategico-operativo nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale (PanFlu) 2021-2023;
invero, si possono evincere alcuni punti chiave della bozza che meriterebbero un dovuto approfondimento, visto che molte misure previste dal precedente piano sono state disposte in un periodo di emergenza per una situazione pandemica allora sconosciuta. Oggi, considerata la conoscibilità di determinate ipotesi patogeni con potenziale pandemico, si dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di individuare delle misure diverse;
la bozza, tra le azioni di contrasto a una pandemia, indica i vaccini come "le misure preventive più efficaci, contraddistinte da un rapporto rischio-beneficio significativamente favorevole", senza tenere in considerazione che la validità di un vaccino si deve analizzare caso per caso sulla base della singola malattia e in base alle procedure di sviluppo dello specifico vaccino;
inoltre, nella bozza si prevede, come già successo negli anni del COVID, la possibilità di assumere decisioni che vadano a limitare la libertà personale. "Un contesto nell'ambito del quale il diritto alla tutela della salute esige limitazioni di altre libertà del singolo e della collettività è sicuramente quello che si caratterizza per la diffusione di malattie infettive: l'epidemia è un fatto emergenziale, empiricamente individuato e scientificamente provato, che mettendo in pericolo la salute dei singoli e la sopravvivenza della comunità nel suo insieme, impone al decisore pubblico di individuare le soluzioni idonee a neutralizzare o minimizzare i rischi anche attraverso le limitazioni di distinti diritti e libertà fondamentali", si legge nella bozza nel piano;
altro punto di centrale importanza della bozza è quello relativo al coordinamento dell'emergenza, "In questo contesto - si legge nel piano - il tradizionale strumento dell'ordinanza contingibile e urgente adottata dal Ministro della Salute, pur mantenendo un ruolo centrale nella gestione dell'emergenza, appare non sufficiente per il governo complessivo della molteplicità di interessi e di settori incisi dall'emergenza sanitaria. La scelta del Dpcm quale strumento centrale di governo dell'emergenza sanitaria riflette dunque la posizione costituzionale del presidente del Consiglio quale garante dell'unità di indirizzo dell'azione di governo e di bilanciamento dei molteplici interessi pubblici";
posto che la definizione del piano è certamente di fondamentale importanza, visto che l'Italia nel recente passato si è trovata ad affrontare il COVID con un piano pandemico obsoleto, sarebbe però opportuno, a giudizio dell'interrogante, definire il presente piano tenendo in considerazione il fatto che si debba procedere ad un'opportuna rivisitazione del piano redatto nel periodo dell'emergenza, poiché quel piano è stato elaborato in un frangente storico emergenziale, ove non erano pienamente noti l'entità dell'evento, i rischi ed i danni;
si deve prendere, poi, in considerazione anche la parte in cui la presente bozza di piano, andando a prevedere che: "Il 'Piano strategico operativo per una pandemia da patogeni a trasmissione respiratoria a maggiore potenziale pandemico 2024-2028' (Piano) adotta l'approccio proposto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)", andrebbe a conferire all'OMS un enorme potere;
considerato che l'attuale maggioranza ha già avuto modo di esprimere durante il periodo della pandemia le proprie critiche in ordine alla limitazione della libertà personale dei cittadini, in particolare attraverso l'utilizzo dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, atto normativo che esautora completamente il Parlamento, andando dunque ad evidenziare la lesione dei pilastri dell'assetto democratico,
si chiede di sapere quando sarà redatto il documento definitivo del presente piano pandemico e se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno e utile procedere a una revisione della bozza del piano 2024-2028 pubblicata da fonti giornalistiche, affinché la versione definitiva tenga conto delle conoscenze apprese dall'esperienza della pandemia da COVID-19 e si ponga quindi in discontinuità rispetto a quanto previsto dal piano 2021-2023, in particolare nei punti indicati in premessa.
Interrogazione sulle misure per affrontare la problematica delle liste d'attesa in sanità
(3-00886) (24 gennaio 2024)
Satta, Zaffini, Malan, Zullo, Berrino, Russo, Mancini, Leonardi. - Al Ministro della salute -
Premesso che:
nel contesto attuale del Servizio sanitario nazionale, una delle sfide più pressanti è quella dell'abbattimento delle liste d'attesa per gli accertamenti diagnostici e le visite specialistiche;
questa problematica, che affonda le sue radici in anni di complesse dinamiche gestionali e organizzative, ha creato notevoli disagi per i cittadini italiani, spesso costretti ad attese prolungate per ricevere cure essenziali;
l'impatto di queste attese non è solo un fattore di stress e ansia per i pazienti, ma può anche comportare un aggravamento delle condizioni di salute e un aumento dei costi per il sistema sanitario;
il malgoverno del passato ha lasciato un'eredità di inefficienze, che necessitano di un intervento deciso e di una visione strategica capace di trasformare in profondità il nostro sistema di assistenza sanitaria; in questo scenario, la nomina del Ministro in indirizzo a Ministro della salute è stata accolta con fiducia e speranza. L'affermata carriera nel campo medico e la riconosciuta capacità di visione strategica sono elementi che nutrono la convinzione di una svolta imminente e positiva,
si chiede di sapere quali azioni concrete il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per affrontare la problematica delle liste d'attesa, anche in considerazione dell'aumento di risorse a favore del Fondo sanitario nazionale.
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Barachini, Bongiorno, Borgonzoni, Butti, Castelli, Cattaneo, De Poli, Durigon, Fazzolari, Garavaglia, Giacobbe, La Pietra, Mirabelli, Monti, Morelli, Ostellari, Rauti, Rojc, Rubbia, Segre, Sisto e Unterberger.
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Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Ronzulli, per attività di rappresentanza del Senato (dalle ore 10,45); De Priamo, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati; Dreosto, Floridia Aurora, Maiorino, Mieli, Spinelli, Verducci e Zampa, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
Presidente del Consiglio dei ministri
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale
Ministro dell'interno
Ministro della giustizia
Ratifica ed esecuzione del Protocollo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio dei ministri della Repubblica di Albania per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria, fatto a Roma il 6 novembre 2023, nonché norme di coordinamento con l'ordinamento interno (995)
(presentato in data 25/01/2024)
C.1620 approvato dalla Camera dei deputati.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatore Gasparri Maurizio
Modifica all'articolo 1 della legge 3 agosto 2004, n. 206, concernente l'estensione dei benefici previsti per le vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice in favore delle vittime della violenza politica decedute negli anni dal 1970 al 1979 (991)
(presentato in data 23/01/2024);
senatori Galliani Adriano, Lotito Claudio, Gasparri Maurizio
Attuazione dell'articolo 33 della Costituzione in materia di promozione e sostegno dello sport in ambito psico-fisico e sociale (992)
(presentato in data 23/01/2024);
senatrice Minasi Tilde
Istituzione dell'albo degli acconciatori professionali (993)
(presentato in data 23/01/2024);
senatore Bergesio Giorgio Maria
Istituzione di una Zona franca extradoganale montana per lo sviluppo economico della Valle di Susa (994)
(presentato in data 25/01/2024).
Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento
Il Ministro della difesa, con lettere del 24 gennaio 2024, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 - gli schemi di decreto ministeriale di approvazione dei seguenti programmi pluriennali di A/R (Ammodernamento e Rinnovamento):
- SMD 02/2023, denominato "Resilienza del Sistema satellitare per le telecomunicazioni governative (SICRAL-R1)" (n. 117);
- SMD 03/2023, denominato "Progettazione, sviluppo e acquisizione di n. 2 unità navali di tipo Fregate FREMM di nuova generazione (FREMM EVO)" (n. 118);
- SMD 13/2023, denominato "Rinnovamento della componente corazzata (Main Battle Tank Leopard 2 e piattaforme derivate) dello Strumento militare terrestre" (n. 119).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, gli schemi di decreto sono deferiti alla 3ª Commissione permanente, che esprimerà i pareri entro 40 giorni dall'assegnazione. La 5ª Commissione permanente potrà formulare le proprie osservazioni alla 3ª Commissione permanente in tempo utile rispetto al predetto termine.
Governo, trasmissione di atti
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 24 gennaio 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, la comunicazione concernente il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale al dottor Stefano Carmine De Michele, nell'ambito del Ministero della giustizia.
Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento
La Commissione europea ha trasmesso, in data 25 gennaio 2024, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:
la Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce requisiti armonizzati nel mercato interno sulla trasparenza della rappresentanza d'interessi esercitata per conto di Paesi terzi e che modifica la direttiva (UE) 2019/1937 (COM(2023) 637 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4ª Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 25 gennaio 2024. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente, con il parere della Commissione 4ª.
Interpellanze, integrazione dei Ministri competenti
L'interpellanza 2-00013, del senatore Paroli, rivolta ai Ministri della giustizia e dell'interno, è rivolta anche ai Ministri delle imprese e del made in Italy e dell'economia e delle finanze.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 12 al 25 gennaio 2024)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 46
BORGHI Enrico: sulla partecipazione di un giornalista con posizioni vicine al Governo russo ad un'iniziativa scolastica (4-00929) (risp. VALDITARA, ministro dell'istruzione e del merito)
CUCCHI: sulla detenzione presso le carceri ungheresi di due cittadini italiani (4-00923) (risp. SILLI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
POTENTI: sulla proposta di istituzione del numero chiuso in due licei di Livorno (4-00864) (risp. VALDITARA, ministro dell'istruzione e del merito)
SCALFAROTTO: sulla detenzione in Ungheria della concittadina Ilaria Salis (4-00912) (risp. SILLI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
Interrogazioni
MISIANI, NICITA, ROJC, CAMUSSO, ZAMBITO, VERDUCCI, MANCA, FRANCESCHELLI, D'ELIA, GIORGIS, RANDO, TAJANI, LOSACCO, FURLAN, VERINI, ALFIERI - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
il 5 novembre 2023, il consiglio di amministrazione di TIM ha approvato l'offerta presentata dal fondo americano KKR per l'acquisizione delle attività legate alla rete fissa di TIM; l'offerta prevede che l'intera partecipazione di TIM all'interno di FiberCop così come altri asset infrastrutturali al momento in capo a TIM, vengano ceduti al fondo statunitense KKR dando vita alla società NetCo;
l'operazione è stata prospettata come generatrice di valore per il sistema e per tutti gli stakeholder: la fornitura di servizi di rete all'ingrosso da parte di una NetCo nettamente separata dalla nuova TIM dovrebbe creare condizioni eque e neutrali per una competizione tra operatori mentre la focalizzazione di NetCo sulla rete dovrebbe accelerare la posa della fibra nel Paese;
alcune recenti iniziative di FiberCop hanno fatto, però, emergere dubbi circa le effettive conseguenze dell'operazione;
da notizie di stampa si apprende che FiberCop ha inviato una lettera agli operatori che al momento acquistano servizi passivi (ovvero fibra spenta) per avviare una rinegoziazione dei contratti in essere, con l'obiettivo di spingerli all'acquisto di servizi "chiavi in mano", ovvero la fibra già "attivata" da apparati installati dalla stessa NetCo, con inevitabili conseguenze negative sia per la competizione che per il sistema;
se costretti all'acquisto di servizi attivi, gli operatori si troverebbero, infatti, costretti ad utilizzare la tecnologia imposta da NetCo, con il rischio di limitare seriamente la possibilità di innovare, di competere su performance migliorative dal punto di vista sia tecnologico che di qualità del servizio al cliente e eliminando qualsiasi possibilità di concorrenza all'ingrosso e al dettaglio, con gli effetti di una sostanziale rimonopolizzazione;
inoltre, ciò creerebbe un vantaggio per la nuova TIM, dato che il prezzo dei servizi attivi è commisurato ai volumi acquistati e nessuno degli altri operatori potrebbe beneficiare del vantaggio dovuto alla scala che deriva dall'essere dall'ex monopolista;
ma, fatto ancor più grave, tale volontà di rinegoziazione rivela gli obiettivi finanziari del fondo statunitense, interessato unicamente ad una rapida remunerazione del proprio investimento, dato che i servizi attivi, anche senza la posa di nuova fibra, hanno un prezzo all'ingrosso più elevato di quelli passivi; l'obbligo per gli operatori di acquistare servizi attivi si configura come un modo rapido e artificioso di realizzare l'aumento di valore della NetCo, facendo venire meno la necessità degli ingenti investimenti in fibra inizialmente prospettati;
stante il via libera all'operazione in sede di attivazione della clausola golden power, nell'ambito della quale il Governo ha dichiarato di esercitare un ruolo nella definizione delle scelte strategiche della NetCo,
si chiede di sapere come si intenda garantire che l'operazione, se portata a termine, eviti i rischi per la concorrenza, i cui effetti inevitabilmente si riverserebbero sui consumatori finali.
(3-00895)
BILOTTI - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
la FOS (Fibre ottiche Sud) S.r.l., con sede a Battipaglia (Salerno), è un'azienda del gruppo Prysmian S.p.A., leader mondiale nella produzione di cavi per i settori dell'energia e delle telecomunicazioni con oltre 100 stabilimenti in 50 diverse nazioni;
la FOS, che occupa 289 dipendenti, è l'unica azienda nel nostro Paese a realizzare fibra ottica di alta qualità, caratterizzata da una maggiore sicurezza rispetto alle incursioni esterne per la rete digitale. I suoi maggiori committenti sono TIM e Openfiber, in particolare per l'utilizzo della fibra nell'ultimo miglio della rete internet. Tuttavia, come confermato da Prysmian group nelle risposte fornite a domande degli azionisti nell'assemblea ordinaria del 19 aprile 2023, rispetto agli 8 milioni di chilometri di fibra all'anno richiesto dal mercato italiano, la FOS, soprattutto per maggiori costi produttivi, ancorché a fronte di una maggiore qualità, vende solamente 500.000 chilometri di fibra, mentre il resto viene inevitabilmente acquistato dall'estero;
tra il 2018 e il 2019, Prysmian group, come parte di un accordo sindacale, aveva previsto un investimento pari a 60 milioni di euro per aumentare la produzione dagli attuali 9 milioni di chilometri di fibra all'anno fino a 14 milioni di chilometri di fibra all'anno, con un incremento dell'organico pari a circa 30 unità. Tuttavia, a seguito della pandemia da COVID-19, tale investimento venne fermato per poi essere del tutto cancellato. Ciò nonostante, Prysmian aveva previsto nello stesso periodo e successivamente regolarmente realizzato un investimento di importo simile presso il proprio sito produttivo di Douvrin (Francia), che presenta caratteristiche estremamente vicine a quello della FOS a Battipaglia, soprattutto dal punto di vista delle potenzialità produttive;
a settembre 2023, la FOS ha risolto tutti i contratti dei lavoratori in somministrazione e il 16 ottobre ha definito 16 settimane, con scadenza il 14 gennaio 2024, di cassa integrazione ordinaria per l'intero organico dipendente, mantenendo il 20 per cento di produzione rispetto al piano annuale con rotazione tra i lavoratori;
a seguito di un incontro, avvenuto in data 10 gennaio 2024, della sindaca di Battipaglia con le organizzazioni sindacali e la proprietà dell'azienda, è emersa la decisione di prorogare il ricorso alla cassa integrazione, decisione che, di fatto, aumenta l'incertezza per i lavoratori impiegati dalla FOS, oltre che per l'intero indotto;
considerato che:
il piano nazionale di ripresa e resilienza ha previsto 6,7 miliardi di euro di fondi per la missione 1, componente 2, investimento 3, "reti ultraveloci", nell'ambito della quale sono stati attivati 5 nuovi piani di intervento pubblico per coprire le aree geografiche in cui l'offerta di infrastrutture e servizi digitali ad altissima velocità da parte degli operatori di mercato è assente o insufficiente;
ciò nonostante, i bandi legati a tali fondi non hanno previsto la specifica di fibra da elevati standard qualitativi e di sicurezza, quale la fibra A2, prodotta anche dalla FOS e caratterizzata da una resistenza alla "piegatura", ovvero una flessione del cavo che può determinare la rifrazione del segnale ottico e sua conseguente fuga attraverso il rivestimento in fibra: situazione che, oltre alla degradazione del segnale, implica una vulnerabilità decisamente maggiore nei confronti di attacchi hacker;
rispetto a investimenti simili, altri Paesi dell'Unione europea, inclusa la Francia, hanno, invece, definito parametri qualitativi e tecnici minimi per la partecipazione ai bandi pubblici relativi all'installazione di cavi di fibra, così da garantire la sicurezza della rete e tutelare le eccellenze produttive sul proprio territorio. Una tale decisione sembra aver avuto un ruolo centrale nell'investimento di Prysmian group presso il sito produttivo di Douvrin;
a seguito dell'entrata in vigore della legge 1° febbraio 2023, n. 10, di conversione del decreto-legge 5 dicembre 2022, n. 187, all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è stata attribuita una nuova competenza in materia di definizione degli standard tecnici per la realizzazione dell'infrastruttura di rete in fibra ottica da parte degli aggiudicatari di bandi per lo sviluppo di reti a banda larga finanziate con aiuti di Stato;
in considerazione di tale attribuzione, l'Autorità ha avviato le relative attività pre istruttorie in data 10 luglio 2023 e, con delibera n. 257/23/CONS, ha deciso di avviare un tavolo tecnico concernente la definizione degli standard per i cavi in fibra ottica, al fine di approfondire gli ulteriori aspetti tecnici emersi nella consultazione pubblica e analizzare, in contraddittorio con gli operatori, i produttori di cavi in fibra ottica e il soggetto istituzionale attuatore della strategia nazionale per la banda ultralarga, nonché stazione appaltante, la propria proposta finale: questa propone proprio la fibra A2 quale standard per la rete di accesso primaria e secondaria e per il cablaggio di edifici. Tuttavia tali standard, come previsto dalla legge, si applicheranno esclusivamente "ai bandi pubblicati successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione" citata,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda convocare con urgenza un nuovo tavolo alla presenza, oltre che dell'azienda FOS S.r.l., anche delle sigle sindacali e dei sindaci dei territori coinvolti dalla crisi dello stabilimento di Battipaglia, chiedendo ai vertici aziendali di presentare un piano di rilancio industriale credibile;
quali azioni urgenti intenda adottare al fine di includere, nel rispetto delle norme europee e nazionali, specifiche qualitative rispetto alla tipologia di fibra ottica da utilizzare, tutelando tanto la sicurezza dei dati, quanto gli impianti produttivi siti nel nostro Paese.
(3-00896)
MANCA - Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. - Premesso che:
il 22 aprile 2022 è stato pubblicato il V bando per i contratti di filiera per il settore agroalimentare, finanziato inizialmente con risorse del piano complementare del PNRR pari a 1.203,3 milioni di euro;
il 24 novembre 2022 è scaduto il termine per la presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni, termine prorogato su richiesta delle associazioni di categoria del settore e delle imprese beneficiarie della misura, con l'obiettivo di garantire una più ampia partecipazione al bando e una migliore definizione dei progetti presentati;
alla scadenza del termine, sono pervenute al Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste 331 domande di accesso alle agevolazioni;
il 30 giugno 2023 è stata approvata una graduatoria provvisoria definitiva dei progetti d'investimento presentati;
il 12 gennaio 2024 è stato pubblicato il decreto n. 0633056/2023 concernente la graduatoria definitiva dei programmi ammessi a valutazione;
dei 309 progetti vagliati, 5 non sono stati ammessi a contributo, pur raggiungendo un elevato livello in graduatoria, e i restanti 304 progetti (del valore complessivo pari a oltre 5.128 milioni di euro) non otterranno integralmente il contributo richiesto;
molti progetti meritevoli del contributo, alcuni dei quali riguardanti filiere strategiche per l'agricoltura italiana e per il made in Italy agroalimentare, sono quindi rimasti esclusi;
pertanto, con la riformulazione del PNRR italiano, recentemente approvata dalla UE, sono stati stanziati ulteriori 2 miliardi di euro in favore della misura,
si chiede di sapere:
con quali criteri saranno distribuiti i 2 miliardi di euro derivanti dal nuovo PNRR italiano, al fine di favorire il rilancio dei programmi di investimento rimasti esclusi;
se verranno impiegati i requisiti del piano complementare o del PNRR in termini di redistribuzione e allocazione delle risorse rispetto alla graduatoria;
quali siano i criteri di valutazione impiegati nella composizione della graduatoria;
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda implementare per supplire agli ulteriori fondi mancanti, al fine di permettere lo scorrimento delle graduatorie e il finanziamento di più progetti possibili, anche ricorrendo a risorse inutilizzate derivanti da altri bandi dedicati al settore.
(3-00897)
MIRABELLI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
con il decreto dirigenziale 24 giugno 2021, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, IV serie speciale "Concorsi ed esami", n. 55 del 13 luglio 2021, è stato indetto un concorso pubblico, per esami, per la copertura di 120 posti di allievo commissario della carriera dei funzionari del Corpo di Polizia penitenziaria, e all'esito della procedura sono risultati idonei 163 candidati;
con il successivo decreto dirigenziale 20 giugno 2023, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, IV serie speciale "Concorsi ed esami", n. 48 del 27 giugno 2023, vista anche la rilevata carenza di organico nella qualifica, il numero dei posti messi a concorso è stato elevato da 120 a 132 unità;
con il successivo decreto dirigenziale 6 settembre 2023 è stato indetto un ulteriore concorso, questa volta interno, per titoli di servizio ed esami, per la nomina di 60 vice commissari della carriera dei funzionari del Corpo,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga dissonante con il fondamentale principio di efficienza, che necessariamente guida l'agire amministrativo, l'indizione di una nuova procedura di selezione interna a pochi mesi di distanza dalla conclusione di analoga procedura pubblica, senza previamente usufruire, o facendolo comunque solo in minima parte, dei candidati risultati idonei all'esito di quest'ultima, tra i quali si segnala, peraltro, la presenza di diversi appartenenti al Corpo della Polizia penitenziaria già in possesso dei requisiti per la partecipazione al prossimo concorso interno.
(3-00898)
MIRABELLI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
in data 6 ottobre 2022 è stato firmato dal Ministro in indirizzo il decreto di nomina dei componenti del comitato consultivo d'indirizzo dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata;
nel mese di dicembre 2022 si è tenuta una prima riunione in via telematica per l'insediamento del comitato, presieduta dal direttore dell'Agenzia prefetto Bruno Corda;
pochi mesi dopo l'insediamento del Governo Meloni, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali ha ritirato la nomina del membro rappresentate del proprio dicastero in seno al comitato;
la nomina del membro subentrante in qualità di rappresentante del Ministero del lavoro è avvenuta diversi mesi dopo, nel novembre 2023, lasciando di fatto il comitato privo di un suo componente medio tempore;
a seguito della prima riunione d'insediamento tenutasi nel dicembre 2022, il comitato non ha più avuto modo di riunirsi, risultando ad oggi convocata la prima riunione soltanto per il prossimo 23 gennaio 2024, a distanza dunque di oltre un anno dalla costituzione del comitato stesso,
si chiede di sapere:
quali siano state le ragioni che hanno tenuto fermi per più di un anno i lavori del comitato, pur rivestendo questo un rilievo primario nella definizione dei protocolli e degli indirizzi operativi dell'Agenzia, e in particolare quali siano le motivazioni per il lungo lasso di tempo intercorso ai fini della nomina del membro subentrante in qualità di rappresentante del Ministero del lavoro;
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno adottare le opportune misure necessarie a garantire la piena efficienza del comitato consultivo d'indirizzo dell'Agenzia nazionale.
(3-00899)
TURCO - Ai Ministri delle imprese e del made in Italy, dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
la drammatica vertenza occupazionale dello stabilimento siderurgico ex ILVA di Taranto riguarda una molteplicità di situazioni al collasso, tra le quali quella relativa alle aziende dell'indotto e, in particolare, quella degli autotrasportatori;
per diversi giorni gli autotrasportatori dell'indotto ex ILVA sono stati in assemblea permanente, proclamata dagli iscritti di Casartigiani e Confartigianato Puglia e supportata dalle associazioni datoriali AIGI (rappresentativa dell'80 per cento delle aziende dell'indotto) e Confapi Taranto, per il mancato pagamento delle fatture emesse nei confronti di Acciaierie d'Italia;
lo stato di agitazione degli imprenditori dell'indotto è arrivato al punto di sospendere la fornitura di beni e servizi, garantendo solo la manutenzione delle batterie degli altiforni al fine di garantire l'incolumità pubblica;
considerato che:
ci sono decine di imprese dell'indotto alle prese con crediti (per norma esigibili entro 180 giorni) che non sanno se verranno mai pagati da Acciaierie d'Italia, la quale ha già ricevuto il pagamento del servizio accessorio dai suoi clienti;
il credito maturato nei confronti di Acciaierie d'Italia dalle aziende dell'indotto è stimato in 120 milioni di euro, di cui 20 milioni costituiscono la quota spettante agli autotrasportatori;
ci sono, di conseguenza, lavoratori che non percepiscono stipendi, non conoscono il loro futuro e vivono un presente senza prospettive;
le banche potrebbero decidere di rientrare dei propri crediti verso le imprese dell'indotto per le somme debitorie anticipate, portando così le aziende al collasso economico-finanziario;
rilevato che:
le aziende dell'indotto temono che possa ripetersi, a distanza di 9 anni, la situazione drammatica del 2015, allorquando con il ricorso all'amministrazione straordinaria dell'ex ILVA di Taranto persero ben 150 milioni di euro di crediti;
occorrerà a breve mettere in campo investimenti per liquidare tutte le fatture maturate, quelle nei confronti degli autotrasportatori, come quelle verso tutto il tessuto imprenditoriale che orbita nell'appalto ex ILVA, per evitare che ci si ritrovi l'ennesima bomba sociale pronta ad esplodere in un territorio già fortemente provato,
si chiede di sapere:
se sia nelle intenzioni del Governo valutare la possibilità di destinare al soddisfacimento dei crediti vantati dalle aziende dell'indotto nei confronti di Acciaierie d'Italia una parte dei 320 milioni di euro del prestito ponte che intenda attivare per garantire la liquidità corrente, in caso di ricorso alla procedura di amministrazione straordinaria;
se intenda interloquire con SACE, il gruppo assicurativo-finanziario italiano direttamente controllato dal Ministero dell'economia e delle finanze, o con Cassa depositi e prestiti per garantire il pagamento dei crediti ai fornitori e ai collaboratori, nonché l'accesso a forme di finanziamento per garantire la liquidità necessaria ad evitare fallimenti di massa a catena;
se preveda di adottare interventi normativi idonei a garantire i crediti delle imprese maturati, ad escludere le stesse imprese da eventuali procedure fallimentari e a concedere al commissario straordinario nominato la possibilità di liquidare i crediti alle imprese di autotrasporto;
se ritenga di concedere alle imprese dell'indotto ex ILVA la sospensione dal versamento degli oneri previdenziali, assistenziali e fiscali per il periodo di amministrazione straordinaria delle imprese di autotrasporto della provincia di Taranto, nonché rilasciare con la dovuta urgenza la certificazione dei crediti delle imprese, con possibilità di cessione.
(3-00900)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
OCCHIUTO - Al Ministro della cultura. - Premesso che:
la chiesa di Santa Maria Assunta a Cropani (Catanzaro), risalente all'anno 1300 e costituita da quattro navate, risulta chiusa al pubblico da oltre un decennio;
nel mese di maggio 2023 sono stati avviati i lavori di ristrutturazione della struttura di copertura finanziati dal CIPE con delibera del 22 dicembre 2021 a valere sul fondo di sviluppo e coesione 2021-2027, fondi trasferiti alla Regione Calabria e da questa alla curia di Catanzaro, per complessivi 305.000 euro, che gestisce l'intervento edilizio tuttora in corso;
nello specifico, i lavori hanno riguardato la sostituzione dell'intera struttura del tetto, con sostituzione degli elementi portanti e dell'elemento di chiusura costituito dal manto di tegole. La mancata funzionalità di quest'ultimo, nel corso degli anni, ha provocato continue infiltrazioni di acqua meteorica, che hanno danneggiato seriamente gli intonaci, gli affreschi murali, l'altare e le opere di grandissimo pregio storico-artistico ed architettonico;
l'esecuzione dei lavori ha comportato la rimozione di alcuni elementi del controsoffitto ligneo affrescato, che sono stati rimossi, onde garantire la corretta messa in opera delle capriate in legno per il rifacimento della struttura di copertura;
in particolare, il controsoffitto ligneo della chiesa interamente affrescato e risalente al 1400, con al centro il quadro "Gloria di Maria assunta in cielo", tela a forma ellittica del 1700 del Pascaletti, risentono in maniera evidente del danno provocato dall'acqua meteorica, al punto che è visibile al centro una vistosa lacerazione sulla tela ellittica;
a conferma di quanto esposto, occorre rilevare che l'ultimo intervento di manutenzione risale ormai all'anno 1988, quando vennero stanziate delle risorse da parte del Ministero per i beni culturali finalizzate al restauro dell'affresco murario raffigurante la cacciata dei mercanti dal tempio;
un intervento urgente mirato al solo restauro del quadro centrale posto sul controsoffitto e dell'intero cassettone dipinto consentirebbe di scongiurare il deterioramento ulteriore delle opere d'arte e la perdita di opere di inestimabile valore e le spese conseguenti ad un evento di tale portata;
le condizioni economico-finanziarie non idilliache delle finanze locali, così come l'impossibilità di reperire finanziatori privati locali, considerata la particolare contingenza storica, non ha consentito negli ultimi anni un intervento da parte del Comune di Cropani, né tantomeno da parte della curia, che ha già provveduto a propria cura e spese alla ristrutturazione di parte del tetto del duomo nell'anno 2019;
sembrano non più differibili interventi urgenti di manutenzione. Senza questi ultimi, gli arredi della chiesa, costituiti da statue in gesso e antichissimi arredi in legno fissati al pavimento o alle murature, rischiano di essere distrutti e persi per sempre, cancellando opere di inestimabile valore artistico risalenti a secoli addietro. Analoga considerazione andrebbe fatta per i dipinti murali risalenti al Seicento e Settecento;
al fine di accelerare le procedure per la realizzazione di un intervento finalizzato al restauro e al risanamento conservativo si rende necessario ed urgente procedere al sopralluogo e alla definizione degli interventi necessari da parte di personale qualificato nella tutela dei beni culturali;
ad oggi nessun intervento risulta programmato al fine di scongiurare il danno irreparabile ad opere artistiche di inestimabile valore,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno attivare tutti i contatti opportuni con la Soprintendenza per i beni artistici e culturali della Calabria per valutare ogni possibile forma di intervento urgente, al fine di evitare la perdita di uno degli edifici di culto più belli del territorio calabrese.
(4-00969)
BEVILACQUA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
la continuità territoriale è la capacità di garantire un servizio di trasporto che non penalizzi cittadini residenti in territori facenti parte dello Stato meno favoriti e si inserisce in un quadro più generale di garanzia dell'uguaglianza sostanziale dei cittadini e di coesione di natura economica e sociale, garantiti tanto a livello costituzionale, in particolare dall'articolo 16, quanto a livello europeo, che, riconoscendolo quale servizio pubblico, ha reso possibile la deroga ai principi di libero mercato e della libera concorrenza, affinché i trasporti possano essere fruibili a prescindere dall'effettiva redditività ottenibile da parte del vettore;
per tale motivo, il nostro ordinamento ha previsto specifiche misure volte a ridurre gli effetti negativi derivanti da tale svantaggio territoriale, prevedendo disposizioni volte ad assicurare il servizio di trasporto anche in tratte non remunerative, ad esempio perché caratterizzate da frequenze stagionali o poco fruite durante tutto l'anno: in particolare, si è previsto la conclusione di contratti di servizio pubblico e l'imposizione di un obbligo di servizio pubblico. Tramite tali strumenti, lo Stato, senza violare la normativa europea che regola gli aiuti di Stato, sovvenziona il vettore che svolge il servizio tramite i territori svantaggiati, compensandolo delle perdite subite a causa dell'antieconomicità del servizio stesso;
considerato che:
nel capitolato tecnico del bando di gara per l'affidamento in concessione, da parte della Regione Siciliana, dei servizi pubblici di trasporto marittimo di passeggeri, veicoli e merci (anche pericolose) in regime di servizio pubblico con compensazione finanziaria, con navi roll on-roll off, per la continuità territoriale marittima delle isole minori della Sicilia, incluso il lotto relativo alle Pelagie, viene specificata la quantificazione minima del servizio di collegamento da realizzare in numero di corse settimanali e miglia nautiche da percorrere per linea e stagionalità, che, per il periodo di bassa stagione, prevede 6 corse tra andata e ritorno;
per quanto concerne, invece, la gara d'appalto per assicurare la continuità territoriale aerea nelle isole di Lampedusa e Pantelleria dal 1° luglio 2023 al 31 ottobre 2025, aggiudicata alla compagnia aerea DAT Airlines, tra i requisiti richiesti dal relativo allegato tecnico si legge che: "Nell'ipotesi in cui, fino a 24 ore prima della partenza, i sistemi di prenotazione evidenzino, per circostanze contingenti, una domanda di posti per singola tratta superiore al 80% dell'offerta complessiva giornaliera, il vettore che ha accettato gli oneri di servizio pubblico sulla rotta si impegna ad incrementare l'offerta introducendo voli supplementari o utilizzando aeromobili di capienza superiore senza alcun onere aggiuntivo per le Amministrazioni Pubbliche";
ciò nonostante, numerosi cittadini di Lampedusa, anche riuniti in associazioni, negli ultimi mesi hanno segnalato problematiche rispetto alla piena fruibilità di tali servizi di continuità territoriale verso le isole minori siciliane. In particolare, vi sono state lamentele rispetto ai posti disponibili, tanto via nave, quanto via aereo, spesso interamente o largamente occupati da forze di polizia o da lavoratori impiegati presso l'hotspot, oppure da migranti per trasferimento dall'hotspot verso strutture in Italia o all'estero. I cittadini lamentano, inoltre, la riduzione delle corse via mare a 5 giorni a settimana rispetto ai previsti 6, vista la soppressione della corsa del lunedì, con un contestuale aumento di costo che sarebbe pari al 20 per cento rispetto al precedente e l'impossibilità di garantire la continuità il servizio durante i mesi invernali, a causa delle avverse condizioni meteorologiche;
altresì, viene lamentata la scarsa diffusione delle informazioni rispetto alla tariffe speciali e ai posti gratuiti riservati alla cittadinanza, in caso di malati con rilevanti patologie o gravi disabilità e accompagnatori, di passeggeri che si spostano per motivi di salute e accompagnatori (nel caso di minori d'età), di gestanti, di studenti fuori sede, di atleti che partecipano a competizioni ufficiali e a qualunque altra attività agonistica al di fuori della sede, tecnici accompagnatori e accompagnatori di atleti minori d'età,
si chiede di sapere quali iniziative urgenti intenda adottare il Ministro in indirizzo al fine di accertare l'eventuale esistenza delle problematiche descritte e assicurarsi che i servizi di continuità territoriale siano garantiti ai cittadini di Lampedusa e di tutte le isole minori siciliane.
(4-00970)
MAGNI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
il decreto-legge 30 marzo 2023, n. 34, ha istituito, all'articolo 24, un nuovo fondo per le vittime dell'amianto;
esso "interviene in favore dei lavoratori di società partecipate pubbliche che hanno contratto patologie asbesto-correlate durante l'attività lavorativa prestata presso i cantieri navali per i quali hanno trovato applicazione le disposizioni dell'articolo 13 della legge 27 marzo 1992, n. 257, nonché, in caso di decesso, nei confronti dei loro eredi. Al Fondo di cui al primo periodo possono accedere anche le società partecipate di cui al suddetto periodo";
la disposizione, dunque, individua quali possibili beneficiari del fondo i soli lavoratori di società partecipate pubbliche che abbiano contratto la patologia presso i cantieri navali, nonché le partecipate pubbliche con lavoratori impiegati presso i cantieri navali;
è evidente, a parere dell'interrogante, la volontà di limitare le partecipate pubbliche alla cantieristica, ovvero, anche se mai citata, a Fincantieri;
in data 5 dicembre 2023, è poi intervenuto il decreto interministeriale che, all'articolo 2, ha precisato i soggetti legittimati ad accedervi: "1. (...) i lavoratori di società partecipate pubbliche che hanno contratto patologie asbesto-correlate durante l'attività lavorativa prestata presso i cantieri navali, per i quali hanno trovato applicazione le disposizioni dell'articolo 13 della legge 27 marzo 1992, n. 257, e che risultino destinatari di sentenze esecutive, verbali di conciliazione giudiziale depositati entro il 31 dicembre 2023, o verbali di conciliazione comunque sottoscritti in sede protetta entro il 31 dicembre 2023, aventi ad oggetto a favore degli stessi il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. 2. In caso di decesso dei lavoratori di cui al comma 1, sono legittimati ad accedere al Fondo gli eredi di quest'ultimi, ai sensi degli articoli 536 e seguenti del codice civile, che risultino destinatari, sulla base di quanto liquidato con sentenza esecutiva o verbale di conciliazione giudiziale, depositati entro il 31 dicembre 2023, o verbale di conciliazione comunque sottoscritto in sede protetta entro il 31 dicembre 2023, del risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale. 3. Possono, altresì, accedere al Fondo le società partecipate pubbliche dichiarate soccombenti con sentenza esecutiva o comunque parti debitrici nei verbali di conciliazione giudiziale depositati entro il 31 dicembre 2023, o nei verbali di conciliazione comunque sottoscritti in sede protetta entro il 31 dicembre 2023, aventi ad oggetto il risarcimento di danni patrimoniali e non patrimoniali, riconosciuti in favore dei lavoratori";
all'articolo 3, recante le modalità di presentazione della domanda e requisiti per l'accesso al fondo, si precisa che i lavoratori e gli eredi devono anche produrre un'autocertificazione attestante "il mancato pagamento di quanto dovuto dalla società partecipata pubblica a titolo di risarcimento del danno, patrimoniale e non patrimoniale, sulla base della relativa sentenza esecutiva o del verbale di conciliazione giudiziale o del verbale di conciliazione comunque sottoscritto in sede protetta", nonché, al comma 4, che le società partecipate pubbliche dichiarate soccombenti devono, altresì, allegare "la quietanza di avvenuto pagamento del risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale stabilito nella sentenza esecutiva o nel verbale di conciliazione giudiziale o nel verbale di conciliazione comunque sottoscritto in sede protetta";
il fondo è stato, peraltro, anche rifinanziato dalla legge di bilancio per il 2024 (articolo 1, commi 203 e 204, della legge 30 dicembre 2023, n. 213) di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026, e a fronte di un onere valutato in 28,6 milioni di euro annuali, e sottraendo tali risorse economiche al fondo sociale per occupazione e formazione, di cui articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185;
le previsioni relative all'accessibilità del fondo, come anche lo stanziamento previsto, non possono non apparire ambigue; parimenti, a parere dell'interrogante, non può non destare preoccupazione che la norma del 2023 istitutiva del fondo per le vittime dell'amianto avrebbe, quindi, quale beneficiario non solo le vittime, se non risarcite, ma anche Fincantieri stessa (società partecipata), e con risorse economiche direttamente prelevate da un fondo di sostegno all'occupazione e alla formazione,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo su quanto riferito;
se non ritenga di dover intervenire al più presto al fine di introdurre correttivi alla disciplina del fondo per le vittime dell'amianto, istituito nel 2023, come anche declinata a seguito del decreto interministeriale 5 dicembre 2023, al fine di eliminare le ambiguità illustrate, ovvero eventuali dubbi interpretativi.
(4-00971)
GASPARRI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia. - Premesso che:
un articolo di stampa pubblicato su "Il Giornale" del 24 gennaio 2024 riporta quanto avrebbe pronunciato il procuratore capo di Reggio Emilia, Calogero Gaetano Paci: "Reggio Emilia è la nuova capitale della 'ndrangheta al Nord";
quanto affermato dal procuratore Paci sui "rapporti tra 'ndrangheta e il tessuto economico, professionale, sociale e politico-istituzionale reggiano ed emiliano che sembrano prefigurare la quiete prima della tempesta giudiziaria contro amministratori e imprenditori, diventati complici attraverso raffinate operazioni che aggirano l'Erario, creando ricchezza e consenso" è grave e solleva interrogativi inquietanti;
l'articolo riporta quanto affermato dal pentito Luigi Bonaventura, ex rampollo di una delle più potenti cosche del crotonese, il quale fa riferimento alla presenza in Emilia-Romagna "di due cosche distaccate";
si indica l'aumento allarmante di reati ambientali (128 per cento in più nel 2022 secondo Legambiente), che solleva interrogativi su ipotesi di rischio "terra dei fuochi", che si allargherebbe non solo alla Calabria, ma anche a Lombardia, Piemonte e Liguria;
l'articolo riporta, ancora, di operazioni finanziarie "sempre più sofisticate" dietro le quali ci sarebbe il riciclaggio, reato che richiede tempi lunghi di indagine, come dimostrano quelle della Guardia di finanza e della nuova DIA del generale della Guardia di finanza Michele Carbone,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e riportato in articoli di stampa;
se risulti quali filoni d'indagine siano stati eventualmente svolti o siano in corso di svolgimento;
quali iniziative intendano promuovere, nell'ambito delle proprie rispettive competenze, per fare chiarezza sulla vicenda;
se ritengano di valutare il rafforzamento del monitoraggio di misure antiriciclaggio.
(4-00972)
SCALFAROTTO - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
secondo organi di stampa "Sistema moda Italia", una delle più importanti associazioni tra imprese della filiera dell'eleganza italiana, rappresentante il mondo del tessile, avrebbe abbandonato la federazione di riferimento del comparto, Confindustria moda, un gigante che rappresenta 60.000 imprese, 550.000 addetti, 108 miliardi di euro di fatturato, tre quarti dei quali destinati all'export;
quello di Confindustria moda è un progetto quasi decennale, nato intorno al tavolo della moda istituito nel 2016 presso il Ministero dello sviluppo economico e creato al fine di mettere a sistema le filiere della moda, abbigliamento e accessori, tradizionalmente molto frammentate tra loro, per competere con compattezza e di concerto anche sui mercati internazionali;
per effetto dell'abbandono di Confindustria moda da parte di Sistema moda Italia, il sistema italiano delle relazioni industriali e istituzionali e quello della formazione in questo settore verrà sostanzialmente depotenziato e anche il peso delle singole componenti della filiera ne uscirà ridimensionato all'interno dell'associazionismo imprenditoriale;
la necessità di assicurare una confederazione della moda forte, coesa e unita rappresenta una priorità non solo per mantenere l'Italia all'avanguardia in questo settore, ma anche per consentire alle filiere nazionali di continuare a competere sul mercato globale, dove i competitor spesso guadagnano considerevoli quote di mercato perché accompagnate da un framework rappresentativo di riferimento che consente loro di agire in maniera sistematica e coerente,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti, che cosa abbia fatto, nei limiti delle proprie competenze, per prevenire ed evitare la situazione di crisi interna che ha portato Sistema moda Italia ad abbandonare Confindustria moda e quali iniziative intenda adottare per sollecitare e incentivare il massimo grado di coesione all'interno delle filiere della moda, facendosi promotore di un percorso di ottimizzazione delle esperienze di Sistema moda Italia e Confindustria moda in un'ottica unitaria, in quanto fondamentale per garantire la competitività del Paese anche nel medio-lungo periodo.
(4-00973)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:
9ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare):
3-00900 del senatore Turco, sui crediti vantati dalle aziende dell'indotto nei confronti di Acciaierie d'Italia.
Interrogazioni, ritiro
È stata ritirata l'interrogazione 4-00960, del senatore Magni.
Avviso di rettifica
Nel Resoconto stenografico della 149a seduta pubblica del 24 gennaio 2024, a pagina 124, sotto il titolo "Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento", alla terza riga del primo capoverso, sostituire le parole: "nell'anno 2022" con le seguenti: "nell'anno 2023".