Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 148 del 23/01/2024

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------

148aSEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MARTEDÌ 23 GENNAIO 2024

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Presidenza del vice presidente CENTINAIO

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CENTINAIO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,32).

Si dia lettura del processo verbale.

STEFANI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 18 gennaio.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

PRESIDENTE. Comunico che in data 18 gennaio 2024 è stato presentato il seguente disegno di legge:

dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro delle imprese e del made in Italy, dal Ministro dell'economia e delle finanze e dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali

«Conversione in legge del decreto-legge 18 gennaio 2024, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di amministrazione straordinaria delle imprese di carattere strategico» (986).

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(615) Disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione (Collegato alla manovra finanziaria)

(62) BOCCIA ed altri. - Disposizioni per l'attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, in materia di attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia alle regioni a statuto ordinario

(273) MARTELLA. - Disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata di cui all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione

(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 16,36)

Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 615

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 615, 62 e 273.

Ricordo che nella seduta del 18 gennaio ha avuto luogo l'esame degli articoli del disegno di legge n. 615.

Passiamo alla votazione finale.

Avverto che è in corso la trasmissione diretta televisiva. Invito pertanto i colleghi che interverranno al rispetto dei tempi assegnati.

LOMBARDO (Misto-Az-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (Misto-Az-RE). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, siamo arrivati oggi all'atto conclusivo e alla dichiarazione di voto sull'autonomia differenziata, un provvedimento importante che ha animato la discussione prima in Commissione e dopo in quest'Aula.

Chi ha seguito i lavori dell'Assemblea sa che siamo probabilmente all'atto conclusivo di un teatro dell'assurdo, in cui si è abbandonato il senso del razionale e si è rifiutato un linguaggio logico-consequenziale, perché la comunicazione politica sovverte il principio della realtà, dimenticando che il principio dell'autonomia è previsto nella nostra Costituzione e che la funzione di programmazione e coordinamento da parte dello Stato è un principio ordinatore della funzione, non un freno alla libertà delle articolazioni territoriali.

Il Gruppo Azione ha sempre cercato di interpretare un'opposizione nel merito delle cose. Siamo fieramente all'opposizione di questo Governo, ma se una cosa è giusta, anche se viene fatta da un Governo al quale siamo in opposizione, noi non ci tiriamo mai indietro. Se possiamo fare qualcosa di positivo per l'Italia per migliorare un provvedimento noi ci siamo e lo abbiamo dimostrato in diverse occasioni.

Dicevo che è un teatro dell'assurdo perché, dopo questo voto, ci sarà chi dirà che finalmente, dopo anni, è stata realizzata l'autonomia, come se servisse solo al Nord e non potesse essere invece molto utile al Sud per ridurre il gap territoriale. C'è invece chi sosterrà che da questo momento in poi non si tornerà più indietro, perché questa riforma spaccherà in due l'Italia, come non fosse già divisa da divari territoriali sempre più difficili da colmare e sempre più insostenibili, come se le riforme del PNRR non dovessero servire in primo luogo per ridurre le disuguaglianze tra il Sud e il Nord, tra il centro e le periferie. Ecco, entrambe le posizioni per noi sono ideologiche e per questo sbagliate.

Innanzitutto dobbiamo dire che questa legge quadro, che farà entrare in vigore il tema dell'autonomia differenziata, diventerà realtà se e quando saranno finanziati adeguatamente i livelli essenziali di prestazione.

In secondo luogo, proprio per riportare il dibattito a un principio di realtà, è giusto ricordare che il processo di autonomia era stato già avviato, per esempio, dal Governo Gentiloni nel febbraio 2018, in una versione che conteneva disposizioni per il Mezzogiorno non molto dissimili da quelle qui contenute oggi e migliorate per il lavoro svolto, anche dalle opposizioni, in sede di Commissioni.

Dunque, con la serietà e la responsabilità verso il Paese che da sempre ci animano, nell'interesse del nostro dibattito, noi non ci presteremo a questo gioco delle parti. Noi non siamo qui per dire che l'autonomia è un male e sapete perché? Perché non lo è, perché è prevista dalla nostra Costituzione.

Noi siamo qui per dire che delegare alcune funzioni alle Regioni è giusto e che ha un senso, perché l'autonomia può essere un'opportunità di crescita anche per il Sud. Dipende dalla capacità di governare, dipende dalla fame di riscatto, dipende dalla voglia di correre, come ci ricorda un giurista illuminato come Sabino Cassese.

È sbagliato quindi pensare che il tema dell'autonomia differenziata possa essere un vessillo solo per le Regioni del Centro-Nord. Ciononostante, la proposta di questo Governo non ci convince pienamente. Dove sono i livelli essenziali delle prestazioni (LEP)? Senza troppi giri di parole, avreste dovuto dirci chiaramente quali intendevate finanziare e come. Nel testo si prevede un termine di ventiquattro mesi, ma ad oggi, per i LEP, questo Governo non ha previsto un euro. Questo è corretto, per riportare il dibattito al principio di realtà. Noi sosteniamo che prima debbano essere finanziati adeguatamente i LEP e che dopo debba entrare in vigore il tema dell'autonomia differenziata.

Il Governo Meloni avrebbe potuto proseguire in questo senso, nella strada già istruita dal Governo Draghi, che aveva finanziato un LEP, quello relativo agli asili nido, e che in qualche modo aveva indicato una strada che era corretta da seguire per dare concretezza al tema dell'autonomia differenziata.

Avremmo dunque votato a favore: in primo luogo, se aveste finanziato adeguatamente i LEP prima dell'autonomia; in secondo luogo, se aveste rivisto l'attribuzione di alcune funzioni alle Regioni (penso, in particolare, alle infrastrutture energetiche e a quelle ambientali).

Votare oggi a favore del provvedimento significherebbe firmare una delega in bianco e noi, mi dispiace, ma non ci fidiamo delle buone intenzioni o delle vostre intenzioni. Noi ci fidiamo dei fatti. Noi ci fidiamo delle azioni concrete. Perché non votiamo contro? Perché noi non crediamo che il principio dell'autonomia sia una strada divisiva per l'Italia. Se tale principio fosse stato fatto in maniera seria, in maniera ordinata, coinvolgendo le Regioni del Nord e le Regioni del Sud in tutte le loro articolazioni, forse oggi non ci troveremmo in questo scontro ideologico, dettato dal teatro dell'assurdo, che piega il principio di realtà in base alla comunicazione politica; ci ritroveremmo invece l'occasione di colmare i divari tra le Regioni del Sud e le Regioni del Nord, tra il centro e le periferie.

Per questo motivo, dichiaro il voto di astensione da parte di Azione al provvedimento sull'autonomia differenziata. (Applausi).

DE POLI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE POLI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, colleghi, oggi ci apprestiamo a votare il disegno di legge sull'autonomia differenziata. Stiamo vivendo una giornata, per quello che mi riguarda, storica. Lo dico da veneto, lo ammetto, anche con un po' di emozione.

Con questo voto di oggi, con il centrodestra al Governo, realizziamo la volontà dei cittadini: penso in modo particolare ai 2,3 milioni di veneti e ai 2,9 milioni di lombardi che hanno votato, in occasione del referendum, a favore di questa riforma. Si tratta di una riforma che dunque è un risultato e, oserei dire, una grande vittoria dei cittadini per i cittadini. Non è un caso che siano 14 le Regioni che, a diverso titolo, hanno chiesto maggiore autonomia allo Stato, deliberando di avviare una trattativa col Governo centrale. Riformare e modernizzare le nostre istituzioni: oggi, con questo voto, realizziamo appunto la volontà dei cittadini. Ecco perché questo è un passaggio storico ed epocale, nella storia delle nostre istituzioni.

Ringrazio il ministro per gli affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, e non sono ringraziamenti retorici o di circostanza: senza la sua tenacia e la sua determinazione, mai e poi mai avremmo potuto ottenere quest'obiettivo. (Applausi).

In quest'Aula, oggi, si confrontano due impostazioni e due visioni diametralmente opposte. Noi della maggioranza, con questa riforma, guardiamo al futuro delle nostre istituzioni e lo facciamo attuando il dettato costituzionale. Al contrario, l'opposizione - posizione che chiaramente rispettiamo - anziché guardare al futuro, preferisce lasciare tutto così com'è, optando per l'immobilismo e la conservazione.

L'autonomia è nella storia dell'Italia. Un grande Padre costituente, che fu anche Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, disse che si sarebbe dovuto garantire a ogni uomo l'autonomia che gli spetta e, quindi, a ogni territorio. Un altro protagonista della nostra storia, il siciliano don Luigi Sturzo, affermò: «sono unitario, ma federalista impenitente». Einaudi e don Sturzo, due figure centrali nella storia repubblicana, ci dicono quanto siano profonde le radici dell'autonomia. Sono le radici di una riforma culturale, che oggi impone un cambio di mentalità. L'autonomia è un impegno, è un primo passo concreto, che va finalmente nella giusta direzione.

Ricordo che il regionalismo differenziato si pone in continuità e in sintonia con le caratteristiche territoriali della nostra Italia, che è un mosaico di territori, dalle potenzialità straordinarie. Le esigenze delle Regioni sono diverse e ciascuna di esse, grazie al disegno di legge in esame, potrà ottenere e gestire alcune materie, con l'obiettivo di migliorare l'efficienza e la qualità dei servizi nei confronti dei cittadini. L'autonomia è responsabilità: la conseguenza più importante di questa riforma è riassunta in questa bellissima e semplicissima parola, «responsabilità». In parole povere, il cittadino ha il diritto di sapere chi gestisce la cosa pubblica come lo fa, in modo che sia egli stesso a giudicare chi amministra bene e chi amministra male, senza inutili e normali scaricabarile. È un concetto che è stato anche ben evidenziato dall'autorevole costituzionalista Sabino Cassese, che presiede il comitato per i LEP, che ha svolto un importante e proficuo lavoro per la loro determinazione, che non era mai stato fatto prima d'ora.

Torniamo però indietro nel tempo, alla scorsa legislatura, come ricordava anche il collega intervenuto in precedenza. La Commissione bicamerale per le questioni regionali ha svolto un'indagine conoscitiva sull'autonomia differenziata, i cui lavori si sono conclusi nel luglio 2022. Fra le disposizioni assunte all'unanimità - lo sottolineo: con il voto di tutti i partiti - c'era la necessità di procedere a una legge quadro, che coinvolgesse il Parlamento; inoltre, si è stabilito che si sarebbe dovuti arrivare alla definizione dei LEP entro ventiquattro mesi. Oggi l'opposizione vuole far crollare tutto, fermare il percorso e soprattutto scendere in piazza con l'arma della propaganda: la definizione dei LEP, com'è stato detto più volte nel corso del dibattito in Aula, era lo step necessario, come ha detto il professor Cassese; per finanziare qualcosa, occorre prima definire quello che si vuole finanziare e stabilirne il livello essenziale, e noi lo abbiamo fatto. La maggioranza oggi pone la parola fine all'inerzia e all'immobilismo del passato.

Con il lavoro del Comitato per l'individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni (CLEP) lo Stato potrà individuare le risorse giuste per ogni Regione ed eliminare i divari. Noi vorremmo stabilire un principio: la pubblica amministrazione sia più vicina possibile ai bisogni e alle esigenze dei cittadini, al principio di sussidiarietà. Vogliamo che l'autonomia differenziata avvenga con le giuste e dovute garanzie, con il contributo del Parlamento, assicurando l'uniformità dei diritti essenziali a tutti i cittadini, da Nord a Sud. È qualcosa di rivoluzionario e sapete perché? Perché questa riforma individua un corretto bilanciamento tra il principio di autonomia finanziaria e quello di solidarietà con il sistema perequativo e il suo funzionamento. Perequazione e solidarietà in questo provvedimento ci sono.

Nel dibattito sull'autonomia, più volte si è detto che il Parlamento avrebbe assunto un ruolo di spettatore passivo. Non è così e lo dimostra il fatto che la determinazione dei LEP sarà affidata a norme di rango primario, che devono quindi passare all'esame delle Camere. Lo dimostra il fatto che la legge di approvazione delle intese è rafforzata, ovvero deve avvenire a maggioranza assoluta dei propri componenti.

Oggi viviamo nel XXI secolo e il ruolo dello Stato e delle Regioni è cambiato in questo primo quarto di secolo rispetto al passato. Com'è cambiato? Penso ad esempio all'emergenza Covid, alla collaborazione che c'è stata tra Stato e Regioni, e credo che votando quest'autonomia abbiamo l'intenzione di guardare al futuro. Colleghi, non possiamo guardare al futuro con lo specchietto retrovisore: ecco perché oggi bisogna lavorare a un nuovo modello di coordinamento tra politiche statali e regionali, con l'obiettivo di rendere più efficiente il raccordo tra Stato e Regioni.

Mi avvio quindi alle conclusioni. Con questo Governo e con questa maggioranza in Parlamento abbiamo deciso di non rimandare alle calende greche la volontà espressa dai nostri cittadini. In maniera coesa e compatta abbiamo mantenuto un impegno assunto con gli italiani. L'autonomia non è un capriccio: non è un caso, come dicevo prima, che 14 Regioni ordinarie su 15 chiedano l'autonomia; non è un caso che lo abbiano chiesto anche governatori di centrosinistra, che hanno solo un interesse prioritario: dare maggiori servizi alle proprie comunità.

Da oggi comincia un percorso nuovo di rinascita delle nostre istituzioni. Diciamo sì a una riforma che premia chi amministra bene e quindi vuol dire prima di tutto responsabilità. Diciamo sì a una riforma che guarda al bene e al futuro delle nostre comunità e che serve soprattutto per dare più servizi ai nostri cittadini.

Per questo motivo, annuncio il voto favorevole del Gruppo Civici d'Italia-UDC-Coraggio Italia-Noi Moderati al disegno di legge sull'autonomia differenziata. (Applausi).

DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, faccio parte di un partito che ha fatto dell'autonomia - nel nostro caso, dell'Alto Adige - del suo sviluppo e della sua tutela il proprio obiettivo fondamentale. Si tratta di un'autonomia che è diventata un modello non solo per aver sanato le ferite della storia - ricordo che siamo una minoranza linguistica passata allo Stato italiano a seguito della Prima guerra mondiale - ma anche per aver saputo garantire benessere economico e sociale alla nostra terra. Ricordo che l'Alto Adige, dopo le due guerre mondiali, era una delle terre più povere in Europa e grazie all'autonomia è stata portata in poco tempo ai più alti livelli del nostro Continente.

Tanti sono coloro che individuano nell'autonomia altoatesina un esempio virtuoso, un modello di pace da applicare anche in ambito internazionale per la risoluzione di conflitti etnici. Se guardiamo a quello che accade in Israele o in Ucraina, scopriamo il valore di quanto è stato costruito in tutti questi anni. Ma cosa significa autonomia? Autonomia significa innanzitutto scelte politiche più vicine ai cittadini; è la riduzione della distanza tra i cittadini e i luoghi della decisione; è la possibilità di costruire politiche in linea coi bisogni del territorio e decisioni migliori e più adeguate alle esigenze locali.

Autonomia significa però anche assunzione di responsabilità e garanzia di efficienza; vuol dire rispondere delle proprie scelte senza potersi appellare o poter dare la colpa allo Stato centrale; implica una maggiore responsabilità che investe le pubbliche amministrazioni e anche i cittadini rispetto alle scelta della propria classe dirigente. L'autonomia è quindi soprattutto un abito mentale diverso da quello attuale e richiede un cambio di prospettiva.

Condividiamo questi principi, signor Presidente, perché il nostro partito ha sempre guardato con grande interesse a tutte le varie riforme in chiave federalista portate avanti in questi anni. Lo abbiamo fatto perché pensiamo che questo impianto convenga ad un Paese come l'Italia, che nelle forti identità di ogni Regione ha il suo punto di forza.

Il testo che oggi stiamo per votare non è una modifica costituzionale, ma l'attuazione della riforma del 2001. Ci sono voluti ben ventitré anni per dare seguito a un precetto costituzionale. Questo tempo così lungo ci ha permesso di maturare un giudizio completo su quella riforma del Titolo V, che, con le materie concorrenti, ha portato un incremento importante dei contenziosi tra Stato e Regioni a statuto ordinario davanti alla Corte costituzionale, per la natura stessa delle materie concorrenti, i cui confini non sono mai stati di semplice definizione. Il problema non ha riguardato solo le Regioni a statuto ordinario, ma anche le autonomie speciali.

Da questo punto di vista, il caso dell'Alto Adige è paradigmatico: in seguito alla riforma costituzionale del 2001, per via di una serie di sentenze della Corte costituzionale, i suoi standard di autonomia si sono drasticamente ridotti, tanto da essere ben lontani da quelli del 1992, sulla cui base l'Austria rilasciò la quietanza liberatoria all'ONU per dichiarare chiusa la questione sudtirolese. Anche in questo caso serve un intervento mirato, in merito al quale, insieme alle altre Regioni a Statuto speciale, abbiamo provveduto a depositare un apposito disegno di legge costituzionale.

Non condivido infine le critiche di coloro che vedono in pericolo l'unità e la stabilità del Paese, in primo luogo perché l'articolo 5 della Costituzione, che rappresenta uno dei pilastri fondamentali del nostro ordinamento, sancisce il principio che la Repubblica è una e indivisibile. Inoltre, la potestà legislativa esercitata dalle Regioni ai sensi dell'articolo 117 trova il limite invalicabile del rispetto della Costituzione. Anche le intese di cui al presente disegno di legge sono sottoposte, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, all'approvazione delle Camere a maggioranza assoluta. Rimane poi comunque pur sempre il limite minimo dei LEP. Su questo ha ragione la collega Gelmini, quando dice che quello dei LEP non è più un discorso aggirabile: è una fatica che si sarebbe dovuta fare in questi vent'anni e non perché sia legata al regionalismo differenziato, ma perché la loro determinazione è questione generale di tutela dei diritti civili e sociali di tutto il Paese.

Il presente disegno di legge non è quindi la fine del mondo; al contrario, riteniamo che sia un importante passo in avanti, che richiede però ancora tanto lavoro affinché le intese diventino possibili e in grado di migliorare la qualità complessiva della vita dei cittadini.

Noi, come SVP, per la nostra storia e cultura politica, non possiamo che esprimere un voto favorevole. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Leopoldo Pilla» di Campobasso, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn.
615, 62 e 273 (ore 16,58)

MUSOLINO (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSOLINO (IV-C-RE). Signor Presidente, senatrici e senatori, rappresentanti del Governo, il disegno di legge recante disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario che ci accingiamo a votare è un provvedimento che nasce da lontano e certamente trova la sua legittimazione, almeno in senso astratto, nei principi sanciti dall'articolo 5 della Costituzione, che recita: «La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento».

L'articolo 5 della Costituzione ha poi trovato una sua esplicazione nella successiva riforma del Titolo V della Costituzione che, come sappiamo, ha modificato l'articolo 116, aprendo la strada all'autonomia delle Regioni che sono state poi ripartite in un'autonomia esclusiva, un'autonomia concorrente o ripartita e una capacità di legiferare semplicemente in attuazione delle leggi dello Stato.

Con questa premessa, voglio dire che certamente condividiamo pienamente con il ministro Calderoli che questo provvedimento ha origini lontane e trova una piena legittimazione costituzionale nella misura in cui in esso si dichiara di voler dare attuazione all'autonomia delle Regioni nelle materie in cui è già stata loro riconosciuta potestà legislativa esclusiva, e fin qui siamo d'accordo.

Tuttavia, premesso e chiarito che l'impianto normativo di questa legge e le sue finalità astratte sono pienamente legittimi e condivisibili, le modalità con le quali questo Governo ha inteso dare attuazione all'autonomia differenziata per le Regioni a Statuto ordinario non ci convincono. Non ci convincono perché risultano divisive e sperequative e perché causeranno la frammentazione del territorio nazionale in tante Regioni, ognuna delle quali potrà avere regole diverse, per esempio in materia di istruzione, trasporti, sanità, edilizia o risorse energetiche, soltanto per citare gli argomenti più importanti.

Sgombriamo subito il campo allora da un equivoco: la finalità autonomista è legittima e condivisa, ma la sua attuazione, così com'è stata concepita, non va bene, perché - mi dispiace dirlo - prende un'accezione separatista e si traduce in sostanza nella negazione del principio di solidarietà economica e sociale che costituisce uno dei capisaldi della nostra Repubblica. (Applausi).

Non si illudano le Regioni del Nord, pensando che questa legge finalmente darà loro pieni e liberi poteri di esercitare la spesa, perché quest'apparente autonomia che verrà riconosciuta con la sottoscrizione delle intese avrà un prezzo molto alto, che è fissato nell'articolo 8 del testo che ci accingiamo a votare, in cui viene sancito che dall'applicazione della presente legge e di ciascuna intesa non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. In parole semplici, questo significa che le risorse economiche per attuare l'autonomia delle Regioni non ci sono. (Applausi). Devono essere le stesse Regioni che vogliono sottoscrivere le intese a individuare le risorse per garantire i LEP nelle materie per le quali hanno richiesto l'autonomia differenziata: come si attuerà quindi quest'autonomia? Con il gettito di uno o più tributi locali che verranno trattenuti nei territori e utilizzati per garantire i LEP, i famosi livelli essenziali delle prestazioni.

È chiaro dunque che le Regioni che hanno un tessuto economico e sociale più avanzato e producono un maggior gettito tributario avranno maggiori possibilità di garantire questi LEP utilizzando i propri tributi, mentre quelle con un'economia arretrata, dove l'economia locale non ha grandi gruppi industriali o insediamenti produttivi e il gettito tributario è composto dalle imposte pagate dalle famiglie e dalle piccole imprese, avranno a disposizione risorse ridotte per garantire i LEP.

Già così mi sembra evidente che questa legge sia fatta male, ma non basta: i livelli essenziali delle prestazioni, che riguardano i diritti civili e sociali, non sono stati ancora determinati, per cui non è dato neppure sapere quale sia effettivamente il loro costo. La legge che stiamo discutendo adesso prevede espressamente che prima di poter riconoscere l'autonomia differenziata alle Regioni che ne faranno richiesta sarà necessario determinare i LEP. Giustissimo, ma, come ho detto prima, non sono stati ancora né determinati, né quantificati e questo è un particolare non da poco, che ci conferma che il provvedimento in esame è fatto male per due ragioni.

La prima è che senza la determinazione dei LEP le Regioni che vogliono l'autonomia differenziata non potranno neppure avanzarne richiesta e dovranno aspettare che la Commissione proceda alla loro determinazione e quantificazione, quindi ritorniamo a quello che ci siamo detti anche in sede di discussione generale: quale urgenza c'era di portare questo provvedimento così insistentemente in Parlamento, se ancora non sappiamo qual è il valore dei LEP? (Applausi).

La seconda ragione è un piccolo intralcio che nel testo normativo è entrato a seguito dell'intervento delle opposizioni nel corso della discussione generale in Commissione, che prende la natura di un avverbio, «equamente». Grazie al lavoro delle opposizioni in 1a Commissione, si è infatti stabilito nel testo che poi è arrivato in quest'Aula che i LEP dovranno essere garantiti equamente su tutto il territorio nazionale. Se dei LEP ancora non è noto il valore, però, è evidente che questo enunciato - ossia che dovranno essere garantiti equamente su tutto il territorio nazionale - finisce per avere un valore programmatico: si limita cioè a dire che i LEP devono essere garantiti ugualmente su tutto il territorio nazionale, ma si scontra evidentemente con un altro enunciato collocato nell'ultima parte della legge, che invece stabilisce che dalle attuazioni delle disposizioni di questa legge non devono derivare maggiori o nuovi oneri a carico della finanza pubblica. (Applausi).

Mi sembra che siamo in un cortocircuito narrativo, istituzionale e delle disposizioni.

Questo cortocircuito è talmente evidente che lei stesso, signor Ministro, alla fine ha assicurato, con pubbliche dichiarazioni, che i LEP verranno finanziati e che verranno trovate le risorse per garantire effettivamente che i diritti civili e sociali di cui essi costituiscono espressione siano garantiti equamente. Peccato però che in questa legge non si ravvisi una sola norma in cui si indichi la fonte per garantire questa risorsa economica.

In quest'Aula ho più volte sentito dire, soprattutto dai colleghi della maggioranza, che quello in esame è un disegno di legge procedurale, cioè servirebbe soltanto a definire le procedure con le quali le Regioni a statuto ordinario potranno chiedere il riconoscimento dell'autonomia differenziata. Mi dispiace osservare però che non è così: questo non è un disegno di legge procedurale. Certamente nelle intenzioni iniziali del Governo era così, si sarebbe dovuto trattare di una legge procedurale, tanto che il testo originario prevedeva l'invarianza di spesa e che le risorse per attuare l'autonomia differenziata fossero tutte a carico delle Regioni richiedenti. Molto facile, in teoria, ma poi in Commissione si è visto che così semplice non era e non lo era neanche per i partiti della maggioranza, non per tutti loro.

Il testo modificato grazie a un intenso lavoro da parte delle opposizioni ha allora messo alcuni paletti, che mirano a specificare che la spesa non può restare invariata e che se ne deve fare carico lo Stato. Dire che i LEP devono essere garantiti equamente sul territorio nazionale vuol dire in sostanza proprio questo: ecco il motivo per cui c'è un cortocircuito dentro questo provvedimento, che è contraddittorio. (Applausi).

Questo non è neanche davvero un disegno di legge procedurale; nemmeno dal punto di vista formale lo è, perché è intitolato «Disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata delle Regioni a Statuto ordinario» e la titolazione delle leggi è un requisito importante per i giuristi, perché dà già un indirizzo, quando le studiamo. La legge che ci accingiamo ad approvare non è attuativa e, come tutte le leggi, deve avere le sue risorse, che in questo caso invece mancano, anzi addirittura sono escluse.

Ho sentito dire in quest'Aula, ripetendo un refrain che va avanti da anni, che è giunta l'ora che le risorse vengano date a chi è capace di spenderle. Anche qui però, signor Ministro, questo Governo fin dal suo insediamento ha sistematicamente sottratto le risorse al Sud. Partiamo dal fondo di perequazione, ridotto da 4,4 miliardi a 800 milioni di euro. Pensiamo alla rimodulazione del PNRR, con 10 miliardi sottratti ai Comuni, soprattutto delle isole. Parliamo anche di 1,6 miliardi che dal Fondo sociale di sviluppo e coesione sono stati depredati alla Sicilia e alla Calabria, per essere portati sul Ponte sullo Stretto. Sono saltati anche i finanziamenti destinati al contrasto del dissesto idrogeologico e alla realizzazione dell'autostrada Siracusa-Gela. Insomma, questo Governo ha sottratto risorse al Sud per un valore equivalente a circa 15 miliardi di euro. Come vogliamo pensare di realizzare un'autonomia differenziata, quando si sottraggono sistematicamente le risorse al Sud, le si destinano al Nord e poi si dice ognuno faccia da sé? Non funziona così. (Applausi).

Le conclusioni di questo mio intervento, Presidente, le voglio affidare a una vicenda realmente accaduta in tempo di Covid, che mi è venuta in mente proprio ascoltando le repliche del ministro Calderoli la settimana scorsa, in seguito alla discussione generale. È la storia di Ettore Consonni, un cittadino bergamasco che nel febbraio 2020 contrae il Covid in forma gravissima ed entra in coma, ma in Lombardia non ci sono posti letto per curarlo, perché tutte le rianimazioni dei vari ospedali sono piene; entra allora in funzione il nostro sistema sanitario nazionale e con un volo militare Ettore Consonni viene trasportato all'Ospedale Civico di Palermo, dove viene ricoverato in rianimazione, curato e salvato. Dopo un mese di coma, si sveglia incredulo: si era addormentato a Bergamo, ma si è svegliato a Palermo; all'inizio - lo racconta lui stesso - pensava a uno scherzo del personale sanitario, poi si convince effettivamente di essere finito a Palermo. Dopo un anno ritorna in Sicilia e addirittura, in segno di gratitudine e riconoscenza verso la regione, si fa tatuare sul petto la sua forma geografica.

Perché mi è venuta in mente questa storia? Lei, signor Ministro, ha raccontato di essere stato curato dall'eccellente sanità veneta, con un eccellente servizio pubblico, laddove invece le cure che avrebbe potuto ricevere altrove sarebbero state a pagamento. Questa storia mi viene in mente perché, come lei ha giustamente ricordato, la sanità veneta l'ha curata gratuitamente. Io le chiedo: con la sua autonomia differenziata, cosa sarebbe successo a Ettore Consonni? Se ogni Regione dovrà investire nei LEP... (Il microfono si disattiva automaticamente). Concludo con un'ultima domanda.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

MUSOLINO (IV-C-RE). Se ogni Regione dovrà investire nei LEP, parametrando al suo fabbisogno - cioè al numero degli abitanti - le risorse che derivano dal suo gettito tributario, cosa succederà quando non ci sarà posto per un malato, che dovrà essere preso in cura da un'altra Regione (Applausi), con altri LEP, altre risorse e altro fabbisogno? Non so se ci avete pensato, ma le risposte non mi pare si trovino in questo disegno di legge.

Per questa ragione, il Gruppo Italia Viva-Il Centro-Renew Europe annuncia il suo voto contrario. (Applausi).

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, annuncio il voto contrario, anzi - se posso dire così, oggi - fortemente contrario, del Gruppo Alleanza Verdi e Sinistra sul disegno di legge al nostro esame.

Vi abbiamo chiesto più volte, Ministro, di fermarvi, di ascoltare le tante voci di dissenso trasversali di sindaci, amministratori, comitati, associazioni e sindacati, che anche in questi giorni si sono ritrovate in molte piazze del Paese e assieme alle quali diciamo oggi, in quest'Aula, che non intendiamo fermarci qui. (Applausi). Questa discussione non finisce in Parlamento, dove i numeri, come sappiamo, sono quelli che sono.

Noi crediamo che sia nostro dovere politico lavorare tutti, a partire dalle forze di opposizione, naturalmente, per indire un referendum abrogativo (Applausi) che dia ai cittadini la facoltà di bocciare questa scellerata e sciagurata riforma.

È sciagurata, signor Ministro, perché questo provvedimento spacca definitivamente il Paese ed aumenta le diseguaglianze e i divari. Si tratta, com'è stata giustamente definita, di una vera e propria secessione dei ricchi, devastante per il Sud, ma più in generale per tutti i cittadini, anche certamente quelli che al Settentrione vivono in una condizione difficile e di sofferenza sociale.

Dovevate pagare un prezzo alla Lega, lo state facendo sulla pelle non solo di questo Parlamento, ma dei principi fondamentali della Costituzione repubblicana. Avete fatto uno scambio scellerato tra i partiti della maggioranza: l'autonomia differenziata in cambio del premierato, due riforme apparentemente opposte - il massimo del decentramento, da un lato, e il massimo dell'accentramento, dall'altro - che hanno però in comune la definitiva marginalizzazione del Parlamento (Applausi), un'autentica torsione della nostra democrazia.

Noi non ve lo consentiremo. Gireremo l'Italia, raccoglieremo le firme che servono per il referendum abrogativo, sosterremo i comitati - che oggi ringrazio molto per il lavoro svolto in questi anni - e soprattutto vi chiameremo come meritate. Come vi ho già detto una volta, vi chiameremo Fratelli di mezza Italia e vi chiameremo Lega Padana. (Applausi). Questo è infatti quello che avete scelto di essere.

So bene, Presidente, che questo provvedimento è il frutto di una lunga stagione politica, con un salto di qualità però ancora più grave. Rivendico in quest'Aula di aver fatto parte di quella sinistra che giustamente nel 2001 si oppose alla riforma del Titolo V della Costituzione. Considero però molto positivo che in questi mesi sia cresciuta tra le forze di opposizione la consapevolezza di un cambio di rotta, anche alla luce dell'esperienza di questi anni. Cos'è stata la pandemia, se non la drammatica testimonianza che un Paese frammentato non ha gli strumenti giusti per reagire, per esempio, alla più grande delle emergenze? E ancora, come si fa a non vedere che la diseguaglianza è diventata la cifra del nostro tempo, se dove vivo io l'aspettativa di vita è inferiore di quattro anni rispetto a quella nel Nord Italia? Se i diritti non sono gli stessi per tutti, allora vuol dire che questa strada porta verso un burrone.

È per questo che nei mesi scorsi abbiamo sostenuto, firmandolo, il disegno di legge popolare di riforma degli articoli 116 e 117 della Costituzione, che quest'Assemblea colpevolmente ha scelto di esaminare solo dopo la riforma del Governo, perdendo un'altra gigantesca occasione.

Noi non siamo contro il regionalismo, Presidente, ma lo immaginiamo - come nell'articolo 5 della Costituzione - in stretta connessione con i principi contenuti nella prima parte della Carta: un regionalismo solidale, il contrario, cioè, di questo impianto egoista, competitivo e secessionista che è alla base della vostra riforma (Applausi), un progetto devastante per il Sud, ma anche per il Nord.

Davvero pensate che un'Italia divisa in venti piccoli Stati, che vivranno l'uno contro l'altro, possa essere la risposta giusta alle sfide del mondo di oggi? Un'Italia con differenti diritti, con le gabbie salariali e con sistemi amministrativi diversi? Davvero pensate che un cittadino che oggi per curarsi deve andare dal Sud al Nord, perché il suo diritto alla salute non è uguale dappertutto, vedrà migliorata questa sua condizione con l'autonomia differenziata? Non vi viene il dubbio che in questo modo le Regioni povere diventeranno ancora più povere?

I divari cresceranno ancora, inevitabilmente, e non sarà certamente la foglia di fico dei cosiddetti livelli essenziali delle prestazioni a sanare la situazione. Ve l'ho già detto più volte in quest'Aula: i livelli delle prestazioni dovrebbero essere uniformi più che essenziali (Applausi), come c'è scritto nel disegno di legge di iniziativa popolare. Soprattutto, non è sufficiente definire i LEP, se poi si dice che la spesa pubblica deve rimanere invariata. Non ha alcun senso parlare di livelli essenziali delle prestazioni se non ci dite come saranno finanziati (Applausi), quando tutti sappiamo, peraltro, che per ridurre i divari servirebbero risorse assai importanti, che non ci sono (o, meglio, che non si vogliono trovare). Continuate infatti a portare avanti sempre le solite ricette liberiste, come avete fatto negli anni e nei decenni passati. È una foglia di fico, insomma, che conferma la storia di questi anni, perché un equivalente dei LEP in materia sanitaria esiste già: sono i livelli essenziali di assistenza, già definiti da anni, ma comunque inefficaci, perché non sufficientemente finanziati.

Infine, Presidente, un'ultima considerazione, che ho lasciato alla fine, ma ritengo la più importante di tutte: noi - non solo la mia forza di opposizione, ma tutte - abbiamo presentato invano una serie di emendamenti per escludere dalle materie che possono diventare competenza esclusiva delle Regioni le norme generali sull'istruzione. (Applausi). Li avete bocciati tutti, per poi dare rassicurazioni, ma solo a parole, che la scuola non sarà frammentata.

Mi dispiace, Ministro, gliel'ho già detto: non ci bastano queste rassicurazioni, non ci bastano queste parole. Consideriamo grave, gravissimo che si possa anche soltanto immaginare un percorso formativo diverso, più o meno inclusivo, a seconda di dove si ha la fortuna di nascere. Noi crediamo che debba essere salvaguardato il carattere unitario e nazionale del nostro sistema pubblico d'istruzione, che è un fondamento sul quale si costituisce e si dovrebbe costituire la cittadinanza. La scuola della Repubblica in questi anni è stata già troppe volte colpita da riforme sbagliate; non datele il colpo di grazia finale, Ministro, perché non riguarda semplicemente il presente, ma il futuro di questo Paese e delle sue generazioni più giovani. (Applausi).

OCCHIUTO (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

OCCHIUTO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, voglio partire da un punto cruciale. Qui in Forza Italia abbiamo un credo: libertà individuale, principio di sussidiarietà e Stato meno ingombrante, ma c'è un "ma"; questo disegno di legge sull'autonomia ci ha fatto riflettere, è un tema che tocca le corde del cuore, soprattutto per chi come me è del Sud. In verità, non sarebbe cambiato nulla, neanche se fossi stato un parlamentare del Nord, per rispetto dei principi di solidarietà nazionale ed equità sociale che devono riguardare tutti i cittadini italiani. Non possiamo ignorare però che ogni decisione che riguarda l'autonomia implichi anche una riflessione sul Sud dell'Italia e sulla questione meridionale. Non c'è uno sviluppo autentico del nostro Paese, se una parte rimane indietro.

Ricordiamoci chi ha gettato il seme di questa riforma: fu la sinistra nel 2001, con la riforma del Titolo V, ad assegnare alle Regioni maggiori poteri e maggiori competenze.

Oggi noi inquadriamo quella riforma, cioè le mettiamo una cornice, come dice il senatore Romeo, valorizzandone i contenuti e collegandola strettamente ai diritti di cittadinanza e ai servizi essenziali. La differenza fondamentale è proprio questa. Abbiamo insistito molto - anzi, lo abbiamo preteso - affinché l'autonomia fosse correlata ai diritti di cittadinanza, garantendo i servizi essenziali, in modo che non dipendano più dalla spesa storica, ma dai fabbisogni standard delle popolazioni.

Parliamo del diritto alla salute, alla casa, alla scuola, al lavoro e al tempo libero, nonché di spostarsi liberamente. Parliamo anche dei diritti che riguardano il nostro futuro e quello dei nostri figli, la sostenibilità, l'ambiente e la bellezza, che creano nel tempo ricchezza nei territori e sono i pilastri della nostra società.

Pensando alla mia esperienza di sindaco e di architetto, dato che mi sono sempre interessato dei temi che riguardano la città e i diritti dei cittadini, vedo anche un'altra realtà, signor Presidente. Lo Stato ha già delegato la maggior parte di questi servizi essenziali, circa l'85 per cento del costo totale, nel corso dei decenni passati, agli enti territoriali: il trasporto pubblico locale, i servizi sociali, socioeducativi e sanitari, la manutenzione delle scuole, le reti idriche e il ciclo dei rifiuti.

Questo è avvenuto senza che fossero definiti i LEP e con finanziamenti trasferiti sulla base della spesa storica, non dei fabbisogni standard. Ad esempio, a Cosenza, avevamo dieci asili nido e a Brescia, dove vive il mio amico, senatore Paroli, magari ne avevano venti. Ecco, noi siamo stati finanziati per quei dieci asili. I cittadini di Cosenza hanno avuto a disposizione quei dieci asili, perché il finanziamento è avvenuto in base alla spesa storica, non al fabbisogno standard.

Chiedo, allora: come può il Sud e come può l'Italia trarre vantaggio da questa riforma? Io sono convinto che l'attuazione del regionalismo differenziato sia utile al Paese nella misura in cui si definisca un punto di equilibrio tra il rafforzamento delle autonomie territoriali e la coesione economica e sociale dei territori, con la garanzia, appunto, del finanziamento dei LEP in ogni Regione.

In quest'ottica, è stata proficua la discussione che abbiamo avuto, per otto lunghi mesi, in 1ª Commissione, dove il signor Ministro è stato sempre presente e dove sono Capogruppo. Dopo aver ascoltato tanti esperti e dopo un lungo confronto, in quella sede sono stati approvati tanti emendamenti, con l'abile guida del presidente Balboni, che ringrazio; ne sono stati approvati circa ottanta, signor Ministro, che oltretutto il Governo ha accettato, quaranta dei quali, circa la metà, erano stati presentati dall'opposizione. Nella sostanza, erano quasi tutti indirizzati a garantire che l'autonomia differenziata migliorasse i servizi in tutte le Regioni. I contenuti del disegno di legge sono quindi stati migliorati attraverso gli emendamenti che abbiamo approvato. Il Gruppo Forza Italia ha presentato molti emendamenti, alcuni dei quali prevedono che le intese delle Regioni che chiedono l'autonomia non possano pregiudicare l'entità e la proporzionalità delle risorse destinate alle Regioni che non la chiedono.

Sono orgoglioso, in questo senso, di aver presentato un emendamento che definisce gli ambiti delle materie per i quali devono essere definiti i LEP, con l'inserimento di una clausola di salvaguardia dell'unità nazionale.

Sono per la verità compiaciuto anche nel constatare che un emendamento presentato dall'opposizione, a firma del senatore De Cristofaro, che io avevo ritenuto meritevole e al quale avevo dato il mio voto favorevole (in coscienza, perché noi così votiamo, incidendo concretamente nel miglioramento del provvedimento, anche contro l'orientamento del Gruppo di maggioranza), poi in Aula sia stato votato ed approvato con il voto di tutti, anche di quelli che mi avevano criticato per aver infranto il patto di maggioranza.

Chi teme dunque che il Paese possa spaccarsi per questa riforma può dormire tranquillo. Il provvedimento che oggi licenziamo non comporta un allontanamento dal principio di solidarietà nazionale, senatore De Cristofaro. Non potranno essere destinate maggiori risorse ad alcune Regioni a danno di altre per i servizi essenziali, è scritto chiaramente nella legge. (Applausi).

Se quindi un'intesa vi sarà, non potrà pregiudicare l'entità e la proporzionalità di altre risorse. Un emendamento approvato da ultimo in Aula, a firma del senatore Di Priamo, chiarisce totalmente tale aspetto.

Noi vigileremo affinché i LEP vengano effettivamente garantiti, così come stabilito dalla Costituzione, non solo attraverso la loro puntuale definizione e quantificazione, ma anche con il loro effettivo finanziamento. È qui, accanto a me, il senatore Silvestro, presidente della Commissione bicamerale che si occupa delle autonomie regionali, che ha già avviato un'indagine conoscitiva proprio sui LEP nelle Regioni del Sud.

Signor Presidente, il Paese è già spaccato e il Meridione continua a soffrire proprio a causa di anni di centralismo, fatti di politiche dirigiste e di tagli dei trasferimenti agli enti territoriali. Il centralismo ha prodotto una differenza nelle dotazioni infrastrutturali - meno autostrade, ferrovie ed ospedali - e il dissesto idrogeologico e anche i grandi eventi sono tutti al Nord, mentre al Sud non c'è alcun evento. Adesso ci saranno grandi opere, come il Ponte sullo Stretto e l'alta velocità, che si ferma a Salerno. Il centralismo ha prodotto l'impoverimento della cultura imprenditoriale del Sud, per il ripetersi di politiche assistenzialistiche che hanno contribuito a soffocare l'iniziativa privata, anziché stimolarla a intraprendere progetti d'impresa sostenibili. Esso ha prodotto il fallimento dei poli industriali finanziati dallo Stato, lasciando solo siti inquinati e inquinanti, che devono essere ancora bonificati, dopo decine di anni.

In tema di diritto alla salute, si può notare come molti ospedali periferici siano stati chiusi e il personale medico sia oggi molto più ridotto e insufficiente, per i tagli lineari dello Stato centrale nella sanità pubblica. Un esempio di cattiva gestione centralistica della sanità è evidente in Calabria, in cui il commissariamento dello Stato per decine di anni non ha fatto che aggravare la situazione. Oggi si sta cercando di porvi rimedio, attraverso un'amministrazione più determinata e incisiva, più vicina ai problemi della popolazione locale. Forse proprio grazie a una maggiore autonomia, dovuta alle leggi nel periodo del Covid, è stato possibile fronteggiare alcuni problemi, come la carenza di personale medico e sanitario, ricorrendo addirittura al reclutamento di medici cubani, che hanno salvato la vita di decine di cittadini calabresi, compresi alcuni medici che lavoravano all'interno degli ospedali.

Signor Presidente, la mia esperienza di sindaco mi dice che il problema principale del Sud Italia è la mancanza di opportunità di lavoro. I giovani vanno via perché non trovano un'occupazione dignitosa, non per l'autonomia. Ho trovato persone, intere famiglie, che si sono trasferite nella mia città, o sul mare in Calabria o sulle sue bellissime colline, ed erano pienamente soddisfatte della bellezza dei luoghi, della loro vivibilità e quindi anche dei diritti di cittadinanza. Ho parlato con tanti giovani, che sperano di tornare, ma che non trovano lavoro. Questo è il vero problema: non ci saranno mai risorse sufficienti da destinare a un territorio per promuovere lo sviluppo, se mancheranno il capitale umano, le giovani menti, la capacità di innovare e la creatività.

La nostra visione dev'essere allora rivolta al futuro, proponendo di mettere in atto un grande piano per l'occupazione giovanile, non con gli strumenti dell'assistenzialismo, ma legandolo alla transizione ambientale e digitale e alle nuove professioni legate all'intelligenza artificiale. Guardando al futuro, possiamo ispirarci al glorioso passato delle nostre città del Rinascimento, in cui autonomia significava fioritura culturale, economica e sociale, una forte coesione sociale e la diffusione di idee umanistiche, un humus che ha stimolato la nascita di grandi artisti come Leonardo e Michelangelo e il sorgere del mecenatismo, plasmando definitivamente l'identità della nostra Nazione.

In quest'ottica, l'autonomia differenziata non è una rinuncia, né un allontanamento dal principio di solidarietà nazionale, ma la costruzione di un abito su misura, per rispondere meglio ai bisogni dei cittadini nei territori e anche per l'impegno rinnovato di un Paese che deve crescere unito, seppur nelle diversità e nella valorizzazione delle potenzialità dei territori.

È per questi motivi che il Gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE darà il proprio sostegno al provvedimento in esame, che vuol dire anche una gande apertura di credito, in questo senso, al Governo.

Con maggiore autonomia, immaginiamo un'Italia ancor più straordinaria, in cui ogni Regione, proprio come le città del Rinascimento, possa esprimere al meglio il suo potenziale. Pensiamo alla Calabria, in cui proprio qualche giorno fa uno scienziato, Georg Gottlob, che si è trasferito da Oxford all'Università della Calabria, un'università all'avanguardia sui temi digitali e dell'intelligenza artificiale, ha detto che si vive benissimo e che l'università è un polo d'eccellenza in quel campo. La Calabria potrebbe dunque diventare un polo d'eccellenza europeo per l'intelligenza artificiale... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Occhiuto.

OCCHIUTO (FI-BP-PPE) ...possono valorizzare il loro patrimonio culturale e archeologico e le energie rinnovabili, per uno sviluppo sostenibile.

Concludo con un invito, signor Presidente: guardiamo oltre gli ostacoli, crediamo in un'Italia più autonoma, ma unita, ricca nelle sue diversità, ma coesa nel perseguire il benessere di tutti i cittadini. (Applausi).

CASTELLONE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLONE (M5S). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, oggi, con il cosiddetto disegno di legge Calderoli, finalmente cade la maschera dei patrioti di maggioranza. Colleghi, essere patrioti non vuol dire suonare a ogni manifestazione pubblica l'Inno di Mameli o istituire il Ministero del made in Italy o pensare di fare il blocco navale per impedire che arrivino migranti in Italia. Essere patrioti vuol dire soprattutto difendere sempre e comunque il Paese, l'unità nazionale (Applausi) e la nostra Carta costituzionale.

Vorrei partire proprio dalla lunga discussione che abbiamo avuto in questi mesi in Commissione e anche in Aula sulla nostra Carta costituzionale. Sono volate accuse reciproche, anche negli interventi che oggi mi hanno preceduto, su chi voleva e chi non voleva quella riforma del Titolo V della Costituzione votata nel 2001. Certamente non la voleva il MoVimento 5 Stelle, che non c'era, però dico: vi è stata servita su un piatto d'argento l'occasione di rivedere quella riforma, perché è arrivato in Senato un disegno di legge d'iniziativa popolare grazie ai comitati e ai cittadini che hanno raccolto 100.000 firme (Applausi) per chiedervi di rivederla e ripensarla. Non avete avuto il coraggio di farci calendarizzare prima il disegno di legge d'iniziativa popolare, anche in spregio del rispetto della partecipazione popolare che c'è stata. Avete fatto anche un'altra forzatura, scrivendo il cosiddetto disegno di legge Calderoli, collegato alla manovra di bilancio, quando sappiamo bene che non c'è un euro e che vi serviva solo come strumento per silenziare l'opposizione, falcidiare gli emendamenti e accelerare la discussione anche durante la sessione di bilancio.

Il presidente Balboni dice spesso che abbiamo discusso a lungo e che abbiamo fatto tante audizioni in Commissione. È vero, ne abbiamo fatte più di cinquanta, ma il punto è che di quelle audizioni non avete recepito nulla. (Applausi). Tutti i soggetti che abbiamo audito si sono detti contrari a questo disegno di legge, da Bankitalia a Confindustria, dai sindacati alla fondazione Gimbe, dalla Corte dei conti alla Conferenza episcopale italiana e a tutti costituzionalisti. Mi chiedo e vi chiedo allora a cosa serva lavorare mesi e mesi in Commissione, se poi andate avanti per la vostra strada senza raccogliere nessuno dei suggerimenti che vi vengono dati, per non parlare del bavaglio che è stato messo alla Commissione bilancio - perché di questo si tratta - che non ha potuto approfondire il profilo finanziario del disegno di legge.

Signor Presidente, avevamo chiesto un'indagine conoscitiva alla luce dei dati pubblicati dall'Ufficio parlamentare di bilancio, da Bankitalia e dalla Commissione europea, che ci hanno detto: attenzione, se voi permettete alle Regioni di trattenere il gettito fiscale, ci saranno meno risorse a disposizione delle altre Regioni. Volevamo fare audizioni sull'ambito finanziario e non ci è stato permesso, ma questi mesi di tempo certamente vi sono serviti per fare due cose.

Da un lato, questi mesi sono serviti per finalizzare il vostro scambio politico, perché di questo si tratta: oggi la Lega pianta la sua bandierina sull'autonomia differenziata; domani Fratelli d'Italia la pianterà sul premierato; dopodomani Forza Italia la pianterà sulla riforma della giustizia, questo è lo scambio politico che c'è stato. (Applausi).

Dall'altro, questi mesi vi sono serviti anche per fare un'altra cosa indispensabile ad avere oggi i numeri in Aula: far metabolizzare questa riforma ai vostri parlamentari del Sud, che avete convinto con emendamenti aggiunti all'ultimo in Commissione, che sono una vera e propria farsa e che prevedono la garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni a equilibrio di bilancio, cosa praticamente impossibile.

Personalmente, dico ai parlamentari di maggioranza del Sud che oggi non vorrei stare al loro posto, perché stanno tradendo i loro elettori, ai quali avevano promesso di non realizzare l'autonomia. (Applausi). State tradendo i vostri amministratori locali, i sindaci e i governatori che in consiglio comunale e in consiglio regionale hanno approvato atti contro il disegno di legge Calderoli. State tradendo i giovani che non vorrebbero dover lasciare il Paese per trovare un futuro. Non parlo solo di Sud, ma di periferie e di aree interne.

Sul Sud, però, vi siete accaniti in modo particolare perché, oltre ad esaminare il presente disegno di legge, gli avete sottratto 8 miliardi di euro di progetti del PNRR (3,5 sono stati tolti al Fondo di perequazione e 2,3 sono stati spostati dal Fondo per lo sviluppo e la coesione per costruire il Ponte sullo Stretto, come se potesse unire quello che oggi state separando). (Applausi).

Avete tradito non solo i vostri elettori, ma anche il principio sancito dall'articolo 3 della Costituzione, secondo cui la Repubblica deve rimuovere qualsiasi ostacolo che impedisca il pieno sviluppo della persona umana; voi, invece, quegli ostacoli li state rendendo permanenti. Mi riferisco a quanto riportato dalla fondazione Gimbe la settimana scorsa: 4 miliardi di euro vengono spesi in migrazione sanitaria, con il 90 per cento di saldo attivo nelle casse delle tre Regioni che chiedono autonomia e più del 70 per cento di saldo passivo a carico del Sud. Mi riferisco ai dati dell'Associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno (Svimez), secondo i quali ogni anno si spendono 4.000 euro in meno di spesa pro capite per i cittadini del Sud: 4.000 euro in meno significano meno sanità pubblica, meno scuola pubblica e meno trasporti pubblici. Mi riferisco a quello che è successo durante la pandemia, quando in Calabria è morta una bambina di due anni perché non c'era una terapia intensiva infantile, mentre in Veneto ce ne sono tre. A questo mi riferisco! (Applausi).

Allora voi evidentemente avete scelto di essere, sì, patrioti, ma di 20 piccole patrie, anzi di 20 nuclei dentro 20 piccole patrie, perché a trarre vantaggio da questa spesa pubblica che si libererà saranno pochissimi, una piccolissima fetta della società. Dovreste invece essere patrioti in Europa, dove avete fatto approvare un patto di stabilità che ci costerà 12 miliardi di euro all'anno di nuove tasse e nuovi tagli. (Applausi). Lì dovete fare i patrioti e non andare contromano.

Non è vero che tutta la colpa dei divari è del centralismo, perché la riforma del Titolo V è l'unica forma di regionalismo che abbiamo sperimentato e sappiamo che ha fatto aumentare i divari. Pertanto noi del Gruppo MoVimento 5 Stelle oggi votiamo contro questo progetto scellerato di creare uno Stato arlecchino e, come ha detto qualche giorno fa in Aula il mio collega Roberto Scarpinato, non preoccupatevi perché in quest'Aula a difendere il Paese ci siamo noi, a fianco di quella fetta di Paese che invece lotta e vuole l'unità e l'uguaglianza. (Applausi). Voi evidentemente siete troppo impegnati a fermare i treni, a sparare con le pistole alle feste di Capodanno e a fuggire dall'Aula quando parla l'opposizione (Applausi), dando al Paese lo spettacolo imbarazzante di una maggioranza che evidentemente ha deciso di abdicare alla guida del Paese. Noi, invece, combatteremo con tutti gli strumenti che abbiamo per difendere l'unità nazionale: viva l'Italia unita! (Applausi).

ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, dopo tanti anni di dibattito in queste Aule parlamentari, ci saremmo aspettati sicuramente un segno di maggior maturità politica nell'affrontare le questioni relative al federalismo e all'autonomia. Purtroppo, assistiamo ancora alla solita retorica dello spacca Paese (la secessione dei ricchi, l'aumento dei divari), senza invece quel processo di maturazione necessario che ha visto per esempio il nostro partito in primis passare magari da posizioni di un federalismo spinto verso quello che Matteo Salvini ha chiamato un federalismo ragionevole, ossia una maggiore autonomia ai territori in un quadro di unità nazionale. (Applausi). Questo è quello che la Lega propone e che oggi è in discussione in quest'Aula, mentre abbiamo sentito solo una serie di processi alle intenzioni di cui capiamo poco la necessità. La classe politica avrebbe dovuto capire, dopo tutti questi anni, che è necessario uscire dalla contrapposizione Nord-Sud, perché «divide et impera» è sempre stato l'espediente romano per far sì che il Nord non potesse correre e il Sud non potesse crescere e il potere rimanesse sempre a livello centrale, nelle mani di chi davvero lo detiene in tutte le sue forme. (Applausi).

Non è nemmeno possibile che qualche partito pensi, politicamente, di fare il federalista a Milano, a Venezia o a Bologna e poi di fare il centralista a Roma. No, questa non è autonomia differenziata, questa è propaganda differenziata, colleghi. (Applausi).

Sui divari è stato ricordato bene dal ministro Calderoli in primis che negli ultimi quarant'anni, senza federalismo e senza autonomia, i divari sono aumentati. È stato fatto il raffronto tra reddito pro capite delle Regioni del Sud rispetto a quello delle Regioni del Centro e del Nord, che è diminuito dal 60 per cento degli anni Ottanta al 55 per cento alla vigilia della pandemia (ce lo dice uno studio di Bankitalia). Allo stesso modo, ci sono alcune professioni più qualificate che si insediano al Nord e altre meno qualificate che si insediano al Sud e il gap infrastrutturale ed energetico che c'è in questo Paese non può certo essere figlio di un federalismo che non c'è mai stato, perché, come diceva il grande professor Gianfranco Miglio, non è il federalismo a provocare la crisi dello Stato nazionale, ma è la crisi di quest'ultimo che trova una risposta nelle soluzioni federali. È quello che questo Paese non ha mai voluto comprendere. (Applausi).

Proprio per cercare di coinvolgere lo stesso Parlamento in tale processo, in questo disegno di legge è prevista tutta una serie di passaggi con tutti gli attori principali: con il Parlamento e tutte le associazioni, ci sono passaggi anche abbastanza lunghi per arrivare a una vera attuazione, con l'attribuzione e il perfezionamento delle intese. Altro che mortificazione, anzi: grazie all'impegno portato avanti, per esempio, l'Associazione nazionale dei Comuni italiani ha espresso parere non contrario su questo provvedimento, con alcune richieste di modifica che sono state accolte dal Governo; l'Unione delle Province lombarde ha espresso parere favorevole vincolato al recepimento di alcune modifiche che sono state accettate da questo Governo e lo stesso è accaduto con tantissimi emendamenti e richieste dell'opposizione e della maggioranza, che sono stati accolti da questo Governo, perché il disegno di legge in esame ha visto tutti coinvolti e vedrà tutto il Parlamento coinvolto nell'attribuzione delle materie su cui alcune Regioni possono chiedere la competenza.

Quanto ai livelli essenziali delle prestazioni, lo Stato unitario non è mai stato in grado di garantirli, dalla sua nascita, nel 1861, e questo è l'elemento principale di tali divari. Grazie all'autonomia e al nostro disegno di legge riusciremo finalmente a far sì che questi livelli essenziali delle prestazioni, quindi diritti civili, politici e comunque economici di tutti i cittadini, siano garantiti in modo uguale. (Applausi).

Il Fondo di perequazione - do tale notizia ai nostri colleghi - esiste già dal 2000. Da cittadino lombardo, vi posso assicurare che la Lombardia contribuisce per il 42 per cento a garantire quel fondo, i cui maggiori beneficiari sono le Regioni maggiormente in difficoltà, che magari hanno maggiori disagi anche nel campo della sanità, come la Campania. (Commenti). La verità fa male, collega.

Il Fondo di perequazione esiste già, ci sarà sempre e sarà potenziato a seconda dei livelli essenziali delle prestazioni. Ricordo anche che l'autonomia sarà un processo graduale: cari colleghi, lo sapete anche voi. Inizialmente, molto probabilmente le Regioni, nell'attesa che vengano determinati i livelli essenziali delle prestazioni, saranno portate a chiedere l'autonomia nelle materie che magari non vi rientrano (come il commercio con l'estero o le professioni). Diverse materie sono state messe in evidenza dal comitato, proprio per far vedere che già qualcosa si può assegnare, anche in via sperimentale e facendo alcune valutazioni; l'importante è uscire da questo meccanismo che continuate a mettere in evidenza («spacca Italia», «dividi Italia» o «fermate tutto»). Ma fermate tutto cosa? Mantenere lo status quo è la condizione peggiore, che aumenterà sempre di più i divari del Paese. (Applausi).

Pensare che il Meridione o il Mezzogiorno d'Italia possano continuare a vivere di assistenza, anziché di risorse prodotte da sé, è una mortificazione, perché hanno potenzialità che è giusto vengano portate avanti. (Commenti).

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Romeo. Colleghi, posso chiedervi un favore? Quando ha parlato la senatrice Castellone, ho chiesto per favore di non interromperla. Gli stessi che hanno chiesto di non essere interrotti, adesso fanno la stessa cosa: scusate, ma non è corretto nei confronti di chi sta parlando.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Sì, Presidente, vado avanti nel dire che invece rappresenta un'opportunità per tutti quei territori che si vogliono prendere la responsabilità di gestire competenze nelle quali possono esprimere maggiori potenzialità.

Nelle Regioni del Nord, per esempio, pensate a quante aziende, che erano pronte a investire sul nostro territorio, sono dovute scappare via, perché hanno dovuto aspettare mesi per avere le autorizzazioni di carattere ambientale. Se quella competenza fosse stata in capo alle Regioni, queste avrebbero avuto tutto l'interesse a rispondere in tempi certi e a far sì che ci siano risposte certe e si possano sviluppare i territori. (Commenti). Presidente, posso anche comprendere che siano in difficoltà. (Applausi).

Ma non solo: pensate ad alcune leggi federaliste che sono state approvate nel nostro Paese. Ne ricordo una in primis, che avevamo proposto noi della Lega durante il Governo Conte I, sulle grandi derivazioni idroelettriche. Ricordate quali benefici ha portato il fatto che le opere idroelettriche siano state trasferite dallo Stato alle Regioni, le quali, nell'assegnazione delle gare, hanno potuto ricavare le risorse necessarie, di cui hanno beneficiato i cittadini dei Comuni interessati dalle opere, sotto forma di agevolazioni in termini di costo inferiore dell'energia elettrica o di infrastrutture sul territorio?

Vale anche per le royalty che bisogna pagare sulla produzione degli idrocarburi, che ha visto favorire alcune Regioni del Centro e del Sud, in primis la Basilicata. Ricordiamo oggi l'impegno, sempre ai tempi del ministro Calderoli, sul fatto che la Basilicata, proprio perché estrae la maggior parte del gas e del petrolio, abbia benefici sul territorio che consentono ai cittadini di pagare meno l'energia elettrica o di non pagarla affatto. Questi sono o non sono benefici del federalismo? (Commenti).

Allora pensate e immaginate se sulla produzione dell'energia le Regioni avessero competenza esclusiva. Pensate alle fonti rinnovabili (eolico e fotovoltaico), che per ragioni geografiche si trovano in una certa area del Paese e a quanti benefici ci sarebbero per essa. (Applausi). Pensate a quante opportunità rischiate di non far portare avanti a certe aree del Paese, dicendo di no.

Allo stesso modo, signor Presidente, mi avvio alla conclusione cercando di recuperare qualche minuto, visto che sono stato interrotto, facendo presente che, se ci sono Regioni come la Lombardia, il Veneto e il Piemonte, che hanno risparmiato sul costo del personale, non riusciamo a capire perché, in fase di carenza di medici, di infermieri e di personale, queste Regioni, pur avendo i soldi, non possano assumere con un tetto di spesa imposto da uno Stato centrale che, anziché fare gli interessi dei cittadini, li danneggia. (Applausi).

Presidente, annunciamo ovviamente il nostro voto favorevole e lo facciamo con calma e con i piedi per terra, sapendo che è l'avvio di un percorso, perché ci sarà ancora il passaggio alla Camera e poi bisognerà cominciare a perfezionare queste intese. Mantenendo quindi i piedi per terra, noi pensiamo che oggi sia un giorno importante.

Per questo motivo, voglio ricordare sicuramente chi nelle Regioni Lombardia e Veneto ha lavorato per portare avanti quei referendum senza i quali probabilmente oggi non saremmo qui a parlare del tema. Lo dico da ex consigliere regionale lombardo, ricordando alcuni colleghi, a partire dal professor Stefano Bruno Galli, insieme al quale abbiamo scritto il quesito, Stefano Buffagni e Dario Violi del MoVimento 5 Stelle. In Lombardia infatti per deliberare l'indizione di quel referendum erano necessari i due terzi dei componenti del Consiglio regionale, ma ai tempi qualcuno del MoVimento 5 Stelle la pensava in modo diverso. (Applausi). Ricordo ancora Raffaele Cattaneo e tanti altri che hanno votato quella proposta di referendum, che hanno consentito al popolo di esprimersi e che oggi consentono di iniziare un percorso importante.

Grazie al Governo. Grazie anche al patto di maggioranza di cui noi andiamo assolutamente fieri. Più poteri al Premier significa, dall'altra parte, controbilanciare con più autonomia sul territorio. Viva la Lega! Noi esprimeremo un voto favorevole sul provvedimento. (Applausi).

GIORGIS (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusio).

Possiamo tornare all'ordine, colleghi: i commenti non interessano; mi e ci interessa ascoltare il senatore Giorgis.

GIORGIS (PD-IDP). Signor Presidente, voglio iniziare il mio intervento riconoscendo al presidente Balboni di aver cercato in varie occasioni di assicurare alla Commissione le condizioni per un confronto approfondito, fondato su adeguati elementi di conoscenza. Devo però anche constatare come questo tentativo su questioni centrali di metodo e di merito abbia avuto la peggio e, alla fine, il disegno di legge che stiamo discutendo, a prima firma del ministro Calderoli, presenti contraddizioni e lacune molto serie, oltre che scelte politiche - a nostro avviso - dannose per l'intero Paese.

Partiamo dalle questioni di metodo che inevitabilmente si sono ripercosse sul merito. Il disegno di legge del Governo è stato collegato alla legge di bilancio, nonostante all'articolo 8, comma 1, preveda espressamente quanto segue: «dall'applicazione della presente legge e di ciascuna intesa non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». Perché dunque il collegamento? Una risposta purtroppo non l'abbiamo avuta né dal Governo - il ministro Giorgetti si è negato e alla fine non l'abbiamo potuto audire - né dalla Presidenza del Senato, né è stata convocata sul punto la Giunta per il Regolamento, come pure abbiamo chiesto insieme a tutte le opposizioni.

Da tale collegamento, onorevoli colleghi, deriva non solo l'aggiramento del divieto di trattazione durante la sessione di bilancio, ma anche una significativa limitazione del confronto per i tempi, che sono stati contingentati, e per il merito, che è stato circoscritto attraverso un richiamo piuttosto disinvolto all'articolo 81 della Costituzione da parte della Commissione bilancio. Quest'ultima ha dichiarato inammissibili emendamenti che cercavano di affrontare una questione centrale: subordinare l'eventuale devoluzione di competenze legislative a una o più Regioni alla determinazione e all'effettiva attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che - come prescrive la nostra Costituzione - devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. (Applausi).

Queste inammissibilità hanno impedito alla Commissione affari costituzionali di discutere e valutare nel merito tali emendamenti e soprattutto hanno impedito che fosse possibile ripresentarli in Aula, accompagnandoli magari da adeguate ipotesi di copertura. Anche se erano emendamenti che - a nostro avviso - non dovevano essere dichiarati inammissibili, perché non comportavano in quanto tali onere alcuno per la finanza pubblica, le decisioni di inammissibilità della Commissione bilancio hanno fatto un po' di chiarezza e hanno confermato ciò che da tempo stiamo dicendo: per attuare i livelli essenziali delle prestazioni in tutto il Paese occorrono nuove risorse e il Governo e la maggioranza che lo sostiene non hanno alcuna intenzione di reperirle. (Applausi).

Ancora, sul metodo, il disegno di legge a prima firma Calderoli è una legge ordinaria, la cui forza vincolante sulle leggi che daranno attuazione alle eventuali intese è quantomeno dubbia. Una legge ordinaria - com'è noto - non è solitamente in grado di vincolare una successiva legge ordinaria, qual è appunto quella che recepisce le intese, che peraltro dev'essere approvata a maggioranza qualificata. Non sarebbe stato allora più ragionevole ed efficace definire i presupposti e le modalità per l'attuazione dell'articolo 116 con legge costituzionale, come vi abbiamo proposto e come hanno proposto i cittadini con una legge di iniziativa popolare? E ciò tanto più se si ritiene - come anche diversi esponenti della maggioranza paiono ritenere, insieme alla dottrina pressoché unanime - che l'articolo 116 presenti alcune criticità e sollevi dubbi interpretativi e di coordinamento con le altre disposizioni del Titolo V che sarebbe necessario risolvere.

Se anche il ministro Calderoli ritiene che, ad esempio, sarebbe irragionevole attribuire a una o più Regioni la competenza legislativa esclusiva a determinare le norme generali sull'istruzione e che - aggiungiamo noi, insieme a coloro che abbiamo audito - sarebbe altrettanto irragionevole e controproducente attribuire a una o più Regioni la competenza esclusiva a disciplinare la produzione e la distribuzione nazionale dell'energia o le grandi reti di trasporto e navigazione o il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario o la tutela della sicurezza del lavoro e della salute (Applausi), perché non intervenire subito sull'articolo 116 ed escludere tali eventualità? Pensiamo agli effetti che avrebbe sul nostro sistema produttivo e industriale avere venti o quindici diverse discipline di queste materie. Per quanto riguarda la tutela della salute, pensiamo ai danni che arreca ai cittadini e ai bilanci delle Regioni la crescente mobilità dei pazienti, dovuta all'impoverimento delle strutture pubbliche e alle loro eccessive differenziazioni.

Vi abbiamo fatto una proposta molto semplice: correggiamo insieme il Titolo V o almeno formalizziamo una sua interpretazione ragionevole, che, ad esempio, escluda differenziazioni nelle materie in cui prevalgono fondamentali esigenze di uniformità e al contempo chiarisca che, in relazione alle altre, si possono trasferire solo specifiche funzioni e solo sulla base di un procedimento rigoroso di verifica degli effetti. Invece cos'è accaduto? Avete deciso di procedere con il disegno di legge in esame e vi avete espressamente previsto che tutte le materie citate nell'articolo 116 possano essere attribuite a una o più Regioni nella loro interezza, in violazione della complessiva architettura costituzionale e dello stesso articolo 116, come abbiamo spiegato nella questione pregiudiziale. (Applausi).

Avete inoltre proceduto senza chiarire come verranno determinati e resi esigibili i livelli essenziali delle prestazioni. Il materiale che abbiamo fino ad ora potuto consultare è una fotografia abbastanza sfocata della legislazione esistente, che ad avviso del CLEP potrebbe essere astrattamente considerata livello essenziale delle prestazioni. Ma la domanda inevasa è se la legislazione vigente sia o meno adeguata e attuata in maniera uniforme su tutto il territorio; insomma, se sia o meno conforme alla Costituzione.

Onorevoli colleghi, perché allora non abbiamo atteso che il CLEP terminasse il proprio lavoro e ci mettesse a conoscenza dello stato di attuazione dei diversi livelli essenziali o perlomeno dei criteri che verranno seguiti per la loro determinazione e delle risorse che sarà necessario reperire? Temo che la risposta sia semplice: il 15 novembre viene trasmesso al Senato il disegno di legge costituzionale n. 935, con cui il Governo propone, in maniera peraltro piuttosto pasticciata, di eleggere direttamente il Presidente del Consiglio, di marginalizzare il ruolo e la funzione del Parlamento e con esso del Presidente della Repubblica; in breve, di ridurre la democrazia alla scelta del Capo. (Applausi).

Si è consumato uno scambio tra le due riforme, tra la Lega e Fratelli d'Italia - e la prima, sull'autonomia differenziata, ha avuto la meglio - uno scambio al ribasso, perché, nel merito, ha prodotto disposizioni del tutto irragionevoli, che rischiano di far crescere divisioni e conflittualità territoriali, politiche e sociali e così, alla fine, di impoverire tutto il Paese. Nei pochi minuti che mi rimangono potrò evidenziarne solo alcune.

Ignorando i moniti della Banca d'Italia, dell'Ufficio parlamentare di bilancio e di illustri componenti del Comitato, come Giuliano Amato, Franco Bassanini, Franco Gallo e Alessandro Pajno, il disegno di legge in esame prevede che vengano definiti i livelli essenziali delle prestazioni solo nelle materie ex articolo 116 della Costituzione e solo in funzione della quantificazione delle risorse da trasferire alle Regioni interessate, operando, in questo modo, un'inversione tra articolo 117 e articolo 116 che solleva seri dubbi di costituzionalità.

Il Titolo V, pur con tutti i suoi limiti, è chiaro nel prescrivere che si dia prima attuazione all'articolo 117, che prima cioè si attuino i LEP, e solo dopo si possa eventualmente procedere ad attribuire forme di autonomia differenziata ad alcune Regioni.

L'articolo 116, terzo comma, non è autoapplicativo e non impone affatto di devolvere competenze legislative, di dividere il Paese o di far crescere disuguaglianze, ma si limita ad ipotizzare un'eventualità, che dovrebbe essere concretizzata con prudenza e nella misura in cui vi siano adeguate condizioni di uguaglianza e produca benefici all'intero Paese.

Ancora, nonostante l'articolo 117 della Costituzione sia chiarissimo nel prescrivere che i livelli essenziali vengano determinati con legge o eventualmente con atto avente forza di legge, l'articolo 3 del disegno di legge Calderoli, anche dopo essere stato emendato, continua a prevedere che i livelli essenziali delle prestazioni siano determinati e aggiornati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.

Forse non avete avuto il tempo di leggere con attenzione la riformulazione proposta dal Governo, ma il comma 9 e poi il comma 10 dell'articolo 3 specificano che, nelle more dell'approvazione dei decreti legislativi, i livelli essenziali continueranno a essere determinati con DPCM e che, alla data di entrata in vigore dei decreti, è fatta salva la determinazione dei LEP avvenuta con DPCM. Per chiudere il cerchio, lo stesso articolo 3 prevede che i LEP potranno essere aggiornati periodicamente, in coerenza e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, con DPCM.

Il testo originario è stato emendato, certo; ma, se questi sono i risultati, faccio fatica a capire come i presentatori dell'emendamento, che mi sembra siano i massimi esponenti di Fratelli d'Italia in Commissione, possano esultare. O forse esultano perché, in coerenza con la riforma costituzionale del premierato, si concentra così ogni potere nel Presidente del Consiglio. L'articolo 2, del resto, non chiarisce neppure se le Camere possano emendare le intese o solo pronunciarsi con un sì o con un no e soprattutto non garantisce alcun effettivo ruolo alle Camere nella fase di definizione delle intese.

Ci troviamo insomma di fronte a una legge dalla dubbia efficacia giuridica, che marginalizza il ruolo del Parlamento a favore del Governo, e soprattutto che, nel ribaltare il rapporto tra gli articoli 116 e 117 della Costituzione, rischia di accrescere disuguaglianze e divisioni contrarie... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE.Senatore Giorgis, la invito a concludere.

GIORGIS (PD-IDP). Alla fine, quindi, divisioni dannose per tutte le Regioni, comprese quelle più infrastrutturate e ricche. Come ci hanno spiegato gli auditi e ci ha ricordato il presidente Mattarella, le profonde disuguaglianze che attraversano il nostro Paese non sono il prezzo che occorre pagare per promuovere crescita e sviluppo, ma, al contrario, una zavorra che pesa su di essi.

Per queste ragioni, per non accrescere ulteriormente la zavorra delle disuguaglianze, per preservare l'unità e l'indivisibilità della Repubblica, il nostro voto sarà contrario e la nostra opposizione continuerà ad essere ferma e determinata. (Applausi. Vivaci commenti).

PRESIDENTE.Colleghi, capisco che vi è la diretta televisiva, ma vi chiedo di togliere quei cartelli; in caso contrario, sarò costretto a sospendere la seduta e non vorrei farlo, visto che siamo in diretta TV. (Applausi).

Saluto a rappresentanze di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto tecnico tecnologico «Odone Belluzzi-Leonardo da Vinci» di Rimini e dell'Istituto tecnico economico «Cesare Battisti» di Bolzano, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn.
615, 62 e 273 (ore 18,05)

DE PRIAMO (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PRIAMO (FdI). Signor Presidente, diciamo che dalla bandiera rossa al tricolore è già un bel passo avanti. (Applausi).

Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, ci apprestiamo ad approvare in Senato il disegno di legge sull'autonomia differenziata, che si inserisce nel percorso di riforme che è parte integrante del programma di Giorgia Meloni.

A proposito di programmi, voglio anche ricordare alla senatrice Castellone, tramite lei, signor Presidente, che il programma di Giorgia Meloni è stato presentato prima delle elezioni agli italiani, che poi l'hanno votato, e comprendeva anche l'autonomia differenziata. (Applausi).

In questi giorni, ma anche in precedenza, abbiamo ascoltato dalle opposizioni gli effetti catastrofici che questo provvedimento dovrebbe determinare. Abbiamo sentito dire che divide e spacca l'Italia e abbiamo quindi ascoltato la rappresentazione di un'Italia a più livelli, con sanità di serie A, di serie B e forse di serie C, con ampie zone di disagio, con trasporti che funzionano molto bene in alcune Regioni e infrastrutture che in altre non ci sono proprio; sostanzialmente, con diritti sociali e civili non equamente vigenti in tutto il territorio.

Dobbiamo fare i complimenti alle opposizioni, a questo proposito, perché, con un realismo degno di Roberto Rossellini, ci hanno descritto l'Italia che poco più di un anno fa ci hanno consegnato e che, giorno dopo giorno, stiamo aiutando a rimettersi in piedi, con il nostro impegno. (Applausi). Altro che spacca Italia! Il Governo l'Italia la sta ricucendo, anche e soprattutto portando nelle zone disagiate e svantaggiate piani di investimento che aiutino la crescita e superino l'abbandono che c'è stato per anni, oppure l'assistenzialismo tossico del reddito di cittadinanza. (Applausi).

Con il provvedimento in esame diamo attuazione a una norma che per anni è rimasta nel cassetto, ovvero impegniamo il Governo e il Parlamento a individuare i livelli essenziali delle prestazioni legati alle materie che impattano sulla vita dei cittadini che - per usare le autorevolissime parole del professor Cassese - mettono il fuoco sotto la sedia al decisore pubblico, che, nel momento in cui vengono determinati i livelli essenziali delle prestazioni, dev'essere obbligato a essere all'altezza dei bisogni e delle esigenze dei cittadini, superando quindi il criterio della spesa storica.

Le opposizioni certamente hanno tentato e tenteranno di spaventare - con poco successo, dobbiamo dirlo - i cittadini del Mezzogiorno in particolare, con una serie di informazioni che possiamo serenamente definire propagandistiche e lontanissime dalla realtà del testo che ci accingiamo ad approvare; tali informazioni arrivano proprio da chi ha fatto quella riforma del Titolo V pasticciata e confusa che ha determinato un numero incalcolabile di conflitti di attribuzione (e mi riferisco in particolar modo alla sinistra). L'unica cosa positiva di quella riforma, ovvero la possibilità di dare alle Regioni che lo chiedono una forma di avvicinamento dei servizi al territorio, è rimasta nel cassetto.

Le opposizioni quindi, come dicevamo, sono andate in giro a dire che, per alcune Regioni, dal provvedimento in esame ci saranno grandi svantaggi, senza spiegare quali.

Tra l'altro, per quanto riguarda il Partito Democratico - lo dico rivolgendomi sempre a lei, Presidente - non è chiara la posizione: se andiamo a guardare le non molte Regioni governate dal PD, si passa dell'autonomismo di Bonaccini alla posizione neoborbonica di Emiliano e De Luca. (Applausi). Il Partito Democratico ci faccia capire quindi se ha una visione univoca e nazionale delle cose da fare per migliorare l'Italia.

Il rischio di divisione dell'Italia è categoricamente escluso, a maggior ragione dopo il lungo lavoro svolto in particolar modo in 1a Commissione. Devo ringraziare per la sapiente regia di questo lavoro il presidente Balboni (Applausi), come vanno ringraziati i relatori Della Porta e Tosato e il ministro Calderoli, che non si è mai sottratto al paziente confronto rispetto alle istanze e alla discussione che c'è stata sul provvedimento.

Colleghi, da diversi decenni si parla, in alcuni casi anche a ragione, dello svilimento del ruolo del Parlamento. Qui noi abbiamo scritto una pagina che - lo dovremmo riconoscere tutti - almeno a livello di metodo rende onore al Parlamento, perché abbiamo svolto decine di audizioni, ma soprattutto abbiamo cambiato il testo in positivo con quasi novanta emendamenti, metà dell'opposizione e metà della maggioranza. In questo caso, quindi, il Parlamento è stato protagonista di una pagina positiva che tutti dovrebbero riconoscere, al di là del merito. Permetteteci di dire che siamo orgogliosi del lavoro di squadra fatto dal Gruppo Fratelli d'Italia su questo provvedimento migliorandolo in modo sostanziale e concreto: siamo una grande squadra, e questo lo diciamo. (Applausi).

Il collega Lisei, nel suo intervento in discussione generale, ha ricordato alcuni dei nostri principali emendamenti, come quelli sul tema della coesione e dell'unità nazionale inserito nell'articolo 1, quindi già nei principi di base del provvedimento, e quelli relativi al fatto che si debbano fare decreti legislativi, quindi che ci sia il controllo del Parlamento nei provvedimenti di determinazione dei LEP. Speriamo che non dia fastidio a qualche forza politica che - in epoche della nostra Repubblica che, per fortuna, sono passate - è stata campionessa di DPCM.

Ricordo ad esempio anche la clausola che permette al Presidente del Consiglio di interrompere o rivedere in qualsiasi momento le intese; gli altri emendamenti su cui hanno fatto un grande lavoro i parlamentari di Fratelli d'Italia delle isole e del Mezzogiorno - che ci hanno messo la faccia e non hanno certo paura di affrontare inesistenti critiche - che hanno inserito i temi dell'insularità e del gap infrastrutturale all'interno dei livelli essenziali delle prestazioni; l'emendamento approvato dall'Assemblea che garantisce in modo inequivocabile che i presunti svantaggi non ci saranno.

Quest'ultimo punto si può spiegare in un modo molto semplice: se la richiesta di una materia da parte di una Regione che vorrà chiederla, in relazione a quanto previsto dall'articolo 116 della Costituzione, dovesse costare un euro in più come spesa generale, quell'euro in più dovrà essere speso anche per le Regioni che l'autonomia non la chiederanno. Non ci sarà quindi alcun danno per le Regioni che non chiederanno l'autonomia. (Applausi). L'autonomia differenziata è solo un'opportunità e siamo convinti che la potranno cogliere, contrariamente a quello che viene raccontato, anche le Regioni del Sud e del Centro.

Il pacchetto di emendamenti che abbiamo approvato aggiunge adeguata gradualità e adeguati contrappesi a quanto già previsto e questo ci fa dire che tale intervento può stare perfettamente e a pieno titolo nel percorso delle riforme che stanno già procedendo, come quella del premierato, e di quelle che verranno realizzate. A questo proposito, è importante anche che l'Assemblea abbia accolto un ordine del giorno che fa riprendere quel percorso, mai portato a compimento, per dare poteri e risorse adeguate anche alla Capitale d'Italia, come avviene in tutti i principali Paesi europei e non solo. (Applausi). E si farà la riforma della giustizia.

Del resto, colleghi, è accaduto spesso nella storia, non solo italiana, ma anche delle grandi democrazie, che i progressisti abbiano parlato in modo inconcludente di riforme e poi alla fine siano diventati i difensori dello status quo, mentre i conservatori, che vogliono conservare i valori e le tradizioni, siano stati proprio coloro che hanno fatto le riforme per modernizzare lo Stato. È accaduto, sta accadendo e accadrà in questa legislatura. (Applausi).

Signor Presidente, qualcuno anche nella discussione odierna ha parlato di baratto. Giorgia Meloni, il suo Governo, Fratelli d'Italia e il centrodestra non avrebbero mai messo nel programma, che è stato unitario - come altri hanno ricordato - qualcosa in cui non si crede e qualcosa che possa essere dannoso per l'Italia. Noi potremmo anche sbagliare, non siamo perfetti, ma siamo qui per servire l'Italia e non abbiamo alcun baratto da fare; non so se lo stesso possano dire altre forze politiche. Sono rimasto un po' stupito durante la discussione di qualche giorno fa quando il Gruppo MoVimento 5 Stelle, di solito molto agitato quando c'è una discussione, è rimasto impietrito - sembravano statue di sale - quando il ministro Calderoli ha ricordato il contratto di Governo che prevedeva l'autonomia differenziata (Commenti), di cui si era fatto garante Giuseppe Conte. (Applausi).

Allora, signor Presidente, in questo percorso di una democrazia che diventa decidente e più stabile, un rafforzamento dell'Esecutivo ci può stare molto bene con l'applicazione del principio di sussidiarietà, per uno Stato più vicino ai cittadini attraverso le Regioni e ancor meglio attraverso i Comuni, le Province e le Città metropolitane, e anche questo è contenuto nel testo in esame.

Soprattutto però non si spacca e non si divide nulla, perché già Goffredo Mameli e anche Mazzini richiamavano la profonda identità dell'Italia come risalente a Dante Alighieri e Mameli in un'altra sua composizione parlava del sogno di Dante: l'Italia è sicuramente anche l'Italia delle specificità, dei mille campanili, dei dialetti, delle piazze, dei borghi e delle differenze enogastronomiche. Quell'Italia delle tradizioni popolari e religiose, però, dalla più piccola frazione alla più grande metropoli, ha luoghi che simboleggiano la sua unità, cioè i monumenti ai caduti. In quei luoghi è fisicamente visibile come si sia forgiato, nel sacrificio delle trincee, quel sentimento nazionale che per noi è sacro e non è minimamente intaccato da questo provvedimento, al quale, sapendo di aver fatto un buon lavoro, a testa alta dichiariamo il voto favorevole di Fratelli d'Italia. (Applausi).

GELMINI (Misto-Az-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

GELMINI (Misto-Az-RE). Signor Presidente, intervengo per esprimere le ragioni del mio voto a favore del provvedimento in esame.

Condivido con il collega Lombardo il fatto che, se verrà approvato, il banco di prova per il Governo rimarrà il finanziamento di tutti i diritti di cittadinanza e dei servizi che devono essere garantiti a tutti i cittadini, come prevede la Costituzione. Resta però il fatto che l'impianto regolatorio del provvedimento mi convince per tre ragioni: innanzitutto, perché me ne ero occupata durante il Governo Draghi e penso che non si debba cambiare idea solo perché si passa dalla maggioranza all'opposizione. Ritengo inoltre che nel provvedimento in esame ci siano due punti. Il primo è che si archiviano le intese dirette tra le Regioni e lo Stato e si preferisce una legge quadro, una legge cornice, che giustamente è stata pensata anche per rappresentare le istanze e i diritti delle Regioni che decidono di non accedere a un percorso di autonomia, ma che devono vedere garantite le loro prerogative. Non solo: durante il Governo Draghi mi ero battuta per il finanziamento dei diritti di cittadinanza, per la definizione di tutti i diritti di cittadinanza, ed è indubitabile che il finanziamento sia un percorso che non comincia oggi, ma la definizione, grazie al lavoro del professor Cassese, è stata fatta.

Penso che l'aspetto più importante del provvedimento sia il passaggio dalla spesa storica, che è la vera causa delle diseguaglianze, degli sprechi e delle inefficienze che hanno danneggiato parti del Sud e anche del Nord, al costo standard e al fabbisogno standard. Per una volta, cioè, le classi dirigenti si dovranno confrontare, ma non dovranno farlo per chiedere più risorse, bensì si dovranno soffermare su come vengono spese le risorse. E sono certa che in quell'ambito vi sia la possibilità di un grande efficientamento della spesa pubblica e per un Paese fortemente indebitato come l'Italia questo è un punto importante.

Concludo dicendo che, indipendentemente da come la si pensi sull'autonomia, la definizione e i finanziamenti dei LEP, cioè il passaggio dalla spesa storica al costo standard e al fabbisogno standard, saranno un elemento centrale all'interno della riforma del federalismo prevista tra le riforme fondamentali del PNRR e alla quale è legata una tranche di 32,8 miliardi dentro il PNRR.

Per tutte queste ragioni, confermo il voto a favore del provvedimento. (Applausi).

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 615, nel suo complesso.

(Segue la votazione).

(Durante le operazioni di voto alcuni senatori intonano l'inno di Mameli al grido di «Viva l'Italia!»).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 62 e 273. (Brusio).

Colleghi, sospendo la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 18,22, è ripresa alle ore 18,29).

Colleghi, sentiti i Capigruppo, anche in relazione ad alcune riunioni di Gruppo, concludiamo ora la seduta.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

MELONI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Avevamo concordato che non avremmo fatto interventi di fine seduta, ma facciamo un'eccezione. Ne ha facoltà.

MELONI (PD-IDP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, nella serata di ieri il cuore grande di Gigi Riva si è fermato. (Applausi). Cagliari e tutta la Sardegna sono in lutto. La solidarietà, l'affetto e il dolore di milioni di italiani sono nelle parole che ieri il presidente della Repubblica Mattarella ha dedicato alla memoria di questo campione, di quest'uomo immenso. Sfuggire alla retorica e alla commozione nel ricordare Gigi Riva per le generazioni di sardi, tra le quali la mia, cresciute nel suo mito, è davvero difficile.

Nato a Leggiuno, in provincia di Varese, nel 1944, Riva giunse in Sardegna nel 1963, quando la nostra Regione era un luogo nel quale venivano mandati i militari e i funzionari pubblici come punizione, più che il meraviglioso luogo di villeggiatura, noto in tutto il mondo, che sarebbe diventata alla fine di quel decennio per molti italiani.

Riva ci arrivò dopo un'infanzia di privazioni materiali; era nato in una famiglia molto povera e di dolore autentico per la perdita in giovanissima età di entrambi i genitori. Arrivò ragazzo, si fece rapidamente uomo e rimase in Sardegna per tutta la carriera e poi per tutta la vita, resistendo a lusinghe di successi e di denaro apparentemente irresistibili.

Se non si comprende la durezza della condizione della Sardegna di quegli anni, nei quali ricominciavano a essere concepite le infrastrutture della rinascita nel tentativo di sottrarla all'arretratezza; se non si conosce la condizione dei nostri immigrati costretti dalla povertà estrema a raggiungere la Svizzera, la Germania e il Nord Italia per svolgervi i lavori più umili, in condizioni ora inimmaginabili; se non si ricorda un'altra piaga della Sardegna dell'epoca, il banditismo e i sequestri di persona, e se non si ricorda quale fosse anche per queste ragioni la considerazione della Sardegna nel resto d'Italia e di noi sardi nei confronti di noi stessi; se non si conoscono tutte queste cose, non si può capire cosa sia stato per la Sardegna Gigi Riva e il significato dell'epopea di una squadra di calcio che riscatta un'intera Regione e fa percepire a tutto un popolo di potersi misurare, vincendo, con tutta l'Italia, compresa quella più ricca.

Riva riconobbe di essersi fatto sardo, di aver scelto di essere sardo. Quando gli chiesero come mai, disse che succedeva a tutti quelli della squadra di allora, perché quando fuori li chiamavano pecorari e banditi, era inevitabile che si "incavolassero" e allora vincevano di più. Affermava: «sicuramente i torti che subivamo allora noi sardi hanno contribuito a farmi identificare con questo popolo. Ma insieme ai valori che ho incontrato. Sono cinquanta anni che giro l'Isola, sono di casa ad Orgosolo, Mamoiada. Ho incontrato gente meravigliosa».

Ecco, lui ha deciso di diventare sardo, è stato sardo per scelta. Riva è stato però anche un grande italiano, è stato uno degli eroi nazionali della Sardegna del Novecento, insieme forse solo ad Emilio Lussu. Lui che amava la Sardegna visceralmente e ha legato per sempre la sua vita alla sua e nostra amatissima bandiera del Cagliari, sentiva l'appartenenza alla nazionale italiana di calcio come un onore assoluto, il più alto, e oggi la sua salma è stata composta con la tuta azzurra della nazionale che vestiva in quegli anni. Con la nazionale ha avuto grandissimi successi e amare sconfitte, prima da calciatore e poi da team manager, per finire con la vittoria mondiale a Berlino nel 2006. Rimane da decenni il calciatore più prolifico di tutti i tempi in maglia azzurra.

Gigi Riva con la sua coerenza, il suo rigore e la sua serietà è stato un grande sardo e un grande italiano.

In conclusione, nel descrivere il dolore e l'angoscia per il drammatico infortunio occorso a Riva con la maglia della nazionale il 31 ottobre del 1970, Gianni Brera scrisse: «Io vorrei solo che degli eroi autentici non si guastasse mai il ricordo. L'uomo Riva è un serio esempio per tutti. Il giocatore chiamato Rombo di tuono» - così lo aveva chiamato lui, per quasi incredulo entusiasmo - «è stato rapito in cielo, come tocca agli eroi».

Ora quel destino è toccato all'uomo che tanto abbiamo amato. Certamente non si guasteranno mai il suo ricordo e il suo esempio. (Applausi).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 24 gennaio 2023

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 24 gennaio, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 18,35).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE DICHIARATO ASSORBITO

Disposizioni per l'attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, in materia di attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia alle regioni a statuto ordinario (62)

ARTICOLI 1 E 2

Art. 1.

(Disposizioni in materia di attribuzione alle regioni di forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione)

1. Lo Stato, nella sottoscrizione delle intese di cui all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, al fine di assicurare la tutela dell'unità giuridica ed economica della Repubblica, si conforma alle seguenti disposizioni:

a) l'attribuzione alle regioni delle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia deve avvenire nel rispetto:

1) dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione e degli obiettivi di servizio ad essi correlati. A tale fine, le funzioni relative a materie concernenti i LEP possono essere attribuite solo dopo la definizione dei medesimi LEP, ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68;

2) dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza di cui all'articolo 118 della Costituzione, nonché del principio solidaristico di cui agli articoli 2 e 5 della Costituzione, sentiti gli enti locali e tenuto conto delle funzioni fondamentali dei comuni, delle province e delle città metropolitane, stabilite dalla legislazione statale ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione;

b) il finanziamento delle funzioni attribuite a seguito della sottoscrizione di un'intesa è garantito tramite compartecipazione al gettito erariale maturato nel territorio regionale, nel rispetto dell'articolo 17 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nonché in coerenza con l'obiettivo del superamento graduale, per tutti i livelli istituzionali, del criterio della spesa storica a favore di un fondo di perequazione da istituire con la legge di bilancio per il triennio 2024-2026 con una dotazione iniziale di 50 miliardi di euro a decorrere dall'anno 2024 per il finanziamento dei LEP e delle funzioni fondamentali di cui all'articolo 117, secondo comma, lettere m) e p), della Costituzione;

c) il trasferimento delle funzioni concernenti le competenze legislative non correlate all'esercizio di funzioni amministrative e al corrispondente trasferimento di risorse finanziarie decorre dalla data di entrata in vigore della legge di approvazione dell'intesa;

d) il trasferimento delle funzioni concernenti le competenze correlate all'esercizio di funzioni amministrative decorre dalla data di entrata in vigore del decreto di trasferimento delle risorse;

e) lo Stato ha la facoltà, secondo i princìpi di coordinamento della finanza pubblica di cui all'articolo 119, secondo comma, della Costituzione, di stabilire con disposizioni di rango primario, in relazione agli andamenti del ciclo economico e dei conti pubblici, misure transitorie a carico della regione a garanzia dell'equità nel concorso al risanamento della finanza pubblica, con contestuale adozione di analoghe misure per le altre regioni a statuto ordinario;

f) le norme statali vigenti nelle materie attribuite alle regioni dall'intesa, in attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, continuano ad applicarsi fino alla data di entrata in vigore delle disposizioni regionali adottate nelle materie attribuite alle regioni medesime e in un apposito allegato all'intesa sono indicate le disposizioni di legge statale che cessano di aver efficacia con l'entrata in vigore delle norme oggetto della nuova disciplina legislativa regionale;

g) lo Stato e la regione sottopongono a verifica l'intesa entro dieci anni dalla data di entrata in vigore della legge di approvazione dell'intesa stessa o nel più breve termine fissato dall'intesa stessa, che stabilisce altresì le modalità di revisione, cui si deve in ogni caso procedere ogni volta che siano modificati o aggiornati i LEP. Lo Stato e la regione possono comunque assumere, in qualsiasi momento, l'iniziativa per la revisione dell'intesa, cui si procede ai sensi del presente articolo.

Art. 2.

(Procedimento per la stipulazione delle intese)

1. Lo schema preliminare delle intese di cui all'articolo 1 è sottoposto all'approvazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o, se da lui delegato, del Ministro per gli affari regionali e le autonomie, di concerto con i Ministri competenti. A seguito dell'approvazione dello schema preliminare di intesa da parte del Consiglio dei ministri, il Presidente del Consiglio dei ministri o, se da lui delegato, il Ministro per gli affari regionali e le autonomie è autorizzato a sottoscrivere lo schema preliminare di intesa con il presidente della regione interessata. Lo schema preliminare è trasmesso alle Camere entro sessanta giorni dalla data di sottoscrizione per le conseguenti deliberazioni dell'Assemblea di ciascuna Camera, da approvare entro centottanta giorni dalla data di trasmissione. Le deliberazioni delle Camere sono trasmesse al Governo e alla regione interessata per le rispettive valutazioni, ai fini della definizione dello schema definitivo dell'intesa.

2. Lo schema definitivo di intesa di cui al comma 1 è sottoposto all'approvazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o, se da lui delegato, del Ministro per gli affari regionali e le autonomie. A seguito dell'approvazione da parte del Consiglio dei ministri, il Presidente del Consiglio dei ministri o, se da lui delegato, il Ministro per gli affari regionali e le autonomie è autorizzato a sottoscrivere l'intesa definitiva con il presidente della regione interessata. Il Consiglio dei ministri, entro quindici giorni dalla data di sottoscrizione dell'intesa, delibera il disegno di legge di approvazione dell'intesa.

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N.B. Disegno di legge dichiarato assorbito a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 615. Cfr. anche Elenco cronologico dei Resoconti, seduta n. 147.

DISEGNO DI LEGGE DICHIARATO ASSORBITO

Disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata di cui all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione (273)

ARTICOLI DA 1 A 6

Art. 1.

(Obiettivi e previsioni per l'attribuzione alle regioni di forme e condizioni particolari di autonomia)

1. Lo Stato, in osservanza alle disposizioni di cui agli articoli 3, 5, 81, 114, 117, 118, 119 e 120 della Costituzione, nella sottoscrizione delle intese di cui all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, al fine di assicurare l'unità giuridica ed economica della Repubblica, si conforma alle seguenti previsioni:

a) rispetto dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza di cui all'articolo 118 della Costituzione, oltre che del principio solidaristico di cui agli articoli 2 e 5 della Costituzione, sentiti gli enti locali e tenuto conto delle funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane definite dalla legislazione statale, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione;

b) rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione e degli obiettivi di servizio ad essi correlati. A tal fine le funzioni relative a materie concernenti i LEP possono essere attribuite alle regioni richiedenti solo dopo la definizione dei LEP e degli obiettivi di servizio medesimi;

c) finanziamento delle funzioni attribuite a seguito di intesa, in termini di compartecipazione al gettito erariale maturato nel territorio regionale, nel rispetto dell'articolo 17 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nonché in coerenza con i princìpi e i criteri direttivi di cui all'articolo 2, comma 2, lettera m), della legge 5 maggio 2009, n. 42, che stabiliscono l'obiettivo del superamento graduale, per tutti i livelli istituzionali, del criterio della spesa storica a favore del fabbisogno standard per il finanziamento dei livelli essenziali di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione e delle funzioni fondamentali di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione;

d) decorrenza delle funzioni concernenti le competenze legislative non correlate all'esercizio di funzioni amministrative e al corrispondente trasferimento di risorse finanziarie dalla data di entrata in vigore della legge di approvazione dell'intesa;

e) decorrenza delle funzioni concernenti le competenze correlate all'esercizio di funzioni amministrative dalla data di entrata in vigore del decreto di trasferimento delle risorse;

f) previsione, secondo i princìpi di coordinamento della finanza pubblica ai sensi dell'articolo 119, secondo comma, della Costituzione, della facoltà dello Stato di stabilire, con disposizioni di rango primario, in relazione agli andamenti del ciclo economico e dei conti pubblici, misure transitorie a carico della regione a garanzia dell'equità nel concorso al risanamento della finanza pubblica, con contestuale adozione di analoghe misure per le altre regioni a statuto ordinario;

g) previsione che le norme statali vigenti nelle materie attribuite alle regioni dall'intesa, in attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, continuano ad applicarsi fino alla data di entrata in vigore delle disposizioni regionali adottate sulle materie attribuite e che, in apposito allegato all'intesa, siano indicate le disposizioni di legge statale che cessano di avere efficacia con l'entrata in vigore delle norme oggetto della nuova disciplina legislativa regionale;

h) previsione che lo Stato e la regione sottopongano a verifica l'intesa almeno entro il termine del decimo anno dalla data di entrata in vigore della legge di attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia o nel più breve termine fissato dall'intesa stessa, che stabilisce altresì le modalità di revisione da attuare comunque ogni qualvolta siano modificati o aggiornati i LEP. Lo Stato e la regione possono comunque assumere in qualsiasi momento l'iniziativa per la revisione dell'intesa, da definire ai sensi del presente articolo.

Art. 2.

(Iniziativa regionale)

1. L'atto di iniziativa relativo alla richiesta di attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia regionale, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, rispondenti a specificità proprie della regione richiedente e immediatamente funzionali alla sua crescita e al suo sviluppo, è deliberato dalla regione con le modalità e le forme stabilite nell'ambito della propria autonomia organizzativa, sentito il Consiglio delle autonomie locali, di cui all'articolo 123, quarto comma, della Costituzione.

2. La regione trasmette l'atto di iniziativa, unitamente al parere espresso dal Consiglio delle autonomie locali, al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per gli affari regionali e le autonomie, ai sensi dell'articolo 1, comma 571, della legge 27 dicembre 2013, n. 147.

3. La procedura di approvazione di cui al comma 1 si applica anche all'approvazione del testo dello schema di intesa, così come modificato sulla base delle determinazioni assunte dalle Camere ai sensi dell'articolo 3.

4. Sono fatti salvi gli atti di iniziativa delle regioni presentati al Governo prima della data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 3.

(Procedimento di approvazione dell'intesa)

1. Lo schema preliminare di intesa è predisposto dal Ministro per gli affari regionali e le autonomie, su iniziativa della regione interessata, secondo le modalità di cui agli articoli 1 e 2. Lo schema preliminare di intesa, deliberato dal Consiglio dei ministri su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie, è sottoscritto dal Presidente del Consiglio dei ministri o, se delegato, dal Ministro per gli affari regionali e le autonomie e dal Presidente della regione interessata.

2. Lo schema preliminare di intesa di cui al comma 1 è trasmesso alle Camere per l'espressione del parere da parte della Commissione parlamentare per le questioni regionali. La Commissione, sentite le Commissioni parlamentari competenti per materia, si esprime entro trenta giorni dalla trasmissione dello schema preliminare di intesa.

3. Il parere della Commissione parlamentare per le questioni regionali è trasmesso, ai fini della definizione dello schema definitivo di intesa, al Governo e alla regione interessata per le rispettive valutazioni. Detto schema è approvato dalla regione secondo la procedura di cui all'articolo 2 e deliberato dal Consiglio dei ministri su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie; qualora l'intesa definitiva non sia conforme al parere parlamentare, il Governo, prima della sua sottoscrizione, invia alle Camere una relazione contenente dettagliata motivazione delle ragioni per cui ha ritenuto di non conformarsi al parere. L'intesa definitiva, deliberata ai sensi dei commi 1 e 2 e del presente comma, è sottoscritta dal Presidente del Consiglio dei ministri o, se delegato, dal Ministro per gli affari regionali e le autonomie e dal Presidente della regione interessata.

4. Entro trenta giorni dalla sottoscrizione, l'intesa è trasmessa alle Camere sotto forma di disegno di legge di ratifica, che, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, deve essere approvato a maggioranza assoluta.

Art. 4.

(Livelli essenziali delle prestazioni)

1. Qualora la richiesta di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia riguardi materie in cui vigono disposizioni legislative statali che richiamano i LEP ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, l'intesa è subordinata alla preventiva definizione dei predetti LEP, da determinare comunque entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 5.

(Profili e risorse finanziarie)

1. L'intesa di cui all'articolo 3, in armonia con l'articolo 119 della Costituzione, conforma il trasferimento delle competenze e delle relative risorse umane, strumentali e finanziarie:

a) al principio di equilibrio dei bilanci pubblici anche ai sensi dell'articolo 97, primo comma, della Costituzione;

b) alla tendenziale neutralità degli effetti finanziari rispetto agli equilibri della finanza pubblica;

c) all'integrale copertura delle funzioni pubbliche attribuite;

d) al criterio del periodico aggiornamento del quadro finanziario, con cadenza almeno triennale, in relazione all'evoluzione dello scenario macroeconomico ai fini della neutralità rispetto agli equilibri di finanza pubblica.

2. Le risorse umane, strumentali e finanziarie necessarie all'esercizio delle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia sono determinate dalla Commissione tecnica per i fabbisogni standard, di cui articolo 1, comma 29, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, allo scopo integrata con due membri designati dalla regione richiedente e di volta in volta da un rappresentante dei Ministeri competenti, in termini di compartecipazione al gettito di tributi erariali maturati nel territorio regionale, come stabilito dall'articolo 119, secondo comma, della Costituzione.

3. Nelle more della definizione dei fabbisogni standard, che la Commissione tecnica per i fabbisogni standard di cui al comma 2 determina entro un anno dalla sottoscrizione dell'intesa e che costituiscono a regime il termine di riferimento, la compartecipazione dei tributi erariali maturati nel territorio della regione deve assicurare la copertura degli oneri determinati, con riferimento alla spesa a carattere permanente sostenuta dalle amministrazioni statali per l'erogazione delle corrispondenti funzioni trasferite o assegnate.

Art. 6.

(Verifiche e monitoraggio)

1. Lo Stato, per il tramite della Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie, può disporre verifiche su specifici profili o settori di attività oggetto dell'intesa. A tal fine il Presidente del Consiglio dei ministri o, se delegato, il Ministro per gli affari regionali e le autonomie concordano con il Presidente della regione le modalità operative. La medesima facoltà di disporre verifiche è riconosciuta alla regione.

2. La Commissione tecnica per i fabbisogni standard, di cui articolo 1, comma 29, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, come integrata ai sensi dell'articolo 5, comma 2, della presente legge, unitamente all'Ufficio parlamentare di bilancio di cui all'articolo 16 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, procede alla valutazione biennale degli oneri finanziari derivanti, per ciascuna regione interessata, dall'esercizio delle funzioni e dall'erogazione dei servizi connessi all'autonomia differenziata, anche ai fini dell'adeguamento dei profili finanziari delle intese e della neutralità finanziaria rispetto agli equilibri di finanza pubblica.

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N.B. Disegno di legge dichiarato assorbito a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 615. Cfr. anche Elenco cronologico dei Resoconti, seduta n. 147 .

 

Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Barachini, Bongiorno, Borgonzoni, Butti, Castelli, Cattaneo, De Poli, Durigon, Fazzolari, Garavaglia, Giacobbe, La Pietra, Mirabelli, Monti, Morelli, Ostellari, Rauti, Rojc, Rubbia, Segre, Sisto e Unterberger.

.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Borghi Claudio, Borghi Enrico, Ronzulli e Scarpinato, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Dreosto, Floridia Aurora, Maiorino, Verducci e Zampa, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Commissioni permanenti, approvazione di documenti

La 10a Commissione permanente (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), nella seduta del 18 gennaio 2024, ha approvato, ai sensi dell'articolo 50, comma 3, del Regolamento, una risoluzione a conclusione dell'esame della proposta di risoluzione n. 7-00009 sul piano di ammodernamento del patrimonio sanitario pubblico (Doc. XXIV, n. 14).

Il predetto documento è inviato al Ministro della salute.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di San Marino concernente il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni giudiziarie in materia di misure alternative alla detenzione, sanzioni sostitutive di pene detentive, liberazione condizionale e sospensione condizionale della pena, fatto a San Marino il 31 marzo 2022 (987)

(presentato in data 19/01/2024)

C.924 approvato dalla Camera dei deputati.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Presidente del Consiglio dei ministri

Ministro delle imprese e del made in Italy

Ministro dell'economia e delle finanze

Ministro del lavoro e delle politiche sociali

Conversione in legge del decreto-legge 18 gennaio 2024, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di amministrazione straordinaria delle imprese di carattere strategico (986)

(presentato in data 18/01/2024);

senatori Stefani Erika, Potenti Manfredi

Istituzione della «Giornata nazionale in memoria delle vittime di errori giudiziari» (988)

(presentato in data 18/01/2024);

senatori Zullo Ignazio, Zaffini Francesco, Leonardi Elena, Mancini Paola, Satta Giovanni, Iannone Antonio, Guidi Antonio, Petrenga Giovanna, Maffoni Gianpietro, Rosa Gianni, Rapani Ernesto, Sigismondi Etelwardo, Liris Guido Quintino, Farolfi Marta, Terzi Di Sant'Agata Giuliomaria, Sallemi Salvatore

Misure per il potenziamento della medicina di genere nel servizio sanitario nazionale (989)

(presentato in data 22/01/2024).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare

Gov. Meloni-I: Presidente del Consiglio dei ministri Meloni Giorgia, Ministro delle imprese e del made in Italy Urso Adolfo ed altri

Conversione in legge del decreto-legge 18 gennaio 2024, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di amministrazione straordinaria delle imprese di carattere strategico (986)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, Comitato per la legislazione

(assegnato in data 19/01/2024).

Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli

In data 23/01/2024 la 2ª Commissione permanente Giustizia ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: "Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale, all'ordinamento giudiziario e al codice dell'ordinamento militare" (808)
(presentato in data 19/07/2023)

Affari assegnati

In data 19 gennaio 2024 è stato deferito alla 6a Commissione permanente (Finanze e Tesoro), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento, l'affare relativo all'atto di indirizzo concernente gli sviluppi della politica fiscale, le linee generali e gli obiettivi della gestione tributaria, le grandezze finanziarie e le altre condizioni nelle quali si sviluppa l'attività delle Agenzie fiscali, per gli anni 2024-2026 (Doc. CII, n. 2) (Atto n. 336).

Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 19 gennaio 2024, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 1 e 15 della legge 9 agosto 2023, n. 111 - lo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di riordino del settore dei giochi, a partire da quelli a distanza (n. 116).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 6ª Commissione permanente e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro 30 giorni dall'assegnazione.

Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 18 gennaio 2024, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la proposta di nomina dell'avvocato Livio Proietti a presidente dell'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA) (n. 43).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 9ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 18 gennaio 2024, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la proposta di nomina del professor Andrea Rocchi a presidente del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (CREA) (n. 44).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 9ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione.

Governo, trasmissione di atti

La Presidenza del Consiglio dei Ministri, con lettera del 2 gennaio 2024, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 8-ter, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 23 settembre 2002, n. 250, un decreto concernente l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, per l'anno 2016, della rimodulazione, senza oneri aggiuntivi, del progetto denominato "Lavori di consolidamento nel capoluogo - lotto funzionale di messa in sicurezza di Via Sangro e via San Canziano nel comune di Paglieta (Chieti).

Il predetto documento è trasmesso alla 5a e alla 8a Commissione permanente.

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 19 gennaio 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento dei seguenti incarichi:

- ai dottori Sebastiano Conti Nibali e Manuela Gaetani, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;

- al dottor Massimo Temussi, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;

- al dottor Marco Lupo, estraneo all'amministrazione, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'agricoltura.

Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 18 gennaio 2024, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19, comma 9, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni - la comunicazione concernente la nomina della professoressa Fiammetta Salmoni quale Direttore generale dell'Agenzia industrie difesa.

Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Relazione 2023 sullo stato della preparazione sanitaria (COM(2023) 792 definitivo), alla 10a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;

- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulla difesa della democrazia (COM(2023) 630 definitivo), alla 1a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente.

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento

La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la seguente sentenza, che è deferita, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia:

sentenza n. 5 del 23 novembre 2023, depositata il successivo 18 gennaio 2024, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 291, primo comma, del codice civile nella parte in cui, per l'adozione del maggiorenne, non consente al giudice di ridurre, nei casi di esigua differenza e sempre che sussistano motivi meritevoli, l'intervallo di età di diciotto anni fra adottante e adottando (Doc VII, n. 55) - alla 1a e alla 2a Commissione permanente.

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 19 gennaio 2024, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria dell'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC), per l'esercizio 2021.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5ª e alla 8ª Commissione permanente (Doc. XV, n. 175).

Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento

Il Presidente della Sezione di controllo per gli affari europei e internazionali della Corte dei conti, con lettera in data 17 gennaio 2024, ha inviato la deliberazione n. 1/2024 dell'11 gennaio 2024, con la quale la Sezione stessa ha approvato il Programma del controllo 2024 - Programma delle attività di controllo della Sezione di controllo per gli affari europei e internazionali per l'anno 2024.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 337).

Il Presidente del Collegio per il controllo concomitante presso la Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, con lettera in data 18 gennaio 2024, ha inviato la deliberazione n. 1/2024/CCC del 16 gennaio 2024, con la quale il Collegio stesso ha approvato il Quadro programmatico del controllo concomitante per l'anno 2024.

La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 338).

Parlamento europeo, trasmissione di documenti. Deferimento

Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera inviata il 16 gennaio 2024, ha inviato il testo di 16 documenti, approvati dal Parlamento stesso nella tornata dall'11 al 14 dicembre 2023, trasmessi, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia:

risoluzione sulla posizione definita in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle tariffe e agli oneri spettanti all'Agenzia europea per i medicinali, che modifica i regolamenti (UE) 2017/745 e (UE) 2022/123 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga il regolamento (UE) n. 658/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 297/95 del Consiglio, alla 4a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 278);

risoluzione sulla posizione definita in prima lettura in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2005/36/CE per quanto riguarda il riconoscimento delle qualifiche professionali degli infermieri responsabili dell'assistenza generale che hanno completato la formazione in Romania, alla 4a, alla 7a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 279);

risoluzione sulla posizione definita in prima lettura in vista dell'adozione della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che autorizza la Francia a negoziare un accordo bilaterale con l'Algeria riguardante la cooperazione giudiziaria in materia civile e commerciale, alla 2a, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 280);

risoluzione sulla posizione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa a un'autorizzazione da concedere alla Francia per negoziare un accordo bilaterale con l'Algeria su questioni inerenti alla cooperazione giudiziaria in materia di diritto di famiglia, alla 2a, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 281);

risoluzione sulla posizione definita in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro atto a garantire un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche e che modifica i regolamenti (UE) n. 168/2013, (UE) 2018/858, (UE) 2018/1724 e (UE) 2019/1020, alla 4a e alla 9a Commissione permanente (Doc. XII, n. 282);

risoluzione sulla posizione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla competenza, alla legge applicabile e al riconoscimento delle decisioni e all'accettazione degli atti pubblici in materia di filiazione e alla creazione di un certificato europeo di filiazione, alla 1a, alla 2a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 283);

risoluzione sulla posizione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione, del protocollo di attuazione dell'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea, da un lato, e la Repubblica di Kiribati, dall'altro (2023-2028), alla 3a, alla 4a e alla 9a Commissione permanente (Doc. XII, n. 284);

risoluzione sulla ridefinizione del futuro quadro dei fondi strutturali dell'UE per sostenere le regioni particolarmente colpite dalle sfide legate alle transizioni automobilistica, verde e digitale, alla 4a, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XII, n. 285);

risoluzione sulle relazioni UE-Giappone, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 286);

risoluzione sull'attuazione delle disposizioni del trattato riguardanti le procedure legislative speciali, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 287);

risoluzione sul trentennale dei criteri di Copenaghen: imprimere nuovo slancio alla politica di allargamento dell'UE, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 288);

risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica gli allegati II e V del regolamento (CE) n. 396/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda i livelli massimi di residui di triciclazolo in o su determinati prodotti, alla 4a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 289);

risoluzione sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da granturco geneticamente modificato Bt11 × MIR162 × MIR604 × MON 89034 × 5307 × GA21 e trenta sottocombinazioni, a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, alla 4a, alla 9a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 290);

risoluzione sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che rinnova l'autorizzazione all'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti da o prodotti a partire da colza geneticamente modificata Ms8, Rf3 e Ms8 × Rf3 a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, alla 4a, alla 9a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 291);

risoluzione sui giovani ricercatori, alla 4a, alla 7a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 292);

risoluzione sul tentativo di colpo di Stato in Guatemala, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 293).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento

La Commissione europea ha trasmesso, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

in data 18 gennaio 2024, la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai diritti dei passeggeri nel contesto di viaggi multimodali (COM(2023) 752 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4ª Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 18 gennaio 2024. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente, con il parere della Commissione 4ª;

in data 18 gennaio 2024, la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (CE) n. 261/2004, (CE) n. 1107/2006, (UE) n. 1177/2010, (UE) n. 181/2011 e (UE) 2021/782 per quanto riguarda l'applicazione dei diritti dei passeggeri nell'Unione (COM(2023) 753 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4ª Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 18 gennaio 2024. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente, con il parere della Commissione 4ª;

in data 18 gennaio 2024, la Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva (UE) 2015/2302 per rendere più efficace la protezione dei viaggiatori e per semplificare e chiarire alcuni aspetti della direttiva (COM(2023) 905 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4ª Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 18 gennaio 2024. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 8a e alla 9a Commissione permanente, con il parere della Commissione 4ª;

in data 18 gennaio 2024, la Proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva (UE) 2015/637 sulle misure di coordinamento e cooperazione per facilitare la tutela consolare dei cittadini dell'Unione non rappresentati nei Paesi terzi e la direttiva (UE) 2019/997 che istituisce un documento di viaggio provvisorio dell'UE (COM(2023) 930 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4ª Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 18 gennaio 2024. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 1a e alla 3a Commissione permanente, con il parere della Commissione 4ª;

in data 19 gennaio 2024, la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al benessere di cani e gatti e alla loro tracciabilità (COM(2023) 769 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4ª Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 19 gennaio 2024. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 9a e alla 10a Commissione permanente, con il parere della Commissione 4ª.

Interrogazioni

CAMUSSO, PARRINI, FRANCESCHELLI, FURLAN, ROJC, D'ELIA, NICITA, ALFIERI, MARTELLA, BASSO, LA MARCA, VERDUCCI, VALENTE, GIACOBBE, MANCA, ZAMBITO, RANDO, LOSACCO, FINA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per la pubblica amministrazione. - Premesso che:

la costituzione dei consorzi per lo smaltimento dei rifiuti fu prevista dalla legge della Regione Campania n. 10 del 1993, successivamente confermata dal decreto-legge n. 61 del 2007. In particolare, ai sensi dell'art. 4, comma 1, consorzi di bacino, si prevedeva testualmente che i "comuni della regione Campania sono obbligati ad avvalersi, in via esclusiva, per lo svolgimento del servizio di raccolta differenziata, dei consorzi costituiti ai sensi dell'art. 6 della legge della Regione Campania 10 febbraio 1993, n. 10 che utilizzano i lavoratori assegnati ai Consorzi in base all'ordinanza del Ministero dell'Interno delegato al coordinamento della protezione civile n. 2948 del 25 febbraio 1999, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 50 del 2 marzo 1999";

la legge regionale n. 10 del 1993 aveva suddiviso l'intero territorio regionale in 18 consorzi di bacino, aventi natura di ente pubblico (Corte costituzionale, sentenza n. 226 del 2012), con lo scopo di gestire e razionalizzare l'attività di raccolta differenziata;

nel corso dell'emergenza rifiuti che coinvolse la regione, protrattasi senza soluzione di continuità dal 1994 al 2009, i consorzi di bacino vennero configurati come consorzi obbligatori per la gestione e il coordinamento della raccolta differenziata, ai quali i Comuni avevano l'obbligo di aderire, pagando la "quota consortile";

tuttavia, l'intero sistema dei consorzi si rivelò fallimentare e permeabile a infiltrazioni criminali. Essi rappresentavano de facto uno strumento di moltiplicazione dei costi ed offrivano un servizio di gestione dei rifiuti non efficace. I Comuni sostenendo motivazioni circa l'inefficienza dei consorzi, continuavano ad affidare il servizio di raccolta rifiuti a soggetti terzi. In questo modo, non solo le amministrazioni locali continuavano a mantenere il controllo su appalti e risorse, ma impiegavano personale diverso rispetto a quello dipendente dai consorzi, determinando enormi buchi nelle casse di questi ultimi;

nel 2010, in mancanza di entrate, i consorzi ormai indebitati dichiararono la crisi di liquidità e sospesero i rapporti di lavoro in essere. Successivamente, non ritenuti in grado di raggiungere gli obiettivi minimi di raccolta di rifiuti, vennero messi in liquidazione e i lavoratori lasciati senza garanzie sullo stipendio o su qualunque altra forma di sostegno al reddito;

nel momento in cui i consorzi comunicarono ai lavoratori la sospensione dell'attività lavorativa, il numero complessivo di lavoratori assunti a tempo interminato dai 18 consorzi era di circa 3.000 unità. Alcuni vennero riassorbiti da altri enti, mentre molti rimasero disoccupati. Nello specifico, 72 dipendenti a tempo indeterminato dei consorzi intercomunali per lo smaltimento dei rifiuti nella provincia di Benevento (BN1, BN2 e BN3) presentarono un ricorso cautelare (ex art. 700 del codice di procedura civile) contro i consorzi BN1, BN2 e BN3 (datore di lavoro) affinché fosse accertata l'illegittimità del provvedimento di sospensione dell'attività lavorativa, richiedendo l'immediato ripristino del rapporto di lavoro, oltre al pagamento di tutte le retribuzioni in sospeso;

nel 2011, il Tribunale di Benevento accolse le domande cautelari, confermando anche nel successivo giudizio di merito, il ripristino del rapporto di lavoro e la condanna al solo consorzio del pagamento di tutte le differenze retributive alla data della sospensione dell'attività;

anche la Corte d'appello di Napoli e la Corte di cassazione ribadirono la legittimità delle decisioni del Tribunale, condannando definitivamente i consorzi della provincia di Benevento al ripristino dei rapporti di lavoro e al pagamento delle dovute differenze retributive;

in totale spregio delle decisioni di condanna emanate dalla magistratura, i soggetti liquidatori dei consorzi BN1, BN2 e BN3 continuarono a non reintegrare i lavoratori e non pagare le retribuzioni, che nel frattempo i lavoratori continuavano a maturare;

dal 2015, i lavoratori furono costretti a rivolgersi nuovamente al Tribunale di Benevento attraverso diversi ricorsi per decreto ingiuntivo al fine di vedersi riconosciute le somme mai corrisposte. Parallelamente, i soggetti liquidatori avviarono le procedure di licenziamento dei lavoratori;

il licenziamento venne riconosciuto come provvedimento illegittimo nei tre gradi di giudizio: i consorzi furono condannati ancora una volta a risarcire i danni e i lavoratori ottennero l'immediata reintegra nel posto di lavoro, che non venne mai eseguita;

i lavoratori intrapresero ulteriori azioni esecutive anche dinanzi al TAR che portarono ad un nulla di fatto, poiché i giudici dichiararono i crediti del consorzio impignorabili ai sensi del decreto-legge n. 90 del 2008 e dalle disposizioni urgenti per la cessazione dello stato di emergenza in materia di rifiuti in Campania, legge n. 26 del 2010;

anche nelle occasioni nelle quali i ricorsi amministrativi furono accolti, i commissari ad acta incaricati dal TAR del recupero delle somme dovute dovettero desistere dal loro incarico per via dell'insussistenza di somme o fondi disponibili nelle proprie casse addotta dai consorzi;

fra il 2018 e il 2019, il Consiglio di Stato intervenne a sua volta con diverse sentenze che affermavano l'inammissibilità dell'azione di ottemperanza nei confronti dei consorzi per lo smaltimento dei rifiuti, sancendo che l'impianto normativo vigente impediva ai titolari di diritti di credito nei confronti dei consorzi di agire individualmente mediante l'azione di ottemperanza di condanne pecuniarie ottenute in sede civile;

nel 2021, i lavoratori degli ex consorzi intercomunali BN1, BN2 e BN3 si rivolsero alla Corte europea dei diritti dell'uomo. La prima sezione della Corte di Strasburgo si espresse con una decisione il 20 ottobre 2022 n. 39637/21, accogliendo la dichiarazione unilaterale del Governo italiano con la quale l'Avvocatura dello Stato si impegnava a corrispondere un risarcimento relativo "all'equo processo" e a garantire l'applicazione di tutte le sentenze emesse dai tribunali nazionali entro il termine di 90 giorni;

considerato che:

per 14 anni, 72 lavoratori hanno tentato invano di ottenere il riconoscimento dei propri diritti e dei propri crediti, che ad oggi ammontano a circa 13 milioni di euro;

ogni grado di giudizio nazionale e la CEDU hanno confermato l'illegittimità di quanto subito dai lavoratori e le somme di risarcimento dovute;

nonostante l'impegno assunto dal Governo in sede internazionale, i lavoratori sono stati abbandonanti di fronte ad un'ingerenza che può essere individuata in un'impasse burocratica e nella pessima gestione di un ente pubblico, che non dispone della liquidità necessaria per far fronte ai propri debiti;

le retribuzioni dovevano essere erogate entro 3 mesi dalla decisione della CEDU, ma ad oggi sono trascorsi 14 mesi e non sono neanche state avviate le procedure necessarie volte al pagamento,

si chiede di sapere:

come i Ministri in indirizzo, per quanto di competenza, intendano intervenire per tenere fede agli impegni presi dal Governo in sede internazionale al fine di riconoscere la materiale soddisfazione dovuta ai lavoratori;

perché la dissoluzione dei consorzi intercomunali sia avvenuta attraverso modalità contrarie ai principi stabiliti dal contratto collettivo, senza mai definire la posizione dei lavoratori ma disponendone addirittura il licenziamento.

(3-00874)

MARTELLA, FRANCESCHELLI, NICITA, MANCA, TAJANI, CAMUSSO, FURLAN, BASSO, LA MARCA, ROJC, FINA, LOSACCO, VERDUCCI, RANDO - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:

durante lo svolgimento del forum di Davos, l'amministratore delegato della Intel corporation Patrick Gelsiger ha fatto il punto sul grande piano di investimenti di Intel per tornare leader globale nella produzione dei microchip. Il piano prevede investimenti miliardari negli Stati Uniti e in Europa, dove gli sforzi dell'azienda statunitense sono focalizzati sugli stabilimenti in Germania e Polonia, annunciando altresì che per quanto riguarda l'Italia non sono previste aperture di stabilimenti di produzione;

tali affermazioni pongono fine all'ipotesi, avanzata nel 2021 dallo stesso amministratore delegato e poi congelata a seguito dell'insediamento del Governo Meloni, di aprire nel nostro Paese una grande fabbrica Intel per la produzione di semiconduttori;

nel luglio 2021, a seguito di importanti incontri istituzionali con il Governo italiano, le istituzioni UE e i Governi di Francia e Germania, l'amministratore delegato della Intel, con dichiarazioni rese pubbliche, aveva affermato di valutare con grande interesse la scelta di collocare impianti per la produzione di microchip in Italia, in un momento di grande ottimismo verso il nostro Paese a seguito dell'approvazione del piano nazionale di ripresa e resilienza e la prospettiva di investimenti importanti nel quadro del dispositivo per la ripresa e la resilienza;

il 21 luglio 2021, il Governo Draghi accogliendo l'ordine del giorno 0/2320/53/05 in sede di esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, recante misure urgenti connesse all'emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali (AS 2320), si era impegnato a valutare l'opportunità di adottare, presso tutte le sedi istituzionali opportune, ogni iniziativa volta a favorire l'Italia come sede di attività di produzione di semiconduttori al fine di rafforzare l'autonomia strategica italiana ed europea nell'approvvigionamento e garantire il mantenimento di adeguati livelli di autonomia tecnologica;

il 25 settembre 2022, come riportato da notizie di stampa, l'Esecutivo Draghi e Intel avevano selezionato il comune di Vigasio (Verona) per la realizzazione di un impianto per il packaging e l'assemblaggio di semiconduttori, prevedendo un investimento iniziale di circa 4,5 miliardi di euro e la creazione di 1.500 posti di lavoro diretti e altri 3.500 nella filiera, anche grazie a un finanziamento da parte del Governo italiano del 40 per cento dell'investimento totale di Intel;

nel mese di gennaio 2023, il Governo Meloni, in una nota stampa ha reso pubblicamente noto di essere in contatto costante sia con Intel sia con le istituzioni europeeper cercare di garantire l'insediamento in Italia dell'impianto;

in data 19 giugno 2023, Intel ha firmato un accordo con il Governo tedesco per realizzare un investimento in Germania di importo pari a 30 miliardi di euro, con 10 miliardi di finanziamenti a fondo perduto da parte dell'Esecutivo nel sito di produzione di Magdeburgo. Un analogo accordo è stato sottoscritto da Intel con la Polonia per investimenti pari a 4,6 miliardi di euro;

nonostante le difficoltà di budget della Germania che riguardano il fondo speciale per sussidiare gli investimenti industriali, l'impianto Intel di Magdeburgo, attualmente in fase di progettazione, sarà realizzato entro il corrente anno dopo aver ottenuto il via libera di Bruxelles agli aiuti di Stato;

le recenti affermazioni rese al forum di Davos dall'amministratore delegato di Intel Patrick Gelsiger, di fatto sanciscono il fallimento del "chips act" del Governo Meloni e della strategia dell'Esecutivo finalizzata ad allargare la presenza dell'Italia nella filiera strategica dei semiconduttori e di far parte di un sistema di industrie tra Paesi alleati in grado di produrre chip più avanzati. In Italia, Intel sarà presente esclusivamente con una partecipazione alla fondazione "Chips.it", il centro per il design dei semiconduttori che sta nascendo a Pavia, ma tramonta qualsiasi ipotesi di insediamento di mega stabilimenti,

si chiede di sapere:

quali siano le motivazioni che hanno impedito di dare seguito agli accordi di massima che erano stati raggiunti con Intel dal precedente Esecutivo nel settembre 2022 e che prevedevano l'insediamento di uno stabilimento Intel di produzione di semiconduttori nel nostro Paese;

se sia intenzione del Ministro in indirizzo riavviare rapidamente un dialogo con il gruppo Intel, allo scopo di fornire tutte le rassicurazioni necessarie all'azienda statunitense volte a favorire la realizzazione in Italia almeno di uno stabilimento per il packaging e l'assemblaggio di semiconduttori, a partire dagli stanziamenti necessari per la partecipazione ad una quota del finanziamento per la realizzazione dell'impianto;

quali nuove iniziative intenda adottare al fine di garantire al Paese adeguati livelli di ricerca e sviluppo in ambito tecnologico, della microelettronica e dell'intelligenza artificiale, nonché per accrescere le opportunità di creazione di nuovi posti di lavoro di qualità, di sviluppo territoriale, di trasferimento tecnologico e rafforzamento delle università e dei centri di ricerca italiani e se intenda farsi promotore, nelle sedi istituzionali europee, affinché tutti gli investimenti strategici in ambito tecnologico, della microelettronica e dell'intelligenza artificiale siano sostenuti non soltanto da investimenti nazionali ma da un fondo comune europeo.

(3-00875)

BOCCIA, MISIANI, MANCA, FRANCESCHELLI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'interno e per la pubblica amministrazione. - Premesso che:

come noto, sono emerse nell'ultimo periodo diverse criticità legate all'applicazione del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, recante introduzione del nuovo codice degli appalti;

nonostante la normativa abbia acquisito efficacia a valere dal 1° luglio 2023, era attesa a partire dal 1° gennaio 2024 l'implementazione del principale elemento di innovazione in seno al nuovo regolamento, ossia la piena digitalizzazione degli appalti e l'interconnessione di tutti i soggetti e le stazioni appaltanti che gestiscono procedure per lavori, servizi e forniture;

presupposto per la piena digitalizzazione delle procedure d'appalto è il collaudo dei portali telematici di approvvigionamento, quali MePA e EmPulia, abilitati alla diffusione degli avvisi di gara, non essendo più l'Autorità nazionale anticorruzione direttamente responsabile per il rilascio dei codici identificativi di gara (CIG);

malgrado si fossero manifestate negli ultimi mesi numerose avvisaglie di possibili problematiche legate ai ritardi nel processo di certificazione (tanto che ancora al 12 di dicembre del 2023 si discuteva concretamente di un possibile rinvio al 1° luglio dell'anno successivo), è stato deciso comunque di procedere dal 1° gennaio 2024;

ne è conseguito che, in seguito al blocco temporaneo delle piattaforme per interventi di manutenzione dal 2 al 5 gennaio, si sono verificati malfunzionamenti che hanno fortemente rallentato, se non del tutto impedito, la pubblicazione delle gare d'appalto;

ad oggi, le rispettive amministrazioni non hanno saputo porre rimedio ai problemi di funzionalità, tanto che i contact center di ANAC e del MePA non riescono a fornire risposte esaustive e si limitano a rimandarsi la questione;

la mancata risoluzione di queste problematiche è sfociata in una paralisi totale degli enti preposti. Mentre ANAC ribadisce la propria impossibilità a rilasciare i codici, i gestori delle piattaforme digitali continuano a lamentare impedimenti di natura tecnica;

la conseguenza ultima è l'assenza di stazioni appaltanti qualificate, che rischia di portare al blocco totale delle procedure d'appalto;

considerato, altresì, che:

numerosi sindaci di piccoli comuni sotto i 5.000 abitanti si trovano in questi giorni ad affrontare problematiche burocratiche e procedurali a seguito dell'abolizione dello smartcig da parte del nuovo codice dei contratti pubblici;

gli uffici sono in una situazione di stallo e senza strumento dello smartcig, che comunque rappresenta un valido strumento di tracciatura, non possono più procedere al pagamento delle piccole spese (ad esempio dall'acquisto della vite in ferramenta alla corona funebre) se non attraverso l'utilizzo dei suddetti portali;

le spese minute nelle piccole realtà comunali oltre a rappresentare un elemento di flessibilità operativa hanno finora consentito di sostenere le realtà commerciali locali, molte delle quali alla luce della nuova normativa possono non trovare conveniente iscriversi alle piattaforme perdendo il rapporto con le proprie amministrazioni locali;

in conseguenza della situazione che si è creata con le modifiche introdotte dal nuovo codice degli appalti e del blocco dei portali telematici di approvvigionamento, in numerose realtà locali si torna ad utilizzare il limite di economato per far fronte alle urgenze di piccole spese di approvvigionamento,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni che hanno impedito il rispetto delle tempistiche inizialmente previste per l'implementazione del principale elemento di innovazione del nuovo codice degli appalti, ossia per la piena digitalizzazione degli appalti e l'interconnessione di tutti i soggetti e le stazioni appaltanti che gestiscono procedure per lavori, servizi e forniture, nonché per la piena funzionalità dei portali telematici di approvvigionamento;

se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno ripristinare in via temporanea la piattaforma smartcig per gli affidamenti, con modalità tracciabili, infra 40,000 euro di spesa, e, conseguentemente, prevedere il rinvio di alcuni mesi della piena entrata in vigore della digitalizzazione degli appalti e dell'operatività dei portali di approvvigionamento al fine di evitare l'insorge di problematiche per le amministrazioni coinvolte e gli utenti;

se non ritengano opportuno prevedere, limitatamente ai piccoli Comuni sotto i 5.000 abitanti, a partire da quelli delle aree interne o disagiate, maggiori margini di autonomia per le piccole spese di approvvigionamento in forma comunque tracciabile, nonché forme di sostegno per le piccole realtà commerciali locali presenti nei comuni utili all'azzeramento dei costi di iscrizione ai portali di approvvigionamento in vista della loro entrata in funzione.

(3-00876)

MISIANI, NICITA, MANCA, MARTELLA, FURLAN, LOSACCO, ZAMBITO, CAMUSSO, LORENZIN, ALFIERI, FRANCESCHELLI, ZAMPA, ROJC, GIACOBBE, IRTO, BASSO, TAJANI, VERDUCCI, D'ELIA, VALENTE, DELRIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze, delle imprese e del made in Italy e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

in data 17 gennaio 2024, il gruppo TIM ha diramato un comunicato stampa nel quale ha reso noto di aver ricevuto l'assenso, nell'ambito delle attività volte al closing dell'operazione di cessione della società NetCo e in seguito alla firma del transaction agreement con Optics BidCo (società controllata da Kohlberg Kravis Roberts & Co. L.P. "KKR"), all'esecuzione dell'operazione medesima ai fini della normativa del "golden power";

nel comunicato si afferma che il provvedimento autorizzativo, con il quale il Consiglio dei ministri ha esercitato i poteri speciali nella sola forma delle prescrizioni, ha fatto propri gli impegni presentati nel corso del procedimento. Si tratta di impegni ritenuti dal Governo pienamente idonei a garantire la tutela degli interessi strategici connessi agli asset oggetto dell'operazione;

il decreto autorizzativo del Consiglio dei ministri, riassunto in una nota della Presidenza del Consiglio dei ministri, conferma che l'operazione di vendita della rete TIM al fondo infrastrutturale statunitense KKR sta procedendo secondo la tabella di marcia. Sempre secondo quanto riportato nella nota, sarebbe previsto un ruolo del Governo nella definizione delle scelte strategiche e assicurati tutti i presidi essenziali e garantita la supervisione dello Stato su tutti gli aspetti inerenti alla sicurezza, alla difesa e alla strategicità della rete e dei relativi asset, secondo quanto concordato nel memorandum sottoscritto dal Ministero dell'economia e delle finanze con il fondo KKR;

considerato che, a giudizio degli interroganti:

il Governo in carica, a partire dal suo insediamento, ha affrontato la questione TIM in modo contraddittorio, dapprima rivendicando la sovranità nazionale su un asset strategico per il Paese, per poi assecondare la decisione degli azionisti di procedere alla divisione dell'azienda in due distinte società, ovvero la ServCo finalizzata all'erogazione di servizi al consumatore, e NetCo, responsabile della proprietà e della gestione delle infrastrutture di rete. Quest'ultima, di particolare rilievo strategico, al compimento delle suddette procedure di cessione al fondo di investimento americano KKR, avrà come esito la perdita di un chiaro controllo pubblico su un asset industriale di interesse strategico nazionale, fondamentale per la transizione digitale italiana;

a differenza di analoghi casi in Germania, Francia, Spagna, il Governo italiano ha avallato un percorso che mira alla separazione tra rete e servizi, riducendo al contempo il valore strategico di un'azienda importante come la TIM, e senza adeguate garanzie, nonostante le rassicurazioni attraverso le note stampa, circa l'effettivo mantenimento del controllo pubblico sulla rete, sulla sicurezza dei dati e delle connessioni, sulla valorizzazione dei lavoratori e sull'impatto dell'operazioni in relazione agli investimenti sulla rete e sull'attuazione degli investimenti previsti dal PNRR;

la vendita della rete TIM, oltre ad essere stata decisa con motivazioni non rispondenti a logiche di mercato e tantomeno industriali, è stata avallata dal Governo impegnando nell'operazione anche 2 miliardi e mezzo di euro di risorse pubbliche, per acquisire soltanto una quota minoritaria, pari a circa il 20 per cento, della nuova società NetCo;

nel complesso, tale operazione avviene in continuità con altre preoccupanti decisioni di politica industriale che stanno portando al progressivo smantellamento di pezzi avanzati del tessuto produttivo nazionale, come dimostrano anche i casi di Alitalia, Magneti Marelli e Ilva;

tenuto conto che:

molti aspetti dell'operazione appaiono ancora poco chiari e si basano su un prezzo pattuito e un piano d'azione particolarmente flessibili. Su tali aspetti l'esito rimane legato a successivi accordi su quale parte di rete verrà acquisita da KKR, su quanto dei 26 miliardi di euro di debito resteranno in capo a TIM e quanti in capo a NetCo e soprattutto su quanto personale resterà in capo a TIM e quanto a NetCo;

la chiusura definitiva della complessa operazione TIM è prevista entro la prossima estate, all'esito della quale diventerà giuridicamente irreversibile. Nel frattempo dovranno essere acquisite le autorizzazioni più o meno condizionate da parte delle autorità nazionali e soprattutto europee, e discussa l'intera politica antitrust e dei prezzi delle infrastrutture;

rilevato che:

i sindacati dei lavoratori della TIM hanno sollevato forti perplessità e fondate preoccupazioni sull'andamento dell'operazione di vendita della rete TIM al fondo statunitense KKR e sulla divisione dell'azienda TIM in due società. Allo stato attuale non sono state fornite dalle parti coinvolte garanzie sulla tenuta occupazionale e il destino dei dipendenti della NetCo, affidati allo stesso soggetto finanziario che sta chiudendo gli stabilimenti Marelli in Italia e in Europa, e per i 16.000 dipendenti a carico della società dei servizi di cui rimarrà proprietaria TIM;

nel mese di febbraio 2024 scadranno gli ammortizzatori sociali e dovrebbe essere presentato il piano industriale delle due aziende e finora il Governo ha evitato di convocare i sindacati per un confronto sulle ricadute infrastrutturali e occupazionali di questa operazione, che secondo le stime delle organizzazioni sindacali mette al rischio circa 20.000 posti di lavoro,

si chiede di sapere:

se si intenda tempestivamente riferire sui termini e i dettagli dell'operazione di vendita della rete TIM al fondo KKR e sugli effetti del passaggio della rete TIM sotto il controllo del fondo e sulle ricadute della divisione dell'azienda TIM in due società;

quali siano, nel dettaglio, gli strumenti previsti per tutelare gli interessi nazionali circa l'effettivo mantenimento del controllo pubblico sulla rete TIM, nonché sulla sicurezza dei dati e delle connessioni;

quali misure si intenda adottare per garantire la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali messi a rischio dalla separazione dell'azienda in due distinte società, nonché per l'attuazione degli investimenti previsti sulla rete e degli investimenti del PNRR;

quali siano le ragioni che hanno finora impedito il confronto con i sindacati dei lavoratori della TIM in relazione all'operazione di vendita della rete al fondo KKR e sulla divisione dell'azienda nelle due società.

(3-00877)

ZAMPA - Al Ministro della salute. - Premesso che:

l'Unione europea ha ritenuto i vaccini una priorità nella risposta alla pandemia da COVID-19. Nel mese di novembre 2021 la Commissione europea, per conto degli Stati membri, ha stipulato contratti per un valore di 71 miliardi di euro per acquistare fino a 4,6 miliardi di dosi di vaccino per contrastare la diffusione del virus SARS-CoV-2;

nonostante l'Unione europea avesse registrato alcune carenze di approvvigionamento nella prima metà del 2021, alla fine dello stesso anno gli Stati membri hanno ricevuto quasi 952 milioni di dosi di vaccino, la maggior parte del prodotto Pfizer-BioNTech, di cui sono state somministrate oltre 739 milioni di dosi, per cui l'80 per cento della popolazione adulta dell'Unione è stata completamente vaccinata;

secondo l'esame della Corte dei conti europea, l'Unione ha realizzato un apposito sistema centralizzato di appalto per i vaccini che ha consentito un approvvigionamento iniziale di potenziali vaccini sviluppati con tecnologie e da produttori diversi. Nel portafoglio predomina il vaccino di Pfizer e BioNTech in ragione della capacità del produttore di rifornire l'Unione;

dopo la stipula dei contratti, la Commissione ha sostenuto la loro esecuzione fungendo da facilitatore tra gli Stati membri e i diversi produttori;

considerato che:

l'Italia ha partecipato alle gare d'appalto e acquisti centralizzati organizzati dalla Commissione europea per ottenere i vaccini. Ciò ha permesso di negoziare prezzi migliori e garantire l'accesso equo ai vaccini per tutti i membri dell'Unione;

una volta acquistati, i vaccini sono stati distribuiti alle varie Regioni italiane. Ogni Regione ha la responsabilità nella gestione della distribuzione e dell'amministrazione dei vaccini all'interno del proprio territorio, in base alle linee guida nazionali;

questo sistema ha mostrato la sua efficacia, specialmente durante la pandemia, dove l'Italia ha dovuto rapidamente adattare e ampliare la sua infrastruttura di approvvigionamento e distribuzione dei vaccini per far fronte alla crisi sanitaria;

terminata la fase che ha visto la Commissione europea condurre i negoziati con i fornitori di vaccini, per quanto riguarda il nostro Paese, sono le Regioni a provvedere, singolarmente e in via autonoma, ad avviare la procedura amministrativa relativa all'approvvigionamento dei vaccini,

si chiede di sapere:

quali siano le misure che il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di rendere più efficace ed efficiente l'approvvigionamento dei vaccini e garantire la sicurezza nelle varie fasi della fornitura;

quali iniziative intenda altresì adottare al fine di garantire, successivamente alla scadenza dei contratti perfezionati dalla Commissione europea, condizioni di uniformità ed equità su tutto il territorio nazionale con riferimento all'approvvigionamento, fornitura e distribuzione dei vaccini anti COVID-19.

(3-00878)

CATALDI, MAZZELLA, PATUANELLI, GUIDOLIN, SCARPINATO, TREVISI, BEVILACQUA, NATURALE, LICHERI Sabrina, LOPREIATO, ALOISIO, CASTIELLO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

con il decreto ministeriale n. 474 del 27 ottobre 2020 e successive modifiche e integrazioni è stata istituita, presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, l'alta commissione, di cui all'art. 1, comma 439, della legge n. 160 del 2019, per la valutazione dei progetti "PINQuA" (programma innovativo nazionale per la qualità dell'abitare);

i progetti PINQuA sono iniziative di sviluppo infrastrutturale e di trasformazione urbana, rivolte alle piccole e medie città italiane. Finanziati attraverso il piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), questi progetti mirano a migliorare la qualità della vita, l'efficienza dei servizi e la sostenibilità ambientale nei territori coinvolti;

essi rivestono un ruolo fondamentale per le piccole e medie città italiane. La scadenza per la realizzazione dei lavori, fissata dall'Unione europea, è il 31 marzo 2026;

considerato che, per quanto risulta agli interroganti:

alcuni componenti dell'alta commissione sarebbero stati collocati in quiescenza e, di conseguenza, essa avrebbe cessato l'attività;

ad oggi la nuova commissione non è ancora stata costituita;

alcuni progetti pilota precedentemente approvati hanno subito modifiche e sono attualmente bloccati proprio perché manca l'approvazione da parte dell'alta commissione;

considerato infine che è evidente che questo ritardo potrebbe causare la perdita dei fondi ottenuti dal Governo Conte dall'Unione europea e, in modo ancora più grave, potrebbe determinare gravi problemi finanziari per i Comuni coinvolti, qualora questi abbiano già speso l'anticipo del 10 per cento previsto dal programma PINQuA con tutte le inevitabili ed immaginabili ripercussioni sui territori,

si chiede di sapere se quanto esposto corrisponda al vero e, in caso affermativo, quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di pervenire in tempi brevi alla nomina dell'alta commissione per la valutazione dei progetti PINQuA.

(3-00879)

(già 4-00356)

LOMBARDO - Al Ministro della salute. - Premesso che:

l'Italia è il Paese con la popolazione anziana tra le più longeve al mondo; la popolazione anziana non autosufficiente in Italia è destinata a crescere passando dagli attuali 3 milioni e 800.000, a 4,4 milioni nel 2030 e 5,4 milioni nel 2050. L'aumento della popolazione anziana non autosufficiente e delle persone con disabilità rappresenta una sfida cruciale per il sistema sanitario nazionale;

attualmente, solo il 6,3 per cento delle persone non autosufficienti è ospitato in strutture residenziali ed è principalmente rappresentato da anziani over 85;

il 26 per cento delle persone non autosufficienti riceve assistenza da caregiver (nel 60 per cento dei casi i caregiver hanno forme di impiego parzialmente o totalmente irregolari), mentre la parte restante, pari ai due terzi del totale, è affidata esclusivamente alle cure dei familiari, con il supporto parziale di strutture semiresidenziali o di servizi di assistenza domiciliare;

la legge sulla non autosufficienza è stata attesa da oltre 25 anni da 8,5 milioni di cittadini italiani che hanno in casa una persona anziana non autosufficiente o una persona disabile;

gli interventi nell'ambito dei servizi sociali alle famiglie e alle persone rientrano nell'ambito della missione 5, componente 2, riforma 1.2, e della missione 6, componente 1, riforma 1, del PNRR;

l'articolo 3 della legge delega al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane (legge n. 33 del 2023) prevede che entro il 31 gennaio il Governo adotti uno o più decreti per promuovere la dignità e l'autonomia delle persone anziane e con disabilità, la cultura della prevenzione, la sanità preventiva presso il domicilio delle persone anziane e nuove forme di domiciliarità e di coabitazione solidale (senior cohousing);

l'articolo 4 della legge delega prevede che entro il 31 gennaio il Governo adotti uno o più decreti per il riordino, la semplificazione ed il coordinamento delle attività di assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria in conformità alla definizione del sistema nazionale per le popolazioni anziane non autosufficienti;

l'articolo 5 della legge delega prevede che entro il 31 gennaio il Governo adotti uno o più decreti attuativi per assicurare la sostenibilità economica e la flessibilità dei servizi di cura e assistenza a lungo termine per le persone anziane non autosufficienti;

nonostante la scadenza dei decreti attuativi, fissata al 31 gennaio 2024, preoccupa constatare che questi decreti non siano stati ancora emanati, il che genera incertezza del quadro normativo, indeterminatezza sulle risorse allocate per l'attuazione della legge e suscita forte preoccupazione tra gli 8,5 milioni di italiani coinvolti quotidianamente nella cura delle persone anziane non autosufficienti o delle persone disabili,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda fornire chiarimenti sui termini di emanazione dei decreti attuativi e sulle risorse che saranno effettivamente stanziate per garantire l'applicazione della legge.

(3-00881)

PELLEGRINO - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

il 28 febbraio 2022 l'Ucraina ha presentato domanda di adesione all'Unione europea, il 17 giugno 2022 la Commissione europea ha formulato il suo parere sulla domanda di adesione, il 23 giugno 2022 il Consiglio europeo ha concesso all'Ucraina lo status di Paese candidato e nelle sue più recenti conclusioni, adottate nel dicembre 2023, ha riconosciuto i sostanziali progressi compiuti dall'Ucraina per conseguire gli obiettivi alla base del suo status di Paese candidato, nonostante il fatto sia sotto attacco armato, ed ha accolto "con favore l'impegno strategico dell'Ucraina nel suo percorso verso l'UE e il suo elevato allineamento alle posizioni della politica estera e di sicurezza comune dell'UE e alle misure restrittive. Incoraggia l'Ucraina a proseguire questa tendenza positiva verso il pieno allineamento, anche in linea con i principi di sovranità e integrità territoriale";

considerato che:

l'Ucraina non ha ratificato la Convenzione de L'Aja sulla protezione dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale;

il Servizio sociale nazionale dell'Ucraina - Dipartimento di Stato per le adozioni e la tutela dei diritti del minore (DAP), con sede a Kiev, regolamenta e coordina le procedure relative alle adozioni;

in seguito all'invasione russa dell'Ucraina, giovani di minore età provenienti da orfanotrofi sono stati accolti da famiglie e istituzioni italiane;

la guerra ha reso più complesso il procedimento di adozione;

già a conclusione dell'anno scolastico 2022/23 l'Ucraina aveva richiesto il rientro in patria dei minori presenti in Italia per motivi di studio, concedendo successivamente una proroga fino a giugno 2024,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto;

a tutela del benessere affettivo ed emotivo dei minori ucraini, ed avendo questi espresso il desiderio di rimanere in Italia con le famiglie affidatarie, se non ritenga opportuno attivarsi con il Governo ucraino per prorogare la loro permanenza in Italia sino alla fine del conflitto.

(3-00882)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

NICITA, FURLAN, RANDO, BAZOLI, ROSSOMANDO, VERINI, SENSI, ROJC, LA MARCA, D'ELIA, BASSO, TAJANI, CAMUSSO, VERDUCCI, FINA, FRANCESCHELLI, MALPEZZI, ZAMBITO, ZAMPA, IRTO, MANCA, GIACOBBE, VALENTE, ALFIERI, GIORGIS - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

la sera del 6 gennaio 2024, un detenuto 58enne della settima sezione del carcere di Augusta (Siracusa) è deceduto a seguito di un malore che, nonostante la richiesta di aiuto rivolta da lui stesso ad uno degli agenti di turno, ne ha causato la morte ancor prima che gli venisse prestato soccorso;

nei mesi precedenti, come già evidenziato peraltro nell'ambito del precedente atto di sindacato ispettivo 3-00467, a prima firma dell'interrogante, due detenuti del medesimo istituto penitenziario sono deceduti in ospedale, dove erano ricoverati in gravi condizioni a seguito di uno sciopero della fame durato rispettivamente 60 e 41 giorni, del quale nessuno all'esterno della struttura ha avuto contezza fino al loro ricovero in ospedale, e nello stesso periodo un terzo detenuto ha tentato il suicidio;

nel maggio 2021 era avvenuto il suicidio di un altro detenuto della casa di reclusione di Augusta, per il quale era stata disposta e poi revocata, senza attendere il parere specialistico, la sorveglianza a vista, a seguito della manifestazione, resa dallo stesso detenuto al personale sanitario, dell'intenzione di togliersi la vita; per tale fatto la direttrice e un medico della struttura, peraltro, sono stati rinviati a giudizio con l'accusa di mancata vigilanza e omicidio colposo;

al citato atto di sindacato ispettivo il Ministro in indirizzo ha risposto affermando che: "per quanto riguarda la tematica dei suicidi, ribadisco l'attenzione alla sanità penitenziaria, che è e sarà massima";

come si legge in un report stilato dal Garante regionale per le persone private della libertà, a seguito di una visita condotta nel medesimo istituto in data 15 maggio 2023, "la capienza effettiva [della struttura] si abbassa a 339 posti" e "il tasso di sovraffollamento è del 140%", e al contempo si registra, come denunciato anche dal sindacato di Polizia penitenziaria SIPPE, una grave situazione connotata anche dall'inadeguatezza della struttura penitenziaria, in particolare con riferimento a servizi di base quali docce e riscaldamento, e dalla carenza di personale, in particolare di quello deputato all'assistenza sanitaria e psicologica dei detenuti;

nelle strutture penitenziarie di Augusta, Noto e Siracusa, il presidio sanitario è assicurato da un singolo medico per turno, talvolta senza l'ausilio di infermieri, e si registra inoltre un urgente fabbisogno di supporto psicologico a fronte, nel solo carcere di Augusta, di 120 detenuti con disturbi psichiatrici e di 100 detenuti con problemi di tossicodipendenza;

nel report il Garante, oltre a richiedere l'adozione di provvedimenti urgenti, avanzava proposte e suggerimenti per alcune soluzioni che però sono rimasti senza seguito;

in data 24 dicembre 2023, il primo firmatario della presente interrogazione si è recato, a distanza di un anno, nuovamente in visita presso l'istituto penitenziario di Augusta, in quello di Siracusa ("Cavadonna") e in quello di Noto, riscontrando la sussistenza di gravissime condizioni nonostante le rassicurazioni fornite da Governo in sede di risposta a precedenti interrogazioni sulla situazione carceraria nel siracusano. Sotto il profilo del personale, gli istituti penitenziari di Siracusa e Augusta sono tuttora in grave sofferenza. Ad un anno di distanza nulla è cambiato, specie se si considera che gran parte degli agenti di Polizia penitenziaria fa turni massacranti, altri sono distaccati ai nuclei regionali e altri sono coinvolti in varie forme di mobilità. Nel caso del penitenziario di Siracusa si sono riscontrati turni in cui un solo funzionario di Polizia penitenziaria deve gestire 4 piani (con sezioni di 40 persone in media). Nell'istituto penitenziario di Augusta, vi sono intere sezioni senza docce in cella, nelle quali una media di 40 persone deve usare appena 3 docce in condizioni fatiscenti con finestre con vetri rotti, talvolta senza continuità di acqua calda: una condizione disumana. In almeno due istituti penitenziari su tre, da anni, non funzionano i riscaldamenti. Sotto il profilo sanitario in tutte le strutture visitate, il presidio sulle 24 ore è assicurato da un solo medico per turno e in almeno una struttura più di un turno lascia il medico da solo senza infermieri. Non solo i medici sono costretti a fare più ore dei turni richiesti ma hanno ricevuto intimazioni scritte dall'ASP in base alle quali la stessa si rifiuterebbe di pagare le ore in eccesso ai medici. In tutte le strutture si lamenta urgente fabbisogno di supporto psicologico;

considerato che in data 9 gennaio 2024 il quotidiano "la Repubblica" ha pubblicato un articolo in merito alle drammatiche condizioni in cui versa l'istituto penale minorile "Malaspina" di Palermo, dove sono ricorrenti atti di lesionismo, tentativi di suicidio, proteste e scontri: un istituto in cui i minori stranieri si trovano in condizioni di solitudine e isolamento linguistico, senza visite e possibilità di permessi premio, senza abiti e nessuna corrispondenza; un contesto che, come di tutta evidenza, ha arrecato forme di grave disagio psichico ai detenuti e aggravato la situazione di coloro che già si trovavano in condizioni di vulnerabilità,

si chiede di sapere:

per quale motivo il Ministro in indirizzo non abbia ancora intrapreso tutte le iniziative necessarie e urgenti al fine di porre rimedio alla situazione di sovraffollamento, degrado strutturale e carenza di personale dell'istituto di reclusione di Augusta;

se sia a conoscenza della dinamica dei fatti che, in data 6 gennaio 2024, hanno portato alla morte del detenuto, e in particolare se tale esito si sarebbe potuto scongiurare qualora si fosse prestata un'adeguata e tempestiva assistenza sanitaria.

(3-00873)

DE PRIAMO - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:

nel mese di settembre 2023 la società "Com.e", editrice dell'Agenzia di stampa e di informazione "Dire", ha avviato una procedura di licenziamento e, successivamente, ha disposto il licenziamento di 14 dipendenti; è seguita, lo scorso 31 dicembre 2023, la sospensione dal lavoro con effetto immediato e senza retribuzione di 17 giornalisti;

a seguito di un provvedimento di fermo amministrativo disposto dal Ministero dell'istruzione (che si inserisce nell'ambito della vicenda giudiziaria che coinvolge l'ex editore della Agenzia Dire) è stato sospeso il pagamento dei contributi e dei compensi in favore della società editrice della suddetta agenzia di stampa, nonché l'accesso alla nuova procedura negoziata, relativa all'elenco di rilevanza nazionale delle agenzie di stampa, come delineato dalla recente riforma del settore;

la situazione di crisi aziendale ha assunto riflessi particolarmente negativi sul personale della Dire e sui giornalisti con conseguenze rilevanti sul piano dei servizi di informazione e di stampa svolti dall'agenzia;

negli scorsi giorni sono state promosse delle iniziative di mobilitazione in favore dei giornalisti dell'agenzia e lanciati appelli al Governo per sollecitare l'adozione di provvedimenti e di misure a tutela dei servizi di informazione e del personale interessato dai licenziamenti e dai provvedimenti di sospensione, in relazione ai quali emergono, altresì, profili di illegittimità meritevoli di approfondimento;

considerato che è, a giudizio dell'interrogante, necessario verificare le iniziative da assumere per assicurare la continuità dei servizi di informazione svolti dall'agenzia Dire, che vanta un'esperienza importante nel settore in termini di qualità e di diffusione dei servizi medesimi, ed a tutela del personale impiegato,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda promuovere, presso il proprio dicastero, un tavolo di crisi aziendale, al fine di verificare le iniziative utili per assicurare la continuità dell'attività editoriale e di informazione svolta dall'agenzia Dire e per tutelare i livelli occupazionali;

se intenda, inoltre, verificare la sussistenza delle condizioni per sbloccare le risorse destinate all'agenzia di stampa e per consentire alla stessa di essere inclusa nell'elenco delle agenzie di rilevanza nazionale per l'accesso alle risorse economiche e per la fornitura dei servizi di informazione, nel rispetto della normativa di recente introduzione.

(3-00880)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

MAGNI - Al Ministro della difesa. - Premesso che:

Microtecnica è una storica azienda torinese del settore dell'aerospazio controllata dal gruppo Collins aerospace, di proprietà degli americani di RTX, il quale intende cederla alla francese Safran, colosso del comparto;

Microtecnica occupa circa 700 dipendenti, 450 a Torino, 90 nel pinerolese e 160 a Brugherio, in provincia di Monza e Brianza, ed è specializzata in attuatori di volo, civili e militari;

l'operazione di vendita a Safran riguarda tutto il ramo di Collins riferito agli attuatori di volo e non solo Microtecnica, la cui vendita rappresenta un'operazione da 1,8 miliardi di euro, annunciata la scorsa estate 2023 e sulla quale il Governo italiano ha deciso di esercitare la clausola del "golden power", dichiarando l'attività dell'azienda di interesse strategico nazionale;

il Governo italiano, infatti, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 novembre 2023 ha opposto un veto all'operazione, a seguito di un'istruttoria condotta dal Ministero della difesa;

dagli articoli di stampa si apprende che la volontà di cedere l'asset ai francesi di Safran ha allarmato il Governo italiano perché il cambio di proprietà di un'azienda che fornisce pezzi di ricambio e servizi al programma Eurofighter, nato dalla collaborazione tra Italia, Regno Unito, Germania e Spagna, potrebbe mettere a rischio contratti della difesa italiana con i suoi partner;

Collins aerospace ha comunque confermato l'intenzione di procedere alla cessione e ha presentato ricorso contro il golden power esercitato dal Governo italiano;

sia la delicatezza dell'operazione che l'inaspettata decisione del Governo di esercitare la clausola senza spiegare nel dettaglio le ragioni di tale scelta e senza offrire soluzioni alternative alla trattativa in corso sulla cessione preoccupano le organizzazioni sindacali rispetto alle ricadute economiche sul territorio piemontese e lombardo che possono determinarsi e all'attuale stato di incertezza;

a parere dell'interrogante, Microtecnica deve rimanere una realtà strategica per l'aerospazio e la priorità rimane la salvaguardia dell'occupazione e degli insediamenti produttivi in Italia a prescindere da come si concluderà l'intera vicenda;

l'iter del ricorso contro il golden power dovrebbe concludersi entro i prossimi sei mesi, a luglio 2024, ma nel frattempo è doveroso che il Governo e il Ministro in indirizzo forniscano le dovute rassicurazioni, rendano note le ragioni alla base dell'esercizio della clausola e quali conseguenze industriali e occupazionali può determinare tale scelta sul futuro degli stabilimenti italiani e quali alternative alla trattativa in corso per la cessione di Microtecnica intendano mettere in campo perché Microtecnica rimanga una realtà strategica per l'aerospazio torinese e nazionale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda rendere note le ragioni poste alla base della decisione di esercitare la clausola golden power sulla cessione di Microtecnica, quali conseguenze industriali e occupazionali tale scelta può determinare sul futuro degli stabilimenti italiani e come intenda operare affinché Microtecnica rimanga una realtà strategica per l'aerospazio torinese e nazionale anche a prescindere dall'esito della trattativa in corso tra il gruppo Collins aerospace e Safran, anche a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici;

quali azioni abbia posto in essere per verificare i contenuti e i rischi derivanti dalla cessione;

se il Governo abbia attivato un'interlocuzione con le aziende per ottenere garanzie, come nel caso della cessione di TIM a KKR, a tutela degli interessi strategici del Paese.

(4-00956)

ALOISIO, CASTIELLO, PIRONDINI, TURCO, MAIORINO, FLORIDIA Barbara, CASTELLONE, LOREFICE, NATURALE, BILOTTI - Al Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR. - Premesso che:

in attuazione dell'articolo 119, comma quinto, della Costituzione italiana e dell'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) è, congiuntamente ai fondi strutturali europei, lo strumento finanziario principale attraverso cui vengono attuate le politiche per lo sviluppo della coesione economica, sociale e territoriale e la rimozione degli squilibri economici e sociali;

le risorse FSC devono essere destinate per l'80 per cento alle aree del Mezzogiorno e il 20 per cento a quelle del Centro-Nord;

l'articolo 61 della legge n. 289 del 2002 dispone che il fondo per lo sviluppo e la coesione debba essere ripartito con apposite delibere del CIPE (successivamente modificato in CIPESS, Comitato interministeriale per la programmazione economica sviluppo sostenibile) sottoposte al controllo preventivo della Corte dei conti;

quest'ultimo Comitato definisce le linee di sviluppo politico, economico e internazionale in ambito nazionale e comunitario individuando gli indirizzi e gli obiettivi prioritari di sviluppo economico e sociale, delineando le linee di sviluppo necessarie per il conseguimento degli obiettivi prefissati;

l'articolo 1, comma 6, della legge di stabilità per il 2014 (legge n. 147 del 2013) individuò la dotazione iniziale del FSC per il ciclo di programmazione 2014-2020, pari a complessivi 54.810 milioni di euro. Più specificamente, l'articolato dispose la seguente articolazione annuale: 50 milioni per l'anno 2014, 500 milioni per l'anno 2015, 1.000 milioni per l'anno 2016. Per gli anni successivi la determinazione della quota è stata demandata alle successive leggi di stabilità e di bilancio;

il FSC 2014-2020 è stato da ultimo ulteriormente rifinanziato dalla legge n. 160 del 2019: l'importo totale del rifinanziamento è pari a 5.000 milioni di euro distribuiti su 5 anni (dal 2021 al 2025);

il 31 ottobre 2023 il Ministero dell'economia e delle finanze ha pubblicato il documento recante "monitoraggio politiche di coesione programmazione 2021-2027 e programmazione 2014-2020". Il report fornisce una panoramica generale delle politiche di coesione in Italia e lo stato di attuazione degli interventi cofinanziati dai fondi strutturali e d'investimento, dal fondo sviluppo e coesione;

a pagina 77 del rapporto, si evince che, relativamente allo stato di attuazione del FSC 2014-2020, la percentuale dei pagamenti effettuati sul valore dei programmi prestabiliti è ferma al 30,68 per cento, pertanto l'avanzamento della dotazione è ferma a meno di un terzo delle risorse programmate;

a pagina 26 si evince che, relativamente allo stato di attuazione FSC della programmazione 2021-2027, la percentuale dei pagamenti effettuati sul valore dei programmi prestabiliti è ferma all'1,66 per cento, pertanto l'avanzamento della dotazione è ferma a circa due centesimi delle risorse programmate;

a pagina 25 è riportato lo stato di attuazione delle assegnazioni del FSC 2021-2027, Regione per Regione, da cui si evince una maggiore accelerazione delle risorse nelle regioni settentrionali rispetto a quelle meridionali. Ad esempio, si riporta la percentuale dei pagamenti effettuati sul valore dei programmi prestabiliti nelle seguenti regioni: Abruzzo (1,21 per cento); Calabria (0,07); Campania (0,90); Puglia (0); Sicilia (0,33); Emilia-Romagna (22,18); Liguria (27,34); Veneto (12),

si chiede di sapere:

quali siano le modalità attraverso cui il Ministro in indirizzo intende affrontare le criticità descritte, evitando che i fondi per lo sviluppo e la coesione vengano utilizzati con finalità sostitutive di altri impegni di spesa, come ad esempio i progetti a valere sul PNRR, rispetto al proprio carattere aggiuntivo;

quali siano le motivazioni per cui lo stato di attuazione delle assegnazioni del FSC 2021-2027 reca una maggiore accelerazioni delle risorse nelle regioni settentrionali rispetto a quelle meridionali e se non condivida la necessità di incrementare la percentuale dei pagamenti effettuati sul valore dei programmi prestabiliti nei territori più fragili;

quali siano le ragioni per cui al 31 ottobre 2023 (ultimo dato utile) la percentuale dei pagamenti effettuati sul valore dei programmi prestabiliti sia ferma all'1,66 per cento ovvero a circa due centesimi delle risorse programmate.

(4-00957)

LA MARCA, FURLAN, ALFIERI, DELRIO, SENSI, FINA, ROJC, VERDUCCI, LOSACCO, GIACOBBE, IRTO, MARTELLA, TAJANI, NICITA, MALPEZZI, VALENTE - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

l'INPS è l'ente che gestisce ed eroga le pensioni ai cittadini italiani residenti all'estero;

Citibank è la società bancaria che fa da intermediario tra l'INPS e i cittadini italiani residenti nel Nord e Centro America e che percepiscono la pensione dall'Italia;

numerose sono le segnalazioni che pervengono all'ufficio della prima firmataria del presente atto da cittadini italiani residenti all'estero che non percepiscono regolarmente i ratei della pensione a causa di errori nell'inserimento dei dati personali da parte dell'INPS;

il processo di normalizzazione della propria scheda anagrafica sulle piattaforme INPS o presso le sedi INPS di riferimento situate nei comuni italiani di iscrizione AIRE risulta essere di difficile attuazione per le persone anziane residenti fuori dall'Italia,

si chiede di sapere:

se la Ministra in indirizzo sia al corrente della situazione di difficoltà in cui si trovano tanti cittadini italiani, anziani e meno anziani, che risiedono in Nord e Centro America, che percepiscono una pensione italiana;

se non ritenga opportuno adottare iniziative per lo snellimento del processo di regolarizzazione della scheda anagrafica che un cittadino italiano residente all'estero deve sostenere per tornare a percepire la sua pensione;

se non ritenga altresì opportuno attivare un canale di contatto diretto fra le istituzioni parlamentari e l'INPS per superare le difficoltà dovute alla gestione territoriale delle diverse istanze degli italiani residenti all'estero.

(4-00958)

DE POLI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

in data 22 dicembre 1860 veniva emanato il decreto luogotenenziale firmato da Eugenio di Savoia che ha stabilito la creazione di due capoluoghi, Pesaro e Urbino, per la provincia omonima;

con decreto del Presidente della Repubblica in data 20 gennaio 2023, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 53 del 3 marzo 2023, si è determinata la popolazione legale dei Comuni della Repubblica sulla base del censimento permanente della popolazione e delle abitazioni alla data del 31 dicembre 2021 e per il Comune di Urbino, Provincia di Pesaro e Urbino, è stata individuata una popolazione legale pari a 13.772 abitanti;

in data 22 maggio 2022 il Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, ha emanato un decreto ad oggetto "riparto del fondo di 110 milioni di euro per l'anno 2022 a titolo di concorso alla copertura del maggiore onere sostenuto dai comuni delle regioni a statuto ordinario, per l'incremento dell'indennità di funzione dei sindaci metropolitani e dei sindaci dei comuni ubicati nelle stesse regioni";

nel decreto, al fine di calcolare il previsto incremento di indennità per gli amministratori, si è specificato che i Comuni co-capoluogo di provincia, e precisamente di Urbino, Carrara e Cesena, sono da considerare alla stregua dei Comuni capoluogo di provincia;

il decreto legislativo n. 267 del 2000, all'art. 37, comma 1, prevede che il Consiglio comunale dei comuni capoluogo di provincia, pur avendo una popolazione inferiore ai 100.000 abitanti, sia composto da un numero di consiglieri pari a 32;

all'art. 71 prevede che per i Comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti l'elezione dei Consigli comunali si effettua con sistema maggioritario contestualmente all'elezione del sindaco;

per quanto riguarda la composizione della Giunta municipale, il numero di assessori massimo è determinato dal comma 185 dell'art. 2 della legge n. 191 del 2009 per i capoluoghi di provincia, sulla base del numero dei consiglieri da eleggere, indipendentemente dal numero di abitanti, il numero massimo di assessori da nominare è pari a 9 oltre al sindaco;

considerato che

il Comune di Urbino rappresenta un caso unico tra i Comuni della Repubblica, in quanto è l'unico capoluogo di provincia ad avere un numero di abitanti inferiore a 15.000;

nell'anno 2024 si svolgeranno le elezioni amministrative per il rinnovo del sindaco e del Consiglio comunale,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno chiarire quale sia la normativa da applicare in tema di sistema elettorale, alla luce delle peculiari caratteristiche del Comune di Urbino.

(4-00959)

MAGNI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

il decreto-legge 30 marzo 2023, n. 34, recante "Misure urgenti a sostegno delle famiglie e delle imprese per l'acquisto di energia elettrica e gas naturale, nonché in materia di salute e adempimenti fiscali", ha istituito, all'articolo 24, un nuovo fondo per le vittime dell'amianto, per l'anno 2023;

il fondo "interviene in favore dei lavoratori di società partecipate pubbliche che hanno contratto patologie asbesto-correlate durante l'attività lavorativa prestata presso i cantieri navali per i quali hanno trovato applicazione le disposizioni dell'articolo 13 della legge 27 marzo 1992, n. 257, nonché, in caso di decesso, nei confronti dei loro eredi. Al Fondo di cui al primo periodo possono accedere anche le società partecipate di cui al suddetto periodo. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, determina, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, le tabelle di liquidazione dell'indennizzo a carico del Fondo di cui al primo periodo da riconoscere in favore dei soggetti di cui al presente comma, nonché i requisiti, i termini, gli effetti, le procedure e le modalità di erogazione delle somme nel limite delle risorse annue disponibili nel medesimo Fondo" (art. 24);

la disposizione, dunque, individua, quali possibili beneficiari i soli lavoratori di società partecipate pubbliche che abbiano contratto la patologia presso i cantieri navali e le partecipate pubbliche con lavoratori impiegati presso i cantieri navali;

è evidente, a parere dell'interrogante, la volontà di limitare le partecipate pubbliche alla cantieristica, ovvero, anche se mai citata, a Fincantieri;

in data 5 dicembre 2023, è poi intervenuto il decreto interministeriale che, all'articolo 2, ha precisato i soggetti legittimati ad accedervi: "1. Per l'anno 2023, possono accedere alle prestazioni del Fondo di cui all'articolo 1 i lavoratori di società partecipate pubbliche che hanno contratto patologie asbesto-correlate durante l'attività lavorativa prestata presso i cantieri navali, per i quali hanno trovato applicazione le disposizioni dell'articolo 13 della legge 27 marzo 1992, n. 257, e che risultino destinatari di sentenze esecutive, verbali di conciliazione giudiziale depositati entro il 31 dicembre 2023, o verbali di conciliazione comunque sottoscritti in sede protetta entro il 31 dicembre 2023, aventi ad oggetto a favore degli stessi il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. 2. In caso di decesso dei lavoratori di cui al comma 1, sono legittimati ad accedere al Fondo gli eredi di quest'ultimi, ai sensi degli articoli 536 e seguenti del codice civile, che risultino destinatari, sulla base di quanto liquidato con sentenza esecutiva o verbale di conciliazione giudiziale, depositati entro il 31 dicembre 2023, o verbale di conciliazione comunque sottoscritto in sede protetta entro il 31 dicembre 2023, del risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale. 3. Possono, altresì, accedere al Fondo le società partecipate pubbliche dichiarate soccombenti con sentenza esecutiva o comunque parti debitrici nei verbali di conciliazione giudiziale depositati entro il 31 dicembre 2023, o nei verbali di conciliazione comunque sottoscritti in sede protetta entro il 31 dicembre 2023, aventi ad oggetto il risarcimento di danni patrimoniali e non patrimoniali, riconosciuti in favore dei lavoratori";

è evidente che i lavoratori e i loro eredi, destinatari di sentenza, e quindi già risarciti per via giudiziale, non possono, per lo stesso danno, essere risarciti una seconda volta; sono, pertanto, di fatto esclusi dal beneficio economico del fondo che, giova ricordarlo, nasce, almeno da denominazione, a favore delle vittime dell'amianto;

il fondo è stato, peraltro, anche rifinanziato dalla legge di bilancio per il 2024 (articolo 1, comma 204, della legge 30 dicembre 2023, n. 213) di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026, sottraendo risorse economiche al fondo sociale per occupazione e formazione, di cui articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185;

non può non apparire lecito, dunque, pensare che la norma del 2023 istitutiva del fondo per le vittime dell'amianto avrebbe, quindi, quale reale ed unico beneficiario non le vittime, bensì Fincantieri stessa, anche se soccombente con sentenza esecutiva avente ad oggetto il risarcimento di danni patrimoniali e non patrimoniali, riconosciuti in favore dei lavoratori,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo su quanto riferito;

se non ritenga di dover intervenire al più presto al fine di introdurre correttivi alla disciplina del fondo istituito dall'articolo 24 del decreto-legge n. 34 del 2023, in tal modo rendendolo realmente e concretamente accessibile alle vittime dell'amianto e ai loro eredi.

(4-00960)

GASPARRI - Al Ministro della cultura. - Premesso che:

l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) ha rilevato dei danni permanenti alla torre della Moletta di Roma, causati dalle forti vibrazioni durante il concerto di Travis Scott al Circo Massimo del 7 agosto 2023;

la responsabilità di quell'area è del Comune di Roma capitale;

il Ministero della cultura aveva espresso dei dubbi in riferimento ad eventi troppo rumorosi;

è importante, ad avviso dell'interrogante, non bloccare iniziative di questo genere, che creano un circuito economico notevole, ma è altrettanto necessario rispettare le regole ed i criteri di sicurezza in maniera rigorosa, soprattutto se riguardano siti archeologici storici ed importanti come quello in questione,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questa vicenda, considerato che è il garante massimo della tutela del patrimonio archeologico, artistico e culturale italiano;

se corrisponda al vero che erano stati resi noti i danni che avrebbe potuto creare il concerto;

per quale motivo il Comune di Roma capitale lo abbia, in tal caso, autorizzato;

se corrisponda al vero che il sovrintendente capitolino ai beni culturali Presicce ha bloccato i rilievi una volta ricevuta l'informativa dall'INGV.

(4-00961)

Interrogazioni, già assegnate a Commissioni permanenti, da svolgere in Assemblea

L'interrogazione 3-00332, della senatrice Stefani ed altri, precedentemente assegnata per lo svolgimento alla 9ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare), sarà svolta in Assemblea, in accoglimento della richiesta formulata in tal senso dall'interrogante.

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

3ª Commissione permanente (Affari esteri e difesa):

3-00882 della senatrice Pellegrino, sulla presenza in famiglie e istituzioni italiane di minori provenienti dall'Ucraina a seguito del conflitto con la Russia;

10ª Commissione permanente (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale):

3-00874 della senatrice Camusso ed altri, sulle retribuzioni da corrispondere dopo la dissoluzione dei consorzi intercomunali di bonifica della Campania, in particolare in provincia di Benevento;

3-00878 della senatrice Zampa, sull'approvvigionamento dei vaccini anti COVID-19.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto stenografico della 147a seduta pubblica del 18 gennaio 2024, a pagina 284, sotto il titolo "Governo, trasmissione di atti", alla quinta riga del primo capoverso, eliminare le seguenti parole: "di Presidente".