Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 142 del 09/01/2024

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------

142a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MARTEDÌ 9 GENNAIO 2024

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Presidenza del presidente LA RUSSA,

indi del vice presidente RONZULLI

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 10 gennaio 2024
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente LA RUSSA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 17,04).

Si dia lettura del processo verbale.

PAGANELLA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 22 dicembre 2023.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Commemorazione di Francesco Alberoni

PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Gentili senatrici e senatori, è con sentimento di sincero affetto e commozione che desidero ricordare in quest'Aula il professor Francesco Alberoni.

Come sapete, egli era un sociologo, uno scrittore, un giornalista, un docente universitario. Francesco Alberoni è stato un protagonista veramente importante del panorama culturale della nostra epoca e soprattutto uno dei più intelligenti osservatori e acuti interpreti della nostra società.

Nel corso della sua lunga carriera accademica, Francesco Alberoni ha ricoperto la cattedra di sociologia in alcune delle più importanti università italiane e internazionali, dalla Cattolica di Milano all'Università di Losanna, dall'Università di Catania alla Statale di Milano, diventando un irrinunciabile punto di riferimento per generazioni di studenti e anche di docenti.

Verso la fine degli anni Sessanta ha ricoperto, con autorevolezza, il ruolo di rettore dell'Università di Trento, impegnandosi sia nel potenziarne il suo ruolo come istituto superiore di scienze sociali, sia nello sviluppo di un modello universitario più moderno e attento al coinvolgimento degli studenti nelle scelte didattiche.

Dopo il suo ultimo incarico accademico come rettore dell'università IULM di Milano, che si concluse nel 2001, Francesco Alberoni ha continuato con passione e generosità il suo impegno culturale e scientifico nei consigli di amministrazione di Cinecittà e della Rai e, infine, come Presidente, per oltre dieci anni, dal 2002 al 2012, del Centro sperimentale di cinematografia.

Uomo di grande saggezza e profonda empatia, con le sue opere Francesco Alberoni ha esplorato le sfumature più complesse delle relazioni umane. Le sue teorie, notissime, sull'amore, sull'amicizia, sulla società hanno affascinato e ispirato milioni di lettori in tutto il mondo. Un successo dovuto anche alla sua capacità di esprimere concetti complessi con parole semplici, comprensibili a tutti: una grande dote, che Alberoni aveva e che ci ha tramandato.

Ho avuto il privilegio personale di conoscerlo, non soltanto nella fase degli ultimi anni della sua vita, quando aveva deciso di candidarsi politicamente a Milano e anche alle elezioni europee, non per essere eletto, ma per partecipare, anche se poi risultò eletto. Io l'ho conosciuto molti anni prima, quando era nel pieno della sua attività accademica, lui insieme alla sua compianta moglie, e ne ho tratto sempre un'impressione di grande forza, di grande intelligenza, ma soprattutto di grande umanità. Quello che lo ha contraddistinto, almeno nel rapporto personale che ho avuto con lui, è stata sempre questa grande umanità e l'importanza che dava a sentimenti come amicizia, fiducia e solidarietà, che in una comunità sono un elemento che dà forte coesione.

Con Alberoni salutiamo un uomo che ha reso onore all'Italia e che, come hanno testimoniato le tante persone che hanno voluto rendergli un ultimo saluto in occasione dei suoi funerali a Milano, ha lasciato dietro di sé un'importante traccia di affetto, insieme ad un'eredità di idee e di valori che, sono certo, continuerà a ispirare anche le future generazioni.

Concludo rinnovando il mio affetto, il mio cordoglio e la mia vicinanza alla famiglia, a tutti i parenti, che sono qui presenti e che ringrazio di essere venuti numerosi; in particolare mi rivolgo ai figli Francesca, Paolo, Margherita e Giulio, ai loro familiari e a tutti i parenti del professor Francesco Alberoni presenti in tribuna.

Con questo ringraziamento, invito l'Assemblea ad osservare qualche istante di silenzio in sua memoria. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio. Applausi).

GUIDI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUIDI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, innanzitutto rivolgo tanti auguri di buon anno a lei e ai colleghi senatori. Quando sono stato contattato per commemorare Francesco, ho avuto un attimo di malinconia e forse di emozione, signor Presidente.

Nel commemorare una persona che si ammira tantissimo, che ha influenzato, con la sua immensa cultura, la mia piccola cultura e della quale, in qualche modo, se non amico (non vanto questo privilegio), ero conoscente affettuoso, io mi emoziono e mi sento in colpa.

Mi sento in colpa per le poche cose che dirò, ma anche per le cose che non dirò. Descrivere infatti in pochi minuti, in questa Aula, una vita così importante ti fa sentire in qualche modo inadeguato.

Io credo che Francesco Alberoni abbia tanti meriti; intanto quello di aver manifestato il suo disagio da studente. Non era d'accordo con le regole imposte, voleva una scuola più liberatoria, più all'altezza del piccolo bambino e dell'adolescente. Manifestò questo disagio in alcuni studi successivi.

Successivamente, scusate l'ossimoro, manifestò quasi il contrario: la bellezza di partecipare e l'importanza della leadership, che ha descritto come nessuno, Presidente; è stato quasi precognitivo, descrivendo il ruolo non solo contenutistico, ma emozionale, del leader. Sembra che descrivesse i nostri giorni.

Presidente, è poi chiaro che per uno psichiatra come me - per quanto da qualche anno mi eserciti meno in questa arte meravigliosa di curare alcuni dolori dell'anima - guarire (non sempre ho avuto questa possibilità) sarebbe cambiare troppo il carattere della persona che forse deve vivere con i propri pregi e i propri difetti. Il professor Alberoni si è cimentato in tante cose, ma in due in modo particolare: nel discutere sull'amore, la cosa che fa muovere tutti, secondo Dante anche le stelle, e su qualcosa di ancora più misterioso e complesso soprattutto nel mondo femminile, l'amicizia, la misteriosa miscela di sentimenti che descrive certamente la realtà emotiva più altruistica, più misteriosa, più tesoro da difendere. Un tesoro misterioso e nascosto, che vale tantissimo.

Credo che in queste poche parole, quelle parole che possono ferire come pietre o essere liberatorie come una poesia di Leopardi o un pezzo di Alberoni, la cosa più importante sia il suo sforzo di farsi capire da tutti. Quanto più si è intelligenti, quanto più si ama il proprio Paese, quanto più ci si fa a capire.

Vi ringrazio, rivolgo gli auguri anche al ministro Ciriani, e vi auguro buon pomeriggio nell'attesa di leggere cose meravigliose di Francesco Alberoni... (Il microfono si disattiva automaticamente)… che ringrazio per aver arricchito la mia vita. (Applausi).

PATTON (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PATTON (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, come ha già detto lei, Francesco Alberoni ha avuto un ruolo molto importante per la neonata università di Trento, in particolare per la facoltà di sociologia, ed è in quest'ottica che affronterò questo breve momento commemorativo. Desidero anche ringraziare Marco Boato, parlamentare di lungo corso, cinque legislature alla Camera e una al Senato, che si laureò proprio con Francesco Alberoni e fu uno dei suoi più stretti collaboratori nella fase di ricostruzione della didattica dell'università di Trento.

La fama di Alberoni aveva cominciato ad affermarsi a Trento negli anni caldi dei movimenti di protesta, che avevano avuto il loro epicentro nell'allora Istituto superiore di scienze sociali, dove, per iniziativa del presidente della Provincia autonoma Bruno Kessler, nel 1962, era stato fondato il primo - e all'epoca unico - corso di laurea in sociologia di tutta l'Accademia italiana.

Nella primavera del 1968 era stato nominato dal Ministro della pubblica istruzione il Comitato ordinatore di sociologia, con il compito di governare l'Istituto di Trento fino alla costituzione del nuovo consiglio di facoltà. Questo comitato ordinatore era composto dal filosofo Norberto Bobbio, dall'economista Beniamino Andreatta e dallo statistico Marcello Boldrini, che nel 1962, dopo la morte di Enrico Mattei, gli era succeduto alla presidenza dell'ENI. È in questo contesto che il comitato ordinatore, d'accordo con Bruno Kessler che presiedeva il consiglio d'amministrazione dell'istituto, decise di chiamare a dirigere l'Istituto superiore di scienze sociali Francesco Alberoni, che mantenne quell'incarico fino al 1970. Alberoni fino ad allora si era dedicato a studi di sociologia dei consumi e di sociologia dell'immigrazione. A Trento era stato chiamato col compito di governare il rapporto con il movimento studentesco non in chiave repressiva, ma sulla base di una sfida riformatrice. Alberoni prese sul serio questo impegno, dialogando con gli studenti e costruendo insieme a loro l'esperienza totalmente inedita dell'università critica.

Verso la fine degli anni Settanta, Alberoni si dedicò ad applicare lo stesso paradigma interpretativo che aveva applicato allo studio dei movimenti collettivi anche ai rapporti interpersonali di coppia, pubblicando nel 1979 il suo libro «Innamoramento e amore», che ebbe un grande successo editoriale, venendo tradotto in venticinque lingue. A questo seguirono altri libri e nel 1989 pubblicò anche «Genesi», opera nella quale analizzò i movimenti originati dal cristianesimo, dall'islam e dal marxismo.

Dopo sociologia, come ha già ricordato il Presidente di quest'Aula, Alberoni ha insegnato a Catania, a Milano, allo IULM e ha avuto numerosi incarichi in consigli di amministrazione. Di lui resta una bibliografia imponente e molto varia, anche se i mass media, alla notizia della sua scomparsa, hanno ridotto la sua biografia intellettuale soltanto allo stereotipo del sociologo dell'amore, ma nel quadro della storia del pensiero sociologico, non solo italiano, il suo apporto più significativo e duraturo resta proprio la sua analisi e interpretazione sistematica dei movimenti collettivi, che cominciò ad elaborare negli anni, ormai assai lontani, del suo impegno alla facoltà di sociologia di Trento. Non è semplice spiegare alle nuove generazioni il clima di quegli anni, la voglia di stabilire canali di dialogo e confronto tra la Trento di allora, i giovani politicizzati, e un'istituzione universitaria che in alcune sue componenti opponeva una strenua resistenza alle spinte riformatrici.

Concludo dicendo che fu un lavoro faticoso, ma anche entusiasmante, perché aveva come punto di contatto la cultura, a conferma che il sapere è il nostro antidoto contro i pregiudizi e per avvicinare i diversi, quel sapere che Francesco Alberoni ha coltivato per tutta la sua vita: il suo lascito più grande, la sua eredità. (Applausi).

SBROLLINI (IV-C-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBROLLINI (IV-C-RE). Signor Presidente, colleghe, colleghi, rivolgo un saluto affettuoso e molto sentito ai parenti, ai familiari tutti, ai figli del sociologo Francesco Alberoni anche da parte del Gruppo Italia Viva-Il Centro-Renew Europe.

È stato detto bene dai colleghi che mi hanno preceduto e anche con le parole che lei, signor Presidente, ha pronunciato all'inizio di questo momento di commemorazione: quella che stiamo ricordando è una figura importante, un sociologo, un accademico, un giornalista, uno scrittore, un uomo impegnato anche nelle istituzioni, rettore dell'Università di Trento. Alberoni è stato un membro importante del consiglio di amministrazione della Rai e quindi ha rivestito molti incarichi pubblici importanti. Mi piace, però, sottolineare quello che lei Presidente ha detto anche all'inizio del suo discorso, ovvero l'empatia di Francesco Alberoni. Per chi, come quelli della mia generazione, ha letto i suoi saggi negli anni in cui si affrontava il tema dell'adolescenza, dell'amore, dei valori dell'amicizia, delle dinamiche delle relazioni, è stato sicuramente un punto di riferimento importante. Un uomo, come è stato definito, prima di tutto con grandi doti umane, un uomo empatico che ha saputo parlare un linguaggio, come lei ha ben sottolineato, semplice, quindi universale, lasciando quella che oggi potremmo definire una traccia pop parlando di un tema delicato, importante e complesso come la sociologia, dando quindi sicuramente anche un taglio innovativo e moderno a questo grande tema.

Come è stato ben sottolineato, lo ricordiamo certamente per alcuni aspetti, in modo particolare è stato il primo studioso a scrivere di sociologia dei consumi e anche il più importante studioso internazionale dei movimenti collettivi, ma soprattutto ha studiato per tutta la sua vita professionale l'innamoramento, le dinamiche dell'amore, il tema dell'amicizia, del divismo. Ha sicuramente scritto tanti saggi, ma uno dei più conosciuti è sicuramente quello a cui molti di noi si sono avvicinati negli anni, ovvero «Innamoramento e amore» del 1979, tradotto in ben 24 lingue, tanto da valergli il riconoscimento a livello mondiale come sociologo della fenomenologia dell'amore, l'indagatore dei misteriosi meccanismi per cui nasce il legame tra due persone che si scelgono. Ci sono tanti altri suoi libri di cui potremmo parlare, che hanno segnato sicuramente una fase importante dal punto di vista sociologico del periodo storico che abbiamo vissuto.

Concludo, signor Presidente, ricordando una frase tratta proprio dal libro «Innamoramento e amore», che credo sia anche consona a quest'Aula. Alberoni scriveva: «Che cos'è l'innamoramento? L'innamoramento è lo stato nascente di un movimento collettivo a due… è una forza immensa, capace di fondare Nazioni, di deviare le vite delle persone, di cambiare la storia». «L'amore tende a separare la legge dalla persona; vuol instaurare altre leggi, altre norme».

Mi sembra un modo anche bello per poterlo ricordare in quest'Aula così importante. (Applausi).

PAROLI (FI-BP-PPE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAROLI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, vorrei spendere poche parole per ricordare oggi la figura di un grande uomo di cultura e di un grande divulgatore, capace come pochi di narrare le dinamiche dell'innamoramento e dell'amore, come è già stato detto da alcuni colleghi, ma in modo da riuscire a raggiungere chiunque, utilizzando parole comprensibili ed immediate.

Probabilmente un lessico semplice e di uso quotidiano, ereditato dalla sua infanzia nella provincia di Piacenza e filtrato da anni di studi universitari in medicina prima e poi di ricerche psicologiche, sociologiche e filosofiche. Essere stato allievo di padre Agostino Gemelli, che aveva fondato l'università Cattolica del Sacro Cuore, gli diede certamente quell'impulso a diventare, come lui stesso si definiva, un imprenditore culturale. Infatti partecipò alla creazione e costruzione dell'Università di Scienze e Comunicazione (lo IULM di Milano), di cui fu per anni professore e poi rettore. Anni dopo, come presidente del Centro sperimentale di cinematografia di Roma, diede anche qui nuova vita alla principale scuola di cinema italiana.

È stato senza dubbio una figura di intellettuale non schierabile: antifascista durante il fascismo e poi simpatizzante della destra della premier Meloni senza infingimenti, senza nascondere nulla, con la semplicità che un intellettuale impegnato nella vita e impegnato nella creazione di ogni cosa che lo circondasse e che incontrasse non poteva non avere. Non poteva venir meno al dovere di un impegno ad ogni attimo della propria vita e a ogni angolo che si incontrasse di impegno sociale e civile, in questo caso anche politico.

La dimostrazione di quanto fosse amato e seguito sta nei milioni di copie vendute dei suoi libri. Non dobbiamo certo né inventarlo, né citarlo più di tanto; lo sappiamo tutti. Sono testi che tra l'altro sono stati tradotti in venticinque lingue, a dimostrazione della facilità di comprendere argomentazioni che lui è stato capace di rendere alla portata di tutti. La sua storia personale ed intellettuale ce lo fa ricordare come un testimone attento della vita culturale e civile italiana. Ci ha lasciato dopo una vita carica di traguardi e di successi, ma il suo insegnamento - ci sentiamo di dire - è oggi quanto mai attuale. (Applausi).

STEFANI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STEFANI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la nostra Assemblea oggi, con la prima seduta del 2024, si apre con la commemorazione di due uomini illustri, che hanno lasciato veramente un segno indelebile nella nostra storia e nella nostra cultura.

Il professor Francesco Alberoni, che è venuto a mancare lo scorso agosto, è stato un grande sociologo, un intellettuale, un innovatore che ha dedicato la sua vita alla ricerca della conoscenza, all'analisi e alla comprensione dei fenomeni sociali complessi, dimostrando così una rara capacità nel renderli accessibili e comprensibili a tutti. Ha raccontato e interpretato l'Italia dei primi anni Sessanta praticamente fino ai giorni nostri.

Il professor Alberoni ha osservato la società e i suoi cambiamenti, studiandone principalmente due aspetti fondamentali: da una parte la nuova industrializzazione, con il peso della fabbrica e la presa di coscienza politica dei lavoratori e poi anche dei giovani universitari; dall'altra parte ha osservato lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, in primis la televisione, e l'avanzare dei consumi di massa. Ha seguito l'evolversi di questi elementi in trasformazione con un occhio particolare rivolto alle giovani generazioni, che erano al centro di cambiamenti ancora più imponenti.

Proprio a partire dall'analisi dei movimenti studenteschi, delle proteste e della rivolta del '68 è nato il saggio «Movimento e istituzione», del 1977, in cui l'analisi dei movimenti collettivi, che fino a quel momento era mancata, è arrivata ad individuare la condizione nascente, secondo il professor Alberoni, lo stato nascente all'interno dei movimenti di massa. Ha così centralizzato quello che era un momento di svolta, dove l'innamoramento per le idee, la focalizzazione del gruppo su uno o più leader, la comunicazione delle idee e la loro diffusione arrivavano a fondersi e a far nascere così il movimento.

In una delle sue ultime interviste ha ricordato, con la capacità comunicativa che lo contraddistingueva, come è nata poi la sua fama di studioso dei movimenti e questa sua figura di sociologo che capisce i movimenti.

L'ha ricordato lui stesso quando era stato chiamato a Trento, quando nel 1967 c'era stata una rivolta e si era dimesso tutto il corpo docente. Davvero capiamo che momenti particolari c'erano in quel tempo e come abbia saputo leggerli il professor Alberoni. Le attività del professor Alberoni hanno rappresentato veramente un ponte fra l'ambito accademico e la sfera sociale esterna, ispirando così a comprendere e affrontare dinamiche sociali in modo anche più consapevole. Il suo contributo nella divulgazione ha favorito una connessione tra le teorie sociologiche e la stessa azione politica, arricchendo il dibattito pubblico con una comprensione più approfondita delle sfide sociali.

Alberoni è stato anche un visionario. Un suo libro del 2021, «Il rinnovamento del mondo», racconta la storia che si svolge tra due date: la prima è quella della caduta del Muro di Berlino e la seconda è quella in cui inizia l'epidemia da Covid-19. Con la prima termina la divisione del mondo in due blocchi ideologici, il mondo atlantico e quello sovietico, e incomincia un processo di globalizzazione in cui scompaiono le frontiere tra gli Stati, scompare l'immagine di un nemico e tutto appare uniforme. La seconda data cade quando questo processo ha fine.

Nei suoi interventi successivi aveva anche evidenziato come, dopo trent'anni di globalizzazione, con la scomparsa dell'identità ci sarebbe stato un ritorno delle identità nazionali e della Nazione e sarebbe emerso un conflitto per il potere mondiale, prefigurando l'ingresso di una nuova epoca, quella degli Stati combattenti, nella quale diverse potenze auspicano il potere mondiale.

L'eredità del professore Alberoni vive attraverso le sue opere, che continueranno ad ispirare e guidare non solo le future generazioni di ricercatori e gli appassionati di sociologia, ma tutti noi. Il suo spirito vivace, le sue idee e le sue opere sono veramente un tesoro di saggezza e ispirazione per comprendere davvero le dinamiche sociali complesse. (Applausi).

VERINI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VERINI (PD-IDP). Signor Presidente, ringrazio il mio Gruppo per il privilegio che mi ha assegnato di poter ricordare in quest'Aula, come hanno fatto già altri colleghi e come ha fatto lei stesso, la figura di Francesco Alberoni. Il suo spessore, il suo eclettismo e la sua multidisciplinarietà culturale sono già stati ben delineati sia nella sua introduzione che da tanti altri interventi. Per questo voglio solo tratteggiare alcuni elementi della sua figura, che ne hanno giustamente fatto una delle personalità di maggiore rilievo della seconda parte del Novecento fino al ventennio che abbiamo attraversato di questo nuovo secolo.

Abbiamo tutti noi ammirato sempre in Francesco Alberoni la sua volontà, la sua capacità, la sua condizione naturale di essere empatico con coloro ai quali lui rivolgeva i suoi scritti, i suoi studi, i suoi lavori. La divulgazione per lui non era un'opinione; non lo era nella divulgazione della ricerca e dei suoi studi, e tutta la sua bibliografia è stata tesa a parlare non soltanto ai colleghi, agli addetti ai lavori, al mondo accademico, ma anche alla società. In questo senso non è stato un sociologo in vitro, ma è stato davvero un ricercatore e un analista delle mutazioni dei comportamenti sociali sulla base di verifiche fatte sul campo. I suoi numerosi incarichi che sono stati ricordati confermano anche questo.

Molti sono stati gli spunti originali che ne hanno fatto una figura di spessore non solo italiano. Ad esempio - mi pare forse lo ricordasse poco fa la senatrice Stefani della Lega - in «Statu nascenti» fornì un'interpretazione dei movimenti del 1968 basata sull'idea di condizione nascente, cioè intesa come un momento nel quale le idee e la comunicazione si fondono dando origine a un movimento collettivo. Scopre cioè che le proprietà dello stato nascente esistono, per analogia, anche in un fenomeno apparentemente diversissimo come l'innamoramento.

Ha ragione il senatore Patton: non si possono ridurre la complessità e lo spessore di Francesco Alberoni a innamoramento e amore, ma è anche vero che l'opera sua più nota e più diffusa a livello anche internazionale ha marcato la cultura e il costume italiano. Pensate che, nel 1979, quando uscì, quest'opera fu presentata anche al Festival nazionale dell'Unità: un successo immediato. Lui rivoluzionò anche lo stile sociologico, arrivando a usare il linguaggio tipico della letteratura amorosa dei giornali più popolari. Era il tempo in cui dominavano le ideologie e due straordinari personaggi, Gianni Vattimo ed Enrico Filippini, su «Repubblica» mossero critiche anche aspre - critiche culturali, naturalmente - al lavoro di Alberoni. Per esempio, Vattimo, su «La Stampa», parlò di un mito di fatto irrealizzabile. Secondo Vattimo il mito irrealizzabile riguardava l'idea che l'amore allo stato nascente non possa avere la forza dirompente dei movimenti rivoluzionari, cosa che invece Alberoni assegnava appunto all'innamoramento. Filippini, su «Repubblica», ugualmente fece analisi molto critiche, paragonando in qualche modo - in maniera provocatoria - lo scritto di Alberoni a Mike Bongiorno e alle consulenti del cuore note ai giornali "femminili" dell'epoca.

In conclusione, c'è un elemento che vorrei rilevare, perché ha una grande attualità. Alberoni analizzò molto il fenomeno del divismo nella società contemporanea: un fenomeno che negli anni Settanta definiva l'élite senza potere, cioè in pratica personalità della cultura e dello spettacolo che non avevano potere istituzionale o potere economico, ma che tuttavia influenzavano molto l'opinione pubblica. In sostanza, accanto al potere dell'élite c'era anche il potere di personalità i cui gesti influenzavano la società e le persone. Il divo veniva definito colui che era dotato di proprietà carismatiche.

Ecco, per Alberoni - e questo è davvero profetico Presidente - dalla fusione del mondo del divo con quello del potere tradizionale poteva e può nascere un grave pericolo per le società democratiche: il pericolo che il carisma del politico si trasferisca al divo, i cui comportamenti sono spesso discutibili sul piano morale.

È una grande perdita non soltanto per la sua famiglia - a cui va ancora il nostro cordoglio - ma per tutti, per tutto il nostro Paese. (Applausi).

ANCOROTTI (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANCOROTTI (FdI). Signor Presidente, colleghe e colleghi, signor Ministro, curioso, appassionato, originale e coraggioso: sono le caratteristiche di un uomo e di uno studioso che ha cambiato la storia delle scienze sociali nel nostro Paese. Con la scomparsa di Francesco Alberoni abbiamo perso una figura di enorme standing, un uomo che con le sue riflessioni ha dato lustro all'Italia e contribuito alla formazione umana di tutti noi.

Con la sua opera di sociologo, accademico e scrittore, ha indagato i movimenti collettivi della nostra società. Con occhio attento ha analizzato profondamente la partecipazione politica, il nostro modo di comunicare e di relazionarci tra di noi. Ha generato una forza innovatrice e un pensiero critico capaci di contribuire al progresso e all'ammodernamento culturale dell'Italia del Dopoguerra. Ha contribuito a traghettare il nostro Paese nell'età moderna con eleganza e fruibilità, coniugando la raffinatezza dell'intellettuale alla comprensibilità dell'uomo mai distante ma immerso nella società che descriveva.

Mi piace ricordarlo attraverso due concetti a lui cari, il primo dei quali è quello della leadership. Diceva il professore che il leader è prima di tutto il custode della meta, colui che ricorda e indica a tutti dove si deve andare e controlla che la rotta venga mantenuta. Deve trasmettere a ogni livello dell'organizzazione il senso della missione, il significato del compito e il senso del dovere. Solo chi è mosso da una visione può fare ciò che gli altri non riescono nemmeno a pensare o immaginare.

Il secondo concetto riguarda l'amore e la bellezza.

Diceva il professore: «E, quando cogliamo la bellezza di un paesaggio o di un'opera d'arte con lei, abbiamo una esperienza che è in qualche modo affine al rapimento amoroso. In quell'istante è come se cadessero le barriere che ci isolano dal mondo e l'essenza dell'oggetto irrompe, si impossessa di noi. Come nell'amore quando entriamo in contatto diretto con la natura profonda dell'altro, ne cogliamo l'incredibile stupefacente e unicità.».

Con prova di coraggio e lungimiranza, nel 2019 il professor Alberoni decise di candidarsi con Fratelli d'Italia; una candidatura realmente al servizio del Paese, lontana da dogmi ideologici, frutto della stima verso una donna, una giovane leader, ambiziosa e controcorrente, come Giorgia Meloni, lontano dallo status quo del mondo politico di quel periodo. Non fu eletto, ma quella scelta coraggiosa, per certi versi rivoluzionaria per un accademico che non aveva certo bisogno della politica per esistere, contribuì a costituire una forza propulsiva, in grado, qualche anno dopo, di scompaginare il sistema politico italiano e portare Fratelli d'Italia a esprimere la prima donna Presidente del Consiglio del nostro Paese.

Il nostro Gruppo parlamentare e il Paese intero non possono che esprimere gratitudine al professor Alberoni, per aver dimostrato come, con l'impegno, il senso critico e il proprio coraggioso esempio, sia possibile contribuire a costruire il futuro di una società migliore, più aperta, democratica e accogliente.

PRESIDENTE. Sono così conclusi gli interventi commemorativi del professor Francesco Alberoni. Mi resta solo, nel ricordare ancora una volta l'amico Francesco, di ringraziare i familiari per la loro presenza qui tra noi in Senato. Grazie ancora di cuore. (Applausi).

Sul 20° anniversario della scomparsa di Norberto Bobbio

PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Colleghe senatrici, colleghi senatori, ricorre proprio oggi il ventesimo anniversario della scomparsa del senatore a vita Norberto Bobbio, una delle menti più influenti della nostra epoca e del pensiero democratico.

Filosofo, giurista, storico, politologo e accademico italiano, attraverso le sue opere Norberto Bobbio ha accompagnato lo sviluppo della nostra comunità nazionale, nel solco di ideali di partecipazione, pluralismo e dialogo. La sua lunga carriera accademica si è spesso intrecciata con un'instancabile impegno civico e politico; un impegno culminato, nel 1984, con la nomina a senatore a vita da parte del presidente Sandro Pertini per altissimi meriti in campo sociale e scientifico; un ruolo che il senatore Norberto Bobbio ha ricoperto per ben sei legislature, con rigore e passione, diventando un irrinunciabile punto di riferimento per tante generazioni di politici, di parlamentari, donne e uomini dello Stato. Le sue analisi e le teorie da lui elaborate, i suoi insegnamenti - come ha ricordato oggi anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella - sono e saranno oggetto di approfonditi studi nei più prestigiosi luoghi di cultura.

Ricordarne la figura oggi significa soffermarsi a riflettere sui suoi insegnamenti e in particolare su come egli considerasse la democrazia cardine irrinunciabile di libertà, pace, giustizia e tutela dei diritti; una democrazia che egli ci invita a difendere come ideale morale e politico.

In memoria del senatore a vita Norberto Bobbio, invito, pertanto, l'Aula a osservare un minuto di silenzio, ringraziando coloro che, in tribuna, sono venuti insieme a noi ad onorarlo. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio. Applausi).

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, essere chiamati a parlare per cinque minuti per ricordare Norberto Bobbio è uno di quegli incarichi impossibili che qualche volta la politica e la vita ti offrono. Ho accolto con grande gratitudine la richiesta del mio Gruppo di ricordarlo in quest'Aula perché credo che, a distanza di vent'anni dalla morte del professor Bobbio, la sua assenza, al contrario di quello che accade di solito, non sia meno sentita. Il passaggio del tempo non sta attenuando il ricordo della sua opera e del suo pensiero, ma paradossalmente - per chi ha studiato le sue opere non è certo un paradosso - il pensiero del professor Bobbio credo che oggi manchi più che mai.

In un'epoca nella quale il messaggio politico si è completamente ipersemplificato, in un momento nel quale il pensiero si è ridotto spesso a un telegramma, allo spazio di un tweet, a 140 caratteri, il ragionamento di Bobbio ci invita invece alla complessità, alla profondità, al confronto tra le idee, a un confronto non di slogan, ma di posizioni.

Attenzione: credo che quello che è stato importante nel pensiero di Bobbio è che questo confronto debba essere sempre svolto all'interno di un grande rispetto reciproco. È questa una delle ragioni per le quali io credo che oggi ci manchi. Vi è la nettezza - da un lato - delle posizioni di Bobbio che, certo, non faceva sconti; che difendeva la forma repubblicana e l'antifascismo con una chiarezza che definirei inossidabile che non consentiva sconti; e - dall'altro lato - vi è la sua richiesta a chi si riconosceva nell'ambito dei valori costituzionali e repubblicani di riconoscere quel patrimonio comune e, quindi, di essere capaci di discutere le differenze in quel confronto reciproco che era comunque di beneficio all'intera comunità perché l'avrebbe fatta crescere nel suo insieme.

Penso che questo oggi sia ciò che più ci manca di Norberto Bobbio. Oggi, in un momento nel quale perdiamo il senso di alcuni valori repubblicani - credo che certe immagini che purtroppo la cronaca ci porta a vedere avrebbero fatto inorridire il professor Bobbio - ci chiede di confrontarci con uno spirito costruttivo. Penso che questo manchi moltissimo a chi nella sua attività politica ha provato a perseguire l'approfondimento più che lo slogan.

Mi vengono in mente, ad esempio, alcuni dilemmi e pensieri che nell'opera di Bobbio vanno a confrontarsi. Pensiamo ad esempio al confronto tra l'uguaglianza e la libertà: due polarità intorno alle quali le più nobili famiglie politiche si sono esercitate. Sono necessariamente uguaglianza e libertà valori contrastanti per i quali ci si può schierare alternativamente? Stiamo con la libertà o stiamo con l'uguaglianza? Oppure il confronto e l'apertura, la tolleranza - una parola che a me non piace molto, perché penso che si tollerano gli insetti e non le persone - l'inclusione e il rapporto di rispetto reciproco conoscono dei confini o sono illimitati? Si può essere tolleranti con gli intolleranti? Si può accettare, nel nome dell'apertura, che si vada anche al di là di quei cardini fondamentali che devono essere la base del nostro contratto sociale?

Ecco io credo che il pensiero di Norberto Bobbio, questo tipo di esercizio, manchi grandemente alla politica contemporanea. Penso che ci farebbe molto bene recuperarlo e credo che, a distanza di vent'anni, la sua assenza e il suo vuoto si sentano paradossalmente - come dicevo all'inizio - forse più ancora di quanto si sentirono nel momento in cui ci lasciò. (Applausi).

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, per la mia generazione, quando eravamo giovani militanti di sinistra, Norberto Bobbio è stato l'emblema stesso di quella grande cultura liberale italiana che, pur nelle differenze, intratteneva con la corrente di pensiero socialista e marxista un rapporto di interlocuzione e dialogo.

Era Bobbio il gigante del pensiero liberale che negli anni Ottanta, evidenziando la sua disillusione per alcune involuzioni della democrazia italiana, confessava di aver nutrito grandi e deluse speranze solo in tre occasioni, una per decennio: dopo la sconfitta della legge truffa nel 1953, al momento della nascita del primo centrosinistra nel 1964 e poi con il grande balzo elettorale del Partito Comunista Italiano nel 1975. Bobbio era un liberal democratico, come oggi si proclamano quasi tutti, e un'azionista, ma specificava che, pur non essendo mai stato comunista, aveva sempre considerato i comunisti - o almeno i comunisti italiani - non come nemici da combattere, ma come interlocutori di un dialogo sulle ragioni della sinistra. Dunque, era anche per noi un punto di riferimento e spesso un maestro.

Con la cultura assembleare e con le istanze di democrazia diretta che, a partire dal 1968, segnarono in Italia il dibattito politico, dunque la nostra cultura, Bobbio era certamente critico, ma non perché non ne condividesse le spinte e le ragioni di fondo: riconosceva anzi che la frontiera della democrazia fosse la sua estensione dalla sfera della politica a quella del sociale. Segnalava la necessità di estenderla a quei luoghi in cui il potere si esercitava ancora solo dall'alto in basso, in particolare nei luoghi di lavoro e nella pubblica amministrazione. Indicava però una strada diversa per raggiungere quel traguardo: non uno stravolgimento delle regole del gioco, ma la loro estensione agli ambiti dai quali erano ancora banditi.

Per tutta la vita Norberto Bobbio ha insistito nel sottolineare che la democrazia è soprattutto una questione procedurale che attiene essenzialmente alle regole del gioco. Con le sue stesse parole, è «un metodo per prendere decisioni collettive»: tutti partecipano alla decisione direttamente o indirettamente e la decisione viene presa dopo una libera discussione a maggioranza. In questa formula non c'è nulla di minimalista o di scolastico. A muovere Bobbio era invece la convinzione appassionata che la democrazia non è una conquista data una volta per tutte e che nulla sia più pericoloso nel ritenerla tale. Diceva inoltre che i nostri padri erano democratici ottimisti e che noi siamo e dobbiamo essere sempre democratici in allarme.

La sua insistenza sulla centralità delle procedure e la sua continua analisi del funzionamento delle regole democratiche, puntigliosa e lucidissima, erano nel suo modo di essere sempre in allarme e di tenere tutti noi democratici, liberali o socialisti che fossimo, sempre sul chi vive.

Quel dibattito sembra oggi preistoria, lontanissimo. Dalla morte del senatore a vita Norberto Bobbio in poi, vent'anni fa, abbiamo assistito a un progressivo svuotamento di senso di quella democrazia, sulle cui sorti ci esortava a restare sempre vigili. La partecipazione è stata ridotta progressivamente a un simulacro e la rappresentanza - principio sul quale aveva scritto alcune delle sue pagine più incisive - spogliata di quasi ogni significato.

Sono in campo - come sappiamo - proposte di riforma costituzionale che, almeno a mio parere, implicherebbero il fortissimo rischio di degenerazione democratica, in una sorta di autocrazia elettiva. Per questo oggi più che mai è necessario ricorrere al pensiero di Norberto Bobbio e adoperarlo per quello che voleva essere: una mappa strategica per difendere, ma anche per allargare, la nostra democrazia. (Applausi).

CRAXI (FI-BP-PPE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRAXI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, colleghi senatori, dopo il professor Alberoni, tocca a me oggi commemorare un altro socialista. Norberto Bobbio è stato un pensatore influente che ha modernizzato la cultura politica nazionale, un filosofo del diritto che ha saputo arricchire con la sua produzione scientifica l'evo contemporaneo; un intellettuale che nel lungo tragitto del Novecento, segnato dalle dinamiche distruttive dei totalitarismi e delle guerre mondiali, non ha mai smarrito la bussola dei diritti e della libertà, nutrimento di impegno civile e morale.

«Vi sono tante cose che crollano e meritano di cadere per sempre. Ma permettetemi di dirvi che tra le cose che crollano quella che lascia il vuoto più grande e forse irreparabile è lo spirito di libertà» annotava nel 1952, con l'Europa già divisa da una cortina di ferro.

Bobbio amava definirsi uomo del dubbio e del dialogo, continuamente portato a farsi domande, a sospendere i giudizi, a mettere in discussione gli approdi, a investigare le ragioni altrui per coglierne fino in fondo l'essenza. Osservatore attento e al contempo preoccupato, egli rifletteva sul futuro, oltre che sul concetto stesso di democrazia, da tenere saldamente legato alla giustizia sociale; sulle sfide molteplici che ne fiaccavano lo spirito e sul ruolo degli uomini di cultura, per rafforzarne gli argini. Egli soleva ripetere: «Cultura significa misura, ponderatezza, circospezione: valutare tutti gli argomenti prima di pronunciarsi, controllare tutte le testimonianze prima di decidere, e non pronunciarsi e non decidere mai a guisa di oracolo da quale dipenda, in modo irrevocabile, una scelta perentoria e definitiva».

In quest'Aula si celebra oggi il ventesimo anniversario della scomparsa di un uomo di statura capace di rompere gli schemi e sfidare il conformismo, pagandone le conseguenze pur di non rinunciare al bisogno di comprensione e al gusto o al dovere della verità. Fra le innumerevoli pagine della biografia di intellettuale impegnato, ne cito una, quella che Bobbio compose negli anni Settanta del secolo scorso, quando la visione marxista della società andava imponendosi come un valore acquisito. Le sue argomentazioni, pubblicate sulle colonne della rivista «Mondoperaio», una delle riviste intellettualmente più vivaci della galassia socialista, seminarono dubbi sull'esistenza di una dottrina marxista dello Stato, squarciarono il velo delle ipocrisie segnando l'avvio di un processo di rinsavimento culturale e politico dell'area social-riformista. Interprete e critico autorevole della Repubblica dei partiti, Bobbio accompagnò con una sorta di amaro disincanto il passaggio a una diversa fase della storia politica nazionale, nel tornante conclusivo del XX secolo. Egli certamente si schierò contro le degenerazioni sistemiche, ma prese pure di petto le tendenze alla disgregazione particolaristica della società civile in nome della quale si esaltavano le virtù salvifiche dell'antipolitica. Vi è traccia di questo approccio nell'editoriale pubblicato sulla prima pagina del quotidiano «La Stampa» il 20 gennaio del 1993. «La prima Repubblica» - scrive Bobbio - «è proprio finita. Non lo dico, come la maggior parte degli italiani, con un sospiro di sollievo o addirittura con aria di trionfo. Lo dico con un senso di amarezza [...] perché una conclusione così miseranda è l'espressione del fallimento di tutta intera la nazione, e non solo della classe politica che è ormai continuamente e rabbiosamente messa sotto accusa da parte di coloro che per anni l'hanno sostenuta e le hanno offerto il consenso necessario per governare. Come paese democratico, come Stato di liberi cittadini, abbiamo fatto, bisogna riconoscerlo, una pessima prova».

Norberto Bobbio, come gli altri intellettuali del secolo scorso, ha legato il suo nome a un processo storico di contaminazione feconda tra politica e cultura, rivendicando certo l'autonomia del sapere dai condizionamenti del potere, ma riconoscendo l'importanza di un legame da cui poteva trarre giovamento non solo il profilo identitario della Nazione, ma pure gli sforzi tesi a definire le categorie interpretative per leggere la modernità. (Applausi).

CATALDI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CATALDI (M5S). Signor Presidente, la ricchezza del nostro Paese non è nel benessere economico. La vera ricchezza è nell'eredità culturale che abbiamo ricevuto dai nostri intellettuali, dai nostri filosofi, dai nostri poeti. È la cultura che nutre la nostra anima. E devo dire che Bobbio ci ha lasciato una grande eredità, un patrimonio culturale fatto di valori che riflettono la sua natura di uomo del diritto, di umanista.

È inevitabile, nel ricordare Bobbio, farci tornare alla mente il suo amore per i diritti umani, il suo amore per la democrazia e soprattutto il suo amore per il dialogo democratico. Se dovessimo trovare delle parole per definirlo, forse quelle più adatte potrebbero essere «l'uomo del dialogo democratico», perché il suo pensiero e la sua vita sono stati caratterizzati dall'incessante ricerca volta a trovare una mediazione tra le varie opinioni in campo. Questo forse è stato il suo più grande insegnamento.

Uno dei suoi pensieri che più mi ha colpito è mettersi sempre, nei confronti dell'altro, in un atteggiamento che deve farci un po' rinunciare all'idea di essere depositari di una verità assoluta. Scriveva che tra la verità e la non verità c'è sempre spazio per una verità da sottoporre a continuo revisionismo. E ci avvertiva anche di un fatto: dobbiamo credere nelle buone ragioni, perché, se smettiamo di farlo, lì inizia la violenza. (Brusio). Scusate, colleghi, c'è un po' di brusio che mi distrae. Pensate quanti conflitti e quante guerre sono nati perché a monte è mancato questo spirito di dialogo.

Un'altra cosa importante: quando Bobbio ci parla della necessità di dialogare e di rispettarsi, in realtà ci fa capire che questo non serve soltanto come un atteggiamento di rispetto dell'altro, perché aprirsi al dialogo significa anche arricchire noi stessi. Tutte le volte che noi nell'avversario immaginiamo di vedere un nemico ci stiamo sottraendo a una delle nostre opportunità, l'opportunità di aprirsi a delle nuove consapevolezze.

Vorrei citare le parole di un altro intellettuale del nostro tempo, che in qualche maniera fanno eco alle parole di Norberto Bobbio. Questo intellettuale diceva: «Dovremmo ospitare il sospetto che l'altro sia abitato dalla verità». Proviamo a soffermarci su questa espressione "abitato dalla verità". È un po' come richiamare l'idea che il nostro pensiero stia maturando nel nostro mondo interno: il contatto con l'altro ci costringe a confrontare due mondi interni, il nostro mondo interno da cui si genera il pensiero. A volte proiettiamo sull'altro qualcosa che non siamo in grado di accettare in noi stessi. Abbiamo quasi paura di guardare quella parte del nostro mondo interno che ci fa in qualche maniera mettere nel dubbio un'idea.

La difficoltà di dialogare non dipende dal fatto che abbiamo idee diverse o che abbiamo colori politici diversi. Il più grande ostacolo al dialogo democratico e al confronto, anche in quest'Aula, è dato dalle nostre paure e dai nostri pregiudizi. Norberto Bobbio ci mette in guardia da questo e ci dice che, per entrare in contatto con l'altro, dobbiamo spogliarci di questi pregiudizi, dobbiamo essere nudi per poter affrontare il dialogo.

Questo però - attenzione - non vorrei che venisse interpretato come l'idea di un relativismo culturale. Tutt'altro: è semplicemente acquisire la consapevolezza della complessità. Noi viviamo in una realtà in cui ciascuno di noi deve credere nei suoi principi e far valere i suoi principi. L'importante è che questi principi non si trasformino nella presunzione di una verità assoluta, che non diventino dei dogmi. Un conto è credere nel principio e un conto è il dogmatismo, che coincide con l'intransigenza e il fanatismo. Bobbio diceva di odiare i fanatici e chi crede di essere depositario della verità assoluta.

Credo che sia importante prendere questa parte della sua eredità e imparare soprattutto a rispettarci gli uni con gli altri. Se impariamo a rispettarci tra di noi, è lì che stiamo davvero rispettando quella popolazione che ciascuno di noi in quest'Aula sta rappresentando. (Applausi).

GARAVAGLIA (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, è certamente difficile sintetizzare in un breve intervento il ricordo di una figura così importante per la storia e la cultura italiana. Come ha scritto Michelangelo Bovero: «Non ogni studioso è anche un intellettuale. Lo studioso cerca di comprendere, di interpretare, di spiegare il mondo; l'intellettuale giudica, valuta, cerca di influenzare atteggiamenti e comportamenti». Ecco, Bobbio era uno studioso e un intellettuale. Come disse lo stesso Bobbio commentando Feuerbach: prima di cambiare il mondo, bisogna interpretarlo. Quindi bisogna anche essere studiosi e bisogna conoscerlo.

Dicevo che è impossibile sintetizzare in un intervento un pensiero così complesso. Sarebbe ovvio e scontato, per un leghista come me, ricordare il Norberto Bobbio sostenitore della causa federalista. Ci concentriamo invece su un altro aspetto: sulla lettura o, per meglio dire, la rilettura che Bobbio ha fatto della Resistenza. Come il filosofo Derrida, Bobbio scava la parola Resistenza fino a toccare le vertigini di un passato che non passa, fino ad arrivare al significato più profondo, e definisce la Resistenza una guerra civile. Quando lo fece, suscitò parecchio scalpore. Lo fece ad esempio nel libro «Dal fascismo alla democrazia». Già il titolo di questo saggio molto importante dice tutto. La Resistenza è una cesura netta tra la non democrazia e la democrazia. Ma Norberto Bobbio, liberale socialista, non è mai stato divisivo. La definizione stessa di Resistenza come guerra civile, di guerra di italiani contro italiani, è non un giudizio di valore, ma una constatazione, un dato di fatto. Non è divisiva la definizione delle tre guerre civili - così le descrive nel testo, anche questo molto interessante, «Sulla guerra civile», scritto con Claudio Pavone - ossia la guerra patriottica contro l'esercito nazista invasore, la guerra civile contro la dittatura fascista, la guerra di classe per le emancipazioni sociali: tre guerre che non necessariamente sussistono contemporaneamente nei singoli partecipanti alla Resistenza.

Alla fine, quello che resta del pensiero di Bobbio sul concetto di Resistenza, dopo la Resistenza, dopo la guerra civile, è questa cesura: dal fascismo alla democrazia, dalla non democrazia alla democrazia e in mezzo c'è la guerra civile. E così la descrive, la racconta profondamente e semplicemente Cesare Pavese: «Ora che ho visto cos'è guerra, cos'è guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: e dei caduti che facciamo? Perché sono morti? Io non saprei cosa rispondere. Non adesso, almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero». (Applausi).

D'ELIA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ELIA (PD-IDP). Signor Presidente, colleghi e colleghi, siamo oggi chiamati a onorare, nel ventennale della sua morte, un grande italiano. Come ha avuto modo di ricordare il Presidente della Repubblica: «La Repubblica, grata a Norberto Bobbio per aver illustrato la Patria con i suoi altissimi meriti nel campo scientifico, lo volle senatore a vita». Studioso dei fenomeni che hanno dato impulso alle più significative vicende storiche del secolo scorso, Norberto Bobbio, ha elaborato dottrine che costituiscono una preziosa eredità per la coscienza civile europea e italiana.

Nasce nel 1909 a Torino, dove frequenta il liceo D'Azeglio e incontra Ginsburg, Foa, Pavese. Sempre a Torino si laurea in giurisprudenza e poi in filosofia.

A Torino muore nel 2004, dopo aver insegnato a Camerino, Siena, Padova e poi Torino, prima filosofia del diritto e poi, dal 1972, filosofia della politica. Diritto e filosofia: nel passaggio all'insegnamento dall'uno all'altra si vogliono vedere due fasi della sua vita intellettuale, ma si esprime anche quell'intimo nesso che ha sempre legato, nel pensiero di Bobbio, diritto e democrazia, teoria del diritto e filosofia politica.

Norberto Bobbio fu un filosofo militante, come egli stesso ebbe a dire di Cattaneo nel saggio a lui dedicato. Nominato senatore a vita nel 1984, aderì come indipendente al Gruppo socialista; poi, dal 1991 al Gruppo Misto e infine dal 1996 al Gruppo parlamentare del Partito Democratico della Sinistra, poi Democratici di Sinistra. Del resto, già durante la Seconda guerra mondiale, Norberto Bobbio era entrato a far parte del Partito d'Azione e dal 1942 aveva partecipato alla Resistenza, prima a Padova, poi a Torino. Era lontano da un'idea di apoliticità dell'Accademia, ma allo stesso tempo lontanissimo dalla politicizzazione che riduce la filosofia a un servizio pubblico.

Del resto, sul ruolo degli intellettuali e il loro impegno ebbe importanti discussioni, anche polemiche, con Togliatti e Della Volpe, esprimendo una concezione del ruolo della cultura che si ritrova in «Politica e Cultura», appunto, del 1955.

Bobbio, nel Dopoguerra, ha sprovincializzato la cultura italiana. L'ha aperta a nuovi orientamenti filosofici, dalla logica alla filosofia della scienza, alla sociologia, alla scienza politica. Luigi Ferrajoli lo ha definito «filosofo della ricostruzione» dopo la catastrofe della guerra e della chiusura intellettuale della dittatura.

In Bobbio ragione, diritto e democrazia si legano. La democrazia è costruzione giuridica e il diritto è lo strumento per garantire la democrazia e la pace. Scrive egli stesso ne «L'età dei diritti» che il riconoscimento e la protezione dei diritti dell'uomo stanno alla base delle Costituzioni democratiche moderne. La pace è a sua volta il presupposto necessario per il riconoscimento e l'effettiva protezione dei diritti dell'uomo nei singoli Stati e nel sistema internazionale.

Bobbio fu l'uomo del socialismo liberale in un confronto serrato con la tradizione marxista e con lo stesso Partito Comunista. Bobbio sottolineava l'importanza delle istituzioni liberali e della democrazia politica, a cui dedicò, nel 1984, il saggio «Il futuro della democrazia».

Ma Bobbio è anche il pensatore delle dicotomie - come ci ha ricordato oggi Zagrebelsky - ma non delle chiusure dogmatiche: destra e sinistra, fascismo e antifascismo, intolleranza - tolleranza. È l'uomo che si chiede, di fronte alla vittoria delle democrazie nei confronti del comunismo storico, come la democrazia possa affrontare i problemi da cui la sfida del comunismo era nata, le grandi questioni sociali, le diseguaglianze, la democrazia sociale.

In un'intervista a Bosetti del luglio del 1989, poco prima della caduta del muro, che si intitola appunto, non a caso, «Adesso la democrazia è sola», il grande tema è quello della giustizia sociale nel mondo e come perseguirla insieme alla libertà.

Nel 1994, quando emergono, col crollo del sistema dei partiti, nuovi attori della vita pubblica, Bobbio pubblica «Destra e Sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica» allora e oggi imprescindibile. E lo fa anche con un'annotazione personale che qui voglio citare e chiudo: «mi sono sempre considerato un uomo di sinistra e quindi ho sempre dato al termine Sinistra una connotazione positiva, anche ora che è sempre più avversata, e al termine Destra una connotazione negativa, pur essendo oggi ampiamente rivalutata. La ragione fondamentale per cui in alcune epoche della mia vita ho avuto qualche interesse per la politica, o con altre parole ho sentito se non il dovere, parola troppo ambiziosa, l'esigenza di occuparmi di politica e qualche volta, se pure più raramente, di svolgere attività politica, è sempre stato il disagio di fronte allo spettacolo delle enormi diseguaglianze, tanto sproporzionate quanto ingiustificate, tra ricchi e poveri, tra chi sta in alto e chi sta in basso nella scala sociale, tra chi possiede potere, vale a dire la capacità di determinare il comportamento altrui, sia nella sfera economica sia in quella politica e ideologica, e chi non ne ha». Sono parole importanti oggi che la passione verso l'uguaglianza sembra essersi raffreddata, ma che tornano più che mai tutte le ragioni per un impegno in questo senso e che fanno di Bobbio un punto di riferimento essenziale. (Applausi).

MALAN (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FdI). Signor Presidente, vent'anni fa scompariva Norberto Bobbio e fu, ovviamente, commemorato all'epoca in Senato. Per una compiuta, anche se ovviamente ristretta, rievocazione della sua figura, bisognerebbe rifarsi al discorso che l'allora Presidente del Senato, Marcello Pera, fece in tale occasione.

Oggi io non posso certo pensare di avvicinarmi a quanto il professore, nonché presidente Pera disse in quell'epoca. Norberto Bobbio è stata una figura di straordinario prestigio nella nostra vita culturale. Egli avrebbe potuto restare in ambito intellettuale, accademico, senza sporcarsi le mani nel confronto politico, nel senso di confronto di idee, naturalmente.

Norberto Bobbio, oltre alle cattedre che si conquistò, ricevette varie lauree honoris causa, in Italia e all'estero, per cui era un uomo titolatissimo. Poi il presidente Pertini lo nominò senatore a vita, ma lui, da intellettuale, sentiva il dovere di entrare nel dibattito quotidiano, nel dibattito politico, sia pure da un profilo intellettuale. Ciò, evidentemente, comportava il non essere sempre amato o apprezzato da tutti.

Come ha detto la senatrice D'Elia, che mi ha preceduto, era certamente un uomo di sinistra, che ha definito la sinistra in modo positivo. Il suo libro più venduto e più diffuso, «Destra e sinistra», era, per l'appunto, questo: una destra definita in negativo della sinistra. Io direi che era una sinistra, come secondo lui doveva essere e dovrebbe essere, e una destra come non dovrebbe essere e come, qualche volta, indubbiamente è stata.

Da uomo di parte, però, indubbiamente ha anche scontentato la sua parte in tante circostanze: come quando fu attaccato dai pacifisti nel 1991, quando sostenne, sia pur dolorosamente, la giustezza della prima guerra del Golfo. Si oppose all'aborto e, anche qui, sicuramente ebbe delle critiche da parte di coloro che appartenevano alla sua stessa parte.

Ma agì sempre con coraggio, affrontando appunto anche coloro che, pur della sua parte, lo attaccavano, mostrando appunto questo impegno civico verso l'ideale, per lui fondamentale, come per tutti noi, della politica, che è la democrazia; democrazia che per lui era il compimento di tutta la filosofia liberale, di cui è stato uno dei principali esponenti, non soltanto a livello italiano, ma a livello internazionale. (Applausi).

PRESIDENTE. Sono così concluse le due commemorazioni all'ordine del giorno. È importante che oggi il Senato abbia potuto ricordare due personalità di così altissimo livello e ringrazio quindi tutti gli intervenuti.

Presidenza del vice presidente RONZULLI (ore 18,23)

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Comunico che, poiché non si è raggiunta l'unanimità nella Conferenza dei Capigruppo tenutasi oggi alle ore 15, la lettura del calendario dei lavori dell'Assemblea avrà luogo nella seduta di domani alle ore 10.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

ZAMPA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZAMPA (PD-IDP). Signor Presidente, Giulio Santagata, Ministro del secondo Governo Prodi, deputato della Repubblica dal 2001 al 2013, è stato un politico coraggioso e geniale ed è stato un uomo generoso e buono. È scomparso qualche giorno fa, il 5 gennaio, a Modena, città in cui ha vissuto, ha lavorato, dove ha cresciuto i suoi figli e che ha amato.

Il suo nome resta legato alla più entusiasmante stagione del centrosinistra italiano e agli anni più fecondi del riformismo, prima con l'Ulivo, poi con l'Unione nel 2005: due campagne elettorali, due vittorie e, soprattutto, una grande speranza.

Giulio è approdato alla politica in prima linea dopo essersi affermato nel suo lavoro di economista e, forse, anche per questo vi ha portato, con straordinaria vivacità, la voce e il punto di vista di quello che oggi chiamiamo la gente, il punto di vista dei cittadini e della società. D'altra parte, proprio questo è stato sempre il suo rovello: promuovere la partecipazione, fare in modo che della res publica tutti e tutte, in particolare i più giovani, abbiano voglia di interessarsi prendendovi parte.

Lo ha fatto anche innovando fortemente le forme e le occasioni della partecipazione, per rendere vera la rappresentanza e produrre un consenso informato e consapevole.

Nella sua veste di organizzatore delle campagne elettorali di Romano Prodi Giulio ha sostenuto e realizzato progetti straordinariamente innovativi, come la Fabbrica del programma e i Comitati per l'Italia che vogliamo. Entrambi strumenti di partecipazione paralleli alla vita e all'attività dei partiti e forse più attrattivi per chi è disponibile a un impegno più civico che direttamente politico e partitico. Parlare con le persone e ascoltarle, dando però loro certezza che una qualche vera disponibilità a recepire quello che dicono c'è. La partecipazione - diceva Giulio - deve portare qualche risultato tangibile perché sia seria.

Giulio si batteva, come hanno fatto gli ulivisti, per un riformismo radicale nelle idee, saldamente accompagnato dalla ricerca e dall'adozione di soluzioni praticabili e compatibili. Non si può più parlare solo alla pancia, ma non si può affidare ai tecnocrati la soluzione. Si devono tenere insieme le cose; dialogo, ascolto e competenza.

C'era poi l'altro suo rovello su cui è tornato di recente a parlare in un interessantissimo saggio pubblicato e presentato in questi mesi: la perdita di coesione sociale, che porta con sé la disuguaglianza che continua a crescere. La perdita di fiducia nella politica e nelle istituzioni; una piaga gravissima da combattere perché si sta bene solo se anche gli altri intorno a noi stanno bene.

Giulio ha lavorato per costruire un Paese dove si sta bene a vivere e, citando le sue parole, sembra così facile da dire ed è così difficile da fare. Questa è la sfida che ci lancia ancora e che credo abbia molto da insegnare a chi ama la politica e a chi fa politica per amore del proprio Paese. (Applausi).

PELLEGRINO (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PELLEGRINO (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, erano le 18,20 del 7 gennaio 1978 quando cinque militanti uscivano dalla sezione del Movimento sociale di Acca Larenzia per un volantinaggio. Nello stesso istante giungeva un gruppo armato sparando su di loro con armi automatiche. Tre persone cercarono rifugio dietro la porta blindata della sezione. Un ragazzo, Franco Bigonzetti, rimase ucciso sul colpo. Era iscritto al primo anno della facoltà di medicina e chirurgia, non aveva che vent'anni. Morì, insieme ai suoi sogni di ventenne, vittima dell'odio cieco dei nuclei armati per il contropotere territoriale, organizzazione terroristica di estrema sinistra che rivendicò il raid.

Francesco Ciavatta, studente diciottenne, ferito nell'agguato, tentò di fuggire, ma inseguito dagli aggressori fu colpito vilmente alla schiena e morì in ambulanza durante il trasporto in ospedale. Alcuni mesi dopo il padre si uccise per la disperazione.

Nelle ore che seguirono il vile agguato, un gruppo di attivisti organizzò un sit-in per le due giovani vite stroncate; stroncate dalla presunzione morale che chi ha idee differenti non ha diritto ad esprimerle e neanche a vivere. A loro si aggiunsero giornalisti, poliziotti, curiosi, gente comune. Probabilmente a causa di un mozzicone di sigaretta gettato nel sangue rappreso di una delle vittime, nacquero dei tafferugli, in seguito ai quali Stefano Recchioni, militante della sezione di Colle Oppio, fu colpito da un proiettile alla fronte e morì dopo due giorni di agonia. Le dinamiche e le responsabilità per la sua morte restano ancora irrisolte.

Acca Larenzia è questo, colleghi. Acca Larenzia è sangue innocente versato per odio politico (Applausi), famiglie distrutte dal dolore della perdita di un figlio e dall'impossibilità, ancora oggi, di sapere chi sono stati gli assassini, il tutto in un silenzio delle istituzioni durato troppo a lungo.

Dopo quarantasei anni nessun tribunale ha trovato gli autori di quella strage, nessuna luce è stata fatta sulla mitraglietta Skorpion, una delle armi utilizzate nell'agguato, rinvenuta poi nel 1988 nel covo delle Brigate Rosse a Milano. Quella stessa arma fu utilizzata negli omicidi brigatisti dell'economista Ezio Tarantelli nel 1985, dell'ex sindaco di Firenze Lando Conti nel 1986 e del senatore democristiano Roberto Ruffilli nel 1988. Di fronte a queste incognite, a queste domande e a questo dolore, davanti all'incubo di madri che sono morte dopo aver sperato inutilmente di conoscere il nome degli assassini dei loro figli, davanti all'indifferenza e all'odio ai quali quei morti sarebbero condannati, la risposta del Parlamento tutto dovrebbe essere solo la richiesta della verità. (Applausi).

Oggi qui, insieme a Franco, Francesco e Stefano, voglio ricordare tutti quelli che hanno perso la vita in quel tempo tumultuoso, segnato dalla violenza politica e dalla discordia, perché la memoria ha un dovere imprescindibile e si parte dal ricordo, perché ricordare questa tragedia è un segno tangibile del nostro impegno per governare un sano processo di pacificazione nazionale, che ci porti a maturare una consapevolezza e un ricordo collettivo e condiviso in maniera trasversale. Abbiamo il dovere di imparare dagli orrori del passato e costruire un futuro in cui il dialogo e il rispetto reciproco prevalgano sulle divisioni ideologiche.

Ho letto in queste ore i numerosi comunicati stampa da parte delle opposizioni, diversi articoli giornalistici in merito alle commemorazioni messe in atto domenica 7 gennaio: ricostruzioni fantasiose che parlano di saluti romani durante la cerimonia ufficiale organizzata dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma capitale, alla presenza, fra l'altro, di rappresentanti delle istituzioni, come l'assessore alla cultura della Giunta capitolina, che ha espressamente negato la presenza di soggetti inneggianti con braccia tese. Ricostruzioni fantasiose, con attacchi a Fratelli d'Italia del tutto strumentali, perché si tratta di azioni compiute da persone non riconducibili né a Fratelli d'Italia, né al Governo. Allo stesso tempo, è fondamentale stigmatizzare coloro che ancora oggi adottano gesti simbolici legati agli estremismi del passato. Saluti romani e simboli simili non possono trovare spazio nella nostra società, come neanche la descrizione ossessiva e reale di chi vede saluti romani ovunque. (Applausi).

Colleghi, vorremmo vedere lo stesso impegno nel chiedere che vengano finalmente individuati gli assassini di quella e di tutte le stragi degli anni di piombo. (Applausi). Non si può non apprendere la lezione di quel passato, che ha visto trionfare quell'odio che ha mietuto vittime innocenti, quell'odio che non va in alcun modo alimentato. Abbiamo il dovere di ricordare, chiedere ancora una volta verità e impegnarci perché mai più la politica sfoci nella violenza. (Applausi).

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, Matteo Concetti aveva ventitré anni ed è morto il 5 gennaio nel carcere di Ancona. È stata una morte annunciata, per citare quel meraviglioso libro di Gabriel Garcia Marquez, perché Matteo Concetti aveva detto a tutti che se fosse stato riportato in quella cella di isolamento si sarebbe suicidato e così è stato, poche ore dopo che la madre, che aveva tentato di percorrere ogni strada per togliere Matteo da quel luogo dove non doveva essere, aveva contattato anche la nostra collega Ilaria Cucchi, rivolgendosi alle istituzioni repubblicane e al Senato.

Credo che dobbiamo ricordare Matteo Concetti in quest'Aula perché Matteo era, come alcune decine di migliaia di italiani, nelle mani della Repubblica e non è mai ammissibile che un nostro concittadino che è nelle mani della Repubblica esca da quelle mani morto. Quando questo accade, signora Presidente, è sempre un fallimento del nostro Paese ed è un fallimento ancor di più perché purtroppo le nostre carceri sono piene di persone come Matteo che non dovrebbero stare lì. Matteo non era un criminale, non era un delinquente, era un ragazzo con una sindrome bipolare, che aveva fatto degli errori, che aveva avuto un'esperienza di tossicodipendenza, ma né la malattia psichiatrica, né la tossicodipendenza sono una buona ragione per essere nelle carceri dello Stato e tanti malati psichiatrici, tanti tossicodipendenti sono nelle nostre carceri perché purtroppo le nostre carceri sono diventate un ricettacolo di marginalità, di debolezza, perché semplicemente il nostro Stato, la nostra Repubblica di queste marginalità e di queste difficoltà non sa cos'altro fare. Oggi ricordiamo la morte di un ragazzo che è morto per il semplice motivo che non doveva essere lì. Voglio dirlo anche al Governo e alla maggioranza, che utilizzano lo strumento carcerario in modo esagerato dall'inizio di questa legislatura; più volte abbiamo avuto l'occasione di dirlo in quest'Aula. Bisogna percorrere strade che svuotino le nostre carceri, che considerino la privazione della libertà personale un extrema ratio e non una soluzione ai problemi sociali ai quali non riusciamo a fare fronte.

Presenterò il mio atto di sindacato ispettivo, chiederò al ministro Nordio di spiegarmi perché quel ragazzo era lì, come sia possibile che un detenuto in isolamento abbia potuto impiccarsi, in che modo può averlo fatto se non avrebbe dovuto avere neanche i lacci delle scarpe, ma le dirò che qualsiasi cosa mi risponderà il Ministero della giustizia, come parlamentare di questo Paese che ai sensi della Costituzione rappresenta la Nazione, credo che con Matteo Concetti la Repubblica italiana abbia fallito. (Applausi).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 10 gennaio 2024

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 10 gennaio, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 18,39).

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Barachini, Bongiorno, Borgonzoni, Butti, Castelli, Cattaneo, De Poli, Dreosto, Durigon, Fazzolari, Garavaglia, Giacobbe, La Pietra, Marti, Minasi, Mirabelli, Monti, Morelli, Murelli, Ostellari, Rauti, Rossomando, Rubbia, Segre e Sisto.

.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Cantalamessa, De Carlo e Nave, per attività della 9ª Commissione permanente; Cucchi, De Priamo, Fregolent, Lorefice, Paroli, Petrucci, Potenti e Spagnolli, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati.

Ufficio parlamentare di Bilancio, trasmissione di documentazione

Il Presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio, con lettera in data 21 dicembre 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 243, unitamente alla relazione illustrativa, il bilancio di previsione del medesimo Ufficio per il 2024, comprensivo del bilancio di previsione pluriennale 2024-2026, che sarà pubblicato quale allegato al bilancio interno del Senato della Repubblica per l'anno 2024 (Doc. VIII-bis, n. 2).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Maiorino Alessandra, Patuanelli Stefano, Pirondini Luca, Aloisio Vincenza, Castiello Francesco, Bevilacqua Dolores, Bilotti Anna, Castellone Maria Domenica, Cataldi Roberto, Croatti Marco, Damante Concetta, De Rosa Raffaele, Di Girolamo Gabriella, Floridia Barbara, Guidolin Barbara, Licheri Ettore Antonio, Licheri Sabrina, Lopreiato Ada, Lorefice Pietro, Marton Bruno, Mazzella Orfeo, Naturale Gisella, Nave Luigi, Pirro Elisa, Scarpinato Roberto Maria Ferdinando, Sironi Elena, Trevisi Antonio Salvatore, Turco Mario

Disposizioni finalizzate all'introduzione di percorsi di educazione all'affettività e di educazione sessuale nell'ambito del sistema nazionale di istruzione (979)

(presentato in data 22/12/2023).

Disegni di legge, nuova assegnazione

7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport

in sede referente

Regione Sicilia

Modifiche alla legge 2 agosto 1999, n. 264, in materia di abolizione del numero chiuso o programmato per l'accesso ai corsi di laurea in medicina e chirurgia e delle professioni sanitarie (916)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

Già deferito in sede redigente, alla 7ª Commissione permanente (Cultura, istruzione), è stato rimesso, ai sensi dell'articolo 36, comma 3, del Regolamento, alla discussione e alla votazione dell'Assemblea.

(assegnato in data 09/01/2024).

Disegni di legge, ritiro

Il senatore Bartolomeo Amidei in data 8 gennaio 2024 ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Amidei. - "Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio" (779).

Camera dei deputati, trasmissione di documenti

Il Presidente della Camera dei deputati, con lettere in data 21 dicembre 2023, ha trasmesso:

il documento approvato, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento della Camera dei deputati, dalla XII Commissione (Affari sociali), nella seduta del 19 dicembre 2023, concernente la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante un codice dell'Unione relativo ai medicinali per uso umano e che abroga le direttive 2001/83/CE e 2009/35/CE (COM(2023) 192 final) (Doc. XVIII, n. 12) (Atto n. 326);

il documento approvato, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento della Camera dei deputati, dalla XII Commissione (Affari sociali), nella seduta del 19 dicembre 2023, concernente la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le procedure dell'Unione per l'autorizzazione e la sorveglianza dei medicinali per uso umano, definisce le norme che disciplinano l'Agenzia europea per i medicinali, modifica i regolamenti (CE) n. 1394/2007 e (UE) n. 536/2014 e abroga i regolamenti (CE) n. 726/2004, (CE) n. 141/2000 e (CE) n. 1901/2006 (COM(2023) 193 final) (Doc. XVIII, n. 13) (Atto n. 327);

il documento concernente la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (UE) n. 1379/2013, (UE) n. 167/2013 e (UE) n. 168/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda determinate prescrizioni in materia di comunicazione (COM(2023) 643 final), approvato, nella seduta del 19 dicembre 2023, dalla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea) della Camera dei deputati, nell'ambito della verifica di sussidiarietà di cui all'articolo 6 del Protocollo n. 2 allegato al Trattato di Lisbona (Doc. XVIII-bis, n. 22) (Atto n. 328).

Detti documenti sono depositati presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli Onorevoli senatori.

Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 22 dicembre 2023, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 1, commi 1, lettere a), b) e c), e 2, 3, 4 e 6 della legge 17 giugno 2022, n. 71 - lo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di riforma ordinamentale della magistratura (n. 110).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 29 dicembre 2023 - alla 2ª Commissione permanente e, per i profili finanziari, alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro 30 giorni dall'assegnazione.

Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 21 dicembre 2023, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 e dell'articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 479, come modificato dal decreto-legge 10 maggio 2023, n. 51, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 luglio 2023, n. 87 - la proposta di nomina a Presidente dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) del professor Fabrizio D'Ascenzo (n. 38).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 10ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 21 dicembre 2023, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 e dell'articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 479, come modificato dal decreto-legge 10 maggio 2023, n. 51, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 luglio 2023, n. 87 - la proposta di nomina a Presidente dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) dell'avvocato Gabriele Fava (n. 39).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 10ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione.

Il Ministro della difesa, con lettera del 28 dicembre 2023, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la proposta di nomina dell'Ammiraglio ispettore capo (ris.) Luciano Magnanelli a Vice Presidente della Lega navale italiana (n. 40).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 3ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione.

Governo, trasmissione di atti e documenti

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 20 dicembre 2023, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 8, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e dell'articolo 6, comma 4, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 novembre 2010, il bilancio di previsione della Presidenza del Consiglio dei ministri per l'anno 2024 e per il triennio 2024-2026.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 329).

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 27 e 29 dicembre 2023 e 3 e 4 gennaio 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi:

- al dottor Rocco Aprile, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze;

- alla dottoressa Eva Spina, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle imprese e del made in Italy;

- alla dottoressa Valeria Vaccaro, la revoca di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze;

- alla dottoressa Rosa Valentino, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'interno;

- al dottor Marcello Zottola, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'interno.

Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

Il Presidente del Consiglio dei ministri, con lettere in data22 dicembre 2023, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 17 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, le comunicazioni concernenti le proposte di nomina del professor Massimo Condinanzi alla carica di giudice italiano della Corte di giustizia dell'Unione europea (Atto n. 333) e del professor avvocato Oreste Pollicino alla carica di Avvocato generale presso la medesima Corte (Atto n. 334).

Le predette comunicazioni sono deferite, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a Commissione permanente.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 22 dicembre 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, la procedura di informazione, attivata presso la Commissione europea dall'Unità Centrale di notifica del Ministero delle imprese e del made in Italy, concernente la notifica 2023/0742/IT - S20E, "Modifiche al regolamento del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare n. 62 del 2019, relativo alla disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto da prodotti assorbenti per la persona (PAP), ai sensi dell'articolo 184-ter, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152".

La predetta documentazione è deferita alla 4a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 325).

Il Ministro della cultura, con lettera in data 22 dicembre 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge 15 dicembre 1998, n. 444, la relazione sugli immobili adibiti a teatro ammessi ai contributi di legge, relativa all'anno 2023.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7a Commissione permanente (Atto n. 318).

Il Ministro della giustizia, con lettera in data 22 dicembre 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1 della legge 17 maggio 1952, n. 629, il bilancio di previsione degli Archivi notarili per l'anno finanziario 2024.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 319).

Il Ministro dell'interno, con lettera in data 21 dicembre 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 7-bis del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 125, copia del decreto del Ministro dell'interno, adottato di concerto con il Ministro della difesa, in data 14 dicembre 2023, recante il Piano di impiego dei militari appartenenti alle Forze Armate per i servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili nonché pe le esigenze di rafforzamento dei dispositivi di controllo e sicurezza dei luoghi ove insistono le principali infrastrutture ferroviarie del Paese, recentemente rimodulato con decreto di converto con il Ministro della difesa, in corso di perfezionamento.

La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 3a Commissione permanente (Atto n. 320).

Il Ministro dell'interno, con lettera in data 3 gennaio 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 113 della legge 1° aprile 1981, n. 121, dell'articolo 109 del codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e dell'articolo 3, comma 3, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, la relazione sull'attività delle Forze di polizia, sullo stato dell'ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata, relativa all'anno 2022.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. XXXVIII, n. 1).

Il Ministro delle imprese e del made in Italy, con lettera in data 28 dicembre 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 30, comma 5, della legge 20 marzo 1975, n. 70, la relazione sull'attività svolta dall'Ente Nazionale per il Microcredito relativa al biennio 2021-2022, con allegati i bilanci di previsione, i bilanci consuntivi e le relative piante organiche.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a, alla 6a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 324).

Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, con lettera in data 22 dicembre 2023, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1 della legge 7 agosto 1997, n. 266, e dell'articolo 14, comma 2, della legge 29 luglio 2015, n. 115, la relazione sugli interventi di sostegno alle attività economiche e produttive, aggiornata al 30 settembre 2023.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 9a Commissione permanente (Doc. LVIII, n. 2).

Il Ministro delle imprese e del made in Italy, con lettera in data 13 dicembre 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 21, comma 6, lettera q), del decreto legislativo 4 giugno 2003, n. 128, la relazione sulle attività e i risultati degli investimenti nel settore spaziale e aerospaziale, riferita all'anno 2022.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 9a Commissione permanente (Doc. LXVI, n. 1).

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 29 dicembre 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 59 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, l'Atto di indirizzo concernente gli sviluppi della politica fiscale, le linee generali e gli obiettivi della gestione tributaria, le grandezze finanziarie e le altre condizioni nelle quali si sviluppa l'attività delle Agenzie fiscali, per gli anni 2024-2026.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente (Doc. CII, n. 2).

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 4 gennaio 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 38-septies, comma 3-bis, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la relazione sul bilancio di genere, relativa all'esercizio finanziario 2022.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Doc. CCXX, n. 2).

Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 22 dicembre 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 6 della legge 7 marzo 2001, n. 58, la relazione sullo stato di attuazione della medesima legge n. 58 del 2001, concernente l'istituzione del Fondo per lo sminamento umanitario, riferita all'anno 2022.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente (Doc. CLXXIII, n. 1).

Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 22 dicembre 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, comma 3, della legge 24 aprile 1990, n. 100, la relazione sullo stato di attuazione della legge recante norme sulla promozione della partecipazione a società e imprese miste all'estero, riferita all'anno 2022.

Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a e alla 9a Commissione permanente (Doc. LXXXV, n. 1).

Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera del 22 dicembre 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 288, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, la relazione sulle iniziative finanziate con le risorse del Fondo destinato a interventi di sostegno alle popolazioni appartenenti a minoranze cristiane oggetto di persecuzioni nelle aree di crisi, riferita all'anno 2022.

La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente (Doc. LXXXI, n. 2).

Il Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, con lettera in data 29 dicembre 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, lettera f), del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, la relazione sull'effettiva applicazione del principio di parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica e sull'efficacia dei meccanismi di tutela, nonché sull'attività svolta dall'Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull'origine etnica, riferita all'anno 2022.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. CXXX, n. 2).

Il Ministro della salute, con lettera in data 28 dicembre 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8 della legge 14 dicembre 2000, n. 376, la relazione sullo stato di attuazione della medesima legge n. 376 del 2000, recante disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping e sull'attività svolta dalla Sezione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive, riferita all'anno 2022.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7a e alla 10a Commissione permanente (Doc. CXXXV, n. 1).

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 3 gennaio 2024, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 17 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la comunicazione concernente la proposta di nomina del Presidente di sezione della Corte dei conti Carlo Alberto Manfredi Selvaggi alla carica di componente della Corte dei conti europea.

La predetta comunicazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 332).

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

- Comunicazione congiunta al Consiglio - Utilizzare a sostegno dell'Ucraina i proventi straordinari derivanti dalle attività russe bloccate (JOIN(2023) 52 definitivo), alla 3a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a e alla 5a Commissione permanente;

- Comunicazione congiunta al Parlamento europeo e al Consiglio - Nessuno spazio per l'odio in un'Europa che, unita, lo ripudia (JOIN(2023) 51 definitivo), alla 1a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente.

Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti e documenti. Deferimento

Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, in data 22 dicembre 2023, ha inviato una segnalazione, ai sensi dell'articolo 21 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, in merito all'articolo 49-septies, comma 21, lettera i), del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, recante "Codice della nautica da diporto ed attuazione della direttiva 2003/44/CE, a norma dell'articolo 6 della legge 8 luglio 2003, n. 172".

La predetta segnalazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 321).

Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettera in data 22 dicembre 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 31, comma 4, della legge 14 novembre 2016, n. 220, la relazione sullo stato della concorrenza nel settore della distribuzione cinematografica, riferita all'anno 2022.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7a e alla 9a Commissione permanente (Doc. CLXXII, n. 2).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 28 e 29 dicembre 2023 e 2 gennaio 2024, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:

dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie (ENEA) per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5ª e alla 9ª Commissione permanente (Doc. XV, n. 163);

dell'Opera Nazionale di Assistenza per il personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco (ONA) per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 1ª e alla 5ª Commissione permanente (Doc. XV, n. 164);

di Cinecittà S.p.A. per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5ª e alla 7ª Commissione permanente (Doc. XV, n. 165);

della Società Gestione Impianti Nucleari S.p.A. (SO.G.I.N.) per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5ª e alla 9ª Commissione permanente (Doc. XV, n. 166);

della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5ª e alla 8ª Commissione permanente (Doc. XV, n. 167).

Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento

Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 22 dicembre 2023, ha inviato la deliberazione n. 37/SSRRCO/INPR/2023 con la quale le Sezioni riunite in sede di controllo hanno definito la programmazione dei controlli e delle analisi della Corte dei conti per il 2024.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 322).

Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di atti

Il Presidente dell'Ente nazionale per il microcredito, con lettera del 28 dicembre 2023, ha inviato la relazione, predisposta ai sensi della direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri 2 luglio 2010, sulle attività di microcredito e microfinanza, riferita al biennio 2021-2022, aggiornata al dicembre 2023.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 323).

Interrogazioni

MISIANI, PARRINI, TAJANI, CAMUSSO, ROJC, FRANCESCHELLI, FURLAN, BASSO, VERDUCCI, ZAMBITO, GIACOBBE, NICITA, MANCA, GIORGIS, BAZOLI, RANDO, VALENTE, D'ELIA - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza per il 2023 ha previsto ingenti proventi da nuove dismissioni di società partecipate pubbliche per un ammontare pari a circa 21 miliardi di euro nell'arco del triennio 2024-2026, corrispondente all'1 per cento del PIL. Il comunicato del Governo rilasciato a margine della riunione del Consiglio dei ministri dello scorso 27 settembre ha ribadito tale obiettivo, ritenuto indispensabile per conseguire un miglioramento dei saldi di finanza pubblica. La Corte dei corti, nel corso dell'audizione parlamentare sulla NADEF 2023, ha messo in luce i possibili rischi relativi alle "difficoltà di realizzazione di un programma di privatizzazione ambizioso e di dimensioni mai raggiunte nel recente passato". Analogamente, l'Ufficio parlamentare di bilancio nel documento illustrato a margine dell'esame parlamentare della nota, lo scorso 10 ottobre, ha sottolineato come un programma di dismissioni degli asset pubblici che prevede introiti pari a circa 21 miliardi di euro nel triennio 2024-2026 sconti ampi margini di incertezza "se si osservano i dati sulle privatizzazioni degli anni immediatamente precedenti la crisi pandemica", nonché un deficit in un'ottica prudenziale, mettendo a rischio la dinamica del rapporto tra debito pubblico e PIL. Invero, l'Ufficio parlamentare di bilancio ha rilevato come, nell'ipotesi in cui non fosse realizzato il programma di privatizzazione delineato nella NADEF, il rapporto tra debito e PIL scenderebbe lievemente nel 2024 ma ricomincerebbe a salire nel biennio 2025-2026. Nell'ultimo anno di programmazione, il rapporto si attesterebbe su un valore pari al 140,1 per cento, circa 0,5 punti percentuali di PIL al di sopra della traiettoria prevista nella stessa NADEF;

il Ministro dell'economia e delle finanze, sia nel corso dell'audizione per l'esame della nota di aggiornamento del DEF, lo scorso 10 ottobre, sia in sede di audizione sul disegno di legge di bilancio, in data 16 novembre, ha ribadito che tra i principali strumenti finalizzati al consolidamento della finanza pubblica, in termini di abbattimento dello stock di debito pubblico, vi è quello delle dismissioni delle partecipazioni statali. In particolare, il Ministro ha sottolineato che: "il piano di entrate destinato alla riduzione del debito pubblico attraverso operazioni su asset detenuti direttamente o indirettamente dallo Stato, prevede una serie di modalità da attuare singolarmente o congiuntamente". Il Presidente del Consiglio dei ministri lo scorso 12 dicembre in sede di comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2023 ha affermato che il Governo "ha dato vita a un piano di privatizzazioni, che però mai diventeranno svendite";

un primo avvio del percorso di dismissioni di asset pubblici è stato realizzato lo scorso 20 novembre con la cessione, da parte del Ministero dell'economia, di 314.922.429 azioni ordinarie di Monte dei Paschi di Siena S.p.A., per un controvalore complessivo pari a 920 milioni di euro. Tra le opzioni più accreditate per le prossime dismissioni figura un importante asset come Poste italiane, la cui partecipazione da parte del Ministero dell'economia è pari al 29,26 per cento del capitale sociale e da parte di Cassa depositi e prestiti è pari al 35 per cento. Nel merito, le organizzazioni sindacali postali hanno manifestato la loro netta contrarietà sugli esiti del recente incontro del ministro Giorgetti con il management aziendale, avvenuto in assenza dei rappresentanti di oltre 100.000 lavoratori. Nell'incontro sarebbero state illustrate le linee guida del futuro piano industriale di Poste italiane, del tutto sconosciute ai rappresentanti dei lavoratori, e il ministro Giorgetti, dopo aver fatto riferimento al debito pubblico italiano, avrebbe manifestato la volontà di ridurlo anche attraverso dismissioni di aziende in cui lo Stato ha quote azionarie, tra cui Poste italiane. I lavoratori e le organizzazioni sindacali, allarmati dalla paventata volontà del Governo di procedere alla vendita le quote azionarie di Poste italiane, hanno iniziato a manifestare la loro totale e ferma contrarietà all'ipotesi di dismissione. L'eventuale vendita dell'intera partecipazione del Ministero rischierebbe di consegnare ai privati il controllo della più grande azienda di servizi del Paese, una realtà con oltre 100.000 dipendenti, una capillare presenza sul territorio e una spiccata vocazione sociale. L'alienazione delle quote del tesoro farebbe perdere allo Stato anche circa 250 milioni di euro all'anno di dividendi derivanti dalla partecipazione statale;

da una stima preliminare di esperti del settore, l'eventuale vendita, ai prezzi attuali, dell'intera partecipazione del Ministero genererebbe un introito pari a circa 4 miliardi di euro, ossia pari ad un quinto dell'intero programma di privatizzazioni previsto dal Governo;

ulteriori ipotesi di vendita del patrimonio pubblico, necessarie ad arrivare ai 21 miliardi di euro di introiti previsti dalla NADEF 2023, rischiano di coinvolgere altre importanti e strategiche aziende pubbliche quotate, tra cui Ferrovie dello Stato, ENI, ENEL, SNAM, Terna e Leonardo. La privatizzazione di Poste e Ferrovie dello Stato, in particolare, avverrebbe in un quadro di mercato segnato dall'attivismo e dal peso crescente di grandi multinazionali come Amazon e MSC;

un programma di dismissioni di tale portata, incentrato solo su logiche di cassa e in assenza di un disegno chiaro di politica industriale, avrebbe un impatto irrisorio sul debito pubblico (le dismissioni programmate dal Governo equivalgono solo allo 0,7 per cento del debito complessivo delle amministrazioni pubbliche) e determinerebbe invece un rilevante indebolimento del ruolo dello Stato a sostegno del sistema produttivo del Paese, la cessazione di notevoli flussi economici in termini di dividendi per lo Stato e la fine del controllo pubblico su aziende di rilevanza strategica per la difesa dell'interesse nazionale, in un contesto in cui il Governo Meloni da una parte ha favorito la cessione del controllo della rete TIM (asset strategico del Paese) al fondo infrastrutturale americano KKR e di ITA alla compagnia aerea tedesca Lufthansa e dall'altra appare diviso rispetto alle scelte necessarie per garantire la continuità produttiva e il futuro di Acciaierie d'Italia (ex ILVA), a partire dal passaggio in maggioranza nella società dello Stato, tramite Invitalia,

si chiede di sapere:

se non si reputi opportuno informare tempestivamente in merito alle linee di indirizzo, alle tempistiche e allo stato di avanzamento del programma di dismissioni di partecipazioni azionarie in importanti e strategiche aziende, anche alla luce delle recenti affermazioni del Presidente del Consiglio dei ministri rese nelle comunicazioni al Parlamento in vista della riunione del Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2023, e del Ministro dell'economia a margine dell'incontro con il management di Poste italiane;

se si intenda confermare l'intenzione di procedere alla dismissione di Poste italiane e quali siano i proventi stimati da tale cessione, nonché le ricadute industriali ed occupazionali attese;

quali siano le altre aziende del perimetro pubblico eventualmente coinvolte dal programma di dismissione previsto dal Governo nella NADEF 2023 e se si intenda fornire dettagliatamente le stime dei proventi derivanti da ciascuna dismissione e le ricadute sul tessuto imprenditoriale di rilevante importanza strategica per il Paese.

(3-00841)

MARTELLA, BOCCIA, ROJC, GIACOBBE, NICITA, TAJANI, RANDO, MALPEZZI, D'ELIA, CAMUSSO, PARRINI, MANCA, VERINI, IRTO, FURLAN, ZAMPA, VALENTE, ZAMBITO, DELRIO, LOSACCO, GIORGIS, BAZOLI, ROSSOMANDO, LA MARCA, FRANCESCHELLI, CRISANTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:

il 16 novembre 2023, nell'ambito della procedura di infrazione (INFR (2020)4118) relativa alle concessioni balneari, per la quale era stata emanata una lettera di costituzione in mora il 3 dicembre 2020, la Commissione europea ha deciso di procedere con un parere motivato ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE);

a quanto si apprende, la Commissione avrebbe ritenuto che, mantenendo proroghe indiscriminate ed ex lege delle attuali concessioni balneari, la Repubblica italiana sia venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi dell'articolo 12 della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno e dell'articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. In particolare, sarebbe stata criticata l'adozione dell'articolo 1, comma 8, lettera b), della legge 24 febbraio 2023, n. 14 (conversione in legge del decreto-legge 29 dicembre 2022, n. 198), che prevede che fino all'adozione dei decreti legislativi previsti dall'articolo 4 della legge 5 agosto 2022, n. 118 (legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021), è fatto divieto agli enti concedenti di procedere all'emanazione dei bandi di assegnazione delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali per l'esercizio delle attività turistico-ricreative e sportive e dei rapporti aventi ad oggetto la gestione di strutture turistico-ricreative e sportive in aree ricadenti nel demanio marittimo per effetto di provvedimenti successivi all'inizio dell'utilizzazione, in combinato disposto con l'articolo 10-quater del ciato decreto-legge n. 198 del 2022, introdotto dalla medesima legge di conversione, che prevede che le stesse concessioni e rapporti "continuano in ogni caso ad avere efficacia sino alla data di rilascio dei nuovi provvedimenti concessori";

la Commissione europea avrebbe ritenuto che il legislatore italiano abbia di fatto riprodotto le misure precedenti e mantenuto la validità delle concessioni balneari in contrasto con il diritto dell'Unione, concludendo che le autorità italiane non abbiano risposto alle obiezioni sollevate nella lettera di costituzione in mora, in quanto l'incompatibilità della legislazione italiana con l'articolo 12 della direttiva sui servizi e con l'articolo 49 del TFUE non sarebbe stata stata eliminata e gli interventi legislativi adottati durante il periodo successivo all'invio della lettera di costituzione in mora avrebbero sostanzialmente mantenuto lo stato della legislazione vigente al momento dell'emissione di tale lettera. Inoltre, tale disposizione sarebbe stata adottata nonostante le discussioni intraprese in parallelo con la Commissione, volte ad introdurre i principi di trasparenza, non discriminazione e proporzionalità richiamati nella giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione europea e nella lettera di costituzione in mora. La Commissione europea ha altresì osservato come i risultati del Tavolo tecnico istituito dal Governo italiano per la mappatura delle spiagge non siano idonei a dimostrare che su tutto il territorio italiano non vi è scarsità di risorse naturali oggetto di concessioni balneari, in ragione del fatto che sono state inserite nella mappatura e nel calcolo delle superfici anche aree ritenute non idonee a fornire servizi di concessione balneare;

considerato che:

le scelte finora adottate dal Governo in materia di concessioni balneari rischiano di gettare nel caos il settore balneare italiano in ragione di soluzioni impraticabili che hanno avuto soltanto l'effetto di dilatare i tempi per l'attuazione di misure in evidente contrasto con le illusorie ed inconcludenti promesse elettorali. L'ultima legge annuale per la concorrenza, ossia il provvedimento più adatto per dare soluzione all'annosa vicenda delle concessioni balneari, non ha previsto alcuna misura in tal senso. I rilievi in fase di promulgazione della legge annuale della concorrenza formulati dal Presidente della Repubblica di fatto richiamano il Governo ad un esercizio più appropriato delle proprie responsabilità e al pieno rispetto dei principi della concorrenza a tutela degli interessi di tutti i cittadini e delle imprese;

gli enti locali si trovano in una situazione di assoluta impossibilità di adottare iniziative, stante il divieto introdotto dall'articolo 1, comma 8, della citata legge n. 14 del 2023 di procedere all'emanazione di bandi di assegnazione delle concessioni fino alla data di adozione dei decreti legislativi previsti dall'articolo 4 della legge annuale per il mercato e la concorrenza del 2021. In ragione della situazione che si è venuta a creare, gran parte degli enti locali stanno procedendo con l'ulteriore proroga delle concessioni;

entro il 16 gennaio 2024, la Repubblica italiana sarebbe stata invitata dalla Commissione europea ad adottare le disposizioni necessarie per conformarsi al parere motivato espresso con la lettera del 16 novembre 2023. In caso di mancato adeguamento, l'Italia rischia di incorrere in una sanzione pecuniaria che potrebbe creare considerevoli problemi al bilancio dello Stato, oltre che ad aprire un ulteriore elemento di scontro tra il Governo e le istituzioni europee, in una fase molto delicata caratterizzata dalla progressiva attuazione del PNRR e dalla prosecuzione dell'iter relativo alla nuova governance economica,

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti intenda adottare il Governo al fine di scongiurare l'irrogazione di sanzioni all'Italia nell'ambito della procedura di infrazione citata in premessa;

quali siano le ragioni sottostanti al mancato rispetto del termine di esercizio della delega in materia di concessioni balneari previsto dalla legge annuale per il mercato e la concorrenza del 2021 e se queste siano dettate dall'impossibilità della maggioranza che sostiene il Governo in carica di procedere in contrasto con le promesse pronunciate nei confronti dei titolari delle concessioni turistico-ricreative e sportive;

se il Governo intenda tempestivamente procedere ad una rapida emanazione dei decreti legislativi nel pieno rispetto dei principi della concorrenza, accelerando ciascuna fase dell'iter di propria competenza, anche al fine di tutelare gli enti concedenti e le imprese coinvolte da tale situazione;

se, nelle more dell'adozione dei suddetti decreti legislativi, intenda rimuovere il divieto previsto dall'articolo 1, comma 8, lettera b), della legge 24 febbraio 2023, n. 14, al fine di consentire agli enti concedenti di procedere, nel rispetto dei principi di concorrenza, all'emanazione dei bandi di assegnazione delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali per l'esercizio delle attività turistico-ricreative e sportive e dei rapporti aventi ad oggetto la gestione di strutture turistico-ricreative e sportive in aree ricadenti nel demanio marittimo.

(3-00844)

LOREFICE, MAZZELLA - Ai Ministri della salute e per la protezione civile e le politiche del mare. - Premesso che:

il decreto dell'Assessore alla Sanità della Regione Siciliana n. 3253/2010 ha istituito il Centro regionale per l'implementazione, l'assicurazione ed il controllo della qualità` e regolamentazione (CRQ) del controllo qualità` interno e delle valutazioni esterne di qualità` (VEQ) nei laboratori;

presso l'Azienda OORR Villa Sofia-Cervello di Palermo insiste la UOC "Controllo Qualità e Rischio Chimico (CQRC)", struttura di laboratorio dell'area chimica del SSN, e braccio tecnico-operativa del CRQ per le VEQ, che, dalla sua istituzione nel 2014 a tutt'oggi, è diretta da un ricercatore universitario laureato in chimica e specializzato in Chimica e Tecnologie Alimentari, con incarico rinnovato il 31 marzo 2022, in proroga di una convenzione discendente dai non più vigenti Protocolli di intesa fra Regione e Università siciliane, condizionata agli esiti di un ricorso del responsabile della medesima UOC avverso ai nuovi Protocolli di intesa, introducenti criteri più stringenti e procedure pubbliche di selezione per l'accesso ai ruoli dirigenziali riservati agli universitari;

il decreto del Dipartimento Protezione civile regionale (DPCR) Sicilia n. 377 del 21 aprile 2020 ha nominato l'Azienda OORR Villa Sofia Cervello di Palermo Ente attuatore per la realizzazione presso il CQRC del "Centro Tecnico Laboratoristico destinato all'emergenza COVID-19 ed alla diagnostica di emergenza in generale nonché? per l'acquisto delle necessarie attrezzature sanitarie, dei dispositivi medici e protettivi", struttura aggiuntasi alla rete regionale dei laboratori per la diagnosi in biologia molecolare di COVID-19 attivata ad opera dei due laboratori individuati dal Ministero della salute (circolare Prot. 7922-09/03/2020) già in possesso di competenze pluriennali acquisite nelle reti di sorveglianza sulle malattie infettive vaccino prevenibili coordinate dall'Istituto Superiore di Sanità;

con nota prot. n. 31191 del 1° luglio 2021 il Dipartimento Pianificazione Strategica (DPS) dell'Assessorato regionale alla Salute affidava al CRQ, attraverso il suo braccio operativo CQRC, entità entrambe dirette dal medesimo soggetto laureato in chimica, il coordinamento dell'esecuzione di analisi di laboratorio in NGS per la ricerca delle varianti SARS-CoV-2, dopo averlo già autorizzato dal maggio 2020 ad effettuare sia analisi di biologia molecolare per la ricerca del SARS-CoV-2 su tamponi naso-faringei, che indagini sierologiche per la ricerca di anticorpi anti-SARS-CoV-2. A tale sistema CRQ-CQRC, la Direzione generale del medesimo DPS attribuiva nel tempo competenze di: valutazione della suscettibilità` genetica alle malattie infettive respiratorie e al COVID-19; diagnosi in PCR-RT e conferma in sequenziamento del virus "MonkeyPox"; diagnosi in PCR-RT e conferma in sequenziamento del virus "West Nile"; prevenzione primaria e diagnosi prenatale di Cromosomopatie con tecnica NGS - NIPT attraverso un finanziamento a gravare sui fondi dei progetti obiettivo PSN;

il dirigente generale del DPCR Sicilia con nota Prot. n. 49047 del 10 novembre 2023, a più di nove mesi dal termine dell'emergenza pandemica, prorogata in Sicilia al 31 dicembre 2022, in riscontro alla nota prot. n. 44998 del 18 agosto 2023 del DPS dell'Assessorato regionale alla Salute, nel motivare la ratio di una "struttura centralizzata in grado di intervenire con prontezza, alta produttività e qualità su ogni emergenza di tipo chimico e/o biologico" confermava la "titolarità delle attrezzature in capo al Laboratorio Tecnico per l'Emergenza della UOC CQRC", sottolineando di avervi investito "diversi milioni di euro" e rendendosi disponibile alla cessione delle stesse all'Azienda OORR Villa Sofia Cervello di Palermo purché vincolate all'uso del laboratorio CQRC;

considerato che:

l'art. 29 del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73 ha previsto l'assegnazione di complessivi 69 milioni di euro alle Regioni per la riorganizzazione della rete delle strutture pubbliche e private accreditate eroganti prestazioni specialistiche e di diagnostica di laboratorio. In attuazione di quanto disposto, con decreto ministeriale 30 dicembre 2021 del Ministero della salute si è "ritenuto opportuno, ai fini della ripartizione delle somme di cui al suddetto art. 29, comma 2, di prendere a riferimento le attività di laboratorio prodotte dalle strutture nell'anno 2019, sulla base delle quali calcolare lo scostamento rispetto alle soglie di 200.000 prestazioni e di 5.000 campioni annui analizzati con la metodica NGS, in considerazione della specificità dell'anno 2020, condizionato dalla gestione dell'emergenza sanitaria COVID-19";

il decreto n.1349 del 23 dicembre 2022 del direttore generale del DPS dell'Assessorato della Salute della Regione Siciliana ha individuato il Laboratorio tecnico di emergenza di cui al DPRC n. 377/2020 del CQRC quale laboratorio "unico logico e hub regionale per i sequenziamenti NGS", con il compito di "sviluppare e sperimentare nuove metodologie analitiche e costruire una piattaforma tecnologica a supporto di tutti i laboratori spoke di NGS sul territorio regionale";

nel D.D.G. 1349/2022, in difformità con la normativa nazionale, quale anno di riferimento per il calcolo delle prestazioni è stato preso l'anno 2022, e non il 2019, includendo nel computo delle analisi in NGS effettuate dal CQRC un numero estremamente alto di sequenziamenti di SARS-CoV-2, e non già di genetica medica, il che renderebbe errati i presupposti su cui il CQRC è stato identificato quale centro unico logico per le indagini NGS e hub di coordinamento;

il CQRC nel 2019 non effettuava test di biologia molecolare, né di genetica medica e di sequenziamento di porzioni estese del genoma, bensì, e solamente a partire dal luglio 2021, di sequenziamento del SARS-CoV-2, peraltro in regime di emergenza COVID-19,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

se ritengano opportuno verificare il rispetto della normativa nazionale da parte del DPCR e dell'Assessorato alla Salute della Regione Siciliana nell'individuazione del CQRC quale centro unico per le emergenze e per le indagini NGS, e per le menzionate competenze di sorveglianza epidemiologica e molecolare, di diagnostica microbiologica e genetica clinica, esulanti dalle prerogative delle UOC dell'area chimica del SSN, peraltro già possedute da altre strutture del SSR;

se il ricoprire contestualmente il ruolo di responsabile del CRQ e del CQRC, alla luce delle ulteriori competenze e relative risorse attribuite al CQRC, abbia fatto venir meno la terzietà richiesta per le finalità di verifica di qualità e di accreditamento dei laboratori e abbia creato un conflitto di interesse;

se, al momento del conferimento della responsabilità del coordinamento delle attività di sequenziamento delle varianti COVID-19, il CQRC fosse in possesso dei requisiti di cui al decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73;

se l'elevatissimo numero di sequenziamenti in NGS di SARS-CoV-2, assai costosi, effettuati presso il CQRC sia stato sempre condotto in ossequio a criteri epidemiologici, ovvero se possa essere stato finalizzato, piuttosto, al raggiungimento e superamento in via esclusiva della soglia delle 5.000 prestazioni in NGS di cui all'art.29, comma 2, del decreto-legge 25 maggio 2021, 73;

se ritengano sostenibile la persistenza in vita di un assai dispendioso "Laboratorio Tecnico per l'Emergenza" presso il CQRC, con dotazione ipertrofica di apparecchiature che, invece, potrebbero essere utilizzate per potenziare la rete laboratoristica esistente, anche in caso di future emergenze.

(3-00847)

MARTELLA, BOCCIA, MISIANI, NICITA, ZAMPA, CAMUSSO, TAJANI, MANCA, PARRINI, BAZOLI, RANDO, MALPEZZI, LA MARCA, FURLAN, BASSO, ROJC, GIACOBBE, VALENTE, D'ELIA, ROSSOMANDO, ZAMBITO, VERINI, VERDUCCI, IRTO, FRANCESCHELLI, LOSACCO - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:

la vicenda di Acciaierie d'Italia, dopo mesi di gestione fallimentare da parte di Arcelor Mittal, è giunta ad un punto di non ritorno, che richiede un tempestivo e definitivo intervento del Governo, volto a garantire un futuro certo al più grande stabilimento di produzione dell'acciaio in Europa, ai suoi lavoratori e alle imprese dell'indotto;

Arcelor Mittal, il socio privato che controlla il 62 per cento di ADI, a fronte di svariati comunicati stampa diramati negli scorsi mesi orientati a dipingere una situazione gestionale ottimale dello stabilimento ex ILVA di Taranto, non ha assunto alcuna iniziativa per procedere alla necessaria ricapitalizzazione di ADI a fronte della grave crisi di liquidità aziendale e non ha programmato alcun investimento per il futuro dell'azienda, nonostante l'aiuto da 680 milioni di euro ricevuto agli inizi del 2023 da parte dello Stato italiano;

nel corso delle ultime assemblee dei soci di Acciaierie d'Italia, Arcelor Mittal ha ripetutamente manifestato l'intenzione di non procedere alla sottoscrizione dell'aumento di capitale di 1,5 miliardi di euro, così come richiesto dal consiglio di amministrazione, in misura proporzionale alla quota di partecipazione detenuta, indispensabile per la prosecuzione dell'attività aziendale e all'attuazione degli investimenti futuri;

nell'incontro avvenuto in data 8 gennaio 2024, tra il Governo e i vertici di Arcelor Mittal ed Invitalia, per risolvere la delicata vicenda, non è stata trovata una soluzione per immettere nuove risorse per il funzionamento degli stabilimenti ADI che stanno producendo a ritmi molto bassi, con una produzione scesa sotto i 3 milioni di tonnellate a fronte dei 5-6 milioni previsti nei piani e migliaia di dipendenti in cassa integrazione;

nella riunione il Governo, a fronte dell'esigenza di ADI di avere a disposizione circa 420 milioni di euro per il pagamento delle forniture del gas necessarie al funzionamento degli impianti, ha prospettato un aumento di capitale di 320 milioni di euro e far salire la quota di Invitalia al 60 per cento del capitale di ADI. Su tale ipotesi, che avrebbe portato Invitalia a nominare un nuovo amministratore delegato e Arcelor Mittal ad indicare in nuovo presidente di ADI, non è stato trovato l'accordo. A fronte del rifiuto, il Governo avrebbe prospettato ad Arcelor Mittal la sottoscrizione di tutto il capitale sociale necessario a far salire Invitalia al 66 per cento del capitale di ADI, ricevendo come risposta un netto rifiuto anche alla seconda proposta;

con una nota diramata a margine dell'incontro, il Governo ha preso finalmente atto, come già segnalato dagli interroganti in precedenti atti di sindacato ispettivo, dell'indisponibilità di Arcelor Mittal ad assumere impegni finanziari ed investimenti in ADI, incaricando Invitalia di assumere le decisioni conseguenti;

nei prossimi giorni si deciderà il futuro degli stabilimenti di Acciaierie d'Italia. Il rischio immediato del distacco della fornitura del gas e la scadenza del 31 maggio del contratto di affitto degli impianti con l'amministrazione straordinaria impongono scelte tempestive, non più rinviabili nel tempo, e ingenti impieghi di risorse per la prosecuzione delle produzioni;

il Governo sarà pertanto chiamato ad assumere decisioni nette invertendo definitivamente il percorso ondivago che nel corso dell'ultimo anno ha contribuito ad avallare la gestione fallimentare di Arcelor Mittal e fra le misure in questo senso si ricordano il decreto-legge n. 2 del 2023, con cui sono stati concessi 680 milioni di euro in favore di Arcelor Mittal per garantire la necessaria liquidità per il funzionamento degli stabilimenti ADI, senza che tale intervento abbia prodotto risultati apprezzabili sulla ripresa produttiva ed occupazionale dei medesimi, con grave pregiudizio per gli interessi dei lavoratori, delle imprese dell'indotto, della città di Taranto, della tutela della salute dei cittadini e dell'interesse nazionale a preservare un importante sito di produzione di acciaio, e soprattutto il memorandum, a giudizio degli interroganti ambiguo, sottoscritto nel mese di settembre 2023 dal ministro Fitto e l'amministratore delegato di ADI e Arcelor Mittal, finalizzato a garantire lo stanziamento di risorse per oltre 2 miliardi di euro a valere sul REPowerEU, senza alcuna chiarezza sugli impegni finanziari a carico del gruppo Mittal. Tale memorandum, oltre a confermare un'irragionevole posizione del Governo in favore delle richieste di Arcelor Mittal, ha archiviato per alcuni mesi l'ipotesi più ragionevole, sostenuta anche dai sindacati e dagli interroganti, di portare Invitalia al 60 per cento del capitale di ADI e di cambiare definitivamente la governance dell'azienda;

alla luce della situazione di grave crisi di ADI e della strategia di Arcelor Mittal orientata da ormai diversi mesi al totale disimpegno finanziario nei confronti della controllata italiana, emerge in tutta evidenza la necessità di procedere rapidamente in direzione dell'acquisizione da parte di Invitalia della maggioranza di controllo di ADI e alla conseguente adozione di urgenti interventi finanziari per garantire la prosecuzione della produzione di acciaio da parte degli stabilimenti ex Ilva o, in alternativa, a procedere in direzione dell'amministrazione straordinaria per ADI,

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti si intenda adottare per salvaguardare la continuità operativa degli stabilimenti di Acciaierie d'Italia di Taranto, nonché degli stabilimenti di Genova e di Novi Ligure, e per garantire il mantenimento dei livelli occupazionali e l'aiuto alle imprese dell'indotto, messi a rischio dalla disastrosa gestione di Arcelor Mittal;

se si intenda procedere in direzione del passaggio, entro brevi termini, del controllo azionario di ADI da Arcelor Mittal ad Invitalia tramite la conversione del prestito di 680 milioni di euro, erogato con il decreto-legge n. 2 del 2023, in aumento di capitale o, in alternativa, se si intenda procedere in direzione dell'amministrazione straordinaria per ADI; se si intenda chiarire altresì quali siano i costi stimati a carico del bilancio pubblico in conseguenza della situazione che si è determinata;

se, alla luce degli esiti della vicenda descritta e dell'incontro dell'8 gennaio 2024, si intenda chiarire quale sia stata la finalità del memorandum sottoscritto nel mese di settembre 2023 dal ministro Fitto con Arcelor Mittal e se non si ritenga che tale accordo sia stato una delle cause che ha contribuito a rendere maggiormente confusa la gestione della vicenda ADI e ad aggravare la già difficile situazione di crisi degli stabilimenti ex Ilva di Taranto;

se sia intenzione del Governo mantenere nel nostro Paese un importante e competitivo settore produttivo come quello dell'acciaio e se intenda attivarsi al fine di garantire in prospettiva l'ingresso di nuovi e affidabili investitori industriali nella compagine azionaria ADI, cui affidare la gestione del rilancio produttivo del più grande stabilimento siderurgico europeo e il completamento degli interventi di decarbonizzazione della produzione e di messa in sicurezza ambientale del sito.

(3-00848)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

NICITA, FURLAN, RANDO, BASSO, CAMUSSO, D'ELIA, DELRIO, FINA, FRANCESCHELLI, GIACOBBE, MALPEZZI, ROJC, ROSSOMANDO, TAJANI, VALENTE, VERDUCCI, VERINI, ZAMPA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

diverse associazioni umanitarie da tempo denunciano lo stato di profondo degrado in cui versa la struttura di primissima accoglienza per minori non accompagnati sita nel Comune di Rosolini, nella provincia del Libero consorzio comunale di Siracusa;

nella struttura, attivata a fine agosto 2023 dalla Prefettura di Siracusa per far fronte all'eccezionale aumento di arrivi, i minori vivono in condizioni tali da prefigurare una violazione del divieto di trattamenti inumani e degradanti di cui all'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo;

nella struttura, infatti, sono presenti 180 persone a fronte dei 50 posti disponibili, con picchi fino a 210 presenti nei periodi di maggior crisi, cui non è fornito un adeguato approvvigionamento idrico idoneo, con solo cinque docce e una distribuzione di acqua per sole tre ore al giorno;

i minori dormono su brandine, non sono disponibili spazi comuni per la mensa né per svolgere attività educative e ricreative. In mancanza di tavoli e sedie, i ragazzi sono costretti a consumare i pasti in piedi o seduti sulle brandine. I minori sarebbero finanche privi di coperte, vestiti e prodotti igienici in quantità sufficiente, anche alla luce di un'accoglienza spesso protratta per settimane o addirittura mesi, carenze cui hanno tentato di far fronte alcuni volontari distribuendo ai ragazzi coperte, vestiti e prodotti detergenti;

inoltre, non risulterebbe garantita un'adeguata assistenza psicologica, benché molti dei minori accolti abbiano subito gravi traumi e in alcuni casi portino sul corpo i segni delle torture subite e versino in uno stato depressivo;

infine, non sarebbero stati forniti un orientamento e supporto legale ai minori, né tantomeno spiegato loro della possibilità di nominare un tutore, di presentare la richiesta del permesso di soggiorno per minore età ovvero la domanda di protezione internazionale;

l'ordinanza del capo Dipartimento della Protezione Civile n. 984 del 16 aprile 2023 ha stabilito le disposizioni normative che possono essere derogate nella realizzazione delle attività finalizzate alla gestione dell'"emergenza migranti", nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento giuridico e dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario. Ebbene, mentre è consentito che i Prefetti, in qualità di soggetti attuatori, possano attivare strutture ricettive temporanee per minori derogando alle norme del "Codice dei contratti pubblici", non sono ammesse invece deroghe rispetto alle disposizioni, di cui all'articolo 19, del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142 in materia di capienza massima e relativamente all'accoglienza adeguata alla minore età da fornire nel rispetto dei diritti fondamentali del minore;

considerato che:

la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia in diverse decisioni, da ultimo, sentenza del 21 luglio 2022 (causa Darboe e Camara c. Italia - ricorso n. 5797/177, sentenza del 31 agosto 2023 - causa M.A. c. Italia - ricorso n. 70583/178 e sentenza del 23 novembre 2023 - causa A.T. e altri c. Italia - ricorso n. 47287/179), per aver collocato alcuni minori stranieri non accompagnati in strutture d'accoglienza inadeguate, ove non erano rispettati i diritti fondamentali loro riconosciuti dalla normativa nazionale e internazionale. In particolare la Corte EDU ha chiarito come il carattere assoluto dell'articolo 3 in materia di divieto di trattamento inumani o degradanti non esoneri dal rispetto delle sue disposizioni gli Stati, che costituiscono le frontiere esterne dell'Unione europea, gli Stati membri del Consiglio d'Europa anche nei casi di difficoltà derivanti dall'accresciuto afflusso di migranti e richiedenti asilo;

a quanto detto si aggiunga che in data 5 dicembre 2023 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha accolto il ricorso d'urgenza presentato in favore di un minore trattenuto in condizioni degradate e totalmente inadeguate presso il CARA di Isola di Capo Rizzuto (Crotone), ordinandone l'immediato trasferimento;

già il 18 settembre 2024 il primo firmatario della presente interrogazione ha visitato tale struttura e ha potuto verificare personalmente le gravi condizioni in cui si trovano a vivere i minori non accompagnati ivi presenti,

si chiede di sapere quali iniziative necessarie ed urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di garantire che ai minori presenti presso la struttura di primissima accoglienza di Rosolini siano immediatamente garantite condizioni di accoglienza, tali da rispettare i diritti fondamentali loro riconosciuti dalla normativa nazionale e sovranazionale.

(3-00842)

BOCCIA, BAZOLI, MIRABELLI, LORENZIN, NICITA, ZAMBITO, IRTO, BASSO, D'ELIA, ZAMPA, ALFIERI, CAMUSSO, CASINI, CRISANTI, DELRIO, FINA, FRANCESCHELLI, FRANCESCHINI, FURLAN, GIACOBBE, GIORGIS, LA MARCA, LOSACCO, MALPEZZI, MANCA, MARTELLA, MELONI, MISIANI, PARRINI, RANDO, ROJC, ROSSOMANDO, SENSI, TAJANI, VALENTE, VERDUCCI, VERINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:

la festività del Capodanno anche nel 2024 è stata accompagnata dalla tragica conta dei feriti e dei morti. L'ultimo giorno del 2023 ha registrato 274 persone ferite e una donna uccisa ad Afragola, in circostanze ancora da verificare;

tra i feriti, 262 sono rimasti infortunati a causa dei fuochi d'artificio e dei petardi, di cui 27 con ferite gravi come lesioni agli occhi, fratture e amputazioni di mani e dita, mentre 12 sono i casi di persone colpite da armi da fuoco;

eventi che, come ogni anno, vedono un grande impegno delle forze dell'ordine e dei vigili del fuoco, che sono dovuti intervenire in 703 incendi riconducibili a tali festeggiamenti;

tutte le amministrazioni, sia centrali che locali, si attivano in corrispondenza di tale festività per dissuadere e prevenire atti irresponsabili che mettono a repentaglio la incolumità e la stessa vita dei concittadini, con mirati interventi di sequestro di materiale pirotecnico o l'emanazione di specifiche ordinanze di divieto di utilizzo di detto materiale;

l'importanza di tali attività preventive è volta anche all'affermazione di una cultura del rispetto per il prossimo, scongiurando ogni atto sconsiderato che può trasformare un giorno di festa in tragedia;

da questo punto di vista è indispensabile che tutti coloro che ricoprono cariche pubbliche, in particolar modo se di rilievo nazionale, agiscano con senso di responsabilità e in coerenza con tali valori;

secondo quanto si apprende dagli organi di informazione, durante un veglione a Rosazza, in provincia di Biella, la pistola di proprietà del deputato Emanuele Pozzolo ha esploso un colpo e ha ferito un giovane, genero di uno degli agenti della scorta del sottosegretario Andrea Delmastro, che insieme ad altri aveva organizzato una festa familiare, alla quale erano presenti anche diversi minori, nella sede della locale pro loco e che avrebbe invitato Pozzolo;

secondo quanto dichiarato al quotidiano il "Corriere della Sera" dal sottosegretario Delmastro: "Chi era presente mi ha raccontato che aveva tirato fuori l'arma, una pistola grande quanto un accendino, per mostrarla. Poi è partito il colpo, accidentalmente", pertanto, la pistola sarebbe stata mostrata pubblicamente, un comportamento che, come poi provato dai fatti, appare assolutamente imprudente;

l'onorevole Pozzolo ha negato di aver sparato il colpo, che sarebbe partito accidentalmente mentre altri ne erano in possesso, e secondo quanto riportato da organi di stampa si sarebbe sottoposto al test dello STUB, per rilevare l'eventuale presenza di polvere da sparo, nella mattinata del 1° gennaio, dunque diverse ore successive ai fatti e rifiutando comunque di consegnare gli abiti indossati durante il veglione, appellandosi all'immunità parlamentare;

sempre secondo quanto riportato da diversi organi di stampa la prefettura di Biella avrebbe revocato il porto d'armi rilasciato all'onorevole Pozzolo, mentre la procura avrebbe aperto un fascicolo d'indagine nei confronti del medesimo per lesioni aggravate e omessa custodia di armi;

al di là della reale dinamica dei fatti, che sarà accertata dagli organi inquirenti, appare certamente censurabile il gesto di portare ed esibire una pistola carica durante una festa o, addirittura, consegnarla a terze persone;

se rappresentanti delle istituzioni si abbandonano a gesti tanto sconsiderati, diventa sempre più difficile convincere i cittadini a non compiere, anche solo per imprudenza, azioni che possono mettere a rischio la vita propria e altrui;

considerato che nello scorso dicembre è stato presentato al Senato della Repubblica un disegno di legge a prima firma di un senatore esponente di Fratelli d'Italia, che reca modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, consentendo anche ai sedicenni di andare a caccia e dunque di portare legittimamente un'arma. Sul tema è finanche intervenuto il Ministro dell'agricoltura, Lollobrigida, chiedendo il ritiro del provvedimento,

si chiede di sapere:

quali siano le opinioni della Presidente del Consiglio dei ministri in merito ai fatti esposti in premessa e quali iniziative, per quanto di competenza, di carattere normativo e amministrativo intenda assumere, in relazione a comportamenti così sconsiderati, che coinvolgono i soggetti sopra indicati e che hanno visto l'utilizzo di armi, per di più alla presenza di minori;

quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, intenda assumere in rapporto a comportamenti tanto pericolosi che sembrano coinvolgere, tra gli altri, rappresentanti di Governo, anche al fine di garantire il rispetto di una postura istituzionale da parte di tutti i suoi esponenti;

quali iniziative intenda intraprendere al fine di scoraggiare la pericolosa tendenza ad esaltare l'uso delle armi e la loro diffusione.

(3-00843)

MARCHESCHI - Ai Ministri per la protezione civile e le politiche del mare e dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:

nel mese di novembre 2023 una drammatica alluvione ha colpito il territorio regionale toscano, in particolare alcuni comuni della città metropolitana di Firenze per i quali tempestivamente il Governo ha dichiarato lo stato di emergenza;

il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, di recente in visita nelle zone alluvionate, ha ricordato il delicato assetto geomorfologico del territorio nazionale e quanto il nostro Paese sia impreparato ad affrontare fenomeni di piogge alluvionali sempre più frequenti, soprattutto a causa di una scarsa manutenzione del territorio; di uno sviluppo antropomorfo disordinato e spesso speculativo; di lavori progettati e mai realizzati, esattamente come sembra essere avvenuto anche nel territorio toscano;

considerato che le risorse stanziate per la messa in sicurezza del territorio dal dissesto idrogeologico sono state pari a 7 miliardi di euro in 20 anni, ma, come evidenziato dalla sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti in merito allo stato di attuazione del piano nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico, sono numerose le criticità nella governance degli interventi e nella scarsa capacità di spesa da parte delle amministrazioni nella realizzazione dei progetti, troppo spesso di natura prevalentemente emergenziale e non preventiva;

valutato che:

la conoscenza del territorio è imprescindibile per sviluppare azioni volte a difendere (resilienza), progettare (sviluppo) e pianificare (strategia);

avere a disposizione carte tematiche aggiornate è strategico, ma è evidente a tutti che il grande patrimonio di informazioni territoriali in Italia è caratterizzato da una significativa frammentazione e da problematiche di qualità e di coerenza che impattano in modo significativo sia sui numerosi procedimenti amministrativi che utilizzano tali dati sia anche nella gestione delle emergenze;

rilevato che:

negli ultimi anni la Toscana, come l'Emilia-Romagna, ha impostato un modello di gestione del territorio spesso piegato alle logiche ambientaliste radicali, fallendo evidentemente gli obiettivi di difesa del suolo e del territorio;

il personale di sorveglianza idraulica toscano è in perenne stato di agitazione considerato che dal 2016 non ha ottenuto un piano serio e concreto di riorganizzazione del servizio, anzi ha visto un demansionamento e una riduzione della figura del casellante idraulico;

nel solo 2023 la Giunta regionale toscana a guida centrosinistra ha ridotto al settore difesa del suolo ben 18 milioni di euro,

si chiede di sapere:

quale sia realmente lo stato di attuazione degli interventi finanziati negli anni da risorse pubbliche per la mitigazione del rischio idrogeologico in Toscana e, in particolare, quale sia lo stato dei progetti nell'area colpita dall'emergenza in merito agli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico;

se esista, a livello nazionale, un monitoraggio puntuale di tutti gli interventi di spesa in modo da verificare l'effettiva capacità di spesa dei soggetti competenti agli interventi sul territorio, ed in caso contrario quali misure si ritenga necessario mettere in atto per supplire a questa mancanza di dati effettivi;

se ai Ministri in indirizzo risulti che le autorità di bacino toscane abbiano aggiornato il piano di assetto idrogeologico, di gestione delle alluvioni e di gestione delle frane, strumenti strategici fondamentali di pianificazione e controllo del territorio e se questi siano stati condivisi ed acquisiti dalla Regione;

a che punto sia il procedimento relativo alla gestione del post emergenza nei territori toscani devastati dall'alluvione e quali misure siano già state messe in atto dal Governo per la gestione degli aiuti destinate a famiglie ed imprese;

se non si ritenga strategico lo sviluppo di un sistema tecnologico nazionale, non frammentato, di gestione delle informazioni geografiche e ambientali, che preveda l'impiego delle capacità satellitari nazionali e degli strumenti operativi di osservazione del territorio dallo spazio, una comunicazione ed una condivisione sempre più efficace delle informazioni e, infine, se non si ritenga necessario integrare la pianificazione urbanistica regionale e locale con la quella di bacino per consentire uno sviluppo territoriale compatibile con il suo assetto geomorfologico.

(3-00845)

BOCCIA, BAZOLI, MIRABELLI, LORENZIN, NICITA, ZAMBITO, IRTO, BASSO, D'ELIA, ZAMPA, ALFIERI, CAMUSSO, CASINI, CRISANTI, DELRIO, FINA, FRANCESCHELLI, FRANCESCHINI, FURLAN, GIACOBBE, GIORGIS, LA MARCA, LOSACCO, MALPEZZI, MANCA, MARTELLA, MELONI, MISIANI, PARRINI, RANDO, ROJC, ROSSOMANDO, SENSI, TAJANI, VALENTE, VERDUCCI, VERINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e della giustizia. - Premesso che:

il 7 gennaio 2024, a seguito della commemorazione delle vittime dell'attentato di via Acca Larentia a Roma, in cui nel 1978 morirono tre giovani militanti del MSI, molti partecipanti hanno gridato per tre volte "presente" con le braccia tese nel saluto romano;

alla cerimonia per il quarantaseiesimo anniversario dell'attentato, erano presenti anche il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e l'assessore per la cultura del Comune di Roma, Miguel Gotor, che hanno deposto una corona di fiori;

successivamente, i militanti si sono spostati davanti all'ex sede del MSI, dove era presente anche il vice Presidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli, e, come è accaduto già altre volte in passato in occasione di altre commemorazioni, hanno salutato con il braccio teso di fronte a un manifesto nero recante la scritta "presente, presente, presente" e in alto una croce celtica bianca;

premesso inoltre che:

la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista;

in attuazione di tale disposizione, la legge 20 giugno 1952, n. 645, meglio nota come "legge Scelba", ha introdotto nel nostro ordinamento il reato di apologia del fascismo e punisce con la reclusione da 5 a 12 anni e con la multa da 1.032 a 10.329 euro chiunque promuova, organizzi o diriga le associazioni, i movimenti o i gruppi con carattere fascista;

infatti, la predetta legge, modificata poi dalla legge 22 maggio 1975, n. 152, vieta il perseguire di "finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista", ovvero rivolgendo "la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito" o compiendo "manifestazioni esteriori di carattere fascista";

come di tutta evidenza, le attività e i gesti compiuti durante la commemorazione rientrano pienamente nelle condotte vietate dalla "legge Scelba",

si chiede di sapere quali siano le valutazioni del Governo sui fatti riportati e quali iniziative intenda adottare al fine di fare chiarezza sugli stessi e di far cessare qualunque attività o comportamento commessi in aperta e palese violazione del dettato costituzionale e delle leggi del nostro ordinamento.

(3-00846)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

GELMINI - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:

la Fondazione "European Brain Research Institute" (EBRI) è stata costituita nel 2002 su iniziativa della premio Nobel e senatrice a vita Rita Levi Montalcini ed è un centro di ricerca neuroscientifica nonprofit di prestigio internazionale;

per la prima volta dal 2012, il contributo che l'EBRI riceve dallo Stato italiano non è stato rinnovato per il 2024 e questo, come ha comunicato il 29 dicembre scorso il presidente della Fondazione, Antonino Cattaneo, "determina l'impossibilita` di proseguire le ricerche e di sostenere i costi strutturali e la implementazione e manutenzione dei laboratori e delle sofisticate apparecchiature, costi che non possono essere coperti dai finanziamenti, in larga parte internazionali, per progetti di ricerca competitivi vinti dalle ricercatrici e dai ricercatori dell'EBRI";

la conseguenza di questa situazione sarà la restituzione dei finanziamenti ricevuti in bandi di gara internazionali, la conclusione della collaborazione scientifica con numerosi centri di ricerca nazionali e esteri e la fine delle sperimentazioni cliniche attualmente in corso sui pazienti;

l'entità del contributo assicurato dallo Stato italiano negli ultimi anni e negato per il 2024 è di 1 milione di euro;

la sproporzione tra l'importo minimo dell'impegno economico richiesto a carico del bilancio dello Stato e il rilievo scientifico delle attività dell'EBRI dimostra la natura arbitraria e irrazionale (non si sa se dovuta a negligenza o a una vera e propria volontà punitiva) di una scelta che è umiliante per l'Italia, il suo Governo e il suo Parlamento molto più che per i ricercatori dell'EBRI, che ne devono subire incolpevolmente le conseguenze,

si chiede di sapere se, come e quando il Ministro in indirizzo voglia rimediare alla situazione descritta in premessa e assicurare il contributo necessario a garantire la prosecuzione dell'attività dell'European Brain Research Institute, scongiurandone la chiusura.

(4-00925)

ROJC, ALFIERI, GIACOBBE, VERINI, RANDO, BASSO, VERDUCCI, ROSSOMANDO, IRTO, LA MARCA, CAMUSSO, FURLAN, MANCA, DELRIO, MALPEZZI, TAJANI, LOSACCO, GIORGIS, VALENTE, MARTELLA, CRISANTI, ZAMBITO, NICITA - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, della difesa e delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

da più di un mese, navi mercantili in navigazione nel Mar Rosso e precisamente nello stretto di Bab el Mandeb subiscono attacchi da parte di un gruppo di ribelli yemeniti, gli Houthi, che hanno annunciato di voler entrare nella guerra tra Israele e Hamas al fianco del popolo palestinese, mirando a interpretare un ruolo da protagonisti nella regione;

i lanci missilistici messi a segno dagli Houthi hanno trasformato lo stretto di Bab al Mandeb in una tratta a grande rischio;

gli attacchi sembrano avvenire sotto la direzione dell'Iran, mediante intelligence e mezzi di combattimento iraniani, configurando azioni dirette non solo contro Israele, ma a danno del sistema economico mondiale ed europeo in particolare;

dall'inizio degli attacchi, secondo quanto riportato dall'esperto di logistica della University of Bradford, Gökçay Balci, "più di duecento navi hanno dichiarato incidenti, e circa 180 vascelli sono stati costretti a cambiare rotta", producendo una situazione caotica nella navigazione tra Asia ed Europa;

dal punto di vista economico sono già apparse le conseguenze sui noli marittimi del trasporto container, con un aumento settimanale del 46 per cento tra Shanghai e il nord Europa (a 1.497 dollari per TEU) e del 31 per cento per il Mediterraneo (a 2.054 dollari per TEU);

i traffici delle merci nel Mediterraneo stanno già subendo un impatto economico gravoso, in quanto le principali compagnie di navigazione dichiarano di evitare il Mar Rosso e il canale di Suez per ragioni di sicurezza, anche se alcune navi sembra stiano ancora viaggiando su questa rotta e Maersk ha annunciato di voler ripristinare il passaggio di alcuni servizi quando la navigazione sarà resa più sicura;

il presidente di Assoporti, Rodolfo Giampieri, ha espresso preoccupazione avvertendo che "tutto ciò avrà un conseguente riflesso sul costo dei beni al consumatore finale", mentre il presidente di Federagenti Alessandro Santi ha chiesto di "garantire la sicurezza del corridoio nel Mar Rosso per le navi", il presidente di Federlogistica-Conftrasporto Luigi Merlo ha invitato il nostro Paese a "dotarsi di strutture permanenti capaci di analizzare e prevedere i possibili scenari di crisi nelle diverse aree";

oltre al caos per le catene di approvvigionamento globali, preoccupa molto la situazione del mercato energetico, in particolare per quanto riguarda il gas liquefatto, ma anche per le ripercussioni sul prezzo del petrolio, che si aggiungono all'impatto della guerra Russia-Ucraina;

il Ministro della difesa Guido Crosetto ha dichiarato che "dobbiamo intervenire", informando che l'Italia ha "una nave all'interno di una missione" e precisando che non si tratta di "una nuova operazione americana", in quanto "per farlo avremmo avuto bisogno dell'approvazione del Parlamento e invece si tratta di un dispositivo già operante", e ha detto che "si intende valutare come muoversi nei prossimi mesi",

si chiede di sapere:

quale sia la missione assegnata alla fregata "Virginio Fasan", se e quale sia il tipo di coordinamento previsto con le altre unità in pattugliamento di altri Paesi e quali le regole d'ingaggio, se limitato a pattugliamento, scorta e contrasto di attacchi condotti con missili e droni o se siano contemplati azioni contro le postazioni di lancio dei missili;

se la valutazione sia effettivamente rinviata ai prossimi mesi, dopo che si potrebbero già esser pesantemente sentiti gli effetti della crisi del Mar Rosso, o se il Governo non intenda attivarsi immediatamente, in primo luogo in sede di Consiglio europeo, per definire una strategia comune finalizzata a ottimizzare nel brevissimo termine l'impiego delle unità navali a protezione dei traffici;

se il Ministro dei trasporti abbia preso contatto con i presidenti delle Autorità di sistema portuale che sarebbero maggiormente colpite dall'interruzione dei traffici da Suez, segnatamente Genova e Trieste, e fatto una valutazione approfondita dall'impatto dei mancati attracchi, come pure denunciato dagli stessi presidenti;

se il Governo intenda porre a dibattito il tema della sicurezza dei traffici marittimi e quindi degli approvvigionamenti di merci ed energia, a ciò indirizzando missioni di politica europea ed estera.

(4-00926)

VERINI, ROJC, VERDUCCI, ROSSOMANDO, IRTO, RANDO, GIACOBBE, LA MARCA, CAMUSSO, FURLAN, MANCA, DELRIO, MALPEZZI, TAJANI, LOSACCO, GIORGIS, VALENTE, MARTELLA, CRISANTI, ZAMBITO, NICITA, ALFIERI, MIRABELLI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

in data 27 dicembre 2023 si è appreso da alcuni organi di stampa ("Giornale di Vicenza", "Pressgiochi.it") che nell'ambito delle attività di prevenzione generale e controllo del territorio, i militari della Guardia di finanza hanno scoperto nel comune di Vicenza la presenza uno sportello ATM (Bancomat) installato all'interno di una sala giochi-scommesse;

la legge regionale del 10 settembre 2019, n. 38, recante norme sulla prevenzione e cura del disturbo da gioco d'azzardo patologico (articolo 7, lettera h) stabilisce una distanza non inferiore a quattrocento (400) metri tra i locali pubblici dov'è possibile scommettere e giocare e gli sportelli Bancomat. Le stesse misure di prevenzione e relative sanzioni sono presenti nel regolamento comunale, approvato con delibera di Consiglio comunale di Vicenza n. 29 del 4 giugno 2019, capo III, articolo 9 - distanze minime dai luoghi sensibili;

gli avvenimenti descritti non rappresentano casi isolati, tanto che nel mese di maggio 2023, nel Rodigino, la stessa Guardia di finanza aveva rilevato analoghe circostanze,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda adottare, per quanto di competenza, al fine di garantire la sicurezza, la salute e l'ordine pubblico, nonché per un efficace contrasto del disturbo da gioco d'azzardo, iniziative volte ad accertare, d'intesa con gli istituti bancari, l'eventuale presenza di sportelli ATM-Bancomat nelle aree di pertinenza o vicinanza ai luoghi dove si vendono giochi d'azzardo;

se intenda provvedere a far rimuovere, tempestivamente, nel rispetto delle vigenti normative, gli sportelli ATM-Bancomat all'interno delle sale giochi e sale scommesse e a potenziare significativamente il numero dei controlli presso le sale giochi e sale scommesse, tenuto conto del crescente aumento del numero delle condotte illegali.

(4-00927)

DE CRISTOFARO - Al Ministro dell'istruzione e del merito. - Premesso che:

da organi di stampa si apprende delle proroghe dei contratti per gli incarichi temporanei di personale ausiliario a tempo determinato, conferiti per l'attuazione degli interventi del PNRR e "Agenda Sud", che riguarderanno tutto il personale ATA, compresi i collaboratori scolastici;

l'attuazione degli interventi previsti per il PNRR e Agenda Sud è prevista fino al 30 giugno 2026 ed i contratti di supplenza temporanea sono conferiti per singoli anni scolastici, previa comunicazione al Ministero dell'istruzione e del merito;

i provvedimenti a copertura finanziaria di queste supplenze sono diversi e sono contenuti, oltre che nel "decreto anticipi" (decreto-legge n. 145 del 2023), anche nella legge di bilancio per il 2024;

considerato che al momento le risorse stanziate coprono la proroga dei suddetti contratti fino al 15 aprile 2024 e quindi non sono sufficienti per garantire il servizio fino alla fine dell'anno scolastico,

si chiede di sapere quali misure il Ministro indirizzo intenda intraprendere per dare continuità di nomina alle stesse persone che hanno lavorato e quali risorse voglia stanziare per aumentare in maniera stabile gli organici ATA e ottenere un piano straordinario di assunzioni su tutti i posti liberi.

(4-00928)

BORGHI Enrico - Al Ministro dell'istruzione e del merito. - Premesso che:

secondo organi di stampa, "OpenHub Lazio", ente finanziato dalla Regione, il mese scorso avrebbe promosso un'iniziativa denominata "Un ponte per la pace" tra il liceo "Meucci" di Aprilia e la scuola "Beregovoj" di Lugansk, in Donbass;

durante l'incontro i ragazzi e le ragazze dei due licei si sono confrontati, in via telematica, su temi relativi alle attività scolastiche;

all'iniziativa avrebbe preso parte Andrea Lucidi, noto giornalista dalle posizioni anti ucraine, promotore di un'altra iniziativa, a Lucca, in cui ha messo in collegamento Aleksandr Dugin (considerato uno dei principali promotori dell'invasione russa in Ucraina) e membro attivo dell'associazione "Vento dell'Est", il cui scopo esplicito è "ristabilire e rafforzare i tradizionali rapporti di amicizia e collaborazione tra Italia e Russia, soggetti purtroppo in tempi recenti ad uno sciagurato deterioramento a causa del conflitto in Ucraina";

se la circostanza fosse confermata, significherebbe che un ente finanziato da risorse pubbliche si sta facendo promotore di iniziative filoputiniane all'interno delle scuole, sfruttando valori fondanti della nostra democrazia costituzionale (quali il pluralismo e la pace in primis), per propagandare ricostruzioni faziose preordinate a minare la salda collocazione atlantica del nostro Paese,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intenda adottare per prevenire l'organizzazione di ulteriori iniziative che si propongano di fare da eco a propagande dalla natura chiaramente filoputiniana e volte a delegittimare le ragioni della resistenza ucraina all'invasione russa.

(4-00929)

BORGHI Enrico - Al Ministro della difesa. - Premesso che:

in data 11 gennaio 2024 si svolgerà a Tregnago (Verona) l'ennesima presentazione (inizialmente in programma a Verona) del libro "Il Mondo al contrario" del generale Roberto Vannacci, attuale neo capo di Stato maggiore delle forze operative terrestri;

secondo organi di stampa all'evento è stata annunciata la partecipazione di diversi politici e giornalisti noti per le posizioni fortemente putiniane;

il ruolo di capo di Stato maggiore non dovrebbe essere sfruttato per foraggiare propagande filorusse, soprattutto nell'attuale fase delicata di assistenza che l'Italia e l'Occidente stanno assicurando all'Ucraina,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se ritenga l'attività politica del capo di Stato maggiore Vannacci compatibile con il suo ruolo, soprattutto ove questa venga sfruttata per raccogliere personalità politiche distintesi per la propaganda di narrazioni antiucraine e filoputiniane.

(4-00930)

DE CRISTOFARO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

lo stabilimento della Cesare Fiorucci S.p.A. di Santa Palomba di Pomezia (Roma) ha usufruito in passato di ingenti contributi, quali quello della Cassa del Mezzogiorno, così come della Comunità europea e dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali;

dal 1996 al 2010 ha frequentemente esternalizzato o chiuso reparti e servizi, sempre riducendo il numero di lavoratori e sempre usufruendo di ammortizzatori sociali tra cassa integrazione straordinaria e mobilità;

nel 2013 è stato presentato un "piano industriale" che prevedeva 250 licenziamenti;

attualmente è di proprietà di una holding costituita dai fondi di investimento industriali "Navigator group" (con sede in Germania) e "White park capital" (con sede in Irlanda);

con i suoi circa 390 dipendenti (prima della presentazione del piano di licenziamento collettivo) essa risulta essere una delle più grandi realtà manufatturiere dell'area sud della città metropolitana Roma, decisiva per i territori di Pomezia, Ardea e i Castelli romani;

considerato che:

nonostante si trovi almeno dal 2019 in una situazione di crisi, con valori di EBITDA negativi, il piano industriale per il 2023 presentava soltanto poco meno di un milione di euro di investimenti, per lo più destinati al mantenimento degli ordinari livelli di salute e sicurezza del lavoro, senza prevedere nulla in ottica di rilancio;

il 100 per cento della Cesare Fiorucci è stato ceduto, nel corso dell'estate 2023, alla holding citata senza alcuna informazione preventiva alle organizzazioni sindacali né ai dipendenti da parte della dirigenza uscente;

alla data del 3 agosto le organizzazioni sindacali non avevano ancora conosciuto il nuovo management aziendale né il piano industriale e di investimenti della nuova dirigenza;

giovedì 23 novembre 2023, a fronte di una comunicazione incompleta riguardo alle eventuali azioni di rilancio dei produzione e di incremento delle quote di mercato della Fiorucci, la dirigenza dell'azienda ha comunicato alle organizzazioni sindacali e alle rappresentanze sindacali aziendali la chiusura di alcuni reparti, la cessazione delle produzioni stagionali, la riduzione dell'orario del reparto mortadelle a 3 giorni settimanali e, con soli 4 giorni di preavviso, il licenziamento di 212 dipendenti, pari ad oltre il 50 per cento del personale attualmente occupato nello stabilimento di Pomezia, a partire dal 27 novembre;

l'azienda si è mostrata più volte non disponibile non solo a ritirare la procedura di licenziamento, ma addirittura ad utilizzare strumenti quali gli ammortizzatori sociali o contratti di solidarietà,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto e se non voglia approfondire la legittimità dei licenziamenti del personale, pari alla metà dei lavoratori in servizio, messi in atto senza neanche provare a ridurre l'impatto sociale della propria decisione con ammortizzatori sociali o contratti di solidarietà.

se non ritenga di istituire un tavolo con l'azienda e le organizzazioni sindacali, al fine di tutelare 212 lavoratori in una situazione economica molto precaria;

se non ritenga che la decisione da parte dell'azienda sia in qualche modo da correlare con l'iter già avviato per la realizzazione del termovalorizzatore di Roma, che sorgerà a poche centinaia di metri di distanza e che stravolgerà completamente sia la viabilità, sia la logistica, sia il tessuto produttivo e abitativo dell'intera area circostante.

(4-00931)

CUCCHI - Ai Ministri della giustizia e dell'interno. - Premesso che:

da notizie di stampa si apprende che il 5 gennaio 2024 nel carcere di Ancona si è suicidato il detenuto Matteo Concetti, mentre si trovava in isolamento;

a quanto si apprende Concetti era affetto da patologia DHD bipolare ed era stato in cura presso il SERT di Rieti;

risulta alla interrogante che i genitori abbiano incontrato Concetti qualche ora prima dell'estremo gesto e che il figlio gli abbia raccontato di stare male, di non ricevere la giusta assistenza per la sua patologia e anche che lo psicologo andava in carcere ogni 15 giorni;

alla fine del colloquio con i genitori, alla presenza di un'avvocata che era nella stessa stanza e di almeno due guardie carcerarie il detenuto Concetti avrebbe minacciato di impiccarsi nel caso in cui fosse stato riportato in isolamento;

la madre preoccupata avrebbe chiesto aiuto alle forze dell'ordine, riferendo che già in passato il ragazzo aveva tentato il suicidio e avrebbe chiesto anche di poter parlare con la direttrice o con il personale medico, ma le veniva riferito che non c'era nessuno con cui poter parlare;

considerato che:

il carcere è un luogo dove i detenuti sono affidati alle cure dello Stato e lo Stato se ne deve far carico garantendo le cure di cui hanno bisogno e consentendo una permanenza dignitosa nel pieno rispetto dei principi costituzionali in materia, primo fra tutti quello sul fine rieducativo della pena di cui all'articolo 27 della Costituzione;

in Italia sono soltanto 32 le REMS, residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, strutture sanitarie destinate a ospitare pazienti che soffrono di disturbi psichiatrici o di personalità, che potenzialmente li rendono pericolosi per sé stessi o per gli altri. Persone ritenute non legalmente responsabili dei propri atti a causa della condizione di malattia mentale i quali, in ragione della cronica carenza di posti letto, spesso sono detenuti in condizioni del tutte inadeguate rispetto alla patologia della quale soffrono, oppure liberi anche se pericolosi per la comunità: servirebbero misure cautelative e cautelari, programmi di cura adeguati e differenziati e la riqualificazione di alcune REMS verso strutture ad alta sicurezza;

è a parere dell'interrogante grave che nessuno tra agenti e operatori si sia accorto che Concetti non poteva essere lasciato da solo in isolamento, dopo aver minacciato il suicidio e essendo anche un soggetto psichiatrico,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo fossero a conoscenza delle vicende di cui in premessa;

quali azioni intendano intraprendere affinché venga fatta chiarezza sulle responsabilità anche deontologiche e professionali di questo suicidio;

se non ritengano opportuno attivarsi per ottenere lo stanziamento di adeguate risorse finanziarie, finalizzate all'introduzione di nuove strutture dedicate alla cura di persone affette da disturbi psichiatrici e dipendenze di vario genere e integrare le risorse destinate alle REMS, per consentire un'adeguata assistenza delle persone con bisogni speciali.

(4-00932)

CUCCHI - Ai Ministri dell'interno, della difesa e della giustizia. - Premesso che:

da notizie di cronaca si apprende della drammatica morte di Simone Mattarelli, di 28 anni, trovato senza vita in un capannone a Origgio (Varese) il 3 gennaio 2021, dopo un lungo inseguimento da parte dei Carabinieri;

all'epoca dei fatti, in pieno periodo pandemico, erano in vigore le regole di chiusura oraria della circolazione per il lockdown: pare che Matterelli alle ore 23.30 non si sia fermato a un posto di blocco dei Carabinieri di Cantù e che ne sia scaturito un inseguimento con altre pattuglie;

durante la fuga, pare che intorno alle ore 2 di notte l'uomo abbia chiamato il padre, Luca Mattarelli, raccontandogli di aver forzato il posto di blocco e dell'inseguimento dei Carabinieri;

pare che il padre durante la telefonata abbia sentito dei colpi di pistola e abbia capito che il figlio stava scappando a piedi;

dal resoconto prospettato sulla stampa emerge come il signor Mattarelli, arrivato al comando dei Carabinieri di Desio alle ore 4.30 del mattino, avrebbe visto arrivare l'auto del figlio guidata dai militari, i quali avrebbero rassicurato il padre sulle condizioni del figlio;

la famiglia Mattarelli e i Carabinieri avrebbero iniziato a cercare il ragazzo con ricerche parallele;

il corpo senza vita di Simone Mattarelli venne ritrovato il giorno seguente nell'area boschiva del comune di Origgio appeso per il collo con una cintura fissata a un macchinario dell'azienda Eurovetro S.r.l.;

il caso è stato sin dall'inizio considerato come un suicidio, nonostante il fatto che i legali della famiglia abbiano evidenziato anomalie sia dal punto di vista medico-legale, sia sulla condotta dei Carabinieri intervenuti;

dopo la richiesta presentata dall'avvocato Minotti, legale di fiducia della famiglia Mattarelli, il pubblico ministero competente ha dato avvio alle indagini e aperto un procedimento penale per il reato di istigazione al suicidio;

considerato che:

a causa dei ritardi nell'avvio delle indagini, una parte delle registrazioni video, specie quelle nel territorio di Origgio e segnatamente nella zona in cui si è concluso l'inseguimento, sono andate perdute;

l'autopsia di Simone Mattarelli, eseguita l'11 gennaio 2021, ha stabilito che le cause della morte sono riconducibili a un'asfissia acuta meccanica che si può ricondurre ad un impiccamento tipico incompleto;

secondo i legali della famiglia ci sarebbero gravi omissioni e errori relativamente soprattutto alla dinamica del gesto, e alla presenza di lesioni esterne e interne incompatibili con il suicidio, con mancata verifica di tracce utili alla ricostruzione della verità;

in virtù di questi elementi, in data 7 dicembre 2022, è stata presentata una denuncia nei confronti del suddetto medico legale per il reato di false informazioni al pubblico ministero e per il reato di falsità ideologica;

in particolare, a suscitare perplessità sono le lesioni da taglio presenti sulle mani e le ecchimosi escoriate presenti sulle labbra, una lesività del tutto incompatibile con l'impiccamento di matrice suicidaria; Mattarelli infatti aveva delle lesioni da taglio sulle mani sufficientemente profonde e, pur avendo iniziato a sanguinare quando era ancora in vita, la cintura, in pelle e di colore nero, non presenterebbe alcuna traccia ematica: tracce che si sarebbero dovute trovare in abbondanza sulla cinta se fosse stato realmente Simone Mattarelli a maneggiarla per realizzare l'impiccamento risultato letale;

nonostante le richieste dell'avvocato e della famiglia il pubblico ministero ha archiviato il procedimento il 15 marzo 2021,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto raccontato;

quali azioni intendano mettere in campo per verificare la correttezza disciplinare, amministrativa e professionale delle condotte poste in essere dalle forze dell'ordine e per mettere gli organi competenti nelle migliori condizioni di comprendere la verità su quanto accaduto, come richiesto dai familiari.

(4-00933)

MAGNI - Ai Ministri per le disabilità e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

il 28 dicembre 2023 la Giunta della Regione Lombardia ha deliberato all'unanimità un imponente taglio sulle Misure B1 e B2 relative alla disabilità gravissima e grave, finanziate da risorse statali del Fondo nazionale per la non autosufficienza (FNA) e con risorse regionali;

da notizie di stampa si apprende delle proteste vivissime di tutte le associazioni che riuniscono i familiari dei disabili, quella presa è infatti una decisione che colpisce duramente il sostegno ai caregiver familiari, cioè quelle persone che da sole, ogni giorno, assistono 24 ore su 24 chi ha una disabilità grave o gravissima. A partire dal 1° giugno 2024 infatti, più di 7.000 persone con gravissima disabilità che vivono in Lombardia vedranno decurtare da 650 a 400 euro mensili il proprio contributo per l'assistenza domiciliare. Questa situazione coinvolgerebbe altre 10.000 persone con grave disabilità, che ricevono contributi per la loro assistenza dai Comuni;

nel dettaglio, circa 3.000 di questi disabili gravissimi che vengono assistiti "solo" dal caregiver familiare vedranno ridursi il sussidio da 650 a 400 euro mensili. Al pari, si stima che per le poco più di 250 persone che si trovano in una condizione di dipendenza vitale da macchinari (per esempio coma, stato vegetativo o tracheotomia), vedranno ridursi il contributo da 900 a 700 euro al mese. A loro si aggiungono, inoltre, i ragazzi disabili che frequentano la scuola e coloro che convivono con spettro autistico, che vedranno il loro sussidio ridotto da 750 a 400 euro al mese;

il via libera della Giunta regionale alla delibera sul programma operativo relativo alla ripartizione del fondo per le non autosufficienze nel triennio 2022-2024 approvato durante l'ultima seduta avrebbe complessivamente comportato riduzioni fino al 45 per cento: in particolare, tale determinazione sarebbe giustificata dal fatto che nello stesso Piano nazionale per la non autosufficienza (PNNA), approvato nell'ottobre del 2022, viene previsto l'obbligo per le Regioni di incrementare la quota delle risorse destinate ai servizi che, per la Lombardia nell'anno 2024, dovrà raggiungere la percentuale del 15 per cento dei fondi di provenienza statale. La norma nazionale prevede quindi una graduale attuazione dei LEPS (Livelli essenziali di prestazione sociale), attraverso il graduale passaggio dagli attuali trasferimenti monetari all'erogazione di servizi; erogazione che al momento è del tutto deficitaria in gran parte del Paese;

nello specifico la normativa nazionale imporrebbe una rimodulazione dei fondi, destinando una parte delle risorse all'erogazione di servizi, in favore delle persone con disabilità;

la mancata attuazione di un sistema che garantisca un'offerta di servizi integrata e personalizzata comporta però concretamente che l'assistenza dei soggetti maggiormente vulnerabili gravi sulle famiglie, le quali d'ora innanzi subiranno anche la drastica riduzione delle risorse messe loro a disposizione;

considerato che:

la legge di bilancio per il 2024 (legge n. 213 del 2023) ha istituito un Fondo unico per l'inclusione delle persone con disabilità con la contestuale abolizione di quattro fondi preesistenti: il Fondo per l'inclusione delle persone con disabilità; il Fondo per l'assistenza all'autonomia e alla comunicazione degli alunni con disabilità; il Fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare; il Fondo per l'inclusione delle persone sorde e con ipoacusia;

come risulta del tutto evidente confrontando il finanziamento 2024 e quello del 2023, la dotazione complessiva del nuovo Fondo unico 2024 è inferiore al valore complessivo delle risorse disponibili nei fondi eliminati. Infatti, non vi confluiscono 50 milioni assegnati dal 2023 al Fondo per l'inclusione delle persone con disabilità, finalizzato a finanziare interventi diretti a favorire iniziative dedicate alle persone con disturbo dello spettro autistico, nonostante che tra le finalità del Fondo unico siano comprese anche "le iniziative dedicate alle persone con disturbi del neuro-sviluppo e dello spettro autistico";

inoltre l'operazione di riordino dei fondi per la disabilità rimane comunque parziale, perché altri fondi per il settore rimangono autonomi e non vengono toccati dalla concentrazione nel fondo unico facendo permanere un quadro variegato e complesso: viene infatti mantenuto in modo autonomo il Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità, prima denominato "Fondo per la disabilità e la non autosufficienza", istituito dalla legge di bilancio per il 2020 (art. 1, comma 330, della legge n. 160 del 2019). In origine era nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Era prevista una dotazione di 29 milioni per il 2020, 200 milioni per il 2021 e 300 milioni di euro annui a decorrere dal 2022. La legge di bilancio per il 2022 (legge n. 234 del 2021, art. 1, comma 178) ha modificato la denominazione del fondo in "Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità" e lo ha trasferito al Ministero dell'economia e delle finanze, incrementando il Fondo di 50 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2023 al 2026. Tale Fondo, rifinanziato dalla legge di bilancio per il 2024 con la conferma di 350 milioni (previsti anche nell'anno precedente) vede un aumento di 85 milioni di risorse disponibili, ma a partire dal solo 2026, ed è destinato alle misure di attuazione della legge delega in materia di disabilità (legge n. 227 del 2021). Sul punto l'interrogante rileva che le risorse del 2022 e del 2023 destinate a questo stesso obiettivo, a causa della mancata attuazione della delega, sono state impiegate per altre esigenze del bilancio dello Stato. In particolare, nel 2022 la dotazione del Fondo è stata destinata, per 200 milioni, alla remunerazione delle prestazioni di lavoro straordinario del personale del Corpo di polizia penitenziaria nel periodo pandemico e all'acquisto di farmaci e vaccini anti-COVID e, per 100 milioni, per fornire sostegno all'attività degli enti del Terzo settore a fronte dei rincari delle bollette energetiche (articolo 8 del decreto-legge n. 144 del 2022). È stato inoltre previsto l'utilizzo delle risorse per il 2023 a supporto delle agevolazioni per i bonus edilizi (decreto-legge n. 145 del 2023, art. 23),

si chiede di sapere se le Ministre in indirizzo siano a conoscenza dei fatti di cui in premessa e quali iniziative intendano intraprendere per garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale la dislocazione delle risorse indispensabili per assicurare una adeguata assistenza alle persone con disabilità e la giusta remunerazione dei caregiver familiari.

(4-00934)

CANTALAMESSA, PUCCIARELLI - Ai Ministri della difesa e degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

il mar Rosso è, dal punto di vista delle comunicazioni marittime, una international waterway fondamentale per il commercio mondiale;

è interamente coperto dalle zone economiche esclusive di Egitto, Arabia Saudita, Sudan, Eritrea, Gibuti, Yemen;

il tratto di mare compreso fra lo Yemen e la Somalia, dicono le Nazioni Unite, è zona di traffici di armi di piccolo calibro di fabbricazione iraniana dirottate dagli houthi fino al Puntland, nel Corno d'Africa, e usate dalle milizie islamiste di al Shabaab;

gli attacchi sferrati dagli houthi filoiraniani alle navi cargo nel mar Rosso hanno costretto la compagnia di navigazione israeliana "Zim" a modificare la rotta delle sue navi porta container, che ora saranno costrette a circumnavigare l'Africa e a doppiare capo Horn;

l'escalation militare nel mar Rosso in queste settimane non ha fatto che peggiorare e l'Occidente sembra non sapere come reagire;

i ribelli houthi dello Yemen, una milizia sostenuta dall'Iran, hanno anche attaccato una dozzina di navi porta container e petroliere in transito nei punti di strozzatura della regione;

cinque "giganti" del trasporto marittimo hanno così ordinato a quasi 70 navi di deviare attorno al capo di Buona Speranza: la deviazione per il Sudafrica aggiunge circa 3.000 miglia nautiche, 10-14 giorni di navigazione, ai viaggi tra Asia ed Europa;

il commercio, anche italiano, è messo a dura prova dai pirati;

le deviazioni hanno un impatto enorme sia sui tempi di navigazione, sia sui costi del trasporto delle merci che, a partire dall'inizio della guerra a Gaza, sono già appesantiti da costi assicurativi maggiorati per l'elevato rischio di attacchi;

considerato che:

dall'inizio del conflitto tra Israele e Hamas, gli houthi hanno attaccato 10 navi catturandone una, e hanno lanciato circa 36 droni contro navi militari degli Stati Uniti e del Regno Unito operanti nella zona. I droni sono stati abbattuti, ma la minaccia continua ha portato molte società a considerare pericoloso il passaggio attraverso il canale di Suez. Gli assalti sono stati rivendicati come un gesto di sostegno ad Hamas e, poiché nessuna delle navi attaccate dagli houthi era diretta in Israele o apparteneva a società israeliane, è chiaro che gli attacchi vogliono aumentare la pressione sul commercio locale ed internazionale;

il nostro Paese, con 2.000 transiti di mercantili di bandiera o gestiti da operatori marittimi italiani, è tra i primi ad utilizzare la via d'acqua che congiunge, attraverso il canale di Suez e lo stretto di Bab el Mandeb, il Mediterraneo con il Corno d'Africa, il golfo di Aden ed i quadranti del Golfo Persico e dell'oceano Indiano: parte di quel "Mediterraneo allargato" che costituisce a tutti gli effetti la principale area geopolitica di interesse italiano,

si chiede di sapere quali iniziative di competenza i Ministri in indirizzo intendano assumere per dare sicurezza all'area e, soprattutto, per contenere l'effetto più indesiderato del blocco, cioè l'aumento dei costi delle assicurazioni e dei trasporti marittimi e quindi conseguenze gravi sull'inflazione.

(4-00935)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

10ª Commissione permanente(Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale):

3-00847 dei senatori Lorefice e Mazzella, sull'istituzione del Centro per l'implementazione, l'assicurazione e il controllo della qualità nei laboratori da parte dell'Assessorato alla Sanità della Regione Siciliana.

Avviso di rettifica

Nei Resoconti stenografici delle sedute pubbliche 53a del 4 aprile 2023, 57a del 18 aprile 2023 e 132a del 5 dicembre 2023, rispettivamente alle pagine 25, 78 e 69, il titolo: "Camera dei deputati, trasmissione di atti" è sostituito dal seguente: "Camera dei deputati, trasmissione di documenti".

Nel Resoconto stenografico della 134a seduta pubblica del 7 dicembre 2023, a pagina 311, sotto il titolo: "Commissioni permanenti, trasmissione di documenti", alla sesta riga del terzo capoverso, sostituire le parole: "(ESG) (COM(2022) 314 definitivo" con le seguenti: "(ESG) (COM(2023) 314 definitivo".

Nel Resoconto stenografico della 137a seduta pubblica del 18 dicembre 2023, alla decima riga di pagina 13, sostituire le parole: "La 5a Commissione permanente potrà" con le seguenti: "Le Commissioni permanenti 4a e 5a potranno".

Nel Resoconto stenografico della 138a seduta pubblica del 19 dicembre 2023, a pagina 133, il titolo: "Camera dei deputati, trasmissione di atti" è sostituito dal seguente: "Camera dei deputati, trasmissione di documenti".