Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 136 del 13/12/2023

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------

136a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MERCOLEDÌ 13 DICEMBRE 2023

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Presidenza del presidente LA RUSSA,

indi del vice presidente CENTINAIO

e del vice presidente RONZULLI

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 137 del 18 dicembre 2023
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente LA RUSSA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,34).

Si dia lettura del processo verbale.

IANNONE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Corte costituzionale, Presidenza

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta la seguente lettera:

«Roma, 12 dicembre 2023

Illustre Presidente,

ho l'onore di comunicarLe, ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 87 del 1953, che la Corte costituzionale, oggi riunita nella sua sede del Palazzo della Consulta, mi ha eletto Presidente.

Firmato: Augusto Antonio Barbera».

A nome mio personale e di tutta l'Assemblea, rivolgo al presidente Barbera, che ho sentito al telefono, anche i più cordiali auguri di buon lavoro. (Applausi).

Discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2023 (ore 9,39)

Approvazione della proposta di risoluzione n. 1, dei punti 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 11, 12, 13, 14, 16, 17, 21 e 25 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2), dei punti 1, 2, 3, 6 e 8 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 5, dei punti 1, 2, 3 e 4 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 6. Reiezione delle premesse e dei punti 9, 10, 15, 18, 19, 20, 22, 23, 24 e 26 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2), delle proposte di risoluzione nn. 3 e 4, delle premesse e dei punti 4, 5, 7 e 9 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 5 e delle premesse e dei punti 5 e 6 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 6

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2023».

Nella seduta di ieri il presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Giorgia Meloni, come sapete, ha consegnato il testo delle sue comunicazioni, che ha già reso alla Camera dei deputati, e questo la esime dall'illustrarle nuovamente.

Avverto che eventuali proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito.

Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

È iscritto a parlare il senatore Terzi di Sant'Agata. Ne ha facoltà.

TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Signor Presidente, onorevole Presidente del Consiglio, signori Ministri, colleghi, ringrazio con il più vivo apprezzamento il presidente del Consiglio Giorgia Meloni per una relazione che ci dà la prova di un'azione di Governo estremamente incisiva nel tracciare con pieno successo un cammino sicuro per l'Italia, un cammino sicuro in Europa e nel mondo.

Ci troviamo di fronte un Consiglio europeo difficile, non privo di insidie. Il Presidente del Consiglio ha ritenuto di fornirci in sintesi le sue valutazioni sullo stato della trattativa sul Patto di stabilità ancora aperta, precisando quanto la posizione italiana sia chiara e rispettata a Bruxelles.

Riconosciuti apprezzamenti sono giunti dall'Europa per i risultati ottenuti nella politica di bilancio, che garantisce stabilità, credibilità e coerenza del nostro Paese. La scadenza decisiva, come sappiamo, è il 31 dicembre: potrebbe andare oltre il negoziato rispetto al Consiglio europeo, come ha detto il Presidente del Consiglio, e c'è l'ipotesi di proseguire i lavori, ma è importante continuare a cercare di bilanciare le esigenze di disciplina fiscale con la flessibilità necessaria per affrontare le sfide economiche, rispettare la disciplina fiscale, ottenere credibilità e fiducia, garantire anticiclicità e i giusti incentivi per investimenti e riforme incentrate sulla crescita, che rispondano alle priorità europee condivise.

Il punto di partenza riguarda i piani nazionali a medio termine, che dovranno costituire la base del dialogo con la Commissione: vengono fissati i parametri di salvaguardia, che potrebbero essere problematici, se non fossero considerati anche il contesto macroeconomico ed economico-sociale nel loro insieme e se non fossero considerati gli impegni assunti nell'ambito del PNRR.

Ci sono quindi elementi positivi, frutto soprattutto del duro lavoro negoziale svolto in queste settimane dal Presidente del Consiglio, efficacemente coordinato dai ministri Giorgetti e Fitto.

Siamo consapevoli della difficoltà dei negoziati. In ogni caso, l'Unione europea non dovrebbe ripetere alcune esperienze molto discutibili del 2010 e del 2012, quando da alcune capitali europee, non soltanto da Bruxelles, vennero richieste contemporaneamente a molti Stati membri, fra cui l'Italia, vaste misure di contenimento fiscale che all'epoca - non si può decontestualizzare rispetto a come stavano le cose in quel momento - non consideravano gli aspetti di spillover in negativo che tali misure di austerità avrebbero provocato. Ne siamo usciti soprattutto grazie alla flessibilità dimostrata dalla Banca centrale europea.

I fronti ora aperti per l'Unione europea sono molteplici: è essenziale una leadership autorevole e riconosciuta come quella del presidente Meloni, che tenga fede ai valori comuni europei, alle alleanze internazionali e alle sfide che si prospettano. Oltre ai negoziati sul Patto di stabilità e crescita, vi sono quelli su migrazione e asilo, che hanno visto sempre l'Italia nell'ultimo anno attiva e propositiva e, nonostante le tante critiche espresse dall'opposizione per quanto riguarda gli aspetti economici, sulla terza e quarta rata del PNRR, l'Italia è riuscita a dare sostanza concreta con risultati straordinari. Il ministro Fitto ha spiegato che vi sono complessivamente 350 miliardi di risorse disponibili, se si considerano anche i fondi strutturali e di coesione.

Lo stesso discorso vale sul ruolo riconosciuto all'Italia per l'immigrazione quanto alla politica estera, per la quale le nostre posizioni su Ucraina e Israele dimostrano quanto abbiamo tenuto fermi i principi e le regole dell'ordinamento internazionale.

Su sicurezza e immigrazione ricordo la recente sentenza della Corte europea dei diritti umani, che forse è sfuggita a molti, che prevede che i trafficanti di esseri umani dovranno risarcire le loro vittime dei guadagni ottenuti grazie al loro sfruttamento.

Questo indica quanto importante sia per la giurisprudenza europea il principio fondamentale di questa maggioranza in Parlamento di colpire la criminalità organizzata e la tratta di esseri umani. (Applausi). Questo è un elemento centrale che finalmente è stato acquisito, così come quello del controllo delle frontiere esterne dell'Unione è stato recepito ormai da tutti i nostri partner, alcuni dei più importanti dei quali, come la Francia e la Germania, si stanno muovendo esattamente su misure che concernono gli hotspot, la previa identificazione, prima dell'ingresso in Italia, di chi entra legittimamente in Europa e di chi no e che comporta anche misure di rimpatrio molto più efficaci di quelle che sono state applicate sinora nel contesto europeo.

Gli accordi con Tunisia e Albania sono visti anche in Europa come risultati positivi e ottimi punti di partenza e qui c'è sempre ancora la scelta del Governo di dialogare in un rapporto paritetico con i Paesi di transito quando questo dà i propri frutti, come il Presidente del Consiglio ha sottolineato nella sua relazione. L'Europa ci apprezza e domani al Consiglio europeo l'Italia si presenterà convinta delle sue ragioni, aperta, non certo vittima di propagande ideologizzate, ferma e decisa e non certo distratta da qualche gioco di carte. Le azioni che violano gravemente il diritto internazionale sono soprattutto oggi l'uso della forza che abbiamo visto moltiplicarsi negli ultimi due anni nel solco dell'aggressione criminale di Putin all'Ucraina. Dall'Ucraina al Medio Oriente fino all'Africa e al Mar della Cina, è l'uso della forza in violazione del diritto internazionale che sta imperando. Difendere l'Ucraina, esattamente come difendere Israele, significa difendere l'Europa. Troppi fingono ancora di non saperlo, ma senza i necessari aiuti americani ed europei, una sconfitta dell'Ucraina sarebbe solo l'inizio di una catastrofe. Il conflitto in Israele e il conflitto in Ucraina, contro l'Ucraina e contro Israele, sono mossi da un unico disegno revisionista e criminale. È per tale motivo che 134 parlamentari di 14 Parlamenti nazionali dell'Unione, tra i quali diversi italiani, hanno lanciato un accorato appello al Congresso americano affinché sia sbloccato il finanziamento richiesto dal presidente Biden in sostegno di Kiev. La capacità di difesa e di controffensiva ucraina è rallentata. Nell'ormai iniziata stagione invernale, gli attacchi russi sono deliberatamente mirati a distruggere risorse vitali per l'energia, l'alimentazione, gli ospedali e le scuole; attacchi effettuati con armi iraniane, nordcoreane e probabilmente anche transitate e fornite dalla Cina, armi che cercano di distruggere una Nazione e la sua identità. Ci sono purtroppo anche in Italia voci che tornano a inneggiare a Putin e alla sua possibile vittoria, quando nella realtà Putin è già stato sconfitto, diventando il vero paria della comunità internazionale. Le bombe russe hanno svegliato l'Occidente dal sonno della ragione che si era autoimposto. Abbiamo scoperto che la libertà non è né un frutto della natura, né un dono che cade dal cielo, ma anzi una continua conquista, una battaglia costante a cui l'Occidente non può presentarsi disarmato nello spirito e nella forza. La libertà è la condizione primaria, il concetto base di tutti i nostri valori occidentali, i valori universali. L'Europa comprende e apprezza la linea del Governo Meloni, che sin dal primo giorno sostiene con forza l'Ucraina, una linea ampiamente condivisa anche nei Parlamenti nazionali. Siamo di fronte a una guerra ibrida di disinformazione, di reti di influenza, di corruzione dei sistemi politici e delle istituzioni negli stessi Paesi fondatori dell'Unione europea e anche questo punto è presente nella risoluzione di maggioranza. Una questione che il Governo ha affermato ripetutamente nei vertici atlantici ed europei e ribadita nei giorni scorsi alla Conferenza interparlamentare dei Presidenti della Commissione per l'Unione europea di Madrid. Anche lì sono emerse aspettative, ma anche inquietudini sia per le decisioni del Consiglio europeo che per quelle del Congresso americano.

Il controllo ucraino dello spazio aereo sull'intero territorio e la capacità di guerra elettronica sono sempre più due elementi fondamentali. Per Kiev è determinante poter acquisire una capacità di deterrenza anche tecnologica rispetto all'aggressore e di non essere più vittima di una rincorsa fra capacità tecnologiche russe e quelle che riesce - spesso troppo tardi - spesso ad avere.

Zelensky ha dichiarato: la Russia spera in una sola cosa, che l'anno prossimo la solidarietà nel mondo libero collassi. È una questione di finanziamenti e aiuti, ma l'integrazione di Kiev nell'Unione europea è la chiave di volta per gli assetti europei e deve procedere speditamente. Fondamentale è anche la prospettiva di allargamento dell'Unione europea alla Moldavia e alla Georgia, ai Balcani occidentali e all'Albania: tutti Paesi che, come la presidente del Consiglio Meloni ha sempre ribadito, sono parte integrante dell'Europa.

Altro punto cruciale per l'Europa è il sostegno senza se e senza ma a Israele e ai suoi valori. In questo caso entriamo nel discorso dell'antisemitismo, della brutalità genocidaria di Hamas il 7 ottobre scorso e di quanto dobbiamo fare per debellare Hamas e naturalmente nell'aiuto umanitario incondizionato alla popolazione di Gaza. La proposta di risoluzione di maggioranza tende a esprimere anche questo. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Garavaglia. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, signora presidente del Consiglio Meloni, siamo certi che lei e il Governo in Europa farete del vostro meglio nell'interesse del Paese, perché avete la consapevolezza dei problemi che ci sono in questa difficile trattativa sul Patto di stabilità. In particolare ci sono due problemi, due macigni, il primo dei quali concerne la restituzione del PNRR: miliardi e miliardi che vanno restituiti. Noi siamo l'unico Paese che ha un prestito così ingente da restituire. Il secondo è un'anomalia tutta italiana, cioè i bonus fiscali sull'edilizia (il superbonus al 110 per cento, il bonus facciate) per 20 miliardi di l'anno di crediti fiscali. Cosa significa? In primo luogo supponiamo che ci sia la regola per cui il deficit deve essere al 3 per cento del PIL; ebbene per l'Italia non sarebbe al 3 per cento, ma al 2 per cento perché un punto è mangiato da questi 20 miliardi di crediti fiscali. In secondo luogo, i crediti fiscali sono 20 miliardi di tasse in meno che entrano, perché credito fiscale significa semplicemente non dover pagare tasse per 20 miliardi. Ti vengono condonati 20 miliardi di tasse, potremmo parlare di un condono di 20 miliardi l'anno. Questo è l'impatto di questi bonus fiscali sull'edilizia. È chiaro che con questi due macigni è tutto più complicato e il piano di rientro del debito è particolarmente difficile, però noi siamo fiduciosi perché sappiamo che il Governo ha questa consapevolezza.

Faccio un altro esempio: pochi sanno che fu proprio il ministro Giorgetti a introdurre quella flessibilità nel pareggio di bilancio che consente di fare un minimo di manovra. Ebbene, se non ci fosse stato quell'intervento del ministro Giorgetti nella revisione delle regole costituzionali sul pareggio di bilancio, noi non avremmo flessibilità, saremmo a zero nel fare le leggi di bilancio. Ricordo che all'epoca il buon Giorgetti si beccò gli strali di una certa sinistra, articoli e critiche di Giavazzi e Alesina sul "Corrierone" per aver introdotto quella flessibilità. Meno male che c'è questa flessibilità che ci consente di fare leggi di bilancio come questa, che è giusta e semplice. C'è l'inflazione, che colpisce soprattutto i redditi bassi, pertanto giustamente il Governo, la presidente del Consiglio Meloni e i suoi Ministri mettono tutte le risorse possibili per alzare i redditi più bassi. È semplice e giusto.

Concludo con una nota positiva proprio su questo tema dei redditi. Recentemente, la presidente del Consiglio Meloni è stata sul Lago Maggiore, in una bellissima struttura. Non so se ha avuto modo di parlare con il titolare, ma i dipendenti di questa struttura hanno avuto un aumento di stipendio di 400 euro, tutti, dalla signora delle pulizie al cuoco, dal portiere al cameriere. Come mai sono stati dati 400 euro netti in più in busta paga a tutti? Semplicemente in quel caso i titolari hanno applicato una norma che abbiamo voluto noi della Lega, che prevede la detassazione delle mance tracciate. Che sarà mai? È semplice: prima di fare il check out si decide se lasciare la mancia. Ebbene, il 98 per cento dei clienti lascia la mancia; magari in un albergo a tre stelle non arriviamo al 98 per cento, ma al 50 per cento e invece di 400 euro saranno 200 euro in più in busta paga, ma non credo che la percentuale scenda così tanto. Recentemente sono stato a Parigi, in un ristorante, e lì prima di pagare il conto si inquadra un QR code col telefonino e si decide se lasciare la mancia o meno. Il risultato, poi, è che la lasciano tutti anche per non fare figuracce. Ebbene, aiutateci a diffondere questa buona prassi, perché la possibilità concreta di aumentare gli stipendi, anche in modalità come quelle che ho descritto, che non costano, c'è. Questo per dire che il nostro è un grande Paese con grandi opportunità e grandi capacità, e siamo certi che il Governo riuscirà a farlo capire in Europa nonostante i due bei macigni che ci trasciniamo. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Malpezzi. Ne ha facoltà.

MALPEZZI (PD-IDP). Signor Presidente, signora Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, sappiamo che quello di giovedì e venerdì sarà un Consiglio europeo molto importante non solo per i temi all'ordine del giorno, ma anche per il momento storico estremamente particolare. Signor Presidente, non toccherò tutti i punti all'ordine del giorno, ma mi soffermerò solo su due di essi che sono estremamente collegati anche a una serie di cose che lei, signora Presidente del Consiglio, ha dichiarato ieri nell'altro ramo del Parlamento, in replica soprattutto al Partito Democratico. Lei ieri ha detto che non si fa politica con una fotografia rifendosi all'intervento che aveva fatto la collega Lia Quartapelle del Partito Democratico quando aveva ricordato quell'immagine potente e simbolica, che è molto cara a tutti noi e a me in particolare, del presidente Draghi in treno con Macron e Scholz. Quel treno era diretto in Ucraina.

Lei, presidente Meloni, ha specificato che la sua critica non era rivolta a Draghi, ma al PD, che utilizzerebbe le immagini per fare politica. Signora Presidente del Consiglio, vorrei farle presente che quella immagine è politica ed entrerà nei libri di storia perché ha raccontato un gesto politico importante, un gesto dell'Europa politica da parte di Draghi, Macron e Scholz, che andavano in treno ad accogliere, quasi a prendere per mano, un pezzo d'Europa - anche se non ancora propriamente in Europa - attaccato e massacrato dalla politica di invasione e di aggressione di Putin. Quella fotografia è politica e rappresenta la politica che noi vogliamo. Lei quella foto non la può vantare o portare a sé, perché le foto che lei ha non sono così simboliche come quella di quel momento. (Commenti). Ripeto, è l'Europa che cerca di prendere per mano l'Ucraina, che oggi ci chiede di essere Europa e che in questo Consiglio europeo avrà un ruolo da protagonista in questa direzione. Lei purtroppo ha tante foto con Orban, che è colui che non voleva neppure che il tema dell'Ucraina entrasse nell'ordine del giorno del Consiglio europeo (Applausi), visto che ha scritto una lettera non più tardi di una settimana fa chiedendo che venisse tolta l'analisi sull'Ucraina dal Consiglio europeo.

Capisco, colleghi, che questa cosa sia molto imbarazzante per voi, ma ognuno si sceglie i compagni di viaggio che vuole. Diciamo che comprendiamo benissimo il vostro imbarazzo, ma io cerco di capire anche l'imbarazzo dei colleghi che con me sono nella delegazione parlamentare presso l'Assemblea della NATO. In tale delegazione ci sono tanti bravi colleghi, anche della maggioranza, e devo dire che lavoriamo molto bene insieme. Questi colleghi, insieme a me, raccolgono le preoccupazioni espresse dagli ucraini, ma anche dai colleghi della Moldova e della Georgia, perché stanno cercando in tutti i modi di trovare quello spiraglio, quelle alleanze e quei ponti per riuscire a essere inseriti davvero in Europa e far partire quel processo.

Sappiamo che il Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre mette per la prima volta all'ordine del giorno il processo di allargamento, inserendo valutazioni e raccomandazioni per questi Paesi. E allora mi chiedo come ci si può sentire se si cerca di portare avanti la politica a favore dell'Ucraina o dell'allargamento e, poi, si frequentano e si esprime simpatia per esponenti politici, per capi, come Orban, che questa linea non la vogliono e la sconfessano. Un minimo di vergogna o di imbarazzo secondo me c'è.

Non voglio trascurare però anche un'altra questione, che è quella che stanno vivendo i Paesi dei Balcani. Sappiamo che in questo Consiglio europeo ci sono nuove raccomandazioni, in modo particolare per la Serbia e per la Bosnia-Erzegovina. Tali raccomandazioni mettono tutte al centro le scelte in politica estera, chiedendo a questi Paesi una sorta di coerenza nella politica estera, legata poi anche agli amici che si frequentano. Qual è la richiesta? Un allineamento con la politica estera dell'Unione europea, comprese le misure restrittive e le dichiarazioni sulla Russia. È come se l'Europa chiedesse a tutti - e lo ribadisse - che per entrare a far parte dell'Unione europea si devono condividere gli stessi valori, la stessa visione di mondo e la stessa concezione di Stato di diritto. È difficile pensare che chi non ha questa concezione possa essere un buon alleato per l'Italia anche in queste battaglie giuste e sacrosante (Applausi), perché fanno perdere la reputazione. Fanno perdere la reputazione! È per questo che io ritorno sul tema delle compagnie, dei compagni di viaggio, delle amicizie e delle frequentazioni.

Presidente Meloni, io so che a lei piace molto il termine coerenza, una parola che usa spesso e ribadisce. E si arrabbia tutte le volte che qualcuno le fa notare che magari un po' di coerenza a questo Governo manca. Pensiamo alla discrasia tra le cose che per esempio la sua forza politica e lei avete detto durante le campagne elettorali o negli anni passati e quelle che state facendo. Non ho intenzione di ripeterle perché siete più svelti voi di me, basta googlare per vedere le dichiarazioni che avete fatto negli anni nei confronti dell'Europa. Tutto rimane lì, perché purtroppo i social non salvano più nessuno.

Presidente, lei è bravissima - non lo dico con ironia - e soprattutto nelle repliche ha dei tempi perfetti. Dico nelle repliche perché, se andiamo a vedere invece i tempi del suo Governo (sono uscita ora dalla Commissione bilancio), vorrei stendere un velo pietoso. (Applausi). Lo dico, Presidente, perché lei ieri, riferendosi ad un'azione che avrebbe fatto il presidente Conte, ha usato l'espressione molto forte «con il favore del tenebre». Qui, nel buio delle tenebre, i relatori hanno presentato emendamenti che la maggioranza non avrebbe dovuto presentare. (Applausi). Lo dico però come nota perché comprendo la difficoltà e noi facciamo sempre il tifo per il Paese.

Presidente, la coerenza che lei ha utilizzato tra le cose che dice sull'Europa e le sue frequentazioni è sotto gli occhi di tutti. Se non vogliamo parlare di incoerenza, parlerei di opportunità, Presidente. Vorrei comprendere infatti come farà a sedersi a fianco a Sanchez dopo le parole che il suo amico Abascal ha pronunciato contro di lui. Nonostante queste parole, lei continua a pensare che sia corretto invitarlo ad Atreju. Vorrei ricordare qui quali sono le parole che sono state dette e l'invito a essere messo a testa in giù. È come se vi foste nascosti dietro un ago. Non entriamo - ho concluso, Presidente - nelle vicende di un altro Paese. Peccato che il leader di questo Paese, della Spagna, stia lavorando a fianco del nostro per un Patto di stabilità più giusto. Evidentemente vi trovate meglio, invece, a sedervi a fianco a Wilders, che sostiene che all'Italia non andrebbe dato neanche un centesimo. Ma lo ripeto: le questioni, Presidente, di coerenza riguardano i compagni di viaggio che uno decide di scegliersi. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Matera. Ne ha facoltà.

MATERA (FdI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, il prossimo Consiglio europeo sarà uno dei più impegnativi. L'avvicinarsi della scadenza elettorale del giugno prossimo sta determinando l'intensificarsi dei negoziati sui tanti dossier legislativi all'attenzione del legislatore europeo, come quello chiuso da poco sull'intelligenza artificiale, sulle case green e sulle materie prime critiche. Molti altri sono in corso di finalizzazione e, tra questi, sono importanti per il nostro Paese quello sul quadro finanziario pluriennale, quello sul Patto per la migrazione e l'asilo e quello sul Patto di stabilità e crescita. Dunque i temi all'ordine del giorno sono tanti.

L'aggravarsi della situazione a Gaza è sotto gli occhi di tutti e dobbiamo lavorare affinché si arrivi quanto prima ad una soluzione a lungo termine per la stabilizzazione dell'area, senza tuttavia dimenticare i vili attacchi terroristici contro Israele commessi da Hamas e ribadendo il diritto dello Stato di Israele alla propria esistenza, sicurezza e difesa, la cui legittimità sul piano del diritto internazionale, per quanto da qualcuno contestata, è evidente. La situazione è difficile e i morti sarebbero quasi 20.000. Con la risoluzione che voteremo ribadiamo l'impegno dell'Italia nel fronteggiare l'emergenza umanitaria in corso nella Striscia di Gaza, già dimostrato mediante l'invio in questo contesto di materiale umanitario dalla base logistica delle Nazioni Unite di Brindisi e dalla nave ospedale "Vulcano", per la cura in particolare dei minori feriti a Gaza. È necessaria una presa di posizione forte del Consiglio europeo e auspichiamo una soluzione sulla scia di quanto già messo in campo dal nostro Governo.

C'è poi la questione dell'allargamento dell'Unione, con la possibile apertura dei negoziati di adesione con l'Ucraina e la Moldova e con la concessione dello status di Paese candidato alla Georgia. Senatrice Malpezzi, il Governo italiano sta facendo la sua parte, glielo assicuriamo. (Applausi).

Signor Presidente, sono un senatore del Mezzogiorno, dove le politiche di coesione europee pesano molto nel bilancio complessivo e dove la politica agricola comune pesa molto sul reddito di tante famiglie. Dovremmo quindi essere preoccupati per l'ingresso di Stati che inevitabilmente, per la loro dimensione e popolazione, comporteranno una possibile penalizzazione per le politiche tradizionali europee. Ma c'è una dimensione politica che non possiamo dimenticare; c'è un nostro impegno, assunto più volte in quest'Aula, per dare un segnale di incoraggiamento al popolo ucraino, che sta subendo una brutale aggressione da quasi due anni. Per questo siamo assolutamente a favore del loro ingresso nell'Unione e dell'apertura dei negoziati di adesione, essendo consapevoli delle riforme che necessariamente l'Unione europea dovrà mettere in campo per accogliere i nuovi membri. Fare il possibile per garantire questo risultato è un punto di coerenza che è la cifra politica del Governo.

C'è poi la questione della riforma del Patto di stabilità, che dovrebbe essere un trampolino per la prosperità di ogni Nazione e non solo un insieme di regole rigide. Come più volte ha ribadito il ministro Fitto, il Patto, oltre a garantire la stabilità, serve anche per consentire la crescita. Per questo l'intesa risulta essenziale, proprio per evitare il ritorno delle regole di bilancio che hanno disciplinato i conti pubblici europei fino allo scoppio della pandemia di Covid. A tal proposito, Presidente, siamo soddisfatti che - come lei ha annunciato - la bozza di accordo delle ultime ore sul Patto di stabilità vada a riconoscere di fatto la posizione portata avanti dall'Italia in sede europea, secondo cui vi debbono essere regole di bilancio che consentano di attuare le politiche dell'Unione. In questo senso, gli obiettivi di riduzione del rapporto deficit-PIL dovranno tenere conto degli investimenti per la difesa e la transizione verde e digitale. Abbiamo da sempre contrastato le vecchie regole, proprio perché mancava questa logica consequenzialità di coerenza, che ci chiedevano un'austerità complessiva, quando invece era necessario diversificare gli approcci tra gli Stati membri. Non ha senso, dunque, imporre nuovamente dei vincoli che, già in occasione della pandemia, hanno dimostrato tutti i loro limiti e infatti erano stati sospesi. La storia è andata avanti: non possiamo tornare indietro.

L'obiettivo del Patto di stabilità non può e non deve essere limitare, ma deve garantire la resilienza delle economie nazionali, permettendo loro di crescere in modo sostenibile. Quindi, presidente Meloni, massima vigilanza e pieno sostegno alla sua azione, tesa a evitare rigidità e meccanismi automatici che, pur mirando alla riduzione del debito, non tengano conto dei necessari meccanismi di crescita, danneggiando, di conseguenza, la nostra economia. Confidiamo in un accordo dignitoso nell'imminente riunione Ecofin entro la fine dell'anno.

Un ultimo punto, signor Presidente del Consiglio: si sta lavorando in sede europea a possibili riforme e a possibili modifiche dei trattati. Credo sia importante, anche per l'Italia, offrire il proprio contributo al dibattito sulle riforme, per individuare le soluzioni più adeguate in materia di politiche, risorse e, in prospettiva, meccanismi e assetti istituzionali, affinché l'Unione sia pienamente all'altezza delle sue ambizioni e del suo ruolo nel contesto globale.

Come ha anche ribadito il nostro Presidente della Repubblica, il 2024 sarà caratterizzato da un grande esercizio di democrazia: il popolo europeo sarà chiamato a eleggere il Parlamento d'Europa, massimo organismo rappresentativo delle volontà dei cittadini e del Continente. Ecco, iniziamo dal prossimo Consiglio europeo, per poi arrivare a portare a compimento le tante riforme che i nostri cittadini attendono da tempo.

Presidente Meloni, l'Italia e l'Europa si fidano di lei, confidano in lei. (Applausi).

Tutti in quest'Aula dovrebbero sperare nel raggiungimento degli obiettivi che l'Italia si prefigge. La politica non si può dividere sugli interessi della Nazione e neppure su una fotografia, senatrice Malpezzi.

Signor Presidente, chiudo con una riflessione. Grandi uomini come De Gaulle ci hanno insegnato che l'Europa deve essere non un super-Stato, bensì una comunità di Nazioni sovrane, rispettose delle proprie tradizioni e culture, ma che vanno avanti, unite nelle proprie diversità, sul lungo cammino della storia. Ecco, adesso tocca a noi percorrere un pezzo di quel cammino, consci della responsabilità che abbiamo, ma pronti a raccogliere anche questa sfida. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Borghi Enrico. Ne ha facoltà.

Il presidente Borghi ha solo tre minuti. Capisco la suddivisione dei tempi, ma poi riesce difficile esprimere concetti in così breve tempo.

BORGHI Enrico (IV-C-RE). Signor Presidente, in Europa si fa così.

Se volessimo utilizzare un'immagine retorica un po' datata, potremmo dire che «uno spettro si aggira per l'Europa». Non è quello del 1848, ovviamente, ma è quello del disimpegno e del benaltrismo e, in alcuni casi, anche quello del cinismo. Uno spettro che si insinua in questo che è stato definito il tempo dei sonnambuli. È la definizione della società italiana secondo il Censis; è il vocabolo per descrivere la classe dirigente della Belle époque, che ci condusse alla Prima guerra mondiale, secondo un bel libro di Christopher Clark; ma è anche la definizione con la quale Liz Cheney, la figlia del vice presidente di George Walker Bush, ha definito gli americani che si apprestano ad appoggiare Trump.

Insomma, la domanda, signora presidente Meloni, è semplice e precisa: lei e il Governo, nell'era del sonnambulismo, da che parte state? E, soprattutto, dove volete portare l'Italia? In Europa, infatti, ci sono leadership spregiudicate, che stanno sfruttando la vicenda dell'Ucraina per insinuare l'antica logica dell'appeasement di chamberlainiana memoria. La domanda che vorremmo fare è la seguente: quale idea d'Italia, quale idea d'Europa vorrete rappresentare a questo Consiglio europeo? L'idea di Wilders, nemico storico dell'Italia quanto sodale stretto del suo vice premier Salvini, oppure l'idea del suo amico Abascal, che lei si appresta ad ospitare, che vuole appendere il Premier spagnolo a testa in giù? Oppure, ancora, quella del suo amico Orban, che non vuole Kiev in Europa e si mette alla testa della fronda sovranista, che fa sorridere il Cremlino? (Applausi).

Lei ieri si è innervosita alla Camera dicendo che non si fa la politica estera con una foto. Sarà, ma in ogni caso i suoi selfie in riva al Danubio con Orban nelle cancellerie europee non li dimenticano. (Applausi). E la verità di quella foto che lei non digerisce, quella del treno per Kiev, non stava tanto nell'immagine, quanto nel valore simbolico da essa trasmessa: il valore del prestigio dell'Italia che viaggiava, primus inter pares, tra i grandi per dare solidarietà a un popolo aggredito. (Applausi). Quel prestigio - mi creda, signora Presidente - per lei e per il Governo, è ancora ben lungi dall'essere conseguito e per raggiungerlo non si dimentichi che diritto e giustizia, in latino, nascono dalla medesima desinenza: quindi, agisca di conseguenza senza ambiguità e, se possibile, anche senza troppe nevrosi. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Monti. Ne ha facoltà.

MONTI (Misto). Signora Presidente del Consiglio, ho apprezzato le sue comunicazioni, così come apprezzo in generale la politica estera condotta da lei e dal vice presidente Tajani e apprezzo molto l'opera sul fronte europeo dei ministri Giorgetti e Fitto: un'opera tenace ed efficace.

Sul tavolo del Consiglio europeo e anche dell'Ecofin c'è un mosaico con molte tessere e lei, nelle sue comunicazioni, le ha menzionate tutte. Su alcune di esse esprimerò la mia opinione telegraficamente e di questo mi scuso.

Allargamento è un imperativo storico, certo, ma mai e poi mai in passato si è parlato di allargamento nell'Unione europea in modo così superficiale, impreparato, sbrigativo e pericoloso. È pericoloso sia perché non si sono fatti passi avanti decenti, né c'è una prospettiva chiara per farli, per quanto riguarda la modifica delle regole di funzionamento interne all'Unione, e anche perché non abbiamo minimamente preparato in nessun Paese le opinioni pubbliche a un allargamento di tanta portata. Il lavoro risulterà perfettamente inutile, con tante illusioni create e poi cassate, se le opinioni pubbliche in quei Paesi dove il referendum è necessario per i trattati di adesione diranno di no. Quindi, pensateci bene.

Per dare maggiore snellezza di funzionamento all'allargamento dell'Europa, un giorno che sarà allargata, naturalmente è importante modificare le regole. Nell'ultima occasione ci siamo intrattenuti sul tema del passaggio alla maggioranza qualificata nelle decisioni di politica estera. Come lei sa, il suo ministro e vice presidente Tajani ha sottoscritto un'iniziativa di origine tedesca che riguarda tanti altri Paesi per passare alla maggioranza qualificata in politica estera. Lei è stata un po' dismissing su questo punto l'altra volta; la pregherei di riconsiderarlo, perché l'Italia ha molto bisogno di una politica estera per la quale lei, tra l'altro, dimostra molto gusto e attitudine, e avere il moltiplicatore europeo al suo fianco sarebbe importante. Spero che non si lascerà guidare nell'avere una posizione critica verso la maggioranza qualificata, anziché l'unanimità in politica estera, da alcuni membri della sua coalizione di Governo e da alcuni partiti facenti parte del Gruppo politico che lei presiede in Europa. Lei qui deve rispondere dell'interesse nazionale italiano. E, comunque, sull'allargamento mi permetto di richiamare l'articolo di Maurizio Ferrera nel «Corriere della Sera» di oggi che dà una prospettiva concreta.

Sul Patto di stabilità, esso non è accettabile. Lei l'ha un po' fatto capire, ma vorrei sottolinearlo: questo Patto di stabilità non è accettabile, non tanto per l'Italia, ma per l'Europa. È un'Europa con lo specchietto retrovisore quella che viene fuori da questo Patto di stabilità.

Era questa l'occasione per dare molto più spazio a seri investimenti pubblici. Qualcuno si è divertito a dire: «Ah, Monti adesso cambia opinione a favore degli investimenti pubblici?». La memoria è corta, ma fin dal 1997, quando il Patto di stabilità è stato confezionato dalla Commissione europea, di cui ero membro, ma non competente per questa materia, ho insistito per uno spazio agli investimenti pubblici, mentre la linea che la Commissione ha preso più recentemente con Juncker è quella della flessibilità. In Italia alcuni Governi ci hanno presentato come un successo nazionale l'aver ottenuto tanti miliardi di flessibilità, magari riferita filosoficamente agli investimenti, ma spesa in bonus a scopo elettorale.

Non è questo che noi e lei vogliamo dal Patto di stabilità. Quindi sarei non minimamente scandalizzato, ma abbastanza lieto, se lei, in caso di necessità, usasse il veto sul Patto di stabilità, ma non può andare là piena di veti.

Sul MES inviterei pertanto a una riconsiderazione: cerchiamo di essere seri. Anzitutto - e questo prescinde del tutto dalla riforma del MES - si ricorda che si era parlato del MES sanitario? Ebbene, l'Italia si accinge a discutere la legge di bilancio molto sguarnita in tema di sostegno al Servizio sanitario nazionale e quella è una possibilità molto ricca di prendere finanziamenti a scopo sanitario. Lei, che è maestra nella politica, mi insegna che mai in un sistema parlamentare la spesa sanitaria sarà finanziata adeguatamente, perché non è quella che ha dietro i gruppi di pressione più forti. Magari il superbonus arriverà al 220 per cento, ma la spesa sanitaria non aumenterà: perché non guardare quindi al MES?

Infine, conosce la posizione che il buon senso potrebbe suggerire sulla riforma del MES, ossia portare nelle due Aule di Montecitorio e Palazzo Madama un disegno di legge di ratifica con l'ulteriore condizione che, se mai il Governo o i Governi dovessero utilizzare gli strumenti previsti dal MES, occorrerebbe una nuova delibera parlamentare.

Concludo con una nota su lei e gli italiani circa un tema che appassiona me, lei e - credo - tutti: ha rivendicato ieri due apporti del suo Governo, a differenza dei precedenti; in primo luogo, ha dato agli italiani l'orgoglio di essere italiani; in secondo luogo, a differenza di molti Governi precedenti, non svende l'Italia. Gliene siamo grati, ma queste sono due cose fondamentali, di primaria grandezza, di cui rallegrarsi. Immagino, Presidente, che ai suoi occhi l'ultimo Governo che ha reso orgogliosi gli italiani e non ha svenduto l'Italia sia quello di cui ha fatto parte nel periodo 2008-2011, l'ultimo composto dalle stesse forze politiche che compongono oggi la sua maggioranza. Quel Governo si dimise nel novembre 2011, dopo aver accettato di eseguire tutte le raccomandazioni elencate in una lettera altamente irrituale del Presidente della Banca centrale e del Governatore della Banca d'Italia. La maggioranza si ruppe in particolare perché una delle componenti, la Lega, non voleva accettare ciò che le altre avrebbero accettato, e cioè la riforma delle pensioni. Tra parentesi, sono molto lieto di quello che ho ascoltato ieri: dev'esserci stato nel frattempo un intervento provvidenziale perché, dopo quei momenti scandalosi di riforma delle pensioni in passato, lei ha scritto - e credo che sia vero - che oggi l'Italia ha uno dei sistemi pensionistici più sostenibili.

Magari tutti gli italiani sono orgogliosi, anzi certamente sono orgogliosi del suo Governo e di lei, glielo auguro. Tenga presente che non necessariamente tutti gli italiani sono sempre completamente smemorati. (Applausi).

Presidenza del vice presidente CENTINAIO (ore 10,24)

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti della Scuola paritaria «San Giovanni Battista De La Salle» di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
(ore 10,25)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ronzulli. Ne ha facoltà.

RONZULLI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, vorrei prima di tutto ringraziare la Presidente del Consiglio perché quando ci si presenta davanti al Parlamento in vista di un delicatissimo Consiglio europeo, importante non solo per le sorti dell'Unione europea, ma soprattutto dell'Italia, sarebbe fin troppo facile cadere nel tranello della politica degli annunci.

Ne abbiamo visti di leader far finta di mostrare i muscoli in quest'Aula per poi nascondersi a Bruxelles, dove in passato ci si presentava con la sindrome di Stoccolma nella speranza di ottenere qualche concessione. Da quando si è insediato, malgrado la diffidenza, questo Governo invece ha avuto la capacità di far sentire le ragioni dell'Italia. E l'ha fatto non con arroganza ma con serietà, dimostrando capacità di mediazione, con proposte concrete e ragionevoli, che rappresentano la realtà italiana in una dimensione europea. Ed è un fatto che alla riunione Ecofin per la modifica del Patto di stabilità si terrà nel dovuto conto la posizione dell'Italia per arrivare a un accordo prima della fine dell'anno. Non ci accontentiamo di un compromesso al ribasso. Quello del ministro Giorgetti e del Governo è un lavoro importante, che finalmente ha aperto per la prima volta la strada alla possibilità che venga riconosciuto lo sforzo di chi fa investimenti, soprattutto se questi investimenti sono collegati alle politiche dell'Unione europea, a partire dalla transizione green fino alla transizione digitale e spese per la difesa, che ovviamente in questo quadro geopolitico sono particolarmente importanti.

Il nuovo patto non può essere il ripristino delle vecchie regole, non si può tornare all'austerità e servono norme espansive che riconoscano gli investimenti. Lo voglio dire forte e chiaro: non può essere l'Europa tutta a pagare le contraddizioni delle scelte politiche tedesche. (Applausi). I tedeschi, peraltro, fino a pochi mesi fa non avevano nemmeno approvato la riforma del MES che tanto scalda la sinistra in quest'Aula. Forza Italia - come ha sempre sostenuto - non è pregiudizialmente contraria alla ratifica, ma ha delle riserve - questo sì - perché sono cambiati i tempi e le condizioni, perché va modificato il suo regolamento in un quadro di insieme macroeconomico e perché è profondamente sbagliato che la sua governance non sia sottoposta ad alcun controllo.

In questo dibattito, a tratti surreale, ho sentito dire davvero di tutto. E allora, amici della sinistra, mettetevi d'accordo: o il MES serve a salvare i bilanci in caso di crisi finanziaria o difficoltà di collocamento dei titoli nazionali sul mercato - nessuno di questi due casi riguarda il nostro Paese, per fortuna - oppure serve per finanziare la spesa corrente. Questa confusione dimostra che la vostra è solo propaganda. E, invece, è importante che la ratifica del MES rimanga agganciata al negoziato più ampio sulla governance economica. E ancora più importante sarebbe sostenere il Governo nel chiedere che la BCE, che finora ha portato avanti una politica miope, dannosa per cittadini e imprese, abbassi i tassi - come ha dichiarato il ministro Tajani - e li abbassi ora che l'inflazione è scesa: risparmieremmo soldi da destinare alla sanità, alle pensioni, al salario minimo, alle tante mirabolanti idee che vi vengono in mente soltanto ora, dopo aver governato dieci anni. Che peccato! (Applausi).

Intanto, le risorse per sostenere la crescita le stiamo ricavando dalla rimodulazione del PNRR. Soltanto poco fa dicevate che pensare di cambiarlo era impossibile, era da irresponsabili. Ebbene, i vostri scenari apocalittici si sono rivelati totalmente infondati. E, grazie all'incessante lavoro del ministro Fitto e degli altri Ministeri coinvolti, oggi il nostro è il primo Paese europeo a ricevere la quarta rata e il primo a essere pronto a presentare gli obiettivi della quinta. Non solo: grazie alla rimodulazione si liberano risorse importanti per le infrastrutture, per il sostegno della competitività delle nostre imprese.

Noi siamo sempre rimasti aperti al confronto, ai suggerimenti, ai contributi. Voi, invece, avete preferito usare cinicamente come scudi umani i bambini e i malati, sostenendo falsamente che asili nido e ospedali, compresi quelli di prossimità, sarebbero stati penalizzati dalla modifica del PNRR. Ebbene, siete stati ancora una volta smentiti dai fatti. (Applausi). Questa si chiama serietà e questi si chiamano risultati.

Un altro importante risultato è stata la sacrosanta decisione di non rinnovare il memorandum sulla Via della seta, anche perché siamo l'unico Paese del G7 e dell'Europa occidentale ad averlo sottoscritto. Anche in questo caso il Governo è stato capace di garantire un atterraggio morbido, non provocando una rottura brusca o l'interruzione dei rapporti commerciali con la Cina, anzi dialogando per proseguire nei rapporti commerciali con un nuovo e più proficuo rapporto, senza essere egemonizzati dall'economia asiatica. Ancora una volta il Governo ha dimostrato di avere la schiena dritta e idee chiare; di avere una posizione politica ben precisa che riesce ampiamente ad avere pari dignità nei consessi europei e mondiali, nonché la credibilità che ci permette di far valere a Bruxelles la nostra posizione sull'importanza di guardare ai Balcani occidentali, non solo come regione di transito dei flussi migratori, con quel rischio di infiltrazioni nel nostro Paese di possibili terroristi islamici che ha portato alla temporanea sospensione degli accordi di Schengen, ma come opportunità.

È giusto e auspicabile anche l'allargamento a Est dell'Unione europea per l'Ucraina, che ha diritto al suo futuro europeo. Dobbiamo però tenere in considerazione che l'ingresso potenziale tra alcuni anni di un Paese così grande in una condizione post bellica potrebbe comportare un impatto molto consistente rispetto a due partite storicamente molto importanti per l'Italia: la politica agricola comune (PAC) e la politica di coesione. Questo ci porta a dover studiare investimenti e strumenti giusti per far fronte a questa sfida, senza far venir meno il nostro sostegno a Kiev.

Infine, Presidente del Consiglio, sono certa che continuerà a spingere affinché gli impegni recentemente assunti dal Consiglio e della Commissione per il contrasto all'immigrazione irregolare diventino realtà.

Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 10,32)

(Segue RONZULLI). Concludendo, colleghi, la sinistra sperava in un fallimento per accusare il centrodestra di incapacità. Tifate contro l'Italia, ma state raccogliendo soltanto delusioni: il PIL del 2023 è cresciuto più della media europea; lo spread è in calo; la Borsa vola; è stato raggiunto il record di occupati e di contratti stabili; c'è stato il giudizio positivo delle agenzie di rating; cito il negoziato sul Patto di stabilità e il ruolo di primaria importanza che stiamo svolgendo in Medio Oriente. Siamo il primo Stato dell'Unione europea ad avere via libera sulla quarta rata del PNRR. Neanche il prezzo della benzina vi dà soddisfazioni, visto che è sceso a 1,70 euro. (Applausi).

Con il centrodestra al Governo, come vedete, l'Italia è tornata forte e credibile, perché il Governo non naviga a vista, ma ha idee, prospettive, proposte e credibilità per realizzarle. Non è rischiare, non è affrontare il mare al buio e senza bussola: significa saper dove andare, aver chiaro in mente il nostro orizzonte politico e lei, Presidente del Consiglio, con l'intero Governo, lo sta dimostrando davvero a tutta l'Italia. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lorefice. Ne ha facoltà.

LOREFICE (M5S). Presidente del Consiglio Meloni, ci rivediamo puntualmente ogni volta che c'è in programma un Consiglio europeo. Ora i temi in agenda sono veramente tanti, ma proverò a puntare l'attenzione su alcuni punti. A me dispiace non vedere presenti alcuni Ministri, in particolare il ministro Giorgetti, visto che il tema legato al Patto di stabilità sarà uno di quelli nodali nell'agenda dell'Unione europea.

Ieri sono state fatte delle affermazioni dal ministro Giorgetti e anche da lei, presidente Meloni. La vedo molto attenta, sta prendendo appunti, magari già si sta portando avanti con i lavori, come è giusto che sia. Io la ringrazio per l'attenzione, ma sarebbe opportuna la presenza dei ministri interessati. (Brusio).

Signor Presidente, posso continuare il mio intervento senza il fastidio della maggioranza, che ha dimenticato di essere maggioranza? Non siete opposizione.

PRESIDENTE. Senatore, si rivolga a me, per favore.

LOREFICE (M5S). Signor Presidente, per il suo tramite mi rivolgo ai colleghi che si agitano per un nonnulla.

Torniamo al tema. Sul Patto di stabilità il ministro Giorgetti - come si suol dire - si è portato avanti facendo delle affermazioni per cercare di difendere l'indifendibile, in quanto voi con la manovra di bilancio avete dimostrato qual è il vostro approccio, in che modo pensate di rilanciare la Nazione, e cioè con l'austerità. (Applausi). L'Istat vi ha bocciato sonoramente. Voi siete il Governo dello "zero virgola", mentre con i Governi Conte I e II - non dimenticatelo - abbiamo portato il PIL a due cifre. (Applausi. Commenti).

Presidente Meloni, un appunto da portare in Europa, mi raccomando: pensate di andare a difendere la vostra politica austera che sta portando allo sfinimento la Nazione giustificandovi con quello che ho sentito dire da un collega della Lega poco fa, tornando di nuovo sul tema superbonus? Provate voi a portare oltre un milione di lavoratori nei cantieri (Applausi). Provate voi a rilanciare l'economia nazionale. Vediamo qual è il vostro coraggio. Oltre alle chiacchiere, portate i fatti. (Applausi).

Siccome, sia lei, Presidente del Consiglio, che il ministro Giorgetti avete annunciato le vostre ricette, magari in replica fateci sapere, fate sapere alla Nazione, per il tramite delle Assemblee deputate a rappresentare il popolo italiano, cioè le rispettive Camere che voi mortificate da mesi, a settimane alterne, bastonando una volta la Camera, una volta il Senato... (Applausi). Questo è il luogo della democrazia italiana: non ve lo scordate. Prima ancora di portare a termine il vostro disegno destabilizzante della democrazia italiana con il premierato, pensateci. Per ora quella italiana è una Repubblica democratica e le Camere hanno voce e la devono avere.

Permettetemi un piccolo passaggio legato sempre alla vostra visione di sviluppo della Nazione. "L'uomo del Ponte" ha di nuovo cambiato idea: non bastano più i quasi 12 miliardi in spesa corrente, comunque presi dal bilancio dello Stato. Ora state deviando - mi dispiace che se ne sia andato il ministro Fitto - quasi 2,5 miliardi, togliendoli dai fondi per la coesione del Sud, alla Sicilia e alla Calabria? Pensateci. Se non avete idee e risorse, non vi avviate a fare politiche che non potete né garantire né mantenere.

Andiamo ai temi di politica internazionale e ai luoghi di guerra. Presidente Meloni, vi sono oltre 18.000 morti a Gaza, di cui 10.000 sono bambini. Ripeto: 10.000 bambini sono morti nella Striscia di Gaza: un numero che dovrebbe far saltare in aria chiunque, qualsiasi essere umano. Se ognuno di quegli innocenti fosse depositato su questi seggi, ci vorrebbero cinquanta Aule come questa per contenerli. Pensiamoci bene. Oltre 10.000 bambini morti e noi ancora continuiamo a balbettare una posizione non chiara. Diciamo in maniera chiara al mondo (Applausi) che non si può utilizzare la scusa dell'attacco criminale di Hamas a Israele per poi fare che cosa? Continuare in un genocidio? Volete portare tutta quell'area a una guerra infinita? Nella nostra proposta di risoluzione abbiamo scritto in maniera chiara e inequivocabile: cessate il fuoco immediato e duraturo (Applausi) per arrivare all'unica soluzione, ossia un processo di pace in maniera inequivocabile.

Signor Presidente, mi permetto di leggere alcune affermazioni e anche un virgolettato. Cambiamo il fronte e passiamo in Ucraina.

All'ultimo G20 un suo omologo ha fatto delle affermazioni almeno nuove, innovative dal suo punto di vista, dicendo che dobbiamo pensare a porre fine a questa tragedia, utilizzando addirittura il termine guerra e non più operazione speciale. Il suo omologo comincia a fare uno sforzo in quella direzione, mentre noi ci ostiniamo ancora con una politica che ha dimostrato essere fallimentare. (Applausi). Lo stesso suo omologo - non lo nomino, ma è chiaro a chi mi riferisco - ha anche detto che Zelensky non ha mai chiesto di aprire un tavolo e un negoziato di pace; addirittura ha fatto una norma interna, una legge che vieta a chiunque di aprire o proporre tavoli di pace. E noi continuiamo su questa scia? Proviamo a essere i promotori, a metterci capofila della delegazione dell'Unione europea per aprire veramente un negoziato. Quella guerra di logoramento e di sfinimento, oltre a portare migliaia di morti, sta affossando anche le Nazioni dell'Europa, e non solo, per tanti riflessi di natura economica. Non vogliamo vedere solo i profili umanitari visto che qualcuno non li vede. Non è chiaramente solo un problema economico: la vita degli esseri umani viene prima.

Pertanto, Presidente, alla luce di questo - non è chiaro nemmeno questo, anche se le è stato chiesto in maniera esplicita - tornando alla Palestina e ad Israele, c'è già una risoluzione dell'Unione europea per impedire di trasferire armi a Israele, per mettere fine anche a quella escalation di morte in quella terra, le chiedo che cosa stiamo facendo noi, come Nazione, e cosa sta facendo lei, come Presidente del Consiglio. In alcuni interventi precedenti non abbiamo ben capito qual è la posizione dell'Italia. Ha bloccato i trasferimenti di armi dall'Italia verso Israele? Se sì, con quali atti? Solamente le future forniture o anche quelle con contratti in essere firmati prima? Ci dia delle informazioni chiare, le dia alla Nazione, in modo da poter valutare in maniera attenta qual è la politica che il suo Governo intende attuare. (Applausi).

Sempre sul fronte della politica estera, anche Biden ha posto l'accento su alcune questioni. L'ONU ha condannato chiaramente questi processi di aggressione. Noi invece cosa facciamo? Lei si è astenuta. Come mai si è astenuta su quel voto per l'immediato cessate il fuoco?

Vorrei concludere su un tema che a breve le tornerà sul tavolo. Sui temi economici, anche sul MES, lei ha affermato che il presidente Conte ha ratificato qualcosa che non è stato fatto, perché il MES era già operativo e c'è stato soltanto un aggiornamento. È singolare l'approccio sulla logica di pacchetto, che lei ha attaccato ferocemente più e più volte ed ora è diventato il suo cavallo di battaglia. (Applausi). Quella logica di pacchetto che ha tanto denigrato ora lei la usa per difendere una posizione scomoda anche nei confronti dei suoi alleati, che chiaramente si sono sempre manifestati e palesati contro il MES.

Concludo dicendo che la risoluzione presentata dal Gruppo MoVimento 5 Stelle è chiara. Ci dia un segnale e lo dia agli italiani: finalmente chiarezza e nessuna titubanza. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Centinaio. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LSP-PSd'Az). Presidente Meloni, abbiamo apprezzato molto il suo intervento di ieri alla Camera: un intervento costruttivo e pragmatico, che dimostra apertura di idee. Basta leggere quello che ha scritto e, se i colleghi lo leggessero meglio, capirebbero che c'è una grande apertura di idee. C'è voglia di approcciarsi all'Europa con il progetto di creare rapporti e non subirli. Per noi ciò è fondamentale perché - a nostro avviso - l'Italia deve sempre andare a testa alta in Europa. (Applausi).

C'è voglia di ragionare di numeri e bilanci e di non subire diktat, di far capire la posizione dell'Italia sui vari dossier e di non subire il compitino a casa da parte di chi in Europa ha sempre fatto la parte del padrone. E purtroppo, negli ultimi anni, abbiamo spesso subito chi guardava l'Italia con sorrisini, chi guardava l'Italia come l'ultima della classe e chi guardava l'Italia come quella a cui far fare il compitino a casa, per poi rimandarci indietro dicendo "tornate un'altra volta".

Tutto questo, Presidente, è il risultato di un sano dibattito tra le sensibilità dei vari partiti della coalizione, perché è una coalizione fatta da partiti diversi, con sensibilità diverse, ma che hanno la forza di sedersi attorno a un tavolo, confrontarsi e arrivare a una sintesi, anche grazie al confronto che questo Governo ha con le parti sociali, Presidente. Ieri eravamo a Confagricoltura e il presidente Giansanti, in modo autorevole, ha spiegato ancora una volta qual è la posizione dell'agricoltura italiana in Italia e qual è la posizione da tenere in Europa. E abbiamo preso appunti. (Applausi).

È anche sintomo di un processo di ascolto di chi in questo momento è all'opposizione, la cui voce, Presidente, non può restare inascoltata. Questo Governo ha il pregio, contrariamente ai precedenti, di ascoltare chi è all'opposizione, di non deriderlo e di portare in Europa anche idee diverse dalle nostre. Anche l'opposizione rappresenta quegli italiani che non ci hanno votati, ma che comunque ci guardano e che noi stiamo governando. (Applausi).

Presidente, i tanti, troppi punti che tratterete denotano, però, anche l'importanza di una revisione del funzionamento di questa Europa: Parlamento europeo, Consiglio europeo, Commissione europea; tre consessi autorevoli dove la mediazione, spinta da interessi spesso contrastanti, porta a prendere provvedimenti non in linea con le reali necessità dei cittadini europei; un pot-pourri di idee e lobby, che molto spesso allontana l'Europa, la vera Europa, dagli interessi dell'Europa. Penso a decisioni come quella presa sul quadro economico finanziario pluriennale, dove gli stanziamenti decisi dalla Commissione in tema di immigrazione sono stati quasi azzerati dal Consiglio. Sulla partita dell'immigrazione, Presidente, noi le chiediamo di andare ancora una volta a testa alta - glielo dirò anche dopo - e di spiegare la posizione non solo dell'Italia, ma di tutti quei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e che hanno bisogno di un Paese autorevole come l'Italia che li aiuti. Penso alla Grecia, penso alla Spagna, penso in parte anche alla Francia, al Sud della Francia, penso a Malta, penso a Cipro, penso a quei Paesi che hanno bisogno di un capofila che vada in Europa e spieghi ai Paesi del Nord Europa cosa sta succedendo nel Mediterraneo.

Questa Europa, Presidente, deve cambiare passo. Questa Europa non può essere lasciata nelle mani dei burocrati, che quasi quasi non sanno nemmeno dov'è l'Italia. E glielo dice un senatore che, quando è andato da Ministro in Europa, in quei quattordici mesi, ha notato che molto spesso ci guardavano e ci chiedevano quasi quasi dove eravamo. Le scelte in tema agricolo sono un esempio lampante e vedo il senatore De Carlo annuire. Le scelte in tema agricolo da parte dell'Europa, Presidente, fanno rabbrividire. (Applausi). Ed è inutile che adesso la presidente von der Leyen si ricordi che esiste l'Europa, perché ricordiamo alla presidente von der Leyen che, durante il suo primo intervento al Parlamento europeo (cinque anni fa), la parola "agricoltura" non l'ha nominata neanche una volta. (Applausi).

Velocemente, Presidente, alcuni punti che tratterete. Sull'Ucraina siamo a un punto in cui l'Europa si deve proporre come interlocutore di pace. Abbiamo la guerra in casa, contrariamente ad altri, che continuano a indicarci cosa dobbiamo fare. In Europa abbiamo la guerra in casa e non possiamo continuare in questo modo. La nostra proposta, la nostra idea consiste in un piano di pace europeo che veda l'Italia come protagonista.

Sul Medio Oriente, Presidente, l'attacco a Israele da parte di Hamas è l'attacco del terrorismo islamico contro la democrazia. Lo statuto di Hamas prevede la distruzione dello Stato di Israele. Questa non è una guerra tra Israele e Palestina, come dice qualcuno, come dicono quelli che vanno in piazza con le bandiere della Palestina e ci raccontano cose che non esistono. Questa è una guerra a tutti gli effetti contro il terrorismo islamico e non dobbiamo avere paura di dirlo. (Applausi). Il nostro Paese, quindi, deve stare dalla parte di Israele, perché vuol dire stare dalla parte della democrazia. Soprattutto, Presidente (e so che tocco anche le sue corde), dobbiamo stare attenti a quelle ondate di antisemitismo che ci sono in Europa e combatterle anche a casa nostra.

Signor presidente La Russa, utilizzo i tempi che ha risparmiato il mio collega Garavaglia.

Sull'allargamento bene, ma attenti a chi ci portiamo in casa, attenti a chi portiamo in Europa. Oggi un bell'articolo sul «Corriere della Sera» ci dice che va bene l'allargamento, ma in modo graduale. Non dobbiamo fare gli errori che sono stati commessi nel passato.

Sull'immigrazione, Presidente, una vecchia canzone recitava: «Parole, parole, parole». Non sono le sue, ovviamente. In questi anni - e io da dieci anni sono seduto sempre in questo posto - ho sentito solo tante belle parole da parte dei nostri partner europei, però i fatti sono altri. Ci hanno lasciati soli a gestire la partita dell'immigrazione. Ancora una volta, Presidente, ci hanno lasciati soli. (Applausi). Ci hanno lasciati soli per poi criticarci quando provavamo a fare qualcosa, quando proviamo a far qualcosa. Quindi, ancora una volta, la esortiamo a difendere i confini del nostro Paese, perché difendere i confini del nostro Paese vuol dire difendere i confini dell'Europa.

Infine, mi rivolgo a lei, Presidente, e termino. Parlano degli amici, i colleghi della minoranza; ma chi sono i loro amici? Un'ammucchiata di Governo in Europa, che va dall'estrema sinistra in poi, passando per il MoVimento 5 Stelle. È grazie ai voti del MoVimento 5 Stelle che sono riusciti a fare questo Governo in Europa, altrimenti non ci sarebbe stato. (Applausi). Siamo all'ammucchiata in Europa e noi a questa ammucchiata, Presidente, non ci stiamo. Questa è l'ammucchiata del "cambiamo tutto per non cambiare niente".

Gli amici. Il vostro amico, il premier slovacco, ha fatto leggi durissime contro gli immigrati, sia i clandestini che i richiedenti asilo: begli amici che avete! E poi parlate dei nostri. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Delrio. Ne ha facoltà.

DELRIO (PD-IDP). Signor Presidente, sono molto contento che il senatore Centinaio abbia richiamato un'attenzione verso l'opposizione. Devo dire, senatore, che purtroppo questa notte lei è stato smentito dai fatti. Si era infatti ragionato di un dialogo tra di noi e questa notte, tra mezzanotte e la mezza, sono arrivati 17 emendamenti dei relatori al disegno di legge di bilancio (tra questi uno di dieci pagine) e tre subemendamenti dei relatori agli emendamenti del Governo. Stiamo lavorando in condizioni che non rispettano né le prerogative dell'opposizione, né quelle della maggioranza. (Applausi). Speriamo. C'è ancora molto da lavorare. Lo dico tramite lei, Presidente, al senatore Centinaio.

Ha detto bene il senatore Monti, ricordando che non bisogna operare una damnatio memoriae. Noi la sosteniamo, signora Presidente del Consiglio, nella sua presenza al Consiglio europeo, nella posizione sull'Ucraina e sulla politica estera. La posizione della politica estera sull'Ucraina è quella dei nostri Governi e lei, dall'opposizione, responsabilmente, l'ha condivisa, capendo, come noi, che l'aggressione della Russia a un Paese sovrano era una violazione inaccettabile - ripeto, inaccettabile - del diritto internazionale; che l'Europa avrebbe mostrato una debolezza senza precedenti se avesse lasciato l'Ucraina sola di fronte a questa invasione e che, dopo l'Ucraina, sarebbe stata la volta di altri Paesi e sarebbe iniziato un percorso di instabilità geopolitica europea e, in generale, del mondo occidentale. Su questa posizione, quindi, lei avrà il pieno sostegno dell'opposizione. Lei può parlare tranquillamente a nome dell'opposizione. Questa era la nostra posizione, è stato ricordato qui il treno, ma al di là dei treni e delle fotografie, la sostanza è questa.

Lei ha detto una cosa importante ieri, che ho letto dal testo delle sue comunicazioni: ha detto che l'Ucraina ha già vinto e sono d'accordissimo con lei. L'Ucraina - e il popolo ucraino - con la sua tenacia e la sua resistenza ha già vinto e lo zar è già stato sconfitto, perché pensava di annettersi gran parte del territorio e non è riuscito a farlo. Purtroppo dobbiamo dire che, se questa è la situazione, se siamo convinti che in fondo non ci sia più alcuna possibilità per la Russia di espandersi e continuare ad aggredire militarmente l'Ucraina, bisogna creare le condizioni - com'è stato detto anche nelle conclusioni del Consiglio supremo di difesa cui lei ha partecipato - perché si aprano dei colloqui per una pace giusta, basata sul rispetto del diritto internazionale. È di questo protagonismo che noi vediamo una certa latenza, sia europea che italiana. Serve questo protagonismo nell'avvio di un tavolo negoziale, perché è il modo migliore per riconoscere la resistenza ucraina, per non fiaccare ulteriormente la popolazione civile ed evitare inutili sofferenze anche al popolo russo, che - così come il popolo palestinese non è responsabile dei crimini di Hamas - non può pagare fino in fondo la volontà di potenza e di egemonia di un'autocrazia che la governa.

In questa direzione, invitiamo il Governo ad intraprendere un'azione diplomatica più efficace, costante e più attenta a promuovere delle iniziative che impongano un cessate il fuoco, proprio perché vogliamo la fine delle sofferenze e che da quel cessate il fuoco partano le trattative per ristabilire l'ordine internazionale e i confini, come dice anche il piano di pace cinese. Quindi, sull'Ucraina siamo assolutamente convinti che la posizione del Governo, che lei ha espresso, sia giusta. Lei ha detto che dobbiamo pensare che l'Ucraina abbia già vinto, ma non dobbiamo perdere di vista l'obiettivo della pace: d'accordissimo. Vorremmo sapere quali iniziative concrete stiamo facendo in questa direzione, perché per una pace giusta e duratura c'è anche bisogno di intraprendere qualche iniziativa concreta.

L'altro argomento che è stato affrontato è relativo alla tragedia mediorientale. È stato detto già dai miei colleghi: viviamo in tempi molto difficili, direi tragici; ben due guerre sono alle porte dell'Europa. È evidente che la responsabilità di questo conflitto è totalmente da attribuire all'azione criminale di Hamas del 7 ottobre, che ha rappresentato e rappresenta una trappola mortale per le democrazie occidentali: la trappola dell'odio. Infatti, da un lato Hamas è riuscito a stimolare un'ondata di antisemitismo in Europa e l'antisemitismo - come diceva Giorgio La Pira - è una malapianta che cresce nell'Occidente, anche cristiano; dall'altro lato, ha provocato e sta provocando un'isteria islamofobica verso i Paesi arabi e i Paesi islamici, come se la difesa dei diritti del popolo palestinese dovesse essere una prerogativa dei Paesi arabi. I diritti del popolo palestinese sono una prerogativa di tutti coloro che credono nei diritti internazionali dei popoli, nei diritti umani e nella dichiarazione universale dei diritti umani. Questo è il punto: noi siamo - e la posizione italiana da questo punto di vista è in perfetta continuità, ancora una volta, con le posizioni precedenti - per i "due popoli, due Stati". Ancora una volta qui però noto una mancanza di coraggio, mi perdoni, perché l'amministrazione americana dice espressamente - e noi lo ribadiamo nella nostra risoluzione - e mette in campo un pacchetto di sanzioni contro i coloni estremisti, perché gli insediamenti dei coloni in Cisgiordania sono illegittimi da un punto di vista del diritto internazionale. Sappiamo bene che ormai quasi il 40 per cento del territorio della Cisgiordania è occupato illegittimamente dai coloni israeliani. Allora noi chiediamo che, come gli Stati Uniti, anche l'Unione europea cominci a mettere in campo delle azioni di deterrenza a questa continua autorizzazione che il Governo israeliano concede sugli insediamenti.

È chiaro che tutto questo ragionamento fa parte del diritto internazionale e della coerenza rispetto a una linea di politica internazionale in cui vi sono due popoli e due Stati. Signora Presidente del Consiglio, non è possibile pensare di ragionare in termini di due popoli e due Stati senza ristabilire il diritto internazionale: non è possibile farlo con l'Ucraina, non è possibile farlo neanche con la Palestina. Questo è il punto: bisogna riuscire a metterle sullo stesso piano e dare tutti i giorni l'idea al mondo arabo e al mondo islamico - che tutti i giorni vedono sulla BBC e su al Jazeera le immagini dei bombardamenti su Gaza - che siamo determinatissimi sul cessate il fuoco umanitario, per far loro capire che siamo in linea con le richieste avanzate dai rappresentanti delle Nazioni Unite, non da pericolosi estremisti. Il problema non è quindi essere distanti e mettere a posto le virgole, per così dire, ma avere un'equivicinanza ai due popoli, come ha detto giustamente il Santo Padre.

Mi avvio a concludere rapidamente - perché devo farlo - su un terzo tema, l'immigrazione, chiedendole un ulteriore minuto, signor Presidente.

PRESIDENTE. Gliel'ho già dato e glielo sto dando, ma vada verso la conclusione, senatore Delrio.

DELRIO (PD-IDP). Continuo a dire - e mi sto sgolando qui in quest'Aula - che il problema non è il se, ma il come, signora Presidente: al quinto decreto-legge sull'immigrazione continuate a dire che non vogliamo fare la lotta ai trafficanti, né gli accordi con gli Stati, tutte cose che non sono vere. Noi vogliamo invece gli accordi con gli Stati, la lotta contro i trafficanti e un'immigrazione regolare, come voi: il problema non è se lo vogliamo, ma come li vogliamo: gli accordi con l'Albania, secondo noi, sono fallimentari, perché sono fuori dal diritto internazionale e non risolveranno alcun problema. Il problema è lo stesso del Piano Mattei: si figuri se non siamo orgogliosi di nominare Mattei; io, poi, lo sono particolarmente: sinistra democristiana, figlio di Fanfani, comitato di liberazione nazionale, partigiani cristiani, amico di... (Il microfono si disattiva automaticamente). Si figuri se Mattei non ci piace: il problema è che non c'è niente dentro questo Piano Mattei e per adesso è una cabina di regia. (Applausi).

È chiaro però che quella è la strada, ossia la cooperazione con l'Africa, ma dentro un quadro europeo: questo è il punto fondamentale, cioè il modo. Pensiamo che queste politiche dell'immigrazione non siano né sufficienti né capaci di dare una vera svolta e un vero impulso anche a politiche europee sull'immigrazione. Su questo dovete interrogarvi.

PRESIDENTE. La prego nuovamente di concludere.

DELRIO (PD-IDP). Per questo parliamo di «vostri amici», perché vogliamo che vi interroghiate sul modo in cui queste misure sono e saranno sempre più totalmente inefficaci, come dimostrano i numeri dell'immigrazione. (Applausi).

PRESIDENTE. Come avrà notato, le ho dato due minuti in più, perché le ho lasciato concludere un discorso molto, molto lineare, senatore Delrio.

È iscritto a parlare il senatore Scurria. Ne ha facoltà.

SCURRIA (FdI). Signor Presidente, cari colleghi, membri del Governo, Presidente del Consiglio, c'è davvero tanta Italia in questo Consiglio europeo, o meglio, c'è tanta azione di Governo italiana nei punti all'ordine del giorno che il Consiglio tratterà a Bruxelles domani e dopodomani.

C'è l'Ucraina, che ha visto la posizione italiana chiara e netta da sempre, che ha convinto anche alleati più timidi e oggi forse più stanchi, perché abbiamo sempre detto che per trovare la pace basterebbe che la Russia smettesse di combattere; se invece a smettere di combattere fosse l'Ucraina, non esisterebbe più l'Ucraina e il mondo e la nostra civiltà si dovrebbero arrendere alla legge del più forte. Se oggi l'Ucraina esiste è perché il suo popolo coraggioso non si è arreso all'invasore e perché il mondo occidentale lo ha sostenuto e in Aule come queste e nei Parlamenti del mondo occidentale quasi tutti hanno avuto la possibilità e l'occasione di non andare verso un'astratta pace, ma si sono voluti inviare armi e aiuti perché quella pace potesse esistere davvero, speriamo il prima possibile.

È il Consiglio europeo che ovviamente si deve occupare dell'allargamento ad Est dell'attenzione verso l'Ucraina, ma non può dimenticare il Sud e il Mediterraneo. Intanto perché abbiamo a che fare con quello che sta succedendo in Medio Oriente, dove il Consiglio europeo deve dire a chiare note che Hamas è un'organizzazione terroristica, che Israele ha diritto ad esistere e a difendersi e che in molte di quelle manifestazioni che stiamo vedendo anche in questi giorni teoricamente pro Palestina stanno in maniera preoccupante riaffiorando sentimenti di antisemitismo e anche, forse, una sorta di collateralismo con chi ha attaccato Israele; è come quando si invitano nelle università terroristi palestinesi a parlare o come quando docenti universitari di tante università italiane fanno ignobili documenti per chiedere di interrompere le collaborazioni tra università italiane e università israeliane. (Applausi). Questa è la differenza fra i nostri atteggiamenti. Ci si chiede ancora oggi in quest'Aula perché ci siamo astenuti sulla risoluzione delle Nazioni Unite, ma il motivo è molto semplice ed è stato spiegato più volte: in quella risoluzione, malgrado sia stato richiesto, non c'era nessun momento di condanna di Hamas. L'Italia poteva sostenere questo documento? Oggi ce lo chiediamo ancora in quest'Aula, cari colleghi del MoVimento 5 Stelle? Che cos'è questo? È collateralismo, è alleanza, è copertura di chi ha attaccato Israele? Lo dico perché noi, d'altro canto, ovviamente dobbiamo sostenere il più possibile l'Autorità nazionale palestinese, che è l'unico vero interlocutore di Israele, del mondo occidentale e dell'Europa. Ma dobbiamo occuparci del Sud del mondo, dell'Europa e del Mediterraneo in questo Consiglio europeo, perché anche il tema dell'immigrazione è un tema che non possiamo più dimenticare, dedicandogli un fondo apposito, sviluppando politiche adeguate, incentivando gli accordi con i Paesi africani. Signor Presidente, lei qualche giorno fa ha detto in un'intervista che possiamo approvare tutte le risoluzioni più belle del mondo, possiamo inventarci tutte le leggi che vogliamo, ma le cose non cambieranno mai se non cambia un atteggiamento, una sensibilità. Lei ha parlato di fiducia reciproca, di capacità di riscoprirsi comunità, di sentirsi parte di un progetto più grande e più alto, un sentimento che in passato ha reso l'Italia ciò che è oggi e che dobbiamo saper recuperare. Ha parlato di quella fame d'Italia, di quella voglia di Italia che giustamente c'è nel mondo e di quanto nel mondo aspettano questa Italia diversa che cominciano a conoscere.

È la nostra storia che è stata segnata da questo sentimento che lei ha descritto e che oggi noi tentiamo di recuperare. È l'Italia che fonda la prima università nel mondo come luogo libero per l'insegnamento e dove poter formare i giovani a prescindere dalla nobiltà di nascita. È l'Italia che con navi e con mezzi anche stranieri scopre nuovi mondi e nuove terre. È l'Italia che, già Nazione ma non ancora Stato, nello 0,5 per cento di superficie della terra realizza il 70 per cento del patrimonio artistico mondiale. (Applausi). È l'Italia che con i propri missionari mette insieme mondi e Continenti sconosciuti. È la storia di padre Mattei che, partito da Macerata, arrivato di fronte all'Imperatore cinese gli chiede da dove venga e di che parte di mondo sia e, non potendo rispondere di Macerata né l'Italia perché troppo piccola, dice allora di provenire da un grande regno dove esistono tante Nazioni, con tanti re, che si chiama Europa. Per molti l'Europa nasce qui, grazie a un italiano che ha saputo per la prima volta disegnare un'entità sovranazionale. È l'Italia che tra Stato e mercato dà vita a una terza via della sussidiarietà, del terzo settore, del volontariato, che nella nostra Nazione diventa riferimento per tutto il mondo, che non è solo raccolta fondi o beneficenza, ma sono donne e uomini che diventano angeli del fango, che intervengano negli scenari di crisi, che si donano disinteressatamente e che diventano un modello da copiare. È l'Italia dei nostri giovani in divisa, che difendono, sì, la pace, ma che diventano anche capaci di costruire ponti, ospedali, scuole, contatti e rapporti veri. È questa Italia che abbiamo voglia di recuperare con questo Governo e che vogliamo portare in Europa. È l'Italia che si siede insieme ai tanti Paesi africani per disegnare uno scenario di sviluppo, senza sfruttamento e senza superiorità ed è difficile capire e pensare che sia un progetto vuoto questo del "Piano Mattei", quando i principali leader africani sono contenti, accorrono e cercano di costruire insieme a noi questo piano. È difficile davvero dire che non c'è nulla. È l'Italia che si siede insieme ai Paesi arabi per segnare una strada per la pace in Medio Oriente, senza infingimenti e collaborando con tutti. È l'Italia che chiede di ricongiungere alla storia e all'identità europea i Balcani occidentali, non in un allargamento, ma in una riunione di valori, di percorsi e di storia. È l'Italia che fa l'accordo con l'Albania per dare una risposta sull'immigrazione senza respingimenti o abbandoni in mare, ma senza neanche aperture indiscriminate. È l'Italia che, anche se non è all'ordine del giorno del Consiglio europeo, parla, tratta, spiega e convince sul Patto di stabilità; racconta le sue ragioni, perché vuole il rispetto delle regole, anche senza sconti; non possono, però, esserci regole che si fanno sulla pelle dei popoli, delle Nazioni, delle imprese e dei territori, degli enti locali. Soprattutto, poi, sono regole che vogliamo rispettare, non come i precedenti Governi che hanno assunto impegni impossibili per poi ovviamente far fare una brutta figura al nostro Paese.

Avviandomi alla conclusione del mio intervento, signor Presidente, nella nostra proposta di risoluzione, al di là dei contenuti, portiamo dei risultati, con buona pace dei colleghi del Partito Democratico, e non solo delle foto. A volte si cita Orban, che - lo ricordo sommessamente a tutti - è un Presidente eletto dal popolo ungherese, quindi quando lo si attacca si sta dicendo che il popolo ungherese ha scelto in modo antidemocratico e in maniera addirittura razzista. Vorrei però parlare del premier Sanchez, che decide di fare un Governo con gli indipendentisti e i separatisti e per farlo concede loro le immunità, andando contro quello che la Costituzione spagnola prevede (Applausi) e contro quello che la stessa magistratura spagnola ha previsto, tant'è che la Commissione europea ha inviato una lettera per chiedere a Sanchez dei chiarimenti. Va bene tutto quando chi governa è di sinistra? Va bene così, perché dobbiamo ancora fare due pesi e due misure? Noi abbiamo ancora la faccia della coerenza e questo che portiamo a Bruxelles è un messaggio di orgoglio, di presenza, di serietà dell'Italia, che speriamo da oggi contagi l'intera Unione europea. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

Avverto che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Terzi di Sant'Agata, Murelli, De Poli, Zanettin e da altri senatori, n. 2, dal senatore Boccia e da altri senatori, n. 3, dal senatore Patuanelli e da altri senatori, n. 4, dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, n. 5, dal senatore Borghi Enrico e da altri senatori, n. 6, dal senatore Calenda e da altri senatori. I testi sono in distribuzione.

Ha facoltà di intervenire il presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Meloni.

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, ovviamente ringrazio tutti i colleghi intervenuti in un dibattito che è sempre molto complesso, ma molto interessante e che offre diversi spunti. Come sempre non tornerò su questioni sulle quali ritengo di aver già ampiamente spiegato la posizione del Governo italiano, ma cercherò di rispondere ad alcune cose che mi sono state chieste e di parlare di quelle sulle quali non sono d'accordo.

Vorrei tuttavia tornare sul tema del PNRR, che è stato citato in diversi interventi di colleghi. Penso infatti che noi si debba essere - e io lo sono sicuramente - molto fieri del lavoro fatto sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, nonostante il fatto che una possibile revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza per adeguarlo a un contesto che era mutato e per risolvere alcune criticità presenti nei piani che erano stati adottati dai precedenti Governi veniva considerata un'ipotesi impossibile o veniva addirittura derubricata, come ricordavo ieri alla Camera, a una scelta folle che ci avrebbe fatto perdere le risorse del PNRR, portando quasi l'Italia fuori dall'Europa, in questo racconto sempre francamente un po' distorto e distruttivo che non fa stato del ruolo dell'Italia, che non fa stato di quello che noi possiamo ottenere con un po' di pragmatismo e un po' di buon senso. (Applausi). Quello che noi abbiamo dimostrato è che le cose, se fatte bene, si possono ottenere, nonostante il fatto che - sono d'accordo con chi lo ricordava - si è tifato più perché all'Italia non venisse pagata la terza rata del PNRR che alla finale di Coppa Davis. Nonostante questo noi siamo riusciti a ottenere il pagamento della terza rata del PNRR, a essere la prima Nazione d'Europa alla quale viene pagata la quarta rata del PNRR. (Applausi). Ed entro la fine di quest'anno consegneremo tutti gli obiettivi della quinta rata del PNRR e, nel contempo, abbiamo revisionato il Piano per liberare delle risorse e spenderle su priorità che, secondo noi, sono molto importanti. Abbiamo liberato 12 miliardi di euro che abbiamo concentrato sul sistema produttivo italiano, particolarmente sul suo efficientamento energetico. Abbiamo liberato 5 miliardi di euro da investire nelle infrastrutture, in particolare in quelle energetiche, perché - sì, signori - abbiamo una strategia; capisco che possa essere una novità, ma abbiamo una strategia che si lega anche con il tema del Piano Mattei. Collega Delrio, capisco che possa dare fastidio che l'Italia finalmente abbia una strategia di politica estera che è anche quella di lavorare per fare dell'Italia un hub energetico di approvvigionamento per l'Europa intera, rafforzando le reti e le infrastrutture energetiche, rafforzando la nostra cooperazione internazionale e la diversificazione. Ci abbiamo lavorato anche con lo strumento del PNRR ed è esattamente quello che avevamo promesso che avremmo fatto.

Abbiamo liberato le risorse sul diritto allo studio; abbiamo liberato risorse per aiutare l'Emilia Romagna; abbiamo liberato risorse per rafforzare ancora di più il finanziamento sulla sanità e non devo ricordare ancora una volta, al di là di quello che si ripete come un mantra con un piccolo escamotage tecnico, che quest'anno il fondo sanitario arriverà al massimo di risorse mai avute. (Applausi). Vi spiego qual è il piccolo escamotage tecnico che vi consente di provare a raccontare una storia diversa, cioè di provare a dire che non è vero che oggi sul fondo sanitario ci sono circa 10 miliardi in più di quanti ce ne fossero quando al Governo c'eravate voi, durante gli anni del Covid, nonostante 180 miliardi di euro spesi a debito. (Applausi).

La ragione per la quale si fa sempre riferimento al rapporto in percentuale con il PIL è che effettivamente durante gli anni in cui era al Governo il centrosinistra il PIL crollava quindi, anche se vi erano minori risorse sul fondo sanitario, in percentuale con il PIL erano superiori. Adesso con noi il PIL va meglio, quindi anche se mettiamo più risorse la percentuale diminuisce. Facile. (Applausi. Vivaci Commenti).

PRESIDENTE. Senatrice Pirro, la richiamo all'ordine.

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Quindi vi ringrazio di vantarvi per il fatto che il PIL crollava quando c'era al Governo il centrosinistra.

Come dicevo, sono molto fiera del lavoro che abbiamo fatto e che continueremo a fare sul PNRR, che dimostra quanto certa propaganda purtroppo poi si scontri con la realtà. (Commenti).

Signori, io ho ascoltato con molto silenzio. Avete la possibilità di intervenire in replica e potete farlo in quella fase. (Commenti).

PRESIDENTE. Senatore, si accomodi, senza disturbare. Non si interrompe il Presidente del Consiglio, come qualunque altro senatore, mentre interviene, come ha fatto la senatrice Pirro. (Applausi).

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Comunque l'ultima parola è vostra, perché ci sono le dichiarazioni di voto. Purtroppo in questo clima che si surriscalda poi mi si rinfaccia che alzo la voce. Vorrei invece cercare di spiegare il mio punto di vista con grande serenità; è quello che farò, ma consentitemi di dire quello che penso.

Passando al tema del Patto di stabilità, chiaramente questa è materia molto complessa, è stata citata da molti interventi e ho sentito dire anche molte cose che condivido. Come ho affermato ieri e ribadisco anche in quest'Aula, la trattativa è chiaramente molto serrata e le posizioni di partenza sono molto distanti. Penso che qualche spiraglio si veda e che la posizione italiana - l'ho detto e lo ribadisco - si debba decidere alla fine di questa trattativa, che rimane molto complessa. Voi sapete qual è la posizione che il Governo italiano ha portato avanti e mi pare che sia anche condivisa trasversalmente dalle forze politiche.

Noi continuiamo a rivendicare una riforma del Patto di stabilità e crescita che tenga conto di una strategia che l'Europa si è data. Tale strategia comprendeva il Next generation EU, la transizione verde e quella digitale, il tema di un rafforzamento di una politica anche di difesa dell'Europa. Non avrebbe senso - sono d'accordo con quello ho sentito dire anche dal presidente Monti - che l'Europa, nel momento in cui deve definire la governance non tenga conto di ciò che ha incentivato gli Stati nazionali a fare. Noi siamo stati incentivati, anche con il PNRR (che oggi, sul piano dei debiti da restituire, è più un peso; poi ne vedremo i risultati quando sarà stato interamente messo a terra), a fare una serie di investimenti su alcune materie e, secondo me, riconoscere il valore di quegli investimenti nella riforma del Patto di stabilità e crescita non serve solamente all'Italia, ma all'Europa intera. Altrimenti si continuano a fare delle cose totalmente miopi; da una parte, si incentivano gli investimenti e, dall'altra, si colpiscono le Nazioni che fanno quegli investimenti sulle regole della governance. È una posizione di buon senso. È una posizione pragmatica quella che stiamo portando avanti, sulla quale, come dicevo ieri, siamo ancora lontani, non siamo ancora ad un accordo definitivo, ma non posso non esprimere una punta di soddisfazione per qualche passo avanti che viene fatto. Secondo l'ultima bozza di accordo sulla traiettoria di aggiustamento del rapporto deficit-PIL si dovrà tenere conto nel triennio 2025-2027 degli interessi che sono stati maturati sul debito contratto per gli investimenti effettuati in questi settori. È un punto di partenza; chiaramente la richiesta che continuiamo a fare noi è che ciò non avvenga solamente per questi tre anni. Le posizioni però di altri Paesi sono distanti e, quindi, bisogna capire alla fine dove è che si riesce a raggiungere una sintesi e fare una valutazione serena su cosa sia più utile per l'Italia.

Con riferimento a quello che il presidente Monti ha detto relativamente all'apposizione di un veto da parte italiana, io non escludo nessuna delle scelte. Credo che alla fine si debba fare banalmente la valutazione su ciò che è meglio per l'Italia, sapendo chiaramente, come sappiamo tutti in questa Aula, che se non si trova una soluzione e un accordo, torniamo ai precedenti parametri. Alla fine bisogna fare una valutazione tra le diverse ipotesi in campo. Io farò tutto quello che posso per far ragionare e per confrontarmi con i miei omologhi sul fatto che quello che stiamo proponendo è utile non solamente a noi. È utile a una strategia.

Anche qui, voglio dire una cosa per poi passare ad un altro tema. Se io dovessi seguire il ragionamento che ho sentito fare da diversi esponenti della sinistra, del Partito Democratico particolarmente, sui rapporti in Europa, sui compagni di viaggio, sul "con chi si sta e con chi non si sta", se io volessi seguire il ragionamento secondo il quale non bisogna parlare con chi ha posizioni distanti da noi su vari temi, non dovrei parlare nemmeno con la Germania. Nel senso che sul Patto di stabilità la Nazione che ha la posizione più distante da noi non è mica l'Ungheria di Orban, è la Germania di Scholz. (Applausi). Ma è legittimo. È legittimo perché ogni Stato membro cerca di portare a casa quello che ritiene essere meglio per sé o migliore dal suo punto di vista.

Purtroppo, signori, accade su ogni dossier, con delle maggioranze che sono totalmente variabili. Io torno su quanto ho detto ieri; continuo cioè a ritenere che sia un enorme errore in politica estera sovrapporre il rapporto tra Governi alle logiche di partito. (Applausi). È una stupidaggine, consentitemelo, che tra l'altro comporta anche delle enormi contraddizioni.

Ricordo una sinistra che mi ha sempre parlato di un'Europa di serie A e di un'Europa di serie B, dove l'Europa di serie B erano per esempio i Paesi di Visegrád. Ma oggi che invece la Polonia è governata da Donald Tusk, continuerete a parlare della Polonia come di una Nazione di serie B o la Polonia magicamente diventerà una Nazione di serie A? (Applausi).

La politica estera non si fa così, perché si colpiscono gli interessi della propria Nazione. La politica estera deve saper parlare con tutti ed è quello che cerco di fare io ogni giorno, ben sapendo che su ogni dossier - come dicevo - le mie posizioni non si sovrappongono a quelle degli altri, quasi mai, non a quelle di tutti gli altri. E io continuo a rivendicare che è molto più forte in politica estera chi riesce a dialogare con tutti. (Applausi). Se oggi c'è la possibilità di raggiungere degli obiettivi su materie che sono distanti è anche grazie a una posizione italiana e a un ruolo italiano, di una Nazione che è in grado di dialogare con tutti. Questo ci dà una nostra soggettività.

Quello che dicevo ieri relativamente alla foto è lungi dall'essere un attacco a Mario Draghi, come è stato letto; tutti sanno cosa penso, particolarmente, della fermezza che Mario Draghi ha avuto sulla questione ucraina, con una maggioranza che era molto difficile da gestire da questo punto di vista. Mi pare che ve lo ricordiate bene. (Applausi). Quello che io cercavo di spiegare è che, proprio perché ho rispetto di quella fermezza, secondo me il lavoro che è stato fatto e la fermezza che è stata dimostrata non si risolvono nella foto sul treno con i francesi e i tedeschi. Mi dispiace che anche su questo si cerchi di ribaltare il quadro.

Collega Malpezzi, quel treno l'ho preso anche io, le è sfuggito? Io sono salita sullo stesso treno per andare a Kiev, quindi si figuri se non capisco il valore che questo ha. Però lo dicevo per raccontare che, dal mio punto di vista (è l'impressione che ho avuto stando un anno in Consiglio europeo), c'è stata un'Italia che in passato ha ritenuto che tutto il suo ruolo dovesse essere quello di aspettare e di vedere che cosa facevano Francia e Germania, per poi accodarsi sperando di infilarsi dentro una fotografia. (Applausi). Io non penso che questa sia la politica estera; ma questo non vuol dire che non abbia buoni rapporti con la Francia e con la Germania e che non abbia le mie foto con Orban, con Scholz, con Macron e con chiunque. (Applausi). Io penso che la politica estera sia una cosa, se mi consentite, un pochino più ampia. (Commenti). Vi prego di non gridare, perché tanto non sento cosa dite.

PRESIDENTE. Senatore Croatti, la ringrazio.

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Non capisco perché siete sempre così nervosi. Io cerco di dire il mio punto di vista. Rispondete in replica, se avete argomenti. (Applausi. Commenti).

PRESIDENTE. Senatore Croatti, la ringrazio.

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Se avete argomenti, risponderete in replica. Io non è che mi metto a gridare mentre parlate.

Dopodiché, non lo vedo solo io che c'è questa differenza. Immagino che voi chiaramente direte "oh, non è vero", ma lo vedono anche molti colleghi europei, che lo dicono e me lo dicono: "hai riportato l'Italia al centro delle discussioni europee". (Applausi). Vi racconto una storia (non farò i nomi): c'è uno di questi leader che è stato intervistato... (Commenti). Dai, basta, ragazzi!

PRESIDENTE. Senatore Menia, ho già richiamato il senatore Croatti. Senatrice Floridia, prego anche lei di collaborare, grazie.

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. C'è uno di questi leader, al quale è stata chiesta un'intervista da un quotidiano non esattamente mio amico e che in quell'intervista ha detto questo. L'intervista non è stata pubblicata. Ma ciò non vuol dire che le persone non vedano che oggi c'è un'Italia aperta e pragmatica, che ha il suo punto di vista, che ha una sua soggettività e che non si limita a ritenere che, prendendo un caffè con altri due leader, si sia risolto il problema e che per questo è forse più rispettata di quanto lo fosse in passato. (Applausi). E che per questo riesce anche a portare a casa qualcosa di quelli che sono i suoi interessi.

Dopodiché, collega Monti, sull'allargamento sono molto d'accordo sul fatto che sia una scelta strategica storica per noi e che bisogna fare tutto quello che possiamo.

Chiaramente ho detto, nella mia relazione di ieri, che l'allargamento, particolarmente se immaginassimo domani un'Unione europea con più di 30, 32 Stati membri, porterebbe con sé nuove sfide, alle quali noi dovremmo essere capaci di rispondere. Se ne discute e se ne discuterà nel Consiglio europeo, anche per il percorso di riforme che saremo chiamati a intraprendere. Bisognerà lavorare per aggiornare il funzionamento delle politiche: penso alla politica agricola comune, alla politica di coesione; sarà altresì necessario ragionare sul bilancio, sulle modalità di finanziamento delle politiche, sull'efficacia dei processi decisionali.

Su quest'ultimo tema penso che non dobbiamo fare l'errore di partire dal processo decisionale, altrimenti non arriveremmo mai a una soluzione; io penso che dobbiamo partire da ciò di cui si deve occupare l'Unione europea. In particolare, un'Unione europea che domani dovesse contare 32 membri credo che dovrebbe occuparsi di minori materie e di materie sulle quali gli Stati nazionali non competono da soli. Se noi pensiamo che un'Europa a 32 Stati, domani, possa occuparsi di ogni singolo aspetto della regolazione della vita dei cittadini, non andiamo da nessuna parte. La prima cosa da fare - e adesso è il momento, anche se io l'avrei fatto già in passato, ma oggi, secondo me, non si può scappare - è concentrare le competenze dell'Unione sulle materie sulle quali gli Stati nazionali non sono in grado di competere da soli e lasciare alla competenza degli Stati nazionali le materie più prossime alla vita dei cittadini. (Applausi).

Allora sarà anche più facile discutere di come affrontare il tema delle modalità con cui prendere le decisioni e con quali numeri. Questa è la posizione che l'Italia sta portando avanti, che io ho portato in tutta questa discussione e che continuerò a portare avanti. Credo infatti che sia questo il ruolo dell'Unione europea. Occorre trasformarla finalmente da un gigante burocratico a un gigante politico. Se noi riusciamo ad affrontare questa sfida, dobbiamo avere tutt'altro che paura di avere molti altri Stati membri all'interno dell'Unione europea.

Io che non considero l'Unione europea un club, come fanno altri (serie A, serie B, serie C, serie D), penso semplicemente che non siamo noi che decidiamo chi sia europeo e chi no. Io penso che non dobbiamo chiamarlo allargamento, ma riunificazione. Penso che chi sia europeo lo abbia già deciso la storia e che lo decida la civiltà della quale questi Paesi, dai Balcani occidentali fino all'Ucraina, sono stati e sono portatori. Credo davvero che si debba fare uno sforzo importante, particolarmente in questa fase, per lavorare sul tema di questa riunificazione.

Senatore Monti, le posso solo assicurare che, come sempre, noi rispondiamo solo ed esclusivamente all'interesse nazionale italiano, con tutte le iniziative che portiamo avanti. Spero veramente che non tutti gli italiani siano smemorati. In ogni caso, a beneficio di chi dovesse dimenticare, farò sempre la mia parte per ricordare le politiche disastrose di alcuni Governi precedenti, alle quali oggi noi siamo chiamati a porre riparo.

Arrivo al collega Lorefice, che mi ha fornito molti spunti, come sempre. Il collega Lorefice accusa il Governo di portare avanti una politica di austerità. Ho già risposto ieri a un suo collega; non so cosa lei intenda esattamente con politica di austerità. Se lei intende che abbiamo smesso di buttare i soldi dei cittadini italiani dalla finestra (Applausi. Commenti. Richiami del Presidente), con misure tipo i bonus monopattini, i banchi a rotelle, i superbonus (che generano super-buffi), con sussidi a pioggia per rimanere seduti a casa sul divano, non è austerità, ma si chiama serietà. (Applausi. Commenti).

PRESIDENTE. Senatore Croatti, stanno solo applaudendo.

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Ed è esattamente la ragione per la quale gli italiani hanno chiesto a noi di governare e hanno deciso di chiedere a voi di fare un passo indietro. (Applausi). Davvero mi stupisce che continuiate a difendere la misura del superbonus, che chiaramente pesa come un macigno sui nostri conti pubblici. (Commenti del senatore Croatti).

PRESIDENTE. Senatore Croatti, la richiamo all'ordine per la seconda volta. La prego adesso, veramente.

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. È una misura che sottrae circa 20 miliardi di euro l'anno alla spesa pubblica, risorse che avrebbero potuto essere spese per la sanità, per le pensioni, per i trasporti pubblici e che invece sono state utilizzate per efficientare meno del 4 per cento del patrimonio immobiliare italiano, in gran parte seconde e terze case, mentre più del 30 per cento di queste risorse pubbliche sono finite a banche e intermediari finanziari, contribuendo alla realizzazione di profitti record. (Applausi).

Per non parlare delle frodi per miliardi di euro che ogni giorno vengono scoperte e penso che qualcuno prima o poi dovrà fare i conti con la propria coscienza per avere immaginato così male un provvedimento (Applausi), che pure nasceva da un intento condivisibile, tanto da trasformarlo nel più grande regalo mai fatto dallo Stato italiano a truffatori e organizzazioni criminali (Applausi), lasciando invece migliaia di aziende e di famiglie perbene in un mare di guai, questione che ora noi cerchiamo di risolvere.

Dopodiché, il collega Lorefice rivendica la grandezza dei dati a doppia cifra sul PIL durante il Governo Conte, ma omette un particolare e cioè quello che è accaduto mentre si usciva dalla pandemia con il Governo Conte, che si chiama - c'è un termine economico per definirlo - dead cat bounce (rimbalzo del gatto morto): in economia si dice che, financo se tu getti un gatto dalla finestra e il gatto muore, questo rimbalza. La ragione per la quale, a un certo punto, con Conte il PIL è arrivato a doppia cifra è che nell'anno precedente era sprofondato più di quanto fossero sprofondati i PIL di tutto il resto d'Europa (Applausi). Non è una cosa della quale francamente mi vanterei. (Commenti).

Così come ringrazio, invece, sempre il collega Lorefice per aver citato i dati Istat, perché questi sono i tre titoli relativi all'Istat di oggi che l'ANSA riporta: «Istat, occupati sfiorano i 23,6 milioni, tasso al top al 61,5 per cento». (Applausi); «Istat, in terzo trimestre tasso di disoccupazione cala al 7,6 per cento»; «Istat, nel terzo trimestre + 480.000 occupati su anno». Grazie per averlo ricordato, sono risultati che ci incoraggiano ad andare avanti e a fare meglio. (Applausi).

Sempre il collega Lorefice è intervenuto sul tema del trasferimento delle armi a Israele: noi non stiamo trasferendo armi a Israele. Poi mi chiede se ho bloccato l'invio di armi e commesse precedenti: rispetto a questo volevo sapere se intende le armi che il Governo Conte ha venduto a Israele, visto che il Governo Conte è quello che ha venduto più armi in Israele negli ultimi anni e questo la dice lunga sulla realtà e sulla propaganda. (Applausi).

Per quanto riguarda la logica di pacchetto, collega Lorefice, mi pare che la vostra fosse più una logica di "pacco"; mi consenta di tornare sul tema del MES, perché davvero trovo sensazionale che abbiate voluto tornarci: lei nega che il Governo Conte abbia alla chetichella dato l'assenso alla riforma del trattato del MES. Lei lo ha negato in quest'Aula. Io capisco, presidente La Russa, la difficoltà, oggettivamente la capisco; per questo vi ho portato un bel fax indirizzato al rappresentante permanente d'Italia presso l'Unione europea, ambasciatore Maurizio Massari: «La Signoria vostra è autorizzata a firmare l'accordo, recante modifica del Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità. F.to Luigi Di Maio». (Applausi). Questa firma è stata fatta un giorno dopo le dimissioni del Governo Conte. Questa firma è stata fatta quando il Governo Conte era dimissionato, in carica solamente per gli affari correnti, contro il parere del Parlamento, senza dirlo agli italiani, senza metterci la faccia e con il favore delle tenebre. (Applausi).

Capisco la vostra difficoltà, capisco il vostro imbarazzo, ma dalla storia non si esce, perché la propaganda si può fare, ma poi rimangono i fogli a dimostrare la serietà di chi parla e questo foglio dimostra la scarsissima serietà di un Governo che, alla chetichella e in silenzio, prima di fare gli scatoloni lasciava questo pacco al Governo successivo. (Applausi. Vivaci commenti).

PRESIDENTE. Non c'è il divieto di applauso, senatore Croatti, si accomodi e non mi costringa a prendere provvedimenti disciplinari; sembra che lo voglia a tutti i costi, invito il senatore Questore a intervenire. Prego anche la maggioranza di contenersi e faccia silenzio anche lei, senatore De Carlo, grazie.

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Ho quasi finito, colleghi. (Commenti).

PRESIDENTE. Son qui da tanto tempo e ho visto applausi più calorosi per questioni almeno altrettanto importanti, mettiamola così. (Applausi).

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Sulla questione del Medio Oriente - mi rivolgo al collega Delrio e ad altri che l'hanno citata - penso che la posizione del Governo italiano sia molto chiara e di assoluto equilibrio.

È stato richiamato anche qui il tema della risoluzione delle Nazioni Unite: si è tornato a votare ieri e il voto di astensione dell'Italia è stato estremamente ponderato. Come si sa bene, un voto di astensione in un'Aula parlamentare non è un voto contrario, ma un voto con il quale si dice di condividere alcune parti e di non condividerne altre. Abbiamo lavorato e continuiamo a lavorare per arrivare a una tregua, concentrandoci particolarmente sulla popolazione civile di Gaza (è una cosa che ci viene riconosciuta anche da tutti i Paesi arabi e islamici): come sapete, abbiamo una nave, la Vulcano, allestita come ospedale, sulla quale lavorano anche medici qatarini.

Come sapete, ho personalmente condotto a Dubai una delegazione di medici dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù e dell'Istituto Giannina Gaslini, quando mi sono recata lì per un progetto congiunto con gli Emirati Arabi Uniti per la cura dei civili palestinesi. Come voi sapete, stiamo tentando di capire se ci siano le condizioni minime di sicurezza per allestire un ospedale sul territorio della Striscia di Gaza.

Come sapete, anche a livello internazionale continuiamo prevalentemente a dialogare con i Paesi arabi per evitare un'escalation regionale di questo conflitto e a passare messaggi di moderazione e di ragionevolezza anche al Governo israeliano.

La ragione per la quale ci siamo astenuti è che la mozione era sbilanciata, perché, da una parte, proponeva cose condivisibili e, dall'altra, non voleva riconoscere neanche un riferimento ad Hamas e a quello che è accaduto lo scorso 7 ottobre. Penso che un voto diverso avrebbe sbilanciato l'Italia rispetto a una posizione che tutti riconoscono essere di assoluto buon senso e che ci consente di parlare con tutti, che è la condizione essenziale per cercare soluzioni e avere anche autorevolezza quando si cercano.

Sull'Ucraina so che la proposta di un cessate il fuoco è una di quelle che si portano avanti, però nasconde un'insidia, ce lo dobbiamo dire: oggi un cessate il fuoco in Ucraina equivarrebbe a fotografare la situazione esistente e, in buona sostanza, a dire che diamo per persa una parte del territorio ucraino che è stata occupata e annessa; è quella l'insidia che crea la difficoltà, in assenza di passaggi che invece si cerca di continuare a fare, partendo da un piano di pace proposto dall'Ucraina.

Ho sentito dire, sempre ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, che la Russia praticamente vuole la pace e l'Ucraina no: l'ho già sentita questa tesi, l'ultima volta l'ha esposta Putin al G20 al quale ho partecipato ed è esattamente quella che la propaganda russa chiede di ripetere evidentemente a chi la segue, ma non è il mio punto di vista. (Applausi). A me pare che ci sia un lavoro che sta cercando di portare avanti soprattutto l'Ucraina, che sarebbe meno titolata a farlo, da Paese aggredito rispetto all'aggressore, e quello che dobbiamo fare, secondo me, è soprattutto lavorare con i Paesi del Sud globale per portarli su una posizione di mediazione che però deve andare verso una pace giusta, nella quale si riconosca la differenza tra chi è aggredito e chi è aggressore.

Mi pare di aver detto tutto. L'ultima risposta è per il senatore Delrio: non sono d'accordo, francamente, su quello che ha detto sull'immigrazione, rispetto al fatto che volete risolvere il problema, che volete dare una mano. A me pare che invece si cerchi di fare tutto il possibile per smontare un lavoro faticoso e molto difficile che il Governo sta portando avanti. Mi ha particolarmente colpito la reazione del Partito Democratico sulla vicenda dell'accordo con l'Albania, perché sicuramente non lo si può considerare in violazione del diritto internazionale e questo mi pare sia stato chiarito da tutti, benché ci fossero italiani che correvano dietro a tutti i commissari europei, a tutti i leader europei, cercando di portarli a dire che era in violazione del diritto dell'Unione europea (Applausi), ma non ci sono riusciti e quindi mi pare sia ormai pacifico che l'accordo non viola il diritto internazionale, non viola il diritto nazionale, non viola il diritto europeo. Al di là del fatto che lo si possa condividere o meno, comunque, francamente sono rimasta basita quando qualcuno ha paventato la richiesta di espulsione del primo ministro albanese Edi Rama dal Partito socialista europeo per aver osato aiutare l'Italia. (Applausi). Questo in primo luogo perché mi pareva che accogliere i migranti fosse compatibile con i valori della sinistra e quindi non vedo niente di male nel fatto che il premier Rama voglia accogliere dei migranti (voi l'avete fatto per una vita e non è che vi abbiano cacciati dal Partito socialista europeo); in secondo luogo, perché penso che tentare di cacciare qualcuno che ha la colpa di aver aiutato l'Italia, che è la Nazione che anche voi rappresentate in quest'Aula, la dica lunga sul punto di vista che si ha rispetto al fatto che si antepongano gli interessi di partito agli interessi complessivi della Nazione. Penso sempre che gli interessi complessivi della Nazione si debbano anteporre a quelli del partito, e non è quello che ho sempre visto da parte della sinistra. (Applausi. Commenti).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo artistico «Giorgio De Chirico» di Torre Annunziata, in provincia di Napoli, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
(ore 11,47)

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il ministro Fitto, al quale chiedo di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.

FITTO, ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sulla proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Terzi di Sant'Agata, Murelli, De Poli, Zanettin e da altri senatori. Esprimo invece parere contrario su tutte le premesse della proposta di risoluzione n. 2, presentata dal senatore Boccia e da altri senatori e anticipo che questo parere sulle premesse riguarderà anche le altre proposte di risoluzione, anche in ragione del tempo non sufficiente per poterle valutare adeguatamente.

Per quanto riguarda gli impegni, esprimo parere favorevole sul punto 1) e sul punto 2) e favorevole con modifiche sul punto 3), al quale si propone di spostare la parte relativa al ritiro delle Forze militari russe che illegittimamente occupano il suolo ucraino prima della parte relativa all'immediata cessazione delle operazioni belliche, quindi l'impegno sarebbe ad adoperarsi in sede europea ed internazionale per il ritiro delle Forze militari russe che illegittimamente occupano il suolo ucraino e l'immediata cessazione delle operazioni belliche. Il parere è favorevole sul punto 4) e sul punto 5) se il testo viene modificato espungendo le parole «a partire dal potenziamento dell'European Peace Facility». Il parere favorevole sui punti 6), 7) e 8) e contrario sui punti 9) e 10). Il parere è altresì favorevole sul punto 11) se modificato, aggiungendo dopo le parole «in merito all'allargamento, a sostenere» le parole: «l'apertura dei negoziati di adesione di Ucraina, Moldova e Bosnia-Erzegovina». Sui punti 12) e 13) il parere è favorevole. Il parere è favorevole anche sul punto 14) a condizione che si sostituiscano le parole «ad accelerare» con le parole «a proseguire». Sul punto 15) il parere è favorevole purché vengano espunte le parole da «assumere» fino alle parole «nei confronti del», da cui risulterebbe il testo «a prevenire le azioni destabilizzanti nei Paesi balcanici».

Sui punti 16), 17), 21) e 25) il parere è favorevole, mentre sui punti 18), 19), 20), 22), 23), 24) e 26) il parere è contrario.

Sulle proposte di risoluzione n. 3, del senatore Patuanelli e di altri senatori, e n. 4, del senatore De Cristofaro e di altri senatori, il parere è contrario. Sulla proposta di risoluzione n. 5, del senatore Enrico Borghi e di altri senatori, il parere è contrario sulle premesse, mentre per quanto riguarda gli impegni sui punti 1), 2), 3), 6) e 8) il parere è favorevole, mentre sui punti 4), 5), 7) e 9) il parere è contrario. Sulla proposta di risoluzione n. 6, del senatore Calenda e di altri senatori, il parere è contrario sulle premesse, mentre, per quanto riguarda gli impegni, il parere è favorevole sui punti 1), 2), 3) e 4), mentre è contrario sui punti 5) e 6).

PRESIDENTE. Sulla seconda proposta di risoluzione, a prima firma del senatore Boccia, vi è una richiesta di modifica dei punti 3), 5), 11), 14) e 15). Tale proposta di modifica è accolta?

ALFIERI (PD-IDP). Signor Presidente, accogliamo tutte le proposte di modifica, tranne quella al punto 15).

PRESIDENTE. Ritengo pertanto che lei mantenga i punti 9), 10), 18), 20), 22), 23), 24) e 26) su cui il parere del Governo è contrario. Immagino altresì che chiediate il voto per parti separate.

ALFIERI (PD-IDP). Signor Presidente, li manteniamo e chiediamo il voto per parti separate sulla nostra proposta di risoluzione e le anticipo che lo faremo anche sulle proposte di risoluzione nn. 3 e 4.

PRESIDENTE. Sulla proposta di risoluzione n. 5, a prima firma del senatore Borghi Enrico, era stato espresso parere contrario su alcuni punti. Senatore, mantiene tali punti?

BORGHI Enrico (IV-C-RE). Signor Presidente, li mantengo e chiedo il voto per parti separate nelle parti su cui il Governo ha espresso parere contrario

PRESIDENTE. Sulla proposta di risoluzione n. 6, a prima firma del senatore Calenda, era stato espresso parere contrario sui punti 5) e 6). Senatore, li mantiene?

LOMBARDO (Misto-Az-RE). Signor Presidente, li manteniamo e anche noi chiediamo un voto separato per le parti su cui il Governo ha espresso parere contrario.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Le dichiarazioni di voto, come sempre, consentono a tutti i Gruppi parlamentari di esprimersi con l'ultima parola dopo le dichiarazioni del Governo. È per questo che a volte invito a non intervenire, perché tanto alla fine parlano i rappresentanti dei Gruppi.

CALENDA (Misto-Az-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALENDA (Misto-Az-RE). Signor Presidente, sono rimasto un po' colpito da questa discussione sull'attacco o meno a Draghi, perché in fondo Draghi non è la Madonna Pellegrina ed è del tutto legittimo che venga attaccato da una rappresentante che era all'opposizione. Però il perché dell'attacco mi ha fatto riflettere su una ragione molto più profonda: quella foto del presidente Draghi e tante cose che lui ha realizzato hanno a che fare con qualcosa che è stato inventato in quest'Aula - anche se era da un'altra parte -, nel Senato tanti anni fa e che si chiama auctoritas, signora Presidente del Consiglio. L'auctoritas è una forza morale, non la forza che deriva da una carica pubblica; non deriva dall'imperium, dal fatto di essere Presidente del Consiglio; è una forza che deriva dal prestigio, dal cursus honorum fatto, dalla capacità di rivolgersi, come Draghi faceva in quanto Presidente, non alla sua parte, ma a tutta l'Italia, evocando uno spirito repubblicano unificatore. (Applausi). Signora Presidente del Consiglio, se fossi in lei, questa cosa la cercherei, perché nell'auctoritas c'è anche un principio che va oltre la durata della carica e che richiama la capacità di essere retti, nel senso di dire le cose come stanno, riconoscendo responsabilità ed anche errori.

In questi brevi minuti di intervento, proverò a dire con obiettività quello che condivido e quello non condivido. Credo che tutti dovremmo aspirare ad avere, oltre alle nostre cariche, anche l'autorevolezza morale. Lei dice di aver tenuto la barra dritta sulla politica estera ed io sono d'accordo. Condivido integralmente la sua linea di politica estera e penso che non sia stato facile mantenerla, soprattutto perché nella maggioranza ha persone che un pochino, soprattutto sull'Ucraina, con i russi hanno avuto a che fare. Dunque bene, avanti così.

Lei, Presidente del Consiglio, ha richiamato il fatto che è riuscita a modificare il PNRR in accordo con la Commissione. È vero, e molti di noi, me compreso, pensavano che non fosse possibile. Ho fatto i complimenti al ministro Fitto. E se il ministro Fitto farà, come io spero, un grande piano Industria 4.0 che ci metta al passo con quello che sta facendo la Germania e con quello che fanno gli Stati Uniti, sarà un bene per l'Italia. Dopodiché, signora Presidente del Consiglio, con la stessa nettezza mi permetto di dire che non si tratta di un risultato straordinario. Il risultato straordinario è se riusciamo a spendere i fondi del PNRR.

Allo stesso modo mi permetto di farle notare che quella sul MES in quest'Aula è una posizione delirante da parte di tutti: vi state tutti accusando su chi ha mollato prima la contrarietà a una cosa che comunque sappiamo che ratificheremo. Come si fa ad andare avanti così? Portiamo il MES in Parlamento e vediamo chi lo vota. (Applausi). Sembra un gioco strano. La destra dice: voi l'avete ratificato nottetempo e comunque non lo volevate. È vero. È la sinistra dice: no, lei ha cambiato idea. È vero. E allora facciamo questo MES, non se ne può più; questa discussione è una noia mortale.

Signora Presidente del Consiglio, mi permetto di dire che sono profondamente convinto del fatto che non si possa tollerare l'immigrazione irregolare e che i flussi dell'immigrazione irregolare vadano interrotti. L'accordo con la Tunisia era un inizio su cui bisognava lavorare per farlo funzionare. Quando lei ha ottenuto quell'accordo, da noi è arrivato un apprezzamento, perché non si può fare altro. Non si può pensare di dire al Paese che chiunque vuole venire può farlo, perché è una follia: siamo ai confini dell'Europa. Ma io mi domando come le sia venuto in mente l'accordo con la Tunisia. È una cosa che non è, amici della sinistra, una violazione del diritto internazionale, ma una violazione della razionalità, perché sono pochi migranti su 160.000 arrivati; costa un sacco di soldi e ce li rimandano indietro, se non li rimpatriamo.

Mi avvio a concludere. Potrei parlare del Patto di stabilità. Qui c'è un dato che alla fine conta: lei deve parlare a tutto il Paese, soprattutto quando in ballo ci sono questioni che andranno oltre il suo Governo e che saranno più lunghe del suo Governo.

Draghi può essere criticato per qualsiasi cosa, è legittimo, ma questa... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Mi spiace che un secondo prima sia scaduto il tempo, non ho fatto in tempo a ridarglielo.

CALENDA (Misto-Az-RE). Non c'è problema.

BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, onorevoli senatori sic itur ad astra, così si sale alle stelle, ha scritto ieri, credo, l'ufficio stampa della manifestazione fondata dal premier Meloni, Atreju. Sì, Presidente, è evidente che la sua è un'infinita storia d'amore, se non di condivisione, con il popolo italiano. Sic itur ad astra è proprio la strada tracciata da lei, presidente Meloni, nel primo anno del suo Governo, che sta mettendo l'Italia al centro del sistema solare, politico, economico, europeo ed internazionale, rispettata da tutti.

Fact checking solo sui contenuti del Consiglio di domani. È notizia di ieri che grazie all'accordo del premier Meloni con la Tunisia il flusso dei migranti verso i nostri confini sta finalmente diminuendo. Abbiamo incassato per primi - è stato detto - la quarta rata del PNRR e l'Unione europea ha dato il via libera alla modifica dello stesso. Abbiamo tenuto la schiena dritta e la teniamo sulla modifica del Patto di stabilità. Abbiamo dato impulso all'allargamento ai Balcani. L'accordo con l'Albania è stato subito preso ad esempio da Germania, Austria, Francia e Inghilterra. Abbiamo ribadito la ferma collocazione dell'Italia nei valori della NATO e il sostegno incondizionato alla sovranità e al popolo ucraino. Le Borse europee e la Borsa di Milano volano. Tutte queste cose hanno fatto sì che il nostro premier sia risultato tra le quattro donne più influenti al mondo e secondo la celebre rivista americana «Politico» addirittura la persona politica più concreta d'Europa. Non è una nostra invenzione, sono gli altri a dirlo.

Con questo background, che ci rende orgogliosi di essere italiani, il Premier si presenta al Consiglio di domani. È per questo che annuncio sin da subito che il Gruppo che presiedo condivide in toto la relazione del Presidente del Consiglio e voterà convintamente la risoluzione di maggioranza che dovrebbe essere condivisa, con questi risultati certificati, anche dall'opposizione, che invece si ancora ad una foto.

Ribadisco quello che è stato detto già dal premier Meloni. L'affondo era nei confronti del Partito Democratico, non certo del premier Draghi. Vi posso dire però che non vi fa onore usare l'ex premier Draghi come un feticcio, vi manca la bussola, cercatela nelle idee, non nelle persone.

Questa nuova riunione del Consiglio europeo dovrà affrontare ancora una volta temi e situazioni che sono terribilmente importanti, drammatiche e non di facile soluzione, ma avrà l'Italia protagonista. Parliamo dei terribili eventi che hanno insanguinato e continuano ad insanguinare il Medio Oriente, l'angoscia profonda per Israele, ma anche per le vittime palestinesi, per gli ostaggi, prede innocenti di una ferocia che solo il fanatismo terroristico e ideologico poteva concepire, obnubilando la ragione e annichilendo il comune senso di umanità.

Quella del Medio Oriente è una crisi che drammaticamente ci riguarda tutti direttamente. Il nostro mantra dovrebbe essere che la libertà dell'Occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme, perché è volto a minare i valori fondanti dell'Occidente e del diritto internazionale. Ci riguarda direttamente per i temi che sono relativi ai flussi migratori, delle connivenze tra i flussi migratori irregolari e il terrorismo.

Noi non possiamo non rinnovare prima di tutto piena solidarietà e pieno sostegno a Israele e al popolo israeliano. Vogliamo quindi riportare a quest'Aula e a lei, signor Presidente del Consiglio, una considerazione o meglio una necessità, che ho espresso solo qualche giorno fa durante l'evento che proprio qui in Senato ho fortemente voluto promuovere contro ogni forma di antisemitismo e delegittimazione di Israele ovvero la necessità che in Medio Oriente non siano le armi a parlare, anche se talvolta sono inevitabili come strumento di difesa, ma le coscienze e le idee che sono sempre state la forza della nostra civiltà. Per questo è necessario che noi ed Israele insieme ci si faccia promotori nei confronti di tutti gli Stati europei, Presidente, affinché tutti insieme si scriva una nuova costituzione europea che abbia come faro le radici giudaico-cristiane, cioè la nostra storia, i nostri valori fondanti e magari si inizi insieme il processo di adesione ad Israele, ponte naturale del nostro continente all'Unione Europea.

Combattere l'indifferenza come eredi anche noi di coloro che stanno subendo gli abomini di questo nuovo Olocausto è la nostra battaglia campale perché è nell'indifferenza, cui troppo spesso la nostra società cede, che la cattiveria e la violenza trovano terreno fertile per germogliare.

Anche in un'occasione drammatica come questa dobbiamo avere il coraggio e la forza, che a lei sicuramente non fanno difetto, Presidente - di proseguire nel difendere il ruolo fondamentale dell'Italia e dell'Europa in quell'avamposto che è la culla della nostra civiltà e della nostra tradizione e che si chiama Mediterraneo. Proprio per questo occorre continuare a lavorare con la diplomazia, con la politica internazionale, con i corridoi umanitari, con gli aiuti di cui l'Italia è capofila, per non cadere in quella che lei ha giustamente definito più volte la trappola dello scontro di civiltà, proseguendo dunque nel dialogo e nelle relazioni bilaterali con i Paesi arabi e musulmani moderati e ragionevoli.

Noi, presidente Meloni, siamo dalla parte giusta, quella che si chiama la right side (non a caso si dice che è giusto e di destra tutto ciò che è right), la parte di chi vuole lavorare insieme per impedire un'escalation del conflitto e per arrivare ad una soluzione strutturale sulla base della prospettiva "due popoli, due Stati", prospettiva che deve avere come presupposto, da parte di tutti gli attori presenti nella regione, il riconoscimento all'esistenza e alla sicurezza dello Stato di Israele. E noi italiani faremo da scudo, affinché nelle piazze italiane, come nelle piazze europee, come nelle piazze dell'Occidente, cessino i rivoltanti rigurgiti antisemiti.

Presidenza del vice presidente RONZULLI (ore 12,07)

(Segue BIANCOFIORE). Dall'altra parte, Presidente, ci raccomandiamo affinché sostenga, senza se e senza ma, come già sta facendo in Europa, tutti gli aiuti umanitari possibili per i civili inermi della Striscia di Gaza, che subiscono questa guerra senza averla voluta, perché l'attacco di Hamas è un attacco contro i palestinesi pacifisti che vorrebbero vivere tranquillamente e che invece, loro malgrado, si trovano a subire questa guerra. Trattasi di una guerra interculturale. L'Unione europea deve fare tutto quanto possibile per proteggerli dal punto di vista umanitario e tutto quanto possibile per evitare un esodo che sarebbe disastroso e che andrebbe ad aumentare ancora di più i flussi illegali e un'immigrazione che è già fortissima e che segue due direttrici, come sappiamo: la direttrice del Mediterraneo, che conosciamo e che dobbiamo combattere con il confine esterno dell'Unione, e la direttrice balcanica, di cui poco si parla. Ma i nostri Servizi di intelligence continuano ad allertarci e sappiamo che quella è la direttrice attraverso la quale il rischio di infiltrazione islamica è molto più forte ed è quella che dobbiamo controllare.

A tal proposito vorrei ringraziare - e non è un ringraziamento retorico - gli uomini e le donne e delle Forze dell'ordine, delle Forze armate e dei Servizi, per il lavoro che quotidianamente svolgono per prevenire e contrastare tutte le forme di terrorismo e i rischi di infiltrazione, assicurando alla giustizia i fondamentalisti pronti a colpire e garantendo dunque la sicurezza della nostra Repubblica.

Viviamo una fase drammatica e la nostra identità liberale, cristiana e democratica rischia di trovarsi in difficoltà e sotto attacco. È per questo che riteniamo non essere più rinviabile la priorità di un allargamento ai Balcani occidentali, che attendono ormai da decenni di poter entrare nell'Unione. È stata molto importante la sua prima visita a Belgrado negli scorsi giorni, così come la straordinaria accoglienza che le è stata tributata, e la sua indicazione sull'accelerazione del "chi ha tempo non aspetti tempo", riguardo l'accesso dei Balcani occidentali nell'Unione. Questo è un tema che sarà da patrocinare attentamente, combattendo la resistenza di altri Paesi e Stati membri, come per l'Ucraina.

Il Consiglio europeo è chiamato inoltre a ribadire, senza se e senza ma, il proprio sostegno all'Ucraina dal punto di vista diplomatico, economico, militare e umanitario. L'Ucraina deve rimanere una priorità nell'agenda europea. Ma l'Italia è chiamata anche, grazie alla sua empatia e capacità di costruire ponti, Presidente, al suo ruolo naturale di portatore di pace. Da un lato vanno intensificati gli sforzi per garantire la protezione umanitaria e l'assistenza civile e militare all'Ucraina per il tempo necessario alla fine delle ostilità, per la ricostruzione del Paese e per determinare condizioni di sicurezza. Dall'altro, bisogna rilanciare lo sforzo economico e diplomatico, per realizzare una formula di pace, per una pace giusta, complessiva e duratura.

Nell'ambito della discussione sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027 sappiamo di avere di fronte partite che non possiamo perdere. Per questo sarà importante sollecitare l'Unione a integrare il bilancio con opportune risorse sul capitolo immigrazione, ma anche e soprattutto sul capitolo costo del denaro, per prevenire una nuova accelerazione dell'inflazione e il rischio di un nuovo shock energetico. Sarà indispensabile non perdere di vista un obiettivo: tutelare le famiglie e le imprese, soprattutto quelle maggiormente esposte ai rincari energetici (come abbiamo fatto noi in Italia, ad esempio) e alla stretta creditizia. Sono sfide che vanno affrontate con la giusta dose di coraggio da parte dell'Europa, in cui noi crediamo fortemente.

Sulla riforma del Patto di stabilità, infine, noi sosteniamo chiaramente la posizione del suo Governo. Gli investimenti pubblici collegati all'attuazione dei programmi europei devono essere trattati in maniera preferenziale. L'Unione europea dovrà necessariamente trovare un nuovo equilibrio, senza dimenticare però che la crescita è l'elemento più importante per rendere sostenibile il debito.

Signor Presidente del Consiglio, infine le affidiamo queste nostre istanze, sapendo che le stiamo mettendo nelle mani di una persona capace, sì, ma soprattutto profondamente innamorata della sua Nazione. La incoraggiamo a proseguire con la massima determinazione, la competenza e la fermezza che la contraddistinguono nella difesa degli interessi legittimi del nostro Paese, in quanto è chiaro a tutti che questi coincidono con un rafforzamento dell'Europa, come sognata dai padri fondatori. Solo un'Italia forte renderà l'Europa il sogno auspicato dai popoli europei. Siamo fieri di lei, Presidente. Grazie. (Applausi).

SPAGNOLLI (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SPAGNOLLI (Aut (SVP-PATT, Cb)). Presidente Meloni, la ringrazio anch'io per la sua esaustiva relazione. Premetto che, come Gruppo Per le Autonomie, riteniamo che il nostro Presidente del Consiglio debba andare al Consiglio europeo con il massimo consenso possibile ed esprimeremo il nostro voto di conseguenza.

Mi consenta, però, di fare qualche riflessione sulle cose che sono state dette. Il presidente Meloni ha parlato di tifo contro il pagamento della quinta rata del PNRR o di fastidio di qualcuno per il fatto che sia stato fatto il Piano Mattei. Ebbene, io respingo con fermezza l'accusa di avere tifato contro e di aver provato fastidio. Noto che, se di tifo si deve parlare, l'unico tifo che vedo qui è quello che proviene dai banchi di centrodestra, in maniera così entusiasta e appassionata che qualche volta mi viene da pensare che stia per apparire uno striscione con scritto «Forza Meloni». Ma so che è vietato dal Regolamento del Senato e che il nostro presidente La Russa vigila in questo senso e lo impedirebbe.

Per quanto riguarda la Polonia, signor Presidente, il presidente incaricato Donald Tusk ha dichiarato oggi che la Polonia deve tornare a essere protagonista in Europa, un ruolo che aveva perso col Governo precedente. Lo dice lui e non è certo esponente di un partito di sinistra.

Riguardo alla considerazione fatta sull'Europa del futuro, che dovrebbe diventare più federalista - per così dire - accentrando alcuni poteri, ma diventando politicamente rappresentante di una Europa in cui gli Stati si riprendono una serie di competenze, da portare avanti per conto loro, io spero che questa impostazione di pensiero riguardi anche lo Stato italiano rispetto agli enti locali. Sappiamo che, invece, il convincimento di questo Governo, ma in generale della nostra struttura statale, è di accentrare nello Stato e di non delegare.

Presidente Meloni, credo che la Giorgia Meloni che da tempo ormai parla di difesa dell'Ucraina, che usa parole di grande equilibrio sul Medio Oriente, che parla convintamente di allargamento dell'Unione, di un'Europa sempre più integrata attraverso regole condivise, in grado di bilanciare crescita e stabilità, che fa propria l'agenda di Ursula von der Leyen e delle grandi famiglie politiche europeiste, non sia neanche lontana parente della Giorgia Meloni degli scorsi anni, quella che usava parole di fuoco contro l'Europa delle banche e dei grigi burocrati di Bruxelles, che sottraevano sovranità agli Stati membri e all'Italia. (Applausi).

La presidente Meloni parla di rinnovata credibilità e noi siamo molto felici, se davvero è così. Mi si consenta, però, di dare qualche piccolo suggerimento in merito. In primo luogo, quando si parla di credibilità, si deve pensare non solo alla propria immagine personale, ma anche alla credibilità dell'intero Paese. Un Ministro dell'economia e delle finanze non può andare in Europa dicendo che a metà dicembre la Camera voterà sul Meccanismo europeo di stabilità e poi tornare a casa e vedersi smentito dal proprio stesso partito, senza che si dica una parola al riguardo. (Applausi). Con che faccia adesso il ministro Giorgetti potrà parlare di MES ai suoi omologhi europei? E, soprattutto, chi non sarà legittimato a pensare che qualsiasi cosa Giorgetti dica a Bruxelles può essere rinnegata a Roma? Una vera leadership, Presidente, valorizza i collaboratori, non li squalifica, soprattutto davanti agli occhi dell'Europa e del mondo.

Un altro consiglio: ci eviti le lezioncine sul PNRR e sui migranti. La rinegoziazione del PNRR corrisponde a un chiaro disegno politico di accentrare le risorse e di toglierle dalla mano pubblica dei Comuni e degli enti locali, per metterle in quelle dei grandi gruppi: esattamente il contrario di quello che sarebbe corretto fare dal nostro punto di vista. Il tutto, con l'effetto di ridurre il potenziale di crescita degli investimenti del PNRR, esattamente come certifica l'ultima Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza.

Per quanto riguarda i migranti, quello che è stato fatto in Albania è un accordo costoso e probabilmente inutile, un'ulteriore iniziativa di distrazione di massa, che è la specialità del Governo attuale. È buono soltanto per distogliere dal tavolo il tema dei mancati accordi bilaterali coi Paesi di provenienza, che andrebbero invece fatti. È figlio di una logica vecchia, quella per cui i migranti da gestire sono un problema di ordine pubblico. Sappiamo invece quante aziende hanno bisogno di manodopera e sulla manodopera di cui potranno disporre in futuro è appeso il loro destino.

Il terzo consiglio: non confonda i numeri macroeconomici, Presidente, con tanto di elencazione dei giudizi delle agenzie di rating, con la condizione reale in cui versa il Paese. Io non elencherò i numeri sul lavoro povero, sulle liste di attesa in sanità e su tutte le altre questioni che il Governo conosce bene. Ma mi limito a citare un altro numero: 200.000 sono le famiglie che nel 2023 hanno saltato le rate di un mutuo a tasso variabile; 200.000 sono le famiglie che vivono nell'angoscia e che sono la spia di un malessere profondo e di una paura del futuro che attanaglia troppi italiani. Questo, sì, richiederebbe scelte davvero coraggiose: il salario minimo e una forte lotta all'evasione fiscale per recuperare le risorse e mettere in campo vere politiche per la famiglia e la crescita economica.

Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 12,16)

(Segue SPAGNOLLI). Da ultimo, Presidente: sul 2024, senza ricorrere all'abusata citazione di chi pensa alle prossime elezioni e di chi alle prossime generazioni, ci accontenteremmo che lei sia conseguente fino in fondo. Non mi scandalizzo che forze politiche come quelle dell'attuale maggioranza competano tra loro - è un principio della politica - ma mi angoscia pensare che questa competizione si giochi sulla pelle dell'interesse nazionale, magari portando il terzo Paese dell'Unione - siamo noi - a non sostenere il prossimo Presidente della Commissione europea. Mi angoscia pensare a cosa rappresenta quella destra, riunitasi recentemente a Firenze; i bulgari che dicono che l'Europa unita è una minaccia per la civiltà e i portoghesi che propongono di punire le donne che abortiscono, togliendo loro le ovaie; i tedeschi di Alternative für Deutschland che minimizzano l'Olocausto e propongono scuole separate per i disabili. Tutto questo mi angoscia.

Ha ragione quando dice che ci sono anni cruciali davanti a noi, Presidente Meloni. Ha ragione: sono anni che richiedono coraggio e io le auguro e mi auguro che questo coraggio lei lo trovi, signora Presidente del Consiglio, a partire dal prossimo confronto in Europa. Finalmente non c'è Italia forte senza un'Europa più forte. Non c'è un'Europa più forte senza un afflato solidaristico e un rilancio del processo di integrazione.

Presidente, le faccio i migliori auguri per il prossimo impegno in Europa. (Applausi).

RENZI (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENZI (IV-C-RE). Signor Presidente del Senato, signora Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, la relazione della Presidente è stata una relazione abbastanza normale, non vorrei dire quasi burocratica. Molto più interessanti sono state le repliche, anche quelle che non condividiamo, dove la Presidente del Consiglio ha sfoderato la sua vis polemica e ars oratoria con indubbia capacità e dalle quali cerchiamo di trarre un po' di considerazioni, augurando comunque alla Presidente in bocca al lupo, perché - lo diceva molto bene Spagnolli in un intervento che condivido dalla A alla Z, a parte la dichiarazione di voto finale - noi comunque facciamo il tifo per il nostro Governo e la nostra Presidente quando vanno in Europa.

Ci sono almeno cinque punti però, Presidente, che mi lasciano perplesso e sui quali la invitiamo a riflettere per il futuro. Il primo: io ho trovato debole la relazione nella parte in cui non si affronta la vera grande questione che c'è. Da cittadino europeista - direi molto più convinto di altri in quest'Aula - io sono terrorizzato per il futuro dell'Europa. Secondo me, noi stiamo sparendo politicamente - oltre che demograficamente, ma questa è un'altra storia - e non siamo più, purtroppo, sulle mappe della geopolitica. Non è certo colpa del Governo italiano, ma nemmeno della Commissione o del Consiglio: è un fatto storico-culturale, dove però bisognerebbe che i nostri leader a Bruxelles facessero suonare una campanella o un segnale d'allarme e in questo ci fosse una risposta politica. Faccio un esempio: la presidente Meloni dice giustamente che il Governo è per l'allargamento e questo viene poi sottolineato negli interventi della maggioranza. L'allargamento ai Balcani è un concetto sacrosanto: chi conosce la storia sa che, se nei Balcani non ci si mette mano, poi succedono problemi. Però, il tema dell'allargamento pone una domanda su che tipo di Europa vogliamo. Noi pensiamo di avere un'opinione diversa dalla sua. Noi siamo per gli Stati Uniti d'Europa, noi siamo perché l'allargamento produca una Commissione davvero politica. Questo vuol dire superamento del diritto di veto, Europa a più velocità, non retorica dell'Europa delle Nazioni, elezione diretta del Presidente, e non solo del Consiglio, ma anche del Presidente della Commissione. Questa idea di Europa non è uscita nel dibattito degli ultimi giorni. Le auguriamo di potersi fare promotrice di una discussione perché per noi l'Europa, così com'è, finisce.

Il secondo punto è il Patto di stabilità. Presidente - mi perdoni - noi ce la ricordiamo all'opposizione, specie negli anni in cui era al Governo, con il suo atteggiamento coriaceo, per usare un eufemismo. Non ci venga a prendere in giro e lo dico con rispetto. Ha detto di voler scomputare dal Patto di stabilità le spese per gli investimenti - bene, brava, bis, siamo d'accordo con lei - e quelle per interessi - bene, brava, bis - ma le hanno scomputate - forse, dicono - tenuto conto degli interessi sugli investimenti. Parliamo di numeri, altrimenti qui si fan ragionamenti astratti. Diciamo che da questa norma gli investimenti del PNRR nei settori che possono essere oggetto di interesse, sono circa 100 miliardi malcontati, dei quali due terzi sono a debito, con il prestito, e un terzo a fondo perduto, e quindi 65 miliardi. Di questi assumiamo che ci sia il 3 per cento di interessi come spesa media e, alla fine, abbiamo un guadagno tra l'1,5 e i 2 miliardi annui, che vuol dire lo 0,1 del PIL. Presidente Meloni, quando con la flessibilità noi abbiamo ottenuto 30 miliardi, e cioè il 2 per cento del PIL, ha detto che ci siamo svenduti. Lei ha detto a noi che ci siamo svenduti perché abbiamo portato a casa il 2 per cento di flessibilità (Applausi), e lei, che porta a casa lo 0,1, la racconta come una vittoria storica. Questi sono numeri!

Terzo punto: la politica estera. L'Italia oggi gode del prestigio, secondo la presidente Meloni. Io faccio il tifo per lei - finché c'è lei, poi farò il tifo per un altro e ovviamente lavoro affinché ce ne sia un altro, ma diciamo che, finché c'è lei, faccio il tifo per lei - ma non è così. Presidente, la settimana scorsa si è votato perché una cosa è raccontare i titoli dei giornali, altra sono i risultati concreti. C'era da nominare il Presidente della Banca europea per gli investimenti: siamo arrivati terzi su tre; ha vinto la spagnola Calviño, seconda è arrivata la Vestager e terzo Franco. Arrivare terzi su tre alle Olimpiadi significa prendere la medaglia di bronzo, ma in diplomazia significa avere la faccia di bronzo a sostenere che sia stato un successo. (Applausi).

La stessa cosa - non lo dico a voce troppo alta, perché già l'altra volta l'argomento dell'Arabia Saudita l'ha emozionata - è successa sull'Expo ma siamo rimasti dietro anche alla Corea del Sud, e cioè abbiamo preso 16 voti. È una cosa che dovrebbe far riflettere qualcuno nella diplomazia italiana - purtroppo non è presente il ministro Tajani - ma fatela una riunioncina. Com'è possibile che un Paese che sta nel G7 e nel G20 prenda 16 voti sull'Expo (Applausi) e tutti dicano «Tutto va bene, madama la marchesa»? il rinnovato prestigio del Paese esiste nei vostri film, nei vostri post straordinari. Ha detto che non si può fare politica estera con le foto: l'ho pensato anch'io, quando l'ho vista fare la foto con Modi, bellissima. Oggi, per provare a commentare il profilo Instagram della Presidente del Consiglio, bisogna sapere l'hindu: è un'operazione geniale, bellissima, che davvero ammiro e lo dico sinceramente, senza ironia, anche perché deriva da una serie di considerazioni che non possiamo fare su come la propaganda indiana ha raccontato l'utilizzo dei social. Bellissimo. Però, Presidente, detto che «Melodi» è affascinante per ragionarne tra di noi, in politica estera lei in questo momento ha le copertine dei giornali, ma non i risultati. E non si permetta, Presidente - lungi da me l'idea di difendere il PD - le battute contro il PD, Edi Rama e il Partito socialista europeo, che ora sono anche simpatiche, per carità di Dio. Ritengo però che sul Patto con l'Albania lei faccia bene a dire che non c'è alcuna violazione di diritti e chi la attacca su quello, come al solito, fa il suo gioco. Il tema è che sul Patto con l'Albania la penso come Edi Rama, che ha detto alla stampa albanese che a loro non cambia niente; a loro non interessa niente; alla Meloni serve, perché deve fare le elezioni.

Allora, mettere 70 milioni di euro perché voi dovete fare le elezioni, va bene; insomma, non tanto. Almeno, però, si risparmi di maramaldeggiare sul Partito socialista europeo. È evidente che nel PD ci sono varie correnti - ho un master in materia e siamo tutti esperti del settore - ma non può mettere la bocca anche su come funziona il Partito socialista europeo. (Applausi). Pensi ad Abascal, signora Presidente del Consiglio. Pensi ai polacchi, signora Presidente del Consiglio. Non si metta anche nella logica di rissa contro il Partito socialista europeo. Pensi ai suoi alleati, a cui auguro in bocca al lupo, perché ultimamente non gli sta andando benissimo.

Finisco sul MES, che pure, ragazzi, è sempre un assist per la Presidente del Consiglio, anche perché il favore delle tenebre le funziona benissimo ed è inutile starlo a raccontare di nuovo, ma facciamolo per l'ennesima volta. Il MES nasce col Governo Berlusconi e, quando c'era il Governo Berlusconi, colei che ora fa la Presidente del Consiglio era Ministro. In quest'Aula, la Presidente del Consiglio è la donna che è stata più giorni al Governo, tranne Dario Franceschini e Maurizio Gasparri, ma ad impossibilia nemo tenetur, per superare quei due, per cui va bene.

Quindi, la Presidente del Consiglio che si dipinge come underdog - e fa benissimo dal punto di vista della sua narrazione - è una Presidente del Consiglio che stava al Governo quando è nato il MES. Voi avete il diritto di dire di no al MES. Ma, Presidente del Consiglio, faccia votare il Parlamento. Come è possibile che lei, che ci deliziava dei suoi commenti dallo scranno di deputata attaccando il Governo perché non consentiva al Parlamento di discutere le leggi di bilancio, ci abbia nascosto la legge di bilancio che arriverà, se ci va bene, il 19 dicembre per la prima volta in Senato e ci abbia nascosto la possibilità di discutere del MES? Votiamo sul MES, colleghi. Uscite dalla retorica per cui siete soltanto una parte della clac organizzata. Votate, dividetevi, se qualcuno è per il MES e qualcuno è contro il MES. Venite in Parlamento e vediamo anche le nostre contraddizioni. (Applausi). Io voterò a favore, ma è bello che ci sia un confronto, altrimenti la retorica sulla democrazia parlamentare fa la fine della retorica sul prestigio internazionale e sul Patto di stabilità, e diventa fuffa. Il fatto che lei faccia melina sul MES non le fa onore, perché lei è la donna dei "sì sì" e dei "no no". Lei è la donna che ha fatto una carriera su questo. Ma sulla vicenda Draghi - se lo lasci dire, Presidente, premesso che, secondo me le è venuto male il passaggio e succede a tutti, figuriamoci - la retorica per cui con il suo Governo abbiamo recuperato prestigio internazionale rispetto al Governo precedente non funziona. Sono punti di vista e io rispetto il vostro, anche se lo trovo fuori dalla realtà. Ma il punto centrale è che, quando voi dicevate che volevate uscire dall'euro - perché lo dicevate - Mario Draghi, con mezza frase, ha salvato l'euro. (Applausi). Quando Mario Draghi ha preso il treno e non si è fermato a Ciampino con una sosta non autorizzata. (Applausi). Quando Mario Draghi ha detto qualcosa in questo Paese, ha portato l'Italia ad avere quell'alta autorevolezza e quel prestigio. Mi auguro per lei, Presidente, che anziché attaccarlo cerchi di copiarlo. Non può che farle bene. (Applausi).

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, tra le tante questioni che sono state citate, credo sia giusto cominciare dalle due tragedie in corso ai confini dell'Unione, cioè le guerre a Gaza e in Ucraina. Una intera popolazione, quella di Gaza, è vittima oggi di una punizione collettiva, di una catastrofe umanitaria: milioni di persone sono senza più case, senza servizi sanitari, senza cibo, senza un posto dove ripararsi, costrette a vivere sotto i bombardamenti. E questo avviene mentre in Ucraina la guerra non accenna a finire. La possibilità di risolvere il conflitto con una vittoria militare, colpevolmente perseguita anche dal Governo italiano, si è dimostrata una nefasta chimera.

Ora, sulla drammatica vicenda israelo-palestinese, penso che l'Italia dovrebbe davvero provare fino in fondo a spendere il proprio peso. Dovrebbe chiedere la fine dei bombardamenti, il rifornimento di generi di vitale necessità alla popolazione di Gaza, alla protezione dei civili, il rilascio degli ostaggi di Hamas. E soprattutto dovrebbe adoperarsi, Presidente, affinché le richieste delle istituzioni internazionali, a partire dall'ONU, non rimangano lettera morta. Noi crediamo che la soluzione dei due popoli e dei due Stati, nonostante tutte le criticità, nonostante le tante ipocrisie - una per tutte è stata ricordata, gli insediamenti illegali dei coloni in Cisgiordania - resti ancora l'unica per mettere fine ad un conflitto che mette a rischio da ogni punto di vista anche noi.

Le vorrei dire, Presidente, che riconoscere lo Stato di Palestina è il primo passo urgentissimo e necessario. (Applausi). L'Italia e l'Europa dovrebbero anche prendere atto dell'impossibilità di risolvere la situazione in Ucraina senza la diplomazia, senza una trattativa che potrà esserci soltanto quando tutti accetteranno la realtà. Quella guerra non può e non potrà concludersi con un vincitore e con un vinto.

In queste guerre, signor Presidente, c'è un tratto comune sul quale sarebbe utile che tutti riflettessimo: in entrambi i casi prevale e ha prevalso la tentazione di risolvere tutto esclusivamente sul piano della forza, senza diplomazia, senza visione strategica. Quando noi abbiamo provato, molto spesso in solitudine, a sollevare questa esigenza, ci è stato risposto che questo significherebbe darla vinta ai prepotenti, agli invasori, ai terroristi. Io credo che adesso sia il momento di dire che la verità è tutt'altra: la si dà vinta a Putin, la si dà vinta a Hamas, la si dà vinta ai coloni, la si dà vinta ai nazionalisti israeliani quando si accetta il loro terreno, quando ci si muove cioè soltanto sul piano della forza. (Applausi). È esattamente quello che vogliono loro, non certo quello che temono.

Inoltre, tra i danni immensi già provocati dalla guerra in Ucraina c'è anche quello sul principale obiettivo strategico che l'Unione si è data, cioè la riconversione ecologica. Quel traguardo rischia di essere derubricato a esigenza secondaria e in questa retromarcia, purtroppo, il Governo italiano è in prima fila. (Applausi). Non passa un giorno, Presidente, senza una vostra dichiarazione che smentisce gli obiettivi del green deal europeo. Bisogna invece fare il contrario: tornare al perseguimento della riconversione ecologica non solo a parole, con l'impegno a porre fine entro il 2030 alla sovvenzione per le fonti fossili, per esempio con l'adesione dell'Italia all'alleanza dei Paesi impegnati a non concedere autorizzazioni per l'estrazione dei combustibili fossili e con la rinuncia ad utilizzare il Piano Mattei per sfruttare le fonti fossili dell'Africa.

Il suo Governo, signora Presidente del Consiglio, sta facendo esattamente l'opposto, nonostante il mondo intero ormai stia faticosamente comprendendo che la strada è obbligata, come dimostra l'ultimo accordo della conferenza COP28, al quale peraltro avete ben pensato di sottrarvi.

Infine, anche noi auspichiamo l'aumento del bilancio europeo, ma certo non per finanziare una strategia fallimentare sull'immigrazione. L'aumento del bilancio deve servire ad aiutare le fasce di popolazione impoverite dall'inflazione. Questa esigenza, invece, è stata espunta dalla lista delle priorità e anche nel dibattito sul Patto di stabilità c'è la stessa clamorosa assenza. L'equilibrio non può essere solo tra rigore e investimenti, trascurando la vita delle persone reali. Io ritengo molto grave che si parli di flessibilità solo per le spese militari e si riconosca priorità assoluta alla necessità di portare quelle spese al 2 per cento del PIL, mentre si abbandona ogni sostegno alla popolazione. (Applausi). Le spese militari vanno diminuite, altro che aumentate! (Applausi). Il Patto di stabilità va modificato non in un particolare, ma nell'approccio di fondo, che deve mettere al primo posto le esigenze sociali e ambientali. Questo sarebbe il dovere di un Governo capace di mettere al primo posto non l'idea astratta di Nazione, ma la condizione materiale di chi in quella che chiamate Nazione e in tutta Europa ci vive e anzi fatica sempre di più a viverci. (Applausi).

GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente del Consiglio, onorevoli Ministri e Sottosegretari, colleghi, io mi aspetterei ogni tanto qualche titolo positivo da qualche giornale di quelli che annunciano sempre la catastrofe del Governo, la sciagura della Meloni - fanno addirittura i libri - e la spaccatura della maggioranza. Oggi lei, Presidente del Consiglio, ha ricordato cose che non dice lei o che non dico io, che arrivo buon ultimo, ma che dicono l'Istat e la realtà della storia. Partiamo quindi dai fatti, dai titoli che si potrebbero fare sui giornali anche descrivendo questo dibattito: PNRR, ok a tutta una serie di rate. Sono cifre ingenti che sono state erogate correggendo gli errori fatti dai Governi del passato, i cui piani sono stati respinti a livello europeo. Infatti, se nottetempo Di Maio mandava le note che la presidente del Consiglio Meloni prima ha citato, di giorno Conte mandava piani sul PNRR che sono stati rimandati indietro. Non ha neanche scelto le tenebre.

Questo Governo ha rimesso a posto le carte, ha negoziato con fatica. C'è qui il ministro Fitto - lo conosco da troppo tempo per essere considerato un adulatore dell'ultimo minuto - che fa un lavoro politico serio, istituzionale. E, a volte, anche noi dobbiamo comprendere che, per convincere un po' di eurocrati, bisogna essere anche un po' più flessibili su questioni che pure riteniamo vedano l'Italia avere ragione. Questo è il dato.

Le promozioni delle società di rating sono un fatto o sono una manipolazione delle forze oscure del centrodestra? Promozioni su promozioni per un Paese che ha un debito pubblico gigantesco, storico, che si è formato nel tempo e, quindi, rende più faticoso l'esame. Siamo come una classe di una scuola che subisce sempre un po' di pregiudizio da parte dei professori, per un accumulo storico non riguardante questo Governo: è un dato di fatto che, insieme all'andamento del PNRR, rivendichiamo.

La riscrittura delle direttive europee sballate per colpa della sinistra la sta ottenendo il fronte moderato europeo; è il Governo italiano che l'ha chiesto, sono i nostri Ministri e anche il Partito Popolare Europeo. La casa e l'automobile non si possono cambiare domani mattina, secondo le idee della sinistra europea, alla quale noi - questo sia molto chiaro - siamo alternativi tutti insieme. Quindi, ci auguriamo che i voti delle forze europeiste e democratiche alternative alla sinistra possano governare l'Europa senza confusioni e senza commistioni. Quelle che fanno parte di questo Governo, Forza Italia nel PPE, Fratelli d'Italia e la Lega, sono forze tutte compatibili con una storia e una cultura di Governo. Quindi, siamo noi che stiamo facendo riscrivere le direttive europee sbagliate e il prossimo Parlamento europeo e la prossima Commissione lo faranno ancora meglio.

Vogliamo più energia. Forza Italia fa dell'energia nucleare e delle centrali nucleari una priorità, perché più energia vuol dire meno povertà, più lavoro, più indipendenza. Non dobbiamo inseguire un giorno i russi e un giorno gli algerini, visto che i buoni di oggi potrebbero essere i cattivi di domani: la storia è mutevole. Certamente le energie alternative, per il contributo che possono dare, ben vengano. Questo è quanto diciamo con buona pace di chi pensa che il futuro dell'umanità dipenda dall'imbrattamento dei monumenti e dall'inquinamento del Canal Grande. Noi da questi ambientalisti da operetta non ci facciamo impressionare, visto che non difendono né l'ambiente né il futuro. Questa è la realtà che vogliamo qui enunciare e questo fa parte dei programmi europei.

Quanto all'economia, tutti parlano di sì al MES-no al MES. Non solo la Presidente Meloni e il Governo, ma anche il presidente Tajani, come ministro degli esteri e come vice presidente del Partito Popolare Europeo, da mesi dicono che bisogna rivedere tutte le politiche europee, anche quelle del Patto di stabilità (ma anche di crescita), che devono essere corrette tenendo conto dello sviluppo dei Paesi. L'unione interbancaria va realizzata.

C'è una maggiore omogeneità fiscale e l'Europa deve avere più coraggio. È stato il Governo di centrodestra ad anticipare la web tax sui colossi della Rete, che l'Europa rinvia sempre, inginocchiandosi troppo davanti a Google, ad Amazon e ad altri. Questo Governo sta tentando di far pagare le tasse a chi non le paga. Questo non è stato fatto dai Governi del passato, che ai giganti della Rete forse chiedevano qualche cortesia o qualche favore. L'Europa deve essere più coraggiosa: se la ricchezza si sposta nel digitale, le aziende del digitale non possono essere esentasse, mentre l'ultimo commerciante o artigiano pagano per tutti.

Abbiamo chiesto la riduzione dei tassi ed è stata una posizione coraggiosa. La presidente Lagarde ha aumentato i tassi perché l'inflazione era alta? La Lagarde ora abbassi i tassi perché l'inflazione si è abbassata. Presidente Meloni, lei con Macron ogni tanto si incontra. Oltre a dire chi deve essere il prossimo Presidente italiano della Commissione europea - cosa che già è un'ammissione di incapacità della Francia, che lo poteva cercare tra i cittadini francesi e invece lo viene a cercare in Italia e a Roma - Macron faccia una telefonata alla Lagarde, che è francese, e le dica di abbassare i tassi di interesse oggi stesso, a beneficio delle famiglie e delle imprese. (Applausi). Lo dico da amico della Francia; li stimiamo tanto. Quella dei tassi di interesse non è una questione interna francese: il tasso della BCE vuol dire il mutuo della famiglia, il finanziamento all'impresa, l'economia reale. Questo vogliamo dire in Europa.

Noi di Forza Italia non abbiamo una visione fobica del MES, ma ci vuole un controllo delle istituzioni democratiche europee. Non ci può essere un'istituzione che non risponda al Parlamento europeo. Noi vogliamo, come PPE e come Forza Italia, che ci sia democrazia anche nel controllo di nuovi strumenti. Poi ne discuteremo, ma con il Patto di stabilità, con l'unione fiscale, con l'omogeneità delle normative bancarie e di altri settori. Non si discute solo un capitolo: si scrive tutto il libro dell'Europa del futuro e poi si vedrà anche questo capitolo così delicato e controverso.

Credo quindi che quanto da lei detto vada ribadito. Colleghi, che tra poco vi lamenterete di questo Governo e del centrodestra, noi abbiamo realizzato il record di occupazione. Avevo conservato anch'io i dati dell'Istat che prima ha letto il presidente Meloni. E cito l'Istat, dove non c'è nemmeno il presidente che forse voleva il centrodestra e quindi non c'è alcun manipolatore di tale istituto. Tali dati rilevano un record di occupazione e un tasso di disoccupazione che decresce e dimostra che la politica assistenzialista del reddito di cittadinanza ha favorito non l'occupazione, ma solo una politica clientelare e assistenziale che ha mortificato chi lo prendeva e vuole un lavoro. Questo Governo crea condizioni perché si realizzi lavoro produttivo e non assistenzialismo. Molti sono i fatti e i numeri, amici miei: prima o poi imparerete anche voi a leggerli, e così anche su altri capitoli della politica, dall'Ucraina alla coerenza di questo Governo.

Pensiamo ancora alla politica dei Balcani che la Presidente del Consiglio ha evocato e alla quale devo dire anche il ministro degli esteri Tajani ha dedicato tanta attenzione in questo primo anno di Governo. Con i Balcani c'è una storia complicata di guerra e di conflitti che oggi marcia verso un'integrazione europea e una politica dell'allargamento dalla Bosnia-Erzegovina ad altre realtà.

Pensiamo ancora alla difesa europea, un capitolo da scrivere che va incrementato, e al tema dell'immigrazione. Non tutti gli immigrati sono aperti al fondamentalismo. Nessuno l'ha mai detto. Questo Governo ha fatto flussi di ingresso per 400.000 persone più in tre anni: molto, direi. Ci sono poi controlli per sapere chi viene, dove va, se è dedito anche a un orientamento fondamentalista. Io mi sono stancato di vedere al telegiornale accoltellato Tizio e Caio e, dopo due minuti, si sa la biografia perché erano persone conosciute, radicalizzate, alle quali nessuno aveva detto mai nulla. Per cui aperti sì, ma non all'autodistruzione. Credo che questo Governo in quanto ad apertura sull'immigrazione abbia raggiunto dei record.

Mi soffermo infine sulla questione arabo-palestinese. Signor Presidente del Consiglio, si usa sempre la frase due popoli, due Stati. I popoli sono due, il popolo palestinese e il popolo israeliano. Peccato che gli Stati non siano due. Lo Stato di Israele è uno Stato democratico, dove si è votato tantissime volte negli ultimi anni, e l'unica democrazia nel Medio Oriente, come si ricorda spesso in mezzo a monarchie, satrapie e quant'altro. Il popolo palestinese è un popolo. Ma, mentre lo Stato di Israele ha uno Stato, Hamas non è lo Stato del popolo palestinese. (Applausi). È una congrega di terroristi e assassini. Non è uno Stato! Non è uno Stato!

Quel popolo si liberi da una parvenza di Stato, di fondamentalisti e di assassini. Ma le avete viste le immagini di orrore, quelle che circolano e quelle che a volte anche le televisioni hanno ritegno di mostrare, con donne stuprate e sgozzate? Siamo tutti sensibili alla violenza sulle donne e mi pare strano che alcuni si dimenticano le donne e le ragazze israeliane sequestrate, stuprate e uccise, come se non fossero donne come le ragazze italiane o di qualsiasi Paese vittime di violenze... (Il microfono si disattiva automaticamente). ...Due Popoli e due Stati, ma al momento all'appello rispondono due popoli e uno Stato. Speriamo che l'altro Stato nasca e non nel segno di Hamas, del suo terrorismo e della ripresa di antisemitismo che anche lei ha denunciato.

Faremo quindi la nostra parte in Europa, sapendo che molto c'è da fare, che il debito pubblico è grande, ma che senza gli sprechi dei Governi Conte, senza gli errori di una politica demagogica, l'Italia viene apprezzata in Europa, per il PNRR, dalle società di rating e per tutti gli altri sforzi che anche con la legge di stabilità nelle prossime ore faremo. Qualcuno si occupa dell'elemosina parlamentare: noi ci occupiamo dei contratti del pubblico impiego, del taglio al cuneo fiscale, di scelte importanti che ci renderanno più forti quando dovremo andare agli altri esami europei.

Gli esami non finiscono mai, ma ci sono quelli che vengono bocciati appena si presentano e quelli, come il centrodestra, che gli esami li affrontano e li superano. Per tali ragioni voteremo con convinzione la risoluzione che abbiamo sottoscritto. (Applausi).

MAIORINO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAIORINO (M5S). Signor Presidente, mi tocca ancora una volta prendere la parola dopo il senatore Gasparri, che evidentemente ancora non si è dimesso. Presidente Meloni, lo chiedo a lei: il presidente Gasparri ha chiarito i suoi interessi nelle commesse di Stato in ambito di cybersicurezza e con i servizi segreti di Stati stranieri? (Applausi). E già che ci siamo, anche la ministra Santanchè, dopo aver mentito in faccia agli italiani, ha almeno pagato il TFR dei suoi dipendenti? (Applausi). L'onorevole Del Mastro è ancora al suo posto, dopo aver spifferato informazioni segretate al coinquilino, che le ha usate politicamente per attaccare le opposizioni? (Applausi). E l'immarcescibile Vittorio Sgarbi ha dichiarato o meno le entrate delle sue ricche consulenze? (Applausi). Visto che va in Europa, presidente Meloni, si faccia spiegare dai suoi omologhi europei...

PRESIDENTE. Non la interrompo, ma, quando può, stia sul tema.

MAIORINO (M5S). Visto che va in Europa, presidente Meloni, colga l'occasione per farsi spiegare dai suoi omologhi europei come gestiscono a casa loro casi simili, come si sta con disciplina e onore nei ruoli di governo di una Nazione europea. (Applausi).

Veniamo al tema. Seguirò l'ordine degli argomenti che ha seguito lei, presidente Meloni. Cominciamo quindi dalla modifica del Patto di stabilità. Lei è venuta qui a raccontare che oggi - e cito - la posizione negoziale dell'Italia parte da una base di credibilità e da una serietà che sono riconosciute alla nostra Nazione grazie al lavoro di questo Governo, in particolare grazie al lavoro del ministro dell'economia Giancarlo Giorgetti. Qual è il grande lavoro del ministro Giorgetti? Tagli, tagli e ancora tagli. (Applausi). Tagli all'istruzione, tagli alla sanità, tagli al sociale, tagli alle pensioni: "Giorgetti mani di forbice" è il nuovo film di Natale. (Applausi).

Due manovre economiche lacrime e sangue e lei ha il coraggio di dire che, grazie a questo, si è conquistata credibilità in Europa. È esattamente il contrario: Giorgetti in Europa non sta toccando palla; l'Italia è in tribuna a guardare un match giocato da altri, in particolare da Francia e Germania, e il Governo dei patrioti è ridotto a fare il tifo per i francesi. E siccome sa già che non porterà a casa niente, sta facendo una novità assoluta: austerity preventiva, così prepara gli italiani a quando le regole soffocanti del Patto di stabilità torneranno pienamente in vigore, sperando che non si accorgano della differenza. (Applausi).

Lei, presidente Meloni, sta facendo perdere un treno importantissimo a questo Paese, un treno che potrebbe non passare mai più. Se lei non è in grado di afferrare questo treno, presidente Meloni, provi a chiedere a suo cognato: il ministro Lollobrigida è bravissimo a fermare i treni. (Applausi). Ma no, presidente Meloni. Queste sono battute, ma la situazione è seria. Lei viene in Parlamento, invece, e la butta in caciara, accusando qualunque cosa piuttosto che la palese incapacità di gestione di questo Governo.

Devo ricordarle, presidente Meloni, che non poco tempo fa lei aveva annunciato trionfante che la manovra economica si sarebbe chiusa entro il 15 dicembre. Oggi è il 13 dicembre e l'esame della manovra in Commissione praticamente non è ancora iniziato. Avete anche silenziato la vostra stessa maggioranza, introducendo la "zero letture", niente emendamenti anche per le forze di maggioranza, ma il Governo si auto-emenda nottetempo, inviando pacchetti di emendamenti - quelli sì nottetempo - presidente Meloni.

Allora, se la gestione della manovra economica è lo specchio della gestione delle finanze del Paese, questo rispecchia la vostra incapacità di gestire l'economia, che infatti sta andando a picco. Lei nelle sue repliche, presidente Meloni, ha citato l'Istat sull'occupazione. Peccato che si è dimenticata di citare l'Istat sul crollo della crescita, sul crollo degli investimenti, sul crollo della produzione industriale. (Applausi). Presidente, si rende conto che la produzione industriale è ferma ormai da nove mesi consecutivi? Si rende conto di cosa significa questo per il nostro Paese?

Per negare questo fallimento in ambito economico, presidente Meloni, lei continua come una macchietta ad accusare tutto e tutti. La verità è che non c'è mai stato un Governo fortunato come il vostro; un Governo che si è ritrovato precipitare nelle proprie mani un tesoretto con cui ha iniziato a governare; anzi, un "tesorone" piovuto dal cielo "a gratis", come diciamo noi a Roma, perché voi sul Recovery fund vi siete anche astenuti. (Applausi). Sono 209 miliardi che ancora non siete in grado di gestire e, per giustificare questa vostra incapacità, continuate ancora imperterriti con la balla del buco del superbonus.

Allora gliela dico io, una volta buona, agli italiani la storia vera del superbonus: avete fatto tutti a gara - Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega - per intestarvelo con convegni, manifestazioni, emendamenti; avete fatto qualunque cosa per cercare di strappare la paternità al superbonus targato MoVimento 5 Stelle. Vi siete fatti eleggere al grido di «difendiamo il superbonus». Quando poi vi siete resi conto che questa operazione era fallita e che la paternità del provvedimento, che era stato lodato anche dall'Europa, rimaneva in capo al MoVimento 5 Stelle e a Giuseppe Conte, avete deciso che andava demonizzato. E così avete demonizzato il superbonus per distruggere il MoVimento 5 Stelle, fregandovene delle conseguenze sulle famiglie, sui condomini e sugli imprenditori onesti. (Applausi). Questo è quello che siete stati disposti a fare.

Vede, Presidente, voi, più di chiunque altro, sapete bene che purtroppo la propaganda fa più consenso dei fatti e ne fate un uso cinico, perché lei, presidente Meloni, sarà credibile nel parlare dei soldi degli italiani quando avrà lasciato un PIL al 7,4 per cento, come abbiamo fatto noi con il presidente Conte. (Applausi). Lei sarà credibile quando avrà messo a terra qualche progetto del PNRR, invece di perdere 16 miliardi destinati alle periferie, alla sanità e agli asili nido. (Applausi). Lei sarà credibile quando manterrà gli annunci sugli extraprofitti delle banche. «Andremo dritti», aveva detto (Applausi): dritti come un'inversione a U. L'ha detto poco fa, l'ha riconosciuto lei stessa: le banche hanno fatto extraprofitti enormi anche sui bonus edilizi. Tanto più: tassateli allora. (Applausi) Invece, continuate a tartassare i poveracci e bocciate il salario minimo. Glielo dica ai suoi amici in Europa che lei ha bocciato il salario minimo in Italia, quando loro hanno tutti il salario minimo. Glielo dica.

Però, una nobile battaglia in Europa la sta conducendo, Presidente, e si sta battendo come una leonessa: questo glielo riconosciamo. Si sta battendo per lo scorporo delle spese militari dal Patto di stabilità e su questo c'è un ampio consenso in Europa, per cui ci avete puntato una bella fiche, così sperate di prendere due piccioni con una fava. Vi intesterete l'eventuale successo di questo bel merito e ricompenserete i veri grandi sponsor di questo Governo: le lobby delle armi. Il motto di questo Governo è «più armi e più guerra per tutti» (Applausi). È un Governo bellicista e guerrafondaio. Però, Presidente, lei la deve smettere di mentire, come ha fatto anche poco fa in Aula. Se Conte ha firmato commesse di armi destinate a Israele, lo ha fatto quando Israele non era entrato in guerra con una Palestina che non esiste. Allora piuttosto ci dica, visto che dice di aver fermato le commesse, ha fermato anche quelle in essere? Non scappi e risponda ad una semplice domanda.

Infine, chiudo sul MES, perché anche qui sono state dette delle falsità clamorose. Lei continua a fare scaricabarile sul Governo Conte. L'ha introdotto lei il MES, Presidente Meloni, nel 2011, con i Governi di centrodestra (Applausi). Presidente del Consiglio, se non lo vuole ratificare, è libera di non farlo, è lei che decide, si assuma le sue responsabilità. (Applausi). Sa perché ha paura? Perché sul Patto di stabilità non avete ottenuto nulla; altro che logiche di pacchetto.

Per questi motivi e per tutti quelli che non ho potuto elencare per mancanza di tempo, il mio Gruppo, il MoVimento 5 Stelle, voterà decisamente no alla risoluzione di maggioranza. (Applausi).

ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole della Lega alla risoluzione della maggioranza e alle risoluzioni su cui il Governo ha dato parere favorevole.

Intanto, ringrazio il Presidente del Senato, il Presidente del Consiglio per il suo intervento e tutti i membri del Governo.

Come Lega, dopo aver annunciato il voto favorevole, tocchiamo brevemente alcuni temi, in primis quello dell'Ucraina: è giusto che il Governo italiano abbia confermato l'impegno nei confronti dell'Ucraina in relazione a tutti i suoi aspetti e ci permettiamo di dare un piccolo suggerimento, visto che comunque le parole hanno decisamente un peso. Suggeriamo di non parlare solo di pace giusta, perché, se cominciassimo a entrare nell'ottica anche di una pace possibile, tutta Europa, a nostro giudizio, farebbe un passo in avanti, senza confondere aggressore con aggredito, senza fotografare indubbiamente la realtà attuale, che significherebbe sostanzialmente una resa. Non possiamo però neanche continuare a sostenere che la pace sia possibile solo se la Russia si ritira e se comunque viene sconfitta a livello militare, perché sostenere questo significherebbe continuare la guerra all'infinito con tutti, con tutte le sue conseguenze e che non vi sia invece la vera possibilità di trovare una soluzione di carattere diplomatico.

In Medio Oriente, Israele giustamente deve respingere e rispondere agli attacchi del 7 ottobre, come abbiamo più volte sostenuto in quest'Aula, ma deve dare una risposta intelligente e non radicale: è giusto catturare i capi di Hamas per estirpare quest'organizzazione terroristica, come sta facendo il Governo israeliano (e devo dire che lo sta facendo anche bene); al contempo, però, è importante sostenere ogni iniziativa possibile per la liberazione degli ostaggi ancora detenuti e naturalmente proteggere anche i civili di Gaza. Abbiamo letto il titolo di un articolo su un giornale che era molto chiaro e riassume molto bene la strada che l'Europa e le organizzazioni internazionali dovrebbero prendere, relativa al fatto che la forza dell'economia possa fermare queste guerre: sì, pensiamo all'Ucraina, a quanto possa essere importante la sua ricostruzione e a quanto questa sia fondamentale per il bene del popolo ucraino, non solo alla tematica e alla discussione relativa al suo possibile ingresso nell'Unione europea.

Pensate anche a diversi Paesi arabi e al Medio Oriente, le cui agende non sono più compatibili con Hamas e con i terroristi. Avete visto anche l'esempio dell'Arabia Saudita, in primis, e il fatto che si cominci a guardare agli scambi commerciali, alle relazioni internazionali, al turismo (dimostrazione ne è Expo 2030) e al mondo del calcio, per fare alcuni esempi che vanno nella direzione di un mondo arabo che vuole aprirsi a una realtà diversa e comincia a reputare il terrorismo un problema per lo sviluppo economico di quei territori.

La forza dell'economia: è questa allora la strada che bisogna perseguire, se vogliamo ottenere risultati che vadano verso il superamento di questi conflitti, di questa estrema conflittualità, di un mondo sempre in competizione e di queste guerre che stanno generando instabilità nei mercati e difficoltà per tutta la popolazione mondiale alle varie latitudini.

Sulla governance europea, in conclusione, è giusto ridurre il debito e il disavanzo eccessivi. Questo è un dovere che ogni Stato deve portare avanti. Però bisogna fare attenzione a vincoli troppo stringenti e a percorsi di aggiustamento troppo rigorosi, fondamentalmente impossibili da mantenere, che rischiano di causare danni irreparabili alla nostra economia e alla nostra società, anziché generare benefici.

Bisogna invece puntare, come sottolineiamo noi, sulla valorizzazione degli investimenti, soprattutto sul tema della transizione energetica e digitale. Se si penalizzano gli investimenti, come qualcuno in Europa vuole fare, è difficile pensare che l'Eurozona possa crescere. Questa vecchia Europa, se non comprende, rischia davvero di essere perduta. Questo è il messaggio che dobbiamo dare noi che vogliamo bene all'Europa. (Applausi).

Sarebbe poi bene rimarcare ai nostri partner europei che il nostro debito pubblico, al di là dei soliti pregiudizi che ci sono sui mercati, in realtà è sostenibile data l'elevata capienza del risparmio privato. Paolo Savona, Presidente di Consob, di recente ha detto che il risparmio italiano è largamente capiente per accogliere l'indebitamento pubblico e parte di quello di altri Paesi. Colleghi, qui si fa tanta propaganda, ognuno recita la sua parte e in alcune occasioni sembra quasi di essere a teatro, dove ognuno deve recitare la sua parte anziché mettersi a ragionare e questa, forse, è la notizia più sconfortante per la politica attuale in generale di tutto l'arco costituzionale, lo dico per esperienza. Ciò detto, io sono tra i principali sostenitori della Realpolitik, che è fatta di ottimi rapporti internazionali, senso delle istituzioni, giusti equilibri, atlantismo, e penso che questo Governo sotto tale aspetto si stia muovendo benissimo, anzi addirittura sia arrivato a spiazzare l'opposizione. La nostra preoccupazione, però, è che visto il debito che hanno non solo l'Italia, ma anche diversi Paesi europei, l'élite politica bancaria europea veda nelle banche italiane una ricca preda da conquistare, essendo un giacimento di risparmio tra i più ricchi d'Europa. Per noi della Lega il risparmio degli italiani viene al primo posto, è un messaggio molto chiaro che diamo agli oligarchi di Bruxelles. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto superiore di istruzione «Guglielmo Marconi-Margherita Hack» di Bari, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
(ore 13,02)

MISIANI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MISIANI (PD-IDP). Signor Presidente, nel 1976 Jean Monnet, uno dei padri dell'Unione, scrisse che l'Europa si farà nelle crisi. Nel 2020 è andata esattamente così: di fronte alla pandemia, al crollo dell'economia, l'Europa ha avuto il coraggio di fare il salto di qualità che era necessario, fino a Next generation EU. È stata una risposta all'altezza delle sfide che avevamo di fronte, perché c'era una classe dirigente, in Italia e in Europa, che si è assunta le proprie responsabilità e che ha saputo immaginare e costruire quel cambio di passo che era necessario. Lasciatemi ricordare uno degli esponenti più importanti di quella classe dirigente, un italiano coraggioso che ci ha lasciato prematuramente, David Sassoli. (Applausi). Presidente, negli ultimi tre anni abbiamo dovuto fare i conti con più crisi sovrapposte: la crisi energetica, l'inflazione, le crisi geopolitiche, i nuovi rapporti di forza a livello internazionale, la doppia transizione. Ora, l'attuale classe dirigente, di cui Giorgia Meloni fa pienamente parte, deve decidere quale ruolo l'Europa vuole svolgere in questa fase della storia mondiale, se un ruolo da gregaria o da protagonista, e deve deciderlo innanzitutto sul piano geopolitico. Mario Draghi, quello della foto, Presidente, ha detto pochi giorni fa parole che condivido: l'Europa in una fase critica deve unirsi e deve diventare uno Stato. Questa è la prospettiva: gli Stati Uniti d'Europa. Noi stiamo da quella parte, voi state dalla parte dell'Europa minima, come ha detto anche oggi la presidente Meloni. (Applausi). La guerra in Ucraina, dal punto di vista geopolitico, rimane il banco di prova più importante. Siamo in una fase delicatissima.

Signor Presidente, la posizione del Partito Democratico non è cambiata, anzi, questo è a maggior ragione il momento di tenere il punto, di garantire tutte le forme di assistenza necessarie per assicurare il diritto di autodifesa dell'Ucraina, ed è questo il momento di adoperarci in sede europea e internazionale per l'avvio di una soluzione diplomatica per una pace giusta e duratura. Signor Presidente, due giorni fa in un editoriale Ezio Mauro ha scritto delle parole che secondo me colgono il punto politico: una pace ingiusta e fondata sul sopruso non è pacificazione, ma usurpazione che promette di far finire la guerra, ma segna l'inizio di un'epoca di instabilità, con i leader autoritari autorizzati fin dal primo giorno a sostituire il diritto con la forza.

Noi non vogliamo vivere in quel mondo, ma allora dobbiamo essere coerenti e conseguenti, perché questo, signor Presidente, non è il tempo dei due piedi in due scarpe; è il tempo di scegliere se stare dalla parte del popolo ucraino, oppure da quella dei sovranisti, dalla parte di Zelensky o di Orban, dalla parte del presidente Biden o dei repubblicani americani che stanno bloccando gli aiuti all'Ucraina. (Applausi). Dobbiamo scegliere se essere a favore della proposta di riforma dei trattati votata dal Parlamento, che va verso un'Europa più incisiva, oppure se stare dalla parte dell'Europa minima, che fa poco o niente, come vogliono i sovranisti. (Applausi).

Nel Consiglio europeo, signora Presidente del Consiglio, si discuterà anche della seconda crisi geopolitica che è esplosa con la barbara aggressione di Hamas del 7 ottobre. Noi esprimiamo anche in questa sede la più netta condanna dell'aggressione dei terroristi di Hamas, la vicinanza verso il popolo israeliano, la condanna dei rigurgiti di antisemitismo e la riaffermazione del diritto di Israele ad esistere come Stato in pace e in sicurezza. Tuttavia il diritto sacrosanto di autodifesa non può e non deve travalicare mai il diritto internazionale ed umanitario e io credo che le parole del presidente Biden, che ha detto che Israele sta cominciando a perdere il sostegno in tutto il mondo, debbano fare riflettere Israele, la sua classe dirigente e gli amici di Israele in tutto il mondo. È per questo motivo che noi nella nostra proposta di risoluzione invitiamo il Governo italiano a sostenere la richiesta di un cessate il fuoco umanitario. Dobbiamo fermare i bombardamenti, dobbiamo lavorare per liberare gli ostaggi, dobbiamo garantire gli aiuti umanitari per i civili palestinesi e lavorare per il dispiegamento di una forza di interposizione. Dobbiamo lavorare, soprattutto, per riaprire una prospettiva di pace e di coesistenza, perché due popoli e due Stati non deve rimanere uno slogan, ma deve essere un obiettivo politico verso cui l'Europa deve tendere. (Applausi).

Il Consiglio europeo, signora Presidente del Consiglio, si confronterà anche sulla riforma della governance economica. Il vecchio Patto di stabilità ha mostrato tutti i suoi limiti: non ha garantito né la stabilità dei conti, né tantomeno la crescita economica e fa sorridere il concetto che emerge nel dibattito secondo cui sarebbe meglio ritornare alle regole che in dieci anni hanno significato l'austerità per il nostro Paese. La Commissione europea aveva presentato una proposta che affrontava molte delle criticità delle vecchie regole: la prospettiva pluriennale anziché di breve periodo, variabili osservabili anziché quelle che erano al centro del vecchio Patto; piani costruiti sulla base delle specificità dei singoli Paesi. Non era il migliore dei mondi possibili, signora presidente del Consiglio Meloni, ma rappresentava un passo in avanti. Il problema è che i negoziati tra i Governi nazionali ci stanno portando in una direzione molto diversa dalla proposta della Commissione, perché nelle bozze che stanno circolando tornano le regole di riduzione del debito e soprattutto le regole automatiche di riduzione del deficit e sono regole stringenti per un Paese come l'Italia. Sono regole automatiche e procicliche, che valgono anche quando l'economia va male. Inoltre, signora Presidente del Consiglio, sono regole che ostacoleranno anziché favorire gli investimenti pubblici che servono per la transizione ecologica, la trasformazione digitale, per un'Europa della difesa. Signora presidente del Consiglio Meloni, mi lasci dire che non sarà certo la gentile concessione di tre anni di ammorbidimento di regole a cambiare il quadro, perché il quadro è il ritorno dell'austerità in Europa e c'è di cosa essere molto preoccupati per come stanno andando le cose.

Voi vi eravate illusi e avevate illuso il Parlamento che la mancata ratifica del Trattato MES potesse essere utilizzata come merce di scambio per avere un quadro più favorevole all'Italia. Ce lo dobbiamo dire, Presidente: la pantomima sul MES ha indebolito, non ha rafforzato la posizione dell'Italia. (Applausi). Per anni avete raccontato che il MES era un cappio per l'Italia - questa era la propaganda di Fratelli d'Italia e della Lega - ma nel frattempo il Trattato veniva ratificato da ventisei Paesi su ventisette, quindi da Governi di sinistra e Governi di destra, Paesi ricchi e Paesi meno avanzati, grandi Paesi e piccoli Paesi. Manca solo l'Italia.

Capisco che sia difficile di fronte ai propri elettori rimangiarsi anni di slogan, di post sui social, di propaganda, di promesse elettorali. Però lo avete già fatto: vi siete rimangiati le promesse sulle pensioni e le promesse sui migranti, e lo dovrete fare anche sul MES. Se ne faccia una ragione, presidente Meloni, e lasci perdere il complottismo, le tenebre e Tolkien, a lei così caro. Le ricordo un fatto: il 9 dicembre del 2020 il Parlamento della Repubblica italiana ha invitato il Governo a finalizzare l'accordo sul Trattato MES e il voto in quest'Aula è avvenuto con 156 voti a favore, 129 contrari e quattro astenuti. Questa è la storia. (Applausi). Altro che favore delle tenebre: c'è stato un voto del Parlamento italiano. Lasci perdere la propaganda e le tenebre, signor Presidente del Consiglio, e confrontiamoci a viso aperto.

L'austerità cieca che era uscita dalla porta, perché noi avevamo fatto Next Generation EU, rischia di rientrare dalla finestra, anche perché non avete fatto valere fino in fondo il peso dell'Italia. Del resto, è stato già detto e diciamocelo: l'austerità è già tornata in Italia, perché la legge di bilancio, che noi cerchiamo di discutere (Applausi), taglia le pensioni, non mette un euro sulla casa, non mette un euro sul trasporto pubblico e riduce la spesa sanitaria in rapporto al PIL, che è l'unico indicatore serio da prendere a riferimento.

Siamo di fronte a un bivio, signor Presidente, e con l'ideologia sovranista, andando a braccetto con Orban e con Abascal, l'Italia finisce su un binario morto, in un vicolo cieco. La presidente Meloni ha detto che vogliono essere pragmatici. Noi sul pragmatismo ci siamo, ma fatelo veramente e non a chiacchiere, perché sta a voi portare il Paese nella direzione giusta. (Applausi).

MALAN (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FdI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, innanzitutto voglio sottolineare che la presenza del Presidente del Consiglio e dei Ministri in quest'Aula è sicuramente superiore a quella dei Governi precedenti. Basti dire che poche settimane fa il presidente Meloni è stata qui per il cosiddetto Premier time, in occasione delle interrogazioni a risposta immediata, ed era la terza volta che accadeva negli ultimi dieci anni: questo è un fatto significativo. Anche i Ministri hanno dimostrato la loro presenza. Questo quando si parla del ruolo del Parlamento e del Senato in particolare. Qualcuno ha detto che noi saremmo ridotti a fare da claque al Presidente del Consiglio, ma per fare la claque innanzitutto bisogna che il Presidente del Consiglio ci sia - e c'è - e che i parlamentari ci siano, cosa che non si può dire di colui che ci ha accusato di fare da mera claque. Non ne faccio il nome, ma dico che è stato sindaco di Firenze e nel passato anche Presidente del Consiglio; era Presidente del Consiglio anche quando, durante una seduta informativa come quella di oggi, la sua presenza fu "alternata", diciamo così nel senso che per la maggior parte del tempo non c'è stato visto che era in corso un'importante partita di calcio, che peraltro andò pure male per la nostra Nazionale.

Veniamo al punto. Il Consiglio europeo vedrà l'Italia con un ruolo centrale e da protagonista, nonostante qualcuno forse speri che ciò non avvenga. Questo per una serie di ragioni: per la capacità del presidente Meloni, con l'intero Governo, come lei ci ha riferito e cosa per la quale viene anche criticata, di saper parlare con tutti.

L'Europa ha 27 Paesi membri; ce ne sono di molto grandi e molto importanti, come la Germania, la Francia e l'Italia, altri più piccoli, altri piccolissimi, ma poi votano tutti quanti e bisogna avere rapporti con tutti perché non scegliamo noi, ma i cittadini degli altri Stati, chi avere a capo del proprio del proprio Paese. Il dialogo è però doveroso con tutti nell'interesse dell'Italia. Su certi argomenti possiamo avere infatti degli interessi comuni con i grandi Paesi europei, su altri invece possiamo avere argomenti in comune con altri ancora. Questo è uno degli aspetti.

Un altro aspetto è il fatto di avere un Presidente del Consiglio che sarà tale per i prossimi anni perché ha avuto un chiaro mandato dagli elettori, perché c'è una coalizione unita e coesa e perché è espressione diretta del voto dei cittadini. Parliamo per esempio dei sindaci, del governo delle nostre città; ci sono stati dei commissari, evidentemente non votati, persone stimabilissime, di prestigio, vice prefetti e così via, ma chi fa la politica e chi viene davvero ritenuto un rappresentante di una città è colui che viene eletto, indipendentemente dal prestigio di chi sia il commissario che non discutiamo. A livello internazionale il fatto che il nostro Capo del Governo sia espressione dei cittadini è un aspetto molto importante e la riforma del premierato fa in modo che questa situazione non sia un'eccezione, come purtroppo è stata negli ultimi dodici anni, ma diventi la regola. Questo ci rafforzerà anche a livello europeo.

Questa capacità di relazionarci con tutti ci ha consentito a livello europeo di ottenere degli importanti risultati, ad esempio, sull'euro 5, dove il rischio era che centinaia di migliaia, milioni forse di automobilisti italiani, non potendosi permettere l'auto nuova, non potessero più circolare subito o nel breve periodo. Pensiamo ancora alle case green; ci sono state delle dilazioni ragionevoli per fare in modo che questa transizione, alla quale qualche collega dell'opposizione ci ha richiamato, sia ecologica e non ideologica, dove indipendentemente dal risultato sull'ambiente bisogna imporre determinati modelli ai quali magari non si è pronti. (Applausi). Parlo, per esempio, dell'elettrico, della rete, del fatto che in Italia non c'è neanche un impianto. Quando è iniziato il lavoro di questo Governo, non c'era neanche un impianto per lo smaltimento del litio, cosa fondamentale perché poi anche le batterie si esauriscono e dunque occorre intervenire.

Vi è poi un altro aspetto che dà prestigio e forza alla presenza italiana a livello europeo e internazionale: il fatto di aver avuto dei risultati economici ampiamente positivi. È stata citata l'occupazione che ha registrato 481.000 occupati in più dell'anno scorso, con un aumento ancora maggiore degli occupati a tempo indeterminato. Il tasso di occupazione ha così raggiunto un record storico. Ricordo ancora che lo spread, il differenziale degli interessi tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, nel corso del 2023 ha avuto la media di 176 che, tra l'altro, guarda caso, è proprio il livello che c'è oggi, rispetto a 196 che è stato il livello medio del 2022. Non è quindi un fatto episodico, legato magari ai picchi che si videro nel mese di settembre dell'anno scorso, ma è un fatto strutturale. E ancora abbiamo una Borsa che è cresciuta del 44 per cento da quando il Governo è entrato in carica.

Tutte queste cose danno evidentemente forza e prestigio all'Italia. Un prestigio che viene fatto valere non per avere magari qualche aspetto che possa interessare per fare qualche spesuccia elettorale in più, ma per avere un'Europa che punta allo sviluppo e alla crescita e non ad una cieca austerità. È curioso che ci venga rimproverata dall'esponente del MoVimento 5 Stelle questa presunta austerità: è un'austerità dove l'occupazione raggiunge livelli record storici. Ad averne di austerità! Il fatto è che non è austerità: è aver saputo concentrare le risorse su ciò che serve all'Italia e su ciò che serve agli italiani, per stimolare l'occupazione e la crescita, anziché perdersi tra mille rivoli di bonus, superbonus e - lo dico o non lo dico? - i banchi a rotelle e il bonus monopattini. (Applausi. Commenti). Lo so che c'è sempre una reazione a questo punto, ma, quando ci spiegherete l'utilità di questi banchi, noi non parleremo più di banchi a rotelle comprati a centinaia di migliaia a prezzi superiori rispetto a quelli che si potevano trovare tranquillamente su Internet, comprandone uno solo. (Applausi). Questo è un mistero nelle capacità negoziali di condurre determinati tipi di acquisti.

Ebbene, sul superbonus, quando si parla di austerità, se c'è la necessità (e c'è stata) di limitare gli interventi, avremmo voluto ridurre ancora di più le imposte ai redditi medio-bassi, avremmo voluto aiutare ancora di più le famiglie sulla natalità (più ancora di quanto viene fatto in questo disegno di legge di bilancio). Però, dovendo stanziare 20 miliardi anche nel 2024 (e purtroppo non finisce lì) per coprire i costi del superbonus, incluse le truffe, una parte delle quali sono venute alla luce, ma non credo che tutte le truffe siano state scoperte (evidentemente ce ne sono delle altre), è evidente che si è dovuto fare una finanziaria prudente, concentrando le risorse. Ricordo che 20 miliardi equivalgono a circa 850 euro per ogni italiano che lavora, in un anno. È chiaro che, se ci fosse stata questa somma a disposizione, avremmo potuto agire in modo ben diverso.

Sorprende anche sentir parlare di spese per le armi, che sarebbero eccessive. Ricordo che anche il presidente del Consiglio Conte assunse l'impegno, in sede NATO, di aumentare le spese militari portandole al 2 per cento, livello al quale non siamo neppure ancora adesso. (Applausi). E mi fa specie che il senatore De Cristofaro, dell'Alleanza Verdi e Sinistra, abbia detto che non bisogna aumentarle, ma diminuirle. È possibile, certo, ma questo vuol dire uscire dalla NATO, perché la NATO ha detto esattamente il contrario e tutti i Governi hanno preso questo impegno. Chi lo propone, e ha tutto il diritto di proporlo, poi se ne prende la responsabilità, e se la prendono anche i suoi alleati a livello nazionale e locale. (Applausi).

Concludo annunciando il voto favorevole di Fratelli d'Italia alla risoluzione di maggioranza, ribadendo la piena fiducia in quello che lei, presidente Meloni, farà in sede europea nel difendere gli interessi di tutti gli italiani, che lei rappresenta. (Applausi).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Terzi di Sant'Agata, Murelli, De Poli, Zanettin e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Sulla proposta di risoluzione n. 2 il Governo ha espresso parere contrario sulle premesse e sugli impegni nn. 9, 10, 15, 18, 19, 20, 22, 23, 24 e 26, mentre ha espresso parere favorevole con riformulazioni accettate dai presentatori sugli impegni nn. 3, 5, 11 e 14. Il parere è favorevole sui restanti impegni.

Il senatore Alfieri ha chiesto la votazione per parti separate.

Metto ai voti la proposta di votazione per parti separate della proposta di risoluzione n. 2, avanzata dal senatore Alfieri.

L'esito di questa votazione varrà per tutte le richieste di votazione per parti separate.

È approvata.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse e dei punti 9, 10, 15, 18, 19, 20, 22, 23, 24 e 26 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2), presentata dal senatore Boccia e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dei punti 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 11, 12, 13, 14, 16, 17, 21 e 25 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2), presentata dal senatore Boccia e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 3.

ALFIERI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALFIERI (PD-IDP). Chiedo la votazione per parti separate dei punti 1a e 5d della risoluzione n. 3.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse e della parte dispositiva ad eccezione dei punti 1a e 5d della proposta di risoluzione n. 3, presentata dal senatore Patuanelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dei punti 1a e 5d della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 3, presentata dal senatore Patuanelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 4.

PATUANELLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, chiediamo di poter votare per parti separate i punti 21 e 22 delle premesse e l'impegno n. 6.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 4, presentata dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, ad eccezione dei punti 21 e 22 delle premesse e 6 della parte dispositiva.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dei punti 21 e 22 delle premesse e 6 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 4, presentata dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse e dei punti 4, 5, 7 e 9 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 5, presentata dal senatore Borghi Enrico e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dei punti 1, 2, 3, 6 e 8 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 5, presentata dal senatore Borghi Enrico e da altri senatori

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse e dei punti 5 e 6 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 6, presentata dal senatore Calenda e da altri senatori,

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dei punti 1, 2, 3 e 4 della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 6, presentata dal senatore Calenda e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Si è così concluso il dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

TREVISI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TREVISI (M5S). Signor Presidente, vorrei avvisare l'Assemblea di un ritardo che metterà in difficoltà migliaia di famiglie italiane. Stiamo parlando dei disabili, degli over 60 e di famiglie con bambini che dal prossimo anno vedranno il passaggio dal reddito di cittadinanza all'assegno di inclusione, che si sarebbe già dovuto concludere questo mese, tramite la piattaforma online su cui i beneficiari dell'assegno di inclusione avrebbero dovuto fare domanda per ricevere questo sussidio già dal mese di gennaio, come previsto dalla legge. (Brusio).

Purtroppo, il Governo è in forte ritardo, quindi sta regalando...

PRESIDENTE. Un momento, senatore Trevisi, blocchiamo il trascorrere del tempo per il suo intervento: colleghi, chi deve uscire lo faccia, consentendo al senatore Trevisi di svolgere il suo intervento. Se vuole, può riprendere: mi pare che le condizioni ci siano.

TREVISI (M5S). È una questione importante, signor Presidente, stiamo parlando di famiglie con minori e disabili, che vedranno...

PRESIDENTE. Si tratta di un intervento di fine seduta, come sa, senatore Trevisi, quindi è ovvio che parte dell'Assemblea lasci l'Aula.

TREVISI (M5S). Credo che la sensibilità dell'Assemblea, considerando che questo...

PRESIDENTE. La prego, senatore Trevisi, sugli interventi di fine seduta non posso consentire un suo giudizio su chi decide di ascoltarla e chi no, prego.

TREVISI (M5S). Allora riprendo il discorso dall'inizio, signor Presidente.

Il Governo purtroppo sta facendo un regalo di Natale a tutte le famiglie con disabili o over 60, quelli che sono stati definiti non occupabili dal meccanismo che supera il reddito di cittadinanza, ossia l'assegno di inclusione. Secondo quanto previsto da questo Governo, avrebbe già dovuto esserci una piattaforma dedicata sul sito dell'INPS dove i beneficiari, già in questo mese, che è l'ultimo in cui percepiscono il vecchio sussidio del reddito di cittadinanza, avrebbero dovuto fare domanda per ricevere il nuovo contributo, l'assegno di inclusione, già dal prossimo anno.

Tutto questo, purtroppo, non è accaduto, infatti i decreti attuativi sono in forte ritardo e se non vengono emanati non avremo nemmeno la piattaforma sulla quale i beneficiari potranno fare la domanda. Questo comporterà per queste famiglie che sono in un gravissimo stato di disagio sociale un bel regalo di Natale. Questo Governo, quindi, continua a fare cassa sui più fragili, sui più deboli, continua ad essere forte con i deboli e debole con i forti. Queste famiglie, che vi invito ad incontrare durante le festività natalizie, che spesso hanno anche gravi problemi di salute, rimarranno probabilmente scoperte per due mesi senza l'assegno di inclusione. State quindi arrecando loro un danno gravissimo, perché stiamo parlando di famiglie che non hanno da vivere o che hanno delle gravissime disabilità, dei gravissimi drammi di salute al proprio interno e quindi se non verranno emanati quanto prima, entro questo mese, i decreti attuativi e non sarà disponibile la piattaforma online, le famiglie non potranno fare domanda e quindi perderanno il sussidio nel mese di gennaio. Probabilmente, se i tempi sono quelli che state osservando, perderanno anche il sussidio del mese di febbraio. Stiamo parlando di famiglie che non hanno da vivere. Mi domando come mai questo Governo non intervenga quanto prima per velocizzare i tempi e dare a queste famiglie che oggi non sanno come vivere l'assegno di inclusione come promesso. Ho già presentato un'interrogazione urgente e spero che questi decreti attuativi arriveranno. Mi riferivo prima alla sensibilità perché si parla veramente di fare cassa su pochi spicci e il Natale è alle porte. Credo che questo Governo dovrebbe mettersi la mano sul cuore e aiutare queste famiglie. (Applausi). Io le ho incontrate e stiamo parlando veramente di persone che non per loro volontà ma per castigo divino hanno subito dei drammi al loro interno e purtroppo, a causa di gravi malattie, non sono più occupabili. (Applausi).

Per fatto personale

PIRRO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIRRO (M5S). Signor Presidente, mi rivolgo proprio a lei, perché ultimamente ho notato che spesso, anche quando non sono l'unica a parlare in quest'Aula, lei mi riprende con una certa severità. Passi quando me lo merito, ma se parliamo in dieci e lei punta il dito contro di me esclusivamente, mi sembra una questione personale. Capisco che ho un tono di voce particolare, ma oggi ho appositamente abbassato la voce proprio per evitare le sue rimostranze, che però puntualmente sono arrivate. Capisco che alla maggioranza dia fastidio che qualcuno si indigni quando vengono fatte determinate osservazioni, ma anche quando sono pacate mi pare veramente assurdo, soprattutto perché è normale che l'opposizione si indigni quando in quest'Aula si cerca di spacciare per verità assolute delle clamorose bugie, come è avvenuto quest'oggi con la presidente Meloni che parlava del finanziamento sul Fondo sanitario nazionale. Per le bugie io mi indigno sempre, cercherò di farlo con meno veemenza, ma chiedo a lei se per caso la sua puntualità nel riprendere me non sia dovuta, più che al mio tono di voce, al fatto che io sia una donna e quindi spicco di più tra gli altri. (Applausi).

PRESIDENTE. Non vorrei deluderla, senatrice, ma non è l'unica donna presente in Senato. La rassicuro nel senso che non vi è nulla di personale nei suoi confronti, anzi; però, se vuole essere cortese, riguardi i video, non solo quello di oggi ma in genere di molte sedute. Se vuole le faccio fare una raccolta. Capirà, in Sicilia... (Commenti). No, adesso non c'è un dibattito. A volte gli arbitri di calcio, per evitare un provvedimento disciplinare grave, danno subito un cartellino giallo, così magari l'interessato rallenta. Spero di non avere mai bisogno di imitare gli arbitri di calcio, ma le voglio assicurare che lei ha la mia simpatia, anche perché quando ero all'opposizione facevo qualcosa del genere, ma accettavo le rimostranze del Presidente.

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di lunedì 18 dicembre 2023

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica lunedì 18 dicembre, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 13,40).

Allegato A

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI IN VISTA DEL CONSIGLIO EUROPEO DEL 14 E 15 DICEMBRE 2023

PROPOSTE DI RISOLUZIONE NN. 1, 2, 3, 4, 5 E 6

(6-00057) n. 1 (13 dicembre 2023)

Terzi Di Sant'Agata, Scurria, Matera, Murelli, De Poli, Zanettin.

Approvata

Il Senato,

        premesso che:

            il Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre reca nel suo ordine del giorno tra i vari punti: Ucraina; Medio Oriente; allargamento; revisione di medio termine del Quadro finanziario pluriennale; sicurezza e difesa; migrazione;

        considerato che:

            in linea con le precedenti conclusioni, il Consiglio europeo sarà chiamato a confermare il proprio impegno nei confronti dell'Ucraina in relazione a tutti i suoi aspetti: diplomatico, economico, militare e umanitario;

            resterà prioritario il supporto diplomatico per realizzare la formula di pace ucraina, unitamente a ogni sforzo volto a mantenere una forte pressione sulla Russia, responsabile della guerra di aggressione in corso, a partire dalle decisioni in materia di sanzioni;

            i Capi di Stato e di Governo discuteranno sulla prospettiva dei prossimi impegni in materia di sicurezza ucraina alla luce del Rapporto dell'Alto Rappresentante;

            il Consiglio europeo sarà chiamato a confermare l'impegno dell'Unione europea affinché il grano dell'Ucraina possa arrivare ai Paesi terzi cui esso è destinato, con la necessità di sviluppare la capacità dei "corridoi di solidarietà" su tutte le rotte;

            i Capi di Stato e di Governo avranno uno scambio di opinioni sulla situazione in Medio Oriente, alla luce degli sviluppi innescati dai drammatici attentati terroristici dello scorso 7 ottobre da parte di Hamas;

            il Consiglio europeo sarà chiamato a pronunciarsi in materia di allargamento sulla base del "Pacchetto allargamento" che la Commissione europea ha presentato lo scorso 8 novembre e che contiene una valutazione dettagliata e i progressi compiuti dai Paesi interessati nei loro rispettivi percorsi di adesione. Unitamente al "Pacchetto allargamento", la Commissione europea ha presentato un piano di crescita per i Balcani occidentali, con proposte di integrazione graduale dei Paesi della regione e la previsione di uno strumento finanziario per la riforma e la crescita per tali Paesi nel periodo 2024-2027;

            a seguito delle indicazioni del Consiglio europeo di ottobre, il negoziato europeo sulla revisione di medio termine del Quadro finanziario pluriennale è proseguito a ritmo serrato, in vista delle decisioni che i Capi di Stato e di Governo saranno chiamati ad adottare;

            in materia di sicurezza e difesa, i Capi di Stato e di Governo saranno chiamati a fare il punto sulla base delle conclusioni del Consiglio europeo del marzo 2022 e della Dichiarazione di Versailles (10-11 marzo 2022), con l'obiettivo della realizzazione della Bussola strategica;

            il Consiglio europeo ribadirà la necessità di proseguire il lavoro per la definizione di una Agenda strategica europea;

            il Consiglio europeo sarà chiamato ad esprimere una ferma condanna delle minacce ibride che includono anche la strumentalizzazione da parte di Stati terzi del fenomeno migratorio;

            su richiesta italiana, il Consiglio europeo avrà una discussione strategica sulla migrazione, con particolare attenzione alla sua dimensione esterna, tenuto anche conto del consenso emerso a livello dei Parlamenti nazionali nell'ultima COSAC di Madrid del 26-28 novembre 2023,

        impegna il Governo:

            1) a fornire all'Ucraina tutto il necessario sostegno dal punto di vista diplomatico, economico e finanziario, militare e umanitario, oltre a garantire la necessaria protezione umanitaria e l'assistenza civile alla popolazione, nonché a garantire adeguatamente la protezione delle infrastrutture critiche e dell'energia;

            2) a lavorare per un percorso diplomatico che consenta di pervenire a una pace giusta e duratura, anche in vista di un possibile vertice globale per la pace;

            3) a sostenere tutte le iniziative in materia di giustizia internazionale relative ai gravi crimini di cui si è resa responsabile la Federazione russa;

            4) a ribadire la ferma condanna di Hamas, responsabile dei gravi attacchi terroristici del 7 ottobre scorso e della violazione della tregua faticosamente raggiunta a fine novembre, e a sostenere ogni iniziativa per la liberazione degli ostaggi ancora detenuti;

            5) ad adottare tutte le misure necessarie a impedire il trasferimento di risorse nazionali ed europee in favore di Hamas e a garantire che le azioni illecite commesse da questa organizzazione e da altre organizzazioni terroristiche legate all'estremismo di matrice islamica siano perseguite in conformità al diritto internazionale;

            6) ad adottare tutte le misure di contrasto politico, legale e finanziario, ivi inclusa l'inclusione nell'elenco di persone, entità e gruppi coinvolti in atti terroristici e oggetto di misure restrittive, nei confronti di Hamas e di tutte le altre organizzazioni terroristiche legate all'estremismo di matrice islamica;

            7) a ribadire il diritto dello Stato di Israele alla propria esistenza e sicurezza, nel pieno rispetto del diritto internazionale;

            8) in linea con le conclusioni del Consiglio europeo del 26 e 27 ottobre, a ribadire l'impegno dell'Italia nel fronteggiare l'emergenza umanitaria in corso nella Striscia di Gaza, già dimostrato mediante l'invio in questo contesto di materiale umanitario dalla base logistica delle Nazioni Unite di Brindisi e della nave ospedale Vulcano per la cura, in particolare, dei minori feriti a Gaza;

            9) a condannare in modo fermo e inequivoco ogni forma di antisemitismo, in linea con la strategia europea in questo settore (COM(2021) 615);

            10) a proseguire l'azione diplomatica per un dialogo politico finalizzato a una soluzione di pace duratura fondata sul principio di due popoli e due Stati;

            11) ad adoperarsi, sia per quanto riguarda le crisi in atto in Ucraina e in Israele, sia più in generale nel quadro geopolitico complessivo, affinché le interferenze esterne nei processi democratici dell'Unione europea e dei singoli Stati membri - quali le sempre più insidiose pratiche di disinformazione sui social media e sui media tradizionali, che sono concepite per influenzare l'opinione pubblica - siano adeguatamente prevenute, individuate e sanzionate, anche in attuazione della risoluzione del Parlamento europeo del 1° giugno 2023, sulle ingerenze straniere in tutti i processi democratici nell'Unione europea, inclusa la disinformazione;

            12) a sostenere il processo di allargamento quale strumento e investimento strategico per la pace, la sicurezza, la stabilità e la prosperità dell'Unione europea e dei suoi vicini, nonché quale motore di cambiamento;

            13) a sostenere la sollecita apertura dei negoziati di adesione dell'Ucraina, della Moldova e della Bosnia Erzegovina e a riconoscere lo stato di candidato della Georgia;

            14) a ribadire che l'allargamento resta un processo basato sul merito e subordinato al pieno raggiungimento, da parte di tutti i Paesi candidati, delle condizioni richieste per divenire uno Stato membro, a partire dal pieno rispetto dei valori e dei principi su cui si fonda l'Unione europea;

            15) ad adoperarsi affinché l'Unione europea rispetti l'impegno, inequivocabile e prioritario, assunto nei confronti dei Paesi dei Balcani occidentali e relativo alla loro prospettiva di adesione all'Unione. In questo contesto, il recente piano per la crescita per i Balcani occidentali (COM(2023) 691) presentato dalla Commissione europea, costituisce un'importante novità, diretta a favorire l'integrazione di detti Paesi nel sistema europeo, ferma restando la realizzazione dell'obiettivo primario del loro ingresso a pieno titolo nell'Unione europea;

            16) a contribuire, in parallelo al processo di allargamento, al dibattito sulle riforme dell'Unione europea per individuare soluzioni adeguate in materia di politiche, risorse e, in prospettiva, meccanismi istituzionali, affinché l'Unione sia pienamente all'altezza delle sue ambizioni e del suo ruolo nel contesto globale;

            17) ad adoperarsi per una revisione di medio termine del Quadro finanziario pluriennale, secondo un approccio a pacchetto che destini risorse adeguate non solo all'assistenza all'Ucraina, ma anche all'attuazione di efficaci politiche di contrasto all'immigrazione irregolare, indispensabili per affrontare i recenti fenomeni che hanno riguardato in particolare l'Italia, nonché alla realizzazione di politiche in grado di promuovere e sostenere la competitività dell'Unione europea, garantendo al contempo la sostenibilità finanziaria delle misure a tali fini adottate;

            18) a lavorare affinché l'Unione europea contribuisca alla sicurezza globale attraverso una piena attuazione della Bussola strategica e la realizzazione di una industria europea della difesa basata su nuove tecnologie, nel quadro della vocazione atlantica dell'Unione;

            19) a proseguire nell'azione volta a far sì che la migrazione continui a rappresentare una priorità per l'Unione europea, con particolare riguardo alla dimensione esterna, attraverso un partenariato di carattere paritario e non predatorio con l'Africa e i Paesi del Vicinato Sud, di cui il Piano Mattei costituisce una leva essenziale. Le priorità restano una politica efficace di prevenzione delle partenze irregolari, il contrasto ai trafficanti di esseri umani, una politica europea dei rimpatri credibile ed efficace e lo sviluppo di canali di migrazione legale;

            20) a negoziare un accordo sulla nuova governance economica europea che rappresenti un giusto equilibrio fra crescita economica, investimenti e sostenibilità della finanza pubblica e che limiti l'introduzione di meccanismi di riduzione del deficit e del rapporto debito/PIL alla salvaguardia della solidità della finanza pubblica degli Stati membri; con riferimento alla proposta originaria della Commissione, a ribadire l'importanza della titolarità nazionale del nuovo approccio e a preservare l'opportuna gradualità della riduzione dei deficit di bilancio.

(6-00058) n. 2 (13 dicembre 2023)

Boccia, Alfieri, Rojc, Franceschini, Malpezzi, Sensi, Bazoli, Lorenzin, Mirabelli, Nicita, Zambito, Irto, Basso, D'Elia, Zampa.

V. testo 2

Il Senato,

        premesso che:

            nel prossimo Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2023, i Capi di Stato e di Governo discuteranno di importanti questioni inerenti al conflitto russo-ucraino, alla situazione in Medio Oriente, all'allargamento dell'Unione europea, al Quadro finanziario pluriennale 2021-2027, alla sicurezza e alla difesa, alle relazioni esterne;

            il Consiglio europeo ha costantemente ribadito la ferma condanna e il pieno sostegno dell'Unione europea, per tutto il tempo necessario, al diritto naturale di autotutela dell'Ucraina, in linea con l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale, per la sua indipendenza, sovranità e integrità territoriale;

            dopo quasi due anni dall'inizio del conflitto, non si fermano gli attacchi perpetrati dalla Russia a danno dei civili e delle infrastrutture critiche dell'Ucraina;

            il Consiglio europeo affronterà nuovamente la situazione in Medio Oriente a seguito dei brutali attacchi terroristici di Hamas contro Israele e il tragico scenario che si sta delineando nella Striscia di Gaza con l'assedio da parte dell'esercito israeliano;

            la catastrofica situazione umanitaria a Gaza, con l'escalation militare che sta tragicamente colpendo la popolazione, si è ulteriormente aggravata con l'espansione delle operazioni militari di terra e i bombardamenti anche nel Sud della Striscia nell'area di Khan Yunis. Gran parte della parte settentrionale di Gaza è stata ridotta in macerie e secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite si contano circa 1,9 milioni di persone sfollate proprio nel Sud della Striscia;

            come denunciato da ultimo anche dal direttore generale dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, il sistema sanitario di Gaza è al collasso. I camion con gli aiuti umanitari che entrano dal valico egiziano di Rafah sono assolutamente insufficienti; pertanto, appare necessaria la completa apertura anche dal valico di Kerem Shalom, al confine tra Israele, Gaza e l'Egitto, al fine garantire l'accesso di ulteriore cibo, acqua e medicinali;

            dall'inizio delle operazioni militari a Gaza sono morti 130 membri del personale delle Nazioni Unite, un numero che, come dichiarato dal segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite Antonio Guterres non ha precedenti;

            la Commissione europea ha comunicato che a fronte del continuo deterioramento della situazione umanitaria fornirà 125 milioni di euro in aiuti umanitari al popolo palestinese nel 2024. Il finanziamento è finalizzato a sostenere le organizzazioni umanitarie che operano sia a Gaza che in Cisgiordania, dove molte comunità palestinesi sono a rischio di sfollamento o già sfollate con la forza, i progetti umanitari finanziati dall'UE forniranno servizi di protezione come assistenza legale o assistenza materiale alle persone colpite dalla violenza dei coloni, dalla confisca di proprietà privata o dalla perdita dei mezzi di sussistenza e sosterrà il loro accesso ai servizi di base e all'istruzione in caso di emergenza;

            in Cisgiordania si registrano, infatti, gravissimi episodi di violenza da parte di coloni israeliani e ad aggravare il quadro - sul quale già l'ONU si era pronunciata per l'illegalità di molti insediamenti - si aggiunga, da ultimo, la decisione del Governo israeliano di autorizzare la costruzione di ulteriori 1.738 unità abitative per i coloni a Gerusalemme Est;

            gli Stati Uniti, tramite il segretario di Stato Antony Blinken, hanno annunciato "un divieto di visto per gli estremisti israeliani responsabili di violenze nel territorio", aggiungendo che i coloni israeliani che attaccano i palestinesi in Cisgiordania "saranno sottoposti a sanzioni mirate";

            anche il portavoce del Servizio di azione esterna dell'UE, Peter Stano, ha sottolineato che "il trend dei coloni in Cisgiordania è molto pericoloso e che può solo peggiorare la già complessa situazione". Inoltre, la Ministra degli esteri tedesca, Annalena Baerbock, ha dichiarato di voler discutere con i colleghi dell'UE l'introduzione di restrizioni all'ingresso dell'Unione europea per i coloni israeliani estremisti della Cisgiordania;

            l'attacco terroristico da parte di Hamas ad Israele è stato prontamente condannato con la massima fermezza da larghissima parte della comunità internazionale, a partire dall'Italia e dall'Unione europea che hanno offerto pieno sostegno a Israele nell'esercizio del suo diritto alla difesa, ma al contempo richiesto il rispetto del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario da parte di Israele;

            a fronte della delicata situazione internazionale che si sta delineando su scala globale è necessario un deciso cambio di passo da parte dell'Unione europea verso un ruolo sempre più coeso e autorevole, cui l'Italia deve contribuire recuperando incisività e credibilità internazionale, ai fini dell'individuazione di una soluzione politica per la pacificazione nel pieno rispetto del diritto internazionale, sia del conflitto israelo-palestinese sia di quello russo-ucraino;

            alla luce del nuovo scenario internazionale e delle crisi in Ucraina e Medio Oriente, è urgente intensificare il confronto tra gli Stati membri sulla politica di sicurezza e difesa, a partire dal potenziamento dello strumento dell'European peace facility, sia ai fini della prevenzione dei conflitti che della autonoma capacità di risposta dell'Unione europea. Come delineato dalla Bussola strategica per l'UE, sono necessari anche ulteriori sforzi per rafforzare la cybersicurezza e la cyberdifesa contro minacce ibride e fake news in grado di orientare gli scenari di politica interna ed internazionale;

            il Consiglio europeo sarà impegnato sulla questione dell'allargamento e del processo di stabilizzazione e di associazione, nonché sulle ulteriori misure da adottare al riguardo; tenendo conto della complessa situazione internazionale che si sta attraversando e alla luce del Pacchetto allargamento 2023 adottato nel novembre dalla Commissione europea, risulta fondamentale sostenere l'adesione di Ucraina e Moldova e garantire lo status di candidato alla Georgia, superando in particolare l'opposizione dell'Ungheria di Orban;

            altrettanto essenziale risulta riaffermare la volontà di proseguire con determinazione nel processo di adesione dei Paesi dei Balcani occidentali, nella consapevolezza politica che tale area è di massimo interesse per l'Europa e in primo luogo per l'Italia, anche in considerazione del rischio di veder aumentare l'influenza della Russia in quegli stessi Stati e del forte attivismo diplomatico e finanziario della Cina nell'area, elementi che hanno un particolare impatto sul quadro degli equilibri geopolitici, sia alla luce delle tensioni serbo-kosovare, sia nello scenario globale;

            le tensioni internazionali stanno infatti avendo pesanti ripercussioni in aree sensibili del continente europeo, da decenni al centro degli sforzi di pacificazione e stabilizzazione, sia dell'Italia che dell'Unione europea nel suo complesso; oggi i rischi di destabilizzazione per i Balcani occidentali crescono esponenzialmente, in particolare in Paesi come Serbia, Bosnia Erzegovina, Kosovo, lungo le linee di faglie della tradizionale sfera di influenza russa nella regione, e dove l'UE ha sperato di utilizzare la prospettiva europea per la normalizzazione dei rapporti; particolare preoccupazione desta altresì la diffusione, su media mainstream, giornali e portali, di una forte propaganda filorussa, nonché di attacchi contro la società civile, media indipendenti e opposizione nell'intera area balcanica;

            infine, nei giorni in cui San Marino è impegnata nelle fasi decisive del negoziato con l'Unione europea su un accordo di associazione, l'Italia dovrà garantire il proprio appoggio e assicurare nelle sedi europee il proprio impegno nell'accelerare il processo;

            il tema dell'allargamento si accompagna a quello dell'evoluzione dei meccanismi decisionali nell'assetto istituzionale dell'Unione europea, pertanto risulta opportuna una riflessione sul processo di allargamento più inclusiva, con i Paesi cioè che ne sono potenzialmente interessati, ai fini della creazione di una vera comunanza di intenti e valori che consenta poi una maggiore integrazione;

            è stata approvata dal Parlamento europeo la proposta di revisione dei trattati elaborata sulla scorta delle conclusioni della Conferenza sul futuro dell'Europa e finalizzata a rafforzare l'Unione europea nella sua capacità di azione, legittimità democratica e assunzione di responsabilità, superando anche la possibilità di esercitare forme di veto in sede decisionale. Su tale proposta il 22 novembre scorso il Parlamento europeo - che chiama ora il Consiglio europeo a convocare quanto prima una Convenzione, secondo la procedura ordinaria di revisione dei trattati - ha approvato, a maggioranza ma con importanti divisioni all'interno del PPE, anche una risoluzione per il superamento quasi senza eccezioni del potere di veto in materie essenziali quali sicurezza, difesa comune, armonizzazione fiscale, politica estera, bilancio pluriennale, con la contestuale adozione della procedura legislativa ordinaria;

            il 20 giugno 2023 la Commissione europea ha presentato, in linea con l'impegno assunto nel dicembre 2020, un pacchetto di proposte per la revisione intermedia del Quadro finanziario pluriennale (QFP) dell'UE 2021-2027 e uno per l'introduzione di nuove risorse proprie per il bilancio europeo, fortemente eroso dai gravi accadimenti degli ultimi anni, allo scopo, tra l'altro, di rimborsare le spese per il finanziamento di Next Generation EU e ridurre il peso dei trasferimenti nazionali basati sul reddito nazionale lordo (RNL). I due pacchetti di proposte - su cui non v'è consenso generale e che sono soggetti ad iter legislativi e tempistiche differenti - prevedono un rafforzamento mirato del bilancio dell'UE in un numero limitato di settori ritenuti prioritari (Ucraina; migrazione e sfide esterne; competitività tecnologica europea attraverso la piattaforma STEP) e l'istituzione di due nuove risorse proprie dell'UE (derivanti dal sistema ETS e dal meccanismo CBAM) più una temporanea (basata su dati statistici utili delle imprese);

            è ancora in corso anche il negoziato sul processo di revisione del quadro della governance economica europea - elemento fondamentale del processo di integrazione europea -, mentre dal 1° gennaio 2024 è prevista la disattivazione della clausola generale di salvaguardia che ha consentito agli Stati membri dell'UE di deviare temporaneamente dagli obblighi posti dal Patto di stabilità e crescita: questioni critiche per il nostro Paese, su cui l'azione negoziale del Governo non sembra essere stata adeguatamente condotta;

            sulla credibilità e affidabilità del Paese nella mediazione in seno all'Unione, sia per la revisione del bilancio che della governance economica europea, pesa in ogni caso la condotta del Governo e della maggioranza parlamentare sul Meccanismo europeo di stabilità (MES): dopo quattro mesi di sospensiva, rischia di essere nuovamente rinviata la discussione della proposta di legge che reca l'autorizzazione alla ratifica dell'accordo che modifica il trattato istitutivo del MES. L'Italia resta così l'unico Paese dell'eurozona a non aver ancora provveduto alla ratifica, di fatto impedendo l'entrata in vigore del nuovo meccanismo e la possibilità di utilizzo per quei paesi che ne avrebbero intenzione;

            è ancora in vigore la reintroduzione dei controlli alla frontiera interna terrestre con la Slovenia che l'Italia ha deciso, come altri Stati membri, in base all'articolo 28 del codice delle frontiere Schengen, a causa di rafforzati timori di atti terroristici sul territorio dell'Unione in relazione alla situazione in Medio Oriente e delle informazioni di intelligence circa la possibile infiltrazione di minacce sulle rotte migratorie dei Balcani;

            sul tema delle migrazioni, sembra necessario richiamare in questa sede la grave problematicità del trattato che la Presidente del Consiglio ha stipulato con l'Albania, che seppure non formalmente dichiarato incompatibile con la normativa europea pone in discussione il più generale principio di diritto internazionale del non refoulement, e ribadirne dunque la generale illegittimità, oltre alla completa inettitudine a garantire una risposta adeguata ad un fenomeno migratorio di ben altra complessità;

            il 7 dicembre si è tenuto a Pechino il 24º vertice bilaterale tra Unione europea e Cina incentrato sullo stato delle relazioni. Il vertice è stata un'opportunità per dialogare su questioni strategiche e di politica estera, diritti umani, commercio ed economia, clima, ambiente e digitale. L'UE ha sottolineato alla Cina l'importanza di realizzare relazioni economiche più equilibrate con condizioni di parità e reciprocità. Le conclusioni del vertice evidenziano l'importanza che le relazioni strategiche con la Cina, in un contesto geopolitico caratterizzato da forte instabilità, si svolgano in sede comunitaria e non già mediante intese bilaterali che finiscono con l'isolare il nostro Paese rispetto ai partner europei;

            occorre che l'Italia, in linea con le conclusioni dello scorso Consiglio europeo del 26 e 27 ottobre, continui a ribadire il suo perdurante sostegno alla promozione di una pace sostenibile e duratura tra Armenia e Azerbaigian sulla base dei principi del riconoscimento della sovranità, dell'inviolabilità delle frontiere e dell'integrità territoriale, oltre che l'importanza di garantire i diritti e la sicurezza degli armeni del Karabakh, ivi inclusi coloro che desiderino fare ritorno alle proprie case,

        impegna il Governo:

            1) a continuare ad assicurare il pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie, nel quadro dell'azione multilaterale dell'Unione europea e dell'Alleanza atlantica, anche al fine di assicurare il diritto all'autodifesa dell'Ucraina contro l'aggressione russa, secondo quanto previsto dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite;

            2) a ribadire la ferma condanna degli attacchi che la Russia continua a perpetrare sui civili ucraini e sulle infrastrutture del Paese;

            3) ad adoperarsi, in sede europea e internazionale, per l'immediata cessazione delle operazioni belliche e il ritiro delle forze militari russe che illegittimamente occupano il suolo ucraino, e a rafforzare gli sforzi, anche alla luce del protrarsi del conflitto, per l'avvio di una soluzione diplomatica volta al raggiungimento di una pace giusta e duratura, basata sul rispetto della indipendenza, della sovranità e integrità territoriale dell'Ucraina;

            4) a contribuire a tutte le azioni di assistenza umanitaria e protezione civile nei confronti della popolazione ucraina intraprese dall'Unione europea anche in considerazione del peggioramento delle condizioni climatiche e dei gravi danneggiamenti inflitti dalla Russia alle infrastrutture energetiche dell'Ucraina;

            5) a sostenere, nell'ambito della politica di sicurezza e difesa europea, la realizzazione concreta e rapida di un sistema di decisioni comuni, la previsione di strumenti di intervento integrati e lo stanziamento di adeguate risorse finanziarie, a partire dal potenziamento dell'European peace facility;

            6) a promuovere, nel quadro della Bussola strategica per l'UE, il rafforzamento della cybersicurezza e della cyberdifesa, in particolare per il contrasto di minacce ibride e di fake news;

            7) ad attivarsi immediatamente in merito alla situazione in Medio Oriente, affinché l'Italia continui a partecipare e sostenere ogni iniziativa, sia in seno all'Unione europea sia insieme ai nostri alleati e alle organizzazioni internazionali, che consenta di giungere alla liberazione di tutti gli ostaggi israeliani, di evitare l'escalation militare nell'area anche mediante il dialogo con i partner della regione, compresa l'Autorità palestinese, di proteggere le popolazioni civili e garantire ad Israele il diritto di esistere e difendersi nel rispetto del diritto internazionale e umanitario;

            8) a mettere in campo ogni sforzo per ricostruire un processo di pace, sostenendo una conferenza di pace internazionale e a riaffermare il diritto di Israele e Palestina alla coesistenza sulla base dello spirito e delle condizioni poste dagli accordi di Oslo, per l'obiettivo dei «due popoli e due Stati»;

            9) a sostenere ogni iniziativa volta a chiedere un immediato cessate il fuoco umanitario, in linea con le richieste avanzate dalle Nazioni Unite al fine di tutelare la popolazione civile di Gaza, attraverso la fornitura di aiuti umanitari continui, rapidi, sicuri e senza restrizioni all'interno della Striscia, anche mediante la completa apertura del valico di Kerem Shalom, l'apertura di corridoi umanitari, nonché la previsione di safe zones per i civili, incluse scuole, ospedali e altre strutture di uso pubblico, nel pieno rispetto dei princìpi del diritto internazionale umanitario, anche al fine di garantire l'incolumità degli operatori delle organizzazioni internazionali umanitarie ancora presenti nella Striscia;

            10) ad adoperarsi, in linea con quanto già fatto dagli Stati Uniti e richiesto dall'alto rappresentante della politica estera Josep Borrel, affinché l'UE appronti un pacchetto di sanzioni contro i coloni estremisti che si stanno rendendo colpevoli di violenti attacchi alla popolazione palestinese in Cisgiordania, anche alla luce dell'ostacolo che gli stessi rappresentano per l'avvio di un reale percorso di pace tra i due popoli;

            11) in merito all'allargamento, a sostenere l'adesione di Ucraina e Moldova all'Unione europea nonché a garantire lo status di candidato alla Georgia;

            12) ad assicurare nelle sedi europee ogni sforzo teso a sostenere la rapida conclusione del negoziato con la Repubblica di San Marino sull'accordo di associazione;

            13) a sostenere il rafforzamento del ruolo dell'UE e dell'Italia nei Balcani, favorendo l'esplicarsi di percorsi di integrazione economica e rassicurando i Paesi candidati dei Balcani che vi è la volontà di proseguire con determinazione il processo di adesione;

            14) ad accelerare le azioni diplomatiche e d'ogni altra natura utili a risolvere al più presto la vicenda relativa al Kosovo, quale primo e necessario passo per rendere di nuovo credibile il futuro europeo della Serbia, nonché ad adoperarsi per una cornice di stabilità politica e per una chiara collocazione internazionale di quest'ultima;

            15) ad assumere una chiara e determinata posizione, a livello bilaterale e in tutti gli organismi europei, nei confronti delle azioni destabilizzanti nei Paesi balcanici, per evitare che si rafforzi ulteriormente l'influenza della Russia nell'immediata area di interesse dell'Italia e della quasi totalità dei Paesi europei;

            16) a trattare nelle sedi europee la questione dell'indirizzo e del finanziamento dei media in senso filorusso nell'area dei Balcani, con le ripercussioni in termini di politica estera ed internazionale e nelle relazioni l'Unione europea che ciò comporta;

            17) a promuovere in ogni caso occasioni e forme di dialogo, confronto e convergenza con i Paesi europei interessati dal processo di allargamento, al fine di consentire una riflessione più ampia e inclusiva che agevoli successivamente il processo dell'integrazione, nonché l'evoluzione dell'assetto istituzionale dell'Unione europea attorno ad intenti e valori condivisi;

            18) a favorire, parallelamente al processo di allargamento, la proposta di una modifica dei Trattati finalizzata a rafforzare la capacità di azione e, assieme, la legittimità democratica e l'assunzione di responsabilità dell'UE, e a tali fini ad agire in sede europea per garantire la convocazione di una Convenzione per procedere alla revisione dei trattati secondo la procedura ordinaria;

            19) a promuovere, nel quadro della revisione dei Trattati e in linea di continuità con le scelte europeiste da sempre operate dall'Italia, che siano introdotte nell'ambito dei negoziati per l'adesione dei Paesi candidati forme innovative di coinvolgimento democratico per garantire il consenso nei Paesi membri e modalità per assicurare la cooperazione leale con i Paesi candidati, nonché ad avviare una riflessione su una fase democratica e costituente, incentrata sul prossimo Parlamento europeo, da inserire nell'agenda strategica 2024-2029;

            20) a proseguire, in un quadro di alleanze coerente con i propri obiettivi e costruttivo, i negoziati per la revisione intermedia del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e l'introduzione di nuove risorse proprie, che alimentino il bilancio europeo riducendo il contributo nazionale basato sul reddito nazionale lordo, con l'obiettivo di dotare di risorse e strumenti adeguati le politiche europee, in particolare sostenendo il loro impiego in investimenti sostanziali per la crescita e la coesione economica, sociale e territoriale, in settori strategici come la duplice transizione verde e digitale, per l'innovazione tecnologica e a sostegno delle imprese;

            21) a sostenere la proroga del termine per la presentazione della domanda di pagamento finale e dei documenti di chiusura sul ciclo di programmazione 2014-2020 dei fondi di coesione;

            22) a profondere ogni sforzo per scongiurare gli effetti del ripristino degli obblighi posti dal PSC e per giungere a una conclusione soddisfacente del negoziato sulla riforma della governance economica europea, tale da assicurare flessibilità, titolarità e differenziazione nazionale, riduzione della pro-ciclicità e adattamento a contesti economico-finanziari mutevoli, e sostegno alla crescita. Tra le varie, evitando il ricorso a regole automatiche e indistinte, esclusione dalla spesa netta di spese per riforme o per investimenti, in particolare quelle relative al PNRR, per la transizione verde e digitale, il contrasto del dissesto idrogeologico e del cambiamento climatico, lo scorporo del debito accumulato a causa di emergenze o eventi eccezionali, e istituendo e rendendo permanenti strumenti come anzitutto il Next Generation EU;

            23) a promuovere l'avvio della riflessione, sia per la costituzione di una capacità fiscale dell'eurozona, sia per la revisione, in una prospettiva di medio periodo, dei parametri di riferimento del 3 per cento per il disavanzo pubblico e del 60 per cento per il debito pubblico, ormai privi di rappresentatività;

            24) a procedere alla ratifica dell'accordo di modifica del Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità (MES), assicurando al Paese la credibilità e l'affidabilità necessarie anche ai fini dei negoziati in corso in seno all'Unione;

            25) a garantire che la sospensione della libera circolazione nello spazio Schengen resti una misura temporanea dettata da una situazione straordinaria, e che la reintroduzione dei controlli alle frontiere abbia un'applicazione temporanea, rigorosamente aderente ad oggettive necessità di prevenzione delle minacce terroristiche, evitando che sia messo in discussione lo spazio Schengen come acquisizione fondamentale dell'Unione europea;

            26) a ribadire il dovere di accoglienza e protezione degli esseri umani quale cardine dell'appartenenza all'Unione europea, e a garantire l'assistenza umanitaria e il rispetto dei diritti umani nella gestione migratoria regolare, nonché la creazione di corridoi umanitari.

(6-00058) n. 2 (testo 2) (13 dicembre 2023)

Boccia, Alfieri, Rojc, Franceschini, Malpezzi, Sensi, Bazoli, Lorenzin, Mirabelli, Nicita, Zambito, Irto, Basso, D'Elia, Zampa.

Votata per parti separate. Approvata la parte evidenziata in neretto; respinta la restante parte.

Il Senato

        premesso che:

            nel prossimo Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2023, i Capi di Stato e di Governo discuteranno di importanti questioni inerenti al conflitto russo-ucraino, alla situazione in Medio Oriente, all'allargamento dell'Unione europea, al Quadro finanziario pluriennale 2021-2027, alla sicurezza e alla difesa, alle relazioni esterne;

            il Consiglio europeo ha costantemente ribadito la ferma condanna e il pieno sostegno dell'Unione europea, per tutto il tempo necessario, al diritto naturale di autotutela dell'Ucraina, in linea con l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale, per la sua indipendenza, sovranità e integrità territoriale;

            dopo quasi due anni dall'inizio del conflitto, non si fermano gli attacchi perpetrati dalla Russia a danno dei civili e delle infrastrutture critiche dell'Ucraina;

            il Consiglio europeo affronterà nuovamente la situazione in Medio Oriente a seguito dei brutali attacchi terroristici di Hamas contro Israele e il tragico scenario che si sta delineando nella Striscia di Gaza con l'assedio da parte dell'esercito israeliano;

            la catastrofica situazione umanitaria a Gaza, con l'escalation militare che sta tragicamente colpendo la popolazione, si è ulteriormente aggravata con l'espansione delle operazioni militari di terra e i bombardamenti anche nel Sud della Striscia nell'area di Khan Yunis. Gran parte della parte settentrionale di Gaza è stata ridotta in macerie e secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite si contano circa 1,9 milioni di persone sfollate proprio nel Sud della Striscia;

            come denunciato da ultimo anche dal direttore generale dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, il sistema sanitario di Gaza è al collasso. I camion con gli aiuti umanitari che entrano dal valico egiziano di Rafah sono assolutamente insufficienti; pertanto, appare necessaria la completa apertura anche dal valico di Kerem Shalom, al confine tra Israele, Gaza e l'Egitto, al fine garantire l'accesso di ulteriore cibo, acqua e medicinali;

            dall'inizio delle operazioni militari a Gaza sono morti 130 membri del personale delle Nazioni Unite, un numero che, come dichiarato dal segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite Antonio Guterres non ha precedenti;

            la Commissione europea ha comunicato che a fronte del continuo deterioramento della situazione umanitaria fornirà 125 milioni di euro in aiuti umanitari al popolo palestinese nel 2024. Il finanziamento è finalizzato a sostenere le organizzazioni umanitarie che operano sia a Gaza che in Cisgiordania, dove molte comunità palestinesi sono a rischio di sfollamento o già sfollate con la forza, i progetti umanitari finanziati dall'UE forniranno servizi di protezione come assistenza legale o assistenza materiale alle persone colpite dalla violenza dei coloni, dalla confisca di proprietà privata o dalla perdita dei mezzi di sussistenza e sosterrà il loro accesso ai servizi di base e all'istruzione in caso di emergenza;

            in Cisgiordania si registrano, infatti, gravissimi episodi di violenza da parte di coloni israeliani e ad aggravare il quadro - sul quale già l'ONU si era pronunciata per l'illegalità di molti insediamenti - si aggiunga, da ultimo, la decisione del Governo israeliano di autorizzare la costruzione di ulteriori 1.738 unità abitative per i coloni a Gerusalemme Est;

            gli Stati Uniti, tramite il segretario di Stato Antony Blinken, hanno annunciato "un divieto di visto per gli estremisti israeliani responsabili di violenze nel territorio", aggiungendo che i coloni israeliani che attaccano i palestinesi in Cisgiordania "saranno sottoposti a sanzioni mirate";

            anche il portavoce del Servizio di azione esterna dell'UE, Peter Stano, ha sottolineato che "il trend dei coloni in Cisgiordania è molto pericoloso e che può solo peggiorare la già complessa situazione". Inoltre, la Ministra degli esteri tedesca, Annalena Baerbock, ha dichiarato di voler discutere con i colleghi dell'UE l'introduzione di restrizioni all'ingresso dell'Unione europea per i coloni israeliani estremisti della Cisgiordania;

            l'attacco terroristico da parte di Hamas ad Israele è stato prontamente condannato con la massima fermezza da larghissima parte della comunità internazionale, a partire dall'Italia e dall'Unione europea che hanno offerto pieno sostegno a Israele nell'esercizio del suo diritto alla difesa, ma al contempo richiesto il rispetto del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario da parte di Israele;

            a fronte della delicata situazione internazionale che si sta delineando su scala globale è necessario un deciso cambio di passo da parte dell'Unione europea verso un ruolo sempre più coeso e autorevole, cui l'Italia deve contribuire recuperando incisività e credibilità internazionale, ai fini dell'individuazione di una soluzione politica per la pacificazione nel pieno rispetto del diritto internazionale, sia del conflitto israelo-palestinese sia di quello russo-ucraino;

            alla luce del nuovo scenario internazionale e delle crisi in Ucraina e Medio Oriente, è urgente intensificare il confronto tra gli Stati membri sulla politica di sicurezza e difesa, a partire dal potenziamento dello strumento dell'European peace facility, sia ai fini della prevenzione dei conflitti che della autonoma capacità di risposta dell'Unione europea. Come delineato dalla Bussola strategica per l'UE, sono necessari anche ulteriori sforzi per rafforzare la cybersicurezza e la cyberdifesa contro minacce ibride e fake news in grado di orientare gli scenari di politica interna ed internazionale;

            il Consiglio europeo sarà impegnato sulla questione dell'allargamento e del processo di stabilizzazione e di associazione, nonché sulle ulteriori misure da adottare al riguardo; tenendo conto della complessa situazione internazionale che si sta attraversando e alla luce del Pacchetto allargamento 2023 adottato nel novembre dalla Commissione europea, risulta fondamentale sostenere l'adesione di Ucraina e Moldova e garantire lo status di candidato alla Georgia, superando in particolare l'opposizione dell'Ungheria di Orban;

            altrettanto essenziale risulta riaffermare la volontà di proseguire con determinazione nel processo di adesione dei Paesi dei Balcani occidentali, nella consapevolezza politica che tale area è di massimo interesse per l'Europa e in primo luogo per l'Italia, anche in considerazione del rischio di veder aumentare l'influenza della Russia in quegli stessi Stati e del forte attivismo diplomatico e finanziario della Cina nell'area, elementi che hanno un particolare impatto sul quadro degli equilibri geopolitici, sia alla luce delle tensioni serbo-kosovare, sia nello scenario globale;

            le tensioni internazionali stanno infatti avendo pesanti ripercussioni in aree sensibili del continente europeo, da decenni al centro degli sforzi di pacificazione e stabilizzazione, sia dell'Italia che dell'Unione europea nel suo complesso; oggi i rischi di destabilizzazione per i Balcani occidentali crescono esponenzialmente, in particolare in Paesi come Serbia, Bosnia Erzegovina, Kosovo, lungo le linee di faglie della tradizionale sfera di influenza russa nella regione, e dove l'UE ha sperato di utilizzare la prospettiva europea per la normalizzazione dei rapporti; particolare preoccupazione desta altresì la diffusione, su media mainstream, giornali e portali, di una forte propaganda filorussa, nonché di attacchi contro la società civile, media indipendenti e opposizione nell'intera area balcanica;

            infine, nei giorni in cui San Marino è impegnata nelle fasi decisive del negoziato con l'Unione europea su un accordo di associazione, l'Italia dovrà garantire il proprio appoggio e assicurare nelle sedi europee il proprio impegno nell'accelerare il processo;

            il tema dell'allargamento si accompagna a quello dell'evoluzione dei meccanismi decisionali nell'assetto istituzionale dell'Unione europea, pertanto risulta opportuna una riflessione sul processo di allargamento più inclusiva, con i Paesi cioè che ne sono potenzialmente interessati, ai fini della creazione di una vera comunanza di intenti e valori che consenta poi una maggiore integrazione;

            è stata approvata dal Parlamento europeo la proposta di revisione dei trattati elaborata sulla scorta delle conclusioni della Conferenza sul futuro dell'Europa e finalizzata a rafforzare l'Unione europea nella sua capacità di azione, legittimità democratica e assunzione di responsabilità, superando anche la possibilità di esercitare forme di veto in sede decisionale. Su tale proposta il 22 novembre scorso il Parlamento europeo - che chiama ora il Consiglio europeo a convocare quanto prima una Convenzione, secondo la procedura ordinaria di revisione dei trattati - ha approvato, a maggioranza ma con importanti divisioni all'interno del PPE, anche una risoluzione per il superamento quasi senza eccezioni del potere di veto in materie essenziali quali sicurezza, difesa comune, armonizzazione fiscale, politica estera, bilancio pluriennale, con la contestuale adozione della procedura legislativa ordinaria;

            il 20 giugno 2023 la Commissione europea ha presentato, in linea con l'impegno assunto nel dicembre 2020, un pacchetto di proposte per la revisione intermedia del Quadro finanziario pluriennale (QFP) dell'UE 2021-2027 e uno per l'introduzione di nuove risorse proprie per il bilancio europeo, fortemente eroso dai gravi accadimenti degli ultimi anni, allo scopo, tra l'altro, di rimborsare le spese per il finanziamento di Next Generation EU e ridurre il peso dei trasferimenti nazionali basati sul reddito nazionale lordo (RNL). I due pacchetti di proposte - su cui non v'è consenso generale e che sono soggetti ad iter legislativi e tempistiche differenti - prevedono un rafforzamento mirato del bilancio dell'UE in un numero limitato di settori ritenuti prioritari (Ucraina; migrazione e sfide esterne; competitività tecnologica europea attraverso la piattaforma STEP) e l'istituzione di due nuove risorse proprie dell'UE (derivanti dal sistema ETS e dal meccanismo CBAM) più una temporanea (basata su dati statistici utili delle imprese);

            è ancora in corso anche il negoziato sul processo di revisione del quadro della governance economica europea - elemento fondamentale del processo di integrazione europea -, mentre dal 1° gennaio 2024 è prevista la disattivazione della clausola generale di salvaguardia che ha consentito agli Stati membri dell'UE di deviare temporaneamente dagli obblighi posti dal Patto di stabilità e crescita: questioni critiche per il nostro Paese, su cui l'azione negoziale del Governo non sembra essere stata adeguatamente condotta;

            sulla credibilità e affidabilità del Paese nella mediazione in seno all'Unione, sia per la revisione del bilancio che della governance economica europea, pesa in ogni caso la condotta del Governo e della maggioranza parlamentare sul Meccanismo europeo di stabilità (MES): dopo quattro mesi di sospensiva, rischia di essere nuovamente rinviata la discussione della proposta di legge che reca l'autorizzazione alla ratifica dell'accordo che modifica il trattato istitutivo del MES. L'Italia resta così l'unico Paese dell'eurozona a non aver ancora provveduto alla ratifica, di fatto impedendo l'entrata in vigore del nuovo meccanismo e la possibilità di utilizzo per quei paesi che ne avrebbero intenzione;

            è ancora in vigore la reintroduzione dei controlli alla frontiera interna terrestre con la Slovenia che l'Italia ha deciso, come altri Stati membri, in base all'articolo 28 del codice delle frontiere Schengen, a causa di rafforzati timori di atti terroristici sul territorio dell'Unione in relazione alla situazione in Medio Oriente e delle informazioni di intelligence circa la possibile infiltrazione di minacce sulle rotte migratorie dei Balcani;

            sul tema delle migrazioni, sembra necessario richiamare in questa sede la grave problematicità del trattato che la Presidente del Consiglio ha stipulato con l'Albania, che seppure non formalmente dichiarato incompatibile con la normativa europea pone in discussione il più generale principio di diritto internazionale del non refoulement, e ribadirne dunque la generale illegittimità, oltre alla completa inettitudine a garantire una risposta adeguata ad un fenomeno migratorio di ben altra complessità;

            il 7 dicembre si è tenuto a Pechino il 24º vertice bilaterale tra Unione europea e Cina incentrato sullo stato delle relazioni. Il vertice è stata un'opportunità per dialogare su questioni strategiche e di politica estera, diritti umani, commercio ed economia, clima, ambiente e digitale. L'UE ha sottolineato alla Cina l'importanza di realizzare relazioni economiche più equilibrate con condizioni di parità e reciprocità. Le conclusioni del vertice evidenziano l'importanza che le relazioni strategiche con la Cina, in un contesto geopolitico caratterizzato da forte instabilità, si svolgano in sede comunitaria e non già mediante intese bilaterali che finiscono con l'isolare il nostro Paese rispetto ai partner europei;

            occorre che l'Italia, in linea con le conclusioni dello scorso Consiglio europeo del 26 e 27 ottobre, continui a ribadire il suo perdurante sostegno alla promozione di una pace sostenibile e duratura tra Armenia e Azerbaigian sulla base dei principi del riconoscimento della sovranità, dell'inviolabilità delle frontiere e dell'integrità territoriale, oltre che l'importanza di garantire i diritti e la sicurezza degli armeni del Karabakh, ivi inclusi coloro che desiderino fare ritorno alle proprie case,

        impegna il Governo:

            1) a continuare ad assicurare il pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie, nel quadro dell'azione multilaterale dell'Unione europea e dell'Alleanza atlantica, anche al fine di assicurare il diritto all'autodifesa dell'Ucraina contro l'aggressione russa, secondo quanto previsto dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite;

            2) a ribadire la ferma condanna degli attacchi che la Russia continua a perpetrare sui civili ucraini e sulle infrastrutture del Paese;

            3) ad adoperarsi, in sede europea e internazionale, per il ritiro delle forze militari russe che illegittimamente occupano il suolo ucraino e l'immediata cessazione delle operazioni belliche e a rafforzare gli sforzi, anche alla luce del protrarsi del conflitto, per l'avvio di una soluzione diplomatica volta al raggiungimento di una pace giusta e duratura, basata sul rispetto della indipendenza, della sovranità e integrità territoriale dell'Ucraina;

            4) a contribuire a tutte le azioni di assistenza umanitaria e protezione civile nei confronti della popolazione ucraina intraprese dall'Unione europea anche in considerazione del peggioramento delle condizioni climatiche e dei gravi danneggiamenti inflitti dalla Russia alle infrastrutture energetiche dell'Ucraina;

            5) a sostenere, nell'ambito della politica di sicurezza e difesa europea, la realizzazione concreta e rapida di un sistema di decisioni comuni, la previsione di strumenti di intervento integrati e lo stanziamento di adeguate risorse finanziarie;

            6) a promuovere, nel quadro della Bussola strategica per l'UE, il rafforzamento della cybersicurezza e della cyberdifesa, in particolare per il contrasto di minacce ibride e di fake news;

            7) ad attivarsi immediatamente in merito alla situazione in Medio Oriente, affinché l'Italia continui a partecipare e sostenere ogni iniziativa, sia in seno all'Unione europea sia insieme ai nostri alleati e alle organizzazioni internazionali, che consenta di giungere alla liberazione di tutti gli ostaggi israeliani, di evitare l'escalation militare nell'area anche mediante il dialogo con i partner della regione, compresa l'Autorità palestinese, di proteggere le popolazioni civili e garantire ad Israele il diritto di esistere e difendersi nel rispetto del diritto internazionale e umanitario;

            8) a mettere in campo ogni sforzo per ricostruire un processo di pace, sostenendo una conferenza di pace internazionale e a riaffermare il diritto di Israele e Palestina alla coesistenza sulla base dello spirito e delle condizioni poste dagli accordi di Oslo, per l'obiettivo dei «due popoli e due Stati»;

            9) a sostenere ogni iniziativa volta a chiedere un immediato cessate il fuoco umanitario, in linea con le richieste avanzate dalle Nazioni Unite al fine di tutelare la popolazione civile di Gaza, attraverso la fornitura di aiuti umanitari continui, rapidi, sicuri e senza restrizioni all'interno della Striscia, anche mediante la completa apertura del valico di Kerem Shalom, l'apertura di corridoi umanitari, nonché la previsione di safe zones per i civili, incluse scuole, ospedali e altre strutture di uso pubblico, nel pieno rispetto dei princìpi del diritto internazionale umanitario, anche al fine di garantire l'incolumità degli operatori delle organizzazioni internazionali umanitarie ancora presenti nella Striscia;

            10) ad adoperarsi, in linea con quanto già fatto dagli Stati Uniti e richiesto dall'alto rappresentante della politica estera Josep Borrel, affinché l'UE appronti un pacchetto di sanzioni contro i coloni estremisti che si stanno rendendo colpevoli di violenti attacchi alla popolazione palestinese in Cisgiordania, anche alla luce dell'ostacolo che gli stessi rappresentano per l'avvio di un reale percorso di pace tra i due popoli;

            11) in merito all'allargamento, a sostenere l'apertura dei negoziati di adesione di Ucraina, Moldova e Bosnia-Erzegovina all'Unione europea nonché a garantire lo status di candidato alla Georgia;

            12) ad assicurare nelle sedi europee ogni sforzo teso a sostenere la rapida conclusione del negoziato con la Repubblica di San Marino sull'accordo di associazione;

            13) a sostenere il rafforzamento del ruolo dell'UE e dell'Italia nei Balcani, favorendo l'esplicarsi di percorsi di integrazione economica e rassicurando i Paesi candidati dei Balcani che vi è la volontà di proseguire con determinazione il processo di adesione;

            14) a proseguire le azioni diplomatiche e d'ogni altra natura utili a risolvere al più presto la vicenda relativa al Kosovo, quale primo e necessario passo per rendere di nuovo credibile il futuro europeo della Serbia, nonché ad adoperarsi per una cornice di stabilità politica e per una chiara collocazione internazionale di quest'ultima;

            15) ad assumere una chiara e determinata posizione, a livello bilaterale e in tutti gli organismi europei, nei confronti delle azioni destabilizzanti nei Paesi balcanici, per evitare che si rafforzi ulteriormente l'influenza della Russia nell'immediata area di interesse dell'Italia e della quasi totalità dei Paesi europei;

            16) a trattare nelle sedi europee la questione dell'indirizzo e del finanziamento dei media in senso filorusso nell'area dei Balcani, con le ripercussioni in termini di politica estera ed internazionale e nelle relazioni l'Unione europea che ciò comporta;

            17) a promuovere in ogni caso occasioni e forme di dialogo, confronto e convergenza con i Paesi europei interessati dal processo di allargamento, al fine di consentire una riflessione più ampia e inclusiva che agevoli successivamente il processo dell'integrazione, nonché l'evoluzione dell'assetto istituzionale dell'Unione europea attorno ad intenti e valori condivisi;

            18) a favorire, parallelamente al processo di allargamento, la proposta di una modifica dei Trattati finalizzata a rafforzare la capacità di azione e, assieme, la legittimità democratica e l'assunzione di responsabilità dell'UE, e a tali fini ad agire in sede europea per garantire la convocazione di una Convenzione per procedere alla revisione dei trattati secondo la procedura ordinaria;

            19) a promuovere, nel quadro della revisione dei Trattati e in linea di continuità con le scelte europeiste da sempre operate dall'Italia, che siano introdotte nell'ambito dei negoziati per l'adesione dei Paesi candidati forme innovative di coinvolgimento democratico per garantire il consenso nei Paesi membri e modalità per assicurare la cooperazione leale con i Paesi candidati, nonché ad avviare una riflessione su una fase democratica e costituente, incentrata sul prossimo Parlamento europeo, da inserire nell'agenda strategica 2024-2029;

            20) a proseguire, in un quadro di alleanze coerente con i propri obiettivi e costruttivo, i negoziati per la revisione intermedia del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e l'introduzione di nuove risorse proprie, che alimentino il bilancio europeo riducendo il contributo nazionale basato sul reddito nazionale lordo, con l'obiettivo di dotare di risorse e strumenti adeguati le politiche europee, in particolare sostenendo il loro impiego in investimenti sostanziali per la crescita e la coesione economica, sociale e territoriale, in settori strategici come la duplice transizione verde e digitale, per l'innovazione tecnologica e a sostegno delle imprese;

            21) a sostenere la proroga del termine per la presentazione della domanda di pagamento finale e dei documenti di chiusura sul ciclo di programmazione 2014-2020 dei fondi di coesione;

            22) a profondere ogni sforzo per scongiurare gli effetti del ripristino degli obblighi posti dal PSC e per giungere a una conclusione soddisfacente del negoziato sulla riforma della governance economica europea, tale da assicurare flessibilità, titolarità e differenziazione nazionale, riduzione della pro-ciclicità e adattamento a contesti economico-finanziari mutevoli, e sostegno alla crescita. Tra le varie, evitando il ricorso a regole automatiche e indistinte, esclusione dalla spesa netta di spese per riforme o per investimenti, in particolare quelle relative al PNRR, per la transizione verde e digitale, il contrasto del dissesto idrogeologico e del cambiamento climatico, lo scorporo del debito accumulato a causa di emergenze o eventi eccezionali, e istituendo e rendendo permanenti strumenti come anzitutto il Next Generation EU;

            23) a promuovere l'avvio della riflessione, sia per la costituzione di una capacità fiscale dell'eurozona, sia per la revisione, in una prospettiva di medio periodo, dei parametri di riferimento del 3 per cento per il disavanzo pubblico e del 60 per cento per il debito pubblico, ormai privi di rappresentatività;

            24) a procedere alla ratifica dell'accordo di modifica del Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità (MES), assicurando al Paese la credibilità e l'affidabilità necessarie anche ai fini dei negoziati in corso in seno all'Unione;

            25) a garantire che la sospensione della libera circolazione nello spazio Schengen resti una misura temporanea dettata da una situazione straordinaria, e che la reintroduzione dei controlli alle frontiere abbia un'applicazione temporanea, rigorosamente aderente ad oggettive necessità di prevenzione delle minacce terroristiche, evitando che sia messo in discussione lo spazio Schengen come acquisizione fondamentale dell'Unione europea;

            26) a ribadire il dovere di accoglienza e protezione degli esseri umani quale cardine dell'appartenenza all'Unione europea, e a garantire l'assistenza umanitaria e il rispetto dei diritti umani nella gestione migratoria regolare, nonché la creazione di corridoi umanitari.

(6-00059) n. 3 (13 dicembre 2023)

Patuanelli, Maiorino, Lorefice, Aloisio, Bevilacqua, Bilotti, Castellone, Castiello, Cataldi, Croatti, Damante, De Rosa, Di Girolamo, Barbara Floridia, Guidolin, Ettore Antonio Licheri, Sabrina Licheri, Lopreiato, Marton, Mazzella, Naturale, Nave, Pirondini, Pirro, Scarpinato, Sironi, Trevisi, Turco.

Votata per parti separate. Respinta.

Il Senato,

        premesso che:

            nel prossimo Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2023, i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri saranno chiamati a fare un bilancio annuale dei diversi temi affrontati durante le precedenti sessioni. Oltre a focalizzarsi sui temi di carattere economico e delle politiche di bilancio, in particolar modo sulle variazioni relative al Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027, il Consiglio europeo di dicembre sarà occasione per approfondire alcune questioni legate, sotto vari aspetti, alla politica internazionale, sia per quanto riguarda gli ultimi sviluppi dei due fronti bellici attivi, quello ucraino e quello mediorientale, le politiche di allargamento dell'Unione europea verso i Balcani Occidentali, nonché la cooperazione in materia di sicurezza e difesa;

        considerato che:

            ai confini orientali dell'Unione europea, l'aggressione della Federazione russa nei confronti dell'Ucraina si protrae da ormai 22 mesi, una guerra di logoramento che ha determinato in questi quasi due anni un totale stallo degli interventi diplomatici per giungere a una soluzione di pace, cristallizzando di fatto gli interventi a sostegno dell'Ucraina nel mero invio di armamenti, come tra l'altro ribadito nelle conclusioni del Consiglio europeo dello scorso ottobre; le strategie sin qui perseguite non hanno in alcun modo raggiunto alcun concreto risultato;

            il Governo e il popolo ucraini si apprestano a vivere il secondo inverno di guerra, in una ormai fotografia immobile di una resistenza a oltranza, dove il nuovo contesto geopolitico determinatosi a seguito delle tornate elettorali in alcuni Stati membri dell'UE sul confine orientale e il fronte di guerra apertosi in Medioriente, hanno ancor più raffreddato gli sforzi diplomatici per giungere a un accordo di pace nel rispetto del diritto internazionale e dell'integrità territoriale ucraina;

            si delinea, nel breve periodo, solamente un ulteriore sforzo militare europeo e nessuna prospettiva diplomatica reale per porre fine alle operazioni belliche in territorio ucraino, le prospettive di ricostruzione e pace giusta sembrano solo dei proclami;

            sul fronte mediorientale, alla luce dei brutali attacchi terroristici di Hamas contro Israele e del tragico scenario che si è delineato nella Striscia di Gaza a seguito dell'assedio, lo scorso 17 ottobre si è tenuta una riunione straordinaria del Consiglio europeo, in cui i Capi di Stato e di Governo hanno ribadito la loro condanna agli attacchi terroristici di Hamas e il diritto di Israele di difendersi, in linea con il diritto umanitario e internazionale;

            il Consiglio europeo ha sottolineato la mobilitazione dell'Unione per garantire l'accesso agli aiuti umanitari da parte delle persone più bisognose. In particolare, come denunciato dall'UNRWA, United Nations Relief and Works Agency, for Palestine Refugees, appare disperata la situazione nelle strutture dell'Agenzia presenti nei Governatorati della Striscia di Gaza, inclusi il Nord e Gaza City, per la scarsità di aiuti sufficienti a sostenere la popolazione civile in grande difficoltà, a cominciare da cibo, acqua potabile, medicine e materiale igienico-sanitario. È stato inoltre evidenziato come la stabile fornitura di elettricità e di carburante sia essenziale all'espletamento delle operazioni umanitarie, al soddisfacimento di bisogni vitali di prima necessità e affinché le condizioni di salute pubblica non si aggravino ulteriormente;

            oltre alle difficili condizioni igienico-sanitarie che aumentano il rischio di epidemie e alle difficoltà nella fornitura di servizi essenziali, le operazioni di assistenza umanitaria, fornite dall'UNRWA, sono messe a serio rischio dal sovraffollamento delle strutture dell'Agenzia nella Striscia di Gaza - che ospitano quasi 1,2 milioni di rifugiati - e dai continui attacchi - diretti e indiretti - subiti dai rifugiati e dagli stessi operatori dell'UNRWA, che mettono a repentaglio la stessa capacità degli operatori umanitari di fornire assistenza alla popolazione in sicurezza, ovunque ve ne sia la necessità;

            è urgente che il Governo italiano, di concerto con i partner europei, rafforzi l'azione diplomatica con l'Egitto per una permanente apertura di un corridoio umanitario al valico di Rafah per consentire l'ingresso di aiuti umanitari e per evacuare i feriti più gravi e i civili più vulnerabili, a partire dai bambini, con un impegno sia da parte di Israele che di Hamas a garantire la sicurezza stessa del corridoio, considerata la drammatica situazione umanitaria nella Striscia di Gaza;

            l'attacco terroristico da parte di Hamas, considerata una organizzazione terroristica dall'Unione europea, oltre alle numerose vittime civili innocenti, colpisce le aspirazioni di pace del popolo palestinese, rischiando di allontanare ulteriormente il percorso verso il pieno riconoscimento del proprio diritto all'autodeterminazione;

            il Parlamento europeo, il 19 ottobre, ha adottato in seduta plenaria una risoluzione non vincolante, dove alla ferma condanna degli attacchi terroristici di Hamas ha chiesto una "tregua umanitaria", e ha sottolineato che attaccare i civili e le infrastrutture civili, compresi gli operatori delle Nazioni Unite, gli operatori sanitari e i giornalisti, rappresenta una grave violazione del diritto internazionale;

            il 27 ottobre l'Assemblea Generale dell'ONU ha adottato una risoluzione avanzata dalla Giordania sul conflitto tra Israele e Hamas, approvata con 120 voti a favore, 14 contrari e 45 astensioni tra cui quella dell'Italia, in cui si chiede una "tregua umanitaria immediata, durevole e sostenuta" nonché il rispetto del diritto umanitario internazionale, assicurando le forniture e servizi essenziali nella Striscia di Gaza e la "liberazione immediata e incondizionata" di tutti i civili tenuti in ostaggio;

            sia gli attacchi di Hamas che la risposta israeliana rischiano di intensificare il ciclo di violenza nella regione: è quindi quanto mai necessario richiamare la comunità internazionale alla ripresa di una prospettiva di pace giusta e credibile, nel rispetto della legalità internazionale in quanto l'ispirazione alla pace e alla convivenza è l'obiettivo cui la comunità internazionale deve tendere, riprendendo, dopo anni di colpevole abbandono, il Processo di Pace in Medio Oriente, che è l'unico che può garantire benessere e sviluppo a entrambi i popoli;

            lo stesso Consiglio europeo, così come il Parlamento europeo, ha espresso la volontà di continuare a dialogare a livello politico e diplomatico con i partner regionali per cercare una pace duratura e sostenibile basata su una soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati e, cosa più importante, evitare qualsiasi escalation regionale del conflitto e valutare l'impatto del conflitto sui Paesi vicini;

            l'8 dicembre 2008 il Consiglio dell'UE ha adottato la posizione comune 2008/944/PESC sulle esportazioni di armi che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari, e che sostituisce il precedente accordo politico, il codice di condotta dell'UE per le esportazioni di armi (1998). A livello internazionale, tutti gli Stati membri dell'UE hanno firmato e ratificato il trattato sul commercio delle armi (ATT), in vigore dal 24 dicembre 2014. L'obiettivo della posizione comune è di rafforzare la convergenza delle politiche degli Stati membri in materia di controllo delle esportazioni di armi, dal momento che le esportazioni di armi restano comunque una questione di competenza nazionale ai sensi dell'articolo 346 del Trattato sul funzionamento dell'UE;

            a seguito dell'attacco terroristico di Hamas, secondo quanto dichiarato dal Governo italiano, dopo il 7 ottobre sarebbero state sospese le autorizzazioni ai sensi della legge 9 luglio 1990, n. 185, senza tuttavia specificare gli effetti delle autorizzazioni concesse anteriormente alla dichiarazione dello stato di guerra dell'8 ottobre 2023;

        ritenuto che:

            l'attuale quadro geopolitico internazionale richiederebbe, nell'agenda politica europea, un'accelerazione del processo di allargamento dell'Unione europea in particolare nell'area dei Balcani Occidentali, regione strategica per gli equilibri dell'intero continente europeo in termini di pace, stabilità e sicurezza, non ultimo alla luce dei molteplici risvolti connessi alla guerra di aggressione russa in Ucraina;

            le mai sopite tensioni etniche e politiche di parte dell'area in questione e la necessità di una cooperazione sempre più stretta per coordinare l'azione nella gestione dei flussi migratori proprio sulla rotta balcanica hanno riaperto la strada per la conclusione di un nuovo processo di allargamento dell'Unione europea, che dovrà anche essere occasione per la stessa Unione di superare i suoi limiti funzionali, rafforzare la difesa dello stato di diritto e creare le condizioni per un allargamento di successo per non ripetere gli errori del passato;

            la stessa Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, lo ha rilanciato nel suo discorso sullo stato dell'Unione del 13 settembre scorso: "Il futuro dei Balcani occidentali è nella nostra Unione [...] In un mondo in cui contano le dimensioni e il peso, il completamento dell'Unione è chiaramente nell'interesse strategico e di sicurezza dell'Europa. Dobbiamo delineare una visione per il successo dell'allargamento.";

            proprio lo scorso 8 novembre la Commissione europea ha presentato il pacchetto allargamento 2023, in cui ha presentato una valutazione dettagliata della situazione e dei progressi compiuti da Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia, Turchia, e per la prima volta anche dall'Ucraina, dalla Repubblica di Moldova e dalla Georgia, nei loro rispettivi percorsi di adesione all'Unione europea;

            nel fare il punto sui temi della sicurezza e della difesa europea, non si potrà prescindere dal delineare una panoramica dei rischi sulla sicurezza europea, delle minacce che possono essere affrontate solo ed esclusivamente a livello unionale, con risposte congiunte degli Stati membri e un più ampio respiro dell'azione esterna dell'Unione, un quadro questo reso quanto mai contingente dai fronti bellici sopra menzionati;

            l'Unione europea necessita quanto mai di un approccio cooperativo alla difesa europea, una priorità non più procrastinabile, al fine di contrastare le iniziative unilaterali degli Stati membri nell'acquisizione delle capacità militari, superare l'atavica riluttanza a cedere sovranità in due settori che hanno da sempre caratterizzato gli Stati moderni, la difesa e la politica estera, e rafforzare il ruolo dell'Unione europea come attore internazionale che pone al centro del suo operato la promozione dei valori della pace, il rispetto e la difesa del diritto internazionale e dei diritti umani;

            affrontare le nuove sfide geopolitiche non vuol dire far diventare l'Europa una fortezza, dove ad aumentare sono solo le spese in armamenti senza una propria autonomia strategica in un multipolarismo globale: dai dati pubblicati, lo scorso 30 novembre, nel rapporto annuale dell'Agenzia europea per la difesa (EDA), emerge chiaro l'aumento del 6 per cento della spesa militare rispetto al 2021, confermando un trend che prosegue in realtà, già, da otto anni. Su 27 Paesi membri, 20 hanno aumentato la loro quota, alcuni in modo vertiginoso. È il caso della Svezia (+30,1 per cento), di Lussemburgo e Lituania (+27 per cento), ma anche di Spagna (+19 per cento), Belgio (+14,8 per cento) e Grecia (+13,3 per cento);

            la Commissione europea ha annunciato un programma europeo per l'industria della difesa all'inizio del prossimo anno per premiare la competitività dell'industria bellica europea. Un programma, questo, che si unisce alla Legge europea sulle munizioni (ASAP), che si pone come obiettivo la produzione di un milione di munizioni all'anno;

            deve avviarsi, al contrario, un serio dibattito sulla possibilità di convocare una nuova Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione e la pace in Europa, una Helsinki II, che possa mettere l'Europa nelle condizioni di affrontare le sfide globali del nostro tempo: dai cambiamenti climatici, all'approvvigionamento energetico, alla gestione delle migrazioni, alle competizioni con i Paesi emergenti;

        considerato che:

            nell'ambito della proposta di revisione della governance economica europea, il pacchetto di proposte di riforma avanzato lo scorso 26 aprile dalla Commissione europea, nel quadro di un lungo percorso pluriennale di riflessione e dibattito, contiene elementi di profonda contrarietà in relazione a diversi punti critici, tra cui il mantenimento dei vecchi parametri di riferimento del 3 per cento per il disavanzo e dell'obiettivo del 60 per cento per il rapporto debito su prodotto interno lordo, nonché l'assenza della previsione di una golden rule per escludere determinati investimenti dalle norme fiscali dell'Unione europea, in modo particolare quelli destinati a sostenere le transizioni verde e digitale, oltreché gli investimenti in ambito istruzione e sanità;

            tale prospettata ipotesi di riforma non può considerarsi evidentemente conclusiva, avendo peraltro la Commissione europea preannunciato - anche in occasione dell'ultimo discorso sullo Stato dell'Unione pronunciato il 13 settembre 2023 dalla presidente Von der Leyen - ulteriori orientamenti e possibili proposte legislative, sulle quali auspica di registrare il consenso prima dell'inizio del processo di approvazione dei bilanci nazionali per l'anno 2024. La necessità di una riforma del quadro della governance economica europea appare giustificata e non più rinviabile in ragione di regole ormai obsolete, concepite a partire dagli anni Novanta e destinate a essere applicate in un contesto economico estremamente mutato, oltre che eccessivamente complesse, incapaci di raggiungere i risultati prospettati, non in grado di favorire gli investimenti pubblici, poco trasparenti nelle procedure, di difficile applicazione - anche in virtù della tipologia di sanzioni previste - ed infine non in grado di attenuare gli effetti del ciclo economico. Il mancato raggiungimento di un accordo sulle proposte legislative di revisione della governance europea desta forte preoccupazioni in vista del rischio di riattivazione dei vecchi parametri fiscali, considerato che all'inizio del prossimo anno verrà disattivata la clausola di salvaguardia generale del Patto, azionata da marzo 2020. Il tema dell'aggiornamento e della revisione del quadro della governance economica europea rappresenta, pertanto, una questione centrale nel dibattito europeo non più rinviabile a fronte della nuova realtà economica - pesantemente influenzata dalle crescenti tensioni e dai mutati scenari geo-politici internazionali - e da rilanciare il prima possibile per sostenere una crescita inclusiva e la sostenibilità di bilancio a lungo termine;

            nell'ambito dell'accordo sul bilancio, la Commissione europea ha presentato, lo scorso 20 giugno, un pacchetto di proposte per la revisione intermedia del Quadro finanziario pluriennale (QFP) dell'UE 2021-2027 e l'introduzione di nuove risorse proprie dell'UE;

            la presentazione delle proposte fa seguito a un preciso impegno contenuto nell'accordo interistituzionale siglato a dicembre 2020 tra Parlamento europeo, Consiglio dell'Unione europea e Commissione europea in sede di approvazione del QFP dell'Unione europea 2021-2027;

            alla base della proposta di revisione intermedia del QFP dell'Unione europea, che riguarderà il periodo 2024-2027, si pone opportunamente l'accento sull'esigenza di tenere conto degli importanti sviluppi che si sono verificati dopo la sua adozione, con particolare riferimento alle conseguenze economiche e sociali della crisi pandemica, ai flussi migratori, alla guerra in Ucraina e alla conseguente crisi umanitaria ed energetica, alla rapida accelerazione dell'inflazione e dei tassi di interesse, alle ripetute perturbazioni delle catene di approvvigionamento globale e all'accresciuta competizione tecnologica globale;

            per rispondere a queste sfide, l'Unione europea ha sfruttato al massimo le disponibilità del bilancio comune, ricorrendo ampiamente alle redistribuzioni e sfruttandone i ristretti meccanismi di flessibilità, con il risultato che il bilancio stesso non dispone più, per i prossimi quattro anni, di margini e stanziamenti adeguati per affrontare le priorità dell'attuale contesto geopolitico ed economico, che si presenta estremamente volatile e incerto;

            la revisione intermedia risponde dunque all'obiettivo di dotare l'Unione di nuovi strumenti e maggiori risorse per perseguire più adeguatamente le proprie priorità politiche;

            è, pertanto, condivisibile, nelle sue linee generali, la proposta della Commissione di rafforzare il QFP dell'Unione europea, ma permangono alcuni dubbi sull'opportunità di concentrare la maggiore dotazione di risorse proposta solo su alcuni degli ambiti problematici più urgenti nel quadro del bilancio esistente;

            le proposte di revisione del QFP, infatti, non tengono in considerazione alcune delle sfide-chiave e delle necessità che l'UE e i suoi Stati membri si troveranno ad affrontare nei prossimi anni: tra le esigenze attuali e future più impellenti e che non trovano spazio nell'ambito delle proposte della Commissione cui destinare nuove risorse, si segnalano in particolare quelle afferenti al Pilastro europeo dei diritti sociali e, in particolare, alla garanzia di una retribuzione dignitosa e adeguata per tutti i lavoratori, la realizzazione di un mercato del lavoro più inclusivo, equo e paritario, la parità di genere e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, così come i principi orizzontali in materia di clima e biodiversità, che sono alla base del QFP e di tutte le politiche europee correlate;

            tra i settori di intervento individuati come prioritari dalla Commissione c'è poi quello delle migrazioni, che assorbe 15 miliardi di euro aggiuntivi del bilancio europeo, la seconda voce di spesa in termini di risorse dopo la creazione dello strumento per l'Ucraina. A riguardo, va ricordato che in questi anni abbiamo assistito al fallimento della gestione del fenomeno migratorio a livello nazionale ed europeo, con il mancato superamento della logica di Dublino e con un nuovo Patto europeo sulle migrazioni che non intacca il principio del Paese di primo ingresso e che attribuisce ai Paesi di frontiera la responsabilità di gestire le domande di asilo e l'obbligatorietà della redistribuzione dei migranti in tutti gli Stati membri;

            nell'ambito della proposta della CE di istituire una nuova piattaforma per le tecnologie strategiche per l'Europa (STEP), la Commissione propone - oltre alla proroga di 1 anno del termine per la presentazione delle richieste di pagamento per il ciclo di programmazione 2014-2020 dei fondi di coesione - di estendere alle grandi imprese l'ammissibilità dei fondi di coesione; si tratta di una previsione che potrebbe avere conseguenze preoccupanti sul tessuto imprenditoriale italiano, composto notoriamente da PMI - implicando una eventuale distrazione delle risorse afferenti alla politica di coesione per la competitività tecnologica di cui tali imprese, soprattutto nel Mezzogiorno, potrebbero beneficiare, a vantaggio invece delle grandi realtà;

            sebbene strettamente collegate, anche in termini di impatto complessivo sul saldo netto degli Stati membri, le proposte per la revisione intermedia del QFP e quelle per l'istituzione di nuove risorse proprie stanno seguendo percorsi negoziali distinti, tenuto conto anche del fatto che per la loro approvazione sono necessarie procedure e maggioranze diverse, per permettere di raggiungere più rapidamente un accordo sulla revisione intermedia del QFP;

            in particolare, limitati sono stati gli avanzamenti nei negoziati sulle nuove risorse proprie (così gli accordi per ETS e CBAM e in particolare lo stallo della convenzione multilaterale sul primo pilastro relativo all'accordo OCSE/G20 sulla quota degli utili residui delle multinazionali) e ciò nonostante appaiano condivisibili le modifiche prospettate dalla Commissione europea alle proposte, già presentate a dicembre 2021, di nuove risorse proprie collegate al sistema per lo scambio di quote di emissioni (ETS) e al meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), allo scopo di adeguarle alla legislazione adottata a livello unionale, nonché di introdurre una nuova risorsa propria transitoria basata sui dati statistici comunicati dagli enti nazionali ad Eurostat riguardo ai profitti delle società, che sarebbe successivamente sostituita da un eventuale contributo nell'ambito della proposta "Imprese in Europa: quadro per l'imposizione dei redditi (BEFIT)", proposto dalla Commissione europea;

            nel corso dell'ultimo Consiglio europeo di fine ottobre, i leader dei Paesi membri hanno proceduto ad uno scambio di opinioni sulla revisione proposta del quadro finanziario pluriennale 2021-2027 ed hanno invitato il Consiglio a proseguire i lavori in vista del raggiungimento di un accordo complessivo entro la fine dell'anno,

        impegna, quindi, il Governo:

                1) con riferimento al conflitto in Ucraina:

                    a) a imprimere una concreta svolta per profondere il massimo ed efficace sforzo sul piano diplomatico, in sinergia con gli altri Paesi europei, per l'immediata cessazione delle operazioni belliche con iniziative multilaterali o bilaterali utili a una de-escalation militare, portando il nostro Paese finalmente a farsi capofila di un percorso di soluzione negoziale del conflitto che non lo impegni in ulteriori forniture di materiali di armamento, per il raggiungimento di una soluzione politica in linea con i principi del diritto internazionale;

                    b) ad intraprendere tutte le azioni necessarie atte a scongiurare la distrazione delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza a favore del co-finanziamento dell'industria della difesa, in particolare per la produzione di armamenti, considerato che tali fondi rappresentano lo strumento principale di ripresa e rilancio dell'economia del Paese provato dalla recente pandemia e non uno strumento di supporto ad una economia di guerra;

                    c) a rafforzare in modo massiccio e costante l'invio di aiuti umanitari per la popolazione ucraina, nonché le misure di accoglienza adottate per le persone in fuga dalla crisi bellica, con particolare attenzione alle esigenze dei soggetti minori, anche al fine di assicurare la tutela dei diritti loro riconosciuti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e alle esigenze dei soggetti più fragili, tra cui anziani e disabili;

                2) in relazione alla questione israelo-palestinese:

                    a) a profondere, anche per tale fronte bellico, ogni sforzo a tutti i livelli, internazionale, europeo e bilaterale, al fine di giungere a un immediato e duraturo "cessate il fuoco", a massima garanzia dell'incolumità della popolazione civile di entrambe le parti;

                    b) ad attivarsi immediatamente affinché l'Italia partecipi e sostenga ogni iniziativa, sia in seno all'Unione europea, sia insieme ai nostri alleati e alle organizzazioni internazionali, che consenta di giungere alla liberazione di tutti gli ostaggi, di evitare un allargamento e l'inasprirsi del conflitto, di proteggere le popolazioni civili e garantire a Israele il diritto di esistere e difendersi, nel rispetto del diritto internazionale e umanitario;

                    c) a intraprendere ogni utile iniziativa di carattere internazionale ed europea volta a promuovere, con urgenza, una conferenza di pace che accompagni un processo di negoziato sulla base delle legittime aspettative delle parti in conflitto, nel rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario, all'interno della cornice di principio "due popoli, due Stati";

                    d) ad adoperarsi con urgenza a tutti i livelli, internazionale, europeo e bilaterale per consentire una permanente apertura di adeguati corridoi umanitari e l'ingresso di personale sanitario e umanitario nella Striscia di Gaza, anche al fine di consentire l'ingresso di aiuti umanitari e, al contempo, permettere l'evacuazione dei civili più vulnerabili, tra cui i feriti in gravi condizioni, bambini e anziani;

                    e) a sostenere iniziative volte alla protezione della popolazione civile palestinese, compresa la possibilità di una protezione ONU specifica per i residenti di Gaza, in particolare supportando, anche finanziariamente, l'UNRWA al fine di un rafforzamento dell'azione delle organizzazioni internazionali volte all'assistenza e alla protezione dei profughi palestinesi;

                    f) a rafforzare, in termini di protezione e garanzia delle necessarie condizioni di sicurezza, la presenza sul posto e la capacità degli operatori umanitari delle Nazioni Unite di fornire adeguata assistenza umanitaria ai rifugiati nella Striscia di Gaza - presidio essenziale anche nell'ottica di una futura fase di ricostruzione - nel rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra e della Convenzione dei Privilegi e delle Immunità delle Nazioni Unite, anche al fine di scongiurare il rischio di tensioni e disordini civili, con conseguenze imprevedibili per l'intera regione e non solo;

                    g) a farsi promotore, a livello europeo, della sospensione della vendita, della cessione e del trasferimento di armamenti allo Stato di Israele, nel rispetto della Posizione comune (2008/944/PESC) sulle esportazioni di armi e del Trattato sul commercio di armi (ATT) dell'ONU;

                3) relativamente all'allargamento dell'Unione europea:

                    a) a sostenere il processo di adesione dei Balcani Occidentali all'Unione europea, incoraggiando la regione a proseguire i propri sforzi nell'attuare le riforme fondamentali e a soddisfare le condizioni per avviare i negoziati di adesione e, in questo contesto, contribuire alla stabilizzazione sociale e politica delle tensioni etniche e politiche ancora presenti nell'area;

                4) in materia di sicurezza e difesa europea:

                    a) a rafforzare l'azione dell'Italia nel processo di costituzione e coordinamento di una difesa comune dell'Unione europea quale pilastro della sua politica estera - come in parte già avviato con la Bussola strategica - al fine di promuoverne i valori di pace, rispetto e di difesa del diritto internazionale e dei diritti umani, anche a garanzia di una maggiore sicurezza dell'Unione;

                    b) ad adoperarsi, ripartendo dai principi di diritto che sono alla base dell'ordine internazionale, per la convocazione di una Conferenza sulla Sicurezza in Europa, al fine di ristabilire, in nome di un rinnovato spirito di Helsinki, un quadro di pace, sicurezza e cooperazione;

                5) in relazione alle politiche economiche e di bilancio e alla revisione del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027:

                    a) nell'ambito del processo di riforma in corso delle regole fiscali del Patto di stabilità e crescita, a lavorare per il superamento degli ormai irrealistici parametri quantitativi del 3 per cento e del 60 per cento, privi di una reale giustificazione economica e spesso oggetto di critiche, con il conseguente superamento della fase preventiva e quella correttiva del PSC, la cui applicazione si è dimostrata a più riprese incoerente, e garantire altresì un'applicazione omogenea della procedura per gli squilibri macroeconomici, al fine di affrontare adeguatamente il fenomeno della pianificazione fiscale aggressiva e gli eccessivi surplus di specifici Stati membri, prevedendo, inoltre, percorsi di rientro dal debito realistici che tengano conto delle specificità degli Stati membri e del loro quadro macroeconomico complessivo e, inoltre, superando l'utilizzo prevalente di indicatori non osservabili come il saldo strutturale, al fine di ancorare la sorveglianza macroeconomica a indicatori direttamente osservabili e misurabili;

                    b) conseguentemente, a disegnare una strategia complessiva di riforma della nuova architettura dell'Unione europea più favorevole alla crescita economica, finalizzata a rendere le norme sul debito più semplici, più applicabili e concepite per sostenere le priorità politiche per la doppia transizione verde e digitale, con adeguati investimenti pubblici e privati, in senso coerente con l'interesse dell'Italia, opponendosi a qualsiasi meccanismo che implichi una ristrutturazione automatica del debito pubblico e che finisca per costringere alcuni Paesi verso percorsi di ristrutturazione predefiniti ed automatici, con sostanziale esautorazione del potere di elaborare in autonomia politiche economiche efficaci;

                    c) a non disperdere l'esperienza positiva del dispositivo di ripresa e resilienza nella nuova architettura della politica di bilancio europea, trasformando il programma NGEU in uno strumento permanente, da finanziare attraverso il bilancio europeo, con la conseguente istituzione di nuove fonti di entrate nella forma di risorse proprie dell'Unione europea e l'inclusione dell'emissione di debito comune europeo come strumento stabile, finalizzati a sostenere l'impegno comune per il rafforzamento degli investimenti nella produzione di «beni pubblici» che consentano di rispondere al meglio alle esigenze concordate a livello europeo, come ricerca innovazione, sicurezza e transizione energetica, al fine di assicurare all'Unione europea un proprio spazio fiscale autonomo, capace di avviare una politica economica anti-ciclica; nonché prevedere lo scorporo dal calcolo del deficit di determinate categorie di investimenti pubblici nazionali produttivi, che sono ostacolati dall'attuale quadro di bilancio - tra i quali gli investimenti destinati all'istruzione, quelli in ambito di spesa sanitaria, gli investimenti green, quelli destinati alle energie rinnovabili e ai beni pubblici europei - nonché esentare, dalla regola di spesa, gli investimenti finanziati dai prestiti del programma Next Generation EU che promuovono gli obiettivi a lungo termine dell'Unione europea, per rendere l'economia e il sistema energetico dell'Unione europea più competitivi, sicuri, omogenei e sostenibili;

                    d) a scongiurare, nell'ambito dei negoziati sulla nuova governance economica europea, il rischio che la spesa per la difesa, in particolare quella destinata alla produzione di armamenti, venga esclusa dai vincoli europei di bilancio;

                    e) a proseguire i negoziati in corso sulla revisione intermedia del Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 congiuntamente all'esame delle proposte per l'istituzione di nuove risorse proprie - strutturate come durature, eque e che possano contribuire a promuovere le priorità politiche dell'Unione - al fine di adeguare il bilancio dell'Unione alle nuove sfide globali e garantire al contempo un bilancio di dimensioni adeguate, in particolare assicurando:

                           1) che la revisione non determini un peggioramento del saldo netto dell'Italia;

                           2) stante il costante aumento dei tassi di interesse, che rende più oneroso il rimborso del debito, di considerare che il costo degli interessi non costituisce una spesa discrezionale e non può, pertanto, essere soggetto a un tetto di spesa nell'ambito di un massimale del QFP, senza determinare un rischio diretto per i programmi di investimento e i loro beneficiari e per la capacità del bilancio di rispondere alle esigenze emergenti;

                           3) che le nuove risorse da assegnare al bilancio dell'Unione europea siano tali da consentire all'Unione di perseguire effettivamente le priorità individuate, senza compromettere l'efficacia delle politiche tradizionali e, pertanto, senza che eventuali proposte di redistribuzione siano finanziate in tutto o in parte mediante tagli ai fondi destinati alla politica di coesione e alla politica agricola comune;

                           4) appropriati margini di flessibilità nel bilancio sì da utilizzare le risorse esistenti, anche consentendo un adeguamento dell'allocazione dei finanziamenti in caso di shock economici inaspettati o una reazione adeguata e tempestiva a eventuali emergenze occupazionali, sociali e ambientali;

                           5) che l'Unione europea abbia a disposizione nuovi finanziamenti per sostenere gli investimenti strategici, come quelli per le transizioni verde e digitale, e per garantire il pieno raggiungimento degli obiettivi strategici relativi al Green Deal, nonché per sostenere le politiche a tutela del lavoro, dell'occupazione e dei diritti sociali in piena attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali e dei principali obiettivi sociali dell'UE al 2030;

                           6) che la proposta della Commissione per una maggiore flessibilità nella mobilitazione del Dispositivo per la ripresa e la resilienza e soprattutto dei fondi della coesione, garantisca effettivamente pari condizioni di concorrenza nel mercato unico, generando al contempo investimenti a lungo termine in tecnologie strategiche, nel nostro Paese, e pertanto rappresentando una posizione contraria all'estensione dell'RRF e dei fondi di coesione alle grandi imprese;

                           7) per quanto riguarda le modifiche al sistema delle risorse proprie, che incide in modo decisivo sul modo di intendere il processo di integrazione europea e sui suoi sviluppi futuri, il pieno e fermo sostegno all'introduzione di nuove entrate effettivamente proprie dell'Unione europea, che riducano la dipendenza dai contributi degli Stati membri a titolo di risorsa basata sul Reddito nazionale lordo e contribuiscano a coprire il rimborso del debito di Next Generation EU - non più "sostenibile" per l'Italia basandosi solo sul RNL -, senza innalzare la pressione fiscale complessiva.

(6-00060) n. 4 (13 dicembre 2023)

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni.

Votata per parti separate. Respinta.

Il Senato della Repubblica,

        considerando che:

            il prossimo Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2023 discuterà di diversi temi cruciali e di portata strategica come le tragiche evoluzioni in Medio Oriente, il protrarsi della guerra in Ucraina, la politica di allargamento dell'Unione, la revisione del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e le politiche di sicurezza e difesa;

        premesso che:

            esprime allarme per la situazione catastrofica e l'emergenza umanitaria a Gaza, dove i continui bombardamenti e le incursioni dell'esercito israeliano hanno fin qui prodotto più di 17.000 vittime molte delle quali bambini, più di un milione di sfollati e la distruzione di gran parte delle infrastrutture dell'aerea, incluse case, ospedali e scuole;

            chiede un cessate il fuoco immediato, la fine delle violenze, il rilascio di tutti gli ostaggi e il rigoroso rispetto del diritto internazionale umanitario ad opera di tutte le parti; supporta senza alcuna titubanza gli appelli del Segretario generale dell'ONU per prevenire una futura escalation, per porre fine a questa crisi e scongiurare quella catastrofe umanitaria che è già in corso; evidenzia che lo stesso Guterres per la prima volta ha dovuto far ricorso all'articolo 99 della Carta delle Nazioni Unite, richiamando formalmente l'attenzione del Consiglio di sicurezza sulla minaccia attuale per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale; considera che questo richiamo vada colto nella sua pienezza e sostenuto con forza, sollecitando uno sforzo immediato e concreto di tutta la comunità internazionale; apprezza che l'Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Borrell, abbia sostenuto tale richiamo, disapprova il veto degli Stati Uniti che ha bloccato la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che chiedeva un cessate il fuoco umanitario nella Striscia di Gaza;

            sottolinea che i bombardamenti sulla Striscia di Gaza, la privazione di elettricità, cibo, acqua e carburante e gli ordini di evacuazione impartiti ai palestinesi sono da considerarsi come attacchi indiscriminati, punizioni collettive e trasferimenti forzati di popolazione che equivalgono a crimini di guerra secondo il diritto internazionale; considera quindi necessario che la Corte penale internazionale indaghi e che possa giudicare su tutte le responsabilità;

            ribadisce la più ferma condanna degli attacchi terroristici multipli e indiscriminati di Hamas in Israele del 7 ottobre; trasmette piena solidarietà alla popolazione colpita ed esprime angoscia per l'enorme carico di vittime civili e per i numerosi ostaggi rapiti, di cui chiede urgentemente la liberazione; considera che il diritto alla difesa di Israele non possa travalicare i limiti del diritto internazionale umanitario e constata come tali limiti siano stati già ampiamente superati;

            invita a collocare questa tragedia nella più generale instabilità e pericolosità del contesto geopolitico globale, nella coscienza che questo potrebbe essere un tassello di un ulteriore e drammatico precipitare della situazione e che ci sia bisogno urgentemente di mettere in campo ogni sforzo concreto possibile per la pace;

            ritiene che di fronte ad eclatanti violazioni del diritto internazionale, al mancato rispetto dei diritti umani e a crimini di guerra non possano esserci spazi di impunità o doppi standard, considera pertanto necessario valutare l'utilizzo di tutti gli strumenti e le leve diplomatiche volte a rendere esigibile il rispetto del diritto internazionale;

            ricorda che l'articolo 2 dell'accordo di associazione tra l'Unione europea e lo Stato di Israele definisce che le relazioni tra le parti "si fondano sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici", ne constata quindi la mancanza e ne chiede il rispetto integrale;

            ribadisce il contributo essenziale dell'UNRWA al sostentamento dei rifugiati palestinesi in un difficile contesto di esigenze umanitarie crescenti ed esprime la massima solidarietà, supporto e vicinanza per gli attacchi politici ricevuti; chiede di sostenere l'appello di emergenza dell'UNRWA per far fronte alle pressanti esigenze nella Striscia di Gaza e di sbloccare rapidamente tutti i fondi in sospeso per garantire la continuità dei suoi servizi vitali a Gaza e nella regione;

            ritiene necessario riconoscere le responsabilità di larga parte della comunità internazionale nell'avere progressivamente accentuato l'isolamento del popolo palestinese e tollerato la violazione sistematica della legalità internazionale e di numerose risoluzioni delle Nazioni Unite, producendo così l'assenza di una qualsiasi prospettiva di pace credibile; considera che le azioni terroristiche di Hamas, il fondamentalismo islamico e l'indebolimento della leadership laica in Palestina abbiano nociuto alla causa e al diritto di autodeterminazione del popolo palestinese, contribuendo anche loro all'allontanamento di un necessario percorso di pace che deve portare a due Stati e due popoli;

            considera necessario rescindere i contratti di acquisto di gas e non sottoscriverne nuovi con quei Paesi come il Qatar finanziatori del gruppo Hamas e più in generale con Paesi dove sono perpetrate gravi violazioni di diritti umani;

            evidenzia la necessità di conseguire una pace duratura ed equa nella regione, in linea con il diritto internazionale e i diritti umani e sulla base delle risoluzioni delle Nazioni Unite; esorta la comunità internazionale, l'Unione europea, i suoi Stati membri e i Paesi della regione ad adottare misure immediate per prevenire un'ulteriore escalation e chiede che i negoziati si svolgano sotto l'egida delle Nazioni Unite;

            richiama la risoluzione 181 (II) dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 29 novembre 1947, che raccomandava la creazione di due Stati indipendenti nel territorio della Palestina storica; deplora che ciò non è stato realizzato e che lo Stato di Israele continua a occupare il territorio palestinese e a negare alla popolazione palestinese il diritto all'autodeterminazione; ricorda che l'11 novembre 2022 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato per richiedere un parere alla Corte internazionale di giustizia in merito alla prolungata occupazione, all'insediamento e all'annessione del territorio palestinese da parte di Israele, che viola il diritto dei palestinesi all'autodeterminazione;

            ricorda che l'uso del fosforo bianco è vietato dalla Convenzione sulle armi chimiche; esprime preoccupazione per le denunce di diverse ONG circa un suo possibile utilizzo da parte dell'esercito israeliano e chiede che si svolga un'indagine indipendente che chiarisca anche questo aspetto;

            esprime allarme e ferma condanna per gravissimi episodi di antisemitismo e islamofobia e ricorda che nessuna forma di razzismo e xenofobia può e deve trovare spazio nel nostro contesto democratico;

            ricorda che la difesa della pace, della democrazia e dei diritti umani nel mondo sono elementi costitutivi dell'Unione europea e che su questi deve basarsi la sua azione esterna e la sua autonomia strategica;

            esprime preoccupazione per il protrarsi del conflitto in Ucraina e constata che, al netto di altalenanti evoluzioni del conflitto, si prefigura una condizione di guerra di posizione e di logoramento destinata a protrarsi sul lungo periodo prolungando e aumentando così il carico di morte, distruzione e sofferenza;

            prende atto del fatto che la fornitura di equipaggiamento militare all'Ucraina era stata considerata come uno strumento volto a determinare migliori condizioni negoziali e guarda quindi con estremo disappunto alla mancanza di partecipazione e collaborazione dell'Unione a qualsiasi percorso negoziale e dell'assenza di sforzi volti ad individuare condizioni concrete e realistiche in cui tale negoziato possa aver luogo;

            osserva con preoccupazione che le conclusioni del Consiglio europeo del 26 e 27 ottobre non hanno contemplato nessuna prospettiva di soluzione diplomatica del conflitto in atto;

            ritiene che l'Unione europea debba invece assumere l'onere di una grande iniziativa diplomatica convocando una conferenza multilaterale per la pace e la sicurezza; ricorda infatti che l'articolo 21 del Trattato sull'Unione europea definisce il compito di promuovere "soluzioni multilaterali ai problemi comuni, in particolare nell'ambito delle Nazioni Unite", indicando anche l'obiettivo di "preservare la pace, prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale, conformemente agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite, nonché ai principi dell'Atto finale di Helsinki";

            considera che l'Unione europea debba costruire e rafforzare la propria autonomia strategica e che questa è determinata innanzitutto dalla capacità di una propria e autonoma iniziativa politica nelle relazioni internazionali, ma anche dalla costruzione di un sistema di difesa europeo e di una politica estera comune europea; sottolinea a tal proposito che la decisione di diversi Stati membri di aumentare la spesa militare al 2 per cento del PIL nel quadro di un impegno NATO, oltre ad alimentare una ulteriore e pericolosa corsa agli armamenti, muove in una direzione opposta all'autonomia strategica dell'Unione e ad un sistema di difesa comune che, al contrario, dovrebbe comportare una razionalizzazione della spesa militare complessiva;

            considera che l'implementazione dello Strategic Compass non risulta corrispondere alla costruzione di un sistema autonomo di sicurezza e difesa europeo, sia per carenza di reale autonomia politica sullo scenario geopolitico globale, sia per il prevalere di una dimensione prettamente intergovernativa nella governance e nazionale nelle ricadute operative;

            ricorda che il processo di adesione all'Unione europea è intrinsecamente collegato al rispetto ed alla promozione dei valori comuni esplicitati nell'articolo 2 del Trattato dell'Unione europea, quali il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze; ritiene quindi che il processo di adesione e il riconoscimento dello status di candidato andrebbe riconosciuto in maniera uniforme a tutti i Paesi e sulla base di valutazioni attinenti a criteri precisi; in particolare ricorda che i criteri di Copenaghen definiscono le condizioni essenziali che tutti i Paesi candidati devono soddisfare e che forzature o deroghe rischiano di compromettere la credibilità del processo di adesione all'UE e creare squilibri nelle relazioni di vicinato;

            considera necessario raggiungere un accordo in tempi brevi sulla revisione del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 al fine di rispondere più efficacemente all'evoluzione delle esigenze, al deterioramento della situazione economica e sociale dei cittadini europei e di colmare le lacune di finanziamento, aumentando la flessibilità e la capacità di risposta alle crisi. La revisione deve fornire nuovi finanziamenti per le priorità politiche ambientali e sociali e garantire un bilancio dell'UE più forte e ambizioso; a ciò è legata infatti la possibilità che la politica di coesione dell'UE fornisca le risposte necessarie alla transizione verde e digitale;

            considera insufficiente la proposta di riforma del Patto di stabilità e crescita proposta dalla Commissione europea; constata inoltre che l'attuale sistema di governance economica europea risulta inadeguato a fornire le risposte economiche necessarie in fasi di crisi. In particolare, considera necessario prevedere lo scorporo dal calcolo degli investimenti strategici per la transizione ecologica e le politiche sociali. Ritiene urgente quindi lavorare per una riforma profonda della governance economica che superi anche l'impianto attuale, in modo da poter sostenere le necessarie politiche sociali, favorire scelte espansive e anticicliche e investimenti strategici;

            sottolinea che i livelli attuali e le previsioni di inflazione generano un quadro complessivamente allarmante che sta già colpendo in maniera consistente il potere di acquisto e le condizioni di vita di milioni di cittadini europei; ritiene che la risposta a questa situazione non può essere affidata alle sole politiche monetarie della Banca centrale europea ed evidenzia l'urgenza di azioni volte a incrementi sostanziali di salari e pensioni;

            sottolinea l'importanza di mantenere l'impegno nei confronti del Green Deal europeo; ritiene che sia necessario attuare il Green Deal europeo nel suo complesso per conseguire gli obiettivi dell'Unione e invita pertanto la Commissione a realizzarne senza indugio tutti gli elementi; evidenzia come il ruolo del Governo italiano alla Conferenza sul clima di Dubai, Cop28, sia stato marginale e sostanzialmente in linea con quei paesi che vogliono rallentare la decisione sulla fuoriuscita dalle fonti fossili;

            ricorda che l'Italia non fa parte della Beyond Oil & Gas Alliance (Boga), un'unione di Paesi legati dall'impegno di non rilasciare nuove autorizzazioni per la ricerca e l'estrazione di combustibili fossili. Nel 2021 a Glasgow aderirono sette Nazioni tra cui Francia, Irlanda e Portogallo e alcune realtà politiche e federali come Galles e California. Successivamente altri Paesi si sono aggiunti e alla Cop28 di Dubai hanno annunciato il loro ingresso Spagna, Kenya e Samoa. Deplora che l'Italia non sia ancora nella lista e evidenzia che nel 2021 il Governo Draghi si inserì all'ultimo come Friend of Boga (amico di Boga) un'affiliazione estremamente blanda che di fatto non implica nessun impegno concreto;

            ricorda che, secondo le conclusioni della sesta relazione di valutazione del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), limitare il riscaldamento globale a 1,5°C o addirittura a meno di 2°C richiede azioni di mitigazione rapide, profonde e durature; sottolinea che limitare il riscaldamento globale a 1,5°C richiede una riduzione delle emissioni globali di gas a effetto serra del 43 per cento rispetto ai livelli del 2019 in questo decennio critico prima del 2030; considera quindi urgente uno sforzo concertato della comunità internazionale per conseguire tale obiettivo e invita i Paesi sviluppati e i principali produttori di emissioni a dare l'esempio;

            evidenzia come il ruolo degli allevamenti intensivi sia responsabile del 17 per cento delle emissioni globali di CO2 e come i processi di deforestazione siano legati anche alla produzione di carne, come accade in Amazzonia;

            considera urgente accelerare l'azione per il clima per conseguire gli obiettivi dell'accordo di Parigi in modo da garantire una transizione giusta che non lasci indietro nessuno; ritiene che la Cop28 avrebbe dovuto affrontare la necessità di una trasformazione strutturale verso un modello economico libero dalle fonti fossili che garantisca il benessere di tutti entro i limiti del pianeta;

            sottolinea che i combustibili fossili sono il principale fattore che contribuisce ai cambiamenti climatici e sono responsabili di oltre il 75 per cento di tutti i gas a effetto serra e che i piani attuali porterebbero alla produzione di circa il 240 per cento in più di carbone, del 57 per cento in più di petrolio e del 71 per cento in più di gas rispetto a quanto sarebbe coerente con la limitazione del riscaldamento globale a 1,5ºC; manifesta preoccupazione per il fatto che le emissioni di CO2 prodotte dalle attuali infrastrutture globali a combustibili fossili supererebbero da sole il bilancio del carbonio rimanente per restare al di sotto di 1,5°C;

            deplora il fatto che le sovvenzioni all'energia fossile nell'Unione siano rimaste stabili dal 2008, per un totale di circa 55-58 miliardi di EUR all'anno e corrispondenti a circa un terzo di tutte le sovvenzioni all'energia nell'Unione. Chiede di porre fine con urgenza a tutte le sovvenzioni dirette e indirette ai combustibili fossili nell'UE quanto prima e al più tardi entro il 2030 e ad altre sovvenzioni dannose per l'ambiente quanto prima e al più tardi entro il 2027, sia a livello dell'UE che degli Stati membri, attraverso l'adozione di politiche, tempistiche e misure concrete;

            disapprova che il Governo abbia deciso di trasformare l'Italia in un hub del gas e di utilizzare il Piano Mattei come strumento per tentare di sfruttare le fonti fossili dell'Africa in cambio dei fondi nazionali per il clima pari a 3 miliardi di euro;

            ricorda che il Parlamento europeo, a norma dell'articolo 48 del Trattato sull'Unione europea, ha presentato una proposta di modifica dei Trattati, dando seguito agli impegni presi nel processo della Conferenza sul futuro dell'Europa; considera importante dar seguito a tale proposta, avviando un processo costituente dell'Unione che superi gli attuali limiti e ne approfondisca l'integrazione,

        impegna il Governo a:

            1) lavorare nell'ambito del Consiglio europeo e in ogni sede internazionale per arrivare in tempi brevi ad un cessate il fuoco a Gaza per mettere fine alla catastrofe umanitaria in corso, per l'interruzione di ogni ulteriore escalation militare, per la liberazione dei prigionieri e per la costruzione delle condizioni per avviare un processo di pace;

            2) chiedere esplicitamente di inserire nelle conclusioni del Consiglio europeo il pieno supporto all'azione del segretario generale dell'ONU Guterres, al suo richiamo all'articolo 99 della Carta delle Nazioni Unite e ai suoi sforzi per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale;

            3) esigere il pieno rispetto del diritto internazionale, supportare indagini della Corte penale internazionale sulle violazioni e sui crimini di guerra e valutare l'utilizzo di tutti gli strumenti e le leve diplomatiche volte a rendere esigibile il rispetto del diritto internazionale;

            4) riconoscere lo Stato di Palestina quale azione di politica estera che imprima una svolta positiva al necessario negoziato tra le parti per giungere alla soluzione "due popoli due Stati" sulla base dei confini del 1967 e a garantire la coesistenza nella libertà, nella pace e nella democrazia dei due popoli;

            5) chiedere che il prossimo Consiglio europeo investa su un nuovo protagonismo dell'Unione europea per la pace, nel quadro di una sua effettiva autonomia strategica e che, anche nel contesto della crisi in Medio Oriente e della guerra in Ucraina, si avvii una forte iniziativa diplomatica dell'Unione per la richiesta di un cessate il fuoco e l'avvio di un processo di pace in un contesto multilaterale;

            6) sospendere la fornitura nazionale di equipaggiamento militare all'Ucraina e a lavorare per una soluzione diplomatica partendo dagli accordi disattesi di Minsk II, nella consapevolezza della non sostenibilità di una guerra infinita;

            7) sostenere il rafforzamento dell'autonomia strategica dell'Unione nel quadro di un sistema di sicurezza e difesa europeo che preveda la razionalizzazione e la riduzione complessiva della spesa militare;

            8) difendere una politica di allargamento dell'Unione basata sulla condivisione e il rispetto dei valori fondamentali espressi nell'articolo 2 del Trattato dell'Unione europea e di criteri politici specifici che condizioni l'ingresso a specifiche condizioni politiche e progressi democratici tangibili;

            9) lavorare per una revisione ambiziosa del Quadro finanziario pluriennale che metta in campo le risorse per rispondere all'emergenza economica e sociale e per sostenere la transizione ecologica;

            10) negoziare una più ambiziosa riforma del Patto di Stabilità e Crescita e della governance economica europea;

            11) avanzare in Consiglio europeo l'urgenza di una tassazione europea sulle grandi ricchezze volta a finanziare investimenti necessari per la lotta alla povertà e la transizione ecologica e sociale;

            12) insistere per il rapido completamento e la piena e concreta implementazione del Green Deal europeo;

            13) riformare l'istituto SACE affinché non investa e finanzi all'estero progetti di sfruttamento di idrocarburi;

            14) rivedere la decisione di trasformare l'Italia in un hub del gas e non utilizzare il Piano Mattei per sfruttare le fonti fossili dell'Africa;

            15) raggiungere entro il 2030 l'obiettivo di destinare lo 0,7 per cento del reddito nazionale lordo da destinare agli aiuti allo sviluppo con particolare attenzione alle politiche sul clima e della cooperazione;

            16) aderire alla Beyond Oil & Gas Alliance (Boga), l'alleanza di Paesi che si sono impegnati a non rilasciare nuove autorizzazioni per la ricerca e l'estrazione di combustibili fossili;

            17) lavorare per l'impegno del Consiglio europeo a porre fine con urgenza a tutte le sovvenzioni dirette e indirette ai combustibili fossili nell'UE entro il 2030;

            18) dar seguito alla proposta del Parlamento europeo di riforma dei Trattati ai sensi dell'articolo 48 del Trattato sull'Unione europea e consentire l'avvio di un processo di riforma dell'Unione sulla base delle proposte della Conferenza sul futuro dell'Europa.

(6-00061) n. 5 (13 dicembre 2023)

Enrico Borghi, Renzi, Paita, Scalfarotto, Fregolent, Musolino, Sbrollini.

Votata per parti separate. Approvata la parte evidenziata in neretto; respinta la restante parte.

Il Senato

        premesso che:

            la riunione del Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2023 discuterà dei seguenti temi: Ucraina, Medio Oriente, allargamento dell'Unione, quadro finanziario pluriennale 2021-2027, migrazione, sicurezza e difesa e agenda strategica;

            i pacchetti di aiuti all'Ucraina, dall'inizio della guerra di aggressione della Russia, erogati direttamente dall'UE e unilateralmente dagli Stati membri ammontano a circa 82,4 miliardi di euro;

            gli aiuti ammontano a circa 31 miliardi di euro in assistenza finanziaria, di bilancio e umanitaria, 17 miliardi di euro in sostegno ai rifugiati all'interno dell'UE, 25 miliardi di euro in sostegno militare e 9,4 miliardi di euro in sovvenzioni, prestiti e garanzie;

            il Consiglio dovrà ribadire l'impegno dell'Unione europea a fornire all'Ucraina e al suo popolo un pieno sostegno finanziario, umanitario e militare per tutto il tempo che si renderà necessario;

            appare indispensabile che gli Stati membri continuino con determinazione a contribuire, a lungo termine e insieme agli altri partner europei, agli impegni in materia di sicurezza a favore dell'Ucraina, al fine di appoggiare la resistenza e contrastare gli sforzi di destabilizzazione del continente, scoraggiando ulteriori atti di aggressione in futuro;

            sul piano dell'allargamento, il Consiglio europeo del 23 e 24 giugno 2022 ha riconosciuto la prospettiva dell'adesione all'Unione europea dell'Ucraina, concedendole lo status di candidato;

            nonostante la dichiarazione di Granada, che definisce i processi di allargamento come un "investimento geostrategico nella pace, nella sicurezza, nella stabilità e nella prosperità", l'adesione all'Unione europea resta un processo meritocratico;

            l'Ucraina ha compiuto progressi nell'ambito del processo di adesione, in quanto il Paese ha già soddisfatto alcune delle condizioni richieste, ma sarà importante, nell'ambito del suo percorso, sostenere il processo di riforme che ha intrapreso e dare avvio al processo di negoziazione;

            l'adesione dell'Ucraina all'Unione europea rappresenta l'esito ineludibile di una crisi internazionale senza precedenti sul piano della storia contemporanea europea, anche al fine di riaffermare i valori di cui l'Unione si è sempre fatta promotrice sin dalla sua istituzione e dal Manifesto di Ventotene;

            sul tema della difficile situazione in Medio Oriente è importante dare seguito alla dichiarazione del Consiglio europeo del 17 ottobre scorso, che definisce la posizione comune dell'UE al riguardo, condannando con la massima fermezza l'organizzazione terroristica Hamas e adoperandosi, al contempo, per l'adozione di un approccio unitario europeo finalizzato a realizzare una de-escalation del conflitto;

            è necessario garantire aiuti umanitari a tutte le popolazioni civili coinvolte, operando proattivamente per la ripresa di quel percorso diplomatico che, riallacciando il dialogo tra Israele e Paesi arabi interessati al processo denominato Pace di Abramo, veda, nel rilancio della proposta soluzione «due popoli, due Stati», la risposta politica all'attacco di Hamas, nella consapevolezza che il problema palestinese non possa essere risolto con la forza;

            sul piano dell'Agenda strategica, a seguito della riunione di Granada e delle successive consultazioni, l'Unione europea, anche in considerazione degli obiettivi a lungo termine tesi a rafforzarla e nell'ottica delle prospettive connesse all'allargamento, dovrà rapidamente dare seguito ai lavori per l'Agenda strategica del prossimo quinquennio, adottandola in tempi rapidi;

        considerato che:

            l'Italia è il punto di arrivo delle rotte dei migranti, in particolare di quelli che provengono dai Paesi africani e dall'Est europeo e ciò espone il nostro Paese a una pressione migratoria non paragonabile a quella dei partner europei;

            appare fondamentale per l'interesse nazionale superare i veti e promuovere un documento comune che contenga un nuovo regolamento sulla gestione delle richieste di asilo e di gestione delle politiche migratorie, realizzando uno strumento comune di solidarietà per affrontare in maniera unitaria il fenomeno;

            l'adozione di una strategia europea in materia di migrazioni rappresenta un obiettivo fondamentale per assicurare al continente la capacità di rispondere al nuovo scenario geopolitico, affrontando le numerose sfide - climatiche, alimentari, politiche, economiche - che l'intensificarsi dei fenomeni migratori certificano ineludibili;

            in tema di sicurezza e difesa, da tempo la Commissione sottolinea l'importanza di rafforzare tali ambiti in un'ottica comune e di collaborazione, per realizzare un'Unione geopolitica più ambiziosa, promuovendo, come indicato dalla Bussola strategica, una cultura strategica condivisa, che abbia obiettivi definiti e in grado di rafforzare la politica di sicurezza e difesa dell'UE con un orizzonte di almeno 5-10 anni;

            in particolare, nel campo della sicurezza, gli obiettivi saranno quelli di rafforzare le capacità comuni di intelligence, rafforzare le politiche UE in materia di cyberdifesa, definire una comune Strategia spaziale finalizzata alla sicurezza e difesa, migliorare le capacità delle forze armate di supporto alle autorità civili nelle emergenze e nelle calamità, anche attraverso esercitazioni congiunte, rafforzare, entro il 2025, i meccanismi della sicurezza marittima, anche in regioni lontane e implementare le strategie per contrastare le minacce alla sicurezza dovute ai cambiamenti climatici;

            nel campo della difesa gli obiettivi da raggiungere sono quelli tesi a rafforzare le missioni e operazioni PSDC (Politica e sicurezza per la difesa comune), promuovendo un processo decisionale più rapido e flessibile, irrobustendo le strutture di comando e controllo comuni, aumentando le esercitazioni e accelerando il progetto della mobilità militare, condiviso anche in sede NATO;

            al fine di raggiungere i target prefissati dalla Commissione sarà fondamentale aumentare gli investimenti e dare il via alla "Capacità di intervento rapido", unità militare composta fino a 5000 unità, da utilizzare per la gestione delle crisi esterne, articolata in moduli flessibili e interoperabili e utilizzabile per l'avvio delle missioni di peacekeeping, o per le operazioni di salvataggio e evacuazione;

            tale intervento rappresenta un passaggio obbligato verso la realizzazione di un esercito comune europea e di una difesa comune europea, quale vero e proprio spartiacque verso un'Europa federale e unita;

            nell'ambito del quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e del percorso di revisione del Patto di stabilità e crescita, infine, sarà indispensabile verificare le condizioni che possano portare a una riforma dello strumento nella direzione di una regolamentazione che non sia penalizzante per nessuno degli Stati membri, favorisca il processo di crescita e sia sostenibile e produttiva,

        impegna il Governo:

                 1) ad attivarsi, in sede europea, per porre in essere e rafforzare ogni iniziativa utile a sostenere l'Ucraina e la sua popolazione, sia attraverso aiuti finanziari che mediante specifici supporti umanitari, militari e diplomatici, per tutto il tempo necessario e il sostegno alle riforme per il suo percorso di adesione all'Unione europea, nel rispetto delle condizioni poste dalla Commissione;

                 2) ad attivarsi per sollecitare l'adozione di un approccio unitario europeo volto a realizzare una de-escalation del conflitto arabo-israeliano in essere e riprendere un percorso diplomatico che punti alla soluzione "due popoli, due Stati", favorendo il dialogo tra autorità israeliane e palestinesi, con il supporto dei partner regionali e internazionali, che potrebbero svolgere un ruolo positivo nella prevenzione di un'ulteriore escalation, riallacciando anche il dialogo tra Israele e Paesi arabi interessati al processo denominato Pace di Abramo;

                 3) ad intervenire affinché l'Unione europea, anche in considerazione degli obiettivi a lungo termine che saranno necessari a renderla più forte e competitiva, dia rapidamente seguito ai lavori per la redazione dell'Agenda strategica per il prossimo quinquennio, soprattutto nell'ottica delle prospettive connesse al processo di allargamento, per giungere all'adozione del documento in tempi rapidi e comunque entro la prossima estate;

                 4) a proseguire nel percorso che dovrà portare alla modifica del Regolamento di Dublino, al fine di garantire l'adozione di una politica migratoria europea che non penalizzi i Paesi di frontiera e che si proponga di incardinare i flussi migratori in una prospettiva strategica per l'Unione;

                 5) la recente e tragica evoluzione del contesto internazionale lascia presagire una recrudescenza del fenomeno terroristico nel Vecchio Continente, rendendo quanto mai prioritaria l'adozione di una strategia di sicurezza comune volta a difendere i valori e lo stile di vita europeo dinanzi alle nuove minacce;

                 6) a garantire la piena adesione dell'Italia al percorso per la sicurezza e difesa europea, tanto in termini di investimenti sul settore della difesa, quanto, soprattutto, su ricerca, tecnologia e cybersicurezza;

                 7) ad adottare ogni iniziativa utile volta a promuovere la realizzazione di un esercito unico europeo, quale presidio indispensabile per garantire all'Unione europea autonomia strategica sul piano interno e geopolitico;

                 8) ad attivarsi per sollecitare una piena attuazione delle politiche europee per la sicurezza e la difesa comuni, a partire dall'istituzione, entro i termini prefissati del 2025, della "Capacità di intervento rapido" e proseguendo con il rafforzamento del meccanismo di risposta alle minacce previsto nel quadro di "Galileo", delle capacità comuni di intelligence, anche attraverso il Centro satellitare UE e delle politiche UE in materia di cyberdifesa, rendendo pienamente operativa l'Unità congiunta per il cyberspazio;

                 9) ad attivarsi, con un approccio costruttivo, condiviso e concertato, affinché il percorso di revisione del Patto di stabilità e crescita tenga in debita considerazione le condizioni di finanza pubblica del Paese, scongiurando il pericolo di derive sovraniste incompatibili con la vocazione inequivocabilmente europeista dell'Italia e con i valori di democrazia, pluralismo e tutela dei diritti che contraddistinguono l'Unione europea, nonché superando previsioni penalizzanti per i Paesi fortemente indebitati anche in considerazione delle forti tensioni geopolitiche che caratterizzano il contesto internazionale e nazionale nell'attuale congiuntura e l'indispensabilità del fattore crescita per la sostenibilità e riassorbibilità delle masse debitorie.

(6-00062) n. 6 (13 dicembre 2023)

Calenda, Gelmini, Lombardo, Versace.

Votata per parti separate. Approvata la parte evidenziata in neretto; respinta la restante parte.

Il Senato della Repubblica

        premesso che:

            il Consiglio europeo si riunirà il 14 e 15 dicembre prossimi in una situazione internazionale ancora molto complessa e dagli sviluppi difficilmente prevedibili;

            il brutale attacco terroristico perpetrato da Hamas lo scorso 7 ottobre ha determinato una reazione immediata da parte di Israele, con un'imponente manovra terrestre affiancata poi da massicci bombardamenti aerei o di artiglieria, che per quanto condotti con sistemi d'arma ad elevata tecnologia e precisione, non garantiscono discriminazione tra obiettivi, anche a causa dell'elevata densità abitativa a Gaza e della necessità di colpire i tunnel di Hamas;

            Hamas al contempo ha reagito - e continua a farlo - con un fitto lancio di razzi verso Israele contro obiettivi in larga misura civili e con procedure criminali, quali l'utilizzo di infrastrutture non militari - ospedali in primis - per fini bellici e l'uso della popolazione come scudo;

            la condotta delle operazioni su entrambi i fronti ha avuto e continua ad avere dunque conseguenze dirette sui civili; da ciò deriva un quadro drammatico che rende complessi gli sforzi della comunità internazionale per alleviare le sofferenze della popolazione e porre fine al conflitto, che nella logica di Israele non può prescindere dalla neutralizzazione definitiva di Hamas;

            nel ribadire la condanna con la massima fermezza di Hamas per i suoi attacchi, il diritto di Israele di difendersi e al tempo stesso l'importanza di garantire la protezione dei civili, la priorità che l'Unione europea deve perseguire è evitare un'ulteriore escalation del conflitto a livello regionale, un'eventualità che, oltre alle gravissime ripercussioni politiche, economiche e umanitarie, innescherebbe un'ulteriore polarizzazione delle relazioni internazionali;

            il conflitto in Medio Oriente si innesta infatti in una situazione già complessa per il perdurare del conflitto determinato dall'aggressione russa nei confronti dell'Ucraina, i cui esiti - nell'attuale fase di stallo - dipenderanno in larga parte dalla scelta da parte dei Paesi occidentali di continuare a fornire aiuti e sostegno all'Ucraina, anche al fine di evitare la recrudescenza degli attacchi da parte della Russia;

            il Consiglio ha finora stanziato, attraverso pacchetti successivi di decisioni, 5,6 miliardi di euro per la fornitura all'Ucraina di attrezzatura militare nell'ambito dello Strumento europeo per la Pace, e adottato 11 pacchetti di sanzioni; dall'inizio dell'aggressione russa, l'UE ha intensificato il proprio sostegno all'Ucraina, mobilitando circa 19,7 miliardi di euro, gran parte dei quali sotto forma di assistenza macro-finanziaria. Sono stati inoltre erogati 620 milioni in sovvenzioni a titolo di sostegno al bilancio per aiutare l'Ucraina a far fronte a bisogni urgenti sul campo. Complessivamente l'UE e gli Stati membri, in via bilaterale, hanno finora fornito assistenza all'Ucraina per circa 80 miliardi di euro;

            la cornice politica dell'azione dell'UE verso l'Ucraina è stata ribadita dal Consiglio europeo nella riunione del 26 e 27 ottobre;

            in tale ambito, per rispondere alla richiesta urgente di munizioni e missili da parte dell'Ucraina, sono state adottare ulteriori misure per effettuare in modo collettivo ordini di acquisti dall'industria europea della difesa, per ricostituire le scorte nazionali e aumentare le consegne all'Ucraina, nonché sostenere l'incremento delle capacità di produzione dell'industria europea della difesa nel settore delle munizioni e dei missili;

            tra i temi di cui discuterà nel Consiglio europeo ci sarà anche l'allargamento, con particolare riferimento all' avvio dei negoziati con Moldova, Ucraina e Bosnia- Erzegovina e allo status di Paese candidato alla Georgia;

            all'interno di questo difficile contesto internazionale, sul tavolo del Consiglio europeo avranno un peso determinante i dossier economici, considerando che in caso di mancata approvazione delle nuove regole entro la fine del 2023 torneranno in vigore le regole fiscali pre-Covid;

            a partire dal 2020, l'UE ha dovuto confrontarsi con una serie senza precedenti di sfide impreviste: la pandemia, la crisi economica, i fenomeni migratori, la guerra russa in Ucraina e la conseguente crisi umanitaria ed energetica, la rapida accelerazione dell'inflazione e dei tassi di interesse;

            sul debito del nostro Paese, alle conseguenze dei fenomeni di portata più vasta elencati precedentemente, si aggiungono i nefasti effetti macroeconomici e di finanza pubblica di politiche nazionali scarsamente selettive, quali il superbonus;

            in questo contesto, la Commissione ha presentato una proposta di riforma del Patto di Stabilità e Crescita comprensiva di tre diversi atti legislativi: un nuovo regolamento per l'effettivo coordinamento delle politiche economiche, la modifica del regolamento n. 1467/97 sull'accelerazione e il chiarimento delle modalità di attuazione della procedura per i disavanzi eccessivi, e la modifica della direttiva 2011/85/UE relativa ai requisiti per i quadri di bilancio degli Stati membri, dei quali l'ultimo richiede l'approvazione all'unanimità; tale pacchetto di riforme ha il duplice scopo di rispondere ai livelli significativamente più elevati di debito pubblico accumulati dagli Stati membri a causa della pandemia e di sostenere le riforme e gli investimenti;

            la mancanza di chiarezza sulla ratifica della riforma del MES da parte dell'Italia, anziché facilitare la trattativa, mette il Governo in una posizione di sempre maggiore marginalità rispetto agli altri Paesi europei, posizione aggravata da iniziative politiche come la convention di "Identità e democrazia" organizzata dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini con la partecipazione dei leader della destra sovranista ed euroscettica di diversi Paesi europei,

        impegna il Governo:

                1) ad assicurare l'impegno dell'Italia a sostengo di ogni iniziativa in seno all'Unione europea che consenta di evitare l'escalation militare in Medio Oriente, garantire ad Israele il diritto di esistere e difendersi nel rispetto del diritto internazionale umanitario, e al tempo stesso a fornire supporto e aiuti di natura umanitaria alle popolazioni colpite;

                2) a proseguire nel sostegno politico, militare e finanziario all'Ucraina, a concorrere alla sua ricostruzione e a sostenere iniziative politiche e diplomatiche per porre fine all'aggressione russa e per una pace giusta, nel rispetto del diritto internazionale e del diritto dell'Ucraina alla propria libertà, sicurezza e integrità territoriale;

                3) a supportare ulteriori impegni in sede UE per la creazione di un'autonoma capacità di difesa europea, complementare e integrata nel sistema della NATO;

                4) in materia di allargamento, a bilanciare da un lato le esigenze e le aspettative dei Paesi candidati e il comune obiettivo di estendere uno spazio europeo di pace, stabilità e prosperità, e dall'altro la necessità di rendere l'Unione sempre più forte, coesa e integrata, politicamente e militarmente, senza alcun passo indietro sul rispetto dello Stato di diritto;

                5) in materia di revisione del Patto di Stabilità e crescita, a non accettare clausole che prevedono obiettivi di riduzione della spesa fissi e determinati in automatico e a negoziare con l'Unione europea affinché i percorsi di rientro del debito siano personalizzati per i singoli Stati membri e definiti sulla base di negoziati bilaterali con la Commissione europea;

                6) a garantire la rapida approvazione della legge di ratifica della riforma del trattato del meccanismo europeo di stabilità (MES), strumento che - come è noto - nessun Paese è tenuto a utilizzare, ma che diverrebbe così operativo e disponibile per quanti vorranno richiederne l'attivazione, e che sarebbe utile in particolare per fronteggiare crisi bancarie sistemiche e aumentare il grado di mutualizzazione dei rischi all'interno dell'Unione.

 

 

Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:

Discussione sulle Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in vista del Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2023:

sulla votazione degli impegni n.1 lett. a) e n.5 lett. d) della proposta di risoluzione n. 3, il senatore Verducci avrebbe voluto esprimere un voto contrario.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Barachini, Bevilacqua, Boccia, Bongiorno, Borgonzoni, Butti, Castelli, Cattaneo, De Poli, Durigon, Fazzolari, Garavaglia, Giacobbe, La Pietra, Lisei, Martella, Monti, Morelli, Nastri, Nicita, Ostellari, Pellegrino, Petrenga, Rauti, Rubbia, Segre, Sisto, Unterberger e Zampa.

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Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Borghi Claudio, Borghi Enrico, Ronzulli e Scarpinato, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Nave, da considerarsi in missione ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento.

Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza

Il Presidente del Gruppo parlamentare Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE ha comunicato che l'Ufficio di Presidenza del Gruppo stesso è stato integrato con la nomina a Vice Presidente del senatore Roberto Rosso.

Commissioni permanenti, approvazione di documenti

La 7a Commissione permanente (Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport), nella seduta del 6 dicembre 2023, ha approvato, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, una risoluzione a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sull'accesso alla professione di restauratore d'organo (Doc. XXIV, n. 13).

Il predetto documento è inviato al Ministro della cultura.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Zambito Ylenia, Franceschelli Silvio, Parrini Dario

Istituzione del Museo per la memoria del disastro ferroviario di Viareggio (959)

(presentato in data 07/12/2023);

senatori Berrino Gianni, Spinelli Domenica, Russo Raoul, Petrenga Giovanna, Rastrelli Sergio, Sisler Sandro, Mancini Paola, Iannone Antonio, Guidi Antonio, Petrucci Simona

Modifica all'articolo 468 del codice civile in materia di successioni: estensione dell'applicabilità dell'istituto della Rappresentazione (960)

(presentato in data 11/12/2023);

senatori De Priamo Andrea, Gelmetti Matteo, Della Porta Costanzo, Spinelli Domenica, Russo Raoul, Farolfi Marta, Lisei Marco, Rastrelli Sergio, Mennuni Lavinia, Rosa Gianni, Iannone Antonio, Guidi Antonio, Petrucci Simona

Disposizioni per la tutela della mobilità del personale appartenente alle forze dell'ordine impegnato nella lotta alla criminalità e modifiche all'articolo 18 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito con modificazioni dalla legge 12 luglio 1991, n. 203 (961)

(presentato in data 11/12/2023);

senatori Mennuni Lavinia, De Priamo Andrea, Berrino Gianni, Fallucchi Anna Maria, Gelmetti Matteo, Menia Roberto, Russo Raoul, Iannone Antonio, Petrenga Giovanna, Spinelli Domenica, Farolfi Marta, Sigismondi Etelwardo, Scurria Marco, Guidi Antonio, Calandrini Nicola, Petrucci Simona, Rastrelli Sergio, Ambrogio Paola

Rispetto e tutela delle tradizioni religiose italiane (962)

(presentato in data 11/12/2023);

senatori Zullo Ignazio, Zaffini Francesco, Leonardi Elena, Berrino Gianni, Mancini Paola, Russo Raoul, Satta Giovanni, Amidei Bartolomeo, Barcaiuolo Michele, Bucalo Carmela, Campione Susanna Donatella, Castelli Guido, De Carlo Luca, Della Porta Costanzo, De Priamo Andrea, Fallucchi Anna Maria, Farolfi Marta, Gelmetti Matteo, Iannone Antonio, Liris Guido Quintino, Marcheschi Paolo, Orsomarso Fausto, Rapani Ernesto, Rastrelli Sergio, Sallemi Salvatore, Sigismondi Etelwardo, Silvestroni Marco, Sisler Sandro, Spinelli Domenica, Tubetti Francesca, Ancorotti Renato

Delega al Governo in materia di riordino della disciplina della formazione specifica in medicina generale (963)

(presentato in data 11/12/2023);

senatori Basso Lorenzo, Nicita Antonio, Misiani Antonio, Meloni Marco, Rossomando Anna, Bazoli Alfredo, Lorenzin Beatrice, D'Elia Cecilia, Zampa Sandra, Camusso Susanna Lina Giulia, Fina Michele, Franceschelli Silvio, Furlan Annamaria, Giacobbe Francesco, Giorgis Andrea, La Marca Francesca, Malpezzi Simona Flavia, Manca Daniele, Martella Andrea, Rando Vincenza, Rojc Tatjana, Sensi Filippo, Tajani Cristina, Valente Valeria, Verducci Francesco, Verini Walter, Zambito Ylenia

Misure per la governance, la sostenibilità e lo sviluppo dell'innovazione digitale e tecnologica (964)

(presentato in data 12/12/2023).

Disegni di legge, assegnazione

In sede redigente

1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione

sen. Basso Lorenzo ed altri

Disposizioni in favore delle vittime dell'incuria nella gestione di infrastrutture e servizi di trasporto (868)

previ pareri delle Commissioni 2ª Commissione permanente Giustizia, 3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 12/12/2023);

10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

sen. Magni Tino ed altri

Disposizioni in materia di tutela della sanità mentale (938)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 12/12/2023).

In sede referente

10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

Iniziativa Popolare

Disposizioni in materia di salario minimo (956)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare

(assegnato in data 12/12/2023);

10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

Deleghe al Governo in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva nonché di procedure di controllo e informazione (957)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare

C.1275 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.141, C.210, C.216, C.306, C.432, C.1053, C.1328)

(assegnato in data 12/12/2023).

Inchieste parlamentari, annunzio di presentazione di proposte

In data 12 dicembre 2023 è stata presentata la seguente proposta d'inchiesta parlamentare d'iniziativa dei senatori Cucchi, Enrico Borghi, De Cristofaro, D'Elia, Barbara Floridia, Lombardo, Malpezzi, Magni, Patton, Sbrollini, Scalfarotto, Spagnolli, Valente, Verducci, Verini - "Istituzione di una Commissione parlamentare monocamerale di inchiesta sulla morte di Pier Paolo Pasolini" (Doc. XXII, n. 12).

Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 13 dicembre 2023, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 1 e 17 della legge 9 agosto 2023, n. 111 - lo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di procedimento accertativo e di concordato preventivo biennale (n. 105).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 6ª Commissione permanente e, per i profili finanziari, alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro 30 giorni dall'assegnazione.

Governo, trasmissione di documenti

Il Ministro per la pubblica amministrazione, con lettera in data 7 dicembre 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, della legge 4 marzo 2009, n. 15, la relazione concernente l'andamento della spesa relativa all'applicazione degli istituti connessi alle prerogative sindacali in favore dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, riferita all'anno 2022.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. CLII, n. 2).

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

- Comunicazione della Commissione - Analisi annuale della crescita sostenibile 2024 (COM(2023) 901 definitivo), alla 5a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;

- Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione durante il lavoro (sesta direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE del Consiglio) (codificazione) (COM(2023) 738 definitivo), alla 10a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;

- Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (UE) 2016/1139, (UE) 2018/973 e (UE) 2019/472 per quanto riguarda gli obiettivi previsti per la fissazione delle possibilità di pesca (COM(2023) 771 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;

- Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2022/2578 per quanto riguarda la proroga del periodo di applicazione (COM(2023) 761 definitivo), alla 8a e alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;

- Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2022/2576 per quanto riguarda la proroga del periodo di applicazione (COM(2023) 762 definitivo), alla 8a e alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;

- Proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) 2022/2577 che istituisce il quadro per accelerare la diffusione delle energie rinnovabili (COM(2023) 763 definitivo), alla 8a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;

- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Comunicazione 2023 sulla politica di allargamento dell'UE (COM(2023) 690 definitivo), alla 3a e alla 4a Commissione permanente;

- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Relazione sullo stato del decennio digitale 2023 (COM(2023) 570 definitivo), alla 8a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;

- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Un nuovo piano di crescita per i Balcani occidentali (COM(2023) 691 definitivo), alla 3a e alla 4a Commissione permanente;

- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo - Relazione sul meccanismo di allerta per il 2024 (COM(2023) 902 definitivo), alla 5a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente.

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento

La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, le seguenti sentenze, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia:

sentenza n. 215 dell'8 novembre 2023, depositata il successivo 11 dicembre, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 54-ter, comma 2, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73 (Misure urgenti connesse all'emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali), convertito, con modificazioni, nella legge 23 luglio 2021, n. 106 (Doc VII, n. 48) - alla 1a, alla 2a e alla 9a Commissione permanente;

sentenza n. 216 del 22 novembre 2023, depositata il successivo 11 dicembre, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 261, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)», nella parte in cui ha disposto l'abrogazione dell'articolo 2261 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell'ordinamento militare) (Doc. VII, n. 49) - alla 1a, alla 2a, alla 3a e alla 5a Commissione permanente;

sentenza n. 217 del 22 novembre 2023, depositata il successivo 11 dicembre, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 628, quinto comma, del codice penale, nella parte in cui non consente di ritenere prevalente o equivalente la circostanza attenuante prevista dall'articolo 89 del codice penale, allorché concorra con l'aggravante di cui al terzo comma, numero 3-bis), dello stesso articolo 628 (Doc. VII, n. 50) - alla 1a e alla 2a Commissione permanente.

Regioni e province autonome, trasmissione di relazioni. Deferimento

La Regione Lombardia, con lettera del 12 dicembre 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 10 della legge 2 maggio 1990, n. 102, la relazione - per l'anno 2022 - sullo stato di attuazione della citata legge recante "Disposizioni per la ricostruzione e la rinascita della Valtellina e delle adiacenti zone delle province di Bergamo, Brescia e Como, nonché della provincia di Novara, colpite dalle eccezionali avversità atmosferiche nei mesi di luglio ed agosto 1987".

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Doc. CVIII, n. 2).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento

La Commissione europea ha trasmesso, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

in data 8 dicembre 2023, la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull'istituzione di uno strumento per le riforme e la crescita per i Balcani occidentali (COM(2023) 692 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4ª Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dall'8 dicembre 2023. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente, con il parere della Commissione 4ª;

in data 12 dicembre 2023, la Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 92/106/CEE del Consiglio per quanto riguarda un quadro di sostegno per il trasporto intermodale di merci e il regolamento (UE) 2020/1056 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda il calcolo dei risparmi sui costi esterni e la generazione di dati aggregati (COM(2023) 702 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4ª Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 12 dicembre 2023. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente, con il parere della Commissione 4ª.

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dall'8 al 13 dicembre 2023)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 43

FALLUCCHI: sulla mobilità dei carabinieri forestali per l'anno 2023, con particolare riferimento ai nuclei presenti in provincia di Foggia (4-00631) (risp. CROSETTO, ministro della difesa)

Interrogazioni

D'ELIA, VERDUCCI, MARTELLA, RANDO, DELRIO, NICITA, ROJC, CAMUSSO, MANCA, ZAMBITO, VERINI, FURLAN, ROSSOMANDO, FINA, TAJANI, VALENTE, MALPEZZI, LA MARCA, GIACOBBE - Al Ministro della cultura. - Premesso che:

negli spazi del complesso "ex Civis" nella zona del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale a Roma è situata l'"Officina Pasolini", un laboratorio di formazione artistica finanziato dalla Regione Lazio. Si tratta di un centro di alta formazione completamente gratuito che dal 2014, data della sua istituzione, è stato attraversato da centinaia di ragazzi e ragazze e che dal 2017 è diventato hub culturale, un polo che propone un'offerta ricca e diversificata con spettacoli, concerti, incontri e proiezioni di film aperti gratuitamente al pubblico e in sinergia con il laboratorio creativo residente;

nello stabile si trova anche lo "studentato del Foro italiano", l'ex studentato Civis con posti letto per studenti fuori sede a prezzi accessibili;

la struttura è inoltre sede dello storico teatro "Eduardo De Filippo" aperto al pubblico e negli anni divenuto passaggio fondamentale nel consentire un primo concreto accesso "in arte" ai giovani allievi che lo frequentano;

considerato che:

a marzo 2022 il Ministero degli affari esteri, l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, la Regione Lazio, l'Agenzia del demanio, Sport e Salute S.p.A. e il provveditorato per le opere pubbliche hanno siglato un "accordo" in merito alla ristrutturazione del complesso ex Civis, composto da due palazzine ubicate tra il piazzale della Farnesina e il lungotevere maresciallo Giardino per la realizzazione di una sede definitiva da assegnare all'Agenzia per la cooperazione e gli uffici per la cooperazione e lo sviluppo;

sulla base di questa nuova destinazione, uno spazio che ha prodotto negli anni competenze e arte rischia di essere impoverito da una scelta che privilegia uffici e deposito auto al posto di cultura, formazione e alloggi universitari, con il trasloco delle Officine in spazi ridotti e inadeguati e lo smantellamento definitivo di studentato e teatro;

considerato inoltre che:

in questi giorni si sono levate le proteste di diversi artisti che hanno potuto conoscere in prima persona il valore di formazione e produzione artistica e culturale del luogo, allarmati dal rischio della chiusura del centro culturale e di formazione artistica Officine Pasolini;

si aggiunga che in questi ultimi anni il "caro affitti" sta mettendo a dura prova l'esercizio del diritto allo studio e si susseguono le proteste degli studenti e delle studentesse costretti ad affrontare costi insostenibili, che raggiungono fino ai 17.000 euro annui per vitto e alloggio per gli studenti fuorisede,

si chiede di sapere quale sarà il destino dello stabile che ospita oggi l'Officina Pasolini, il teatro Eduardo De Filippo e lo studentato del Foro italiano, l'ex studentato Civis, alla luce dell'importante ruolo che ha ricoperto sin dalla sua apertura, divenendo nel corso degli anni uno dei centri culturali di riferimento più importanti della capitale.

(3-00823)

NATURALE, TREVISI, CROATTI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

con ordinanza n. 311/2023/BA di ANAS del gruppo FS italiane del 5 luglio 2023, veniva disposta la chiusura totale del tratto di strada compreso tra il chilometro 4+330 (in corrispondenza svincolo per S. Bartolomeo in Galdo) e il chilometro 11+100 (in corrispondenza svincolo per Volturino) della strada statale 17var per tutti i veicoli, ad esclusione dei frontisti e mezzi di soccorso, a partire dalle ore 7:30 del 10 luglio 2023 fino alle ore 16:00 del 28 luglio 2023 e a partire dalle ore 7:30 del 21 agosto 2023 fino alle ore 16:00 del 30 ottobre 2023. La chiusura interessava anche la galleria "Passo del lupo", la quale rappresenta l'unico collegamento rapido tra Foggia e Campobasso;

con successiva ordinanza n. 402/2023/BA del medesimo ente del 3 ottobre 2023, la chiusura veniva prorogata al giorno 22 dicembre 2023, al fine di "completare le attività in corso all'interno e all'esterno della galleria 'Passo del Lupo'";

stante la necessaria e imprescindibile garanzia della sicurezza del traffico veicolare, la chiusura al transito della galleria ha generato e continua a generare numerosi disagi, anche per la cittadinanza che abita nelle vicinanze di un traforo sottoposto a continui interventi di manutenzione;

come riportato dalle testate locali, il prolungamento dei lavori, oltre a causare difficoltà agli automobilisti, studenti e lavoratori pendolari, ha avuto riflessi negativi sulle attività economiche, penalizzate da interventi che si protraggono da numerosi anni, senza addivenire ad una soluzione,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo ritenga di dover chiarire i motivi collegati alla proroga della chiusura del tratto di strada, che risulta fortemente differita rispetto alle previsioni iniziali di riapertura;

considerata la sostanziale assenza di tragitti alternativi, se e quali iniziative intenda assumere, ivi comprese l'intensificazione delle operazioni in corso e l'implementazione del numero di unità del personale tecnico all'opera, al fine di velocizzare, nel pieno rispetto delle esigenze di sicurezza, i lavori di risanamento strutturale che interessano la galleria "Passo del lupo" e l'intero tratto stradale di riferimento.

(3-00824)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

DI GIROLAMO, CROATTI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

l'incidente avvenuto nella serata del 10 dicembre 2023 sulla linea ferroviaria Rimini-Bologna ha provocato l'ennesima paralisi della direttrice adriatica Bari-Bologna. La gestione dell'emergenza creatasi ha messo in evidenza, ancora una volta, la scarsa resilienza dell'infrastruttura ferroviaria nazionale;

su quanto accaduto sono ancora da accertare le cause dell'arretramento del treno Frecciarossa 8828 fino al tamponamento del treno regionale 1742;

considerato che:

a giudizio degli interroganti l'enorme codificazione sviluppata negli ultimi anni sulla sicurezza ferroviaria ha portato ad un eccessivo carico normativo, senza pervenire ad una reale mitigazione dei rischi;

non esistono linee ferroviarie alternative predisposte ad eventuali interruzioni accidentali o programmate della direttrice adriatica, come di gran parte degli assi ferroviari principali;

il disegno di legge di bilancio per il 2024 distoglie 60 milioni di euro di investimenti allo sviluppo del sistema "European rail traffic management system", ERMTS (programma 13.5 "Sistemi ferroviari, sviluppo e sicurezza del trasporto ferroviario", sezione II: riprogrammazione di risorse per 60 milioni di euro, che vengono spostate dal 2024 al 2027),

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo si sia assicurato sul pronto svolgimento dell'indagine tecnica da parte della Direzione generale per le investigazioni ferroviarie e marittime in piena collaborazione con gli altri organi inquirenti;

se non ritenga opportuno, all'esito dell'indagine, adoperarsi perché siano messi in atto gli eventuali provvedimenti necessari a garantire la reale sicurezza della circolazione ferroviaria, ovvero il non ripetersi di detti eventi, sia dal lato della formazione del personale che della tecnica dei rotabili, e non solo quindi nel mero aspetto normativo;

se non ritenga altresì opportuna, al fine di superare le criticità di riprogrammazione dell'offerta ferroviaria su itinerari alternativi, l'istituzione di un tavolo di concertazione, che coinvolga le imprese ferroviarie e i gestori dell'infrastruttura, anche in collaborazione con le organizzazioni sindacali, affinché venga snellita e resa efficace la procedura precodificata per la gestione delle emergenze, nello specifico per l'interruzione delle linee;

se intenda adoperarsi per il rispristino dei finanziamenti decurtati nel disegno di legge di bilancio per il 2024 e destinati al sistema di segnalamento ERTMS.

(4-00893)

RANDO, ALFIERI, BASSO, CAMUSSO, D'ELIA, DELRIO, FINA, FURLAN, GIACOBBE, GIORGIS, IRTO, LA MARCA, MALPEZZI, MANCA, MARTELLA, NICITA, ROJC, SENSI, VERDUCCI, VERINI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

come si apprende da articoli di stampa, è stata rafforzata la protezione sia alla giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Maria Francesca Mariano, che al pubblico ministero della DDA di Lecce, Carmen Ruggiero, a seguito di ulteriori minacce di morte, dopo quelle già ricevute nei mesi scorsi;

tali minacce sarebbero conseguenti all'operazione "Wolf", portata avanti dalla magistratura contro il clan "Lamendola-Cantanna", facente parte della frangia mesagnese della Sacra corona unita, in relazione alla quale la giudice stessa aveva emesso 22 misure di custodia cautelare al termine dell'inchiesta condotta dal pubblico ministero;

alla luce della situazione creatasi e del pericolo al quale sono esposte le due magistrate, così come tanti magistrati impegnati nel contrasto ai clan mafiosi, e di una recrudescenza della presenza mafiosa legata alla Sacra corona unita in molti territori della Puglia,

si chiede di sapere:

se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti;

se non ritenga necessario rafforzare le misure di contrasto al fenomeno mafioso e ai clan legati alla Sacra corona unita, ed aumentare il grado di protezione dei magistrati impegnati quotidianamente nel contrasto alle mafie.

(4-00894)

MAZZELLA, LICHERI Sabrina, LOPREIATO, PIRRO, BEVILACQUA, ALOISIO, NATURALE, GUIDOLIN, DI GIROLAMO, CROATTI, CATALDI, CASTIELLO, NAVE, PIRONDINI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

il decreto-legge 4 maggio 2023, n. 48, nel riformare il reddito di cittadinanza, ha fatto sì che venisse affidata all'INPS la creazione di una piattaforma, denominata "sistema informativo per l'inclusione sociale e lavorativa" (SIISL), concepita per consentire l'incontro di tutti gli enti coinvolti nell'opera di attivazione dei disoccupati (operatori privati accreditati, enti previdenziali o formativi);

istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e realizzato dall'INPS, il sistema nasce per favorire l'interoperabilità di tutte le piattaforme digitali dei soggetti accreditati al sistema sociale e del lavoro;

l'obiettivo è di consentire l'attivazione di percorsi personalizzati per i beneficiari dell'assegno di inclusione e del supporto per la formazione e il lavoro, favorendo percorsi autonomi di rafforzamento delle competenze e ricerca di lavoro. All'interno della procedura è presente una piattaforma che ha il compito di agevolare la ricerca del lavoro, nonché d'individuare le attività formative più utili alla collocazione o riqualificazione dei beneficiari;

l'INPS è tenuto a mettere a disposizione dei centri per l'impiego e dei Comuni, per il tramite del SIISL, gli eventuali provvedimenti di revoca o decadenza dal beneficio. Inoltre, la piattaforma che avrebbe dovuto consentire anche ai singoli di "caricare" i propri curriculum vitae, dando luogo ad una sorta di "fascicolo elettronico", che riassume la storia formativa, lavorativa, previdenziale e contributiva di ogni lavoratore;

pertanto, una volta che la piattaforma avrà registrato tutti i soggetti che beneficiano dell'assegno di inclusione, l'obiettivo è di sottoporre loro informazioni e proposte adeguate alle caratteristiche e competenze di ognuno, non solo sulle offerte di lavoro immediatamente disponibili, ma anche sui corsi di formazione, sui tirocini di orientamento e su tutti gli altri strumenti di politica attiva del lavoro;

in questo modo, un'attenta analisi delle informazioni acquisite dal sistema potrebbe consentire di modellare corsi di formazione ad hoc, capaci di tenere conto del grado di professionalità raggiunto in passato (almeno sulla base di quanto autodichiarato dai singoli) e delle richieste di manodopera che provengono dalle imprese;

considerato che:

in data 30 novembre 2023 alcuni organi di stampa, tra cui "il Fatto Quotidiano", hanno denunciato che il database pubblico SIISL non inoltrerebbe le domande ai centri per l'impiego;

il database dovrebbe aggregare i dati raccolti sulle altre piattaforme, "da quelle regionali a MyAnpal, in uso ai Cpi, e fino a Gepi, in mano a Comuni e servizi sociali". Tuttavia, ad oggi, migliaia di cittadini denunciano che, nonostante l'inserimento dei dati, le domande non risultano presentate a causa di errori informatici e che le "banche date che non si parlano", come puntualizzato anche dagli stesi centri per l'impiego ("ilfattoquotidiano.it", del 30 novembre 2023);

la risultante è che la piattaforma non inoltra le richieste ai centri per l'impiego, e i beneficiari dei 350 euro per la formazione rimangono privi del supporto economico. Tutto questo comporta che oltre 120.000 cittadini privati del reddito di cittadinanza (e che hanno frequentato i corsi di formazione) non ricevono né risposte, né alcun sostegno economico. Come dichiara la CGIL, meno del 20 per cento di coloro che hanno presentato le richieste, gestite dai centri per l'impiego, ha ricevuto il supporto per la formazione e il lavoro;

ciò considerato, gli interroganti esprimono forti perplessità dovute al fatto che se le strutture competenti non sono riuscite a gestire decine di migliaia di richieste, sussistono dubbi sulla capacità di processare, da gennaio 2024, le richieste per l'assegno di inclusione,

si chiede di sapere:

quali siano le motivazioni per cui non si sia provveduto ad erogare il sussidio di formazione;

quali siano le ragioni tecniche che hanno generato le problematiche descritte e se si riscontrino criticità imputabili agli uffici di diretta competenza del Ministero;

quali siano le modalità attraverso cui il Ministro in indirizzo intenda intervenire al fine di risolvere le criticità esposte.

(4-00895)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

8ª Commissione permanente(Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica):

3-00824 della senatrice Naturale ed altri, sui lavori di risanamento strutturale della galleria "Passo del lupo" di collegamento rapido tra Foggia e Campobasso.