Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 112 del 11/10/2023
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DOCUMENTO
Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2023 (Doc. LVII, n. 1-bis)
PROPOSTA DI RISOLUZIONE ALLA RELAZIONE AI SENSI DELL'ARTICOLO 6 DELLA LEGGE 24 DICEMBRE 2012, N. 243
(6-00045) n. 100 (11 ottobre 2023)
Malan, Romeo, Ronzulli, Biancofiore.
Approvata
Il Senato,
esaminata la Relazione al Parlamento presentata ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243,
autorizza il Governo ai sensi dell'articolo 81, secondo comma, della Costituzione, e dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, a dare attuazione a quanto indicato nella citata Relazione con particolare riguardo alle norme per il sostegno dei redditi delle famiglie e dei lavoratori.
PROPOSTE DI RISOLUZIONE ALLA NOTA DI AGGIORNAMENTO DEL DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA 2023
(6-00046) n. 1 (11 ottobre 2023)
Boccia, Manca, Bazoli, Mirabelli, Lorenzin, Nicita, Zambito, Irto, Basso, D'Elia, Zampa, Misiani.
Preclusa
Il Senato,
esaminata la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2023;
premesso che,
il nostro Paese si trova a fronteggiare gli effetti congiunti di alcune grandi emergenze: una crisi economica e sociale di lungo corso, che ha coinciso con l'aumento di sacche di povertà e l'aggravarsi progressivo delle diseguaglianze; la crisi climatica, i cui effetti hanno cominciato a incidere pesantemente su ampie aree del territorio e che, a sua volta, colpisce più duramente le fasce di popolazione e le zone maggiormente vulnerabili; la crisi sanitaria scatenata dalla pandemia di Covid-19, che ha destabilizzato un sistema sanitario pubblico già in difficoltà e che ha aggravato e inasprito i divari sociali e colpito maggiormente chi si trovava in condizioni di fragilità; la guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina; la crisi energetica; l'attacco terroristico da parte di Hamas contro Israele;
la Nota di aggiornamento al DEF 2023, fortemente condizionata nei contenuti dalle promesse elettorali, risulta debole e rinunciataria e vede la luce in un quadro economico e di finanza pubblica incerto. Con la Nota, il Governo rinuncia al raggiungimento per il nostro Paese di risultati più ambiziosi. Non emergono, infatti, chiari indirizzi di natura economica orientati per i prossimi anni allo sviluppo e al sostegno delle imprese e al miglioramento del benessere dei cittadini, mentre al contrario appaiono chiari e preoccupanti i probabili tagli di spesa pubblica, in particolare per il settore sanitario e per le politiche sociali;
la dinamica del PIL è in contrazione dal secondo trimestre del corrente anno, in misura superiore alle attese a causa del calo degli investimenti, della flessione della manifattura e dell'interruzione della fase espansiva dei servizi. Nonostante gli evidenti segnali di indebolimento della crescita, il quadro programmatico della Nota evidenzia un ottimistico miglioramento del PIL nel prossimo biennio, fino a raggiungere la soglia del 1,2 per cento nel 2024 (+0,2 rispetto al tendenziale) e dell'1,4 per cento nel 2025 (+0,1 rispetto al tendenziale), in netta controtendenza rispetto alle previsioni dei principali istituti e osservatori internazionali, tra cui la commissione UE, l'OCSE e il FMI che stimano per il 2024 una crescita del nostro PIL molto inferiore (0,7/0,8 per cento) rispetto alle previsioni del Governo;
ad aggravare il quadro previsionale vi è l'incerto apporto del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). La revisione degli interventi e la riallocazione delle risorse messa in atto dal Governo rischia di compromettere il conseguimento degli obiettivi complessivi e aggravare l'accumulo di ritardi nella realizzazione del Piano. Senza una netta accelerazione nell'utilizzazione dei fondi del PNRR e del REPowerEU sarà difficile confermare le previsioni di crescita previste nella Nota;
il quadro programmatico di finanza pubblica prefigura un deciso peggioramento di tutti i principali indicatori sia rispetto alle previsioni tendenziali sia rispetto alle previsioni programmatiche del DEF di aprile scorso. L'indebitamento netto è stato programmato per l'anno 2024 al -4,3 per cento, in sensibile peggioramento di 0,7 punti rispetto al tendenziale e di 0,6 punti percentuali rispetto al dato programmatico previsto nel DEF di aprile scorso. Nel 2025 e nel 2026 è previsto al -3,6 per cento e al -2,9 per cento, in peggioramento di 0,2 punti percentuali rispetto alle previsioni tendenziali; peggiora anche il dato relativo al saldo primario previsto al -0,3 per cento nel 2024, sia rispetto al quadro programmatico del DEF (+0,3 per cento), sia al quadro tendenziale (0,6 per cento); la spesa per interessi peggiora rispetto allo scenario programmatico del DEF di aprile scorso, attestandosi al 4,2 per cento nel 2024, al 4,3 per cento nel 2025 e al 4,6 per cento nel 2026;
il debito pubblico scende in rapporto al PIL solo marginalmente nel periodo previsionale. In particolare, il percorso di decrescita del rapporto debito-PIL rallenta sensibilmente nel 2024 rispetto allo scenario tendenziale, attestandosi al 140,1 per cento, ad un livello superiore di 0,4 punti percentuali rispetto al tendenziale. Nel 2025 è previsto scendere al 139,9 per cento e nel 2026 al 139,6 per cento;
a rendere ulteriormente incerto lo scenario contribuiscono i proventi da dismissioni pari ad almeno l'1 per cento del PIL, che il Governo ipotizza di realizzare nell'arco del triennio 2024-2026, un obiettivo estremamente ambizioso e che andrebbe valutato in funzione del ruolo da attribuire allo Stato per conseguire gli obiettivi di politica industriale del Paese;
sul fronte delle entrate, la Nota evidenzia un andamento nello scenario tendenziale inferiore rispetto alle previsioni del DEF. Nel solo anno 2023, l'andamento delle entrate si riduce di 1,1 punti percentuali, passando dal 48,9 per cento al 47,8 per cento, di 0,6 punti percentuali nel 2024 e nel 2025 (passando rispettivamente dal 47,7 al 47 per cento nel 2024 e dal 47,6 per cento al 46,6 per cento nel 2025), e di 0,8 punti percentuali nel 2026, passando dal 47,1 al 46,3 per cento nel 2026;
sul fronte della spesa preoccupa l'andamento della spesa sanitaria, che secondo la Nota a legislazione vigente è prevista scendere a livelli nettamente inferiori alla fase antecedente alla pandemia Covid-19: dal 6,6 per cento del PIL del 2023, al 6,2 per cento nel 2024 e nel 2025 e al 6,1 per cento nel 2026, senza precisare alcunché in merito alla spesa programmata per tale settore. La Nota si limita a indicare che la legge di bilancio 2024 provvederà agli stanziamenti, per il triennio 2024-2026, da destinare al personale del sistema sanitario;
la situazione di incertezza generata dalla Nota di aggiornamento e le criticità insite nelle scelte di politica economica e di finanza pubblica sottostanti la prossima manovra di bilancio iniziano a minare la credibilità dell'Esecutivo e ad alimentare una forte instabilità intorno al nostro Paese i cui riflessi sono evidenziati dall'andamento dello spread, in forte crescita rispetto a pochi mesi fa, e dall'aumento della spesa per interessi sui titoli del debito pubblico. Situazione che rischia di esporre, tra l'altro, il Paese a possibili attacchi speculativi e all'abbassamento del rating sui titoli del debito pubblico;
rilevato che:
nella Nota, nonché nella richiesta di autorizzazione al Parlamento per il ricorso al maggiore indebitamento, emerge l'intenzione del Governo di ricorrere ad una manovra espansiva finanziata in gran parte in deficit. In tale quadro, il Governo ha chiesto - con la Relazione al Parlamento redatta ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012 - l'autorizzazione a rivedere il piano di rientro verso l'OMT ponendo gli obiettivi programmatici del rapporto tra il deficit e il PIL su livelli più elevati rispetto a quanto indicato nel DEF della scorsa primavera. I presupposti della richiesta dello scostamento appaiono discutibili e incoerenti rispetto alle previsioni della normativa vigente;
la Nota fornisce solo informazioni di carattere generale sui provvedimenti della manovra. Dal punto di vista quantitativo la principale misura dovrebbe essere costituita dalla proroga, soltanto per un ulteriore anno, delle misure già in vigore relative alla riduzione dei contributi sociali. Gli altri ambiti principali d'intervento riguardano gli stanziamenti per l'avvio della riforma del sistema fiscale, a vantaggio prevalentemente dei contribuenti a reddito medio e alto. A questi si aggiungono gli stanziamenti da destinare al personale del sistema sanitario, al supporto delle famiglie più numerose, agli incentivi per gli investimenti nel Mezzogiorno e le risorse per le politiche invariate, quali i rinnovi contrattuali della pubblica amministrazione e le spese necessarie per preservare la continuità dei servizi pubblici;
nessuna chiara indicazione viene fornita sulle altre possibili misure della prossima legge di bilancio, a partire da quelle indispensabili per sostenere la domanda privata, per contrastare il drastico calo del potere di acquisto delle retribuzioni causato dall'inflazione e gli effetti del carovita, che si riflettono maggiormente sulle famiglie a più basso reddito, nonché per la crescita, il rilancio degli investimenti e il rafforzamento della competitività delle imprese;
anche sul versante delle coperture finanziarie le indicazioni della Nota sono di carattere generale e non esaustive e su cui pendono giudizi di dubbia sostenibilità. Secondo quanto previsto dalla Nota, le coperture dovrebbero poggiarsi, oltre che sull'incremento dell'indebitamento netto di 15,7 miliardi nel 2024, di 4,6 miliardi nel 2025, su altre direttrici prioritarie poco credibili: 1) l'ipotetica spending review dei Ministeri da cui sono attesi - tramite tagli lineari - risparmi di spesa per circa 2 miliardi di euro; 2) le irrealistiche privatizzazioni di società partecipate per circa 20 miliardi di euro (1 punto percentuale di PIL) per il triennio 2024-2026; 3) i tagli ai sussidi e alle detrazioni fiscali, non quantificati nell'importo, per finanziare una prima parte della riforma fiscale;
in questo contesto, in assenza di una seria lotta all'evasione e di una seria ed attenta revisione della spesa pubblica che, senza operare tagli lineari, punti a eliminare gli sprechi e le inefficienze mantenendo immutata la qualità dei servizi pubblici, diventano irrealistiche le promesse annunciate nei piani del Governo. Tanto meno tali piani possono essere coerenti con quegli aumenti di risorse da destinare prioritariamente alla sanità, alla pubblica istruzione e alla transizione ecologica;
tutto ciò premesso,
impegna il Governo:
a sostenere il livello delle retribuzioni e il potere d'acquisto dei salari, in primo luogo attraverso l'introduzione nella prossima legge di bilancio di una riduzione di natura strutturale del cuneo fiscale gravante sul costo del lavoro da finanziare con una opportuna redistribuzione del carico fiscale e una effettiva lotta all'evasione; a provvedere, altresì, al rinnovo di tutti i contratti scaduti del pubblico impiego inclusi quelli del comparto sanitario;
a favorire l'iter parlamentare di approvazione della legge sul salario minimo legale, garantendo il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a vedersi riconosciuto un trattamento economico complessivo non inferiore a quello stabilito dai contratti collettivi nazionali comparativamente più rappresentativi in vigore e la previsione di un livello minimo, pari a 9 euro lordi, per il trattamento economico minimo orario, nonché di una legge sulla partecipazione gestionale, finanziaria, organizzativa e consultiva dei lavoratori nelle imprese quale vettore di sviluppo economico e mezzo per la realizzazione di un progresso sociale; a rafforzare le politiche attive del lavoro, anche attraverso il potenziamento del Fondo nuove competenze; ad assicurare la lotta al lavoro sommerso e il rafforzamento delle misure per la sicurezza nei luoghi di lavoro; a contrastare il precariato, rafforzando gli incentivi volti a favorire le assunzioni a tempo indeterminato, nonché collegando strettamente le tipologie contrattuali a tempo determinato a specifiche causali; ad abolire gli stage extracurriculari in forma gratuita;
ad affiancare a tali interventi misure per sostenere i soggetti maggiormente colpiti dall'incremento dei prezzi al consumo, ridistribuendo l'extragettito fiscale sui carburanti per rifinanziare il bonus carburanti, ampliando la platea dei beneficiari, nonché il contributo per l'acquisto di abbonamenti per i servizi di trasporto pubblico locale e il Fondo nazionale trasporti; a congelare l'indicizzazione degli affitti delle abitazioni fino al 31 dicembre 2024; a rifinanziare le agevolazioni relative alle tariffe per la fornitura di energia elettrica riconosciute ai clienti domestici economicamente svantaggiati e ai clienti domestici in gravi condizioni di salute, nonché le agevolazioni per la fornitura del gas naturale; a prorogare fino al 31 dicembre 2024 il regime di maggior tutela per la fornitura di energia elettrica e gas; a garantire appositi Fondi per la gratuità del trasporto pubblico, dei libri e delle mense scolastiche per le studentesse e gli studenti; ad adottare interventi per sostenere le imprese dei settori maggiormente colpiti dagli effetti negativi dell'incremento dei prezzi e dei tassi d'interesse; a monitorare costantemente l'andamento della situazione del caro prezzi al fine di predisporre i necessari interventi; a fronteggiare il grave e diffuso disagio abitativo, attraverso il rifinanziamento del Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione, del Fondo per la morosità incolpevole e del Fondo di garanzia mutui per la prima casa, nonché a prevedere misure di sostegno per far fronte alla maggiore spesa conseguente all'aumento dei tassi di interesse sui mutui in favore dei soggetti che versano in situazione di obiettiva difficoltà, valutando anche l'incremento della percentuale di detraibilità degli interessi passivi per l'acquisto dell'abitazione principale;
a dare piena e rapida attuazione al PNRR, rispettando tutti gli obiettivi, le riforme da attuare e le scadenze temporali previste, recuperando la capacità di spesa per compensare i ritardi accumulati a seguito della revisione del Piano; a informare costantemente il Parlamento sullo stato di attuazione del PNRR e sugli eventuali aggiornamenti dello stesso; a garantire la realizzazione delle opere messe a bando, anche prevedendo lo stanziamento di ulteriori risorse a copertura dei rincari dei prezzi dei materiali, nonché il ripristino per gli enti locali dei progetti definanziati con la revisione;
ad adottare interventi per la transizione ecologica e il contrasto alla crisi climatica, in linea con le misure decise nell'ambito del Green New Deal europeo; a perseguire il raggiungimento dei target di decarbonizzazione al 2030 e di neutralità climatica al 2050, attraverso il superamento della dipendenza del Paese da importazioni di combustibili fossili e l'incremento degli investimenti nelle fonti rinnovabili; ad aumentare l'efficienza energetica e la sicurezza sismica degli edifici, anche attraverso misure a carattere strutturale e finanziariamente sostenibili; ad affrontare la questione dei crediti fiscali incagliati; ad adottare misure per promuovere la mobilità sostenibile e sostenere l'innovazione e la riconversione del settore dell'automotive; a favorire lo sviluppo delle comunità energetiche; ad abbattere progressivamente i sussidi ambientalmente dannosi, prevedendo adeguate misure compensative per le famiglie e le imprese più vulnerabili;
a rivedere l'impostazione della politica fiscale finora attuata garantendo la salvaguardia della progressività e dell'equità orizzontale del nostro sistema fiscale, assicurando la partecipazione di tutti i redditi al finanziamento degli enti territoriali, rafforzando l'azione di contrasto all'evasione e all'elusione fiscale, prevedendo meccanismi premiali per i contribuenti leali, la tracciabilità dei pagamenti, l'incrocio delle banche dati, il potenziamento delle Agenzie fiscali, escludendo ogni ipotesi di ulteriore ricorso a condoni fiscali;
a rafforzare le politiche a sostegno delle imprese, rafforzando e razionalizzando il quadro degli incentivi per accelerare la transizione ecologica e la trasformazione digitale delle imprese, a partire da quelle piccole e medie; definendo le missioni strategiche delle società partecipate dallo Stato; potenziando e coordinando la rete dei centri per l'innovazione; rafforzando il ruolo dell'Italia nei grandi progetti industriali europei; promuovendo l'investimento nella formazione e lo sviluppo delle competenze;
a rafforzare le politiche per la riduzione dei divari territoriali, con particolare riferimento al Mezzogiorno, alle aree interne, ai territori montani e alle isole; a definire e finanziare i Livelli essenziali delle prestazioni (LEP) da garantire su tutto il territorio nazionale; a rendere strutturali gli strumenti di politica industriale regionale e la decontribuzione per il Mezzogiorno; a monitorare il rispetto della clausola del 40 per cento per gli investimenti del PNRR; a prevedere e realizzare un piano straordinario di assunzioni nella pubblica amministrazione, per immettere le competenze necessarie per realizzare gli investimenti e migliorare i servizi, con particolare riferimento al Mezzogiorno;
a rifinanziare il Fondo sanitario nazionale per garantire nel 2024 un livello di spesa in rapporto al PIL almeno pari a quello del 2023 e, in prospettiva, a prevedere un percorso di incremento della spesa sanitaria tale da garantire il raggiungimento, entro 5 anni, della soglia del 7,5 per cento in rapporto al PIL; a definire adeguate misure per ridurre le disparità territoriali in materia di sanità, rispettando i principi di universalità, uguaglianza e solidarietà che ispirano la legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale, rinunciando al progetto di autonomia differenziata, a utilizzare tutte le risorse previste dalla Missione 6 del PNRR volte a realizzare, in ogni distretto sanitario, le centrali operative territoriali, le case della comunità e gli ospedali di comunità, a potenziare la domiciliarità, la medicina territoriale, l'assistenza e la terapia domiciliare, la medicina d'urgenza, il finanziamento dei cicli di specializzazione, l'ammodernamento tecnologico e infrastrutturale delle strutture ospedaliere, la governance territoriale di prossimità con i relativi costi aggiuntivi; ad adottare misure finalizzate a considerare parte della spesa sanitaria, quale quella per l'acquisto di medicinali curativi o trasformativi della storia clinica di un paziente, quale spesa di investimento, individuando specifiche modalità per renderne sostenibile l'acquisto per il sistema sanitario nazionale;
a rafforzare l'assegno unico, aumentando gli importi previsti, ampliando la platea dei beneficiari e rafforzando le clausole di salvaguardia; a reinvestire nell'assegno unico le risorse eventualmente non spese; a introdurre una tassazione agevolata per il secondo percettore di reddito, al fine di incrementare il tasso di occupazione femminile; ad adottare misure dirette ad ampliare i congedi parentali, incrementandone il trattamento economico e la fruibilità da parte di entrambi i genitori; a rafforzare l'indennità di maternità; ad assicurare la realizzazione degli asili nido, come previsto dal PNRR, e il loro buon funzionamento attraverso un'adeguata dotazione di personale, con l'obiettivo di aumentare l'offerta di lavoro, dare impulso all'occupazione femminile, far emergere il lavoro nero e favorire il reinserimento nel mondo del lavoro dopo il congedo di maternità obbligatorio;
a rafforzare e riorganizzare le politiche pubbliche volte a contrastare la povertà e l'esclusione sociale, potenziando la componente di servizi alla persona e l'attivazione di un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa per l'effettivo superamento della condizione di povertà; a potenziare gli strumenti per i percorsi di vita indipendente delle persone con disabilità e non autosufficienti, dando piena attuazione alla legge delega in tema di disabilità; a valorizzare l'invecchiamento attivo; a garantire e potenziare le tutele per i caregiver e a prevedere misure volte al cosiddetto silver cohousing, al fine di creare condizioni di vita migliori per gli anziani;
a salvaguardare l'indicizzazione delle pensioni all'inflazione; a favorire l'evoluzione del sistema previdenziale mettendo al centro le donne, i giovani e chi svolge lavori gravosi, prevedendo l'aggiornamento e l'ampliamento della platea dei lavori usuranti, garantendo una prospettiva pensionistica sostenibile e dignitosa;
a prevedere misure volte a sostenere l'istruzione, l'università, la ricerca e la cultura, assicurando livelli di spesa rispetto al PIL in linea con la media UE, a beneficio dei giovani e delle future generazioni, incrementando i finanziamenti per il rinnovo del contratto di lavoro, aumentando gli investimenti nel settore 0-6 anni; ad adottare misure di prevenzione dell'abbandono precoce dell'istruzione e della formazione; a utilizzare le risorse liberate a seguito del calo demografico per ridurre il numero degli alunni per classe e per evitare la chiusura delle scuole nelle aree interne e montane; a garantire il diritto allo studio scolastico e universitario, assicurando borse di studio e servizi per tutti gli idonei; ad avviare un piano di stabilizzazione pluriennale dei precari; a individuare misure per garantire l'innalzamento dell'obbligo di istruzione; a rafforzare i dottorati e la ricerca universitaria al fine di promuovere pari opportunità di istruzione, riducendo le disparità regionali, rafforzando le tecnologie digitali e contrastando il divario di genere; a promuovere un'opera di sensibilizzazione sull'importanza sociale della cultura e del patrimonio culturale e a sostenere il ruolo trainante del patrimonio storico e artistico del nostro Paese e delle elevate professionalità presenti nei relativi settori;
a prevedere, in favore degli enti territoriali, risorse dirette a implementare il finanziamento per lo svolgimento delle funzioni fondamentali e servizi in favore dei cittadini;
a provvedere ai necessari stanziamenti per fronteggiare gli interventi di ripristino o ricostruzione di immobili privati e pubblici danneggiati dagli eventi alluvionali verificatisi a decorrere dal 1° maggio 2023 nei territori delle Regioni Emilia-Romagna, Marche e Toscana, anche attraverso il riconoscimento di un credito d'imposta su domanda dei soggetti interessati e finanziamenti agevolati accordati dalle banche, nonché per il rilancio delle attività produttive e per gli interventi di messa in sicurezza del territorio e di contrasto al dissesto idrogeologico, con particolare riguardo alla fascia appenninica colpita più soggetta al rischio di dissesto idrogeologico, provvedendo altresì a stanziare adeguate risorse per le altre Regioni colpite da eventi alluvionali.
(6-00047) n. 2 (11 ottobre 2023)
Patuanelli, Damante, Castellone, Maiorino, Di Girolamo, Nave, Pirro, Aloisio, Bevilacqua, Bilotti, Castiello, Cataldi, Croatti, De Rosa, Barbara Floridia, Guidolin, Ettore Antonio Licheri, Sabrina Licheri, Lopreiato, Lorefice, Marton, Mazzella, Naturale, Pirondini, Scarpinato, Sironi, Trevisi, Turco.
Preclusa
Il Senato,
premesso che:
la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanze (NADEF) riflette una situazione economica e di finanza pubblica incerta e delicata ed appare inadeguata ad invertire una preoccupante tendenza, instauratasi nel primo anno di vita del Governo, al ritorno a stagioni segnate dalla stagnazione, dall'erosione degli stipendi a causa del caro vita e dalla riduzione delle prestazioni sociali effettive;
nel secondo trimestre la crescita dell'economia italiana ha subito una inversione di tendenza, risentendo della riduzione del potere d'acquisto delle famiglie dovuta all'elevata inflazione, della permanente incertezza causata dalla guerra in Ucraina, della sostanziale stagnazione dell'economia europea e della contrazione del commercio mondiale;
la modesta crescita dell'attività economica prefigurata dalle stime per il secondo semestre ha portato a rivedere al ribasso la previsione di crescita annuale del prodotto interno lordo (PIL) in termini reali del 2023 dall'1,0 per cento del DEF allo 0,8 per cento e la proiezione tendenziale a legislazione vigente per il 2024, dall'1,5 per cento all'1,0 per cento. Resta invece sostanzialmente invariata, rispetto al DEF, la proiezione tendenziale di crescita del PIL per il 2025, all'1,3 per cento, mentre sembrerebbe che quella per il 2026 migliori marginalmente;
riguardo agli obiettivi di indebitamento netto in rapporto al PIL, il documento indica un deficit tendenziale a legislazione vigente del 5,2 per cento nel 2023, del 3,6 per cento nel 2024, del 3,4 nel 2025 e del 3,1 per cento nel 2026. Nello scenario programmatico il deficit è del 5,3 per cento nel 2023 e del 4,3 per cento nel 2024. Riguardo alle proiezioni per il 2025 e il 2026 il documento prevede rispettivamente il 3,6 per cento e il 2,9 per cento.;
in relazione al saldo primario a legislazione vigente la Nota di aggiornamento del DEF evidenzia un lieve miglioramento pari al -1,4 per cento del PIL nel 2023, dal -3,8 per cento del 2022; tuttavia, nel 2024 il saldo primario torna in avanzo, collocandosi allo 0,6 per cento del PIL, un livello superiore rispetto allo 0,4 per cento previsto in aprile. L'avanzo primario si rafforzerebbe progressivamente, raggiungendo un livello pari allo 0,9 per cento del PIL nel 2025 e quindi l'1,4 per cento del PIL nel 2026 (a fronte di un obiettivo del 2,0 per cento atteso in aprile);
sanità pubblica, istruzione pubblica e il complesso di tutte le prestazioni sociali necessarie ad alleviare la povertà, non rappresentano, nella NADEF, una priorità. Parallelamente, la caotica gestione della revisione del PNRR dimostra una scarsa capacità, se non addirittura la precisa volontà di non rilanciare gli investimenti nei territori e di non considerare l'emergenza climatica ed ambientale un elemento verso cui orientare le politiche pubbliche di bilancio, facendole tornare ad un passato che non ha mai prodotto risultati soddisfacenti per i cittadini e col rischio stavolta di accompagnare gradualmente l'Italia verso una fase quasi pre-recessiva. È drammatico che tutto questo accada dopo una crescita boom del 2021 (recentemente rivista al rialzo dall'Istat al +8,3 per cento) e una crescita sostenuta nel 2022 (+3,7 per cento), risultati frutto delle coraggiose politiche economiche espansive messe in campo dal Governo Conte II, orientate agli investimenti;
è altrettanto drammatico constatare che questo crollo era ampiamente prevedibile, come denunciato dal M5S sin dalla precedente legge di bilancio: il taglio smaccatamente - ed imprudentemente - ostentato e indiscriminato di reti di protezione sociale, che come il reddito di cittadinanza avevano anche un effetto sui consumi, e lo smantellamento o drastico ridimensionamento di misure di investimento come Superbonus e Transizione 4.0, senza la previsione di investimenti alternativi, non potevano che portare a questo repentino deterioramento del quadro economico;
le previsioni di crescita del PIL 2024, ricalibrato dalla NADEF 2023, sembrano irrealisticamente superiori alle stime di crescita italiana per lo stesso 2024 presentate nei giorni scorsi sempre dalla Commissione europea e dall'OCSE, che entrambe prevedono soltanto un +0,8 per cento. Prendendo come riferimento quest'ultimo dato convergente di Commissione UE e OCSE, nel 2024 l'Italia tornerebbe dietro la media dell'Eurozona (+1,3 per cento secondo la Commissione), dietro la Germania (+1,1 per cento secondo la Commissione UE), dietro la Francia (+1,2 per cento secondo la Commissione UE) e dietro la Spagna (+1,9per cento secondo la Commissione UE);
in tal senso, la vera tragedia contabile è la crescita zero, perché sia il deficit sia il debito si calcolano in rapporto al PIL. E se quest'ultimo si ferma, il rapporto in futuro non può far altro che aumentare;
valutato che:
in considerazione dell'elevata incertezza del quadro economico e della necessità di continuare a contrastare i fenomeni inflazionistici, per quanto concerne la manovra 2024-2026, il Governo ha deciso di richiedere, con la Relazione che accompagna la Nota di aggiornamento del DEF 2023 (ex articolo 6, della legge n. 243 del 2012), l'autorizzazione del Parlamento a fissare un nuovo sentiero programmatico per l'indebitamento netto della PA;
il nuovo livello programmatico di indebitamento netto in rapporto al PIL è pari a -5,3 per cento nel 2023, -4,3 per cento nel 2024, -3,6 per cento nel 2025 e -2,9 per cento nel 2026, a fronte di un andamento tendenziale del rapporto deficit-PIL stimato al -5,2 per cento nel 2023, -3,6 per cento nel 2024, -3,4 per cento nel 2025 e -3,1 per cento nel 2026;
i nuovi obiettivi programmatici dovrebbero assicurare la progressiva riduzione dell'indebitamento netto strutturale, che è pari al -5,9 per cento del PIL nel 2023, -4,8 per cento nel 2024, -4,3 per cento nel 2025 e -3,5 per cento nel 2026. Il rapporto debito-PIL programmatico è pari al 140,2 per cento nel 2023, 140,1 per cento nel 2024, 139,9 per cento nel 2025 e 139,6 per cento nel 2026;
gli spazi finanziari che si rendono disponibili, quale differenza tra gli andamenti tendenziali e programmatici aggiornati, che includono anche la maggiore spesa per interessi passivi conseguente al maggior disavanzo, sono pari a 3,2 miliardi nel 2023, 15,7 miliardi nel 2024 e 4,6 miliardi nel 2025. Nel 2026, invece, il saldo obiettivo implica una correzione di 3,8 miliardi di euro rispetto all'indebitamento netto tendenziale, che consente di riportare lo stesso al di sotto della soglia del 3 per cento;
in ottemperanza alle norme della legge di contabilità e finanze sui contenuti obbligatori della NADEF, il livello del saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato di competenza potrà aumentare fino a 202,5 miliardi nel 2024, a 168 miliardi nel 2025 e a 134 miliardi nel 2026. Il corrispondente livello del saldo netto da finanziare di cassa potrà aumentare fino a 252 miliardi nel 2024, 212 miliardi nel 2025 e 179 miliardi nel 2026;
la richiesta al Parlamento di autorizzare un nuovo sentiero programmatico per l'indebitamento netto della pubblica amministrazione in modo da aprire nuovi spazi finanziari non sorprende il M5S, che aveva tempestivamente denunciato, già in occasione della passata legge di bilancio, i draconiani obiettivi di abbattimento del deficit che il Governo Meloni appena insediato si era dato all'insegna della più totale austerità. La NADEF 2023, invece, delinea apparentemente un aumento del deficit, smentendo con ciò la validità delle politiche di bilancio fin qui proclamate dal Governo stesso. Tuttavia il nodo della questione si concentra sulle ragioni poste alla base della attuale richiesta di indebitamento: se, come pare dalla lettura della NADEF 2023, il maggior deficit non è mirato ad affrontare seriamente una situazione sociale sempre più gravosa né tantomeno ad alimentare investimenti che a cascata possano sostenere la crescita, allora si stanno semplicemente sprecando risorse;
considerato che:
secondo quanto emerge da una analisi dell'osservatorio di Oxford Economics, la crescita del PIL all'1,2 per cento stimata per il 2024 è pari al doppio delle stime effettuate da recenti studi economici;
i prezzi dell'energia sono recentemente diminuiti, ma restano a livelli storicamente elevati e vi è il rischio di una nuova impennata durante i mesi invernali. Inoltre, l'approvvigionamento di gas dell'Italia si basa principalmente su flussi di importazione soggetti a rischi di varia natura nell'attuale contesto geopolitico;
in tale quadro, il Governo dichiara di voler limitare quanto più possibile l'impatto del caro energia sui bilanci delle famiglie, specialmente quelle più bisognose, e di garantire la sopravvivenza e la competitività delle imprese italiane, sia a livello globale, sia nel contesto europeo, anche in considerazione dei corposi interventi recentemente annunciati da altri Paesi membri dell'Unione europea e non solo, senza però che si delinei una strategia idonea a conseguire l'obiettivo asseritamente dichiarato;
la povertà in Italia è ormai un fenomeno strutturale visto che tocca quasi un residente su dieci; il 9,4 per cento della popolazione residente vive infatti, secondo l'Istat, in una condizione di povertà assoluta. In termini assoluti si contano in Italia più di cinque milioni di persone in stato di povertà assoluta;
la diminuzione del potere di acquisto conseguente alla crisi economica, aggravatasi con la pandemia e, da ultimo, con il conflitto in atto in Ucraina, ha acuito il problema dell'affordability, ossia delle spese per l'accesso all'abitazione che, diventando sempre più onerose, pesano gravemente sui bilanci familiari;
una famiglia su quattro ha avuto, negli ultimi anni, difficoltà a pagare l'affitto (si tratta in prevalenza di nuclei familiari fragili composti da persone di età compresa tra i 45 e i 64 anni, con figli), percentuale che ha superato il 40 per cento nel 2021, come confermato dall'Indagine straordinaria sulle famiglie italiane (Isf) condotta dalla Banca d'Italia;
il Governo dichiara di voler utilizzare gran parte delle risorse aggiuntive del 2024 per la riduzione del cuneo fiscale, per l'avvio della riforma del sistema fiscale e per supportare le famiglie più numerose, nell'obiettivo di ridurre la pressione fiscale, aumentare il reddito disponibile e sostenere i consumi;
le risorse aggiuntive che saranno rese disponibili con lo scostamento richiesto con la Relazione ex articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, non appaiono sufficienti a coprire la necessità di ulteriori e più estese misure di contrasto degli aumenti energetici, in supporto di famiglie e imprese;
in questo contesto, la stessa richiesta di autorizzazione del Parlamento a fissare un nuovo sentiero programmatico per l'indebitamento netto della pubblica amministrazione, per sostenere - seppur parzialmente - solo la pur importante conferma del taglio del cuneo fiscale, generando un effetto sulle buste paga che è già stato e probabilmente sarà nuovamente divorato dal caro carburanti, dal caro mutui e dagli aumenti del carrello della spesa - con un'inflazione ancora pericolosamente vicina alla doppia cifra - non appare certamente la migliore delle opzioni se mancano, come effettivamente continuano a mancare, le misure per investimenti in crescita del sistema Paese;
infatti, ad un anno dalla data di entrata in carica dell'attuale Governo, il quadro economico presenta già segnali significativi di deterioramento. La riduzione degli obiettivi programmatici riferiti al debito pubblico, nonostante i benefici derivanti dalla revisione al rialzo del PIL comunicata dall'Istat il 22 settembre scorso, pare raggiungibile soltanto con obiettivi di crescita che, seppur rivisti anche essi al ribasso, appaiono per molti versi sovrastimati in uno scenario internazionale instabile e fragile che presenta incognite rilevanti per cui le prospettive potrebbero cambiare in un arco temporale breve. I rischi legati all'inflazione, soprattutto per la dinamica dei prezzi energetici, le criticità connesse all'attuazione del PNRR e all'utilizzo integrale, tempestivo ed efficiente dei fondi, i fattori geopolitici e gli effetti del prolungamento della guerra in Ucraina sono tutti elementi che richiederebbero una visione strategica diversa da quella che è stata finora messa in campo dal Governo e che sta mostrando progressivamente tutti i suoi limiti;
della insufficienza di queste politiche appare specchio la Nota di aggiornamento in esame. Non tanto e non soltanto per la dinamica del debito delle amministrazioni pubbliche e per la conseguente spesa per interessi, quanto per la inefficacia dimostrata dalle misure sin qui adottate volte a ridurre il costo della vita e per l'assenza, nella programmazione, di politiche sociali più consistenti ed efficienti di quelle messe in campo negli ultimi mesi. L'aumento programmato del deflatore dei consumi fa sì che ciò che viene presentato come mantenimento o persino aumento lieve della spesa corrisponda in termini reali ad una riduzione effettiva, che diventa poi conclamata, in rapporto al PIL per settori cruciali come la sanità, in cui si assiste parallelamente ad una crescita della spesa privata;
il netto deterioramento del quadro di finanza pubblica, pure al netto di sostegni governativi che sono apparsi incerti e deboli in questo anno di attività dell'Esecutivo in settori cruciali, determina sul piano sociale maggiore vulnerabilità e sul piano economico minor crescita, poiché i consumi, l'industria, settori importanti come le costruzioni e gli stessi servizi registrano battute d'arresto che una eventuale nuova impennata dei prezzi energetici, nonostante il rallentamento dell'inflazione a livello globale, potrebbe ulteriormente aggravare;
la promessa di ricavare denaro da dismissioni, privatizzazioni e tagli ad alcuni Ministeri non sembra in grado di poter mantenere le promesse elettoralistiche della maggioranza in una situazione in cui l'aumento della spesa che con la NADEF il Governo prospetta di chiedere al Parlamento - attraverso spazi finanziari aperti da una ottimistica valutazione del PIL nei prossimi anni - serve a tenere in piedi un equilibrio già attualmente precario, al punto che il Governo programmaticamente rinuncia all'aumento importante di spese essenziali, come quelle per la sanità pubblica, che pure sarebbe indispensabile per dedicare gli spazi di deficit ad interventi già sostanzialmente prenotati, ma che sembrano a loro volta difficilmente raggiungibili;
altrettanto deteriorata appare la gestione della spesa effettiva del PNRR e del piano nazionale complementare se, nonostante le interlocuzioni in corso con le autorità europee, gli investimenti fissi lordi si fermeranno ai livelli attualmente prevedibili;
il diluvio di disegni di legge collegati alla manovra - quasi raddoppiati - di fatto priverà la legge di bilancio di molti contenuti di merito, rinviando all'attuazione di deleghe future la definizione di importanti misure, in una situazione preoccupante di rallentamento globale dell'economia che i rischi ambientali e climatici, le tensioni sui prezzi dell'energia - con effetto diretto sui prezzi dei beni e quindi sui consumi - e gli sviluppi della guerra in Ucraina potrebbero inasprire;
in tutto questo il cambio di strategia che pare prendere piede in ambito fiscale, verso una maggiore irresponsabilità ed una minore solidarietà, e la mancanza programmatica di strategie volte a sostenere effettivamente i redditi e a rilanciare le politiche pubbliche nella scuola, nella sanità e nel lavoro - vale a dire nei settori che più incidono e preoccupano i cittadini - delineano un quadro in cui la messa in sicurezza sociale non appare una priorità del Governo attuale e che la NADEF sostanzialmente conferma,
impegna il Governo:
1) ad intraprendere ogni iniziativa utile, in sede europea, finalizzata a modificare le regole vigenti in materia di disciplina di bilancio, prevedendo lo scorporo, dal calcolo del deficit, di determinate categorie di investimenti pubblici nazionali produttivi, che sono ostacolati dall'attuale quadro di bilancio - tra cui gli investimenti destinati all'istruzione, quelli in ambito di spesa sanitaria, gli investimenti green, quelli destinati alle energie rinnovabili e ai beni pubblici europei - nonché esentare dalla regola di spesa gli investimenti finanziati dai prestiti del programma Next Generation EU che promuovono gli obiettivi a lungo termine dell'Unione europea, per rendere l'economia e il sistema energetico dell'Unione europea più competitivi, sicuri, omogenei e sostenibili;
2) al fine di salvaguardare il Servizio sanitario nazionale, a garantire una sostenibilità economica effettiva ai Livelli essenziali di assistenza (LEA) e soddisfare in modo più efficace le esigenze di pianificazione e di organizzazione nel rispetto dei princìpi di equità, di solidarietà e di universalismo, a prevedere che l'incidenza della spesa sanitaria sul Prodotto interno lordo (PIL) sia in linea con i Paesi del G7 e che non sia, comunque, inferiore alla media europea e, conseguentemente, che il livello di finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato sia incrementato annualmente almeno di una percentuale pari al doppio dell'inflazione, anche in un contesto macroeconomico sfavorevole, contraddistinto da una riduzione del prodotto interno lordo;
3) a reperire adeguate risorse da destinare alla scuola pubblica e portare gli investimenti in istruzione, educazione e formazione al 5 per cento del PIL come il resto d'Europa, al fine di restituire peso e valore all'istruzione scolastica, per promuovere la formazione degli insegnanti, per valorizzare la professionalità docente e per sostenere l'innovazione didattica e organizzativa, nella consapevolezza che la scuola debba rappresentare uno dei più importanti fattori di crescita del Paese, garantendo il diritto allo studio e la garanzia di accesso per tutti e a tutti i livelli di istruzione;
4) ad adottare le opportune iniziative volte a una graduale diminuzione delle spese per i sistemi di armamento, che insistono sul bilancio dello Stato, tenuto conto della grave crisi economica e sociale in atto, conseguenza diretta della recente crisi energetica e del caro carburanti, al fine di non distrarre le risorse finanziarie necessarie a sostenere il tessuto sociale ed economico del Paese e a garantirne la ripresa;
5) ferma restando l'applicazione generalizzata del contratto collettivo nazionale di lavoro e a ulteriore garanzia del riconoscimento di una giusta retribuzione, a introdurre una soglia minima salariale inderogabile, pari a 9 euro all'ora, per tutelare in modo particolare i settori più fragili e poveri del mondo del lavoro, nei quali il potere contrattuale delle organizzazioni sindacali è più debole, prevedendo che la soglia si applichi soltanto alle clausole relative ai cosiddetti «minimi», lasciando al contratto collettivo la regolazione delle altre voci retributive;
6) in considerazione del delicato contesto economico-sociale - che ha visto entrare in sofferenza fasce sociali trasversali interessate dalla nuova povertà diffusa - e della ingiustificata eliminazione del reddito di cittadinanza come strumento di sostegno accanto alle politiche attive, ad adottare nell'immediato concrete e adeguate misure per supportare le persone e le numerose famiglie in difficoltà, anche attraverso l'esenzione dall'IVA per i beni di prima necessità e, nel medio periodo, misure di contrasto al disagio economico, alla povertà sistemica, nonché volte ad emancipare i soggetti in stato di vulnerabilità sociale;
7) a stanziare adeguate risorse per fronteggiare il grave e diffuso disagio abitativo, attraverso il rifinanziamento del Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione, del Fondo per la morosità incolpevole e del Fondo di garanzia mutui per la prima casa, nonché a prevedere misure di sostegno per far fronte alla maggiore spesa conseguente all'aumento dei tassi di interesse sui mutui in favore di coloro che versano in situazione di obiettiva difficoltà, valutando a tal fine anche l'incremento della percentuale di detraibilità degli interessi passivi per l'acquisto dell'abitazione principale;
8) a introdurre misure urgenti per risolvere il problema dei cosiddetti «crediti incagliati» e sbloccare la cessione dei crediti, nonché ad adottare disposizioni volte ad estendere di almeno 12 mesi il termine di applicazione del Superbonus in caso di interventi, sia "trainanti" che "trainati", già avviati al 17 febbraio 2023 (per i quali operano ancora la cessione del credito e lo sconto in fattura), riguardanti interi condomini o "mini-condomini" in monoproprietà di persone fisiche, anche prevedendo la condizionalità di aver svolto almeno il 30 per cento dei lavori entro il 31 dicembre 2023;
9) ad assicurare massima priorità nell'attuazione degli investimenti e degli interventi previsti nel PNRR relativamente al contenimento del dissesto idrogeologico e del consumo del suolo, al contrasto alla povertà - ivi inclusa quella energetica - e all'esclusione sociale, all'equità e progressività del sistema fiscale, alla parità generazionale e di genere, nonché alla funzionalità piena del Servizio sanitario nazionale, in particolare costituendo dei consessi che, per settori ed ambiti di competenza, includano la diretta partecipazione di appositi comitati ristretti costituiti presso le Commissioni parlamentari in ordine alla valutazione ed al monitoraggio delle fasi di attuazione e soprattutto con riferimento alla definizione della prossima proposta di revisione del PNRR;
10) nell'ambito delle decisioni strategiche in tutti i settori, in particolare dell'occupazione, della salute e dell'inclusione sociale, a valutarne gli effetti sui giovani, promuovendo il principio di equità generazionale e introducendo strumenti di valutazione dell'impatto generato sulle giovani generazioni dalle politiche pubbliche;
11) a dare piena e rapida attuazione al PNRR, rispettando tutti gli obiettivi, le riforme da attuare e le scadenze temporali previste, recuperando la capacità di spesa per compensare i ritardi accumulati; a informare costantemente il Parlamento sullo stato di attuazione del PNRR e sugli eventuali aggiornamenti dello stesso; a garantire la realizzazione delle opere messe a bando, anche prevedendo lo stanziamento di ulteriori risorse a copertura dei rincari dei prezzi dei materiali; a monitorare il rispetto della clausola del 40 per cento per gli investimenti del PNRR;
12) a corrispondere alle accresciute esigenze connesse all'espletamento dei compiti istituzionali delle Forze di polizia attraverso il rafforzamento degli organici, i relativi riconoscimenti economici, l'incremento delle indennità, il potenziamento e l'ammodernamento delle dotazioni, dei mezzi tecnico-logistici e dei sistemi informativi;
13) a potenziare gli strumenti di contrasto alle mafie già esistenti, tutelare i principali presìdi antimafia come il 41-bis, le misure di prevenzione personali e patrimoniali;
14) a investire nella lotta alla corruzione, in particolare attraverso l'adozione di misure volte a garantire maggiore trasparenza e controllo dei fondi del PNRR e, più in generale, all'implementazione di una normativa che contrasti in maniera efficace i più gravi delitti contro la pubblica amministrazione attraverso la normativa prevista dall'Ordinamento penitenziario (articolo 4-bis) nonché escludere in radice ogni eventuale modifica in peius in materia di intercettazione per tali categorie di reati;
15) a proseguire nella politica di contrasto alle agromafie ed ecomafie, tutelando il diritto alla salute attraverso un efficace sistema di repressione delle attività della criminalità organizzata e dei reati ambientali in generale;
16) ad assicurare la necessaria continuità ai finanziamenti, alle attività e al funzionamento dei centri e delle reti antiviolenza territoriali e dei centri e servizi per uomini autori di violenza, al fine di rafforzare la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere e prevedere sempre maggiori azioni per il reinserimento economico e sociale, con particolare attenzione al mondo del lavoro, delle donne vittime di violenza;
17) sotto il profilo dell'annunciata revisione delle circoscrizioni giudiziarie, a garantire il pieno diritto di accesso alla giustizia in tutto il territorio nazionale e risolvere le questioni più critiche relative a taluni uffici giudiziari, colmando le discrepanze esistenti tra i diversi territori;
18) a potenziare l'organico del Corpo di polizia penitenziaria, al fine di rendere maggiormente efficienti gli istituti penitenziari e garantire migliori condizioni di lavoro al personale addetto alla sicurezza all'interno delle carceri; a prevedere risorse aggiuntive per l'assunzione straordinaria di personale nei ruoli di funzionario giuridico-pedagagico e di funzionario mediatore culturale considerando, altresì il ruolo fondamentale che questi ultimi rivestono all'interno dell'ordinamento ai fini del reinserimento in società dei ristretti; nonché ad assumere, con procedura concorsuale, nuovi magistrati per porre rimedio alla gravissima carenza di personale;
19) in riferimento ad interventi in materia di edilizia giudiziaria, a riqualificare e potenziare il patrimonio immobiliare dell'amministrazione della giustizia in chiave ecologica e digitale, che si tratti di area facilmente accessibile e dotata di servizi e ambienti da adibire a nidi per l'infanzia, nell'attuazione delle politiche volte alla conciliazione tra vita familiare e professionale, con ricadute positive in termini di incremento dell'occupazione femminile e di effettività della parità nell'accesso alle professioni caratterizzanti il comparto giustizia;
20) ad adottare iniziative utili volte ad aumentare le risorse per le politiche di cooperazione allo sviluppo, al fine di garantire il raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile globale in sintonia con l'Agenda 2030, con particolare attenzione all'efficacia degli aiuti e dello sviluppo, alla massima integrazione delle politiche e degli strumenti, nonché al coordinamento e alla collaborazione degli attori della cooperazione;
21) a rafforzare le politiche per la riduzione dei divari territoriali, con particolare riferimento al Mezzogiorno, alle aree interne, ai territori montani e alle isole;
22) a definire con il fattivo intervento del Parlamento e finanziare i Livelli essenziali delle prestazioni (LEP) quali livelli inderogabili di quantità e qualità dei servizi pubblici da garantire su tutto il territorio nazionale, come sancito dall'articolo 117, comma 2, lettera m), della Costituzione e dalla legge delega n. 42 del 2009, anche per evitare che le modalità di attuazione dell'autonomia differenziata delineate dal progetto del Governo possano accrescere le sperequazioni socio-economiche tra territori, anziché ridurle; a rendere strutturali gli strumenti di politica industriale regionale (con particolare riferimento ai crediti d'imposta per investimenti in impianti, attrezzature e macchinari e per le attività di ricerca e sviluppo) e la decontribuzione per il Mezzogiorno;
23) a prevedere, in favore degli enti territoriali, risorse dirette a contenere l'aumento dei prezzi dell'energia anche mediante l'utilizzo di flessibilità di bilancio, nonché a implementare il finanziamento per lo svolgimento delle funzioni fondamentali e servizi in favore dei cittadini;
24) a garantire la salvaguardia della progressività e dell'equità del nostro sistema fiscale, rafforzando l'azione di contrasto all'evasione e all'elusione fiscale, prevedendo meccanismi premiali per i contribuenti leali, la tracciabilità dei pagamenti, l'incrocio delle banche dati, il potenziamento delle Agenzie fiscali, escludendo ogni ipotesi di ricorso a condoni fiscali;
25) a perseguire e incrementare una politica fiscale volta a prevedere un contributo straordinario a carico di soggetti operanti nel settore energetico in relazione ai cosiddetti extraprofitti realizzati per effetto del rincaro dei prezzi energetici, al fine di sostenere il pagamento delle forniture di energia elettrica e gas in favore di utenti economicamente svantaggiati, nonché un simile contributo nei settori farmaceutico, assicurativo, bancario e degli armamenti volto a sostenere misure specifiche ed esclusive per il contenimento ed il contrasto degli effetti del continuo aumento dei prezzi e dell'inflazione;
26) ad incrementare i finanziamenti per il rinnovo del contratto di lavoro al personale di scuola, università e ricerca; a reperire le risorse necessarie per la piena attuazione del Piano nazionale per la promozione del sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita sino a sei anni; ad adottare misure di prevenzione e di contrasto dell'abbandono precoce dell'istruzione e della formazione; a procedere a contrastare l'eccessivo affollamento delle classi e la povertà educativa, diminuendo il numero degli alunni per classe e garantendo la formazione delle classi nei territori disagiati, montani, nelle piccole isole, nelle aree interne; a garantire il diritto allo studio scolastico e universitario, assicurando borse di studio e servizi per tutti gli idonei; ad adottare iniziative volte a valorizzare economicamente tutto il personale scolastico, mediante iniziative volte a reperire risorse adeguate e ad innalzare le retribuzioni, portandole al livello europeo; ad intervenire, con azioni forti e immediate, per sostenere le famiglie, in estrema difficoltà per questo anno scolastico, nell'acquisto dei libri scolastici e garantire il diritto allo studio in modo uniforme su tutto il territorio nazionale; a istituire il beneficio della dote educativa da destinare a tutte le alunne e alunni, studentesse e studenti del primo e secondo ciclo di istruzione, al fine di sostenere economicamente le famiglie durante tutto il percorso educativo dei figli e contrastare le diseguaglianze socio-culturali e territoriali; ad adottare, già nella prossima legge di bilancio, misure volte a rivedere la disposizione approvata inerente il dimensionamento scolastico, abrogando la disciplina introdotta, anche alla luce dei rischi e delle criticità che potrebbero derivare dalla controversa riforma dell'autonomia differenziata da riconsiderare integralmente, con particolare riguardo al sistema di istruzione, che deve mantenere i caratteri di uniformità ed eguaglianza su tutto il territorio nazionale; a rafforzare i dottorati e la ricerca universitaria al fine di promuovere pari opportunità, riducendo le disparità regionali, rafforzando le tecnologie digitali e contrastando il divario di genere; a promuovere un'opera di sensibilizzazione sull'importanza sociale della cultura e del patrimonio culturale e a sostenere il ruolo trainante del patrimonio storico e artistico del nostro Paese e delle elevate professionalità presenti nei relativi settori;
27) ad adottare interventi per la transizione ecologica e il contrasto alla crisi climatica, in linea con le misure decise nell'ambito del Green New Deal europeo, approvando rapidamente le modifiche al PNIEC e il Piano di adattamento climatico; a perseguire, senza indugi, il raggiungimento dei target di decarbonizzazione al 2030 e di neutralità climatica al 2050, attraverso il pieno superamento della dipendenza del Paese da importazioni di combustibili fossili e l'incremento degli investimenti nelle fonti rinnovabili; ad adottare misure per aumentare l'efficienza energetica e la sicurezza sismica degli edifici, prestando particolare attenzione alla riqualificazione degli edifici con prestazioni energetiche basse in linea con gli indirizzi europei, anche attraverso la previsione di misure a carattere strutturale e finanziariamente sostenibili, e ad affrontare la questione dei crediti fiscali incagliati; ad adottare misure per promuovere la mobilità sostenibile e sostenere l'innovazione e la riconversione del settore dell'automotive; a promuovere gli acquisti aggregati di energia da rivendere a prezzo calmierato; a favorire l'autoconsumo singolo e collettivo di energia rinnovabile e lo sviluppo delle comunità energetiche e ad adottare, in tempi congrui, i decreti attuativi per la effettiva realizzazione delle Comunità energetiche rinnovabili (CER); ad abbattere progressivamente gli incentivi ai combustibili fossili e i sussidi ambientalmente dannosi, prevedendo adeguate misure compensative per le famiglie e le imprese più vulnerabili; a finanziare gli interventi di riqualificazione dei corpi idrici naturali e del reticolo minore e a istituire un fondo per la sostituzione e manutenzione degli acquedotti, rimodulando il Fondo complementare del PNRR; a recepire le misure previste dalle strategie per la "Biodiversità 2030", "Firm farm to fork" e "Suolo" nell'ambito del Green New Deal UE e riprese dalla recente proposta normativa "Pacchetto Natura" presentata dalla Commissione europea;
28) ad adottare opportune iniziative volte a:
a) incrementare gli investimenti nelle fonti rinnovabili, che necessitano non esclusivamente di incentivi quanto di un quadro regolatorio certo, della semplificazione dei processi autorizzatori e, soprattutto, del completamento delle regole del mercato elettrico, che in molti settori vede il predominio delle fonti fossili semplicemente perché mancano le regole per "gestire" le rinnovabili;
b) individuare un piano industriale impiantistico del Paese, anche ponendo in essere interventi di semplificazione e accelerazione dei procedimenti autorizzativi per la realizzazione e l'esercizio di impianti da fonti rinnovabili, al fine di garantire il conseguimento e potenziamento degli obiettivi nazionali di decarbonizzazione fissati dal Piano nazionale integrato di energia e clima;
c) favorire la transizione ecologica, energetica e verso l'economia circolare, mediante la progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi e la tempestiva definizione di appositi indicatori per gli investimenti ecosostenibili;
d) assumere scelte che, nell'ambito della pianificazione e gestione dei rifiuti, prevedano la progressiva dismissione degli impianti di incenerimento e che escludano nuove soluzioni impiantistiche basate sull'incenerimento dei rifiuti o comunque tali da incidere negativamente sulla qualità dell'aria e dei suoli, e la contestuale adozione di pratiche gestionali e soluzioni impiantistiche finalizzate alla riduzione della produzione di rifiuti, alla raccolta differenziata, alla tariffazione puntuale e alla promozione di filiere produttive volte al riuso, alla riparabilità, riciclabilità e compostabilità dei beni e materiali;
e) a rilanciare il settore della logistica cosiddetto green, prevedendo un piano di evoluzione del sistema anche attraverso strumenti di governance dedicati all'incentivazione del trasporto intermodale - in considerazione di quanto già previsto con i contributi al trasporto combinato strada-mare (marebonus) e strada-rotaia (ferrobonus) -, alla digitalizzazione e all'automazione, per garantire la sostenibilità del settore e la sua compartecipazione agli obiettivi del Green New Deal europeo;
29) a garantire che gli interventi previsti per fronteggiare il caro energia siano applicati per tutto il periodo che si renderà necessario, dando priorità alla protezione delle fasce più deboli e alle imprese più esposte al caro energia; ad affiancare a tali interventi misure per sostenere i soggetti maggiormente colpiti dall'incremento dei prezzi di altri beni primari, a partire da quelli alimentari, che rischiano di colpire duramente le famiglie più povere e, in particolare, quelle i cui redditi nominali non variano al variare dell'inflazione; ad adottare interventi per sostenere le imprese dei settori maggiormente colpiti dagli effetti negativi dell'incremento dei prezzi e dei tassi d'interesse; a monitorare costantemente l'andamento della situazione del caro prezzi al fine di predisporre i necessari interventi;
30) a sostenere e rilanciare gli investimenti pubblici e le politiche dell'innovazione per favorire la crescita economica, la digitalizzazione, l'industrializzazione equa, responsabile e sostenibile e la creazione di nuovi posti di lavoro; a sostenere le imprese estendendo il Piano Transizione 4.0 agli investimenti per la transizione ecologica, rendendolo maggiormente fruibile dalle micro, piccole e medie imprese, rafforzando gli incentivi fiscali, con particolare riferimento a quelli per gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, attuando e potenziando i progetti del PNRR a sostegno della ricerca e dell'innovazione, a partire dal potenziamento della ricerca di base e applicata, sostenendo i processi di innovazione e trasferimento tecnologico, sviluppando le politiche industriali per i settori di punta;
31) a dare piena attuazione alle Zone economiche speciali, non dando luogo alla riforma della governance come disposta nel decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, nonché assicurando adeguate risorse per la proroga del credito di imposta previsto;
32) a potenziare le politiche per lo sviluppo sostenibile delle aree interne, dei territori montani e delle isole, a partire dagli investimenti per le infrastrutture, la cura del territorio, la presenza di servizi scolastici, sanitari e socio sanitari;
33) a ripristinare il reddito di cittadinanza, prevedendo il rafforzamento e la riorganizzazione delle politiche pubbliche volte a contrastare la povertà e l'esclusione sociale, potenziando la componente di servizi alla persona e l'attivazione di un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa per l'effettivo superamento della condizione di povertà;
34) a sostenere il livello delle buste paga, il potere d'acquisto dei salari, in primo luogo attraverso la riduzione strutturale del cuneo fiscale gravante sul costo del lavoro, rafforzando il processo già avviato nella scorsa legislatura;
35) a contrastare le crescenti disparità generazionali, di genere e territoriali, in particolare con interventi volti a favorire l'inserimento lavorativo dei giovani e delle donne;
36) a rafforzare le politiche attive del lavoro, anche attraverso il potenziamento del fondo nuove competenze; ad assicurare la lotta al lavoro sommerso; a contrastare il precariato, rafforzando gli incentivi volti a favorire le assunzioni a tempo indeterminato, nonché collegando strettamente le tipologie contrattuali a tempo determinato a specifiche causali; ad abolire gli stage extracurriculari in forma gratuita;
37) a favorire l'evoluzione del sistema previdenziale, mettendo al centro le donne, i giovani e chi svolge lavori gravosi, prevedendo l'aggiornamento e l'ampliamento della platea dei lavori usuranti, garantendo una prospettiva pensionistica sostenibile e dignitosa;
38) ad avviare con le parti sociali la definizione di modalità di sperimentazione di riduzione dell'orario di lavoro a parità di retribuzione;
39) a contrastare il precariato, prevedendo incentivi volti a favorire le assunzioni a tempo indeterminato, nonché collegando strettamente le tipologie contrattuali a tempo determinato a specifiche causali;
40) a completare il sistema di tutele in favore dei lavoratori autonomi, avviato con l'introduzione dell'indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa, attraverso l'estensione delle misure già previste per i lavoratori dipendenti;
41) in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, ad adottare le opportune iniziative normative volte a:
a) ampliare la tutela antinfortunistica anche allo svolgimento delle attività formative di qualsiasi tipologia che vengono svolte a qualsiasi titolo dalle imprese e nelle quali sono coinvolti gli studenti di ogni ordine e grado, compresi quelli impegnati in percorsi di istruzione e formazione professionale, tirocinanti, stagisti e docenti;
b) implementare l'organico tecnico di tutti gli enti preposti alla prevenzione degli infortuni sul lavoro e ai controlli in tema di rispetto delle misure di sicurezza e di lavoro regolare, nonché a rafforzare i controlli ispettivi in materia di salute e sicurezza nell'ambito delle attività di formazione-lavoro;
c) istituire una procura nazionale del lavoro ovverosia una modalità organizzativa e di coordinamento delle indagini nei procedimenti per reati in materia di igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro maggiormente efficiente che, anche attraverso la distribuzione dei magistrati in pool specialistici, assicurando sinergie tra i diversi attori coinvolti, uniformità dell'intervento, specializzazione ed innovazione delle modalità di indagine;
d) introdurre, nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado del sistema educativo di istruzione e formazione, l'insegnamento della cultura della sicurezza, finalizzato a rendere consapevoli gli studenti delle diverse fasce di età dei potenziali rischi conseguenti a comportamenti errati nei luoghi di lavoro e nella vita domestica e scolastica, nonché a fornire loro la conoscenza e l'addestramento adeguati a riconoscere situazioni di pericolo;
e) istituire la cosiddetta patente a punti per la qualificazione delle imprese ovvero prevedere un meccanismo in base al quale chiunque intenda avviare un'attività economica debba soddisfare preventivamente una serie di requisiti minimi in materia di salute e sicurezza sul lavoro per accedere e restare nel mercato di riferimento;
42) a predisporre un nuovo patto per la salute al fine di allineare progressivamente il livello della spesa sanitaria alla media UE, abolendo gradualmente il tetto di spesa per il personale sanitario e destinando congrue risorse al rinnovo del contratto di lavoro, garantendo risorse adeguate a tutti i nuovi Livelli essenziali di assistenza, riducendo gli attuali divari territoriali nell'offerta dei servizi e delle prestazioni, nonché le interminabili liste d'attesa che costringono i cittadini a ricorrere al privato;
43) a incrementare le risorse disponibili, finanziarie e professionali per il funzionamento e il potenziamento del sistema sanitario nazionale, compresa la domiciliarità, la medicina territoriale, l'assistenza e la terapia domiciliare, la medicina d'urgenza, il finanziamento dei cicli di specializzazione, il potenziamento, l'adeguamento e l'ammodernamento tecnologico e infrastrutturale delle strutture ospedaliere e il rafforzamento della governance territoriale di prossimità con i relativi costi aggiuntivi; ad adottare le misure necessarie per garantire la piena attuazione della legge n. 194;
44) a potenziare gli strumenti per i percorsi di vita indipendente delle persone con disabilità e non autosufficienti, dando piena attuazione alla legge delega in tema di disabilità; a valorizzare l'invecchiamento attivo; a garantire e potenziare le tutele per i caregiver e a prevedere misure volte al cosiddetto silver cohousing, al fine di creare condizioni di vita migliori per gli anziani;
45) a rafforzare l'assegno unico, prima misura universalistica e progressiva a tutela e a sostegno della natalità, della genitorialità e delle famiglie, aumentando gli importi previsti, ampliando la platea dei beneficiari e rafforzando le clausole di salvaguardia; a introdurre una tassazione agevolata per il secondo percettore di reddito, al fine di incrementare il tasso di occupazione femminile; ad adottare misure dirette ad ampliare i congedi parentali, incrementandone il trattamento economico e la fruibilità da parte di entrambi i genitori; a rafforzare l'indennità di maternità; ad assicurare la realizzazione degli asili nido, come previsto dal PNRR, e il loro buon funzionamento attraverso un'adeguata dotazione di personale, con l'obiettivo di aumentare l'offerta di lavoro, dare impulso all'occupazione femminile, far emergere il lavoro nero e favorire il reinserimento nel mondo del lavoro dopo il congedo di maternità obbligatorio;
46) ad adottare le iniziative necessarie a risolvere le numerose problematiche di carattere sociale, rafforzando le misure per affrontare la povertà alimentare e per ridurre il tasso di persone a rischio di povertà o esclusione sociale che resta ancora superiore alla media dell'UE.
(6-00048) n. 3 (11 ottobre 2023)
Liris, Claudio Borghi, Damiani, Borghese.
Approvata
Il Senato,
premesso che:
la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (NADEF), ai sensi dell'articolo 10-bis, della legge di contabilità 31 dicembre 2009, n. 196, rivede le previsioni economiche e di finanza pubblica per l'anno in corso e per il restante periodo di riferimento in relazione alle ulteriori informazioni disponibili sull'andamento del quadro macroeconomico e di finanza pubblica rispetto a quelle utilizzate per il Documento di economia e finanza (DEF), aggiornando altresì gli obiettivi programmatici individuati dal DEF;
il nuovo documento di programmazione matura in un contesto economico e di finanza pubblica più delicato di quello prefigurato in primavera. Infatti, dopo una buona partenza nei primi mesi del 2023, nel secondo trimestre 2023 la crescita dell'economia italiana ha subìto una temporanea inversione di tendenza, risentendo dell'erosione del potere d'acquisto delle famiglie dovuto all'elevata inflazione, della permanente incertezza causata dalla guerra in Ucraina, della sostanziale stagnazione dell'economia europea e della contrazione del commercio mondiale;
in questo scenario si è reputato opportuno rivedere al ribasso la previsione di crescita annuale del prodotto interno lordo (PIL) in termini reali del 2023 dall'1,0 per cento dello scorso DEF allo 0,8 per cento e la proiezione tendenziale a legislazione vigente per il 2024, dall'1,5 per cento all'1,0 per cento. Resta invece sostanzialmente invariata, rispetto al DEF, la proiezione tendenziale di crescita del PIL per il 2025, all'1,3 per cento, mentre quella per il 2026 migliora marginalmente, dall'1,1 per cento all'1,2 per cento;
le previsioni macroeconomiche tendenziali per il 2023 e 2024 sono state validate dall'Ufficio parlamentare di bilancio con nota del 21 settembre 2023, al termine delle interlocuzioni previste dal Protocollo di intesa UPB-MEF del 13 maggio 2022;
gli indicatori tendenziali di finanza pubblica risentono, in particolare, della revisione al rialzo delle spese per crediti di imposta legati agli incentivi edilizi introdotti durante la pandemia e dell'aumento negli anni 2024-2026 dei tassi di interesse per il finanziamento del debito pubblico;
la previsione del deficit tendenziale in rapporto al PIL è pari al 5,2 per cento nel 2023, al 3,6 per cento nel 2024, al 3,4 per cento nel 2025 e al 3,1 per cento nel 2026, corrispondenti in termini strutturali al 5,7 per cento nel 2023, al 4 per cento nel 2024, al 3,9 per cento nel 2025 e al 3,7 per cento nel 2026;
il livello programmatico di indebitamento netto in rapporto al PIL è fissato al 5,3 per cento nel 2023, al 4,3 per cento nel 2024, al 3,6 per cento nel 2025 e al 2,9 per cento nel 2026, corrispondenti in termini strutturali al 5,9 per cento nel 2023, al 4,8 per cento nel 2024, al 4,3 per cento nel 2025 e al 3,5 per cento nel 2026;
il Governo, ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, con la Relazione presentata al Parlamento ha chiesto l'autorizzazione alla revisione degli obiettivi programmatici di indebitamento netto previsti nel DEF 2023 per un importo in termini percentuali di PIL pari a 0,8 per cento nel 2023, 0,6 per cento nel 2024 e nel 2025 e 0,4 per cento nel 2026;
gli spazi finanziari che si rendono disponibili, quale differenza tra gli andamenti tendenziali e programmatici di indebitamento netto sono pari a 3,2 miliardi nel 2023, 15,7 miliardi nel 2024 e 4,6 miliardi nel 2025, mentre nel 2026, il saldo obiettivo implica una correzione di 3,8 miliardi di euro rispetto all'indebitamento netto tendenziale, che consente di riportare lo stesso al di sotto della soglia del 3 per cento;
con la suddetta Relazione al Parlamento il Governo ha chiesto l'autorizzazione ad incrementare, per il solo anno 2023, il livello del saldo netto da finanziare di competenza e di cassa per ulteriori 15 miliardi di euro, al fine di consentire il perfezionamento delle regolazioni contabili del bilancio dello Stato connesse al maggior tiraggio delle agevolazioni per i bonus edilizi (già scontato nell'aggiornamento dei tendenziali di finanza pubblica presentato nella NADEF 2023);
per effetto delle misure che saranno adottate con la legge di bilancio, il tasso di crescita del PIL reale nel 2024 sale all'1,2 per cento, all'1,4 per cento nel 2025 e diminuisce di due decimi di punto rispetto al tendenziale, all'1,0 per cento, nel 2026;
le previsioni macroeconomiche programmatiche per il 2023 e 2024 sono state validate dall'Ufficio parlamentare di bilancio con nota del 10 ottobre 2023;
i nuovi obiettivi di deficit sono compatibili con un andamento migliorativo del saldo primario che diventerà positivo già nel 2025 e si attesterà all'1,6 per cento del PIL nel 2026;
nello scenario programmatico il rapporto debito-PIL passerebbe dal 140,2 per cento nel 2023 al 139,6 per cento nel 2026, livello inferiore rispetto all'obiettivo del 140,4 per cento indicato dal DEF di aprile;
in ottemperanza alle norme della legge di contabilità e finanza pubblica sui contenuti obbligatori della NADEF, il saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato di competenza potrà aumentare fino a 202,5 miliardi nel 2024, a 168 miliardi nel 2025 e a 134 miliardi nel 2026. Il corrispondente livello del saldo netto da finanziare di cassa potrà aumentare fino a 252 miliardi nel 2024, 212 miliardi nel 2025 e 179 miliardi nel 2026,
impegna il Governo:
1) a conseguire i saldi programmatici del bilancio dello Stato e quelli di finanza pubblica in termini di indebitamento netto-PIL, nonché il rapporto programmatico debito-PIL, nei termini e nel periodo di riferimento indicati nella NADEF 2023 e nella Relazione ad essa allegata;
2) a prevedere, con la manovra di bilancio:
a) il taglio al cuneo fiscale nel 2024 sul lavoro e l'attuazione della prima fase della riforma fiscale;
b) iniziative a sostegno delle famiglie, con particolare riguardo a quelle numerose, e della genitorialità, volte anche alla conciliazione dei tempi lavorativi con le esigenze familiari;
c) risorse per proseguire con il percorso avviato di rinnovo dei contratti del pubblico impiego, con particolare riferimento al comparto sanitario;
3) a considerare collegato alla manovra di finanza pubblica, oltre a quelli già indicati nel Documento, il seguente disegno di legge: "Disegno di legge per la semplificazione e la digitalizzazione dei procedimenti in materia di attività economiche e di servizi a favore dei cittadini e delle imprese".
(6-00049) n. 4 (11 ottobre 2023)
De Cristofaro, Magni, Cucchi, Aurora Floridia.
Preclusa
Il Senato,
in sede di esame della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2023 (Doc LVII n. 1-bis), premesso che:
la NADEF 2023 alla stregua del DEF 2023 risulta debole e rinunciataria e vede la luce in un quadro economico incerto, ma a differenza di quest'ultimo sembra fissare solo gli obiettivi programmatici senza entrare nel dettaglio delle politiche;
le stime previsionali della NADEF 2023, destinate a tracciare perimetro e ambiti di intervento della prossima manovra finanziaria per l'anno 2024, restituiscono, infatti, un messaggio politico ed economico abbastanza stringente ed inconfutabile: delineano una manovra economica costretta nella sua reale dimensione ed all'insegna dell'austerità e, soprattutto, inefficace da un punto di vista macroeconomico. Gran parte di essa dovrà fare i conti con una frenata del PIL, sarà pesantemente condizionata da un contesto macroeconomico e di finanza pubblica avversi, da un ritorno del Patto di stabilità e da uno scenario internazionale ancora segnato da alti tassi d'interesse e inflazione fuori dagli argini, e quasi interamente assorbita dalle minori entrate fiscali previste dalla riforma fiscale, nell'ordine di 17 miliardi di euro, che, inevitabilmente, condizionano l'allocazione delle risorse finanziarie destinate alla spesa pubblica che deve ridursi o non crescere di importo equivalente;
con la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2023 il Governo ha rivisto e corretto, nell'ambito di un quadro economico sensibilmente mutato, le previsioni macroeconomiche e tendenziali di finanza pubblica riportate dal Documento di economia e finanza 2023 varato lo scorso mese di aprile 2023, basandosi sugli effetti di una intervenuta politica monetaria restrittiva influenzata dall'aumento dei tassi d'interesse, dalle nuove regole di politica fiscale a livello europeo, dalle conseguenze del conflitto russo-ucraino e dalle prospettive di crescita di grandi Paesi esportatori quali la Germania e la Cina;
nelle stime del Governo i suddetti effetti hanno comportato una modesta crescita dell'attività economica rispetto a quella prefigurata dalle stime interne per il secondo semestre 2023, frenando la previsione di crescita annuale del PIL in termini reali rivista al ribasso di due decimi di punto percentuale rispetto al quadro programmatico riportato dal DEF 2023, ossia dall'1,0 per cento allo 8,8 per cento. La stessa NADEF 2023 prevede una caduta di mezzo punto percentuale del tasso di crescita nello scenario tendenziale per il 2024, che passa dall'1,5 per cento del DEF 2023 all'1, per cento, lascia sostanzialmente invariata, ossia all'1,3 per cento, la proiezione tendenziale di crescita del PIL per il 2025 rispetto alla previsione del DEF 2023 mentre vede migliorare marginalmente quella per il 2026, che passerebbe dall'1,1 per cento all'1,2 per cento;
le suddette previsioni pur se al ribasso appaiono molto ottimistiche, se confrontate con la crescita recentemente prevista dalle principali istituzioni nazionali ed internazionali quali FMI, OCSE, Prometeia, Commissione europea, e sembrerebbero derivare da una scelta eccessivamente attendista rispetto all'esposizione del sistema macroeconomico italiano a rischi di varia natura, prevalentemente esogeni o di matrice internazionale, nel complesso orientati al ribasso. Il conflitto in corso alle porte dell'Unione europea continua, infatti, a rappresentare un rischio rilevante e anche se l'economia europea, nel suo complesso, sembra avere risentito limitatamente delle tensioni commerciali con la Russia, l'industria tedesca ha invece mostrato chiari segni di debolezza, che se persistenti inciderebbero fortemente sui sistemi produttivi integrati con la Germania come quello italiano;
le nuove previsioni di crescita continuano ad incorporare la piena attuazione del PNRR anche se permangono dubbi anche rispetto all'integrale, tempestivo ed efficiente utilizzo da parte del Governo dei fondi europei del programma NGEU, anch'essi alla base delle previsioni della NADEF 2023. Nella NADEF 2023 con l'aggiornamento delle proiezioni sull'utilizzo dei fondi si è proceduto a una rimodulazione della loro allocazione temporale da cui è scaturita una maggiore concentrazione della spesa negli anni finali del Piano, a partire dal 2024. Già nei primi due anni del programma l'attivazione di investimenti pubblici è stata modesta ed ha costretto il Governo a modificare significativamente il PNRR, inoltre, analogamente alle precedenti Note di aggiornamento, il Governo continua a spostare in avanti l'attivazione della spesa prevista. Di contro, in un contesto di inasprimento delle condizioni di accesso al credito, affinché lo stimolo all'attività produttiva sia significativo e duraturo occorrerebbe avanzare speditamente con l'attuazione degli interventi e con le riforme strutturali, anche se la concentrazione della realizzazione delle opere del PNRR nei due anni finali del programma finirebbe con l'alimentare strozzature nell'offerta, sia con riferimento alle competenze necessarie per gestire e avviare le opere, sia per lo spiazzamento di altri investimenti. Ne consegue che gli investimenti complessivi - pur sostenuti dal PNRR - saranno nel breve termine meno dinamici di quanto previsto nel DEF e si fermeranno a 58,7 miliardi di euro, cioè il 7,8 per cento contro l'11,7 per cento rispetto a quanto preventivato in primavera;
le previsioni della NADEF 2023 sembrano poggiare anche sull'attesa e netta flessione dell'inflazione nel prossimo anno, attesa condivisibile ma anch'essa gravata da diversi rischi connessi a variabili esogene basate sui prezzi dei mercati a termine delle materie prime a loro volta estremamente volatili, né si possono escludere nuovi shock correlati a strategie di offerta dei Paesi produttori di petrolio. Inoltre, eventi climatici avversi, che in caso di eventi estremi possono nuocere direttamente al tessuto produttivo, o nuove tensioni geopolitiche, potrebbero spingere al rialzo le quotazioni all'ingrosso dei beni alimentari, che rapidamente si trasmetterebbero ai prezzi al consumo andando ad erodere il potere di acquisto delle famiglie;
gli obiettivi di indebitamento, sui quali peraltro si baserà la prossima manovra di bilancio, sono stabiliti dalla NADEF 2023 al 5,3 per cento del PIL per il 2023, con un scostamento al rialzo di quasi un punto percentuale rispetto alle previsioni del DEF, che sembrerebbe giustificato dal tentativo del Governo di precostituirsi maggiori margini di manovra (in modo da incrementare la spesa in deficit per circa 15,7 miliardi e liberare una dote finanziaria di circa 10 miliardi di euro da destinare quasi certamente già dalla prossima manovra finanziaria al taglio del cuneo fiscale), per tornare al 4,3 per cento nel 2024, al 3,6 per cento nel 2025 e al 2,9 per cento nel 2026;
la scelta del Governo di aumentare il deficit è stata criticata da coloro che, di contro, sostengono come lo stesso avrebbe dovuto mantenere gli obiettivi del Documento di economia e finanza di primavera 2023 per consentire una più rapida riduzione del debito in un momento come quello attuale in cui le condizioni sono ancora "relativamente" favorevoli;
le politiche finanziate in deficit, alla luce delle regole UE, potrebbero diventare un problema per diversi Governieuropei, compreso quello italiano. Infatti, attualmente il Patto di stabilità e crescita(PSC) è solo sospeso, mentre non è stata presa alcuna decisione definitiva sulla sua revisione. Pertanto, continua a pesare la grande incognita legata agli esiti e ai tempi della riforma della governance economica europea e conseguentemente alla possibilità, o meno, di un ritorno della disciplina fiscale pre-pandemia. A questo proposito va sottolineato che il debito pubblico italiano è aumentato, durante la fase pandemica, proprio per contrastare le sue conseguenze economiche e sociali (passando dal 134,1 per cento in rapporto al PIL nel 2019, al 154,9 per cento nel 2020, al 147,0 per cento nel 2021 e al 141,6 per cento nel 2022), e che attualmente il quadro di finanza pubblica è ulteriormente appesantito sia dall'aumento degli interessi sul debito pubblico che dal rallentamento del PIL;
la progressiva marginalizzazione del ruolo pubblico nel governo dell'economia è certificato dal bassissimo scarto se non nullo tra lo scenario tendenziale e quello programmatico riportato alla pag. 16 Tav. I.3 - Indicatori di finanza pubblica, della NADEF 2023, con impatto pressoché nullo o irrilevante delle politiche economiche dell'attuale Governo nello sviluppo del Paese. In economia politica, infatti, la coincidenza di quadro tendenziale e quadro programmatico è sempre foriera della totale assenza di politiche d'intervento pubbliche, e disvelerebbe che il governo non abbia nessuna vera riforma in cantiere;
in tale scenario macroeconomico la tempestiva ed efficace realizzazione dei progetti e degli interventi previsti dal PNRR rappresenta, oggi, la sola misura anticiclica su cui può fare affidamento l'economia italiana;
se si analizza il contributo delle azioni programmatiche alla crescita nel triennio, rileva che è di corto respiro e di impatto del tutto neutrale rispetto alle esportazioni e alle scorte, mentre apporterebbe una crescita dello 0,2 per cento della domanda interna nel 2024, dello 0,1 per cento nel 2025 e una riduzione della domanda interna nel 2026. Nei fatti, tutte le azioni del Governo, tutto l'extra deficit e tutta la manovra puntano ad un obiettivo molto modesto, ovvero un lieve incremento di domanda, in massima parte lato consumi, attraverso una riduzione delle imposte;
nel triennio a causa dell'incremento dei rendimenti richiesti ai nostri titoli di Stato il costo del servizio del debito, rispetto agli interessi passivi pagati nel 2023 (78,3 miliardi), crescerà di 10 miliardi nel 2024, di 16 miliardi nel 2025 e di 25 miliardi nel 2026. La spesa per interessi sul debito è non solo improduttiva, ma anche regressiva rispetto alle conseguenze che determina sull'allocazione della ricchezza, determinando un incremento dei rendimenti dei percettori delle relative rendite che sono tassate, con cedolare, al 12,5 per cento;
l'obiettivo triennale di assestare il debito sotto il 140 per cento del PIL secondo la NADEF 2023, sarà assicurato attraverso il ricorso alla dismissione del patrimonio pubblico (cosiddette "privatizzazioni"), o per usare le parole del Governo "a una gestione più dinamica delle partecipazioni pubbliche", un'operazione che vale un punto percentuale di PIL, ossia circa 23 miliardi di euro e grazie alla quale il Governo conta di conseguire proventi pari ad almeno l'1 per cento del PIL nel solo triennio 2024-2026;
nel 2023 per la NADEF le entrate sono incrementate di circa 46 miliardi di euro rispetto all'anno precedente, ma con una dinamica inferiore rispetto al PIL nominale, portando la pressione fiscale complessiva dal 42,7 per cento al 42,5 per cento. Le imposte dirette presentano una lieve crescita (+0,1 per cento), mentre a calare più nettamente sono i contributi sociali che si riducono di uno 0,3 per cento rispetto al PIL in ragione della decontribuzione per i lavoratori con salari fino a 35.000 euro. Le previsioni indicano che, negli anni dal 2024 al 2026, vi sarà una diminuzione (anche a politiche invariate) del gettito tributario, al netto di quel primo modulo della riforma fiscale che dovrebbe accorpare i primi due scaglioni IRPEF e portare al 23 per cento il livello di tassazione di tutti i redditi fino a 28.000 euro, con una perdita di gettito erariale pari a 4 miliardi di euro;
la contrazione di gettito, nelle previsioni del Governo, sarebbe fronteggiata dalla revisione delle cosiddette tax expenditures sulla quale sarà necessario vigilare affinché non siano ridotti gli attuali benefici, in termini di detrazioni, riconosciuti a lavoratori e pensionati;
sul fronte della spesa pubblica si prefigura una contrazione brutale sia in rapporto al PIL che in termini reali. Non adeguandola all'inflazione, infatti, la spesa pubblica si ridurrà in media del 10 per cento nel triennio 2023-2026 nei settori della sanità e della conoscenza;
la spesa sanitaria, in percentuale del PIL, mostra un trend decrescente dopo il picco toccato durante la pandemia. La novità è che la riduzione si consuma anche in termini nominali: tra il 2023 e il 2024, la spesa è prevista in calo da 134,7 miliardi di euro a 132,9, quasi 2 miliardi in meno. La spesa poi rimbalza, crescendo di quasi 4 miliardi nel 2025 e di altri 2 miliardi di euro nel 2026. Tutte variazioni che non tengono conto degli effetti dell'inflazione prevista dal Governo (in termini reali, sull'orizzonte della previsione si arriva a una riduzione di circa 4 punti percentuali) che non possono minimamente essere fronteggiati neanche con i 4 miliardi di euro di risorse che libera con il riscorso allo scostamento dal percorso di rientro all'obiettivo di medio termine (OMT);
continua pertanto, inasprendosi, il definanziamento del Servizio sanitario nazionale prefigurandosi una inaccettabile messa in discussione del diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione. Dopo l'incremento per contrastare la pandemia che ha portato, nel 2020, la spesa sanitaria pubblica al 7,4 per cento del PIL, la NADEF 2023 oltre alla revisione al ribasso dello stanziamento per l'anno in corso (-1,3 miliardi di euro, pari a -1,0 per cento), a cui si aggiunge un ulteriore taglio per il 2024 (-1,8 miliardi, pari a -1,3 per cento), prevede una riduzione della spesa sanitaria allo 6,2 per cento del PIL per il 2024, per poi scendere ulteriormente fino al 6,1 per cento nel 2026: il valore più basso degli ultimi decenni, e la conferma della volontà politica di disinvestire e quindi, nei fatti, di proseguire nello smantellamento del SSN e nella privatizzazione della "tutela" della salute;
durante l'emergenza sanitaria nella fase pandemica è emerso quanto il SSN si sia trovato impreparato, nonostante la generosità e il sacrificio del personale sanitario. Tutto questo perché negli anni si è determinato un progressivo de-finanziamento, il taglio dei posti-letto, senza un adeguato potenziamento della sanità territoriale e delle cure intermedie, una riduzione del personale e, infine, ma non di minore importanza, una serie di politiche che hanno inciso negativamente sulla tenuta dei servizi territoriali e di prevenzione;
anche con il precedente Governo la sanità è tornata ad occupare la parte bassa della classifica delle priorità̀ del nostro Paese, avendo visto maggiori finanziamenti, ma in relazione alla necessità di affrontare la pandemia, che ha messo in evidenza la necessità di una solida cornice unitaria dei servizi sanitari regionali e di un potenziamento della capacità - politica e tecnica - di indirizzo programmatorio nazionale: sarebbe pertanto indispensabile espellere il tema Sanità dalla eventuale attuazione dell'autonomia regionale differenziata;
altra priorità è quella di avviare un rinnovamento strutturale del modello di cura, rendendolo effettivamente in grado di accogliere e accompagnare le persone nei percorsi di cura e promozione della salute, superando il vecchio modello centrato sull'attesa e sull'ospedale, così come la prevenzione primaria, che deve diventare una bussola per intervenire affinché le persone non si ammalino, agendo sui fattori di rischio legati all'ambiente di lavoro e di vita e sui principali fattori di rischio delle malattie croniche dovute in particolare ad inquinamento, fumo, obesità, sedentarietà;
anche nella NADEF 2023 persiste l'assenza di programmazione in relazione alla necessità di aumentare la spesa sanitaria a fronte dell'invecchiamento della popolazione e del conseguente dovere del sistema pubblico di prendere in carico - attraverso la rete integrata dei servizi sociosanitari - la popolazione anziana, senza scaricare sulle famiglie i carichi di cura;
nel corso dell'audizione svolta innanzi alle Commissioni riunite di Camera e Senato, la Corte dei conti ha palesato i propri timori in merito al quadro che emerge in tema di spesa sanitaria: ha evidenziato con preoccupazione come nella NADEF 2023 non sia dato rinvenire le misure che si intendono assumere con la prossima legge di bilancio per affrontare i nodi principali del comparto. Si tratta di una condizione che richiederà scelte non facili in termini di allocazione delle risorse tra i diversi obiettivi, in ragione dei dichiarati limitati margini di manovra e della rilevanza delle questioni che attendono una efficace risoluzione. Fra questi, prima di tutto il tema del personale: solo di recente è stato sottoscritto il contratto relativo al triennio 2019-21 cui erano legati anche alcuni dei corrispettivi previsti a fronte dell'impegno profuso dal personale delle strutture sanitarie durante la pandemia. Restano da affrontare, nonostante le misure assunte con il decreto-legge n. 34 del 2023, i problemi sottostanti alle difficoltà di reperimento di personale sanitario soprattutto per il settore dell'emergenza e urgenza, mentre continuano ad aumentare i casi di "fuga dal pubblico" ma anche di ricerca di opportunità di lavoro all'estero. La rilevazione OCSE relativa al 2021 indica un flusso in uscita dal nostro Paese di personale superiore al migliaio di unità in media annua. Si tratta di trasferimenti soprattutto in direzione di tre nazioni (Gran Bretagna, Germania e Svizzera). In base ai dati OCSE, sono poco meno di 13.000 i dottori formati in Italia e che operano all'estero, con un flusso che tra il 2019 e il 2021 si è collocato al di sopra delle 1.100 unità annue. Forti anche le differenze retributive: a parità del potere di acquisto lo stipendio annuale in Germania è del 79 per cento e nel Regno Unito del 40 per cento superiore a quello italiano. Le differenze di retribuzione (in parità del potere di acquisto), pur consistenti, non appaiono essere l'unica ragione di un fenomeno più complesso per affrontare il quale devono essere trovati nuovi punti di equilibrio tra le necessità del servizio pubblico e le legittime aspettative dei professionisti. Non aiuta certamente (come in altri comparti) l'allungamento dei tempi per il rinnovo dei contratti, il discontinuo operare dei concorsi, la qualità del lavoro in alcuni cruciali snodi delle strutture sanitarie, i vincoli posti all'attività professionale e, non ultimo, l'aumento delle pratiche amministrative che la riduzione del personale di assistenza scarica sui professionisti sanitari. Persiste, inoltre, il drammatico problema delle liste d'attesa. Nonostante i piani predisposti dalle Regioni, a inizio del 2023 il monitoraggio presentava ancora rilevanti criticità ritardi di attuazione su cui è necessario intervenire al più presto per evitare un'ulteriore crescita delle prestazioni a carico dei cittadini o l'aumento della rinuncia alle cure. La Corte dei conti ha, inoltre, evidenziato significative differenze fra le Regioni che non sembrano assorbirsi, ma al contrario il divario fra alcune Regioni del Mezzogiorno e altre settentrionali, appare sempre più acuto. Occorrerà verificare se il profilo di finanziamento (e di spesa) prefigurato nei quadri tendenziali sia compatibile con le necessità che ancora caratterizzano il comparto e, in particolare, con la soddisfazione dei fabbisogni di personale legati soprattutto alla riforma dell'assistenza territoriale. Garantire la corresponsione dei LEA e ridurre i fenomeni di rinuncia alle cure rappresenta una priorità cui non sembra che il Governo attuale risponda in modo adeguato ed efficace;
si deve procedere alla definizione di un Piano straordinario di investimenti pubblici per l'ammodernamento strutturale e tecnologico della sanità pubblica evitando complessi e costosi progetti di finanza privata, dando priorità alla messa in sicurezza delle strutture non obsolete;
è urgente un nuovo progetto per i consultori familiari, da anni oggetto di depauperamento progressivo. Il modello assistenziale di cura alla donna è negativamente impregnato di pregiudizi che ostacolano il cambiamento culturale verso scelte consapevoli e autonome in tema di salute femminile riproduttiva e sessuale, in tale contesto va affrontata la piena attuazione della legge 194 anche attraverso normative che consentano solo a personale infermieristico e medico non obiettore di partecipare ai concorsi pubblici. Così come è indispensabile che contraccezione, aborto ed esami ed eco in gravidanza siano realmente a disposizione in forma gratuita nei consultori, e che il personale sanitario tutto sia formato alla medicina di genere;
la condizione in cui versa il SSN impone un aumento del Fondo sanitario di almeno 5 miliardi all'anno rispetto a quanto già programmato per i prossimi 10 anni;
il settore pubblico italiano è stato drasticamente ridotto negli ultimi decenni attraverso un'intensa attività di privatizzazione, con una riduzione complessiva dei dipendenti pubblici, particolarmente accentuata dalle misure di austerità come il blocco del turnover del personale della pubblica amministrazione e lo stop ai rinnovi contrattuali;
secondo i dati Eurostat, l'Italia è tra i Paesi dell'UE con il maggior calo della quota di occupazione pubblica tra il 2000 e il 2020 e anche con la quota più bassa nel 2020. Di contro, una politica di espansione dell'occupazione nel settore pubblico avrebbe effetti macroeconomici significativi, in particolare sulla domanda interna, sulla massa salariale e sulla produttività del lavoro;
la pubblica amministrazione è afflitta da una grave forma di precariato diffuso contando un esercito di precari, 100.000: solo nelle funzioni centrali che lavorano con contratti a tempo e 50.000 idonei, ma non ancora assunti;
di contro, nella NADEF 2023 questi temi non sono presi in considerazione, ma anzi nella stessa trovano posto due criticità. Innanzitutto, all'affermazione dell'obiettivo di finanziamento del rinnovo del CCNL non corrisponde alcun impegno concreto: la spesa per il pubblico impiego nel 2024 scende sia in termini assoluti che in rapporto al PIL, a dimostrazione che non solo non si prende in considerazione un recupero dell'inflazione - che per il triennio 2022-24 è stimata attorno al 16 per cento - ma che potrebbe ancora ridursi l'occupazione in assenza di un piano di assunzioni efficace;
le previsioni del 2025 e 2026 contenute nella NADEF 2023 rivelano l'assenza di risorse per finanziare rinnovi contrattuali significativi: la stima, infatti, per il ritocco dei contratti è di circa 12 miliardi di euro. A queste condizione, pertanto, difficilmente nel prossimi mesi (ma si potrebbe anche dire anni), potrà partire una contrattazione reale di natura economica per il triennio 2022-2024 per i circa 3,2 milioni di dipendenti pubblici;
per i settori istruzione e ricerca la NADEF 2023 non solo non prevede alcun investimento, ma programma un'ulteriore flessione della spesa che per la sola scuola è nell'ordine dello 0,3 per cento. A ciò si aggiunga la previsione di alcuni provvedimenti collegati, come "Semplificazioni in materia scolastica", "Istituzione della filiera formativa tecnologico-professionale", "Rafforzamento del sistema della formazione superiore e della ricerca", "Delega al Governo in materia di politiche abitative per gli studenti universitari" e "Disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata di cui all'articolo 116, terzo comma della Costituzione " che già nelle sole intenzioni sono appaiono intrisi di criticità;
nonostante il rinnovo del contratto nazionale istruzione e ricerca 2022/2024 sia indicato tra gli obiettivi di finanza pubblica, da un'attenta lettura delle tabelle riportate nella NADEF 2023 è plausibile sostenere l'assenza di risorse finanziarie necessarie a compensare l'erosione degli stipendi determinata dall'inflazione, circostanza tanto più grave in un quadro di inflazione cumulata per il biennio 2022/23 che sta determinando una gravissima perdita del potere di acquisto dei salari. Infine è assente, tra gli obiettivi, il piano di stabilizzazione del personale precario dei settori della conoscenza, tenuto conto che solo nel comparto scuola si contano almeno 200.000 posti coperti da supplenti;
rimangono pertanto totalmente irrisolti tutti quei problemi che assillano da tempo il comparto: la NADEF 2023 come il DEF di primavera, stante il progressivo calo delle nascite e quindi della quota di popolazione in età scolare, prevede minori risorse da destinare all'istruzione,
la denatalità non può essere motivo di tagli alla scuola. Vanno elevati gli investimenti nella crescita dei giovani italiani, per ridurre il numero di alunni per classe, eliminare le oltre 13.000 classi pollaio con almeno 26 alunni e smettere di tagliare gli organici e il tempo scuola;
sarebbe necessario disporre un ulteriore adeguamento quantitativo delle risorse da destinare al comparto della scuola, indicando come obiettivo programmatico di lungo termine il raggiungimento del valore della media europea dell'indice di spesa per l'istruzione in rapporto al PIL;
al dicembre 2022 l'Istat ha registrato in Italia la presenza di 13.542 servizi per la prima infanzia attivi sul territorio nazionale mettendo in luce una riduzione rispetto all'anno precedente del 2,1 per cento. Solo il 49 per cento dei 350.670 posti complessivi sono in strutture pubbliche, un dato che evidenzia l'insufficienza delle risorse pubbliche destinate a questo settore e la difficoltà di molti Comune ed enti locali a sostenere la gestione degli asili nido con risorse e personale proprio. Un dato aggravato dal fatto che la contrazione dell'offerta ha interessato più il settore pubblico (-4,8 per cento) rispetto al settore privato (-1,1 per cento). In virtù dei noti dati sul calo delle nascite, nonostante questa contrazione dell'offerta, la copertura dei posti rimane stabile al 27,1 per cento, ovvero molto al di sotto dell'obiettivo definito dal Consiglio europeo del 33 per cento a causa di una forte sperequazione territoriale (copertura delle isole al 15,9 per cento e al Sud al 15,2 per cento);
la spesa in istruzione che ogni Stato stanzia di anno in anno può considerarsi come un indice delle priorità che ogni Paese rivela proprio nell'allocazione delle sue risorse. Nel dettaglio, l'Italia spende per l'istruzione di ogni singolo studente circa 8.514 euro all'anno, il 15 per cento in meno della media delle grandi economie europee (che si attesta intorno ai 10.000 euro). Se si guarda alla spesa pubblica, oggi il nostro Paese investe per scuola e università poco più dell'8 per cento del bilancio statale, a fronte del 9,9 per cento medio registrato nell'UE. La Francia è al 9,6 per cento, la Germania al 9,3 per cento, la Svezia al 14 per cento;
in Europa l'Italia è davanti solo alla Romania in numero di laureati. Nel 2021, la percentuale di 25-34enni laureati in un'area disciplinare scientifica (STEM: science, technology, engineering and mathematics) è pari a circa il 24 per cento; è forte il divario di genere: 33,7 per cento tra i ragazzi e 17,6 per cento tra le ragazze. Le proporzioni si rovesciano nell'area umanistica e servizi. La quota di laureati in discipline scientifiche più bassa è nel Mezzogiorno (30,8 per cento); la più alta al Nord (36,4 per cento). Rispetto alla media dei 22 Paesi OCSE europei, la quota di 25-34enni laureati nelle discipline scientifiche è sensibilmente più bassa in Italia se la si confronta con quella della Germania (< 32 per cento), della Spagna o della Francia (< 27 per cento);
in merito all'assegnazione dei benefici per il diritto allo studio universitario, le graduatorie definitive pubblicate nel 2022 dimostrano come i finanziamenti stanziati all'interno del PNRR (250.000.000,00 euro nel 2023) e quelli previsti dall'ultima legge di bilancio per il Fondo integrativo statale (250.000.000,00 euro sia per il 2024 che per il 2025) (cfr. legge 29 dicembre 2022, n. 197, articolo 1, comma 566) non sono sufficienti a coprire l'elevato numero di idonei non beneficiari, i quali, pur rispettando tutti i requisiti utili ai fini dell'erogazione della borsa di studio, non possono riceverla a causa della mancanza di liquidità. Tale insufficienza delle risorse, sommata alla crescita dell'inflazione dei beni di consumo e alla continua crescita del prezzo degli affitti nelle maggiori città italiane universitarie sta determinando l'impossibilità per un numero sempre maggiore di studenti di sostenere le spese necessarie alla frequenza di un corso di studi universitari;
la riproposizione del taglio del cuneo contributivo anche per il 2024 rappresenta solo un parziale rimedio alla tassa occulta dell'inflazione che, nel corso dei due anni trascorsi, ha ridotto il potere d'acquisto di salari e retribuzioni che già hanno visto una riduzione di quasi 3 punti percentuali negli ultimi 30 anni, mentre in Germania crescevano del 33,7 per cento e in Francia del 31,1 per cento;
peraltro, come indicato dalla stessa NADEF, l'andamento dell'inflazione è stato influenzato per più del 60 per cento dalla componente dei profitti ovvero un ulteriore spostamento di ricchezza dal fattore lavoro alle imprese, dal basso verso l'alto. Un dato che conferma la necessità di un intervento fiscale sistematico sugli extraprofitti e di una misura come il salario minimo e di una stringente iniziativa diretta ad affrontare il tema dei mancati rinnovi dei contratti collettivi, alcuni scaduti da molti anni;
la NADEF manca di visione e prospettive per le politiche del welfare, di sostegno alle famiglie, a partire da quelle a basso reddito, e per le politiche di sviluppo economico del Paese nei prossimi anni di fronte alle importanti sfide della transizione ambientale e digitale e della conseguente riconversione industriale delle produzioni;
non è più eludibile affrontare la ridistribuzione della ricchezza nazionale netta, che vede il 20 per cento più ricco degli italiani detenere quasi il 70 per cento della ricchezza nazionale, il successivo 20 per cento (quarto quintile) essere titolare del 16,9 per cento della ricchezza, lasciando al 60 per cento più povero dei nostri concittadini appena il 13,3 per cento della ricchezza nazionale. Tutto ciò a fronte di una povertà in Italia la quale è ormai un fenomeno strutturale, visto che tocca quasi un residente su dieci: il 9,4 per cento della popolazione residente vive infatti, secondo l'Istat, in una condizione di povertà assoluta, in termini assoluti si contano in Italia più di cinque milioni di persone in stato di povertà assoluta;
ancora più evidente è la responsabilità del Governo, confermata dalla NADEF, rispetto al nodo del rinnovo dei contratti del pubblico impiego, così come la mancanza di una credibile strategia complessiva per il ripiano degli organici diminuiti di 600.000 unità. Con una spesa a regime di 11 miliardi è possibile integrare la macchina pubblica, questione ormai non più rinviabile: senza questo aggiuntivo personale pubblico, le risorse del PNRR non potranno mai essere impiegate proficuamente;
in materia di salute e sicurezza sul lavoro, appaiono ancora timide le misure previste dal Governo, le quali non rispondono al fermo e accorato appello anche del Presidente della Repubblica;
prosegue inoltre da parte del Governo una visione che affida i rapporti di lavoro alla loro precarizzazione;
anche sul fronte previdenziale, archiviati i proclami elettorali di superamento della legge Fornero, le uniche risorse che si profilano saranno destinate all'anticipazione per l'anno in corso dell'adeguamento Istat delle pensioni previsto per il 2024, mentre il sin qui infruttuoso confronto con le parti sociali per una flessibilizzazione del nostro sistema pensionistico ha prodotto solo la previsione dell'emanazione di uno dei 31 disegni di legge collegati alla legge di bilancio da finalizzare per «Interventi in materia di disciplina pensionistica»,
riguardo al settore della mobilità, la NADEF 2023 non introduce sostanziali modifiche o novità rispetto al DEF 2023, rimanendo in piedi e ancora attuali tutte le evidenti criticità di quel Documento e la debolezza delle politiche del Governo in materia di trasporti, ossia carenza sostanziale di obiettivi e di programmazione degli investimenti nella mobilità sostenibile e nel trasporto pubblico; nessuna previsione di maggiori risorse finanziarie nei prossimi anni per poter investire realmente sulla mobilità sostenibile, sostenendo a tal fine il trasporto pubblico, spostando il trasporto merci su gomma, ancora abbondantemente predominante, a vantaggio del trasporto su ferro, favorendo la mobilità condivisa; scarsissime risorse per il prioritario potenziamento della rete ferroviaria soprattutto in quelle aree del nostro Paese storicamente maggiormente penalizzate;
in Italia il 74 per cento degli spostamenti riguarda distanze entro i 10 chilometri e viene soddisfatto per oltre il 62 per cento ricorrendo all'auto privata. Infatti, in relazione all'offerta di trasporto pubblico locale sussistono ancora molteplici carenze organizzative sia in materia di infrastrutture che di dotazione di mezzi, che ad oggi non garantiscono compiutamente una elevata qualità del servizio erogato;
così come valgono interamente le fosche previsioni relative al Ponte sullo Stretto di Messina. Nella NADEF 2023 non si fa alcun accenno a fondi dedicati al finanziamento dell'opera. Con spregiudicatezza si è deciso di riesumare un'opera faraonica il cui costo stimato è in continuo preoccupante aumento. Il Governo ha inteso riavviare l'iter per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, sulla base di un progetto definitivo vecchio di oltre 10 anni, con un costo iniziale stimato di 4 miliardi di euro, poi raddoppiato nel 2011 e per il quale lo stesso DEF 2023 indicava una cifra vicina ai 15 miliardi di euro;
risorse enormi che dovrebbero essere utilizzate investendo sull'ammodernamento della rete ferroviaria di quei territori più penalizzati, per la sua messa in sicurezza, e per ridurre il gap infrastrutturale che ancora oggi caratterizza diverse aree del nostro Paese;
nella NADEF 2023, al pari del DEF 2023, si confermano del tutto insufficienti e non all'altezza le iniziative e le misure finalizzate a promuovere e sostenere con efficacia la transizione energetica e l'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, in coerenza con gli impegni UE e internazionali;
si dichiara di voler perseguire la transizione energetica che deve portare all'abbandono delle fonti fossili, mentre in realtà si prosegue tranquillamente con iniziative che continuano a mettere al centro le fonti energetiche climalteranti, la realizzazione dei rigassificatori, le iniziative internazionali per far diventare l'Italia l'hub europeo per il gas, promettendo trionfalisticamente di riuscire tra cinque anni a smistare al resto dei partner della UE sino 60 miliardi di metri cubi di gas e forse anche di più;
l'Italia ha un solo modo per aumentare la propria indipendenza energetica: realizzare almeno 12 GW all'anno da nuovi impianti da fonti rinnovabili rispetto agli attuali 3GW per centrare l'obiettivo di soddisfare almeno il 42,5 per cento di domanda di energia da queste fonti entro il 2030, come prevede la nuova Direttiva RED III sulle rinnovabili recentemente approvata dal Parlamento europeo;
anche le questioni climatiche e ambientali sono completamente ignorate dalla NADEF 2023 sia sul versante delle analisi finanziarie che su quello delle proposte. Sappiamo bene come gli eventi estremi, collegati alla crisi climatica, siano sempre più frequenti e disastrosi nel nostro paese e nonostante ciò nella NADEF 2023 viene apertamente dichiarato che lo scenario relativo alle proiezioni dell'inflazione per l'anno in corso non tiene conto di eventi climatici estremi. Ad esempio gli interventi urgenti per fronteggiare l'emergenza, provocata dagli eventi alluvionali verificatisi a partire dal 1° maggio 2023, sono ammontati - a oggi - a 2,2 miliardi di euro, a fronte di danni stimati in oltre 8 miliardi. Eppure nella NADEF 2023 non si fa alcun accenno a risorse e investimenti per l'adattamento al cambiamento climatico e la prevenzione del dissesto idrogeologico, fatta eccezione per l'assegnazione delle risorse del fondo per lo sviluppo e la coesione programmazione 2021-2027 per interventi nella Regione Calabria;
siccità, bombe d'acqua, ondate di calore, scioglimenti dei ghiacciai, perdita di biodiversità sono tutti fenomeni connessi e correlati con la crisi climatica in atto, dovuta in massima parte all'innalzamento delle temperature del pianeta. Appare sempre più necessario dotarsi di un quadro generale che definisca, politiche, azioni e risorse per far fronte alla crisi climatica in atto, fissando specifici obiettivi di medio e lungo periodo, attraverso una legge quadro sul clima e indicatori di bilancio che prevedano specifiche misure per la decarbonizzazione;
per sostenere le famiglie fragili e le imprese che necessitano di sostegno per la riconversione del proprio processo produttivo nella fase della transizione verde si rende necessario l'istituzione di Fondo sociale per clima, per accompagnare il tessuto sociale ed economico del paese nella crisi climatica;
a tal fine è necessario ridurre progressivamente, fino al totale azzeramento, le spese fiscali dannose per l'ambiente (SAD) destinando le risorse per interventi di riqualificazione e produzione energetica da fonti rinnovabili, messa in sicurezza del territorio, rigenerazione urbana delle città con arresto del consumo di suolo, infrastrutture per il trasporto urbano pubblico e collettivo, sviluppo della filiera agricola sostenibile e per il mantenimento della qualità e fertilità del territorio;
nel rapporto 2021 sul "Dissesto idrogeologico in Italia", l'ISPRA rileva che 6,8 milioni di abitanti risiedono in aree a rischio alluvionale medio e 2,4 milioni vivono in zone alluvionali ad alto rischio, complessivamente il 15 per cento della popolazione italiana, con 2,1 milioni di edifici ricadenti in zone alluvionali ad alto e medio rischio; nel medesimo Rapporto succitato si stima che per innalzare in modo efficace il livello di sicurezza contro i rischi sempre più imminenti, servirebbero ancora 8.000 opere di prevenzione per una spesa di poco inferiore ai 27 miliardi di euro, mentre il nostro Paese resta carente in termini di programmazione efficace e di governance complessiva degli interventi di contrasto al rischio idrogeologico, come peraltro evidenziato in diversi indagini da parte della Corte dei conti, ultimo dei quali nel febbraio del 2023.
per ciò che riguarda l'aumento dei costi energetici che hanno spinto in alto l'inflazione, vengono confermati deboli interventi per contenere il caro bollette e l'aumento dei prezzi dei carburanti, senza peraltro incidere in alcun modo sul prezzo delle tariffe che continuano a crescere e in modo maggiore di tutti gli altri paesi europei. Il Governo non solo non è stato in grado di colpire le maggiori società energetiche che hanno continuato a speculare sul costo dell'energia accumulando oltre 50 miliardi di extraprofitti, ma ha rinunciato ad incassare ben 8,8 miliardi di euro di gettito sulla tassa che il Governo Draghi aveva deciso di imporre, seppure con un modesto 25 per cento,
impegna il Governo:
sul fronte occupazionale e previdenziale:
ad individuare adeguate risorse finanziarie che garantiscano la prosecuzione dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego ed il recupero della perdita di potere d'acquisto, a causa dell'inflazione, dei relativi trattamenti retributivi;
a individuare congrui finanziamenti per sostenere l'istituzione di un meccanismo di indicizzazione di salari e pensioni per adeguarli al costo della vita e tutelarli dall'aumento incontrollato dei prezzi ed a corrispondere ai pensionati la quattordicesima mensilità;
a definire un piano straordinario di assunzioni nel pubblico impiego, finalizzato al superamento del precariato e all'abuso dell'uso dei contratti a tempo determinato nella pubblica amministrazione;
a prevedere un congruo rifinanziamento a carattere triennale di lotta contro il "caporalato", al fine di potenziare le attività di formazione per ispettori e mediatori culturali, le task force multidisciplinari, le attività di informazione;
a definire un piano straordinario di assunzioni nell'ambito del Servizio sanitario nazionale e negli enti locali al fine di fornire un supporto in grado di portare a termine tutti i programmi locali previsti dal PNRR;
ad introdurre forme di flessibilità in uscita, dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica;
a prevedere l'aggiornamento e l'ulteriore riconoscimento di lavori usuranti;
ad avviare con le parti sociali la definizione e le modalità per l'adozione di una effettiva misura di riduzione dell'orario di lavoro a parità di retribuzione anche a carattere sperimentale
ad introdurre, anche nel nostro ordinamento, una disciplina sperimentale dell'organizzazione del lavoro che consenta, a chi lo richiede, di ridurre l'orario di lavoro giornaliero e settimanale, a parità di retribuzione: anche in via sperimentale, l'introduzione di una simile opzione di organizzazione del lavoro consentirebbe di adeguare la disciplina dell'orario di lavoro e le modalità di esecuzione del rapporto stesso alle nuove dinamiche sociali ed economiche e alle ricadute dirette e indirette dello sviluppo delle nuove tecnologie sulla produttività del lavoro, promuovendo al contempo produttività, occupazione e conciliazione dei tempi di vita e lavoro;
a riconoscere, a tutti coloro la cui carriera lavorativa è discontinua o costellata di forme di part-time o di lavoro povero, una pensione contributiva di garanzia, collegata ed eventualmente graduata rispetto al numero di anni di lavoro e di contributi versati, che consideri e valorizzi, ai fini previdenziali, anche i periodi di disoccupazione, di formazione e di basse retribuzioni, per assicurare a tutti un assegno pensionistico dignitoso, anche attraverso il ricorso alla fiscalità generale;
a prevedere misure che assicurino, in ogni caso, il mantenimento dei diritti dei lavoratori, nonché garanzie occupazionali, in caso di trasferimenti o cessioni di imprese o rami di esse;
sul fronte fiscale:
ad istituire un'imposta ordinaria sostitutiva unica e progressiva sui grandi patrimoni;
ad accentuare la progressività dell'imposta personale sui redditi attraverso la previsione di ulteriori aliquote per gli scaglioni di reddito che superano i 100.000 euro annui e l'aggregazione e l'assoggettamento, ai fini della determinazione della sua base imponibile, di tutte le fonti reddito;
ad armonizzare i regimi di tassazione del risparmio anche con riferimento alle basi imponibili ed al progressivo superamento della distinzione tra redditi da capitale e redditi diversi di natura finanziaria;
a contrastare le condotte speculative a vantaggio della stabilità dei mercati finanziari e della tutela di risparmiatori ed imprese, e ad introdurre una regolamentazione fiscale delle operazioni di trading speculativo di criptovalute;
a provvedere, nell'ambito della riforma fiscale, al riordino delle cosiddette spese fiscali (tax expenditures) ferma restando la necessaria tutela, costituzionalmente garantita, dei contribuenti più deboli, della famiglia, della salute, dell'istruzione e della ricerca, del patrimonio artistico nonché dell'ambiente e dell'innovazione tecnologica, anche prevedendo un limite di reddito al di sotto del quale il riordino non opera;
a vietare qualsiasi accordo di vantaggio fiscale preventivo tra fisco ed imprese multinazionali (cosiddetto tax ruling);
a stabilire, in sede di attuazione della proposta di Direttiva COM (2021) 823, per i gruppi multinazionali di imprese e i gruppi nazionali su larga scala con un fatturato complessivo pari ad almeno 750 milioni di euro in base al bilancio consolidato, un livello minimo di imposizione fiscale effettiva pari al 20 per cento;
sul fronte sanitario:
a prevedere l'incremento delle risorse disponibili per il finanziamento e il potenziamento del SSN incluse la domiciliarità e la medicina territoriale, rafforzando la governance dei distretti sanitari e promuovendo una rinnovata rete sanitaria territoriale attraverso modelli organizzativi integrati, nonché per superare le attuali carenze del sistema delle residenze sanitarie assistenziali;
ad individuare adeguate risorse per il rinnovo del contratto di lavoro per il personale del comparto sanitario nonché per concludere la reinternalizzazione dei lavoratori impegnati nei servizi esternalizzati nonché per il superamento del precariato;
ad aumentare nel prossimo triennio il Fondo sanitario nazionale di 10 miliardi di euro;
a prevedere un piano straordinario di investimenti pubblici per l'ammodernamento strutturale edilizio e tecnologico della sanità pubblica;
sul fronte del diritto all'abitare:
a provvedere a garantire il diritto alla casa, contrastando il caro-affitti e l'aumento dei prezzi del mercato immobiliare, in particolare prevedendo misure di sostegno alla locazione, il rilancio dell'edilizia residenziale pubblica, il recupero di immobili inutilizzati, nonché investimenti nell'edilizia popolare;
con particolare riguardo agli studenti universitari fuori sede, a sostenere una legge nazionale sugli affitti brevi, nonché la destinazione dei fondi del PNRR agli studentati pubblici;
ad introdurre misure adeguate a tutela degli inquilini morosi incolpevoli, ivi compreso il rifinanziamento del relativo Fondo;
sul fronte della conoscenza:
a prevedere maggiori investimenti nei settori dell'istruzione e dell'università pubbliche, anche attraverso:
1) un piano pluriennale di stabilizzazioni nella scuola che garantisca un costante equilibrio tra immissioni dalle graduatorie e nuovo reclutamento, prevedendo l'introduzione dell'organico di potenziamento nella scuola dell'infanzia e rintracciando una immediata soluzione per tutti i docenti precari;
2) misure per l'estensione dell'obbligo scolastico;
3) l'introduzione del tempo pieno in tutti gli istituti scolastici della scuola primaria dello Stato e del tempo prolungato pomeridiano nei cicli scolatici della scuola secondaria di primo e di secondo grado;
4) il raggiungimento dell'obiettivo della crescita del numero dei laureati almeno fino alla media europea, in particolare con misure che garantiscano un pieno diritto allo studio nella formazione universitaria, e nello specifico la copertura del 100 per cento degli aventi diritto alle borse di studio, la riduzione dell'aliquota fiscale applicata ai redditi derivanti da immobili affittati a studenti e dottorandi, l'aumento cospicuo dei posti in residenze universitarie di carattere integralmente pubblico;
5) la lotta alla dispersione scolastica, anche prevedendo l'istituzione di Zone di educazione prioritaria e solidale cui destinare finanziamenti per incrementare l'organico, innovare la didattica erogando formazione gratuita ai docenti, ridurre il numero di alunni per classe e garantire la totale gratuità dei servizi erogati dagli enti locali;
6) l'estensione dei servizi educativi per l'infanzia, garantendone la presenza su tutto il territorio nazionale attraverso il potenziamento dell'offerta nel Meridione, abbassando l'inizio dell'obbligo scolastico ai 3 anni e prevedendo la piena gratuità delle rette degli asili nido anche al fine di favorire la natalità e la conciliazione vita-lavoro dei genitori;
sul fronte del trasporto e della mobilità:
all'attuazione della terza raccomandazione adottata dal Consiglio dell'Unione europea del luglio scorso, laddove si chiede al nostro Paese di «promuovere la mobilità sostenibile, anche eliminando le sovvenzioni dannose per l'ambiente e accelerando l'installazione di stazioni di ricarica»;
a riconsiderare la realizzazione del progetto Ponte sullo Stretto, i cui enormi costi di realizzazione dovrebbero essere utilizzati investendo sulla manutenzione delle infrastrutture trasportistiche e sull'ammodernamento della rete ferroviaria di molti quei territori del Mezzogiorno che si trovano in una situazione di forte ritardo infrastrutturale;
a incrementare le risorse a favore del trasporto pubblico locale e del trasporto merci favorendo quello su ferro rispetto a quello su gomma;
a garantire i collegamenti tra le aree a domanda debole o comunque poco servite dai servizi a mercato, anche rafforzando a tal fine il regime di obblighi di servizio pubblico.
a sostenere fin da subito con misure strutturali il settore dell'automotive in coerenza con gli obiettivi europei e per accelerare la transizione elettrica del settore, e a programmare maggiori investimenti e risorse nelle tecnologie a emissioni zero.
sul fronte della transizione ecologica e della lotta ai cambiamenti climatici:
a dotarsi di un quadro generale che definisca politiche, azioni e risorse per far fronte alla crisi climatica in atto, fissando specifici obiettivi di medio e lungo periodo, attraverso una legge quadro sul clima e indicatori di bilancio che prevedano specifiche misure per la decarbonizzazione;
a istituire un Fondo sociale per clima, per accompagnare nella fase della transizione verde il tessuto sociale ed economico del Paese nella crisi climatica e sostenere le famiglie fragili e le imprese che necessitano di sostegno per la riconversione del proprio processo produttivo;
a ridurre progressivamente, fino al totale azzeramento, le spese fiscali dannose per l'ambiente (SAD) destinando le risorse per interventi di riqualificazione e produzione energetica da fonti rinnovabili, messa in sicurezza del territorio, rigenerazione urbana delle città con arresto del consumo di suolo, infrastrutture per il trasporto urbano pubblico e collettivo, sviluppo della filiera agricola sostenibile e per il mantenimento della qualità e fertilità del territorio.
(6-00050) n. 5 (11 ottobre 2023)
Enrico Borghi, Gelmini, Paita, Fregolent, Lombardo, Musolino, Scalfarotto, Sbrollini, Versace, Renzi, Calenda.
Preclusa
Il Senato,
premesso che:
la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2023, insieme con l'annessa Relazione, reca una revisione degli obiettivi programmatici di finanza pubblica, prevedendo, rispetto al quadro programmatico del Documento di economia e finanza 2023, un incremento sia del tasso di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni sia del valore strutturale del medesimo tasso;
più in particolare, il nuovo quadro programmatico proposto prevede un incremento del PIL in termini reali pari all'1,2 per cento nel 2024, all'1,4 per cento nel 2025 e all'1,0 per cento nel 2026, con un tasso di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni in rapporto al PIL pari al 4,3 per cento per il 2024, al 3,6 per cento per il 2025 e al 2,9 per cento per il 2026 e un tasso di indebitamento netto strutturale pari, sempre in rapporto al PIL, al 4,8 per cento per il 2024, al 4,3 per cento per il 2025 e al 3,5 per cento per il 2026;
in relazione agli incrementi, tanto del tasso di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni che del valore strutturale del medesimo tasso, proposti dagli atti in esame, è necessaria l'autorizzazione a maggioranza assoluta da parte di ciascuna Camera;
la motivazione delle proposte contenute nella nota di aggiornamento fa riferimento all'esigenza di adottare misure in relazione al rallentamento del quadro macroeconomico nazionale, al peggioramento delle prospettive di crescita a livello globale, ad una crescita del livello dei prezzi ancora sostenuta, la quale incide sia sul potere di acquisto delle famiglie sia sulla competitività delle imprese;
rispetto all'andamento tendenziale, in realtà, le suddette proposte di variazione mirano a determinare, in deficit, la disponibilità di risorse per l'adozione di nuovi interventi per l'anno in corso e per gli anni 2024 e 2025;
i margini finanziari che si rendono disponibili, in base alla proposta in oggetto, sono pari a 15,7 miliardi per l'anno 2024 e 4,6 miliardi per l'anno 2025 e tali valori includono anche l'incremento di spesa per interessi passivi conseguente al maggior disavanzo;
tutti i soggetti auditi dalle Commissioni parlamentari hanno rimarcato il quadro di grande incertezza economica e finanziaria in cui si inserisce la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, anche a causa dei recenti tragici eventi occorsi in Medio Oriente, che rischiano di produrre squilibri soprattutto sul piano energetico ben superiori a quelli dovuti dal Nord dell'Europa;
tutti i più recenti indicatori congiunturali suggeriscono per i prossimi mesi il permanere della fase di debolezza dell'economia italiana, che, al netto dell'andamento dei fattori "esogeni" internazionali, vedono importanti elementi di freno legati alle condizioni di accesso al credito più rigide per famiglie e imprese e al troppo lento recupero del potere d'acquisto delle famiglie;
la Corte dei conti ha sottolineato come vi siano forti incognite sul tema della riduzione del debito e anche del mantenimento dei numeri tendenziali indicati della Nota di aggiornamento, infatti permangono rischi di ulteriore ricorso a maggiore indebitamento e, all'interno del quadro delineato, potrebbero emergere nuove occorrenze, possibili aumenti di oneri e, soprattutto, difficoltà di realizzazione di un programma di privatizzazione, assai ambizioso e di dimensioni mai raggiunte nel recente passato, come rimarca anche la Banca d'Italia;
sempre secondo la Banca d'Italia, l'elevato rapporto debito-PIL costituisce serio elemento di vulnerabilità, che riduce al limite gli spazi di bilancio per fare fronte a possibili futuri shock avversi ed espone il Paese al rischio di tensioni sui mercati finanziari, aumentando il costo del debito per lo Stato e, in ultima analisi, anche per famiglie e imprese;
in un contesto così fragile e in un tale quadro di incertezza congiunturale sarebbe importante che la politica di bilancio fosse condotta con estrema prudenza, in quanto ogni scelta percepita come non pienamente in linea con l'obiettivo di sostenibilità dei conti pubblici potrebbe portare all'inasprimento delle condizioni di finanziamento, già restrittive, acuendo le incertezze sugli sviluppi macroeconomici;
sempre secondo la Banca d'Italia, considerando che nelle previsioni del Governo la crescita dell'economia beneficia delle misure contenute nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, appare fondamentale, anche al fine di garantire il rispetto dei numeri tendenziali indicati nella Nota di aggiornamento, destinare il massimo impegno alla sua tempestiva attuazione, salvaguardando gli obiettivi complessivi ed evitando di accumulare ritardi;
in relazione all'impiego delle risorse che si rendono disponibili attraverso il ricorso al maggiore indebitamento, la Nota di aggiornamento in esame e l'annessa Relazione indicano che i margini relativi agli anni 2024 e 2025 saranno utilizzati, nell'ambito del prossimo disegno di legge di bilancio, per l'adozione di misure riduttive del cuneo fiscale contributivo sul lavoro, sempre limitatamente al 2024 e non già in maniera strutturale, per l'attuazione della prima fase della riforma fiscale, per misure di sostegno delle famiglie e della genitorialità, per la prosecuzione dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego, con particolare riferimento al settore della sanità, per il potenziamento degli investimenti pubblici, con priorità per quelli previsti nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, nonché per il rifinanziamento di altre misure già previste per gli anni precedenti,
impegna il Governo:
1) a rielaborare le stime e le previsioni contenute nel documento programmatico in esame alla luce della revisione al ribasso del PIL del Paese recentemente annunciata dal Fondo monetario internazionale e dalle analisi preliminari delle principali agenzie di rating, al fine di offrire al Parlamento un quadro programmatico e tendenziale coerente con le aspettative degli organismi finanziari internazionali;
2) ad adottare ogni iniziativa necessaria per neutralizzare l'aumento della pressione fiscale definito nella Nota di aggiornamento in esame con riferimento all'imposizione diretta e indiretta, che vede quest'ultima aumentare, per l'anno 2024, per un valore di circa 14 miliardi di euro, in quanto l'aumento delle imposte rappresenta una soluzione drammatica per cittadini e imprese già fortemente provati da un biennio di forte inflazione e di aumento dei tassi di interesse, soprattutto alla luce del fatto che l'Italia rimane uno dei Paesi con la pressione fiscale più elevata dell'Unione europea e che interventi di stimolo della domanda e della crescita richiedono urgenti misure di abbassamento delle imposte dirette e indirette;
3) a prevedere un ampio programma di investimenti e di finanziamento del settore sanitario sulla scorta del MES sanitario, sia per tenere conto dell'aumento dell'inflazione, sia per fronteggiare i lunghi tempi d'attesa cui sono soggetti oggi i cittadini per accedere alle prestazioni sanitarie e il pericoloso fenomeno della "rinuncia alle cure", procedendo altresì a una valutazione complessiva dell'efficienza della spesa e del livello di adeguatezza dell'attuale ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni in materia sanitaria, in ogni caso assicurando, almeno per l'anno 2024, un livello di spesa sanitaria pari a quello dell'anno in corso, evitando definanziamenti che possono solo che peggiorare le gravi criticità che già contraddistinguono il sistema sanitario nazionale;
4) a finanziare in modo strutturale, e non solo limitatamente all'esercizio economico-finanziario 2024, la riduzione del cuneo contributivo per i lavoratori dipendenti con reddito inferiore ai 35.000 euro annui, al fine di evitare che il bilancio dello Stato, in futuro, risulti condizionato dalla necessità di fare fronte - di anno in anno - agli oneri derivanti dalla reiterazione di una misura indispensabile per i lavoratori e che non può essere rimessa all'incertezza di un futuro ed eventuale reperimento delle risorse, soprattutto alla luce della sedimentazione delle aspettative che contraddistingue tradizionalmente le politiche del lavoro;
5) a garantire la pronta realizzazione di investimenti e misure di sostegno che tengano conto degli effetti della grave crisi israelo-palestinese appena iniziata e dei riflessi che questa produrrà sulle economie del Mediterraneo, nonché delle attuali prospettive di recessione che contraddistinguono la Germania quale tradizionale "locomotiva d'Europa" e principale partner commerciale dell'Italia, al fine di scongiurare l'ulteriore aggravamento delle condizioni economiche e finanziarie di cittadini e imprese;
6) ad adottare una politica industriale che possa garantire maggiore competitività al nostro Paese, posto che la contrazione delle esportazioni registrata nella Nota di aggiornamento rischia di aggravarsi per effetto dell'aumento dei tassi di interesse e del conseguente apprezzamento dell'euro, riducendo drasticamente le prospettive di vendita all'estero delle nostre imprese;
7) a prevedere l'ampliamento e il rafforzamento degli organici delle Forze dell'ordine al fine di assicurare che le incertezze che contraddistinguono le prospettive di crescita e le sempre più diffuse situazioni di allarme sociale denunciate in questi ultimi anni dal Ministero dell'interno non rimangano inascoltate, garantendo l'ordine pubblico quale presidio minimo di sicurezza per una convivenza pacifica e civile per tutta la comunità, anche alla luce dei conflitti in essere a livello globale, che rischiano di cagionare una recrudescenza delle attività terroristiche anche sul nostro territorio;
8) ad adottare le iniziative necessarie volte a garantire la semplificazione autorizzatoria in tema di energia in linea con gli obiettivi definiti nel programma Fit for 55 dell'Unione europea, nonché per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e del Piano nazionale complementare.