Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 091 del 25/07/2023

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------

91a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MARTEDÌ 25 LUGLIO 2023

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Presidenza del vice presidente CASTELLONE,

indi del vice presidente GASPARRI,

del vice presidente ROSSOMANDO

e del presidente LA RUSSA

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Azione-Italia Viva-RenewEurope: Az-IV-RE; Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-Patt, Campobase, Sud Chiama Nord): Aut (SVP-Patt, Cb, SCN); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CASTELLONE

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 12,34).

Si dia lettura del processo verbale.

SILVESTRONI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 20 luglio.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Per un'informativa urgente del ministro Musumeci

BORGHI Enrico (Az-IV-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BORGHI Enrico (Az-IV-RE). Signor Presidente, ho chiesto di poter intervenire sull'ordine dei lavori, ai sensi dell'articolo 92 del Regolamento, per rendere parte il Parlamento e coinvolgere il Governo circa i gravi accadimenti che si stanno sviluppando in queste ore praticamente in tutta la nostra Penisola, connessi con l'ondata di maltempo che sta abbattendosi su diverse parti del nostro Paese con delle ripercussioni molto pesanti. Le cronache di questi minuti ci riportano situazioni drammatiche in Sicilia, con l'intera città di Catania al buio senza l'erogazione di servizi fondamentali e l'aeroporto chiuso. Ricordo poi le problematiche dei roghi di Palermo, in cui una persona di ottantotto anni ha perso la vita. E ancora la drammatica situazione della Lombardia; anche questa notte Milano è stata colpita da trombe d'aria. Purtroppo una ragazza di sedici anni in Lombardia ha perso la vita a seguito del crollo di un tronco d'albero. Milano, l'hinterland milanese, la città metropolitana e la Brianza sono state pesantemente colpite con gravi ripercussioni sulla vita dei cittadini, sull'erogazione dei servizi e sulla mobilità.

Anche in Emilia-Romagna, purtroppo nelle zone alluvionate, si sono riscontrati fenomeni di questa natura. Nel Veneto abbiamo una pesante situazione che ha coinvolto purtroppo un ragazzo di sedici anni, ferito gravemente.

Il cambiamento climatico si impone e i fatti sono evidenti e sempre più sotto gli occhi di chi li vuole vedere. Riteniamo indispensabile - mi rivolgo al Governo che è presente - un'informativa immediata del Governo al Parlamento, che restituisca il quadro esatto della situazione e di come essa si sta sviluppando.

Manifestiamo, naturalmente, la nostra solidarietà e la nostra vicinanza a tutte le popolazioni colpite e alle famiglie che devono purtroppo contare e piangere i propri morti e chiediamo anche una particolare attenzione e sensibilità da parte del Governo affinché lo stato di emergenza che, come abbiamo visto, verrà richiesto da parte di diverse Regioni, venga rapidamente deliberato per venire incontro alle problematiche specifiche.

Dopodiché, c'è un tema più generale, che naturalmente rimanda alla questione di una legge sul clima che non può più essere rinviata. Non possiamo inserire il tema del cambiamento climatico all'interno di un dibattito troppo spesso stucchevole e manicheo tra chi si ispira alla logica dell'enfatizzazione e chi si ispira alla logica del negazionismo. Bisogna essere estremamente pragmatici, prendere atto di quello che sta accadendo e dare risposte adeguate al cambiamento profondo che si sta verificando e che rischia di colpire le fasce più deboli delle nostre popolazioni. (Applausi).

MALAN (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FdI). Signor Presidente, riguardo agli eventi cui ha accennato il collega che è intervenuto prima di me, desidero innanzitutto esprimere solidarietà rispetto alle popolazioni colpite e rivolgere un pensiero di profonda gratitudine a tutti coloro che si sono attivati nei soccorsi sul posto che, come sempre, vedono all'opera le Forze dell'ordine, i Vigili del fuoco e anche i volontari e le persone che si sono date da fare per venire in soccorso dei vicini e di chi aveva bisogno. A questi va tutta la nostra gratitudine.

Un plauso è dovuto al Governo che coordinandosi, in tutti i casi in cui questo è stato necessario e possibile, con le autorità locali, ha provveduto a porre in essere interventi - naturalmente nei limiti del possibile - per venire incontro alle esigenze. Noi, naturalmente, sosterremo il Governo in tutte le attività che potranno rendersi necessarie, nel decretare lo stato di emergenza ove questo sia necessario e opportuno. È certamente indispensabile un'attività innanzitutto di manutenzione del territorio e delle infrastrutture, come abbiamo già detto quando si sono verificati gli eventi alluvionali nell'Emilia-Romagna e altrove; occorre una gestione dell'acqua che è stata troppo trascurata nel passato, con tutte le conseguenze che vediamo, mettendo in campo i famosi laminatoi e tutti gli strumenti che possono servire da un lato a combattere la siccità, di cui parlavamo fino a poche settimane fa, e dall'altro gli eventi determinati da piogge eccezionali, specialmente se concentrate.

Questo è quanto chiediamo al Governo di fare. Le proposte di interventi sui grandi sistemi non possono certamente togliere spazio alla necessità e cancellare l'esigenza di intervenire sull'emergenza e sulla prevenzione dell'emergenza attrezzandosi per gli eventi atmosferici eccezionali. (Applausi).

BAZOLI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BAZOLI (PD-IDP). Signor Presidente, anche noi ci uniamo alla richiesta di una informativa urgente del ministro Musumeci. Questa notte in provincia di Brescia - la mia Provincia - una ragazza di sedici anni ha perso la vita travolta da un albero per un forte temporale mentre era in un campo scout in Val Camonica. Ieri una donna è morta per un albero caduto in provincia di Milano.

Questa notte un altro ragazzo di sedici anni in provincia di Verona è rimasto gravemente ferito, anche lui per la caduta di un ramo che lo ha colpito.

Questi sono gli eventi più gravi di una serie di episodi di maltempo che stanno affliggendo l'Italia e che non si sono mai registrati con questa intensità negli ultimi dieci anni, come dice lo stesso ministro Musumeci. L'Italia è spaccata in due: ci sono incendi in Sicilia, sappiamo che gli aeroporti di Palermo e di Catania sono chiusi; la città di Catania è alle prese con difficoltà di distribuzione dell'acqua potabile, perché non c'è l'energia elettrica a causa del grande caldo; a Palermo sappiamo che una donna è morta perché gli incendi hanno impedito ai soccorritori di andare a soccorrerla a casa sua, dove aveva avuto un malore; al Nord Italia la circolazione ferroviaria è interrotta per il maltempo; la Lombardia ha chiesto lo stato di calamità naturale; la Coldiretti ha chiesto anch'essa lo stato di calamità naturale, perché le coltivazioni in Lombardia sono state distrutte dal maltempo.

Io credo che la fenomenologia di queste ore e di questi giorni ci dimostri che dobbiamo fare i conti con un cambiamento climatico che sta modificando le nostre vite. Oggi dobbiamo fare i conti con l'emergenza e chiediamo al ministro Musumeci di venire a riferire in Parlamento, ma credo che la politica tutta debba interrogarsi su come gestire questo cambiamento climatico, che rischia di cambiare le nostre vite in maniera drammatica.

Chiediamo adesso che il Ministro venga a riferire, perché questi sono episodi allarmanti e drammatici e, nel fare questa richiesta, ovviamente ci stringiamo con affetto ai familiari e ai parenti delle vittime di questo straordinario episodio di maltempo. (Applausi).

SIRONI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SIRONI (M5S). Signora Presidente, porto la testimonianza diretta da Milano. Questa notte, attorno alle ore 3,30, ho fatto fatica a fare il giro della casa per chiudere tutte le finestre, perché stava accadendo qualcosa che io non avevo mai visto in vita mia e non ho dodici anni: una violenza incredibile, uno scroscio d'acqua associato a un vento fortissimo. La sensazione era proprio quella della violenza straordinaria, mai vista prima. Non ho potuto far altro che far correre pensiero a quest'Aula e alle discussioni che si stanno facendo.

Mi rendo conto che forse è difficile cambiare la versione e la propria prospettiva; proviamo a cambiare nome se vi dà fastidio l'espressione cambiamenti climatici, ma non si può fare a meno di constatare quello che di fatto avviene. Chiamatele come volete, ma non sono cose ordinarie: sono fenomeni straordinari, che continuano a succedersi ormai con un ritmo incalzante.

Dopo il passaggio di questa che forse era una tromba d'aria - non saprei dire - sono caduti tantissimi alberi. In una città come Milano, che di alberi ne ha davvero pochi e che soffre per questa mancanza, abbiamo dovuto veder crollare a terra dei pini secolari, che sono un patrimonio perso per sempre, che non si riesce a ricostruire in una città densa di cemento e che non riesce più ad accogliere questi alberi. La prospettiva futura che abbiamo è veramente seria e grave. Pertanto, se non vogliamo chiamarli cambiamenti climatici, usate il nome che preferite.

Tuttavia ho sentito il senatore Malan parlare finalmente di prevenzione. Noi, almeno io personalmente parlo di prevenzione da quando mi sono affacciata in quest'Aula, perché se non comprendiamo che non si tratta di episodi isolati, ma di episodi gravi che andranno a ripetersi, non c'è altro da fare che lavorare sulla prevenzione. Occorrono pertanto competenze scientifiche per lavorare sulla prevenzione in modo adeguato: bisogna conoscere il territorio e le ripercussioni delle attività antropiche sul territorio collegate a questi eventi straordinari.

Sto pensando alle infrastrutture costruite in luoghi non idonei, che hai voglia di ricostruirle, ma, se dopo due mesi si ripete lo stesso episodio, avremo lo stesso risultato.

Quindi il ragionamento della prevenzione dobbiamo farlo con i tecnici, perché possano valutare le situazioni di pericolosità del territorio e capire come agire. L'unica via che abbiamo è la prevenzione, ma per farla occorre fare investimenti ed entrare nell'ottica che questa è la priorità. Ci sono delle spese voluttuarie e degli investimenti probabilmente non urgenti (sto pensando al Ponte sullo Stretto) e ci sono invece esigenze che richiedono la nostra attenzione immediata. (Applausi).

BIZZOTTO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIZZOTTO (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, la settimana scorsa ero in quest'Aula e seguivo con apprensione quanto era appena accaduto nel mio Comune, Tezze sul Brenta, e nella mia provincia Vicenza, in Veneto. Eventi calamitosi incredibili, che non avevamo mai visto, e ripetuti; la cosa che ci preoccupa di più è questo. Tanto è vero che molti colleghi mancano oggi proprio perché non sono riusciti ad arrivare. Quindi un abbraccio va sicuramente alle popolazioni colpite, dalla Lombardia all'Emilia-Romagna, al Veneto e alla Sicilia, che ha invece il problema degli incendi.

Vogliamo dire un grazie innanzitutto alla gente e alla popolazione, perché quando sono tornata a casa i tetti erano già coperti con i teloni di nylon. Ma ci hanno chiesto aiuto immediato, loro e i sindaci. I sindaci sono delle persone che devono fare anche da aiuto psicologico a quelle persone, che si trovano senza niente. Serve sicuramente un intervento del Governo, in aiuto dei nostri cittadini e delle nostre imprese. Ci sono tanti immobili comunali danneggiati, quindi sicuramente il Ministro e la stessa presidente Meloni faranno un intervento che stia a dimostrare la vicinanza di questo Governo, anche in un momento così difficile per il nostro Paese. (Applausi).

MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, mi associo alla richiesta avanzata dal senatore Borghi, il quale ha chiesto che il Governo venga a riferire su cosa intende fare, anche perché - come han detto altri colleghi - anch'io ho assistito direttamente, venerdì sera a Brugherio e ieri mentre stavo andando a Milano, al cambiamento radicale che è avvenuto. Però questo è un dato; quello che sta avvenendo è un dato che dobbiamo accettare e bisogna affrontare questo tema, perché lo si è sottovalutato, con un disinteresse generale per il tema della manutenzione. Ma non solo. C'è stata anche la negazione; il negazionismo dei cambiamenti climatici è presente magari in qualche mozione (ne discuteremo dopo).

Ora tutti stiamo chiedendo la stessa cosa, perché è sotto gli occhi tutti che queste cose io che ho una certa età non le ho mai viste con tanta violenza e con tanta rapidità di cambiamento. È necessario affrontare questo tema. È chiaro che è necessario essere vicini alle popolazioni ed è necessario stanziare immediatamente risorse per affrontare tali questioni. Il dato è anche un altro: molto spesso i Comuni si trovano da soli ad affrontare questo tema e non hanno le risorse sufficienti e in alcuni casi neanche le competenze (penso ai Comuni di 2.000 o di 1.000 abitanti, cioè a Comuni molto piccoli).

Chiedo che, oltre a venire a riferire su cosa fare nell'immediato per rispondere a un'emergenza, sia necessario discutere con tanta serenità e determinazione tra di noi, senza negazionismi, sul fatto che è cambiato il clima e che forse dobbiamo affrontarlo in modo diverso, in tempi rapidi, pena un ulteriore suo peggioramento. (Applausi).

SPAGNOLLI (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SPAGNOLLI (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signora Presidente, anch'io ovviamente sostengo la proposta del collega Borghi e mi associo alla pacatezza delle riflessioni del collega Magni, che mi ha preceduto.

Credo sia assolutamente evidente che queste emergenze, una volta che si ripetono con continuità, non sono più emergenze e che richiedono interventi strutturali, una programmazione di cose da fare. Questo ragionamento mi pare molto lontano soprattutto dall'opinione di diverse persone che in parte siedono in quest'Aula e che ancora non si sono convinte che ci muoviamo verso una direzione da cui non sarà più possibile tornare indietro.

Colleghi, quando un Ministro tedesco lancia l'idea che magari un domani bisognerà andare a fare turismo nel Mare del Nord perché nei mari del Sud farà troppo caldo, è inutile arrabbiarsi. Bisogna fare fronte alla situazione e prepararsi a estati in cui farà più caldo; prepararsi significa avere le infrastrutture, avere l'acqua, avere la possibilità di offrire un soggiorno adeguatamente piacevole a quelli che dovessero scegliere il nostro Paese. Affinché tutto questo sia possibile, bisogna evidentemente intervenire in modo strutturale con un piano che francamente non ho ancora visto. (Applausi).

PRESIDENTE. La Presidenza trasmetterà al Governo la richiesta di informativa.

Colleghi, in ricordo e per esprimere vicinanza ai familiari e agli amici delle vittime di questo sconvolgimento climatico, vi invito ad osservare un minuto di silenzio. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi e osservano un minuto di silenzio. Applausi).

Ha chiesto di intervenire il ministro per gli affari regionali e le autonomie, senatore Calderoli.

CALDEROLI, ministro per gli affari regionali e le autonomie. Signor Presidente, la ringrazio dell'intervento, così come ringrazio i colleghi che sono intervenuti per esprimere il cordoglio e la vicinanza alle popolazioni colpite. Il ringraziamento va anche alle forze che sono già intervenute. Contattata informalmente la segreteria del ministro Musumeci, ci ha dato la disponibilità, non appena possibile, a venire a riferire e credo che vi sarà un contatto con la Presidenza in questo senso.

Ricordo fra l'altro che domani, alle ore 19, è previsto un Consiglio dei ministri e quindi una valutazione, anche alla luce della ricognizione, potrà essere più articolata e immediatamente affrontata da parte del Governo.

PRESIDENTE. Grazie, signor Ministro.

Discussione della mozione n. 54 sulla candidatura di Roma come città ospite di Expo 2030 (ore 12,58)

Approvazione della mozione n. 54 (testo 2)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00054, presentata dal senatore De Priamo e da altri senatori, sulla candidatura di Roma come città ospite di Expo 2030.

Ha facoltà di parlare il senatore De Priamo per illustrarla.

DE PRIAMO (FdI). Signor Presidente, colleghi senatori, membri del Governo, l'idea di questa mozione nasce la scorsa primavera, quindi qualche mese fa, quando nella visita svolta nella capitale dal Bureau international des expositions, cioè l'organo che designerà la città che ospiterà Expo 2030, c'è stato un incontro anche con l'Intergruppo parlamentare su Expo 2030. In quell'occasione, insieme al collega Verini (entrambi facciamo parte dell'Intergruppo), è nata l'idea di presentare una mozione affinché il Parlamento possa sostenere la candidatura di Roma per Expo 2030. Voglio quindi ringraziare tutte le forze politiche, nessuna esclusa, perché tutti i Gruppi presenti in Senato hanno sottoscritto tale mozione e credo che questo sia un fatto molto importante.

Voglio anche segnalare che il punto 3 della mozione deve essere soppresso, in quanto sostanzialmente un tavolo permanente già esiste, quindi di fatto oggi quel punto è superato.

Resta l'importanza di questa mozione nel sostenere una candidatura che riteniamo strategica, che nasce nel 2020. Voglio qui ricordare che, insieme all'assemblea capitolina, vale a dire il consiglio comunale della capitale, proprio Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio attuale, allora consigliera capitolina, ha presentato a sua prima firma e con tutti noi - all'epoca anch'io ero consigliere capitolino - una mozione che proponeva la candidatura di Roma per Expo 2030.

Quella candidatura successivamente si è concretizzata: voglio ricordare che in occasione delle elezioni amministrative del 2021 tutti i candidati sindaci di ogni parte politica avevano inserito nel programma il sostegno a Expo 2030, a differenza di altre vicende per le quali questo non è accaduto e penso, ad esempio, a quella delle Olimpiadi. È stato poi messo in campo un dossier davvero molto qualificato che fondamentalmente, alla presenza di autorevoli tecnici, istituzioni e università, quindi con un lavoro di squadra, ha consentito di elaborare un progetto che vede la ricucitura di ferite importanti per la capitale: penso alle Vele di Calatrava, un'opera interrotta nata in teoria per i mondiali di nuoto del 2009 e rimasta a rappresentare invece tutt'altro. Si tiene conto della grande potenzialità dell'opera dal punto di vista sociale, economico ed ambientale per l'area individuata, un'area collocata nel VI municipio di Roma che, tra i 15 municipi di Roma, è quello con il reddito pro capite più basso e forse con i problemi sociali più grandi, ma anche uno di quelli con maggiore voglia di riscatto. Questo territorio può rappresentare una localizzazione ideale, anche perché ha adeguati spazi e adeguate potenzialità anche dal punto di vista del trasporto pubblico e dei servizi da realizzare. Si tratta, tra l'altro, di un'area nella quale si può immaginare, anche dal punto di vista ambientale, uno straordinario corridoio che dal Parco del Colosseo, dal Palatino, passando per il Parco dell'Appia antica e per quello degli acquedotti, arrivi fino all'area archeologica di Gabi, che è una altra grande potenzialità della capitale finora non adeguatamente sfruttata.

Si tratta dunque di un progetto ambizioso, con la voglia di lasciare all'Italia e alla capitale qualcosa che vada al di là del grande evento, che già di per sé è un grande obiettivo dal punto di vista economico e sociale: parliamo di un indotto, tra diretto e indiretto, che è stato calcolato nella misura di circa in 50 miliardi di euro, vale a dire 2-3 punti di PIL e 300.000 posti di lavoro.

È quindi davvero importante il sostegno dell'intero Parlamento in questa che è sicuramente una sfida difficile, lo sappiamo, ma che va giocata fino in fondo.

Da questo punto di vista voglio anche ringraziare, perché so che è sensibile su questo, il presidente dell'UIP, senatore Casini, perché è importante che anche chi tra noi ricopre ruoli internazionali li sappia giocare fino a novembre, che è il mese nel quale verrà fatta la scelta finale, rispetto alla quale forse altri dispongono di maggiori risorse: noi però abbiamo la bellezza, la cultura, l'arte, l'enogastronomia, la moda, tutto ciò che rende l'Italia unica nel mondo.

Abbiamo il sogno che è stato rappresentato da Roma nei secoli a livello universale. Ora sta a noi impegnarci fino all'ultimo minuto, affinché quel sogno possa divenire la realtà della sfida di Expo 2030 assegnata a Roma e all'Italia. (Applausi).

PRESIDENTE. Colleghi, come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo del 18 luglio, per tutte le mozioni all'ordine del giorno la discussione sarà limitata alle sole dichiarazioni di voto, per un tempo di cinque minuti a Gruppo.

Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulla mozione presentata.

TRIPODI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale. Signora Presidente, oltre ad esprimere il parere favorevole sulla mozione, vorrei fare un ringraziamento da parte del Governo a tutti i senatori che l'hanno sottoscritta.

Si tratta infatti di un ulteriore atto che rafforza l'azione di Governo per portare a Roma una manifestazione così importante come Expo 2030.

Siamo davvero molto compiaciuti per i consensi che la città di Roma sta ottenendo, caro senatore De Priamo. Personalmente, sono impegnata proprio direttamente in una serie di bilaterali a supporto dell'azione del Presidente del Consiglio e del Ministro degli affari esteri. È bene anche sottolineare come non sia solo un impegno circoscritto, perché viene invece portato avanti davvero da tutti i Ministeri, ciascuno per la propria tematica.

È stato già detto molto e bene da parte del senatore De Priamo, però credo che in aggiunta dobbiamo essere tutti consapevoli che è davvero un appuntamento imprescindibile per la nostra Capitale. Come Ministero degli affari esteri, chiaramente abbiamo anche attivato tutta la nostra rete diplomatico-consolare e mi pregio di informare anche gli onorevoli senatori che ci sono state alcune iniziative mirate ad hoc in tutte le manifestazioni internazionali dell'Italia e all'estero. Puntiamo quindi a portare a casa davvero un risultato che per la città di Roma sarebbe storico.

Vi ringrazio e speriamo davvero di rimettere la nostra straordinaria Capitale al centro di tutte le iniziative di questa caratura.

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione.

SALVITTI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SALVITTI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, quella presente è un'occasione straordinaria, probabilmente irripetibile, anche perché, se legata magari anche all'evento giubilare che ci sarà nel 2025, consentirà di prolungarne l'effetto positivo sulla città di Roma, ma non solo, bensì su tutta l'Italia, visto quello che può produrre un'esposizione internazionale e mondiale come l'Expo in termini di capacità d'ingresso nella nostra società di visitatori e di introiti in positivo dal punto di vista economico (parliamo infatti della possibilità d'ingresso di circa 50 miliardi, con conseguente capacità di spesa e d'impresa per l'Italia), ma soprattutto quello che può produrre successivamente in termini di export. Perché poi naturalmente l'Italia sarà tra i principali espositori nell'Expo ai fini dell'export mondiale, quindi, di conseguenza, potrà generare anche un motore successivo all'esposizione stessa, benché essa sia limitata al 2030.

È una capacità molto importante, secondo me, quella di individuare l'area, perché è vero quello che è stato detto anche dal senatore De Priamo in precedenza, quanto alla riqualificazione di un'area che ad oggi viene considerata in maniera minore nell'ambito di Roma, con la conseguente possibilità di ampliare l'opportunità di visita di tutto il territorio romano, cosa fondamentale ed importante, e di collegare il meraviglioso centro storico di Roma, che annualmente viene visitato da milioni di turisti, con un altro quadrante della città. Il fatto di poterci traghettare i visitatori diventerebbe un obiettivo fondamentale ed importante.

Comunque, la data fondamentale è quella del novembre 2023, quando tutti, come Stato italiano, dovremo dare dimostrazione dell'impegno e della volontà di mettercela tutta per ottenere questo incarico di organizzare l'Expo 2030.

È fondamentale anche il fatto che ci sia un'omogeneità di visione da parte di tutti i Gruppi parlamentari, perché questo darebbe maggior forza a tale proposta nel Comitato che sta sostenendo la richiesta di autorizzazione. Ringrazio quindi tutti i Gruppi parlamentari che in questa fase hanno dimostrato un'unità di intenti non solamente per Roma, ma per tutta l'Italia.

È per questo motivo che il nostro Gruppo voterà a favore e a sostegno della mozione.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, interverrò molto rapidamente, perché condivido quanto ho ascoltato finora, sia nella relazione del senatore De Priamo, che nell'intervento che mi ha preceduto.

Anche io considero importante che questa mozione sia stata sottoscritta da tutti i Gruppi parlamentari e che ci sia quindi un impegno comune di tutto il Parlamento per sostenere la candidatura di Roma all'Expo 2030. Naturalmente, penso di potermi associare a quello che è stato detto: è effettivamente un'opportunità importante per il Paese, non semplicemente per la città di Roma, e quindi credo sia molto utile il sostegno del Parlamento e, per l'appunto, che esso sia trasversale.

Pertanto, mi associo a quello che ho ascoltato e ovviamente voteremo a favore. (Applausi).

SPAGNOLLI (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SPAGNOLLI (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, anche noi ovviamente siamo a favore di questa mozione, perché - come è già stato detto - è un'opportunità straordinaria per il nostro Paese, oltre che ovviamente per la città di Roma.

L'Expo non è soltanto da considerarsi una vetrina per quanto di buono siamo in grado di produrre in Italia, ma è anche e soprattutto un'opportunità di riflessione interna sul miglioramento del nostro modo di gestire la città e il nostro Paese. È come quando si invita a casa un ospite importante: gli si fa trovare la casa in ordine, il bagno pulito, gli si fanno trovare gli elettrodomestici che funzionano e la stanza degli ospiti perfettamente adatta ad ospitarlo. Ecco, questo dovrebbe avvenire anche per noi, anche per Roma. Quindi mi auguro che si colga una tale occasione per la nostra città di adozione - non siamo romani, ma siamo qui a svolgere una funzione a cui ci ha delegato il popolo italiano - per rimettere in gioco alcuni suoi meccanismi di funzionamento e per presentarsi all'altezza della situazione. Avremo visitatori da tutto il mondo, avremo la possibilità di far vedere che abbiamo non solo sassi e monumenti, ma anche la capacità di tenerli in modo adeguato ai tempi e a coloro che ci visiteranno. (Applausi).

LOMBARDO (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (Az-IV-RE). Signor Presidente, non mancheremo di far avere il nostro sostegno alla candidatura di Roma per Expo 2030 e ringrazio la sottosegretaria Tripodi, per aver pronunciato parole importanti di impegno del Governo su tale candidatura, che ovviamente è sostenuta da tutte le forze parlamentari, come è giusto che si faccia quando è l'Italia ad essere in gioco. Non si tratta solamente di un'occasione storica per la Capitale del nostro Paese: è un'occasione storica per il nostro stesso Paese, intanto perché la candidatura si lega a un altro evento importante come quello del Giubileo del 2025 e poi perché - come ricordato dai colleghi -l'indotto che verrà prodotto, con quasi 300.000 posti di lavoro, 50 miliardi di euro, equivalenti a 3 o 4 punti percentuali di PIL, avrà un effetto importante non solo sul turismo, ma anche sull'intera nostra economia e sul nostro territorio.

Proprio perché vogliamo arrivare preparati a questo appuntamento di novembre, sono molto d'accordo con le parole prima esplicitate dal senatore Spagnolli, ovvero che, oltre al lato degli investimenti e della promozione, la cosa più straordinaria che questa città deve imparare a fare è avere cura della propria bellezza. E la cura della propria bellezza la si pratica quotidianamente, attraverso l'amministrazione, attraverso la raccolta differenziata, attraverso la pulizia nei centri storici e nelle aree degradate e più periferiche, attraverso l'inclusione, attraverso l'accessibilità. È vero che dobbiamo essere unitari quando, a livello internazionale, sosteniamo la candidatura, ma questo non ci può esimere anche dall'essere molto netti quando affrontiamo i problemi di una città nella quale ormai prendere un taxi è diventata un'impresa, in cui trovare un luogo nel quale non ci sia sporcizia è diventato ormai una rarità.

È per questo che, accanto all'impegno che il Parlamento e il Governo devono avere, chiediamo che anche l'amministrazione della città sia in grado di sostenere la candidatura a Expo 2030.

Altrimenti, il passaggio dall'essere commissari all'essere commissariati rischia di essere davvero breve.

Quindi, sì al sostegno unanime alla mozione sulla candidatura di Roma, ma anche la richiesta di un impegno quotidiano, perché abbiamo ricevuto le bellezze di questa città in eredità ma dobbiamo ancora dimostrare di esserne in grado. (Applausi).

GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, il Gruppo Forza Italia sostiene con convinzione questa mozione, che io stesso ho sottoscritto come parlamentare romano. Credo, tra l'altro, di essere quello con il mandato più lungo e longevo nell'ambito della Capitale.

Noi riteniamo che l'occasione dell'Expo 2030 debba essere colta dalla Capitale. Quindi, questo atto del Parlamento, che con il collega De Priamo e altri colleghi abbiamo voluto e sostenuto, è un momento di sostegno ulteriore all'azione che il Governo sta profondendo. Anzi, proprio in questa occasione devo sottolineare l'azione dell'intero Esecutivo e anche l'incisiva azione del ministro degli esteri e vice presidente del Consiglio, Tajani. Peraltro, qui oggi abbiamo il sottosegretario Tripodi che rappresenta il Governo e il Ministero degli esteri in particolare.

L'azione del presidente Tajani, d'accordo con il presidente del Consiglio Meloni, che pure sta agendo personalmente e direttamente per questo obiettivo, ha attivato tutta la nostra rete diplomatica, le ambasciate, i consolati, le camere di commercio e tutte le realtà degli italiani all'estero per una campagna che possa portare alla assegnazione della Expo a Roma.

Le ragioni non dobbiamo particolarmente illustrarle, nel Parlamento italiano e nel Senato della Repubblica ospitato nella città di Roma. La Capitale, con il Giubileo e con altri eventi, è già al centro del protagonismo internazionale. Le potenzialità, sotto il profilo dell'accoglienza, sotto il profilo del risalto che l'Expo potrebbe avere sono enormi. Non nascondiamocelo: l'Expo - come si è visto anche per Milano 2015 - è un'occasione utile per la città, per stimolare la realizzazione di tanti progetti e di tante infrastrutture che sono già nell'agenda delle opere pubbliche, anche del PNRR e degli obiettivi che le amministrazioni locali, ma anche lo Stato, devono realizzare.

Tra l'altro, noi stiamo anche discutendo, sperando che questa sia la legislatura giusta, di dotare la Capitale di poteri specifici, perché ha bisogno - come accade in altre parti del mondo - di uno status costituzionale diverso. Non si può, infatti, governare una città che ha tali funzioni con gli stessi poteri dell'ultimo comune italiano.

Per tutte queste ragioni noi concepiamo la mozione in esame come un momento di sostegno alla campagna e alle iniziative che il Governo sta promuovendo, come con l'azione della task force.

Sappiamo che ci sono altri concorrenti importanti. Comprendiamo perfettamente le aspirazioni della città di Odessa che, purtroppo - anche per l'aggressione che si è rinnovata in questi giorni nei suoi confronti - non è nella condizione di poter svolgere un tale evento, ma potrà essere associata, in vari modi e forme. Poi, parliamo del 2030 e tutti ci auguriamo che un orizzonte di pace ben prima del 2030 possa coinvolgere quelle terre. Quindi, Odessa potrà essere in qualche modo associata a questo evento da una città universale come Roma, Capitale anche della cristianità.

Sappiamo anche della concorrenza di Riad, che noi rispettiamo. Siamo reduci dalle vicende qatarine in Europa. Ci auguriamo che la competizione su questa vicenda sia leale e trasparente tra Stati e progetti, perché la ricchezza di alcuni luoghi è frutto delle materie prime e delle risorse che essi hanno. Spesso ne abbiamo visto emergere quantità notevoli e abbiamo visto anche tanti eventi sportivi e non sportivi camminare là dove la ricchezza li richiama.

Questo accade nella storia dell'umanità e non ci scandalizziamo. Quindi, rispettiamo tutti i concorrenti di Roma. Non poniamo la candidatura di Roma su un piano di storia millenaria e plurimillenaria, perché anche altri luoghi del mondo hanno le loro storie e le loro tradizioni, che noi rispettiamo.

Ci auguriamo però che il voto convergente e unanime del Senato e del Parlamento dia ulteriore forza all'azione del Governo in attesa dei momenti decisivi e delle procedure che dall'autunno daranno luogo alle decisioni.

Forza Italia in questo caso dice forza Roma, come sede possibile dell'Expo 2030, e il voto del Senato, di tutti i colleghi, anche dell'intero Gruppo Forza Italia dirà forza Roma affinché questo risultato si possa ottenere. (Applausi).

MAIORINO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAIORINO (M5S). Signor Presidente, sottosegretaria Tripodi, anche io come parlamentare romana ho immediatamente sottoscritto e sostenuto l'idea di questa mozione per dare maggior vigore all'impegno del Governo e di tutti gli enti e gli organismi che hanno potere di farsi ambasciatori per promuovere la causa di Roma come candidata all'Expo 2030. Si tratta di un progetto che nasce da lontano, nel 2020. Si è avviato sin da subito un ufficio all'interno dell'allora MAECI per valutarne la fattibilità; un progetto che ha attraversato diversi Governi e diverse amministrazioni locali.

Credo che anche questa mozione, sostenuta in maniera trasversale da tutte le forze politiche, sia la dimostrazione del fatto che si prova, per una buona causa, a unire le forze affinché la candidatura di Roma possa a novembre - una scadenza ormai prossima - andare a buon fine. Come è stato detto anche da chi mi ha preceduto, la competizione è aspra, può essere anche scivolosa, ma la candidatura di Roma ha moltissimi punti di forza dalla sua. Non starò a ripetere quanto è ovvio, cioè la cultura e la bellezza che caratterizzano la nostra Capitale dall'alba dei tempi. Il progetto di questo Expo 2030 nasce fin dall'inizio individuando un'area cosiddetta desolata, in modo da rigenerarla, e i padiglioni che poi, anche una volta cessata la manifestazione, possono essere con pochi ritocchi ritrasformati e quindi essere utilizzabili per il territorio, in parte dalla stessa università, dal policlinico. Si tratta soprattutto di un Expo a impatto zero perché si mira ad avere una manifestazione e una location che siano del tutto autonome dal punto di vista energetico, senza ulteriore impatto sulle risorse energetiche e sul clima; mai come oggi sappiamo quanto l'impatto zero sia importante.

Anche economicamente porterà dei vantaggi che da Roma si dirameranno poi all'intero Paese; si stimano circa 300.000 posti di lavoro e probabilmente proventi pari a circa 50 miliardi.

Il MoVimento 5 Stelle sostiene con forza questo progetto, apprezza e vuole dare fiducia al Governo affinché si impegni per portare questa causa tra i 179 Paesi che poi dovranno alla fine votare. Annuncio con questo il voto favorevole del mio Gruppo MoVimento 5 Stelle alla mozione in esame. (Applausi).

VERINI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VERINI (PD-IDP). Signor Presidente, anche noi abbiamo sostenuto e promosso questa iniziativa. Facciamo parte dell'intergruppo parlamentare di sostegno a questo obiettivo che rappresenta una vera e propria sfida che - come è stato ricordato un po' da tutti - appartiene al Paese intero e non soltanto alla Capitale. Ricordo infatti che sono stati diversi i Governi che hanno sostenuto questo obiettivo. Ci sono state amministrazioni comunali, la precedente guidata da Virginia Raggi e l'attuale guidata da Roberto Gualtieri; c'è altresì un Parlamento intero che si appresta, in questo caso al Senato, a votare all'unanimità questa mozione.

Non voglio ripetere cose che condivido: è una grande occasione non solo per Roma, per l'Italia centrale, ma per il Paese intero, come si dice per il sistema Paese.

Ci sono investimenti di miliardi, ci sono posti di lavoro e ci sono occasioni di innovazione: è quindi una sfida a presentare nel mondo Roma, con la sua storia e la sua intramontabile bellezza. È però anche una grande sfida che riguarda il futuro e l'innovazione, e non solo per essere riferita ad alcuni quadranti che hanno vocazione per poter conoscere tali direttrici, ma anche per riconnettere e rigenerare un tessuto urbano e - come dice il relativo dossier - per parlare di insieme di persone e territori.

Per essere sinceri, sappiamo che la competizione è molto complicata.

Sappiamo che altre capitali - Riad innanzitutto - godono di mezzi che possono convincere molti Paesi e mi riferisco a investimenti economici colossali che possono costituire argomenti forti in tal senso. Ma il progetto di Roma è di grande valore.

Aggiungo - ormai soltanto sul piano morale - che sarebbe stato bello se, invece di essere, per ovvi motivi, tagliata dal bureau proprio qualche settimana fa, avesse potuto continuare a concorrere in detta sfida anche la città di Odessa, a cui va in questo momento tutta la nostra solidarietà per i sanguinari bombardamenti che sta subendo, da ultimo quello che ha colpito la sua Cattedrale. (Applausi).

Infine, signor Presidente, questa è una sfida per Roma, per l'Italia, ma anche per l'Europa, perché è noto che Roma è una Capitale universale di dialogo e di accoglienza. Nel 2026 Roma ospiterà il Giubileo, che sarà una straordinaria occasione - anche quella - di dialogo. Sappiamo come qui a Roma le religioni monoteiste si sono incontrate da sempre e il Giubileo sarà un'altra occasione per rafforzare questo incontro. L'obiettivo dell'Expo 2030 potrà rafforzare ulteriormente questa vocazione nell'attuale tempo di guerra. Roma può svolgere ancora - come è accaduto anche in passato - un ruolo davvero importante per poter aiutare i Paesi del mondo, come sta avvenendo nelle ultime ore con il convegno alla FAO sugli obiettivi Fame zero 2030.

Ancora una volta Roma guarda al futuro e non soltanto al proprio passato. Ancora una volta questa Capitale dà un contributo non provinciale ma davvero globale. Non sappiamo se il progetto che Roma presenta potrà vincere una tale sfida - anche se va rimarcato che l'Unione europea, come sta facendo l'attuale Governo, lo sta appoggiando in tutti gli ambiti possibili - ma esso comunque rimarrà, a prescindere dal risultato, che naturalmente tutti noi vogliamo sia positivo per Roma e per l'intero nostro Paese. (Applausi).

PAGANELLA (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAGANELLA (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi, Roma è da sempre lo specchio e la vetrina del Paese; ogni anno è meta di milioni di turisti che da ogni parte del mondo giungono alla scoperta delle testimonianze della città che può a buon diritto considerarsi la culla della civiltà occidentale. Roma è anche il centro del Cristianesimo, il luogo dove la fede in Cristo si è istituzionalizzata e ha costruito intorno alla Chiesa un patrimonio unico di cultura, valori e testimonianze artistiche. Per queste ragioni, Roma, che non a torto è stata chiamata la città eterna, non può essere abbandonata a sé stessa, non può soccombere alla devastazione e al degrado che sono l'ineluttabile destino cui la condannano il disinteresse e l'incuria in cui è stata lasciata per troppi anni. Il riscatto di Roma è nelle nostre mani, nelle mani - intendo - della politica e del buon governo, nella nostra capacità di fare scelte coraggiose e lungimiranti. L'occasione che Roma sia designata come la città ospitante l'Esposizione universale del 2030 è perciò assolutamente da non perdere.

L'Expo può rappresentare lo stimolo migliore per generare - come è avvenuto a Milano - un circolo virtuoso in cui tutti facciano la loro parte per il riscatto della città: le istituzioni pubbliche, i privati, il mondo dell'industria e delle professioni, i comuni cittadini. I dettagli dell'effetto a catena che l'evento potrebbe generare sono illustrati con chiarezza nella mozione; in questa sede mi limito a dire che l'Expo ci permetterebbe di ridisegnare finalmente la città, di porre mano ai necessari interventi strutturali e infrastrutturali di cui ha bisogno.

Non dimentichiamo, però, che il problema di Roma e dell'Italia è anche e soprattutto culturale. Negli ultimi anni ha trionfato una cultura del no che ha immobilizzato le nostre energie, che ci ha tarpato le ali. Occorre adesso una cultura del fare, del progetto, del buon senso e della concretezza. E questo per noi della Lega è un dovere primario, la risposta migliore a chi vuole rinchiuderci nei recinti asfittici di una decrescita che non sarebbe affatto felice.

A Roma, in particolare, ci si è spesso trincerati dietro l'alibi di un patrimonio storico e archeologico da tutelare, quasi che non fossero gli interventi umani ad aiutarne la conservazione e a promuoverne la valorizzazione. Solo in un rapporto vivo con il presente, il passato può continuare a esserci da esempio. La storia stessa di Roma ci dice, d'altronde, che la città si è conquistata la fama di essere eterna proprio grazie alla capacità, che ha dimostrato in certi momenti, di sapersi rinnovare in uno spirito di continuità, ma anche con la capacità di ragionare in grande. Penso all'età barocca, quando i geni artistici di Bernini e Borromini dettero alla città nuova linfa e vigore e ne rinnovarono le antiche glorie.

In definitiva, la possibilità che ci dà l'Expo è troppo importante per il nostro Paese per concederci distrazioni. Con la mozione n. 54 vogliamo impegnare il Governo tutto e impegnarci noi in prima istanza affinché, con le opportune azioni nei luoghi deputati, la candidatura di Roma vada in porto. Mostriamo per una volta tutti insieme di essere coesi su un obiettivo di puro interesse nazionale, perché la reputazione internazionale del Paese e la rinascita dell'Italia passano anche attraverso il rilancio economico, culturale e sociale di Roma.

Per tutto questo annuncio il voto favorevole del Gruppo Lega. (Applausi).

MENNUNI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MENNUNI (FdI). Signor Presidente, vorrei innanzitutto ringraziare tutti i senatori per il sostegno coeso, per la grande intesa per un evento di grandissima importanza non solo per la Capitale d'Italia, ma per tutto il Paese, perché - a mio avviso - può veramente essere un rilancio notevole e rilevante per la cittadinanza italiana. Si tratta di una grande occasione per Roma, che si andrebbe a stagliare immediatamente dopo il grande Giubileo del 2025, sul quale tanto impegno stanno approfondendo la città e il Governo. Noi auspichiamo fortemente che questa possa essere anche una grande occasione per la Capitale, che sicuramente ha bisogno di maggiore decoro e di più igiene. Per questo, insieme ad altri senatori di questa Assemblea, per proporre un'azione di pungolo nei riguardi del nostro primo cittadino - io sono una cittadina di Roma - oggi parteciperemo a una manifestazione che è stata indetta dai nostri concittadini romani.

Noi crediamo che l'azione debba essere assolutamente coesa e per questo, ad esempio, io vorrei richiamare il primo provvedimento importante per la città di Roma che è derivato dal finanziamento di un infrastruttura trasportistica rilevantissima. Non sfuggirà che, per avere la possibilità di anelare a essere prescelti in contesti internazionali di tal genere, è bene che Roma si faccia trovare pronta.

È per questo che il Governo Meloni scelse di finanziare, in un bilancio scritto per dieci dodicesimi da chi ci ha preceduto, la metro C, che è la grande infrastruttura trasportistica che deve collegare il Sud e il Nord della città, per rendere Roma adeguata a quelle che sono le altre grandi capitali europee.

Noi adesso abbiamo questa grande opportunità, che non è rilevante soltanto dal punto di vista del grande indotto economico, che sarà stato sicuramente annunciato da chi mi ha preceduto. Penso ai 4-5 punti di PIL che ruotano intorno al grande finanziamento di questo importantissimo evento, l'Expo 2030. Penso ai 30 milioni di visitatori che arriveranno in Italia, che sicuramente porteranno ricchezza e crescita a livello nazionale. Penso alle 11.000 aziende che potranno operare e lavorare, alle grandi infrastrutture che vi ruoteranno intorno, ai 300.000 posti di lavoro che si potranno andare a creare.

Credo però che vi sia un punto che rileva ancor più di questo aspetto, sicuramente importante, che - come dicevamo - è quello non trascurabile dell'indotto economico. È il fatto che credo che nessuna città al mondo sia in grado di accogliere la grande esposizione volta allo sviluppo delle scienze e delle tecnologie umane come può essere accogliente Roma, la nostra Roma, con quello stratificarsi straordinario di storia, di cultura e di arte che l'ha resa nota nel mondo come la città eterna, che ha un filo conduttore che ha sempre unito i secoli agli altri, quella tradizione eccezionale che si unisce all'innovazione. Credo che sarebbe importante e doveroso non solo per i cittadini di Roma, d'Italia e per il grande indotto che si riuscirà ad ospitare questo grande evento, ma anche per l'intera comunità internazionale. (Applausi).

PRESIDENTE. Poiché ci sono colleghi ancora impegnati nella seduta della Commissione bicamerale per l'infanzia e l'adolescenza, non procediamo al voto, ma passiamo alla discussione del prossimo punto all'ordine del giorno e passeremo alla votazione quando si saranno conclusi i lavori in quella sede.

Discussione della mozione n. 66 sui profili critici nell'ambito del processo di attuazione dell'autonomia differenziata (ore 13,37)

Approvazione dei paragrafi 1, 2 e 3 retti dalle parole "premesso che" e dei paragrafi 1 e 6 retti dalle parole "ritenuto che" della parte motiva della mozione n. 66, del paragrafo 2 della parte dispositiva della mozione n. 66 e dell'ordine del giorno G1 (testo 2). Reiezione della restante parte della mozione n. 66 e dell'ordine del giorno G2

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00066, presentata dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, sui profili critici nell'ambito del processo di attuazione dell'autonomia differenziata.

Ha facoltà di parlare il senatore De Cristofaro per illustrarla.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, credo che non sfuggirà a nessuno dei colleghi, in particolare a quelli che, come me, fanno parte della 1a Commissione affari costituzionali, che c'è da parte di molte forze non solo politiche, ma anche sociali - come abbiamo peraltro avuto modo di ascoltare durante le tante audizioni che ci sono state nella 1a Commissione nelle scorse settimane - un elemento di grande preoccupazione attorno a questo disegno di legge sull'autonomia differenziata. Il Ministro lo sa bene; ne abbiamo discusso molte volte nel corso delle ultime settimane.

La preoccupazione - se posso riassumerla in una battuta, anche per i tempi molto stretti di questa illustrazione - è che in un Paese come il nostro, già profondamente segnato dal divario territoriale e dalla diseguaglianza - elementi che peraltro dopo la pandemia sono cresciuti in maniera esponenziale e che caratterizzano da molti decenni la vita dell'Italia - questo disegno di legge del ministro Calderoli sull'autonomia differenziata possa accentuare in maniera molto profonda questi elementi di divario territoriale. E quindi, invece di favorire quella coesione territoriale che oggi servirebbe per mettere il Paese nella condizione di essere maggiormente competitivo su scala europea, temiamo possa aggravare una situazione che evidentemente è già molto compromessa.

Lo dico semplicemente per spiegare di cosa parliamo quando trattiamo dei divari territoriali. Parliamo di un Paese in cui, signor Ministro, già tra il Nord Italia e il Sud Italia addirittura l'aspettativa di vita delle persone non è la stessa: l'aspettativa di vita di un cittadino meridionale è di quattro anni inferiore a quella di un cittadino che vive da Roma in su. Capite bene che, dinanzi a una situazione così clamorosa, che naturalmente si è accumulata nel corso degli anni se non addirittura dei decenni, oggi avremmo l'assoluta necessità di provare a capire quali elementi potrebbero essere funzionali a mettere in discussione questi dati strutturali e a determinare una qualche inversione di tendenza.

La forte preoccupazione, in particolare delle forze politiche di opposizione - tra l'altro, questa mozione è firmata non semplicemente da me, ma da tre Gruppi parlamentari e questo mi sembra un fatto politico molto significativo - è che questi elementi di maggiore diseguaglianza e di maggiore divario possano essere accentuati se il disegno legge Calderoli dovesse effettivamente arrivare a compimento così come è iniziato. Ovviamente, è inutile dire che spero e mi auguro che già oggi, discutendo questa mozione e interloquendo con il Governo, ma anche quando passeremo al voto degli emendamenti, almeno alcuni degli emendamenti dell'opposizione possano essere effettivamente presi in considerazione e si possa cercare di dare un altro segno al provvedimento.

Vorrei dire anche che, per quanto questo disegno di legge è dal mio punto di vista particolarmente critico per il Mezzogiorno del Paese, penso vada guardato anche con un elemento di preoccupazione non semplicemente per il Sud. Credo infatti che l'autonomia differenziata sia un problema per l'Italia e non semplicemente per il Mezzogiorno. Non credo affatto - per dirla in un altro modo - che un'Italia frammentata in venti staterelli, venti Regioni che diventerebbero più o meno tutte a Statuto speciale, possa essere a quel punto un Paese realmente competitivo a livello internazionale e che questa frammentazione possa essere funzionale a chissà quale magnifica sorte dell'Italia.

Da questo punto di vista, esprimo una grande preoccupazione, perché quella tesi che intende puntare su un unico motore, quello del Nord Italia, facendo sì che per sgocciolamento - si dice così - anche il Sud ne possa trarre giovamento, penso sia profondamente sbagliata. Tra altro, essa è messa radicalmente in discussione da tutti gli istituti di ricerca - lo Svimez, tanto per citarne uno - che ci dicono invece che bisognerebbe puntare esattamente su una scelta diversa, e cioè avere due motori, uno al Nord e uno al Sud, e una maggiore coesione nazionale, soprattutto in una fase come quella attuale, segnata dal post-pandemia che - come abbiamo ripetuto mille volte - ha accentuato gli elementi di diseguaglianza.

Inoltre - lo dico davvero come una battuta, perché non ho il tempo per argomentare - c'è un altro punto che davvero ci lascia in profondo disaccordo e devo dire in radicale dissenso: riguarda il fatto che il procedimento dell'autonomia differenziata in realtà passerebbe esclusivamente o quasi per un accordo tra il Governo centrale e le Regioni, saltando del tutto il ruolo stesso del Parlamento nazionale. Credo che questo sia completamente inaccettabile e, quindi, spero davvero che almeno su questo punto, in sede di emendamenti, si possa in qualche modo invertire questo dato e consentire al Parlamento del Paese, su un tema decisivo come quello dell'autonomia, di poter svolgere un ruolo di piena centralità e non invece il ruolo totalmente marginale al quale viene consegnato.

Mi auguro che, nella maniera meno ideologica possibile, già a partire da questa mozione ma anche quando voteremo gli emendamenti, si possa avere un consenso trasversale attorno a detti temi. (Applausi).

PRESIDENTE. Colleghi, comunico che è stato depositato un ordine del giorno, a firma dei senatori Malan, Romeo, Ronzulli, Biancofiore, che è in distribuzione.

Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulla mozione e sull'ordine del giorno presentati.

CALDEROLI, ministro per gli affari regionali e le autonomie. Signor Presidente, faccio mie tutte le preoccupazioni segnate e indicate dal senatore De Cristofaro, anche se con un ordine diverso. Tutte le sperequazioni che esistono e che dico essere reali non sono conseguenza dell'autonomia differenziata che non c'è: per quel che mi riguarda, l'autonomia differenziata è lo strumento per arrivare a superare quello che invece c'è e non dovrebbe esserci in questo Paese.

La mozione in discussione, dopo un'articolata esposizione in premessa da parte dei sottoscrittori, contiene otto impegni rivolti al Governo.

Venendo al merito degli impegni, vorrei provare a rispondere punto per punto.

In ragione del contenuto della mozione dovrò formulare anche valutazioni sull'Atto Senato 615, sebbene al di fuori del procedimento legislativo nell'ambito del quale sta avvenendo l'esame.

Con il primo impegno i presentatori richiedono, prima di procedere a qualsiasi trasferimento di competenze a una o più Regioni (ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione), che siano definiti attuati compiutamente e preventivamente tutti i livelli essenziali delle prestazioni. A questo proposito vorrei ricordare che l'Atto Senato 615 prevede già che il trasferimento delle funzioni, con le relative risorse umane, strumentali e finanziarie concernenti materie o ambiti di materie riferibili ai LEP, di cui all'articolo 3, può essere effettuato secondo le modalità e le procedure di quantificazione individuate dalle singole intese, soltanto dopo la determinazione dei medesimi LEP e dei relativi costi e fabbisogni standard. Ritengo, quindi, che il Governo abbia già preso una posizione sufficientemente chiara sul punto e ribadita nel question time della scorsa settimana.

Il procedimento di definizione dei LEP è stabilito attualmente dalla legge di bilancio per il 2023 con riguardo alle materie o ambiti di materie interessati dall'articolo 116, terzo comma, della Costituzione.

Il CLEP, comitato per l'individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni, concernenti diritti civili e sociali da garantire su tutto il territorio nazionale, che questo Ministro ha insediato a supporto dell'operazione di individuazione dei LEP e presieduto dal professor Sabino Cassese, sta chiudendo la ricognizione di tutte le funzioni amministrative statali esercitate nelle materie che sono possibili oggetto di autonomia differenziata e - secondo una scelta che questo Ministro ha condiviso - anche nelle altre non direttamente toccate dall'autonomia differenziata medesima. Per ciascuna delle funzioni interessate si sta procedendo a verificare se esse siano già toccate da LEP stabiliti dal legislatore, come ad esempio nella sanità, oppure se si ravvisi l'esigenza di fissazione di nuovi.

Personalmente ritengo che l'operazione di ricostruzione che il CLEP sta facendo e che sottoporrà alla cabina di regia contribuirà a offrire un panorama affidabile di ciò che è già stato fatto e di ciò che resta da fare, così da consentire al legislatore e al Governo di compiere le scelte ritenute migliori rispetto all'obiettivo di dare corpo ai LEP e, allo stesso tempo, alle ragioni dell'autonomia; altrimenti il Paese rimane ostaggio dell'ormai noto atteggiamento del «si sarebbe potuto ben fare altrimenti».

Con il secondo impegno i presentatori chiedono al Governo di favorire in sede di esame parlamentare modifiche volte a garantire il pieno coinvolgimento del Parlamento nella procedura di definizione delle intese, nonché della loro piena attuazione e verifica sempre e comunque preordinata al rispetto dei principi solidaristici e partecipativi previsti dalla Costituzione.

Si è proposto con il disegno di legge un coinvolgimento del Parlamento nella definizione dei LEP e nella stipula delle intese fra Stato e ciascuna Regione interessata, sia in fase di negoziazione, sia in fase di approvazione.

Nella parte di motivazione della mozione, i presentatori ritengono le proposte del coinvolgimento del Parlamento non adeguate. Rispetto al silenzio della Costituzione sul punto, mi sembra che le soluzioni prospettate con il disegno di legge costituiscano già un importante passo avanti. Si può ritenere che si tratti solo di un punto di partenza e che da lì sia necessario muovere per un rafforzamento ulteriore del ruolo delle Camere. Il Governo è pronto al dialogo, come sempre, su proposte costruttive. Ricordo che uno spazio importante sarà giocato dall'autonomia regolamentare delle Camere.

Col terzo impegno si chiede al Governo di favorire modifiche in sede di revisione costituzionale del Titolo V, al fine di escludere che alcune materie possano essere oggetto di autonomia differenziata. Appare singolare invero che si chieda al Governo, nel momento in cui dà piena attuazione a una disposizione costituzionale che attende dal 2001 di essere resa operativa, di modificare quelle stesse norme che lo stesso Governo e il Parlamento dovrebbero attuare. Escludere alcune materie in principio e in astratto non è una scelta condivisibile. È nella considerazione di ciascuna materia che Governo, Parlamento e Regioni interessate nel negoziato decideranno se ed entro quali limiti alcune materie saranno oggetto dell'intesa. Evidentemente, non tutte le materie interessate potranno essere devolute così, sic e simpliciter: saranno il negoziato, la prassi e la razionalità a definire i limiti da osservare.

Con il quarto impegno si chiede di adottare misure concrete per il riequilibrio tra le Regioni e il superamento dei divari, attraverso un piano di sviluppo per le aree economicamente più svantaggiate. Si tratta di un argomento che, com'è ovvio, è condivisibile, ma che parte da un assunto che, al contrario, condivisibile non è. Tale assunto è che l'autonomia differenziata di cui all'articolo 116 sia in realtà un fattore destinato ad aggravare o a cristallizzare gli squilibri già oggi presenti nel Paese. È convinzione del Governo che l'autonomia differenziata sia esattamente una risposta efficace che i territori regionali cercano per conseguire proprio quell'obiettivo di riequilibrio, sfruttando le leve di sviluppo presenti in ciascuna comunità.

Su questa premessa, voglio però rassicurare che il ruolo dello Stato non viene meno, sia nella garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP), sia negli interventi perequativi ordinari e straordinari. Se si presta attenzione, è proprio nel momento in cui si discute di ampliare l'autonomia dei territori che il ruolo dello Stato è stato maggiormente interpellato. Lo stiamo vedendo proprio in questi giorni: prima dell'autonomia differenziata, il ruolo dello Stato nella definizione dei LEP era così invocato? Onestamente, bisogna rispondere di no e questo lo ritengo già un effetto positivo dell'autonomia.

Con il quinto impegno, si chiede di favorire modifiche in sede parlamentare atte a garantire che l'articolo 10, comma 2, del disegno di legge non sia in contrasto con il dettato costituzionale. Si ritiene che il richiamo all'articolo 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001 possa costituire un buon punto di mediazione fra le diverse esigenze con l'intenzione specifica di dare alle Regioni a Statuto speciale quei margini aggiuntivi di autonomia che vengono riconosciuti alle altre Regioni.

Con il sesto impegno, i presentatori chiedono al Governo di subordinare l'adozione di schemi dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri con cui saranno determinati i LEP alla preventiva istituzione nella prossima legge di bilancio per il triennio 2024-2026 di un fondo di perequazione per i territori con minor capacità fiscale per abitante, da ripartire nel rispetto dei costi standard associati ai LEP fissati in piena collaborazione con le Regioni e gli enti locali. Si tratta di un'esigenza da più parti sollecitata e che il Governo e questo Ministro condividono profondamente, se non altro per esser stato fra i proponenti, all'epoca, della legge n. 42 del 2009.

Indubbiamente, l'attuazione dell'articolo 116, terzo comma, richiederà un'accelerazione verso la completa attuazione dell'articolo 119, anche a proposito dei fondi perequativi che sono già previsti dalla legge, ma non ancora pienamente funzionanti, a partire da quello previsto dall'articolo 15 del decreto legislativo n. 68 del 2011.

Il tema della perequazione ordinaria potrà trovare compiuta assunzione nell'ambito del disegno di legge di delega fiscale ora all'esame del Senato.

Con il settimo impegno si chiede al Governo di prevedere verifiche obbligatorie e costanti sull'attuazione delle intese, secondo parametri precisi, stabiliti dalla legge e con pieno coinvolgimento di tutte le istituzioni pubbliche in possesso delle opportune competenze, eccetera. Anche a questo proposito mi sarà consentito sottolineare come spetterà a ciascuna intesa e alle leggi approvative di ciascuna intesa indicare le forme di monitoraggio più efficaci sull'attuazione delle intese medesime, sulla base di quanto previsto dalla legge generale di attuazione. Vorrei ricordare infatti che il tema è già affrontato dall'articolo 7 dell'Atto Senato 615. Rilevanti affinamenti e precisazioni sul tema del monitoraggio sono contenuti in emendamenti appena presentati da Gruppi di maggioranza, in consonanza con non pochi emendamenti dei Gruppi di opposizione.

Da ultimo, c'è l'ottavo impegno, con cui si chiede al Governo di monitorare gli effetti della differenziazione su tutte le Regioni. Da una parte l'impegno al monitoraggio non solo è condivisibile, ma è pure doveroso, proprio nell'esercizio del ruolo dello Stato. La finalità del disegno di legge n. 615 è proprio quella di contrastare la frammentazione e la duplicazione delle funzioni. Anche a questo riguardo sono state condivise alcune proposte migliorative, al fine di assicurare la verifica dell'effettività dei LEP anche nelle Regioni estranee alle intese, prevedere verifiche sui profili finanziari da parte di organismi terzi, disciplinare le ipotesi di modifica o cessazione anticipata delle intese, confermare l'applicazione dei poteri sostitutivi statali, di cui all'articolo 120.

Concludendo, ringrazio i presentatori per l'affezione dimostrata nei confronti del disegno di legge n. 615, che è spesso oggetto di question time, sia alla Camera dei deputati sia al Senato. Sono molto soddisfatto delle 60 audizioni che abbiamo svolto in Commissione, dei quasi 50 interventi in discussione generale, delle due settimane di presentazione e illustrazione degli oltre 570 emendamenti. Fare di più è sempre meglio e possibile, però qualche volta il meglio è nemico del bene. Sollecito tutti, oltre alla discussione delle mozioni, ad attendere i pareri rispetto ai singoli emendamenti e alle proposte che emergeranno in Commissione, per dare compiutamente una valutazione sul provvedimento. (Applausi).

Passando all'espressione dei pareri, esprimo parere favorevole sulle prime tre permesse e parere contrario rispetto ai «considerato che». Sui «ritenuto che» esprimo parere favorevole sul primo e sul sesto paragrafo. Sugli impegni, esprimo parere contrario al primo impegno, parere favorevole sul secondo impegno e parere contrario al terzo impegno. Al quarto impegno, esprimo parere favorevole con la seguente riformulazione: «ad adottare misure concrete per il riequilibrio tra le Regioni e il superamento dei divari esistenti, in attuazione dell'articolo 119, terzo, quinto e sesto comma della Costituzione». Esprimo parere contrario sul quinto e sul sesto impegno.

Esprimo parere favorevole al settimo impegno con la seguente riformulazione: «a favorire, nel corso dell'esame parlamentare del disegno di legge Atto Senato 615, modifiche volte a rafforzare i meccanismi di verifica sull'attuazione delle intese, assicurando il pieno coinvolgimento delle istituzioni pubbliche in possesso delle opportune competenze, al fine di garantire, sull'intero territorio nazionale, l'effettività dei principi di solidarietà territoriale e coesione sociale».

Sull'ottavo impegno, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: «a favorire, nel corso dell'esame parlamentare del disegno di legge Atto Senato 615, modifiche volte a prevedere forme di monitoraggio degli effetti della differenziazione su tutte le Regioni, non solo quelle con le quali si raggiunge l'intesa, anche al fine di prevenire fenomeni di frammentazione amministrativa e normativa e duplicazione degli enti». Il testo delle riformulazioni è stato consegnato alla Presidenza.

PRESIDENTE. Chiedo al primo firmatario, senatore De Cristofaro, se accetta le proposte di riformulazione.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, chiedo di potermi esprimere solo dopo averle lette con un minimo di attenzione, dal momento che non ho il testo. Siccome è una questione delicata, le chiedo di avere il testo per poterlo esaminare.

Peraltro, avrà visto che questa è una mozione firmata non solo dal mio Gruppo, ma anche da senatori di altri Gruppi quindi è bene che ci sia un minimo di approfondimento.

Sull'ordine dei lavori

BORGHI Enrico (Az-IV-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BORGHI Enrico (Az-IV-RE). Signor Presidente, poiché abbiamo appreso che è stato presentato un ordine del giorno da parte dei Capigruppo di maggioranza, volevamo capire se risponda a verità il fatto che, in sede di Conferenza dei Capigruppo, si fosse convenuto di limitarsi esclusivamente alle dichiarazioni di voto e non procedere alla presentazione di singoli ordini del giorno.

Inoltre, nel caso in cui questo ordine del giorno possa essere presentato, chiedo se si apra una discussione anche su di esso e, a questo punto, se anche le forze di minoranza abbiano diritto a presentare ulteriori ordini del giorno. (Applausi).

ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, nella Conferenza dei Capigruppo non abbiamo convenuto sul fatto di poter abbinare delle mozioni come si fa generalmente, secondo la prassi. Questo non è stato convenuto. La possibilità di presentare ordini del giorno è prevista dal nostro Regolamento.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, in Conferenza dei Capigruppo non si era discusso della possibilità di presentare ordini del giorno. Avevamo parlato semplicemente di mozioni. Quindi, onestamente, devo dire che condivido le osservazioni fatte dal senatore Borghi e trovo questo metodo un po' irrituale.

In ogni caso, al di là del metodo, che francamente mi interessa fino a un certo punto, mi piacerebbe informare bene l'Aula del merito di questo ordine del giorno nel quale, infatti, è scritto esattamente quello che alcune forze di opposizione, se non tutte, sostengono da alcune settimane.

In tale ordine del giorno, infatti, è messo nero su bianco che il provvedimento fa parte di un vero e proprio scambio politico, in quanto si fa riferimento a una questione che non ha nulla a che vedere, o almeno non dovrebbe, con l'autonomia differenziata, cioè la modifica costituzionale volta a realizzare la massima forma di democrazia attraverso l'espressione diretta della volontà popolare: il presidenzialismo o premierato nelle declinazioni di cui si sta discutendo.

In qualche modo, quindi, questo ordine del giorno esplicita, mettendolo nero su bianco, quello che le opposizioni stanno dicendo da alcune settimane a questa parte, cioè che c'è un partito di maggioranza, Fratelli d'Italia, che non lo può dire ma è evidentemente in grande difficoltà su un tema come quello dell'autonomia differenziata, anche per ragioni di storico centralismo. Un altro partito di maggioranza, quello della Lega, invece ha dei dubbi sul presidenzialismo o sul premierato.

Il combinato disposto di queste due posizioni è esattamente l'accordo politico al quale stiamo assistendo: io ti do l'autonomia differenziata e in cambio ti do il premierato. Tu prendi il premierato e in cambio ti silenzi sull'autonomia differenziata.

Ringrazio i colleghi del centrodestra per averlo scritto nero su bianco perché fino a qualche settimana fa potevano sembrare semplicemente argomentazioni propagandistiche della minoranza. Invece no, hanno rivendicato che il tema non è il Paese, l'Italia, il Sud, lo sviluppo e la coesione e quanto detto dal ministro Calderoli adesso; queste due rilevantissime questioni - il presidenzialismo o il premierato, da una parte, e l'autonomia differenziata, dall'altra - non sono due argomenti serissimi che si stanno discutendo nel merito, uno separatamente dall'altro, affrontandone gli elementi positivi e quelli negativi, ma sono il frutto di un vero e proprio scambio politico.

Ecco, io penso che ciò sia da stigmatizzare in maniera molto forte. Penso altresì che la discussione di oggi squarci almeno il velo su questo elemento di ipocrisia. Come si vede, quelle dell'opposizione non erano parole al vento o denunce propagandistiche, ma rappresentavano esattamente quello che sta accadendo e che, nero su bianco, i quattro Capigruppo della maggioranza hanno oggi dichiarato in Aula. (Applausi).

MAIORINO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAIORINO (M5S). Signor Presidente, credo sia necessaria una sospensione dei lavori dell'Assemblea, sia per le articolate riformulazioni che sono state proposte dal ministro Calderoli, che hanno oggettivamente bisogno di un approfondimento per essere comprese, ma anche, come è stato anticipato, per la presentazione, diciamo così, a sorpresa di questo ordine del giorno che mette nero su bianco i sospetti che aleggiavano intorno a questo progetto fin dall'inizio. Adesso i sospetti sono diventati assolutamente realtà e sono leggibili a tutti, all'Assemblea e anche al Paese. Siamo di fronte ad un autentico scambio politico. L'autonomia differenziata per la Lega, indigesta per Fratelli d'Italia, in cambio di un premierato o comunque di una forma di elezione diretta, quindi di una modifica della Costituzione, per Fratelli d'Italia.

È davvero sconcertante che si sia deciso di scoprire le carte così, mostrando anche una debolezza interna alle forze di maggioranza. Il mio Gruppo chiede allora un momento di approfondimento anche per capire, visto che ci sono state versioni contrastanti, se davvero all'interno della Conferenza dei Capigruppo si era raggiunto un gentlemen agreement, per cui non sarebbero stati presentati ordini del giorno e modifiche alla mozione. Vorremmo capire, quindi, se i patti sono stati o no rispettati. (Applausi).

BOCCIA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCIA (PD-IDP). Signor Presidente, spiace far notare all'Assemblea come una giornata che doveva essere di confronto comune su temi rilevanti, con nove mozioni, tante quanti sono i Gruppi rappresentati a Palazzo Madama, si stia trasformando in un'altra occasione perduta. Lo dico per i colleghi e le colleghe che nella Conferenza dei Capigruppo sono rappresentati da tutti noi presidenti dei Gruppi.

In quella Conferenza, Presidente, noi abbiamo deciso di non seguire il Regolamento per consentire a questa giornata di essere caratterizzata da un confronto sulle nove mozioni; per questa ragione non c'è stata, presidente Romeo, discussione generale e, sempre per questa ragione, non poteva essere presentato, come dice il Regolamento, un ordine del giorno al termine della discussione generale, perché essa non c'è stata. Tutti noi, rappresentanti dei Gruppi di opposizione, avevamo rigorosamente deciso di non presentare ordini del giorno e lo avevamo fatto rispettando una sorta di gentlemen agreement che era stato raggiunto perché volevamo discutere del merito delle mozioni.

Tra l'altro, ministro Calderoli, non è un caso che sei mozioni su nove, probabilmente potrebbero uscire da quest'Aula con una larghissima maggioranza e nessuno ha guardato i programmi di Governo. Sono temi, infatti, che incidono sul Paese e sul suo funzionamento.

Ora, il fatto che uno dei Ministri toccati dalle mozioni che abbiamo presentato venga qui in Aula, smonti una sola mozione, pezzo per pezzo, provando a rifare un passaggio che era già avvenuto in Commissione affari costituzionali, dicendo di fatto all'Assemblea che può dire quello che vuole, tanto alla fine decide lui perché questo è il programma di Governo - lo dico ai colleghi della maggioranza - rischia di far saltare la giornata che avevamo costruito.

Anch'io, signora Presidente, chiedo la sospensione dei lavori perché non erano queste le regole del gioco e chiedo ai colleghi della maggioranza di non presentare - e se l'hanno già fatto di ritirarlo - quell'ordine del giorno. Democraticamente l'Assemblea si esprimerà sulla mozione a prima firma del senatore De Cristofaro, che probabilmente sarà respinta, come è normale che sia nel gioco democratico, ma quello che non possiamo consentire - lo dico non tanto per oggi, quanto per la prosecuzione dei nostri lavori e dei nostri rapporti - è che le intese si raggiungono in Conferenza dei Capigruppo poi vengano di fatto non solo disattese, ma calpestate perché un esponente del Governo ha deciso che quel clima e quel metodo di confronto non gli appartengono. (Applausi).

MALAN (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FdI). Signor Presidente, il mio intervento è sull'ordine dei lavori, ma visto che si è parlato di questioni schiettamente politiche - lo hanno fatto il senatore De Cristofaro e anche la senatrice Maiorino - voglio chiarire una cosa: sia l'autonomia differenziata, sia una riforma volta a dare maggiore peso all'indicazione degli elettori rispetto al Capo dell'Esecutivo sono contenute nel programma comune a tutte le forze del centrodestra. (Applausi).

Per quanto riguarda, invece, la questione regolamentare, in Conferenza dei Capigruppo si è detto che non era possibile fare le abbinate, vale a dire non era possibile presentare, come in altri casi si fa, altre mozioni - ovviamente sullo stesso argomento - da abbinare a quelle già presentate in prima istanza. Gli ordini del giorno sono una prassi normale. Noi sicuramente possiamo valutare se vogliamo cambiare qualche cosa e possiamo evitare che gli ordini del giorno vadano oltre l'argomento previsto dalla mozione originaria. Si potrebbe accogliere questa richiesta di un momento di pausa e tra l'altro si potrebbe andare avanti con l'esame di altre mozioni, che mi pare siano meno controverse, per evitare di perdere tempo, perché già così arriveranno ad orari notevoli, ma non abbiamo particolari preclusioni. Certo è che non abbiamo alcuna intenzione di venir meno agli impegni presi: non ci sono mozioni abbinate; l'ordine del giorno è uno strumento normale che è stato usato moltissime volte e che semplicemente era un modo per esprimere quanto riteniamo che si potesse esprimere come maggioranza.

PRESIDENTE. Poiché mi sembra che più che contestare il metodo, essendo conservata la facoltà di depositare un ordine del giorno, si contesti anche il merito di questo ordine del giorno, mi riservo di sentire la Presidenza e quindi sospendo la seduta per venti minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 14,13, è ripresa alle ore 14,31).

PATUANELLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PATUANELLI (M5S). Signora Presidente, siccome dagli incontri informali che si sono tenuti in questi minuti non sembra che la maggioranza voglia ritirare l'ordine del giorno di cui si è parlato prima, chiedo la convocazione della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi.

PRESIDENTE. Se non ci sono altre richieste di intervento, sospendo la seduta ed è convocata la Conferenza dei Capigruppo.

La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 14,32, è ripresa alle ore 15,07).

Presidenza del vice presidente GASPARRI

Onorevoli colleghi, per il momento il tema che abbiamo prima discusso, ossia quello dell'autonomia differenziata è stato accantonato. Lo riprenderemo, con le relative votazioni, nel corso della seduta.

Discussione e approvazione della mozione n. 67 sulle criticità nei collegamenti aerei con Catania e la Sicilia (ore 15,07)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00067, presentata dalla senatrice Musolino e da altri senatori, sulle criticità nei collegamenti aerei con Catania e la Sicilia.

Ha facoltà di parlare la senatrice Musolino per illustrarla.

MUSOLINO (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, il 16 luglio, presso il terminal A dell'aeroporto Vincenzo Bellini di Catania, si è sviluppato un incendio che, da quello che è emerso e da informazioni frammentarie (certezze non ne abbiamo da nessuno, perché la vicenda si connota per una fumosità anche delle informazioni oltre che dell'incendio in sé), sarebbe stato causato dal malfunzionamento di uno degli impianti di condizionamento dell'aria.

La società che gestisce l'aeroporto ha gestito questa emergenza con un grado di approssimazione che non soltanto ci lascia perplessi, ma ci scandalizza in modo pesante. Infatti, a una iniziale comunicazione secondo la quale l'aeroporto sarebbe stato riaperto dopo qualche giorno, ne è seguita un'altra secondo cui sembrava che avrebbe ripreso ad operare il 25 luglio. È notizia delle ultime ore che probabilmente se ne parlerà non prima dell'inizio di agosto; inoltre, anche in questo caso non abbiamo nessuna certezza, quindi continuiamo a rimanere in questo stato di approssimazione e di assoluta incertezza su quello che accade all'aeroporto.

Signor Presidente, l'aeroporto di Catania, Vincenzo Bellini, è il primo scalo internazionale della Regione Siciliana, ma è anche uno dei più grandi aeroporti e scali internazionali d'Italia.

Pensare allora che un aeroporto chiuda per un qualsiasi motivo - tra l'altro osservo che il Vincenzo Bellini non è nuovo a chiusure, anche temporanee, per i fenomeni eruttivi dell'Etna, che spesso, con le ceneri che si disperdono nell'aria, causano la necessità di interrompere i voli - e che non ci sia un piano di gestione delle emergenze mi sembra davvero incredibile ai nostri tempi, nei quali ovviamente il trasporto aereo è fondamentale.

Questa considerazione, però, non è fine a se stessa e men che mai può essere considerata come una mera lamentela di una cittadina siciliana. Al contrario, è veramente un punto di grande doglianza, alla quale credo che tutto il Parlamento si debba associare e su cui penso che si debba esprimere. (Brusio. Richiami del Presidente). Quello che infatti è emerso dalla gestione di questa emergenza è, innanzitutto, un danno incalcolabile per la Regione Sicilia, per il suo turismo, per la sua economia, per lo stato dei servizi degli stessi cittadini siciliani. Non sappiamo quando riprenderanno i voli; a questo si aggiunge un'ulteriore emergenza, com'è stato ricordato anche in apertura di seduta, perché oggi anche lo scalo di Palermo è stato chiuso a causa dell'incendio della discarica di Bellolampo, i cui fumi hanno reso impraticabile l'aeroporto per tutta la mattinata.

Allora, se i due scali fondamentali dell'isola chiudono o hanno necessità di chiudere per qualche ora, com'è successo anche a Palermo, è inimmaginabile che non ci sia un piano di gestione delle emergenze, cioè che non si sappia, in caso di chiusura di uno dei due scali - o anche di entrambi ed è ovviamente lo scenario peggiore, anche se si è verificato, perché purtroppo la realtà supera la fantasia molto spesso - come e dove verranno riprogrammati i voli.

A tutt'oggi, colleghi, chi deve partire da Catania per raggiungere una destinazione non sa se riuscirà a partire da Catania o se, raggiunto l'aeroporto di Catania, non verrà messo su un pullman per raggiungere Comiso o Trapani e partire da lì; viceversa, chi aveva già prenotato voli con atterraggio su Catania non sa se atterrerà su Catania o se, invece, atterrerà su Comiso o su Trapani e da là con un mezzo messo a disposizione dalla Regione Sicilia in maniera anche molto farraginosa, il povero e sventurato passeggero verrà ricondotto a Catania, da dove dovrà fare in qualche modo rientro a casa.

Si tratta di un danno incalcolabile e non quantificabile, non soltanto per l'economia, per tutti i viaggi programmati, per tutte le vacanze che si era pensato di godere in Sicilia e che sono saltate, per quelle famiglie che avevano messo da parte i risparmi per trascorrere un'esperienza in Sicilia. È un danno incalcolabile anche per l'immagine della Sicilia, che appare sempre di più come una terra, non soltanto desolata e isolata, ma anche abbandonata, dove un'emergenza fondamentalmente risolvibile - parliamo di un incendio che ha riguardato un'area circoscritta di 100 metri quadri, stando a quello che emerge - ha determinato il blocco totale del trasporto aereo su tutta la Regione. Ripeto, è un danno incalcolabile.

Proprio per queste ragioni che ho brevemente illustrato, signor Presidente, ritengo che sia necessario avviare un'indagine - lo chiedo con forza al Governo -perché si deve sapere che cosa è successo, ma soprattutto si devono capire quali sono state le criticità e le inefficienze di un sistema che evidentemente non ha saputo gestire un'emergenza. Chiedo altresì che venga adottato un piano di gestione delle emergenze, perché non si ripeta mai più che, in caso di chiusura dell'aeroporto Vincenzo Bellini o quello di Palermo, non si sappia come viaggiare da e per la Sicilia.

L'ultimo punto della mozione riguarda infine l'aeroporto di Reggio Calabria. Il Governo crede fortemente nella realizzazione del Ponte sullo Stretto e va benissimo. Nel frattempo, però, in attesa della realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, dobbiamo pensare a rendere davvero la Sicilia un territorio collegato stabilmente con il resto dell'Italia e dell'Europa. Occorre dunque potenziare i mezzi di trasporto per raggiungere l'aeroporto di Reggio Calabria, soprattutto se, come ha dichiarato il Ministro dei trasporti, le limitazioni sull'aeroporto verranno eliminate per cui diventerà finalmente uno scalo attrattivo e capace di gestire l'area conurbata di Messina e di Reggio Calabria. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulla mozione e sull'ordine del giorno presentati.

FERRANTE, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, il parere è favorevole tanto sulle premesse, quanto sugli impegni.

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione.

MUSOLINO (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSOLINO (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, esprimo semplicemente apprezzamento per la risposta del Governo nella persona del Sottosegretario e per l'impegno assunto in quest'Aula.

PAITA (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAITA (Az-IV-RE). Signor Presidente, innanzi tutto voglio ringraziare la collega Musolino, perché ha sollevato una questione che oggettivamente sta creando notevoli difficoltà a quel territorio; lo ha fatto con competenza e individuando soluzioni che - me lo faccia dire, signor Presidente - probabilmente, molto probabilmente, avrebbero già dovuto essere oggetto di un'iniziativa da parte del ministro Salvini.

Stiamo vivendo una situazione piuttosto complicata nel Paese: nessuno nega il cambio del clima né le difficoltà oggettive di queste ore, però guardate che la rete ferroviaria italiana e gli aeroporti, per diverse ragioni, stanno collassando. Non c'è mai stata nella storia di questo Paese una situazione di tale gravità e difficoltà nel bel mezzo di un momento turisticamente delicato per tutti noi. Ribadisco che viviamo una stagione di rinascita dal punto di vista turistico dopo l'emergenza Covid, che tutti avevamo auspicato fosse davvero di ripresa e alla quale avevamo tutti immaginato di arrivare pronti e con le capacità che il nostro sistema è in grado di mettere in campo.

E invece, abbiamo l'aeroporto di Palermo in difficoltà e in panne, per ragioni legate agli incendi; l'aeroporto di Catania versa nella situazione che ci ha descritto la mozione presentata dalla collega Musolino; nel Paese abbiamo una situazione complessiva che fa davvero venire i brividi in termini di biglietto da visita che stiamo dando al resto del mondo sulla vocazione principale del nostro Paese.

E cosa fa il ministro Salvini? Va a parlare di tutt'altro e intanto ci sta ancora raccontando che realizzerà in tempi rapidissimi il ponte sullo Stretto di Messina. Noi ovviamente siamo a favore e ci auguriamo che il ministro Salvini lo realizzi, ma siccome sono passati dieci mesi da quando siete stati eletti e non vediamo risultati neanche sulle opere più semplici, fateci almeno maturare una qualche perplessità rispetto alla capacità di realizzazione di una delle opere più difficili e imponenti che ci saranno al mondo. Naturalmente, abbiamo sempre detto di essere a disposizione di chi vuole fare, però siamo anche quelli che denunciano quando le cose non si fanno.

Faccio un esempio molto chiaro: in queste ore, sul versante del territorio ligure, ma anche lombardo, abbiamo una situazione di grave difficoltà della rete infrastrutturale, anche dal punto di vista stradale. La Gronda è bloccata (si dice che non ci siano i soldi); la TAV non mi pare che abbia fatto grandi passi in avanti (non so se la collega Fregolent ha visto qualche metro in più di realizzazione dell'opera, ma non mi risulta, visto che è molto attenta a quell'intervento, così come il collega Borghi).

Abbiamo quindi una situazione di stallo complessivo delle infrastrutture. A fronte di ciò, non riuscite a utilizzare il PNRR, perché sugli aeroporti non si può utilizzare e perché sulle ferrovie siete bloccati. Anzi, vi do una notizia: non sono Cassandra, ma da qui a breve vedrete che usciranno tutte le opere cancellate nel piano di RFI e sono moltissime. (Applausi). Tutto ciò mentre il nostro Paese rimane diviso a metà a ogni pioggia e a ogni grandinata. Questa è la verità sul Governo della realizzazione, sul Governo di chi doveva essere pronto e sul rimpallo di responsabilità indecente che abbiamo visto nei giorni scorsi tra il ministro Urso e il ministro Salvini. Un rimpallo di responsabilità che oggi ha portato la collega Musolino a chiedere che, in realtà, il problema venga risolto a livello regionale. Abbiamo due Ministri, abbiamo un Presidente di Regione e il dato di fatto è che quell'aeroporto è ancora chiuso, compromettendo moltissimo il turismo in una Regione fondamentale per il PIL del Paese.

Questa è la motivazione con la quale voteremo molto volentieri la mozione portata avanti dalla collega Musolino. Ci fa piacere che anche il Governo, in qualche modo, abbia dato l'ok. Evidentemente le nostre denunce sono vere e state continuando a fare una graditissima autocritica. (Applausi).

TERNULLO (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TERNULLO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, la mozione Musolino affronta oggi un tema di forte attualità, che riguarda la nostra Sicilia. Si tratta davvero di una situazione surreale, che sta generando un danno all'immagine e soprattutto alla qualità del servizio della nostra terra. Il servizio aereo è veramente allo sbando in questo momento, anche perché stamattina è stato chiuso l'aeroporto di Punta Raisi, a causa di un incendio nelle zone limitrofe. Quindi la situazione è davvero grave. L'aeroporto di Catania sta diventando di giorno in giorno sempre più insostenibile, signor Sottosegretario, una vera e propria bomba ad orologeria, che si riflette anche sugli altri scali siciliani, perché non si è ben organizzati e non si è ben strutturati per poter accogliere, oppure per poter effettuare le partenze.

Esprimo però orgoglio, poiché la mozione della senatrice Musolino è stata accolta con parere favorevole da parte del Governo. Certamente la SAC, la società che ha in gestione l'aeroporto di Catania, ora deve dare delle risposte su una più puntuale programmazione della manutenzione, sulle verifiche infrastrutturali e delle infrastrutture stesse. Ora risultano essere al lavoro cinque aziende, impegnate con più squadre nei lavori di pulizia e bonifica al terminal A dell'aeroporto di Catania, per farlo tornare in piena attività operativa. Tra loro c'è anche una società specializzata nel ripristino dopo incendi, che ha già lavorato sul terminal 3 di Fiumicino, dopo l'incendio del 2015.

Certamente bisogna ripristinare la situazione di operatività degli scali siciliani, come ho detto poc'anzi, in un periodo di altissima stagione, con le strutture ricettive che sono piene di turisti. Bisogna evitare danni al sistema produttivo di Catania e della Sicilia orientale, causati dal blocco dei voli e dalla perdita di reputazione dell'aeroporto stesso. Quindi ci auguriamo che venga ripristinata al più presto la piena operatività dell'aeroporto. Va ricordato che la Sicilia è un'isola e, senza i suoi aeroporti, muoversi diventa davvero molto difficile. Peraltro bisogna garantire ai cittadini la continuità territoriale per collegare l'isola al continente e l'incidente ha reso quanto mai attuale la necessità di avviare un piano di investimenti per adeguare le infrastrutture alle esigenze del territorio a livelli europei. I senatori del Gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE voteranno quindi a favore della mozione a prima firma della senatrice Musolino. (Applausi).

LOREFICE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LOREFICE (M5S). Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, quello che è accaduto il 17 luglio è, come si suol dire, l'ulteriore riprova che il Governo dei migliori, quelli bravi, quelli pronti, non era ancora una volta pronto a risolvere i problemi reali che i cittadini vivono. In tale data si è verificato un incidente in una piccola porzione dell'aeroporto Fontanarossa di Catania, uno scalo di interesse internazionale con un potenziale enorme, che però negli ultimi anni, almeno una decina, non riesce a mettere a terra tutti quelli che sono i progetti e i piani di ampliamento e adeguamento.

La questione non è limitata o localizzata al problema dell'aerostazione Fontanarossa di Catania. Ciò ha fatto emergere in maniera palese, chiara ed inequivocabile che all'interno della Regione Siciliana c'è chi non riesce a programmare in maniera adeguata il miglioramento di quello che è tutto il sistema intermodale e dei trasporti dell'isola.

Qual è il paradosso dei paradossi? Vado così all'uomo del Ponte che ha detto sì a chiacchiere per risolvere i problemi legati alla mia terra. Io vivo almeno due volte alla settimana quello scalo da oltre cinque anni e ho potuto in questo arco temporale toccare con mano come anche la società aeroporti di Catania, che ha vinto anche il bando di gestione dell'aeroporto di Comiso, continui - non so secondo quali logiche, dinamiche o fini oscuri, almeno a me - a tenere sotto scacco tutta quell'area, senza potenziare l'aerostazione o riuscire ad organizzare una gestione adeguata ed ottimale, anche utilizzando lo scalo dell'aeroporto Magliocco, di Comiso. Lo scalo di Comiso potrebbe infatti tranquillamente riuscire con una gestione ordinaria ad alleviare i periodi di picco dei flussi stagionali, come quello estivo, ponendovi rimedio fino a quando la società stessa possa mettere a terra il progetto del grande aeroporto internazionale di Catania.

Abbiamo già proposto anche al Ministro, all'uomo del Ponte, di provvedere nel giro di poco tempo, almeno a potenziare la rete ferroviaria, raddoppiando gli Intercity per Roma e per Milano, sgravando al contempo il grande traffico legato anche agli scali di Napoli, Roma, Pisa e Milano. Invece no, a otto giorni ancora l'uomo del Ponte ci dice che domani farà un tavolo e che forse oggi avremo qualche novità.

Signor Presidente, chiaramente noi voteremo a favore della mozione al nostro esame. Mi permetto anche di dire ai colleghi e all'Aula che non appena torneremo a parlare anche dello cosiddetto spacca Italia di Calderoli il tema del trasporto aereo e dal collegamento delle isole sarà importantissimo. Abbiamo inserito nella scorsa legislatura anche il tema dell'insularità in Costituzione e dobbiamo essere consequenziali.

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 15,28)

(Segue LOREFICE). Un'ultima notazione all'Assemblea; siamo in procinto delle ferie estive, tenete lontano l'uomo del Ponte dal Papeete e dai mojito. (Applausi).

POTENTI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POTENTI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, nell'ascoltare gli interventi dei rappresentanti delle opposizioni, mi sono incuriosito di questa nuova modalità molto generalista di affrontare i problemi del Paese; un po' quello che è accaduto prima mentre il ministro Calderoli stava tentando di spiegare principi e criteri di funzionamento del nuovo progetto di responsabilizzazione dei territori.

Qui siamo in una situazione più o meno paritetica e mi dispiace che quello che qualcuno prima chiamava l'uomo del Ponte, cioè il ministro Matteo Salvini, pochi giorni fa abbia spiegato tecnicamente che cosa significa gestire un aeroporto e quali siano le responsabilità alle quali è chiaramente chiamato ad adempiere, ai sensi del codice della navigazione, il soggetto tenuto a gestire una struttura aeroportuale.

Il gestore aeroportuale, con tecnica e perizia, dovrebbe garantire l'efficienza e l'operatività dell'aeroporto stesso, con regolarità e sicurezza. Quindi a lui sono rimesse tutte le azioni non solo e non tanto per garantire che ci sia una prevenzione rispetto agli incidenti, ma anche per superare le situazioni di crisi. In particolare, l'aeroporti di Catania è affidato - lo si ricordava prima - ad una società per azioni partecipata da vari soggetti pubblici. Nello specifico, ci troviamo chiaramente d'accordo con i contenuti e con le conclusioni della mozione che è stata presentata. Certamente un'indagine ispettiva - guarda caso - è quello che in altra maniera il ministro Salvini poche ore fa ha anticipato di voler tenere presso il Ministero. La finalità mi pare sia chiara: quella di capire le responsabilità rispetto a delle competenze ministeriali che sono anche quelle di rilasciare un titolo concessorio. Ricordo infatti che gli aeroporti con le dovute differenze, sono gestiti come le spiagge: c'è un bando di gara e c'è un soggetto che ha la responsabilità di gestire, attraverso un titolo concessorio. In particolare dopo il rogo del 16 luglio, come sappiamo, nel terminal A si sono verificate delle cancellazioni e si sono purtroppo dovuti dirottare dei voli su altri scali e in questa occasione si è parlato del potenziamento, ad esempio, dell'altro aeroporto importante nella limitrofa Regione Calabria. Non posso ovviamente non ricordare le parole che sono state usate poco fa e lo vorrei fare cercando invece di chiarire quello che il MIT ha espresso chiaramente, con l'obiettivo di accelerare il ritorno alla normalità. Da parte del Ministro è stato confermato il pieno spirito collaborativo, anche se - lo ricorda il ministro Salvini e lo dicevo anch'io all'inizio - la competenza diretta sulla gestione dell'aeroporto di Catania non è ovviamente del Dicastero da lui guidato e neppure del Dicastero guidato dal ministro Urso, intervenuto anch'egli in maniera veemente circa quelle che correttamente devono essere delle assunzioni di responsabilità. Entrambi i Ministeri cercheranno, peraltro, di coadiuvare, di capire e di fornire dei criteri direttivi su quelle che potrebbero essere delle azioni opportune per evitare il ripetersi di questo tipo di eventi.

Vorrei anche ricordare - forse nessuno l'ha ancora detto - che quello di Catania è un aeroporto particolare anche per una situazione un po' unica al mondo, ovvero quella di trovarsi accanto a un vulcano che spesso determina delle conseguenze per le sue espressioni piroclastiche, determinando la sua chiusura.

Noi del Gruppo della Lega siamo favorevoli a questa impostazione della mozione e peraltro riconosciamo assolutamente l'esigenza di rivedere il sistema aeroportuale del Sud potenziandolo. In questo siamo vicini al ministro Salvini, che ha anticipato la sua disponibilità per venire incontro alle difficoltà mostrate dalla società che ha in gestione l'aeroporto. (Applausi).

NICITA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICITA (PD-IDP). Signor Presidente, siamo molto contenti della disponibilità del ministro Salvini a occuparsi del tema, ma va detto che in alcuni casi ci sono dei doveri e non soltanto delle disponibilità. Piacevolmente, peraltro, abbiamo anticipato in diverse interrogazioni la necessità di occuparsi sia delle questioni di emergenza dell'aeroporto di Catania, sia precedentemente della questione del caro voli che riguarda soprattutto la Sicilia.

La Sicilia è un'isola.

Questo significa avere la consapevolezza di quanto costano le alternative, di come si vive, di come si soddisfano i bisogni essenziali quando basta un piccolo evento a generare un'enorme fragilità. Noi veniamo da ventiquattr'ore nelle quali a Palermo una donna è morta perché non ha potuto essere soccorsa a seguito degli incendi; l'aeroporto di Palermo è stato chiuso per alcune ore; stamattina l'aeroporto di Catania era attrezzato, peraltro con una ottima disponibilità del personale che va a ringraziato, come se fosse un momento di grandi vaccinazioni, un momento pandemico, un momento di emergenza, di grande caos. Tutto questo esattamente nel momento in cui il turismo è al pieno della sua forza, della sua onda, e nel momento in cui tante persone partono dalla Sicilia e vengono in Sicilia magari con alcuni risparmi, dato il fatto che questi voli costano così tanto, per fare qualche giorno di vacanza.

Cito tre storie che mi sono arrivate: la prima è quella di Omar, che ha il problema che ormai il ritardo che è stato generato nel suo itinerario di viaggio gli rende molto più costoso il viaggio per cui vorrebbe rinunciarvi; tuttavia nello stesso tempo gli hanno detto che se cancella il volo gli potrebbero essere attribuite delle penali; alla fine, quindi, sta decidendo di partire nonostante abbia dei costi per ridurre gli extracosti che la rinuncia al viaggio gli comporterebbe. Un gruppo di turisti inglesi si è trovato ad atterrare a Trapani anziché a Catania; sono usciti per cercare una navetta, hanno visto delle navette che stavano a mare, ma nessuno li ha informati che si trovavano in un'altra città. A Palermo è successa la stessa cosa: alcuni personaggi hanno offerto viaggi privati da Palermo a Catania con dei costi molto esosi. Questo significa oggi essere in Sicilia quando basta un piccolo evento, per quanto importante, a cambiare la mobilità all'interno dell'isola. Questo è un allarme grave che va raccolto. (Applausi).

Noi approviamo il tema proposto nella mozione in discussione, ma la Sicilia viene dimenticata da questo Governo. La Sicilia è il luogo nel quale la Presidente del Consiglio, il Ministro degli affari esteri e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti hanno avuto l'offerta di dirette televisive in occasione delle scorse elezioni amministrative, ma quando c'è da affrontare con urgenza questi temi occorre farlo. C'è bisogno di istituire un fondo adesso, c'è bisogno di dare soccorso alle persone che hanno avuto danni alle infrastrutture, alle imprese, agli stessi cittadini che hanno bisogno di essere rimborsati, ma ciò non sta avvenendo.

Noi siamo d'accordo con l'idea che debba esserci un piano di emergenza che sia operativo per tutte le emergenze che riguardano la mobilità in Sicilia e non soltanto gli aeroporti, tuttavia vorremmo anche chiederci se dobbiamo applicare alla questione siciliana il parametro che questa mattina la presidente del Consiglio Meloni ha applicato rispetto alla richiesta del salario minimo, in merito al quale si è chiesta perché quando abbiamo governato noi non ci abbiamo pensato. In tal caso, siccome la Sicilia è da tempo governata dalla destra, ci domanderemmo perché non ci avete pensato prima, visto che il Governo si è detto disponibile ad approvare questo piano. Mi verrebbe in mente il titolo di un romanzo di un siciliano, Leonardo Sciascia, intitolato «A ciascuno il suo», ma preferisco un altro suo romanzo da un titolo evocativo, «La Sicilia come metafora». Non vorremmo che il disastro che la Destra sta realizzando in Sicilia si estenda man mano al resto del Paese. Non ne abbiamo bisogno; abbiamo invece bisogno di interventi seri, di impegni concreti. La Sicilia in particolare è in grandissima difficoltà in queste ore. Serve uno sforzo, un impegno finanziario importante di questo Governo, un sostegno significativo perché si stanno realizzando danni complessivi che interessano i cittadini siciliani, ma anche i cittadini che hanno scelto di andare in Sicilia per un periodo di vacanza, che in questi giorni stanno vivendo un vero incubo.

Chiediamo di più oltre a questa mozione; chiediamo di più al Governo. Non è possibile rilasciare semplicemente una dichiarazione scandalizzata sulla gestione dell'aeroporto, come ha fatto il ministro Urso. Vogliamo di più: c'è un Governo; che gestisca anche questa emergenza. (Applausi).

POGLIESE (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POGLIESE (FdI). Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, la mozione presentata dalla collega Musolino credo abbia l'indiscusso merito di affrontare una tematica di grande attualità e molto delicata, quale certamente è quella dell'incendio che si è verificato il 16 luglio scorso presso il terminal arrivi dell'aeroporto Vincenzo Bellini di Catania. Un evento assolutamente imprevisto e imprevedibile, che ha determinato enormi disagi a centinaia di migliaia di passeggeri, con il contestuale enorme danno economico arrecato al sistema economico-produttivo della nostra Regione, in particolare al comparto turistico, che in questi ultimi anni ha registrato un tasso di crescita a doppia cifra, con un record assoluto di arrivi e di pernottamenti.

L'aeroporto di Catania-Fontanarosa Vincenzo Bellini - come è stato ricordato - è il quinto aeroporto italiano, con oltre 10 milioni di passeggeri, e in questo periodo vedeva transitare oltre 40.000 passeggeri al giorno. Non sta a me certamente attribuire eventuali responsabilità, anche perché è in corso un'inchiesta della procura etnea; ma con la stessa franchezza dobbiamo dire che qualcosa evidentemente non ha funzionato anche se non è questo né il momento, né il luogo all'interno del quale potersi confrontare su questa tematica.

Questa vicenda ha altresì evidenziato - lo dobbiamo dire con chiarezza - la fragilità del sistema infrastrutturale siciliano, all'interno di un contesto in cui con altrettanta schiettezza dobbiamo dire che si registrano nette inversioni di rotta, laddove il Governo Meloni, il ministro Salvini e il vice ministro Bignami hanno puntualmente esternato un progetto di miglioramento infrastrutturale della nostra Regione, che riguarda 28 miliardi di euro (contrariamente a quello che ha detto il mio amico e collega Nicita). Penso agli investimenti sulla rete ferroviaria Messina-Catania-Palermo di 10,8 miliardi; penso alla metropolitana di Catania, che arriverà all'aeroporto e che arriverà altresì fino a Paternò e a Adrano; penso alla Catania-Ragusa da 1,5 miliardi di euro; penso altresì al Ponte sullo Stretto, che finirà di rappresentare il sogno proibito dei siciliani.

Quanto accaduto credo abbia evidenziato l'assoluta necessità di nuovi investimenti infrastrutturali all'interno dell'aeroporto di Catania, ma credo di poter dire, senza timore di smentita, che abbia evidenziato anche l'assoluta necessità di investimenti aggiuntivi all'interno dell'aeroporto di Comiso, che - come il collega Sallemi sa meglio di altri - può svolgere una funzione fondamentale all'interno del sistema infrastrutturale della Sicilia sudorientale, anche alla luce di alcune peculiarità presenti all'interno dello scalo etneo, laddove i fenomeni eruttivi dell'Etna talvolta ne determinano la chiusura.

Mi auguro quindi che si possa tornare gradualmente alla normalità, grazie anche alla sinergia tra Governo nazionale e con il governo regionale.

Preannunzio pertanto il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia. (Applausi).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 67, presentata dalla senatrice Musolino e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).

Ripresa della discussione della mozione n. 54 (ore 15,44)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo l'esame della mozione relativa alla candidatura di Roma come città ospite di Expo 2030, sulla quale c'erano già stati tutti gli interventi e che dobbiamo solo mettere in votazione. Vi ricordo che c'è un parere favorevole del Governo, con espunzione del terzo impegno, così come proposto dal presentatore De Priamo.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 54 (testo 2), presentata dal senatore De Priamo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Procediamo ora alla discussione della successiva mozione.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, vorrei capire quando riprenderemo la discussione della mozione sull'autonomia differenziata, che avevamo già iniziato e rispetto alla quale eravamo in fase...

PRESIDENTE. Successivamente, senatore.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Successivamente?

PRESIDENTE. Sì, senatore Romeo.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Lo chiedevo solo perché era stato fissato un termine entro il quale...

PRESIDENTE. Ha fatto bene a chiedere. Ho cercato di fare una sintesi di quanto concordato nella Conferenza dei Capigruppo.

Discussione della mozione n. 22 (testo 2) sulle misure per il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale (ore 15,46)

Approvazione del dispositivo della mozione n. 22 (testo 3). Reiezione delle premesse della mozione n. 22 (testo 3)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00022 (testo 2), presentata dalla senatrice Paita e da altri senatori, sulle misure per il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale.

Ha facoltà di parlare la senatrice Sbrollini per illustrarla.

SBROLLINI (Az-IV-RE). Signora Presidente, signor Sottosegretario, colleghe e colleghi, questa mozione è frutto di un lavoro costante che, come Italia Viva e Azione, abbiamo sempre fatto in questi mesi in maniera propositiva sulla sanità. Una sanità pubblica italiana che, nonostante tutte le difficoltà, è ancora oggi un fiore all'occhiello in Europa e nel mondo, un modello di tutela universale della salute. (Brusio).

Signor Presidente, potrei chiedere per favore un po' di silenzio? È impossibile lavorare in questo modo.

PRESIDENTE. Ha ragione, senatrice Sbrollini. Colleghi, le mozioni sono numerose, quindi predisponiamoci all'ascolto rispettoso, altrimenti si può anche non assistere momentaneamente ai lavori.

Prego, senatrice Sbrollini, continui.

SBROLLINI (Az-IV-RE). Grazie, signora Presidente, anche perché un tema che riguarda la salute degli italiani dovrebbe interessare tutti. (Applausi).

Dicevo che la sanità pubblica, come sappiamo, sta incontrando notevoli difficoltà, soprattutto dopo il Covid e per il divario sempre più crescente tra Regioni e tra aree geografiche, ma soprattutto perché è andata in difficoltà - a causa della carenza di medici, di infermieri, di tutto il personale sanitario - la medicina territoriale, la medicina di base.

Le liste d'attesa ormai sono intollerabili, come noi spesso abbiamo detto in queste settimane, e ancora una volta lo voglio ribadire: avete cestinato la possibilità di prendere 37 miliardi dal MES sanitario (Applausi) e avete eliminato questa possibilità che andava a mettere in sicurezza la sanità. Eppure basta guardare i dati, andare in qualsiasi ospedale o pronto soccorso per capire quello che sta accadendo, leggere l'osservatorio o il rapporto di cittadinanza attiva, dove si dice che addirittura il 40 per cento degli italiani ha rinunciato allo screening: è una cosa gravissima e vuol dire che salta tutto il sistema della prevenzione.

Mi vorrei concentrare anche sulle proposte, perché purtroppo - ahimè - conosciamo quali sono i dati drammatici che ho appena elencato. Le proposte sono quelle di reperire risorse finanziarie necessarie a rispondere alla criticità che ho richiamato in premessa; ad adottare iniziative volte a favorire il ricambio generazionale del personale medico e infermieristico; ad intervenire per assicurare maggiori attrattività alle professioni sanitarie incrementando le remunerazioni e le indennità specifiche; ad elaborare finalmente un piano nazionale pluriennale di interventi di prevenzione; a prevedere anche un piano di potenziamento della sanità e assistenza territoriale; ad adottare anche un piano nazionale di edilizia ospedaliera, sapendo come sono ridotte molte strutture ospedaliere.

Ancora, si impegna il Governo ad avviare - e questa è la novità che abbiamo introdotto in sede di modifica del testo della mozione - una campagna di sensibilizzazione volta a rafforzare la diffusione di una cultura scientifica che vuole contrastare il dilagare continuo di fake news e di posizioni antiscientifiche, che abbiamo già visto durante la pandemia e che però, purtroppo, continuano a destabilizzare e a creare un clima di sfiducia anche nei confronti delle istituzioni.

Si prevede poi l'impegno per il Governo ad adottare iniziative volte a contrastare la continua fuga di cervelli anche in ambito sanitario e, al contempo, a incentivare forme di valorizzazione e attrazione di talenti anche dall'estero. Negli ultimi otto anni il 41 per cento dei nostri migliori cervelli (scienziati, ricercatori, medici) è andato all'estero, ma non per studi: sono andati all'estero con un alto livello di istruzione e poi sono rimasti lì, dove hanno avuto sicuramente maggiori remunerazioni, soddisfazioni e riconoscimenti nell'ambito del proprio lavoro. Anche su questo chiediamo al Governo, dunque, un impegno ben preciso per valorizzare questi cervelli, attraendo però anche tanti talenti che provengono dall'estero, perché sappiamo che, all'interno dell'Unione europea, siamo il Paese che attrae meno scienziati e ricercatori provenienti da altri Stati.

Infine, si impegna l'Esecutivo a garantire la piena ed efficace implementazione del fondo di cui all'articolo 104, comma 3-bis, del decreto legge n. 34, al fine di rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena inclusione sociale delle persone con disabilità, per consentire l'erogazione degli ausili e delle protesi degli arti inferiori e superiori: si chiede quindi di consentire di inserire anche questa parte, aggiornando i LEA e tutte le prestazioni che necessitano ovviamente di un aggiornamento sistematico e periodico del nomenclatore. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulla mozione presentata.

GEMMATO, sottosegretario di Stato per la salute. Signora Presidente, rivolgo un ringraziamento ai senatori che hanno presentato questa mozione, che fondamentalmente sottende un amore per il Servizio sanitario nazionale pubblico, che ritengo essere un valore uniformemente condiviso sicuramente dalla maggioranza, ma anche dell'opposizione. Su questi temi non ci si deve dividere, ci si deve unire.

Verrebbe facile ora, richiamando le parole della collega, alla quale mi lega anche un affetto frequentando la stessa Commissione, parlare di una filiera di responsabilità, che evidentemente non pongo in campo. Noi governiamo da sei mesi e il Sistema sanitario nazionale pubblico ha una storia importante, di più di quarant'anni nascendo circa quarantaquattro anni fa. La sua storia è fatta anche di una stratificazione di provvedimenti, che alcune volte hanno migliorato il sistema sanitario, altre volte lo hanno peggiorato.

Voglio ricordare che esiste un tema di finanziamento del fondo sanitario nazionale: cito sempre, come prima esperienza da parlamentare, l'anno 2018, anno in cui il fondo sanitario nazionale si dotava di 114 miliardi di euro. La fondazione GIMBE, mai parca di complimenti nei confronti della maggioranza del centrodestra - ben vengano le critiche costruttive - racconta che nel 2018, nei dieci anni precedenti, erano stati definanziati 37 miliardi di euro al fondo sanitario nazionale; un dato importante dal quale partire anche per argomentare e quindi per trovare insieme le soluzioni.

C'è stato poi il Covid ed è stato implementato il fondo sanitario nazionale proprio per rispondere a tutta una serie di esigenze legate all'acquisto delle mascherine e dei vaccini e all'assunzione di personale sanitario. Bene: il fondo sanitario è arrivato a 124 miliardi di euro e rotti e, quindi, aumenta di 10 miliardi; nell'ultimo anno, il Governo precedente - giustamente, aggiungo - ha ritenuto di implementarlo di ulteriori 2 miliardi di euro; il Governo Meloni, appena arrivato, quest'anno ha appostato 2,15 miliardi in più al fondo sanitario nazionale per il 2023, 2,3 miliardi in più nel 2024 al fondo sanitario nazionale e per il 2025 2,5 miliardi in più. In un triennio, sostanzialmente, si tratta di più di 7 miliardi; se includiamo gli 1,3 miliardi contenuti nel cosiddetto decreto bollette, in tre anni aumentiamo di più di 8 miliardi la dotazione del fondo sanitario nazionale. Cito questi dati per tabulas, proprio per aprire anche al dibattito conseguente a queste mozioni, perché ritengo che la centralità del Senato e di tutte e due le Camere del nostro Parlamento sia fondamentale, come lo è riportare verità e numeri. I numeri nel loro essere asettici ci raccontano proprio questo.

Ora, cosa ci si rimprovera? Ci si rimprovera di non aver raggiunto il 7 per cento nel rapporto rispetto al PIL. Ma è evidente che, se lo parametriamo all'economia durante il Covid, essendo il coefficiente un rapporto fra un numeratore e un denominatore e poiché il numeratore era il prodotto interno lordo durante il Covid, è di tutta evidenza che il 7 per cento si è raggiunto perché il prodotto interno lordo era bassissimo. Lo sforzo comune dev'essere uno sforzo di verità: in fase previsionale, quindi nel DEF - e questo lo voglio ricordare - il Governo Meloni non ha fatto altro che ripercorrere dati e cifre che erano stati presentati l'anno precedente dal precedente Governo. Se quindi si grida allo scandalo rispetto a un presunto definanziamento del fondo sanitario nazionale rispetto al PIL, vi invito a leggere la relazione al DEF del precedente Governo, che è sovrapponibile a quella del Governo Meloni, con una differenza, però: mentre si redigeva quel documento, c'era tecnicamente ancora il Covid; quando invece il Governo Meloni ha posto mano al DEF, e quindi ha finanziato per i tre anni successivi il fondo sanitario nazionale, per nome e quindi per intervento del presidente dell'OMS, il dottor Tedros Ghebreyesus, si sancisce che il Covid non c'è più. Quindi la dotazione uguale avviene in condizioni differenti, perché il precedente Governo aveva postato quei numeri con il Covid ancora in atto, mentre noi postiamo in bilancio la stessa cifra, ma con il Covid che è passato, proprio per definizione apicale dell'OMS.

Dico questo perché, pur comprendendo il dibattito e tutto quello che attiene alla diatriba politica, come vi raccontavo in premessa, la salvaguardia del Sistema sanitario nazionale dovrebbe essere un elemento comune, così come tutto quanto previsto rispetto alla programmazione sanitaria: vi registro infatti che, se oggi non abbiamo medici o infermieri, banalmente è il risultato di una cattiva programmazione fatta dieci anni fa; un medico può esercitare in Italia - tranne le ultime modifiche apportate durante il Covid e da noi comunque confermate - solo se è laureato in medicina e, quindi, ha fatto un percorso di studi di sei anni e ha conseguito una specializzazione (mediamente, altri quattro anni). Se oggi decidiamo - così come abbiamo fatto - di avere quasi ulteriori 20.000 medici, implementando del 30 per cento i posti nelle facoltà di medicina, il risultato però lo avremo ovviamente quantomeno fra sei, otto o dieci anni. Se oggi ci troviamo quindi in penuria di medici, lo registriamo, ma per amor di verità diciamo che sostanzialmente tutto questo è avvenuto quando evidentemente la programmazione era stata fatta da altri.

Mi premeva dire questo e ora lo faccio in maniera veramente sommessa, ma premettendo che la validazione dell'articolo 32 della nostra Costituzione non dev'essere patrimonio del centrodestra o del centrosinistra.

Deve essere patrimonio comune del Parlamento e comune a chiunque venga eletto nelle funzioni di rappresentanza del popolo e su questa scia ci sforziamo di operare.

Detto ciò e scusandomi per aver fatto questo cappello introduttivo al mio intervento, rendo i pareri. Rispetto alle premesse, il Governo esprime parere contrario. Per quanto riguarda gli impegni, sul primo impegno il parere è favorevole con la seguente riformulazione: «valutare ogni altra iniziativa utile a reperire le risorse finanziarie necessarie a rispondere alle criticità richiamate, volte in particolare a sostenere il finanziamento del sistema sanitario sul breve, medio e lungo periodo, favorendo gli incrementi dell'organico medico e infermieristico e contribuendo alla riduzione dei tempi di attesa per le prestazioni specialistiche e per interventi terapeutici e assistenziali riabilitativi e a non pregiudicare direttamente il fondamentale diritto alla salute di cui all'articolo 32 della Costituzione e il carattere universale del sistema sanitario nazionale nel suo complesso».

Per quanto riguarda il secondo impegno, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: «in linea con iniziative già assunte, ad adottare iniziative volte a favorire il ricambio generazionale del personale medico e infermieristico, anche al fine di non imporre turni e ritmi di lavoro eccessivi, estenuanti e senza tregua e al contempo favorire l'aggiornamento delle professionalità operanti nel sistema sanitario nazionale, senza disperdere le esperienze acquisite e proseguendo nel già avviato percorso di stabilizzazione volto a ridurre il precariato nelle professioni sanitarie e nel sistema sanitario nazionale».

Sul terzo impegno il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: «a proseguire nella valutazione di interventi volti ad assicurare una maggiore attrattività delle professioni sanitarie, favorendo l'incremento delle remunerazioni e delle indennità specifiche ed il rafforzamento delle tutele contrattuali, al fine di tenere in debita considerazione le peculiarità del comparto, sia al fine di far fronte alla carenza di personale in generale, sia per evitare l'afflusso delle nuove professionalità verso specializzazioni considerate maggiormente redditizie».

Sul quarto impegno il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: «a proseguire ed implementare le attività delineate nel piano nazionale della prevenzione 2020 - 2025, al fine di rafforzare un sistema di prevenzione già fortemente provato dalla carenza di risorse finanziarie, umane e strumentale».

Sul quinto impegno il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: «in coerenza con il decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, del 23 maggio 2022, n. 77, recante «Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell'assistenza territoriale del servizio sanitario nazionale», a potenziare la sanità e l'assistenza territoriale, applicando il modello della medicina proattiva (o di iniziativa), al fine di superare la tradizionale medicina d'attesa, attraverso un'attività di pianificazione articolata e complessa, volta ad individuare e rispondere preventivamente ai bisogni ed eventuali fattori di rischio per la salute dei cittadini.

Sul sesto impegno il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: «proseguire ed implementare le attività rivolte al rinnovamento delle strutture sanitarie, i cui edifici risalgono, nel 70 per cento dei casi, a più di cinquanta anni fa, anche al fine di rafforzare le strutture dedicate ed agevolare l'assistenza di parenti e congiunti, nonché per agevolare l'implementazione delle più avanzate tecniche mediche della medicina di precisione e personalizzata».

Infine, ci sono stati tre impegni successivi, rispetto ai quali sono arrivati adesso i pareri da parte del nostro legislativo. Sul settimo e sull'ottavo impegno il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Signor Sottosegretario, a noi non risultano questi impegni. Controlliamo insieme. Forse abbiamo due testi differenti.

GEMMATO, sottosegretario di Stato per la salute. Sto facendo riferimento a un testo riformulato. Quindi, sul settimo e ottavo impegno, ovvero i primi due del testo riformulato, il parere è favorevole, mentre sul terzo il parere è favorevole con riformulazione, in cui si aggiungono le parole «a valutare l'opportunità di».

Si espunge quanto segue: «garantire la piena ed efficace implementazione», e si introducono le seguenti parole: «implementare il Fondo di cui all'articolo 104, comma 3-bis, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, al fine di rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena inclusione sociale delle persone con disabilità, per consentire l'erogazione "degli ausili, ortesi e protesi degli arti inferiori e superiori, a tecnologia avanzata e con caratteristiche funzionali allo svolgimento di attività sportive amatoriali, destinati a persone con disabilità fisica", anche nell'ottica di un prossimo aggiornamento dei Livelli essenziali delle prestazioni che tenga conto delle finalità del predetto fondo e dei costanti progressi scientifici e della ricerca sul tema, prevedendo un aggiornamento sistematico e periodico del nomenclatore». (Applausi).

PRESIDENTE. Abbiamo inaugurato l'applauso al parere. È - come dire - nella fantasia e va benissimo.

Mi rivolgo al Gruppo Azione-ItaliaViva-RenewEurope: c'è un parere contrario sulle premesse e poi c'è una serie di proposte di riformulazioni. Ovviamente poi chiederemo al Sottosegretario di darci una traccia scritta di cui abbiamo bisogno essendo molto articolate. Può intervenire la senatrice Paita, prima firmataria del provvedimento, o anche la senatrice Sbrollini a nome del Gruppo.

SBROLLINI (Az-IV-RE). Signor Presidente, ringrazio anche il Sottosegretario per aver letto completamente tutte le richieste che provengono dal nostro Gruppo.

Non possiamo essere d'accordo sulla premessa, visto che è stato espresso un parere contrario, mentre accettiamo le riformulazioni degli impegni e ne siamo contenti.

PRESIDENTE. Aspettavo innanzitutto di sentire la posizione del vostro Gruppo per chiedervi se intendete chiedere la votazione per parti separate.

SBROLLINI (Az-IV-RE). Sì, Presidente, ovviamente chiediamo il voto per parti separate.

Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 16,06)

LORENZIN (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LORENZIN (PD-IDP). Signor Presidente, poiché i dispositivi sono stati di fatto riformulati in modo molto articolato dal Governo, prima di poter esprimere un parere in modo compiuto, vorremmo avere la possibilità di leggere le riformulazioni.

PRESIDENTE. Faremo avere subito il testo delle riformulazioni, nel corso delle dichiarazioni di voto.

Passiamo dunque alla votazione.

CUCCHI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CUCCHI (Misto-AVS). Signor Presidente, credo possiamo trovarci tutti d'accordo sul fatto che i tagli, peraltro significativi, ai finanziamenti destinati al programma di ricerca per la sanità pubblica e alla vigilanza sugli enti e sicurezza delle cure non possono passare inosservati perché riguardano il nostro futuro e la nostra salute, che dovrebbe essere un diritto inviolabile.

Evidenziamo inoltre, così come fa il testo della mozione a prima firma della collega Paita, l'inesistente supporto così come gli scarsi investimenti nel settore sanitario pubblico a fronte del fatto che gli stanziamenti previsti sono interamente rivolti al contrasto dell'inflazione, dei costi dell'energia, dell'acquisto dei vaccini e farmaci per il Covid-19.

In questi mesi, già dall'ultima legge di bilancio, abbiamo notato una totale mancanza di prospettive per il potenziamento del sistema sanitario nonostante l'aumento della spesa pubblica durante la pandemia. Siamo d'accordo con la richiesta di reperire le opportune risorse finanziarie necessarie a rispondere alle criticità del settore sanitario evitando definanziamenti e garantendo il diritto alla salute a tutti, a cominciare dal rinnovo contrattuale per tutto il personale sanitario, mettendo fine a quella spirale di precarietà che purtroppo caratterizza non soltanto la sanità, ma anche ad esempio l'istruzione.

È necessario mettere a punto un piano nazionale di prevenzione e di assistenza territoriale, con un'attenzione alla medicina proattiva e avviare un piano nazionale di edilizia ospedaliera per rinnovare le strutture sanitarie e agevolare l'implementazione di tecniche mediche avanzate.

Complessivamente siamo d'accordo con il testo a prima firma della collega Paita, ma riteniamo che debba essere chiesto con ancora più forza di assumere iniziative che contrastino il ricorso ai cosiddetti medici a gettone attraverso cooperative per i servizi ospedalieri che le aziende sanitarie locali non sono in grado di soddisfare, con particolare riferimento ai pronto soccorso. L'uso distorto dell'esternalizzazione non soltanto genera un sempre più gravoso onere in capo alle strutture, ma comporta anche gravi criticità in termini di sicurezza, continuità e qualità delle cure, sia perché non sempre offre adeguate garanzie sulle competenze dei professionisti coinvolti, sia per la ridotta fidelizzazione di questi ultimi alle strutture pubbliche.

La pandemia poteva essere l'opportunità per la politica di ripensare anche alcuni modelli. È quanto mai importante adottare tutte le iniziative di competenza perché la riorganizzazione della rete di medicina territoriale favorisca, attraverso l'azione congiunta delle diverse figure disciplinari e professionali - medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, infermieri, specialisti ambulatoriali, operatori sociali ed altro - un modello integrato che tenga conto non solo delle dimensioni di assistenza e cura prettamente medica, ma anche delle dimensioni sociali e contestuali della persona.

Il definanziamento del Servizio sanitario nazionale è stato particolarmente selettivo ed ha penalizzato principalmente il personale attraverso il blocco del turnover e dei contratti dei dipendenti, la dilatazione del lavoro precario e l'esternalizzazione dei servizi. Di tutto ciò hanno sofferto e soffrono sempre di più la qualità e la pronta disponibilità dei servizi per i cittadini, ai quali oltretutto è richiesto il pagamento di un'odiosa e spesso salata tassa di accesso ai servizi quale è diventata ormai il ticket, con due ordini di conseguenze: la rinuncia a curarsi per milioni di cittadini a causa delle troppo lunghe liste di attesa, dei costi eccessivi, della distanza dal luogo di cura, una rinuncia che ha colpito maggiormente - ma non solo - i gruppi più poveri della popolazione e le Regioni meridionali; il ricorso sempre più frequente dei pazienti al settore privato in diretta e facile competizione col settore pubblico sia sui tempi di attesa, appunto, che sulle tariffe delle prestazioni.

La tutela della salute di tutti - nessuno escluso - soprattutto dei più poveri, colleghe e colleghi, deve ritornare al centro delle nostre priorità e di quelle del Paese ed è per questo che annuncio il voto favorevole del Gruppo Alleanza Verdi e Sinistra. (Applausi).

MAIORINO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAIORINO (M5S). Signor Presidente, senza alcun intento ostruzionistico, facciamo nostra la richiesta della senatrice Lorenzin di cinque minuti di sospensione, perché questa non è una discussione generale, ma siamo in fase di dichiarazioni di voto. I Gruppi hanno bisogno di leggere i testi delle riformulazioni e delle proposte di modifica avanzate, anche per poter tarare la propria dichiarazione di voto e l'indicazione di voto. Questo mi sembra essenziale e cinque minuti sono sufficienti per renderlo possibile.

PRESIDENTE. Senatrice Maiorino, i testi sono in distribuzione, come spesso avviene in Aula.

MAIORINO (M5S). Lo so, ma sono in corso le dichiarazioni di voto: come si fa a fare una dichiarazione di voto senza aver letto quei testi?

PRESIDENTE. I testi li stanno consegnando materialmente in questo momento.

MAIORINO (M5S). A me dispiace che la collega Cucchi abbia già svolto la sua dichiarazione di voto senza neanche aver letto il testo.

PRESIDENTE. Se l'ha svolta, vuol dire che ha ritenuto di poterla fare.

MAIORINO (M5S). Chiedevo solo cinque minuti di interruzione, non di più, per poter leggere le proposte di modifica avanzate.

PRESIDENTE. Le leggerà. Chi interviene in dichiarazione di voto l'avrà letta.

SPAGNOLLI (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Se il senatore Spagnolli ritiene di poter intervenire, ne ha facoltà.

Nel frattempo gli altri colleghi leggeranno i testi delle riformulazioni e potranno su quelli tarare i propri interventi.

SPAGNOLLI (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, direi che chi ha presentato la mozione si è già espresso rispetto alle proposte di modifica fatte dal rappresentante del Governo e quindi io mi associo, anche perché il nostro Gruppo intende sostenere la mozione presentata e voterà favorevolmente.

Colgo l'occasione anche per fare qualche considerazione. Prendo atto che anche questa volta il rappresentante del Governo precisa in maniera molto capillare che ci troviamo in una situazione che era stata prevista già in passato dal Governo precedente e questa è un po' una caratteristica di chi ci governa in questa fase storica.

Vorrei però ricordare che non è che chi governa ha preso in mano una macchina ferma e l'ha fatta partire da zero: ha preso in mano una nave che era in viaggio in mezzo ai marosi, a volte tempestosi a volte meno, che era stata portata fino a un certo punto da chi governava in passato e che verrà portata avanti da chi governerà in futuro. Il compito di chi governa ora è fronteggiare al meglio le problematiche e le circostanze del momento.

In questo senso sento di associarmi in toto a quanto detto dalla senatrice Cucchi. Intendo dire, cioè, che in questo momento in Italia rispetto alla sanità manca una visione prospettica, un piano: non si riesce a vedere come si vogliono affrontare in maniera strutturale i problemi che sono stati evidenziati anche dai presentatori della mozione. Servono interventi strutturali e serve soprattutto che si stanzi denaro, ma in funzione di obiettivi chiari da raggiungere. Abbiamo problemi per la carenza di medici e di infermieri, sulle liste d'attesa e di costi che pesano soprattutto sulle fasce deboli della popolazione. Pertanto, è assolutamente necessario che questa materia venga presa in mano in maniera concreta e propositiva. Ovviamente noi siamo a disposizione per ragionarci insieme, ma almeno fissiamo degli obiettivi che ci consentano di uscire dalla situazione estremamente critica in cui siamo finiti anche per le contingenze della vita. È chiaro, infatti, che la pandemia non ha aiutato.

Esprimo pertanto il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie sulla mozione in esame.

PAITA (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAITA (Az-IV-RE). Signor Presidente, io sono particolarmente orgogliosa dell'argomento che il Gruppo cui appartengo ha scelto tra tutti quelli possibili per questa unica giornata nella quale discutiamo di mozioni e, quindi, di iniziative di carattere parlamentare. Per inciso, non vi sfuggirà che è la prima volta da quando è stata avviata questa legislatura che si dedica un'intera seduta dell'Assemblea alla discussione delle mozioni. (Applausi).

Sono molto orgogliosa del tema scelto dal mio Gruppo, senza voler sottovalutare alcuno dei temi posti all'ordine del giorno. Questo però è indicativo dell'idea di Paese che si ha, delle sue priorità, dell'emergenza sociale che stiamo vivendo e anche di un approccio, visto che siamo spesso criticati anche per come conduciamo il nostro ruolo di opposizione. (Brusio).

PRESIDENTE. Colleghi, consentiamo alla senatrice Paita di svolgere il suo intervento.

PAITA (Az-IV-RE). Parlavo del nostro piccolo orgoglio per avere affrontato, tra tutti gli altri argomenti, il tema dell'emergenza sanitaria nel nostro Paese, che si manifesta anzitutto nel rischio che si metta in discussione un modello che prima veniva definito dalla mia collega Sbrollini come un modello di cui noi andiamo orgogliosi: l'universalità delle prestazioni, l'idea di una sanità pubblica che arrivi a dare risposta ad ogni cittadino. Chiediamoci però con oggettività se questo modello è ancora davvero universale, in grado di rispondere alle esigenze del Paese. Purtroppo non è così, cioè la struttura è rimasta universalistica, ma le risposte arrivano con così tanto ritardo da determinare delle conseguenze disastrose e gravissime dal punto di vista sociale. (Applausi). Se non si riesce ad offrire una prestazione in tempi congrui, un cittadino che non si può permettere una prestazione di carattere privato ha due sole alternative: o fare i conti con questa emergenza e privarsi magari di altri bisogni altrettanto importanti per la propria vita, oppure rinunciare a curarsi. I dati dicono che purtroppo per moltissimi italiani la scelta obbligata è stata rinunciare a curarsi.

Penso che non dovremmo avere altro assillo che questo, perché non c'è nulla di più ingiusto. Altro che battaglie di sinistra! (Applausi). Queste sono le battaglie che servono al Paese. Non c'è nulla di più ingiusto.

Noi ci siamo assunti un onere, quando si è verificata l'emergenza Covid; ci sono in quest'Aula persone che hanno avuto delle responsabilità e hanno cercato di onorare il loro mandato in quella fase. Noi avevamo assunto come grande impegno collettivo il fatto di uscire da quella emergenza con un Sistema sanitario che fosse maggiormente in grado di dare risposte nei momenti di bisogno. (Applausi). Allora fatevi due conti: esiste davvero una quantità di posti in terapia intensiva maggiore rispetto a quando è scoppiato il Covid? Sfido chiunque a darmi dei dati che dimostrino che sono stati fatti dei passi in avanti. Esiste un miglioramento nelle liste d'attesa che sia in grado di dirci che oggi siamo capaci di prevenire e di dare risposte tempestive a chi ha bisogno di salute? Esiste una medicina territoriale che abbia saputo fare dei passi in avanti nel nostro Paese? No: tutto questo non è accaduto.

Nessuno può gettare la croce addosso agli altri, perché qui c'è un problema strutturale complessivo che va ben oltre il mandato dei dieci mesi di questo Governo. Il nostro tentativo, però, è provare a lavorare tutti assieme, perché ci sia finalmente una risposta corale e un impegno di questo Parlamento nella direzione di una sanità che deve essere ripensata complessivamente, visto che il Sistema attuale non regge, e perché ci siano delle risorse che vadano a costituire un investimento duraturo e sistematico nei livelli sanitari territoriali, nelle diverse articolazioni e nelle diverse risposte che le Regioni danno.

Se c'è un tema su cui io - lo dico con franchezza - non comprendo quale possa essere il beneficio dell'autonomia in questo Paese, è il tema della sanità. (Applausi). Vedere che ci sono Regioni nelle quali si è in grado di preventivare una risposta e Regioni nelle quali si è completamente abbandonati è qualcosa di inaccettabile. Ecco perché la discussione che facciamo ora si collega a quella che faremo dopo. Non ho ancora capito perché la faremo dopo e cosa sia successo nello stillicidio della maggioranza, ma la faremo dopo. Ricordatevi, quando la faremo, che il nostro grande problema è che abbiamo Regioni che sanno offrire un certo tipo di risposte e Regioni che - come la mia, per esempio - le risposte non solo non le sanno dare, ma rischiano anche di compromettere complessivamente l'esigenza di salute del nostro territorio.

Il Governo ci ha detto, seppur in modo sfumato, che accetta le nostre proposte. Anche qui stiamo facendo un passo in avanti e io la ringrazio, signor Sottosegretario, perché solo pochi giorni fa abbiamo fatto un question time su questo punto e di risposte non ne sono arrivate. Oggi, anche grazie al fatto che noi ci siamo messi in gioco con una mozione molto importante dal punto di vista simbolico, il Governo comincia a dare delle risposte. Certo, sono molto generiche: a tali risposte dovranno seguire impegni economici fattuali e concreti. Diciamo però che lo prendiamo come un buon auspicio per continuare una discussione assieme. Nella legge di bilancio saremo in grado di vedere se è stato fatto o no qualcosa sul tema sanitario. Noi in piazza non dichiariamo di andarci prima della legge di bilancio: vediamo cosa ci scrivete e poi eventualmente valuteremo cosa siete in grado di fare per il Paese. (Applausi).

SILVESTRO (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SILVESTRO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, Governo, colleghi, la mozione ha evidenziato una serie di problematiche in ambito sanitario, ma si tratta di temi su cui il Governo e in particolare il ministro Schillaci stanno già lavorando e dando delle risposte concrete. Certamente i problemi della sanità italiana esistono, ma essa rappresenta ancora oggi uno dei modelli di tutela della salute in tutto il mondo. Io stesso, che vivo in una Regione del Sud, mi accorgo delle carenze del sistema sanitario campano, rispetto a quello di altre Regioni come la Lombardia o il Veneto. Ma so anche che nella mia stessa Campania esistono delle eccellenze che sono un modello per il resto del mondo.

È però innegabile che i divari nelle prestazioni e soprattutto nei tempi di attesa devono essere affrontati in modo deciso, per dare risposte ai cittadini in lista di attesa.

Si tratta di una dotazione strutturale che nel Mezzogiorno deve stare al passo con quella degli esempi più virtuosi. Ma c'è soprattutto un modello organizzativo della sanità pubblica che deve diventare omogeneo a livello nazionale. Quindi, c'è senza dubbio un tema da porre a livello nazionale, ma poi bisogna confrontarsi nelle sedi ulteriori dove la sanità viene gestita, che vedono dei confronti tra le diverse realtà regionali (da Agenas alla Conferenza Stato-Regioni), che adesso si confrontano con la grande sfida delle risorse del PNRR (Missione 6), che puntano a ridisegnare una sanità a livello territoriale.

Quindi, la sfida sta tutta nel portare a termine, oltre che le riforme, gli investimenti che puntano ad avvicinare la medicina ai pazienti. Crediamo che sia fondamentale il potenziamento dell'assistenza domiciliare anche grazie all'impegno della telemedicina. Seguiamo con interesse la realizzazione di nuove strutture e presidi sanitari sul territorio per migliorare l'accessibilità e ampliare la disponibilità dei servizi di prossimità ai cittadini. Quindi, vanno portati avanti i progetti che prevedono la creazione di 1.350 case di comunità per la presa in carico del paziente; così come quelli che vedono la creazione di 400 ospedali di comunità rinnovati, interconnessi e tecnologicamente avanzati; e ancora la realizzazione di 600 centrali operative territoriali per il coordinamento dei servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari (una ogni 100.000 abitanti), così come l'attivazione della telemedicina. Le risorse questa volta ci sono, posto che a questa finalità sono dedicate 7 miliardi di euro dal PNRR.

Allo stesso modo, valutiamo positivamente il focus che si è fatto sulle Regioni meridionali. Nelle Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia saranno investiti, attraverso il programma nazionale Equità nella salute, ulteriori 625 milioni di euro. Per queste Regioni è prevista l'attivazione di centri di prossimità contro la povertà sanitaria e azioni di educazione sanitaria. Rientrano tra i progetti anche il potenziamento dei dipartimenti di salute mentale e la promozione di interventi integrati in collaborazione con servizi sociali e terzo settore. Sono previsti anche il rafforzamento e l'inserimento dei consultori familiari, il potenziamento dei centri regionali per percorsi di affermazione di genere e centri clinico-assistenziali rivolti alle persone transgender e di genere non conforme. Si prevede anche l'aumento della copertura degli screening oncologici. Questo intero programma è per le Regioni del Sud.

Va ricordato infine che la Missione 6 del PNRR conta su 15,6 miliardi complessivi da investire anche in innovazione, ricerca e digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale: sono risorse che avranno certamente una ricaduta positiva se saranno utilizzate in modo puntuale. Molti dei problemi relativi alla carenza del personale medico e infermieristico che riguardano la loro remunerazione sono già stati affrontati da recenti provvedimenti del Governo. Va affrontato inoltre il problema del ricambio generazionale e della programmazione più puntuale degli studi a medicina per inserire i giovani medici.

Al di là delle critiche sulla situazione attuale e del passato, noi crediamo che compilare un quaderno di lagnanze non serva a risolvere i problemi. Abbiamo la fortuna di avere un Ministro competente e determinato a portare avanti un nuovo modello di sanità pubblica e una maggioranza pronta a sostenere gli importanti impegni che lo aspettano.

Annuncio pertanto il voto favorevole dei senatori di Forza Italia sugli impegni della mozione così come sono stati riformulati dal Governo. (Applausi).

MAZZELLA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAZZELLA (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto mi rivolgo al Governo - attraverso di lei, Presidente - che ha parlato di stanziamenti. Tali risorse vanno considerate in termini comparativi, mai in termini assoluti - questo ce lo insegna l'economia - altrimenti dovremmo considerare il valore reale di quegli stanziamenti, ossia il reale potere di acquisto. Generalmente la valutazione degli stanziamenti deve essere effettuata - ce lo dicono tutti gli studi di economia - in funzione al rapporto rispetto al PIL.

Ne consegue che, rispetto al PIL, la spesa sanitaria si riduce dal 7 al 6 per cento: quindi, quello che lei ci ha raccontato, signor Sottosegretario, non è vero. (Applausi).

Detto questo in premessa, troviamo condivisibili molti degli impegni che abbiamo letto nella mozione, perché rappresentano anche dei pilastri della politica del MoVimento 5 Stelle. Riteniamo importante distinguere, tuttavia, all'interno della mozione, la parte relativa agli impegni da quella iniziale delle premesse.

Sia personalmente, in qualità di senatore, che come rappresentante del mio Gruppo politico, non sono assolutamente favorevole alla richiesta di risorse provenienti dal MES. L'unica cosa che noi riteniamo strida in questa mozione è, dunque, la possibilità del ricorso a questo canale di finanziamento: chi parla di puro ossigeno in realtà maschera di fatto una misura che rappresenterebbe soltanto un ulteriore debito sulle spalle di 60 milioni di cittadini.

Come più volte abbiamo ribadito, i fondi stanziati dal PNRR andranno a potenziare il Sistema sanitario nazionale anche nella direzione prevista da questa mozione: pertanto, a nostro parere, non serve un nuovo prestito, un ulteriore macigno sui nostri giovani in futuro. Questo ovviamente segna il confine di demarcazione rispetto agli altri punti.

Riteniamo invece condivisibile l'impegno volto a reperire risorse finanziarie necessarie, anche se dobbiamo dire che poi nella riformulazione si rende meno forte l'impegno a reperire le risorse.

Crediamo che, se non si fossero compiuti errori storici, come per esempio la riforma del Titolo V della Costituzione, che ha decentrato la gestione della sanità, frammentando il Servizio sanitario nazionale in tante cabine di regia, oggi ci troveremmo in un'altra condizione. Siamo convinti, perciò, che migliorare la qualità media dei servizi ridurrebbe le disuguaglianze regionali, diminuendo i tempi di attesa per le prestazioni specialistiche e per gli interventi terapeutici. Penso ai milioni di malati fragili italiani, spesso ammassati nei pronto soccorso, in attesa di ricevere le cure presso i poli ospedalieri.

Per noi è positivo l'impegno volto a elaborare un piano pluriennale di interventi di prevenzione, così come lo è il richiamo nella riformulazione al piano di prevenzione. Richiamiamo però il Governo a pensare alla prevenzione anche in termini di prevenzione primaria: quanto è stato appostato in termini di prevenzione primaria? Il MoVimento 5 Stelle ritiene che la prevenzione primaria sia e debba essere uno dei pilastri della prevenzione.

Condividiamo anche l'impegno volto ad assicurare il potenziamento dell'assistenza territoriale, applicando il sistema della medicina proattiva, rendendosi necessario il rinnovamento delle strutture ospedaliere, ovviamente trovando i capitoli di spesa adeguati, perché siamo ancora in attesa che il DM n. 77 dia i frutti delineati nel provvedimento.

Anche per quanto riguarda l'edilizia ospedaliera, riteniamo che ammodernare le strutture debba essere un impegno specifico del Governo e richiamiamo per adesso la legge finanziaria n. 67 del 1988, ex articolo 20, che però non ha ancora consentito di mettere a terra i miliardi necessari per questo finanziamento.

Onorevoli colleghi, ciò premesso, il MoVimento 5 Stelle annuncia il proprio voto favorevole sugli impegni, chiedendo che la votazione avvenga per parti separate. Infatti, non condividiamo le premesse, con particolare riferimento al MES sanitario: pertanto sulle premesse ci asterremo. (Applausi).

CANTU' (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANTU' (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, le critiche contenute nella mozione in votazione dovrebbero avere altri destinatari anziché il Governo, ma nell'interesse generale ce ne facciamo carico con la riformulazione di maggioranza.

L'emergenza pandemica ha sottoposto il nostro sistema sanitario ad uno stress test che ci saremmo augurati, onestamente, di non dovere sperimentare mai. Altrettanto onestamente, al di là di talune indicazioni che possono considerarsi discutibili, ma che sarà giusto approfondire, il sistema nel suo complesso ha retto dignitosamente bene. È emerso che tali problematiche andranno superate e noi proponiamo soluzioni concrete, senza dimenticare la sostenibilità nel lungo periodo.

Ecco perché una prima riflessione che si pone è quella di ricordarci che nessuno pensa che sia possibile superarle dall'oggi al domani, ma stiamo agendo affinché dieci anni di programmazione snaturante ed imprecisa non richiedano per porvi rimedio gli stessi tempi. Perciò, pur accelerando, sarà necessario almeno un quinquennio per arrivare ad un punto in cui le criticità evidenziate sembrino un brutto ricordo.

Ci stiamo lavorando, in modo serio, pressante e condiviso, ma, a distanza di così poco tempo, pensare di vedere a terra i risultati è utopico. Difatti, solo per fare un esempio, la programmazione per le specializzazioni mediche, come tutti sapete, è un iter lunghissimo e noi di questo ci siamo occupati per il rilancio e il conseguente recupero di attrattività delle professioni mediche con un disegno di legge dedicato ad incidere in modo molto, molto, molto efficace riferitamente all'evoluzione e all'innovazione dei contratti di formazione specialistica e per la valorizzazione dei contratti e dei ricercatori di alta specialità.

Orbene, questa iniziativa legislativa è tale per cui ha sottesa l'intenzione di porvi rimedio in modo strutturale, così pure per quanto riguarda la carenza cronica di infermieri, ma, come dicevo, serve del tempo prima di vedere i risultati. Ciò a completamento di quanto puntualmente affrontato con i disegni di legge nn. 224 e 227, sia sul riordino dell'emergenza-urgenza, sia per il rafforzamento della medicina territoriale in prevenzione e assistenza primaria, ordinamentali per il raggiungimento degli impegni assunti dal Governo nella risoluzione di accompagnamento al DEF approvata l'aprile scorso.

È infatti evidente che i disegni di legge che vi ho citato andranno ad influire in modo significativo sul superamento delle liste d'attesa attraverso la marginalizzazione dell'utilizzo inappropriato del pronto soccorso e della ospedalizzazione non necessaria, facendo sì che la medicina territoriale sia di concreto aiuto alla prevenzione e alla cura appropriata dei cittadini, in un sistema di continuità assistenziale effettivamente integrato ospedale-territorio e adeguatamente upgradato in ammodernamento tecnologico e strutturale, per risposte più rapide e contemporaneamente più umanizzate verso i bisogni cronici e di bassa intensità, di primo livello e di primo intervento specialistico, in cui il medico di medicina generale assurga a garante dell'appropriata e tempestiva presa in carico dell'assistito; ciò liberando risorse dalla marginalizzazione di inefficienze e disfunzioni, grazie alla tracciabilità degli esiti e degli impieghi e all'implementazione di un sistema di valutazione delle performance degli erogatori molto attento alla prevenzione e all'appropriatezza.

In conclusione, è nostro intendimento realizzare una strategia più ampia, che vada a coniugare l'incremento programmato delle risorse determinate e assegnate incidenti sul livello di finanziamento del servizio sanitario nazionale in ragione dell'effettiva dinamica dei bisogni da tutelare e con la necessità di una riprogettazione complessiva del capitale umano dei professionisti della sanità, capace di contrastare sprechi e inappropriatezze, percorrendo una strada che dev'essere di oculata razionalizzazione, prima ancora di generare debito.

Per tutto quanto appena detto, il nostro voto è perfettamente in linea con le riformulazioni analiticamente prospettate in maggioranza. (Applausi).

LORENZIN (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LORENZIN (PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli senatori, permettetemi in questo breve intervento di cinque minuti di ringraziare per la presentazione della mozione in esame, che riteniamo estremamente importante. Tra l'altro, oggi trattiamo un pacchetto sociale: casa, salute e salari, cioè le questioni che riguardano più da vicino gli italiani. Signor Presidente, mi permetta però di dedicare un minuto, di questi cinque minuti, ad una premessa, per rispondere all'intervento accorato del sottosegretario Gemmato.

Signor Sottosegretario, il primo intervento di controllo della spesa, uno dei più importanti, più decisivi e forse anche più violenti nel Sistema sanitario nazionale è del 2007, efficace dal 2008, sul blocco del turnover del personale. È la madre di tutti i problemi che abbiamo ad oggi ereditato. Sempre nel 2008 viene introdotto, per il controllo della spesa, il payback farmaceutico, da cui ancora oggi non riusciamo a uscire, sul controllo della spesa farmaceutica. Questi due eventi non sono accaduti a caso, ma semplicemente perché, dopo la riforma del Titolo V del 2001, le Regioni erano quasi tutte commissariate e la spesa sanitaria non era più sostenibile. Dopo tali eventi, abbiamo avuto altre tre crisi: la crisi dei debiti sovrani, il Governo Monti, di larghe intese, sostenuto da quasi tutti i partiti presenti nell'arco costituzionale, che ha portato a una spending review feroce, perché era previsto che non si sarebbero pagati gli stipendi, a luglio, per dicembre, e poi abbiamo gestito la crisi del Covid. Quindi, di queste crisi strutturali del nostro Sistema sanitario italiano, del debito finanziario della salute, si è fatto carico praticamente l'intero arco costituzionale, nell'ultima fase, negli ultimi dieci anni, eccetto Fratelli d'Italia. Onorevoli colleghi, oggi anche voi siete al Governo e quindi, in questo momento, tocca a voi la gestione di questa fase. Tocca a voi, però con una novità: non c'è più la spending review; il patto di stabilità è sospeso; c'è il PNRR, con circa 20 miliardi di euro di finanziamento sulla parte degli investimenti; ci sono i fondi di coesione e sviluppo; c'è un piano dell'Europa cambiato e completamente trasformato nella sensibilità sui temi della salute, basti pensare ai temi e alle risorse legate al cancro, con circa 4 miliardi di euro, come obiettivo e goal europeo. Quindi, oggi la situazione è fortunatamente cambiata.

Voglio dire questo all'onorevole Gemmato, con cui ci conosciamo da tanti anni - ovviamente non è un fatto personale - e con cui abbiamo discusso tanto di questi temi. Oggi abbiamo bisogno di qualcosa in più, proprio per tutto quello che c'è stato nel passato e per quello che il nostro Paese ha dovuto sopportare: in primis l'hanno sopportato i cittadini, con una ferita così grande come quella del Covid, da cui fortunatamente siamo usciti, ma di cui dobbiamo fare tesoro per poter riorganizzare la nostra programmazione sanitaria.

Il 24 gennaio del prossimo anno si incontreranno tutti i Ministri della salute in sede OCSE. Il tema, per i Paesi dell'OCSE, è come fare affinché i nostri sistemi sanitari reggano di fronte alle sfide enormi di salute pubblica che abbiamo dopo il Covid. La buona notizia è che "mal comune, mezzo gaudio". La cattiva notizia è che ci dobbiamo organizzare ed essere pronti a farlo. (Applausi). Tra oggi e il 2024 c'è un altro fatto che però riguarda noi, come Paese: prima di quell'appuntamento, abbiamo la legge di bilancio. È inutile che ci parliamo addosso. Le riformulazioni che avete proposto al testo dei colleghi del Gruppo Azione-Italia Viva-RenewEurope sono perfette e le possiamo condividere tutti. Sappiamo però benissimo che dobbiamo agire per poter vincere la sfida del 2050, in cui avremo una età media della popolazione, con una crescita del 12,8 per cento degli over 65, e cioè un numero enorme di persone anziane, con un'aspettativa di vita fortunatamente del più 7 per cento, ma con una domanda di salute, di bisogni pari a più 9,4 per cento rispetto a quello che noi spendiamo oggi. Il 2050 è domani e non tra cento anni.

In questo contesto c'è bisogno di una presa di consapevolezza del Paese e dei decisori politici tutti, che deve cambiare musica sulla questione sanitaria. MEF, Ragioneria, guerre tra poveri; il Consiglio dei Ministri, prima di fare il bilancio, è un suk. Ma noi di quante risorse abbiamo effettivamente bisogno per fare le riforme che ci servono? La riforma del personale, non fare migrare il nostro capitale umano e le nostre eccellenze, riuscire a rendere attrattivo il nostro Sistema, pagare i debiti delle Regioni: tanto non c'è trippa per gatti finché quella partita non l'abbiamo finita. Che ci dicano che mancano 1,4 miliardi quest'anno, che ci dica il Ministro che ne mancano 3,3, finché la partita delle Regioni non è chiusa dal lato del bilancio, noi non riusciremo a garantire le prestazioni, cioè i LEA, le terapie ai nostri cittadini. (Applausi). Quanto ci serve per riformare la prevenzione, evitare nuovi virus, nuove crisi, ma soprattutto passare dalla medicina di cura a quella che costruisce la buona salute, cioè proattiva, che fa della prevenzione, della medicina del territorio, di una riorganizzazione dei nostri sistemi territoriali, la barriera per dare risposte ai cittadini? Ci vogliono 7 miliardi. Sembrano tantissimi, ma non lo sono in quest'ottica, perché questi 7 miliardi garantiscono valore, economia, produttività, benessere e pace sociale per le nostre popolazioni. Troviamoli allora nella legge di bilancio, avviamo un percorso insieme. Non dico mica che vanno trovati tutti quest'anno, ma mettiamoli come una priorità. Cambiamo gli occhiali con i quali abbiamo guardato alla sanità nel nostro Paese. Guardiamoli come un grande investimento per il benessere, l'economia e la sicurezza del nostro Paese. (Applausi).

ZULLO (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZULLO (FdI). Signor Presidente, colleghi senatori, sottosegretario Gemmato, la data di presentazione di questa mozione credo sia emblematica: 26 gennaio 2023. La voglio comparare alla data di insediamento di questo Parlamento e di questo Governo: ottobre 2022. Ebbene, in questa mozione c'è una elencazione di tante criticità e di tanti sfasci. Non possiamo credere che la causa e la responsabilità di tutto questo siano da addebitare a Fratelli d'Italia. (Applausi). Possiamo anche condividere che oggi c'è un problema emergente, che è l'invecchiamento della popolazione, ma aggiungo anche che l'emergere di patologie croniche degenerative è un problema non di oggi, ma anche di ieri, quando qualcuno che si è infervorato prima di me era il Ministro della sanità. (Applausi).

Il sottosegretario Gemmato ci ha richiamato all'unità rispetto a questo tema. Ha detto che non dobbiamo dividerci perché la sanità non può essere né di destra né di sinistra. (Commenti). A questo monito mi voglio anche conformare. (Commenti).

PRESIDENTE. Senatrice, la prego di non fare commenti, sta parlando il suo collega. Prego, senatore Zullo, prosegua.

ZULLO (FdI). Tutte le questioni poste (il mancato potenziamento della prevenzione e della medicina territoriale e distrettuale, vetustà di strutture e di attrezzature, carenze di personale medico e infermieristico per mancata programmazione dei fabbisogni, liste di attesa, resistenza all'innovazione, perdita di attrattività delle professioni sanitarie) (Applausi) sono tutte derivate dal passato, noti al nostro Governo e al Ministero della salute e al ministro Schillaci, di cui ci stiamo facendo carico non perché è stata presentata una mozione, ma perché a questo siamo stati deputati dai nostri elettori, con il voto popolare (Applausi), che ci ha delegato a governare e a porre rimedio a questi sfasci.

Il tema delle risorse diventa centrale e credo che il sottosegretario Gemmato abbia spiegato bene.

Noi dobbiamo fare i conti tra una percentuale e l'ammontare del PIL, perché se si parla solo di PIL si dà un'informazione scorretta. (Applausi). Oggi, se dobbiamo essere veramente uniti, dobbiamo tifare affinché questo PIL cresca, affinché si dia credibilità al nostro Governo, affinché si dia sostenibilità al nostro Paese. Questo è quello che vogliamo e per questo confidiamo nell'azione del Governo Meloni.

C'è un altro tema che dobbiamo affrontare, che in parte è stato toccato: non si tratta solo della quantità delle risorse, ma anche di come si spendono, di come si allocano le risorse, di come si organizzano le strutture, di come culturalmente siamo preparati al cambiamento. (Applausi). È questo che non si vede in questo nostro Paese. Si è perso tanto tempo che noi vogliamo e dobbiamo recuperare, perché lo dobbiamo ai nostri elettori.

Per questo non possiamo condividere, come ha espresso nei suoi pareri il sottosegretario Gemmato, una premessa che parla di risorse, ma senza capire che il tema centrale è rappresentato dal reperimento delle risorse in questo nostro Paese e dalla crescita del PIL. Possiamo certamente, però, come Gruppo di Fratelli d'Italia, condividere il parere espresso dal sottosegretario Gemmato su tutti gli impegni che questo Governo assumerà, manterrà e porterà avanti. (Applausi). È per questo che il voto del nostro Gruppo sarà conforme al parere espresso dal sottosegretario Gemmato in una relazione che ci rende orgogliosi, perché abbiamo ascoltato un impegno vero, serio, tecnicamente ineccepibile di un Governo che sta sul pezzo, che si pone sulle spalle i problemi e i bisogni di salute della nostra popolazione. (Applausi).

PRESIDENTE. Passiamo quindi alla votazione per parti separate della mozione n. 22 (testo 3).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse della mozione n. 22 (testo 3), presentata dalla senatrice Paita e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del dispositivo della mozione n. 22 (testo 3), presentata dalla senatrice Paita e da altri senatori, risultante dall'accettazione, da parte dei presentatori, della riformulazione proposta dal Governo.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).

Ripresa della discussione della mozione n. 66 (ore 16,53)

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame della mozione n. 66, su cui è già stato espresso il parere dal rappresentante del Governo, al quale chiedo ora di pronunziarsi sugli ordini del giorno G1 (testo corretto) e G2.

CALDEROLI, ministro per gli affari regionali e le autonomie. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G1 (testo corretto), mentre sull'ordine del giorno G2 il parere è contrario e intendo anche motivarlo.

A me hanno insegnato che in diritto non va mai bene il bis in idem, ma in questo caso siamo al tris in idem, perché la questione delle dimissioni e quella della definizione preventiva di tutti i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) erano presenti nel question time, nella mozione e adesso rispuntano per la terza volta anche nell'ordine del giorno, con l'aggiunta che prima di procedere a qualsiasi votazione degli emendamenti il Governo è fuori, ma il Senato si autoimpegna a non votare se prima non sono stati acquisiti tutti gli elementi che hanno portato alla definizione di tutti i LEP. Da quando è stata approvata la riforma del Titolo V della Costituzione, siamo alla sesta legislatura e per contare i LEP che sono stati definiti in questo arco di tempo bastano poco più che le dita di una mano; pertanto, pretendere che prima di votare gli emendamenti si debbano definire quelli che credo possano essere centinaia di LEP significa tentare di bloccare il disegno di legge n. 615.

Aggiungo che se verrà introdotto qualcosa, ci sarà un emendamento o un subemendamento del Governo che definirà quali siano le materie riferibili a livelli essenziali delle prestazioni, quindi concernenti diritti civili e sociali, che saranno garantiti su tutto il territorio; in accompagnamento a tale subemendamento, il Governo produrrà anche le motivazioni che avranno portato il comitato per i livelli essenziali delle prestazioni (CLEP) a suggerire al Governo e al Parlamento la definizione di ciò che è materia per i LEP e ciò che non lo è. (Applausi).

PRESIDENTE. Senatore De Cristofaro, accoglie la riformulazione proposta in ordine alla mozione in discussione?

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, sul punto 2) il parere era favorevole, invece sui punti 4), 7) e 8) il parere è favorevole con riformulazione, ma io non accetto tali riformulazioni.

PRESIDENTE. Non essendo state accettate le riformulazioni, il parere del Governo sui citati punti resta contrario, mentre rimane favorevole quello espresso su altri punti della mozione.

Se il presentatore lo ritiene, si potrebbe procedere a una votazione per parti separate.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, desidero che la mozione venga posta in votazione nella sua interezza.

PRESIDENTE. Il senatore De Cristoforo ha chiesto che la mozione sia posta ai voti per intero, quindi a questo punto prevale il parere contrario.

CALDEROLI, ministro per gli affari regionali e le autonomie. Il mio parere è contrario, a meno che qualcuno proponga la votazione per parti separate. Qualunque senatore ha la facoltà di chiedere la votazione per parti separate e su tale richiesta decide l'Assemblea.

GIORGIS (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIORGIS (PD-IDP). Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori. Quando completeranno gli interventi dei diversi Gruppi sulla mozione? Su questa mozione, infatti, è iniziata la discussione, poi c'è stata una replica del Ministro assai significativa e corposa, ma non è stato dato modo ai Gruppi di intervenire. Vorrei capire se lei pensa...

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Giorgis. Dobbiamo passare alle dichiarazioni di voto su questo argomento, però la dichiarazione di voto va fatta sapendo quali sono i pareri conclusivi, in base ai quali poi voteremo. Adesso stiamo accertando l'eventuale volontà di trovare una convergenza sulla votazione per parti separate. Poi ci saranno le dichiarazioni di voto, che immagino terranno conto di questo fatto. Il senatore De Cristofaro non ha ritenuto di fare una richiesta di votazione per parti separate.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, visto che ci sono dei pareri favorevoli su alcuni punti della mozione, chiediamo la votazione per parti separate. (Applausi).

PRESIDENTE. Quindi la votazione per parti separate la chiede lei, senatore Romeo.

BORGHI Enrico (Az-IV-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BORGHI Enrico (Az-IV-RE). Signor Presidente, al netto del fatto che propongo che si modifichi l'architettura dell'Aula come nei teatri, introducendo la botola per il suggeritore maestro Calderoli, così la maggioranza la prossima volta avrà maggiore capacità di intervento... (Commenti. Applausi).

PRESIDENTE. Senatore Borghi, non avvii malamente il suo incarico prestigioso.

BORGHI Enrico (Az-IV-RE). Al netto di questo aspetto, gli ordini del giorno si votano e si discutono prima o dopo le dichiarazioni di voto sulla mozione?

PRESIDENTE. La dichiarazione di voto è unica, non ci sono dichiarazioni separate sugli ordini del giorno. Allo stato noi abbiamo una richiesta del senatore Romeo, su cui l'Assemblea si deve pronunciare. Se sarà accolta, si potrà votare la mozione per parti separate, altrimenti no.

GIORGIS (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatore Giorgis, lei ha già parlato. Le do comunque la possibilità di intervenire.

Prego, ne ha facoltà.

GIORGIS (PD-IDP). Signor Presidente, abbia pazienza con chi è neofita di quest'Aula. L'illustrazione degli ordini del giorno non è prevista, quindi?

PRESIDENTE. Sono dichiarazioni di voto uniche, che avranno luogo tra un attimo. Ora dobbiamo pronunciarci sulla richiesta di votazione per parti separate.

Metto ai voti la richiesta di votazione per parti separate della mozione n. 66, avanzata dal senatore Romeo.

È approvata.

Ora le dichiarazioni di voto possono avvenire alla luce di questa scelta dell'Aula e riguarderanno sia la mozione, su cui si voterà per parti separate, che gli ordini del giorno, su cui c'è stato in un caso parere favorevole e in un caso parere contrario.

BOCCIA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCIA (PD-IDP). Signor Presidente, vorrei far presente una cosa all'Assemblea (non vedo il ministro Calderoli), perché poi le dichiarazioni di voto ci taglieranno i ponti alle spalle e non potremo più intervenire su questo tema.

PRESIDENTE. Però la vita proseguirà.

BOCCIA (PD-IDP). Ho sentito per la terza volta, forse anche per la quarta, il ministro Calderoli dire le stesse cose sul tema del comitato dei LEP. L'ordine del giorno, a prima firma Giorgis, che i partiti di opposizione hanno presentato, ministro Calderoli, dice testualmente - e lo dico soprattutto ai colleghi della maggioranza, che hanno a cuore la trasparenza e la conoscenza dei dati e delle informazioni - che è necessario acquisire i dati e le valutazioni compiute dallo stesso CLEP. Non dice che abbiamo bisogno della definizione dei LEP, perché fino a quando...

PRESIDENTE. Senatore, mi scusi, però lei sta intervenendo nel merito e non è questa la sede.

BOCCIA (PD-IDP). Signor Presidente, prima di votare quest'ordine del giorno - perché non ci è consentito intervenire - noi vogliamo capire se il Governo è contrario al trasferimento di dati e informazioni al Parlamento, non dei LEP, prima del voto degli emendamenti. (Applausi). Vogliamo sapere se il Governo è contrario nel trasferire dati e informazioni.

PRESIDENTE. Il Governo espresso i suoi pareri, quindi si è pronunciato, e lei ne trarrà le sue valutazioni.

Passiamo dunque alla votazione.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, comincio proprio prendendo spunto da quanto ha appena dichiarato il senatore Boccia, seppure sull'ordine dei lavori, perché mi pare condivisibile. Peraltro il Ministro lo sa: questa richiesta di avere maggiori elementi di approfondimento sui LEP ci pare essere onestamente un atto dovuto. Avendo il Governo deciso di condizionare o comunque fortemente relazionare l'autonomia differenziata in quanto tale ai LEP, a me pare in questo caso davvero singolare che il Parlamento non sia messo in una condizione di piena conoscenza di tale questione, sulla quale purtroppo rimangono dei grandi non detti.

Lo stiamo chiedendo da alcuni mesi, peraltro anche facendo riferimento a quanto è accaduto negli anni sulla sanità, dove sappiamo che esiste una sorta di equivalente dei LEP, ossia i livelli essenziali di assistenza (LEA), la cui determinazione non si è però tradotta, come purtroppo la storia di questo Paese dimostra in maniera inequivocabile, nel superamento delle diseguaglianze territoriali su un tema gigantesco come quello sanitario. Tanto è vero che, come sappiamo, esiste quella tristissima pratica del cosiddetto turismo sanitario, cioè delle persone costrette a partire dalle Regioni del Sud per andarsi a curare al Nord, perché le strutture di buona parte delle Regioni del Sud purtroppo non sono nelle condizioni di poter garantire cure sufficienti. Questo nonostante i LEA, i livelli essenziali di assistenza, siano stati - quelli sì - determinati.

Ora, dinanzi a questo punto, che a me pare però abbastanza inequivocabile, una risposta più chiara dal Governo la vogliamo e la chiediamo. Se questo è il tema di cui stiamo discutendo, ci basta davvero pensare che si possano semplicemente definire i LEP sulla carta, oppure bisogna necessariamente spiegare e capire, in primo luogo, come si finanziano i LEP e dove si prendono i fondi per finanziarli e, in secondo luogo, il finanziamento dei LEP come affronta effettivamente il tema del divario territoriale? Altrimenti è evidente che anche i livelli essenziali di prestazione, così immaginati, rischiano di essere semplicemente un pannicello caldo e di non risolvere il tema di cui stiamo discutendo.

È un tema serissimo e l'ho sottolineato anche quando ho cominciato il mio intervento questa mattina per illustrare la mozione. È evidente - e su questo il Ministro ha ragione - ed è scontato che il divario territoriale e la diseguaglianza territoriale non sono motivati dall'autonomia differenziata, semplicemente perché l'autonomia differenziata non c'è ancora, mentre invece i divari territoriali ci sono. Il punto è esattamente questo: se tale riforma diventerà effettivamente legge dello Stato, questi divari sono destinati ad essere ridotti o sono destinati ad essere accentuati? (Applausi). Il timore è che questi divari siano destinati ad essere accentuati.

Credo inoltre - ma qui siamo nel campo delle opinioni e ne discuteremo in altri momenti, anche quando avremo più tempo per argomentare - che, secondo me, sarebbe utile fare un lungo bilancio di questi vent'anni che ci siamo lasciati alle spalle.

Lo dice uno che viene da una storia politica che ha contestato con forza anche vent'anni fa il Titolo V e che nel corso degli anni non ha smesso di pensare che alcuni elementi di modifica della Costituzione, come successe nel 2001, non abbiano portato giovamento al Paese. Per dirne una basta richiamare l'articolo 114 della Costituzione: com'è possibile che sia stato modificato nel modo in cui oggi lo conosciamo?

«La Repubblica è costituita» si dice adesso «dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato», come se la Repubblica e lo Stato fossero due cose differenti (Applausi), quando invece prima della sbagliata riforma del 2001 - ovviamente dal mio punto di vista - la Repubblica era semplicemente divisa tra Comuni, Province e Regioni. (Applausi).

Purtroppo credo che in quel caso ci sia stato un cedimento culturale, per così dire. Penso che sarebbe molto utile se in questo momento fossimo nelle condizioni, non soltanto di mettere in discussione il suo disegno di legge sull'autonomia differenziata, signor Ministro, ma anche di fare in qualche modo - ognuno di noi - un bilancio serio, rigoroso e non ideologico su quanto è successo in questi venti anni, cercando di fare un passo in avanti rispetto alle convinzioni di partenza. Ho invece l'impressione che si scelga una strada completamente diversa e penso francamente che, dopo la pandemia e dopo quello che è successo in questi ultimi tre anni, nonché dopo i clamorosi fatti che hanno riguardato la sanità e che sono stati sotto gli occhi di tutti, insistere su questo terreno a me pare profondamente sbagliato.

Spero davvero che, quando discuteremo degli emendamenti in Commissione, possa cambiare significativamente il senso di questa riforma. (Applausi).

PATTON (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PATTON (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, il Gruppo Per le Autonomie non entrerà nel merito della discussione sulla mozione, limitandosi quindi a una breve dichiarazione di voto, ricordando che l'articolo 5 della Costituzione sostanzialmente recita che la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali e adegua i principi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia. È in questo contesto che devono essere visti i provvedimenti relativi anche all'autonomia differenziata.

Il testo proposto dal ministro Calderoli, sostanzialmente in attuazione del Titolo V, è quello di una legge che determina la procedura e le regole, definendo successivamente le negoziazioni fra Stato e autonomie che chiederanno di esercitare l'autonomia differenziata.

Come Gruppo non possiamo che essere favorevoli all'esercizio di funzioni e poteri a livello territoriale, ovviamente dentro un quadro normativo definito con legge dello Stato.

GELMINI (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GELMINI (Az-IV-RE). Signor Presidente, voglio subito chiarire che il Gruppo Azione-Italia Viva-RenewEurope non parteciperà al voto su questa mozione, così come sugli ordini del giorno collegati e lo farà, non certo perché ritenga che la proposta di legge Calderoli sia da accogliere così com'è, ma, al contrario, per ragioni di metodo oltre che di merito.

Pur nel rispetto dell'iniziativa parlamentare di ogni singolo deputato e senatore, troviamo abbastanza singolare che, proprio nello stesso ramo del Parlamento nel quale in Commissione affari costituzionali si sta procedendo a un esame approfondito nel merito della legge, si voti questa mozione, che pensiamo non aiuti ad affrontare in maniera adeguata il provvedimento mentre in Commissione siamo in fase emendativa.

La mozione in esame è radicalmente contraria all'autonomia, che non lascia margine di manovra. Francamente non mi meraviglia, perché è la posizione che da sempre il MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno e trovo quindi che sia coerente con le posizioni espresse da sempre in questa materia. Un po' di sorpresa suscita semmai l'atteggiamento del PD, che all'inizio di questa legislatura ha presentato, non una, ma ben due proposte di legge sull'autonomia. Sorprende questo atteggiamento, ma prendiamo atto che evidentemente il vento dei 5 Stelle soffia forte anche in materia di autonomia.

Ad ogni modo, crediamo nel lavoro che stiamo facendo e vogliamo dire in maniera molto semplice quali sono i tre filoni emendativi che stiamo seguendo in Commissione.

Innanzi tutto, come Azione-Italia Viva-RenewEurope, riteniamo fondamentale correggere il provvedimento di Calderoli, assegnando centralità e protagonismo al Parlamento, quindi ci sono emendamenti costruiti in questa direzione. Siamo molto, molto attenti e non ci accontentiamo di un ordine del giorno sul tema dei LEP, i livelli essenziali delle prestazioni, che sono il punto critico della proposta Calderoli. Non a caso, con Mara Carfagna ci siamo battute durante il Governo Draghi e ci siamo fatte interpreti delle esigenze del Mezzogiorno. Non a caso, abbiamo finanziato il LEP sugli asili nido: si tratta di 143.000 posti da attivare gradualmente, partendo da 120 milioni di euro iniziali previsti per il 2022, fino ad 1,1 miliardi a decorrere dal 2027.

Proprio perché siamo attenti al tema dei LEP, pensiamo che non possa essere liquidato con un ordine del giorno, ma attendiamo il Governo alla prova dei fatti in Commissione e, siccome tutti i Gruppi hanno presentato emendamenti sui LEP, ci auguriamo che questi possano diventare in maniera trasversale un pezzo della legge del Governo e non semplicemente un ordine del giorno.

La terza questione riguarda le 23 materie del Titolo V: pensiamo per esempio che temi come l'istruzione e l'energia debbano restare fuori dall'autonomia. Su tutti questi aspetti noi ci siamo, ma riteniamo che il lavoro vada fatto in Commissione. Non è tempo di scontri ideologici, ma occorre fare passi avanti in concreto, votando gli emendamenti presentati al disegno di legge. (Applausi. Richiami del Presidente).

Vado a concludere, signor Presidente: inoltre, ascoltando le audizioni, abbiamo appreso da molti esperti che c'è un'invocazione da più parti sul fatto che l'autonomia sia graduale e bilanciata. Occorre fare in modo che non sia lo spacca-Italia, né lo scontro Nord-Sud, ma un elemento di cucitura e rammendo del Paese. Dovremo quindi avere la maturità di affrontare questo tema, favorendo il finanziamento dei livelli essenziali delle prestazioni da Nord a Sud, ma intercettando i bisogni delle aree interne e depresse, della montagna e delle piccole isole, garantendo la continuità territoriale. Se avremo la capacità di uscire dallo scontro ideologico e di perseguire un'autonomia bilanciata e graduale... (Il microfono si disattiva automaticamente), ...avremo fatto l'interesse del Paese.

Ecco perché Azione-Italia Viva-RenewEurope ha scelto di non partecipare al voto su una mozione che è fuori tempo, esattamente come gli ordini del giorno: in quest'Aula ne sono stati approvati tanti e francamente non hanno mai determinato grandi cambiamenti o grandi passi avanti per il Paese. Il lavoro va fatto in Commissione e lì sfidiamo il Governo a migliorare e, qualche volta, a cambiare profondamente la legge Calderoli. (Applausi).

MAIORINO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAIORINO (M5S). Signor Presidente, da settimane mi interrogavo su un assordante silenzio rispetto a questo disegno di legge e a questo progetto. Sono accadute infatti, in queste settimane, diverse cose, a partire dalla famosa relazione dell'Ufficio parlamentare di bilancio, che tanto scandalo ha destato ed è stata utilizzata un po' come una farsa anche dalla maggioranza per lanciarsi segnali interni l'un l'altro, come una sorta di pizzini, di allarmi reciproci; poi ci sono stati anche gli allarmi lanciati da organismi autorevolissimi come Bankitalia e Confindustria, quindi parti terze, del tutto degne di ascolto, o dai sindacati.

Da ultimo ci sono state le dimissioni di quattro autorevoli componenti del comitato per i LEP, il CLEP. Mentre succedeva tutto questo, c'era una voce completamente assente: quella della presidente Meloni. Oggi, in quest'Aula, la presentazione di quell'ordine del giorno vergognoso svela il motivo del silenzio. Oggi la maggioranza si palesa e quindi anche la volontà della Presidente del Consiglio. In quest'Aula null'altro si sta svolgendo se non un mercimonio politico, un do ut des per onorare il vecchio progetto della Lega Nord, oggi redivivo in un contesto sociale, politico, economico, sia nazionale che globale, completamente diverso da quando questo progetto fu concepito, negli anni Novanta. È un progetto che oggi stride ancor di più con la realtà in cui ci troviamo. Quindi oggi si spiega il silenzio della presidente Meloni. Qual è il punto? È uno scambio politico: l'autonomia differenziata, sostanzialmente il federalismo di fatto, il secessionismo di fatto, alla Lega, il presidenzialismo a Fratelli d'Italia, a Giorgia Meloni. Questo il Paese lo deve sapere. Lo deve sapere e questo ordine del giorno oggi ce lo dice.

Quindi questa è una questione di metodo. C'è poi una questione di merito, perché nel disegno di legge in oggetto ci sono tante criticità che la mozione cerca di evidenziare. Ha ragione la senatrice Gelmini: non ci sono soltanto il LEP, ma le criticità sono moltissime, a partire dal fatto che il Parlamento viene completamente esautorato, completamente escluso, anche a rischio di fare una legge anticostituzionale, perché invece, nel Titolo V, come modificato nel 2001, si prevede che tali accordi tra le Regioni passino per il Parlamento. Il Parlamento le vede invece soltanto di sfuggita, per dare eventualmente soltanto dei pareri non vincolanti.

Onorevoli colleghi, se davvero si volesse lavorare in Commissione, come è stato suggerito, se davvero spirasse il vento del MoVimento 5 Stelle, cosa che sarebbe auspicabile, tutti qui dovremmo prendere atto di alcuni errori che sono stati commessi. È stato detto poc'anzi che il Titolo V è stato riscritto in maniera frettolosa, per andare incontro e cercare di sedare certi appetiti, sperando che potessero placarsi. Allora riscriviamolo, se non siamo i soli - e non siamo i soli - a temere che la cessione soprattutto di alcune competenze sia inattuabile e impensabile, come per esempio quella sull'istruzione, o quella della tutela dell'ambiente. La tutela dell'ambiente! Ci rendiamo conto di cosa stiamo affrontando noi, oggi? Proprio oggi l'Assemblea ha onorato per la prima volta le vittime della crisi climatica. Se ci rendiamo conto di questo, dobbiamo anche capire che non è pensabile trasferire alle singole Regioni la tutela dell'ambiente e la protezione del territorio, cioè una strategia globale, non soltanto italiana, ma molto più ampia.

Dunque la modifica del Titolo V, come chiede ad esempio il terzo impegno di questa mozione che andiamo a votare, è sì una cosa che si può fare in Commissione: si potrebbe fare tutto, davvero, per il bene del Paese. Il problema è che qui non siamo di fronte a un progetto per il bene del Paese, ma, come ho detto all'inizio, siamo di fronte a un suk istituzionale, a un mercimonio tra forze politiche che non può assolutamente vederci favorevoli. Pertanto annuncio il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle alla mozione in esame. (Applausi).

OCCHIUTO (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

OCCHIUTO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, Ministro, colleghi, la mozione presentata dal senatore De Cristofaro evidenzia alcune criticità del percorso verso l'autonomia differenziata. Certamente condizioni di criticità in una riforma così complessa ci sono, le vediamo e le ha viste anche il Ministro che tra l'altro aveva anche approvato alcuni di quei punti. È un contesto di innovazioni che sono necessarie per portare a compimento la riforma del Titolo V, che - vorrei ricordare -erano modifiche volute e approvate anche dalla sinistra. Come tutti i disegni di legge è un testo emendabile e quindi sarà l'esame della Commissione affari costituzionali a definirne la versione finale. Ci sono emendamenti e richieste anche da parte della minoranza, che vengono fuori da riflessioni costruttive e a questi va prestata la giusta attenzione perché possono anche migliorare il provvedimento. E poi ci sono comportamenti meramente dilatori o di opposizione aprioristica al progetto, che tendono spesso ad inquinare il dibattito e ad ostacolare il percorso della riforma. Lo dimostra anche il fatto che non è stato voluto il voto parziale di questa mozione.

Forza Italia, in quanto forza liberale, rifugge da uno Stato centralista, che non sia fortemente ispirato al principio di sussidiarietà. Più si è vicini a problemi e alla responsabilità di chi governa, più facile ed efficiente può essere la soluzione a vantaggio dei cittadini.

Del resto, anni di centralismo hanno concorso a creare o amplificare il divario e le diseguaglianze che ci sono in Italia. Non voglio fare un esame storico in quest'Aula perché esso sarebbe lungo. Mi riferisco però agli ultimi dieci anni, che ho vissuto anche da sindaco e da presidente della Provincia, in cui ci sono state politiche dirigiste, centraliste, tagli e trasferimenti da parte dello Stato agli enti locali che poi si riversavano anche nei LEP, nei servizi essenziali ai cittadini, il blocco del turnover che ha ridotto il numero delle persone disponibili anche di tecnici, di cui oggi paghiamo le conseguenze anche con l'applicazione del PNRR. E ancora pensiamo alla chiusura degli ospedali periferici nella sanità e ai tagli lineari anche nelle aree marginali. Si parlava di sblocco con norme apposite per i cantieri; in Italia siamo rimasti fermi anche come investimenti rispetto agli altri Paesi europei. E ancora la riforma delle Province; alcune funzioni che all'epoca erano svolte da questi enti, oggi non le fa più nessuno, né la Regione, né i Comuni.

Tutto questo ha prodotto danni irreversibili sul territorio. Politiche dirigiste e centraliste hanno prodotto effetti negativi anche nel Sud: la denatalità, il ritorno di una migrazione di tipo intellettuale che ha effetti economici e sociali rilevanti non solo al Sud, ma anche nel resto del Paese. Ciò non toglie che la cautela per determinate aree ispiri in maniera predominante il nostro partito, che ha proposto correttivi a tutela del Sud e delle zone più svantaggiate del Paese attraverso emendamenti e ordini del giorno che sono stati da noi presentati.

La questione meridionale per noi è nazionale, non solo per un principio di equità sociale rivolta a tutti i cittadini, ma perché l'Italia non può crescere se non si sviluppa il Mezzogiorno in modo sostenibile. Proprio per questi motivi abbiamo presentato ordini del giorno ed emendamenti che tendono a riequilibrare i livelli delle prestazioni essenziali tra Sud e Nord, attenuando le condizioni di partenza.

Secondo le nostre richieste qualsiasi intesa sottoscritta tra Stato e Regioni non deve pregiudicare l'entità e la proporzionalità delle risorse da destinare a ciascuna altra Regione, tenuto conto dei LEP. Inoltre, in un'ottica perequativa, abbiamo chiesto anche l'impegno del Governo a riequilibrare in prospettiva i LEP che riguardano tutte quelle materie oggi gestite a livello periferico, che già esistono. Questa riforma è certamente meno invasiva di quelle che in passato hanno già affidato ai territori l'85 per cento dei servizi. Parlo del trasporto pubblico locale e dei servizi sociali. È quindi essenziale prestare attenzione, non soltanto alle 23 materie che saranno delegate con questa riforma, ma anche a quelle che sono già delegate come funzioni fondamentali agli enti territoriali. Al dato compensatorio quindi ci si riferisce non solo per le innovazioni normative, ma anche per le situazioni esistenti. Pensando che questi obiettivi si possano conciliare, siamo a favore dell'autonomia differenziata. Voteremo contro la mozione nella sua interezza e ci riserviamo ovviamente per le parti sulle quali il Ministro si è espresso positivamente. (Applausi).

STEFANI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STEFANI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, il regionalismo differenziato è un tema complesso di cui oggi ci troviamo a parlare in occasione dell'esame di questa mozione, ma di certo la sede adatta è quella della Commissione, quando si andranno a votare gli emendamenti, e in seguito l'Assemblea quando il testo arriverà in Aula.

C'è però molta confusione sul regionalismo differenziato, come emerge anche dagli interventi che sono stati svolti. A volte i toni evocano quasi dei disastri epocali collegati all'innescarsi di questi fenomeni disgregativi che vengono paventati con allarmismo. Dobbiamo invece uscire da una dialettica vetusta, obsoleta e superata di contrapposizione fra Nord e Sud, fra Est e Ovest, contrapposizioni che non hanno portato a nessun risultato in questo nostro Paese. Oggi abbiamo un obiettivo condiviso, che non può che essere tale fra l'attuale maggioranza e l'opposizione. Sappiate che l'obiettivo del regionalismo differenziato è esclusivamente quello di creare le condizioni affinché alcuni servizi pubblici possano essere resi ai cittadini in modo più efficace e più efficiente di quanto non sia accaduto fino ad oggi. (Applausi). Questo è l'unico obiettivo. Non andiamo oggi di certo a replicare alle proposte avanzate nella mozione, non ripetiamo di certo l'ottima esposizione del ministro Calderoli quando ha espresso il parere sulla stessa mozione. Il testo del ministro Calderoli parla da sé e se ben letto, senza pregiudizi ideologici, risponde veramente a tutte le domande. Il regionalismo differenziato fa paura solo a chi non lo conosce o a chi non lo vuole conoscere.

Mi posso però anche soffermare su alcuni passaggi, soprattutto quando si parla di un tema che veramente per certi versi sorprende, cioè si dice che la legge sceglie di adottare il criterio della spesa storica e che l'articolo 8 impone l'invarianza finanziaria. Non si è capito che si potrà parlare di quali sono le risorse in relazione ad esempio ai singoli livelli essenziali quando sarà indicato quali sono i livelli essenziali e quando saranno quantificati i medesimi. Come si fa a sapere oggi se un domani sarà un livello essenziale il nucleo di valutazione multidimensionale di cui tratta una legge che ho sostenuto io come Ministro delle disabilità? Lo faremo quando sapremo quanti saranno i nuclei di valutazione multidimensionali, e se dovranno essere dei livelli essenziali.

Se lo leggiamo attentamente, l'articolo 3 spiega come funziona il meccanismo economico e finanziario. Ma vista la paura che c'è attorno ai LEP e ai fabbisogni, vado semplicemente a leggere quanto è scritto in merito nel documento depositato dalla SOSE in sede di audizione presso la Commissione affari costituzionali (quindi non sono parole mie): «I fabbisogni insieme alle capacità fiscali standard consentono, attraverso il meccanismo perequativo, di redistribuire con equità le risorse tra i diversi enti. In questo modo il meccanismo fondato su fabbisogni e capacità fiscali punta al superamento graduale del criterio fondato sulla spesa storica». Vi si dice, inoltre, che: «possiamo dire che LEP, obiettivi di servizio, fabbisogni e costi standard rappresentano un ecosistema istituzionale coeso e dinamico in cui esigenze diverse come efficienza e equità trovano una sintesi efficace e funzionale, capace di garantire tanto gli equilibri di finanza pubblica quanto i servizi necessari». Non stiamo parlando di qualcosa che non esiste, perché i LEP, i fabbisogni standard, i costi standard già ci sono nel nostro ordinamento e riguardano i Comuni, quindi non abbiamo paura di questi meccanismi. Dobbiamo avere paura di chi non vuole affrontare la grande sfida per l'efficientamento che devono affrontare le Regioni e per la responsabilizzazione nei confronti di propri cittadini. Questo è l'obiettivo a cui noi tendiamo anche con il tema del regionalismo differenziato e il disegno di legge n. 615 sta andando in tal senso.

Per questa ragione noi voteremo contro la mozione che è stata proposta, confermando ovviamente il voto a favore degli ordini del giorno della maggioranza con il parere favorevole del Governo. (Applausi).

GIORGIS (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIORGIS (PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, questa mozione è stata sottoscritta solo da forze politiche di opposizione, ma sarebbe importante che venisse sostenuta e votata all'unanimità e nella sua interezza, perché sarebbe un primo e significativo modo per dire ai cittadini, alle famiglie e alle imprese che si vuole ricondurre nei binari della Costituzione e dell'interesse generale l'attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione e l'eventuale attribuzione a una o più Regioni di ulteriori condizioni e forme particolari di autonomia.

Per quanto incerta e indeterminata possa apparire la formulazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, è indubbio che tale disposizione non possa essere interpretata ed attuata in contrasto con i principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, a partire dal principio di unità e indivisibilità della Repubblica e al connesso principio di uguaglianza di fronte alla legge e nell'accesso a beni e servizi essenziali, che costituiscono l'oggetto dei diritti civili e sociali che, come esplicita appunto l'articolo 117, lettera m), della Costituzione, devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale.

Per garantire il rispetto di tali fondamentali principi, come è emerso anche nel corso delle audizioni e come abbiamo scritto nella mozione, prima di procedere a qualsiasi trasferimento di ulteriori competenze a una o più Regioni, occorre che siano determinati e concretamente attuati tutti i livelli essenziali delle prestazioni attinenti all'esercizio dei diritti civili e sociali.

Colleghi, questo è un aspetto fondamentale molto importante, sul quale occorre da subito fare chiarezza. Come hanno spiegato anche Giuliano Amato, Franco Bassanini, Franco Gallo e Alessandro Paino nella lettera con cui hanno motivato le loro dimissioni dal comitato per la determinazione dei LEP, se si procederà alla determinazione dei soli livelli essenziali relativi alle materie potenzialmente oggetto di autonomia differenziata, vi è il rischio che alla fine manchino le risorse per finanziare i livelli essenziali delle prestazioni relativi alle materie di competenza esclusiva dello Stato. Pensiamo a materie come la previdenza sociale o, se preferite, a una materia come l'ordine pubblico e la sicurezza, di cui alla lettera h) dell'articolo 117 della Costituzione: la predisposizione di un efficace presidio di forze di pubblica sicurezza, dotate di mezzi e di personale adeguati, non è forse l'oggetto di un diritto che deve essere garantito a tutti i cittadini su tutto il territorio nazionale? Con quali risorse pensiamo di garantirlo? Solo con quelle che residuano dopo che si è proceduto alla quantificazione e al finanziamento delle materie trasferibili alle Regioni?

Come è di tutta evidenza, siccome le risorse sono necessariamente limitate e la definizione dello stesso concetto di essenzialità dipende dal loro ammontare, occorre che vengano determinati tutti i livelli essenziali delle prestazioni e che venga effettuata una valutazione complessiva delle risorse necessarie per finanziarli, (Applausi), superando ovviamente il criterio della spesa storica, che riflette e consolida diseguaglianze territoriali esistenti. Solo procedendo in questo modo il Parlamento sarà messo nella condizione di decidere priorità e grado della loro attuazione.

Accanto alla predeterminazione di tutti i LEP, per ricondurre il confronto sull'autonomia differenziata entro i binari della Costituzione e dell'interesse generale, è poi necessario, come abbiamo scritto nella mozione, garantire un adeguato protagonismo del Parlamento nella determinazione dei LEP e dei contenuti dell'eventuale intesa.

È poi necessario garantire la reversibilità di ogni processo di devoluzione e l'esclusione di alcune materie. Che senso avrebbe e quali e quanti danni produrrebbe, onorevoli colleghi, attribuire alla competenza esclusiva di alcune Regioni la disciplina, ad esempio, della produzione o della distribuzione nazionale dell'energia o delle grandi reti di trasporto e navigazione o del coordinamento della finanza pubblica o dell'istruzione o della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro?

Insomma, onorevoli colleghi, sgombriamo il campo da qualsiasi suggestione secessionista, da qualsiasi tentazione di dividere il Paese e di escludere alcuni territori dall'accesso a beni e servizi essenziali. Rassicuriamo il mondo dell'impresa, che in Commissione ci ha detto con chiarezza che le disuguaglianze, l'arretratezza strutturale e la povertà di alcune Regioni costituiscono un freno e una zavorra per l'intera economia e per le stesse Regioni più ricche e dinamiche. Votiamo a favore di questa mozione e poi trasformiamo il suo dispositivo in adeguate previsioni giuridicamente rilevanti.

Concludo, onorevoli colleghi. Non rinunciamo a conoscere tutti i dati e tutte le valutazioni che ha fatto e sta facendo il CLEP. (Applausi). La conoscenza precede la volontà. Qualsiasi volontà libera e consapevole si può esprimere solo se conosce adeguatamente i dati di fatto presupposti. Come possiamo votare contro alla richiesta di acquisire tutte le valutazioni... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Concluda cortesemente, senatore Giorgis. Ha già avuto tre minuti aggiuntivi.

GIORGIS (PD-IDP). Concludo dicendo che non possiamo permetterci di rinunciare a richiedere al CLEP tutti i dati e tutte le valutazioni che ha compiuto e che sta effettuando. (Applausi).

DELLA PORTA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DELLA PORTA (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, rappresentante del Governo, per discutere al meglio questa mozione credo si debba fare una piccola digressione e tornare un po' al 2001, quando ci fu la riforma del Titolo V, una riforma per molti versi anche pasticciata, che però non ha voluto il Governo di centrodestra. Nella mozione, che è un po' anacronistica, sono riportate alcune doglianze da parte dei proponenti, tra cui anche le materie che sarebbero oggetto poi di delega alle Regioni. Alcune di quelle materie, ad esempio l'istruzione, non sono materie che il centrodestra ha inserito in quella riforma; l'avete voluta voi e oggi quindi vi lagnate di cose che provengono dalla vostra parte politica. (Applausi).

La riforma dell'autonomia differenziata forse potrà andare a colmare quelle lacune, con un confronto serio, che c'è stato. Devo ringraziare il ministro Calderoli e il mio presidente di Commissione, il presidente Balboni (Applausi), perché grazie a loro si è aperto in Commissione un confronto davvero serio, che ha portato a fare oltre 50 audizioni, che ci hanno consentito di ascoltare in quella sede autorevoli giuristi, professori ordinari della materia, Presidenti di Regione, sindaci di grandi città e rappresentanti di massimi organismi istituzionali, come ANCI e UPI.

Abbiamo ascoltato di tutto e, grazie a quelle audizioni, abbiamo avuto degli spunti. Tanto è vero che tutte le forze politiche hanno depositato degli emendamenti a questo disegno di legge, compresa Fratelli d'Italia. Sono tutti emendamenti che cercano di migliorare, se necessario, il testo. In particolare mi riferisco a quelli del mio partito, che hanno tre capisaldi: rafforzare la coesione nazionale, ridare centralità o dare centralità al ruolo del Parlamento e soprattutto, quello che forse ci sta ancora più a cuore, aiutare le Regioni svantaggiate. Lo abbiamo fatto con un confronto sempre sereno in Commissione. Certi atteggiamenti e alcune frasi di oggi sinceramente mi lasciano un po' perplesso, perché il testo che uscirà da quest'Aula rende comunque anacronistica e già superata la vostra mozione. L'ordine del giorno invece va nella direzione di continuare nel confronto con voi, rispettando il mandato popolare e anche la fiducia che le Camere hanno dato al Governo, perché la fiducia si è basata su tutto il programma di Governo, che parla sia di autonomia differenziata che di nuove forme di elezione dei massimi vertici istituzionali.

Ho sentito però parlare - e mi dispiace doverlo dire - per due volte in quest'Aula di mercimonio, una parola che sinceramente non avrei voluto ascoltare. Rispettare il programma elettorale si chiama coerenza, non mercimonio (Applausi). Il mercimonio è un'altra cosa ed è dire che si vuole aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno e poi diventare essi stessi il tonno di quella scatoletta. Quello è mercimonio. (Applausi).

Noi procederemo rispettando il programma elettorale e i nostri impegni presi con gli italiani, e garantiremo diritti civili e sociali agli italiani. Per questo annuncio che voteremo contro la mozione, salvo le parti per le quali c'è stato invece il benestare da parte del Governo e così sarà anche per l'ordine del giorno. (Applausi).

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Comunico che, con un'intesa tra i Gruppi, si è convenuto, anche per consentire in serata la riunione della Commissione di vigilanza RAI sul contratto di servizio ed altre riunioni, di discutere altre due mozioni successivamente a quella che ci accingiamo a votare, dando la precedenza a quelle delle opposizioni, e quindi la mozione a prima firma del senatore Patuanelli sul salario minimo e la mozione a prima firma del senatore Mirabelli sulle politiche abitative.

Le altre mozioni che hanno come primi firmatari membri dei Gruppi di maggioranza saranno discusse in sedute successive in base all'andamento del calendario dei lavori, essendo poi prevista nel calendario la trattazione di argomenti non conclusi. Ripeto, questo è stato convenuto in base a consultazioni con tutti i Capigruppo.

Ripresa della discussione della mozione n. 66 (ore 17,47)

PRESIDENTE. Ricordo che sulla mozione in esame era stata approvata la richiesta di votazione per parti separate avanzata dal senatore Romeo. Ricordo altresì che era stato espresso parere favorevole sui paragrafi 1, 2 e 3 delle premesse e sui paragrafi 1 e 6 retti da «ritenuto che». Inoltre era stato espresso favorevole sul secondo impegno, nonché sul quarto impegno con una riformulazione che era stata accettata. Quindi, chi ha chiesto la votazione per parti separate non può accettarla.

Solo su quello che ho elencato è stato espresso parere favorevole.

GIORGIS (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIORGIS (PD-IDP). Signor Presidente, intervengo per un chiarimento. Un conto è il parere favorevole che non modifica una parte della mozione; un altro conto è il parere favorevole su una parte riscritta.

PRESIDENTE. Avevo sbagliato, senatore. Non c'è nessuna riscrittura perché non c'è stata l'accettazione della riformulazione.

Le parti su cui è stato espresso parere favorevole - lo ripeto - sono i paragrafi 1, 2 e 3 retti da «premesso che»; i paragrafi 1 e 6 retti da «ritenuto che»; il secondo punto degli impegni. Le parti con un'ipotesi di riformulazione, non essendo stata accettata la modifica proposta, non sono votabili con il parere favorevole.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della parte della mozione n. 66 su cui è stato espresso parere favorevole.

Il Senato approva.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della restante parte della mozione n. 66, sulla quale il rappresentante del Governo ha espresso parere contrario.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G.1 (testo corretto), presentato dal senatore Malan e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G.2, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Discussione della mozione n. 8 (testo 2) sull'introduzione di un salario minimo garantito per i lavoratori italiani (ore 17,51)

Approvazione dell'ordine del giorno G1. Reiezione della mozione n. 8 (testo 2)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00008 (testo 2), presentata dal senatore Patuanelli e da altri senatori, sull'introduzione di un salario minimo garantito per i lavoratori italiani.

Ha facoltà di parlare il senatore Patuanelli per illustrarla.

PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, prima di addentrarmi nell'illustrazione del testo della mozione, non posso per il tramite della Presidenza non ricordare al senatore Della Porta, che si lamentava di chi ha usato la parola mercimonio rispetto a quello che è accaduto sul testo della mozione e dell'ordine del giorno dell'autonomia differenziata, che la mia forza politica ha dovuto subire attacchi quando si è parlato di voto di scambio per il reddito di cittadinanza, che era nel nostro programma elettorale. (Applausi). Si può non essere d'accordo sul reddito di cittadinanza - poi forse il Paese vi farà cambiare idea - però ci avete accusato di voto di scambio che, anche nel lessico di questo Paese, credo che sia un po' più grave del mercimonio.

La discussione sulle diverse mozioni che si sta svolgendo oggi in quest'Aula - e ringrazio da questo punto di vista la maggioranza per la sensibilità che ha avuto, consentendo all'opposizione di illustrare e votare nella seduta di oggi le proprie mozioni rinunciando alle proprie - mette in evidenza e platealizza nel complesso ciò che per noi è evidente da tempo: Governo e maggioranza sono in totale confusione. C'è bisogno di un ordine del giorno al testo della mozione sull'autonomia differenziata per ricordare ai colleghi di Fratelli d'Italia che alla Lega del presidenzialismo non frega niente (Applausi) e a quelli della Lega da parte dei colleghi di Fratelli d'Italia che dell'autonomia differenziata non gliene frega niente. (Applausi).

Abbiamo un Ministro che oggi dichiara che quello che sta succedendo al Nord e al Sud sono due facce della stessa medaglia - il cambiamento climatico - e la maggioranza presenta una mozione negazionista in cui dice che non serve fare niente: le industrie devono continuare a produrre come prima, perché tanto il cambiamento climatico è un'invenzione giornalistica. (Applausi).

Viene accolta una mozione sulla sanità con il Sottosegretario che dichiara che il Governo sta investendo cifre astronomiche, quando è plateale il fatto che, invece, c'è una riduzione di un punto percentuale sul PIL degli investimenti in sanità e che la maggioranza e il Governo hanno intenzione di procedere nel percorso di privatizzazione totale della sanità del nostro Paese. (Applausi).

Veniamo al salario minimo. La proposta del MoVimento 5 Stelle, che è stata abbracciata dal Partito Democratico, da Alleanza Verdi e Sinistra, dal Gruppo Azione-Italia Viva-RenewEurope, è quella di istituire per legge un importo minimo orario lordo sotto il quale non c'è dignità per il lavoro. (Applausi). È questo il punto centrale della nostra proposta sul salario minimo.

Chi dice infatti, come nell'ordine del giorno, che l'economia italiana sta andando benissimo e che i contratti di lavoro a tempo indeterminato stanno fioccando, si dimentica di dire che dal 1990 al 2020 in questo Paese il potere di acquisto dei nostri concittadini è diminuito in modo enorme e che solo nel nostro Paese si è avuto un calo del 2,9 per cento del salario medio annuale, laddove in Paesi che si prendono a modello di riferimento perché non hanno il salario minio - per esempio la Svezia - quel dato è cresciuto del 67,1 per cento.

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 17,56)

(Segue PATUANELLI). Credo quindi che per la struttura del nostro Paese e delle politiche del lavoro del nostro Paese l'introduzione di un valore orario minimo sotto cui non scendere sia necessaria e questo non deve mettere in nessun modo in discussione la grande capacità di molti sindacati italiani e di molte forze sociali italiane che attraverso la contrattazione collettiva garantiscono i diritti ai lavoratori. È altrettanto evidente però che esistono ancora i contratti pirata e i contratti accettati e sottoscritti che invece prevedono tariffe orarie inferiori a quella che proponiamo noi: ad esempio, ricordo che stanno sotto quella cifra i contratti di servizi alla persona per il 67,1 per cento e i contratti di servizi alla ristorazione per il 44,6 per cento. Oggi il tema vero è consentire a chi lavora di avere uno stipendio dignitoso, che non umili il lavoratore (Applausi): solo attraverso quella proposta riusciremo ad ottenere questo risultato.

Concludo, signor Presidente, perché tra le varie discrasie di questa maggioranza ci sono un DEF che parla di moderazione salariale come elemento centrale per combattere l'inflazione e un ordine del giorno della maggioranza che dice che bisogna tutelare i redditi medio-bassi. Ecco, il Ministro dell'economia nel DEF scrive di moderazione salariale e l'ordine del giorno della maggioranza parla di tutela dei salari medio-bassi: mettetevi d'accordo; non so se state portando a sbattere questo Paese, perché non ho ancora capito dove volete portarlo. (Applausi).

PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea che è pervenuto l'ordine del giorno G1, a prima firma del senatore Malan, che è in distribuzione e che si dà per illustrato, secondo quanto concordato in Conferenza dei Capigruppo.

Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulla mozione e sull'ordine del giorno presentati.

DURIGON, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, purtroppo quello del salario è un problema serio, che colpisce l'Italia da anni. Credo che oggettivamente siano anni che forse ci siamo dimenticati di questi lavoratori.

Abbiamo preso in considerazione nella discussione alla Camera la questione per capire come interagire al meglio: non pensiamo che lo strumento del salario minimo tout court sia la risoluzione del problema, ma siamo pronti a capire le soluzioni adeguate per alzare finalmente gli stipendi ai lavoratori.

Il parere alla mozione in discussione è quindi contrario, ma garantiamo che il nostro Governo sta pensando a come interagire per dare risposte a questi lavoratori.

PRESIDENTE. E sull'ordine del giorno il parere qual è?

DURIGON, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Sull'ordine del giorno presentato, il G1, il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione.

MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, onorevoli colleghi, voteremo convintamente a favore della mozione presentata dal senatore Patuanelli non solo perché, come ha già detto, riassume una discussione e una proposta fatte anche unitariamente, ma anche perché - e vorrei sottolinearlo a quest'Assemblea - è vero che in sostanza da anni i salari si stanno riducendo, però la proposta del salario minimo, che abbiamo presentato unitariamente, ha aperto una discussione in questo Paese, volenti o nolenti, sul salario povero, che è determinato da tante cose.

In primo luogo, il salario povero è determinato dalla precarietà, che ha prodotto l'abbassamento dei salari e ha indebolito la forza sindacale, l'unità dei lavoratori. Questo è il dato fondamentale. Siamo di fronte a questo dato.

Non dovete confondere la proposta del salario minimo con il cuneo fiscale. La proposta del salario minimo vuol dire distribuire, dal capitale al lavoro. In sostanza, non è accettabile che un lavoratore o una lavoratrice vada a lavorare e prenda meno di 9 euro l'ora. Non chiediamo assistenzialismo, come ha detto, sbagliando, qualche Ministro, che forse non sa di cosa parla. Non chiediamo assistenzialismo, ma chiediamo che i datori di lavoro paghino il giusto ai lavoratori e alle lavoratrici. (Applausi). Questa è la cosa che bisogna fare. E se voi siete contro questa misura, state dando un messaggio chiaro, perché l'aumento del salario non lo si fa utilizzando il cuneo fiscale, ovvero la fiscalità generale dello Stato. L'aumento dei salari si fa aumentando questo valore: l'aumento orario non è un dato astratto. Diciamolo chiaramente: i salari sono più bassi dove il rapporto di forza è sbilanciato, dove ci sono condizioni di precarietà e i lavori più umili. Bisogna dunque stabilire se possiamo accettare il fatto che ci siano 4 milioni di persone, 4 milioni di lavoratori, che oggi, anche con un contratto, prendono meno di 9 euro lordi. Credo che questo sia inaccettabile in un Paese civile.

Concludendo, la nostra proposta non indebolisce la contrattazione. Vorrei rispondere al sottosegretario Durigon che il tema non è intervenire sulla decontribuzione del secondo livello contrattuale, perché chi ha tale livello contrattuale ha già un potere e un rapporto di forza che gli consente di fare il contratto nazionale e la contrattazione aziendale. Il problema è che bisogna tutelare quelli che non ce l'hanno. Questo è il dato fondamentale ed è per questo che chiediamo di contribuire e di aiutare le aziende che arrivano a questo, perché la competizione si fa sulla qualità, non sui bassi salari e sulle condizioni di lavoro peggiori. La discussione che abbiamo posto all'attenzione del Paese è questa: si può continuare così o dobbiamo invertire la rotta? Se come ha detto lei c'è questa disponibilità, discutiamone, troviamo una soluzione, ma il problema è che bisogna trasferire una parte dei profitti ai salari e agli stipendi. Questa è la vera discussione in atto sul salario minimo. (Applausi).

UNTERBERGER (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

UNTERBERGER (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, il nostro Gruppo esprimerà un voto favorevole alla mozione in esame.

Sono quasi 3 milioni i lavoratori e le lavoratrici che in Italia vivono sotto la soglia di povertà. Questo per un Paese civile non è accettabile. Il salario minimo esiste in quasi tutti i Paesi europei, compresi quelli che vantano tassi di occupazione e remunerazione ben più alti rispetto all'Italia. Ciò dimostra che non è un intervento che può alterare la dinamica tra domanda e offerta nel mercato del lavoro, anche perché tale dinamica non è mai pura, ma ci sono interi settori in cui il lavoratore non ha alcuna possibilità negoziale nei confronti del datore di lavoro.

Il salario minimo è uno strumento che quindi può creare un argine agli eccessivi squilibri e può contrastare quei rapporti di lavoro che rasentano lo sfruttamento.

Si è detto in questi giorni che 9 euro lordi sono una cifra troppo alta. Invece ritengo che sia il minimo di civiltà. Se si pensa a quanto è aumentato il costo della vita, al modo con cui ciò impatta soprattutto sui lavoratori dipendenti e al fatto che in Germania, per far fronte all'inflazione, a ottobre è stato portato da 9 a 12 euro l'ora. Non è un caso che questa proposta goda di un forte sostegno da parte dell'opinione pubblica. L'ultimo sondaggio pubblicato dai giornali di oggi dice che il 70 per cento degli italiani è favorevole, con punte importanti di consenso anche tra gli elettori di centrodestra. Sempre questo sondaggio dice che il 73 per cento degli italiani ritiene i 9 euro una cifra insufficiente e che una paga giusta sarebbe tra i 10 e i 12 euro l'ora.

Insomma c'è una domanda che arriva dal Paese che non si può far finta di non vedere. È una domanda sul carovita, sul fatto che è inaccettabile lavorare ed essere una persona povera. Dire che un salario dignitoso sarebbe puro assistenzialismo è un atto di cinismo. Il Governo faccia un passo in avanti, ma lo faccia subito senza aspettare l'autunno. È con questo auspicio che ribadisco il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie alla mozione al nostro esame. (Applausi).

BORGHI Enrico (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BORGHI Enrico (Az-IV-RE). Signor Presidente, colleghi, è dal 1990 che le retribuzioni medie lorde annue nel nostro Paese scontano un differenziale negativo e diverso rispetto ad altri Paesi con le nostre caratteristiche. Senza andare ad un confronto con altre realtà dell'Europa dell'Est o della Scandinavia e per rimanere al confronto con due Paesi che hanno le nostre dimensioni e le nostre caratteristiche, la Germania e la Francia, noi possiamo accorgerci che le retribuzioni medie in Germania dal Novanta ad oggi sono aumentate del 33,7 per cento, in Francia del 31,1 per cento e in Italia sono diminuite del 2,9 per cento. Se affianchiamo a questi dati la verifica sulla crescita in termini reali, che è passata dal 45 per cento del decennio degli anni Settanta allo 0,9 per cento del decennio tra gli anni Dieci e gli anni Venti di questo secolo, cui è seguita la pandemia, ci rendiamo conto della complessità e dell'assurdità per alcuni aspetti.

Vorrei però fare una domanda ai presentatori di questa mozione; esiste un nesso causale tra la mancata modernizzazione del Paese e la sua competitività? Esiste un nesso causale tra la debolezza della politica, la sperequazione dei redditi e il blocco dei salari?

Dopo un trentennio così, forse dovremmo riflettere sul fatto che la delegittimazione della politica, in cui molti si sono esercitati nel corso di questi anni, viene pagata dalle fasce più deboli della popolazione. E non basta, cari colleghi, per rifarsi una coscienza, una mozione degli affetti nei confronti dei più deboli. Bisogna riflettere sugli elementi strutturali che hanno intaccato nel profondo le istituzioni (Applausi), impedendo loro di agire in termini di equità, di perequazione e di giustizia sociale.

Cari colleghi del MoVimento 5 Stelle, tra questi elementi strutturali c'è stata anche l'azione sistematica di delegittimazione dei partiti, dei movimenti sociali e dei sindacati (Applausi) che solo recentemente state mettendo in discussione. Richiamo in proposito un interessante intervento del presidente Patuanelli sul «Corriere della Sera» di sabato scorso circa l'esigenza di ripristinare il finanziamento pubblico dei partiti.

Forse vi state accorgendo anche voi che senza corpi intermedi, che con la piena disintermediazione, che con la rete al posto delle comunità, pagano i più deboli, paga un sistema di un mercato del lavoro che è sclerotizzato e che produce bassi tassi di occupazione, disoccupazione giovanile femminile, sacche di inattività. Evitiamo quindi per cortesia la logica settaria, secondo la quale chi è a favore del salario minimo è con i fragili e chi mostra delle perplessità è contro i deboli. Sappiamo bene infatti anche noi qual è il quadro e dobbiamo riflettere sugli strumenti. E se ci permettiamo di porre alcuni dubbi, lo facciamo esattamente per raggiungere lo stesso obiettivo. Diciamo, per esempio, di fare attenzione al rischio boomerang, all'abbassamento cioè della soglia delle retribuzioni sull'asticella fissata per legge, all'uscita dei contratti delle imprese che avrebbero una legge per diminuire la dinamica retributiva.

Cari amici del MoVimento 5 Stelle raccontare che si risolve tutto con una legge ricorda troppo il balcone dell'abolizione della povertà e abbiamo visto come è andata a finire. Vuol dire non fare nulla? No. Abbiamo anche diverse sensibilità all'interno del nostro Gruppo e lavoreremo con le nostre sensibilità per raggiungere lo stesso obiettivo: politica dei redditi, taglio delle tasse sul lavoro, produttività a favore della crescita dei salari, sviluppo, partecipazione dei lavoratori agli utili. Non dimentichiamoci, cari colleghi, la lezione di Tarantelli, che lasciò la vita per queste cose. I salari si determinano in un confronto fra le parti sociali che tenga conto delle condizioni reali del mercato e la loro crescita è legata non all'inseguimento dei prezzi al consumo, ma alla produttività, alla partecipazione dei lavoratori agli utili, alle concertazioni tra le parti sociali, in cui la politica svolge un ruolo di impulso ma non invade il campo.

Se poi spiegassimo che dietro questa proposta di salario orario lordo minimo a 9 euro c'è anche l'assorbimento comprensivo del trattamento economico minimo, degli scatti di anzianità, delle mensilità aggiuntive, delle indennità concettuali fisse e integrative, se spiegassimo che ci si propone di aumentare le tasse per sostenere questo tipo di operazione, forse cambierebbe anche l'atteggiamento nei confronti dell'opinione pubblica.

In questa ottica, noi pensiamo che la politica si debba assumere delle responsabilità molto precise, non inseguendo la demagogia, non agitando in maniera generica delle bandiere e facendo annunci che poi rimangono tali, ma perseguendo una strada di autentica responsabilità. Come diceva qualcuno non dimenticato, la politica è altrove e prima o poi dovrete tornarci. Noi vi aspettiamo lì. (Applausi).

RONZULLI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RONZULLI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, «Se devi dire una bugia dilla grossa» è il titolo di una nota commedia che oggi la sinistra porta in Parlamento e nelle piazze per sostenere il salario minimo per legge. Di bugie, ma di quelle grosse, ne abbiamo sentite tante in questi giorni di campagna e di propaganda.

Prima bugia: tentate maldestramente di usare una direttiva europea del 2022, che proponeva, sì, di frenare il fenomeno dei cosiddetti workings poors, i lavoratori poveri, ci mancherebbe, ma aggiungendo che eventuali misure dovevano espletarsi nel rispetto delle competenze nazionali, quindi non c'è nessuna imposizione che arriva dall'Europa a fissare per legge un salario minimo orario. Al contrario, la Commissione riconosce che i Paesi con un'elevata copertura della contrattazione collettiva sono caratterizzati da un numero minore di lavoratori con stipendi bassi e con salari minimi sopra la media europea. La soglia ritenuta adeguata dall'Unione europea è dell'80 per cento e - guarda un po' - l'Italia supera l'85 per cento.

Bugia numero due: le sinistre - non si capisce se per amnesia o malafede - accusano il centrodestra di essere contro il salario minimo. Mi chiedo se sono le stesse sinistre che in questi anni hanno sfilato per strade e piazze, abbracciate con i sindacati come la CGIL che si sono strenuamente opposti a questa misura perché altrimenti avrebbero visto totalmente depotenziato, se non addirittura esautorato, il loro potere di contrattazione con le imprese. (Applausi). Ci avete accusati sul punto di essere persino arroganti, ma vogliamo parlare dell'arroganza di chi, dopo aver governato per undici anni senza aver mai vinto le elezioni e pur essendo azionista importante, non ha mai avuto l'idea di proporre ciò per cui oggi dice di lottare e soltanto oggi fa proposte trabocchetto pensando di far fessi gli italiani?

Terza bugia: il Governo e la maggioranza favorirebbero la proliferazione dei contratti cosiddetti pirata. Falso. Per dimostrarlo basterebbe leggere qualche libro di storia contemporanea, perché era il 1995 quando la sinistra politica e sindacale promosse uno sciagurato referendum sulla modifica dell'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori. Fu questo referendum il padre di tutti i contratti pirata; da lì origina il fenomeno che vede pseudo-sindacati stipulare con organizzazioni di comodo, spesso molto poco rappresentative, accordi a danno dei lavoratori.

Abbiamo tutti a cuore l'interesse dei cittadini, la dignità del lavoro e ovviamente stipendi adeguati, come infatti i provvedimenti del Governo hanno dimostrato. Sia ben chiaro, per evitare strumentalizzazioni, che noi non siamo contro il salario minimo tout court; siamo contro la brutale semplificazione di un problema complesso. Imporlo per legge sarebbe controproducente e dannoso, perché in questo modo si rischia di spingere verso il basso anche i salari contrattuali presenti nella buona e sana contrattazione collettiva, che attualmente, come sappiamo tutti, sono più alti di 9 euro all'ora. In tal modo volteremmo davvero le spalle ai lavoratori, perché guadagnerebbero di meno; inoltre si danneggerebbero i sindacati e la rappresentanza imprenditoriale, perché le aziende avrebbero maggior convenienza ad uscire dai contratti nazionali.

Ci sono altri modi per aumentare i salari bassi, a cominciare dalla riduzione delle tasse e delle contribuzioni sul lavoro, cioè tagliando il cuneo fiscale e contributivo, come questo Governo sta già facendo.

Infine vorrei sottolineare il rischio che la monopolizzazione del dibattito sul lavoro esclusivamente sul tema del salario minimo rischia di far cadere nel dimenticatoio il tema dell'adeguamento del salario complessivo, che è centrale. Oggi alla Camera abbiamo annunciato la presentazione di una proposta di legge che ci auguriamo rappresenti finalmente la base di un dialogo senza ideologia, non tanto per introdurre una cifra oraria minima, ma per alzare le retribuzioni di chi guadagna meno di 25.000 euro lordi. Tale proposta ha diversi obiettivi: continuare sul solco già tracciato della detassazione della tredicesima mensilità, del lavoro notturno e degli straordinari ed estendere ad ogni forma di assunzione la contrattazione collettiva già in essere fra sindacati e datore di lavoro, che già prevede livelli minimi di retribuzione. In questo modo combatteremmo lo sfruttamento del lavoro, il dumping e il lavoro sommerso.

Per questi motivi non possiamo votare a favore della mozione n. 8. In conclusione, colleghi, se avete davvero a cuore il futuro dei lavoratori, smettetela con inutili ribalte e sedetevi a confrontarvi nel merito, altrimenti vorrà dire che la vostra priorità non è mettere più soldi nelle loro buste paga, ma strumentalizzare i bisogni e le sofferenze per lucrare qualche zero virgola nei sondaggi, ma non ci riuscirete perché non smetteremo mai di smascherare le vostre bugie e le vostre false soluzioni. (Applausi).

PIRRO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIRRO (M5S). Signora Presidente, sono un po' in imbarazzo dopo le affermazioni della collega che mi ha preceduto che, in quanto a bugie e travisazioni della realtà, credo abbia fatto il doppio salto mortale carpiato quest'oggi in Aula.

Mi riferisco al riferimento alla proposta di legge che hanno presentato poco fa alla Camera, che riguarda la contrattazione collettiva e la detassazione di una parte della contribuzione oltre lo stipendio, con cui hanno dichiarato che avrebbero garantito da 1.000 a 2.000 euro l'anno in più nelle tasche dei lavoratori con meno di 25.000 euro di reddito annuo. Facendo due conti, se quei lavoratori fossero 3,5 milioni (ed è matematica spiccia che si impara alle elementari), avrebbero solo 285 euro l'anno; tuttavia, per quanto ci risulta - e forse ora che governate potevate chiedere un'informazione ai tecnici del Ministero dell'economia e delle finanze e alla Ragioneria generale dello Stato - i lavoratori che guadagnano meno di 25.000 euro l'anno sono ben più di 3,5 milioni, per cui sarebbero ancora meno dei 285 euro l'anno di cui ho parlato io, che equivalgono a circa 25 euro al mese. Ridicolo: questo è l'unico termine che si può dare a questa proposta (Applausi).

Se volete parlarne seriamente, facciamolo con delle proposte adeguate e metteteci i soldi, che però non andrebbero presi dalle tasse e dalla detassazione, perché quei soldi servono per dare servizi ai cittadini. Invece, l'aumento di stipendio dovrebbero pagarlo quegli stessi imprenditori che fanno miliardi di extra profitti; invece vogliamo tagliare i fondi statali e la contribuzione, quindi togliere altri servizi ai cittadini italiani. Così direi che non ci siamo proprio.

Riprendo da quello che doveva essere il mio intervento in dichiarazione di voto. L'articolo 36 della Costituzione l'abbiamo imparato tutti, perché ho visto che viene citato anche nell'ordine del giorno della maggioranza, ma mi piace leggerlo: «Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa». Bene, gli articoli di giornale degli ultimi mesi recitano: «Salario minimo, sentenza del tribunale di Milano: pagare 3,86 euro all'ora è contro la Costituzione» (6 aprile). «Salario minimo: pagare troppo poco è anticostituzionale» (2 maggio). Arriviamo al 18 luglio: «Sfruttamento dei lavoratori, una nota azienda di vigilanza sottoposta a controllo giudiziario», perché pagava troppo poco, faceva caporalato e sfruttava i lavoratori. Quindi di sicuro un problema ce l'abbiamo.

Uno dei comparti maggiormente colpiti dalla piaga delle paghe troppo basse è il contratto della vigilanza e multiservizi, che hanno un contratto collettivo, oltre ad averne di privati, ma anche quello sottoscritto dalle firme più rappresentative dei sindacati sta sotto i 9 euro l'ora (viaggia intorno a 6,50 euro per la vigilanza armata e a meno ancora per quella non armata). La stessa cosa per il personale che lavora nelle RSA, che sta intorno ai 6 euro l'ora, come ha dichiarato più volte la mia collega Guidolin. Ci sono esimi costituzionalisti che dichiarano che il salario minimo deve essere stabilito per legge, visto che già lo fissava in origine la Costituzione.

Sono un paio di giorni che la maggioranza comincia ad aver capito questo discorso, tant'è che oggi hanno avanzato una loro proposta e pensano di discuterne alla Camera, cercando di rinviare il voto sul disegno di legge delle opposizioni, perché c'è un sondaggio che dice che più del 70 per cento degli italiani è a favore, compreso chi sostiene il Governo.

E finiamola anche con la barzelletta che il salario minimo a 9 euro l'ora porterebbe al ribasso gli stipendi che attualmente sono più alti, perché, se quello è il livello minimo, automaticamente deve essere riparametrato tutto verso l'alto ed è a questo che serve la contrattazione sindacale, è in questa direzione che va assolutamente rafforzata. Non dimentichiamoci di quello che ci chiedono i giovani, visto che parliamo continuamente di fuga dei cervelli visto che i nostri giovani se ne vanno all'estero. La loro di richiesta è di avere salari adeguati al costo della vita. Negli anni Ottanta con lo stipendio medio di un operaio si potevano comprare 1.000 coni gelato; fatte le dovute proporzioni, al giorno d'oggi non se ne acquistano neanche 500. Fatevi una domanda, rendetevi conto delle condizioni in cui vivono i lavoratori italiani e di quanto potere d'acquisto hanno perso.

Gli altri 21 Paesi europei, che hanno già un salario minimo introdotto per legge, non hanno visto la contrattazione collettiva ridotta, né sono stati rivisti al ribasso gli altri salari. Ma naturalmente noi siamo sempre migliori degli altri e gli altri sono sempre degli sciocchi. Con la nostra proposta non sarebbero 280 scarsi gli euro in più all'anno nelle tasche dei lavoratori, perché 3,6 milioni di lavoratori che oggi guadagnano meno di 9 euro vedrebbero aumenti medi che partono da circa 800 euro. Questa è una proposta concreta per aiutare i cittadini italiani che sono più in difficoltà, i working poors, quelli a cui avete tolto anche l'integrazione del reddito di cittadinanza. È per queste ragioni che voteremo a favore della nostra mozione. (Applausi).

MURELLI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MURELLI (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, onorevoli colleghe senatrici e colleghi senatori, sottosegretario Durigon, sono mesi che viene portata avanti una strumentalizzazione vergognosa da parte delle opposizioni, che mi fa sorgere... (Brusio).

PRESIDENTE. Mi scusi un attimo, senatrice Murelli. Colleghi, soprattutto da questo lato arriva un rumore tale che impedisce di ascoltare la senatrice Murelli.

Prego, senatrice.

MURELLI (LSP-PSd'Az). Ricomincio, Presidente.

Sono mesi che viene portata avanti una strumentalizzazione vergognosa da parte delle opposizioni, che mi fa sorgere una domanda.

Nella scorsa legislatura c'erano due proposte di legge sul salario minimo: una del PD e una del MoVimento 5 Stelle. Nel Governo Conte 2, il Ministro del lavoro era dei 5 Stelle, mentre nel Governo Draghi il ministro del lavoro era Orlando. Allora mi chiedo: non ci credevate nemmeno voi o servivano solamente per strumentalizzare la questione? (Applausi).

Partiamo dall'ABC. La questione si è naturalmente evoluta dopo l'approvazione della direttiva europea del 14 novembre 2022. Lo dice la stessa parola, "direttiva europea": dà indicazioni ed è una normativa che deve essere applicata a livello nazionale. La direttiva forse qualcuno non l'ha letta, poiché non fissa una soglia europea del salario minimo, bensì detta le regole dentro le quali ciascun Stato membro deve muoversi. L'obiettivo dell'Europa non è quello di uniformare i sistemi nazionali sui salari minimi per la definizione di un salario minimo unico per tutti gli Stati membri europei, ma piuttosto di tendere direttamente a una convergenza verso l'alto dei salari, e avere una riforma del salario a livello europeo che vada a togliere quel dumping fiscale e salariale che non dà competitività al nostro mercato del lavoro e nemmeno alle nostre aziende. Questo sarebbe il fine della direttiva europea, che però non si raggiunge.

Il nostro Paese gode di una contrattualizzazione collettiva che copre l'85 per cento dei lavoratori. Questo sistema garantisce una serie di misure che negli anni sono state introdotte a tutela dei lavoratori: oltre al minimo tabellare c'è il TFR e la tredicesima, ci sono le ferie e i permessi. Tale sistema già in molti casi determina salari molto più alti del salario minimo. Le principali voci contro l'introduzione del salario minimo legale non provengono dalla Lega o dal centrodestra, ma direttamente dai sindacati dei lavoratori che nell'introduzione del salario minimo vedrebbero un ostacolo alla loro contrattazione. Inoltre, tale introduzione porterebbe ad un salario che, se noi sfioriamo i 9 euro, sicuramente è inferiore rispetto a quello stabilito già dalla contrattazione collettiva con tutti gli incentivi che ho descritto in precedenza.

È vero, ci sono contratti i cui importi andrebbero aggiornati: mi riferisco a quello dei metronotte, la vigilanza armata o non armata, il cui salario è sicuramente inferiore al salario minimo; a quello delle badanti, degli OSS all'interno delle RSA, delle baby sitter, delle tagesmutter che lavorano per le cooperative. Per non parlare poi delle notizie di stampa, dove si parla di cooperative che sfruttano i lavoratori immigrati all'interno del settore dell'agricoltura, che non sono solo sottopagati ma addirittura non vengono pagati, ma vengono tenuti in condizioni vergognose e non dignitose, con l'utilizzo e lo sperpero di soldi pubblici.

Altro discorso sono i contratti pirata: si tratta, come è noto, di accordi sottoscritti da organizzazioni sindacali per lo più fittizi, di comodo o comunque sprovvisti di adeguata rappresentanza sul piano nazionale.

Nella nostra Costituzione si tutela il lavoratore, secondo l'articolo 36, ma poi l'articolo 39 non è mai stato attuato. Allora è questo discorso che dobbiamo andare ad analizzare. L'introduzione del salario minimo metterebbe a rischio il sistema della contrattazione collettiva con il serio pericolo di favorire la tendenza alla diminuzione delle ore lavorate, l'aumento del lavoro nero, l'incremento della disoccupazione e l'aumento dei contratti di lavoro irregolari e dei contratti pirata. Addirittura potrebbe avere un effetto inflazionistico, a discapito dei salari che già superano la soglia del salario minimo.

Una domanda importante riguarda il tema del lavoro e dei contratti, che non è sicuramente semplice. Come dicevo prima, c'è il dumping fiscale e il dumping salariale che va considerato a livello europeo. Con questo, non sono a dire che nel nostro Paese la contrattazione collettiva è perfetta; anzi, alla Camera è stata approvata una mozione in merito a novembre ed è in discussione il disegno di legge sul salario minimo. Nella mozione di maggioranza è stato votato il necessario rafforzamento della contrattazione collettiva, in linea con la direttiva europea, per estendere l'efficacia dei contratti collettivi nazionali comparativamente più rappresentativi anche in quei settori in cui effettivamente non ci sono.

Vi è poi l'impegno a contrastare i cosiddetti contratti pirata da parte delle cooperative spurie, con particolare riguardo alla contrattazione di secondo livello e ai cosiddetti contratti di prossimità o ai contratti di distacco. Infine vi è un tavolo di confronto finalizzato alle politiche per la riduzione del costo del lavoro e all'abbattimento del cuneo fiscale: altro tema molto importante che sicuramente non rende competitive le nostre aziende, perché il costo del salario italiano è sicuramente più elevato rispetto a quello degli altri Paesi europei.

È per tutto questo che la Lega voterà a favore dell'ordine del giorno espresso dalla maggioranza e in modo contrario sulla mozione presentata dall'opposizione. (Applausi).

ZAMPA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZAMPA (PD-IDP). Signora Presidente, colleghe e colleghi, la battaglia sul salario minimo è una battaglia per la dignità delle persone, delle lavoratrici e dei lavoratori.

A proposito di questa battaglia - che oggi si consuma, non soltanto qui, ma poco lontano da noi a Montecitorio - ringrazio i colleghi del MoVimento 5 Stelle per avere voluto presentare una mozione su questo tema. In questa mozione riconosciamo i nostri obiettivi e i nostri valori, ma soprattutto qui sta l'ambizione di dare finalmente attuazione all'articolo 36 della Costituzione, che indica al legislatore la necessità, anzi, vorrei dire il dovere di riconoscere una giusta retribuzione al lavoratore, una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro, che garantisca comunque al lavoratore - e davvero vorrei che riflettessimo su questa espressione - una vita dignitosa e libera, libera da ogni ricatto e dignitosa in ogni sua parte.

Al riguardo sarei davvero curiosa - ho ascoltato alcuni interventi - di approfondire realmente e di sentire argomentazioni su come si pensa di poter, non dico raggiungere, ma avvicinare almeno l'obiettivo indicato dalla Costituzione restando al di sotto dei 9 euro all'ora. Stiamo parlando di 9 euro all'ora e credo che ognuno in quest'Aula dovrebbe mettersi davvero la mano sulla coscienza prima di aprire la bocca a casaccio, sparando parole in libertà, quando parliamo di 9 euro all'ora per il salario minimo: 9 euro lordi all'ora. (Applausi).

Comprendo l'imbarazzo della maggioranza, che deriva innanzitutto dal fatto che nel 2022 a Bruxelles ha votato la direttiva che oggi evidentemente si spiega non essere esattamente quello che si voleva ed è un'altra cosa. Ma l'imbarazzo che la maggioranza prova di fronte a tutto questo è tradito dall'ordine del giorno che è stato presentato oggi in quest'Aula, un ordine del giorno che è tutto benaltrismo: bisogna fare di più e meglio, ma l'importante è non fare ciò che è possibile, cioè votare insieme il salario minimo.

Qualche dato è stato richiamato e credo che dobbiamo riflettere un attimo e provare a ripercorrerli, invece che liquidare il tema, facendo ricorso all'argomento che ho appena sentito della contrattazione sindacale e dei contratti siglati dalle organizzazioni sindacali. Parliamo di circa 3 milioni di lavoratori dipendenti, l'11,7 per cento di lavoratori dipendenti che riceve un salario inferiore ai minimi contrattuali. (Applausi). Si tratta di una percentuale ben al di sopra della media europea, che si attesta al 9,6 per cento, altro che dumping salariale: sono oltre 2,5 milioni i lavoratori che percepiscono retribuzioni al di sotto.

L'insufficienza dei salari percepiti dai lavoratori italiani risulta confermata da un dato INPS che dovrebbe davvero colpire tutti noi che siamo qui a rappresentare il popolo italiano. Il dato INPS ci dice che l'insufficienza dei salari è tale che 365.000 persone titolari di un rapporto di lavoro attivo percepiscono in realtà il reddito di cittadinanza, che con il decreto-legge che avete votato ci apprestiamo a cancellare. Significa che sono lavoratori che percepiscono stipendi che non consentono loro di superare la soglia di povertà.

Quando avanziamo la proposta di salario minimo, la cui soglia a tutela della dignità, come ho detto, è fissata a 9 euro, non parliamo del trattamento economico complessivo (anche questa è una cosa sbagliata che ho sentito pronunciare poco fa), ma di quello minimo. Emerge dai dati pubblicati in più sedi e vorrei citare semplicemente il «Sole 24 Ore», organo d'informazione della Confindustria: da una serie di importanti contratti collettivi nazionali, firmati dalle più rappresentative organizzazioni sindacali e datoriali, emerge che il parametro dei 9 euro orari non è rispettato in sei dei dodici profili professionali indicati. Sono numeri che sono stati pubblicati l'8 luglio scorso, non farete fatica ad andarli a consultare.

Sono stati citati alcuni dei profili e dei lavori nei quali si scende molto al di sotto dei 9 euro, come la logistica: pensate a un rider che gira in bicicletta (e li vediamo viaggiare nelle nostre città in questi giorni e in queste ore, con le attuali temperature, perché ci consegnano il cibo); ebbene, i rider in bici non guadagnano neanche 9 euro lordi l'ora, ma sono fermi a 8,86. L'imballatore nella distribuzione moderna è fermo a 8,51 euro; l'addetto alla potatura, nel settore delle pulizie (altro dei mestieri i cui operatori oggi sono lì, sotto il sole, con questa calura), è fermo a 7,73 euro; e poi c'è la vigilanza privata, la cui guardia di quarto livello è ferma 7,68 euro.

Credo davvero che, come vi dicevo, siamo chiamati a un sussulto di dignità, noi, quando parliamo della dignità dei lavoratori italiani. Mi sarebbe piaciuto che fosse stato affrontato davvero, al di là della propria appartenenza politica, questo tema, che ha a che fare con la dignità della vita delle persone.

Per queste ragioni, annuncio il voto favorevole del mio Gruppo. (Applausi).

BERRINO (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERRINO (FdI). Signor presidente, innanzi tutto vorrei sgomberare il campo da quello che si è lasciato trasparire in questi giorni con le tante polemiche.

Fratelli d'Italia e il centrodestra non hanno mai detto una sola volta che non ci sono salari troppo bassi. Non l'ha mai affermato, non l'abbiamo mai detto. L'abbiamo sempre saputo e voi ve ne siete accorti adesso. C'è chi governava da cinque anni e chi da dieci (Applausi) e ha fatto promesse di eliminare la povertà e che i rider sarebbero stati tutti messi in regola e avrebbero lavorato a stipendio fisso (sono proprio gli esempi che avete fatto voi). Nulla di questo avete fatto: ci avete messo anni a capire che la Costituzione parla di una retribuzione che sia coerente con il lavoro fatto, perché, se ci aveste messo meno anni a capirlo, forse avreste fatto proposte precedenti e le avreste già approvate.

E adesso dite a noi e ci rinfacciate di non sapere che in Italia ci sono lavoratrici e lavoratori che guadagnano troppo poco? Lo dite a noi, che come prima mossa economica, già nella legge di bilancio, abbiamo tagliato il cuneo fiscale per dare soldi in più a chi guadagnava poco, cosa che voi non avete mai fatto in tanti anni di Governo? (Applausi). Voi dite questo a noi, rinfacciandoci che non lo sappiamo o che diciamo esattamente il contrario? No, la vostra è solo propaganda, per riavvicinarvi a quei lavoratori di cui per troppi anni non avete parlato e vi siete dimenticati. E adesso, prima dell'estate, parlate di salario minimo? Adesso? E volete creare quella differenza, che giustamente qualcuno intelligentemente ha notato, tra chi è amico e, come dire, va incontro alle esigenze dei poveri o di chi lavora poco e chi non lo è: non è così, signori, perché anche noi abbiamo presente cosa bisogna fare. Ma voi sapete che quella percentuale di persone che veramente guadagnano poco, guadagna poco non perché lavora poche ore, ma perché percepisce un salario estremamente basso è piccola? E sapete che quella piccola percentuale; e quella piccola percentuale, per farla salire al di sopra della somma che dite voi, costerebbe 6,5 miliardi di euro?

A chi mettiamo a carico quei 6,5 miliardi di euro? Al pubblico? (Applausi). Non penso, perché lo stesso Cottarelli, che fino a poche settimane fa è stato senatore del Partito Democratico, oggi ha detto che non si può pensare di metterlo a carico del pubblico. Allora lo mettiamo a carico del privato? Mettendolo a carico del privato, quante aziende sarebbero costrette a chiudere o a licenziare? Quanti posti di lavoro metteremmo a rischio con questa misura? Vi faccio l'esempio di una badante, una delle tante badanti il cui stipendio contrattuale è di 7,80 euro all'ora. Una badante, messa in regola per trentotto ore a settimana, guadagna netti, in busta paga, 1.440 euro al mese. Se portiamo il salario minimo a 9 euro, ciò vuol dire aumentare del 13 per cento il suo stipendio. Secondo voi, quante famiglie sono in grado di sopportare quel 13 per cento in più? (Applausi). A chi va a carico quell'aumento del 13 per cento? Dunque di cosa parliamo, se non di sterile propaganda? Visto che avete affermato di essere tutti d'accordo, ricordo che oggi il segretario generale della CISL ha detto che non è possibile il salario minimo come l'avete previsto voi, che il salario minimo deve essere quello stabilito contrattualmente per le varie categorie.

Allora vedete che, se anche voi siete d'accordo a risolvere il problema, bisogna fermarsi un attimo e discutere tutti assieme su come fare e non cercare la medaglia per aver approvato la mozione o la misura alla Camera. Bisogna fermarsi un attimo, mettersi tutti assieme, con i sindacati e la politica, per capire come bisogna agire per risolvere questo problema, che noi non neghiamo.

Onorevoli colleghi, vi invito a ritirare la mozione in esame, a non andare a uno scontro che non serve a niente e a nessuno, neanche a risolvere il problema. Serve solo a mettersi una medaglia nel mese di agosto, per poi tornare a settembre con lo stesso identico problema. Ritirate questa mozione, altrimenti il nostro voto sarà negativo, perché la mozione non serve a niente, non dice dove trovare i soldi, né come trovarli, se non, come qualcuno ha detto - questo è veramente incredibile - togliendo una parte del profitto a quelle poche aziende che ce l'hanno, per trasmetterlo ai lavoratori. Ciò significherebbe condannare a morte tantissime aziende, non tutte, non quelle che fanno extraprofitti, ma tantissime aziende che in questi momenti di crisi sono rimaste aperte grazie al sacrificio degli imprenditori. (Applausi). Se questo non si può fare, se con i soldi pubblici non si può fare, diteci voi come farlo! Sediamoci a un tavolo e discutiamone tutti assieme. (Applausi).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come da Regolamento procederemo prima con la votazione della mozione e poi con la votazione dell'ordine del giorno.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 8 (testo 2), presentata dal senatore Patuanelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1, presentato dal senatore Malan e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Discussione e reiezione della mozione n. 65 sul sostegno alle politiche abitative e di edilizia agevolata (ore 18,44)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00065, presentata dal senatore Mirabelli e da altri senatori, sul sostegno alle politiche abitative e di edilizia agevolata.

Ha facoltà di parlare la senatrice Zambito per illustrarla.

ZAMBITO (PD-IDP). Signor Presidente, colleghe e colleghi vorrei anzitutto ringraziare il collega Mirabelli (Applausi), primo firmatario di questa mozione, da sempre molto attento alle politiche abitative. Devo ammettere di essere stata contenta di lavorare con lui e con gli altri colleghi su un tema che mi sta particolarmente a cuore. Mi sono occupata di politiche abitative nei miei dieci anni da assessore a Pisa; prima con la delega alle case popolari e nei successivi cinque anni anche come assessore all'urbanistica, imparando che su questi temi serve una grande capacità di ascolto e di visione. Tutto ciò che decidiamo di fare oggi non ha infatti solo una conseguenza nell'immediato, ma può cambiare i destini di migliaia di persone, il tessuto sociale di un quartiere e di una intera città. Quella che stiamo discutendo è una mozione che impegna il Governo su diversi punti. Su alcuni di essi, come è del tutto evidente, vi chiediamo un cambio di rotta.

Nella scorsa legislatura infatti era stato rafforzato il Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione, con un incremento di risorse di 160 milioni di euro per il 2020 e altrettanti per il 2021, oltre all'incremento per il Fondo morosità incolpevole. Con la legge di bilancio del 2023 queste risorse sono state spazzate via del tutto. (Applausi). Ecco, io penso che chiunque abbia fatto l'assessore alla casa, (a chi tra i colleghi di maggioranza non è capitato di fare questa esperienza, rivolgo l'invito a fare una telefonata ai propri amministratori per poter verificare quello che sto dicendo). Sappia che queste risorse servono a migliaia di famiglie italiane per non farle cadere in uno stato di povertà (Applausi), per non costringerle a vivere una situazione di sfratto.

Al Governo chiediamo allora innanzitutto di rivedere questa scelta nel primo provvedimento utile. Voglio dirlo chiaramente: una scelta del genere non sarebbe una vittoria delle opposizioni, sarebbe soltanto un segnale forte e importante verso cittadini che hanno bisogno di sentire il sostegno delle istituzioni (Applausi) e ne hanno bisogno ancor di più in una fase come quella che stiamo vivendo, nella quale l'aumento dei prezzi, l'inflazione che mangia i salari e le grandi difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro stanno acuendo sempre di più le già profonde diseguaglianze.

È per questo che nei punti di questa mozione chiediamo al Governo un impegno più largo, come dicevo prima, un'azione che abbia una visione lunga e che vada incontro anche ai tantissimi giovani che si ritrovano ad affrontare, tra le tante difficoltà, quella dell'acquisto o dell'affitto di un immobile, oppure quella di trovare un alloggio ad un costo sostenibile nella città nella quale studiano.

Nella società che stiamo costruendo, da una parte, c'è chi riesce, per patrimonio o liquidità accumulata, ad accedere al credito e all'acquisto di una casa, dall'altra, e sono soprattutto i giovani, chi non riesce a fare nessuna delle due, oppure chi riesce a farlo, ma con grande difficoltà e grazie al sostegno dei propri genitori e, ancora, alle esigenze di chi è costretto ad osservare inerme l'aumento dei tassi di interesse sui mutui che stanno letteralmente mettendo in ginocchio intere famiglie.

Su questi aspetti chiediamo al Governo di intervenire anche nell'ottica della tanto sbandierata lotta alla denatalità. (Applausi). Ecco, nasce anche qui la nostra richiesta al Governo di adottare e promuovere politiche pubbliche ed organiche per la casa, sostenute da una legge quadro sull'edilizia residenziale pubblica e l'edilizia sociale e da adeguate risorse per incrementare significativamente l'offerta di alloggi a canone sociale. Accanto a questo - è un punto che mi sta particolarmente a cuore - c'è la riqualificazione degli edifici pubblici sfitti per mancanza di manutenzioni straordinarie. È un tema di giustizia sociale: come possiamo accettare l'idea che ci siano tante famiglie che aspettano da anni l'assegnazione di una casa popolare sapendo che ci sono case sfitte che i Comuni non possono assegnare perché non hanno le risorse per manutenerle o rimetterle a posto? (Applausi). Di fronte a un'ingiustizia così evidente non possiamo girarci dall'altro lato. Il PNRR da questo punto di vista può e deve essere la grande occasione da sfruttare e anche su questo chiediamo al Governo un impegno concreto, immediato, fattivo e di lunga durata su un tema che può cambiare e migliorare la vita di milioni di cittadini italiani.

La parola "casa" porta e deve portare con sé sentimenti positivi, finché per qualcuno rappresenterà sentimenti di ansia, paura e preoccupazione, nessuno di noi potrà sentirsi con la coscienza a posto. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulla mozione presentata.

BIGNAMI, vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, nel ringraziare per l'opportunità di discutere del tema e ovviamente interessato al dibattito che si svolgerà in Aula e a cui evidentemente presterà grande attenzione relativamente agli orientamenti di voto che i Gruppi intenderanno esprimere, il Governo, preso atto della mozione che è stata presentata dal senatore Mirabelli, rassegna i seguenti pareri.

Per quanto riguarda i quindici capoversi di cui constano le premesse, si esprime parere contrario sul quarto, sul quinto e sul quattordicesimo capoverso.

L'ottavo capoverso è accoglibile limitatamente alla seconda parte, quella che riguarda gli alloggi universitari. Il quindicesimo capoverso è accoglibile limitatamente al primo periodo, quindi con una valutazione di non accoglibilità rispetto al richiamo al fondo di garanzia.

Sui restanti capoversi, invece, il parere è favorevole.

Per quanto riguarda gli impegni previsti per il Governo, il parere è favorevole sul primo, subordinatamente all'inserimento in incipit delle parole «a valutare iniziative di competenza volte a»; sul secondo impegno il parere è favorevole subordinatamente alle seguenti modifiche, ovvero: inserire in incipit le parole «compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica», che è una formula che, come i colleghi sanno bene, accompagna inevitabilmente gli atti di natura parlamentare rispetto a ciò che non è nella programmazione; le parole «una legge quadro», inoltre, verrebbero sostituite dalle parole «un piano», evidentemente con ciò deflettendo dall'ipotesi di un intervento di natura legislativa.

Sul terzo impegno il parere è favorevole subordinatamente alla seguente modifica: le parole «ottenere il saldo zero del consumo del suolo» sono sostituite dalle parole «ridurre il consumo del suolo», questo anche in ragione del fatto che, come i colleghi sanno, la materia è disciplinata da una concorrenza legislativa con le Regioni e pertanto si introdurrebbe un principio di facile censurabilità in sede costituzionale.

Sul quarto e sul quinto impegno il parere è favorevole.

Sul sesto impegno il parere è favorevole subordinatamente alle seguenti modifiche: sono inserite in incipit le parole «a valutare l'opportunità di», dopo la parola «potenziale» è inserita la parola «anche» e si propone di cassare le parole da «prioritariamente» fino a «diritto allo studio».

Sul settimo impegno il parere è favorevole subordinatamente alle seguenti modifiche: le parole da «una più efficace» fino a «urbanistica delle città» sarebbero sostituite dalle parole «la revisione della disciplina delle locazioni di tipo turistico», quindi evidentemente eliminando una edulcorazione che ha più una connotazione di merito.

Sull'ottavo, sul nono e sul decimo impegno il parere è contrario.

Sull'undicesimo impegno il parere è favorevole subordinatamente alla seguente modifica: le parole «a utilizzare» sono sostituite dalle parole «a valutare l'opportunità di utilizzare», mentre il resto dell'impegno rimane immutato.

Sul dodicesimo punto, invece, proponiamo di sostituire le parole «a istituire» con le seguenti: «a valutare l'opportunità di istituire».

Sul tredicesimo impegno il parere è favorevole subordinatamente all'accoglimento delle seguenti modifiche: le parole da «a monitorare» fino a «incentivi fiscali» sono sostituite dalle seguenti: «ad adottare iniziative di competenza volte a rivedere le agevolazioni fiscali sulla casa e i bonus sul recupero edilizio e l'efficienza energetica». Mi sembra che in termini di merito sia sostanzialmente similare, con una diversa postura. Sempre sul tredicesimo impegno, le parole da «valutando» a «anche in misura ridotta» sono sostituite dalle seguenti: «riportando l'agevolazione maggiormente nell'alveo della necessità di ammodernamento, efficientamento e valorizzazione del patrimonio immobiliare esistente,».

Sul quattordicesimo impegno il parere è favorevole, così come sul quindicesimo, ma con le seguenti modifiche: le parole «ad adottare» sono sostituite dalle seguenti: «a valutare la possibilità di adottare»; le parole da «con allungamento» fino a «mutuatario» sono sostituite da: «anche eventualmente concordando con le banche forme di allungamento della durata delle rate dei mutui già in essere», anche in ragione del fatto che si tratta di rapporti privatistici, come i senatori sanno bene.

Sul sedicesimo punto il parere favorevole è subordinato all'accoglimento della seguente modifica: prima della parola «potenziare» sono inserite le seguenti: «a valutare la possibilità di», mentre il resto dell'impegno rimane immutato.

Sul diciassettesimo impegno il parere è favorevole subordinatamente all'accoglimento della soppressione delle parole da «prevedendo» fino a «rimborso del mutuo».

Sul diciottesimo punto il è parere favorevole limitatamente alla prima parte, ovvero: «a prevedere misure finalizzate a rafforzare le vigenti agevolazioni fiscali per l'acquisto della casa di abitazione».

Sul diciannovesimo punto il parere è favorevole subordinatamente all'accoglimento della seguente modifica: prima della parola «potenziare» sono inserite le seguenti: «valutare l'opportunità di». Il resto dell'impegno rimane immutato.

PRESIDENTE. Senatrice Zambito, abbiamo due ordini di questioni: la prima riguarda le premesse, su cui ci sono delle formulazioni e anche delle proposte di soppressione; poi ovviamente c'è la questione di tutte le riformulazioni sui punti della mozione.

ZAMBITO (PD-IDP). Signora Presidente, le chiedo qualche minuto di sospensione dei lavori per poter leggere le riformulazioni proposte, perché è stato difficile seguirle.

PRESIDENTE. Sospendiamo brevemente la seduta, anche perché chi si esprime con dichiarazione di voto ovviamente deve poterlo fare su un testo.

(La seduta, sospesa alle ore 18,57, è ripresa alle ore 19,07).

Chiedo alla senatrice Zambito di esporci le valutazioni del Gruppo sulle proposte di riformulazioni del Sottosegretario.

ZAMBITO (PD-IDP). Signor Presidente, ringrazio il Sottosegretario, anche perché ha fatto un lavoro impegnativo. Mi dispiace ma non possiamo accettare le proposte così come formulate, perché alcune riformulazioni tendono ad attenuare troppo l'impegno, mentre le riformulazioni su altri punti modificano completamente il senso di quello che c'è scritto nella mozione. Ci sono poi dei punti su cui proprio non siamo d'accordo, ad esempio cancellare la parte sul consumo zero di territorio. Quella parte è per noi una cifra distintiva, quindi la vorremmo mantenere.

Per tutte queste ragioni, noi non accettiamo le proposte di riformulazione. (Applausi).

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione.

MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signora Presidente, onorevoli colleghi, condivido il testo presentato dalla senatrice Zambito, su cui voteremo a favore, e quindi concordo con lei nella non accettazione delle modifiche proposte.

Vorrei sottolineare alcune questioni partendo dai dati. In Italia le famiglie che vivono in affitto sono circa il 20 per cento, di cui il 45 per cento fa parte di quei 5,6 milioni di persone che sono in condizioni di povertà assoluta - di cui circa mezzo milione sono minori - il che significa non potersi permettere le spese minime per condurre una vita dignitosa.

Secondo poi i dati de «Il Sole 24 Ore», gli sfratti eseguibili in Italia erano circa 150.000, il 90 per cento per morosità. A questo proposito vorrei sottolineare che è stato addirittura azzerato il fondo contro la morosità incolpevole: siamo di fronte a questo dato. Attualmente sono state convalidate 37.000 richieste di esecuzione di sfratto. L'identikit delle famiglie maggiormente in difficoltà è quello di persone anziane per alcuni versi, di uomini e donne separate con figli, di giovani adulti che hanno un lavoro precario o disoccupati da molto tempo, perché la mancanza di lavoro e i bassi salari, di cui abbiamo discusso prima, portano ovviamente alla difficoltà di decidere tra il pranzo e la cena o l'affitto: si tratta quindi di una morosità incolpevole.

Come abbiamo visto, sul terreno dell'ascensione sociale in questi mesi abbiamo visto parecchi giovani in giro per l'Italia con le tende a porre il problema di avere affitti abbordabili: molto spesso si tratta di giovani provenienti da famiglie composte da lavoratori e lavoratrici, impiegati, gente che lavora, che però non possono permettersi il caro affitti che c'è nelle grandi città universitarie, per cui oggi si è aperto tutto un ragionamento sulla questione degli affitti agli studenti.

Vorrei sottolineare ancora una situazione che si è verificata in questi giorni a Riva del Garda. Lucrezia, la chiamo così, ha due figli; lavorano sia lei che il compagno, ma quest'ultimo ha avuto però un infortunio. Per farla breve, in questi giorni ha avuto lo sfratto e non riesce a trovare una casa in affitto e sta manifestando la sua difficoltà.

Il problema è quale risposta diamo a queste persone in carne e ossa? Parliamo di cose che succedono tutti i giorni e questo è il dato fondamentale. Quale risposta diamo? Lo chiedo al Governo, perché bisogna smettere di parlare di che cosa è successo prima, visto che dopo dieci mesi nasce un bambino, anzi, dopo nove, e sono dieci mesi che governate.

Il problema è che oggi i mutui sono insostenibili; i mutui a tasso fisso sono passati da 300-400 euro a 800-900 e ci sono persone che devono decidere come mettere insieme il pranzo e la cena.

La domanda è se intendete intervenire su questo: il punto è questo.

Il dato vero è che non c'è una politica, non c'è un'idea, che purtroppo manca da tempo; mancava anche negli anni precedenti. Da molti anni in questo Paese non c'è una politica per la casa; c'è una politica che interviene, tentando di calmierare gli effetti del mercato, però tutti sappiamo che, se il dio mercato va in una certa maniera, ciò ovviamente non basta. Forse allora bisognerebbe intervenire con l'idea di avere un piano casa, che tenda a recuperare il patrimonio pubblico che c'è, ovviamente, che molto spesso è inaffittabile. Infatti, nella ricca Lombardia il 35 per cento degli alloggi pubblici non è affittabile; bisognerebbe rimetterli a posto, perché questi sì che diventerebbero un elemento di calmierazione, oltre che di risposta ai fabbisogni delle persone in carne ed ossa. Nello stesso tempo, agirebbero sul mercato, dove c'è una proposta diversa, quindi bisogna costruire un'idea. Non che in questo Paese un'idea non ci sia stata, perché mi piace sempre fare riferimento a fatti concreti: ho acceso un mutuo perché io e mia moglie lavoravamo e con un certo tasso, perché la Regione Lombardia aveva stabilito un minimo e un massimo a seconda del reddito che avevamo. Questo è il dato, ma questa politica non c'è.

La cosa che quindi sottolineo, sostanzialmente, è che occorre intervenire per affrontare il problema della morosità incolpevole e immediatamente la questione dei mutui, ma, nel frattempo, costruire anche una proposta in grado di mettere sul mercato un certo numero di alloggi (almeno 300.000 per quanto riguarda l'edilizia economica popolare).

SPAGNOLLI (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SPAGNOLLI (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, colleghi, Governo, mi pare sia chiaro a tutti che la problematica della casa non riguardi soltanto le fasce deboli, ma tutte le componenti della popolazione, anche e soprattutto strategiche, come i giovani, gli studenti e le famiglie giovani, che saranno l'ossatura del futuro della nostra società.

Non posso che condividere quindi la visione del senatore Magni: torniamo sempre a parlare nello stesso modo, cioè a dire che questi sono problemi particolarmente complessi, in una stagione particolarmente complessa della nostra esistenza, che quindi necessitano di piani e di un'idea per venirne fuori.

Ora vorrei soltanto ricordare brevemente che siamo nettamente il Paese d'Europa con il maggior numero di alloggi in proprietà, perché, come diceva il senatore Magni, tra il 70 e l'80 per cento degli alloggi sono di proprietà, mentre il resto è in affitto. Negli altri Paesi d'Europa, gli affitti superano il 50 per cento e questo evidentemente rende il mercato dell'affitto complessivamente molto più vario e maggiormente in grado di rispondere ai bisogni.

Qui venne fatta una scelta, allora; non è che le cose accadono da sole, ma perché ci sono scelte politiche a monte, vere, le cui conseguenze si ripercuotono nei decenni. Ecco, forse sarebbe il caso di ragionare su dove vogliamo andare: pensiamo di poter andare verso un Paese in cui tutti sono padroni della casa con i mutui che potrebbero improvvisamente scoppiare e mettere tutti in ginocchio? O pensiamo invece che forse sarebbe meglio avere un pochino meno proprietari di casa? Capisco che il dio mattone attiri, però, ragazzi, se poi non si è in grado di mantenerla, la casa, o di farci manutenzioni costose per le quali non si hanno i soldi, la conseguenza è un patrimonio edilizio scadente e non in grado di essere recuperato.

Sono riflessioni che vanno fatte in maniera evidentemente abbinata, quelle sul patrimonio edilizio e quelle sull'edilizia abitativa possibilmente agevolata per chi ne ha bisogno: è chiaro che lo stimolo che questa mozione vuol dare al Governo è perché cerchi di impegnarsi a fare, ma soprattutto a ideare dove si vuole andare.

SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Signor Presidente, in realtà voglio cominciare ringraziando i colleghi del Gruppo Partito democratico per aver sollevato il problema, perché oggi la mia collega, senatrice Paita, diceva che, se c'è un tema veramente fondamentale, che dovremmo risolvere e affrontare assolutamente, perché ne va della vita dei nostri concittadini, è quello della salute e della sanità. È vero, ma direi che, nel caso in cui si possa fare una graduatoria tra problemi così importanti, se la sanità è il numero uno, la casa è sicuramente il numero due, per la semplice ragione che rappresenta nella vita di ciascuno di noi parte integrante e fondamentale del proprio progetto di vita. Non esiste un progetto di vita, se non ci sono un luogo e uno spazio nei quali quella vita si deve svolgere.

Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 19,20)

(Segue SCALFAROTTO). È evidente che nel nostro Paese questa è una questione ampiamente irrisolta, per moltissime ragioni. Potremmo davvero guardare a questo fenomeno da mille punti di vista. Il collega senatore Spagnolli faceva giustamente una riflessione tra affitti e proprietà: il tema della penuria di case in affitto e anche di una certa mancanza di abitudine culturale all'affitto, perché noi italiani tendiamo a comprare, è anche probabilmente una delle ragioni per le quali i nostri ragazzi stanno in casa fino a trent'anni. È evidente che se non c'è la possibilità di affittare, finché non hai l'età per poter acquistare, starai a casa con mamma e papà. Questo comporta sicuramente un problema da molti punti di vista, su come l'assetto della nostra società si modella, rispetto ai modelli di vita, rispetto all'investimento sul lavoro, rispetto anche all'indipendenza dei nostri ragazzi.

Di questioni legate alla casa ne abbiamo tantissime. Il collega Magni giustamente richiamava la nostra attenzione sul tema delle case popolari e dell'edilizia popolare, ma sappiamo - perché è la verità - che probabilmente è dagli anni Cinquanta e Sessanta che non si fa un vero investimento sull'edilizia popolare. Come dicevano anche i colleghi dai banchi del PD, c'è poi tutto il tema enorme delle manutenzioni. Nella città nella quale abito, Milano, ci sono esempi di case popolari e di edilizia popolare mantenuta in modo molto preciso e ordinato, ma anche esempi nei quali l'edilizia popolare diventa una specie di luogo nel quale è difficile addentrarsi, dove anche la sicurezza delle persone è a rischio.

Vogliamo parlare delle nostre città? Ho detto che vengo da Milano e un altro tema è quello della gentrificazione delle nostre città, il fatto che ormai diventa sempre più difficile abitare i luoghi, trovare commercio di prossimità e vivere quelle città. Ancora una volta torna il tema della sicurezza, perché nelle città e negli spazi abitati c'è maggiore sicurezza. Questa è un'altra questione enorme. I prezzi salgono moltissimo perché diventiamo (questo non è necessariamente un male) un luogo di investimento, anziché un luogo dove la casa è acquistata per viverla; la città diventa un luogo in cui la casa è un investimento finanziario, magari con gente che viene anche da fuori ad investire. Non è male attrarre investimenti dall'estero, però certamente diventa un problema.

Vogliamo parlare di mutui? È chiaro che ci sono questioni enormi. Tantissimi nostri concittadini stanno vedendo le loro rate dei mutui esplodere, ma noi come legislatori abbiamo da un lato la necessità di venire incontro a queste persone, dall'altro anche la necessità di stabilire la regola che non è che quando si fa una scelta finanziaria sbagliata arriva il contribuente e ti salva dalle sue conseguenze. È chiaro che se io avessi preso un mutuo con un tasso variabile al 2 per cento e poi i tassi fossero scesi al di sotto di quella percentuale, a questo punto sarei quasi nel diritto di chiedere la differenza allo Stato, perché ho fatto la scelta sbagliata. Quindi, da un lato occorre supportare chi si trova in difficoltà, dall'altro però occorre stabilire che c'è una responsabilità nelle scelte fatte.

Dico tutto questo per dire che alla fine ci asterremo, perché credo che lo strumento che è stato utilizzato sia quello sbagliato. Cioè, il tema della casa è un tema talmente grande che meriterebbe probabilmente una sessione dei nostri lavori e ho fatto soltanto qualche esempio. Il dialogo tra PD e Governo, che ha dovuto fare un lavoro di cesello, per togliere un pezzo, aggiungerne un altro, esprimendo su una parte il parere contrario e su un'altra il parere favorevole, ci dimostra che non è nella dinamica di una semplice mozione che possiamo provare a venire a capo di un tema così enorme come quello della casa (Applausi). Pertanto, ci tiriamo fuori da questa dinamica, che non ci sembra quella corretta. Ringraziamo il PD per avere acceso un faro su questo tema e chiediamo al Governo e al resto delle forze politiche di aprire una sessione di riflessione autentica su una questione che ci riguarda tutti. (Applausi).

ROSSO (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROSSO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, la mozione del PD è costruita e confezionata con grande abilità. Ci presenta delle premesse che partono dallo stato dei fatti, dimenticandosi di citare che i dati degli anni precedenti coincidono con gli anni di governo del centrosinistra. Ecco quindi che i 19 impegni della mozione, che corrispondono ad altrettanti interventi legislativi nell'ambito della casa, che ci propone il PD, praticamente sono un promemoria di quello che in tanti anni di governo la sinistra non è riuscita o non ha voluto realizzare.

La realtà è certamente più complessa, ma allo stesso tempo mostra il differente tipo di approccio che hanno il centrodestra e il centrosinistra sulla casa, anche se su alcuni punti concordiamo. Il punto di vista del centrodestra è certamente a favore della tutela della proprietà privata, quello di agevolare l'acquisto di una casa e di ridurre il peso della tassazione sia sulla proprietà che sugli affitti. In questo modo si rendono disponibili più immobili sul mercato e si ha un effetto positivo, anche sulla loro disponibilità numerica e sugli affitti che diventano così più a buon mercato. Il contrario in pratica di quello che voleva fare la sinistra, rivedendo gli estimi catastali con il conseguente aumento delle tasse che si ripercuote sul livello degli affitti.

La possibilità di avere una casa di proprietà deve essere un diritto. Per questo stiamo mettendo in campo tutti gli strumenti per agevolare l'accesso all'abitazione da parte di tutti, in primis sicuramente i giovani.

Allo stesso tempo, pensiamo che le politiche abitative devono prevedere strumenti di edilizia popolare per chi non possa accedere alle case di proprietà; sicuramente un nuovo piano casa, ma per aiutare le case popolari bastano anche dei piccoli interventi. Vi sembra normale che le case popolari debbano pagare l'IMU come se fossero seconde case? Da tanti anni Federcasa ci chiede di mettere a posto questa stranezza e da tanti anni Forza Italia presenta emendamenti in tutti gli ambiti. Speriamo che il prossimo bilancio sia la volta buona.

Il programma innovativo della qualità dell'abitare, che stiamo implementando e che verrà realizzato con i fondi del PNRR, pari a circa 2,8 miliardi, prevede la realizzazione di 10.000 unità abitative con 800.000 metri quadrati di spazi pubblici interessati.

Sulla rigenerazione urbana, tra l'altro, a settembre inizierà l'esame in 8a Commissione della proposta di legge di Forza Italia, a prima firma del senatore Gasparri. La situazione post-Covid e la crisi energetica conseguente all'invasione dell'Ucraina ci ha costretto a investire risorse, decine di miliardi, per sostenere le famiglie in modo tale che potessero utilizzare servizi essenziali come il riscaldamento e la luce elettrica. Nonostante questo, nella manovra di bilancio sono stati prorogati molti incentivi per il mondo della casa, come l'ecobonus, il sismabonus, il bonus verde, il bonus barriere architettoniche e gli incentivi fiscali previsti per l'acquisto della prima casa per i giovani under trentasei. Sono state introdotte anche delle novità. Ad esempio l'aumento del bonus mobili, la detrazione del 50 per cento dell'IVA per l'acquisto di case green, la rinegoziazione del mutuo passando da tasso variabile a tasso fisso e l'esenzione IMU per immobili occupati.

In questi mesi di governo abbiamo anche chiuso l'enorme falla nei conti pubblici provocata dal MoVimento 5 Stelle e dal suo fallimentare 110 per cento. Per il futuro il Governo sta preparando un provvedimento per razionalizzare il sistema dei bonus, inserendo aiuti per le famiglie in difficoltà e per gli incapienti. Superata la crisi energetica, che ha assorbito, come dicevamo, risorse enormi, aumenteremo ulteriormente gli interventi nel settore casa. La maggioranza di centrodestra ha ben chiaro il percorso per valorizzare la casa e tutelare tutti gli attori del settore, dai proprietari agli inquilini, dalle imprese agli artigiani, dai lavoratori alle case popolari. Nell'azione di governo e nel lavoro parlamentare continueremo a seguire quanto contenuto nel nostro programma, quello che ci ha fatto vincere le elezioni, che vede la tutela della casa al centro della nostra azione politica.

Per questi motivi, annuncio il voto contrario di Forza Italia, a malincuore, perché le proposte avanzate dal vice ministro Bignami erano sicuramente ragionevoli. (Applausi).

DI GIROLAMO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI GIROLAMO (M5S). Signor Presidente, la mozione a prima firma del senatore Mirabelli, che colgo l'occasione per salutare affettuosamente anche se non è presente in Aula (Applausi), ci dice prima di tutto che il Governo è fermo sulle politiche abitative. Vice ministro Bignami, il ministro Salvini annuncia un piano casa ogni tre ore: lo ha detto a dicembre, lo ha ripetuto a gennaio, lo ha detto di nuovo a marzo, lo ha detto quindi a giugno e poi lo ha ripetuto di recente, annunciando un piano casa per il prossimo autunno. In ossequio alla prassi adottata da questo Esecutivo nelle ultime settimane, se non abbiamo le risposte e se siamo in difficoltà ci rimandiamo a settembre, come si fa con gli scolaretti. Ma quando si viene rimandati a settembre la prima cosa da fare è mettersi a studiare e non mi pare proprio che questa sia la strada da voi intrapresa. (Applausi). Gli italiani vi hanno promosso una volta, sì, è vero, ma non si può pensare di passare all'anno successivo se ci si fa trovare costantemente impreparati su ogni cosa e qui invece siamo al paradosso che chi ha deciso di investire nella propria formazione, chi ha voglia di studiare deve combattere e fare continui e pesanti sacrifici per potersi permettere un'abitazione.

I dati contenuti nelle premesse di questa mozione sono davvero allarmanti ed evidenziano la necessità di agire in fretta, senza tentennamenti. Come MoVimento 5 Stelle in questi anni abbiamo più volte richiamato l'attenzione sui bisogni e sulle necessità dei ceti meno abbienti, oggi più che mai costretti a combattere ogni giorno contro il caro mutui e il caro affitti. La nostra Costituzione, al contrario di quanto fanno quelle del Belgio, del Portogallo, della Spagna e della Svezia, non riconosce espressamente il diritto all'abitazione, anche se la Corte costituzionale fin dagli anni Ottanta lo ha qualificato come diritto sociale fondamentale.

Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza ci sono fondi per questo tema e per questo settore. Il Piano rappresenta un'occasione senza precedenti, ma deve essere percepito e usato come potentissimo strumento a disposizione del nostro Paese. Mai come in questo periodo storico abbiamo la possibilità di ridurre le disparità e le disuguaglianze grazie al PNRR. Mentre qualcuno parla di autonomia differenziata per accentuare ulteriormente i divari preesistenti e magari crearne di nuovi, noi del MoVimento 5 Stelle ci concentriamo sull'esatto opposto e crediamo fortemente in una nuova concezione e visione delle politiche abitative.

Tornando alla mozione che ci apprestiamo a votare, è positiva la richiesta di rifinanziamento del fondo affitti, cosa che qualcuno evidentemente ha dimenticato di fare. Positivi sono anche le proposte sulle rate dei mutui e gli interventi di rigenerazione urbana, così come indicato negli obiettivi previsti dalla missione 5 del PNRR. Condividiamo le richieste di potenziamento del Fondo di garanzia per la prima casa, quelle finalizzate all'attento monitoraggio e sostegno all'utilizzo del superbonus 110 per cento, per il quale si chiede di valutare l'opportunità di una proroga dei termini per la realizzazione degli interventi.

Concludo, signor Presidente, toccando due temi molto cari al mio Gruppo politico. Nelle scorse settimane, come MoVimento 5 Stelle, abbiamo presentato e depositato anche noi, sia al Senato che alla Camera, una mozione sulle politiche abitative. La richiesta probabilmente più importante formulata al Governo è quella di finanziare e realizzare un programma nazionale pluriennale di edilizia residenziale pubblica, ovvero un piano casa, a consumo di suolo zero. Il suolo è un bene primario non rinnovabile e su questo c'è bisogno di nuova consapevolezza davvero da parte di tutte le forze politiche. (Applausi).

Nella mozione n. 65 il senatore Mirabelli fa riferimento al potenziamento dell'offerta di edilizia residenziale universitaria pubblica. Ogni commento su questo punto è superfluo: sappiamo bene cosa è accaduto nelle ultime settimane. La vostra impreparazione è costata al Paese mezzo miliardo di euro: parlo della terza rata del PNRR. Dite che siete in grado di recuperare a settembre. Sì, come gli scolaretti. Andrà meglio? Beh, permetterci di conservare un certo scetticismo su questo. Noi sappiamo che non dobbiamo permetterci ulteriori ritardi.

Per queste ragioni, signora Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo M5S sulla mozione n. 65.

POTENTI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POTENTI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, intanto vorrei anticipare il voto contrario del Gruppo cui appartengo semplicemente per un problema di forma. Mi associo infatti alle osservazioni di chi poc'anzi riteneva opportune le modifiche che sono state proposte dal Governo, ma questo non cambia nella sostanza un atteggiamento di sensibilità che credo la Lega possa dimostrare di avere e di aver avuto, anche grazie a tanti suoi amministratori. La collega Zambito ovviamente non potrà non ricordare l'apporto di Gianna Gambaccini, il nostro assessore al Comune di Pisa purtroppo prematuramente scomparsa, che nella scorsa consigliatura aveva ricoperto nella città di Pisa quel ruolo che ti porta necessariamente a stare vicino ai problemi che ricordava la collega.

La Lega conosce molto bene quei problemi per aver purtroppo ereditato la gestione di città e aver preso molti voti in quei quartieri popolari dai quali arrivano la stragrande maggioranza delle problematiche che poc'anzi i colleghi di sinistra stavano ricordando. Purtroppo, però, quei problemi non li possiamo risolvere con la bacchetta magica: sono questioni che vanno risolte col pragmatismo e con tante risorse. Questa è la verità.

Da amministratori quali noi della Lega storicamente siamo, ricordo tantissime battaglie anche degli anni Novanta. Quell'atteggiamento che, come ricordava il collega Rosso, il centrodestra ha sempre avuto, nasce da una visione un po' distante da quella che la sinistra ha dimostrato di avere nel corso degli anni. Noi però abbiamo sempre cercato di liberare non tanto e solo i proprietari, ma anche quanti sono in locazione da quegli orpelli e quelle tasse, da quelle imposizioni a volte veramente insostenibili e insopportabili che lo Stato richiede anche quando magari muore un carissimo congiunto, un parente e ci si ritrova a dover fare i conti con imposte di successione, eccetera.

Io vorrei rassicurare la sinistra perché il 12 luglio presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti si è tenuto un incontro con i sindacati confederali, il che significa che c'è un dialogo in corso con la parte rappresentativa delle istanze che provengono da tante aggregazioni e sodalizi che sui territori affrontano i problemi quotidiani dell'abitare. Da quell'incontro è emerso che ci sarà un tavolo ad hoc in cui si discuterà dell'emergenza abitativa e si parlerà di sfratti e anche del finanziamento (forse in legge di bilancio) della morosità incolpevole e probabilmente anche del monitoraggio sul piano della qualità dell'abitare. Tuttavia sappiamo tutti da quale situazione proveniamo. Il Governo ha dovuto fare delle scelte: se l'abitare significa anche avere la fortuna di avere il riscaldamento e la luce elettrica, nei mesi scorsi purtroppo abbiamo dissipato veramente tantissime risorse per garantire ai cittadini di poter accendere la luce e il riscaldamento e questi problemi, se li mettiamo in una scala di priorità, sono certamente più urgenti rispetto allo sfratto, che come sappiamo bene, spesso può essere anche governato dalla sensibilità della parte proprietaria o, quando questa non c'è, magari anche all'intervento ponderato e consapevole di un prefetto o di un questore. Pertanto abbiamo cercato di dare la priorità all'emergenza di cercare risorse da destinare a gente che vedeva crescere non soltanto i mutui, ma anche le bollette della luce e del gas.

Ebbene, concludo ricordando che noi abbiamo la certezza che il Governo affronterà queste problematiche. Certamente dovremo farlo non tanto e non solo con le risorse, ma anche con tanto confronto con quegli enti locali che tante competenze hanno e purtroppo sono i primi soggetti a dover assorbire tante problematiche, quando si lavora a stretto contatto, come amministratori, con le proprie comunità. (Applausi).

D'ELIA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ELIA (PD-IDP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, il senso della mozione che abbiamo voluto presentare oggi, a proposito della quale ringrazio il senatore Mirabelli per il lavoro costante e continuo fatto in quest'Aula, ma anche fuori da quest'Aula su questo tema (Applausi), è quello di promuovere una svolta sul tema del diritto alla casa, ma soprattutto di rimetterlo all'ordine del giorno. Una svolta e rimetterlo all'ordine del giorno. Si tratta di un tassello importante di quel welfare di cui oggi le opposizioni hanno voluto parlare, mettendo all'ordine del giorno la questione della sanità, del salario minimo, dei LEP, del significato dell'autonomia differenziata e adesso il tema della casa.

Da un lato la pandemia di Covid e la crisi economica hanno peggiorato il quadro, aggravando l'emergenza abitativa; dall'altro sono cambiate le esigenze abitative, che necessitano di risposte diversificate a sostegno dei bisogni, ma anche dei progetti di vita. Si diceva prima che il punto è dove vogliamo andare, dove vuole andare questo Paese, guardando ai bisogni delle persone. Pensiamo solo - l'ha detto prima anche la senatrice Zambito - a come sia importante questo tema per una delle questioni che questo Governo a parole afferma di voler affrontare, cioè la denatalità; pensiamo a come sia importante per l'autonomia dei giovani e delle ragazze, per l'uscita da casa. Però bisogna fare i conti con i cambiamenti: come è cambiato l'abitare, ma anche come è cambiato il ruolo che la casa ha nei percorsi di vita delle persone.

Quella della casa è una grande questione di interesse pubblico, questo abbiamo voluto dire. (Applausi). Una grande questione di interesse pubblico nazionale, che non si può delegare a un gioco di domanda e offerta, né solo a politiche locali, perché ci sono buone pratiche di politiche locali, ma non possiamo lasciare soli gli enti locali, i Comuni, ad affrontare questo tema. (Applausi). Vorrei ricordare che nel 2016 noi mettemmo 490 milioni per recuperare 6.000 alloggi non utilizzati, a sostegno dei Comuni. (Applausi). Non si parte da zero su questo punto, ma ci vuole un salto di qualità. Ce lo chiedono i cambiamenti e ce lo chiede il modo nuovo di guardare alla casa, che non è solo la casa, ma è l'ambiente, gli spazi comuni, i servizi, il vivere urbano, il vivere delle persone.

Per questo come Partito Democratico abbiamo parlato di un vero e proprio piano casa: 19 punti che ha illustrato la collega Zambito. Mi piace citare qui il senatore Mirabelli: quello della casa è un bisogno prioritario per ogni famiglia e purtroppo è diventato un problema per molti, per chi non è nelle condizioni di potersi permettere di sostenere un affitti e per chi è costretto, dovendo sostenere costi che aumentano, a destinarvi una parte sempre più importante e insostenibile del proprio reddito. Ma il problema è che la politica continua da anni a non mettere il tema tra le priorità e l'assenza di politiche pubbliche sulla casa fa sì che i problemi si aggravino. E si sono aggravati.

A maggio la questione è esplosa grazie alle proteste delle tende degli universitari contro il caro affitti e per il diritto allo studio. Non mi pare che il Governo abbia assunto e recepito davvero fino in fondo quello che gli studenti hanno detto. (Applausi). Non c'è infatti solo il tema della rata e dei fondi che abbiamo risparmiato adesso e rimesso nella quarta. Il punto è che c'è un problema di manutenzione delle residenze pubbliche, che negli anni si sono deteriorate. C'è un tema di privati: su quattro, tre vanno ai privati. Quindi bisogna affrontare il tema di come davvero noi interveniamo sul patrimonio pubblico. La protesta esplode - me lo faccia dire, Presidente - perché ci sono già state delle scelte di questo Governo, visto che ormai governate da un anno. C'è già stato un bilancio fatto da voi e voi avete azzerato i fondi: i fondi per il sostegno agli affitti e per la morosità incolpevole.

Noi oggi volevamo lanciare un segnale - e termino anche se avrei voluto dire molte altre cose - ma questo segnale non può essere che, appena bisogna mettere dei fondi, ci si dice: "possiamo vedere", "valuteremo". Il segnale non può essere che non scegliamo il consumo zero di suolo. Queste politiche, infatti, vanno fatte non consumando più suolo pubblico (Applausi), investendo nel nostro territorio e nel Parlamento che abbiamo. Tutto ciò sapendo che, come ci dice il Parlamento europeo nella sua risoluzione, quello a un alloggio dignitoso e a prezzi abbordabili è un diritto, una condizione preliminare per altri diritti fondamentali: questo volevamo dire oggi. (Applausi).

Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 19,45)

AMIDEI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AMIDEI (FdI). Signor Presidente, ho seguito con attenzione i vari interventi dei colleghi che mi hanno preceduto, ma devo inevitabilmente soffermarmi su quanto ha asserito la senatrice del PD che è appena intervenuta, che ha accusato questo Governo di essere da un anno al potere - utilizzando un termine abusato - quando realmente non si tratta di un anno, ma di nove mesi. Quanti anni è stato al Governo il PD e non ha mai risolto il problema delle case popolari? (Applausi).

Ebbene, il diritto alla casa non è una cosa che inventate voi in questa mozione, che tra l'altro apprezzo e di cui do atto al senatore Mirabelli. Pensate - per chi non lo sapesse - che già nel 1903 il deputato Luigi Luzzatti, con la legge del 31 maggio 1903, n. 251, istituiva una legge a favore delle case popolari. Sono passati centoventi anni e ci troviamo in una situazione gestita male negli anni da chi ha governato, in primis dal PD, che oggi ci chiede, dopo otto-nove mesi, di risolvere un problema, avendo peraltro perso - lo ripeto - con questa mozione una grande occasione di collaborare su una proposta onorevole come quella del vice ministro Bignami, con cui si poteva affrontare insieme un grosso problema che effettivamente mai era stato affrontato. Siamo infatti di fronte a una serie di problemi che sono cambiati nel tempo: è stato detto bene. Le esigenze sono cambiate, ci sono case che non sono più adeguate alle esigenze attuali sia per dimensioni, sia per consumi energetici, sia per inadeguatezza, che negli anni si sono sommati nelle abitazioni popolari: 837.000 abitazioni gestite da 74 tra enti pubblici e aziende territoriali.

C'è un problema che nessuno ha citato se non in maniera molto blanda, ed è quello dell'ingiusta occupazione degli alloggi pubblici: circa 30.000 casi di occupazione di alloggi da parte di soggetti che non se ne vanno; ci sono occupazioni abusive gestite da organizzazioni criminali per far sì che persone occupino ingiustamente abitazioni che spetterebbero a tante persone che da anni attendono che venga loro assegnata una casa popolare. Ebbene questo non viene detto, così come non viene detto che gli affitti e i canoni delle case popolari seguono il reddito ISEE. Molti colleghi sono sindaci e il sottoscritto l'ha fatto per dieci anni: chi non ha mai avuto il problema di dover assegnare un alloggio in emergenza abitativa e non alle persone che lo attendevano in graduatoria da molti anni? Dobbiamo comunque porre fine - e questo sarà un nostro impegno - a quello che mi auguro venga quanto prima considerato un reato, cioè l'occupazione della casa pubblica (Applausi), un reato i cui colpevoli vanno espulsi dalla casa che ingiustamente occupano per dare spazio a tante famiglie che attendono.

Colleghi del PD - e faccio un accenno anche alla senatrice De Girolamo, che gentilmente in maniera simpatica ha voluto in qualche modo tacciarci di essere scolaretti impreparati - senatrice, colleghi della sinistra, colleghi dell'opposizione, noi non siamo scolaretti, non siamo assolutamente impreparati, ma siamo responsabili. Non vogliamo percorrere quella politica che voi questa sera, purtroppo, state attuando, quella degli sbruffoncelli che vanno a raccontare le favole al vicino di banco o a chi sta fuori, ai cittadini.

Noi abbiamo la responsabilità ben chiara - e il vice ministro Bignami lo ha detto - di collaborare per arrivare a risolvere un problema attraverso un piano casa che quanto prima attueremo, attraverso i fondi del PNRR che andremo a stanziare a tal proposito, in un percorso che non è semplice, che per anni è stato trascurato e non è certo attraverso questo sistema, che voi stasera state dando dimostrazione di perseguire, con una politica populistica e demagogica, che risolveremo i problemi delle case popolari.

Ci costringete dunque, perché rifiutate la collaborazione, a esprimere un voto contrario in attesa che il buonsenso prevalga su di voi. (Applausi).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 65, presentata dal senatore Mirabelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Come sapete, colleghi, a differenza di quanto originariamente deciso dalla Conferenza dei Capigruppo, è stata rinviata a non appena sarà possibile la discussione di tre delle emozioni previste oggi all'ordine del giorno, vale a dire quella sulla direttiva UE sull'efficientamento energetico degli edifici, quella sugli impatti della normativa europea in materia di transizione energetica e ultima, ma non ultima, quella sul riconoscimento dell'Holodomor come genocidio ai danni del popolo ucraino. Queste tre mozioni saranno discusse non appena possibile e con le stesse modalità con cui si è proceduto oggi, magari interpellando sull'orario i Presidenti dei Gruppi, a partire già da questa stessa settimana o la prossima settimana.

Chiedo pertanto ai presentatori delle mozioni di tenersi pronti per ogni eventuale decisione che sarà presa domani.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

D'ELIA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ELIA (PD-IDP). Signor Presidente, ieri in tanti e tante alla Casa internazionale delle donne di Roma abbiamo salutato Bianca Pomeranzi, che ci ha lasciato il 21 luglio.

Femminista, protagonista delle battaglie per i diritti delle donne in Italia e nel mondo, esperta di cooperazione internazionale: il mondo era il suo orizzonte e le donne di ogni luogo, storia e cultura erano le sue sorelle.

Nata ad Arezzo, ha studiato a Firenze. È arrivata poi al femminismo romano nel Collettivo di via Pompeo Magno e da allora è sempre stata in prima linea fino al Gruppo del mercoledì e al Centro documentazione internazionale Alma Sabatini.

Bianca Pomeranzi è stata una femminista importante, esperta del Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione delle discriminazioni contro le donne, una delle donne che hanno animato la Conferenza di Pechino delle Nazioni Unite nel 1995, quando la Conferenza dell'ONU smise di essere sulle donne, e le donne presero la parola sul mondo: empowerment e mainstreaming uscirono da lì.

Bianca Pomeranzi è riuscita a essere una protagonista del movimento femminista lesbico, attenta al dibattito pubblico, alle politiche istituzionali, alla dimensione internazionale e alla complessità culturale del mondo.

Lo spiegò lei stessa il suo impegno nella cooperazione internazionale: il punto dirimente era la possibilità di trovare corrispondenze tra donne di mondi allora molto lontani. Per farlo occorreva impegnarsi e tradurre in realtà quello che l'immaginazione suggeriva. La realtà: iniziò così a frequentare le istituzioni internazionali, lavorò alla nascita della Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli affari esteri e nel 2012 alla Convention on the elimination of all forms of discrimination against women (Cedaw) appunto fu la prima delle elette, la più votata; un grande successo per l'Italia e per lei.

Per tante di noi, Bianca è stata una maestra, simpaticissima, con un grande senso dell'ironia, attenta alle giovani generazioni e anche ai destini della sinistra, animatrice del Gruppo del mercoledì, a cui va il nostro abbraccio.

Un grandissimo abbraccio va alla sua compagna, la scrittrice Maria Rosa Cutrufelli.

Come ho già avuto modo di dire, Bianca è già nella storia delle donne del mondo intero. (Applausi).

PRESIDENTE. Mi associo al ricordo di Bianca Pomeranzi della senatrice D'Elia.

NAVE (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NAVE (M5S). Signor Presidente, intervengo per un fatto increscioso, l'ennesimo, accaduto in provincia di Napoli venerdì scorso, il 21 luglio. Ancora una volta, negli ospedali di Napoli Nord, soprattutto nei pronto soccorso, sono avvenuti casi di persone che, perdendo la pazienza, hanno distrutto tutto ciò che hanno trovato intorno, aggredendo anche il personale sanitario.

In questo caso, mi sono recato sul posto e ho trovato una giovane dottoressa, provata perché per la seconda volta in meno di otto mesi è stata aggredita da una persona che voleva più attenzioni di quelle che le erano state concesse: sua mamma era lì controllata, ma ugualmente ha perso il senno e la volontà di fare qualcosa di buono.

Vengono distrutti i pronto soccorso e viene aggredito il personale sanitario: in tutto questo, si chiede che le Forze dell'ordine vadano a presidiarli, perché attualmente sono sprovvisti di presidii e solo raramente ne troviamo di piccoli, con una coppia di militari. Si chiede quindi che nei pronto soccorso della Campania non solo vengano previste strutture adatte all'accoglienza delle persone che vi arrivano per ricevere sostegno, ma che le Forze dell'ordine ne operino un controllo preventivo e non solo ex post, dopo che gli eventuali responsabili sono stati arrestati e identificati. (Applausi).

PRESIDENTE. Sono assolutamente solidale con gli argomenti che ha proposto in questo intervento.

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 26 luglio 2023

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 26 luglio, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 20).

Allegato A

MOZIONI

Mozione sulla candidatura di Roma come città ospite di Expo 2030

(1-00054) (21 giugno 2023)

De Priamo, Verini, Calenda, De Cristofaro, Gasparri, Guidi, Maiorino, Paganella, Spagnolli, Gelmini, Salvitti, Biancofiore, De Poli, Petrenga, Borghese, Pellegrino, Lorenzin, Mennuni.

V. testo 2

            Il Senato,

                    premesso che:

            nel mese di novembre 2023 il Bureau international des expositions (BIE) designerà la città che ospiterà l'Expo 2030;

            come è noto, la città di Roma ha presentato la sua candidatura, insieme alle città di Riad in Arabia saudita, Busan in Corea e Odessa in Ucraina;

            l'esposizione universale costituisce un'importante occasione per la capitale d'Italia, unitamente all'evento giubilare del 2025, nella prospettiva di programmare interventi volti a promuovere e rilanciare la capitale anche attraverso la realizzazione di investimenti di riqualificazione urbana ed infrastrutturale;

                    considerato che:

            il raggiungimento di tale obiettivo rappresenta un'occasione idonea a generare effetti positivi per l'intero Paese, al punto che il suo conseguimento costituisce senz'altro una priorità nazionale, come sottolineato dall'ambasciatore Giampiero Massolo, presidente del comitato Roma Expo 2030;

            al riguardo è sufficiente indicare alcuni dei benefici principali che il progetto Roma Expo 2030 è destinato a generare, a partire dal valore del progetto medesimo, pari a 50 miliardi di euro (l'equivalente di 3-4 punti del PIL), e dalla creazione di quasi 300.000 posti di lavoro, principalmente a beneficio delle regioni del Centro-Sud Italia;

            inoltre, sono stati stimati effetti economici: a) diretti e di ammontare pari a 10,3 miliardi di euro (lo 0,6 per cento del PIL), generati dagli investimenti, realizzati nell'arco di 3-5 anni, per la costruzione e l'organizzazione di Expo Roma 2023, e dai ricavi conseguiti nell'anno dell'evento; b) indiretti di breve periodo e stimati in 18,2 miliardi di euro (l'1 per cento del PIL), grazie alle spese incrementali sul suolo italiano dei partecipanti nell'anno dell'esposizione. Si ipotizzano 23,6 milioni di visitatori (55,4 per cento italiani e 44,6 per cento stranieri), ma l'affluenza, considerando le partecipazioni ripetute, dovrebbe generare oltre 30 milioni di presenze (59,2 per cento italiani e 40,8 per cento stranieri); c) sull'export, in ragione della capacità attrattiva di Expo: 5,5 miliardi di euro in più (0,3 per cento del PIL) sono stimati come valore degli investimenti esteri incrementali che saranno realizzati in 3-5 anni. Nello stesso periodo l'impatto sul fisco sarà di 6,4 miliardi di euro (lo 0,4 per cento del PIL), come incremento del gettito incassato da Agenzia delle entrate, INPS e Regioni,

                    impegna il Governo:

            1) a proseguire, in seno ai molteplici contesti internazionali, l'attività di promozione e valorizzazione della capitale, attraverso le opportune relazioni bilaterali, per consentire l'ottenimento della nomina di città ospitante l'Expo 2030;

            2) a riferire sulle attività e iniziative collegate alla candidatura;

            3) a convocare un tavolo permanente tra Governo, comitato Roma Expo 2030 e le istituzioni competenti per sostenere la candidatura della capitale.

(1-00054) (testo 2) (25 luglio 2023)

De Priamo, Verini, Calenda, De Cristofaro, Gasparri, Guidi, Maiorino, Paganella, Spagnolli, Gelmini, Salvitti, Biancofiore, De Poli, Petrenga, Borghese, Pellegrino, Lorenzin, Mennuni.

Approvata

            Il Senato,

                    premesso che:

            nel mese di novembre 2023 il Bureau international des expositions (BIE) designerà la città che ospiterà l'Expo 2030;

            come è noto, la città di Roma ha presentato la sua candidatura, insieme alle città di Riad in Arabia saudita, Busan in Corea e Odessa in Ucraina;

            l'esposizione universale costituisce un'importante occasione per la capitale d'Italia, unitamente all'evento giubilare del 2025, nella prospettiva di programmare interventi volti a promuovere e rilanciare la capitale anche attraverso la realizzazione di investimenti di riqualificazione urbana ed infrastrutturale;

                    considerato che:

            il raggiungimento di tale obiettivo rappresenta un'occasione idonea a generare effetti positivi per l'intero Paese, al punto che il suo conseguimento costituisce senz'altro una priorità nazionale, come sottolineato dall'ambasciatore Giampiero Massolo, presidente del comitato Roma Expo 2030;

            al riguardo è sufficiente indicare alcuni dei benefici principali che il progetto Roma Expo 2030 è destinato a generare, a partire dal valore del progetto medesimo, pari a 50 miliardi di euro (l'equivalente di 3-4 punti del PIL), e dalla creazione di quasi 300.000 posti di lavoro, principalmente a beneficio delle regioni del Centro-Sud Italia;

            inoltre, sono stati stimati effetti economici: a) diretti e di ammontare pari a 10,3 miliardi di euro (lo 0,6 per cento del PIL), generati dagli investimenti, realizzati nell'arco di 3-5 anni, per la costruzione e l'organizzazione di Expo Roma 2023, e dai ricavi conseguiti nell'anno dell'evento; b) indiretti di breve periodo e stimati in 18,2 miliardi di euro (l'1 per cento del PIL), grazie alle spese incrementali sul suolo italiano dei partecipanti nell'anno dell'esposizione. Si ipotizzano 23,6 milioni di visitatori (55,4 per cento italiani e 44,6 per cento stranieri), ma l'affluenza, considerando le partecipazioni ripetute, dovrebbe generare oltre 30 milioni di presenze (59,2 per cento italiani e 40,8 per cento stranieri); c) sull'export, in ragione della capacità attrattiva di Expo: 5,5 miliardi di euro in più (0,3 per cento del PIL) sono stimati come valore degli investimenti esteri incrementali che saranno realizzati in 3-5 anni. Nello stesso periodo l'impatto sul fisco sarà di 6,4 miliardi di euro (lo 0,4 per cento del PIL), come incremento del gettito incassato da Agenzia delle entrate, INPS e Regioni,

                    impegna il Governo:

            1) a proseguire, in seno ai molteplici contesti internazionali, l'attività di promozione e valorizzazione della capitale, attraverso le opportune relazioni bilaterali, per consentire l'ottenimento della nomina di città ospitante l'Expo 2030;

            2) a riferire sulle attività e iniziative collegate alla candidatura.

Mozione sui profili critici nell'ambito del processo di attuazione dell'autonomia differenziata

(1-00066) (20 luglio 2023)

De Cristofaro, Maiorino, Giorgis, Cucchi, Cataldi, Aurora Floridia, Patuanelli, Magni. -

Votata per parti separate. Approvata la parte evidenziata in neretto; respinta la restante parte.

            Il Senato,

                    premesso che:

            con il dichiarato intento di dare attuazione al disposto del terzo comma dell'articolo 116 della Costituzione, come riformulato dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, il 23 marzo 2023, il Governo ha presentato al Senato il disegno di legge AS 615, recante "Disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione" (disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica, ai sensi dell'articolo 126-bis del Regolamento) attualmente all'esame della 1a Commissione permanente (Affari Costituzionali) del Senato;

            l'Esecutivo ha impostato l'attuazione del regionalismo differenziato su due distinti piani: il primo concernente il procedimento di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) riguardanti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione e il secondo relativo alla presentazione al Parlamento di un disegno di legge per l'attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione;

            per quanto riguarda la determinazione dei LEP nelle materie che possono essere oggetto di autonomia differenziata, la legge di bilancio per l'anno 2023 (legge 29 dicembre 2022, n. 197, articolo 1, commi da 791 a 801) ha stabilito che questa è demandata ad una cabina di regia, composta da tutti i Ministri competenti, assistita da una segreteria tecnica, collocata presso il Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie della Presidenza del Consiglio dei ministri, la quale predisporrà uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri recanti, anche distintamente tra le 23 materie, la determinazione dei LEP e dei relativi costi e fabbisogni standard;

                    considerato che:

            da anni sul tema dell'autonomia differenziata si svolge un ampio dibattito, intensificatosi di recente, in seguito alla presentazione del disegno di legge AS 615 al Parlamento. In particolare, prese di posizione di netta contrarietà sono state espresse da realtà sociali, sindacati, associazioni di base nonché da numerose Regioni ed enti locali attraverso atti di indirizzo e di impegno al Governo, a testimonianza dello stato d'allarme e di preoccupazione presente in larga parte della società italiana per le ricadute pregiudizievoli che il disegno di legge governativo presentato, se approvato, rischia oggi di innescare sull'uniformità dei diritti, sull'unità giuridica ed economica della Repubblica, sulla coesione sociale del Paese;

            le maggiori criticità riguardano in primo luogo il ruolo del Parlamento, come delineato dal disegno di legge in esame in 1a Commissione permanente, che viene esautorato di fatto e ridotto a mero organo di ratifica delle intese raggiunte tra Governo e Regioni; la mancata gradualità nei tempi e nei contenuti del processo di differenziazione, la mancata delimitazione del perimetro di funzioni differenziabili nell'ambito del novero delle materie incluse fra quelle di cui sarebbe consentito trasferire poteri e risorse alle Regioni richiedenti: tra tutte, in particolare, a destare perplessità, l'istruzione, la sanità, la tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali, la protezione civile, la tutela e della sicurezza sul lavoro;

            inoltre, in relazione ai profili finanziari, pur avendo genericamente preordinato alla determinazione dei LEP la sottoscrizione delle intese, il disegno di legge sceglie di adottare il criterio della spesa storica: l'articolo 8 in particolare impone l'invarianza finanziaria per il finanziamento dei LEP. Questo significa in sostanza sancire la cristallizzazione delle differenze fra Regioni: sono le stesse relazioni del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio e dell'Ufficio parlamentare di Bilancio a evidenziare, insieme a un lungo elenco di criticità, il conflitto tra le richieste di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna e il rispetto dei principi di eguaglianza, perequazione e solidarietà nazionale sanciti dal nuovo Titolo V;

            con riferimento specifico alle Regioni del Mezzogiorno, a questo quadro, si aggiungono i rischi di un congelamento dei divari di spesa pro capite già presenti e di un indebolimento delle politiche nazionali tese alla rimozione dei divari infrastrutturali e di offerta dei servizi;

            il 4 luglio, il Comitato per l'individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni istituito come organo di supporto per accompagnare la riforma ha ricevuto le dimissioni di quattro componenti: con una lettera pubblica indirizzata al Ministro in indirizzo e al presidente del Comitato Sabino Cassese, gli ex presidenti della Corte costituzionale Giuliano Amato e Franco Gallo, l'ex presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno e l'ex Ministro della funzione pubblica Franco Bassanini hanno deciso di dimettersi a causa della persistenza di criticità che comprometterebbero l'esito stesso dei lavori del Comitato: la ragione principale della loro decisione sarebbe da ricercarsi in una contraddizione insita nel meccanismo individuato per garantire la predeterminazione di tutti i LEP relativi all'esercizio di diritti civili e sociali: essendo le risorse disponibili definite dai vincoli di bilancio, è evidente che la determinazione dei LEP richiederà una valutazione complessiva di ciò che il Paese è effettivamente in grado di finanziare, valutazione che non può essere fatta materia per materia, perché ci si troverebbe alla fine nella condizione di non potere finanziare i LEP necessari ad assicurare l'esercizio dei diritti civili e sociali nelle materie lasciate per ultime; inoltre non viene condiviso il ricorso al criterio della spesa storica, che riflette e cristallizza le disuguaglianze territoriali nel godimento dei diritti fondamentali che l'articolo 117 della Costituzione mira a superare;  in ultimo, si ritengono criticabili le modalità di devoluzione al Sottogruppo istituito per l'individuazione dei LEP nelle materie non ricomprese nel perimetro dell'articolo 116 della Costituzione: come per gli altri LEP, il risultato sarà di fare una mera opera di ricognizione di quelli già rinvenibili a legislazione vigente; sarebbe stato invece utile, a parere dei componenti dimissionari, proporre alla cabina di regia e tramite questa, inevitabilmente alla valutazione del Parlamento con riserva di legge, i nuovi LEP necessari per assicurare effettivamente il superamento delle disuguaglianze territoriali nell'esercizio dei diritti civili e sociali: vi sono infatti materie nelle quali il legislatore non ha mai proceduto a determinare i LEP e molte altre nelle quali questa determinazione è stata finora solo parziale;

            diversi illustri costituzionalisti auditi nel corso dell'esame del disegno di legge AS 615 hanno sollevato rilievi di incostituzionalità sul provvedimento, che rischia di consolidare le differenze territoriali esistenti se non di aggravarle ulteriormente, privando peraltro il Parlamento del ruolo previsto dall'articolo 117, comma secondo, della Costituzione (competenza legislativa esclusiva) e delle competenze in materia di allocazione delle risorse necessarie per garantire i diritti che i LEP debbono assicurare in tutta l'Italia in modo uniforme; espone potenzialmente il Paese a gravi rischi, innanzitutto di tenuta sociale e finanziaria, anche per gli anni successivi, mettendone a rischio lo sviluppo unitario e potendo aggravare in maniera insostenibile il debito pubblico;

            ritenuto che:

            è assolutamente necessario assicurare il pieno coinvolgimento del Parlamento nella definizione delle intese e non solo nella loro ratifica finale, nel rispetto della sua prerogativa di sede della rappresentanza della nazione e della sovranità popolare. L'attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, consistendo nel trasferimento di funzioni legislative dallo Stato alle Regioni, rappresenta un elemento su cui il controllo parlamentare deve essere esercitato debitamente al fine di garantire un equo contro bilanciamento tra i poteri dello Stato e le istituzioni della Repubblica, in quanto risulta essere il titolare delle competenze legislative oggetto di trasferimento. Ciò nonostante, ai sensi del disegno di legge in oggetto, il Parlamento può intervenire solo con atti di indirizzo in sede di esame dello schema di intesa preliminare ai sensi dell'articolo 2, comma 4, e in sede di "ratifica" dell'intesa definitiva;

            la differenziazione in blocco delle funzioni statali nelle materie suscettibili di autonomia differenziata ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione non può essere in alcun caso condivisa per le più rilevanti funzioni riferite alle seguenti materie: rapporti internazionali e con l'Unione europea; commercio con l'estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione e norme generali sull'istruzione; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; protezione civile; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia; previdenza complementare e integrativa;

            i contenuti dello schema d'intesa preliminare devono essere oggetto di confronto con le forze sociali, segnatamente con le organizzazioni sindacali, presenti sul territorio, soprattutto per quanto riguarda i profili inerenti alle ricadute economiche, sociali ed occupazionali, sui quali deve essere acquisito il loro parere: si ritiene infatti condizione necessaria affinché l'autonomia differenziata possa portare, in prospettiva, ad un miglioramento quantitativo e qualitativo dell'offerta dei servizi sul territorio, sia la sua attuazione nel rispetto dei principi solidaristici e partecipativi previsti dalla Costituzione, unitamente alla trasparenza delle procedure e alla massima partecipazione degli enti locali e dei cittadini;

            la stessa determinazione dei LEP concernenti i diritti civili e sociali fondamentali non può avvenire tramite decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ma deve essere rispettata la riserva di legge che la Costituzione individua, e non può avvenire basandosi sulla spesa storica che non fa altro che riflettere e cristallizzare le disuguaglianze territoriali nel godimento dei diritti fondamentali che l'articolo 117 della Costituzione mira a superare;

            per quanto riguarda l'individuazione dei LEP nelle materie non ricomprese nel perimetro dell'articolo 116 della Costituzione il meccanismo ideato condurrà ad una mera ricognizione di quelli già rinvenibili a legislazione vigente; occorre attribuire alla valutazione del Parlamento con riserva di legge, i nuovi LEP necessari per assicurare effettivamente il superamento delle disuguaglianze territoriali nell'esercizio dei diritti civili e sociali;

            i livelli essenziali delle prestazioni e dei servizi devono essere garantiti in modo uniforme sull'intero territorio nazionale al fine di ridurre i divari esistenti, considerato che riguardano diritti civili e sociali da garantire per tutti i cittadini;

            fra questi, in particolare, il diritto all'istruzione non è, in alcun modo e sotto nessun aspetto, regionalizzabile, sebbene lo preveda il vigente testo costituzionale, pena le violazioni degli stessi diritti previsti dalla Costituzione, tra cui il fondamentale articolo 3 della Costituzione, che impegna il potere pubblico a promuovere l'uguaglianza del cittadino, lo sviluppo della persona umana, e la partecipazione dei lavoratori; dell'articolo 5 sull'unità e indivisibilità della Repubblica, che ha dimensione di Nazione e non certo di Regione; dell'articolo 33 che impegna la Repubblica  a dettare le norme generali sull'istruzione e a istituire scuole statali (e non regionali) per tutti gli ordini e gradi; dell'articolo 34 che impegna la Repubblica a rendere effettivo il diritto all'istruzione;  dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), che impone allo Stato di determinare il livello essenziale di prestazione concernente il diritto sociale dell'istruzione; dell'articolo 119 che impegna lo Stato a destinare risorse aggiuntive ed effettuare interventi speciali per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona (fra cui l'istruzione); dell'articolo 120 che impegna i Governi a sostituirsi agli organi decentrati territoriali per assicurare il diritti sociali prescindendo dai confini territoriali dei governi locali;

            i principi di solidarietà e di coesione territoriale, enunciati nella Costituzione dall'articolo 119, laddove si parla di "perequazione e solidarietà finanziaria in favore delle aree svantaggiate e di unità economica e sociale", postulano che la legge preveda un'equa distribuzione delle risorse fiscali tra le diverse regioni, affinché sia garantito uno sviluppo bilanciato e inclusivo dell'intero territorio nazionale.  Il meccanismo previsto dal disegno di legge in esame per l'attuazione dell'articolo 116, comma terzo, della Costituzione, ipotizza una parziale autonomia fiscale delle Regioni con la conseguenza che una grossa parte del gettito fiscale resterebbe nelle regioni che lo hanno prodotto, comportando il potenziale rischio di creare ulteriori disparità economiche e sociali tra regioni, favorendo quelle già attualmente avvantaggiate a discapito delle regioni meno sviluppate e sulle quali permangono divari da colmare, soprattutto in termini di servizi e di infrastrutture. È necessario procedere a un riequilibrio in termini di investimenti dello Stato nelle diverse regioni italiane prima di implementare un'eventuale autonomia differenziata anche fiscale, per evitare un aumento delle disparità tra regioni ricche e regioni più povere;

            l'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, circoscrive solo alle Regioni a statuto ordinario la possibilità di richiedere il trasferimento di ulteriori forme di autonomia e, pertanto, risulterebbe problematico estendere alle Regioni a statuto speciale, mediante legge ordinaria, una facoltà che la Costituzione medesima esclude, di conseguenza, l'articolo 10, comma 2, del disegno di legge, prevedendo la possibilità per le Regioni a statuto speciale, nelle more delle riforme statutarie, di vedersi attribuire, mediante intesa, ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, presenta rilevanti criticità sotto un profilo di legittimità costituzionale se non adeguatamente emendato,

                    impegna il Governo:

            1) prima di procedere a qualsiasi trasferimento di competenze a una o più Regioni, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, ad assicurare che siano definiti ed attuati compiutamente e preventivamente tutti i livelli essenziali delle prestazioni, quali livelli inderogabili di quantità e qualità dei servizi offerti da garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, come sancito dall'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione;

            2) a favorire in sede di esame parlamentare modifiche volte a garantire il pieno coinvolgimento del Parlamento nella procedura di definizione delle intese, nonché della loro piena attuazione e verifica, sempre e comunque preordinata al rispetto dei principi solidaristici e partecipativi previsti dalla Costituzione;

            3) a favorire modifiche in sede di revisione costituzionale del Titolo V, al fine di escludere che possano essere oggetto di autonomia differenziata le seguenti materie: norme generali sull'istruzione; tutela dell'ambiente, ecosistema e beni culturali;  commercio con l'estero;  tutela e sicurezza del lavoro; istruzione; professioni;  tutela della salute; porti e aeroporti civili;  grandi reti di trasporto e navigazione;  ordinamento della comunicazione;  produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia; previdenza complementare e integrativa;  coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;  credito a carattere regionale;

            4) ad adottare misure concrete per il riequilibrio tra le regioni e il superamento dei divari, attraverso un piano di sviluppo per le aree economicamente più svantaggiate che preveda da un lato investimenti per la perequazione infrastrutturale e, dall'altro, l'adozione di incentivi per favorire la creazione di distretti industriali ambientalmente sostenibili e il potenziamento degli esistenti a cui associare poli di formazione per la preparazione e la qualificazione della forza lavoro dei territori;

            5) a favorire modifiche, in sede parlamentare, atte a garantire che l'articolo 10, comma 2, del disegno di legge non sia in contrasto con il dettato costituzionale;

            6) a subordinare l'adozione degli schemi di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con cui saranno determinati i livelli essenziali delle prestazioni alla preventiva istituzione, nella prossima legge di bilancio per il triennio 2024-2026, di un fondo di perequazione per i territori con minore capacità fiscale per abitante, da ripartire nel rispetto dei costi standard associati ai LEP fissati dalla legge statale in piena collaborazione con le regioni e gli enti locali;

            7) a prevedere verifiche obbligatorie e costanti sull'attuazione delle intese, secondo parametri precisi stabiliti dalla legge e con pieno coinvolgimento di tutte le istituzioni pubbliche in possesso delle opportune competenze, al fine di garantire sull'intero territorio nazionale l'effettività dei principi di solidarietà territoriale e coesione sociale, potenziando all'uopo il ruolo di indirizzo, controllo e coordinamento statale e rafforzando i relativi poteri sostitutivi;

            8) a monitorare gli effetti della differenziazione su tutte le regioni, non solo quelle con le quali si raggiunge l'intesa, anche al fine di prevenire fenomeni di frammentazione amministrativa e normativa e duplicazioni di enti, prevedendo espressamente che, in caso di necessità, le intese possano essere sospese o cessate, in tutto o in parte, per motivi legati all'interesse nazionale e con atto del Parlamento.

ORDINI DEL GIORNO

G1 (testo corretto)

Malan, Romeo, Ronzulli, Biancofiore

Approvato

Il Senato,

        esaminata la mozione sui "Profili critici nell'ambito del processo di attuazione dell'autonomia differenziata",

        premesso che:

            in base all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, con legge dello Stato possono essere attribuite alle Regioni a statuto ordinario che ne facciano richiesta forme e condizioni particolari di autonomia nelle 23 materie richiamate dallo stesso articolo 116, terzo comma, della Costituzione. A distanza di oltre ventuno anni dalla riforma del 2001 del Titolo V della Parte seconda della Costituzione, il dettato costituzionale non ha trovato applicazione concreta;

            la Commissione affari costituzionali del Senato sta attualmente discutendo il disegno di legge governativo, Atto Senato 615, in materia di autonomia differenziata, in coerenza con il mandato politico ricevuto dall'attuale maggioranza di Governo dagli elettori: "Attuare il percorso già avviato per il riconoscimento delle Autonomie ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, garantendo tutti i meccanismi di perequazione previsti dall'articolo 119 della Costituzione";

            la presentazione di un disegno di legge di attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, pur non essendo prevista espressamente dalla Costituzione, persegue più facilmente due obiettivi primari: da un lato consente un più ordinato e coordinato processo di attuazione e dall'altro assicura una più ampia condivisione garantendo il coinvolgimento delle Camere,

        impegna il Governo:

            ad approvare il disegno di legge Atto Senato 615 in materia di autonomia differenziata in tempi rapidi, tenendo conto delle indicazioni e delle proposte di modifica condivise nel corso dell'esame in Commissione, in coerenza con il complesso delle riforme istituzionali indicate nel programma di Governo su cui il Governo ha ricevuto la fiducia delle Camere.

G2

Giorgis, De Cristofaro, Maiorino, Spagnolli, Musolino

Respinto

Il Senato,

        esaminata la mozione sui "Profili critici nell'ambito del processo di attuazione dell'autonomia differenziata",

        premesso che:

            la formulazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, per quanto possa apparire incerta e indeterminata, non può essere interpretata ed attuata in contrasto con i principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, a partire dal principio di unità e indivisibilità della Repubblica e dal connesso principio di uguaglianza di fronte alla legge, e nell'accesso ai beni e servizi essenziali che costituiscono l'oggetto dei diritti civili e sociali che, come esplicita appunto l'articolo 117, lettera m), "devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale";

            prima di procedere a qualsiasi trasferimento di ulteriori competenze a una o più regioni, occorre che siano determinati e concretamente attuati tutti i LEP attinenti all'esercizio di diritti civili e sociali;

            come hanno infatti da ultimo ben spiegato anche Giuliano Amato, Franco Bassanini, Franco Gallo e Alessandro Pajno, nella lettera con cui hanno motivato le loro dimissioni dal cosiddetto "Comitato tecnico per la determinazione dei LEP", se si dovesse procedere alla determinazione dei soli livelli essenziali relativi alle materie potenzialmente oggetto di autonomia differenziata, vi sarebbe il rischio che alla fine manchino le risorse per finanziare anche i LEP relativi alle materie di competenza esclusiva dello Stato (che non possono essere trasferite alle regioni),

        impegna il Senato:

            prima di procedere a qualsiasi votazione degli emendamenti presentati al disegno di legge n. 615, recante disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, attualmente all'esame della Commissione affari costituzionali del Senato, ad acquisire, dal Comitato tecnico per la determinazione dei LEP, i dati e le valutazioni compiute dallo stesso CLEP per determinare, superando il criterio della spesa storica, tutti i livelli essenziali delle prestazioni relative ai diritti civili e sociali che devono essere garantite ai cittadini su tutto il territorio nazionale in modo da consentire al Parlamento di assumere, in modo trasparente e conoscibile, la fondamentale decisione, sulla base delle risorse esistenti, in ordine alle priorità e al grado di attuazione dei diversi livelli essenziali.

Mozione sulle criticità nei collegamenti aerei con Catania e la Sicilia

(1-00067) (20 luglio 2023)

Musolino, Unterberger, Durnwalder, Patton, Spagnolli, Nicita. -

Approvata

            Il Senato,

                    premesso che:

            in data 16 luglio 2023, presso il terminal A dell'aeroporto "Vincenzo Bellini" di Catania, si è sviluppato un incendio che sarebbe stato causato, da quanto emerso dai primi rilievi svolti dalle autorità competenti, da un malfunzionamento di uno degli impianti di condizionamento dell'aria;

            l'incendio, nonostante il tempestivo intervento dei Vigili del fuoco, ha reso necessario sospendere l'attività con totale interdizione al pubblico dell'intera parte "arrivi" del terminal A e conseguente impossibilità per migliaia di passeggeri, in partenza ed in arrivo, di raggiungere i luoghi di destinazione neppure mediante la riprotezione dei propri voli presso altri aeroporti siciliani (Trapani, Comiso e Palermo);

            nonostante le rassicurazioni dei vertici della SAC Società Aeroporto Catania S.p.A., che in prima battuta avevano dichiarato che la riapertura del terminal ed il conseguente ritorno alle normali attività aeroportuali sarebbe avvenuta non più tardi del 18 luglio, la società ha poi rivisto le proprie previsioni sulla riapertura dichiarando che fino al 25 luglio non sarà possibile riprendere le normali attività;

            è evidente che vi è stata da parte dei vertici gestionali della società una scarsissima capacità di reazione al sinistro, che ha causato la quasi totale interruzione dei normali servizi dell'aerostazione catanese, aggravata dall'assenza di una comunicazione ufficiale da parte dei vertici societari rispetto al previsto ritorno alla normalità;

            considerato, altresì, che:

            l'interruzione dei servizi aeroportuali di quello che è il primo aeroporto internazionale siciliano ha provocato, come è facile intuire, oltre a disagi ai passeggeri, costretti a imbarcarsi in veri e propri "viaggi della speranza" in direzione degli altri aeroporti siciliani, anche ingentissimi danni all'intera economia turistica regionale proprio nel momento di maggior afflusso turistico;

            il ritardo con il quale è stata gestita la riprotezione dei voli ha evidenziato due gravi carenze: la prima è costituita dall'assenza di un piano regionale di gestione delle emergenze per il sistema di trasporto aereo siciliano, che preveda in modo preciso ed organizzato come il traffico vada ripartito e riorganizzato nell'ipotesi di chiusura di uno o più degli scali siciliani; la seconda è l'evidente fragilità del sistema aeroportuale siciliano, con la presenza sul territorio di due scali maggiori (Palermo e Catania) e due scali minori (Comiso e Trapani) che in atto risultano sottodimensionati o addirittura abbandonati per una pretesa carenza di operatori;

            in ultimo, si è appreso che, a seguito di un tavolo tecnico con ENAC ed ENAV, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha annunciato, entro la fine del 2023, l'eliminazione delle limitazioni dell'aeroporto di Reggio Calabria sulla seconda pista, circostanza che, se confermata, consentirebbe di rilanciare lo scalo "Tito Minniti" e renderlo operativo per l'intera area dello stretto di Messina,

                    impegna il Governo:

            1) ad avviare prontamente un'indagine ispettiva presso l'aeroporto "Vincenzo Bellini" di Catania in merito alla gestione dell'emergenza da parte della Società Aeroporto Catania S.p.A., a seguito dell'incendio avvenuto in data 16 luglio 2023;

            2) considerata la grave fragilità del sistema di trasporto aereo in Sicilia, a causa dell'insufficiente sviluppo delle infrastrutture aeroportuali e la frequenza con la quale l'aeroporto di Catania sospende l'erogazione del servizio di trasporto aereo per le eruzioni dell'Etna, con conseguenti ricadute per i passeggeri, ad adottare un piano di gestione delle emergenze;

            3) in considerazione dell'annunciata rimozione delle limitazioni operative sull'aeroporto di Reggio Calabria "Tito Minniti", ad assicurare i trasporti al fine di garantire, in ogni caso, la continuità territoriale per la Sicilia.

Mozione sulle misure per il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale

(1-00022) (26 gennaio 2023)

Paita, Gelmini, Calenda, Renzi, Sbrollini, Fregolent, Lombardo, Scalfarotto, Versace. -

V. testo 2

            Il Senato,

                    premesso che:

            circa 45 anni fa la legge 23 dicembre 1978, n. 833, ha istituito il servizio sanitario nazionale, i cui principi cardine sono l'universalità, l'uguaglianza e l'equità e il cui obiettivo è la tutela della salute "come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività", in ossequio all'articolo 32 della nostra Costituzione, nonché la promozione, il mantenimento e il recupero "della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l'eguaglianza dei cittadini";

            la sanità pubblica italiana rappresenta ancora oggi, in Europa e nel mondo, un vero e proprio modello di tutela della salute, che ha garantito agli italiani, nel corso degli anni, il miglioramento delle condizioni di vita, la riduzione delle patologie, maggiore longevità e benessere e una risposta collettiva ai bisogni di salute e di vita di cittadini, famiglie e società nel suo complesso;

            sono tuttavia diverse le criticità che affliggono il SSN, tra cui non si può non richiamare il divario nella quantità e qualità dei servizi forniti dalle singole Regioni, legato sia alla diversa dotazione infrastrutturale, sia a capacità di programmazione e gestionali non omogenee; l'insufficiente compensazione del ridimensionamento dei servizi ospedalieri ordinari con un rafforzamento di quelli territoriali, soprattutto in alcune Regioni; le difficoltà di accesso fisico (liste di attesa) ed economico alle cure; lo spostamento della domanda verso il privato come scelta obbligata per ritardi o mancanza di prestazioni da parte del settore pubblico; la carenza di personale e, non ultima, l'assenza di investimenti e programmi di spesa di prospettiva nel settore;

            sul piano dell'assistenza territoriale, nonostante i servizi sanitari e sociosanitari diffusi capillarmente sul territorio, dalla medicina di base all'assistenza farmaceutica, dalla specialistica e diagnostica ambulatoriale, ai servizi domiciliari agli anziani ed ai malati, e il fondamentale ruolo di "filtro" svolto dai medici di base, il pronto soccorso viene percepito come unica opportunità per essere valutati adeguatamente, con conseguenti difficoltà sul piano delle risposte di tipo emergenziale;

            per quanto concerne le liste d'attesa, in particolare, il piano nazionale di governo delle liste di attesa per il triennio 2019-2021 ha stabilito i tempi massimi d'attesa che le Regioni si sono impegnate a rispettare per le prestazioni ambulatoriali, visite specialistiche e prestazioni strumentali, definendoli secondo criteri di priorità: "urgente" (U), da eseguire nel più breve tempo possibile e, comunque, entro 72 ore; "breve" (B) da eseguire entro 10 giorni; "differibile" (D) da eseguire entro 30 giorni per le visite o 60 giorni per gli accertamenti diagnostici; "programmata" (P) da eseguire entro 120 giorni;

            pur rivelandosi già estremamente ampie e rischiando di pregiudicare le più elementari esigenze di prevenzione che si pongono alla base di qualsivoglia sistema di tutela sanitaria, dette tempistiche risultano costantemente disattese, rendendo plasticamente anche la forte disomogeneità nell'efficacia del SSN su tutto il territorio nazionale: esse non vengono rispettate, in media, una volta su tre (nelle regioni del Nord) e due volte su tre (nelle regioni del Sud);

            il rapporto civico sulla salute di Cittadinanzattiva, peraltro, sottolinea come nel 2021 almeno l'11 per cento delle persone abbia rinunciato a visite ed esami diagnostici o specialistici per problemi economici o legati alle difficoltà di accesso al servizio, con punte superiori al 18 per cento in alcune regioni quali la Sardegna, comunque non distanti dai livelli di "rinuncia" di Abruzzo, Lazio e Molise (lo stesso rapporto denuncia che per alcune diagnostiche si possono raggiungere anche i due anni di attesa);

            nonostante la lieve ripresa degli ultimi due anni, i volumi delle prestazioni sanitarie non sono ancora tornati ai livelli pre pandemia, né per le prestazioni programmate né per quelle urgenti, portando a 2,9 milioni il numero di mancati ricoveri registrati tra il 2020 e il 2021, biennio già segnato da una riduzione del 26 per cento delle ospedalizzazioni e del 44 per cento dei ricoveri programmati rispetto ai valori pre COVID-19;

            secondo il report dell'osservatorio GIMBE 1/2021, tra il 2020 e il 2019 la riduzione complessiva delle prestazioni sanitarie si attesta su un valore di 144,5 milioni in meno, di cui la maggior parte (90,2 per cento) in strutture pubbliche, mentre i dati AGENAS-MeS Sant'Anna di Pisa mostrano una diminuzione media del 40 per cento delle attività di screening per condizioni cliniche il cui esito è fortemente condizionato dalla tempestività della diagnosi (ad esempio nelle mammografie);

            ciò incide negativamente su un sistema di prevenzione tradizionalmente carente in ragione della mancanza di risorse finanziarie, umane e strumentali adeguate, cui si potrebbe dare risposta attraverso l'elaborazione di un piano nazionale pluriennale di interventi nel campo della prevenzione, differenziando gli stessi in interventi "primari" (volti a prevenire l'insorgere della patologia), "secondari" (volti a garantire diagnosi precoci) e "terziari" (volti a prevenire complicanze o danni ulteriori rispetto alla patologia già individuata);

            i lunghi tempi d'attesa non riguardano solo le tempistiche relative alla diagnosi, ma anche quelle degli interventi terapeutici e assistenziali-riabilitativi, che vengono posti in essere con ritardi che spesso finiscono inesorabilmente per aggravare il quadro clinico del paziente;

            si registrano criticità anche sul piano dell'assistenza di lungo termine prestata nelle strutture ospedaliere, che è scesa, del 2,5 per cento annuo, dal 2012 al 2021, confermando le difficoltà del SSN di garantire cure e assistenza con continuità e al di là di un orizzonte emergenziale;

            nel 2020 il tasso di infermieri attivi in Italia in rapporto alla popolazione residente è sensibilmente più basso rispetto alla media europea, mentre per quanto concerne i medici attivi il nostro Paese si distingue per avere l'età media anagrafica più avanzata (più del 56 per cento dei medici ha più di 55 anni), confermando sia l'urgenza di attivare un più serrato ricambio generazionale, sia il livello di stress e impegno che viene quotidianamente imposto al corpo medico;

            l'assenza di risorse, il blocco delle assunzioni nelle regioni in piano di rientro e il tasso di turnover negativo hanno infatti determinato un aumento dell'età media del personale medico e infermieristico, spesso costretto a turni estenuanti e ininterrotti che in non pochi casi si sono riflessi direttamente sulla salute dei medici e degli infermieri (come Giovanni Buccoliero, primario facente funzione di medicina all'ospedale "Giannuzzi" di Manduria, morto di infarto in corsia dopo 24 ore continuative di lavoro);

            la necessità di immettere nuovo organico nel SSN è dimostrata anche dalla forte carenza di infermieri, medici anestesisti e medici di medicina generale, anche per effetto dei pensionamenti e delle politiche di "prepensionamento" ("Quota 100" e "Quota 103" in primis), che non hanno fatto altro che aggravare le carenze di personale sanitario nei reparti;

            secondo l'Ufficio parlamentare di bilancio, infatti, "l'effetto di 'Quota 100' nel settore della sanità, e in maniera particolare nel Mezzogiorno (...) è purtroppo coinciso con il sovraccarico di lavoro che il personale ospedaliero ha dovuto fronteggiare nelle fasi più acute della pandemia da COVID-19, soprattutto nella prima metà del 2020", aggravando la situazione e il trend fortemente problematici descritti;

            la difficoltà di immettere nuovo personale in ruolo è dovuta anche alla scarsa attrattività di alcune professioni sanitarie e infermieristiche, che portano sia al depauperamento dell'organico che al mancato avvio dei percorsi di specializzazione medica universitaria in quei determinati settori, pregiudicando l'erogazione delle relative prestazioni per i pazienti;

            dal 2010 il personale a tempo indeterminato impiegato nel servizio sanitario nazionale è diminuito di 25.641 unità (di cui circa 8.000 infermieri) e lo stesso Ufficio parlamentare di bilancio ha evidenziato come la situazione dei servizi di pronto soccorso, e non solo, risulti ormai difficilmente sostenibile;

            secondo le stime di SalutEquità, nei prossimi anni la carenza di personale sanitario può essere stimata in circa 25.000 medici e 63.000 infermieri, indebolendo ulteriormente un sistema sanitario che, in ragione della crisi della natalità, sarà chiamato a rispondere a una popolazione che nel 2050 sarà costituita, per circa l'8 per cento, da persone con più di 85 anni;

            la cronica carenza di personale ha già pregiudicato fortemente non solo la capacità del SSN di rispondere alla pandemia, ma anche la possibilità di offrire risposte globali e tempestive a tutti i pazienti, acuendo richiamati (e drammatici) fenomeni sanitari e sociali della rinuncia alle cure, dell'aumento delle liste d'attesa e della mobilità passiva non fisiologica;

            queste difficoltà, negli anni, si sono riversate su cittadini e famiglie, portando la spesa sanitaria delle stesse a 36,5 miliardi di euro, con un aumento medio annuo del 2,1 per cento tra il 2012 e il 2019: le maggiori spese sostenute riguardano l'acquisto di prestazioni specialistiche (36,5 per cento), l'acquisto di farmaci e presidi medici non durevoli (29,3 per cento) e assistenza sanitaria di lungo termine (11,6 per cento), aspetti tutti indispensabili per la salvaguardia del fondamentale diritto alla salute;

            la mancanza di risorse per immettere in servizio nuovo personale si deve anche alle misure di contenimento delle assunzioni adottate nelle Regioni in piano di rientro, che negli anni ha aggravato un (già) grave percorso di riduzione del personale, privando gli enti territoriali della possibilità anche solo di compensare i pensionamenti, che per il solo prossimo quinquennio sono stimati in 21.050 unità per gli infermieri e 29.331 unità per i medici;

            per salvaguardare il servizio sanitario nazionale e garantire personale e strumentazione è indispensabile stanziare nuove risorse, prestando un sostegno concreto a tutte le strutture e le professionalità che si impegnano, nonostante le difficoltà ad adoperarsi per proteggere la salute dei cittadini;

            al contrario, la legge di bilancio per il 2023 ha previsto, per il triennio 2023-2025, un percorso di riduzione della spesa in percentuale pari allo 0,38 per cento nel 2023, 0,30 per cento nel 2024 e 0,38 per cento nel 2025, in particolare prevedendo una riduzione di 51 milioni di euro per l'anno 2023 e 51,6 milioni di euro per il 2024 dei finanziamenti previsti per il programma di ricerca per il settore della sanità pubblica, nonché una riduzione di 7,6 milioni di euro nel 2023, 11,2 milioni di euro nel 2024 e 14 milioni di euro nel 2025 per la vigilanza sugli enti e sicurezza delle cure;

            gli stanziamenti previsti (2,15 miliardi di euro per il 2023) sono stati rivolti interamente al contrasto dell'aumento dell'inflazione e dei costi dell'energia (1,4 miliardi di euro), nonché all'acquisto dei vaccini e farmaci per la cura del COVID-19 (650 milioni di euro), senza alcuna prospettiva di sostegno, investimento e rilancio in un settore fondamentale per il nostro ordinamento costituzionale;

            risulta del tutto assente dall'orizzonte della programmazione finanziaria il potenziamento del sistema sanitario e anzi le proiezioni di spesa elaborate dal Governo prevedono un percorso di riduzione, in percentuale del PIL, che passa dal 7 per cento del 2022 al 6,1 nel 2025;

            sotto questo versante, peraltro, va ricordato come lo scoppio della pandemia abbia comportato un forte aumento della spesa sanitaria pubblica, che è passata da un incremento medio annuo dello 0,9 per cento dal 2012 al 2019 al 5 per cento medio annuo tra il 2020 e il 2021, a conferma di quanto le nuove sfide globali disvelate dalla pandemia impongano agli Stati di rafforzare e mettere in sicurezza i propri sistemi sanitari;

            proprio per dare risposta a tale emergenza, l'Eurogruppo del 9 aprile 2020 ha dato avvio al "pandemic crisis support" e cioè un programma di supporto finanziato attraverso il meccanismo europeo di stabilità (detto MES sanitario) che consentiva agli Stati membri di accedere a finanziamenti agevolati volti a supportare i maggiori costi sanitari sopportati per lo scoppio della pandemia;

            il 31 dicembre 2022 è scaduto il termine per accedere al MES sanitario ed è quindi sfumata la possibilità di ottenere i circa 37 miliardi di euro la cui unica condizionalità sarebbe stata l'utilizzo di tali risorse esclusivamente per sostenere il finanziamento, diretto e indiretto, del sistema sanitario nazionale;

            dette risorse avrebbero rappresentato "puro ossigeno" per il nostro sistema sanitario, che versa in condizioni critiche sotto molteplici aspetti sopra solo accennati e che ora risulta pure fortemente provato dagli sforzi (abnormi) profusi nel corso della pandemia per salvaguardare, costantemente e nonostante tutte le difficoltà, il primario e universale diritto alla salute;

            preconcetti ideologici e fake news non possono in alcun modo giustificare l'assenza di risorse e risposte rispetto alle esigenze di cura e assistenza di cittadini e famiglie: proprio per tale ragione appaiono improcrastinabili interventi volti a potenziare il SSN e che si propongono di ricollocare al centro delle priorità del Paese la tutela della salute, vero e proprio cardine del nostro sistema di welfare e del nostro stato sociale,

                    impegna il Governo:

            1) a reperire le risorse finanziarie necessarie a rispondere alle criticità richiamate, volte, in particolare, ad escludere qualsiasi forma di definanziamento del SSN sul breve, medio e lungo periodo, incrementando l'organico medico e infermieristico e riducendo i tempi di attesa per le prestazioni specialistiche e per gli interventi terapeutici e assistenziali-riabilitativi, e a non pregiudicare direttamente il fondamentale diritto alla salute di cui all'articolo 32 della Costituzione e il carattere universale del sistema sanitario nazionale nel suo complesso;

            2) ad adottare iniziative volte a favorire il ricambio generazionale del personale medico e infermieristico, anche al fine di non imporre turni e ritmi di lavoro eccessivi, estenuanti e senza tregua e, al contempo, favorire l'aggiornamento delle professionalità operanti nel SSN, senza disperdere le esperienze acquisite e procedendo, senza indugio, all'avvio di un percorso di stabilizzazione che si proponga di eliminare il precariato nelle professioni sanitarie;

            3) ad intervenire per assicurare maggiore attrattività alle professioni sanitarie, incrementando le remunerazioni e le indennità specifiche, ma anche rafforzando le tutele contrattuali al fine di tenere in debita considerazione le peculiarità del comparto, sia al fine di scongiurare la carenza di personale in generale, sia per evitare l'afflusso delle nuove professionalità verso specializzazioni considerate maggiormente redditizie;

            4) ad elaborare un piano nazionale pluriennale di interventi di prevenzione, al fine di rafforzare un sistema di prevenzione già fortemente provato dalla carenza di risorse finanziarie, umane e strumentali;

            5) a prevedere un piano di potenziamento della sanità e assistenza territoriale, applicando il modello della medicina proattiva (o di iniziativa) al fine di superare la tradizionale medicina d'attesa attraverso un'attività di pianificazione articolata e complessa, volta ad individuare e rispondere preventivamente ai bisogni ed eventuali fattori di rischio per la salute dei cittadini;

            6) ad adottare un piano nazionale di edilizia ospedaliera che comporti il rinnovamento delle strutture sanitarie (i cui edifici risalgono, nel 70 per cento dei casi, a più di 50 anni fa), anche al fine rafforzare le strutture dedicate ad agevolare l'assistenza di parenti e congiunti, nonché per agevolare l'implementazione delle più avanzate tecniche mediche, della medicina di precisione e personalizzata.

(1-00022) (testo 2) (25 luglio 2023)

Paita, Gelmini, Calenda, Renzi, Sbrollini, Fregolent, Lombardo, Scalfarotto, Versace. -

V. testo 3

            Il Senato,

                    premesso che:

            circa 45 anni fa la legge 23 dicembre 1978, n. 833, ha istituito il servizio sanitario nazionale, i cui principi cardine sono l'universalità, l'uguaglianza e l'equità e il cui obiettivo è la tutela della salute "come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività", in ossequio all'articolo 32 della nostra Costituzione, nonché la promozione, il mantenimento e il recupero "della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l'eguaglianza dei cittadini";

            la sanità pubblica italiana rappresenta ancora oggi, in Europa e nel mondo, un vero e proprio modello di tutela della salute, che ha garantito agli italiani, nel corso degli anni, il miglioramento delle condizioni di vita, la riduzione delle patologie, maggiore longevità e benessere e una risposta collettiva ai bisogni di salute e di vita di cittadini, famiglie e società nel suo complesso;

            sono tuttavia diverse le criticità che affliggono il nostro SSN, tra cui non può non richiamarsi il divario nella quantità e qualità dei servizi forniti dalle singole Regioni, legato sia alla diversa dotazione infrastrutturale, sia a capacità di programmazione e gestionali non omogenee; l'insufficiente compensazione del ridimensionamento dei servizi ospedalieri ordinari con un rafforzamento di quelli territoriali, soprattutto in alcune Regioni; le difficoltà di accesso fisico (liste di attesa) ed economico alle cure; lo spostamento della domanda verso il privato come scelta obbligata per ritardi o mancanza di prestazioni da parte del settore pubblico; la carenza di personale e, non ultima, l'assenza di investimenti e programmi di spesa di prospettiva nel settore;

            sul piano dell'assistenza territoriale, nonostante i servizi sanitari e sociosanitari diffusi capillarmente sul territorio, dalla medicina di base all'assistenza farmaceutica, dalla specialistica e diagnostica ambulatoriale, ai servizi domiciliari agli anziani ed ai malati, e il fondamentale ruolo di "filtro" svolto dai medici di base, il pronto soccorso viene percepito come unica opportunità per essere valutati adeguatamente, con conseguenti difficoltà sul piano delle risposte di tipo emergenziale;

            per quanto concerne le liste d'attesa, in particolare, il piano nazionale di governo delle liste di attesa per il triennio 2019-2021 ha stabilito i tempi massimi d'attesa che le Regioni si sono impegnate a rispettare per le prestazioni ambulatoriali, visite specialistiche e prestazioni strumentali, definendoli secondo criteri di priorità: "urgente" (U), da eseguire nel più breve tempo possibile e, comunque, entro 72 ore; "breve" (B) da eseguire entro 10 giorni; "differibile" (D) da eseguire entro 30 giorni per le visite o 60 giorni per gli accertamenti diagnostici; "programmata" (P) da eseguire entro 120 giorni;

            pur rivelandosi già estremamente ampie e rischiando di pregiudicare le più elementari esigenze di prevenzione che si pongono alla base di qualsivoglia sistema di tutela sanitaria, dette tempistiche risultano costantemente disattese, rendendo plasticamente anche la forte disomogeneità nell'efficacia del SSN su tutto il territorio nazionale: esse non vengono rispettate, in media, una volta su tre (nelle regioni del Nord) e due volte su tre (nelle regioni del Sud);

            il rapporto civico sulla salute di Cittadinanzattiva, peraltro, sottolinea come nel 2021 almeno l'11 per cento delle persone abbia rinunciato a visite ed esami diagnostici e/o specialistici per problemi economici o legati alle difficoltà di accesso al servizio, con punte superiori al 18 per cento in alcune regioni quali la Sardegna, comunque non distanti dai livelli di "rinuncia" di Abruzzo, Lazio e Molise (lo stesso rapporto denuncia che per alcune diagnostiche si possono raggiungere anche i due anni di attesa);

            nonostante la lieve ripresa degli ultimi due anni, i volumi delle prestazioni sanitarie non sono ancora tornati ai livelli pre pandemici, né per le prestazioni programmate né per quelle urgenti, portando a 2,9 milioni il numero di mancati ricoveri registrati tra il 2020 e il 2021, biennio già segnato da una riduzione del 26 per cento delle ospedalizzazioni e del 44 per cento dei ricoveri programmati rispetto ai valori pre-Covid 19;

            secondo il Report Osservatorio GIMBE 1/2021, tra il 2020 e il 2019 la riduzione complessiva delle prestazioni sanitarie si attesta su un valore di -144,5 milioni - di cui la maggior parte (90,2 per cento) in strutture pubbliche - mentre i dati Agenas-MeS Sant'Anna di Pisa mostrano una diminuzione media del 40 per cento delle attività di screening per condizioni cliniche il cui esito è fortemente condizionato dalla tempestività della diagnosi (ad esempio nelle mammografie);

            ciò incide negativamente su un sistema di prevenzione tradizionalmente carente in ragione della mancanza di risorse finanziarie, umane e strumentali adeguate, cui si potrebbe dare risposta attraverso l'elaborazione di un piano nazionale pluriennale di interventi nel campo della prevenzione, differenziando gli stessi in interventi "primari" (volti a prevenire l'insorgere della patologia), "secondari" (volti a garantire diagnosi precoci) e "terziari" (volti a prevenire complicanze o danni ulteriori rispetto alla patologia già individuata);

            i lunghi tempi d'attesa non riguardano solo le tempistiche relative alla diagnosi, ma anche quelle relative agli interventi terapeutici e assistenziali-riabilitativi, che vengono posti in essere con ritardi che spesso finiscono inesorabilmente per aggravare il quadro clinico del paziente;

            si registrano criticità anche sul piano dell'assistenza di lungo termine prestata nelle strutture ospedaliere, che è scesa del 2,5 per cento annuo, dal 2012 al 2021, confermando le difficoltà del SSN di garantire cure e assistenza con continuità e al di là di un orizzonte emergenziale;

            nel 2020 il tasso di infermieri attivi in Italia in rapporto alla popolazione residente è sensibilmente più basso rispetto alla media europea, mentre per quanto concerne i medici attivi il nostro Paese si distingue per avere l'età media anagrafica più avanzata (più del 56 per cento dei medici ha più di 55 anni), confermando sia l'urgenza di attivare un più serrato ricambio generazionale, sia il livello di stress e impegno che viene quotidianamente imposto al nostro corpo medico;

            l'assenza di risorse, il blocco delle assunzioni nelle regioni in piano di rientro e il tasso di turnover negativo hanno infatti determinato un aumento dell'età media del personale medico e infermieristico, spesso costretto a turni estenuanti e ininterrotti che in non pochi casi si sono riflessi direttamente sulla salute dei medici e degli infermieri (come Giovanni Buccoliero, primario facente funzione di medicina all'ospedale di "Giannuzzi" di Manduria, morto di infarto in corsia dopo 24 ore continuative di lavoro);

            la necessità di immettere nuovo organico nel SSN è dimostrata anche dalla forte carenza di infermieri, medici anestesisti e medici di medicina generale, anche per effetto dei pensionamenti e delle politiche di "prepensionamento" ("Quota 100", "Quota 103" in primis), che non hanno fatto altro che aggravare le carenze di personale sanitario nei reparti;

            secondo l'Ufficio parlamentare di bilancio, infatti, "l'effetto di Quota 100 nel settore della sanità, e in maniera particolare nel Mezzogiorno (...) è purtroppo coinciso con il sovraccarico di lavoro che il personale ospedaliero ha dovuto fronteggiare nelle fasi più acute della pandemia da Covid-19, soprattutto nella prima metà del 2020", aggravando la situazione e il trend fortemente problematici sopra descritti;

            la difficoltà di immettere nuovo personale in ruolo è dovuta anche alla scarsa attrattività di alcune professioni sanitarie e infermieristiche, che portano sia al depauperamento dell'organico che al mancato avvio, in apicibus, dei percorsi di specializzazione medica universitaria in quei determinati settori, pregiudicando l'erogazione delle relative prestazioni per i pazienti;

            dal 2010 il personale a tempo indeterminato impiegato nel servizio sanitario nazionale è diminuito di 25.641 unità (di cui circa 8.000 infermieri) e lo stesso Ufficio parlamentare di bilancio ha evidenziato come la situazione dei servizi di pronto soccorso - e non solo - risulti ormai difficilmente sostenibile;

            secondo le stime di SalutEquità, nei prossimi anni la carenza di personale sanitario può stimarsi in circa 25.000 medici e 63.000 infermieri, indebolendo ulteriormente un sistema sanitario che, in ragione della crisi della natalità, sarà chiamato a rispondere a una popolazione che nel 2050 sarà costituita, per circa l'8 per cento, da persone con più di 85 anni;

            la cronica carenza di personale ha già pregiudicato fortemente non solo la capacità del SSN di rispondere alla pandemia, ma anche la possibilità di offrire risposte globali e tempestive a tutti i pazienti, acuendo richiamati (e drammatici) fenomeni sanitari e sociali della rinuncia alle cure, dell'aumento delle liste d'attesa e della mobilità passiva non fisiologica;

            dette difficoltà, negli anni, si sono riversate su cittadini e famiglie, portando la spesa sanitaria delle stesse a 36,5 miliardi di euro, con un aumento medio annuo del 2,1 per cento tra il 2012 e il 2019: le maggiori spese sostenute riguardano l'acquisto di prestazioni specialistiche (36,5 per cento), l'acquisto di farmaci e presidi medici non durevoli (29,3 per cento) e assistenza sanitaria di lungo termine (11,6 per cento), aspetti tutti indispensabili per la salvaguardia del fondamentale diritto alla salute;

            la mancanza di risorse per immettere in servizio nuovo personale si deve anche alle misure di contenimento delle assunzioni adottate nelle Regioni in piano di rientro, che negli anni ha aggravato un (già) grave percorso di riduzione del personale, privando detti enti territoriali della possibilità anche solo di compensare i pensionamenti, che per il solo prossimo quinquennio sono stimati in 21.050 unità per gli infermieri e 29.331 unità per i medici;

            per salvaguardare il servizio sanitario nazionale e garantire personale e strumentazione è indispensabile stanziare nuove risorse, prestando un sostegno concreto a tutte le strutture e le professionalità che si impegnano, nonostante le difficoltà ad adoperarsi per proteggere la salute dei cittadini;

            al contrario, la legge di bilancio 2023 ha previsto, per il triennio 2023-2025, un percorso di riduzione della spesa in percentuale pari allo 0,38 per cento nel 2023, 0,30 per cento nel 2024 e 0,38 per cento nel 2025, in particolare prevedendo una riduzione di 51 milioni di euro per l'anno 2023 e 51,6 milioni di euro per l'anno 2024 dei finanziamenti previsti per il programma di ricerca per il settore della sanità pubblica, nonché una riduzione di 7,6 milioni di euro nel 2023, 11,2 milioni di euro nel 2024 e 14 milioni di euro nel 2025 per la vigilanza sugli enti e sicurezza delle cure;

            gli stanziamenti previsti (2,15 miliardi di euro per il 2023) sono stati rivolti interamente al contrasto dell'aumento dell'inflazione e dei costi dell'energia (1,4 miliardi di euro), nonché all'acquisto dei vaccini e farmaci per la cura del Covid-19 (650 milioni di euro), senza alcuna prospettiva di sostegno, investimento e rilancio in un settore fondamentale per il nostro ordinamento costituzionale;

            risulta del tutto assente dall'orizzonte della programmazione finanziaria il potenziamento del sistema sanitario e anzi le proiezioni di spesa elaborate dal Governo prevedono un percorso di riduzione, in percentuale del PIL, che passa dal 7 per cento del 2022 al 6,1 nel 2025;

            sotto questo versante, peraltro, va ricordato come lo scoppio della pandemia abbia comportato un forte aumento della spesa sanitaria pubblica, che è passata da un incremento medio annuo dello 0,9 per cento dal 2012 al 2019 al 5 per cento medio annuo tra il 2020 e il 2021, a conferma di quanto le nuove sfide globali disvelate dalla pandemia impongano agli Stati di rafforzare e mettere in sicurezza i propri sistemi sanitari;

            proprio per dare risposta a tale emergenza, l'Eurogruppo del 9 aprile 2020 ha dato avvio al "pandemic crisis support" e cioè un programma di supporto finanziato attraverso il Meccanismo europeo di stabilità (detto MES sanitario) che consentiva agli Stati membri di accedere a finanziamenti agevolati volti a supportare i maggiori costi sanitari sopportati per lo scoppio della pandemia;

            lo scorso 31 dicembre è scaduto il termine per accedere al predetto MES sanitario ed è quindi sfumata la possibilità di ottenere i circa 37 miliardi di euro la cui unica condizionalità sarebbe stata l'utilizzo di tali risorse esclusivamente per sostenere il finanziamento, diretto e indiretto, del sistema sanitario nazionale;

            dette risorse avrebbero rappresentato "puro ossigeno" per il nostro sistema sanitario, che versa in condizioni critiche sotto molteplici aspetti sopra solo accennati e che ora risulta pure fortemente provato dagli sforzi (abnormi) profusi nel corso della pandemia per salvaguardare, costantemente e nonostante tutte le difficoltà, il primario e universale diritto alla salute;

            preconcetti ideologici e fake news non possono in alcun modo giustificare l'assenza di risorse e risposte rispetto alle esigenze di cura e assistenza di cittadini e famiglie: proprio per tale ragione appaiono improcrastinabili interventi volti a potenziare il SSN e che si propongono di ricollocare al centro delle priorità del Paese la tutela della salute, vero e proprio cardine del nostro sistema di welfare e del nostro stato sociale,

                    impegna il Governo:

            1) a reperire le risorse finanziarie necessarie a rispondere alle criticità richiamate in premessa, volte, in particolare, ad escludere qualsiasi forma di definanziamento del SSN sul breve, medio e lungo periodo, incrementando l'organico medico e infermieristico e riducendo i tempi di attesa per le prestazioni specialistiche e per gli interventi terapeutici e assistenziali-riabilitativi, che pregiudicano direttamente il fondamentale diritto alla salute di cui all'articolo 32 della Costituzione e il carattere universale del sistema sanitario nazionale nel suo complesso;

            2) ad adottare iniziative volte a favorire il ricambio generazionale del personale medico e infermieristico, anche al fine di non imporre allo stesso turni e ritmi di lavoro eccessivi, estenuanti e senza tregua e, al contempo, favorire l'aggiornamento delle professionalità operanti nel SSN, senza disperdere le esperienze acquisite e procedendo, senza indugio, all'avvio di un percorso di stabilizzazione che si proponga di eliminare il precariato nelle professioni sanitarie;

            3) ad intervenire per assicurare maggiore attrattività alle professioni sanitarie, incrementando le remunerazioni e le indennità specifiche, ma anche rafforzando le tutele contrattuali al fine di tenere in debita considerazione le peculiarità del comparto, sia al fine di scongiurare la carenza di personale in generale, sia per evitare l'afflusso delle nuove professionalità verso specializzazioni considerate maggiormente redditizie;

            4) ad elaborare un piano nazionale pluriennale di interventi di prevenzione, volti nei sensi di cui in premessa al fine di rafforzare un sistema di prevenzione già fortemente provato dalla carenza di risorse finanziarie, umane e strumentali;

            5) a prevedere un piano di potenziamento della sanità e assistenza territoriale, applicando il modello della medicina proattiva (o di iniziativa) al fine di superare la tradizionale medicina d'attesa attraverso un'attività di pianificazione articolata e complessa, volta ad individuare e rispondere preventivamente ai bisogni ed eventuali fattori di rischio per la salute dei cittadini;

            6) ad adottare, anche alla luce del punto precedente, un piano nazionale di edilizia ospedaliera che comporti il rinnovamento delle strutture sanitarie - i cui edifici risalgono, nel 70 per cento dei casi, a più di 50 anni fa -, anche al fine rafforzare le strutture dedicate e agevolare l'assistenza di parenti e congiunti, nonché per agevolare l'implementazione delle più avanzate tecniche mediche, della medicina di precisione e personalizzata;

            7) ad avviare una campagna di sensibilizzazione volta a rafforzare la diffusione di una cultura scientifica volta a contrastare il dilagare di fake news e posizioni antiscientifiche spesso propagandate per destabilizzare e creare un clima di sfiducia generalizzata nei confronti delle istituzioni;

            8) ad adottare iniziative volte a contrastare la continua fuga di cervelli anche in ambito sanitario e, al contempo, incentivare forme di valorizzazione e attrazione di talenti anche dall'estero;

            9) a garantire la piena ed efficace implementazione del fondo di cui all'articolo 104, comma 3-bis, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, al fine di rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena inclusione sociale delle persone con disabilità, per consentire l'erogazione "degli ausili, ortesi e protesi degli arti inferiori e superiori, a tecnologia avanzata e con caratteristiche funzionali allo svolgimento di attività sportive amatoriali, destinati a persone con disabilità fisica", anche nell'ottica di un prossimo aggiornamento dei livelli essenziali delle prestazioni che tenga conto delle finalità del predetto fondo e dei costanti progressi scientifici e della ricerca sul tema, prevedendo un aggiornamento sistematico e periodico del nomenclatore.

(1-00022) (testo 3) (25 luglio 2023)

Paita, Gelmini, Calenda, Renzi, Sbrollini, Fregolent, Lombardo, Scalfarotto, Versace. -

Votata per parti separate. Approvata la parte evidenziata in neretto; respinta la restante parte.

            Il Senato,

                    premesso che:

            circa 45 anni fa la legge 23 dicembre 1978, n. 833, ha istituito il servizio sanitario nazionale, i cui principi cardine sono l'universalità, l'uguaglianza e l'equità e il cui obiettivo è la tutela della salute "come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività", in ossequio all'articolo 32 della nostra Costituzione, nonché la promozione, il mantenimento e il recupero "della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l'eguaglianza dei cittadini";

            la sanità pubblica italiana rappresenta ancora oggi, in Europa e nel mondo, un vero e proprio modello di tutela della salute, che ha garantito agli italiani, nel corso degli anni, il miglioramento delle condizioni di vita, la riduzione delle patologie, maggiore longevità e benessere e una risposta collettiva ai bisogni di salute e di vita di cittadini, famiglie e società nel suo complesso;

            sono tuttavia diverse le criticità che affliggono il nostro SSN, tra cui non può non richiamarsi il divario nella quantità e qualità dei servizi forniti dalle singole Regioni, legato sia alla diversa dotazione infrastrutturale, sia a capacità di programmazione e gestionali non omogenee; l'insufficiente compensazione del ridimensionamento dei servizi ospedalieri ordinari con un rafforzamento di quelli territoriali, soprattutto in alcune Regioni; le difficoltà di accesso fisico (liste di attesa) ed economico alle cure; lo spostamento della domanda verso il privato come scelta obbligata per ritardi o mancanza di prestazioni da parte del settore pubblico; la carenza di personale e, non ultima, l'assenza di investimenti e programmi di spesa di prospettiva nel settore;

            sul piano dell'assistenza territoriale, nonostante i servizi sanitari e sociosanitari diffusi capillarmente sul territorio, dalla medicina di base all'assistenza farmaceutica, dalla specialistica e diagnostica ambulatoriale, ai servizi domiciliari agli anziani ed ai malati, e il fondamentale ruolo di "filtro" svolto dai medici di base, il pronto soccorso viene percepito come unica opportunità per essere valutati adeguatamente, con conseguenti difficoltà sul piano delle risposte di tipo emergenziale;

            per quanto concerne le liste d'attesa, in particolare, il piano nazionale di governo delle liste di attesa per il triennio 2019-2021 ha stabilito i tempi massimi d'attesa che le Regioni si sono impegnate a rispettare per le prestazioni ambulatoriali, visite specialistiche e prestazioni strumentali, definendoli secondo criteri di priorità: "urgente" (U), da eseguire nel più breve tempo possibile e, comunque, entro 72 ore; "breve" (B) da eseguire entro 10 giorni; "differibile" (D) da eseguire entro 30 giorni per le visite o 60 giorni per gli accertamenti diagnostici; "programmata" (P) da eseguire entro 120 giorni;

            pur rivelandosi già estremamente ampie e rischiando di pregiudicare le più elementari esigenze di prevenzione che si pongono alla base di qualsivoglia sistema di tutela sanitaria, dette tempistiche risultano costantemente disattese, rendendo plasticamente anche la forte disomogeneità nell'efficacia del SSN su tutto il territorio nazionale: esse non vengono rispettate, in media, una volta su tre (nelle regioni del Nord) e due volte su tre (nelle regioni del Sud);

            il rapporto civico sulla salute di Cittadinanzattiva, peraltro, sottolinea come nel 2021 almeno l'11 per cento delle persone abbia rinunciato a visite ed esami diagnostici e/o specialistici per problemi economici o legati alle difficoltà di accesso al servizio, con punte superiori al 18 per cento in alcune regioni quali la Sardegna, comunque non distanti dai livelli di "rinuncia" di Abruzzo, Lazio e Molise (lo stesso rapporto denuncia che per alcune diagnostiche si possono raggiungere anche i due anni di attesa);

            nonostante la lieve ripresa degli ultimi due anni, i volumi delle prestazioni sanitarie non sono ancora tornati ai livelli pre pandemici, né per le prestazioni programmate né per quelle urgenti, portando a 2,9 milioni il numero di mancati ricoveri registrati tra il 2020 e il 2021, biennio già segnato da una riduzione del 26 per cento delle ospedalizzazioni e del 44 per cento dei ricoveri programmati rispetto ai valori pre-Covid 19;

            secondo il Report Osservatorio GIMBE 1/2021, tra il 2020 e il 2019 la riduzione complessiva delle prestazioni sanitarie si attesta su un valore di -144,5 milioni - di cui la maggior parte (90,2 per cento) in strutture pubbliche - mentre i dati Agenas-MeS Sant'Anna di Pisa mostrano una diminuzione media del 40 per cento delle attività di screening per condizioni cliniche il cui esito è fortemente condizionato dalla tempestività della diagnosi (ad esempio nelle mammografie);

            ciò incide negativamente su un sistema di prevenzione tradizionalmente carente in ragione della mancanza di risorse finanziarie, umane e strumentali adeguate, cui si potrebbe dare risposta attraverso l'elaborazione di un piano nazionale pluriennale di interventi nel campo della prevenzione, differenziando gli stessi in interventi "primari" (volti a prevenire l'insorgere della patologia), "secondari" (volti a garantire diagnosi precoci) e "terziari" (volti a prevenire complicanze o danni ulteriori rispetto alla patologia già individuata);

            i lunghi tempi d'attesa non riguardano solo le tempistiche relative alla diagnosi, ma anche quelle relative agli interventi terapeutici e assistenziali-riabilitativi, che vengono posti in essere con ritardi che spesso finiscono inesorabilmente per aggravare il quadro clinico del paziente;

            si registrano criticità anche sul piano dell'assistenza di lungo termine prestata nelle strutture ospedaliere, che è scesa del 2,5 per cento annuo, dal 2012 al 2021, confermando le difficoltà del SSN di garantire cure e assistenza con continuità e al di là di un orizzonte emergenziale;

            nel 2020 il tasso di infermieri attivi in Italia in rapporto alla popolazione residente è sensibilmente più basso rispetto alla media europea, mentre per quanto concerne i medici attivi il nostro Paese si distingue per avere l'età media anagrafica più avanzata (più del 56 per cento dei medici ha più di 55 anni), confermando sia l'urgenza di attivare un più serrato ricambio generazionale, sia il livello di stress e impegno che viene quotidianamente imposto al nostro corpo medico;

            l'assenza di risorse, il blocco delle assunzioni nelle regioni in piano di rientro e il tasso di turnover negativo hanno infatti determinato un aumento dell'età media del personale medico e infermieristico, spesso costretto a turni estenuanti e ininterrotti che in non pochi casi si sono riflessi direttamente sulla salute dei medici e degli infermieri (come Giovanni Buccoliero, primario facente funzione di medicina all'ospedale di "Giannuzzi" di Manduria, morto di infarto in corsia dopo 24 ore continuative di lavoro);

            la necessità di immettere nuovo organico nel SSN è dimostrata anche dalla forte carenza di infermieri, medici anestesisti e medici di medicina generale, anche per effetto dei pensionamenti e delle politiche di "prepensionamento" ("Quota 100", "Quota 103" in primis), che non hanno fatto altro che aggravare le carenze di personale sanitario nei reparti;

            secondo l'Ufficio parlamentare di bilancio, infatti, "l'effetto di Quota 100 nel settore della sanità, e in maniera particolare nel Mezzogiorno (...) è purtroppo coinciso con il sovraccarico di lavoro che il personale ospedaliero ha dovuto fronteggiare nelle fasi più acute della pandemia da Covid-19, soprattutto nella prima metà del 2020", aggravando la situazione e il trend fortemente problematici sopra descritti;

            la difficoltà di immettere nuovo personale in ruolo è dovuta anche alla scarsa attrattività di alcune professioni sanitarie e infermieristiche, che portano sia al depauperamento dell'organico che al mancato avvio, in apicibus, dei percorsi di specializzazione medica universitaria in quei determinati settori, pregiudicando l'erogazione delle relative prestazioni per i pazienti;

            dal 2010 il personale a tempo indeterminato impiegato nel servizio sanitario nazionale è diminuito di 25.641 unità (di cui circa 8.000 infermieri) e lo stesso Ufficio parlamentare di bilancio ha evidenziato come la situazione dei servizi di pronto soccorso - e non solo - risulti ormai difficilmente sostenibile;

            secondo le stime di SalutEquità, nei prossimi anni la carenza di personale sanitario può stimarsi in circa 25.000 medici e 63.000 infermieri, indebolendo ulteriormente un sistema sanitario che, in ragione della crisi della natalità, sarà chiamato a rispondere a una popolazione che nel 2050 sarà costituita, per circa l'8 per cento, da persone con più di 85 anni;

            la cronica carenza di personale ha già pregiudicato fortemente non solo la capacità del SSN di rispondere alla pandemia, ma anche la possibilità di offrire risposte globali e tempestive a tutti i pazienti, acuendo richiamati (e drammatici) fenomeni sanitari e sociali della rinuncia alle cure, dell'aumento delle liste d'attesa e della mobilità passiva non fisiologica;

            dette difficoltà, negli anni, si sono riversate su cittadini e famiglie, portando la spesa sanitaria delle stesse a 36,5 miliardi di euro, con un aumento medio annuo del 2,1 per cento tra il 2012 e il 2019: le maggiori spese sostenute riguardano l'acquisto di prestazioni specialistiche (36,5 per cento), l'acquisto di farmaci e presidi medici non durevoli (29,3 per cento) e assistenza sanitaria di lungo termine (11,6 per cento), aspetti tutti indispensabili per la salvaguardia del fondamentale diritto alla salute;

            la mancanza di risorse per immettere in servizio nuovo personale si deve anche alle misure di contenimento delle assunzioni adottate nelle Regioni in piano di rientro, che negli anni ha aggravato un (già) grave percorso di riduzione del personale, privando detti enti territoriali della possibilità anche solo di compensare i pensionamenti, che per il solo prossimo quinquennio sono stimati in 21.050 unità per gli infermieri e 29.331 unità per i medici;

            per salvaguardare il servizio sanitario nazionale e garantire personale e strumentazione è indispensabile stanziare nuove risorse, prestando un sostegno concreto a tutte le strutture e le professionalità che si impegnano, nonostante le difficoltà ad adoperarsi per proteggere la salute dei cittadini;

            al contrario, la legge di bilancio 2023 ha previsto, per il triennio 2023-2025, un percorso di riduzione della spesa in percentuale pari allo 0,38 per cento nel 2023, 0,30 per cento nel 2024 e 0,38 per cento nel 2025, in particolare prevedendo una riduzione di 51 milioni di euro per l'anno 2023 e 51,6 milioni di euro per l'anno 2024 dei finanziamenti previsti per il programma di ricerca per il settore della sanità pubblica, nonché una riduzione di 7,6 milioni di euro nel 2023, 11,2 milioni di euro nel 2024 e 14 milioni di euro nel 2025 per la vigilanza sugli enti e sicurezza delle cure;

            gli stanziamenti previsti (2,15 miliardi di euro per il 2023) sono stati rivolti interamente al contrasto dell'aumento dell'inflazione e dei costi dell'energia (1,4 miliardi di euro), nonché all'acquisto dei vaccini e farmaci per la cura del Covid-19 (650 milioni di euro), senza alcuna prospettiva di sostegno, investimento e rilancio in un settore fondamentale per il nostro ordinamento costituzionale;

            risulta del tutto assente dall'orizzonte della programmazione finanziaria il potenziamento del sistema sanitario e anzi le proiezioni di spesa elaborate dal Governo prevedono un percorso di riduzione, in percentuale del PIL, che passa dal 7 per cento del 2022 al 6,1 nel 2025;

            sotto questo versante, peraltro, va ricordato come lo scoppio della pandemia abbia comportato un forte aumento della spesa sanitaria pubblica, che è passata da un incremento medio annuo dello 0,9 per cento dal 2012 al 2019 al 5 per cento medio annuo tra il 2020 e il 2021, a conferma di quanto le nuove sfide globali disvelate dalla pandemia impongano agli Stati di rafforzare e mettere in sicurezza i propri sistemi sanitari;

            proprio per dare risposta a tale emergenza, l'Eurogruppo del 9 aprile 2020 ha dato avvio al "pandemic crisis support" e cioè un programma di supporto finanziato attraverso il Meccanismo europeo di stabilità (detto MES sanitario) che consentiva agli Stati membri di accedere a finanziamenti agevolati volti a supportare i maggiori costi sanitari sopportati per lo scoppio della pandemia;

            lo scorso 31 dicembre è scaduto il termine per accedere al predetto MES sanitario ed è quindi sfumata la possibilità di ottenere i circa 37 miliardi di euro la cui unica condizionalità sarebbe stata l'utilizzo di tali risorse esclusivamente per sostenere il finanziamento, diretto e indiretto, del sistema sanitario nazionale;

            dette risorse avrebbero rappresentato "puro ossigeno" per il nostro sistema sanitario, che versa in condizioni critiche sotto molteplici aspetti sopra solo accennati e che ora risulta pure fortemente provato dagli sforzi (abnormi) profusi nel corso della pandemia per salvaguardare, costantemente e nonostante tutte le difficoltà, il primario e universale diritto alla salute;

            preconcetti ideologici e fake news non possono in alcun modo giustificare l'assenza di risorse e risposte rispetto alle esigenze di cura e assistenza di cittadini e famiglie: proprio per tale ragione appaiono improcrastinabili interventi volti a potenziare il SSN e che si propongono di ricollocare al centro delle priorità del Paese la tutela della salute, vero e proprio cardine del nostro sistema di welfare e del nostro stato sociale,

                    impegna il Governo:

            1) a valutare ogni altra iniziativa utile a reperire le risorse finanziarie necessarie a rispondere alle criticità richiamate, volte, in particolare, a sostenere il finanziamento del SSN sul breve, medio e lungo periodo, favorendo gli incrementi dell'organico medico e infermieristico e contribuendo alla riduzione dei tempi di attesa per le prestazioni specialistiche e per gli interventi terapeutici e assistenziali-riabilitativi, e a non pregiudicare direttamente il fondamentale diritto alla salute di cui all'articolo 32 della Costituzione e il carattere universale del sistema sanitario nazionale nel suo complesso;

            2) in linea con le iniziative già assunte ad adottare iniziative volte a favorire il ricambio generazionale del personale medico e infermieristico, anche al fine di non imporre turni e ritmi di lavoro eccessivi, estenuanti e senza tregua e, al contempo, favorire l'aggiornamento delle professionalità operanti nel SSN, senza disperdere le esperienze acquisite e proseguendo nel già avviato percorso di stabilizzazione volto a ridurre il precariato nelle professioni sanitarie del SSN;

            3) a proseguire nella valutazione di interventi volti ad assicurare una maggiore attrattività delle professioni sanitarie, favorendo l'incremento delle remunerazioni e delle indennità specifiche, ed il rafforzamento delle tutele contrattuali al fine di tenere in debita considerazione le peculiarità del comparto, sia al fine di far fronte alla carenza di personale in generale, sia per evitare l'afflusso delle nuove professionalità verso specializzazioni considerate maggiormente redditizie;

            4) a proseguire ed implementare le attività delineate nel Piano nazionale della prevenzione 2020-2025 al fine di rafforzare un sistema di prevenzione già fortemente provato dalla carenza di risorse finanziarie, umane e strumentali;

            5) in coerenza con il decreto del Ministro della salute di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze 23 maggio 2022, n. 77, recante "Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell'assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale", a potenziare la sanità e l'assistenza territoriale, applicando il modello della medicina proattiva (o di iniziativa) al fine di superare la tradizionale medicina d'attesa attraverso un'attività di pianificazione articolata e complessa, volta ad individuare e rispondere preventivamente ai bisogni ed eventuali fattori di rischio per la salute dei cittadini;

            6) a proseguire ed implementare le attività rivolte al rinnovamento delle strutture sanitarie (i cui edifici risalgono, nel 70 per cento dei casi, a più di 50 anni fa), anche al fine di rafforzare le strutture dedicate ad agevolare l'assistenza di parenti e congiunti, nonché per agevolare l'implementazione delle più avanzate tecniche mediche, della medicina di precisione e personalizzata;

            7) ad avviare una campagna di sensibilizzazione volta a rafforzare la diffusione di una cultura scientifica volta a contrastare il dilagare di fake news e posizioni antiscientifiche spesso propagandate per destabilizzare e creare un clima di sfiducia generalizzata nei confronti delle istituzioni;

            8) ad adottare iniziative volte a contrastare la continua fuga di cervelli anche in ambito sanitario e, al contempo, incentivare forme di valorizzazione e attrazione di talenti anche dall'estero;

            9) a valutare l'opportunità di implementare il fondo di cui all'articolo 104, comma 3-bis, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, al fine di rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena inclusione sociale delle persone con disabilità, per consentire l'erogazione "degli ausili, ortesi e protesi degli arti inferiori e superiori, a tecnologia avanzata e con caratteristiche funzionali allo svolgimento di attività sportive amatoriali, destinati a persone con disabilità fisica", anche nell'ottica di un prossimo aggiornamento dei livelli essenziali delle prestazioni che tenga conto delle finalità del predetto fondo e dei costanti progressi scientifici e della ricerca sul tema, prevedendo un aggiornamento sistematico e periodico del nomenclatore.

Mozione sull'introduzione di un salario minimo garantito per i lavoratori italiani

(1-00008) (testo 2) (20 luglio 2023)

Patuanelli, Maiorino, Pirro, Di Girolamo, Nave, Guidolin, Mazzella, Aloisio, Bevilacqua, Bilotti, Castellone, Castiello, Cataldi, Croatti, Damante, De Rosa, Barbara Floridia, Ettore Antonio Licheri, Sabrina Licheri, Lopreiato, Lorefice, Marton, Naturale, Pirondini, Scarpinato, Sironi, Trevisi, Turco. -

Respinta

            Il Senato,

                    premesso che:

            in Italia il fenomeno dei working poor (lavoratori il cui reddito è inferiore alla soglia di povertà relativa, dovuto anche al lavoro a tempo parziale, pur essendo regolarmente occupati) è in crescita, così come, secondo quanto riferito dal rapporto Eurostat "In-work poverty in the EU" del 16 marzo 2018, è in crescita la distanza che li separa dal resto dei lavoratori;

            nel nostro Paese, l'11,7 per cento dei lavoratori dipendenti riceve un salario inferiore ai minimi contrattuali: dato questo ben al di sopra della media dell'Unione europea, che si attesta al 9,6 per cento. Ciò che allarma di più è l'aumento record, oltre il 23 per cento, registrato tra il 2015 e il 2016. A ciò si aggiungono i dati sulle prospettive di vita: stando ai dati attuali (fonte Censis) ben 5,7 milioni di giovani (tra i quali i precari, i cosiddetti NEET, i working poor e quelli in "lavoro gabbia") rischiano di avere nel 2050 pensioni sotto la soglia di povertà;

                    considerato che:

            la garanzia di una retribuzione dignitosa e adeguata per tutti i lavoratori favorirebbe senz'altro la realizzazione di un mercato del lavoro più inclusivo, equo e paritario, abbattendo le disuguaglianze, anche in termini di divario retributivo di genere (gender pay gap);

            come dimostrato da illustri economisti, la misura che più è idonea a contrastare il fenomeno della povertà lavorativa è la fissazione legislativa dei minimi salariali;

            la necessità di interventi nazionali sul salario minimo in un contesto di garanzia europea di adeguatezza delle retribuzioni è avvertita con maggior urgenza anche alla luce della crisi prodotta dall'emergenza epidemiologica, energetica e relativa all'inflazione economica conseguente alla guerra in corso, che ha colpito in modo particolare proprio i settori caratterizzati da un'elevata percentuale di lavoratori a basso salario, quali, a titolo esemplificativo, quello del commercio al dettaglio, dei servizi, del turismo e agricolo;

            valutato che:

            in base agli studi condotti dalla Commissione europea riportati anche nella proposta di direttiva relativa ai salari minimi, l'aumento dei costi del lavoro verrebbe in gran parte compensato da un incremento dei consumi da parte dei lavoratori a basso salario, così da sostenere la domanda interna. Inoltre, sempre in base alle stime dell'Unione europea, l'eventuale impatto negativo sull'occupazione sarebbe di scarso rilievo, rimanendo nella maggior parte dei casi al di sotto dello 0,5 per cento del tasso di occupazione totale, raggiungendo l'1 per cento in soli tre Stati membri;

            nonostante nel nostro Paese si registri una copertura quasi totale della contrattazione collettiva (che si attesta al 98 per cento della forza lavoro impiegata nel settore privato e riguarda oltre il 99 per cento delle aziende private), purtroppo un consistente numero di lavoratori percepisce salari non dignitosi. Ciò è quanto emerge dall'ultimo rapporto annuale dell'Istituto nazionale della previdenza sociale che, ipotizzando diversi importi del salario minimo regolato dalla legge, individua: 2.596.201 lavoratori "sotto soglia", se si considera un salario minimo tabellare (e un importo minimo pari a 8 euro lordi) e 4.578.535,00 pari al 29,7 per cento dei lavoratori se si considera un salario tabellare pari a 9 euro lordi;

            il potere d'acquisto delle retribuzioni contrattuali dei lavoratori italiani continua ad arretrare, con un aumento previsto nel 2023 pari al 2,5 per cento, di molto inferiore alla crescita dei prezzi, tenuto conto che l'inflazione acquisita per l'anno è del 6,1 per cento;

            l'insufficienza dei salari percepiti dai lavoratori italiani risulta inequivocabilmente confermata anche dalle stime relative al numero di soggetti che, pur essendo titolari di un rapporto di lavoro, percepiscono (o meglio percepiranno fino al 31 dicembre 2023) il reddito di cittadinanza, misura abrogata dal "decreto lavoro";

            più precisamente, in base alle informazioni in possesso dei firmatari del presente atto di indirizzo, sono 365.436 i beneficiari della misura che, alla data dell'8 gennaio 2021, risultavano titolari di un rapporto di lavoro attivo. Ciò significa che almeno 365.436 individui percepiscono un trattamento economico che non consente loro di superare la soglia di povertà;

            sono 6,9 milioni i lavoratori dipendenti con contratto scaduto, il 55,6 per cento del totale. I 4,5 miliardi di euro stanziati recentemente dal decreto-legge n. 48 del 2023 (decreto lavoro) per il taglio del cuneo fiscale fino a dicembre 2023, ad esempio, si sarebbero potuti utilizzare per detassare gli incrementi salariali derivanti dai rinnovi dei contratti stessi, così da rendere permanente l'aumento in busta paga;

            secondo uno studio dell'INAPP, realizzato nel 2021, con un salario minimo a 9 euro lordi all'ora il 23,3 per cento delle lavoratrici vedrebbe crescere i propri salari. Colpisce, pertanto, che il Governo guidato dalla prima Presidente del Consiglio dei ministri donna nella storia d'Italia si scagli contro una misura che avvantaggerebbe soprattutto le lavoratrici, che fra part-time involontario e condizioni di lavoro precarie restano, insieme ai giovani, ancora più svantaggiate sul lavoro;

            considerato inoltre che:

            da una verifica dei dati disponibili sui minimi contrattuali applicati in concreto emerge come sia certamente necessario individuare dei criteri affidabili di selettività dei soggetti collettivi abilitati a fissarli, fondati su trasparenti riscontri in termini di rappresentatività e, al tempo stesso, offrire direttive orientative agli agenti negoziali sui limiti che in ogni caso si devono garantire; un doppio sostegno alla contrattazione senza il quale la realtà mostra che, nonostante gli sforzi e l'impegno di parte sindacale, i risultati possono essere deludenti;

            in alcuni settori, infatti, i minimi salariali fissati nei cosiddetti contratti leader non sembrano adeguati e "sufficienti", alla luce delle disposizioni costituzionali e degli indicatori internazionali. Per citare solo alcuni esempi, soffermandosi sui contratti collettivi tra i più applicati secondo i dati forniti dall'INPS, si possono richiamare: il contratto collettivo nazionale di lavoro del settore del turismo (dove il trattamento orario minimo è pari a 7,48 euro), quello delle cooperative nei servizi socio-assistenziali (in cui l'importo orario minimo ammonta a 7,18 euro), il contratto collettivo per le aziende dei settori dei pubblici esercizi, della ristorazione collettiva e commerciale e del turismo (che stabilisce il minimo orario contrattuale in 7,28 euro) e il contratto collettivo del settore tessile e dell'abbigliamento, che stabilisce una retribuzione minima pari a 7,09 euro per il comparto dell'abbigliamento;

            in alcuni casi la retribuzione scende addirittura al di sotto della soglia dei 7 euro: è quanto si osserva per il contratto collettivo nazionale per i servizi socio-assistenziali, in cui il minimo retributivo è fissato in 6,68 euro o per quello relativo alle imprese di pulizia e dei servizi integrati o dei multiservizi che prevede un minimo retributivo orario pari a 6,83 euro. Infine, anche se non rientra tra i contratti collettivi di lavoro maggiormente applicati, occorre ricordare che quello della vigilanza e dei servizi fiduciari, anch'esso non rinnovato dal 2015, prevede un minimo salariale di soli 4,60 euro all'ora per il comparto dei servizi fiduciari e un importo di poco superiore a 6 euro per i servizi di vigilanza privata;

            a ciò si aggiungono ulteriori ragioni che ostacolano l'effettività del diritto a percepire una giusta retribuzione. Tra queste, particolare rilievo si deve certamente riconoscere al proliferare dei contratti collettivi "pirata", ossia quei contratti collettivi, diffusi soprattutto in alcuni settori, stipulati da soggetti dotati di scarsa o inesistente forza rappresentativa, finalizzati a fissare condizioni normative ed economiche peggiorative per i lavoratori rispetto a quanto previsto dai contratti collettivi stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi, dando vita a dannosi fenomeni di distorsione della concorrenza;

            in alcuni settori, quali a titolo esemplificativo quello alimentare, della logistica e socio-sanitario, è frequente la presenza del fenomeno delle esternalizzazioni "al ribasso". Una soluzione a queste problematiche potrebbe essere rappresentata dall'introduzione del salario minimo legale che proprio nell'ambito degli appalti, pubblici e privati, potrebbe portare a risultati significativi, ancor più necessari dopo le modifiche introdotte al codice degli appalti, con particolare riferimento agli appalti "a cascata" consentendo di sottrarre con maggiore decisione il costo del lavoro dal gioco della libera concorrenza tra imprese;

            il moltiplicarsi dei contratti collettivi (troppi e spesso non rappresentativi, soprattutto nel caso dei "contratti pirata"), oggi pari a 1.011, costituisce infatti un'ulteriore forma di dumping salariale;

            quali concause si possono inoltre individuare: la frammentazione dei settori prevalentemente collegata ai mutamenti economici, organizzativi e tecnologici; la proliferazione di forme di lavoro atipico, che sfuggono ad un immediato inquadramento nell'ambito del lavoro autonomo o subordinato; il massiccio ricorso delle aziende alle esternalizzazioni. Dal quadro delineato si può agevolmente concludere che l'attuale assetto della contrattazione collettiva necessita di essere sostenuto e promosso dall'ordinamento statuale al fine di garantire a tutti i lavoratori italiani l'applicazione di trattamenti retributivi dignitosi;

            osservato che:

            l'introduzione di una disciplina sul salario minimo che valorizzi il ruolo della contrattazione collettiva deve però tenere conto di alcuni ostacoli. Infatti, i contratti collettivi non hanno un'efficacia erga omnes, attesa la mancata attuazione dei commi secondo, terzo e quarto dell'articolo 39 della Costituzione, ma la giurisprudenza utilizza, nella stragrande maggioranza dei casi, i trattamenti minimi fissati dal contratto collettivo quale parametro per l'individuazione della retribuzione sufficiente ai sensi dell'articolo 36 della Costituzione;

            tuttavia, in ragione dell'assenza della misurazione della rappresentanza delle organizzazioni datoriali e sindacali, attualmente si contano nell'archivio nazionale dei contratti collettivi di lavoro presso il CNEL oltre 1.000 contratti. Pertanto, nella piena consapevolezza della massiccia presenza dei contratti "al ribasso" (o pirata) appare opportuno introdurre nella legislazione disposizioni che misurando la rappresentanza, determinino quali contratti collettivi di settore possano fungere da parametro per la determinazione del salario minimo;

            rilevato che:

            in materia di giusta retribuzione sono state presentate diversi disegni di legge sia al Senato che alla Camera dove, da qualche mese, è iniziato l'esame dei predetti provvedimenti;

            lo scorso 4 luglio 2023, le forze di opposizione (con l'eccezione di Italia Viva) hanno depositato alla Camera una proposta di legge per l'introduzione del salario minimo legale a prima firma dell'on. Giuseppe Conte (AC 1275);

            la proposta prevede che ai lavoratori sia riconosciuto un trattamento economico complessivo non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative, salvi restando i trattamenti di miglior favore. Viene, inoltre, specificato che a ulteriore garanzia del riconoscimento di una giusta retribuzione, venga comunque introdotta una soglia minima inderogabile di 9 euro lordi all'ora, per tutelare in modo particolare i settori più fragili e poveri del mondo del lavoro, nei quali è più debole il potere contrattuale delle organizzazioni sindacali;

            secondo i calcoli depositati recentemente dall'ISTAT in sede di audizione sui disegni di legge in materia di salario minimo, l'eventuale introduzione di un salario minimo pari a 9 euro lordi all'ora comporterebbe aumenti per 3,6 milioni di rapporti di lavoro (3 milioni circa di lavoratori) con un aumento medio di 804 euro a rapporto e una crescita del monte salariale di quasi 2,9 miliardi di euro;

            la giusta retribuzione così definita non riguarda solo i lavoratori subordinati, ma anche i rapporti di lavoro che presentino analoghe necessità di tutela nell'ambito della parasubordinazione e del lavoro autonomo;

            dalle forze di maggioranza, sono stati presentati 12 emendamenti alla proposta di legge, tra i quali figura un emendamento interamente soppressivo dell'intero disegno di legge che rappresenta chiaramente le intenzioni del Governo riguardo a una misura volta a garantire equità e tutela della posizione di debolezza del lavoratore nell'ambito del rapporto di lavoro;

            il voto in Commissione Lavoro della Camera degli emendamenti è previsto per il prossimo 25 luglio. La proposta di legge è calendarizzata in Assemblea per il 28 luglio,

                    impegna il Governo:

            1) ferma restando l'applicazione generalizzata del contratto collettivo nazionale di lavoro e a ulteriore garanzia del riconoscimento di una giusta retribuzione, a introdurre una soglia minima salariale inderogabile, pari a 9 euro all'ora, per tutelare in modo particolare i settori più fragili e poveri del mondo del lavoro, nei quali il potere contrattuale delle organizzazioni sindacali è più debole, prevedendo che la soglia si applichi soltanto alle clausole relative ai "minimi", lasciando al contratto collettivo la regolazione delle altre voci retributive;

            2) a valorizzare i contratti collettivi "leader", ossia quelli siglati dai soggetti comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale che presentino maggiore connessione, in senso qualitativo, all'attività produttiva del luogo di lavoro;

            3) a definire specifici criteri atti a misurare il grado di rappresentatività sia delle organizzazioni sindacali che datoriali, valorizzando i criteri autoprodotti dall'ordinamento intersindacale negli accordi interconfederali stipulati dalle confederazioni maggiormente rappresentative;

            4) a sancire il principio secondo il quale le parti sociali sono abilitate a stabilire il trattamento minimo complessivo e il trattamento economico minimo;

            5) a istituire una commissione composta da rappresentanti istituzionali e delle parti sociali comparativamente più rappresentative che avrà come compito principale quello di proporre periodicamente l'aggiornamento del trattamento economico minimo orario, prevedendo che l'aggiornamento, su proposta della commissione, sia disposto con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, e avrà anche compiti di controllo e di monitoraggio sull'effettivo rispetto della retribuzione complessiva sufficiente e adeguata alla qualità del lavoro prestato e sull'andamento della contrattazione collettiva nei vari settori;

            6) ad introdurre un'apposita procedura giudiziale, di matrice collettiva, volta a garantire l'effettività del diritto dei lavoratori a percepire un trattamento economico dignitoso.

ORDINE DEL GIORNO

G1

Malan, Romeo, Ronzulli, Biancofiore

Approvato

Il Senato, esaminata la mozione sull'"Introduzione di un salario minimo garantito per i lavoratori italiani",

        premesso che:

            secondo quanto riportato dal Rapporto annuale dell'Ufficio di statistica, negli ultimi dieci anni, gli italiani hanno visto il loro potere d'acquisto diminuire del 2 per cento, mentre nella media europea aumentava del 2,5 per cento;

            più di recente, sempre secondo dati Istat, il potere di acquisto delle famiglie italiane ha subito un calo pari al 3,7 per cento, nel quarto trimestre del 2022, rispetto ai tre mesi precedenti;

        considerato che:

            nell'ordinamento italiano non esiste un livello minimo di retribuzione fissato per legge, ma l'articolo 36 della Costituzione riconosce il diritto di ogni lavoratore "ad una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa";

            in attuazione dell'articolo 36, primo comma, i datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, sono tenuti a corrispondere ai lavoratori di cui all'articolo 2094 del codice civile una retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato;

            il salario minimo è una parte di problema ben più ampio e le cause dei salari bassi sono molteplici;

            dopo anni in cui il problema è stato del tutto trascurato, è necessario approfondire il dibattito per individuare gli strumenti più adeguati per far fronte al problema e restituire agli italiani dignità del lavoro e l'aumento del loro potere d'acquisto,

        impegna il Governo:

            a proseguire le politiche che hanno portato in questi mesi l'Italia a una crescita economica superiore alla media dei Paesi dell'Unione europea e a quelli dell'OCSE e ai massimi occupazionali degli ultimi anni;

            ad attivarsi per dare ulteriori risposte al problema del lavoro povero, individuando gli strumenti più idonei anche al di là della soluzione del salario minimo;

            a effettuare un monitoraggio dell'applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro;

            ad adottare misure idonee a contrastare anche il lavoro povero all'interno delle cooperative cosiddette spurie, escludendo quelle prive dei reali requisiti di cooperazione;

            ad evitare qualsiasi forma di intervento che spinga al ribasso i salari medio bassi.

Mozione sul sostegno alle politiche abitative e di edilizia agevolata

(1-00065) (20 luglio 2023)

Mirabelli, Boccia, Bazoli, Lorenzin, Nicita, Zambito, Irto, Basso, D'Elia, Zampa, Rossomando, Alfieri, Camusso, Casini, Crisanti, Delrio, Fina, Franceschelli, Franceschini, Furlan, Giacobbe, Giorgis, La Marca, Losacco, Malpezzi, Manca, Martella, Meloni, Misiani, Parrini, Rando, Rojc, Sensi, Tajani, Valente, Verducci, Verini. -

Respinta

            Il Senato,

                    premesso che:

            la pandemia da COVID-19 e la crisi economica, la conseguente perdita del potere d'acquisto delle famiglie, insieme ad insufficienti politiche pubbliche, hanno aggravato l'emergenza abitativa nel nostro Paese, coinvolgendo fasce sempre più ampie di popolazione a partire dalle famiglie con redditi medio bassi e dai giovani, che sempre meno trovano soluzioni abitative a costi sostenibili;

            le diseguaglianze presenti sono bene evidenziate dai dati del Forum disuguaglianze e diversità: le stime indicano in oltre 650.000 le domande di alloggi ERP inevase e in 100.000 le nuove unità di edilizia sociale necessarie a corrispondere al fabbisogno. A ciò si aggiungono 50.000 sentenze di sfratto, con un aumento del 57 per cento in 10 anni (dal 2006 al 2016), di queste l'89 per cento è dovuta a morosità incolpevole. Quasi 300.000 persone sono a rischio di perdita dell'abitazione per alluvioni o eventi idrogeologici; mentre 21 milioni di persone vivono in aree a elevato rischio sismico spesso con abitazioni inadatte a reggere il rischio. Nelle aree più disagiate, si stima in circa 80.000 alloggi il patrimonio pubblico e privato, che richiede interventi per la riqualificazione e successiva assegnazione a coloro che ne abbiano bisogno;

            esiste, quindi, una domanda ancora molto forte nel nostro Paese di edilizia residenziale pubblica ed edilizia sociale per dare risposta alle situazioni di disagio più gravi, dove l'impossibilità di avere una casa si somma spesso a situazioni di difficoltà economica e occupazionale o produce il rischio di far scivolare in un'area di precarietà chi non riesce a sostenere il costo stesso dell'abitazione;

            per far fronte all'emergenza abitativa, nel corso della XVIII Legislatura sono state adottate varie misure, a partire dall'incremento della dotazione del Fondo di garanzia per la prima casa per l'anno 2022, il bonus affitto per i giovani, la proroga fino al 31 dicembre 2022 delle agevolazioni per la rinegoziazione di mutui ipotecari per l'acquisto "prima casa", oggetto di procedure esecutive. Ma soprattutto è stato rafforzato il Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione con un incremento di risorse di 160 milioni di euro per l'anno 2020 e di ulteriori 160 milioni per l'anno 2021 e l'incremento del Fondo inquilini morosi incolpevoli, successivamente azzerati dalla legge di bilancio per il 2023;

            in tema di sfratti, in considerazione dell'emergenza sanitaria da COVID-19 sono state adottate misure straordinarie, derogatorie delle vigenti normative nell'ambito delle locazioni ad uso abitativo e, contestualmente, in considerazione delle suddette misure, è stata prevista l'esenzione totale dell'IMU 2021 per i proprietari che possiedono immobili concessi in locazione su cui gravano procedimenti di sfratti sospesi a causa dell'emergenza COVID (articolo 4-ter del decreto-legge n. 73 del 2021);

            anche il PNRR, in particolare alla Missione 5, contiene misure rilevanti che possono concorrere a dare una risposta al bisogno abitativo; il rifinanziamento con 14 miliardi di euro del superbonus per la riqualificazione del patrimonio abitativo esistente; il programma innovativo nazionale per la qualità dell'abitare (PinQua); i piani urbani integrati dedicati alle città metropolitane, finanziati con lo strumento del Fondo dei fondi gestito dalla BEI, per la rigenerazione urbana finalizzata a promuovere l'inclusione sociale e combattere le forme di vulnerabilità, attivando risorse e finanziamenti privati;

            la questione abitativa si incrocia anche con il tema strategico della rigenerazione urbana. Riqualificare i quartieri ERP recuperando gli alloggi inutilizzati e creandone di nuovi. Garantire nelle trasformazioni urbane e nelle operazioni di riqualificazioni di parti del tessuto urbano e delle aree dismesse un aumento dell'offerta di alloggi a canoni sostenibili dalle famiglie meno abbienti. Utilizzare tutto il patrimonio pubblico disponibile e i beni sequestrati alle mafie per rispondere all'emergenza abitativa. Tutto ciò puntando sul riuso e sulla riqualificazione dell'esistente consentirebbe di coniugare aumento degli alloggi sociali con l'esigenza prioritaria di non consumare ulteriore suolo;

            la diffusa mobilitazione messa in campo in questi mesi in molte città italiane dagli studenti ha posto con forza il tema del diritto allo studio e del rapporto con adeguate politiche della casa; in particolare la carenza di alloggi universitari e il problema crescente del caro-affitti si sommano al fenomeno degli affitti brevi che, se non correttamente regolamentati, rappresentano un fattore distorsivo del mercato abitativo soprattutto nelle città maggiormente interessate dai flussi turistici;

            emerge infine la necessità di migliorare gli strumenti necessari a far incrociare domanda e offerta di case, in grado di rispondere a un bisogno molto articolato e certamente anche molto diverso dal passato; occorre aumentare la disponibilità di alloggi a canoni sostenibili, affrontare nell'immediato l'emergenza abitativa e la graduazione degli sfratti, coniugando le legittime esigenze dei proprietari, specie quelli piccoli che dall'affitto di una casa di proprietà traggono una parte di reddito fondamentale per il sostentamento della propria famiglia, con un bisogno di case in affitto a prezzi accessibili, anche attraverso strumenti efficaci di sostegno alla locazione per gli inquilini;

            rilevato, altresì, che:

            nel corso degli ultimi mesi migliaia di famiglie sono rimaste coinvolte dal repentino e consistente aumento delle rate mensili dei mutui ipotecari, in particolare per quelli a tasso variabile, di importo talmente significativo da non consentire in numerosi casi di potervi fare fronte con il reddito a disposizione;

            per comprendere la dimensione del problema è sufficiente ricordare che il valore complessivo dei mutui per l'acquisto di abitazioni ammontava, a fine marzo 2023, a 425,5 miliardi di euro, in crescita di circa 50 miliardi rispetto a fine 2017. I mutui a tasso variabile ammontano a circa 140 miliardi di euro; sul totale di 25,7 milioni di famiglie italiane, quelle che hanno un mutuo per l'acquisto della casa sono circa 3,5 milioni. Fra queste, circa un milione di famiglie hanno stipulato un mutuo a tasso variabile per l'acquisto dell'abitazione e, pertanto, risultano le più esposte agli effetti negativi dell'aumento del costo del denaro, dei tassi d'interesse e dell'inflazione;

            in termini pratici, per i mutui a tasso variabile, tali incrementi si traducono allo stato attuale, per un prestito da 150.000 euro della durata di 20 anni, in una rata mensile di 1.134 euro, ben 469 euro in più (più 70,5 per cento) rispetto a quella di un anno fa, quando era pari a 665 euro. Su base annua, l'incremento complessivo può superare pertanto, in tal caso, l'ammontare di 5.600 euro. Analoghe situazioni si registrano per i nuovi mutui a tasso fisso che rispetto ad un anno fa registrano incrementi superiori al 60 per cento;

            le prospettive per il futuro non prefigurano una inversione di tendenza. Al contrario, alla luce della recente decisione della BCE di innalzare, dal prossimo 27 luglio, i tassi d'interesse dal 4 al 4,25 per cento, in ragione dell'esigenza di contrastare gli effetti dell'inflazione, le rate dei mutui a tasso variabile e dei nuovi mutui a tasso fisso sono destinate a salire ulteriormente anche nei prossimi mesi;

            per far fronte alla situazione, appare indispensabile intervenire con urgenza almeno per "sterilizzare" l'aumento in atto delle rate dei mutui ipotecari per l'acquisto dell'abitazione principale. Fra i vari interventi possibili, emerge ampia condivisione sull'ampliamento delle attuali possibilità di rinegoziazione del mutuo ipotecario, con allungamento delle rate e senza oneri aggiuntivi per il mutuatario, nonché sulla sospensione dei mutui potenziando a tal fine la capacità d'intervento del Fondo di solidarietà mutui "prima casa". Per evitare il default dei mutuatari con redditi medio-bassi, a partire dai giovani, e maggiormente colpiti dall'incremento delle rate mensili del mutuo ipotecario sarebbe opportuno prevedere un'agevolazione una tantum da applicare sull'eccedenza dell'onere sostenuto in relazione alle rate mensili del piano di rimborso del mutuo, limitatamente al periodo intercorrente tra il 1° luglio 2022 e la data di rinegoziazione o di sospensione del mutuo;

            per affrontare l'emergenza abitativa occorrono, poi, politiche abitative che guardano al futuro dei giovani e che estendono le possibilità di stipulare un mutuo ipotecario per l'acquisto di una abitazione con adeguate garanzie a copertura anche in una situazione come quella attuale. In tale contesto, un ruolo centrale può essere rivestito dal "Fondo di garanzia per la prima casa", opportunamente potenziato ed esteso, così come il rafforzamento delle vigenti agevolazioni fiscali per l'acquisto della casa di abitazione,

                    impegna il Governo:

            1) a rifinanziare, nel primo provvedimento utile, con risorse adeguate e di importo significativo, il Fondo per il sostegno all'affitto e il Fondo per la morosità incolpevole per sostenere la locazione dei soggetti in condizioni di particolare difficoltà, ottimizzando i tempi, gli strumenti e i meccanismi di trasferimento e assegnazione delle risorse stanziate;

            2) ad adottare e promuovere politiche pubbliche organiche per la casa, sostenute da una "legge quadro sull'edilizia residenziale pubblica e l'edilizia sociale" e da adeguate risorse pluriennali, al fine di incrementare significativamente l'offerta di alloggi a canone sociale; a predisporre, altresì, relativamente agli immobili di edilizia residenziale pubblica, un piano nazionale per il recupero e la riqualificazione degli alloggi sfitti oggi inutilizzati per mancanza di manutenzioni straordinarie;

            3) ad adottare iniziative legislative al fine di incentivare i Comuni a promuovere programmi di rigenerazione urbana, anche con interventi complessi di demolizione e ricostruzione per ottenere il "saldo zero" del consumo di suolo insieme al soddisfacimento della domanda abitativa debole e alla coesione sociale;

            4) a promuovere il coordinamento dei livelli territoriali coinvolti (Stato, Regioni, Comuni) per rigenerare il patrimonio pubblico dismesso, utilizzare i beni confiscati alla criminalità organizzata e il patrimonio demaniale inutilizzato, abbandonato e degradato per offrire soluzioni utili a fronteggiare l'emergenza abitativa;

            5) a garantire il rispetto degli obiettivi previsti dalla Missione 5 del PNRR, al fine di realizzare gli interventi di rigenerazione urbana volti a dare risposta al disagio abitativo e a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale;

            6) a potenziare l'offerta di edilizia residenziale universitaria pubblica, prioritariamente attraverso operazioni di recupero del patrimonio edilizio esistente, utilizzando le risorse previste dal PNRR, anche al fine di assicurare il pieno riconoscimento del diritto allo studio;

            7) a prevedere una più efficace regolazione degli affitti brevi, attraverso una legge nazionale di regolamentazione delle piattaforme turistiche che riconosca il ruolo essenziale degli enti locali nel definire strategie adeguate alla specificità dei contesti di riferimento, così da valorizzare il patrimonio artistico e culturale e salvaguardare l'assetto urbanistico delle città;

            8) ad adottare iniziative idonee in materia di locazione abitativa, sia in termini di incentivi e aiuti ai locatari e ai proprietari che accettino di rinegoziare i canoni o di accompagnare con misure adeguate l'esecuzione dello sfratto, anche garantendo il passaggio da casa a casa alle famiglie;

            9) a promuovere la sottoscrizione di appositi protocolli di programmazione delle esecuzioni degli sfratti, mediante l'istituzione di cabine di regia territoriali coordinate dalle Prefetture che permettano e facilitino la gradualità delle esecuzioni al fine di contenere l'emergenza ed evitare conflitti sociali;

            10) ad adottare iniziative al fine di prevedere la riduzione dal 10 al 4 per cento dell'IVA applicata sui canoni di locazione di edilizia convenzionata o in qualsiasi modo agevolata;

            11) a utilizzare la leva fiscale per incentivare la messa sul mercato delle locazioni a canoni sostenibili di alloggi privati e per sostenere, prevedendo detrazioni fiscali chi è in affitto;

            12) a istituire una banca dati del patrimonio abitativo degradato pubblico e privato, da finalizzare ad un uso in tempi brevi per le gravi emergenze alloggiative con particolare riferimento alle disponibilità immediata degli enti previdenziali e degli altri enti pubblici o con forme di partecipazione, controllo pubblico o vigilanza pubblica, anche sostenendo l'azione dei Comuni per l'affitto o acquisto di alloggi da assegnare prioritariamente ai soggetti colpiti da provvedimenti di sfratto sulla base di una graduatoria definita dall'indicatore della situazione economica (ISEE);

            13) a monitorare e sostenere l'utilizzo del superbonus 110 per cento e degli altri incentivi fiscali da parte degli enti proprietari e di gestione dell'edilizia residenziale pubblica, valutando l'opportunità di una proroga dei termini per la realizzazione degli interventi, e prevedendo una stabilizzazione degli incentivi fiscali, anche in misura ridotta, al fine di consentire la programmazione di investimenti di riqualificazione energetica sul patrimonio abitativo pubblico e privato finalizzato al recupero e alla messa a disposizione in tempi rapidi di alloggi attualmente inagibili e inutilizzati;

            14) a sostenere e valorizzare il contributo della cooperazione sociale e delle cooperative a proprietà indivisa anche alla luce del loro potenziale in termini di innovazione sociale e di contributo alla sostenibilità dei prezzi degli alloggi;

            15) ad adottare misure finalizzate a "sterilizzare" l'aumento in atto delle rate dei mutui ipotecari per l'acquisto dell'abitazione principale, a partire dall'ampliamento delle attuali possibilità di rinegoziazione del mutuo ipotecario, con allungamento delle rate del piano di rimborso, senza oneri aggiuntivi per il mutuatario;

            16) a potenziare la capacità di intervento del Fondo di solidarietà mutui "prima casa", al fine di consentire maggiori spazi per la sospensione delle rate dei mutui per l'acquisto dell'abitazione principale in favore dei mutuatari in situazione di difficoltà che limita o impedisce, con il reddito a disposizione, la capacità di rimborso del mutuo;

            17) a sostenere i mutuatari con redditi medio-bassi, a partire dai giovani, maggiormente colpiti dall'incremento delle rate mensili del mutuo ipotecario prevedendo un'agevolazione una tantum e circoscritta nel tempo da applicare sull'eccedenza dell'onere sostenuto in relazione alle rate mensili del piano di rimborso del mutuo;

            18) a prevedere misure finalizzate a rafforzare le vigenti agevolazioni fiscali per l'acquisto della casa di abitazione finora riconosciute soltanto ai giovani fino a 36 anni di età, anche ai soggetti che non hanno compiuto 40 anni di età, alle famiglie monogenitoriali con figli minori e ai conduttori di alloggi di proprietà degli istituti autonomi per le case popolari, comunque denominati;

            19) a potenziare il Fondo di garanzia per la prima casa, prevedendo un adeguato incremento delle risorse a disposizione del Fondo e un allargamento della platea dei possibili beneficiari degli interventi di garanzia del fondo.

 

Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Barachini, Bongiorno, Borgonzoni, Butti, Camusso, Casini, Castelli, Cattaneo, Centinaio, Cosenza, De Poli, Durigon, Fazzolari, Furlan, Germana', La Pietra, Mirabelli, Monti, Morelli, Napolitano, Orsomarso, Ostellari, Pera, Rauti, Renzi, Rubbia, Segre, Sisto e Valente.

.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Borghi Claudio, Borghi Enrico, Ronzulli e Scarpinato, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza

Con lettera in data 20 luglio 2023, il senatore Enrico Borghi ha comunicato la sua elezione a Presidente del Gruppo parlamentare Azione-ItaliaViva-RenewEurope, in sostituzione della senatrice Raffaella Paita.

Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, variazioni nella composizione

Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza la senatrice Simona Petrucci in sostituzione della senatrice Giulia Cosenza, dimissionaria.

Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, Ufficio di Presidenza

La Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza ha proceduto all'elezione dell'Ufficio di Presidenza.

Sono risultati eletti:

Presidente: deputata Michela Vittoria Brambilla;

Vice Presidenti: deputata Gloria Saccani Jotti e

senatrice Simona Flavia Malpezzi;

Segretari: deputata Imma Vietri e

deputata Carmen Di Lauro.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Onn. Centemero Giulio, Molinari Riccardo, Bitonci Massimo, Cavandoli Laura, Gusmeroli Alberto Luigi, Andreuzza Giorgia, Bagnai Alberto, Barabotti Andrea, Billi Simone, Bisa Ingrid, Bof Gianangelo, Candiani Stefano, Cecchetti Fabrizio, Comaroli Silvana Andreina, Dara Andrea, Furgiuele Domenico, Loizzo Simona, Morrone Jacopo, Pierro Attilio, Pretto Erik Umberto, Zinzi Gianpiero, Zoffili Eugenio, Frassini Rebecca

Disposizioni per la promozione e lo sviluppo delle start-up e delle piccole e medie imprese innovative mediante agevolazioni fiscali e incentivi agli investimenti (816)

(presentato in data 21/07/2023)

C.107 approvato dalla Camera dei deputati. (assorbe C.1061).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Bergesio Giorgio Maria, Bizzotto Mara, Borghi Claudio, Cantu' Maria Cristina, Dreosto Marco, Garavaglia Massimo, Minasi Tilde, Murelli Elena, Paganella Andrea, Pucciarelli Stefania, Spelgatti Nicoletta, Tosato Paolo

Proposta per la promozione di progetti ad impatto sociale sul territorio (817)

(presentato in data 24/07/2023);

senatori Zullo Ignazio, Zaffini Francesco, Fallucchi Anna Maria, Silvestroni Marco, Campione Susanna Donatella, Gelmetti Matteo, De Priamo Andrea, Satta Giovanni, Spinelli Domenica, Pellegrino Cinzia, Amidei Bartolomeo, Berrino Gianni, Guidi Antonio, Mancini Paola, Tubetti Francesca, Liris Guido Quintino, Petrucci Simona, Zedda Antonella, Della Porta Costanzo, Orsomarso Fausto, Marcheschi Paolo, Rosa Gianni, Farolfi Marta

Disposizioni per l'aggiornamento dell'elenco delle malattie e condizioni croniche e invalidanti, di cui all'allegato 8 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 (818)

(presentato in data 24/07/2023).

Camera dei deputati, trasmissione di documenti

Il Presidente della Camera dei deputati, con lettera in data 19 luglio 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento della Camera dei deputati, il documento approvato dalle Commissioni riunite VII (Cultura) e XI (Trasporti) nella seduta del 18 luglio 2023, concernente la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro comune per i servizi di media nell'ambito del mercato interno (legge europea per la libertà dei media) e modifica la direttiva 2010/13/UE (COM/2022) 457 final) (Doc. XVIII, n. 7).

Detto documento è depositato presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli Onorevoli senatori (Atto n. 198).

Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 21 luglio 2023, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 22 aprile 2021, n. 53 - lo schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva (UE) 2020/284 del Consiglio, del 18 febbraio 2020, che modifica la direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda l'introduzione di taluni obblighi per i prestatori di servizi di pagamento (n. 55).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 6ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 40 giorni dall'assegnazione. Le Commissioni permanenti 4ª e 5ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 6ª Commissione permanente in tempo utile rispetto al predetto termine.

Governo, trasmissione di atti

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 20 e 22 luglio 2023, ha inviato gli estratti della seguente documentazione concernente l'esercizio di poteri speciali, ai sensi del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56:

decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 luglio 2023, con prescrizioni, ai sensi dell'articolo 1-bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, recante l'approvazione, con prescrizioni, del Piano annuale notificato dalla società Telecom Italia S.p.a.. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 8a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 210);

decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 luglio 2023, con condizioni, ai sensi dell'articolo 1, del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, in ordine alla notifica della società John Cockerill defence S.A., Eurocontrol S.p.a. e Sigg. Carla Cavo, Maria Paola Sacco, Maddalena Caboara, Alessandra Tallone, Elena Tallone, Francesco Tixi - Acquisizione da parte della società John Cockerill Defence S.A. dell'intero capitale sociale di Eurocontrol S.p.a.. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 4a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 211);

decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 luglio 2023, con prescrizioni, ai sensi dell'articolo 2, del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, in ordine alla notifica della società PSP Verisem Luxembourg Holdings S.A.R.L., PSP Verisem Luxembourg SCS, Syngenta Crop Protection AG, Suba Seeds Italy S.r.l., Verisem B.V. unitamente ai sigg. Letizia Pepoli, Giuseppe Tumedei, Stefano Loreni, Gabriele Bianchi, Cristian Amici, Gualtiero Broccoli, Pasquale di Lella, Ingrid Pepoli, Giampiero Franchi - Ristrutturazione del Gruppo Verisem con cessione degli attivi strategici ad una società di diritto italiano e successiva acquisizione di Verisem B.V. da parte di Syngenta Crop Protection AG. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 8a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 212);

decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 luglio 2023, con prescrizioni, ai sensi dell'articolo 2, del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, in ordine alla notifica della società China Telecom (Europe) Limited - Costituzione da parte di China Telecom (Europe) Limited di una sede secondaria in Italia. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 8a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 213).

Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento

La Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, con lettere in data 20, 21 e 24 luglio 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 4, della legge 14 gennaio 1994, n. 20:

la deliberazione n. 43/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Rinnovo flotte, bus, treni e navi verdi - bus»". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 199);

la deliberazione n. 44/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Sviluppo agro-voltaico»". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento alla 4a, alla 5a, alla 8a, e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 200);

la deliberazione n. 45/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Interventi su resilienza climatica reti»". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento alla 4a, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 201);

la deliberazione n. 46/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Innovazione digitale dei sistemi aeroportuali»". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 202);

la deliberazione n. 48/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Potenziamento strutture di ricerca e creazione campioni nazionali di R&S su alcune KEY ENABLING TECHNOLOGIES»". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a, alla 5a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 203);

la deliberazione n. 49/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Rinaturazione dell'area del Po»". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 204);

la deliberazione n. 50/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Sviluppo bio-metano»". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a, alla 5a, alla 8a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 205);

la deliberazione n. 51/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Rafforzamento SMART GRID»". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 206);

la deliberazione n. 52/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Sviluppo di sistemi di teleriscaldamento»". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 207);

la deliberazione n. 53/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Sviluppo dell'accessibilità marittima e della resilienza delle infrastrutture portuali ai cambiamenti climatici»". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 208);

la deliberazione n. 54/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Sviluppo e resilienza delle imprese del settore turistico (Fondo dei fondi BEI)»". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a, alla 5a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 209).

Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 21 luglio 2023, ha trasmesso la deliberazione n. 10/SEZAUT/2023/FRG sull'analisi delle modalità di copertura finanziaria delle leggi regionali di spesa promulgate nel 2021.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 214).

Regioni e province autonome, trasmissione di relazioni. Deferimento

Il Difensore civico della provincia autonoma di Trento, in data 21 luglio 2023, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2022.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. CXXVIII, n. 6).

Mozioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Pellegrino ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00045 del senatore Speranzon ed altri.

Le senatrici Pellegrino, Lorenzin e Mennuni hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00054 del senatore De Priamo ed altri.

Mozioni, nuovo testo

La mozione 1-00040, del senatore Romeo ed altri, pubblicata il 4 aprile 2023, deve intendersi riformulata come segue:

ROMEO, CENTINAIO, BIZZOTTO, BERGESIO, CANTALAMESSA, MINASI, GERMANÀ, POTENTI, BORGHESI, CLAUDIO BORGHI, CANTÙ, DREOSTO, GARAVAGLIA, MARTI, MURELLI, PAGANELLA, PIROVANO, PUCCIARELLI, SPELGATTI, STEFANI, TESTOR, TOSATO - Il Senato,

premesso che:

l'Unione europea si è posta l'obiettivo di conseguire la neutralità climatica entro il 2050 e di ridurre entro il 2030 le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55 per cento rispetto ai livelli del 1990, attraverso interventi normativi che aggiornano gli obiettivi di riduzione delle emissioni degli Stati membri per il 2030 in settori strategici, quali i trasporti e gli edifici;

nel percorso verso una società e un'economia europea ad emissioni zero, la transizione energetica rappresenta la sfida del secolo anche nell'ottica di consentire una maggiore indipendenza energetica all'Europa dalle economie extra UE;

tuttavia l'obiettivo di transizione necessita di un approccio non ideologico, ma ragionevole, graduale e flessibile, che preveda tempi di adeguamento realistici e soprattutto la possibilità di ricorrere a una serie di soluzioni alternative, per non compromettere la tenuta del tessuto economico europeo e italiano;

in particolare diversi interventi legislativi che attuano il "Green Deal" e le sue strategie potrebbero determinare criticità in diversi settori strategici per il Paese, che coinvolgono sia il pubblico che il privato, sia i cittadini che le imprese, con particolare riferimento al settore industriale ed agricolo;

sui tavoli negoziali a Bruxelles si discutono il Regolamento "CO2 Auto", sull'elettrificazione del parco auto, e la Direttiva "Case Green" sull'incremento delle prestazioni energetiche degli edifici, che impongono pesanti interventi su due settori strategici e peculiari del nostro Paese, quali l'automotive e l'edilizia;

il settore automotive, inteso come industria, commercio, distribuzione carburanti, assicurazioni, è uno dei principali drivers dell'economia nazionale pari al 19 per cento del PIL, e rappresenta un'eccellenza sullo scenario mondiale, anche in termini di avanguardia e innovazione tecnologica;

nella transizione energetica dell'automotive è un evidente errore non consentire alternative all'elettrico, non garantendo quindi il principio di neutralità tecnologica fondamentale per la tenuta e la resilienza dei comparti interessati, per poter garantire una rete infrastrutturale adeguata e rispondere alla domanda di energia sempre crescente per la ricarica di un parco auto esclusivamente elettrico;

è ormai diffusa la consapevolezza che i benefici ambientali non vanno considerati come fenomeni circoscritti, ma vanno analizzati in un'ottica più ampia nello spazio e nel tempo e che un'Europa credibile e orientata verso un percorso di neutralità climatica sostenibile non può prescindere da una valutazione degli impatti ambientali di tutto il ciclo di vita dei veicoli, dalla produzione all'utilizzo allo smaltimento, in base ai principi del Life Cicle Assessment, LCA, e non limitarsi a valutare agli impatti puntuali delle emissioni allo scarico dei veicoli;

nel percorso di transizione energetica, l'Italia, e la stessa Europa, sono ancora ampiamente lontane dalla completa indipendenza dalle economie extra UE, per quanto concerne la disponibilità di materie prime, la loro capacita di trasformazione, smaltimento e riciclo, e per la creazione di tutti i componenti necessari per la costruzione dei veicoli, batterie incluse, in particolare dalla Cina;

i più recenti studi in materia di finanza, riportano che la Cina produce quasi l'80 per cento della capacità delle batterie prodotte nel mondo, e controlla gran parte delle attività estrattive legate a minerali fondamentali per la produzione delle batterie, come il litio o il cobalto;

inoltre, attualmente il mix energetico cinese si basa per l'85 per cento sulle fonti fossili e solo per il 15 per cento sulle fonti rinnovabili, risultando il maggiore consumatore di carbone al mondo, e che per tale ragione il ricorso alle batterie di produzione cinese, inclusi i componenti per realizzarle, si configura come ricorso alle centrali a carbone, e quindi come compensazione in negativo della nostra transizione energetica;

non è stata sufficiente neppure la recente apertura della Commissione europea sull'utilizzo di motori endotermici alimentati con carburanti sintetici, i cosiddetti e-fuels; si ritiene infatti molto importante consentire anche l'utilizzo dei biocarburanti, settore nel quale il nostro Paese è all'avanguardia e che presenta prospettive molto interessanti di sostenibilità e transizione energetica ed ecologica, e comunque in linea con il principio di neutralità tecnologica;

occorrerebbe evitare che un approccio ideologico alle tematiche green, come nel caso della direttiva "Case green" possa riverberarsi negativamente sugli adempimenti posti a carico delle imprese e dei cittadini che non dovrebbero risultare sproporzionati rispetto agli obiettivi ambientali da raggiungere;

secondo dati ISPRA del 2021, gli immobili italiani emettono l'1,1 per cento delle emissioni mondiali del settore edilizio, e la riduzione delle emissioni operative in Italia rispetto alla Direttiva "Case Green" è stimata soltanto nello 0,11 per cento delle emissioni globali, una cifra irrisoria a fronte di costi stimati che si aggirano intorno ai 1.500 miliardi di euro;

l'Italia è un Paese con una storia edilizia peculiare rispetto alla maggioranza dei Paesi europei, soprattutto quelli nordici, ed è composto da un'intricata rete di borghi, comuni e piccole frazioni ricchi di immobili storici e secolari, molti dei quali adibiti ad abitazione principale o a sede di Istituzioni ed Enti; risulta evidente quindi che l'avanzamento di classe energetica, con interventi come cappotto termico, sostituzione degli infissi, nuove caldaie a condensazione, pannelli solari, comporterà una serie di interventi e opere di ristrutturazione e ammodernamento, e quindi di ingenti investimenti economici per il raggiungimento dei minimi previsti dalla Commissione europea;

l'approccio della Commissione europea dimostra ancora una volta di non tenere in debita considerazione le diversità che caratterizzano gli Stati membri e più nel dettaglio le particolarità dell'edilizia e urbanistica italiana e del patrimonio immobiliare italiano, con il concreto rischio di svalutare il patrimonio edilizio italiano e di impoverire i cittadini, che per tradizione e cultura hanno investito, e continuano ad investire, nel settore, e di configurarsi di fatto come una sorta patrimoniale;

la mancanza di una progettualità basata su misure intese a garantire un adeguamento graduale ai dettami europei e rispondente alle caratteristiche dei singoli Stati membri, mette a rischio tutte le competenze che si sono sviluppate nel nostro Paese, e che sono ampiamente riconosciute a livello mondiale, con un impatto sociale disastroso in termini di occupazione, stimato in oltre 50.000 posti di lavoro persi;

è recente la notizia di un'apertura dell'Unione europea verso la ricerca e lo sviluppo di cibi sintetici coltivati in vitro, sulla base di una combinazione di amminoacidi, vitamine e minerali da includere nei terreni di coltura per favorire la creazione del cibo in laboratorio, ritenendone il processo di produzione di minore impatto ambientale, circostanza questa non suffragata da evidenze scientifiche unanimemente condivise;

i dati della Commissione europea mostrano che dal 2014 diverse aziende, se pure in numero contenuto, operanti nel campo della produzione di cibi sintetici, abbiano ottenuto finanziamenti da parte dell'Unione europea per la ricerca e l'innovazione, applicata allo sviluppo di tecniche di produzione artificiali degli alimenti;

l'assenza di evidenze scientifiche sugli effetti per la salute umana, dovrebbe spingere ad una assoluta prudenza nel consumo di cibo sintetico, in un contesto in cui l'Unione europea, negli anni, ha via via sostenuto posizioni a favore di modelli alimentari omologanti e di sempre minore qualità. Si tratta di modelli assolutamente distanti dalle specificità territoriali locali, che sono alla base di un sistema alimentare sano ed equilibrato, qual è la dieta mediterranea, che si fonda sulla storia, il rispetto della terra, la tutela del territorio e del lavoro, tutti elementi che concorrono all'eccellenza dei prodotti agroalimentari italiani;

il 3 gennaio scorso, la Commissione UE ha pubblicato il Regolamento di esecuzione (UE) 2023/5, che concede l'autorizzazione all'immissione sul mercato della polvere parzialmente sgrassata di "Acheta domesticus" (farina di grillo domestico) quale nuovo alimento;

già nel giugno 2021, con l'entrata in vigore del Regolamento di esecuzione (UE) 2021/882 è stata autorizzata l'immissione sul mercato della larva di "Tenebrio molitor" (tarma della farina) essiccata. Si tratta di cibi, noti come "Novel Food", che trovano disciplina nel Regolamento (UE) 2015/2283, in vigore dal 1°gennaio 2018, in base al quale è un alimento nuovo qualunque alimento non utilizzato in misura significativa per il consumo umano nell'Unione europea prima del 15 maggio 1997, per il quale è prevista una procedura di autorizzazione all'immissione in commercio;

la commercializzazione di insetti a scopo alimentare rientrerebbe tra le azioni da perseguire nell'ambito del piano di azione UE 2020-2030 per i sistemi alimentari sostenibili, in attuazione della strategia "Farm to Fork", che porterebbe ad identificare gli insetti come una fonte di proteine a basso impatto ambientale per sostenere la transizione "verde" della produzione alimentare dell'Unione europea;

posizione questa che necessita di ulteriori approfondimenti nel nostro Paese al fine di salvaguardare il made in Italy fermo restando l'importanza di sviluppare nuove filiere mangimistiche;

l'Unione europea ha fatto della Strategia "Farm to Fork", e sulla Biodiversità per il 2030, il fulcro del "Green Deal" europeo, per il raggiungimento di un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell'ambiente, in grado di promuovere abitudini alimentari corrette da parte dei consumatori;

la strategia, tra le azioni elencate prevede la presentazione di una proposta per una etichettatura nutrizionale sulla parte anteriore dell'imballaggio (front of pack- FOP) obbligatoria e armonizzata, valutando in ogni caso di estendere a determinati prodotti l'obbligo delle indicazioni di origine o di provenienza degli alimenti;

in Europa è in atto un serrato dibattito sulla scelta del sistema di etichettatura nutrizionale FOP, alimentato anche dalla richiesta formale della stessa Commissione europea di riconsiderare la proposta di informazioni supplementari di presentazione delle informazioni nutrizionali parte di una "strategia europea sugli aspetti sanitari connessi all'alimentazione, al sovrappeso e all'obesità";

la posizione dell'UE sull'impiego dell'etichettatura Front of Pack (FOP), non è ancora definita. Attualmente, ogni Stato membro è libero di continuare a raccomandare sul proprio territorio nazionale uno schema di etichettatura FOPNL applicato volontariamente dagli operatori del settore alimentare. Il dibattito si è sostanzialmente focalizzato sulla contrapposizione tra due modelli: uno di tipo direttivo, il Nutriscore promosso dalla Francia, e uno di tipo informativo, il NutrInform Battery, sostenuto dall'Italia;

il Nutri-score appare fondato su valutazioni parziali e fuorvianti, in quanto si basa su di un giudizio nutrizionale del singolo prodotto, senza tenere conto del suo inserimento nel quadro di una dieta complessiva varia e bilanciata per ciascun individuo;

tale etichettatura rischia di mettere in discussione il modello alimentare basato sui principi della dieta mediterranea, fondato su un consumo diversificato e bilanciato degli alimenti, nonché elemento fondamentale della nostra identità nazionale. La comunità scientifica ha dimostrato che la dieta mediterranea è una dieta salubre, che ha una connotazione di qualità nutrizionale altissima, che aiuta a prevenire malattie croniche come patologie cardiovascolari, diabete e obesità;

merita attenzione il caso sollevato in Europa, e in Italia, dalla proposta dell'Irlanda di introdurre in etichetta messaggi con avvisi salutistici, da apporre sulle bottiglie di vino. La normativa irlandese prevede infatti l'applicazione di messaggi allarmistici, che indicano come grave rischio per la salute il consumo di bevande alcoliche, anche con riferimento ai prodotti a bassa gradazione alcolica, come il vino, e indipendentemente dalla quantità consumata;

il silenzio-assenso della Commissione europea, nonostante la forte contrarietà espressa da Italia, Francia e Spagna ed altri sei Paesi dell'Unione europea, suscita seri dubbi su quali siano i reali intendimenti della Commissione in merito all'adozione di strategie per la tutela della salute dei consumatori, anche alla luce della recente approvazione da parte del Parlamento europeo della "Risoluzione del parlamento europeo del 16 febbraio 2022 sul rafforzare l'Europa nella lotta contro il cancro-verso una strategia globale e coordinata", nella quale è stato raggiunto l'accordo di scongiurare l'adozione di posizioni di generalizzata condanna verso qualsiasi consumo di alcol, indipendentemente dalla quantità consumata;

a ciò si aggiunge la proposta di regolamento sugli imballaggi che rischia di generare diversi problemi all'intera filiera agroalimentare; un eccessivo riutilizzo dei prodotti di imballaggio, o un'inadeguata conservazione degli stessi, potrebbe far insorgere gravi problemi di sicurezza alimentare. La sostenibilità di queste scelte potrebbe rivelarsi critica soprattutto per i prodotti della filiera ortofrutticola, vitivinicola e florovivaistica;

la scelta di assimilare l'eccessivo consumo di alcool a quello moderato e consapevole di prodotti come il vino, da sempre considerato come rappresentativo di uno stile di vita sano ed equilibrato, così come quella di introdurre sistemi di etichettatura a semaforo come il nutriscore, con la conseguenza indiretta di favorire la diffusione di cibi sintetici e processati, rispondono a logiche incomprensibili, e comunque in grado di arrecare un pregiudizio al sistema agroalimentare made in Italy, storicamente collocato fra i più performanti a livello mondiale;

nel settore dell'agricoltura e dell'allevamento, in particolare, anche a livello industriale, proprio lo sviluppo tecnologico ha consentito di raggiungere un livello innovativo tale da abbattere in maniera decisa evidente le emissioni di sostanze inquinanti, in particolare di gas effetto serra, con evidenti benefici ambientali senza mettere a rischio la salute umana e compromettere la tenuta dell'economia dei Paesi;

alcuni provvedimenti attualmente in discussione a Bruxelles, come la revisione della direttiva sulle emissioni industriali (Direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010), la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa (2004/107/CE, 2008/50/CE), la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari devono necessariamente tener conto della sostenibilità economica e sociale delle misure, prevedendo la necessaria gradualità nel raggiungimento degli obiettivi, nel pieno rispetto della massima tutela della salute umana e dell'ambiente,

impegna il Governo:

1) ad adottare ogni opportuna ed ulteriore iniziativa affinché la transizione energetica europea rappresenti un'occasione di crescita e di rilancio della nostra competitività, e non un processo che porterà l'Italia e l'Europa verso una "doppia dipendenza" dalle materie prime e dalle tecnologie di Paesi extra europei;

2) a garantire a livello europeo il rispetto del principio della neutralità tecnologica per consentire ad aziende e imprese di ricorrere a soluzioni e opportunità alternative valide e non imposte dall'alto sulla base di un mero approccio ideologico;

3) ad attivarsi in maniera decisa, affinché venga garantito il rispetto delle specificità degli Stati membri nel percorso di rigenerazione in chiave green del patrimonio edilizio e di transizione energetica dell'automotive nazionale;

4) a farsi portavoce, nell'ambito delle trattative relative alla revisione del patto di stabilità, dell'esigenza di consentire obiettivi di spesa meno sfidanti e traiettorie di discesa del rapporto debito/PIL meno accentuate a fronte delle spese sostenute per gli investimenti effettuati dagli Stati membri nel processo della transizione energetica;

5) a salvaguardare prioritariamente la salute dei cittadini messa a rischio dalle strumentalizzazioni ideologiche volte al perseguimento di obiettivi di neutralità climatica;

6) a proseguire l'azione presso le sedi europee, affinché venga riconosciuto il valore delle produzioni agroalimentari di qualità, ottenute con modelli produttivi e disciplinari che ne garantiscono origine, procedimenti produttivi, caratteristiche organolettiche e nutrizionali, nel cui solco si colloca il made in Italy, affinché nel processo di transizione verso un'economia sostenibile venga riconosciuto al comparto agroalimentare italiano un ruolo di assoluta centralità ed imprescindibilità;

7) ad intervenire presso le competenti sedi europee affinché le normative relative alle emissioni industriali, alla qualità dell'aria, ai prodotti fitosanitari tengano contro della sostenibilità economica e sociale, prevedendo obiettivi realmente raggiungibili con la necessaria gradualità, nel rispetto dell'essenziale interesse di tutela ambientale e della salute umana e dello scopo prioritario di diminuirne complessivamente gli impatti per conseguire la giusta transizione ecologica;

8) ad intervenire sulla proposta di regolamento sugli imballaggi che, data la lista di materiali sottoposti a restrizione, i target di riciclo, l'obbligatorietà di sistemi di deposito cauzionale e di etichette di compostabilità, rischia di compromettere intere filiere produttive strategiche per il nostro Paese;

9) a perseguire con maggiore e rinnovata forza iniziative volte a promuovere il "Nutrinform battery" come sistema idoneo ad armonizzare il mercato europeo, investendo in progetti di sperimentazione e raccolta dati, incentivandone l'utilizzo da parte di aziende e consumatori e prevedendone l'inclusione all'interno delle linee guida sull'alimentazione del Ministero della salute;

10) ad intraprendere campagne di informazione ed educazione alimentare, soprattutto tra i giovani, finalizzate a promuovere l'adozione di corrette abitudini e scelte alimentari, evidenziando gli effetti benefici per la salute derivanti da un consumo consapevole ed equilibrato degli alimenti.

(1-00040) (Testo 2)

Mozioni

ALFIERI, DELRIO, BOCCIA, BAZOLI, MIRABELLI, LORENZIN, NICITA, ZAMBITO, IRTO, BASSO, D'ELIA, ZAMPA, ROSSOMANDO, CAMUSSO, CRISANTI, FINA, FRANCESCHELLI, FRANCESCHINI, FURLAN, GIACOBBE, GIORGIS, LA MARCA, LOSACCO, MALPEZZI, MANCA, MARTELLA, MELONI, MISIANI, PARRINI, RANDO, ROJC, TAJANI, VALENTE, VERDUCCI, VERINI - Il Senato,

premesso che:

il 16 luglio 2023, nel palazzo presidenziale di Cartagine in Tunisia, è stato firmato il memorandum d'intesa per una partnership strategica e globale fra Unione europea e la Tunisia. Alla cerimonia di firma erano presenti la Presidente della Commissione UE, Ursula Von der Leyen, la Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, il Primo Ministro olandese, Mark Rutte, e il Presidente tunisino, Kaïs Saïed;

in merito al memorandum la Presidente del Consiglio dei ministri ha affermato che "questo partenariato deve diventare un modello per le relazioni dell'Unione europea con gli altri Paesi del Nordafrica";

per la maggior parte i fondi, circa 900 milioni di dollari, sono vincolati al prestito del Fondo monetario internazionale bloccato: da tempo, come noto, infatti, l'FMI subordina il versamento del prestito da 1,9 miliardi di dollari alla realizzazione di riforme adeguate da parte del Governo tunisino. Tuttavia, il memorandum prevede, sin da subito, lo stanziamento da parte dell'Unione europea di 150 milioni di euro a sostegno del bilancio tunisino e di 105 milioni come supporto al controllo delle frontiere;

al riguardo si rileva come nella prima metà del 2023 la Tunisia abbia superato la Libia come numero di partenze per l'Italia. Secondo l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, UNHCR, delle 69.599 persone arrivate in Italia tra gennaio e luglio attraverso il mar Mediterraneo, 37.720 sono partite dalla Tunisia, 28.558 dalla Libia e il resto dalla Turchia e dall'Algeria;

inoltre, val la pena evidenziare come la UE abbia già stanziato alla Tunisia tra i 93 e i 178 milioni di euro per combattere la migrazione irregolare tra il 2015 e il 2022. A quanto detto si aggiunga che il protocollo d'intesa, come denunciato da diverse organizzazioni umanitarie, non ha previsto forme di controllo e garanzia in merito al rispetto dei diritti umani da parte delle autorità tunisine;

considerato che:

il nuovo piano, che ha una durata di 4 anni e deve essere ratificato dai diversi Paesi membri UE, è firmato in un contesto caratterizzato da una forte torsione autoritaria del presidente tunisino il quale, in meno di due anni, ha concentrato sempre più potere nelle proprie mani fino ad arrivare alla promulgazione di una nuova Costituzione dai tratti fortemente autoritari. L'Autorità nazionale anticorruzione, INLUCC, il Consiglio superiore della magistratura sono stati sciolti e numerosi magistrati licenziati;

dal febbraio 2023, inoltre, è in corso una nuova ondata di arresti che sta colpendo diversi esponenti politici dell'opposizione, giornalisti, avvocati, sindacalisti, attivisti ed esponenti vari della società civile; arresti accompagnati da una campagna gravemente xenofoba e senza precedenti contro i migranti subsahariani, accusati di programmare una "sostituzione etnica";

le affermazioni xenofobe del presidente tunisino sono state seguite da crescenti violenze e maltrattamenti da parte delle autorità tunisine nei confronti dei migranti subsahariani. Secondo le stime del Forum tunisino per i diritti economici e social, FDTES, tra gennaio e maggio 2023 le autorità tunisine hanno arrestato oltre 3.500 migranti per "soggiorno irregolare" e intercettato oltre 23.000 persone che tentavano di partire dalle coste verso l'Europa. In merito a tali stime il portavoce di FTDES, Romdhane Ben Amor, ha sottolineato come la maggior parte degli arresti di migranti, avvenuta vicino al confine con l'Algeria, ma anche a Tunisi, a Sfax e in altre città, sia aumentata notevolmente dopo il discorso del presidente Saïed;

in merito agli arresti e i respingimenti del Governo tunisino la direttrice dell'ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee, Eve Geddie, ha denunciato il fatto che: "le autorità tunisine hanno lasciato centinaia di persone, bambini compresi, intrappolate alle frontiere desertiche del Paese, prive di acqua, cibo o riparo";

alle denunce di Amnesty International sono da aggiungersi le cronache di diversi organi d'informazione che raccontano il dramma di centinaia di migranti subsahariani intrappolati nell'area desertica fra la Tunisia e la Libia, come anche al confine con l'Algeria, dove sono stati deportati dalla Garde nationale tunisina. RefugeesinLibya ha diffuso una drammatica immagine che ritrae i corpi di una madre e una figlia privi di vita, uccise dal caldo, dalla fame e dalla sete: un'immagine durissima che è diventata rapidamente il simbolo della drammatica crisi umanitaria che si sta consumando nell'area;

la commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Dunja Mijatovic, intervenendo riguardo al memorandum d'intesa tra UE e Tunisia, ha dichiarato che: "Gli Stati membri del Consiglio d'Europa dovrebbero insistere sulla chiara salvaguardia dei diritti umani in qualsiasi ulteriore cooperazione in tema di migrazione con la Tunisia. Le tutele di ogni tipo di diritti umani devono essere una parte integrante di ogni attività di cooperazione sulla migrazione tra gli stati membri del Consiglio d'Europa e i paesi terzi, Tunisia inclusa. (...) Le gravi violazioni dei diritti umani recentemente riportate contro rifugiati e migranti in Tunisia rendono solo più stringente che tali tutele siano contemplate";

ha rivolto, inoltre, un appello agli Stati membri rilevando che nel memorandum la questione diritti umani e migranti "contempla solo un linguaggio molto generico e nessuna concreta indicazione su come le tutele sarebbero attuate o su quali sarebbero. Le tutele dovrebbero almeno includere una complessiva valutazione dei rischi, la piena trasparenza nelle risorse finanziarie, l'instaurazione di meccanismi di monitoraggio indipendenti per verificare l'impatto sui diritti umani delle specifiche attività previste nell'accordo complessivo, tra cui la facoltà di sospendere qualsiasi attività qualora abbia un impatto negativo sui diritti umani dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei migranti",

impegna il Governo ad adoperarsi presso gli Stati membri in merito alla necessità di inserire, tra le condizioni per l'attuazione dell'intesa, il ripristino delle garanzie democratiche e del pluralismo della rappresentanza nel Paese, nonché il rilascio di tutti i prigionieri politici anche alla luce delle richieste della commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa.

(1-00068)

Interrogazioni

D'ELIA, CRISANTI, RANDO, VERDUCCI, ALFIERI, BASSO, CAMUSSO, FINA, FURLAN, GIACOBBE, IRTO, LA MARCA, MALPEZZI, MANCA, MARTELLA, ROJC, ROSSOMANDO, SENSI, TAJANI, VERINI - Al Ministro della cultura. - Premesso che:

con decreto ministeriale 14 luglio 2023, n. 37, è stata stabilita la chiusura, a decorrere dal 17 luglio, della sede distaccata dell'archivio di Stato di Roma, in via Galla Placidia;

secondo il comunicato ufficiale dell'archivio, "Il mancato rinnovo del contratto di locazione tra la Direzione generale e la proprietà - la quale non ha accolto l'adeguamento previsto dalla legge che la Direzione stessa era obbligata a richiedere ed era condizione di legittimità del rinnovo - ha automaticamente determinato la sospensione sine die del progetto di adeguamento del sistema antincendio della sede da parte della Direzione generale archivi, che a sua volta ha condotto a questo doveroso decreto, finalizzato a tutelare la sicurezza delle persone secondo le norme cogenti del d.lgs. 81/2008";

da quanto si apprende, sembrerebbe in atto da parte della Direzione generale archivi l'impegno a organizzare un servizio in outsourcing per la conservazione e la consultazione della documentazione e un progetto di adeguamento di un edificio demaniale di via dei Papareschi per una sede succursale dell'archivio di Stato di Roma dedicata alla documentazione novecentesca;

trovare spazi e edifici idonei è un tema strutturale da decenni: molti degli archivi di Stato italiani sono in affitto negli stessi luoghi da tempo;

decretare la chiusura dell'archivio prima di avere un sistema di consultazione in outsourcing perfettamente funzionante rende di tutta evidenza il grave e annoso problema della carenza di personale negli archivi di Stato;

l'archivio di Stato di Roma, istituito con il decreto 30 dicembre 1871, n. 605, ha il compito di conservare le carte degli organi centrali dello Stato pontificio, alle quali si aggiungono anche gli atti degli archivi giudiziari e notarili;

garantisce ampia fruizione al pubblico e rappresenta una grande testimonianza del patrimonio storico dello Stato pontificio, custodendo le carte dell'amministrazione centrale dello Stato pontificio oltre a quelle degli uffici statali con sede nella provincia di Roma;

il nucleo principale del suo patrimonio è rappresentato dagli archivi delle amministrazioni centrali e periferiche degli Stati preunitari e dagli archivi delle amministrazioni periferiche dello Stato unitario, che vi sono confluiti trascorsi 30 anni dalla conclusione delle pratiche;

tutelare e garantire l'accesso a tali documenti storici ha consentito negli anni di preservare la memoria amministrativa, giuridica e storico-culturale degli Stati preunitari e dello Stato unitario;

la chiusura della sede distaccata in via Galla Placidia comporta il grave rischio che la preziosa documentazione ivi custodita e depositata possa essere dispersa o restare inaccessibile per anni,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle sue competenze, intenda adottare al fine di scongiurare la chiusura sine die della sede succursale dell'archivio di Stato di Roma di via Galla Placidia e, comunque, di continuare a garantire la fruizione di un inestimabile patrimonio documentale.

(3-00609)

MISIANI, ZAMBITO, CAMUSSO, ROJC, FINA, GIACOBBE, FURLAN, BASSO, DELRIO, RANDO, VALENTE, D'ELIA, NICITA, ROSSOMANDO - Al Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR. - Premesso che:

la legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio per il 2018) ha previsto l'istituzione, nelle regioni italiane più sviluppate (in cui non sono previste le zone economiche speciali indicate dagli articoli 4 e 5 del decreto-legge n. 91 del 2017 a favore delle regioni in transizione), di zone logistiche semplificate (ZLS), volte a favorire lo sviluppo di nuovi investimenti nelle aree portuali; con la legge n. 160 del 2019 (legge di bilancio per il 2020) tale quadro normativo è stato integrato, modificando il regime giuridico delle ZLS e prevedendo ZLSR ("zone logistiche semplificate rafforzate"). In queste ultime si contemplano, per le nuove imprese e per quelle già esistenti che operano nelle ZLS, risorse a sostegno di investimenti "limitatamente alle zone ammissibili agli aiuti a finalità regionale" ex articolo 107, paragrafo 3, lettera c), del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

risulta che le Regioni interessate abbiano già individuato e territori e deliberato l'istituzione delle zone per i seguenti territori e comuni: a) in Toscana, i porti di Livorno, Piombino, Marina di Carrara e Portoferraio, le due aree intermodali di Guasticce (Collesalvetti) e di Prato e l'area aeroportuale di Pisa; b) in Lombardia, le aree portuali fluviali di Mantova e Cremona; c) nel Lazio, i comuni: Allumiere, Anagni, Aprilia, Cassino, Ceprano, Cisterna di Latina, Civita Castellana, Civitavecchia, Colleferro, Ferentino, Fiano Romano, Fiumicino, Fondi, Formello, Formia, Frosinone, Gaeta, Guidonia, Latina, Monterotondo, Orte, Pomezia, Pontinia, Rieti, Roma, Santa Marinella, Tarquinia, Tolfa e Viterbo; d) nel Friuli-Venezia Giulia, i comuni di San Vito al Tagliamento e Spilimbergo, territorio dove esistono delle zone industriali gestite direttamente dal consorzio Ponte Rosso Tagliamento; e) in Liguria e Piemonte, i territori portuali e retroportuali di Genova, fino a includere i retroporti di Rivalta Scrivia, Arquata Scrivia, Novi San Bovo, Alessandria, Castellazzo Bormida, Ovada Belforte, Dinazzano, Milano Smistamento, Melzo e Vado Ligure. Sempre in Liguria è in via di istituzione anche la ZLS del porto di La Spezia, in cui è auspicata una zona che potrebbe comprendere anche il retroporto di Santo Stefano Magra, per una superficie molto ampia, che determinerebbe la sinergia con le aree di Noceto e Medesano, in provincia di Parma (Emilia-Romagna), anche in un'ottica di riequilibrio territoriale. In questi giorni, infatti, è all'ordine del giorno della politica locale la realizzazione della ZLS a La Spezia; f) in Emilia-Romagna, 11 nodi intermodali da Ravenna a Piacenza, 25 aree produttive, 9 province (Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini) e 28 comuni (Argenta, Bagnacavallo, Bentivoglio, Bondeno, Casalgrande, Cesena, Codigoro, Concordia sulla Secchia, Conselice, Cotignola, Faenza, Ferrara, Fontevivo, Forlì, Forlimpopoli, Guastalla, Imola, Lugo, Mirandola, Misano Adriatico, Modena, Ostellato, Piacenza, Ravenna, Reggiolo, Rimini, Rubiera, San Giorgio di Piano);

tuttavia, a fronte di queste richieste da parte dei competenti enti territoriali, a oggi è stata istituita ufficialmente, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 ottobre 2022, soltanto la ZLS del Veneto, quella che comprende, nel comune di Venezia, Porto Marghera, Campalto, Tessera, Murano, Arsenale e Tronchetto;

la circostanza che una sola ZLS sia stata istituita, tra le numerose istanze avanzate e prima menzionate, stride con le dichiarazioni di esponenti del Governo e con l'ottimismo che costoro hanno ostentato circa l'approvazione da parte della Commissione europea di questi che, ai sensi del predetto art. 107 del TFUE, sono aiuti di Stato;

il grave ritardo con cui viene dato seguito alle richieste delle Regioni contraddice anche la sbandierata acquisizione dell'assenso della medesima Commissione europea in ordine a una ZES unica per le Regioni del nostro Meridione;

il Governo, nell'omettere l'emanazione dei decreti istitutivi, rallenta le opportunità di sviluppo delle imprese presenti e, conseguentemente, la crescita sociale, economica, occupazionale ed infrastrutturale dei territori interessati,

si chiede di sapere a che punto sia l'istruttoria per l'emanazione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri istitutivi delle ZLS richieste dalle Regioni e quali siano, conseguentemente, i tempi previsti per l'adozione dei provvedimenti.

(3-00611)

FURLAN, NICITA, RANDO - Al Ministro della salute. - Premesso che:

nell'ambito del Progetto CCM "Analisi delle attività della rete dei consultori familiari per una rivalutazione del loro ruolo con riferimento anche alle problematiche relative all'endometriosi", coordinato nel 2018-2019 dal reparto Salute della Donna e dell'Età Evolutiva dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e configuratosi come un vero e proprio censimento nazionale, sono state raccolte informazioni dettagliate sulle attività svolte dai consultori familiari a livello regionale;

l'indagine, di carattere nazionale, sugli oltre 1.800 consultori distribuiti su tutto il territorio nazionale, è stata condotta su tre livelli, rilevando una diffusa carenza di personale. Nel primo livello sono state raccolte informazioni sugli assetti organizzativi dei servizi consultoriali, sulla presenza di programmazione, valutazione e integrazione delle attività svolte dai consultori a livello regionale; nel secondo livello sono state raccolte informazioni sulle attività di coordinamento relative ai consultori familiari, sull'integrazione con gli altri sevizi socio-sanitari presenti sul territorio e la comunità e sulle attività di programmazione e valutazione; nel terzo livello sono state raccolte informazioni sulla rilevazione di aspetti strutturali, organizzativi e di attività dei consultori; di personale;

premesso, altresì, che:

il decreto-legge 1° dicembre 1995, n. 509, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 gennaio 1996, n. 34, all'articolo 3 individua, in un consultorio ogni ventimila abitanti, il rapporto ottimale necessario ad offrire servizi adeguati. Il rapporto allo stato attuale si attesta intorno a uno ogni 35.000 abitanti, con grande variabilità tra regioni. Inoltre, a fronte di un numero standard di 108 ore di lavoro settimanale per 20.000 abitanti che consente alle équipe di rispondere al proprio mandato istituzionale, il dato medio rilevato è di 60 ore, con una grande variabilità compresa tra 38 ore in Piemonte e 100 nella Provincia Autonoma di Trento, secondo quanto emerge da un articolo pubblicato a novembre 2020 dalla rivista "Epidemiologia & Prevenzione", su un'indagine dell'Istituto Superiore di Sanità condotta tra marzo e maggio 2020;

rilevato che:

nella regione siciliana i consultori familiari, istituiti con la legge regionale n. 21 del 1978, hanno assolto, e continuano ad assolvere, pur con mezzi ed organici molti ridotti, funzioni di grande rilievo sociale e sanitario, essendo loro affidata la promozione della salute della donna e dell'età evolutiva, l'assistenza alle coppie e alla genitorialità consapevole, l'informazione sui mezzi contraccettivi ed erogazione degli stessi, consulenze relative alla sessualità, alla prevenzione dei tumori della sfera genitale femminile, alle relazioni affettive;

in particolare, nella città di Siracusa la rete dei consultori familiari è oggi particolarmente carente;

le cause risiedono nel progressivo depauperamento di risorse umane, poiché a seguito dei numerosi pensionamenti non si è provveduto alla necessaria sostituzione del personale. A ciò bisogna aggiungere le numerose criticità che interessano le strutture della provincia, tra cui spiccano, come ricordato, carenze in ambito organizzativo e di organico, oltre alla rilevante inadeguatezza dei locali;

nella città di Siracusa, con i suoi 122.000 abitanti, lo standard relativo al rapporto consultori/popolazione residente è ben lontano dall'essere soddisfatto, traducendosi, in concreto, in un'assistenza carente sul piano sociale e sanitario;

l'unico ospedale in cui si pratica l'interruzione di gravidanza, tra i quattro della Provincia, risulta essere l'Umberto I di Siracusa. Ed il metodo utilizzato è esclusivamente quello chirurgico, non essendo disponibile per le donne la pillola abortiva RU486;

risulta, allo stato, indispensabile ed urgente, intervenire, incrementando gli organici e migliorando le condizioni dei locali e delle strutture al fine di renderli;

è necessario predisporre tutte le dovute azioni perché la legge n. 194 del 1978 sia correttamente applicata in tutti i presidi ospedalieri della provincia, anche con il metodo farmacologico,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere, per quanto di competenza, al fine di promuovere e monitorare il potenziamento della rete di consultori familiari e dei necessari presidi ospedalieri in tutto il territorio nazionale;

quali iniziative intenda adottare, nell'ambito delle sue competenze, al fine di integrare la rete dei consultori nella città di Siracusa con il reperimento, in accordo con il Comune, di locali idonei e con il reclutamento del personale necessario;

quali siano le ragioni per le quali l'IVG sia praticata solo in un ospedale in tutta la provincia di Siracusa, per quali motivi non sia rilasciata la pillola abortiva RU486 e quali iniziative intenda adottare per garantire il rispetto della normativa in materia.

(3-00613)

TURCO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

in data 17 novembre 2020 è stato pubblicato sul sito del Ministero della giustizia il bando relativo al "Concorso pubblico, per titoli ed esame orale, su base distrettuale, per il reclutamento di complessive n. 400 unità di personale non dirigenziale a tempo indeterminato per il profilo di Direttore, da inquadrare nell'Area funzionale Terza, Fascia economica F3, nei ruoli del personale del Ministero della giustizia - Amministrazione giudiziaria";

al termine delle prove selettive, svolte in date e con calendari diversi per ogni distretto di Corte di appello, sono state pubblicate le relative graduatorie;

nell'atto di indirizzo politico-istituzionale per l'anno 2022 del Ministro della giustizia emesso in data 26 novembre 2021 (pag. 1, sub 1) ed emanato successivamente alla pubblicazione delle graduatorie, era previsto che per "il completamento delle piante organiche del personale dell'amministrazione (...) Saranno assicurati il definitivo scorrimento delle graduatorie";

peraltro, il piano integrato di attività e organizzazione del 30 giugno 2022 per gli anni 2022-2024, nell'allegato documento "piano triennale del fabbisogno del personale", prevedeva per l'anno 2022 (pagg. 20 e 21) l'esaurimento della vigente graduatoria direttori con assunzione e preliminare utilizzo del budget residuale 2019-2020 pari a 70.194.152,34 euro, di cui 59.623.825,75 relativi all'attuazione di quanto autorizzato dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 giugno 2019;

al fine di procedere allo scorrimento delle graduatorie si è posta la necessità dell'emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri autorizzatorio, a cui era propedeutica la trasmissione del piano integrato e dell'allegato piano del fabbisogno del personale al Dipartimento della funzione pubblica, incaricata della predisposizione del decreto stesso;

da giugno 2022 a gennaio 2023 i candidati risultati idonei, in considerazione della scadenza di efficacia delle graduatorie con valenza biennale tra febbraio (Campobasso) e aprile 2023 (Lecce), hanno inviato varie diffide al Ministero della giustizia e al Dipartimento della funzione pubblica, che si sono rimbalzati responsabilità per ragioni variamente riconducibili al mancato invio del piano integrato o alla carenza della documentazione necessaria. È stato comunque ribadito che il Dipartimento della funzione pubblica stava procedendo alla redazione del predetto decreto che avrebbe dovuto assicurare lo scorrimento della graduatoria e l'assunzione degli idonei, ma che era in ritardo in quanto alcune amministrazioni avevano inviato il piano integrato di attività e organizzazione in ritardo;

in data 12 giugno 2023 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 135 il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 maggio 2023 con il quale, all'art. 13, si autorizzava il Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria del personale e dei servizi del Ministero della giustizia ad indire procedure di reclutamento con assunzione a tempo indeterminato delle unità di personale indicate nella tabella 16, allegata allo stesso decreto, contenente la previsione dello scorrimento delle graduatorie per assunzioni programmate di 347 unità con qualifica area funzionari, ex area terza F3 direttore (aut. bando decreto 20 giugno 2019), così come già previsto dal piano intergato per il triennio 2022-2024, approvato con decreto ministeriale 30 giugno 2022 n. 1901. Tanto veniva previsto anche per il concorso di cancellieri esperti, bandito successivamente (11 dicembre 2020);

considerato che:

in data 23 giugno 2023 il Ministero ha disposto per lo scorrimento dei cancellieri esperti (con assunzione prevista per il 5 settembre 2023), ma nulla per i direttori;

il sottosegretario Delmastro ha risposto in data 12 luglio 2023, presso la Camera dei deputati, all'interrogazione 5-01104 con una dichiarazione a giudizio dell'interrogante sconcertante e fuorviante, in palese contrasto con quanto contenuto nel piano integrato e nello stesso decreto licenziato dal Governo, laddove afferma che "in seguito alla procedura concorsuale per l'assunzione di 2.329 unità di personale non dirigenziale a tempo indeterminato per il profilo di funzionario da inquadrare nell'area funzionale terza fascia economica F1, all'assunzione mediante scorrimento della graduatoria formatasi a seguito del concorso per titoli ed esami per la copertura di 2.133 posti elevati a 2736 di personale non dirigenziale, a tempo pieno e determinato, da inquadrare nell'area funzionale Terza fascia economica F1 e infine nella riqualificazione dei cancellieri esperti in funzionari giudiziari, mediante scorrimento integrale della graduatoria relativa alla procedura di selezione interna indetta con avviso n. 1 del 19 settembre 2016 in attuazione della legge 6 agosto 2015 n. 132, la dotazione organica dell'Area Funzionale Terza allo stato attuale è inferiore rispetto al numero delle unità in servizio, escludendo dal computo le limitate vacanze nelle figure tecniche (...) Per tale ragione non vi è la possibilità di provvedere a scorrere le graduatorie dei Distretti di Corte di Appello ancora capienti, se non a seguito dell'ampliamento della dotazione organica";

la valutazione della dotazione organica dell'area funzionale terza, fascia economica F3, rappresenta un presupposto già verificato nel piano integrato del 30 giugno 2022 per gli anni 2022-2024, nonché dallo stesso decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 maggio 2023 che prevedeva il reclutamento con assunzione a tempo indeterminato delle unità di personale indicate nella tabella 16;

inspiegabilmente, nonostante le previsioni del piano integrato e delle disposizioni contenute nel decreto che contemplava lo scorrimento della graduatoria degli idonei del concorso direttori amministrativi area terza fascia F3, il Ministero ha assunto e riqualificato fuori dal piano previsionale dei fabbisogni 2022-2024 funzionari di area terza F1 di cui non aveva bisogno e non ha proceduto all'assunzione dei direttori (area terza F3) come era previsto, lasciando invariata la scopertura della dotazione organica dei direttori;

il Ministero, peraltro, prestando fede delle parole del sottosegretario Delmastro, ha ingolfato con gli scorrimenti di un altro concorso e con la riqualificazione dei cancellieri, e ora pure con lo scorrimento degli addetti all'ufficio per il processo, l'area terza, immettendo funzionari F1 (in sovrannumero), che non sono e non possono essere direttori fascia F3 e le cui assunzioni sono state effettuate fuori dal piano del fabbisogno 2022-2024 allegato al piano integrato o dalla previsione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 maggio 2023, senza che vi fosse esigenza di coperture della dotazione organica;

pertanto, lo scenario delineato dalle parole del Sottosegretario comporta: area terza ingolfata da F1, ma scoperture invariate (35 per cento) nel profilo direttori, con conseguente carenze di personale nella figura del direttore in vari distretti di corte di appello, tribunali, giudici di pace e procure,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda rivalutare quanto affermato dal sottosegretario Delmastro e dare seguito all'immediata assunzione, per scorrimento della graduatoria degli idonei, di 347 unità con qualifica area funzionari, area terza F3 direttore così come già previsto dal piano integrato per il triennio 2022-2024, approvato con decreto ministeriale 30 giugno 2022 n. 1901 e autorizzato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 maggio 2023 (registrato dalla Corte dei conti il 30 maggio 2023 al n. 1603).

(3-00614)

MISIANI, MANCA, VALENTE, TAJANI, BAZOLI, SENSI, CAMUSSO, ROSSOMANDO, FURLAN, ROJC, MARTELLA, NICITA, CRISANTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell'Economia e delle Finanze, ha approvato, in esame preliminare, un regolamento recante modifiche al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 giugno 2019, n. 103, concernente il regolamento di organizzazione del Ministero dell'economia e delle finanze da adottarsi con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che introduce modifiche al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 giugno 2019, n. 103, concernente l'organizzazione dello stesso Ministero;

oltre all'istituzione presso il Dipartimento della ragioneria generale dello Stato dell'Ispettorato generale per il PNRR, con compiti di coordinamento operativo sull'attuazione, gestione finanziaria e monitoraggio, la riorganizzazione del Ministero dell'economia e delle finanze, lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri prevede la creazione del Dipartimento dell'economia, a cui sono attribuite competenze in materie di interventi finanziari nell'economia (tra gli altri nei settori delle infrastrutture, garanzie pubbliche, sostegno sociale e all'export), valorizzazione del patrimonio pubblico e gestione delle partecipazioni societarie dello Stato e tutela degli attivi strategici. Le predette modifiche, sono finalizzate ad adeguare l'organizzazione del Ministero alle novità introdotte dall'art. 1, comma 4, lett. e), del decreto-legge 24 febbraio 2023, n. 13, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 aprile 2023, n. 41;

il Consiglio di Stato, sezione consultiva per gli atti normativa, nell'adunanza del 9 maggio 2023, ha espresso, con parere, diverse osservazioni al regolamento finalizzato a modificare l'organizzazione del Ministero dell'economia e delle finanze. In primo luogo, il Consiglio di Stato nel riconoscere che tale novella regolamentare dispone una rilevante modifica all'articolazione organizzativa del Ministero, consistente nella istituzione del nuovo Dipartimento dell'economia, la cui struttura e le cui competenze sono principalmente ricavate, come per scorporo dall'esistente Dipartimento del tesoro, portando a cinque il numero complessivo il numero dei dipartimenti del Ministero; precisa che tale intervento "non fornisce elementi che consentano di riconnetterlo alle priorità e alle relative attività strategiche contenute nell'Atto di indirizzo del 26 gennaio 2023 (Direttiva generale per l'azione amministrativa e la gestione - Anno 2023), il quale del resto tace sul punto";

l'istituendo Dipartimento per l'Economia, prevede due posti di direttore generale, al vertice di due direzioni generali: a) Direzione I - "Interventi finanziari in economia" - a cui sono attribuite competenze che riproducono testualmente, ma non integralmente, quelle della sopprimenda omonima Direzione VI del Dipartimento del tesoro; b) Direzione II - "Partecipazioni societarie e tutela degli attivi strategici" - a cui sono trasferite le competenze della attuale Direzione VI e della Direzione VII del Dipartimento del Tesoro. Inoltre, a entrambe le suddette Direzioni generali del Dipartimento per l'economia sono affidati i rapporti con le istituzioni dell'Unione europea e con gli organismi internazionali nelle materie di competenza, analogamente a quanto previsto per la Direzione I del Dipartimento del tesoro. Anche per quanto le funzioni e le competenze relative alla Direzione III, articolata in uffici dirigenziali non generali, esse corrispondono a quelle attribuite alla Direzione VI e VII del Dipartimento del tesoro;

con le modifiche introdotte con il richiamato schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri si corre il rischio, come osservato dallo stesso Consiglio di Stato, di determinare "l'insorgere di esiti divergenti o contraddittori rispetto a scenari in parte sovrapponibili e, in ogni modo, tali da assicurare omogeneità e coerenza di metodologie". Inoltre, con riferimento alle importanti "esigenze di supporto nell'attuazione dei progetti previsti dal piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e dei progetti strategici che riguardano investimenti pubblici e privati" contenuto nell'articolo 6-bis, comma 4, dello schema di DPCM, a proposito delle funzioni di consulenza, studio e ricerca riguardanti le materie di competenza delle direzioni generali del Dipartimento dell'economia, ritrovandosi la medesima formulazione nella disposizione relativa al Dipartimento del Tesoro, il Consiglio di Stato sottolinea la necessità di "evitare sovrapposizioni e contraddizioni nell'azione dei due Dipartimenti", ritenendo opportuno al fine di superare le criticità anzidette: a) elaborare criteri atti a distinguere i progetti previsti dal PNRR, nonché i progetti strategici di investimenti, ascrivibili alla competenza dell'uno ovvero dell'altro; b) predeterminare condivisi meccanismi e metodologie di coordinamento quando si tratti di fenomenologie in parte sovrapponibili, potendo venire in rilievo stime e orientamenti di livello applicativo relativamente a scenari più ampi, preliminarmente già considerati ad un livello macro, prevedendo forme procedimentalizzate di raccordo e coordinamento, quali ad esempio la periodica interlocuzione fra i due direttori e la elaborazione di linee-guida da adeguare tramite la previsione di un reciproco feedback, eventualmente mediante avvalimento del Consiglio tecnico-scientifico;

il disegno riformatore del Governo appare improntato al soddisfacimento di esigenze di spoil system slegate dal raggiungimento di elevati ed adeguati standard di efficienza amministrativa, con particolare riguardo alle misure legate all'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e del Piano nazionale degli investimenti complementari al PNRR, realizzando nei fatti un trasferimento di funzioni ad un dipartimento di nuova istituzione, depotenziando al tempo stesso una delle più efficienti strutture amministrative del Ministero come il Dipartimento del Tesoro. I ritardi nell'ottenimento della terza tranche di finanziamenti del PNRR da parte della Commissione europea derivano anche dalla volontà del Governo di voler ridisegnare, con il richiamato decreto-legge 24 febbraio 2023, n. 13, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 aprile 2023, n. 41, la governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano, andando a modificare l'impianto di cui decreto- legge del 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108, definito nella XVIII Legislatura, che attribuiva proprio al Dipartimento del Tesoro le attività di monitoraggio, gestione e coordinamento degli interventi del PNRR, e che aveva consentito di procedere sempre nei tempi nell'attuazione delle riforme, nel raggiungimento degli obiettivi e nell'erogazione delle conseguenti risorse finanziare da parte della Commissione europea,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni del ritardo nell'adozione dello schema di decreto del Presidente del Consiglio recante modifiche al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 giugno 2019, n. 103, concernente l'organizzazione del Ministero dell'economia e delle finanze, e se tale ritardo sia da ricondurre al parere espresso dal Consiglio di Stato nell'adunanza dello scorso 9 maggio;

se il Ministro in indirizzo intenda recepire nell'adozione del regolamento, richiamato in premessa, le osservazioni del Consiglio di Stato espresse nel citato parere (affare numero 00495/2023), con particolare riguardo a quelle riferite all'istituendo Dipartimento per l'economia;

quali siano le ragioni che hanno indotto il Ministro ad introdurre modifiche così significative all'organizzazione del Ministero dell'economia e delle finanze, configurando, nella sostanza, un depotenziamento del ruolo e delle funzioni del Dipartimento del Tesoro, la cui efficienza, professionalità e competenza aveva ottenuto riconoscimenti anche dalle istituzioni europee e internazionali.

(3-00615)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

VERINI, NICITA, FURLAN, MIRABELLI, RANDO, VALENTE, ZAMBITO, D'ELIA, ROSSOMANDO, CAMUSSO, LA MARCA, MALPEZZI, MANCA, PARRINI, ROJC, TAJANI, VERDUCCI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

nella tarda serata di domenica 16 luglio nell'aeroporto di Catania si è sviluppato un vasto incendio che ha seriamente danneggiato la struttura, provocando una situazione di grave disagio che perdura a tutt'oggi, con una significativa limitazione della utilizzabilità della stessa. Una situazione che sta producendo danni di entità ancora non calcolabile alle attività turistiche proprio nel periodo della loro massima espansione;

come riportato da diversi organi di stampa, la Procura di Catania ha posto sotto sequestro l'area dalla quale si è diffuso l'incendio e al momento sta procedendo con l'ipotesi di incendio colposo contro ignoti, indagando oltre che sulle cause del rogo, anche su eventuali violazioni delle norme di sicurezza dello scalo;

infatti, sempre secondo quanto riportato da fonti di stampa, il sistema anti incendio non sarebbe entrato in funzione e, fatto ancor più grave, l'intero piano di sicurezza si sarebbe rivelato totalmente inadeguato;

considerato che:

la vicinanza temporale con un precedente incendio ha destato la diffusa preoccupazione che dietro questi incidenti possa in realtà celarsi una volontà dolosa, riconducibile alla criminalità organizzata;

a tal riguardo basti pensare al fatto che nella giornata del 5 luglio scorso sono stati incendiati due mezzi escavatori impiegati nella realizzazione dell'ultimo lotto del cantiere di raddoppio ferroviario della linea Palermo-Catania. Il rogo di chiara origine dolosa è stato interpretato da subito come un atto intimidatorio di matrice mafiosa;

inoltre, val la pena evidenziare come tali lavori siano stati finanziati con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza per un ammontare di oltre 8 miliari di euro e il titolare dell'appalto sia la società "WeBuild", che aveva subappaltato quel lotto alla TS, un'azienda che da quasi 40 anni opera nel settore movimento terra e che risulta la proprietaria dei mezzi;

la presidente di ANCE Enna, Sabrina Burgarello, e il presidente della Cassa Edile, Gaetano Debole, hanno prontamente denunciato l'accaduto e fatto appello alla sensibilità della Prefettura e perché sia portata al massimo livello l'attenzione sui cantieri aperti e di prossima apertura e sia scongiurato ogni tentativo di intimidire e scoraggiare le imprese coinvolte, al fine di garantire sia il benessere collettivo sia l'importante mole di investimenti;

la consapevolezza e la preoccupazione degli attori istituzionali e privati del rischio di ingerenze da parte della criminalità organizzata nella realizzazione dei predetti lavori, si evince, inoltre, dallo sforzo profuso e ampiamente pubblicizzato di organizzare il cantiere secondo i più stringenti criteri di trasparenza e verificabilità,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia notizie in merito ad eventuali legami tra i fatti esposti in premessa e la criminalità organizzata e quali iniziative necessarie e urgenti intenda intraprendere al fine di aumentare il livello di guardia in contesti come quello siciliano, segnati da una risalente presenza mafiosa, caratterizzata dalla capacità di interferire con le attività economiche lecite.

(3-00610)

MIRABELLI, BAZOLI, ROSSOMANDO, VERINI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

giovedì 13 luglio 2023 sette agenti di Polizia penitenziaria in servizio presso la casa di reclusione di Vigevano (Pavia) sono stati aggrediti da un gruppo di detenuti della seconda sezione, quella che dovrebbe presentare condizioni di maggiore sicurezza, che, dopo essersi scagliati contro gli agenti, hanno afferrato manganelli ed idranti devastando vetri blindati e neon, finendo poi con il gettare dell'olio bollente sul personale in servizio e quello richiamato d'urgenza;

l'episodio si inserisce in una lunga serie di aggressioni che si sono verificate presso la struttura, che come denunciato più volte dai rappresentanti dei sindacati Sappe, Osapp, Sinappe, Uspp, Cgil, Cisl e Uil presenta gravi carenze strutturali e di organico;

in particolare, nella casa di reclusione vigevanese al momento sono presenti circa 380 detenuti rispetto ai 240 posti disponibili, con un sovraffollamento pari al 160 per cento. Si aggiunga la mancanza di interpreti che possano fare da mediatori per i detenuti stranieri e la significativa carenza di personale della Polizia penitenziaria. Nella struttura, infatti, prestano servizio 195 agenti anziché i 240 previsti;

il coordinamento unitario regionale delle sigle sindacali della Polizia penitenziaria, in una lettera inviata al Ministero della giustizia ed al Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria, ha denunciato il disinteresse registrato in merito alle drammatiche condizioni di lavoro della casa circondariale di Vigevano. Nella missiva si evidenzia, infatti, come: "Il provveditore regionale nonostante le diverse e corpose segnalazioni sindacali sulle insopportabili ed insicure condizioni di lavoro non ha ancora incontrato il personale o chi lo rappresenta";

considerato che:

il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, nei suoi rapporti pubblicati a seguito delle proprie visite ai diversi istituti penitenziari nazionali, ha più volte evidenziato le criticità legate al personale che vi opera. In particolare, ha ripetutamente auspicato un maggiore impegno da parte dell'amministrazione penitenziaria per il miglioramento delle condizioni di lavoro al fine di garantire ambienti rispettosi dei diritti e della dignità dei lavoratori;

come di tutta evidenza occorre urgentemente incrementare le unità di personale in numero rispondente alle esigenze degli istituti, e provvedere ad una formazione professionale iniziale e continua all'altezza dei compiti assegnati al Corpo di Polizia penitenziaria,

si chiede di sapere quali iniziative necessarie e urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di porre rimedio senza ulteriori ritardi alle criticità esposte rispetto alla casa circondariale di Vigevano.

(3-00612)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

MAGNI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e per lo sport e i giovani. - Premesso che:

com'è noto, la Fondazione Milano-Cortina 2026, in accordo con il Comitato olimpico internazionale (CIO), il Comitato paralimpico internazionale (IPC), il Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), il Comitato italiano paralimpico (CIP), le città di Milano e di Cortina d'Ampezzo, la Regione Veneto e la Regione Lombardia e le Province autonome di Trento e Bolzano, costituisce il comitato organizzatore impegnato nella pianificazione, organizzazione, finanziamento e realizzazione dei giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano-Cortina nel 2026;

da una inchiesta della rivista "Altreconomia" si è appreso che il citato comitato organizzatore delle olimpiadi avrebbe chiuso il bilancio 2022 con un deficit patrimoniale di 85,4 milioni di euro;

nello stesso anno avrebbe contrattualizzato la fornitura di "servizi tecnologici" al colosso della revisione e consulenza "Deloitte" per un importo complessivo pari a 176 milioni di dollari;

negli accordi sarebbe inoltre prevista la garanzia pubblica della "continuità aziendale" in relazione quindi al rimborso dei contributi anticipati al Comitato olimpico internazionale (CIO), in caso di cancellazione dei giochi, sia sull'eventuale squilibrio che la fondazione si dovesse trovare ad affrontare nel periodo di liquidazione;

nel dettaglio, dal bilancio emergerebbe che il consiglio di amministrazione della fondazione ha ritenuto non in discussione il presupposto della continuità aziendale, rifacendosi alle "previsioni contenute nel nuovo business plan 2023-2026" approvato dallo stesso consiglio di amministrazione nello scorso mese di marzo;

il comitato avrebbe quindi ritenuto, si leggerebbe nella relazione al bilancio, di poter "temporaneamente operare in condizioni di deficit patrimoniale purché l'equilibrio finanziario e l'equilibrio patrimoniale risultino comunque garantiti alla fine del periodo di funzionamento della Fondazione previsto per il 2026": alla base quindi vi sarebbe la previsione di poter recuperare il disavanzo "attuale e futuro" tramite i proventi previsti in entrata nei prossimi anni in ragione della realizzazione dei giochi olimpici;

in sostanza, "la previsione di specifici impegni e/o stanziamenti da parte governo italiano (presidenza del Consiglio) e degli enti territoriali (Regione Lombardia, Regione Veneto, Provincia autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento, Comune di Milano, Comune di Cortina, ndr), scrivono gli amministratori della Fondazione, costituisce nella sostanza una risorsa potenzialmente disponibile per la Fondazione, volta a consentire il pieno e utile esercizio dell'attività finalizzata al perseguimento del proprio scopo". Gli enti territoriali avrebbero inoltre "reiterato con apposite comunicazioni il proprio impegno a coprire, ognuno per la quota di propria competenza, sia il rimborso, in caso di cancellazione dei Giochi, al Comitato olimpico internazionale dei contributi anticipati sia l'eventuale deficit che la Fondazione si dovesse trovare ad affrontare nel periodo di liquidazione della stessa";

considerato che:

l'andamento economico della fondazione nel 2022 ha fatto registrare una perdita di esercizio di 54,7 milioni: a fronte di 67,2 milioni di euro di costi, di cui 18,2 per il personale (23 dirigenti, 40 quadri, 61 impiegati e 32 "altri") e 43,4 per servizi; complessivamente i ricavi, pur cresciuti dai 2,2 milioni di euro del 2021, si sono fermati a quota 14,3 milioni;

ammonterebbero invece a 526.677 euro i compensi degli amministratori della fondazione Milano-Cortina 2026 nel corso del 2022;

sempre da notizie di stampa si apprende che dagli accordi di distribuzione dei diritti di trasmissione dei giochi, la fondazione dovrebbe ricevere milioni di dollari, in tranche annuali secondo una tempistica concordata; a causa dei criteri di prestazione stabiliti nell'accordo, si leggerebbe ancora nella relazione al bilancio, i ricavi non possono essere riconosciuti fino al realizzarsi dei giochi;

proprio al fine di dare maggiore efficienza agli investimenti necessari all'organizzazione delle singole olimpiadi e paralimpiadi attraverso una piattaforma tecnologica che possa essere utilizzata di volta in volta dai singoli comitati organizzatori dei giochi, nascerebbe l'idea di affidare la realizzazione dei "servizi tecnologici" a Deloitte: le società che se ne occuperanno nello specifico saranno Deloitte Consulting (technology service integration, application integration services e application services) e Deloitte & Touche (cybersecurity);

finora l'accesso al contratto con la Deloitte è stato ritenuto riservato in ragione del possibile pregiudizio commerciale che deriverebbe dalla diffusione generalizzata dei dati di dettaglio relativi al contratto;

allo stesso modo è stato negato l'accesso civico ai verbali di resoconto delle riunioni della cabina di regia istituita a livello centrale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri a metà febbraio di quest'anno per coordinare opere e interventi relativi a Milano-Cortina 2026,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno, ciascuno per quanto di competenza, assicurare massima trasparenza nella diffusione dei documenti relativi alla realizzazione dei giochi olimpici;

se non ritengano opportuno disporre la pubblicazione dei resoconti delle riunioni della cabina di regia istituita a livello centrale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri;

se ritengano opportune le scelte di gestione compiute dal comitato organizzatore in ragione dell'enorme debito accumulato finora;

quali iniziative intendano intraprendere per garantire la buona riuscita anche economica dei giochi e scongiurare il rischio che la loro realizzazione arrechi un danno economico da ripianare con denari pubblici.

(4-00590)

GASPARRI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:

la società Open Fiber fu creata nel 2015 e sostenuta fortemente dall'allora Presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi per compiere lavori di realizzazione della rete su tutto il territorio nazionale;

già all'epoca questa decisione fu molto contestata visto che, secondo molti, avrebbe creato una doppia rete invece di utilizzare e magari ampliare quella già presente su gran parte del territorio e gestita da un altro operatore;

negli anni, per guadagnare spazi commerciali, la società ha partecipato a numerose gare, soprattutto nelle aree bianche, vincendole con prezzi evidentemente troppo bassi per il mercato e questo ha procurato un mancato guadagno che nel tempo si è ampliato in maniera vertiginosa. E la società, pur avendo cablato tante abitazioni, fa fatica a guadagnare clienti;

Open Fiber ha chiuso il 2022 con perdite per 162 milioni di euro e deve rinegoziare 7 miliardi di euro di debiti con le banche;

con una lettera indirizzata al Ministro dell'economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, al Ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ai sottosegretari Giovanbattista Fazzolari e Alessio Butti, e al capo di gabinetto Gaetano Caputi, Cassa depositi e prestiti chiede al Governo un aiuto concreto a sostegno dell'azienda,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non intendano sospendere qualsiasi iniziativa a sostegno e valutare invece iniziative alternative per porre fine ad una situazione che crea continue perdite alle casse dello Stato;

se non intendano avviare eventuali iniziative di propria competenza per individuare eventuali responsabilità in questa iniziativa imprenditoriale rivelatasi fallimentare e che avrebbe potuto essere evitata attraverso scelte differenti.

(4-00591)

BORGHI Enrico - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

il 16 marzo 2023 il Ministro in indirizzo ha annunciato la presentazione in Consiglio dei ministri di una profonda riorganizzazione del Ministero dell'economia e finanze, da approvarsi con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri;

tra le varie modifiche si prevede la costituzione del nuovo Dipartimento dell'economia, cui sarà riservata la competenza, oggi attribuita al Dipartimento del Tesoro, sugli "Interventi finanziari nell'economia" e sulla "Valorizzazione del patrimonio pubblico";

il processo di riorganizzazione si accompagna alla sostituzione e ricollocazione di diverse figure apicali del Dipartimento del Tesoro;

il cosiddetto decreto PNRR 3 (decreto-legge 24 febbraio 2023, n. 13, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 aprile 2023, n. 41) ha previsto un nuovo riassetto della governance per il Piano nazionale di ripresa e resilienza, disponendo l'attribuzione delle funzioni e della natura di «punto di contatto nazionale per l'attuazione del PNRR» che erano in precedenza riservate al Servizio centrale per il PNRR (istituito presso il Ministero dell'economia) a una neo-istituita Struttura di missione per il PNRR presso la Presidenza del Consiglio dei ministri;

il Consiglio di Stato, in sede consultiva sul predetto decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ha sollevato più di qualche dubbio circa l'opportunità di dare corso a una simile riorganizzazione, posto che non se ne ravvisa l'impatto sul piano dell'efficienza amministrativa, mentre si intravede più di qualche rischio sul piano del coordinamento e di eventuali «sovrapposizioni e contraddizioni» con altre strutture (come il Dipartimento del Tesoro);

secondo organi di stampa anche il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato sarebbe prossimo a una riorganizzazione, che sarebbe, secondo gli stessi, volta a giustificare l'allontanamento di dirigenti invisi al Governo e la loro sostituzione con personalità maggiormente affini a quest'ultimo;

l'articolo 97 della Costituzione impone che la pubblica amministrazione sia organizzata «in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione», mentre l'articolo 98 della Costituzione stabilisce che i «pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione»;

stella polare di qualsiasi processo di riorganizzazione di un Ministero fondamentale per la vita della Repubblica, quale è il Ministero dell'economia e delle finanze, non può che essere l'efficienza, l'imparzialità e l'interesse nazionale: in una democrazia costituzionale e pluralista in nessun caso può giustificarsi il riassetto di uffici pubblici per finalità meramente politiche,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni che si pongono alla base della riorganizzazione del Dicastero, quali siano i risultati e gli obiettivi che si ritengono di conseguire attraverso quest'ultima;

quali siano le iniziative che si intendono adottare per ovviare alle criticità evidenziate dal Consiglio di Stato nel proprio parere sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri;

se sia previsto, anche in futuro, la sostituzione e la ricollocazione di personale apicale e non e, nel caso, quali saranno i criteri adottati per l'individuazione del nuovo organico.

(4-00592)

DE CRISTOFARO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

in data 21 luglio 2023 il Comune di Cernobbio (Como) ha negato l'autorizzazione all'utilizzo della sala polifunzionale al circolo ARCI Terra e Libertà di Como per l'organizzazione del forum annuale di "Sbilanciamoci";

il divieto è stato giustificato in questo modo dalla Giunta comunale: "per motivi di ordine pubblico, non è possibile accogliere eventi negli spazi comunali nel periodo di svolgimento del forum Ambrosetti, che quest'anno si terrà a Cernobbio nei giorni dall'1 al 3 settembre 2023";

la campagna Sbilanciamoci ha promosso il forum a Cernobbio anche l'anno scorso con la presenza dell'allora Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini, di esponenti della società civile e delle organizzazioni sindacali;

la campagna ha promosso in altre tre occasioni il forum a Cernobbio, cui hanno partecipato Ministri e Sottosegretari, anche in sale comunali, senza organizzare manifestazioni all'aperto, senza che mai si sia verificato nessun problema di ordine pubblico;

considerato che Sbilanciamoci è una rete di 51 organizzazioni della società civile impegnate nella solidarietà sociale ed internazionale, nell'educazione e nella formazione, nella promozione della nonviolenza, nella tutela dell'ambiente. Tra queste: ARCI, WWF, Emergency, Beati i costruttori di pace, Pax Christi, Coordinamento nazionale delle comunità d'accoglienza, eccetera,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se non voglia intervenire per permettere lo svolgimento del forum;

se la Prefettura o la Questura di Como abbiano dato indicazione alle strutture ricettive (pubbliche e private) di non ospitare convegni durante lo svolgimento del forum dello Studio Ambrosetti dal 1° al 3 settembre 2023;

se la Prefettura o la Questura di Como abbiano dato indicazione al Comune di Cernobbio di non concedere la sala per il forum di Sbilanciamoci, adducendo "motivi di ordine pubblico";

se il Comune di Cernobbio si sia preventivamente consultato con la Prefettura e la Questura di Como, prima di assumere la decisione di diniego alla concessione della sala;

se, qualora questo non sia avvenuto, il Ministro non ritenga che l'utilizzo di "motivi di ordine pubblico" avrebbe dovuto prevedere un parere della Prefettura e della Questura di Como;

se non ritenga che la decisione del Comune non violi l'articolo 17 (diritto di riunione) e l'articolo 21 della Costituzione (libertà di espressione).

(4-00593)

PAITA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

nel 2021 RFI ha stanziato 1,8 milioni di euro per ammodernare gli otto nastri trasportatori della stazione ferroviaria di Corso Cavallotti a Sanremo, con lo scopo di «consentire una migliore affidabilità e efficienza degli impianti, riducendo al minimo i futuri interventi di manutenzione»;

da quanto si apprende da "Il Secolo XIX" del 25 luglio 2023, nonostante questo corposo investimento e le promesse di riduzione dei futuri interventi, dopo meno di due anni sei nastri su otto risultano fuori uso per lavori di sostituzione del corrimano, costringendo i viaggiatori, tra i quali i numerosi turisti che frequentano la città dei fiori in questo periodo, a una lunga "marcia forzata" per arrivare agli ascensori;

il problema dei nastri trasportatori non è l'unico che crea disservizi nella stazione di Sanremo: la banchina del binario 2 in direzione Genova risulta occupata per metà da un cantiere per lavori impiantistici programmati (in piena estate) da RFI; riemergendo dal medesimo lato si fatica a comprendere le indicazioni che dirigono i viaggiatori verso il corridoio retrostante per raggiungere il binario, visto che le frecce sono affisse su fogli di carta poco visibili e solo in fondo alla sala d'aspetto; il parcheggio, da poco tornato in gestione al Comune, si presenta in stato di evidente degrado (ascensori scrostati, piastrelle che si staccano, sirena d'allarme quasi perennemente attiva, divieti di parcheggio ancora segnalati nonostante siano scaduti), ma soprattutto, scrive "Il Secolo XIX", «risulta al completo anche quando è mezzo vuoto perché, come spiegano in Comune, sono in corso adeguamenti e separazioni degli impianti, disposte dai vigili del fuoco, tra RFI e Comune»;

i malfunzionamenti ripetuti e i cantieri rischiano inoltre di pregiudicare le fondamentali esigenze dei viaggiatori con disabilità, che hanno bisogno di assistenza, limitandone l'efficacia con una gravissima lesione dei diritti, anche costituzionalmente riconosciuti e garantiti, di mobilità e inclusione, soprattutto nei casi in cui questa viene presa in carico da chi accompagna il viaggiatore, ovvero ogniqualvolta Trenitalia non è nelle condizioni di farlo;

una città turistica come Sanremo non può presentarsi con un "biglietto da visita" in queste condizioni e anche per i pendolari che vivono quotidianamente detti disagi sarebbe doveroso un intervento urgente,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto enunciato in premessa e cosa intenda fare perché la situazione venga risolta in modo definitivo, ripristinando la piena funzionalità della stazione e ovviando rapidamente alle criticità esposte.

(4-00594)

DE CRISTOFARO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

Federico Berlioz, attualmente, risulta in esecuzione della misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di anni 5, disposta con ordinanza n. 2019/2202 dal Tribunale di sorveglianza di Firenze l'11 giugno 2019;

oggi, il citato Berlioz è lontano dai contesti criminali, impegnato in attività di volontariato, impiegato presso una cooperativa sociale e i giudici hanno scritto che Berlioz ha dimostrato negli anni di detenzione "una coerenza e una costante presa di distanza da ambienti e dinamiche delinquenziali, mantenendo comportamenti concretamente funzionali al reinserimento sociale secondo canoni di civile convivenza";

dal gennaio 2016 e` stato ammesso al lavoro all'esterno, dimostrandosi particolarmente attivo nel mondo del volontariato, presso la Croce Verde;

nel 2021 sono state modificate su sua richiesta alcune prescrizioni per agevolarne il reinserimento;

considerato che ad oggi, da quanto risulta all'interrogante, non si hanno notizie in merito alle istanze di Berlioz in merito alla possibilità di libertà anticipata, richiesta di cambio di residenza per motivi di lavoro e la possibilità di partecipare a aventi editoriali,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente dei fatti esposti e come li valuti;

se sia ipotizzabile che vi siano delle possibilità che possano essere accolte le istanze di Berlioz, al fine di consentirne il suo globale reinserimento.

(4-00595)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

2ª Commissione permanente (Giustizia):

3-00614 del senatore Turco, sulla carenza nel ruolo di direttore nei vari gangli centrali e periferici del Ministero della giustizia;

7ª Commissione permanente(Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-00609 della senatrice D'Elia ed altri, sulla chiusura della sede distaccata dell'archivio di Stato di Roma in via Galla Placidia;

10ª Commissione permanente(Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale):

3-00613 della senatrice Furlan ed altri, sul potenziamento della rete dei consultori famigliari su tutto il territorio nazionale.