Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 068 del 17/05/2023
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------
68a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 17 MAGGIO 2023
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Presidenza del vice presidente GASPARRI,
indi del presidente LA RUSSA,
del vice presidente CENTINAIO
e del vice presidente ROSSOMANDO
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Azione-Italia Viva-RenewEurope: Az-IV-RE; Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-Patt, Campobase, Sud Chiama Nord): Aut (SVP-Patt, Cb, SCN); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente GASPARRI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,05).
Si dia lettura del processo verbale.
DURNWALDER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Per una informativa urgente del Ministro per gli affari regionali e le autonomie
PATUANELLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, il 21 dicembre 2005 è stata promulgata una norma, su proposta dell'allora senatore Calderoli, che riformava la legge elettorale. Quella norma è diventata poi famosa perché lo stesso ministro Calderoli la definì una "porcata", divenendo così nota come porcellum. Siccome abbiamo a cuore il senatore e ministro Calderoli, a cui ci lega un profondo rispetto e affetto, per evitare che anche l'autonomia differenziata diventi un'altra porcheria, visto quanto pubblicato ieri dal Servizio del bilancio Senato, chiediamo un'informativa urgente da parte del Ministro per chiarire gli aspetti che detto Ufficio ha evidenziato e che trovano il Gruppo MoVimento 5 Stelle totalmente d'accordo.
Con questo intervento chiediamo pertanto un'informativa urgente, il prima possibile, del ministro Calderoli sul tema. (Applausi).
PRESIDENTE. Al di là dei comunicati emanati ieri dal Senato, che lei avrà certamente letto, in merito alla vicenda a cui lei Senatore fa riferimento nella prossima Conferenza dei Capigruppo, potrà facilmente proporre ciò che ha appena proposto in Aula.
MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, intervengo solo per sottolineare che concordo con la richiesta avanzata dal senatore Patuanelli, cui il nostro Gruppo si associa.
PRESIDENTE. Senatore Magni, la Conferenza dei Capigruppo potrà poi decidere in quella sede.
Sull'alluvione occorsa in Emilia-Romagna
DELRIO (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DELRIO (PD-IDP). Signor Presidente, mi affido alla sua cortesia e all'attenzione dell'Assemblea perché credo sia doveroso, in apertura di seduta, rivolgere un pensiero alle vittime ed esprimere da parte del nostro Gruppo e di tutti noi solidarietà e vicinanza alle famiglie e a tutti coloro che sono stati colpiti dalla gravissima inondazione in Emilia-Romagna. (Applausi). Siamo loro vicini e faremo tutto il possibile per aiutare e sostenere gli sforzi della Protezione civile, delle istituzioni regionali, dei sindaci, degli amministratori che si stanno spendendo in queste ore, senza sosta, per dare sollievo.
Il nostro è un Paese fragile, bisognoso di grande unità in questi momenti e sono sicuro che il Governo, insieme alla Regione, sapranno dare risposte adeguate con tutto il nostro sostegno. Per ora, esprimiamo davvero la nostra vicinanza, la nostra solidarietà, la nostra attiva presenza nei confronti di tutti coloro che stanno soffrendo e a cui il Senato si sente vicino. (Applausi).
PRESIDENTE. Ovviamente, la Presidenza si associa a questi sentimenti - che anche l'atteggiamento dell'Assemblea fa emergere come unanimi - di cordoglio alle popolazioni colpite, alle vittime e a tutto quello che sta avvenendo. Abbiamo tutti seguito le vicende e preso atto che le autorità preposte stanno disponendo già nell'immediato gli interventi relativi.
PAITA (Az-IV-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAITA (Az-IV-RE). Signor Presidente, vorrei associarmi alle dichiarazioni di espressione della massima solidarietà da parte del nostro Gruppo alle popolazioni colpite, ai Presidenti delle Regioni, che stanno facendo il loro dovere in questo momento, ai tanti sindaci coinvolti. Sono momenti di dolore che però non possono in alcun modo non indurci ad avere un atteggiamento molto serio di programmazione per il futuro.
Come le è noto, signor Presidente, noi abbiamo chiesto ripetutamente al Governo e al Parlamento di fare il punto sulla necessità di ripristinare l'unità tecnica di missione ItaliaSicura per la lotta al dissesto idrogeologico. (Applausi). A questo punto vogliamo ribadire la richiesta di un'informativa urgente della Presidente del consiglio, che abbiamo chiesto anche per iscritto alla Presidenza, perché è necessario capire immediatamente come intendiamo affrontare la programmazione della lotta al dissesto idrogeologico per la sicurezza dei nostri cittadini. (Applausi).
PRESIDENTE. Faremo dei dibattiti sulla materia. In questo momento esprimiamo degli aspetti di solidarietà. La Presidente del Consiglio in questo momento è ad un vertice internazionale e il Governo sta intervenendo sul posto. Ovviamente il Parlamento - lei ha ragione - dovrà occuparsene, nei modi e nelle forme necessarie.
Seguito della discussione dei disegni di legge:
(592) Norme in materia di procedibilità d'ufficio e di arresto in flagranza (Approvato dalla Camera dei deputati)
(468) SCARPINATO ed altri. - Modifiche agli articoli 623-ter e 649-bis del codice penale, in materia di disposizioni sulla procedibilità
(474) STEFANI ed altri. - Modifiche al codice penale in tema di procedibilità di ufficio per reati commessi da associazioni di tipo mafioso e procedibilità d'ufficio per ipotesi di furto aggravato
(Relazione orale)(ore 10,13)
Approvazione del disegno di legge n. 592
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 592, già approvato dalla Camera dei deputati, 469 e 474.
Ricordo che nella seduta di ieri il relatore ha svolto la relazione orale e ha avuto luogo la discussione generale.
Il relatore e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica.
Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
La Presidenza, conformemente a quanto stabilito nel corso dell'esame in sede referente, dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, per estraneità di materia rispetto ai contenuti del disegno di legge gli emendamenti 3.0.2 e 3.0.3.
Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge n. 592, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.
Procediamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
ZANETTIN, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti relativi all'articolo 1.
RAPPRESENTANTE DEL GOVERNO. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Poiché non è stata avanzata richiesta di votazione con il sistema elettronico dovendo procedere a votazioni per alzata di mano è prassi aspettare qualche minuto, trattandosi della prima, giusto per dare modo ai colleghi di prendere atto che i nostri lavori sono avviati, senza aspettare venti minuti previsti invece per le votazioni con il sistema elettronico. Prego pertanto i senatori di prendere posto per votare.
Metto ai voti l'emendamento 1.1, presentato dal senatore Bazoli e da altri senatori.
Non è approvato. (Commenti del senatore Magni).
Se la votazione è per alzata di mano qualcuno deve anche guardare, osservare. I Gruppi possono anche chiedere la votazione elettronica quando lo ritengano, altrimenti non ci sarebbe la differenza tra la votazione per alzata di mano e la votazione elettronica, senatore Magni. Se qualcuno chiede la controprova la si fa.
LOREFICE (M5S). Chiediamo la controprova.
PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.
Non è approvata. (Commenti in Aula).
L'esito della votazione è di 76 a 52, quindi non sarebbe cambiato assolutamente nulla con il voto del senatore. Se volete, annullo la votazione e la ripetiamo, ma mi sembra inutile. Dico inoltre al senatore Magni che avevo visto bene le mani alzate, perché chi presiede ha anche il compito di intuire quali voti sono di più e quali di meno; si può sbagliare e la controprova esiste a garanzia della volontà dell'Assemblea. Quindi seguiamo le regole, compresa la stima delle mani alzate. (Applausi).
Metto ai voti l'emendamento 1.2, presentato dal senatore Bazoli e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 1.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.0.1, presentato dai senatori Scarpinato e Bilotti.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.0.2, presentato dalla senatrice Cucchi e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.0.3, presentato dalla senatrice Cucchi e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
ZANETTIN, relatore. Esprimo parere contrario sugli emendamenti.
RAPPRESENTANTE DEL GOVERNO. Esprimo parere conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.1, presentato dalla senatrice Maiorino e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.2, presentato dalle senatrici Lopreiato e Bilotti.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 2.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
ZANETTIN, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
RAPPRESENTANTE DEL GOVERNO. Esprimo parere conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3.1, presentato dai senatori Scarpinato e Bilotti.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 3.2, presentato dal senatore Scalfarotto.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 3.3, presentato dai senatori Scarpinato e Bilotti.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 3.4, presentato dal senatore Scalfarotto.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 3.5 è improcedibile.
Metto ai voti l'articolo 3.
È approvato.
Gli emendamenti 3.0.2 e 3.0.3 sono improponibili.
Metto ai voti l'articolo 4.
È approvato.
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto tecnico superiore «Pitagora» di Taranto, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 592, 468 e 474 (ore 10,24)
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
CUCCHI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUCCHI (Misto-AVS). Signor Presidente, annuncio sin d'ora il voto di astensione a nome del Gruppo Alleanza Verdi e Sinistra. Nonostante riteniamo condivisibile, infatti, la ratio del provvedimento, a nostro parere si doveva fare qualcosa di più.
La cosiddetta riforma Cartabia del processo penale, con l'obiettivo di ridurre il numero dei procedimenti giudiziari, quindi con una finalità deflattiva, ha ampliato il catalogo dei reati per i quali la procedibilità è subordinata alla presentazione di querela da parte della persona offesa. Da lì sono emerse delle criticità che hanno reso doveroso un intervento normativo ad hoc, quello presente. In particolare, a destare l'allarme non sono stati solo gli operatori del settore, ma anche autorevoli esponenti dell'attuale maggioranza di Governo e del Governo stesso, che hanno definito la riforma addirittura un disastro e hanno annunciato un intervento di forte discontinuità.
In realtà, almeno stavolta non è stata scelta la decretazione di urgenza, ma un intervento "chirurgico", attraverso un disegno di legge, scelta che noi condividiamo. Ad esempio, i reati procedibili a querela diventano procedibili d'ufficio se ricorre l'aggravante del cosiddetto metodo mafioso, di cui all'articolo 416-bis, primo comma, del codice penale, e la stessa valutazione è stata compiuta anche rispetto ai reati connotati dall'aggravante della finalità di terrorismo, di cui all'articolo 270-bis, primo comma, del codice penale. In entrambi i casi, il provvedimento di cui si tratta interviene apportando proprio dei correttivi. Inoltre, è stata introdotta una correzione del codice antimafia, prevedendo la procedibilità d'ufficio anche per le lesioni personali e l'arresto obbligatorio in flagranza di reato, per il quale è necessario che le Forze dell'ordine e di polizia che intervengono si adoperino per ottenere la querela della persona offesa, se non è presente sul luogo del reato, nelle quarantott'ore successive.
Oltre a questi casi, in cui l'intervento del Parlamento è certamente opportuno, la prassi applicativa ha immediatamente evidenziato altre criticità in altri ambiti, sui quali però si è deciso - sbagliando a nostro parere - di non intervenire. Secondo noi, infatti, avremmo potuto fare qualche sforzo in più, approvando emendamenti che però hanno avuto tutti parere contrario e poi sono stati bocciati.
Di conseguenza, come detto in premessa, non possiamo esprimere un voto favorevole, per quanto correttamente sia stata confermata l'impostazione della riforma Cartabia e per quanto correttamente lo strumento utilizzato, quello del disegno di legge, abbia portato all'attenzione dell'Aula correttivi ragionevoli. Il rifiuto di ogni contributo offerto dalle opposizioni, anche su temi molto sensibili, estremamente delicati e crediamo condivisibili, ci impone dunque l'astensione. (Applausi).
SALVITTI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALVITTI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, quello ci accingiamo a votare oggi, in materia di procedibilità d'ufficio e di arresto in flagranza, dimostra una capacità da parte dello Stato - in questo probabilmente un Esecutivo può fare la differenza rispetto a un altro - di prontezza e immediatezza nel risolvere delle problematiche che si sono venute a creare nello sviluppo di quello che può essere il processo di carattere penale, soprattutto andando a difendere quelle persone che vivono in contesti particolari. (Brusio). Vi chiedo cortesemente di fare silenzio.
PRESIDENTE. Stiamo svolgendo le dichiarazioni di voto, quindi cortesemente state qui ed ascoltate. Prego, senatore Salvitti.
SALVITTI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Il disegno di legge interviene direttamente, in maniera pragmatica e puntuale, su alcune difficoltà che si erano create, soprattutto da parte inquirente, nel procedere d'ufficio e non attraverso querela, come aveva previsto la legge Cartabia precedentemente. Si tratta quindi di un intervento puntuale, preciso e pragmatico che va ad incidere chirurgicamente sul quadro normativo attuale per permettere agli inquirenti un apporto più efficace e veloce rispetto ad alcuni reati che possono, in apparenza, apparire di minore entità, ma che hanno una certa rilevanza, soprattutto in contesti particolari dove è forte l'incidenza della mafia o del terrorismo. L'incapacità da parte delle persone offese di presentare querela deriva proprio dal contesto nel quale vivono che rende problematico l'esporsi in prima persona.
Questo è un provvedimento sano, efficiente ed efficace, che va ad incidere puntualmente su problematiche che sono state create; quindi, dà un effettivo sostegno, soprattutto alla parte inquirente, al di là del procedimento di carattere penale. Esso non incide solamente su questo, ma anche sulla flagranza di reato, dando la possibilità alle Forze dell'ordine e agli inquirenti di intervenire immediatamente su una problematica che viene vissuta rispetto a reati che, come dicevo precedentemente, possono apparire minori.
Questa è la dimostrazione di un'attenzione particolare e soprattutto della velocità di intervento da parte di un Esecutivo che dà la possibilità di agire con maggiore tranquillità e con maggiore velocità soprattutto su reati che - ribadisco - solo in apparenza possono essere visti di minor entità.
È per questo motivo che annuncio il voto favorevole da parte del mio Gruppo. (Applausi).
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Signor Presidente, a nome del Gruppo Azione-ItaliaViva-RenewEurope, annuncio un voto di astensione. A nostro avviso, infatti, il disegno di legge che ci apprestiamo a votare presenta luci e ombre, quindi, il voto di astensione ci sembra la posizione più equilibrata da prendere.
Devo cominciare con un plauso al Governo dal punto di vista tecnico- procedurale, perché sicuramente abbiamo apprezzato il fatto che l'annunciato decreto-legge non è stato adottato; il Governo ha deciso per un disegno di legge che chirurgicamente va a sistemare sicuramente due falle che si erano prodotte a seguito della delega Cartabia e dell'assunzione dei decreti delegati. Quindi, per i reati la cui procedibilità era stata trasformata in querela di parte, mi sembra giusto che, se hanno a che fare col terrorismo o con la mafia, rimanga la procedibilità d'ufficio. Da questo punto di vista va bene, quindi.
I problemi nascono, a mio avviso, nel caso di arresto in flagranza di reato.
Voglio dire in premessa che la riforma Cartabia è stata un'ottima riforma, innanzi tutto per il metodo con il quale è stata adottata. Ricordiamo che non è stata probabilmente la riforma ideale per nessuno, però è stato un faticoso esercizio di raggiungimento di un equilibrio, per il quale credo che quest'Aula debba anche esprimere un ringraziamento all'ex ministra Cartabia che si è molto spesa e ha portato a casa una riforma importante - ricordiamolo - anche per i fondi del PNRR, perché ci muoviamo sempre in quest'ottica. Va detto anche che la bontà della riforma è dovuta anche all'idea che più reati vengano perseguiti a querela piuttosto che d'ufficio. Su questo voglio dire una cosa.
In Commissione ho sentito colleghi - in particolare il collega Scarpinato del MoVimento 5 Stelle - ridurre la procedibilità a querela di parte a una sorta di fatto privato in sostanza il ragionamento sarebbe che se lo Stato decide che un reato è perseguibile a querela di parte è perché fondamentalmente se ne lava le mani, lascia alle parti. Ma io non penso che sia così.
Nel momento in cui lo Stato stabilisce che c'è una sanzione penale, quando questa viene irrogata - qualsiasi siano le condizioni di procedibilità e le valutazioni che il giudice è tenuto a fare - è irrogata nel nome del popolo italiano. Quindi, evidentemente, nel momento in cui un fatto viene investito delle sue caratteristiche di reato, di crimine, è di per sé un fatto che ha una rilevanza pubblica. Che poi quella rilevanza pubblica venga esercitata o meno, a seconda che ci sia la querela o meno, ciò nulla toglie alla natura pubblicistica dell'intervento dello Stato.
Altrimenti dovremmo immaginare la sanzione penale come una sorta di clava che viene messa in mano alle parti, con lo Stato che diventa il protagonista di una sorta di legge del taglione: la sanzione penale non serve a reprimere un fatto penalmente rilevante, che ha quindi una rilevanza pubblica, ma a dare alle vittime un'arma per vendicarsi dell'autore del reato. Una visione del diritto penale di questo genere, secondo me, va rigettata alla radice: qualsiasi reato, che sia procedibile a querela di parte o d'ufficio, ha rilevanza pubblica, perché il giudice decide quella sanzione in nome del popolo italiano.
Detto questo, non tutti i reati possono essere perseguibili d'ufficio, perché non è che lo Stato si può occupare di tutto. Noi lavoriamo e viviamo in un ordinamento in cui è prevista l'obbligatorietà dell'azione penale, pertanto le azioni penali ricadono sulle procure, che devono occuparsi di tutto. C'è un emendamento della collega Lopreiato che vuole reintrodurre la procedibilità d'ufficio, se la violazione di domicilio viene fatta attraverso una violenza sulle cose: se io rompo una maniglia per entrare in una proprietà privata, c'è una violenza sulle cose, quindi la procedibilità d'ufficio. Diventa difficile esercitare l'obbligatorietà dell'azione penale, se tutto dev'essere procedibile d'ufficio. Bene ha fatto l'ex ministra Cartabia e bene abbiamo fatto noi a cercare di deflazionare, introducendo il principio che la querela di parte dev'essere più utilizzata.
Aggiungo un altro motivo: la querela di parte ci consente di utilizzare la giustizia riparativa e di stabilire in tal modo un rapporto virtuoso tra chi ha offeso e chi è stato offeso. Nel momento in cui invece un reato è perseguibile d'ufficio, dev'essere perseguito dallo Stato anche qualora la parte offesa dovesse ritenere che ciò non sia necessario. In questo caso, il parere della parte offesa non conta più e ciò le toglie la possibilità di dare una dimensione corretta della percezione reale dell'offesa. Da questo punto di vista, penso che quella riforma sia stata corretta e che noi dobbiamo tenerne conto.
Questo disegno di legge invece cosa fa? Ci dice che, quando un reato è perseguibile a querela della persona offesa e quando c'è l'arresto in flagranza, se la persona offesa non è prontamente reperibile, scatta la privazione della libertà personale. Qui, ancora una volta, viene alla luce l'idiosincrasia di questo Governo con il concetto di libertà personale. Voi ci state abituando a questa sorta di fabbrica del reato tale per cui in Commissione ormai ci guardiamo quasi sorridendo (se non ci fosse da disperarsi), pensando è arrivato il reato della settimana (ogni giorno ce n'è uno: oggi si parlava di baby gang, siamo curiosi di sapere cosa volete fare della giustizia minorile). Cosa decidete, dunque? Che una persona, arrestata in flagranza per un reato per il quale non esiste la procedibilità d'ufficio, dev'essere privata della libertà personale. Addirittura, viene sospeso il processo per direttissima nell'attesa di trovare il querelante. Cari signori e signore, se un reato non è procedibile d'ufficio, non è pensabile - non solo giuridicamente, ma neanche filosoficamente e politicamente, dal punto di vista etico - privare quel cittadino della sua libertà personale (Applausi), nell'attesa di andare a trovare una persona offesa che è talmente interessata dall'offesa da essere irreperibile. Ma siamo seri!
È chiaro che, messo tutto insieme, ci troviamo davanti alla riparazione di un problema, perché è ovvio che, se c'è un reato mafioso o di stampo terroristico, è giusto che ci sia la procedibilità d'ufficio. Il resto di questo disegno di legge, però, francamente non si regge in piedi ed è anche preoccupante, appunto perché esprime una cultura del diritto e della libertà personale che in questo Paese, che è civile dal punto di vista giuridico (si dice sempre che è la patria di Cesare Beccaria), è una cosa che non si può davvero vedere.
Di conseguenza, messe insieme una valutazione molto positiva sull'articolo 1 e una posizione molto negativa sull'articolo 3, mi sembra che la cosa più logica e coerente da fare, da parte del nostro Gruppo, sia quella di astenersi. E così faremo. (Applausi).
PAROLI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAROLI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, colleghi, nel merito del provvedimento si è già espresso il collega Zanettin, come relatore, in modo puntuale ed esaustivo, riportando anche le posizioni del Gruppo Forza Italia.
Il Gruppo, infatti, condivide tutte le considerazioni da lui svolte in modo dettagliato sull'articolato in esame. Il disegno di legge del ministro Nordio, come ben sappiamo, nasce dalla necessità di rivedere alcuni aspetti della cosiddetta riforma Cartabia, che abbiamo condiviso e condividiamo. Con tale riforma, appunto, aumentano i casi di reati per i quali la procedibilità è subordinata alla proposizione di querela da parte della persona offesa.
Oggi votiamo il testo così come modificato dalla Camera dei deputati, al quale la Commissione giustizia del Senato non ha ritenuto, giustamente, di apportare ulteriori variazioni. Le modifiche sostanziali introdotte alla riforma Cartabia prevedono ora la procedibilità d'ufficio per tutti i reati per i quali sia contestata l'aggravante del metodo mafioso, ma anche per quelli che hanno finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico.
Quest'ultima circostanza, in particolare, si evidenzia appropriata, in relazione alla recrudescenza dei fenomeni legati alla galassia anarchica, e non solo, sui quali ci sono un'allerta puntuale ed un monitoraggio delle Forze dell'ordine.
Viene inoltre modificato il codice antimafia, prevedendo ora la procedibilità d'ufficio per il reato di lesione personale, quando è commesso da una persona sottoposta a una misura di prevenzione personale fino ai tre anni che seguono il termine di tale misura.
La Camera ha quindi introdotto le giuste modifiche, posto che risultava evidentemente irragionevole il fatto che nell'elenco dei reati per i quali era prevista la procedibilità ci fossero i delitti di violenza privata e minacce, mentre fosse escluso il delitto di lesione personale.
L'altro ramo del Parlamento ha inoltre modificato la disciplina del giudizio direttissimo, che viene ora coordinata con le nuove disposizioni in materia di arresto in flagranza, obbligatorio per i delitti procedibili a querela. Con le modificazioni inserite, il giudice dovrà sospendere il processo ove manchi la querela e la convalida dell'arresto intervenga prima di questo.
Insomma, si pone rimedio alle criticità riscontrate in sede di applicazione della nuova normativa della riforma Cartabia e alle ulteriori problematiche a questa correlate, che hanno tra l'altro animato il dibattito in quest'ultimo anno, fuori e dentro le aule parlamentari. Riscontrate dunque in sede di esame del disegno di legge in Parlamento queste criticità, si è agito. Bene ha fatto il Governo a sostenere quest'azione e bene ha fatto il Parlamento, nei suoi due rami, ad approvare tale testo.
Per queste ragioni, apprezziamo il lavoro svolto dalla Camera, il cui testo il Senato oggi vuole approvare. Di conseguenza, annuncio il voto favorevole del Gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE. (Applausi).
SCARPINATO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCARPINATO (M5S). Signor Presidente, annuncio il voto di astensione del MoVimento 5 Stelle, perché il testo di legge, così come formulato, si limita a porre rimedio a una delle più gravi storture della riforma Cartabia, ma ne lascia sussistere altre, di analoga gravità, che sarebbe stato possibile eliminare, se fossero state accolti, in tutto o in parte, i nostri emendamenti.
Tali storture sono state determinate dalle scelte politiche discrezionali che sono state operate dal Governo Draghi, che ha elaborato i contenuti precettivi del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150. Tali scelte politiche discrezionali hanno di molto travalicato, in più punti qualificanti, la ratio della delega legislativa ricevuta dal Parlamento con la legge del 27 settembre 2021, n. 134, che proprio per questo motivo non sono state condivise dal MoVimento 5 Stelle, come risulta da parere contrario espresso nella seduta del 15 settembre 2022 della Commissione giustizia allo schema di decreto legislativo che ho citato.
Quali fossero la ratio della legge delega e la volontà del Parlamento risulta in modo inequivocabile dalla stessa relazione illustrativa al decreto legislativo n. 150 del 2022, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, dove, a pagina 487, si legge testualmente: «La legge delega ha individuato l'area di estensione della procedibilità a querela in rapporto a reati, di non particolare gravità, posti a tutela di beni individuali, personali e patrimoniali». E ancora: «Si è pertanto conservata la procedibilità d'ufficio nelle ipotesi in cui viene in rilievo una dimensione sovra-individuale dell'offesa (beni pubblici o a titolarità diffusa) o vi è una particolare esigenza di tutela delle vittime».
Non occorre essere raffinati giuristi per rendersi conto come questo brano della relazione illustrativa sia una pubblica ammissione da parte del Governo di avere platealmente travalicato i limiti della delega legislativa, operando la scelta di declassare al rango di reati procedibili a querela anche reati gravi, come il sequestro di persona, nei quali è contestata l'aggravante del metodo mafioso o della finalità di terrorismo o di eversione, tenuto conto che la dimensione sovra-individuale, la particolare gravità di tali reati e lo stato di soggezione delle vittime sono fatti notori e di tale palmare evidenza da non richiedere alcuna illustrazione.
Quello che è grave è che tale declassamento non è stata un'imperfezione dovuta a un deficit di attenzione di un legislatore frettoloso; quel declassamento è piuttosto la spia, il momento di emersione e di massima visibilità dell'ideologia che, dietro il velo di un neutrale tecnicismo, ispirato solo da ragioni di efficienza e di razionalizzazione delle risorse, attraversa, come un fiume carsico sotterraneo, altri aspetti fondamentali della riforma Cartabia, che ha ispirato anche la scelta di declassare a reati procedibili a querela, unitamente a quelli di mafia, anche altri gravi, lesivi di beni di rilevanza costituzionale, quali l'integrità e la libertà personali.
Per darvi contezza della gravità delle scelte politiche operate al riguardo dal Governo Draghi col decreto legislativo che ho citato, mi limito a un solo esempio. Un pregiudicato per reati contro la persona e il patrimonio, dichiarato delinquente professionale, sfonda a spallate e calci la porta di un'abitazione privata, aggredisce e pesta a sangue il proprietario e la moglie, provocando loro lesioni giudicate guaribili sino a quaranta giorni, distrugge il mobilio dell'abitazione e sega tutti gli alberi del giardino, tiene sotto sequestro i due coniugi per due settimane, adoperando sevizie e agendo con crudeltà verso i sequestrati. Ebbene, nel film dell'orrore che vi ho appena esemplificato, la data del 10 ottobre 2022, nella quale è stato approvato il decreto attuativo della riforma Cartabia, segna uno spartiacque storico nel rapporto Stato-cittadino. Prima di tale data, tutti i reati consumati nella sequenza che ho descritto erano perseguibili d'ufficio e ve li specifico: reato di violazione di domicilio con violenza sulle cose; reato di lesioni personali con prognosi superiore a venti giorni e sino a quaranta giorni; sequestro di persona aggravata; danneggiamento con violenza della persona. Dopo quella data, tutti i reati indicati sono divenuti perseguibili a seguito di querela, perché - per ripetere testualmente le parole della relazione governativa citata - sono stati considerati «di non particolare gravità» e perché - testualmente - non «viene in rilievo una dimensione sovra-individuale dell'offesa».
In altri termini, reati come il sequestro di persona ed altri ancora, che ledono beni di rilevanza costituzionale, sono stati considerati dal Governo non più eventi di rilevanza sociale e pubblica tali da imporre allo Stato di intervenire autonomamente, ma sono stati declassati a vicende interindividuali tra aggressore e vittima, che possono trovare un'autoregolazione transattiva, consentendo così di risparmiare risorse e tempo alla giustizia penale. (Applausi).
Ci troviamo, in sostanza, dinanzi a: una profonda trasformazione del rapporto tra Stato e cittadino operata dal Governo Draghi; a uno strisciante ed occulto ridimensionamento del ruolo dello Stato nella società civile; a una trasformazione dello Stato da garante della sicurezza collettiva e tutore di beni individuali di rilevanza costituzionale in un ente prestatore di servizi a domanda, nei limiti delle risorse disponibili in bilancio. (Applausi).
Si tratta di una scelta politica del Governo che costituisce una perfetta declinazione dell'ideologia politica neoliberista, divenuta ormai egemonica e senso comune, che da circa un trentennio è stata messa in opera per ridimensionare il ruolo dello Stato nella sanità pubblica, nella scuola pubblica e in altri settori fondamentali dello Stato sociale, che, dopo una lunga sperimentazione, ora viene applicata anche nel settore cruciale della giustizia penale. Si tagliano i costi della sanità tagliando la sanità, si tagliano i costi della giustizia tagliando la giustizia. (Applausi). Una sorta di privatizzazione della giustizia penale, realizzata mediante un arretramento progressivo dello Stato nella regolazione dei rapporti sociali, al quale corrisponde una dilatazione progressiva dell'autoregolazione sociale, che imita l'autoregolazione del mercato.
Un'ideologia, questa, della preminenza da accordare all'autoregolazione sociale, che viene applicata al sistema sociale sulla base di un presupposto teorico in larga misura falso, e cioè che nel conflitto sociale aggressore e vittime sono pariordinati, equipotenti e tutte le vittime sono sempre libere di autodeterminarsi e di scegliere se presentare querela o meno, optando per la soluzione che più soddisfa i propri interessi, così come qualsiasi operatore di mercato. Una falsità, questa (Applausi), che è autoevidente, non solo per le vittime dei reati di mafia, ma anche nella vasta fenomenologia dei casi nei quali esiste un'asimmetria di rapporti di forza tra autori dei reati e parti offese e nei quali la vittima, pur non essendo incapace per età o per infermità, tuttavia, per fragilità di carattere, per lo stato di paura in cui versa o per il timore di subire ritorsioni, non si trova nelle condizioni di esercitare liberamente la scelta di presentare querela, lanciando così una sorta di guanto di sfida personale all'aggressore.
In tutti questi casi, la scelta politica operata dalla riforma Cartabia di disattivare l'intervento d'ufficio dello Stato a tutela delle vittime appare criminogena, perché si risolve nell'abbandono dei fragili e in un premio ai violenti. (Applausi). Una scelta politica tanto più irragionevole, ove si consideri che la stessa riforma Cartabia ha previsto all'articolo 152 del codice penale che non è valida la remissione tacita della querela, quando si accerti che la parte offesa versa in uno stato di particolare vulnerabilità, che può essere desunta, ai sensi dell'articolo 94-ter del codice procedura penale, dal tipo di reato e dalle modalità e circostanze del fatto per cui si procede.
Vi sembra razionale ammettere, per un verso, che la parte offesa possa non essere libera di autodeterminarsi quando rimette la querela, perché particolarmente vulnerabile e, nello stesso tempo, sostenere invece che è sempre libera di autodeterminarsi, quando deve presentare la querela, e che quindi è giusto (Applausi) prevedere che reati gravi come il sequestro di persona possano essere perseguiti solo a seguito di querela? Erano altre le strade da seguire per deflazionare il carico penale senza compromettere diritti essenziali. Invece di procedere con il bisturi chirurgico, si è usato il machete, senza equilibrio e misura.
In conclusione, Presidente, per evitare di ratificare queste ed altre storture, avevamo presentato una serie di emendamenti, che sono stati rigettati senza alcuna spiegazione; ne prendiamo atto e insieme a noi ne prendano atto e ne serbino memoria i cittadini, ogni volta che subiranno violenza e sentiranno tutto il peso della loro fragilità e della loro solitudine, perché la maggioranza della classe politica di questo Paese ha deciso che è cosa buona e giusta che lo Stato abbandoni al proprio destino i fragili e le persone vulnerabili per tagliare i tempi e i costi dell'amministrazione della giustizia. (Applausi).
STEFANI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, il provvedimento al nostro esame interviene opportunamente nel risolvere alcune criticità che sono emerse in sede applicativa della recente riforma della giustizia, cosiddetta Cartabia.
Faccio riferimento anche all'intervento appena concluso dal collega Scarpinato. La riforma Cartabia è stata varata dal Governo Draghi e non dal Governo Meloni. Le scelte che sono state adottate all'interno di questo provvedimento sono volte ad apportare correzioni a una riforma approvata dal precedente Governo Draghi, nel quale - se non erro - nel Consiglio dei Ministri, insieme a me e al qui presente senatore Garavaglia, vi era una componente del MoVimento 5 Stelle, presente anche nelle Commissioni.
Non c'è stata quindi quell'opposizione oggi rappresentata dal senatore Scarpinato, il quale fa un decalogo degli orrori, non memore di quanto accaduto, perché lui non c'era, ma c'erano sicuramente i suoi colleghi.
Si è intervenuti, con questa proposta del ministro della giustizia Carlo Nordio, approvando anche un procedimento d'urgenza per eliminare questo tipo di distorsioni - chiamiamole così - che avevamo rilevato anche noi come Gruppo Lega, tant'è che avevamo presentato il disegno di legge n. 474 proprio al Senato. Storture e distorsioni in che senso? La cosiddetta riforma Cartabia ha portato a un ampliamento del novero dei reati procedibili a querela.
Non mi dilungo sull'illustrazione del provvedimento, che è già stata fatta magistralmente dal relatore Zanettin, che ringraziamo anche per l'equilibrio dimostrato e per la grande virtù che ha l'avvocato e il giurista, ossia la prudenza. Ringrazio anche tutta la Commissione giustizia, perché su questo tema credo che abbiamo avuto alcune convergenze, tant'è che mi sorprende l'ultimo intervento del collega del MoVimento 5 Stelle.
Il disegno di legge in esame va ad intervenire su ipotesi puntuali. In primis, se la procedibilità a querela ha un intento secondo la riforma Cartabia, va però considerato che, nel momento in cui riguarda ad esempio reati in un contesto di associazione mafiosa, di terrorismo o di eversione, c'è il rischio concreto che la vittima non sia libera di presentare la querela, e ciò può comportare eventualmente anche la possibilità per i criminali di sfuggire a una punizione. A tale riguardo, è stata proposta una modifica per far sì che, in presenza dell'aggravante mafiosa o per terrorismo, il reato sia sempre procedibile d'ufficio. Si è visto ad esempio, nel medio tempo, che ci sono stati episodi che hanno creato allarme: ci sono state anche scarcerazioni di imputati per lesioni, magari aggravate dal metodo mafioso, solo perché mancava la querela.
Si interviene poi a colmare una lacuna del codice antimafia, dal quale, forse non ragionevolmente, era stato eliminato il reato di lesione personale. Oggi invece, con questa modifica, il reato di lesione personale diventa sempre procedibile d'ufficio, quando è commesso da persona sottoposta a misura di prevenzione personale per tre anni.
Come già illustrato dal relatore, c'è poi una modifica sull'arresto obbligatorio in flagranza, per permettere che la querela possa essere presentata anche in modo differito, entro quarantott'ore, per fare salve alcune situazioni in cui non è reperibile fin da subito la persona offesa.
Considerate le critiche che sono state mosse in generale alla riforma Cartabia, ci terrei a fare una riflessione che chiedo a tutto questo consesso di condividere. Vi sono problemi che da anni vengono reiteratamente sollevati anche in queste Aule riguardanti il sistema della giustizia. C'è un carattere forse ipertrofico della legislazione penale, unito a un numero di procedimenti penali a volte insostenibile. Questo per non parlare del più volte lamentato sovraffollamento del sistema carcerario. Per affrontare queste tematiche devono essere fatte vere scelte di strategia politico-criminale. Proprio questa scelta ha fatto il ministro Cartabia con la sua riforma. Potevano esserci anche soluzioni alternative e ricordo in particolare, nel corso della XVII legislatura, quando vennero adottate: si trattò di un grande complesso di depenalizzazioni, che però - lo sottolineo - sono provvedimenti che passano sopra la persona offesa e il reato, perché è una decisione che viene presa direttamente dal Governo e dal Parlamento, escludendo alcuni reati e delitti e trasformandoli magari in contravvenzioni, oppure declassandoli a sanzioni amministrative.
Ricordo anche che nel corso della XVII legislatura, con i Governi Letta e Renzi e con il ministro Orlando, si intervenne sulla pena, con la liberazione anticipata. Questi sistemi, come la depenalizzazione, sono difficilmente sostenibili anche sotto un profilo di percezione della giustizia, perché nel momento in cui una sentenza irroga una pena e successivamente un istituto la riduce o addirittura comporta la scarcerazione, com'è successo nel corso della XVII legislatura, vediamo una reazione da parte del cittadino, della persona comune che magari vede il criminale libero. Queste scelte sono state fatte a suo tempo per affrontare varie tematiche, in primis il sovraffollamento carcerario e la spada di Damocle della sentenza Torreggiani.
Con la ministra Cartabia si è fatta una scelta, perché occorreva rispondere alle problematiche di cui si parlava prima, circa il numero dei procedimenti e dei reati che aumentano. È stata una scelta, per arrivare all'efficientamento del processo penale. Di cosa sia l'efficienza del processo penale potremmo parlare non per giorni, perché da anni si discute di cosa sia l'efficientamento del processo penale, se significhi intervenire sotto il profilo del rito, cambiare le strategie amministrative o parlare della riduzione dei tempi medi del processo. Con il Governo Draghi è stata fatta una scelta politica, della quale si prende la responsabilità chi l'ha fatta, cioè quella di ridurre i tempi con una riforma che ha valorizzato la procedibilità a querela. Si è inserita la riforma all'interno degli obiettivi del PNRR, dicendo che per noi l'efficienza, per rispondere alle richieste e ottenere i fondi del PNRR, significava arrivare a una riduzione dei tempi, diminuendo il numero dei procedimenti con la remissione della querela, con l'esclusione di molti reati dalla procedibilità d'ufficio e assoggettandoli invece a una procedibilità a querela. Tuttavia, tale realtà ha una caratteristica. In questa sede, non intendo certo diventare grande difensore della riforma Cartabia; noi tutti infatti ci associamo a quanto è stato dichiarato più volte dal Governo, che ha affermato di voler verificare la portata di questa importante riforma, eventualmente raccogliendo anche correttivi, come stiamo facendo ora su questo tema penale e come mi auguro faremo anche in campo civile, in cui ci sono difficoltà molto rappresentate che dai colleghi avvocati.
Stiamo parlando di una scelta che è stata adottata, perché la procedibilità a querela rimette nelle mani della persona offesa la scelta di procedere, quindi non gli fa passare sopra la testa la depenalizzazione o la scarcerazione del criminale, ma fa sì che sia la persona a decidere. Sotto questo profilo, è stata fatta tale correzione, ma credo che, condividendo gli obiettivi in Commissione, potremo arrivare veramente ad una soluzione in quest'Aula.
Ringrazio veramente ancora tutta la Commissione giustizia, la sua presidente Giulia Bongiorno e fin d'ora anticipo il voto convintamente favorevole del Gruppo Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi).
BAZOLI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAZOLI (PD-IDP). Signor Presidente, com'è stato ricordato da tutti, il provvedimento in discussione interviene su due questioni: la prima è la procedibilità a querela o d'ufficio per i reati aggravati dalle modalità mafiose, mentre la seconda riguarda l'arresto in flagranza in assenza di querela nei reati procedibili a querela.
Cito queste due questioni perché anzitutto mi sento di dover correggere le affermazioni che hanno fatto quasi tutti i colleghi, cioè che in questo caso si interviene per correggere la riforma Cartabia: non è così.
Qui si interviene per correggere alcuni princìpi che già esistevano prima della riforma Cartabia e che essa non ha toccato, anche se certo li ha messi in particolare evidenza, con la scelta che è stata fatta di trasformare in procedibili a querela molti reati che prima erano procedibili d'ufficio. Interveniamo, quindi, su due questioni che la riforma Cartabia non ha minimamente toccato e quindi non stiamo intervenendo per modificare la riforma Cartabia, ma per sanare e correggere - a mio parere, a giusta ragione - alcune questioni che erano già presenti per tutti i reati procedibili a querela prima della riforma.
Penso che il Governo, anche con il concorso delle Camere, abbia messo a punto un provvedimento equilibrato sia per quanto riguarda la procedibilità a querela, considerando di introdurre la procedibilità d'ufficio per i reati per i quali ci sia l'aggravante del metodo mafioso, sia per quanto riguarda la vexata quaestio - la definisco così, perché credo se ne parli da ottant'anni - dell'arresto in flagranza di reato anche in assenza della persona offesa, che dovrebbe in quel momento presentare querela anche in forma semplificata. Questo non si è mai fatto ed era un principio che non c'era nel nostro ordinamento. Ebbene, per un maggiore equilibrio tra le esigenze di tutela della persona offesa e le esigenze cautelari connesse all'arresto, abbiamo deciso di introdurre il principio per cui si può arrestare anche in assenza della querela presentata sul posto dalla persona offesa, salvo che la querela debba essere presentata nelle successive quarantott'ore.
Noi condividiamo questi principi, che non mettono in discussione - lo voglio dire con grande chiarezza - le scelte che ha fatto la riforma Cartabia, alla quale - lo ricordo agli smemorati che oggi la criticano così pesantemente - abbiamo lavorato quasi tutti insieme, perché rammento che la legge delega di riforma del processo penale è stata approvata quasi all'unanimità, con l'eccezione certamente di Fratelli d'Italia, che allora era all'opposizione, ma tutti gli altri Gruppi parlamentari hanno votato a favore.
Quella riforma dava un principio di delega al Governo: trasformare in reati procedibili a querela quelli contro la persona e il patrimonio che avessero una pena minima edittale non superiore a due anni, considerati quindi non particolarmente gravi. Questo era il principio di delega che abbiamo affidato al Governo quasi alla unanimità, con l'eccezione di Fratelli d'Italia. A questo principio si è attenuto il Governo, che ha esercitato la delega in maniera compiuta. Era stato dato questo principio di delega al Governo perché il nostro è un Paese nel quale ci sono circa 37.000 fattispecie di reato, in cui c'è l'obbligatorietà dell'azione penale e il cui ingolfamento degli uffici giudiziari produce una lunghezza esasperante dei processi, che è l'esatto contrario della giustizia.
Dobbiamo intervenire - ed è quello che ha cercato di fare la riforma Cartabia - trovando gli strumenti per deflazionare il carico giudiziario, altrimenti non ne usciamo, perché le risorse - che ci piaccia o no - sono scarse e limitate, quindi bisogna fare i conti e tutti i sistemi giuridici del mondo si fanno carico della limitatezza delle risorse, che impedisce di perseguire tutti i reati nello stesso modo, perché non è possibile.
Bisognava quindi intervenire su questo e la riforma Cartabia lo ha fatto attraverso tanti strumenti, ad esempio temperando l'obbligatorietà dell'azione penale, aumentando i reati che possono essere non perseguiti per la particolare tenuità del fatto, affidando quindi al pubblico ministero o al giudice di valutare se la particolarità tenuità del fatto sconsiglia di perseguire un reato. Un altro strumento è stata la depenalizzazione in concreto, perché se si leggono in tutte le riviste le osservazioni dei grandi luminari del diritto penale, tutti dicono che bisognerebbe depenalizzare.
Quando, però, si scende nel concreto e si arriva a discutere in queste Aule e in Commissione della depenalizzazione, tutti si tirano indietro (Applausi), perché in realtà siamo tutti tentati a introdurre nuovi reati. Qualunque questione sociale nel nostro Paese deve essere affrontata con un nuovo reato, perché è il modo più semplice per parlare all'opinione pubblica. Anche questa maggioranza non si sta sottraendo a questa tendenza, visto che - come diceva prima anche il collega Scalfarotto - ogni settimana siamo qui a discutere in Commissione di un nuovo reato. Quindi, di penalizzazione non si può parlare, perché nessuno è pronto ad assumersi la responsabilità di una depenalizzazione che sarebbe necessaria.
Allora, cosa hanno fatto il Governo Draghi e la ministra Cartabia? Hanno cercato di fare quello che si può fare, e cioè una depenalizzazione in concreto: in alcune fattispecie, per alcuni reati, quando la persona offesa non ha l'interesse alla persecuzione del reo non si procede. Questa è la trasformazione di reati procedibili d'ufficio in reati procedibili a querela.
Il problema che è stato posto, cioè che in alcuni casi la persona offesa può essere indotta a non presentare querela, perché c'è un particolare condizionamento per il contesto in cui vive, è stato affrontato esattamente con questo disegno di legge, che noi condividiamo per questi aspetti, perché era necessario intervenire. Si tratta però di casi residuali, perché già oggi - lo voglio ricordare a tutti - anche per quei reati per i quali c'è stata la trasformazione in reati procedibili a querela, in caso di circostanze aggravanti si procede d'ufficio. Per esempio, le lesioni personali aggravate, la violenza privata o le minacce aggravate; la minaccia grave, i delitti contro l'inviolabilità del domicilio, i delitti contro il patrimonio, l'appropriazione indebita, la truffa e la frode informatica sono tutti reati che, in presenza delle circostanze aggravanti, già oggi sono procedibili d'ufficio.
Per quanto riguarda i reati nei quali sono coinvolti appartenenti ad associazioni criminali, di solito, quelli che oggi sono procedibili a querela e non più d'ufficio vanno insieme ai reati procedibili d'ufficio. Quindi, si tratta veramente di casi residuali quelli nei quali è opportuno intervenire con questa norma, per fare in modo che non ci sia l'impunibilità. Ripeto: facciamo bene a intervenire, ma non enfatizziamo il problema, perché era già - secondo noi - abbastanza residuale.
La stessa cosa vale per l'arresto in flagranza di reato. Come ho detto prima, l'arresto in flagranza di reato per i reati procedibili a querela non era già consentito: era un principio del nostro codice penale. Non era consentito. Noi abbiamo deciso, lo condivido e penso che sia ragionevole - su questo non sono d'accordo con il collega Scalfarotto che invece non lo condivide - che, in caso non sia presente la persona offesa dal reato in quel momento, quando c'è la flagranza di reato, si possa comunque procedere all'arresto, salvo la presentazione della querela entro le quarantott'ore successive. A noi - e non solo a noi peraltro, ma anche ad illustri studiosi di diritto penale - pare un corretto bilanciamento della necessità di evitare gli arresti indiscriminati - da un lato - e - dall'altro - anche i rischi di fuga o di inquinamento delle prove che altrimenti ci sarebbero.
Quindi, tutto sommato, riteniamo che si tratti di una proposta di legge ragionevole che va a colmare alcuni vizi. C'entra gran poco con la riforma Cartabia che noi difendiamo, perché riteniamo che sia una riforma corretta che va nella giusta direzione. Per questo il Partito Democratico voterà a favore del disegno di legge. (Applausi).
RASTRELLI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RASTRELLI (FdI). Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, le continue e qualificate sollecitazioni del Governo, da un lato, ma dall'altro il dibattito nell'Aula parlamentare e ancor prima quello in Commissione giustizia hanno confermato un dato pacifico, e cioè che le questioni legate alla giustizia sono tuttora un tema centrale per le forze parlamentari.
Nel dispiegarsi di questa legislatura, che ha l'ambizione e la prospettiva di essere profondamente riformatrice, non va sottaciuto il dato che il tema della riforma della giustizia si ponga come una delle priorità per l'Italia. Questo perché, nel recente passato, abbiamo rischiato, sul tessuto connettivo della Nazione, un gravissimo vulnus. Abbiamo vissuto ore buie, abbiamo vissuto un interminabile conflitto tra politica e giustizia, che ha determinato veri e propri obbrobri giuridici, compromessi al ribasso e iter legislativi schizofrenici. Purtroppo, in Italia abbiamo corso un rischio ancora peggiore, ovvero il rischio di una deriva di una Repubblica giudiziaria fondata sull'azione penale, in cui la sovranità popolare fosse demandata alle procure della Repubblica che avessero titolo a esercitarla, talvolta in funzione della discrezionalità, quando non anche dell'orientamento politico.
Tutto questo fortunatamente è oggi alle nostre spalle, perché il principio che ispira l'azione politica di Fratelli d'Italia è fare in modo che tutti gli interlocutori istituzionali - Governo, Parlamento, magistratura, avvocatura, accademia - si ritrovino concordi, insieme, nel tentativo di raggiungere quel fine, invocato proprio l'altro giorno a Napoli dal Capo dello Stato, di avere finalmente un processo agile e moderno. È in questa logica e in quest'ottica che si inserisce il disegno di legge che oggi andiamo a valutare e ragionevolmente ad approvare.
La riforma Cartabia entrata in vigore partiva da un presupposto diverso rispetto all'ordinamento preesistente: ha aumentato a dismisura i reati procedibili a querela, rispetto a fattispecie che erano tipicamente procedibili d'ufficio, in funzione di un principio, quello della giustizia riparativa, che vedeva intorno alla persona offesa, intorno alla vittima del reato, non più un soggetto estraneo al protagonismo del processo, ma che ne faceva in qualche modo il cardine centrale.
Il problema - alcuni problemi erano effettivamente addirittura preesistenti alla riforma Cartabia - è che, quando la riforma ha agito sul catalogo dei reati, ha finito col non interessarsi di taluni che richiedevano correttamente modifica e ne ha inseriti tali altri che invece hanno generato un fortissimo allarme sociale, perché avrebbero determinato vere e proprie forme di impunità.
Il disegno di legge a prima firma del ministro Nordio interviene con grande equilibrio ed efficacia nel tentativo di fare in modo che ogni riforma - da quella del singolo reato a quelle di sistema, fino a quelle di rilevanza costituzionale, separazione delle carriere, discrezionalità o obbligatorietà dell'azione penale, consacrazione dei principi del giusto processo - debba essere sempre declinata in funzione di due esigenze: tutela dei diritti del cittadino e tutela della collettività.
La riforma proposta dal ministro Nordio agisce chirurgicamente su alcune fattispecie laddove determinati contesti ad alto tasso di criminalità organizzata potevano in qualche modo condizionare la fruizione dell'azione penale attraverso l'istanza della querela di parte.
Si tratta di un disegno di legge assolutamente chirurgico: sono solo quattro articoli, di cui peraltro uno relativo all'invarianza finanziaria, contenenti rispettivamente modifica al codice penale, modifica al codice antimafia, modifica al codice di procedura penale.
Articolo 1: con relazione agli articoli 270-bis e 416-bis si procede d'ufficio sempre - lo sottolineo - ogni qualvolta sia contestata l'aggravante del metodo mafioso o della finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico. Ripeto: sempre.
Articolo 2, modifica al codice antimafia: anche il delitto di lesioni personali deve essere sempre perseguibile d'ufficio ogni qualvolta sia commesso da soggetto sottoposto a misure di prevenzione e peraltro nell'arco di tre anni dal momento dell'esecuzione della misura.
Articolo 3, modifica dell'articolo 380 del codice di procedura penale: consentire l'arresto obbligatorio in flagranza anche in assenza di querela, quando la persona offesa non sia immediatamente reperibile; più altre norme di coordinamento con il rito direttissimo e il rito direttissimo monocratico.
È questo il percorso corretto: andare sempre a bilanciare le necessità di deflazione del carico giudiziario e di celerità dei processi con il primario dovere di tutelare la pubblica sicurezza. Uno Stato non può e non deve mai opporre la resa, la rinuncia, l'ignavia, la stasi, l'abdicazione rispetto allo specifico dovere di proteggere la collettività. E, quando parliamo di contesti mafiosi o di contesti terroristici; quando parliamo di sovraesposizione delle persone offese o dei cittadini e dei rischi di ritorsione; quando parliamo di clima di assoggettamento e di omertà legati alle associazioni criminali, noi abbiamo il vincolo profondo di proteggere i cittadini.
E allora non c'è dubbio che la riforma vada coerentemente e coraggiosamente in questa direzione e che gli obiettivi che dobbiamo conseguire non sono soltanto quelli della deflazione, a cui sono inevitabilmente connessi i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il tema è che proprio noi di Fratelli d'Italia, che siamo stati i più critici in passato rispetto a determinati orientamenti della riforma Cartabia, oggi la difendiamo per due ordini di ragioni: in primo luogo, perché va nella giusta direzione, quella di consentire finalmente allo Stato di esercitare fino in fondo la pretesa punitiva, andando a operare una scelta politica sulla procedibilità a querela; e poi soprattutto perché noi difendiamo la valenza degli accordi internazionali. E questo non perché gli accordi internazionali ci garantiscono, in funzione degli obiettivi, il diritto ad acquisire i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza; ma perché, attraverso il rispetto degli accordi internazionali, un Paese difende la propria credibilità. È questo ciò che vogliamo fare oggi.
Allora - e con questo concludo - sono finiti i tempi degli scribi e dei farisei, che oggi contestano la riforma astenendosi, quando fino a ieri hanno votato la legge delega in funzione della quale questa riforma è stata approvata. (Applausi). E si tratta di sepolcri imbiancati, che oggi gridano soltanto la loro ipocrisia. Oggi, Presidente, è il tempo della serietà e della responsabilità. Quindi, insieme al voto convintamente favorevole di Fratelli d'Italia, deve giungere un plauso al Governo, perché, in termini estremamente snelli, lineari e sobri, è riuscito a sanare dei vulnus e soprattutto ha dato il senso della continuità a una lotta senza frontiere e senza tregua al terrorismo, alla criminalità organizzata e alle mafie di ogni dove e di ogni livello; un cancro invasivo e terribile che abbiamo tutti il dovere di combattere ed estirpare. (Applausi).
PRESIDENTE. Metto ai voti il disegno di legge n. 592, nel suo complesso.
È approvato.
Risultano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 468 e 474.
Inversione dell'ordine del giorno
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 56, comma 3, del Regolamento, dispongo l'inversione dell'ordine del giorno della seduta.
Passiamo pertanto alla discussione del disegno di legge n. 586, recante modifiche al codice penale in materia di circonvenzione di persone anziane.
Discussione del disegno di legge:
(586) ROMEO e STEFANI. - Modifiche al codice penale in materia di circonvenzione di persone anziane (Relazione orale)(ore 11,26)
Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Modifica al codice penale in materia di circonvenzione di persone anziane
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 586.
Il 3 maggio scorso l'Assemblea ha deliberato la procedura abbreviata prevista dall'articolo 81 del Regolamento. Pertanto la discussione sarà limitata ai soli interventi del relatore, del rappresentante del Governo e dei proponenti di emendamenti e ordini del giorno, salve le dichiarazioni di voto finale.
Il relatore, senatore Zanettin, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
ZANETTIN, relatore. Signor Presidente, il disegno di legge che lei ha poc'anzi richiamato, di iniziativa dei senatori Romeo e Stefani, approvato in sede referente dalla Commissione giustizia, si propone di contrastare le truffe nei confronti delle persone anziane, fenomeno molto diffuso e grave.
Il provvedimento - è opportuno ricordarlo - nella sua formulazione originaria era la riproposizione dell'Atto Senato 980, già presentato e approvato dal Senato in prima lettura nel corso della passata legislatura. Con riguardo all'iter del disegno di legge, lei, signor Presidente, ha ricordato che, nella seduta del 3 maggio scorso, l'Assemblea del Senato ne aveva approvato, ai sensi dell'articolo 81 del Regolamento, la procedura d'urgenza.
Il provvedimento, inizialmente assegnato alla Commissione giustizia in sede redigente, a seguito della richiesta di un quinto dei componenti della stessa Commissione, è stato peraltro riassegnato alla stessa Commissione in sede referente. Nel merito, il disegno di legge si compone di un solo articolo, il quale apporta modifiche all'articolo 643 del codice penale, che riguarda la circonvenzione di incapace.
Com'è noto, l'articolo 643 del codice penale, rubricato «Circonvenzione di persone incapaci», nella sua formulazione vigente punisce con la reclusione da due a sei anni e con la multa da 206 a 2.065 euro chiunque che, «per procurare a sé o ad altri un profitto, abusando dei bisogni, delle passioni o della inesperienza di una persona minore, ovvero abusando dello stato d'infermità o deficienza psichica di una persona, anche se non interdetta o inabilitata, la induce a compiere un atto, che importi qualsiasi effetto giuridico per lei o per altri dannoso».
L'articolo 1 del disegno di legge, nel suo testo originario, aggiungeva un ulteriore comma all'articolo 643, ai sensi del quale veniva punito con la stessa reclusione, da due a sei anni, e con la multa esattamente identica, da 206 a 2.065 euro, chiunque, al fine di procurare a sé o altri un profitto, abusando della condizione di debolezza o di vulnerabilità dovuta all'età della persona, la induceva a compiere un atto che importi qualsiasi effetto giuridico per lei o per altro dannoso.
La Commissione, nel corso della discussione, ha avuto modo di audire valenti giuristi, i quali hanno fatto emergere tutta una serie di criticità, alla luce della quale la Commissione ha ritenuto di apportare alcune modifiche all'articolo 1. In primo luogo, si è intervenuti sulla collocazione sistematica della nuova norma, inserendola non più in un comma autonomo, bensì nell'ambito del primo comma dell'articolo 643 del codice penale.
Ancora, sul piano della descrizione della condotta, sempre seguendo l'illuminato parere di valenti giuristi, si è ritenuto di riformulare, prevedendo che si configura il reato di circonvenzione di incapace anche nel caso in cui l'induzione della persona a compiere un atto dannoso, per lei o per altri, avvenga abusando delle condizioni di vulnerabilità, anche dovute all'età avanzata. Questo è l'inciso che abbiamo apportato. La disposizione - è appena il caso di segnalarlo - riprende una formulazione già nota del codice penale. A ben vedere, infatti, l'articolo 61 del codice penale, sulle aggravanti, qualifica come aggravante comune l'avere approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persona, anche in riferimento all'età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa.
Nel corso dell'esame in sede referente è stato invece soppresso l'articolo 2 dell'originario disegno di legge, sulla base di un emendamento identico del relatore e della senatrice Lopreiato, il quale interveniva sull'articolo 165 del codice penale, prevedendo che, anche in caso di condanna per i reati di truffa e di circonvenzione di incapace, la sospensione condizionale della pena per il reo fosse subordinata al risarcimento integrale della parte offesa. Questo perché, signor Presidente, è stata rilevata una ingiustificata disparità di trattamento rispetto ad altri reati, sempre contro il patrimonio, che però hanno una maggiore offensività e una maggiore pericolosità sociale. Mi viene in mente, in particolare, l'usura.
Premesso che la mancata concessione della sospensione condizionale oggi consente comunque l'accesso al sistema delle pene sostitutive, la Commissione ha ritenuto che la previsione di un obbligo per il giudice di subordinare la concessione del beneficio all'effettivo risarcimento del danno, limitatamente ad alcune fattispecie di reato e non per altre della stessa natura, potesse determinare una irragionevole disparità di trattamento, in palese violazione dell'articolo 3 della Costituzione.
La Commissione ha inoltre ritenuto che, in questi casi, fosse comunque più opportuno rimettere la decisione alla valutazione in concreto del giudice, in grado di poter apprezzare, caso per caso, la peculiarità della fattispecie e, quindi, la personalità del reo e quella della vittima. (Applausi).
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo non intende intervenire.
Passiamo all'esame del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo proposto dalla Commissione, sul quale sono stati presentati emendamenti e un ordine del giorno che invito i presentatori ad illustrare.
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Signor Presidente, intervengo per illustrare l'unico emendamento che ho presentato, l'1.101, nel quale propongo due piccolissime modifiche al disegno di legge. La prima riguarda la parola «anche». Nel disegno di legge che ci apprestiamo ad esaminare, infatti, vi è l'intenzione di allargare la fattispecie della circonvenzione di incapace anche a persone che siano in età senile, che siano talmente anziane da essere, per questo, meno capaci di intendere la proposta che provenga dalla parte che le vuole circuire. Nel momento in cui scriviamo nel testo «abusando delle condizioni di vulnerabilità di una persona, anche dovute all'età», si intende che quelle condizioni di vulnerabilità potrebbero riguardare anche altre persone che non siano anziane.
Io ho proposto l'emendamento perché, se da un lato abbiamo certamente la necessità di tutelare gli anziani, dall'altro abbiamo anche la necessità di tutelare la certezza dei rapporti giuridici. Pertanto, introdurre un elemento che consenta a chiunque di sostenere di aver firmato un determinato contratto perché qualcuno avrebbe abusato delle sue condizioni di vulnerabilità, anche quando la persona in questione sia un adulto di mezza età, penso sia pericoloso. Preferirei che questo «anche» non ci fosse e che ci limitassimo alle condizioni di vulnerabilità dovute all'età, non solo avanzata, ma direi, al posto di «avanzata», «senile».
Mi permetto di evidenziare questo aspetto perché dovremmo avere un'attenzione nella scrittura delle nostre norme. C'è una differenza tra l'età avanzata e l'età senile, e basta aprire il vocabolario: «avanzata» vuol dire che è avanti, ma avanti è un concetto molto ampio, relativo, soggettivo; invece l'età senile è un'età che ha a che fare con la senescenza della persona. Andiamo quindi a individuare la fattispecie del reato in modo più chiaro, aggiungendo alla situazione del minore, già prevista dalla legge, anche quella della persona - non anche, ma soltanto - che, data la propria età senile, si sia trovata in condizioni di vulnerabilità e, quindi, nella condizione di essere circuita. Mi pare che così chiariremmo meglio la portata della norma. (Applausi).
ROSSOMANDO (PD-IDP). Signor Presidente, desidero illustrare l'ordine del giorno G1.100.
Su questo tema abbiamo proposto degli emendamenti che sono stati accolti.
La stragrande maggioranza dei giuristi ci ha spiegato che, in realtà, non era così necessaria una modifica, ma, con le opportune cautele, introduciamo una tutela rafforzata.
L'ordine del giorno G1.100 deriva però dalla trasformazione di un emendamento che aveva visto un parere contrario su ciò che è veramente importante in questo caso, e cioè politiche serie di sostegno alle situazioni di fragilità che possono essere causate anche dall'età avanzata o comunque sicuramente in presenza di una situazione di fragilità.
Il tema è il seguente: la circonvenzione di incapace è un reato da questo punto di vista affascinante perché sul tema dell'incapacità si dibatte molto. C'è ormai molta giurisprudenza ed è interpretazione pacifica che non è un'incapacità psichica certificata, non è necessario, essendo sufficiente una situazione comunque di fragilità dovuta alle condizioni particolari di una persona o a una situazione di emotività che causa. È un problema di natura eminentemente sociale in una società che cambia. Siamo quindi nuovamente di fronte a un'iniziativa della maggioranza che ai problemi sociali risponde con norme penali.
Questo invece è il classico terreno. Quando si parla di famiglia e si evoca la famiglia, cosa dobbiamo fare noi in una società che è cambiata e dove non ci sono più quelle reti familiari allargate che proteggevano gli anziani da - per così dire -incursioni? Noi dobbiamo creare delle altre reti; dobbiamo incoraggiare una rete di sostegno sociale costituita da parecchi attori e interventi. Dobbiamo avere chiaro che il tema è la solitudine degli anziani, e non solo degli anziani. Dobbiamo farci carico della fragilità. Riteniamo che ci sia troppa risposta penale, come più volte richiamato anche dal Ministro della giustizia. Vediamo però poi tutte le volte che gli interventi sono non dico conseguenti, ma esattamente nel senso contrario. Le esperienze non mancano su questo terreno. Ci sono Comuni e amministrazioni che hanno fatto campagne di informazione, hanno dato sostegno ad associazioni di volontariato e quant'altro, facendosi carico del tema molto ingravescente delle truffe nei confronti degli anziani.
Abbiamo trasformato l'emendamento in ordine del giorno, auspicando che esso abbia un parere favorevole e sia votato da tutta l'Aula. Concludendo voglio dire che, però, per noi questo ordine del giorno è una linea molto chiara; per proteggere i nostri anziani questa norma rispetto a quello che c'era già, va sempre bene, ma aggiunge ben poco. Noi vogliamo farci carico di queste fragilità; vogliamo creare una rete di sostegno affettiva e sociale; vogliamo dire che siamo consapevoli che la società è cambiata, ma non stiamo a guardare. Noi non proporremo a un anziano solo di abbracciare e di riscaldarsi con questa modifica legislativa. Noi vogliamo mettere delle persone fisiche a fianco di tali persone. Noi vogliamo davvero che questa fragilità sia invece condivisa e supportata. (Applausi).
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
ZANETTIN, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 1. Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G1.100.
RAPPRESENTANTE DEL GOVERNO. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.100, presentato dalla senatrice Lopreiato.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.101, presentato dal senatore Scalfarotto.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.102, presentato dalla senatrice Lopreiato.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.103, presentato dalle senatrici Aloisio e Lopreiato.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.104, presentato dalla senatrice Lopreiato.
Non è approvato.
Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.100 non verrà posto ai voti.
Passiamo alla votazione finale.
GUIDI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUIDI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, a me capita spesso di commentare provvedimenti giustissimi come questo, ma che attengono in qualche modo a torti più gravi degli altri: penso ad abusi ai minori, alle persone con disabilità, ai cosiddetti anziani. Il mondo degli anziani è molto numeroso, per fortuna, e riguarda circa 14 milioni di persone over 65, e su questo voglio insistere: persone. Noi, in questa strana società dei social, che un pochino ci offende tutti anche se ci arricchisce di una nuova possibilità di comunicazione o perlomeno di parziale comunicazione, cerchiamo di categorizzare facendo un grande torto: categoria degli anziani, categoria delle donne, categoria dei disabili e quant'altro, quasi che fossero portatori di torti e di diritti speciali. Non è così: siamo tutti persone.
Sembra banale ma lo dico anche per esperienza personale: a sentirmi persona ci ho messo un po' di fatica perché, nonostante tutto, si deve dimostrare sempre qualcosa in più, una competenza in più, più volontà, essere più simpatici (cosa molto faticosa). E questa è violenza. Quante volte mi sono sentito dire: è disabile, ma anche onesto e ci mancherebbe altro. Come se certe qualità positive fossero giuste per le cosiddette persone normali, ma indispensabili per chi ha una disabilità, altrimenti: ci mancherebbe altro. Questo automatismo di competenze positive obbligatorie per chi mostra una qualche diversità io lo considero qualcosa di molto violento.
Quanto agli anziani, non si tratta di una razza a parte. Sono persone che per fortuna vivono di più; è una qualità positiva e lo dice chi, festeggiando quest'anno settantotto anni, dice che non sono così tanti, ma sono ancora pochi, e ne voglio di più, perché a me, nonostante tutto, la vita piace. (Applausi). E la voglio difendere per me e per chi non ha voce in capitolo. Lo dico sempre: quanti medici consigliano il fine vita a persone cosiddette imperfette, che invece sono portatrici di tanta gioia per se stesse e per gli altri?
Detto ciò, considero l'attuale provvedimento ottimo, non solo perché giustamente punisce di più - e punire qualche volta è un deterrente indispensabile - ma perché ci permette anche in quest'Aula di discutere sullo stato dell'anziano.
Abbiamo delle statistiche della Polizia di Stato, che purtroppo non arrivano ad oggi ma sono del 2017, del 2018 e del 2019, che mostrano un aumento di circa il 15 per cento delle infrazioni a carico di persone anziane. Questi reati - lasciatemelo dire - sono più odiosi degli altri perché, accanto ai danni che producono sulle persone anziane, ci vedo anche una mancanza di rispetto per la nostra storia, per la capacità non dico di accudire, ma di condividere la vita così preziosa di queste persone. Purtroppo - scusate il giro di parole - troppo spesso, quasi sempre, l'anziano non ha consapevolezza di sé, per tutte le malattie dovute - Scalfarotto ha ragione - alla senescenza, che riducono la memoria, la capacità critica, la capacità di reagire, non solo a livello motorio, ma soprattutto mentale. Vi è tuttavia qualcosa di peggio: quando l'anziano che firma un contratto assurdo (certamente sbagliando), che accoglie dentro casa dei ladri che si mascherano da esattori o che riceve belle fanciulle per avere chissà quali promesse, comprende di aver subito un reato anche un po' sciocco, si vergogna, non denuncia, perché più si cresce in età e anche nei pregiudizi delle persone cosiddette giovani, più si teme il giudizio delle persone, quindi si preferisce soffrire in silenzio piuttosto che chiedere qualche risarcimento.
Se non consideriamo la psicologia di tutti, ma anche di queste persone tra cui ci sono anch'io, capiamo poco il valore di questo provvedimento, che sicuramente aumenta le sanzioni, ma ci permette di discutere su uno stato che dovrebbe essere positivo, quasi sacro, come tutte le fasi della nostra vita, ma che purtroppo spesso viene ridicolizzato.
Accomunandomi in questo a chi lo ha detto e a chi lo dirà, considerando in maniera estremamente positiva il disegno di legge in esame, credo che esista veramente qualcosa che non può essere sanzionato, ma che ci dovrà far riflettere a lungo: il vero reato che produce questi reati - e mi scuso ancora del giro di parole - è la solitudine. Io per mestiere, oltre a stare in quest'Aula cercando di dare quello che posso (non è né il meglio, né il peggio, ma quello che posso), provo a salvaguardare la dignità delle persone di cui in qualche modo racconto la vita.
Credo che se non combattiamo, per quanto possibile, anche la cultura dell'isolamento delle persone anziane, considerate una specie di categoria a sé, qualsiasi azione faremo sarà parziale. Io voglio che gli anziani vivano insieme agli altri in una realtà comunitaria, ci mancherebbe altro, ma prima di tutto che non vengano ristretti nella gabbia, nel carcere del pregiudizio che li obbliga a essere vissuti come persone da accudire e non come persone che in ogni caso manifestano una ricchezza di vita, di opinioni, di possibilità di dire la propria.
Credo che parlando di sanzioni dobbiamo parlare anche dell'anti-sanzione - un termine un po' sciocco - che dovrebbe consistere nello stimare di più le persone con un'età maggiore, che per me è sempre una grande, infinita, incommensurabile ricchezza. (Applausi).
CUCCHI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUCCHI (Misto-AVS). Signor Presidente, sarò brevissima, anche perché sono già intervenuta in sede di discussione generale sul tema della tutela dei nostri anziani, che sono la nostra storia, un tema che ritengo ci trovi, per una volta, tutti d'accordo. Dichiaro quindi il voto favorevole dell'Alleanza Verdi e Sinistra al provvedimento in discussione. Si tratta di un disegno di legge già approvato nella scorsa legislatura, che interviene a modificare una norma penale finora non sufficientemente efficace sulla repressione di condotte quali truffe e raggiri particolarmente odiosi, perché commessi ai danni di soggetti fragili quali gli anziani. Il giudizio favorevole è anche frutto dei lavori fatti in Commissione e delle lievi modifiche al testo derivanti dai suggerimenti degli esperti auditi. Speriamo quindi di contribuire, con questo intervento, a rendere realmente efficace la risposta dello Stato a questa particolare tipologia di reato.
Ad ogni modo, non vi è dubbio che occorresse intervenire di fronte alle frequenti notizie di truffe ai danni di persone anziane che, anche in ragione dell'attuale conformazione della società, spesso vivono da soli o comunque trascorrono gran parte delle loro giornate in solitudine. Vivono quindi una particolare condizione di fragilità dovuta all'età avanzata e a volte acuita da patologie di varia tipologia. L'abbiamo già detto: quelle riportate dalle cronache sono truffe i cui colpevoli si fingono operatori delle società di fornitura di luce, di gas e di acqua o addirittura delle Forze dell'ordine, che con scuse tutto sommato plausibili entrano nelle case di persone spesso sole e vulnerabili, le inducono a farsi consegnare soldi o beni di valore e le lasciano poi smarrite e confuse. Questi fatti hanno spesso sugli anziani un impatto emotivo che va ben al di là della truffa in sé. Non vi è alcun dubbio, infatti, che la vulnerabilità specifica che caratterizza l'anziano lo espone di fatto in maniera particolare al rischio di rimanere vittima di suggestioni, pressioni ambientali, influenze esterne, in altre parole a quell'attività di induzione a compiere atti giuridici di per sé dannosi che costituisce già uno degli elementi fondanti del reato di circonvenzione.
Possiamo quindi ritenere che l'introduzione di una norma specifica dedicata al requisito dell'età avanzata sia una sorta di alert particolare, una lampadina che accendiamo e che, aggiungendo di fatto poco alla norma esistente, richiama l'attenzione del giudice su una particolare condizione anche in riferimento all'età della vittima. Pertanto, il provvedimento in discussione non rappresenta di certo una rivoluzione in ambito penale, quanto una sua più precisa definizione, andando a riempire in via legislativa una lacuna spesso già colmata dalle interpretazioni dei vari tribunali.
È quindi con queste motivazioni che confermo il voto favorevole dell'Alleanza Verdi e Sinistra al provvedimento in discussione. (Applausi).
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Signor Presidente, vorremmo annunciare il nostro voto favorevole a questo disegno di legge, ma anche approfittare dell'occasione per puntualizzare, ancora una volta, alcune questioni che secondo me si stanno presentando con una certa frequenza in quest'Aula.
Le dico, signor Presidente, e per suo tramite lo dico anche al Governo, che per tutta la durata della legislatura non cesserò di sventolare la bandiera rossa ed esprimere allarme circa la tendenza di questo Governo a mettere le mani continuamente nel diritto penale. Questo è il secondo punto all'ordine del giorno ed è la seconda volta che mettiamo le mani nella sfera delle libertà dei cittadini. Perché lo dico, pur votando - come ho annunciato - favorevolmente al provvedimento? Capisco il messaggio che si vuole dare e capisco - come giustamente diceva la collega Cucchi - che se il legislatore chiarisce meglio una cosa che era già implicita nella norma si può anche fare; tuttavia, non dobbiamo cadere nella tentazione di dare risposte all'allarme sociale che qualsiasi fenomeno provoca nel nostro Paese sempre con una norma penale.
Voglio fare i miei complimenti ai colleghi del PD, i senatori Verini, Rossomando, Bazoli e Mirabelli, che hanno presentato l'ordine del giorno che da poco è stato accolto dal Governo, a cui pure va il mio plauso, perché i colleghi in Commissione giustizia hanno provato ad impostare la questione anche in un altro modo, cioè non soltanto con la norma penale. Hanno fatto notare come il tema della vita degli anziani e della loro solitudine, così come il tema della fragilità e del rischio che gli anziani corrono di essere vittime di raggiri proprio a causa di questa solitudine, non si risolvono soltanto con la norma penale. Bisogna essere accanto a loro, comunicare con loro e metterli in guardia dai rischi. Questo è il modo, secondo me, nel quale dovremmo provare a legiferare, altrimenti finiamo col mettere le mani sulle norme penali, sempre correndo rischi.
Ho avuto modo di dirlo prima intervenendo sull'emendamento che avevo presentato e che non è stato approvato da quest'Aula, ma continuo a sottolineare che con quella parolina «anche», cioè dicendo che si può sollevare il tema di essere stati raggirati e circuiti «anche» a causa della vulnerabilità legata all'età avanzata, mettiamo a rischio la certezza dei rapporti giuridici. Infatti, il tema al nostro esame non è il furto, non è chi si introduce nell'abitazione e porta via del danaro e dei beni; qui parliamo di qualcuno che chiede ad una persona di compiere un atto giuridico, di firmare un contratto, una carta. Allora, se la persona fosse un normale quarantenne o cinquantenne che ha firmato la carta, potrebbe comunque dire che era in una condizione di vulnerabilità. Tale condizione non era dovuta all'età avanzata, ma la norma dice «anche», quindi il soggetto può dire che era vulnerabile per altre ragioni. Allora, quel pezzo di carta, magari firmato in modo corretto, diventa più traballante, più instabile. La firma apposta su quel pezzo di carta diventa meno solenne e meno vincolante.
Allora, capisco le buone intenzioni che ci sono dietro questa norma e le apprezzo così tanto da raccomandare al mio Gruppo di votare a favore della norma, però vi ricordo, cari colleghe e colleghi, che di buone intenzioni è lastricata la via dell'inferno. Quindi, noi non possiamo ogni qualvolta sentiamo un fremito nella società, correre al codice penale. Guardiamo anche in modo più "olistico" a quali sono i problemi che ricorrono nella nostra società, che sono tantissimi. Se l'idea è sempre quella di tirare un'esca all'opinione pubblica, parlando di manette e di pene aggravate, pensando così di aver risolto un problema, comprimendo la libertà delle persone e utilizzandola come arma di scambio, non agendo invece sui problemi sostanziali e sociali del nostro Paese, che sono tantissimi e che meriterebbero un'attenzione ben maggiore, sono veramente preoccupato di quale possa essere l'esito di questa legislatura.
Una legislatura che era partita con tutta un'altra impostazione, perché - musica per le mie orecchie - il Ministro della giustizia si è presentato davanti a questo Parlamento sempre sostenendo il contrario dell'uso intensivo della norma penale.
Ripeto, riconosciamo il bisogno di tutelare i nostri anziani e ammettiamo che, con una popolazione che invecchia sempre di più, il tema della protezione e anche della valorizzazione del ruolo nella società delle persone molto mature d'età certamente ci deve interessare. Non pensiamo di lavarcene le mani con questa norma, che è chiarificatrice, però - ripeto - quando si mettono le mani nel codice penale e si allunga una norma non è mai a costo zero, perché si aggiungono parole che poi il giudice dovrà interpretare. Quindi un «anche» in più o in meno, un'età «avanzata» o «senile» possono fare la differenza.
La mia raccomandazione è di andare piano con il diritto penale; il famoso diritto penale minimo: attenzione!
Ad ogni modo, poste le buone intenzioni e sperando che non lastrichino la via dell'inferno, non vogliamo lasciare soltanto nelle mani dell'interprete una norma che - come ci è stato detto autorevolmente nel corso delle audizioni - era già esaustiva. Infatti, la norma dice che non c'è bisogno di un'interdizione o di un'incapacità sancita formalmente, ma basta una debolezza della persona che ha compiuto quell'atto giuridico. Quindi, abbiamo voluto allargare la fattispecie; il che, da un lato, è una buona cosa, però, dall'altro, mi permetto di sottolineare il fatto che quando si toccano le norme e si diluiscono o si allargano, si corrono sempre dei rischi.
Andiamo ad approvare questa norma con un atteggiamento molto ecumenico, sapendo di voler fare una cosa positiva per il nostro Paese.
Come Gruppo Azione-ItaliaViva-RenewEurope voteremo a favore, però, come diceva il famoso scrittore, «Adelante, Pedro, con juicio»! (Applausi).
SILVESTRO (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SILVESTRO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, chi vive o ha vissuto con un anziano, chi lo frequenta o lo abbia frequentato, sa quanto, con l'aumentare della sua età, aumenti anche la sua vulnerabilità. Aumenta la sua debolezza fisica, spesso anche quella mentale, cioè, diventa più fragile.
Nella società di oggi è certamente cambiato il ruolo sociale degli anziani, che non è più quello di una volta: quel ruolo, la conoscenza, la memoria, l'esperienza, che una volta erano considerati una testimonianza di saggezza all'interno delle famiglie, rischiano di venire meno quando l'anziano è lontano dai propri affetti. Purtroppo, in questo modo viene meno la rappresentanza di determinati valori ma anche quel prestigio sociale che si aveva una volta, di avere un saggio con i capelli bianchi in famiglia.
Quando le persone avanti con gli anni vivono da sole diventano molto spesso più deboli e più vulnerabili. La politica deve quindi creare le condizioni per proteggerle, facendosi carico delle loro fragilità.
L'allarme che riguarda gli anziani raggirati o truffati è, purtroppo, quotidiano. Spaventano i dati a loro riferiti.
Se stiamo alle fredde statistiche che classificano anziani coloro che hanno più di sessantacinque anni di età, vediamo che in Italia ce ne sono più di 14 milioni, e tra questi quattro milioni di ultraottantenni.
Sembra un dato approssimativo quello di considerare anziano chi ha più di sessantacinque anni, quando conosciamo tante persone che hanno quell'età e sono ancora gagliarde. Sempre le statistiche del Ministero dell'interno ci dicono che il maggior numero di truffe nel 2022 è stato perpetrato proprio in danno di anziani uomini tra i sessantacinque e i settant'anni. Si tratta di quasi 26.000 reati a loro danno in un anno. Parliamo quindi di una media di 70 truffe o raggiri ogni giorno.
Le insidie cui vanno incontro gli anziani sono soprattutto i reati al loro patrimonio, ma a quel punto, oltre al danno materiale, se ne aggiunge uno ulteriore: il danno psicologico infatti rimane, ed è di gran lunga più difficile da superare del danno economico.
Proprio la trasformazione psicologica è quello che pesa di più su una persona fragile e avanti con gli anni, perché l'anziano subisce un'alterazione in un contesto sociale che dovrebbe proteggerlo, mentre, al contrario, lo colpisce di sorpresa.
Ecco quindi che il problema non è tanto e solo quello del danno materiale: i soldi, i beni, i gioielli rubati, a cui si può quasi sempre porre rimedio. La cosa grave è il fatto che quella semplice sottrazione di un bene materiale fa sentire ancora più sola e fragile la vittima del raggiro. A quel punto ci si sente in balia di chiunque e non più in grado di condurre una vita sicura e dignitosa. In questi casi è stato rilevato che calano persino le difese immunitarie, si fanno sentire più pressanti le patologie esistenti e quasi non si riesce più a difendersi nemmeno da queste. Insomma, emergono una serie di problematiche ulteriori.
Il senso più profondo della politica è proprio questo: aiutare i più deboli, chi non ce la fa, ponendo le condizioni affinché il contesto sociale in cui vivono sia loro più amico ed ospitale. Ecco perché questo disegno di legge, che contiene norme più cogenti sulla circonvenzione degli anziani, è assolutamente il benvenuto. Però va detto anche che la sola sanzione penale non basta e non sempre ottiene un effetto deterrente. La norma, ora migliorata e affinata, agisce solo dopo che il fatto è stato commesso in danno all'anziano. Noi crediamo che in questa sede il Governo debba prendere un impegno ulteriore nei confronti del Parlamento: quello di implementare una campagna per la sicurezza degli anziani, sia a livello nazionale che a livello locale. Ci sono tante informazioni che possono essere veicolate in modo che la vita dell'anziano possa essere più sicura.
Auspichiamo pertanto che vengano promosse campagne via video e via radio che mettano in guardia dalle truffe e dai raggiri. Crediamo che un lavoro informativo ulteriore rispetto a quello che già svolge il Ministero dell'interno, per rendere più consapevoli gli anziani, possa essere fatto anche nei luoghi che questi frequentano quotidianamente. Penso, ad esempio, a campagne informative e distribuzione di volantini nei supermercati e nei negozi di prossimità, che rendano più consapevoli dei rischi, pur senza creare allarme. Bisogna cioè realizzare le condizioni affinché le fattispecie dei delitti che oggi andiamo meglio a specificare siano riferite a fatti che vedremo diminuire nel numero e nella pericolosità, grazie a un'appropriata e costante sensibilizzazione sul territorio. Intanto apprezziamo il disegno di legge che il Senato sta per approvare, a cui diamo il convinto voto favorevole del Gruppo Forza Italia. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Paride del Pozzo» di Pimonte, in provincia di Napoli, che stanno assistendo ai nostri lavori. Benvenuti ai ragazzi di Pimonte, Comune della Campania. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 586 (ore 12,07)
LOPREIATO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOPREIATO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, il nostro sarà un voto di astensione sul disegno di legge di modifica del codice penale in materia di circonvenzione di persone anziane, non perché non ne condividiamo l'intento, bensì perché non ne condividiamo il contenuto. Siamo a favore dell'offrire una maggiore tutela alle persone di una certa età, che in relazione a tale aspetto sono più vulnerabili al momento di compiere un atto dispositivo. Ma siamo sicuri che ciò non sia già possibile e previsto dalla legislazione vigente? Siamo così sicuri che, prima di questo intervento normativo, queste persone erano prive di una tutela dettata dall'ordinamento? Siamo sicuri che la deficienza psichica di una persona, attualmente prevista dal primo comma dell'articolo 643 del codice penale, non normava già la condotta offensiva rivolta a soggetti di età avanzata e quindi maggiormente vulnerabili? O vogliamo pensare che questo disegno di legge vada a colmare una lacuna dell'ordinamento? Secondo noi, no. (Applausi).
Ma non solo secondo noi. Infatti la prevalente giurisprudenza ha precisato che, per l'esistenza di uno stato di deficienza psichica di una persona, non occorra una vera e propria malattia mentale, ma basti un'effettiva e notevole menomazione delle facoltà intellettive e volitive, tale da rendere possibile la suggestione del minorato da parte di altri. In tali circostanze, il giudice dovrà valutare se la condotta del soggetto agente sia stata agevolata dalla scarsa lucidità o incapacità di orientarsi da parte della vittima nella comprensione degli eventi, secondo i criteri di normalità.
Concludendo sul punto, già oggi in dottrina e giurisprudenza si è affermata la lettura del primo comma dell'articolo 643 del codice penale, che tiene in adeguata considerazione situazioni paragonabili a quella a cui si intende approntare tutela, poiché la deficienza psichica comprende tutte le ipotesi di minorata capacità intellettiva che possono rendere il soggetto facile preda dell'altrui opera di suggestione, non riconducibili all'infermità mentale, ma dipendenti da anomalie psichiche o situazioni fisiche.
Situazioni fisiche quali la condizione di senilità di un soggetto. Ebbene sì, a legislazione vigente, tali condotte erano già previste. Vi è di più, però, e tale circostanza rende la maggioranza ancora più schizofrenica. Se da un lato, infatti, si interviene sul delitto di circonvenzione di anziani, dall'altro la conferma del regime di procedibilità a querela da parte della maggioranza per determinati reati crea un effetto paradossale.
Per il vecchietto che subisce la violazione del proprio domicilio, che viene pestato a sangue e sequestrato, opererà il regime di procedibilità a querela. Quindi, si abbandona il vecchietto al proprio destino. Si lascia, infatti, alla capacità di un soggetto così indifeso la possibilità di ricorrere alla giustizia, in tal modo facendo sì che lo Stato si allontani inesorabilmente dal proteggere tale soggetto così vulnerabile.
Un'ulteriore considerazione: abbiamo presentato pochi emendamenti, tutti nel merito, nessuno ostruzionistico e questo la maggioranza lo deve assolutamente riconoscere. Ne è stato approvato soltanto uno, soppressivo di un articolo. Su due articoli, la soppressione di un articolo mi sembra un buon risultato. Vuol dire che il 50 per cento del disegno di legge era sbagliato. (Applausi).
Così come era sbagliata l'introduzione del delitto di rave party, la mancata modifica delle condizioni di procedibilità per alcuni gravi reati, con la restituzione del regime di ufficio, la mancata soppressione del concordato sui motivi in appello per alcuni gravi delitti, l'esclusione del patteggiamento tra le condizioni per ricadere all'interno della legge Severino, lo squilibrio del regime sanzionatorio per i percettori dell'assegno di inclusione sono alcune delle questioni che abbiamo messo al centro della discussione politica. Non ci avete ancora ascoltato, ma sono sicura che prima o poi lo farete.
Ripeto che il nostro sarà un voto di astensione, perché vogliamo osservare come la giurisprudenza interpreta il novellato articolo 643 del codice penale e in quale rapporto si porrà quanto introdotto con il concetto di deficienza psichica, sperando che quest'ultimo non venga inesorabilmente svuotato di contenuto con evidenti problemi di tutela dei soggetti che proprio tale disegno di legge intendeva proteggere. (Applausi).
STEFANI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, purtroppo, le notizie che riguardano episodi in cui sono state truffate persone anziane, coinvolte in raggiri o che sono state oggetto di metodi magari più subdoli per indurle a fare alcune cose, purtroppo sono all'ordine del giorno.
Ho qui degli articoli di giornale e voglio leggere solo i titoli più evidenti su casi di circonvenzione di anziano. Ravenna: raggira la parente novantenne e brucia 600.000 euro di patrimonio. Pinerolo: svuota i conti correnti di due anziane della parrocchia. A Salerno: tentano di rubare un anziano. Denunciati per circonvenzione di incapace. Riferisco solo i titoli, ovviamente non mi assumo le responsabilità di quello che viene esposto all'interno del giornale.
Maltrattamenti aggravati, circonvenzione di incapace, violenze, truffe aggravate. Come mai tutte queste persone anziane sono oggetto di queste forme di vero e proprio abuso da parte di alcuni? Abuso, sì, perché a volte la persona anziana si ritrova in situazioni particolari. Il mondo di oggi è molto complesso ed articolato. C'è Internet, con informazioni veicolate in varie maniere.
Se non è facile nemmeno per noi, a volte, capire che cosa sta accadendo, cercate di mettervi nei panni di una persona che non è abituata a certe dinamiche e riceve la telefonata di qualcuno che si presenta come un appartenente delle forze dell'ordine e che dice: suo figlio ha avuto un incidente, abbiamo bisogno che venga perché è bloccato e abbiamo bisogno di mille euro.
È facile, magari, che una persona si dica: «Il mondo è così complesso e può accadere che io non capisca». Può essere quindi che ci si trovi in queste situazioni.
Sottolineiamo questo aspetto per motivare le ragioni di questo importante disegno di legge, che auspicabilmente oggi sarà varato da quest'Assemblea, spero veramente con una maggioranza estesa; mi spiace aver sentito, a tale proposito, ancora delle posizioni di perplessità in attesa delle successive pronunce giurisprudenziali nei tribunali. No, io credo che dobbiamo assumerci oggi la responsabilità di decidere quali sono le norme, perché è nostra la responsabilità di indicare le linee guida anche sulle politiche della giustizia. (Applausi).
È vero, esistono norme anche a tutela delle persone anziane, affinché non possano essere oggetto di questi tipi di truffe e di raggiri. Ricordiamo che attualmente sono previste delle aggravanti nel codice penale, come la minorata difesa, che può essere anche legata all'età della persona offesa. Vi sono delle aggravanti speciali per il reato di truffa. Esiste il reato di truffa, che richiede che vi siano i cosiddetti artifizi e raggiri, quindi un metodo particolare di azione, che implica che venga messo in atto proprio un tipo di diavoleria, che può sembrare magari evidente, ma che forse da una persona anziana non viene immediatamente colto.
Vi è poi - e qui entriamo nell'argomento oggi all'esame - la circonvenzione di persone incapaci. Sottolineo, per chi abbia dei dubbi, che attualmente la norma prevede la circonvenzione di persone incapaci. Ne do lettura, perché dobbiamo tutti renderci conto, anche coloro che stanno seguendo i lavori da casa. «Chiunque, per procurare a sé o ad altri un profitto, abusando dei bisogni, delle passioni o della inesperienza di una persona minore, ovvero abusando dello stato d'infermità o deficienza psichica di una persona (...) la induce a compiere un atto». Ora, cos'è la deficienza psichica? In proposito la giurisprudenza ovviamente si è applicata. Infatti, nel momento in cui vi siano all'interno di una norma dizioni che possano lasciare un ampio spazio di interpretazione, soccorre la giurisprudenza. Ammesso e non concesso che possa essere considerata sufficiente questa norma, osserviamo che per definire la deficienza psichica, anche se non è necessaria una malattia mentale, è richiesta una incisiva menomazione delle facoltà intellettive e volitive, tale da rendere possibile la suggestione. Infatti la rubrica dell'articolo parla proprio di circonvenzione di persone incapaci.
C'è un vulnus, uno spazio che non è stato coperto dalla norma: sono quegli spazi grigi dove magari può trovarsi la persona di età avanzata. Vi sono manovre che magari possono essere operate nei confronti di una persona che è perfettamente capace di intendere e di volere, che non ha alcun tipo di menomazione psichica, ma che, per una questione di cultura dovuta all'età (come per chi è nato in un periodo in cui non si pensava minimamente che potessero esistere i cellulari), si trova oggi in un mondo estremamente complesso e di difficile comprensione.
È per questa ragione che noi, come Gruppo Lega, abbiamo proposto il disegno di legge che porta la firma del nostro Capogruppo, l'Atto Senato 586. Esso nasce - lo sottolineo - da un dibattito che già si fece nel corso della precedente legislatura, perché la tematica è molto sentita. Poi i tempi della passata legislatura hanno impedito la trasformazione in legge di questa importantissima norma. Ci siamo quindi trovati ora a discuterne in Commissione giustizia.
Rinnovo, come ho fatto nel corso della discussione sul precedentemente disegno di legge, i ringraziamenti al relatore, il senatore avvocato Zanettin, per aver trattato questo tema cercando di essere il più possibile trasversale.
Ringrazio altresì il relatore per aver cercato di raccogliere quelle che possono essere non solo le suggestioni e le indicazioni dell'opposizione, ma anche per il dibattito seguito alle varie audizioni che si sono svolte e che hanno consentito di ascoltare le opinioni degli esperti sul tema.
Ringrazio anche la presidente Bongiorno per aver saputo condurre un tema come questo che sembra facile, ma non è poi così scontato. Quando infatti una persona è anziana? Dobbiamo indicare l'età? Settanta anni? Ottanta anni? Sessanta anni? Quando una persona può essere definita anziana? Se poi l'ancoriamo a questo, non è comunque significativo perché ci possono essere delle persone in perfetta lucidità a novanta anni e persone che a cinquanta anni possono avere difficoltà a leggere il nostro impianto.
A seguito di questa discussione in Commissione giustizia, siamo arrivati a questa formulazione che colma quella che poteva essere una vera e propria lacuna e per far fronte a quello che è un fenomeno difficile da affrontare che vede ripetersi nelle cronache i casi di persone anziane che si trovano esposte a questi pericoli. Dobbiamo adottare tutte le misure necessarie. È un impianto, una norma penale; ovviamente ciò deve essere supportato da tutto un altro tipo di azione, come è stato proposto anche con il famoso ordine del giorno che avevamo discusso anche in Commissione giustizia, per far sì che queste persone siano supportate ed informate, grazie a strumenti che permettano di essere informati e di poter così difendersi non solo dalle truffe, che magari richiedono un impianto più complesso, ma anche da questi meccanismi molto diabolici che possono indurre le persone a compiere degli atti contro il proprio interesse e contro la propria volontà.
Per questa ragione quindi noi, come Gruppo Lega, esprimeremo un convinto voto a favore del testo proposto del disegno di legge. (Applausi).
BAZOLI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAZOLI (PD-IDP). Signor Presidente, il tema oggetto di questo disegno di legge, le truffe e i raggiri nei confronti delle persone anziane, effettivamente ha assunto proporzioni sempre più preoccupanti. Credo che tutti quanti noi ne siamo in qualche modo testimoni per sentito dire o per parenti che hanno subito tentativi di truffa telefonica o attraverso strumenti che ormai si stanno consolidando. Non c'è dubbio quindi che si tratta di un fenomeno che va contrastato in maniera piena ed efficace perché obiettivamente il dilagare di questi fenomeni non è tollerabile.
Il disegno di legge al nostro esame cerca di intervenire per un profilo della risposta possibile per cercare di dare una risposta al contrasto di questi fenomeni, affrontandolo sotto il versante dell'intervento penale. Si interviene su una norma che già esiste, quella della circonvenzione di incapace, cercando di migliorarla. Devo dire che in Commissione è stato svolto un lavoro accurato. Abbiamo svolto delle audizioni sul testo di legge approvato nella scorsa legislatura, che hanno messo in evidenza una serie di criticità sotto il profilo tecnico. Il relatore, con il concorso dell'opposizione, facendo proprio, seppure attraverso una riformulazione, un nostro emendamento, ha messo mano a quel testo e ha fatto un lavoro accurato e condivisibile. Il testo iniziale infatti allargava per un verso, restringeva per un altro e creava qualche antinomia interna tra il primo e il secondo comma che viene introdotto. Il nuovo testo invece si limita a precisare meglio che quella fattispecie di circonvenzione di incapace si applica anche quando la persona che è indotta a fare qualcosa di dannoso per sé è in una condizione di età avanzata.
Non si è precisato qual è il limite di età oltre il quale scatta questa tutela. Quando si interviene su queste norme bisogna anche stare attenti ad evitare, come ci è stato segnalato da qualche audito, di immaginare una sorta di presunzione di incapacità sulle persone anziane, come una sorta di stigma, per cui devono essere valutate sempre come possibili destinatarie di raggiri e di truffe. Oggi siamo in una condizione molto diversa da tanti anni fa e quindi bisogna garantire anche alle persone anziane la piena libertà di volontà e di azione, quindi bisogna stare attenti.
Tuttavia penso che questo miglioramento della norma sulla circonvenzione di incapace sia una scelta corretta: si precisa meglio la fattispecie e si chiarisce quanto, peraltro in parte, la giurisprudenza aveva già fatto, cioè che quella fattispecie si applica anche alle persone che sono vulnerabili in ragione dell'età. Siamo quindi favorevoli anche in ragione del fatto che è stata migliorata.
Vorrei però che fosse chiaro a tutti un punto: se pensiamo, come in tutte le altre circostanze, di affrontare un fenomeno come questo solo sul piano della repressione penale, penso che rischiamo di fare un buco nell'acqua. Non è certamente esaustiva e risolutiva questa risposta, tanto per essere chiari, perché l'aumentare la pena da uno a due anni nel minimo e da cinque a sei anni nel massimo, per questo tipo di condotte, non penso che possa scoraggiare le persone che pongono in atto queste truffe. Va bene intervenire, va bene inasprire, va bene aumentare l'ampiezza della fattispecie, ma senza attribuire a questo intervento la capacità taumaturgica di risolvere il fenomeno: non è così e non possiamo girarci intorno. È un intervento opportuno, ma che non risolverà la questione.
La questione si risolve - e noi avevamo presentato un emendamento in proposito - (o si affronta in maniera forse più efficace e più adeguata) lavorando sulla prevenzione, cioè su tutto ciò che può aiutare a prevenire questi fenomeni: quindi con l'informazione alle persone anziane di stare attente a certi tipi di condotte e di telefonate, con una campagna pubblicitaria adeguata, con un supporto adeguato di sostegno alle persone sole. Questi sono gli strumenti più efficaci per tutelare le persone vulnerabili anche in ragione dell'età. Non pensiamo che, attraverso un inasprimento normativo di una sanzione penale, affrontiamo e risolviamo il problema. Va bene, facciamolo, siamo d'accordo, è stata fatta anche una norma tecnicamente corretta: ma certamente questo non risolverà il problema.
Per tali ragioni, voteremo a favore, ma occorre fare molto di più. (Applausi).
RAPANI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAPANI (FdI). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, non vi nascondo che, ascoltando gli interventi dei colleghi in rappresentanza dei Gruppi che mi hanno preceduto, per un attimo mi sono illuso, perché ero convinto che probabilmente saremmo arrivati a votare questo provvedimento all'unanimità. Purtroppo, ho sentito che c'è un Gruppo che sarà per l'astensione.
Il disegno di legge in materia di circonvenzione di persone anziane, oggi all'attenzione dell'Assemblea, si propone di contrastare le truffe nei confronti delle persone deboli principalmente e - lo abbiamo aggiunto in Commissione, in ragione anche dell'età avanzata - degli anziani. Questo proprio perché, come diceva la collega Stefani che mi ha preceduto, come facciamo a definire se una persona è anziana a sessanta, a settanta o a ottant'anni? L'anzianità potrebbe scaturire anche da altre debolezze, da altri fattori, tipo la non autosufficienza o la debolezza fisica. Una persona è vulnerabile anche per via dell'età, quando è facilmente attaccabile.
Potremmo anche dire che un anziano potrebbe essere un diversamente giovane. Qual è la soglia che definisce che non si è più giovani e si rientra nella fascia degli anziani? Io ho apprezzato l'intervento del collega Guidi, quando ha detto che quest'anno ha compiuto settantotto anni e ha tanta voglia di vivere perché ama la vita. Come facciamo allora a dire che Antonio Guidi è una persona anziana, se ha tutta questa voglia e tutta questa volontà?
Potremmo partire dai dati ufficiali. In Italia vivono circa 14 milioni di cittadini con più di sessantacinque anni e che rappresentano il 23 per cento della popolazione; in realtà, da questi dati, un italiano su quattro viene considerato anziano. Si prevede addirittura che nel 2050 una persona su tre rientrerà in questi criteri, in ragione dei quali verrà considerata anziana. Se però consideriamo che il 18 per cento degli ultrasessantacinquenni italiani è stato considerato fragile e bisognoso di assistenza, allora penso che potremmo ritenere che questo 18 per cento rientra tra i casi di anzianità.
L'Istat e la commissione per la riforma dell'assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana, istituita presso il Ministero della salute, hanno prodotto un rapporto sulle condizioni di fragilità e la domanda di assistenza sociale e sanitaria dei cittadini con almeno settantacinque anni. Quindi già passiamo dai sessantacinque ai settantacinque anni.
I dati hanno evidenziato come su un campione di 6,9 milioni di ultrasettantacinquenni, oltre 2,7 milioni di individui presentavano gravi difficoltà motorie: si dichiara che questo 18 per cento degli ultrasettantacinquenni (circa 1,3 milioni di persone) naturalmente non può contare su un aiuto adeguato alle proprie necessità. Consideriamo che oltre un milione di persone viveva solo, oppure con altri familiari anziani, ad esempio con un coniuge, senza supporto o con un livello di aiuto insufficiente, e ancora che 100.000 persone, oltre a non avere aiuti, presentano anche problemi economici.
È vero che non dobbiamo considerare il provvedimento in discussione solo da un punto di vista penale, anche se qualcuno ci accusa di trasformare una questione sociale in questione penale. Non è così, perché probabilmente sfugge a qualche collega che non solo il Consiglio dei ministri nel gennaio 2023 ha approvato (poi addirittura è stata approvata da quest'Assemblea la procedura d'urgenza) un disegno di legge che assegna al Governo una delega in materia di politiche in favore delle persone anziane, volte addirittura ad attuare le misure previste nel PNRR per le persone anziane non autosufficienti. Questo provvedimento è stato proposto direttamente dal presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni, condiviso sia dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sia dal Ministero della salute. Nel provvedimento è previsto il potenziamento dell'assistenza domiciliare, che sarà realizzata su misura della singola persona, in base alle sue esigenze; vengono inoltre previste maggiori tutele e aiuti per le situazioni di maggiore fragilità. La maggioranza e il Governo, quindi, non solo si muovono per cercare di mettere un freno a quella che potrebbe essere l'emergenza, ma fanno programmazione rispetto a tale problematica.
Basta fare una ricerca su Google per scoprire delle assurdità: è stata scoperta una banda specializzata nelle truffe agli anziani. L'operazione ha portato alla luce una banda internazionale specializzata in truffe ed estorsioni ai danni di anziani e persone vulnerabili. Ci sono poi giovani badanti che addirittura arrivano a sposare persone ultranovantenni e dopo pochi giorni o poche settimane purtroppo questi anziani muoiono. Ritroviamo addirittura un parroco che viene accusato di circonvenzione di anziani, per aver abusato di donne in difficoltà, di giovani vedove, addirittura con figli fragili. Quando addirittura arriviamo a leggere che avvocati raggirano persone anziane e approfittano di loro, è vero che dal punto di vista sociale ci dobbiamo preoccupare di tutelare questa fascia di persone deboli definite "anziane", ma mi domando come si possa non pensare di condannare, anche dal punto di vista penale, chi delinque.
Come dicevo, sono rimasto disorientato rispetto alla previsione sul voto che mi sarei aspettato oggi in Aula. La critica, quando è costruttiva, ci sta e io apprezzo le critiche arrivate dai colleghi dell'opposizione che, nonostante l'appunto, hanno detto che avrebbero votato favorevolmente perché convinti che questa tutela bisogna applicarla. Non condivido invece quando la critica è strumentale e addirittura proviene da chi oggi siede nei banchi dell'opposizione: da chi fino a ieri è stato non solo maggioranza, ma anche classe di Governo, quando la critica addirittura mette in evidenza delle spaccature all'interno dello stesso partito.
Nella precedente seduta, quando abbiamo votato a favore dell'urgenza del provvedimento, nell'esprimere il voto naturalmente favorevole del nostro Gruppo, ho fatto riferimento a un esempio fatto dal senatore Scarpinato in Commissione, che ripeto oggi: provate a immaginare quattro energumeni che entrano in casa di un anziano, lo malmenano e lo derubano. Aggiungo: provate a immaginare se in quel momento il vicino di casa chiama le Forze dell'ordine, che intervengono, colgono i malfattori in flagranza di reato e non li possono arrestare perché devono aspettare che l'anziano proceda a fare la querela di parte. Provate a immaginare cosa accade in un piccolo paese, quando l'aggressore è un delinquente noto alle Forze dell'ordine e anche a chi subisce il sopruso, che probabilmente non può neanche fare la querela per paura di eventuali ritorsioni in futuro, e non lo si può arrestare benché colto in flagranza di reato, per quella forse è stata una scelta scellerata di un altro provvedimento, rispetto alla quale per fortuna siamo corsi ai ripari mettendo una toppa.
Sono tutte queste le motivazioni che mi fanno esprimere, a nome del Gruppo che rappresento, il voto favorevole sul disegno di legge all'ordine del giorno. (Applausi).
PRESIDENTE. Metto ai voti il disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato per effetto delle modifiche introdotte dalla Commissione, con il seguente titolo: «Modifica al codice penale in materia di circonvenzione di persone anziane».
È approvato.
Sospendo i nostri lavori, che riprenderanno alle ore 15,15 - non alle ore 16,30 come nostra consuetudine - con la commemorazione del senatore Bornacin.
Seguiranno, subito dopo la commemorazione, le votazioni sul disegno di legge costituzionale riguardante lo sport, che richiedono un quorum qualificato, essendo la seconda votazione del Senato.
Seguirà quindi la discussione sulla mozione prevista in calendario sul contrasto all'omofobia.
(La seduta, sospesa alle ore 12,44, è ripresa alle ore 15,21).
Presidenza del presidente LA RUSSA
Sulla scomparsa di Giorgio Bornacin
PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Colleghi, credo che questo Senato voglia ricordare il senatore Giorgio Bornacin, che, il 17 marzo scorso, dopo una lunga malattia, è venuto a mancare.
Giorgio Bornacin era nato a Omegna, in Piemonte, ma da sempre viveva in Liguria; era genovese.
Bornacin - lo ricordo - aderì giovanissimo al Movimento Sociale Italiano (alla Giovane Italia, per la verità, all'inizio), e al Fronte Universitario d'Azione Nazionale (FUAN) quando entrò in università.
Agli inizi degli anni Ottanta divenne Capogruppo in Consiglio regionale della Liguria per l'MSI e restò tale fino al 1996. In quegli anni fu il punto di riferimento del partito di Giorgio Almirante in Liguria.
Nel 1994, quando c'è la svolta di Fiuggi, aderisce ad Alleanza Nazionale e, due anni dopo, diventa senatore; poi deputato nel 2001 e di nuovo senatore nel 2006 e nel 2008, quando nel frattempo era nato il Popolo della Libertà.
Giorgio Bornacin ha lasciato un'impronta parlamentare che ricorda bene chi ha avuto l'onore di stargli vicino. Ha lasciato in me un'impronta più grande perché era un mio grande amico, sostanzialmente quasi coetaneo, e con lui ho condiviso tante battaglie politiche.
È sempre stato una persona garbata, ma inflessibile nei suoi convincimenti. Una persona che si è distinta per la sua coerenza, per il rispetto degli avversari e per la capacità di interpretare le proprie idee, adeguandole sempre al mutare dei tempi, ma conservandone la linearità.
Con il senatore Gasparri - che parlerà dopo di me - siamo stati a Genova a salutarlo per l'ultima volta: è stato bello vedere che, benché da diversi anni non facesse più politica attiva, la chiesa era stracolma di gente che non lo aveva dimenticato e che continua a serbarne il ricordo che merita.
Ai suoi familiari, che ci hanno fatto sapere di seguirci attraverso il video, e ai suoi amici, va il cordoglio mio personale e credo di tutto il Senato.
Se lo ritenete, osserviamo un momento di silenzio in onore di Giorgio Bornacin. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio).
GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FI-BP-PPE). Grazie, Presidente, per aver voluto questo momento di ricordo del senatore Bornacin. Il fluire delle generazioni e lo scorrere del tempo fanno sì che in quest'Aula forse solo alcuni abbiano avuto rapporti diretti, conoscenza, condivisione dell'attività parlamentare e, prima ancora, di quella politica. Alcuni di noi hanno avuto questo privilegio, lei per primo, come ha ricordato. Quindi è giusto che l'Aula del Senato, alcune settimane dopo la sua scomparsa, ne ricordi la figura. Le istituzioni ci sono anche per questo, per ricordare chi ad esse ha dedicato passione civile e impegno politico, affinché la memoria non svanisca.
Giorgio Bornacin - come è stato ricordato - è stato membro del Senato nella XIII, XV e XVI legislatura. Nella XIV fu deputato alla Camera, e tornò ad essere senatore fino a quando abbiamo avuto il Gruppo del PdL, di cui ebbi l'onore di essere Capogruppo. Fu membro attivo di quel Gruppo parlamentare e alcuni colleghi lo ricorderanno (anche i dirigenti del Senato). È stato attivo su tutte le tematiche, in primo luogo quelle della sua terra. Nato in Piemonte, ha sempre vissuto e fatto politica in Liguria; ha sempre interpretato, dai lavoratori frontalieri ai temi della portualità e dei trasporti, un'azione politica attenta e rispettosa dell'economia della Liguria. Tuttavia, ha sempre avuto una vocazione nazionale e patriottica.
Ebbi modo di conoscerlo già negli anni Settanta, nella militanza politica, svolgendo, sebbene lui sia un po' più grande di me, ruoli analoghi nei movimenti giovanili e nella politica, come la si è fatta per lungo tempo. Voglio ricordare qui Giorgio Bornacin, in un'epoca in cui la selezione nella politica e i social, tanti mezzi più rapidi, determinano a volte un andare diverso della politica. Ma c'è anche una politica che nasce nella militanza, nell'impegno negli organismi universitari e nelle scuole, nel Consiglio regionale, dove Bornacin fu eletto e membro dal 1980 al 1996, fino a quando, secondo un percorso (una volta si faceva così), approdò in Parlamento. Ha condiviso con molti di noi tutti i passaggi di trasformazione della destra politica. Il padre, dirigente politico della destra, gli aveva indicato un orizzonte di valori che Giorgio Bornacin non ha mai tradito.
Uomo sicuramente appassionato delle sue idee, Bornacin ha fatto parte di uno schieramento politico: quindi era uomo di parte nel senso nobile e fiero della parola. Quando è venuto a mancare prematuramente, a causa di una serie di vicissitudini, di malattie e di affaticamento fisico precoce, nella cerimonia che lo ha salutato a Genova c'erano - come lei ha ricordato - persone di tutte le parti politiche, che hanno reso omaggio a un militante, a un parlamentare, a un dirigente politico, a un uomo, insomma, sempre aperto al confronto e molto appassionato.
Coloro che non solo in quest'Aula, ma a Genova e altrove, ci stanno ascoltando attraverso i mezzi che ci consentono di raggiungerli, apprezzeranno certamente questo ricordo da parte dell'Aula del Senato, così come di tutte le istituzioni politiche, tra cui la Regione Liguria e la Camera dei deputati, che lo aveva ricordato alcuni giorni fa. Coloro che fanno politica con passione, con un servizio agli ideali e attraverso i vari passaggi istituzionali, possono imparare da Bornacin. Egli è rimasto amico dei suoi amici e ha contribuito al ricordo di pagine difficili della storia politica. Recentemente (non era più in Parlamento) abbiamo presentato con lui e con altre persone libri e volumi dedicati alla storia della militanza della destra genovese e alle vicende di Ugo Venturini, una delle prime vittime degli anni di piombo. Venturini era un lavoratore che a Genova cadde nel 1970, durante un'aggressione a un comizio del Movimento Sociale Italiano. Giorgio, anche su queste vicende, come su tante altre di volontari italiani caduti all'estero, ha mantenuto un filo con le famiglie, in un'azione di rispetto dei valori nazionali che non ha mai abbandonato.
Quindi concludo questo ricordo con commozione, perché per molti di noi Giorgio Bornacin ha rappresentato un pezzo di vita, un percorso in una politica fatta di passione e coraggio, che poi è approdato nelle istituzioni, che egli ha servito con lealtà, competenza e passione ed è giusto che oggi il Senato lo abbia ricordato come merita. Inoltre, renderemo omaggio a Bornacin anche nella città di Genova, dove le istituzioni locali - con la partecipazione di esponenti di tutte le parti e con la sua presenza, signor Presidente, per il suo ruolo e per l'amicizia che aveva con lui - vorranno ricordarlo prossimamente. Sarà un altro momento di omaggio a un vero patriota, a un vero italiano, a un grande militante politico e a un eccellente parlamentare. (Applausi).
PAITA (Az-IV-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAITA (Az-IV-RE). Signor Presidente, anche io, a nome del nostro Gruppo, ricordo il lavoro e la figura di Giorgio Bornacin. Giorgio Bornacin ha svolto, come giustamente lei ha ricordato nel suo intervento, moltissimi ruoli dal punto di vista istituzionale. È stato, appunto, componente del Consiglio regionale della Liguria ed è stato per moltissimo tempo deputato e senatore.
Io lo ricordo come avversario, perché è sempre stato schierato con idee e da una parte politica che era oggettivamente lontana dalla mia. Però, proprio da amministratrice della Regione Liguria, ho potuto apprezzare la sua lealtà, il suo senso delle istituzioni e soprattutto - ci tengo moltissimo a dirlo - la sua capacità reale di occuparsi dei problemi veri del suo territorio.
Di Giorgio Bornacin ricordo le battaglie incredibili nei confronti dell'isolamento della Regione Liguria e la sua battaglia per le infrastrutture. Ricordo i suoi interventi in favore della realizzazione del terzo valico dei Giovi. Ricordo quella capacità, che solo i politici che vengono anche dal territorio in fondo hanno, di costruire relazioni e una volontà di sintesi anche con le parti politiche avverse.
Questa lealtà istituzionale, questo amore nei confronti del territorio, questa grande passione ideale nei confronti della propria comunità sono il ricordo più bello e prezioso che porto con me: il ricordo di una figura che è stata sicuramente lontana dalle mie posizioni politiche, ma mai un nemico, mai una figura con la quale avere delle polemiche sterili, perché al primo posto, per Giorgio Bornacin, c'era sempre l'interesse della Liguria e l'interesse del Paese.
Per questa ragione ci piace ricordarlo oggi, perché veramente credo egli abbia, per una lunghissima fase della sua attività amministrativa e istituzionale, svolto un ruolo prezioso per tutta la comunità.
NAVE (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NAVE (M5S). Signor Presidente, di Giorgio Bonacin, ex parlamentare e consigliere regionale genovese, viene ricordato che il suo percorso politico è sempre stato ispirato dai propri ideali. Nonostante fosse un uomo di contrapposizione, anche gli avversari politici ne rispettavano la determinazione e l'onestà intellettuale.
Ai familiari, agli amici e a tutti coloro che hanno condiviso con lui il percorso politico, il sincero cordoglio del Gruppo MoVimento 5 Stelle del Senato.
LORENZIN (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LORENZIN (PD-IDP). Signor Presidente, Giorgio Bornacin è stato ricordato in questi giorni dalla sua comunità con affetto e sentimento, a prescindere dall'appartenenza politica. Come è stato detto in questa sede, egli era sicuramente un uomo di parte, riconosciuto come coerente rispetto ai suoi ideali e ai suoi valori, per cui ha speso una vita.
È stato, però, un uomo politico estremamente rispettato da tutti, dagli avversari e dagli amici, e questo penso sia un bel lascito, per una comunità e per una istituzione come questa. È stato per quattro volte parlamentare della Repubblica e per moltissimi anni protagonista della vita amministrativa, anche se all'opposizione, della sua Regione, per la quale si è sempre battuto, com'è stato ricordato: dal tema dei portuali alle questioni legate alla sua comunità.
Forse, però, il ricordo più bello, anche per la sua famiglia, cui esprimiamo il cordoglio come Gruppo Partito Democratico, è il ricordo di una persona sempre disponibile per la comunità: per la sua comunità cittadina, per i suoi amici, per la sua parrocchia. Una persona vicina al suo territorio e vicina alle istituzioni, che ha rappresentato per moltissimi anni.
PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, mi unisco anch'io ai messaggi di cordoglio di chi mi ha preceduto.
Nella figura di Giorgio Bornacin abbiamo tutti identificato la politica di vecchio stampo, che, al di là delle differenze di vedute politiche, ha sempre visto il rispetto degli avversari politici. L'amore per la Liguria è quello che lo ha sempre contraddistinto nella sua attività politica. È così che noi tutti lo vogliamo ricordare, esprimendo estrema vicinanza alla sua famiglia.
BERRINO (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERRINO (FdI). Signor Presidente, rivolgo un saluto innanzitutto ai familiari di Giorgio Bornacin, che stanno seguendo i nostri lavori - quindi alla moglie Eliana e al figlio Davide - e che con grande piacere apprezzano la commemorazione che stiamo facendo oggi nel luogo in cui Giorgio è stato per tanti anni.
Devo dire che mai avrei pensato, guardando foto ormai sbiadite degli anni Ottanta - epoca in cui ho conosciuto Giorgio Bornacin, che mi ha convinto, insieme ad altri, a fare politica da giovane - che un giorno avrei avuto l'onore di commemorarlo nello stesso luogo in cui ha svolto parte della sua carriera parlamentare. Sono foto sbiadite, che ci riportano al Movimento Sociale degli anni Ottanta; altre, un po' meno sbiadite, ci riportano all'avventura in Alleanza Nazionale e poi, ancora, al PdL, come giustamente ha ricordato anche lei, signor Presidente, e come ha raccontato l'amico di Giorgio, Maurizio Gasparri.
In occasione di questa commemorazione, voglio ricordare il funerale di Giorgio, che, com'è stato detto, ha visto la partecipazione di tantissime persone che hanno condiviso con lui il cammino politico e - com'è avvenuto in passato per le esequie di altri uomini politici - anche di avversari politici, fortemente avversari, esponenti dell'ex PC genovese, che hanno deciso di rendere omaggio a un uomo leale, che non si è mai scostato dalle sue posizioni, ma che le ha sempre sostenute lealmente e ha sempre combattuto per poterlo fare.
Parliamo di un uomo che è nato in un certo tipo di destra, nel Movimento Sociale Italiano degli anni Settanta. Negli anni Ottanta è stato il referente ligure di Giorgio Almirante; è stato anche il mio referente politico, prima in Regione e poi in Parlamento. È stato un uomo che, com'è stato già detto, ha saputo adeguare le proprie idee al cambiamento dei tempi e ha accompagnato il lungo percorso della destra italiana, che dalla protesta è passata alla proposta, dalla proposta al confronto e dal confronto alla sua modifica genetica fino alla svolta di Fiuggi cui Giorgio aveva aderito con grande entusiasmo.
Giorgio ci ha consegnato e ci consegna una destra moderna, profondamente cambiata ed evoluta nei tempi; devo dire che, se oggi Fratelli d'Italia è al Governo della Nazione, lo si deve anche a uomini come Giorgio, che hanno saputo interpretare la storia della destra, dal Movimento Sociale ad Alleanza Nazionale e poi al PdL, fino alla nascita - anche se lui in Fratelli d'Italia non è mai entrato - dell'attuale destra di Governo.
Sono certo che lassù, dove Giorgio sarà e dove avrà incontrato gli amici di tante battaglie aspre e dure e anche tanti avversari, sarà felice di averci permesso di essere qui in Parlamento a rappresentare quelle che sono state anche le sue idee.
Ciao, Giorgio. (Applausi).
PRESIDENTE. Rinnovo le condoglianze alla famiglia e ai suoi amici.
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Salutiamo l'Istituto comprensivo «Dante Alighieri» di Leonforte, in provincia di Enna, paese che conosco anche di persona. Grazie di essere venuti. (Applausi).
Seguito della discussione e approvazione, in seconda deliberazione, del disegno di legge costituzionale:
(13-B) IANNONE ed altri. - Modifica all'articolo 33 della Costituzione, in materia di attività sportiva (Approvato, in prima deliberazione, dal Senato; approvato, senza modificazioni, in prima deliberazione, dalla Camera dei deputati) (Seconda deliberazione del Senato) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 15,41)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge costituzionale n. 13-B, approvato, in prima deliberazione, dal Senato; approvato, senza modificazioni, in prima deliberazione, dalla Camera dei deputati.
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 123 del Regolamento, in sede di seconda deliberazione, il disegno di legge costituzionale, dopo la discussione generale, sarà sottoposto solo alla votazione finale per l'approvazione nel suo complesso, previe dichiarazioni di voto.
Ricordo altresì che nella seduta di ieri il relatore ha svolto la relazione orale e ha avuto luogo la discussione generale.
Il relatore e il rappresentante del Governo rinunciano ad intervenire in sede di replica.
Passiamo alla votazione finale.
BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, esprimo anzitutto la mia soddisfazione perché ci troviamo qui per la seconda volta, a distanza di pochi mesi, in quest'Aula a dare definitivo "disco verde" all'approvazione di un provvedimento che, al termine dell'ultimo passaggio nell'altro ramo del Parlamento, conferirà finalmente rango costituzionale allo sport italiano, come già abbiamo fatto con animali e ambiente, riconoscendo il suo alto valore all'interno della nostra Carta costituzionale, richiamandosi a quella definizione di sport che il Consiglio europeo aveva già evocato sin dal lontano 1992.
Quello di oggi è un passaggio - lo dico avendo avuto l'onore di essere stata Sottosegretario allo sport - non certo simbolico, ma anzi connotato dalla forte consapevolezza che questo Governo, e con esso l'intero Parlamento, si è assunto un impegno chiaro ed una responsabilità altrettanto chiara: tributare a tutto il sistema sportivo italiano, ai dirigenti, ai praticanti e alle istituzioni che lo animano, il giusto riconoscimento per i valori e i meriti che sono stati capaci - per usare una metafora sportiva - di sudarsi e guadagnarsi sul campo.
Grazie anche a loro, al CONI e al suo energico presidente Malagò, è arrivato uno stimolo paziente e continuo, prontamente colto dal ministro Abodi e da una maggioranza in sintonia e attenta alle trasformazioni della società.
Non dobbiamo però incappare nell'errore di considerare questa riforma della nostra Carta costituzionale, che introduce lo sport all'articolo 33, come un punto di arrivo. Essa è, al contrario, un punto di partenza, un primo passo a cui la nostra Repubblica deve impegnarsi a dare sostegno.
Questo provvedimento si inserisce quindi nell'alveo di altre importanti riforme che questo Governo e questa maggioranza hanno intrapreso, dalla stabilizzazione dei docenti di educazione motoria nella scuola primaria, passando per alcune agevolazioni anche fiscali, come la prescrizione dell'esercizio fisico strutturato a soggetti con patologie croniche non trasmissibili, sino alla detraibilità delle spese per l'attività fisica privata a scopo di prevenzione.
L'attività sportiva entra quindi nella nostra Carta costituzionale con la stessa dignità con cui da sempre aiuta la nostra società a diffondere i valori di solidarietà, lealtà, sacrificio, rispetto delle regole, fair play e rispetto della persona.
Questa riforma ha poi il merito di occuparsi di un aspetto non proprio secondario delle nostre vite, quello della salute, del buen vivir, della healthy care, soprattutto se pensiamo a questi ultimi anni: anni di pandemia e di isolamento sociale; anni pesantissimi, che indubbiamente hanno avuto ripercussioni fortissime sull'educazione e sulla socialità dei nostri figli, dei nostri bambini e dei nostri giovani, obbligandoli a rinunciare alla loro vita, ai loro amici, alle loro passioni e alla pratica sportiva.
Oggi, fortunatamente, lasciandoci tutto questo alle spalle, stiamo per compiere un ulteriore passo in avanti. La direzione che vogliamo prendere, approvando il riconoscimento alla tutela dello sport in Costituzione, è chiaramente quella di assicurare un diritto; siamo però consapevoli che deve corrispondere allo stesso modo un dovere da parte dello Stato nei confronti della società, quello di rendere lo sport accessibile a tutti, a prescindere dalle condizioni sociali ed economiche e dalla fascia d'età, prestando particolare attenzione al tema delle disabilità e - vorrei aggiungere - anche dei lavoratori dello sport, che hanno bisogno di ulteriori tutele, perché sono lavoratori a tutti gli effetti.
In altre parole, vogliamo che il diritto allo sport diventi a tutti gli effetti universale, poiché lo sport rappresenta un minimo comune denominatore capace di abbattere muri e barriere, uno strumento forte per perseguire il progresso e lo sviluppo individuale prima di tutto. La stessa Carta olimpica, nell'elencare i principi fondamentali dell'olimpismo, ce lo insegna e sancisce che la pratica sportiva è un diritto dell'uomo e che a ciascuno dev'essere riconosciuta la possibilità di esercitarlo senza discriminazioni.
Lo sport, praticato a livello tanto agonistico quanto dilettantistico, unisce e insegna ad affrontare il gioco di squadra, a perseguire il rispetto delle regole, a sopportare i sacrifici, a proporsi obiettivi, a gioire per le vittorie e ad accettare le sconfitte. Lo sport è educativo per tutta la società e dovrebbe essere molto d'esempio ai nostri giovani.
Promuovere la pratica sportiva e l'attività motoria e tutelare scopi ed interessi deve rappresentare al tempo stesso un obiettivo politico di lungo periodo e l'impegno che vogliamo assumerci nei confronti di quanti attribuiscono allo sport importante rilievo nella formazione individuale e guardano ad esso quale veicolo per diffondere valori come l'uguaglianza, la lealtà, la parità di genere, il sacrificio e lo spirito di squadra: ciò nell'ottica di un approccio collaborativo e di sana competizione, a cominciare dalle buone pratiche nella scuola primaria, l'unica vera palestra per la salute psicofisica delle nuove generazioni.
Non è che l'inizio, si diceva. A questa cornice costituzionale vogliamo aggiungere un contenuto chiaro e coerente, quali, ad esempio, il potenziamento dei progetti sugli studenti atleti e dei licei sportivi, il rafforzamento dell'offerta territoriale, l'introduzione nelle scuole di ogni ordine di materie che promuovano la cultura dello sport e non soltanto l'attività motoria, e così discorrendo.
Il nostro Gruppo parlamentare Civici d'Italia-Noi Moderati (MAIE-UDC)-Coraggio Italia, e questo Governo con noi, ha chiaro il concetto che solo ricostruendo un rapporto sano, virtuoso, organico e strutturato con il mondo della scuola si potrà dare, anche alla pratica sportiva, la giusta dignità che merita. È un lavoro certamente lungo, ma grazie a questa riforma sono maturate certamente una maggiore consapevolezza politica e una sensibilità riguardo alla sua fondamentale importanza.
Siamo certi che, anche grazie al prezioso contributo dei comitati italiani olimpico e paraolimpico, delle federazioni, dei gruppi sportivi militari, delle società sportive e dei loro allenatori e tecnici, il nostro sistema sportivo italiano potrà essere più forte e più competitivo e arrivare laddove sino ad oggi non è riuscito ad arrivare.
Non dimentichiamoci però che il sistema sportivo italiano non è soltanto lo sport di vertice. Esso poggia quotidianamente sul sacrificio, sull'esperienza, sulla professionalità e sull'abnegazione di centinaia di migliaia di persone, di dirigenti, di presidenti di associazioni sportive, di volontari, di istruttori, di allenatori e di quel milione circa di lavoratori sportivi che, nonostante tutto e nonostante le difficoltà, si sostituiscono - per così dire - a un presidio dello Stato, tenendo aperti i centri sportivi nei quartieri più periferici e degradati dei nostri centri urbani, oppure animando le piccole palestre e le scuole dei nostri Comuni, allenando ed educando i nostri figli e le nuove generazioni, favorendo il contrasto ad ogni forma di marginalità.
Anche per questo, signor Ministro, tengo a sottolineare che è importante anche come spendiamo i soldi dello sport, quindi la responsabilità amministrativa. Volendo usare un'altra metafora sportiva, sebbene il loro lavoro sia sempre stato lontano da quei riflettori da stadio, essi meritano una medaglia d'oro al valore e al coraggio, perché sono in grado di educare, crescere e migliorare le future generazioni dal punto di vista non solo del benessere psicofisico, ma appunto di quei valori intrinseci e fondanti di ogni società sana.
Non dimentichiamoci altresì che quella sportiva è un'attività di fondamentale importanza per l'economia del nostro Paese, un settore in grado di generare circa 100 miliardi di euro l'anno e ad alto moltiplicatore sociale, se pensiamo che perseguire uno stile di vita sano diminuisce il rischio di patologia in età avanzata, e ciò favorisce quindi una maggior razionalizzazione della spesa pubblica sanitaria con evidenti ricadute positive sulle casse dello Stato.
Signor Presidente, mi lasci poi dire che questa riforma non avrebbe mai visto la luce dopo tutti questi anni di attesa, senza la caparbietà e l'iniziativa di alcuni colleghi senatori di maggioranza, come pure del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, perché, da donna coerente qual è (com'è sempre stata, continuando a dimostrarlo a tutt'oggi ed essendo ripagata dagli elettori), ha manifestato sempre grande attenzione e sensibilità al tema dello sport, sia dai banchi dell'opposizione sia oggi alla guida di questo Governo. Non era certamente una cosa scontata: infatti, dopo anni in cui le speranze e con esse anche le risorse delle politiche pubbliche destinate allo sport sono state ridotte al lumicino, questo Governo guidato da Giorgia Meloni ha eroicamente avviato un percorso di ricostruzione di un'armonia istituzionale tra il mondo politico e quello sportivo.
Mi avvio alla conclusione, signor Presidente. Inclusione, integrazione, valore sociale, prevenzione, sicurezza, economia: lo sport è capace di sintetizzare in una sola parola tutti questi termini. La sua cristallizzazione nella Carta fondamentale dei valori della nostra Repubblica non potrà che riconoscergli, quindi, un valore universale. Oggi voltiamo finalmente pagina e confermiamo di voler elevare lo sport quale diritto imprescindibile, fattore di aggregazione e formidabile veicolo di inclusione sociale.
Per tutte queste ragioni, signor Presidente, annuncio convintamente il voto favorevole del Gruppo Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti della Facoltà di scienze politiche dell'Università «La Sapienza» di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. Spero che anche questa occasione sia utile per i vostri studi. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale n. 13-B (ore 15,51)
MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, la modifica dell'articolo 33 della Costituzione in materia di attività sportiva prevede che la Repubblica riconosca il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva in tutte le sue forme.
Presidenza del vice presidente CENTINAIO (ore 15,52)
(Segue MAGNI). Attualmente l'unica previsione costituzionale che richiama il fenomeno sportivo attiene al sistema di ripartizione delle competenze legislative tra lo Stato e le Regioni, ridefinito dalla legge costituzionale n. 3 nel 2001, recante la riforma del Titolo V, che, all'articolo 117, terzo comma, inserisce l'ordinamento sportivo tra le materie di legislazione concorrente.
Da ultimo, nella seduta dell'Assemblea dello scorso 29 novembre, è stata approvata la richiesta di procedura abbreviata, prevista dall'articolo 81 del Regolamento, che riguarda il disegno di legge n. 13.
Sappiamo bene che lo sport in tutte le sue forme rappresenta un importante strumento formativo, di integrazione sociale e di diffusione di valori universali positivi, e un veicolo di inclusione, partecipazione e aggregazione sociale. Per tutelare il diritto all'accesso di tutti senza distinzione allo sport, già desumibile dall'articolo 2 della Carta costituzionale, è però necessario mettere in campo risorse e modalità di sostegno anche agli enti locali e investire ancora di più da questo punto di vista nell'ambito dell'istruzione.
Infatti, l'impossibilità di praticare lo sport colpisce in Italia circa un minore su cinque, che, tra i sei e i diciassette anni, non pratica sport e il 15 per cento svolge solo un'attività fisica. Questo però è il frutto di una povertà economica diventata ormai vera e propria emergenza; non è il frutto di riforme, ma di mancati investimenti, che purtroppo riguardano soprattutto la scuola. Alla povertà economica si intrecciano irrimediabilmente la povertà educativa, investimenti in istruzione insufficienti, edifici poco sicuri e tassi di abbandono scolastico altissimi.
Vorrei fare però una precisazione. Se si vuole ribadire l'importanza dello sport, non c'è bisogno di rendere farraginosa e stratificata la nostra Carta costituzionale, che le nostre madri e i nostri padri costituenti ci hanno lasciato in eredità, ma è necessario ampliare i servizi gratuiti per accedere alle attività sportive e curare gli spazi verdi dei centri e delle periferie delle nostre città, per consentire a tutti di svolgere attività fisica all'aperto, ancor di più oggi, dato che l'isolamento prolungato dovuto alla pandemia ha accresciuto in maniera preoccupante tendenze già in essere tra i più giovani: isolamento, disagio emotivo, sregolatezza, ansia, depressione, difficoltà di concentrazione, disturbi alimentari, insonnia, sfiducia in sé stessi e nel futuro, dipendenze dai social network e dai videogiochi, oltre che da alcol e droghe, nonché ritiro sociale, aggressività e autolesionismo.
Forse è anche per tutto questo che i giovani chiedono al mondo degli adulti, a voce sempre più alta, che vengano destinati a loro risorse, tempi e spazi e che venga restituito loro il futuro. Il PNRR stanzia fondi per lo sport e per realizzare infrastrutture sportive negli edifici scolastici, che ammontano a 300 milioni euro, di cui il 70 per cento alle scuole primarie e il 30 per cento alle scuole secondarie, con una prevalenza dei finanziamenti (54,9 per cento) verso le scuole del Mezzogiorno; sullo sport in genere la cifra dovrebbe essere di 700 milioni di euro. Bisogna però vigilare che, all'interno dei bandi che si faranno, venga ripartita la quota almeno del 40 per cento al Sud prevista dalla normativa vigente ed è su questo che dobbiamo concentrarci anche per far sì che quella presente possa diventare un'importante occasione.
Qualche mese fa, nella scorsa legislatura, è stata promulgata la riforma costituzionale che modificava gli articoli 9 e 41 della Costituzione, inserendo tra i principi fondamentali la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche nell'interesse delle future generazioni, con un patto intergenerazionale. Come lei e i suoi colleghi comprenderete, stiamo parlando di una questione che riguarda il futuro dell'umanità e delle specie viventi, vista l'emergenza climatica e ambientale. Faccio questo riferimento perché, nella discussione che si è avviata su quella riforma costituzionale, molti costituzionalisti hanno detto che, nonostante fossero d'accordo sull'inserimento della tutela ambientale, avrebbe potuto esserci il rischio di favorire in questo modo interventi spot sulla prima parte della Costituzione. Ebbene, dopo poco tempo si è pensato di introdurre questa ulteriore riforma.
Ciò che dico riguarda non già il valore fondamentale dello sport, bensì il rischio molto forte di iniziare un periodo di microinterventi puntuali sulla Costituzione in cui ognuno si attiene alla questione che più gli sta a cuore. Penso che andrà fatta una riflessione sulla necessità di evitare che si possa intervenire in questo modo sulla prima parte della Costituzione, ossia su quella più progettuale e programmatica e non sui suoi principi fondamentali. Credo che dobbiamo fare questa riflessione in modo approfondito per evitare che si possa dar vita a una stagione di micromodifiche costituzionali in cui ogni parte, partito o Gruppo che lo voglia possa portare all'attenzione temi dei quali si ritiene necessario un riconoscimento costituzionale.
Per questi motivi, noi della componente Alleanza Verdi e Sinistra ci asterremo, fermo restando che davanti alla Costituzione ognuno ha la libertà di esprimersi come ritiene, purché non tradisca la meravigliosa e profonda eredità che ci hanno consegnato le Madri e i Padri della nostra Repubblica democratica e antifascista.
SPAGNOLLI (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPAGNOLLI (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori e senatrici, è molto importante che questo comma che andiamo a inserire nella Costituzione vada a integrare l'articolo 33, cioè quello che prevede la possibilità per la Repubblica di garantire l'istruzione dei nostri concittadini, soprattutto dei giovani, con riferimento in particolare all'arte e alle scienze e quindi pone sullo stesso piano per la vita dell'uomo di oggi e soprattutto degli uomini e delle donne di domani la pratica sportiva.
È una scelta assolutamente felice, perché l'attività sportiva fino ad ora era considerata in qualche misura minore nell'ambito scolastico e gli insegnanti di educazione fisica - non lo scopriamo oggi - si sentivano un po' l'ultima ruota del carro nel collegio dei docenti. Adesso non lo saranno più, perché svolgono un'attività che la Costituzione individua come fondamentale. Questo secondo me è molto importante e ovviamente dovrà avere seguito con una riorganizzazione dell'attività scolastica, ma questo è già un buon punto di partenza.
Non dimentichiamoci che c'è un problema storico in Italia di convivenza negli istituti scolastici e nelle palestre tra l'attività scolastica vera e propria e quella delle società sportive, che spesso è un rapporto che porta ad avere difficoltà e a creare contrasti. Ebbene, con questo passaggio della Costituzione si spera che questi contrasti potranno essere limitati, perché le società sportive hanno il pieno diritto di fruire di impianti e strutture pubbliche, al pari dell'attività scolastica vera e propria.
Mi permetta, signor Ministro, di sottolineare che la formulazione stessa di questo comma è stata scelta in modo molto felice, perché riconosce il «valore educativo» dello sport, in una società in cui la famiglia è sempre meno presente nella vita dei giovanissimi per una serie di motivi. Lo sport ha la possibilità di tenere i giovani uniti, di metterli insieme e di inculcare in loro valori positivi: etica, rispetto delle regole, uguaglianza, lealtà e senso della meritocrazia sono tutte cose che altrimenti rischiano di non essere oggetto dell'educazione nell'età giovanile, che è quella che poi determina la personalità di ciascuno.
Vi è poi il «valore sociale» dello sport: viviamo nella società dell'isolamento da smartphone, in cui è possibile che ciascuno viva per conto proprio quasi tutte le ore della vita da sveglio, perché quando dorme vive da solo comunque. Allora, nella società di questo autoisolamento, lo sport costringe le persone a stare insieme e fare cose insieme, favorendo soprattutto nei giovani, ma non solo, virtù come la pazienza e la capacità di accettare l'altro e di concentrarsi, cosa che manca molto oggi nelle scuole. Nello sport non esiste, al contrario dei videogiochi, il game over; si riparte sempre un'altra volta, quindi chi perde oggi può sempre sperare di vincere domani.
Poi si parla della «promozione del benessere psicofisico» e quindi della prevenzione di malattie, sia del corpo sia della psiche, che sono foriere di malessere sia per i singoli individui, sia per coloro che vivono loro vicino. Soprattutto, è un modo per prevenire costi pubblici e sociali.
Si parla infine dello sport «in tutte le sue forme»: questo è un passaggio fondamentale, perché si tratta di sottolineare che lo sport non è soltanto attività agonistica degli atleti o delle squadre di vertice, ma è tale a tutti i livelli, agonistici o amatoriali. La mano pubblica in tutte le sue articolazioni, in particolare nei Comuni, è in questo modo non solo legittimata, ma anche indotta ad investire di più e a destinare più risorse per la realizzazione e il mantenimento di impianti sportivi.
È una scelta felice per tanti aspetti, ma soprattutto consente al Paese di avere i presupposti per crescere.
La ringrazio, signor Ministro, e annuncio il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie. (Applausi).
SBROLLINI (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBROLLINI (Az-IV-RE). Signor Presidente, ministro Abodi, colleghe e colleghi, vorrei subito rispondere alla collega che mi ha preceduto, senatrice Biancofiore, dicendole che questa importante modifica costituzionale l'avremmo già potuta approvare nella scorsa legislatura. Senza fare polemiche, voglio solo ricordare che quel Governo è caduto prima, altrimenti avremmo già portato a casa questa modifica costituzionale. (Applausi).
Ho fatto parte nella scorsa legislatura di quella Commissione istruzione, cultura e sport del Senato in cui ogni Gruppo aveva presentato un proprio disegno di legge e che ha contribuito al raggiungimento di una proposta unitaria, così com'è stato anche in questa legislatura.
È importante sottolineare, colleghe e colleghi, anche il motivo per cui abbiamo aggiunto quel comma all'interno dell'articolo 33 della Costituzione, relativo al diritto all'istruzione, ma anche accanto all'articolo 32 della Costituzione, relativo al diritto alla salute. Le due cose stanno esattamente insieme ed è un binomio perfetto: com'è stato detto da tutti i colleghi che mi hanno preceduta, salute e sport è un binomio fondamentale e il pilastro stesso per costruire una vera riforma del welfare. Vogliamo infatti riconoscere pienamente - ecco perché andiamo a modificare la nostra straordinaria Costituzione - che anche l'attività sportiva possa diventare un diritto universale, di tutti e per tutti. Ciò non è ancora scontato, purtroppo, nella nostra società e il Covid ha anzi contribuito ad aumentare le diseguaglianze sociali, culturali, economiche e anche geografiche. Infatti, dove abbiamo impianti sportivi, palestre e luoghi di aggregazione, com'è lo sport, si vive meglio, perché, a cominciare dai più piccoli, sono luoghi che contribuiscono ad assicurare ai bambini una socialità importante e a tenerli fuori da altre situazioni di degrado che purtroppo in alcune parti d'Italia conosciamo bene, proprio perché le strutture non ci sono o spesso sono fatiscenti.
C'è poi il grande tema della prevenzione. Sappiamo che l'Italia rimane - ahimè - uno dei Paesi con il più alto tasso di obesità, soprattutto tra i bambini più piccoli. Ecco perché oggi questa modifica costituzionale ci consente finalmente di arrivare a un sistema di welfare completo, che oggi ancora non c'è, in cui anche i fondi per lo sport e per l'attività fisica non devono essere più ricercati sempre tra una legge di bilancio e l'altra. Ci auguriamo che con questa modifica si possa arrivare davvero a qualcosa di strutturato e strutturale, com'è nei pensieri e nelle azioni del ministro Abodi.
È una riforma importante, che si unisce a quelle dello sport, che entrerà in vigore il 1° luglio. Molti lo hanno già detto, ma io lo voglio ribadire.
Questa modifica non ha soltanto un valore simbolico ma ne ha uno profondamente etico: è il riconoscimento di un diritto universale di inclusione sociale e di integrazione, fondamentale nella scuola e nella prevenzione, ma aggiungo anche nel contrasto alle dipendenze. Pensiamo a quei Paesi che - soprattutto se guardiamo al Nord Europa - hanno potuto abbattere del 50 per cento dipendenze dovute all'alcol o alla droga proprio attraverso l'attività sportiva.
Pensiamo anche ad altri disegni di legge importanti che, in questo momento, sono nelle Commissioni competenti. Penso alla Commissione di cui faccio parte, dove abbiamo un importante disegno di legge di Azione-Italia Viva sul riconoscimento dello sport come farmaco da prescrivere in ricetta medica. Si tratta di un provvedimento importante, che il ministro Schillaci, insieme al ministro Abodi, ha voluto ribadire come fondamentale anche nelle prossime scelte del Governo, e noi siamo contenti come parlamentari di aver contribuito a ciò, prevedendo anche detrazioni fiscali: se vogliamo aiutare le famiglie e i soggetti più deboli che oggi non si possono permettere di fare attività sportiva, anche questa misura va loro incontro, da questo punto di vista.
Penso a detrazioni fiscali nel modello 730, come facciamo per i farmaci: attraverso questa modalità trasparente e chiara potremmo farlo anche per un abbonamento a una palestra, a una piscina o a qualunque attività sportiva.
C'è poi il grande tema del professionismo femminile, a cui teniamo moltissimo e per cui ci siamo battuti anche nella scorsa legislatura. Oggi il professionismo femminile è riconosciuto soltanto nel mondo del calcio: dobbiamo fare in modo che questo importante riconoscimento possa abbracciare tutti gli sport.
Ministro - e lei lo sa perché ci siamo confrontati molte volte - è importantissimo - così come sta già facendo all'interno della riforma dello sport - che ci sia una distinzione netta tra il mondo del professionismo e il mondo del dilettantismo. Sono ovviamente due modi e due modelli diversi, entrambi fondamentali; entrambi contribuiscono all'economia e all'aumento dell'occupazione. Penso soprattutto al lavoro sportivo, al riconoscimento di molte professioni che oggi, nel mondo sportivo, non sono ancora riconosciute. Allo stesso tempo, sappiamo che molte piccole società e associazioni sportive sono fallite a causa del Covid, e oggi devono trovare un riconoscimento adeguato dal punto di vista del volontariato e dal punto di vista di uno snellimento burocratico diverso, rispetto agli oneri di chi fa agonismo o attività sportiva ad alto livello.
Inoltre, permettetemi di parlare di un altro tassello che si è aggiunto: il riconoscimento dei laureati in scienze motorie nelle scuole. I fondi non sono ancora sufficienti. Qui mi appello al Governo affinché si possano assumere altri laureati in scienze motorie e affinché lo sport venga riconosciuto come materia scolastica a tutti gli effetti. Non possiamo lamentarci se l'Italia non ha i vivai ed è al primo posto solo quando vince medaglie nei grandi eventi, ma poi non ha la formazione e i ragazzi non possono continuare la pratica sportiva in età adolescenziale. Potrebbe essere previsto un riconoscimento pieno anche a livello di istruzione e di scuola. Il lavoro da fare da questo punto di vista è tantissimo. Noi ovviamente ci siamo, ci saremo e voteremo a favore di questa importante modifica costituzionale.
Ministro, lei ci tiene moltissimo a riprendere i Giochi della gioventù. È un grande segnale, perché l'Italia è un Paese non solo straordinariamente bello, ma ha enormi potenzialità. Lo guardo non solo dal punto di vista economico e lavorativo, ma anche dal punto di vista del turismo, culturale e sportivo. Quanto potrebbe incidere sul PIL del nostro Paese? Più andiamo a sportivizzare le nostre comunità e i nostri Comuni, più avremo un ritorno in termini di beneficio economico, sociale e soprattutto di prevenzione. Ecco, chiudo ricordando il lavoro straordinario che è stato fatto dal Parlamento e ringraziando il ministro Abodi per la sua sensibilità e per le azioni che ha già messo in campo. (Applausi).
ROSSO (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROSSO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, questo disegno di legge costituzionale torna per la seconda deliberazione al Senato, con l'intento di valorizzare l'attività sportiva tra i principi della nostra Costituzione. Il testo propone una modifica all'articolo 33, aggiungendo un comma che recita: «La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva in tutte le sue forme».
Lo sport e l'attività sportiva hanno assunto un'importanza fondamentale nella vita quotidiana di ogni essere umano, giovane e meno giovane. Eppure, chissà per quale ragione non si è mai pensato di dargli una tutela costituzionale. L'unico accenno è contenuto nella revisione costituzionale del 2001, all'articolo 117, che prevede la legislazione concorrente tra lo Stato e le Regioni in materia di ordinamento sportivo.
Oggi, finalmente, siamo vicini al traguardo di inserire nella nostra Costituzione il riferimento alla pratica sportiva. Forza Italia è assolutamente favorevole a questa modifica costituzionale, poiché ritiene che sia fondamentale conferire una dignità ancora più alta allo sport e a tutto ciò che l'attività sportiva rappresenta. Questo perché lo sport è benessere, perché contribuisce, in modo fondamentale e spesso insostituibile, al benessere fisico e psicofisico delle persone. Lo sport è fondamentale per il benessere psicofisico delle persone con disabilità. Ho visto persone tornare a sorridere, tornare ad aver voglia di vivere, capire che si può diventare campioni anche se si hanno problemi fisici.
Lo sport è anche salute e, per questo, contribuisce a razionalizzare e a far diminuire la spesa sanitaria, riducendo il ricorso alle strutture sanitarie. L'attività sportiva è utile nella cura di alcune malattie ed è fondamentale nell'aiuto di alcune disabilità, diventando, quindi, un concreto ausilio anche alle famiglie.
Lo sport è amore, è passione, perché mobilita, attraverso i praticanti a tutti i livelli e gli appassionati, sentimenti positivi di milioni di persone. Lo sport è volontariato, perché coinvolge un gran numero di persone che, gratuitamente, prestano la loro attività affinché diversi settori sportivi possano operare e svilupparsi. E senza di loro alcune discipline non sarebbero cresciute ai livelli attuali.
Lo sport è anche economia, collegata sia alla pratica sportiva che all'attività dilettantistica che all'attività dello sport spettacolo. E questo avviene non solo nel calcio. Oggi l'importanza dell'indotto dell'economia dello sport, degli sponsor, delle trasmissioni sportive appare evidente anche per molti degli sport che una volta venivano considerati minori.
Lo sport è stare insieme. Abbiamo visto quale importanza ha il ruolo dell'associazionismo, che ha dovuto affrontare il triste periodo delle chiusure pandemiche e delle limitazioni di molte attività, incluse quelle sportive. Il riconoscimento della dignità dell'attività sportiva in Costituzione potrà dare un ulteriore impulso all'iniziativa legislativa ordinaria e faciliterà l'operosità delle tante associazioni sportive.
Lo sport è formazione e cultura per i nostri giovani, perché insegna l'inclusione, insegna il valore dell'amicizia, insegna il sentimento di gruppo, insegna il rispetto dell'avversario, insegna il sacrificio e la dedizione per ottenere i risultati, insegna il valore del merito, insegna la solidarietà, insegna il rispetto per la disabilità, insegna a ripartire dopo una sconfitta. Come vedete, molti dei valori che esprime lo sport sono già presenti in Costituzione. È ora che ci entri lo sport stesso ed è per questa ragione che annuncio il voto favorevole del Gruppo Forza Italia. (Applausi).
CROATTI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROATTI (M5S). Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli senatrici e senatori, all'indomani delle elezioni il MoVimento 5 Stelle ha detto che sarebbe stato una forza di opposizione ferma e intransigente, ritenendo sbagliate le ricette proposte in campagna elettorale e poi portate avanti in questi sette mesi.
Sempre all'indomani di quel 25 settembre, però, dicemmo che saremmo stata una opposizione nel merito, a sostegno di tutti quei provvedimenti che avremmo ritenuto giusti, che avremmo ritenuto potessero andare incontro al Paese, alle famiglie, soprattutto ai nostri giovani. Pertanto, coerentemente con quello che dicemmo, annuncio il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle alla modifica dell'articolo 33 della Costituzione in materia in materia di attività sportiva.
Ricordo a tutti, in primis a me stesso, che veniamo da due anni di pandemia, due anni difficili, dove per i nostri ragazzi, per i giovani, la normalità era il lockdown, erano la paura del contagio e il distanziamento sociale; un'emergenza che ha lasciato profonde cicatrici, soprattutto nelle giovani generazioni, e ha portato a un forte isolamento, a solitudine e stress nei ragazzi, con un cambio completo della loro vita quotidiana. Lo sport, in quei momenti, è stato centrale e rappresenta una chiave fondamentale, proprio in questo momento, per ripartire.
Secondo studi recenti molto importanti chi vive lo sport lo vive come una valvola di sfogo. Le giovani generazioni riescono a ricaricarsi dallo stress e dalle ansie che accusano dalle fatiche scolastiche e dalla vita quotidiana. Quindi ogni misura che sarà al fianco dei giovani e che li avvicinerà al mondo dello sport vedrà la nostra piena collaborazione.
Tuttavia - lasciatemelo dire - spesso in quest'Aula sento bullizzare e criticare i giovani, sento criticare i giovani con il reddito di cittadinanza sul divano, così come sento definire occupabili le nuove generazioni. Vengono denigrati quanti protestano contro i cambiamenti climatici, mentre ricordo che da settimane alcuni ragazzi, che sono con delle tende davanti all'università, chiedono una discussione su alcuni temi e vengono ignorati: speriamo che qualcuno da parte governativa possa ascoltarli.
Voglio rivolgere poi un pensiero ai giovani iraniani che in questo momento stanno lottando per la loro libertà contro la Repubblica islamica, mettendosi in prima linea. Sono più di 70 i morti dichiarati, ma tutto è nel silenzio totale negli ultimi mesi: mentre all'inizio c'era una forte protesta, adesso non se ne parla praticamente più.
Uno studio importante sui ragazzi e sulle giovani generazioni ci dice che i giovani credono che lo sport sia uno strumento di grandissima inclusione. Lo stesso studio, però, va nello specifico: ci dice che il 70 per cento dei giovani ritiene che lo Stato non investa troppo sulle scuole e sul sistema sportivo territoriale, non dando loro la possibilità di avere accesso facile allo sport. Il 50 per cento di questi giovani crede, inoltre, che nelle strutture scolastiche non ci siano campi sportivi idonei, mentre in quest'Aula si sente dire che il PNRR che interviene sulle scuole, forse, non va utilizzato tutto e il relativo finanziamento va dato indietro.
C'è quindi continuamente una dicotomia nella discussione su questo argomento.
Dall'altra parte, c'è il dato gravissimo dell'abbandono dello sport nel nostro Paese: il drop out da parte delle nuove generazioni. Ma forse sarebbe meglio dire il ritirarsi, e mi scuso per aver usato un termine inglese, perché non vorrei prendere una sanzione. (Applausi).
PRESIDENTE. Non si preoccupi, senatore: con me non prende sanzioni, anche se usa qualche parola in inglese.
CROATTI (M5S). La ringrazio.
Il 30 per cento dei giovani tra i tredici e i sedici anni cessa di fare attività sportiva. Lo studio va nello specifico: molti sono i problemi, tra cui ragioni di studio, allenamenti troppo duri, problematiche con gli allenatori, tempo libero praticamente inesistente oppure competizione eccessiva. Ci sono però alcuni punti, che toccherò più avanti, che riguardano le distanze degli impianti sportivi e il costo per praticare lo sport: accedere alle strutture sportive per fare sport ha un costo importante.
Oggi - secondo me di diritto - all'interno della Costituzione, all'articolo 33, nel quale si parla di arte, di scienza, di insegnamento, di scuola, di diritto, di istruzione, di cultura e di università, si inserisce una frase, che cito: «La Repubblica riconosce» - e lo sottolineo - «il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva in tutte le sue forme».
Si parla di valore educativo; sì, perché lo sport è questo. Lo sport insegna ed educa le persone; le educa quando si impegnano in prima persona per raggiungere un obiettivo; ma le educa anche quando si lavora in gruppo, quando si capisce che una dinamica si fa con più persone per raggiungere degli obbiettivi.
Lo sport educa anche a curare la propria forma fisica, il proprio aspetto, il proprio corpo in maniera attenta e, soprattutto, educa ai valori della vittoria e della sconfitta, aiutando a capire come affrontare certi percorsi.
La cosa più importante alla quale lo sport educa è il rispetto dell'avversario, che spesso in tanti altri ambienti non è reale e diretto, mentre nello sport esiste e quello che dà più libertà alle nuove generazioni e le rende veramente diverse da noi è l'educazione all'inclusione. Lo sport ha dimostrato che è una delle attività più importanti per l'inclusione sociale. Serve dunque una cultura educativa e lo sport, al suo interno, ne ha tantissima.
Se poi ci pensiamo, lo sport dà le vittorie, ma la maggior parte delle volte che si pratica sport si ha una sconfitta; quando si fa sport, sono più le sconfitte che le vittorie e quindi si accetta in maniera seria la possibilità di raggiungere o meno un obiettivo. E soprattutto si deve portare rispetto agli avversari.
I dati Istat riferiti al 2020 rilevano che il 36 per cento della nostra popolazione riesce ad accedere a uno sport. Lo sport ha infatti un costo. Il 27 per cento lo pratica in maniera poco continuativa, il 9 per cento saltuariamente e il 28 per cento non pratica alcun tipo di sport. Purtroppo, però, viviamo in un periodo nel quale anche fare sport ha un costo; anche partecipare alle attività nelle scuole, nelle squadre e nelle società sportive ha un costo. Noi stiamo tagliando sul sociale, sul reddito di cittadinanza. Noi stiamo facendo tagli che penalizzano persone che con quei soldi potrebbero permettere ai propri figli di svolgere attività sportive. (Applausi). Noi stiamo guardando chi è in difficoltà e gli stiamo precludendo di fare sport in questo momento. Senza calcolare poi i tagli alla scuola che saranno pesantissimi da qui in avanti.
Abbiamo poi dei modelli che ci vengono raccontati, che vengono narrati; il mainstream parla spessissimo di personaggi sportivi. Se voi chiudete gli occhi e pensate ai campi da gioco dei Paesi in difficoltà, c'è sempre qualche bambino che indossa la divisa di un campione; un sogno si nasconde dietro le divise di quei personaggi; un sogno che gira in tutto il mondo e arriva molto più lontano di quanto possiamo fare noi.
Bisogna però prestare molta attenzione al messaggio che quelle persone trasmettono; bisogna tenere altissima la guardia e noi l'abbiamo fatto. Ringrazio anche chi era al Governo con noi quando ha dato la possibilità a Giuseppe Conte di eliminare il gioco d'azzardo (Applausi) dalla promozione e dai programmi televisivi, dai luoghi pubblici e da tutti gli spazi di racconto. Certi personaggi devono stare lontani. Quella televisione deve restare lontana dalla comunicazione. Ricordiamoci bene che i nostri figli, prima del Governo Conte I, quando guardavano una partita di calcio o un altro sport, vedevano trasmessi messaggi relativi a scommesse e incentivazioni a giocare. Ciò è stato bandito da questo Paese. Troppo spesso trovo emendamenti, presentazioni e discussioni in quest'Aula che rischiano di tirare fuori questo argomento. Spero che tutto ciò sia finito con quanto abbiamo realizzato nel Governo Conte I.
Concludo, Presidente, ringraziando di cuore tutte le persone che sui campi da giochi e dentro le palestre, a titolo gratuito, si prendono cura del benessere dei nostri figli e li accompagnano in un percorso di crescita.
Ecco, anche a nome di queste persone che tutti i giorni aiutano i nostri figli a crescere, dichiaro, a nome del MoVimento 5 Stelle, il voto favorevole sul provvedimento al nostro esame. (Applausi).
SPELGATTI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPELGATTI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, «La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva in tutte le sue forme». Questo comma, inserito nell'articolo 33 della Costituzione, è di una straordinaria bellezza e racchiude in sé una quantità infinita di valori e significati. È per me, quindi, un grande onore accingermi, a nome del Gruppo Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, a dichiarare il voto favorevole sul disegno di legge costituzionale al nostro esame.
Quali sono i valori e significati che riconosciamo oggi in Costituzione? Cosa è lo sport? È salute, integrazione, socializzazione e riscatto, amicizia, passione, espressione delle migliori energie e talenti, capacità di concentrazione, sofferenza e sforzo per raggiungere un obiettivo. È imparare a cadere e rialzarsi, a riconoscere i meriti altrui e i propri limiti. È coraggio, etica - nessuno ti regala nulla - lealtà, correttezza, rispetto delle regole dell'avversario. È imparare a conoscere se stessi e i propri limiti. È gioia, ma anche sofferenza, sacrificio costante e sforzo per migliorare con fatica ogni giorno. È saper superare la paura del gesto atletico e della competizione con gli altri. È equilibrio tra mente e corpo. È libertà dell'essere. È pura bellezza. È tutto questo e tanto altro ancora. Tutti questi sono insegnamenti di valore incommensurabile per la vita di ogni uomo e per la crescita dei nostri ragazzi.
C'è un mondo meraviglioso che ruota intorno allo sport. Conosciamo tutti le grandi società calcistiche e le poche altre realtà attorno a cui ruotano interessi economici rilevantissimi. Ma il mondo dello sport è fatto soprattutto da un'infinità di società sportive, di istruttori, di allenatori, di tesserati, di genitori e tanti volontari che, con dedizione e straordinaria passione, svolgono per i nostri ragazzi un lavoro che non ha prezzo. Lo Stato deve investire molto di più su questa realtà dal punto di vista sia del finanziamento alle associazioni sportive che di quello delle infrastrutture.
Tutto ciò che ha a che fare con l'attività sportiva ha, inoltre, dei risvolti importantissimi non solo per gli aspetti che ho prima elencato, ma anche e soprattutto dal punto di vista economico. È di dominio comune, in primo luogo, il fatto - comprovato scientificamente con dati statistici ad ogni livello - che l'attività sportiva incide sul miglioramento delle condizioni fisiche, sulla prevenzione della malattia e funge da elemento deterrente contro l'abuso di sostanze e il mondo della criminalità, ingenerando importantissimi risparmi sui costi della sanità e per il sistema giustizia.
Lo sport, però, non si limita a ingenerare risparmi, ma significa anche aumento del PIL. Vengo da una Regione meravigliosa, la Valle d'Aosta, che madre natura ha creato come palestra a cielo aperto. Noi quindi sappiamo bene che sport significa anche turismo e, quindi, economia. Tutto questo ha aiutato a sviluppare una sensibilità molto forte da parte non solo dei cittadini, ma anche dell'amministrazione a tutti i livelli nei confronti dello sport, e le politiche attive in tale direzione sono assolutamente virtuose. I dati statistici, però, fotografano una realtà italiana non omogenea, con grandi disparità tra le diverse zone e realtà e, quindi, lo Stato deve fare molto di più di ciò che è stato fatto finora.
Sono convinta che oggi sia stato fatto un primo, importantissimo passo per la valorizzazione dello sport, a cui faranno seguito tanti altri interventi concreti a molteplici livelli. Come ho già detto in Commissione, spero che una particolare attenzione venga data dal Ministro per lo sport, in raccordo con il Ministro per l'istruzione, al mondo della scuola, dove ancora non si fa abbastanza per spingere i nostri ragazzi ad approcciarsi allo sport vero e proprio e non solo a una semplice attività fisica.
Il vero cambiamento non può non passare anche attraverso un approccio - molto più elastico di quanto ad oggi non si abbia da parte del mondo scolastico - con chi svolge attività sportiva a livello agonistico. Nessun ragazzo, se meritevole e studioso, dovrebbe mai essere posto davanti alla scelta tra la propria istruzione e l'attività agonistica, che spesso comporta delle assenze giustificate dalle competizioni. Molto spesso i migliori studenti sono proprio quelli che si dedicano con grandi sacrifici agli allenamenti, strutturando la propria giornata su studio e sport, con tempo libero quasi nullo e con una capacità di concentrazione elevata, sviluppata dalla necessità di fare i compiti a casa e preparare interrogazioni e compiti in classe senza concedersi tempi morti davanti alla TV, attaccati ai social o altro. Bisognerebbe rendere strutturali tali possibilità, come avviene in molti altri Paesi, e con una elasticità che non può essere delegata alla sola sensibilità personale da parte dei tanti professori eccezionali che si rendono conto dell'importanza, per i ragazzi, di poter portare avanti scuola e sport contemporaneamente.
Fiduciosa della volontà di questo Governo e in particolare del Ministro di lavorare in tale direzione, come già annunciato, ribadisco il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi).
PARRINI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARRINI (PD-IDP). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, intervengo su questo argomento molto volentieri, a nome del Gruppo Partito Democratico. L'ho fatto diverse altre volte, perché l'iter di questa riforma è stato complesso e lungo - poi spiegherò perché - e lo faccio per esprimere un convincimento e anche un auspicio.
Il convincimento che esprimo ha a che vedere con l'importanza della riforma, che eleva a valore costituzionale l'attività sportiva. Noi sappiamo che l'attività sportiva - lo hanno ricordato molto bene i colleghi e lo ha ricordato in più dichiarazioni il Ministro - è importante sul piano della salute mentale e fisica delle persone; è importante in termini di coesione sociale; è importante sul piano anche morale, della crescita caratteriale delle persone, della socializzazione e dell'apprendimento su come costruire relazioni umane improntate alla correttezza e durature.
Noi facciamo quindi il nostro dovere approvando questa riforma. Ci auguriamo che quello odierno sia l'ultimo passo del Senato verso l'approvazione definitiva (come sappiamo è la seconda lettura). Speriamo di ottenere i due terzi dei componenti l'Assemblea e che lo stesso avvenga alla Camera, in modo da non dover attendere tre mesi per la promulgazione della riforma e per poter salutare una sua immediata entrata in vigore. Contemporaneamente sappiamo che questa riforma è un punto di partenza e non un punto di arrivo: anche questo concetto è stato ricordato nel dibattito che abbiamo svolto. È un punto di partenza nel senso che dà una spinta al legislatore, rende solenne l'importanza dello Sport all'interno della nostra società. Poi però, perché davvero l'accesso all'attività sportiva diventi più largo, perché davvero il diritto allo sport diventi un diritto per tutti effettivamente esercitabile, occorre - lo dico in particolare al Governo - che vengano approntate risorse sufficienti, che tutto il vasto mondo dello sport a tutti i suoi livelli possa contare su infrastrutture adeguate e svolgere il proprio lavoro con serenità e senza scarsità di mezzi.
Noi vogliamo che questa riforma faccia la differenza per tutto lo sport a tutti i livelli: per lo sport amatoriale come per quello svolto a livello agonistico, per quello professionistico come per quello dilettantistico, per lo sport di base come per lo sport di vertice. Noi che portiamo avanti questa riforma dobbiamo sapere che nella società c'è un'aspettativa che non possiamo deludere. Se ci limitassimo a cambiare l'articolo 33 della Costituzione senza far seguire a questo atto delle scelte concrete, compiremmo un errore.
Concludo il mio intervento - desidero essere molto breve - ricordando che l'iter di questo provvedimento è tipicamente unitario. È cominciato nella scorsa legislatura. Abbiamo scritto la norma nella sua formulazione attuale all'interno della Commissione affari costituzionali che presiedevo nella XVIII legislatura; lo abbiamo fatto in un clima di unità tra tutte le forze politiche e, all'inizio di questa legislatura, abbiamo avuto la saggezza di riprendere quella formulazione senza modifiche, per arrivare speditamente al risultato e credo che ci possiamo riuscire.
Alla luce di questo fatto, proprio perché oggi arriviamo dove saremmo arrivati anche nella scorsa legislatura se non ci fosse stata l'interruzione anzitempo e non ci fossero state le elezioni anticipate, mi sento di invitare a una maggiore cautela gli esponenti della maggioranza che, come la senatrice Biancofiore, hanno teso a fare di questa riforma l'oggetto di una vanteria e di una rivendicazione di parte. (Applausi). È sbagliato, oltre che fattualmente non corrispondente alla verità. Se arriviamo in fondo - come credo - è per un impegno di tutto il Parlamento e per uno sforzo trasversale di tutte le forze politiche. Abbiamo quindi bisogno non di rivendicazioni di parte, ma di un orgoglio sanamente unitario.
Per queste ragioni il Partito Democratico voterà a favore del provvedimento in discussione. (Applausi).
IANNONE (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IANNONE (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, il Parlamento nei suoi due rami viene chiamato per la sesta volta a pronunciarsi, perché - quanto è stato detto corrisponde a realtà - questo è un lavoro di sintesi politica partito nella scorsa legislatura, quando si erano consumati i tre passaggi ed è mancata soltanto l'approvazione finale.
Credo che il momento sia assolutamente solenne e non soltanto perché è doveroso quando si va a toccare la nostra Carta costituzionale. Il momento è solenne perché esiste un mondo fatto di milioni di praticanti che lo aspetta da tanti anni. E credo che questa occasione di rendere giustizia, merito e dignità a tutti coloro che hanno portato avanti il nostro mondo sportivo possa finalmente conoscere, con l'impegno di tutti, la sua consacrazione con il riconoscimento all'articolo 33 della Costituzione. Credo che non ci sia nessuno che voglia rivendicare protagonismi di parte, ma con orgoglio tutti possano dire quello a cui per anni si è lavorato e aspirato. Anch'io voglio dire che a destra c'è stata sempre una grande sensibilità nei confronti di questo mondo. Voglio ricordare che la prima proposta di legge costituzionale per il riconoscimento del valore dello sport fu presentata a metà degli anni Novanta dal compianto senatore Giulio Maceratini (Applausi), all'epoca Presidente del Gruppo di Alleanza Nazionale proprio in questo ramo del Parlamento.
È doveroso, da parte mia, ringraziare, oltre che tutti i parlamentari che hanno espresso un voto favorevole nei due rami del Parlamento, anche coloro che - tra la XVIII e la XIX legislatura - più di tutti hanno lavorato nelle Commissioni per trovare l'intesa che è conclamata in questo progetto di legge. Desidero, quindi, veramente ringraziare in maniera accorata il senatore Parrini, che era Presidente della Commissione affari costituzionali nella scorsa legislatura. Voglio ringraziare il nostro presidente Alberto Balboni, che è anche relatore in Aula. Voglio ringraziare l'onorevole Urzì, che è stato relatore alla Camera dei deputati. E voglio anche ringraziare coloro che nella scorsa legislatura, nel Comitato ristretto nella Commissione affari costituzionali, hanno svolto il lavoro di confronto - in particolare il senatore Claudio Barbaro e il mio Capogruppo Lucio Malan - che oggi ci consentono, in virtù di quel lavoro già avviato, di essere qui per questo voto finale che - ribadisco - dà dignità, riconoscimento e piena cittadinanza nella nostra società al mondo straordinario dello sport, che rappresenta uno dei racconti migliori della nostra Patria.
Si è voluto riconoscere l'attività sportiva in ogni sua forma, e quindi non soltanto lo sport competitivo, quello dei risultati, quello dei grandi campioni, che pure ci riempie di orgoglio e gioia e ci fanno sentire più italiani nei momenti delle vittorie, ma anche quello di tutti coloro che praticano lo sport perché intimamente convinti che rappresenti uno strumento eccezionale, lo strumento migliore per realizzare tanti obiettivi sociali; per fare in modo che in maniera trasversale, dai giovani ai più anziani, attraverso lo sport si possa costruire un modello nuovo e più positivo di comunità nazionale.
Per quanto riguarda i giovani, infatti, il Ministro sa benissimo che lo sport rappresenta l'arma migliore per tenerli lontani dalle devianze e da alcuni stili di vita di strada che rappresentano un grave rischio e un grave momento di socialità che viene poi agli onori della cronaca. Rappresenta inoltre lo strumento attraverso il quale realizziamo anche obiettivi di sanità pubblica, perché - diciamolo - lo sport fa bene e aiuta a tenere coinvolti, vivi e attivi anche coloro che hanno qualche anno in più, ma non rinunciano ad uno stile di vita sano.
Noi siamo convinti che le scelte che sono state fatte dal nuovo Governo e dal presidente Meloni, che peraltro ha voluto inserire nel programma elettorale il riconoscimento dello sport in Costituzione, insieme a tante altre iniziative che il Ministro ha già avviato, sono state scelte giuste. Innanzitutto, la creazione di un Ministero: non un Sottosegretario con delega, ma un Ministro per lo sport e i giovani, figlio di una visione. Allo stesso modo si è voluto fare in modo che questo aspetto di grande importanza sociale fosse al centro e non più marginale nelle politiche di sviluppo sociale di un Governo.
La scelta del Ministro parla di un uomo di sport, un uomo competente che ha dimostrato nei suoi precedenti incarichi di sapere di che cosa parla e che cosa fa. Sono d'accordo con tutti gli interventi che ho ascoltato: deve essere un punto di partenza, però, lo ricordo a tutti noi, finora questo punto di partenza non c'era stato, quindi stabiliamolo tutti insieme.
In conclusione, voglio ricordare a me stesso e a tutti, naturalmente annunciando il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia, le parole che furono pronunciate da un indimenticato presidente del CONI, Giulio Onesti, quando molti anni fa disse: «Una società moderna deve dare ai giovani la possibilità di conoscere lo sport facendoli uscire dalle gabbie di cemento e di ferro in cui li hanno rinchiusi gli errori dei grandi. E ci sembra opportuno che il privilegio di pochi divenga anche in Italia il diritto di tutti». Con questo voto tutti insieme possiamo consegnare queste parole alla storia e aprire una nuova era per questo mondo straordinario che ha dato tutto alla nostra Nazione. (Applausi).
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 138, primo comma, della Costituzione, dovendosi procedere alla votazione di un disegno di legge costituzionale, in sede di seconda deliberazione è richiesta la maggioranza assoluta dei componenti del Senato.
Accertamento del numero dei presenti
PRESIDENTE. Prima di procedere alla votazione finale del disegno di legge costituzionale n. 13-B, dispongo, ai sensi dell'articolo 107, comma 3, del Regolamento, l'accertamento del numero dei presenti.
(Segue l'accertamento del numero dei presenti).
Stante l'esito dell'accertamento testé condotto, procediamo alla votazione.
Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale n. 13-B (ore 16,49)
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo per la seconda deliberazione sul disegno di legge costituzionale, composto del solo articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva in seconda deliberazione con la maggioranza dei due terzi. (v. Allegato B).
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
PRESIDENTE. Comunico che è stato trasmesso dalla Camera dei deputati il seguente disegno di legge:
«Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 marzo 2023, n. 35, recante disposizioni urgenti per la realizzazione del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria» (705).
Discussione e approvazione della mozione n. 47 sul contrasto all'omofobia (ore 16,50)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00047, presentata dalla senatrice Maiorino e da altri senatori, sul contrasto all'omofobia. (Brusio).
Colleghi, capisco i festeggiamenti per aver raggiunto quasi l'unanimità sul precedente provvedimento, ma vi chiedo la gentilezza di lasciarci proseguire con l'andamento dei lavori.
Ha facoltà di parlare la senatrice Maiorino per illustrare la mozione.
MAIORINO (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, oggi è la Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia.
Promossa dal comitato internazionale per la Giornata contro l'omofobia e la transfobia, questa giornata è riconosciuta e celebrata dall'Unione europea e dalle Nazioni Unite.
L'obiettivo della giornata odierna è promuovere e coordinare eventi internazionali di sensibilizzazione e prevenzione per contrastare il fenomeno dell'omofobia, della bifobia, della transfobia, e possibilmente anche della maleducazione... (Brusio). (Applausi).
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, lasciate intervenire la senatrice.
MAIORINO (M5S). Lasciatemi dire che quest'Assemblea, scegliendo di discutere oggi di questa mozione in maniera unitaria, sta realizzando un grande evento di sensibilizzazione.
La scelta della data del 17 maggio non è certo casuale. È infatti in questo giorno che, nel 1990, l'Organizzazione mondiale della sanità rimosse l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali, specificando che non esiste alcuna devianza e alcuna patologia, ma che l'orientamento sessuale fa semplicemente parte dell'identità di ogni essere umano. Ebbene, nonostante siano passati trentatré anni da quella declassificazione, il cammino per l'affermazione della parità dei diritti delle persone gay, lesbiche, transgender, bisessuali o non binarie è ancora impervio e lungo.
Ancora oggi sono ben 71 i Paesi nel mondo che hanno leggi punitive contro l'omosessualità e gli orientamenti sessuali. Proprio il 21 marzo scorso il Parlamento dell'Uganda ha approvato una delle leggi più severe, che configura come reato l'attività sessuale consensuale tra adulti dello stesso sesso, prevedendo addirittura la pena di morte in alcuni casi e introducendo il carcere fino a vent'anni per le persone che si dichiarano omosessuali.
Purtroppo, però, è praticamente tutto il continente africano a non essere un luogo sicuro; non è esattamente il miglior luogo dove nascere se si è gay, lesbiche o transgender.
In Mauritania, Sudan, Nigeria settentrionale e Somalia meridionale è prevista la pena di morte e - come riportano i dati di Amnesty International - anche in altri Paesi l'omosessualità è considerata un reato ed è punita con il carcere. Le leggi più severe sono in Gambia, Sierra Leone e nell'area centro africana (Uganda, Kenya, Tanzania, Zambia), dove è previsto persino l'ergastolo. Ci sono poi Stati, come l'Eritrea e il Sud Sudan, in cui le persone a causa del loro orientamento sessuale possono subire condanne dai sette ai dieci anni. La Libia e il Camerun prevedono la detenzione fino a cinque anni, il Marocco la detenzione fino a tre anni, così come in Ghana, Guinea, Togo e Tunisia. In Algeria e Ciad il reato è punito con due anni di carcere, in Liberia e Zimbabwe con uno; in molti dei Paesi menzionati sono previste anche sanzioni economiche e multe in aggiunta alla detenzione. La situazione non è certo migliore in molti Paesi arabi: in Iran è prevista la flagellazione, in Arabia Saudita la lapidazione, negli Emirati Arabi Uniti la pena di morte. La situazione è drammatica anche in Afghanistan, soprattutto dopo il ritorno al potere dei talebani.
Il motivo per cui oggi siamo qui è che, il 18 dicembre 2008, 66 Stati hanno sostenuto una dichiarazione dinanzi all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, esortando gli Stati ad adottare tutte le misure necessarie, in particolare legislative o amministrative, per garantire che l'orientamento sessuale e l'identità di genere non possano in alcun caso costituire la base per sanzioni penali, in particolare esecuzioni, arresti o detenzioni. Il 4 maggio 2015 l'ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha raccomandato agli Stati di rivedere il loro diritto penale al fine di sopprimere i reati relativi a comportamenti sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso, ordinare una moratoria immediata sulle pertinenti azioni penali e cancellare tali reati dai casellari giudiziari delle persone condannate.
Ecco dunque perché siamo qui ed ecco perché voglio, innanzitutto, ringraziare tutti voi, colleghe e colleghi di tutti gli schieramenti e Gruppi politici presenti qui dentro. So bene che, per raggiungere questo testo unitario, tutti abbiamo dovuto rinunciare a qualcosa che riteniamo importante e abbiamo dovuto rinunciare all'orgoglio politico di differenziarci. Abbiamo rinunciato a qualcosa di importante, ma l'abbiamo fatto per raggiungere qualcosa di fondamentale: l'impegno del Governo a sostenere, nelle competenti sedi istituzionali europee ed internazionali, un'ampia coalizione di Stati per promuovere la depenalizzazione universale dell'omosessualità, a garanzia del rispetto dei diritti umani universali in cui tutte e tutti noi crediamo.
Voglio ringraziare infine tutte le associazioni che si battono per i diritti LGBT in Italia, perché senza il loro sostegno questo Senato non avrebbe raggiunto oggi questo risultato. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
È iscritta a parlare la senatrice Licheri Sabrina. Ne ha facoltà.
LICHERI Sabrina (M5S). Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, rappresentanti del Governo, ribadiamolo quindi: il 17 maggio di ogni anno si celebra in tutta Europa la giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia, per denunciare ogni forma di violenza legata all'orientamento sessuale. Si tratta di una data con un forte valore simbolico e storico: è il giorno in cui, nel 1990, l'Organizzazione mondiale della sanità rimosse l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali, specificando che non esiste nessuna devianza e patologia, ma che l'orientamento sessuale fa semplicemente parte dell'identità di ogni essere umano.
La prima considerazione che viene in mente è che la maggior parte di noi è nata ed è cresciuta in un mondo che considerava l'omosessualità una malattia mentale. Questo ci dà la misura del cammino che, come società, dobbiamo fare per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione. Sul piano internazionale (quello a cui si riferisce questa mozione), trent'anni dopo quella declassificazione il cammino per l'affermazione della parità dei diritti delle persone omosessuali è ancora più lungo e difficile. Ad oggi 71 Paesi hanno leggi punitive contro l'omosessualità. Da ultimo, il parlamento dell'Uganda ha approvato uno dei più severi disegni di legge al mondo, una legge fermamente condannata dal Parlamento europeo, una legge che Amnesty International ha definito spaventosa, ambigua e formulata in modo vago. Questo provvedimento stabilisce pene atroci per i reati legati all'omosessualità, sino ad arrivare alla pena di morte per omosessualità aggravata. Prevede anche l'obbligo di denuncia delle relazioni omosessuali da parte della famiglia e della comunità.
In Nigeria le persone omosessuali vengono condannate alla lapidazione. Sicuramente, come abbiamo ribadito, il continente africano è quello con leggi più severe, con pene che variano dalle condanne dai sette ai dieci anni fino alla condanna all'ergastolo e fino alla pena di morte.
La situazione non è migliore in Afghanistan, dove è prevista la flagellazione e la lapidazione. Anche laddove il codice penale non prevede formalmente la pena di morte, non è raro vedere uomini e donne uccisi dalle milizie o essere condannati dai giudici in base alla sharia, come in Iraq. Capita anche che le persone siano condannate per il semplice fatto di aver supportato i diritti della comunità LGBTQIA+. In Iran, due donne sono state condannate a morte in quanto colpevoli del reato di corruzione sulla terra, ai sensi dell'articolo 286 del codice penale islamico. Senza considerare tutte quelle persone impiccate in piazza, la cui colpa era quella di amare qualcuno del proprio sesso.
In un contesto internazionale dove si fa fatica ad affermare i diritti delle persone omosessuali, che cosa possiamo fare? Come rappresentanti delle istituzioni abbiamo il dovere di chiederci quale sia il nostro ruolo in tutto questo e in che modo il nostro Paese può agire nel contesto internazionale. Non possiamo di certo stare a guardare e non possiamo far finta che questi avvenimenti siano lontani e siano a noi estranei, perché, in questi casi, stare a guardare senza condannare queste brutalità equivale ad avallarle.
Abbiamo l'obbligo etico di condannare. Cosa possiamo fare? Oggi sicuramente una cosa possiamo farla. Oggi è un'ottima giornata. Oggi è la giornata in cui quest'Aula si impegna a proteggere le persone omosessuali da qualunque forma di violenza (Applausi) anche prevedendo, in accordo con altri partner internazionali, delle attività diplomatiche volte a modificare la legislazione di quei Paesi che annoverano nei propri ordinamenti dei trattamenti non rispettosi della dignità umana, perché è di questo che stiamo parlando: agire sul piano internazionale con passi concreti, piccoli, certo, ma costanti. L'obiettivo principale deve essere quello di agire per promuovere la depenalizzazione universale delle condotte relative ai rapporti consenzienti tra adulti dello stesso sesso. Le Nazioni Unite, a più riprese, nel 2008 e nel 2015, si sono mosse in questa direzione.
In questa direzione va la mozione che discutiamo oggi e nel votarla, pensando a Paesi in cui la libertà sessuale è negata, dobbiamo avere l'umiltà di rivolgere lo sguardo anche alle nostre comunità, anche alla nostra società, dove l'orientamento sessuale non è reato, è riconosciuto quale espressione dell'identità personale, ma dove, tuttavia, non sono estranei gli episodi di discriminazione, talvolta di violenza morale e fisica.
Utilizziamo, allora, questa occasione per riflettere anche sulle forme di diffusione di una cultura di libertà e di non discriminazione, su cui anche il nostro Occidente non può considerarsi arrivato. La Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, che tutti noi conosciamo come "Commissione Segre", di cui ho l'onore di fare parte, può costituire una importante sede di confronto per valutare l'individuazione di una strategia comune a tutte le forze politiche.
La mozione di oggi, sottoscritta in maniera trasversale, è un ottimo segnale, perché questo compito di intervenire a livello internazionale non può e non deve essere il manifesto di questo o di quel partito. La tutela dei diritti umani è patrimonio di tutte le forze politiche e democratiche e deve essere un minimo comune denominatore di tutti coloro che si riconoscono nei valori della nostra Costituzione.
Con la mozione in oggetto chiediamo che il Governo si impegni a sostenere, nelle competenti sedi istituzionali internazionali, una ampia coalizione di Stati per promuovere la depenalizzazione universale degli orientamenti sessuali, a garanzia del rispetto dei diritti umani universali. Lo chiediamo con forza e con convinzione, consapevoli di dover vigilare sul contrasto ad ogni forma di discriminazione. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Camusso. Ne ha facoltà.
CAMUSSO (PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli colleghe ed onorevoli colleghi, come è stato appena ricordato, oggi è il 17 maggio, Giornata mondiale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia. Ovvero potremmo dire che è la giornata mondiale in cui ci accorgiamo che l'orientamento sessuale e l'identità di genere sono dei diritti umani e che come tali vanno riconosciuti.
Nonostante l'Organizzazione mondiale della sanità nel 1990 - trentatré anni fa - dichiarasse che l'omosessualità non può essere annoverata tra le malattie mentali e veniva quindi espunta dalla lista, mentre veniva riconosciuto che l'orientamento sessuale fa parte dell'identità di ogni persona e come tale non è criticabile e non è sottoponibile a nessun trattamento, è facile purtroppo constatare come in molta parte del mondo questo principio non sia ancora entrato, non solo nel comportamento magari dei Governi, ma anche nell'orientamento comune. Molte sono, inoltre, ancora le forme di tortura, perché in tal modo andrebbero definite - e sono riportate nella mozione - le reazioni che ci sono, le forme di privazione e di punizione.
Seppur nel nostro Paese stiamo sicuramente meglio - non abbiamo la pena di morte per fortuna, non usiamo le frustate come sistema di educazione delle persone per fortuna, sono tutti passi di civiltà che abbiamo fatto - questo non ci impedisce, in quest'Aula, di dirci che dobbiamo guardare al fatto che l'odio nel nostro Paese circola abbondantemente. (Applausi). Circola l'odio nei confronti di coloro che sono diversi e viviamo come differenti; circola nei social, nel linguaggio pubblico e devo dire che spesso sottovalutiamo come nel discorso pubblico, anche di persone importanti che rappresentano opinioni o istituzioni nel nostro Paese, quando poi si parla per pregiudizi si determinano dei danni dal punto di vista del rispetto e del riconoscimento del mondo. Quindi in realtà si cade esattamente nelle forme di persecuzione, di omofobia, di bifobia e transfobia.
Forse allora dobbiamo interrogarci sul perché succede tutto questo e sul perché abbiamo ancora difficoltà a rispettare chi è diverso da noi stessi, perché, nel rifletterci nell'altro, abbiamo bisogno di avere la conferma che è uguale e non gli riconosciamo eguaglianza. È una paura che ci fa determinare poi dei comportamenti che sfociano ancora nell'esistenza di forme di violenza e di oppressione nei confronti di chi è diverso da noi. Peraltro, come abbiamo visto, giustamente chiediamo agli altri Paesi di rispettare i diritti, ma tuttora non abbiamo una legge che condanni l'omofobia, la bifobia e la transfobia: non siamo riusciti a farla. (Applausi).
In questi giorni abbiamo scoperto che, tra le tante paure che abbiamo rispetto a quelli differenti da noi, abbiamo anche la paura di guardare in faccia i bambini e le bambine e chiediamo loro che origine hanno e non gli riconosciamo uguaglianza di diritti, nonostante siano appunto dei bambini e delle bambine.
Siamo noi allora ad avere un problema di diversità perché, se non riusciamo ad ammettere che un diritto è tale se è universale e che un diritto non è un dovere, se non capiamo che nel momento in cui si riconoscono a tutti i diritti, non ci si obbliga a comportamenti che magari non sono nelle nostre corde, noi continuiamo a confondere questi due aspetti. Pensiamo che riconoscere un diritto a chi è diverso diventi in qualche modo un vincolo per i nostri comportamenti; ma allora abbiamo un problema, sia con la definizione dei diritti umani, ma direi - come ci ha ricordato il Presidente della Repubblica in queste ore - anche con l'articolo 3 della Costituzione (Applausi), che ci dice che dobbiamo rimuovere tutti gli ostacoli affinché le persone siano in uguaglianza.
Poco fa abbiamo votato, e l'Aula ha grandemente festeggiato, l'inserimento dello sport nella nostra Carta costituzionale. Ebbene, dobbiamo sapere che, anche se parliamo di sport, ci sono persone che, nel percorso di transizione o al completamento del loro percorso di transizione, si vedono negare il diritto e la libertà di continuare a fare attività sportiva, perché c'è chi ha paura di riconoscere che ci sono delle differenze nei percorsi che vengono fatti, che non vincolano noi, ma che vanno riconosciuti.
Allo stesso modo qualche volta abbiamo paura di riconoscere che, se c'è un percorso di transizione, questo non solo ha degli effetti sui cosiddetti diritti civili, ma ha dei concreti effetti sui diritti sociali. Dobbiamo dirci che, se si è persone trans, è più difficile avere un lavoro? Possiamo dirci che, se si è persone trans, è più difficile avere il riconoscimento del proprio sentire e, quindi, l'uso dell'alias, ma si è costretti a lunghi percorsi?
In tutti questi casi qual è la ragione che lo determina, se non la nostra paura di riconoscere comportamenti diversi come altrettanto legittimi? E allora credo che in questo giorno dobbiamo guardare al resto del mondo, ma guardare anche a come siamo noi stessi, a come la separazione che troppo spesso si fa tra diritti civili e diritti sociali in realtà non veda come il fatto che non si riconoscano a tutti gli stessi diritti ha effetti sul terreno civile, ma anche sul terreno sociale, del lavoro e della propria convivenza. L'elenco dei Paesi che abbiamo giustamente proposto nella mozione, ci rimanda esattamente a questo, cioè a delle forme di punizione nella negazione degli orientamenti sessuali, dell'identità di genere e della libertà delle persone, ma anche di come tutto questo poi si traduca nel fatto che si vogliono marginalizzare ed emarginare persone che avrebbero invece diritti.
Permettetemi di sottolineare che in quel lungo elenco ce ne sono alcuni di Paesi che parlano anche a noi, che parlano anche alle scelte che sono state fatte negli anni dalle grandi coalizioni di cui noi facciamo parte e che, forse, hanno avuto l'esito più infausto che si poteva avere. Io non posso in questa giornata non rivolgere un pensiero agli afgani, alle donne afgane e alle persone LGBTQIA+ in Afghanistan perché sono le vere vittime di quell'abbandono che abbiamo determinato nell'agosto di qualche tempo fa. (Applausi).
Così come non possono rivolgere un pensiero ai ragazzi e alle ragazze dell'Iran che continuano, nonostante su molti di loro sia caduto il silenzio, una lotta per la loro libertà, che è fatta innanzitutto esattamente della stessa cosa: riconoscere il loro libero diritto di essere come vogliono essere e non avere condizionamenti e vincoli. Eppure, in quel Paese, di giorno in giorno aumentano le condanne a morte e sono tutte condanne a morte di persone che hanno semplicemente cercato di affermare un loro diritto. Faccio questo ragionamento perché noi giustamente chiediamo al Governo di sostenere nelle sedi istituzionali europee ed internazionali gli orientamenti che l'Organizzazione delle Nazioni Unite ed i responsabili dei diritti umani hanno sostenuto e, quindi, il fatto che ci sia la promozione della depenalizzazione universale delle condotte relative ai rapporti consensuali tra persone adulte dello stesso sesso e la garanzia del rispetto dei diritti umani universali.
Vorrei dire però al Governo che serve una cosa in più, che è quella di avere il coraggio di dire che la qualità del riconoscimento delle libertà delle persone è parte della politica internazionale: che qualche volta bisognerebbe avere il coraggio di non considerare sicuri Paesi che magari sono alleati, ma poi concretamente nel loro territorio esercitano la repressione. Cosa è un Paese sicuro? Forse dobbiamo definirlo esattamente alla luce del fatto che non c'è Paese sicuro se le persone non sono libere di esprimere il loro orientamento sessuale, la loro identità di genere e di venir riconosciute come persone, di cui non si deve aver paura e tantomeno che si possono perseguitare. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Salutiamo gli studenti del Dipartimento di scienze politiche dell'Università degli Studi «Federico II» di Napoli. Benvenuti. (Applausi).
Ripresa della discussione della mozione n. 47 (ore 17,13)
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulla mozione presentata.
ROCCELLA, ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. Signor Presidente, onorevoli senatori, credo che questa sia una di quelle giornate nelle quali dobbiamo essere particolarmente contenti e direi fieri ed orgogliosi di far parte del mondo libero, di vivere in un Paese solidamente democratico, che ha a cuore la libertà dei singoli cittadini in tutti gli ambiti in cui questa libertà si può esprimere e concretizzare.
La mozione che i Gruppi parlamentari hanno proposto all'approvazione di quest'Aula - ed è davvero un ottimo segnale che sia un atto unitario - ci ricorda che cosa accade fuori dai confini dell'Europa e spesso a poca distanza dai nostri confini. Dovremmo ricordarcene sempre.
Dovremmo ricordarcene quando le battaglie di libertà che si combattono in tante parti del Pianeta escono fuori dai radar della nostra agenda; dovremmo ricordarcene quando, troppo spesso, noi stessi siamo inclini a sottovalutare o addirittura in alcuni casi a disprezzare la nostra cultura, la nostra tradizione, la nostra identità e magari non sottoponiamo altre culture allo stesso vaglio critico; dovremmo ricordarcene quando mettiamo in dubbio la nostra collocazione nel mondo.
Questa Giornata ci ricorda che il corpo è fondamentale e che la libertà riguarda ognuno di noi come persona e quindi, in primo luogo, riguarda il nostro corpo. Abbiamo ricordato in altre occasioni come sia importante la libertà delle donne in Iran e in Afghanistan - è stato ricordato in quest'Aula anche in questo momento - tanto che, per difendere la semplice scelta di non indossare il velo o di sciogliere i capelli, le ragazze e le donne sono disposte a lottare fino a rischiare la vita.
Ricordiamo oggi che è fondamentale ovunque la libertà sessuale delle persone, di ogni persona adulta e consenziente, qualsiasi sia la sua inclinazione, qualsiasi sia il suo orientamento, qualsiasi sia la persona che decide di amare, e che dobbiamo lottare contro ogni discriminazione, violenza e pregiudizio in questo campo. Questa libertà non dobbiamo soltanto tenercela stretta, ma ogni giorno difenderla nel nostro Paese e nel mondo: questo Governo si impegna in tal senso con decisione.
Abbiamo fatto un lungo percorso sulla strada della libertà delle scelte affettive e sessuali, se confrontiamo la situazione che viviamo oggi con quella di pochi decenni fa: è un fatto consolante su cui bisogna continuare a lavorare, perché è importante avere anche la piena consapevolezza del cambiamento culturale che è avvenuto, per poterlo valorizzare, ampliare e difendere; perché lungo la strada della libertà si può e si deve sempre fare di più; perché in Italia ogni persona, oltre ad essere libera, deve anche sentirsi pienamente libera.
Il Governo esprime parere favorevole sulla mozione sul contrasto all'omofobia n. 47, a firma dei senatori Maiorino, Malan, Bazoli, Romeo, Scalfarotto, Ronzulli, Unterberger, Biancofiore e De Cristofaro. (Applausi).
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione.
DE POLI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE POLI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, colleghi, oggi, 17 maggio, ricorre la Giornata internazionale contro l'omofobia. Da quest'Aula si leva un messaggio di giustizia e di equità sociale, credo senza precedenti. Il 17 maggio è una giornata che ha un forte valore simbolico e storico. Infatti, trentatré anni fa l'Organizzazione mondiale della sanità rimuoveva l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Essere omosessuali non è una malattia; essere omosessuali non è - e non può essere, neppure - considerato un crimine.
In questo mio intervento vorrei richiamarmi alle parole di sua santità Papa Francesco, che più volte nel corso del suo pontificato ha richiamato la cultura del rispetto dell'altro. Ogni persona ha dignità. Storica la sua prima frase pronunciata nel 2013 all'alba del suo pontificato: «Chi sono io per giudicare?» (Applausi). A gennaio scorso abbiamo ascoltato tutti con profonda attenzione il suo appello per la depenalizzazione dell'omosessualità in tutto il mondo. Infatti, nonostante siano passati trentatré anni da quel 17 maggio, ancora oggi settantun Paesi del mondo hanno leggi punitive contro gli orientamenti sessuali. In Uganda - ma è solo un esempio - due mesi fa il Parlamento ha approvato una legge che punisce con vent'anni di carcere le persone che si dichiarano omosessuali, e introduce ulteriormente la pena di morte in caso di determinate aggravanti. Questo non succede solo in Uganda, purtroppo: in Africa situazione simili si registrano anche in Mauritania, in Sudan, in Nigeria, in Somalia.
In Afghanistan, ad esempio, dopo il ritorno al potere dei talebani, vige la legge la legge della sharia. A causa della sharia, i diritti delle persone vengono quotidianamente calpestati. Morire schiacciati da un muro alto tre metri o, in alternativa, essere lapidati: è questa la pena di morte prevista. Apro una breve parentesi: a Kabul e in tutto il Paese, secondo le denunce di autorevoli fonti (tra cui Amnesty International), il Governo talebano ha messo in campo tutta una serie di misure contro le donne e persino le bambine: per loro è vietato andare a scuola, in palestra, negli hammam o in altre parti. Per loro, donne e bambine, è vietato - in una parola - vivere; anche per le persone omosessuali purtroppo è ancora così.
I diritti inalienabili appartengono a tutti. Ce lo dice a chiare lettere la nostra bellissima Costituzione. Faccio riferimento all'articolo 3 della nostra Carta, che prevede il principio dell'uguaglianza. Al primo comma si stabilisce il concetto di uguaglianza formale, ma il secondo comma, che introduce il concetto di eguaglianza sostanziale (su cui mi soffermerò a breve), è il cuore del principio che sta alla base di tutto: la pari dignità tra le persone. (Applausi). Ciascuno di noi ha attitudini diverse, talenti diversi; sappiamo innanzitutto di essere differenti. Allora la domanda è: siamo davvero uguali? Assolutamente no. Ognuno di noi ha il proprio profilo originale, ha un bagaglio che va a influire nel percorso della propria vita. L'uguaglianza tra le persone è basata sul valore della dignità: la pari dignità di cui parla la nostra Costituzione. Ogni persona è unica e irripetibile.
Occorre sviluppare gli anticorpi contro una cultura che considera alcune vite di serie A e altre di serie B. Siamo pronti: su certi temi dobbiamo essere tutti uniti, non è il tempo della retorica sterile; siamo per la cultura del rispetto dell'altro più volte richiamata dal Pontefice. Questa cultura del rispetto dell'altro va tradotta però in azioni concrete. La parola chiave è proprio questa: rispetto. Non basta, infatti, la sola tolleranza; serve il rispetto, che significa riconoscere l'altro non come estraneo, ma come parte di sé stesso. Ribadisco che si tratta di rispetto, perché nessuna appartenenza rinunci alla propria identità.
Per questo ho citato entrambi i commi dell'articolo 3 della nostra Costituzione. Il secondo comma di questo articolo, infatti, afferma chiaramente che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena ed effettiva uguaglianza. I diritti sono di tutti, nessuno escluso. Dico questo a prescindere dalle posizioni politiche e dai valori in cui noi crediamo fortemente, come ad esempio quelli della famiglia e della maternità; temi su cui possiamo certamente assumere posizioni differenti. Questa è la nostra cultura politica e ne siamo fieri. Chiaramente siamo perché ci siano una mamma e un papà, siamo contro l'utero in affitto e contro chi promuove la maternità surrogata, soprattutto perché queste realtà calpestano i diritti delle donne. Per noi al primo posto c'è la tutela dei bambini: su questo punto, nel rispetto delle differenze, rivendichiamo con forza la nostra identità.
Questo tuttavia non ci impedisce di dire con forza che siamo contro la cultura dell'odio e dell'intolleranza. Condanniamo un solo orientamento, quello di chi discrimina, perché discriminare vuol dire costruire muri e seminare paura e noi questo non lo vogliamo. Per questo oggi, come Gruppo Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE, voteremo convintamente a favore della mozione condivisa da tutti su questo importante tema. (Applausi).
CUCCHI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUCCHI (Misto-AVS). Signor Presidente, la Giornata internazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la transfobia, la bifobia è l'occasione per ribadire il nostro rifiuto assoluto di ogni forma di discriminazione e di intolleranza e dunque per riaffermare la centralità del principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
Questa non può che essere l'occasione per affermare il nostro doveroso e comune impegno a rispettare, proteggere e realizzare il pieno ed equo esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali.
Colleghe e colleghi, questa più di altre è una ricorrenza che ha senso riempire di contenuto. È infatti innegabile che a diciotto anni dall'istituzione della Giornata internazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia e a trentatré anni dalla storia data del 17 maggio 1990, quando l'omosessualità venne rimossa dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall'Organizzazione mondiale della sanità, c'è ancora tantissimo da fare. Orientamento di genere e identità sessuale sono ancora ai primi posti tra le cause di discriminazione negli spazi pubblici, sul luogo di lavoro e persino in famiglia.
I discorsi d'odio sono un fenomeno endemico nel nostro Paese e non ci è concesso di abbassare la guardia. Si contano più di 2 miliardi di persone che vivono in Paesi in cui l'omosessualità è illegale. Per le giurisdizioni di 11 Paesi le relazioni consensuali tra persone dello stesso sesso sono ancora passibili di pena capitale. Se è innegabile che negli ultimi decenni si siano riscontrati segni di progresso a livello globale e siano stati fatti passi avanti anche nel nostro Paese - penso alle unioni civili, ad esempio - è intollerabile che continuino ad essere consentite, talvolta legittimate discriminazioni ed esclusioni a causa dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere.
Abbiamo sottoscritto la mozione in discussione oggi perché riteniamo un fatto importante che unitamente il Senato prenda posizione contro discriminazioni che riteniamo del tutto intollerabili. Eppure - diciamolo chiaramente - questo testo prevede davvero il minimo sindacale e dispiace moltissimo constatare che il Parlamento, ancora una volta, dimostri di essere drammaticamente indietro rispetto al Paese. Non è forse ora di approvare finalmente una legge contro i crimini d'odio fondati su sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità? Non è forse pronto il nostro Paese per il matrimonio egualitario? Non è forse ora di riconoscere a singoli e coppie non etero il diritto di adottare? Non è forse ora di rivedere tutta la materia della fecondazione assistita e della gestazione per altri? Noi pensiamo di sì. Pensiamo che l'altro da noi, la diversità, costituisca sempre un arricchimento. Odio, disprezzo, discriminazioni, esclusione nei confronti di ciò che si ritiene diverso da sé altro non sono se non una forma di violenza che genera regressione e spinge verso fanatismi inaccettabili. Le discriminazioni e le parole d'odio pesano nella vita di tante, troppe persone, sono catene che le tengono legate senza dar loro la possibilità di esprimersi, di essere sé stesse, di contribuire alla vita sociale, culturale ed economica della nostra società.
Non si può far finta di niente, colleghi. Non possiamo sminuire. Ricordiamo che le parole umiliano, legittimano la violenza e talvolta uccidono. E certi discorsi fatti di recente anche da autorevoli esponenti della maggioranza contribuiscono a creare il terreno, l'humus dentro il quale attecchiscono discriminazione e violenza. La ferita alla libertà della singola persona offende la libertà di tutti e purtroppo non sono pochi gli episodi di violenza morale e fisica che ogni giorno nel nostro Paese colpiscono la vittima, ma colpiscono anche tutte e tutti noi. Crediamo, invece, che sia indispensabile educare a una cultura della non discriminazione, perché il riconoscimento di ogni individualità è la base sulla quale si costruisce il nostro civile vivere collettivo. E - badate bene - il rispetto dei diritti di ogni persona, l'uguaglianza tra tutti i cittadini sancita dalla nostra Costituzione e condivisa dagli ordinamenti internazionali che abbiamo fatto nostri non sono derogabili in nessun modo. A ribadirlo l'anno scorso per l'ennesima volta, di fronte ai numeri ancora terribili dei reati d'odio - accertati addirittura 1.445 - il presidente Mattarella. Questo Parlamento non può, non deve restare indietro: deve combattere la discriminazione e la violenza, i discorsi di odio basati sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere. Quanto a noi, continueremo a impegnarci per promuovere misure legali, politiche e finanziarie di lotta contro la discriminazione in cooperazione con la società civile. L'uguaglianza, il rispetto della dignità e il rispetto della diversità sono valori centrali, imprescindibili. Ciascuno dovrebbe liberamente poter essere sé stesso e amare chi ha scelto senza paura. Le attitudini personali e l'orientamento sessuale non possono costituire motivo per aggredire, schernire, negare il rispetto dovuto alla dignità umana, perché laddove ciò accade vengono minacciati i valori morali su cui si fonda la stessa convivenza democratica.
È con l'auspicio che alle parole che sentiremo oggi possano seguire finalmente fatti concreti e provvedimenti giusti che noi di Alleanza Verdi e Sinistra voteremo a favore della mozione. (Applausi).
UNTERBERGER (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
UNTERBERGER (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, colleghe e colleghi, signora Ministra, è molto positivo che tutti i Gruppi assieme sottoscrivano una mozione per impegnare il Governo a promuovere la depenalizzazione universale delle condotte relative ai rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso.
Come spiegato bene nella mozione, ancora 71 Paesi, soprattutto arabi e africani, prevedono leggi punitive contro l'omosessualità. L'ultimo rapporto di Amnesty individua nelle violenze contro le persone LGBT una delle principali forme di violazione dei diritti umani, sia essa legata al piano giuridico, sia essa una forma di discriminazione culturalmente radicata e rafforzata da una politica di estrema destra.
Non dobbiamo neppure uscire dai confini dell'Europa per osservare discriminazioni deliberate dall'alto: lo scorso anno, solo grazie alle grandi mobilitazioni internazionali e dell'opinione pubblica, in Ungheria non è passato il referendum sulla legge del Governo Orban che equiparava l'omosessualità alla pedofilia. In Polonia ancora oggi ben 79 unità amministrative si dichiarano zone libere dalle persone LGBT. Molte altre sono state costrette a ritirare la risoluzione solo dopo le pressioni della Commissione europea. Purtroppo, si tratta proprio dei Paesi di Visegrad, grandi amici del Governo italiano.
Purtroppo anche questo Governo non è senza peccato. Discrimina le famiglie omogenitoriali, impedendo ai Comuni di iscrivere il genitore non biologico nel registro di stato civile. Una famiglia è composta da un padre e una madre, si continua a ripetere e l'abbiamo sentito oggi anche in quest'Aula, ma cos'è questa frase se non una discriminazione per le migliaia di coppie omosessuali con figli che vivono in Italia? (Applausi). Soprattutto, è una discriminazione dei loro figli da parte di un Governo i cui esponenti sottolineano la loro straordinaria sensibilità ai temi dell'infanzia. Una discriminazione che la Corte costituzionale, già con sentenza n. 32 del 2021, aveva chiesto di eliminare.(Applausi).
Inoltre, l'Italia non ha ancora una legge che punisce l'istigazione all'odio contro gli omosessuali, una legge che è stata introdotta nella maggior parte dei Paesi europei e che è essenziale per offrire uno strumento di difesa nell'epoca in cui sui social media si animano vere e proprie campagne di istigazione all'odio e alla violenza contro le minoranze sessuali e le donne. Insomma, anche da noi ci sarebbe molto da fare. Oltre a chiedere in maniera unanime che l'omosessualità venga depenalizzata in tutto il mondo, una cosa che trovo assolutamente positiva, facciamo dei passi in avanti anche in Italia, dove tutto dipende da noi. Riprendiamo il disegno di legge contro l'omotransfobia e facciamo finalmente un provvedimento che garantisca gli stessi diritti ai figli delle famiglie omogenitoriali. (Applausi).
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 17,40)
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Signora Presidente, signora Ministra, colleghe e colleghi, anch'io esprimo la soddisfazione mia e del mio Gruppo per essere riusciti a mettere insieme una mozione unitaria e poter oggi, nella Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia, prendere una posizione in cui il Parlamento chiede solennemente al Governo di fare una cosa importante, cioè di mettersi alla testa di quei Paesi che sono contro la criminalizzazione dell'omosessualità, della bisessualità e della transessualità in tutto il mondo e chiederne la depenalizzazione.
Penso che sia un impegno importante che il Governo si assume e noi come Parlamento dovremmo pungolare il Governo in questa direzione e verificare che l'azione sia coerente con questo impegno. Lo dico perché, giustamente, la mozione che abbiamo sottoposto e che voteremo quest'oggi si dilunga moltissimo sulla situazione in Paesi come quelli dell'Africa o del Medio Oriente, dove le violazioni dei diritti umani si concentrano anche nei confronti delle persone omosessuali, con pene ovviamente contrarie all'umanità; sono pene degradanti, che ripugnano a un Paese giuridicamente civile come il nostro. Tuttavia, non c'è soltanto un'omofobia di Stato nei Paesi africani come l'Uganda - abbiamo parlato della legge recentissima, del marzo 2023, quindi la situazione va anche peggiorando - o nel Medio Oriente. Esiste un'omofobia di Stato anche in Europa.
Sappiamo bene, per esempio, che in Russia ci sono leggi molto pesanti e molto gravi che condannano quella che viene chiamata propaganda dell'omosessualità.
Sappiamo che nell'Unione europea esistono Paesi, come l'Ungheria o come la Polonia, che hanno leggi assolutamente inaccettabili. Pensiamo alla famosa propaganda dell'Ungheria. Tra l'altro, ci sarebbe stata un'occasione, signora Ministra, che l'Italia ha perso: quella di costituirsi insieme ad altri Paesi davanti alla Corte di giustizia che aveva aperto una procedura di infrazione contro l'Ungheria. L'Italia, purtroppo, non si è unita ai Paesi che hanno sostenuto l'azione della Commissione europea. Penso che dopo la mozione di oggi questo chiaramente non accadrà più, signora Ministra.
Tornando alla Russia, in quel Paese c'è addirittura chi, come il patriarca Kirill, dà la colpa della guerra e dell'invasione dell'Ucraina al fatto che nei Paesi occidentali - grazie al cielo e grazie alla democrazia e allo Stato di diritto - le persone omosessuali hanno diritto di vivere libere, come lei ha detto, signora Ministra.
Oggi è la giornata contro l'omofobia e noi dobbiamo, anche giustamente, in questa alta sede istituzionale, fare un po' i conti con la situazione del nostro Paese, dove quella libertà di cui lei ha parlato, signora Ministra, non è ancora conquistata pienamente.
Abbiamo fatto un grande passo in avanti con la legge sulle unioni civili, che nel 2016, proprio in questi giorni di maggio fu approvata, e che è servita molto più di tante leggi penali per far passare l'idea nella società che una coppia di uomini o di donne che si amano vada celebrata nella nostra comunità come qualsiasi famiglia che nasce. Purtroppo, però, non abbiamo ancora completato quel tassello che ci manca e che ancora oggi ci fa stare in questo libro, nel rapporto di Amnesty International. Mi riferisco a una legge che condanni l'odio, la discriminazione e la violenza nei confronti delle persone omosessuali, bisessuali e trans.
Glielo dice, signora Ministra, un parlamentare che non è un particolare tifoso delle norme penali per risolvere le questioni; non penso sia quello lo strumento. Eppure, noi abbiamo nel nostro ordinamento l'articolo 604 del codice penale, che condanna la discriminazione, l'odio e la violenza per motivi etnici, religiosi, nazionali, razziali; quindi, il nostro ordinamento conosce le norme antidiscriminatorie, e non si capisce perché un pezzo del mondo, che pure soffre di discriminazioni storiche, non venga coperto esattamente dalla medesima legge e dal medesimo articolo 604 del codice penale. (Applausi).
Abbiamo perso una grande occasione nella scorsa legislatura per la sciagurata scelta di venire a contarci in quest'Aula quando sapevamo benissimo che non avevamo i numeri, perché non eravamo andati sotto di un voto a scrutinio palese nel mese di luglio e andare a ottobre a uno scrutinio segreto era un suicidio, forse voluto. Però, signora Ministra, mi aspetto di vedere quelle aperture che il centrodestra fece in quell'occasione - quando ci invitavate a trattare per arrivare a una legge equilibrata - anche in questa legislatura. È lei, in quanto Ministra delle pari opportunità, a doversi fare portatrice e leader di questo processo.
Che fine hanno fatto le proposte del senatore Ostellari, che oggi è il sottosegretario al Ministero della giustizia? Guardiamole insieme, discutiamone e cerchiamo di capire se riusciamo a dare questa libertà, che è anche sicurezza, signora Ministra.
Essere liberi per le persone LGBT significa anche vivere sicuri, e questa sicurezza ancora non l'abbiamo. Mi lasci dire un'altra cosa, e mi avvio alla conclusione. La libertà, quel concetto che ella, signora Ministra, ha evocato e che è caro al nostro cuore, non può esistere senza l'uguaglianza: si è liberi e uguali; non si può essere liberi e basta. Quindi l'omofobia va combattuta non soltanto quando è un cazzotto in un occhio mentre cammini per strada mano nella mano con il tuo compagno; l'omofobia non è soltanto la discriminazione sul lavoro o essere apostrofati per strada con parole volgari. Uguaglianza è anche sconfiggere per sempre l'idea, più diffusa di quanto non pensiamo, che le persone omosessuali sono meno delle persone eterosessuali, che sono per loro natura meno capaci e meno degne di accedere a certi istituti giuridici. Le faccio un esempio: come è possibile che in tutta Europa e nei Paesi confinanti con l'Italia (la Slovenia, la Svizzera, la Francia) due persone omosessuali possono sposarsi e in Italia no? Qual è il concetto o l'idea per i quali noi scriviamo nella legge una discriminazione di diritto positivo, dicendo che certe persone non possono accedere a un istituto giuridico che è accessibile per loro in tutta l'Europa occidentale, nel Nord America, in molti Paesi del Sud America, ma in Italia no? Qual è la ragione e per quale motivo non siamo in strada a pretendere l'uguaglianza?
Si dice: ma avete le unioni civili, di cosa vi lamentate? Qui mi aiuta un grande personaggio storico, signora Ministra: Rosa Parks, la quale aveva accesso all'autobus, ma voleva stare seduta nel suo sedile, nel mio sedile, non nel sedile di dietro. Quindi vanno bene le unioni civili, sono un bell'autobus; ma in quell'autobus noi stiamo seduti dietro. E questa cosa non può più durare, perché non esiste in Slovenia, non esiste in Francia, non esiste in Spagna, in Svezia, in Danimarca, in Islanda, in Gran Bretagna, in Germania (e smetto per carità di patria). (Applausi). Ci aggiungo l'Argentina, per motivi che potranno ritornare utili.
Questa dignità, questa capacità di accedere agli istituti giuridici vale anche per la filiazione: dire che un bambino ha bisogno di un papà e di una mamma è normalmente vero, ma non è vero se si dice che può vivere solo cresciuto da un papà e da una mamma, perché non esiste nessuno studio scientifico che lo confermi. La scienza non lo dice; questo è un luogo comune, non dissimile dal luogo comune che diceva che una persona bianca e una di colore non potevano sposarsi. Quel luogo comune faceva pensare che quella fosse la verità, cinquanta, sessanta o settant'anni fa; negli Stati Uniti era impossibile. Oggi ripugna alla nostra coscienza, ma all'epoca sembrava normale. Le posso dire, signora Ministra, che forse tra vent'anni ci ripugnerà pensare che un tempo dicevamo che due omosessuali non potevano sposarsi o non potevano crescere sani dei figli, perché è contrario a quello che dice la scienza. È molto semplice.
Allora, se vogliamo rimuovere l'omofobia di Stato, quella che uccide con la pena di morte, e se vogliamo rimuovere l'insicurezza di vivere in un Paese che ti tutela se sei ebreo, però se sei ebreo e gay ti tutela soltanto a metà, soltanto per la parte ebraica o soltanto per la parte di colore, soltanto per la parte della nazionalità, mentre per il resto puoi essere maltrattato, discriminato, picchiato e magari ucciso, quella parte lì va fissata. Ma ancor prima va stabilito un concetto preciso: noi siamo tutti uguali, signora Ministra, e dobbiamo tutti poter accedere a tutti gli istituti giuridici, senza nessuna eccezione, perché quella eccezione è il piccolo seme che fa nascere la grande omofobia. (Applausi).
RONZULLI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RONZULLI (FI-BP-PPE). Signora Presidente, oggi è uno di quei momenti in cui quest'Aula si presenta unita. Unita nel dire "no" in modo chiaro e netto all'omofobia e alle persecuzioni contro gli omosessuali attuate in alcuni Paesi africani, asiatici e mediorientali. Non possiamo che essere molto soddisfatti di essere riusciti ad esprimere una posizione unitaria di tutte le forze politiche, proprio nella Giornata internazionale contro l'omofobia. Con questa mozione dimostriamo che è possibile trovare un punto di incontro anche tra sensibilità e culture politiche diverse sui cosiddetti diritti civili; diamo al Paese il segnale che partiti lontani anni luce l'uno dall'altro sono in grado di avvicinarsi e camminare nella stessa direzione quando in ballo ci sono i diritti umani e la lotta a ogni genere di discriminazione. Le battaglie più importanti si vincono solo quando non ci sono divisioni, liti e scontri, perché questi danno un segnale di grande debolezza e finiscono per compromettere nobili cause che si vogliono sostenere.
La mozione impegna, infatti, il Governo a partecipare alla costruzione di una coalizione dei Paesi che si impegna ad esercitare dovute pressioni nei confronti di quegli Stati che ancora considerano l'omosessualità un crimine o addirittura una malattia. Un impegno che noi di Forza Italia sentiamo profondamente in linea con i nostri valori, perché ha come suo presupposto uno dei principi cardine della concezione del mondo e della vita cristiana ed occidentale: il rispetto della persona umana, della sua dignità e della sua libertà individuale.
Proprio oggi che si celebra la Giornata mondiale contro l'omofobia, è fondamentale ribadire, senza se e senza ma, che nessuno può essere discriminato o peggio perseguitato per le sue preferenze sessuali, per il suo modo di vivere l'affettività e la sessualità. La difesa del valore della persona, delle sue prerogative irrinunciabili e dei suoi diritti individuali universali e inalienabili si fonda sull'assunto, profondamente cristiano, che ognuno di noi, nella sua identità, è unico e irripetibile e che proprio per questo concorre ad arricchire, con le sue peculiarità, la grande famiglia umana. Difesa della persona, quindi, e dei diritti universali di ogni essere umano; promozione della libertà nello Stato di diritto e del buon senso.
La nostra condanna all'omofobia, la nostra richiesta al Governo di contrastare i sistemi giuridici di quei Paesi che considerano l'omosessualità un crimine o una malattia si fonda sulla convinzione che in quegli Stati domina un'ideologia intollerabile, che vorrebbe eliminare un pezzo di realtà, negandola, perché non piace a chi comanda.
Il fatto che la quasi totalità dei Paesi dove l'omosessualità viene perseguita si trovi al di fuori del Continente europeo non ci esime dal ricordare che, proprio noi europei, sappiamo bene cosa significa discriminare un pezzo di umanità in nome di una presunta società migliore. Il totalitarismo novecentesco nasce da questo tipo di assunto, dalla pretesa di sradicare il male, la malattia, vera o presunta, e di sanare la società.
La stessa repulsione per questo tipo di assunto ci spinge a difendere la famiglia naturale e ad opporci con tutte le nostre forze a nuove e pericolose ideologie totalitarie. Continueremo ad opporci a pratiche come l'utero in affitto, una pratica che umilia le donne, mercificando il loro corpo, così come riduce il bambino stesso ad oggetto di compravendita, aumentando un business umano che nulla ha a che fare con il progresso.
Allo stesso modo ci opporremo all'introduzione, più o meno esplicita, dell'ideologia gender nelle scuole, perché la libertà educativa della famiglia rimane per noi al centro del rapporto tra i più piccoli e la sfera affettiva e sessuale. (Applausi). Impediremo degenerazioni come quella cui stiamo assistendo nel mondo anglosassone, che portano spesso operatori socio scolastici ad indurre negli adolescenti la prospettiva della transizione di genere, in alcuni Paesi addirittura senza il consenso genitoriale.
Continueremo a sostenere, culturalmente, politicamente ed economicamente la famiglia naturale, cellula fondamentale della nostra società, così come riconosciuto dalla nostra Costituzione: non per limitare libertà e diritti di qualcuno, perché da liberali è una prospettiva che ci inorridisce, ma per garantire, attraverso di essa, la continuità della nostra società e la sostenibilità economica del nostro Paese e del nostro bilancio pubblico.
La lotta all'omofobia è e deve essere sacrosanta. Noi di Forza Italia abbiamo sempre difeso la libertà di ciascuno. Attenzione, però, ad utilizzare l'omofobia come arma ideologica, dando dell'omofobo a chiunque voglia difendere, proteggere e tutelare la famiglia, il corpo della donna e i bambini. Il rischio è la banalizzazione e, quando si banalizza, si rischia di fare un regalo ai veri omofobi, che invece vanno puniti. (Applausi).
Se sapremo fare di tale lotta il faro del dibattito politico, oggi ed ogni volta che discutiamo di diritti civili, evitando approcci di tipo ideologico, sono certa che eviteremo di spaccare la politica, la società italiana ed il Paese in fazioni contrapposte, così come avvenuto, purtroppo, con provvedimenti quali il disegno di legge Zan. Per tutte queste ragioni, il Gruppo Forza Italia al Senato voterà convintamente a favore di questa mozione. (Applausi).
MAIORINO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIORINO (M5S). Signor Presidente, signora Ministro, colleghe e colleghi, prima di entrare nel vivo dell'oggetto della discussione odierna, mi consentirete di fare una piccola digressione e rivolgere un pensiero all'Emilia-Romagna e agli altri luoghi attualmente funestati.
Le notizie che continuano ad arrivare dall'Emilia-Romagna purtroppo sono sempre più drammatiche: è di poco fa, infatti, la nota stampa secondo cui ci sono 21 fiumi esondati in più punti, 22 corsi d'acqua che hanno superato il livello di guardia tre, che è il massimo allarme, mentre sono aumentati a 35 i Comuni con allagamenti tra la Romagna e il bolognese. Purtroppo si contano in questo momento addirittura otto morti, sette in provincia di Forlì-Cesena e un uomo nel ravennate. Sembra davvero di trovarsi in un film apocalittico, distopico, mentre purtroppo è la realtà.
Vogliamo dunque rivolgere un pensiero a quanti hanno perso la vita e a quanti hanno perso tutto. Però, colleghe e colleghi, non parliamo di vittime dell'alluvione, come pure ho sentito dire nel corso di questa giornata in quest'Aula, perché sono vittime della crisi climatica e, finché non ci uniremo tutti, magari come stiamo facendo per la mozione in discussione, per mettere in campo davvero ogni azione possibile, magari anche quelle che adesso sembrano impossibili, per riportare indietro le lancette di questa crisi, nessuno di noi potrà dirsi esente da responsabilità. (Applausi).
Le parole di cordoglio e di vicinanza sono naturalmente doverose, ma agire sul serio, con coraggio e con serenità non è più rinviabile. I nostri giovani ci implorano.
Venendo ora al tema all'ordine del giorno, nell'illustrazione della mozione tutti - me compresa - abbiamo ricordato come siano oggi trentatré anni da quando l'Organizzazione mondiale della sanità ha depennato l'omosessualità dalla lista dei disturbi mentali, chiarendo così una volta per tutte che non si tratta di nessuna devianza e tantomeno di nessuna patologia e che l'orientamento sessuale fa semplicemente parte dell'identità di ciascuno di noi, di ciascun essere umano.
C'è tuttavia un altro anniversario che ricorre quest'anno, meno noto, ma forse addirittura più importante. Oggi sono infatti cinquant'anni da quando nel 1973 l'Associazione americana degli psichiatri rimosse l'omosessualità dal DSM, il manuale diagnostico e statistico allora più autorevole del mondo. Fino a quel momento l'omosessualità era considerata un disturbo sociopatico della personalità e veniva curato di conseguenza: succedeva nel cuore dell'Occidente, sia in Europa che negli Stati Uniti. Le persone LGBT non solo erano legalmente perseguitate, ma venivano sottoposte ad ogni specie di vera e propria tortura: castrazioni, lobotomie e sedute psicanalitiche di conversione dell'orientamento sessuale sono state effettuate su migliaia e migliaia di uomini e donne in Europa e negli Stati Uniti, ancora fino agli anni Settanta dello scorso secolo.
Purtroppo ancora ai giorni nostri sentiamo qualcuno affermare che è possibile convertire l'omosessualità, che l'omosessualità si cambia, si cura: si tratta delle cosiddette teorie riparative, una recrudescenza di barbarie antiscientifica, che va respinta con forza e decisione e che infatti in alcuni Paesi è esplicitamente fuori legge e speriamo che possa essere messa fuori legge presto anche in Italia.
Appare inoltre certamente superfluo ricordare in quest'Aula come gay, lesbiche e in generale le persone non conformi furono tra le vittime obiettivo della follia nazifascista, che le ha perseguitate e rinchiuse nei lager e spedite al confino per via del loro modo di essere.
È quindi da quel 1973 che per la prima volta si aprì una vera crepa in questa visione assurda e l'omosessualità smise di essere considerata una patologia. Tutto iniziò da lì. È infatti a partire dagli anni Settanta che i movimenti LGBT hanno intrapreso una marcia per affermare i propri diritti, innanzitutto il diritto alla libertà di essere se stessi. Questa marcia ha visto naturalmente alterne fortune. Così, mentre i diritti come l'accesso al matrimonio, la filiazione, il riconoscimento dei figli, leggi specifiche a tutela contro l'odio e la discriminazione transfobiche sono realtà in molti Paesi del mondo, in ben 71 Paesi invece - e sottolineo che sono aumentati di recente, quindi c'è una recrudescenza dell'odio verso le persone LGBT - l'omosessualità è punita finanche con la pena di morte, la flagellazione, la lapidazione o l'impiccagione, come abbiamo più volte ricordato in quest'Aula.
Ecco perché è importante questo voto di oggi ed ecco perché è così importante che sia unitario. È vero, possiamo pensarla in maniera diversa su tante cose, addirittura su tutto, ma tutti noi non possiamo che essere d'accordo e riconoscere che il diritto alla vita, all'integrità fisica e psicologica, la libertà e la dignità della persona umana sono valori supremi e inviolabili (Applausi), che non possono soggiacere a nessun altro tipo di considerazione. Certamente non possono soggiacere ad eventuali valutazioni di consenso politico.
Tengo a ricordare oggi anche un'altra cosa in quest'Aula che sta per votare un impegno così importante a questo Governo; una legge che in pochi ricordano, ma che è stata fondamentale. Si tratta della legge n. 13 del 2007 che, all'articolo 12, reca una norma meglio nota come norma Grillini-Silvestri, dal nome dei proponenti. Dalla sua entrata in vigore nel 2007 tale norma ha contribuito a salvare ben 15.000 persone. Persone che probabilmente avrebbero trovato la morte o il carcere nei loro Paesi di origine a causa del loro orientamento sessuale. Come italiane e italiani dobbiamo essere orgogliosi di questa legge e sarebbe una follia metterla in discussione, tanto più oggi.
La persecuzione nel mondo delle persone LGBT non si è infatti affatto fermata come abbiamo sentito, anzi. L'International gay and lesbian association (ILGA), un'associazione "ombrello" che riunisce oltre 400 associazioni mondiali e che è membro osservatore presso le Nazioni Unite, nel recente rapporto annuale denuncia proprio la recrudescenza dei fenomeni di odio verso le persone LGBT: ci ricorda come la stessa Europa non ne sia purtroppo esente, citando in particolare i due attacchi terroristici avvenuti nel 2022 fuori dai locali frequentati dalla comunità LGBT, in Norvegia e in Slovacchia, dove sono rimaste ferite 22 persone e uccise 4 persone.
Diciamo da anni che l'incitamento all'odio in tutte le sue forme si traduce in violenza fisica reale, ha commentato la direttrice esecutiva di ILGA Europe Evelyne Paradis, alla pubblicazione dell'indagine annuale.
Anche il nostro capo dello Stato Mattarella oggi ha voluto far sentire la sua voce. «Omofobia, bifobia e transfobia costituiscono un'insopportabile piaga sociale ancora presente e causa di inaccettabili discriminazioni e violenze, in alcune aree del mondo persino legittimate da norme che calpestano i diritti della persona», ha affermato il presidente Mattarella.
Dal 2007 quando venne istituita dal Parlamento europeo la Giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia, la sensibilità della coscienza collettiva verso questi temi si è accentuata. L'azione di contrasto di numerosi episodi di violenza che la cronaca continua a registrare non può cessare. Contro le manifestazioni di intolleranza dettate dal misconoscimento del valore di ogni persona deve venire una risposta di condanna unanime. È compito delle istituzioni elaborare efficaci strategie di prevenzione che educhino al rispetto della diversità dell'altro e all'inclusione.
Quindi oggi noi non solo diamo seguito all'auspicio del Capo dello Stato, che chiede una risposta unanime (e sono fiera di dire che oggi il Senato dà seguito a tale richiesta), ma esaudisce anche l'auspicio delle associazioni LGBT, che da sempre chiedono impegni concreti nel contrastare odio e discriminazione e hanno seguito la nascita e l'evoluzione di questa mozione fin dall'inizio. A tutte e tutti loro, da sempre impegnati per rendere il nostro Paese più accogliente e giusto, va il mio ringraziamento per il lavoro instancabile e per il loro sostegno.
Sto per terminare, signor Presidente. In conclusione, ci tengo a ringraziare una persona speciale, Franco Grillini (Applausi), che è un monumento vivente della lotta per i diritti e la libertà nel nostro Paese, per aver sostenuto fin dal primo momento l'idea che questa mozione dovesse essere unitaria. Nel corso delle conversazioni in cui ne abbiamo parlato mi ha detto: ma guarda che quelli là li ammazzano veramente, mica per scherzo; noi dobbiamo fare qualcosa di concreto, basta belle parole. Questo lo ha detto non con questo accento, ma con il suo bell'accento bolognese, verace ed elegante al tempo stesso.
Con questo voto consegniamo in maniera unitaria nelle mani del Governo un impegno concreto, affinché l'Italia si faccia promotrice in tutte le sedi istituzionali europee ed internazionali della cessazione della criminalizzazione delle persone LGBT nel mondo, che vengono perseguitate per la sola legittima aspirazione di essere se stesse e di essere libere di amare chi sentono di amare. Confidiamo che il Governo prenda questo impegno seriamente, come merita, e faccia dell'Italia il Paese capofila per la decriminalizzazione dell'omosessualità nel mondo. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Salutiamo il secondo gruppo degli studenti del Dipartimento di scienze politiche dell'Università degli studi «Federico II» di Napoli, che assistono ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione della mozione n. 47 (ore 18,02)
ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, come Gruppo Lega noi abbiamo aderito e firmato questa mozione per due ragioni. Innanzitutto, perché mettere in evidenza che non esistono nessuna devianza e nessuna patologia, ma che l'orientamento sessuale fa semplicemente parte dell'identità di ogni essere umano penso che ormai sia una questione che hanno capito e sanno tutti, ed è sicuramente un segnale di progresso e di civiltà. Allo stesso modo, sappiamo che, essendoci 71 Paesi al mondo che hanno leggi punitive contro l'omosessualità e gli orientamenti sessuali, è giusto mobilitare a livello internazionale tutti gli Stati per fare in modo che si promuova una vera e propria depenalizzazione, laddove effettivamente ancora ci sono norme che non tengono conto dei diritti umani universali delle persone.
Abbiamo sottoscritto e portato avanti questa mozione anche perché abbiamo lasciato fuori l'ideologia; abbiamo lasciato fuori alcune ideologie che sono portate avanti anche da alcuni movimenti, come quello LGBTQI. È vero che ci sono alcune questioni che vengono portate avanti e su cui noi non siamo assolutamente d'accordo. Abbiamo tenuto fuori le ideologie: giusto e corretto, perché solo così ci può essere un atteggiamento costruttivo tra maggioranza e opposizione su questi temi. Ci sono uomini che amano altri uomini o donne che amano altre donne? È sacrosanto, ci sono. Bisogna rispettarli, anziché perseguitarli? È giusto, e questo va insegnato nelle scuole. Io sono contento che a mio figlio venga insegnato il rispetto per le persone, non solo per l'orientamento sessuale che hanno, ma anche per il sesso, per la religione, per l'etnia, per le convinzioni politiche e per la libertà di espressione, che spesso e volentieri purtroppo non viene garantita. (Applausi).
Rispetto per la persona significa anche rispetto per le differenze. Purtroppo oggi si è un po' allergici al discorso della differenza, in tanti casi perché si pensa che significhi esclusione. No, le differenze per noi sono considerate una ricchezza e vanno assolutamente valorizzate: questo è l'insegnamento che dobbiamo portare nelle scuole. Ma cosa ci ha spinto a dire che questa è la strada giusta purché si lascino fuori le ideologie? A quali ideologie facciamo riferimento? A quelle che invece vogliono imporre una sorta di modello nella nostra società; quelle che vogliono indottrinare i nostri figli (Applausi); quelle che impongono sostanzialmente una propaganda, una manipolazione.
Con tutto il rispetto, dobbiamo lasciare ai nostri figli il tempo di maturare consapevolmente le loro scelte; invece purtroppo ci sono alcune ideologie, anche nell'Unione europea, che pretendono che i minori vengano trattati come adulti, specialmente nella sfera sessuale, e noi su questo non siamo d'accordo. Proprio per questo riconosciamo e assolutamente condividiamo il fatto che il Governo non abbia aderito a quell'iniziativa che alcuni Paesi europei hanno preso nei confronti dell'Ungheria e della Polonia.
Si possono tutelare benissimo i diritti individuali. (Brusio). Non so, ma se c'è qualcuno che non ha voglia di ascoltare, può anche uscire dall'Aula. Questo a proposito della libertà di espressione di cui parlavamo prima.
PRESIDENTE. Abbiamo un momento di vivacità, ma la prego di proseguire presidente Romeo.
ROMEO (LSP-PSd'Az). La prego però di non essere sempre interrotto durante i miei interventi.
PRESIDENTE. Come sempre.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Tener fuori le ideologie significa che si possono benissimo tutelare i diritti individuali senza per questo distruggere la famiglia. (Applausi). In alcuni casi ho sentito dire addirittura che la famiglia naturale non esiste, che è una pura invenzione nostra. Peccato che l'articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti umani recita, al comma 2, che la famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.
Tenere fuori le ideologie significa non riconoscere la teoria gender. Ci sono casi di disforia di genere? Sì, giustamente vanno tutelati, accompagnati nella loro decisione, rispettati e protetti. Uso addirittura questo termine nel senso che bisogna fare tutto il possibile per la loro decisione e per la loro scelta. Tuttavia, cambiare sesso non può e non deve diventare certo una moda. Di questo sì che abbiamo assolutamente paura (Applausi), perché significherebbe rischiare di perdere l'identità, cosa che potrebbe essere devastante, perché anziché vivere ogni giorno chi si vuole essere, noi diciamo che bisogna vivere ogni giorno chi davvero si è. Questo vuol dire rafforzare l'identità di tutti rispetto al loro orientamento, rispetto a tutto. Noi diciamo questo.
Tenere fuori le ideologie significa sostanzialmente evitare che certi capricci di ricchi e di gruppi di potere pretendano di diventare diritti, come per esempio la pratica della maternità surrogata o l'utero in affitto. Insomma, alla fine selezionare ovociti sui cataloghi mi ricorda una pratica un po' razzista, mentre giustamente dobbiamo sempre combattere il razzismo. (Applausi). Allo stesso modo, va affermato il diritto delle donne a non essere sfruttate come strumenti di procreazione: anche questo è un altro diritto che va affermato. (Applausi).
Se teniamo fuori le ideologie e ci concentriamo assolutamente sui diritti, noi - mi rivolgo al senatore Scalfarotto - siamo disponibili a riprendere in mano quel discorso che era stato fatto nella scorsa legislatura con il presidente Ostellari. Lasciando perdere le ideologie, possiamo assolutamente aumentare le pene nei confronti di chi discrimina, non solo per etnia, sesso o religione, ma inserendo anche l'orientamento sessuale, però lasciando fuori le ideologie. (Applausi).
D'ELIA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ELIA (PD-IDP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, Ministra, poco più di trent'anni ci separano dal giorno in cui l'Organizzazione mondiale della sanità rimosse l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Il 17 maggio è una giornata storica e non potevamo permettere che passasse nel silenzio delle Aule parlamentari, né che anche da questi luoghi non si alzasse una voce contro ogni forma di violenza legata all'orientamento sessuale e all'identità di genere. Sarebbe stata un'afasia insostenibile di fronte a quanto c'è ancora da fare contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia. Nel mondo - è vero - li uccidono veramente, ma anche da noi.
Oggi il Presidente della Repubblica ci ha richiamati a una risposta unanime. Solo ieri ci aveva preoccupati il ritardo per cui il ministro Valditara non aveva ancora emanato la consueta circolare che richiama l'importanza di celebrare, e dare risalto, alla Giornata internazionale contro l'omotransfobia come mezzo per diffondere nelle generazioni più giovani una cultura dell'uguaglianza e del rispetto delle differenze e dell'inclusione. Sempre il presidente Mattarella ha richiamato efficaci strategie di prevenzione che educhino al rispetto della diversità dell'altro e all'inclusione. Sono questi i progetti contro gli stereotipi di genere che si fanno nelle scuole di ogni ordine e grado, nulla a che vedere con fantomatiche ideologie gender e con l'indottrinamento di bambine e bambini. (Applausi). Sono questi i progetti che tanto vi spaventano.
Non abbiamo inteso comunque, per la gravità della battaglia che dobbiamo fare, pregiudicare un percorso unitario, che vede oggi il Senato approvare all'unanimità la mozione presentata dalla collega Maiorino, una cornice condivisa, come dovrebbero essere le battaglie su questi temi e sui diritti universali. L'Italia, però, è scivolata al trentaquattresimo posto nella lista dei Paesi europei per la tutela dei diritti delle persone LGBTQI+. Del resto, questo dibattito avviene in un momento caratterizzato da un attacco senza precedenti alla cittadinanza di queste persone, un attacco culturale e politico, già fortemente stigmatizzato in sede europea da ben due risoluzioni del Parlamento di Strasburgo nelle ultime settimane: condanna di diffusione di retorica anti-diritti, anti-gender e anti-LGBT, condanna che ci accomuna a Paesi come l'Ungheria e la Polonia. (Applausi). Io non voglio e sono preoccupata per il mio Paese, se viene accomunato su questi temi a Paesi come l'Ungheria e la Polonia.
Oggi però può essere un giorno di riscatto per noi. Non possiamo non dire, perché lo votiamo, che anche in questo testo avremmo preferito leggere "identità di genere", perché c'è una specificità che riguarda la dignità delle persone trans, che nei Paesi che noi condanniamo con questa mozione sono quelle ancora più perseguitate, che ha diritto di essere riconosciuta, perché, come ci ha ricordato la Ministra, è nel corpo che la libertà si fa sostanza e quel corpo, quell'orientamento e quell'identità di genere che le persone vivono devono essere rispettati. Proprio in questi giorni è in libreria un testo che si intitola «Indietro non si torna»: è la storia di Monica Romano, consigliera comunale di Milano, una lettura che consiglio. Ebbene, Monica Romano, ripercorrendo la sua vicenda e la differenza tra le battaglie degli anni Novanta e quelle di oggi, dice che oggi l'odio è strisciante, nascosto e difficilmente decifrabile; si annida tra le parole e i silenzi, celandosi dietro l'ombra di una spaventosa ipocrisia. Quanta ipocrisia su questi temi, colleghe e colleghi, dobbiamo combattere in questo Paese. (Applausi).
Oggi tutti insieme con questo testo condanniamo i Paesi che criminalizzano l'omosessualità in Africa e altrove. È una scelta importante, a cui dobbiamo far seguire conseguenze. Alcuni di questi Paesi - in particolare Nigeria, Gambia, Tunisia, Algeria, Marocco, Senegal e Ghana - sono attualmente ancora considerati di origine sicura ai fini del riconoscimento della protezione internazionale, con la conseguenza che la domanda può essere rigettata con procedura accelerata, se il richiedente non dimostra la sussistenza di gravi motivi per far ritenere superata la presunzione di sicurezza del Paese di origine.
Insieme oggi decidiamo di far seguire a quest'approvazione un cambio di passo da parte del Governo sul riconoscimento di questi Paesi: non è a questo che serve una mozione siffatta?
Del resto noi siamo un Paese dell'Unione europea, che si è dotata di un'importante strategia LGBT, sin dal 2019, dalla Commissione von der Leyen. Sulla dignità di queste persone e sul riconoscimento e sulla tutela dei loro diritti si gioca una parte importante della nostra partecipazione a testa alta al processo di integrazione europea, in un'Europa inclusiva e della cittadinanza. Eppure, contro quell'Europa solo qualche settimana fa si è scelto qui di alzare un muro, dando un parere negativo al regolamento relativo al certificato europeo di filiazione. (Applausi).
Vedete, colleghi, non dovremmo dividerci su queste questioni, perché davvero non parliamo di ideologia, ma di persone, della loro dignità e della loro cittadinanza. La dignità delle persone, di tutte le persone, non può essere frammentata, accogliendone solo alcuni aspetti: la dignità o è intera o non c'è; o si riconosce la dignità di persone (Applausi), di lavoratrici e lavoratori, di persone che hanno figli e fanno famiglia (perché esistono le famiglie, non i modelli astratti di famiglia), o non lo si fa; si riconosca la dignità delle persone discriminate, oggetto di violenza, come le persone trans, e dei percorsi faticosissimi - altro che moda, altro che capricci! (Applausi) - che devono attraversare per affermare la loro identità ad esempio le studentesse e gli studenti che chiedono le carriere alias. O si riconosce la pari dignità di cittadine e cittadini o, molto semplicemente, si continua a discriminarli e renderli invisibili, privandoli di elementari diritti.
Esattamente trent'anni fa, nel 1993, questo Paese si dotò della legge Mancino, contro i discorsi d'odio e le discriminazioni per motivi razziali. Già allora, Franco Grillini, di cui tutti noi riconosciamo il protagonismo contro questi fenomeni, aveva proposto che quella legge si occupasse anche di omofobia, ma non si fece una scelta per farla approvare. Nel 1996 ci ha provato Vendola con una proposta di legge e nel 2006 lo stesso Grillini, diventato deputato; poi nel 2011 Paola Concia, poi Scalfarotto fino al disegno di legge Zan, che proprio quest'Assemblea ha bocciato.
Vedete, colleghi, il Partito democratico voterà a favore di questa mozione per l'impegno a livello internazionale e perché speriamo che segni davvero un cambio di passo, perché dobbiamo passare dalla strumentalizzazione ideologica alla cura di queste vite. Noi democratici ci saremo e continueremo ad essere da questa parte, che è quella giusta. (Applausi).
MANCINI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCINI (FdI). Signora Presidente, Ministro, colleghe e colleghi, ritengo che sia di assoluta importanza una riflessione sul fatto che, da un lato, solamente dal 1990 ci si sia liberati da un concetto che sembra riportare agli oscuri pregiudizi medievali e, dall'altro, ci siano tante Nazioni che ancora oggi non solo non condividono quanto affermato dall'Organizzazione mondiale della sanità nel 1990, trentatré anni fa, ma anzi promulgano, emanano e soprattutto applicano leggi che hanno orientamento esattamente opposto.
È lungo infatti l'elenco di Paesi dove ancora esiste la punizione, anche estrema, per reati riconducibili all'orientamento sessuale. L'Occidente e i Paesi evoluti, economicamente molto evoluti e dominanti, devono altresì riflettere sul perché ancora oggi si possa osservare passivamente la triste evoluzione regressiva che permane in così tanti luoghi: tutto ciò senza che la comunità internazionale muova passi concreti, e non fittizi, verso investimenti che sostengano politiche ed iniziative di aiuto e cooperazione volte a emancipare socialmente, economicamente e culturalmente i popoli che ancora subiscono violenze fisiche e psicologiche.
Ci si deve indignare di questo oggi, perché questo è il tema che stiamo veramente affrontando. Tuttavia, lo stesso va inquadrato in una più ampia visione di limitazioni o privazioni dei più elementari diritti di libertà, di azione e di pensiero, sia per quanto riguarda gli orientamenti sessuali sia per quello che concerne gli orientamenti religiosi, politici o sociali.
Si consolida sempre più la spiacevole sensazione che convenga a qualcuno lasciare quei popoli nell'oppressione e nell'ignoranza, per poter gestire - con il tiranno di turno - le innumerevoli risorse naturali che albergano in quei luoghi o qualsiasi altro interesse superiore, che a tutto risponde tranne che al rispetto della dignità delle persone che vivono in quei Paesi, che sono vittime delle oppressioni.
Il 17 maggio sia pertanto un giorno di denuncia per tutto ciò che sottende a questa innaturale privazione di libertà per quanto attiene agli orientamenti sessuali, ma lo sia anche e soprattutto per mantenere alta l'attenzione e rilanciare la denuncia del complessivo quadro di abusi e vessazioni che vengono commessi in troppe parti del mondo, nel silenzio degli organismi internazionali.
Su tutto questo noi di Fratelli d'Italia non saremo mai silenti e saremo sempre dalla parte di tutti coloro che sono soggetti a discriminazioni, abusi, pregiudizi e violenza per le loro presunte diversità, senza preconcetti, senza un pensiero unico e lasciando da parte qualsiasi ideologia; senza demonizzare la famiglia tradizionale, come avete citato poco fa, a fronte proprio delle formazioni sociali di cui si parlava poc'anzi. (Applausi).
È per questo che siamo favorevoli alla mozione. (Applausi).
PRESIDENTE. Metto ai voti la mozione n. 47, presentata dai senatori Maiorino, Malan, Bazoli, Romeo, Scalfarotto, Ronzulli, Unterberger, Biancofiore e De Cristofaro.
È approvata. (Applausi).
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
ALOISIO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALOISIO (M5S). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, l'autonomia differenziata è lo strumento inventato dalle Regioni più ricche per tentare di tenersi quasi interamente l'importo delle tasse che spettano allo Stato.
Il provvedimento vide il proprio incipit nel 2001, quando, al termine dei lavori della bicamerale voluta da D'Alema e Berlusconi, si riformò il Titolo V della Costituzione. Successivamente, il 28 febbraio 2018, il Governo Gentiloni approvò tre accordi preliminari con Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.
C'è da chiedersi come mai, a soli quattro giorni dalle successive elezioni, un Governo che avrebbe dovuto occuparsi solo di ordinaria amministrazione abbia approvato accordi destinati a cambiare per sempre le sorti del Paese.
Così arriviamo ai giorni nostri. Queste tre Regioni pretendono di gestire finanziamenti e competenze, circa duecento, secondo alcuni costituzionalisti, ma sono tre le materie più dedicate: sanità, scuola e infrastrutture e trasporti. Fortunatamente, a smontare le mire leghiste sul capitolo scuola è intervenuto proprio l'attuale Ministero dell'istruzione, secondo cui il reclutamento e lo stato giuridico dei docenti è una prerogativa statale, che non può essere ceduta alle Regioni. Una posizione analoga sul capitolo sanità è poi arrivata dall'ordine dei medici, secondo cui l'autonomia aumenterà le diseguaglianze nella qualità delle prestazioni e negli accessi alle cure sanitarie. Infine, anche Confindustria ha preso una posizione netta contro questo provvedimento, che secondo il presidente dell'Unione industriali di Napoli, Jannotti Pecci, spaccherà in due il Paese, anche in considerazione della forte sperequazione infrastrutturale e dei trasporti.
Onorevoli colleghi, cosa ancor più grave, si giustifica il trasferimento dei fondi facendo leva sul concetto di residuo fiscale, secondo cui la spesa per i servizi ai cittadini dovrebbe essere proporzionata alla capacità fiscale. Come dire che l'assistenza sanitaria e la scuola non devono essere le stesse per tutti, ma parametrate alla ricchezza del territorio. Si dice anche che questo provvedimento aiuterà il Sud, ma è quanto di più falso (questo lo dice soprattutto il ministro Calderoli). Secondo uno studio effettuato dal presidente della Svimez, Adriano Giannola, la Lombardia beneficerà di 106 miliardi in più, il Veneto di 41 e l'Emilia-Romagna di 43. Verranno penalizzate anche altre Regioni. Ricordo che sono ben quattro quelle settentrionali, che ricevono più di quanto danno e che sono tecnicamente assistite: Liguria, Friuli Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Valle d'Aosta.
Onorevoli colleghi, la nostra Costituzione colloca in posizione di supremazia il diritto comunitario rispetto alla legislazione nazionale e proprio il Trattato della Unione europea reca l'obiettivo di rimuovere i divari territoriali tra gli Stati membri. Pertanto, non appena si profileranno condizioni di squilibrio territoriale, è lecito attendersi un pronto intervento della Corte costituzionale, che auspico possa fermare questa legge, destinata alla censura di incostituzionalità. Il MoVimento 5 Stelle dice no allo spezzatino dell'Italia. (Applausi).
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Do notizia all'Assemblea del fatto che la 7a Commissione permanente non ha ancora concluso l'esame del disegno di legge n. 551, recante «Celebrazioni per il centesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti». Pertanto, la discussione del provvedimento avrà luogo nella seduta di martedì 23 maggio.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 18 maggio 2023
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 18 maggio, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 18,29).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE
Norme in materia di procedibilità d'ufficio e di arresto in flagranza (592)
ARTICOLO 1 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 1.
Approvato
(Disposizioni in materia di delitti aggravati ai sensi degli articoli 270-bis.1, primo comma, e 416-bis.1, primo comma, del codice penale)
1. All'articolo 270-bis.1 del codice penale, dopo il quinto comma è aggiunto il seguente:
« Per i delitti aggravati dalla circostanza di cui al primo comma si procede sempre d'ufficio ».
2. All'articolo 416-bis.1 del codice penale, dopo il quarto comma è aggiunto il seguente:
« Per i delitti aggravati dalla circostanza di cui al primo comma si procede sempre d'ufficio ».
EMENDAMENTI
1.1
Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Respinto
Sostituire il comma 1 con il seguente:
«1. All'articolo 270-bis.1 del codice penale, dopo il quinto comma è aggiunto il seguente:
"Nei casi previsti dal presente articolo si procede sempre d'ufficio."».
1.2
Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Respinto
Al comma 1, dopo le parole: «primo comma» inserire le seguenti: «e nei casi in cui ricorre la circostanza di cui al terzo comma».
1.0.1
Respinto
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
(Modifiche al codice penale in materia di procedibilità d'ufficio)
1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 582:
1) al primo comma, le parole: «, a querela della persona offesa,» sono soppresse;
2) il secondo comma è sostituito dal seguente: «Se la malattia ha una durata non superiore ai venti giorni e non concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste negli articoli 61, numero 11-octies), 583 e 585, ad eccezione di quelle indicate nel primo comma, numero 1), e nel secondo comma dell'articolo 577, il delitto è punibile a querela della persona offesa.»;
b) all'articolo 605, il sesto comma è abrogato;
c) all'articolo 610, il terzo comma è abrogato;
d) all'articolo 614:
1) al terzo comma, dopo le parole: «sei anni» sono aggiunte le seguenti: «e si procede d'ufficio»;
2) il quarto comma è abrogato;
e) all'articolo 624, il terzo comma è sostituito dal seguente: «Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra una o più delle circostanze di cui agli articoli 61, numero 2), numero 6), numero 7) e numero 9) e 625, comma 1, numero 2), numero 3), numero 5), numero 7 e numero 7-bis»;
f) all'articolo 635, quinto comma, secondo periodo, dopo le parole: «se il fatto è commesso» sono aggiunte le seguenti: «in danno ai beni demaniali e ai beni patrimoniali indisponibili di Stato, Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane o altre amministrazioni locali, ovvero».».
1.0.2
Cucchi, De Cristofaro, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
(Modifiche all'articolo 625 del codice penale)
1. All'articolo 625, primo comma, numero 7, dopo le parole: "se il fatto è commesso", sono inserite le seguenti: "ai danni dei beni demaniali e dei beni patrimoniali dello Stato, Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane o altri enti pubblici e amministrazioni locali".».
1.0.3
Cucchi, De Cristofaro, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
(Modifiche all'articolo 635 del codice penale)
1. All'articolo 635, quinto comma, secondo periodo, dopo le parole: "se il fatto è commesso" inserire le seguenti: "ai danni dei beni demaniali e dei beni patrimoniali indisponibili di Stato, Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane o altri enti pubblici o amministrazioni locali".».
ARTICOLO 2 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 2.
Approvato
(Modifica all'articolo 71 del codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159)
1. All'articolo 71, comma 1, del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, dopo la parola: « 575, » è inserita la seguente: « 582, ».
EMENDAMENTI
2.1
Respinto
Al comma 1, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «e dopo la parola: "612" sono inserite le seguenti: "612-bis,"».
2.2
Respinto
Al comma 1, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «e dopo la parola: "612" sono inserite le seguenti: "614, se il fatto è commesso con violenza sulle cose,"».
ARTICOLO 3 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 3.
Approvato
(Modifiche al codice di procedura penale in materia di arresto in flagranza)
1. Il comma 3 dell'articolo 380 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente:
« 3. Se si tratta di delitto perseguibile a querela e la querela non è contestualmente proposta, quando la persona offesa non è prontamente rintracciabile, l'arresto in flagranza, nei casi di cui ai commi 1 e 2, è eseguito anche in mancanza della querela che può ancora sopravvenire. In questo caso, se la querela non è proposta nel termine di quarantotto ore dall'arresto oppure se l'avente diritto dichiara di rinunciarvi o rimette la querela proposta, l'arrestato è posto immediatamente in libertà. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria che hanno proceduto all'arresto effettuano tempestivamente ogni utile ricerca della persona offesa. Quando la persona offesa è presente o è rintracciata ai sensi dei periodi precedenti, la querela può essere proposta anche con dichiarazione resa oralmente all'ufficiale o all'agente di polizia giudiziaria, ferma restando la necessità di rendere alla persona offesa, anche con atto successivo, le informazioni di cui all'articolo 90-bis ».
2. All'articolo 381, comma 3, primo periodo, del codice di procedura penale, dopo le parole: « nel luogo » sono aggiunte le seguenti: « , ferma restando la necessità di rendere alla persona offesa, anche con atto successivo, le informazioni di cui all'articolo 90-bis ».
3. All'articolo 449, comma 3, del codice di procedura penale sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: « Nel caso di arresto effettuato ai sensi dell'articolo 380, comma 3, il giudice, se l'arresto è convalidato, quando manca la querela e questa può ancora sopravvenire, sospende il processo. La sospensione è revocata non appena risulti sopravvenuta la querela o la rinuncia a proporla oppure, in ogni caso, decorso il termine previsto dalla legge per la proposizione ».
4. All'articolo 558, comma 6, del codice di procedura penale sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: « Nel caso di arresto effettuato ai sensi dell'articolo 380, comma 3, il giudice, se l'arresto è convalidato, quando manca la querela e questa può ancora sopravvenire, sospende il processo. La sospensione è revocata non appena risulti sopravvenuta la querela o la rinuncia a proporla oppure, in ogni caso, decorso il termine previsto dalla legge per la proposizione ».
EMENDAMENTI
3.3
Respinto
Sostituire il comma 1 con il seguente:
«1. All'articolo 380, comma 3, primo periodo del codice di procedura penale, dopo le parole: "nel luogo" sono aggiunte, in fine, le seguenti: ", ferma restando la necessità di rendere alla persona offesa, anche con atto successivo, le informazioni di cui all'articolo 90-bis."».
Conseguentemente, sopprimere i commi 3 e 4.
3.4
Respinto
Al comma 1, capoverso «3.», dopo il primo periodo inserire il seguente: «Nel verbale di arresto sono specificate le forme attraverso le quali si è tentato inutilmente di rintracciare la persona offesa».
3.5
Improcedibile
Dopo il comma 1, inserire il seguente:
«1-bis. Al comma 3 dell'articolo 314 del codice di procedura penale aggiungere infine le seguenti parole: "ovvero siano state arrestate ai sensi dell'articolo 380 e l'azione penale non sia stata avviata per mancata presentazione della querela."».
3.0.2
Improponibile
Dopo l'articolo aggiungere il seguente:
«Art. 3-bis.
(Modifiche al codice di procedura penale in materia di patteggiamento)
1. All'articolo 445 del codice di procedura penale, il comma 1-bis è sostituito dal seguente: "1-bis. Salvo quanto previsto dall'articolo 653, la sentenza prevista dall'articolo 444, comma 2, anche quando è pronunciata dopo la chiusura del dibattimento, non ha efficacia nei giudizi civili o amministrativi. Salve diverse disposizioni di legge, la sentenza è equiparata a una pronuncia di condanna."».
3.0.3
Improponibile
Dopo l'articolo aggiungere il seguente:
«Art. 3-bis.
(Modifiche all'articolo 599-bis del codice di procedura penale in materia di concordato in appello)
1. All'articolo 599-bis, dopo il comma 1 è inserito il seguente: "1-bis. Sono esclusi dall'applicazione del comma 1 i procedimenti per i delitti di cui all'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, i procedimenti per i delitti di cui agli articoli 600-bis, 600-ter, primo, secondo, terzo e quinto comma, 600-quater, secondo comma, 600-quater.1 relativamente alla condotta di produzione o commercio di materiale pornografico, 600-quinquies, 609-bis, 609-ter, 609-quater e 609-octies del codice penale, nonché quelli contro coloro che siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza."».
ARTICOLO 4 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 4.
Approvato
(Clausola di invarianza finanziaria)
1. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni competenti provvedono ai relativi adempimenti con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.
DISEGNO DI LEGGE DICHIARATO ASSORBITO
Modifiche agli articoli 623-ter e 649-bis del codice penale, in materia di disposizioni sulla procedibilità (468)
ARTICOLO 1
Art. 1.
1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 623-ter è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « Per i fatti perseguibili a querela preveduti dagli articoli 582, primo comma, 590-bis, primo comma, 605, primo comma, 610, 612, primo comma, 614, terzo comma, si procede d'ufficio qualora ricorra taluna delle circostanze aggravanti prevedute dagli articoli 270-bis.1, primo comma, e 416-bis.1, primo comma »;
b) all'articolo 649-bis è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « Per i fatti perseguibili a querela preveduti dagli articoli 624, primo comma, 634, primo comma e 635, primo comma, si procede d'ufficio qualora ricorra taluna delle circostanze aggravanti prevedute dagli articoli 270-bis.1, primo comma, e 416-bis.1, primo comma ».
________________
N.B. Disegno di legge dichiarato assorbito a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 592
DISEGNO DI LEGGE DICHIARATO ASSORBITO
Modifiche al codice penale in tema di procedibilità di ufficio per reati commessi da associazioni di tipo mafioso e procedibilità d'ufficio per ipotesi di furto aggravato (474)
ARTICOLO 1
Art. 1.
1. All'articolo 582, secondo comma, del codice penale, dopo le parole: « numero 11-octies), » sono inserite le seguenti: « 416-bis.1, ».
2. All'articolo 605, sesto comma, del codice penale sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « , o con l'aggravante di cui all'articolo 416-bis.1 ».
3. All'articolo 610, terzo comma, del codice penale sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « o l'aggravante di cui all'articolo 416-bis.1 ».
4. All'articolo 624 del codice penale, il terzo comma è sostituito dal seguente:
« Il delitto è punibile a querela della persona offesa salvo che ricorra una o più delle circostanze di cui agli articoli 61, numero 7, e 625 o se la persona offesa è incapace, per età o per infermità ».
________________
N.B. Disegno di legge dichiarato assorbito a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 592
DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Modifica al codice penale in materia di circonvenzione di persone anziane (586)
ARTICOLO 1 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 1.
1. All'articolo 643 del codice penale, dopo le parole: « anche se non interdetta o inabilitata, » sono inserite le seguenti: « ovvero abusando delle condizioni di vulnerabilità di una persona, anche dovute all'età avanzata, ».
________________
N.B. Approvato il disegno di legge composto del solo articolo 1.
EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO
1.100
Respinto
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 1
(Modifiche all'articolo 643 del codice penale)
1. All'articolo 643 del codice penale, dopo le parole: "non interdetta o inabilitata," sono inserite le seguenti: "ovvero indebolendo, per le modalità e circostanze del fatto, la capacità di autodeterminazione di una persona,"».
1.101
Respinto
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 1
1. All'articolo 643 del codice penale, dopo le parole: «anche se non interdetta o inabilitata,» sono inserite le seguenti: «ovvero abusando delle condizioni di vulnerabilità di una persona, dovute all'età senile,».».
1.102
Respinto
Al comma 1, dopo le parole: «codice penale» inserire le seguenti: «le parole: "dei bisogni, delle passioni o della inesperienza di una persona minore" sono sostituite dalle seguenti: "dei bisogni e delle passioni di una persona, ovvero abusando dei bisogni, delle passioni e della inesperienza di un minore," e».
1.103
Respinto
Al comma 1, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «e dopo le parole: "per altri dannoso," sono inserite le seguenti: "ovvero a non compiere un atto che importi qualsiasi effetto per lei favorevole,"».
1.104
Respinto
Dopo il comma 1, aggiungere, in fine, il seguente: «1-bis. All'articolo 643 del codice penale è aggiunto, infine, il seguente comma: "Le pene di cui al comma precedente sono aumentate da un terzo alla metà se il fatto è commesso in danno di una persona maggiore degli anni settanta.".».
G1.100
Verini, Bazoli, Mirabelli, Rossomando
Accolto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge recante Modifiche al codice penale in materia di circonvenzione di persone anziane, A.S. 586-A,
premesso che:
il disegno di legge in titolo modifica il primo comma dell'articolo 643 del codice penale che disciplina il delitto di circonvenzione di persone incapaci disponendo in tali casi la pena della reclusione da due a sei anni e la multa da euro 206 a euro 2.065;
il testo approvato dalla Commissione Giustizia prevede l'estensione della punibilità anche alle condotte di chi abusi delle condizioni di vulnerabilità di una persona, anche dovute all'età avanzata;
il testo approvato pur presentando il merito di accordare una tutela nei casi di vulnerabilità oltre che di infermità e deficienza psichica di una persona anche se non interdetta o inabilitata, tuttavia si limita ad un approccio esclusivamente penalistico;
sarebbe invece di eguale importanza prevedere l'elaborazione di politiche e prassi preventive, anche con il coinvolgimento con operatori del mondo delle associazioni, del terzo settore;
in particolare sarebbe opportuno promuovere campagne di comunicazione al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica tutta su un tema di particolare delicatezza quale l'abuso delle condizioni di vulnerabilità di una persona, anche dovute all'età avanzata,
impegna il Governo:
ad adoperarsi per promuovere campagne di comunicazione e informazione volte a prevenire un fenomeno odioso quale è l'abuso delle condizioni di vulnerabilità di una persona, anche dovute all'età avanzata.
DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE
Modifica all'articolo 33 della Costituzione, in materia di attività sportiva (13-B)
________________
N.B. Il Senato approva in seconda deliberazione il disegno di legge, composto del solo articolo 1, con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti.
ARTICOLO 1 NEL TESTO APPROVATO, IN PRIMA DELIBERAZIONE, DAL SENATO DELLA REPUBBLICA E DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 1.
1. All'articolo 33 della Costituzione è aggiunto, in fine, il seguente comma:
« La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva in tutte le sue forme ».
MOZIONE
Mozione sul contrasto all'omofobia
(1-00047) (16 maggio 2023)
Maiorino, Malan, Bazoli, Romeo, Scalfarotto, Ronzulli, Unterberger, Biancofiore, De Cristofaro. -
Approvata
Il Senato,
premesso che:
il 17 maggio di ogni anno si celebra in tutta Europa la giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia per riflettere e denunciare ogni forma di violenza morale, fisica e simbolica legata all'orientamento sessuale;
la scelta della data del 17 maggio ha un forte valore simbolico e storico: è il giorno in cui, il 17 maggio 1990, l'Organizzazione mondiale della sanità rimosse l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie, specificando che non esiste nessuna devianza e nessuna patologia, ma che l'orientamento sessuale fa semplicemente parte dell'identità di ogni essere umano;
nonostante siano passati 33 anni da quella declassificazione, il cammino internazionale per l'affermazione della parità dei diritti delle persone omosessuali è ancora impervio e lungo: ancor oggi 71 Paesi del mondo hanno leggi punitive contro l'omosessualità e gli orientamenti sessuali: non da ultimo il 21 marzo 2023 il Parlamento dell'Uganda ha approvato uno dei più severi disegni di legge contro l'omosessualità al mondo, che configura come reato l'attività sessuale consensuale tra adulti dello stesso sesso, rende alcuni reati punibili con la pena di morte e introduce pene detentive fino a 20 anni per le persone che si dichiarano omosessuali;
è proprio il continente africano ad avere le leggi più severe in tema di omosessualità tanto da mettere in pericolo la vista stessa delle persone a causa del loro orientamento sessuale: non solo in Uganda, ma anche in Mauritania, Sudan, Nigeria settentrionale e Somalia meridionale è prevista la pena di morte e, come riportato dai dati di Amnesty International, in altri Paesi l'omosessualità è considerata un reato ed è punita con il carcere. Le leggi più severe sono in Gambia, Sierra Leone e nell'area centroafricana (Uganda, Kenya, Tanzania, Zambia), dove è previsto perfino l'ergastolo. Ci sono poi Stati come l'Eritrea e il Sud Sudan in cui le persone, a causa del loro orientamento sessuale, possono subire condanne dai 7 ai 10 anni;
sia la Libia che il Camerun prevedono la detenzione fino a 5 anni. In Marocco la detenzione è fino a 3 anni, così come in Ghana, Guinea, Togo e Tunisia. In Algeria e Chad il reato è punito con 2 anni di carcere, in Liberia e Zimbabwe un anno. In molti dei Paesi menzionati sono previste anche sanzioni economiche e multe in aggiunta alla detenzione;
la situazione non è migliore in molti Paesi arabi: in Iran è prevista la flagellazione, in Arabia saudita la lapidazione, negli Emirati arabi uniti la pena di morte, e ancora la situazione è drammatica in Afghanistan dopo il ritorno al potere dei Talebani;
considerato che:
il 18 dicembre 2008, 66 Stati hanno sostenuto una dichiarazione dinanzi all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, esortando gli Stati ad adottare tutte le misure necessarie, in particolare legislative o amministrative, per garantire che l'orientamento sessuale o l'identità di genere non possano in alcun caso costituire la base per sanzioni penali, in particolare esecuzioni, arresti o detenzioni;
il 4 maggio 2015, l'ufficio dell'alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, in una sua relazione, ha raccomandato agli Stati di rivedere il loro diritto penale al fine di sopprimere i reati relativi a comportamenti sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso e altri reati utilizzati per arrestare e punire le persone sulla base del loro orientamento sessuale, dell'identità o dell'espressione di genere, ordinare una moratoria immediata sulle pertinenti azioni penali e cancellare tali reati dai casellari giudiziari delle persone condannate,
impegna il Governo a sostenere nelle competenti sedi istituzionali europee ed internazionali un'ampia coalizione di Stati per promuovere la depenalizzazione universale delle condotte relative a rapporti consensuali tra persone adulte dello stesso sesso e a garanzia del rispetto dei diritti umani universali.
Allegato B
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 592 e sui relativi emendamenti
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.
In relazione agli emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulla proposta 3.5.
Il parere è non ostativo sui restanti emendamenti.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Barachini, Berlusconi, Bongiorno, Borgonzoni, Butti, Castelli, Cattaneo, Cottarelli, De Poli, Durigon, Fazzolari, Floridia Barbara, La Pietra, Mirabelli, Monti, Morelli, Napolitano, Occhiuto, Ostellari, Rauti, Rubbia, Segre, Sisto, Testor e Versace.
.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Terzi Di Sant'Agata, per attività della 4ª Commissione permanente; Borghi Claudio, Borghi Enrico, Ronzulli e Scarpinato, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Gelmetti e Scurria, per partecipare a un incontro internazionale.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
Presidente del Consiglio dei ministri
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 marzo 2023, n. 35, recante disposizioni urgenti per la realizzazione del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria (705)
(presentato in data 17/05/2023)
C.1067 approvato dalla Camera dei deputati.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Damante Concetta, Licheri Sabrina, Sironi Elena, Bevilacqua Dolores, Lopreiato Ada, Pirro Elisa, Mazzella Orfeo
Ratifica ed esecuzione della convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro C 188 sul lavoro nel settore della pesca, fatta a Ginevra il 14 giugno 2007 (706)
(presentato in data 16/05/2023).
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
2ª Commissione permanente Giustizia
Gov. Meloni-I: Ministro della cultura Sangiuliano Gennaro
Disposizioni sanzionatorie in materia di distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici (693)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport
(assegnato in data 17/05/2023);
8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica
Gov. Meloni-I: Presidente del Consiglio dei ministri Meloni Giorgia, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Salvini Matteo ed altri
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 marzo 2023, n. 35, recante disposizioni urgenti per la realizzazione del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria (705)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, Comitato per la legislazione
C.1067 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 17/05/2023).
Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento
Il Ministro dell'università e della ricerca, con lettera del 15 maggio 2023, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204 - lo schema di decreto ministeriale per il riparto del Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca per l'anno 2023 (n. 46).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 30 giorni dall'assegnazione.
Governo, trasmissione di atti
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 16 maggio 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni - le comunicazioni concernenti il conferimento dei seguenti incarichi di funzione dirigenziale di livello generale:
- Alla dottoressa Mariaisabella Gandini, dirigente di seconda fascia del ruolo dirigenziale del Ministero della giustizia;
- Alla dottoressa Gabriella De Stradis, dirigente di seconda fascia del ruolo dirigenziale del ruolo dell'Agenzia Nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (ANSFISA).
Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
La Presidenza del Consiglio dei Ministri, con lettere dell'11 maggio 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8-ter, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 23 settembre 2002, n. 250:
un decreto concernente l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, per l'anno 2017, per il progetto proposto dall'associazione di promozione sociale Centro internazionale per la pace fra i popoli APS - denominato "Seminare il futuro: agricoltura e competenze per l'autonomia alimentare nelle aree rurali del Burkina Faso". Il predetto documento è trasmesso alla 3a, alla 5a e alla 9a Commissione permanente;
un decreto concernente l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, per l'anno 2017, per il progetto proposto dall'Associazione italiana donne per lo sviluppo (AIDOS) Onlus - denominato "Le donne agro-imprenditrici per la sicurezza alimentare: resilienza e sviluppo del sistema alimentare in crisi nella Striscia di Gaza". Il predetto documento è trasmesso alla 3a, alla 5a e alla 9a Commissione permanente;
un decreto concernente l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, per l'anno 2018, per il progetto proposto dall'associazione CEFA ONLUS - Comitato europeo per la formazione e l'agricoltura - denominato "Miele, pesca e nutrizione: riduzione dell'insicurezza alimentare nelle popolazioni dei distretti di Caia, Luabo e Mopeia - province di Sofala e Zambeia - Mozambico". Il predetto documento è trasmesso alla 3a, alla 5a e alla 9a Commissione permanente;
un decreto concernente l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, per l'anno 2020, per il progetto "Progetto di emergenza e lotta alla fame a favore di gruppi più vulnerabili dei villaggi agricoli della Contea di Ura-Bhutan per superare la crisi alimentare causata dalle misure preventive per la pandemia di Covid 19 e partecipare al controllo della diffusione del virus". Il predetto documento è trasmesso alla 3a, alla 5a, alla 9a e alla 10a Commissione permanente.
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - 30 anni di mercato unico (COM(2023) 162 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;
- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Riforma della legislazione farmaceutica e misure volte a contrastare la resistenza antimicrobica (COM(2023) 190 definitivo), alla 10a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente.
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 15 e 16 maggio 2023, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:
dell'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL), per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XV, n. 87);
dell'Agenzia delle entrate - Riscossione, per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. XV, n. 88);
del Gestore dei Servizi Energetici - GSE S.p.A., per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 9a Commissione permanente (Doc. XV, n. 89);
dell'Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza Farmacisti (E.N.P.A.F.), per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XV, n. 90).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
La senatrice Aurora Floridia ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-00449 del senatore Magni ed altri.
Mozioni
TERZI DI SANT'AGATA, BARCAIUOLO, CAMPIONE, DE PRIAMO, GELMETTI, LISEI, MANCINI, MAFFONI, MARCHESCHI, MATERA, MENIA, PETRUCCI, RASTRELLI, SATTA, SCURRIA, SIGISMONDI, SILVESTRONI, SISLER, SPINELLI, ZEDDA - Il Senato,
premesso che:
i valori alla base del Trattato sull'Unione europea, codificati in particolare nel suo preambolo, sono i principi cardine del diritto internazionale non solo dell'Unione ma di tutti i Paesi che vogliano mantenere una convivenza pacifica e il rispetto dei popoli e dei loro diritti;
la Convenzione delle Nazioni Unite del 9 dicembre 1948 per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio dispone che il genocidio sia un crimine di diritto internazionale che deve essere prevenuto e punito;
i principi alla base della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 10 dicembre 1948, del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 16 dicembre 1966 e della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 costituiscono elementi fondamentali del diritto internazionale umanitario e il loro rispetto è e deve restare prioritario per tutti gli Stati;
lo Statuto di Roma del 17 luglio 1998 che istituisce la Corte penale internazionale (CPI) persegue i più gravi crimini di portata internazionale;
la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate, firmata il 20 dicembre 2006 ed entrata in vigore nel 2010, mira a combattere le sparizioni forzate punendone i responsabili, prevedendo altresì che nessuna circostanza eccezionale, inclusa la guerra, possa essere invocata a giustificazione di tale crimine;
considerati:
il rapporto della commissione indipendente d'inchiesta sull'Ucraina, costituita dalle Nazioni Unite per i diritti umani, pubblicato il 15 marzo 2023, secondo il quale le prove raccolte mostrano che "le autorità russe hanno commesso una vasta gamma di violazioni delle leggi internazionali sui diritti umani e del diritto internazionale umanitario in molte regioni dell'Ucraina e della Federazione russa. Molti di questi corrispondono a crimini di guerra ed includono uccisioni premeditate, attacchi sui civili, detenzioni illegali, tortura, stupri, trasferimenti forzati e deportazioni di bambini";
la comunicazione della CPI sui mandati d'arresto emessi il 17 marzo 2023 nei confronti del Presidente della Federazione russa Vladimir Putin e della commissaria russa per i diritti dei bambini Maria Alekseeva Lvova-Belova;
le conclusioni adottate dal Consiglio europeo il 23 marzo 2023 che, tra l'altro, chiedono alla Russia di "garantire immediatamente il rimpatrio in condizioni di sicurezza degli ucraini, in particolare dei bambini, deportati o trasferiti con la forza in Russia";
il rapporto del "New lines institute" e del "Raoul Wallenberg institute", pubblicato nel maggio 2022, secondo il quale le autorità russe hanno riferito di aver trasferito oltre un milione di persone dall'Ucraina alla Russia dall'inizio dell'invasione, tra cui oltre 180.000 bambini, e secondo cui molti rifugiati hanno riferito di essere stati trasferiti con la forza o la minaccia della forza;
il decreto del Presidente della Federazione russa del 30 maggio 2022 che facilita l'acquisizione della cittadinanza russa e quindi l'adozione di bambini ucraini;
le dichiarazioni pubbliche di funzionari russi secondo cui migliaia di bambini ucraini sono stati ricollocati presso famiglie russe dall'inizio della guerra di aggressione all'Ucraina, il 24 febbraio 2022, in particolare quelle diramate dal commissario per i diritti umani della Federazione russa che confermano lo spostamento di orfani ucraini nel suo Paese;
considerato, altresì, che:
il Ministro della giustizia Carlo Nordio, in occasione della conferenza internazionale dei Ministri della giustizia di supporto alla Corte penale internazionale e alla sua attività in Ucraina il 20 marzo 2023, ha affermato che "l'Italia ribadisce con forza il proprio supporto all'Ucraina e il pieno sostegno all'attività della CPI, indipendente e autonoma" rinnovando alla Corte e alle autorità ucraine la disponibilità nell'assistenza alla formazione di magistrati e forze dell'ordine e sottolineando inoltre "l'importanza che Kiev ratifichi lo Statuto di Roma, istitutivo della Corte dell'Aja";
l'Italia ha una grande esperienza nella protezione di vittime e di testimoni; il Ministro della giustizia ha recentemente rilasciato diverse dichiarazioni in relazione al sostegno finanziario garantito da sempre dall'Italia alla Corte de L'Aja, al congelamento degli asset degli oligarchi russi e alla disponibilità al distacco di esperti nazionali presso l'ufficio del procuratore;
il Ministero dell'istruzione e del merito ha assegnato 31.133.046 euro a 3.702 scuole, comprese le paritarie, che hanno accolto bambini e studenti ucraini facendo così seguito all'adozione da parte della Commissione europea, in data 8 marzo 2022, di una proposta relativa all'azione di coesione per i rifugiati in Europa,
impegna il Governo:
1) a condannare la deportazione di minori ucraini da parte della Federazione russa, perpetrata con l'obiettivo di sradicare la loro identità ucraina attraverso la conseguente naturalizzazione e, contestualmente, ad invitare Mosca a porre fine alle deportazioni di bambini ucraini nel suo territorio o nei territori sotto il suo controllo;
2) a sostenere la Corte penale internazionale nelle indagini per individuare e sanzionare le responsabilità della Federazione russa in relazione ai crimini commessi in Ucraina contro i civili e in particolare contro i bambini;
3) a proseguire ed ampliare l'attuazione della giurisdizione internazionale, in particolare per la protezione dei minori, mediante un rinnovato sostegno professionale, materiale e finanziario alla CPI;
4) ad incoraggiare l'Unione europea ad includere nell'elenco delle sanzioni individuali persone o istituzioni che collaborano al trasferimento forzato di minori ucraini nel territorio della Federazione russa.
(1-00048)
DI GIROLAMO, SIRONI, TREVISI, CROATTI, NAVE - Il Senato,
premesso che:
la legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, nel modificare gli articoli 9 e 41 della Costituzione, ha riconosciuto, nell'ambito dei principi fondamentali, un espresso rilievo alla tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi;
si tratta di un criterio di tutela generale che vincola l'agire dei pubblici poteri e le scelte del decisore pubblico, in una prospettiva temporale di lungo periodo che guardi anche alle necessità delle generazioni future;
per effetto della citata riforma costituzionale, la biodiversità acquista una sua autonoma posizione di tutela, seppur nell'inevitabile correlazione e sinergia con la protezione dell'ambiente e degli ecosistemi;
secondo la definizione della Convenzione di Rio de Janeiro sulla diversità biologica, la biodiversità deve essere intesa come la variabilità di tutti gli organismi viventi inclusi negli ecosistemi acquatici, terrestri e marini e nei complessi ecologici di cui essi sono parte;
la tutela della biodiversità rientra in diversi obiettivi dell'agenda 2030 dell'ONU per lo sviluppo sostenibile, come ad esempio in quelli relativi alla tutela della vita sulla terra, della vita sott'acqua, della produzione responsabile e della lotta ai cambiamenti climatici;
gli impatti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi e la biodiversità sono allarmanti e ad essi si sommano quelli riconducibili alle attività antropiche;
l'accordo di Parigi del 2015 ha previsto iniziative volte a limitare l'innalzamento della temperatura globale del pianeta a 1,5 gradi centigradi, invitando l'organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici IPCC ("Intergovernmental panel on climate change"), per tramite della Convenzione quadro per i cambiamenti climatici (United Nations framework convention on climate Ccange, UNFCCC) a redigere un rapporto speciale sugli impatti del riscaldamento globale. Il rapporto ha evidenziato come alcuni degli impatti dovuti all'innalzamento di 1,5 gradi centigradi delle temperature terrestri potrebbero essere di lunga durata o irreversibili;
nel sesto rapporto IPCC del 2022 è stato stimato che l'attuale surriscaldamento globale si attesta intorno ad 1,1 gradi centigradi, con una prospettiva di crescita fino a 3,2 gradi centigradi al 2100, mantenendo le attuali politiche ambientali. Per restare nel limite di 1,5 gradi centigradi, le emissioni dovrebbero ridursi del 60 per cento nel 2035 rispetto a quelle registrate nel 2019. È stato inoltre confermato che il ripristino degli ecosistemi sia fondamentale, sia per il contrasto ai cambiamenti climatici, che per limitare i rischi alla sicurezza alimentare;
il "green deal" europeo prevede una serie di azioni volte al raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050, sul presupposto di una crescita economica slegata dal consumo di risorse, incentrata su investimenti in energia pulita, nuovi posti di lavoro indotti dalla transizione ecologica, efficienza energetica e biodiversità;
a tal fine l'Unione europea ha varato un complesso di interventi, il "pacchetto Fit for 55", che mira ad una riduzione delle emissioni del 55 per cento rispetto al 1991, attraverso la revisione e l'aggiornamento della normativa in diversi ambiti di intervento, tra i quali le emissioni dovute al trasporto su gomma, l'efficientamento energetico e i combustibili a nullo o a basso impatto ambientale;
tra le misure del pacchetto Fit for 55 è presente anche un impegno vincolante a ridurre le emissioni e ad aumentare l'assorbimento di anidride carbonica all'interno del regolamento sull'uso del suolo, sul cambiamento di uso del suolo e sulla silvicoltura (LULUCF);
considerato che:
il suolo è una risorsa preziosa e non rinnovabile che richiede efficaci strumenti di tutela. Come noto, in esso si concentra il 90 per cento della biodiversità del pianeta e svolge un'importante funzione nel contrasto alla crisi climatica grazie alla sua capacità di fissare in modo stabile l'anidride carbonica dall'atmosfera. La sostanza organica presente nel suolo ne facilita, infatti, il riscaldamento, ne previene l'essiccamento, migliora il trattenimento dell'acqua, ne stabilizza la struttura e incrementa la permeabilità, intrappola e rilascia i nutrienti minerali, supporta la vita microbica e la biodiversità;
a tale riguardo, la Commissione europea ha recentemente adottato una proposta di regolamento (COM (2022)672), all'esame delle Commissioni parlamentari competenti, che istituisce un quadro di certificazione dell'Unione per gli assorbenti di carbonio, al fine di incentivare la diffusione di "assorbimenti di alta qualità, nel pieno rispetto degli obiettivi di biodiversità e inquinamento zero";
la biodiversità contribuisce in modo determinante anche all'agricoltura e alla sicurezza alimentare. Nel 2021 il consiglio della FAO ha approvato il quadro d'azione sulla biodiversità per l'alimentazione e l'agricoltura, che definisce l'azione globale, nazionale e locale per contrastare la perdita di biodiversità e garantire la sicurezza alimentare;
considerato, altresì, che:
la biodiversità per l'alimentazione e l'agricoltura (BFA) fornisce, infatti, molti servizi ecosistemici vitali, tra i quali la creazione e il mantenimento di suoli sani, l'impollinazione delle piante, il controllo dei parassiti e la fornitura di habitat per la fauna selvatica: servizi ecosistemici che ad oggi sono in declino a causa della distruzione e del degrado degli habitat, dello sfruttamento eccessivo e dell'inquinamento;
in Europa le foreste assorbono circa il 10 per cento delle emissioni annuali di gas serra, attestandosi ad oltre 300 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente;
secondo il piano nazionale di contabilizzazione forestale trasmesso dall'Italia all'Unione europea nel 2019, il livello di riferimento indicato per le foreste (forest reference level, FRL) è pari a meno 19,656.1 chilotonnellate di anidride carbonica equivalente all'anno nel periodo 2021-2025;
nella Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità "Cop15" di Montreal del dicembre 2022, è stato adottato un pacchetto di azioni, il "Global biodiversity framework", per contrastare la perdita di biodiversità che prevede, oltre a strategie a lungo termine al 2050, anche obiettivi intermedi al 2030; in particolare, il pacchetto è costituito da quattro obiettivi primari e racchiude 25 target specifici, che mirano anche a proteggere il 30 per cento della superficie terrestre, delle aree costiere e delle acque interne entro il 2030 e a diminuire gli sprechi alimentari del 50 per cento;
il green deal europeo prevede per la biodiversità al 2030 una strategia europea, un piano a lungo termine da 20 miliardi di euro volto alla conservazione della natura che si pone l'obiettivo di invertire l'attuale tendenza di degradazione degli ecosistemi e che prevede una serie di azioni non soltanto finalizzate all'estensione delle aree protette "Natura 2000", ma anche ad una loro migliore conservazione e al relativo monitoraggio, al fine di istituirne di nuove, affinché la superficie totale protetta raggiunga almeno il 30 per cento della superficie terrestre e marina;
la strategia prevede, inoltre, il ripristino degli ecosistemi degradati presenti in Europa entro il 2030 attraverso una serie di impegni e misure specifiche, tra cui la riduzione dell'uso e del rischio dei pesticidi del 50 per cento entro il 2030 e l'impianto di 3 miliardi di alberi all'interno della UE;
la Commissione europea ha proposto al Parlamento europeo l'adozione di una nuova normativa, "Nature restoration law", volta a ripristinare l'habitat naturale europeo, partendo da un dato allarmante, da cui emerge che l'80 per cento del patrimonio naturale della UE non versa in buone condizioni, per cui gli Stati membri saranno chiamati ad intraprendere azioni di recupero degli ecosistemi anche con la finalità di combattere il cambiamento climatico e salvaguardare molte specie dall'estinzione, riducendo i rischi di disastri ed eventi naturali catastrofici;
in base alla strategia europea, il nostro Paese ha elaborato una strategia nazionale per la biodiversità al 2030, arrivando a definirne un testo consolidato nel marzo 2023;
la strategia prevede una serie di azioni finalizzate al raggiungimento di 5 obiettivi specifici riguardanti la protezione di almeno il 30 per cento della superficie terrestre e il 30 per cento della superficie marina attraverso un sistema integrato di aree protette, a garantire la protezione rigorosa di almeno un terzo delle aree protette terrestri e marine e la loro connessione ecologico-funzionale, nonché a gestire efficacemente le aree protette definendo obiettivi e misure di conservazione, monitorandone la corretta attuazione, e prevedendo adeguati finanziamenti e misure incentivanti;
evidenziato che:
la tutela della biodiversità può contribuire in modo decisivo alla trasformazione del tessuto economico, creando nuovi posti di lavoro e crescita in chiave sostenibile;
in Italia, con il "decreto Clima" (decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111) sono state introdotte le "zone economiche ambientali", coincidenti con i territori dei parchi nazionali, prevedendo risorse da destinare a progetti in favore delle micro e piccole imprese con sede operativa all'interno dei parchi che svolgono attività economiche eco-compatibili;
gli atti della Commissione europea, inoltre, confermano che ogni euro investito per il ripristino della natura possa apportare un valore economico compreso tra 8 e 38 euro, grazie ai servizi ecosistemici che favoriscono la sicurezza alimentare, la resilienza degli ecosistemi e l'attenuazione dei cambiamenti climatici, nonché la tutela della salute umana;
considerato, infine, che:
innegabile è la correlazione tra il fenomeno della siccità e la tutela della biodiversità, i cui habitat rischiano di essere compromessi e deteriorati dai fenomeni siccitosi, ragion per cui sarebbe auspicabile intervenire e investire per la realizzazione e il completamento dell'infrastruttura idrica, al fine di limitarne le perdite;
numerosi studi hanno evidenziato l'importanza di potenziare le aree verdi urbane e collegare frammenti di spazio verde con corridoi ecologici per migliorare la biodiversità e la dispersione di specie animali all'interno del paesaggio urbano, senza considerare gli effetti positivi sulla salute umana e sull'adattamento ai cambiamenti climatici e i benefici connessi al miglioramento della ventilazione urbana, alla riduzione dell'inquinamento e alla prevenzione dei fenomeni di dissesto idrogeologico;
l'articolo 3 della legge 14 gennaio 2013, n. 10, ha previsto l'istituzione presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di un comitato per lo sviluppo del verde pubblico con compiti relativi alla definizione di un piano finalizzato a fissare "criteri e linee guida per la realizzazione di aree verdi permanenti intorno alle maggiori conurbazioni e di filari alberati lungo le strade, per consentire un adeguamento dell'edilizia e delle infrastrutture pubbliche e scolastiche che garantisca la riqualificazione degli edifici";
la componente 4, misura 3, della missione 2 del PNRR è dedicata alla salvaguardia delle aree verdi e della biodiversità, che, come già evidenziato, rappresenta una priorità assoluta per l'Unione europea. In particolare, l'investimento 3.1, con uno stanziamento pari a 330.000.000 euro, mira a proteggere le aree verdi e ad aumentarne il numero, con l'obiettivo sia di preservare e rafforzare la biodiversità che di migliorare la qualità della vita degli abitanti di tali aree. Le azioni devono incentrarsi sulle 14 città metropolitane italiane, sempre più esposte a problemi ambientali come l'inquinamento atmosferico, la perdita di biodiversità e gli effetti dei cambiamenti climatici,
impegna il Governo:
1) a definire un cronoprogramma per l'attuazione degli obiettivi previsti dalla strategia nazionale per la biodiversità al 2030, nonché garantire la tracciabilità dei fondi ad essa destinati e il monitoraggio dei risultati raggiunti;
2) ad adottare opportuni provvedimenti normativi per la valorizzare dei servizi ecosistemici, mediante la sollecita definizione di un sistema di incentivi pubblici, con particolare riguardo ai servizi agro-ecosistemici, anche attraverso misure di compensazione dei redditi o sgravi fiscali per le attività silvo-pastorali utili alla salvaguardia del territorio e per le attività agricole che utilizzano pratiche agronomiche a basso impatto ambientale, nonché misure volte a ristabilire la funzione naturale dei suoli degradati tramite interventi che ne accrescano la fertilità e la resilienza;
3) nel quadro delle azioni sulla biodiversità volte a garantire la sicurezza alimentare e sistemi agroalimentari sostenibili, a prevedere adeguati investimenti in misure per la standardizzazione di protocolli di campionatura e analisi e per il monitoraggio delle variazioni della biodiversità del suolo, che consentano la raccolta di dati comparabili, anche promuovendo l'utilizzo di tecnologie innovative;
4) a promuovere misure volte a contrastare la perdita netta di spazi verdi urbani, finalizzando le azioni volte ad incrementare il numero di alberi presenti e la copertura arborea nelle città attraverso piani di inverdimento urbano;
5) a definire una nuova disciplina sull'arresto del consumo di suolo, nell'ottica di una concreta rigenerazione del territorio, che includa misure per il riuso del suolo edificato e per la tutela del paesaggio;
6) ad incrementare le risorse previste dalla disposizione di cui all'articolo 4-ter, comma 2, del decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111, destinate ai bandi pubblici per la concessione di contributi in favore di micro e piccole imprese operanti nelle zone economiche ambientali (ZEA);
7) a definire standard più restrittivi per la tutela degli habitat marini, mediante la previsione di soglie minime per garantire la loro sostenibilità biologica;
8) ad elaborare un programma per definire tempistiche e risorse necessarie per il risanamento dei siti di interesse nazionale (SIN) ai fini della bonifica, prevedendo le necessarie coperture finanziarie per il completamento degli interventi di bonifica o di messa in sicurezza permanente previsti per ognuno, nonché una stima dei costi e delle tempistiche attese per la conclusione delle attività, anche attraverso la definizione di soluzioni efficaci per l'individuazione del responsabile della contaminazione;
9) ad adottare le idonee iniziative normative, affinché lo studio dell'impatto sulla biodiversità, nell'intero ciclo di vita, sia considerato presupposto vincolante per l'approvazione dei progetti sottoposti a valutazione di impatto ambientale e dei piani e programmi sottoposti a valutazione ambientale strategica;
10) ad adottare interventi normativi che prevedano limiti di emissione più stringenti per i progetti sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale laddove collocati in aree SIN.
(1-00049)
Interrogazioni
BEVILACQUA, LICHERI Sabrina, FLORIDIA Barbara, NAVE, PIRONDINI, CROATTI, LOPREIATO, LICHERI Ettore Antonio, DE ROSA, SIRONI, DAMANTE - Ai Ministri dell'interno e per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR. - Premesso che:
la misura M5C2 del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) prevede, per l'investimento 2.1, progetti di rigenerazione urbana volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale, uno stanziamento pari a 3,3 miliardi di euro, di cui 2.800.000.000 relativi alle risorse previste a legislazione vigente dall'articolo 1, comma 42, della legge 27 dicembre 2019, n. 160;
in particolare, tale comma 42 prevede che per "ciascuno degli anni dal 2021 al 2034, sono assegnati ai comuni contributi per investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti alla riduzione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, nonché al miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale ed ambientale, nel limite complessivo di 150 milioni di euro per l'anno 2021, di 250 milioni di euro per l'anno 2022, di 550 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024 e di 700 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2034";
inoltre, l'articolo 20 del decreto-legge del 6 novembre 2021, n. 152, ha introdotto il successivo comma 42-bis al medesimo articolo 1 della legge n. 160, che, oltre a trasferire le somme ricordate nell'ambito del PNRR, ne ha anche previsto un'integrazione, pari a "100 milioni di euro per l'anno 2022 e 200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024";
con decreto del Ministero dell'interno 30 dicembre 2021 veniva predisposta una prima graduatoria, che prevedeva un ammontare di progetti finanziati pari a 3.399.271.176,95 euro;
tuttavia, l'articolo 28, comma 1, del decreto-legge 1° marzo 2022, n. 17, autorizzava lo scorrimento della graduatoria delle opere ammissibili e non finanziate con 40 milioni di euro per l'anno 2022, 150 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024, 285 milioni di euro per l'anno 2025 e 280 milioni di euro per l'anno 2026;
per tale motivo, il successivo decreto 4 aprile 2022 del Ministero dell'interno sostituiva integralmente la precedente graduatoria, di cui al decreto del 30 dicembre 2021, prevedendo un ammontare di progetti finanziati pari a 4.284.436.188,15 euro;
l'articolo 6 del decreto 4 aprile 2022 prevedeva che "il termine per l'affidamento dei lavori, che coincide con la data di stipulazione del contratto, è da considerare per tutti gli enti beneficiari il 30 luglio 2023, in luogo di quello indicato dall'art. 6 del D.P.C.M. 21 gennaio 2021, tenuto conto delle condizionalità del PNRR (Q3-2023, M-ITA Aggiudicazione degli appalti pubblici da parte dei Comuni beneficiari entro il terzo trimestre 2023)"; inoltre, esso fissava "il termine intermedio del 30 settembre 2024 entro il quale i Comuni beneficiari dovranno aver realizzato (pagato) almeno una percentuale pari al 30% delle opere, pena la revoca totale del contributo assegnato; tale verifica avverrà sulla base degli stati di avanzamento lavori o delle spese maturate dall'ente, così come risultanti dal sistema di monitoraggio di cui all'articolo 8, comma 1"; infine, all'art. 10, si prevedeva la revoca "per mancato rispetto dei termini di affidamento dei lavori di cui all'art. 6 del presente decreto";
considerato che:
il sito del Ministero dell'interno, nella pagina dedicata alle milestone, ai target e allo stato di attuazione delle misure e degli investimenti del PNRR, indica come milestone italiana, per l'intervento in questione, il 30 settembre 2023, data entro la quale deve avvenire l'"aggiudicazione di opere pubbliche da parte dei 300 comuni. Contratti per lavori firmati";
ciononostante, l'atto di adesione e obbligo che ogni Comune deve firmare per accettazione del finanziamento concesso, come previsto dal citato decreto ministeriale 4 aprile 2022, all'articolo 2, prevedeva, quale data per la stipula del contratto di affidamento dei lavori, il 30 luglio 2023;
considerato inoltre che:
come si evince facilmente dai documenti ufficiali trasmessi alle istituzioni europee non vi è alcuna scadenza vincolante per lo sblocco di rate semestrali del PNRR per l'aggiudicazione dei lavori degli interventi di riqualificazione urbana, né al 30 settembre 2023, né, tantomeno, al 30 luglio 2023;
non si può mancare di notare come la milestone presente sulla pagina del sito del Ministero chiarisca che l'aggiudicazione dovrebbe riguardare almeno 300 progetti su 2.325 finanziati e, d'altronde, anche il target finale riguarda "almeno 300 progetti completati". Dunque, vi è un amplissimo margine per rispettare i vincoli europei senza eccessiva rigidità amministrativa, che potrebbe colpire in particolare gli interventi sul Mezzogiorno;
gli interventi finanziati risultano di elevata strategicità per il territorio e le amministrazioni locali stanno compiendo i più duri sforzi per attuare appieno il PNRR; appare, pertanto, irragionevole prevedere una revoca dei finanziamenti per quegli interventi che non sono nelle condizioni di rispettare rigidamente tale scadenza per l'aggiudicazione dei lavori e dunque la revoca risulterebbe espressione di una precisa decisione politica del Governo nazionale, semplicemente modificabile con un intervento sul citato decreto ministeriale 4 aprile 2022, e non di una "necessità" europea;
le condizionalità per il superamento dei divari territoriali non possono essere valutate solo in una logica di riparto delle risorse, ma vanno affrontate nella fase attuativa, salvaguardando ogni intervento finanziato possibile,
si chiede di sapere quale sia la scadenza effettiva ad oggi prevista per gli interventi di rigenerazione urbana del PNRR (M5C2 I2.1), vista l'incongruenza tra decreto ministeriale, atto di adesione e quanto pubblicato sul sito del Ministero dell'interno e se il Governo intenda intervenire per garantire flessibilità amministrativa e tutelare tutti gli interventi di rigenerazione urbana finanziati e attesi dalle rispettive comunità, in particolare quelli relativi al Mezzogiorno.
(3-00440)
BEVILACQUA, FLORIDIA Barbara, NAVE, PIRONDINI, CROATTI, LOPREIATO, LICHERI Ettore Antonio, DE ROSA, MARTON, SIRONI, LICHERI Sabrina, DAMANTE - Ai Ministri dell'interno e per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR. - Premesso che:
la misura M5C2 del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) prevede, per l'investimento 2.2, piani urbani integrati (PUI), dedicato alle periferie delle città metropolitane con il fine di favorire una migliore inclusione sociale riducendo l'emarginazione e le situazioni di degrado sociale, di promuovere la rigenerazione urbana attraverso il recupero, la ristrutturazione e la rifunzionalizzazione ecosostenibile delle strutture edilizie e delle aree pubbliche, l'efficientamento energetico e idrico degli edifici e la riduzione del consumo di suolo anche attraverso operazioni di demolizione e ricostruzione finalizzate alla riduzione dell'impermeabilizzazione del suolo già consumato con modifica di sagome e impianti urbanistici, nonché sostenere progetti legati alle smart city, con particolare riferimento ai trasporti e al consumo energetico;
tale investimento prevede uno stanziamento iniziale pari a 2.493.790.000 euro, ai sensi del comma 1 dell'articolo 21, rubricato "piani integrati", del decreto-legge 6 novembre 2021, n. 152, per il periodo 2022-2026, nel limite massimo di 125,75 milioni di euro per l'anno 2022, di 125,75 milioni di euro per l'anno 2023, di 632,65 milioni di euro per l'anno 2024, 855,12 per il 2025 e di 754,52 milioni di euro per il 2026. L'articolo individua, inoltre, i soggetti e le modalità di attuazione degli interventi finalizzati alla realizzazione di obiettivi volti al miglioramento di ampie aree urbane degradate, alla rigenerazione, alla rivitalizzazione economica;
agli oneri si provvede a valere sul fondo di rotazione per l'attuazione del "Next generation EU-Italia" di cui all'articolo 1, comma 1037, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, secondo le modalità di cui ai commi da 1038 a 1050;
inoltre, la disposizione di cui al comma 2 dell'articolo 21 del citato decreto-legge n. 152 prevede l'integrazione di dette risorse, per gli anni dal 2021 al 2024, con le risorse di cui all'articolo 1, comma 2, lettera l), del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, che nello specifico ammontano a 80 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022, 30 milioni di euro nel 2023 e 20 milioni di euro nel 2024;
con decreto del Ministero dell'interno 22 aprile 2022 veniva approvata una prima graduatoria per l'assegnazione di tali risorse ai soggetti attuatori, il cui allegato 2, che indica in dettaglio i progetti che compongono i vari PUI e i relativi soggetti attuatori, è stato in seguito oggetto di tre rettifiche. Inoltre, il decreto e i tre allegati sono stati oggetto di ulteriori modifiche e rettifiche tramite il decreto del Ministero dell'interno 28 aprile 2023 e allegati 1 e 2, che sostituiscono integralmente gli allegati 1 e 2 del precedente;
l'articolo 3 del decreto 22 aprile 2022 prevede che "il termine per l'aggiudicazione dei lavori è da considerare per tutti i Soggetti Attuatori il 30 luglio 2023" e fissava "il termine intermedio del 30 settembre 2024 entro il quale i Soggetti attuatori dovranno aver realizzato almeno una percentuale pari al 30% delle opere, pena la revoca totale del contributo assegnato". Inoltre, stabiliva "il termine finale, entro il quale dovrà essere trasmesso il certificato di regolare esecuzione ovvero il certificato di collaudo rilasciato per i lavori dal direttore dei lavori, è il 30 giugno 2026, in linea con il termine di conclusione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza". All'articolo 6, infine, prevede la revoca anche in caso di "mancato rispetto dei termini di affidamento dei lavori di cui all'art. 3 del presente decreto";
considerato che:
il sito del Ministero, nella pagina dedicata alle milestone, ai target e allo stato di attuazione delle misure e degli investimenti del PNRR, indica come milestone italiana, per l'intervento in oggetto, il 30 settembre 2023, data entro la quale deve avvenire l'"aggiudicazione lavori pubblici delle 14 Città metropolitane";
ciononostante, l'atto d'obbligo connesso all'accettazione del finanziamento concesso, come previsto dal decreto ministeriale 22 aprile 2022, al pertinente articolo prevede, quale data per la stipula del contratto di affidamento dei lavori, il 30 luglio 2023;
considerato inoltre che:
come si evince facilmente dai documenti ufficiali trasmessi alle istituzioni europee, non vi è alcuna scadenza vincolante per lo sblocco di rate semestrali del PNRR per l'aggiudicazione dei lavori dei piani urbani integrati, né al 30 settembre 2023, né, tantomeno, al 30 luglio 2023;
gli interventi finanziati risultano di elevata strategicità per il territorio e le amministrazioni locali stanno compiendo i più duri sforzi per attuare appieno il PNRR e, dunque, appare irragionevole prevedere una revoca dei finanziamenti per quegli interventi che non sono nelle condizioni di rispettare rigidamente tale scadenza per l'aggiudicazione dei lavori e che quindi la revoca risulterebbe espressione di una precisa decisione politica del Governo nazionale, semplicemente modificabile con un intervento sul decreto ministeriale 22 aprile 2022, e non di una "necessità" europea;
non si può mancare di notare come, dunque, sussista un ampio margine per rispettare i vincoli europei senza eccessiva rigidità amministrativa, che potrebbe colpire in particolare gli interventi sul Mezzogiorno;
le condizionalità per il superamento dei divari territoriali non possono essere valutate solo in una logica di riparto delle risorse ma vanno affrontate nella fase attuativa, salvaguardando ogni intervento finanziato possibile,
si chiede di sapere quale sia la scadenza effettiva ad oggi prevista per gli interventi dei piani urbani integrati del PNRR (M5C2 I2.2), vista l'incongruenza tra decreto ministeriale, atto d'obbligo e quanto pubblicato sul sito del Ministero dell'interno e se il Governo intenda intervenire per garantire flessibilità amministrativa e tutelare tutti gli interventi di rigenerazione urbana finanziati e attesi dalle rispettive comunità, in particolare quelli relativi al Mezzogiorno.
(3-00441)
GERMANÀ, ROMEO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
gli investimenti in opere pubbliche portano benefici concreti a tutta la collettività. Un patrimonio infrastrutturale moderno e connesso è fondamentale per sviluppare una mobilità di merci e persone, efficace ed efficiente, che possa sostenere la crescita sostenibile e a lungo termine di un territorio, oltre ad incrementarne l'attrattività e consolidarne le capacità competitive;
in Sicilia sono presenti circa 140 opere infrastrutturali incompiute o il cui termine contrattuale per l'ultimazione è stato superato. Si tratta di oltre il 30 per cento del dato complessivo nazionale e di un dispendio di risorse che supererebbe i 400 milioni di euro. Infrastrutture stradali e autostradali, ma anche opere idriche e porti, che rappresentano un'enorme occasione di sviluppo per il territorio;
c'è poi l'annoso problema delle reti ferroviarie della regione; infatti, sono 173 le località servite con 1.369 chilometri di linea ferrata, di cui solo 791 elettrificati, con un doppio binario per 223 chilometri e a binario unico per 568 chilometri;
il ponte sullo stretto di Messina, oltre ad essere un'opera strategica per l'Italia, in quanto investimento in grado di contribuire alla riduzione del divario Nord-Sud, e per l'Europa, in quanto finalizzata al completamento del corridoio Scandinavo-Mediterraneo delle reti transeuropee di trasporto TEN-T, costituisce anche uno snodo fondamentale anche per la velocizzazione delle linee ferroviarie siciliane;
sono altrettanto urgenti e necessari gli interventi finalizzati ad un miglioramento complessivo delle reti viarie e autostradali della regione, anche connesse al ponte sullo stretto, nonché finalizzati alla realizzazione di tutte le infrastrutture di supporto fondamentali per riuscire a sfruttare appieno tutte le potenzialità dell'opera e metterle al servizio della Sicilia, del Mezzogiorno e dell'Italia,
si chiede di sapere se e quali iniziative di competenza intenda adottare il Ministro in indirizzo per realizzare un piano di investimenti in infrastrutture efficienti e strategiche per la regione Sicilia, al fine di incrementarne ulteriormente lo sviluppo e la competitività.
(3-00442)
PAITA, FREGOLENT - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
nel 2022 circa 3 milioni di turisti hanno visitato le "Cinque Terre" e i borghi della provincia de La Spezia;
nelle ultime settimane si sono verificati numerosi disagi lungo la tratta ferroviaria delle Cinque Terre, con interruzioni, servizi sostitutivi inadeguati, carenza di convogli e ritardi, che si sono tradotti nel sovraffollamento delle stazioni e banchine, continui cambi binario, sottopassi e treni stipati all'inverosimile;
dette criticità, oltre a costituire serio e concreto pregiudizio per la sicurezza e l'incolumità dei passeggeri e addetti ai lavori, rappresentano un danno enorme per il territorio, poiché compromettono la mobilità di lavoratori e turisti che, ogni giorno, sono costretti a interfacciarsi con un servizio in crescente difficoltà;
in vista della stagione turistica e dell'approssimarsi dei numerosi eventi previsti appare indispensabile, al fine di garantire flussi turistici agevoli e ordinati, rafforzare i servizi di trasporto, a cominciare delle tratte ferroviarie;
spesso la forte domanda di alloggi porta i turisti a pernottare, in prevalenza, nelle zone con maggiori strutture turistiche nel proprio territorio, comportando flussi continui lungo tutta la tratta;
ad oggi l'ultimo treno da Sestri Levante a La Spezia è previsto per le ore 00.21, il che condiziona non poco i tempi di visita dei turisti, con inevitabili ripercussioni sul piano dell'indotto (ristorazione e commercio al dettaglio in primis);
per garantire appieno la mobilità dei lavoratori pendolari e turisti e consentire ai territori di beneficiare appieno della stessa sarebbe necessario prevedere un ulteriore treno successivo al predetto orario, ovvero spostarlo di circa un'ora,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo voglia assumere per rafforzare la mobilità ferroviaria nelle Cinque Terre, anche in vista della stagione estiva, in particolare facendo sì che gli spostamenti lungo la tratta possano aversi nel pieno rispetto delle norme di sicurezza e in condizioni adeguate almeno fino all'una e venti del mattino.
(3-00443)
FLORIDIA Aurora - Al Ministro del turismo. - Premesso che:
il fenomeno delle locazioni brevi turistiche sta impattando negativamente sulla vivibilità in grandi città, nelle città d'arte e in importanti località turistiche italiane, causando lo spopolamento dei residenti dai centri storici e trasformando il tessuto urbano tra usi turistici e usi residenziali;
la forte riduzione della disponibilità di alloggi per affitti a lungo termine e l'impennata dei canoni, aggravata dalla pressione della domanda turistica, rende estremamente difficoltoso trovare alloggi economicamente accessibili nelle città e in diverse località turistiche per giovani, studenti, famiglie e lavoratori, anche per il personale dello stesso comparto turistico;
lo spopolamento dei centri storici comporta a livello turistico una consistente perdita di attrattività, di autenticità e vivacità, di quell'italianità tanto ricercata dai turisti;
non si può e non si deve, inoltre, trascurare la dimensione di un turismo sostenibile che tenga pienamente conto dei suoi impatti economici, sociali e ambientali, attuali e futuri, rispondendo alle esigenze dei visitatori, dell'industria, dell'ambiente e delle comunità ospitanti;
considerato che:
occorre trovare un punto di equilibrio tra l'esigenza di disciplinare gli affitti brevi, la tutela della residenza ed il diritto di svolgere l'attività di locazione turistica;
urge la necessità di una regolamentazione omogenea e uniforme a livello nazionale, che tenga conto delle tipicità dei diversi territori e della prospettiva abitativa e urbanistica, per proteggere il tessuto residenziale e socio-economico dei quartieri,
si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per trovare una soluzione concreta che regolamenti il fenomeno relativo alle locazioni brevi di tipo turistico, ormai fuori controllo, e per rispondere parallelamente all'esigenza di favorire il ripopolamento dei centri storici.
(3-00444)
NAVE - Al Ministro del turismo. - Premesso che:
i dati sui primi mesi del 2023 confermano le previsioni che individuano nel 2023 l'anno determinante per sancire il ritorno delle presenze turistiche a livelli precedenti al 2020, dopo le pesantissime perdite provocate dalla pandemia;
secondo i dati di "Demoskopica", si stimano 127 milioni di arrivi, con un rialzo dell'11,2 per cento sul 2022 e un conseguente incremento consistente della domanda di lavoro;
si assiste però al paradosso per il quale alle maggiori opportunità di lavoro si contrappone l'allarme lanciato dagli operatori del settore che continuano a registrare la carenza di addetti. In media le imprese segnalano difficoltà di reperimento delle figure professionali nel 34 per cento dei casi, percentuale che sale addirittura al 52 per cento nella ristorazione. Secondo i dati forniti da Assoturismo Confesercenti, i profili necessari sono per il 2,6 per cento di professioni con elevata specializzazione, per l'81,5 per cento di professioni qualificate, per l'1,3 per cento di addetti specializzati e per il 14,6 per cento di professioni non qualificate. Ma sono proprio questi ultimi profili quelli più ricercati;
la difficoltà nel reperire personale nel settore turistico, in particolare nei settori del comparto caratterizzati da un'elevata stagionalità, ha ormai assunto dimensioni strutturali e si è manifestata regolarmente anche negli anni precedenti all'emergenza pandemica, ma la ricerca di una soluzione duratura diventa di massima urgenza in questo momento che è cruciale per la ripartenza del comparto;
il 15 marzo 2023 si è tenuto il primo incontro del tavolo di lavoro tra Ministero del turismo e associazioni di categoria maggiormente rappresentative sulla questione della mancanza di personale nel settore del turismo;
considerato che:
il Ministro in indirizzo ha trasmesso alle Camere il piano strategico di sviluppo del turismo per il periodo 2023-2027 nel quale, a margine di una serie di buoni e condivisibili propositi, non si intravedono risposte concrete a queste criticità;
l'unica risposta che, ad oggi, il Governo sembra aver voluto dare è il ritorno a forme contrattuali che precarizzano ulteriormente il lavoro e che riducono i diritti e le tutele dei lavoratori. Dalla legge di bilancio per il 2023 si è infatti assistito al ritorno dei "voucher", il cui utilizzo è stato addirittura ampliato con l'ultimo "decreto lavoro" per il settore termale, delle fiere e dei parchi divertimento. Non si hanno notizie invece della pur annunciata sospensione del limite dei 29 anni per l'apprendistato professionalizzante;
l'arrivo della stagione estiva ha evidenziato, tra le altre, la grave carenza della figura del bagnino di salvataggio, per la quale non si registrano criticità di inquadramento contrattuale, tenuto conto che questo profilo è inserito all'interno del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore del turismo, ma per la quale le attività ispettive evidenziano tassi di irregolarità elevatissimi come per la stragrande maggioranza dei segmenti del comparto;
per le imprese che non riusciranno a reperire tutti gli addetti necessari è possibile stimare una perdita media di fatturato intorno al 5,3 per cento, con il rischio di un conseguente abbassamento degli standard qualitativi, e con un impatto fortemente negativo sulla produttività, atteso che l'industria turistica ha un peso molto rilevante per l'economia italiana, superiore alla media dei Paesi OCSE,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare con la massima urgenza per dare una risposta concreta alle imprese che vedono compromesso il proprio potenziale produttivo in un momento così determinante per la ripresa del comparto;
se non ritenga opportuno intervenire, anche d'intesa con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, affinché si assuma un provvedimento ad hoc per il settore turistico contenente le strategie necessarie a garantire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro attraverso una pianificazione efficace delle politiche attive del lavoro, di rafforzamento della formazione professionale e per assicurare il controllo capillare e un adeguato apparato sanzionatorio delle situazioni di irregolarità.
(3-00445)
DURNWALDER, UNTERBERGER, MUSOLINO, PATTON, SPAGNOLLI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
uno dei settori trainanti per l'economia italiana è quello del turismo;
secondo la nota previsionale "Tourism Forecast 2023" dell'istituto Demoskopika, pubblicata nello scorso mese di marzo, l'anno 2023 segnerà un forte incremento dei flussi turistici in Italia;
si prevede che saranno oltre 442 milioni le presenze e quasi 127 milioni gli arrivi, con una crescita pari rispettivamente al 12,2 per cento e all'11,2 per cento rispetto all'anno 2022 e con un effetto positivo stimato di ben 89 miliardi di euro sulla spesa turistica, ossia un aumento del 22,8 per cento rispetto al 2022;
secondo i dati confermati anche dal Ministro del turismo, in occasione della 73a assemblea nazionale di Federalberghi, nel solo primo bimestre del 2023, il turismo italiano è aumentato del 4,2 per cento e del 3,8 per cento per i turisti stranieri;
nonostante si stia registrando questa forte crescita del settore, dopo il periodo drammatico legato alla crisi pandemica, molte strutture faticano con sempre maggiore difficoltà a reperire la manodopera di cui necessiterebbero;
tali difficoltà non riguarderebbero solo il settore turistico, ma anche altri settori economici del Paese, come quello agricolo e dell'edilizia;
considerato che una risposta a questa necessità di manodopera potrebbe essere coperta dal lavoro dei cittadini extracomunitari, il cui ingresso, come è noto, è tuttavia sottoposto a contingentamento e autorizzazione;
tenuto presente che:
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 dicembre 2022, recante "Programmazione transitoria dei flussi d'ingresso dei lavoratori non comunitari nel territorio dello Stato per l'anno 2022", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 26 gennaio 2023, n. 21, ha autorizzato l'ingresso, per motivi di lavoro subordinato stagionale e non stagionale e di lavoro autonomo, i cittadini stranieri residenti all'estero soltanto per una quota complessiva massima di 82.705 unità, di cui 44.000 per motivi di lavoro stagionale nei settori turistico-alberghiero e agricolo e 38.705 per motivi di lavoro non stagionale e autonomo;
nella sola giornata del click day (il 27 marzo 2023), le richieste complessive di lavoratori stranieri da parte dei datori di lavoro sono state 250.605;
con la successiva attribuzione territoriale delle quote agli ispettorati territoriali del lavoro, per lavoro subordinato (stagionale e non) ed autonomo, di cui alla nota n. 1077 del 30 marzo 2023 del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, i datori di lavoro nei settori interessati, ma soprattutto i datori di lavoro che operano nel settore alberghiero hanno dovuto amaramente prendere atto dell'imprevista, imprevedibile ed arbitraria azione di decurtazione delle quote di lavoro stagionale; infatti, a fronte di una richiesta di fabbisogno di circa 40.000 ingressi per l'anno 2023, di cui 30.000 stagionali e 9.250 non stagionali, gli ingressi per lavoro stagionale destinati al settore alberghiero sono stati decurtati a soli 20.500 quote;
in particolare, nella sola provincia autonoma di Bolzano, a fronte della stima di un fabbisogno di forza lavoro per circa 600 quote per lavoro stagionale e 100 quote pluriennali, sono state assegnate unicamente 138 quote stagionali, 24 quote pluriennali e 317 quote, con riferimento alle organizzazioni professionali dei datori di lavoro,
si chiede di sapere se, considerata l'enorme differenza tra i flussi di ingresso regolari autorizzati e il fabbisogno richiesto dai datori di lavoro, non si intenda integrare le quote stabilite per venire incontro alle reali esigenze manifestate dai datori di lavoro dei settori citati, ovvero quali iniziative si intenda assumere per coprire il fabbisogno di manodopera, in particolare stagionale, tenuto conto delle richieste presentate dai datori di lavoro stessi, tutto ciò al fine di evitare che un settore trainante come quello del turismo oggi in forte ripresa, come sottolineato autorevolmente anche dallo stesso Ministro e dai dati disponibili, possa risentire di qualità nell'offerta per mancanza di manodopera.
(3-00446)
MANCINI, ZAFFINI, MALAN, LEONARDI, BERRINO, RUSSO, SATTA, ZULLO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
nella XVIII Legislatura è stato introdotto il cosiddetto reddito di cittadinanza, strumento che, nelle previsioni delle forze politiche promotrici, avrebbe dovuto rappresentare la punta di "un nuovo welfare state in Italia" e posto al centro di una "rivoluzione del mondo del lavoro", la cui approvazione fu celebrata come "abolizione della povertà";
l'ultimo rapporto trimestrale ISTAT "VELA", pubblicato nel febbraio 2023, ha rappresentato come, al 31 dicembre 2022, il tasso dei posti vacanti era pari al 2,3 per cento del totale degli occupati, quasi il massimo storico da quando, nel 2010, sono iniziate le rilevazioni di questo dato da anni comunque in costante crescita, pur in presenza di un tasso di disoccupazione pari all'8,3 per cento; da quando è stato introdotto il reddito di cittadinanza (all'inizio del 2019), in particolare, il tasso dei posti vacanti non solo è aumentato, ma l'aumento è avvenuto con la massima velocità passando in 2 anni da 1,4 a 2,3 per cento, vale a dire circa 200.000 posti vacanti in più, a dimostrazione del fatto che la misura è un deterrente al lavoro;
l'inefficienza è aggravata anche dalle carenze dei sistemi informativi dei centri per l'impiego, che nei primi tre anni di applicazione della misura non si è inteso in alcun modo potenziare: l'85,5 per cento dei centri dichiara di non avere una dotazione informatica in grado di dialogare con il sistema informativo unitario dei servizi sociali (SIUSS), il 74 per cento con i sistemi informativi territoriali, il 57 per cento non ha un sistema interoperabile con l'INPS e solo il 44 per cento dialoga con il sistema informativo unitario delle politiche per il lavoro (SIUPL); in questo contesto le informazioni non circolano tra gli attori a vario titolo coinvolti;
il Governo in carica sta affrontando gli effetti di queste politiche che si sono rivelate estremamente gravose quanto all'impatto sulla finanza pubblica ma soprattutto totalmente inefficaci sul piano delle politiche attive del lavoro, avendo generato, peraltro, effetti distorsivi nel mercato le cui conseguenze investono in modo drammatico l'intero sistema produttivo;
tra queste conseguenze desta particolare preoccupazione la condizione di difficoltà per le imprese di reperire personale, soprattutto in possesso di competenze specifiche, che consenta di superare gli ostacoli alla produzione ed alle attività per essere pienamente competitive sul mercato,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di favorire un più efficace incrocio tra domanda e offerta di lavoro per ridurre il divario che si è ulteriormente ampliato durante la vigenza del reddito di cittadinanza.
(3-00447)
RONZULLI, DAMIANI, FAZZONE, GASPARRI, LOTITO, OCCHIUTO, PAROLI, ROSSO, SILVESTRO, TERNULLO, ZANETTIN - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
ad oggi la strada provinciale 562 denominata "Mingardina" è stata riaperta, dopo quasi 5 mesi di chiusura forzata a seguito dell'ordinanza sindacale del Comune di Camerota (Salerno), nel tratto tra cala Finocchiara e spiaggia "La Vela";
con precedente ordinanza del dicembre 2022 emessa dal sindaco veniva ordinata l'esecuzione di lavori urgenti ed indifferibili "per la salvaguardia della pubblica e privata incolumità, consistenti in un intervento finalizzato al ripristino delle condizioni di sicurezza del tratto stradale su cui aggettano i versanti rocciosi in questione mediante attività di disgaggio delle porzioni più pericolanti e prossime al crollo, da eseguire garantendo la sicurezza delle maestranze e l'efficacia dell'intervento, utilizzando tecniche idonee a conseguire la messa in sicurezza e l'eliminazione dell'attuale situazione di pericolo ma anche compatibili con il contesto paesaggistico-ambientale dell'area";
la formazione rocciosa oggetto degli interventi, situata a monte della strada provinciale 562, ricade in area sottoposta alle disposizioni del codice dei beni culturali e del paesaggio, e rientra nel piano paesistico del Cilento costiero, che classifica l'area come "zona di conservazione integrale e riqualificazione ambientale";
il 14 marzo 2023, variando le modalità di demolizione delle formazioni ritenute instabili, si è dato luogo all'uso di esplosivi;
successivamente, la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Salerno e l'ente parco nazionale del Cilento chiedevano al Comune di Camerota chiarimenti urgenti sui lavori;
con ordinanza del 27 marzo 2023 il sindaco di Camerota ha ordinato l'esecuzione ad horas, sul tratto stradale compreso tra cala Finocchiara e spiaggia La Vela, all'altezza del chilometro 5+500 e chilometro 5+700, della strada provinciale 562, dei lavori urgenti ed indifferibili per la salvaguardia della pubblica e privata incolumità, finalizzati al ripristino delle condizioni di sicurezza dello stesso tratto stradale e alla sua immediata riapertura;
con ordinanza del 30 marzo la Soprintendenza di Salerno, ritenuto che l'invocata "somma urgenza", neanche lontanamente ravvisabile nelle circostanze rappresentate secondo la cronologia degli eventi desumibili dalla documentazione pervenuta, non avrebbe in nessun modo potuto consentire l'inizio dei lavori in difetto di autorizzazione paesaggistica e non ne consentisse la legittima prosecuzione, ha disposto l'immediata sospensione delle attività previste nell'ordinanza sindacale citata del 27 marzo, salvo "quanto strettamente necessario e indifferibile per scongiurare i pericoli derivanti dall'intervento in itinere" e dunque nella sola rimozione "chirurgica" dei massi in imminente pericolo di crollo e nella pulizia della carreggiata dal materiale lapideo;
la strada provinciale 562 è stata riaperta ad una corsia alternata da semaforo mobile, nonostante la presenza di materiali derivanti dalle due esplosioni effettuate, rivelatesi non autorizzate, e di escavatori posti ai lati della carreggiata con divieto di rimozione;
il 27 aprile è stato indetto un incontro a Salerno tra gli enti preposti e l'amministrazione comunale per tentare un "accordo" per il ripristino dello stato dei luoghi;
il sindaco di Camerota non ha sottoscritto la bozza di accordo, in quanto nella stessa emerge che i lavori erano privi di qualsivoglia autorizzazione e parere di enti sovracomunali;
la strada costituisce l'accesso principale a Marina di Camerota, utilizzato dai residenti per motivi sanitari (raggiungimento degli ospedali di Vallo della Lucania e Sapri), scolastici (raggiungimento dei plessi scolastici superiori di Vallo della Lucania e Sapri), dai turisti (accesso a Marina di Camerota che stagionalmente è interessata da oltre un milione di presenze turistiche), dai fornitori, essendo altresì la via di fuga principale nel piano di protezione civile comunale vigente,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della problematica esposta;
quali iniziative urgenti intenda adottare affinché si giunga a una risoluzione delle controversie e alla riapertura totale della strada provinciale 562, arteria fondamentale per l'afflusso di turisti e per lo spostamento verso i grandi centri dei residenti.
(3-00448)
DE POLI, BIANCOFIORE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
il raddoppio ferroviario della tratta Orte-Falconara è fondamentale per abilitare e supportare le dinamiche di trasformazione e di sviluppo modale dell'intero territorio marchigiano con importanti ricadute sulla città di Ancona, capoluogo di regione;
la realizzazione del raddoppio, come è stato riconosciuto da più parti in Parlamento ed anche dall'opposizione, rappresenta la migliore e moderna opportunità per le regioni del Centro Italia di rafforzare il collegamento trasversale tra i versanti adriatico e tirrenico, tramite l'Appennino centrale;
la direttrice Orte-Falconara è un elemento infrastrutturale di vitale importanza per l'ottimizzazione e velocizzazione dei servizi interregionali e per l'incremento del traffico tra il Lazio, l'Umbria e le Marche;
tale "linea trasversale" costituisce l'asse portante del sistema ferroviario umbro-marchigiano, grazie ai collegamenti tra la dorsale Milano-Roma e Bologna-Lecce;
si parla di collegamenti che, in ottica internazionale, già l'Unione europea aveva inserito nello "sviluppo della rete transeuropea dei trasporti" e precisamente tra i "corridoi europei della rete centrale: corridoio Scandinavia-Mediterraneo";
per tali motivazioni l'intero rafforzamento dell'asse est-ovest Orte-Falconara è stato ricompreso, nel piano nazionale di ripresa e resilienza, con una parziale copertura finanziaria di circa 438 milioni di euro inserito nell'allegato IV del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, e per il restante finanziamento (per completare gli ulteriori lotti) è stato individuato il contratto di programma del quinquennio in modo da garantirne la realizzazione;
ritenuto che:
l'Italia ha urgente bisogno di velocità, sostenibilità e sicurezza per la competitività economica e per assicurarsi un futuro all'altezza dei Paesi europei più avanzati;
nel contratto di programma con RFI per la manutenzione ordinaria e straordinaria sono stanziati 17 miliardi di euro, l'intero contratto su alta velocità e treni regionali ed interregionali prevede già 120 miliardi di euro messi a bilancio, ai quali si aggiungono i 24 miliardi del PNRR,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda indicare in un quadro sintetico e semplice quali siano i tempi di realizzazione del raddoppio della linea Orte-Falconara, opera infrastrutturale "strategica, sostenibile e moderna" necessaria per lo sviluppo economico delle Marche ed in particolare le ricadute positive sul capoluogo di regione, Ancona, centro intermodale di collegamenti portuali e aeroportuali nel Centro Italia.
(3-00449)
TREVISI, MAZZELLA, DI GIROLAMO, ALOISIO, SCARPINATO, CASTIELLO, CATALDI, CROATTI, GUIDOLIN, CASTELLONE, BEVILACQUA, NATURALE, SIRONI, LOREFICE, MAIORINO, DAMANTE, LICHERI Sabrina, PIRRO, LICHERI Ettore Antonio, BILOTTI, MARTON, LOPREIATO, NAVE, DE ROSA, PIRONDINI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
il sud Salento, la porzione più estrema della provincia di Lecce, patisce una serie di gravi problematiche a causa della carenza di medici di famiglia. I cittadini di Santa Maria di Leuca, Ruggiano, Giuliano e Gelmini non possono, di fatto, usufruire di un'adeguata assistenza medica, ulteriormente esasperati dalle difficoltà di reperire diversi e fondamentali farmaci. Si rischiano futuri disagi, in quanto diversi medici di medicina generale e pediatri di libera scelta sono ormai prossimi alla pensione e non è ancora chiaro se le ASL competenti siano nelle condizioni di garantire l'immediata copertura delle sedi prossime a diventare vacanti;
l'insostenibile situazione già si concretizzava nel fatto che l'unico ambulatorio della zona è inattivo da oltre 3 anni e le aspettative di una sua riapertura sono puntualmente disattese;
la solidarietà tra cittadini è stato l'unico viatico utile a sopperire alla necessità di recarsi presso il più vicino presidio medico per quei soggetti che non disponevano di adeguati mezzi di locomozione, oltre ai materiali disagi, dovuti alla necessità di anticipare le somme necessarie per l'acquisto dei farmaci;
quanto descritto rappresenta una palese disattenzione verso non un principio, ma una priorità assoluta, ossia quel diritto alla salute garantito e tutelato dalla Carta costituzionale;
considerato che:
in tutto il Paese la carenza dei medici di base si è consolidata da tempo e acuita negli ultimi tempi a causa del maxi esodo, e continuerà fino al 2025, quando ce ne saranno a disposizione degli italiani soltanto 36.628 a fronte di 40.250 del 2019 ("ilsole24ore.it", 16 maggio 2023);
la Direzione generale della Commissione salute europea (DG SANCO), nel 2014, definiva l'assistenza primaria come "l'erogazione di servizi universalmente accessibili, integrati, centrati sulla persona in risposta alla maggioranza dei problemi di salute del singolo e della comunità nel contesto di vita";
la Conferenza Stato-Regioni ha approvato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 recante la definizione e l'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza che il servizio sanitario nazionale sarà chiamato ad assicurare attraverso un efficiente utilizzo delle risorse economiche a disposizione e coerentemente con i principi e i criteri già sanciti dalla legge n. 833 del 1978;
il decreto del Ministero della salute n. 77 del 2022, recante "Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell'assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale", ha riaffermato la necessità di potenziare i servizi assistenziali territoriali per perseguire la garanzia dei LEA, riducendo le disuguaglianze, e contestualmente costruendo un modello di erogazione dei servizi condiviso e omogeneo sul territorio nazionale;
l'assistenza primaria, dunque, deve assumere l'imprescindibile dimensione di un approccio inclusivo equo, conveniente ed efficiente per migliorare la salute fisica e mentale degli individui, così come il benessere della società, e tutto ciò deve essere garantito anche alla parte più periferica della penisola salentina;
considerato inoltre che l'annosa questione della necessità di trovare le risorse necessarie per soddisfare quel livello ottimale di prestazioni sanitarie oggi potrebbe trovare una valida soluzione anche nel PNRR e, in particolare, nella dotazione finanziaria della M6C1-1 "riforma 1: definizione di un nuovo modello organizzativo della rete di assistenza sanitaria territoriale", volta a definire modelli e standard relativi all'assistenza territoriale, alla base degli interventi previsti dalla componente 1 della missione 6 "reti di prossimità, strutture e telemedicina per l'assistenza sanitaria territoriale";
considerato infine che, a giudizio degli interroganti:
il Governo, nell'imprescindibile rispetto di quelle che sono le competenze delle Regioni, dovrebbe attivarsi per preservare e soddisfare le esigenze della popolazione in termini di servizi sanitari e assistenziali in ogni forma sia ordinaria che emergenziale. Le istituzioni centrali, in stretta collaborazione e sinergia con quelle decentrate, hanno il dovere di perseguire le più elementari istanze di salute e sicurezza dell'intera popolazione nazionale trovando anche il modo di sopperire a quelle che sono le difficoltà connaturate con la perifericità dei territori;
è necessario dare pieno investimento alle risorse già stanziate dal decreto-legge n. 144 del 2022 (detto aiuti ter), quantificate in 28 milioni di euro e che si aggiungono alle risorse previste dal PNRR,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e quali misure intenda adottare o abbia adottato al riguardo;
quali immediate iniziative intenda assumere per sopperire alla mancanza di personale medico e, quindi, all'assenza di adeguate prestazioni sanitarie e assistenziali;
quali siano, comunque, le soluzioni progettuali destinate a diventare strutturali considerata l'emergenza che al momento persiste nel territorio del sud Salento.
(3-00450)
BASSO, BOCCIA, MISIANI, FURLAN - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
per lo sviluppo del porto di Genova e delle relative infrastrutture di collegamento con le reti viaria e ferroviaria sono stati programmati e impegnati ingenti investimenti (nuova diga, terzo valico dei Giovi ad alta velocità, tunnel subportuale, gronda autostradale, eccetera) per un totale di oltre 5 miliardi di euro di sole risorse pubbliche;
da tempo si ravvisa la necessità dello spostamento dei "depositi costieri di Carmagnani-Superba" dalla zona di Genova Multedo su richiesta della popolazione ivi residente per questioni di vivibilità e di sicurezza;
il sindaco di Genova, nella veste di commissario del "programma straordinario di investimenti urgenti per la ripresa e lo sviluppo del porto", ha rappresentato all'ente portuale la necessità, non più procrastinabile, di "individuare un'area idonea in ambito portuale dove poter collocare le attuali attività dei 'depositi costieri di Carmagnani-Superba' attualmente collocati in zona Genova Multedo e consentire, pertanto, la contestuale chiusura, e conseguente dismissione, del sito attualmente dedicato alla stessa", tenuto anche conto che con il vigente piano urbanistico comunale, la civica amministrazione e gli enti territoriali hanno opportunamente inserito le aree corrispondenti agli attuali depositi in due distretti di trasformazione che hanno come obiettivo la riqualificazione del tessuto urbano e la delocalizzazione dei depositi in un'area logisticamente attrezzata all'interno del porto di Genova;
l'Autorità di sistema portuale del mar Ligure occidentale aveva commissionato una "analisi sugli impatti ambientali e della fattibilità tecnica delle ipotesi di delocalizzazione dei depositi chimici A. Carmagnani e Superba in ambito portuale" che nel mese di novembre 2019 aveva attestato che: "Le risultanze della valutazione portano a considerare - allo stato attuale di approfondimento delle diverse problematiche trattate - Terminal Messina e Ex Enel come le aree con maggiori risorse per l'attuazione dello scenario proposto";
nonostante le evidenze dello studio non lo prevedessero, per il dislocamento dei depositi chimici di Carmagnani e Superba, il sindaco di Genova, come dichiarato in diverse sedi ed in svariate occasioni, ha individuato la sede di ponte Somalia a Sampierdarena come l'unica soluzione da prendere in considerazione;
il progetto proposto prevede non solo il dislocamento, ma l'ingente aumento del 61 per cento, dei materiali stoccati, con un passaggio dai 58.255 metri cubi attuali a 94.300 metri cubi, e la quadruplicazione dei materiali movimentati, che passerebbero da 100.000 tonnellate all'anno a 400.000 tonnellate all'anno;
considerato che questa collocazione non risulta compatibile per questioni di carattere ambientale, sociale e occupazionale, in quanto comporterebbe pesanti rischi per la salute pubblica e per la sicurezza e avrebbe ripercussioni molto negative sui traffici e sull'occupazione portuali, in quanto: a) il sito di ponte Somalia si trova in zona C del vincolo aeroportuale e per tale zona il regolamento vieta "attività che possono creare pericolo di incendio, esplosione e danno ambientale"; b) i materiali che verrebbero stoccati e movimentati a Sampierdarena hanno come principali rischi, come si legge nei documenti dei richiedenti, "l'infiammabilità, la tossicità, e la pericolosità per l'ambiente" e come si legge nella documentazione ufficiale sarebbero 30 le autobotti giornaliere adibite al trasporto di tali materiali pericolosi nelle strade cittadine, oltre a diversi treni; c) è in vigore un'ordinanza della Capitaneria di porto che vieta l'ormeggio e il transito di navi cisterna di prodotti petroliferi e petrolchimici (ordinanze n. 32/2001 e n. 3/2003) nel bacino portuale di Sampierdarena e dunque anche di ponte Somalia, operazione consentita solo nella darsena di Multedo; d) i sindacati portuali si sono opposti in modo fermo e deciso a tale operazione, sottolineando che ci sarebbe una perdita di oltre 10.000 chiamate ed il conseguente rischio di pesantissime ricadute occupazionali, sia nei terminal coinvolti, sia per i soci della compagnia unica lavoratori merci varie "Paride Batini" che forniscono la loro manodopera ai sensi dell'art. 17, comma 2, della legge n. 84 del 1994; e) il dislocamento comporterebbe la chiusura o il ridimensionamento di attuali attività di traffico merci, comprese le "autostrade del mare" di interesse strategico per il Paese come dichiarato più volte dalle aziende interessate,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle implicazioni che tale dislocamento comporterebbe, con perdite per il traffico delle merci e per l'occupazione di addetti nel bacino portuale di Sampierdarena, compromettendo gli ingenti investimenti pubblici per lo sviluppo del porto di Genova;
se, anche in qualità di organo vigilante sulle autorità di sistema portuale, sia a conoscenza delle modifiche apportate al piano regolatore portuale al fine di destinare aree portuali, attualmente utilizzate per il traffico merci, al deposito di sostanze chimiche, e quali conseguenze comporterebbe il traffico di merci infiammabili come quelle movimentate nel terminal sulla restante rete ferroviaria;
se non ritenga opportuno, in considerazione dell'ingente cifra di 30 milioni di euro di risorse pubbliche stanziate per il progetto di ricollocazione dei depositi costieri, che tali risorse siano meglio utilizzate per una soluzione urbanistica che consenta il mantenimento delle attività dei depositi costieri in zona distante dalle case e che non comprometta gli attuali traffici merci e l'occupazione nel porto di Genova, affidandosi esclusivamente ad adeguate analisi tecniche.
(3-00451)
AMBROGIO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
il fenomeno dell'occupazione abusiva di immobili ha assunto, soprattutto nelle città metropolitane e nei grandi centri urbani, i contorni dell'emergenza nazionale;
le ultime stime, infatti, parlano di oltre 50.000 immobili occupati abusivamente, di cui 30.000 alloggi popolari pubblici e 20.000 privati; nella sola Roma sarebbero circa 10.000 le case popolari abitate senza titolo;
nell'area metropolitana di Torino, l'ente gestore dell'edilizia popolare segnala 210 alloggi occupati abusivamente, dato in crescita di oltre il 30 per cento rispetto al 2020;
considerato che:
il mancato sgombero delle abitazioni occupate acuisce pesantemente l'emergenza abitativa delle aree urbane, cioè il delta, in fase di ampliamento, tra gli aventi diritto in attesa di assegnazione e la reale disponibilità di immobili di edilizia pubblica;
nella sola Torino, i dati ufficiali parlano di quasi 7.000 famiglie, rispondenti ai requisiti richiesti, senza casa;
le occupazioni abusive, peraltro, contribuiscono a vanificare gli sforzi, da parte degli enti gestori dell'edilizia popolare pubblica, di ristrutturazione e ammodernamento degli alloggi; in tal senso, a mero titolo esemplificativo, nel Piemonte centrale sono stati garantiti investimenti per oltre 300 milioni di euro negli ultimi anni, attingendo alle diverse opportunità di finanziamento pubblico quali superbonus, PNRR, PNC e PinQua, e sono stati rimessi "in circolo" centinaia di alloggi di edilizia popolare: uno sforzo che rischia di essere vano, visto il costante aumento, di contro, delle occupazioni;
appurato che:
nonostante le norme vigenti e la probabile introduzione, recentemente annunciata, di un sensibile inasprimento delle pene applicabili alla fattispecie e di una contestuale semplificazione e automazione delle azioni di sgombero, l'attuale capacità di liberare le realtà abitative pubbliche da occupanti senza titolo risulta essere, ad oggi, insufficiente ed inefficace;
alle croniche, e ben note, difficoltà, vanno altresì aggiunte le resistenze, sempre più frequenti, da parte delle amministrazioni comunali, spesso non in grado di gestire le fasi di post sgombero ed assicurare idonee sistemazioni alternative;
in presenza di minori, ma anche di disabili e anziani, l'attivazione dei servizi sociali, il più delle volte non in grado di farsi carico delle situazioni di particolare fragilità, risulta vana e infruttuosa;
il fenomeno delle occupazioni abusive, prevalentemente operate da parte di persone poco rispettose delle leggi e dei diritti altrui, crea contesti di disagio diffuso e favorisce la nascita di dinamiche vessatorie nei confronti delle persone fragili, in particolare anziani e persone sole, alimentando allarmi e tensioni sociali di difficile gestione;
appare evidente come sia necessario un intervento diretto e non più differibile, anche a scopo deterrente, volto a calmierare e a tentare di debellare il fenomeno delle occupazioni abusive, con particolare riguardo all'edilizia pubblica,
si chiede di sapere:
al netto dei futuri e auspicati interventi normativi, quali siano le azioni, ad oggi applicabili, per arginare un fenomeno in costante e preoccupante espansione che, peraltro, mette a repentaglio la convivenza civile, alimenta la diffusione di situazioni di illegalità e inibisce, a chi ne ha legittimamente diritto, l'accesso alla casa;
se non si ritenga necessario dare maggiore continuità ed aumentare le azioni di sgombero nell'edilizia residenziale pubblica, disincentivando il ricorso alle occupazioni abusive e dimostrando, con una presenza più marcata e incisiva dello Stato, che le situazioni di illegalità non restano impunite e che è in atto uno sforzo straordinario finalizzato al superamento dell'emergenza abitativa nelle città metropolitane e nei grandi centri urbani.
(3-00452)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
IRTO, FRANCESCHELLI - Ai Ministri dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, della salute e per gli affari regionali e le autonomie. - Premesso che:
la diffusione sull'intero territorio nazionale della peste suina africana (PSA), malattia infettiva altamente contagiosa, che colpisce solo i suini domestici e selvatici con un tasso di letalità del 90-100 per cento, rappresenta una grave minaccia per gli allevamenti suinicoli del nostro Paese, con effetti economici ingentissimi e a lungo termine, che rischiano di mettere in seria crisi il lavoro degli allevatori italiani, degli agricoltori nonché delle attività con finalità turistico-ricettive e più in generale del made in Italy agroalimentare;
la PSA è una malattia virale che, non essendo una zoonosi, non minaccia direttamente la salute umana e non crea alcun tipo di contagio o ripercussioni sull'uomo. I suini selvatici rivestono un ruolo di primo piano nella diffusione della PSA e rappresentano uno dei fattori di persistenza dell'infezione soprattutto nei Paesi del nord e dell'est Europa. La circolazione di animali infetti, i prodotti a base di carne di maiale contaminata e lo smaltimento illegale di carcasse sono le modalità più importanti per la diffusione della malattia. Anche gli automezzi o altre attrezzature e l'abbigliamento contaminati possono rappresentare un veicolo d'infezione;
il virus viene trasmesso principalmente per contatto diretto attraverso la via oro-nasale, per contatto indiretto e tramite ingestione di alimenti contaminati e può essere trasmessa anche indirettamente tramite zecche molli del genere Ornithodoros o smaltendo rifiuti alimentari, specie se contenenti carni suine, in modo non corretto;
dal 7 gennaio 2022 è stata accertata la presenza della peste suina africana nelle popolazioni di cinghiali nei territori delle regioni Piemonte e Liguria; il Piemonte, alla luce degli ultimi aggiornamenti, veste la "maglia nera" di regione più colpita con 61 positività accertate su un totale complessivo di 101, dei quali 40 in Liguria. Il numero stimato di animali positivi alla PSA in Italia per regione e provincia dal 1° gennaio 2022 al 14 maggio 2023 è di circa 755 casi nei cinghiali e 5 focolai nei suini;
l'Organizzazione mondiale per la sanità animale ed il nuovo regolamento di sanità animale della Commissione europea annoverano la PSA nella lista delle malattie denunciabili: qualunque caso, anche sospetto, deve essere denunciato all'autorità competente, come previsto dall'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320, recante il regolamento di polizia veterinaria;
con il decreto-legge 17 febbraio 2022, n. 9, il legislatore italiano è intervenuto su questa pericolosissima malattia virale prevedendo misure volte ad evitarne la diffusione;
tenuto conto che:
preoccupano molto le recenti notizie diffuse a mezzo stampa di una pesante espansione della PSA in tutta la provincia di Reggio Calabria che procurano allarme tra gli allevatori di suini e i produttori di salumi. Già lo scorso 30 agosto 2022 il presidente della Regione è intervenuto con un piano regionale di interventi urgenti per la prevenzione e la sorveglianza della peste suina attivando l'Istituto zooprofilattico;
il 25 aprile 2023 purtroppo nel territorio della città di Reggio Calabria è stata rinvenuta la prima carcassa di cinghiale risultata positiva al test sulla PSA. Grazie alla collaborazione di alcune squadre di caccia al cinghiale in braccata operanti nei comuni di Reggio Calabria e di Cardeto il commissario dell'ambito territoriale di caccia RC1 ha potuto conoscere la posizione georeferenziata delle carcasse rinvenute fino alla data odierna;
ciò che preoccupa è che ufficialmente nessuno ad oggi scriva o diffonda la notizia della presenza di queste carcasse, tanto che i comuni della provincia di Reggio Calabria non risultano inseriti tra i comuni italiani in cui è stata riscontrata la malattia. Invero è stata conclamata la positività di diversi cinghiali rinvenuti morti nel territorio della provincia in diversi allevamenti di suini semi bradi. Allo stato attuale, ufficialmente i comuni calabresi non sarebbero tra quelli colpiti dalla PSA;
considerato che:
la tempestività degli interventi e del monitoraggio risultano essere gli unici strumenti per bloccare la diffusione a macchia d'olio di questa epidemia letale. Di fatto gli interventi previsti dai protocolli scientifici sulla PSA prevedono attività finalizzate all'individuazione del maggior numero di carcasse di cinghiale, al fine di tracciare i confini delle zone infette, nonché l'adozione di misure drastiche come la recinzione dei focolai e l'eradicazione dei cinghiali selvatici dal territorio. Misure drastiche sono previste negli allevamenti di suini e prevedono l'abbattimento di tutti gli esemplari presenti nelle strutture in cui si sia riscontrato un solo caso di positività alla malattia. Tali misure, tuttavia, necessitano di una dotazione finanziaria ingente da parte dell'ufficio del commissario nazionale per l'emergenza PSA;
gli agricoltori lamentano la necessità di interventi concreti che vadano anche al di là dei rimborsi dei danni seppur fondamentali per continuare l'attività e compensare i mancati guadagni. Un'azione tempestiva e coordinata di monitoraggio e controllo della peste suina africana risulta, pertanto, fondamentale per avere maggiori probabilità di contenere il contagio, in caso contrario, destinato a produrre un danno incalcolabile agli allevamenti e conseguenze sul commercio delle carni suine italiane. È del tutto evidente che in mancanza di adeguati fondi qualsiasi intervento risulterebbe inattuabile,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e quali azioni e misure intendano intraprendere, ciascuno per quanto di competenza, per far fronte all'attuale situazione epidemiologica da PSA nella provincia di Reggio Calabria;
se intendano chiarire il motivo per cui sul sito del Ministero della salute, la provincia di Reggio Calabria non risulti interessata dalla grave problematica della PSA;
se l'ufficio del commissario nazionale per l'emergenza PSA sia stato dotato di fondi sufficienti agli interventi programmati e a quanto ammontino detti stanziamenti alla data odierna;
quali iniziative intendano adottare, al fine di garantire un adeguato indennizzo per gli operatori della filiera suinicola calabrese colpiti dalle restrizioni sull'abbattimento, sulla movimentazione degli animali e sulla commercializzazione dei prodotti derivati;
quali iniziative intendano adottare al fine di utilizzare la dotazione finanziaria, allo scopo integrata, affidata al commissario, di intesa con la Regione Calabria, per i necessari interventi sul campo.
(4-00460)
LISEI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che gli eventi meteorologici registrati nelle giornate del 1° e 2 maggio 2023 hanno prodotto notevoli danni nell'area metropolitana di Bologna;
considerato che:
a seguito delle abbondanti precipitazioni si sono verificati allagamenti in via Saffi nell'area cittadina, dovuti all'esondazione del torrente Ravone;
quest'ultima via è stata chiusa al traffico, in quanto l'esondazione del torrente ha sollevato l'asfalto in alcuni punti, invadendo alcuni locali ai piani terra che, insieme a tante attività commerciali, hanno subito ingenti danni, creando numerosi disagi alla popolazione;
ritenuto inoltre che l'area interessata dagli eventi dannosi, secondo le intenzioni della Giunta comunale di Bologna guidata dal sindaco Matteo Lepore, dovrebbe essere percorsa dalla "linea rossa" del tram, che potrebbe compromettere ancora di più la stabilità della pavimentazione stradale,
si chiede di sapere se, alla luce degli eventi dannosi che sono stati registrati, il Ministro in indirizzo abbia valutato la compatibilità del progetto tram "linea rossa" con i cedimenti della pavimentazione stradale, ovvero se abbia valutato la compatibilità e la sicurezza del passaggio della "linea rossa" del tram con la sottostante presenza del torrente Ravone.
(4-00461)
GELMETTI, IANNONE - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
secondo il focus "FY 2022" dell'ANFIA, il settore degli autobus nel 2022 ha registrato una diminuzione del 6,4 per cento (3.255 nuovi autobus); si tratta comunque di un miglioramento rispetto al 2020, dato che si è avuto un aumento del 3,5 per cento;
il dossier ANFIA riferito al 2021 fotografava il seguente trend del mercato: nel 2020, in Italia sono stati prodotti 335 autobus, mentre nel 1998 la produzione italiana ammontava a quasi 4.000 vetture, ossia l'11 per cento della produzione UE;
va considerato anche l'impatto molto rilevante che la pandemia ha avuto sul settore del trasporto pubblico locale, con una diminuzione dei ricavi pari a 1,65 miliardi di euro;
la flotta italiana di autobus ha un'età superiore alla media europea; dal dossier ANFIA del dicembre 2021 risulta che il 51,3 per cento degli autobus circolanti è ante Euro4, mentre il 38 per cento degli autobus è Euro5; l'invecchiamento del parco circolante ha effetti negativi sull'ambiente e sulla sicurezza dei veicoli, dunque, anche dei passeggeri e degli autisti;
gli obiettivi di decarbonizzazione del settore dei trasporti impongono l'adozione di una strategia di riduzione delle emissioni del parco circolante pubblico e privato; la Commissione europea ha avviato l'iter di revisione del regolamento per le emissioni di anidride carbonica anche per gli autobus e per i camion che prevede zero emissioni dal 2030 per i bus che circolano in città, e un taglio del 90 per cento delle emissioni per le flotte degli altri mezzi pesanti a partire dal 2040;
considerato che:
il prossimo futuro vedrà la produzione e l'impiego in Europa di flotte di autobus elettrici e per questo l'Italia deve riuscire a stare al passo con i competitor (europei e non);
la filiera italiana sta investendo sulle nuove tecnologie (elettrificazione delle flotte e tecnologie a idrogeno) e vuole massimizzare l'utilizzo delle risorse messe in campo dal PNRR e per fare ciò occorrono strumenti di politica industriale a sostegno di tali investimenti;
in questo scenario operano alcuni importanti produttori italiani: Iveco Bus e Industria italiana autobus (IIA), ma anche FIAT Professional, Rampini, Tecnobus Industrie; Iveco ha recentemente aperto un nuovo stabilimento a Foggia dove all'inaugurazione era presente anche il Ministro in indirizzo;
Industria italiana autobus sta riscontrando importanti difficoltà, al punto che, la fine di ripianare le perdite conseguite negli anni precedenti, il Ministero delle imprese e del made in Italy, per il tramite di Invitalia, ha già partecipato alla ricapitalizzazione di IIA per un importo complessivo pari a 11.334.716 euro, di cui 3.981.438 mediante la conversione di finanziamento soci e 2.353.278 euro quale nuova iniezione di liquidità; il Ministero inoltre ha sostenuto il piano industriale per l'anno 2023 di IIA mediante l'erogazione, legata al raggiungimento di determinati obiettivi intermedi, di 37.145.520 euro per soddisfare le citate esigenze di liquidità e 26.826.240 euro per il rilascio di garanzie;
rilevato inoltre che:
nel corso degli anni, a partire dall'ingresso nel capitale sociale di IIA da parte di Invitalia, sono state stanziate ed erogate in favore di IIA risorse pubbliche per un ammontare di circa 160 milioni di euro; a fronte di tale enorme impegno finanziario dello Stato per sostenerne il rilancio industriale e di un numero di occupati nei due stabilimenti di Flumeri e Bologna vicino a 600 unità, la produttività dell'azienda è stata costantemente in contrazione, considerato che si è passati dagli oltre 500 autobus consegnati nel 2020 ai 240 consegnati nel 2021, fino a raggiungere il dato di circa 110 autobus prodotti nell'intero anno 2022;
ciò pone seri dubbi sulla capacità gestionale della società da parte dell'attuale management, anche in considerazione delle significative criticità registrate sulla catena di approvvigionamento della componentistica determinata dall'elevato volume di debiti commerciali non adempiuti e del notevole ritardo nelle consegne previste dalle commesse pubbliche che IIA si è aggiudicata (oggi l'azienda detiene un portafoglio ordini di quasi 1.000 autobus), con il rischio che vengano attivate dalle stazioni appaltanti le penali previste dai contratti e si proceda, nei casi più gravi, alla risoluzione per inadempimento con conseguente richiesta di risarcimento del danno;
problematica appare anche la gestione del personale, con un numero di dipendenti inabili al lavoro sulle catene di montaggio superiore alle 100 unità, oltre che delle relazioni sindacali; le organizzazioni sindacali, intanto, sono compattamente schierate nella richiesta di un rinnovo dei vertici aziendali; IIA appare, da ultimo, fortemente in ritardo nello sviluppo di veicoli elettrici, e con motorizzazione a basso livello di emissioni rispetto ai concorrenti, soprattutto asiatici, con il rischio di una prossima espulsione dal mercato, compreso quello domestico, dove oggi detiene una quota di circa il 50 per cento,
si chiede di sapere se e in quale modo il Ministro in indirizzo intenda dare impulso alla filiera della produzione degli autobus, sostenendo le imprese italiane per superare questo periodo di difficoltà ed essere più competitive, anche alla luce delle sfide poste dalla transizione green.
(4-00462)
LISEI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:
da notizie diffuse dagli organi di stampa, si apprende che la Regione Emilia-Romagna, fra il 2021 e il 2022, guidata dal presidente Stefano Bonaccini e dalla all'epoca vicepresidente Elly Schlein, ha restituito al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 55,2 milioni di euro a fronte di un finanziamento di 71,9 milioni di euro ricevuto dallo Stato per la manutenzione e la messa in sicurezza dei corsi di acqua, al fine di prevenire ed evitare dissesti idrogeologici;
la Corte dei conti dichiara che l'importo è stato restituito in quanto la Regione non è stata in grado di spenderlo nei tempi previsti, come stabilito dai contratti di finanziamento a carico dello Stato;
il presidente Bonaccini e l'allora vicepresidente Schlein hanno giustificato la restituzione dei fondi citati indicando, nelle dinamiche del patto di stabilità, l'impossibilità di utilizzare le risorse residue; tuttavia, tali giustificazioni non avrebbero pienamente convinto i giudici contabili;
il presidente Bonaccini, ospite nei giorni scorsi di una trasmissione televisiva, ha dichiarato, tra l'altro, di voler perseguire la lotta al dissesto idrologico anche attingendo ai fondi del PNRR, in un'ottica di prevenzione in luogo dell'emergenza;
nella medesima occasione ha rimarcato la necessità di utilizzare i fondi della transizione ecologica per arrivare, nei prossimi anni, a ridurre l'inquinamento atmosferico ed ha assicurato di porre in essere tutte le misure necessarie per uscire dall'emergenza e avere le risorse per sostenere imprenditori e famiglie;
considerato che giova ricordare che i danni relativi alle piogge e alle esondazioni dei giorni scorsi riguardano proprio l'oggetto dei mancati interventi di messa in sicurezza e di manutenzione dei corsi d'acqua dislocati sul territorio emiliano romagnolo; il disastro attuale, oltre ad essere dovuto ad eventi climatici avversi, è altresì dovuto verosimilmente anche all'incapacità di spesa dell'amministrazione negli anni 2021 e 2022,
si chiede di sapere:
se quanto esposto corrisponda al vero e, in caso affermativo, se i Ministri in indirizzo ritengano doveroso procedere al chiarimento di quanto esposto;
come si sia intervenuto per consentire alla Regione Emilia-Romagna di spendere risorse utili alla messa in sicurezza del territorio.
(4-00463)
POTENTI - Ai Ministri della giustizia e degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
a seguito della separazione avvenuta nel 2019 tra il cittadino italiano P.L. e la cittadina greca A.T.L., sposati in Italia e residenti a Viareggio, un anno dopo il Tribunale di Lucca ha emesso ordinanza con cui si disponeva l'affidamento dei due figli minori in modo condiviso ad entrambi i genitori, l'assegnazione della casa di Viareggio alla moglie della quale è stata respinta la richiesta di trasferimento in Grecia con i figli;
le consulenze disposte dal presidente del Tribunale hanno determinato come il trasferimento in Grecia fosse contrario all'interesse dei minori, vissuti e radicati a Viareggio e ascoltati nel corso degli accertamenti degli esperti;
l'ordinanza provvisoriamente esecutiva del 4 aprile 2023 emessa dal presidente istruttore del Tribunale di Lucca disponeva la frequentazione per tempi paritari dei bambini con ognuno dei genitori, ritenendola più adeguata all'interesse primario dei minori e confermava la loro residenza nella casa viareggina;
i genitori, tramite i loro legali, si sono accordati per le vacanze estive dei figli individuando dal 5 al 20 luglio 2022 il periodo da trascorrere con la madre in Grecia;
il 21 luglio 2022 la signora A.T.L. ha comunicato all'ex marito la sua decisione di rimanere a Salonicco con i figli, declinando le successive sollecitazioni a far rientro in Italia;
alla luce di ciò, il signor P.L. ha depositato immediatamente denuncia-querela, ottenendo il 29 luglio 2022 l'ordinanza provvisoriamente esecutiva del presidente istruttore del Tribunale di Lucca, che ordinava il rientro dei bambini in Italia entro 5 giorni, senza successo;
ad oggi la sottrazione dei minori continua a perpetuarsi dal 20 luglio 2022, nonostante sia stata immediatamente attivata l'autorità centrale del Ministero della giustizia e adite le corti greche, con un'evidente violazione della convenzione de L'Aja e del regolamento (UE) 2019/1111,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo intendano intervenire, anche per via diplomatica, al fine di individuare una risoluzione del caso, facendo rispettare il regolamento (UE) 2019/1111, che raccoglie le norme in materia di sottrazione dei minori, regolate dalla convenzione de L'Aja del 1980;
se intendano intraprendere ogni fattiva azione, in sede europea, al fine di persuadere il Governo greco ad attivarsi affinché episodi simili, già segnalati in passato, non abbiano più a ripetersi in futuro;
se non si ritenga opportuno un intervento normativo per una maggiore tutela dei diritti dei minori portati all'estero in modo illecito.
(4-00464)
LOPREIATO, DI GIROLAMO, LICHERI Sabrina, MAZZELLA, DE ROSA, MARTON, BEVILACQUA, CROATTI, PIRONDINI, NAVE, TREVISI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
la legge n. 247 del 2012, recante "Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense", all'articolo 43, disciplina le modalità di svolgimento dei corsi di formazione per l'accesso alla professione di avvocato stabilendo l'obbligatorietà di svolgimento di un tirocinio unitamente allo svolgimento della pratica forense, al fine di sostenere l'esame di abilitazione alla professione;
il tirocinio dovrà essere a pagamento e di durata non inferiore ai 18 mesi, suddiviso in tre trimestri, tenuto dagli ordini e dalle associazioni forensi, nonché dagli altri soggetti previsti dalla legge;
considerato che:
il Ministro della giustizia, sentito il consiglio nazionale forense (CNF), ha dato attuazione al dettato normativo, mediante apposito regolamento recante la disciplina dei corsi di formazione per l'accesso alla professione di avvocato di cui al decreto del Ministero della giustizia n. 17 del 2018;
il CNF ha emanato delle linee guida di attuazione del decreto, pubblicate il 30 agosto 2018 nel volume "Cultura e diritti. Per una formazione giuridica. Scuola superiore dell'avvocatura. Fondazione del Consiglio nazionale forense", anno VIII, numero speciale 2018, pagine 165 e seguenti;
per due volte consecutive è stata espressamente stabilita la proroga dell'entrata in vigore della disciplina regolante i corsi di formazione, la prima differendo l'entrata in vigore al 31 marzo 2020 (decreto ministeriale n. 133 del 2018), e la seconda al 31 marzo 2022 (decreto ministeriale n. 80 del 2020);
la riforma quindi esplica i propri effetti a decorrere dal 1° aprile 2022, in quanto non è intervenuto nessun atto normativo che in modo espresso abbia posticipato l'entrata in vigore della normativa;
considerato, inoltre, che:
molte scuole forensi hanno formulato istanza di accreditamento per l'erogazione del corso di formazione obbligatoria per l'accesso alla professione di avvocato ai rispettivi consigli dell'ordine;
questi ultimi sono tenuti ad inviarli a loro volta al CNF affinché si esprima entro 30 giorni dalla presentazione dell'istanza di accreditamento, così come previsto dal disposto dell'articolo 2, comma 2, del citato decreto ministeriale n. 17 del 2018;
decorso il termine di 60 giorni la richiesta, in assenza di un provvedimento di rigetto espresso e motivato, si deve intendere accolta, così come dispone l'articolo 2, comma 4;
la richiesta di accredito da parte delle scuole forensi deve essere avanzata ogni semestre con rischio di mancata conferma nel semestre successivo;
considerato, altresì, che:
ai sensi dell'art. 9, comma 1, del decreto "Presso il Ministero della giustizia è istituita la Commissione nazionale per la creazione e l'aggiornamento delle domande relative alle materie oggetto delle verifiche di cui all'articolo 8 del presente regolamento. La Commissione è nominata con decreto del Ministro della giustizia";
i tirocinanti vengono sottoposti a verifica su domande che avrebbero dovuto essere scelte tra quelle elaborate dalla commissione nazionale che, non essendo stata nominata, è sostituita da commissioni interne alle singole scuole forensi;
nel frattempo, si sono venute a creare delle prassi applicative non omogenee fra le varie realtà forensi italiane;
considerato, infine, che si rende necessario realizzare corsi che, sotto il profilo sia contenutistico che normativo, siano realmente utili alle esigenze dei praticanti avvocati, essendo scevri da vizi di legittimità a pena di invalidità, in quanto il valore della legalità e del rispetto delle regole, per chi da anni si batte per l'avvocatura, è un imprescindibile baluardo da salvaguardare con il pedissequo rischio di un danno economico per i partecipanti per aver seguito un corso svolto in modo illegittimo oppure, addirittura, non dovuto, tenuto conto che, relativamente alla commissione nazionale, la normativa non risulta allo stato attuata,
si chiede di sapere:
in che modo il Ministro in indirizzo intenda dare applicazione alla normativa e se valuti come legittime talune prassi applicative nel frattempo consolidatesi;
se sia legittimo che alcune scuole forensi di taluni consigli degli ordini degli avvocati prevedano programmi che involgono solo gli insegnamenti del diritto civile, penale e amministrativo;
se sia legittimo che non sia stata nominata la commissione nazionale per la tenuta della banca dati;
se sia legittimo che, allo spirare del primo semestre, si siano svolte le prove di verifica, previste all'articolo 8 del decreto ministeriale n. 17 del 2018, a mezzo di domande che avrebbero dovuto essere scelte tra quelle elaborate dalla commissione nazionale ma che, non essendo quest'ultima nominata, sono state invece, elaborate dalle commissioni interne alle singole scuole.
(4-00465)
BORGHESE - Ai Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
in data 26 gennaio 2023 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 dicembre 2022, concernente la programmazione transitoria dei flussi d'ingresso dei lavoratori non comunitari per lavoro stagionale e non stagionale nel territorio dello Stato, altrimenti noto come "decreto flussi";
per l'anno 2022 sono ammessi in Italia, per motivi di lavoro subordinato stagionale e non stagionale e di lavoro autonomo, i cittadini non comunitari entro una quota massima di 82.705 unità (art. 1);
il 30 gennaio 2023 è stata adottata la circolare interministeriale n. 648 attuativa del decreto con la quale sono state ammesse 38.705 unità, di cui una quota di 30.105 ingressi per lavoro subordinato non stagionale nei settori dell'autotrasporto, dell'edilizia, turistico-alberghiero, della meccanica, delle telecomunicazioni, dell'alimentare e della cantieristica navale per cittadini dei Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere accordi di cooperazione in materia migratoria;
con la medesima circolare è stata fissata una ripartizione di massima delle quote di lavoratori per categorie e per macroaree di provenienza geografica,
si chiede di sapere da quale autorità e con quale criterio vengano in concreto ripartite le quote di ingressi attribuiti a ciascun Paese terzo nell'ambito delle macro quote determinate tramite decreto e circolare.
(4-00466)
MAGNI, DE CRISTOFARO, CUCCHI, FLORIDIA Aurora - Ai Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
con la revisione della nota di aggiornamento del DEF la spesa sanitaria rimane invariata e il rapporto tra spesa sanitaria e PIL scende al 6 per cento nel 2026, una percentuale inferiore ai livelli ante COVID che pone l'Italia tra i Paesi europei che spendono meno per la sanità;
l'articolo 10 del decreto-legge 30 marzo 2023, n. 34, attualmente in fase di conversione alla Camera dei deputati (AC 1060), al fine di fronteggiare lo stato attuale di grave carenza di organico del personale sanitario, prevede che in presenza di determinate condizioni (impossibilità di utilizzare il personale già in servizio, di assumere gli idonei utilmente collocati in graduatorie, di espletare procedure di reclutamento) le aziende e gli enti del servizio sanitario nazionale, ove ne ricorrano la necessità e l'urgenza, possono, una volta e senza proroga, affidare a terzi i servizi medici ed infermieristici;
nell'ambito della discussione del provvedimento, affrontata dalle Commissioni riunite Finanze e Affari sociali, sarebbero stati approvati degli emendamenti presentati dalle forze politiche di maggioranza, che ampliano la possibilità di coprire i turni con medici "a gettone" non solo nei reparti di emergenza urgenza ma in qualsiasi reparto;
inoltre, secondo quella che sembra essere la prospettazione sostenuta dal Governo, i servizi di esternalizzazione potranno essere, oltre che affidati, anche prorogati in caso di contratti in corso di esecuzione: in tal modo, di rinnovo in rinnovo, questi incarichi potranno durare persino anni, con evidenti ricadute in termini sia di peggioramento dei servizi agli utenti che di aggravio economico dei costi pubblici della sanità, posto che il ricorso a queste figure professionali risulta essere fino a tre volte più costoso rispetto a quello dei medici dipendenti delle strutture pubbliche;
le misure che interesseranno, oltre al personale medico, anche quello infermieristico si inseriscono in un contesto nel quale è consuetudine quella di esternalizzare profili professionali quali lavoratrici e lavoratori che si occupano del trasporto di pazienti, sangue, biopsie e farmaci, per i quali vengono utilizzati dipendenti di cooperative che si aggiudicano appalti con il massimo ribasso;
da recenti notizie di stampa, ad esempio, si sono apprese le vicende dei lavoratori delle cooperative umbre "Goser" e "Meridio" che si sono aggiudicate gli appalti presso due USL con un'offerta ribassata del 30 per cento rispetto all'importo previsto: il risultato è che questi lavoratori ora percepiscono 5 euro e 93 centesimi lordi all'ora per 36-40 ore settimanali, per un totale di meno di mille euro al mese;
considerato che:
appare evidente agli interroganti che alla privatizzazione dei servizi e dell'offerta sanitaria si stia affiancando la privatizzazione del reclutamento del personale, a scapito della qualità del servizio e quindi della sicurezza delle cure, oltre che a discapito dei diritti dei lavoratori;
da recenti studi emerge come in Italia 7 medici su 10 abbandonano gli ospedali pubblici (39 per cento in più nel 2021) a causa delle condizioni di lavoro non più sostenibili, per gravosità, carico di responsabilità e stipendi nettamente più bassi rispetto alla media dei colleghi europei;
i medici pronti a lasciare il posto fisso in ospedale per lavorare come gettonisti sarebbero circa 4 su 10 secondo un sondaggio proposto da CIMO-FESMED su un campione di 1.000 medici, evidenziando un quadro preoccupante, specchio del disagio vissuto dai medici dipendenti del SSN, che vedono in questa modalità lavorativa l'unica via per uscire da un sistema e un'organizzazione del lavoro insopportabili;
solo pochi mesi fa, a novembre 2022, il presidente di ANAC (Autorità nazionale anticorruzione) aveva affermato che: "La questione dei cosiddetti medici a gettone assume una grande rilevanza sociale, in quanto tocca servizi fondamentali, improcrastinabili ed indispensabili per l'intera comunità, oltre che di grande impatto economico sulla spesa pubblica, per gli elevati costi sostenuti dalle Aziende Sanitarie al fine di remunerare il personale medico reperito per turni spesso insostenibili. Sono in gioco l'elevato costo e l'inadeguatezza del servizio offerto; la sua scarsa affidabilità, il far west dei contratti di durata breve con elusione di qualsiasi principio di programmazione e concorrenza. Per questo ANAC ha deciso di intervenire presso il Ministero della Sanità e presso il Mef sollecitando un decreto ministeriale per mettere ordine nella questione gettonisti",
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di propria competenza, non ritengano opportuno adoperarsi affinché vengano adottati provvedimenti strutturali in grado di superare e risolvere in modo definitivo le critiche carenze di personale in ambito sanitario, garantendo al contempo la buona qualità del servizio agli utenti e le giuste condizioni di lavoro per i lavoratori e le lavoratrici, personale medico e non, eliminando il tetto di spesa, assumendo a tempo indeterminato i professionisti e i paramedici e bloccando la fuga dalle strutture pubbliche con incentivi che rendano il lavoro nelle strutture pubbliche nuovamente attrattivo;
se non ritengano urgente e opportuno adoperarsi affinché vengano dislocate le risorse necessarie per i rinnovi contrattuali;
se, in relazione alla vicenda descritta, in cui il committente è ente pubblico, non ritengano opportuno intervenire per ottenere che vengano rispettati i minimi tabellari del contratto collettivo nazionale.
(4-00467)
Risoluzioni in commissione
MATERA, CENTINAIO, ZANETTIN, DE POLI - La 4ª Commissione,
premesso che:
il brevetto europeo con effetto unitario ("brevetto unitario") sarà operativo dopo l'entrata in vigore dell'accordo internazionale sul Tribunale unificato dei brevetti (TUB), che avverrà il 1° giugno 2023;
per la corte di primo grado è stata prevista dall'accordo TUB (articolo 7) una divisione centrale avente sede principale a Parigi e sezioni distaccate a Londra e Monaco di Baviera e le divisioni locali e regionali istituite presso ciascuno Stato contraente su sua richiesta, mentre la corte di appello sarà a Lussemburgo;
a causa dell'uscita del Regno Unito dall'Unione europea e dall'accordo TUB a seguito della "Brexit", a partire dal 1° giugno 2023 la divisione centrale si articolerà, in assenza di un emendamento dell'accordo, unicamente sulla sede di Parigi e la sezione di Monaco, mentre la corte d'appello avrà sede a Lussemburgo;
è imprescindibile ed urgente emendare l'accordo per ripristinare la seconda sezione distaccata della divisione centrale, dato che in sua assenza le corti assegneranno, se pure su base provvisoria, le competenze precedentemente assegnate a Londra a Parigi e Monaco, in attesa che si riveda secondo le procedure previste dall'accordo il luogo della sede ed il sistema di attribuzione delle competenze ex Londra definite rispettivamente all'art. 7 dell'accordo e nell'allegato 2 dell'accordo (e basato su una struttura su tre sedi);
il nostro Paese ha già da tempo individuato in Milano la sede della divisione locale italiana del TUB, in virtù della centralità del capoluogo lombardo nel sistema produttivo e dell'innovazione italiano;
è di fondamentale importanza che Milano ospiti anche una sezione distaccata della divisione centrale del TUB e che le siano assegnate competenze adeguate che tengano conto della vocazione dell'impresa italiana in molti importanti settori;
l'articolo 87.2 dell'accordo sul TUB prevede che il comitato amministrativo possa modificare "il presente accordo al fine di adeguarlo a un trattato internazionale in materia di brevetti o al diritto dell'Unione";
l'uscita del Regno Unito dalla UE costituisce una modifica del diritto dell'Unione europea, con effetti diretti sull'assetto organizzativo dei brevetti e delle corti, consentendo così di assegnare una nuova sede con decisione del comitato amministrativo ricorrendo alla procedura semplificata ex art. 87.2 e senza dover riavviare il complesso iter internazionale di modifica del trattato;
il Governo ha designato a tal fine Milano come candidata ad ospitare la sezione distaccata della divisione centrale del TUB;
il Governo si è impegnato ad istituire la sezione distaccata della divisione centrale del TUB a Milano attraverso un negoziato complesso e di non scontato esito, considerando la necessità di emendare un accordo internazionale al momento della sua entrata in vigore e di riaprire i delicati negoziati a suo tempo intervenuti tra i partner europei per la definizione delle competenze sui contenziosi affidati al TUB;
il Governo si è focalizzato sull'esigenza prioritaria di emendare con urgenza l'accordo TUB per istituire la sede di Milano, determinando i tempi per la sua operatività, le sue competenze, le garanzie per il suo funzionamento, anche attraverso una clausola di revisione della decisione che consenta di verificare in tempi rapidi il funzionamento del sistema e di correggerne eventuali squilibri,
impegna il Governo:
1) ad adoperarsi affinché l'accordo sia urgentemente modificato nei relativi dispositivi per istituire nella città di Milano la sezione distaccata della divisione centrale del TUB, facendo ricorso alla procedura semplificata prevista dall'accordo;
2) ad agire in sede di negoziato con i partner affinché alla sede di Milano vengano riconosciute adeguate competenze sui contenziosi in settori importanti per il tessuto imprenditoriale del nostro Paese;
3) a promuovere l'adozione di misure che definiscano una tempistica urgente, certa e chiara per l'istituzione e l'operatività della sede distaccata di Milano secondo le modalità previste dall'accordo;
4) a richiedere, in questo contesto, efficaci garanzie che consentano negli organi di governo del TUB di monitorare il funzionamento della sezione di Milano e di adottare misure necessarie di correzione e riequilibrio in caso di sbilanciamento o cattivo funzionamento secondo modalità e tempi certi, più ravvicinati rispetto ai sette anni previsti dalla procedura di revisione dell'accordo prevista dall'art. 87.1 dello stesso.
(7-00005)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso la Commissione permanente:
1ª Commissione permanente(Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione):
3-00440 della senatrice Bevilacqua ed altri, sull'attuazione degli interventi di rigenerazione urbana finanziati dal PNRR;
3-00441 della senatrice Bevilacqua ed altri, sull'attuazione degli interventi dei piani integrati urbani dedicati alle periferie delle città metropolitane e finanziati dal PNRR.
Risoluzioni da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 50 del Regolamento, la seguente risoluzione sarà svolta presso la Commissione permanente:
4ª Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea):
7-00005 del senatore Matera ed altri, sull'istituzione a Milano della sezione distaccata della divisione centrale del Tribunale unificato dei brevetti.
Interrogazioni, ritiro
È stata ritirata l'interrogazione 3-00439 della senatrice Paita.