Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 061 del 27/04/2023
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------
61a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 27 APRILE 2023
_________________
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO,
indi del vice presidente CENTINAIO
e del presidente LA RUSSA
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Azione-Italia Viva-RenewEurope: Az-IV-RE; Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-Patt, Campobase, Sud Chiama Nord): Aut (SVP-Patt, Cb, SCN); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS.
_________________
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,07).
Si dia lettura del processo verbale.
IANNONE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Discussione congiunta del documento:
(Doc. LVII, n. 1) Documento di economia e finanza 2023
e dell'annessa
Relazione predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243
(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 10,13)
Approvazione della proposta di risoluzione n. 100 alla Relazione ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 243
Approvazione della proposta di risoluzione n. 3 al Documento di economia e finanza 2023
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta del Documento LVII, n. 1, e dell'annessa Relazione predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243.
Il relatore, senatore Calandrini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
CALANDRINI, relatore. Signor Presidente, nel corso dell'esame presso la Commissione bilancio si è svolto un ciclo di audizioni che ha consentito di acquisire elementi istruttori sul punto di vista delle parti sociali e dei soggetti istituzionali. Sono stati acquisiti i pareri di tutte le altre Commissioni permanenti; il Governo ha fornito chiarimenti sulle richieste informative del Parlamento; i Gruppi hanno espresso le rispettive posizioni e, infine, la Commissione mi ha conferito il mandato a riferire favorevolmente all'Assemblea sul Documento di economia e finanza (DEF) 2023, sulla Relazione annessa e sugli altri allegati.
Il Documento di economia e finanza rappresenta il principale strumento del ciclo della programmazione economica e di finanza pubblica del Paese, previsto dall'articolo 7, comma 3, della legge di contabilità e finanza pubblica. La prima sezione del DEF reca lo schema di programma di stabilità; la seconda sezione riporta l'analisi e le previsioni dei dati di finanza pubblica a legislazione vigente; la terza sezione, infine, espone il programma nazionale di riforma.
Dopo l'esame parlamentare, il programma di stabilità e il programma nazionale di riforma verranno inviati al Consiglio dell'Unione europea e alla Commissione europea entro il 30 aprile.
Per quanto riguarda il contesto macroeconomico italiano, il DEF espone il quadro relativo all'anno 2022 e le previsioni tendenziali e programmatiche per gli anni fino al 2026.
Le previsioni del quadro macroeconomico tendenziale incorporano gli effetti sull'economia delle azioni di politica economica, delle riforme e della politica di bilancio messe in atto precedentemente alla presentazione del DEF stesso.
Il quadro programmatico include invece l'impatto sull'economia delle politiche economiche che saranno concretamente definite nella NADEF di settembre 2023 e adottate con la prossima legge di bilancio. Il quadro macroeconomico tendenziale è stato validato dall'Ufficio parlamentare di bilancio in data 7 aprile 2023, mentre il quadro programmatico è stato validato nell'audizione del successivo 20 aprile.
Richiamando le stime ufficiali dell'Istat, il Documento evidenzia come il PIL abbia registrato nel 2022 una crescita del 3,7 per cento in termini reali, in linea con quanto prospettato nel Documento programmatico di bilancio del novembre scorso. Sulla base dell'andamento congiunturale, in considerazione del miglioramento del contesto internazionale dovuto a un calo dei prezzi energetici più rapido delle attese, le prospettive per l'anno in corso risultano moderatamente più favorevoli rispetto alle previsioni ufficiali contenute lo scorso novembre nella NADEF. Nello scenario tendenziale a legislazione vigente il PIL per il 2023 è pertanto previsto crescere in termini reali dello 0,9 per cento, in rialzo di 0,3 punti percentuali rispetto allo scenario programmatico della NADEF.
Per quanto riguarda gli anni successivi, la previsione di crescita del PIL per il 2024 è prevista all'1,4 per cento, più sostenuta rispetto al 2023, ma al ribasso rispetto all'1,9 per cento previsto nella NADEF, essenzialmente a causa del peggioramento delle variabili esogene. La crescita per il 2025 resta invece invariata all'1,3 per cento, come già previsto nella NADEF. La previsione per il 2026 viene posta all'1,1 per cento, convergente verso il tasso di crescita potenziale dell'economia italiana stimato secondo la metodologia definita a livello europeo. Nello scenario programmatico, invece, la crescita del PIL reale è prevista pari all'1 per cento nel 2023, all'1,5 per cento nel 2024, all'1,3 per cento nel 2025 e all'1,1 per cento nel 2026.
Venendo alla sezione del DEF dedicata agli andamenti di finanza pubblica, i dati riferiti all'anno 2022 attestano un indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni pari, in valore assoluto, a 151,9 miliardi di euro, corrispondente all'8 per cento del PIL, superiore al livello del 5,1 per cento previsto nella NADEF.
Per quanto attiene al quadro previsionale a legislazione vigente, il conto economico evidenzia per il 2023 un indebitamento netto pari al 4,4 per cento del PIL. Per gli anni successivi si stima un costante decremento dell'indebitamento netto sia in valore assoluto, sia in rapporto al PIL, nei seguenti termini: 84,8 miliardi nel 2024, 70,5 miliardi nel 2025, 67,8 miliardi nel 2026. L'indicata evoluzione dell'indebitamento netto è determinata principalmente dal miglioramento del saldo primario, il quale in rapporto al PIL migliora in tutti gli anni del quadriennio, passando dal -0,6 per cento del 2023 al +2 per cento del 2026. A ciò si accompagna tuttavia un aumento della spesa per interessi, che, sempre in rapporto al PIL, passa dal 3,7 per cento nel 2023 al 4,5 per cento nel 2026.
Per quanto riguarda il quadro programmatico di finanza pubblica, il Governo evidenzia che la politica economica impostata è coerente con gli orientamenti espressi dalla Commissione europea con riferimento alla necessità di continuare ad attenuare l'impatto dell'aumento dei prezzi energetici sulle famiglie e sulle imprese, mirando al contempo a ritirare gradualmente le misure adottate man mano che i prezzi si stabilizzano, coerentemente con una gestione prudente della finanza pubblica. L'obiettivo generale del Governo è quello di sostenere la domanda privata e contrastare il calo del potere d'acquisto delle retribuzioni causato dall'inflazione.
Alla luce di quest'orientamento e del miglioramento della previsione d'indebitamento netto tendenziale, il Governo conferma il deficit programmatico già indicato nel Documento programmatico di bilancio, pari al 4,5 per cento del PIL nel 2023, al 3,7 per cento nel 2024, al 3 per cento nel 2025 e al 2,5 per cento nel 2026. Il saldo di bilancio strutturale programmatico per il 2023 si prevede pari al -4,9 per cento del PIL, in rilevante miglioramento rispetto al 2022. Negli anni successivi il saldo si ridurrà progressivamente al -4,1 per cento nel 2024, al -3,7 per cento nel 2025 e al -3,2 per cento nel 2026.
Per quanto riguarda l'evoluzione del rapporto debito pubblico-PIL, la stima preliminare per il 2022 indica un livello del 144 per cento, inferiore al livello del 145,7 per cento previsto dalla NADEF 2022 del novembre scorso. Il risultato migliore rispetto alle stime viene spiegato dal DEF con la maggiore crescita economica e con un andamento dei saldi di cassa migliore delle attese. Il fabbisogno del settore pubblico a fine 2022 si è attestato infatti al 3,4 per cento del PIL, anziché al 4 per cento atteso a novembre.
Quanto alle previsioni, il DEF stima il rapporto debito-PIL in riduzione anche nell'anno corrente e nei tre successivi. Infatti, pur in un quadro d'incertezza legato alla guerra in Ucraina e alle pressioni inflazionistiche, la componente legata alla crescita del tasso d'interesse dovrebbe contribuire alla riduzione del rapporto debito-PIL per effetto di una sostenuta crescita economica e di un'elevata inflazione, che compenserebbero l'aumento dei tassi di interesse. In particolare, nel 2023 il DEF prevede un rapporto debito-PIL pari al 142 per cento, in riduzione rispetto al 2022.
A completamento della manovra di bilancio, nel DEF il Governo dichiara collegati alla decisione di bilancio ventuno disegni di legge, i primi tre dei quali già presentati presso uno dei due rami del Parlamento. Al DEF 2023 sono inoltre allegati sei documenti, secondo quanto previsto dalla normativa vigente.
Si rileva inoltre che la relazione sugli indicatori di benessere equo e sostenibile per il 2023 è stata pubblicata in data 2 marzo 2023 e successivamente trasmessa alle competenti Commissioni parlamentari.
Si segnala infine che l'articolo 22-bis, comma 5, della legge di contabilità e finanza pubblica prevede che sia allegata al Documento di economia e finanza una relazione sul monitoraggio degli obiettivi di spesa dei Ministeri, la quale non risulta al momento presentata.
Unitamente al DEF, il Governo ha trasmesso al Parlamento la Relazione che illustra l'aggiornamento del piano di rientro verso l'obiettivo di bilancio di medio termine, ai fini della necessaria autorizzazione parlamentare. La Relazione è adottata ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, il quale prevede che scostamenti temporanei del saldo di bilancio strutturale dall'obiettivo di medio termine (OMT) siano consentiti in caso di eventi eccezionali, sentita la Commissione europea e previa autorizzazione approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti.
Con la Relazione presentata come documento annesso al DEF 2023, il Governo, sentita la Commissione europea, richiede l'autorizzazione a ricorrere all'indebitamento utilizzando gli spazi finanziari resisi disponibili per effetto dell'andamento tendenziale dei conti pubblici, più favorevole negli anni 2023 e 2024 rispetto agli obiettivi programmatici di indebitamento netto fissato per i medesimi anni, per i quali sono confermati i valori già autorizzati con la NADEF 2022.
In base a quanto riportato nella relazione, le risorse che si rendono disponibili per effetto dell'autorizzazione al ricorso all'indebitamento, pari a 3,4 miliardi di euro nel 2023 e 4,5 miliardi di euro nel 2024, saranno utilizzate, per quanto riguarda il 2023, a copertura di un provvedimento normativo di cui il Governo ha annunciato la prossima adozione, finalizzata a sostenere il reddito disponibile e il potere d'acquisto dei lavoratori dipendenti, limitando al contempo la rincorsa salari-prezzi, in particolare attraverso un taglio dei contributi sociali a carico dei lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Per quanto riguarda il 2024, invece, le risorse disponibili saranno destinate a interventi di riduzione della pressione fiscale. (Applausi).
PRESIDENTE. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 6, comma 3, della legge n. 243 del 2012, la deliberazione con la quale ciascuna Camera autorizza l'aggiornamento del piano di rientro è adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti.
Pertanto, l'esame del Documento si concluderà con l'approvazione di due distinti atti di indirizzo: il primo, relativo alla Relazione di cui all'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, da votare a maggioranza assoluta; il secondo, relativo al Documento di economia e finanza, da votare a maggioranza semplice.
Le proposte di risoluzione a entrambi i documenti dovranno essere presentate entro la fine della discussione.
Dichiaro aperta la discussione congiunta.
È iscritto a parlare il senatore Cottarelli. Ne ha facoltà.
COTTARELLI (PD-IDP). Signor Presidente, nella premessa al DEF il ministro Giorgetti sottolinea come il Documento sia prudente e mostri una "immutata coerenza" - queste sono le sue parole - per aver confermato gli obiettivi di deficit pubblico fissati sei mesi fa. Permettetemi di dissentire da quest'affermazione.
Partiamo dalla questione della coerenza rispetto agli obiettivi annunciati sei mesi fa: essa è soltanto apparente, perché gli obiettivi di deficit per il 2023 e per gli anni seguenti sono immutati, ma da quegli anni al 2020-2021 e al 2022 sono stati trasferiti bonus edilizi per circa 80 miliardi, il 4 per cento del PIL, per effetto della decisione dell'Eurostat di riclassificarli. Per essere davvero coerenti in termini di accumulo di debito pubblico, in particolare, sarebbe stato necessario rivedere verso il basso gli obiettivi di deficit per il 2023 e gli anni seguenti (questo, in termini di coerenza). Il DEF non contiene l'indicazione di quanto, anno per anno, i deficit per il 2023 e gli anni seguenti siano stati sgravati, il che sarebbe stato invece molto utile, ma informazioni ricevute informalmente indicano che si tratta di 4 miliardi quest'anno e di ben 16 miliardi nel 2024. Ciò significa che - attenzione - utilizzando lo stesso criterio di contabilizzazione dei bonus edilizi usato sei mesi fa, per coerenza, il deficit programmato quest'anno sarebbe del 4,7 per cento anziché del 4,5 per cento (è una piccola deviazione), ma il prossimo anno sarebbe del 4,5 anziché del 3,7. Insomma, è una coerenza totalmente fittizia. In realtà, si stanno indebolendo gli obiettivi di deficit pubblico. Uno potrà essere d'accordo o meno sul farlo o no, ma per queste cifre consistenti si stanno indebolendo gli obiettivi di deficit pubblico.
La diversa classificazione dei bonus edilizi ha un'altra conseguenza. Lo spazio di manovra tra deficit programmatico e tendenziale, incluso nel DEF e utilizzato per questo tesoretto della piccola manovra espansiva, è del tutto fittizio: al netto dello spostamento contabile dei bonus edilizi, il tendenziale per il 2023 sarebbe uguale al programmatico e nel 2024 il tendenziale sarebbe più alto del programmatico dello 0,6 per cento del PIL, il che richiederebbe - per essere coerenti - una manovra correttiva nel 2024 di ben 12 miliardi, quindi il piccolo tesoretto che il Governo dice di ritrovarsi è dovuto puramente a una riclassificazione contabile.
La riclassificazione dei bonus nasconde un altro fatto preoccupante su cui il DEF non si sofferma: al netto della riclassificazione, il deficit tendenziale primario quest'anno è di 8 miliardi peggiore di quanto programmato sei mesi fa, un indebolimento che sale a 10 miliardi nel 2024. Il DEF non spiega a cosa è dovuto questo indebolimento: lo abbiamo chiesto in audizione al Ministro, ma non è arrivata risposta.
Non abbiamo avuto risposta chiara in audizione neanche su un altro aspetto. Nel 2023 la spesa per interessi è misteriosamente prevista in calo di 8 miliardi circa rispetto alle previsioni fatte soltanto sei mesi fa, che è una delle più forti revisioni degli ultimi dieci anni - sono andato a esaminare tutti i documenti precedenti - tra Documento programmatico di bilancio e DEF. Il Ministro in Commissione ha detto che questo è dovuto alla minore inflazione rispetto a quanto previsto, il che influisce sulla spesa dei titoli indicizzati per un importo corrente, ma il DEF ha un'inflazione più alta di quanto era stato previsto sei mesi fa, quindi il mistero resta. Questa è un'altra cosa che non si capisce.
Passo all'andamento del debito pubblico. Il Governo ritiene, ovviamente, che il quadro di riduzione del debito sia adeguato. Tuttavia, la riduzione del debito pubblico nel quadro è dovuta solo alla tassa d'inflazione che grava sui risparmiatori: se l'inflazione nel 2023, invece che del 4,8 per cento come previsto nel DEF, fosse del 2 per cento - diciamo a un livello normale - il rapporto tra debito pubblico e PIL quest'anno, anziché scendere, aumenterebbe di almeno un punto percentuale di PIL, anche ipotizzando tassi d'interesse più bassi. Anche nel 2024 ci sarebbe un piccolo aumento, che diventerebbe più sostanzioso - oltre un altro punto percentuale - se la crescita, anziché accelerare, come previsto - cosa di per sé molto incerta - continuasse al ritmo previsto per quest'anno. Quindi, anche i dati del debito vanno bene, ma soltanto perché si stanno tassando, con una tassa occulta, i risparmiatori.
Al di là del 2024, con l'inflazione ritornata al 2 per cento, il processo di riduzione del debito si interrompe quasi completamente, cosa preoccupante anche alla luce della prossima riattivazione delle regole europee sui conti pubblici. In questo contesto, diventa irrealistico permettere sostanziali riduzioni del carico fiscale, posticipi dell'età di pensionamento, aumenti della spesa per Difesa e natalità come nei piani del Governo, tanto meno i piani del Governo possono essere coerenti con quegli aumenti di risorse per sanità e pubblica istruzione che invece sarebbero prioritari.
Gli spazi di bilancio sono strettissimi - anzi devo dire inesistenti - quando invece potrebbero essere ampliati attraverso una seria lotta all'evasione fiscale e un'attenta revisione della spesa (Applausi), evitando i tagli lineari che sono stati ottenuti negli ultimi due anni, anche in questo caso attraverso l'inflazione. Riguardo all'evasione fiscale, abbiamo avuto i condoni della legge di bilancio e ora una legge delega sul fisco tutta preoccupata di non disturbare troppo gli evasori.
Infine, rispetto alla revisione della spesa, il Governo si limita a fissare obiettivi di risparmio che direi privi di ambizioni: 300 milioni nel 2024, che sono lo 0,03 per cento della spesa pubblica - se s'intervenisse in maniera più organizzata, forse si otterrebbero risparmi maggiori - e poco più dello 0,03 per cento della spesa pubblica negli anni seguenti, che rispetto al PIL sarebbe lo 0,015 per cento.
Tutto sommato, con tutto il rispetto e la solidarietà che ho per il difficile lavoro che il Ministero svolge, credo veramente che si potesse fare meglio in termini di coerenza, prudenza e anche trasparenza del DEF. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scurria. Ne ha facoltà.
SCURRIA (FdI). Signor Presidente, il relatore, senatore Calandrini, che ringrazio per il lavoro che ha fatto insieme a tutta la Commissione, ci ha descritto i contenuti del Documento di economia e finanza e gli obiettivi che questo Documento si prefigge, in un quadro che chiaramente sottolinea non solo quello che materialmente è scritto, ma che prevede anche una visione e un contesto che si inseriscano in uno scenario internazionale molto particolare: viviamo ancora l'instabilità molto evidente dovuta alle conseguenze della pandemia e abbiamo ancora davanti gli effetti della guerra che si sta svolgendo, dovuta all'aggressione russa nei confronti dell'Ucraina.
In tutto questo, il nostro Paese mostra grande vitalità. Il PIL nel 2022 è aumentato del 3,7 per cento, come ci veniva ricordato; cresce nel 2023, crescerà nel 2024, crescerà nel 2025, crescerà nel 2026. Al contrario, il debito della pubblica amministrazione scende e scenderà quest'anno, nel 2024, nel 2025 e nel 2026, accanto a quello che il Governo si sta prefiggendo di fare, con una riduzione fiscale e un taglio dei contributi sociali a carico dei lavoratori dipendenti, tutte misure che poi prenderanno vigore nel Consiglio dei ministri che già è stato annunciato per il 1° maggio.
Dico questo perché vorrei sottolineare come in questi mesi di Governo del centrodestra lo spread sia sceso di centinaia di punti, perché la borsa ha avuto un aumento di circa il 20 per cento, dato che la Banca d'Italia - e non il centro studi di Fratelli d'Italia - ha stimato che l'Italia sarà in netta ripresa quest'anno e la ripresa si stabilizzerà nel 2024 e nel 2025.
Ricordo, anche sentendo le critiche che sono state mosse adesso e nei giorni precedenti a mezzo stampa, qual era invece l'orizzonte assolutamente oscuro che qualcuno prefigurava nel caso di vittoria del centrodestra alle elezioni. Evito per carità di Patria di ricordare i nomi, ma ricordo che qualcuno aveva detto: se vince, la destra ci manda in bancarotta; se vincessero Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia, si arresterebbe ogni possibilità di progresso. Queste, rispetto alle cifre che abbiamo appena raccontato e a quello che il DEF ci illustra, erano le previsioni che qualcuno voleva raccontare agli italiani.
Qualcun altro raccontava che ci saremmo trasformati in un Venezuela con un Governo di centrodestra: questo è il Venezuela che stiamo vivendo ancora oggi. E poi, vorrei citare qualcun altro ancora, e questa volta, in realtà, il nome lo ricordo: sto parlando di Luigi Di Maio, e voglio sperare che la sua analisi da inviato per i Paesi del Golfo sia differente. Ne approfitto per dire che la decisione dell'Unione europea è assolutamente irrispettosa nei confronti dell'Italia (Applausi), del nostro Governo e di chi si aspettava una decisione condivisa. Proprio questo signore, ex Ministro, diceva che con il Governo di centrodestra avremmo sfasciato i conti, messo a rischio i risparmi degli italiani, isolato l'Italia in Europa e fatto saltare i fondi del PNRR. Rischiavamo, cioè, secondo lui, «una guerra economica, una catastrofe dagli effetti devastanti», parole testuali.
In tutto questo, le risposte, anche grazie alle politiche e a questi documenti, sono le seguenti: la CNN promuove la Meloni nei primi giorni del suo Governo, che sono considerati un successo; il «Washington Post» ci dice che la Meloni ha sfidato i profeti di sventura, soprattutto quelli al di là dei confini italiani, e sorpreso i critici e che il suo successo potrebbe diventare un modello per altri politici in Europa.
Il Presidente del Consiglio europeo, di cui tanto avevamo paura nei confronti dell'Unione europea, ci dice che c'è stata fino ad ora una cooperazione basata sugli interessi italiani, ma anche sulla volontà di tutelare l'Unione europea: quando sta bene l'Italia, sta bene anche l'Unione europea.
Una fondazione di Washington, Heritage foundation, dice che quello presieduto da Giorgia Meloni è uno dei Governi italiani più stabili e attivi da qualche tempo a questa parte, con implicazioni per gli affari europei e transatlantici.
L'Istituto Piepoli ci dice ancora che il consenso del Presidente del Consiglio è a livelli altissimi e non il centro studi di Fratelli d'Italia, ma l'Istat ha certificato un aumento dell'indice di fiducia dei consumatori e delle imprese alla fine di questo mese. (Applausi).
Il DEF di cui abbiamo parlato e che va inviato a Bruxelles, in cui viene prevista tutta una serie di misure, prevede le risorse annunciate, il risanamento del debito, l'aumento del PIL, ma ciò che è più importante è che rappresenta - come sempre per chi fa politica - una visione. Su questa visione ci sono state tante polemiche, ricordiamo le scelte che sono state fatte. Ricordo la polemica su quando non siamo intervenuti sul prezzo della benzina per aiutare famiglie e imprese; poi, il prezzo della benzina è sceso e le famiglie e le imprese forse stanno meglio; o immagino quando è stata presa la decisione a livello europeo di imporre un tetto unico al gas, motivo per cui oggi il prezzo del gas scende. Vedo anche che si discute finalmente del Patto di stabilità in Europa, dove c'è finalmente più flessibilità, anche grazie a una misura e, se volete, anche a una concezione politica e culturale che portiamo avanti, contrariamente ai Paesi rigoristi.
In conclusione, Presidente, a chi vede sempre tutto nero, ai campioni del pessimismo, a chi ci ricorda che il bicchiere è sempre mezzo vuoto e a chi fa il professionista della sventura, ricordo semplicemente che questo Governo, anche grazie al DEF, ha adottato provvedimenti con entusiasmo e con orgoglio, potendo e volendo riportare l'Italia lì dove si merita: ritornare a essere un Paese efficiente e capace, che sappia essere protagonista in Europa e nel mondo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Monti. Ne ha facoltà.
MONTI (Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi, signora Sottosegretaria, mi dispiace che il ministro Giorgetti non sia potuto intervenire oggi, non solo per l'importanza assolutamente centrale del Documento di economia e finanza, ma anche perché questi sono giorni di vero crocevia, di decisioni importanti ed estremamente interessanti che si prendono sul piano europeo e sul piano italiano. Sarebbe stato quindi molto interessante avere la visione complessiva del Ministro in questa particolare circostanza.
La mia valutazione sul DEF è tendenzialmente positiva: mi sembra ispirato a principi di responsabilità finanziaria.
Certo, mi auguro che la Sottosegretaria vorrà rispondere alle considerazioni, come sempre molto pertinenti, del senatore Cottarelli - di cui parlo con elogio - soprattutto in materia di tassi d'interesse.
Quello che ha appena detto il senatore Scurria è assolutamente da condividere. È un dato di fatto che nell'estate scorsa venivano diffuse infauste e letali previsioni per il destino della finanza pubblica italiana, ove mai la coalizione guidata da Giorgia Meloni avesse vinto le elezioni. Io non mi sono mai associato in quell'epoca a questa visione. Spesso interpellato da osservatori italiani o stranieri, ho sempre detto che ci sarebbe stato questo rischio, se i partiti componenti quella coalizione si fossero attenuti ai principi che hanno spesso esposto, e anche praticato, di scarsa responsabilità finanziaria, ma ero convinto che, una volta al Governo, una volta doppiato il momento delle elezioni, avrebbero spiegato ai cittadini che era iniziato un altro momento e che occorreva un diverso atteggiamento verso la realtà e la serietà, ivi incluso in campo finanziario.
Sono stato anche il primo a rilevare che, poco dopo l'ingresso dell'attuale Governo, lo spread era sceso di una trentina di punti rispetto a com'era alla fine del Governo precedente.
Vorrei sottolineare l'importanza della giornata odierna e di quella di ieri e dirò fra un attimo perché. Mi sembra infatti che possiamo notare con soddisfazione l'arrivo di tutti - direi proprio di tutte le parti politiche, a questo punto - a una visione non rigoristica, non macabra, ma seria e solida della responsabilità finanziaria.
Forse un partito che nel 2018 ha condiviso il Governo con un altro partito non ha ancora fatto questo passo, ma ieri, pur non essendo presente in Aula, ho ascoltato con molto interesse in diretta l'intervento del senatore Romeo, che ha marcato - non so se se ne sia reso conto - un approdo ufficiale, autorevole e di alto livello, ha invertito una rotta tenuta da alti esponenti del suo partito ancora a Governo Meloni già iniziato e ha dato enunciati con pragmatismo lombardo, rivendicando - ha fatto piacere anche a me - posizioni del tutto diverse da quelle tradizionali del proprio partito e applicando questi principi anche al tema del PNRR - che non è di oggi, ma di ieri - con conclusioni che anch'io mi sento di condividere; ha invitato infatti a non dimenticare che, nel caso dell'Italia, due terzi delle risorse che l'Europa è pronta a darci sono prestiti, non grant, non sovvenzioni e che non sappiamo ancora bene quale sarà il tasso d'interesse da pagare, che ci saranno le rate di rimborso del capitale, il tasso di interesse e quant'altro e che inoltre, di fronte a un'opera che riceve un finanziamento, che però poi non rispetta le scadenze volute dal piano, l'Italia dovrà rimborsare il finanziamento e poi terminare le opere a proprie spese.
Sono parole intrise di responsabilità finanziaria, che avrebbe potuto pronunciare qualcuno che anni fa sarebbe stato tacciato di becera e bieca filoausterità.
Ben arrivati tutti a questa nuova piattaforma che, parlando del crocevia con le decisioni europee, è molto benvenuta, soprattutto perché entrerà presto in vigore - non sappiamo esattamente quando e soprattutto in quale forma - la nuova formulazione del Patto di stabilità e di crescita, al quale giustamente sono state formulate tante critiche in passato.
Ebbene, pensando ai nostri italiani del domani, è quindi il momento di una serena, ma forte responsabilità finanziaria. Se l'Italia - anziché fare brutta figura domani, perché non è riuscita a fare realmente e produttivamente quel coacervo di cose che a piene mani, e con un certo atteggiamento del pulcino a bocca spalancata che aspetta l'arrivo del genitore, ha chiesto all'Europa - dovesse fare una valutazione pacata, che mi pare sia in corso, che dovesse portare alla conclusione che alcune opere non sono da eliminare o cancellare, ma per tempi, modalità e possibilità alternative di finanziamento è meglio che non facciano parte di questa lista, un po' precipitosamente compilata in passato, io questo lo sottoscriverei. Spero che non ci siano contrapposizioni e polemiche sterili, che non devono più far parte di questa nuova stagione: benvenuti tutti finalmente a questa nuova stagione di responsabilità finanziaria, tra chi dice che in passato è stato chiesto troppo e chi dice che poi è stato eseguito troppo lentamente.
Spesso sono stato critico; certamente, ho ricevuto molte più critiche di quante ne abbia emesse nei confronti del sistema politico e parlamentare di questi ultimi dieci-quindici anni. Spesso sono stato a mia volta critico. Vi prego di non perdere di vista che, al di là delle differenti sfaccettature e diverse ricostruzioni del passato, questo, tra ieri e oggi, è un momento non dico storico (si abusa spesso di questo aggettivo), ma significativo, in cui - non so quanto rendendosene perfettamente conto - attori importanti hanno scritto una nuova pagina della convivenza italiana in materia finanziaria, che sembra arida e tecnica, ma si chiama semplicemente rispetto dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Un'ultima considerazione, Presidente: forse c'è ancora una tessera di questo mosaico, che si sta componendo con inaspettato equilibrio e armonia. È quella del MES, che in passato è stato oggetto dei giocolieri più spregiudicati, che ne hanno falsificato le origini storiche e cantato le virtù malefiche. Sembrava uno strumento finanziario vicino al mondo delle streghe, da bruciare. Bene, io credo che sia l'ultimo passo che ci resta da compiere verso la razionalità. Mi ricordo che una volta, in quest'Aula, sotto il Governo Conte, il MoVimento 5 Stelle aveva fatto un passo in avanti verso la de-demonizzazione del MES e la Lega lo accolse con cartelli pittoreschi e molto critici.
Bene, forse è l'ultimo passo e voglio sottolinearlo: non perdiamo questo momento, purtroppo un po' deserto e senza il Ministro. Adesso che da parte di tutti c'è questo nuovo senso di responsabilità, forse una sollecita, spassionata e demitizzata considerazione del MES - per evitare che in Europa si pensi che l'Italia sta facendo inaspettati passi verso la responsabilità, ma le rimane un doppio, terzo o quarto pensiero da usare, chissà quando, verso i partner europei - è un passo che solleciterei, rallegrandomi con tutte le forze politiche (non credo di essere impazzito) che stanno dando prova, finalmente, di una non così sofferta maturità e di buon senso. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà.
TESTOR (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, nella seduta odierna ci apprestiamo ad approvare il primo Documento di economia e finanza di questo Governo di centrodestra. Come sottolineato da tanti colleghi delle opposizioni, forse è anche il primo Governo politico degli ultimi tempi. Già da qui nasce la prima riflessione, perché ciò pare sottolineare che chi ha governato negli ultimi dieci o quindici anni è stato in qualche modo orientato nell'agire dalle istituzioni di livello superiore. Detto tra noi, questa appare più una giustificazione che una realtà. Forse sarebbe più corretto dire che, finalmente, governa chi è stato scelto dai cittadini italiani. (Applausi).
Come già abbiamo detto quando abbiamo approvato la Nota di aggiornamento al DEF, è importante contestualizzare il DEF nel momento storico che stiamo attraversando, considerando come gli avvenimenti degli ultimi anni abbiano influito sulla finanza pubblica e sulla situazione economica del Paese. Pensiamo quindi a quali sono le priorità per mettere in sicurezza il Paese e ai fattori che incidono sulla scelta delle azioni da mettere in campo. Come ricordava il senatore Monti, certamente c'è bisogno di responsabilità e bisogna amministrare tenendo presenti anche le risorse che abbiamo a disposizione, stando attenti ad avere un margine, perché gli eventi che si sono succeduti negli ultimi anni non erano prevedibili, ma forse si potevano affrontare in maniera migliore e potevamo farci trovare più preparati e più strutturati. Invece, ci siamo trovati impreparati nell'affrontare emergenze a cui nessuno di noi pensava e che non sono da imputare ad alcuno. L'Italia si sarebbe potuta però trovare in una situazione migliore.
Abbiamo iniziato appunto dalla crisi pandemica, poi ci sono stati il rincaro delle materie prime e dell'energia, la guerra in Ucraina e l'elevato livello di inflazione che ne è seguita, nonché i recenti episodi di dissesto bancario negli Stati Uniti e in Svizzera, che hanno inevitabilmente alimentato la volatilità sui mercati finanziari, e la crisi idrica. Sono tutte situazioni che hanno contraddistinto questi ultimi anni e che, come ho già detto, non sono imputabili a nessuno. Certamente, citare questi eventi serve per essere più obiettivi nelle valutazioni sul DEF al nostro esame.
Vanno aggiunte le scelte politiche sbagliate fatte negli anni passati, imputabili anche a chi è intervenuto in precedenza, che hanno reso il Paese vulnerabile. Permettetemi dunque l'utilizzo delle motivazioni che ha fornito il ministro Fitto, proprio qui in Aula, nella discussione sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. Qualcuno dice che abbiamo avuto 209 miliardi di euro per il PNRR, ma occorre ricordare che lo stanziamento di queste risorse è motivato da tre elementi: il tasso di disoccupazione, il calo del PIL durante il periodo pandemico e il rapporto con il numero degli abitanti. Questi sono aspetti che non possono farci esultare, perché vogliono dire che il nostro Paese era altamente deficitario. È evidente che chi ha governato negli anni precedenti non ha avuto una visione attenta e infatti, negli ultimi anni, si è dovuto ricorrere a una politica di sostegni e bonus, per ovviare a queste carenze di visione. Fortunatamente l'Italia è un Paese resiliente, fatto da imprese grandi e piccole che hanno saputo affrontare questo momento e da quel patrimonio di risparmi a cui gli italiani hanno attinto e stanno attingendo e che permettono di sostenere l'economia in questo momento.
Difatti, anche l'andamento del PIL e il fatto che non siamo andati in recessione sono dovuti proprio a questo patrimonio, dovuto alle incertezze date dai Governi precedenti, che ponevano gli italiani in condizione di trattenere le risorse in banca piuttosto che spenderle; questa incertezza ha garantito in questo momento risorse indispensabili da rimettere nell'economia reale, che sono state importanti per la ripresa economica del Paese. Questi segnali incoraggianti provengono dalla fiducia delle imprese e delle famiglie e dall'aumento degli indici dei direttori degli acquisti, tornati in tutti i settori sopra la soglia, che corrisponde appunto a un'espansione dell'attività.
Bisogna tener conto del Patto di stabilità, che è stato sospeso nel marzo 2020 per lo shock economico del Covid, ma che sarà ripristinato nel gennaio 2024. Risulta necessario rivedere il quadro delle regole europee in materia di governance, che si sta discutendo adesso in Europa, perché sarebbe irrealistico tornare a quelle precedenti. Sebbene risulti all'attenzione di tutti il tema della necessaria sostenibilità del debito pubblico degli Stati membri dell'Unione europea e della promozione della crescita attraverso investimenti e riforme strutturali, emerge comunque la necessità di una maggiore attenzione alla programmazione di medio termine, anche nella sorveglianza di bilancio, che tenga conto delle esigenze di ciascuno Stato membro nell'ambito della propria programmazione di bilancio.
Nella comunicazione del 9 novembre 2022 si prevedeva che i singoli Stati membri potessero adottare percorsi di aggiustamento della finanza pubblica più graduali, a fronte di precisi impegni per le riforme o investimenti (sette anni anziché quattro). Un così ridotto tempo di aggiustamento rispetto all'assunzione di impegni di riforma e investimenti potrebbe essere gravoso dal punto di vista della finanza pubblica, sempre poco adatto ad incentivare i singoli Stati membri. Potrebbe verificarsi che soltanto i Paesi con elevati margini finanziari riescano ad avviare le riforme e gli investimenti necessari.
Siamo preoccupati per la proposta della Commissione europea sul nuovo Patto di stabilità, perché avevamo chiesto con forza l'esclusione delle spese di investimento del PNRR dal calcolo delle spese obiettivo su cui si misura il rispetto dei parametri. È evidente che, quando si investono delle risorse, il ritorno sul bilancio dello Stato avviene in tempi molto più lunghi. Nella settimana parlamentare a cui alcuni di noi hanno partecipato in Europa, questa è stata la richiesta che abbiamo avanzato. Questi sono temi che incidono sul DEF e sui quali c'è stata anche molta attenzione.
Però ci sono alcune criticità che, quando siamo andati al Governo, ci siamo trovati ad affrontare. Ieri sentivo in Commissione le critiche di alcuni colleghi ai tagli sulla sanità. Ricordo che proprio sulla sanità saranno investiti 136 miliardi, sulla quale negli anni passati sono stati fatti ingenti tagli. Da donna di montagna, ricordo quanto il mio territorio ha battagliato per tenere aperti i punti nascita e quanto poco si sia fatto per attuare politiche volte alla formazione dei medici. Le facoltà di medicina a numero chiuso hanno portato tanti dei nostri studenti ad andare a formarsi all'estero e questo lo paghiamo adesso. Quando parliamo di fuga dei cervelli, dobbiamo anche pensare a come abbiamo agito negli anni passati. Io sono qui dalla scorsa legislatura e mi ricordo che le borse di studio per gli specializzandi erano ferme a quota 8.000. In questi anni sono state incrementate, però c'è ancora un gap che dev'essere sanato.
Inoltre, faccio riferimento al payback sanitario per i dispositivi medici, un problema che - lo ricordo - è stato generato dal Governo Renzi nel 2015 e che pone tutte le aziende produttrici di dispositivi medici in seria difficoltà, poiché, dopo aver fatto e vinto le gare per gli appalti, dovrebbero restituire 2 miliardi. Queste risorse devono essere ripristinate in parte dalle Regioni e in parte dalle aziende, mettendo così in crisi un settore strategico e importante per la salute dei cittadini come quello dei dispositivi medici.
Un altro tema che stiamo affrontando è quello della crisi idrica. Com'è stata affrontata negli anni passati? Adesso lo stiamo facendo in maniera strutturale, ma ricordo che in una passata legge di bilancio era previsto il bonus rubinetti. Abbiamo una dispersione idrica pari al 42 per cento dell'acqua trasportata: secondo i dati Istat, infatti, su un totale di 8,2 miliardi di metri cubi di acqua immessa nel sistema, la perdita si aggira intorno ai 3,4 milioni, un dato che corrisponde ad altri 150 litri di acqua sprecata ogni giorno per abitante. Come ha risposto il Governo giallorosso? Con un bonus rubinetti di 1.000 euro per sistemare i rubinetti. E poi venite a dire a noi che bisogna essere programmatici e strutturali, e che non abbiamo la responsabilità di governare questo Paese? Credo invece che gli italiani sappiano meglio di tanti dei presenti in quest'Aula quali siano le problematiche di questo Paese, ed è per questo che il 25 settembre scorso hanno scelto di essere governati dal centrodestra. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Diamo il benvenuto e salutiamo gli studenti della Scuola secondaria di primo grado «Fucini-Roncalli» di Gragnano, in provincia di Napoli. (Applausi).
Ripresa della discussione congiunta del documento LVII, n. 1,
e dell'annessa Relazione predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (ore 11,02)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nave. Ne ha facoltà.
NAVE (M5S). Signor Presidente, membri del Governo, il Documento di economia e finanza (DEF) è il principale strumento di programmazione economica e finanziaria del Paese e definisce gli obiettivi da raggiungere tramite le riforme. Fornisce, in pratica, tutti gli elementi che concorrono alla strategia con cui questo Governo vuole modellare il futuro economico dell'Italia e degli italiani. Ebbene, signor Presidente, dopo aver analizzato bene il DEF del 2023, il grande assente è proprio il futuro. Sì, perché i numeri della crescita del PIL da prefisso telefonico sono avallati dall'immobilismo e da quella politica dei tagli che questo Governo ha operato. Sono tagli che certamente piaceranno ai falchi del Nord Europa, ma molto meno agli italiani, ancora alle prese con un'inflazione del 7,7 per cento nel mese di marzo, che abbassa notevolmente il potere d'acquisto. Questo dopo due anni di crescita del PIL a doppia cifra, grazie agli investimenti e a politiche di sostegno al reddito messe in campo dai Governi Conte I e II. (Applausi).
Il futuro, signor Presidente, non viene garantito dall'erosione del numero delle imprese giovanili, su cui questo Documento non fornisce alcun riferimento e che denota, così come nella legge di bilancio, una mancata politica industriale. Da soli, questi elementi forniscono il quadro di un'Italia in affanno, con gli italiani impegnati a sbarcare il lunario con le rate dei mutui alle stelle e la mancanza di interventi economici e sociali di sostegno al reddito e all'occupazione: è uno scenario che scoraggia qualsiasi proiezione del futuro.
Eppure, nelle ultime settimane uno dei temi su cui tanto ha discusso questo Governo è stato la denatalità. Ebbene, ricorrendo alla saggezza popolare, viene da dire che non c'è bisogno della zingara per indovinare che uno dei motori principali per invogliare una coppia ad avere figli è avere una prospettiva di futuro e di crescita.
Non aiuta la scelta del Governo di aver eliminato il reddito di cittadinanza e, quasi dopo sette mesi, di non aver presentato una misura alternativa di sostegno al reddito. (Applausi). Non aiuta aver tagliato le pensioni in legge di bilancio: ora nemmeno più i genitori e i nonni possono aiutare questi giovani.
Non aiuta aver tagliato i fondi per la sanità pubblica e nemmeno la prospettiva di non avere asili nido nei Comuni per l'incertezza dei fondi del PNRR.
Mi permetta, Presidente: non basteranno i 15 euro in più in busta paga, per chi una busta paga la percepisce ancora, previsti con il taglio del cuneo fiscale per soli sette mesi. E converrà con me, Presidente, se resto sgomento quando leggo dalle colonne dei giornali che la probabile soluzione contro la denatalità per questo Governo di destracentro sia vietare la fornitura gratuita della pillola anticoncezionale. (Applausi).
PRESIDENTE È iscritta a parlare la senatrice Camusso. Ne ha facoltà.
CAMUSSO (PD-IDP). Signora Presidente, colleghi e colleghe, il Documento di economia e finanza si presta ovviamente a ragionare di molti degli aspetti del futuro.
Quella che ci avete sottoposto è sostanzialmente una fotografia, un accontentarsi dell'andamento e dello scorrere delle previsioni che più o meno erano determinate già negli anni scorsi, con l'avvento del PNRR e con le soluzioni che c'erano; una fotografia che avete colorato perché apparisse tranquillizzante per l'Europa, ma in realtà, se la colleghiamo alle incertezze sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ieri non ha certamente fugato il ministro Fitto nella sua audizione, temo che sia un po' oscurata. Si potrebbe osservare questa fotografia da molti punti di vista, perché il Documento di economia e finanza parla di molte cose, ma provo a leggerla attraverso una sola lente, quella dell'inflazione.
Secondo il sottotitolo che voi date al DEF, le previsioni riportano un calo costante dell'inflazione, in quanto diminuisce il prezzo dell'energia, ma il calo dell'inflazione - come noto - non riporterà i prezzi alla situazione precrisi. Lo vediamo già nel settore edile e in quello delle aziende energivore, che continuano a dare l'allarme e a segnalare la difficoltà di mantenere gli impegni presi e la risposta produttiva necessaria. Soprattutto, se guardiamo seriamente i dati sull'inflazione e la differenza tra ciò che è inflazione riferita al costo del prezzo dell'energia e ciò che invece è inflazione ormai consolidata sui prezzi dei beni di consumo, in primis dell'alimentare, ci rendiamo conto che dobbiamo parlare seriamente delle questioni sociali e del potere d'acquisto delle famiglie, perché in realtà stiamo parlando, dopo la fiammata inflazionistica dell'anno scorso e l'assestamento che continua ad esserci quest'anno, di povertà del lavoro e di povertà dei salari.
L'Istat ci dice che l'inflazione di fondo è al 6,3 per cento, ma noi sappiamo - perché ce lo dice sempre l'Istat - che l'attuale inflazione sui beni alimentari è all'8,8 per cento e non accenna a diminuire. Nel contempo, come ben sapete, i salari sono aumentati al massimo di due punti. Certo, ci sono stati gli aiuti, quelli dei vari decreti che si sono succeduti in questo periodo, ma conosciamo anche la loro breve durata e, in qualche caso, i ritardi nelle erogazioni. Allora forse non bisogna solo guardare i numeri del PIL e della sua relativa crescita, perché in realtà dietro di essi continuano la divaricazione sociale e una differenza tra chi se la cava e migliora le sue condizioni e le persone che lavorano o che cercano lavoro, che sono sempre più povere.
Guardiamo allora se nelle previsioni del DEF ci sono scelte di risposta sociale e proviamo a valutarle. Per quanto riguarda la sanità - ne parlerà poi meglio la collega, senatrice Zambito - ci sarebbero due straordinarie necessità: in primo luogo, c'è bisogno di reclutamento di personale nel sistema, anche perché altrimenti si avvereranno, purtroppo, le preoccupazioni che derivano dall'intervento sul PNRR, cioè l'abbandono delle Case di comunità e delle scelte d'investimento sulla sanità territoriale; in secondo luogo, ci vorrebbero risorse.
Non mi dilungo, ma le previsioni di finanziamento del Servizio sanitario nazionale che fate non coprono nemmeno l'inflazione, ma non solo: nel triennio prevedete una riduzione della spesa sanitaria.
Infatti, il 3,8 per cento del 2023 ovviamente non copre l'inflazione, nel 2024 pensate di ridurlo, il lieve aumento del 2025 e del 2026 continua a dirci - anzi lo dite voi stessi - che ci porterà nel 2026 ad avere una spesa del 6,2 per cento, molto meno del rapporto tra spesa sanitaria e PIL che servirebbe per garantire quel livello di Servizio sanitario nazionale che dovremmo garantire al Paese.
Potremmo poi parlare di previdenza, ma non saprei bene cosa dire, perché c'è il nulla; c'è la smentita delle tante promesse che avete fatto in fase elettorale e non vorrei ricordarvi cos'avete detto sull'adeguamento delle pensioni, in particolare di quelle più basse.
Nonostante tutte queste premesse, in realtà c'è una domanda: quando avverranno queste cose? Nelle previsioni di questo triennio non ci sono, come pure le risposte che nella legge di bilancio avete rinviato. Penso, ad esempio, alla finta apertura che avete fatto su Opzione donna e alle 20.000 lavoratrici che tuttora ci chiedono di avere una risposta. (Applausi). Il Documento di economica e finanza chiude loro una porta in faccia. Quelle 20.000 lavoratrici forse meriterebbero una maggiore attenzione. Ogni giorno ci raccontate come condizionerete la spesa sociale, in particolare rispetto alla povertà; diffondete a piene mani questa filosofia dell'occupabilità, sottolineando ogni volta che se uno non lavora in fondo è colpa sua, non dei problemi di formazione e di disoccupazione di lunga durata; dimenticate anche che esistono molte madri che sono in famiglie monoparentali e che hanno il problema di conciliare la possibilità di lavorare con l'allevamento dei figli, ma intanto neghiamo loro gli asili nido e quindi garantiamo che non possano superare questa difficoltà. Credo che la strada non possa continuare a essere quella di colpevolizzare i poveri; bisogna chiedersi a quali condizioni il lavoro diventa possibile.
A proposito delle finte aperture che sono state fornite nella discussione sulla legge di bilancio, vorrei ricordare i lavoratori fragili, che continuano tuttora a faticare per riuscire a mantenere il loro posto di lavoro e nello stesso tempo garantirsi la condizione di salute, anche per aspetti i cui costi sono davvero molto relativi. Penso allo smart working, che richiederebbe semplicemente la voglia di andare incontro alle persone e di porsi i problemi sociali, non certo di cambiare i bilanci.
Capisco che è tornata di moda l'idea che ci possa essere una nuova stagione di austerità e che si ripercorrano le ricette del passato. Nei provvedimenti collegati al Documento di economia e finanza ci avete annunciato che il 1° maggio, invece di farci festeggiare il lavoro, farete un decreto sull'ulteriore precarietà del lavoro stesso. (Applausi). Credo che non sia questa la strada per poter affrontare né il tema del lavoro, né quello della denatalità. Proprio per questo credo che dobbiate avere invece il coraggio di affrontare la questione salariale, partendo dal tema dell'assenza nel DEF delle risorse per il rinnovo dei contratti collettivi dei lavoratori pubblici, dalla necessità delle assunzioni, dal fatto che se continuate a raccontare che le imprese si possono lasciar fare i lavoratori diventeranno sempre più poveri e poi potrete anche raccontare loro un minimo di cuneo fiscale, ma soprattutto dovreste spiegare loro perché continuano a essere i maggiori contribuenti dello Stato italiano, mentre per chi ha molto si continua a dire che bisogna ridurre la pressione fiscale. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Tubetti. Ne ha facoltà.
TUBETTI (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, una parola più di ogni altra identifica e qualifica il Documento di economia e finanza che il Governo ha presentato alle Camere: svolta. È un documento di svolta, una svolta coraggiosa, ambiziosa, ma estremamente lucida e consapevole. È una svolta radicale rispetto alla politica dell'assistenzialismo clientelare diretto unicamente ad ammorbare i cittadini, costruendo un sistema di finte garanzie. È una svolta importante rispetto ai paraventi che mistificavano la realtà creando aspettative puntualmente tradite. È una svolta decisiva per liberarci dalle scellerate iniziative che hanno drogato l'economia e imposto a questo Governo interventi per tamponare i disastri del passato recente. (Applausi).
Accogliamo con rispetto e con soddisfazione il cambiamento di rotta che riporta il lavoro nella sua veste costituzionale, con progetti seri di politiche attive, che faranno aumentare i tassi di occupazione, con un occhio di riguardo per quella femminile e giovanile, anche al fine di evitare il collasso del nostro sistema di protezione e sicurezza sociale. Protezione e sicurezza: parole troppo spesso lanciate nelle piazze e molto poco affrontate con un serio approccio dal legislatore.
L'Italia, tra bonus e regalie, sta scomparendo, signor Presidente: il tasso di natalità ha raggiunto un livello estremamente preoccupante e, se i bambini non nascono, un domani neanche troppo lontano la forza lavoro mancherà; la popolazione al contempo invecchia e ciò significa una spesa pubblica maggiore per garantire la meritata dignità a chi ha lavorato per decenni, a fronte però di minori entrate fiscali. In altre parole, le soluzioni sin qui condotte dalla sinistra in questi anni avrebbero portato l'Italia al collasso.
Se manca la manodopera - predica sempre la stessa sinistra di cui sopra - accogliamo diffusamente senza limiti e regole gli immigrati, possibilmente a basso costo, così da far contenta qualche cooperativa amica; che lavorino per mantenere i pensionati italiani: una soluzione anche un po' classista, se me lo permettete. (Applausi). Che poi, a queste persone non si può solo chiedere lavoro, ma bisogna anche dare la dignità garantita dalle tutele costituzionali: lo stipendio, l'assistenza sanitaria e una casa in cui vivere; cose molto spesso assenti, come viene drammaticamente raccontato dalle cronache recenti.
La soluzione immigrazionista della sinistra non può essere, però, la nostra. Noi dobbiamo puntare su politiche che consentano a tutti di programmare un futuro; non possiamo, per carità, classificare persone di serie A e persone di serie B, quelle che si utilizzano per propaganda elettorale e si relegano consapevolmente a individui di serie B.
Dobbiamo traguardare - e questo è l'impegno concreto del DEF - e consentire alle famiglie di scegliere di avere figli: una scelta consapevole (Applausi) e non condizionata dall'ansia di non poter reggere il peso di una famiglia, del lavoro, del costo della vita, degli asili nido - che non ci sono - della babysitter o dei nonni che lavorano fino a settant'anni. (Applausi). Questo significa riportare l'individuo al centro del dibattito e non tradire i nostri avi, che hanno fatto tanto per lasciarci in eredità il diritto di avere una libertà.
Questa è una delle priorità del DEF del Governo Meloni: sostegno all'istruzione e all'occupazione femminile, da un lato, e supporto ai nuclei familiari dall'altro, affinché anche avere dei figli possa essere per una donna una scelta di libertà.
Questo però, come dicevo, è anche un documento ambizioso, consapevolmente e razionalmente ambizioso, perché, nonostante il contesto geopolitico incerto, con la guerra in corso e le altre situazioni di conflitto che continuano a sorgere in diverse parti del mondo, le politiche monetarie restrittive delle banche centrali globali, il rialzo dei tassi di interesse e l'inflazione a livelli altissimi, gli obiettivi fissati sono notevoli.
La crescita del PIL - testimoninata anche da chi non è proprio dalla nostra parte, di fronte a una stizzita giornalista che cercava di frenare le parole dell'autorevole amministratore pubblico - la riduzione del deficit e del rapporto tra debito della pubblica amministrazione e PIL, la decrescita dell'inflazione, il recupero del potere d'acquisto delle retribuzioni, il decremento della pressione fiscale su cittadini e imprese e l'aumento dei tassi di occupazione nelle percentuali previste da questo DEF, infatti, sono indubbiamente obiettivi ambiziosi. L'ambizione è quella giusta, che non spaventa chi lavora indefessamente. Questa è la condizione del nostro Governo e del nostro Presidente del Consiglio.
Le riforme indicate nel DEF finalmente riportano al centro le vere necessità economiche e sociali dei cittadini e delle famiglie italiane. Lo ribadisco: pongono un'attenzione speciale su donne, giovani e anziani. (Applausi). Si focalizzano sul lavoro e sui lavoratori di ieri, di oggi e di domani. Hanno uno sguardo particolare sul futuro del nostro Paese, con l'istruzione, la ricerca, l'ammodernamento dell'amministrazione pubblica e la transizione ecologica.
Infine, questo DEF è un documento che cambia la narrazione del presente, sottraendolo ai tracciati convenzionali che hanno contraddistinto il sinistro decennio che ci lasciamo alle spalle, perché la differenza con il passato è sensibile: il Governo Meloni è consapevole del momento storico e questa lucidità di pensiero ha consentito di consegnare un piano concreto, efficace, lungimirante ed economicamente sostenibile, che consentirà di raggiungere gli obiettivi dati in campagna elettorale.
Questo è ciò che il Paese si aspetta ed è su queste basi che abbiamo ottenuto la fiducia degli italiani. Abbiamo fatto della coerenza il nostro manifesto e non ci smentiremo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ternullo. Ne ha facoltà.
TERNULLO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, siamo davanti a un quadro previsionale triennale con un DEF molto realista, basato su stime molto prudenti, che si dovrà realizzare in un insieme di variabili economiche legate ovviamente a un contesto internazionale in continua mutazione.
Sappiamo bene di essere usciti da quasi due anni di crisi pandemica e ci siamo trovati con un conflitto armato proprio alle porte dell'Europa, le cui conseguenze hanno inciso a livello globale sui prezzi delle materie prime e dell'energia. Alla conseguente inflazione, causa appunto della crescita del costo dei beni e dei servizi del carrello della spesa, la Banca centrale europea ha risposto con un rialzo dei tassi d'interesse.
L'Italia aveva reagito bene alla crisi economica conseguente alla pandemia, riuscendo a cogliere un rimbalzo significativo nel 2021 e nel 2022, dopo la caduta verticale del 2020. Ora il Governo Meloni sta cercando di riportare alla crescita l'economia di un Paese che paga il peso di anni di mancate riforme. Per tale ragione il percorso di crescita indicato appare dunque prudente, ma soprattutto realizzabile, alla fine delle tante iniziative di riforma che il Documento indica.
Sono ventuno i disegni di legge collegati alla manovra di bilancio, alcuni dei quali hanno già iniziato il loro percorso in Parlamento: dall'adozione di misure per il made in Italy a un sistema organico degli incentivi alle imprese, a interventi a sostegno della competitività dei capitali e alle nuove politiche per il lavoro.
Gli obiettivi di questo DEF sono quindi chiari e raggiungibili: riformare e semplificare per rimettere in moto l'iniziativa economica privata, utilizzando al meglio le risorse, inserendole in un piano di interventi strutturali per modernizzare l'Italia.
In questo contesto, possiamo dire che rientrano uno dei più importanti e puntuali fondi, vale a dire le risorse del PNRR, e i fondi di coesione, fondamentali per la crescita e la tenuta sociale di tutto il Mezzogiorno.
Era necessaria anche la revisione della spesa pubblica, attraverso il taglio degli sprechi per puntare a servizi migliori, ma soprattutto questo DEF propone una graduale e costante riduzione della pressione fiscale sugli italiani. L'ulteriore riduzione del cuneo fiscale, in parte già iniziata con l'ultima legge di bilancio, arriverà già dal decreto del 1° maggio. Seguirà l'attuazione della delega fiscale, che porterà un'ulteriore riduzione delle tasse, mentre l'opera di semplificazione può aiutare ad avere una macchina pubblica più efficiente. Peraltro, si è già ha cominciato con il nuovo codice degli appalti per la realizzazione delle tante infrastrutture previste dal DEF, che contribuiranno a modernizzare l'intero Paese.
Va detto che il DEF dimostra dunque un'attenzione ai conti pubblici e alla spesa ed è pronto a fare i conti con le nuove regole europee del Patto di stabilità che sono state illustrate ieri. Il Governo deve andare avanti perciò con gli investimenti pubblici, con il sostegno a quelli privati e, nel contempo, con un concreto efficientamento della macchina statale. Se unitamente al livello della produttività privata sale anche quella pubblica, la nostra economia può continuare a creare benessere, affrontando le sfide che ci vengono da un mondo sempre più competitivo.
Il Documento di economia e finanza, quindi, va nella direzione giusta. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mazzella. Ne ha facoltà.
MAZZELLA (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, nonostante le migliori intenzioni e i risultati concreti portati a casa dai Governi Conte I e Conte II, che hanno visto la sanità in cima all'agenda politica del nostro Paese, questo Esecutivo ha invertito nuovamente la rotta, relegando il Servizio sanitario nazionale sotto la voce di varie ed eventuali. (Applausi).
È doloroso evidenziare che la risposta fornita dal Governo Meloni nel DEF va in direzione diametralmente opposta rispetto alla richiesta avanzata dalle Regioni italiane. Basti pensare che, se la spesa sanitaria durante i Governi Conte è passata dal 6,4 al 7,9 per cento, collocandosi quindi in linea con la media europea dell'8 per cento, il Governo delle destre, il Governo del «siamo pronti», ha previsto una spesa al ribasso del 6,3 per cento nel 2024 e del 6,2 per cento nel 2025-2026, senza considerare l'andamento inflazionistico che provocherà un aumento dei prezzi al consumo e quindi anche dell'IVA e delle entrate indirette dello Stato. Vi ricordo che l'IVA, insieme con l'IRAP e con il fondo di perequazione, alimentano il Fondo sanitario nazionale. Questo Governo manda quindi a dire attraverso il DEF che siamo pronti, ma a fare cosa? A ridurre drasticamente le risorse a favore del Servizio sanitario nazionale; a diminuire il personale medico e infermieristico nella sanità pubblica; a tagliare ulteriormente i servizi nella sanità, negli ospedali e nei pronto soccorso; a privatizzare ulteriormente la sanità. È questo quello che dice il DEF e così lentamente muore il nostro Servizio sanitario nazionale, diventando solo appannaggio di privati e assicurazioni.
Questo Governo e queste destre stanno conculcando il nostro modello pubblico di sanità (lo stanno cioè calpestando forzosamente: applichiamo correttamente questo termine) (Applausi), incrementando la sperequazione nell'accesso alle cure con le fasce dei cittadini meno abbienti, che saranno in misura ancora maggiore escluse dal Servizio sanitario nazionale.
Il MoVimento 5 Stelle sta tentando sempre, in ogni modo, di lanciare l'allarme contro questa non più strisciante, ma palese privatizzazione del nostro sistema sanitario. Basti pensare che secondo l'annuario statistico nazionale risultano private accreditate il 48 per cento delle strutture ospedaliere, il 60 per cento di quelle specialistiche ambulatoriali, l'84 per cento di quelle deputate all'assistenza residenziale, il 71 per cento di quelle semiresidenziali e il 78 per cento di quelle riabilitative. Sempre nel 2021, la spesa sanitaria a carico delle famiglie è stata di ben 36,5 miliardi, con una spesa privata in media di 1.800 euro per nucleo familiare, mentre 4,5 miliardi sono stati a carico delle assicurazioni e dei fondi sanitari, che godono - lo ricordo - di consistenti agevolazioni fiscali che oggi, per circa il 70 per cento, erogano prestazioni già incluse nei LEA, nonostante fossero nati per integrare le prestazioni non offerte dal Servizio sanitario nazionale.
Quindi, onorevoli colleghi, privatizzare la sanità vuol dire inevitabilmente portare a un aumento dei costi per i cittadini e soprattutto a un sistema che privilegerà i ricchi e priverà i fragili di cure e di assistenza. (Applausi). È evidente che gli italiani, con un PIL pro capite minore, rinunceranno alle cure, così come lo è che le lunghe liste d'attesa, figlie di una sottodotazione del nostro sistema sanitario, costringeranno sempre più i cittadini a rivolgersi alle strutture private, sempre che ne abbiano la possibilità economica.
Basti pensare che, sempre nel 2021, i tempi d'attesa per una visita specialistica - questo è l'esame di lealtà che chiedo al Governo - la media è stata di circa cinquantacinque giorni, mentre i tempi d'attesa per un intervento chirurgico sono stati di sessanta. Secondo i recenti dati Istat, che pure qui sono stati pronunciati, indicando l'indice di fiducia dei consumatori - ma io vi chiedo di vedere quale sia l'indice di fiducia dei pazienti che aspettano tutti questi giorni - il 7 per cento degli italiani ha già rinunciato alle cure. Così, ogni anno migliaia di pazienti sono costretti ad aspettare mesi per ottenere l'appuntamento per una visita specialistica o un intervento chirurgico, il che impedisce di risolvere tempestivamente le patologie. Rappresentanti del Governo, servirebbero un commissario o una cabina di regia centralizzata per le liste d'attesa, altro che per il PNRR o per i migranti! (Applausi).
Onorevoli colleghi, questa delle liste d'attesa è una vera emergenza nazionale: mancano 60.000 infermieri e 20.000 medici, di cui 10.000 nei reparti ospedalieri e 6.000 nei reparti di medicina generale, 4.500 solo nei pronto soccorso.
Vi dico quindi che sarà difficile vincere queste sfide che ci aspettano, con un servizio pubblico sottofinanziato, che ricorre sempre di più a esternalizzazioni, sottopagando il personale, che poi è anche il motivo per cui tanti nostri medici e sanitari sono fuggiti all'estero. Ve lo ricordo: si tratta di 15.000 infermieri e 21.000 medici. La nostra forza politica sta lottando strenuamente per invertire la rotta, presentando... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Concluda pure, senatore.
MAZZELLA (M5S). Come dicevo, la nostra forza politica sta lottando strenuamente per invertire la rotta, presentando emendamenti, proposte di legge, interrogazioni e tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione in Parlamento. Abbiamo solamente chiesto ascolto, abbiamo chiesto di rafforzare il sistema pubblico e investire nelle risorse umane e materiali necessarie per garantire un servizio sanitario di qualità e soprattutto equo e uniforme, da Trieste a Lampedusa. Questo DEF non lo dice e non lo consente. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Furlan. Ne ha facoltà.
FURLAN (PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, a più riprese nel DEF leggiamo il termine "previsioni di crescita caute". La cautela e la prudenza, in economia come nella vita, sono doti importanti, ma non possono essere confuse con l'immobilismo.
La questione vera che emerge nel DEF è non prendersi cura di alcune questioni importanti, per la vita e per il futuro del Paese, che vanno affrontate con coraggio e determinazione. Queste previsioni di crescita caute, come le definisce il Governo, in realtà sono nettamente superiori alle previsioni, ad esempio, del Fondo monetario internazionale, che non giustifica, attraverso l'immobilismo del DEF, quella crescita che comunque il Governo prevede. La crescita è determinata dagli investimenti negli elementi strutturali del Paese, per farlo crescere, e se questi mancano, anche se spero non sia così, è evidente che verranno smentite anche le vostre previsioni di crescita caute e prudenziali.
L'unico intervento di politica economica a sostegno della domanda è quello sul cuneo fiscale, che si somma agli altri già realizzati dal Governo Draghi e poi dall'attuale Governo nell'ultima finanziaria. Per carità, siamo molto lontani dai cinque punti promessi in campagna elettorale, per non parlare dell'inflazione e del recupero dei redditi sull'inflazione, ma è comunque un segnale, che colgo come positivo e che tuttavia non può essere uno spot annuale.
Per il 2024 non si trovano nel DEF quei 10 miliardi indispensabili per fare in modo che siano confermati i tagli sul cuneo fiscale a favore del lavoro dipendente (non di tutto, ma solo di una sua parte). Sarebbe una sciagura se l'anno prossimo i lavoratori si trovassero in una condizione diversa da quella che hanno vissuto quest'anno (parziale, ma significativa). Non si può immaginare che solo per un anno si stia nella sintonia della campagna elettorale e non si preveda, attraverso il DEF, una strategia per l'economia del Paese.
A più riprese abbiamo affermato che uno dei grandi problemi che causano ritardi nell'attuazione del PNRR è la mancanza di professionalità adeguate nei Comuni, nelle Regioni e nella pubblica amministrazione. (Applausi). È evidente che, al di là del fatto di denunciare questo aspetto (oggettivo e non in discussione, perché è la fotografia del nostro Paese per quanto riguarda la pubblica amministrazione), ci saremmo aspettati il rinnovo dei contratti pubblici e assunzioni adeguate nella pubblica amministrazione, anche per uscire dal cono della vergogna dei giusti rimproveri e ammonimenti dell'Europa perché siamo fanalino di coda in tema di precarietà del lavoro, a partire da quello pubblico. A detta del Ministro per la pubblica amministrazione, occorrono almeno 8 miliardi per rinnovare i contratti già scaduti da anni. Le organizzazioni sindacali dicono che probabilmente ci vuole di più (e credo che facciano bene i conti). Il DEF non stanzia nulla per i contratti pubblici e per i loro rinnovi; questo è insopportabile in un Paese dov'è evidente il danno che si produce non facendo investimenti adeguati nella pubblica amministrazione.
Mi chiedo, colleghe, colleghi e Presidente, come farà il Governo - che, come Stato datore di lavoro, non rinnova il contratto ai dipendenti pubblici - a dire alle proprietà private e alle associazioni delle categorie private che devono rinnovare i loro contratti. Ci sono infatti quasi 7 milioni di lavoratori privati che ancora attendono il rinnovo dei contratti. Per dire questo, il Governo nel DEF deve dare il buon esempio e prevedere le risorse per il rinnovo dei contratti pubblici.
C'è una frase che ricorre nel DEF e che in qualche modo è chiara: il finanziamento degli interventi di politica di bilancio avverrà all'interno del bilancio pubblico. Questo vale per la pubblica amministrazione, per la scuola e per la sanità e "a casa mia" generalmente si traduce in tagli alla pubblica amministrazione (e purtroppo l'elenco va avanti).
Arrivo alle politiche attive del lavoro. Anche a questo proposito, da tanti anni leggiamo che ci vogliono interventi importanti e strutturali nelle politiche attive, ma non si stanziano le risorse per farli. Abbiamo l'impressione che l'unica strategia di politiche attive sia quella di tagliare le risorse alla povertà e al sociale. (Applausi). Leggo sulla stampa che il 1° maggio il Governo annuncerà le linee del suo decreto rispetto alla rivisitazione del reddito di cittadinanza e al lavoro. Questo per quello che leggiamo sulla stampa, perché ad oggi né noi né le parti sociali abbiamo visto nulla, se non qualche bozza continuamente corretta, con cui si rimettono le mani sul tema. Ebbene, invito a non fare l'errore di presentare il 1° maggio qualcosa che ha un significato preciso: tagli al sostegno al reddito, a partire dalla povertà, e allargamento delle maglie sulla precarietà. Sarebbe una provocazione inutile in un Paese che ha già tensioni e preoccupazioni nel lavoro dipendente e tra le sue tante famiglie povere. Allora perché aggiungere la provocazione di presentarlo il 1° maggio?
Signor Presidente, sottolineo un altro aspetto: tutto il Governo lo sta maturando in splendida solitudine, senza confronto con il Parlamento e con le parti sociali, eppure parliamo di elementi vitali per il futuro del Paese.
L'elenco sarebbe lungo, per cui mi limito a due considerazioni. La prima è sulla scuola. In quest'Aula abbiamo discusso, anche con un certo calore e una certa passione, della scuola del merito, di cosa significava il termine "merito" e a chi era rivolto, con posizioni anche diverse e articolate, com'è normale in politica, in Assemblea e tra le parti rappresentate. Bene, mettiamoci il cuore in pace: non stiamo più dietro a interpretare il termine "merito", perché sulla scuola nel DEF non c'è nulla (Applausi), quindi la scuola del merito non si farà né premiando gli insegnanti e portandoli a stipendi adeguati a livello europeo, né tantomeno dando possibilità ai nostri giovani e alle nostre giovani.
Quanto alla sanità, che altri hanno citato, ma è possibile che dopo quello che abbiamo vissuto in questo Paese si abbiano ancora incertezze sulla gestione del PNRR proprio nel settore sanitario e proprio per la sanità territoriale? Per bocca dello stesso ministro Fitto, uno dei motivi che rendono cauti sulla sanità territoriale è la mancanza di personale. Bene, allora si deve provvedere e immaginare da subito di impostare un piano di assunzioni nella sanità. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Trevisi. Ne ha facoltà.
TREVISI (M5S). Signor Presidente, credo che oggi in quest'Aula sia avvenuto un fatto storico, perché anche il presidente Monti ha avuto parole di elogio e ha dato il benestare a questo DEF.
Possiamo dire che ormai è certificato, perché ce lo dice anche il presidente Monti, che questo è il DEF dell'austerità, del taglio alle spese e dei sacrifici. (Applausi). Ormai possiamo mettere su questo DEF il sigillo di garanzia, il timbro del presidente Monti, così siamo almeno sicuri di cosa stiamo parlando.
Allora, cari colleghi, consentitemi di chiedervi: cosa state raccontando ai vostri elettori oggi, dopo tutte le promesse che avete fatto in campagna elettorale? Cosa state raccontando agli imprenditori, alle famiglie, ai dirigenti scolastici, agli insegnanti, ai medici e agli operatori dei pronto soccorso? Cosa state andando a raccontare oggi con questo DEF? Con quale faccia vi state presentando oggi ai vostri elettori, dopo tutto quello che avete promesso in campagna elettorale? Io l'ho letto: è un DEF - sembra veramente che siate ancora in campagna elettorale - di buoni auspici e promesse; non ci sono misure concrete a sostegno di quello che sta succedendo.
Forse non vi siete resi conto che l'inflazione ha completamente distrutto i salari da fame che abbiamo in questo Paese, che non crescono da trent'anni. Voi non dovete solo considerare quello che va nelle tasche dei cittadini con il loro stipendio, ma i costi che sono arrivati alle stelle: il carrello della spesa, i prezzi energetici e la sanità privata che state sostenendo, per cui oggi un cittadino per curarsi dovrà trovare anche i soldi per pagare le visite specialistiche a pagamento. Capite che non c'è solo una forma di salario diretto, ma anche indiretto, che è costituito dall'aumento dei costi che le famiglie stanno sostenendo in questi mesi, da quando siete al Governo? Siamo assolutamente insufficienti su tutti i fronti, soprattutto su quello dei salari. Serve assolutamente un adeguamento dei salari a quanto accaduto negli ultimi mesi.
Da un lato, sentivo qualcuno dire che non ci sono i fondi, poi dall'altro lato ci dicono che il presidente Conte ha preso troppi soldi per il PNRR. Dovete anche fare pace con voi stessi, perché se da un lato non ci sono i soldi per il superbonus e per le misure espansionistiche e dall'altro ci sono troppi soldi nel PNRR, qualcosa non funziona.
Proviamo allora - come diceva anche ieri il ministro Fitto - magari a spostare questi fondi non utilizzati sull'efficientamento energetico delle case, anche con la misura che avete modificato, con un superbonus al 90 per cento. Cerchiamo misure, come il superbonus, che ha creato posti di lavoro, PIL, economia e crescita; cerchiamo di utilizzare almeno i fondi che non riuscite a utilizzare.
Prima si diceva che lo dobbiamo ai nostri figli e ai nostri nipoti: guardate che i nostri figli e i nostri nipoti ci chiedono tutt'altro; ci chiedono misure coraggiose, spaventati dagli effetti dei cambiamenti climatici e dagli sconvolgimenti che ci potranno essere nei prossimi anni, non ci chiedono misure di prudenza. Non ci possiamo assolutamente rassegnare all'atteggiamento attendista che state avendo.
Quindi, se abbiamo soldi in più nel PNRR, cerchiamo di spostarli sulle case green, cerchiamo di capire che se stiamo demolendo la sanità pubblica e dobbiamo ragionare anche in termini di prevenzione delle malattie. Guardate che quando si parla di mobilità elettrica, anche qui fortemente danneggiata, significa eliminare dalle nostre città l'inquinamento che causa tantissime malattie. Questo non è da sottovalutare, perché è vero che le nuove auto, con il fatto che il combustibile viene atomizzato nella camera di combustione, producono meno inquinamento, ma si tratta di un inquinamento molto più pericoloso, perché producono molto più PM 2,5, quindi è un inquinamento che penetra nei polmoni e nei sistemi cardiocircolatori delle persone e causa le malattie che stiamo osservando oggi. Abbiamo tantissimi tumori ai polmoni nei non fumatori e leucemie: questo dipende proprio dal fatto che nelle città c'è un inquinamento che causa circa 70.000 morti l'anno. Dobbiamo quindi andare almeno verso una mobilità elettrica nelle nostre città, proprio in un'ottica di prevenzione. Non possiamo continuare ad avere macchine inquinanti vicino alle scuole, dobbiamo almeno eliminarle. (Applausi).
Non potete essere d'accordo con l'Europa quando vi chiede austerità e poi contro l'Europa quando ci chiede case green e mobilità pulita. (Applausi).
Non potete essere d'accordo su quello che non conviene al nostro Paese e poi essere d'accordo su ciò che causa danni.
Dovete cambiare registro, anche perché nell'allegato 4 - non so se ve ne siete accorti - quando parlate di misure a sostegno degli obiettivi europei sul Fit for 55, avete lasciato ancora il superbonus che avete demolito. Avete inserito come misure prioritarie superbonus e comunità energetiche, quando i decreti attuativi sulle comunità energetiche mancano da un anno. (Applausi). Avete almeno letto cosa avete scritto nell'allegato 4 al DEF? State puntando sui nostri cavalli di battaglia dopo che li avete distrutti e quando mancano i decreti attuativi da sette mesi. Cosa andate a scrivere in questo DEF? Vi siete resi conto che è un documento che contiene misure del Governo Conte II?
Se vi siete ricreduti e volete andare di nuovo in quella direzione, fatelo e avrete sicuramente anche da noi un aiuto a spendere meglio i soldi del PNRR, per avere investimenti produttivi. Se non capite che spendiamo 40-50 miliardi l'anno per comprare fonti fossili dall'estero e pensate che la povertà energetica - come avete scritto - si combatta tagliando il costo dei combustibili fossili, vuol dire che non avete capito nulla. La povertà energetica si combatte dando un impianto fotovoltaico gratuito ai cittadini e creando le comunità energetiche. (Applausi). Solo così combatteremo la povertà energetica, non dando contentini. Dobbiamo mettere questo Paese in condizione di sfruttare le risorse interne, che sono altamente convenienti dal punto di vista economico, solarizzando tutti i tetti e rendendo quell'energia condivisa, stabile e a basso prezzo. Questo è quello che ci chiedono i nostri giovani, presidente Monti; non ci chiedono la prudenza e la solidità, i nostri giovani, anzi, hanno paura proprio di questo: i nostri figli e i nostri nipoti ci chiedono misure coraggiose e innovative e interventi strutturali per rendere questo Paese sostenibile e soprattutto vivibile nei prossimi anni. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbrollini. Ne ha facoltà.
SBROLLINI (Az-IV-RE). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, il Documento di economia e finanza 2023 è un atto fondamentale per il Governo e come Italia Viva e Azione abbiamo presentato una nostra risoluzione proprio per l'atteggiamento sempre propositivo che abbiamo nei confronti del Governo e perché vogliamo bene prima di tutto all'Italia.
Sappiamo che il quadro economico è sicuramente in miglioramento, ma sappiamo anche che le condizioni geopolitiche internazionali e il perdurare del conflitto russo-ucraino non avvantaggiano la situazione economica che stiamo vivendo. Pensiamo solo al rialzo dei tassi di interesse e al drenaggio di liquidità operato dalle banche centrali che hanno fatto affiorare sacche di criticità preoccupanti nel sistema bancario internazionale. Sappiamo anche, però, che il nostro sistema economico-produttivo nazionale continua a mostrarsi, fortunatamente, solido, nonostante il brusco rallentamento già dalla seconda metà del 2022. Ci sono indicatori che ci danno una lieve ripresa della crescita economica, confermata anche dalle indagini presso le imprese italiane, ma che certamente ancora destano preoccupazione e soprattutto rivelano un quadro di incertezza.
Tuttavia, in questo Documento devo sottolineare soprattutto l'assenza di alcune tematiche che noi consideriamo prioritarie per la crescita, gli investimenti e soprattutto per mantenere solido il sistema del nostro Paese, temi che seguo direttamente e anche di mia competenza (e mi riferisco prima di tutto alla sanità).
È stato detto più volte che in questo Documento non c'è nulla di serio sul tema della sanità e anche ieri dall'Europa è venuto un altro monito nel chiedere al Governo italiano di ratificare il MES: lo vogliamo prendere, sì o no? Sappiamo che non ratificare il MES - come ci è stato detto anche ieri dall'Europa - significa bloccare di fatto alcune riforme prioritarie che servirebbero al nostro Paese.
Non sto qui ad elencare tutti i motivi per cui in questo momento sarebbe necessario investire risorse economiche proprio sulla sanità. Cito soltanto per titoli alcune questioni che sono state riprese anche da altre colleghe e da colleghi che mi hanno preceduto: il tema della carenza del personale medico e infermieristico e le liste d'attesa, su cui, per esempio, Italia Viva e Azione già tempo fa avevano lasciato proprio al presidente Meloni importanti proposte per migliorare il sistema sociosanitario italiano. Questo è sotto gli occhi di tutti.
Potete dire ciò che volete, che non accettate il MES e che non volete fare altri investimenti, ma, se parlate e vi connettete con gli italiani, con i cittadini, con le comunità e con i sindaci, scoprirete che la realtà è un'altra, perché ci sono problemi enormi sul sistema sanitario anche in quelle Regioni dove la sanità è sicuramente più solida rispetto ad altre.
Questo accentuerà ancora di più le diseguaglianze tra aree geografiche, Nord, Centro e Sud. Non lo diciamo perché vogliamo essere contro, ma perché vogliamo venirvi incontro rispetto ad alcuni temi che consideriamo prioritari.
Il Sistema sanitario nazionale deve garantire livelli essenziali di assistenza (LEA) per tutti, e oggi sappiamo che ancora non è così, nonostante le raccomandazioni e anche l'intervento dei giorni scorsi del ministro Schillaci, che personalmente valuto molto positivamente. Serve aggiornare l'elenco dei LEA, ma serve davvero fare un investimento che non può essere emergenziale, ma dev'essere strutturale. È per questo motivo che servono le risorse importanti del MES.
Altro tema che mi sta a cuore, che è un pilastro e un'altra gamba del sistema di welfare del sistema sanitario, è lo sport. Ne abbiamo parlato tanto, anche in queste Aule, e abbiamo un Ministro competente in questo senso. Anche oggi in 1a Commissione si è votato sull'ingresso dello sport in Costituzione, aggiungendo un comma all'articolo 33 della Carta, quindi all'interno del diritto all'istruzione, facendo in modo che lo sport possa diventare un diritto di tutti e per tutti, e accanto all'articolo 32 della Costituzione, quindi il diritto alla salute. Eppure, non c'è niente sullo sport, zero risorse, nonostante i dati forniti anche recentemente dall'Istat ci dicono che siamo il Paese con l'obesità infantile più alta d'Europa e che lo sport non è ancora visto come un investimento sulla salute e sulla prevenzione, a cominciare proprio dai bambini. Questo avrebbe un grande impatto significativo e benefico sull'aspetto sociosanitario.
Il ministro Abodi, nei giorni corsi, rispondendo anche a una nostra interrogazione, ha confermato che la riforma dello sport entrerà in vigore il 1° luglio 2023. Tuttavia, se pensiamo allo sport in Costituzione e a una riforma dello sport senza stanziare una risorsa, ancora una volta, così come per la sanità, si rischia di fare la solita propaganda da campagna elettorale permanente.
Credo che su tutti questi temi - sul PNRR ieri abbiamo sentito l'informativa del ministro Fitto, che ci ha convinto su alcuni aspetti, ma ha già messo le mani avanti rispetto ad altri progetti che invece non vedranno la luce entro il 2026 - dobbiamo essere seri, responsabili e soprattutto onesti verso gli italiani, raccontando la verità.
Non si può pensare di essere sempre in campagna elettorale: dobbiamo fare investimenti seri e strutturali per i prossimi dieci-quindici anni. Ciò significa però avere una visione del Paese e cominciare a lavorare come persone responsabili che sono al Governo e non più all'opposizione, investendo nei settori strategici dell'Italia, a cominciare dal mondo dell'impresa, così da avere stabilità, occupazione certa e qualità dell'occupazione, ma anche dati chiari su dove vogliamo andare e su quali obiettivi vogliamo raggiungere.
Per tutte queste ragioni, noi del Gruppo Azione-Italia Viva-RenewEurope ci saremo sempre, quando ci saranno interventi strutturali seri e responsabili per il Paese. Ci dispiace tuttavia dover constatare ancora una volta oggi che, di fronte a un Documento così importante, purtroppo non abbiamo le aspettative di crescita e gli obiettivi che pensavamo invece ci fossero dopo un Governo importante come quello Draghi, che vi ha lasciato sicuramente una situazione migliore di quella passata. Ebbene, forse qualche passo in avanti in più lo potevate fare.
Saluto a rappresentanze di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Elsa Morante» di Limbiate, in provincia di Monza Brianza, e dell'Istituto di istruzione superiore «Adriano Olivetti» di Orta Nova, in provincia di Foggia, che stanno assistendo ai nostri lavori. A loro va il nostro benvenuto. (Applausi).
Ripresa della discussione congiunta del documento LVII, n. 1,
e dell'annessa Relazione predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (ore 12,02)
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Zambito. Ne ha facoltà.
ZAMBITO (PD-IDP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, signor rappresentante del Governo, mi concederete di iniziare il mio intervento - e sono molto emozionata per questo - dedicando un pensiero sentito e profondamente commosso alla dottoressa Barbara Capovani e alla sua famiglia. (Applausi).
Barbara era una bravissima psichiatra della mia città, Pisa, ed è morta per mano di un suo paziente in una dinamica che genera rabbia e dolore. Non sono ore facili quelle che sta vivendo la nostra comunità e non è facile per me - ve lo confesso - dover pronunciare queste parole. Ci tenevo però a ricordare Barbara e i tantissimi operatori sanitari che ogni giorno spendono la propria vita per il prossimo, mettendola spesso - troppo spesso - a rischio.
Quasi per uno scherzo del destino nel mio intervento sono chiamata ad affrontare il tema di ciò che lo Stato prevede di fare nel DEF per sostenere il sistema sanitario nazionale e a trattare, tra le altre, le problematiche che affliggono il personale sanitario (medici, infermieri e operatori sociosanitari).
Lo hanno già detto le mie colleghe Furlan e Camusso, ma lasciatemi dire, senza troppi giri di parole, che purtroppo quanto viene previsto mi pare del tutto insufficiente e vengo alle ragioni di tale giudizio.
Su tutte c'è il fatto che questo DEF, il primo del Governo Meloni, si caratterizza per una preoccupante assenza di visione, di strategie e, soprattutto, di risorse.
Le risorse, appunto: è da qui che vorrei partire per provare a spiegare le ragioni della nostra preoccupazione. Nel triennio 2024-2026, a fronte di una crescita media annua del PIL nominale del 3,6 per cento, questo DEF nel 2023 stima quella della spesa sanitaria allo 0,6 per cento. Il rapporto tra spesa sanitaria e PIL si riduce dal 6,7 per cento del 2023 al 6,3 per cento del 2024, al 6,2 per cento del 2025-2026. Rispetto al 2023 in termini assoluti la spesa sanitaria nel 2024 scende a 132.737 milioni (-2,4 per cento), per poi risalire nel 2025 a 135 milioni (+1,7 per cento) e a 138 milioni nel 2026.
Sono numeri che prevedono un aumento medio così misero da non essere in grado nemmeno di coprire l'aumento dei prezzi dovuto all'inflazione. Ricordo che secondo l'OCSE il limite di sostenibilità di ogni sistema sanitario nazionale è il 6,6 per cento del PIL.
Non si pensi che il Sistema possa reggere semplicemente facendo crescere il secondo pilastro, quello della sanità privata. Del resto, sembra questa la strategia di questa maggioranza che si riscontra, ad esempio, da quel che succede in Veneto e che ho letto in un'inchiesta pubblicata la scorsa settimana sul quotidiano «La tribuna di Treviso». La sanità privata è cresciuta in Veneto del 434 per cento in undici anni, ma - come dicono tutti gli esperti - mettere in competizione la sanità pubblica con quella privata ha solo come risultato di far soccombere la prima.
Sono mesi che proviamo a chiedere a gran voce un'attenzione sul tema della sanità pubblica. La risposta del Governo è in questo testo che stiamo discutendo e non considera la sanità una priorità (Applausi), perché continua a non mettere al centro la salute delle cittadine e dei cittadini di questo Paese. Lo dico non solo con grande rammarico, ma anche con una profonda preoccupazione, perché le risposte che non siamo in grado di costruire in queste Aule hanno un impatto enorme sulla vita dei cittadini, a partire da quella del personale sanitario, su cui - me lo concederete - vorrei fare un piccolo focus. In tanti avrete letto i dati OCSE e il rapporto Crea che ci dicono che mancano circa 150.000 infermieri e non i 65.000 che vengono riportati nella NADEF. Ancora mancano circa 30.000 medici, di cui 4.500 nei pronto soccorso, 10.000 nei reparti ospedalieri e 6.000 medici di medicina generale. Se poi si considerano i pensionamenti previsti nei prossimi anni, si arriva a cifre da capogiro. Per amore di verità, dobbiamo dire che i tetti di spesa per il personale sanitario li ha decisi per la prima volta il Governo Berlusconi nel 2011. In quel Governo, il presidente Meloni faceva il ministro. Il ministro Madia e successivamente il ministro Speranza li hanno però molto alleggeriti. Ecco, si sarebbe dovuto continuare su questo binario e invece questo Governo vuol imprimere un'inversione di marcia, girandosi totalmente dall'altro lato.
Non meno sentito è il tema dei salari che percepiscono i nostri operatori sanitari. Vi invito a leggere la survey su medici e dirigenti sanitari pubblicati dal mensile di Associazione nazionale aiuti e assistenti ospedalieri (ANAAO Assomed). Il risultato dice che un medico su tre è disposto a cambiare lavoro; più della metà, tra medici e dirigenti sanitari, è insoddisfatta delle condizioni del proprio lavoro, perché i medici sono pochi e mal retribuiti.
C'è poi il capitolo PNRR: un'occasione unica per il nostro Paese, che il Governo sembra voler gettare alle ortiche. In questo DEF ci sono riferimenti astratti ed evasivi che denotano tutta l'inadeguatezza del Governo, perché sembrano arrendersi all'idea che l'attuazione della Missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza non sia alla nostra portata.
Ciò sembra confermato dall'informativa resa ieri in quest'Aula dal ministro Fitto: non un accenno alla Missione 6, e questo sarebbe di una gravità inaudita, perché noi, con quel pezzo di missione, possiamo garantire ai cittadini la realizzazione di 1.350 case di comunità, 400 ospedali di comunità, 600 centrali operative territoriali e lo sviluppo della telemedicina in grado di assistere 800.000 persone con più di sessantacinque anni a casa propria.
Per non parlare del tema della digitalizzazione, su cui le risorse investite sono importanti e su cui credo il Governo dovrebbe porre la massima attenzione. Ecco, questi investimenti avrebbero un impatto positivo proprio sulla spesa corrente su almeno tre fronti: la riduzione dei ricoveri non necessari in caso di patologie croniche, la diminuzione del ricorso inappropriato ai pronto soccorso, la riduzione della spesa per alcune tipologie di farmaci ad alto rischio di inappropriatezza. Per questo nei prossimi giorni chiederemo al ministro Schillaci un confronto di merito sullo stato di attuazione della Missione 6 per superare eventuali ritardi e inadempienze.
Capiamoci: qui tutti noi facciamo il tifo per l'Italia e ci auguriamo che il Governo sia in grado di rispondere agli impegni che il nostro Paese ha assunto. E lo facciamo, signor Presidente, perché crediamo che sulla salute delle persone, sul loro futuro e sulla loro dignità non ci sia dibattito politico che tenga. Ho esordito ricordando la memoria di Barbara e l'enorme sacrificio che quotidianamente affrontano i nostri operatori sanitari.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, è con loro che ci assumiamo un impegno solenne, che però tiene dentro anche la salute e il benessere della nostra comunità. In questo DEF - ahinoi - di impegno se ne vede veramente poco. Anche per questo continueremo la nostra battaglia a difesa della sanità pubblica, in queste Aule, nelle nostre città e nelle nostre piazze. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Russo. Ne ha facoltà.
RUSSO (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in quest'Aula diversi colleghi della maggioranza hanno evidenziato l'approccio prudente, ma realistico, di questo DEF, che è stato anche autorevolmente riconosciuto dal presidente Monti. Solo che essere realisticamente prudenti non significa rinunciare ai programmi che si vogliono realizzare. Abbiamo una caratteristica positiva, che le precedenti maggioranze non avevano: noi dureremo cinque anni (Applausi), perché i cittadini ci hanno votato per durare cinque anni. Non dovremo cercare ogni anno una maggioranza differente. Abbiamo una maggioranza, perché il popolo è con noi e ci ha votato, quindi ragioniamo su questa prospettiva.
Chiaramente il DEF prende atto, innanzitutto, di una situazione contingente e particolare, a fronte di una crisi internazionale e di un conflitto importante che permangono, di cui sostanzialmente non si è parlato in questa discussione.
Ancora, in questo momento, in Europa - perché l'Ucraina è Europa - abbiamo una guerra di attrito, che costa miliardi di euro e, soprattutto, ha causato centinaia di migliaia di morti. Da questo derivano anche una crisi economica internazionale e tanti fattori legati al caro energia, che per fortuna si sta riducendo, ma sui quali - nessuno l'ha citato - proprio il Governo Meloni, in sede di manovra finanziaria per il 2023, aveva provveduto a porre risorse importanti, per mitigare l'effetto sulle famiglie e sulle imprese, addirittura con un una previsione che si è rivelata per fortuna eccessiva.
Quelle stesse risorse sono state riprogrammate per ulteriori aiuti, da cui deriva per esempio il decreto sanità, in discussione alla Camera dei deputati, che prevede un altro miliardo di euro sul fondo sanitario. Vedete: non è vera la narrazione per cui il Governo Meloni vuole privatizzare la sanità e abbandonare la sanità e il Servizio sanitario nazionale. Vorrei sapere in quale rigo del DEF è scritto che vogliamo abiurare a una missione principale prevista dalla Costituzione, cioè quella di tutelare la salute dei cittadini. Non lo vedo, non l'ho trovato, onestamente. Ho trovato invece una visione realistica, che cerca di aumentare le risorse, alle condizioni finanziarie attuali, per il Servizio sanitario nazionale, in una prospettiva prudente, sapendo perfettamente che la sanità ha necessità di investimenti importanti.
Allo stesso modo, non ho visto scritto da nessuna parte nel DEF - anzi, ho visto il contrario - che non dobbiamo utilizzare i soldi del PNRR per la salute. Non l'ho visto scritto, anzi si parla del fascicolo elettronico, di case e di ospedali di comunità (si parla di attuare questa parte). Certamente, dobbiamo trovare anche il personale per riempire poi le case di comunità. Lo sappiamo, ma ribadisco che siamo al Governo da sei mesi. C'è stata una maggioranza diversa per dieci anni: gli autorevoli esponenti del PD cosa hanno fatto per dieci anni al Governo? (Applausi). Scusate, ma i tetti per personale e il problema della mancanza dei medici c'erano prima? Penso di sì. Poi ce ne siamo dovuti accorgere con la pandemia, che è stato un evento devastante, di cui ancora scontiamo gli effetti.
In questo contesto, il collega Scurria prima diceva che abbiamo smentito i profeti di sventura, che pensavano che l'arrivo di Giorgia Meloni e della destra al Governo portasse l'arrivo delle cavallette o non si sa quali cataclismi epocali.
No: ha portato semplicemente una forza politica, insieme a tutto il centrodestra, che con sano realismo, contrapposto all'ideologismo onirico di chi ha pensato sempre che le case degli altri si potessero ristrutturare gratuitamente a spese della comunità, affronta gli argomenti passo passo, è sempre sul pezzo e cerca di porsi obiettivi realizzabili, in una visione prospettica di cinque anni.
Questo DEF chiaramente prevede alcune misure, peraltro in un momento particolare. Com'è stato ricordato prima, in questo momento si sta discutendo la revisione del Patto di stabilità in sede di Unione europea: c'è una proposta all'ordine del giorno a livello di Ecofin e la si esaminerà. È già positivo il fatto che non vi sia più il meccanismo automatico di ritorno del debito, ma ve ne sia uno negoziale. Questo è un fatto importante, ma noi vogliamo fare di più. Esiste un Governo che in Europa chiede rispetto per la Nazione, chiede rispetto per l'Italia e non si abbassa a dire semplicemente che ce l'ha detto l'Europa, ma ha obiettivi importanti. Ha l'obiettivo di creare sviluppo occupandosi di natalità, di crisi demografica e di andare incontro alle esigenze delle persone. Non appena abbiamo avuto a disposizione delle risorse - come dimostra questo DEF - sia pure eccezionali, le abbiamo impiegate per ridurre il cuneo fiscale, a favore delle famiglie e dei lavoratori dipendenti, in un meccanismo che, invece di creare inflazione, cerca di andare incontro alla necessità di recuperare potere d'acquisto da parte dei salari.
Tutto questo lo faremo passo passo, bisogna che ci si rassegni; lo faremo con coraggio, costanza e coerenza, affrontando le difficoltà del momento, e non per affermare semplicemente uno spirito di parte, ma soprattutto perché siamo convintamente italiani e vogliamo far vincere la nostra squadra, la squadra dell'Italia. Altri invece non sembrano far altro che gufare affinché questa squadra perda. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Magni. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei sottolineare una cosa: fondamentalmente penso - come ho già avuto modo di dire nelle audizioni in Commissione - che questo DEF non abbia alcuna visione. La linea che la maggioranza tiene è quella della prudenza. Giusto, bisogna essere prudenti e non metto in discussione la prudenza, ma non ha una visione, perché credo che il Documento di economia e finanza debba guardare sostanzialmente al futuro, a fronte del fatto che ci sono risorse che vengono dal PNRR e che bisognerebbe investire in modo da dare sviluppo al nostro Paese, cercando di ridurre le disuguaglianze.
Vorrei sottolineare anch'io un dato, partendo dalla questione della sanità. Questa mattina noi di Verdi e Sinistra in molte città stiamo distribuendo volantini sulla nostra opinione sulla questione della sanità e riscontriamo ovviamente nei cittadini e nelle cittadine un consenso rispetto a quanto portiamo avanti. Qual è la situazione? È stato detto anche prima che non è vero che c'è una riduzione della spesa. Il documento della Banca d'Italia, presentato in audizione la settimana scorsa - quindi non l'abbiamo scritto noi - dice che si passa dal 6,9 al 6,2 per cento del PIL. A casa mia, ciò vuol dire una riduzione del 10 per cento della spesa sanitaria: questo è il dato che è scritto lì e che nessuno ha contestato. A ciò si aggiunge il fatto che, nella vostra idea sulla tassazione, volete abolire addirittura l'IRAP, che è l'unica tassa che finanzia la sanità pubblica.
Siamo ora in una situazione in cui siamo usciti dalla pandemia. Abbiamo detto che coloro che lavorano nella sanità sono eroi, e lo sono stati davvero, perché hanno salvato molte vite, a spese magari anche della propria. Nel DEF però non è previsto il rinnovo del contratto e con i fichi secchi non si fa molto. Bisognerebbe prevedere il rinnovo dei contratti, anche perché il personale, in particolare quello medico, non solo è in numero ridotto; il problema è che molti negli ultimi mesi si stanno dimettendo, perché preferiscono passare al contratto da prestazione, anziché essere dipendenti. Capisco che uno che prende 2.000-2.500 euro al mese, se invece lavora le notti percependo 120 euro l'ora, vede notevolmente cambiare la propria situazione. Sono stati dichiarati eroi, ma poi vedono poco o niente e ora stanno facendo questo i medici e anche i paramedici. Di fronte a una tale situazione, bisogna intervenire. Non sto dicendo che si tratta di un problema della maggioranza o della minoranza: il punto è come affrontiamo la questione.
Mi soffermo su un secondo problema. La pandemia ci ha mostrato - lo abbiamo visto tutti - che sono mancate la sanità territoriale e la sanità di prossimità. Tutti ci sciacquiamo la bocca parlando di sanità di prossimità. È vero: il PNRR prevede per la funzione della sanità territoriale esclusivamente un intervento di spesa per strutture e macchinari, e non per il personale. È vero che è scritto in questo modo, ma, se si vuol fare la sanità territoriale, bisogna anche prendere del personale e quindi individuare uomini e donne che riempiano le case di comunità, altrimenti è un po' complicato pensare di fare sanità territoriale.
Ieri il Ministro ci ha spiegato il senso della governance centralizzata, ad esempio sul PNRR. Credo che dobbiamo fare una grande riflessione e questo vale per tutti. La sanità regionalizzata, così com'è stata fatta in questi anni, e addirittura adesso con l'autonomia differenziata, ha senso? Pensiamo di essere in grado di difendere un sistema unico e universale, che tratta tutti i cittadini in modo uguale, indipendentemente dal loro reddito? Penso di no e credo che bisogni mettere in discussione questo modello, perché ha fatto acqua da tutte le parti.
Ad esempio, in Lombardia, dove abito, certo che ci sono gli ospedali di eccellenza e nessuno può negarlo; addirittura c'è un turismo sanitario di chi è costretto a venire dal Sud al Nord. C'è però solo quel tipo di ospedali, molti dei quali sono privati. Ci sono inoltre lunghe liste d'attesa per alcune patologie. Come si fa a intervenire su questo? Bisogna farlo mettendo in discussione tale modalità, altrimenti aumentano le disuguaglianze.
L'intervento che dobbiamo fare sul PNRR e nel DEF - come ho detto in premessa - deve tendere a riunificare il Paese, a ridurre disuguaglianze e a dare la possibilità a chi meno ha di avere lo stesso risultato di chi ha di più. Questo invece non accade e lo dico per esperienza personale, scusandomi se personalizzo: sono stato vittima di un incidente e fino a cinque mesi fa non avrei potuto usufruire di alcuni servizi; oggi invece, essendo senatore, posso sottopormi immediatamente a una visita, a una radiografia, a trattamenti fisioterapici e quant'altro. Mi si è rotto un polso e immediatamente mi è stato possibile provvedere, mentre non è così per una persona normale. Non so se è chiaro. Come rispondiamo a questioni del genere? Secondo voi, i cittadini pensano che la politica sia un fattore positivo per loro?
Presidenza del vice presidente CENTINAIO (ore 12,25)
(Segue MAGNI). Io credo che la gente si allontani, anche perché di fronte ai problemi che ha, in sostanza deve trovare una soluzione straordinaria o comunque trovarla individualmente, chiedendo a Tizio o a Caio e non ai rappresentanti del popolo che devono dare una risposta in questa direzione.
Per quanto ci riguarda, non potete imputarci di essere responsabili, perché non siamo stati al Governo, però il problema non è il prima o il dopo, ma è adesso. Come facciamo a guardare avanti? Questo mi sembra il dato fondamentale.
Il tempo stringe, ma c'è una seconda cosa che voglio sottolineare relativamente alla crescita. C'è stato un elemento che certamente andava corretto (come abbiamo dichiarato anche qui): il famoso superbonus. Un dato però va segnalato: l'intervento sul contenimento energetico, sulla rigenerazione urbana e sul patrimonio edilizio produce PIL, perché ha prodotto il 5-6 per cento del prodotto interno lordo, e voi prevedete l'1 per cento. È un settore che ha dato un certo risultato, anche dal punto di vista occupazionale, anche se purtroppo precario, perché si ragiona in emergenza: ha dato un'occupazione di circa 900.000 posti, ma precari. Il problema è che si è cancellata questa norma e non si fa nulla e non si spende nulla per ritararla, ad esempio ragionando e cercando di cancellare le cose che non sono andate bene, come il bonus facciate, o ad esempio unificando i famosi bonus che c'erano, costruendo un programma che abbia come prospettiva il 2035, o addirittura il 2050. Il progetto dev'essere in grado di dare il messaggio di un piano di rigenerazione urbana e di intervento sui bisogni delle persone che valorizzi gli immobili, anche pubblici; deve mettere a disposizione, ad esempio attraverso la ristrutturazione delle case di Aziende lombarde per l'edilizia residenziale pubblica (ALER), abitazioni in affitto usufruibili, grazie all'abbattimento delle barriere architettoniche, che contribuiscano a ridurre il consumo di energia.
Una politica di questo genere - lo dicono gli esperti, non io - potrebbe portare al 35-40 per cento di autonomia dal punto di vista energetico. Noi abbiamo vissuto e stiamo vivendo una crisi energetica: la priorità quindi, da una parte, è ridurre il consumo e, dall'altra, produrre in modo autonomo e democratico, in modo da non essere ricattati dai soliti padroni del vapore - come si usa dire - perché alla fine le grandi imprese su questo hanno fatto grandi profitti.
A tale proposito, non avete chiesto di pagare niente, perché non siete intervenuti sugli extraprofitti, là dove ci sono i soldi. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanettin. Ne ha facoltà.
ZANETTIN (FI-BP-PPE). Signor Presidente, il DEF 2023, presentato dal Governo al Parlamento il 12 aprile 2023, si compone di tre sezioni: la prima, relativa al programma di stabilità; la seconda, relativa alle analisi e tendenze della finanza pubblica; la terza, relativa al Programma nazionale di riforma.
In questo mio intervento, Presidente, mi occuperò soltanto del settore giustizia, nel quale - come credo sia noto a tutti in quest'Aula - si articola la maggior parte del mio impegno parlamentare.
Il DEF 2023, nella prima sezione, espone l'analisi del quadro macroeconomico italiano relativo all'anno 2022 e le previsioni tendenziali e programmatiche per il 2023 e per il triennio successivo. Le previsioni del quadro tendenziale incorporano gli effetti sull'economia delle azioni di politica economica e fiscale messe in atto precedentemente alla presentazione del documento stesso. Il quadro programmatico, invece, include l'impatto delle politiche economiche prospettate all'interno del Programma di stabilità e del Piano nazionale delle riforme, che saranno successivamente definite nella Nota di aggiornamento e quindi adottate con la prossima legge di bilancio.
Quanto ai disegni di legge collegati alla manovra di bilancio, il Documento menziona, per quanto riguarda la giustizia, i seguenti disegni di legge concernenti la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, anche con riferimento al tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie; la rimodulazione delle piante organiche del personale amministrativo degli uffici giudiziari e la ridefinizione dei ruoli professionali anche con riferimento al tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie; gli interventi di rifunzionalizzazione degli istituti di prevenzione e pena.
Con riferimento al riordino della geografia giudiziaria, qualche perplessità si desta con riferimento all'ipotizzata riapertura dei cosiddetti tribunalini, nei quali a parità di organico, con tutta evidenza, non potranno essere garantiti né specializzazione, né efficienza, né tantomeno qualità di giurisdizione.
Con riferimento alla II Sezione, recante analisi e tendenze della finanza pubblica, vengono in rilievo in particolare le tabelle di dettaglio concernenti l'analisi economica dei pagamenti effettuati nel triennio 2020-2022.
Nella III Sezione, recante il Programma nazionale di riforma, il Governo presenta una stima aggiornata dell'impatto macroeconomico del PNRR che si basa sulle spese effettuate nel triennio 2020-2022.
In particolare, il Programma nazionale di riforma reca un aggiornamento della valutazione d'impatto macroeconomico delle riforme, con specifico riguardo a quelle del settore della giustizia che comporteranno un incremento di 0,4 punti percentuali del PIL nel 2006, di 0,6 punti nel 2030 e di uno 0,7 per cento nel lungo periodo. Sono dati che personalmente reputo significativi.
Con riferimento al settore di competenza, il DEF evidenzia lo stato di avanzamento della riforma del sistema giudiziario, che rappresenta una delle sfide di maggior rilievo che l'Italia si è impegnata ad affrontare nell'ambito del PNRR. Al riguardo, il Documento evidenzia come proprio il Programma nazionale di riforma (PNR), al fine di migliorare la celerità e l'efficienza del sistema giudiziario, abbia stanziato circa 3 miliardi di investimenti che spaziano dal rafforzamento del capitale umano al funzionamento dell'ufficio per il processo alla transizione digitale del sistema giudiziario, fino all'efficientamento del patrimonio immobiliare. Tali interventi devono affiancarsi alle riforme strutturali previste nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. L'obiettivo principale per il settore giustizia è rappresentato dall'abbattimento della durata dei procedimenti giudiziari in Italia. Nel 2022 sono state già adottate le seguenti riforme: la riforma del processo civile, la riforma del processo penale, la riforma delle procedure di insolvenza e la riforma della giustizia tributaria.
Più nel dettaglio, Presidente, la riforma del processo civile ha avuto l'obiettivo di realizzare una riforma organica e di riassetto strutturale, volta ad accelerare il processo di cognizione, il processo di esecuzione, i procedimenti speciali e a incentivare il ricorso agli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie. La maggior parte delle disposizioni contenute nella riforma sono divenute efficaci a decorrere dal 28 febbraio scorso, come stabilito nell'ultima legge di bilancio.
Conseguentemente, l'articolo 35 del decreto-legge n. 13 del 2023 ha disposto l'anticipazione dell'obbligo di deposito telematico degli atti processuali e dei documenti al 1° marzo 2023, ivi compresi i provvedimenti e i verbali di udienza dei magistrati anche ai procedimenti pendenti alla medesima data. La riforma del processo penale, entrata in vigore il 30 gennaio 2022, è stata invece diretta a realizzare l'obiettivo di ridurre i tempi di trattazione del 25 per cento rispetto al 2019, attraverso interventi di razionalizzazione, deflazione e accelerazione dei provvedimenti che incidono su diversi profili.
La riforma delle procedure d'insolvenza, considerata prioritaria nell'ambito del PNR, è volta a offrire agli imprenditori strumenti più efficaci per sanare le situazioni di squilibrio economico patrimoniale che appaiono reversibili, quali ad esempio la composizione negoziata delle crisi d'impresa e i meccanismi di allerta precoce. Con decreto legislativo n. 83 del 2022, il Governo ha infatti fatto confluire nel codice delle crisi d'impresa e dell'insolvenza le disposizioni sulla composizione negoziata della crisi introdotte dal decreto-legge n. 118 del 2021. Il codice è entrato in vigore il 15 luglio 2022, in anticipo rispetto al traguardo previsto nel PNR, fissato al 31 dicembre 2022. La riforma della giustizia tributaria, che è stata sancita con legge n. 130 del 2022, ha l'obiettivo di rendere più efficiente il processo e di ridurre l'elevato numero di ricorsi per Cassazione. Sono previste misure ordinamentali e processuali con finalità deflattive e di accelerazione dei giudizi, tra cui la professionalizzazione dei giudici, il potenziamento delle strutture amministrative e il rafforzamento dell'autonomia dell'organo di autogoverno.
La legge è entrata in vigore il 16 settembre 2022, rispettando le previste tempistiche del PNR, che richiedevano una riforma delle commissioni tributarie entro il 31 dicembre 2022.
Qualche problema si sta riscontrando nel reclutamento dei magistrati togati professionali.
A tale proposito sarà necessario, in tempi brevi, qualche ulteriore ritocco normativo per garantire che gli obiettivi della riforma siano ottenuti effettivamente.
Per quanto riguarda le riforme del processo civile, del processo penale e delle procedure d'insolvenza, si rileva che, nel corso del 2023, si prevede l'adozione di decreti legislativi correttivi e di atti attuativi.
Nel DEF si dà conto di come gli interventi realizzati negli ultimi anni abbiano cominciato a produrre effetti significativi sulla durata dei processi civili e penali, e di questo, Presidente, non possiamo che compiacerci: vuol dire che la strada intrapresa è quella giusta. In particolare, nel periodo 1° ottobre 2021-30 settembre 2022 la durata dei processi civili è diminuita di circa il 6 per cento presso i tribunali e le corti d'appello e del 26 per cento presso la Corte di cassazione e la durata dei processi penali è diminuita del 7,5 per cento circa presso i tribunali e la Corte di cassazione e del 26 per cento presso le corti d'appello.
L'obiettivo finale previsto dal Programma nazionale di riforma prevede la riduzione del 40 per cento dei tempi di trattazione per le cause civili e del 25 per cento per i processi penali. Si tratta quindi di attuare ulteriormente le riforme che stanno dando i loro frutti. Tempi ragionevoli dei processi civile, penale e tributario ci avvicinano a standard europei.
In ambito civile, sono altresì stabilite alcune tappe intermedie fissate al 31 dicembre 2024, che prevedono la riduzione del 65 per cento del numero di cause pendenti nel 2019 per i tribunali e del 55 per cento per le corti d'appello.
Per quanto riguarda i profili organizzativi, il Documento dà conto del reclutamento straordinario al 31 dicembre 2023 di 7.830 funzionari per l'ufficio del processo, nonché del reclutamento - sempre al 31 gennaio 2023 - di 3.406 figure professionali giuridico-amministrative e tecniche per il supporto delle cancellerie e degli interventi di digitalizzazione e di edilizia giudiziaria.
Com'è noto, il personale amministrativo è fondamentale per il buon andamento degli uffici giudiziari ed è molto positivo che l'attività di reclutamento proseguirà anche nel corso del 2023.
Il Governo nel DEF ribadisce inoltre l'impegno ad adottare diversi strumenti per la digitalizzazione del sistema giudiziario. Ricordo al riguardo che, tra gli impegni previsti dal PNRR per il 2023, vi sono la gestione elettronica obbligatoria di tutti i documenti, il processo civile telematico, la digitalizzazione dei procedimenti penali, la creazione di una banca dati delle decisioni civili gratuita e pienamente accessibile e consultabile.
Nell'ambito degli obblighi internazionali e delle riforme ordinamentali da attuare, nel DEF si dà infine conto dell'approvazione - da parte del Consiglio dei ministri - del disegno di legge sul codice dei crimini internazionali, nonché dell'adozione di provvedimenti volti ad adempiere a obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea in materia di operazioni societarie transfrontaliere, class action, contrasto alla diffusione di materiale terroristico online.
Il documento sottolinea infine che sono in corso di elaborazione disegni di legge in materia di riforma dei reati contro la pubblica amministrazione, di criminalità minorile e di disciplina delle intercettazioni e in materia civile è allo studio un intervento di efficientamento dei relativi crediti.
A questo punto, non posso che applaudire le intenzioni del Governo e manifestare l'incoraggiamento mio personale e dell'intero Gruppo Forza Italia al Governo stesso.
Risultano altresì allo studio i decreti attuativi della legge delega della riforma dell'ordinamento giudiziario e del Consiglio superiore della magistratura, nonché misure in materia di edilizia carceraria.
Come Forza Italia, Presidente, non possiamo che condividere l'operato del Governo, come dicevo poc'anzi, sui temi della giustizia, e fin d'ora confermiamo il nostro sostegno al lavoro e all'impegno del ministro Carlo Nordio. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà.
PIRRO (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, devo ammettere che il film che vediamo attraverso questo Documento di economia e finanza non ci piace, perché non ci sono nessuna visione per il sistema Paese, nessuna prospettiva di futuro e nessuna risposta alle reali esigenze dei cittadini italiani.
Rivediamo un replay - anche mal fatto - delle politiche del 2008 post-crisi, che hanno portato il Paese quasi al tracollo, con i fatti che tutti ricordiamo.
Vediamo una contrazione della spesa, nessuna politica per gli investimenti, nessuna politica industriale, nessuna spinta al motore Paese: solo contrazioni sul fondo sanitario nazionale, che apparentemente cresce come cifra nominale, ma si riduce in percentuale rispetto al PIL.
Mi è stato risposto che bisogna guardare la cifra assoluta, ma anche quella nel 2024 si riduce di oltre il 2 per cento. Tuttavia, se l'inflazione e i costi crescono, dobbiamo tenere il passo, per cui deve crescere la spesa, anche quella riferita alla nostra sanità. Allo stesso modo, dovrebbe crescere la spesa per le retribuzioni dei dipendenti pubblici, ma anche di questa nel DEF non c'è traccia.
I contratti sono scaduti. Nel DEF c'è il rinnovo contrattuale 2019-2021: ma, signori, siamo nel 2023. Dove sono le risorse per il rinnovo 2022-2024? Assenti anche queste dal DEF, così com'è assente una politica di sostegno ai salari. Vediamo che si cerca timidamente di difendere le retribuzioni attraverso un fantomatico taglio del cuneo fiscale, che, se fate i conti sui potenziali 19 milioni di lavoratori che potranno beneficiarne, fa l'astronomica cifra di poco meno di 20 euro al mese: non ci si paga neanche una pizza il sabato sera. (Applausi).
E questo per i lavoratori che ne potranno beneficiare, perché poi vi dimenticate sempre i working poor, gli stessi che purtroppo beneficiano del reddito di cittadinanza come integrazione al reddito, perché non arrivano neanche alla cifra annua di reddito tale per cui potrebbero pagare le tasse e beneficiare di un taglio del cuneo fiscale perché stanno sotto. Costoro come li aiutiamo?
Vi siete dimenticati per caso che cosa dice la nostra Costituzione all'articolo 36? Ve lo ricordo: stabilisce il diritto di ogni lavoratore a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa. Questo è quanto recita la nostra Costituzione. (Applausi). Di questo, però, nelle vostre politiche non c'è niente, perché preferite ridurre il cuneo fiscale e le entrate pubbliche per far pagare il conto dell'inflazione, invece che alle imprese, che aumentano i profitti, allo Stato, alla spesa sociale e agli interventi pubblici. Dove andiamo in questo modo? Dove volete portare il Paese? Di nuovo sull'orlo del baratro?
Parliamo di un problema che toccate nel DEF, quello della denatalità, perché siete voi che scrivete che con questo ritmo tra qualche anno nel nostro Paese il deficit e il debito pubblico saliranno alle stelle. E quali sono gli interventi? Nessuno, perché la denatalità non si combatte con misure spot, come quelle che voi proponete. La denatalità si combatte dando ai giovani, a chi vuole costruire una famiglia, una visione per il futuro, un'aspettativa e una speranza di miglioramento, mentre l'ascensore sociale nel nostro Paese è bloccato. Da alcuni anni nel nostro Paese le nuove generazioni stanno peggio di quelle che le hanno precedute e in questo modo il problema della denatalità non può che peggiorare.
I nostri giovani devono avere un lavoro stabile, perché non è con un lavoro "figo", come ha detto uno dei vostri Ministri, che si pagano le bollette, con un lavoro precario, che non sai quando finisce, né se dopo ne troverai un altro.
PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice, direi un lavoro "bello".
PIRRO (M5S). Ma io ho citato il Ministro.
PRESIDENTE. Siamo in Aula: un lavoro "bello".
PIRRO (M5S). La ringrazio, signor Presidente. Accolgo la riformulazione, ma era una citazione testuale.
In ogni caso, il mutuo non viene concesso con un lavoro precario a sei mesi. C'è bisogno di contratti a tempo indeterminato perché una banca consenta di acquistare una casa.
Per quanto riguarda il lavoro femminile, la percentuale di donne occupate è una piaga nel nostro Paese, perché mancano gli asili nido e non c'è una struttura sociale di sostegno; se perdi il lavoro o vuoi occuparti dei tuoi figli e il lavoro non te lo consente, soprattutto quando sei un libero professionista, poi hai estrema difficoltà a ritrovarlo. Nel PNRR c'era una clausola che prevedeva la parità di genere nell'affidamento dei lavori, ma sparisce nel codice degli appalti, svanendo nel nulla. È così che difendete il lavoro femminile? Posso capire che in alcuni settori potesse essere di reale ostacolo, ma allora andava circoscritta, senza fare di tutta l'erba un fascio; invece, come al solito, buttate il bambino con l'acqua sporca. (Applausi).
In conclusione, Presidente, ci aspettavamo di più dal Governo che ha annunciato di essere pronto a guidare questo Paese. Ci aspettavamo una visione, ma non solo noi, persino Confindustria si aspettava qualcosa di più. Non avete fatto nemmeno le politiche per i vostri potenziali elettori. Non c'è niente. (Applausi). Ci auguriamo una possente inversione di tendenza nelle prossime misure, perché così il baratro è sempre più vicino. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Borghi Claudio. Ne ha facoltà.
BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, intervenire quasi per ultimo è una sofferenza, perché verrebbe voglia di consumare tutto il poco tempo che si ha a disposizione per correggere alcune lievi imprecisioni che si sono sentite dire dai colleghi in diversi punti.
Ne cito soltanto una, come simbolo, anche perché l'ho ascoltata per tre volte consecutive da tre colleghi differenti. Mi riferisco al fatto che nel DEF non ci siano i soldi per gli aumenti e i rinnovi dei contratti e cose di questo tipo. Sono rimasto sbalordito in particolar modo nel sentirlo dire dalla senatrice Furlan: dovrebbe essere il suo mestiere, dovrebbe saperlo se c'è stato o meno un aumento nei contratti. (Applausi).
Lo vada a dire agli insegnanti, che, guarda caso, soltanto a seguito dell'accordo di novembre, non hanno ricevuto un regalo, ma un doveroso adeguamento dello stipendio, pari in media a circa 100 euro al mese a persona con tutti gli arretrati. Gli arretrati si chiamano così perché qualcuno non glieli aveva dati prima. (Applausi). Quindi siamo dovuti arrivare noi a dargli i soldi che non gli avevano dato il PD e la senatrice Furlan. Questi soldi non ci sono perché sono già nei conti, così come ci sono 4,3 miliardi per la sanità. Non si capisce allora perché partano questi luoghi comuni, mentre, guarda caso, le cose non sono così.
Perdonatemi: all'inizio, ho sentito dire dal collega Cottarelli - sempre molto preciso nella sua esposizione - che non si fa niente per la tassa occulta dell'inflazione. La tassa è tale se la decide qualcuno. Non mi risulta che spetti al Governo - purtroppo, devo dire - la gestione dell'inflazione. Sappiamo infatti che per vari motivi la gestione delle politiche monetarie, quindi anche del controllo dell'inflazione, è stata affidata alla Banca centrale. In parallelo, però, tutti quelli che chiedono giustamente l'adeguamento degli stipendi, dei salari e delle pensioni sanno anche che sono misure lievemente inflazionistiche. Dal mio punto di vista, avendo sempre detto che per me l'inflazione non è un problema, è una cosa doverosa. C'è qualcuno però che dovrebbe fare pace con il cervello, perché da una parte dice che bisogna giustamente alzare gli stipendi e quindi fare misure inflazionistiche e, dall'altra parte, si duole del fatto che, guarda caso, ci sia la tassa dell'inflazione.
Ricordo al collega Cottarelli - adesso non è presente in Aula, ma tanto mi sente, perché è sempre attento - che la tassa occulta sui risparmiatori deriva dalle scelte dei risparmiatori, perché se uno decide di investire in buoni del tesoro poliennale (BTP) a tasso fisso, certamente alla fine l'inflazione pesa, ma se uno ha paura dell'inflazione, investe sui BTP Italia e l'inflazione non gli fa nulla. Altrimenti, dovremmo dire che, in tutti gli anni precedenti, quando ci sono stati un calo dell'inflazione o tassi negativi, anziché una tassa occulta, c'era un palese regalo ai risparmiatori, perché da una parte all'altra i numeri sono quelli e non si scappa.
A tal proposito, già che parliamo d'inflazione, è forse il momento di fare una discussione o una riflessione che dovrebbe riguardare tutti, perché tutti sappiamo quanto poco potere abbiamo in quest'Aula. Quando arriva la legge di bilancio, la quota riservata all'analisi del Senato è sempre pari a pochi milioni di euro. Dall'altra parte, invece, il bilancio dello Stato è impattato da variabili - l'inflazione è una di queste - che si spostano per miliardi o per decine di miliardi di euro. Ebbene, direi che l'inflazione è proprio uno di quei fattori. Vediamo un tentativo neanche troppo nascosto di accerchiamento, in questi giorni, da parte di alcuni poteri fortissimi nei confronti del nostro Governo: avete visto in sequenza muoversi Goldman Sachs, che dice del nostro debito "Oddio che brutto, signora mia!", e abbiamo visto le famigerate agenzie di rating, che erano state protagoniste di altre stagioni non particolarmente brillanti della nostra storia recente, già subito iniziare a muoversi, immaginare il downgrade e di declassare il nostro debito. Tutto questo coro evidentemente ha l'unico obiettivo di indebolire il Governo italiano e di mettergli pressione, nel momento in cui sta affrontando una difficile trattativa in sede europea sulle future regole di bilancio.
Vorrei sommessamente ricordare che, nonostante tutti questi tentativi sempre più sguaiati e nonostante non vi sia più un centesimo di acquisto da parte della Banca centrale del nostro debito, lo spread è tranquillamente a quota 180 e, già che ci siamo, vorrei ricordare com'era lo spread con altri fenomeni al Governo, oltretutto, nella maggior parte dei casi, coadiuvati da forti acquisti da parte della Banca centrale. Ricordo lo spread a 300 del luglio 2013, con Letta Presidente del Consiglio. Ricordo lo spread a 300 più volte, durante i due diversi Governi Conte. Ricordo lo spread a 250, con Draghi, nonostante ampissimi acquisti da parte della sua ex Banca Centrale. Ricordo lo spread a 500, col senatore Monti (Applausi), a cui evidentemente ogni tanto passa di mente. Oltretutto, era appena arrivato che già c'era uno spread a 500, con le grandi iniziative che aveva dispiegato, tipo la legge Fornero e l'introduzione dell'IMU: tutte cose che evidentemente non avevano fatto tanto bene al nostro bilancio.
A tal proposito, ho osservato con un certo sorriso i richiami neanche tanto velati al MES: mi raccomando, prendete il MES, altrimenti non va bene. Mi rivolgo alla senatrice Sbrollini, che non si sa come mai insista a pensare a questo famoso MES sanitario, che lei e il suo partito delineano sempre come se fosse chissà quale panacea e che stranamente nessun Paese, nemmeno la Grecia o Cipro, hanno mai preso. (Applausi). Senatrice Sbrollini - senatore Scalfarotto, glielo dica quando ritorna in Aula - è scaduto, non c'è più e fortunatamente è già stato levato. (Applausi). È inutile quindi fare appelli per prendere una roba che era una schifezza: ma uno potrebbe dire che in ogni caso, pur essendo una schifezza, siccome ne abbiamo prese tante, possiamo prenderci anche quella; e invece no, non c'è più: evitiamo quindi di parlare ancora del MES sanitario.
Magari parliamo invece del MES vero: a tal proposito, c'è l'invito fatto dal senatore Monti, che va sempre ascoltato con grande rispetto, che ha detto: ah, questa meraviglia!
Io vorrei ricordare, sempre in merito a cifre grandi o piccole, che al MES in via indiretta, per il tramite dei fondi salva Stati, qualche miliardino glielo abbiamo già dato e, guarda caso, è stato proprio grazie al suo intervento, quando era al Governo. Quei 50-60 miliardi - che adesso non ricordo, ma credo fossero 55 - che abbiamo dato al MES sono stati girati ai creditori della Grecia. Non dico alla Grecia, perché bisogna ristabilire la verità: se fossero andati ai greci, magari ci sarebbe stata un po' di solidarietà. Quei 55 miliardi sono andati invece ai creditori della Grecia, che ce li restituirà fino al 2070. Al senatore Monti darei una fattura da parte dell'Italia, per vedere se magari ci ritorneranno alcuni di quei soldi, che purtroppo sono stati dati "a babbo morto". Solo che, mentre lui faceva il grande e dava 55 miliardi nostri, che non rivedremo mai, io in questo momento, dato che sono in carica - e capita a poche persone di avere l'onore di servire in Senato - vorrei evitare che queste robe si ripetessero. Quando diciamo "no" al MES, lo facciamo semplicemente perché abbiamo già visto cos'è successo: 50 miliardi sono tanti e a questo giro potrebbero essere il doppio, quindi magari evitiamo.
Vorrei ricordare due ultime cose. (Richiami del Presidente). Ce la faccio con il tempo, signor Presidente, glielo assicuro.
PRESIDENTE. Ha un minuto e mezzo.
BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). La prima cosa è la famosa slide sugli immigrati, perché sembra che questo DEF, con tante pagine e con tante cose positive per la nostra economia, sia costituito solo da quella slide sugli immigrati.
Vorrei ricordare una cosa: tutti, quando arriviamo in questa sede, constatiamo l'alta qualità dei lavoratori degli uffici e del lavoro di tutti, perché oggettivamente in media è altissima. Ogni tanto però c'è qualcuno che lavora male e questo andrebbe forse detto. Evidentemente, c'è uno statistico al MEF che questa tabella la mette sempre dentro, perché quando sono arrivato, nel 2018, quella tabella l'ho vista. Forse è il caso di ricordargli che è vero che, se domani moriamo tutti, il debito rimane lì, le persone si dimezzano e il debito pro capite aumenta; la stessa roba, se si raddoppiano e tutti lavoriamo come stiamo lavorando adesso. Sappiamo benissimo però che gli immigrati che arrivano non sono gente che va immediatamente al lavoro, ma che viene mantenuta da noi. (Applausi). Non c'è quindi alcun tipo di aumento di PIL e di diminuzione del debito.
Per il resto, chiudo ricordando che in questo momento c'è un'importante negoziazione sul Patto di stabilità. Quando si dice che noi vogliamo che gli investimenti rimangono fuori dai conti europei su cui si calcoleranno poi le famose traiettorie di rientro del debito, non stiamo dicendo una cosa assurda, ma cose che erano state dette a più riprese da tanti nostri rappresentanti in tutti i partiti. Forse sarebbe il caso di farci sentire con una voce sola, in modo tale che almeno questo venga riconosciuto. Altrimenti, se si dovesse passare dall'attuale momento in cui siamo stati abituati a dare sussidi, perché il Paese non andava bene, a quello che ci chiederanno, vale a dire mettere tasse e tagliare spese, senza nessun motivo (perché abbiamo visto che l'austerità fa danni al nostro Paese), guardate che questo lavoro diventerà poco piacevole sia per noi in maggioranza sia per voi all'opposizione. A quel punto, non vorremmo che essere eurocritici tornasse di moda. Avviso quindi subito che è il caso che si parli con una voce sola, perché queste regole, così come si prospettano, rischiano di non essere particolarmente positive per l'Italia. (Applausi).
Saluto a rappresentanze di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti della Scuola media «Fucini-Roncalli» di Gragnano, in provincia di Napoli, e dell'Istituto di istruzione superiore «Bianciardi» di Grosseto, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione congiunta del documento LVII, n. 1,
e dell'annessa Relazione predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (ore 12,59)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (PD-IDP). Signor Presidente, signora Sottosegretaria, colleghi, intanto tengo a precisare, come ha ricordato anche il presidente Monti, che siamo di fronte a un passaggio cruciale nella ridefinizione del Patto di stabilità in sede europea, con un dibattito che riguarda gli Stati e l'Europa.
Francamente, questa mattina ci saremmo aspettati la presenza del Ministro, perché discutere del più importante documento di politica economica e finanziaria in capo al Parlamento - ovviamente mi riferisco al Documento di economia e finanza - senza la presenza del Ministro preclude a quest'Assemblea la possibilità di avere la sua replica in un dibattito che ritengo cruciale e indispensabile per lo sviluppo economico e sociale di questo Paese. (Applausi).
C'è una maggioranza politica legittimata dal voto dei cittadini, alla quale è chiesto di governare i cambiamenti e di dare una visione e un indirizzo di politica economica e sociale importante in capo ai Governi, alla maggioranza e al Parlamento. Non è consentito, a mio avviso, continuare una campagna elettorale permanente: negli interventi dei colleghi della maggioranza, riscontro una propensione a configurare una campagna elettorale permanente e a richiamare le responsabilità del passato, quando di fronte a noi ci sono sfide e trasformazioni inedite alle quali questa maggioranza, a mio e a nostro avviso, dà e ha dato fin qui soluzioni inadeguate, precarie e ingiuste.
Voglio spiegare perché non ci fidiamo dell'abito configurato su misura più per rassicurare i mercati che per affrontare i problemi reali delle famiglie e delle imprese italiane. Non ci fidiamo perché i primi provvedimenti di questo Governo sono stati tutti orientati e finalizzati a un dibattito che va in senso opposto al bisogno e alle esigenze del Paese. Il Partito Democratico lo incontrerete lì, se la vostra narrazione propagandistica elettorale si trasformerà in un confronto reale sulle dinamiche vere dell'economia e della società italiana.
Voglio fare un esempio per tutti. Di fronte a una scelta che noi abbiamo sempre proposto e condiviso, poiché la priorità numero uno in questo Paese è ridurre la pressione fiscale sul lavoro per aumentare i salari, aggiungiamo che servirebbe una battaglia di tutti per contrastare la precarietà. (Applausi). Nella precarietà, infatti, non c'è competitività economica possibile. Occorre trasformare questa battaglia come un fattore di crescita, come un elemento decisivo per mantenere qui i nostri giovani e dare una prospettiva a questo Paese. Invece, la confiniamo nella marginalità come avete fatto voi, perché, pur di fronte alla destinazione di 3,5 miliardi per ridurre il costo del lavoro, non avete messo il Parlamento nelle condizioni di capire come queste misure nel 2024 diverranno strutturali o meno.
Stiamo discutendo di un DEF che non ha alcun prospettiva nei saldi di finanza pubblica. Partiamo con 12 miliardi in meno solo per evitare che, grazie alle vostre scelte irresponsabili, si aumenti la pressione fiscale sul lavoro. (Applausi). È questa la ragione per la quale non possiamo aprire alcun credito di fiducia nei confronti di questa maggioranza, salvo che non cambi rapidamente strada sui fattori portanti che fin qui l'hanno mantenuta nella propaganda e nel qualunquismo.
Quando sento il collega Borghi intervenire - lo dico con grande senso di rispetto, perché tendo sempre ad ascoltare per vedere se un confronto è possibile - trovo che tutta la sua narrazione sia orientata ad individuare un colpevole, che una volta può essere il Governo precedente, dimenticando che allora peraltro abbiamo avuto responsabilità comuni di Governo (Applausi), e una volta - cosa ancor più grave - un'altra Europa. Pensare che sia sufficiente individuare nell'Europa un responsabile per la mancata attuazione delle politiche nazionali è un'altra follia, perché tutti sappiamo che oggi abbiamo bisogno di più Europa per affrontare le trasformazioni economiche e sociali. Ci sono alleanze che questa maggioranza dovrà ridefinire per il nostro Paese in Europa, se vuol essere coerente con la parola responsabilità.
È del tutto evidente che è necessario scegliere se stare con Orban o con l'Europa che vuole crescere e aumentare i diritti. (Applausi). Dobbiamo scegliere se stiamo nell'Europa che vuole contrastare la precarietà e garantire salari maggiori ai nostri giovani, affinché tornino a credere in questo Paese.
Guardate che le trasformazioni che abbiamo di fronte sono strutturali. La trasformazione sociale delle dinamiche economiche richiede politiche e investimenti nuovi. Ho sentito anche il ministro Giorgetti durante la sua audizione individuare un terreno vero di confronto: se porterete avanti questo confronto, troverete il Partito Democratico pronto a offrire un contributo, perché per questa forza politica, anche dall'opposizione, vengono prima l'interesse del Paese e la sua lettura reale. (Applausi).
Lo dico perché, se pensiamo di affrontare il grande tema della denatalità semplicemente annunciando, senza risorse (perché questo è il punto a cui siamo oggi), una riduzione delle tasse per chi fa figli, stiamo prendendo in giro gli italiani. (Applausi). Stiamo rinviando il problema cercando un colpevole e lo diciamo con tutto l'orgoglio di una forza politica che ha contribuito - perché lì ci sono i nostri valori - all'investimento più importante della legislatura precedente, cioè l'assegno unico. Lo diciamo convintamente: guardate che oggi per affrontare il tema della denatalità dobbiamo agire su più fronti e con più ingredienti.
C'è innanzitutto la grande questione dell'immigrazione: fino a quando continuerete a considerare l'immigrato un ospite indesiderato, senza diritti, senza affrontare il terreno della cittadinanza, ancora con la stessa impostazione della Bossi-Fini, porterete solo illegalità in questo Paese e non riusciremo a garantire le risorse necessarie per lo sviluppo economico, perché le forze lavoro mancano già tra due-tre anni. Le previsioni dell'Istat ci dicono che il sistema manifatturiero italiano rischia di non avere più le forze lavoro sufficienti per accompagnare la crescita (e parliamo della seconda manifattura europea e tra le prime al mondo in termini di PIL e di occupazione). Bene, a tutto questo voi date una risposta muscolare, negando l'esistenza del problema. Senza un piano straordinario di gestione legale dell'immigrazione, saremo solo costretti a gestire l'illegalità e la criminalità organizzata. (Applausi).
Lo dico con grande franchezza, perché qui notiamo anche l'assenza di nuovi servizi per le famiglie e per le donne, che è uno dei punti strutturali. Qui non stiamo dando pagelle al Governo Meloni. Sappiamo perfettamente che sono terreni e nodi strutturali irrisolti da decenni in questo Paese. Quali sono questi nodi strutturali? Abbiamo un basso tasso di occupazione femminile e un alto tasso di disoccupazione giovanile; abbiamo un problema enorme di orientamento e di formazione delle risorse umane, perché la transizione in atto nell'economia e nella società richiede un piano straordinario di formazione permanente; richiede quelle politiche attive delle quali non c'è traccia. Spesso diciamo che sono prerogative e competenze delle Regioni, ma non c'è un'idea del come formare adeguatamente le risorse umane. Senza formazione noi non abbracciamo il futuro. Costruiremo nuova precarietà e nuova solitudine. (Applausi).
Aggiungo ancora: di fronte a saldi di finanza pubblica così regressivi, così difficili, come si può ancora vendere l'illusione del "meno tasse per tutti", che spesso è affiancata dal "più evasione per tutti"? (Applausi). Continuo a pensare che dobbiate cambiare strada e aprire un ragionamento serio su una riforma fiscale che è esattamente l'inverso di quello che comunicate ai vostri elettori. A me sorgono dubbi che invece abbiate bisogno di continuare ad alimentare il consenso, accarezzando il pelo all'evasione fiscale, senza garantire invece quel diritto fondamentale, quel patto fiscale che lega i nostri cittadini al nostro Paese in base alla quantità di servizi che riusciamo ad erogare.
Chi mi ha preceduto ha affrontato molto bene il tema della sanità.
Voglio solo fare una considerazione: già oggi abbiamo un problema, ovvero che quel diritto universale alla salute non è più esigibile com'è scritto nella Costituzione. Dobbiamo fare in fretta a prendere atto che senza una riforma strutturale i cittadini sono costretti a pagarsi le prestazioni sanitarie, perché dopo il Covid - e soprattutto dopo una pandemia questo è ancora più urgente - abbiamo liste d'attesa che obbligano i cittadini, per avere un servizio anche nelle nostre Regioni, a pagarsi una prestazione sanitaria che invece la Costituzione renderebbe universale.
Tutto questo richiede un investimento e invece vediamo ritardi sugli investimenti, perché non sapete dove andare con il Piano nazionale di ripresa e resilienza e cercate di far capire che la rigidità dello strumento può metterlo in discussione. Stiamo parlando di mettere in discussione le case della salute, l'unica riforma urgente per tornare a portare nella dimensione territoriale, con i medici di base insieme ai servizi sociali degli enti locali, la protezione indispensabile per evitare che si generi inappropriatezza nei pronto soccorso e nei nostri sistemi ospedalieri. Insomma, state mettendo in discussione gli aspetti fondamentali delle trasformazioni in atto sia nei confronti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, sia nei confronti di politiche fiscali ed economiche che riteniamo inadeguate.
È per questo che non possiamo aprire una linea di credito fino a quando non aprirete un confronto vero sulle riforme, che non sono quell'autonomia differenziata che ci volete far discutere senza oneri per la finanza pubblica, espropriando il Parlamento delle prerogative fondamentali per la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni dei servizi per i cittadini. Così non si riducono le aree interne, così si separa l'Italia e si riduce lo spazio per una crescita economica inclusiva, solidale e coerente per garantire un futuro ai nostri giovani. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Zedda. Ne ha facoltà.
ZEDDA (FdI). Signor Presidente, gentili colleghi, membri del Governo, mi associo ai ringraziamenti per il lavoro svolto in Commissione, perché credo che nelle Commissioni ognuno di noi dia il meglio di sé e anche in questo caso abbiamo dato il meglio di noi stessi in 5a Commissione per arrivare oggi in Aula. Sono state due ore abbondanti di dibattito in cui sono emersi alcuni spunti particolarmente interessanti e, a mio avviso, pochi spunti veri fatti con mente e cuore.
Sarà che da ventisette anni faccio politica e la faccio sempre mettendoci il cuore e la mente, ma oggi ho avuto difficoltà a non farvi una domanda, cari esponenti dell'opposizione: dopo due ore di dibattito in cui ci avete raccontato la situazione in cui versa l'Italia, non sentite l'esigenza di chiedere scusa al popolo italiano? (Applausi). Se siete convinti che in questi sei mesi il Governo Meloni, oltre a essere Mosè, abbia anche ridotto l'Italia in questo modo, c'è qualcosa che non va. Abbiate un minimo di onestà intellettuale, perché, se parliamo di sanità, di scuole e di pubblico impiego, fatevi una domanda, dato che avete governato per decenni. In sei mesi, stiamo cercando di dare una visione alla nostra azione. Chiedete scusa al popolo italiano: non lo dovete fare in quest'Aula, ma fuori, quando vi ripresentate alle elezioni negli enti locali, nelle Regioni. Raccontate che quando avete governato per decenni l'Italia non avete consentito al popolo italiano di avere determinate risorse. Raccontate al popolo italiano che non avete avuto visione, perché, se l'aveste avuta, negli ultimi dieci anni, l'immigrazione non sarebbe ai livelli di oggi. Quando il collega Manca, caro Presidente, ci dice che occorre una visione, mi chiedo: la vostra dov'era? (Applausi).
Per parlare del DEF uso tre parole (non sto citando la canzone, ovviamente): stabilità, credibilità e crescita.
Avete raccontato al mondo intero che questo sarebbe stato un Governo non stabile, ma totalmente instabile; e invece vi dimostriamo, giorno dopo giorno, votazione dopo votazione, in Aula e nelle Commissioni, che la maggioranza c'è. Anzi, notiamo che forse qualche problema lo avete voi di minoranza, con passaggi da un partito all'altro (sono capitati anche ieri).
Stabilità sociale: sapete dov'è mancata in questi sei mesi? Manca in città come Bologna, dove alcuni figli di papà affollano i centri sociali e decidono di contestare il Governo Meloni devastando la propria città. (Applausi). Questa è la stabilità sociale che manca, perché in sei mesi di Governo Meloni - e l'esempio, cari colleghi e caro Presidente, è nei tavoli che portiamo avanti, per esempio, sulle crisi industriali dove noi, come Governo e come maggioranza, ci confrontiamo - spesso è accaduto che sulle crisi industriali che abbiamo ereditato da ministri come Di Maio o altri i sindacati uscissero da quel tavolo con la stessa posizione dell'attuale Governo, e spesso i sindacati non appartengono alla nostra parte politica.
Questo piace agli italiani e anche ai mercati, caro Presidente (per suo tramite, lo ricordo al collega Manca). È vero, non dobbiamo rispondere ai mercati: dobbiamo rispondere prima di tutto al popolo italiano, ma i mercati ci danno alcuni indicatori e - a meno che non siate faziosi - sapete bene che in questi sei mesi il Governo Meloni è piaciuto agli italiani e ai mercati, così come all'Europa e al mondo intero.
La stabilità economica in questo Documento di economia e finanza è raccontata in maniera chiara, perché cerchiamo una reale stabilità. Non andiamo a raccontare, ma poniamo in essere azioni che hanno una visione politica, che - lo ripeto - è mancata negli ultimi decenni: credibilità.
Raccontate di un carrozzone che affossa la nostra Nazione, e invece l'Esecutivo Meloni a testa alta conquista ancora di più gli italiani. Mi piace ribadirlo perché è vero, e voi lo sapete, anche se avete timore di riconoscerlo. Addirittura, si parla di un metodo Meloni, non di un metodo "Giuseppi" o di un metodo Draghi: parlano di un metodo Meloni. (Applausi).
Cari miei, il metodo Meloni noi lo conosciamo bene, perché frequentiamo Giorgia da qualche decennio - mi piace chiamarla così - e sappiamo che ha metodo e visione, perché non è un'improvvisata della politica.
Del Piano Mattei, che spesso nei vostri interventi in quest'ultimo mese avete cercato di denigrare, dite che è privo di contenuti, ma è ovvio che oggi non li conosciate, perché non li abbiamo ancora presentati. Il Piano Mattei è un atto che dimostrerà di essere importante non per l'Italia, per l'Africa o per l'Europa, ma per il Mediterraneo, un nome che voi non avete mai usato.
Parlare di Mediterraneo significa parlare d'Italia, di Africa e di Europa con obiettivi che sono l'inclusione, lo sviluppo, la solidarietà e la sostenibilità, cose che noi non abbiamo ereditato da voi, dai Governi Conte I e II, Draghi, Gentiloni Silveri, Renzi e via dicendo.
Concludo, Presidente, mi darà un minuto in più. (Commenti).
Avete definito il nostro DEF grave, greve e deleterio e invece il nostro obiettivo e la nostra azione con il DEF sono: il taglio del cuneo fiscale (è poco? Avete ragione, voi non avete fatto manco quello!); la riduzione delle aliquote IRPEF (è poco? Voi non l'avete mai fatta: sono sconti sul costo dell'energia che ancora oggi dobbiamo sostenere, e ci saranno); la crescita demografica (so che a voi non piace questa parola, ma sono azioni che voi non avete mai fatto).
La crescita demografica è importante non solo ed esclusivamente per la forza lavoro di cui raccontate, per cui grazie agli immigrati potremo avere la sostituzione, ma è importante per tramandare le nostre tradizioni, i nostri sapori e - parlo da sarda - le nostre lingue, i nostri saperi. Voi non lo comprendete; anzi, non lo avete compreso perché non lo avete mai fatto.
Signor Presidente, in conclusione voglio riprendere una frase che ho sentito ieri, se non erro dai 5 Stelle, sul PNRR, secondo cui cerchiamo alibi perché non sappiamo spendere i soldi. No, cari miei, non cerchiamo assolutamente alibi. Lei, Presidente, lo sa, non ha mai cercato alibi facendo politica. Trattiamo i soldi pubblici come fossero i nostri e, quando apriamo una finanziaria, non lo facciamo per pagare una vacanza o comprare un capo firmato. Vi ricordo che i soldi del PNRR sono per lo più a debito, quindi una finanziaria, e noi non ci compriamo i banchi a rotelle! (Applausi).
Scusate, siamo pesanti? Sì, lo siamo, ma abbiamo degli obiettivi, tra cui quello di essere solidi. Con questo Governo non si raccontano numeri, ma si realizzano obiettivi: fatevene una ragione. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione congiunta.
Comunico all'Assemblea che è pervenuta alla Presidenza, sulla Relazione ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, la proposta di risoluzione n. 100, presentata dai senatori Malan, Romeo, Ronzulli e Biancofiore.
Sono inoltre pervenute alla Presidenza, sul Documento di economia e finanza 2023, le proposte di risoluzione nn. 1, presentata dalla senatrice Paita e da altri senatori, 2, presentata dai senatori Patuanelli, De Cristofaro, Boccia, Castellone e da altri senatori, e 3, presentata dai senatori Malan, Romeo, Ronzulli e Biancofiore.
I testi sono in distribuzione.
Il relatore non intende intervenire in sede di replica.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate alla Relazione ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, nonché di indicare quale proposta di risoluzione relativa al Documento di economia e finanza intende accettare.
SAVINO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il Governo accetta la proposta di risoluzione n. 3, presentata dai senatori Malan, Romeo, Ronzulli e Biancofiore.
PRESIDENTE. Poiché il Governo ha dichiarato di accettare la proposta di risoluzione n. 3, a firma dei senatori Malan, Romeo, Ronzulli e Biancofiore, decorre da questo momento il termine di trenta minuti per la presentazione di eventuali emendamenti ad essa riferiti.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 13,23, è ripresa alle ore 14,34).
Passiamo quindi alla votazione.
BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, colleghi senatori e colleghe senatrici, la sfida finale è quella di gestire un'economia stagnante da circa vent'anni. Qualora riuscisse davvero a portare a meta questi due obiettivi, il suo successo potrebbe essere un modello; a dirlo è Lee Hockstader, in un recente editoriale del «The Washington Post» sul bilancio positivo dei primi sei mesi di Governo del premier Giorgia Meloni.
Un altro endorsement internazionale in risposta ai «profeti di sventura», parole di Hockstader stesso, che nulla hanno a che vedere con i gufi di Renzi, dopo quello della CNN, di «The Economist», di «Le Figaro», di «The Times», del «Frankfurter Allgemeine Zeitung» (FAZ), tanto per citarne solo alcuni dei più famosi. L'analisi del «The Washington Post» prende in considerazione come parametro di successo proprio la politica economica del Governo Meloni, evidenziando l'approccio serio, pragmatico e risoluto con cui è stata scritta innanzitutto la legge di bilancio, cauta per via dell'elevato debito pubblico e volta ad arginare il dramma del caro energia, ma anche altri fatti sorprendenti per l'opposizione, presa in contropiede, ma oggettivi, ovvero la postura internazionale dopo gli svarioni cinesi del MoVimento 5 Stelle, ancien régime, il nuovo ruolo italiano nell'Indo-Pacifico, l'appoggio incondizionato ai valori della NATO e all'Ucraina e la visione strategica del piano Mattei, che il Continente africano necessita, passando per una Faktpolitik sui migranti, fondamentale soprattutto in un momento storico in cui nell'Unione europea se ne discute finalmente in maniera concreta, con un'escalation di sensibilità trasversali. Certamente sarebbe meglio che una parte dell'Europa si rassegnasse all'idea del cambio di governance e di politica che i popoli europei stanno attendendo per il prossimo anno ed avesse evitato di zavorrare l'Italia con una sorta di reddito di stabilità, come quello varato ieri dalla Commissione europea. Ma l'Italia della Meloni non strepita e non urla al complotto, anche se l'intervento di certe agenzie di rating qualche sospetto lo desta, ma tratta e argomenta in forza della convinzione di un Paese che, nelle difficoltà, ha sempre dimostrato di dare il meglio di sé e di una stabilità di Governo in grado di influenzare le decisioni di Bruxelles, perché il cavallo di razza si vede alla distanza.
In questo contesto non possiamo non rilevare come sia più che cruciale il Documento di economia e finanza che discutiamo oggi, che detta la linea del prossimo programma di bilancio e che ancora una volta conferma quella serietà e quella competenza evidenziate dai media internazionali, con cui il Governo Meloni, pur facendo i conti con le annose difficoltà e i vari fronti emergenziali aperti, intende affrontare ancora una volta la programmazione economica. Parliamo di un piano che, sebbene sia ispirato a stime realistiche e prudenti, contiene scelte importanti, che si pongono in linea di continuità con la legge di bilancio che abbiamo approvato qualche mese fa e che ci consente di continuare ad adempiere agli impegni assunti con gli elettori.
In breve tempo e nonostante congiunture mai viste in passato, il Governo è riuscito a mettere in campo un'agenda di riforme cruciali per l'ammodernamento del Paese, che rappresentano le fondamenta su cui rilanciare il sistema economico italiano. Il 2023 è una annualità fondamentale per determinare la strada che il Paese intraprenderà nei prossimi decenni. Siamo infatti in un momento di transizione, sia dal punto di vista sociale che politico ed economico. Dobbiamo passare definitivamente da una politica economica di emergenza e di crisi, in particolare quella pandemica e quella della guerra in Ucraina (ma si tratta di una guerra internazionale) ad una politica economica che torni a fare programmazione, capace di implementare iniziative a lungo termine, che sappiano garantire una crescita stabile, solida e duratura, facendo sempre i conti con le variabili che si avvicineranno.
Il ministro Giorgetti, nel presentare questo documento, ha sintetizzato perfettamente i capisaldi che ispirano l'azione economica del Governo e che emergono indiscutibilmente nel documento che stiamo discutendo: sostegno deciso alla crescita, in modo da poter promuovere il benessere dei cittadini. Non possiamo che condividere le azioni messe in campo, dai nuovi interventi in favore delle famiglie, in particolare per quelle numerose, a quelli in favore delle imprese, alle misure destinate a rilanciare gli investimenti e rafforzare la competitività del Paese. Va peraltro evidenziato come il Governo, nella fissazione e nell'attuazione degli obiettivi, abbia mantenuto alta l'attenzione sulla sostenibilità dei conti pubblici, impegnandosi anche ad una graduale riduzione di deficit e debito, in previsione anche della riforma del Patto di stabilità e crescita, puntualmente varata ieri dalla Commissione europea, che ci consente flessibilità, ma ci richiede nuovo rigore nel rientro sul debito.
Questa è serietà, questo è perseguire l'interesse nazionale. Sono orgogliosa di far parte di questa maggioranza, che si dimostra responsabile, rispettando gli impegni assunti, senza scaricarne gli oneri sulle future generazioni. Questa affidabilità, nonostante gli auspici contrari delle parti più radicalizzate dell'opposizione, è stata riconosciuta, come abbiamo detto, a livello internazionale, sia dal mondo politico che da quello economico. Si badi bene: essere responsabili non significa non essere coraggiosi e questo lo si è dimostrato in un momento come quello attuale, in cui domina l'incertezza, non solo attraverso gli oltre 4 miliardi di euro messi in campo per le misure espansive, ma soprattutto attraverso le ulteriori risorse che sono state destinate alla riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori a reddito medio-basso.
Dopo anni di oppressione fiscale questo Governo segna la discontinuità e, invece che mettere le mani nelle tasche dei cittadini, ha il coraggio di impiegare le maggiori risorse in via prioritaria nel taglio della tassazione, nonostante l'Unione europea tenda a non aiutarci. Sono apprezzabili anche le misure a favore delle imprese, che abbiamo discusso in 9a Commissione e che riguardano in particolare la proroga per il 2023 del credito d'imposta per l'acquisto dei beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive del Mezzogiorno, il rifinanziamento dei contratti di sviluppo, le risorse stanziate per importanti progetti di comune interesse europeo e l'incremento del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese.
Presidente, Ministri, i segnali ci sono e sono positivi. In questi anni il sistema economico italiano si è dimostrato resiliente, rispondendo bene alle situazioni contingenti e reagendo meglio di molti nostri partner europei con molto meno debito pubblico. L'aumento delle previsioni di crescita per l'anno in corso è il nostro primo importante risultato e ci consente di poter agire con più forza e autorevolezza anche a livello comunitario. Questo nuovo clima di fiducia è attestato anche dalla significativa ripresa dei consumi delle famiglie. L'industria manifatturiera e quella industriale hanno dato segnali di espansione, il settore delle costruzioni, dell'auto, dei servizi e della cultura sono ancora in crescita. La ripresa del turismo sta contribuendo a rilanciare il comparto del commercio e il settore alberghiero e ristorativo, che è tornato al di sopra dei valori pre-crisi.
Sta a noi ora saper valorizzare questo clima positivo, riscontrando la fiducia dei mercati e degli italiani. Dovremo cogliere tutte le opportunità che questo periodo ha portato con sé, in particolare proseguendo nella realizzazione di tutte le misure previste dal PNRR, come ha detto ieri il ministro Fitto, che è un punto fondamentale non solo per l'ottenimento dei fondi, ma anche e soprattutto per la realizzazione delle riforme strutturali che da tempo il Paese aspetta per volare.
Certo - come diceva il premio Nobel Modigliani, ripreso dal ministro Giorgetti - dal conteggio del debito si sarebbero dovuti escludere ieri, nella Commissione europea, gli investimenti del PNRR, inserendo quella che in gergo viene chiamata golden rule, ovvero la possibilità di contabilizzare in modo diverso, ai fini della sorveglianza di bilancio, gli investimenti che uno Stato fa in determinati settori. Ma supereremo anche questo.
Abbiamo ancora qualche mese per lavorare sulla prossima legge di bilancio e io voglio esprimere un auspicio, ovvero che si superi questo clima di divisione e balcanizzazione politica. Dobbiamo lavorare insieme, nel rispetto dei ruoli di maggioranza e opposizione, ma contribuendo tutti a dare insieme le risposte che gli italiani si aspettano, perché per rilanciare il sistema Paese in modo duraturo sono fondamentali la coesione politica e la collaborazione più ampia possibile tra le istituzioni. Noi ci siamo e siamo pronti a farci promotori di un dialogo costruttivo e positivo, a condizione che si abbandonino la bagarre e gli attacchi strumentali finalizzati alla crescita di un punto nei sondaggi, che non danno alcun valore aggiunto al dibattito politico.
Ad ogni modo, anche se vi dovesse essere l'indisponibilità da parte delle opposizioni a questo percorso, ci tengo a rassicurare gli italiani. Questo Governo andrà comunque avanti con la stessa forza, decisione e convinzione che lo hanno contraddistinto e che derivano dalla legittimazione che gli elettori continuano ad accordargli in tutte le tornate elettorali. Forse la cattiva notizia - prendo sempre in prestito le parole del «The Washington Post» - per certa opposizione è che sarà difficile duplicare la sala segreta di acume, buon tempismo e fortuna del premier Meloni e del suo Governo.
È quindi con totale fiducia che il nostro Gruppo Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE voterà a favore di questo Documento e della proposta di risoluzione n. 3, nella consapevolezza che essa rappresenta il punto di partenza che ci consente di gettare le basi per la crescita dei prossimi anni. (Applausi).
MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi e colleghe, vorrei iniziare questa dichiarazione di voto partendo dalla fine dell'intervento che ho fatto questa mattina in discussione generale.
Il Documento di economia e finanza - a nostro avviso - deve essere la cartina di tornasole del messaggio che si dà al Paese. Stamattina chiudevo il mio intervento dicendo che il punto principale sono la coesione sociale e la riduzione delle disuguaglianze e come affrontare questo tema. In questo DEF tutto questo non c'è e manca una visione. Sento molto spesso, dai colleghi della maggioranza, dire che il Governo durerà. È un Governo politico e io ho rivendicato altre volte che sono molto contento che una volta tanto ci sia un Governo politico, perché si deve assumere le sue responsabilità. Ma assumersi le sue responsabilità non significa continuare a denigrare la questione delle minoranze o il passato.
Stiamo al dato, in sostanza. Cosa propone il DEF ad esempio sulla questione delle disuguaglianze?
Vorrei parlare di salari e stipendi. È vero che si aggiungono 3,5 miliardi al taglio del cuneo fiscale già previsto dal Governo precedente (quindi si arriva a 10 miliardi). In questo Documento non si dice, ma il prossimo anno bisogna trovare 12 miliardi per mantenere lo stato attuale. Chiedo a tutti noi: ma i lavoratori e le lavoratrici, gli impiegati e le impiegate, cioè il ceto medio produttivo - quindi non quelli più in difficoltà e nemmeno i ricchi - negli ultimi due o tre anni quanto hanno perso in termini di potere d'acquisto? Parliamo della parte della società che produce gran parte della ricchezza di questo Paese. Se quattro su dieci hanno dovuto intaccare i loro risparmi per mantenere inalterata la loro condizione, questo è un problema oppure no? Non c'è nulla che vada ad affrontare questo problema; anzi, c'è un'idea di tassazione.
Personalmente rivendico una cosa: è giusto che si paghino le tasse: se si vogliono i servizi e si vuole lo Stato sociale, ciò avviene esclusivamente attraverso l'imposizione fiscale. Ma con l'impostazione data alla tassazione quel ceto medio viene ulteriormente penalizzato: questo è quanto viene fuori, lasciando perdere tutte le discussioni in cui attribuiamo colpe. C'è qualcosa in proposito? Non c'è, e non lo dico solo io, visto che è stato ribadito nelle varie audizioni, anche da tutti sindacati (persino l'UGL l'ha sottolineato). Ho partecipato a tutte le audizioni, e quindi, ho sentito con le mie orecchie le cose che sono state dette. Ha denunciato anche la Banca d'Italia che si va in questa direzione, così come lo hanno denunciato anche le imprese. Occorre costruire un meccanismo che sia in grado di recuperare il potere d'acquisto di salari e stipendi.
Vado avanti. A quei lavoratori e a quelle lavoratrici si era promesso a gran voce, in campagna elettorale, che si sarebbe messa in discussione la cosiddetta legge Fornero, e invece non viene toccata, ma viene mantenuta. Si è cancellata la misura Opzione donna, che comportava un costo. Non è facile, dopo aver lavorato per un certo numero di anni, scegliere di andare in pensione con Opzione donna. Si sa benissimo infatti - se non lo sapete, ve lo spiego io - che si perde il 35 per cento della propria pensione. Eppure è stata tolta questa misura. È stato detto - lo ha fatto il ministro Calderone in sede di un'audizione presso la Commissione lavoro - che si poteva intervenire, cercando una soluzione, ma di tutto questo non c'è niente.
C'è un'altra cosa che inoltre manca nel DEF: il messaggio sulla questione della crescita del prodotto interno lordo e quindi dall'occupazione. Noi dell'Alleanza Verdi e Sinistra siamo dall'opinione che è importante che il PNRR si metta a terra e trovi le soluzioni, ma ci vogliono i lavoratori e le lavoratrici oggi. Ho già detto in altre occasioni che quello della denatalità è un problema serio, ma non lo si risolve né domani né dopodomani e, quindi, dobbiamo affrontare il problema dell'immigrazione. Che cosa ha fatto questo Governo? Ha emanato il decreto-legge Cutro, anziché affrontare la questione dei flussi: questo è il dato. Mangiamo tutti i pomodori, l'insalata già pulita, i prodotti della terra, e tutti sappiamo che provengono soprattutto dal lavoro degli immigrati invisibili, che facciamo finta di non vedere. Allora sarebbe opportuno porci un problema di legalità. Se andate a vedere i dati dell'INPS in una Regione importante come la Lombardia, vi diranno che il milione e più di lavoratori immigrati sta pagando il nostro Stato sociale, perché dovranno lavorare trentacinque anni e anche di più prima di poter percepire la pensione, mentre quelli della mia età - e sono tanti in Lombardia - sono già in pensione. Quindi c'è il problema di garantire lo Stato sociale.
Sono queste le cose concrete. A ognuno di noi - anche a me - piace fare la propaganda, ma poi concretamente bisogna dire alle persone che cosa succede loro.
Ognuno di noi può far finta di non vedere che ci sono gli immigrati, con i propri diritti e le proprie condizioni, ma in molte famiglie del Nord, in questo caso, lavorano le badanti, magari in nero, che non si mettono a libro paga e sono senza diritti.
Il problema dell'immigrazione è rilevante e va affrontato con serietà, oltre al fatto che molti immigrati vengono in Italia perché ci sono le guerre, alcune anche prodotte da noi. Vorrei ricordare, a proposito della vicenda di Cutro, che ciò che mi ha impressionato, quando sono stati letti i nomi dei naufraghi, è che il 90 per cento veniva dall'Afghanistan. In Afghanistan vi sono stati prima i sovietici che hanno fatto un disastro; poi sono andati la NATO e gli americani ed è andata peggio di prima; poi siamo scappati tutti e abbiamo lasciato il Paese ai talebani, e la gente scappa. Forse bisogna affrontare il problema seriamente. Al di là di questo, ripeto che sugli immigrati facciamo finta di nulla.
Quindi, parliamo di favorire l'occupazione, quella buona. Cosa c'è sulla questione della riduzione della precarietà? Vi sfido a leggere il DEF, leggiamolo tutti insieme: non c'è una virgola sulla riduzione della precarietà. Questo è il dato fondamentale. Se noi vogliamo mantenere i nostri giovani, dobbiamo dare loro un giusto salario, mentre oggi sono sottopagati, una prospettiva nel lavoro che fanno, soprattutto in funzione del titolo di studio che hanno ottenuto. Non è un privilegio, se un giovane segue un percorso di studi, pensare di essere occupato per rappresentare quello che si è studiato: mi pare un dato normale. Dobbiamo tenere i nostri giovani nel nostro Paese e non farli emigrare in altri Paesi, perché c'è sì il problema dell'immigrazione in Italia, ma c'è anche quello dell'emigrazione. E per noi è un costo duplice, perché abbiamo formato i giovani e poi li lasciamo andare in altri Paesi a lavorare. Non c'è nulla in questo DEF: questo è il dato.
Cosa c'è per favorire l'occupazione femminile? Le politiche per la natalità - almeno a mio parere - hanno la funzione di dare sicurezza ad una coppia giovane, che può investire sul proprio futuro; i giovani devono avere un lavoro non precario. Certo, dobbiamo insegnare loro che bisogna continuare a studiare. Nella mia provincia, con una battuta, si diceva: a Lecco, vai a lavorare alla SAE e sei a posto per tutta la vita; a Legnano, vai alla Tosi e sei a posto per tutta la vita; a Sesto San Giovanni, va alla Falck e sei a posto tutta la vita. Non è più così. Ma il problema è che dobbiamo prevedere per i giovani la dinamicità e, per fare ciò bisogna dare loro la possibilità di studiare ed essere pronti alla mobilità su questo terreno, attraverso un lavoro che consenta loro di progettare il futuro. Se sono in grado di progettare un futuro, possono progettare di formare una famiglia e pensare a fare i figli. Poi, dopo aver fatto i figli, affrontiamo il problema degli asili nido.
Abbiamo sentito ieri - quindi non ritorno su questo terreno - che non può esservi una mercificazione delle persone. Non si può mercificare: questo è il dato fondamentale. Bisogna andare su questo terreno. In sostanza, dobbiamo dare il messaggio che non siamo contro questo o contro quell'altro; non bisogna fare il muro su questa o quell'altra cosa; non bisogna impedire questo o quello, ma occorre dare una prospettiva di respiro. Dobbiamo essere propositivi per il futuro. Tutto questo - e chiudo con la stessa frase con cui ho concluso stamattina - perché dobbiamo tendere a una società che sia più coesa e più sicura, perché solo così diamo sicurezza. Dobbiamo farlo non con la coercizione, ma con la partecipazione e con il coinvolgimento: questo è il dato su cui dobbiamo investire per il futuro.
Per questa ragione, credo che sia un fatto estremamente positivo che in questo caso Verdi e Sinistra, Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle abbiano presentato un'unica risoluzione, perché - a mio avviso - questo dà un messaggio di speranza al Paese, che cambiare si deve e si può. (Applausi).
PATTON (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATTON (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, membri del Governo, colleghe e colleghi, il quadro delineato dal DEF è stato definito prudente, equilibrato e condivisibile, per quanto riguarda sia il quadro macroeconomico, sia quello di finanza pubblica. Del resto, il quadro macroeconomico globale, europeo e nazionale, pur facendo registrare una ripresa del PIL (0,9 per cento) rispetto alle deboli previsioni della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (0,3 per cento), presenta numerose incognite che rendono la prudenza un atto dovuto.
Le previsioni su cui poggia il DEF possono essere smentite anche repentinamente dall'aggravarsi dei vari fronti geopolitici come un'escalation dell'aggressione russa all'Ucraina, il permanere dell'inflazione di fondo su livelli elevati, l'irrigidimento delle condizioni di finanziamento dei principali Paesi avanzati e, non ultimi, i recenti episodi di dissesto bancario. Esistono, inoltre, fronti di rischio specifici nei contesti europeo e nazionale, come il prezzo dei prodotti energetici. È pur vero che il prezzo del gas è sceso da una media annua di 235 euro a una di 45 euro megawatt/ora, ma rimane pur sempre al di sopra del livello dei prezzi pre-crisi energetica. Inoltre, il taglio della produzione di petrolio deliberato dall'OPEC indica come prudente il non considerare terminata la fase di volatilità dei prezzi dei prodotti energetici. Allo stesso tempo, anche le politiche monetarie della BCE per contrastare l'inflazione potrebbero incidere ulteriormente al rialzo sui tassi di interesse.
Sul fronte della finanza pubblica va considerato che a fine 2023 sarà disattivata la clausola di salvaguardia generale del Patto di stabilità e crescita. È quindi importante che gli Stati membri recepiscano sin d'ora alcuni dei principi della proposta di riforma della Commissione UE come l'obbligo di garantire che il rapporto tra debito pubblico e PIL sia in discesa verso l'obiettivo di medio termine, oppure garantire il disavanzo al di sotto del 3 per cento del PIL nel medio termine.
Alla luce di ciò, i pur prudenti andamenti degli indicatori dell'orizzonte 2023-2026 e il confronto con gli andamenti tendenziale e programmatico e anche il confronto tra gli andamenti programmatico NADEF con programmatico DEF non lasciano grandi spazi di manovra. Infatti, nonostante il quadro macroeconomico più favorevole delle attese, i saldi di finanza pubblica a legislazione vigente sono solo leggermente migliori rispetto ai programmi dello scorso anno. In particolare, l'indebitamento netto e il rapporto debito-PIL vanno tenuti sotto stretta osservazione. Con riferimento all'indebitamento netto, è necessario ricordare il nuovo trattamento statistico dei crediti di imposta edilizi che passa dal criterio di competenza a quello di cassa; un cambio di criterio che modifica il profilo temporale dell'indebitamento netto, ma che non muta la sostanza di un disavanzo accresciuto del triennio di oltre 90 miliardi.
Fatta questa premessa, l'andamento dell'indebitamento netto nell'orizzonte di previsione presenta valori pressoché uguali tra NADEF, DEF tendenziale e DEF programmatico e la graduale riduzione verso l'obiettivo del 3 per cento che si prevede verrà raggiunto nel 2025. Il Governo sceglie inoltre di non utilizzare il lieve miglioramento dello 0,15 per cento, pari a circa tre miliardi, per ridurre l'indebitamento netto. Sceglie invece di destinarlo invece a una riduzione temporale dei contributi sociali a carico dei lavoratori con reddito medio-basso; un intervento temporaneo, tanto che a partire dal 2024, per evitare un aumento della pressione fiscale, dovranno essere reperite ulteriori risorse che peraltro, ad oggi, non si leggono nel DEF. Queste serviranno per rendere strutturali o almeno per prorogare sia tale nuovo intervento sui contributi sociali, sia gli interventi già in essere e previsti nella legge di bilancio per il 2023.
Il DEF peraltro stima che gli oneri connessi alle politiche invariate ammontino allo 0,3 per cento del PIL nel 2023 per oltre 9 miliardi e allo 0,4 per cento del PIL nel 2026 per oltre 12 miliardi. Il Documento, tuttavia, non lascia intendere chiaramente dove verranno reperite le nuove risorse, limitandosi a un generico richiamo al rafforzamento della revisione della spesa pubblica e a una maggiore collaborazione tra fisco e contribuente, dimenticando in quest'ultimo caso che il fondo per il recupero dell'evasione dovrebbe essere destinato a finanziare la riforma fiscale e non genericamente a rifinanziare le politiche invariate.
È altresì evidente che il DEF non individua gli spazi per finanziare alcuna delle promesse elettorali del Governo né sulla riforma fiscale né sul superamento - lo reputo insostenibile - della legge Fornero, ma nemmeno per gli urgentissimi interventi sul welfare e sulla sanità. Anzi, sotto questo profilo, gli analisti confermano che la spesa sanitaria passerebbe dal 6,9 per cento nel 2022 al 6,2 per cento nel 2026, e tornerebbe sopra il valore prepandemico del 7 per cento solo nel 2045: una prospettiva incompatibile con le necessità del Sistema sanitario.
Condivido pertanto la preoccupazione: prima di ogni eventuale aumento di spesa o riduzione di entrata rispetto a quanto previsto a legislazione vigente, devono essere identificate le coperture adeguate strutturali e credibili. Tra queste, un impegno dovrebbe essere rivolto al ripristino di Opzione donna, con i requisiti in vigore nel 2022, e quindi un'anzianità di almeno trentacinque anni di contribuzione e di almeno cinquantotto anni di età, cinquantanove per le autonome. Occorre tenere conto che lo strumento di Opzione donna, trattandosi di pensione contributiva, è interamente a carico di chi ha versato i contributi, ricevendo di fatto - chi opta per Opzione donna - i contributi sulla base di un calcolo completamente contributivo, che porta ad ottenere in base a quello che si è realmente versato.
L'intervento su Opzione donna porterebbe un forte contributo al riassorbimento delle differenze di genere, come vuole il PNRR, in questo caso dando una risposta alle differenze retributive e contributive che da anni colpiscono la vita lavorativa delle donne, o meglio di una sola donna su due che in Italia lavora.
Con riferimento al rapporto debito pubblico/PIL, il DEF conferma una riduzione, seppur lenta: nel 2026, al termine dell'orizzonte di programmazione, il rapporto debito/PIL dovrebbe scendere al 140,4 per cento. Il calo complessivo di quattro punti rispetto al 2022 dipende da un differenziale favorevole tra la crescita nominale del prodotto, l'onere medio del debito e la persistenza di un avanzo primario superiore al 2 per cento.
La riduzione del rapporto debito/PIL non è, però, automatica in assenza di precisi interventi. Per prima cosa, l'onere sul debito è destinato ad alzarsi perché l'aumento dei tassi di interesse, già deciso dalla BCE e probabilmente in ulteriore rialzo, è mitigato per ora solo dalla vita media residua del debito pubblico italiano relativamente alta e pari a circa sette anni. Tuttavia, secondo le simulazioni presentate nel DEF, anche se gli obiettivi fissati venissero pienamente raggiunti, in assenza di un'ulteriore correzione dei conti, il rapporto tra debito e PIL tornerebbe ad aumentare già negli anni immediatamente successivi al 2026.
È di tutta evidenza che, per evitare tale insostenibile scenario, le politiche di bilancio dovranno mantenere adeguati avanzi primari e spingere una crescita economica con tassi di crescita vicini all'uno per cento. Sono obiettivi non raggiungibili senza una precisa determinazione a risolvere alla radice due principali ostacoli: in primo luogo, il recupero di efficienza ed efficacia del sistema Italia, che garantisca la produttività dei fattori, lavoro e capitale, con il superamento delle storiche criticità e quindi la messa a terra di tutte le riforme previste, dalla giustizia alla pubblica amministrazione, dal fisco alle politiche attive del lavoro, alla digitalizzazione; in secondo luogo, l'inversione di tendenza del calo demografico, da compensare nel breve termine con l'immigrazione e nel medio termine con la natalità.
La natalità è diretta conseguenza del protagonismo femminile, come confermano tutti i dati dei Paesi europei più performanti.
Per concludere, signor Presidente, questo DEF non lascia scampo a una rotta laboriosa e determinata, quella per la messa a terra di tutti gli interventi, gli investimenti e le riforme del PNRR. Solo così riusciremo nell'obiettivo della modernizzazione del Paese e del superamento dei ritardi strutturali e delle diseguaglianze generazionali, territoriali e di genere e per lasciare alle prossime generazioni un Paese più giusto e un tessuto più economico più competitivo.
Per questo, come Gruppo Per le Autonomie esprimeremo un voto favorevole per le risoluzioni che indicheranno in modo inequivocabile il raggiungimento di questi obiettivi. (Applausi).
PAITA (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAITA (Az-IV-RE). Signor Presidente, io penso che sia giusto inquadrare la discussione del DEF in uno scenario geopolitico, che è davvero comprensibilmente ed obiettivamente complesso. I tempi di guerra, scatenati dalla Russia con l'invasione dell'Ucraina, sono sicuramente aumentati. C'è una tensione in Oriente nel rapporto tra Cina e Taiwan; c'è un recupero, da parte della Cina, di un ruolo di dimensione globale, in netto contrasto con l'Occidente, per una evidente competizione di supremazia mondiale. E c'è anche, dal punto di vista economico, una ripresa, dopo il Covid-19, del ruolo della Cina.
Il quadro è, quindi, complesso. Nessuno di noi vuole fare finta di non comprendere appieno le dimensioni e la portata delle difficoltà che ci sono. È vero anche che ci sono dei cambiamenti, che vanno compresi e monitorati fino a fondo. Penso, per esempio, al tema della logistica mondiale. Noi abbiamo un cambiamento, se vogliamo anche epocale e di indirizzo, da una dinamica orizzontale ad una dinamica verticale, che non possiamo sottovalutare. Abbiamo anche avuto un miglioramento, di cui dobbiamo dare atto a chi ha governato prima di questo Governo, cioè Mario Draghi, dei flussi di gas tra la Russia e l'Europa, che sono stati progressivamente sostituiti col Medio Oriente e con il Nord Africa. Bisogna conoscere che cosa sta succedendo nel mondo. C'è una messa in discussione, sempre per riferirsi al tema della logistica, della rotta artica e anche della Via della seta. Nonostante i cambiamenti climatici, questi due percorsi entrano con difficoltà nel futuro.
È un processo, quindi, che per diverse ragioni (gas, logistica, rotte) può riconfigurare un ruolo importante e centrale del Mediterraneo e può rilanciare il ruolo che, per nostra natura, è tipico, insito nel sistema italiano, della piattaforma logistica del nostro Paese.
Parto da qui perché una delle questioni su cui penso che dovremmo cercare di capire meglio la strategia del Governo è il tema del tanto sbandierato Piano Mattei: un nome suggestivo, un nome che ci piace, ma vorremmo anche capire quali sono le azioni reali che il Governo sta intraprendendo per metterlo in atto. Per ora, di azioni reali, anche in riferimento alla parola che ho pronunciato precedentemente, noi abbiamo visto solo quello che hanno fatto Mario Draghi e il ministro Cingolani, ovviamente insieme alle persone incaricate all'interno delle società, tra cui sicuramente l'ingegner De Scalzi, che anche voi evidentemente apprezzate per il lavoro svolto.
Questo Piano, però, rimane un'araba fenice: che vi sia ciascun lo dice, ma dove sia nessun lo sa. E non serve scomodare Mozart per capire che siamo in presenza di un enigma, un enigma che, ormai, meriterebbe di essere compreso. (Applausi).
Insomma questo è un Governo che capisce poco i processi mondiali, se ne occupa molto poco, anche perché isola costantemente il nostro Paese in ambito europeo. Tuttavia, se può, fa continuo ricorso alla retorica degli scenari apocalittici, anche per esempio sul tema della crisi demografica, anche quando questo riguarda la richiesta urgente di domanda di lavoro delle imprese. Se, però, con la mano destra fa questo, con la mano sinistra agita la propaganda più becera, per esempio sul tema dell'immigrazione. (Applausi). Questo perché il problema deve rimanere tale; se infatti per il problema poi si configura una soluzione, allora viene meno l'argomento centrale dell'esistenza stessa di questo tipo di destra.
Penso che dobbiamo cercare di cominciare a capire come pensate che l'Italia possa essere la capofila di un progetto serio e autorevole in Europa, per esempio per quanto riguarda la strategia della politica nei Paesi dell'Africa. Si tratta di un tema urgente, rispetto al quale non solo il nostro Paese, ma anche l'Europa rischiano di non avere un ruolo da protagonista. Ricordo però a tutti - anche se non ce ne sarebbe bisogno - che quel tipo di strategia è più importante per l'Italia che per altri Paesi.
Guardiamo allora ai dati veri di questo Documento, che ha innanzitutto un'incapacità di risoluzione del problema del debito, che rimane una zavorra per il nostro Paese: non parlo - come dice sempre la collega Fregolent, citando il nostro ex presidente Mario Draghi - del debito buono, ma del debito che non genera investimento e crescita.
Questo DEF configura la spesa sanitaria sotto il 7 per cento del PIL e quindi un'emergenza reale e forte del Paese non è risolta all'interno di questo Documento.
C'è una sottovalutazione dell'impennata dell'inflazione, del costo delle materie prime, dell'aumento del costo del denaro, della diminuzione degli investimenti, del costo dei mutui. In sostanza, quella che si va profilando è una crescita bassissima, che non produce né il risultato di una riduzione reale del debito, né una capacità seria di investimenti e di ridistribuzione. (Applausi). È la matematica a dirlo, oltre che la logica.
Io penso allora che non si possa non parlare di un DEF inadeguato e che sia anche nostro dovere farlo. Noi siamo un'opposizione che fa proposte, che vi sfida sulle questioni, che anche sul PNRR ha avuto un atteggiamento costruttivo. Tuttavia, di fronte all'assenza di visione, è nostro dovere denunciare il fatto che qui dentro non c'è traccia delle promesse che avete messo in campo in campagna elettorale. Non c'è traccia del tema della diminuzione delle accise. Non c'è traccia della riforma delle pensioni - vi terrete la Fornero a lungo, nonostante i proclami televisivi - e non c'è traccia di una riforma adeguata di politica fiscale. Non c'è traccia neppure di una strategia sulla sofferenza demografica.
Nell'ultimo anno sono nati 400.000 bambini in meno. C'è un aumento dell'età media e le conseguenze sono evidenti. Il rischio è il collasso del sistema pensionistico, del sistema produttivo, del sistema sanitario e del sistema formativo.
Si può anche continuare a fare propaganda, ma, siccome all'epoca di Draghi la crescita in questo Paese c'è stata, la propaganda è a zero. (Applausi). È a zero, se non ci sono iniziative, se non c'è una capacità di mettere in campo una visione comprensibile sulle politiche migratorie, sulle politiche dei flussi, sulle politiche del lavoro e fiscali, sulle politiche della giustizia, su cui ancora non si è capito dove volete andare a parare, e sulle politiche demografiche.
A questa analisi, che qualcuno potrà definire di parte, ma che si fonda su dati oggettivi, dovreste associare la discussione che abbiamo fatto ieri, e cioè la discussione di una maggioranza che dice in maniera chiara e cristallina che non è in grado, non è capace di spendere le risorse del PNRR (Applausi) e che non lo è non perché il lavoro consegnato è insoddisfacente. Non è in grado perché in questi sei mesi non ha saputo mettere in campo un sistema di semplificazione e velocizzazione delle opere; non ha saputo riformare la pubblica amministrazione; non ha saputo aiutare i Comuni e cambiare i progetti che erano in grado di partire. Con questo non voglio dire che tutto fosse meravigliosamente a posto; certo, c'erano delle criticità, ma non si capisce come mai voi queste criticità, anziché affrontarle il primo giorno di insediamento di questo Governo, le avete prese in mano dopo sei mesi. Per quale motivo, a fronte della possibilità di dare una svolta, c'è qualche Ministro, per esempio il ministro Salvini, che continua a ricordare che tutto sommato quelle risorse possono anche non essere spese?
Voglio rammentare a tutti voi che non spendere quelle risorse, dimostrare l'incapacità di visione, ma anche operativa del nostro Paese, è una grande sconfitta, una grande resa per l'Italia (Applausi), un colpo duro a una visione europea più solidaristica che noi dobbiamo auspicare vada avanti, non che torni indietro.
Cosa proponiamo? Noi innanzitutto vi chiediamo di guardare un po' indietro rispetto agli anni in cui questo Paese cresceva. Il Governo Renzi potrebbe essere un buon esempio per voi. Potrebbe ricordarvi, per esempio, che con Industria 4.0 e con Italia sicura, noi abbiamo fatto delle cose importanti: investimenti in macchinari, impianti, mezzi di trasporto, digitalizzazioni, cioè gli interventi strutturali che consegnano al Paese un vantaggio competitivo, mettendolo nella condizione di essere davvero moderno in Europa e nel mondo.
Sul tema delle politiche demografiche, anche in questo caso, vorrei che uno sguardo oggettivo al lavoro che abbiamo svolto in questi anni voi provaste a darlo. Noi, per esempio, abbiamo istituito l'assegno unico. Vogliamo definirlo uno strumento di civiltà e di libera scelta? Uno strumento per favorire un aiuto concreto alle famiglie e alle donne, un aiuto in servizi. Per far questo c'è bisogno, però, di un investimento maggiore. Basterebbe allora continuare a investire su quello strumento, a metterci risorse, a farlo in termini più convincenti rispetto a quello che avete provato a fare.
In sostanza è chiaro che il nostro profilo come opposizione - parlo di Azione-Italia Viva - continua a essere quello di forze politiche che tifano sempre per il Paese, che cercano di dare una mano in termini di proposte, che sono convinte che il Paese possa farcela, ma che non possono esimersi da una critica dura e molto severa rispetto a questi mesi di Governo. E questa critica severa si tradurrà - io credo in maniera molto coerente - da un lato, con l'assunzione di responsabilità piena nel voto sullo scostamento, augurandoci tutti quanti che non serva solo a generare debito, ma serva anche realisticamente a dare una mano a politiche operative; dall'altro lato, però, con un voto pienamente e convintamente negativo sulla risoluzione della maggioranza che in qualche modo riassume e riepiloga lo strumento del DEF che - come abbiamo detto - reputiamo inadeguato, ma soprattutto senza alcuna visione strategica. (Applausi).
Saluto a rappresentanze di studenti
PRESIDENTE. Salutiamo studenti e docenti dell'Istituto superiore «Elsa Morante» di Limbiate, in provincia di Monza e della Brianza, e studenti e docenti della Scuola secondaria di primo grado «Serafino Manca» di Sarule, in provincia di Nuoro. Benvenuti in Senato. (Applausi).
Ripresa della discussione congiunta del documento LVII, n. 1,
e dell'annessa Relazione predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (ore 15,19)
DAMIANI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DAMIANI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, quello che ci accingiamo a votare oggi in Assemblea è il primo Documento di economia e finanza interamente frutto delle scelte di politica economica del Governo Meloni e della maggioranza di centrodestra. È utile anche ricordare, visto che abbiamo ascoltato in quest'Aula tanti e tanti discorsi, che a ottobre dello scorso anno, nel 2022, il precedente Governo Draghi ha approvato una Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. Poi è arrivato questo Governo, che si è fatto carico della prima manovra finanziaria, che era però per dieci dodicesimi scritta dal precedente Governo. Nonostante questo, con grande coraggio e con scelte che abbiamo già identificato nella manovra precedente, abbiamo tracciato una linea e una strada, che oggi andiamo a iniziare - non dico a completare - per le scelte di politica economica del nostro Paese per i prossimi cinque anni. Questo voglio dirlo chiaramente all'opposizione: se lo mettano in testa, perché questo Esecutivo sarà al Governo e questa maggioranza governerà il Paese per i prossimi cinque anni. (Applausi).
Quello al nostro esame è dunque un Documento importante, che programma la crescita del nostro Paese nei prossimi anni e lo fa oggi, in un orizzonte di incertezza molto forte. Dobbiamo ricordare un'altra questione: ciò accade in un clima nazionale e internazionale difficile, non soltanto dal punto di vista economico, per la guerra adesso e per il Covid prima. Oggi ci troviamo dunque a tracciare il Documento di economia e finanza e a guardare ad una crescita del prodotto interno lordo, nel 2023 dell'1 per cento, nel 2024 dell'1,5 per cento, rispetto ai dati precedenti, tracciati nel novembre 2022, dello 0,6 per cento. Il debito continuerà a pesare ancora per il 4,5 per cento rispetto al prodotto interno lordo nel 2023, però ci sono 3,4 miliardi di euro, che abbiamo deciso, come indirizzo politico, di destinare tutti al cuneo fiscale. Questo è un altro aspetto importante da evidenziare e da sottolineare: l'intervento per la riduzione del cuneo fiscale è a noi molto caro, da tempo. Voglio ricordare che sono stati già tanti gli interventi: non lo abbiamo fatto di colpo, come qualche associazione, come Confindustria ci aveva chiesto negli anni e nei mesi scorsi, chiedendoci di intervenire con circa 20 miliardi di euro. Sono però ormai un paio di anni che lo facciamo: per 8 miliardi di euro nel 2021, lo scorso anno, nella manovra finanziaria, abbiamo tagliato di 3 punti il cuneo fiscale e oggi lo facciamo con altri 3,5 miliardi di euro. Questi sono dati importanti, che testimoniano l'impegno che la maggioranza e il Governo stanno mettendo oggi a punto, per sostenere i lavoratori e non solo, ma anche e soprattutto le imprese, per liberare risorse che servono oggi alle imprese, per creare lavoro.
Nel 2024 abbiamo anche a disposizione, come è scritto nel DEF, 4,5 miliardi di euro, che servono per un altro caposaldo di questa maggioranza, ovvero la riforma fiscale, che il Governo ha subito messo in campo nei primi mesi della legislatura e che ha già iniziato il suo iter e il suo percorso legislativo nelle Aule parlamentari. Si tratta di un altro impegno forte del Governo. È importante ancora evidenziare che è prevista la riduzione della pressione fiscale, da sempre un cavallo di battaglia di Forza Italia e del centrodestra: dal 43,3 per cento nel 2023, prevediamo una decrescita appunto della pressione fiscale, con una riduzione al 42,7, nel 2026, e lo stesso vale per il debito, che scenderà di altri 4 punti percentuali, dal 144,4 per cento al 140,4 per cento nel 2026. Non sono numeri messi lì a casaccio, ma sono dati economici puntuali che, come dicevo, tracciano oggi la strada della nuova politica economica del Governo.
Il Governo si trova a varare oggi un Documento di economia e finanza in condizioni internazionali e nazionali veramente difficili. Non voglio entrare nel merito delle singole condizioni, ma le voglio brevemente elencare, per dire qual è lo scenario che abbiamo oggi di fronte a noi e per ricordare quale è oggi l'incertezza del futuro, perché non ci sono, anche da un punto di vista economico, dei punti di riferimento. Occorre evidenziare che la guerra e il Covid hanno portato ad una crescita importante dell'inflazione.
Non dobbiamo poi dimenticare - anche se forse è un argomento che non interessa a molti - i fallimenti di alcune banche americane e la crisi di una banca alle porte dell'Italia (il Credit Suisse), nonché il rialzo dei tassi di interesse da parte di tutte le banche centrali. Una tempesta che potremmo definire perfetta; ma, nonostante questo, oggi mettiamo in campo delle scelte politiche ed economiche ben definite.
Questi sono tutti fattori che vengono considerati all'interno del Documento di economia e finanza, che quindi risulta realista e prudente; sono queste due caratteristiche che oggi alcuni esponenti delle opposizioni hanno definito negative e che invece noi definiamo positive, come ha certificato in audizione anche la Banca d'Italia (l'avete ascoltata tutti), dicendo che sono caratteristiche importanti di questo Documento. Ciò sta a significare che, qualora dovessero migliorare le condizioni (come ci auguriamo), anche solo un fattore tra tutti quelli che ho elencato, la ripresa della nostra economia potrebbe essere sicuramente più rapida e più marcata.
Non dobbiamo, inoltre, dimenticare come ha inciso nel 2022 il rialzo del deficit, dovuto anche alla contabilizzazione dei crediti fiscali e di tutti i bonus edilizi. Oggi c'è la possibilità di utilizzare parte di quei crediti e di quei circa 8 miliardi di indebitamento; abbiamo scelto di utilizzarli per la riduzione della pressione fiscale, che nel triennio scenderà dello 0,6 per cento. Questa è una scelta politica ben definita da parte di questa maggioranza, che ha voluto utilizzare tutte le risorse a nostra disposizione per la riduzione delle tasse, che per Forza Italia è una battaglia portata avanti da sempre, anche e soprattutto dal nostro presidente Silvio Berlusconi, in particolare per aiutare le imprese e sostenere le famiglie.
Il DEF quindi si articola e si delinea su tre principi fondamentali e su tre obiettivi che definisco programmatici. Il primo punto è la graduale rinuncia a tutte le misure straordinarie spot che abbiamo messo in campo con gli ultimi Governi; si eliminano tutte queste misure, ma si continuano a individuare delle misure permanenti di sostegno alle famiglie e ai soggetti più vulnerabili. In secondo luogo, abbiamo la riduzione graduale del deficit e del debito della pubblica amministrazione rispetto al prodotto interno lordo. Infine, c'è il sostegno alla ripresa dell'economia italiana, volto a conseguire tassi di crescita del PIL e del benessere degli italiani che siano più elevati rispetto al decennio passato.
È inoltre importante non trascurare, ma anzi continuare una politica iniziata nella precedente manovra finanziaria: la spending review (ma con dati reali!). È stata osannata negli anni passati dal MoVimento 5 Stelle: 50 miliardi di spending review sono dati che non sono mai esistiti e che non siete mai riusciti a realizzare. Oggi noi diamo dati più certi, con la riduzione e il taglio delle spese dei Ministeri: un miliardo e mezzo nel 2023 e due miliardi nel 2025.
Il quadro degli strumenti per la crescita non si ferma qui. Ne abbiamo parlato tanto in queste settimane in quest'Aula, anche ieri: l'utilizzo di tutti i fondi del PNRR (Applausi), che farà non soltanto crescere il prodotto interno lordo, ma ridurrà il tasso di disoccupazione nel nostro Paese in questi anni. Questi sono fatti concreti con i quali l'opposizione si deve confrontare.
Molto importante è anche, e non per ultimo - Presidente, mi dia solo un minuto per concludere - il quadro delle riforme che abbiamo messo in campo, con la principale di esse, la riforma delle riforme, quella fiscale, che ha già iniziato il suo iter parlamentare. Con questo vi dovete confrontare. Forza Italia ha già espresso il suo voto in Consiglio dei ministri, votando favorevolmente, perché la strada intrapresa dal Governo getta le basi per la manovra finanziaria che andremo a fare nel prossimo dicembre 2023, in sintonia soprattutto con gli obiettivi del nostro programma, che - lo voglio ricordare - è stato votato dalla maggioranza degli italiani.
Questi sono quindi i nostri impegni e quelle poche - ma che ritengo necessarie - leve sulle quali da tempo il centrodestra e Forza Italia, come componente fondamentale della maggioranza di Governo, insistono. Sono solo due le leve importanti per la crescita economica - altre non ne conosciamo - e sono la riduzione delle tasse in primo luogo, e il sostegno alle imprese, in secondo luogo, che sono gli unici soggetti oggi a generare lavoro per il nostro Paese. (Applausi). Ecco perché solo con questi strumenti riusciamo a combattere la crisi economica che, ahimè, in questi anni ci ha distrutto e messo in grande difficoltà. È per questo che annuncio il voto favorevole del Gruppo Forza Italia. (Applausi).
PRESIDENTE. Ricordo a tutti di rivolgersi alla Presidenza negli interventi, per evitare poi reazioni da parte dei colleghi.
TURCO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURCO (M5S). Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, il Documento di economia e finanza in discussione, il primo - come è stato ricordato - a firma del presidente Meloni e del ministro Giorgetti, dimostra tutta la pochezza e l'incapacità dell'attuale Governo (Applausi) di dare risposte alle diverse emergenze e priorità del Paese. Con meri espedienti lessicali, l'Esecutivo e il Ministro dell'economia e delle finanze parlano di ambizioni responsabili, prudenza fiscale e pragmatismo, nel tentativo di nascondere il prosaico significato di questi termini, ovvero: austerità e tagli.
In più, con un'operazione ardita, illogica ed economicamente folle, nelle premesse al DEF si pone come obiettivo - peraltro annunciando e definendo un principio economico nuovo che il Governo ha coniato - la moderazione salariale, che secondo il Governo dovrebbe servire a contrastare il pericolo di una spirale prezzi-salari. Il tutto quando i più autorevoli osservatori, a partire da alcuni banchieri centrali della BCE come Fabio Panetta e Isabel Schnabel, dicono chiaramente che siamo sempre più di fronte ad una spirale prezzi-profitti, che in questi sei mesi non avete fatto nulla per contrastare.
Inoltre, proprio nei giorni scorsi Eurostat ha certificato che nel 2022 l'Italia è il penultimo Paese in Europa quanto al recupero dell'inflazione. Se i prezzi nel vecchio Continente l'anno scorso sono aumentati in media del 9 per cento, e i salari europei sono aumentati, sempre in media, del 4,4 per cento, in Italia l'incremento è stato appena del 2,3 per cento. Questo senza considerare che in Italia i salari sono fermi da oltre vent'anni e l'OCSE ci dice che c'è stata una perdita del 2,9 per cento.
Di fronte a questa emergenza, sia economica che sociale, il Governo Meloni cosa fa? Parla di moderazione salariale. Ci chiediamo: ma dove vive l'Esecutivo? Si è scelta una politica economica di rigore e marcatamente restrittiva. In primo luogo, si programma un draconiano abbattimento del rapporto deficit-PIL in calo dal 5,6 per cento del 2022, al netto delle riclassificazioni contabili, al 2,5 per cento nel 2026. In secondo luogo, si punta su una crescita economica che noi abbiamo definito da prefisso telefonico, prevista dal Governo all'1 per cento per quest'anno, mentre l'OCSE e il Fondo monetario già la rettificano a +0,6 e +0,7 per cento. E noi aggiungiamo: sempre se tutto va bene. In terzo luogo, si pone come obiettivo principale la riduzione del debito pubblico, difficilmente conseguibile con un trend di crescita così modesto, tranne se non si ricorre, come avete deciso di fare, ai tagli alla spesa.
Si riduce il debito pubblico dal 142,1 per cento al 140,4 per cento rispetto al PIL. Si è venuto a creare poi un piccolo, anzi piccolissimo spazio fiscale, ovvero 3,4 miliardi, appena lo 0,15 per cento del PIL, dato dalla differenza tra deficit tendenziale 2023 (4,35 per cento in rapporto al PIL) e deficit programmatico, confermato al 4,5 per cento: un mini margine fiscale che si ha avuto il coraggio di spacciare per tesoretto, ma che potrebbe semplicemente derivare dal recente cambiamento contabile di Eurostat.
Questi sono, in sintesi, i numeri di una manovra che il Governo ha definito, in alcune uscite pubbliche e interventi sulla stampa, "espansiva"; lo avete anche riferito qui in Aula (Applausi), quando invece i dati dimostrano in maniera inequivocabile tutt'altro. Dimostrate anche di non conoscere i dati della manovra, perché quando il presidente Meloni afferma, com'è accaduto in una recente intervista su «Milano Finanza», di voler ridurre il debito pubblico con la crescita economica, sconfessa se stessa, viste le prospettive economiche così desolanti e misere.
La verità è che il Governo Meloni ha sposato e ha anticipato forse la politica dell'austerity, fatta di tagli alla spesa e di scarsa prospettiva economica, così come comprovato dal ritorno all'avanzo primario, che da - 0,8 per cento del 2022 passerà a + 2 per cento entro il 2026. Questo significa realizzare una stretta fiscale fatta di tagli alla spesa corrente e soprattutto - ahimè - agli investimenti stimabile in oltre 60 miliardi a valori attuali: altro che ridurre il debito pubblico con la crescita economica. Questi sono numeri da vacche molto grasse; anzi, per noi magre, per voi grasse. È una stretta di cinghia che difficilmente il Paese potrà sostenere sul piano sociale ed economico, in considerazione anche della manovra correttiva di 15 miliardi che Bruxelles ha già comunicato con la nuova letterina che è arrivata a seguito della riforma del Patto di stabilità, proprio in base a quello che voi avete certificato nel DEF. Qui si rischia, caro Governo, di entrare nuovamente nella trappola del debito, già sperimentata a partire dall'ultimo Governo di centrodestra del 2009 e che gli italiani ricordano ancora.
Questa descritta è la verità inconfutabile dei numeri che questo Governo ometterà sempre di dire ed ammettere, preferendo ancora una volta la sola propaganda. L'approvazione di questo DEF 2023, inoltre, segna la definitiva rottura con le aspettative di crescita economica del Paese e fa calare un triste sipario sulle politiche espansive del Governo Conte 2, che hanno permesso al rapporto debito-PIL di ridursi di ben 13 punti e alla crescita economica del PIL di raggiungere la cifra record di quasi l'11 per cento.
Entrando nel merito del DEF, avete deciso di nascondere, come polvere sotto il tappeto, i veri problemi dei cittadini e delle imprese. Ne cito solo qualcuno per motivi di tempo, a titolo esemplificativo: ad esempio, l'impoverimento delle famiglie e l'emergenza salariale. Soprattutto su questi aspetti avete annunciato un misero taglio al cuneo fiscale di 3,4 miliardi, che corrispondono a pochi spiccioli di 9 e 16 euro, peraltro solo per il periodo di maggio-dicembre. È una misura che riteniamo insufficiente, perché in Italia non c'è solo il problema di tagliare le tasse sul lavoro, ma è necessario aumentare i salari poveri, introducendo il salario minimo legale (Applausi), adeguare gli stipendi all'inflazione, così come stanno facendo Germania, Francia e Spagna. Cosa aspettate a farlo?
Questo aiuterebbe anche molti settori nella ricerca dell'occupazione, favorirebbe la natalità e soprattutto eviterebbe il rischio prossimo del crollo dei consumi, del mancato pagamento dei mutui e della sfiducia delle imprese.
Sulla natalità, caro Ministro, attendiamo di conoscere la proposta che ha annunciato. In base ai nostri calcoli, costerà 80 miliardi, ma attendiamo adesso di sapere effettivamente qual è la proposta.
Sulla sanità pubblica fate un taglio di risorse rispetto al PIL che passeranno dal 7 per cento al 6,7 per cento, una situazione inaccettabile che metterà a rischio il diritto universale alla salute. Si tagliano le pensioni di 10 miliardi, rimandate la delega fiscale e rimandate il superamento della legge Fornero, due cavalli di battaglia che avete promesso di portare avanti, costi quel che costi (queste erano le parole di Giorgia Meloni e di Matteo Salvini). Ancora una volta i numeri reali smentiscono i vostri conti, ma mi chiedo: dov'è il buco di bilancio che avete più volte ribadito? Nel DEF c'è scritto che il fabbisogno di cassa addirittura si è ridotto di 40 miliardi. Ma vi rendete conto di quante fesserie sono state dette sul superbonus e sugli effetti del superbonus? (Applausi).
Qualcosa, però, l'avete fatta: avete aumentato il limite del contante, avete fatto cinque condoni, non avete tassato gli extraprofitti, avete cancellato il superbonus e il piano nazionale Transizione 4.0, avete eliminato il reddito di cittadinanza per poi sostituirlo e avete tagliato di 3 miliardi i sussidi, avete eliminato anche le misure contro il caro energia. In definitiva, il primo DEF del Governo Meloni è come il piccolo topolino partorito dalla montagna. A questo punto ci chiediamo: per caso il Governo Meloni - il Governo politico, dopo tanti anni - si è trasformato già in un Governo tecnico? (Applausi). Il Governo Meloni assomiglia infatti a un Governo tecnico e questo non lo diciamo noi, a definirlo così è stata recentemente l'agenzia di rating Standard & Poors. A questo punto, ci chiediamo: eravate pronti a fare cosa? A tagliare la spesa pubblica e gli investimenti non solo pubblici, ma anche privati?
Concludo, Presidente, con la riflessione illuminante di un noto scrittore francese, Rochefoucauld, che ben descrive lo spirito propagandistico dell'attuale Governo: «Le promesse di certi uomini sono come sabbie mobili che, viste da lontano, sembrano solide e sicure, ma si rivelano inconsistenti e insidiose da vicino». (Applausi).
Per tutte queste ragioni, annuncio il voto contrario del Gruppo MoVimento 5 Stelle alla proposta di risoluzione della maggioranza sul DEF, in considerazione delle tematiche che vi vengono inserite, che reputiamo quasi tutte inadeguate. In particolar modo, evidenziate una volta di più di favorire la crescita economica, ma quale crescita economica? Quella dello zero virgola? Dite che rimandate tutto a degli spazi fiscali: 4 miliardi avremo per il 2024. Proseguite poi sul tema del lavoro, che limitate al solo cuneo fiscale, ma - attenzione - non c'è solo il problema del cuneo fiscale, c'è il problema di ridurre il costo del lavoro per le imprese e di indicizzare i salari. Parlate di occupazione, ma quale occupazione? Noi vogliamo un'occupazione di qualità, quindi no alla precarietà e soprattutto salari dignitosi, perché senza questi non riusciamo a risolvere l'altro problema a voi caro, che è quello della denatalità.
Senza la stabilità del lavoro e senza redditi dignitosi, il tema della natalità non lo si può risolvere solo con qualche mancia o con qualche sussidio. (Applausi).
PRESIDENTE. La prego di concludere, senatore Turco, perché le ha dato quattro minuti in più del tempo a sua disposizione, e il 40 per cento in più del tempo penso sia veramente tanto, più di quanto concesso a tutti gli altri colleghi. La prego quindi di concludere.
TURCO (M5S). Ho concluso, Presidente.
In merito alla sanità, vi limitate solo ad alcuni aspetti della sanità ma non risolvete il problema, perché portate le risorse - rispetto al PIL - dal 7 al 6,2 per cento. (Applausi).
GARAVAGLIA (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARAVAGLIA (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, senatrici e senatori, il Documento di economia e finanza che andiamo ad approvare è in linea con la legge di bilancio approvata dal Governo Meloni di centrodestra che, come questo documento, era una manovra molto semplice, solida, pragmatica, seria, esattamente quello che va fatto in un momento di particolare incertezza come quello attuale.
Non nascondiamoci dietro a un dito: i costi dell'energia, i tassi di interesse, la modifica del Patto di stabilità europeo sono tutti elementi che vanno considerati con la massima attenzione.
Ricordiamo le polemiche infinite sulla legge di bilancio: non c'è abbastanza per i costi dell'energia, e invece i fatti ci hanno dato ragione ed è stato fatto quello che andava fatto, e le risorse sono state concentrate in un periodo perché poi bisognava vedere l'evolversi della situazione, altrimenti si sarebbero buttate via risorse.
Ricordiamo i fiumi d'inchiostro per la fine dello sconto statale sui carburanti: anche in quel caso sembrava che venisse giù il mondo, e invece si è evitato di buttare via fiumi di risorse pubbliche, perché poi i costi sono rientrati da soli.
Ecco, questo è quello che va fatto in un momento particolarmente incerto e complesso come questo: proseguire, passo dopo passo, su basi solide, quindi aggiornando di volta in volta le politiche economiche sulla base dei dati che si aggiornano in tempo reale. Intanto, tra l'altro, l'Italia cresce più del previsto.
Sappiamo tutti che il Documento di economia e finanza non è la Bibbia con cui si scriverà la legge di bilancio. È evidentemente frutto di una stagione di incertezza; il vero documento sarà la NADEF, la Nota di aggiornamento al DEF dopo l'estate, e lì ci saranno i dati giusti per poter fare la prima legge di bilancio di legislatura del Governo di centrodestra. (Applausi). Questo è il punto.
Questo è un documento ponte, che programma a medio termine, sì, ma il documento vero sarà quello di settembre. Nel frattempo, cosa fanno Governo e maggioranza? Stanno fermi? No, perché nel mentre ci sono anche riforme che creano PIL, creano sviluppo e non necessariamente hanno bisogno di risorse e di stanziamenti. Tra l'altro, tutte le risorse disponibili sono state giustamente assegnate alla priorità delle priorità, che è il costo del lavoro per i redditi più bassi. Ora, che vi lamentiate anche di questo è onestamente paradossale!
Facciamo due esempi di riforme che creano PIL: la delega fiscale e le modifiche del mercato del lavoro.
L'ultima vera riforma del fisco risale agli anni Settanta; poi ci sono state piccole e grandi manutenzioni, però da allora non si è fatto più alcunché. Ma l'attuale sistema fiscale funziona? Ci sono tre elementi per dire che non funziona.
L'evasione è stimata a circa 100 miliardi, quindi c'è indubbiamente un problema, il magazzino fiscale, cioè, imposte e tasse che lo Stato non riesce a incassare. Erano 810 miliardi a fine 2018, l'anno dopo diventano 955 miliardi, quello dopo ancora 1000 miliardi, quindi 1100 miliardi; adesso sono 1150 miliardi. Nel frattempo, si sono succeduti Governi di tutti i colori politici, quindi, non è un tema politico; non è che qualcuno non volesse incassare le imposte. Ciò significa semplicemente che il sistema della riscossione non funziona e va rivisto alla radice.
Gli accertamenti funzionano? Ma se una partita IVA, se un contribuente fa ricorso, e una volta su due vince lui e perde l'Agenzia delle entrate, vuol dire che c'è un problema, che non funziona neanche l'accertamento. (Applausi).
Se c'è un sistema fiscale che non riesce a incassare le imposte, perché, quando fa gli accertamenti, una volta su due gli esiti vengono cassati dal giudice tributario, ciò vuol dire che bisogna proprio metterci le mani. E come ci si mettono le mani? Ribaltando il sistema.
Invece delle grida manzoniane, rincorrendo il contribuente con il fucile perché si è sbagliato il comma di un articolo, cioè per errori formali, si cambia radicalmente e ci si fida del contribuente, partite IVA e aziende, distribuiti in tre fasce. Per i redditi più bassi, la flat tax: introdotta, tra l'altro, dalla Lega nel Governo Conte I a 65.000 euro, adesso, a 85.000 va a regime. Questo per i fatturati più bassi. Poi, per i fatturati medio bassi e medio alti, per la fascia intermedia, il concordato preventivo biennale.
Oggi l'Agenzia delle entrate ha tutti i dati puntuali per arrivare a capire, azienda per azienda, qual è il giusto fatturato. C'è tutto: c'è la fatturazione elettronica ed abbiamo tutti i dati. Si dice che cosa si vuole fatturare. Fatturi di più? Buon per te. Fatturi di meno? Peggio per te. Però, regole semplici e non più lo Stato di polizia che dà dell'evasore a prescindere a chi sbaglia, magari facendo errori formali. Poi, per le aziende più grandi, è previsto il corporate compliance. Quindi, è proprio un rovesciamento di sistema. Questo è un esempio per la delega fiscale.
Per quanto concerne il mercato del lavoro, funziona il mercato del lavoro? La disoccupazione è all'8 per cento, solo in turismo e ricezione mancano 300.000 persone, che aumentano di migliaia di persone se aggiungiamo i settori dell'agricoltura e del turismo. Ma se c'è disoccupazione e allo stesso tempo manca personale questo vuol dire che il mercato del lavoro non funziona. Allora va rivisto il mercato del lavoro. Anche in questo caso, il 1° maggio il Governo varerà un decreto che rimuoverà un po' di ostacoli.
Poi vi è la questione del reddito di cittadinanza. Se funzionava così bene, come mai non c'è incontro tra domanda e offerta di lavoro? Oggi l'INPS ci dice che nel primo trimestre ci sono state 300.000 domande, con un calo, su base annua, del 25 per cento, solo mettendo qualche paletto. Queste sono tutte risorse in meno che lo Stato spende e che possono essere giustamente utilizzate laddove servono, cioè per le politiche attive del lavoro, per far sì che ci sia un incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Lavoro, questo sconosciuto. In questi giorni si è parlato tantissimo di Costituzione. A volte ci sorge il dubbio che non tutti la leggano fino in fondo. Porto qualche esempio. L'articolo 2, al comma 2, parla del dovere inderogabile dei cittadini, espressione bella pesante che ricorda molto la fraternité della Rivoluzione francese, di solidarietà, politica, economica e sociale.
Per chi non l'avesse capito, andiamo all'articolo 4, comma 2, che parla di lavoro. Certo, vi è il diritto al lavoro, ma anche il dovere dei cittadini di svolgere un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Quindi, diritti e doveri. (Applausi).
Poi, per chi ancora non l'avesse capito, leggiamo il comma 1 dell'articolo 38 che dice che, certo, chi non ha mezzi di sussistenza deve essere aiutato, che gli va garantito il mantenimento. Sì, però, chi è inabile al lavoro. Torna sempre quel concetto. Laddove non c'è la possibilità, si aiuta; laddove c'è la possibilità, ciascuno ha il dovere di svolgere il proprio compito. In sintesi, i diritti ci sono e vengono garantiti per tutti se ciascuno fa il proprio dovere.
In conclusione, rivolgo gli auguri di buon lavoro al ministro Giorgetti, a tutti i membri del Governo e a tutti noi, senatrici e senatori di maggioranza ed opposizione. Il periodo è difficile, certo. A maggior ragione, tutti dobbiamo fare il nostro dovere. (Applausi).
MISIANI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MISIANI (PD-IDP). Signor Presidente, quando il ministro Giorgetti, che saluto con amicizia, è venuto dinanzi alle Commissioni bilancio di Camera e Senato a parlarci del DEF, ha usato i termini prudenza e responsabilità.
In effetti il quadro economico è complicato. C'è una crisi energetica che si è attenuata, ma continua a mordere; c'è un'inflazione che ha rallentato, ma rimane molto alta (il carrello della spesa a marzo era oltre il 12 per cento); ci sono i tassi di interesse che sono molto aumentati e questo impatta sul debito pubblico, ma anche sui bilanci delle imprese e delle famiglie. I conti pubblici vanno meno bene di quanto dicono in apparenza i numeri del DEF e l'economia rallenta.
Signor Presidente, ho visto tanta enfasi da parte della maggioranza per una crescita che quest'anno non sarà dello 0,6 per cento, ma dell'1 per cento: entusiasmo per uno zero virgola, come se fossimo in un boom economico. Ricordo che nel 2022 il PIL è aumentato del 3,7 per cento e nel 2021 del 7 per cento.
L'anno prossimo peraltro - altro elemento di cui bisogna tenere conto - torneranno le regole di bilancio europee, di cui parleremo più diffusamente. La proposta della Commissione è un passo in avanti; lo ha detto correttamente anche il Ministro. Il commissario Gentiloni ha fatto un lavoro importante (Applausi) e credo che il Paese debba sostenere l'azione del commissario che esprimiamo, ma naturalmente quelle regole comporteranno dei vincoli che non avevamo nella fase di disattivazione delle clausole europee.
Qual è il punto, però, signor Presidente? È che questo DEF non è prudente; è un DEF reticente, debolissimo, senza visione e senza ambizioni. (Applausi).
Il collega Garavaglia ha evocato la legge di bilancio per il 2024. Signor Presidente, servirebbero per la prossima legge di bilancio di legislatura da 25 a 30 miliardi di euro per fare il minimo sindacale: 10 miliardi per prorogare il cuneo fiscale; 5 miliardi per lasciare il finanziamento della sanità almeno al livello di quest'anno; i soldi per la scuola, i soldi per la riforma fiscale e i soldi che non ci sono per il contratto del pubblico impiego. Da 25 a 30 miliardi: questo DEF ne mette a disposizione quattro e per il solo 2024.
C'è tanta propaganda nelle parole del Governo. Il punto è che non c'è una strategia per affrontare di petto i nodi della crescita e dello sviluppo, di quella mancata crescita e mancato sviluppo che invece, se affrontati, permetterebbero di allargare i margini di manovra della politica economica. Pensiamo al tema della doppia transizione, quella ecologica e quella digitale. Non è un tema per futurologi, perché le conseguenze del riscaldamento globale le stiamo pagando adesso: basta pensare ai danni della siccità, degli eventi climatici estremi.
Dobbiamo prepararci per tempo alle conseguenze dell'automazione e dell'intelligenza artificiale sul mondo del lavoro, sul nostro modo di studiare e di vivere. La politica, anche quella che scrive il DEF, dovrebbe comprendere la portata di queste trasformazioni e dovrebbe impostare per tempo le risposte.
Qual è la risposta del Governo alla transizione ecologica? Avete fatto muro contro tutto quello che veniva avanti in Europa: muro contro il superamento dei motori a benzina e diesel dal 2035; muro contro la direttiva sull'efficientamento energetico degli edifici; muro contro tutte le scelte concrete che vanno verso la decarbonizzazione. Il problema, signor Presidente, è che dietro questi muri c'è il vuoto totale; non c'è una politica industriale per accompagnare le nostre aziende e i nostri lavoratori di fronte alla transizione. (Applausi). Lo abbiamo visto sull'automotive, su cui avete portato acqua alla Germania; avete fatto la battaglia sui biocarburanti e quegli altri hanno portato a casa i carburanti sintetici; voi, invece, non avete portato a casa l'unica cosa che serviva, non tempo, ma soldi e spazi per una politica industriale che accompagnasse le imprese e i lavoratori italiani.
Manca anche una politica industriale per cogliere le opportunità della doppia transizione, di nuovi posti di lavoro e nuove imprese. Avremmo bisogno di un nuovo piano Industria 4.0. Avremmo bisogno di mettere a terra i progetti del PNRR. Avremmo bisogno di una politica per lo sviluppo che non c'è in questo Documento di economia e finanza. Non c'è quella politica, ma abbiamo un Governo che continua a illudersi e a illudere gli italiani che si possa andare avanti con una competizione al ribasso. C'è il sommerso, e va bene, tolleriamolo; ci sono l'evasione fiscale, il lavoro sottopagato, la precarietà, il fatto di investire il meno possibile in ricerca e sviluppo.
Questo modello di sviluppo che voi state portando avanti non ci porta da nessuna parte e in sei mesi sul PNRR, che era ed è l'occasione per cambiare questo stato di cose, voi avete perso tempo in chiacchiere. (Applausi). Avete continuato ad annunciare una revisione del Piano di cui non c'è traccia a Roma e a Bruxelles e ieri lo abbiamo visto nelle parole del ministro Fitto.
La verità è che voi non siete pronti, non avete chiaro quali progetti tenere e quali progetti spostare, quali procedure migliorare e come uscire dal pantano in cui vi siete messi.
Il secondo nodo, Presidente, sono le disuguaglianze, che minano la coesione, ma rallentano anche la crescita. Nel 2022-2023 abbiamo avuto una fiammata inflazionistica che ha fatto crollare il potere d'acquisto dei redditi: 1,1 per cento di aumento delle retribuzioni, 8,7 per cento dell'inflazione, 12,1 per cento di inflazione per il 20 per cento più povero delle famiglie. È un carovita che allarga le disuguaglianze. Qual è la vostra risposta? 3,4 miliardi sul cuneo fiscale: una risposta che va nella direzione giusta, ci mancherebbe, ma con due limiti. Il primo limite è che sono pochi soldi: 15 euro al mese. Il secondo è che questo taglio termina a fine 2023 e non c'è un euro, non solo per prorogare il taglio del DEF, ma nemmeno per prorogare quello della legge di bilancio.
Signor Presidente, c'è però un problema ancora più serio: c'è una serie di decisioni che il Governo sta assumendo che va nella direzione sbagliata. Pensiamo alla riforma fiscale, che riduce la progressività e l'equità del sistema; pensiamo al no al salario minimo, al decreto lavoro che allarga il ricorso ai contratti precari, che smantella il reddito di cittadinanza, sostituendolo con strumenti che avranno il 30 per cento di risorse in meno. Pensiamo ancora a quello che il DEF non dice e ai soldi che non stanzia sulla sanità, che rischia il collasso con numerose Regioni che vanno verso il commissariamento. Ciò vuol dire taglio dei servizi e aumento della pressione fiscale per milioni di italiani. (Applausi).
Questo è il quadro di una politica economica che non solo sottovaluta la questione sociale, ma allarga anche la precarietà e le disuguaglianze e così facendo penalizza... (Brusio).
PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Misiani. Posso chiedere a tutti l'educazione di lasciarci ascoltare?
MISIANI (PD-IDP). Parlo di un terzo e ultimo punto, Presidente, ringraziandola per il suo intervento. È importante che la questione demografica sia entrata nel dibattito di politica economica. Il Governo Conte II, di cui ho fatto parte, ha stanziato i soldi per l'assegno unico che il Governo Draghi ha attuato. L'assegno unico ha assorbito le detrazioni Irpef e i vecchi assegni familiari, riunificando strumenti che prima escludevano milioni di incapienti e di lavoratori autonomi e noi abbiamo messo 6 miliardi di euro in più rispetto a quello che c'era prima. Il Governo Conte II e il Governo Draghi hanno destinato agli asili nido e ai servizi per l'infanzia 4,6 miliardi del PNRR. Adesso il ministro Giorgetti è venuto in Commissione preannunciando un'azione shock di riduzione delle tasse sulle famiglie con figli, con una maxi detrazione o deduzione - non abbiamo capito - sui nuovi nati. Voglio dire con chiarezza, Presidente, che noi siamo a favore del rafforzamento delle politiche di sostegno alle famiglie e di un maggiore sostegno pubblico per chi fa figli. Servono però scelte efficaci, non quelle che aiutano a fare la propaganda. Volete stanziare più risorse per invertire la curva demografica? Benissimo, ma allora raddoppiate l'assegno unico (Applausi), che va anche agli incapienti e a tutte le famiglie italiane. Volete aiutare le famiglie a fare i figli? Mettete a terra i progetti degli asili nido del PNRR. (Applausi). Anziché alzare bandiera bianca, realizzate quei progetti e usate i poteri sostitutivi se i Comuni non ce la fanno, anziché arrendersi. Volete aiutare le famiglie?
Mettete a terra i progetti dei servizi per gli anziani, ampliate i congedi parentali, fate le cose che servono per aiutare le italiane e gli italiani a fare più figli. Se volete dare una mano al Paese, fatela finita con uno scontro ideologico sull'immigrazione, che non ci porta da nessuna parte (Applausi), perché le aziende italiane che hanno bisogno di assumere non guardano il passaporto delle persone che assumono, ma guardano se sono capaci e hanno voglia di lavorare. Abbiamo tante aziende che non trovano lavoratori e non possono aspettare venticinque anni, quando diventeranno utili al lavoro i nuovi nati, nell'immediato futuro.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, su tutti questi nodi economici e sociali state dando risposte sbagliate, ideologiche o nettamente insufficienti. Contrasteremo questa politica, perché è una politica sbagliata per il Paese. E la contrasteremo astenendoci sulla relazione al Parlamento e votando contro la risoluzione di maggioranza. Ma lo faremo a partire dalle nostre controproposte, che abbiamo costruito dialogando con le altre forze di opposizione e firmando una risoluzione insieme al MoVimento 5 Stelle e all'Alleanza Verdi e Sinistra, con il rammarico che avremmo voluto farlo anche con le altre forze di opposizione. Continueremo dunque a lavorare in questa direzione.
Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 16,06)
PRESIDENTE. La prego di concludere.
MISIANI (PD-IDP). È un primo passo? Sì, è il primo passo di un lavoro che vogliamo proseguire e allargare a tutti, per costruire una diversa politica economica, ma soprattutto un futuro programma di Governo per il Paese. (Applausi).
LIRIS (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LIRIS (FdI). Signor Presidente, saluto il rappresentante del Governo e ringrazio il relatore e il presidente della Commissione, Calandrini. Mi venivano in mente, mentre ascoltavo gli interventi che si susseguivano, le parole del senatore Claudio Borghi, che lamentava la sfortuna di dover parlare per ultimo in sede di discussione congiunta, perché ciò lo ha costretto ad ascoltare tante inesattezze. Immaginate cosa significhi parlare per ultimo in dichiarazione di voto, dopo aver ascoltato le tante e ulteriori inesattezze dette anche in dichiarazione di voto. (Applausi).
Cito allora qualche dato per poter corroborare il lavoro del Governo, del ministro Giorgetti e del presidente Meloni, che ringrazio. Cito i dati del deficit programmatico, l'indebitamento netto in rapporto al PIL (4,4 per cento, 3,5 per cento, 3 per cento, 2,5 per cento) e del rapporto tra debito e PIL (142 per cento, 141 per cento, 140 per cento). C'è quindi un miglioramento continuo, anno per anno. L'aumento del PIL sarà pari all'1 per cento nel 2023 e all'1,5 per cento nel 2024. Si prevede un incremento di 800.000 posti di lavoro nel 2023; una riforma del bonus edilizio, che finalmente prenda in considerazione la sostenibilità e in particolar modo l'importanza del rapporto tra competenza e cassa.
Onorevoli colleghi, perdonatemi se pongo particolare attenzione al mondo da cui provengo, parlando del Fondo sanitario nazionale. Si è parlato di una scarsa attenzione nei confronti del Fondo sanitario nazionale. Siamo stati purtroppo abituati da voi, colleghi, a segni negativi accanto alla parola sanità, negli ultimi anni. (Applausi). Ora, invece: +2,15 miliardi di euro nel 2023, +2,3 miliardi di euro nel 2024 e +2,6 miliardi di euro nel 2025. Questa è l'attenzione nei confronti del Fondo sanitario nazionale, con una controtendenza importante rispetto ai tagli del passato, rispetto alle previsioni negative che avete fatto voi e rispetto allo smantellamento della sanità del territorio, dei dipartimenti di prevenzione, della sanità delle aree interne. Questo è quello che ci avete lasciato.
Mi dispiace non sia presente il presidente Monti. Credo non sia uno sgarbo istituzionale parlare in sua assenza, ma il suo atteggiamento nei nostri confronti, guardando da questa parte come un professore che si rivolge a neofiti della politica e dell'amministrazione, non mi è piaciuto, caro Presidente. Quando si è dichiarato sorpreso delle nostre capacità e della nostra attenzione verso i conti pubblici, probabilmente il presidente Monti non sa che chi parla, chi sta da questa parte, chi compone le file del centrodestra, chi compone le file di Fratelli d'Italia ha un passato glorioso, viene dalle piazze, sì, ma poi ha frequentato le aule dei Comuni, delle Province e delle Regioni. (Applausi). Porta qui un'esperienza qualificata. Abbiamo studiato e mangiato polvere per diventare classe dirigente, non ci ha regalato nulla nessuno. È per questo che non ho preso di buon grado gli attestati di stima del presidente Monti, che ci ha trattato quasi come fossimo dei discepoli, neofiti della politica appena entrati, con la sorpresa che ha denunciato nei nostri confronti.
Abbiamo sfatato dei paradigmi, per cui lo Stato assistenziale è passato a essere uno Stato con un sistema che tutela i dipendenti e chi lavora. Tre miliardi nel 2023 vanno al cuneo fiscale, all'abbattimento delle aliquote Irpef, al fattore famiglia; quattro miliardi e mezzo nel 2024 saranno linfa vitale per la riforma fiscale. Questo è quello che stiamo mettendo in campo. Sul Fondo sanitario nazionale vi ho già detto.
Noi non adottiamo misure emergenziali, non adottiamo le misure shock alle quali voi siete abituati, perché sempre con Governi di piccola, misurata e misera prospettiva. Noi abbiamo una prospettiva di cinque anni. Abbiamo bisogno - e questo abbiamo scelto di fare - di mettere in campo misure programmatiche, strutturali, che durino cinque anni, che diano respiro e certezze, che ci rendano credibili nei confronti della parte produttiva del Paese e dell'Europa, laddove oggi stiamo discutendo il Patto di stabilità, laddove poi saremo giudicati sul DEF, laddove poi saremo giudicati in base alle misure che produrranno la NADEF a settembre-ottobre di quest'anno.
Guardando e ascoltando molti di voi - lo dico perché spesso mi piace evocare delle immagini prese in prestito dalla mitologia classica - ho pensato al mito classico di Dedalo e Icaro, che ricorderete bene. Dedalo era un papà esperto nella techné, nell'arte della costruzione, che aveva studiato, si era applicato e, forse proprio perché si era applicato, era prudente e misurato nelle scelte, nella misura in cui decide di costruire delle ali di cera e di piuma per il figlio Icaro, che voleva volare in alto e tornare ad Atene, uscendo dal labirinto; gli chiede di non volare troppo in alto e di non andare troppo vicino al sole, perché si sarebbero sciolte quelle ali, sarebbe caduto a terra e sarebbe morto. Ebbene, voi in questo volo siete stati per noi Icaro, che, nel tentativo di sognare troppo in alto con misure shock (superbonus e PNRR), siete andati al di là delle responsabilità e delle caratteristiche possibilità della nostra Nazione. (Applausi). Avete provato a fare il passo più lungo della gamba, a non avere contezza e consapevolezza dei nostri mezzi, dei nostri limiti e delle nostre possibilità.
Ebbene, è arrivato il Governo Meloni, un Governo di centrodestra, a salvare la Nazione dal precipizio nel quale ci stavate portando. (Applausi). Lo stiamo facendo con forza. Lo stiamo facendo con convinzione. Lo stiamo facendo guardando innanzitutto dentro noi stessi, nella consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre misurate azioni. Noi siamo persone che, passo dopo passo, step by step, raggiungeremo gli obiettivi che ci siamo prefissati.
Ora sta a voi scegliere da che parte stare: se sedervi dalla parte dei gufi, degli iettatori (Applausi. Commenti), di coloro che desiderano la fine dell'Italia, la disgrazia del Governo Meloni, o dalla parte e di chi tifa per un Governo che abbia credibilità e affidabilità in Europa e nel mondo. (Commenti).
PRESIDENTE. Senatrice Malpezzi, la prego.
LIRIS (FdI). È per questo, signor Presidente, che con orgoglio, convinzione, riconoscenza nei confronti del ministro Giorgetti e gratitudine nei confronti del presidente Meloni e di tutto il Governo annuncio il voto favorevole di Fratelli d'Italia sulla risoluzione del Governo. (Applausi).
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione delle proposte di risoluzione alla Relazione ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012.
Avverto che per tale deliberazione è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea. Pertanto, la votazione delle proposte di risoluzione avrà luogo mediante procedimento elettronico con scrutinio simultaneo.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 100, presentata dai senatori Malan, Romeo, Ronzulli e Biancofiore, alla Relazione ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 3, presentata dai senatori Malan, Romeo, Ronzulli e Biancofiore, al Documento di economia e finanza, accettata dal Governo.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto precluse le proposte di risoluzione nn. 1 e 2.
Prima di passare al successivo punto all'ordine del giorno, sospendo la seduta per una breve Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 16,19 è ripresa alle ore 16,52).
Votazioni per l'elezione dei componenti dei consigli di presidenza della giustizia amministrativa, della Corte dei conti e della giustizia tributaria (ore 16,52)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Votazioni per l'elezione dei componenti dei consigli di presidenza della giustizia amministrativa, della Corte dei conti e della giustizia tributaria».
BOCCIA (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. La invito a contenere naturalmente il suo intervento, senatore, ma a sua discrezione.
BOCCIA (PD-IDP). Signor Presidente, intervengo solo per ribadire all'Assemblea che il Gruppo Partito Democratico non parteciperà alla votazione. (Brusio).
Sarebbe bello, signor Presidente, se i colleghi ascoltassero le motivazioni per le quali il Partito Democratico ha deciso di non partecipare alle votazioni dei consigli di presidenza sulla giustizia amministrativa, sulla giustizia tributaria e sulla Corte dei conti.
PRESIDENTE. Prego, senatore Boccia, prosegua pure.
BOCCIA (PD-IDP). A nostro avviso, signor Presidente, è stata consumata una grave rottura, non solo delle prassi, ma anche di tutti i precedenti, come lei sa, e le do atto pubblicamente di aver provato a fare più volte una mediazione che sarebbe stata nell'esclusivo interesse delle istituzioni che rappresentiamo.
Il Partito Democratico non parteciperà al voto perché non è mai successo fino alla giornata di oggi che la maggioranza decidesse anche per l'opposizione.
Nei due precedenti che abbiamo alle spalle del 2013 e del 2018, i numeri che avevano portato poi alla definizione delle scelte dei consigli di presidenza erano stati rigorosamente rispettosi dei pesi dei Gruppi parlamentari; anzi, in un caso, nel 2013, addirittura la maggioranza di allora aveva dato più spazio alle opposizioni del tempo. In questo caso, signor Presidente, non solo la maggioranza ha deciso per l'opposizione, ma non è stata neanche rispettata la parità di genere che per noi era la conditio sine qua non. Dal primo giorno in cui abbiamo iniziato questo confronto, signor Presidente, abbiamo chiesto che fosse rispettata la parità di genere.
Anche oggi vi diciamo che se fosse rispettata la parità di genere alla Camera e al Senato, saremmo disposti a votare anche nomi non nostri. (Applausi). Non c'è stato verso di far cambiare idea e atteggiamento alla maggioranza.
Io penso che questo sia uno strappo che non fa bene a nessuno. Prendiamo atto della decisione della maggioranza di far diventare questa una vicenda che, di fatto, dà un profilo molto chiaro e, cioè, che non frega nulla - mi scusi, signor Presidente - alla maggioranza del quadro generale e del rispetto delle istituzioni. Questa cosa, sommata a quello che è appena successo alla Camera, dove non è stato approvato il DEF perché non c'è la maggioranza assoluta (Applausi), dà il senso della condizione in cui è questa maggioranza. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatore Boccia, mi corre l'obbligo di ricordare, avendo perfettamente compreso il suo intervento, che l'obbligo della parità di genere - obbligo, non opportunità - è previsto per il CSM e non per tali organi. Capisco però il senso del suo intervento e la ringrazio per avermi dato atto degli sforzi che a qualcosa hanno portato qui al Senato. Capisco che voi vorreste un discorso complessivo che coinvolga Camera e Senato, ma io faccio il Presidente del Senato e voi siete senatori. Qui il rispetto dei precedenti c'è, perché i nomi che sono arrivati alla Presidenza da parte della maggioranza sono rispettosi ed anzi superiori alle precedenti proporzioni. (Applausi). Capisco benissimo il senso della sua perorazione, chiamiamola così.
Passiamo alla votazione per l'elezione dei componenti del consiglio di presidenza della giustizia tributaria, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, e successive modificazioni.
Tale operazione avverrà a scrutinio segreto, ai sensi dell'articolo 25, comma 3, del Regolamento, sulla seguente lista compilata sulla base delle designazioni pervenute dai Gruppi:
- dottor Giorgio Fiorenza
- professor Alessio Lanzi
I nomi sono pervenuti con regolare lettera sottoscritta ufficialmente dai Capigruppo, che rappresentano una larga maggioranza. Ricordo che in base alla citata disposizione di legge i due candidati saranno proclamati eletti se la lista posta in votazione otterrà la maggioranza assoluta dei voti dei componenti l'Assemblea, cioè 104 voti.
I senatori favorevoli alla lista proposta voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si comporteranno di conseguenza.
Dichiaro aperta la votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Proclamo il risultato di votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico, per l'elezione dei componenti del consiglio di presidenza della giustizia tributaria:
| Senatori presenti | 136 |
| Senatori votanti | 135 |
| Maggioranza | 104 |
| Favorevoli | 111 |
| Contrari | 0 |
| Astenuti | 24 |
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Proclamo eletti il dottor Giorgio Fiorenza e il professor Alessio Lanzi, ai quali rivolgo, unitamente all'Assemblea, i migliori auguri di buon lavoro. (Applausi).
Passiamo alla votazione per l'elezione di due componenti del consiglio di presidenza della giustizia amministrativa e di due componenti del consiglio di presidenza della Corte dei conti.
La votazione, a scrutinio segreto, avrà luogo per schede, secondo le modalità previste dal combinato disposto dell'articolo 25, comma 1, del Regolamento, dell'articolo 7, comma 1, lettera d), della legge 27 aprile 1982, n. 186 e dell'articolo 18, comma 3, della legge 21 luglio 2000, n. 205.
Per l'elezione di due componenti del consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, ciascun senatore riceverà una scheda di colore giallo, sulla quale indicherà un solo nominativo. Sarà proclamato eletto colui che otterrà la maggioranza assoluta dei voti dei componenti del Senato.
Per l'elezione dei due componenti del consiglio di presidenza della Corte dei conti, ciascun senatore riceverà una scheda di colore celeste, sulla quale indicherà un solo nominativo. Sarà proclamato eletto colui che otterrà la maggioranza assoluta dei voti dei componenti del Senato.
Dinanzi al banco della Presidenza sono state predisposte due cabine. I colleghi senatori, immediatamente prima dell'ingresso in cabina, riceveranno dagli assistenti entrambe le schede, che dopo il voto depositeranno nell'apposita urna, all'uscita della cabina.
La chiama sarà svolta in ordine alfabetico.
Dichiaro pertanto aperta la votazione e invito il senatore Segretario a procedere all'appello.
(La senatrice Segretario VERSACE e, successivamente, il senatore Segretario IANNONE fanno l'appello).
(Seguono le operazioni di voto).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo di Correzzola, in provincia di Padova, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa delle votazioni per l'elezione dei componenti dei consigli di presidenza della giustizia amministrativa, della Corte dei conti e della giustizia tributaria (ore 17,34)
(Seguono le operazioni di voto).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione, a scrutinio segreto, per l'elezione di due componenti del consiglio di presidenza della giustizia amministrativa e di due componenti del consiglio di presidenza della Corte dei conti.
Ai sensi dell'articolo 2, comma 2, del Regolamento, invito tre senatori Segretari a procedere allo spoglio delle schede e al computo dei voti.
Subito dopo la proclamazione dell'esito, convoco una riunione della Conferenza dei Capigruppo.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, visti i momenti un po' concitati che ci sono qui, di discussione o meno, mi par di capire, dalla situazione, che sarebbe opportuno, intanto che si procede allo spoglio di questa prima votazione, che la seconda votazione venga rinviata ad altra data.
PRESIDENTE. Senatore Romeo, questo lo decide la Conferenza dei Capigruppo. La ringrazio dell'intervento, ma non possiamo deciderlo qui, in Aula. È molto probabile che questo avvenga ed è per questo che ho convocato la Conferenza dei Capigruppo.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Lo comprendo bene, signor Presidente, ma era però per agevolare, se non vi sono obiezioni. Spesso e volentieri, sul rinvio di un punto si può decidere in Aula, se non vi sono obiezioni.
PRESIDENTE. È appunto convocata la riunione della Conferenza dei Capigruppo a seguito della proclamazione del risultato della votazione, tra cinque minuti.
Poi, se lei vuole essere così cortese da venire qui, informalmente possiamo raccogliere le opinioni dei Presidenti dei Gruppi, non al microfono.
Per accontentare il presidente Romeo, la riunione della Conferenza dei Capigruppo è convocata immediatamente.
Sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 18,13, è ripresa alle ore 18,57).
Proclamo il risultato della votazione a scrutinio segreto per l'elezione di due componenti del consiglio di presidenza della giustizia amministrativa:
| Senatori presenti | 137 |
| Senatori votanti | 136 |
Hanno ottenuto voti:
| Giovanni Doria | 106 |
| Giangiacomo Palazzolo | 23 |
| Dispersi | 4 |
| Schede bianche | 2 |
| Schede nulle | 1 |
Per il consiglio di presidenza della giustizia amministrativa proclamo dunque eletto il professor Giovanni Doria. (Applausi).
Proclamo il risultato della votazione a scrutinio segreto per l'elezione di due componenti del consiglio di presidenza della Corte dei conti.
| Senatori presenti | 137 |
| Senatori votanti | 136 |
Hanno ottenuto voti:
| Carmela Margherita Rodà | 106 |
| Francesco Cardarelli | 24 |
| Giangiacomo Palazzolo | 2 |
| Giovanni Doria | 1 |
| Schede bianche | 2 |
| Schede nulle | 1 |
Per il consiglio di presidenza della Corte dei conti proclamo eletto l'avvocato Carmela Margherita Rodà, alla quale rivolgo gli auguri della Presidenza di buon lavoro. (Applausi).
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Colleghi, avevamo previsto che a questo punto il Senato dovesse procedere ad una nuova votazione in quanto non si è raggiunto il plenum dei due organi, mancando sia nell'uno che nell'altro un eletto.
Apprezzate le circostanze e anche in ragione di quello che sto per dirvi, non procederemo adesso alla prevista votazione, che rinviamo a domani perché, non essendo stata raggiunta la maggioranza assoluta sulla risoluzione al DEF presentata alla Camera, a differenza di quanto avvenuto invece al Senato dove è stata raggiunta appieno la maggioranza prescritta, il Governo ha ritenuto opportuno, se non necessario - forse necessario, forse solo opportuno - riconvocarsi per riformulare la Relazione sullo scostamento. Questo poiché, quantomeno una delle due votazioni che abbiamo fatto fa riferimento con certezza alla Relazione sullo scostamento, benché noi abbiamo regolarmente votato e approvato con i numeri prescritti, dovremo rivotare la nuova Relazione e, quindi, una eventuale nuova risoluzione che venisse presentata.
La Conferenza dei Capigruppo ha stabilito che l'Assemblea sia convocata domani, alle ore 14, preceduta dalle riunioni delle Commissioni che, all'esito della riunione del Governo e della riformulazione del nuovo testo della Relazione, si rendesse necessario convocare per l'opportuna votazione.
L'Assemblea è quindi convocata domani, alle ore 14; si inizierà, per decisione della Conferenza dei Capigruppo, con le dichiarazioni di voto in diretta televisiva, poi si passerà alla votazione a maggioranza assoluta per l'eventuale approvazione; dopodiché la votazione che non abbiamo svolto ora, la faremo in coda, cioè non prima delle ore 16. Sarà una votazione con il sistema elettronico se nel frattempo avremo un accordo generale delle opposizioni o, comunque, si deciderà di presentare una lista condivisa; se invece fosse come oggi, si voterà di nuovo con quelli che, nel gergo parlamentare, si chiamano catafalchi.
Mi pare di avervi detto tutto. Non ho altro da aggiungere se non augurarvi un veloce rientro a casa con ripartenza domani mattina o una buona cena nei tanti ristoranti romani.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di venerdì 28 aprile 2023
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, alle ore 14, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,03).
Allegato A
DOCUMENTO
Documento di economia e finanza 2023 e annessa Relazione ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (Doc. LVII, n. 1)
PROPOSTA DI RISOLUZIONE ALLA RELAZIONE AI SENSI DELL'ARTICOLO 6, COMMA 5, DELLA LEGGE 24 DICEMBRE 2012, N. 243
(6-00027) n. 100 (27 aprile 2023)
Malan, Romeo, Ronzulli, Biancofiore.
Approvata
Il Senato,
esaminata la Relazione al Parlamento, presentata ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243,
autorizza il Governo, ai sensi dell'articolo 81, secondo comma, della Costituzione, e dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, a dare attuazione a quanto indicato nella citata Relazione.
PROPOSTE DI RISOLUZIONE AL DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA 2023
(6-00028) n. 1 (27 aprile 2023)
Paita, Gelmini, Fregolent, Lombardo, Scalfarotto, Sbrollini, Versace, Enrico Borghi.
Preclusa
Il Senato,
premesso che,
il Documento di economia e finanza 2023 rivede le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica a legislazione vigente contenute nella NADEF 2022, in un quadro economico di riferimento migliorato rispetto a quello dello scorso novembre ma che resta incerto;
destano preoccupazioni il perdurare del conflitto russo-ucraino e le conseguenti tensioni geopolitiche internazionali, nonché il rialzo dei tassi di interesse e il drenaggio di liquidità operato dalle banche centrali che hanno fatto affiorare sacche di criticità preoccupanti nel sistema bancario internazionale;
la resilienza del sistema economico-produttivo nazionale continua a mostrarsi solida, ma la crescita congiunturale del PIL ha subìto un brusco rallentamento nella seconda metà del 2022, con una contrazione nel quarto trimestre, sebbene dai più recenti indicatori si possa desumere una lieve ripresa della crescita economica confermata anche dalle indagini presso le imprese, che segnalano un miglioramento delle attese su ordinativi e produzione e un incremento degli investimenti rispetto allo scorso anno;
la recente riclassificazione dei crediti fiscali legati ai bonus edilizi da parte di ISTAT, in accordo con Eurostat, ha comportato il passaggio dal criterio di cassa a quello di competenza, determinando un notevole peggioramento dell'indebitamento netto (deficit) del 2022, il quale si è attestato all'8 per cento del PIL anziché a un valore prossimo all'obiettivo programmatico del 5,6 per cento; al tempo stesso, per effetto di tale cambiamento contabile e delle recenti modifiche alla disciplina dei bonus edilizi, l'andamento del deficit della PA tenderà a migliorare nei prossimi anni, liberando spazi di bilancio; tuttavia non può essere trascurato l'impatto sul fabbisogno di cassa derivante dai crediti fiscali detenuti dai privati, che renderanno più complesso, quantomeno per il prossimo triennio, il proseguimento della rapida riduzione del rapporto debito-PIL che ha caratterizzato gli ultimi due anni;
riguardo ai tendenziali, mentre il PIL 2022 è aumentato dello 0,5 per cento rispetto alle previsioni originarie, con un rialzo dal 3,3 per cento al 3,7 per cento, a legislazione vigente la stima per il 2023 è stata rivista al ribasso, a causa delle tensioni inflazionistiche in atto e dell'indebolimento del ciclo economico internazionale accompagnato dai rialzi dei tassi da parte delle principali banche centrali e delle criticità sui portafogli di alcuni istituti di credito recentemente emerse;
il tasso di crescita del PIL indicato nel Documento di economia e finanza del 2023 è fissato all'1 per cento, rispetto al 2,4 per cento del precedente, così come al ribasso sono riviste le previsioni per gli anni 2024 e 2025;
anche con riferimento all'indebitamento netto, nonostante la citata riclassificazione dei bonus fiscali nell'edilizia, il tasso deficit-PIL 2023 è fissato al 4,5 per cento, in rialzo rispetto alle precedenti previsioni che lo stimavano al 3,9 per cento, mentre appaiono assai ottimistiche le previsioni in materia di debito pubblico, considerando che tutte le proiezioni sono elaborate al netto delle politiche invariate, le quali comportano una serie di spese obbligatorie che necessiteranno di coperture e che dovranno comportare una revisione della spesa assai attenta a non incidere sugli altri tendenziali in senso contrattivo;
come rilevato dalla Corte dei conti, infatti, già nello scenario a "politiche invariate" occorrerà mettere in atto una serie di misure in tempi ravvicinati: dalle risorse per il pubblico impiego, con il rinnovo dei contratti scaduti nel 2021 e la proroga delle misure una tantum, alla conferma delle misure di riduzione del cuneo introdotte dal Governo Draghi e riproposte nella legge di bilancio per il 2023, di cui il DEF prefigura un ampliamento; se poi l'emergenza energetica non dovesse essere superata, sarà necessario prorogare le misure per le fasce sociali ed economiche più deboli, per ora finanziate per il solo 2023; a tali voci andranno ad aggiungersi i rifinanziamenti degli interventi in conto capitale;
di peso sono anche gli interventi di manutenzione straordinaria del sistema di welfare, a partire dalla sanità, dove le criticità ormai evidenti richiederanno interventi strutturali di portata ben superiore a quelli introdotti con il decreto-legge 30 marzo 2023, n. 34, a partire dall'aggiornamento dei LEA, non più rinviabile; anche nel campo della previdenza, già la conferma del regime attuale comporterebbe un intervento consistente;
è sempre la Corte a rilevare come, a fronte di un tale quadro, il DEF 2023 non offra una pur generale indicazione sulle scelte che dovrebbero accompagnare il processo delineato all'interno del quadro delle compatibilità di bilancio, al di là di un generico riferimento ai risparmi derivanti dalla spending review;
il rischio oggettivo è che il margine di bilancio rispetto alle previsioni dello scenario tendenziale destinato a finanziare il taglio del cuneo fiscale sul lavoro dipendente nel 2023 (3 miliardi di euro) e le residue risorse del Fondo per la riduzione della pressione fiscale nel 2024 (oltre 1 ulteriore miliardo di euro) siano compromesse nella loro destinazione per la copertura delle spese obbligatorie connesse alle politiche invariate, mancando l'obiettivo di riuscire a sostenere la domanda privata e dare slancio, attraverso la riduzione del cuneo, al mercato del lavoro;
sempre più centrale per il mantenimento di un percorso di stabilità e crescita appare, quindi, la piena attuazione delle riforme e degli investimenti del PNRR; a tal proposito, le simulazioni sull'impatto del Piano sul PIL e sulle principali grandezze macroeconomiche non indicano nel dettaglio tempi e modalità di realizzazione degli interventi e per le riforme previste; inoltre il Documento in esame non fornisce informazioni dettagliate in merito alla dinamica annuale della spesa, in attesa degli esiti delle interlocuzioni con le istituzioni europee sulla rimodulazione di alcuni degli interventi e dei relativi cronoprogrammi; tali elementi destano preoccupazione, dal momento che il mancato raggiungimento anche di soltanto alcuni degli obiettivi del PNRR rischia di mettere in discussione le previsioni tendenziali;
in questa prospettiva si dimostra fondamentale il rafforzamento e rilancio del piano Industria 4.0, quale vero e proprio volano per gli investimenti e per la modernizzazione e la competitività del sistema industriale nazionale;
la reindustrializzazione del Paese passa necessariamente per l'elaborazione di politiche energetiche chiare, tempestive, concrete e lungimiranti, che possano garantire al nostro tessuto economico-produttivo autonomia strategica e immunità da condizionamenti capaci di inficiare strategie di sviluppo di medio-lungo periodo;
il perseguimento degli obiettivi di crescita in nessun caso può far passare in secondo piano la centralità della tutela della salute quale prioritario e fondamentale obiettivo della Repubblica: finanziare il sistema sanitario nazionale, fare fronte alle criticità maturate nel corso degli anni e garantire una risposta universale, efficace ed efficiente investendo su di esso rappresenta una condizione imprescindibile a presidio del benessere dei cittadini e della nostra comunità;
impegna il Governo:
1) a chiarire il profilo di programmazione e di stabilità degli interventi di politica economica contenuti nel quadro programmatico di finanza pubblica, assicurandosi che ogni intervento di riduzione della pressione fiscale e contributiva sia incorporato nei tendenziali e che quindi le corrispondenti risorse siano stanziate su un orizzonte pluriennale, al fine di consentire a tali interventi di avere un'efficacia macroeconomica;
2) ad adottare tutte le misure necessarie per attuare nei tempi previsti le riforme e gli investimenti del PNRR, mettendo pienamente al corrente il Parlamento degli intendimenti del Governo in merito alle scelte di revisione del Piano più volte annunciate e mai formalizzate;
3) ad accrescere il finanziamento del Servizio sanitario nazionale allo scopo di salvaguardarne la natura universalistica, incrementando l'organico medico e infermieristico e le relative remunerazioni e indennità specifiche, favorendo il ricambio generazionale, riducendo i tempi di attesa per le prestazioni specialistiche e per gli interventi terapeutici e assistenziali-riabilitativi, nonché per avviare un piano nazionale di edilizia sanitaria che rinnovi e modernizzi le strutture, sia per agevolare le attività di assistenza, sia per implementare le più avanzate tecniche mediche, della medicina di precisione e personalizzata;
4) ad affrontare con determinazione e coraggio il problema della sostenibilità del sistema-Paese in relazione all'invecchiamento della popolazione, esposto con estrema chiarezza all'interno del presente Documento di economia e finanza, potenziando gli strumenti già esistenti di supporto alla natalità e alle politiche familiari, come l'assegno unico universale, garantendo lo sviluppo di nuovi servizi per supportare la genitorialità e affrontando in maniera non ideologica e pragmatica le politiche sull'immigrazione.
5) a definire un quadro programmatico strumentale all'avvio di un percorso di crescita pluriennale - ulteriore e complementare rispetto agli investimenti del PNRR e del PNC - fondato su obiettivi di politica industriale definiti, chiari, coerenti e congeniali all'elaborazione di strategie di investimento di medio-lungo termine da parte delle imprese, a cominciare dal ripristino, allargamento e stabilizzazione del piano industria 4.0.
6) a creare le condizioni affinché il quadro programmatico contenga elementi che possano garantire l'implementazione di una strategia energetica nazionale basata nel medio-lungo periodo su un equilibrato mix tra nucleare e fonti rinnovabili, in grado di conseguire simultaneamente gli obiettivi di forte contenimento delle emissioni di C02, di autonomia strategica e di sostegno al sistema industriale del Paese.
(6-00029) n. 2 (27 aprile 2023)
Patuanelli, De Cristofaro, Boccia, Castellone, Damante, Lorenzin, Manca, Magni, Misiani, Nicita.
Preclusa
Il Senato,
in sede di esame del Documento di economia e finanza 2023;
premesso che:
il nostro Paese si trova a fronteggiare gli effetti congiunti di alcune grandi emergenze: una crisi economica e sociale di lungo corso, che ha coinciso con l'aumento di sacche di povertà e l'aggravarsi progressivo delle diseguaglianze; la crisi climatica, i cui effetti hanno cominciato a incidere pesantemente su ampie aree del territorio e che, a sua volta, colpisce più duramente le fasce di popolazione e le zone maggiormente vulnerabili; una crisi sanitaria scatenata dalla pandemia di Covid-19, che ha destabilizzato un sistema sanitario pubblico già in difficoltà e che ha aggravato e inasprito i divari sociali e colpito maggiormente chi si trovava in condizioni di fragilità; a ciò si aggiunga, in ultimo, la guerra di aggressione alle porte dell'Europa e la crisi energetica, con pesanti ricadute sulla tenuta economica del nostro Paese;
secondo le stime più recenti di Oxfam (Oxford Committee for famine relief), gli effetti della pandemia e della crisi energetica, a cui si deve un tasso di inflazione mai così alto da oltre 35 anni, rischiano di esacerbare ulteriormente i divari sociali che caratterizzano strutturalmente il nostro Paese;
al contempo, il sesto rapporto di valutazione sui cambiamenti climatici (AR6), concluso e pubblicato dall'IPCC (Intergovernmental Panel on climate change) il 20 marzo del 2023, certifica l'aumento degli eventi meteorologici estremi e dell'insicurezza alimentare e idrica che anche in Italia stanno comportando ricadute negative sull'economia, sull'ambiente e sulla vita delle persone;
considerato che:
il Documento di economia e finanza (DEF) 2023, il primo della Legislatura in corso, è debole e rinunciatario e vede la luce in un quadro economico incerto che, tuttavia, ha beneficiato in termini di risultati dell'azione dei precedenti Governi. Nel 2022 il PIL è cresciuto, infatti, del 3,7 per cento e gli investimenti fissi lordi sono aumentati del 9,4 per cento in termini reali, salendo al 21,8 per cento del PIL, un livello che non si registrava da oltre venti anni. Gli effetti di tale andamento si stanno riflettendo anche nei primi mesi del 2023;
anche per quanto riguarda la finanza pubblica, il 2022 è stato positivo in termini di andamento del fabbisogno del settore pubblico, sceso al 3,3 per cento del PIL, e del debito lordo della PA, che si è ridotto arrivando al 144,4 per cento del PIL dal 149,9 per cento di fine 2021. Il disavanzo primario è sceso dal 5,5 al 3,6 per cento del PIL e la forte crescita delle entrate (7,9 per cento) ha più che compensato quella delle spese primarie (4,1 per cento). La spesa per interessi è salita di quasi un terzo, al 4,4 per cento del PIL (83,2 miliardi). L'indebitamento netto si è ridotto di un punto percentuale, all'8,0 per cento del PIL e al 5,4 per cento al netto della riclassificazione dei bonus edilizi per effetto delle recenti decisioni prese da Eurostat;
il DEF 2023, il primo redatto dal Governo Meloni, contiene previsioni di crescita del PIL che si collocano nel solco già tracciato nel Documento programmatico di bilancio (DPB) di novembre, confermando una sostanziale coincidenza tra l'andamento tendenziale a legislazione vigente e quello previsionale. Con il DEF 2023, il Governo rinuncia al raggiungimento per il nostro Paese di risultati più ambiziosi. Non emergono, infatti, chiari indirizzi di natura economica orientati allo sviluppo e al sostegno delle imprese e dei cittadini, mentre al contrario appaiono chiari e preoccupanti i probabili tagli di spesa pubblica, in particolare per il settore sanitario e per le politiche sociali, a copertura degli interventi che verranno adottati nei prossimi mesi;
in questo scenario non sorprende, pertanto, che a fronte di un tasso di crescita tendenziale già modesto, 0,9 per cento nel 2023, 1,4 per cento nel 2024, 1,3 per cento nel 2025 e 1,1 per cento nel 2026, l'obiettivo programmatico risulti superiore di soli 0,1 punti sia per l'anno in corso che per il prossimo, mentre negli anni successivi i due valori coincidano. Occorre, tuttavia, sottolineare che le previsioni tendenziali sono state validate dall'UPB assumendo la piena e tempestiva realizzazione dei progetti del PNRR;
anche sul fronte della finanza pubblica, gli obiettivi di disavanzo coincidono con i saldi del quadro tendenziale, se si escludono gli effetti di due interventi espansivi di entità limitata e con natura una tantum programmati nell'anno in corso (0,15 punti percentuali del PIL) e nel prossimo (0,2 punti). Nei piani del Governo l'indebitamento netto sarebbe dunque pari al 4,5 per cento del PIL nel 2023 e al 3,7 per cento nel 2024; il saldo primario passerebbe da un disavanzo dello 0,8 nel 2023 a un avanzo dello 0,3 l'anno successivo. Al netto della riclassificazione dei titoli di Stato, il disavanzo ora programmato per il 2024 sarebbe di un punto percentuale di PIL più alto del quadro del Documento programmatico di bilancio, e solo poco inferiore a quello programmato per il 2023, interrompendo di fatto il processo di miglioramento dei conti pubblici;
alle deludenti previsioni di crescita concorrono alcune scelte poste al centro dell'azione del Governo ed esplicitate nel DEF 2023, tra cui:
il superamento graduale di alcune delle misure straordinarie di politica fiscale attuate negli ultimi tre anni che hanno contribuito alla tenuta del Paese, in un momento di particolare difficoltà congiunturale, senza individuarne di nuove sia per il sostegno ai soggetti più vulnerabili che per il rilancio dell'economia;
il taglio della spesa pubblica, al netto dell'inflazione, previsto per contribuire al contenimento del deficit e il debito della PA in rapporto al PIL, che andrà a colpire settori strategici con ricadute sui soggetti economicamente più deboli;
l'assenza di interventi di politica economica in grado di continuare a sostenere la ripresa dell'economia italiana e il conseguimento di tassi di crescita del PIL e del benessere economico dei cittadini più elevati di quelli registrati nei precedenti anni;
la mancata previsione di efficaci misure orientate alla riduzione dell'inflazione e al recupero del potere d'acquisto dei redditi fissi: sebbene l'inflazione sembri meno aggressiva dei mesi precedenti, resta ancora ad un livello alto e in alcuni settori incide pesantemente sui consumi delle famiglie e sugli investimenti delle imprese;
ad aggravare il quadro previsionale vi è l'incerto apporto del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), dagli investimenti e dalle riforme ivi previste. Senza una netta accelerazione nell'utilizzazione dei fondi del PNRR sarà difficile confermare le previsioni di crescita previste nel DEF, tanto che è lo stesso Documento ad affermare che "il Governo confida che anche nel corso dei prossimi anni" la crescita "sorprenda al rialzo" come avvenuto in passato. In tale ambito, preoccupano i ritardi che si stanno cumulando nello stato di attuazione del PNRR;
rilevato che:
a fronte di una stima del deficit tendenziale per l'anno in corso pari al 4,35, il mantenimento dell'obiettivo di deficit al 4,5 per cento previsto nel DPB di novembre scorso consente al Governo di poter introdurre un taglio del cuneo fiscale sul lavoro dipendente per il solo anno 2023 (per 3,4 miliardi). Anche per il 2024, il mantenimento dell'obiettivo di deficit al 3,7 per cento previsto nel DPB, in luogo di quello tendenziale del 3,5 per cento, consente al Governo di destinare al Fondo per la riduzione della pressione fiscale 4,5 miliardi di euro, senza tuttavia indicare per quali interventi;
quelle descritte sopra sono le uniche misure esplicitamente previste per sostenere la domanda privata, contrastare il calo del potere di acquisto delle retribuzioni causato dall'inflazione e ridurre la pressione fiscale. Per il resto, il DEF 2023 si limita ad indicare genericamente misure di sostegno alla crescita e al benessere dei cittadini, con nuovi interventi in favore di famiglie, e di rilancio degli investimenti e di rafforzamento della competitività del Paese sul fronte delle imprese;
nessuna chiara indicazione viene fornita in relazione alla prossima manovra di bilancio per gli anni 2024 e seguenti. Alcuni aspetti comunque appaiono già evidenti: 1) per il semplice mantenimento del taglio del cuneo contributivo anche per il 2024 saranno necessari oltre 10 miliardi di euro, a cui dovranno aggiungersi, come affermato dallo stesso Ministro per la pubblica amministrazione, altri 7-8 miliardi di euro per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego: a fronte dei 4,5 miliardi derivanti dalla revisione dell'obiettivo di deficit, solo per queste due voci il Governo dovrà reperire circa 13 miliardi di euro. A questi dovranno aggiungersi risorse per altre voci fondamentali come le pensioni, sia per la riforma del sistema pensionistico sia per il finanziamento dell'istituto di "opzione donna", la sanità, l'istruzione, la non autosufficienza e per l'attuazione della delega fiscale. Sarà necessario, poi, individuare le coperture per oltre 14 miliardi di euro per il ponte sullo stretto di Messina; 2) il finanziamento degli interventi di politica di bilancio avverrà "individuando le opportune coperture all'interno del bilancio pubblico", mentre al finanziamento delle cosiddette politiche invariate a partire dal 2024 - quali quelle relative ai rinnovi contrattuali e altre spese non presenti nello scenario a legislazione vigente, anche al fine di garantire la continuità dei servizi pubblici - nonché alla continuazione del taglio della pressione fiscale nel 2025-2026, concorreranno, secondo il Governo, un rafforzamento della revisione della spesa pubblica e una maggiore collaborazione tra fisco e contribuente. Tuttavia i recenti condoni, che rappresentano nei fatti un incoraggiamento all'evasione, e un disegno di legge delega sul fisco orientato a "non disturbare troppo" chi evade le tasse, unitamente ad obiettivi di revisione della spesa poco ambiziosi, suggeriscono che anche queste fonti di finanziamento siano da considerarsi completamente inadeguate; le amministrazioni centrali assicureranno il concorso alla prossima manovra di finanza pubblica con risparmi di spesa in termini di indebitamento netto pari a 300 milioni nel 2024, 500 milioni nel 2025 e 700 milioni dal 2026;
in tale contesto, desta forte preoccupazione la curva decrescente della spesa sanitaria nell'intero periodo considerato dal documento, con una riduzione in rapporto al PIL che va dal 6,9 per cento del 2022, al 6,7 per cento nel 2023, al 6,3 nel 2024 e al 6,2 per cento nel 2025 e 2026. Riduzioni determinate da una crescita media stimata del PIL nominale del 3,6 per cento a fronte di una crescita media stimata della spesa sanitaria dello 0,6 per cento, ben inferiore al tasso d'inflazione, nel triennio 2024-2026, che rischiano di compromettere il diritto costituzionale alla tutela della salute; per allineare la spesa sanitaria al valore di riferimento per la media europea (collocata tra il 7 e l'8 per cento del PIL) ci vorrebbero quasi 20 anni;
la riduzione dell'incidenza del debito pubblico programmato dal Governo nel prossimo triennio non è esente da rischi. A tale riguardo, il DEF elabora uno scenario nel quale la dinamica decrescente del rapporto si interromperebbe, per invertirsi, già nel 2025, nel caso di un aumento dal prossimo anno dei differenziali di rendimento tra i nostri titoli di Stato. In un tale scenario avverso, si prefigurano alcuni effetti negativi determinati da una maggiore spesa per interessi e da più stringenti condizioni di finanziamento per il settore privato con un impatto negativo sulla crescita economica e attraverso questo canale, sui conti pubblici;
in questo contesto, in assenza di una seria lotta all'evasione e di una attenta revisione della spesa pubblica che, senza operare tagli lineari, punti a eliminare gli sprechi mantenendo immutata la qualità dei servizi pubblici, diventano irrealistiche le promesse di: riduzione del carico fiscale, posticipi nell'età di pensionamento e aumento della spesa per la difesa e per la natalità, annunciate nei piani del Governo. Tanto meno tali piani possono essere coerenti con quegli aumenti di risorse da destinare prioritariamente alla sanità, alla pubblica istruzione e alla transizione ecologica,
impegna il Governo:
a intraprendere le iniziative necessarie presso le sedi istituzionali europee al fine di concordare politiche e strumenti comuni di intervento orientati a evitare che la persistenza dell'inflazione abbia ricadute negative sulla diseguaglianza sociale - in termini di distribuzione del reddito e della ricchezza - e sulla continuità operativa delle imprese, sull'occupazione e sulle famiglie;
a sostenere il livello delle retribuzioni e il potere d'acquisto dei salari, in primo luogo attraverso la riduzione strutturale del cuneo fiscale gravante sul costo del lavoro, rafforzando il processo già avviato nella scorsa Legislatura; a garantire che gli interventi previsti per fronteggiare il caro energia siano applicati per tutto il periodo che si renderà necessario, dando priorità alla protezione delle fasce più deboli e alle imprese più esposte al caro energia; ad affiancare a tali interventi misure per sostenere i soggetti maggiormente colpiti dall'incremento dei prezzi di altri beni primari, a partire da quelli alimentari, che rischiano di colpire duramente le famiglie più povere e, in particolare, quelle i cui redditi nominali non variano al variare dell'inflazione; ad adottare interventi per sostenere le imprese dei settori maggiormente colpiti dagli effetti negativi dell'incremento dei prezzi e dei tassi d'interesse; a monitorare costantemente l'andamento della situazione del caro prezzi al fine di predisporre i necessari interventi;
a rafforzare l'assegno unico, prima misura universalistica e progressiva a tutela e a sostegno della natalità, della genitorialità e delle famiglie, aumentando gli importi previsti, ampliando la platea dei beneficiari e rafforzando le clausole di salvaguardia; a introdurre una tassazione agevolata per il secondo percettore di reddito, al fine di incrementare il tasso di occupazione femminile; ad adottare misure dirette ad ampliare i congedi parentali, incrementandone il trattamento economico e la fruibilità da parte di entrambi i genitori; a rafforzare l'indennità di maternità; ad assicurare la realizzazione degli asili nido, come previsto dal PNRR, e il loro buon funzionamento attraverso un'adeguata dotazione di personale, con l'obiettivo di aumentare l'offerta di lavoro, dare impulso all'occupazione femminile, far emergere il lavoro nero e favorire il reinserimento nel mondo del lavoro dopo il congedo di maternità obbligatorio;
a garantire la salvaguardia della progressività e dell'equità del nostro sistema fiscale, rafforzando l'azione di contrasto all'evasione e all'elusione fiscale, prevedendo meccanismi premiali per i contribuenti leali, la tracciabilità dei pagamenti, l'incrocio delle banche dati, il potenziamento delle Agenzie fiscali, escludendo ogni ipotesi di ricorso a condoni fiscali;
a introdurre un salario minimo legale, salvaguardando la centralità della contrattazione collettiva nazionale;
a evitare lo smantellamento del reddito di cittadinanza prevedendo il rafforzamento e la riorganizzazione delle politiche pubbliche volte a contrastare la povertà e l'esclusione sociale, potenziando la componente di servizi alla persona e l'attivazione di un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa per l'effettivo superamento della condizione di povertà;
ad adottare le iniziative necessarie a risolvere le numerose problematiche di carattere sociale, rafforzando le misure per affrontare la povertà alimentare e per ridurre il tasso di persone a rischio di povertà o esclusione sociale che resta ancora superiore alla media dell'UE, nonché a contrastare le crescenti disparità generazionali, di genere e territoriali, in particolare con interventi volti a favorire l'inserimento lavorativo dei giovani e delle donne;
a rafforzare le politiche attive del lavoro, anche attraverso il potenziamento del fondo nuove competenze; ad assicurare la lotta al lavoro sommerso e il rafforzamento delle misure per la sicurezza nei luoghi di lavoro; a contrastare il precariato, rafforzando gli incentivi volti a favorire le assunzioni a tempo indeterminato, nonché collegando strettamente le tipologie contrattuali a tempo determinato a specifiche causali; ad abolire gli stage extra curriculari in forma gratuita;
a favorire l'evoluzione del sistema previdenziale mettendo al centro le donne, i giovani e chi svolge lavori gravosi, prevedendo l'aggiornamento e l'ampliamento della platea dei lavori usuranti, garantendo una prospettiva pensionistica sostenibile e dignitosa;
ad avviare con le parti sociali la definizione di modalità di sperimentazione di riduzione dell'orario di lavoro a parità di retribuzione;
a stanziare adeguate risorse per fronteggiare il grave e diffuso disagio abitativo, attraverso il rifinanziamento del Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione, del Fondo per la morosità incolpevole e del Fondo di garanzia mutui per la prima casa, nonché a prevedere misure di sostegno per far fronte alla maggiore spesa conseguente all'aumento dei tassi di interesse sui mutui in favore dei soggetti che versano in situazione di obiettiva difficoltà, valutando anche l'incremento della percentuale di detraibilità degli interessi passivi per l'acquisto dell'abitazione principale;
ad assicurare la necessaria continuità ai finanziamenti, alle attività e al funzionamento dei centri e delle reti antiviolenza territoriali e dei centri e servizi per uomini autori di violenza, al fine di rafforzare la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere e prevedere sempre maggiori azioni per il reinserimento economico e sociale, con particolare attenzione al mondo del lavoro, delle donne vittime di violenza;
a dare piena e rapida attuazione al PNRR, rispettando tutti gli obiettivi, le riforme da attuare e le scadenze temporali previste, recuperando la capacità di spesa per compensare i ritardi accumulati; a informare costantemente il Parlamento sullo stato di attuazione del PNRR e sugli eventuali aggiornamenti dello stesso; a garantire la realizzazione delle opere messe a bando, anche prevedendo lo stanziamento di ulteriori risorse a copertura dei rincari dei prezzi dei materiali;
a sostenere e rilanciare gli investimenti pubblici e le politiche dell'innovazione per favorire la crescita economica, la digitalizzazione, l'industrializzazione equa, responsabile e sostenibile e la creazione di nuovi posti di lavoro; a sostenere le imprese estendendo il Piano transizione 4.0 agli investimenti per la transizione ecologica, rendendolo maggiormente fruibile dalle micro, piccole e medie imprese, rafforzando gli incentivi fiscali, con particolare riferimento a quelli per gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, attuando e potenziando i progetti del PNRR a sostegno della ricerca e dell'innovazione, a partire dal potenziamento della ricerca di base e applicata, sostenendo i processi di innovazione e trasferimento tecnologico, sviluppando le politiche industriali per i settori di punta;
a rilanciare il settore della logistica cosiddetta green prevedendo un piano di evoluzione del sistema anche attraverso strumenti di governance dedicati all'incentivazione del trasporto intermodale - sulla scia di quanto già previsto con i contributi al trasporto combinato strada-mare (marebonus) e strada-rotaia (ferrobonus) -, alla digitalizzazione e all'automazione, nell'ottica di garantire la sostenibilità per il settore e la sua compartecipazione agli obiettivi del green new deal europeo;
a rafforzare le politiche per la riduzione dei divari territoriali, con particolare riferimento al Mezzogiorno, alle aree interne, ai territori montani e alle isole;
a definire e finanziare i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) quali livelli inderogabili di quantità e qualità dei servizi pubblici da garantire su tutto il territorio nazionale, come sancito dall'articolo 117, comma 2, lettera m) della Costituzione e dalla legge delega n. 42 del 2009; a rendere strutturali gli strumenti di politica industriale regionale (con particolare riferimento ai crediti d'imposta per investimenti in impianti, attrezzature e macchinari e per le attività di ricerca e sviluppo) e la decontribuzione per il Mezzogiorno; a monitorare il rispetto della clausola del 40 per cento per gli investimenti del PNRR; a prevedere e realizzare un piano straordinario di assunzioni nella pubblica amministrazione per immettere le nuove competenze necessarie per realizzare gli investimenti e migliorare i servizi per i cittadini e le imprese; a dare piena attuazione alle zone economiche speciali; a potenziare le politiche per lo sviluppo sostenibile delle aree interne, dei territori montani e delle isole, a partire dagli investimenti per le infrastrutture, la cura del territorio, la presenza di servizi scolastici, sanitari e socio-sanitari;
a predisporre un nuovo patto per la salute al fine di allineare progressivamente il livello della spesa sanitaria alla media UE, abolendo gradualmente il tetto di spesa per il personale sanitario e destinando congrue risorse al rinnovo del contratto di lavoro, garantendo a tutti i nuovi livelli essenziali di assistenza, riducendo gli attuali divari territoriali nell'offerta dei servizi e delle prestazioni, nonché le interminabili liste d'attesa che costringono i cittadini a ricorrere al privato;
a incrementare le risorse disponibili, finanziarie e professionali, per il funzionamento e il potenziamento del sistema sanitario nazionale, compresa la domiciliarità, la medicina territoriale, l'assistenza e la terapia domiciliare, la medicina d'urgenza, il finanziamento dei cicli di specializzazione, il potenziamento, l'adeguamento e l'ammodernamento tecnologico e infrastrutturale delle strutture ospedaliere e il rafforzamento della governance territoriale di prossimità con i relativi costi aggiuntivi; ad adottare le misure necessarie per garantire la piena attuazione della legge n. 194;
a potenziare gli strumenti per i percorsi di vita indipendente delle persone con disabilità e non autosufficienti, dando piena attuazione alla legge delega in tema di disabilità; a valorizzare l'invecchiamento attivo; a garantire e potenziare le tutele per i caregiver e a prevedere misure volte al cosiddetto silver cohousing, al fine di creare condizioni di vita migliori per gli anziani;
a prevedere misure volte a sostenere l'istruzione, l'università, la ricerca e la cultura, assicurando livelli di spesa rispetto al PIL in linea con la media UE, a beneficio dei giovani e delle future generazioni, incrementando i finanziamenti per il rinnovo del contratto di lavoro, aumentando gli investimenti nel settore 0-6 anni; ad adottare misure di prevenzione dell'abbandono precoce dell'istruzione e della formazione; a utilizzare le risorse liberate a seguito del calo demografico per ridurre il numero degli alunni per classe e per evitare la chiusura delle scuole nelle aree interne e montane; a garantire il diritto allo studio scolastico e universitario, assicurando borse di studio e servizi per tutti gli idonei; ad avviare un piano di stabilizzazione pluriennale dei precari; a individuare misure per garantire l'innalzamento dell'obbligo di istruzione; a rafforzare i dottorati e la ricerca universitaria al fine di promuovere pari opportunità di istruzione, riducendo le disparità regionali, rafforzando le tecnologie digitali e contrastando il divario di genere; a promuovere un'opera di sensibilizzazione sull'importanza sociale della cultura e del patrimonio culturale e a sostenere il ruolo trainante del patrimonio storico e artistico del nostro Paese e delle elevate professionalità presenti nei relativi settori;
ad adottare interventi per la transizione ecologica e il contrasto alla crisi climatica, in linea con le misure decise nell'ambito del green new deal europeo, approvando rapidamente le modifiche al PNIEC e il Piano di adattamento climatico; a perseguire, senza indugi, il raggiungimento dei target di decarbonizzazione al 2030 e di neutralità climatica al 2050, attraverso il pieno superamento della dipendenza del Paese da importazioni di combustibili fossili e l'incremento degli investimenti nelle fonti rinnovabili; ad adottare misure per aumentare l'efficienza energetica e la sicurezza sismica degli edifici, prestando particolare attenzione alla riqualificazione degli edifici con prestazioni energetiche basse in linea con gli indirizzi europei, anche attraverso la previsione di misure a carattere strutturale e finanziariamente sostenibili, e ad affrontare la questione dei crediti fiscali incagliati; ad adottare misure per promuovere la mobilità sostenibile e sostenere l'innovazione e la riconversione del settore dell'automotive; a promuovere gli acquisti aggregati di energia da rivendere a prezzo calmierato; a favorire l'autoconsumo singolo e collettivo di energia rinnovabile e lo sviluppo delle comunità energetiche; ad abbattere progressivamente gli incentivi ai combustibili fossili e i sussidi ambientalmente dannosi, prevedendo adeguate misure compensative per le famiglie e le imprese più vulnerabili; a finanziare gli interventi di riqualificazione dei corpi idrici naturali e del reticolo minore e a istituire un fondo per la sostituzione e manutenzione degli acquedotti, rimodulando il fondo complementare del PNRR; a recepire le misure previste dalle strategie per la "biodiversità 2030", "Firm farm to fork" e "Suolo" nell'ambito del green new deal UE e riprese dalla recente proposta normativa "Pacchetto Natura" presentata dalla Commissione europea;
a perseguire e incrementare una politica fiscale volta a prevedere un contributo straordinario a carico di soggetti operanti nel settore energetico in relazione ai cosiddetti extraprofitti realizzati per effetto del rincaro dei prezzi energetici, al fine di sostenere il pagamento delle forniture di energia elettrica e gas in favore di utenti economicamente svantaggiati;
a prevedere, in favore degli enti territoriali, risorse dirette a contenere l'aumento dei prezzi dell'energia anche mediante l'utilizzo di flessibilità di bilancio nonché a implementare il finanziamento per lo svolgimento delle funzioni fondamentali e servizi in favore dei cittadini.
(6-00030) n. 3 (27 aprile 2023)
Malan, Romeo, Ronzulli, Biancofiore.
Approvata
Il Senato,
premesso che:
il Documento di economia e finanza 2023 (DEF 2023), approvato dal Consiglio dei ministri nella seduta dello scorso 11 aprile, aggiorna le previsioni di finanza pubblica per il periodo 2024-2026 e definisce le linee principali di politica economica del Paese dei prossimi anni;
il Documento in esame indica una ripresa dell'attività economica più rapida rispetto a quanto previsto nella NADEF già a partire dal primo trimestre, anche in considerazione della pronunciata riduzione dei prezzi energetici e della migliorata intonazione del contesto internazionale recentemente osservata;
sebbene segnali di miglioramento provengano dal rallentamento della dinamica dei prezzi, il potere d'acquisto dei consumatori rimarrà condizionato da un'inflazione che, nel complesso, permane ancora elevata;
la previsione di crescita del PIL nello scenario tendenziale per il 2023 è aggiornata allo 0,9 per cento, rispetto allo 0,6 per cento del DPB 2023, mentre per il 2024 è rivista al ribasso in confronto alla NADEF 2022 (dall'1,9 per cento all'1,4 per cento), risulta invariata per il 2025 (1,3 per cento), mentre per il 2026, non considerato nell'orizzonte della NADEF 2022, è posta all'1,1 per cento;
nell'insieme, il quadro di crescita per il 2023 appare, quindi, più favorevole rispetto a quanto prospettato nelle previsioni ufficiali effettuate lo scorso novembre in occasione della NADEF rivista e integrata;
sulla base del quadro macroeconomico delineato, la previsione del deficit tendenziale in rapporto al PIL è pari al 4,4 per cento nel 2023 (a fronte di un 4,5 per cento previsto con la NADEF 2022), 3,5 per cento nel 2024 (a fronte del 3,7 per cento nella NADEF 2022), 3 per cento nel 2025 e 2,5 per cento nel 2026, corrispondenti in termini strutturali al 4,9 per cento nel 2023, 4,1 per cento nel 2024, 3,7 per cento nel 2025 e 3,2 per cento nel 2026;
nello scenario descritto, per il rapporto debito-PIL è previsto un percorso in discesa passando dal 142 per cento nel 2023 al 140,4 nel 2026;
le misure di politica di bilancio programmate dal Governo si pongono alcuni obiettivi ambiziosi: individuare nuovi interventi sia per il sostegno ai soggetti più vulnerabili che per il rilancio dell'economia, aumentare il tasso di realizzazione delle spese d'investimento, ridurre gradualmente, ma in misura sostenuta nel tempo, il deficit e il debito della PA in rapporto al PIL e continuare a sostenere la ripresa dell'economia italiana e il conseguimento di tassi di crescita del PIL e del benessere economico dei cittadini più elevati di quelli registrati nei due decenni scorsi;
è opportuno ricordare che nel 2024 non sarà più attiva la General escape clause prevista dall'attuale Patto di stabilità e crescita e, pertanto, in attesa del completamento del processo di revisione della governance economica in atto, la prossima manovra di bilancio dovrà essere compatibile con le regole attualmente vigenti del Patto;
tenuto conto di tale quadro, il Governo ha deciso, quindi, di confermare gli obiettivi programmatici di deficit indicati nei documenti di programmazione dello scorso novembre, pari al 4,5 per cento del PIL nel 2023, 3,7 per cento nel 2024 e 3,0 per cento nel 2025. Per il 2026 il nuovo obiettivo di indebitamento netto è fissato pari al 2,5 per cento del PIL, in linea con la previsione tendenziale e ben al di sotto del limite del 3 per cento previsto dal Patto di stabilità e crescita;
in termini strutturali, il saldo risulta pari al 4,9 per cento nel 2023, al 4,1 per cento nel 2024, al 3,7 per cento nel 2025 e al 3,2 per cento nel 2026; il rapporto debito-PIL nello scenario programmatico diminuirà al 142,1 per cento quest'anno, al 141,4 per cento nel 2024, e poi progressivamente fino al 140,4 per cento nel 2026;
le misure di politica di bilancio programmate dal Governo sono, in ogni caso, più ambiziose degli interventi di riduzione del cuneo e della pressione fiscale relativi al 2023 e 2024 di cui alla Relazione al Parlamento, presentata e approvata ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243;
occorrerà comunque attendere l'evoluzione del quadro macroeconomico e della finanza pubblica per valutare gli eventuali spazi di bilancio per la prossima manovra;
il finanziamento degli interventi di politica di bilancio avverrà individuando le opportune coperture all'interno del bilancio pubblico, al fine di preservare la sostenibilità delle finanze pubbliche e il pieno rispetto dei relativi vincoli;
le previsioni macroeconomiche tendenziali e programmatiche per gli anni 2023-2026 sono state validate dall'Ufficio parlamentare di bilancio, rispettivamente il 7 aprile e il 20 aprile;
il Documento di economia e finanza, inoltre, presenta gli scenari di lungo periodo della sostenibilità del debito pubblico italiano, evidenziando come l'invecchiamento della popolazione porti a una diminuzione della popolazione attiva e un aumento della spesa previdenziale, assistenziale e sanitaria;
appare urgente e prioritario invertire la crisi demografica in atto che dal 2008 a oggi ha fatto segnare una riduzione delle nascite pari al 30,6 per cento, e che non può trovare compensazione attraverso i flussi migratori irregolari;
in Italia si registra un tasso di occupazione storicamente basso e decisamente al di sotto degli altri Stati europei: nel 2021, secondo i dati Eurostat, è stato pari al 58,2 per cento, oltre dieci punti percentuali in meno rispetto alla media europea, e la situazione peggiora ulteriormente considerando l'occupazione femminile, che nel 2021 non ha raggiunto il 50 per cento, inferiore di 14 punti percentuali rispetto alla media europea;
la delocalizzazione ha progressivamente indebolito le potenzialità del made in Italy, mettendo in grande difficoltà buona parte del tessuto produttivo di qualità fatto di piccole e medie imprese, con le annesse ripercussioni sul livello generale di disoccupazione, a favore di grandi multinazionali che inevitabilmente puntano alla standardizzazione del prodotto;
il Documento di economia e finanza prevede l'adozione di appositi disegni di legge collegati alla manovra di finanza pubblica in materia di giustizia, tra i quali quello per la revisione delle circoscrizioni giudiziarie e quello per la rimodulazione delle piante organiche del personale amministrativo degli uffici giudiziari e la ridefinizione dei profili professionali;
nel rispetto dei saldi programmatici di finanza pubblica e dei relativi vincoli,
impegna il Governo:
1) a conseguire i saldi programmatici del bilancio dello Stato e quelli di finanza pubblica in termini di indebitamento netto rispetto al prodotto interno lordo (PIL), nonché il rapporto programmatico debito-PIL, nei termini e nel periodo di riferimento indicati nel DEF 2023 e nell'annessa Relazione al Parlamento;
2) a favorire la crescita della produzione economica, anche individuando le più opportune misure di riduzione del carico impositivo;
3) a valutare nell'ambito degli eventuali spazi di bilancio che si renderanno disponibili per la prossima manovra di bilancio un intervento in materia di innalzamento delle pensioni minime e delle pensioni di invalidità;
4) a proseguire nell'azione di riduzione del cuneo fiscale;
5) a valutare la riallocazione della spesa pubblica dai settori che hanno un basso impatto sulla crescita a quelli che ne possano aumentare il potenziale, considerato che dall'aumento del PIL può derivare un impatto positivo su tutti gli indicatori di finanza pubblica;
6) a introdurre misure anche di carattere strutturale per il sostegno della natalità e della famiglia, proteggendo la maternità, potenziando i servizi territoriali destinati alla cura dei bambini, in particolare quelli educativi, promuovendo iniziative di conciliazione dei tempi famiglia-lavoro e agevolando le famiglie con figli sotto il profilo della fiscalità, al fine di invertire progressivamente la tendenza del calo delle nascite, anche al fine di garantire la tenuta del sistema pensionistico e la sostenibilità del debito pubblico;
7) a definire, nell'ambito delle politiche sul lavoro, un piano di interventi volto a favorire e incentivare l'occupazione, con particolare riferimento a quella femminile;
8) ad adottare iniziative di contrasto alla delocalizzazione, e a elaborare e mettere in atto strategie efficaci per il reshoring delle nostre aziende, anche adoperandosi per la creazione di un fondo volto alla rilocazione e al rimpatrio delle attività strategiche localizzate anche solo parzialmente all'esterno dei confini europei;
9) ad adottare misure per superare le criticità legate alla forte contrazione delle garanzie erogate dagli istituti bancari e assicurativi alle imprese;
10) a valutare l'opportunità di definire strumenti fiscali e finanziari idonei a favorire politiche e progetti di rigenerazione urbana, con particolare riferimento alla riqualificazione delle periferie, anche mediante lo sviluppo di nuovi piani di edilizia residenziale pubblica;
11) a valutare l'opportunità di destinare eventuali spazi di bilancio anche per investimenti nel sistema nazionale di istruzione (scuole pubbliche e paritarie) e formazione.
12) ad adottare misure di rafforzamento delle prestazioni sanitarie, socio-assistenziali e sociosanitarie per le persone con disturbi mentali; a garantire l'accesso alle prestazioni sanitarie, abbattendo le liste d'attesa; nonché a riorganizzare la medicina territoriale, e il sistema di emergenza-urgenza.
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta è pervenuta al banco della Presidenza la seguente comunicazione:
Doc. LVII, n.1
sulla votazione della proposta di risoluzione n. 100 alla Relazione annessa al Documento di economia e finanza 2023, la senatrice Paita avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Augello, Barachini, Berlusconi, Bongiorno, Borgonzoni, Butti, Calenda, Castelli, Castiello, Cattaneo, Craxi, De Poli, Durigon, Fazzolari, Franceschelli, Guidolin, La Marca, La Pietra, Lombardo, Maiorino, Mirabelli, Monti, Morelli, Napolitano, Naturale, Nicita, Ostellari, Rauti, Rubbia, Segre, Sisto, Spagnolli e Unterberger.
.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Borghi Claudio, Borghi Enrico, Ronzulli e Scarpinato, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Floridia Aurora, Rosso, Spinelli, Verducci, Zaffini e Zampa, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica d'Armenia inteso a facilitare l'applicazione della Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, fatto a Roma il 22 novembre 2019 (676)
(presentato in data 27/04/2023).
Governo, trasmissione di atti e documenti
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 24 aprile 2023, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, la richiesta di informazioni supplementari formulata dalla Commissione europea in ordine alla notifica 2022/0123/I relativa allo schema di regolamento recante «"Avvio di una consultazione pubblica sullo schema di delibera recante modifiche al regolamento in materia di tutela del diritto d'autore sulle reti di comunicazione elettronica e procedure attuative ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, di cui alla delibera n. 680/13/CONS e s.m.i", di cui alla delibera n. 445/22/CONS"».
La predetta documentazione è deferita alla 4a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 144).
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 21 aprile 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 31, primo comma, della legge 27 aprile 1982, n. 186, la relazione sullo stato della giustizia amministrativa e sugli incarichi conferiti a norma dell'articolo 29, terzo comma, della citata legge n. 186 del 1982, per l'anno 2021.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. LXI, n. 1).
Governo, trasmissione di documenti e assegnazione
Il Vice Presidente del Consiglio dei ministri, con lettera pervenuta in data 27 aprile 2023, ha presentato la nuova Relazione di cui all'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, annessa al Documento di economia e finanza 2023.
Il predetto documento è deferito alla 5a Commissione permanente affinché riferisca all'Assemblea entro le ore 14 di venerdì 28 aprile 2023 (Doc. LVII, n. 1-Annesso-bis).
Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento
Con lettere in data 20 aprile 2023, sono state inviate, ai sensi dell'articolo 13, comma 13-bis, della legge 27 luglio 2000, n. 212, le relazioni sull'attività svolta nell'anno 2022 dai seguenti Garanti del contribuente:
delle Marche (Atto n. 145);
per la Sicilia (Atto n. 146).
I predetti documenti sono deferiti, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente.
Garante per l'infanzia e l'adolescenza, trasmissione di documenti. Deferimento
L'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, con lettera in data 26 aprile 2023, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera p), della legge 12 luglio 2011, n. 112, la relazione sull'attività svolta dalla medesima Autorità nell'anno 2022.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. CCI, n. 1).
Interrogazioni
CAMPIONE - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
con provvedimento del 16 aprile 2014 sono entrate in vigore le tecniche specifiche per l'applicazione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nel processo civile e penale telematico;
tuttavia tale provvedimento non ha disciplinato le modalità di allegazione di file audio-video che di frequente le parti di un processo hanno necessità di produrre in giudizio;
neppure la "riforma Cartabia" ha colmato tale lacuna legislativa;
sul punto si è prodotto pertanto un contrasto giurisprudenziale che causa incertezza agli operatori del diritto; a titolo esemplificativo si vedano le sentenze del Tribunale di Milano n. 7242/2020 e del Tribunale di Torino n. 1976/2021 che indicano soluzioni opposte: il Tribunale di Milano ha sostanzialmente legittimato la produzione di file audio-video previa autorizzazione del giudice a inserire tali documenti in un file PDF o a depositarli in forma di CD; i giudici torinesi invece hanno ritenuto non necessaria l'autorizzazione per produrre file in formati non ammessi con deposito di CD in cancelleria e hanno dichiarato tardivi i depositi eseguiti a seguito della richiesta di autorizzazione al giudice;
le oscillazioni della giurisprudenza non hanno consentito di individuare una soluzione univoca e il perdurare dell'incertezza impedisce agli operatori del diritto l'utilizzo delle effettive potenzialità del processo telematico ogni volta che si esuli dai formati previsti dall'attuale normativa,
si chiede di sapere quali siano gli strumenti con i quali il Ministro in indirizzo ritenga che si possa colmare la lacuna normativa descritta.
(3-00382)
D'ELIA, LORENZIN, CAMUSSO, FINA, FURLAN, IRTO, LOSACCO, MALPEZZI, MARTELLA, ROJC, ROSSOMANDO, VALENTE, VERDUCCI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
in data 15 aprile 2023 Ilaria Salamandra, avvocata penalista del foro di Roma, ha denunciato pubblicamente il fatto che nella stessa mattina presso il Tribunale penale di Roma la sua richiesta di rinvio dell'udienza per impossibilità a presenziare, dovendo seguire il figlio in day hospital presso l'ospedale "Bambino Gesù" di Roma (per lo svolgimento di una risonanza magnetica con sedazione profonda), sia stata rigettata dal collegio;
l'avvocata, avvalendosi della facoltà di cui al comma 5 dell'articolo 420-ter del codice di procedura penale, ha depositato istanza di legittimo impedimento al collegio ed alla Procura in data 12 aprile, dopo aver vanamente cercato di spostare ad altra data l'accertamento medico del figlio;
in particolare, il collegio ha invitato la collega della Salamandra presente in aula a contattarla per autorizzare nello specifico l'escussione di testimoni già prevista, nonostante la sua assenza. Vista l'impossibilità di contattarla il collegio ha provveduto a verbalizzare: "il Tribunale considerato che l'impedimento rappresentato nell'istanza di rinvio dell'Avvocato Salamandra non è stato comunicato tempestivamente al Tribunale, risultando sin dal 28.03.2023 l'appuntamento presso l'Ospedale Bambin Gesù di Policoro e avendolo comunicato soltanto il 12.04.2023; considerato che a ciò si aggiunge il fatto che il bambino anziché dalla mamma poteva essere accompagnato dal papà";
la denuncia pubblica dell'avvocata Salamandra ha acceso il dibattito sulla mancanza di reali politiche di conciliazione per le donne, madri lavoratrici, e evidenziato la necessità di tutelare il diritto di avvocate e avvocati di ottenere il rinvio di un'udienza qualora vi sia un motivo urgente anche imprevisto che lo richieda;
successivamente alla denuncia pubblica dell'avvocata Salamandra, diverse professioniste hanno fatto pervenire al consiglio dell'ordine, al comitato di pari opportunità dell'avvocatura e alle associazioni testimonianze di episodi analoghi, in cui sono stati negati diritti legati al loro stato di gravidanza o alla maternità, con evidente nocumento per il loro diritto di esercitare la professione nel pieno rispetto della parità di genere;
considerato che:
il Consiglio nazionale forense ha espresso pubblicamente solidarietà all'avvocata Salamandra, definendo la decisione del collegio ingiusta e in contrasto con i principi fondamentali della giustizia;
l'Associazione nazionale magistrati del distretto laziale, difendendo il diritto degli avvocati di ricorrere al legittimo impedimento, ha sottolineato la necessità di un bilanciamento dei diversi interessi nel corso dello svolgimento dei processi;
nonostante l'ANM abbia giustificato il diniego del rinvio del processo con il fatto che l'avvocata Salamandra avesse delegato una sua collega, occorre comunque evidenziare come la collega fosse stata delegata al solo fine di accertare l'accoglimento dell'istanza di rinvio nonché al fine di annotare la data del rinvio; inoltre, appare certamente anomala la circostanza che il collegio abbia invitato la collega a contattare l'avvocata Salamandra per avere il suo consenso a procedere con l'udienza;
si aggiunga che rispetto al rilievo mosso dal collegio in merito alla non tempestività dell'istanza occorre sottolineare come sia prassi, oramai consolidata nelle aule di giustizia ed adottata da diversi magistrati, decidere al momento della celebrazione dell'udienza, prescindendo dunque dal momento del deposito dell'istanza,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intraprendere, nell'ambito delle sue competenze e nel rispetto dell'autonomia dei magistrati, iniziative al fine di garantire al meglio l'esercizio del diritto delle avvocate e degli avvocati di ottenere il rinvio di un'udienza qualora vi sia un motivo urgente anche imprevisto.
(3-00383)
ZANETTIN - Al Ministro del turismo. - Premesso che:
diversi quotidiani, il 27 aprile 2023, hanno segnalato dei grossolani errori contenuti nel portale "Open to Meraviglia - Italia.it", che dovrebbe costituire uno dei biglietti da visita on line del nostro Paese;
l'interrogante ne segnala alcuni dei più clamorosi, riguardo alla città di Vicenza e alla regione Veneto, di cui è originario;
si dice, ad esempio, che il teatro Olimpico di Vicenza si affaccia su piazza dei Signori, quando invece si affaccia su piazza Matteotti;
riguardo allo stesso teatro si afferma che il Palladio "riuscì a completarlo prima della sua morte", ma la storia insegna che non fu così; nel testo è evidentemente saltato un "non";
si dice, altresì, che Palladio, progettando la celebre basilica, sarebbe intervenuto sul preesistente palazzo della Regione, quando con tutta evidenza all'epoca non esistevano le Regioni, ed in realtà si trattava del palazzo dalla "Ragione", perché al suo interno vi veniva esercitata la "ratio", in quanto si prendevano le decisioni, soprattutto giudiziarie;
l'immagine della loggia Valmarana, sita a Vicenza, nel giardino Salvi (ribattezzato per l'occasione "giardini Salvi") viene confusa ed associata alle ville del basso vicentino;
tra i luoghi vicentini di interesse spunta Castelfranco Veneto, che si trova in provincia di Treviso;
in provincia di Belluno il celebre lago di Misurina, viene ribattezzato "lago di Misurata",
si chiede di sapere quali iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo per rimediare a questo gravissimo danno di immagine e se gli errori segnalati, nel frattempo, siano stati almeno corretti.
(3-00384)
ROSSOMANDO, BAZOLI, MIRABELLI, VERINI, D'ELIA - Ai Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
l'articolo 77 del decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 2002, n. 115, testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, dispone che per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato i limiti di reddito siano adeguati ogni due anni in relazione alla variazione, accertata dall'ISTAT, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, verificatasi nel biennio precedente, con decreto dirigenziale del Ministero della giustizia, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze;
l'ultimo aggiornamento è stato disposto con il decreto ministeriale 23 luglio 2020, il quale ha considerato come biennio di riferimento per il calcolo della variazione dell'indice ISTAT quello che va dal 1° luglio 2016 al 30 giugno 2018, fissando come limite di reddito annuale la somma di 11.746,68 euro;
il vice Ministro della giustizia Francesco Paolo Sisto, in data 22 marzo 2023 in occasione della risposta all'interrogazione 5-00556 a prima firma dell'onorevole Dori, aveva specificato che per la determinazione dell'adeguamento della soglia reddituale per l'accesso al gratuito patrocinio sarebbe stato considerato come parametro di riferimento il biennio 2018-2020;
ebbene, occorre evidenziare come nel biennio 2018-2020 si sia assistito ad una variazione in diminuzione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie, pari allo 0.1 per cento. Nel successivo biennio, 2020-2022, invece, la crisi epidemiologica da COVID-19 e il conflitto ucraino hanno comportato pesanti ricadute economiche, facendo registrare un aumento dell'inflazione dell'1,9 per cento nel 2021 e dell'8,4 per cento nel 2022, con un aumento complessivo dell'indice dei prezzi al consumo del 9,6 per cento;
la soglia di ammissione al gratuito patrocinio, prendendo a riferimento l'ultimo biennio, sarebbe dovuta salire, secondo diverse stime, dagli attuali 11.746,68 a 12.827,37 euro, con un incremento di ben 1.080,69 euro rispetto al valore attuale;
il 21 aprile 2023 è stato infine pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale 3 febbraio 2023 "Adeguamento dei limiti di reddito per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato" nel quale, mantenendo il riferimento al biennio 2018-2020, il limite reddituale è stato fissato a 11.734,93 euro, con un abbassamento della soglia di reddito addirittura di circa 12 euro rispetto a quella stabilita nel precedente decreto;
il Ministero ha utilizzato come parametro di riferimento per il calcolo la "variazione dell'indice ISTAT registrata nel periodo dal 1° luglio 2018 al 30 giugno 2020" mentre l'art. 77 citato parla invece di "biennio precedente". L'utilizzo del biennio 2018-2020, anziché del biennio 2020-2022, risulterebbe pertanto illegittimo e comporta di fatto l'esclusione di un numero elevatissimo di soggetti che ne avrebbero diritto;
in questo modo appare evidente che verranno colpite le fasce di popolazione più deboli, comprimendo la possibilità di accedere al beneficio del patrocinio a spese dello Stato in violazione del dettato costituzionale di cui all'articolo 24, in base al quale sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione;
occorre evidenziare come i nuovi limiti di soglia escluderanno dal gratuito patrocinio circa un milione di persone. In Italia, infatti, il 27 per cento dei contribuenti dichiara un reddito annuale inferiore a 15.000 euro, e di questi 2,3 milioni ricadono nella fascia di reddito che va dai 10 ai 12.000 euro annui,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno intraprendere le necessarie iniziative affinché, nel determinare i limiti di soglia di ammissibilità al patrocinio a spese dello Stato, si proceda in tempi celeri, anche alla luce dell'impoverimento venutosi a creare per una larga fetta di popolazione a seguito dei drammatici eventi legati alla crisi pandemica ed al conflitto ucraino, prendendo come parametro di riferimento il biennio 2020-2022.
(3-00385)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
ALFIERI, CASINI, DELRIO - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
in data 20 aprile 2023, al termine di un interrogatorio durato tutta la notte, il giudice istruttore del Tribunale di Tunisi ha convalidato l'arresto del leader storico del partito islamico tunisino "Ennahdha", Rached Ghannouchi;
l'arresto è stato annunciato dal suo stesso partito su "Twitter", precisando che le accuse sono quelle di "cospirazione contro la sicurezza dello Stato", che prevedono una condanna che potrebbe arrivare finanche alla pena di morte e che comunque comportano la permanenza in carcere sino al processo;
l'arresto si inserisce in un crescendo di atti di violenta repressione attuati dal presidente, Kais Saied, che, in meno di due anni, ha concentrato sempre più potere nelle proprie mani fino ad arrivare alla promulgazione della nuova Costituzione, adottata a seguito di un referendum segnato da un altissimo tasso di astensionismo, che sostituisce la Costituzione del 2014, indubbiamente una delle Carte costituzionali più democratiche nel mondo arabo, con un nuovo testo dai tratti fortemente autoritari;
Saied ha ordinato l'arresto negli ultimi mesi di diversi oppositori politici, giudici, giornalisti, nonché di un importante leader sindacale. Gli arrestati sono accusati di terrorismo e di voler sovvertire lo stato di diritto e anche chi ha mostrato loro solidarietà ha subito pesanti ritorsioni. In tal senso basti pensare a Esther Lynch, segretaria generale della Confederazione europea dei sindacati, colpita da un decreto presidenziale di espulsione dalla Tunisia, dopo che aveva partecipato a una manifestazione di protesta;
si aggiunga la pesante congiuntura economica che il Paese si trova a vivere: inflazione al 10 per cento; tasso di disoccupazione superiore al 15 per cento e un debito pubblico che sfiora il 100 per cento del PIL. Cifre che ricadono inevitabilmente sul potere di acquisto dei cittadini tunisini, da anni in forte calo, causando un vertiginoso aumento dei prezzi dei beni di prima necessità;
è una situazione che, secondo diversi analisti, potrebbe portare la Tunisia al fallimento entro sei o nove mesi e, nonostante il possibile default, il Paese nordafricano non riesce ad ottenere l'erogazione di un prestito da 1,9 miliardi di dollari da parte del Fondo monetario internazionale (FMI), che chiede in cambio una serie di riforme. Inoltre, la Banca mondiale ha sospeso i dialoghi con la Tunisia, preoccupata per le condizioni della comunità subsahariana;
il presidente Saied, infatti, ha intrapreso una campagna anti migranti senza precedenti nella storia del Paese, utilizzando affermazioni gravemente xenofobe, quali ad esempio: "l'immigrazione clandestina fa parte di un complotto per modificare la demografia della Tunisia affinché venga considerata come un paese solo africano, e non più anche arabo e musulmano". Dichiarazioni che hanno comportato un aumento significativo di aggressioni razziste, oltre che di arresti di cittadini subsahariani, senza alcun criterio e di espulsioni forzate;
lo scorso gennaio, il Ministro dell'interno e il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, in visita di Stato a Tunisi, non hanno sollevato alcuna preoccupazione rispetto alla violenta repressione dello stato di diritto in atto nel Paese e alla campagna di stampa razzista alimentata dallo stesso presidente, limitandosi esclusivamente alla richiesta di bloccare il flusso di migranti verso l'Italia;
infine, si aggiunga come, alla luce di questi ultimi sviluppi, appaia ancora più difficile sostenere il fatto che la Tunisia sia un Paese terzo sicuro, dove consentire lo sbarco dei migranti intercettati in mare,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, di concerto con i partner europei ed internazionali, per intervenire presso il presidente Saied, affinché cessi immediatamente la repressione in Tunisia, sia garantito il ripristino del pluralismo della rappresentanza, nonché il rilascio di tutti i prigionieri politici.
(3-00386)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
SIRONI, NAVE, NATURALE, LICHERI Sabrina - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
ai sensi dell'art. 1, comma 93, della legge n. 205 del 2017 le agenzie fiscali possono istituire posizioni organizzative di elevate responsabilità (POER);
il conservatore dei registri immobiliari, in ogni sede, è il pubblico ufficiale deputato dalla legge a tenuta, conservazione e aggiornamento dei pubblici registri immobiliari, cioè di quell'insieme di atti e documenti (rubriche, tavole, repertori, titoli e note) che assicurano il corretto funzionamento del sistema di pubblicità immobiliare, al fine di garantire la sicura circolazione dei beni;
l'ufficio e le funzioni del conservatore non sono istituiti da norme secondarie, regolamenti o atti di natura ammnistrativa-organizzativa, ma discendono direttamente da leggi ordinarie, tra le quali il codice civile (art. 2673 e seguenti);
considerato che:
nell'ambito delle attività di competenza dell'Agenzia delle entrate, il servizio di pubblicità immobiliare merita particolare attenzione per la grande responsabilità degli addetti ai lavori, ovvero dei conservatori;
anche nell'attuale organizzazione degli uffici dell'Agenzia il potere di firma degli atti di pubblicità immobiliare del conservatore è insito nella funzione stessa, mentre il direttore provinciale si limita a delegargli solo quelli di natura tributaria;
il conservatore, infatti, a titolo di esempio, interviene in proprio, e non come delegato, nei procedimenti di volontaria giurisdizione introdotti dagli utenti ex art. 113 e seguenti delle disposizioni attuative del codice civile avverso i suoi provvedimenti di rigetto o di accettazione con riserva, in cui il conservatore deve essere sentito personalmente insieme al pubblico ministero e alle parti interessate; e ancora il conservatore opera come figura terza e imparziale, nel rigoroso rispetto delle norme in materia, nel caso in cui l'ufficio competente dell'Agenzia richieda, ex articolo 22 del decreto legislativo n. 472 del 1997, la pubblicità degli atti cautelari;
il ruolo di conservatore dei registri immobiliari è da considerare di fondamentale importanza anche per il fatto che, nonostante continui gerarchicamente ad essere dipendente dall'Agenzia delle entrate (art. 25 della legge n. 52 del 1985), il suo operato è sottoposto alla vigilanza del Ministero della giustizia, nella figura del procuratore della Repubblica, al quale quindicinalmente trasmette i registri generali d'ordine;
quale organo centrale del complesso sistema ipotecario, sul conservatore gravano inoltre svariate responsabilità, tra le quali rilevano per esempio quelle conseguenti alla mancata esecuzione di una formalità o all'indebita esecuzione della stessa, al rilascio di un'errata certificazione ipotecaria e, soprattutto, all'errata cancellazione di un'ipoteca o della trascrizione di una domanda giudiziale o di una misura cautelare reale, anche in considerazione del fatto che, a differenza di altri settori dell'Agenzia o della pubblica amministrazione, in linea generale, in materia ipotecaria non è possibile procedere con l'annullamento in autotutela ("factum infectum fieri non potest"), con la conseguenza che l'errore non risulta sanabile, come nel caso della cancellazione dell'ipoteca con vendita al terzo dell'immobile libero da garanzia reale che priva il creditore dello ius distraendi, con la conseguenza che, se dall'errore del conservatore deriva danno al terzo, lo Stato è chiamato al risarcimento, fatta salva, naturalmente, l'instaurazione del giudizio di responsabilità dinanzi alla Corte dei conti;
tali responsabilità interessano indistintamente tutti gli attuali 138 conservatori esistenti sul territorio nazionale, in quanto il danno erariale conseguente da errore del conservatore può verificarsi ovunque, anche nel più piccolo ufficio di servizio di pubblicità immobiliare;
la riforma ha accorpato i servizi ipotecari a quelli catastali, con l'effetto di limitare il rilievo della figura del conservatore il cui profilo giuridico-amministrativo è risultato sminuito, determinando altresì criticità gestionali di varia natura;
in seguito alla riforma poi sono state istituite delle posizioni organizzative di elevate responsabilità (distribuite in quattro fasce di ordine decrescente) con l'individuazione di solamente 25 POER di quarta fascia per i conservatori capi area SPI aventi sede in altrettante città, rispetto al totale di 138 conservatori, sui quali peraltro grava il medesimo titolo di responsabilità;
tale disposizione porta alla conseguenza che le posizioni organizzative siano accessibili soltanto ai conservatori destinati a sedi aventi ampie dimensioni territoriali, portando ad un inevitabile declassamento della figura nei piccoli territori e causando vivo malcontento tra i conservatori dei registri immobiliari, a causa della disparità di trattamento giuridico-economico;
tale previsione, peraltro, risulta in contrasto con le funzioni del conservatore delineate nel codice civile, le quali prescindono dall'ampiezza del territorio amministrato;
sugli organi di stampa sono stati pubblicati numerosi articoli che evidenziano la problematica descritta, sottolineando le difficoltà per i conservatori delle sedi di più piccole dimensioni ("Italia oggi" del 28 gennaio, il "Corriere del Mezzogiorno" del 18 gennaio, "Unione sarda" del 22 gennaio, "Quotidiano del Sud" del 31 gennaio, oltre ai siti internet dello "studio Cataldi" del 19 gennaio 2023; "Un sogno italiano-EU" del 17 dicembre e "Italiani oggi" del 14 ottobre 2022);
considerato infine che, a parere degli interroganti, risulta opportuno un urgente intervento per verificare la possibilità di un aumento del numero di posizioni organizzative per i conservatori, in modo tale da consentire l'accesso anche ai conservatori destinati a sedi nei piccoli territori,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione;
quale sia la valutazione sulla problematica, in riferimento all'impossibilità da parte dei conservatori dei registri immobiliari destinati a sedi nei piccoli territori di accedere alle posizioni organizzative di elevata responsabilità;
se intenda adottare iniziative, di concerto con i competenti organi, per addivenire ad un aumento del numero delle posizioni organizzative per i conservatori dei registri immobiliari, in modo tale da consentire l'accesso anche ai conservatori destinati a sedi nei piccoli territori.
(4-00403)
PIRRO, DI GIROLAMO, TREVISI, SIRONI, DE ROSA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
con comunicato stampa del 17 aprile 2023, il sindacato CSE FULSCAM (Confederazione indipendente sindacati europei - Federazione unitaria lavoratori servizi, commercio, alberghi e mense), segreteria territoriale di Alessandria e Asti, ha indetto uno sciopero per i dipendenti dell'appalto di pulizie delle sedi di Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri della provincia di Alessandria, con la motivazione "basta salari da fame, basta appalti e sub-appalti al ribasso!";
lo sciopero si è svolto il 21 aprile, con presidio innanzi alla Prefettura di Alessandria, dalle ore 10:00;
considerato che:
i circa 20 dipendenti dell'appalto operano quotidianamente per garantire le pulizie e la sanificazione delle sedi (Questura e Commissariati) della Polizia di Stato, oltre che delle stazioni e comandi territoriali dell'Arma dei Carabinieri, ubicati nella provincia di Alessandria;
un addetto alle pulizie percepisce generalmente tra i 681 e i 1.289 euro lordi al mese, con una settimana lavorativa di 40 ore;
gli viene richiesto di spostarsi tra le varie sedi di lavoro con i propri mezzi (a volte facendo anche 100 chilometri al giorno), con conseguente disagio e oneri di spesa;
l'articolo 7, comma 4, del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore (integrato con accordo interconfederale del 29 novembre 2022, valido fino al 31 gennaio 2024) recita che il tempo passato a disposizione dell'impresa in attesa di impiego, o per il trasferimento da un posto di lavoro ad un altro, nell'ambito del normale orario di lavoro, è considerato come lavoro effettivo e come tale andrebbe retribuito;
inoltre, l'articolo 45, comma 2, prevede che se al lavoratore vengono attribuite mansioni comportanti l'impiego di mezzi di locomozione, tali mezzi e relative spese saranno a carico dell'azienda, mentre se utilizza un mezzo proprio il successivo articolo 46 prevede, comunque, un'indennità giornaliera o chilometrica da concordare tra le parti;
considerato inoltre che, a parere degli interroganti, non viene riconosciuta ai dipendenti una retribuzione dignitosa in rispetto del contratto collettivo nazionale, ma, e soprattutto, allineata con i principi di proporzionalità e sufficienza in funzione di un'esistenza libera e dignitosa, come previsto dall'articolo 36 della Costituzione;
considerato infine che i suddetti lavoratori operano avendo come committente il Ministero dell'interno, il quale dovrebbe vigilare sull'applicazione dei contratti di lavoro e sull'adeguatezza della retribuzione, come sancito anche con sentenza n. 51 del 26 marzo 2015 dalla Corte costituzionale, e con sentenza della Corte di cassazione civile, sezione lavoro, del 6 dicembre 2021, n. 38666,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione dei lavoratori;
se intenda intervenire per verificare la situazione e, conseguentemente, ripristinare e garantire l'applicazione delle norme che soddisfino le richieste secondo gli interroganti legittime dei lavoratori.
(4-00404)
MALAN - Al Ministro della giustizia. - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
il 26 gennaio 2012 dal matrimonio tra T.B. e F.I., residenti l'una a Siracusa e l'altro a Fornacette (Pisa), nasce Gabriele; dopo la separazione coniugale nel giugno 2012 il bambino è affidato in modo condiviso, collocato prevalentemente presso la signora T.B., con la quale trascorre i primi anni in Sicilia;
nel periodo successivo, i rapporti tra i genitori di Gabriele sono estremamente tesi, le denunce sono reciproche; nel maggio 2015, il Tribunale di Pisa dispone l'affidamento del minore ai servizi sociali di Siracusa;
questi sono contestati dal padre, che li ritiene schierati dalla parte materna e ricorre al Tribunale di Pisa, il quale, il 22 settembre 2016, "dispone l'affido congiunto ad entrambi i genitori con collocazione presso l'abitazione del padre in Pisa, dispone che la madre potrà vedere il figlio tutti i fine settimana e ogni volta che lo vorrà";
di fatto, però, le disposizioni del giudice non vengono attuate perché la madre, afferma, non ha avuto indicazioni su come attuarle per cui, a seguito di denuncia da parte del padre per inosservanza delle disposizioni stesse, il Tribunale di Pisa, con provvedimento del 25 gennaio 2017, dispone l'affidamento ai servizi sociali di Livorno e conferma il collocamento presso il padre a Livorno (eseguito in data 10 marzo 2017) dopo circa 5 anni di permanenza di Gabriele a Siracusa; a partire da questo momento, e quindi dal distacco dal bambino, i rapporti tra il minore e la madre sono stati compromessi;
tra l'8 giugno 2017 e il 23 aprile 2018 si svolgono incontri protetti tra madre e figlio di un'ora ogni 15 giorni presso lo spazio neutro "Don Nesi"; le relazioni dei servizi sociali risultano essere tutte positive, attestanti un ottimo rapporto tra madre e figlio, tale da non necessitare l'intervento degli operatori;
il 12 dicembre 2017 viene disposta una consulenza tecnica d'ufficio, le cui conclusioni dicono, tra l'altro: "il bambino non è libero di vivere serenamente e spontaneamente il proprio rapporto con la madre, in quanto condizionato dai messaggi verbali e non verbali veicolati dal padre (…) suggerisco che: il bambino possa riprendere gradualmente una sua frequentazione libera con la figura materna e un suo riavvicinamento all'ambiente familiare materno (nonni e sorella, in primis [alla signora B. nell'ottobre 2013 è nata un'altra bimba da una nuova relazione] (...) in quanto valuto opportuno e importante che Gabriele possa riprendere contatti e rapporti anche con gli affetti familiari" (15 giugno 2018);
da quella data, tuttavia, a dispetto del riavvicinamento geografico operato dalla famiglia materna trasferitasi al completo in Toscana, il bambino ha visto la madre soltanto nell'ambito di incontri osservati e solo fino al 15 febbraio 2020 (data dell'ultimo incontro protetto), quando sono stati interrotti a causa dell'emergenza pandemica; anche dopo l'allentamento delle restrizioni, gli incontri protetti non sono più stati calendarizzati da parte dell'ente affidatario, perciò Gabriele non vede sua madre ormai da tre anni;
i provvedimenti del giudice tutelare di Livorno, che avevano disposto l'inserimento del minore insieme alla signora T.B. in una struttura per madre e bambino al fine di favorirne il riavvicinamento a tutela di Gabriele, non sono stati mai eseguiti;
Gabriele, quando viene chiamato al telefono dalla madre, secondo quanto riferisce quest'ultima, ha il cellulare spento oppure non risponde, oppure risponde dicendo "ma ancora non l'hai capito? Non sei legittimata a chiamarmi", "non sono tenuto a risponderti", "io non ci parlo con te, sei una mamma cattiva";
il padre di Gabriele, dopo aver revocato il consenso all'inserimento in una comunità madre-bambino proposta dai servizi, ha anche chiesto la sospensione delle telefonate tra madre e figlio, mostrando così apertamente la volontà di escludere la madre dalla vita del bambino, la signora T.B. lamenta di essere così totalmente destituita dal suo ruolo di madre: le è impossibile vedere e sentire il figlio, essere informata sulla sua vita e prendere le decisioni che lo riguardano; anche il Tribunale di Livorno con decreto del 7 marzo 2022 ha riconosciuto il venir meno della bigenitorialità in riferimento al minore per via dell'avvenuto distacco emotivo di quest'ultimo rispetto alla madre,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia al corrente delle prassi e dell'ampia discrezionalità in capo ai servizi sociali, soprattutto quando essi sono ente affidatario dei minori di età nell'ambito di separazioni conflittuali;
se sia al corrente dell'inerzia di alcuni tribunali nell'offrire tutela adeguata, anche in via cautelare ed urgente, ai soggetti minori che versino in situazioni di grave pregiudizio o consistente rischio evolutivo;
se intenda prendere iniziative per far luce sulla vicenda descritta.
(4-00405)
BALBONI - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
nel mese di novembre 2022, presso il piazzale del porto di Goro (Ferrara), di fronte allo storico "Bar del Porto", una ditta ha operato la bonifica di un vecchio distributore di carburante per imbarcazioni;
dopo quell'intervento, probabilmente a causa di un serbatoio forato, ogni qualvolta sale la marea, nel piazzale Sandro Pertini fuoriesce ininterrottamente gasolio, che forma pozze davanti all'attività commerciale che è pressoché inagibile, anche a causa dell'odore nauseabondo che si diffonde. Questa situazione determina, oltre al rischio evidente di disastro ambientale e di danni alla salute per i residenti, pesanti conseguenze economiche per il bar, obbligato a frequenti periodi di chiusura;
i tentativi di ridurre temporaneamente i disagi non hanno ottenuto effetti positivi. Infatti, sacchi di sabbia collocati sull'asfalto e le passerelle in legno su cui camminare si sono anche loro intrise di gasolio amplificando il problema;
i lavori di ripristino del piazzale non sono ancora iniziati e l'imminente aumento delle temperature renderà il gasolio ancora più volatile e la sua fuoriuscita ancor più pericolosa;
dal mese di novembre ad oggi sono stati contattati ed avvisati del pericolo di possibili gravi conseguenze ambientali e per la salute il Comune di Goro, la protezione civile, i Vigili del fuoco, l'ARPAE e la ditta responsabile dei lavori al distributore. Nessuno dei citati soggetti ha preso provvedimenti ed il grave problema permane;
i quotidiani locali "La Nuova Ferrara" e "Il Resto del Carlino" hanno pubblicato diversi articoli che hanno evidenziato la gravità della situazione ed il forte impatto che la fuoriuscita di carburante ha sull'area circostante,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di competenza intenda assumere per accertare cause ed eventuali responsabilità, per scongiurare l'eventualità di un disastro ambientale, per accelerare il più possibile il ripristino del piazzale del porto di Goro nell'imminenza della stagione turistica.
(4-00406)
CUCCHI, DE CRISTOFARO, FLORIDIA Aurora, MAGNI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia. - Premesso che:
da recenti notizie di stampa si è appreso degli aggiornamenti giudiziari avvenuti in merito alla vicenda relativa alle accuse di lesioni, violenza sessuale e tortura mosse da due donne nei confronti di altrettanti agenti di polizia che a loro volta le hanno denunciate per resistenza a pubblico ufficiale e già oggetto dell'atto di sindacato ispettivo 4-00770 presentato alla Camera dei deputati in data 3 aprile 2023 dalla deputata Elisabetta Piccolotti;
in particolare, l'episodio sarebbe avvenuto la sera del 5 novembre 2020 a Bologna, quando due sorelle di origine cubana sarebbero state fatte scendere dall'autobus sul quale stavano viaggiando da una volante della Polizia, sarebbero state ammanettate e condotte presso la Questura di Bologna di via Agresti, laddove sarebbero avvenute le gravi violenze, anche di natura sessuale;
dai verbali risulterebbe che le donne avrebbero riportato evidenti lesioni fisiche, addirittura una di loro sarebbe stata trasportata su un'ambulanza in stato d'incoscienza;
inoltre, dopo le dimissioni dell'ospedale "Maggiore" una delle donne sarebbe stata condotta in Questura e lì detenuta, in stato sostanziale di arresto per oltre 5 ore, senza la possibilità di usare il proprio cellulare, e le sarebbe stato imposto il prolungato uso delle manette;
sul procedimento penale avviato in seguito alle denunce delle due donne, e rimasto iscritto a carico di ignoti nonostante gli elementi a carico degli agenti, il pubblico ministero incaricato avrebbe chiesto l'archiviazione, rispetto alla quale è stata presentata opposizione dal legale delle donne;
risulterebbe agli atti che nessuna delle due donne sia stata ascoltata secondo le modalità stabilite dalla legge 19 luglio 2019, n. 69 ("codice rosso"), anche se la denuncia contiene l'espresso riferimento a violenze sessuali subite;
considerato che:
in riscontro, il giudice per le indagini preliminari incaricato avrebbe richiesto l'iscrizione nel registro degli indagati di due poliziotti per falso e ordinato di svolgere indagini specifiche entro un termine di 60 giorni;
nello specifico, non avrebbe accolto la richiesta di archiviazione formulata dal pubblico ministero, ordinando di proseguire gli accertamenti sulla denuncia per violenza sessuale, tortura e lesioni presentata da una delle giovani donne;
inoltre, avrebbe ordinato l'ascolto della donna che, quale persona offesa del reato di violenza sessuale secondo la normativa in vigore, secondo il codice rosso, avrebbe dovuto essere ascoltata entro 3 giorni dall'iscrizione della notizia di reato. La giovane aveva dichiarato nella querela di aver perso i sensi dopo aver ricevuto un calcio in faccia mentre era ammanettata negli uffici della Questura, e poi di aver subito l'abuso, mentre gli agenti avrebbero riferito che era stata lei a denudarsi e che le due donne erano ubriache,
si chiede di sapere:
quali provvedimenti urgenti i Ministri in indirizzo, nell'ambito della loro rispettiva competenza, intendano adottare per far luce sulla vicenda e per verificare (indipendentemente dall'accertamento di reati, dei quali si occupa l'autorità giudiziaria) irregolarità, omissioni, violazioni di legge, regolamenti o circolari e correlate responsabilità anche disciplinari;
se il Ministro della giustizia non ritenga opportuno verificare per quale motivo non sia stata correttamente applicata la normativa stabilita dalla legge n. 69 del 2019 e in quali e quanti casi la normativa in tema di ascolto delle donne vittime di violenza non venga rispettata;
se il Ministro dell'interno non ritenga opportuno avviare un'ispezione amministrativa che accerti quanto accaduto e la validità dei protocolli in uso per evitare abusi d'ufficio e altri reati compiuti nell'esercizio della funzione di tutori dell'ordine pubblico o della pubblica sicurezza da parte delle forze dell'ordine.
(4-00407)
CUCCHI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
si apprende da notizie di stampa locali e nazionali di un grave episodio accaduto a Padova ai danni di un ragazzo appena diciassettenne il 16 dicembre 2022 ad opera delle forze dell'ordine;
in particolare, dal racconto del ragazzo, emergerebbe che, mentre tornava a casa in bicicletta, intorno alle ore 23, sarebbe stato fermato bruscamente da un'autovettura senza alcun segno distintivo tipico delle forze dell'ordine, che gli avrebbe tagliato la strada, e dalla quale sarebbero scesi due uomini vestiti di scuro che, omettendo di identificarsi, si sarebbero avvicinati al ragazzo e, dinnanzi alla sua reazione spaventata, l'avrebbero buttato a terra;
il minore, non potendo conoscere generalità e qualifica dei due uomini, avrebbe creduto di essere oggetto di un'aggressione o di una rapina, e avrebbe tentato una difesa, opponendo resistenza;
i due l'avrebbero scaraventato a terra, immobilizzandolo, e l'avrebbero ripetutamente e violentemente colpito al volto e sul resto del corpo;
solo in seguito gli uomini si sarebbero identificati come poliziotti in borghese e avrebbero informato il ragazzo che era stato oggetto di una perquisizione;
dopo aver visionato il documento di identità del giovane, rendendosi conto che il ragazzo era di nazionalità italiana e minorenne, gli esponenti delle forze dell'ordine avrebbero improvvisamente mutato atteggiamento e riaccompagnato il ragazzo a casa dalla sua famiglia, ammettendo, a suo dire, di averlo scambiato "per un marocchino";
dalle medesime notizie di stampa si apprende che i genitori del ragazzo, vedendo le condizioni del figlio, ricoperto di sangue in viso e con gli abiti strappati in più punti, che stentava a camminare e stare in piedi, a causa delle numerose percosse ricevute, avrebbero deciso di portarlo subito al pronto soccorso, dove il personale medico avrebbe riscontrato un trauma cranico e diverse contusioni; al pronto soccorso i genitori avrebbero incontrato anche i due agenti, i quali si sarebbero fatti visitare dopo la colluttazione;
si è appreso, altresì, che in seguito all'accaduto il ragazzo sarebbe stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale;
i genitori del minore hanno presentato regolare denuncia su quanto accaduto e allo stato sarebbero attivi due procedimenti giudiziari paralleli per accertare l'accaduto ed eventuali responsabilità dei tutori della pubblica sicurezza,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda riportata;
quali provvedimenti intenda intraprendere in merito, affinché non si ripetano più comportamenti gratuitamente violenti e comunque del tutto esorbitanti le prerogative delle forze dell'ordine ai danni dei civili;
se non ritenga urgente e opportuno attivarsi, per quanto di competenza, affinché venga introdotta nell'ordinamento nazionale una normativa che imponga agli appartenenti delle forze dell'ordine più precise modalità di identificazione dirette ad evitare che si verifichino di nuovo episodi come quello descritto.
(4-00408)
LOPREIATO, DI GIROLAMO, BEVILACQUA, LICHERI Ettore Antonio, NAVE, BILOTTI, LICHERI Sabrina, TURCO, NATURALE, LOREFICE, SIRONI, CROATTI, DAMANTE, MAIORINO, MAZZELLA, PIRONDINI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che la magistratura onoraria offre un contributo fondamentale al settore della giustizia, al fine di sollevare i quasi 10.000 magistrati togati dalle pendenze sopravvenute e dallo smaltimento dell'arretrato e di contribuire a garantire il corretto funzionamento della giustizia e, al contempo, a salvaguardare il principio costituzionale del giusto processo. La magistratura onoraria ha perso le connotazioni di occasionalità e mera sussidiarietà assumendo un rilievo come ordinaria risorsa di amministrazione della giustizia;
considerato che:
sul punto c'è da segnalare che in neanche un decennio il legislatore è intervenuto più volte, e per di più non in maniera armonica, sulla materia. Il progetto riformatore del legislatore prende le mosse dalla legge delega n. 57 del 2016 (detta "legge Orlando") e dal relativo decreto delegato (decreto legislativo n. 116 del 2017) a sua volta novellato dalla legge di bilancio per l'anno 2022 (legge n. 234 del 2021);
il decreto legislativo n. 116 del 2017 ha delineato le caratteristiche dell'incarico di magistrato onorario, che possono essere così riassunte: ha natura inderogabilmente temporanea; si svolge in modo da assicurare la compatibilità con lo svolgimento di attività lavorative e professionali; non determina in nessun caso un rapporto di pubblico impiego. Una delle questioni maggiormente contestate della riforma è stata la previsione di plurimi rinnovi quadriennali dei contratti a tempo determinato per il personale in servizio alla data di entrata in vigore del decreto. Relativamente all'indennità, la riforma individua la misura dei compensi annui lordi del magistrato onorario distinguendo tra una quota fissa e una variabile di risultato, realizzando una drastica riduzione rispetto a quanto previsto dalla disciplina precedente, facendone, però, salvi gli effetti per i magistrati in servizio alla data del 15 agosto 2017;
il successivo intervento operato nella legge di bilancio si è reso necessario al fine di superare, parzialmente, i rilievi sollevati sia dalla Commissione europea che dalla Corte di giustizia dell'Unione, le quali hanno segnalato la violazione del diritto unionale, nella misura in cui non si prevede, per il giudice di pace, alcun diritto a beneficiare di ferie annuali retribuite di 30 giorni né di un regime assistenziale e previdenziale che dipenda dal rapporto di lavoro e perché si prevede, tantopiù, il plurimo ricorso a rinnovi contrattuali a tempo determinato per un periodo superiore a 16 anni, unitamente alla mancata previsione della possibilità di sanzionare in modo effettivo e dissuasivo il rinnovo abusivo di rapporti di lavoro;
la legge di bilancio per il 2022 ha sanato, parzialmente, questo vulnus riconfigurando l'inquadramento giuridico ed economico del "contingente ad esaurimento" dei magistrati onorari già in servizio alla data di entrata in vigore del suddetto decreto che abbiano maturato oltre 16 anni di servizio, dai 12 ai 16 anni e meno di 12, per mezzo di tre distinte procedure di valutazione da tenere con cadenza annuale. Si prevede una duplice disciplina a seconda del fatto che si superi o meno la procedura di conferma (sia per scelta volontaria di non sottoporvisi oppure mancato superamento della prova). I magistrati confermati possono optare o per il regime di esclusività della funzione, ovvero per la non esclusività. Nel primo caso sono equiparati al personale amministrativo giudiziario di area III con posizione economica F3, F2, F1, in relazione all'anzianità di servizio maturata, unitamente alla corresponsione di un'indennità giudiziaria in misura pari al doppio di quella spettante al personale amministrativo. Nel secondo caso, confermata l'area di inquadramento, muta solamente il quantum dell'indennità giudiziaria ovvero la medesima prevista per il personale amministrativo. Qualora non aderiscano alla procedura di selezione al fine di rientrare nel "contingente ad esaurimento" il trattamento economico sarà calcolato moltiplicando un forfait per ciascun anno di servizio in misura non superiore a 50.000 euro una tantum;
la prima tranche di magistrati onorari (circa 1.600 unità) ha superato la prima procedura di valutazione (prevista per i candidati con anzianità di servizio superiore ai 16 anni) ad ottobre 2022 e gli idonei sono stati nominati con decreto del Ministro della giustizia a dicembre. Tuttavia risulta agli interroganti che le modalità di corresponsione di tale indennità abbiano ingenerato dei profondi malcontenti all'interno della categoria;
considerato infine che la Commissione europea, con lettera inviata a luglio 2022, nell'ambito del procedimento di pre infrazione, ritiene, tuttavia, che le modifiche introdotte dall'Italia con l'ultimo intervento non pongano pienamente rimedio alle violazioni del diritto dell'Unione individuate inizialmente e determinino, anzi, nuove criticità,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere volte ad adeguare la normativa nazionale alle sollecitazioni sia interne che di matrice europea in materia di compenso spettante ai magistrati onorari, al fine di allinearne il trattamento economico alle funzioni giurisdizionali effettivamente espletate, così da garantire ad una così importante categoria di soggetti rappresentanti di un comparto essenziale della giustizia, una remunerazione adeguata e al contempo proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto.
(4-00409)
POTENTI, MURELLI - Ai Ministri della salute e della giustizia. - Premesso che:
la dottoressa Barbara Capovani, responsabile dell'unità funzionale di salute mentale adulti e SPDC dell'ospedale "Santa Chiara" di Pisa, è morta dopo due giorni di agonia a seguito dell'aggressione a colpi di spranga subita la sera di venerdì 21 aprile 2023 all'uscita dell'ospedale;
per l'omicidio è stato fermato un cittadino di origini cinesi, che era stato paziente della vittima dopo essere stato preso in carico nel reparto psichiatrico dell'ospedale nel 2019 e che il giorno prima dell'agguato si era recato, nella massima libertà, nell'androne dell'edificio di psichiatria universitaria chiedendo di vedere la dottoressa, divenuta oggetto dei suoi sproloqui deliranti sui social network;
molti si chiedono se la tragedia potesse essere evitata. L'assassino, infatti, oltre ad essere in cura, aveva numerosi precedenti penali, comprese molestie su una minorenne e l'aggressione ad uno psichiatra dell'ospedale "Versilia" di Viareggio. Nei suoi tanti post sui social media dove si definiva uno "sciamano mediatore fra invisibile e visibile", c'era la denuncia di presunti complotti, invettive e attacchi contro politici e magistrati;
l'episodio ha nuovamente palesato l'esigenza di adeguare gli strumenti normativi per rafforzare i servizi psichiatrici territoriali, sui quali, a seguito della chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG), si sono riversati i molti malati;
la legge 30 maggio 2014, n. 81, ha statuito l'istituzione delle REMS (residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza) in sostituzione degli ospedali psichiatrici giudiziari aboliti nel 2013 e chiusi definitivamente il 31 marzo 2015. Le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza sono previste per accogliere i soggetti affetti da disturbi mentali, autori di reati, a cui viene applicata dalla magistratura la misura di sicurezza detentiva del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario o l'assegnazione a casa di cura e custodia;
da fonti di stampa si apprende che "sono una sessantina, in Toscana, le persone in attesa di entrare in una Rems" e che le liste d'attesa scaturiscono dal fatto che i posti disponibili sono "troppo pochi per far fronte alle esigenze", dal momento che ci sono solo due strutture attive: una a Volterra con 27 posti letto e una a Empoli con 9 posti destinati ad arrivare a 20;
in un'istruttoria sulle REMS redatta per la sentenza della Consulta n. 22 del 27 gennaio 2022, è stato rilevato che sono tra 670 e 750 le persone che sono in lista d'attesa per l'assegnazione di un posto letto in Italia e che i tempi medi di attesa sono di circa 10 mesi, anche superiori in alcune regioni, determinandosi, in tal modo, il pericolo di possibili aggressioni, nonché la lesione del diritto fondamentale alla salute del paziente,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della vicenda e se non ritengano opportuno avviare urgentemente degli accertamenti in ordine alla reale situazione delle REMS, nonché in ordine alle possibilità di pericolo per l'incolumità pubblica e per il diritto alla salute dei soggetti che presentano problemi di salute mentale, e quali misure intendano mettere in atto per evitare tragedie come quella che si è perpetrata.
(4-00410)
SCALFAROTTO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
il Consiglio regionale del Piemonte in data 18 marzo 2023 ha trattato, in una seduta straordinaria aperta, i problemi relativi alle condizioni di lavoro della Polizia penitenziaria piemontese, fra carenza cronica di organici e mancanza di protocolli che chiariscano come devono essere affrontate in piena legalità situazioni quali aggressioni, risse e sommosse;
tutti gli intervenuti hanno sottolineato che sia una realtà difficile, a partire dai rappresentanti sindacali della categoria;
i rappresentanti sindacali hanno descritto una situazione "da Guinness dei primati" per le aggressioni dei detenuti nei confronti degli agenti. A Torino, ha detto il vicesegretario generale dell'OSAPP, Gerardo Romano, nel 2022 sono state registrate 31 aggressioni con 71 agenti feriti e nel 2023 sono avvenute già 11 aggressioni con 12 agenti feriti; la tensione, la stanchezza e lo stress psicofisico abbondano all'interno delle carceri tra il personale di Polizia penitenziaria e la salute degli agenti è a serio rischio;
la Polizia penitenziaria, ha sostenuto il segretario nazionale SINAPPE, Raffaele Tuttolomondo, è ridotta ai minimi termini e garantisce il regolare svolgimento dell'attività lavorativa solo grazie al sacrificio e al senso del dovere;
il presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Stefano Allasia, ha rimarcato che le azioni di supporto psicologico agli operatori non bastano, occorrono misure organizzative che favoriscano migliori condizioni lavorative e rendano più sicure le strutture sotto il profilo igienico e sanitario e che è necessario tornare a destinare risorse al sistema, perché il sovraffollamento si risolve riconsiderando il concetto di detenzione preventiva e costruendo nuovi penitenziari,
si chiede di sapere:
quali iniziative concrete il Ministro in indirizzo ritenga opportuno intraprendere al fine di dare rapida soluzione alle problematiche esposte;
se non ritenga necessario istituire una cabina di regia ad hoc finalizzata alla soluzione di questo ormai annoso problema.
(4-00411)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:
2ª Commissione permanente (Giustizia):
3-00382 della senatrice Campione, sull'allegazione di file nell'ambito del processo telematico.