Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 059 del 20/04/2023

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------

59a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 20 APRILE 2023

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Presidenza del vice presidente CASTELLONE,

indi del presidente LA RUSSA,

del vice presidente GASPARRI

e del vice presidente CENTINAIO

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Azione-Italia Viva-RenewEurope: Az-IV-RE; Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-Patt, Campobase, Sud Chiama Nord): Aut (SVP-Patt, Cb, SCN); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CASTELLONE

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,01).

Si dia lettura del processo verbale.

MAFFONI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

In attesa che decorra il termine di venti minuti dall'inizio della seduta di cui all'articolo 119 del Regolamento, sospendo la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 10,09, è ripresa alle ore 10,21).

Seguito della discussione del disegno di legge:

(591) Conversione in legge del decreto-legge 10 marzo 2023, n. 20, recante disposizioni urgenti in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e contrasto all'immigrazione irregolare (ore 10,21)

Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 marzo 2023, n. 20, recante disposizioni urgenti in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e contrasto all'immigrazione irregolare

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 591.

Ricordo che nella seduta di ieri il Presidente della 1a Commissione permanente ha riferito sui lavori della Commissione, ha avuto luogo la discussione generale e ha avuto inizio l'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti agli articoli del decreto-legge.

Riprendiamo l'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.

Ricordo altresì che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti agli articoli da 1 a 6 del decreto legge e ha avuto inizio l'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 7 del decreto-legge.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.100/152, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.100/153, presentato dai senatori Cataldi e Maiorino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.100/154, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.100/155, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.100/156, presentato dal senatore Meloni e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.100/157, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.100/158, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 7.0.100/159 e 7.0.100/300 sono stati ritirati.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.100/160, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.100/161, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.100/162, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 7.0.100/163 e 7.0.100/164 sono stati ritirati.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.100/165, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.100/166, presentato dai senatori Cataldi e Maiorino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.100/167, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 7.0.100/168 è stato ritirato.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.100/169, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 7.0.100/170 è stato ritirato.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.100/171, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.100/173, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.100 (testo corretto), presentato dal Governo.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.200/300, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.200/301, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.200/302, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.200/303, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.200/304, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.200/305, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 7.0.200/306 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.200/307, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.200/308, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.200 (testo 2), presentato dal Governo.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 7.0.1 risulta assorbito dall'emendamento 7.301 (testo 2).

Gli emendamenti 7.0.300 e 7.0.301 sono stati ritirati.

Senatore Occhiuto, accetta l'invito al ritiro dell'emendamento 7.0.302?

OCCHIUTO (FI-BP-PPE). Sì, signor Presidente,

PRESIDENTE. L'emendamento 7.0.302 è pertanto ritirato.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.303, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.304, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.305, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.306, presentato dal senatore Meloni e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 7.0.307, 7.0.308 e 7.0.309 sono stati ritirati.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.310, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.311, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno riferiti all'articolo 8 del decreto-legge.

MOLTENI, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 8.1, 8.2, 8.3, 8.4, 8.5, 8.6, 8.8 e 8.9. Il parere è invece favorevole sull'emendamento 8.303.

Sull'ordine del giorno G8.300, il parere è favorevole sul secondo impegno e contrario sul primo impegno. Infine, esprimo parere contrario sull'emendamento 8.0.1.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.1, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 8.300 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.2, presentato dalla senatrice Lopreiato e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 8.301 e 8.302 sono stati ritirati.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.3, presentato dal senatore Bazoli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 8.4, identico all'emendamento 8.5.

SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Signor Presidente, intervengo soltanto per esprimere una preoccupazione, anche in linea di massima, sulla legiferazione in materia penale.

Noi abbiamo sempre ascoltato con grande attenzione le parole del Governo in questa direzione. Come ci siamo detti anche ad inizio di questa legislatura, dovremmo essere sempre cauti nell'utilizzazione della norma penale. Dobbiamo costruirla bene, costruirla in modo tecnicamente corretto.

Questa è almeno la seconda volta dall'inizio della legislatura che la norma penale viene modificata con decreto-legge, che è una pratica non esclusa dalla Costituzione, ma molto sconsigliata, perché il decreto-legge, quando viene emanato - lo sappiamo tutti, colleghi - entra immediatamente in vigore. Ebbene, emanare una norma penale, che naturalmente ha effetto sulle libertà personali, attraverso un decreto-legge non è una buona pratica, soprattutto da parte di un Governo che, tra l'altro suscitando la nostra grande attenzione, ha molto insistito sul tema del garantismo.

Voglio anche aggiungere un altro elemento di tipo tecnico: questo è il primo caso - ma sappiamo che nell'altro ramo del Parlamento se ne sta discutendo - di un reato cosiddetto universale, cioè un reato che sarebbe imputabile alle persone che lo hanno commesso anche se lo avessero commesso fuori dal nostro Paese. Anche questo è un istituto che certamente esiste, che dev'essere applicato se necessario (in caso per esempio di genocidio, siamo tutti d'accordo che il reato debba essere universale). Non dico che nello specifico questo non sia il caso, ma ancora una volta penso che non sia materia sulla quale legiferare con un decreto-legge, perché si tratta di materia assolutamente eccezionale. Se si aggiunge che nell'altro ramo del Parlamento si sta parlando di un altro reato di tipo universale, cominciano a diventare tanti. Se si tratta di un caso eccezionale e il Parlamento italiano è occupato in tutte e due le Camere per discutere di un reato universale, c'è qualcosa che non va.

Inoltre, questo reato è molto indeterminato, nel senso che a leggere la fattispecie si evince che la modalità in cui la persona può commettere il reato in realtà è espressa attraverso una serie di verbi amplissima e molto indeterminata e sappiamo che la norma penale invece richiede una sua determinatezza. Per questo reato, poi, il minimo della pena (non il massimo) è vent'anni.

Altra buona norma è quella di fare in modo che i reati possano essere valutati anche dal giudice. Lasciatemi ricordare la recente sentenza della Corte costituzionale sul caso Cospito, che secondo me non è stata una sentenza politica, ma una sentenza tecnica, che ha stabilito cioè che se una norma prevede che il giudice non abbia la possibilità di introdurre delle attenuanti su una certa fattispecie, questo ingabbia il giudice e lo priva di una possibilità di valutare il fatto che sta scritta dentro la nostra Costituzione.

Come dunque faccio in modo diuturno nella Commissione giustizia, mi sforzo ancora una volta qui in Aula di sottolineare il nostro apprezzamento per le linee programmatiche del Governo in tema di diritto penale, che ci vedono molto favorevoli, ma richiamo il Governo e la maggioranza a una maggiore coerenza con quelle linee, perché è importante che noi sposiamo il garantismo. Come sapete, il Gruppo a nome del quale vi parlo è fortemente garantista, quindi il nostro incoraggiamento è a essere più cauti e anche più tecnicamente prudenti, perché il rischio è di produrre norme penali mal funzionanti e dato che le norme penali incidono sulla libertà delle persone (tema che a volte passa un po' in secondo piano), che è un bene primario per tutti noi, il mio invito al Governo è a una maggiore attenzione nella sua legiferazione, tanto nella tecnica legislativa, quanto nel merito delle sue decisioni. (Applausi).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.4, presentato dal senatore Scalfarotto, identico all'emendamento 8.5, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.6, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.303, presentato dalla senatrice Tubetti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.8, presentato dal senatore Bazoli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 8.304, 8.305 e 8.306 sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 8.9.

ROSSOMANDO (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROSSOMANDO (PD-IDP). Signor Presidente, con l'emendamento 8.9 chiediamo di specificare meglio una condotta che è già stata definita in maniera molto indeterminata e che rischia di sancire la logica sottostante a tutta la normativa che riguarda le persone che arrivano nel nostro territorio fuggendo da situazioni molto complicate, per usare un eufemismo.

Chiediamo pertanto di specificare che non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato.

Immagino l'obiezione - che abbiamo sentito più volte in quest'Aula - che è già così, figuriamoci se non è già previsto dalla legge; ma, siccome c'è un'indeterminatezza della norma incriminatrice, per come l'avete voluta scrivere, evidentemente c'è bisogno di tale specifica, perché non vorremmo che costituisse una forma di intimidazione per chiunque si avvicini spinto da atteggiamento umanitario. Non vorremmo cioè che per legge fosse bandita l'umanità dai nostri comportamenti.

Infine - chiedo solo una manciata di secondi, Presidente - non mi stancherò mai di ribadire quali sono o sarebbero nella nostra legislazione i principi del garantismo nelle norme penali, ma non solo: uno di questi è la determinatezza delle condotte, quando stabiliscono una pena.

Vorrei facilitarvi il compito, quindi richiamandomi a qualche riferimento culturale più facile per voi: persino il codice Rocco... (Il microfono si disattiva automaticamente) ... almeno sotto questo punto di vista con una chiarezza espositiva di determinatezza delle condotte.

In caso contrario, davvero, parlare di garantismo è parlare a sproposito o comunque una citazione puramente di maniera per chiedere salvacondotti per alcuni, in questo caso ben determinati. (Applausi).

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatore De Cristofaro, le faccio notare che anche il suo Gruppo ha esaurito il tempo a disposizione. Ad ogni modo, le concedo due minuti. Ha facoltà di intervenire.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, la ringrazio, ma impiegherò meno tempo.

Chiedo semplicemente ai proponenti dell'emendamento di aggiungere la firma mia e del mio Gruppo.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.9, presentato dal senatore Bazoli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 8.307, 8.308 e 8.309 sono stati ritirati.

Per quanto attiene all'ordine del giorno G8.300, il Governo lo ha accolto limitatamente al secondo impegno del dispositivo. Chiedo pertanto ai proponenti se insistano per la votazione.

CATALDI (M5S). Sì, Presidente, e ne chiedo la votazione per parti separate.

PRESIDENTE. Metto ai voti la richiesta di votazione per parti separate, avanzata dal senatore Cataldi.

È approvata.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse e del primo impegno del dispositivo dell'ordine del giorno G8.300, presentato dal senatore Cataldi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendo stato accolto dal Governo, il secondo impegno del dispositivo dell'ordine del giorno G8.300 non verrà posto ai voti.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.0.1, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo scientifico e delle scienze umane «Sant'Agostino» di Salsomaggiore Terme, in provincia di Parma, e dell'Istituto tecnico-economico «Vittorio Bachelet» di Ferrara, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 591 (ore 10,45)

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti riferiti all'articolo 9 del decreto-legge.

MOLTENI, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 9.1, 9.2, 9.3, 9.4, 9.301 e 9.5. Esprimo parere favorevole sugli emendamenti 9.0.300 e 9.0.301.

PRESIDENTE. L'emendamento 9.300 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.1, presentato dal senatore Meloni e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.2, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori, identico agli emendamenti 9.3, presentato dal senatore Cataldi e da altri senatori, 9.4, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, e 9.301, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 9.302 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.5, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.0.300, presentato dalla senatrice Pirovano e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.0.301, presentato dalla senatrice Pirovano e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti riferiti all'articolo 10 del decreto-legge.

MOLTENI, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 10.1, 10.2 e 10.3.

Sull'emendamento 10.300 esprimo parere favorevole con la seguente riformulazione: "Al comma 1, premettere il seguente: «01. All'articolo 14, comma 5, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al quinto periodo le parole "prorogabile per altri trenta giorni" sono sostituite dalle seguenti "prorogabile per altri quarantacinque giorni"; b) al sesto periodo le parole "prorogabile per altri trenta giorni" sono sostituite dalle seguenti "prorogabili per altri quarantacinque giorni".»"

Esprimo parere contrario sugli emendamenti 10.301, 10.4, 10.303, 10.305, 10.309, 10.5, 10.6, 10.310, 10.7 e 10.8.

Esprimo parere favorevole sull'emendamento 10.0.300, con l'identica riformulazione già illustrata per l'emendamento 10.300.

PRESIDENTE. Sull'emendamento 10.0.300 c'era un parere condizionato della 5a Commissione. Chiedo al presidente Calandrini di esprimere un parere sulla riformulazione.

CALANDRINI (FdI). Il parere è non ostativo, Presidente.

PRESIDENTE. Perfetto. La riformulazione degli emendamenti 10.300 e 10.0.300 è identica e quindi li voteremo assieme.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.1, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori, identico agli emendamenti 10.2, presentato dal senatore Cataldi e da altri senatori, e 10.3, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

I presentatori degli emendamenti 10.300 e 10.0.300 accettano la riformulazione proposta dal Governo.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.300 (testo 2), presentato dal senatore Lisei e da altri senatori, identico all'emendamento 10.0.300 (testo 2), presentato dal senatore Lisei e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.301, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 10.302 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.4, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.303, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 10.304 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.305, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 10.306, 10.307 e 10.308 sono stati ritirati.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.309, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.5, presentato dalla senatrice Di Girolamo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 10.6.

SIRONI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SIRONI (M5S). Signor Presidente, in pratica l'articolo 10 parla della creazione dei centri di permanenza per il rimpatrio e quindi prevede che, ai fini di una rapida implementazione, per aumentare la disponibilità dei posti, si agevoli la procedura dell'individuazione delle strutture. Quindi i prefetti, che sono incaricati dell'individuazione delle strutture, possono agire in deroga a ogni disposizione di legge diversa da quella penale, antimafia e di prevenzione.

A questo punto io ho chiesto e insisto nel chiedere che vengano altresì rispettate le norme in tema di codice in materia ambientale e dei beni culturali. In realtà questa disposizione è emergenziale e quindi ha una durata fino al 31 dicembre 2025. Viceversa, se si agisse in deroga alle norme ambientali e sui beni culturali, si creerebbe un danno permanente all'ambiente e ai beni culturali. Quindi, chiedo al Governo e alla maggioranza di prendere in considerazione il fatto che il prefetto, nel suo agire, tenga in considerazione anche il rispetto dell'ambiente e dei beni culturali. Diversamente gli italiani, per creare più posti per accogliere gli immigrati, distruggerebbero per sempre il proprio ambiente e i propri beni culturali.

Invito pertanto la maggioranza a mutare il proprio parere. Nella denegata ipotesi in cui non se ne convincesse, chiedo che l'emendamento venga trasformato quantomeno in un ordine del giorno e conseguentemente accolto.

PRESIDENTE. Chiedo al Governo se si può trasformare l'emendamento 10.6 in un ordine del giorno.

MOLTENI, sottosegretario di Stato per l'interno. Il parere rimane contrario.

ZAMPA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZAMPA (PD-IDP). Signor Presidente, intervengo solo per esprimere molta preoccupazione per il ritorno di un'esperienza che questo Paese ha già vissuto: si chiamavano Centri di identificazione ed espulsione (CIE) e per fortuna sono stati chiusi. Quello che ci preoccupa davvero è la gestione, l'idea delle deroghe, la mancanza di una vera garanzia sui diritti delle persone che saranno trattenute in questi luoghi. Da questo punto di vista, non siamo riusciti a ottenere alcuna garanzia che non siano parole e - come abbiamo detto in Commissione - ripetiamo in questa sede che sarà nostro compito, nostra cura d'ora in poi, visitarli tutti e sperare che da parte del Parlamento sia prestata una grande attenzione al rispetto dei diritti umani, delle condizioni igienico-sanitarie, dei diritti delle persone, dei nuclei familiari e delle persone che hanno problemi, attraverso l'assistenza necessaria.

LISEI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LISEI (FdI). Signor Presidente, vorrei solo ribadire e riportare la realtà dei fatti.

I CIE non ci sono più e sono stati trasformati in Centri per il rimpatrio (CPR); li ha trasformati il centrosinistra in Centri per il rimpatrio e restano tali, per cui non cambiano le strutture. Quello che questo Governo saggiamente intende fare è semplicemente renderli attivi, perché, per vecchie disposizioni, dovrebbe essercene uno per ogni Regione, ma questo non accade. Non c'è un Centro per il rimpatrio per ogni Regione. Ciò ha messo in difficoltà molte Regioni e le Forze di polizia su tutto il territorio nazionale. Cito come esempio la Regione Emilia Romagna, che non ha un Centro per il rimpatrio, e, quando c'è bisogno di rimpatriare qualcuno, le Forze di polizia locali devono andare in giro per l'Italia a cercare un posto.

Oggi, se siamo tutti d'accordo nel ritenere che è necessario rimpatriare gli immigrati clandestini, è giusto anche sfatare una retorica che viene fatta. I Centri per il rimpatrio oggi hanno una capienza tanto limitata che il 99 per cento delle persone che finisce al loro interno non è rappresentato dai classici clandestini che non hanno semplicemente rispettato il testo unico sull'immigrazione e quindi da noi sono clandestini; la maggior parte di quanti sono all'interno di quei centri escono da esperienze carcerarie perché hanno commesso gravi reati sul territorio e, se non venissero espulsi immediatamente e portati in un Centro per il rimpatrio, tornerebbero a delinquere sul territorio. Questo è quello che c'è nella maggior parte dei Centri per il rimpatrio, proprio per la loro capienza molto limitata.

Questa maggioranza e questo Governo intendono puntare sui rimpatri, perché è indispensabile agire su questo fronte, soprattutto nei confronti delle persone che, oltre ad essere clandestine, delinquono sul nostro territorio. Pertanto è giusto potenziare i Centri per il rimpatrio, aumentare la loro capienza, crearne dove oggi non ce ne sono e adottare una procedura di espulsione più veloce, perché nel territorio della nostra Nazione non ci può stare chi delinque. (Applausi).

ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, vorrei semplicemente dire al collega Lisei che non si deve meravigliare, perché siamo di fronte al classico caso dell'ipocrisia di chi predica la solidarietà e l'accoglienza, ma a casa degli altri. (Applausi).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.6, presentato dalla senatrice Sironi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.310, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 10.311 e 10.312 sono stati ritirati.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.7, presentato dal senatore Cataldi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.8, presentato dalla senatrice Maiorino e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti da 10.313 a 10.317 sono stati ritirati.

L'emendamento 11.1 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di coordinamento n. 1, presentata dal senatore Balboni.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di coordinamento n. 2, presentata dal senatore Balboni.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione finale.

SALVITTI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SALVITTI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, più andiamo avanti con la legislatura e più si evidenziano le differenze che ci sono tra le varie forze politiche in campo e quelle che ci sono all'interno del Parlamento, ed è bene che questo sia: è bene che vi siano queste differenze, perché è il sale della politica. (Brusio).

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di ridurre il brusio. Chi vuole lasciare l'Aula lo faccia in silenzio, altrimenti diventa impossibile ascoltare.

Prego, senatore.

SALVITTI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Come dicevo, si cominciano a vedere e man mano si andranno sempre più evidenziando le differenze tra le varie forze politiche che esistono sul territorio nazionale e che sono rappresentate in Parlamento, ma è giusto che questo sia: è il sale della democrazia il fatto che ci sia la possibilità di confrontarsi su qualsiasi tipo di argomento e che ci siano soluzioni diverse per obiettivi diversi.

La cosa principale che si evidenzia nel decreto che stiamo trattando oggi sta proprio nel fatto che l'immigrazione - da una parte - viene vista come una soluzione e - dall'altra - come un'opportunità di andare incontro alle aziende presenti sul nostro territorio che hanno necessità di occupazione e ne fanno richiesta.

Per quanto ci riguarda, vediamo nell'immigrazione un'opportunità, ma è altrettanto vero che essa va regolamentata, perché è giusto che si regolamenti un flusso.

Siamo ben consapevoli del fatto che i processi migratori nel corso dei secoli hanno fatto parte dell'essere umano, della vita dell'uomo. Noi siamo stati tra i protagonisti della migrazione verso altri territori per poter crescere, ma è altrettanto vero che dobbiamo avere la responsabilità di governare questi processi, di regolarli e di non lasciarli senza alcuna regolamentazione. È bene che in questo senso vi sia una responsabilità da parte nostra.

Noi ci siamo confrontati e abbiamo fatto tutti la nostra parte in Commissione. Ci siamo confrontati quotidianamente... (Brusio).

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego, diventa davvero difficile per me ascoltare e sicuramente difficile per il senatore parlare.

Prego, senatore.

SALVITTI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Ci siamo confrontati su tutti gli argomenti e ognuno di noi ha proposto le proprie soluzioni, ma la cosa fondamentale e importantissima - penso che sia giunto ormai il momento di parlarne - è la legittimazione dell'avversario, perché si sono sentite cose inenarrabili in questi giorni. Deve partire da qui un momento storico nel quale ci si deve riconoscere come persone autorevoli, in modo tale da poter portare sul territorio la propria politica e le proprie soluzioni e tutti sono legittimati a farlo, noi per voi e voi per noi. (Applausi).

Si è parlato di suprematismo in questa fase, anche se personalmente l'unico suprematismo che mi viene in mente è quello etico cui faceva riferimento ieri il collega De Cristofaro. Loro hanno il pensiero di essere depositari del giusto e della verità, ma non è così. Noi ci sentiamo persone autorevoli, tanto da poter mettere in campo le nostre idee, i nostri pensieri e le nostre soluzioni.

Le nostre sono soluzioni che reputiamo valide e hanno ricevuto il consenso popolare, che ci ha permesso di portarle avanti. Lo facciamo con grande impegno, con grande voglia e con grande volontà, ma nel rispetto dell'avversario politico. L'avversario politico va rispettato. Noi reputiamo di avere uno spirito umanitario altrettanto forte, come voi, onorevoli colleghi, che vi sentite depositari di questo pensiero. Pensiamo sia giunto il momento di accettarci reciprocamente, nelle nostre differenze (Applausi), che riguardano le soluzioni, perché ognuno di noi deve sentire la responsabilità di portare avanti ciò in cui crede. Fortunatamente, rispetto agli anni passati, abbiamo un Governo politico che ha una visione e un obiettivo: su questo si deve confrontare la politica, per dare il proprio contributo fondamentale, perché la politica è costituita da visione e obiettivi. Può piacere o meno, ma ogni provvedimento del Governo ha una sua visione e un suo indirizzo.

È per questo motivo che annuncio il voto favorevole da parte del Gruppo Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE. (Applausi).

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, il decreto-legge in esame avrebbe dovuto essere la risposta del Governo all'immane tragedia di Cutro del 25 e 26 febbraio. Era necessaria e urgente una risposta a quell'orrore, con 94 vittime accertate - come sappiamo - annegate di fronte alle coste italiane, senza che nessuno, purtroppo, abbia fatto nulla per salvarle. Sarebbe dunque stata necessaria una risposta, ma questa - dal mio punto di vista e da quello della componente Alleanza verdi e sinistra - è una risposta profondamente sbagliata, anche perché quell'orrore, quello del Mediterraneo, rischia di continuare ancora: continuano a morire migliaia di persone ogni anno e porre fine a quella strage è un dovere umano, civile e democratico.

Ci si sarebbe aspettati almeno un guizzo di solidarietà - diciamo così - ma anche di lungimiranza, ad esempio con la decisione di riattivare una missione di salvataggio e soccorso, come fu Mare nostrum. È invece arrivato il decreto-legge in esame, che va nella direzione opposta, che però è rigorosamente coerente, ad esempio, con la dichiarazione del Ministro dell'interno subito dopo il naufragio, ma anche con la scelta gravissima dello stesso presidente Meloni - non dimentichiamolo - che non volle incontrare i parenti delle vittime a Cutro, forse per non irritare una parte del proprio elettorato. Fu annunciata in quei giorni una guerra senza quartiere contro i trafficanti, nel «globo terracqueo», come si disse; una guerra combattuta con la solita formula dell'aggravio delle pene che, come sempre, è l'unica inefficace soluzione a cui sapete fare ricorso.

Onorevoli colleghi, davvero mi chiedo se vi stiate prendendo in giro da soli o se vogliate prendere in giro gli italiani. Davvero pensate che i trafficanti, quelli che si arricchiscono sulla pelle dei migranti, scendano essi stessi nelle barche, a guidarle, magari con il rischio di annegare pure loro? Non vi viene in mente, ad esempio, che la realtà è invece profondamente diversa da questa narrazione propagandistica e che il timone di quelle barche venga spesso affidato proprio a qualcuno di quei disperati, che si mettono in mare a sfidare le onde? Quelli a cui volete dare la caccia, spesso, sono l'ultima ruota del carro, se non l'ultimissima; sono quelli che addirittura, a volte, non hanno nemmeno i soldi per pagarsi il viaggio e proprio per questo accettano di guidare i barconi. Della loro sorte, evidentemente, ai trafficanti non importa nulla. Aumentare le pene, come ben si vede, non risolve il problema.

L'altra formula sulla quale puntate sarebbero gli accordi con i Paesi da cui partono le barche, compensati per la loro collaborazione. Come però sappiamo, sono spesso Paesi che ignorano i diritti umani e si può facilmente immaginare come si adopereranno per fermare le partenze.

In realtà, non c'è nemmeno particolare bisogno di usare l'immaginazione: basta guardare a quello che succede quotidianamente in Libia, alle torture, agli stupri, agli omicidi e ai lager che noi finanziamo.

È una macchia vera e propria che l'Italia e l'Europa non riusciranno a lavare facilmente; una colpa che dovrebbe davvero farci vergognare di noi stessi e della nostra sedicente civiltà. Dovremmo chiederci fino a quando volteremo la testa dall'altra parte per non guardare. E invece vogliamo moltiplicare il modello libico o ancora l'accordo che avete trovato sulla protezione speciale.

Ieri siete stati obbligati a una mezza marcia indietro, e questo naturalmente è un bene, ma l'attacco che avete fatto alla protezione speciale resta una scelta gravissima, giustificata con vere e proprie menzogne. Il presidente Meloni ha detto che questa protezione esiste solo in Italia. Non è vero: esiste in 18 Paesi europei. Dite che è un fattore di attrazione verso il nostro Paese. Non è vero: le richieste di questo tipo accolte, per esempio, dalla Germania, Paese non di primo sbarco, sono state il triplo delle nostre, che sono comunque poco più di 10.000, numeri evidentemente molto diversi dalla cosiddetta invasione di cui a sproposito parlate.

Il Governo giustifica questa irragionevole stretta con la necessità di fermare gli sbarchi, ma non è vero neppure questo. La grande maggioranza della protezione speciale è stata riconosciuta a immigrati dal Sud America o dai Balcani, che evidentemente non arrivano dal mare.

La verità è che questa norma, come la guerra insensata che avete fatto e che state facendo alle ONG o come la stessa dichiarazione dello stato di emergenza, ha il solo scopo di creare un clima isterico e di destare un allarme sproporzionato a puri e meschini fini di propaganda. (Applausi).

I Comuni e le Regioni che bocciano questa linea non lo fanno per calcolo politico, ma perché sanno che essa sarà non solo inutile, ma anche dannosa, perché moltiplicherà evidentemente e ovviamente il numero degli irregolari. La stessa riapertura dei flussi sarebbe giusta se i numeri di cui si parla non fossero così insufficienti come sono e se non ci fosse naturalmente di mezzo una legge sbagliata come la Bossi-Fini. Tutti sanno, finanche chi l'ha scritta, che quella legge andrebbe cambiata. Tutti sanno, innanzitutto le imprese, che i flussi previsti sono insufficienti per la nostra economia. Tutti sanno che un crollo degli arrivi sarebbe devastante per il nostro Paese, a partire dal Governo stesso, che peraltro lo ha scritto candidamente nel DEF. Tutti sanno che i migranti potrebbero essere una risorsa e non un problema. Tutti lo sanno, tranne evidentemente quelli che vaneggiano di sostituzione etnica, com'è stato fatto in questi giorni. (Applausi).

Come si vede, allora, il provvedimento va anche contro gli interessi reali del Paese, oltre che contro i principi elementari di civiltà, solidarietà e umanità. Penso, però - lo dico al Governo - che non riuscirete a cancellare quella civiltà giuridica e politica che già nella seconda parte del Novecento seppe dare in Italia e in tutta Europa la giusta dimensione alle grandi questioni di cui stiamo parlando. Il premio Nobel Heinrich Böll scrisse che il nostro tempo, semmai avrà un nome, sarà chiamato il secolo dei rifugiati. I nostri Padri costituenti vollero scolpire quei concetti nella solennità dell'articolo 10, quello relativo al diritto d'asilo; un articolo che non casualmente precede l'articolo 11, relativo al ripudio della guerra. La protezione e il diritto d'asilo sono infatti la risposta degli Stati democratici agli orrori della guerra (Applausi), della violenza e, oggi, anche dei cambiamenti climatici.

Non dimenticatelo. Non dimentichiamolo mai. (Applausi).

MUSOLINO (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSOLINO (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi, dopo il terribile naufragio avvenuto tra il 25 e il 26 febbraio a poche centinaia di metri dalla costa calabra, in località Cutro, che ha causato la morte di ben 94 persone oltre a un numero imprecisato di dispersi, il Governo avrebbe dovuto avviare un confronto con tutte le forze politiche e con i soggetti che a vario titolo operano nel campo dell'accoglienza e dell'integrazione, avviando un iter legislativo per la modifica delle disposizioni in tema di immigrazione in modo ragionato e condiviso.

Così però non è stato, perché ancora una volta il Governo ha scelto di utilizzare lo strumento della decretazione d'urgenza per legiferare, impedendo al Parlamento di svolgere il proprio ruolo e spegnendo qualsiasi tentativo di confronto e di dibattito nella pervicace convinzione di avere le risposte giuste ad ogni problema.

Eppure questo provvedimento, lungi dall'introdurre modifiche migliorative al testo unico sull'immigrazione, indebolisce il sistema dell'accoglienza, con il tentativo di parte della maggioranza di reintrodurre le norme del vecchio decreto Salvini, che sollevarono e continuano a sollevare enormi dubbi di legittimità costituzionale - basta vedere la clamorosa marcia indietro di ieri - anche rispetto alla violazione degli obblighi internazionali del Paese.

Si tratta di un provvedimento inutile e pericoloso. È inutile perché la criminalizzazione del fenomeno - come dimostra la storia di questi vent'anni, da quando cioè è stato introdotto il reato d'immigrazione clandestina - non ha sortito alcun effetto deterrente sulle partenze. Lo vediamo anche in queste settimane: dopo il decreto contro le ONG, gli arrivi sono triplicati.

È inoltre pericoloso, perché l'unico effetto concreto sarà quello di spingere sempre più i migranti ai margini della legalità, come hanno ben spiegato tanti amministratori locali.

Ciò che serve sono politiche e strumenti d'integrazione sociale. Bisogna operare una semplificazione del procedimento per il rilascio del permesso di soggiorno e per l'impiego degli immigrati nel tessuto economico.

Quello che non serve, invece, è la cancellazione delle forme di protezione, che esporrà sempre di più gli immigrati alla mercé della criminalità organizzata, che è continuamente alla ricerca di manovalanza per le proprie attività.

Allora, se un merito vogliamo riconoscere a questo provvedimento, è quello di aver reso evidente un approccio ideologico che - come ha ben spiegato ieri anche il collega Filippo Sensi - presto andrà a sbattere contro le realtà che oggi vengono negate.

Mi hanno molto colpita le parole del ministro Lollobrigida, rispetto alle quali esprimo forte e chiaro il mio aperto dissenso e la mia condanna morale. No, signor Ministro, in Italia non è in atto alcuna sostituzione etnica. Trovo anzi pericoloso diffondere simili suggestioni, conferendo loro una sorta di legittimazione istituzionale. Se arriva a dichiararlo un Ministro, allora sarà vero che esiste un disegno per sostituire gli italiani con gli immigrati: è questo ciò che rischiamo di far pensare agli italiani.

Allo stesso tempo, esprimo dissenso e prendo le distanze anche dalla vignetta che circola nelle ultime ore, in cui si fa un'ironia che nulla apporta, in termini di dibattito politico, mentre si offendono gratuitamente le persone nella loro intimità familiare e nella loro vita privata. Anche questo non è dibattito politico. (Applausi).

Al di là però dell'assoluta infondatezza storica della teoria della sostituzione etnica, sono proprio i dati sull'immigrazione a smentirvi. Dal 2011 ad oggi, infatti, la percentuale di stranieri in Italia è cresciuta di appena l'1,8 per cento; in secondo luogo, come non smettono di ripetere le categorie produttive, tra le quali una quota importante anche dei vostri elettori, l'Italia ha bisogno di manodopera. È questo un bisogno che altri Paesi, come la Germania, stanno risolvendo mettendo in diretto rapporto le domande di protezione con le domande di forza lavoro nelle imprese.

Inoltre, anche i dati del Documento di economia e finanza del MEF dichiarano che, aumentando di un terzo l'immigrazione, il debito pubblico italiano scenderebbe di almeno trenta punti.

È una realtà quindi che, unita alla tragedia di Cutro, doveva spingere il Governo ad abbandonare i toni della propaganda e affrontare quelli d'interesse nazionale; a revisionare il testo unico dell'immigrazione con un approccio condiviso, tenendo conto dei dati del sistema economico e occupazionale, che, soprattutto per i lavori low profile, è sostenuto prevalentemente dagli immigrati; ad aprire i canali per un'immigrazione controllata, partendo dall'abolizione della legge Bossi-Fini, che ostacola la ricerca di manodopera per le imprese; a ripristinare una missione di soccorso in mare, per obbligare anche l'Europa alla modifica di norme che - per citare le parole del presidente Mattarella - sono preistoriche; a immaginare nuove politiche per l'immigrazione, un concetto purtroppo totalmente scomparso dal vocabolario della politica; non ultimo, a cancellare le norme contro le ONG, perché la solidarietà non può mai costituire un reato e il soccorso in mare, oltre che obbligatorio, costituisce il primo baluardo del diritto internazionale, che di certo non possiamo permetterci di infrangere.

Per concludere, signor Presidente, la domanda che - per suo tramite - vorrei porre ai colleghi della maggioranza è se pensano davvero che il giudizio su questo Governo passerà da quanto si dimostreranno forti con i più deboli e con i disperati.

Io penso invece che gli italiani giudicheranno questo Governo dal modo in cui riuscirà a spendere, se ci riuscirà, tutte le risorse del PNRR; dal modo in cui contrasterà il carovita, ridando potere d'acquisto alle famiglie; dal modo in cui interverrà sulla sanità pubblica e dall'impegno per sbloccare quell'ascensore sociale nemico del merito e delle nuove generazioni.

Quel che è certo è che nessun Paese ha scritto il proprio futuro aggiungendo norme al codice penale. Soprattutto, a nessun Paese sono concesse scorciatoie, quando si è dentro cambiamenti epocali, che richiederebbero una politica che guardi ai prossimi anni e non ai sondaggi della prossima settimana.

Se però è questa la strategia del Governo, sappiate fin d'ora che sarà fallimentare, si infrangerà subito innanzi alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia europea e, dal punto di vista storico, costituirà un fallimento sulla pelle dei più deboli e sul futuro del Paese, in spregio ai suoi valori di umanità e di solidarietà.

Per tutte queste ragioni, annuncio il voto contrario del Gruppo per le Autonomie al provvedimento. (Applausi).

SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Signor Presidente, intervengo a nome del Gruppo Azione-Italia Viva-RenewEurope per annunciare il nostro voto fermamente contrario a questo decreto-legge, che è nato già debole e completamente inadeguato al suo obiettivo.

Cominciamo col dire che esso nasce dopo la strage di Cutro, purtroppo non la prima e temo non l'ultima che è avvenuta nel nostro Mar Mediterraneo, rispetto alla quale il nostro Paese naturalmente ha fatto una terribile figura. Il mondo ci ha guardati in quella situazione: siamo stati balbettanti e ancora oggi non capiamo esattamente quale sia stata la dinamica del fatto.

Quest'oggi, però, vorrei ringraziare in particolare la collega Rando, che ieri ha nominato tutte le vittime di quella strage di cui conosciamo il nome. (Applausi). La voglio ringraziare perché in quel modo abbiamo potuto anche ascoltare quali fossero i luoghi di provenienza di questi morti e - come abbiamo sentito - moltissimi venivano dall'Afghanistan; venivano da Paesi che li avrebbero qualificati come richiedenti asilo, ma non sono mai riusciti ad arrivare qui in Italia e a esercitare il diritto che l'articolo 10 della Costituzione riconosce loro, quello di avere asilo nel nostro Paese e di usufruire dei diritti democratici di cui noi fruiamo, perché la Costituzione così stabilisce.

Che cosa fa il Governo davanti a tutti questi richiedenti asilo che muoiono? Decide di fare un decreto-legge sui flussi, che è tutta un'altra questione e non c'entra niente con la vicenda di Cutro. Ha ragione quindi il mio collega Marco Lombardo, quando dice di non chiamare più questo decreto Cutro, e non solo per non infangare il nome di un paese ridente e bello come possono esserlo quelli del nostro Mezzogiorno e di tutto il Paese, ma anche perché con Cutro - diciamoci la verità - questo decreto-legge non c'entra niente. (Applausi).

Questo è un decreto-legge che la Lega ha voluto nel tentativo di riportare in vita i decreti Salvini. Lo sappiamo benissimo, è molto chiaro, abbiamo visto le divisioni nella maggioranza e il sottosegretario Molteni, che è sempre così capace e affidabile, ieri a un certo punto non sapeva più che cosa fare e, quando il senatore Gasparri ha detto che avrebbe riformulato il suo stesso emendamento in Aula, ha dovuto chiederci di sospendere i lavori per capire cosa fare. Il Governo non sapeva cosa fare in quel momento, ma il Governo non sa cosa fare in un senso ancora più strategico, che è quello che veramente mi preoccupa.

Da un Governo con una maggioranza politica così importante, che aspira a restare al potere per cinque anni, mi aspetterei una strategia e un piano di visione a lungo termine, su un tema fondamentale, strutturale ed epocale, che non andrà via e non sarà certamente la Lega a poter fermare. È un fenomeno che appartiene ai nostri tempi ed è un moto inarrestabile, davanti al quale una politica intelligente e strategica riconosce di doverlo gestire e di dover cercare di utilizzarlo come un'opportunità, perché tanto non andrà via. È quello che, tra l'altro, voi dite.

Dal Documento di economia e finanza - scritto da questo Governo - vediamo che, se pure tenessimo la spesa pubblica sotto controllo e addirittura tagliassimo 56 miliardi nei prossimi tre anni; seppure aumentassimo la produttività del Paese dello 0,8 per cento, quando sono cinquant'anni che questo Paese non cresce; seppure non cambiassimo l'età pensionabile e non la diminuissimo, soltanto per l'invecchiamento della popolazione il costo di sanità e pensioni ci porterebbe a sforare il rapporto tra debito e PIL e a portarlo al 180 per cento.

Ebbene, qual è l'unica cosa che dice il Governo che può interrompere questa spirale? Il flusso netto di immigrati deve aumentare di un terzo, quindi ci possono essere più immigrati che vengono a sostenere la spesa sociale e sanitaria di questo Paese. Lo dice questo Governo nel DEF. E cosa dice ora il Governo?

Ieri, mentre qui dentro discutevamo di questo decreto-legge, incredibilmente, la ministra Calderone, come se niente fosse, ha detto che questo Paese ha bisogno di un milione di lavoratori e che non ci sono lavoratori; l'ha detto il Governo in persona e - aggiungo - lo dicono le associazioni di categoria.

In questi giorni a Milano c'è il salone del mobile e oggi il presidente di FederlegnoArredo ha detto che servono 15.000-18.000 nuovi lavoratori nel settore entro i prossimi anni. Qui al Senato abbiamo avuto il presidente di Confindustria Moda e il presidente della Camera nazionale della moda che hanno detto le stesse cose. Oggi lo dice anche il Governo: mancano un milione di persone.

E poi lo dice incredibilmente anche il ministro Lollobrigida, famosissimo in questi giorni, che, sul «Corriere della Sera» di oggi, alla giornalista che gli chiede cosa volesse dire con quell'infelice espressione, dà questa risposta: «Stavo parlando in positivo di immigrazione legale, il cui primo nemico è quella illegale». E aggiunge: «Un concetto chiaro, per dire che l'indirizzo del Governo è prendere atto di un drammatico decremento della natalità, che fa prevedere nei prossimi anni un abbattimento drammatico della nostra popolazione».

Quindi, siamo tutti d'accordo sul fatto che abbiamo bisogno di persone che vengano a lavorare in questo Paese. E allora la domanda è: perché tenete nell'irregolarità persone che sono nel nostro Paese e già lavorano? (Applausi). Per quale motivo quando si fa il click day mettete a disposizione 80.000 posti per migranti che lavorano, che tra l'altro voi sostenete essere all'estero, ma sappiamo benissimo che sono in Italia, altrimenti quale imprenditore farebbe un contratto a un lavoratore che non conosce? Il vostro click day è una sanatoria mascherata, ma soltanto per un terzo dei richiedenti. Ci si chiede allora: perché lasciate nell'irregolarità gli altri due terzi di persone che sono in Italia e che già lavorano? Anzi, perché volete che quelli che hanno la protezione speciale tornino nell'illegalità, quando il ministro Lollobrigida dice al «Corriere della Sera» che stava parlando in positivo di migrazione legale il cui primo nemico è quella illegale? Come si fa a immigrare legalmente in questo Paese? Non c'è possibilità.

Perché le persone non vengono in Italia a cercare lavoro regolarmente? Perché voi continuate a mantenere una legge - la Bossi-Fini - che impedisce appunto di arrivare in Italia regolarmente (Applausi),perché l'unica possibilità di arrivare in Italia è avere un rapporto di lavoro da un datore di lavoro che nemmeno ti conosce.

Perché, se siete nemici dell'immigrazione illegale, fate di tutto per spingere le persone nell'illegalità? Qual è l'obiettivo? È una domanda retorica, signora Presidente, perché la risposta ce l'abbiamo: perché tenere così alti l'attenzione e l'allarme sul tema migrazioni, da parte della destra sia di Governo sia di opposizione, ha dato loro la possibilità di lucrare un consenso sulle paure delle persone. (Applausi). Questo è il fatto. E invece cosa dovrebbe fare una classe dirigente responsabile? Dovrebbe dire: abbiamo un fenomeno strutturale? Lo vogliamo gestire? Come si fa? Certamente sostenendo la natalità; sono fortissimamente favorevole a sostenere la natalità; non per niente, la nostra Elena Bonetti è l'autrice del Family act, che ha dato un potente segnale al Paese dicendo che un bambino che nasce non è un lieto evento soltanto per la famiglia in cui nasce, ma è un investimento per il Paese.

Tuttavia, signor Sottosegretario, il problema qual è? Che se anche tutti gli italiani di ogni etnia - me lo faccia dire, perché gli italiani non si individuano con l'etnia, ma col passaporto, ossia con il loro rapporto di cittadinanza con questo Paese, e fareste bene a riconoscere la cittadinanza a chi è di fatto cittadino di questo Paese (Applausi) - cominciassero a fare i figli oggi, questi sarebbero lavoratori tra venti-venticinque anni, non prima; quindi, c'è certamente un problema di lungo periodo, ma la domanda che faccio a questo Governo è: come risolvete il problema di breve periodo?

FederlegnoArredo, Confindustria, Confartigianato, Confcommercio, i datori di lavoro e le nostre famiglie che hanno bisogno di assistenza non possono aspettare venticinque anni per vedere gli effetti delle politiche della natalità. E infatti, i Paesi più avveduti del nostro fanno un lavoro molto intelligente di attrazione di migranti qualificati: per esempio, investono per attrarre nuclei familiari anziché singoli, perché capiscono che, insieme alla strategia di lungo periodo sulla natalità, bisogna risolvere un problema dei nostri imprenditori oggi, signor Sottosegretario.

Non sottovaluto l'aspetto umanitario, ma in questo mio intervento ho voluto parlarne perché temo che voi l'aspetto sanitario non lo sentiate. Spero almeno che sentiate i motivi dell'economia, che sentiate i motivi dell'interesse nazionale e vi comportiate come una classe dirigente che si rispetti.

Invece voi fomentate l'odio, fomentate la paura e fate una cosa molto brutta: dite a questo Paese che il futuro non è un'opportunità, ma una minaccia. Voi state uccidendo - e questo è ancora più grave di quello che fate ai migranti - la possibilità che questo Paese pensi per se stesso di avere tutte le possibilità per farcela. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto superiore «Monsignore Antonio Bello», di Molfetta, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 591 (ore 11,30)

GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Signora Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghi, non abbiamo interesse ad alimentare polemiche e interventi nel ribattere a questa o a quella delle tante contumelie che vengono lanciate. Noi andiamo avanti per la nostra strada.

Le bugie e la verità: le bugie sono quelle che stiamo sentendo da parte dei vari Gruppi di sinistra. La verità è la natura del nostro provvedimento: questo decreto-legge - non starò qui a illustrarlo punto per punto - regolamenta i flussi e serve a regolare meglio l'ingresso di persone che vengono in Italia per lavorare, in base a un principio che anche nel passato esisteva e che non sempre è stato adottato. Il Governo ha previsto 82.000 persone, ma c'è chi dice che si può arrivare a 100.000: non sarà questo il problema, anche se noi vorremmo che lavorassero anche gli italiani, invece di prendere il reddito di cittadinanza, per evitare che l'italiano prenda il reddito e debba venire lo straniero a lavorare in Italia. (Applausi). Dobbiamo rimettere un po' le cose in ordine.

Quindi, le bugie sono quelle che vengono da sinistra e le verità sono quelle che diciamo noi. Accanto a questa regolamentazione di flussi, ci sono norme che rendono più severa la gestione dei clandestini e tutto quello che di disordinato avviene nel Mediterraneo. Non c'è il tempo per riassumere tutta la politica del Governo su queste materie, ma voglio partire dal punto su cui ci siamo fermati ieri: non c'è nessuna retromarcia né del Governo, né della maggioranza. (Applausi). C'è il confronto parlamentare democratico e libero che facciamo.

Cari colleghi, faccio notare ai rappresentanti dell'opposizione che la settimana scorsa abbiamo esaminato il decreto-legge sul PNRR e questa settimana esaminiamo il decreto-legge sui flussi. Non c'è stato il classico scenario, che a volte in Parlamento pure si attiva legittimamente, con il voto di fiducia, il voto unico, nessuno discute niente e nessuno conosce i contenuti nel dettaglio, perché chi sta in Commissione approfondisce, poi in Aula arriva il maxiemendamento e c'è il voto di fiducia. Questa volta abbiamo discusso i vari punti e la discussione - ve lo dice uno che in Parlamento ci sta da tempo - è fatta per ascoltare, non per insultare. (Applausi). Questa è la realtà.

C'era un punto che creava un dubbio? Era un dubbio che poteva esserci. Allora, nelle leggi precedenti spesso si è richiamato il rispetto dei trattati internazionali e della Costituzione, cosa che è scontata e in una legge si può scrivere o non scrivere. Non è che in tutte le leggi italiane c'è scritto che bisogna rispettare la Costituzione e i trattati internazionali: è scontato. Se una legge non rispetta la Costituzione viene cassata e i trattati internazionali vincolano i Governi. Si era quindi deciso di rivedere alcuni testi: vogliamo lasciare questi riferimenti? Lasciamoli. Questo è successo ieri: non c'è stata marcia indietro, perché le norme più restrittive sui permessi speciali sono rimaste tutte, chiare e intere, all'interno di questo testo. (Applausi).

La maggioranza ha lavorato, com'è normale che sia, ognuno ha le sue sensibilità o priorità. Abbiamo fatto un emendamento unitario con i colleghi Lisei e Pirovano, con il lavoro della Commissione e la collaborazione del Governo, con il quale ci siamo confrontati. Sono materie molto complesse, in cui il Parlamento ha la sua sovranità, ma il Governo la sua responsabilità.

Noi abbiamo cambiato molte norme. Faccio un esempio per tutti: per concedere il permesso speciale, abbiamo abolito le condizioni psicofisiche, che sono un concetto così aleatorio che chiunque lo poteva invocare e ottenere di fatto una sanatoria surrettizia. Oggi, per avere il permesso speciale per ragioni sanitarie devi avere una patologia grave che non si può curare nel Paese di provenienza e allora occorre solidarietà umana, sociale e sanitaria. Se uno ha il morbillo, se lo curerà al Cairo o a Tunisi e non c'è bisogno di venire in Italia con un permesso speciale. (Applausi). Se ha una patologia più grave, può farlo; gli aerei della nostra Aeronautica vanno a prendere bambini e persone in giro nel mondo e trasportano organi, quando c'è un trapianto da fare: figuriamoci se L'Italia non ha questo alto livello di civiltà.

Non dite bugie, quindi. La protezione speciale inserita sul lavoro? Vado per flash, perché il tempo si esaurisce. Uno su venti è andato a lavorare. Voi l'avete allargata nel 2020, ma noi abbiamo un mandato diverso dall'elettorato e restringiamo questa normativa nel 2023. Si chiama democrazia, alternanza dei Governi. (Applausi). Altrimenti, ci sarebbe sempre il Governo del PD, che, senza vincere, governa sempre. Abbiamo quindi un mandato popolare e abbiamo cambiato in molti punti - come ho già detto - questo permesso speciale. Noi facciamo sintesi e ascoltiamo il Parlamento: questo è avvenuto ieri. Non siamo degli arroganti, fiducia e museruola, come hanno fatto i Governi Conte e i Governi di altri, perché poi la democrazia la si invoca qualche volta. Abbiamo vissuto in un vero e proprio regime, senza alcun dialogo, ai tempi dei Governi Conte. Noi invece in Parlamento sappiamo seguire la logica del confronto.

Per quanto riguarda i flussi, il Governo sta agendo in maniera molto ampia. Riguardo a Cutro, ieri tutti ci siamo commossi a sentire i nomi delle vittime, ma leggetevi gli esiti delle indagini della magistratura: gli assassini non sono i membri del Governo italiano, ma gli scafisti che hanno gestito in maniera turpe quei viaggi e quelle operazioni, impedendo di telefonare e di chiedere soccorso. Facevano i video promozionali. Leggete le inchieste. I disumani chi sono? Dite che la Meloni e il Governo sono disumani: disumani sono i parenti di Soumahoro, che sfruttano nei campi le persone che vengono dall'estero. (Applausi). Disumani sono gli scafisti: non ho qui i nomi, altrimenti leggerei quelli degli scafisti di Cutro per tenere il Parlamento nell'indignazione. Quella è la disumanità, non un Paese che ha il 10 per cento di popolazione straniera e che apre ad altre 80.000-100.000 persone.

Anche lo stato d'emergenza serve per aiutare le amministrazioni locali (c'è chi è stato sindaco e chi lo è in qualche Comune minore, ci sono anche presidenti di Regione). Io ho ricevuto appelli attraverso i mezzi di comunicazione diretti: il sindaco di Roccella Ionica non ha i soldi per sfamare tutti quelli che sbarcano. Lo stato d'emergenza serve a coinvolgere lo Stato e la Protezione civile per aiutare gli sventurati. Le Regioni e i Comuni che rifiutano questo stato d'emergenza sono disumani: loro sono i disumani? (Applausi). Come li sfamano poi? Se non hanno i soldi - e non ce li hanno - lo Stato interviene. Questo è lo stato d'emergenza. Quindi chi è che dice le bugie? Sempre gli stessi.

Ricordo sempre, in questi interventi, che nel 2011 un senatore disse che c'era una guerra sbagliata. Quel senatore - che si chiama Silvio Berlusconi - disse che con la Libia bisognava negoziare, non sganciarle le bombe (Applausi), che anche il presidente Napolitano, che rispetto molto, diceva che bisognava utilizzare. Chi sono i pacifisti? Quelli della sinistra, che hanno voluto le guerre nella ex Jugoslavia, con il Governo D'Alema, e nella Libia? O sono quelli del centrodestra e Silvio Berlusconi i pacifisti? (Applausi). Quindi non siete nemmeno i veri depositari dell'amore per la pace.

A Tunisi, in questi giorni, anche il vice presidente del Consiglio Tajani ha detto di dare aiuti. Voglio dire da quest'Aula al commissario per l'economia Gentiloni (del PD, ma commissario europeo), che è andato a Tunisi anche lui e ha fatto una lista di riforme e di cose che chissà quando le farà la Tunisia: l'Europa aiuti la Tunisia, sennò per colpa di Gentiloni avremo i fondamentalisti e i tagliagole a Tunisi. (Applausi). Caro Gentiloni, cara Commissione europea, aiuta la Tunisia, perché la Turchia è stata aiutata, con sei miliardi, per bloccare l'emergenza siriana. Ora, siccome interessa l'Italia, l'Europa lesina. Faccio nomi e cognomi: Paolo Gentiloni. È andato lì: apra i cordoni della borsa, come ha chiesto il Governo italiano, come ha chiesto la Meloni, come hanno chiesto Tajani e tanti altri. Sennò, quando ci saranno poi quelli della jihad islamica, dove li mandiamo? Da Gentiloni? Non credo, ovviamente.

Ecco, il piano per l'Africa, il piano Mattei: la politica che noi facciamo è quella di cui ha parlato anche il Santo Padre. Una volta, tornando da un viaggio all'estero, disse: quanti ne possiamo accogliere? Un numero limitato. E disse una frase semplice: di più non posso. Ecco, la nostra linea è quella espressa anche da Papa Francesco: di più non posso. Quanto è di più? Datevi una regolata; mi pare che siamo ben oltre il di più in Italia, anche in questi giorni e in questi mesi.

Quindi noi siamo per il rispetto delle persone e non prendiamo lezioni da chi è favorevole all'utero in affitto e considera le donne del Terzo mondo una specie di oggetto per sfornare bambini da comprare. (Applausi). Noi quelle persone le rispettiamo anche in questo: non le consideriamo persone in cui impiantare un ovulo, che casomai viene da un Paese, in un corpo più robusto di un altro Paese. Quello è razzismo, quella è una politica - visto che fate gli attacchi anche a questo o a quel Ministro - di manipolazione del corpo delle persone, di razzismo vero e proprio, che spesso si basa sulla miseria del Terzo mondo, dove per disperazione e per fame si vende un bambino.

Chi sono, quindi, i disumani? Chi sono i bugiardi? Chi non vuole l'aiuto nell'emergenza?

Noi votiamo con convinzione a favore del decreto-legge in esame, per disciplinare i flussi e per restringere la protezione speciale. Non abbiamo fatto nessuna retromarcia: noi andiamo avanti, ma con intelligenza, con umanità e con il rispetto del Parlamento. Per questo il Gruppo Forza Italia voterà a favore del decreto-legge in discussione. (Applausi).

MAIORINO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAIORINO (M5S). Signora Presidente, è difficile trovare le parole per il comportamento del Governo e di questa maggioranza non solo in occasione della conversione in legge del decreto-legge in esame, ma fin dall'inizio. Appena insediati, al grido di «pronti» in campagna elettorale, da quei grandi statisti che sono, hanno immediatamente messo a fuoco il grande problema dell'Italia, i rave party, e quindi è stato emanato un decreto-legge urgente per arginare questo fenomeno che flagella il nostro Paese da Nord a Sud, con raduni molesti di giovani in tutta Italia. Avercene di giovani in giro in Italia! I giovani, invece, dall'Italia di Meloni scappano, perché non c'è futuro per i giovani nell'Italia di Meloni, altro che rave party.

Più che pronta, la Premier a noi sembra disorientata e affannata. È completamente inerte su alcuni dossier veramente scottanti, come quelli del carovita e dei mutui alle stelle, che, quelli sì, stanno mettendo in ginocchio milioni di italiani; è inerte sulle condizioni dei lavoratori e sui salari da fame che ci sono nel nostro Paese. Devo dire che, invece, una certa attività si riscontra sul fronte della povertà, per aumentarla.

Questo dossier sull'immigrazione ha tanto il sapore della tragica beffa. Da cinque anni, dall'opposizione, ci hanno perforato i timpani urlando i loro slogan: blocchi navali, controllo delle frontiere, rimpatri forzati. Poi arriva l'incarico di Governo, gli sbarchi quadruplicano e il duo Meloni-Salvini non sa più che pesci prendere, così inizia a varare misure raffazzonate e buone solo a fare titoli di giornale, senza soluzioni reali: prima il decreto-legge contro le ONG, con il divieto di salvataggi multipli (e no, hai già salvato questi, mica puoi salvare anche questi altri: mi sembra molto ragionevole). (Applausi). Ci sono poi le disposizioni con cui le navi vengono mandate in giro per ore, alla ricerca di altri litorali, aggravando quindi il costo di tutta l'operazione. Anche in questo caso non ci sono soluzioni, perché il grosso degli arrivi in Italia non avviene per mare o tramite le ONG.

Vi è però qualcosa che purtroppo avviene anche troppo frequentemente per mare: sto parlando delle tragedie. A volte accadono anche a poche decine di metri dalla riva, com'è successo a Steccato di Cutro. La tragica beffa a cui mi riferivo è la seguente: abbiamo assistito attoniti alle dichiarazioni sconcertanti del ministro dell'interno Piantedosi che incolpava i morti di essere morti; abbiamo guardato increduli ad una Presidente del Consiglio che in conferenza stampa inanellava strafalcioni sulla ricostruzione dei fatti e allo stesso tempo ignorava i parenti delle vittime, mentre l'Italia oggi aspetta ancora che il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Salvini spieghi finalmente cos'è accaduto quella tragica notte. (Applausi).

In questo quadro desolante, il Governo vara l'inutile decreto-legge al nostro esame, aggiungendo la beffa al danno: la dichiarazione dello stato d'emergenza. La stessa Giorgia Meloni che, con le vene del collo gonfie, inveiva contro il presidente del Consiglio Conte, che aveva osato istituire lo stato d'emergenza perché affrontavamo una pandemia (se qualcuno non se lo ricordasse, significa un'epidemia di proporzioni globali), oggi usa lo stato d'emergenza per fronteggiare una situazione strutturale, come il fenomeno migratorio. Paradossi meloniani, così li chiamerei. (Applausi).

Il provvedimento oggi in esame è un pasticcio come quest'Assemblea non ne aveva ancora visti prima. La modalità con cui lo avete gestito è la cifra distintiva di questa maggioranza e si può riassumere in tre caratteristiche di fondo: dilettantismo, arroganza e spaccature interne. (Applausi).

Dilettantismo perché nella gestione di questioni strutturali non riuscite a far altro che improvvisare; arroganza perché avete ricattato il Parlamento. Vi vantate di non aver messo la fiducia, ma potete farlo solo perché le persone lì fuori non conoscono giustamente le procedure parlamentari e non possono sapere che quello che avete fatto è molto peggio che mettere la fiducia. Inviare nottetempo, la notte prima dell'approdo in Aula, un subemendamento interamente sostitutivo e diverso dal decreto originario, aggirando le regole e minacciando il Parlamento di non poter esercitare le sue prerogative, ossia emendare, significa non avere alcun rispetto delle istituzioni e quindi della democrazia. (Applausi). È di una tale furbesca ignoranza, che persino voi a un certo punto ve ne siete vergognati e lo avete ritirato, ma il ricatto fatto al Parlamento resta un'onta sulla vostra etica politica, su cui avrò modo di tornare più tardi.

Il decreto ha fatto emergere oltre ogni ragionevole dubbio le vostre spaccature interne: il braccio di ferro non lo avete ingaggiato solo con le opposizioni, ma tra di voi. Sulla questione della protezione speciale avete messo su un tragicomico balletto di avanzate e retromarce cui il Paese e la stampa hanno assistito attoniti. I giornalisti mi chiamavano e mi chiedevano: «Ma allora l'hanno tolta? Ma allora l'hanno rimessa? Ma allora l'hanno ridimensionata? Ma allora cosa fanno?». Chi lo sa? Non sapete neanche voi che cosa fare, questa è la verità. (Applausi).

Non lo sapete perché avete mentito per decenni, dicendo che la protezione speciale esiste solo in Italia e che è un fattore di attrazione incredibile per gli stranieri - non dico pull factor per non beccarmi la multa da parte di Rampelli - alimentando paure indotte e odio razziale, sì odio razziale. Adesso, invece, viene fuori che la protezione speciale nel 2022 ha riguardato 10.000 persone - questo è il cuore del dramma che avete messo su - perlopiù di nazionalità albanese e peruviana, che notoriamente vengono in barca in Italia, sbarcando naturalmente sulle nostre coste. Viene fuori anche che sistemi di protezione simili al nostro esistono in ben 18 Paesi europei, quindi altro che fattore di attrazione, altro che situazione anomala è quella dell'Italia.

Menzogne, come sempre. Voi però insistete, perché ormai dovete tenere il punto e così l'unico risultato che otterrete alla conversione di questo decreto-legge sarà avere 10.000 irregolari in più: persone che oggi lavorano e che sono da anni nel nostro Paese si troveranno all'improvviso senza permesso, ma non potranno essere rispedite al Paese loro, come dite voi, mentendo anche in questo caso. Avranno davanti due opzioni: continuare a lavorare, ma in nero, quindi smettendo di contribuire all'erario statale, oppure finire nelle maglie della criminalità, alimentando - questa sì - l'insicurezza.

Geni, geni e in malafede (Applausi), perché voi queste cose le sapete benissimo. Lo sapete così bene che è legittimo chiedersi se, oltre al totale dilettantismo del Governo, non vi sia dietro anche una diabolica strategia per cui si voglia appositamente esasperare la situazione per spianare la strada ad altri provvedimenti ancora più iniqui, repressivi e disumani con cui soffiare sulle vele della vostra propaganda. Di assaggi in questo senso ne abbiamo già avuti in abbondanza e non bastano le scuse del ministro Lollobrigida circa la sostituzione etnica. Ora infatti voi siete al Governo e siete tenuti all'obbligo della responsabilità di sapere che cosa dite e quali significati hanno le parole che pronunciate. (Applausi).

Adesso è il momento di dire la verità a tutti gli italiani, soprattutto a quelli che vi hanno dato fiducia, e far cadere definitivamente il velo di Maya che ancora cerca di coprirvi. Fate sapere ai vostri elettori l'imbarazzo e il vicolo cieco in cui vi siete cacciati e in cui avete cacciato l'Italia. Fate sapere che in queste ore il Parlamento europeo sta discutendo di una riforma della gestione migratoria.

Il MoVimento 5 Stelle fin dalla sua nascita dice che il trattato di Dublino va cambiato e lo avete siglato voi (Applausi), lo hanno siglato le forze di centrodestra nel 2003.

Voi avete siglato il trattato in base al quale chi arriva in Italia deve rimanere in Italia (Applausi) e oggi i Gruppi parlamentari, in cui si trovano i rappresentanti di Lega e Fratelli d'Italia in Europa, votano contro la riforma della gestione migratoria. (Applausi). Cacciateci da questo impaccio, uscite dall'ipocrisia e smettete di mentire ai vostri elettori!

Signor Presidente, avrei ancora molto da dire, anche sull'etica politica dimostrata, sullo scippo della legge Saman, sul comportamento scorrettissimo del senatore Gasparri, ma mi avvio alla conclusione. Il decreto-legge che vi accingete ad approvare è dannoso e utile solo alla vostra propaganda e non potete arrabbiarvi se qualcuno lo definisce razzista, perché sono le vostre parole e le vostre azioni a definirlo così, nessun altro: non avete altri che voi con cui prendervela. Pertanto, annuncio il voto convintamente contrario del Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi).

TOSATO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TOSATO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, innanzitutto dichiaro subito che non accettiamo lezioni da chi ha votato i decreti Salvini, ha condiviso la politica dei porti chiusi e oggi dà lezioni a noi sulla coerenza. (Applausi). Coerentemente, quei decreti li abbiamo votati e quelle politiche le abbiamo affrontate, il nostro leader ne paga le conseguenze nei tribunali e le condividiamo anche oggi, per come sono contenute nell'attuale decreto-legge. Noi siamo coerenti, qualcun altro è trasformista.

La Lega voterà a favore del decreto-legge in esame, per un motivo molto semplice: a differenza della sinistra, per noi esiste un'emergenza immigrazione, che va affrontata e gestita prima che diventi esplosiva. Onorevoli colleghi, il decreto-legge non nasce dalla propaganda, ma dalla necessità del Governo di intervenire e affrontare per tempo quella che diventerà una situazione potenzialmente ingestibile per i nostri territori, per le nostre comunità e per i nostri sindaci.

Signor Presidente, in questo decreto-legge diciamo sì ai flussi regolari, ai corridoi umanitari, alle procedure più snelle e veloci per l'ingresso degli stagionali impegnati in agricoltura. Diciamo sì, però, anche a pene più severe per chi è responsabile della tratta degli esseri umani. (Applausi).

Al di là delle strumentalizzazioni della sinistra, a Cutro è avvenuta una tragedia che ha lasciato tutti noi nel totale sconforto, per il dramma accaduto non per responsabilità della Guardia costiera, né tantomeno del Governo o dello Stato italiani. Quella tragedia è legata al comportamento di trafficanti di uomini e di scafisti senza scrupoli, che fanno quell'attività esclusivamente per un obiettivo, ovvero per scopo di lucro, non certamente per motivi umanitari. (Applausi). Quelli sono i colpevoli, non certo lo Stato italiano, il Governo e la Guardia costiera! Con il decreto-legge diciamo sì anche a strumenti più efficaci per le espulsioni, attraverso il rafforzamento delle attività dei CPR e diciamo chiaramente no all'utilizzo della protezione speciale come una sanatoria indiscriminata. (Applausi). Questi sono i contenuti del decreto-legge sui quali la Lega voterà a favore.

Gli esponenti della sinistra hanno dichiarato, in questo dibattito, che i numeri attuali dell'immigrazione non rappresentano un'emergenza. Noi non la pensiamo allo stesso modo, perché c'è un'emergenza, che va affrontata e gestita. Abbiamo la preoccupazione di non tornare alla stagione degli anni 2014, 2015 e 2016, in cui c'erano Governi di sinistra, nei quali abbiamo assistito al business delle cooperative, alle tendopoli, all'arrivo nei Comuni, senza preavviso nei confronti dei sindaci, di pullman carichi di migranti.

Quella, sì, è stata una gestione irresponsabile (Applausi), che ha scaricato sul territorio l'emergenza.

Di fronte all'emergenza attuale, che noi riconosciamo, non ci sono responsabilità dirette di questo Governo o dell'Italia. Non è il Governo italiano che incentiva le partenze, come venne fatto allora con lo strumento di Mare nostrum, gestito dalla sinistra. Ci sono fattori contingenti che hanno fatto impennare i numeri degli arrivi. Si tratta di fattori internazionali e di instabilità regionali che sono sotto gli occhi di tutti: il conflitto in Ucraina e quindi profughi da quel territorio e gli aumenti del costo dell'energia, cui si è accompagnato un aumento dei prezzi dei beni alimentari, che è un fattore esplosivo in Africa e che ha fatto aumentare ancora di più le partenze. C'è una grave crisi in Tunisia che è sotto gli occhi di tutti; una difficoltà di natura economica e finanziaria. Abbiamo ascoltato le parole del presidente Saïed che ha invitato i migranti subsahariani, che attualmente sono occupati, lavorano e vivono in quel territorio, a lasciare la Tunisia. Abbiamo la consueta instabilità libica. Abbiamo una rotta balcanica che ha preso la direzione del mare verso la Calabria dall'Afghanistan e dall'Iran. La somma di tutte queste situazioni sta diventando esplosiva per il nostro territorio ed è nostro dovere farci trovare pronti. Questo è il motivo del provvedimento al nostro esame.

Vorrei poi affrontare il tanto contestato tema della protezione speciale. Primo punto: nessuno si può permettere di insegnare o dare lezioni all'Italia sul tema dell'accoglienza, al di là dei Governi che si sono succeduti. (Applausi).

Secondo: l'Italia ha nella propria cultura il rispetto della dignità umana come principio fondante della propria identità. Non è un tema che divide la destra o la sinistra, ma appartiene all'indole del nostro popolo. Nessun Paese europeo si sta facendo carico oggi, come nel passato, dei costi e del peso dell'accoglienza quanto l'Italia; quindi nessuna lezione, da nessuno, tanto meno dalla sinistra italiana.

La protezione speciale - va chiarito - continuerà ad essere garantita. Sul tema c'è stata molta propaganda da parte della sinistra, in Commissione e in Aula. Vorrei chiarire a tutti, anche se non dovrebbe essere necessario, che per chi è oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di orientamento sessuale, di identità di genere, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinione politica, chi rischia di essere sottoposto a torture, per i minori non accompagnati o per chi versa in gravi condizioni di salute, la protezione speciale rimarrà, così com'era garantita attraverso i decreti Salvini. Cosa cambia? Ci sono modifiche che riguardano esclusivamente gli aspetti inseriti dal Governo giallorosso, dal Governo Conte II e dal ministro Lamorgese, che estendeva questi requisiti aggiungendone anche altri, molto vaghi e di dubbia interpretazione, che venivano definiti violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare del migrante. Cosa significa? Può voler dire tutto e niente. Stranieri che hanno difficili condizioni psicofisiche? Questi erano strumenti che allargavano a dismisura la possibilità di utilizzare lo strumento della protezione speciale e che l'hanno resa una sanatoria di fatto.

C'è quindi una stretta sulla protezione speciale? Sì, attraverso questo decreto-legge la stretta c'è, ma in modo assolutamente responsabile da parte di questo Governo e di questa maggioranza. Non siamo d'accordo infatti sul promuovere provvedimenti che siano assimilabili a sanatorie indiscriminate.

Questi sono i dati di fatto. Quindi siamo noi a dire alla sinistra basta propaganda, basta fare propaganda. (Applausi). Noi diciamo alle opposizioni basta creare un clima di diffidenza verso l'Italia a livello internazionale, come se le misure varate da questo Governo fossero razziste e disumane. Così non è.

Vorrei toccare un ultimo tema. Questi decreti sono sufficienti a risolvere l'emergenza immigrazione? La nostra risposta è no, non bastano, evidentemente. Il Governo italiano, qualsiasi Governo, di qualsiasi colore, può varare le leggi migliori possibili per affrontare la gestione, l'accoglienza e anche la repressione e la lotta all'immigrazione clandestina, come noi riteniamo di fare attraverso questo decreto, ma da solo non ce la può fare. Chi ha gravi responsabilità non è l'Italia, ma l'Europa, ancora una volta, perché è totalmente assente. L'Italia è lasciata sola. (Applausi).

Noi apprezziamo l'impegno del presidente Meloni e del Governo, ma all'immigrazione serve una risposta comune da parte europea, che oggi non c'è. E tale risposta non può ridursi esclusivamente al tema, tanto caro alla sinistra, del ricollocamento in altri Paesi.

Per quanto ci riguarda, infatti, la politica ad esempio dell'Ungheria non è imbarazzante. Loro fanno quello che dovrebbe fare l'Europa: difendere i propri confini. I ricollocamenti che accettano Germania e Francia nei confronti dell'Italia sono ridicoli. Poche centinaia o migliaia di persone, che rappresentano un modo per salvare la faccia da parte di questi Paesi, mentre in Europa la verità è che ognuno bada a sé e l'Italia è abbandonata a se stessa.

Signor Presidente, in definitiva la Lega si ritiene soddisfatta per i contenuti di questo decreto-legge e per le modifiche apportate attraverso emendamenti proposti dal Governo, dalla maggioranza e dal nostro Gruppo parlamentare. L'emergenza immigrazione esiste, va affrontata, governata e gestita. Questo decreto-legge è utile e necessario e avrà il voto favorevole del Gruppo Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi).

GIORGIS (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIORGIS (PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, signori del Governo, giovedì 9 marzo scorso il Consiglio dei ministri, anziché a Palazzo Chigi, si è riunito presso l'aula consiliare del Comune di Cutro. In tale sede, a pochi giorni dalla tragedia che si è consumata sulle coste della medesima cittadina, ha adottato il decreto-legge che oggi quest'Assemblea è chiamata a convertire in legge.

Si tratta di un decreto-legge che ci saremmo aspettati avrebbe innanzitutto cercato di scongiurare il rischio che si possano ripetere naufragi con morti e sofferenze come quelli avvenuti pochi giorni prima della sua adozione, nella notte tra il 25 e il 26 febbraio.

Ci saremmo aspettati che il Governo intervenisse, ad esempio, sulle modalità e sulle condizioni dell'intervento della Guardia costiera, specie quando vi è notizia di un'imbarcazione nelle vicinanze e quando la Guardia di finanza è costretta a rientrare in porto per il peggiorare delle condizioni del mare. Ci saremmo anche aspettati qualche norma in grado di dare seguito alle parole del ministro Piantedosi, con le quali promise un pronto intervento nei luoghi dai quali i migranti partono.

Credo infatti che abbiamo ancora tutti memoria, insieme al maldestro e comunque vergognoso tentativo di attribuire la colpa dei morti in mare alle stesse vittime, dell'invito fatto dal Ministro a chi fugge da guerra, persecuzioni e carestie a non partire e attendere, perché, come disse, "vi veniamo a prendere noi". Ci saremmo dunque attesi qualche precisazione su chi sarebbe andato a prenderli e in quali luoghi e con quali mezzi li avrebbe condotti in Italia.

Non abbiamo però trovato nulla di tutto ciò: nulla per garantire un più coordinato ed efficace intervento di soccorso; nulla per provare a rimuovere le cause di viaggi pericolosi, in condizioni inumane e degradanti; e non abbiamo trovato nulla di serio e adeguato per affrontare il problema, che pure nel titolo si annuncia di voler affrontare, della carenza di lavoratori nel nostro Paese, anche e soprattutto in conseguenza del calo demografico.

Questo è un problema molto serio, che coinvolge il nostro intero sistema produttivo, dal settore manifatturiero a quello agroalimentare a quello turistico, senza dimenticare naturalmente quello dei servizi alla persona. Le richieste di assunzione di lavoratori non appartenenti all'Unione europea presentate dai datori di lavoro nel cosiddetto click day sono state oltre 240.000, più del triplo della quota prevista dal Governo. E dell'impatto positivo che l'immigrazione può avere sul nostro sistema economico il Governo, peraltro, sembra essere a conoscenza. In una nota di accompagnamento al DEF viene infatti evidenziato come il nostro debito pubblico nei prossimi quarant'anni, se la situazione rimanesse com'è ora, crescerebbe di circa una decina di punti; se l'immigrazione dovesse diminuire di un terzo, il rapporto debito-PIL salirebbe dal 144 al 220 per cento; se l'immigrazione aumentasse di un terzo, quel rapporto scenderebbe invece dal 144 al 133 per cento. Anche il nostro sistema previdenziale, per rimanere in equilibrio - com'è noto - ha bisogno che il numero degli occupati non diminuisca, ma al contrario cresca e si consolidi. La situazione in cui versa il nostro sistema economico e produttivo è dunque nota, così come la crescente domanda di servizi di cura e di assistenza connessa al progressivo invecchiamento della popolazione.

Eppure, nel decreto non abbiamo trovato alcuna disposizione conseguente. In compenso, abbiamo trovato un'incomprensibile restrizione della protezione speciale e in particolare l'abrogazione della protezione speciale per i casi in cui l'allontanamento dal territorio nazionale potrebbe comportare una violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare.

Quale sia la ragione di una simile scelta, onorevoli colleghi, è davvero difficile capire. Al di là dei pur evidenti dubbi di legittimità costituzionale per contrasto con l'articolo 8 della CEDU, con l'articolo 7 della Carta di Nizza e, prima ancora, con l'articolo 10 della nostra Costituzione, risulta difficile comprendere quale sarebbe il vantaggio per il nostro Paese e per i nostri concittadini di abrogare tale forma di protezione speciale. L'unico effetto di questa scelta improvvida sarà aumentare il numero di presenze irregolari e, al contempo, il contenzioso.

Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 12,17)

(Segue GIORGIS). Vorrei sommessamente ricordare al senatore Tosato che la formula "vita privata e familiare" non è priva di significato, ma è esattamente l'articolo 8 della Carta europea dei diritti dell'uomo. (Applausi). Aumentare il numero delle presenze irregolari e aumentare il contenzioso contribuirà a dare luogo a una situazione che, lungi dall'essere di prevenzione e contrasto dell'immigrazione irregolare - come recita il titolo del decreto-legge - finirà per alimentare lo sfruttamento e il lavoro nero e per accrescere il rischio che coloro che verranno messi ai margini della società diventino preda della criminalità, ma altrettanto incomprensibile, perché disumana e priva di qualsiasi utilità, è la scelta di moltiplicare i Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) e allungare i tempi di trattenimento, senza peraltro prestare alcuna attenzione alle condizioni in cui sono costrette lì le persone.

Voglio qui ricordare una ricerca svolta da due giovani studiosi, Luca Rondi e Lorenzo Figoni, sull'uso di psicofarmaci nei CPR, presentata nei giorni scorsi alla Camera e pubblicata sull'ultimo numero di «Altreconomia». La ricerca evidenzia una situazione preoccupante, che ci sollecita ad approfondire e a verificare con scrupolo - come abbiamo chiesto in molti emendamenti - che i fondamentali diritti umani, a partire da quello alla salute fisica e psichica, siano comunque garantiti a ogni persona.

Non meno irragionevoli e lesive di basilari principi costituzionali sono le disposizioni volte a semplificare e ad accelerare l'esame delle domande e, in particolare, le procedure dell'eventuale tutela giurisdizionale. Più di un dubbio di legittimità sollevano anche le disposizioni che introducono nuove fattispecie di reato, punite con estrema severità, nei confronti di chi dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel terrario dello Stato; ovvero compie altri atti diretti a procurarne illegalmente l'ingresso nel territorio dello Stato, quando dal fatto derivino - quale conseguenza non voluta - la morte di una o più persone o comunque lesioni gravi o gravissime a una o più persone, senza esplicitare - come invece abbiamo proposto di fare con più di un emendamento - che non costituiscono e non possono mai costituire reato le attività di soccorso e di assistenza umanitaria. (Applausi).

Onorevoli colleghi, in occasione dell'approvazione dei cosiddetti decreti Salvini e del recente decreto-legge contro le ONG, ho ricordato alcune parole di Primo Levi, che voglio anche oggi rileggere: «A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno inconsapevolmente, che "ogni straniero è nemico". Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all'origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora al temine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano».

Sono parole straordinarie per la loro chiarezza e terribili per il loro contenuto. Sono parole che sollecitano alla prudenza, alla necessità di mitigare e ricondurre a ragionevolezza le paure e le pulsioni all'intolleranza che albergano in ciascun essere umano; parole di saggezza e di umanità, che il Governo, ostaggio della propria demagogia, credo abbia nuovamente trascurato. Per queste ragioni vi diciamo: fermatevi!

Ieri qualche segnale di resipiscenza, riscrivendo l'emendamento a prima firma Gasparri, lo avete dato. Siate conseguenti, ritirate l'intero decreto-legge. Avviamo un confronto pubblico vero, aperto, coinvolgendo gli amministratori locali e facendo tesoro delle loro competenze e delle loro esperienze, nonché dei molti che operano nel campo dell'accoglienza e dell'integrazione, nell'interesse del Paese, della legalità e di una convivenza rispettosa dei principi costituzionali e del diritto internazionale.

Noi siamo pronti a fare la nostra parte. (Applausi).

MENIA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MENIA (FdI). Signor Presidente, colleghi senatori, vi confesso che, nonostante abbia parecchi anni di anzianità parlamentare, ci sono momenti - come questo - in cui mi ritrovo a fare una dichiarazione di voto non certo con serenità, e sapete perché? Sento qui attorno un'aria avvelenata, ma non solo e non tanto perché apro i giornali questa mattina e vedo la disgustosa e volgare vignetta sul «Fatto Quotidiano» (Applausi); non soltanto perché ieri, come tutto questo ramo del Parlamento, mi sono alzato di fronte alla lettura dei quasi 100 nomi dei naufraghi di Cutro, ma perché quella lettura l'ho trovata brutta, strumentale. (Applausi).

Non era una commemorazione, è stata usata per fare ostruzionismo. Non si fa così.

Allo stesso modo, ho trovato brutto e disgustoso il fatto che più di qualcuno qui dentro e fuori, sul naufragio di Cutro, abbia usato quello sciacallaggio così brutto anche contro la nostra Guardia costiera e contro la nostra Guardia di finanza (Applausi). Come se qualcuno si compiacesse che quei cento morti in fin dei conti fossero da mettere sulla gobba della Meloni: non si fa così, è brutto.

Da giorni ci state ripetendo, in questa bipartizione insopportabile, che di là ci sono gli umani e di qua invece gli antiumani, là i profeti della solidarietà e qui quelli privi d'anima, lì ci sono i buoni e qui ci sono i cattivi: non si fa così, perché è giusto anche dividersi, ma bisogna rispettarsi e non si fa con la presunzione, tra l'altro, e la saccenteria per cui qualcuno ritiene di avere una sorta di primazia morale. Non è così.

Allora lasciateci dire quello che è giusto dire e proviamo a ragionare di tutto questo. Noi stiamo esaminando una problematica drammaticamente complessa. Come si è aperto questo millennio? Questo è il millennio delle grandi migrazioni. È vero, e mi direte che le migrazioni esistono da che esiste il mondo, ma quello che sta accadendo oggi non è accaduto mai. Perché, banalmente? Se dovessimo raccontare come funziona il mondo, potremmo dire che sappiamo che il 10 per cento della popolazione ha il 90 per cento delle ricchezze mondiali e il 90 per cento della popolazione mondiale invece si deve accontentare di quel 10 per cento che resta e la stessa redistribuzione all'interno è dannatamente ingiusta. Lo sappiamo. Noi che siamo latini conosciamo bene il valore della solidarietà e della pietas e non accettiamo che qualcuno ci tratti da antiumano.

L'Italia è la piattaforma protesa nel Mediterraneo: siamo i più vicini all'Africa, che sta vivendo in questo momento un'ondata migratoria che sarà sempre maggiore e che prima di tutto viene intercettata da noi, perché stiamo qui. Si tratta di un'ondata confusa, in cui si mischiano soggetti che fuggono da situazioni di guerra e cercano asilo - ed è vero, ma diciamo la verità: sono il 6,5-7 per cento della massa complessiva - con il resto, che invece sono migranti. Vogliamo chiamarli economici? Chiamateli come ritenete, ma questo è il dato di fatto.

L'Italia, con i suoi 8.000 chilometri di costa, è attrattiva. Oggi il mondo è cambiato anche perché le comunicazioni, la conoscenza e l'interdipendenza fanno sì che misteriosamente - ed è drammatico e ridicolo allo stesso tempo - quando arriva il profugo o il naufrago, lo si trova con il telefonino. (Commenti). Perché? No, vi sto dicendo... ascoltatemi.

PRESIDENTE. Vi prego di lasciarlo parlare, anche perché il tono è pacato. Vada avanti.

MENIA (FdI). Il telefonino è uno strumento... (Commenti). Lasciatemi dire!

PRESIDENTE. Senatore Menia, non accetti l'interlocuzione. Parli rivolto al Presidente.

MENIA (FdI). Stavo cercando di esporre una tesi: il paradosso di questa vicenda è che il fatto che le comunicazioni siano così facili fa sì che anche chi sta lontano, che prima non aveva potuto immaginare che cosa c'era in quel mondo, oggi lo viva come un Eldorado, proprio perché il telefonino glielo consente, determinando un effetto magnete, quello cioè di preferire lasciare la propria terra per andare in una sconosciuta, dove tutto è più bello. È l'effetto Eldorado, che conoscono quelli che vivono negli Stati più poveri e che utilizzano questi strumenti: è un dato di fatto evidente, ma lo dice qualunque sociologo. Non gridate per niente. (Commenti).

Guardate che qui non prendo lezioni. A casa mia la profuganza si conosce: io sono figlio di una profuga (Applausi), vestivo le scarpe e la maglia di mio fratello più grande e mio fratello più piccolo vestiva la mia. Quindi, non insegnatemi chi è un profugo. (Applausi. Commenti). Finitela per favore.

Allora, ho il diritto di chiedervi e di chiedere a questo Parlamento di ragionare su alcune cose: come si conciliano i nostri doveri di solidarietà con il nostro diritto e dovere di governare, per quanto è possibile, i moti migratori?

Come si fanno a difendere il nostro territorio, la nostra identità, le nostre frontiere, il nostro ordine e la nostra sicurezza? Volete dire che non esistono questi fatti? Esistono, drammaticamente.

Posso darvi alcuni numeri, poi direte che sbaglio? Benissimo. Dal 1° gennaio ad oggi, in poco più di tre mesi, abbiamo avuto un incremento del 300 per cento degli approdati. È un dato di fatto. Se si aggiungono quelli della rotta balcanica, le proiezioni ci dicono che, entro la fine dell'anno - oggi abbiamo un'accoglienza di circa 115.000 persone - saranno 400.000. Benissimo. Curiosamente questo dato di 400.000 corrisponde a un altro dato, che mi preoccupa drammaticamente, quello dei nati in Italia. Voi saprete forse, sulla base dei dati che ha comunicato l'Istat il 7 aprile scorso - se non sbaglio - che abbiamo toccato il punto record minimo delle nascite in Italia dall'Unità d'Italia in poi. Nel 1861, quando l'Italia aveva meno della metà dell'attuale popolazione, nascevano più italiani di quanti non ne nascano oggi (393.000). Sappiamo che i dati e le proiezioni ci dicono che questo Paese si sta drammaticamente inaridendo e che alla fine del secolo avrà probabilmente la metà degli attuali abitanti.

Nel frattempo, sappiamo di avere sei milioni di cittadini italiani fuori dai confini e sei milioni di stranieri dentro i confini. Sappiamo che esiste una nuova emigrazione italiana di gente e di ragazzi che facciamo studiare nelle nostre università e che poi scappano via, perché li pagano quattro lire e preferiscono andare in Canada o in America. (Commenti).

PRESIDENTE. Senatore Nicita, la prego.

MENIA (FdI). Questo è quello che accade. Ciò costa al nostro PIL 1,7 miliardi di euro. Noi li regaliamo ad altri Paesi e compensiamo questa uscita, di fatto, con l'ingresso di una manodopera non qualificata di uomini e donne che arrivano dal Terzo e dal Quarto mondo. Tutto giusto. Abbiamo un dovere di solidarietà, che conosciamo, ma abbiamo anche un dovere di difesa dell'entità e dell'identità nazionale. È sbagliato dirlo? Ve lo chiedo retoricamente. Io credo di no, credo che sia giusto. È giusto chiedersi cosa sarà l'Italia tra trent'anni, tra cinquant'anni e tra cento anni? Io credo di sì.

Diciamoci la verità, in breve. Ci sono due visioni ideali, politiche e filosofiche. Voi della sinistra siete figli di un mito internazionalista, sostanzialmente. Io sono figlio del mondo, la mia Patria è il mondo e, sic et simpliciter, dico che il diritto di migrare è questo. Alla fine, il diritto di migrare senza una regola determina quel che determina: nel nome di una solidarietà di questo tipo, alla fine vediamo troppi uomini che finiscono magari in fondo al mare, nel fango dello sfruttamento o nel ghetto di una periferia. Non le vedete le periferie disastrate delle nostre città? Fate finta di non vedere quello che accade? (Applausi).

Qualcuno può porsi il problema che questo diritto alla migrazione rischi di diventare qualcos'altro? Guardate, vi citerò non un pericoloso sovranista, ma due Papi. Uno, Papa Ratzinger, diceva: nel contesto socio-politico attuale, prima ancora del diritto di emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare. Volete dire che è sbagliato? San Giovanni Paolo II diceva che il diritto primario dell'uomo è di vivere nella propria Patria e diventa effettivo solo se si tengono costantemente sotto controllo i fattori che spingono all'emigrazione. Si può anche pensare che l'immigrazione si contrasti garantendo questo diritto primario a vivere nella propria terra e non promettendo un Eldorado che non c'è, non consentendo le tragedie del mare, non consentendo le tragedie dello sfruttamento, non consentendo quello che vediamo, giorno dopo giorno. È questo che ci hanno chiesto gli italiani. Questo è un modo evidentemente anche diverso. Voglio dire, ragionevolmente, possiamo ammettere che esistano modi diversi di vedere le cose?

Bene, con questo decreto-legge - tutto è perfettibile, tutte le leggi e tutte le cose - abbiamo tentato di definire alcune cose. Avete polemizzato sull'emergenza, se esiste o non esiste. Certo, è enorme tutto quello che accade. Oggi c'è un'emergenza, perché aver quadruplicato le presenze determina un'emergenza. Quindi il commissario all'emergenza cosa deve fare? Deve assumere misure in deroga che consentano l'apertura dei Centri di accoglienza, che consentano alla Croce rossa di operare, il potenziamento dei CPR, eccetera. Le quote vengono stabilite per tre anni invece che per uno: vi pare sbagliato? È giusto che determiniamo noi le quote di quelli che accogliamo o è giusto che siano piuttosto gli scafisti a determinarle?

Le nuove norme penali: vi pare sbagliato o ingiusto che si punisca più pesantemente chi è colpevole?

In conclusione, noi sosteniamo il decreto-legge in esame, che - come tutto ciò che è umano - può essere perfettibile. Tuttavia siamo convinti che l'immigrazione senza regole, subita e non governata, produca disordine, anarchia, disperazione e tensioni sociali. L'ondata migratoria, non solo per l'Italia, ma per tutto il continente, rischia di sconvolgerci.

Anche questa mattina, entrando in Senato mi è capitato di chiedermi - sarà perché invecchio - cosa sarà di questa città. Passando per le pietre di Roma vedo Bernini e Borromini, passando da San Luigi dei Francesi vedo Caravaggio e la vocazione di San Matteo. Mi chiedo quindi che sarà di quest'identità culturale tra cento anni. Noi abbiamo il diritto e il dovere di essere solidali, ma anche di difendere queste identità. Vi lascio con questo pensiero di Goethe: se davvero vuoi l'eredità dei tuoi padri, devi prima di tutto riconquistartela. (Applausi).

PRESIDENTE. Senatore Menia, non l'ho interrotta, ma le ho dato più tempo di quanto abbia comunque concesso anche agli altri.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 marzo 2023, n. 20, recante disposizioni urgenti in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e contrasto all'immigrazione irregolare».

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).(Applausi).

Discussione e approvazione delle mozioni nn. 39 e 44 (ore 12,27)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00039, presentata dai senatori Boccia, Floridia Barbara, Paita, Unterberger, De Cristofaro e Verini, e 1-00044, presentata dai senatori Malan, Romeo, Ronzulli, Biancofiore e da altri senatori.

Ha facoltà di parlare il senatore Verini per illustrare la mozione n. 39.

VERINI (PD-IDP). Signor Presidente, la mozione n. 39, che è stata sottoscritta da tutti i Capigruppo delle forze di opposizione, vuole ricordare e impegnare tutte le istituzioni a celebrare e trasmettere i valori di date nelle quali si fondano la convivenza civile e la democrazia dell'Italia. Sono tante le occasioni che il calendario ci offre, che noi celebriamo con sincera partecipazione, ma non crediamo che possano esserci dubbi sul fatto che il 25 aprile (Festa della liberazione), il 1° maggio (Festa del lavoro), e il 2 giugno (Festa della Repubblica) siano quelle che più di tutte costituiscono l'identità nazionale, il ponte tra memoria e futuro, il DNA, l'autobiografia di un Paese, di una Nazione, di una Patria, come la chiamavano i partigiani che andavano a rischiare la vita e anche a morire. (Brusio).

PRESIDENTE. Chi non è interessato è pregato di lasciare l'Aula; altrimenti, deve consentire che l'intervento del senatore Venini avvenga in tranquillità.

VERINI (PD-IDP). La ringrazio, signor Presidente.

Dicevo di una Patria, come la chiamavano i partigiani che andavano a rischiare la vita e anche a morire per la libertà di tutti; partigiani comunisti, socialisti, cattolici popolari, azionisti, repubblicani, liberali, monarchici e militari. Pensiamo agli internati militari italiani, che furono rinchiusi in quei campi perché si erano rifiutati di aderire alla Repubblica di Salò.

Il cemento comune di quella stagione e di quella storia ha un nome, si chiama antifascismo. Questo è il regime che l'Italia ha conosciuto (Applausi), quello che fin dalle origini metteva gli oppositori al confino o in galera, dove poi morivano, e penso ad Antonio Gramsci; un regime che li uccideva - penso a don Minzoni, a Matteotti o ai fratelli Rosselli - il regime del colonialismo, delle leggi razziali, dei rastrellamenti degli ebrei destinati a morire nei campi di concentramento, come ad Auschwitz e Birkenau, dove fu deportata anche la senatrice a vita Liliana Segre e dove proprio l'altro ieri il nostro Presidente della Repubblica ha pronunciato parole inequivocabili, dicendo che i regimi fascisti furono complici dei sanguinari carnefici nazisti.

Del resto, già nel 2003 fu un importante esponente della destra come Gianfranco Fini, in visita a Gerusalemme, a parlare del fascismo come male assoluto. E proprio pochi minuti fa in una trasmissione televisiva - ho letto un'agenzia di stampa - lo stesso Gianfranco Fini ha ribadito come l'antifascismo stia alla base della Costituzione.

Noi non abbiamo alcun imbarazzo, lo sottolineo, a ribadire giudizi drasticamente inequivocabili su tragedie della storia del Novecento come i lager sovietici o i massacri staliniani. Rendiamo omaggio ogni anno alle persone massacrate nelle foibe e ai profughi giuliano-dalmati - la collega Beatrice Lorenzin lo sa - e continueremo a farlo, ma nel nostro Paese, in Italia, c'è stato un regime fascista.

I comunisti italiani hanno avuto nella nostra storia doppiezze e contraddizioni, sì, ma si sono battuti per la libertà. Uno di loro, Umberto Terracini, presidente dell'Assemblea costituente, ha apposto la sua firma alla Costituzione insieme a quella del presidente De Nicola e del capo del Governo di allora, Alcide De Gasperi. E se oggi tutti noi siamo e sediamo qui, è perché in Italia ci sono stati la Resistenza e il 25 aprile. (Applausi).

Del resto, recentemente abbiamo ricordato il 25 aprile di qualche anno fa (era il 2009), quando un nostro avversario, il presidente del centrodestra Silvio Berlusconi - al quale mandiamo anche da qui gli auguri di un rapido ristabilimento - che era allora Presidente del Consiglio, si recò a Onna dopo il terremoto de L'Aquila e dell'Abruzzo. In quell'occasione mise al collo il fazzoletto della Brigata Maiella, la brigata partigiana di cui faceva parte anche Carlo Azeglio Ciampi, e pronunciò un discorso di unità nazionale che parlava di antifascismo, Costituzione e 25 aprile.

Infine, signor Presidente, ricordo un episodio molto noto, che tutti abbiamo citato e citeremo e che rende bene l'idea. Vittorio Foa era un azionista, è stato un grande dirigente sindacale ed è stato nove anni in carcere a Regina Coeli. Giorgio Pisanò, invece, era un repubblichino che aveva aderito e partecipava alla Repubblica di Salò. Un giorno, dopo la guerra, si incontrarono... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Prego, senatore, le concedo ancora un minuto, anche perché questo episodio lo conosco.

VERINI (PD-IDP). Giorgio Pisanò, repubblichino, tese la mano a Vittorio Foa che - com'è noto - uomo davvero democratico e libero, gli porse la mano, ma gli disse: «Caro Pisanò, oggi tu sei in Senato, ma sei in Senato perché ha vinto la mia parte. Se avesse vinto la tua in Italia, io sarei ancora in carcere».

Ecco, in questo episodio c'è tutto e vado a concludere. Credo che dobbiamo e possiamo lavorare tutti insieme, come abbiamo cercato di fare la scorsa settimana, per rimuovere l'odio degli anni Settanta, cosa diversa dal fascismo, dal regime fascista e dalle guerre, contro gli odi di oggi, i razzismi e gli antisemitismi, ma lo possiamo fare proprio perché in Italia abbiamo in una cosa che si chiama democrazia, e dunque Resistenza, Liberazione, 25 aprile, Costituzione.

Speriamo e vogliamo che tutti si ritrovino in queste cose. Se lo facciamo a partire da oggi - e la mozione che abbiamo presentato dice questo - l'Italia sarà più forte... (Il microfono si disattiva automaticamente) ...più aderenti al nostro passato, ma, soprattutto, costruiremo un futuro di pace, libertà e democrazia. (Applausi).

PRESIDENTE. La ringrazio, anche per il tono, senatore Verini.

Ha facoltà di parlare il senatore Speranzon per illustrare la mozione n. 44.

SPERANZON (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci sono date fondamentali nella storia d'Italia che rappresentano la memoria storica di un popolo e il fondamento di una coscienza nazionale, che vorremmo condivisa: una coscienza nazionale che abbraccia i valori della libertà, della democrazia e delle istituzioni repubblicane, che ripudia e deve ripudiare ogni forma di totalitarismo, di oppressione e intolleranza.

Tra le date che più hanno segnato il percorso della nostra Nazione verso l'unità, la libertà e la democrazia, ce ne sono alcune in particolare che ci terrei a elencare: il 25 aprile, Festa della liberazione; il 1° maggio, Festa del lavoro; il 2 giugno, nascita della Repubblica ed elezione dell'Assemblea costituente; il 17 marzo, proclamazione del Regno d'Italia; il 4 novembre, Festa dell'unità d'Italia e delle Forze armate e altre importanti date che dobbiamo tenere a memoria, perché rappresentano pagine significative per la nostra comunità nazionale. Cito ad esempio quella del 27 gennaio, la Giornata internazionale in memoria delle vittime della Shoah; il 10 febbraio, Giorno del ricordo in memoria dei massacri delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata, e il 18 aprile, quando gli elettori italiani collocarono la nostra Nazione nel mondo libero e democratico; c'è poi anche il 9 novembre, cari colleghi, il Giorno della libertà, quale ricorrenza dell'abbattimento del Muro di Berlino.

Il 25 aprile, la prima data che ho citato, deve diventare la festa della riconciliazione, come peraltro ci ha insegnato il presidente Ciampi, nominato poc'anzi dal senatore Verini, il quale, pur partigiano, disse nel 2001: «Abbiamo sempre presente, nel nostro operare quotidiano, l'importanza del valore dell'unità dell'Italia. Questa unità che sentiamo essenziale per noi, quell'unità che, in fondo oggi, a mezzo secolo di distanza» lo diceva nel 2001 «dobbiamo pur dirlo, era il sentimento che animò molti dei giovani che allora fecero scelte diverse: che le fecero credendo di servire ugualmente l'onore della propria Patria».

Vedete, la sensazione è che l'antifascismo - non solo nel passato, ma anche nel presente - sia stato oggetto di un'appropriazione esclusiva e indebita e anche di uno stravolgimento rispetto al suo significato originale. La particolarità «consiste nel fatto che qui da noi l'antifascismo, invece di rappresentare un elemento unificante tra destra e sinistra ha costituito viceversa un tratto divisivo tra le due. Ma ciò è accaduto (...) non perché i "moderati" italiani, la destra, non siano abbastanza antifascisti. Ma soprattutto perché essi non vogliono esserlo al modo che vorrebbe la sinistra». «Non bisogna dimenticare che dietro di esse, quando si parla di queste cose, c'è una lunga storia, nel corso della quale, per l'appunto, un partito che si chiamava Partito comunista non solo usò a lungo la sua massiccia partecipazione alla Resistenza, la sua adesione all'antifascismo, per quasi identificarsi con esso e in tal modo cercare di far dimenticare le proprie scarse credenziali democratiche, ma per molto tempo ebbe pure l'abitudine di qualificare come "fascista" qualunque "moderato" che combattesse con decisione i suoi disegni, pretendendo che in nome dell'antifascismo ogni "onesto democratico" facesse altrettanto. (Applausi). E capitava che quello che invece non si adeguasse rischiava facilmente che l'antifascismo fosse usato contro di lui». Vedete, queste parole che ho usato non sono le parole del senatore Speranzon o di un esponente della destra politica italiana, ma di Ernesto Galli della Loggia. (Applausi). L'antifascismo non può essere usato come arma retorica per screditare l'avversario politico o distribuire patenti di democraticità a questo o a quel partito nel Dopoguerra.

Caro collega Verini, ci sono state moltissime occasioni in cui si è abusato del termine antifascismo, arrivando a compiere nel suo nome atti di efferata violenza come il rogo di Primavalle, che è stato commemorato qualche giorno fa da lei stesso in quest'Aula. (Applausi). E pensiamo anche agli innumerevoli omicidi delle Brigate rosse. Come non ricordare poi che quel Muro di Berlino di cui con la nostra mozione chiediamo il ricordo il 9 novembre si chiamava antifaschistische schutzwall, muro di protezione antifascista, forse perché i comunisti, di là della Cortina di ferro, ritenevano che Willy Brandt e la socialdemocrazia della Repubblica federale tedesca fossero da definire fascisti. (Applausi). Ecco come in questi anni il termine antifascismo è stato abusato dalla sinistra.

In conclusione, Presidente, due soli parlamentari italiani non hanno votato a favore della risoluzione del Parlamento europeo che condanna ogni potere totalitario, compreso il comunismo. È comoda la chiave di lettura della sinistra che, ogni qualvolta si tratta di parlare di comunismo, evita di usare quella parola e - come ha fatto adesso il senatore Verini - parla di stalinismo, maoismo e sovietici ed evita di usare un termine che invece evidentemente a qualcuno ancora è caro nell'altro lato del Parlamento.

Credo che quel non voto da parte di due esponenti che appartengono al Partito Democratico ad una risoluzione che condanna tutti i totalitarismi rappresenti qualcosa di indecente. (Applausi). Noi lezioni di democrazia da chi non condanna ogni totalitarismo non le accettiamo. E forse è il caso che cominciate a leggere la Costituzione italiana, perché in essa sono scritti tutti i principi (Applausi) che la nostra mozione comprende. Se voi non voterete la nostra mozione, è del tutto evidente che la Costituzione italiana non solo non l'avete letta, ma soprattutto non l'avete compresa. (Applausi).

PRESIDENTE. Dico al senatore Verini e al senatore Speranzon che non è colpa mia se il Regolamento prevede solo cinque minuti per illustrare le mozioni. Forse bisognerà modificarlo. Ho cercato di rimediare dandovi un po' di tempo in più.

Dichiaro aperta la discussione.

È iscritto a parlare il senatore Scalfarotto. Ne ha facoltà.

SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Signor Presidente, credo che sui totalitarismi siamo tutti d'accordo, su quelli di ieri e su quelli di oggi. Lasciatemi ricordare Vladimir Kara-Murza, appena condannato a venticinque anni di prigione nelle carceri di Putin; Alexey Navalny, che sempre in quelle prigioni sta marcendo. È bello e giusto che il nostro Paese si schieri senza infingimenti e senza tentennamenti contro tutti i totalitarismi (Applausi) e celebri tutte le date che ci hanno condotto a essere una Nazione.

Penso però che qualche volta provare a diluire una situazione dentro a tante altre situazioni simili faccia perdere di vista l'obiettivo. Voglio cioè dire che, tra tutti i totalitarismi che purtroppo hanno macchiato la storia dell'umanità, ce n'è uno che sul nostro Paese ha lasciato i segni nella carne, nel sangue e nella storia. Di questo dobbiamo essere consapevoli. Noi siamo figli di una storia particolare, nella quale il totalitarismo, con le sue mille facce, si è manifestato in questo Paese nella forma del fascismo. Non possiamo ignorarlo. Non possiamo pensare che per un italiano tutti i totalitarismi siano proprio uguali, perché c'è la differenza che c'è con una malattia. Siamo contro tutte le malattie e siamo solidali con chiunque abbia una malattia, ma, se una malattia ha ucciso un nostro congiunto, se proprio quella malattia ha toccato la carne viva della nostra famiglia, noi forse ci iscriveremo all'associazione di quei malati e sosterremo la ricerca in particolare contro quella malattia. È normale.

Quando infatti una cosa tocca la tua storia, ti tocca personalmente, acquisisce un quid pluris che la rende unica ai tuoi occhi, perché è parte della tua biografia.

I colleghi della destra hanno sollevato il tema di date importanti, come per esempio il 17 marzo, inizio del Regno d'Italia. Certamente è una data importante, perché appartiene alla nostra storia, ma i colleghi mi permetteranno di dire che i Savoia che il 17 marzo diventarono Re d'Italia, anziché Re di Sardegna e del Piemonte, sono gli stessi che, nel 1938, firmarono le leggi razziste e razziali che ancora oggi macchiano la storia della nostra Patria. (Applausi).

È per questo che penso che dobbiamo fare uno sforzo importante, perché poi, da quella storia, è nata anche la nostra Repubblica. Se oggi siamo qui, cari colleghi, è in parte anche perché il 17 marzo è nato il Regno d'Italia. In quest'Aula sedevano i senatori del Regno, ma se questa non è un'Aula sorda e grigia e se non è diventata definitivamente un bivacco di manipoli, questo è grazie alla Repubblica italiana, è grazie al 25 aprile, è grazie alla Resistenza. (Applausi).

Ciò che va detto chiaramente è che la guerra civile che ci ha colpiti non vedeva persone che erano dalla stessa parte della ragione. Una parte del nostro Paese era dalla parte sbagliata della storia. Vi erano italiani, nostri connazionali, che hanno combattuto perché il tacco nazista non si sollevasse e non levasse il giogo sotto il quale il nostro Paese era finito; e c'erano italiani grazie ai quali si è scritta la Costituzione e grazie ai quali anche culture politiche che quella Costituzione non hanno scritto oggi legittimamente governano questo Paese. (Applausi).

È per questo che penso che questa debba essere la festa di tutti, che debba essere la festa dell'antifascismo, perché il fascismo è il contrario della democrazia e noi siamo qui, cari colleghi, perché, grazie al cielo, in questo Paese ha vinto la democrazia. (Applausi).

Io mi aspetto che celebriamo tutte le feste e quindi sono d'accordo sul 17 marzo come sulla data della caduta del Muro di Berlino: sono tutte date importanti, ma se ce n'è una che ha fatto di noi donne e uomini liberi, quella è il 25 aprile, la data nella quale le forze della democrazia hanno sconfitto quelle della tirannia, dell'oscurantismo, della violenza e dell'assenza di diritto. Viva la Repubblica italiana, antifascista, che ci dev'essere cara, carissima al cuore! (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Guidi. Ne ha facoltà.

*GUIDI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, credo profondamente che quello che è stato detto stamattina sia sacro, anche in maniera laica, perché muoversi in maniera evidente contro ogni forma di totalitarismo ha un carattere che, in questa Aula, diventa fondamentale.

Signor Presidente, come però lei sa bene, perché ne abbiamo parlato mille volte, non esiste solo una storia collettiva, ma esistono anche storie individuali, cariche di sogni, di frustrazioni, di realtà scomode, anche nascoste, anche colpe. Non esiste persona pura e non esiste persona che possa arrogarsi il diritto di rappresentare totalmente la verità e la purezza. Questa persona non c'è.

Io faccio lo psichiatra da più di cinquant'anni e rilevo, partendo da me, che chi si crede giusto e puro totalmente è folle. (Applausi). È folle, perché in ognuno di noi, certo in maniera diversa, spesso nascosta, esiste una realtà scomoda e imbarazzante, per la quale si tende a indicare la luna, secondo la vecchia metafora, scordandosi il proprio naso e il proprio dito. Ecco perché mi stride chi parla spesso come paracadute di antifascismo e fa lezione e si scorda anche di un'altra forma molto spesso speculare che è il comunismo, non per dire che sia meglio l'uno o l'altro, perché ogni forma di totalitarismo fa schifo. (Applausi). È assolutamente antistorica, antiumana e antievolutiva ogni forma di totalitarismo che non vuole salvare nulla. Il fascismo, ma anche il comunismo, è antievoluzione, è contro il nostro DNA, è contro quel mistero strano, affascinante e terribile che si chiama evoluzione, in cui spesso persino una disabilità, persino una malattia genetica, persino una contraddizione nella linearità del nostro percorso che si chiama storia, crea persone diverse.

Molte volte penso che le persone con sindrome di Down - lo dico con il peso della scienza che rappresento e per la quale non accetto lezioni da nessuno - siano persone dolcissime, piene d'amore, piene di attenzioni, che vivo anche nella mia famiglia allargata, e siano tentativi di evoluzione magari dal punto di vista dell'esempio, della tolleranza, dell'amore assoluto, della pazienza. Ebbene, con queste persone la maggior parte dei medici, che condanno - è la mia corporazione, è l'orgoglio della mia vita essere medico dopo il mio bisnonno - ha sbagliato. Il medico ha sbagliato con mia madre, facendo partorire - io dico per fortuna, ma qualche volta mi arrabbio anche - una persona disabile, perché secondo lui la donna doveva partorire con dolore, perché così amava di più il figlio. Così mi ha fregato, perché sono nato asfittico e forse è stato anche quello un tentativo di attenzione positiva; io ne avrei fatto volentieri a meno, ma questi sono affari miei. (Applausi).

Forse per troppo tempo ho frequentato queste Aule, ma credo che se sono stato un po' cretino e me la sono creduta troppo, la disabilità mi ha salvato dall'essere completamente da buttare via.

Dico questo perché credo profondamente che su temi come questi, il totalitarismo, quindi anche la diversità, l'essere diversi per Nazione, per cultura, ma anche perché alti, bassi, grassi, magri, rotondi o quadrati, non ci può essere qualcuno che dà lezioni a qualcun altro. (Applausi).

Vi giuro che sono pronto in qualsiasi momento a lasciare quest'Aula per sempre perché, nel momento in cui mi crederò incapace di assolvere al minimo compito per cui qualche cittadino mi ha delegato, non posso "fregare" le speranze, i dolci sogni, le attese della piccola gente, quella che non può nemmeno aggiornarsi, non può partecipare. Continuiamo pure a dire che vogliamo che nessuno rimanga indietro; in realtà, ci sono milioni di persone in Italia che non stanno indietro, non ci stanno proprio (Applausi), non hanno diritto di essere rappresentati perché non sanno che possono essere rappresentati. Mi riferisco certamente ai milioni di persone con disabilità, anche mentale, fisica, povertà, sofferenze legate alla mancanza di lavoro, alla disoccupazione; ci vogliamo pensare? A questi non interessa minimamente da dove proveniamo e quali scelte facciamo; vogliono sapere se esistono o meno, perché tante volte ce ne scordiamo che dobbiamo rappresentare gli ultimi. (Applausi).

Nel mio piccolo, io cerco di rappresentare chi non ha voce.

Presidente, concludo e la ringrazio per lo spazio che mi ha concesso e mi scuso per chi magari considera incongruenti le cose che dico, ma non possiamo accettare gruppi che legittimano gli altri e insisto nel dire che nel totalitarismo, qualsiasi esso sia, io, noi, non accetto lezioni da nessuno, ma casomai discussioni.

Mi permetto di dire infine che esiste un popolo di persone con disabilità che vive un olocausto quotidiano; migliaia di medici, nei quali mi rappresento e sono felice di vivere, dicono però che è meglio che non viva perché è diverso, è meglio che non nasca o che partecipi alla meraviglia della vita perché disabile e non potrà mai essere "felice".

Ecco, pensiamo che esista anche un totalitarismo diffuso nella cosiddetta scienza che dobbiamo contrastare tutti. Mi permetto di aggiungere all'elenco delle feste da celebrare con gioia e rispetto il giorno della promulgazione della legge n. 180 del 1978: la legge che ci ha liberato dagli obbrobriosi lager dei manicomi di Stato. Vi ringrazio dell'attenzione. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ternullo. Ne ha facoltà.

TERNULLO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, la gran parte degli italiani di oggi non ha provato cosa significa la privazione della libertà. Solo i più anziani hanno un ricordo diretto del totalitarismo, dell'occupazione straniera, della guerra per la liberazione della nostra Patria.

Siamo cresciuti con i ricordi di una generazione di italiani che non esitò a scegliere la libertà, anche a rischio della propria sicurezza, anche a rischio della propria vita.

Il nostro Paese ha un debito inestinguibile verso quei tanti giovani che sacrificarono la vita negli anni più belli, per riscattare l'onore della Patria, per fedeltà a un giuramento, ma soprattutto per quel grande, splendido e indispensabile valore che è la libertà.

Lo stesso debito di gratitudine lo abbiamo verso tutti quegli altri ragazzi che versarono il loro sangue nella campagna d'Italia. Senza di loro, il sacrificio dei nostri partigiani avrebbe rischiato di essere vano. Con rispetto dobbiamo ricordare oggi tutti i caduti, anche quelli che hanno combattuto dalla parte sbagliata, sacrificando in buona fede la propria vita ai propri ideali e a una causa già perduta. Questo non significa naturalmente neutralità o indifferenza. Noi siamo - tutti gli italiani liberi lo sono - dalla parte di chi ha combattuto per la nostra libertà, per la nostra dignità e per l'onore della nostra Patria.

In questi anni la storia della Resistenza è stata approfondita e discussa. È un bene che sia successo. La Resistenza è, con il Risorgimento, uno dei valori fondanti della nostra Nazione, un ritorno alla tradizione di libertà. E la libertà è un diritto che viene prima delle leggi e dello Stato, perché è un diritto naturale che ci appartiene in quanto esseri umani. Una nazione libera, tuttavia, non ha bisogno di miti; come per il Risorgimento, occorre ricordare anche le pagine oscure della guerra civile, anche quelle nelle quali chi combatteva dalla parte giusta ha commesso degli errori e si è assunto delle colpe.

È un esercizio di verità, è un esercizio di onestà, un esercizio che rende ancora più gloriosa la storia di coloro che invece hanno combattuto dalla parte giusta, con abnegazione e con tanto coraggio. In quel momento tanti italiani di fedi diverse, di diverse culture e di diverse estrazioni si unirono per seguire lo stesso grande sogno, quello della libertà. Vi erano fra loro persone e gruppi molto diversi. Vi era chi pensava soltanto alla libertà, chi sognava di instaurare un ordine sociale e politico diverso, chi si considerava legato a un giuramento di fedeltà alla monarchia. Ma tutti seppero accantonare le differenze, anche le più profonde, per combattere tutti insieme. I comunisti e i cattolici, i socialisti e i liberali, gli azionisti e i monarchici, di fronte a un dramma comune scrissero, ciascuno per la loro parte, una grande pagina della nostra storia, una pagina sulla quale si fonda la nostra Costituzione, sulla quale si fonda la nostra libertà. Benché frutto evidente di compromessi, la Costituzione repubblicana riuscì a conseguire due obiettivi nobili e fondamentali: garantire la libertà e creare le condizioni per uno sviluppo democratico del Paese. Non fu poco, anzi fu il miglior compromesso allora possibile.

Oggi il nostro compito, il compito di tutti è quello di costruire finalmente un sentimento nazionale unito. Dobbiamo farlo tutti insieme, quale che sia l'appartenenza politica; tutti insieme per un nuovo inizio della nostra democrazia repubblicana, dove tutte le parti politiche si riconoscono nel valore più grande, che è appunto la libertà, e nel suo nome si confrontino per il bene e nell'interesse di tutti. L'anniversario della riconquista della libertà è dunque l'occasione per riflettere sul passato, ma anche per riflettere sul presente e sull'avvenire dell'Italia. Se riusciremo a farlo insieme, avremo reso davvero un grande servizio non a una parte politica o all'altra, ma al popolo italiano e soprattutto ai nostri figli, che hanno il diritto di vivere in una democrazia finalmente pacificata.

Noi abbiamo sempre respinto la tesi che il nostro avversario fosse il nostro nemico: ce lo imponeva e ce lo impone la nostra religione della libertà. Con lo stesso spirito siamo convinti che siano maturi i tempi perché la festa della Liberazione possa diventare la festa della libertà e possa togliere a questa ricorrenza il carattere di contrapposizione che la cultura rivoluzionaria le ha dato e che ancora divide piuttosto che unire.

Il 25 aprile fu all'origine di una nuova stagione di democrazia e in democrazia il voto del popolo merita l'assoluto rispetto da parte di tutti. Il popolo, dopo il 25 aprile, votò pacificamente per la Repubblica e la monarchia accettò il giudizio popolare. Poco dopo, il 18 aprile 1948, la scelta popolare fu di nuovo decisiva per il nostro Paese: con la vittoria di De Gasperi, il popolo italiano si riconobbe nella tradizione cristiana e liberale della sua storia.

Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 13,06)

(Segue TERNULLO). Gli anni Cinquanta, sempre con il sostegno del voto popolare, modellarono l'Italia come realtà democratica, economica e sociale. L'Italia divenne parte dell'Europa e dell'Occidente, fu tra i promotori dell'unità atlantica e dell'unità europea; un Paese reietto divenne un Paese rispettato.

Oggi i nostri giovani hanno davanti a loro altre sfide: difendere la libertà conquistata dai loro padri e ampliarla sempre di più, consapevoli, come sono, che senza libertà non vi può essere né pace, né giustizia, né benessere. È proprio nei confronti degli eroi di allora e di oggi che noi tutti abbiamo una grande responsabilità: quella di mettere da parte ogni polemica, di guardare all'interesse della Nazione, di tutelare il grande patrimonio di libertà che abbiamo ereditato dai nostri padri. Tutti insieme abbiamo la responsabilità e il dovere di costruire per tutti un futuro di prosperità, di sicurezza, di pace e di libertà. Viva il 25 aprile, la festa di tutti gli italiani che amano la libertà e vogliono restare liberi!

Come avranno compreso i più attenti, mi sono limitata a citare ampi stralci dell'intervento del presidente Silvio Berlusconi nel 2009 a Onna. (Applausi). A lui, che in questi giorni è in ospedale, va il nostro saluto più cordiale, il ringraziamento per la sua sapienza e lungimiranza e il miglior augurio in occasione del prossimo 25 aprile, che è la festa di tutti gli italiani. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà.

VERDUCCI (PD-IDP). Signor Presidente, l'Aula del Senato della Repubblica, così come quella della Camera dei deputati, è luogo simbolo della nostra democrazia: qui noi agiamo da uomini liberi, forti ognuno delle proprie convinzioni, della possibilità di battersi per esse senza costrizioni. Questa libertà e questa eguaglianza sono scritte nella nostra Costituzione repubblicana, ma non fu così in precedenza, non fu così nel ventennio della dittatura e noi abbiamo il dovere di onorare ogni giorno parlamentari martiri dell'antifascismo, come Giacomo Matteotti, come Giuseppe Di Vagno, come Antonio Gramsci. (Applausi).

Ogni volta che entro in quest'Aula sento la responsabilità verso le donne e gli uomini della Resistenza che seppero riconquistare per tutti noi la libertà e la democrazia che il fascismo aveva infamato e ucciso. Ci sono parole che sono sacre per la nostra Repubblica, come quelle di Piero Calamandrei rivolte ai giovani: «se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati». (Applausi).

La Resistenza e l'antifascismo sono il fondamento della nostra Repubblica e il 25 aprile è la festa più bella e la più importante e non è la festa di alcuni. Com'è stato detto anche in quest'Aula, è la festa che unisce tutti gli italiani, come ha unito e deve unire tutti gli italiani, perché è la Festa della liberazione dal nazifascismo, dalla dittatura, dall'occupazione. È la festa più patriottica: quelli che noi chiamiamo e abbiamo chiamato partigiani, tra loro, durante la lotta di liberazione, si chiamavano patrioti.

E fu lotta patriottica per riscattare dal fascismo il nome nostro, dell'Italia. E la Resistenza fu armata e fu civile: contadini o cittadini che nascosero nelle loro case un antifascista o un ebreo, mettendo a rischio non solo la propria vita, ma quella dell'intera famiglia, e il più delle volte non per comunanza politica o convinzione ideologica, ma per il sentimento innato di umanità e di fratellanza, per la volontà di non rassegnarsi all'ingiustizia, alla ferocia, al destino e alla sopraffazione.

Ecco perché la Resistenza appartiene a tutti e noi abbiamo il dovere di coltivare una memoria condivisa e di trasmetterla alle nuove generazioni, per cementare lo spirito repubblicano e per farlo non dobbiamo mai, per alcun motivo, mistificare la parte del torto e quella della ragione (Applausi), fare finta di non sapere l'abisso che divide libertà e dittatura.

La sintesi più efficace di tutto questo venne data, appunto, anni fa in un dibattito pubblico da Vittorio Foa, che fu partigiano, nei confronti di un parlamentare missino che era stato volontario a Salò con Mussolini, al quale Foa disse: «Se avesse vinto lei, io sarei ancora in prigione. Avendo vinto io, lei è senatore della Repubblica e può parlare qui con me». (Applausi).

I valori e gli ideali della Resistenza sono le basi storiche e morali della nostra Repubblica e il legame di legittimazione che unisce in un patto civico memoria e futuro, come abbiamo scritto nella nostra mozione. Oggi però - lo vediamo - c'è un tentativo smaccato e inaccettabile di erodere questo patto e da qui la nostra mozione.

Presidente Gasparri, per suo tramite mi voglio rivolgere al presidente La Russa, che mi dispiace non sia qui in questo momento. Signor presidente La Russa, sono insopportabili la continua provocazione, la mistificazione, lo scherno sulla memoria della Resistenza, che è sacra a quest'Assemblea e a tutti gli italiani, perché riguarda il sacrificio e il testamento di 100.000 e 100.000 morti ed è cuore pulsante, non un dibattito accademico o teorico.

Presidente La Russa, tutti sanno ciò che avvenne a via Rasella (Applausi), in uno degli atti più importanti della Resistenza militare italiana, un atto di guerra legittimo contro l'invasore. Tutti sanno ciò che avvenne, presidente La Russa, e lo sa anche lei; eppure deliberatamente ha voluto far credere che ad essere colpita fosse - e cito le sue parole - «una banda musicale di semipensionati».

Presidente La Russa, se un ragazzo, ascoltando questa versione data dalla seconda carica dello Stato, pensasse che i cattivi siano stati i partigiani a prendersela con dei musicisti, come potremmo biasimarlo?

Ecco, signor Presidente, stanno qui la falsificazione, il negazionismo subdolo, l'oltraggio che noi non possiamo accettare. (Applausi). Non può esserci mai mistificazione, mai! Non può esserci sulla Resistenza, non può esserci da parte di chi ha incarichi istituzionali, non può esserci da parte della seconda carica dello Stato.

E la risposta più netta lei, presidente La Russa, l'ha avuta da Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica romana, che ha detto, sono sue parole: «Non erano musicisti, erano soldati delle SS naziste che occupavano il Paese con la complicità dei fascisti e che deportavano gli ebrei nei campi di sterminio».

Ha continuato Ruth Dureghello: «Viva i partigiani, che hanno messo a rischio la propria vita per restituire libertà e sovranità, all'Italia». Queste le sue parole.

Via Rasella fu un atto di guerra legittimo. Sui muri, all'incrocio tra via Rasella e via del Boccaccio, ci sono ancora i fori dell'attentato, che non sono mai stati cancellati per volere della popolazione di quel quartiere, perché quei fori sono impronte della storia. Lei sa, signor Presidente, che Carla Capponi e Rosario Bentivegna, partigiani a via Rasella, sono stati insigniti delle medaglie d'oro e d'argento al valor militare. L'indomani, alle Fosse ardeatine, 335 innocenti furono vittime dell'ignobile rappresaglia nazista. Non furono uccisi, presidente Meloni, perché italiani. Furono uccisi perché antifascisti, uccisi da altri italiani.

PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza, senatore Verducci, siamo al Senato: in altre sedi, può rivolgersi a chi vuole.

VERDUCCI (PD-IDP). Tramite lei, presidente Gasparri, voglio dire alla signora presidente Meloni che quei 335 martiri non furono uccisi perché italiani, ma perché antifascisti o ebrei, uccisi da altri italiani, perché una delle liste delle persone massacrate alle Fosse ardeatine fu consegnata ai tedeschi dai fascisti italiani. È la storia, che non può essere annacquata o distorta.

Signor Presidente, per suo tramite mi rivolgo al presidente La Russa, che spesso nelle sue dichiarazioni ha affermato che tra i partigiani c'era chi - i comunisti - in realtà voleva la dittatura. C'è in questo un tentativo di denigrare l'intera Resistenza, operando un rovesciamento della verità storica e cioè che i comunisti italiani, al pari delle altre forze antifasciste, furono i fondatori della nostra Repubblica, i costruttori e i difensori - sempre, in ogni circostanza, anche la più terribile ed eversiva - della nostra democrazia e qui lo dobbiamo affermare. Per questo tutti noi dobbiamo la conquista della libertà, che la tirannide fascista aveva ucciso, e la Costituzione italiana a queste forze. (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. La prego di concludere, perché il tempo si è esaurito, senatore Verducci.

VERDUCCI (PD-IDP). Quella Costituzione firmata dal presidente De Gasperi, dal presidente Einaudi e, insieme a loro, da Umberto Terracini, un comunista italiano, presidente dell'Assemblea costituente. Chiediamo rispetto per la storia del nostro Paese: è grazie a questo sacrificio che oggi ognuno di noi e la seconda carica dello Stato possono sedere ai vertici della nostra Repubblica.

Signor Presidente, mi avvio a concludere. Siamo parte di una storia che è più grande di noi e il 25 aprile ne è l'emblema, data fondativa della Repubblica; la Resistenza, come il Risorgimento - lo ha detto il presidente Mattarella - con gli stessi «ideali di libertà, umanità, civiltà e fratellanza». Non c'è futuro senza il dovere della memoria e senza il dovere della verità storica, che, solo se rispettata, è maestra per tutti. La tensione civile e morale dei valori dell'antifascismo è l'essenza stessa della democrazia, in Italia e in ogni parte del mondo, ed è nostro dovere trasmetterla alle nuove generazioni. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica.

Passiamo dunque alla votazione delle mozioni.

DE POLI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE POLI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi discutiamo di memoria, ricorrenze e commemorazioni storiche. Per affrontare questi temi è essenziale una certa onestà intellettuale. Fra pochi giorni celebreremo la ricorrenza del 25 aprile. È impensabile non tracciare un legame tra la liberazione dal nazifascismo e ciò che furono i suoi frutti: la Costituzione e la Repubblica.

Come ha ricordato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la Carta costituzionale è il fondamento saldo e vigoroso della nostra unità nazionale. I suoi principi e i suoi valori sono nel DNA della nostra democrazia.

Lancio oggi un appello dai banchi di quest'Aula. Gli italiani che ci guardano là fuori non meritano che la politica si divida. Ogni anno c'è un pretesto per trasformare questa ricorrenza in una festa della divisione. È successo persino durante l'emergenza Covid e con un Governo di unità nazionale. Quest'anno cosa accadrà?

Agitare la bandiera della strumentalizzazione nel tentativo di indebolire la maggioranza e questo Governo non solo è un errore, ma rischia seriamente di impoverire il dibattito politico e culturale di questo Paese. Un attimo dopo, senza uno sforzo di condivisione, avremmo due opposte tifoserie. Sarebbe deleterio. (Applausi). Sarebbe sbagliato portare sul campo della contrapposizione politica temi fondanti della nostra democrazia. (Applausi). Sarebbe pericoloso, visto che parliamo di memoria storica e di valori come la libertà.

Su questi temi noi della maggioranza lanciamo un messaggio di pacificazione da questi banchi. Il nostro invito è di astenersi da qualsiasi tentativo di delegittimazione preventiva. (Applausi).

Dal premier Meloni, in occasione dell'insediamento del Governo e della fiducia alle Camere, arrivarono parole inequivocabili: «Non ho mai provato simpatia o vicinanza nei confronti dei regimi non democratici, per nessun regime, fascismo compreso. Ho sempre reputato le leggi razziali del 1938 il punto più basso della storia italiana, una vergogna». Il 25 aprile non è un feudo identitario della destra o della sinistra. Non ha senso dire che è una festa di tutti e poi un minuto dopo delegittimare l'avversario. La nostra storia ha avuto un punto di frattura certamente nell'antifascismo, che per noi è l'elemento fondante della nostra Repubblica, quindi contro tutte le dittature e i totalitarismi. (Applausi).

Nessuno, men che meno la sinistra, può arrogarsi il diritto di appropriarsi della cultura antifascista, cultura e valori antifascisti che sono presenti dalla prima all'ultima pagina della nostra bellissima Costituzione. (Applausi). La memoria, onestamente coltivata, altrettanto onestamente ci fa agire nel presente. Questo vuol dire pacificazione.

Cari colleghi, il 25 aprile non è la casa di una o dell'altra parte politica, ma è la casa di tutti, così come lo sono le altre ricorrenze storiche che ricordano i momenti fondamentali della storia dell'Italia, unita, libera e democratica; il 1° maggio, Festa del lavoro; il 2 giugno, nascita della Repubblica ed elezione dell'Assemblea costituente; il 17 marzo, proclamazione del Regno d'Italia; il 4 novembre, Festa dell'unità delle Forze armate, e altre date significative della nostra storia, come ad esempio il 27 gennaio, Giornata internazionale in memoria delle vittime della Shoah (Applausi); il 10 febbraio, il massacro delle Foibe; il 18 aprile; il 9 novembre, giorno in cui cadde il Muro di Berlino, che pose fine alla guerra fredda.

La pacificazione è una strada possibile? Per noi sì, non può non essere che così. Rispettare i valori costituzionali di unità e di libertà seguendo lo spirito repubblicano e accogliendo i richiami più volte manifestati dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, sull'importanza del ricordo a prescindere da qualsiasi ideologia. Sono questi per noi della maggioranza di centrodestra i principi che ci ispirano e che oggi in quest'Aula ci spingono a lanciare un appello a tutte le forze politiche: deponiamo le armi ideologiche, solo così apriremo la strada alla pacificazione nazionale.

Per queste ragioni, noi Civici d'Italia, UDC-MAIE voteremo convintamente a favore delle mozioni. (Applausi).

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, dico subito che noi voteremo a favore della nostra mozione e contrariamente all'altra.

Signor Presidente, io considero le parole pronunciate in quest'Aula dalla senatrice Segre, il primo giorno della legislatura, come una vera e propria pietra miliare, ma temo che non siano state sufficientemente comprese e assimilate come meritano.

Quelle parole non ripetono - come pure spesso è necessario fare - cose che sono state già dette, ma indicano, invece, una strada per superare, pur nel quadro della contrapposizione democratica tra visioni e progetti alternativi, lacerazioni che non sono mai state superate del tutto e che continuano spesso a inquinare la dialettica democratica di questo Paese.

Vi sono date che non sono semplicemente ricorrenze, ma che devono essere vissute come riti fondativi di una Repubblica basata su valori che tutti condividono. La senatrice Segre ne indicò tre: la Festa della liberazione, quella del lavoro e quella della Repubblica. Non sono ricorrenze qualsiasi e sono diverse da ogni altra data. Sono i pilastri su cui si basa la Repubblica democratica fondata sul lavoro. Dunque, sono valori che possono e devono accomunare, non dividere e contrapporre, ma perché questo possa realizzarsi è necessario che ci siano limpida chiarezza e massimo rispetto per la verità storica.

Quelle date sono così importanti proprio perché racchiudono e sintetizzano l'eredità di una esperienza storica che non può essere contraffatta, non può essere edulcorata, non può essere raccontata da ciascuno a modo suo. Il dovere delle istituzioni è seguire la rotta indicata quel giorno dalla senatrice Segre e farlo garantendo quel rispetto essenziale per la verità storica.

Il Presidente del Senato, che spiace anche a me non sia qui in questo momento, perché è il principale rappresentante delle istituzioni dopo il Capo dello Stato, non ha saputo e voluto assolvere questo compito. Voglio dirlo con la massima calma, senza toni da comizio e, tuttavia, con tutta la chiarezza possibile. Le parole pronunciate dal Presidente del Senato in occasione dell'anniversario del massacro nazista delle Fosse ardeatine hanno offeso la verità storica e hanno offeso gli italiani, tutti gli italiani, non solo quelli che hanno votato per la mia parte politica. (Applausi).

È stato un insulto ai danni della verità storica far passare un atto di guerra contro l'invasore per un agguato vigliacco ai danni di una banda di pensionati. I soldati del reggimento di polizia Bozen uccisi dai patrioti in via Rasella non erano pensionati e non erano una banda musicale. Erano parte di un esercito invasore, che per nove mesi, dal 10 settembre del 1943 al 4 giugno 1944, strinse Roma in una morsa di terrore. Io so che il Presidente del Senato di quelle frasi si è scusato, ma ci sono volte che, per scusarsi, non bastano le parole e servono, invece, i gesti; gesti che, evidentemente, non ci sono stati.

In quei mesi, a Roma, tutti erano terrorizzati. Erano terrorizzati gli ebrei che, dopo la razzia del 16 ottobre nel Ghetto, che contò 1.023 deportati portati a morire nei campi di sterminio, potevano essere riconosciuti e mandati a morire ogni giorno. Erano terrorizzati i cittadini, che potevano essere deportati in massa in Germania a fare da schiavi, come avvenne nel rastrellamento del Quadraro il 17 aprile del 1944. Erano terrorizzati i Carabinieri: 1.500 di loro furono deportati.

Erano terrorizzati gli antifascisti, torturati dai tedeschi e dai collaborazionisti francesi in via Tasso, dove furono martoriate oltre duemila persone, ma anche a Regina Coeli, nelle pensioni Oltremare e Jaccarino, dalla banda Koch, e nei sotterranei di Palazzo Braschi dalla banda Bardi.

Erano terrorizzate le donne, falciate mentre protestavano per la penuria del pane al ponte dell'Industria, il 7 Aprile 1944. E a seminare terrore erano non solo gli occupanti tedeschi, ma anche i fascisti collaborazionisti italiani, come ha ricordato da Auschwitz il presidente Mattarella.

Questa era la Roma delle Fosse ardeatine. Questa era la Roma occupata dal brutale esercito di Hitler e dai collaborazionisti schierati con l'invasore.

Roma in quel momento però è anche la città nella quale c'è una fortissima resistenza; una città in cui la vita non ha nulla di normale; una città in cui si combatte, in cui anche Centocelle è stata appena rastrellata, in cui ci sono le fucilazioni come a Forte Bravetta. A Roma si muore tutti i giorni.

I Gruppi di azione patriottica (GAP) che presero le armi lo fecero come fa sempre, ovunque, chi è costretto a combattere in una città occupata. Questa è la verità storica e non la si può addomesticare. (Applausi). Credo che quella versione bugiarda della storia sia stata davvero un'offesa per tutti gli italiani.

Cosa spinse i combattenti dei GAP e delle formazioni partigiane a rischiare la vita e la tortura? I nazisti avrebbero perso la guerra: ormai cominciava ad essere chiaro a tutti in quei mesi. Gli alleati erano alle porte di Roma ed era inevitabile che cacciassero presto gli occupanti tedeschi. E allora perché tante donne e tanti uomini non se ne rimasero semplicemente nascosti ad aspettare la liberazione? Per velocizzare la liberazione, certamente, ma anche perché non volevano che la libertà dell'Italia fosse solo un regalo degli eserciti alleati. (Applausi). La posta in gioco non era soltanto qualche settimana di occupazione in più, ma erano la dignità e l'onore dell'Italia, il suo riscatto, la sua possibilità di diventare padrona del proprio destino democratico. E, anche se ci fu chi combatté dalla parte sbagliata per un malinteso, ma sincero, senso dell'onore, questo non cambia il senso delle cose e della storia. Furono solo i partigiani a riscattare l'onore e la dignità di tutto il Paese. Ed è solo con questa solida consapevolezza alle spalle che possiamo incamminarci sul percorso che ci ha indicato la senatrice Segre. (Applausi).

SPAGNOLLI (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SPAGNOLLI (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, noi del Gruppo per le Autonomie - come sapete - siamo particolarmente legati al concetto di rappresentanza del territorio da cui proveniamo e quindi abbiamo il dovere di tener conto dei sentimenti anche un po' particolari che hanno le minoranze linguistiche che abitano nei territori con le autonomie speciali che la nostra Repubblica ha ritenuto di riconoscere.

Ho personalmente molto apprezzato la sincerità con cui il senatore Speranzon ha espresso le convinzioni della sua parte politica a sostegno della mozione che ha presentato. Credo che questa sincerità sia il punto di partenza per superare le cesure, le incomprensioni e le differenze di vedute tuttora presenti, anche a volte artificiosamente accentuate per scelta politica, riguardo alle feste che rappresentano o che dovrebbero rappresentare l'unità del nostro Paese.

La nostra Costituzione - è già stato detto - affonda le sue radici nella negazione del fascismo, perché è stata redatta in un momento in cui era appena finita la dittatura fascista e quindi doveva prenderne le distanze. Lo ha fatto in diversi passaggi, come all'articolo 3, che ricorda l'abominio delle leggi razziali; all'articolo 6, che ricorda le persecuzioni contro le minoranze tedesche, latine, francesi e slovene; mentre l'articolo 10 fa riferimento indirettamente all'isolamento dell'Italia uscita dalla Società delle Nazioni; l'articolo 11 ricorda la tragedia della Seconda guerra mondiale e delle infauste guerre coloniali e poi l'articolo 13 indirettamente ricorda gli arbitri della polizia fascista; gli articoli 21 e 22 ricordano il confino e l'olio di ricino per i dissidenti politici; l'articolo 33 la persecuzione nei confronti di ricercatori, studiosi e scienziati. Ci sono tantissimi riferimenti, nella nostra Costituzione, a quello che accadde nel ventennio e che non deve più verificarsi.

Devo dire che la comunità da cui provengo ha vissuto in maniera particolarmente forte la sofferenza di sottostare a un regime fascista che ha impedito alla minoranza tedesca dell'Alto Adige di usare pubblicamente la sua lingua e che ha costretto questa minoranza a inventarsi forme illegali per continuare a portare avanti la propria identità culturale e la propria lingua.

Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 13,40)

(Segue SPAGNOLLI). Il concetto di antifascismo è dunque fondamentale per noi, e non possiamo prescindere dal fatto che la parola venga usata. Questa è la ragione per cui la mozione presentata dalla maggioranza - purtroppo, per quanto mi riguarda - non potrà avere il mio voto favorevole, perché non c'è la parola antifascista e io non posso permettermi di rappresentare il mio territorio senza che ci sia quella parola. Lo devo dire molto chiaramente. (Applausi).

Il Gruppo Per le Autonomie ha invece sostenuto fortemente la mozione presentata dalla nostra parte politica, perché siamo convinti che i valori comuni che abbiamo si riconducono al valore dell'antifascismo che presiede la Festa del 25 aprile.

Ricordo una citazione di Gianfranco Fini, uno dei padri della destra moderna italiana, secondo cui non c'è stata una destra in grado di dire che ci riconosciamo in pieno nei valori antifascisti, ma la destra politica italiana e, a maggior ragione, i giovani devono senza ambiguità dire alto e forte che si riconoscono in alcuni valori presenti nella nostra Costituzione, come libertà, uguaglianza, solidarietà e giustizia sociale. Sono valori che hanno guidato il cammino politico della destra e quindi bisogna ribadire che la destra vi si riconosce: è un atto doveroso. Lo disse Gianfranco Fini.

Quello che disse Berlusconi a Onna è già stato ricordato, quindi non lo ripeterò, ma è evidente che c'è stata - anche in esponenti di spicco della destra italiana - una presa di posizione chiarissima contro il fascismo, che non toglie che si debba essere contro tutti i totalitarismi.

Signori, è assolutamente chiaro: il mondo va sempre più in una direzione in cui siamo divisi tra Paesi dove ci sono Governi democraticamente eletti e Paesi dove ci sono Governi assolutisti, che sono stati nominati attraverso percorsi non di democrazia.

Non possiamo che stare dalla nostra parte e, quindi, assolutamente riconosco il diritto di chi governa oggi l'Italia di portare avanti le sue idee, perché credo profondamente nella democrazia che fa sì che chi la pensa diversamente da me, se ha la maggioranza, possa portare avanti le sue idee. Questo lo devo dire in modo molto chiaro contro i totalitarismi, come detto, ma non posso neanche accettare che vengano fatte mistificazioni della storia.

Qualcuno sostiene che la Resistenza non era dovuta; anzi, è stato un episodio di secondo piano del Dopoguerra o della fase finale della Seconda guerra mondiale. Signori, però i partigiani hanno combattuto una loro guerra contro l'oppressore che rientra nel pieno diritto di ogni popolazione di difendersi quando viene invasa, come succede adesso all'Ucraina.

Un'altra mistificazione che ogni tanto salta fuori è che la Resistenza non aveva importanza militare e quindi è stato in fondo un episodio irrilevante, ma non è vero, perché la Resistenza italiana è stata una spina nel fianco per gli occupanti tedeschi e per la Repubblica di Salò.

I dati che si evincono dai rapporti di gerarchi repubblichini e dalle memorie dei generali tedeschi affermano questo e dicono che nel Nord Italia i nazifascisti impiegarono parecchie divisioni, sebbene di seconda categoria, che però vennero distolte da altri fronti per combattere i nostri partigiani e anche a Roma i tedeschi incontrarono difficoltà.

Il maresciallo Kesselring, durante il suo processo, affermò che Roma fu, tra tutti i Paesi occupati, la capitale che più diede problemi e dove era impossibile mandare le truppe in licenza dal fronte per riprendersi e riposarsi.

Il generale Alexander, comandante di tutte le truppe alleate del Mediterraneo, disse che aveva cominciato a rispettare gli italiani dopo che aveva scoperto come i partigiani avevano sfidato a Roma un battaglione tedesco armato.

Prendiamo anche atto che la Resistenza ha avuto un ruolo fondamentale nella realizzazione dell'Italia di oggi e di quello che noi oggi siamo, sulla base della Costituzione repubblicana.

Presidente, l'Italia è una, ma è una democrazia per cui è legittimo avere opinioni divergenti; se c'è però una parte, sia pure nostalgica e minoritaria, che punta a spezzare il legame tra antifascismo e istituzioni, che mette sullo stesso piano gli afflati di libertà e uguaglianza con le ideologie totalitarie che hanno portato dolore e distruzione, va respinta con la massima forza. Soprattutto non può trovare riparo, neppure sotto forma di sgrammaticatura istituzionale, nel cuore delle nostre istituzioni, che invece devono sempre essere protese a ribadire il più sacro dei concetti.

Il 25 aprile è una festa di tutti ed è la festa fondamentale sulla base della quale è nata la Repubblica italiana, in cui viviamo oggi. Dobbiamo esserle grati e dobbiamo essere grati a tutti quelli che hanno contribuito, a quel tempo, a farci diventare quello che siamo. (Applausi).

PAITA (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAITA (Az-IV-RE). Signor Presidente, il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno sono tre date fondamentali del nostro vivere civile, che ci conducono al cuore stesso dell'articolo 1 della nostra Costituzione: «L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Devono essere vissute pertanto con autentico spirito repubblicano; non possono e non devono essere divisive.

Noi oggi ci presentiamo qui con due mozioni diverse. Questa è una prima sconfitta e lo dico con amarezza. Penso che, di fronte a una mozione presentata dalla minoranza, il cui centro principale era il tema del 25 aprile, probabilmente si sarebbe potuto fare lo sforzo della costruzione comune di un testo. (Applausi). È l'idea stessa che magari si possa votare quel testo, ma che non ci si possa riconoscere con un atto comune di questo Parlamento, a determinare una sconfitta in sé, della quale ognuno di noi porta un pezzo di responsabilità, ma che oggi in qualche modo voglio richiamare all'attenzione di tutti voi.

La piena condivisione delle feste nazionali di questo nostro calendario civile scandisce un patto tra le generazioni, tra memoria e futuro, e può, anzi deve aprire a gesti nuovi e inattesi. Sul tappeto c'è non una sterile divisione sul passato, ma la necessità di un continuo rinnovamento di quel patto democratico e repubblicano che può e deve dare forza alla nostra democrazia e alle nuove sfide che abbiamo di fronte. Questa è una responsabilità - lo ripeto e non mi sforzo di ripeterlo - che tutti dobbiamo sentire fortemente. La nostra, poi, dev'essere oggi una democrazia più matura, più forte, più capace di trarre forza proprio dal fare una volta per tutte i conti con la storia di questo Paese e inverare una fattiva condivisione dei valori che stanno alla base della convivenza civile: i valori dell'antifascismo. (Applausi).

È un dovere - fatemelo dire anche in questo caso - innanzitutto di chi ha la responsabilità di Governo, di smettere una volta per tutte ambiguità sterili, atteggiamenti animati da incomprensibili definizioni legate a qualche revanscismo. Ha fatto bene la collega a citare una pagina che io reputo importante della nostra vita democratica, cioè il 2009 a Onna. Il presidente Berlusconi in quella circostanza tentò un autentico gesto di pacificazione (Applausi), che io voglio riconoscere oggi e legare a un saluto e a un apprezzamento di quello che ha fatto e di quello che probabilmente quest'Assemblea ancora deve interpretare.

È per questa ragione che io non ho capito come mai dentro la vostra mozione non c'è mai, neppure una volta, la parola "antifascismo". (Applausi). Mi si dirà che votiate la nostra. Sono due cose differenti. Io sono contenta che voi votiate la mozione presentata dalla minoranza, ma non posso negarvi che a quel gesto di pacificazione a Onna di Berlusconi oggi probabilmente avrebbe dovuto corrispondere una parola netta scritta anche sulla mozione (Applausi) nella quale voi avete identificato una serie di date, tutte importanti, tutte fondamentali, ma che a mio modo di vedere dovevano portare o alla costruzione di un testo condiviso oppure a una nettezza nell'indicazione di quella parola ("antifascismo") a cui vi richiamavo.

La nostra Repubblica è nata dalla lotta di liberazione del Paese dall'oppressione nazifascista. Il 25 aprile è una data fondativa della nostra democrazia, di ricomposizione dell'unità nazionale; la straordinaria conquista della libertà, dell'affermazione del proprio diritto alla pace, dopo la guerra voluta dal regime fascista, dopo il prezzo altissimo pagato dalle popolazioni civili con la brutalità delle rappresaglie, dopo l'indicibile violenza contro l'umanità, con crimini terribili culminati nella Shoah. (Applausi). Non può essere nascosta, non può essere lasciata alla nostra mozione: dev'essere scritta da parte di tutti. Questo è il punto.

Ritengo pertanto che noi oggi avevamo un'opportunità importante, perché siamo immersi in uno di quei periodi che vengono definiti tornanti della storia. Le nostre democrazie sono sotto attacco da parte delle autocrazie (Russia, Iran, Cina), che rifiutano quei valori che sono alla base della convivenza civile delle nostre società, che vogliono destabilizzarli e cancellarli. (Applausi).

È per questo che la risposta che noi diamo in termini di verità storica rispetto a quello che è accaduto al nostro Paese - come diceva molto bene il collega Scalfarotto - è oggi più che mai importante. Bernardo di Chartres diceva che noi siamo come nani sulle spalle di giganti, cosicché possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l'acume di vista o per l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti. Quei giganti possono consentirci di costruire un futuro di nuova forza per la nostra democrazia, senza polemiche inutili e sterili. Quelli che noi dobbiamo guardare con gli occhi dei giganti sono i valori di libertà, giustizia, uguaglianza, rispetto dei diritti dell'uomo. E quelle tre date indicate all'interno della nostra mozione li simboleggiano a pieno. (Applausi).

La battaglia per una memoria viva e operante è una battaglia di giustizia e di civiltà per nulla scontata, che passa per il riconoscimento e la celebrazione di quelle tre date fondative, di quelle tre feste civili che racchiudono il pantheon valoriale a cui noi dobbiamo necessariamente fare riferimento.

Annuncio pertanto il voto a favore sulla mozione n. 39, che abbiamo contribuito a presentare, e di astensione sulla mozione n. 44, che la maggioranza ha presentato, per la ragione che ho detto: non c'è nulla all'interno di quelle date che non possa essere condiviso, ma mancano due punti fondamentali. Il primo è l'accettazione di un percorso comune che avremmo potuto fare qui, votando la mozione da noi costruita, magari col vostro contributo, in senso unitario; il secondo punto, non meno importante, è la mancanza all'interno di quel testo della parola «antifascismo».

Desidero chiudere il mio intervento, che ho cercato di tenere su un livello di assenza quasi totale di polemica, perché lo penserei sbagliato e inutile per la fase che sta vivendo il Paese (Applausi), con una bellissima citazione di Etty Hillesum che penso meriti di essere citata in quest'Aula: trovo bella la vita e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile, ma non è grave. Dobbiamo prendere sul serio il nostro lato serio e il resto verrà allora da sé. Lavorare su sé stessi non è proprio una forma di individualismo malaticcio. Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà trovata da ognuno di noi in se stesso, se ogni uomo sarà liberato dall'odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest'odio e lo avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga, in amore, se non è chiedere troppo.

Io non ho la pretesa che la discussione tra di noi possa trasformarsi in amore, ma ho la pretesa che in un'Aula parlamentare, dopo così tanti anni, si condividano insieme valori e principi importanti ed è la sfida che abbiamo di fronte nei prossimi anni. (Applausi).

ZANETTIN (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANETTIN (FI-BP-PPE). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il dibattito odierno precede le celebrazioni del 25 aprile, che quest'anno credo siano state accompagnate da qualche polemica di troppo, forse perché per la prima volta nella storia un esponente della destra ricopre la carica di Presidente del Consiglio.

L'auspicio di entrambe le mozioni oggi all'esame del Senato, di cui condivido la lettera e lo spirito e su cui il Gruppo Forza Italia voterà favorevolmente, è che le tensioni una volta per tutte si stemperino e si possano vivere tutte le ricorrenze nazionali con spirito patriottico e unitario, come tante volte auspicato anche dal presidente Mattarella.

Non è purtroppo sempre così. Il nostro Paese vive un'anomalia rispetto alle principali democrazie occidentali. Non c'è ancora una memoria storica condivisa sugli eventi del Novecento, che in troppe occasioni vengono ancora trattati con spirito di parte - se mi consente, Presidente, un po' estremista - in una semplicistica contrapposizione fascismo-antifascismo.

Alcune questioni sono restate tabù per troppo tempo e in questo senso ho molto apprezzato il dibattito che ha avuto luogo qualche giorno fa in quest'Aula sul rogo di Primavalle e la tragica morte dei fratelli Mattei. Uno spirito bipartisan di pacificazione e di reciproca comprensione ha animato tutti gli oratori intervenuti, in particolare i senatori Verini, Mennuni e Gasparri.

È questo lo spirito giusto con cui affrontare tematiche così delicate e trasmettere alle nuove generazioni, che quegli anni non hanno vissuto, una memoria condivisa di riconciliazione. Purtroppo, signor Presidente, le nuove generazioni non leggono Benedetto Croce, Piero Gobetti o Renzo De Felice. Temo che neppure guardino su RaiPlay trasmissioni come «La notte della Repubblica» o «Blu notte», che nel tempo hanno trattato i temi degli anni di piombo e del terrorismo. A quei giovani, che si informano solo sui social, una classe politica, responsabile e attenta, deve cercare di trasmettere valori autentici, democratici e di reciproco rispetto e giornate come quella in esame certamente potrebbero aiutare.

Cercherò di affrontare i diversi temi posti oggi all'attenzione dell'Assemblea. Parto con un riferimento agli interventi del senatore Spagnolli e della senatrice Paita che mi hanno preceduto, secondo i quali nella mozione del centrodestra non ci sarebbero un riferimento e una condanna al fascismo, ma si sbagliano. La mozione del centrodestra, oggi all'esame di quest'Assemblea, richiamando la risoluzione del Parlamento europeo del 2019, condanna senza riserve ogni regime autoritario, fascismo - e lo cita - nazismo, comunismo. Quindi, senatrice Paita, non capisco quale sia la differenza semantica tra condanna del fascismo e antifascismo: francamente mi sfugge e credo di non sbagliare.

Per questo innanzitutto oggi non possiamo non dirci antifascisti, se per antifascismo intendiamo condanna di quel regime illegale che cancellò le libertà democratiche del nostro Paese, si affermò con la violenza politica, si macchiò dell'infamia delle leggi razziali e trascinò l'Italia in una guerra disastrosa a fianco della Germania nazista.

La resistenza al nazifascismo ci ha consegnato una Costituzione liberale, che rimane il nostro faro e la nostra bussola politica; un'Italia democratica e occidentale di cui dobbiamo essere orgogliosi, in cui siamo vissuti, abbiamo potuto studiare e affermarci professionalmente, coltivando i nostri ideali politici.

Questo patrimonio di valori va difeso con le unghie e con i denti, tanto più in un drammatico momento storico in cui regimi autoritari, in cui chi critica lo Stato e la sua politica viene ucciso o messo in galera, sfidano in modo aspro i sistemi democratici.

Al pari però, per un principio di riconciliazione nazionale e di memoria storica condivisa, non possono essere dimenticati altri episodi e le vittime innocenti di tanta insensata violenza politica, che purtroppo, anche nel dopoguerra, ha insanguinato il nostro Paese, senza per questo essere accusati di revisionismo o, peggio, di fascismo. Penso agli eccidi delle Foibe, al triangolo rosso emiliano, ai crimini del comunismo e dello stalinismo, a quella violenza politica che, ispirandosi alla contrapposizione tra fascismo e antifascismo, ha insanguinato il Paese negli anni di piombo.

Anche oggi episodi di cronaca macchiano una identità nazionale che si riconosca in un passato condiviso. Mi vengono in mente gli insulti che accompagnano spesso, nel corteo del 25 aprile, la sfilata della brigata ebraica. (Applausi). Ricordo le offese arrecate a Letizia Moratti, figlia di un partigiano, in passato costretta ad abbandonare, a Milano, il corteo del 25 aprile.

Signor Presidente, voglio anche citare un episodio recente, che ha avuto luogo nella mia provincia. I vertici del Partito Democratico di Schio hanno festeggiato i cento anni di Valentino Bortoloso, detto Teppa, dichiarandosi onorati su Facebook di avergli stretto la mano e indicandolo come un protagonista della storia, con la "S" maiuscola. Peccato che Teppa si sia macchiato di un crimine orrendo, nel luglio 1945, quando, a guerra finita da oltre due mesi, insieme ad altri ex partigiani comunisti, irruppe nel carcere di Schio, massacrando 54 detenuti, alcuni dei quali fascisti, altri detenuti comuni, lasciando tante altre vittime ferite. Teppa ha concluso, insieme ai familiari delle vittime, un tortuoso percorso di riconciliazione, ispirato tra l'altro dal vescovo di Vicenza e oggi, espiata la sua pena, ha diritto di trascorrere in serenità gli ultimi anni di vita e non intendo certamente infierire contro di lui oggi. Ho criticato e critico anche oggi in quest'Aula l'operato dei dirigenti locali del PD, che hanno voluto celebrare addirittura pubblicamente su Facebook il suo compleanno, con dichiarazioni di encomio e di stima inaccettabili. (Applausi).

Ho immediatamente invitato la segretaria del partito, Elly Schlein, a dissociarci da tale improvvida iniziativa. È seguito, signor Presidente, ahimè il silenzio, per certi versi assordante. Ho invitato Giacomo Possamai, capogruppo in Regione Veneto del Partito Democratico, oggi candidato sindaco a Vicenza, la mia città, ma anche lui ha preferito soprassedere. Signor Presidente, rinnovo quindi l'invito anche oggi al Capogruppo Boccia, del Partito Democratico, a dissociarsi da quella iniziativa del tutto insensata (Applausi), che rischia solo di avvelenare il clima locale. Mi sento di pronunciare questo invito con la serenità e la libertà intellettuale del figlio di un ragazzo che il 25 aprile aveva vent'anni e, in quel frangente, si trovava detenuto nel carcere di Bassano del Grappa, in quanto resistente antifascista cattolico (allora si diceva "partigiano bianco"). Mio padre, di quegli anni della sua giovinezza così difficili, mi ha trasmesso un ricordo sobrio, sempre tormentato, mai enfatico. Di fronte a quei drammi, vissuti dalla generazione dei nostri padri, credo ci si debba inchinare tutti oggi, indicando alle giovani generazioni, piuttosto distratte, una memoria il più possibile condivisa, basata sulla realtà storica.

È con questo spirito, signor Presidente, che il Gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE voterà anche la mozione a prima firma del senatore Boccia, perché, come ho detto prima, non possiamo non dirci antifascisti. Non posso negare di essere rimasto sorpreso dal fatto che il Partito Democratico e le altre opposizioni invece non voteranno quella di centrodestra, a prima firma del senatore Malan. Se ho capito bene, vi disturbano i riferimenti al comunismo e alla caduta del Muro di Berlino, ma confesso di essere basito di fronte a questi argomenti.

Capisco che con la svolta a sinistra imposta dalla nuova segretaria, ogni compromesso, anche il più ragionevole, con questa maggioranza sia divenuto impossibile, ma ne prendo atto. Mi sorprende anche la posizione di astensione del Terzo polo, perché gli argomenti che sono stati portati a conforto della loro posizione politica in realtà non mi hanno convinto, come prima ho detto. Rimane il rammarico per un'occasione perduta, signor Presidente, per avviarci ad una pacificazione e ad una memoria condivisa a cui entrambe le mozioni, almeno a parole, tendevano. (Applausi).

BILOTTI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BILOTTI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, ognuno di noi in quest'Aula ha una propria fede politica. La libertà che questo luogo rappresenta, la libertà che strenuamente difendiamo, poggia sul sacrificio di molte vite umane, il sacrificio di donne e di uomini che hanno pagato il prezzo più alto, la loro stessa esistenza. Ebbene, ogni qualvolta noi mettiamo piede nel tempio della democrazia, abbiamo il dovere di ricordarcelo, come abbiamo il dovere di ricordarci di mettere in ogni nostra azione lo spirito che animò quelle battaglie.

«Il fascismo è l'antitesi delle fedi politiche», disse il presidente Pertini. È forse oggi anacronistico ricordarlo. Io non credo, non lo è e non può esserlo fino a quando non cesseranno i tentativi di svuotare di significato queste parole e le tentazioni di revisionismo. Noi abbiamo il dovere di arginare queste tendenze, Presidente, perché chi rispetta la verità storica - e noi tutti abbiamo il dovere di rispettarla - fa da diga al disorientamento, alle apologie, ai pericolosi ritorni all'indietro. Sottacere o, peggio ancora, negare le sacche di negazionismo che si insinuano nella società e che, nell'ombra, minano la memoria comune, potrebbe essere un errore grave, che potrebbe costarci molto caro, Presidente. Ugualmente sarebbe un errore grave non accorgersene perché distratti dalle divisioni ideologiche.

Quello che mi domando e le domando, Presidente, è se questo Governo e i suoi esponenti stanno facendo abbastanza per mantenere alta la guardia. Quello che invece so è che noi abbiamo la grandissima opportunità di ritrovarci coesi, come comunità, intorno a date simbolo per la nostra Nazione. Celebrare il 25 aprile, il 1° maggio o il 2 giugno non può essere un mero rito formale, quasi una prassi derubricata ad atto dovuto. Queste date sono un patrimonio immenso e lo sono per tutti gli italiani (Applausi), indistintamente, di destra e di sinistra, cittadini di oggi e cittadini che verranno. In questo senso, il monito della senatrice Liliana Segre di vivere queste date con autentico spirito repubblicano non può andare disperso. Come lei stesso ebbe a dire, Presidente, il 25 aprile ci ricorda che resistere è necessario, è un dovere, oggi come allora. (Applausi).

Le conquiste politiche e culturali che oggi ci appartengono, i diritti e le libertà di cui godiamo, sorgono quel giorno di settantotto anni fa. E noi abbiamo il compito di essere degni custodi di questa eredità e di appellarci, oggi come allora, alla pace. Un'esigenza che travalica i confini nazionali e che, in questo momento, ci fa pensare naturalmente all'Ucraina.

La premier Meloni ha dichiarato in quest'Aula che non ci sono le condizioni per la pace. Vede, signor Presidente, io non posso fare a meno di credere che non solo il momento della pace sia proprio questo, ma che il momento della pace sia sempre. Questo, inoltre, è anche il momento di garantire agli italiani un lavoro dignitoso sul piano morale, sociale ed economico; un lavoro che non contempli il rischio di rimetterci la vita, perché anche una sola morte è un evento inaccettabile. Questa è una sfida che non stiamo vincendo, dobbiamo dircelo chiaramente.

Il 1° maggio rappresenta un baluardo per le istituzioni. È lì a ricordarci e a spronarci a fare meglio. Ora, onorare il fondamento della nostra civiltà, che è racchiuso nei principi della nostra Carta costituzionale, equivale innanzitutto a mobilitarci. Quindi, quale maniera migliore di partecipare attivamente ad una svolta sul piano dei diritti, che assicurare, come chiediamo da tempo, un salario minimo decoroso? (Applausi).

Il 2 giugno, infine, celebra l'essenza della nostra Repubblica, i suoi principi fondativi, le sue istituzioni, le sue leggi, la sua organizzazione, ma non solo. Prendendo in prestito le parole del presidente Mattarella:, questa festa rappresenta la vita delle donne e degli uomini di questo nostro Paese, il contributo, grande o piccolo, che ciascuno di loro ha dato a questi decenni di storia comune.

Come vedete, ognuna di queste date afferma la grandezza della nostra Patria; una grandezza che non dobbiamo dare per scontata, perché l'Italia è stata ricostruita dalle macerie e noi dobbiamo consegnarla, ai nostri figli e alle future generazioni, nella sua forma migliore: democratica, libera e giusta.

Per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle alla mozione n. 39, a prima firma del senatore Boccia. (Applausi).

PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, l'invasione russa nei confronti dell'Ucraina ci ha riportato indietro nel tempo. Le scene di una guerra ripiombata nel nostro continente, le immagini di morte, di crudeltà, di orrore così vicine evidenziano, ancora una volta, quanto la pace sia un bene prezioso, da difendere ogni giorno, un bene fragile attaccato su diversi fronti quotidianamente.

Quindi, è evidente la necessità di non abbassare la guardia quando la pace viene messa in discussione o semplicemente quando viene data per scontata. La nostra responsabilità, in quanto rappresentanti del popolo italiano, è proprio nel mettere in atto tutte le iniziative necessarie a custodire questo bene prezioso da consegnare alle future generazioni. E lo dobbiamo fare in modo coeso, in modo corale, dando esempio di unità di fronte ad un Paese che ci sta guardando.

La mozione dell'opposizione riporta tratti del discorso della senatrice Segre, pronunciato all'avvio dell'attuale legislatura, nella parte in cui dice che le grandi Nazioni dimostrano di essere tali anche riconoscendosi coralmente nelle festività civili, ritrovandosi affratellate attorno alle ricorrenze scolpite nel grande libro della storia patria. Perché non dovrebbe essere così per il popolo italiano? Perché mai dovrebbero essere vissute come date divisive, anziché con autentico spirito repubblicano, il 25 aprile, festa della liberazione, il 1° maggio, festa del lavoro, e il 2 giugno, festa della Repubblica?

Anche su questo tema della piena condivisione delle feste nazionali, delle date che scandiscono un patto tra le generazioni, tra memoria e futuro, grande potrebbe essere il valore dell'esempio, di gesti nuovi e magari inattesi. (Applausi). Gesti nuovi e magari inattesi - lasciatemelo dire - che possono partire già oggi da quest'Aula. (Applausi). La mozione della maggioranza, invece, si richiama alla risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre 2019 sull'importanza della memoria europea per il futuro dell'Europa e in particolare alla posizione unanime in essa espressa contro ogni potere totalitario, a prescindere da qualunque ideologia e segnatamente contro il nazismo, il fascismo e il comunismo.

Occorre quindi riconoscere l'importanza delle date che ricordano momenti fondamentali della storia dell'Italia unita, libera e democratica, che non si limitano al 25 aprile, al 1° maggio, al 2 giugno, ma includono anche il 17 marzo, data della proclamazione del Regno d'Italia, il 4 novembre, Festa dell'unità d'Italia e delle Forze armate e altre date in memoria di pagine particolarmente significative, come il 27 gennaio, Giornata internazionale in memoria delle vittime della Shoah, il 10 febbraio, Giorno del ricordo in memoria dei massacri delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata, il 18 aprile, quando gli elettori italiani collocarono la nostra Nazione nel mondo libero e democratico, e il 9 novembre, il Giorno della libertà quale ricorrenza dell'abbattimento del Muro di Berlino. (Applausi).

Il nostro impegno va quindi nel senso della necessità di richiedere la collaborazione di tutte le istituzioni e di tutte le forze politiche perché vengano adottate le opportune iniziative affinché le pubbliche commemorazioni di tutti gli avvenimenti della storia italiana ed europea si svolgano nel rispetto della dovuta accuratezza storica, senza trarne occasione per attacchi ad avversari che pure si riconoscono nei principi, nei valori e nel dettato costituzionale e affinché tali eventi rappresentino momenti di vera condivisione e partecipazione di tutte le componenti politiche e culturali che si riconoscono nei valori della libertà e della democrazia e rafforzano i sentimenti di unità nazionale, di inclusione, di perseguimento del bene comune e, ove necessario, di riconciliazione. (Applausi).

In conclusione, Presidente, a noi oggi l'onere di tradurre in atti concreti quanto troppo spesso rimane solo enunciato. La Lega lo farà votando convintamente a favore di entrambe le mozioni. Invito l'opposizione a fare altrettanto, in un'ottica di reale conciliazione (Applausi), ma dalle dichiarazioni che ho ascoltato questa è ancora molto distante dall'essere attuata. Noi siamo, sì, antifascisti e lo rivendichiamo, ma siamo anche contro i regimi comunisti e in generale contro tutti i sistemi totalitari, nessuno escluso e questa è la nostra differenza. (Applausi).

BOCCIA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCIA (PD-IDP). Signor Presidente, l'iniziativa delle opposizioni, come sa molto bene, avendone discusso nella Conferenza dei Capigruppo più volte, aveva come obiettivo - lo ricordo alla senatrice Pucciarelli - proprio quello di unire questa nostra Assemblea. Non a caso, è una mozione che non impegna il Governo, ma il Senato, e non a caso abbiamo voluto presentare le ragioni di questa mozione qui in quest'Aula, auspicando che nell'altro ramo del Parlamento questa discussione avvenga nei prossimi giorni, perché questa legislatura simbolicamente è iniziata qui, con le parole di Liliana Segre che hanno unito tutti noi e che hanno consentito a tutti noi di ritrovarci affratellati attorno alle ricorrenze scolpite non casualmente nel grande libro della storia patria, sì, patria.

E perché questa storia non dovrebbe essere una storia comune? Se è vero che ci siamo ritrovati quel giorno qui e se è vero che ci sono alcune date che scandiscono un patto tra le generazioni, tra memoria e futuro - cito sempre Liliana Segre e ricordo gli applausi di tutti noi - allora non capiamo perché, signor Presidente, l'Assemblea del Senato non possa impegnare se stessa per le commemorazioni delle date fondative della nostra storia, che è storia antifascista, che ha radici profonde, che è figlia di accadimenti che sono stati richiamati in quest'Aula e che noi abbiamo semplicemente il dovere di rinnovare per la memoria di tutti noi, per la memoria di chi verrà, dei nostri figli, per la memoria di queste mura, che ci accolgono ogni giorno e alle quali dobbiamo onore quotidiano.

Signor Presidente, mi sarei aspettato un sostegno senza discussione, magari aprendo una discussione su cos'altro possiamo fare per il futuro, da parte di tutti i Gruppi parlamentari. Intendo senza discussione sulla natura di quell'impegno, senatore Malan, che ha un'unica radice profonda: la radice antifascista della Repubblica Italiana (Applausi), una radice che non abbiamo ritrovato nella mozione che non ci aspettavamo presentaste, ve lo dico con grande franchezza. (Commenti). Pensavamo infatti che le parole di Liliana Segre, che caratterizzano tre quarti della nostra mozione, e le parole del Presidente Mattarella, che rappresentano l'altro quarto della nostra mozione, fossero sufficienti (Applausi). E invece no: quei quattro quarti non bastavano; era necessario provare ancora una volta a riscrivere.

Colleghi, senza memoria non c'è futuro; la storia è una sola. La memoria dev'essere una ricostruzione condivisa dei fatti accaduti, un'elaborazione che si fa patrimonio comune che poi diventa lezione per il domani, ed evidentemente quella lezione non era bastata nel primo giorno di legislatura.

L'antifascismo, cosa fu e che cos'è oggi, mi consentirete, visto che abbiamo due mozioni - non avrei fatto questo esercizio se ci fossimo ritrovati sulle parole della senatrice Segre e del presidente Mattarella - fu una reazione morale e politica alla dottrina e alla prassi del fascismo al potere. Sorse soprattutto ad opera di alcune formazioni e partiti dell'Italia prefascista che disponevano della tribuna parlamentare e di una certa libertà di stampa; sì, libertà di stampa.

Dopo il delitto Matteotti, richiamato dai colleghi Verini e Verducci, votate le leggi dittatoriali del 1925, rivelatasi - con la sconfitta dell'Aventino - l'impossibilità di un'efficace lotta antifascista sul piano della legalità e dentro le istituzioni, il fulcro della resistenza al fascismo passò all'estero, dove, tra il 1926 e il 1927, sorse una corrente di sinistra - voglio ricordarlo, perché ho sentito richiamare il Partito Comunista Italiano più volte in maniera impropria - il Partito Comunista Italiano, e la concentrazione antifascista, sorta nel 1927 dall'unione di tutti gli antifascisti, comunisti e non comunisti, che erano, in un certo senso, la continuazione dell'Aventino.

In Italia l'antifascismo restò retaggio dei gruppi operai che conservavano legami con il clandestino, perché diventò clandestino, come il presidente La Russia sa, il Partito Comunista, di non pochi aderenti, tanti aderenti - lo dico qui a chi vi si ispira - del Partito Popolare e di un folto numero di intellettuali che ebbero come maggior rappresentante di riferimento Benedetto Croce.

L'irrigidirsi del regime dittatoriale, il suo immiserirsi più in costrizioni anche formali, il volto imperialista del fascismo, la politica filotedesca, le aberrazioni razziste provocarono una crisi anche tra le diverse generazioni di allora.

Si formò così in Italia quell'humus dal quale nacque la Resistenza, termine che alcuni estendono all'intero antifascismo, mentre altri lo riversano nella lotta clandestina tra il 1943 e il 1945.

Negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale, l'antifascismo assunse in Italia le caratteristiche di un orientamento di cultura politica, che valorizza la Resistenza come momento fondante del nuovo patto costituzionale, esattamente il patto richiamato dalla senatrice Segre il primo giorno di legislatura (Applausi) e che oggi alcuni di voi rinnegano. Ecco perché la presidente Giorgia Meloni ha sbagliato a definire solamente «italiani» le vittime delle Fosse ardeatine, come se la guerra mondiale avesse visto gli italiani contro i tedeschi. No, c'erano gli antifascisti da una parte e i nazifascisti dall'altra (Applausi), con la complicità a volte involontaria, a volte drammaticamente inconsapevole, anche di alcuni cittadini italiani. Alle Fosse ardeatine furono uccisi barbaramente - come ha ricordato il senatore Verducci prima di me - 335 antifascisti, di cui 75 ebrei. Sì, colleghi, 75 ebrei, lo ricordiamo ogni volta: italiani ebrei. Questa è la verità storica.

Fu un attentato di guerra quello di via Rasella, riconosciuto da sentenza negli anni Cinquanta, e il battaglione Bozen faceva parte dei reparti che rastrellarono Roma, formato da ufficiali tedeschi e soldati altoatesini. Non era una banda musicale; abbiamo apprezzato le scuse del presidente La Russa, perché sa come tutti noi che c'era una parte giusta e una parte sbagliata della storia e quei partigiani, onorevoli senatori, erano dalla parte giusta della storia. (Applausi). Il battaglione Bozen non solo non era una banda musicale, ma purtroppo era dalla parte sbagliata della storia.

Se si applaude il discorso di Liliana Segre in Aula, come tutti abbiamo fatto, non si può dire che abbiamo fatto una valutazione diversa - lo dico col massimo rispetto per il collega Speranzon - sulle date che uniscono questo Paese, perché semplicemente si rischia di finire in un uso ideologico della storia. Chi non pronuncia mai la parola antifascismo, non solo non riconosce le radici della Repubblica, ma rischia di umiliarne la memoria.

Allora, quello che vorremmo che accadesse in questi giorni che ci accompagnano al 25 aprile è che non ci fosse revisionismo, a volte involontario, a volte pensato, a volte ragionato, a volte anche reazionario che apra la strada all'indebolimento della democrazia e dei suoi pilastri, certamente della democrazia italiana. La memoria serve proprio a evitare che questo accada, perché se è vero che la libertà ha le sue stagioni e rischia di indebolirsi, noi abbiamo il dovere di nutrirla la libertà, di difenderla e viverla fino in fondo, di spiegarla ai ragazzi di oggi, di spiegare la genesi della nostra libertà, soprattutto in un campo caratterizzato da una mutazione capitalistica che è sotto gli occhi di tutti, da un mondo aperto e multietnico.

In questo mondo non è possibile nessuna sostituzione etnica (Applausi), perché è multietnico e lo sarà sempre più. Se qualcuno non l'ha capito, se lo faccia spiegare dai propri figli, perché sono in grado di spiegarcelo. (Applausi). Questa è la ragione di fondo per cui Resistenza e antifascismo democratico appaiono radici ancora più solide della nostra Repubblica ed è per questa ragione che ci aspettavamo un sostegno senza condizioni all'impegno che vi abbiamo chiesto. Il 25 aprile...(Commenti). Le condizioni sono quelle di ripresentare altre tesi aggiuntive, che non sono...(Commenti). Presidente...

PRESIDENTE. Vi prego di lasciare concludere il senatore Boccia. Senatore De Carlo, la richiamo all'ordine.

BOCCIA (PD-IDP). Colleghi, se avete la buona volontà di ascoltarmi, capirete le ragioni che non ci consentono...

PRESIDENTE. Senatore Boccia, si rivolga alla Presidenza.

BOCCIA (PD-IDP). Ha ragione, signor Presidente.

PRESIDENTE. Vi prego di non vociferare. Senatore Nicita, mi pare che lei abbia disturbato abbastanza oggi. Ho richiamato all'ordine il senatore De Carlo.

BOCCIA (PD-IDP). Signor Presidente, lo sforzo dei colleghi della maggioranza merita una motivazione chiara da parte del Gruppo Partito Democratico sul perché ci ritroviamo a non poter votare quella mozione e perché ci aspettavamo la condivisione della nostra mozione.

Il 25 aprile, avviandomi alla conclusione del mio intervento, è la Festa della liberazione dal regime nazifascista, non è una ricorrenza comunista o estremista. Ci auguriamo che tutto il Parlamento della Repubblica italiana la sappia ricordare come il nostro Paese e la sua storia meritano. Il 1° maggio e il 2 giugno, indicati in quella magistrale lezione della senatrice Segre, esistono, e non solo sul calendario, e possiamo festeggiare quelle due date perché c'è stato il 25 aprile 1945. (Applausi).

PRESIDENTE. Senatore Speranzon, non si sente quello che dice, quindi è superfluo.

MALAN (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FdI). Signor Presidente, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, colleghi dell'opposizione, evidentemente non ci avete visti arrivare (Applausi), perché non avete capito che noi la votiamo la vostra mozione, perché condividiamo i valori in essa proposti. (Applausi). Voi però avete difficoltà a fare condivisione.

PRESIDENTE. Senatore Nicita, la prego. Oggi è tutto il giorno.

MALAN (FdI). Evidentemente, i colleghi dell'opposizione non hanno capito che noi votiamo la mozione n. 39 che loro hanno presentato, dicendo che la vogliono fare inclusiva, che in essa tutti si devono esprimere, però guarda caso noi abbiamo saputo della sua presentazione quando i Capigruppo ne hanno chiesto la calendarizzazione. A nessuno di noi (parlo di tutto il centrodestra) è stato richiesto di fare una mozione comune. (Applausi).

Poco fa il senatore Boccia ha detto che si aspettavano che noi votassimo il testo che loro hanno presentato, addirittura - ha detto - senza discussione, poi ha fatto una correzione, però il cuore comanda sulla bocca. (Applausi). Noi lo voteremo e senza chiedervi modifiche, perché condividiamo quelle parole. (Applausi). Per questo, peraltro, non è necessario ripeterle, altrimenti potevamo copiarla e presentarne un'altra e un'altra ancora. Potevamo benissimo farlo.

Noi vorremmo - ed è il nostro auspicio per adesso e per il futuro - che il 25 aprile, il 1° maggio, il 2 giugno e le altre date che abbiamo inserito nella nostra mozione, di cui parlerò, fossero veramente un momento di condivisione. Silvio Berlusconi, leader del centrodestra nel 2009, in quel discorso che ha citato la collega Ternullo ne ha dato un chiaro esempio. Ne hanno dato l'esempio tutti coloro - e credo praticamente tutti i presenti - che partecipano e hanno sempre partecipato alle manifestazioni del 25 aprile e alle altre manifestazioni. Non hanno dato un buon esempio coloro che alle manifestazioni del 25 aprile hanno fischiato e spintonato gli eroi della brigata ebraica e su questo non ho mai sentito forti dissociazioni. (Applausi). Oggi poteva essere l'occasione per dire: 25 aprile inclusivo anche per la brigata ebraica. (Applausi). Sono due volte eroi, perché nell'esercito britannico hanno partecipato a quella guerra che ha portato al 25 aprile.

Visto che voi dite che noi dovevamo aggiungere quella parola, devo dire che il più esplicito è stato il senatore Boccia: noi non dovevamo presentare nulla, questo nell'ambito di un pluralismo democratico. (Applausi).

Loro scrivono, non ci consultano e dobbiamo votare senza discussione. Poi si è detto che possiamo anche parlare e dire quanto è bella la mozione e infatti la votiamo.

Oggi sarebbe stata l'occasione per dire qui alcune cose. Ricordo in particolare alla collega Paita che Letizia Moratti, che avete candidato come sindaco a Milano nella vostra formazione qualche settimana fa, partecipando alla celebrazione per il 25 aprile è stata spintonata in nome dell'antifascismo (Applausi), lei che è figlia di un partigiano e, peraltro, rappresentante delle istituzioni. (Commenti).

Queste cose c'entrano perché sono avvenute il 25 aprile e non per caso, perché il 25 aprile è la Festa della liberazione, altrimenti non l'avrebbero spintonata. (Commenti). Se vuole parlare lei, allora effettivamente c'è un problema: non siamo graditi, se noi diciamo...

PRESIDENTE. Senatore Malan, si rivolga alla Presidenza.

Cerchiamo di riprendere un tono che sia da tutti accettabile.

Prego, senatore.

MALAN (FdI). Pazienza, siamo stati graditi, però, ai cittadini italiani che ci hanno dato la maggioranza in Parlamento grazie alla nostra Costituzione.

Veniamo proprio alla Costituzione. Stando al criterio che voi avete enunciato e cioè che nella nostra mozione non c'è la parola antifascismo - e questo è il pretesto, anzi, secondo voi l'ottima ragione per non votarla - faccio notare due cose.

Una l'ha già detta il senatore Zanettin: la parola c'è. Nella mozione c'è scritto che noi ci richiamiamo alla risoluzione del Parlamento europeo, che condividiamo, in cui si condannano tutti i regimi totalitari, a prescindere dalle ideologie, come il nazismo, il fascismo e il comunismo. Allora essere contro il fascismo non è essere così? (Applausi).

PRESIDENTE. Senatore Magni, la prego.

MALAN (FdI). Tra l'altro, potrebbe essere istruttivo leggere quella risoluzione anche per chi magari ha avuto colleghi di partito che hanno avuto l'urgenza di andare altrove in quel momento (Applausi), perché cita alcuni fatti che si potevano anche aggiungere. Per esempio, cita il 23 agosto 1939 come data da ricordare, perché ha compromesso la libertà di interi popoli europei a causa dell'accordo della Russia di Stalin con la Germania di Hitler (Applausi), cosa che - nell'ambito di una memoria che si vorrebbe condivisa - è stata a lungo nascosta dalla storiografia, in particolare nei libri di testo.

Allora, stando al vostro criterio, chi era nell'Assemblea costituente non avrebbe dovuto votare la Costituzione, perché nella Costituzione la parola antifascista non c'è. (Commenti).

PRESIDENTE. Senatrice Valente, la prego.

MALAN (FdI). Come dicevo, nella Costituzione la parola antifascista non c'è, per cui non avreste dovuto votarla (Applausi), ma per il bene del Paese anche i partiti di sinistra la votarono, perché nella Costituzione ci sono i valori dell'antifascismo in positivo, nella libertà, nell'eguaglianza, nella libertà religiosa, nella libertà economica e in tutte le libertà che sono garantite dalla Parte prima della Costituzione alla quale noi ci richiamiamo e scusate se all'inizio della nostra mozione abbiamo citato il presidente Mattarella, che non mi pare sia un militante di destra. (Applausi).

Noi siamo veramente stupiti - e mi pare che siate stupiti anche voi, ma in un altro modo - di come non intendiate votare la nostra mozione, attaccandovi al fatto che non c'è la parola antifascismo, anche se c'è l'espressione "contro il fascismo", che mi sembra la stessa cosa. (Applausi).

Vi appellate al fatto che avremmo dovuto concordarla: cioè, prima voi la presentate senza dirci nulla e poi noi dovremmo concordarla? Purtroppo è una mentalità, è quello che diceva il senatore Speranzon, citando Ernesto Galli della Loggia, cioè che un certo antifascismo ha fatto allontanare da questa forma di manifestazione antifascista coloro che, se solo si discostano appena da ciò che vuole qualcuno, che ha la verità in tasca, nell'esprimere il proprio sostegno alla nostra Costituzione, vengono tacciati di fascismo o comunque vengono esclusi dal dialogo e non dovrebbero parlare, aspirazione che spesso riscontro dalla parte a noi avversa.

Ebbene, in questo contesto abbiamo pensato di aggiungere alle date - che abbiamo compreso con le stesse parole che avete usato voi - delle altre date. Il 25 aprile è una data fondamentale per la nostra democrazia, perché se non fosse stato sconfitto il regime fascista, non sarebbero arrivati la Costituzione, la Repubblica, la democrazia e le libere elezioni. Se però il 18 aprile 1948 gli elettori italiani non avessero collocato l'Italia nel campo delle democrazie, che si riconoscono nei valori della democrazia, della libertà e dei diritti individuali, la libertà non ci sarebbe stata e ci sarebbe stato un altro tipo di dittatura. (Applausi). Questo per chi dice che il comunismo non ci interessa, perché non ha toccato l'Italia. (Commenti).

PRESIDENTE. Senatore Parrini.

MALAN (FdI). Qualcuno dice che il comunismo non ci interessa, perché non ha toccato l'Italia. I 10.000 morti - non meno - delle foibe e degli altri massacri delle minoranze giuliano-dalmate furono causati dai partigiani comunisti di Tito. (Applausi). Allora non è vero che il comunismo non l'ha toccata.

In secondo luogo, il comunismo non ha toccato l'Italia grazie al voto degli elettori il 18 aprile 1948 (Applausi. Commenti).

In terzo luogo, a coloro che hanno l'Europa sempre sulle labbra ricordo che l'Europa non finisce ai nostri amatissimi confini, ma si estende a tanti Paesi europei che hanno subito gravissime dittature comuniste. Aggiungo una cosa, per fare una precisazione: la Costituzione fu approvata anche con l'apporto del Partito Comunista. I partigiani comunisti ebbero un ruolo importantissimo nella Resistenza... (Commenti), ma c'erano anche altre formazioni, che si è sempre un po' ignorato, così come si sono ignorati a lungo gli internati militari in Germania, così come si sono ignorati a lungo coloro che hanno combattuto nell'esercito italiano regolare, fedele al suo giuramento al re. Pertanto, c'è stata una certa scelta nel commemorare, mentre bisognerebbe essere inclusivi. Ebbene, dobbiamo fare di queste date un patrimonio comune.

Come dicevo, la Costituzione ha avuto un grosso contributo da parte del Partito Comunista, guidato da quel Palmiro Togliatti, grande politico, che ha avuto la maturità di andare oltre, anche se poi quello che ha fatto nel 1956, su Imre Nagy (Applausi), votando per la sua condanna a morte, ci distoglierebbe dal parlarne troppo bene. Ha fatto però una grande cosa.

Dunque siamo a favore di tutto, della vostra mozione, della celebrazione della fine del totalitarismo, qualunque esso sia, in quel caso il totalitarismo fascista, ma riteniamo che si debba essere ben coscienti del fatto che non vogliamo vivere in un eterno 1944. Noi siamo per il 1945, la fine della guerra, per il 1946, il 1947 e il 1948, in cui si scrisse la Costituzione e anche coloro che non parteciparono alla scrittura della Costituzione poterono partecipare alle elezioni del 1948, a tre anni dalle gravissime... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. La prego di avviarsi a concludere, senatore Malan.

MALAN (FdI). ...alla fine della Seconda guerra mondiale.

Spero ci sia un'unità maggiore e credo che... (Il microfono si disattiva automaticamente) ...che dimostrerete qui, non votando la nostra mozione e vorrei proprio che spiegaste agli italiani cosa c'è che non va nella nostra mozione, perché dobbiamo guardare al futuro, difendendo gelosamente e strenuamente tutte le libertà che la nostra Costituzione garantisce e incarna. (Applausi).

PRESIDENTE. Diamo ancora qualche secondo per i festeggiamenti.

Prima di passare alla votazione, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione. (Commenti). Vi prego ora di tornare alla serenità.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 39, presentata dai senatori Boccia, Floridia Barbara, Paita, Unterberger, De Cristofaro e Verini.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).

Vi prego, anche gli applausi qualche volta possono apparire provocatori.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 44, presentata dai senatori Malan, Romeo, Ronzulli, Biancofiore e da altri senatori.

(Segue la votazione). (Commenti).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Commenti).

Rilevo 29 voti favorevoli (Commenti. Richiami del Presidente).

Sospendo la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 14,42, è ripresa alle ore 15).

Presidenza del vice presidente CENTINAIO

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e il Ministro per lo sport e i giovani.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso.

Il senatore Rosso ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00366 sull'agenda del G7 in merito ad Africa e Paesi dell'Indo-Pacifico, per tre minuti.

ROSSO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, signor Ministro, si è appena conclusa in Giappone la riunione dei Ministri degli esteri del G7. Nel comunicato finale si riafferma l'impegno del G7 e dell'Unione europea ad affrontare le sfide globali, inclusi il cambiamento climatico, la salute, la sicurezza alimentare ed energetica e la migrazione irregolare. Si afferma l'impegno a sostenere e rafforzare l'ordine internazionale libero e aperto, basato sullo stato di diritto; a promuovere una pace comprensiva giusta e durevole in Ucraina, in linea con quanto previsto dalla Carta delle Nazioni Unite.

Si riafferma l'impegno a rafforzare la cooperazione con i partner nell'Indo- Pacifico, in Medio Oriente, in Africa, in Asia Centrale, America Latina e Caraibi. L'aggressione russa all'Ucraina continua a richiedere un costante impegno del G7 su molteplici fronti, ad esempio nel sostegno alla resilienza ucraina, nella promozione di una soluzione pacifica del conflitto in linea con la risoluzione dell'Assemblea delle Nazioni Unite, nonché nella futura ricostruzione del Paese.

L'importanza del continente africano, relativamente al quale l'Italia ha guidato la discussione, e la gravità della crisi in corso in Sudan ed in Tunisia fanno emergere l'esigenza, per il G7, di assumere un ruolo maggiormente incisivo nelle questioni legate allo sviluppo del continente, rafforzando la collaborazione con l'Africa. È necessario anche preservare il carattere libero ed aperto dell'Indo-Pacifico, agendo insieme all'ASEAN e agli altri partner nella regione secondo principi condivisi, improntati alla risoluzione pacifica delle dispute nonché alla tutela dell'integrità territoriale delle libertà fondamentali e dei diritti umani.

Le chiedo quindi, ministro Tajani, quali siano gli esiti della predetta riunione e quali iniziative abbia intenzione di intraprendere per favorire un rafforzamento del partenariato G7-Africa e della collaborazione con i Paesi asiatici, continuando ad assicurare nell'agenda del G7 la centralità del continente africano e dell'Indo-Pacifico nei processi decisionali relativi alle sfide globali, anche in vista della Presidenza italiana del 2024.

PRESIDENTE. Il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, onorevole Tajani, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

TAJANI, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Signor Presidente, durante la riunione dei Ministri degli esteri del G7 a Karuizawa è stata l'Italia a guidare la discussione sul Continente africano e ha voluto porre il tema al centro dell'agenda. Le gravi crisi di Tunisia e Sudan lo impongono. Ma non possiamo limitarci a inseguire le emergenze: l'Africa deve essere una priorità della nostra azione di politica estera anche per quanto riguarda le sfide trasversali e di lungo periodo, quindi quella della migrazione irregolare. Ho riaffermato per questo la necessità che il G7 rilanci il partenariato con l'Africa e assuma un ruolo di primo piano nelle questioni riguardanti sviluppo, lotta ai cambiamenti climatici, salute, sicurezza alimentare, migrazioni regolari e infrastrutture.

Dobbiamo adottare un'azione strategica di diplomazia per la crescita secondo le stesse linee che ispirano l'approccio italiano del piano Mattei. In stretto rapporto con la Presidenza giapponese e con gli Stati Uniti ho inoltre promosso l'organizzazione di una riunione straordinaria del G7 sul Mediterraneo e sul Medio Oriente, possibilmente in formato allargato ai Paesi della Regione. Sottolineata questa priorità politica, discuteremo ora modalità e risultati attesi per questo G7 plus, il cui obiettivo è la stabilizzazione di un'area cruciale per gli equilibri globali.

La riunione dei Ministri degli esteri del G7 ha dedicato forte attenzione anche all'Indo-Pacifico. Ho assicurato la volontà dell'Italia di assumere un ruolo ancora più visibile e attivo in linea con i crescenti interessi nazionali nella regione. La nostra è una strategia a tutto campo che abbraccia gli aspetti politici, di sicurezza ed economici.

La campagna del pattugliatore polivalente d'altura Morosini appena avviata durerà cinque mesi e comprenderà anche esercitazioni congiunte con le marine dei Paesi alleati e amici, a testimonianza dell'attenzione per il tema delicato della sicurezza marittima e del rispetto del diritto internazionale del mare. L'anno prossimo a essere impegnata nella regione sarà la nave scuola Vespucci. La Morosini toccherà dodici Paesi, tutti di crescente interesse dal punto di vista industriale e parteciperà ad alcuni dei più importanti eventi fieristici nel settore della difesa. Il rafforzamento dell'internazionalizzazione del sistema economico italiano in tutti i comparti di punta e il sostegno alla già estesa presenza delle imprese italiane dall'India al Giappone sono priorità della nostra strategia nell'Indo-Pacifico. Garantiremo continuità tra Presidenza G7 del Giappone e la nostra del prossimo anno.

La difesa dei valori comuni, la tutela della stabilità dell'Europa, la ricostruzione dell'Ucraina restano in cima all'agenda. Africa e Indo-Pacifico sono temi altrettanto importanti e vogliamo rendere l'Italia protagonista anche in queste aree strategiche sul piano geopolitico ed economico. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Rosso, per due minuti.

ROSSO (FI-BP-PPE). La ringrazio, ministro Tajani, per la sua risposta, di cui sono molto soddisfatto, perché oltre a essere stata precisa e puntuale, è in linea con i principi che hanno sempre ispirato l'azione di Forza Italia e del centrodestra in politica estera. Ha parlato di pace, di cooperazione, di libertà, di ricostruzione, di diritti, di diplomazia, di piano Mattei, di sicurezza, di valori comuni. Le sue parole non possono che rassicurare noi parlamentari e tutti gli italiani.

La ringrazio per il lavoro che svolge quotidianamente, che consente al nostro Paese di tornare ad avere una politica estera chiara e incisiva, che riporta finalmente l'Italia a essere protagonista dello scenario internazionale, donandole quella centralità che merita. Buon lavoro, ministro Tajani. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto tecnico commerciale «Pier Fortunato Calvi» di Padova, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa dello svolgimento di interrogazioni a risposta immediata,
ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento
(ore 15,09)

PRESIDENTE. Il senatore Licheri Ettore Antonio ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00368 sulle esportazioni di armi ed attrezzature militari verso l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi, per tre minuti.

LICHERI Ettore Antonio (M5S). Signor Ministro, ripercorriamo insieme la vicenda della vendita di bombe italiane agli Emirati che - come lei sa - è stata bloccata dai Governi Conte 1 e 2, in considerazione del loro utilizzo contro la popolazione civile yemenita, e sbloccata da questo Governo per motivazioni di cui oggi le chiediamo spiegazione.

A fine luglio 2019, il Governo Conte 1 - come lei sa - anche a seguito dell'approvazione di una nostra risoluzione alla Camera, decideva la sospensione, per diciotto mesi, delle licenze di esportazione di bombe aeree e missili verso gli Emirati Arabi Uniti e l'Arabia Saudita, e introduceva la richiesta di un certificato di utilizzo finale rafforzato su tutte le altre forniture militari.

A fine gennaio 2021, il Governo Conte - a seguito dell'approvazione di una risoluzione del MoVimento 5 Stelle in Commissione esteri - decretava la revoca definitiva delle vecchie licenze di esportazione di bombe aeree e missili verso gli Emirati Arabi Uniti e l'Arabia Saudita, confermando la sospensione di future licenze analoghe.

Arriviamo ad oggi, Ministro. Il 17 aprile 2023, l'altro giorno, questo Governo decreta la libera esportazione di materiale d'armamento verso gli Emirati Arabi Uniti, rimuovendo anche il blocco all'export di bombe aeree e missili, bloccato dal 2019.

Il Governo lo fa spiegando che le forniture militari ad Abu Dhabi non ricadono più tra i divieti stabiliti dalla legge n. 185 del 1990, che disciplina il commercio di armi. Ma tale condizione, Ministro, a nostro giudizio non corrisponde al vero. Infatti, se è vero che la citata legge n. 185 vieta la vendita a Paesi in guerra, è altrettanto vero che la guerra in Yemen, seppure in tregua, non è ancora terminata con un accordo di pace. Inoltre, l'impegno militare degli Emirati Arabi Uniti nel Paese yemenita non è affatto terminato, come dimostra la perdurante occupazione illegale della strategica isola yemenita di Socotra, dove le forze d'occupazione intendono stabilire militarmente la loro permanenza.

Ministro, in definitiva, continuano ancora oggi a permanere tutte le condizioni previste dalla legge n. 185 perché l'Italia conservi il diritto di esportazione di armi e, alla luce di tutto quanto esposto, chiediamo a lei di darci delle spiegazioni. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, onorevole Tajani, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

TAJANI, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. L'Italia ha aderito - fin dall'inizio del conflitto in Yemen - all'embargo sulla vendita di armi decretato dall'ONU nei confronti dei ribelli Houthi. Tale embargo non si estendeva ai Paesi della coalizione intervenuta a sostegno del legittimo Governo yemenita.

Le esportazioni verso l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, pur soggette a un attento scrutinio, non sono mai state interrotte dall'Italia e dalla maggioranza dei Paesi dell'Unione europea.

Nel 2021, l'Italia ha concesso licenze verso gli Emirati per un valore di 56 milioni di euro, la Germania per 36 milioni, la Spagna per 120 milioni, la Svezia per 864 milioni e la Francia per oltre 16 miliardi. L'Italia ha sospeso - nel luglio 2019 - a seguito di un atto di indirizzo parlamentare, le vendite verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi di alcune tipologie di armi che potevano essere utilizzate contro la popolazione civile in Yemen.

Una revisione di queste misure restrittive verso gli Emirati è stata decisa nell'agosto del 2021 dal Governo allora in carica, anche sulla base di un atto del Parlamento in tal senso. La decisione presa lunedì dal Consiglio dei ministri conferma e rafforza, quindi, una misura già da tempo in vigore.

Nel corso del 2022 e del 2023 la situazione in Yemen è sensibilmente migliorata. Dall'aprile dello scorso anno le attività militari sul terreno sono limitate; la tregua ha di fatto tenuto. Sul terreno non si è verificata una ripresa delle ostilità, al di là di scontri episodici.

Negli ultimi giorni l'attività diplomatica ha registrato un'accelerazione; le parti hanno scambiato circa 900 prigionieri: è un segnale importante per la ripresa del processo politico.

Di questi sviluppi ha dato atto, a più riprese, l'inviato speciale per lo Yemen del segretario generale delle Nazioni Unite Grundberg: al Consiglio di sicurezza ONU ha riferito che i livelli di violenza del conflitto restano bassi e che esistono tutti i presupposti per una cessazione duratura e strutturata delle ostilità.

La notevole diminuzione delle operazioni belliche sta riducendo significativamente il rischio di uso improprio di armi, in particolare contro obiettivi civili.

Gli Emirati, dopo aver annunciato il ritiro dalle operazioni militari in Yemen, hanno sostenuto gli sforzi diplomatici della coalizione, con Riad in testa, per dialogare con gli Houthi e porre fine al conflitto. Nel 2022 hanno confermato il loro significativo contributo finanziario per la stabilizzazione e la ricostruzione del Paese. Anche il riavvicinamento tra Riad e Teheran potrà ora produrre effetti positivi sulla situazione in Yemen, rafforzando le condizioni per la pace.

Prendendo atto dei progressi descritti, il Consiglio dei ministri ha voluto esprimere una chiara volontà politica di rilanciare le relazioni bilaterali con gli Emirati Arabi Uniti a tutti i livelli. I miei colleghi del G7, che ho appena incontrato in Giappone, hanno salutato con favore questa nostra decisione. Il comunicato finale della riunione dei Ministri degli esteri del G7, che abbiamo approvato, ha espresso apprezzamento nei confronti del Governo yemenita, degli Emirati Arabi Uniti, oltre che dell'Arabia Saudita e dell'Oman, proprio perché si è raggiunta una situazione completamente differente. Quindi, c'è un riconoscimento unanime dai Paesi del G7 dei grandi progressi che sono stati fatti e anche questa scelta rafforza la giustezza dell'azione scelta dal Consiglio dei ministri.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Licheri Ettore Antonio, per due minuti.

LICHERI Ettore Antonio (M5S). Signor Ministro, non può dire che la situazione è migliorata, perché non le potrà sfuggire che il Parlamento europeo, poco più di un anno fa, aveva approvato una dura risoluzione di condanna del Governo emiratino per la sistematica persecuzione dei difensori dei diritti umani e per l'intensificazione della repressione della libertà di associazione, riunione ed espressione.

Allo stesso modo lei, signor Ministro, non può risponderci dicendo che, siccome la Germania, la Francia e la Svezia continuano a vendere loro le armi, abbiamo deciso in Consiglio dei ministri che adesso gliele rivendiamo anche noi, perché queste non sono scelte politiche, ma possono essere di carattere personale. Crediamo che questo Governo abbia un'ossessione per tali armi. Crediamo effettivamente che questo Governo sia supino, quasi ossessionato dalla corsa al riarmo, verso questi interessi delle lobby dell'industria. Non è un mistero che il Ministro della difesa sia un ex lobbista del settore delle armi. (Applausi).

Noi riteniamo che queste circostanze siano offuscando la lucidità di quella che era una decisione nobile, non dare armi in questo momento ad un'entità nazionale che sta occupando una Nazione, perché altrimenti ci sono aggressori e aggressori in questo mondo e ciò non è possibile. Sono in quella Nazione, non ci devono stare e in più reprimono i diritti inviolabili dell'uomo.

Quindi, giudichiamo la risposta del Ministro evasiva, sfuggente e generica e ci lascia del tutto insoddisfatti. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Borghi Enrico ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00363 sui riflessi internazionali del caso Artem Uss, per tre minuti.

BORGHI Enrico (PD-IDP). Signor ministro Tajani, come certamente sa, in data 22 marzo il signor Artem Uss, imprenditore russo, figlio del governatore della Regione di Krasnoyarsk ed esponente politico del partito di Putin Russia Unita, è evaso dagli arresti domiciliari a Basiglio, a sud di Milano. Era ai domiciliari a seguito di una decisione della magistratura sulla base di un mandato di cattura emesso negli Stati Uniti per l'accusa di numerosi reati, tra cui la violazione dell'embargo nei confronti del Venezuela, il contrabbando di petrolio, frode bancaria, riciclaggio e soprattutto contrabbando di tecnologie militari dagli Stati Uniti verso la Russia.

Secondo quanto ricostruito dagli organi di stampa, in data 11 novembre gli Stati Uniti hanno avanzato la richiesta di estradizione e il 19 ottobre, due giorni dopo il fermo, il procuratore di New York aveva inviato al Ministro della giustizia una nota con la quale si avvertiva «dell'altissimo pericolo di fuga del detenuto». Il 25 novembre la corte d'appello di Milano ha stabilito gli arresti domiciliari e, a seguito di tale decisione, le autorità statunitense hanno inviato una nuova nota al Governo, evidenziando, dato l'altissimo rischio di fuga che Uss presenta, quanto virgolettato: «esortiamo le autorità italiane a prendere tutte le misure possibili per disporre, nei confronti di Uss, la misura della custodia cautelare per l'intera durata del processo di estradizione». La nota con la quale il Dipartimento di giustizia statunitense chiedeva all'Italia di non concedere i domiciliari, visto l'alto rischio di fuga, sarebbe stata inviata al Ministero della giustizia in data 29 novembre. Tuttavia, tale nota sarebbe stata inoltrata alla corte d'appello di Milano solo il 19 dicembre, dunque venti giorni dopo la sua ricezione.

Al di là degli aspetti di carattere tecnico, su cui il ministro Nordio risponderà in altra sede, a noi in questa sede, signor Ministro, preme sottolineare come la fuga di Artem Uss, un uomo politico molto vicino al presidente Vladimir Putin, mini la credibilità dell'Italia di fronte a un alleato storico quale gli Stati Uniti, oltre che all'intera comunità internazionale, vista la particolare congiuntura che il nostro Paese e i Paesi partner stanno vivendo a seguito del conflitto ucraino.

Vogliamo quindi sapere da lei qual è la sua valutazione in ordine alla credibilità del nostro Paese nei rapporti con gli Stati Uniti e in generale di fronte all'intera comunità internazionale per questo evento che si è consumato sul nostro territorio nazionale.

PRESIDENTE. Il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, onorevole Tajani, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

TAJANI, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Signor Presidente, l'evasione dell'imprenditore russo Artem Uss è un fatto grave, su cui è importante fare piena chiarezza.

Come ha appena riferito il ministro Nordio alla Camera, la decisione della corte di appello di Milano sull'applicazione degli arresti domiciliari al detenuto rientrava nell'esclusiva competenza dell'autorità giudiziaria. Il Governo non aveva potere di intervento, né sulla sostituzione della detenzione con gli arresti domiciliari, né sull'impugnazione del provvedimento.

Il ministro Nordio ha sottolineato che la procedura applicabile al caso non poteva essere quella prevista dall'articolo 714 del codice di procedura penale, menzionato dagli interroganti. Questa norma conferisce, infatti, al Ministro della giustizia la facoltà di richiedere misure coercitive, ma solo nel caso in cui all'atto dell'arresto sia già pendente una richiesta di estradizione. Al momento dell'arresto di Artem Uss, il 17 ottobre 2022, non pendeva alcuna domanda di estradizione. Il Governo ha quindi correttamente applicato l'articolo 716 del codice procedura penale, che prevede la revoca dell'arresto qualora il Ministro della giustizia non chieda entro dieci giorni il mantenimento della custodia in carcere; richiesta che il ministro Nordio ha trasmesso alla corte d'appello di Milano il 20 ottobre 2022. Il Ministro non aveva facoltà di intervenire nei seguiti della procedura.

Riguardo alla nota richiamata dagli interroganti, con cui il Dipartimento di giustizia americano evidenziava l'alto rischio di fuga del detenuto, il ministro Nordio ha precisato che essa non conteneva alcun elemento di novità rispetto a quanto già comunicato da Washington il 19 ottobre 2022 e condiviso con l'autorità giudiziaria il giorno dopo. Essa tuttavia è stata inviata alla corte d'appello di Milano il 23 dicembre 2022.

Non è corretta, infine, la ricostruzione secondo cui la richiesta di sequestro dei dispositivi in possesso di Artem Uss sarebbe stata avanzata da parte americana dopo aver saputo della concessione degli arresti domiciliari. Essa risale, invece, al 15 ottobre 2022 ed era contenuta nella richiesta di arresto. Nei verbali non è presente, tuttavia, alcun riferimento ai dispositivi elettronici nella disponibilità di Uss, né al momento dell'arresto, né a quello della sottoposizione agli arresti domiciliari, eseguita il 2 dicembre 2022. Anche nel caso fossero stati rinvenuti nella procedura applicabile, quella appunto dell'articolo 716 e non dell'articolo 714 del codice di procedura penale, il sequestro è comunque obbligatorio e il Ministro della giustizia non ha potere di verifica ex post.

Ciò premesso, alla luce della gravità di quanto accaduto, il Ministro della giustizia ha avviato azione disciplinare nei confronti dei componenti della corte di appello di Milano che hanno affievolito la misura cautelare verso Uss, in difetto di adeguata valutazione del rischio di fuga.

Nei nostri continui contatti con gli Stati Uniti abbiamo confermato l'impegno delle autorità italiane nelle attività di indagini in corso. Abbiamo assicurato la disponibilità a condividere tempestivamente con Washington ogni informazione attraverso i canali bilaterali più appropriati, mentre stiamo verificando l'attivazione della procedura di congelamento dei beni del signor Uss in Italia.

America ed Europa sono le stelle polari della nostra politica estera. Il rapporto con gli Stati Uniti è e continuerà a essere solido e leale; così come incondizionato è il sostegno del Governo all'Ucraina, che troverà ulteriore conferma con la Conferenza per la ricostruzione in programma a Roma il 26 aprile.

Concludo dicendo che è un impegno unanimemente riconosciuto e apprezzato dai nostri partner, a cominciare dagli Stati Uniti, come ribadito dal segretario di Stato americano Blinken nei numerosi colloqui che abbiamo avuto in occasione del G7 appena concluso in Giappone.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Borghi Claudio, per due minuti.

BORGHI Enrico (PD-IDP). Signor Ministro, siamo estremamente insoddisfatti di queste parole e lo diciamo con grande rispetto della sua funzione, oltre che della sua persona.

Ci saremmo attesi che in quest'Aula parlasse il Ministro degli affari esteri e che lei non si trasformasse in un portavoce del Ministro della giustizia.

Lo abbiamo ribadito in altre circostanze e in altre occasioni. In questi minuti i nostri colleghi alla Camera stanno interrogando il ministro Nordio. Qui il punto, signor Ministro, non è tanto trincerarsi dietro una burocratica e difensiva interpretazione di normative, codicilli e procedure, quanto il fatto che in quella lettera che il Dipartimento di Stato ha inviato al Governo della Repubblica italiana venivano citati addirittura sei casi nei quali detenuti sottoposti a procedimenti di estradizione nel nostro Paese non sono stati tradotti conseguentemente. In altre parole, detta in maniera più volgare, l'Italia si è fatta scappare sei volte persone che dovevano essere estradate. E in quel contesto i nostri alleati ci dicevano di fare attenzione perché questo caso poteva diventare il settimo e così è stato. Abbiamo visto una fiera dello scaricabarile sulla vicenda che non si vedeva più in questo Paese dai tempi dell'evasione di Kappler.

Di fronte a tutto questo, anziché risponderci dal punto di vista della capacità di un'assunzione di responsabilità, si viene sostanzialmente a dire che il problema è del ministro Nordio, che lo scarica sulla magistratura. In tutto questo la lettura che viene fatta dall'esterno dell'Italia è evidentemente purtroppo un grado di inaffidabilità delle istituzioni del nostro Paese, che viene ancora confermata dall'insufficienza di una risposta emanata e portata in questa sede. (Applausi).

PRESIDENTE. La Presidenza ringrazia comunque il ministro Tajani per avere dato una risposta su un argomento che non è di sua stretta competenza. Grazie, signor Ministro. (Applausi).

La senatrice Floridia Aurora ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00367 sulle modalità di svolgimento dei giochi olimpici di Milano-Cortina del 2026 in un'ottica di sostenibilità ambientale, per tre minuti.

FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Signor Ministro, il connubio tra sport e ambiente è sempre stato molto forte nel nostro Paese e ora l'impegno a favore dell'ambiente è cresciuto anche all'interno delle organizzazioni sportive, nel mondo degli stessi sport invernali; tant'è che neanche due mesi fa 200 atleti - tra cui le campionesse Brignone e Shiffrin - hanno scritto una lettera alla FIS, chiedendo di combattere con azioni concrete la crisi climatica, di salvare l'ambiente e il futuro dello sci.

La preoccupazione è quindi forte anche tra gli addetti ai lavori, perché gli effetti del cambiamento climatico stanno avendo ripercussioni sugli stessi sport invernali. Eventi come la crisi siccitosa stanno colpendo anche questo mondo e, quando diciamo che il contrasto ai cambiamenti climatici non è più rimandabile, significa che dobbiamo agire adesso.

Per questo motivo torno oggi a parlare in quest'Aula con lei, ministro Abodi, dei Giochi olimpici e paralimpici invernali del 2026 e, in particolare, della pista da bob che verrà realizzata a Cortina, per appellarmi al suo buonsenso. La testardaggine con la quale si intende portare a compimento questa opera faraonica, nonostante i dubbi iniziali da parte del CIO; nonostante il forte impatto economico dell'opera, stimato in 120 milioni di euro; nonostante il forte impatto ambientale, sta superando ogni ragionevole limite.

In questa sede vorrei soffermarmi sulle criticità che la realizzazione della pista da bob provocherà alle risorse idriche del territorio ampezzano, sapendo che la siccità non ha lasciato indenni neanche le Dolomiti. La carenza d'acqua sta provocando grandi difficoltà anche nella provincia di Belluno, dove ARPA Veneto, nel suo rapporto del 31 gennaio 2023, parla di situazione grave, a causa di precipitazioni al di sotto della media storica e della scarsa presenza di neve. È un quadro preoccupante, in una provincia servita da un acquedotto in pessime condizioni che - come noto -perde a destinazione circa il 70 per cento dell'acqua captata dalle sorgenti. È sconcertante che si sia deciso di rifornire la pista da bob prelevando oltre 3.000 metri cubi di acqua dell'acquedotto comunale, sottraendo questa importante quota di risorse idriche alla comunità del territorio, sapendo peraltro che l'acquedotto comunale risulta già risentire della grande presenza turistica. Il rifacimento della pista da bob a Cortina causerà inoltre la deforestazione di un'area stimata di 20.000 metri quadrati, con l'abbattimento di 200 larici storici.

Per questo mi rivolgo a lei, signor Ministro, per chiedere come intenda il Governo affrontare la vicenda e garantire al contempo che l'enorme consumo di acqua, necessario al funzionamento della pista da bob di Cortina, non comprometta le risorse idriche al servizio dei cittadini nel Comune di Cortina e, più nel dettaglio, se questo argomento verrà affrontato dalle autorità individuate di recente nel cosiddetto decreto siccità, approvato recentemente dal Consiglio dei ministri.

PRESIDENTE. Il ministro per lo sport e i giovani, dottor Abodi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

ABODI, ministro per lo sport e i giovani. Signor Presidente, ringrazio la senatrice Floridia ed entro, doverosamente, nel dettaglio tecnico dei quesiti posti.

Innanzitutto, è opportuno segnalare che l'intervento di riqualificazione della pista "Eugenio Monti", adibita alla disciplina del bob e parabob, slittino e skeleton, è stato approvato a seguito dei positivi esiti della conferenza dei servizi decisoria sincrona indetta sul progetto definitivo della società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026, il 18 gennaio 2023.

Per quanto riguarda l'asserito impoverimento del suolo e il rischio di permeabilità del terreno, a seguito della deforestazione, si segnala che all'interno della documentazione progettuale approvata in occasione della suddetta Conferenza dei servizi è presente una specifica relazione di riduzione forestale, concordata e approvata dall'ente preposto al rilascio delle relative autorizzazioni. È quindi opportuno segnalare che l'intervento prevede un progetto di sistemazione paesaggistico-ambientale attraverso la realizzazione di opere a verde di riforestazione dell'area e rimboschimento compensativo, nonché il versamento sull'apposito fondo regionale di un importo ricompreso all'interno del quadro economico dell'intervento, per il miglioramento colturale di una superficie doppia rispetto a quella di cui è stata richiesta la riduzione forestale e che sarà a disposizione dell'ente per specifiche opere di compensazione.

Per quanto attiene al prelievo di acqua dal torrente Boite, tale soluzione è stata scartata nel corso della progettazione dell'intervento, non tanto per la limitata portata idrica - come da lei riferito - quanto per una precisa scelta di riduzione degli impatti dell'intervento sulle matrici ambientali, come peraltro illustrato nel corso della conferenza dei servizi decisoria, indetta dalla società Infrastrutture Milano Cortina per l'approvazione del progetto definitivo dell'intervento. Sono state infatti presentate, in quella occasione, le soluzioni tecnologiche alternative individuate per l'alimentazione dell'impianto di refrigerazione della pista, che non comportano prelievo di acqua dal Boite. Per quanto riguarda l'utilizzo delle risorse idriche, già in sede di conferenze dei servizi è emersa la necessità di coniugare il necessario accumulo idrico richiesto per il funzionamento della nuova infrastrutture sportiva, con l'attualmente limitata disponibilità di risorse idriche prelevabile dalla rete del servizio idrico integrato. Il fabbisogno idrico complessivo, per garantire i consumi legati alle attività di carattere agonistico sportive, ai servizi igienico-sanitari previsti e ai consumi tecnici legati al mantenimento della refrigerazione della pista, è stimato in 21.000 metri cubi l'anno. Al fine di individuare la soluzione più idonea per risolvere tale criticità, la società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 ha promosso la stipula di una convenzione con le seguenti amministrazioni ed enti competenti, già coinvolte nella conferenza dei servizi: Bim gestione servizi pubblici, Spa gestore nell'ambito del servizio idrico integrato; Consiglio di bacino "Dolomiti Bellunesi", ente di governo nell'ambito territoriale ottimale dell'Alto Veneto, e il Comune di Cortina d'Ampezzo.

La soluzione individuata prevede la sostituzione di un vetusto serbatoio di compensazioni, localizzato in località Cadin, che attualmente non garantisce un adeguato accumulo per le ulteriori esigenze eccedenti le attuali utenze, e la necessità di un adeguamento tecnico infrastrutturale. L'accumulo idrico, così rinnovato, avrà un volume di circa 1.000 metri cubi e una capacità che consentirà di aumentare significativamente l'accumulo idrico, garantendo sia la copertura di picchi di consumo ben maggiori di quanto oggi possibile, sia la disponibilità idrica in fase di preparazione e avvio stagionale della pista refrigerata.

Gli importi connessi alla realizzazione di tale infrastruttura, stimati in 2 milioni di euro, sono ricompresi all'interno delle somme a disposizione nel quadro economico dell'intervento di riqualificazione della pista «Eugenio Monti».

In sintesi e in chiusura, il gestore d'ambito del servizio idrico integrato ha manifestato ampia disponibilità a realizzare gli interventi in oggetto di ampliamento del serbatoio idrico, ai sensi della suddetta convenzione, in ottemperanza agli interventi connaturati con la gestione d'ambito affidata. Il consiglio di bacino "Dolomiti Bellunesi" ha confermato l'intendimento di favorire il potenziamento del servizio idrico integrato, promuovendo la sinergia anche con altri soggetti pubblici che possono affiancare la realizzazione degli interventi già programmati a carico della predisposizione tariffaria. Il Comune ha condiviso la realizzazione dell'opera di potenziamento del servizio idrico integrato sul proprio territorio, impegnandosi a favorire le soluzioni anche amministrative correlate. La società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 ha confermato di poter fattivamente assolvere ai propri compiti istituzionali, anche in collaborazione con i soggetti pubblici locali, al fine di adeguare le infrastrutture del territorio collegate alle opere olimpiche. La realizzazione del nuovo serbatoio potrà così mettere al servizio dell'intera collettività locale la maggior capacità di stoccaggio idropotabile realizzata, oltre che garantire le esigenze di approvvigionamento idrico dell'impianto sportivo senza dover dedicare una specifica infrastruttura in una logica di sistema territoriale.

In aggiunta a quanto precedentemente esposto, si segnala infine come riscontrabili dagli atti della suddetta Conferenza dei servizi che sono state previste, nell'ambito del progetto di riqualificazione della pista «Eugenio Monti», tutte le necessarie misure di tutela finalizzate ad una riduzione dei rischi di impatto ambientale delle lavorazioni e previsti i piani di monitoraggio ambientale sulle matrici maggiormente sensibili del rumore e dell'atmosfera.

Il progetto della nuova pista di Cortina, così come tutte le opere contenute nel piano degli interventi, resta e resterà oggetto dei lavori della cabina di regia voluta dal Governo, che si riunisce ormai regolarmente ogni quindici giorni. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Floridia Aurora, per due minuti.

FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Signor Ministro, della sua risposta purtroppo non posso ritenermi soddisfatta. Nel mio intervento ho parlato non del torrente Boito, ma proprio dell'acquedotto che va a seguire tutto il territorio ampezzano. Concorderà con me che costruire un serbatoio in una fase così siccitosa, in cui ogni goccia è preziosa, non vuol dire che si riempie di acqua.

Da ex atleta ed ex sportiva ambientalista, so che la passione per lo sport e i valori può essere conciliata con la sostenibilità ambientale. Non servono quindi solo parole o la carta: servono delle azioni concrete che lei non ha saputo dirmi in questo momento. Non chiedo neanche di avere il coraggio di prendere decisioni forti. Chiedo di osare per essere faro anche rispetto a un contesto internazionale che potrà seguire il nostro esempio.

Quindi, oltre a chiedere di ascoltare di nuovo le istanze dei comitati che sono tremendamente preoccupati in questo senso, anche per le conseguenze del contrasto del cambiamento climatico, a questo punto chiedo, anche a nome degli atleti e delle atlete di questa e delle future generazioni, di prendere veramente una decisione forte. La notizia più bella sarebbe che una pista da bob venisse costruita non a Cortina, ma -come le ultime notizie di nuovo ci confermano - a Innsbruck. (Applausi).

PRESIDENTE. La senatrice Fregolent ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00360 sulle iniziative per la prevenzione della discriminazione e della violenza in ambito sportivo, per tre minuti.

FREGOLENT (Az-IV-RE). Signor Presidente, gentile ministro Abodi, nel giorno in cui 13 milioni di tifosi sono in attesa finalmente di una parola di verità da parte della corte federale di appello nei confronti della squadra della Juventus, con la collega Sbrollini ho pensato di interrogarla sui casi di discriminazione nello sport.

Tra il 2021 ed il 2022 l'Osservatorio nazionale contro le discriminazioni nello sport ha documentato 211 casi di discriminazione e violenza, una media di sedici al mese. Abbiamo tutti ben fissi nella memoria gli ultimi gravissimi episodi di violenza negli stadi, da ultimo gli scontri allo stadio Maradona durante Napoli-Milan lo scorso 2 aprile.

Lei, signor Ministro, più volte, anche negli ultimi giorni, ha richiamato la necessità di un'azione comune e condivisa, anche con le società sportive, per debellare tali fenomeni alla radice, promuovendo una cultura dello sport che ne rispecchi i valori più nobili: la solidarietà, il fair play, il rispetto degli avversari, che nemici non sono da battere, ma semplicemente competitor con cui condividere una passione.

Ciò che chiediamo al Governo e a lei, signor Ministro, è cosa intenda fare il Governo, nel breve e lungo periodo, per risolvere definitivamente questa che sta assumendo i tratti di una vera emergenza, magari prendendo spunto dai successi della Gran Bretagna.

Servono certamente misure punitive, anche più severe del Daspo. Ma, insieme ad esse, è fondamentale avviare un grande lavoro culturale che coinvolga le società sportive, gli atleti, i media, la scuola, le famiglie, le tifoserie sane che ci sono e meritano il nostro sostegno e supporto.

PRESIDENTE. Il ministro per lo sport e i giovani, dottor Abodi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

ABODI, ministro per lo sport e i giovani. Signor Presidente, onorevoli senatori, ringrazio per il quesito sottoposto alla mia attenzione, perché mi offre una occasione particolare non solo di confronto e di riflessione, ma anche per informare il Parlamento, doverosamente, sulle iniziative che, come Governo, stiamo ponendo in essere, per finalizzare tutte le attività volte alla prevenzione e al contrasto alle discriminazioni e al razzismo, con riferimento sia a quelle individuali che collettive.

Voi sapete che io più volte ho cercato di mettere al centro dei miei interventi semplicemente una parola: rispetto. Questo perché, dentro questa parola, rientrano tutti gli elementi che ci consentono di comprendere il senso non soltanto di ciò che vogliamo sia appunto rispettato, ma anche dell'impegno che, noi per primi, dobbiamo assumere per poter raggiungere un tale obiettivo.

Devo riconoscere di poter contare, da questo punto di vista - ma è anche pleonastico - di una collaborazione stretta con il collega titolare del Ministero dell'interno, il ministro Piantedosi. Tale collaborazione si è manifestata anche nel corso di una riunione che abbiamo avuto poche settimane fa, insieme anche al coordinatore nazionale per la lotta all'antisemitismo, il prefetto Pecoraro, con il quale stiamo portando avanti una serie di iniziative per rendere più agevole l'individuazione dei responsabili di manifestazioni antisemite, ma che, in generale, si allargano alla dimensione della mancanza di rispetto nei confronti degli altri.

A ciò andrà aggiunto un efficace e tempestivo controllo sul rispetto rigoroso di tale assegnazione, prevedendo sanzioni nella misura in cui la società responsabile non si adoperi adeguatamente affinché, durante tutto lo svolgimento della partita, gli spettatori mantengono il posto assegnato. È nostra intenzione prevedere che le sanzioni comminate alle società sportive per gli episodi di antisemitismo e razzismo che avvengono in occasione delle manifestazioni sportive siano valide anche nei campionati successivi, con particolare attenzione anche all'inasprimento della pena in caso di recidiva.

È stato avviato il percorso di approfondimento con il Garante della privacy per utilizzare sempre più intensamente la tecnologia per la sicurezza degli stadi e raggiungere l'obiettivo di responsabilizzare chi entra un impianto sportivo. Spero di poter portare gli esiti e gli approfondimenti in quest'Aula a stretto giro. È indubbio, infatti, che la necessità di stigmatizzare tali condotte, ritenute ingiustificabili e intollerabili, con determinazione, costanza e fermezza, deve consentire un intervento tempestivo che blocchi questi gesti offensivi, discriminatori e violenti, per non compromettere l'importante funzione educativa che lo sport fondato su valori etici universali ricopre nei percorsi di crescita, soprattutto dei più giovani.

Un altro impegno concreto è quello di rivolgermi - come sto già facendo - alla Federazione italiana gioco calcio, alla Lega Serie A e B e alla Lega Pro, affinché si intervenga, in maniera decisa e sistematica, per coinvolgere i club, i tecnici, i calciatori, gli arbitri e tutti gli operatori del settore, nel promuovere, durante la stagione calcistica, campagne di sensibilizzazione contro l'odio e la discriminazione per motivi religiosi o razziali, nonché nel favorire un linguaggio inclusivo e libero da ogni pregiudizio e stereotipo.

Ognuno nel proprio ruolo deve porre in essere le migliori azioni per garantire lo spettacolo sportivo e impedire che l'immagine del calcio italiano e dell'Italia intera siano compromessi da gesti del genere. Ritengo sia necessario, altresì, chiedere uno sforzo collaborativo e collettivo, perché si prevedano, nei regolamenti interni, norme rigide da applicare in modo univoco ogni qualvolta si verifichino gesti di razzismo negli stadi.

Durante la presentazione dell'ottava edizione del rapporto dell'Associazione italiana calciatori «Calciatori sottotiro» è emerso un dato molto preoccupante e allarmante: la serie A è il campionato nel quale avvengono più episodi di minacce o intimidazioni contro i calciatori. È stato avviato lo scorso 31 marzo un tavolo congiunto con il ministro Piantedosi, al quale ho fatto riferimento nella mia introduzione, al quale hanno partecipato oltre che il Capo della polizia, il coordinatore nazionale per la lotta contro l'antisemitismo, il Capo della pubblica sicurezza, il Presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, la Presidente della Comunità ebraica di Roma, la Federazione italiana gioco calcio, la Lega serie A. Nel corso della seduta sono stati analizzati i recenti episodi avvenuti negli stadi ed è stata condivisa la presentazione di un documento del Governo per una maggiore responsabilizzazione del mondo del calcio anche attraverso il rafforzamento dello strumento del codice etico e l'implementazione di sistemi di videosorveglianza all'interno degli impianti. L'obiettivo è realizzare più efficaci azioni sia sul fronte del contrasto al grave fenomeno, perseguendo tempestivamente i responsabili di tali atti, sia su quello della prevenzione, con la partecipazione attiva degli stessi club calcistici e agendo, in particolare, sulle frange estreme delle tifoserie.

L'impegno deve essere comune e il messaggio deve essere chiaro. Questo è un tema soprattutto culturale, che ha bisogno di strategie anche di lungo periodo, colpendo nell'immediatezza ma anche coinvolgendo in azioni mirate e complete la scuola, gli istituti accademici, le agenzie educative e le autorità governative che a vario titolo si occupano in particolare di formazione e di progettazione di percorsi educativi e di crescita.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Sbrollini, per due minuti.

SBROLLINI (Az-IV-RE). Signor Ministro, ci riteniamo, insieme alla collega Fregolent, molto soddisfatte della risposta. Peraltro, sapevamo che c'era già in atto un importante lavoro da parte sua. Oggi lo ha confermato attraverso un vero lavoro di squadra - per rimanere nel linguaggio sportivo - perché bisogna coinvolgere tutti i protagonisti dello sport, in questo caso del calcio in modo particolare.

Il calcio è uno sport bellissimo, ma - come ha detto lei - la parola rispetto per noi è fondamentale, perché racchiude davvero tutti i significati. Ma quel rispetto noi lo chiediamo anche da parte dei media, perché l'informazione sia davvero plurale, attenta a stigmatizzare certi gesti e a responsabilizzare in maniera seria sia le società sportive, sia gli atleti, perché gli atleti - i calciatori in questo caso - sono i testimoni positivi a cui guardano i giovani, i bambini. Se vogliamo riportare i nostri ragazzi negli stadi e quindi costruire un modello diverso aperto alle famiglie, come già avviene in alcuni stadi, soprattutto in quelli che sono magari di proprietà della società come nel caso della Juve, ma anche di altre squadre, dobbiamo fare questo lavoro e debellare il fenomeno orribile di violenza e razzismo che purtroppo vediamo soprattutto nei livelli più alti, a cominciare dalla serie A.

Concludo, Ministro, dicendo che sicuramente anche noi guardiamo con grande attenzione a quel modello inglese che lei ha citato oggi, che ha debellato per esempio il fenomeno degli hooligans e altri fenomeni che si sono verificati in altri Paesi. L'Italia potrebbe davvero diventare un modello nuovo con percorsi educativi di coinvolgimento nelle scuole, con un linguaggio più consono, e abbattere ancora quei muri di ignoranza che purtroppo vediamo ormai a tutti i livelli.

Grazie, signor Ministro, e buon lavoro. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Marti ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00365 sui programmi di realizzazione e riqualificazione di impianti sportivi, per tre minuti.

MARTI (LSP-PSd'Az). Egregio Ministro, il Piano nazionale di ripresa e resilienza individua nello sport uno strumento importante di inclusione e coesione sociale, tanto più in contesti urbani dove esistono situazioni di grave disagio giovanile, e per questo destina risorse per interventi di costruzione e riqualificazione di impianti sportivi attraverso appositi bandi a favore dei Comuni.

Con particolare riferimento a uno degli strumenti più efficaci delle politiche pubbliche governative in tema di sport, ossia il bando «Sport e periferie», è stato segnalato da più parti che i termini per assumere le obbligazioni giuridicamente vincolanti (OGV), a gravare sul Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020, per quanto riguarda il Piano sviluppo e coesione della Presidenza del Consiglio- Dipartimento per lo sport, di cui alla delibera CIPESS del 29 aprile 2021, n. 11, risultano, però, troppo stringenti. Infatti, numerosi soggetti beneficiari, Comuni di piccole dimensioni siti in zone a forte disagio socio-economico, hanno accumulato inconsapevoli ritardi per l'espletamento delle procedure di gara propedeutiche all'assunzione delle dette obbligazioni.

Le motivazioni di tali ritardi sono riconducibili al costante stato di emergenza, che si prolunga per varie cause ormai dal febbraio 2020. In particolare, la crisi energetica e dei prezzi delle materie prime, dovuta principalmente alla guerra in Ucraina, ha costretto i beneficiari ad apportare numerose varianti ai loro progetti, al fine di poter realisticamente aggiudicare gli interventi.

Accanto a questo, e nonostante la diffusa necessità di consentire alle comunità locali di costruire, ristrutturare e riqualificare l'impiantistica sportiva, anche e soprattutto alla luce della loro citata funzione sociale, appare il caso di segnalare come la prossima scadenza delle concessioni degli impianti impedisca di fatto ai soggetti che ne gestiscono le attività di poter accedere a linee di finanziamento strumentali e a investimenti mirati nel rilancio delle strutture.

Considerato che, Ministro, in sede di esame in Senato del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge del 24 febbraio 2023, n. 13, recante disposizioni urgenti - il cosiddetto decreto PNRR - è stato accolto l'ordine del giorno G/564/28/5 (testo 2), che impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ogni iniziativa finalizzata a consentire la realizzazione degli interventi inseriti nel Piano sviluppo e coesione della Presidenza del Consiglio, si chiede, quindi, a lei e al Governo quali iniziative abbia assunto o intenda assumere il Ministro in indirizzo con riferimento ai suddetti interventi destinati al settore sportivo, al fine di garantire ai Comuni una utile e congrua flessibilità nella realizzazione di importanti progetti d'impiantistica sportiva, volti a incrementare l'inclusione e l'integrazione sociale, nel rispetto degli obiettivi del PNRR, anche mediante il rafforzamento e la stabilizzazione del sistema di garanzia alle linee di finanziamento per i soggetti gestori degli stessi impianti.

PRESIDENTE. Il ministro per lo sport e i giovani, dottor Abodi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

ABODI, ministro per lo sport e i giovani. Signor Presidente, ringrazio il senatore Marti, che sa con quanta attenzione seguiamo questo tema, che coinvolge una pluralità di soggetti rispetto agli strumenti assegnati, e la ringrazio anche per aver fatto riferimento all'accoglimento dell'ordine del giorno G/564/28/5 (testo 2), che testimonia, appunto, la volontà di intervenire in tal senso con una probabilità di strumenti che non siano soltanto i singoli elementi.

Entro nel merito delle questioni esposte per quanto riguarda in particolare il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che è stato assegnato al Dipartimento per lo sport con gli investimenti che sapete: 700 milioni di euro - permettetemi di lasciare agli atti anche un dato che ci fa riflettere - obbligatoriamente con 350 milioni per nuove edificazioni e consumo di territorio. Questo abbiamo trovato e con questo abbiamo lavorato attraverso tre linee di intervento.

In adesione agli avvisi pubblicati in data 22 marzo 2023, relativi ai cluster 1, 2 e 3, all'esito della fase istruttoria, il Dipartimento ha ammesso al finanziamento 298 interventi. La milestone e target M5C2-21 ha fissato al 31 marzo 2023 il termine indicativo per l'adozione delle obbligazioni giuridicamente vincolanti derivanti dalla aggiudicazione degli appalti da parte dei Comuni soggetti attuatori.

Ricordo che il cancello più delicato nonché il principale è quello del giugno 2026 per l'ultimazione dei lavori, la rendicontazione, la certificazione e quant'altro. Stiamo cercando di avere anche un via libera a fare in modo che il cancello del 31 marzo, appunto, venga rispettato nella sua indicatività rispetto alle perentorietà del dato, e su questo daremo evidenza.

Quanto al target iniziale fissato per la notifica dell'avvenuta aggiudicazione di tutti gli appalti, alla data odierna risultano aggiudicate gare per 245 su 298 interventi; tra queste, le gare aggiudicate entro il 31 marzo 2023 si riferiscono a complessivi 241 interventi.

I dati raccolti dimostrano il raggiungimento sia della milestone europea e nazionale di marzo 2023 per l'aggiudicazione delle gare d'appalto sia un cauto ottimismo per il raggiungimento del target di giugno 2026, che poi è quello principale, che prevede, come ho detto, il completamento di almeno 100 interventi, per una superficie complessiva di almeno 200.000 metri quadri.

In relazione al bando «Sport e periferie», è già pronta la bozza del nuovo decreto di individuazione dei criteri e delle modalità di assegnazione e ripartizione delle risorse disponibili per l'anno 2023, ai fini della gestione del fondo, e la sua immediata pubblicazione con l'avviso «Sport e periferie 2023», per finanziare progetti fino a 75 milioni di euro, al quale potranno partecipare, anche qui, i Comuni ad oggi definanziati che non hanno potuto assumere obbligazioni giuridicamente vincolanti entro il 31 dicembre 2022. Questa mi sembra una prima risposta, con una misura immediatamente disponibile che ha caratteristiche pressoché equivalenti. Cercheremo nei criteri di dare priorità a quei Comuni che non hanno potuto beneficiare della continuità dei finanziamenti previsti e che quindi hanno la precedenza rispetto a quelli che si presentano per la prima volta.

Mi preme evidenziare che nella legge di bilancio, approvata a dicembre, è stata inserita una norma per l'incremento dei fondi «Sport e periferie» di 50 milioni di euro dal 2023 al 2026. Credo che questo sia altrettanto importante per avere la certezza della continuità delle misure finanziarie.

A ciò si aggiunga che la disposizione poi confluita nell'articolo 53 del decreto-legge 24 febbraio 2023, n. 13, cosiddetto decreto PNRR 3, prevede che il Dipartimento per le politiche di coesione provveda all'individuazione degli interventi in relazione ai quali, alla data del 31 dicembre 2022, risultino pubblicati bandi o avvisi per l'affidamento dei lavori, ovvero per l'affidamento congiunto della progettazione e dell'esecuzione dei lavori, nonché, in caso di contratti senza pubblicazione di bandi o di avvisi, che siano inviati gli inviti a presentare le offerte per l'affidamento dei lavori, ovvero per l'affidamento congiunto della progettazione e dell'esecuzione dei lavori. Tale disposizione è frutto anche dell'attività di questo Governo.

In ultimo, al fine di favorire la realizzazione dei progetti di impiantistica sportiva, in particolare quelli rivolti a incrementare l'inclusione e l'integrazione sociale, stiamo supportando anche le prerogative dell'Istituto per il credito sportivo, che è un altro strumento di grande attualità e utilità, che con gli strumenti a sua disposizione fornisce un concreto e significativo ausilio nel perseguimento dei predetti obiettivi. Mi riferisco in particolare alla fornitura di forme di finanziamento a tasso zero, grazie ai bandi predisposti in collaborazione con l'ANCI, quali in particolare «Sport missione comune» e «Comuni in pista», ai quali si aggiunge «Sport verde comune», la nuova misura dedicata agli interventi di efficientamento energetico, e al Fondo di garanzia per l'impiantistica sportiva, che ha lo scopo di fornire garanzie per mutui finalizzati alla costruzione, ampliamento, miglioramento ed acquisto di strutture e attrezzature sportive, comprese le relative aree, fino all'80 per cento dell'ammontare del finanziamento concesso e con costi particolarmente contenuti, anche in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Marti, per due minuti.

MARTI (LSP-PSd'Az). Signor Ministro, non possiamo che ritenerci soddisfatti, come Gruppo Lega, di questa risposta.

In quanto Presidente della 7a Commissione del Senato, che si occupa anche di sport, so quello che sta tentando di fare in questo settore. Sappiamo quanto sia pesante la burocrazia e come lei stia tentando di muoversi, attraverso il Ministero, in questa insidiosa situazione. Le chiediamo di mantenere dritta la barra che sta portando avanti da un po' di tempo, tentare di aiutare queste piccole comunità e i nostri amministratori a superare agevolmente questo problema, come tanti altri, perché per noi la scuola e lo sport sono al centro della ripresa e vanno aiutati. Quindi, grazie Ministro, anche a nome dei colleghi. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Iannone ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00370 sull'entrata in vigore della riforma del lavoro sportivo, per tre minuti.

IANNONE (FdI). Signor Ministro, il decreto legislativo 5 ottobre 2022, n. 163, modifica la disciplina delle attività secondarie e strumentali delle società sportive dilettantistiche e delle associazioni sportive dilettantistiche, quali attività derivanti da rapporti di sponsorizzazione o promozioni pubblicitarie, cessazioni di diritti, gestione di impianti e strutture sportive, nonché indennità legate alla formazione degli atleti. Tale provvedimento, operante un vero e proprio riordino delle disposizioni in materia di enti sportivi professionisti e dilettantistici, è entrato in vigore il 17 novembre 2022, invece le misure relative al lavoro sportivo si sarebbero dovute applicare a partire dal primo gennaio del 2023; inoltre questo termine è stato spostato al primo luglio prossimo venturo dal decreto-legge milleproroghe, che al contempo ha bloccato l'avvio per tutto il 2023 delle novità sul trattamento tributario dei compensi degli sportivi dilettanti.

Vorrei quindi chiederle cortesemente di sapere se il primo luglio 2023 sarà la data di entrata in vigore della riforma del lavoro sportivo o se siano prevedibili ulteriori proroghe e quali saranno i benefici per il mondo sportivo, complessivamente considerato.

PRESIDENTE. Il ministro per lo sport e i giovani, dottor Abodi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

ABODI, ministro per lo sport e i giovani. Signor Presidente, ringrazio il senatore Iannone anche perché mi ha sottoposto un tema che mi sta particolarmente a cuore, quello della riforma dello sport, in particolare del lavoro sportivo.

Rispondo già in estrema sintesi che, così come ho già avuto modo di anticipare in altri miei interventi, la data del primo luglio sarà quella di entrata in vigore della riforma, quindi mi auguro che ormai questo si sia già stabilizzato nei convincimenti di tutti, nell'interesse dell'intero sistema e soprattutto dei soggetti che fino ad oggi non hanno avuto tutele. In ogni caso stiamo lavorando per migliorare l'attuale provvedimento.

Con il differimento dei termini abbiamo semplicemente conquistato tempo per dare una nostra impronta rispetto a ciò che avevamo trovato e che evidentemente aveva bisogno di ulteriori rifiniture, tenendo conto anche di quanto ci è stato messo a disposizione nel confronto con i portatori di interesse. Do al Senato un'informazione: prima del nostro ingresso non era stato fatto nessun incontro con le organizzazioni sindacali e oggettivamente non credo che si possa promulgare una norma sul lavoro sportivo senza incontrare le parti sociali; non c'era neanche stato un incontro tra i sindacati e gli organismi sportivi: il Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), il Comitato italiano paralimpico (CIP) e Sport e Salute. In qualche modo, quindi, abbiamo utilizzato questi sei mesi per dare una nostra impronta e una nostra identità alla norma. Non accetterei pertanto rinvii all'applicazione della nuova disciplina in tema di lavoro sportivo, perché non è immaginabile rimandare il doveroso riconoscimento della giusta dignità economica e finanziaria a chi lavora nel mondo dello sport e ne trae il sostentamento per sé e la propria famiglia: queste persone hanno diritto, come tutti gli altri lavoratori, a essere tutelate dagli enti previdenziali e assicurativi, sia sotto il profilo previdenziale sia sotto quello assicurativo, a ricevere tutela in tema di maternità, degenza ospedaliera, malattie, eccetera. Sinora la qualifica di soggetti non lavoratori, in quanto percettori di redditi qualificati come diversi dal legislatore tributario, ha determinato assenza di tutele, difficoltà operative e forti incertezze interpretative sull'inquadramento degli operatori e comportato inaccettabili differenze di trattamento che un Paese civile non può tollerare.

Numerosi sono gli altri benefici per l'intero mondo sportivo: innanzitutto l'introduzione di una chiara disciplina sostanziale nel dilettantismo, la cui mancanza (quasi tutto è stato finora rimesso al legislatore tributario) ha determinato e continua a determinare difficoltà operative e forti incertezze interpretative, con il sorgere di numerosi contenziosi. Queste incertezze verranno risolte grazie ai criteri introdotti con la riforma del lavoro sportivo, che sono funzionali a mettere l'operatore in condizione di operare una corretta qualificazione e individuazione della figura del lavoratore sportivo e quindi a non incorrere nelle sanzioni per il caso di errato inquadramento che, per il loro ammontare, possono mettere in crisi la continuità aziendale delle realtà sportive. Penso, ancora, alle misure di carattere fiscale ed economico finalizzate ad alleggerire enti e associazioni. Mi riferisco a misure come l'esenzione da tassazione fino a 15.000 euro di compenso; alla riduzione del 50 per cento fino al 31 dicembre 2027 della base imponibile per il calcolo contributivo; alla modifica del trattamento dei premi per evitare che questi siano ancora considerati, come avviene oggi, parte del compenso dell'atleta o del tecnico; alle semplificazioni da attuare attraverso il registro nazionale delle attività dilettantistiche.

L'obiettivo è ridurre e semplificare il più possibile gli adempimenti a carico del mondo dello sport e consentire in tal modo un'importante riduzione dei costi a carico di associazioni e società dilettantistiche mediante l'ammodernamento, il potenziamento e l'ampliamento delle funzioni del Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche detenuto presso il Dipartimento per lo sport, che consentirà, non solo di riconoscere le previste agevolazioni a chi ne ha effettivamente diritto, ma anche di aiutare a far emergere fenomeni di evasione fiscale e previdenziale. Io ho battezzato l'evoluzione del Registro nazionale che diverrà una sorta di Camera di commercio dello sport, della quale avvertiamo il bisogno per motivi di trasparenza ed efficienza del sistema. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Iannone, per due minuti.

IANNONE (FdI). Signor Ministro, mi dichiaro assolutamente soddisfatto della sua risposta per chiarezza, puntualità e completezza.

Voglio inoltre aggiungere un plauso per la metodologia che viene adottata dal Ministero nel consultare le rappresentanze di coloro che naturalmente vivono in primis quel mondo e che incredibilmente, come ha detto lei, non erano state mai ascoltate. Questo, tuttavia, si incastona perfettamente nella visione del Governo, del nostro presidente Meloni, che ha voluto dare riconoscimento con un Ministero allo straordinario mondo italiano dello sport, operando una scelta di competenza, che è quella della sua storia, per la quale esprimo un profondo apprezzamento.

Credo che ci siano le migliori condizioni per valorizzare questa rappresentanza dell'Italia, che è quella della nostra società migliore. Sono convinto, signor Ministro, che con quello che lei già sta ponendo in essere presso il Ministero e con il riconoscimento in Costituzione tra qualche mese dell'attività sportiva in ogni sua forma, ci sarà la possibilità di dare una vera tutela a un mondo che la merita, che l'aspetta da anni e verso il quale Fratelli d'Italia si sentiva obbligato, perché sempre nelle nostre previsioni programmatiche c'è stata questa intenzione.

Siamo convinti dunque che non sia un caso che sotto la guida del Ministero da parte sua, ministro Abodi, anche questo sarà realizzato. (Applausi).

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 26 aprile 2023

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica mercoledì 26 aprile, alle ore 12, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 16,08).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE DISCUSSO AI SENSI DELL'ARTICOLO 44, COMMA 3, DEL REGOLAMENTO

Conversione in legge del decreto-legge 10 marzo 2023, n. 20, recante disposizioni urgenti in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e contrasto all'immigrazione irregolare (591) (V. nuovo titolo)

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 marzo 2023, n. 20, recante disposizioni urgenti in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e contrasto all'immigrazione irregolare (591) (Nuovo titolo)

ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE

Art. 1.

1. È convertito in legge il decreto-legge 10 marzo 2023, n. 20, recante disposizioni urgenti in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e contrasto all'immigrazione irregolare.

2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

________________

N.B. Approvato, con modificazioni al testo del decreto-legge, il disegno di legge composto del solo articolo 1. (Cfr. anche Elenco cronologico dei resoconti, seduta n. 58).

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 7

7.0.100/152

Zampa, Giorgis, Meloni, Parrini, Valente

Respinto

All'emendamento 7.0.100, capoverso "Art. 7-bis", comma 2, lettera b), capoverso "Art. 6-ter", al comma 3, secondo periodo, sostituire le parole "sei settimane" con le seguenti "quattro settimane".

7.0.100/153

Cataldi, Maiorino

Respinto

All'emendamento 7.0.100, capoverso "Art. 7-bis", comma 2, lettera b), capoverso "Art. 6-ter", al comma 3, secondo periodo, dopo le parole: "complessivo di sei settimane" aggiungere, in fine, le seguenti: ", entro cui deve avvenire il trasferimento del richiedente verso lo Stato membro competente".

7.0.100/154

Zampa, Giorgis, Meloni, Parrini, Valente

Respinto

All'emendamento 7.0.100, capoverso "Art. 7-bis", comma 2, lettera b), capoverso "Art. 6-ter", al comma 3, terzo periodo, sopprimere le parole "fino a un termine massimo di ulteriori sei settimane".

7.0.100/155

Parrini, Giorgis, Meloni, Valente, Zampa

Respinto

All'emendamento 7.0.100, capoverso "Art. 7-bis", comma 2, lettera b), capoverso "Art. 6-ter", al comma 3, terzo periodo, sostituire le parole "sei settimane" con le seguenti "due settimane".

7.0.100/156

Meloni, Giorgis, Parrini, Valente, Zampa

Respinto

All'emendamento 7.0.100, capoverso "Art. 7-bis", comma 2, lettera b), capoverso "Art. 6-ter", al comma 3, quarto periodo, sostituire le parole "senza ritardo" con le seguenti "immediatamente".

7.0.100/157

Giorgis, Meloni, Parrini, Valente, Zampa

Respinto

All'emendamento 7.0.100, capoverso "Art. 7-bis", comma 2, lettera b), capoverso "Art. 6-ter", alla fine aggiungere i seguenti commi:

        "3-bis. Durante lo svolgimento del giudizio sul ricorso presentato ai sensi dell'articolo 3, commi 3-bis e seguenti del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25 avverso la richiesta di trasferimento il trattenimento è disposto con decreto scritto e motivato dal tribunale sede della sezione specializzata in materia di immigrazione protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea competente per l'esame del ricorso, sulla base di una richiesta scritta e motivata di trattenimento che deve essere comunicata anche al ricorrente e al suo difensore che possono presentare memorie al giudice entro le novanta sei ore successive alla ricezione della richiesta del Questore. La sezione si pronuncia entro le successive novantasei ore. Nelle more del giudizio sul trattenimento il questore può disporre con decreto motivato il trattenimento provvisorio che è comunicato al ricorrente ed entro le successive 48 ore è comunicato alla sezione del tribunale insieme con la richiesta di disporre il successivo trattenimento e in tal caso la sezione entro le successive 48 ore si pronuncia contestualmente sulla convalida del trattenimento provvisorio e sulla richiesta di trattenimento. 

            3-ter. Fuori delle ipotesi indicate nel comma 6 il trattenimento è disposto e la convalida si svolge presso il tribunale sede della sezione specializzata in materia di immigrazione protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea competente per il luogo in cui lo straniero è trattenuto. Si applicano le disposizioni del comma 5 dell'articolo 6".

7.0.100/158

Maiorino, Cataldi

Respinto

All'emendamento 7.0.100, capoverso "Art. 7-bis", dopo il comma 2 aggiungere, in fine, il seguente comma: "2-bis. Il Governo trasmette alle camere una relazione annuale in relazione alle disposizioni di cui al presente articolo.".

7.0.100/159

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Ritirato

All'emendamento 7.0.100, capoverso «Art. 7-ter» al comma 1, sopprimere la lettera a).

7.0.100/300

Gelmini, Scalfarotto, Paita

Ritirato

All'emendamento 7.0.100, capoverso "Art. 7-ter", comma 1, sopprimere la lettera a).

7.0.100/160

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

All'emendamento 7.0.100, capoverso «Art. 7-ter» al comma 1, sopprimere la lettera b)

7.0.100/161

Maiorino, Cataldi

Respinto

All'emendamento 7.0.100, capoverso "Art. 7-ter", comma 1, lettera b), capoverso 4, al primo periodo aggiungere, in fine, le seguenti parole: ", fermo restando il diritto del richiedente che abbia esercitato l'impugnazione nel termine stabilito di rimanere nel territorio nazionale, nelle more dell'esito del ricorso".

7.0.100/162

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

All'emendamento 7.0.100, capoverso "Art. 7-ter", al comma 1, sopprimere le lettere c), d) e e).

7.0.100/163

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Ritirato

All'emendamento 7.0.100, capoverso "Art. 7-ter", al comma 1, sopprimere la lettera d).

7.0.100/164

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Ritirato

All'emendamento 7.0.100, capoverso "Art. 7-ter", al comma 1, sopprimere la lettera e).

7.0.100/165

Zampa, Giorgis, Meloni, Parrini, Valente

Respinto

All'emendamento 7.0.100, capoverso "Art. 7-ter", comma 1, lettera e), capoverso "8", primo periodo, sostituire le parole: "successivamente alla sua notifica" con le seguenti: "entro cinque giorni dalla sua notifica".

7.0.100/166

Cataldi, Maiorino

Respinto

All'emendamento 7.0.100, capoverso "Art. 7-ter", comma 1, lettera e), capoverso "8", al primo periodo, dopo la parola: "rende" aggiungere la seguente: "immediatamente".

7.0.100/167

Maiorino, Cataldi

Respinto

All'emendamento 7.0.100, capoverso "Art. 7-ter", dopo il comma 1, aggiungere, in fine, il seguente:

        "1-bis. Il Governo informa le competenti commissioni parlamentari entro il 31 dicembre di ogni anno, in relazione alle disposizioni di cui al presente articolo.".

7.0.100/168

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Ritirato

All'emendamento 7.0.100, capoverso "Art. 7-quater", al comma 1, sopprimere la lettera a).

7.0.100/169

Maiorino, Cataldi

Respinto

All'emendamento 7.0.100, capoverso "Art. 7-quater", al comma 1, lettera a), capoverso 5-bis.1, aggiungere, in fine, il seguente periodo: "Durante il collegamento audiovisivo il destinatario è assistito da un interprete e da un mediatore culturale.".

7.0.100/170

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Ritirato

All'emendamento 7.0.100, capoverso "Art. 7-quater", al comma 1, sopprimere la lettera b).

7.0.100/171

Maiorino, Cataldi

Respinto

All'emendamento 7.0.100, capoverso "Art. 7-quater", al comma 1, lettera b), capoverso 4-bis, aggiungere, in fine, il seguente periodo: "Durante il collegamento audiovisivo il destinatario è assistito da un interprete e da un mediatore culturale.".

7.0.100/173

Maiorino, Cataldi

Respinto

All'emendamento 7.0.100, capoverso "Art. 7-quater", dopo il comma 1, aggiungere, in fine, il seguente comma:

        "1-bis. Il Governo trasmette alle camere una relazione annuale in relazione alle disposizioni di cui al presente articolo.".

7.0.100 (testo corretto)

Il Governo

Approvato

Dopo l'articolo, inserire i seguenti:

«Art. 7-bis.

(Disposizioni urgenti in materia di procedure accelerate in frontiera)

        1. Al decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, sono apportate le seguenti modifiche:

        a) all'articolo 4, comma 1-bis, alla fine, sono aggiunte le seguenti parole: "ovvero dell'area dei funzionari o delle elevate professionalità dell'Amministrazione civile dell'interno appositamente formato in materia di protezione internazionale a cura dell'amministrazione medesima successivamente all'ingresso in ruolo";

         b) all'articolo 28-bis:

             1) al comma 2:

                  1.1) alla lettera b), l'ultimo periodo è soppresso;

                1.2) dopo la lettera b) è inserita la seguente: "b-bis) domanda di protezione internazionale presentata direttamente alla frontiera o nelle zone di transito di cui al comma 4 da un richiedente proveniente da un Paese designato di origine sicuro ai sensi dell'articolo 2-bis.";

                  1.3) alla lettera c), dopo le parole: "ai sensi dell'articolo 2-bis" sono inserite le seguenti: ", fatto salvo quanto previsto alla lettera b)-bis)";

             2) dopo il comma 2, è inserito il seguente:

           "2-bis. Nei casi di cui alle lettere b) e b-bis) del comma 2 la procedura può essere svolta direttamente alla frontiera o nelle zone di transito e la commissione territoriale decide nel termine di sette giorni dalla ricezione della domanda.";

      c) all'articolo 29 sono apportate le seguenti modifiche:

             1) al comma 1, la lettera b) è sostituita dalla seguente:

             "b) il richiedente ha reiterato  identica  domanda  dopo  che  sia stata presa una decisione da parte  della  Commissione  stessa  senza addurre nuovi elementi o nuove prove, in merito alle sue condizioni personali o alla situazione del suo Paese di origine, che rendono significativamente più probabile che la persona possa beneficiare della protezione internazionale, salvo che il richiedente alleghi fondatamente di essere stato, non per sua colpa, impossibilitato a presentare tali elementi o prove in occasione della sua precedente domanda o del successivo ricorso giurisdizionale.";

             2) il comma 1-bis è sostituito dal seguente:

              "1-bis. Nei casi di cui al comma 1, la domanda è sottoposta a esame preliminare da parte del presidente della commissione, diretto ad accertare se emergono o sono stati addotti, da parte del richiedente, nuovi elementi o nuove prove, rilevanti ai fini del riconoscimento della protezione internazionale e che il ritardo nella presentazione di tali nuovi elementi o prove non è imputabile a colpa del ricorrente, su cui grava l'onere di allegazione specifica. Nell'ipotesi di cui al comma 1, lettera a), il Presidente della Commissione procede anche all'audizione del richiedente sui motivi addotti a sostegno dell'ammissibilità della domanda nel suo caso specifico.";

      d) all'articolo 35-bis:

             1) al comma 3, la lettera d) è sostituita dalla seguente: "d) avverso il provvedimento adottato nei confronti dei soggetti di cui all'articolo 28-bis, comma 2, lettere b), b-bis), c) ed e);";

             2) il comma 5 è sostituito dal seguente: "5. La proposizione del ricorso o dell'istanza cautelare ai sensi del comma 4 non sospende l'efficacia esecutiva del provvedimento che respinge o dichiara inammissibile un'altra domanda reiterata a seguito di una decisione definitiva che respinge o dichiara inammissibile una prima domanda reiterata, ovvero dichiara inammissibile la domanda di riconoscimento della protezione internazionale, ai sensi dell'articolo 29-bis.".

        e) dopo l'articolo 35-bis è inserito il seguente:

"Art. 35-ter.

(Sospensione della decisione in materia di riconoscimento della protezione internazionale nella procedura in frontiera)

        1. Quando il richiedente è trattenuto ai sensi dell'articolo 6-bis del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, contro la decisione della commissione territoriale è ammesso ricorso nel termine di quattordici giorni dalla notifica del provvedimento e si applica l'articolo 35-bis, comma 3. L'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva del provvedimento impugnato è proposta, a pena di inammissibilità, con il ricorso introduttivo.

        2. Il ricorso è immediatamente notificato a cura della cancelleria al Ministero dell'interno presso la commissione territoriale o la sezione che ha adottato l'atto impugnato e al pubblico ministero, che nei successivi due giorni possono depositare note difensive. Nello stesso termine, la commissione che ha adottato l'atto impugnato è tenuta a rendere disponibili il verbale di audizione o, ove possibile, il verbale di trascrizione della videoregistrazione, copia della domanda di protezione internazionale e di tutta la documentazione acquisita nel corso della procedura di esame. Alla scadenza il giudice in composizione monocratica provvede allo stato degli atti entro cinque giorni con decreto motivato non impugnabile.

        3. Dal momento della proposizione dell'istanza e fino all'adozione dei provvedimenti previsti dal comma 2, ultimo periodo, il ricorrente non può essere espulso o allontanato dal luogo nel quale è trattenuto.

        4. Quando l'istanza di sospensione è accolta il ricorrente è ammesso nel territorio nazionale e gli è rilasciato un permesso di soggiorno per richiesta asilo. La sospensione degli effetti del provvedimento impugnato, disposta ai sensi del comma 3, perde efficacia se il ricorso è rigettato, con decreto anche non definitivo.

        5. Alla scadenza del termine di cui comma 2, ultimo periodo, il giudice, in composizione collegiale, procede ai sensi dell'articolo 35-bis, commi 7 e seguenti, in quanto compatibili.".

 2. Al decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) all'articolo 6,

           1) al comma 2:

               1.1) all'alinea, dopo le parole: "n. 286" sono inserite le seguenti: ", nei limiti dei posti disponibili,";

               1.2) la lettera d) è sostituita dalla seguente: "d) è necessario determinare gli elementi su cui si basa la domanda di protezione internazionale che non potrebbero essere acquisiti senza il trattenimento e sussiste rischio di fuga, ai sensi dell'articolo 13, comma 4-bis, lettere a), c), d), ed e), del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. La valutazione sulla sussistenza del rischio di fuga è effettuata caso per caso.";

           2) al comma 3-bis, dopo le parole "per la determinazione o la verifica dell'identità o della cittadinanza" sono inserite le seguenti "anche mediante il ricorso alle operazioni di rilevamento fotodattiloscopico e la verifica delle banche dati.";

        b) dopo l'articolo 6, sono inseriti i seguenti:

"Art. 6-bis.

        (Trattenimento dello straniero durante lo svolgimento della procedura in frontiera di cui all'articolo 28-bis del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25)

      1. Fuori dai casi di cui all'articolo 6, commi 2 e 3-bis e nel rispetto dei criteri definiti all'articolo 14, comma 1.1 del decreto legislativo 25  luglio 1998, n. 286, il richiedente può essere trattenuto durante lo svolgimento della procedura in frontiera di cui all'articolo 28-bis, comma 2, lettere b) e b-bis), del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25 e fino alla decisione dell'istanza di sospensione di cui all'articolo 35-bis, comma 4, al solo scopo di accertare il diritto ad entrare nel territorio dello Stato.

      2. Il trattenimento di cui al comma 1 può essere disposto qualora il richiedente non abbia consegnato il passaporto o altro documento equipollente in corso di validità, ovvero non presti idonea garanzia finanziaria. Entro novanta giorni dall'entrata in vigore del presente comma, con decreto del Ministero dell'interno, di concerto con i Ministeri della giustizia e dell'economia e delle finanze, sono individuati l'importo e le modalità di prestazione della predetta garanzia finanziaria.

        3. Il trattenimento non può protrarsi oltre il tempo strettamente necessario per lo svolgimento della procedura in frontiera ai sensi dell'articolo 28-bis del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25. La convalida comporta il trattenimento nel centro per un periodo massimo, non prorogabile di quattro settimane.

        4. Nei casi di cui al comma 1, il richiedente è trattenuto in appositi locali presso le strutture di cui all'articolo 10-ter, comma 1, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 ovvero, in caso di arrivi consistenti e ravvicinati, nei centri di cui all'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 situati in prossimità della frontiera o della zona di transito, per il tempo strettamente necessario all'accertamento del diritto ad entrare nel territorio dello Stato. Si applica in quanto compatibile l'articolo 6, comma 5.

Art. 6-ter.

(Trattenimento del richiedente sottoposto alla procedura Dublino)

        1. In attesa del trasferimento previsto dal regolamento (UE) n. 604/2013, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, lo straniero può essere trattenuto nei centri di cui all'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, ove sussista un notevole rischio di fuga e sempre che non possano disporsi le misure di cui al medesimo articolo 14, comma 1-bis. La valutazione sul notevole rischio di fuga è effettuata caso per caso.

        2. Il notevole rischio di fuga sussiste quando il richiedente si sia sottratto a un primo tentativo di trasferimento, ovvero qualora ricorrano almeno due delle seguenti circostanze:

        a) mancanza di un documento di viaggio;

        b) mancanza di un indirizzo affidabile;

        c) inadempimento dell'obbligo di presentarsi alle autorità competenti;

        d) mancanza di risorse finanziarie;

        e) quando il richiedente ha fatto ricorso sistematicamente a dichiarazioni o attestazioni false sulle proprie generalità anche al solo fine di evitare l'adozione o l'esecuzione di un provvedimento di espulsione.

      3. Il trattenimento non può protrarsi oltre il tempo strettamente necessario per l'esecuzione del trasferimento. La convalida comporta il trattenimento nel centro per un periodo complessivo di sei settimane. In presenza di gravi difficoltà relative all'esecuzione del trasferimento il giudice, su richiesta del questore, può prorogare il trattenimento per ulteriori trenta giorni, fino a un termine massimo di ulteriori sei settimane Anche prima di tale termine, il questore esegue il trasferimento dandone comunicazione senza ritardo al giudice. Si applica in quanto compatibile l'articolo 6, comma 5.".

Art. 7-ter.

(Disposizioni in materia di decisioni sul riconoscimento della protezione internazionale)

        1. Al decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, sono apportate le seguenti modifiche:

         a) all'articolo 27, dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:

             "2-bis. La commissione, nel caso in cui ritenga che non sussistano i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale e non ricorrano le condizioni per la trasmissione degli atti al questore ai fini del rilascio di un permesso di soggiorno per protezione speciale o per cure mediche, acquisisce dal questore elementi informativi circa la non sussistenza di una delle cause impeditive di cui all'articolo 19, commi 1-bis e 2, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.";

         b) all'articolo 32, il comma 4 è sostituito dal seguente:

              "4. La decisione di cui al comma 1, lettere b), b-bis) e b-ter), e il verificarsi delle ipotesi previste dagli articoli 23, 29 e 29-bis, comportano, alla scadenza del termine per l'impugnazione, l'obbligo per il richiedente di lasciare il territorio nazionale, salvo che gli sia stato rilasciato un permesso di soggiorno ad altro titolo e salvo che la commissione territoriale rilevi la sussistenza di una delle condizioni di cui all'articolo 32, comma 3.2 e 3-bis o di una delle cause impeditive di cui all'articolo 19, commi 1-bis e 2, del decreto legislativo 2 luglio 1998, n. 286. Nei casi di cui al periodo precedente, la decisione reca anche l'attestazione dell'obbligo di rimpatrio e del divieto di reingresso di cui all'articolo 13, commi 13 e 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. L'attestazione tiene luogo e produce gli effetti del provvedimento di espulsione amministrativa di cui all'articolo 13, e il questore procede ai sensi dell'articolo 13, commi 4 e 5, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, salvi gli effetti di cui all'articolo 35-bis, commi 3 e 4. Il provvedimento recante l'attestazione dell'obbligo di rimpatrio in conformità al presente comma è impugnabile con ricorso unitario ai sensi dell'articolo 35, comma 1.";

        c) all'articolo 33, comma 3, le parole: "all'articolo 32, comma 3" sono sostituite dalle seguenti: "all'articolo 27, comma 2-bis, e all'articolo 32, commi 3 e 4.";

        d) all'articolo 35, comma 1, il primo periodo è sostituito dal seguente: "Avverso i provvedimenti della commissione territoriale di cui all'articolo 32 e avverso i provvedimenti della Commissione nazionale di cui all'articolo 33, è ammesso ricorso all'autorità giudiziaria ordinaria. Il ricorso è ammesso anche nel caso in cui l'interessato abbia richiesto il riconoscimento dello status di rifugiato e sia stata esclusivamente riconosciuta la protezione sussidiaria o la protezione speciale o nel caso di cui all'articolo 32, comma 3.1";

        e) all'articolo 35-bis, il comma 8 è sostituito dal seguente:

           "8. La commissione che ha adottato il provvedimento di diniego, successivamente alla sua notifica all'interessato, rende disponibile la videoregistrazione al suo difensore munito di procura dopo la verifica della procura effettuata a cura della cancelleria del giudice competente per l'impugnazione, con le modalità previste dalle specifiche tecniche di cui al comma 16. Entro venti giorni dalla notificazione del ricorso, la commissione mette a disposizione del giudice mediante gli strumenti del processo civile telematico il verbale di trascrizione della videoregistrazione redatto a norma del medesimo articolo 14, comma 1, copia della domanda di protezione internazionale e di tutta la documentazione acquisita nel corso della procedura di esame di cui al Capo III, nonché l'indicazione delle informazioni di cui all'articolo 8, comma 3, utilizzate ai fini della decisione. Nel medesimo termine la commissione mette a disposizione del giudice la videoregistrazione con le modalità previste dalle specifiche tecniche di cui al comma 16.".

Art. 7-quater.

(Disposizioni in materia di convalida dei provvedimenti di accompagnamento immediato alla frontiera e di trattenimento)

        1.  Al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sono apportate le seguenti modifiche:

             a)  all'articolo 13, dopo il comma 5-bis, è inserito il seguente:

                 "5-bis.1. La partecipazione del destinatario del provvedimento  all'udienza  per la convalida avviene, ove possibile, a distanza mediante collegamento audiovisivo, tra l'aula d'udienza e il centro di cui all'articolo 14 del presente testo unico nel quale lo straniero è trattenuto, in conformità alle specifiche tecniche stabilite con decreto direttoriale adottato ai sensi dell'art. 6, comma 5, del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, e nel rispetto dei periodi da quarto a decimo del comma 5 del predetto articolo 6.";

             b) all'articolo 14, dopo il comma 4, è inserito il seguente:

               "4-bis. La partecipazione del destinatario del provvedimento all'udienza per la convalida avviene, ove possibile, a distanza mediante collegamento audiovisivo, tra l'aula d'udienza e il centro di cui al comma 1 nel quale lo straniero è trattenuto, in conformità alle specifiche tecniche stabilite con decreto direttoriale adottato ai sensi dell'articolo 6, comma 5, del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, e nel rispetto dei periodi da quarto a decimo del comma 5 del predetto articolo 6."».

7.0.200/300

Maiorino, Cataldi

Respinto

All'emendamento 7.0.200, capoverso "Art. 7-bis", al comma 1, sostituire le parole: «in via principale della domanda di protezione speciale e in via subordinata della domanda di protezione internazionale» con le seguenti: «in via principale della domanda di protezione internazionale congiuntamente alla domanda di protezione speciale».

7.0.200/301

Maiorino, Cataldi

Respinto

All'emendamento 7.0.200, capoverso "Art. 7-bis", al comma 2 sopprimere le parole: «contenente il potere di chiedere al giudice l'esame in via principale della domanda di protezione speciale e in via subordinata l'esame della domanda di protezione internazionale».

7.0.200/302

Giorgis, Meloni, Parrini, Valente, Zampa

Respinto

All'emendamento 7.0.200, capoverso «Art. 7-bis, comma 4 dopo le parole "L'istanza" inserire le seguenti: "di cui al comma 1" e aggiungere, in fine, le seguenti parole: "e si procede con la domanda di protezione internazionale.".

7.0.200/303

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

All'emendamento 7.0.200, capoverso "Art. 7-bis", sostituire il comma 3 con il seguente:

        "3. L'istanza di cui al comma 1, è motivata ed è immediatamente comunicata a cura della cancelleria alla Commissione territoriale e al Pubblico Ministero che entro 15 giorni dalla comunicazione hanno facoltà di de4positare sintetiche controdeduzioni".

        Conseguentemente, il comma 4 è soppresso e al comma 5 sopprimere le parole: "se non provvede ai sensi del comma 4".

7.0.200/304

Maiorino, Cataldi

Respinto

All'emendamento 7.0.200, capoverso "Art. 7-bis", al comma 3 sostituire le parole: «della protezione speciale» con le seguenti: «della protezione internazionale o speciale».

7.0.200/305

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

All'emendamento 7.0.200, capoverso "Art. 7-bis", sopprimere il comma 4.

        Conseguentemente al comma 5, sopprimere le parole: "se non provvede ai sensi del comma 4".

7.0.200/306

Gelmini, Scalfarotto, Paita

Ritirato

All'emendamento 7.0.200, capoverso "Art. 7-bis", comma 4, sopprimere la parola "non".

7.0.200/307

Maiorino, Cataldi

Respinto

All'emendamento 7.0.200, capoverso "Art. 7-bis", al comma 5 sostituire le parole: «in via preliminare la domanda di protezione speciale» con le seguenti: «in via principale della domanda di protezione internazionale congiuntamente alla domanda di protezione speciale».

7.0.200/308

Giorgis, Meloni, Parrini, Valente, Zampa

Respinto

All'emendamento 7.0.200, capoverso «Art. 7-bis, comma 5, sostituire il secondo periodo con il seguente: "Quando ne ricorrono i presupposti, se il giudice designato ritiene che manifestamente non ricorrano i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato ai sensi dell'articolo 11 del decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251, o per il riconoscimento dello status di protezione sussidiaria ai sensi dell'articolo 17 del medesimo decreto legislativo, accoglie la domanda di protezione speciale allo stato degli atti con decreto non reclamabile e dichiara l'estinzione delle domande proposte in via subordinata, provvedendo sulle spese."

7.0.200

Il Governo

V. testo 2

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 7-bis

(Procedura decisoria semplificata dei ricorsi depositati entro il 31 dicembre 2021 ai sensi dell'articolo 35-bis del decreto legislativo 20 gennaio 2008, n. 25)

        1. Nei procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto nei quali il ricorso di cui all'articolo 35-bis è stato depositato entro il 31 dicembre 2021 il difensore, munito di procura speciale contenente i poteri di cui al comma 2 può, fino al momento in cui il giudice ha rimesso la decisione al collegio, depositare istanza di esame in via principale della domanda di protezione speciale e in via subordinata della domanda di protezione internazionale.

        2. Per la presentazione dell'istanza di cui al comma 1 il difensore deve essere munito di procura speciale contenente il potere di chiedere al giudice l'esame in via principale della domanda di protezione speciale e in via subordinata l'esame della domanda di protezione internazionale.

        3. L'istanza di cui al comma l, a pena di inammissibilità, è motivata e corredata di tutta la documentazione ritenuta idonea a dimostrare la sussistenza dei presupposti per l'accoglimento della domanda di riconoscimento della protezione speciale, ed è immediatamente comunicata a cura della cancelleria alla Commissione territoriale e al Pubblico Ministero che entro quindici giorni dalla comunicazione hanno facoltà di depositare sintetiche controdeduzioni.

        4. L'istanza priva della documentazione di cui al comma 3 è dichiarata inammissibile dal giudice designato, con ordinanza non impugnabile.

        5. Il giudice designato, in composizione monocratica, alla scadenza del termine di cui al comma 3, se non provvede ai sensi del comma 4, esamina in via preliminare la domanda di protezione speciale. Quando ne ricorrono i presupposti la accoglie allo stato degli atti con decreto non reclamabile e dichiara l'estinzione delle domande proposte in via subordinata, provvedendo sulle spese.

        6. Il giudice designato, quando non ricorrono i presupposti per procedere ai sensi del comma 5, rimette la decisione al collegio.

        7. Quando la parte ricorrente è ammessa al patrocinio a spese dello Stato, con il provvedimento adottato ai sensi del comma 5, il giudice procede alla liquidazione in conformità all'articolo 82 del D.P.R. 30 maggio 2002, n.115.

        8. Contro il decreto adottato ai sensi del comma 5 può essere proposto ricorso in cassazione e si applica l'articolo 35-bis, comma 13, quinto e sesto periodo.

        9. L'esame dell'istanza presentata ai sensi del presente articolo è trattata, compatibilmente con l'organizzazione della sezione specializzata, in via prioritaria.

        10. Il presente articolo si applica ai procedimenti di cui agli articoli 35 e 35-bis del decreto legislativo n. 25/2008 pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto nei quali il ricorso è stato depositato entro il 31 dicembre 2021.»

7.0.200 (testo 2)

Il Governo

Approvato

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 7-bis

(Procedura decisoria semplificata dei ricorsi depositati entro il 31 dicembre 2021 ai sensi dell'articolo 35-bis del decreto legislativo 20 gennaio 2008, n. 25)

        1. Nei procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto nei quali il ricorso di cui all'articolo 35-bis è stato depositato entro il 31 dicembre 2021 il difensore, munito di procura speciale contenente i poteri di cui al comma 2 può, fino al momento in cui il giudice ha rimesso la decisione al collegio, depositare istanza di esame in via principale della domanda di protezione speciale e in via subordinata della domanda di protezione internazionale.

        2. Per la presentazione dell'istanza di cui al comma 1 il difensore deve essere munito di procura speciale contenente il potere di chiedere al giudice l'esame in via principale della domanda di protezione speciale e in via subordinata l'esame della domanda di protezione internazionale.

        3. L'istanza di cui al comma l, a pena di inammissibilità, è motivata e corredata di tutta la documentazione ritenuta idonea a dimostrare la sussistenza, alla data di entrata in vigore del presente articolo, dei presupposti per l'accoglimento della domanda di riconoscimento della protezione speciale, ed è immediatamente comunicata a cura della cancelleria alla Commissione territoriale e al Pubblico Ministero che entro quindici giorni dalla comunicazione hanno facoltà di depositare sintetiche controdeduzioni.

        4. L'istanza priva della documentazione di cui al comma 3 è dichiarata inammissibile dal giudice designato, con ordinanza non impugnabile.

        5. Il giudice designato, in composizione monocratica, alla scadenza del termine di cui al comma 3, se non provvede ai sensi del comma 4, esamina in via preliminare la domanda di protezione speciale. Quando ne ricorrono i presupposti la accoglie allo stato degli atti con decreto non reclamabile e dichiara l'estinzione delle domande proposte in via subordinata, provvedendo sulle spese.

        6. Il giudice designato, quando non ricorrono i presupposti per procedere ai sensi del comma 5, rimette la decisione al collegio.

        7. Quando la parte ricorrente è ammessa al patrocinio a spese dello Stato, con il provvedimento adottato ai sensi del comma 5, il giudice procede alla liquidazione in conformità all'articolo 82 del D.P.R. 30 maggio 2002, n.115.

        8. Contro il decreto adottato ai sensi del comma 5 può essere proposto ricorso in cassazione e si applica l'articolo 35-bis, comma 13, quinto e sesto periodo.

        9. L'esame dell'istanza presentata ai sensi del presente articolo è trattata, compatibilmente con l'organizzazione della sezione specializzata, in via prioritaria.

        10. Il presente articolo si applica ai procedimenti di cui agli articoli 35 e 35-bis del decreto legislativo n. 25/2008 pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto nei quali il ricorso è stato depositato entro il 31 dicembre 2021.»

7.0.1

Maiorino, Cataldi, De Rosa, Bevilacqua, Naturale

Assorbito dall'approvazione dell'em. 7.301 (testo 2)

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 7-bis.

(Permesso di soggiorno per le vittime del reato di costrizione o induzione al matrimonio)

        1. Al comma 1 dell'articolo 18-bis del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, dopo le parole: "per taluno dei delitti previsti dagli articoli" è inserita la seguente: "558-bis,"».

7.0.300

Maiorino, Cataldi

Ritirato

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 7-bis

(Condizioni di accoglienza per le donne vittime di violenza)

        1. Al decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, all'articolo 9, comma 4-bis, aggiungere in fine il seguente periodo: "Le donne vittime di violenza sono accolte in via prioritaria presso la rete dei centri di accoglienza antiviolenza nazionale e sono assistite da personale specializzato nell'accoglienza e nell'assistenza di donne vittime di violenza".

7.0.301

Maiorino, Cataldi

Ritirato

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 7-bis

(Permesso di soggiorno per le vittime del reato di deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso)

        1. Al comma 1 dell'articolo 18-bis del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, dopo le parole: "per taluno dei delitti previsti dagli articoli" è inserita la seguente: «583-quinques,».

7.0.302

Occhiuto, Lisei, Pirovano, Borghese, Biancofiore

Ritirato

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 7-bis.

        1. All'articolo 4 del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, dopo il comma 1-bis è inserito il seguente:

         "1-ter. In caso di arrivi consistenti e ravvicinati nel territorio nazionale di richiedenti protezione internazionale, al fine di assicurare il rispetto dei termini delle procedure d'esame di cui all'articolo 27 del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, le funzioni di cui al comma 1-bis possono essere svolte da personale a qualsiasi titolo in servizio presso le commissioni territoriali, in possesso dei requisiti per l'accesso all'area dei funzionari dell'Amministrazione civile dell'interno, appositamente formato in materia di protezione internazionale."».

7.0.303

Parrini, Giorgis, Meloni, Valente, Zampa

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 7-bis.

(Potenziamento del Sistema di accoglienza e integrazione)

        1. Al fine di assicurare una maggiore capacità di accoglienza nel Sistema di accoglienza e integrazione, di cui all'articolo 1-septies del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39, lo stesso è incrementato di 4.000 posti per l'accoglienza di minori stranieri non accompagnati. A tal fine il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo è incrementato di 150 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2023.»

7.0.304

Valente, Giorgis, Meloni, Parrini

Respinto

Dopo l'articolo inserire  il seguente:

«Art. 7-bis.

(Proroga dei termini nell'ambito del Sistema di accoglienza e integrazione)

        1. Il termine del finanziamento dei posti di accoglienza, attivati ai sensi dell'articolo 26, comma 1, numero 2), del decreto-legge 9 agosto 2022, n. 115, e già finanziati, con decreti del Ministro dell'interno del 23 agosto 2022 e 26 settembre 2022 fino al 31 dicembre 2022, è prorogato al 31 dicembre 2023. Sono fatti salvi i finanziamenti di tutti i posti attivati a partire dal 1 gennaio 2023 fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge.

        2. Ai fini di cui al comma 1, il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo è incrementato di 66 milioni di euro per l'intero anno 2023.»

7.0.305

Zampa, Meloni, Giorgis, Valente, Parrini

Respinto

Dopo l'articolo inserire  il seguente:

«Art. 7-bis.

         (Centri governativi di prima accoglienza per i minori stranieri non accompagnati)

            1. All'articolo 19 del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) al comma 1, primo periodo, dopo le parole: «con decreto del Ministro dell'interno» aggiungere le seguenti parole: «da emanarsi entro il 31 maggio 2023»;

            b) al comma 1, secondo periodo, dopo le parole: «le strutture di prima accoglienza sono attivate» sono aggiunte le parole: «nel numero di almeno una per regione».

7.0.306

Meloni, Giorgis, Valente, Parrini, Zampa

Respinto

Dopo l'articolo inserire  il seguente:

«Art. 7-bis.

         (Centri governativi di prima accoglienza per i minori stranieri non accompagnati)

            1. All'articolo 19 del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) al comma 1, primo periodo, dopo le parole: «con decreto del Ministro dell'interno» aggiungere le seguenti parole: «da emanarsi entro il 30 giugno 2023»;

            b) al comma 1, secondo periodo, dopo le parole: «le strutture di prima accoglienza sono attivate» sono aggiunte le parole: «nel numero di almeno una per regione».

7.0.307

Giorgis, Meloni, Parrini, Valente, Zampa

Ritirato

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 7-bis

(Relazione informativa alle Camere)

        1. Entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge il Ministero dell'Interno trasmette alle Camere una relazione informativa sul numero complessivo delle operazioni di soccorso e sbarco condotte nelle acque territoriali e nella zona di ricerca e salvataggio di cui alla Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo fatta ad Amburgo il 27 aprile 1979 e resa esecutiva con legge 3 aprile 1989, n. 147, con riferimento all'ultimo anno solare. Analoga informativa è resa entro il 31 dicembre di ogni anno.».

7.0.308

Giorgis, Meloni, Valente, Parrini, Zampa

Ritirato

Dopo l'articolo inserire  il seguente:

«Art. 7-bis.

         (Relazione informativa alle Camere)

            1. Entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge il Ministero dell'Interno trasmette alle Camere una relazione informativa sul numero di permessi di soggiorno per protezione speciale non ammessi a seguito delle disposizioni di cui al presente decreto. Analoga informativa è resa entro il 31 dicembre di ogni anno.».

7.0.309

Zampa, Parrini, Giorgis, Meloni, Valente

Ritirato

Dopo l'articolo inserire  il seguente:

«Art. 7-bis.

         (Relazione informativa alle Camere)

            1. Entro il 31 dicembre di ogni anno il Ministero dell'Interno trasmette alle Camere una relazione informativa sulle espulsioni e respingimenti effettuati a seguito delle disposizioni di cui all'articolo 7, comma 1. Analoga informativa è resa entro.».

7.0.310

Valente, Giorgis, Meloni, Parrini, Zampa

Respinto

Dopo l'articolo inserire  il seguente:

«Art. 7-bis.

         (Relazione informativa alle Camere)

            1. Entro il 31 dicembre di ogni anno il Ministero dell'Interno trasmette alle Camere una relazione informativa sul numero di permessi di soggiorno per protezione speciale  non ammessi a seguito delle disposizioni di cui al presente decreto.».

7.0.311

Zampa, Meloni, Giorgis, Parrini, Valente

Respinto

Dopo l'articolo inserire  il seguente:

«Art. 7-bis.

         (Relazione informativa alle Camere)

            1. Entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge il Ministero dell'Interno trasmette alle Camere una relazione informativa sul numero espulsioni e respingimenti effettuati a seguito delle disposizioni di cui all'articolo 7, comma 1. Analoga informativa è resa entro il 31 dicembre di ogni anno.».

ARTICOLO 8 DEL DECRETO-LEGGE

Capo II

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI PREVENZIONE E CONTRASTO ALL'IMMIGRAZIONE IRREGOLARE

Articolo 8.

(Disposizioni penali)

1. Al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 12, comma 1, le parole: « da uno a cinque anni » sono sostituite dalle seguenti: « da due a sei anni » e al comma 3 le parole: « da cinque a quindici anni » sono sostituite dalle seguenti: « da sei a sedici anni »;

b) dopo l'articolo 12, è inserito il seguente:

« Art. 12-bis (Morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina). - 1. Chiunque, in violazione delle disposizioni del presente testo unico, promuove, dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato ovvero compie altri atti diretti a procurarne illegalmente l'ingresso nel territorio dello Stato, ovvero di altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente, quando il trasporto o l'ingresso sono attuati con modalità tali da esporre le persone a pericolo per la loro vita o per la loro incolumità o sottoponendole a trattamento inumano o degradante, è punito con la reclusione da venti a trenta anni se dal fatto deriva, quale conseguenza non voluta, la morte di più persone. La stessa pena si applica se dal fatto derivano la morte di una o più persone e lesioni gravi o gravissime a una o più persone.

2. Se dal fatto deriva la morte di una sola persona, si applica la pena della reclusione da quindici a ventiquattro anni. Se derivano lesioni gravi o gravissime a una o più persone, si applica la pena della reclusione da dieci a venti anni.

3. Nei casi di cui ai commi 1 e 2, la pena è aumentata quando ricorre taluna delle ipotesi di cui all'articolo 12, comma 3, lettere a), d) ed e). La pena è aumentata da un terzo alla metà quando concorrono almeno due delle ipotesi di cui al primo periodo, nonché nei casi previsti dall'articolo 12, comma 3-ter.

4. Le circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli articoli 98 e 114 del codice penale, concorrenti con le aggravanti di cui al comma 3, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità di pena risultante dall'aumento conseguente alle predette aggravanti.

5. Si applicano le disposizioni previste dai commi 3-quinquies, 4, 4-bis e 4-ter dell'articolo 12.

6. Fermo quanto disposto dall'articolo 6 del codice penale, se la condotta è diretta a procurare l'ingresso illegale nel territorio dello Stato, il reato è punito secondo la legge italiana anche quando la morte o le lesioni si verificano al di fuori di tale territorio. ».

2. All'articolo 4-bis, commi 1 e 1-bis, della legge 26 luglio 1975, n. 354, le parole: « all'articolo 12, commi 1 e 3, » sono sostituite dalle seguenti: « agli articoli 12, commi 1 e 3, e 12-bis, ».

3. All'articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale, le parole « all'articolo 12, commi 1, 3 e 3-ter, » sono sostituite dalle seguenti: « agli articoli 12, commi 1, 3 e 3-ter, e 12-bis, ».

4. All'articolo 407, comma 2, lettera a), n. 7-bis), del codice di procedura penale, le parole « dall'articolo 12, comma 3, » sono sostituite dalle seguenti: « dagli articoli 12, comma 3, e 12-bis ».

EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO

8.1

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Sopprimere l'articolo.

8.300

Maiorino

Ritirato

Sopprimere l'articolo.

8.2

Lopreiato, Scarpinato, Maiorino, Cataldi, Bevilacqua, Bilotti, Naturale

Respinto

Al comma 1, sostituire la lettera a) con la seguente: «a) all'articolo 12 sono apportate le seguenti modificazioni:

        1) al comma 1 le parole: "da uno a cinque anni" sono sostituite dalle seguenti: "da due a sei anni";

            2) il comma 2 è sostituito dal seguente: "Fermo restando quanto previsto dall'articolo 54 del codice penale, non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno.";

            3) al comma 3 le parole: "da cinque a quindici anni" sono sostituite dalle seguenti: "da sei a sedici anni"».

8.301

Maiorino

Ritirato

Al comma 1, sostituire la lettera a) con la seguente: «a) all'articolo 12 sono apportate le seguenti modificazioni:

        1) al comma 1 le parole: "da uno a cinque anni" sono sostituite dalle seguenti: "da due a sei anni";

            2) il comma 2 è sostituito dal seguente: "Fermo restando quanto previsto dall'articolo 54 del codice penale, non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno.";

            3) al comma 3 le parole: "da cinque a quindici anni" sono sostituite dalle seguenti: "da sei a sedici anni"».

8.302

Maiorino

Ritirato

Al comma 1, sostituire la lettera a) con la seguente: «a) all'articolo 12, il comma 2 è sostituito dal seguente: "2. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 54 del codice penale, non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno".».

8.3

Bazoli, Giorgis, Mirabelli, Rossomando, Verini, Delrio, Verducci, De Cristofaro, Gelmini, Zampa

Respinto

All'articolo, apportare le seguenti modificazioni:

        a) al comma 1, dopo la lettera a), inserire la seguente: «a-bis) All'articolo 12, il comma 2 è sostituito dal seguente: "2. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 54 del codice penale, non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno.»;

       b) al comma 1, lettera b), capoverso 12-bis, dopo il comma 1, inserire il seguente: «1-bis. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 54 del codice penale, non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno.».

8.4

Scalfarotto

Respinto

Al comma 1, sopprimere la lettera b).

8.5

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Id. em. 8.4

Al comma 1, sopprimere la lettera b).

8.6

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Al comma 1, lettera b), capoverso «Art. 12-bis», sopprimere le parole: «promuove, dirige,», le parole: «o effettua» e le parole: «ovvero compie altri atti diretti a procurarne illegalmente l'ingresso nel territorio dello Stato,».

8.303

Tubetti, Lisei, Pirovano, Gasparri, Biancofiore

Approvato

Al comma 1, lettera b) capoverso «Art. 12-bis» comma 1 dopo le parole: "chiunque, in violazione delle disposizioni del presente testo unico, promuove, dirige, organizza, finanzia o", inserire le seguenti:  "in qualunque modo".

8.8

Bazoli, Giorgis, Mirabelli, Rossomando, Verini, Delrio, Verducci, Zampa

Respinto

Al comma 1, lettera b), capoverso Art. 12-bis, sostituire le parole: «o sottoponendole» con le seguenti: «e sottoponendole».

8.304

Maiorino

Ritirato

Al comma 1, lettera b), capoverso "Art.12", comma 1, sostituire le parole: «o sottoponendole a trattamento» con le seguenti: «e sottoponendole a trattamento».

8.305

Cataldi

Ritirato

Al comma 1, lettera b), capoverso "Art.12" apportare le seguenti modificazioni:

            a) Al comma 1 sostituire le parole «da venti a trenta anni» con le seguenti: «da quindici a ventiquattro anni»;

            b) Al comma 2 sostituire le parole: «da quindici a ventiquattro» con le seguenti: «da dieci a diciotto» e le parole: «dieci a venti» con le seguenti: «otto a quindici».

8.306

Maiorino

Ritirato

Al comma 1, lettera b), capoverso "Art.12", comma 1, sostituire le parole: «da venti a trenta anni» con le seguenti: «da quindici a trenta anni».

8.9

Bazoli, Giorgis, Mirabelli, Rossomando, Verini, Delrio, Verducci, Zampa (*)

Respinto

Al comma 1, lettera b), capoverso Art. 12-bis, dopo il comma 1, inserire il seguente:

        «1-bis. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 54 del codice penale, non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato.».

________________

(*) Aggiungono la firma in corso di seduta il senatore De Cristofaro e i restanti componenti del Gruppo Misto AVS.

8.307

Maiorino

Ritirato

Al comma 1, lettera b), capoverso "Art.12", comma 2, sostituire le parole: «da quindici a ventiquattro» con le seguenti: «da dieci a diciotto».

8.308

Maiorino

Ritirato

Al comma 1, lettera b), capoverso "Art.12", comma 2, sostituire le parole: «da dieci a venti» con le seguenti: «da otto a venti».

8.309

Maiorino, Cataldi

Ritirato

Dopo il comma 4 aggiungere, in fine, il seguente comma: "4-bis. Il Governo trasmette alle camere una relazione annuale in relazione alle disposizioni di cui al presente articolo.".

G8.300

Cataldi, Maiorino, Bevilacqua, Naturale

Votato per parti separate. Respinta la parte evidenziata in neretto; accolta la restante parte

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge del 10 marzo 2023, n. 20, recante Conversione in legge del decreto-legge 10 marzo 2023, n. 20, recante disposizioni urgenti in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e contrasto all'immigrazione irregolare (AS 591),

        premesso che:

        l'articolo 8 reca nuove disposizioni penali per la prevenzione e il contrasto all'immigrazione irregolare;

            l'Unione Europea, e in particolare il Consiglio Europeo, ha più volte ribadito, da ultimo nelle conclusioni del Consiglio straordinario del 23 febbraio 2023, la volontà di rafforzare l'azione verso la prevenzione delle partenze irregolari e la perdita di vite umane, la riduzione della pressione sulle frontiere dell'UE e sulle capacità di accoglienza e la lotta contro i trafficanti e la tratta di essere umani;

            già nelle conclusioni dei Consigli Europei, tenutesi nell'ottobre 2018 e del dicembre dello stesso anno, nonché nei successivi vertici europei di giugno, ottobre  e dicembre 2021, i capi di stato e di governo europei avevano evidenziato la necessità di rafforzare il contrasto alle reti di trafficanti di persone, intensificando la collaborazione con i paesi terzi in materia di indagine, arresto e perseguimento di soggetti dediti al traffico e alla tratta, nonché sostenere e incentivare i piani di azione con i paesi di origine e di transito dei migranti; 

            la lotta al traffico di essere umani deve necessariamente unirsi a un'azione europea più coordinata nella gestione delle frontiere marittime e dei salvataggi in mare, con un'implementazione dei canali di ingresso regolari,

        impegna il Governo:

        con riguardo alle operazioni di salvataggio in mare, sia in condizioni di particolare emergenza che in condizioni ordinarie, in particolare per quel che riguarda il soccorso a imbarcazioni di migranti, a lavorare per un cambio di prospettiva che miri a considerare frontiere europee le frontiere marittime, in modo da assicurare una gestione più stabile e più solidale tra Stati Membri di coloro che arrivano nel territorio dell'Unione Europea dopo essere stati salvati in mare;

            a farsi promotore di un rafforzamento della cooperazione dell'UE con le Nazioni Unite, in particolare con l'UNHCR e con l'OIM, per incentivare corridoi umanitari sicuri per l'arrivo in territorio europeo al fine di garantire l'assistenza umanitaria necessaria e il rispetto dei diritti umani dei migranti.

8.0.1

Giorgis, Meloni, Parrini, Valente, Cataldi, Maiorino, Zampa

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 8-bis.

(Abolizione dei reati di ingresso e soggiorno illegali)

        1. L'articolo 10-bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, è abrogato.

        2. In considerazione dell'abrogazione prevista dal comma 1, al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) all'articolo 13:

1) al comma 3-septies, le parole: "all'articolo 10-bis o" sono soppresse;

2) al comma 5, il quarto periodo è soppresso;

         b) all'articolo 14-ter, comma 3, il quarto periodo è soppresso;

         c) all'articolo 16:

1) al comma 1, le parole: "ovvero nel pronunciare sentenza di condanna per il reato di cui all'articolo 10-bis" sono soppresse;

2) al comma 1-bis, le parole: "all'articolo 10-bis o" sono soppresse.

        3. Nei confronti degli stranieri che sono entrati irregolarmente nel territorio dello Stato e che non hanno il presupposto per ottenere il rilascio o il rinnovo di alcun titolo di soggiorno restano applicabili le norme vigenti in materia di respingimenti e di espulsioni.».

ARTICOLO 9 DEL DECRETO-LEGGE

Articolo 9.

(Disposizioni in materia di espulsione e ricorsi sul riconoscimento della protezione internazionale)

1. All'articolo 35-bis, comma 2, primo periodo, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, le parole: « risiede all'estero » sono sostituite dalle seguenti: « si trovi in un paese terzo al momento della proposizione del ricorso ».

2. All'articolo 13, comma 5-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, dopo le parole: « casi previsti al comma 4 », sono inserite le seguenti: « , ad eccezione della lettera f), ».

3. All'articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, il comma 2 è abrogato.

EMENDAMENTI

9.300

Giorgis, Meloni, Parrini, Valente, Zampa

Ritirato

Sopprimere il comma 1.

9.1

Meloni, Parrini, Giorgis, Valente, Cataldi, Zampa

Respinto

Sopprimere il comma 2.

9.2

Parrini, Giorgis, Meloni, Valente, Zampa

Respinto

Sopprimere il comma 3.

9.3

Cataldi, Maiorino, Bevilacqua, Naturale

Id. em. 9.2

Sopprimere il comma 3.

9.4

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Id. em. 9.2

Sopprimere il comma 3. 

9.301

Giorgis, Meloni, Parrini, Valente, Zampa

Id. em. 9.2

Sopprimere il comma 3.

9.302

Zampa, Giorgis, Meloni, Parrini, Valente

Ritirato

Sostituire il comma 3 con il seguente:

        "3. Al comma 2, dell'articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, la parola "quindici" è sostituita dalla seguente: "venti."

9.5

Valente, Giorgis, Meloni, Parrini, Zampa

Respinto

Dopo il comma 3, aggiungere il seguente:

        «3-bis. All'articolo 13, comma 2, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, alla lettera b) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: "Nel caso di rifiuto di rinnovo o di revoca o di annullamento del permesso di soggiorno l'espulsione può essere disposta soltanto dopo che siano trascorsi quindici giorni dall'effettiva consegna all'interessato del provvedimento di rifiuto di rinnovo o di revoca o di annullamento disposti per motivi diversi dall'ordine pubblico e dalla sicurezza dello Stato, allorché lo straniero non abbia presentato istanza di accesso ad  un programma di rimpatrio  volontario e assistito o l'istanza sia stata respinta o non abbia i requisiti per soggiornare nel territorio dello Stato ad altro titolo ed entro tale termine  non siano presentati ricorso giurisdizionale contro il provvedimento di rifiuto di rinnovo o di revoca o di annullamento e contestuale istanza di sospensione dell'esecuzione o il giudice abbia rigettato l'istanza cautelare o il ricorso."».

9.0.300

Pirovano, Tosato, Spelgatti, Gasparri, Lisei, Biancofiore

Approvato

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 9-bis

(Disposizioni in materia di delitti commessi nei centri di accoglienza per richiedenti protezione internazionale)

        1. All'articolo 14, comma 7-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, dopo le parole: "all'articolo 10-ter" sono inserite le seguenti: "o in uno dei centri di accoglienza di cui agli art. 9 e 11 del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142 ovvero in una delle strutture di cui all'art. 1-sexies del decreto legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39".»

9.0.301

Pirovano, Tosato, Spelgatti, Gasparri, Lisei, Biancofiore

Approvato

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 9-bis

(Disposizioni in materia di cessazione della protezione internazionale)

        1. Al decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) all'articolo 9, il comma 2-ter è sostituito dal seguente:

        "2-ter. Per l'applicazione del comma 1, lettera d), è rilevante ogni rientro, anche di breve durata, nel Paese di origine, ove non giustificato da gravi e comprovati motivi e per il periodo strettamente necessario.";

            b) all'articolo 15, il comma 2-ter è sostituito dal seguente:

        "2-ter. Ai fini di cui al comma 2, è rilevante ogni rientro, anche di breve durata, nel Paese di origine, ove non giustificato da gravi e comprovati motivi e per il periodo strettamente necessario."».

ARTICOLO 10 DEL DECRETO-LEGGE

Articolo 10.

(Disposizioni per il potenziamento dei centri di permanenza per i rimpatri)

1. All'articolo 19 del decreto-legge 17 febbraio 2017, n. 13, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 aprile 2017, n. 46, dopo il comma 3 è inserito il seguente:

« 3-bis. La realizzazione dei centri di cui al comma 3 è effettuata, fino al 31 dicembre 2025, anche in deroga ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale, fatto salvo il rispetto delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, nonché dei vincoli inderogabili derivanti dall'appartenenza all'Unione europea. Nell'ambito delle procedure per l'ampliamento della rete dei centri di permanenza per i rimpatri di cui all'articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, l'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) assicura, ove richiesto, l'attività di vigilanza collaborativa ai sensi dell'articolo 213, comma 3, lettera h), del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. ».

EMENDAMENTI

10.1

Parrini, Giorgis, Meloni, Valente, Camusso, Zampa

Respinto

Sopprimere l'articolo.

10.2

Cataldi, Maiorino, Bevilacqua, Sironi, Naturale

Id. em. 10.1

Sopprimere l'articolo.

10.3

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Id. em. 10.1

Sopprimere l'articolo.

10.300

Pirovano, Tosato, Spelgatti, Gasparri, Lisei, Biancofiore

V. testo 2

Al comma 1, premettere il seguente:

        «01. All'articolo 14, comma 5 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) al quinto periodo la parola «trenta» e' sostituita dalla seguente: «novanta» e sono soppresse le seguenti parole: «qualora lo straniero sia cittadino  di  un  Paese con cui l'Italia abbia sottoscritto accordi in materia di rimpatri»;

        b) al sesto periodo la parola «trenta» e' sostituita dalla seguente: «quarantacinque » e sono soppresse le seguenti parole: « qualora lo straniero sia cittadino di un Paese con cui l'Italia abbia sottoscritto accordi in materia di rimpatri».»

10.300 (testo 2)

Lisei, Pirovano, Gasparri, Biancofiore

Approvato

Al comma 1, premettere il seguente:

        «01. All'articolo 14, comma 5, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) al quinto periodo le parole "prorogabile per altri trenta giorni" sono sostituite dalle seguenti: "prorogabile per altri quarantacinque giorni";

        b) al sesto periodo le parole "prorogabile per altri trenta giorni" sono sostituite dalle seguenti: "prorogabile per altri quarantacinque giorni".».

10.301

Giorgis, Parrini, Meloni, Valente, Zampa

Respinto

Al comma 1, capoverso "3-bis", sopprimere il primo periodo.

10.302

Cataldi, Maiorino

Ritirato

Al comma 1, capoverso «3-bis», sopprimere il primo periodo.

10.4

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Respinto

Al comma 1, capoverso «3-bis», sopprimere le parole da: «La realizzazione» a: «Unione Europea».

10.303

Giorgis, Parrini, Meloni, Valente, Zampa

Respinto

Al comma 1, capoverso "3-bis", primo periodo, dopo le parole "è effettuata" inserire le seguenti "nel rispetto di adeguati standard igienico-sanitari e abitativi.".

10.304

Cataldi, Maiorino

Ritirato

Al comma 1, capoverso «3-bis», sostituire le parole: "31 dicembre 2025" con le seguenti: "termine dello stato di emergenza".

10.305

Parrini, Giorgis, Meloni, Valente, Zampa

Respinto

Al comma 1, capoverso "3-bis", al primo periodo, sostituire le parole: "31 dicembre 2025" con le seguenti: "31 dicembre 2023".

10.306

Maiorino, Cataldi

Ritirato

Al comma 1, capoverso 3-bis,sostituire le parole: "31 dicembre 2025" con le seguenti: "31 dicembre 2024".

10.307

Maiorino, Cataldi

Ritirato

Al comma 1, capoverso 3-bis, sopprimere le parole: "anche in deroga ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale,".

10.308

Valente, Parrini, Giorgis, Meloni, Zampa

Ritirato

Al comma 1, capoverso "3-bis", al primo periodo, sostituire le parole "anche in deroga ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale, fatto salvo il rispetto delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, nonché dei vincoli inderogabili derivanti dall'appartenenza all'Unione europea." con le seguenti "nel rispetto della normativa vigente in materia, delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, nonché dei vincoli inderogabili derivanti dall'appartenenza all'Unione europea."

10.309

Zampa, Valente, Parrini, Giorgis, Meloni

Respinto

Al comma 1, capoverso "3-bis", al primo periodo, sostituire le parole "anche in deroga ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale, fatto salvo il rispetto" con le seguenti "nel rispetto".

10.5

Di Girolamo, Cataldi, Maiorino, Bevilacqua, Sironi, Naturale

Respinto

Al comma 1, capoverso 3-bis, dopo le parole: «n. 159,»  inserire le seguenti: «i principi generali dell'ordinamento giuridico in materia di tutela della salute, dell'ambiente, della sicurezza,».

10.6

Sironi, Maiorino, Cataldi, Bevilacqua, Naturale

Respinto

Al comma 1, capoverso 3-bis, dopo le parole: «nonché dei vincoli inderogabili derivanti dall'appartenenza all'Unione europea,» aggiungere le seguenti: «e delle norme in materia ambientale di cui al Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e quelle del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42».

10.310

Giorgis, Parrini, Meloni, Valente, Zampa

Respinto

Al comma 1, capoverso "3-bis", dopo il primo periodo inserire il seguente: "I centri di cui al presente comma garantiscono condizioni di trattenimento che assicurino il rispetto della dignità della persona."

10.311

Parrini, Giorgis, Meloni, Valente, Zampa

Ritirato

Al comma 1, capoverso "3-bis", dopo il primo periodo inserire il seguente: "Agli stranieri presenti nei centri di cui al presente comma è in ogni caso assicurato il pieno rispetto dei diritti fondamentali, ivi compreso il diritto alla salute. A tal fine, nei punti di crisi di cui al comma 1 e nelle strutture di cui al primo periodo è assicurata la presenza di medici e di personale sanitario.".

10.312

Cataldi, Maiorino

Ritirato

Al comma 1," capoverso 3-bis", secondo periodo, sostituire le parole "per l'ampliamento della rete dei" con la seguente "inerenti i"

10.7

Cataldi, Maiorino, Bevilacqua, Sironi, Naturale

Respinto

Al comma 1, capoverso 3-bis, ultimo periodo, sostituire le parole da: «assicura» fino alla fine del periodo, con le seguenti: «vigila ai sensi dell'articolo 213, comma 3, lettera g), del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.».

10.8

Maiorino, Cataldi, Bevilacqua, Sironi, Naturale

Respinto

Al comma 1, capoverso 3-bis, ultimo periodo, sopprimere le parole: «ove richiesto».

10.313

Maiorino, Cataldi

Ritirato

Al comma 1, capoverso 3-bis, ultimo periodo, sostituire le parole: ", ove richiesto," con le seguenti: "d'ufficio".

10.314

Maiorino, Cataldi

Ritirato

Al comma 1, capoverso 3-bis,ultimo periodo, sostituire le parole: ", ove richiesto," con le seguenti: ", previa richiesta, ".

10.315

Giorgis, Parrini, Meloni, Valente, Zampa

Ritirato

Al comma 1, capoverso "3-bis", aggiungere, in fine, il seguente periodo: "I centri di cui al presente comma garantiscono adeguati standard igienico-sanitari e abitativi.".

10.316

Valente, Giorgis, Parrini, Meloni, Zampa

Ritirato

Al comma 1, capoverso "3-bis", aggiungere, in fine, il seguente periodo: "Nei centri di cui al presente comma è in ogni caso assicurato il pieno rispetto dei diritti fondamentali. A tal fine, è assicurata la presenza di personale adeguatamente formato all'accoglienza e all'assistenza delle donne vittime di violenza.".

10.317

Zampa, Giorgis, Parrini, Meloni, Valente

Ritirato

Al comma 1, capoverso "3-bis", aggiungere, in fine, il seguente periodo: "Nei centri di cui al presente comma è in ogni caso assicurato il pieno rispetto dei diritti fondamentali. A tal fine, è assicurata la presenza di psicologi specializzati nel trattamento dei disturbi post-traumatici.".

10.0.300

Lisei, Pirovano, Gasparri, Biancofiore

V. testo 2

Dopo l'articolo inserire il seguente:

Art. 10-bis.

(Estensione della durata massima del trattenimento dello straniero nei Centri di permanenza per il rimpatrio)

        1. All'articolo 14, comma 5 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, il quinto periodo è sostituito dal seguente:

        "in ogni caso il periodo massimo di trattamento dello straniero all'interno del centro di permanenza per i rimpatri non può essere superiore a novanta giorni prorogabile per altri trenta giorni, e prorogabile di ulteriori trenta giorni solo se necessitati da motivate ragioni di ufficio."

10.0.300 (testo 2)

Lisei, Pirovano, Gasparri, Biancofiore

Id. em. 10.300 (testo 2)

Al comma 1, premettere il seguente:

        «01. All'articolo 14, comma 5, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) al quinto periodo le parole "prorogabile per altri trenta giorni" sono sostituite dalle seguenti: "prorogabile per altri quarantacinque giorni";

        b) al sesto periodo le parole "prorogabile per altri trenta giorni" sono sostituite dalle seguenti: "prorogabile per altri quarantacinque giorni".».

ARTICOLO 11 DEL DECRETO-LEGGE

Articolo 11.

(Clausola di invarianza finanziaria)

1. Dalle disposizioni del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

2. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti previsti dal presente decreto con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

EMENDAMENTO

11.1

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni

Ritirato

Al comma 1, prima delle parole: «Dalle disposizioni del presente decreto» premettere le seguenti: «Fatto salvo quanto disposto in fase di conversione in legge».

ARTICOLO 12 DEL DECRETO-LEGGE

Articolo 12.

(Entrata in vigore)

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

PROPOSTE DI COORDINAMENTO

COORD. 1

Balboni

Approvata

 Al testo del decreto-legge apportare  le seguenti modificazioni:

        all'articolo 1:

             al comma 1, dopo la parola: «stagionale» è inserito il segno di interpunzione: «,» e la parola: «decreto-legislativo» è sostituita dalle seguenti: «testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo»;

             al comma 2, le parole: «al Parlamento» sono sostituite dalle seguenti: «alle Camere»;

             al comma 3, la parola: «decreto-legislativo» è sostituita dalle seguenti: «testo unico di cui al decreto legislativo»;

             al comma 4, la parola: «triennio» è sostituita dalle seguenti: «triennio 2023-2025»;

        all'articolo 2:

             la numerazione: «5.0.1», ovunque ricorre, è sostituita dalla seguente: «5.01»;

             al comma 1:

                     all'alinea, la parola: «decreto-legislativo» è sostituita dalle seguenti: «testo unico di cui al decreto legislativo»;

                     alla lettera a):

                            al numero 2), le parole: «della questura» sono sostituite dalle seguenti: «dalla questura»;

                            al numero 3), capoverso 5.0.1, la parola: «disposizione.".» è sostituita dalla seguente: «disposizione";»;

                            al numero 4), capoverso 5-quater, la parola: «consegue» è sostituita dalla seguente: «conseguono» e le parole: «permesso di soggiorno.".» sono sostituite dalle seguenti: «permesso di soggiorno";»;

                            al numero 5), capoverso 6-bis, la parola: «nazionale.".» è sostituita dalla seguente: «nazionale";»;

                     alla lettera b), la parola: «6-bis.".» è sostituita dalla seguente: «6-bis";»;

                     alla lettera c), capoverso Art. 24-bis:

                            al comma 1, dopo le parole: «comma 8, del» sono inserite le seguenti: «regolamento di cui al» e dopo le parole: «previsto al comma 4» sono inserite le seguenti: «del presente articolo»;

                            al comma 2, le parole: «presente decreto legislativo» sono sostituite dalle seguenti: «presente testo unico»;

        all'articolo 3:

                 al comma 1:

                         all'alinea, le parole: «del decreto» sono sostituite dalle seguenti: «del testo unico di cui al decreto»;

                         alla lettera c), capoverso 2-bis, al terzo periodo, le parole: «corredata dalla» sono sostituite dalle seguenti: «corredata della» e, al quarto periodo, la parola: «consegue» è sostituita dalla seguente: «conseguono»;

                         alla lettera e), capoverso 4-bis, la parola: «in-house» è sostituita dalle seguenti: «in house»;

                  al comma 2, le parole: «del decreto» sono sostituite dalle seguenti: «del testo unico di cui al decreto»;

        all'articolo 4:

                 al comma 1, all'alinea, le parole: «del decreto» sono sostituite dalle seguenti: «del testo unico di cui al decreto»;

        all'articolo 5:

                 al comma 2:

                       all'alinea, le parole: «L'articolo 1, comma 4-quatersono sostituite dalle seguenti: «Il comma 4-quater dell'articolo 1»;

                       al capoverso 4-quater, la parola: «CCNI» è sostituita dalle seguenti: «contratto collettivo nazionale integrativo del personale», le parole: «CCNL comparto funzioni centrali 2019/2021» sono sostituite dalle seguenti: «contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del comparto Funzioni centrali per il triennio 2019-2021» e le parole: «è agente» sono sostituite dalle seguenti: «ha qualifica di agente»;

        all'articolo 6:

                  al comma 1, le parole: «decreto legislativo 25 luglio 1998» sono sostituite dalle seguenti: «testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998»;

                  al comma 3, le parole: «decreto legislativo 18 aprile 2016» sono sostituite dalle seguenti: «codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016»;

                  al comma 4, dopo la parola: «contratto» sono inserite le seguenti: «di cui al comma 1»;

        all'articolo 7:

                  al comma 1, le parole: «del decreto» sono sostituite dalle seguenti: «del testo unico di cui al decreto»;

                  al comma 3, le parole: «in motivi di lavoro» sono sostituite dalle seguenti: «in permesso di soggiorno per motivi di lavoro,»;

        all'articolo 8:

                  al comma 1:

                         all'alinea, le parole: «Al decreto» sono sostituite dalle seguenti: «Al testo unico di cui al decreto»;

                        alla lettera a), le parole: «comma 1» sono sostituite dalle seguenti: «al comma 1» e le parole: «al comma 3» sono sostituite dalle seguenti: «, al comma 3, alinea,»;

                  al comma 2, dopo le parole: «e 12-bis» il segno di interpunzione: «,» è soppresso;

                  al comma 3, dopo le parole: «e 12-bis» il segno di interpunzione: «,» è soppresso;

                  al comma 4, le parole: «n. 7-bissono sostituite dalle seguenti: «numero 7-bis)»;

        all'articolo 9:

                  al comma 1, le parole: «si trovi in un paese terzo» sono sostituite dalle seguenti: «si trova in un Paese terzo»;

                  al comma 2, le parole: «del decreto» sono sostituite dalle seguenti: «del testo unico di cui al decreto»;

                  al comma 3, le parole: «del decreto» sono sostituite dalle seguenti: «del regolamento di cui al decreto»;

        all'articolo 10:

                 al comma 1, capoverso 3-bis, dopo le parole: «comma 1, del» sono inserite le seguenti: «testo unico di cui al» e dopo le parole: «lettera h), del» sono inserite le seguenti: «codice dei contratti pubblici, di cui al».

COORD. 2

Balboni

Approvata

All'emendamento 5.0.100

      al capoverso Art. 5-ter:

          al comma 1, lettera c), capoverso 1-quater, sostituire le parole: «dal servizio centrale, di cui al comma 5,» con le seguenti: «dal servizio centrale di cui al comma 4»;

          al comma 2, lettera b), numero 2), capoverso 1-bis, sostituire le parole: «Il richiedente che rientra nelle categorie di cui all'articolo 17» con le seguenti: «Il richiedente che si trova in una delle specifiche situazioni di cui all'articolo 17»;

          al comma 4, sostituire le parole: «e successive modificazioni e integrazioni» con le seguenti: «come modificato dal comma 1 del presente articolo»;

        all'emendamento 6.0.100

          al comma 3, sostituire le parole: «sistema sanitario regionale della Regione siciliana» con le seguenti: «servizio sanitario regionale della Regione siciliana»;

        all'emendamento 7.0.100

      al capoverso art. 7-ter, comma 1:

      alla lettera d), sostituire le parole: «all'articolo 35, comma 1, il primo periodo è sostituito dal seguente:» con le seguenti: «all'articolo 35, il comma 1, è sostituito dal seguente: "1.»;

        all'emendamento 7.0.200

          al comma 1, sostituire le parole: «pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto» con le seguenti: «pendenti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto» e sopprimere il comma 10;

          al comma 3, dopo le parole: «alla Commissione territoriale» inserire le seguenti: «che ha adottato l''atto impugnato».

MOZIONI

(1-00039) (04 aprile 2023)

Boccia, Barbara Floridia, Paita, Unterberger, De Cristofaro. -

Approvata

            Il Senato,

                    premesso che:

            il 13 ottobre 2022, primo giorno della XIX Legislatura, la senatrice Segre, Presidente provvisorio ai sensi dell'articolo 2, comma 1, del Regolamento del Senato, nel discorso di apertura ha detto: "Le grandi Nazioni (...) dimostrano di essere tali anche riconoscendosi coralmente nelle festività civili, ritrovandosi affratellate attorno alle ricorrenze scolpite nel grande libro della storia patria. Perché non dovrebbe essere così per il popolo italiano? Perché mai dovrebbero essere vissute come date divisive, anziché con autentico spirito repubblicano, il 25 aprile, festa della liberazione, il 1° maggio, festa del lavoro, il 2 giugno, festa della Repubblica? Anche su questo tema della piena condivisione delle feste nazionali, delle date che scandiscono un patto tra le generazioni, tra memoria e futuro, grande potrebbe essere il valore dell'esempio, di gesti nuovi e magari inattesi";

            affinché le "date che scandiscono un patto tra le generazioni, tra memoria e futuro" siano davvero oggetto di condivisione, di riflessione, di monito e di insegnamento, non solo per i giovani, ma per tutti i cittadini, è necessario che le Istituzioni in primis si adoperino per la trasmissione della conoscenza della storia, frutto del rigore della ricostruzione storica unitaria e condivisa,

            impegna il Senato ad adottare le iniziative necessarie affinché le commemorazioni delle date fondative della nostra storia antifascista si svolgano nel rispetto della verità storica condivisa e possano, solo così, essere terreno fertile per il mantenimento e la costruzione di un'identità collettiva e del senso di appartenenza a una comunità.

(1-00044) (19 aprile 2023)

Malan, Romeo, Ronzulli, Biancofiore, Speranzon, Lotito. -

Approvata

            Il Senato,

                    premesso che:

            nel suo messaggio agli italiani del 31 dicembre 2021 il Presidente della Repubblica ha ricordato che "è la Costituzione il fondamento, saldo e vigoroso, della unità nazionale. Lo sono i suoi principi e i suoi valori che vanno vissuti dagli attori politici e sociali e da tutti i cittadini";

            pochi giorni fa, giovedì 13 aprile, il Senato, attraverso gli interventi su argomenti non all'ordine del giorno di tre senatori di diversi gruppi e del Presidente, ha ricordato con commozione i tragici fatti del 16 aprile 1973 a Primavalle, nel contesto della diffusa violenza politica di quegli anni, con il comune auspicio che mai abbia a ripetersi una simile stagione;

            richiamandosi alla risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre 2019 sull'importanza della memoria europea per il futuro dell'Europa e in particolare alla "posizione unanime" in essa espressa "contro ogni potere totalitario, a prescindere da qualunque ideologia", e segnatamente contro il nazismo, il fascismo, il comunismo,

            riconosce l'importanza delle date che ricordano momenti fondamentali della storia dell'Italia unita, libera e democratica: il 25 aprile, festa della liberazione, il 1° maggio, festa del lavoro, il 2 giugno, nascita della Repubblica e elezione dell'Assemblea costituente, il 17 marzo, proclamazione del Regno d'Italia, il 4 novembre, festa dell'unità d'Italia e delle forze armate, e di altre in memoria di pagine particolarmente significative come il 27 gennaio, giornata internazionale in memoria delle vittime della Shoah, il 10 febbraio, giorno del ricordo in memoria dei massacri delle foibe e dell'esodo giuliano dalmata, il 18 aprile, quando gli elettori italiani collocarono la nostra nazione nel mondo libero e democratico, il 9 novembre "giorno della libertà", quale ricorrenza dell'abbattimento del muro di Berlino,

            si impegna, auspicando la collaborazione di tutte le istituzioni e di tutte le forze politiche, ad adottare le opportune iniziative perché le pubbliche commemorazioni degli avvenimenti della storia italiana ed europea si svolgano nel rispetto della dovuta accuratezza storica, senza trarne occasione per attacchi ad avversari che pure si riconoscono nei principi, nei valori e nel dettato costituzionale, affinché tali eventi rappresentino momenti di effettiva condivisione e partecipazione di tutte le componenti politiche e culturali che si riconoscono nei valori della libertà e della democrazia, e rafforzino i sentimenti di unità nazionale, di inclusione, di perseguimento del bene comune e, ove necessario, di riconciliazione.

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO

Interrogazione sull'agenda del G7 in merito ad Africa e Paesi dell'Indo-Pacifico

(3-00366) (19 aprile 2023)

Ronzulli, Damiani, Fazzone, Gasparri, Lotito, Occhiuto, Paroli, Rosso, Silvestro, Ternullo, Zanettin. - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale -

                    Premesso che:

            si è appena conclusa a Karuizawa la riunione dei Ministri degli esteri del G7, organizzata dalla presidenza giapponese;

            nel comunicato finale si riafferma l'impegno del G7 e della UE ad affrontare le sfide globali (inclusi il cambiamento climatico, la salute, la sicurezza alimentare ed energetica, la migrazione irregolare); a sostenere e rafforzare l'ordine internazionale libero e aperto, basato sullo stato di diritto; a promuovere una pace comprensiva, giusta e durevole in Ucraina, in linea con la Carta ONU; a rafforzare la cooperazione con i partner nell'Indo-Pacifico, in Medio Oriente, Africa, Asia centrale, America latina e Caraibi;

            l'aggressione russa all'Ucraina continua a richiedere un costante impegno del G7 su molteplici fronti, ad esempio nel sostegno alla resilienza ucraina; nella promozione di una soluzione pacifica del conflitto in linea con la risoluzione A/RES/ES-11/6 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite; nonché nella futura ricostruzione nel Paese;

            l'importanza del continente africano, relativamente al quale l'Italia ha guidato la discussione, e la gravità delle crisi in corso in Sudan e Tunisia, fanno emergere l'esigenza per il G7 di assumere un ruolo maggiormente incisivo nelle questioni legate allo sviluppo del continente, rafforzando il partenariato con l'Africa;

            è necessario preservare il carattere libero e aperto dell'Indo-Pacifico, agendo insieme all'ASEAN e agli altri partner nella regione, secondo principi condivisi improntati alla risoluzione pacifica delle dispute, nonché alla tutela dell'integrità territoriale, delle libertà fondamentali e dei diritti umani,

            si chiede di sapere quali siano gli esiti della riunione e quali iniziative abbia intenzione di intraprendere il Ministro in indirizzo per favorire un rafforzamento del partenariato G7-Africa e della collaborazione con i Paesi asiatici, continuando ad assicurare, nell'agenda del G7, la centralità del continente africano e dell'Indo-Pacifico nei processi decisionali relativi alle sfide globali, anche in vista della presidenza italiana del 2024.

Interrogazione sulle esportazioni di armi ed attrezzature militari verso l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi

(3-00368) (19 aprile 2023)

Ettore Antonio Licheri. - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale -

            Premesso che il comunicato stampa del Consiglio dei ministri n. 29, tenutosi in data 17 aprile 2023, riferisce che: "Il 5 agosto 2021, il Consiglio dei ministri ha avuto conferma dall'allora Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, d'intesa con il Parlamento, dopo un'indagine conoscitiva della Commissione affari esteri e comunitari della Camera, del fatto che l'impegno militare degli Emirati Arabi Uniti in Yemen era cessato. In seguito, lo scenario ha continuato a evolversi positivamente: da aprile 2022 le attività militari in Yemen sono rallentate e circoscritte e l'attività diplomatica ha avuto una importante accelerazione. L'impegno degli Emirati Arabi Uniti con altri attori regionali ha fatto progressi. Tra il 2015 e il 2021 gli Emirati hanno stanziato 5,5 miliardi di euro per la stabilizzazione e ricostruzione dello Yemen, impegno che è continuato nel 2022 con 500 milioni di euro e ancora nel novembre scorso, con Fondo monetario internazionale e Arab Monetary Fund, con un impegno di 1,5 miliardi di dollari in tre anni. Considerati i nuovi elementi, il Consiglio dei ministri oggi, dopo aver ascoltato una dettagliata relazione del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, ha dato attuazione a quanto stabilito dal precedente Governo, e dunque attesta che l'esportazione di materiale d'armamento negli Emirati Arabi Uniti non ricade più tra i divieti stabiliti dall'art. 1, commi 5 e 6, della legge 9 luglio 1990, n. 185";

                    considerato che:

            il Governo italiano aveva adottato, a fine luglio 2019, gli atti necessari per consentire all'Autorità nazionale per le autorizzazioni dei materiali di armamento (UAMA) la sospensione di tutte le licenze relative all'esportazione di bombe d'aereo e loro componenti che potevano essere utilizzate dall'Arabia saudita o dagli Emirati arabi uniti nel conflitto in Yemen;

            nel mese di dicembre 2020 la III Commissione permanente (Affari esteri e comunitari) della Camera dei deputati ha votato una risoluzione sulla drammatica situazione dello Yemen. Nel testo votato dalla maggioranza, oltre a una ricostruzione della situazione dell'epoca e delle precedenti decisioni prese dal Parlamento italiano, venivano date importanti e precise indicazioni al Governo: "ad adottare gli atti necessari per revocare le licenze in essere, relative alle esportazioni verso i Paesi dell'Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti di bombe d'aereo e missili, che possono essere utilizzate per colpire la popolazione civile, e della loro componentistica; a mantenere la sospensione della concessione di nuove licenze per i medesimi materiali e Paesi e a valutare la possibilità di estendere tale sospensione anche ad altre tipologie di armamenti, sino a quando non vi saranno sviluppi concreti nel processo di pace; a valutare la possibilità di adottare mirate misure sospensive nei confronti di ogni altro Paese attivamente coinvolto nel conflitto in Yemen; a proseguire, con i partner internazionali, nell'azione umanitaria coordinata sotto la guida delle Nazioni Unite per alleviare le sofferenze della popolazione e a valutare la possibilità di ulteriori iniziative in ambito umanitario e sanitario a sostegno del Piano di risposta umanitario delle Nazioni Unite alla crisi dello Yemen; ad operare uno sforzo politico e diplomatico in sede multilaterale per rilanciare il processo politico e raggiungere una soluzione diplomatica e multilaterale del conflitto in corso in Yemen, attraverso un maggiore sostegno dei negoziati di pace sotto l'egida delle Nazioni Unite e dell'Inviato Speciale per lo Yemen Martin Griffiths e di un intervento immediato per garantire il cessate il fuoco, come più volte auspicato dallo stesso; a sostenere in sede di Consiglio dell'Unione europea ogni iniziativa politica volta anche a rafforzare le capacità degli Stati membri di continuare ad attuare procedure rigorose per monitorare il rispetto degli embarghi sulle armi da parte di tutti gli Stati membri; a sostenere, anche nel ruolo di membro eletto del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, la prosecuzione di indagini efficaci e indipendenti sulle violazioni e sui crimini commessi in Yemen dalle parti in conflitto";

            valutato che:

            a livello eurocomunitario, si sono susseguiti molteplici atti di indirizzo in cui è stata ribadita la linea politica contenuta nella citata risoluzione della Commissione Esteri, volta ad esortare tutti gli Stati membri ad astenersi dal vendere armi ed attrezzature militari all'Arabia saudita e agli Emirati arabi, al contempo ribadendo la necessità di introdurre un divieto a livello europeo di vendita, esportazione, aggiornamento e manutenzione di qualsiasi forma di equipaggiamento di sicurezza ad Arabia saudita ed Emirati arabi;

            a settembre 2021, con la risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione umanitaria e politica nello Yemen, viene segnalata la sistematica persecuzione dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti, degli avvocati e degli insegnanti che si esprimono su questioni di politica e di diritti umani, nonché l'intensificazione della repressione della libertà di associazione, riunione ed espressioni. Tali ragioni giustificano "tutti gli Stati Membri a sospendere la vendita e le esportazioni di tecnologie e di sorveglianza negli Emirati", non trattandosi solo di materiale atto ad offendere, bensì di qualsiasi strumento utile alla repressione interna;

            la decisione assunta dal Governo nel citato Consiglio dei ministri n. 29, pertanto, si pone in controtendenza rispetto a quanto affermato a livello sia nazionale che comunitario, e fa sì che lo Stato italiano si distanzi dalle iniziative precedentemente intraprese e, anziché essere protagonista di una iniziativa a livello europeo volta ad un embargo completo su tutti i sistemi d'arma verso gli attori coinvolti nel conflitto e verso i Paesi che commettono violazioni di diritti umani o addirittura crimini di guerra, ne faciliti la diffusione,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda rendere noti nel dettaglio gli elementi che hanno contribuito alla decisione presa in sede di Consiglio dei ministri, evidentemente in controtendenza rispetto agli indirizzi assunti in precedenza relativamente all'astensione dal vendere armi ed attrezzature militari all'Arabia saudita e agli Emirati arabi.

Interrogazione sui riflessi internazionali del caso di Artem Uss

(3-00363) (19 aprile 2023)

Alfieri, Boccia, Enrico Borghi. - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale -

                    Premesso che:

            in data 22 marzo 2023, Artem Uss, l'imprenditore russo figlio del governatore della regione di Krasnojarsk ed esponente politico del partito "Russia unita", è evaso dagli arresti domiciliari a Basiglio, nel sud di Milano;

            l'imprenditore era stato fermato all'aeroporto di Milano Malpensa in ottemperanza a un mandato di cattura degli Stati Uniti, mentre stava per imbarcarsi su un volo per Istanbul. Negli Stati Uniti, infatti, è accusato di numerosi reati: violazione dell'embargo nei confronti del Venezuela, contrabbando di petrolio verso Cina e Russia, frode bancaria, riciclaggio e, soprattutto, contrabbando di tecnologie militari dagli Stati Uniti verso la Russia;

            in data 11 novembre 2022 gli Stati Uniti hanno avanzato la richiesta di estradizione, pertanto si è avviato il normale iter giudiziario che prevede che siano la Corte d'appello prima e la Corte di cassazione poi a pronunciarsi in merito all'estradizione;

            secondo quanto ricostruito da diversi organi di stampa, in data 19 ottobre 2022, due giorni dopo il fermo, il procuratore di New York ha inviato al Ministero della giustizia una nota con la quale si avvertiva "dell'altissimo pericolo di fuga" del detenuto, esortando dunque i colleghi italiani a tenerlo in carcere a Busto Arsizio fino all'estradizione;

            in data 25 novembre la Corte d'appello di Milano in camera di consiglio ha stabilito gli arresti domiciliari in sostituzione della custodia cautelare in carcere per Artem Uss, disponendo l'utilizzo delle procedure di controllo mediante i mezzi elettronici di cui all'articolo 275-bis del codice di procedura penale, il braccialetto elettronico;

            a seguito della decisione della Corte d'appello di Milano le autorità statunitensi avrebbero inviato una nuova nota, indirizzata al direttore della Cooperazione giudiziaria del Ministero. In particolare, nella lettera si evidenzia che "Dato l'altissimo rischio di fuga che Uss presenta esortiamo le autorità italiane a prendere tutte le misure possibili per disporre nei confronti di Uss la misura della custodia cautelare per l'intera durata del processo di estradizione";

            occorre evidenziare come il presidente della Corte d'appello di Milano, Giuseppe Ondei, abbia chiarito come ai sensi del comma 1 dell'articolo 714 del codice di procedura penale in ogni tempo la persona della quale è domandata l'estradizione possa essere sottoposta, a richiesta del Ministro della giustizia, a misure coercitive;

                    considerato che:

            secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, la nota con la quale il Dipartimento di giustizia statunitense chiedeva all'Italia di non concedere i domiciliari Uss visto l'alto rischio di fuga sarebbe stata inviata al Ministero della giustizia in data 29 novembre; tuttavia tale nota sarebbe stata inoltrata alla Corte d'appello di Milano solo il 19 dicembre, dunque 20 giorni dopo la ricezione;

            si aggiunga che, una volta saputo degli arresti domiciliari, le autorità statunitensi avrebbero prontamente chiesto il sequestro dei telefoni; anche tale richiesta, sempre secondo quanto riportato dai predetti organi di stampa, sarebbe stata inviata con un notevole ritardo: la Procura di Milano, infatti, l'avrebbe ricevuta solo in data 17 febbraio. Artem Uss dunque avrebbe goduto della libertà di utilizzo dei suoi dispositivi telefonici per un notevole lasso di tempo, stante la mancata conoscenza da parte della Procura di Milano della richiesta inviata dalle autorità statunitensi;

            considerato, infine, che:

            la brutale aggressione russa ha inflitto all'Ucraina e alla sua popolazione immani sofferenze e devastazioni e ha trascinato il continente europeo in un conflitto che sta assumendo sempre più dimensioni globali, con preoccupanti ripercussioni anche in Medio Oriente e in Nord Africa, con il rischio di un contagio del conflitto;

            la fuga di Artem Uss, uomo molto vicino al presidente Vladimir Putin, mina la credibilità dell'Italia di fronte ad un alleato storico quale gli Stati Uniti oltre che all'intera comunità internazionale vista la particolare congiuntura che il nostro Paese e i suoi Paesi partner si trovano a vivere proprio a seguito del conflitto ucraino,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga che tale fuga, alla luce delle ripetute note di allarme inviate all'Italia dalle autorità statunitensi cadute nel vuoto, mini la credibilità del nostro Paese nei rapporti con gli Stati Uniti e in generale di fronte all'intera comunità internazionale.

Interrogazione sulle modalità di svolgimento dei giochi olimpici di Milano-Cortina del 2026 in un'ottica di sostenibilità ambientale

(3-00367) (19 aprile 2023)

Aurora Floridia. - Al Ministro per lo sport e i giovani -

                    Premesso che:

            la crisi siccitosa che attanaglia il Nord Italia non risparmia nemmeno l'area delle Dolomiti: la carenza d'acqua provoca grandi difficoltà, in particolare nella provincia di Belluno, dove ARPA Veneto nel suo "Rapporto sulla risorsa idrica in Veneto", aggiornato al 31 gennaio 2023, parla di situazione grave nel Bellunese, a causa di precipitazioni al di sotto della media storica e della scarsa presenza di neve. È un quadro preoccupante, in una provincia servita da un acquedotto che perde circa il 70 per cento dell'acqua captata dalle sorgenti;

            il rifacimento della pista da bob di Cortina "Eugenio Monti", per l'edizione dei giochi olimpici e paralimpici invernali 2026, dal costo stimato di circa 120 milioni di euro lordi, comporterà la deforestazione di un'area stimata di 20.000 metri quadrati con l'abbattimento di 200 larici storici, conseguente impoverimento del suolo e un rischio di permeabilità del terreno;

            inoltre, in un primo momento, risulta all'interrogante che per il funzionamento della futura pista da bob si prevedesse il prelievo di acqua dal Boite, un corso d'acqua di carattere torrentizio affluente destro del fiume Piave, ma, viste le complicazioni dovute alla sua limitata portata idrica, spesso ghiacciata, si è conseguentemente deciso di ricorrere al prelievo di oltre 3.000 metri cubi di acqua dall'acquedotto comunale per la formazione del ghiaccio necessario alla pista Eugenio Monti, in un territorio già sofferente dal punto di vista idrico;

                    considerato che:

            l'acquedotto in questione risulta spesso in condizioni critiche nei periodi di grande affluenza turistica, e, in ragione dell'imponente picco di arrivi durante l'edizione italiana dei giochi olimpici e paralimpici invernali del 2026, sono prevedibili effetti negativi sul sistema idrico locale;

            è evidente che la pista risulterà avere un enorme impatto dal punto di vista economico, ma soprattutto dal punto di vista ambientale, nonostante gli iniziali proclami su una edizione dei giochi olimpici all'insegna della sostenibilità,

            si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire che l'enorme consumo di acqua necessario al funzionamento della pista da bob di Cortina non comprometta le risorse idriche a servizio dei cittadini e se l'argomento sia all'ordine del giorno della cabina di regia e del commissario straordinario nazionale, come previsto nel cosiddetto decreto siccità approvato recentemente dal Consiglio dei ministri.

Interrogazione sulle iniziative per la prevenzione della discriminazione e della violenza in ambito sportivo

(3-00360) (19 aprile 2023)

Paita, Sbrollini, Versace, Fregolent. - Al Ministro per lo sport e i giovani -

                    Premesso che:

            secondo l'Osservatorio nazionale contro le discriminazioni nello sport, più del 40 per cento dei casi di discriminazione e violenza verbale fa riferimento alle origini delle vittime, mentre nel 37,9 per cento dei casi esse fanno riferimento ai loro tratti somatici, sempre a forte connotazione xenofoba e razzista;

            del tutto frequenti sono anche gli insulti sessisti rivolti alle arbitre che, grazie alle più recenti conquiste sul piano dell'eguaglianza di genere, sempre più numerose e di frequente si trovano a dirigere competizioni sportive;

            nel 74 per cento dei casi documentati, la discriminazione avviene nell'ambito dello sport professionistico e dilettantistico di alto e medio livello, anche se ciò non deve far ritenere che il fenomeno non riguardi anche gli altri livelli sportivi, per i quali la carenza di dati e rilevamenti appare determinante;

            i principali attori di fenomeni discriminatori sono i gruppi di tifosi (36,5 per cento dei casi), subito seguiti dagli stessi sportivi (31,8 per cento), a conferma che per estirpare fenomeni denigratori e discriminatori occorre agire tanto sul piano della tifoseria che su quello degli atleti, chiamando in causa direttamente le società sportive di riferimento;

            per realizzare un percorso di inclusione e contrasto al razzismo e a qualsiasi forma violenza all'interno degli stadi appare infatti indispensabile coinvolgere direttamente le società sportive, realizzando una cooperazione e una collaborazione tra pubblico e privato che possa contribuire a conseguire al più presto gli obiettivi di eradicazione di fenomeni tanto odiosi quanto stigmatizzabili;

            le società di calcio sono tra le prime che, sulla base di un'azione coordinata, devono adoperarsi per individuare e segnalare gli autori di atti violenti e discriminatori, nonché per promuovere la cultura dello sport e dei suoi valori di riferimento, posto che la quasi totalità delle discriminazioni sportive registrate (78,7 per cento) avviene negli stadi di calcio;

            per quanto riguarda gli episodi di violenza, infatti, solo nella stagione 2021-2022 si sono registrati 113 scontri fra tifoserie, 9 aggressioni dirette alle forze dell'ordine e numerosissimi incidenti nei luoghi adiacenti agli impianti sportivi e alle vie di trasporto dei tifosi, che spesso diventano teatro di vere e proprie guerriglie: scenari, tutti, che negano il valore dello sport e allontanano famiglie e appassionati dagli eventi;

            la violenza, in tutte le sue forme, trova terreno fertile nell'ignoranza, nella mancanza di cultura e del rispetto per il prossimo e per la comunità in cui si vive: proprio per questo iniziative di tipo culturale, inclusive e volte a trasmettere i valori irrinunciabili di ogni sportivo devono trovare spazio e priorità all'interno dei programmi e delle strategie delle società sportive;

            occorre ricordare che partecipare a un evento sportivo, prendendovi parte o tifando, non significa accedere a un ordinamento tribale votato all'esclusione dell'altro, alla violenza, alla denigrazione dell'avversario, ma al contrario significa condivisione di valori, sana competizione volta a misurarsi, passione, divertimento e momento di socialità in cui parte della comunità compartecipa delle gioie e delle delusioni che lo sport può regalare, facendo sentire il singolo parte di qualcosa di più complesso e articolato;

            ripensare gli stadi sportivi in quest'ottica, prendendo spunto anche dal modello e dall'approccio adottato in Inghilterra su questo piano, necessita di un'azione condivisa, partecipata e coordinata, che possa restituire l'evento sportivo e gli stadi ai più piccoli, ai giovani, alle famiglie e a tutti gli appassionati che non vivono lo sport in maniera tossica e nociva, ma come la naturale occasione ricreativa e di sviluppo delle relazioni sociali,

            si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per avviare un percorso coordinato di contrasto ai fenomeni discriminatori e di violenza negli stadi attraverso il coinvolgimento delle società sportive e degli stessi atleti, al fine di riportare lo sport, la sua cultura e i suoi valori di riferimento al centro delle competizioni, restituendo gli stadi agli appassionati, alle famiglie, ai giovani e ai bambini che intendono vivere lo sport come momento di socialità, condivisione e divertimento e non come il teatro di atti di violenza e discriminazione.

Interrogazione sui programmi di realizzazione e riqualificazione di impianti sportivi

(3-00365) (19 aprile 2023)

Marti, Romeo, Paganella. - Al Ministro per lo sport e i giovani -

                    Premesso che:

            il piano nazionale di ripresa e resilienza individua nello sport uno strumento importante di inclusione e coesione sociale, tanto più in contesti urbani ove esistono situazioni di grave disagio giovanile, e per questo destina risorse per interventi di costruzione e riqualificazione di impianti sportivi attraverso appositi bandi a favore dei Comuni;

            con particolare riferimento a uno degli strumenti più efficaci delle politiche pubbliche governative in tema di sport, ossia il bando Sport e periferie, è stato segnalato da più parti come i termini per assumere le obbligazioni giuridicamente vincolanti (OGV) a gravare sui fondi FSC del settennato 2014-2020, per quanto riguarda il piano sviluppo e coesione della Presidenza del Consiglio, Dipartimento per lo sport, di cui alla delibera CIPESS del 29 aprile 2021, n. 11, risultano però troppo stringenti. Infatti numerosi soggetti beneficiari (Comuni di piccole dimensioni siti in zone a forte disagio socio-economico) hanno accumulato incolpevoli ritardi per l'espletamento delle procedure di gara propedeutiche all'assunzione delle dette obbligazioni. Le motivazioni di tali ritardi sono riconducibili al costante stato di emergenza che si prolunga, per varie cause, ormai dal febbraio 2020. In particolare, la crisi energetica e dei prezzi delle materie prime dovuta principalmente alla guerra in Ucraina ha costretto i beneficiari ad apportare numerosi varianti ai loro progetti, al fine di poter realisticamente aggiudicare gli interventi;

            accanto a questo, nonostante la diffusa necessità di consentire alle comunità locali di costruire, ristrutturare, riqualificare l'impiantistica sportiva, anche e soprattutto alla luce della loro citata funzione sociale, appare il caso di segnalare come la prossima scadenza delle concessioni degli impianti impedisca, di fatto, ai soggetti che ne gestiscono le attività, di accedere a delle linee di finanziamento strumentali a investimenti mirati nel rilancio delle strutture;

            considerato che in sede di esame in Senato del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 24 febbraio 2023, n. 13, recante disposizioni urgenti per l'attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), è stato accolto l'ordine del giorno G/564/28/5 (testo 2), che impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ogni iniziativa finalizzata a consentire la realizzazione degli interventi inseriti nel piano sviluppo e coesione della Presidenza del Consiglio, Dipartimento per lo sport, di cui alla delibera CIPESS del 29 aprile 2021, n. 11,

            si chiede di sapere quali iniziative abbia assunto o intenda assumere il Ministro in indirizzo con riferimento ai suddetti interventi destinati al settore sportivo, al fine di garantire ai Comuni una utile e congrua flessibilità nella realizzazione di importanti progetti d'impiantistica sportiva, volti ad incrementare l'inclusione e l'integrazione sociale, nel rispetto degli obiettivi del PNRR, anche mediante il rafforzamento e la stabilizzazione del sistema di garanzia alle linee di finanziamento per i soggetti gestori degli stessi impianti.

Interrogazione sull'entrata in vigore della riforma del lavoro sportivo

(3-00370) (19 aprile 2023)

Iannone, Marcheschi, Cosenza, Bucalo, Mancini. - Al Ministro per lo sport e i giovani -

            Premesso che il decreto legislativo 5 ottobre 2022, n. 163, modifica la disciplina delle attività secondarie e strumentali delle società sportive dilettantistiche e delle associazioni sportive dilettantistiche, quali attività derivanti da rapporti di sponsorizzazione o promozioni pubblicitarie, cessione di diritti, gestione di impianti e strutture sportive, nonché indennità legate alla formazione degli atleti;

            considerato che tale provvedimento, operante un vero e proprio riordino delle disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici, è entrato in vigore il 17 novembre 2022 e le misure relative invece al lavoro sportivo si sarebbero dovute applicare a partire dal 1° gennaio 2023; termine quest'ultimo spostato al 1° luglio prossimo dal decreto milleproroghe 2023, che ha al contempo bloccato l'avvio, per tutto il 2023, delle novità sul trattamento tributario dei compensi degli sportivi dilettanti,

            si chiede di sapere se il 1° luglio 2023 sarà la data di entrata in vigore della riforma del lavoro sportivo o se siano prevedibili ulteriori proroghe e quali saranno i benefici per il mondo sportivo complessivamente considerato.

 

 

Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:

Disegno di legge n. 591:

sull'emendamento 8.0.1, la senatrice Rossomando avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sugli emendamenti 9.0.300 e 9.0.301 il senatore De Cristofaro avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sugli emendamenti 7.0.100/157 e 7.0.100/158, 10.1, identico agli emendamenti 10.2 e 10.3, il senatore Liris avrebbe voluto esprimere un voto contrario.

Mozioni nn. 1-00039 e 1-00044

sulla votazione delle due mozioni, il senatore Marcheschi avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori:Ancorotti, Augello, Barachini, Berlusconi, Bongiorno, Borgonzoni, Bucalo, Butti, Casini, Castelli, Castiello, Cattaneo, Cottarelli, De Poli, Delrio, Durigon, Fazzolari, La Marca, La Pietra, Martella, Marton, Mirabelli, Monti, Morelli, Napolitano, Ostellari, Parrini, Pera, Rando, Rauti, Rojc, Rubbia, Segre e Sisto.

.

È assente per incarico avuto dal Senato il senatore: Borghese, per partecipare a un incontro internazionale.

Commissioni permanenti, trasmissione di documenti

È stata trasmessa alla Presidenza la risoluzione della 4a Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea), approvata nella seduta del 19 aprile 2023, ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, sulla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, che modifica il regolamento (UE) 2019/1020 e la direttiva (UE) 2019/904 e che abroga la direttiva 94/62/CE (COM(2022) 677 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 6).

Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati nonché, ai sensi dell'articolo 144, comma 2-bis, del Regolamento, ai Presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio dell'Unione europea e della Commissione europea.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatrice Mancini Paola

Semplificazioni in materia di lavoro e legislazione sociale (672)

(presentato in data 19/04/2023);

senatori Malan Lucio, Berrino Gianni, Gelmetti Matteo, Menia Roberto, Petrenga Giovanna, Ancorotti Renato, Spinelli Domenica, Rastrelli Sergio, Maffoni Gianpietro, Russo Raoul, Iannone Antonio, Zedda Antonella, Farolfi Marta, Rosa Gianni, Matera Domenico, Orsomarso Fausto, Satta Giovanni, Terzi Di Sant'Agata Giuliomaria, Della Porta Costanzo, Petrucci Simona, Sigismondi Etelwardo, Marcheschi Paolo, De Priamo Andrea

Modifiche al Codice della Navigazione, di cui al Regio decreto 30 marzo 1942, n. 327, e altre disposizioni in materia di ordinamento amministrativo della navigazione e del lavoro marittimo (673)

(presentato in data 20/04/2023).

Disegni di legge, assegnazione

In sede redigente

1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione

sen. Malpezzi Simona Flavia

Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di cittadinanza (20)

previ pareri delle Commissioni 2ª Commissione permanente Giustizia, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

(assegnato in data 20/04/2023);

1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione

sen. Malan Lucio ed altri

Istituzione della festa nazionale del 17 marzo per la celebrazione della proclamazione dell'unità d'Italia (604)

previ pareri delle Commissioni 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport

(assegnato in data 20/04/2023);

1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione

sen. Biancofiore Michaela

Norme a sostegno della comunità di lingua italiana della provincia di Bolzano (619)

previ pareri delle Commissioni 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio

(assegnato in data 20/04/2023);

1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione

sen. Biancofiore Michaela

Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla condizione della comunità linguistica italiana e mistilingue nella provincia autonoma di Bolzano (620)

previ pareri delle Commissioni 2ª Commissione permanente Giustizia, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

(assegnato in data 20/04/2023);

2ª Commissione permanente Giustizia

sen. Iannone Antonio ed altri

Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di sicurezza pubblica e di tutela delle vittime di reati (425)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

(assegnato in data 20/04/2023);

3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa

sen. Biancofiore Michaela

Modifica all'articolo 275 del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, concernente l'equiparazione del Monumento all'Alpino di Brunico ai cimiteri di guerra (618)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport

(assegnato in data 20/04/2023);

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

sen. Zanettin Pierantonio

Disposizioni concernenti la deducibilità delle minusvalenze relative agli strumenti finanziari emessi dagli istituti di credito Veneto Banca e Banca popolare di Vicenza (510)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio

(assegnato in data 20/04/2023);

8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica

sen. Basso Lorenzo

Disposizioni per la prevenzione e la repressione della diffusione illecita di contenuti tutelati dal diritto d'autore mediante le reti di comunicazione elettronica (627)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

(assegnato in data 20/04/2023);

10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

Regione Friuli-Venezia Giulia

Disposizioni per il riconoscimento della fibromialgia, dell'encefalomielite mialgica benigna e della sensibilità chimica multipla quali malattie croniche e invalidanti (594)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio

(assegnato in data 20/04/2023);

1ª (Aff. costituzionali) e 8ª (Ambiente, lavori pubblici)

sen. Rosa Gianni

Disposizioni in materia di aree polifunzionali di ricovero per le popolazioni colpite da eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall'attività dell'uomo (569)

previ pareri delle Commissioni 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare

(assegnato in data 20/04/2023).

In sede referente

1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione

sen. Biancofiore Michaela

Modifica dell'articolo 7 della Costituzione, in materia di riconoscimento delle radici culturali giudaico-cristiane (617)

(assegnato in data 20/04/2023).

Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli

In data 20/04/2023 la 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: "Conversione in legge del decreto-legge 17 marzo 2023, n. 25, recante disposizioni urgenti in materia di emissioni e circolazione di determinati strumenti finanziari in forma digitale e di semplificazione della sperimentazione FinTech" (605)

(presentato in data 17/03/2023)

Governo, trasmissione di documenti

Il Ministro della salute, con lettera in data 19 aprile 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, comma 7, della legge 28 agosto 1997, n. 284, la relazione sullo stato di attuazione delle politiche concernenti la prevenzione della cecità, l'educazione e la riabilitazione visiva, relativa all'anno 2020.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente (Doc. CXXXIII, n. 2).

Il Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, con lettera in data 17 aprile 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2007, n. 108, la relazione sullo stato delle adozioni internazionali, predisposta dalla Commissione per le adozioni internazionali, riferita agli anni 2020-2021.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. CCII, n. 1).

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche a sostegno della duplice transizione (COM(2023) 165 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;

- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulla Banca europea dell'idrogeno (COM(2023) 156 definitivo), alla 8a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Fregolent ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00360 della senatrice Paita ed altri.

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 14 al 20 aprile 2023)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 15

ALOISIO ed altri: sui finanziamenti alle istituzioni culturali (4-00160) (risp. SGARBI, sottosegretario di Stato per la cultura)

CUCCHI, MAGNI: sull'incandidabilità degli ex amministratori locali di Anzio e di Nettuno (Roma) (4-00230) (risp. FERRO, sottosegretario di Stato per l'interno)

MARTON ed altri: sulla ritenuta obbligatoria destinata all'ente Circoli della Marina militare a carico di sottufficiali ed ufficiali (4-00263) (risp. CROSETTO, ministro della difesa)

MATERA: sui progetti per la rigenerazione culturale dei piccoli borghi (4-00143) (risp. SGARBI, sottosegretario di Stato per la cultura)

Interrogazioni

TURCO, CROATTI, FLORIDIA Barbara - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

l'Ufficio per il programma di Governo ha predisposto nel mese di gennaio 2023 la prima relazione sui provvedimenti attuativi del Governo Meloni, che espone i risultati del monitoraggio legislativo e amministrativo svolto dall'ufficio dall'insediamento del Governo (23 ottobre 2022) al 10 gennaio 2023. Essa evidenzia che, nel periodo considerato (23 ottobre 2022-10 gennaio 2023), nelle 15 sedute del Consiglio dei ministri, sono stati complessivamente deliberati 38 provvedimenti legislativi, di cui 14 (il 37 per cento) decreti-legge, 17 (il 45 per cento) decreti legislativi e disegni di legge 7 (il 18 per cento). Dei 16 provvedimenti legislativi di iniziativa del Governo in carica pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, 6 (pari al 37 per cento) sono "auto applicativi", mentre i restanti 10 (il 63 per cento) rinviano nel complesso a 135 provvedimenti attuativi, di cui per la stragrande maggioranza (116, ossia l'86 per cento) sono riferibili alla legge di bilancio per il 2023 (legge 29 dicembre 2022, n. 197);

la sesta sezione della relazione presenta un focus relativo all'analisi dei provvedimenti attuativi previsti dalla legge di bilancio per il 2023, la quale ne prevede, come accennato, 116, di cui 86 (pari al 74 per cento) sono costituiti da decreti ministeriali e il restante 26 per cento da decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (15 provvedimenti, pari al 13 per cento) e da provvedimenti direttoriali (15 provvedimenti, pari al 13 per cento). Il 72 per cento dei provvedimenti previsti deve essere adottato da 6 amministrazioni: Ministero dell'economia e delle finanze (33 provvedimenti), Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (16 provvedimenti), Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (10 provvedimenti), Presidenza del Consiglio dei ministri (9 provvedimenti), Ministero dell'istruzione e del merito (8 provvedimenti), Ministero dell'interno (7 provvedimenti). Le restanti amministrazioni devono adottare un numero di provvedimenti uguale o inferiore a 5. Dei 116 provvedimenti attuativi previsti, 60 presentano un termine di scadenza nel 2023, mentre per i restanti 56 provvedimenti il legislatore non ha fissato un termine di adozione;

considerato che:

all'inizio di aprile 2023, l'Ufficio per il programma di Governo ha reso disponibile la seconda relazione sul monitoraggio dei provvedimenti attuativi del Governo Meloni con aggiornamento al 30 marzo 2023. Essa prevede un focus sintetico relativo allo stato di adozione dei provvedimenti attuativi previsti dalla legge di bilancio per il 2023 e all'analisi degli stanziamenti finanziari previsti;

la relazione afferma che: "al 30 marzo 2023, dei 118 provvedimenti previsti dalla legge di Bilancio 2023 ne risultano adottati 18 (di cui un provvedimento, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, abrogato da normativa successiva). In particolare, il Ministero dell'Economia e delle finanze ha adottato 11 provvedimenti dei 33 previsti, il Ministero della Salute ha adottato 3 dei 4 previsti, il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali 2 dei 5 previsti e il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha adottato 1 provvedimento dei 16 previsti";

considerato inoltre che:

a quasi quattro mesi dall'approvazione della legge di bilancio sono pertanto ancora numerosi i decreti attuativi da adottare;

quello dei decreti attuativi è un annoso problema per la politica italiana, spesso impegnata a trovare "la quadra" per la redazione delle norme, per poi perdersi nella fase di attuazione dei provvedimenti;

dai 118 provvedimenti attuativi dipende l'applicazione di diverse norme, tra cui anche alcuni decreti volti a disciplinare l'erogazione di importanti bonus. Il monitoraggio svolto ha evidenziato che l'importo degli stanziamenti subordinati all'adozione dei relativi provvedimenti attuativi ammonta complessivamente a 3.975.370.000 euro e che, alla data del 30 marzo 2023, le risorse finanziarie rese "disponibili" con l'adozione dei 18 provvedimenti attuativi ammontano a 725.220.000 euro (il 18,24 per cento), mentre gli stanziamenti che necessitano dell'adozione del relativo provvedimento di secondo livello ammontano a 3.250.150.000 euro (l'81,76 per cento);

oltre ai decreti previsti dalla manovra di bilancio, altri decreti ancora da adottare impattano su temi come energia, salute e fisco, oltre alle disposizioni del decreto-legge "aiuti quater". In totale, i provvedimenti attuativi sono 207: di questi, solo 24 sono stati adottati e 39 risultano già scaduti. Tutto ciò rende impossibile sbloccare i fondi per gli sgravi e gli incentivi promessi;

considerato altresì che:

ad oggi mancano le istruzioni operative per attuare misure come la "carta cultura giovani" e la "carta del merito", pensate per i ragazzi in sostituzione della vecchia "18app";

manca all'appello anche la "carta risparmio spesa", misura prevista per aiutare ad acquistare beni alimentari di prima necessità per chi abbia un ISEE non superiore a 15.000 euro;

resta in attesa di essere sbloccata anche la misura che prevede la distribuzione dei pacchi alimentari realizzati con l'invenduto dei supermercati, pensata per venire incontro ai meno abbienti e per ridurre gli sprechi;

risulta in stand-by, fra gli altri, anche il bonus psicologo per l'anno 2023, misura pensata per contribuire alle spese di assistenza psicologica presso specialisti privati;

l'attuale impasse corrisponde a 3,2 miliardi di euro che non possono essere spesi. I 3,2 miliardi di euro previsti per il 2023 rappresentano la fetta più grossa degli oltre 7,5 miliardi di euro stanziati per il triennio in corso;

considerato infine che il ritardo della pubblicazione dei decreti attuativi rischia di penalizzare una fascia della popolazione vulnerabile ed esposta all'attuale momento economico caratterizzato dai rincari di beni e servizi, anche di prima necessità, dovuti all'inflazione,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni che non consentono l'adozione dei provvedimenti attuativi necessari all'erogazione delle risorse stanziate nell'ambito della manovra di bilancio per il 2023, tenuto conto che al 31 marzo 2023 gli stanziamenti che necessitano dell'adozione del relativo provvedimento di secondo livello ammontano a 3.250.150.000 euro, e che più dei tre quarti dei provvedimenti non adottati riguardano 8 amministrazioni pubbliche: Ministero dell'economia; Ministero delle infrastrutture; Ministero dell'agricoltura; Ministero dell'interno; Presidenza del Consiglio; Ministero dell'istruzione; Ministero del turismo; Ministero dell'ambiente e sella sicurezza energetica;

se il Governo intenda attivarsi al fine di procedere senza indugi all'emanazione degli atti necessari a sbloccare le principali misure di sostegno per una fascia della popolazione vulnerabile ed esposta all'attuale momento economico caratterizzato dai rincari di beni e servizi.

(3-00375)

CENTINAIO - Al Ministro del turismo. - Premesso che:

il progetto "Infotrav", coordinato e sostenuto dal Ministero del turismo, ha come obiettivo la realizzazione di un sistema informativo che, aggiornato in tempo reale ed opportunamente integrato, fornisce informazioni utili alle Regioni ed enti locali, agli operatori turistici ed anche ai consumatori, circa le agenzie di viaggio legalmente operanti sul territorio nazionale;

sul sito si apprende come tale sistema costituisca un "insostituibile strumento di informazione e di orientamento per il turista per la verifica dell'affidabilità dell'agenzia di viaggio alla quale intende rivolgersi";

il progetto, che si avvale della collaborazione delle Regioni e degli enti locali per la gestione e l'aggiornamento della banca dati delle agenzie di viaggio, e dell'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato per l'analisi, la realizzazione e la gestione delle attività progettuali, risulta tuttavia incompleto e non aggiornato da tempo e non consente di verificare il possesso dei requisiti richiesti per lo svolgimento dell'attività delle agenzie di viaggio, anche a tutela dei consumatori che si rivolgono alla filiera;

il mancato aggiornamento del portale rende lo strumento inutilizzabile per i fini che si pone, con la conseguente necessità per gli operatori turistici, al fine di far intermediare correttamente la vendita dei propri prodotti turistici alle agenzie di viaggio presenti sul territorio nazionale, di reperire in via autonoma tali informazioni presso le agenzie e, per queste ultime, di dover parimenti fornire ad ogni operatore turistico queste stesse informazioni, con aggravio di oneri per tutti e lasciando in ogni caso i consumatori privi di un mezzo che permetta loro un'immediata e corretta verifica circa il possesso dei requisiti di legge in capo alle agenzie cui si rivolgono per l'acquisto dei prodotti turistici;

la situazione ha spinto alcune associazioni di categoria maggiormente rappresentative ad adottare, su impulso degli associati, soluzioni alternative, che hanno portato alla nascita di piattaforme informative a supporto delle attività svolte dai tour operator e delle agenzie di viaggio le cui banche dati sono costantemente aggiornate con le informazioni fornite dalle stesse agenzie di viaggio;

il ricorso a tali piattaforme consente agli operatori di colmare le carenze del sistema Infotrav e così disporre di un flusso di dati costantemente aggiornato ed affidabile, anche per quanto concerne l'acquisizione delle informazioni da parte dei consumatori,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessaria l'adozione di misure che possano consentire lo scambio di informazioni in tempo reale sui requisiti di legge richiesti alle agenzie di viaggio operanti sul territorio nazionale, anche a tutela dei consumatori, prendendo in considerazione i progetti già avviati sul territorio da parte di alcune associazioni maggiormente rappresentative del settore, stante l'affidabilità e validità del lavoro svolto e dei dati e documenti acquisiti.

(3-00376)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

MATERA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha bandito e svolto il concorso pubblico riguardante "Modifica e riapertura dei termini del concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di millecinquecentoquattordici posti di personale non dirigenziale, a tempo indeterminato, da inquadrare nei ruoli del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dell'Ispettorato nazionale del lavoro e dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro", elevati a 1.541 (Gazzetta Ufficiale, 4a serie speciale "concorsi ed esami", n. 60 del 30 luglio 2021);

l'assegnazione delle sedi è stata disposta in base all'ordine della graduatoria di merito;

recentemente il Ministero ha previsto lo scorrimento della graduatoria di merito mediante l'assegnazione dei ruoli a valere su un nuovo elenco di sedi disponibili. Numerosi vincitori del concorso pubblico, ai quali era già stata assegnata in precedenza una sede, hanno rivolto al Ministero, senza alcun esito, un'istanza di "mobilità" a valere sul nuovo elenco di sedi disponibili, da effettuare prima delle nuove assegnazioni;

il 2 maggio 2023 dovrebbero essere assegnate le sedi ad un secondo gruppo di idonei che saranno assunti per scorrimento della graduatoria;

le disposizioni di cui all'art. 33, comma 5, della legge n. 104 del 1992 sanciscono il diritto del lavoratore dipendente, pubblico o privato, a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona con disabilità in situazione di gravità da assistere;

tali disposizioni sono state regolarmente applicate in altre procedure concorsuali similari e il mancato riconoscimento del diritto potrebbe comportare un'irragionevole disparità di trattamento tra il personale della pubblica amministrazione,

si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda assumere a valere sul nuovo elenco di sedi disponibili al fine di predisporre una mobilità interna per il personale già assunto a tempo indeterminato, con assegnazione di una nuova sede, soprattutto se avente diritto alle agevolazioni di cui all'art. 33, comma 5, della legge n. 104 del 1992.

(4-00392)

MAZZELLA, CATALDI, CASTELLONE, PIRONDINI, LICHERI Sabrina, ALOISIO, FLORIDIA Barbara, SCARPINATO, GUIDOLIN, BEVILACQUA, DAMANTE, BILOTTI, LOPREIATO - Al Ministro della cultura. - Premesso che:

nel 1928, la signora Concetta D'Arienzo, colpita dal dolore per la perdita del figlio, pensò di trasformarlo in generosità donando alla città di Pompei un cospicuo fondo ereditario da utilizzare per la cura e l'assistenza di anziani nullatenenti: venne istituita, così, la casa di riposo "Carmine Borrelli", in memoria del figlio della benestante pompeiana. Inoltre, la benefattrice si preoccupò di donare anche un ingente patrimonio (terreni e appartamenti) per il sostentamento della casa di riposo. Tuttavia la signora, nel testamento, aveva escluso la futura vendita dell'immobile "proibendo la vendita dei beni dell'eredità";

nel mese di settembre 2019, l'immobile (gestito dalla società partecipata "Aspide", nata nel 2004 come azienda di servizi del Comune e finita in liquidazione nel 2012), che intanto vedeva ricoverati 29 anziani, è stato oggetto di sfratto a seguito di una delibera adottata dal Consiglio comunale di Pompei per ragioni di sicurezza. La casa di riposo, successivamente allo sgombero coatto, s'è trovata in uno stato di perdurante abbandono e priva di ogni forma di vigilanza o videosorveglianza;

considerato che:

risulta agli interroganti che l'ordinanza sindacale n. 114 del 2 luglio 2019 disponente, per problemi di pubblica incolumità, lo sgombero coatto doveva avere una durata limitata nel tempo. Tuttavia, successivamente non è stato effettuato alcun intervento di ripristino. Successivamente, l'Ente autonomo Volturno, tramite la concessionaria Consorzio ferroviario vesuviano, avrebbe bandito un appalto da 61.800.000 euro per il maxi intervento di "compatibilizzazione della linea ferroviaria nel Comune di Pompei": progetto criticato da 5 comitati civici e migliaia di residenti che, negli anni addietro, hanno invitato l'amministrazione a bloccare l'avvio dei cantieri. Più in dettaglio, al fine di potenziare le ferrovie regionali, s'è progettato un allargamento di via Scacciapensieri all'incrocio con via Lepanto. Analogamente, è stato previsto l'abbattimento di una chiesa annessa alla casa di riposo;

ciò premesso, risulta agli interroganti che il permesso di demolire un edificio storico o di culto, quale una chiesa, oltre che di una sconsacrazione di un vescovo diocesano, necessiterebbe di una CILA (comunicazione di inizio lavori asseverata) e di un'autorizzazione paesaggistica rilasciata dal proprietario dell'immobile (o da chi ha titolo per richiederlo). Tuttavia, come denunziato da un comitato locale non risulterebbe una CILA per la demolizione della chiesa, una SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) per la costruzione della nuova chiesa, un progetto per la manutenzione straordinaria dell'ospizio, un progetto per la ricostruzione di una nuova chiesa presso un terreno adiacente, di proprietà del pontificio santuario di Pompei (approvato dalla Soprintendenza e dal Comune di Pompei). Così come mancherebbe, sempre a giudizio di un comitato locale, il parere del genio civile per la manutenzione dell'ospizio e per la costruzione della nuova chiesa. E, in ultimo, non risulterebbe chiara l'occupazione degli appartamenti oggetto del lascito e i relativi canoni di locazione;

è parere degli interroganti che l'amministrazione di Pompei e gli attori competenti per materia possano dar seguito alla legge n. 33 del 2023, recante "Deleghe al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane", sostenendo una riqualificazione di "casa Borrelli" e prevedendo per la struttura una nuova forma di domiciliarità e coabitazione solidale domiciliare per le persone anziane (senior co-housing), aperta ai familiari, ai volontari e ai prestatori esterni di servizi sanitari, sociali e sociosanitari integrativi, in particolar modo per i cittadini fragili e svantaggiati;

risulta agli interroganti che tra gli atti acclusi alla deliberazione consiliare n. 56 del 2019, che dispose la variante urbanistica e il vincolo espropriativo di cui agli artt. 9 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica n. 327 del 2001, figurava il parere reso nel mese di luglio 2019 dall'area pianificazione territoriale, urbanistica ed ambientale della Città metropolitana di Napoli, chiamata ad esprimersi ai sensi dell'art. 3 del regolamento della Regione Campania n. 5 del 2011 e dell'art. 1, comma 16, della legge n. 56 del 2014, secondo cui non sussistevano le "condizioni per esprimersi compiutamente non essendo presente agli atti una univoca proposta progettuale definitiva". Pertanto, atteso che l'art. 12-bis, comma 3, della legge regionale n. 16 del 2004 dispone che in mancanza di un unanime parere favorevole la conferenza non può ritenersi positivamente conclusa, il progetto avrebbe dovuto essere sottoposto all'esame della Giunta regionale, cosa che non sarebbe avvenuta;

infine, stando a quanto affermato dal comitato "Concetta D'Arienzo", sarebbe stato rinvenuto, in occasione degli scavi, un presunto manufatto antico. In particolare, come riportato dalla testata "CentroSud24", con un articolo firmato dalla giornalista Valeria Iavarone, in data 13 aprile 2023, il comitato avrebbe dichiarato: "A seguito di scavi per la costruzione di una nuova Chiesa su beni della Curia sembrerebbe che si sia scoperto un capitello romano. D'altronde, via Lepanto è la ex Via Romana Pompeius Nocera, lungo la quale sono disseminate tombe romane",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se, alla luce del pregio archeologico-culturale del sito, ritenga che siano state rispettate le norme per la protezione e la salvaguardia del patrimonio culturale;

se corrisponda a verità quanto riferito alla stampa dal comitato "Concetta D'Arienzo" e, nel caso, quali misure intenda adottare per accertare il ritrovamento di reperti archeologici, anche condividendo l'opportunità di inviare degli ispettori al fine di accertare quali azioni siano state avviate per garantire la salvaguardia dei reperti archeologici.

(4-00393)

MURELLI, CANTÙ, MINASI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

la situazione sanitaria della Regione Emilia-Romagna sta assumendo connotati di grave criticità, divenendo al limite della sostenibilità in molti settori, sia della sua componente ospedaliera che in quella territoriale;

sono molteplici gli atti di sindacato ispettivo che sono stati presentati dai consiglieri regionali del Gruppo Lega al fine di far luce su tali problematiche che stanno affliggendo la Regione che, fino ad oggi, era stata un modello di efficienza, a livello nazionale, per qualità e quantità dei servizi erogati;

la sofferenza del servizio sanitario regionale è evidenziata da una serie di criticità che nemmeno l'allentamento dell'emergenza da COVID-19 ha permesso di alleviare. Lo dimostra la carenza di medici, infermieri, personale sanitario in genere. Soltanto per quanto riguarda i medici, Anaao-Assomed ha riferito recentemente di un alto tasso di abbandoni dall'esercizio della professione, che non dipende soltanto dalla quiescenza, e che ha portato nel 2019 alla cessazione di 288 medici in Emilia-Romagna, i quali si sommano ai 250 cessati nel 2018 ed ai 174 del 2017. Non va meglio per quanto riguarda il personale infermieristico, carente di alcune migliaia di unità per quanto riguarda sia i servizi territoriali che quelli in reparto. Senza dimenticare la carenza ormai "endemica" di altre figure professionali nella sanità emiliano-romagnola;

nei mesi scorsi è stato più volte segnalato dalle principali sigle sindacali e dagli stessi lavoratori la situazione di criticità legata alla carenza di assunzioni, che ha come effetto diretto un forte problema organizzativo soprattutto per quanto concerne i turni ospedalieri; le mancate assunzioni comportano ovviamente un aumento degli straordinari da parte dei lavoratori che vanno a gravare sui budget;

le citate sigle sottolineano che a soffrire particolarmente di questa situazione è il pronto soccorso, e dunque il primo presidio sanitario a cui i cittadini fanno riferimento, con possibili ricadute sul servizio di emergenza urgenza;

inoltre, è stata segnalata più volte l'impossibilità di prenotare prestazioni sanitarie a causa di "agende sature" con la conseguente mancata presa in carico del cittadino; nel territorio romagnolo ci sono prestazioni sanitarie che non si possono prenotare in alcun ospedale;

ad oggi la situazione si è ulteriormente acuita in quanto, al problema delle scarse assunzioni, si è aggiunta la problematica relativa al possibile ammanco economico all'interno del bilancio ospedaliero paventando quindi il rischio che i lavoratori non possano percepire le indennità, rischiando come conseguenza diretta un taglio delle indennità accessorie a danno dei lavoratori che durante la pandemia sono stati in prima linea nel contrasto del virus;

la Giunta regionale ha calcolato in 885 milioni di euro il deficit della sanità regionale relativa all'annualità 2022, prevedendo per il 2023 un disavanzo pari a 400 milioni di euro;

considerato che:

la situazione è al limite del collasso, che al momento ancora non avviene soprattutto grazie allo spirito di sacrificio con cui il personale continua a lavorare a fronte di carenze di organici;

tutte le Regioni, a causa dell'emergenza sanitaria da COVID-19, hanno dovuto affrontare criticità dal punto di vista economico e organizzativo, ma i disavanzi registrati in Emilia-Romagna, a parità di abitanti, tipologia di servizi sanitari regionali e impatto della pandemia, risultano sproporzionati;

tale sproporzione è stata ricondotta dall'Assessorato alla tipologia di rete territoriale, come la diffusione delle case di comunità, una posizione però che si scontra con le denunce avanzate da quadri dirigenziali della stessa Regione;

si apprende da notizie di stampa di denunce pubbliche di malagestione delle risorse pubbliche da parte dell'ex direttore generale dell'Assessorato per la sanità, che hanno portato anche all'intervento dell'Autorità nazionale anticorruzione;

sono state istituite anche nuove figure dirigenziali, onerose ma che non sono mai state operative (ad esempio l'area di monitoraggio dell'impatto del COVID), nomine che non appaiono propriamente in linea con una virtuosa gestione delle risorse pubbliche, soprattutto in un momento di difficoltà;

ritenuto che quanto sopra, anche in considerazione dei ruoli ricoperti dai soggetti che hanno rilasciato tali dichiarazioni, necessita di un serio approfondimento circa la gestione delle spese sanitarie di tutte le aziende USL regionali,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tale situazione in Emilia-Romagna e se non ritenga opportuno e utile approfondire l'operato dell'Assessorato regionale per la sanità e delle direzioni generali delle aziende USL, in particolare in ordine alla gestione e l'efficienza del sistema sanitario regionale, anche attraverso l'invio di ispettori ministeriali, con funzioni di controllo, monitoraggio e ricognizione, al fine di individuare idonei strumenti per apportare le necessarie economie di spesa, ottimizzando i costi ed efficientando la spesa in campo sanitario, al fine di ripristinare un elevato standard qualitativo del servizio sanitario regionale.

(4-00394)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

5ª Commissione permanente(Programmazione economica, bilancio):

3-00375 del senatore Turco ed altri, sull'adozione dei decreti attuativi necessari all'erogazione delle risorse stanziate dalla legge di bilancio per il 2023;

9ª Commissione permanente(Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare):

3-00376 del senatore Centinaio, sulla piena operatività del progetto "Infotrav".