Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 050 del 21/03/2023

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------

50a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MARTEDÌ 21 MARZO 2023

_________________

Presidenza del presidente LA RUSSA,

indi del vice presidente GASPARRI

e del vice presidente ROSSOMANDO

_________________

(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 120 del 31 ottobre 2023
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

_________________

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Azione-Italia Viva-RenewEurope: Az-IV-RE; Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-Patt, Campobase, Sud Chiama Nord): Aut (SVP-Patt, Cb, SCN); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS.

_________________

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente LA RUSSA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 11,32).

Si dia lettura del processo verbale.

STEFANI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 15 marzo.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea, saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

PRESIDENTE. Comunico che, in data 17 marzo 2023, è stato presentato il seguente disegno di legge:

dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR e dal Ministro dell'economia e delle finanze

«Conversione in legge del decreto-legge 17 marzo 2023, n. 25, recante disposizioni urgenti in materia di emissioni e circolazione di determinati strumenti finanziari in forma digitale e di semplificazione della sperimentazione FinTech» (605).

Senato, composizione

PRESIDENTE. Informo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha comunicato che, occorrendo provvedere, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, all'attribuzione del seggio resosi vacante nella Regione Lazio a seguito del decesso del senatore Bruno Astorre (ricordo che nel pomeriggio lo ricorderemo in quest'Aula), ha riscontrato, nella seduta odierna, che il candidato che segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo di lista è Filippo Sensi.

Do atto alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di questa sua comunicazione e proclamo senatore Filippo Sensi. Benvenuto. (Applausi).

Avverto che da oggi decorre, nei confronti del nuovo proclamato, il termine di venti giorni per la presentazione di eventuali ricorsi.

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 marzo 2023 e conseguente discussione (ore 11,35)

Approvazione della proposta di risoluzione n. 1 (testo 2), ad eccezione dei paragrafi 7, 10, 12, 14, 15 e 16 delle premesse e dei punti 6 e 7 del dispositivo, e della proposta di risoluzione n. 2

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 marzo 2023 e conseguente discussione».

Ricordo che è in corso la diretta televisiva con la Rai.

Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Meloni.

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli senatori, il prossimo Consiglio europeo, che è il terzo dal giuramento del Governo, ha nella sua agenda sfide prioritarie per l'Unione europea, sfide che sono state anche al centro del dibattito dell'ultimo Consiglio europeo straordinario lo scorso 9-10 febbraio: l'Ucraina, la competitività, il mercato unico, l'economia, l'energia, l'emigrazione.

In questa fase complessa per il sistema internazionale, l'Unione europea è probabilmente chiamata al compito più arduo degli ultimi decenni: garantire la sicurezza del nostro Continente di fronte alla minaccia rappresentata dalla guerra di aggressione russa verso l'Ucraina; proteggere e sostenere il nostro tessuto socio-economico rispetto all'impatto che da quella aggressione deriva; predisporsi ai cambiamenti radicali che potrebbero profilarsi negli equilibri globali. Tutto questo ovviamente nel rispetto e nel sostegno dei valori di democrazia e libertà che ispirano il nostro percorso, ma che questo tempo necessariamente ci ha insegnato, una volta di più, a non dare necessariamente per scontati.

L'Europa e l'intero Occidente sono chiamati a rispondere a questa grande sfida con visione, strategia, efficacia e tempestività. È l'Italia, che ho l'onore di rappresentare nel Consiglio europeo, ha oggi tutte le carte in regola per recitare in Europa un ruolo da protagonista e non da comprimaria. È esattamente quello che intendiamo fare, forti della nostra storia, della nostra collocazione geostrategica, della stabilità delle nostre istituzioni e del nostro Governo e della forza delle nostre idee.

Un primo banco di prova è certamente rappresentato dal tema dell'immigrazione, a cui il nostro Governo ha ottenuto che venisse dedicata gran parte della riunione del Consiglio straordinario di febbraio. Noi siamo di fronte a un'emergenza che potrebbe diventare - e sta diventando - strutturale. Questa definizione, che potrebbe sembrare un ossimoro, è invece la più realistica fotografia del contesto che attualmente ci circonda. Alla frontiera meridionale marittima dell'Europa stiamo assistendo a una pressione migratoria senza precedenti e anche la rotta marittima orientale, sebbene con numeri che sono oggi più contenuti, non è meno complicata da gestire, come ben dimostra la tragedia di Cutro. Come voi sapete, all'indomani di questa disgrazia, ho scritto al Presidente della Commissione europea, al Presidente del Consiglio europeo, al Presidente di turno del Consiglio dell'Unione europea e agli altri leader europei per ribadire che noi non possiamo attendere oltre. Non possiamo aspettare inermi il prossimo naufragio, che è inevitabilmente un pericolo insito nei viaggi organizzati da criminali e scafisti senza scrupoli.

Le frontiere marittime dell'Italia sono frontiere dell'Europa e l'Europa è chiamata a difendere quelle frontiere, perché la posta in gioco sono la vita e la dignità di tantissimi esseri umani, vittime di una tratta ignobile, e allo stesso tempo la sicurezza dell'intero continente.

Noi siamo di fronte ad organizzazioni criminali che lucrano sugli esseri umani e vogliamo contrastare con forza questo traffico, come dimostrano i provvedimenti che abbiamo preso proprio in un Consiglio dei ministri che si è svolto a Cutro negli scorsi giorni. Fermare le partenze, collaborare con i principali Paesi di origine e transito dei migranti, aumentare i rimpatri, rendere efficienti i percorsi per la migrazione legale e la protezione umanitaria, dedicare risorse finanziarie che siano adeguate a questi obiettivi; sono queste le priorità che ci siamo dati e sono anche le priorità che abbiamo portato al tavolo dei leader europei.

Un ruolo chiave dovrà quindi averlo il rafforzamento della collaborazione con i principali Paesi di origine e di transito dei migranti, con risorse finanziarie adeguate agli obiettivi da raggiungere. Quante volte in quest'Aula abbiamo richiamato la risposta europea alla crisi migratoria del 2015 e l'onerosissimo accordo che ne derivò con la Turchia perché collaborasse a frenare i flussi lungo la rotta balcanica. Ecco io ritengo che pari attenzione e adeguati stanziamenti debbano oggi essere dedicati a contrastare i flussi irregolari lungo le rotte del Mediterraneo centrale (Applausi) e a creare nei Paesi di partenza alternative concrete alle migrazioni in termini di formazione, lavoro e sviluppo economico. Voglio infatti ribadire ancora una volta che prima di ogni ipotetico diritto a migrare, ogni essere umano ha il diritto di non essere costretto a migrare in cerca di una vita migliore. (Applausi). Questo è esattamente l'aspetto che Europa e Occidente hanno, a nostro avviso, in questi anni colpevolmente trascurato. Non solo; per lungo tempo - spesso è accaduto anche a Governi precedenti - l'Italia è stata rimproverata di non fare abbastanza per contrastare i cosiddetti movimenti secondari, cioè gli spostamenti di immigrati irregolari da uno Stato all'altro dell'Unione europea. Al Consiglio europeo di febbraio noi abbiamo lavorato per ribaltare questa prospettiva secondo un ragionamento semplice e logico e, cioè, che c'è un modo solo per fermare i movimenti secondari ed è fermare, a monte, i movimenti primari (Applausi) e, quindi, le partenze irregolari.

Questo ragionamento comincia finalmente a fare breccia tra i nostri partner ed è per questo che io credo sia il momento di spingere con forza su un nuovo modello di gestione delle frontiere esterne, in particolar modo di quelle marittime, la cui specificità è stata finalmente riconosciuta grazie al lavoro e all'insistenza del Governo italiano. È frutto di questa stessa azione politica e diplomatica, recepita nelle conclusioni dell'ultimo Consiglio, la presentazione da parte della Commissione europea di un nuovo piano pluriennale di gestione delle frontiere esterne, con particolare attenzione proprio al Mediterraneo centrale. Il piano contiene affermazioni importanti, probabilmente impensabili fino a qualche mese fa, che sono state tradotte in una comunicazione e in una raccomandazione.

La comunicazione ha l'obiettivo di assicurare un quadro rafforzato di sorveglianza e controllo delle frontiere esterne dell'Unione attraverso un pieno ed efficace dispiegamento delle risorse operative di Frontex. È una scelta che io considero condivisibile, che fa finalmente giustizia dei tentativi di alcune famiglie politiche europee di indebolire e snaturare il mandato di Frontex. Il piano pone anche, per la prima volta in maniera compiuta, il principio del coinvolgimento degli Stati di bandiera delle navi ONG nelle operazioni SAR, che non possono e non devono più gravare esclusivamente sugli Stati di approdo. Gli Stati di bandiera, che finanziano le organizzazioni non governative, devono assumersi le responsabilità (Applausi) che il diritto del mare attribuisce loro.

La raccomandazione invece ha l'obiettivo di portare in tempi rapidi al mutuo riconoscimento, tra i 27 Stati membri, dei provvedimenti di espulsione degli immigrati irregolari, in modo che un ordine di allontanamento emesso dalle autorità italiane sia riconosciuto valido anche negli altri Stati e viceversa.

Questa impostazione, unita - come dicevo - al rafforzamento del ruolo di Frontex nel supportare gli Stati membri, vorrebbe portare a rendere finalmente effettive le procedure di rimpatrio degli irregolari: un tema che noi abbiamo posto con forza e che sta molto a cuore al Governo italiano. Sono certamente tutti passi che vanno nella giusta direzione e che segnano un cambio di paradigma rispetto alla narrazione che abbiamo conosciuto finora, ma voglio dire che non possiamo ancora dirci soddisfatti. Nel prossimo Consiglio europeo, la Presidenza svedese e la Commissione europea presenteranno lo stato di attuazione delle misure decise cinque settimane fa, tra cui alcune di quelle che ho citato, e l'Italia in quella sede intende ribadire che non c'è più un solo minuto da perdere. (Applausi). Questo è il momento di agire: è ora di tradurre in fatti concreti quelle soluzioni, sulle quali il Consiglio europeo ha lavorato e ha trovato un accordo. Intendiamo vigilare affinché questo processo sia effettivo, rapido e incisivo, perché non vogliamo più piangere vittime innocenti nel Mediterraneo, perché non vogliamo più accettare che la selezione all'ingresso dell'Italia e dell'Europa la facciano gli scafisti e le mafie che li gestiscono (Applausi), perché vogliamo un'immigrazione legale, regolamentata e compatibile e perché l'immigrazione illegale di massa penalizza soprattutto chi, scappando davvero dalla guerra e dalla violenza, avrebbe diritto alla protezione internazionale (Applausi) e spesso non trova aiuto, perché le quote di immigrazione possibile sono coperte da chi arriva illegalmente.

Di fronte a questa urgenza sono certa di avere con me la maggioranza degli italiani e mi auguro di avere con me anche la più ampia rappresentanza possibile delle forze parlamentari, anche di opposizione (Applausi). Onorevoli colleghi, la battaglia politica, per chi ha idee credibili, si può efficacemente condurre senza dover dipingere il proprio avversario come un mostro. Anche nella più feroce polemica politica c'è, a mio avviso, un limite che non dovrebbe mai essere oltrepassato, il limite oltre il quale, per colpire un avversario, si mette in cattiva luce la Nazione intera (Applausi), gettando ombre addirittura sugli uomini e le donne della nostra Guardia costiera (Applausi) e sulle nostre Forze dell'ordine (Applausi), che invece dobbiamo ringraziare, perché da sola l'Italia si sta caricando un peso e una responsabilità, che dovrebbero essere condivisi anche da altri (Applausi). Alla fine addirittura si finisce con il danneggiare la posizione negoziale dell'Italia sui tavoli internazionali. (Applausi). Lo dico da persona che non ha mai fatto mancare le proprie parole forti e la propria opposizione serrata ai Governi che mi hanno preceduto. Colleghi, criticate ferocemente il Governo, criticate ferocemente me, le scelte che facciamo, i provvedimenti che prendiamo, le nostre eventuali mancanze, ma vi prego: fermatevi un secondo prima di danneggiare l'Italia (Applausi), perché questo fa la differenza.

A questo proposito, per concludere il tema della migrazione e passare a quello geopolitico, in queste settimane ho visto molte polemiche su vari fronti, compresi alcuni richiami che sono stati fatti e alcune attenzioni che sono state raccontate, sul ruolo che il conflitto in Ucraina può assumere nella destabilizzazione anche del Continente africano. Credo invece che queste siano valutazioni sulle quali bisogna avere concentrazione e attenzione, perché abbiamo già visto come, a volte, i flussi migratori siano stati utilizzati come uno strumento di ricatto geopolitico: penso a quello che accadeva ai confini tra Polonia e Bielorussia, soltanto poche settimane prima dell'aggressione all'Ucraina.

Credo quindi che la particolare situazione geopolitica nella quale ci troviamo richieda un approccio molto approfondito alle materie che stiamo seguendo, e, come per la migrazione, l'unità dell'Unione europea è, a mio avviso, altrettanto indispensabile proprio di fronte alla guerra di aggressione russa all'Ucraina.

Come ho già ribadito molte volte, il popolo ucraino non sta difendendo solamente la propria terra; esso sta difendendo anche i valori di libertà e di democrazia sui quali si fonda la nostra civiltà, sui quali si fonda lo stesso progetto europeo. Sta difendendo le fondamenta stesse del diritto internazionale, senza il quale sostituiremmo la forza del diritto con il diritto del più forte: non esattamente una buona notizia, neanche per noi.

Pochi giorni dopo l'ultimo Consiglio europeo, come sapete, ho testimoniato personalmente, con la mia presenza a Kiev, il pieno sostegno italiano all'Ucraina e alla sua popolazione, in coerenza con l'impegno dell'Unione europea, della NATO e delle altre Nazioni vicine e affini. Un sostegno che sarà assicurato in ogni ambito: politico, umanitario, civile, militare e finché sarà necessario, in coordinamento con i nostri partner e con i nostri alleati.

Continueremo a farlo senza badare all'impatto che queste scelte possono avere nel breve periodo sul gradimento, sul consenso della sottoscritta, del Governo, delle forze politiche di maggioranza. Continueremo a farlo semplicemente perché è giusto farlo sul piano dei valori e su quello della difesa dell'interesse nazionale. (Applausi).

L'aiuto militare all'Ucraina è necessario per garantire la legittima difesa di una Nazione aggredita, in linea con la Carta delle Nazioni Unite. Abbiamo formalizzato un sesto pacchetto di aiuti con misure che rafforzano soprattutto le difese aeree. Che significa, signori? Proteggere la vita dei civili. Significa fornire uno scudo di fronte ai bombardamenti indiscriminati che attaccano infrastrutture vitali per la popolazione, sperando che il popolo ucraino si pieghi dopo essere stato privato di acqua, di luce o di riscaldamento.

In questo quadro voglio dire con franchezza che considero puerile la propaganda di chi racconta che l'Italia starebbe spendendo soldi per mandare armamenti in Ucraina sottraendoli di fatto alle tante necessità dei nostri concittadini. Questo è falso, e in quest'Aula lo sappiamo tutti. (Applausi).

L'Italia sta inviando all'Ucraina materiali e componenti già in suo possesso, che, per fortuna, noi non abbiamo necessità di utilizzare e che inviamo agli ucraini anche per prevenire la possibilità di doverli un giorno utilizzare noi. (Applausi). Infatti noi inviamo armi all'Ucraina anche per poter tenere la guerra lontana dal resto d'Europa e da casa nostra. Dunque, raccontare agli italiani che se non fornissimo le armi all'Ucraina si potrebbero aumentare le pensioni o si potrebbero tagliare le tasse è una menzogna che intendo chiamare con il suo nome. (Applausi).

Dico di più. Questo Governo, che, come sapete, è abituato a fare tutto ciò che considera giusto per difendere l'interesse nazionale dell'Italia, non ha mai fatto mistero - neanche quando eravamo all'opposizione, per quello che riguarda Fratelli d'Italia - di voler aumentare i propri stanziamenti in spese militari, come del resto hanno fatto i Governi precedenti un po' di soppiatto, senza, cioè, avere il coraggio di metterci la faccia.

Noi crediamo, invece, che su queste cose si debba mettere la faccia e non abbiamo paura di dire che rispettare gli impegni assunti è vitale per la nostra credibilità internazionale e per la nostra stessa sovranità nazionale, perché banalmente la libertà ha un prezzo e, se non sei in grado di difenderti, qualcun altro lo farà per te, ma non lo farà gratuitamente. Imporrà i suoi interessi anche a discapito dei tuoi, e non mi pare sia mai stato un grande affare per nessuno.

Sul piano geopolitico e diplomatico, le pressioni esercitate su Mosca dal nostro punto di vista sono fondamentali per assicurare il rispetto del diritto internazionale, ma lo sono ancora di più per creare le condizioni migliori per l'avvio di un percorso negoziale per il raggiungimento di una pace giusta; condizioni che finora non sono maturate, ma che dobbiamo ancora perseguire con tenacia, come stiamo facendo ogni giorno.

L'aggressione russa ha avuto anche ripercussioni sulla sicurezza alimentare globale, contribuendo alla fragilità dello scacchiere africano e mediterraneo, quindi anche ai flussi migratori illegali. Ribadisco pertanto che sosteniamo l'accordo sull'export di grano nel mar Nero che è appena stato rinnovato e crediamo sia centrale anche il tema della futura ricostruzione dell'Ucraina, sulla quale credo che il sistema Italia sia pronto a dare il suo contributo. A questo obiettivo lavoriamo anche con la conferenza sulla ricostruzione che ospiteremo proprio a Roma il prossimo 26 aprile.

Naturalmente la situazione che stiamo vivendo ha un impatto molto forte anche sui temi economici che verranno affrontati nel Consiglio europeo di giovedì e venerdì prossimi. Rimane fondamentale l'obiettivo del rafforzamento della competitività e della produttività dell'economia europea, in stretta relazione con la doppia transizione digitale ed ecologica. Su quest'ultima vorrei fare un passaggio e provare a essere ancora una volta chiara. In questa fase geopolitica internazionale non ci sono soluzioni semplici. Per quanto riguarda noi, il processo verso un'economia verde deve essere sostenibile dal punto di vista sociale ed economico. (Applausi). Per questo ci opponiamo a proposte come il regolamento sulle emissioni di anidride carbonica delle auto o la revisione della direttiva per l'efficientamento energetico degli edifici, perché, così come concepite, si traducono in una penalizzazione dei nostri cittadini e delle nostre imprese e rischiano di esporci a nuove dipendenze strategiche, proprio quando stanno andando in porto gli sforzi per liberarci dalla dipendenza dal gas russo. (Applausi).

Sul tema delle dipendenze la Commissione ha presentato proprio in questi giorni un piano articolato e ambizioso sulle materie prime critiche, che si pone l'obiettivo di ridurre la dipendenza europea, particolarmente dalla Cina, diversificando i fornitori e rilanciando le capacità estrattive proprie. Il commissario Breton, nel presentare il piano, ha dichiarato che in Europa abbiamo il 30-40 per cento di quasi la totalità dei minerali necessari al nostro fabbisogno interno ed evidentemente è arrivato il momento di dare i mezzi per estrarli e non accettare più che in Europa si consumi e basta, lasciando la produzione agli altri. Sono parole che sottoscrivo dalla prima all'ultima. (Applausi). Non intendo soffermarmi e non mi soffermerò sul ritardo con cui l'Unione europea approccia questo tema dopo decenni in cui ha rinunciato a questa visione, finendo per consegnarsi a nuove dipendenze, il cui prezzo rischiamo di pagare in questi e nei prossimi mesi; né mi soffermo sul fatto che finalmente si arrivi a queste soluzioni dopo anni nei quali chi sottolineava che ci fosse questa necessità veniva, nella migliore delle ipotesi, definito come autarchico. Vorrei invece dire che il Governo italiano è pronto a fare la sua parte; è assolutamente convinto di dover fare la sua parte e che anche in questo caso un piano di tale ambizione necessita di un quadro finanziario e politico che sia chiaro e coerente. Sul piano finanziario è anche in questo caso necessario comprendere come finanziare queste misure con strumenti che ancora una volta non dovranno limitarsi solo a una maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato, mentre sul piano politico questa ambizione chiama in causa gli stessi tempi e i modi della nostra duplice transizione: quanto più questa si accelera con target spesso di difficile raggiungimento, in assenza della necessaria diversificazione delle forniture, tanto più si aumenta la nostra dipendenza verso fornitori che oggi detengono quasi un monopolio sulle risorse necessarie ad alimentare la nostra transizione.

Porre questi problemi, come stiamo cercando di fare in queste settimane su alcuni importanti dossier del green deal, non vuol dire certo rinunciare agli obiettivi della sostenibilità ambientale; vuol dire invece rendere quegli obiettivi compatibili con la sostenibilità economica e sociale, da un lato, e con la piena sovranità politica ed economica, dall'altro lato.

In questo contesto, la strategia commerciale dell'Unione europea deve tenere in debita considerazione anche concetti come nearshoring e friendshoring, vale a dire la rilocalizzazione di produzioni nei Paesi vicini o nei Paesi amici. È essenziale mantenere un approccio di ampio respiro e un pieno sostegno europeo che garantiscano parità di condizioni e pieno funzionamento del mercato unico. Questa priorità è ancor più valida anche alla luce del nuovo quadro temporaneo per gli aiuti di Stato, che non deve creare disparità e deve prevedere aiuti circoscritti e temporanei.

Anche il completamento dell'Unione del mercato dei capitali costituisce parte integrante della nostra risposta comune. Un mercato dei capitali europei integrato è fondamentale per facilitare gli investimenti privati e colmare le lacune di finanziamento della transizione verde e della transizione digitale. Le conclusioni dell'ultimo Consiglio europeo riconoscono, grazie anche all'impulso italiano, l'importanza della flessibilità sui fondi europei esistenti. È essenziale anche qui mantenere l'attenzione politica sull'attuazione concreta di queste priorità, a maggior ragione perché non c'è ancora consenso tra i ventisette Stati membri su una strategia a lungo termine di sostegno finanziario europeo alla competitività nella forma di un fondo per la sovranità europea volto a sostenere gli investimenti strategici, sostenuto fortemente anche dall'Italia.

La flessibilità necessaria sull'utilizzo dei fondi esistenti, PNRR compreso, si accompagna all'altro grande tema oggi sul tavolo, decisivo per l'Italia, che è la revisione del Patto di stabilità e crescita. C'è ancora del lavoro da fare per finalizzare la revisione, ma riteniamo fondamentale arrivare entro il 2023 a nuove regole per dotarsi di principi credibili, realistici e coerenti con la situazione post-Covid. Stabilità e crescita meritano finalmente un equilibrio effettivo. Abbiamo avuto un Patto di stabilità e crescita che negli anni passati era molto più attento al tema della stabilità; oggi abbiamo bisogno di attenzione al tema della crescita (Applausi): questa deve essere la nostra priorità.

Le vecchie regole sarebbero oggi assolutamente irrealistiche e quelle nuove devono invece sostenere con efficacia i considerevoli investimenti pubblici necessari in questi anni in tutti i settori strategici, compresi l'ambiente, la difesa, la digitalizzazione. Il tempo dell'austerità è finito e il percorso di riequilibrio dei bilanci pubblici degli Stati maggiormente indebitati non dovrà sacrificare la dimensione dello sviluppo economico, non solo per evitare di colpire ulteriormente famiglie e imprese, ma perché la crescita economica stabile e duratura è anche l'unica vera garanzia di sostenibilità del debito pubblico.

Il Consiglio europeo affronterà nuovamente anche il tema della sicurezza energetica, con l'obiettivo principale di valutare l'efficacia delle azioni intraprese finora e di verificare lo stato di preparazione in vista del prossimo inverno. L'Italia, fin dal principio, ha sostenuto l'importanza di una risposta a ventisette, con strumenti e obiettivi comuni tesi a rafforzare il sistema energetico nel suo complesso; la diversificazione delle fonti, in particolare del gas naturale; la lotta contro la speculazione e le disfunzioni del mercato del gas, volta a ripristinare un livello di prezzi ragionevoli per famiglie e aziende europee; la riduzione della domanda energetica; l'accelerazione dello sviluppo e della diffusione delle rinnovabili; il rapido riempimento degli impianti di stoccaggio.

La decisione dell'Unione europea, fortemente "lavorata" e perseguita dall'Italia, di fissare un tetto massimo al prezzo del gas ha interrotto i fenomeni speculativi ai quali avevamo assistito nei mesi scorsi, con un enorme beneficio per le famiglie e le imprese italiane ed europee.

È in gran parte un merito dell'Italia che, una volta tanto, è riuscita a lavorare insieme a 360 gradi. Ed io penso che su questo tutti quanti dobbiamo essere fieri di noi. (Applausi).

Nelle conclusioni del Consiglio europeo vi sarà, infine, un riferimento allo sforzo europeo per le popolazioni colpite in Turchia e Siria dal recente terremoto. L'Italia, come sapete, ha prontamente risposto con l'invio di squadre di soccorso della Protezione civile e dei Vigili del fuoco, di beni e di contributi finanziari. Ha partecipato, ieri, alla Conferenza dei donatori, in uno spirito di vicinanza e solidarietà, nei confronti sia del popolo turco che di quello siriano. Continueremo, anche qui, a fare il nostro lavoro.

In conclusione, colleghi, la voce dell'Italia è e sarà sempre più una voce forte in Europa. È questo il mandato che abbiamo ricevuto dai cittadini ed è questo il mandato che intendiamo portare avanti nei prossimi cinque anni. L'Italia vuole tornare a essere una nazione protagonista nel contesto europeo, anche per fare la sua parte nel rafforzare e migliorare la casa comune europea. Questo è quanto intendo rappresentare al Consiglio europeo, ovviamente col sostegno del Parlamento italiano e con il mandato che ci darete oggi. (Applausi).

Saluto a giovani accompagnati dal sindaco di Selvazzano e ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i ragazzi del progetto Talents, accompagnati dal sindaco di Selvazzano. Vi ringrazio anche per quanto state facendo a vantaggio dei più deboli.

È anche presente in tribuna una rappresentanza dell'istituto comprensivo «Carlo Santagata» di Portici, in provincia di Napoli. (Applausi).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
(ore 12,08)

PRESIDENTE. Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione della discussione.

Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

È iscritta a parlare la senatrice Tubetti. Ne ha facoltà.

TUBETTI (FdI). Signor Presidente, colleghi senatori, alla vigilia del Consiglio europeo voglio esprimere il ringraziamento per la lucida attenzione con la quale il Governo e il Presidente del Consiglio stanno trattando gli argomenti in agenda. (Brusio).

PRESIDENTE. Mi scusi senatrice per l'interruzione. Forse sarebbe opportuno che almeno intorno alla collega che sta intervenendo si prestasse un po' di attenzione.

TUBETTI (FdI). La ringrazio, Presidente.

Ed è un ringraziamento non scontato, non di appartenenza, perché in casa nostra, come si sa, non esistono yes men, ma si misurano le azioni e si premiano i meriti, l'impegno, la coerenza e non la propaganda fine a se stessa. (Applausi).

Nel solco della coerenza, la posizione di Fratelli d'Italia sul conflitto ucraino rimane la stessa che predicavamo dai banchi dell'opposizione. Eppure sarebbe stato facile assumere una posizione diversa da quella del Governo che ci ha preceduto; sarebbe stato magari empatico cavalcare l'onda di coloro (e ce ne sono anche in questa Assemblea) che esprimevano timidi rimbrotti nei confronti del presidente Putin o di coloro che con costanza disprezzano lo scudo della NATO.

Ma noi non siamo timidi e le cose le diciamo con chiarezza. La visita del Presidente del Consiglio di alcune settimane fa ha suggellato la ferma posizione dell'Italia a fianco del popolo ucraino, il sostegno multidimensionale a quel Paese, l'impegno nel processo di ricostruzione, volto ad evitare la strumentalizzazione della sicurezza alimentare, perseguendo, pari tempo, le iniziative volte a far cessare le ostilità, con un traguardo che deve avere sempre come bandiera il sacrosanto principio di autodeterminazione dei popoli. (Applausi).

In tal senso, guardo con sospetto qualsiasi iniziativa politica alternativa a quella dell'Occidente e ancor più la legittimazione del ruolo del capo del Cremlino da parte di Xi Jinping, perché il timore è quello che ci si liberi dall'abbraccio mortale della madre Russia e si venga soffocati dai tentacoli della madre "Ru-xia". L'Italia, il nostro Paese, in questo contesto giocherà un ruolo fondamentale, perché oggi è in grado di esprimere una propria posizione, è in grado di difendere la sovranità italiana senza mai far venir meno la collaborazione con le altre Nazioni d'Europa. È questo il cambio di marcia del Governo Meloni: essere autorevoli e non autoritari, agire con sussiego e non con tracotanza, ma soprattutto avere ridato dignità al pensiero della Nazione che finalmente si spoglia del ruolo ancillare al quale per diversi aspetti e su diversi piani era stata relegata. (Applausi). Agire nell'interesse della Nazione non significa essere contrari all'Unione, significa invece non abdicare, in forza degli interessi diversi e confliggenti, a difendere i princìpi sacrosanti della propria identità e della propria cultura, che peraltro sono quelli riportati nella Carta del Trattato istitutivo, che si rispetta e non si interpreta a seconda dei momenti e delle opportunità.

Per questo siamo convinti che il nostro Presidente del Consiglio saprà imprimere al dibattito e all'agenda quella giusta direzione che per anni era stata declinata a vantaggio sicuramente delle banche, delle multinazionali, delle organizzazioni non governative, della corrente del pensiero del mainstream. Pretendere la revisione della legge di stabilità e delle regole dei cosiddetti aiuti di Stato non è cavalcare l'onda di una protesta antieuropeista, tutt'altro. Chi azzarda un simile paragone non ha compreso i temi del dibattito o è in ostinata malafede, perché è proprio dalla volontà di adeguare le regole all'impegno massiccio della cosiddetta ricostruzione post pandemia che si misurerà la volontà di lavorare per un'Europa unita e non per singole aggregazioni di potere. Dobbiamo liberarci dalle farisaiche dichiarazioni di facciata e pretendere che in concreto, di fronte a un cambio epocale, non vi sia chi per interessi di bottega si opponga al price cap o a salvaguardare il tile transfer facility (TTF).

In questo contesto, appare sicuramente strano relegare il tema dei migranti tra le varie ed eventuali attuali e non come un tema all'ordine del giorno, manifestando così, senza ogni ragionevole dubbio, la distanza dell'Europa dal problema e l'apollinea estraneità alla questione di chi ha fissato l'ordine dei lavori. Per noi, invece, l'emergenza migranti è in cima alla lista dell'agenda, perché nei fatti e non nella propaganda elettorale vogliamo evitare il ripetersi di tragedie come quella di Cutro, guardando la luna e non la punta del dito come qualcuno scriveva nei giornali oggi, perché non può esserci un'Europa che condanna l'Italia ad essere l'unico presidio per i popoli migranti e non censura l'atteggiamento dei Paesi dell'Europa che negano l'approdo sulle loro coste o vogliono farci credere che la rotta balcanica arrivi in elicottero nel mio amato Friuli-Venezia Giulia.

Questa non è l'Europa di solidarietà che noi vogliamo e siamo certi che il presidente Meloni saprà imprimere questo cambio di passo, perché rispetto al passato c'è un fattore che più di ogni altro qualifica l'operato di questo Governo ed è quello del Presidente del Consiglio. Noi non siamo portatori di interessi, non agiamo in nome e per conto delle organizzazioni di profitto, vogliamo dare legittimità al flusso dei migranti e sul rispetto delle regole avulse dal profitto siamo in grado di dare la nostra autorevole testimonianza. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lorefice. Ne ha facoltà.

LOREFICE (M5S). Signor Presidente, Presidente Meloni, bentornata. Ci siamo visti in occasione della sua prima venuta a dicembre e abbiamo parlato del tema migrazione, che è particolarmente centrale. Mi permetto di dirlo a lei, ai tanti colleghi e ai cittadini italiani: i popoli, gli esseri umani migrano da oltre due milioni di anni per vari motivi, tra cui anche quelli economici. (Applausi). Pertanto, il tema della migrazione non è una novità, ma è chiaro che va affrontato in maniera adeguata.

Fra i motivi per cui i popoli migrano, vi sono anche le guerre. Uno dei fronti più esposti, dai quali partono i flussi maggiori verso l'Italia, è la Libia. Lei ricorda quale Governo ha permesso la destabilizzazione di quell'area del Nord Africa nel 2011? Lei era un Ministro di quel Governo e il presidente La Russa era Ministro della difesa.

Pertanto quell'area destabilizzata, che da più di dieci anni non vede pace, è un lager per i poveri Cristi che migrano da più parti dell'Africa e, essendo un lembo d'Africa insicuro, continua a essere una spina nel fianco per l'Italia e per il confine meridionale dell'Europa.

Ricordo, signora Presidente del Consiglio che, quando era all'opposizione, dal 2019 al 2021 lei ha utilizzato un foglietto per dire che una certa Hillary Clinton aveva messo nero su bianco l'esistenza di un grande gioco internazionale nel quale i francesi si erano messi d'accordo con gli americani per destabilizzare quell'area per motivi economici. È ancora di quell'idea? Riesce a tenere un rapporto equilibrato con gli amici francesi, dopo che ha parlato di questo negli ultimi quattro anni?

Il problema delle migrazioni è serio e va affrontato in maniera adeguata. Abbiamo visto che il Regolamento di Dublino non è più efficace, forse non lo è mai stato, non è attuale e va riformato, però ha a che vedere con chi fugge dalle guerre.

L'altra grande questione legata alle migrazioni è quella economica. Come pensiamo di affrontarla? Lei ha fatto un cenno nella sua relazione. Affrontiamola in maniera unitaria e solidale, perché non è solo bloccando - non so come - i flussi primari che si risolvono i problemi dei flussi secondari: mi sembra una battuta alla Catalano e mi dispiace essere così diretto. Non basta.

Come intende andare dunque in Europa ad approcciare questo fenomeno? Dobbiamo chiedere con forza che anche i flussi legati ai migranti economici siano regolati con un patto unitario dell'Unione europea. Facciamo dunque un decreto flussi che veda l'intera Unione unita in tal senso; facciamo delle valutazioni attente.

L'augurio è che lei possa portare il problema delle migrazioni ai tavoli che contano, come dice lei. Non vogliamo e non abbiamo nessuna intenzione di indebolire l'Italia. Lei ha detto: «Attaccate me, non attaccate l'Italia». Noi siamo sempre e assolutamente al fianco dei cittadini italiani, non abbiamo nessuna intenzione di attaccare l'Italia e, se attacchiamo lei e il suo Governo, lo facciamo su basi oggettive. (Applausi).

Ha visto i flussi migratori degli ultimi mesi verso l'Italia, dopo che lei ha fatto proclami, ha attaccato le ONG, ha parlato di blocchi navali e poi fortunatamente ha fatto marcia indietro. I blocchi navali, o comunque i muri galleggianti, non possiamo metterli. È un problema legato al confine meridionale, che va difeso in maniera adeguata. Altra cosa è il problema dei confini balcanici.

Mi fermo su questo per passare a temi secondo me più importanti e di interesse dei cittadini italiani: mi riferisco al caro bollette. Il tema dell'energia - al quale nella sua relazione ha dedicato un piccolissimo spazio - è fondamentale. Come pensiamo di approcciarlo dunque in maniera adeguata in Europa? Andiamo a chiedere con forza un energy recovery fund: questo sì che va scorporato rispetto ai parametri del Patto di stabilità, non le spese per armi. Chiediamo con forza di scorporare le spese per investimenti green. (Applausi).

Lei ha detto in maniera fiera di essere contro la direttiva sulle case green; dal punto di vista del mio Gruppo politico si tratta invece di un provvedimento importantissimo, anche perché, e mi avvio a concludere, signor Presidente, se non cambiamo passo e non ci muoviamo velocemente nel gestire la transizione e il gas resta quello... (Il microfono si disattiva automaticamente). Solo per quello, perciò, gas per pochissimo tempo, ma gli investimenti green sulle rinnovabili sono fondamentali.

Il tempo a mia disposizione si è esaurito. La ringrazio, signor Presidente, per avermi concesso queste ultime battute.

La invito dunque, presidente Meloni, a essere più precisa sul tema energia e su come intende portare al tavolo dell'Europa i temi che stanno realmente a cuore agli italiani. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scurria. Ne ha facoltà.

SCURRIA (FdI). Signor Presidente, cara Presidente del Consiglio, nello scorso dibattito prima del Consiglio europeo, noi le augurammo buon viaggio. Era un viaggio ovviamente simbolico, per dire buon lavoro a lei e a tutti gli italiani. In realtà lei ci ha preso molto sul serio, perché - spero di non dimenticare nulla - in pochi mesi è andata in Albania, in Algeria, in Egitto, negli Emirati Arabi Uniti, in India, in Iraq, in Libia e in Ucraina, oltre ovviamente agli appuntamenti internazionali a Bruxelles e con gli altri partner europei in Polonia, Germania e Svezia. Questi suoi viaggi, però, non sono stati semplicemente delle strette di mano, delle fotografie, dei motivi per fare notizia. Lei è tornata sempre con accordi commerciali, con accordi diplomatici e con accordi politici che hanno rafforzato il nostro Paese, ma soprattutto ha lanciato un messaggio: l'Italia c'è, l'Italia è tornata protagonista (Applausi), l'Italia, soprattutto in alcune zone di mondo, torna a dire la sua come partner affidabile, in una cornice internazionale condivisa.

Oggi all'ordine del giorno del Consiglio europeo troviamo ovviamente l'Ucraina e torniamo a ribadire la nostra totale vicinanza al popolo ucraino (come lei ha ricordato prima), che ancora lotta contro l'invasione russa. Questo significa per noi dare seguito a una affidabilità internazionale nei confronti della NATO, dell'Unione europea e di tutti gli accordi internazionali di cui facciamo parte. Non è stato sempre così, Presidente. L'Italia, grazie a questo Governo, è tornata nuovamente credibile sugli scenari internazionali; oggi siamo visti sicuramente in maniera differente e possiamo lavorare sia sul piano della difesa militare dell'Ucraina, ma anche per costruire un'ipotesi di pace.

Per quello che riguarda la transizione verde, come lei ben sa (visto che è il nostro Presidente), noi facciamo parte del Partito dei conservatori europei. Più che un partito è una famiglia, una filosofia, uno stile di vita, una concezione della vita e del mondo. Noi siamo conservatori perché vogliamo conservare i valori fondamentali, innovandoli e proiettandoli nel futuro. Figuriamoci se non vogliamo conservare l'ambiente, se non vogliamo conservare il mondo in cui viviamo o se ci possiamo arrendere a un'ideologia che consuma e sfrutta territorio, suolo, aria e acqua. La nostra difesa dell'ambiente significa tutelare le nostre comunità, la nostra storia, la nostra identità. Ma tutto questo cosa c'entra con provvedimenti che, in nome di un'ideologia verde, rischiano di mettere in crisi settori strategici fondamentali della nostra industria, come quella automobilistica italiana ed europea? Grazie al nostro Governo e insieme ad altri Governi abbiamo fermato questa follia, volta, tra l'altro, a renderci ancora una volta sudditi di altri potentati stranieri, come la Cina.

E ancora, sulle case verdi, mentre noi continuiamo a farci del male, imponendoci dei limiti incredibili, perché ovviamente dovremo rivalutare e rimodellare qualunque altra cosa, altri Stati, quelli più inquinanti, questi problemi non se li pongono proprio. È un modo, ancora una volta, per mettere l'Italia e l'Europa in difficoltà. Questo è quello che ci aspettiamo - come lei ci ha detto - dal suo intervento al Consiglio europeo.

Infine c'è il tema dell'immigrazione. Ringrazio il collega Lorefice, che ci ha ricordato che storicamente le migrazioni esistono da tempo, da decenni, anzi da secoli e da millenni. Proprio per questo - pensi - ho trovato una poesia. Addirittura centocinquanta anni fa il buon Edmondo De Amicis scriveva: «Ammonticchiati là come giumenti / sulla gelida prua morsa dai venti, / migrano a terre inospiti e lontane; / laceri e macilenti, / varcano i mari per cercar del pane. / Traditi» - pensi un po' - «da un mercante menzognero, / (...) / carne da cimitero, / vanno a campar d'angoscia in lidi ignoti». Questa poesia ci ricorda appunto che i fenomeni delle migrazioni non nascono oggi.

C'è stato qualcuno, qualche personaggio sinistro in tutti i sensi, che addirittura ha pensato bene di accollare la tragedia di Cutro a questo Governo. Questa poesia dimostra che sono secoli che affrontiamo questi problemi e questi fenomeni. Questa poesia rimarrà sempre attuale, se tali fenomeni rimarranno ancora una volta a carico di uno Stato o di pochi Stati. Noi ambiamo a pensare che questa poesia possa diventare storia, nel momento in cui qualcuno se ne prenderà carico, perché o l'Unione europea su questo farà la sua parte, oppure questa poesia sarà sempre, purtroppo, terribilmente attuale (Applausi).

Rispetto ai vari scenari dipinti, forse un po' di storia fa bene: la Libia ha avuto il suo momento critico, perché non solo un Governo, ma un intero Parlamento e un intero sistema politico diede il via libera a una guerra a quello che veniva ritenuto un grande e pericoloso dittatore.

Noi oggi, Presidente, le diamo un ulteriore mandato. Oggi è il primo giorno di primavera e in Italia, oltre alla primavera atmosferica, si respira anche una primavera politica: c'è un risveglio di progettualità, di riforme e un cambio di passo. Noi le auguriamo di poter portare questo senso di primavera un po' anche nella grigia e triste Bruxelles, ricordando all'Unione europea il motivo per cui è nata, cioè dare vita ad una sfida globale, trovando le soluzioni del caso. Grazie a questo, anche la voce italiana, che lei ci assicura essere sempre più forte, darà il suo messaggio di risveglio all'intera Unione. (Applausi).

PRESIDENTE. La ringrazio, anche per il rispetto dei tempi.

È iscritta a parlare la senatrice Rojc. Ne ha facoltà.

ROJC (PD-IDP). Signor Presidente, signora presidente Meloni, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, i numeri sono impietosi e ci dicono che gli sbarchi, da quando governa la destra, sono quadruplicati. Ci avete accusato per anni di favorire un'invasione e avete gridato alla sostituzione etnica: non era invasione allora e non lo è nemmeno oggi. Smettiamola con la propaganda. Nessuno è in pericolo, tantomeno le nostre radici cristiane, a cui - mi creda - tengo anch'io. (Applausi).

Sono invece del tutto inadeguate le modalità con cui si tenta di affrontare un'emergenza immigratoria che avrebbe bisogno di ben altri visioni e strumenti per farvi fronte in modo efficace. Si dovrebbe in primo luogo evitare che decine e decine di profughi, in fuga da guerre, terremoti e dittature, arrivino a cento metri dalle nostre coste e trovino la morte, invece di trovare un nuovo inizio. Chi ha agitato lo spauracchio dell'invasione per cercare consenso, fomenta la paura dell'opinione pubblica e inquina - come stiamo già vedendo - con una propaganda distorta.

Siete al Governo e spetta innanzitutto a voi il compito di governare i flussi migratori, che non possono rispondere a visioni politiche anacronistiche e discriminatorie. Siamo anche noi dell'avviso che l'Europa non può più, in questo contesto, comportarsi come ha fatto finora. Anche l'Europa ha grandissime responsabilità ed è chiamata a svolgere quel ruolo di guida essenziale quando parliamo di sicurezza, non delle frontiere italiane, ma di quelle, appunto, dell'Unione europea.

Oggi bisogna sciogliere il nodo Tunisia, che sappiamo quanto sia complesso e non bastano un paio di motovedette. C'è da dire però, Presidente, che la destra guarda all'Europa solo quando deve chiedere, come accade adesso. Ricordiamoci la questione dei ricollocamenti, mai attuati a causa della contrarietà dei vostri alleati europei, i Paesi di Visegrad, che sul tema dell'immigrazione hanno saputo bene scaricare la responsabilità su altri, lavandosene le mani, e contestualmente erigere inutili e antistorici muri che offendono la storia degli europei e voi dietro a loro.

Dall'Europa si deve pretendere giustamente che si assuma le proprie responsabilità, ma l'Italia lo potrà fare con assoluta legittimità solo se non romperà l'unità della Comunità dei ventisette e terrà salde le alleanze strategiche di Roma. Il Governo potrà chiedere se avrà dimostrato di essere coerente con una visione che fa dell'accoglienza e dell'integrazione non due vessilli su cui sparare, com'è successo per anni, ma rimuovendo normative assurde, come la legge Bossi-Fini, che gli stessi autori considerano superata. Cosa aspettate a cambiarla?

Lo stesso sottosegretario Mantovano ha dovuto ammettere che quella legge non ci serve. Con quale credibilità, Presidente, si presenterà al Consiglio europeo a rappresentare il Paese, avendo sinora prodotto solo uno - sbagliatissimo - decreto, che offende l'intelligenza di noi europei? Certo, anche noi siamo per combattere gli scafisti, che sono però un problema conseguente; noi dobbiamo andare alla causa.

Sull'immigrazione occorre cambiare rotta o il Paese si ritroverà dentro una crisi umanitaria senza precedenti. Presidente Meloni, le persone in mare vanno salvate sempre e senza pensarci nemmeno un secondo. Ora però l'Italia si presenta in Europa avendo sulla coscienza due tragedie che potevano essere evitate; quella immane di Cutro e quella altrettanto grave del barcone che, fuori dalla Libia, ma in acque internazionali, si è ribaltato mentre sopraggiungevano nostri mercantili, ai quali con colpevole ritardo è stato chiesto di intervenire. Queste tragedie non possono più accadere. Questo lo deve capire bene, Presidente, se volete, se vogliamo che l'Europa ci ascolti. Ve lo chiedo anch'io: perché quelle persone sono morte quando potevano essere salvate? Cosa non ha funzionato quella notte davanti alla spiaggia di Cutro? Dove è mancata la catena di comando? Ancora nulla sappiamo, ma, come dice Pasolini, tutti sappiamo, ma non abbiamo ancora le prove. Comunque la verità verrà a galla.

Servono corridoi umanitari; serve, quello sì, un nuovo decreto flussi che riveda le quote di immigrati regolari che possono entrare nel nostro Paese perché di fronte a perseguitati politici, a famiglie che fuggono da zone di guerra, da terremoti o da situazioni insostenibili, noi abbiamo il compito di dare accoglienza e di aiutare queste persone - uomini, come noi, ma più sfortunati di noi - a trovare una sistemazione dignitosa, ben sapendo che solo uno su dieci si fermerà nel nostro Paese. Sono infatti persone in fuga, alla ricerca dei propri cari, che vivono per lo più in Germania, in Francia e nel Nord Europa.

Questo è l'unico modo per andare in Europa a testa alta per chiedere aiuto. Se invece continuerete sulla strada della retorica e della propaganda, le cose peggioreranno sempre di più; cambiate rotta.

Voglio infine ricordare a noi tutti che c'è un'altra emergenza migranti, oltre a quella che sta flagellando il mar Mediterraneo e si trova a Nord-Est della penisola; è la rotta balcanica che, anno dopo anno, è diventata una delle porte di accesso più battute per entrare in Europa e, in particolare, in Italia. I numeri si impennano mese dopo mese; afgani, pakistani, turchi - curdi in particolare - ma anche somali, marocchini, bengalesi. In questi primi mesi dell'anno sono entrati nella mia Regione, il Friuli-Venezia Giulia, quasi 2.400 migranti dal Carso triestino, dalle colline goriziane, dalla montagna tarvisiana e dalle valli del Natisone. Lo scorso anno erano stati, nello stesso periodo, meno di 900; ma cosa facciamo? Alziamo un bel muro tra noi e la Repubblica di Slovenia? Lo proponeva la giunta del presidente Fedriga che oggi vuole fermare il flusso via terra con 65 fototrappole. Avete sentito bene: 65, piazzate in decine e decine di chilometri di boschi. Ancora propaganda elettorale.

Ecco, sforziamoci di essere seri e pragmatici, diamo risposte all'altezza di tali fenomeni. Fino al giorno delle elezioni proponevate un blocco navale, che sapevate impossibile; ora avete l'onere di creare un consenso europeo sulle politiche di gestione dei flussi migratori che coinvolga il Mediterraneo e i Balcani. Certo, non è facile. Vedete anche voi che non ci sono soluzioni semplici a cambiamenti epocali, ma questa è la prova a cui siete chiamati e per cui siete stati votati. Noi la nostra parte la faremo sempre. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mennuni. Ne ha facoltà.

MENNUNI (FdI). Signor Presidente, vorrei innanzitutto ringraziare moltissimo il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per aver voluto fornire questa informativa alle Camere, e quindi agli italiani, prima di recarsi al Consiglio europeo: un atto di attenzione e di condivisione, che sottolinea l'importanza e la centralità che il Governo intende dare al Parlamento e al suo ruolo. Si tratta di un passaggio preliminare tanto più importante, perché importanti e rilevanti sono le questioni che l'Italia si appresta a portare in questo Consiglio europeo. È un'Italia che vola a Bruxelles, come è volata in tanti luoghi del mondo, in questi primi quattro mesi di legislatura, con idee chiare, con proposte concrete, pronta a dare il proprio contributo fattivo alla risoluzione delle grandi criticità che attanagliano l'Europa e che ci riguardano tutti.

Le criticità vanno affrontate e risolte nel contesto europeo, ma è bene sottolineare che sono criticità che interessano e investono, in primo luogo, come nel caso del dramma dell'immigrazione, principalmente proprio l'Italia. Mi auguro che questo grande sforzo del Governo italiano per avere risposte positive dall'Europa possa essere accompagnato da un'attenzione corale e non pregiudizievole anche dalle forze politiche che rappresentano l'opposizione, perché in gioco ci sono tematiche estremamente rilevanti e destinate a incidere sul futuro della nostra Nazione e degli italiani di oggi e di domani. Andiamo in questo Consiglio europeo con delle proposte concrete che portiamo all'attenzione dell'Europa: già questa è una rilevante novità. Spesso l'Italia non aveva una propria voce, spesso rimaneva muta, spettatrice supina di decisioni non propriamente condivisibili (Applausi), che non andavano esattamente incontro al nostro interesse nazionale. Non doveva essere così e oggi, fortunatamente, non è più così. Oggi c'è un Governo che non solo porterà a quel tavolo le nostre proposte, ma che ha lavorato affinché si possa raggiungere una sintesi ampia fra gli Stati dell'Unione europea, affinché il punto di vista italiano possa avere l'attenzione che merita e possibilmente essere fatto proprio dall'Europa. Porteremo delle soluzioni concrete sul tema dell'immigrazione, perché è di tutta evidenza che serve una gestione finalmente europea dei flussi migratori, nel controllo delle frontiere, nella cooperazione sui rimpatri, nella lotta all'immigrazione clandestina, colpendo con durezza gli scafisti e tutti coloro che guadagnano e lucrano sul traffico di esseri umani, provocando lutti e tragedie come l'ultima di Cutro.

Ribadiremo la nostra linea sull'Ucraina affinché, mai come oggi, l'Europa possa continuare ad essere ferma e vigile nel sostegno ad una Nazione invasa. C'è il tema della transizione verde e digitale, che va rimodulata, mediante un percorso che sia realmente sostenibile sul piano economico e sociale. Daremo le nostre idee per una transizione ecologica rispettosa del sistema produttivo, tenendo conto dell'esigenza dell'Italia e dell'Europa di realizzare l'autonomia strategica europea, limitando le dipendenze dalle materie prime e dalle tecnologie di Paesi extraeuropei, ma va garantita adeguata considerazione della specificità degli Stati membri. Con la direttiva sull'efficienza energetica nell'edilizia, facente parte delle misure da adottare nell'ambito Fit for 55, il Consiglio e il Parlamento europeo stanno discutendo l'introduzione di standard minimi di prestazione energetica degli edifici irrealistici per l'Italia e per questo il Governo interverrà per rivedere la portata di tale direttiva.

Faremo ascoltare la nostra voce sui temi economici, sulla riforma della governance europea, sul nuovo patto di stabilità, che deve garantire la flessibilità dei fondi europei e su questo andrà trovato un accordo. Vogliamo sostenere il negoziato sulla riforma della governance e auspichiamo che siano valorizzate le indicazioni contenute negli atti di indirizzo approvati dai due rami del Parlamento italiano. Devo dire che la Commissione bilancio ha svolto un lavoro piuttosto complesso sul tema e deve essere adottato un approccio che tenga conto del ricorso all'uso flessibile dei fondi europei, adeguando gli obiettivi della politica di coesione al sostegno di tutti i fattori abilitanti la crescita economica e la competitività del nostro Paese e dell'Europa, a partire dal nostro tessuto industriale.

Concludo l'intervento, Presidente, dicendo che siamo assolutamente con il presidente Meloni nel ritenere che vi debbano essere svolte di grande rilievo. Siamo fiduciosi che il lavoro complesso che si sta portando avanti possa portare a importanti risultati per la nostra Nazione. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Biancofiore. Ne ha facoltà.

BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, onorevoli Ministri, colleghi senatori, presidente Meloni, le sue comunicazioni in previsione del Consiglio europeo dei prossimi 23 e 24 marzo rispecchiano appieno la sua cifra umana, il suo carattere politico e rispecchiano anche le aspettative che milioni di italiani hanno riposto nel programma della coalizione di centrodestra.

L'Italia è orgogliosa di lei perché, con la preparazione e la determinazione che la contraddistinguono, è già riuscita - le do una notizia ictu oculi - a riportare l'Italia al ruolo di protagonista dell'iniziativa politica europea, che ancor più con la guerra, con la crisi energetica e oggi bancaria, si dovrà distinguere per la velocità delle decisioni e per la realizzazione di una visione non burocraticistica, ma condivisa con i popoli europei che sono stati spesso delusi dalle scelte dei vertici dell'Unione, più propensi ad occuparsi della farina di grillo piuttosto che delle vere emergenze. Mi riferisco, appunto, all'immigrazione, alla realizzazione di una politica estera e di difesa comune forte, capace di garantire la sicurezza del Continente e la promozione di un'economia di sviluppo sana, della crescita, come da lei citata, dove l'anima e le aspettative dei cittadini suppliscano piuttosto al mero e freddo calcolo finanziario.

La credibilità che, nel breve tempo, dall'inizio del suo Governo, è riuscita a rivendicare a livello comunitario e internazionale, che ha allarmato le opposizioni in cerca di un casus belli, ha fatto in modo che, per la prima volta, l'Europa abbia realmente capito, dopo il tragico naufragio di Cutro, che i confini dell'Italia sono i confini dell'Europa intera, che il fenomeno dell'immigrazione di massa è un'ondata che, come dice Panebianco oggi, rimetterà in discussione il concetto stesso di Nazioni e di Unione europea.

Questa consapevolezza non solo ha posto al centro del tavolo il problema dell'immigrazione massiccia verso il nostro Paese, ma ha anche consentito, grazie al suo intervento, l'erogazione straordinaria di oltre 500 milioni di euro, confermati proprio in queste ore dalla presidente von der Leyen, volti a tamponare il disagio geopolitico proprio dell'Italia e l'enorme fardello che siamo costretti, ormai da troppi anni, a sopportare, non senza colpevole responsabilità dell'Occidente.

Gheddafi lo aveva detto: la Libia è l'ultimo argine contro la transumanza dell'Africa in Europa.

Nel suo intervento, la presidente Meloni ha illustrato con chiarezza la linea che dovrà essere intrapresa su questo fronte: supportare i Paesi di partenza - penso in particolare oggi alla Tunisia, che è sull'orlo di una crisi che potrebbe generare una nuova ondata di migranti - ma al contempo pretendere da quegli stessi Paesi serietà e responsabilità.

Non sono più tollerabili porti franchi ed è prioritaria la lotta agli scafisti e ai loro mandanti. Ciò anche alla luce delle ultime inquietanti notizie - tutte da accertare - secondo cui addirittura Ministri di alcuni di questi Paesi che noi aiutiamo sarebbero gestori stessi dei trafficanti.

Fatti come questi - se confermati, appunto - sono inaccettabili e ingiustificabili e alimentano quel senso di sfiducia dei cittadini rispetto al fenomeno migratorio che l'Europa deve combattere.

Ecco come l'Unione può dimostrare di esistere e di non essere solo un centro di compensazione di interessi; organizzare finalmente una gestione europea dei flussi migratori, dal controllo delle frontiere alla formazione dei migranti, alla cooperazione sui rimpatri, alla lotta agli scafisti e all'integrazione.

Siamo soddisfatti del tempestivo decreto-legge che il Governo da lei guidato, Presidente, ha posto in essere nell'importante e simbolico Consiglio dei ministri tenutosi a Cutro all'indomani del naufragio, che non è dovuto, colleghi, al Governo, con il quale è emersa una verità taciuta in tutta la polemica strumentale seguita e da me già messa in evidenza prima di chiunque altro in quest'Aula: i responsabili di questo martirio umano sono i trafficanti di morte e non, come dice chi fa sciacallaggio, i Governi, in particolar modo il nostro, che, a differenza di altri Stati membri, come la Grecia o la Spagna, accolgono incessantemente e senza alcun respingimento i disperati che arrivano o transitano sul nostro territorio.

Su questi temi che investono l'interesse dell'Italia maggioranza e opposizione dovrebbero trovarsi sempre sullo stesso fronte. Lei lo ha chiesto e gli italiani lo sperano, Presidente.

È ancora fondamentale rilevare l'attenzione dimostrata nella riapertura dei flussi e nel riconoscimento di un'immigrazione necessaria al sostentamento del nostro Paese, ma altrettanto fondamentale è la formazione che dobbiamo promuovere prima che costoro partano per venire a lavorare in Italia.

Sulla situazione in Ucraina è umano e naturale, per la salvaguardia dei nostri principi democratici, rivendicare il nostro sostegno al Paese aggredito, fornendogli tutti gli strumenti utili alla difesa necessaria, ribadendo che ogni possibile soluzione di pace passa dall'integrità territoriale dell'Ucraina. Al contempo, però, auspichiamo che il nostro Paese assuma ancora una volta quel ruolo di ponte tra le nazioni per la realizzazione di una pace giusta e duratura, che promuova il dialogo esaltando il nostro tradizionale ruolo di esportatori di pace.

Avviandomi alla conclusione, signor Presidente del Consiglio, la sua sensibilità verso le fasce più deboli dei cittadini è nota e anche la sua abnegazione nel raggiungere successi politici giusti e insperati; pertanto, nel Consiglio europeo, oltre a reiterare la necessità di una maggiore flessibilità dei fondi di stabilità, la prego di farsi carico dell'urlo strozzato di migliaia di cittadini europei, ma soprattutto italiani, per la miope - me lo si lasci dire - politica della presidente della BCE Lagarde, che è notizia di oggi stia correndo ai ripari dei danni da lei stessa arrecati. In conclusione, serve veramente un suo autorevole e personale whatever it takes per svegliare le coscienze di tutti i Paesi membri dell'Unione europea, fermare la escalation dell'aumento sconsiderato dei tassi di interesse che stanno mettendo sul lastrico migliaia di cittadini sopravvissuti alla pandemia ed alla crisi economica. Non è accettabile che oggi per chi ha fatto un mutuo di 200.000 euro la rata mensile sia salita di un importo che va da 200 a 1.000 euro, con un incremento del 25 per cento. Signor Presidente del Consiglio, questo si aspettano da lei gli italiani e siamo certi... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Floridia Aurora. Ne ha facoltà.

FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Signor Presidente, colleghe e colleghi, i cambiamenti climatici sono la più grande sfida che siamo chiamati ad affrontare nell'immediato e nei prossimi anni. Purtroppo le conseguenze sono già sotto gli occhi di tutti: cito solo il caso della forte siccità che sta colpendo il Veneto, il Lago di Garda, l'Adige, il Po, le Regioni del Nord Italia. Siamo molto preoccupati, sappiamo che la siccità non aspetta i comodi di nessuno, tantomeno i tempi del suo Governo. Sono passati infatti cinque mesi dall'inizio della legislatura e non è un mistero per nessuno il fatto che in cima alla vostra agenda non avete messo tutte quelle azioni di contrasto al cambiamento climatico che sta aumentando la temperatura globale e alterando l'ambiente in cui viviamo, l'economia, le comunità e non ultima la nostra salute. Mi preme dirlo subito e ripeterlo ancora perché urge un cambio di rotta: non c'è più tempo da perdere.

Certo, questa sfida impone scelte coraggiose, competenti e lungimiranti, come ha detto anche lei, signora Presidente del Consiglio, ma non siamo soli ad affrontarla. L'Unione europea sta promuovendo la transizione verso un continente a basse emissioni di carbonio, facilitando investimenti pubblici e privati nell'energia pulita. Questo indirizzo si regge sul principio che un settore energetico più pulito sarà catalizzatore di crescita e occupazione e allo stesso tempo sarà più sostenibile, più sicuro e capace di alleggerire le bollette dei cittadini. Sembra ed è un obiettivo raggiungibile, invece non lo è perché questo Governo, chiamato a rappresentare gli interessi del nostro Paese in Europa, sta andando in direzione totalmente opposta. Purtroppo ho solo tre minuti e non posso elencarlo, ma l'ultimo esempio è dato dal fantomatico progetto di creare l'hub di approvvigionamento energetico d'Europa, continuando ancora a puntare sui fossili.

Le decisioni in ambito energetico che questo Governo sta assumendo sono preoccupanti e inoltre sono semplicemente miopi. Di fatto state scaricando sulle future generazioni le conseguenze di queste scelte, in primis quella di non voler diminuire i sussidi nei confronti dei combustibili fossili, responsabili dell'aumento dei livelli di produzione dell'inquinamento. Signora Presidente del Consiglio, le chiedo di far pubblicare finalmente il catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e di quelli favorevoli; da circa un anno, infatti, il Ministero dell'ambiente lo tiene chiuso in un cassetto, nonostante la pubblicazione sia obbligatoria per legge. Il catalogo rappresenta la fotografia di come l'Italia abbia dirottato i fondi in materia ambientale e di come siano state promosse misure di green economy. Questa mancata pubblicazione sta mettendo l'Italia anche in una posizione di svantaggio in sede europea, quando bisognerà lavorare su questo genere di informazioni.

Chiediamo infine che il Governo riferisca costantemente in Parlamento sullo stato di avanzamento della stesura del Piano nazionale integrato energia e clima, visto che entro giugno andrà presentato alla Commissione europea, affinché possa essere approvato dall'Unione europea con eventuali modifiche e infine approvato entro la fine del 2023. È una questione importante, perché avrà ripercussioni sulla vita di tutti i cittadini.

Signor Presidente, concludo dicendo che abbiamo il diritto di apprendere come questo Governo intenda raggiungere il taglio del 55 per cento delle emissioni di CO₂ entro il 2030, visto il costante rafforzamento della sua dipendenza da fonti fossili, come purtroppo ha confermato oggi, ancora una volta. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fregolent. Ne ha facoltà.

FREGOLENT (Az-IV-RE). Signor Presidente, signora presidente Meloni, noi tifiamo per il suo successo in Europa, perché il suo è il successo del nostro Paese; lei non rappresenta le mie idee, ma rappresenta il Paese, quindi se lei riesce in Europa vuol dire che è riuscita l'Italia.

Mi fanno piacere le sue parole secondo cui non si fa sciacallaggio politico, ma si hanno idee diverse. È così lontana la Giorgia Meloni che nel 2015 chiedeva che l'allora premier Matteo Renzi venisse indagato per strage colposa nel Mediterraneo, dopo il naufragio di una nave. (Applausi). Meglio così. Siamo cresciuti tutti, siamo invecchiati tutti, quindi oggi ci preme portare a casa dei risultati.

Chi parlerà dopo di me farà un discorso molto più ampio; a me interessa quello che lei ha detto sulla transizione ecologica, che per il nostro Paese è una grande opportunità, ma lo è se viene fatta con pragmatismo. La crisi energetica ha dimostrato l'immaturità del nostro mix energetico. Bisogna accelerare sulle rinnovabili e anche sul nucleare, mi auguro quindi che la prossima volta che la Francia indirà un tavolo sul nucleare europeo, l'Italia si siederà a quel tavolo (Applausi) e darà seguito agli annunci fatti sui giornali con azioni concrete.

A chi pensa che la transizione ecologica debba essere sempre fatta senza se e senza ma, dico però che farla vuol dire fare delle scelte. Ad esempio, noi siamo molto forti sull'energia rinnovabile dell'idroelettrico (siamo leader in Europa), ma lo siamo meno sulla produzione di pannelli solari. Allora, l'Europa si deve mettere in testa di fare una filiera industriale sulla transizione ecologica, altrimenti finiamo per passare dalla dipendenza dal gas russo alla dipendenza dalle terre rare cinesi. A chi pensa di essere ecologista più di noi, dico che andare verso la transizione ecologica vuol dire fare delle scelte, ad esempio aprire nuove miniere in Italia per l'estrazione di quelle terre rare che servono alla costruzione dei pannelli fotovoltaici. Perché dipendere dalla Cina, quando nel nostro Paese abbiamo quel materiale? È poco ecologico? Non lo so, ma secondo me è molto pragmatico. (Applausi).

Signora Presidente, c'è un tema che sta molto a cuore a noi, così come alla nostra filiera agricola e a quelle società che in questi anni hanno fatto del riciclo delle materie prime e seconde la nostra bandiera in Europa. Parliamo sempre male della nostra possibilità di raccolta rifiuti, ma in realtà siamo leader europei per la raccolta e il riciclo delle materie prime e seconde: abbiamo già raggiunto gli obiettivi del 2025 e del 2030. In Europa però, signora Presidente, dobbiamo fare una battaglia: a breve arriverà un regolamento che cambierà la politica sull'imballaggio, che al riciclo preferisce il riuso, e penalizzerà il nostro export agricolo. Ancora una volta, ci vogliono maturità e coraggio. Lei deve fare la battaglia insieme a Francia e Spagna: non so se sia felice dei Primi ministri spagnoli e francesi (probabilmente avrà fatto campagna elettorale per i loro antagonisti), ma oggi rappresenta il nostro Paese e Francia e Spagna hanno gli stessi nostri obiettivi, ossia indurre l'Unione europea a rivisitare completamente quel regolamento che, se venisse applicato così com'è stato scritto, sarebbe una tragedia per le nostre aziende agricole, per il nostro export (quest'anno abbiamo esportato per 52 miliardi) e soprattutto per chi in questi anni ha fatto una battaglia di civiltà, facendoci raggiungere quell'economia circolare di cui - lo dico a Timmermans - tutti parlano, ma pochi evidentemente applicano e in cui l'Italia è molto più leader di altri Paesi, quindi non abbiamo bisogno di lezioni da nessuno. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, il Gruppo Forza Italia appartiene al Partito popolare europeo ed è quindi portatore di una istanza europeista convinta. Tuttavia, ogni tanto, quando vediamo delle decisioni del Parlamento europeo, della Commissione europea e delle varie istituzioni, ci sorge qualche dubbio, non sull'europeismo, che non viene meno e che peraltro è antico, anche con percorsi vari, ma sul modo di decidere dell'Europa, al punto che, presidente Meloni, mi sono personalmente convinto che debba essere successo qualcosa.

Secondo me, qualche giorno o mese fa, un commesso che correva a portare due fascicoli alla presidente von der Leyen, uno con la scritta «cose da fare» e uno con la scritta «cose da evitare», dev'essere inciampato e le carte sono cadute per terra (questo perché piuttosto non è stata mandata una email). Il commesso, per consegnare in fretta i fascicoli, avrà rimesso i fogli a posto come poteva e questi si devono essere invertiti. Lo dico perché, a volte, assisto trasecolato ad alcuni processi decisionali dell'Unione europea tali per cui sembra che si facciano le cose che vanno evitate e non si facciano quelle che si dovrebbero fare.

Giorni fa abbiamo approvato alla Camera una risoluzione, il cui orientamento certamente lei condivide, che dà mandato al Governo, ad esempio sulla questione della casa green, di dire che quella direttiva va profondamente rivista. Difatti, le forze politiche che governano in Italia hanno votato contro quella ipotesi di risoluzione. Lo stesso si potrebbe dire su altre vicende, ad esempio quelle riguardanti l'auto: è stato un successo del Governo italiano, che fa bene a rivendicare (se n'è occupata lei e se n'è occupato il ministro Pichetto Fratin), il rinvio della votazione sulla direttiva dell'auto, che prevede tempi e modalità improponibili e lesive.

Sono proprio quelle scelte, come ha detto nel suo intervento, che rischiano di dare alla Cina e ad altri la potestà mondiale su alcune materie prime, ecco perché credo che qualcuno abbia invertito i fogli. Allora, presidente Meloni, il mandato, oltre a fare tutte quanto la risoluzione di maggioranza propone, che coincidono col suo intervento molto chiaro, è anche di rimettere le carte a posto. L'Europa deve rimettere le misure da evitare nella cartella delle misure da evitare e quelle da fare nella cartella giusta: difendere la casa, difendere il lavoro, difendere l'industria.

Lei ha fatto un cenno alla concorrenza. Non è possibile che gli Stati Uniti, patria del capitalismo e dell'economia libera, stanzino centinaia di miliardi di dollari per le loro industrie e noi, invece, andiamo ancora a fare la guerra all'ultimo artigiano nel sospetto che ci siano gli aiuti di Stato. Lei lo ha detto, su questo bisogna essere più flessibili, ed è scritto nella risoluzione. Noi non vogliamo un'economia dirigista, ma realista. Se oggi c'è un momento di crisi nel mondo, per le guerre e per l'energia, se gli americani aiutano le loro imprese e i cinesi fanno concorrenza sleale a tutto tondo, noi dobbiamo difendere l'Europa, le imprese e l'economia europee, quindi non serve solo questo PNRR, ma ne serve uno bis per poter affrontare questa vicenda.

Inoltre, presidente Meloni, la global minimum tax del 15 per cento dev'essere attuata. L'Europa deve far pagare le tasse a Google e ad Amazon, ai padroni del mondo che pagano praticamente zero tasse. Invece di prendersela con i bagnini, si occupino di Bezos e di quelli che stanno alterando la concorrenza e non pagano tasse. L'Europa ha in programma tale intervento, ma evidentemente il relativo foglio era andato nella cartellina sbagliata.

Voglio anche dire al Governo che oggi leggo affermazioni di Gentiloni e di Timmermans, che ci accusano di un errore ideologico in materia d'inquinamento: ma è proprio gente come Timmermans che pensa che il cambio delle automobili avvenga domani o che le case vadano ristrutturate dopodomani a spese degli italiani. Sono loro ad essere affetti da un ecologismo ideologico, mentre noi vogliamo una tutela dell'ambiente reale, seria, possibile e praticabile, quindi è inutile che oggi Timmermans faccia la lezioncina all'Italia, perché è esattamente il contrario, dunque occorre più flessibilità.

Abbiamo avuto anche successi, questo va detto. Presidente Meloni, gli eventi sono talmente rapidi che si dimenticano, ma qualche settimana fa ci dicevano: sì, la Francia è arrabbiata, ma guardate quanto è bravo Macron.

Ora abbiamo una Francia in rivolta e ingovernabile e l'Italia ha ottenuto in Europa il successo del prezzo del gas: è Macron che deve fare il maestro con noi o noi che possiamo dare qualche consiglio alla Francia? (Applausi). Sono preoccupato nel vedere la sera al telegiornale immagini di Place de la Concorde a Parigi che fanno pensare più al 1800 che al 2023. È un Paese europeo importante e una grande democrazia che mi auguro sappia affrontare con serietà i processi di riforma.

Il tema dell'Ucraina penso che sarà approfondito in fase di dichiarazione voto dal nostro Capogruppo. Sta accadendo quello che temeva il presidente Berlusconi: si sta gettando la Russia nelle braccia della Cina. Dobbiamo guardare anche alla storia. Il sostegno al popolo ucraino è totale, abbiamo votato e voteremo tutte le misure necessarie e abbiamo fatto e faremo la nostra parte, ma l'Europa un obiettivo di dialogo di pace se lo deve pur dare o vogliamo lasciare alla Turchia e alla Cina il ruolo di negoziatori del pianeta? Noi siamo l'Europa, dobbiamo sostenere i popoli aggrediti, ma indicare anche un percorso di pace all'umanità, perché serve ai nostri popoli e alla nostra economia.

Sull'immigrazione ovviamente siamo totalmente d'accordo. Visto che dalla Libia, teatro di disordini, avvengono molte partenze, mi sia consentito di ricordare e chiedere alla sinistra e ad altre parti, dodici anni dopo, se aveva ragione Berlusconi a dire che la guerra alla Libia era un errore e un disastro o se è stato un grande successo delle democrazie. Gheddafi era pessimo, ma quattro Gheddafi sono peggio ancora: questo è successo in Libia, con tutti i riflessi sui flussi incontrollati.

La von der Leyen ha scritto una lettera - e ha fatto bene - frutto anche degli impegni e delle sollecitazioni rivolti dal Governo italiano e dalla presidente Meloni: servono soldi e la difesa dei confini europei. Aggiungo, presidente Meloni, che ieri nel Consiglio dei ministri degli esteri il vice presidente del Consiglio Tajani ha sollecitato quell'intervento per la Tunisia. Noi dobbiamo vedere l'Europa e il Fondo monetario agire in Tunisia, perché, se la Tunisia affonda, i 200.000-300.000 tunisini pronti a fuggire vengono in Italia e poi al Fondo monetario ad altri non importa niente. Poi noi veniamo messi sotto accusa, se non accogliamo tutti? Ci si muova, come il Governo italiano ieri ha chiesto, e si diano alla Tunisia i mezzi che servono anche a prevenire - per quanto il Governo attuale possa essere criticabile, non è mio diritto, né mio dovere giudicarlo - che guadagnino terreno i fondamentalisti islamici, che sarebbe peggio. È una situazione simile a quella della Libia, anche se la Tunisia ha un tessuto migliore di quello che presentava quel Paese all'epoca.

Dobbiamo anche porci un obiettivo politico, oltre che rimettere le carte nelle cartelline giuste ed evitare che l'Europa faccia il contrario di quello che deve fare nell'interesse dei suoi popoli, perché o si affrontano questi problemi come Europa o non si va da nessuna parte. Se qualcuno pensa che smontando l'Europa affronteremo meglio l'immigrazione, la Cina e il tutto resto, fa un errore. Nel 2024 ci sarà anche un obiettivo politico.

Presidente, speriamo che dalle elezioni non solo venga rafforzata l'istituzione europea - oggi ne parla Panebianco sul «Corriere della sera» - ma che ci sia anche una maggioranza europea di centrodestra. Per questo le elezioni europee del 2024 sono importanti. Che si ricordi di difendere i nostri produttori, i nostri confini marittimi, le nostre case, il futuro dell'Europa e quindi anche dell'Italia. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Licheri Ettore. Ne ha facoltà.

LICHERI Ettore Antonio (M5S). Senatore Gasparri, è vero, noi la ricordiamo la vostra voce critica nel 2011, ma, così come vi siete piegati alla logica bellicistica nel 2011, lo state facendo anche oggi.

PRESIDENTE. Senatore Licheri, si rivolga alla Presidenza e non direttamente al collega.

LICHERI Ettore Antonio (M5S). Presidente Meloni, lei chiede collaborazione da parte dell'opposizione. L'opposizione collabora, a patto che però non si venga in Senato a prendere in giro gli italiani: lei dice che non stiamo spendendo un euro in armi, perché stiamo svuotando i nostri arsenali militari, ma sa che i nostri arsenali militari non possono restare vuoti, né sguarniti (Applausi); deve quindi venire qui e dirci sinceramente con i soldi di chi vorrete o vorrà reintegrare gli arsenali. Questa risposta noi ci saremmo aspettati, perché gli arsenali e i magazzini non possono restare sguarniti. Dov'è l'interesse nazionale? Nello sguarnire i magazzini militari? Lei deve dirci con quali soldi reintegrerete il nostro arsenale militare.

Presidente Meloni, lei viene qui a dirci che tutta l'Europa sta pagando il prezzo dell'aggressione russa, aggiungendo anche che tutti noi dobbiamo fare la nostra parte: questo potrebbe anche essere corretto, se non fosse che, se è vero che paghiamo tutti il prezzo dell'aggressione russa, non lo paghiamo però tutti allo stesso modo. Capita infatti - e lei lo sa benissimo - che la Germania si è fatta passare un piano di sostegno economico da 200 miliardi e la Francia uno di poco meno. Lei oggi, invece, si presenta qui con i numeri del costo della crisi che si è innescata, che sono a dir poco agghiaccianti: con un'inflazione al 10,1 per cento, l'aumento di elettricità e combustibili è al 35 per cento e quello dei prodotti alimentari al 13 per cento.

Presidente Meloni, non so se palazzo Chigi può essere qualcosa di molto distante, ma fuori da qui c'è un carovita che è diventato insopportabile: si parla di 3.000 in più annui a famiglia, per non parlare poi della scellerata decisione della BCE di alzare i tassi. Si pensi che in questo momento si parla di una vera e propria tassa patrimoniale sulla casa, perché, se consideriamo l'aumento dei ratei e lo spalmiamo per tutta la durata del prestito, abbiamo una tassa patrimoniale per famiglia di 60.000 euro. (Applausi).

Questi sono i problemi ai quali lei si deve rivolgere. Allora, altro che operazione militare; qui ci vuole, care senatrici e cari senatori, un'operazione verità, a cominciare dalla verità per cui gli interessi dell'Europa non potranno mai coincidere con quelli degli Stati Uniti e che chi sta pagando i costi sociali ed economici di questa guerra in termini di inflazione, di caro bollette e di crisi energetica sono i cittadini europei e i cittadini italiani, non quelli statunitensi. Questa guerra sta facendo male alle sue famiglie, presidente Meloni, e alle sue imprese. Non cerchi qui di diventare la protettrice dell'economia, perché sono le nostre imprese che stanno soffrendo in questo momento, non quelle che hanno piani di sostegno economico che lei ancora non ci ha portato.

Lei deve venire qui non a farci bei discorsi, con la retorica dell'interesse nazionale e della libertà: lei deve dirci come intende darci da mangiare, come intende sfamare le fasce più deboli. (Applausi).

Certo, come ce ne ha dato mostra nella legge di bilancio, lei è bravissima a utilizzare i più vulnerabili e i più fragili come bancomat; lei è bravissima a tagliare il sostegno a chi è in difficoltà; lei è bravissima a non aggredire i privilegi di chi ha tanto, a discapito e detrimento di chi ha poco. Serve un'operazione sincerità, Presidente. Lei doveva venire qui per riferirci sinceramente lo stato dell'economia nazionale alla luce di questa crisi e portarci delle risposte, non farci discorsoni sull'interesse nazionale e sulla libertà.

E allora, sincerità per sincerità, perché non ce lo dice? Lo abbiamo capito tutti, per cui squarciamo questo velo di ipocrisia: questa non è più la guerra tra Kiev e Mosca, questa è la guerra tra la Russia e la NATO e, se non la smettiamo di continuare a operare come una succursale della NATO, andremo incontro alla terza guerra mondiale. Ha letto le agenzie di questa mattina? Ha saputo delle esercitazioni aeree russe nell'enclave di Kaliningrad, tra la Lituania e la Polonia? Questi sono gli errori che ci porteranno verso il punto di non ritorno.

Mi avvio a concludere, presidente Meloni, ricordandole che non bisogna avere paura di negoziare: è una frase che disse Kennedy nel '62, con la crisi dei missili, sventando per un soffio la terza guerra mondiale. Non bisogna avere paura di negoziare.

Allora, Presidente, glielo diciamo ancora una volta: da quando è alla guida del Governo, lei è sempre andata in Europa a dire signorsì. Per una volta, la smetta di dire signorsì e prenda quell'orgoglio italiano (Commenti. Applausi), che può portare l'Italia a concentrarsi...

PRESIDENTE. La prego di concludere, senatore Licheri.

LICHERI Ettore Antonio (M5S). Ho finito, Presidente.

Dicevo che auspico che ci si possa concentrare su uno sforzo negoziale, perché si possa spezzare quella spirale bellicista che conviene ad altri, ma non ai cittadini europei, né men che meno ai suoi concittadini italiani. (Applausi).

PRESIDENTE. La ringrazio per il suo intervento, senatore Licheri. Prego di lasciare intervenire i colleghi senza brusio.

È iscritto a parlare il senatore Centinaio. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LSP-PSd'Az). Presidente Meloni, lei nei prossimi giorni andrà in Europa con un bel peso sulle spalle, il peso degli italiani e delle aspettative che gli italiani ripongono in lei. Mi sembra un peso importante, visto e considerato che fino a adesso in Europa non è andata a dire signorsì, ma a portare gli interessi delle nostre aziende e dei nostri cittadini. (Applausi).

A dire signorsì sono stati il Governo Conte II e, in parte, anche il Conte I; è per questo motivo che siamo andati a casa, nel Governo giallo-verde, con il quale si andava a dire signorsì senza neanche chiedere perché ci venivano chieste determinate cose. Forse, Presidente, i colleghi del MoVimento 5 Stelle questa cosa non se la ricordano - ahimè - e bisogna ricordargliela tutte le volte.

È giusto, Presidente, continuare a rafforzare il mercato unico europeo e adattarlo alle sfide che provengono da competitor internazionali sempre più forti, che aggrediscono con maggiori risorse l'attuale crisi, come gli Stati Uniti, o che spesso non rispettano le tutele dei lavoratori e i vincoli ambientali che abbiamo noi, come la Cina. Ma cosa vuol dire, Presidente e colleghi, tutelare il mercato unico europeo? Per noi della Lega significa anche tutelare i nostri prodotti tipici, il made in di qualità che contraddistingue l'Italia e altri Paesi europei nel mondo.

E allora, colleghi, in un vero mercato unico non possiamo pensare di farci la guerra al nostro interno, con le etichette allarmistiche dell'Irlanda, con la carne e il latte sintetico, con i problemi del Prosek, che non è ancora stato risolto, o quello dell'aceto balsamico, che siamo ancora qui ad aspettarle, o con iniziative strambe come quella del nutri-score, che si pongono l'obiettivo giusto e condivisibile di tutelare la salute dei consumatori, ma che tuttavia forniscono informazioni distorte che poco hanno a che vedere con la salute e molto con una battaglia commerciale scorretta e penalizzante per il nostro Paese. Su questo l'Italia dev'essere intransigente ai tavoli europei, trovando le giuste alleanze e sostenendo così una battaglia che potrà solo rafforzare la presenza commerciale europea nel mondo, grazie a una qualità di prodotti che il mondo ci invidia.

Presidente, non le parlo della questione dei balneari, sarebbe troppo facile. È una questione che lei conosce, perché il vero nemico dei balneari non sta in Europa, ma in Italia, quindi sarà inutile andare a parlarne in Europa prima di aver risolto la questione in Italia, con i vari poteri dello Stato che prendono decisioni sempre più anomale. (Applausi).

L'Europa sta cambiando strada e noi non possiamo che esserne contenti. Sembra finalmente finita l'epoca dell'austerity e si affaccia la volontà di aprire una fase nuova, basata sulla crescita come strumento di benessere e maggiore stabilità finanziaria. Va bene quindi la discussione che si sta facendo sul nuovo Patto di stabilità, sulla scia di quanto già abbiamo visto con il recovery plan all'indomani della pandemia. Le nuove condizioni che si sono create con l'aumento dei costi delle materie prime e la crisi energetica seguita all'invasione russa dell'Ucraina ci spingono però a essere più pragmatici e, al tempo stesso, più ambiziosi. Certo, dovremo dare agli Stati europei più possibilità di investire nella crescita e nella transizione energetica e digitale, consentendo una maggiore flessibilità nei piani di rientro del debito pubblico, ma non possiamo guardare al futuro ignorando quello che abbiamo a disposizione nel presente.

Questa discussione deve coinvolgere anche gli strumenti che l'Europa ha già messo in campo, tutti gli strumenti. Fa bene allora la presidente Meloni a chiedere una riflessione vera e approfondita sulla funzione del meccanismo europeo di stabilità (MES). Oggi l'Italia viene accusata di bloccare quel fondo, ma in realtà quello che chiediamo è di guardare avanti e di prendere atto che la sua funzione e i vincoli che esso impone sono ormai superati. (Applausi).

Se quella del MES non è una battaglia di retroguardia, ma di prospettiva, la stessa cosa vale anche per gli obiettivi di efficientamento e transizione energetica. Non pensiamo che sia sbagliato migliorare l'efficienza energetica delle nostre case o ridurre le emissioni provocate dalle automobili.

Sono obiettivi che condividiamo e sosteniamo da sempre. Diciamo una cosa diversa: non possono essere cittadini e imprese a sostenere sulle loro spalle il peso di tutto questo percorso. Servono risorse europee, realismo nei tempi di realizzazione e più attenzione alle specificità dei singoli Paesi. L'Europa è un insieme di singoli Paesi, non siamo tutti la stessa cosa. (Applausi). Più atti concreti e meno demagogia: purtroppo, da parte di chi ci gestisce in Europa - e non penso solamente alla parte politica, ma soprattutto ai tecnici che ci sono in Europa - vedo tanta demagogia e poco pragmatismo.

Noi oggi rischiamo di passare da una dipendenza all'altra: abbiamo conosciuto la dipendenza dal petrolio, che ci ha costretti a un duro periodo di austerity negli anni Settanta; stiamo provando a uscire dalla dipendenza dal gas russo e va dato atto a questo Governo - e anche a quello precedente - di aver lavorato bene per superare una fase difficilissima e tornare così, pian piano, a ridurre i costi dell'energia. Stiamo attenti, perché non è finita qui: dobbiamo insistere nel differenziare il più possibile le fonti energetiche e nel potenziare la produzione italiana di energia da fonti rinnovabili, per evitare che l'instabilità di altri Paesi produttori ci travolga nuovamente. Oggi dobbiamo fare in modo che le nostre scelte non ci portino dritti verso un'altra dipendenza, quella da materiali come il litio e dalla produzione di batterie, che si concentra soprattutto in Cina. (Applausi). Diciamolo chiaramente: tutto questo ci renderà dipendenti dalla Cina.

Per questo chiediamo all'Europa più prudenza nell'abbandonare la produzione di motori a combustione. Il commissario Timmermans nei giorni scorsi ha garantito il rispetto del principio della neutralità tecnologica; quello che gli chiediamo è di passare dalle parole ai fatti. Ancora una volta, vogliamo cose concrete. Consentiamo e sosteniamo la ricerca e la produzione di carburanti alternativi: così possiamo insieme ridurre le emissioni, fino ad azzerarle, ed evitare di finire schiavi del regime di Pechino.

Infine, Presidente, la tragedia di Cutro non può essere dimenticata dall'Europa, né può essere ridotta a un problema esclusivamente italiano. Ha fatto bene la presidente Meloni a scrivere immediatamente alla presidente von der Leyen e a chiedere un preciso impegno della Commissione europea in tema di migranti. Troppe volte - l'abbiamo sentito nella XVII, così come nella XVIII legislatura - siamo stati lasciati soli (e ancora oggi lo siamo) a difendere le nostre coste, che - ricordiamolo - sono i confini europei, a salvare le persone abbandonate in mare e a combattere i trafficanti di esseri umani. L'Europa deve prendere atto che quanto ha fatto finora non basta; non bastano più le parole, non bastano più gli incontri, non basta più vedere leader europei che si abbracciano e promettono e basta.

Dopo il drammatico terremoto in Turchia, quell'argine a Est non regge più. La barca affondata nello Ionio ha attraversato mezzo Mediterraneo e quelle persone avevano visto a lungo le coste europee prima di arrivare in Italia. Non basta più la segnalazione di un elicottero, serve un impegno diretto dell'Europa nel Mediterraneo. Cosa ci faceva quella barca in mezzo al Mediterraneo, senza che nessuno abbia detto niente? (Applausi). Chiediamolo ai colleghi della Grecia, a Cipro e all'Europa: perché quella barca ha attraversato mezzo Mediterraneo per arrivare in Italia e poi l'Europa ha incolpato noi? (Applausi).

Serve un nuovo patto europeo che definisca come comportarsi con i richiedenti asilo e con i migranti economici, redistribuendo i primi e facilitando gli accordi di ingresso per i secondi, sulla base di quote definite a livello nazionale. Per gli altri mi dispiace, ma non ci può essere posto, perché, al contrario di quanto vorrebbe far credere qualcuno, non basta accogliere, ma serve anche integrare. E, se non c'è lavoro, non può esserci integrazione; se non c'è lavoro per gli italiani, non può essercene per gli altri. (Applausi). Se non c'è integrazione, crescono il disagio sociale, l'insicurezza e l'illegalità. In questo l'Europa può e deve fare molto di più, sostenendo gli accordi bilaterali per prevenire le partenze irregolari, combattere gli scafisti, facilitare i rimpatri e creare corridoi d'immigrazione legale.

Oggi, signor Presidente, signora Premier, il Papa ha parlato di diritto a non dover emigrare. Pensate un po', lo ha detto il Papa, non il leader della Lega: il diritto a non dover emigrare. Quel diritto devono averlo tutti coloro che scappano da guerre o persecuzioni. Gli afgani, quelli che sono morti a Cutro, che scappano dal quel Paese, scappano da una situazione che abbiamo creato noi occidentali, colleghi, non dimentichiamocelo. Siamo noi che siamo scappati dall'Afghanistan, li abbiamo abbandonati. (Applausi). Li abbiamo abbandonati nelle mani dei talebani. Le donne e i bambine afgani devono essere aiutati, come abbiamo fatto per le donne e per i bambini ucraini.

Presidente Meloni, noi ci fidiamo di lei. Gli italiani si aspettano di essere degnamente rappresentati in Europa. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Vorrei ringraziare della visita le altre classi dell'Istituto comprensivo «Carlo Santagata» di Portici, in provincia di Napoli. (Applausi).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
(ore 13,20)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Misiani. Ne ha facoltà.

MISIANI (PD-IDP). Signor Presidente, il prossimo Consiglio europeo ha un'agenda molto fitta, ricca di temi molto importanti per il futuro dell'Europa e del nostro Paese. Io mi concentrerò su due nodi a cui la presidente Meloni - che spero non me ne vorrà - credo abbia dedicato meno tempo di quanto meriterebbero: l'energia e la transizione ecologica sono il primo e la riforma della governance economica dell'Unione è il secondo.

Sul primo punto credo che tutti debbano riconoscere che i mesi passati hanno visto passi in avanti molto significativi in materia di energia, di scelte per accelerare la transizione ecologica: da dicembre c'è il price cap sul petrolio russo; da febbraio c'è il meccanismo di correzione del mercato del gas; la Commissione ha presentato pochi giorni fa la proposta di riforma dell'assetto del mercato elettrico, la Banca europea dell'idrogeno, il Net-zero industry Act e il Raw material Act, per ridurre la dipendenza da materie prime essenziali; è poi in discussione l'importantissimo regolamento sul phaseout al 2035 della produzione di automobili con motore endotermico.

Ora, abbiamo ascoltato con attenzione l'intervento della presidente Meloni e l'avvio di questo dibattito. Differenziandoci in questo dalle valutazioni che abbiamo ascoltato dalla Presidente e da altri colleghi, noi crediamo che mai come oggi perseguire la sostenibilità ambientale e la decarbonizzazione coincida largamente con la sostenibilità economica e sociale e con la sicurezza geopolitica del nostro Paese. Mai come oggi decarbonizzare vuol dire tagliare le bollette per le famiglie e per le imprese, proteggere l'economia e i posti di lavoro del nostro Paese. Mai come oggi ridurre e azzerare la nostra dipendenza dai combustibili fossili vuol dire rafforzare la sicurezza, l'affrancamento del nostro Paese dai regimi dittatoriali da cui oggi ci riforniamo di combustibili fossili.

Certo, servono passi in avanti importanti, che sono oggetto della discussione del Consiglio. La riforma del mercato dell'energia elettrica è cruciale per accelerare la transizione verso le rinnovabili, ma anche cambiare i meccanismi di formazione del prezzo, superando le distorsioni che abbiamo subito nei mesi della crisi energetica. Serve ragionare su nuovi strumenti di finanziamento pubblico e privato, perché serviranno investimenti enormi per la transizione verde. È necessario rafforzare le competenze e quindi investire nella scuola, nell'università e nella ricerca. Servono politiche, a livello europeo, ma anche nazionale, di accompagnamento.

Faccio l'esempio più importante: il comparto dell'automotive, molto rilevante per l'economia italiana, pesa parecchi punti di PIL, fornisce centinaia di migliaia di posti di lavoro e costituisce un segmento rilevantissimo per la vocazione manifatturiera del nostro Paese. Il Governo in Europa, come ha ribadito anche la presidente Meloni, sta dicendo no alla scelta del phaseout nel 2035, sì alla neutralità tecnologica e allo sviluppo anche dei biofuel.

Vede, Presidente, io credo che il concetto di neutralità tecnologica in astratto sia condivisibile. Il presidente Deng, a proposito di Cina, diceva che non è importante il colore del gatto, purché prenda il topo; il nostro obiettivo dev'essere la decarbonizzazione, quindi la neutralità tecnologica in sé, in astratto, è un concetto condivisibile. Il punto però è capire da che parte sta andando il mondo e qual è oggi nel concreto la tecnologia più matura per decarbonizzare il settore dei trasporti.

Vedete, il motore elettrico può piacere o non piacere, ha sicuramente dei limiti, ma ha anche dei pregi: oggi è la tecnologia più matura per andare verso emissioni zero nel settore dei trasporti; non a caso, la Cina, gli Stati Uniti e i grandi produttori stanno andando in quella direzione e anche i produttori europei, che usciranno prima del 2035 dai motori a combustione interna, stanno direzionando verso l'elettrico i loro investimenti. Dobbiamo allora dare certezze ai produttori e ai consumatori e, se il mondo sta andando in una determinata direzione, credo sia una pericolosa illusione coltivare il sogno che si possa andare in una direzione diversa. Dobbiamo prepararci invece a reggere e a difendere la nostra vocazione manifatturiera nell'automotive e i nostri posti di lavoro, tenendo conto con realismo di dove sta andando il mondo.

Quanto alla governance economica, negli anni della crisi del debito sovrano sono emersi con forza i limiti di quella a livello europeo: il carattere prociclico delle regole, la mancanza di flessibilità, l'ottica di breve termine e il carattere stesso degli indicatori utilizzati, non osservabili e poco trasparenti. Crediamo che la proposta presentata dalla Commissione a novembre, con i piani differenziati, l'ottica di medio-lungo termine, la spesa netta come variabile chiave, siano un passo in avanti vero per superare gran parte di quei limiti. Mi sarebbe piaciuto ascoltarlo anche dalla presidente Meloni, ma credo che l'Italia debba ringraziare il commissario Gentiloni per il lavoro fatto per cambiare le regole di austerità (Applausi) che hanno complicato la vita agli italiani e agli europei.

Certamente servono passi in avanti ulteriori e noi li indichiamo nella nostra proposta di risoluzione: escludere dalla spesa netta le spese per le riforme e gli investimenti, nella prospettiva della golden rule per la quale dobbiamo batterci, perché l'Europa ha bisogno di enormi investimenti per la transizione ecologica e digitale e le regole di bilancio non devono ostacolare, ma anzi devono favorire un gigantesco piano di investimenti a livello europeo e nazionale. Abbiamo bisogno di flessibilità dei piani nazionali e di tenere conto delle specificità nazionali, quando si discute di stabilizzatori automatici da escludere dalla spesa netta.

Varrebbe la pena di fare un ragionamento separato sul debito Covid, perché nel periodo 2020-2021 il cataclisma economico che ha investito l'Europa e ha costretto i Governi a rispondere opportunamente, facendo deficit e debito, è un evento eccezionale, che meriterebbe un percorso di rientro specifico. Abbiamo bisogno in Europa di meccanismi europei di stabilizzazione automatica, sul modello di Sure, che è stato un programma di successo (credo, signor Presidente, che almeno su questo siamo tutti d'accordo). Abbiamo bisogno di favorire una capacità fiscale dell'eurozona, per intervenire in circostanze eccezionali, e di avviare - ma questo richiede una revisione dei trattati - il ripensamento del tetto del 3 per cento per il rapporto deficit-PIL e del 60 per cento per il rapporto debito pubblico-PIL, parametri che appartengono oggettivamente a un'era geologica diversa. Furono concepiti nel 1992 e oggi siamo in una stagione totalmente diversa, dal punto di vista delle dinamiche economiche e di finanza pubblica, nei Paesi avanzati.

Signor Presidente, queste sono le nostre proposte, perché difendere l'interesse nazionale - uso le parole della presidente Meloni - è un obiettivo che ci unisce, in quest'Aula e nel Paese. Quella che non condividiamo è la strategia che state seguendo per difendere l'interesse nazionale, perché, signor Presidente, riteniamo che affrontare l'emergenza climatica sia difendere l'interesse nazionale e che evitare o ridurre i danni della siccità, dello scioglimento dei ghiacciai e degli eventi climatici estremi sia interesse nazionale.

Voi in Europa state dicendo di no a qualunque cosa venga avanti per accelerare la transizione energetica ed ecologica. Peraltro, state affrontando questa discussione - me lo permetta, signor Presidente - con un quadro di alleanze che secondo noi rende l'Italia più debole nel negoziato in Europa. In compenso, non state facendo nulla... (Il microfono si disattiva automaticamente) per preparare l'Italia alla transizione che arriverà, nulla per aiutare l'automotive a riconvertirsi, nulla per accelerare la rigenerazione degli edifici. Anzi, avete smontato quel poco o tanto che c'era, a partire dal superbonus.

Non fate alcunché per aiutare i lavoratori a reggere gli effetti e le conseguenze della transizione accelerando la creazione di lavoro. Questa non è una strategia: è qualcosa che rischia di portarci su un binario morto.

È per questo, Presidente, che chiediamo al Governo di cambiare rotta: non per un obiettivo astratto, ma per difendere al meglio gli interessi nazionali del nostro Paese. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Terzi di Sant'Agata. Ne ha facoltà.

TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Onorevole Presidente del Consiglio, abbiamo ascoltato in questi minuti la sua esposizione sul prossimo Consiglio europeo, che sarà incentrato su tre delle più grandi sfide che non soltanto questo Governo, ma il nostro Paese messo insieme, nella sua interezza, e l'Europa stanno affrontando nella loro storia.

La prima sfida è la guerra in Ucraina, che vede, sì, quel Paese come teatro di guerra, ma una guerra contro l'Europa, in una Ucraina dove il popolo ucraino difende noi, la nostra libertà, il nostro stato di diritto e i nostri valori. (Applausi). In questa situazione si combina la difficoltà di una crisi economica che conosciamo, dai prezzi dell'energia alle questioni collegate all'inflazione. Una terza dimensione è quella delle migrazioni.

Su queste tre sfide, su questi tre problemi credo che siano molti i colleghi in quest'Aula e in generale nel Parlamento italiano che hanno avuto modo e hanno consuetudine di contatti quotidiani o quasi con interlocutori parlamentari, di Governi, di entità, di ambienti economici stranieri.

Nell'esperienza - credo - di molti di noi c'è un riscontro di fiducia, di credibilità e incoraggiamento all'Italia e al Governo Meloni che è costante. È un elemento costante di tutti gli incontri e le interlocuzioni che abbiamo con esponenti di Paesi occidentali, europei o di altre realtà geopolitiche.

Dicevo della fiducia nell'Italia. Questa dovrebbe essere una costante nell'attività dell'intero Parlamento, anche dei partiti di opposizione, oltre che della coalizione che sostiene il Governo. Dovrebbe essere un obiettivo costante promuovere la fiducia nell'Italia e la credibilità del nostro Paese e degli italiani come principio fondamentale del nostro interesse nazionale; dovrebbe essere una missione - come si dice - per ogni eletto dal popolo italiano che siede in quest'Aula. E in effetti questo è avvenuto in tantissime stagioni della nostra storia repubblicana.

È avvenuto negli ultimi trent'anni quasi costantemente, quando crisi di questa ampiezza si profilavano all'orizzonte; certo, con alcune significative eccezioni, ma è stato frequente l'appoggio anche di segmenti esterni alle maggioranze di Governo alla linea di Governo.

Come mai, allora, oggi sentiamo, da questa parte dell'Emiciclo, ripetuti incoraggiamenti, desideri e offerte - mi riferisco ai colleghi Scurria, Mennuni, Tubetti e ne potrei citare altri - a parlare, ad ascoltare, a essere compresi sull'interesse nazionale riflesso dalle scelte di Governo, mentre, dall'altra parte, veniamo accolti, pur con queste buone intenzioni, da espressioni così polemiche e negative come quelle che abbiamo sentito?

Credo che non ci sia niente che dimostri la realtà nella quale stiamo vivendo come il vertice che sta proseguendo in queste ore fra il presidente Xi Jinping della Repubblica popolare cinese, segretario del Partito comunista cinese, e il presidente Putin. In questo vertice è stato subito riaffermato come fra i due Presidenti ci sia un obiettivo condiviso: dettare le regole della nuova sicurezza europea e della sicurezza globale e riportare il mondo a una sorta di dominazione di volontà alternative, di poteri alternativi, che non sono quelli sui quali si basa il diritto internazionale. Sfortunatamente, queste espressioni e questi impegni vengono da due Presidenti che sono l'incarnazione stessa di regimi totalitari, negatori della nostra libertà, alternativi ai nostri valori.

Rispetto alla prima questione, l'Ucraina, c'è un'assoluta urgenza di ristabilire una narrativa ed è urgente combattere contro la disinformazione che viene alimentata non soltanto dai due Paesi che ho citato, ma anche all'interno dell'Europa dai nostri Paesi, da voci che automaticamente si schierano su delle narrative negatrici di fatti e delle realtà più evidenti. Ricordiamo i figuranti di Bucha. Ricordiamo i motivi dell'entrata in guerra della Russia che sostiene di esser stata aggredita, perché è stato aggredito il Donbass, territorio ucraino riconosciuto da tutti. E ricordiamo tante altre cose nelle quali c'è una congiunzione astrale fra le teorie propalate da due Presidenti che ho citato, ma purtroppo anche da diverse forze politiche del nostro Paese e da diversi amici di quei due sistemi. Occorre quindi contrastare la propaganda, riportare una narrativa. Si sta facendo molto in Europa. Ma, se c'è una cosa su cui il Governo italiano è impegnato e credo che stia acquisendo anche la comprensione di altri Governi europei e delle istituzioni comunitarie, è su questi punti.

Sulla seconda questione della governance economica credo si debba mirare a delle soluzioni equilibrate e sostenibili come quelle che lei, signor presidente del Consiglio Meloni, ha descritto. Ci si deve guardare anche da delle presentazioni ipercritiche, come quelle di cui sono stato testimone in una recente riunione a Bruxelles con istituzioni parlamentari e servizi della Commissione al Parlamento europeo, nella quale è stata presentata di fronte a tutti una proiezione del rapporto tra debito pubblico e PIL, attraverso una scheda che riguardava soltanto l'Italia. In quell'occasione è stato fatto un ragionamento per contestare il quale potevamo parlare soltanto per novanta secondi. Queste sono le norme del confronto e le costruzioni alle quali siamo sottoposti quando si parla d'Italia e delle rappresentazioni sull'economia italiana.

La terza sfida di proporzioni gigantesche riguarda le migrazioni. Non c'è dubbio che gli ultimi passaggi dei Consigli europei, ma anche i seguiti che sono stati dati alle azioni e iniziative del presidente del Consiglio Meloni, riconosciute sempre di più in seno alla Commissione, al Parlamento europeo e alle istituzioni comunitarie, sono adesso contenuti in un documento importante, che è la lettera di ieri del presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che costituisce la sintesi delle cose che lei ci ha spiegato e che verranno discusse dopodomani. Nel posizionamento europeo in Africa, un continente che - dobbiamo ricordarlo, e non lo facciamo mai abbastanza - ha un'esplosione demografica che porterà a un raddoppio dell'attuale popolazione nel giro di venti, venticinque anni, si tratta certamente di elaborare strategie di immediata efficacia sul controllo e la disciplina delle frontiere esterne dell'Unione; strategie di sviluppo di fondamentale rilevanza, il piano Marshall per l'Africa, evidentemente unite a strategie anche di radicamento della legalità di Stato di diritto e di diritti umani in quei Paesi. È la mancanza di questi elementi fondamentali a creare le distorsioni di base nella possibilità di creare occupazione e anche volontà di rimanere da parte delle persone che altrimenti emigrano e creano una massa in uscita verso l'Europa.

Dobbiamo guardare anche alle problematiche della sicurezza. Ricordiamoci ad esempio che il Concetto strategico della NATO del 2022 indicava già con precisione, grazie proprio agli interventi della Spagna e dell'Italia, la necessità di contrastare decisamente le crescenti interferenze straniere negli Stati africani. E di questo lei, onorevole Presidente del Consiglio, ha parlato in questa occasione.

L'Italia, l'Europa e l'Occidente hanno il coraggio, la determinazione e la visione del futuro che rendono pienamente doverosa la risposta a queste sfide. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

Avverto che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dalla senatrice Paita e da altri senatori, n. 2, dal senatore Terzi di Sant'Agata, Centinaio, De Poli, Zanettin, Scurria e Matera, n. 3, dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori, n. 4, dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, e n. 5, dalla senatrice Floridia Barbara e da altri senatori. I testi sono in distribuzione.

Ricordo che è ripresa la diretta televisiva con la Rai.

Ha facoltà di intervenire il presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Meloni.

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, sarò abbastanza breve e ovviamente intendo replicare soprattutto alle cose che non condivido. Quindi non me ne vorranno i senatori di maggioranza - tendenzialmente ho condiviso i loro interventi - se mi concentrerò di più su quello che ho sentito dire dall'opposizione.

Mi pare che, anche seguendo la relazione che avevo fornito all'Assemblea, siano sostanzialmente tre le questioni sulle quali si sono concentrati gli interventi durante il dibattito: il tema delle migrazioni, il tema della transizione ecologica e il tema del conflitto ucraino. Mi corre l'obbligo di dare alcune risposte in base a quello che ho sentito dire.

Confesso che sul tema dell'immigrazione continua a non essermi chiaro quale sia la proposta che arriva dai banchi delle opposizioni. Ho sentito, ad esempio, il collega Lorefice dire che occorre sicuramente fermare gli scafisti, cooperare con l'Africa e lavorare sui decreti flussi. Temo che sia esattamente quello su cui il Governo lavora. Abbiamo infatti presentato una serie di norme che vogliono colpire il traffico di esseri umani. Contemporaneamente abbiamo avviato, soprattutto a livello europeo, un dialogo e una proposta che da una parte lavora sull'aspetto securitario, ma che ha nel suo elemento fondamentale un diverso rapporto tra l'Europa e i Paesi africani. Abbiamo noi stessi lanciato quello che voi ormai conoscete come piano Mattei per l'Africa, andando in giro in lungo e in largo per tutta l'Africa a cercare di portare investimenti, chiedendo anche all'Unione europea di darci una mano a investire. Riteniamo infatti che la proposta più efficace sia garantire a persone che spesso scappano dalla povertà di poter vivere delle molte risorse che hanno, grazie a un approccio non predatorio, come quello che oggi vediamo in molti Paesi africani a causa soprattutto dell'assenza dell'Europa, ma da pari a pari che vuole portare investimenti, lavoro e formazione. (Applausi).

Nel fare questo, abbiamo detto anche che, mentre blocchiamo l'immigrazione illegale, vogliamo favorire quella legale. E qui torno al tema del decreto flussi, senatore Lorefice. Chiaramente non sosterrò mai in Europa la tesi del decreto flussi europeo. Signor Presidente, possiamo proporre al collega Lorefice, se ritiene, di farlo fare al suo Gruppo in Parlamento. Vi segnalo che le Nazioni europee hanno i decreti flussi. È l'Italia che negli ultimi anni ha azzerato i decreti flussi, perché tutte le quote di immigrazione possibili erano coperte da chi entrava illegalmente. (Applausi). Questa Nazione in sostanza diceva che chi voleva entrare in Italia lo poteva fare solo mettendosi nelle mani degli scafisti. È questa secondo me è una cosa totalmente irragionevole. Noi, quindi, mentre facciamo del nostro meglio per fermare gli scafisti, riapriamo i decreti flussi, li immaginiamo triennali, cioè diamo una certezza e una prospettiva a chi vuole venire in Italia legalmente, e lavoriamo con i Paesi del Nord Africa per portare investimenti e sviluppo, sperando anche che si possa mettere insieme la formazione che si può fare da noi e il lavoro che eventualmente si può fare qui o tornare a fare nei propri Paesi d'origine. Mi pare un ragionamento sensato, a fronte del quale non rilevo grandi proposte alternative o forse non le ho comprese.

Dopodiché, sono d'accordo su quello che ho sentito dire anche da alcuni colleghi come la senatrice Rojc, ad esempio riguardo al tema della Tunisia: è esattamente quello per cui lavoro ogni giorno. Segnalo sommessamente che siamo oggettivamente di fronte a un fenomeno che oggi assume una portata che non aveva in passato, per temi che sono variegati, che voi conoscete meglio di me e che non elenco per ragioni di tempo. Oggi abbiamo un problema enorme legato alla stabilità e a un possibile default della Tunisia che non si riesce ad affrontare perché il Fondo monetario internazionale, che aveva avviato una trattativa con la Tunisia per sostenerla, a un certo punto l'ha bloccata. E la stessa Commissione europea - ho parlato ieri con il commissario Gentiloni, che aveva immaginato già all'inizio di questo mese di recarsi in Tunisia per cercare di affrontare la vicenda - ha poi rimandato il viaggio bilaterale e l'iniziativa. L'Italia, quindi, fa del suo meglio parlando con tutti gli omologhi possibili e immaginabili per cercare di sbloccare uno stallo che - a mio avviso - non ci aiuta e che rischia di peggiorare drammaticamente la situazione. Grazie per averlo ricordato, quindi, ma è esattamente il lavoro che noi facciamo ogni giorno, mentre molti, anche in quest'Aula, si concentrano su accuse che io considero oggettivamente inaccettabili.

Senatrice Rojc, lei chiede come facciamo a presentarci in Europa avendo sulla coscienza quello che è accaduto a Cutro e quello che è accaduto al largo delle coste della Libia. Le dirò che la mia coscienza è perfettamente a posto (Applausi). Spero che sia a posto anche la coscienza di chi usa le morti di povera gente per fare propaganda. Lei aggiunge una cosa che per me è ancora più grave, collega Rojc. Le chiedo scusa, Presidente, se per retaggio dei miei anni in Aula mi sono rivolta direttamente alla collega. Per rendere più profonda la sua accusa dice, citando Pasolini, che tutti sappiamo ma non abbiamo le prove. Questa è l'idea di giustizia che in questa Nazione hanno alcuni, perché nello Stato di diritto sono le prove che fanno un colpevole, non sono i colpevoli che definiscono le prove. (Applausi). Lei dunque mi conferma che avete stabilito un colpevole senza avere le prove. Non esistono prove che il Governo italiano potesse fare di più, lo avrebbe fatto come lo fa ogni giorno, salvando una media di 2.000-3.000 persone. (Applausi). Io sono una madre, collega, per cui vi prego, cerchiamo di contenere - come dicevo in apertura - i toni del dibattito. Quando ci presentiamo al cospetto dell'Europa con mezzo Parlamento che dice che l'Italia non ha voluto salvare quelle persone - quando l'Italia viene lasciata da sola ad affrontare un problema che da sola non può affrontare, sfuggirà sempre qualcosa, ci sarà sempre qualcosa che andrà storto - vi rendete conto di come vanifichiamo, anche ai fini delle risposte che ci servono, gli sforzi che stiamo facendo? Questo è il tema che io voglio porre, ma ribadisco che la mia coscienza è perfettamente in ordine.

Ancora la collega parlava di Visegrad, che vuole alzare i muri, che non vuole partecipare alla redistribuzione dei profughi. Credo che vada un po' aggiornato il manuale degli slogan, perché i Paesi di Visegrad oggi (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia) stanno accogliendo milioni di profughi ucraini (Applausi) e lo stanno facendo da soli. E, se alcuni che sento qui partecipassero alle riunioni del Consiglio europeo, scoprirebbero che, per esempio, tra quelli che chiedono muri per fermare l'immigrazione illegale c'è il Governo austriaco, la cui maggioranza è formata da esponenti del Partito popolare europeo e dei Verdi. Temo, quindi, che la situazione non sia semplice come invece la fanno alcuni (Applausi) e che si debba capire che è un problema che impatta su tutta l'Europa, che ogni Nazione cerca di risolvere nel migliore dei modi, ma sul quale ovviamente noi dobbiamo lavorare per raggiungere le soluzioni migliori possibili anche per i confini marittimi - come dicevamo - che sono molto particolari e che rendono la questione più complessa.

Quanto al tema dell'energia e della transizione, torno a quanto detto dal collega Lorefice, il quale ha affermato che la direttiva europea sull'efficientamento energetico degli edifici è assolutamente fondamentale per il MoVimento 5 Stelle. Il senatore Licheri, poco dopo, ha denunciato il rischio di una tassa patrimoniale figlia delle scelte della Banca centrale europea. Le due cose si possono mettere insieme, perché temo che si debba spiegare, colleghi del MoVimento 5 Stelle, che la direttiva sull'efficientamento energetico degli edifici rischia di diventare una tassa patrimoniale sugli italiani. (Applausi). Quando in Europa abbiamo chiesto: «Scusate, ma come si sostiene? Ci sono dei fondi dedicati all'efficientamento?», ci è stato risposto: «Forse dal 2028». Peccato che i primi provvedimenti per l'efficientamento energetico delle case vadano conclusi entro il 2027. È, quindi, in questo caso forse si deve spiegare agli italiani che non potranno efficientare le loro case gratuitamente, ma dovranno pagare in una condizione già difficile e forse non ci conviene in questa fase aggiungere ulteriori problemi.

È la ragione per la quale insisto nel dire che determinati obiettivi, che sono sicuramente condivisi dal Governo italiano, devono essere perseguiti con una sostenibilità di fondo, sia sul piano sociale, sia sul piano economico.

Il senatore Misiani ha sostenuto che dobbiamo capire la direzione verso la quale sta andando il mondo. Guardi, senatore, penso che sia finita l'epoca in cui l'Italia subisce i processi. Vorrei che questa Nazione, consapevole del suo ruolo, contribuisse a definire dove deve andare il mondo (Applausi). È esattamente quello che tentiamo di fare, perché poi in alcuni casi, quando con garbo abbiamo posto questioni che non erano solo problemi italiani, altri hanno compreso le nostre posizioni e ci hanno dato una mano e probabilmente non lo avrebbero fatto, se l'Italia non avesse avuto il coraggio di porre la questione. Ciò non toglie che le alleanze si possono costruire su ogni materia.

Anche qui il riferimento continuo ai nostri alleati giusti, ai nostri alleati sbagliati, temo che si debba tener conto del fatto che noi dialoghiamo con tutti, perché difendiamo il nostro interesse nazionale: non viviamo mai la politica estera come un fatto di tifoseria, amico-nemico. (Applausi). Noi dialoghiamo con tutti, ragionando su come costruire sintesi in rapporto al rispetto per gli altri che difendono i loro interessi nazionali e alla difesa del nostro interesse nazionale. Si può fare tranquillamente e lo abbiamo visto, perché alcuni risultati che sono scritti sulle conclusioni dei precedenti Consigli europei sono figlie di questo lavoro.

Ribadisco, quindi, che condividiamo gli obiettivi della transizione verde; condividiamo l'obiettivo di azzerare le emissioni di CO2 entro il 2035, ma rivendichiamo la neutralità tecnologica. È un tema legato al ruolo dell'Europa. L'Europa può stabilire gli obiettivi e stabilisce gli obiettivi, ma non è l'Europa che deve dirmi come raggiungo quegli obiettivi (Applausi), perché io non cambio idea sul tema dell'elettrico. E non cambio idea su alcune posizioni che - secondo me - hanno un approccio troppo ideologico nell'affrontare materie molto pragmatiche. Tali posizioni rischiano di assecondare quel processo che, sull'altare della decarbonizzazione, ci consegna diritti alla deindustrializzazione. Io penso che le cose vadano messe insieme.

Noi cosa abbiamo fatto? Abbiamo garantito il nostro sostegno agli obiettivi. Abbiamo rivendicato la neutralità tecnologica e non ci siamo limitati a spiegare le buone ragioni che ci portano a ritenere che la proposta di regolamento sulle emissioni di CO2 per i veicoli leggeri è inopportuna nella sua forma attuale, banalmente perché rischia di consegnarci a nuove dipendenze, come ho già detto e come tutti quanti sappiamo. Noi abbiamo illustrato, dati alla mano - e in questo evidentemente siamo stati convincenti - che è possibile conseguire lo stesso risultato, cioè gli obiettivi della transizione verde, impiegando tecnologie diverse rispetto all'elettrico, sulle quali oltretutto segnalo sommessamente che l'Italia rappresenta anche un'avanguardia. Penso ai biocarburanti, ai carburanti sintetici, all'idrogeno. Noi vantiamo tecnologie di avanguardia su queste materie. Perché, piuttosto che lavorare per sviluppare le nostre tecnologie di avanguardia, vogliamo passare dalla dipendenza dal gas russo alla dipendenza dall'elettrico cinese? Io non riesco a capire. (Applausi). Stiamo cercando di difendere l'interesse nazionale, lavorando su quello che ci può rafforzare economicamente e mantenendo gli stessi obiettivi, perché - ribadisco - sono materie pragmatiche e con pragmatismo le vogliamo affrontare. (Commenti).

PRESIDENTE. Senatrice Pirro, non è la prima volta che la invito ad ascoltare in silenzio.

MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Non si preoccupi, Presidente.

Dalle colleghe Floridia e Fregolent è stato fatto un riferimento alla siccità. Torno volentieri sulla materia, perché abbiamo affrontato e stiamo affrontando la questione idrica, che è una grande questione. Abbiamo ereditato oggettivamente una situazione abbastanza complessa. Stiamo lavorando per istituire a Palazzo Chigi una cabina di regia con tutti i Ministeri interessati, perché vogliamo arrivare alla definizione di un piano idrico straordinario nazionale, d'intesa con le Regioni e con gli enti territoriali, perché si possano individuare le priorità di intervento e la loro adeguata programmazione, anche utilizzando nuove tecnologie e avviando una campagna di sensibilizzazione sull'uso responsabile della risorsa idrica. Il Governo sta lavorando a un provvedimento normativo urgente, che contenga le necessarie semplificazioni e deroghe per accelerare i lavori essenziali, e intende anche lavorare all'individuazione di un commissario straordinario che abbia poteri esecutivi rispetto a quanto definito dalla cabina di regia. Questa è una grande materia, che non rientrava ovviamente nei temi di oggi, ma, poiché è stata citata dai colleghi, ne ho approfittato per raccontarvi quello che il Governo sta facendo. Dopodiché, mi avvio alla conclusione.

Ho oggettivamente qualche difficoltà a rispondere al collega Licheri, anzitutto perché egli dice che non sono venuta a parlare dello stato dell'economia italiana. Guardi, lo faccio volentieri, ma quelle di oggi sono le comunicazioni relative al Consiglio europeo e, quindi, sono tenuta a parlare di quello che si discuterà nel Consiglio europeo. Poi, quando volete, vengo a parlare della situazione economica italiana. Si è parlato della guerra russa contro la NATO e della NATO contro la Russia. Noi siamo un membro della NATO e con la NATO condividiamo la posizione sull'aggressione russa nei confronti dell'Ucraina. Poi sappiamo che in questo Parlamento ci sono dei partiti, ad esempio il MoVimento 5 Stelle, che prediligerebbero un'alleanza più stretta magari con la Cina rispetto ai Paesi NATO; partiti che auspicano una resa dell'Ucraina, sperando che questo possa allontanare il conflitto invece di avvicinarlo, come purtroppo sarebbe. Ma non è la posizione di questo Governo. (Applausi). Su questo non ci capiamo. Noi non siamo di questo avviso. (Applausi).

Accolgo invece la preoccupazione per i nostri arsenali militari. Sono felice che potremo contare sul supporto del MoVimento 5 Stelle per aggiornarli, come del resto già l'Italia ha potuto fare durante i Governi Conte, che hanno aumentato le spese militari sia in valori assoluti, sia in rapporto al prodotto interno lordo. Quindi, evidentemente, anche loro si rendevano conto di quanto questo fosse importante. (Applausi).

Guardi, collega, forse è proprio questo il punto. C'è una politica che ha due facce: una in privato, nei consessi internazionali, quando bisogna cercare di trovare soluzioni, e una in pubblico, quando bisogna fare propaganda con i cittadini. La propaganda, per carità, la fanno tutti, però ci sono quelli che mettono la faccia sulle scelte che fanno. Io voglio rappresentare esattamente un Governo che mette la faccia su quello che fa. (Applausi).

Concludo dicendo quanto segue: ho sentito dire che io andrei in Europa a prendere ordini. Guardi, questo lo vedranno i fatti, ma una cosa gliela dico: non mi vedrà mai - preferisco piuttosto dimettermi - presentarmi al cospetto di un mio omologo europeo con i toni con i quali Giuseppe Conte andò al cospetto di Angela Merkel (Applausi) a dirle che il MoVimento 5 Stelle erano ragazzi che avevano paura di scendere nei consensi, ma alla fine avrebbero fatto quello che loro chiedevano. Preferisco dimettermi che rappresentare una Nazione del genere. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, onorevole Fitto, al quale chiedo di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.

FITTO, ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR. Signor Presidente, per quanto riguarda la proposta di risoluzione n. 2, a firma della maggioranza, esprimo parere favorevole.

Per quanto riguarda la proposta di risoluzione n. 1, a prima firma della senatrice Paita, esprimo parere contrario su alcuni punti. Li indico: nella parte della premessa, esprimo parere contrario ai capoversi settimo, decimo, dodicesimo, quattordicesimo, quindicesimo e sedicesimo. Sono i capoversi che poi trovano, nella parte degli impegni, tutti pareri favorevoli, tranne che per la parte relativa alla ratifica della riforma del trattato istitutivo del MES.

PRESIDENTE. Ho bisogno che lei circostanzi in modo migliore questa parte.

FITTO, ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR. Nella parte degli impegni, esprimo parere contrario ai capoversi sesto e settimo. All'ultimo capoverso chiediamo una riformulazione: «a valutare la richiesta dell'allineamento con la Tassonomia europea», mentre il resto rimane uguale. Nella parte finale si chiede di sostituire le parole «a partire da quella nucleare» con le parole «senza escludere quella nucleare».

Per quanto riguarda le proposte di risoluzione n. 3, a prima firma della senatrice Malpezzi, n. 4, a prima firma del senatore De Cristofaro, e n. 5, a prima firma della senatrice Floridia, esprimo parere contrario.

PRESIDENTE. Chiedo alla senatrice Paita se accetta le proposte di modifica avanzate dal Governo.

PAITA (Az-IV-RE). Signor Presidente, apprezzando l'impostazione del ministro Fitto e, quindi, del Governo, chiederei, ai sensi dell'articolo 102 del Regolamento, di poter votare per parti separate e preannuncio che per quanto riguarda il nostro Gruppo, noi voteremo contrariamente i punti 6, 10 e 11 della proposta di risoluzione presentata dalla maggioranza. Sul resto, per quanto riguarda gli impegni sull'Ucraina, come è giusto che sia in un momento particolare e difficile dell'Italia e dell'Europa, noi saremo a sostegno della politica del Governo.

PRESIDENTE. Senatrice Paita lei ha chiesto di votare per parti separate la proposta di risoluzione di cui lei è prima firmataria, però poi mi ha detto che voterà alcune parti della proposta di risoluzione di maggioranza. Quindi chiede di votare anche la risoluzione di maggioranza?

PAITA (Az-IV-RE). Signor Presidente, intendevo questo.

PRESIDENTE. Passiamo alle votazioni.

DE POLI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE POLI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, colleghi, i temi oggetto della nostra discussione oggi in Parlamento sono l'aggressione dell'Ucraina da parte della Russia, la crisi energetica, la competitività delle nostre imprese nell'ambito del Mercato unico europeo, la questione migranti. Tutto questo tocca la vita concreta di ciascuno di noi in quanto cittadini italiani ed europei. Sono temi sui quali sosteniamo convintamente la posizione del Governo.

Parto dalla questione migranti; la politica per il controllo dei flussi migratori non può prescindere da un'azione dell'Unione europea nel quadro della politica europea di vicinato, prestando particolare attenzione ai Paesi del Nord Africa e supportando il processo di stabilizzazione dell'area del Mediterraneo. I flussi migratori non sono e non possono essere un problema solo dell'Italia. La tragedia di Cutro ci insegna proprio questo; l'Europa non può e non deve voltarsi dall'altra parte. Come ha evidenziato lei, presidente Meloni, le frontiere marittime dell'Italia sono le frontiere di tutta l'Europa. Credo che sia servito proprio a questo lo scambio di lettere tra lei e la presidente della Commissione europea. Ricordo a tal proposito i progressi compiuti nelle conclusioni del vertice del 9 febbraio scorso, in cui si riconosce che la situazione migratoria è una sfida europea che richiede una risposta europea.

In questo contesto riteniamo essenziale promuovere la cooperazione con i Paesi di origine e di transito per contrastare il business dei trafficanti di esseri umani, così come consideriamo altrettanto fondamentale regolamentare i flussi di immigrazione legale verso l'Europa e superare in maniera definitiva quelli che sono stati i principi di Dublino, per arrivare ad un nuovo sistema basato su un adeguato bilanciamento tra i principi di solidarietà e di responsabilità.

Così come consideriamo assolutamente cruciale difendere il lavoro di Guardia costiera, Guardia di finanza, Marina militare e le altre Forze dell'ordine che hanno sempre fatto il loro dovere; accusarli di non salvare è non solo ingiusto, ma anche un'operazione di propaganda inaccettabile e strumentale.

Nell'ambito del Consiglio europeo si discuterà anche della situazione internazionale alla luce del conflitto in Ucraina. La sua recente visita a Kiev, Presidente, ha suggellato la posizione dell'Italia a fianco del popolo ucraino. Sulla politica estera, cari colleghi, si parla con una sola voce e non si possono lasciare spazi alle ambiguità. Su questo punto la maggioranza è da sempre rimasta compatta e coerente con le sue posizioni, al contrario di quanto purtroppo stiamo vedendo nelle opposizioni. A tal proposito vorrei ricordare la risoluzione delle Nazioni unite dello scorso febbraio, in cui l'Italia ha ribadito la propria posizione atlantista.

Siamo dalla parte del popolo di Kiev e lavoriamo per una pace completa, giusta e duratura. La pace non può prescindere dalla giustizia: dobbiamo passare dall'idea della guerra giusta, alla prospettiva della pace giusta. Ecco perché sosteniamo l'Unione europea, che continuerà a lavorare ad un piano di pace.

Siamo altrettanto convinti che si debba sostenere, insieme a tutti gli altri Paesi membri, il processo di ricostruzione dell'Ucraina. Il presidente Meloni più volte ha parlato di un piano Marshall per l'Ucraina. Ecco perché sosteniamo il lavoro del Governo, che organizzerà il prossimo 26 aprile una Conferenza per la ricostruzione dell'Ucraina, con il contributo delle imprese italiane. L'Europa che oggi è chiamata a svolgere un ruolo di primo piano in questo delicato contesto internazionale è anche l'Europa che nel secondo Dopoguerra, all'indomani di un conflitto mondiale, poneva le basi per un'unione politica ed economica che ha assunto le forme che oggi tutti noi conosciamo. Da oltre trenta anni, dal 1993, il mercato unico europeo è una realtà tangibile, su cui va disegnata una strategia di lungo termine.

In materia economica ribadiamo la massima attenzione in favore della competitività delle nostre imprese, attraverso il pieno utilizzo degli strumenti dell'Unione europea appropriati e il ricorso all'uso flessibile dei fondi europei. Sui temi come Net zero industry act e la strategia per la competitività a lungo termine dell'Unione europea la nostra linea è chiara e nitida: ci vuole una soluzione che tenga conto di tutte le esigenze, certamente quelle del sistema produttivo e quindi dei lavoratori europei, ma anche quelle dell'ambiente. Industria e ambiente sono fattori che vanno a braccetto e non vanno contrapposti, l'uno dall'altro, come ricordava prima lei, signor Presidente. Ecco perché riteniamo, come maggioranza di centrodestra, importante e significativa la necessità di riconsiderare le politiche comuni a tutela della concorrenza, nel rispetto delle specificità industriali e sociali. La transizione verde e digitale del nostro tessuto economico, secondo noi, va rimodulata mediante un percorso che sia realmente sostenibile sul piano economico e sociale. Per fare questo occorre far sì che una rigenerazione in chiave green del patrimonio edilizio e la transizione green dell'automotive prendano in adeguata considerazione le esigenze e le specificità di Paesi come l'Italia. Pertanto riteniamo doveroso e sottolineiamo la linea del Governo sulla revisione completa della direttiva sull'efficientamento energetico degli edifici e sul settore dell'automotive.

Si pone all'attenzione del prossimo Consiglio europeo anche il tema della riforma della governance economica. Serve un cambio di paradigma rispetto alle politiche di bilancio. Ciò che serve è un approccio realistico, flessibile, che consenta di individuare un percorso sostenibile di riduzione del debito e di controllo della spesa, senza però sacrificare l'importanza della crescita, delle politiche di coesione e degli investimenti. Ho apprezzato molto, signor presidente Meloni, un passaggio del suo intervento sulla crescita stabile e duratura, che è l'unica garanzia di riduzione del debito pubblico.

Altro tema di estrema rilevanza è quello energetico. Siamo consapevoli che la sfida più importante per il sistema Paese è l'indipendenza e l'autonomia energetica dell'Italia. Ecco perché riteniamo assolutamente cruciale che a livello dell'Unione europea si lavori insieme con gli altri Stati membri ad una riforma dell'assetto del mercato dell'energia elettrica, affinché promuovendo sostenibilità e competitività si garantiscano prezzi dell'energia più bassi per imprese e famiglie e si favoriscano gli investimenti sulle energie rinnovabili, in un'ottica green e di sostenibilità. Su questo tema, come sugli altri punti evidenziati nel suo intervento, il Governo e la maggioranza hanno un'idea chiara e precisa, che si richiama in maniera coerente al programma con cui la coalizione di centrodestra si è presentata agli italiani. Ecco perché come Gruppo Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE voteremo convintamente la proposta di risoluzione della maggioranza, che abbiamo condiviso e sottoscritto. (Applausi).

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, alcuni giorni fa il presidente Biden ha affermato che questo non è il momento giusto per arrivare ad un compromesso tale da mettere fine alla guerra in Ucraina.

Due giorni fa i media hanno parlato di indiscrezioni dal Pentagono secondo le quali gli Stati Uniti punterebbero su una grande offensiva a maggio con l'obiettivo di vincere la guerra.

Ieri si è parlato di una nuova fornitura di armi da parte dell'Unione europea all'Ucraina quantificabile in due miliardi di euro, e da un anno sentiamo ripetere che non è il momento per ipotizzare una trattativa.

Ecco, ci chiediamo quando quel momento arriverà, e se siamo realmente interessati a che arrivi. Ad oggi assistiamo all'opposto: a una escalation incontrollata, che ormai, Presidente, interessa direttamente anche il nostro Paese, perché - mi meraviglio che non se ne sia nemmeno fatto cenno - la presenza in Italia di militari ucraini che qui si addestrano sfiora evidentemente lo stato di belligeranza.

Dalla scellerata invasione russa fino a oggi i tentativi di seguire la strada della diplomazia da parte dell'Unione europea sono stati inesistenti e il suo Governo, presidente Meloni, mi pare si muova nella stessa scia silenziosa. Devo anche dire che trovo un po' singolare la totale mancanza di attenzione sua - ma innanzitutto dell'amministrazione americana - su quanto sta accadendo in questi giorni, cioè, sul cosiddetto piano cinese; non adesione, Presidente, ma almeno attenzione. Eppure, lo stesso presidente Zelensky aveva riservato un qualche elemento di interessamento.

Un piano evidentemente insufficiente, anche ambiguo, su un tema importantissimo, naturalmente, decisivo dell'integrità territoriale dell'Ucraina, ma che meriterebbe - credo - un approfondimento diverso dall'essere invece cestinato senza appello o senza nemmeno che sia citato, non fosse altro per il fatto che è sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, compresi quelli italiani.

L'Italia e l'Europa sono giustamente a fianco dell'Ucraina fin dal primo giorno, ma hanno interpretato questo sostegno solamente come un atto militare, una reazione - mi verrebbe da dire - più che un'azione, a cui si accompagna, però, la totale sottovalutazione di quanto questo vero e proprio deserto diplomatico possa portare il mondo in un baratro devastante.

È stato detto per mesi che l'invio delle armi fosse necessario per raggiungere un punto di equilibrio, che serviva un sacrificio grande per raggiungere tale obiettivo; è ora però di chiedersi quale sia l'obiettivo da perseguire con questi impegni e sacrifici.

La domanda, Presidente, è questa: vogliamo la pace o vogliamo la sconfitta in campo aperto della Russia? Chiediamo che l'Ucraina sia libera, sicura e indipendente oppure che Putin sia arrestato e processato secondo il mandato di cattura internazionale emesso dalla Corte dell'Aia? Come vede, sono scenari non semplicemente diversi, ma profondamente alternativi. Personalmente credo che, dopo un anno di guerra, questa ambiguità vada risolta e chiarita.

Credo che l'Unione europea avrebbe non solo il diritto, ma il dovere di chiedere chiarezza su questo punto e che l'Italia dovrebbe adoperarsi con ogni mezzo per spingere l'Unione in questa direzione, perché nell'alleanza atlantica il ruolo degli alleati non può essere solo quello di inviare armi e seguire le direttive.

In questa crisi l'Europa è stata, purtroppo, inesistente.

Non fatevi e non facciamoci illusioni: la guerra non sarà una parentesi, chiusa la quale tutto tornerà come prima. Se l'Europa non riuscirà ad avere una voce autonoma non esisterà come soggetto politico per lungo tempo.

L'Unione europea deve prendere un'iniziativa politica; può chiedere con piena lealtà, ma anche con forza, che si convochi al più presto una conferenza multilaterale per la pace. L'Europa non solo può farlo, ma ha tutto l'interesse a spostare l'asse di questa crisi dalla ricerca della vittoria militare alla negoziazione multilaterale, come peraltro impone lo stesso Trattato dell'Unione.

Ecco, credo che se non si tornerà a svolgere un ruolo politico gli anni futuri saranno molto difficili: vale per la guerra e per la pace, ma vale sempre, presidente Meloni.

Questo Consiglio affronterà anche un altro tema di enorme importanza: la competitività dell'Europa sui mercati globali, un punto essenziale, tanto più nella fase difficile che stiamo attraversando. Purtroppo dietro questa formula si sono nascoste per anni le grandi ingiustizie del nostro tempo: la cancellazione brutale dei diritti dei lavoratori, la concentrazione della ricchezza in poche mani, l'impoverimento di massa. Nel nome della competitività si è imboccata la strada che ha portato l'1 per cento della popolazione a possedere i due terzi della ricchezza e che ha precipitato nella povertà 100 milioni di persone in Europa. Questa strada va abbandonata. Bisogna invertire la rotta, per esempio introducendo a livello di Unione europea un sistema di tassazione progressivo che permetta una effettiva redistribuzione della ricchezza, il contrario della flat tax che tanto vi piace, signora presidente del Consiglio Meloni, e che peraltro vi ha fatto definitivamente gettare la maschera. Altro che destra sociale; come vi ho detto tante volte, siete una destra liberista che sta penalizzando i più poveri e premiando i più avvantaggiati. (Applausi). Occorre, invece, redistribuire ricchezza, progressività fiscale ed anche una governance economica dell'Unione capace di imparare dagli errori del passato, archiviando per sempre quella formula fallimentare del rigore che invece alcuni ancora oggi, soprattutto nel Nord Europa, mirano a resuscitare. Nulla è più ingannevole e illusorio del miraggio di una competitività conquistata a spese e sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici; peraltro nessuno dovrebbe saperlo meglio di noi italiani, che per decenni abbiamo perseguito una strada basata sui bassi salari con gli effetti disastrosi che conosciamo.

La diseguaglianza è diventata la cifra del nostro tempo; quella diseguaglianza che farete aumentare se non bloccherete lo scellerato progetto dell'autonomia differenziata, una scelta totalmente nefasta che penalizzerà profondamente un Meridione già in ginocchio e che non porterà nessun giovamento nemmeno al Nord del Paese.

Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 14,24)

(Segue DE CRISTOFARO). Per farcela anche in Europa, l'Italia non ha bisogno di potenziare il solo motore del Nord, con l'illusione magari che per sgocciolamento - si dice così - si possano portare dei benefici anche al Sud. No, l'Italia ha bisogno di due motori per competere a livello globale, altrimenti a pagare il prezzo non sarà soltanto il Meridione, ma sarà anche lo stesso Nord, il cui destino sarà diventare il Sud povero e massacrato del Continente europeo. (Applausi). Sta già accadendo; andatevi a guardare i dati del prodotto interno lordo e fermatevi prima che sia troppo tardi.

Infine, non posso aggiungere nulla per ragioni di tempo alle questioni che riguardano l'ambiente, peraltro decisive, sulle quali ha parlato la mia collega Aurora Floridia; concludo pertanto il mio intervento su quello che lei, signora Presidente del Consiglio, ha detto in apertura, cioè sull'immigrazione. Non ripeterò quanto ho già detto più volte in quest'Aula sulle immani responsabilità del suo Governo nei drammatici e recentissimi eventi, ma voglio fare un'altra considerazione. In queste settimane sono già emersi gli abituali conflitti tra egoismi nazionali, esattamente quello che non comprendete, esattamente la linea verso la quale sarete inevitabilmente destinati ad andare a scontrarvi: l'Italia che chiede all'Europa di farsi carico della difesa dei confini marittimi, i Paesi del Nord che chiedono all'Italia di impedire i cosiddetti movimenti secondari. È esattamente la stessa logica securitaria della fortezza assediata, alla quale si aggiunge ora anche quella del fermare le partenze, con l'aiuto però - lei non ne parla - di Paesi come l'Egitto e la Libia. Chiedere aiuto ai Paesi che ignorano i diritti umani vuol dire legittimare gli assassini, vuol dire legittimare gli stupri, vuol dire legittimare i lager.

Parlate di caccia ai trafficanti mentre finanziate la guardia costiera libica, quella che organizza il traffico degli esseri umani. Dite di voler allargare i flussi, ma dimenticate di dire che questo è incompatibile con la legge Bossi-Fini; rendete più difficili i salvataggi in mare con gli attacchi alle organizzazioni non governative (Applausi), quei salvataggi in mare che dovrebbero essere per tutti quanti noi il primo obbligo politico ed etico. Dite che non possono farli le organizzazioni non governative, allora abbiate la forza di proporre in Europa una missione internazionale di ricerca e di soccorso. (Applausi). Organizzate una nuova Mare Nostrum europea.

Voleva una risposta concreta, signora Presidente del Consiglio? Eccola. Ma non lo farete, e di questo sarete responsabili. (Applausi).

UNTERBERGER (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

UNTERBERGER (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, signora Presidente del Consiglio, tutti abbiamo ancora negli occhi l'immagine di Scholz, Macron e Draghi sul treno diretto a Kiev; Italia, Germania e Francia come lati perfettamente in equilibrio di un triangolo alla guida dell'Europa. Cos'è rimasto nove mesi dopo? Che l'alleanza tra Parigi e Berlino guida e determina le scelte in autonomia. Non serve a niente lamentarsi se si viene esclusi, come nel caso del vertice a Parigi con Zelensky. L'autorevolezza bisogna guadagnarsela sul campo, ma è molto difficile farlo quando si promuove una visione retrograda del mondo, che avvicina Roma più ai Paesi di Visegrád che alle grandi capitali europee.

Presidente Meloni, in campagna elettorale la parola da lei più pronunciata è stata "coraggio", ma sulla transizione ecologica, sulla gestione dei migranti, sui diritti civili questo Governo ha tutto fuorché una posizione coraggiosa.

L'Italia è uno dei Paesi più colpiti dal cambiamento climatico: 13 miliardi di danni dalla sola siccità negli ultimi nove anni; una perdita annua del 10 per cento della produzione agricola; ingenti danni alle infrastrutture e alle abitazioni; 29 morti nel solo anno 2022. Mentre il presidente Mattarella lancia l'allarme e chiede un intervento corale a livello europeo, voi vi opponete a tutto quello che cerca di arginare la crisi climatica: vi opponete alla proposta europea per vietare la vendita di auto inquinanti dal 2035; vi opponete, insieme alla sola Polonia, alla direttiva per la riduzione dei consumi energetici delle abitazioni; siete l'unico Governo che nel Consiglio dei ministri dell'ambiente UE si oppone al testo per la riduzione delle emissioni industriali, tra le quali finalmente vengono incluse quelle da allevamenti intensivi. Per non parlare del vostro attivismo contro le alternative alimentari alla carne. Il vostro leitmotiv è che nulla deve essere toccato e tutto deve rimanere com'è. Purtroppo con questa filosofia non solo danneggiate il Paese, che ha tutte le potenzialità per abbracciare il nuovo modello di sviluppo, ma danneggiate anche la credibilità italiana.

Questa opposizione al futuro non riguarda solo l'ambiente, ma purtroppo anche i diritti civili. Insieme ai vostri amici di Visegrád, avete detto no al regolamento di genitorialità transfrontaliera. Dimostrate una vera e propria ossessione per la maternità surrogata, che riguarda solo una piccola parte dei casi ed è pienamente lecita e regolamentata in tanti Paesi, anche europei. Le parole di uno dei vostri esponenti sulla maternità surrogata, definita come peggiore della pedofilia, si commentano da sole. Cercate di colpire gli omosessuali, ma a ricorrervi sono soprattutto le coppie eterosessuali. Inoltre, come ha più volte sentenziato la Corte europea, l'interesse del minore deve essere in ogni caso prevalente.

Sui migranti, la vostra costante lamentela di non ottenere il sostegno dall'Unione è solo parte della storia, perché l'Italia è soprattutto un Paese di transito e l'Europa, a sua volta, si lamenta da sempre per l'assenza di controlli e per la facilità con cui i migranti vengono fatti uscire per raggiungere gli altri Paesi europei. Infatti le richieste di asilo in altri Stati sono molto più alte che in Italia: il 30 per cento in Germania; il 19 per cento in Francia; il 10 per cento in Spagna; solo l'8 per cento in Italia. Siccome lei, presidente Meloni, ha menzionato l'Austria come esempio negativo, le vorrei dare una notizia: l'Austria, in relazione alla propria popolazione, è al secondo posto per quanto riguarda le richieste di asilo.

Allora, se voi non rispettate i patti, è difficile che gli altri Paesi diano una mano nella redistribuzione. Inoltre, vicende come quella di Cutro o il decreto contro le ONG non aiutano di certo a migliorare il giudizio nei confronti dell'Italia perché, come sottolinea la ministra tedesca Baerbock, la priorità assoluta è salvare le vite nel Mediterraneo. E anche sul MES l'essere l'unico Paese che non lo ratifica, e quindi lo blocca a tutti, non è una buona idea, soprattutto quando si ha bisogno di tempo per il PNRR, del sostegno della BCE per l'acquisto dei titoli di Stato e di un nuovo patto di stabilità che superi i vincoli stringenti del passato.

Presidente Meloni, non è vero che l'Italia ha tutte le carte in regola per esercitare un ruolo da protagonista. Il vostro approccio non è quello di un Paese fondatore dell'Unione, di una grande democrazia liberale, ma è specchio di un progressivo arretramento culturale che spinge l'Italia a perdere d'importanza e di valore. La domanda da farsi è soltanto una: quanto volete che l'Italia conti in futuro? Se volete un Paese all'altezza della sua storia, con una voce, come lei dice, sempre più ascoltata in Europa, cambiate sulla gestione dei diritti e sulle sfide imposte dal riscaldamento globale; se immaginate, invece, un Paese condannato a un costante e progressivo declino, allora non cambiate nulla: le state indovinando tutte, dalla prima all'ultima. (Applausi).

CALENDA (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALENDA (Az-IV-RE). Signor Presidente, l'ordine del giorno del Consiglio europeo contiene argomenti tra loro molto diversi, primo fra tutti, ovviamente, la guerra in Ucraina, un argomento sul quale non mi soffermerò nel mio intervento. Riteniamo infatti che vi sia una sola linea possibile: andare avanti a sostenere gli ucraini finché la Russia non accetterà di sedersi a un tavolo di trattative impegnandosi contestualmente per il ritiro totale e immediato dai territori aggrediti. Fine. (Applausi). Questa rimane l'unica strategia efficace per tenere in sicurezza l'Unione europea da nuove rivendicazioni del Cremlino e da ulteriori conflitti. Questa linea, adottata all'indomani dell'invasione russa da Mario Draghi e da lei portata avanti con coerenza, è la nostra linea. Continueremo dunque a sostenerla insieme ai provvedimenti conseguenti e speriamo che si comporteranno così le altre opposizioni responsabili.

Allo stesso modo, voteremo a favore delle parti della risoluzione di maggioranza concernenti la tutela del mercato unico, l'energia e la necessità di rimodulare la transizione ambientale per evitare la desertificazione industriale dell'Unione europea.

Voteremo invece contro il punto sulla governance economica per la vostra assurda ostinazione a non voler ratificare il MES (Applausi) e contro quello che mira a giustificare la vostra posizione sulle concessioni balneari.

Quello che non abbiamo trovato nell'ordine del giorno del Consiglio, onorevole Presidente, è un punto formale specifico sulle migrazioni e anche nella risoluzione di maggioranza troviamo solo accenni generici a questo tema. Anche le bozze di conclusioni del Consiglio che stanno circolando sono vaghe e indefinite. Vorrei dunque cogliere l'occasione della sua presenza qui prima del Consiglio europeo per proporre alle forze politiche di maggioranza e opposizione una piattaforma concreta per affrontare il tema dei migranti. Mi è chiaro che la questione migranti è stata la più divisiva degli ultimi dieci anni, ma dovrebbe essere oggi altrettanto evidente che l'approccio ideologico fondato sulla contrapposizione porti aperti - porti chiusi non ha portato a nulla. (Applausi). Nel tempo sono caduti sia gli slogan relativi ai blocchi navali, sia quelli che promettevano accoglienza per tutti. La prova del Governo, a destra come a sinistra, ha smontato le soluzioni semplici, buone per i talk show, ma contemporaneamente ha lasciato intatto il problema. Siamo tutti - o dovremmo esserlo - in cerca di soluzioni praticabili, umane, razionali.

L'abbandono delle rispettive inconcludenti posizioni a destra e a sinistra è reso necessario dal peggioramento del quadro umanitario. Già nel 2022 Frontex ha rilevato un aumento del 64 per cento degli arrivi e i dati del Ministero dell'interno rilevano come gli sbarchi siano triplicati.

Lei ha chiesto un'opposizione corretta, seria e ponderata: non voglio neppure immaginare che cosa avreste potuto dire e fare, se oggi, invece di essere sui banchi del Governo, foste stati all'opposizione, signora Presidente. (Applausi).

Colleghi senatori, possiamo decidere di passare i prossimi mesi ad accusarci gli uni con gli altri o prendere atto che non è il colore del Governo a determinare le emergenze migratorie e che non è sbandierando durezza o retoriche di segno opposto che si risolvono i problemi. Però, dobbiamo cercare un accordo almeno su alcuni principi.

Un primo principio è che le persone in mare si salvano sempre (Applausi) e meglio di me Matteo Renzi ha spiegato in un'altra occasione, davanti al ministro Piantedosi, perché ciò è parte integrante dell'identità italiana che volete preservare. Mettere le ONG in condizione di operare con meno efficacia è una decisione assurda, così come sostenere che quanto accaduto a Cutro è frutto di una pura casualità e che tutta ha funzionato come doveva. Gentile Presidente, se 88 persone muoiono a 40 metri dalle nostre coste, nulla ha funzionato come doveva. (Applausi). Ammetterlo è doveroso, signora Presidente, tanto quanto evitare di insinuare che il Governo abbia deliberatamente fatto affogare uomini, donne e bambini. C'è una via di mezzo in cui si può dire che qualcosa non ha funzionato e che si fa una bella indagine interna, cercando di capire come migliorare i processi? (Applausi).

Dobbiamo poi impegnarci per ripristinare totalmente una missione europea sul modello di Sophia per estendere l'area di pattugliamento, disporre di maggiori mezzi rispetto a quelli esclusivamente italiani di Mare nostrum. In cinque anni Sophia ha salvato 40.000 naufraghi, prima della scellerata decisione di Matteo Salvini di farla chiudere. (Applausi).

Il secondo principio è quello per cui non esiste alcuna possibilità di accogliere indiscriminatamente chiunque voglia venire in Italia. Siamo il primo approdo per un Continente di 1,3 miliardi di persone, che crescerà nei prossimi quindici anni di altri 700 milioni e non possiamo contare sulla crescita economica, perché i migranti si muovono quando escono dalla condizione di povertà assoluta e hanno un minimo di disponibilità che li spinge a partire.

Il terzo principio è conseguente al primo: le rotte di immigrazione illegale vanno chiuse e per farlo occorre implementare quello che presentammo all'epoca - io ero il rappresentante permanente d'Italia presso l'Unione europea, Renzi era presidente del Consiglio - il varo di un Migration compact che ha l'obiettivo di negoziare accordi con Paesi di provenienza e transito in termini chiari (Applausi), soldi per investimenti e cooperazione e assistenza nel controllo delle frontiere contro procedure di rimpatrio facilitate e centri in loco per l'accertamento dello status di rifugiato e/o di migrante economico. Un lavoro in questo senso, fatto bene, era iniziato in Niger: occorre verificare a che punto siamo.

Infine, in questo contesto è purtroppo ineludibile lavorare con la Libia. Gli accordi di cooperazione sono stati siglati da Governi di centrosinistra e centrodestra e voglio dire agli amici di sinistra che è facile chiedere ora di farli saltare, quando non si è al Governo e non si devono affrontare le conseguenze delle aperture di quella rotta. (Applausi). Allo stesso modo la destra non può continuare a ignorare che spesso la Guardia costiera libica è connivente con i trafficanti. Pertanto, bisogna insistere per avere personale Frontex anche sui mezzi della Guardia costiera libica.

Il quarto principio prevede di implementare realistiche strategie di redistribuzione e regolarizzazione dei migranti. Sapete che i migranti in Italia sono da dieci anni 450.000, mentre parlavate di invasione? Ma che cosa è successo? Dove sono andati? Sono andati tutti in Europa. Quando parliamo di redistribuzione, dobbiamo considerare che 450.000 migranti sono rimasti; gli altri sono andati in Europa e, se ti metti a litigare con gli altri Paesi europei, rafforzano i controlli alle frontiere e i migranti restano in Italia. La prima cosa, dunque, è non litigare con i Paesi con noi confinanti. (Applausi).

La questione di cosa fare con questi 450.000 migranti irregolari è fondamentale. Non venite a raccontarci, come fece Salvini, che li rimpatrierete in un anno, perché ne rimpatriò meno di Alfano e oggi la media è di 5.300 rimpatri contro i 26.000 della Germania, perché non facciamo rimpatri incentivati.

Aggiungo, inoltre, perché aprite i flussi - io sono d'accordissimo - e non regolarizzate intanto chi trova un lavoro in Italia? Sarebbe una cosa di tutta logica. (Applausi).

Il quinto principio riguarda la riorganizzazione delle strutture interne. Abbiamo bisogno di un'agenzia per l'immigrazione e abbiamo bisogno, in tempi rapidi, di un commissario che sia competente in materia di logistica. Se non c'è un altro nome, provate a chiedere a Figliuolo, chi vi capita vi capita, ma trovatene uno che sappia gestire la situazione, perché, tra hot spot e altri centri di prima accoglienza, oggi siamo a più dell'80 per cento di saturazione. L'estate così non la affrontiamo.

Ultimo punto: lo ius culturae. Non dovrei essere io a spiegare a voi, cultori della romanità, che l'allargamento della cittadinanza lo abbiamo inventato noi. (Applausi). Al contrario delle polis greche, fondate sullo ius sanguinis, dalla sua fondazione Roma ha costruito la propria egemonia sull'Italia e sul mondo allargando il diritto di cittadinanza. Collegare il diritto di cittadinanza al completamento di un ciclo di studi non vuol dire annacquare la nostra identità, signora Presidente, ma forgiare nuovi italiani e dare forza alla Nazione.

Onorevole Presidente, di tutto l'inutile rumore prodotto in Italia relativamente a pressoché ogni questione, quello sui migranti è stato il più dannoso e immorale. La destra, quando era all'opposizione, ha usato termini orrendi, ha fatto battute truculente, ha dileggiato i disperati dipingendoli come crocieristi con telefonini e animali domestici; avete parlato di sostituzione etnica e di islamizzazione pilotata. Ora tutto questo rumore è stato spento dalla realtà. Spero non inizi quello di segno opposto. Quello che oggi vi chiediamo è di deporre il rumore di ogni colore e di lavorare insieme per affrontare per tempo quella che descriviamo da dieci anni come un'emergenza, ma che emergenza evidentemente non è. Dobbiamo arrivare in Europa con un piano realistico, circostanziato e rispettoso del diritto internazionale. E dobbiamo arrivarci insieme. (Applausi).

RONZULLI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RONZULLI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, ci sono occasioni in cui l'Italia deve parlare con una voce sola, occasioni in cui la politica dovrebbe comprendere che, per contare davvero in Europa e avere rispetto e considerazione dall'Europa, il mandato parlamentare dovrebbe essere pieno e convinto. Ebbene, oggi è una di queste occasioni.

Siamo alla vigilia di un appuntamento cruciale per le sorti delle politiche che in questi anni sono state al centro del dibattito europeo, a cominciare proprio dall'immigrazione; un vertice al quale dovremmo arrivare tutti con la stessa consapevolezza, ossia che l'Italia non può farcela da sola, ma ha bisogno dell'Europa, così come l'Europa ha bisogno di noi, che rappresentiamo la porta di accesso per entrare nell'Unione. Questa porta d'accesso spesso viene scardinata con violenza da parte dei mercanti di uomini. È quindi quanto mai è necessario che l'impegno per il riconoscimento della cosiddetta dimensione esterna delle frontiere europee, rilevante passo in avanti compiuto grazie al nostro Governo per una nuova politica di cooperazione verso i Paesi di partenza e di transito dei migranti, venga concretizzata con adeguati stanziamenti.

Allo stesso tempo, non è più rinviabile un piano per una gestione comune delle frontiere esterne e dei rimpatri. Ben venga dunque il piano presentato qualche giorno fa dalla Commissione, che lei ha richiamato e che va finalmente nella direzione richiesta dall'Italia, ribaltando la narrazione dell'accoglienza indiscriminata, tanto cara alla sinistra. (Applausi). Dopo anni di parole al vento e di retorica delle porte aperte, presidente Meloni, aver finalmente posto con fermezza la questione migratoria sui tavoli europei è un grande merito che le va riconosciuto e che va riconosciuto a questo Governo.

L'inflessibilità verso l'immigrazione illegale e l'apertura di canali legali attraverso i decreti flussi sono due facce della stessa medaglia, quella di un'immigrazione finalmente gestita e non subita, in cui non siano gli scafisti a decidere chi può entrare e chi no e non siano gli italiani a subire le conseguenze di flussi irregolari che poi si scaricano drammaticamente su tutti noi in termini di lavoro nero, sfruttamento e delinquenza.

Me lo lasci dire, Presidente: in una fase così decisiva per l'Italia, chi a sinistra preferisce speculare sulle tragedie, raccontando menzogne e cercando di dare dell'Italia l'immagine di un Paese in cui chi è in difficoltà in mezzo al mare viene lasciato morire, finisce per fare proprio il gioco di quei Governi europei che hanno sempre puntato a fare dell'immigrazione un problema solo dell'Italia e degli altri Stati costieri. E finisce anche per fare il gioco degli ignobili trafficanti di esseri umani, che approfittano di un'Europa divisa per lucrare sulla pelle dei disperati.

Chi tifa per il fallimento del prossimo Consiglio europeo, tifa per la sconfitta dell'Italia (Applausi) e, ancor peggio, vuole il male dei migranti che a parole sostenete e proteggete. Questa, signori miei, si chiama ipocrisia. Noi non ve lo consentiremo, perché difenderemo l'Italia, il nostro interesse nazionale e la volontà sovrana degli italiani che ci hanno chiesto di fermare l'immigrazione irregolare. Difenderemo il buon nome delle nostre Forze dell'ordine e delle nostre Forze armate, che ogni giorno rischiano la vita anche per salvare vite umane da questo indegno traffico. (Applausi).

Lo faremo in ogni sede, in questo Parlamento e nei consessi internazionali, dove finalmente siede un'Italia orgogliosa della propria storia e sicura delle proprie ragioni. Tutto questo è possibile oggi, signor Presidente, grazie finalmente a un Governo politico, che finalmente si pone in Europa con la testa alta e la schiena dritta, non sbattendo sterilmente i pugni sul tavolo, ma affermando con pragmatico buonsenso le solide ragioni del nostro interesse nazionale su tutti i dossier e su tutti gli argomenti. Sono fiduciosa che questa postura, finalmente nuova per un Governo italiano, una postura che non vedevamo dai tempi dell'ultimo Governo guidato dal presidente Berlusconi, darà i risultati che tutti quanti speriamo e che saranno certamente utili per il futuro dell'Italia.

Lo abbiamo visto anche sulle questioni ambientali, cui il Presidente del Consiglio ha accennato nel suo intervento: ne è un esempio quello che è avvenuto sul regolamento che vieta l'immissione in commercio, a partire dal 2035, delle auto a benzina o diesel, un provvedimento figlio della più becera ideologia ultra-ambientalista, che finirà col desertificare il settore automobilistico e col consegnarci alla Cina, che oggi detiene gran parte delle materie prime necessarie alla nostra transizione ecologica. (Applausi). Il tutto senza che il mondo ne abbia il benché minimo beneficio, il tutto per puntare sul verde, mandando però in rosso l'economia di una Nazione e di un Continente.

Allo stesso modo, ci auguriamo che si allarghi il fronte dei Paesi contrari alla direttiva sulle case green, perché certamente tutti vogliamo perseguire l'efficientamento energetico dei nostri edifici, ma questo non può essere fatto in così pochi anni, senza incentivi e senza alcuna flessibilità. Su questo il presidente Berlusconi è stato chiarissimo: la casa è il primo investimento delle famiglie, l'80 per cento degli italiani vive in una casa di proprietà, che quasi sempre è stata acquistata grazie ai risparmi di una vita, magari chiedendo prestiti alle banche. Ecco perché per noi la casa è sacra. (Applausi). Non accettiamo che le sinistre europee, con il plauso del Partito Democratico e del MoVimento 5 Stelle, provino anche solo a imporre una patrimoniale, neanche tanto mascherata, sui risparmi degli italiani.

Mi auguro che al nuovo corso del Governo italiano si possa presto accompagnare un nuovo corso della politica europea, che prenda spunto proprio dall'Italia. Permettetemi, a tal proposito, di sottolineare come ultimamente la politica della Commissione europea abbia avuto una pericolosa deviazione. La maggioranza Ursula, nata per garantire governabilità, ora ha il fiato corto. C'è bisogno di un centrodestra di governo anche a Bruxelles e a Strasburgo, che sappia riportare realismo e pragmatismo: lo dico da Presidente dei senatori di Forza Italia, che rivendica con orgoglio l'appartenenza alla famiglia dei popolari europei, della quale siamo perno insostituibile. La grande coalizione PPE-socialdemocratici è uno schema che non basta più e che oggi non è più in grado di dare le risposte che centinaia di milioni di europei si aspettano. (Applausi).

Signor Presidente, mi permetta di notare, con una certa preoccupazione, che la risposta della Banca centrale europea, che ha disposto un ulteriore aumento di mezzo punto dei tassi di interesse, rischia di essere inadeguata, perché - lo diciamo con rispetto dell'autonomia di Francoforte - rischia veramente di minare la risposta europea in questa fase di difficoltà economica, aggravata ancora dalla guerra, che dopo un anno non smette di mietere vittime.

La solidarietà con l'Europa, con l'Occidente e con l'Alleanza atlantica è una bussola della nostra politica estera. Per questo di fronte alla crisi ucraina, che da un anno lacera l'Europa e ha riportato gli orrori della guerra nel cuore del nostro Continente, Forza Italia ha sostenuto con coerenza le decisioni del Governo italiano e dei nostri alleati dell'Occidente. A maggior ragione, sosteniamo oggi con assoluta convinzione le sue parole, Presidente, e le scelte che questo Governo farà.

Non abbiamo avuto e non abbiamo oggi alcun dubbio, alcuna esitazione nel condannare l'aggressione russa ad uno Stato sovrano. La risposta compatta dell'Occidente non può che essere dunque la risposta dell'Italia. Al tempo stesso sappiamo che la strada per difendere la libertà e la sovranità del popolo ucraino non è in contraddizione con la ricerca di una soluzione politica che ponga fine alla perdita di vite umane e alla sofferenza delle popolazioni. L'Europa, come il presidente Berlusconi chiede da tempo, deve diventare soggetto politico e svolgere un ruolo importante per la pace e la sicurezza di tutti, e prima di tutto del popolo ucraino che va messo in condizione di potersi difendere sempre.

Per concludere, Presidente, come è evidente dai numerosi dossier sul tavolo, tutti delicati e fondamentali, l'appuntamento del 23 e del 24 a Bruxelles, rappresenta uno snodo fondamentale per il futuro del nostro Paese e per quello dell'Europa tutta. È per questo che siamo orgogliosi e rassicurati dal fatto che ad affrontare questo snodo ci sia finalmente un Governo autorevole che lavora nell'esclusivo interesse dell'Italia e degli italiani.

Annuncio pertanto il voto favorevole di Forza Italia alla proposta di risoluzione di maggioranza. (Applausi).

MAIORINO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAIORINO (M5S). Signor Presidente, a proposito di recovery fund: «l'Italia esce in piedi; (...) riconosco a Conte di essersi battuto»; 21 luglio 2020. Chi l'ha detto, presidente Meloni? L'ha detto lei il 21 luglio 2020 e adesso ci ha appena regalato l'ennesima delle sue piroette, un cambio di posizione rispetto a quanto detto poco tempo fa, soltanto per insultare un suo avversario politico. Ci vuole del fegato, presidente Meloni, per capovolgere completamente la realtà.

Ora è lei la Presidente del Consiglio, è a lei che tocca tenere la schiena dritta, come ha fatto il presidente Conte, e andare in Europa per sfidare i Paesi frugali (Applausi), la sua Ungheria e tornare con 209 miliardi.

Ci vuole del fegato per stravolgere la realtà, come ha appena fatto lei, di fronte invece a un Presidente del Consiglio che ha avuto il coraggio di dire no al MES quando tutti lo propagandavano come la panacea di tutti i mali. (Applausi). Invece lei, la sua forza politica, con i suoi europarlamentari, è quella che per ben cinque volte si è astenuta dal voto sul recovery fund (Applausi), che oggi immeritatamente viene qui a gestire.

Riportiamo un minimo di realtà in quest'Aula. Veniamo ora a uno dei punti più scottanti di quello che sarà il Consiglio europeo che l'attende. Presidente, sono tredici mesi che viviamo un terribile conflitto nel cuore dell'Europa, scatenato da Putin con un'ignobile aggressione ai danni dell'Ucraina. Questo conflitto ha assunto dimensioni sempre più abnormi, è quasi fuori controllo, al punto che all'orizzonte si profila nuovamente lo spettro di una catastrofe nucleare. Uno spettro che speravamo tutte e tutti di esserci lasciati alle spalle.

Non trova, Presidente, e non trovate, colleghe e colleghi, che sia giunto il momento di fermarsi, di riflettere e chiedersi se quella imboccata sia veramente la strada giusta, se questo sia veramente il modo migliore per aiutare la popolazione civile ucraina. C'è infatti una cosa che fuori da questo Palazzo è chiarissima, ma che a voi non è affatto chiara: la strategia del continuo invio di armi è fallimentare, sta fallendo. (Applausi). Da tredici mesi assistiamo allo stesso copione; abbiamo iniziato con dispositivi difensivi minimi, poi le munizioni, i missili, i carrarmati. Zelensky vuole ora cacciabombardieri, navi da guerra e sottomarini. Veniamo a sapere addirittura che ci sono militari ucraini sul suolo italiano in addestramento per l'utilizzo dei SAMP/T, il sistema missilistico terra-aria che noi e la Francia ci siamo impegnati a fornire.

Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 14,55)

(Segue MAIORINO). Ora questa notizia, chiaramente, sta facendo crescere ulteriormente la preoccupazione degli italiani. Tanto più alla luce di questo nuovo fatto, ci sono domande a cui non vi potete più sottrarre. L'Italia si sta preparando ad entrare attivamente, con un coinvolgimento diretto, in questo conflitto? Signor Presidente, abbia il coraggio di chiarirlo: stiamo entrando in guerra? Perché se c'è un limite all'escalation militare, che vi siete dati, questo limite non è chiaro. Diteci se c'è un limite all'escalation militare che vi siete dati! Ci vuole onestà intellettuale e questo lo dico anche al Partito Democratico. Chi è per l'escalation militare non può essere anche per un percorso diplomatico che porta alla pace. Delle due, l'una: basta ipocrisie, basta portare avanti discorsi contraddittori! (Applausi). È proprio grazie alla vostra miopia che l'Italia non può più ambire a giocare un ruolo da mediatore, come era possibile fino a pochi mesi fa. Avete bruciato questa strada, con il vostro furore bellicista, cedendo a Washington ogni decisione che riguarda il conflitto, che però si svolge sul suolo europeo.

Presidente Meloni, i cittadini l'hanno votata perché hanno sentito parlare di cose come eurocrazia e pacchia finita in Europa. Devo dire che è francamente imbarazzante vederla oggi affannarsi per cercare di accreditarsi nei salotti buoni, proprio di quei tecnocrati che aveva promesso di combattere. La propaganda si è infranta sulla realtà: dall'immigrazione alle trivelle, dalle accise al superbonus, dal no al tetto al contante all'utilizzo del POS, la vostra lista di piroette, inversioni a U ed incoerenze è infinita. (Applausi). Inoltre cara, anzi, caro Presidente del Consiglio, siamo sorpresi perché abbiamo sentito dire, poco fa, dalla sua viva voce, che l'obiettivo del Governo è una crescita stabile e duratura, perché solo questa è la garanzia di una diminuzione del debito pubblico. Ma dov'è la crescita di cui parla? (Applausi). Forse lei non lo ricorda, ma all'ultima legge di bilancio ha allegato una previsione di crescita dello 0,6 per cento (Applausi), risultato che peraltro, con la stretta della politica economica della BCE, rischia di essere ancora inferiore e di riportare l'Italia nel funesto limbo tra stagnazione e recessione. Il tutto dopo che il PIL italiano era cresciuto nell'ultimo biennio del 10,7 per cento (Applausi), grazie alle coraggiose politiche espansive che noi abbiamo messo in campo, che il presidente Conte ha messo in campo, contro l'austerità. (Commenti).

Come si cresce, tagliando gli investimenti? Che si chiamino superbonus o transizione 4.0, state tagliando tutto, eppure parlate di crescita! Presidente, ricordi che il debito pubblico, proprio grazie alle nostre politiche espansive, è diminuito di 11 punti, dal 2020 ad oggi. (Applausi). Ormai siamo abituati, Presidente, al fatto che tra le sue parole e i fatti ci sia un abisso, come sull'immigrazione. Mi consenta: slogan e propaganda, ma intanto gli sbarchi sono triplicati. I numeri sono questi e sono impietosi (Applausi). La verità è questa, Presidente: altro che patriota! Lei si è fatta dettare la politica economica da Bruxelles e la politica estera da Washington. (Applausi). Non ha nemmeno provato ad incidere nell'interesse della Nazione. Non proprio un atteggiamento da fratello - o da sorella, sempre che non si offenda - d'Italia: non trova?

A questo Consiglio europeo non solo l'Italia dovrebbe farsi sentire per evitare un'escalation militare e provare a intavolare trattative di pace, ma anche per evitare un pericoloso ritorno al passato, quando cioè alle crisi si rispondeva con tagli alle spese sociali e agli investimenti e con aumenti della pressione fiscale. Il patto di stabilità - lo diciamo chiaramente in quest'Aula - non può essere ripristinato come se nulla fosse, dal 1o gennaio 2024. (Applausi). Purtroppo, invece, cosa state facendo? Con il ministro Crosetto state brigando affinché l'Europa si decida a scorporare quali investimenti dal patto di stabilità? Non quelli green, che state ostacolando, non quelli sulla sanità, non quelli sulla scuola che cade a pezzi, ma quelli per le armi.

Lei e la sua maggioranza, Presidente, rispondete direttamente alle lobby delle armi (Applausi), come dimostra anche l'approvazione del famoso emendamento Foti, inammissibile a norma di Regolamento, che autorizza i cacciatori a sparare anche in città.

Mi lasci dire, Presidente, che lei mente - lo sottolineo - perché voi eravate d'accordo... (Commenti).

PRESIDENTE. Lasciate concludere la collega, che è lieta della vostra attenzione.

MAIORINO (M5S). Eravate d'accordo con Draghi per aumentare da subito le spese militari e dare 15 miliardi sull'unghia per raggiungere il 2 per cento dell'accordo NATO. (Applausi). Noi lo abbiamo impedito; noi abbiamo impedito che l'Italia si dissanguasse per le armi. (Commenti).

PRESIDENTE. Vi prego di lasciare concludere la collega.

Senatrice, le do ancora qualche secondo, anche se ha esaurito il suo tempo.

MAIORINO (M5S). Sappiamo che l'aspetta un compito al di sopra delle sue capacità (Commenti), però, Presidente, per una volta, faccia gli interessi degli italiani a Bruxelles e non torni a mani vuote. Per una volta... (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi).

PRESIDENTE. Le ho dato del tempo aggiuntivo abbondante (Commenti), non certo per uscire dai canoni della buona educazione. (Proteste).

Ripeto. Ho dato del tempo aggiuntivo che è finito. (Commenti).

Se ha cose così urgenti da dirci può andare avanti, purché il suo linguaggio sia consono al Regolamento. Prego, concluda.

Ha diritto a più tempo degli altri.

MAIORINO (M5S). È una richiesta nell'interesse dei cittadini e della Nazione, presidente Meloni.

Le chiedo di non tornare in Italia semplicemente con i compitini dettati dai falchi dell'austerity a Bruxelles. (Applausi).

PRESIDENTE. Esistono tempi prefissati dal Regolamento e dalla Conferenza dei Capigruppo.

Se vi concedo tempo extra utilizzatelo per concludere, non per aprire un nuovo argomento. Questo era il senso del mio intervento. (Applausi).

ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, egregio Presidente del Consiglio, membri del Governo, onorevoli colleghi senatori e colleghe senatrici, nel comunicare il nostro voto favorevole alla risoluzione di maggioranza - ringraziamo tutti i membri delle Commissioni, della Camera e del Senato, che hanno lavorato alla risoluzione e lo stesso Governo - esprimiamo forte preoccupazione per come stanno andando le cose sul fronte della guerra tra Russia e Ucraina.

Le iniziative di mediazione di alcuni Paesi vengono subito accantonate e giudicate non credibili ancora prima di essere attentamente analizzate.

L'obiettivo della cessazione delle ostilità sembra più una dichiarazione di principio. Anzi, si sente parlare costantemente di offensiva: la Polonia è pronta a inviare addirittura i caccia.

Il problema non è il sostegno militare all'Ucraina; il problema è una corsa ad armamenti sempre più potenti, con il rischio di un incidente da cui non si possa più tornare indietro.

Siamo certi che una escalation del conflitto riuscirà a tenere lontana la guerra dall'Europa e dal nostro Paese? Non esiste una soluzione militare per questo conflitto: né Kiev, né Mosca possono vincere. Queste sono affermazioni del Capo di stato maggiore della Difesa italiana, esattamente identiche a quelle fatte dal Capo di stato maggiore degli Stati Uniti, così come ci sono esperti analisti americani vicini al dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che invitano alla cautela perché credono molto possibile un'escalation e che questa possibilità aumenti esponenzialmente ogni giorno che passa se non si arriva ad una soluzione diplomatica. Sono saggi consigli - verrebbe da dire - davanti ai quali la politica sembra restare sorda. Davvero qualcuno pensa di sconfiggere militarmente la Russia? La storia dovrebbe insegnare qualcosa e chi dimentica la storia è condannato a ripeterla.

Signora Presidente del Consiglio, il 14 dicembre scorso lei aveva detto in quest'Aula che dal suo punto di vista l'unica possibilità di arrivare a un tavolo di negoziazione è che ci sia equilibrio tra le forze in campo nel conflitto e questo passa per il sostegno all'Ucraina. È una posizione assolutamente condivisibile. In questi tre mesi un po' di equilibrio e un po' di stallo c'è stato, ma purtroppo dobbiamo constatare che ben poco è stato fatto o ben pochi sono stati i passi in avanti sul fronte del cessate il fuoco e anche della tregua; anzi, spesso ci siamo trovati di fronte al deserto della diplomazia. Comprendiamo che la Polonia, i Paesi baltici, i Paesi dell'Europa orientale, essendo i maggiormente esposti e anche per la loro storia, facciano valere il loro giusto peso all'interno dell'Alleanza atlantica, ma a nostro giudizio servirebbe più equilibrio. Occorre recuperare il ruolo storico dell'Italia insieme ai Paesi del Centro Europa per favorire il dialogo e almeno la tregua. Contiamo su di lei, signora Presidente del Consiglio. L'Italia conta su di lei. Sento dire dalla gente che lei è una tosta, non solo perché ha avuto il coraggio di andare all'assemblea della CGIL, ma per tutta una serie di motivazioni. (Applausi). Comprendiamo non sia facile fare delle proposte in ambito di Alleanza atlantica, perché si rischia subito di essere accusati di collaborazionismo e di complicità con il nemico; tuttavia, se è vero che stiamo combattendo la battaglia per difendere la libertà dell'Occidente, dobbiamo essere anche pronti a difenderla all'occorrenza in casa nostra. Che libertà è quella che criminalizza qualsiasi idea che si discosti, anche di un millimetro, dal pensiero dominante? Mi faccia dire che assomiglia più ad una dolce tirannia.

Facciamo presente nell'Unione europea che compito dell'Alleanza atlantica dovrebbe essere non solo quello di fornire aiuti all'Ucraina, ma anche quello di fornire aiuti economici per stabilizzare i Paesi del Nord Africa, a partire dallo sblocco degli aiuti alla Tunisia (in questo caso c'è di mezzo anche il Fondo monetario internazionale), proprio evitando partenze di massa ed evitando un'emergenza di carattere umanitario, mettendo in sicurezza il Mediterraneo allargato in virtù di quella che gli esperti chiamano la cosiddetta guerra asimmetrica. Serve rafforzare il fianco Sud, anche l'Italia è un Paese esposto. Serve un piano per l'Africa, per farla prosperare, non può essere sfruttata per le risorse che ha.

A proposito di battaglie per la tutela dei diritti, come ha ricordato bene anche lei, va affermato il diritto a non emigrare, a vivere e prosperare nella propria terra di origine. La soluzione non può essere quella di portarli tutti in Italia senza sapere poi come gestirli. Il giornalista Federico Rampini di recente ci ha ricordato che l'immigrazione incontrollata l'hanno sempre voluta i capitalisti; lo scriveva un certo Karl Marx nel 1870 a proposito dell'immigrazione irlandese: così è inevitabile che una massa di immigrati che arrivano favorisca solo manodopera a basso costo. Umberto Bossi lo diceva trent'anni fa, altro che salario minimo. (Applausi).

È un mondo che va al contrario, come si evince anche dalle direttive europee sul tema della transizione energetica, che tra auto elettriche e case green rischia di far pagare il prezzo più alto proprio alle fasce più deboli, di cui si sente tanto parlare di quest'Aula. Sulle auto è facile, basta vedere quanto costano; sulle case green basterebbe sentire l'audizione che ha fatto l'Associazione bancaria italiana (ABI) in Commissione politiche dell'Unione europea per rendersi conto dei rischi di stretta sui mutui che ci saranno in futuro favorendo solo chi comprerà abitazioni con classe energetica alta e con il conseguente deprezzamento di chi invece possiede oggi e paga un mutuo su una casa di classe energetica più bassa.

Per non parlare dei limiti imposti ad agricoltori e allevatori, accusati di essere fonte di inquinamento solo perché qualcuno a Davos, un club privato di non eletti, ha deciso che vuole fare business su carne sintetica e insetti. (Applausi). Altro che tutela dell'ambiente: alla base di tutto - non prendiamo in giro i nostri cittadini - ci sono solo gli interessi di qualche potente o di qualche multinazionale.

Visti questi presupposti, Presidente, le auguriamo un bel in bocca al lupo al Consiglio europeo; vista la situazione, di sicuro ne ha bisogno. Confidiamo nell'opera del suo Governo e nella sua volontà di difendere gli interessi nazionali, anche se sarà durissima, perché abbiamo l'impressione che in Europa - ma possiamo dire in tutto l'Occidente - dopo aver perso la fede, si stia perdendo anche la ragione. (Applausi).

ALFIERI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALFIERI (PD-IDP). Signor Presidente, in questo Consiglio europeo, in cui si discuterà certamente di scelte importanti sul mercato unico, sul tema della governance economica e sulla gestione dei flussi migratori, c'è un non detto che, a mio avviso, va affrontato se il Governo italiano vuole adempiere la sua missione storica, che è quella di aiutare il processo di integrazione europea e ripensare l'Europa dentro i cambiamenti impetuosi che stanno avvenendo. Mi riferisco alla sfida enorme che il più forte attore internazionale in questo momento, la Cina, sta portando all'ordine internazionale per come l'abbiamo conosciuto. La posta in gioco è proprio lì e questa sfida ha bisogno di una risposta all'altezza.

Davvero, come Italia, possiamo pensare di rispondere solo richiamandoci alla retorica della nostra Nazione e degli interessi nazionali o dobbiamo pensare come l'Italia può dare un contributo a una nuova Europa? Questo è il punto fondamentale. Parto da qui, dall'azione diplomatica cinese, che ha conosciuto, rispetto ai tempi più lunghi a cui era abituata, un'accelerazione negli ultimi anni. Il motivo che aveva portato il Gruppo del Partito Democratico a votare in dissenso rispetto all'allora Governo Conte I, in cui il sottosegretario Geraci, leghista, aveva dato il via libera, insieme al Governo di allora, alla via della seta senza avere un previo via libera a livello europeo, è il seguente: è sotto gli occhi di tutti che dobbiamo avere a che fare con la Cina e dobbiamo avere rapporti commerciali, ma davvero possiamo pensare di aderire a un progetto che non è solo commerciale ed economico, ma è il progetto, legittimo dal punto di vista cinese, di rivedere l'ordine internazionale senza averne ragionato con i nostri partner europei e aver adottato prima una strategia europea?

Ancora oggi, quella di Xi Jinping a Mosca è una visita annunciata per dire che, al di là del messaggio chiaro che oggi Mosca è un junior partner rispetto a Pechino, su tutte le grandi crisi internazionali Pechino vuole dire la propria, e non è più l'arma commerciale quella prevalente nella sua diplomazia, ma le affianca anche l'arma militare, quella diplomatica e quella politica. La foto che mi ha colpito ancora di più, la scelta che ci ha colpito ancora di più, non è certo la visita a Mosca, ma la foto scattata in territorio cinese in cui il capo della diplomazia cinese, Wang Yi, è in mezzo ai consiglieri della sicurezza di Arabia Saudita e Iran. Questo per dire che il blocco dell'Est, egemonizzato dalla Cina, parla e vuole egemonizzare anche il blocco Sud (una volta si sarebbe detto quello dei non allineati). Quella è la grande sfida.

Come risponde l'Europa? Come risponde anche nel rapporto con gli Stati Uniti? E qui lo chiediamo a lei, Presidente del Consiglio: qual è il modello che vuole seguire? Quello polacco, di affidarsi alla sicurezza e, affidandosi completamente agli Stati Uniti, poi approcciarsi all'Europa quasi fosse un menù à la carte? Ossia ci si prende il pezzo del mercato unico e dei fondi della coesione perché conviene, ma quando c'è da parlare di Stato di diritto, del rispetto dei diritti fondamentali, della libertà di espressione, della libertà di orientamento sessuale, delle libertà politiche, della libertà di stampa, allora ci si sente con le mani libere?

Penso che dobbiamo stare con l'Europa dei Padri fondatori e questo vuol dire costruire, all'interno dell'Alleanza atlantica, un equilibrio tra il pilastro europeo e quello statunitense e ridefinire gli obiettivi a livello di politica internazionale, laddove giustamente gli Stati Uniti ci chiedono di prendere atto che il baricentro si è spostato nel Pacifico, dove risiedono le principali sfide alla sicurezza globale. Nel momento però in cui ci chiedono un investimento in quel teatro geo-strategico, noi dobbiamo chiedere loro una mano nel Mediterraneo, nel Medio Oriente e nell'Africa subsahariana nel costruire un approccio globale (ci arriverò alla fine del mio intervento, a proposito del tema dell'immigrazione).

Questo è il punto fondamentale: in quel modo, potremo impostare anche in maniera diversa l'approccio sul tema della guerra in Ucraina, sul quale il Partito Democratico ha tenuto una posizione chiara, mai di equidistanza, perché ha sempre saputo da che parte stare, ovvero dalla parte delle democrazie liberali e del popolo ucraino, a difesa delle libertà e del diritto alla legittima difesa di quel popolo. (Applausi).

Lo abbiamo fatto, Presidente, anche per quello che lei ha detto in replica, quando ha rivelato in parte il suo approccio - ed è il motivo per cui non potremo votare favorevolmente la risoluzione da voi proposta - ovvero che loro, combattendo, in qualche modo evitano che la guerra arrivi da noi. Non è solo per quello però che stiamo dalla parte del popolo e delle istituzioni ucraini: stiamo dalla loro parte perché stanno difendendo un'idea e un modello di democrazia liberale, perché lì sono in gioco alcuni principi fondamentali. È questo il motivo per cui non devono essere né Bruxelles, né Mosca a decidere quale sia il Governo che deve guidare gli ucraini o a quali organizzazioni internazionali aderire o a quale modello di democrazia ispirarsi, ma solo ed esclusivamente i cittadini ucraini. (Applausi). Loro si stanno battendo per questo principio e noi siamo al loro fianco per questo motivo. È l'idea di soft power europea che in qualche modo ci distingue e fa sì che ci battiamo per quei diritti, per quei principi, per quei valori e per quelle libertà in Europa e contestiamo la Polonia e l'Ungheria, quando si oppongono alla difesa di quei diritti. Lo facciamo in Europa e lo dobbiamo fare ad ogni latitudine.

Per questo motivo, Presidente, le chiediamo un intervento forte all'interno di questo Consiglio europeo quando si affrontano i temi della politica estera, in modo tale che in tutte le sedi si prenda posizione netta a tutela delle donne e del popolo iraniano che si stanno battendo contro il regime liberticida e le chiediamo anche di accompagnare lo sforzo che già il Parlamento europeo ha fatto, con l'iniziativa di riconoscere il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica come organizzazione terroristica: sarebbe un segnale molto forte che darebbe anche l'Italia insieme al Parlamento europeo, a fianco degli iraniani che protestano in questo momento. (Applausi).

Se scegliamo il modello dei Padri fondatori, quello del mutuo soccorso, della solidarietà, della responsabilità comune e della risposta condivisa a problemi complessi, allora saremo più forti anche nel trovare le risposte agli altri punti dell'ordine del giorno. Mi riferisco alla battaglia sulla diversificazione energetica, andando avanti rispetto alle proposte e alle misure del Governo Draghi, al controllo dei prezzi, al tema del reshoring, alla sicurezza delle catene di approvvigionamento e, più in generale, alle misure di sostegno a una sfida enorme.

Lei, Presidente, ha semplificato un po' troppo con quella battuta: non vogliamo finire per passare dalla dipendenza dal gas russo a quella dall'elettrico cinese. È una battuta fin troppo facile: sappiamo che è tutto maledettamente più complesso; non invidiamo il ministro Fitto per il lavoro che deve svolgere in Europa; sappiamo qual è la complessità dei negoziati e anche la capacità di costruire spesso alleanze a geometria variabile per trovare soluzioni. Abbiamo però costruito in Europa qualcosa di importante, anche grazie al lavoro dei Governi precedenti: abbiamo contribuito a far partire lo European Chips Act per affrancarci dalle dipendenze sui semiconduttori di alta tecnologia o il Raw Material Act, perché sappiamo che le materie prime fondamentali per affrontare la transizione ecologica e digitale sono in altri Paesi e abbiamo bisogno di recuperarle. Non sappiamo però - e lo chiediamo a lei, perché adesso è lei il Presidente del Consiglio e non è più all'opposizione - quali sono le politiche industriali che vuole affiancare a questi grandi progetti europei, per far sì che non rimaniamo ostaggio delle contraddizioni anche di questo impetuoso cambiamento.

Da ultimo, c'è il delicato tema dei flussi migratori. Da una Presidente del Consiglio ci attendiamo risposte all'altezza delle sfide che abbiamo davanti, per cui abbiamo trovato fuori luogo le parole che ha rivolto nei confronti della nostra collega Tatiana Rojc. (Applausi).

Faccio una premessa: oggi definirsi europei significa condividere un destino comune, i valori e i principi figli della nostra storia e delle nostre radici culturali che abbiamo scolpiti nella nostra Carta europea dei diritti e nelle nostre Costituzioni: al centro ci sono la persona umana e l'altissimo valore attribuito alla vita umana. Le leggi del mare derivano da quella storia e da quelle radici culturali, non c'è circolare che tenga: davanti al rischio che una persona perda la vita, si interviene e la si salva, senza se e senza ma. (Applausi).

Allo stesso modo, non ci possono essere confusione e ambiguità nell'equiparare gli scafisti alle organizzazioni non governative. Non ci rassegniamo all'idea che in un tribunale italiano i trafficanti che speculano sulle tragedie delle persone e li condannano a morte si trovino insieme a chi, invece, rischia in proprio per salvare quelle vite. Noi vogliamo affrontare questo nuovo approccio difficile e complicato.

La lettera della von der Leyen apre una prospettiva interessante, quella dei corridoi umanitari (480 milioni per farli), dei ricollocamenti su base obbligatoria e di far pagare quei Paesi che in passato non hanno voluto prendersi neppure un rifugiato e lo vogliamo fare con uno spirito che non mette in campo solo strumenti economici. Lei spesso parla di piano Mattei, presidente Meloni: questo vuol dire strumenti economici, vuol dire aiutare certamente la Tunisia, ma occorre anche un approccio politico e culturale.

PRESIDENTE. Senatore, le ricordo che è in corso la diretta televisiva.

ALFIERI (PD-IDP). Romano Prodi ha proposto un'università per il Mediterraneo: penso che abbiamo bisogno anche di iniziative politico-culturali, perché sono l'antidoto migliore alle tentazioni neopolitico-imperialiste.

Noi siamo l'Europa, abbiamo una storia diversa: differenziamoci. (Applausi).

MALAN (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Ricordo ancora una volta che è in corso la diretta televisiva, per cui rinnovo l'invito a rispettare il più possibile i tempi.

MALAN (FdI). Conti su di me, signor Presidente.

Signora Presidente del Consiglio, colleghi senatori, abbiamo una certezza sul prossimo Consiglio europeo e questa certezza è che l'Italia vi andrà da protagonista e non da comprimaria. (Applausi). Chi ci rappresenterà, presidente Meloni, non andrà alla ricerca di photo opportunity o di pacche sulle spalle da parte dei presunti leader che contano, perché sarà un leader che conta (Applausi) e conterà perché rappresenta l'Italia, Stato fondatore dell'Unione europea, terza economia oggi in Europa e tra le prime 10 nel mondo. Ci sarà poi anche qualcosa di più degli ultimi mesi: conterà perché ha l'appoggio di una coalizione coesa, ha una prospettiva di lungo periodo e non i soliti nove-quindici mesi che abbiamo quasi sempre visto in passato ed è espressione diretta del voto degli italiani, cosa che è apprezzata nei Paesi democratici. (Applausi). Conterà poi ancora di più perché conosciamo bene la sua determinazione e la preparazione accurata con la quale arriva a tutti gli incontri, cosa che le ha fatto guadagnare, insieme al sostegno di cui gode, il rispetto e il prestigio internazionali anche in questi pochi mesi.

Sulla questione dei migranti, ha già spiegato accuratamente la posizione: si vogliono evitare ulteriori sciagure come quella cui abbiamo assistito con dolore nelle scorse settimane e riportare anche il fenomeno migratorio al controllo della legge e non dei trafficanti di esseri umani. Questo è molto chiaro e la politica del Governo in ciò è stata lineare e coerente. Siamo dunque davvero sconcertati di fronte ad alcune posizioni, che abbiamo visto replicate anche in Aula.

Per esempio, abbiamo letto con sgomento e con sdegno le dichiarazioni del presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, Iratxe García Pérez, che ha detto che il nostro Presidente del Consiglio ha le mani sporche di sangue, un'affermazione veramente riprovevole per la sua disonestà e truculenza. Potremmo chiederci se non sia stata imbeccata da qualche membro italiano del suo gruppo, cioè del Partito Democratico. Penso di no, altrimenti sarebbe stata informata che, negli anni dal 2014 al 2017, con Presidenti del Consiglio del Partito Democratico, i morti nelle acque intorno all'Italia sono stati 13.700. (Applausi). Pensiamo dunque che non sia stato un esponente del Partito Democratico a informare la capogruppo spagnola del gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo.

C'è dell'altro, però: non si tratta solo di gestire l'emergenza migranti, con gli arrivi, gli sbarchi e le partenze; meno partenze è uguale a meno morti, questo è chiarissimo e questa equazione è assolutamente innegabile, ma si tratta anche di avere una politica più ampia, come in quello piano che lei ha coraggiosamente ipotizzato e chiamato "piano Mattei", cioè un piano nei confronti dell'Africa che supplisca a decenni di assenza da parte dell'Unione europea, anche perché negli ultimi dieci anni sembrava, a livello internazionale, che l'Unione europea partisse a nord delle Alpi. A sud delle Alpi non c'era nulla e dunque perché interessarsi dell'Africa? Sappiamo molto bene che l'Africa è un versante importantissimo per l'intera Europa e naturalmente per l'Italia, che è la Nazione più vicina all'Africa.

Con lei, presidente Meloni, l'Italia ha una posizione ben chiara sulla questione ucraina e nel supporto all'Ucraina, cosa che non si può dire, evidentemente, dell'attuale opposizione. Faccio presente che il partito Alleanza Verdi e Sinistra, alleato principale del Partito Democratico nelle elezioni di pochi mesi fa, ha scritto nella sua risoluzione di voler interrompere completamente qualsiasi supporto di carattere militare. La stessa cosa è scritta nella risoluzione del MoVimento 5 Stelle, auspicando una pace, però io chiedo: senza aiuti di carattere militare, come farebbe l'Ucraina ad esistere, aprire e portare a termine qualunque tipo di negoziato di pace (com'è nell'auspicio di tutti)? A meno che si pensi di non mandare le armi, contando però che lo faccia qualcun altro; direi che questa non è una posizione responsabile, che anzi metterebbe l'Italia in uno stato di isolamento grave e dannoso a livello internazionale, non soltanto dal punto di vista politico.

Sulle questioni economiche, il nostro Governo va a Bruxelles con dati estremamente positivi. Contrariamente alle previsioni dei catastrofisti di casa nostra, le cose sono andate all'opposto. Altro che tracollo: la borsa è salita del 26 per cento dalle scorse elezioni, lo spread è sceso di 37 punti, il prezzo del gas, da quando si è insediato il Governo, è sceso del 58 per cento, non certo solo per l'azione italiana, ma anche grazie all'azione dell'Italia a livello internazionale. Addirittura il debito è sceso di 15 miliardi. Ho sentito poc'anzi la collega Floridia del MoVimento 5 Stelle dire che il debito pubblico negli scorsi due anni sarebbe sceso dell'11 per cento, forse facendo qualche acrobazia con la percentuale sul PIL, basandosi sul fatto che nel 2020 il prodotto interno lordo è sceso del 9 per cento. Con questi giochini, scendendo, se uno si abbassa, ma riduce e accorcia il metro, facendolo diventare di 60 centimetri, allora è cresciuto. Il fatto è che, da gennaio 2021 a ottobre 2022, il debito pubblico è aumentato di 199 miliardi: questi sono i dati della Banca d'Italia. (Applausi).

Il nostro Governo difenderà gli interessi degli italiani e condivide gli obiettivi di difendere l'ambiente (chi è più attaccato alla difesa dell'ambiente dei conservatori?), ma bisogna farlo in modo razionale, possibile e socialmente ed economicamente sostenibile.

Rispetto alla direttiva sulle casegreen, rivendichiamo con orgoglio di esserci opposti, sia come Governo, sia come Gruppi parlamentari di tutto il centrodestra al Parlamento europeo. (Applausi).

Tante volte avete parlato, anche adesso, del carovita che è aumentato e dell'inflazione, che non è un fenomeno che si è verificato solo da ottobre scorso, quando si è insediato il nuovo Governo, ma era già ampiamente presente nei mesi precedenti. Vi chiedo se abbiate letto i dati secondo i quali la direttiva sulle case green prevedrebbe interventi sul 70 per cento delle unità abitative italiane, se non l'80-85 per cento, che costano ciascuno non meno di 45.000 euro, salvo ulteriori aumenti dovuti all'accumularsi in tutta l'Europa di persone che userebbero le stesse materie prime e gli stessi materiali, magari anche le stesse imprese; 45.000 euro che graverebbero su ogni proprietario di unità abitativa e che per gli inquilini, che ovviamente non li sosterrebbero direttamente, rappresenterebbe (basta fare alcuni semplici calcoli) un aumento dell'affitto di non meno di 200 euro al mese. (Applausi). Se questo è un modo per aiutare i cittadini di fronte all'aumento del costo della vita, direi che è il modo sbagliato. (Applausi).

Sulle auto, anche qui si dovrebbero aiutare i lavoratori, coloro che cercano un lavoro e l'economia italiana in generale; le tempistiche sbagliate di questa direttiva farebbero perdere centinaia di migliaia di posti di lavoro e moltissime persone dovrebbero rinunciare ad avere l'auto. Ricordo una cosa: il senatore Misiani ha detto che l'alternativa dell'elettrico è irrinunciabile ed importantissima; anche noi siamo d'accordo che è importantissima, ma allora come mai negli scorsi anni nessuno ha pensato di fare anche solo un impianto per lo smaltimento delle batterie al litio? (Applausi). Le auto elettriche hanno le batterie, che alla fine devono essere in qualche modo smaltite e in Italia non c'è neppure un impianto. Penseremo anche a questo, ma non è facile riuscire a fare tutto subito. Lo faremo, abbiamo una prospettiva davanti.

Presidente Meloni, lei va al Consiglio europeo di Bruxelles con il sostegno convinto della maggioranza del Parlamento e dei tantissimi cittadini che fermano ciascuno di noi parlamentari, quando ci incontrano mentre andiamo in giro nella vita di tutti i giorni, e ci dicono di andare avanti così e di tenere duro. (Applausi). Noi sappiamo che con lei siamo in buonissime mani e che la sua forza viene anche dal fatto che tra poco più di un anno si voterà per il Parlamento europeo e l'Italia potrà avere ancora più forza. (Applausi).

PRESIDENTE. Ricordo che il Ministro per gli affari europei, onorevole Fitto, ha espresso parere favorevole sulla proposta di risoluzione n. 2. (Applausi).

Il Governo ha espresso parere parzialmente favorevole sulla proposta di risoluzione n. 1, nonché parere contrario sulle altre proposte di risoluzione.

La senatrice Paita ha precedentemente chiesto la votazione per parti separate delle proposte di risoluzione nn. 1 e 2.

Metto ai voti la proposta di votazione per parti separate, ai sensi dell'articolo 102, comma 5, del Regolamento, avanzata dalla senatrice Paita.

È approvata.

Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, i punti 6, 10 e 11 del dispositivo della proposta di risoluzione n. 2, presentata dai senatori Terzi di Sant'Agata, Centinaio, De Poli, Zanettin, Scurria e Matera.

(Segue la votazione).

Il Senato approva.

Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi,

le premesse e i restanti punti del dispositivo della proposta di risoluzione n. 2, presentata dai senatori Terzi di Sant'Agata, Centinaio, De Poli, Zanettin, Scurria e Matera.

(Segue la votazione).

Il Senato approva.

Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, la proposta di risoluzione n. 1 (testo 2), presentata dalla senatrice Paita e da altri senatori, per le parti non precluse, sulle quali il Governo ha espresso parere favorevole, vale a dire tutto il testo ad eccezione dei paragrafi 7, 10, 12, 14, 15 e 16 delle premesse e dei punti 6 e 7 del dispositivo, con la riformulazione del punto 10, su cui la prima firmataria fa cenno di essere d'accordo.

(Segue la votazione).

Il Senato approva.

La restante parte della proposta di risoluzione n. 1 (testo 2) e le proposte di risoluzione nn. 3, 4 e 5 risultano pertanto precluse.

Si è così concluso il dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri. (Applausi).

La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 15,38, è ripresa alle ore 16,32).

Sulla scomparsa di Bruno Astorre

PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Gentili senatrici e senatori, lo scorso 3 marzo, come sapete, pochi giorni prima che compisse sessant'anni, ci ha tragicamente lasciato il senatore Bruno Astorre. È un evento che ha scosso l'opinione pubblica e che ha lasciato un vuoto incolmabile non solo per i suoi familiari e i suoi amici, ma in tutti noi, in tutti coloro che lo hanno conosciuto, frequentato o che hanno avuto semplicemente il piacere e l'onore di condividere con lui un tratto della vita istituzionale della Nazione.

Egli è stato consigliere comunale, provinciale e regionale; è stato assessore regionale del Lazio e nel 2013 è diventato senatore della Repubblica. Astorre si è sempre distinto per competenza, educazione e stile, come mi hanno confermato anche gli esponenti di forze politiche diverse dalla sua, a partire dal ministro Lollobrigida, che ha tenuto ad essere oggi presente, in quanto lo ha sempre conosciuto da vicino.

Democratico cristiano popolare fino a diventare il coordinatore regionale del Partito Democratico, ha saputo incarnare la politica dei nostri giorni mantenendo salde le tradizioni, a partire dal radicamento territoriale e l'attenzione ad elettori e cittadini. La sua scomparsa è un dolore per tutti noi. Lo abbiamo salutato nella camera ardente, che il Senato ha voluto si tenesse nella sala Nassirya, a partire da chi, come i colleghi del Partito Democratico, lo ha frequentato anche fuori da quest'Aula più di molti di noi.

A voi del Partito Democratico e alla sua famiglia va il mio personale cordoglio e quello - credo unanime - di tutti i senatori della Repubblica. Colleghi, vi invito a osservare un minuto di raccoglimento in memoria del senatore Bruno Astorre. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi).

FRANCESCHINI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCHINI (PD-IDP). Signor Presidente, proviamo incredulità, dolore, rabbia, frustrazione, perché ci siamo chiesti in tanti come abbiamo potuto non capire, non vedere, non aiutare. Era il più allegro e il più cordiale tra di noi: era colui che ogni mattina abbracciava chi incontrava, fuori da quest'Aula e in quest'Aula, con un sorriso; un abbraccio restituito, enorme, imponente, nel campo sportivo della sua Colonna, nell'ultimo saluto in quel campo di calcio, con i discorsi degli amici e degli avversari; con l'amore, la dolcezza e la forza incredibile delle parole di Francesca; con il dolore composto e silenzioso di Francesco; con quella fila - fatemelo dire - struggente di decine e decine di sindaci, di qualsiasi colore politico, con le fasce tricolori e le lacrime agli occhi; con i fuochi d'artificio sparati alla fine della cerimonia nel cielo dei suoi colli; una cosa strana alla fine di una cerimonia religiosa, quei fuochi d'artificio sparati nel cielo dei suoi Castelli come ultimo saluto.

La risposta alla domanda su chi è stato Bruno Astorre era tutta nell'abbraccio di quel campo sportivo: un uomo che si è fatto voler bene da tutti perché ha fatto della politica uno strumento per fare del bene alle persone, non soltanto attraverso gli atti legislativi, che riguardano la generalità delle persone - come pure è giusto fare - ma del bene fatto alle singole persone, impegnandosi per risolvere ogni problema, per aiutare in ogni difficoltà. Nella camera ardente sono stato qualche tempo di fianco a Francesca ed era emozionante vedere in quella fila degli sconosciuti che si presentavano dicendo: Bruno Astorre mi ha aiutato in un momento di difficoltà; mi ha risolto un problema; mi ha cambiato la vita; lo ringrazio perché mi ha aiutato quando avevo bisogno. Può sembrare un metodo forse un po' antico, apparentemente, ma autentico, di gestire il rapporto con gli elettori. Lo ha imparato da ragazzo nella Democrazia Cristiana, quando si riteneva allievo di Severino Lavagnini, un altro senatore importante in quella zona della provincia di Roma, quando la politica in tutti i partiti era davvero popolare ed era fatta di contatto, di ascolto. I post e i tweet non sostituiranno mai la verità di una stretta di mano, di una pacca sulle spalle, di uno sguardo diritto negli occhi.

Bruno voleva le preferenze: quante discussioni. Voleva che nella legge elettorale tornassero le preferenze. Ne aveva parlato con molti di voi. Io e lui abbiamo avuto molte discussioni, perché io ne sollevavo i rischi e lui mi sottolineava i pregi del contatto diretto con le persone.

Astorre era un politico preparato, raffinato, dietro quella ricerca voluta di semplicità. Aveva la laurea in economia con 110 e lode alla LUISS. Lo ha ricordato il Presidente: amministratore locale; assessore regionale ai lavori pubblici, perché voleva occuparsi delle strade, di cose concrete; Presidente del Consiglio regionale; segretario regionale del Partito Democratico; e poi, e soprattutto, senatore, l'orgoglio di essere senatore. Una volta, in una delle ultime tornate elettorali, gli proposi di candidarsi alla Camera e lui mi guardò malissimo dicendo: io sono senatore e voglio restare al Senato, che è la mia casa. Dovremmo anche interrogarci su cosa abbia voluto dire con "chiudere qui col suo percorso terreno", chiuderlo al Senato. Cosa ci ha voluto dire?

E poi la lezione di volerci bene tra avversari: in Bruno gli avversari riconoscevano la verità, la passione, le stesse cose che lui sapeva riconoscere in molti degli avversari. E quando le riconosceva diventava amico, nonostante lo scontro restasse e diventasse magari ancora più duro. È una lezione per tutti noi: non soltanto recuperare, come sarebbe giusto, il rispetto degli avversari; non soltanto evitare inutili cattiverie, ma qualcosa di più, che in quest'Aula sia di esempio per tutti, ossia riconoscere che anche nell'avversario più lontano, con le idee più diverse, più contrapposte, più inconciliabili, brucia la stessa passione, freme lo stesso amore per la politica come strumento per migliorare il mondo e migliorare la vita delle persone.

Quando morì, all'inizio degli anni Sessanta, in un incidente stradale, Nicola Pistelli, il giovane leader della sinistra DC di quegli anni in tutta Italia, assessore a Firenze, il sindaco coprì i muri della città - e solo un sindaco come Giorgio La Pira poteva farlo - con un manifesto del Comune su cui era scritto soltanto: «Da quel chicco di frumento nasceranno tante spighe di grano nuovo».

Bruno Astorre è stato un chicco di frumento seminato nella sua terra e da quel chicco di frumento stanno già nascendo tante spighe di grano nuovo. (Applausi).

PRESIDENTE. Non me ne vorranno i colleghi degli altri Gruppi se do subito la parola al ministro Lollobrigida, che ha chiesto di intervenire. Ne ha facoltà.

LOLLOBRIGIDA, ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. La ringrazio, presidente La Russa, e ringrazio il senatore Franceschini per le parole che ha usato nel ricordare il senatore Astorre e anche per avermi detto che oggi si sarebbe tenuta questa commemorazione. Ovviamente, non essendo senatore, non lo potevo sapere, ma sono orgoglioso e contento di poter trasmettere le più sentite condoglianze alla famiglia, alla moglie Francesca, ai colleghi senatori e alla comunità politica del PD in particolare, che hanno avuto la possibilità di conoscere e frequentare Bruno Astorre.

Certamente nella descrizione del collega Franceschini si è già raccontato quello che valeva: era una persona con la quale si poteva lavorare, si potevano approfondire i temi; si potevano anche, con grande forza e grande convincimento, difendere le idee spesso inconciliabili, ma sempre sostenute con lealtà e rispetto reciproco. Credo che questo sia un esempio di buona politica e lo è stato per tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo.

Chi ha lavorato con lui sa quanto fosse pesante la sua presenza, lo ha raccontato. Ma io credo che ancor di più sia pesante la sua assenza. Per chi lo ha conosciuto sul territorio e ha avuto la possibilità di collaborare con lui, senza mai fare compromessi; per chi lo ha incontrato negli angoli più sperduti del territorio; per chi ha - come il senatore Franceschini ricordava - la politica come passione fin da ragazzino, avere avversari con i quali poter condividere un percorso da posizioni diverse è emblematico del valore della democrazia, della capacità di rappresentare l'intero specchio di coloro che guardano a noi sperando di vedere in noi persone che risolvono i problemi. Di problemi Bruno ne ha risolti tanti e non in termini clientelari. Il senatore Astorre è arrivato a un livello importante in politica. Abbiamo condiviso i banchi della Provincia di Roma e poi della Regione Lazio in ruoli invertiti, in maggioranza e in opposizione, ma abbiamo sempre trovato il modo di dividere il contrasto politico dalle ragioni che ci univano nella vocazione a dover sempre difendere l'interesse del territorio dal quale provenivamo e nel quale ci eravamo formati.

Ho visto a Colonna plasticamente quello che già sapevo: tante persone che intorno a lui sono state quando aveva un ruolo per poter rispondere alle loro esigenze individuali, alle loro rappresentanze come amministratori, e che c'erano in quel giorno per salutarlo, quando per loro - se non per chi crede - non avrebbe più potuto fare niente, ma per le quali aveva fatto tanto.

Non voglio aggiungere molto. So che nel tempo saranno perduranti non solo l'opera che Bruno ha compiuto da amministratore e da rappresentante del popolo, ma anche il suo esempio di cordialità, di buona politica e di lealtà. Credo che al di là di tutto mancherà a tutte le forze politiche, a prescindere dalle scelte di carattere individuale, dal senso di appartenenza ai singoli Gruppi.

Come ho detto al senatore Franceschini, non sono sicuro di poter restare perché commemorerò Bruno nel mio paese, dove il 21 marzo di ogni anno accendiamo la fiaccola di San Benedetto da Norcia, con la quale si segue un percorso ideale in nome dell'Europa, della pace e di quella cultura cristiana che ha unito questo continente e che, anche per i laici, è un valore profondo, quel valore che Bruno ha saputo incarnare. Uno dei luoghi in cui ci incontravamo erano i ministeri benedettini, per approvvigionarci di quei consigli che travalicano il tempo nel quale viviamo e della capacità di valutare quegli aspetti più profondi che fanno superare le divergenze contingenti.

Al termine del mio intervento, quindi, andrò ad accendere anche per lui la fiaccola, raccontando ai miei concittadini - molti dei quali lo conoscevano, perché era ultra presente in ogni territorio della provincia di Roma - come la politica possa non solo dividere - ed è legittimo che lo faccia - sulle scelte di carattere individuali e di indirizzo, ma anche unire, se è passione, se è capacità di rappresentanza, se è volontà di fare il proprio dovere con onore e dedizione.

Il senatore Astorre da questo punto di vista è stato un ottimo esempio e spero che in futuro le forze politiche lo ricorderanno insieme, anche attraverso un gesto materiale nei palazzi delle istituzioni, in cui magari dedicargli un luogo che possa rammentarne il percorso politico, la volontà e i valori che ha rappresentato, nel nome di un senso di unità che deve sempre più contraddistinguere il nostro modello democratico. (Applausi).

SALVITTI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SALVITTI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, oggi come componente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sono stato relatore nella seduta per la sostituzione di Bruno e mai avrei voluto esserlo; mai avrei voluto firmare quel documento, e non tanto per chi entrerà in Senato, ma perché la sua sottoscrizione decretava l'assenza di Bruno da questi scranni.

Tante volte ci siamo incontrati, tante volte ci siamo scontrati, tante volte abbiamo discusso, ma soprattutto tante volte abbiamo riso: sì, il sorriso era il marchio distintivo di Bruno. Siamo sempre stati su posizioni diverse e siamo sempre stati fieramente avversari politici; mai - e sottolineo mai, proprio per la concezione che aveva Bruno e che mi onoro di avere io - nemici politici.

Era un profondo conoscitore del suo territorio, di cui conosceva ogni angolo e per cui lavorava. Era una persona che aveva la capacità, pur da ottiche diverse, di saper collaborare per la crescita di un territorio, una persona che amava veramente la politica, quella con la P maiuscola. Aveva una grande capacità di coinvolgimento delle persone, che era il suo grande pregio, la sua grande caratteristica.

Era un grande conoscitore della politica, che non faceva mai sentire a disagio le persone per il ruolo che aveva. Aveva avuto l'onore di essere senatore già negli anni passati, oltre a ricoprire altri ruoli importantissimi in Consiglio regionale o in ambito provinciale e, anche quando io non ricoprivo alcun ruolo, non ha mai fatto pesare il suo. Era una persona che condivideva l'amore per un territorio nel quale abbiamo lavorato insieme tante volte e dove non ha mai fatto pesare l'importanza del suo ruolo, perché rispettava nell'altro lo stesso amore provato per quelle aree, per quella voglia di darsi agli altri.

Una cosa è importante: Bruno ha dato tanto, ha dato tanto agli altri, ha dato tanto in termini di progettualità politica, ma ha dato tanto agli altri anche in termini di affetto, di amore, di voglia di risolvere i problemi più banali e più semplici delle persone. È una caratteristica fondamentale per chi ha nel cuore la politica e per chi ha voglia di fare politica. Risulta per ognuno di noi probabilmente incomprensibile il suo gesto. Non siamo riusciti a cogliere l'eventuale disagio che Bruno aveva; ognuno di noi magari si sente in colpa per non essersi accorto di un disagio che evidentemente aveva.

Se una persona come Bruno arriva a fare un gesto di quel genere, significa che lo può fare chiunque di noi, perché era la persona da cui meno te lo saresti aspettato perché regalava veramente un sorriso ad ognuno ogni giorno, entrando qui, e portava comunque l'allegria. Abbiamo avuto la fortuna di lavorare in Commissione in questi mesi e comunque, al di là del suo contributo di carattere politico, portava sempre un contributo di giovialità, di allegria, di simpatia e di voglia di fare, senza mai creare steccati tra le varie posizioni di carattere politico. Questo era il suo grande merito, la sua grande caratteristica. Aveva un profondissimo amore per il suo territorio, che condividevamo. E proprio in virtù del suo insegnamento, spero di poter dare una piccola parte di quello che lui ha dato al nostro territorio, che ci ha accumulato in questa esperienza politica. Ciao Bruno. (Applausi).

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, spesso la politica, soprattutto a sinistra, si rimprovera e si esorta a cambiare con una formula che è diventata ormai anche un po' un luogo comune: bisogna tornare ai territori e ripartire da lì, si dice molto spesso. Ecco, credo che nessuno mai abbia potuto rivolgere quel rimprovero a Bruno Astorre. Non ha mai avuto bisogno di tornare ai territori, perché dall'inizio del suo percorso politico, alla fine degli anni Ottanta con la Democrazia Cristiana, dai territori Bruno Astorre non si è mai allontanato.

È stato ricordato dal senatore Franceschini, dal ministro Lollobrigida e dagli altri interventi: all'ultimo saluto a Bruno, assieme alle migliaia di persone che lo conoscevano e che gli volevano bene, hanno voluto presenziare e partecipare decine e decine di sindaci del Lazio, anche di diversi schieramenti. Credo che questo dica moltissimo su quale modello di politica ispirasse Bruno Astorre: la consapevolezza che politica vuol dire rappresentare la popolazione e che, per rappresentare la popolazione, bisogna conoscere.

Bruno Astorre conosceva il territorio nel quale ha fatto politica per tutta la vita, il Lazio, ed era consapevole di quali fossero gli interessi dei suoi abitanti e degli elettori. Non dimenticava mai che il suo compito e il suo dovere, anche da senatore della Repubblica, erano quelli di rappresentarli al meglio. Per questo si poteva anche non essere d'accordo con lui; ci si poteva anche scontrare - qualche volta è capitato - con il suo carattere forte e determinato, ma non lo si poteva non ascoltare, perché dava voce a interessi, esigenze e domande reali dei cittadini che era chiamato a rappresentare. Quei legami saldissimi con la base, con gli elettori tutti e non solo con i propri, Astorre li ha saputi mantenere anche da senatore, coniugando rappresentanza territoriale e rappresentanza nazionale, come dovrebbe saper fare ogni parlamentare.

Ci sono delle vie - tante, come sappiamo - per approdare alla rappresentanza politica. Eppure, io sono convinto che quella seguita da Bruno Astorre sia la via maestra: partire dal basso, che però è soltanto un presunto basso, un basso apparente, cioè dalle amministrazioni locali, e poi conquistare il consenso in virtù dell'affidabilità, della serietà e della conoscenza diretta dei problemi delle persone in carne e ossa e non in virtù, magari, di una smagliante ma superficiale immagine. È esattamente quello, Presidente, che si usava fare nei partiti di massa. Qualcosa di quella lezione, che è anche la lezione di Bruno Astorre, dovremmo saper recuperare tutti, pure in un'epoca così diversa, se vogliamo che la politica torni a essere qualcosa che tocca e coinvolge le masse; se vogliamo, cioè, che la democrazia viva nella sostanza e non soltanto nella forma. Ecco, questa per me è la lezione di Bruno Astorre e credo che dovremmo ricordarla tutti sempre. (Applausi).

FAZZONE (FI-BP-PPE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FAZZONE (FI-BP-PPE). Signor Presidente, mi sembra surreale essere qui a commentare la morte di Bruno. Per me era un amico, al di là della politica. Abbiamo passato giornate e serate insieme; siamo partiti insieme nella Democrazia Cristiana, lui nella linea sbardelliana, io nella linea della sinistra DC, poi ci siamo invertiti i ruoli.

Bruno Astorre era un vero amico, un avversario politico, ma non un nemico. Pur facendo politica da sponde opposte, ci legavano un rispetto reciproco, una stima profonda e una sincera amicizia. Non poteva avere nemici Bruno, perché era una persona buona e aveva un carattere tranquillo. Lo ha colpito quel male terribile che si chiama depressione, un male ereditario purtroppo, con cui ha convissuto e combattuto a lungo. Questo è il primo insegnamento che ci lascia: si tratta di una patologia vera e propria, che va identificata e curata come ognuna delle gravi malattie che possono colpirci. Sono 2,8 milioni le persone che ne soffrono in Italia, circa 4.000 coloro che, malate di depressione, arrivano al gesto estremo. Noi siamo parlamentari e, come tali, dobbiamo porre al centro della nostra azione politica degli interventi nel Servizio sanitario nazionale anche sul tema della malattia della depressione. Dobbiamo fare ogni cosa per tentare di salvare altre vite, proprio perché oggi sappiamo che la persona che frequentiamo ogni giorno potrebbe decidere domani di non essere più con noi.

Il secondo insegnamento che ci lascia Bruno è quello politico. Io che, come lui, sono senatore e responsabile politico nel Lazio, ho vissuto quando era amato e stimato. Faceva politica sul territorio che amava e che a lui deve molto. Le comunità del Lazio devono molto alle sue idee e alle sue soluzioni politiche: si confrontava con tutti, guardandoli in faccia, e per ogni problema era in grado di trovare una soluzione nell'interesse comune, cercando di dare risposte concrete ai problemi reali della gente. Che fosse molto amato nei suoi territori lo sapevamo: lo ha dimostrato anche il fatto che - lo ricordava il Ministro - la celebrazione del suo funerale si è tenuto in un campo sportivo gremito di gente, con manifesti e striscioni. Tantissima era infatti la gente che ha voluto rendergli l'ultimo saluto nella sua Colonna.

È grande la passione che metteva nel fare politica e che ha trasmesso a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e frequentarlo. Oggi, quindi, gli siamo debitori, gli dobbiamo tanto amore e gli rendiamo un commosso omaggio, salutando sua moglie Francesca, la sua famiglia e la sua comunità politica. Ciao Bruno, ricorderemo per sempre le tue coinvolgenti battute e il tuo magnifico, indimenticabile sorriso. (Applausi).

MUSOLINO (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSOLINO (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, il Gruppo per le Autonomie si stringe alla famiglia, ai colleghi, ai dipendenti del PD e a tutti quelli che in questo Palazzo piangono la scomparsa di Bruno Astorre.

In questi miei primi mesi al Senato non ho avuto l'occasione di conoscerlo personalmente e di apprezzare direttamente le qualità politiche umane che tanti prima d'ora hanno ricordato nei loro interventi e nelle dichiarazioni pubbliche. Perciò, questo mio breve intervento sarà l'occasione per una riflessione sulla vita del politico.

Nell'immaginario sociale, il politico è associato alla forza, al coraggio e all'ambizione, a una persona di potere che viene immaginata con il pieno controllo di sé, un dominio delle proprie emozioni e del proprio io più profondo; una persona di potere che non si ammala e, se si ammala, è in grado anche di gestire la malattia, di camuffarla e superarla. Invece no, noi siamo persone come tutte le altre e ciascuno di noi porta in sé una storia unica e particolare, fatta di forza ma anche di fragilità, di speranza ma anche di paura, di appagamento ma anche di insoddisfazione.

Allora, ritengo che questa sia l'occasione per riflettere sulla qualità delle nostre relazioni; su come noi, concentrati sullo scontro politico, possiamo talvolta non comprendere quello che succede a chi ci sta accanto in questa stessa Aula. Questo impoverimento umano, purtroppo, finisce per diventare un impoverimento anche politico.

Nel mondo due Capi di Governo donne si sono dimesse per riprendere in mano la propria vita, quasi denunciando un'inconciliabilità tra impegno pubblico e dimensione privata; evidenziando, ancora una volta, come il ruolo politico non sia in grado di coprire le umani fragilità ed, anzi, finisca in verità per disvelarle inesorabilmente.

Occorre allora che la scomparsa del senatore Bruno Astorre ci sia da monito e ci aiuti a recuperare una dimensione più umana nel nostro fare politica, una maggiore cura nelle relazioni, per non dimenticare mai che, oltre che ciò che rappresentiamo e gli incarichi che ricopriamo, siamo persone come tutte le altre.

Buon viaggio, caro collega Astorre, e ancora un abbraccio affettuoso a tutti i suoi cari. (Applausi).

RENZI (Az-IV-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENZI (Az-IV-RE). Signor Presidente, Bruno Astorre era Bruno Astorre; detta così, può sembrare una frase banale o una ripetizione. Per me è un complimento, perché il collega Bruno Astorre era un grandissimo professionista della politica e tutti noi dovremmo imparare, per le cose che ha detto Dario Franceschini e tutti coloro che si sono succeduti, ad avere quella dimensione della politica. Il collega Bruno Astorre, in tempi di politica liquida, era una solida garanzia; sapevi con chi avevi a che fare quando parlavi con lui. Questo non è facile in un momento come quello in cui noi stiamo vivendo.

A me piace ricordarlo come una persona vera che ti trattava allo stesso modo. Capita a chi ha avuto tanto potere e poi lo ha perso tutto insieme di vedere in tante persone un atteggiamento diverso; quando sei potente, tutti ti danno ragione sempre; quando non conti nulla, non ti considerano nemmeno, anche in modo un po' ipocrita. Bruno era uno che quando eravamo all'apice attaccava dei bottoni pazzeschi, lamentando e attaccandoti in modo molto umano, come sapeva fare lui, ad esempio - come ricordava il senatore Franceschini - sulle preferenze. Ricordo una discussione qui, in quest'Aula, su questo tema, in cui provavo, con un po' di savoir-faire e di malizia, di dirgli di parlarne con Franceschini, il suo capocorrente, o con Zanda, il suo Capogruppo, un'altra persona cui Bruno era straordinariamente legato. E lui aveva la franchezza di dirti le cose in faccia. Quando invece, viceversa, io ho perso tutto il potere che avevo, Bruno mi guardava con lo stesso carico di umanità e si preoccupava di come stavano i genitori, di come andavano le vicende; aveva un elemento di dimensione umana che non è facile da mantenere.

Per questo dico che sapevi con chi avevi a che fare. Tuttavia, non ci nascondiamo dietro un dito: non abbiamo saputo fino in fondo con chi avevamo a che fare sotto il profilo umano e personale. È un dolore che ci portiamo dietro tutti. Tutti noi ci domandiamo che forse avremmo potuto, forse avremmo dovuto. Immagino il dolore della famiglia, a cui vorrei davvero mandare un abbraccio doppio; il dolore dei colleghi del PD, di tutti noi. Ci domanderemo sempre se forse non abbiamo sbagliato qualcosa. Sicuramente quella cicatrice non si rimarginerà mai. Penso però che l'unica cosa che possiamo fare in questo momento, credenti e non, è affidarlo per noi credenti a quel Dio di misericordia che vorrei citare con le parole di un laico per rispettare questo luogo. Fabrizio De Andrè quando parla dei suicidi, scrive una canzone che è una delle più belle, immaginando di chiedere al Dio di misericordia di lasciare fiorito il sentiero «Quando attraverserà l'ultimo vecchio ponte ai suicidi dirà baciandoli alla fronte venite in paradiso là dove vado anch'io». E chiede al Dio di misericordia, lui che era laico, «Ascolta la sua voce che ormai canta nel vento. Dio di misericordia vedrai, sarai contento».

Può sembrare una strana contraddizione legare la laicità al senso spirituale, ma non c'è alcun motivo per noi che vedevamo quel suo sorriso di poterci dare una ragione per quello che è successo. Allora lo affidiamo, sì, a quel Dio di misericordia, laici e credenti. Ma lo affidiamo soprattutto al ricordo di ciascuno di noi in questo momento perché quel suo sorriso, lui che sorrideva e sapeva sorridere, possa continuare. E prendiamo spunto dalla sua capacità di essere una persona vera, un uomo con la u maiuscola, di guardare le persone potenti e meno potenti con lo stesso sguardo di verità. Facciamo anche uno sforzo per guardarci tra di noi, con più rispetto. Forse noi, che non abbiamo saputo capire il male di vivere che Bruno aveva incontrato, potremo fare un tentativo di compassione rispetto a ciò che è accaduto, facendoci carico di avere rapporti diversi tra di noi. Forse anche questo è uno dei grandi messaggi che Bruno Astorre ci lascia: vedere gli altri come persone a cui andare sempre incontro senza pregiudizio.

Bruno Astorre era Bruno Astorre: in tempi di camaleontismo della politica, avere a che fare con una persona così per me è stato un motivo di grande orgoglio. Oggi gli vorrei dire semplicemente grazie. (Applausi).

PATUANELLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto voglio rappresentare parole di cordoglio e di vicinanza ai familiari e agli amici di Bruno. E voglio anche stringere in un abbraccio la comunità del Partito Democratico, il presidente Simona Malpezzi e Dario Franceschini, che ringrazio per le parole che ha usato in Aula.

È stato detto della passione con cui Bruno, il senatore Astorre, ha fatto politica in questa Assemblea e nelle Commissioni, ma prima ancora nei territori. La sua era una passione genuina, con cui spesso ci si scontrava, con cui si poteva pure litigare. Ma quella stessa passione e quel sorriso poi consentivano anche di fare pace immediatamente, magari di andare a mangiare qualcosa assieme dopo la Commissione, di confrontarci e continuare il dibattito politico che avevamo fatto prima in qualche aula, con la stessa passione, ma con il riconoscimento reciproco della genuinità con cui si stava cercando magari di risolvere un problema per i cittadini.

Ricordo i primi mesi della scorsa legislatura, quando ero Capogruppo di una forza di maggioranza e Bruno era in Commissione, come esponente importante di una forza di opposizione. Mi colpì tantissimo, in quei mesi, il suo avvicinarmi spesso per darmi un consiglio su qualcosa che magari non avevo fatto in modo adeguato, in Commissione o in Assemblea, magari per un intervento che poteva essere declinato in un altro modo. Credo che ci vogliano uno spessore, un'integrità morale e rispetto per la cosa pubblica nel non approfittare magari di una ingenuità o dell'inesperienza politica di un avversario, per dargli invece un consiglio. Questo è un ricordo che porterò sempre nel mio cuore.

Ho sentito le parole di Dario, quando ha parlato di frustrazione e della difficoltà nel chiedersi cosa abbiamo sottovalutato, cosa non abbiamo capito e anche Matteo ha detto sostanzialmente le stesse cose. Mi permetto di intervenire, con grande umiltà e sommessamente, dopo averne parlato con Alberto Airola, che ha dedicato a Bruno un saluto in quei giorni e che ha potuto farlo soltanto grazie a un caso e ad un'intuizione di sua sorella, perché Alberto è con noi soltanto per questo motivo. Alberto ha scritto: «Comprendo il dolore e la depressione che possono portare un essere umano ad un atto anticonservativo, è un percorso di dolore insanabile (...). Se posso dire una cosa è che nessuno, nessuno può sapere quello che accadrà, «so che non è di alcun sollievo ma forse può mitigare i sensi di colpa di chi gli è stato accanto».

Non voglio aggiungere altro se non dire che, al di là dei sensi di colpa o di quello che ha detto Alberto, Bruno ci mancherà tanto e voglio ringraziarlo per quello che ha dato a questa Assemblea e salutarlo per l'ultima volta. (Applausi).

ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, come Gruppo Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione ci uniamo al cordoglio nei confronti dei familiari qui presenti nella giornata di oggi e di tutto il Partito Democratico. Come Gruppo preferiremmo ricordarlo con le parole del senatore Claudio Durigon, che è Sottosegretario, sempre che poi possa intervenire, ai sensi del nostro Regolamento.

PRESIDENTE. Certamente, al termine degli interventi, daremo la parola al sottosegretario Durigon.

SILVESTRONI (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SILVESTRONI (FdI). Signor Presidente, quello che è accaduto al senatore Bruno Astorre in realtà ha lasciato tutti sconcertati, anche me che lo conoscevo da trent'anni. Siamo entrambi della provincia di Roma, siamo entrambi di Comuni della stessa area, vicini. Sono stati trent'anni da avversari politici leali. Come è stato detto, nonostante fossimo sempre stati contrapposti, con lui trovavi sempre una possibile soluzione, perché per lui era importante innanzitutto il bene del suo territorio, la provincia di Roma, che lui amava in maniera quasi ossessiva.

Era coordinatore regionale del Partito Democratico ed è stato assessore regionale, ma per Bruno Astorre la provincia di Roma era quasi una missione. Conosceva ogni Comune, ogni amministratore dei 120 Comuni che compongono la provincia di Roma; era stimato da tutti, tanto che spesso era anche difficile contrapporsi a lui, soprattutto nei Comuni con meno di 15.000 abitanti, perché era stimato e spesso tutti volevano avere rapporti di carattere amministrativo con lui, per la sua grande capacità politica; una capacità di sintesi ma sicuramente anche di una capacità di trasmettere amore per la politica e per il bene comune. Pertanto, tutto ciò che faceva nella sua attività politica era trovare una soluzione per cercare di risolvere i problemi. Questa attitudine era sicuramente dettata dal suo carattere, che era sicuramente pieno di amore; come è stato detto, non lesinava mai a nessuno dei consigli, anche se si era avversari politici. Spesso, soprattutto nei Comuni con meno di 15.000 abitanti, siamo stati anche attaccati, perché la ricerca di soluzioni per i territori veniva scambiata per miseri accordi politici, ma non era assolutamente così perché si è stati sempre avversari, sempre leali. Pertanto Bruno mancherà come punto di riferimento, come persona capace di tradurre la politica in qualcosa di importante, cosa che spesso è mancata. Forse quello che è stato detto è vero.

Ricordo che Bruno, forse un mesetto fa, aveva perso il sorriso: stava solo a fumare nella stanza dei fumatori. Io lo vedevo, ma non gli ho dato peso, perché si corre sempre, si pensa sempre a mille altri motivi, non mi è venuto mai in mente di chiedergli cosa avesse, anche perché era sempre lui eventualmente a dare forza agli altri e aveva sempre delle teorie, delle tesi particolari. Io lo vedevo fumare lì e non ho dato peso alla cosa. Questo ti fa pensare che spesso e volentieri, come è stato detto, si è avversari politici ma si vive qui dentro tutti insieme e forse bisognerebbe maggiormente prestare attenzione al nostro lato umano piuttosto che solo agli interessi di natura politica.

Vorrei quindi ricordare Bruno con la foto che c'era durante il suo funerale a Colonna. Era la foto del suo matrimonio, in cui era sorridente, ed è quella che, secondo me, dovrà rimanere impressa in tutti quanti noi. Quella è sicuramente l'immagine di un uomo che sapeva amare. Bruno, infatti, sapeva sicuramente amare e a me mancherà molto. Noi ci sentivamo spesso, come quando si doveva pensare a programmare le elezioni amministrative nei vari Comuni, perché con lui si facevano gli exit poll: lui ti diceva che era inutile andare in un posto perché si sarebbe perso, che ci si andava a fare? Ti telefonava e te lo diceva; dove tu pensavi di perdere ti diceva che lì avresti vinto, quindi lo sapeva perfettamente. Quindi, come ho detto prima, conosceva perfettamente il territorio e sapeva come si muoveva. Questo punto di riferimento non solo mancherà a me, ma per quanto mi riguarda credo che mancherà a tutta la classe politica della provincia di Roma. Lascia un vuoto incolmabile, però ci lascia anche la forza di quello che ci ha insegnato, ossia di essere sempre onesti, perché Bruno, prima di tutto, era una brava persona. (Applausi).

DURIGON (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DURIGON (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, ricordo Bruno purtroppo pochi giorni prima di quello che è avvenuto, in una telefonata in cui parlavamo della nuova situazione nella Regione e di come fosse disponibile in quel momento a parlare per trovare soluzioni per i cittadini. Quindi è doveroso per me ricordare in quest'Aula Bruno Astorre e sono onorato di poterlo fare io a nome di tutto il Gruppo Lega.

La tragica scomparsa di Bruno pone tutti noi davanti a un mistero dell'esistenza; soprattutto ci ricorda come ognuno di noi sia fragile nonostante l'apparenza di una vita agiata e di successo. Forse è questo il messaggio più profondo che Bruno lascia a tutti noi e che ci invita a guardare più in là, a vedere dentro gli occhi delle persone quella fragilità che ha ciascuno di noi, per farcene carico. È in fondo anche questo uno dei sensi più profondi della Pasqua che si avvicina.

Bruno manca a tutti noi. Ci manca il riecheggiare della sua voce in buvette, ci manca la sua arguzia politica, ci mancano i suoi modi di dire, come quel "mannaggia li pescetti", che era solito pronunciare spesso, quasi a rimarcare orgoglioso le sue origini di provincia.

Le migliaia di persone alle esequie nella sua Colonna testimoniano l'affetto e la stima incondizionata di tante persone che lo hanno conosciuto: parenti, amici, compagni di partito, certo, ma anche concittadini, avversari politici, persone comuni. Una stima frutto del suo appassionato radicamento territoriale, che ne ha fatto le sue fortune politiche.

Bruno Astorre era un politico di razza; la politica l'ha appresa da ragazzo con Lavagnini, di cui è diventato il naturale successore, e l'ha praticata in tutta la sua vita. Sappiamo che per fare politica servono alcune caratteristiche: lungimiranza, altruismo, cultura, sensibilità, studio, ma anche scaltrezza, resistenza, pazienza, capacità di ascolto. Bruno le aveva decisamente tutte, pronto a difendere sempre gli interessi del suo territorio, il Lazio, e dei suoi cittadini. Affidabile, appassionato con gli amici, a volte implacabile con gli avversari, interni ed esterni. Credetemi, io ne so qualcosa, essendomi scontrato numerose volte con Bruno, che aveva il pregio di distinguere tra le questioni politiche e quelle personali, senza mai mischiare i due piani. Ne sono testimonianza le profonde amicizie che aveva con numerosi avversari politici - me compreso - che oggi ne piangono la scomparsa.

Con Bruno Astorre questa Assemblea e il Lazio perdono un politico di serie A, ma soprattutto un uomo che con la sua giovialità e il suo umorismo ha saputo accattivarsi le simpatie di tutti noi, nascondendo a tutti noi il suo male di vivere.

Ciao Bruno, in bocca al lupo. (Applausi).

PRESIDENTE. Ringrazio tutti voi per gli interventi appassionati. Abbraccio ancora i familiari, a cui diamo un affettuoso saluto. (Prolungati applausi).

Fra mezz'ora è convocata la Conferenza dei Capigruppo.

Sospendo la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 17,20, è ripresa alle ore 18,35).

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha approvato il calendario dei lavori fino al 27 aprile.

In primo luogo, il calendario della settimana corrente è integrato con la seduta di domani, alle ore 10, la quale prevede la discussione, dalla sede redigente, del disegno di legge sull'equo compenso, approvato dalla Camera dei deputati, le ratifiche di accordi internazionali e la risoluzione approvata dalla 3a Commissione permanente sui diritti delle donne in Iran, nonché, ove concluso dalla Commissione, dalla sede redigente, il documento istitutivo di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia.

Giovedì 23 marzo si svolgeranno il sindacato ispettivo e, alle ore 15, il question time con la presenza dei Ministri degli affari esteri, dell'economia e per la famiglia.

Le votazioni per l'elezione dei componenti dei Consigli di Presidenza della giustizia amministrativa, della Corte dei conti e della giustizia tributaria, già previste per giovedì, sono rinviate al 13 aprile.

La prossima settimana sarà riservata ai lavori delle Commissioni.

Nella settimana dal 4 al 6 aprile saranno discussi il decreto-legge sul PNRR e, ove approvato dalla Camera dei deputati, il decreto-legge sulla cessione di crediti d'imposta.

La settimana dall'11 al 14 aprile sarà prevalentemente dedicata ai lavori delle Commissioni, a condizione che siano conclusi i predetti decreti-legge.

Nella settimana dal 18 al 20 aprile si discuteranno le questioni pregiudiziali sul decreto-legge immigrazione, nonché lo stesso decreto-legge nel merito, e inoltre il decreto-legge in materia di protezione di persone provenienti dall'Ucraina, ove approvato dalla Camera dei deputati.

Nella settimana dal 26 al 27 aprile sarà discusso il decreto-legge sugli strumenti finanziari in forma digitale.

Giovedì 20 e giovedì 27 aprile si svolgeranno il sindacato ispettivo e, alle ore 15, il question time.

Il calendario potrà essere integrato con le comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento sulla delega al Governo in materia di revisione del sistema degli incentivi alle imprese, collegata alla manovra di finanza pubblica e con il Documento di economia e finanza 2023.

Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - la seguente integrazione al programma dei lavori del Senato per i mesi di marzo e aprile 2023:

- Disegno di legge n. 495 e connessi - Disposizioni in materia di equo compenso delle prestazioni professionali (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente)

- Documento XXIV, n. 1 - Proposta di risoluzione della 3ª Commissione, ai sensi dell'articolo 50 del Regolamento, sul rispetto dei diritti delle donne in Iran e sulla repressione delle manifestazioni di protesta

- Documento XXII, n. 9 e connessi - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro (dalla sede redigente) (ove conclusi dalla Commissione)

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori fino al 27 aprile:

Mercoledì

22

marzo

h. 10-20

- Disegno di legge n. 495 e connesso - Equo compenso (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente)

- Ratifiche di accordi internazionali

- Documento XXIV, n. 1 - Risoluzione della 3ª Commissione, ai sensi dell'articolo 50 del Regolamento, sui diritti delle donne in Iran

- Documento XXII, n. 9 e connessi - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia (dalla sede redigente) (ove conclusi dalla Commissione)

- Sindacato ispettivo (giovedì 23)

- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 23, ore 15)

Giovedì

23

"

h. 10

La settimana dal 27 al 31 marzo sarà riservata ai lavori delle Commissioni.


Martedì

4

aprile

h. 16,30-20

- Disegno di legge n. 564 - Decreto-legge n. 13, PNRR e politiche di coesione (scade il 25 aprile)

- Disegno di legge n. … - Decreto-legge n. 11, Cessione di crediti d'imposta (ove approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 17 aprile)

Mercoledì

5

"

h. 10-20

Giovedì

6

"

h. 10

I termini di presentazione degli emendamenti ai disegni di legge n. 564 (Decreto-legge n. 13, PNRR e politiche di coesione) e disegno di legge n. … (decreto-legge n. 11, Cessione di crediti d'imposta) saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni.

La settimana dall'11 al 14 aprile sarà prevalentemente dedicata ai lavori delle Commissioni.


Giovedì

13

aprile

h. 10

- Votazioni per l'elezione dei componenti dei Consigli di Presidenza della giustizia amministrativa, della Corte dei conti e della giustizia tributaria (votazioni a scrutinio segreto con il sistema elettronico su liste bloccate)


Martedì

18

aprile

h. 16,30-20

- Eventuale seguito argomenti non conclusi

- Deliberazione su proposte di questione pregiudiziale, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, in ordine al disegno di legge n. 591 - Decreto-legge n. 20, Immigrazione

- Disegno di legge n. 591 - Decreto-legge n. 20, Immigrazione (scade il 9 maggio)

- Disegno di legge n. … - Decreto-legge n. 16, Protezione persone provenienti dall'Ucraina (ove approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 1° maggio)

- Sindacato ispettivo (giovedì 20)

- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 20, ore 15)

Mercoledì

19

"

h. 10-20

Giovedì

20

"

h. 10

I termini di presentazione degli emendamenti ai disegni di legge n. 591 (Decreto-legge n. 20, Immigrazione) e n. … (Decreto-legge n. 16, Protezione persone provenienti dall'Ucraina) saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni.

Mercoledì

26

aprile

h. 10-20

- Eventuale seguito decreti-legge non conclusi

- Disegno di legge n. 605 - Decreto-legge n. 25, Strumenti finanziari in forma digitale (scade il 16 maggio)

- Sindacato ispettivo (giovedì 27)

- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 27, ore 15)

Giovedì

27

"

h. 10

Il termine di presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 605 (Decreto-legge n. 25, Strumenti finanziari in forma digitale) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione.

Il calendario potrà essere integrato con le comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento, sul disegno di legge n. 571 - Delega al Governo in materia di revisione del sistema degli incentivi alle imprese (collegato alla manovra di finanza pubblica) (ove pervenuto il parere della 5ª Commissione) e con il Documento di economia e finanza 2023.

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 564
(Decreto-legge n. 13, PNRR e politiche di coesione)

(Gruppi 5 ore, escluse dichiarazioni di voto)

FdI

1 h

3'

PD-IDP

44'

L-SP-PSd'AZ

38'

M5S

37'

FI-BP-PPE

30'

Az-IV-RE

23'

Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)

23'

Misto

22'

Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE

21'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ...
(Decreto-legge n. 11, Cessione di crediti d'imposta)

(Gruppi 3 ore, escluse dichiarazioni di voto)

FdI

38'

PD-IDP

27'

L-SP-PSd'AZ

23'

M5S

22'

FI-BP-PPE

18'

Az-IV-RE

14'

Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)

14'

Misto

13'

Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE

13'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 591
(Decreto-legge n. 20, Immigrazione)

(Gruppi 4 ore, escluse dichiarazioni di voto)

FdI

50'

PD-IDP

35'

L-SP-PSd'AZ

30'

M5S

30'

FI-BP-PPE

24'

Az-IV-RE

19'

Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)

18'

Misto

17'

Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE

17'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ...
(Decreto-legge n. 16, Protezione persone provenienti dall'Ucraina)

(Gruppi 3 ore, escluse dichiarazioni di voto)

FdI

38'

PD-IDP

27'

L-SP-PSd'AZ

23'

M5S

22'

FI-BP-PPE

18'

Az-IV-RE

14'

Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)

14'

Misto

13'

Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE

13'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 605
(Decreto-legge n. 25, Strumenti finanziari in forma digitale)

(Gruppi 4 ore, escluse dichiarazioni di voto)

FdI

50'

PD-IDP

35'

L-SP-PSd'AZ

30'

M5S

30'

FI-BP-PPE

24'

Az-IV-RE

19'

Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)

18'

Misto

17'

Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE

17'


Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

GUIDI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUIDI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, colleghi, oggi si celebrano tre cose: una splendida relazione del Presidente del Consiglio; la giornata che stabilisce la primavera con tutte le relative attese, le dolcezze e le speranze di positività; e una giornata per me affascinante e meravigliosa, ma qualche volta terribile, ossia la Giornata mondiale delle persone con sindrome di Down. Quanti sono? Le cifre sono un po' ballerine. Diciamo che, ogni 1.200 bambini, nasce un bambino bellissimo con una sofferenza genetica, con gli occhietti un po' a mandorla, con tanta dolcezza e tanta voglia di vivere. Però le cifre ballano perché tra le nascite e le persone con sindrome di Down in vita c'è una bella differenza, perché in molti, troppi casi - non voglio criminalizzare la mamma, questo mai, che soffre soprattutto di eccessiva solitudine delle istituzioni - i bambini non nascono. Ma c'è la sofferenza psicologica e fisica della perdita di vita attraverso l'aborto, perché il bambino o la bambina con sindrome di Down, secondo il parere di tanti medici e tanta cultura - mi avvio alla conclusone ma vorrei parlare delle condizioni di vita di queste persone meravigliose - non vengono fatti nascere, si ritiene meglio che non nascano. Sono bambini che portano avanti, nella vita, quando è loro permesso, dolcezza, memoria e soprattutto amore infinito verso chi li accoglie.

Ebbene, non permettiamo un olocausto non dichiarato. È chiaro che non proporrò mai legislazioni restrittive per la libertà della donna, ma vorrei parlare del diritto di vivere di queste persone meravigliose che anche da grandi, se integrate, danno esempi bellissimi di pazienza, tolleranza e amore, questo amore che noi non dimostriamo verso di loro sempre e in maniera concreta. (Applausi).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 22 marzo 2023

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 22 marzo, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 18,42).

Allegato A

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI IN VISTA DEL CONSIGLIO EUROPEO DEL 23 E 24 MARZO 2023

PROPOSTE DI RISOLUZIONE NN. 1, 2, 3, 4 E 5

(6-00022) n. 1 (21 marzo 2023)

Paita, Calenda, Renzi, Gelmini, Fregolent, Lombardo, Sbrollini, Scalfarotto, Versace.

V. testo 2

Il Senato,

        premesso che:

            il Consiglio europeo del 23 e 24 marzo 2023 affronterà i temi della guerra della Russia all'Ucraina e delle politiche dell'Unione in materia di competitività, mercato unico, sviluppo economico ed energia;

            dopo quasi tredici mesi dal suo inizio, l'aggressione della Russia all'Ucraina prosegue con modalità e finalità manifestamente terroristiche - stragi e deportazioni di civili e sistematica distruzione delle infrastrutture essenziali - già denunciate dal Parlamento europeo nel novembre scorso e certificate dal mandato di arresto contro Vladimir Putin emesso dalla Corte penale internazionale dell'Aia;

            è sempre più evidente che il disegno russo di annessione di alcuni territori dell'Ucraina e di "bielorussizzazione" della parte residua, dietro il simulacro di una indipendenza apparente, è stata fermata, ma non ancora sconfitta dalla straordinaria resistenza del popolo ucraino e dal decisivo sostegno dei Paesi dell'Unione europea e dell'Alleanza atlantica;

            di fronte ai rischi di cronicizzazione dell'attuale quadro politico-militare, che comporta pesantissime conseguenze non solo per la popolazione ucraina, ma per tutti gli Stati europei esposti alle minacce dell'espansionismo russo, in primo luogo quelli del quadrante centro-orientale dell'Unione, la soluzione non può essere costituita da un accordo che dia riconoscimento, ancorché parziale, agli obiettivi o alle presunte ragioni della Russia, né dal sacrificio del diritto dell'Ucraina alla piena libertà, indipendenza e sicurezza, in un quadro di alleanze politico-militari democraticamente scelto dai suoi cittadini;

            proseguire nel sostegno politico, finanziario, militare e umanitario dell'Ucraina non solo tiene la minaccia russa più lontana dai confini italiani e di altri Stati membri dell'UE, ma rappresenta la condizione perché qualunque negoziato avvenga su base effettivamente paritaria e perché il consenso su un eventuale accordo da parte dell'Ucraina non sia estorto con la violenza;

            sospendere il sostegno militare al Governo di Kiev non avvicinerebbe la pace, ma renderebbe la violenza dell'aggressione russa ancora più indiscriminata e le sue conseguenze ancora più pesanti; l'impegno per la pace significa oggi offrire all'Ucraina i mezzi per sedersi a un tavolo negoziale senza l'opzione obbligata della resa;

            il tema del governo del fenomeno migratorio e della gestione delle domande di asilo da parte dei rifugiati non è una dimostrazione dell'inefficienza delle istituzioni dell'Unione, quanto dell'incapacità di molti Paesi membri, ostaggio della propria stessa retorica sovranista, di negoziare soluzioni comuni; l'appello ai blocchi navali o a forme di controllo delle frontiere tanto miracolose quanto impraticabili non rappresenta niente di più che un espediente demagogico, e non ha alcuna relazione con i risultati conseguiti;

            secondo i calcoli preliminari dell'Agenzia europea Frontex, nel 2022, sono stati rilevati circa 330.000 attraversamenti irregolari alle frontiere esterne dell'UE; si tratta del numero più alto registrato dal 2016 e in aumento del 55 per cento rispetto al 2021;

            secondo i dati più aggiornati del Ministero dell'interno, dal 1° gennaio al 14 marzo 2023 sono sbarcati in Italia 17.592 migranti, il triplo degli sbarchi avvenuti nello stesso periodo del 2022 (5.976 migranti), durante il Governo di Mario Draghi; 

            questi numeri confermano che ostacolare il soccorso in mare da parte delle ONG e promuovere politiche di malintesa durezza nei confronti dei richiedenti asilo non comporta affatto una riduzione delle partenze e degli sbarchi; si può assicurare un governo razionale di questo fenomeno, senza venire meno a principi di diritto e di umanità, come è avvenuto con il Governo Draghi nella scorsa legislatura e con quello Renzi nella precedente, a cui vennero addirittura rimproverati i costi sostenuti per recuperare sui fondali del Mediterraneo le salme di centinaia di vittime;

            i perduranti effetti della guerra sulla catena degli approvvigionamenti, non solo in campo energetico, sommati agli effetti dei lockdown sanitari e alla rapidissima ripresa delle attività economiche congelate nella fase più drammatica della pandemia, hanno innescato una dinamica inflattiva che l'area euro non aveva mai conosciuto e che in Italia ha raggiunto lo scorso anno il dato più alto dal 1985, con una inflazione media annua dell'8,1 per cento;

            si può legittimamente discutere - come ha fatto pubblicamente anche il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco - sulla tempestività delle scelte e sulla coerenza delle comunicazioni della BCE in ordine al rialzo dei tassi e alla durata di una politica monetaria restrittiva, considerando ovviamente prioritario non soffocare con l'aumento dei prezzi anche la crescita del prodotto nei Paesi dell'Eurozona. Non si può però rimuovere il dato di realtà fondamentale, che non è tanto l'obiettivo di inflazione al 2 per cento della BCE, ma la necessità di arginare le conseguenze sociali dell'aumento dei prezzi, che è da molti punti di vista la tassa più regressiva, visto che colpisce in primo luogo e più duramente le fasce più deboli della popolazione e i consumi di beni essenziali. D'altra parte non bisogna mai dimenticare che l'indipendenza della Banca centrale europea rappresenta un presidio fondamentale della costituzione economica dell'Eurozona;

            il rialzo dei tassi ha conseguenze particolarmente pesanti per i Paesi più indebitati come l'Italia e ripropone l'esigenza di scelte di finanza pubblica rigorose, rispetto a cui anche la modifica del Patto di stabilità, sulla base della proposta presentata nel novembre scorso dalla Commissione europea e in discussione fino all'inizio del 2024, non offrirà scappatoie comode e gratuite: il criterio della sostenibilità del debito rimarrà ovviamente il vincolo fondamentale delle politiche di bilancio, anche se la spesa primaria netta sarà considerata l'indicatore fondamentale nei processi di aggiustamento pluriennale, che saranno negoziati con la Commissione UE;

            sul continente europeo torna ad aleggiare anche il pericolo di una crisi del sistema creditizio, dopo il fallimento della Silicon Valley Bank e la gravissima crisi di Credit Suisse; gli istituti bancari dell'Eurozona sono legati a requisiti di capitale e liquidità e a meccanismi di vigilanza particolarmente severi, ma in ogni caso, anche rispetto a questa minaccia, si pone il problema di assicurare la piena operatività del Meccanismo europeo di stabilità, per rafforzare la capacità dell'Unione di fronteggiare eventuali situazioni di dissesto;

            l'Italia è rimasto l'unico Paese a non avere ratificato la riforma del trattato del MES e se il suo ostruzionismo fosse legato alla pretesa di modificarne finalità e regole di funzionamento, ovvero a negoziare condizioni più favorevoli sulla modifica del Patto di stabilità, questo contribuirebbe all'isolamento politico dell'Italia nell'UE, con conseguenze imprevedibili, ma certamente negative;

            l'attenzione che la Commissione e il Consiglio stanno riservando al rafforzamento della competitività europea, nel trentesimo anniversario dell'istituzione del mercato unico (1° gennaio 1993), conferma che la piena apertura e concorrenzialità dello spazio economico interno dell'Unione è il principale volano di crescita e di rafforzamento dei sistemi produttivi degli Stati membri. La qualità della regolazione e l'innovazione normativa in questo mercato devono servire ad adeguarlo alle sfide economiche globali, non ad assoggettarlo ad eccezioni nazionali di natura protezionistica o a clausole sovraniste, che hanno effetto depressivo anche sulle singole economie nazionali, come ad esempio avviene da anni in Italia, in modo manifestamente illegittimo, sul tema delle concessioni balneari;

            la transizione ecologica, anche ma non solo in vista degli obiettivi della neutralità climatica, rappresenta uno degli assi fondamentali dello sviluppo dell'economia europea, ma gli obiettivi di sostenibilità ambientale vanno coniugati, non contrapposti a quelli della sostenibilità sociale e della crescita; questa impropria polarizzazione incombe in particolare su scelte, europee e nazionali, in cui tale transizione rischia di essere declinata in forma semplicistica e irrealistica;

            esempi negativi di questa tendenza sono stati in questi mesi rappresentati da due proposte di emanazione europea - quella sulle cosiddette "case green" e sul bando di ogni tipo di motore endotermico - che, in modo simile, tendono a prescindere da considerazioni realistiche sulla effettiva perseguibilità degli obiettivi, sui loro costi e sull'eventuale esistenza di alternative altrettanto efficaci dal punto di vista ecologico, anche considerando la dimensione locale degli interventi e la natura globale dei più gravi problemi ambientali legati a emissioni nocive;

            in concreto è possibile definire e perseguire un livello ottimale di prestazione energetica degli edifici in base al principio, per cui i risparmi sui costi dell'energia nella vita utile dell'immobile devono essere superiori a quelli dell'efficientamento, anche perché un programma di interventi che deroghi a questo principio avrebbe costi che sarebbe difficile sostenere per i privati e arduo finanziare con effettive garanzie per il sistema creditizio; allo stesso modo è possibile disciplinare in modo stringente i limiti di emissioni per gli autoveicoli, rispettando il principio di neutralità tecnologica;

            secondo i medesimi criteri di realismo e efficienza, dovrebbero essere rivisti i provvedimenti per ridurre la produzione di rifiuti da imballaggio, come la proposta di Regolamento presentata recentemente dalla Commissione europea, che privilegia il riciclo al riutilizzo e rischia di danneggiare pesantemente la filiera agroalimentare italiana, che nel 2021 ha realizzato un export di 52 miliardi e che si era complessivamente adeguata agli obiettivi di riciclo previsti dalla precedente disciplina europea;

            ad analoghe considerazioni si presta il problema del rapporto tra la produzione di energia e gli obiettivi di neutralità climatica; l'obiettivo di azzeramento delle emissioni di gas serra al 2050, secondo quanto indicato dalla stessa strategia pubblicata a gennaio 2021 dal Ministero dell'ambiente, implica un fabbisogno di energia elettrica di almeno 650 TWh, oltre il doppio dei consumi 2022; generarla tutta con tecnologie basate su fonti rinnovabili, per la maggior parte variabili, come solare ed eolico, tenendo conto delle peculiarità italiane (la risorsa eolica è largamente inferiore a quella dei Paesi nordici) sarebbe più costoso e più impattante (in termini di occupazione di suolo ed impiego di materiali) che ricorrere ad un mix ottimizzato di nucleare e rinnovabili;

            per abilitare tale futuro mix, è indispensabile avviare subito un riassetto normativo della disciplina relativa a tutti gli impianti e infrastrutture idonei, ai sensi di quanto previsto nella tassonomia europea, in particolare per quelli relativi alla generazione, accumulo, trasmissione e distribuzione dell'energia elettrica,

       impegna il Governo:

            a proseguire nel programma di sostegno politico, militare e finanziario all'Ucraina, a concorrere alla ricostruzione del Paese, a promuovere il rapido avvio del negoziato di adesione del Paese all'Unione europea e a sostenere iniziative politico-diplomatiche per giungere alla conclusione dell'aggressione russa e alla piena garanzia della libertà, dell'indipendenza e della sicurezza dell'Ucraina;

            in coerenza con questo obiettivo, a non lasciare nulla di intentato e a garantire il sostegno dell'Italia a qualunque mediazione internazionale possa portare alla fine del conflitto nel rispetto dei diritti degli ucraini e dei principi del diritto internazionale;

            a cooperare con la Corte penale internazionale, che, in base allo Statuto di Roma, sottoscritto e ratificato dall'Italia, è giuridicamente competente a perseguire i crimini di guerra e contro l'umanità compiuti nel corso dell'aggressione russa dell'Ucraina;

            a richiedere la concreta implementazione del cosiddetto "Migration compact", che è stato adottato in linea di principio dalla Commissione europea il 7 giugno 2016, all'interno dell'Agenda europea per le migrazioni, al fine di gestire gli imponenti flussi migratori previsti per il 2023.

            a promuovere, in particolare, una maggiore cooperazione tra i Paesi europei per il controllo delle frontiere, rafforzando le operazioni di Frontex nel Mediterraneo, in vista dei seguenti obiettivi: la definizione di strumenti di migrazione legale verso l'Europa; un potenziamento della cooperazione internazionale europea e degli investimenti nei Paesi di origine e transito dei migranti, in cambio di un maggiore controllo delle rispettive frontiere; la definizione di schemi di redistribuzione dei migranti tra i Paesi europei maggiormente efficaci e non su base volontaria;

            a presentare in Consiglio dei ministri il disegno di legge di ratifica della riforma del trattato istitutivo del Meccanismo europeo di stabilità, che non implica alcun obbligo di utilizzo per l'Italia, ma consente a tutti i Paesi che hanno aderito allo strumento di accedere liberamente agli aiuti previsti; la piena operatività del MES rappresenta lo strumento fondamentale per affrontare possibili situazioni di crisi del sistema bancario, fornendo una rete di sicurezza finanziaria (common backstop) al Fondo di risoluzione unico;

            a riallineare finalmente, dopo le ripetute pronunce del Consiglio di Stato e i richiami del Capo dello Stato, la disciplina relativa all'assegnazione delle concessioni balneari ai criteri stabiliti dalla normativa europea, senza presunte deroghe, che in realtà ne rappresentano una palese violazione;

            a sostenere iniziative che consentano lo sviluppo di un mercato europeo dell'energia in grado di assicurare la sicurezza degli approvvigionamenti e il controllo dei costi; in questo quadro a perseguire, sul piano nazionale, una strategia volta a rendere più efficiente la diversificazione e l'utilizzo razionale delle fonti, senza alcuna discriminazione verso quella nucleare, a bassa impronta carbonica;

            a promuovere la modifica della direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici, in modo tale che solo quelli per i quali l'efficientamento abbia costi inferiori ai risparmi sulla bolletta energetica nella vita utile successiva siano coinvolti in un programma di intervento, con obiettivi e tempi compatibili con le priorità nazionali di investimento, oppure in un programma finanziato da fondi comunitari;

            a richiedere l'allineamento con la tassonomia europea di ogni direttiva o regolamento in tema di decarbonizzazione, riconoscendo la necessità di promuovere tutte le tecnologie green a bassissima emissione di gas a effetto serra incluse nella tassonomia e non solo quelle da fonte rinnovabile, a partire da quella nucleare.

(6-00022) n. 1 (testo 2) (21 marzo 2023)

Paita, Calenda, Renzi, Gelmini, Fregolent, Lombardo, Sbrollini, Scalfarotto, Versace.

Approvata la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte.

Il Senato,

        premesso che:

            il Consiglio europeo del 23 e 24 marzo 2023 affronterà i temi della guerra della Russia all'Ucraina e delle politiche dell'Unione in materia di competitività, mercato unico, sviluppo economico ed energia;

            dopo quasi tredici mesi dal suo inizio, l'aggressione della Russia all'Ucraina prosegue con modalità e finalità manifestamente terroristiche - stragi e deportazioni di civili e sistematica distruzione delle infrastrutture essenziali - già denunciate dal Parlamento europeo nel novembre scorso e certificate dal mandato di arresto contro Vladimir Putin emesso dalla Corte penale internazionale dell'Aia;

            è sempre più evidente che il disegno russo di annessione di alcuni territori dell'Ucraina e di "bielorussizzazione" della parte residua, dietro il simulacro di una indipendenza apparente, è stata fermata, ma non ancora sconfitta dalla straordinaria resistenza del popolo ucraino e dal decisivo sostegno dei Paesi dell'Unione europea e dell'Alleanza atlantica;

            di fronte ai rischi di cronicizzazione dell'attuale quadro politico-militare, che comporta pesantissime conseguenze non solo per la popolazione ucraina, ma per tutti gli Stati europei esposti alle minacce dell'espansionismo russo, in primo luogo quelli del quadrante centro-orientale dell'Unione, la soluzione non può essere costituita da un accordo che dia riconoscimento, ancorché parziale, agli obiettivi o alle presunte ragioni della Russia, né dal sacrificio del diritto dell'Ucraina alla piena libertà, indipendenza e sicurezza, in un quadro di alleanze politico-militari democraticamente scelto dai suoi cittadini;

            proseguire nel sostegno politico, finanziario, militare e umanitario dell'Ucraina non solo tiene la minaccia russa più lontana dai confini italiani e di altri Stati membri dell'UE, ma rappresenta la condizione perché qualunque negoziato avvenga su base effettivamente paritaria e perché il consenso su un eventuale accordo da parte dell'Ucraina non sia estorto con la violenza;

            sospendere il sostegno militare al Governo di Kiev non avvicinerebbe la pace, ma renderebbe la violenza dell'aggressione russa ancora più indiscriminata e le sue conseguenze ancora più pesanti; l'impegno per la pace significa oggi offrire all'Ucraina i mezzi per sedersi a un tavolo negoziale senza l'opzione obbligata della resa;

            il tema del governo del fenomeno migratorio e della gestione delle domande di asilo da parte dei rifugiati non è una dimostrazione dell'inefficienza delle istituzioni dell'Unione, quanto dell'incapacità di molti Paesi membri, ostaggio della propria stessa retorica sovranista, di negoziare soluzioni comuni; l'appello ai blocchi navali o a forme di controllo delle frontiere tanto miracolose quanto impraticabili non rappresenta niente di più che un espediente demagogico, e non ha alcuna relazione con i risultati conseguiti;

            secondo i calcoli preliminari dell'Agenzia europea Frontex, nel 2022, sono stati rilevati circa 330.000 attraversamenti irregolari alle frontiere esterne dell'UE; si tratta del numero più alto registrato dal 2016 e in aumento del 55 per cento rispetto al 2021;

            secondo i dati più aggiornati del Ministero dell'Interno, dal 1° gennaio al 14 marzo 2023 sono sbarcati in Italia 17.592 migranti, il triplo degli sbarchi avvenuti nello stesso periodo del 2022 (5.976 migranti), durante il Governo di Mario Draghi

            questi numeri confermano che ostacolare il soccorso in mare da parte delle ONG e promuovere politiche di malintesa durezza nei confronti dei richiedenti asilo non comporta affatto una riduzione delle partenze e degli sbarchi; si può assicurare un governo razionale di questo fenomeno, senza venire meno a principi di diritto e di umanità, come è avvenuto con il Governo Draghi nella scorsa legislatura e con quello Renzi nella precedente, a cui vennero addirittura rimproverati i costi sostenuti per recuperare sui fondali del Mediterraneo le salme di centinaia di vittime;

            i perduranti effetti della guerra sulla catena degli approvvigionamenti, non solo in campo energetico, sommati agli effetti dei lockdown sanitari e alla rapidissima ripresa delle attività economiche congelate nella fase più drammatica della pandemia, hanno innescato una dinamica inflattiva che l'area euro non aveva mai conosciuto e che in Italia ha raggiunto lo scorso anno il dato più alto dal 1985, con una inflazione media annua dell'8,1 per cento;

            si può legittimamente discutere - come ha fatto pubblicamente anche il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco - sulla tempestività delle scelte e sulla coerenza delle comunicazioni della BCE in ordine al rialzo dei tassi e alla durata di una politica monetaria restrittiva, considerando ovviamente prioritario non soffocare con l'aumento dei prezzi anche la crescita del prodotto nei Paesi dell'Eurozona. Non si può però rimuovere il dato di realtà fondamentale, che non è tanto l'obiettivo di inflazione al 2 per cento della BCE, ma la necessità di arginare le conseguenze sociali dell'aumento dei prezzi, che è da molti punti di vista la tassa più regressiva, visto che colpisce in primo luogo e più duramente le fasce più deboli della popolazione e i consumi di beni essenziali. D'altra parte non bisogna mai dimenticare che l'indipendenza della Banca centrale europea rappresenta un presidio fondamentale della costituzione economica dell'Eurozona;

            il rialzo dei tassi ha conseguenze particolarmente pesanti per i Paesi più indebitati come l'Italia e ripropone l'esigenza di scelte di finanza pubblica rigorose, rispetto a cui anche la modifica del Patto di stabilità, sulla base della proposta presentata nel novembre scorso dalla Commissione europea e in discussione fino all'inizio del 2024, non offrirà scappatoie comode e gratuite: il criterio della sostenibilità del debito rimarrà ovviamente il vincolo fondamentale delle politiche di bilancio, anche se la spesa primaria netta sarà considerata l'indicatore fondamentale nei processi di aggiustamento pluriennale, che saranno negoziati con la Commissione UE;

            sul continente europeo torna ad aleggiare anche il pericolo di una crisi del sistema creditizio, dopo il fallimento della Silicon Valley Bank e la gravissima crisi di Credit Suisse; gli istituti bancari dell'Eurozona sono legati a requisiti di capitale e liquidità e a meccanismi di vigilanza particolarmente severi, ma in ogni caso, anche rispetto a questa minaccia, si pone il problema di assicurare la piena operatività del Meccanismo europeo di stabilità, per rafforzare la capacità dell'Unione di fronteggiare eventuali situazioni di dissesto;

            l'Italia è rimasto l'unico Paese a non avere ratificato la riforma del trattato del MES e se il suo ostruzionismo fosse legato alla pretesa di modificarne finalità e regole di funzionamento, ovvero a negoziare condizioni più favorevoli sulla modifica del Patto di stabilità, questo contribuirebbe all'isolamento politico dell'Italia nell'UE, con conseguenze imprevedibili, ma certamente negative;

            l'attenzione che la Commissione e il Consiglio stanno riservando al rafforzamento della competitività europea, nel trentesimo anniversario dell'istituzione del mercato unico (1 gennaio 1993), conferma che la piena apertura e concorrenzialità dello spazio economico interno dell'Unione è il principale volano di crescita e di rafforzamento dei sistemi produttivi degli Stati membri. La qualità della regolazione e l'innovazione normativa in questo mercato devono servire ad adeguarlo alle sfide economiche globali, non ad assoggettarlo ad eccezioni nazionali di natura protezionistica o a clausole sovraniste, che hanno effetto depressivo anche sulle singole economie nazionali, come ad esempio avviene da anni in Italia, in modo manifestamente illegittimo, sul tema delle concessioni balneari;

            la transizione ecologica, anche ma non solo in vista degli obiettivi della neutralità climatica, rappresenta uno degli assi fondamentali dello sviluppo dell'economia europea, ma gli obiettivi di sostenibilità ambientale vanno coniugati, non contrapposti a quelli della sostenibilità sociale e della crescita; questa impropria polarizzazione incombe in particolare su scelte, europee e nazionali, in cui tale transizione rischia di essere declinata in forma semplicistica e irrealistica;

            esempi negativi di questa tendenza sono stati in questi mesi rappresentati da due proposte di emanazione europea - quella sulle cosiddette "case green" e sul bando di ogni tipo di motore endotermico - che, in modo simile, tendono a prescindere da considerazioni realistiche sulla effettiva perseguibilità degli obiettivi, sui loro costi e sull'eventuale esistenza di alternative altrettanto efficaci dal punto di vista ecologico, anche considerando la dimensione locale degli interventi e la natura globale dei più gravi problemi ambientali legati a emissioni nocive;

            in concreto è possibile definire e perseguire un livello ottimale di prestazione energetica degli edifici in base al principio, per cui i risparmi sui costi dell'energia nella vita utile dell'immobile devono essere superiori a quelli dell'efficientamento, anche perché un programma di interventi che deroghi a questo principio avrebbe costi che sarebbe difficile sostenere per i privati e arduo finanziare con effettive garanzie per il sistema creditizio; allo stesso modo è possibile disciplinare in modo stringente i limiti di emissioni per gli autoveicoli, rispettando il principio di neutralità tecnologica;

            secondo i medesimi criteri di realismo e efficienza, dovrebbero essere rivisti i provvedimenti per ridurre la produzione di rifiuti da imballaggio, come la proposta di Regolamento presentata recentemente dalla Commissione europea, che privilegia il riciclo al riutilizzo e rischia di danneggiare pesantemente la filiera agroalimentare italiana, che nel 2021 ha realizzato un export di 52 miliardi e che si era complessivamente adeguata agli obiettivi di riciclo previsti dalla precedente disciplina europea;

            ad analoghe considerazioni si presta il problema del rapporto tra la produzione di energia e gli obiettivi di neutralità climatica; l'obiettivo di azzeramento delle emissioni di gas serra al 2050, secondo quanto indicato dalla stessa strategia pubblicata a gennaio 2021 dal Ministero dell'ambiente, implica un fabbisogno di energia elettrica di almeno 650 TWh, oltre il doppio dei consumi 2022; generarla tutta con tecnologie basate su fonti rinnovabili, per la maggior parte variabili, come solare ed eolico, tenendo conto delle peculiarità italiane (la risorsa eolica è largamente inferiore a quella dei Paesi nordici) sarebbe più costoso e più impattante (in termini di occupazione di suolo ed impiego di materiali) che ricorrere ad un mix ottimizzato di nucleare e rinnovabili;

            per abilitare tale futuro mix, è indispensabile avviare subito un riassetto normativo della disciplina relativa a tutti gli impianti e infrastrutture idonei, ai sensi di quanto previsto nella tassonomia europea, in particolare per quelli relativi alla generazione, accumulo, trasmissione e distribuzione dell'energia elettrica,

       impegna il Governo:

            a proseguire nel programma di sostegno politico, militare e finanziario all'Ucraina, a concorrere alla ricostruzione del Paese, a promuovere il rapido avvio del negoziato di adesione del Paese all'Unione europea e a sostenere iniziative politico-diplomatiche per giungere alla conclusione dell'aggressione russa e alla piena garanzia della libertà, dell'indipendenza e della sicurezza dell'Ucraina;

            in coerenza con questo obiettivo, a non lasciare nulla di intentato e a garantire il sostegno dell'Italia a qualunque mediazione internazionale possa portare alla fine del conflitto nel rispetto dei diritti degli ucraini e dei principi del diritto internazionale;

            a cooperare con la Corte penale internazionale, che, in base allo Statuto di Roma, sottoscritto e ratificato dall'Italia, è giuridicamente competente a perseguire i crimini di guerra e contro l'umanità compiuti nel corso dell'aggressione russa dell'Ucraina;

            a richiedere la concreta implementazione del cosiddetto "Migration compact", che è stato adottato in linea di principio dalla Commissione europea il 7 giugno 2016, all'interno dell'Agenda europea per le migrazioni, al fine di gestire gli imponenti flussi migratori previsti per il 2023.

            a promuovere, in particolare, una maggiore cooperazione tra i Paesi europei per il controllo delle frontiere, rafforzando le operazioni di Frontex nel Mediterraneo, in vista dei seguenti obiettivi: la definizione di strumenti di migrazione legale verso l'Europa; un potenziamento della cooperazione internazionale europea e degli investimenti nei Paesi di origine e transito dei migranti, in cambio di un maggiore controllo delle rispettive frontiere; la definizione di schemi di redistribuzione dei migranti tra i Paesi europei maggiormente efficaci e non su base volontaria;

            a presentare in Consiglio dei ministri il disegno di legge di ratifica della riforma del trattato istitutivo del Meccanismo europeo di stabilità, che non implica alcun obbligo di utilizzo per l'Italia, ma consente a tutti i Paesi che hanno aderito allo strumento di accedere liberamente agli aiuti previsti; la piena operatività del MES rappresenta lo strumento fondamentale per affrontare possibili situazioni di crisi del sistema bancario, fornendo una rete di sicurezza finanziaria (common backstop) al Fondo di risoluzione unico;

            a riallineare finalmente, dopo le ripetute pronunce del Consiglio di Stato e i richiami del Capo dello Stato, la disciplina relativa all'assegnazione delle concessioni balneari ai criteri stabiliti dalla normativa europea, senza presunte deroghe, che in realtà ne rappresentano una palese violazione;

            a sostenere iniziative che consentano lo sviluppo di un mercato europeo dell'energia in grado di assicurare la sicurezza degli approvvigionamenti e il controllo dei costi; in questo quadro a perseguire, sul piano nazionale, una strategia volta a rendere più efficiente la diversificazione e l'utilizzo razionale delle fonti, senza alcuna discriminazione verso quella nucleare, a bassa impronta carbonica;

            a promuovere la modifica della direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici, in modo tale che solo quelli per i quali l'efficientamento abbia costi inferiori ai risparmi sulla bolletta energetica nella vita utile successiva siano coinvolti in un programma di intervento, con obiettivi e tempi compatibili con le priorità nazionali di investimento, oppure in un programma finanziato da fondi comunitari;

            a valutare la richiesta dell'allineamento con la tassonomia europea di ogni direttiva o regolamento in tema di decarbonizzazione, riconoscendo la necessità di promuovere tutte le tecnologie green a bassissima emissione di gas a effetto serra incluse nella tassonomia e non solo quelle da fonte rinnovabile, senza escludere quella nucleare.

(6-00023) n. 2 (21 marzo 2023)

Terzi Di Sant'Agata, Centinaio, De Poli, Zanettin, Scurria, Matera.

Votata per parti separate. Approvata.

Il Senato,

        premesso che:

            al prossimo Consiglio europeo del 23-24 marzo 2023, i Capi di Stato e di Governo affronteranno i seguenti temi: aggressione russa all'Ucraina e sostegno dell'Unione europea al Governo di Kiev ed al popolo ucraino; competitività, mercato unico e governance economica; energia; temi migratori;

        considerato che:

            la visita del Presidente del Consiglio in Ucraina ha confermato il pieno supporto e la ferma posizione dell'Italia a fianco dell'Ucraina e del popolo ucraino;

            il Consiglio europeo ribadirà la ferma esigenza che Mosca cessi le ostilità che costituiscono una palese violazione della Carta della Nazioni Unite; che si tuteli la sovranità ucraina; che si sostenga l'accordo raggiunto per un Centro internazionale per perseguire il crimine di aggressione (ICPA); che si mantenga alta la pressione sulla Russia; che si continui a dare sostegno multidimensionale all'Ucraina; che ci si impegni nel processo di ricostruzione; che si sostenga la "Black Sea grain initiative" e si eviti la strumentalizzazione della sicurezza alimentare;

            il 23 febbraio 2023, con 141 voti a favore, 7 contrari e 32 astenuti l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione ufficiale in cui si dichiara «la necessità di raggiungere, il prima possibile, una pace completa, giusta e duratura in linea con la Carta delle Nazioni Unite», si «ribadisce l'impegno per la sovranità, l'indipendenza, l'unità e l'integrità territoriale dell'Ucraina entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti» e si chiede «la cessazione delle ostilità e il ritiro immediato, completo e incondizionato delle forze militari russe». Tale risoluzione costituisce il perimetro per una soluzione del conflitto nel pieno rispetto del diritto internazionale e l'Unione europea continuerà a lavorare con l'Ucraina e gli altri partner internazionali su un piano di pace in 10 punti;

            il mercato unico ha permesso in questi 30 anni il raggiungimento di importanti risultati e continua ad essere il motore per affrontare le nuove sfide. I Capi di Stato e di Governo terranno un dibattito sulle strategie di lungo termine per sfruttare il pieno potenziale del mercato unico ed un confronto sul potenziale contributo alla competitività europea di una politica commerciale dinamica e aggiornata alle sfide globali. I contributi della Commissione europea saranno rilevanti;

            i Capi di Stato e di Governo faranno il punto sulle azioni per trasformare il tessuto economico, industriale e tecnologico europei alla luce della transizione verde e digitale, di cui aspetto essenziale sarà anche il lavoro sulle proposte su Industria a zero emissioni nette; quella sulle materie prime critiche e sul Quadro temporaneo di crisi e transizione in materia di aiuti di Stato;

            il Consiglio europeo affronterà il tema della riforma del quadro di governance economica dell'UE alla luce delle Conclusioni del Consiglio Ecofin del 14 marzoultimo scorso e inviterà la Commissione a presentare le rilevanti proposte legislative;

            l'8 marzo 2023 la V Commissione permanente (Bilancio, tesoro e programmazione) della Camera dei deputati e il 9 marzo 2023 la 5ª Commissione permanente (Programmazione economica, bilancio) del Senato della Repubblica, a conclusione dell'esame della Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Banca centrale europea, al Comitato economico e sociale europeo, al Comitato delle regioni sugli orientamenti per una riforma del quadro di governance economica dell'UE (COM(2022) 583), hanno approvato due distinti documenti con i quali si impegna il Governo a proseguire i negoziati in sede europea, indicando altresì le principali priorità individuate dal Parlamento italiano;

            i Ministri delle finanze dell'UE, riunitisi nel Consiglio economia e finanza il 14 marzo 2023 a Bruxelles, hanno trovato l'intesa sull'impianto generale di riforma delle regole di bilancio; restano, tuttavia, ancora molti aspetti da discutere e precisare;

            è importante che il dibattito sulla revisione della governance economica avanzi di pari passo con le discussioni sul Piano industriale del Green Deal, sul quadro temporaneo di crisi e transizione e sulla nuova disciplina degli aiuti di Stato;

            nel quadro del semestre europeo, l'Analisi annuale della crescita sostenibile 2023 delinea le priorità politiche che gli Stati membri sono tenuti a considerare nei rispettivi Programmi nazionali di riforma e nei programmi di stabilità o convergenza. Il Consiglio europeo sarà invitato ad approvare la "Raccomandazione 2023 sulla politica economica della zona euro";

            i Capi di Stato e di Governo faranno il punto sui progressi compiuti in materia di energia con particolare attenzione a: il contenimento dei prezzi; la riduzione della domanda di gas; la fine della dipendenza dalla Russia per le fonti fossili. Occorre lavorare per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti energetici in vista del prossimo inverno e oltre, pianificando le attività di stoccaggio di cui la Piattaforma UE per l'energia resta uno strumento importante e da utilizzare pienamente;

            la sicurezza e indipendenza energetica non possono prescindere da una riforma efficace del mercato interno dell'energia elettrica;

            in tale contesto, il 14 marzo 2023 la Commissione europea ha presentato una proposta di riforma dell'assetto del mercato dell'energia elettrica dell'UE che dovrà essere ora discussa e approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio;

            le scelte in tema energia-ambiente rischiano di divenire un nuovo elemento di divisione tra i Paesi membri. Con la direttiva sull'efficienza energetica nell'edilizia (COM (2021) 802), facente parte delle misure da adottare nell'ambito del «Fit for 55», il Consiglio e il Parlamento europeo stanno discutendo l'introduzione di standard minimi di prestazione energetica per gli edifici, irrealistici per l'Italia, sia per le strette scadenze temporali sia per il peso economico insostenibile che comporterebbero. Tale tema è stato oggetto di forte dibattito in Italia e a livello parlamentare, in considerazione delle criticità per il tessuto economico e patrimoniale del Paese, sono stati approvati specifici impegni per il Governo, al fine di intervenire in sede europea per rivedere la portata della direttiva;

            vi sarà un punto informativo della Presidenza del Consiglio e della Commissione sui progressi compiuti nell'attuazione delle Conclusioni sulla migrazione del 9 febbraio 2023 che riconoscono la situazione migratoria come una sfida europea che richiede una risposta europea,

       impegna il Governo:

            1) a proseguire nell'azione di sostegno all'Ucraina favorendo nel contempo ogni iniziativa finalizzata ad una risoluzione del conflitto nel rispetto del diritto internazionale, lavorando con la comunità internazionale nel quadro delle Nazioni Unite;

            2) a continuare a far fronte alle immediate esigenze per la resilienza dell'Ucraina, assieme agli altri Stati membri dell'Unione europea e a pianificare specifiche iniziative per la ripresa e la ricostruzione del Paese anche nella prospettiva dell'avvio del percorso di adesione all'Unione;

            3) ad adoperarsi affinché l'avvio di un analogo percorso sia assicurato a Moldova e Georgia e ad intensificare i negoziati per finalizzare l'adesione dei Paesi dei Balcani occidentali;

            4) a garantire il più ampio supporto alle iniziative volte a perseguire i crimini di guerra e contro l'umanità commessi nel territorio ucraino, agli sforzi volti all'istituzione del più appropriato meccanismo per la punizione del crimine di aggressione e all'azione della Corte penale internazionale;

            5) a valorizzare pienamente il potenziale del mercato unico, tutelandone gli aspetti imprescindibili di integrità e parità di condizioni ed a sviluppare politiche funzionali alla competitività internazionale delle nostre imprese interconnesse a quelle europee;

            6) ad adoperarsi affinché le politiche comuni a tutela della concorrenza assicurino la parità di condizioni e rispettino le specificità dei tessuti economici e sociali dei singoli Stati membri;

            7) a rimodulare la transizione verde e digitale del nostro tessuto economico, mediante un percorso che sia realmente sostenibile sul piano economico e sociale, basato sul principio di neutralità tecnologica, che tenga conto delle dinamiche di trasformazione dell'industria nazionale e europea, nonché degli effetti sul debito, e sia finanziato da adeguati investimenti con anche risorse europee;

            8) a garantire l'adeguata considerazione delle specificità degli Stati membri nell'ambito dei più attuali dibattiti europei per il conseguimento della neutralità climatica, quali la rigenerazione in chiave green del patrimonio edilizio e la transizione energetica dell'automotive, tenendo conto dell'esigenza dell'Italia e dell'Europa di realizzare un'efficace autonomia strategica europea, limitando le dipendenze dalle materie prime critiche e dalle tecnologie di Paesi extra-europei;

            9) ad assumere iniziative per realizzare pienamente la sicurezza e l'indipendenza energetica dell'Italia nel breve e lungo periodo, portando avanti l'obiettivo di trasformare il Paese in hub energetico al servizio dell'Europa; a lavorare insieme agli Stati membri per una riforma del mercato interno dell'energia elettrica che sia equilibrata e capace di promuovere la competitività e la sostenibilità, garantendo prezzi dell'energia più bassi per imprese e famiglie e favorendo gli investimenti nei settori delle energie rinnovabili; dell'innovazione; dell'efficienza e delle infrastrutture;

            10) a sostenere un negoziato sulla riforma della governance economica che promuova l'adozione di regole chiare e semplici e consenta di individuare percorsi credibili e sostenibili di riduzione del debito e controllo della spesa, affrontando la transizione del 2024 in maniera realistica e con obiettivi raggiungibili e favorendo un approccio orientato alla crescita ed agli investimenti strategici; a valorizzare in sede negoziale le indicazioni contenute negli atti di indirizzo approvati dai due rami del Parlamento italiano; a orientare il negoziato per la riforma della governance economica utilizzando un approccio che tenga conto non solo dei paralleli lavori sul nuovo piano industriale del Green Deal e in materia di revisione delle regole sugli aiuti di Stato, ma anche del ricorso all'uso flessibile dei fondi europei, adeguando gli obiettivi della politica di coesione al sostegno di tutti i fattori abilitanti la crescita economica e la competitività del nostro Paese e dell'Europa, a partire dal nostro tessuto industriale;

            11) a ribadire, anche alla luce della tragedia di Cutro e delrecente scambio di lettere fra il Presidente del Consiglio ed i Presidenti del Consiglio europeo e della Commissione europea, la necessità che l'Unione europea intraprenda una forte azione in materia migratoria, dando rapido seguito alle Conclusioni del Vertice del 9 febbraio con particolare riguardo alla cooperazione con i Paesi di origine e di transito al fine di prevenire le partenze irregolari, aumentare e garantire rimpatri efficaci e assicurare una lotta senza tregua alle organizzazioni criminali dei trafficanti; a regolamentare i flussi di immigrazione legale verso l'Europa tenendo conto delle quote che ciascuno Stato membro liberamente decide secondo necessità preordinate e definite; a riaffermare la piena disponibilità del Governo a favorire un accordo sul nuovo quadro delle regole comuni europee in materia di immigrazione ed asilo, che porti al superamento del "principio di Dublino" ed a un nuovo sistema basato su un adeguato bilanciamento fra i principi di solidarietà e responsabilità.

            12) a sostenere l'azione esterna dell'Unione europea nel quadro della Politica Europea di vicinato, prestando particolare attenzione al quadrante meridionale, relativo ai Paesi del Nord Africa e dell'area saheliana; a rendere, in una cornice multilaterale, prioritario il supporto ad un processo di stabilizzazione dell'area del Mediterraneo allargato, alla luce dei rischi in tema di sicurezza e migrazione; a promuovere partenariati strategici con i Paesi africani, che intensifichino nel continente gli investimenti nelle infrastrutture materiali, nell'energia, nell'istruzione, nella digitalizzazione, nella sicurezza, consolidando in tal modo una presenza maggiormente attiva dell'Unione europea che sia nel contempo fattore di stabilizzazione delle pressioni migratorie e di bilanciamento dell'influenza di Stati terzi.

(6-00024) n. 3 (21 marzo 2023)

Malpezzi, Alfieri, Rojc, Franceschini, Mirabelli, Lorenzin, Misiani, Irto, Basso, D'Elia, Zampa.

Preclusa

Il Senato,

        premesso che:

            nel prossimo Consiglio europeo del 23 e 24 marzo 2023, i Capi di Stato e di Governo esamineranno importanti questioni inerenti al conflitto russo-ucraino, la competitività, il mercato unico e l'economia, l'energia, ed altri punti;

            il Consiglio europeo farà nuovamente il punto sulla guerra di aggressione russa contro l'Ucraina ad oltre un anno dal suo inizio;

            il Consiglio tornerà a discutere di energia, per affrontare l'aumento dei prezzi dell'energia a causa del conflitto russo-ucraino, l'indipendenza dalle importazioni dalla Russia e la transizione verso fonti energetiche più pulite;

        considerato che:

            durante il Consiglio europeo straordinario del 9 febbraio, l'Unione europea ha ribadito la ferma condanna della guerra di aggressione da parte della Russia nei confronti dell'Ucraina, e il suo pieno sostegno, per tutto il tempo necessario, all'Ucraina e al suo diritto alla difesa, secondo quanto previsto dalla Carta delle Nazioni Unite e dal diritto internazionale;

            la brutale aggressione russa ha inflitto all'Ucraina e alla sua popolazione immani sofferenze e devastazioni e ha trascinato il continente europeo in un conflitto che sta assumendo sempre più dimensioni globali, con preoccupanti ripercussioni anche in Medio Oriente e in Nord Africa, con il rischio di un contagio del conflitto;

            a conferma delle ferocie perpetrate dall'esercito russo nei confronti della popolazione civile ucraina occorre evidenziare come, lo scorso 17 marzo, l'International Criminal Court abbia emesso un mandato di arresto contro il presidente russo Vladimir Putin ritenuto "responsabile del crimine di guerra di deportazione illegale di popolazione (bambini) e di trasferimento illegale di popolazione (bambini) dalle zone occupate dell'Ucraina alla Russia". Un altro mandato di arresto è stato emesso nei confronti di Maria Alekseyevna Lvova-Belova, commissaria per i diritti dei bambini presso il Cremlino. I mandati di arresto seguono le conclusioni presentate alla Corte dalla Commissione d'inchiesta dell'ONU che ha confermato la contestazione di crimini contro l'umanità per la deportazione in 43 strutture di detenzione e rieducazione, tra febbraio 2022 e gennaio 2023, di più di 6.000 minori tra i 4 mesi e i diciassette anni;

            gravissime sono le conseguenze della guerra scatenata dalla Russia sugli approvvigionamenti dei prodotti agroalimentari e sulla loro accessibilità, soprattutto a livello mondiale, nonché sugli approvvigionamenti energetici di tanti Paesi, con un aumento generalizzato dei prezzi;

            nell'Unione europea, per far fronte alla crisi energetica dovuta al conflitto e contenere il costo dell'energia, nel mese di dicembre 2022 è stato fissato un tetto sui prezzi del petrolio proveniente dalla Russia, che verrà riesaminato, ed è stato istituito il meccanismo temporaneo di correzione del mercato (MCM) per limitare i prezzi eccessivi del gas, in vigore dal 15 febbraio scorso, che la Commissione europea intende estendere ad altri Virtual trading point, oltre al Ttf olandese, oltre a prolungare la riduzione dei consumi di gas prevista dal regolamento 2022/1369, in scadenza il 31 marzo;

            nel quadro del Green Deal europeo e del REPowerEU, la Commissione europea ha presentato il 14 marzo la sua proposta di riforma dell'assetto del mercato dell'energia elettrica dell'UE per accelerare la diffusione delle energie rinnovabili e l'eliminazione graduale del gas, ridurre la dipendenza delle bollette dalla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili, tutelare meglio i consumatori dalle future impennate dei prezzi e dalla manipolazione potenziale del mercato e rendere l'industria dell'UE pulita e più competitiva; la riforma prevede, tra le varie, misure tese a incentivare i contratti a più lungo termine con produttori di energia non fossile e ad apportare al sistema soluzioni flessibili più pulite in concorrenza col gas, come la gestione della domanda e lo stoccaggio;

            nell'ambito della politica industriale dell'UE, anche in relazione alle politiche concorrenziali di Stati Uniti e Cina, al fine di stimolare l'industria delle tecnologie verdi e assicurare le catene di fornitura di materie prime critiche, Il 16 marzo la Commissione europea ha presentato, unitamente all'istituzione della Banca europea dell'idrogeno per sostenere gli investimenti nella produzione di idrogeno da rinnovabili, alcune iniziative per accelerare il raggiungimento degli obiettivi climatici dell'Unione europea e al contempo la competitività dell'industria e la transizione energetica;

            il Net-Zero Industry Act, il piano per aumentare la produzione di tecnologie pulite nell'Unione europea, fissa per il 2030 un obiettivo minimo per la capacità di produzione interna complessiva delle tecnologie pulite pari al 40 per cento del fabbisogno e, a tal fine, delinea un quadro volto a favorire la previsione, all'interno degli Stati membri dell'UE, di sostegni finanziari e procedure autorizzative semplificate; nella definizione delle tecnologie che possono dare un contributo significativo alla decarbonizzazione, sono incluse: solare fotovoltaico e solare termico, energia eolica, batterie, pompe di calore ed energia geotermica, elettrolizzatori e celle a combustibile; biogas e biometano; cattura e stoccaggio del carbonio; tecnologie di rete, combustibili alternativi sostenibili, nonché tecnologie per produrre energia da processi nucleari, se con scarti minimi dal ciclo del combustibile, piccoli reattori modulari e relativi combustibili di prima qualità;

            il Raw Material Act, per ridurre la dipendenza e garantire agli Stati membri l'accesso e l'approvvigionamento sicuro, diversificato, accessibile e sostenibile di materie prime essenziali, stabilisce livelli minimi di estrazione, raffinazione e riciclo interni e livelli massimi di importazione per il 2030, nonché prevede azioni per regolare i rapporti commerciali con Paesi terzi;

            è in fase di negoziazione la riforma del Regolamento UE che fissa al 2035 il phase out dalla produzione di automobili a emissioni non zero finalizzata al raggiungimento degli obiettivi climatici dell'UE; un eventuale rinvio di qualche anno di tale phase out rischia di generare uno svantaggio competitivo difficilmente recuperabile, tenuto conto delle politiche adottate dai principali concorrenti dell'Europa, Stati Uniti e Cina, basate su forti investimenti per supportare l'industria e stimolare il mercato dei consumi;

            per accompagnare il comparto dell'automotive in questa radicale trasformazione delle filiere produttive verso il nuovo sistema a zero emissioni e tutelare tutti i soggetti coinvolti, ossia aziende, lavoratori e consumatori, è necessaria l'adozione di una strategia industriale europea, basata su pragmatismo produttivo e riformismo sostenibile, che consenta di coniugare, mediante lo stanziamento di adeguate risorse e nuovi strumenti finanziari, la transizione con la crescita economica giusta e inclusiva e con nuove opportunità di occupazione;

       considerato altresì che:

            la nuova realtà geopolitica impone all'Unione europea di proseguire con determinazione il percorso di rafforzamento della propria competitività e produttività a lungo termine nel contesto internazionale, nonché del proprio ruolo strategico sulla scena mondiale, sfruttando appieno il potenziale del mercato unico, che sin dalla sua nascita 30 anni or sono ha sostenuto la prosperità dell'Europa;

            in gennaio, nell'ambito delle attività volte a celebrare il 30º anniversario del mercato unico, sono state pubblicate la Relazione annuale sul mercato unico 2023 e il Quadro di valutazione del mercato unico 2022. Entrambe ribadiscono che il mercato unico continua ad essere uno strumento fondamentale per sostenere le sfide che l'Europa ha di fronte; migliorarne costantemente il funzionamento, rafforzando la resilienza delle catene di approvvigionamento, affrontando il tema delle dipendenze strategiche, in particolare per quanto riguarda le materie prime critiche, perfezionando l'integrazione nel mercato dei servizi e garantendo lo sviluppo delle tecnologie e delle competenze necessarie a far fronte alla transizione verde e digitale, rappresenta un elemento essenziale per la crescita economica e sociale dell'UE;

            in tale contesto, appare fondamentale un'azione del nostro Paese volta a contribuire alla definizione, presso le istituzioni europee, entro brevi termini, di una strategia a livello UE finalizzata a stimolare e ad accrescere, con adeguati mezzi e strumenti, la competitività e la produttività del sistema economico europeo e dei singoli Stati membri;

            la base economica, industriale e tecnologica dell'UE, di fronte alle sfide emergenti sul mercato globale, necessita di essere adattata e accompagnata con adeguati interventi nel percorso verso la transizione verde e digitale. In tale contesto, l'Italia rappresenta uno dei Paesi UE maggiormente esposti agli effetti della transizione e, pertanto, occorre intensificare il lavoro nelle istituzioni UE affinché il Piano industriale del Green Deal si traduca in uno strumento in grado di accrescere con efficacia la nostra competitività e il potenziale produttivo del sistema economico, di accompagnarne la transizione, in particolare nei settori produttivi più esposti, nonché in un fondamentale volano per la crescita delle competenze, della formazione e dell'occupazione;

            gli assi strategici sui quali occorre lavorare nelle sedi istituzionali UE, per un effettivo conseguimento dei suddetti obiettivi di competitività, produttività e transizione verde e digitale sono molteplici e richiedono, fra l'altro:

          - che siano predisposti investimenti, sia pubblici che privati, finalizzati a colmare le carenze di investimenti che minano la crescita, a partire dalla rapida istituzione di un Fondo per la sovranità europea volto a sostenere gli investimenti nei settori strategici, a partire da quelli maggiormente esposti alla transizione verde e digitale;

          - che sia favorito il pieno utilizzo del potenziale della Banca europea per gli investimenti;

          - che sia predisposta una politica degli aiuti di Stato semplificata e in grado di garantire un sostegno mirato nei settori strategici per la transizione verde che subiscono l'impatto negativo delle sovvenzioni estere o degli elevati prezzi dell'energia, nonché interventi mirati a mantenere la competitività delle PMI;

          - la predisposizione di finanziamenti a livello dell'UE mirati ad agevolare la transizione verde in tutta l'Unione ed evitare la frammentazione del mercato unico, prevedendo un accesso equo e semplificato ai mezzi finanziari, anche prevedendo un impiego più flessibile dei fondi UE esistenti in modo da fornire un sostegno tempestivo e mirato nei settori strategici;

          - la predisposizione di un quadro normativo semplice e chiaro per gli investimenti nell'Unione europea, per garantire la capacità produttiva di prodotti essenziali necessari a conseguire gli obiettivi di neutralità climatica, per rafforzare l'intera catena di approvvigionamento, per l'accesso alle materie prime critiche;

          - una riforma dell'assetto del mercato dell'energia elettrica che sia in grado di sostenere una transizione verso un sistema energetico decarbonizzato ed efficiente e che garantisca la sicurezza dell'approvvigionamento in qualsiasi momento;

          - sul fronte delle competenze, che sia intrapresa un'azione più coraggiosa e ambiziosa per sviluppare ulteriormente le competenze necessarie per le transizioni verde e digitale attraverso l'istruzione, la formazione, il miglioramento del livello delle competenze e la riqualificazione, al fine di rispondere alle sfide poste dalle carenze di manodopera e dalla trasformazione dei posti di lavoro;

            uno degli elementi essenziali affinché l'Europa continui a essere un continente di produzione e innovazione, è rappresentato dall'unione dei mercati dei capitali, in merito alla quale appare quanto meno necessario un'accelerazione nel processo di attuazione completando i lavori relativi alle proposte legislative;

            sul fronte della politica commerciale, è interesse del nostro Paese che a livello UE sia perseguita un'agenda ambiziosa, solida, aperta e sostenibile, di sostegno all'OMC e a un sistema multilaterale basato su regole, che rappresentano aspetti fondamentali per rafforzare la crescita. A tal fine, l'intensificazione degli accordi di libero scambio e di investimento equi e trasparenti rappresentano lo strumento più adatto a garantire una reale parità di condizioni, a rendere possibile lo sviluppo di catene di approvvigionamento resilienti e affidabili, fondamentali per il nostro sistema economico, e per accedere a nuovi mercati. In tale contesto, risulta centrale il lavoro sulla diversificazione delle catene di approvvigionamento di beni e materie prime, in particolare per le materie prime critiche, così come la difesa commerciale di fronte a pratiche sleali;

            complessivamente, dunque, il miglioramento della produttività e della competitività globale dell'UE richiede riforme profonde, socialmente equilibrate, sostenibili e favorevoli alla crescita, nonché un livello sostanziale di investimenti, in particolare per quanto concerne gli investimenti strategici;

            è inoltre attualmente in discussione la riforma della governance economica europea, sulla base della proposta presentata dalla Commissione nel novembre dello scorso anno. La proposta è finalizzata sia a rafforzare la sostenibilità del debito sia a promuovere la crescita sostenibile e si fonda sui seguenti pilastri: prudenza di bilancio, investimenti e riforme, equilibrio macroeconomico. Altro importante obiettivo della riforma è quello di garantire un quadro di norme da applicare più semplice e trasparente nonché una concreta differenziazione nell'applicazione delle regole medesime tra i diversi Paesi;

            tale differenziazione è resa necessaria anche dalle differenze nelle previsioni nazionali in termini di crescita del PIL, inflazione, disoccupazione, debito pubblico; come evidenziato nella Risoluzione approvata dal Parlamento europeo il 15 marzo 2023 sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche 2023 (2022/2150(INI)), lo stretto legame tra il semestre europeo e l'attuazione del dispositivo per la ripresa e la resilienza, in virtù del quale i piani nazionali (PNRR) devono essere coerenti con le pertinenti sfide e priorità specifiche per Paese individuate nel contesto del semestre europeo, è elemento essenziale per la crescita;

            la necessità e l'urgenza di una riforma della governance economica europea nascono anche dalle problematiche che nel corso degli anni si sono potute toccare con mano: la pro-ciclicità della attuale governance, che davanti a rallentamenti ciclici ha spesso richiesto ai Governi di attuare politiche restrittive; la mancanza di flessibilità e differenziazione tra Paesi; il paradosso di una governance che, almeno nelle intenzioni, doveva garantire la sostenibilità della finanza pubblica degli Stati membri, ma che è per larghissima parte concentrata sul breve termine;

            la proposta della Commissione affronta alcune di queste problematiche, ma mancano elementi che, pur andando al di là della portata della Comunicazione, rivestono una grande importanza: la mancanza di un meccanismo permanente di stabilizzazione automatica, che ricalchi l'esperienza di SURE; la necessità di disporre di una capacità fiscale dell'eurozona capace di intervenire in circostanze eccezionali e con condizionalità ragionevoli; la necessità di avere uno strumento per il sostegno e la promozione degli investimenti;

            è necessario, altresì, in un contesto di crisi, come quella in corso nei sistemi bancari americano e svizzero, preservare la stabilità finanziaria dell'UE e della zona euro e garantire la resilienza del sistema bancario europeo, attraverso il rafforzamento dell'Unione bancaria e il completamento della riforma del MES, attraverso la ratifica da parte dell'Italia dell'accordo modificativo del trattato istitutivo;

        considerato altresì che:

            per quanto attiene alla questione delle migrazioni e dell'asilo, anche alla luce delle tragedie in mare che si stanno verificando con sempre maggiore frequenza nel Mediterraneo e lungo le nostre coste e che mettono in luce, drammaticamente, le gravi responsabilità politiche e operative del Governo, che oltre a mettere a repentaglio vite umane continua a legiferare in violazione delle convenzioni internazionali e del divieto di respingimenti, risulta sempre più urgente fornire una risposta comune a livello europeo, in un approccio complesso che tenga assieme la tutela dei diritti fondamentali dei migranti e dei richiedenti asilo, il rispetto delle convenzioni internazionali e dei principi e dei valori fondanti l'Unione con il rafforzamento dell'azione esterna;

            il 9 e 10 marzo scorsi si è tenuto il vertice del Consiglio UE giustizia e affari interni, che ha trattato tra l'altro gli aspetti interni ed esterni della migrazione; nel ribadire la necessità di intensificare l'attuazione dei Piani d'azione sulle rotte del Mediterraneo centrale e dei Balcani occidentali, si è ribadito altresì l'impegno per progredire verso la riforma del patto sulla migrazione, anche se, come già in passato, la riunione non ha prodotto risultati significativi;

            in relazione al tema della migrazione, la tragedia di Cutro e altri recenti casi di morti in mare di persone che avrebbero potuto essere soccorse dimostrano che va riaffermata con più forza la primazia del salvataggio di vite umane e del rispetto dei diritti fondamentali dei migranti, ed essenziale risulta ancora la creazione di corridoi umanitari che permettano di giungere in Europa senza mettere a repentaglio le vite di bambini, donne e uomini in fuga da guerre e persecuzioni; al riguardo, uno degli elementi della strategia europea risulta nel rafforzamento dell'azione esterna che, come affermato in diverse sedi istituzionali europee, si sostanzierà non solo nella spinta ad azioni di soccorso ma anche in azioni tese a prevenire le partenze irregolari e la perdita di vite umane, ridurre la pressione sulle frontiere UE e contrastare la tratta di esseri umani, nonché aumentare i rimpatri attraverso un potenziamento della cooperazione con i Paesi di origine e transito;

            resta non chiara la tempistica della necessaria riforma del Patto sulle migrazioni e l'asilo, ed in particolare del regolamento di Dublino, che rappresenterebbe un passo in avanti essenziale per il nostro Paese, esposto alla crescente pressione migratoria dal Nord Africa, cui il Governo ad oggi fornisce riposte esclusivamente propagandistiche;

            in tal senso basti pensare, da ultimo, al decreto-legge 10 marzo 2023, n. 20, recante Disposizioni urgenti in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e contrasto all'immigrazione irregolare, con il quale il Governo sopprime il divieto di respingimento o di espulsione di una persona verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che l'allontanamento dal territorio nazionale comporti una violazione del diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, una scelta palesemente lesiva del diritto fondamentale della tutela della vita privata e familiare di cui all'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani e dall'articolo 7 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

            o ancora si pensi al decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, convertito con modificazioni dalla legge 24 febbraio 2023, n. 15, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori, animato da uno spirito punitivo nei confronti delle operazioni di recupero e soccorso in mare svolte dalle organizzazioni non governative, che si pone in aperta violazione degli obblighi inderogabili previsti dal diritto internazionale consuetudinario e pattizio, nonché dal diritto interno;

            il tema dovrebbe essere invece affrontato attraverso strumenti adeguati, che scongiurino la perdita di vite umane, garantiscano il rispetto dei diritti umani dei migranti ma anche permettano di ridurre la pressione alle frontiere europee; sarebbe quindi necessaria una revisione della normativa europea alla luce del principio di solidarietà che deve vigere, in questa come in altre materie, a livello europeo, e delle necessità dei Paesi di primo approdo o arrivo;

            resta viva dunque la necessità della definizione di una politica migratoria dell'Unione europea comune, solidale ed equa;

            sul fronte internazionale, è necessario che l'Unione europea rivolga una particolare attenzione agli avvenimenti che si stanno svolgendo in Iran, dove continua, ormai da molti mesi, la violenta repressione operata dalle autorità del Paese nei confronti della popolazione, manifestanti pacifici, giovani, donne, anche bambini, che si sono inizialmente mobilitati per protesta e che hanno rapidamente trasformato la loro protesta in un'azione di aperta opposizione al regime; le manifestazioni nelle città continuano, e il regime continua con le uccisioni, i ferimenti, gli arresti arbitrari, le torture nelle carceri, le esecuzioni capitali; anche il tentativo di impedire alle giovani donne iraniane di frequentare le scuole attraverso l'intossicazione con gas tossici liberati nelle scuole, formalmente non attribuibile al regime ma che da questo è ispirato;

            l'Unione europea ha in più circostanze riaffermato la propria condanna di quanto sta avvenendo in Iran, in particolare l'ingiustificabile uso della forza contro manifestanti pacifici e le condanne a morte eseguite nel contesto delle proteste; tuttavia le misure finora prese a livello nazionale ed europeo risultano drammaticamente insufficienti rispetto alla gravità delle violenze perpetrate dal regime, alle gravi violazioni dei diritti umani nel Paese e alla ferocia e brutalità che il regime ha manifestato;

            al riguardo val la pena ricordare come lo scorso 18 gennaio il Parlamento europeo, con la Risoluzione sull'attuazione della politica estera e di sicurezza comune - relazione annuale 2022 (2022/2048(INI)), abbia invitato l'Unione e i suoi Stati membri a includere le Guardie della rivoluzione (IRGC), il corpo armato istituito nel 1979, nell'elenco dei terroristi stilato dall'UE sulla base delle sue attività terroristiche, della repressione nei confronti dei manifestanti e della fornitura di droni alla Russia,

       impegna il Governo:

            a continuare ad assicurare il pieno sostegno, con tutte le forme di assistenza necessarie, al popolo e alle istituzioni ucraine;

            a sostenere un ulteriore rafforzamento da parte dell'Unione europea della pressione collettiva sulla Russia, isolandola, affinché ponga fine ai combattimenti e si ritiri dal territorio ucraino, anche garantendo pieno supporto alle attività svolte dalla Corte penale internazionale nel perseguire i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità per la deportazione di minori ucraini in territori russi;

            a favorire attivamente un consistente sforzo politico e diplomatico unitario da parte dell'Unione, per il raggiungimento di una pace giusta e duratura, basata sul rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina;

            a sostenere la prosecuzione di misure volte a contenere il costo dell'energia e a ridurre il consumo delle fonti energetiche provenienti dalla Russia, anche al fine di arrestare l'aumento dei prezzi, che grava sulle imprese minandone la competitività, e sulla popolazione;

            a sollecitare un'azione a livello europeo volta a promuovere una transizione energetica verso fonti di energia pulite, che sia effettivamente sostenibile e perseguibile, tenendo conto delle diversità interne al territorio dell'UE e delle differenti capacità di produzione e riciclo tra gli Stati membri, e al contempo sicura;

            ad attivarsi affinché si affronti la transizione ad un mercato dell'auto a zero emissioni mediante l'adozione di una strategia industriale europea che preveda lo stanziamento di adeguate risorse per la riconversione, la ricerca e sviluppo di soluzioni tecnologicamente avanzate, anche nel campo del riciclo e del riuso delle batterie, nella formazione per riqualificare i lavoratori, che promuova regole europee per un contenuto locale "Made in EU" di componenti auto e batterie e per l'approvvigionamento delle necessarie materie prime al fine di preservare competitività e posti di lavoro;

            ad agire in sede europea al fine di garantire la predisposizione, in tempi rapidi ed entro un quadro normativo semplice e chiaro, di una politica di investimenti sostanziali, a partire dalla rapida istituzione del Fondo per la sovranità europea, così da permettere di concentrare le risorse nei settori strategici, in particolare per la duplice transizione verde e digitale, e dal pieno utilizzo del potenziale della Banca europea per gli investimenti;

            a favorire l'adozione di una politica degli aiuti di Stato più adeguata alla nuova realtà geopolitica dell'Europa, semplificata e capace di garantire un sostegno mirato a mantenere la competitività delle PMI;

            ad incentivare la predisposizione di finanziamenti a livello dell'UE mirati ad agevolare la transizione verde in tutta l'Unione ed evitare la frammentazione del mercato unico, prevedendo un accesso equo e semplificato ai mezzi finanziari, anche prevedendo un impiego più flessibile dei fondi UE esistenti in modo da fornire un sostegno tempestivo e mirato nei settori strategici;

            ad adoperarsi per una riforma dell'assetto del mercato dell'energia elettrica che sia in grado di sostenere la transizione verso un sistema energetico decarbonizzato ed efficiente e che garantisca la sicurezza dell'approvvigionamento in qualsiasi momento;

            a stimolare ogni azione per una politica commerciale ambiziosa, solida, aperta e sostenibile, di sostegno all'OMC e a un sistema multilaterale, che garantisca l'intensificazione degli accordi di libero scambio e di investimento equi e trasparenti, e permetta lo sviluppo di catene di approvvigionamento resilienti e affidabili, la difesa commerciale di fronte a pratiche sleali, e l'accesso a nuovi mercati, in particolare per le materie prime critiche, a partire dall'energia;

            a favorire, attraverso ogni adeguata iniziativa, l'accelerazione del processo di attuazione dall'unione dei mercati dei capitali;

            in merito alla riforma della governance economica, a proseguire i negoziati in sede europea sulla base dei seguenti elementi, finalizzando la propria azione, tra gli altri, a:

                a) mantenere la possibilità di non considerare alcune spese per riforme o per investimenti nel computo della spesa netta, in coerenza con la Comunicazione sulla flessibilità del 2015;

                b) assicurare una maggiore flessibilità ai piani nazionali, prevedendo la possibilità di revisione degli stessi in particolare nel caso intervengano modifiche dei parametri alla base dell'analisi di sostenibilità del debito, tra cui l'inflazione, così da rendere le regole capaci di adattarsi a contesti economico-finanziari mutevoli;

                c) garantire una maggiore efficacia delle regole per contrastare gli squilibri macroeconomici e renderle coerenti con il quadro complessivo della governance macroeconomica;

                d) introdurre un meccanismo permanente di stabilizzazione automatica, che ricalchi l'esperienza di SURE;

                e) favorire la costituzione di una capacità fiscale dell'eurozona che permetta di intervenire in circostanze eccezionali e con condizionalità ragionevoli e, parallelamente, prevedere di rafforzare gli strumenti comuni su temi di interesse dell'UE, in primo luogo il Green Deal e affrontare la riforma delle regole sugli aiuti di Stato in modo tale da evitare di aumentare le divergenze tra gli Stati membri;

                f) prevedere meccanismi di coordinamento delle politiche fiscale in modo da evitare che processi di aggiustamento contemporanei determinino effetti depressivi sull'economia dell'Unione;

                g) valutare la possibilità di scorporare il debito accumulato a causa dell'emergenza legata al COVID-19, prevedendo un percorso di rientro specifico;

                h) avviare, in una prospettiva di medio periodo, una revisione dei parametri quantitativi del 3 per cento del deficit e del 60 per cento del debito ormai privi di rappresentatività;

            a riaffermare il principio del rispetto dello stato di diritto da parte degli Stati membri per l'accesso alle risorse finanziarie dell'Unione europea;

            in merito alle migrazioni e all'asilo, ad intraprendere ogni azione finalizzata a favorire la revisione, in tempi brevi, del Patto su migrazione e asilo, al fine di elaborare una politica migratoria comune dell'Unione europea attraverso meccanismi che rendano concreta la partecipazione alla gestione dei flussi migratori da parte di tutti i Paesi dell'unione, dando effettiva attuazione ai principi di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità tra gli Stati membri, anche sul piano finanziario;

            a riaffermare il dovere di accoglienza e protezione degli esseri umani quale cardine dell'appartenenza all'Unione europea, e garantire la rapida creazione di corridoi umanitari in grado di salvare vite ed evitare tragedie per mare o per terra e garantire l'assistenza umanitaria e il rispetto dei diritti umani nella gestione migratoria regolare, assieme alle azioni tese a prevenire le partenze irregolari e la tratta di esseri umani e ridurre la pressione sulle frontiere UE, nonché ad aumentare i rimpatri attraverso un potenziamento della cooperazione con i paesi di origine e transito;

            a rafforzare il partenariato Unione europea-Africa, attraverso una cooperazione economica consolidata prevedendo strumenti efficaci a favorire l'effettiva cooperazione dei Paesi di origine e transito e una condivisione delle politiche migratorie;

            ad adoperarsi fattivamente in sede europea al fine di sostenere l'opera di stabilizzazione dei Balcani occidentali, quale precondizione di qualsiasi progetto di gestione umanitaria e razionale della rotta balcanica, in relazione sia ai Paesi membri come Slovenia e Croazia sia ai Paesi terzi dell'area coinvolti nei passaggi, a partire dalla Turchia;

            in merito all'Iran, a ribadire la ferma condanna in tutte le sedi delle uccisioni e della repressione e a favorire, in sede europea e nelle sedi internazionali, l'adozione di tutte le azioni finalizzate a garantire che il regime iraniano ponga fine alla violenta repressione esercitata nei confronti della popolazione e delle donne in particolare, che abbiano fine le torture in carcere e le esecuzioni capitali, e sia garantito il rispetto dei diritti umani così gravemente violati, e a tali fini provvedere all'inasprimento delle sanzioni europee, ed in coerenza con il Parlamento europeo definire il riconoscimento delle Guardie della rivoluzione (IRGC) quale organizzazione terroristica.

(6-00025) n. 4 (21 marzo 2023)

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni.

Preclusa

Il Senato,

        premesso che:

            il Consiglio europeo del 23 e 24 marzo avrà nuovamente al centro della discussione le evoluzioni del conflitto in Ucraina e il ruolo dell'Unione europea in questo scenario e saranno oggetto di confronto e decisione anche le politiche energetiche, la competitività e le politiche economiche dell'Unione;

            osserva che la proposta della Commissione europea del 23.09.2020 sul "Nuovo patto sulla migrazione e l'asilo" con cui si proponeva di affrontare le sfide migratorie dell'Europa non vede ancora un accordo tra le istituzioni dell'Unione. Considera tuttavia le misure proposte ancora largamente insufficienti e errate; queste si concentrano infatti principalmente sulla riduzione dell'arrivo dei migranti in Europa e sulla facilitazione dei ritorni nei loro Paesi d'origine, mentre sarebbe fondamentale rafforzare e definire canali sicuri e legali per la migrazione. Ritiene urgente mettere in campo un nuovo approccio basato sui principi di solidarietà e di responsabilità condivisa;

            prende atto della Comunicazione della Commissione europea "stabilire la politica strategica pluriennale per la gestione integrata delle frontiere europee gestione integrata delle frontiere" del 14 marzo 2023 e della contestuale raccomandazione agli Stati membri sul riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio e sull'accelerazione dei rimpatri. Constata che, ancora una volta, le politiche proposte dalla Commissione europea in materia di migrazione non riescono a staccarsi da un approccio esclusivamente securitario principalmente dedicato alla sorveglianza delle frontiere, nell'assenza di qualsiasi forma di solidarietà, accoglienza e soccorso. Condanna che il ricorso a tali politiche ha già determinato, nel rapporto coi Paesi terzi, una sostanziale esternalizzazione nella gestione delle frontiere dell'Unione, spesso in clamorosa ed eclatante violazione dei diritti umani, come nel caso degli accordi con la Libia;

            ritiene che i naufragi e le morti di migranti nel Mar Mediterraneo siano una tragedia epocale alla quale abbiamo la responsabilità di porre fine; ricorda che il salvataggio in mare è un obbligo legale ai sensi del diritto internazionale, in particolare ai sensi dell'articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che richiede l'assistenza a qualsiasi persona in pericolo in mare; ritiene che sia necessaria una risposta permanente, solida ed efficace dell'Unione nelle operazioni di ricerca e salvataggio in mare, anche attraverso una missione dedicata dell'UE, al fine di prevenire ulteriori perdite di vite umane tra i migranti che tentano di attraversare il Mar Mediterraneo;

            sottolinea che l'esistenza di vie di accesso sicure e legali all'UE è l'unica alternativa alla migrazione irregolare e deplora la mancanza di tali opportunità, anche per i richiedenti asilo e i rifugiati. Ritiene che un approccio basato su misure a breve termine per rafforzare il controllo delle frontiere e ridurre gli arrivi di migranti in Europa abbia portato a una drastica riduzione delle opportunità di migrazione legale, spingendo i migranti verso rotte più pericolose;

            ricorda che, in linea con l'obbligo giuridico dell'UE di coerenza delle politiche per lo sviluppo e con il consenso europeo sullo sviluppo, occorre garantire che le politiche migratorie dell'UE non abbiano un impatto negativo sulla libera circolazione e sui processi di sviluppo sostenibile nei Paesi al di fuori dell'Unione;

            ritiene che qualsiasi accordo con i Paesi di origine e di transito di migranti debba garantire la piena protezione delle vite umane, della dignità e dei diritti umani. Esprime profonda vergogna per il fatto che queste garanzie minime non siano effettivamente rispettate e che i migranti e i rifugiati debbano affrontare condizioni disumane di trasferimento e detenzione. Condanna gli abusi e le violazioni sistematiche dei diritti umani che colpiscono un gran numero di migranti e ricorda in particolare l'inaccettabile situazione nei centri di detenzione in Libia, dove migliaia di persone sono sistematicamente sottoposte a detenzione arbitraria in condizioni disumane, torture e altri abusi, tra cui stupri, uccisioni e sfruttamento;

            ricorda che il rimpatrio dei migranti può avvenire solo in condizioni di sicurezza, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e procedurali dei migranti interessati e solo se il Paese in cui i migranti stanno per essere rimpatriati è considerato sicuro;

            evidenzia la condizione di particolare difficoltà affrontata dalle donne nel loro percorso migratorio e chiede quindi l'istituzione e il rafforzamento di sistemi di protezione per le donne migranti, al fine di prevenire e combattere la violenza, l'abuso, l'abbandono e lo sfruttamento di cui sono vittime;

            l'aggressione russa in Ucraina si pone in palese violazione del diritto internazionale e ha aperto uno scenario angosciante di insicurezza globale;

            la fornitura di equipaggiamento militare all'Ucraina era stata considerata come uno strumento volto a determinare migliori condizioni negoziali. Preoccupa molto, però, l'assenza di qualsiasi percorso negoziale e persino di sforzi volti ad individuare condizioni concrete e realistiche in cui tale negoziato possa aver luogo. La parola "pace" è drammaticamente scomparsa dal discorso pubblico prevalente delle istituzioni europee. Nel contesto dato non è possibile prevedere una soluzione militare del conflitto e pertanto è urgente mettere in campo tutti gli sforzi diplomatici affinché si ottenga in tempi brevi un cessate il fuoco e si costruisca un processo di pace che determini non solo la fine del conflitto, ma anche una prospettiva di sicurezza dell'area, da costruire in un rinnovato sistema di garanzie multilaterali;

            preoccupa la possibilità di un'ulteriore escalation militare, anche determinabile da episodi non esplicitamente ricercati, che può condurre verso un allargamento del conflitto e persino ad una catastrofica e non controllabile precipitazione verso l'uso di armi atomiche. Prospettiva rispetto alla quale occorre ogni sforzo possibile volto ad azzerarne ogni probabilità di occorrenza;

            l'Unione europea deve assumere l'onere di una grande iniziativa diplomatica convocando una conferenza multilaterale per la pace e la sicurezza. Infatti l'articolo 21 del Trattato sull'Unione europea definisce il compito di promuovere "soluzioni multilaterali ai problemi comuni, in particolare nell'ambito delle Nazioni Unite", indicando anche l'obiettivo di "preservare la pace, prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale, conformemente agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite, nonché ai principi dell'Atto finale di Helsinki";

            il necessario impegno europeo per un percorso di pace deve essere incardinato all'interno della rilegittimazione dei luoghi multilaterali dove poter ricercare soluzioni più avanzate e condivise che garantiscano un'effettiva sicurezza globale; infatti, il venir meno di un approccio multilaterale alle relazioni internazionali e la costruzione di una nuova polarizzazione del mondo rappresentano un forte elemento di instabilità e insicurezza;

            l'Unione europea deve costruire e rafforzare la propria autonomia strategica e questa è determinata innanzi tutto dalla capacità di una propria e autonoma iniziativa politica nelle relazioni internazionali, ma anche dalla costruzione di un sistema di difesa europeo. A tal proposito, la decisione di aumentare la spesa militare al 2 per cento del PIL nel quadro di un impegno NATO, oltre ad alimentare una ulteriore e pericolosa corsa agli armamenti, muove in una direzione opposta all'autonomia strategica dell'Unione e ad un sistema di difesa comune che, al contrario, dovrebbe condurre alla razionalizzazione e riduzione della spesa militare complessiva;

            è indispensabile che la riduzione della dipendenza energetica dalla Russia e la necessaria diversificazione delle fonti energetiche sia sviluppata nel quadro di una strategia complessiva che rifletta le ambizioni degli impegni assunti per il contrasto al cambiamento climatico e che metta al centro il significativo aumento di investimenti sulle energie rinnovabili. È urgente intervenire sull'impatto dell'aumento dei costi energetici, in particolare per i soggetti più vulnerabili, anche attraverso forti misure ridistributive degli extra-profitti realizzati dalle imprese energetiche;

            il Green Deal europeo, presentato dalla Commissione l'11 dicembre 2019, fissa l'obiettivo di rendere l'Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. La normativa europea sul clima traduce in atti vincolanti l'impegno dell'UE per la neutralità climatica e l'obiettivo intermedio di ridurre almeno del 55 per cento, rispetto ai livelli del 1990, le emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2030;

            nella transizione verso un'economia a zero emissioni nette, la competitività dell'Europa dipenderà fortemente dalla sua capacità di sviluppare e produrre le tecnologie pulite che rendono possibile tale transizione;

            per rafforzare la competitività dell'industria europea a zero emissioni nette e sostenere la rapida transizione verso la neutralità climatica, la Commissione europea ha presentato lo scorso 1° febbraio "Un piano industriale del Green Deal per l'era a zero emissioni nette", che mira a creare un contesto più favorevole all'aumento della capacità produttiva dell'UE per le tecnologie e i prodotti a zero emissioni nette, necessari per conseguire gli ambiziosi obiettivi climatici dell'Europa;

            nell'ambito della politica della concorrenza, la Commissione intende garantire condizioni di parità all'interno del mercato unico, semplificando la concessione da parte degli Stati membri degli aiuti necessari per accelerare la transizione verde. A tal fine, per rendere più rapida e semplice la concessione degli aiuti, la Commissione intende consultare gli Stati membri in merito ad una modifica del quadro temporaneo per gli aiuti di Stato in caso di crisi e transizione e rivedere il regolamento generale di esenzione per categoria alla luce del Green Deal, aumentando le soglie di notifica per il sostegno agli investimenti verdi;

            la stessa Commissione è impegnata ad agevolare l'uso dei fondi dell'UE esistenti per finanziare l'innovazione, la fabbricazione e la diffusione delle tecnologie pulite e sta valutando le possibilità di ottenere maggiori finanziamenti comuni a livello dell'UE per sostenere gli investimenti nella produzione di tecnologie a zero emissioni nette, sulla base di una valutazione del fabbisogno di investimenti, attualmente in corso;

            per aiutare gli Stati membri ad accedere ai fondi di REPowerEU, il piano della Commissione europea per ridurre la dipendenza dell'UE dai combustibili fossili russi, la stessa Commissione ha adottato nuovi orientamenti sui piani per la ripresa e la resilienza, illustrando il processo di modifica dei piani esistenti e le modalità di preparazione dei capitoli REPowerEU;

            è necessaria una riflessione profonda sul modello di competitività europeo sui mercati globali. Oggi la costruzione della catena della produzione e del commercio globale incrocia clamorose e inaccettabili violazioni dei diritti umani, espliciti comportamenti di dumping che oltrepassano i diritti sociali, sindacali e del lavoro, eclatanti conseguenze sull'ambiente, sul cambiamento climatico, sulle popolazioni indigene, sulla continua depredazione di risorse naturali e persino fenomeni di corruzione. Il modello di competitività europeo deve rifuggire tali pratiche di ribasso sulle ambizioni sociali e ambientali e bisogna invece lavorare per ricondurre una globalizzazione apparentemente ristagnante verso un nuovo binario di giustizia ed equilibrio;

            a partire dal 2020, l'1 per cento più ricco della popolazione possiede quasi i due terzi della ricchezza prodotta, mentre la povertà è in costante aumento e i salari dei lavoratori sono erosi dall'inflazione. È urgente introdurre un'imposta progressiva sulle grandi ricchezze volta a ridurre le disuguaglianze e finanziare gli investimenti necessari per la transizione ecologica e sociale;

            la povertà in Europa cresce in maniera esponenziale. Nel 2021 erano 95,4 milioni (il 21,7 per cento della popolazione) le persone a rischio povertà e esclusione sociale in Europa e tale dato è in progressivo aumento anche a causa della forte perdita di potere d'acquisto dei salari. Il pilastro sociale europeo non ha ancora trovato piena attuazione e sono necessari maggiori sforzi per combattere la povertà e l'esclusione sociale;

            l'attuale sistema di governance economica europea, anche nel quadro delle sospensioni decise nel contesto della pandemia, risulta inadeguato a fornire le risposte necessarie agli effetti economici e sociali della guerra. È urgente quindi lavorare per una profonda riforma della governance economica che superi anche l'impianto attuale del Patto di stabilità e crescita, in modo da poter sostenere le necessarie politiche sociali, favorire politiche espansive e anticicliche e investimenti strategici. Inoltre, le conseguenze della guerra e le stesse sanzioni già definite impatteranno in maniera asimmetrica sui Paesi europei e all'interno di questi e per questo occorre definire gli strumenti volti a riequilibrarne la distribuzione;

            la proposta della Commissione europea del 23 settembre 2020 sul "Nuovo patto sulla migrazione e l'asilo" con cui si proponeva di affrontare le sfide migratorie dell'Europa non vede ancora un accordo tra le istituzioni dell'Unione. Tuttavia le misure proposte sono ancora largamente insufficienti e errate; queste si concentrano infatti principalmente sulla riduzione dell'arrivo dei migranti in Europa e sulla facilitazione dei ritorni nei loro Paesi d'origine, mentre sarebbe fondamentale rafforzare e definire canali sicuri e legali per la migrazione. È urgente mettere in campo un nuovo approccio basato sui principi di solidarietà e di responsabilità condivisa;

            la Comunicazione della Commissione europea del 14 marzo 2023 invita a "stabilire la politica strategica pluriennale per la gestione integrata delle frontiere europee" e la contestuale raccomandazione agli Stati membri invita al riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio. Ancora una volta, le politiche proposte dalla Commissione europea in materia di migrazione non riescono a staccarsi da un approccio esclusivamente securitario principalmente dedicato alla sorveglianza delle frontiere, nell'assenza di qualsiasi forma di solidarietà, accoglienza e soccorso. Il ricorso a tali politiche ha già determinato, nel rapporto coi Paesi terzi, una sostanziale esternalizzazione nella gestione delle frontiere dell'Unione, spesso in clamorosa ed eclatante violazione dei diritti umani, come nel caso degli accordi con la Libia;

            i naufragi e le morti di migranti nel Mar Mediterraneo sono una tragedia epocale alla quale abbiamo la responsabilità di porre fine; il salvataggio in mare è un obbligo legale ai sensi dell'articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che richiede l'assistenza a qualsiasi persona in pericolo in mare. È necessaria una risposta permanente, solida ed efficace dell'Unione nelle operazioni di ricerca e salvataggio in mare, anche attraverso una missione dedicata dell'UE, al fine di prevenire ulteriori perdite di vite umane tra i migranti che tentano di attraversare il Mar Mediterraneo;

            l'esistenza di vie di accesso sicure e legali all'UE è l'unica alternativa alla migrazione irregolare. Un approccio basato su misure a breve termine per rafforzare il controllo delle frontiere e ridurre gli arrivi di migranti in Europa ha portato a una drastica riduzione delle opportunità di migrazione legale, spingendo i migranti verso rotte più pericolose;

            qualsiasi accordo con i Paesi di origine e di transito di migranti deve garantire la piena protezione delle vite umane, della dignità e dei diritti umani. Il rimpatrio dei migranti può avvenire solo in condizioni di sicurezza, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e procedurali dei migranti interessati e solo se il Paese in cui i migranti stanno per essere rimpatriati è considerato sicuro,

        impegna il Governo:

            1) a lavorare nell'ambito del Consiglio europeo per una forte iniziativa diplomatica dell'Unione per la richiesta di un cessate il fuoco e l'avvio di un processo di pace in un contesto multilaterale e ad investire quindi su un nuovo protagonismo dell'Unione europea per la pace, nel quadro di una sua effettiva autonomia strategica;

            2) a sostenere l'impegno europeo volto a garantire supporto e aiuto umanitario alla popolazione colpita dal conflitto;

            3) a sospendere la fornitura nazionale di equipaggiamento militare e porre in Consiglio la necessità di interrompere anche il ricorso all'European Peace Facilty a questo fine;

            4) a porre in sede di Consiglio europeo la necessità di adottare tutte le misure essenziali per accelerare la capacità di produzione di energia rinnovabile in modo da raggiungere il target dell'80 per cento di elettricità da rinnovabili al 2030, favorendo lo sviluppo delle comunità energetiche e l'autoconsumo e per aumentare il risparmio energetico e le misure di efficienza energetica da parte degli Stati membri;

            5) a sostenere le Direttive comunitarie approvate dal Parlamento europeo in attuazione del pacchetto Fit for 55 volte a rivedere la normativa unionale in materia di riduzione delle emissioni climalteranti, a partire dalla Direttiva EPBD;

            6) a garantire procedure di autorizzazione rapide al fine di porre in atto nuovi progetti volti a utilizzare fonti di energia pulita e rinnovabile e a migliorare la sostenibilità di quelli esistenti il più rapidamente possibile, riducendo al minimo gli oneri amministrativi, nel pieno rispetto del quadro normativo comunitario, anche attraverso adeguate misure di sostegno relative alla pianificazione, alla costruzione e al funzionamento di tali progetti;

            7) a rafforzare le capacità di produzione dell'UE nelle tecnologie strategiche fondamentali, quali l'energia solare ed eolica, le pompe di calore, le reti elettriche, le batterie, lo stoccaggio di energia a lungo termine, la produzione di elettrolizzatori per l'idrogeno rinnovabile e i materiali da costruzione sostenibili prefabbricati;

            8) a porre con urgenza in sede di discussione la necessità che l'Unione sviluppi pienamente percorsi di transizione socialmente giusta, definendo le azioni di sostegno necessarie per mantenere la competitività di tutti i settori e al contempo decarbonizzarli, con misure adeguate per sostenere la modernizzazione dei settori industriali a partire dall'auto elettrica, garantendo la piena occupazione di qualità in Europa e una crescita economica per tutti gli europei ai fini del conseguimento degli obiettivi del Green Deal;

            9) a prevedere un maggior sostegno finanziario alla transizione energetica dei Paesi membri attraverso nuovi fondi supplementari da integrare nel bilancio dell'UE nell'ambito della revisione approfondita dell'attuale QFP;

            10) ad avanzare in Consiglio europeo l'urgenza di una tassazione europea sulle grandi ricchezze volta a finanziare investimenti necessari per la lotta alla povertà e alle diseguaglianze e la transizione ecologica e sociale;

            11) a sostenere una riforma della governance economica e del Patto di stabilità e crescita che sia più ambiziosa di quella proposta dalla Commissione Europea e a definire strumenti fiscali europei volti a compensare gli squilibri economici e sociali aggravati dalla guerra;

            12) a lavorare in sede di Consiglio europeo per un nuovo approccio basato sui principi di solidarietà e di responsabilità condivisa, per la creazione di vie legali sicure per la migrazione, per la creazione di una missione UE di salvataggio nel Mediterraneo e per la chiusura immediata di tutti gli accordi sulla gestione integrata delle frontiere con Paesi terzi che non forniscono garanzie sufficienti sul rispetto dei diritti umani.

(6-00026) n. 5 (21 marzo 2023)

Barbara Floridia, Maiorino, Lorefice, Bevilacqua, Aloisio, Bilotti, Castellone, Castiello, Cataldi, Croatti, Damante, De Rosa, Di Girolamo, Guidolin, Ettore Antonio Licheri, Sabrina Licheri, Lopreiato, Marton, Mazzella, Naturale, Nave, Patuanelli, Pirondini, Pirro, Scarpinato, Sironi, Trevisi, Turco.

Preclusa

Il Senato,

        premesso che:

            nel prossimo Consiglio europeo del 23 e 24 marzo prossimo venturo, i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri affronteranno importanti questioni, in particolare: gli ultimi sviluppi relativi al conflitto in Ucraina, la situazione relativa al mercato unico e all'economia europea e alla competitività e faranno il punto sulla questione energetica. In ultimo, la Presidenza del Consiglio e la Commissione informeranno il Consiglio europeo in merito ai progressi compiuti in merito alle conclusioni sulla migrazione del 9 febbraio 2023;

        considerato che:

            l'aggressione della Federazione russa nei confronti dell'Ucraina è ormai in atto da oltre un anno, in un contesto segnato da una perdurante escalation militare inasprita, peraltro, dallo spettro di una minaccia nucleare, paventata a più riprese;

            nelle conclusioni del Consiglio europeo straordinario dello scorso 23 febbraio i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri hanno chiaramente chiesto la cessazione delle ostilità, "porre fine immediatamente a questa guerra atroce", si legge nel documento conclusivo del vertice europeo ed è per questo necessario, nell'immediato, oltre al rafforzamento delle misure sanzionatorie proposto dai leader europei, un rilancio e rafforzamento dell'azione diplomatica vista l'urgenza che il perdurare del conflitto impone, per giungere nel più breve tempo possibile a una soluzione del conflitto che ponga fine alla crisi in atto, nel rispetto della sovranità e integrità territoriale ucraina e del diritto internazionale;

            la situazione è ormai drammatica e insostenibile con decine di migliaia di vittime, civili e militari, distruzione di edifici pubblici e privati e infrastrutture vitali, la crisi umanitaria, nonché, sul piano geopolitico, le evidenti ripercussioni sul tessuto economico-produttivo internazionale, sull'approvvigionamento energetico e sulle principali regole della convivenza internazionale;

             "I persistenti attacchi mortali indiscriminati che la Russia porta avanti nei confronti di civili e infrastrutture civili costituiscono crimini internazionali e devono cessare. Il diritto internazionale umanitario, anche in relazione al trattamento dei prigionieri di guerra, deve essere rispettato. Agli ucraini - e in particolare ai bambini - che sono stati trasferiti con la forza in Russia deve essere consentito immediatamente il rimpatrio in condizioni di sicurezza", si legge nelle conclusioni del Consiglio europeo di febbraio scorso;

            nonostante il Governo di Mosca abbia espressamente dichiarato di non riconoscere la giurisdizione della Corte penale internazionale dell'Aia, l'Unione europea è determinata a fare in modo che siano puniti i responsabili e i complici dei crimini di guerra e degli altri crimini più gravi commessi in relazione alla guerra di aggressione della Russia nei confronti dell'Ucraina e in tal senso il Consiglio europeo ha garantito "il sostegno dell'Unione europea alle indagini del procuratore della Corte penale internazionale e alla creazione, all'Aia, di un centro internazionale per il perseguimento del crimine di aggressione nei confronti dell'Ucraina. Tale centro sarà collegato alla squadra investigativa comune esistente, sostenuta da Eurojust.";

       ritenuto che:

            l'Europa sta attraversando una crisi energetica senza precedenti: nonostante le misure messe in atto per contenere l'aumento dei prezzi e garantire ai cittadini la sicurezza dell'approvvigionamento occorre una prospettiva condivisa a livello europeo per continuare ad accelerare sulla diffusione delle energie rinnovabili ed abolire progressivamente il gas, rendere le bollette dei consumatori meno dipendenti dalla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili, garantire una maggiore autonomia sul fronte energetico, anche mediante il rafforzamento delle strategie di diversificazione degli approvvigionamenti e la realizzazione di nuove ed efficienti reti energetiche transeuropee, in linea con il Green Deal europeo e il Piano REPowerEU;

            nelle conclusioni del Consiglio europeo del 15 dicembre 2022 in cui i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri dell'UE hanno fatto il punto sulla crisi energetica in corso, è stata evidenziata l'importanza, nell'attuale contesto mondiale, di una politica industriale europea ambiziosa per adeguare l'economia dell'Europa alle transizioni verde e digitale e ridurre le dipendenze strategiche e avviare una rapida conclusione delle discussioni relative alla direttiva sulla promozione delle energie rinnovabili, alla direttiva sull'efficienza energetica e alla direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia, quest'ultima di recente approvata dal Parlamento europeo;

            tale direttiva, nello scopo di rendere più efficiente da un punto di vista energergetico il patrimonio immobiliare europeo, prevede anche l'introduzione di misure che facilitino l'accesso a sovvenzioni e finanziamenti, per le ristrutturazioni profonde, soprattutto degli edifici con le peggiori prestazioni, prevedendo sovvenzioni e sussidi mirati a supporto delle famiglie vulnerabili per contrastare la povertà energetica. L'Italia è stata capace di anticipare i tempi e le politiche europee con l'introduzione del Superbonus 110 per cento;

         valutato che:

            in relazione ai temi del mercato unico, della competitività e dell'economia non si può non aprire una riflessione sul tema del nuovo sistema di governance dell'Unione europea;

            lo scorso 9 novembre 2022 la Commissione europea ha adottato la comunicazione COM(2022)583 final in cui ha definito gli orientamenti per la riforma del quadro di governance economica, comprensiva di una riforma delle regole fiscali del Patto di stabilità e crescita, le cui politiche tendono ad essere espansive nelle fasi di crescita e restrittive nelle fasi di rallentamento;

            il tema dell'aggiornamento e della revisione del quadro della governance economica europea rappresenta pertanto una questione centrale nel dibattito europeo a fronte della nuova realtà economica, pesantemente influenzata dalle crescenti tensioni e dai mutati scenari geo-politici internazionali;

            nonostante abbia promosso la convergenza dei saldi di bilancio verso livelli più sostenibili, l'attuale quadro di governance ha quindi rivelato notevoli debolezze, tra cui la sua elevata complessità, uno scarso livello di attuazione, la carenza di titolarità e di incentivi a perseguire politiche anticicliche, così come la mancanza di una capacità di stabilizzazione centrale per gestire gli shock idiosincratici, che potrebbe essere bilanciata attraverso l'introduzione strutturale di sistemi di "common safe asset", sotto forma di titoli obbligazionari europei che possano intervenire in fasi di crisi, come dimostrato durante la pandemia da Covid-19. Inoltre, esso non è riuscito a ridurre le divergenze tra i livelli di debito nell'Unione, né a proteggere o promuovere gli investimenti che stimolano la crescita;

            l'ipotesi di riforma della Commissione desta non poche perplessità in ordine, in primo luogo, al mantenimento dei parametri quantitativi massimi di riferimento del 3 per cento per il disavanzo e all'obiettivo del 60 per cento per il rapporto debito su prodotto interno lordo, nonché all'assenza della previsione di una golden rule per escludere gli investimenti dalle norme fiscali dell'Unione europea;

            tale ipotesi di riforma non può considerarsi evidentemente conclusiva, avendo peraltro la Commissione preannunciato nella suddetta comunicazione ulteriori orientamenti nel primo trimestre del 2023 e possibili proposte legislative, sulle quali auspica di registrare il consenso prima dell'inizio del processo di approvazione dei bilanci nazionali per l'anno 2024. Nella riunione dell'Ecofin dello scorso 14 marzo, si è giunti a un primo preliminare accordo sugli orientamenti della Commissione in merito alla riforma della governance economica, si è aperta la strada a una visione che garantisca la sostenibilità delle finanze pubbliche, ma anche la crescita e gli investimenti, sebbene non siano stati superati i valori di riferimento del Trattato, il 3 per cento per il rapporto deficit-PIL e il 60 per cento per il rapporto debito-PIL;

            in ultimo, in merito al tema delle migrazioni, nelle conclusioni del Consiglio europeo straordinario dello scorso febbraio, è stata ribadita la volontà dei leader europei di affrontare il tema migratorio con "un approccio globale alla migrazione che combini il rafforzamento dell'azione esterna, un controllo più efficace delle frontiere esterne dell'UE e la dimensione interna, nel rispetto del diritto internazionale, dei principi e dei valori dell'UE, nonché della tutela dei diritti fondamentali", in tale senso è stata ribadita l'azione verso la prevenzione delle partenze irregolari e la perdita di vite umane, la riduzione della pressione sulle frontiere dell'UE e sulle capacità di accoglienza e la lotta contro i trafficanti e la tratta di essere umani;

            già nelle conclusioni dei Consigli europei, tenutisi nell'ottobre 2018 e nel dicembre dello stesso anno, nonché nei successivi vertici europei di giugno, ottobre e dicembre 2021, i Capi di Stato e di Governo europei avevano evidenziato la necessità di rafforzare il contrasto alle reti di trafficanti di persone, intensificando la collaborazione con i Paesi terzi in materia di indagine, arresto e perseguimento di soggetti dediti al traffico e alla tratta, nonché sostenere e incentivare i piani di azione con i Paesi di origine e di transito dei migranti;

            un tema quest'ultimo di stretta attualità, visti i tragici eventi che nelle scorse settimane hanno interessato le coste italiane, per cui appare preminente l'impegno dell'Unione europea a riconoscere "le specificità delle frontiere marittime, anche per quanto riguarda la salvaguardia delle vite umane", e "la necessità di una cooperazione rafforzata in ordine alle attività di ricerca e soccorso";

            l'approccio globale alla gestione dei flussi migratori, auspicato a più riprese, dal Consiglio europeo stenta a trovare una concreta attuazione e di certo dovrà considerare tutti i fattori scatenanti delle migrazioni, dovrà dare risposte nel prossimo futuro non solo alla strutturazione di un nuovo e più funzionale sistema comune di asilo europeo, ma anche una risposta comune alla migrazione di tipo economico, che possa essere funzionale alla richiesta di manodopera del sistema industriale europeo e alla competitività del mercato unico,

         impegna, quindi, il Governo, in sede europea:

            1) in relazione al conflitto russo-ucraino:

          a) a profondere il massimo sforzo sul piano diplomatico, in sinergia con gli altri Paesi europei, per l'immediata cessazione delle operazioni belliche con iniziative multilaterali o bilaterali utili a una de-escalation militare, portando il nostro Paese a farsi capofila di un percorso di soluzione negoziale del conflitto che non lo impegni in ulteriori forniture di materiali di armamento, per il raggiungimento di una soluzione politica in linea con i principi del diritto internazionale;

          b) ad assicurare pieno sostegno e solidarietà al popolo ucraino e alle sue istituzioni, intensificando, con urgenza, anche in seguito alla distruzione di infrastrutture critiche ucraine da parte della Russia, tutte le azioni necessarie per continuare a fornire assistenza umanitaria, finanziaria, economica e di protezione civile all'Ucraina, incluse le necessarie misure di accoglienza per le persone in fuga dalla crisi bellica, con particolare attenzione alle esigenze dei soggetti minori, anche al fine di assicurare la tutela dei diritti loro riconosciuti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e alle esigenze dei soggetti più fragili, tra cui anziani e disabili;

            2) in materia di energia:

          a) ad avviare con urgenza un confronto costruttivo per l'istituzione di un Energy recovery fund, quale strumento, a disposizione dell'Unione e dei suoi Stati membri, a supporto della lotta al caro energia, per garantire una maggiore autonomia sul fronte energetico, attraverso il rafforzamento delle strategie di diversificazione degli approvvigionamenti energetici nonché a fortificare la cooperazione con partner energetici affidabili per lo sviluppo di progetti transfrontalieri finalizzati alla realizzazione di nuove infrastrutture per un sistema più efficiente e sostenibile di rifornimento energetico europeo, con particolare riferimento alla realizzazione di interconnettori elettrici sottomarini, quali corridoi alternativi tesi ad ampliare l'integrazione delle fonti di energia rinnovabili, favorire la fornitura e il trasferimento di energia elettrica decentralizzata prodotta da FER da e verso l'Europa e facilitare lo sviluppo dei mercati energetici regionali, in particolare con i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo, al fine di ridurre, nella direzione dell'Unione dell'energia, la dipendenza dai combustibili fossili e l'esposizione alla volatilità dei mercati;

          b) a sostenere un approccio costruttivo nell'iter di approvazione delle direttive europee in tema di energie rinnovabili, efficienza energetica e sulla prestazione energetica nell'edilizia e a rivedere gli orientamenti in merito alla misura del "Superbonus 110" e del connesso strumento della cessione del credito al fine di garantire a livello nazionale il raggiungimento degli obiettivi del pacchetto di provvedimenti "Fit for 55" in vista della neutralità climatica al 2050;

            3) in materia di economia europea e alla competitività:

          a) a chiarire che il common framework iniziale della Commissione non ha efficacia vincolante, non costituisce un programma (reference path) entro il quale i piani nazionali si devono obbligatoriamente mantenere e a precisare in termini espliciti che l'atto iniziale della Commissione (i) non ha efficacia vincolante, (ii) contiene solo linee guida di carattere generale (tempistica, obiettivi, strumenti di controllo), (iii) si astiene dal dettare programmi specifici per i singoli Stati o, se lo fa, (iv) associa fin dall'origine la partecipazione effettiva di questi ultimi nella definizione dei rispettivi programmi;

          b) a prevenire il ripristino dell'attuale quadro di governance macroeconomica europea - segnatamente del Patto di stabilità e crescita (PSC) - che deve essere ripensato alla luce del rinnovato contesto economico, per adattare le norme di bilancio alle nuove sfide che l'Unione europea e i suoi Stati membri sono chiamati ad affrontare, e perseguire politiche di bilancio sostenibili, prevedendo percorsi di rientro dal debito realistici, che tengano conto delle specificità degli Stati membri e del loro quadro macroeconomico complessivo e, inoltre, superando l'utilizzo prevalente di indicatori non osservabili come il saldo strutturale, al fine di ancorare la sorveglianza macroeconomica a indicatori direttamente osservabili e misurabili;

          c) in particolare, nell'ambito della discussione sulla riforma delle regole fiscali del Patto di stabilità e crescita, a rivedere gli irrealistici parametri quantitativi del 3 per cento e del 60 per cento privi di una reale giustificazione economica e spesso oggetto di critiche, con il conseguente superamento della fase preventiva e quella correttiva del PSC, la cui applicazione si è dimostrata a più riprese incoerente, e garantire un'applicazione omogenea della procedura per gli squilibri macroeconomici, al fine di affrontare adeguatamente il fenomeno della pianificazione fiscale aggressiva e gli eccessivi surplus di specifici Stati membri;

          d) conseguentemente, a disegnare, in ordine all'attuale discussione sulla revisione del quadro vigente di governance economica europea, una strategia complessiva di riforma della nuova architettura dell'Unione europea più favorevole alla crescita economica, finalizzata a rendere le norme sul debito più semplici, più applicabili e concepite per sostenere le priorità politiche per la doppia transizione verde e digitale, con adeguati investimenti pubblici e privati, in senso coerente con l'interesse dell'Italia, opponendosi a qualsiasi meccanismo che implichi una ristrutturazione automatica del debito pubblico e che finisca per costringere alcuni Paesi verso percorsi di ristrutturazione predefiniti ed automatici, con sostanziale esautorazione del potere di elaborare in autonomia politiche economiche efficaci;

          e) ad adattare alcuni elementi di successo dell'esperienza del dispositivo di ripresa e resilienza alla nuova architettura della politica di bilancio europea, trasformando il programma NGEU in uno strumento permanente, da finanziare attraverso il bilancio europeo con la conseguente istituzione di nuove fonti di entrate nella forma di risorse proprie dell'Unione europea e l'inclusione dell'emissione di debito comune europeo come strumento stabile, finalizzati a sostenere l'impegno comune per il rafforzamento degli investimenti nella produzione di «beni pubblici» che consentano di rispondere al meglio alle esigenze concordate a livello europeo, come ricerca, innovazione, sicurezza e transizione energetica, al fine di assicurare all'Unione europea un proprio spazio fiscale autonomo, capace di avviare una politica economica anti-ciclica, che la sottragga a quelli che i firmatari del presente atto di indirizzo giudicano «ricatti» dei contributi nazionali;

          f) a modificare altresì le regole vigenti in materia di disciplina di bilancio, prevedendo lo scorporo dal calcolo del deficit di determinate categorie di investimenti pubblici nazionali produttivi, che sono ostacolati dall'attuale quadro di bilancio - tra cui quelli green, quelli destinati alle energie rinnovabili e ai beni pubblici europei - nonché esentare, dalla regola di spesa, gli investimenti finanziati dai prestiti del programma NGEU che promuovono gli obiettivi a lungo termine dell'Unione europea, per rendere l'economia e il sistema energetico dell'Unione europea più competitivi, sicuri, omogenei e sostenibili;

          g) a valutare altresì la possibilità di scorporare il debito anomalo e non strutturale accumulato a causa dell'emergenza legata al COVID-19, prevedendo la sua perennizzazione attraverso i reinvestimenti del programma di acquisto di titoli PEPP, o in ogni caso tramite l'individuazione di un percorso di rientro ad hoc;

            4) in materia di gestione dei flussi migratori:

          a) a sostenere, nelle more dell'approvazione del nuovo Patto europeo sulla migrazione, il superamento dell'attuale disciplina della gestione dei flussi migratori, basata su uno strumento, il Regolamento di Dublino, penalizzante per i Paesi di primo approdo come l'Italia, per arrivare ad una redistribuzione con quote obbligatorie di migranti per tutti gli Stati europei;

          b) con riguardo alle operazioni di salvataggio in mare, sia in condizioni di particolare emergenza che in condizioni ordinarie, in particolare per quel che riguarda il soccorso a imbarcazioni di migranti, a lavorare per un cambio di prospettiva che miri a considerare frontiere europee le frontiere marittime, in modo da assicurare una gestione più stabile e più solidale tra Stati membri di coloro che arrivano nel territorio dell'Unione europea dopo essere stati salvati in mare;

          c) a rafforzare la cooperazione dell'UE con le Nazioni Unite, in particolare con l'UNHCR e con l'OIM, per incentivare corridoi umanitari sicuri per l'arrivo in territorio europeo al fine di garantire l'assistenza umanitaria necessaria e il rispetto dei diritti umani dei migranti.

 

 

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Augello, Barachini, Bongiorno, Borghese, Borgonzoni, Butti, Castelli, Cattaneo, D'Elia, De Poli, Durigon, Fazzolari, La Pietra, Mirabelli, Monti, Morelli, Napolitano, Nicita, Ostellari, Pera, Rando, Rauti, Rubbia, Segre, Sisto e Spagnolli.

.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Rossomando, per attività di rappresentanza del Senato; Spinelli, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Valente, per partecipare a un incontro istituzionale.

È considerato in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, il senatore Giacobbe.

Gruppi parlamentari, composizione

Il senatore Filippo Sensi ha comunicato di aderire al Gruppo parlamentare Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista.

La Presidente del Gruppo stesso ha accettato tale adesione.

Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza

Il Presidente del Gruppo Misto, con lettera in data 16 marzo 2023, ha comunicato che il Gruppo stesso ha nominato tesoriere il senatore Tino Magni.

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

La Presidente del Gruppo parlamentare Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista ha comunicato che il senatore Sensi entra a far parte della 4a Commissione permanente.

Commissioni permanenti, trasmissione di documenti

Sono state trasmesse alla Presidenza le risoluzioni della 4a Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea), approvate, rispettivamente nelle sedute del 14 e del 15 marzo 2023, ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento:

sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla competenza, alla legge applicabile e al riconoscimento delle decisioni e all'accettazione degli atti pubblici in materia di filiazione e alla creazione di un certificato europeo di filiazione (COM(2022) 695 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 2);

sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulle norme riguardanti gli organismi per la parità nel settore della parità di trattamento e delle pari opportunità tra donne e uomini in materia di occupazione e impiego, e che sopprime l'articolo 20 della direttiva 2006/54/CE e l'articolo 11 della direttiva 2010/41/UE (COM(2022) 688 definitivo) e sulla proposta di direttiva del Consiglio sulle norme riguardanti gli organismi per la parità in materia di parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica, parità di trattamento in materia di occupazione e impiego tra le persone indipendentemente dalla religione o dalle convinzioni personali, dalla disabilità, dall'età o dall'orientamento sessuale, parità di trattamento tra le donne e gli uomini in materia di sicurezza sociale e per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura, e che sopprime l'articolo 13 della direttiva 2000/43/CE e l'articolo 12 della direttiva 2004/113/CE (COM(2022) 689 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 3).

I predetti documenti sono trasmessi, ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati, nonché, ai sensi dell'articolo 144, comma 2-bis, del Regolamento, ai Presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio dell'Unione europea e della Commissione europea.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Zambito Ylenia, Malpezzi Simona Flavia, Zampa Sandra, Lorenzin Beatrice, Camusso Susanna Lina Giulia, Furlan Annamaria, Alfieri Alessandro, Basso Lorenzo, Crisanti Andrea, D'Elia Cecilia, Fina Michele, Giacobbe Francesco, Irto Nicola, Losacco Alberto, Manca Daniele, Martella Andrea, Parrini Dario, Rando Vincenza, Rojc Tatjana, Rossomando Anna, Valente Valeria, Verducci Francesco, Verini Walter

Disposizioni in favore delle persone affette da fibromialgia (603)

(presentato in data 16/03/2023);

senatori Malan Lucio, Speranzon Raffaele, Sallemi Salvatore, Zedda Antonella, Iannone Antonio, Ambrogio Paola, Amidei Bartolomeo, Ancorotti Renato, Augello Andrea, Balboni Alberto, Barcaiuolo Michele, Berrino Gianni, Bucalo Carmela, Calandrini Nicola, Campione Susanna Donatella, Castelli Guido, Cosenza Giulia, De Carlo Luca, De Priamo Andrea, Della Porta Costanzo, Fallucchi Anna Maria, Farolfi Marta, Gelmetti Matteo, Guidi Antonio, Leonardi Elena, Liris Guido Quintino, Lisei Marco, Maffoni Gianpietro, Mancini Paola, Marcheschi Paolo, Matera Domenico, Melchiorre Filippo, Menia Roberto, Mennuni Lavinia, Mieli Ester, Nastri Gaetano, Nocco Vita Maria, Orsomarso Fausto, Pera Marcello, Petrenga Giovanna, Petrucci Simona, Pogliese Salvo, Rapani Ernesto, Rastrelli Sergio, Rosa Gianni, Russo Raoul, Salvitti Giorgio, Satta Giovanni, Scurria Marco, Sigismondi Etelwardo, Silvestroni Marco, Sisler Sandro, Spinelli Domenica, Terzi Di Sant'Agata Giuliomaria, Tubetti Francesca, Zaffini Francesco, Zullo Ignazio

Istituzione della festa nazionale del 17 marzo per la celebrazione della proclamazione dell'unità d'Italia (604)

(presentato in data 17/03/2023);

Presidente del Consiglio dei ministri

Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR

Ministro dell'economia e delle finanze

Conversione in legge del decreto-legge 17 marzo 2023, n. 25, recante disposizioni urgenti in materia di emissioni e circolazione di determinati strumenti finanziari in forma digitale e di semplificazione della sperimentazione FinTech (605)

(presentato in data 17/03/2023);

senatori Pucciarelli Stefania, Bergesio Giorgio Maria, Bizzotto Mara, Borghi Claudio, Cantu' Maria Cristina, Dreosto Marco, Paganella Andrea, Pirovano Daisy, Spelgatti Nicoletta, Stefani Erika, Testor Elena

Delega al Governo per la disciplina della normativa pensionistica del personale del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico (606)

(presentato in data 20/03/2023).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Gov. Meloni-I: Presidente del Consiglio dei ministri Meloni Giorgia, Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR Fitto Raffaele ed altri

Conversione in legge del decreto-legge 17 marzo 2023, n. 25, recante disposizioni urgenti in materia di emissioni e circolazione di determinati strumenti finanziari in forma digitale e di semplificazione della sperimentazione FinTech (605)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, Comitato per la legislazione

(assegnato in data 21/03/2023).

Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli


In data 21/03/2023 la 2ª Commissione permanente Giustizia ha presentato il testo degli articoli approvati in sede redigente dalla Commissione stessa, per il disegno di legge Dep. Meloni Giorgia "Disposizioni in materia di equo compenso delle prestazioni professionali" (495)

C.338 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.73, C.528, C.637)
con annesso il testo del disegno di legge Sen. Gelmini Mariastella "Disposizioni in materia di equo compenso delle prestazioni professionali" (182)

In data 21/03/2023 la 2ª Commissione permanente Giustizia ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge:
Sen. Bongiorno Giulia ed altri "Modifiche all'articolo 372 del codice di procedura penale in materia di avocazione delle indagini nonché all'articolo 127 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271" (377)
(presentato in data 28/11/2022)

Indagini conoscitive, annunzio

In data 16 marzo 2023 la 7ª Commissione permanente è stata autorizzata a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva su "Povertà educativa, abbandono e dispersione scolastica".

Camera dei deputati, trasmissione di documenti

Il Presidente della Camera dei deputati, con lettera in data 9 marzo 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 127, comma 2, del Regolamento della Camera dei deputati, il documento approvato dalla V Commissione (Bilancio, Tesoro e Programmazione) di quell'Assemblea nella seduta dell'8 marzo 2023 (Doc. XVIII, n. 2), concernente la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Banca centrale europea, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Comunicazione sugli orientamenti per una riforma del quadro di governance economica dell'UE COM(2022) 583 final).

Detto documento è depositato presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli Onorevoli senatori (Atto n. 115).

Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento

Il Ministro della cultura, con lettera del 16 marzo 2023, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, commi 9 e 10, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 - gli schemi di decreto ministeriale recanti:

- rimodulazione delle risorse del Fondo per la tutela del patrimonio culturale per gli anni 2019-2020, con riferimento alla regione Puglia (n. 33);

- rimodulazione delle risorse del Fondo per la tutela del patrimonio culturale per gli anni 2019-2020, con riferimento alla regione Toscana (n. 34);

- rimodulazione delle risorse del Fondo per la tutela del patrimonio culturale per gli anni 2021-2023, con riferimento alla regione Emilia-Romagna (n. 35);

- rimodulazione delle risorse del Fondo per la tutela del patrimonio culturale per gli anni 2021-2023, con riferimento alla regione Lazio (n. 36).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, gli schemi di decreto sono deferiti alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere su ciascuno di essi entro 20 giorni dall'assegnazione.

Governo, trasmissione di atti e documenti

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 16 marzo 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti la revoca dei seguenti incarichi:

- alla dottoressa Barbara Casagrande, la revoca di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

- al dottor Riccardo Rigillo, la revoca di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.

Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 16 marzo 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, la procedura di informazione, attivata presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, la tutela del consumatore e la normativa tecnica del Ministero delle imprese e del made in Italy, concernente la notifica 2023/0102/I relativa allo schema di regolamento recante "Decreto ministeriale concernente la modifica dell'allegato 6 Prodotti ad azione specifica, dell'allegato 7 Tolleranze, della Tabella 1 "Elenco dei fertilizzanti idonei all'uso in agricoltura biologica" nell'allegato 13 Registro dei fertilizzanti, al decreto legislativo 29 aprile 2010, n. 75 recante "Riordino e revisione della disciplina in materia di fertilizzanti, a norma dell'articolo 13 della legge 7 luglio 2009, n. 88".

La predetta documentazione è deferita alla 4a, alla 9a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 116).

Il Ministro della cultura, con lettera in data 16 marzo 2023, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, la relazione concernente gli interventi realizzati e avviati nell'ambito del piano strategico "Grandi progetti beni culturali", riferita all'anno 2022.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7a Commissione permanente (Doc. CXI, n. 1).

Il Ministro delle imprese e del made in Italy, con lettera in data 17 marzo 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 32, comma 7, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, la relazione sullo stato di attuazione delle misure per la nascita e lo sviluppo di imprese start-up innovative, aggiornata al 31 dicembre 2021.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 9a Commissione permanente (Doc. CCXIII, n. 1).

Con lettera in data 16 marzo 2023, il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 143, comma 10, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti:

- lo scioglimento del consiglio comunale di Mojo Alcantara (Messina);

- la proroga della durata della gestione commissariale del comune di Calatabiano (Catania).

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, è deferito alle sottoindicate Commissioni permanenti il seguente documento dell'Unione europea, trasmesso dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Piano d'azione dell'UE: proteggere e ripristinare gli ecosistemi marini per una pesca sostenibile e resiliente (COM(2023) 102 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente.

Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento

In data 16 marzo 2023 è pervenuta, ai sensi dell'articolo 13, comma 13-bis, della legge 27 luglio 2000, n. 212, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2022 dal Garante del contribuente della regione Lazio.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente (Atto n.117).

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento

La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la seguente sentenza, che è deferita, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia:

sentenza n. 45 del 6 febbraio 2023, depositata il successivo 17 marzo, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 630, terzo comma, del codice di procedura civile, nella parte in cui stabilisce che, contro l'ordinanza che dichiara l'estinzione del processo esecutivo ovvero rigetta la relativa eccezione, è ammesso reclamo al collegio con l'osservanza delle forme di cui all'articolo 178, commi quarto e quinto, del codice di procedura civile, senza prevedere che del collegio non possa far parte il giudice che ha emanato il provvedimento reclamato (Doc. VII, n. 21) - alla 1a e alla 2a Commissione permanente.

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 16 marzo 2023, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:

del Consorzio Interuniversitario CINECA, per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 61);

della Società per lo Sviluppo del Mercato dei Fondi Pensione per Azioni (MEFOP S.p.A.) per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XV, n. 62).

Regioni e province autonome, trasmissione di atti

Con lettere in data 16 marzo 2023, la Presidenza della Regione autonoma della Sardegna, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 2, comma 5, della legge regionale 7 ottobre 2005, n. 13, e successive modificazioni, ha comunicato:

- gli estremi del decreto del Presidente della Regione del 10 marzo 2023, n. 21, concernente lo scioglimento del Consiglio comunale di Tortolì e la nomina del dottor Francesco Cicero a Commissario straordinario per la gestione provvisoria del comune;

- gli estremi del decreto del Presidente della Regione del 10 marzo 2023, n. 22 lo scioglimento del Consiglio comunale di Villanova Truschedu e la nomina del dottor Paolo Puddu a Commissario straordinario per la gestione provvisoria del comune.

Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti

È pervenuto al Senato un voto della Regione Abruzzo concernente: "Superbonus 110% dopo il d.l. n. 11/2023 (Misure urgenti in materia di cessione dei crediti di cui all'articolo 121 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34), convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77.

Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (n. 4).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento

La Commissione europea ha trasmesso, in data 15 marzo 2023, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

la Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva (UE) 2015/413 intesa ad agevolare lo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni in materia di sicurezza stradale (COM(2023) 126 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 15 marzo 2023. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, all'8a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 2a e 4a.

Mozioni

BASSO, IRTO, FINA, PARRINI, ROJC, CAMUSSO, FURLAN, LORENZIN, RANDO, COTTARELLI, ZAMBITO, BORGHI Enrico, MELONI, LA MARCA, D'ELIA, DELRIO, GIACOBBE, MARTELLA - Il Senato,

premesso che:

secondo i dati della Commissione europea gli edifici sono responsabili a livello UE di circa il 40 per cento del consumo energetico e del 36 per cento delle emissioni dirette e indirette di gas a effetto serra legate al consumo di energia. I dati sono riferiti al complesso degli edifici che, secondo la relazione sullo Stato dell'Unione dell'energia del 2021, è per il 65 per cento ad uso residenziale. Il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti e l'acqua calda per uso domestico rappresentano l'80 per cento dell'energia consumata dalle famiglie. Il 35 per cento del parco immobiliare UE ha più di 50 anni e quasi il 75 per cento è inefficiente dal punto di vista energetico, mentre il tasso di ristrutturazione annua è di circa l'1 per cento;

il 15 dicembre 2021 la Commissione ha presentato una proposta di revisione della direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia, che rientra nelle iniziative del pacchetto "Fit for 55" per allineare la normativa dell'Unione in materia di clima ed energia all'obiettivo della riduzione delle emissioni nette di gas ad effetto serra di almeno il 55 per cento entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990), nella prospettiva del conseguimento della neutralità climatica entro il 2050;

tale revisione è strettamente collegata con le restanti iniziative del "Fit for 55", ovvero la revisione delle direttive sulla promozione dell'energia da fonti rinnovabili ("renewable energy directive", RED II) e sull'efficienza energetica ("energy efficiency directive", EED). In estrema sintesi, la proposta di revisione della Commissione mira a far sì che tutti gli edifici nuovi siano a emissioni zero entro il 2030 e gli edifici esistenti lo divengano entro il 2050. La proposta originaria è oggetto di negoziato a livello europeo. Il Consiglio del 25 ottobre 2022 ha raggiunto un orientamento generale sulla proposta della Commissione convenendo che per quanto riguarda i soli edifici nuovi, dal 2028, quelli di proprietà di enti pubblici dovrebbero essere a emissioni zero, e tutti gli altri edifici nuovi dal 2030;

si pone in evidenza e appare condivisibile la possibilità prevista per gli Stati membri di applicare delle eccezioni per alcuni edifici, tra cui gli edifici storici, i luoghi di culto e gli edifici utilizzati a scopi di difesa. Per gli edifici residenziali esistenti, gli Stati membri hanno convenuto di fissare norme minime di prestazione energetica sulla base di una traiettoria nazionale in linea con la progressiva ristrutturazione del loro parco immobiliare per renderlo a emissioni zero entro il 2050, come indicato nei loro piani nazionali di ristrutturazione edilizia;

come dichiarato in una lettera al "Il Sole-24ore" del 19 gennaio 2023, il ministro Pichetto Fratin, presente al Consiglio dello scorso 25 ottobre, ha quindi confermato che non è previsto alcun obbligo di ristrutturazione degli edifici esistenti al 2030, non sono previsti obblighi per i proprietari dato che la realizzazione degli obiettivi di ristrutturazione è in capo agli Stati membri, non si prevede alcuna limitazione della possibilità di vendere o affittare gli edifici non riqualificati. Il Ministro ha quindi ribadito che si tratta di una misura che consente ampi margini di elasticità, che declina un impegno già assunto dal nostro Paese, la neutralità carbonica al 2050, e che tiene conto delle peculiarità del nostro Paese indicando, per gli edifici esistenti, un percorso a tappe da qui ai prossimi 27 anni;

gli Stati membri hanno poi convenuto di fissare requisiti che garantiscano che tutti i nuovi edifici siano progettati per ottimizzare il loro potenziale di produzione di energia solare e hanno concordato prescrizioni finalizzate a mettere a disposizione infrastrutture per la mobilità sostenibile, tra cui punti di ricarica per automobili e biciclette elettriche all'interno o in prossimità degli edifici, cablaggio per infrastrutture future e parcheggi per biciclette. Hanno inoltre introdotto passaporti di ristrutturazione volontari per gli edifici. Gli Stati membri hanno convenuto di pubblicare piani nazionali di ristrutturazione edilizia contenenti una tabella di marcia con obiettivi nazionali per il 2030, il 2040 e il 2050 per quanto riguarda il tasso annuo di ristrutturazione energetica, il consumo di energia primaria e finale del parco immobiliare nazionale e le relative riduzioni delle emissioni operative di gas a effetto serra. I primi piani saranno pubblicati entro il 30 giugno 2026 e successivamente ogni 5 anni;

il Parlamento europeo, in data 13 marzo 2023, ha approvato la suddetta direttiva sull'efficientamento energetico. Per il conseguimento di tali più ambiziosi obiettivi di ristrutturazione del parco edilizio europeo gli Stati membri potranno prevedere incentivi finanziari di varia natura anche a valere sulle risorse disponibili stabilite a livello della UE, quali tra l'altro il fondo sociale per il clima, il dispositivo per la ripresa e la resilienza e i fondi della politica di coesione. Nella prospettiva della Commissione, gli investimenti nella riqualificazione energetica dovrebbero costituire anche un'opportunità per l'economia e in particolare per il settore edile, che rappresenta circa il 9 per cento del PIL europeo ed impiega 25 milioni di posti di lavoro, in circa 5 milioni di imprese, in prevalenza PMI;

per quanto attiene al nostro Paese, il CRESME, nel XXXIII rapporto congiunturale sul mercato edilizio, nel giudicare positivamente gli effetti dei bonus edilizi dal lato dell'impatto sull'economia, chiarisce che tra il 2020 e il 2022 essi hanno avuto un peso sul PIL pari al 13,9 per cento (il più alto in Europa) e che il solo superbonus ha contribuito con un 22 per cento in più alla crescita totale del PIL. Questo si è tradotto in 460.000 occupati in più nel 2022 rispetto al 2019;

il parco immobiliare italiano, come risulta dalla strategia nazionale per la riqualificazione energetica, è costituito per la maggior parte da edifici ad uso residenziale (12,42 milioni) aventi più di 45 anni (oltre il 65 per cento) e in prevalenza rientranti nelle classi energetiche F e G (rispettivamente il 25 e il 37,3 per cento degli immobili censiti dal sistema informativo sugli attestati di prestazione energetica nel periodo 2016-2019, sulla base delle elaborazioni dell'ENEA). Secondo l'ENEA un'avanzata riqualificazione del parco edilizio che non rientra in interventi di ristrutturazione integrale pone attualmente ancora non poche criticità, anche e soprattutto in quei contesti fortemente urbanizzati sottoposti a vincoli, anche dal punto di vista paesaggistico, storico e ambientale;

tuttavia il nostro Paese non è all'anno zero: per contrastare le difficoltà appena descritte, tra i meccanismi di incentivi implementati, il rapporto annuale efficienza energetica dell'ENEA richiama il superbonus. In particolare, si legge che al 30 settembre del 2022, il numero degli interventi incentivati raggiunge quota 307.191 e un ammontare di investimenti ammessi a detrazione di oltre 51 miliardi di euro (35,3 per lavori già terminati) Il risparmio energetico conseguito risulta pari a 9.410,5 gigawattora all'anno. Per quanto riguarda l'ecobonus, si legge sempre nel rapporto, nel 2021 si è assistito ad un notevole incremento degli interventi agevolati attraverso tale strumento, il cui numero risulta più che doppio rispetto al 2020, superando la soglia del milione (1,04 milioni di euro). Questo risultato spinge il numero di interventi effettuati dal 2014 a 3,7 milioni di euro. Dal 2007, anno di avvio della misura, il numero di interventi incentivati dall'ecobonus è di circa 5,5 milioni. In termini di investimenti, nel 2021 sono stati mobilitati circa 7,5 miliardi di euro. I risparmi energetici ottenuti grazie agli interventi effettuati nel 2021 ammontano ad un totale di 2.652 gigawattora all'anno (95 per cento in più rispetto al 1362,14 del 2020) portando a 11.152 gigawattora all'anno il contributo della misura dal 2014 e a circa 21.700 dall'avvio;

il centro studi CNI stima che negli ultimi due anni sono stati ristrutturati dal punto di vista energetico, attraverso il superbonus 110 per cento, 86 milioni di metri quadrati per 359.440 edifici già completati e ulteriori 122.000 edifici in fase di completamento per un totale di quasi 482.000 edifici che hanno effettuato il doppio salto di classe energetica;

i dati riportati finora indicano in maniera non discutibile che soprattutto a partire dal 2020, nella filiera dell'edilizia, sono stati prodotti notevoli effetti espansivi in termini di produzione di reddito e di occupazione, con effetti di innovazione, di riorganizzazione e di riqualificazione della filiera stessa e dei servizi di ingegneria e architettura, di riqualificazione del patrimonio edilizio residenziale e di risanamento anche interno delle abitazioni con un sensibile abbattimento dell'inquinamento indoor e dei relativi costi sociali, diretti e indiretti, e con l'acquisizione da parte dell'intero settore di un know how specifico per tutto quello che riguarda l'efficientamento energetico, la messa in sicurezza antisismica, la produzione di energia e calore in modalità ecosostenibile;

il superbonus e gli altri incentivi fiscali per la riqualificazione edilizia, antisismica ed energetica possono dunque rappresentare un utile modello di riferimento da considerare anche su scala più elevata per valutarne l'applicabilità, con i necessari adeguamenti, ad interventi più ampi di rigenerazione urbana, nella misura in cui forme di incentivazione possano rivelarsi utili a favorire un maggiore coinvolgimento di capitali privati nelle politiche di trasformazione urbana finalizzate alla transizione ecologica delle città e, in particolare, delle grandi aree metropolitane;

è evidente che il proseguimento degli interventi per l'efficientamento energetico e la messa in sicurezza antisismica del patrimonio immobiliare nazionale possono costituire, infine, una vera opportunità per il sistema Italia di migliorare le prestazioni energetiche degli immobili e di rinnovare un patrimonio immobiliare avente caratteristiche uniche al mondo attraverso un'ulteriore azione di politica industriale che favorisca lo sviluppo di materiali e processi innovativi, affidando ad ENEA il compito di effettuare direttamente ovvero di coordinare, a livello nazionale, lo studio e l'aggiornamento, in accordo con l'evoluzione tecnologica, delle tecniche e dei materiali utilizzati in particolare per quanto riguarda il processo di efficientamento energetico degli edifici e la ricerca di nuove soluzioni per installare il fotovoltaico anche nelle città storiche che ospitano gran parte del patrimonio immobiliare italiano, anche con l'introduzione, per un periodo di tempo in forma sperimentale, di strumenti di incentivazione, anche di natura non fiscale, che, in coerenza con la logica sottesa agli incentivi già vigenti, mirino a promuovere operazioni di rigenerazione urbana di gruppi di edifici, aree dismesse e lotti interclusi, con particolare riferimento agli interventi di sostituzione edilizia, garantendo un effetto moltiplicativo in termini di abbattimento dei consumi energetici e delle emissioni, maggiore sostenibilità urbana, ambientale e sociale e concorso agli obiettivi di contrasto alla crisi climatica;

il successo di questa misura è determinato principalmente dalla possibilità di cedere il credito, possibilità che ha reso accessibile a tutti la riqualificazione del proprio immobile;

anche alla luce del virtuoso percorso già avviato da circa un decennio, sono senz'altro condivisibili gli obiettivi generali della direttiva UE che mira a ridurre le emissioni di gas a effetto serra degli edifici, ad aumentare il tasso e la profondità delle ristrutturazioni edilizie, a migliorare le informazioni sul rendimento energetico degli edifici e a garantire che tutti gli edifici siano in linea con gli obiettivi climatici dell'Unione. Inoltre, la direttiva va nella direzione di una maggiore garanzia di sicurezza energetica e contribuirà a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e a diminuire la domanda di gas naturale;

avere edifici più efficienti significa anche rendere le famiglie e le imprese più resistenti agli shock dei prezzi dell'energia la cui volatilità potrà essere sensibilmente ridotta;

occorre però prestare particolare attenzione alla differente classificazione, a livello di singolo Stato dell'Unione, delle nuove classi energetiche (energy performance contract). Come evidenziato dalla BCE, stabilire criteri comuni per le classi migliori e peggiori per ogni Stato membro, senza armonizzare le definizioni e metodologie, rischia di ridurre la comparabilità tra gli Stati con riferimento ai possibili squilibri tra le banche europee;

appare inoltre fondamentale perseguire e continuare la riqualificazione energetica anche del patrimonio immobiliare pubblico, con particolare riferimento agli istituti scolastici, alle strutture sanitarie, ai tribunali e alle carceri, garantendo la continuità degli strumenti di finanziamento degli interventi, quali il conto termico, e prestando particolare attenzione alla riqualificazione degli edifici con le peggiori prestazioni energetiche. Occorre inoltre prevedere la proroga della misura del superbonus per gli edifici adibiti ad edilizia residenziale pubblica, che spesso coincidono con quelli abitati da famiglie in condizioni di povertà energetica,

impegna il Governo:

1) a confermare presso le competenti sedi europee l'impegno del Paese al raggiungimento degli obiettivi stabiliti a livello nazionale in vista dell'obiettivo della riduzione delle emissioni nette di gas ad effetto serra di almeno il 55 per cento entro il 2030 e della neutralità climatica nel 2050 e ad adottare, contestualmente, le opportune iniziative negoziali nelle competenti sedi europee volte a garantire che il testo finale della direttiva assicuri al nostro Paese la necessaria flessibilità, anche temporale, in fase di attuazione in ragione della peculiarità del patrimonio edilizio nazionale, e confermi la possibilità di escludere dall'ambito di applicazione della citata direttiva taluni edifici, quali gli edifici protetti, quelli di valore architettonico o storico, i luoghi di culto e attività di culto e gli edifici utilizzati a scopi di difesa e a prevedere una metodologia più armonizzata per la definizione delle nuove classi EPC, anche al fine di evitare impatti negativi sulle esposizioni immobiliari degli istituti di credito;

2) in vista dell'adozione della nuova direttiva, ad intervenire in sede di Unione europea affinché gli ambiziosi obiettivi di efficientamento energetico siano accompagnati da adeguati strumenti finanziari stanziati a livello europeo, un vero e proprio nuovo piano industriale green, affinché i costi degli interventi non ricadano sulle famiglie, in particolare modo sulle fasce economicamente più deboli, e sulle imprese;

3) a garantire la continuità, il rafforzamento e una maggiore efficacia degli strumenti di finanziamento degli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare pubblico del Paese, prestando particolare attenzione alla riqualificazione degli edifici con le peggiori prestazioni energetiche e prevedendo la proroga della misura del superbonus per gli edifici adibiti ad edilizia residenziale pubblica; a garantire la prosecuzione degli interventi di riqualificazione energetica finanziati dagli strumenti vigenti rimuovendo gli ostacoli che attualmente bloccano la circolazione dei crediti fiscali anche mediante l'eventuale coinvolgimento di CDP S.p.A.;

4) a valutare le azioni necessarie al raggiungimento dei nuovi obiettivi e la predisposizione del piano nazionale di ristrutturazione degli immobili anche attraverso il monitoraggio nel corso degli anni dei dati relativi al numero di immobili che hanno ottenuto un miglioramento della classe energetica, anche beneficiando delle detrazioni previste a tal fine, tra cui il superbonus, che presenta come requisito il conseguimento di due classi energetiche più elevate e all'esito dello svolgimento di indagini conoscitive da parte del Parlamento in materia;

5) a prevedere un riordino della legislazione vigente in materia di incentivi fiscali edilizi, anche mediante la stesura di un testo unico, che razionalizzi, stabilizzi, metta a sistema e preveda che tali strumenti siano commisurati in modo proporzionale agli interventi caratterizzati da maggiore efficacia dal punto di vista dell'efficientamento energetico, al fine di consentire un orizzonte temporale di lungo termine per gli investimenti di famiglie e imprese.

(1-00033)

Interrogazioni

ZAMPA - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

il 16 ottobre 2005 a Palazzo Nieddu, in Locri, fu ucciso il Vice-Presidente della Regione Calabria, Francesco Fortugno; la Corte d'Assise di Locri, con sentenza confermata in appello, condannava gli imputati Alessandro Marcianò, Giuseppe Marcianò, Salvatore Ritorto e Domenico Audino all'ergastolo, quali organizzatori ed esecutori materiali dell'omicidio;

nell'ottobre del 2012, la Suprema Corte di cassazione ha definitivamente confermato l'ergastolo inflitto dai giudici di merito, anche nei confronti di Giuseppe Marcianò per essere ritenuto il mandante, insieme al padre Alessandro Marcianò, dell'omicidio di Francesco Fortugno;

i rapporti di Alessandro e Giuseppe Marcianò con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata sono stati evidenziati anche in precedenti sentenze (passate in giudicato) emesse dall'autorità giudiziaria di Locri per reati in materia di armi, favoreggiamento della latitanza di un capo mafia, traffico di sostanze stupefacenti, nonché dalle sentenze del medesimo processo per omicidio dell'allora Vice-Presidente del Consiglio regionale della Calabria;

anche nel processo per l'omicidio di Francesco Fortugno è stato dimostrato che Giuseppe Marcianò poteva contare su una rete di conoscenti che avevano fornito alibi falsi allo scopo di sviare le indagini; Giuseppe Marcianò, dopo la condanna, è stato sottoposto al regime di detenzione speciale, di cui all'art. 41-bis dell'ordinamento penitenziario; dal 2013, tuttavia, il regime carcerario di Giuseppe Marciano è stato alleggerito con provvedimenti emessi dai tribunali di sorveglianza dei luoghi ove era detenuto;

nell'ultimo anno il difensore di Giuseppe Marcianò avrebbe presentato diverse istanze di differimento di pena in favore del suo assistito, motivate da ragioni di salute legate alla sclerosi multipla da cui il detenuto sarebbe affetto e dunque dalla necessità di verificare le condizioni di compatibilità tra la malattia e il regime di detenzione; analoga preoccupazione era stata espressa dal difensore di Marcianò con lettera alla Ministra pro tempore della Giustizia, di cui la stampa diede conto tra il 12 e il 14 luglio 2021;

considerato che:

non è noto se Giuseppe Marcianò sia tuttora detenuto nel carcere di Milano Opera, ovvero si trovi in regime di detenzione domiciliare con la possibilità di usufruire di qualche ora di libertà fuori dal luogo in cui è recluso;

tale circostanza, se confermata, sarebbe allarmante, anche alla luce della capacità del reo di ottenere favoritismi e collusioni nel campo sanitario, come dimostrano le accertate condotte di truffa ai danni di società assicuratrici mediante alterazione di certificazioni sanitarie; in assenza di adeguate prescrizioni, pertanto, sussisterebbe il rischio di una reviviscenza della pericolosità criminale di Marcianò;

considerato altresì che dalla legislazione e dalle linee guida regionali in materia, pubblicate nel Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia del 29 gennaio 2016, risulta che la Casa di reclusione di Milano Opera è dotata di presidi medico-sanitari, idonei a garantire adeguata assistenza sanitaria ai detenuti affetti da specifici stati patologici e, in particolare, di un Servizio medico multi-professionale integrato con sezione specializzata (SMMMPI), che garantisce assistenza sanitaria ai reclusi affetti da specifici stati patologici e che potrebbero essere dotati anche di personale per l'erogazione di trattamenti specialistici di medicina fisica e riabilitazione per l'erogazione di trattamenti post acuzie; di una struttura con Servizio medico multiprofessionale integrato con Sezioni dedicate e specializzate di Assistenza Intensiva - SAI (Servizi di Assistenza Intensificata, ex CD1- strutture intrapenitenziarie extraospedaliere per detenuti non autosufficienti o affetti da patologie croniche non assistibili in un istituto penitenziario ordinaria), che garantiscono assistenza medico/infermieristica diurna e notturna e assistenza specialistica di particolare rilievo,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, in particolare, quale sia il regime di detenzione o la misura alternativa cui è sottoposto Giuseppe Marcianò, nonché se, in caso di attuale applicazione di misura diversa dalla detenzione in carcere, siano state adottate tutte le necessarie cautele per evitare la reviviscenza della pericolosità criminale del condannato.

(3-00291)

MARTELLA - Al Ministro della cultura. - Premesso che:

l'amministrazione comunale di Marcon (Venezia) ha negato ufficialmente la proiezione del capolavoro cinematografico restaurato "Roma città aperta", in quanto l'iniziativa era stata promossa dall'associazione "bella Ciao", dall'ANPI e dallo SPI CGIL;

secondo l'ente locale, si legge testualmente nella nota inviata in risposta ai promotori in data 14 marzo 2023, il film "non è in linea con il programma culturale di mandato";

si tratta di una risposta grave rispetto ad un film che rappresenta un patrimonio incommensurabile per la cultura italiana;

risulta quanto mai grottesco strumentalizzare in tal modo un'opera culturale, confondendo in maniera grave la propria funzione istituzionale, come fatto dall'amministrazione comunale di Marcon, con il colore politico pro tempore della maggioranza,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, per verificare l'accaduto e stigmatizzare il comportamento grave assunto dall'amministrazione comunale di Marcon non consentendo la proiezione del capolavoro del regista Roberto Rossellini.

(3-00293)

PARRINI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

l'articolo 43 del decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36 ha istituito, presso il Ministero dell'economia e delle finanze, un "Fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime di crimini di guerra e contro l'umanità per la lesione di diritti inviolabili della persona, compiuti sul territorio italiano o comunque in danno di cittadini italiani dalle forze del Terzo Reich nel periodo tra il 1° settembre 1939 e l'8 maggio 1945", prevedendo che a valere su di esso si faccia fronte ai risarcimenti spettanti a coloro, che vantino un titolo costituito da sentenza passata in giudicato, a seguito di azioni giudiziarie avviate alla data di entrata in vigore del medesimo decreto, ovvero entro il termine del 27 ottobre 2022, di cui al comma 6 del medesimo articolo;

tale ultimo termine è stato ulteriormente prorogato per effetto dell'articolo 8, comma 11-ter del decreto-legge 29 dicembre 2022, n. 198, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2023, n. 14; tale disposizione prevede che i termini, a pena di decadenza, dell'articolo 43 del decreto-legge n. 36 del 2022 sono prorogati sino alla scadenza di quattro mesi decorrenti dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge n. 196 del 2022 e, dunque, fino al 25 giugno 2023;

allo stesso tempo, l'articolo 43 prevede, al comma 3, che le sentenze aventi ad oggetto l'accertamento e la liquidazione dei danni, di cui al comma 1 del medesimo articolo, pur se rese nei procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore del decreto, acquistino immediatamente efficacia esecutiva in deroga all'articolo 282 del codice di procedura civile e che le procedure esecutive già avviate basate sui titoli aventi ad oggetto la liquidazione dei danni di cui al comma 1 o derivanti da sentenze straniere recanti la condanna della Germania per il risarcimento di danni provocati dalle forze del Terzo Reich nel periodo tra il 1° settembre 1939 e l'8 maggio 1945, non possono essere iniziate o proseguite e i giudizi di esecuzione eventualmente intrapresi sono estinti;

infine, il comma 4 del richiamato articolo 43 prevede che la procedura di accesso al Fondo, le modalità di erogazione delle somme dovute e le ulteriori disposizioni necessarie per l'attuazione della disposizione siano stabilite con decreto del ministro dell'Economia e delle Finanze, da adottarsi di concerto con il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale entro centottanta giorni dall'entrata in vigore del decreto-legge; tale termine è scaduto il 27 ottobre 2022 senza che il decreto sia stato adottato;

considerato che:

per effetto del combinato operare delle richiamate disposizioni, pertanto, la platea dei soggetti che hanno diritto ad accedere al ristoro garantito dal Fondo non risulta composta solo da coloro che fossero parte di un procedimento pendente ovvero che abbiano intrapreso o intraprendano azione risarcitoria entro il termine previsto dal comma 6 dell'articolo 43, come prorogato per effetto dell'articolo 8, comma 11-ter del decreto-legge n. 196 del 2022; ma anche da coloro che, alla data di entrata in vigore del decreto-legge vantassero un titolo risarcitorio, in relazione al quale non è più possibile esercitare l'ordinaria azione esecutiva;

pertanto, la mancata adozione del decreto attuativo previsto dal comma 4, sebbene si sia ancora nelle more della scadenza del termine di cui all'articolo 43, comma 6, pregiudica il diritto di accesso al Fondo di coloro che già vantassero un titolo esecutivo alla data di entrata in vigore del decreto-legge e di coloro che, a partire da tale data, detto titolo abbiano ottenuto;

considerato altresì che:

con ordinanza del 1° dicembre 2022, n. 154, la IV sezione civile del Tribunale di Roma ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 43, comma 3 del decreto-legge n. 36 del 2022, nella parte in cui dispone l'estinzione delle procedure esecutive ordinarie già avviate sulla base di titoli passati in giudicato;

la sollecita attuazione della disposizione in esame, mediante la tempestiva adozione del decreto ministeriale di cui al comma 4, consentirebbe di attenuare la controversia sulla legittimità costituzionale della norma, permettendo a chi abbia titolo al risarcimento di ottenere soddisfazione a valere sul Fondo, così perdendo interesse alla coltivata azione esecutiva,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia avviato il procedimento di adozione del decreto previsto dal comma 4 dell'articolo 43 del decreto-legge n. 36 del 2022 e, in caso di risposta affermativa, quali siano i tempi previsti per la sua entrata in vigore.

(3-00294)

PARRINI, MALPEZZI, CAMUSSO, FURLAN, FINA, ZAMPA, ZAMBITO, RANDO, VERDUCCI, BASSO, ROSSOMANDO, D'ELIA, ALFIERI, BAZOLI, LA MARCA, BORGHI Enrico, MARTELLA, ROJC, GIACOBBE, IRTO, MANCA, VALENTE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

la Giunta del Comune di Grosseto, in data 30 gennaio 2023, ha avviato il procedimento finalizzato a una revisione della toponomastica cittadina, consistente nel cambio di denominazione di due strade trasverse di via della Pacificazione nazionale, da intitolare rispettivamente a Enrico Berlinguer e Giorgio Almirante;

tale decisione ha suscitato un acceso dibattito in seno alla comunità cittadina; innanzitutto, perché la decisione della Giunta, al riparo di un intento asseritamente pacificatorio, accomuna due figure profondamente diverse tra loro e che un assai diverso ruolo hanno svolto nelle vicende che hanno condotto alla fondazione della Repubblica e all'approvazione della Costituzione;

da un lato Enrico Berlinguer, che lottò per il ritorno alla democrazia e, nel corso di tutta la sua attività politica e fino alla morte, non ha mai risparmiato le sue energie per contribuire alla difesa della Costituzione, alla sua piena attuazione e al consolidamento della democrazia nel nostro Paese;

dall'altro, Giorgio Almirante che, da tutt'altra posizione, è stato dapprima coinvolto negli ultimi tragici anni di azione del regime fascista, ricoprendo addirittura il ruolo di segretario di redazione della rivista "La difesa della razza" dal 1938 al 1942 e firmando articoli dal tenore inequivocabilmente razzista tra cui quello, tristemente noto, del 5 maggio 1942 nel quale, tra l'altro, scrisse che: "Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza";

successivamente, ha svolto un ruolo di primo piano nella Repubblica sociale italiana, sia nella Guardia nazionale repubblicana sia come capo di gabinetto del Ministro della cultura popolare Fernando Mezzasoma; in tale qualità, tra l'altro, firmò un manifesto, affisso nella primavera 1944 in molti comuni toscani, nel quale si minacciava l'applicazione della pena di morte per tutti coloro che, tra i soldati ritenuti renitenti e disertori dopo l'8 settembre 1943 e tra i partigiani, rifiutassero di consegnarsi alle truppe nazifasciste entro il 25 maggio 1944; proprio nel clima generale prodotto anche da tale manifesto, avvennero anche nel grossetano, tra la primavera e l'estate 1944, sanguinose stragi di civili, tra cui quella della Niccioleta;

dopo l'avvento della Repubblica, sia prima che durante la propria attività quale segretario del Movimento sociale italiano, Giorgio Almirante ha sempre ribadito la linea politica del partito cui apparteneva, racchiusa nel motto "Non rinnegare, non restaurare", dunque rifiutando di assumere qualsivoglia posizione critica nei confronti del regime fascista;

proprio per questo, la comunità grossetana ha reagito con sdegno e in modo trasversale alla decisione della Giunta comunale in un dibattito che, nelle ultime settimane, ha visto coinvolti associazioni, esponenti della società civile, ex amministratori e semplici cittadine e cittadini;

in particolare, il comitato provinciale "Norma Parenti" dell'ANPI e le sezioni dell'ANPI di Grosseto "Carla Nespolo" ed "Elvio Palazzoli" hanno sottolineato che "Giorgio Almirante è stato un fascista al servizio dei nazisti che occuparono l'Italia, un ferale connubio che ha causato tanti lutti anche nella nostra provincia", invocando il ricordo e il rispetto delle vittime delle stragi nazifasciste avvenute anche nel grossetano;

come riportato da "Il Tirreno" in data 17 marzo 2023, anche l'ex sindaco di Grosseto, Alessandro Antichi, che fu a capo di una Giunta di centrodestra, ha dichiarato la propria contrarietà all'intitolazione;

considerato che l'intitolazione di una via a Giorgio Almirante non ha nulla a che vedere con un intento di pacificazione ma anzi, soprattutto a Grosseto e nel grossetano, implica la riapertura, innecessaria e grave, di ferite che affondano nella memoria dei tragici fatti della primavera 1944, cui Almirante non fu estraneo; d'altra parte, la pacificazione nazionale è avvenuta il 25 aprile 1945 con la liberazione dell'Italia dal nazifascismo e, successivamente, con l'approvazione della Costituzione repubblicana che nuovamente riunito la comunità nazionale attorno ai valori della libertà, dell'eguaglianza e della democrazia;

considerato altresì che:

ai sensi dell'articolo 1 della legge 23 giugno 1927, n. 1188, "Nessuna denominazione può essere attribuita a nuove strade e piazze pubbliche senza l'autorizzazione del prefetto";

secondo quanto riportato in data 16 marzo 2023 dai locali organi di stampa, tale autorizzazione non sarebbe ancora pervenuta in quanto, più in generale, la Giunta comunale non avrebbe nemmeno inoltrato l'apposita istanza, allegando alla medesima la relativa delibera di Giunta e la planimetria dell'area interessata;

esiste ancora un margine per fare in modo che, grazie a un'assunzione di responsabilità da parte del prefetto, sia risparmiata a Grosseto l'onta di una così grave offesa alla memoria,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intenda porre in atto, anche attraverso le opportune interlocuzioni con la locale Prefettura, per evitare che si dia seguito alla decisione della Giunta comunale di Grosseto.

(3-00295)

ZANETTIN - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

il quotidiano "Il Rifomista" del 18 marzo 2023 ha pubblicato un video che è stato prodotto nel giudizio penale dalla difesa di Salvatore Lubrano, imputato insieme a Roberto Fiore, per l'assalto alla sede della CGIL del 9 ottobre 2021;

nel video viene posto in evidenza il comportamento di un soggetto rimasto ignoto, perché non identificato dalle forze dell'ordine, e chiamato dalla polizia scientifica W1;

il video mostra che il soggetto, uno dei pochi manifestanti che indossava una mascherina, si muove con sicurezza, si introduce nei locali da una finestra e apre dall'interno il portone della sede della CGIL, dopo aver spostato le transenne poste al suo interno;

in seguito il soggetto ignoto si allontana tranquillamente, senza essere identificato;

secondo il giornale potrebbe essere un agente in borghese delle forze dell'ordine, o addirittura dei servizi segreti;

se così fosse dovrebbe essere spiegato a che titolo e con quali disposizioni di servizio il soggetto ignoto abbia agito,

si chiede di sapere se il soggetto ignoto, chiamato nel rapporto della polizia scientifica W1, appartenga alle forze dell'ordine o a qualche altro organo dello Stato.

(3-00296)

D'ELIA, NICITA, MALPEZZI, ZAMBITO, BASSO, LORENZIN, IRTO, CAMUSSO, GIORGIS, FURLAN, FINA, ROJC, MARTELLA, VALENTE, ROSSOMANDO, ZAMPA, ALFIERI, MISIANI, LOSACCO, COTTARELLI, VERDUCCI, LA MARCA, RANDO, MANCA, BOCCIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, delle infrastrutture e dei trasporti, del lavoro e delle politiche sociali e per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. - Premesso che:

il piano nazionale di ripresa e resilienza, oltre alla finalità di sostenere la ripresa e realizzare una piena transizione ecologica e digitale, ha quale obiettivo il recupero dei ritardi che penalizzano storicamente il Paese attraverso la definizione di tre priorità trasversali, vale a dire donne, giovani e differenze territoriali e prevede l'impegno ad assicurare che l'intero meccanismo di recovery possa determinare un impatto significativo e prevedibile sulla crescita dell'occupazione femminile e giovanile;

il PNRR prevede esplicitamente, a pagina 36, l'introduzione di disposizioni dirette a condizionare l'esecuzione dei progetti all'assunzione di giovani e donne anticipando che "con specifici interventi normativi, sarà previsto l'inserimento nei bandi gara, tenuto anche conto della tipologia di intervento, di specifiche clausole con cui saranno indicati, come requisiti necessari e, in aggiunta, premiali dell'offerta, criteri orientati verso tali obiettivi". Il dispositivo di condizionalità prevede, in sintesi, un vincolo per gli operatori economici aggiudicatari di bandi di fondi PNRR e del piano nazionale degli investimenti complementari (PNC) che impone di destinare ai giovani under 36 e alle donne senza limiti di età almeno il 30 per cento dell'occupazione aggiuntiva creata in esecuzione del contratto per le attività essenziali connesse;

in attuazione di tali obiettivi, l'articolo 47 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, al comma 4 stabilisce che le stazioni appaltanti sono tenute a prevedere nei bandi di gara, negli avvisi e negli inviti, come requisiti necessari e come ulteriori requisiti premiali dell'offerta, criteri orientati a promuovere l'imprenditoria giovanile, la parità di genere e l'assunzione di giovani, fino ai 36 anni, e donne, prevedendo altresì nei successivi commi misure premiali in favore degli operatori che adempiono a tale previsione ovvero l'applicazione di penali in caso di inadempienza;

al comma 8, prevede che con linee guida del Presidente del Consiglio dei ministri ovvero dei Ministri o delle autorità delegati per le pari opportunità e della famiglia e per le politiche giovanili e il servizio civile universale, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro per le disabilità, siano definiti le modalità e i criteri applicativi delle misure previste per le pari opportunità e l'inclusione lavorativa nei contratti pubblici relativi al PNRR e al PNC, nonché indicate le misure premiali e predisposti i modelli di clausole da inserire nei bandi di gara differenziati per settore, tipologia e natura del contratto o del progetto;

le stazioni appaltanti, in relazione ai progetti del PNRR, hanno già predisposto numerosi bandi di gara, avvisi ed inviti, nei quali non sono stati previsti, di fatto, i requisiti premiali previsti dal citato articolo 47, orientati a promuovere l'imprenditoria giovanile, la parità di genere e l'assunzione di giovani. A quanto si apprende da un recente articolo pubblicato dal quotidiano "la Repubblica", che cita dati ANAC non ancora pubblicati, circa il 70 per cento degli oltre 48.000 affidamenti registrati da luglio a oggi prevedono una deroga totale alle clausole di condizionalità, previste dal PNRR, che impongono di destinare ai giovani di età inferiore ai 36 anni e alle donne almeno il 30 per cento delle assunzioni necessarie a realizzare l'affidamento, mentre 1.343 affidamenti hanno usufruito di una deroga parziale delle suddette clausole. Su tali attendibili dati dell'ANAC, risulta inoltre una grave mancanza di trasparenza da parte dei portali ufficiali sul monitoraggio dell'attuazione del PNRR, a partire dalla piattaforma governativa "Italia domani";

le linee guida di cui all'articolo 47, comma 8, non risultano ancora adottate, di fatto confermando l'orientamento del Governo alla deroga permanente all'applicazione della clausola di condizionalità per infondati timori e presunti rischi di complicazione delle procedure o incremento dei costi dei progetti;

ad aggravare la situazione si rammenta, altresì, il contenuto del codice dei contratti pubblici predisposto dal Governo, la cui pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dovrà avvenire entro il 31 marzo 2023. In tale importante riforma legata al PNRR è emersa, durante l'esame dello schema di decreto legislativo nelle Commissioni parlamentari, la mancata inclusione della parità di genere tra i principi generali del codice, atteggiamento confermato anche nel resto del provvedimento. La parità di genere è stata inserita nello schema soltanto nell'allegato II.3, nell'ambito dei soggetti con disabilità o svantaggiati. Si tratta di un preoccupante arretramento rispetto alla previgente normativa, confermato dal fatto che le disposizioni relative alla certificazione della parità di genere di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198 (codice delle pari opportunità tra uomo e donna), sono stati traslati dalla normativa di rango primario agli allegati al nuovo codice, ragion per cui non vi è alcuna garanzia che la questione possa trovare adeguata copertura nei regolamenti da emanare successivamente,

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti si intenda adottare al fine di salvaguardare il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei divari di genere e generazionali esplicitamente previsti dal PNRR, anche al fine di evitare il rischio di una sospensione o di una riduzione degli importi delle rate semestrali da parte della Commissione europea;

quali iniziative si intenda adottare per dare piena ed immediata attuazione ai contenuti dell'articolo 47 del decreto-legge n. 77 del 2021, e affinché le stazioni appaltanti prevedano nei bandi di gara, negli avvisi e negli inviti, come requisiti necessari e come ulteriori requisiti premiali dell'offerta, criteri orientati a promuovere l'imprenditoria giovanile, la parità di genere e l'assunzione di giovani;

se si intenda, altresì, chiarire la tempistica prevista per l'adozione delle linee guida di cui all'articolo 47, comma 8, del decreto-legge n. 77 del 2021;

se si intenda operare affinché sia rapidamente garantita la massima trasparenza sui dati relativi all'attuazione del PNRR, in particolare relativamente al raggiungimento degli obiettivi previsti dalle priorità trasversali;

se si intenda prevedere interventi finalizzati a garantire l'inserimento della parità di genere tra i principi e nell'articolato del nuovo codice dei contratti pubblici, non solo come condizionalità ma come premialità, evitando un preoccupante ed inopportuno arretramento rispetto alla previgente normativa.

(3-00297)

BORGHI Enrico - Ai Ministri dell'ambiente e della sicurezza energetica, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

con la deliberazione della Giunta del Comune di Novara 31 gennaio 2023, n. 51, è stato adottato il Piano strategico di sviluppo industriale presentato dalle società CIM S.p.A. e Develog 4 S.r.l., che si fonda su un protocollo di intesa sottoscritto dalle due società in data 6 settembre 2021, finalizzato allo sviluppo di un Polo di interscambio integrato di rango superiore per le aree CIM "Ambiti T3a e T3b";

il Piano regolatore generale comunale ha classificato la generalità delle aree T3, site nella frazione di Pernate, come aree CIM per destinarle alla realizzazione delle attrezzature, infrastrutture e servizi per l'intermodalità tra il trasporto su gomma ed il trasporto su ferro;

considerato che:

la superficie territoriale dell'ambito T3b è riconosciuta dal Piano paesistico regionale come area di rilevante interesse agronomico ed è pari a 801.531,80 metri quadri, con una superficie fondiaria di 479.256,90 metri quadri;

in tale ambito sono previsti 4 capannoni con tredici lotti destinati ad attività per la logistica, con 160 baie di carico, 242.223 metri quadri di superficie coperta e la impermeabilizzazione di una porzione di superficie altrettanto consistente da destinare a viabilità, parcheggi e spazi di manovra dei mezzi;

tenuto conto che:

la realizzazione del progetto del Polo di interscambio ha incontrato la ferma opposizione dei comitati dei residenti, in quanto esso comporterebbe un impatto notevole dal punto di vista paesaggistico e ambientale, con ricadute negative sull'attività agricola e sulla salute della popolazione, per di più senza alcuna garanzia che il progetto comporti la creazione di posti di lavoro di qualità e a tempo indeterminato per i residenti;

l'aspetto più critico del progetto è la possibilità di realizzare una cementificazione dei terreni collocati tra la zona abitata e le infrastrutture, quali la linea ferroviaria dell'Alta velocità, la tangenziale e il casello autostradale, impedendo la realizzazione di un cuscinetto verde che possa proteggere Pernate dalle possibili esondazioni del torrente Terdoppio, grazie alla permeabilità del suolo fertile, e dalle polveri sottili emesse dal traffico autostradale,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo, per quanto di competenza, ritengano che il progetto di cui in premessa sia conforme alla normativa vigente a livello nazionale in materia di impatto ambientale, consumo di suolo, e tutela della produzione agricola;

quali iniziative intendano adottare, nell'ambito delle proprie competenze, per garantire il rispetto di tali norme al fine di tutelare il territorio, il benessere, la salute e l'incolumità dei cittadini residenti a Novara, nella frazione di Pernate.

(3-00298)

MARTELLA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:

è in corso in questi giorni la protesta dei lavoratori dell'impianto Geodis di Arquà Polesine (Rovigo), all'interno del quale sono movimentate le merci di Amazon, a seguito di comunicazioni, ancora non ufficializzate, rese ai lavoratori di un prossimo disimpegno da parte della società entro il prossimo 31 luglio 2023;

Geodis è attivo come operatore logistico nel sito rodigino da circa 15 anni, gestendo l'attività di logistica per conto di diverse aziende italiane;

sette anni fa Geodis ha stipulato con Amazon un contratto di appalto in esclusiva per il cantiere di Villamarzana, affidato in subappalto ad una società cooperativa la quale si avvaleva di un'agenzia interinale per il reclutamento del personale;

dal punto di vista occupazionale il sito ha avuto momenti di grande crescita, fino ad avere 350 dipendenti, con forme contrattuali diverse nonostante le proteste delle organizzazioni sindacali;

nel dicembre 2022 la Procura della Repubblica di Milano ha contestato l'intermediazione di manodopera in capo a Geodis e di conseguenza anche l'insostenibilità economica degli appalti poiché le tariffe riconosciute dalle società non erano congrue, come accade purtroppo frequentemente in molti appalti della logistica;

oggi in pianta organica risultano 130 lavoratori a tempo indeterminato, privi però delle tutele necessarie, anche sotto il profilo economico;

le organizzazioni sindacali, unitariamente, da mesi chiedono l'apertura di un tavolo di confronto per valutare anche il possibile accesso ad ammortizzatori sociali per scongiurare riduzioni del personale;

la scelta unilaterale di procedere alla chiusura entro la fine di luglio sorprende e preoccupa fortemente i lavoratori che ne sono venuti a conoscenza per vie traverse, senza che sia stata avviata una ricerca di soluzioni alternative nonostante la dinamicità del settore,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato e quali iniziative intendano adottare al fine di salvaguardare gli attuali livelli occupazionali del sito di Geodis di Arquà Polesine e se non ritengano opportuno e doveroso, a tale scopo, promuovere in tempi rapidi l'apertura di un tavolo di confronto tra le parti per la ricerca di soluzioni alternative.

(3-00299)

DURNWALDER - Ai Ministri dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:

il decreto 19 ottobre 2022 del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, recante "Intervento a sostegno della riduzione dei maggiori costi energetici sostenuti dalle imprese florovivaistiche" ha definito criteri e modalità di utilizzo delle risorse indirizzate alle imprese florovivaistiche per compensare parte dell'incremento dei costi energetici sostenuti nel periodo 1° marzo 2022 - 31 agosto 2022 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente;

l'articolo 3 del decreto citato prevede che siano destinati alle imprese florovivaistiche risorse per un ammontare pari a 25 milioni di euro a valere sul "Fondo per lo sviluppo e il sostegno delle filiere agricole, della pesca e dell'acquacoltura", di provenienza dall'esercizio 2021;

successivamente alla pubblicazione del decreto, AGEA ha diramato le istruzioni operative n. 118/2022, secondo cui le richieste dovranno essere presentate, tramite il portale SIAN, a partire dal 25 gennaio e non oltre il 20 marzo (termine prorogato successivamente), e a gennaio 2023, ha pubblicato il manuale utente;

a fine anno, e, quindi, nello stesso periodo, il CONAI (Consorzio nazionale imballaggi) ha deciso, con delibera del 14 dicembre 2022, di indicare la dimensione dello spessore come parametro tecnico strutturale finalizzato ad individuare quale tipologia di vaso deve essere considerata imballaggio e quindi soggetta al contributo ambientale CONAI (CAC), specificando che saranno considerati imballaggi i vasi di spessore inferiore a 0,8 mm;

la scelta di tale parametro rischia di penalizzare le buone pratiche di sostenibilità e di economia circolare, dato che si focalizza su tipologie di vasi in cui la ricerca e l'innovazione sono maggiormente attive per impiegare sempre meno materiale plastico e per assottigliare gli spessori a parità di prestazioni;

questa decisione è stata presa nonostante le proteste delle rappresentanze delle aziende florovivaistiche; in particolare, Confagricoltura ha da sempre sostenuto che i vasi non rientrano nella definizione di imballaggio non essendo esclusivamente orientati al "trasporto" e alla "commercializzazione" dei prodotti (come prevede la definizione comunitaria di imballaggio), ma piuttosto rappresentano elementi imprescindibili per lo sviluppo e la crescita delle piante e come tali debbono essere considerati "mezzi di produzione" esentati dal CAC;

considerato che:

per molte aziende florovivaistiche il solo incremento imposto da questa decisione del CONAI potrebbe aggirarsi anche a diverse decine di migliaia di euro annui; in totale, il maggior costo per il settore potrebbe arrivare anche ai 10 milioni di euro annui;

non risulta chiaro, in base a quale riferimento normativo il CONAI abbia potuto legiferare su un tema così delicato. È vero, infatti, che in base alla normativa vigente (art. 221 del decreto legislativo n. 152 del 2006), le aziende produttrici ed utilizzatrici sono responsabili della corretta ed efficace gestione ambientale degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio generati dal consumo dei propri prodotti e per questo partecipano al Consorzio nazionale imballaggi (CONAI), che regolamenta i contributi e le modalità di partecipazione tra i consorziati. Il quadro descritto, però, non determina né assegna al Consorzio un potere legislativo tale da definire ciò che è imballaggio da ciò che non lo è, peraltro in contrasto con le disposizioni comunitarie che definiscono con il termine imballaggio quello legato alle fasi di trasporto e di vendita e non rivolto alle fasi di produzione interne all'azienda,

si chiede di sapere:

se sia legittima la delibera CONAI citata in premessa e quali iniziative urgenti si intendano adottare per evitare che la decisione del CONAI neutralizzi in buona parte l'intervento del Ministero dell'agricoltura a favore delle aziende florovivaistiche italiane;

quali siano le prospettive di crescita del settore sul mercato internazionale, dove i competitor non sono soggetti al pagamento per i mezzi di produzione.

(3-00300)

NAVE, LICHERI Ettore Antonio, PIRRO, MAZZELLA, MAIORINO, DI GIROLAMO, PIRONDINI, LOPREIATO, BILOTTI, GUIDOLIN, BEVILACQUA, DAMANTE, LICHERI Sabrina, FLORIDIA Barbara - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

dal 28 febbraio 1998 Poste italiane è stata trasformata da ente pubblico economico in società per azioni, con la conseguenza che i dipendenti da quella data sono transitati da un regime di natura pubblica a uno di natura privata, senza soluzione di continuità;

nonostante tale mutamento del rapporto di lavoro, il trattamento di quiescenza (indennità di buonuscita per i dipendenti pubblici) non è stato liquidato ai lavoratori in servizio a quella data e neppure inglobato nel nuovo TFR (previsto per i dipendenti con contratto di tipo privato) in maturazione, ma è stato invece "cristallizzato", cessando quindi ogni forma di rivalutazione economica e monetaria;

tra i lavoratori transitati dal "pubblico" al "privato", questo trattamento è stato riservato solo ed esclusivamente ai dipendenti di Poste. Non è stato così, ad esempio, per i ferrovieri, che pure dal punto di vista giuridico sono stati oggetto della medesima trasformazione del rapporto di impiego;

a tutti i dipendenti pubblici e privati non risulta sia mai stata negata la rivalutazione monetaria, essendo questa riconosciuta per legge;

in tal modo, i dipendenti di Poste sono stati discriminati, e continuano ad esserlo, nei confronti di tutti gli altri lavoratori dipendenti italiani, siano essi pubblici che privati, cessati e non;

considerato che:

nel corso del tempo, e soprattutto negli ultimi anni, sono state presentate numerose interrogazioni parlamentari, sia da rappresentanti della maggioranza che dell'opposizione, reiterate ad ogni cambio di Ministro, evidenziando la trasversalità dell'interesse e la bontà delle rivendicazioni dei dipendenti di Poste;

le risposte pervenute di volta in volta hanno sempre riconosciuto l'ingiusta discriminazione perpetrata ai danni dei dipendenti di Poste, adducendo l'impossibilità di riconoscere quanto loro dovuto solo ed esclusivamente per le difficoltà di reperimento dei fondi necessari per la relativa copertura finanziaria;

le risoluzioni 7-00707 (poi 8-00153) del 24 gennaio 2006 (XIV Legislatura, Commissioni Lavoro e Trasporti della Camera) e 8-00208 del 6 novembre 2012 (XVI Legislatura, Commissione Lavoro della Camera) impegnavano il Governo a trovare una soluzione al riguardo. In particolare, la seconda impegnava il Governo Monti ad adottare entro il 31 gennaio 2013 «iniziative, anche di carattere normativo che consentano un costante aggiornamento dell'indennità di buonuscita»; impegni che, ad oggi, sono stati, purtroppo, sempre totalmente disattesi;

il 18 maggio 2017 presso la XI Commissione (Lavoro) alla Camera, il sottosegretario Biondelli rispondeva all'interrogazione 5-11009 del 30 marzo 2017 comunicando che, a quella data, i lavoratori cessati ai quali era stata liquidata la buonuscita congelata, erano 142.847, mentre gli attivi erano 76.754; l'ammontare complessivo della rivalutazione monetaria e degli interessi eventualmente riconoscibili a tutti i soggetti interessati, sia cessati che ancora in servizio, è pari a 907.261.000 euro; l'ammontare complessivo delle indennità di buonuscita che dovranno essere liquidate nel corso dei prossimi anni (e, in particolare, per il periodo dal 2017 al 2040) è pari a 939.972.000 euro;

considerato, inoltre, che:

nella risposta all'interrogazione citata, il Governo aveva ancora una volta ribadito che occorreva far presente che i vincoli posti dal quadro finanziario di riferimento non avevano sinora consentito al Governo di introdurre modifiche all'attuale disciplina in materia di buonuscita, sì da dare attuazione all'impegno;

l'onerosità dipende anche dal protrarsi nel tempo di questa situazione anomala per la quale è necessaria un'adeguata azione risolutiva,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno e urgente intervenire con tutte le misure necessarie, affinché venga rivalutata l'indennità di buonuscita sia dei lavoratori cessati di Poste Italiane S.p.A., sia di quelli che sono tuttora in servizio;

se non ritenga opportuno valutare l'opportunità di istituire un apposito fondo, anche da finanziare annualmente, con un minimo stabilito e un massimo da considerare in funzione dei fondi di copertura disponibili.

(3-00301)

NAVE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

il Comune di Sant'Antimo (Napoli) registra da anni la presenza di una consolidata ramificazione della criminalità organizzata che dimostra di aver accresciuto il suo potere di condizionamento sul territorio, attuando un'azione di coinvolgimento collusivo per condizionare settori e soggetti della vita pubblica e sociale;

nel contesto locale sono attivi i clan Ranucci, Puca e Verde che con la loro influenza e il loro potere economico sono riusciti ad esercitare un condizionamento sul potere politico, attraverso l'inserimento nelle istituzioni di esponenti collegati all'organizzazione;

l'8 marzo 2023 a Sant'Antimo, un giovane di 26 anni, Antonio Bortone, è stato ucciso, mentre un secondo di anni 29, M.D'I., ritenuto gestore di una piazza di spaccio, è rimasto ferito. Per gli inquirenti Bortone era vicino al clan Verde di Sant'Antimo. Il fratello C. fu arrestato nel 2020 nell'operazione denominata "Antemio", che svelò l'intreccio tra clan e politica e che il 9 giugno 2020 comportò l'emissione di 59 ordinanze di misure cautelari;

le indagini dell'operazione "Antemio", alla loro conclusione, vedono tuttora sottoposti a processo vari soggetti, tra componenti dei clan, esponenti della politica locale come ex consiglieri e i noti imprenditori Aniello, Raffaele e Antimo Cesaro, fratelli dell'ex senatore Luigi, anch'egli attualmente sottoposto a misura cautelare, a vario titolo ritenuti gravemente indiziati dei reati di associazione mafiosa e concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione elettorale, tentato omicidio, porto e detenzione di armi da fuoco e di esplosivo, danneggiamento, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, minaccia, turbata libertà degli incanti, corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, favoreggiamento personale e rivelazione di segreti d'ufficio al fine di agevolare le attività dei clan camorristici Puca, Verde e Ranucci operanti nel comune di Sant'Antimo e limitrofi;

nella medesima inchiesta è stato altresì accertato il condizionamento delle elezioni del Comune di Sant'Antimo (sciolto il 18 marzo 2020 per infiltrazioni mafiose) tenutesi nel giugno 2017, attraverso una capillare campagna di voto di scambio. Il controllo del Comune da parte della locale criminalità organizzata risulta proseguito anche dopo le elezioni del 2017, come chiaramente documentato dallo sviluppo delle investigazioni. Infatti, a seguito della mancata affermazione in quella tornata elettorale del centrodestra, la strategia criminosa venne finalizzata da un lato a far decadere quanto prima la maggioranza consiliare e dall'altro a mantenere, malgrado un'amministrazione di diverso schieramento politico, il controllo sul locale ufficio tecnico attraverso la conferma nel ruolo di responsabile dell'ingegner C.V.;

con decreto del Presidente della Repubblica 18 marzo 2020 veniva nominata la commissione straordinaria per la provvisoria gestione del Comune di Sant'Antimo, in considerazione dell'esito di approfonditi accertamenti da cui emersero forme di ingerenza della criminalità organizzata che avevano esposto l'amministrazione a pressanti condizionamenti, compromettendo il buon andamento e l'imparzialità dell'attività comunale, altresì rilevando che la permeabilità dell'ente ai condizionamenti esterni della criminalità organizzata aveva arrecato grave pregiudizio per gli interessi della collettività e aveva determinato la perdita di credibilità dell'istituzione locale. Si è ritenuto, in particolare, necessario l'intervento dello Stato mediante un commissariamento di adeguata durata per rimuovere gli effetti pregiudizievoli per l'interesse pubblico e assicurare il risanamento dell'ente locale, al fine di porre rimedio alla situazione di grave inquinamento e deterioramento dell'amministrazione comunale;

considerato che, in questo quadro, il citato agguato camorrista, avvenuto lo scorso 8 marzo, apre uno scenario non certamente positivo né tantomeno rassicurante per la collettività atteso il fatto che M.D'I., rimasto ferito, è il fratello dell'attuale consigliera comunale A.D'I.,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto e se ritenga che sia il caso di porre in essere ogni e più opportuna sollecitazione agli organi prefettizi affinché si possa predisporre un piano per un sistema integrato della sicurezza partecipata e per lo sviluppo della città di Sant'Antimo.

(3-00302)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

BORGHI Enrico - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

come riportato da diversi organi di stampa, il sindaco di Quarona, comune in provincia di Vercelli, Francesco Pietrasanta, esponente leghista, ha promosso un corso di difesa personale gratuito organizzato dal Comune e rivolto a tutti i residenti dai 16 ai 65 anni;

il corso si svolgerà nella palestra di una scuola elementare e si insegneranno "tecniche di difesa attive e passive, prevenzione e consapevolezza";

lo slogan che compare sui manifesti che pubblicizzano la predetta iniziativa reca una dicitura a parere dell'interrogante sconcertante, in particolare si legge che: "La miglior difesa contro squadristi, anarchici e delinquenti sono gli schiaffi educativi e non le manifestazioni";

alle diverse critiche piovute a seguito della notizia, il sindaco ha risposto affermando che: "Saper difendere sé stessi e i propri cari e soprattutto capire quando agire non è un'aggressione, è un diritto e un dovere di tutti! Non sempre è possibile denunciare immediatamente alla Forze dell'Ordine un abuso o una prepotenza (…) Se i delinquenti sapessero che tutti noi fossimo pronti a dare uno "schiaffo educativo" se messi in pericolo, ci penserebbero due volte a delinquere!";

a rendere la vicenda ancor più preoccupante è poi una nota del sindaco, nella quale si spiega come 'l'idea nasce dopo i fatti delinquenziali di Firenze e Torino e dopo la manifestazione svoltasi nel capoluogo toscano", una nota nella quale vengono pericolosamente associate le manifestazioni pacifiche come quella svoltasi a Firenze con le aggressioni squadriste accadute ai danni di studenti sempre a Firenze;

considerato che:

a quanto detto si aggiunga che, come riportato da diversi organi di stampa, la stessa associazione incaricata di svolgere i corsi di autodifesa e che da anni lavora in questo campo si è venuta a trovare in una situazione di grande imbarazzo per la campagna scelta dal sindaco Pietrasanta; i corsi dell'associazione, infatti, sono improntati in particolare sulle tecniche di difesa e prevenzione, e solo come ultima istanza sulle tecniche attive, che invece sono quelle scelte con enfasi dalla campagna;

l'articolo 54 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, chiarisce espressamente come al sindaco spetti sovrintendere all'emanazione degli atti che gli sono attribuiti dalla legge e dai regolamenti in materia di ordine e sicurezza pubblica, nonché garantire la vigilanza su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l'ordine pubblico, informandone preventivamente il prefetto;

appare di tutta evidenza dunque come in uno Stato di diritto la sicurezza e la tutela dei cittadini non siano mai assegnati ai singoli, ma a degli organi istituzionalmente preposti, tra i quali appunto il sindaco, pertanto il messaggio di tale campagna ha un portato privo di qualunque senso civico, proponendo modelli culturali in relazione alla difesa dell'incolumità pericolosi, in particolare nei riguardi dei più giovani,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali siano le sue valutazioni in merito;

quali iniziative necessarie e urgenti intenda intraprendere al fine di garantire che i sindaci non utilizzino fondi pubblici per campagne che diffondono messaggi pericolosi, oltre che fuorvianti e che finiscono finanche con l'esaltare forme di violenza.

(3-00292)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

MATERA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

il Consiglio comunale di Amorosi (Benevento), in data 30 luglio 2021, ha approvato la proposta di dichiarazione di dissesto finanziario, disposta ai sensi dell'art. 246 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; sembra che il medesimo Consiglio, nell'approvare la delibera, abbia reputato sussistere i presupposti normativi dell'assenza delle condizioni utili a garantire l'assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili e l'esistenza, nei confronti dell'ente, di crediti certi liquidi ed esigibili cui non sia possibile farvi validamente fronte;

nella relazione illustrativa delle risultanze del rendiconto di gestione 2020, indirizzata alla Giunta comunale e all'organo di revisione, il responsabile dell'ufficio finanziario del Comune sembrerebbe aver sostenuto che il rendiconto di gestione 2020 sia caratterizzato dall'emersione di una grave condizione di squilibrio finanziario tale da compromettere la possibilità per l'ente di garantire l'assolvimento delle funzioni e dei servizi fondamentali ed indispensabili alla comunità; i principali fattori che sembrerebbero determinare lo squilibrio, quantificato complessivamente in 4.108.472,04 euro, risulterebbero essere: a) il maggior disavanzo di amministrazione al 31 dicembre 2020 pari a 1.786.053,70 euro; b) il disavanzo di amministrazione derivante dal riaccertamento straordinario dei residui al 1° gennaio 2015 pari a 842.858,14 euro; c) i debiti fuori bilancio da riconoscere pari a 1.479.560,20 euro;

il responsabile dell'ufficio finanziario del Comune, così come emerge dalla relazione, sembrerebbe ritenere che l'ente non sia in grado di ristabilire gli equilibri di bilancio secondo uno schema di "recupero ordinario" nel rispetto della disciplina in tema di ripiano del maggior disavanzo indicata dall'art. 188 del testo unico e della disciplina in tema di riconoscimento e finanziamento dei debiti fuori bilancio di cui agli artt. 193 e 194 del codice; il medesimo responsabile, infine, sembrerebbe aver ritenuto non praticabile anche il ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale di cui all'art. 243-bis e pertanto sembrerebbe aver qualificato la dichiarazione di dissesto, di cui all'art. 244, come "scelta obbligata" per l'ente al fine di ripristinare gli equilibri economico-finanziari;

l'organo di revisione del Comune di Amorosi, dopo aver acquisito le risultanze della relazione del responsabile dell'ufficio finanziario e la relazione approvata dalla Giunta comunale in merito al rendiconto di gestione 2020, sembrerebbe aver ritenuto che l'ente non disponga di sufficienti leve per garantire un'equilibrata gestione economica e finanziaria, nemmeno facendo ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale di cui all'art. 243-bis del testo unico e, altresì, si trovi in una situazione di grave squilibrio finanziario per l'impossibilità di reperire copertura, con la modalità prevista dagli artt. 193 e 194 del codice, a causa dell'elevata massa debitoria quantificata; alla luce di quanto desunto, anche l'organo di revisione sembrerebbe sostenere che il dissesto finanziario sia l'unica procedura da intraprendere per garantire il risanamento economico-finanziario dell'ente;

considerato che sarebbe opportuno fare maggiore chiarezza sulla situazione economico-finanziaria dell'ente: infatti, l'organo di revisione, nel 2019, non sembrerebbe aver riscontrato né gravi irregolarità contabili e finanziarie, né inadempienze; sarebbe opportuna, altresì, un'ulteriore verifica nell'accertamento della reale disponibilità del fondo anticipazione liquidità; per lo stesso, infatti, nel rendiconto dell'anno 2019 risulterebbe una disponibilità di 499.360,07 euro, mentre, nel 2020 risulterebbe una disponibilità di 1.493.405,37 euro;

ritenuto che:

ai sensi delle disposizioni di cui all'art. 246 del testo unico, l'organo deputato alla deliberazione recante la formale ed esplicita dichiarazione di dissesto finanziario è il Consiglio dell'ente locale di riferimento, cui, tra l'altro, spetta l'accertamento delle cause che hanno determinato il dissesto;

sarebbe opportuno verificare se siano state prese in considerazione le novelle normative in materia di finanza degli enti locali, antecedenti alla dichiarazione di dissesto. In particolar modo: a) le disposizioni di cui all'art. 107-bis del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, che consentono agli enti locali di calcolare il fondo crediti di dubbia esigibilità considerando la percentuale di riscossione del quinquennio precedente con i dati del 2019 in luogo di quelli del 2020; b) le disposizioni di cui all'art. 21 del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, in materia di fondo di liquidità per il pagamento dei debiti commerciali degli enti territoriali. La disciplina incrementa le risorse del fondo per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili, iscritto nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, al fine di consentire agli enti territoriali che si trovino in uno stato di carenza di liquidità di far fronte ai debiti commerciali diversi da quelli finanziari e sanitari;

un'ipotetica eventuale mancata evidenza delle norme di maggior favore e del loro impatto sulla situazione economico-finanziaria degli enti potrebbe condizionare la valutazione circa la sussistenza dei presupposti normativi per la dichiarazione di dissesto; se tale ipotetica ed eventuale circostanza dovesse risultare veritiera, pur rispettando l'autonomia del Consiglio, si evincerebbe, con tutta evidenza, l'opportunità di dotare gli enti di riferimento dello strumento della "revoca" o, comunque, di una potenziale "revisione" della dichiarazione di dissesto; questa esigenza risulterebbe ancor più opportuna se il numero di enti che si trovano in situazioni simili a quelle descritte fosse rilevante;

risulta doveroso precisare che il dissesto finanziario di un ente grava, inevitabilmente, sulla cittadinanza ed incide sulla gestione dell'ente medesimo, pertanto rappresenta, così come previsto dall'ordinamento giuridico, solo un'extrema ratio cui ricorrere nei casi di conclamata impossibilità di ripristino dell'equilibrio economico-finanziario dell'ente al quale, però, lo stesso ordinamento giuridico non riconosce lo strumento del "riesame";

bisognerebbe quindi riflettere circa la necessità di dotare gli enti locali, ed il Ministero dell'interno, di strumenti utili a verificare, o meglio confermare, la sussistenza dei presupposti normativi per la dichiarazione di dissesto e, se necessario, di revocare o revisionare la stessa dichiarazione,

si chiede di sapere, se i fatti descritti dovessero corrispondere al vero, quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere, anche di carattere normativo, al fine di promuovere l'integrazione del testo unico degli enti locali con uno strumento di revoca o di revisione della dichiarazione di dissesto finanziario.

(4-00318)

MENIA - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

si verificano disagi di natura fiscale e pensionistica per i cittadini italiani residenti in Bulgaria e iscritti all'AIRE a causa dei quali le pensioni INPS vengono tassate in Italia; vi sono circa 1.200 pensionati italiani in Bulgaria;

l'articolo 16 della convenzione tra Italia e Bulgaria volta ad evitare le doppie imposizioni fiscali (legge 29 novembre 1990, n. 389) prevede che "le pensioni e le altre remunerazioni analoghe pagate ad un residente di uno Stato contraente in relazione ad un cessato impiego, sono imponibili soltanto in questo Stato", a nulla rilevando la sua cittadinanza, ma soltanto la sua residenza;

la circolare dell'INPS n. 612 del 18 febbraio 2020 chiede alla persona di essere "residente fiscale ai sensi della Convenzione per evitare la doppia imposizione fiscale" e non accetta il certificato di residente ai fini fiscali rilasciato dalla Bulgaria, sebbene il trattamento pensionistico erogato dall'INPS ad un cittadino italiano residente in Bulgaria, iscritto all'AIRE, in base alla convenzione dovrebbe essere tassato in Bulgaria;

l'INPS ha deciso di considerare utile ai fini dell'esenzione soltanto le certificazioni attestanti espressamente la qualità di residente fiscale ai sensi della convenzione e ne esige la presentazione anche per le posizioni già esentate dalla tassazione italiana da anni;

dal fatto che per ottenere tale certificato il pensionato deve avere la nazionalità bulgara nasce l'anomalia rispetto a tutte le altre convenzioni sulle doppie imposizioni fiscali stipulate dall'Italia: l'articolo 1, comma 2, lettera b), della convenzione statuisce che una persona fisica per essere considerata residente fiscale in Bulgaria deve possedere la nazionalità bulgara. A quanto risulta all'interrogante la Bulgaria non rilascia ai nostri connazionali, salvo quelli con doppia cittadinanza, il certificato attestante la qualità di "residente fiscale" ai sensi della convenzione; i pensionati italiani INPS residenti in Bulgaria vengono tassati e non detassati alla fonte dall'INPS, con la possibilità di essere nuovamente tassati in Bulgaria, cioè sottoposti a doppia tassazione; questa situazione è in controtendenza rispetto ai cittadini bulgari residenti in Italia, ai quali viene invece riconosciuto lo status di residente fiscale dalle autorità italiane se in possesso dei requisiti, e rispetto alla pressoché totalità degli altri pensionati iscritti all'AIRE;

l'unica altra possibilità concessa dalla citata circolare per ottenere la detassazione è chiedere alla struttura INPS che ha in gestione la prestazione l'applicazione della normativa prevista dalla convenzione utilizzando un apposito modulo della serie "EP-I"; il modulo predisposto dall'Italia contiene una sezione in cui l'autorità fiscale del Paese di residenza del pensionato deve attestare che il richiedente è fiscalmente residente nel Paese secondo quanto previsto dalla convenzione. Le autorità fiscali della Bulgaria non utilizzano il modulo "EP-I" e predispongono l'attestazione adoperando la propria modulistica;

la NAP, l'Autorità fiscale bulgara, rilascia due tipologie di certificati di residenza fiscale: il certificato attestante la qualità di "residente fiscale", ai sensi della convenzione; il certificato attestante la qualità di "residente fiscale", ai sensi dell'articolo 4 della legge bulgara sui redditi delle persone fisiche; la NAP precisa che un cittadino italiano non può ottenere la certificazione richiesta dall'INPS a causa del termine utilizzato dalla convenzione di "cittadino" bulgaro;

la sentenza n. 11/2022 del tribunale ordinario del lavoro tra un cittadino italiano iscritto all'AIRE residente in Bulgaria e l'INPS, con oggetto la "detassazione pensione di vecchiaia residente all'estero", ha accolto l'istanza del pensionato,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione descritta che parrebbe essere la causa anche della continua diminuzione degli italiani iscritti all'AIRE residenti in Bulgaria e del loro trasferimento verso altri Stati dove tale situazione non si verifica;

considerata l'impraticabilità di una tempestiva modifica dell'articolo 1, comma 2, lettera b), della convenzione, se non ritengano opportuno sollecitare l'INPS ad accettare la certificazione attestante la qualità di residente fiscale in Bulgaria rilasciata dalla NAP anche se non contiene il riferimento alla convenzione, in modo da evitare che possa determinarsi una doppia imposizione fiscale;

se ritengano opportuno attivarsi quanto prima per avviare un'iniziativa tesa a superare la criticità della convenzione in modo da garantire eguali diritti in termini di doppie imposizioni fiscali ai cittadini di questi due Stati appartenenti all'Unione europea.

(4-00319)

GELMINI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

la sicurezza dei cittadini è la dimensione cardine per il benessere individuale e collettivo della società, la paura di essere vittima di atti criminali influenza molto le libertà personali di ciascuno, la qualità della vita e lo sviluppo dei territori;

nelle grandi città, in particolare a Milano, a Roma e a Napoli, stanno aumentando in modo preoccupante aggressioni, rapine e violenze ai danni di cittadini e viaggiatori nei pressi delle stazioni ferroviarie: risale a pochi giorni la notizia di violenza brutale avvenuta a Milano tra via Sammartini e viale Brianza, nei pressi della stazione centrale, in cui sei passanti sono stati aggrediti e accoltellati da parte di malviventi con un bilancio di sei feriti, uno in modo grave;

la notte di Capodanno, alla stazione Termini di Roma, una ragazza è stata aggredita e accoltellata; agli inizi del mese di febbraio, sempre a Termini c'è stata una brutale aggressione ai danni di un cittadino bengalese di 20 anni che stava rientrando in un bed and breakfast in via Cattaneo, aggredito con un taser, derubato del cappotto e dei pochi soldi che aveva in tasca;

il 25 gennaio 2023, nel tardo pomeriggio a Napoli alla stazione centrale di piazza Garibaldi un uomo è stato accoltellato davanti a centinaia di persone che erano in fila nei pressi delle biglietterie, e fortunatamente la vittima ha riportato soltanto delle ferite;

sulla linea Bologna-Vignola ad inizio febbraio tre giovani, che viaggiavano senza biglietto al controllo del capotreno lo hanno aggredito, picchiato e colpito e lasciato accasciato a terra;

è notizia recente di un'aggressione verbale da pare di un signore ad un'operatrice che lavora al gabbiotto ATM presso la stazione di Sesto, insultata e minacciata di morte qualora avesse sporto denuncia;

tanti sono gli episodi fisici e verbali, solo alcuni quelli citati, che si stanno verificando nelle stazioni e sui convogli ferroviari del territorio, che evidenziano l'urgente necessità di rivolgere la massima attenzione al controllo per tutelare la sicurezza dei cittadini e del personale impiegato in tali settori dal pericolo di aggressioni e per prevenire nuovi atti di violenza,

si chiede di sapere:

quali misure urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare, soprattutto nelle principali stazioni ferroviarie, allo scopo di garantire la sicurezza dei cittadini e dei passeggeri;

se non ritenga che sia urgente e necessario innalzare subito il livello di sicurezza, ricorrendo oltre che alla Polizia ferroviaria anche ai militari dell'Esercito per presidiare sia l'interno che l'esterno delle principali stazioni ferroviarie, teatro di sempre più gravi episodi di violenza;

quali iniziative urgenti pensi che possano essere adottate per individuare le innovazioni tecnologiche più adeguate e i dispositivi finalizzati allo sviluppo della sicurezza dei cittadini all'interno e nei pressi delle stazioni ferroviarie, anche attraverso il potenziamento e il rinnovo di tutti i corpi di illuminazione pubblica con lampade a led, nonché l'installazione di nuovi corpi illuminanti.

(4-00320)

BILOTTI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

la lunga vicenda relativa all'emergenza epidemiologica da COVID-19 ha evidenziato tutte le criticità del sistema sanitario nazionale soprattutto a livello regionale ed ha aperto una seria riflessione sul ruolo dei medici di medicina generale;

l'Osservatorio sui conti pubblici italiani, su dati del Ministero della salute, ha prodotto evidenze allarmanti sul tema rivelando che tra il 2022 e il 2028 su tutto il territorio nazionale cesseranno di esercitare la propria professione più di 27.000 medici di famiglia a fronte di un'entrata in servizio di 8.600, con la conseguenza che milioni di italiani potrebbero rimanere senza medico di base, allorquando verranno a mancare 18.000 medici di famiglia;

considerato che:

in questa prospettiva la Campania si collocherebbe tra le regioni più penalizzate, dove alla carenza storicamente conclamata dei medici di medicina generale va ad aggiungersi l'incidenza dei pensionamenti sempre più rilevante;

secondo le proiezioni sul territorio campano, tra il 2022 e il 2028 i medici di medicina generale coinvolti dal collocamento a riposo sarebbero addirittura 2.800 a fronte di soli 700 nuovi assunti;

le uscite stimate per effetto dei pensionamenti, dunque, non sarebbero bilanciate da nuove assunzioni se non per un terzo del fabbisogno; ne consegue che i pazienti più fragili e anziani ma anche tutti i cittadini residenti nei piccoli comuni interni distanti dai centri di servizi si ritroveranno nell'incertezza più assoluta con la fisiologica conseguenza di doversi rivolgere al servizio di continuità assistenziale diurna (CAD), ex guardia medica, o ai presidi ospedalieri dove presenti;

considerato infine che:

il grave fenomeno della carenza dei medici di medicina generale rappresenta un problema nazionale e regionale che costringe i cittadini a fare i pendolari tra numerosi disagi per raggiungere il medico più vicino;

il medico di base è essenziale quale presidio della sanità pubblica e punto di riferimento per la popolazione,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare, sia d'urgenza sia sul piano della programmazione, per garantire ai cittadini campani l'effettività dell'assistenza medica territoriale;

quali iniziative intenda assumere per assicurare su tutto il territorio nazionale la continuità di cura e la piena applicazione dell'art. 32 della Costituzione, che rischia di essere pregiudicata dalla carenza di medici di medicina generale, anche attuando un piano nazionale di revisione del sistema della medicina territoriale.

(4-00321)

CANTALAMESSA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

nella mattinata di mercoledì 15 marzo 2023, circa seicento tifosi tedeschi dell'Eintracht Francoforte hanno raggiunto Napoli, anche se sprovvisti del titolo di ingresso per l'accesso allo stadio, per gli ottavi di finale di Champions League, e hanno causato disordini e scontri nelle vie della città;

diversi video pubblicati on line hanno documentato le devastazioni e la violenza dei tifosi tedeschi: atti vandalici e violenti che hanno danneggiato negozi e beni pubblici e hanno terrorizzato passanti, turisti e studenti;

il Ministero dell'interno, alla luce degli scontri dell'incontro di andata della sfida di Champions tra Eintracht Francoforte e Napoli del 21 febbraio 2023 in Germania, aveva vietato la trasferta ai tifosi dell'Eintracht, anche sulla base dei fatti violenti accaduti a Napoli in ottobre, quando in città arrivarono i tifosi olandesi dell'Ajax;

la scelta se vendere i biglietti ai tifosi tedeschi è stata in realtà controversa: se inizialmente il prefetto aveva adottato il provvedimento che vietava la vendita dei biglietti a tutti i residenti in Germania, successivamente lo scorso 11 marzo, la quinta sezione del TAR Campania aveva accolto il ricorso del club tedesco contro il divieto di vendita dei biglietti considerandola una misura "non proporzionata"; la misura è stata quindi poi limitata ai solo residenti a Francoforte;

nel frattempo, moltissimi tedeschi avevano comunque acquistato i biglietti per la trasferta, nonostante la partita fosse definita dal prefetto "a forte rischio";

il bilancio in serata è stato di venti contusi, quasi tutti appartenenti alle forze dell'ordine, una pistola rinvenuta, ingenti danni alla città e auto della polizia incendiate;

in Europa ci sono amicizie di lunga data tra le curve di tifosi, che prescindono da campionati e classifiche ed è nato fra molti il sospetto che i tifosi atalantini, notoriamente gemellati con i tifosi di Francoforte, abbiano avuto un ruolo negli scontri di Napoli,

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di verificare le responsabilità di quanti hanno consentito a centinaia di tifosi tedeschi di poter raggiungere la città di Napoli;

se non ritenga opportuno mettere in atto tutte le misure necessarie al fine di accertare possibili coinvolgimenti della tifoseria bergamasca nei disordini cittadini verificatesi a Napoli il 15 marzo.

(4-00322)

CUCCHI, DE CRISTOFARO, FLORIDIA Aurora, MAGNI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

com'è noto, il 26 febbraio 2023, presso la spiaggia di Cutro (Crotone), un'imbarcazione proveniente da Izmir (Turchia) con a bordo decine di uomini, donne e bambini di diversa nazionalità e portatori di richiesta di asilo politico è naufragata per motivi ancora da accertare;

in seguito al naufragio hanno perso la vita in mare decine di persone, ad oggi sono 88 i corpi recuperati, dei quali moltissimi minori, tanti ancora i dispersi;

in seguito alla segnalazione arrivata da parte dell'aereo Frontex (l'agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne) la sera del 25 febbraio sono state inviate due barche, la vedetta "V 5006" di Crotone e il pattugliatore "P.V.6 Barbarisi" del gruppo aeronavale di Taranto;

numerose fonti di stampa, all'indomani del naufragio, hanno evidenziato la mancata indicazione di soccorso, nonostante le evidenti difficoltà dell'imbarcazione dovute alle pessime condizioni del mare. In particolare, la testata "Affari italiani" ha riportato le dichiarazioni del comandante della Capitaneria di porto di Crotone Vittorio Aloi, il quale avrebbe riferito che le condizioni del mare erano critiche e che le motovedette della Capitaneria, se allertate, sarebbero potute intervenire;

sulla tragica vicenda sono stati aperti dalla Procura di Crotone diversi procedimenti penali: uno riguarda la catena di presunti errori ed omissioni di Guardia di finanza e Guardia costiera;

ancora da recenti notizie di stampa si è appreso che fra i documenti rinvenuti vi sarebbe un appunto vergato a mano nella tarda serata di sabato 25 febbraio dall'ufficiale di turno della Guardia di finanza, che parrebbe porsi in contrasto con la ricostruzione ufficiale ribadita, anche in Parlamento, dal Ministro in indirizzo;

secondo le dichiarazioni del Ministro infatti, le autorità competenti sarebbero state allertate da Frontex sulla presenza di un'imbarcazione in difficoltà tra le onde, ma non sarebbero state a conoscenza del fatto che essa trasportasse migranti: per tale motivo la questione sarebbe stata trattata come un'operazione di law enforcement, e non di ricerca e soccorso: per questo, in altre parole, non fu fatto uscire alcun mezzo per prestare soccorso ai naufraghi;

il documento citato, pubblicato il 18 marzo 2023 dalla testata "la Repubblica", sembrerebbe contrastare con le dichiarazioni ufficiali delle autorità. In particolare, si leggerebbero le seguenti parole: "Si comunica avvistamento Eagle 1 di natante con migranti", scritte su una pagina del giornale delle operazioni, riferite alle ore 23.20 del sabato sera e scritte dall'ufficiale di turno della Guardia di finanza, dando seguito alla segnalazione arrivata da Frontex, la quale, pur non precisando esplicitamente la presenza di migranti a bordo, aveva comunque riferito di una rilevazione termica consistente nel sottobordo: un dato di certo sufficiente, a parere degli interroganti, per uomini esperti come quelli del Corpo italiano, a decifrare la situazione e comprendere quali rischi si stessero correndo;

in quest'ottica l'ufficiale di turno avrebbe ben compreso e segnalato quale fosse la tipologia di emergenza, e dunque di intervento necessario, tanto da disporre l'uscita della motovedetta V 5006 prima e del pattugliatore Barbarisi;

tale scenario, così come rappresentato dalla stampa, parrebbe chiaramente in contrasto con le ricostruzioni ufficiali delle autorità e sulle dichiarazioni rilasciate su quanto accaduto la notte della tragedia;

secondo le medesime notizie di stampa, quel documento risulterebbe oggi scomparso: non ve ne sarebbe traccia nell'annotazione di polizia giudiziaria che la sezione operativa navale di Crotone della Guardia di finanza avrebbe redatto domenica 26 febbraio,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

per quali motivi alle ore 23.20 del 25 febbraio, il comando generale della Guardia di finanza abbia disposto che la vedetta V 5006 effettuasse pendolamenti in zona capo Colonne in attesa che il caicco, che si trovava in acque internazionali, entrasse in quelle territoriali;

per quali motivi alla segnalazione contenuta nel documento citato non abbia fatto seguito un immediato intervento SAR, delegato alla Guardia costiera, anche in ragione delle avverse condizioni meteorologiche e del rischio concreto e probabile di un naufragio e della correlativa perdita di vite umane.

(4-00323)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

7ª Commissione permanente(Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-00293 del senatore Martella, sul diniego del patrocinio del Comune di Marcon (Venezia) alla proiezione di "Roma città aperta" di Rossellini;

9ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare):

3-00300 del senatore Durnwalder, sui costi energetici sostenuti dalle imprese florovivaistiche;

10ª Commissione permanente (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale):

3-00299 del senatore Martella, sul rischio di licenziamento per i lavoratori del sito Amazon di Arquà Polesine (Rovigo).

Avviso di rettifica

Nel Resoconto stenografico della 46ª seduta pubblica del 7 marzo 2023, a pagina 62, sotto il titolo: "Disegni di legge, annunzio di presentazione", alla quarta riga del terzo capoverso, dopo le parole: "Rando Vincenza," inserire le seguenti: "Tatjana Rojc,".

Nel Resoconto stenografico della 47ª seduta pubblica dell'8 marzo 2023, a pagina 295, sotto il titolo: "Disegni di legge, annunzio di presentazione" al quinto capoverso, prima delle parole: "senatrice Gelmini Mariastella", inserire la seguente riga: "DDL Costituzionale".