Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 046 del 07/03/2023

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------

46a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MARTEDÌ 7 MARZO 2023

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Presidenza del presidente LA RUSSA,

indi del vice presidente CENTINAIO

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(*) Include gli ERRATA CORRIGE pubblicati nei Resoconti delle sedute nn. 48 e 50 del 9 e 21 marzo 2023
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Azione-Italia Viva-RenewEurope: Az-IV-RE; Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-Patt, Campobase, Sud Chiama Nord): Aut (SVP-Patt, Cb, SCN); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente LA RUSSA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,01).

Si dia lettura del processo verbale.

PAGANELLA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 2 marzo.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sulla scomparsa di Bruno Astorre

PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Onorevoli senatrici, onorevoli senatori, è con dolore che all'inizio della seduta voglio invitare l'Assemblea ad osservare un momento di raccoglimento e di silenzio in ricordo del nostro caro collega, senatore Bruno Astorre. È stato concordato con il Capogruppo del Partito Democratico che la commemorazione, con l'intervento dei parlamentari di tutti i Gruppi, avverrà in altra occasione. Ritengo però che in questo momento sia giusto ricordarlo insieme con un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi).

Sulla morte di due piloti dell'Aeronautica militare italiana

PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Ringrazio inoltre la senatrice Craxi per aver voluto ricordare, in sede di Commissione, i due militari dell'Aeronautica oggi tragicamente deceduti. La ringrazio per la sua cortese attenzione e invito tutti a onorarne la memoria con un applauso. (Applausi).

Informativa del Ministro dell'interno sul naufragio di una imbarcazione di migranti al largo delle coste di Steccato di Cutro e conseguente discussione (ore 16,06)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro dell'interno sul naufragio di una imbarcazione di migranti al largo delle coste di Steccato di Cutro».

Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, prefetto Piantedosi, che ringrazio per la sollecitudine con cui ha risposto all'invito del Senato.

PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli senatori, il Governo ha immediatamente accolto l'invito del Parlamento a riferire in merito al naufragio di un'imbarcazione in legno che trasportava migranti, avvenuto nelle prime ore del mattino del 26 febbraio scorso nel mare antistante la località Steccato di Cutro, in provincia di Crotone.

Voglio rinnovare prima di tutto il cordoglio mio personale e di tutto il Governo per le vittime di questo ennesimo, tragico naufragio e la vicinanza alle loro famiglie e ai loro superstiti.

Premesso che il bilancio non è ancora definitivo, gli aggiornamenti giunti dalla prefettura di Crotone portano il numero delle vittime a settantadue, di cui ventotto minori, mentre i superstiti sono ottanta, cinquantaquattro dei quali sono stati accolti nel locale centro di accoglienza per richiedenti asilo e nel pomeriggio odierno saranno trasferiti nella struttura alberghiera che già ospita i loro parenti; altri dodici sono nel sistema SAI a Crotone, otto sono ricoverati in ospedale, due minori non accompagnati sono stati collocati nelle strutture dedicate e tre soggetti, presumibilmente gli scafisti, sono stati arrestati.

In particolare, sono stati fermati un cittadino turco e due pachistani, uno dei quali minorenne. Sono in corso le ricerche di un quarto scafista e non si escludono sviluppi nelle prossime ore. I sopravvissuti sono afghani, iraniani, pachistani, palestinesi, siriani e somali.

Appresa la notizia del naufragio, mi sono immediatamente recato a Cutro per testimoniare, a nome del Governo, il cordoglio per le vittime e la vicinanza ai superstiti, nonché alle amministrazioni locali. Anche in questa sede desidero rivolgere una parola di profonda gratitudine alla Calabria, che da sempre accoglie con solidarietà e generosità i tanti migranti che sbarcano sulle sue coste e che affronta questa tragedia con compostezza e dignità non comuni.

Nell'occasione, ho presieduto una riunione in prefettura, a Crotone, per un primissimo punto di situazione con le Forze di polizia, i rappresentanti delle comunità locali e i responsabili delle attività di soccorso.

Il dispositivo di ricerca e di soccorso in mare, tuttora in funzione, ha interessato i reparti specialistici della Guardia costiera, della Guardia di finanza e dei Vigili del fuoco, secondo uno schema operativo integrato che prevede il dispiegamento di unità navali, aeree e terrestri.

Ringrazio anche gli operatori della Protezione civile regionale, insieme all'Arma dei carabinieri e ai tanti volontari del posto. Per la doverosa ricostruzione dei fatti, che in quella sede deve avvenire, sulla vicenda sta indagando la procura della Repubblica di Crotone. Attenderemo, pertanto, con fiducia e rispetto l'esito degli accertamenti giudiziari.

Ho già fornito alcuni elementi sul naufragio nei giorni scorsi, sia in occasione delle audizioni presso le Commissioni affari costituzionali di Senato e Camera, tenute in occasione dell'esposizione delle linee programmatiche del Ministero dell'interno, sia nell'analoga audizione svolta dinanzi al Copasir e, qualche ora fa, nell'Assemblea della Camera dei deputati.

L'informativa odierna, sempre in attesa di quanto emergerà dalle indagini in corso, mi offre l'opportunità di dare risposte alle molte domande che, in questi giorni, sono state legittimamente rivolte anche dall'opinione pubblica, con riferimento a quanto accaduto davanti alla costa crotonese.

Veniamo ai fatti, come ricostruiti sulla base degli elementi acquisiti dalle autorità italiane competenti, cui si aggiungono le dichiarazioni di alcuni sopravvissuti, raccolte in una relazione di Frontex. A tale proposito, va precisato che gli elementi acquisiti dai superstiti, pur restando indicativi del quadro generale dell'evento, richiedono ancora ulteriori accertamenti per la messa a fuoco degli aspetti di dettaglio.

La traversata - raccontano i sopravvissuti - parte da Cesme, in Turchia, intorno alle ore 3 del 22 febbraio, in condizioni meteorologiche ottimali; condizioni che, tuttavia, dopo due o tre giorni, peggiorano. Secondo il loro racconto, a bordo dell'imbarcazione erano presenti circa 180 persone, oltre a quattro scafisti, due turchi e due pachistani. Tre ore dopo l'inizio della navigazione, un guasto al motore dell'imbarcazione induce due scafisti a contattare, tramite cellulare, un complice e, dopo altre tre ore di attesa, i migranti sono raggiunti da una seconda imbarcazione pilotata da altri tre scafisti. Dopo il trasbordo dei migranti, la navigazione prosegue verso le coste italiane.

Sempre sulla base del racconto dei sopravvissuti, la barca giunta in sostituzione aveva due motori Man entrobordo. I migranti notano che gli scafisti dispongono di telefono satellitare e di un apparecchio che sembrava di tipo "Jammer", ovvero in grado di inibire la trasmissione e la ricezione di onde radio. Inoltre, quando l'imbarcazione incrocia davanti alle coste elleniche, gli scafisti sostituiscono la bandiera turca con quella greca.

Durante la navigazione, sempre stando alla narrazione dei migranti, gli scafisti li costringono a restare sottocoperta, facendoli salire sul ponte solo pochi minuti per prendere aria.

Dopo una traversata di quattro giorni, superato l'arcipelago delle isole greche, sempre sulla base delle dichiarazioni, il 25 febbraio, intorno alle ore 18, gli scafisti decidono di fermarsi al largo della Calabria e attendere un momento favorevole per sbarcare ed evitare di essere avvistati da parte delle Forze dell'ordine.

Dopo alcune ore, i migranti, lamentandosi della sosta, inducono gli scafisti a mostrare loro, tramite un GPS, che la loro posizione era ormai vicina alla costa calabrese, con la rassicurazione che avrebbero ripreso la navigazione per arrivare intorno alle ore 1,30 del 26 febbraio.

Va comunque precisato che, sulla base degli elementi acquisiti dal Ministero della giustizia, gli scafisti decidono di sbarcare in un luogo ritenuto più sicuro e di notte, temendo che nella località preventivata potessero esservi dei controlli. Il piano prevedeva l'arrivo a ridosso della riva sabbiosa, con il successivo sbarco e la fuga sulla terraferma.

Sulla base degli elementi acquisiti da Guardia di finanza e Guardia costiera, alle ore 23,03 del 25 febbraio, il Centro situazioni di Varsavia dell'Agenzia Frontex comunica all'International coordination centre di Pratica di Mare e, per conoscenza, al Centro di coordinamento italiano dei soccorsi marittimi, nonché al Centro nazionale di coordinamento l'avvistamento, avvenuto alle 22,26 da parte dell'aereo Frontex Eagle 1, impegnato in un'attività di sorveglianza nello Jonio, di una imbarcazione in buono stato di galleggiabilità, con una persona visibile sopra coperta in acque internazionali, a circa 40 miglia nautiche dalle coste calabresi.

Frontex segnalava che l'unità navigava con rotta 296 a velocità di sei nodi. L'assetto aereo, oltre ad aver captato una chiamata satellitare diretta in Turchia ed evidenziato boccaporti aperti in corrispondenza della prua, segnalava una risposta termica dei sensori di bordo e quindi la possibile presenza di persone sottocoperta.

Fatta la segnalazione, l'aereo Frontex faceva rientro alla base per l'esigenza di rifornirsi di carburante. Alle 23,37, la Guardia di finanza di Vibo Valentia contatta l'autorità marittima di Reggio Calabria, rappresentando che una sua unità navale - come da pianificazione operativa - era già in mare e che vi sarebbe rimasta fino alle ore 6 per attività di polizia sul caso segnalato.

In tale contesto, in base alle relazioni acquisite, il quadro della situazione in possesso della Guardia costiera in quel momento si fondava sui seguenti elementi: innanzitutto la segnalazione Frontex circa l'imbarcazione non rappresentava una situazione di pericolo; in secondo luogo, non c'erano state chiamate di soccorso di nessun genere; in terzo luogo, sullo scenario era presente un'unità navale della Guardia di finanza dedicata all'evento, che avrebbe potuto fornire ulteriori elementi mediante riscontro diretto e che, qualora fosse stato necessario, avrebbe potuto svolgere attività di soccorso quale risorsa concorrente, in linea con le previsioni del Piano search and rescue marittimo nazionale; da ultimo, non erano variate le condizioni meteo marine.

Pertanto, a mezzanotte circa l'unità della Guardia di finanza, considerato il tempo stimato in circa sette ore dall'avvistamento da parte dell'aereo Frontex, necessario al caicco per raggiungere le acque territoriali (presupposto, questo, per l'esercizio delle funzioni di polizia), rientra temporaneamente alla base di Crotone per un rabbocco di carburante. Contemporaneamente, oltre al rifornimento, veniva organizzato un nuovo assetto navale rafforzato con un maggiore dislocamento, in grado di poter meglio affrontare le condizioni del mare. A mezzanotte e mezza del 26 febbraio, al fine di approfondire i dati relativi alla telefonata satellitare a cui prima ho fatto riferimento, la centrale di coordinamento operativo del comando operativo aeronavale della Guardia di finanza di Pratica di Mare chiede a Frontex di condividere il numero di utenza satellitare per tracciare il contatto; Frontex, nel comunicare l'utenza, evidenzia che la stessa era riferita ad un dispositivo ricevente situato in Turchia e che quindi non era suscettibile di localizzazione.

Tornando al racconto dei sopravvissuti, intorno alle ore 1,30 del 26 febbraio, nonostante il peggioramento delle condizioni del mare, gli scafisti decidono di riprendere la navigazione. Alle ore 2,20 circa, da quanto risulta dai rapporti acquisiti, i due assetti navali della Guardia di finanza, la motovedetta rientrata per il rifornimento insieme ad un'altra unità navale di più ampie dimensioni, riprendono la navigazione alla ricerca dell'imbarcazione. Tuttavia, alle ore 3,30 circa, le due unità navali della Guardia di finanza sono costrette a rientrare in porto a causa delle pessime condizioni meteo marine in atto; alle ore 3,48 la Guardia di finanza informa l'autorità marittima di Reggio Calabria del suo rientro, confermando il quadro conoscitivo sopra tratteggiato, che non conteneva ulteriori elementi né riguardo alla posizione né riguardo ad eventuali criticità relative all'imbarcazione. Alle ore 3,50 la stessa sala operativa della Guardia di finanza di Vibo Valentia, mediante la postazione della propria rete radar costiera, acquisisce per la prima volta un target: verosimilmente l'imbarcazione riconducibile a quella segnalata da Frontex. Alle ore 3,55 la sala operativa del comando provinciale della Guardia di finanza di Vibo Valentia contatta le sale operative del Corpo dei comandi provinciali di Catanzaro e di Crotone, nonché quelle della Polizia di Stato e dei Carabinieri di Crotone e Catanzaro, alle quali chiede l'invio di pattuglie nella zona di interesse, specificando altresì che le unità navali della Guardia di finanza non avevano stabilito alcun contatto con il natante e che, a causa delle avverse condizioni del mare, quest'ultimo non poteva essere raggiunto, motivo per cui le loro unità navali erano state costrette a rientrare.

Pochi minuti dopo, sull'utenza di emergenza 112 giunge una richiesta di soccorso telefonica da un numero internazionale che veniva geolocalizzato dall'operatore della centrale operativa del comando provinciale dei Carabinieri di Crotone e comunicato, con le coordinate geografiche, alla sala operativa della capitaneria di porto di Crotone. È questo il momento preciso in cui per la prima volta si concretizza l'esigenza di soccorso per le autorità italiane.

Alle ore 4,19 la centrale operativa del comando provinciale dei Carabinieri di Crotone invia nella località geolocalizzata, Foce Tacina di Steccato di Cutro, la pattuglia del Nucleo radiomobile della compagnia di Crotone; alle ore 4,30 circa, tramite il numero di emergenza 1530, la capitaneria di porto riceve una segnalazione circa la presenza di una barca a 40 metri dalla foce del fiume Tacina; pochi minuti dopo il segnalante richiamava specificando che l'imbarcazione si trovava a 50 metri dalla riva, che si stava muovendo in direzione della spiaggia e che erano presenti persone a bordo. Veniva pertanto informato il centro secondario del soccorso marittimo di Reggio Calabria, che disponeva l'invio di una motovedetta con imbarco di un team sanitario e di pattuglie via terra, chiedendo altresì l'intervento dei Vigili del fuoco, del 118 e della questura di Crotone, per l'attivazione dei soccorsi in terra.

Nel contempo, in località Steccato di Cutro, convergevano militari dei carabinieri, personale della locale questura e di altre Forze di polizia, nonché sanitari, personale dei Vigili del fuoco e della capitaneria di porto. Sul posto intervengono per primi i carabinieri che, nell'immediato, traggono in salvo un uomo e un bambino, (quest'ultimo purtroppo deceduto poco dopo) bloccando subito uno degli scafisti.

Davanti agli occhi dei soccorritori, i corpi di tante vittime innocenti: bambini, donne e uomini riversi sulla battigia, i naufraghi e quel che rimaneva dell'imbarcazione incagliata a circa 40 metri dalla spiaggia.

Tornando ai momenti immediatamente precedenti al naufragio e quindi ai racconti dei sopravvissuti, la navigazione era proseguita fino alle ore 3,50, allorquando, a circa 200 metri dalla costa, erano stati avvistati dalla barca dei lampeggianti provenienti dalla spiaggia.

A quel punto, gli scafisti, temendo la presenza delle Forze dell'ordine lungo la costa, effettuano una brusca virata, nel tentativo di cambiare direzione per allontanarsi da quel tratto di mare. Proprio in quel momento, in quel frangente, la barca, trovandosi molto vicina alla costa ed in mezzo ad onde alte, urta con ogni probabilità il basso fondale, una secca, e, per effetto della rottura della parte inferiore dello scafo, comincia ad imbarcare acqua.

Sempre sulla base delle dichiarazioni dei superstiti, a quel punto due degli scafisti si buttano in acqua, mentre un terzo viene fermato dai migranti per impedirgli di lasciarli soli sulla barca incagliata. Molti altri migranti, nel frattempo, salgono sul ponte in cerca di aiuto e lo scafista rimasto a bordo, approfittando del momento di caos, riesce ad abbandonare la barca su un gommone di piccole dimensioni e a far salire poi gli altri due scafisti per dirigersi verso la costa.

In quel preciso momento, una forte onda capovolge la barca di legno e tutti i migranti cadono in mare, mentre la barca viene distrutta.

Fin qui la ricostruzione di questo tragico naufragio, che ha posto al centro del dibattito, anche mediatico, la questione delle competenze rispetto agli interventi in mare.

Per rendere comprensibile il quadro normativo, a costo di qualche semplificazione, preciso che gli interventi operativi in mare sono riconducibili a due missioni statali: quella del law enforcement e quella della ricerca e soccorso, la cosiddetta SAR. Devo subito evidenziare, tuttavia, che sebbene si tratti di due funzioni statali qualitativamente diverse, è tutt'altro che infrequente che un determinato evento, in ipotesi nato come di law enforcement, si evolva successivamente in un evento SAR, come pure può verificarsi l'inverso, dato che in mare il quadro situazionale si modifica repentinamente, talvolta in modo profondo, e considerato soprattutto che, anche nelle attività di contrasto dei reati quali immigrazione illegale, traffico di esseri umani, contrabbando, traffico di armi o droga o di reati ambientali, può in concreto porsi un problema di tutela dell'incolumità della vita umana in mare.

Ed è proprio per questo che gli assetti navali di polizia sono attrezzati anche per operazioni di soccorso. Del resto, questo aspetto replica un modello ordinamentale che, ai sensi delle nostre leggi, vede le Forze di polizia chiamate a prestare soccorso in qualsiasi contesto operino, anche quali strutture operative del servizio di protezione civile.

Voglio dire che l'esigenza di tutela della vita ha sempre la priorità, quale che sia l'iniziale natura dell'intervento operativo in mare. In altre parole, le attività di law enforcement e di polizia, che fanno capo al Ministro dell'interno, e quelle di soccorso in mare, che competono al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, esigono la cooperazione e la sinergia tutte le volte che i contesti operativi concreti lo richiedono ed in primis quando si tratta di salvaguardare l'incolumità delle persone.

Non esistono né possono esistere barriere tra corpi dello Stato che operano in un campo, quello degli interventi in mare, che si fonda sulla cooperazione e sul coordinamento, proprio perché il conseguimento dei risultati in quel contesto, più ancora che in altri, non può che avvenire con il concorso e il contributo di tutti gli attori coinvolti, come peraltro il diritto interno e quello internazionale impongono.

Le attività di contrasto all'immigrazione irregolare sono sempre pronte a coniugarsi con le attività di ricerca e soccorso in mare, proprio in ragione, lo voglio ribadire, del superiore interesse di tutela della vita umana. Tra l'altro, è anche per questa ragione che esistono i centri di coordinamento, che operano e si interfacciano ventiquattro ore su ventiquattro e sette giorni su sette in composizione prevalentemente interforze e disponendo di apparati tecnologici adeguati alle finalità. Si tratta di un impegno costante, faticoso e rischioso, di tanti uomini e donne dello Stato, che sarebbe ingeneroso, anzi - consentitemi - offensivo, svalutare e disconoscere. (Applausi).

A tale proposito, inoltre, evidenzio che il quadro normativo nazionale, peraltro sottoposto a vincoli di natura internazionale con specifico riguardo alla materia del soccorso in mare, non è assolutamente stato modificato dall'attuale Governo. Peraltro, le modalità tecnico-operative dei salvataggi non possono essere in alcun modo sottoposte a condizionamenti di natura politica o a interventi esterni alla catena di comando. Dunque sostenere che i soccorsi sarebbero stati condizionati o addirittura impediti dal Governo costituisce una grave falsità, che offende soprattutto l'onore e la professionalità dei nostri operatori, che sono impegnati quotidianamente in mare in scenari particolarmente difficili. (Applausi. Commenti).

PRESIDENTE. Senatore Borghi, la richiamo all'ordine. Vi prego di lasciare parlare il Ministro. Sapete che dopo c'è la possibilità per tutti i membri dei Gruppi di intervenire.

PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Grazie, Presidente.

Inoltre, permettetemi di precisare che trovo incomprensibile aver messo in connessione il cosiddetto decreto ONG con il naufragio di Cutro, in primo luogo perché né nello Ionio, né lungo la cosiddetta rotta turca hanno mai operato navi di organizzazioni non governative (Applausi) e poi perché le regole introdotte con il citato provvedimento partono dal presupposto che prima di tutto devono essere sempre assicurati il soccorso e l'assistenza dei migranti, a tutela della loro incolumità.

Per capire come in concreto si raccordino tra di loro le competenze dei vari soggetti istituzionali coinvolti e se, alla luce delle procedure esistenti, vi siano stati degli errori, è essenziale chiarire che l'attivazione dell'intero sistema SAR non può prescindere dalla segnalazione di una situazione di emergenza. Solo ed esclusivamente se c'è tale segnalazione, si attiva il dispositivo di search and rescue; laddove invece non venga segnalato un distress, l'evento operativo è gestito come un intervento di polizia, anche in ragione di quanto prima osservato circa la capacità di soccorso delle nostre unità navali.

È esattamente quanto avvenuto nel caso in questione.

Nell'evento il primo dato certo - lo sottolineo ancora - è che l'assetto aereo Frontex, che per primo ha individuato l'imbarcazione alle ore 22,26 del 25 febbraio, a 40 miglia nautiche dall'Italia, non ha rilevato e quindi non ha segnalato una situazione di distress a bordo, limitandosi a evidenziare la presenza di una persona sopra coperta e di possibili altre persone sotto coperta e una buona galleggiabilità dell'imbarcazione. Frontex annotava altresì che l'imbarcazione procedeva a velocità regolare (6 nodi l'ora), non appariva sovraccarica e non sbandava. Peraltro, nessuna segnalazione di allarme o richiesta di aiuto proveniva dall'imbarcazione in questione.

È utile precisare che l'assetto aeronavale Frontex che ha rilevato l'imbarcazione stava operando, nel quadro della missione "Themis", in un'area della cosiddetta rotta orientale, rispetto alla quale il Ministero dell'interno aveva formalmente richiesto già dal 2021 a Frontex il potenziamento del dispositivo di sorveglianza, poi avvenuto grazie al dispiegamento di un ulteriore mezzo aereo.

L'assetto Frontex, poiché l'evento rilevato alle 22,26 del 25 febbraio non aveva né lasciava supporre una condizione di distress, lo segnalava correttamente alle autorità italiane di law enforcement e, per conoscenza, anche a quelle di soccorso marittimo, nonché al proprio quartier generale, come previsto dalle procedure esistenti, affinché le autorità nazionali competenti gestissero l'evento con strumenti appropriati per tale tipo di operazione, in base al proprio ordinamento. Aggiungo che Frontex, oltre a fornire alle autorità nazionali un early warning, cioè una notifica precoce di quanto constatato, effettua un monitoraggio dell'imbarcazione sospetta rilevata, interrotta, nel nostro caso, unicamente perché l'aereo era a corto di carburante e quindi doveva ritornare alla base.

Per quanto riguarda i nostri assetti navali operativi in mare, sui quali in questi giorni circolano appunto le illazioni più disparate, fermo restando ovviamente il doveroso accertamento da parte dell'autorità giudiziaria, trovo ingiusto non riconoscere i risultati ottenuti dalle nostre strutture responsabili degli interventi operativi in termini di salvataggio di vite in mare. Aggiungo altresì che i fatti di Cutro si inseriscono nel fenomeno dei cosiddetti sbarchi autonomi, ovvero di quelle imbarcazioni, spesso di minime dimensioni, che giungono sulle nostre coste senza essere intercettate e che non rappresentano un'evenienza rara, in quanto riconducibili a una precisa strategia degli scafisti di elusione dei controlli alle frontiere marittime.

Tornando ai risultati conseguiti dai nostri apparati statali impegnati in operazioni in mare e limitandomi al periodo più recente, quello del nostro Governo, dal 22 ottobre 2022 al 27 febbraio 2023, le nostre autorità hanno gestito 407 eventi SAR mettendo in salvo 24.601 persone (Applausi).

Nello stesso periodo, nel corso di 300 operazioni di polizia per il contrasto dell'immigrazione illegale, la sola Guardia di finanza ha tratto in salvo 11.888 persone, per un totale, tra SAR e law enforcement, di 36.489 persone salvate. Dunque, dati alla mano, è del tutto infondato che le missioni di law enforcement non siano in grado di effettuare anche salvataggi. Allo stesso tempo, non possiamo non ricordare la lunga e terribile serie di naufragi che continuano a verificarsi nel Mediterraneo. Solo nel 2016, anno in cui era ancora operante l'operazione umanitaria Mare nostrum, che - lo ricordo - era stata avviata all'indomani del naufragio di Lampedusa dell'ottobre 2013 che aveva causato 368 morti, dispiegando un possente dispositivo aeronavale con la presenza delle navi ONG, le vittime del Canale di Sicilia furono 4.574, secondo i dati dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni.

Nel 2022, in base alla medesima fonte, le vittime sono state 1.377.

Con il solo intento di riportare alla memoria il ricordo delle troppe vittime del nostro mare, dal 1997 ad oggi, da più parti in questi giorni sono stati richiamati i tragici naufragi della Katër i Radës, nel canale di Otranto, il 28 marzo 1997, con 81 migranti morti, quello del 3 ottobre 2013 a Lampedusa, che causò la morte di 368 persone, quello dell'11 febbraio 2015, nel Canale di Sicilia, che costò la perdita di 330 vite umane.

Con la stessa finalità voglio ricordare tanti altri naufragi avvenuti nello stesso periodo, 49 solo tra quelli principali segnalati dalle capitanerie di porto. Di questi permettetemi di fornire un elenco di quelli che mi hanno maggiormente toccato per le modalità e il portato di sofferenza e di dolore che ancora restituiscono. Il 12 maggio 2008 un barcone con 66 migranti va alla deriva per giorni; a bordo 47 persone muoiono di freddo e stenti e sono gettate in mare dai compagni, altre tre sono ritrovate morte. Il 10 luglio 2012, nel tratto di mare tra la Libia e Lampedusa, si sgonfia un gommone e muoiono 54 persone. Il 1° luglio 2014, a bordo di un peschereccio stipato di oltre 600 persone, 45 persone muoiono asfissiate. Il 19 luglio 2014, 30 migranti chiusi nella stiva di un barcone muoiono asfissiati dalle esalazioni del motore. Il 22 agosto 2014, davanti alle coste libiche, l'affondamento di un'imbarcazione produce oltre 200 morti, molti dei quali recuperati sulla spiaggia. (Brusio. Commenti. Richiami del Presidente). Il 18 aprile 2015, al largo delle coste libiche, il naufragio di un natante carico di migranti porta le vittime ad un numero imprecisato, tra le 700 e le 1.000 persone. (Commenti).

PRESIDENTE. Credo che nessuno possa sindacare il contenuto dell'intervento del Ministro, o ciascuno pensa di dover ascoltare solo le cose che direbbe lui stesso?

Prego, signor Ministro. (Applausi).

PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Il 5 maggio 2015, nella ressa alla vista dei soccorritori, muoiono in 40, alcuni a bordo, altri per annegamento. Per venire a tempi più vicini a noi, il 19 agosto 2020, proprio nella fase di massima contrazione degli arrivi per effetto della pandemia, al largo della Libia perdono la vita 45 persone. Il 12 novembre 2020 almeno 74 migranti annegano nello stesso tratto di mare, per il naufragio di un'imbarcazione che trasportava 120 persone. Il 21 aprile 2021 naufraga un barcone carico di 130 migranti e sono stati ritrovati solo 8 corpi.

Potrei continuare a lungo questa tragica elencazione, ma credo basti a dare l'idea della drammaticità delle conseguenze delle partenze illegali. (Commenti). Proprio per interrompere questa tragica sequenza, sul presupposto che la causa principale immediata e diretta delle morti in mare sia costituita dalle reti criminali, dedite al favoreggiamento dell'immigrazione irregolare, e che la causa profonda risieda nei persistenti e crescenti squilibri tra Nord e Sud del mondo, questo Governo ha finalmente riportato il tema migratorio al centro dell'agenda politica (Applausi. Commenti) e lo ha fatto in modo trasversale rispetto a tutte le dimensioni lungo le quali si esplica la sua azione, a livello nazionale, sul piano europeo e con i Paesi di transito e di partenza dei flussi.

È in tale direzione che, insieme al presidente Meloni e al ministro Tajani, stiamo sviluppando un'intensa attività congiunta di collaborazione con Turchia, Tunisia e Libia sui principali dossier di interesse comune, tra i quali la cooperazione di polizia e la lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e all'immigrazione irregolare. Abbiamo condiviso la necessità di un approccio concreto e pragmatico al fenomeno migratorio che, superando un'ottica esclusivamente securitaria, contribuisca a rimuovere le criticità, anche di natura sociale ed economica.

Ho già in programma ulteriori missioni, nelle prossime settimane, in Egitto e Costa d'Avorio, finalizzate ai medesimi obiettivi. Voglio evidenziare, in tale contesto, il recente incontro con il mio omologo francese, dal quale ho raccolto una forte volontà di lavorare con l'Italia su dossier di comune interesse, tra i quali la realizzazione di missioni congiunte in Paesi di fondamentale importanza come la Tunisia e la Libia.

A livello europeo, grazie all'efficace azione del nostro Presidente del Consiglio, intravediamo i primi significativi cambiamenti di prospettiva. In tal senso, le conclusioni dell'ultimo Consiglio europeo del 9 febbraio rappresentano un cambio di paradigma, atteso che, per la prima volta, si riconosce che la questione migratoria è una sfida europea che richiede una risposta europea.

Prendiamo atto di questi sviluppi incoraggianti, ma nei prossimi appuntamenti europei lavoreremo perché tali affermazioni di principio si traducano in politiche unionali coerenti, con misure concrete e impegni vincolanti per gli Stati membri.

Nel recente incontro dei Paesi del Med5, tenutosi a Malta il 3 e 4 marzo scorso, con i miei colleghi di Spagna, Grecia, Cipro e Malta abbiamo convenuto, nella dichiarazione congiunta adottata al termine del vertice, tra l'altro, che il nostro comune impegno è quello di intensificare gli sforzi per prevenire la migrazione irregolare, al fine di evitare la perdita di vite umane in mare, nonché lo sfruttamento dei migranti da parte dei trafficanti.

Sul piano nazionale, abbiamo rafforzato i canali legali di ingresso dei migranti e intendiamo ulteriormente valorizzare strumenti importanti quali l'introduzione, a livello nazionale, di quote privilegiate di ingresso, nel decreto flussi, a beneficio dei Paesi più collaborativi nella lotta all'immigrazione illegale e nell'attuazione dei rimpatri.

Con l'ultimo decreto flussi, sono stati programmati circa 83.000 ingressi regolari per motivi di lavoro, a soli due mesi dall'insediamento del Governo. I precedenti decreti flussi avevano ammesso, nel 2021, 69.700 ingressi e, nel 2020, 30.850.

Sono questi i dati incontrovertibili che testimoniano l'impegno del Governo per favorire l'immigrazione regolare, in modo da renderla proficua sia per i migranti sia per il sistema produttivo nazionale e la società italiana. (Applausi).

Abbiamo intenzione di proseguire in questa direzione, rafforzandone gli strumenti e semplificando gli aspetti procedurali. Sul versante umanitario, continueremo e potenzieremo anche le iniziative in atto relative ai corridoi d'ingresso umanitario, alle evacuazioni umanitarie e ai programmi di reinsediamento, che hanno sempre visto l'Italia in prima fila nella tutela delle persone vulnerabili.

Il Governo, sin dal suo insediamento, ha intensificato i corridoi migratori legali, portando in Italia 617 persone, un numero mai registrato in un così breve lasso di tempo.

Nella stessa direzione, il nostro Paese si è impegnato, tra l'altro, ad accogliere, in accordo con la Commissione europea, 1.481 persone entro il primo semestre del 2023 (in particolare 981 afghani da Iran e Pakistan e 500 persone dalla Libia). Nell'ambito delle ammissioni umanitarie, ulteriore impegno programmato, sempre per il 2023, è quello di accogliere altre 850 persone.

Signor Presidente, onorevoli senatori, quella di Cutro è una tragedia che ci addolora profondamente, anche sul piano personale, e la dinamica dei fatti conferma la sua dipendenza diretta dalla gestione criminale di trafficanti senza scrupoli (Applausi) che non esitano a sacrificare la vita altrui per biechi profitti personali, come il racconto dei sopravvissuti ha chiaramente messo in evidenza.

Lo ricordo: gli scafisti hanno tenuto nascosti i migranti sottocoperta per tutta la traversata, in condizioni disumane; hanno poi utilizzato, con ogni probabilità, un dispositivo in grado di inibire la trasmissione e la ricezione di onde radio; ancora, hanno scelto di sostare molte ore davanti alle coste calabresi per sbarcare di notte ed evitare di essere intercettati dalle Forze dell'ordine; hanno inoltre cercato di sbarcare in un luogo isolato, anziché in un porto dove i migranti avrebbero potuto ricevere soccorso. Da ultimo, sentendosi minacciati, hanno compiuto una virata azzardata, che ha determinato il naufragio.

Alla gravità di questa condotta criminale facevo riferimento quando, con commozione, sdegno, rabbia e negli occhi l'immagine straziante di tutte quelle vittime innocenti, ho fatto appello affinché la vita delle persone non finisca mai più nelle mani di ignobili delinquenti, in nessun modo volendo colpevolizzare le vittime. (Applausi). Mi dispiace profondamente che il senso di quelle mie parole sia stato diversamente interpretato. (Commenti).

La sensibilità e i principi di umana solidarietà che hanno ispirato la mia vita personale sono stati il faro, negli oltre trent'anni al servizio delle istituzioni e dei cittadini, di ogni mia azione e decisione. (Applausi).

Sono questi i valori che mi hanno guidato, quando mi sono dovuto confrontare con l'accoglienza e l'integrazione di persone vulnerabili, con la salvaguardia di posti di lavoro, con il sostegno a persone in difficoltà e il soccorso in occasione di calamità. Penso pertanto che possiamo essere d'accordo tutti su un'unica cosa: se vogliamo evitare che chi scappa da guerre, persecuzioni e povertà affidi la propria vita a trafficanti di esseri umani, dobbiamo scardinare il business dell'immigrazione illegale attraverso politiche sempre più efficaci di contrasto in qualsiasi direzione necessaria. (Applausi). In questo senso, combattere gli scafisti e i loro fiancheggiatori è indispensabile.

Credo che non possiamo rassegnarci - e non lo faremo - all'idea che i flussi migratori siano gestiti da criminali senza scrupoli, né all'accettazione passiva di una migrazione senza regole, principale causa delle tragedie in mare. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Mi fa piacere salutare, a nome dell'Assemblea, studenti e docenti dell'Istituto di istruzione Superiore «Arimondi-Eula» di Savigliano, in provincia di Cuneo, che ringrazio per averci fatto visita. (Applausi).

Ci serve anche per guardare con speranza al futuro vostro e di tutti i giovani.

Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro dell'interno (ore 16,43)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno.

È iscritta a parlare la senatrice Biancofiore. Ne ha facoltà.

BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, onorevoli senatori, signor Ministro, Governo tutto, nell'esprimere innanzi tutto il cordoglio mio personale e del Gruppo che rappresento, per i bambini, per le vittime, per le famiglie dei migranti del tragico e inaccettabile naufragio di Cutro, non posso esimermi dall'esprimere tutto il mio disappunto per il monte di polemiche che hanno investito ingiustamente il Governo italiano.

È un Paese a rischio golpe antidemocratico quello nel quale un'opposizione militante e incosciente, con qualche opportuno distinguo del terzo polo e di persone di buonsenso, innanzi agli occhi degli italiani, dell'Europa e del mondo, su un'immane tragedia umanitaria è sembrata schierarsi più dalla parte dei delinquenti che dei poliziotti.

Nell'incolpare il Governo italiano della morte di 72 disperati senza cognizione di causa, per partito preso, al solo fine del recupero di uno scemato - e non a caso - consenso politico, dalla grancassa dell'opposizione non si è levata infatti una sola voce di condanna contro i trafficanti di morte o di indignazione contro gli assassini certi delle vittime di Cutro... (Commenti).

PRESIDENTE. Lasciamo parlare la senatrice Biancofiore. Prego, senatrice.

BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). ...come dello sconfinato, immorale cimitero del Mediterraneo, che pesano sulle coscienze dell'Occidente, che spesso le guerre dalle quali scappano questi disperati le hanno provocate (o, peggio, vigliaccamente abbandonate), e di quell'Europa ad oggi incapace di trovare soluzioni concrete, come auspicato, oltre che dal premier Meloni, anche dal presidente Mattarella.

Secondo i dati dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), dal 2014 ad oggi sono 25.983 i migranti morti nel Mediterraneo, un numero molto più elevato rispetto alle altre tratte migratorie del mondo. L'anno peggiore è stato il 2016 - ascoltate bene: Governo Renzi e Gentiloni - con 5.136 persone che hanno perso la vita, mentre il dato più basso si è avuto durante il Governo Conte I, colleghi del MoVimento 5 Stelle, con i decreti cosiddetti Salvini.

Sempre secondo i dati dell'OIM, i bambini deceduti nel Mediterraneo, dal 2014 al 2022, sono 1.046, di cui 279 solo nel 2015, quando c'era Mare nostrum.

Personalmente, sono da sempre convinta che l'architrave di questo Paese siano gli insegnanti, i medici e le Forze dell'ordine di polizia militare sui quali la politica tutta dovrebbe investire per far funzionare davvero lo Stato. Viceversa, l'opposizione se la prende di fatto con i nostri operatori di sicurezza e con il loro massimo vertice, per un doloroso e crudele incidente dovuto certamente ai maledetti scafisti che sembra abbiano impedito l'SOS addirittura schermando i telefonini e poi con molta probabilità - aspettiamo gli esiti delle indagini della magistratura - ad un difetto di comunicazione della macchina burocratica preposta al soccorso in mare.

Solo un'opposizione faziosa, disperata e talvolta cattiva, lasciatemelo dire con molta semplicità, può pensare, come ha detto il premier Meloni, che il Governo abbia cercato volutamente la morte di tanti disperati. Colleghi, rendetevi conto che, se avete una coscienza, non c'è nulla di più orribile che speculare politicamente sulla morte delle persone. Vi siete spinti a parlare di strage di Stato, quando lo Stato siamo tutti noi... (Vivaci proteste).

PRESIDENTE. Senatrice Biancofiore, mi scusi se la interrompo. Facciamo un patto: se adesso interromperete gli oratori di maggioranza, non potrete poi lamentarvi, se succederà il contrario. (Proteste). Fatemi finire! Proporrei un patto: dato che questi interventi riguardano un tema molto delicato, consentiamo l'ascolto da parte di chi non parla, per gli uni e per gli altri. Proviamoci, qualunque cosa ciascun senatore ritenga di riferire al resto dell'Assemblea. (Commenti).

Dipende dal Presidente valutare quando si esorbita da ciò che il Regolamento consente. Questo non esorbitava.

Prego, senatrice Biancofiore.

BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Collega senatore del PD, se ascoltasse, forse si renderebbe conto che sto dicendo un'altra cosa, invece che insultarvi. Avete parlato voi di strage di Stato, quando lo Stato siamo tutti noi.

PRESIDENTE. Senatrice Biancofiore, si rivolga alla Presidenza!

BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Lo Stato siamo noi italiani, chi vota a destra, ma anche a sinistra. E non contenta di sparare sulle nostre Forze dell'ordine di polizia militare, sul Governo del Paese che è stato democraticamente scelto dagli italiani nelle urne, non dalle primarie di partito, l'opposizione di estrema sinistra - alla quale ora guarda anche il nuovo PD, purtroppo - quella che, è bene ricordarlo, porta sulla coscienza il caso della cooperativa della famiglia del loro parlamentare Soumahoro, che speculava proprio sulla tragedia di quei migranti che avrebbe dovuto difendere, ha ben pensato di infangare ancora una volta l'immagine dell'Italia nel mondo, denunciando le filiere ministeriali dell'interno e dei trasporti per omissione di soccorso, favorendo gli esposti delle famiglie delle vittime contro il nostro Paese per il supposto mancato salvataggio.

Chiariamo agli italiani che le famiglie dei migranti, qualora lo Stato italiano fosse reputato colpevole di omissione di soccorso (e non lo penso), sarebbero risarcite sempre coi soldi pubblici degli italiani e grazie a quelle sinistre che, quando il Paese tutto dovrebbe dimostrare il massimo di unità per ottenere giustizia e protezione eurointernazionale, sembrano, viceversa, filostraniere. (Commenti. Richiami del Presidente). E forse il cosiddetto Qatargate ne è solo una delle evidenze.

Tutto ciò, ben sapendo che la piccola barca sovraccarica, subentrata non casualmente ad una più grande e robusta, aveva toccato tre Paesi prima dell'Italia, tra i quali la Grecia, che, pur facendo parte dell'Unione europea, pratica, senza opposizione interna, la politica dei respingimenti. Nei confronti della Grecia, della Spagna e di Malta, però, l'opposizione - direi, a questo punto non alla maggioranza del Paese, ma agli interessi dell'Italia, evidentemente - non ha nulla da dire.

La stessa opposizione sciagurata è silente anche sugli antagonisti e i violenti che hanno messo a ferro e fuoco Torino e che stanno portando all'indietro le lancette a tempi pericolosi, che speravamo consegnati a una storia che, per sua natura, è, o dovrebbe essere, magistra vitae; anzi, in un momento tanto delicato per la sicurezza del Paese, non trova di meglio che sparare proprio sul Ministro preposto a garantirla.

Quel Ministro dell'interno, oggi presente in Aula, è stato un grande prefetto, come riconosciuto anche oggi da molti di voi dell'opposizione alla Camera, e ha servito le istituzioni di destra e di sinistra, ma oggi voi, solamente perché fa parte di un Governo di centrodestra, lo attaccate pretestuosamente, tra mille difficoltà, acuite anche da una migrazione clandestina alla quale non possiamo offrire lavoro e una vita dignitosa (e forse dovremmo andare a dirlo con forza e con propaganda nei Paesi di provenienza).

È un'opposizione vile e talvolta bugiarda, che condanna l'assenza del Governo da Cutro, quando il primo ad arrivare sul luogo della tragedia è stato il ministro Piantedosi, e che attacca lo stesso (Commenti) per aver detto quello che avrebbe detto un buon padre di famiglia e che, non a caso, è stato ripetuto ieri all'Angelus dal padre del cristianesimo e delle nostre coscienze. Visto che ogni giorno, non avendo un programma, chiedete le dimissioni di qualcuno...

PRESIDENTE. Si rivolga sempre alla Presidenza e, per mio tramite, agli altri.

BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Dicevo, Presidente, perché non hanno il coraggio di chiedere anche le dimissioni di Papa Bergoglio, visto che ogni giorno se ne chiede qualcuna? Papa Bergoglio, a differenza vostra, ha ben chiaro chi sono i colpevoli della morte di tanti innocenti (Commenti) e invoca, come tutto il centrodestra da sempre, di fermare i viaggi della morte e dare la caccia ai mercanti di esseri umani con le mani e il portafogli sporchi di sangue. Ma io mi chiedo: la provate, voi della sinistra, ogni tanto, una qualche vergogna o almeno ora, innanzi alle parole del Santo Padre? Purtroppo conosco la risposta, ma la conoscono anche gli italiani, che non a caso prendono sempre più le distanze dagli squadristi morali e intellettuali di una certa sinistra per la quale la democrazia esiste solo se nelle urne poi regna la sinistra.

Un monito lo voglio rivolgere anche al nostro interno, a noi amici e colleghi del centrodestra, che a volte andiamo in allarme e ci agitiamo per qualche articolo del mainstream di sinistra, quasi mostrando un gap morale e culturale che non abbiamo, che non meritiamo e che dobbiamo respingere al mittente, nel massimo dell'unità della coalizione di centrodestra.

Fatevene una ragione, amici delle sinistre: costruitevi un programma e un'alternativa credibile al nostro Governo, ma nella correttezza, non nell'ode alla menzogna (Commenti). Questo mi aspetto da una giovane segretaria del PD, della quale non condivido una parola, ma che stimo, perché ci crede e ha passione politica, un modo diverso di fare politica. Fatevene una ragione, dicevo: il Governo Meloni, secondo tutti gli indicatori economici che cercate di silenziare, va a gonfie vele; i rapporti con l'Unione europea sono idilliaci; lo spread è ai minimi storici; il gas si è abbassato ai livelli pre-guerra; il PIL galoppa; il turismo è al massimo del trend possibile (Commenti); il Paese ha ritrovato centralità energetica e internazionale.

Concludendo, nel confermare tutta la nostra fiducia al Governo e a lei in particolare, ministro Piantedosi, la cui relazione è stata più che esaustiva e che ringraziamo per la consueta sincerità e puntualità degli argomenti, voglio dire che, nonostante la desolazione che emerge dagli atti di sciacallaggio dell'opposizione, dal Paese reale sbocciano fiori insperati, persone di valore che sono l'Italia migliore, come i cittadini calabresi, che hanno portato solidarietà e assistenza ai migranti; il sindaco di Cutro, che ha riconosciuto l'emozione e la presenza immediata del ministro Piantedosi sul luogo della sciagura; e il preside del liceo «Carducci» di Milano, che ha condannato le violenze degli studenti antagonisti, rivendicando una funzione valoriale ed educativa della scuola che si è persa da tempo e che invece le famiglie italiane invocano. (Commenti).

L'Italia rappresentata da queste persone squarcia un velo nel buio nel quale qualcuno vuole avvolgere il nostro Paese. Grazie a questi grandi italiani, Presidente; grazie a lei, ministro Piantedosi. Esprimo tutta la nostra solidarietà alle Forze dell'ordine, alla Guardia costiera, alla Guardia di finanza, alle Forze di polizia militari e armate e al Governo tutto, per il lavoro gravoso che sta svolgendo per l'Italia e per gli italiani. (Applausi. Commenti).

PRESIDENTE. Vi prego, colleghi. Sarebbe strano che l'opposizione approvasse in toto, così come sarà strano che, quando parlerete voi, dall'altro lato ci sia un'approvazione. Prego però tutti, in questo dibattito, che mi pare particolarmente doloroso, da qualunque lato lo si esamini, di lasciare a chi parla la responsabilità delle proprie parole, senza bisogno di commenti.

È iscritto a parlare il senatore De Cristofaro. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Ministro, le spiegazioni che ha dato oggi appaiono non solo tardive, ma anche - glielo dico francamente - del tutto inappropriate al ruolo che ricopre. Scolpite nella vergogna restano le frasi agghiaccianti che abbiamo ascoltato in questi giorni. Avete detto - anche lei l'ha fatto - che queste cose succedono e sono sempre successe, come a dire che sono inevitabili, che non è colpa di nessuno, se non dei trafficanti e di chi, nonostante il pericolo, parte lo stesso, cioè delle vittime.

In quest'affermazione, signor Ministro, c'è tutta la burocratica indifferenza di fronte allo strazio e tutta la distanza emotiva di fronte al dolore e all'orrore che hanno segnato, peraltro anche in passato, alcune delle pagine più buie della nostra storia. (Applausi).

La verità, signor Ministro, è opposta: il nostro dovere di cittadini di uno Stato democratico è fare tutto il possibile perché queste cose non succedano e, quando non ci si riesce, avvertirlo come un dolorosissimo fallimento, che impone di cambiare strada rispetto alle scelte sbagliate che si sono ripetute nel tempo (Applausi), perché su quelle navi non ci sono carichi residuali, ma persone in carne e ossa.

Anche l'elenco delle stragi che ha fatto oggi, in maniera davvero molto strumentale, non è un'attenuante, signor Ministro, ma un'aggravante, perché proprio la consapevolezza della gravità della situazione avrebbe imposto interventi immediati, senza attendere la trafila burocratica a cui ha fatto riferimento.

Questa tragedia avviene pochi giorni dopo l'approvazione del vergognoso decreto-legge contro le organizzazioni non governative (ONG). Lei dice che non c'entra niente, ma purtroppo c'entra moltissimo, perché ha a che fare con la stessa retorica ipocrita e con la stessa campagna d'odio, quella dei porti chiusi e della militarizzazione delle frontiere. È il contesto culturale che costruite da decenni a essere lo stesso. (Applausi). Lo dico a lei, ma soprattutto alla presidente del Consiglio Meloni, che ha parlato di blocco navale per anni e che con lei condivide la responsabilità politica di quello che è successo a Cutro: un naufragio della politica, non semplicemente il naufragio di un'imbarcazione, purtroppo. (Applausi).

Certamente questa tragedia è diversa da molte altre: non si è verificata in mare aperto, ma a pochi metri dalle nostre coste; non è affondata una nave della quale non si sapeva niente, ma la cui presenza era stata invece segnalata da Frontex. È dunque obbligatorio, signor Ministro, chiedersi e chiedere se quelle vittime potessero essere salvate e se sia stato fatto effettivamente il necessario per evitare la tragedia. È obbligatorio chiedere, per esempio, perché la catena di comando non abbia attivato i soccorsi; se l'evento è stato considerato come un'operazione di ricerca e di soccorso o come un caso d'immigrazione illegale, tale da richiedere una procedura di polizia. Le sue risposte oggi sono state totalmente evasive.

Inoltre, è giusto chiedere quale sia stato il peso di quei piani operativi e accordi ministeriali di cui ha parlato il comandante Aloi per spiegare il mancato intervento delle imbarcazioni della Guardia costiera, alla quale, peraltro, va tutto il nostro ringraziamento per aver salvato negli anni migliaia e migliaia di persone e che non solo non merita di diventare un capro espiatorio, ma soprattutto non merita di essere diretta da chi, nel nome della logica dei respingimenti, cerca di depotenziare oppure di rendere inefficace il soccorso in mare. (Applausi).

A rispondere a queste domande non dev'essere evidentemente soltanto lei, ma anche il ministro Salvini, che invece, come sempre, ha preferito evitare il confronto. (Applausi). La sua diserzione, a nostro avviso, è gravissima: è un insulto al Parlamento, oltre che all'intero Paese.

Accertare i fatti, com'è stato più volte ripetuto, è compito della magistratura. È vero, infatti proprio alla magistratura ci siamo rivolti anche noi, come parlamentari dell'Alleanza Verdi e Sinistra, attraverso un esposto. Tuttavia, è compito della politica esigere che quegli accertamenti siano tempestivi e rigorosi ed è dovere del Governo comunicare all'intero Paese con le parole e anche con i gesti l'urgenza di quegli accertamenti e anche il coinvolgimento politico e umano. Invece, non è stato così: dal Governo sono arrivate soltanto assenze, silenzi e burocratica aridità. Senza il Presidente della Repubblica, che tutti dobbiamo ringraziare, oggi l'intero Stato sarebbe letteralmente coperto di vergogna. (Applausi).

Se le eventuali responsabilità dirette sono competenza della magistratura, quelle politiche sono invece rigorosa competenza nostra. Quando un noto giornalista, storico tifoso della vostra maggioranza, scrive in un tweet «Partire è anche un po' morire. Statevene a casa vostra», non dà soltanto una prova di ripugnante cinismo, ma illustra anche la precisa strategia politica del vostro Governo.

La conferma peraltro un esponente di primo piano della maggioranza, il vice presidente della Camera Rampelli, quando dice che nei Paesi da cui partono i migranti irregolari ci sono parabole e telefonini. Immaginate che forza d'urto potrebbe avere raggiungere tutte le popolazioni in difficoltà e far loro presente che quei viaggi sono pericolosi. Parole chiare, non c'è che dire.

Fermare le partenze: si traduce in questo e solo in questo la vostra iniziativa politica. Rendere più difficili e pericolosi i viaggi col miraggio di scoraggiare le partenze. È un'illusione, naturalmente, perché chi parte sa benissimo di rischiare la vita oppure di finire negli atroci lager libici che l'Italia continua, molto colpevolmente, a finanziare, ma ciò non può fermare chi fugge.

In compenso, questo tentativo inutile, che non fa i conti con quanto l'immigrazione sia un fenomeno strutturale, rende ancora più difficili quei viaggi e crea, inevitabilmente, le condizioni ambientali che inducono a un abbassamento dell'attenzione e a una sottovalutazione dei rischi, quando invece servirebbe una strategia del tutto diversa e opposta. L'ho detto in Aula anche alcuni giorni fa, prima della tragedia di Cutro, ricordando il drammatico naufragio del 2013, quello di Lampedusa. È venuto davvero il tempo di pensare a una missione di ricerca e di soccorso come fu Mare nostrum.

In ogni caso, questi che ho ricordato, seppure siano capitoli diversi, portano alle stesse conclusioni. Le responsabilità dirette, che appaiono estremamente probabili, e le responsabilità politiche, che sono certe, ci fanno dire la stessa cosa: l'opportunità delle dimissioni dei Ministri coinvolti e un'immediata revisione di questa sciagurata politica dell'immigrazione, che altrimenti porterà inevitabilmente a nuove tragedie.

Infine, lei ha annunciato stamattina che i superstiti del naufragio sono stati spostati dal capannone nel quale sono rimasti nove giorni. Finalmente, signor Ministro, vorrei dire! È davvero indecente che ci siano voluti l'ispezione parlamentare di un deputato, peraltro appartenente al mio Gruppo, e poi articoli di giornale per porre fine a quest'altra vergogna di cui il nostro Paese si è macchiato. I sopravvissuti del naufragio tenuti per nove giorni senza un letto per tutti e senza riscaldamento, con un solo bagno: 81 persone private anche del diritto di piangere i propri morti. Avreste dovuto occuparvi di questo, invece di organizzare l'ipocrita Consiglio dei ministri a Cutro: un'indecenza senza fine, purtroppo; la cifra esatta delle vostre politiche, le stesse che criminalizzano il soccorso, come ci avete detto, nei giorni scorsi, qui al Senato.

Vorrei fare un'ultima, telegrafica considerazione. Qui nessuno nasconde, ovviamente, le responsabilità immense dei trafficanti e degli scafisti, ci mancherebbe. Non li si può però utilizzare come alibi, dopo aver costruito le condizioni in cui prosperano: sono cinici criminali, ma purtroppo sono anche figli delle vostre politiche di ottusa restrizione, che sono il vero principale... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Senatore De Cristofaro, oltre a ringraziare lei, veramente, per il suo intervento, ringrazio anche tutta l'Assemblea, per averla lasciata parlare senza disturbo.

È iscritta a parlare la senatrice Unterberger. Ne ha facoltà.

UNTERBERGER (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, ministro Piantedosi, ci voleva questa tragedia per sentire un Ministro di destra parlare di salvataggi, elencando orgogliosamente quante persone sono state salvate dalle autorità italiane. È la prima volta che succede, da sei anni, in quest'Aula, perché in questo tempo, mentre si consumavano le tragedie, dai vostri banchi si sentiva parlare di blocco navale per contrastare il terrorismo islamico, di detenzione di diciotto mesi per chi raggiungeva le nostre coste e di affondamento delle barche usate per le traversate. (Applausi).

Poi, Ministro, lei non capisce che qualcuno accosti questo evento alle norme contro le ONG? È semplice: avete creato un clima che criminalizza le operazioni di soccorso, le equipara al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina (Applausi) e rende tutti più diffidenti nell'attivazione delle procedure di soccorso, perché - come spiegava un ammiraglio della missione Mare nostrum - le valutazioni sui soccorsi vanno sempre fatte per eccesso di prudenza, non per difetto.

Per restare al suo racconto, Ministro, emerge chiaramente che questo viaggio era stato infernale e che non era una crociera, come ebbe a dire una componente della sua maggioranza. (Applausi). E poi - come lei stesso ha ribadito - la provenienza delle persone lasciava ritenere che avrebbero goduto della protezione stabilita dagli accordi internazionali. Per questo risuonano ancora più gravi le parole che ha pronunciato in Calabria e che non sono state fraintese. Come ha scritto una brava poetessa, nessuno mette i suoi figli su una barca, a meno che l'acqua non sia più sicura della terra. È questo il vero pull factor, non le ONG. (Applausi).

Sempre a Cutro, ha detto che andremo noi a prendere i richiedenti asilo. Ci sarà quindi un posto dove una donna afghana, rinchiusa in casa dai talebani, potrà andare a prenotare il suo viaggio? (Applausi. Commenti).

PRESIDENTE. Grazie, senatrice Malpezzi, mi dia una mano.

UNTERBERGER (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). O era solo il cinismo da parte di un Ministro?

In attesa di una risposta, la informo che alla Camera la sua maggioranza vuole reintrodurre i decreti Salvini sul restringimento dei criteri per la concessione dello status di rifugiato. È qui il vostro vero volto, quello che poi prova a scaricare la responsabilità sull'Europa e a mescolare le carte, parlando di flussi regolari. Invece sono cose ben distinte e separate. Una cosa è rispondere alla domanda di manodopera che viene dalle imprese italiane, un'altra è soccorrere le persone in mare e dare protezione a chi fugge dalle guerre, dalla discriminazione o dalle carestie. (Applausi).

Su questi ultimi due punti una soluzione ci sarebbe: ripristinate Mare nostrum e cancellate le norme contro le ONG. (Applausi). Sarebbe anche una forma di rispetto per questa tragedia, perché dietro i numeri ci sono storie che andrebbero sempre raccontate: il giovane siriano che ha visto annegare il fratellino di sei anni; la madre che voleva curare il figlio; la ragazza scappata dai talebani assieme a suo fratello; il cadavere di un bambino che fino all'altro ieri era un codice, perché nessuno era in grado di sapere quale fosse il suo nome.

In ultimo, garantite ai sopravvissuti un letto e servizi igienici degni di questo nome (Applausi), perché quello che si è letto stamattina sui giornali è semplicemente indegno. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà.

RENZI (Az-IV-RE). Signor Presidente, signor Ministro dell'interno, onorevoli colleghi, siamo stati invitati da lei, Presidente, a una discussione seria, perché ci sono due modi di vivere questo nostro dibattito: il primo è trasformare l'arena parlamentare in uno stadio, in cui le curve si esaltano e ci insultiamo; il secondo è cercare di riaffermare le ragioni della politica e dell'ascolto altrui, sapendo che la politica è complessità e che, quando si entra, nel merito della politica, nel mondo dell'immigrazione, si corre il rischio di perdere il consenso. È un rischio però che si corre volentieri, se l'alternativa è perdere la dignità.

Io trovo che ci sia bisogno di partire da un dato di fatto: nessuno qui si permetta di dire agli altri che si fa sciacallaggio. Nessuno si può permettere in quest'Aula di dirlo, lo dico innanzitutto ai colleghi della maggioranza. Dopo la strage dell'aprile del 2015 nel Canale di Sicilia l'onorevole Giorgia Meloni chiese che venissi indagato per strage di Stato (Applausi): è un atto di sciacallaggio o no, questo? Qui nessuno ha chiesto di indagare il Governo; si è chiesto al Governo di indagare su quello che è successo. E non si dica, amici e colleghi della Lega, che non si possono chiedere le dimissioni del Ministro dell'interno: io non l'ho fatto e non lo farò, ma, quando ero capo del Governo, il senatore Salvini, che allora era membro del Parlamento europeo, chiese 137 volte in tre anni le dimissioni del ministro Alfano. Qualsiasi cosa accadesse, c'era la richiesta precompilata di dimissioni.

Lo dico anche ad altre forze politiche, perché ha ragione Piantedosi quando dice che non era lui il Ministro dell'interno quando si sono riscritte le regole e che non era questo il Governo. Sì, lei era il capo di Gabinetto del ministro dell'interno Salvini (Applausi) e il Presidente del Consiglio era quel Giuseppe Conte che si faceva ritrarre con il cartello «decreto Salvini» e che ha cambiato le regole della Guardia costiera e del soccorso in mare. Allora, se volete parlare di sciacallaggio, qui dentro, fatevi prima un esame di coscienza e poi ragioniamo.

Io non voglio parlare di questo; voglio parlare di politica e ci sono tre punti sui quali lei non mi ha convinto, signor Ministro, e glielo dico con la stima che ella conosce e con il rispetto che ho per la sua sincera passione democratica e anche per il suo curriculum di servitore delle istituzioni. Lei su tre punti oggi non mi ha convinto per niente.

Il primo punto è che, se esce la Guardia di finanza per un'operazione di polizia, alla luce della quale deve poi tornare indietro, perché c'è il mare alto, non capisco per quale motivo (non la telefonata al 112, non Frontex, non l'universo mondo) non parta la Guardia costiera per andare a salvare le vite umane. (Applausi). Questo lei non l'ha spiegato oggi. Questo non vuol dire dare la colpa alla destra, alla sinistra o al decreto ONG, ma è un dato di fatto. (Applausi). Su questo punto bisogna avere chiarezza: se la Guardia di finanza esce e poi rientra, perché il mare è alto, non si capisce perché non parta la Guardia costiera; questo è l'unico punto su cui non si è detto niente.

Il secondo punto, signor Ministro, è il tono: glielo dico con il rispetto che si deve alla sua persona, al Viminale e alle donne agli uomini che vi lavorano. Non voglio parlare di tono baldanzoso, ma qui ci sono 72 morti e quelle bare bianche, piccoline. (Applausi). Dico semplicemente che trasformare questa relazione in una lista di cose più o meno accadute e il dibattito in un attacco sullo sciacallaggio, finendo addirittura per discutere del congresso del PD, che discorso è? Ci sono 72 morti! Meno male che Sergio Mattarella, il nostro Presidente della Repubblica, ha voluto dare un segnale di unità del Paese in silenzio (Applausi), andando di fronte alle bare in silenzio.

Si tratta di donne e uomini - questo è il terzo punto, signor Ministro - che vengono via dall'Afghanistan. Lo dico alle colleghe mamme del centrodestra, ma lo dico ovviamente a tutti noi: come si fa a dire che i genitori non devono metterli su una barca? Guardate che in Afghanistan stanno in quelle condizioni per colpa anche nostra, dell'Occidente, diciamola tutta, e per colpa anche della nostra Alleanza occidentale: siamo venuti via, lasciando a quelle giovani donne, che avevano conosciuto la libertà, l'obbligo di stare rinchiuse dentro un burqa, senza la possibilità di andare a scuola o all'università. (Applausi). Ve lo dico, mamme del centrodestra: se una vuole scappare dall'Afghanistan, scappa dall'Afghanistan. Non si può venire a dire che non deve scappare. (Applausi).

È vero che hanno i telefonini, i giovani afghani, certo che ce l'hanno, come i giovani pakistani, ma non è che nei telefonini vadano a guardare il sito www.viminale.it per leggere l'appello: nei telefonini vedono libertà che li attrae, perché è quella di un mondo che nei loro Paesi non conoscono più.

Occorrono allora sensibilità e umanità, che oggi non ho trovato. Ministro, una grande poetessa, Alda Merini, diceva una frase che mi permetto sommessamente di suggerirle per il futuro: «Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire». In un tempo in cui siamo pieni di influencer, faccia il Ministro, faccia il prefetto, faccia quello che sa fare, ma eviti la gara alla dichiarazione, perché, come minimo, è infelice. (Applausi).

Vengo al punto politico: c'è o non c'è una questione europea? Sì che c'è. È stata la Meloni la prima a porla? Non è vero, ma, se volete, ve la diamo la primazia, non è un problema. Oggi Presidente del Consiglio è la Meloni e io faccio il tifo perché al Consiglio europeo la Meloni vinca, perché, se vince lei, vince l'Italia. Non è vero che è stato quello il primo momento, andate a vedere i documenti del 2014 e del 2015. L'operazione Mare nostrum è finita perché è iniziata l'operazione Sofia, che prende il nome della prima bambina salvata dagli italiani, a guida italiana, ma con gli europei, ma mi sta bene che sia stata la Meloni la prima a dirlo, non ho problemi.

Quello che dico, signor Presidente, è che, se questo è, il problema europeo si risolve andando a fare gli accordi in Europa: i principali avversari sono i Paesi di Visegrad, sono i Paesi sovranisti e i Paesi che vogliono mettere il blocco, questo è il problema.

Abbiamo una questione enorme, che è quella dell'immigrazione, su cui bisognerebbe evitare il coro dei tifosi e degli ultras. Bisognerebbe dire: servono o no gli elementi di umanità? Certo, ma serve anche un dato di fatto oggettivo: le nostre aziende ci dicono che siamo in debito e quindi abbiamo bisogno dei migranti, ma bisogna andarli a prendere in modo legale, certo, e formarli. Abbiamo scoperto che i trafficanti sono cattivi, ma è evidente, questo lo sapevamo già prima. Abbiamo capito che dobbiamo dire a chi viene a studiare in Italia e si diploma e si laurea nel nostro Paese che dargli la cittadinanza non equivale a dargli dei diritti (quelli ce li ha già), ma a dargli dei doveri, come ci insegna il diritto romano, che è una cosa bellissima, grande e importante. (Applausi).

Su questi temi ragioniamo e discutiamo, ma il punto finale è che questa discussione si può fare se si ritorna a riconoscersi parte di istituzioni che sanno dialogare e questo inizio del dibattito da parte del centrodestra non ci ha aiutati in tale direzione. Vi pongo un tema, ve lo dico con il gusto non della provocazione, ma della sfida intellettuale. C'è un punto in più che affido ai colleghi della destra per il suo tramite, signor Presidente: in questi dieci anni si è consolidato il principio che l'identità nazionale si affermi attraverso il respingimento, attraverso muri. Si è affermato - non solo in Italia, a dire il vero, perché il tema è ampio e va dagli Stati Uniti a tante altre parti del mondo - che l'identità nazionale significa difendere i confini, alzare i muri e garantire la sicurezza dei porti. Io non condivido questa analisi. Ovviamente, vale quello che vale, ma vorrei che ascoltaste quello che abbiamo da dirvi. L'identità nazionale italiana non la descrive un decreto, chiunque lo firmi. L'identità nazionale italiana - da Virgilio, che immagina la fondazione di Roma attraverso un popolo di naufraghi, fino a quel pescatore di Cutro al quale dovremmo tutti inchinarci, perché non ha dormito la notte per andare a recuperare i corpicini dei piccoli naufraghi - è quella di chi salva le vite, non di chi difende i respingimenti.

Concludo, signor Presidente, facendo un riferimento che - se non vogliamo parlare di ONG, sulle quali, com'è noto, ho un'opinione diversa dalla maggioranza - è legato alla vostra tradizione culturale, che poi non è nemmeno vostra, ma di tutti, e a un uomo che ha combattuto con il fascismo, non contro di esso. Signor Presidente, voglio che quest'Assemblea ricordi la figura del comandante Todaro, nato in Sicilia, cresciuto a Chioggia, diplomato all'Accademia di Livorno, che lavorava per la Regia Marina sotto i comandi del duce. Questa figura è quella di un eroe nazionale e mondiale, perché in tutti i momenti difficili della storia italiana ha sempre fatto prevalere le ragioni dell'umanità e il 16 ottobre 1940, quando la sua imbarcazione distrugge il piroscafo belga, prende i 26 naufraghi, li mette prima su una zattera, poi a bordo e li salva. Ecco chi incarna l'identità italiana, non un decreto. (Applausi). Il comandante Todaro è quello che, quando i nazisti lo vogliono in qualche modo moralmente processare e un collega gli dice che non è il Don Chisciotte del mare, che quella è la guerra e che non è il buon samaritano, lui gli risponde che avverte il peso di duemila anni di civiltà.

Ebbene, ministro Piantedosi, su quella sedia ci sono duemila anni di civiltà, siate all'altezza dell'identità nazionale, che prevede che in mare si salvino le vittime e non si faccia quello che si è fatto a Cutro. (Applausi).

PRESIDENTE. Senatore Renzi, credo sia riuscito a farsi ascoltare da tutti, come voleva, senza disturbo.

È iscritta a parlare la senatrice Ronzulli. Ne ha facoltà.

RONZULLI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio il Ministro per essere venuto in Aula a riferire. Le sue parole, Ministro, fanno finalmente chiarezza rispetto al dibattito degli ultimi giorni, che ha rappresentato una pagina buia del nostro confronto democratico.

Voglio anch'io unirmi al cordoglio espresso in quest'Aula, prima ancora dal Governo come dal Presidente della Repubblica che, con la sua presenza a Crotone, ha rappresentato l'unità della Nazione di fronte a una tragedia che ha provocato in tutti noi un dolore e una commozione difficili da superare.

In quella palestra diventata cattedrale della misericordia, ognuno di noi piangeva le vittime riconoscendosi in quei padri, in quelle madri, in quei familiari privati dell'amore dei propri cari.

Forza Italia si unisce al dolore dell'Italia intera di fronte a 71 - probabilmente anche oltre - vite tragicamente spezzate. Piangiamo bambini, donne e uomini che hanno perso la vita cullando il sogno di un futuro migliore, confidando di lasciarsi alle spalle gli orrori della guerra.

Non esiste un italiano che non abbia vissuto con angoscia le immagini che abbiamo visto e, di fronte al dolore che colpisce un Paese che ha sempre saputo accogliere tutti, anche nei momenti di difficoltà, la politica è chiamata a dare risposte razionali, efficaci e anche durature.

La politica - ed è questo il nodo principale - dovrebbe dimostrare compattezza nel trovare soluzioni per vincere una guerra che fa troppe vittime. Il Governo lo ha fatto, a partire dalla lettera che il Presidente del Consiglio ha indirizzato alle massime istituzioni europee per chiedere che venga finalmente dato seguito agli impegni delineati nell'ultimo Consiglio europeo straordinario, grazie al forte impulso del Governo italiano. Lo ha fatto continuando a chiedere che il dossier immigrazione venga trattato in una cornice europea; che venga accolto il principio delle frontiere esterne europee, e quindi considerare che i confini italiani siano anche quelli dell'Unione, perché chi entra in Italia entra in Europa. Lo ha fatto chiedendo che i 20 Stati europei condividano oneri, responsabilità, solidarietà.

Lo ha fatto promuovendo il documento del gruppo Med5, in prima linea nella gestione dei flussi migratori che attraversano il Mediterraneo. E lo sta facendo predisponendo nuove norme che verranno definite e presentate proprio a Cutro, in occasione del prossimo Consiglio dei ministri che, con una scelta simbolica, il Governo ha voluto tenere nella cittadina calabrese.

Questo fa una politica seria che, di fronte a una tragedia come questa, è chiamata a dare risposte serie.

Eppure, oggi siamo in quest'Aula con le opposizioni che si presentano con la loro verità in tasca, decise a processare un Ministro dell'interno e un intero Governo provando a sciacallare su questa tragedia, per provare a incassare un dividendo politico (Applausi) in una scellerata rincorsa a sinistra. Invece di difendere l'Italia, fa di tutto per screditarla.

È molto grave che, per un bieco tornaconto politico, si faccia passare l'Italia come un Paese nel quale chi è in difficoltà in mezzo al mare viene lasciato morire. È doppiamente grave, a fronte di decine di migliaia di persone tratte in salvo negli ultimi mesi, in un quadro regolatorio che è esattamente lo stesso che vigeva durante il Governo precedente.

È molto grave che il Presidente del Consiglio venga dipinto come una sorta di mandante morale della strage. Ed è doppiamente grave a pochi giorni dal Consiglio europeo, dove si siederà con gli altri leader europei per chiedere sostegno all'Italia.

È molto grave insinuare che gli uomini e le donne della Guardia costiera italiana, che spesso mettono a repentaglio la loro stessa vita, siano in qualche modo responsabili del mancato soccorso che avrebbe portato alla strage e lo avrebbe fatto per di più per compiacere il Governo.

È molto grave mettere in correlazione questa strage con il decreto ONG, che peraltro non impedisce affatto i salvataggi, ma semplicemente li regolamenta meglio proprio per impedirne l'abuso. Ed è doppiamente grave perché tutti sanno che il lungo tragitto intrapreso dal barcone in questione non è coperto in alcun modo dalle navi delle ONG, per cui nessuna di loro avrebbe potuto salvarlo.

A proposito di ONG, solo per dimostrare l'ambiguità interessata di certi partiti, sarebbe il caso di ricordare che fino a qualche tempo fa il MoVimento 5 Stelle si fidava così poco delle ONG da chiedere l'obbligo di far salire la Polizia giudiziaria a bordo delle navi. Siamo costretti a rinfrescarvi la memoria, perché il capo politico in pectore del MoVimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, giovedì 3 agosto 2017 chiedeva, sul blog di Beppe Grillo, di riaprire il Parlamento solo ed esclusivamente per approvare una proposta di legge a firma Bonafede, che ne ricalcava un'altra a firma Dadone, proprio per mettere sotto il controllo della Polizia giudiziaria le ONG. E ci sarebbe molto altro da dire, altro da aggiungere.

C'è però una cosa davvero grave che, purtroppo, la dice lunga sul livello di questa vicenda e su come essa viene strumentalizzata. In questi giorni sono state chieste le dimissioni del ministro Piantedosi e sono state pronunciate già sentenze di colpevolezza, come se si volesse scaricare la responsabilità di un naufragio e di una tragedia umanitaria su un singolo uomo.

Negli ultimi dieci anni sono state 26.000 le vittime morte in mare. Il Mediterraneo si è trasformato in un cimitero a cielo aperto. Nel Mediterraneo sono annegate le premesse della dignità umana, sono annegate le speranze, sono annegate le paure. Vogliamo quindi affibbiare a Piantedosi e al Governo Meloni anche la responsabilità degli ultimi dieci anni, in cui governavate, di gestione dei flussi migratori?

C'è però una condanna che non abbiamo potuto ascoltare se non in forma blanda e da un numero esiguo di esponenti dell'opposizione: quella verso i trafficanti di esseri umani. Se qualcuno deve rispondere di questo che assomiglia più a un crimine contro l'umanità che a un naufragio, quel qualcuno sono gli scafisti e i loro mandanti. Sui colpevoli non ci devono essere dubbi: colpevoli di avere intrapreso un viaggio su un mezzo insicuro; colpevoli di non aver scelto il porto più vicino - quello più sicuro era in Grecia - colpevoli di aver cercato di fuggire da quelle che ritenevano essere le motovedette; colpevoli per questo di aver provocato il naufragio e colpevoli di aver tradito le speranze di chi scappa alla ricerca di un futuro migliore; colpevoli di aver distrutto le loro esistenze. Un atroce destino, peraltro ancora più beffardo perché la tragedia poteva essere evitata: le vittime fuggivano tutte dalla guerra e, in quanto profughi, avevano diritto ad arrivare in modo sicuro nel nostro Paese attraverso i corridoi umanitari e invece c'è chi si è approfittato di loro.

A tale proposito, è colpevole anche dividerci, perché tutti - e sottolineo tutti - abbiamo interesse che queste stragi non avvengano più.

Invece, cari colleghi della sinistra, siete stati così impegnati a cercare di lucrare qualche zero virgola che vi siete dimenticati di schierarvi dalla parte dello Stato; dalla parte dell'Italia, che deve vincere la sua guerra contro i trafficanti e contro le mafie che si alimentano di sporchi traffici, lucrando - loro sì - sulla disperazione di centinaia di migliaia di disperati.

E allora, a nome del Gruppo Forza Italia, ribadisco il pieno supporto alle scelte di questo Governo, che vuole affrontare l'emergenza immigrazione con il doveroso coinvolgimento dell'Unione europea e con la collaborazione dei Paesi di origine e di transito, per avere maggiori risorse da Frontex per la sorveglianza delle frontiere; più fondi comunitari; ricollocazione obbligatoria dei migranti tra gli Stati membri; regolamentazione dell'attività delle ONG che non possono diventare un fattore di attrazione dei flussi illegali; un rafforzamento delle vie legali e sicure di ingresso dei migranti integrati nel nostro tessuto produttivo e nel nostro sistema sociale e un nuovo piano Marshall per investire nei Paesi di partenza affinché sia garantito fino in fondo quello che Papa Benedetto XVI ha chiamato diritto a non emigrare.

Siamo a favore di una migrazione legale. Siamo per l'integrazione e la possibilità di assicurare un lavoro a chi viene legalmente in Italia, perché amiamo il nostro Paese e vogliamo sapere chi entra cosa fa e dove starà. È questo il cuore della piattaforma di interventi che chiediamo di attuare a livello europeo, nella quale ovviamente... (Il microfono si disattiva automaticamente)... si riconoscono.

Per tutto il resto, sono tutte speculazioni che ovviamente respingiamo al mittente. Vada avanti, Ministro, con serenità, decisione, coraggio e competenza: tutte qualità che non le mancano. Vada avanti perché gli italiani sono con lei e con questo Governo. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Floridia Barbara. Ne ha facoltà.

FLORIDIA Barbara (M5S). Signor Presidente, una volta che sei nato non puoi più nasconderti, ovunque tu nasca. Nascere a Nord o a Sud del mondo non è né un merito né una colpa. Ognuno nasce lì dove capita e chiaramente, una volta che esce dalla madre, anche se quello che vede non gli piace, non può certo tornarsene indietro; deve restare lì, oppure esercitare il diritto naturale della migrazione, sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Però, per esercitare quel diritto naturale a migrare, ci vuole coraggio e bisogna sapere che il mare forse è più sicuro della terra che si ha alle spalle.

Colleghi, colleghe, Ministri, noi siamo nati nella parte del mondo più al sicuro, quella dove la terra è più sicura del mare e possiamo scegliere. Quindi noi, davanti alla tragedia di Cutro, dovremmo tutti stare in silenzio e, dopo, chiedere scusa per quei morti (Applausi). Siccome da questo Governo le scuse non sono arrivate, le facciamo noi. Comunque, da adulti responsabili che rappresentano le istituzioni, bisogna essere in grado non solo di chiedere scusa, ma anche di ringraziare sicuramente il popolo e, quindi, tutti i cittadini cotronesi per l'esempio che hanno dato di accoglienza, di disponibilità, di umanità. Ringraziamo il presidente Mattarella per la sua presenza (Applausi), che ha coperto delle assenze. Permettetemi di ribadire che ogni tanto forse dovremmo restare in silenzio e, se ci viene l'idea di aprire bocca - e in contesti come questo abbiamo il dovere di farlo - dovremmo farlo per proporre soluzioni: non la soluzione, non una soluzione magari sbandierata in campagna elettorale, ma più soluzioni.

Per liberare il campo da malintesi e fraintendimenti, per noi è chiaro che il Governo non voleva certo la morte di quelle persone, ovviamente; e ci sono stati morti sotto tutti i Governi. Nessuno fa un passo indietro rispetto a questa responsabilità. Ma ora al Governo ci siete voi e bisogna assumersi la responsabilità anche politica. Criminali, pazzi, irresponsabili: noi non useremo parole di sciacallaggio politico utilizzate dall'onorevole Giorgia Meloni quando era all'opposizione. (Applausi). Da noi non le sentirà, signor Ministro, perché sappiamo il peso e la responsabilità di governare. Per noi non siete criminali.

Per noi siete inadeguati (Applausi) e forse, per le sfide planetarie che ci aspettano - non nazionali, planetarie - essere inadeguati è ancora peggio. Siete inadeguati per le parole: create un clima sbagliato. I colleghi mi hanno anticipato, ma forse Feltri poteva risparmiarsi di dire agli extracomunitari che partire è un po' come morire. Penso, poi, alle parole di Rampelli, che ha ricordato che nei Paesi di partenza ci sono le parabole. Quindi cosa facciamo, li chiamiamo? Una telefonata allunga la vita? Comprendete il peso che hanno le parole? Sono pietre: bisogna stare attenti, soprattutto quando si governa. Quando eravate all'opposizione ne abbiamo sentite e ne abbiamo sopportate. Ma, quando si rappresenta un Paese intero con un peso storico e una tale profondità, non si possono usare parole inopportune e - mi permetta di dirlo - anche vergognose come le sue. Noi le abbiamo comprese: erano in italiano, non sono state fraintese. (Applausi).

Questa informativa, signor Ministro, è un po' monca, perché avevamo chiesto anche la presenza del ministro Salvini, ma non è la prima volta che lui non si presenta in Parlamento. Lui preferisce parlare in televisione, altrove, ma non in questa sede. Lo abbiamo chiesto e ogni volta fugge o sfugge: questa è un'assenza. Un'altra assenza gravissima è quella del premier Meloni. E perché lo è? Contraddice quello che ha detto lei, e cioè che finalmente grazie a voi il tema dei migranti è centrale. È così centrale e cruciale che il ministro Salvini e il presidente del Consiglio Meloni non ci sono. (Applausi). Tra l'altro, il presidente del Consiglio Meloni non si è neanche presentato a Cutro, per poi convocare un Consiglio dei ministri riparatore a distanza, come per sopperire a una mancanza, come capita a chi non sa dov'è né come deve comportarsi e lo scopre dopo.

Colleghi, non parliamo di sciacallaggio politico perché le opposizioni hanno chiesto una informativa. (Applausi). Chiedere un'informativa non è fare sciacallaggio. Forse potrebbe essere sciacallaggio, con tutto il rispetto che porto al signor Ministro, usare l'informativa per fare il proprio comizio elettorale con la gara dei numeri, a quanti morti in più ci sono stati con un Governo o con un altro. (Applausi). Non credo che questa sia la sede nella quale fare questa gara. Ma, se dobbiamo farla, facciamo quella degli sbarchi e vedrete che vincerete voi con il triplo degli sbarchi. Ma non siamo qui per questo. (Applausi).

Signor Ministro, non volevamo questa informativa perché, una volta evinte le responsabilità, vogliamo accusare. Noi vogliamo la verità per capire e per correggere, implementare, aggiungere risorse e norme affinché le vite umane si possano salvare sempre, ancor meglio, in maniera più repentina. Inoltre vogliamo questa informativa anche proprio per togliere ogni dubbio sulla Guardia costiera, che compie il suo lavoro e che nessuno dell'opposizione ha mai messo sul banco degli imputati. (Applausi). Per favore, signor Ministro, non toglietevi dal mirino per metterci qualcun altro, come spesso fate. Nessuno ha accusato in generale la Guardia costiera, alla quale siamo tutti riconoscenti. Abbiate coraggio, restate al centro, restate nel mirino, siete voi al Governo, avete voi la responsabilità di declinare tutto ciò che ha funzionato e non ha funzionato. Ci interessa capire perché è uscita la Guardia di finanza e come mai, tornando indietro proprio perché il tempo non permetteva la navigazione, dopo non è partita la Guardia costiera.

È lecito fare questa domanda? Ma noi la facciamo a voi, a voi che siete al Governo!

Signor Ministro, questa informativa è importante anche perché ha evidenziato con chiarezza il limite delle vostre soluzioni. Voi individuate gli scafisti come unici responsabili, gli scafisti come unico problema; in campagna elettorale, il blocco navale come unica soluzione.

Siamo d'accordo con voi che gli scafisti siano criminali e che dobbiamo aumentare le pene. Siamo d'accordo anche noi, come voi, col Papa rispetto alla condanna degli scafisti. Noi, però, siamo d'accordo col Papa anche quando parla di inclusione, accoglienza e di bloccare le guerre. E col Papa non è che si è d'accordo a giorni alterni o a convenienza tematica. (Applausi).

In conclusione, signor Presidente, il tema dei flussi migratori è chiaramente complesso e per un tema complesso non si possono avere soluzioni semplici. Ed è un tema complesso che viene da lontano. Sapete da dove viene? Viene dalle guerre che non bisogna alimentare; viene dai cambiamenti climatici che bisogna combattere, perché entro il 2050 avremo 216 milioni di migranti. Cosa farete allora? Li fermerete col blocco navale, mentre andiamo a sollecitare politiche energetiche in contrapposizione con i cambiamenti climatici?

Ho iniziato e concludo con il titolo di un libro: «Quando sei nato non puoi più nasconderti». Anche voi, una volta che siete al Governo, non potete più nascondervi. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo Scientifico Statale «Leonardo da Vinci», di Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro dell'interno (ore 17,41)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, inizio il mio intervento a nome della Lega per esprimere la nostra totale e piena fiducia nell'operato del ministro Piantedosi, che sappiamo essere uomo capace, servitore dello Stato. Visti anche tutti gli interventi che ci sono stati alla Camera, posso dire che tale fiducia è anche da parte di tutta la maggioranza. Quindi, avanti così e al lavoro, come abbiamo sempre fatto. (Applausi).

Siamo un po' increduli e amareggiati. Siamo increduli perché abbiamo visto subito, all'indomani della tragedia, puntare l'indice, da parte delle opposizioni, sulla questione ONG e del decreto ONG; salvo poi - come ha ricordato bene lei - verificare che lì le ONG non c'erano mai state. Quindi, le opposizioni hanno dovuto mettere in evidenza e virare su altri argomenti.

Ribadisco, però, un punto ai colleghi. Quanto alla narrazione secondo cui il decreto ONG ostacoli i soccorsi, criminalizzi i soccorsi, impedisca i soccorsi, voglio semplicemente ricordare che il decreto ONG che abbiamo approvato è semplicemente la codificazione in legge del codice di condotta adottato dall'allora ministro dell'interno Minniti sotto il Governo Renzi, con il Partito Democratico al Governo. Sono stato corretto giustamente: era il Governo Gentiloni, ma l'indicazione era di Renzi, che era segretario del partito. Era giusto sottolineare anche questo, perché ricordo la storia.

Comunque, a parte questo, ciò che una volta veniva usato dal centrosinistra come vanto per aver fermato e bloccato gli arrivi e gli sbarchi, oggi viene considerato una criminalizzazione dei soccorsi. Devo essere sincero: avete proprio una bella faccia tosta. Ed è la stessa faccia tosta dei grillini che all'epoca sventolavano i decreti sicurezza di Salvini e oggi vengono qui a parlare di decreti che portano la morte nel nostro Paese!

Vi dico con estrema sincerità che io non ce la farei, anche volendo, a fare quello che riuscite a fare voi. (Commenti).

PRESIDENTE. Senatrice Pirro, la prego di non disturbare.

ROMEO (LSP-PSd'Az). L'altra questione che ci amareggia è il fatto non tanto delle speculazioni e dello sciacallaggio politico, che c'è tutte le volte; maggioranza e opposizione: sono storie viste e straviste, così come le richieste di dimissioni. Così come è giusto che naturalmente si verifichino eventuali carenze o mancanze nella macchina dei soccorsi o magari che venga verificato se le regole di salvataggio internazionali vadano modificate o meno. Questo è corretto.

Ma quello che amareggia - e lo dico - non sono tanto lo sciacallaggio e le accuse varie. Ognuno ha fatto la sua partita e lo ribadisco. No: ci amareggia il fatto che qualcuno sia arrivato addirittura a insinuare il dubbio che i soccorritori non siano intervenuti per non incorrere nelle proteste eventuali di qualche politico che non voleva che i migranti arrivassero sulle spiagge; l'ho visto addirittura scritto sul maggiore quotidiano nazionale. O, peggio ancora, pensare che un intervento di soccorso delle nostre Forze dell'ordine sia soggetto a una valutazione di carattere politico: no, signori, questo è inaccettabile. (Applausi).

Questo non è un modo di far politica e non è l'opposizione che uno si augura, anche forte. Questo è un modo, anzi è un pensiero che può diventare molto pericoloso, perché si va a insinuare che ci siano delle istituzioni che non lavorano per il bene comune. Serve forse a qualcuno per agitare le piazze e muovere le piazze contro la politica. Abbiamo già visto degli esempi lampanti: abbiamo visto il Presidente del Consiglio e alcuni Ministri a testa in giù. Questo è quanto abbiamo visto e abbiamo verificato oggi. (Applausi).

Attenzione: manteniamo una dialettica politica - come è stato giustamente ricordato - sul confronto di diverse posizioni, del tutto legittime. L'abbiamo sentito: il centrosinistra dice che quello migratorio è un fenomeno naturale e strutturale - ho sentito pronunciare queste parole oggi - mentre nel centrodestra si pensa che il fenomeno dell'immigrazione possa essere governato, per evitare caos e disordini, soprattutto riportandolo su numeri sostenibili e facendo in modo che gli immigrati, una volta arrivati qua - lavandosi la coscienza - non si vedano più abbandonati nei giardini, nelle stazioni o in mezzo alla strada, senza prospettive di vita, sostanzialmente lasciandoli nelle mani della criminalità organizzata e dello sfruttamento. (Applausi). No: noi vogliamo un'immigrazione regolare e controllata, che ci dia la possibilità di gestire il fenomeno. Stiamo su questo livello: dimissioni, mozioni, ordini del giorno, votazioni. Ma non accettiamo ciò che è stato detto e il dubbio che è stato insinuato in questa occasione. Siamo davvero amareggiati per questo modo di fare politica.

Guardate che, andando avanti di questo passo, sarà molto difficile riportare gli elettori a votare, perché qui non è solo una battaglia tra due curve, tra due ultrà che si confrontano. No: qui si dice tutto e il contrario di tutto, delegittimando soprattutto le istituzioni. Ma, delegittimando le istituzioni, si delegittima la politica e, se si delegittima la politica, non possiamo certo pensare o immaginare che la gente possa tornare a votare in un confronto politico serio ed evidente, che è ciò che noi chiediamo e vogliamo.

Discutiamo del tema dell'immigrazione. Sì, Ministro, discutiamo del fatto che sia giusto potenziare i corridoi umanitari. Discutiamo del fatto che vadano fatti i decreti flussi. È molto interessante la proposta di favorire i Paesi che collaborano per contrastare l'immigrazione clandestina: questo è un elemento di novità importante e fondamentale. Trovo ammirevoli - lo dico a lei, Ministro, e a tutti i membri del Governo - la gioia e l'euforia che mettete in evidenza sul fatto che l'Europa improvvisamente abbia sostanzialmente fatto delle dichiarazioni di principio forti, che cambieranno il corso della storia.

Io personalmente sono un po' più pessimista: andiamoci piano, perché ne abbiamo sentite tanti di dichiarazioni di principio negli ultimi quindici anni, per poi dopo, in realtà, non vedere nulla di tradotto in fatti concreti. Anzi, quello che abbiamo visto in questa occasione, a maggior ragione, è l'indifferenza dell'Unione europea, che è ancora peggio che avere qualcuno contro. (Applausi). Abbiamo visto l'indifferenza di un Paese, facente parte dell'Unione europea, come la Grecia, che non si è minimamente posto il dubbio di intervenire nei confronti di un'imbarcazione che ha navigato lungo tutte le sue coste. (Applausi). Nessuno è intervenuto, perché tanto ci pensa l'Italia. Poi, se sbaglia - perché può anche capitare che certe condizioni impediscano che intervenga - il risultato è che è colpa dell'Italia. Se succede qualcosa è colpa dell'Italia. Questo non lo troviamo assolutamente corretto e non diteci, per favore - come ho sentito dire - che noi ci nascondiamo e scarichiamo le responsabilità sull'Unione europea. In dieci anni di governo del PD, tutte le volte che si affrontava il tema dell'immigrazione, avete scaricato la responsabilità sull'Unione europea (Applausi), Anche qui, abbiate almeno la decenza di rimanere in silenzio.

Ma noi diciamo di più e diamo un suggerimento a lei e a tutto il Governo: noi dobbiamo andare oltre l'Unione europea, signor Ministro. Perché non coinvolgere l'Alleanza atlantica in un discorso di controllo e stabilizzazione dei Paesi del Nord Africa? Anche questo lo proponeva Minniti, per evitare che tra Est e Sud l'Europa resti schiacciata da un'emergenza non solo energetica, ma anche umanitaria. Sappiamo benissimo che sull'Africa ci sono dei Paesi dominanti, come la Russia, la Cina e la Turchia. La Russia potrebbe avere l'interesse a destabilizzare determinati territori per spingere un'ondata migratoria di proporzioni incredibili, che neanche ci immaginiamo, proprio per mettere in difficoltà l'Europa, e non solo l'Italia. Allora, convinciamo gli Alleati a far sì che il Mediterraneo allargato - quindi non solo centrale, ma comprendente tutte le rotte - diventi strategico. Deve diventare strategico, perché nel Mediterraneo ci passano anche i cavi della rete elettrica, le energie rinnovabili e ci sono i gasdotti che potrebbero diventare bersaglio in operazioni di guerra.

Quindi, per queste motivazioni, un coinvolgimento dell'Alleanza, per far sì che il Mediterraneo venga presidiato, potrebbe aiutare a stabilizzare i Paesi del Nord Africa e a creare anche un fronte importante al Sud, proprio in virtù di quello che sta succedendo nella geopolitica mondiale. Questa è una sfida che noi lanciamo oggi e potrebbe anche essere una soluzione che consenta finalmente a quelle persone di lavorare lì, di avere un futuro e costruire qualcosa lì, sul loro territorio, proprio perché le loro zone verrebbero stabilizzate dopo anni e anni in cui l'Europa ha deciso - com'è stato ricordato - di abbandonarle completamente. È uno dei temi che bisognerebbe porre al Governo, sul tavolo dell'Alleanza, oltre l'Unione europea. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Malpezzi. Ne ha facoltà.

MALPEZZI (PD-IDP). Signor Ministro, con tutto il rispetto noi avevamo chiesto, insieme ad altre opposizioni, che questa informativa fosse congiunta con quella del ministro Salvini, di cui registriamo l'assenza. Eppure, lei sa meglio di noi che è il Ministero dei trasporti ad avere delle specifiche competenze, tra cui quelle sulla Guardia costiera. Ebbene, il ministro Salvini non è pervenuto in presenza, ma indubbiamente è molto presente sui comunicati stampa: non ultimo quello in cui ci segnala che la Guardia costiera non è stata avvertita in tempo. (Applausi). Chiediamo a lei, allora, di dare una spiegazione anche su questo, perché evidentemente la spiegazione non gliela può dare l'opposizione.

All'assente gravemente ingiustificato si contrappone la sua eccessiva presenza, Ministro. Non voglio essere maleducata, ma in questi giorni lei c'è stato troppo e purtroppo non nella forma necessaria, perché ha fatto davvero tutto tranne che rappresentare un Ministro della nostra Repubblica. Non è stato per niente istituzionale, tutt'altro. (Applausi). Infatti, un Ministro dell'interno, di fronte a una tragedia così grande, dopo il cordoglio arrivato anche tardivamente, avrebbe dovuto concentrarsi sull'accertamento delle responsabilità e sulle proposte, che onestamente non ci sono state.

Oggi, Ministro, non mi soffermerò sui dettagli che lei qui ci ha elencato e che non sono indubbiamente sufficienti, perché stanno emergendo in tutta la loro evidenza svariate questioni che lei non ha voluto approfondire. Mi attengo ai fatti. Non sono state soccorse vite umane e le dirò anche che il racconto propagandistico e securitario di questo Governo si è infranto al largo di Crotone. Non mi soffermerò sugli aspetti di una tragedia che sta rivelando troppe incongruenze, che lei anche qui oggi non ha chiarito e che oggi si cerca invece di derubricare a responsabilità di altri, perché tanto - lo ha detto lei - chi parte sa che rischi corre.

Ciò che è accaduto a Cutro, lo scaricabarile successivo, l'errore nella catena di comando sono tutti fatti su cui si farà luce. Ma c'è un elemento incontrovertibile che ha aperto una ferita profonda nel Paese: quelle famiglie in fuga dall'Afghanistan dei talebani, dal Pakistan degli insanabili conflitti, dalla Siria bombardata e terremotata, quei profughi provenienti da territori di guerre e di disperazione potevano e dovevano essere salvati. (Applausi).

In un Paese civile, di fronte all'enormità di ciò che è accaduto, le responsabilità si accertano e qui nessuno accusa e soprattutto l'opposizione non accusa la Guardia costiera, a cui va tutto il nostro sostegno per il lavoro che svolge (Applausi). Ma quel lavoro è guidato da una cabina di regia e non c'è sicuramente l'opposizione a capo di quella cabina di regia, caro Ministro.

Quei profughi affogati e abbandonati al largo di Crotone non sono carico residuale, come nel linguaggio burocratico lei ci ha abituato più volte. Quei profughi che scappano dalla guerra sono quelli a cui la Costituzione italiana offre una protezione totale all'articolo 10, nella prima parte, dove sono sanciti i diritti fondamentali, come ha ricordato il presidente Mattarella. Invece, grazie a lei - lei ha detto che l'abbiamo fraintesa, ma poi dovrebbe trovare la modalità per potersi spiegare - abbiamo assistito alla trasformazione delle vittime in responsabili. Abbiamo sentito - sempre da parte sua - la descrizione di una disperazione misurabile, insieme a una serie di dichiarazioni e parole disumane che offendono il ruolo che lei ricopre, Ministro, e tutte le nostre istituzioni.

Noi abbiamo dato anche un credito, perché quella poesia che qui è stata citata da diversi colleghi gliel'abbiamo consegnata la scorsa settimana in audizione (alcuni versi recitano: «Nessuno mette i suoi figli su una barca a meno che l'acqua non sia più sicura della terra»). Gliel'abbiamo consegnata in quella audizione perché ci saremmo aspettati la sua volontà di chiarire che intendeva un'altra cosa e, poiché aveva sbagliato, si sarebbe scusato. Ebbene, Ministro, non sono mai arrivate le scuse per le sue parole (Applausi). E di possibilità ne ha avute anche oggi e anche oggi lei ha preferito fare un verbale sterile e arido, mentre ci sono ancora le salme in Calabria. (Applausi).

Speravamo che si correggesse, appunto, ma ci siamo illusi, perché in fondo dovevamo saperlo: lei è il Ministro che ha scritto, quando era in altri ruoli, i decreti Salvini, giudicati poi in parte incostituzionali, e che oggi la Lega vorrebbe ripristinare. Hanno depositato la proposta alla Camera. Voglio vedere che cosa farà il Governo. Lei politicamente appartiene a quella storia lì, quindi, le sue proposte non possono essere molto diverse; e il fatto che Giorgia Meloni abbia lasciato che il Governo fosse rappresentato da lei e dalle sue parole la dice lunga su questo Governo.

Giorgia Meloni non si è presentata in Calabria e non basta - adesso glielo diciamo con forza - provare a correre ai ripari con un Consiglio dei ministri convocato a Cutro all'improvviso o sventolare i possibili risultati di un decreto flussi quando ad oggi questo Governo è stato capace di approvare solo un decreto-legge spot - perché vi servono sempre gli spot - contro chi salva le vite in mare, e cioè le ONG.

Mi rivolgo anche ai colleghi che qui hanno provato a esaltare il grande risultato di Giorgia Meloni in Europa: non è mica stata la prima volta che si è trattato il tema in Europa; però c'è una differenza questa volta, che forse l'attuale maggioranza dovrebbe mettere in evidenza.

Questa maggioranza, quando il Partito Democratico portava quei temi in Europa - lo dico al collega Romeo - in Europa non li ha mai sostenuti (Applausi) e ha fatto tutto il possibile per evitare di dare una mano a risolvere il problema, a partire dall'assoluta mancanza di volontà di modificare gli accordi di Dublino.

È molto più semplice la vostra narrazione dell'invasione - è sempre stato così -, del pericolo di chi arriva da lontano. D'altra parte, la felpa con la scritta «prima gli italiani» non me la sono mica messa io, Ministro. Di sicuro io non ce l'ho! (Applausi).

Lei ha detto più volte, anche in audizione, che i migranti non devono partire ma che andrete voi a prenderli. Ebbene, Ministro, onde evitare di essere fraintesi anche questa volta: in che modo lei e il Governo volete andare a prendere le persone che si trovano in questa difficoltà? (Applausi) Ce lo può spiegare? Ci può dare un'interpretazione letterale delle sue parole, visto che noi non comprendiamo mai? Vede, la risposta secondo me è molto semplice.

Avremmo voluto sentir parlare di un nuovo Mare nostrum o di una proposta alternativa capace di salvare vite in mare, ma voi non avete alcuna intenzione di provare a trovare soluzioni, perché voi affrontate questo tema solo come scelta politica che deve generare consenso.

Salvare vite umane non può essere una scelta politica, perché riguarda tutti noi e non c'è tifo da stadio, lo dico al collega Romeo. Sappiamo come si sta in curva, ma sappiamo soprattutto come si sta in un'Aula del Parlamento (Applausi), e su questi temi dovremmo essere tutti uniti, ma invece voi preferite portare avanti la contrapposizione.

E ancora, la retorica che tutte le proposte che facciamo noi costano, perché questa è una situazione difficile per l'Italia. Ci ricordate sempre che siamo nel tempo della coperta corta, Ministro. Corta sì, tranne per i condoni di cui avete adornato la vostra iniqua legge di bilancio che ancora qui ricordiamo.

Salvare vite umane non ha prezzo, e questo il Ministro dell'interno lo dovrebbe dire con forza. E invece, Ministro, anziché dire tutto questo, lei ha detto altro, con dichiarazioni che sono eticamente inaccettabili, istituzionalmente discutibili, umanamente offensive. È per questi motivi che continuiamo a chiedere le sue dimissioni, mancando la sensibilità politica di trarre le conseguenze delle sue parole, che non sono degne di un rappresentante delle istituzioni. (Applausi).

Fortunatamente, in tutto questo c'è un'immagine che invece rimarrà: quella del nostro presidente Mattarella, che ha rappresentato lo Stato e le sue istituzioni in silenzio, davanti alle bare delle vittime.

Con quel silenzio il Presidente ha detto tutto. Purtroppo lei, Ministro, ha detto tutto con le sue parole. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà.

BALBONI (FdI). Signor Presidente, signor Ministro, da uomo d'onore lei oggi ha adempiuto all'impegno preso sette giorni fa in Commissione affari costituzionali, quando ha promesso di fare chiarezza sullo svolgimento dei fatti che hanno portato a al naufragio di Cutro e alla morte di tanti innocenti e di farlo nel più breve tempo possibile. La ringrazio di aver risposto a una doverosa sollecitazione, giuntale anche da me, lo ricorderà, nello stupore di chi, nella sua sconfinata presunzione, crede di avere il monopolio del sentimento di pietà e di umanità. (Applausi).

Come da lei ricostruito, è chiaro che nessuna responsabilità può essere imputata alle istituzioni italiane, che hanno operato come sempre con grande professionalità e abnegazione.

Signor Presidente, colleghi, ci sono momenti nella storia di una Nazione che impongono - purtroppo devo dire imporrebbero - la massima unità di tutte le forze politiche. La tragedia di Cutro è certamente uno di questi momenti. Lo dobbiamo, o meglio lo dovremmo - purtroppo devo correggermi - alle vittime tutte, ai bambini morti in quel modo orribile, ai loro familiari; lo dobbiamo al sentimento di orrore e di pietà che ha colpito il cuore di ogni italiano.

Purtroppo non è stato così. Mi dispiace doverlo dire. Pochi minuti dopo il naufragio abbiamo dovuto assistere a speculazioni e strumentalizzazioni di ogni genere. Pur di colpire il Governo sono state fatte le accuse più ignobili. Queste accuse, cari colleghi, non colpiscono il Governo, colpiscono la Repubblica, colpiscono lo Stato, (Applausi) colpiscono le sue istituzioni e la loro credibilità. Questo vorrei che fosse chiaro. Lo ha spiegato molto bene poco fa il presidente Romeo, alle cui parole mi riporto per brevità perché le condivido pienamente.

Signor Ministro, cari colleghi, ogni morte in mare è una sconfitta per lo Stato. Lo sono i morti di Cutro come lo sono i 26.000 morti in mare degli ultimi dieci anni con governi di ogni orientamento. Ma che senso ha parlare di strage di Stato? Perché questo carico di odio? Cito testualmente, come scrive Antonio Polito sul Corriere della sera di domenica scorsa, perché questo carico di odio? Perché non ascoltare davvero le alte parole del Capo dello Stato? Non citarlo solo per strappare un applauso. (Applausi). Il Capo dello Stato ha parlato di momento del cordoglio e del momento delle azioni concrete; azioni che il presidente Meloni ha preannunciato verranno decise nel prossimo Consiglio dei ministri convocato a Cutro in segno di omaggio alle vittime e alla grande generosità del popolo calabrese e delle sue istituzioni locali.

Prima di tutto occorrono misure per combattere con ancora maggior vigore i mercanti di esseri umani e gli scafisti e poi misure per rafforzare i canali di ingresso legale, i corridoi umanitari e i flussi regolari per chi vuole entrare in Italia legalmente (Applausi) per lavorare qui e contribuire alla crescita della nostra società senza doversi affidare allo sfruttamento di criminali senza scrupoli, come purtroppo ha dimostrato anche questa assurda e inaccettabile tragedia.

Di pari passo verranno prese iniziative d'intesa con l'Unione europea, che finalmente ha ascoltato il presidente Meloni e ha preso atto che l'Italia non può essere lasciata sola ad affrontare questo esodo, (Applausi) per fermare le partenze, cari colleghi, attraverso accordi con i Paesi di transito e anche per rimpatriare chi entra illegalmente senza averne diritto.

Coniugare umanità e fermezza: questo è l'obiettivo del Governo, affinché chi ha davvero diritto riceva tutto l'aiuto possibile e chi non ha diritto sia rimpatriato rapidamente e non lasciato in giro per il Paese, preda di sfruttamento o, peggio ancora, manovalanza della criminalità per esigenze di sopravvivenza.

A nostro parere, non è con l'immigrazionismo indiscriminato che si potranno evitare tragedie simili. Più gente parte e più gente annega: è un triste fatto di statistica e non capisco come si possa negarlo. (Applausi). Colleghi, cosa fare per conseguire nel modo migliore e più efficace l'obiettivo che tragedie come questa non si ripetano ancora e ancora? Mi piacerebbe si fosse parlato e si parlasse anche in futuro di questo, in occasione come quella odierna, in Parlamento e in Commissione, evitando per una volta indecorose strumentalizzazioni. Chiedo troppo? Io spero di no.

Signor Ministro, Fratelli d'Italia è al suo fianco. Siamo convinti che lei la responsabilità per i nostri duemila anni di storia la senta tutta, come la sentono gli uomini e le donne di Fratelli d'Italia e dell'intero centrodestra (Applausi), e come sono certo la sentiva il senatore Renzi quando, da Presidente del Consiglio, doveva amaramente registrare, nonostante tutti i suoi encomiabili sforzi, il più alto numero di morti in mare degli ultimi dieci anni; certamente degli ultimi dieci anni, ma forse persino degli ultimi duemila anni, di cui anche lui ci ha parlato poco fa. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno, che ringrazio per la disponibilità.

Se me lo consentite, vorrei ringraziare tutti i senatori per avere accolto il mio invito a un dibattito anche duro nei termini, ma sereno nel modo in cui è stato condotto. Vi ringrazio veramente e credo che vi ringrazino gli italiani per il senso di responsabilità dimostrato da tutti, maggioranza e opposizione.

Presidenza del vice presidente CENTINAIO (ore 18,13)

Discussione del disegno di legge:

(555) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 gennaio 2023, n. 5, recante disposizioni urgenti in materia di trasparenza dei prezzi dei carburanti e di rafforzamento dei poteri di controllo del Garante per la sorveglianza dei prezzi, nonché di sostegno per la fruizione del trasporto pubblico (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 18,13)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 555, già approvato dalla Camera dei deputati.

Il relatore, senatore Cantalamessa, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

CANTALAMESSA, relatore. Signor Presidente, il decreto-legge n. 5 del 2023, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 14 gennaio 2023, con scadenza il 15 marzo dello stesso anno e approvato dalla Camera dei deputati il 21 febbraio 2023, contiene specifiche disposizioni che incidono sull'attività d'impresa.

L'articolo 1, comma 1, riconosce un'estensione dal computo del reddito imponibile fiscale del lavoratore relativo al valore dei buoni benzina o di analoghi titoli per l'acquisto di carburanti ceduti dai datori di lavoro privati ai lavoratori dipendenti nell'anno 2023, fino a un importo pari a 200 euro per ogni lavoratore. Ai commi da 2 a 7 prevede l'obbligo, per i soggetti che esercitano l'attività di vendita al pubblico di carburanti, di indicare, presso gli impianti di distribuzione sulla rete non autostradale, il prezzo medio regionale praticato sulla rete non autostradale e, presso gli impianti sulla rete autostradale, il prezzo medio nazionale praticato sulla medesima rete autostradale. Tali medie sono calcolate dal Ministero delle imprese e del made in Italy (Mimit) sulla base delle comunicazioni ricevute dagli esercenti. Il Mimit è inoltre chiamato ad adottare le disposizioni attuative e a sviluppare un'applicazione informatica che consenta la consultazione da parte dei consumatori dei prezzi medi e di quelli effettivi praticati dai singoli esercenti. A tal fine è autorizzata una spesa di 500.000 euro nel 2023 e di 100.000 euro nell'anno 2024. In caso di violazione degli obblighi di indicazione del prezzo medio regionale, la norma prevede l'applicazione di una sanzione da 200 a 2.000 euro. Infine, si affida al Mimit e al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica il compito di verificare l'allineamento delle iscrizioni presenti nell'anagrafe impianti e nell'osservatorio prezzi.

L'articolo 1-bis, introdotto dalla Camera dei deputati, dispone l'applicazione dal 1° aprile al 31 agosto 2023 dell'aliquota agevolata di accisa sul gasolio commerciale utilizzato come carburante anche dalle imprese che esercitano l'attività di trasporto turistico di persone mediante servizio di noleggio di autobus con conducente in ambito nazionale ed internazionale, purché di categoria Euro 6.

L'articolo 2, modificato dalla Camera, interviene sul meccanismo di rideterminazione delle aliquote di accisa sui carburanti mediante decreto ministeriale, in corrispondenza di un maggior gettito IVA, meccanismo disciplinato dalla legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria per il 2008). In sintesi, con le norme in esame si dispone che il decreto di riduzione delle accise sui carburanti in ragione dell'aumento del gettito IVA derivante dall'aumento del prezzo del greggio sia adottato dal Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, in luogo del Ministero delle imprese e del made in Italy. Sono modificati i presupposti di emanazione del predetto decreto, allo scopo di condizionarlo all'aumento del prezzo del greggio sulla media del bimestre rispetto al valore di riferimento indicato nell'ultimo documento di finanza pubblica presentato alle Camere, senza fissare una specifica misura dell'aumento necessario per attivare il meccanismo.

L'articolo 3, comma 1, modificato dalla Camera, interviene sulla disciplina del Garante della sorveglianza dei prezzi, modificandola e integrandola con norme volte ad implementare il raccordo e il coordinamento con organismi operanti al livello territoriale. Il comma precisa alcuni elementi relativi alle sanzioni amministrative previste in caso di mancato riscontro alle richieste del garante o di comunicazioni di dati non veritieri e dispone poi la costituzione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, della Commissione di allerta rapida per la sorveglianza dei prezzi per monitorare la dinamica dei prezzi dei beni di largo consumo derivanti dall'andamento dei costi dei prodotti energetici e delle materie sui mercati internazionali. Le funzioni di segreteria della Commissione sono svolte dalla stessa unità di missione a supporto dell'attività del Garante per la sorveglianza dei prezzi.

Il comma 2 prevede che l'unità di missione stessa curi il raccordo e la collaborazione amministrativa tra il Garante e le strutture del MEF e degli altri Ministeri, nonché gli uffici delle autorità indipendenti competenti per i singoli settori e, ove necessario, provvede ad acquisire e condividere con tali soggetti i dati e le informazioni utili alla conclusione delle indagini e delle attività in corso di svolgimento.

L'articolo 4 ripropone una misura istituita nel 2022 per mitigare l'impatto del caro energia sulle famiglie in relazione ai costi di trasporto sostenuti da studenti e lavoratori. A tal fine, viene istituito un fondo ad hoc, con una dotazione di cento milioni di euro finalizzato a riconoscere un buono alle persone fisiche che nel 2022 hanno conseguito un reddito complessivo non superiore a 20.000 euro da utilizzare per l'acquisto di abbonamenti per i servizi di trasporto pubblico locale, regionale interregionale o per i servizi di trasporto ferroviario nazionale. Il valore del buono è pari al 100 per cento della spesa da sostenere per l'acquisto di un abbonamento e comunque non può superare l'importo di 60 euro.

L'articolo 5, infine, autorizza il MEF ad apportare, con propri decreti, le variazioni di bilancio occorrenti ai fini dell'immediata attuazione del decreto, mentre l'articolo 6 dispone la sua entrata in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 15 gennaio 2023.

Per una compiuta analisi delle disposizioni sinora esposte si fa rinvio alla documentazione che è a disposizione degli Uffici.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritta a parlare la senatrice Bevilacqua. Ne ha facoltà.

BEVILACQUA (M5S). Signor Presidente, oggi ci troviamo a discutere della conversione di un decreto che chiarisce senza dubbi che il Governo Meloni ha un grosso problema. Di problemi, in realtà, ne ha molti: ad esempio, l'incapacità seriale di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale.

L'ultimo tradimento in ordine temporale, giusto per ricordarlo ai cittadini che ci ascoltano, è quello a danno dei lavoratori e delle imprese che, sul superbonus 110 per cento, sono stati traditi da Giorgia Meloni, che aveva promesso lo sblocco dei crediti incagliati e il rilancio della misura. Invece, la stessa Meloni e Giorgetti, col favore delle tenebre, a risultato delle elezioni regionali acquisito, si sono precipitati ad affossarla, col decreto sul blocco della cessione dei crediti, salvo le necessarie retromarce già allo studio del Governo.

Oggi voglio evidenziare, a voi colleghi in Aula e ai cittadini che ci ascoltano, il grosso problema che questo Governo ha con l'uso corretto delle parole e del loro significato. A cosa mi riferisco, signor Presidente? Al nome attribuito a questo decreto: decreto trasparenza. Trasparenza? Cosa c'è di trasparente nel tentativo maldestro di questo Governo di mascherare le proprie responsabilità sul rialzo del prezzo del carburante, per non aver rinnovato lo sconto sulle accise, scaricando le colpe sulla categoria dei distributori, additandoli come speculatori? Questo è il decreto maschera, altro che decreto trasparenza! (Applausi).

Ancora, quale trasparenza? Cosa c'è di trasparente nell'obbligo di indicazione del prezzo medio regionale, misura che rischia di confondere i cittadini invece che facilitare il confronto sui prezzi?

La stessa presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avuto modo di chiarire nell'audizione presso la X Commissione della Camera dei deputati lo scorso 27 gennaio che non vi è «necessità di introdurre un meccanismo di calcolo e di diffusione di valori di riferimento medi, atteso che appaiono incerti i benefici per i consumatori a fronte invece di un possibile rischio di riduzione degli stimoli competitivi».

Diciamolo ai cittadini che ci ascoltano: in pratica, l'indicazione dei prezzi medi regionali può essere una spinta ad uniformarsi tutti ad un prezzo, limitando campagne di sconto per attrarre i clienti, con buona pace della concorrenza di mercato a favore degli utenti finali.

L'altra parola con cui Giorgia Meloni ha avuto seri problemi è quella usata nel programma di Fratelli d'Italia proprio a proposito delle accise sui carburanti. Mi riferisco, signor Presidente, colleghi e cittadini in ascolto, alla espressione sterilizzazione delle accise, scritta nero su bianco sul programma presentato alle scorse politiche da Fratelli d'Italia, quando già la crisi energetica era drammaticamente in corso.

Ricordo, a me stessa e agli italiani che sterilizzazione delle accise significa azzerarle, toglierle, eliminarle. Invece, Giorgia Meloni cosa fa? Sterilizza, toglie ed elimina gli sconti sulle accise.

Come vede, Presidente, per questo Governo l'uso corretto delle parole è davvero un problema.

Ma il vero problema - diciamolo ai cittadini - è che l'errato utilizzo delle parole genera ripercussioni su tutto il tessuto produttivo e delle famiglie italiane. Ricordiamo che l'eliminazione degli sconti sulle accise ricade proprio su famiglie, lavoratori, pensionati e imprese, perché a cascata l'aumento del costo dei carburanti colpisce gli autotrasportatori, che a loro volta ribaltano il rincaro sulle merci che trasportano e alla fine il conto lo pagano gli italiani, non solo quando vanno a fare il pieno dell'auto, ma anche al supermercato, quando si trovano a comprare il latte, che passa da 1 euro a quasi 2 euro. Eppure, Presidente, al Governo abbiamo suggerito come fare per non gravare sulle tasche degli italiani, continuando con lo sconto sulle accise e utilizzando le risorse che potevano essere reperite dalla tassazione degli extra profitti, con un gettito dai 9 ai 12 miliardi a favore delle famiglie italiane.

Allora - e concludo, Presidente - mettendo in fila tutto quanto prodotto da questo Governo, da cinque mesi al timone dell'Italia, se leggessimo il diario di bordo di questa nave, sa cosa troveremmo scritto alla voce "miglioramenti da quando Giorgia Meloni ha vinto le elezioni"? Assolutamente niente. Grazie, Presidente. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cosenza. Ne ha facoltà.

COSENZA (FdI). Signor Presidente, il decreto di cui discutiamo è l'ultimo atto di quella vicenda dei carburanti raccontata in modo fuorviante da opposizioni e giornali, in cui il presidente Meloni ha salvaguardato serietà e visione. Vede, Presidente, colleghi, di solito le somme di un percorso si traggono alla fine di una legislatura o di una esperienza di Governo. A volte, però, è meglio fermarsi per la via a guardare la piega che stanno prendendo le cose.

Mi riferisco ai comportamenti di chi oggi ha le redini del Paese, consegnatele dagli italiani, e di chi invece un tempo le aveva, ma oggi siede ai banchi dell'opposizione. Quando si tratta di guardare a un dibattito come il circo mediatico che si è scatenato sul tema dei carburanti e molto altro, possiamo domandarci se sia questo il modo opportuno di dialogare nell'interesse dei cittadini, di un'opposizione che più volte ha rappresentato di fare proposte misurate, che guardano allo stato delle cose, che si è ammantata di una verve anti-populista e anti-demagogica. Queste promesse di metodo sono ampiamente disattese, visto che assistiamo oramai a imboscate.

Il taglio delle accise era una misura temporanea che il Governo Draghi aveva posto in essere per tentare di arginare il forte aumento dei prezzi di benzina e diesel. La misura ha avuto un grande peso per le casse dello Stato (è costata infatti circa 7 miliardi a novembre) ed è stata una misura orizzontale, di cui hanno beneficiato anche le fasce abbienti. La fine di questa misura era già stata prevista dal Governo Draghi, il quale l'aveva definita come un provvedimento transitorio e temporaneo, che non si sarebbe potuto sostenere oltre.

Qualcuno diceva che quanto successo sarebbe la dimostrazione che noi non teniamo a chi tutti i giorni va a lavorare o a chi è in difficoltà. Ebbene, chi è onesto intellettualmente riconoscerà invece il contrario. Abbiamo deciso, assumendocene la responsabilità, di evitare di prendere in giro gli italiani con delle misure bandiera posticce e di concentrare invece le risorse per fare breccia nelle sacche di vera povertà. Le risorse infatti sono state dirottate in altre direzioni, volte a migliorare le condizioni economiche delle fasce più in difficoltà, con il bonus bollette, l'aumento delle pensioni minime, il taglio del cuneo fiscale. Questo lo sappiamo tutti.

Se guardiamo alle conseguenze, inoltre, l'impennata del prezzo dei carburanti è già rientrata nella norma, posto che noi diciamo da sempre che già di norma i prezzi in Italia sono troppo alti. Ma su questo punto dobbiamo intenderci: il taglio strutturale delle accise è un obiettivo del Governo Meloni e di Fratelli d'Italia ed è da realizzare. Tuttavia, viste le condizioni imprevedibili in cui ci siamo trovati, verrà realizzato su un periodo più lungo, nell'arco della legislatura. La condizione indispensabile per arrivare al taglio delle accise è la crescita economica; bisogna risanare l'economia italiana, devastata da un disastroso decennio privo di un progetto unitario per la Nazione, dalla pandemia e dagli effetti dell'aggressione della Russia all'Ucraina. Per queste ragioni le polemiche dell'opposizione sono sterili e prive di fondamento. È evidente che la finalità del Governo è stata quella di supportare le fasce della popolazione più bisognose. È stato posto in essere un atteggiamento di responsabilità in vista di obiettivi migliori, dimostrando così che si sta lavorando per attivare un programma complessivo che, attraverso azioni coordinate e sinergiche, metta in moto i meccanismi necessari all'abbattimento di tasse e accise.

Il momento storico che viviamo richiede condizioni di consapevole maturità per sconfiggere le strumentalizzazioni ideologiche che hanno precluso all'Italia uno sviluppo maturo e soddisfacente. Il provvedimento che oggi è in Aula è solo la parte di un progetto serio, razionale, che resisterà a certe imboscate: un progetto di Nazione che guarda alla realtà con alcuni sani principi e la concretezza di fare prima quello che si deve, poi quello che si può e poi, com'è nostro dovere, passare agli obiettivi più ambiziosi. Questo progetto prevede la riduzione delle imposte sui carburanti, in maniera seria, come risultato della razionalizzazione di un sistema, all'interno di un quadro stabile e duraturo, com'è avvenuto sul price cap del prezzo del gas, portato a termine, con una vittoria nelle sedi europee, grazie all'azione diplomatica posta in essere dal presidente Meloni.

Le misure che ratifichiamo oggi si muovono su tre fronti molto semplici, come abbiamo sentito anche dal relatore: trasparenza e controllo sui prezzi, stabilizzazione dei prezzi dei carburanti, sostegno alla mobilità. Si è detto che sotto la richiesta di trasparenza ci sarebbe diffidenza verso gli operatori del settore: non c'è nulla di più sbagliato. La speculazione o le scorrettezze, ove vi fossero, sarebbero a discapito proprio di tutti gli operatori onesti, che svolgono un lavoro per la tenuta dell'economia e della produzione nazionale. A questo si aggiunge un altro aspetto: attraverso le scelte di consumo, i cittadini fanno scelte libere che mandano un messaggio al sistema economico. Ecco che, come in ogni forma di decisione collettiva, il meccanismo si inceppa quando manca l'ingrediente primario di ogni scelta: l'informazione. Per far sì che i cittadini possano scegliere, ma che abbiano gli elementi per farlo in modo consapevole, ci sarà un'Autorità indipendente a vigilare sul meccanismo stesso.

Sul secondo fronte, quello della stabilizzazione dei prezzi, si è cercato di semplificare e rendere strutturale un meccanismo con cui l'Esecutivo potrà intervenire per calmierare i prezzi di carburante, ogni qualvolta oscillino al di sopra delle soglie.

Sul terzo fronte, il decreto-legge prevede, per il sostegno alla mobilità, la detassazione dei buoni carburanti fino a 200 euro e introduce un contributo di 60 euro. Queste sono misure chiaramente mirate a indirizzare gli aiuti a chi ne ha più bisogno.

Ebbene, signor Presidente, siamo contenti del percorso iniziato da questo Governo, sempre al lavoro, sempre al servizio della Nazione, con la concretezza dei suoi contributi e gli occhi aperti a una visione precisa e migliore del domani. Quindi, confermiamo e rinnoviamo il sostegno a questo Esecutivo nel suo metodo, nel suo progetto, nella sua squadra. Nel farlo desidero anche fare un appello a chi alza i toni quando non è necessario, a chi confonde il dialogo. Il sistema ha bisogno di una società competitiva su temi seri e problemi concreti. Non si possono tenere occupati per settimane i media e il dibattito su questioni inesistenti, ancor più in un momento storico che richiede il massimo della serietà per superare sfide epocali, nell'interesse esclusivo degli italiani. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Naturale. Ne ha facoltà.

NATURALE (M5S). Signor Presidente, gentili colleghi, oggi siamo qui a parlare di trasparenza e quindi di chiarezza. Vorrei che si facesse luce su quello che è successo circa il caro carburanti e circa quanto il Governo sta facendo per risolvere questo che è un grande problema.

Noi siamo seduti su questi scranni proprio per dare risposte ai cittadini che ci stanno guardando. Avete dato la colpa ai benzinai, dicendo che praticavano prezzi non conformi a quelli della media nazionale o regionale. Cosa avete ottenuto? Sciopero dei benzinai: giustamente, perché serve dare a Cesare quel che è di Cesare. Allora, il mio intervento oggi vuole puntualizzare cosa è accaduto e perché ci troviamo qui oggi. Nel Governo precedente avevamo ben chiaro il problema delle accise: sono importanti, tutti lo abbiamo detto, ma sono una mannaia sulla testa dei cittadini. Noi abbiamo cercato di porvi rimedio e abbiamo dato un aiuto durante il nostro Governo. Abbiamo operato il famoso taglio delle accise, ma voi invece procedete in retromarcia come i gamberi e avete cancellato tutto quanto abbiamo fatto nel precedente Governo, pur affermando il contrario in campagna elettorale. Sappiamo tutti cosa ha detto la Meloni, quindi sapete effettivamente quanto sia importante effettuare questo taglio, specialmente in questo periodo di forti aumenti, per aiutare le famiglie e le imprese e per bloccare quella che sta diventando una grande inflazione. Voi, invece, nel decreto accise avete tolto lo sconto e nel decreto bilancio non avete prorogato il taglio delle accise. Oggi, quindi, è chiaro il risultato: il prezzo del carburante è salito, proprio perché non c'è più il taglio delle accise. È chiaro, allora, che la colpa è vostra, del Governo, che non riesce a dare una risposta utile ai cittadini. (Applausi). Un danno dietro l'altro.

Nella fase emendativa abbiamo proposto di estendere l'applicabilità del bonus carburante ad altre modalità di spostamento per riequilibrare la sperequazione tra i lavoratori pendolari che si spostano in automobile e quelli che si spostano con altri mezzi di trasporto. Non è passato l'emendamento, è passato un mio ordine del giorno su questo tema, ma gli ordini del giorno sono comunque parole, mentre noi vogliamo i fatti, li vogliamo nero su bianco. (Applausi).

Abbiamo proposto di abrogare il prezzo medio regionale e di ripristinare lo sconto sulle accise coprendolo con le risorse derivanti dall'introduzione di un contributo sugli extra-profitti del settore farmaceutico e assicurativo, risorse che sono stimate in 9 miliardi per il 2023 e in 12 miliardi per il 2024. Forse voi state dalla parte di queste lobby e a difesa di questi profitti, mentre i cittadini e le imprese sono in ginocchio.

Noi parlamentari del MoVimento 5 Stelle vi chiediamo davvero di guardare un po' a chi veramente non riesce ad arrivare alla fine del mese. Abbiamo provato a introdurre questo contributo anche in legge di bilancio, ma il Governo si è voltato dall'altra parte.

È risibile quando avete previsto all'articolo 1, comma 1, ovvero l'esenzione dal computo del reddito del lavoratore, ai fini Irpef, dei buoni benzina o di analoghi titoli per l'acquisto di carburanti ceduti dai datori di lavoro privati ai lavoratori dipendenti nell'anno 2023. Delegate quindi ai datori di lavoro la possibilità di aiutare i lavoratori dando solo questa minima esenzione dal computo del reddito del lavoratore. Mi sembra davvero troppo poco e che sia necessario fare decisamente molto di più, perché noi siamo qui per dare risposte ai cittadini e per dare trasparenza. Il provvedimento in esame avrebbe dovuto fare questo e a me non sembra proprio che lo abbia fatto. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Floridia Aurora. Ne ha facoltà.

FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Signor Presidente, colleghe e colleghi, il provvedimento che ci troviamo a discutere oggi è stato criticato aspramente da buona parte dei soggetti a vario titolo coinvolti, tanto che le misure previste inizialmente hanno subito un continuo ribasso per placare le proteste dei benzinai e questo è il dato di partenza. Dopodiché, nel calderone di questo provvedimento, avete gettato in maniera approssimativa un po' di tutto, tentando di amalgamarlo con i peggiori strumenti. Un esempio è dato dall'obbligo di un certo tipo di cartellonistica per i gestori che dovranno esporre il prezzo medio regionale stabilendo regole che comporteranno solo più confusione e non faciliteranno di certo i cittadini.

Si passa poi a misure che vorrebbero rafforzare il ruolo del garante dei prezzi grazie a un raccordo migliorativo tra il garante e gli uffici regionali dei prezzi. Peccato che questi uffici regionali dovranno essere istituiti dalle singole Regioni, col rischio che ciò non avvenga in tempi utili.

Viene poi introdotta una Commissione di allerta rapida e di sorveglianza dei prezzi allo scopo di monitorare la dinamica dei prezzi dei beni di largo consumo derivanti dall'andamento dei costi dei prodotti energetici e delle materie prime sui mercati internazionali, anche con riferimento alla filiera dei prezzi dei carburanti per autotrazione. Speriamo di averne presto notizia.

Rileviamo quindi che il precedente Governo tentò di contenere le spinte inflazionistiche e gli oneri a carico delle famiglie in una fase economica molto difficile, mentre questo Governo spera e illude tutti gli italiani di poter conseguire il raffreddamento dei prezzi dei carburanti, senza però prorogare il taglio delle accise sui carburanti.

E così oggi siamo qui a certificare che questo testo di legge approvato dalla Camera prevede la classica detassazione dal reddito del lavoratore dei buoni benzina; dopodiché, il nulla rispetto all'urgente necessità di incentivare, per esempio, tutto il comparto del trasporto pubblico e quello delle auto elettriche per contrastare l'inquinamento atmosferico, una delle sfide più urgenti che il Governo ancora non è evidentemente pronto a cogliere. In cima alla sua agenda, infatti, non ci sono ancora tutte quelle azioni di contrasto al cambiamento climatico che oggi si sta evidenziando in tutta la sua portata, per esempio, con la siccità, che sta flagellando attualmente il Nord Italia. Cosa deve succedere per far aprire gli occhi sulle vere priorità del nostro Paese? Sono passati cinque mesi dall'insediamento del nuovo Esecutivo e veramente rimango in attesa di segnali che indichino la volontà da parte sua di intraprendere azioni di contrasto al cambiamento climatico, anche piccoli, anche timidi. Niente.

Vi è di più. Nel provvedimento che oggi stiamo discutendo, i dati chiari sono i seguenti: si è deciso di ridurre il fondo per il 2023 per l'acquisto dell'abbonamento per i servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale o per i servizi di trasporto ferroviario nazionale. Il fondo istituito è ora di 100 milioni, di per sé già ridicolo, se pensiamo a quanti milioni di persone, inclusi bambini e ragazzi, usufruiscono quotidianamente del trasporto pubblico in Italia. È un brutto segnale, pensando a quella transizione ecologica in direzione del quale il nostro Paese dovrebbe essere già avviato. L'utilizzo dei mezzi pubblici deve divenire una priorità nel campo della mobilità: un'ovvietà di per sé, ma che ci tocca ripetere in quest'Aula. Optare per i mezzi pubblici consente di risparmiare la dispersione di CO2 nell'ambiente derivante dagli scarichi delle auto.

Ridurre poi di 80 milioni questo bonus, invece che potenziarlo in modo significativo, toglie soldi alle tasche delle famiglie, agli studenti e ai lavoratori, colpiti dagli effetti del caro energia. Questo comporta un danno evidente alla collettività, ma non solo. A beneficiare di un ridicolo bonus di 60 euro quale spesa massima pro capite finanziata per l'acquisto dell'abbonamento al trasporto pubblico saranno le cittadine e i cittadini con un reddito complessivo non superiore ai 20.000 euro. Anche il limite di reddito è stato drasticamente abbassato rispetto alla soglia precedente, che era di 35.000 euro. A questo punto, chiedo al Governo se conosca i costi effettivi degli abbonamenti dei mezzi pubblici delle nostre città, utilizzati da tante famiglie per mandare a scuola i propri figli.

Eppure, ci sono esempi virtuosi da cui attingere per aiutare le famiglie, gli studenti e i lavoratori a scegliere di utilizzare il trasporto pubblico, anche con la chiara intenzione di ridurre l'inquinamento e la dipendenza dai carburanti. È singolare come Fratelli d'Italia in questi giorni, in Emilia-Romagna, proponga una riforma che riguarda i titoli di viaggio extraregionali a favore degli studenti che, per motivi di studio, si devono spostare da una Regione all'altra, pagando più abbonamenti, mentre il vostro Governo riduce il bonus trasporti. Non c'è alcuna coerenza in tutto questo. O guardiamo alla Germania: la retta dell'università tedesca, tra l'altro bassissima (tra i 60 e i 150 euro a semestre), se confrontata con quelle altissime dell'Italia, comprende l'abbonamento al trasporto pubblico locale regionale, incluso quello ferroviario.

Ricordo che, soprattutto al Nord del nostro Paese, abbiamo un forte problema di aria inquinata e irrespirabile a causa dei valori delle polveri sottili, enormemente superiori ai parametri previsti.

Nelle scorse settimane ricordo che nei pronto soccorso di alcune delle nostre città sono stati registrati davvero troppi ingressi di adulti e bambini con infezioni e disturbi respiratori riconducibili al livello altissimo di polveri sottili, che possono permanere nell'aria per molto tempo ed entrano nel corpo tramite le vie respiratorie, causando anche tumori ai polmoni. Tutelare la salute dei cittadini significa abbattere i livelli di polveri sottili PM10 e PM2,5 e questo risultato lo si potrà raggiungere solamente mediante azioni mirate, come ad esempio il maggiore impiego di mezzi pubblici che va favorito, anche sostenendo diffusamente gli abbonamenti a tali mezzi di trasporto.

Ci è davvero difficile individuare i benefici di questo provvedimento, che sicuramente non apporta maggiore trasparenza, nemmeno riesce a prevenire nuovi innalzamenti dei prezzi dei carburanti e di fatto non risolve nulla, ma smaschera invece questo Governo rispetto al rumore di intere campagne elettorali improntate sul taglio delle accise dei carburanti. Di questo gran rumore rimane il nulla. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fregolent. Ne ha facoltà.

FREGOLENT (Az-IV-RE). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, lunedì scorso ho letto un interessante fondo dal giornalista Alessandro De Angelis, con il quale spesso sono in disaccordo, che intitolava alle chiacchiere di Giorgia la sua riflessione, che riguardava qualcosa di molto drammatico di cui abbiamo discusso prima, cioè quello che è successo a Cutro e il tentativo di dare sempre la responsabilità a qualcuno o a qualcos'altro rispetto alle proprie scelte politiche.

Io inaugurerei il filotto «Le chiacchiere di Giorgia» proprio con il provvedimento al nostro esame. Tutti ci siamo ricordati più volte quel magnifico video di campagna elettorale in cui la futura premier Meloni, all'epoca soltanto leader dell'opposizione, faceva benzina, chiedeva quanto dovesse pagare e il benzinaio rispondeva 15 euro, perché i restanti 35 sarebbero andati al suo socio, cioè lo Stato. La futura premier Meloni diceva: paura, avete capito? Di 50 euro di benzina, 15 li prende il benzinaio e 35 vanno allo Stato. Evidentemente, quando è diventata Premier, ha capito che quei 35 euro servono a pagare tante cose (la fiscalità generale, la scuola, la sanità e i trasporti) e ha pensato, a proposito della paura che incuteva nei liberi cittadini, che, se avessero scelto lei, non li avrebbero più pagati, che forse non era il caso di cancellarli. Qualcuno li aveva mitigati: era il Governo Draghi, che aveva fatto scelte ben precise, togliendo magari i soldi, senza regalarli alle squadre di calcio - faccio un esempio - ma mettendoli in tasca ai cittadini.

Durante la discussione della legge di bilancio, invece, questo Governo ha fatto altre scelte (legittime, perché qualcuno vi ha votato, quindi è giusto che voi siate conseguenziali). Mi sembra però che, nonostante la propaganda fatta nei mesi precedenti, quando dicevate che le misure di Draghi erano insufficienti per dare finalmente soldi ai cittadini, tali misure siano state cancellate con il decreto al nostro esame, che di fatto contiene un aumento del prezzo della benzina, perché si tolgono i calmieramenti che erano stati previsti. Per questo parlo delle chiacchiere di Giorgia: non è ovviamente colpa del Governo, che ha tolto i calmieramenti voluti da Draghi, ma della speculazione, come se fosse nata oggi, per i cattivi (i benzinai).

Quindi, qual è stata la soluzione? Rimettere gli incentivi? No: stabilire il prezzo medio regionale. Le Regioni d'Italia sono composte da Comuni variegati. Io parlo del mio Piemonte, che ha una città importante, il capoluogo di Regione, Torino, e diversi piccoli Comuni, montani e non solo. Immagino che fare benzina in un Comune come il capoluogo sia un po' diverso dal farlo nei Comuni limitrofi più piccoli, quindi trovare un prezzo medio diventa veramente complicato. Una volta pubblicato il prezzo medio, cosa succede? Il cittadino non fa più benzina, perché il pezzo medio non lo convince? O la farà ugualmente, non capendo quello che sta facendo e fregandosene di fatto del prezzo medio?

Il Garante della concorrenza ha detto che il prezzo medio non serve a tutelare i consumatori, ma soltanto a livellare i prezzi e quindi a far venir meno quella concorrenza all'interno del sistema che consentiva al cittadino - questo sì - di scegliere liberamente. Voi però ci avete detto: togliamo questo incentivo ai carburanti, perché non produce PIL né economia, e lo diamo per abbassare le bollette energetiche. L'avete detto, ma evidentemente coloro che dovevano essere interessati all'abbassamento delle bollette energetiche non se ne sono accorti, visto che non c'è conferenza di imprenditori, qualunque essa sia, da quelle più grandi, come Confindustria, a quelle dei piccoli e medi imprenditori, che non si lamenti del caro energia e del caro materie prime. Evidentemente, questa ricaduta positiva che avrebbe dovuto esserci togliendo gli incentivi per i carburanti per darli all'energia per adesso l'economia reale non l'ha ancora percepita.

Sicuramente sarà colpa dell'Europa, della guerra e di altre cose - che effettivamente ci sono, è vero - perché l'Europa non ha saputo rispondere al caro energia in maniera convincente, ma sono anche state fatte delle scelte. Avete messo delle risorse nella legge di bilancio con nomi e cognomi, facendo alcune scelte, com'è legittimo da parte vostra, visto che siete stati votati e governate, ma non potete dire che sono dipese del fato, dal destino. Aver dato i soldi per calmierare i debiti delle squadre di calcio e non rifinanziare il bonus energia è una scelta politica, diretta ad accontentare un senatore importante dello schieramento di centrodestra? Perfetto, siamo felici per voi, ma è una scelta che non va incontro agli interessi dei cittadini. Dopo la pandemia, i cittadini italiani, le persone che si devono muovere per andare al lavoro, usano i propri mezzi, perché hanno ancora paura del Covid. Potete non dare tutti i giorni i dati dei contagi, ma la gente non ha dimenticato cos'hanno voluto dire due anni di pandemia e si sente più sicura con il proprio mezzo. Ecco, voi avete messo una tassa sui cittadini dicendo auguri e figli maschi; avete scelto voi questo Governo che doveva fare i vostri interessi? E noi li stiamo facendo.

Avete aumentato il prezzo dei carburanti in un contesto dove ci sono già dei problemi: un'inflazione allarmante, che sta attanagliando le famiglie, e un livello di povertà, che sta aumentando. Eppure, nonostante ciò, avete fatto questa scelta, che nella legge di bilancio ha avuto come conseguenza quella di non finanziare in modo adeguato il trasporto pubblico locale. Se però aumentate il prezzo dei carburanti, almeno date la possibilità ai cittadini di prendere i mezzi pubblici e di non dover pagare l'aumento di tasca propria. Invece no.

L'unica soluzione è aver dato un bonus ai lavoratori, ma il mondo delle persone che usano l'automobile è più complicato e complesso: ci sono le mamme che portano i figli a scuola, gli anziani che vanno a fare fisioterapia in ospedale e le badanti che vanno a casa delle persone che assistono e che magari non hanno un contratto regolare. Sono molte le persone che usano l'automobile, non soltanto i lavoratori.

Avete deciso di far pagare agli italiani un prezzo alto, quello del caro vita, che già li sta attanagliando e preoccupando, e di certo con la vostra scelta non avete aiutato il benessere dei cittadini. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Silvestro. Ne ha facoltà.

SILVESTRO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, colleghi senatori, il provvedimento al nostro esame va nella direzione di aiutare sia le famiglie, sia le imprese italiane. Il decreto-legge in discussione è stato varato sull'onda della polemica dell'aumento, dall'inizio dell'anno, dei prezzi dei carburanti e introduce disposizioni in materia di trasparenza dei prezzi dei carburanti, ma anche di rafforzamento dei poteri di controllo e sanzionatori del Garante per la sorveglianza dei prezzi.

La parte controversa del decreto-legge in discussione, che è stata inizialmente contestata anche dai gestori delle stazioni di servizio, è quella che prevede l'obbligo di esporre il cartello con il prezzo medio. In effetti si tratta di un appesantimento burocratico che si poteva evitare, perché in realtà il prezzo del carburante non cambia in base all'esposizione del cartello. Il gestore della stazione di servizio, in verità, può praticare il prezzo che ritiene conveniente per la sua attività, così come l'automobilista può scegliere il proprio distributore non solo in base al prezzo del carburante esposto. Ci sono altri fattori che incidono sulla sua scelta finale: innanzitutto, la collocazione della stazione di servizio, cioè se è comoda o meno; la qualità del carburante stesso, perché non tutti sono uguali; e, perché no, anche la qualità esatta dello stesso distributore, visti i diversi casi di misuratori manomessi. Pertanto, chi deve fare rifornimento non guarda tanto al prezzo, ma al rapporto tra qualità e prezzo. In buona sostanza, l'automobilista va dove si fida, non dove c'è il cartello con il prezzo migliore.

Il tema è certamente quello del peso che le tasse e le accise hanno sul totale del prezzo dei carburanti. Attualmente, circa il 60 per cento del prezzo finale va allo Stato in forma di prelievo fiscale, poco meno di un terzo è il costo di produzione e di distribuzione e solamente poco meno del 10 per cento è la remunerazione che va al gestore. Le accise, dopo i rialzi del 1° gennaio, sono attualmente pari a 0,728 centesimi al litro per la benzina e 0,617 centesimi per il gasolio da autotrazione, mentre per il gas di petrolio liquefatto (GPL) a 0,267 centesimi. Purtroppo, queste cifre segnano una stratificazione di anni e anni di motivazioni diverse e di coperture finanziarie per scopi sempre ben identificabili, per le quali le accise venivano aumentate. Dopo il prezzo vivo e le accise viene l'imposta sul valore aggiunto, che contribuisce a far lievitare il prezzo finale. Pertanto, la vera manovra per contenere i prezzi va fatta sul complesso di accise e imposte che si sono accumulate in tanti anni e che incidono sul prezzo finale. Peraltro, questo era uno degli impegni formulati in campagna elettorale dal centrodestra, che ha e deve avere un respiro di legislatura.

Tuttavia, il Governo è anche tenuto a valutare le priorità a favore degli italiani, perché le risorse dello Stato sono scarse e vanno utilizzate al meglio. Va quindi sottolineata positivamente l'introduzione di un meccanismo di aliquota mobile sulle accise, che vengono legate al prezzo del petrolio. Si tratta di un congegno che può permettere di intervenire nel momento in cui si registra un aumento delle quotazioni del greggio. Pertanto, in caso di aumento dei prezzi del carburante, con il conseguente aumento delle entrate fiscali, lo Stato può ridurre percentualmente l'IVA e le accise, tentando di compensare l'effetto nelle sue casse e nelle tasche delle famiglie. Desidero sottolineare che questo meccanismo salvaguarda gli interessi dei consumatori, ma anche quelli del bilancio pubblico.

Anche le norme che riguardano la disciplina del Garante per la sorveglianza dei prezzi vanno nella direzione giusta, cioè quella di una maggiore trasparenza. Viene migliorato il raccordo e il coordinamento con gli organismi operanti a livello territoriale; inoltre, il Garante potrà avvalersi della collaborazione dell'Istituto nazionale di statistica e dei dati da esso rilevati. Il complesso dei dati viene ora messo a disposizione del Garante e sulla base degli stessi sono definite anche le sanzioni amministrative che eventualmente dovranno essere applicate.

Va accolta con favore la norma introdotta alla Camera, con la quale viene disposta l'applicazione dell'aliquota agevolata di accisa sul gasolio commerciale dal 1° aprile al 31 agosto 2023. L'aliquota è agevolata quando il carburante viene utilizzato dalle imprese che esercitano attività di trasporto turistico di persone mediante servizi di noleggio di autobus con conducente in ambito nazionale e internazionale di categoria Euro 6.

Il decreto-legge prevede anche il rifinanziamento del bonus trasporti per i pendolari: circa 100 milioni di euro per l'acquisto di abbonamenti fino a 60 euro da parte dei pendolari con un reddito inferiore a 20.000 euro. La misura è da valutare positivamente, in quanto riguarda circa 1,666 milioni pendolari italiani con redditi bassi. Insomma, il decreto-legge in esame è un atto atteso e dovuto, un insieme di norme urgenti, ma soprattutto necessarie a rimettere ordine nel caos creato da una speculazione sui prezzi che parte dal livello internazionale e che purtroppo si è riflessa sull'Italia. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nave. Ne ha facoltà.

NAVE (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, come abbiamo avuto modo di ascoltare già in precedenza dai nostri colleghi, con questo decreto-legge si è cercato di trovare una nuova metodologia - anzi, sembra quasi sicuro che ci sia - o quantomeno sembra di aver trovato un nuovo metodo per calmierare o tenere in trasparenza gli aumenti dei prezzi dei carburanti.

Ebbene, la prima domanda che il consumatore si pone è perché il Governo sia dovuto arrivare fino ad oggi per presentare tale misura. Per poter rispondere, facciamo un breve riepilogo del percorso che ha portato a questa discussione. Dobbiamo tornare allora a quando il Governo Meloni, in sede di esame della legge di bilancio, ha deciso di non confermare più la sospensione delle accise sui carburanti a partire dal 1° gennaio del 2023, anche per contrastare l'inflazione, con buona pace di chi, con un accattivante spot, come veniva anche prima ricordato, ripeteva agli italiani che avrebbe tagliato tutte le accise e l'ha scritto nero su bianco nel programma di Fratelli d'Italia. A tal proposito, Presidente, gli italiani stanno ancora aspettando i 1.000 euro sul loro conto corrente. Eppure, ricordo che bastava un clic. (Applausi).

La logica conseguenza della scelta di non voler rinnovare lo sconto per le accise è stata l'aumento del prezzo della benzina alla pompa. Ovviamente, la colpa di chi poteva essere? Dei benzinai speculatori, mica di coloro che, volendo combattere l'inflazione, hanno di fatto aumentato i prezzi della benzina, che ha aumentato l'inflazione (perché l'aumento del prezzo della benzina è uno degli elementi che, direttamente e indirettamente, contribuiscono all'aumento dell'inflazione). La colpa ricade invece sui poveri benzinai, che quindi vengono sottoposti al controllo delle Forze dell'ordine.

Signor Presidente, ora è inutile soffermarci sul fatto che l'esito dei controlli è negativo, perché l'aumento del costo dei carburanti è dovuto semplicemente al fatto che l'accisa ritorna, quindi si riforma di nuovo il prezzo all'origine. Bisogna invece soffermarci sul metodo fantasioso e sull'azione che si è deciso di porre in atto: i cartelloni. Ebbene, sì: si costringono i gestori ad approntare quotidianamente una serie di cartelloni, da affiggere con l'indicazione del prezzo medio, regionale o nazionale (questo dipende se l'esercente si trova in un Comune o in autostrada).

Signor Presidente, immagino già il povero cittadino che, perso nel mare dei prezzi, dovrà poi orientarsi e capire dove in realtà sta risparmiando e dove può essere fregato. Questo anche perché il Governo ha deciso di non tener conto di quello che sosteneva l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, ossia che, di fronte a un prezzo medio regionale, le aziende e gli esercenti si sarebbero conformati attorno a un prezzo definito focale, che, di per sé, è leggermente più alto di quello che si otterrebbe invece con la concorrenza dei prezzi, che era tutta appannaggio dei cittadini. Praticamente, il Governo sta avallando quello che di fatto si dimostrerà essere un cartello.

Signor Presidente, non meno drastica sarà la misura che porta la fascia ISEE per ottenere lo sconto sull'abbonamento ai trasporti pubblici da 35.000 a 20.000 euro. Insomma, non abbiamo notato nulla che possa aiutare veramente i cittadini.

Questa situazione l'abbiamo vissuta in Commissione. Oggi mi guardo intorno e vedo i colleghi della Commissione, un po' più allargata: tutti i nostri emendamenti sono stati rigettati, rifiutati; qualcuno ci è stato concesso di trasformarlo in ordine del giorno. La verità, però, è che abbiamo constatato che, con questo decreto, ancora una volta si mira a danneggiare la fascia povera, debole, e i meno abbienti del nostro Paese, quelli che già sono stati colpiti dall'inflazione, dall'aumento del costo della vita e dal caro bollette. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bizzotto. Ne ha facoltà.

BIZZOTTO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli senatori, il cosiddetto decreto carburante che stiamo esaminando quest'oggi è nato in un momento di particolare emergenza, che il Governo di centrodestra ha deciso di affrontare con pragmatismo e tempestività.

Questo provvedimento arriva dopo la decisione politica, non semplice - anzi, persino impopolare - assunta dal Governo in sede di manovra di bilancio. Mi riferisco alla decisione di non rinnovare lo sconto sulle accise sui carburanti; una decisione necessaria da un punto di vista economico, per far fronte all'aumento dei prezzi del gas e dell'energia, che avrebbe messo in ginocchio milioni di famiglie e di imprese, se non ci fosse stato un intervento urgente da parte dello Stato.

Il Governo e la maggioranza di centrodestra hanno deciso di fare una scelta chiara, ovverosia quella di destinare tutte le risorse disponibili al raggiungimento di due obiettivi: abbassare il costo delle bollette di luce e gas e mettere in sicurezza le famiglie e le imprese italiane. Grazie a questi importanti stanziamenti abbiamo varato misure che hanno tutelato la competitività del nostro sistema produttivo e che hanno aiutato concretamente le famiglie più bisognose. Pensiamo ad esempio all'innalzamento della soglia ISEE a 15.000 euro, che ha permesso alle fasce più fragili della popolazione di beneficiare del bonus sociale per le bollette di luce e gas.

Sul mancato rinnovo del taglio delle accise abbiamo assistito a polemiche pretestuose da parte delle opposizioni, in particolare da parte del Partito Democratico, che evidentemente soffre di improvvisi vuoti di memoria. Ricordiamo ai colleghi del PD che fu proprio un Governo sostenuto da loro, il Governo Monti, a collezionare il record di tre accise in appena un anno e mezzo di Governo (Applausi), con l'accisa più alta di sempre introdotta dal famigerato decreto salva Italia. Ma lasciamo perdere le polemiche strumentali della sinistra ed entriamo nel merito del provvedimento.

Il decreto-legge presentato dal Governo, che è stato migliorato positivamente nel passaggio alla Camera, ha il grande merito di rendere più trasparente il mercato dei prodotti petroliferi, intervenendo su questioni importanti e fondamentali: la trasparenza e il controllo dei prezzi, la stabilizzazione dei prezzi, il sostegno alla mobilità. Per la trasparenza e il controllo dei prezzi è prevista l'esposizione di una cartellonistica per segnalare il prezzo medio regionale dei carburanti. Nel contempo viene rafforzato il ruolo del Garante per la sorveglianza dei prezzi, a cui vengono affidati più poteri e più strumenti a tutela dei consumatori. Sul fronte della stabilizzazione dei prezzi, viene reso strutturale il meccanismo con il quale il Governo potrà intervenire per calmierare i prezzi, qualora ci fossero aumenti ingiustificati o comunque superiori alle previsioni contenute nel DEF. Infine, per quanto riguarda la mobilità dei cittadini, è prevista una detassazione dei buoni carburante fino a un massimo di 200 euro e un bonus di 60 euro per gli abbonati al trasporto pubblico che hanno un reddito inferiore ai 20.000 euro.

Sono tutte misure di buon senso, che vanno incontro alle esigenze dei cittadini e delle imprese del settore, con le quali si è sviluppato un confronto positivo e costruttivo. A tal proposito, voglio ricordare l'importante decisione del Governo, che ha istituito, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, un tavolo di confronto permanente sulla filiera di distribuzione dei carburanti, allo scopo di trovare soluzioni condivise con tutte le parti in causa e con le associazioni di categoria.

In ultima analisi, con questo decreto garantiamo la trasparenza dei prezzi, sosteniamo le fasce più bisognose della popolazione e, insieme alle associazioni di categoria, mettiamo in campo nuovi strumenti per tutelare e sostenere gli operatori del settore. Ancora una volta - e mi avvio alla conclusione - la maggioranza e il Governo di centrodestra stanno dimostrando con i fatti di lavorare nell'esclusivo interesse degli italiani e del mondo produttivo del nostro Paese.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cottarelli. Ne ha facoltà.

COTTARELLI (PD-IDP). Signor Presidente, il decreto-legge che discutiamo oggi - com'è stato già sottolineato dai miei colleghi dell'opposizione - presenta diversi problemi. Vorrei però concentrarmi su un problema particolare, che forse ne è l'elemento più caratterizzante. Parlo delle misure che, visto il nome, sembrerebbero del tutto condivisibili: disposizioni in materia di trasparenza e di controllo dei prezzi di vendita al pubblico di carburante per autotrazione, tra cui c'è appunto il famoso obbligo di esporre il prezzo medio regionale dei carburanti e nazionale per le autostrade (al di fuori delle autostrade, soltanto il prezzo medio regionale).

Allora, se si dovesse spiegare a qualcuno la genesi di questo provvedimento, perché a gennaio dell'anno di grazia 2023 il Governo abbia deciso che fosse necessario, da qui in poi, nei prossimi mesi, anni e decenni, esporre il prezzo medio dei carburanti in tutte le 22.000 stazioni di servizio di rifornimento italiane, quale evento abbia determinato questa decisione e quale sia stata l'imperfezione del mercato per cui era necessario intervenire in questo modo, credo che sarebbe piuttosto difficile spiegare in maniera razionale a cosa sia dovuto questo provvedimento.

Allora, riavvolgiamo il nastro - l'hanno già detto alcuni dei miei colleghi, ma lo faccio anch'io - e andiamo all'inizio del 2023: sparisce lo sconto sulle accise introdotto dal Governo Draghi, i prezzi dei carburanti naturalmente aumentano e famiglie e imprese se ne lamentano. Il Governo non difende - come avrebbe dovuto - la misura presa in maniera coraggiosa, dicendo che quello era è un provvedimento necessario, ma si apre la questione della speculazione, come se l'aumento dei prezzi dei carburanti fosse dovuto a qualche forza occulta. Si usa la parola «speculazione» come una cortina fumogena per mascherare una decisione che poteva sembrare piuttosto impopolare. Se la colpa è della speculazione, allora ci vuole un provvedimento contro gli speculatori: questo decreto, appunto.

Ormai è chiaro ed è stato acclarato da tutti che l'aumento dei prezzi dei carburanti che c'è stato a gennaio è interamente spiegato dall'aumento delle accise, in parte minore anche un po' dall'aumento dei prezzi internazionali del petrolio in quel momento. Quindi, non c'entra proprio niente la speculazione.

Tra l'altro, l'attenzione dell'opinione pubblica adesso si è completamente spostata dal tema della speculazione. Questo provvedimento appare ancora più paradossale in questo momento rispetto a quello di cui si parlava due mesi fa. Il fatto che non si parli più di speculazione non è certo dovuto all'esposizione dei cartelli con il prezzo medio dei carburanti, perché questo non è ancora avvenuto, in attesa di un decreto ministeriale recante le modalità di esposizione del prezzo dei carburanti che attendiamo con grande attenzione, perché immagino che sarà un capolavoro di burocratese. Figuriamoci le modalità con cui questo cartello dovrà essere esposto.

Ora, al di là della genesi di questo provvedimento, ci dobbiamo chiedere se è utile per aumentare la concorrenza nel settore della vendita dei carburanti. Gli esperti dicono di no e anche il buon senso direbbe che non è molto utile; però, rimanendo agli esperti, voglio ricordare che il presidente dell'Autorità di garanzia della concorrenza e del mercato ci dice che la misura non è utile per almeno due motivi. Prima di tutto, il prezzo medio regionale non è molto rilevante in termini di concorrenza, quando si tratta di concorrenza tra stazioni di servizio: uno va a fare benzina a pochi chilometri di distanza, non a un'ora di macchina di distanza. Un conto è fare il prezzo dei carburanti nella provincia di Mantova, altro è il prezzo dei carburanti nella provincia di Sondrio: non si tratta della stessa cosa. Quindi, la media dei prezzi regionali è un'informazione piuttosto irrilevante.

Il secondo motivo, sottolineato dal Garante della concorrenza, è che l'esposizione di un prezzo medio può addirittura ridurre la concorrenza, perché può facilitare accordi collusivi. In altri termini, perché vendere a un prezzo al di sotto di quello medio? Meglio adeguarsi a quello che fa la media: ricordiamoci che la variabilità dei prezzi in termini dinamici è un elemento fondamentale della concorrenza e questo elemento viene eliminato.

L'altra cosa che mi domando è perché si parli e si sia parlato di speculazione e mancanza di concorrenza per un settore come quello in particolare dei benzinai: perché non si chiede allora di esporre il prezzo medio del latte, del pane o del taglio dei capelli? Anche lì infatti si può pensare che ci sia un problema di concorrenza insufficiente. Si può dire che forse nel settore dei benzinai ci sono limiti nella concorrenza: per esempio, c'è un sistema di concessioni che la riduce, ma le concessioni sono state eliminate nel 1998 nel settore delle pompe di benzina, quindi non c'è un problema. Qualcuno potrebbe dire: perché non chiedere ad altri settori, in cui ci sono ancora le concessioni, come i balneari, ad esempio, di esporre il prezzo degli ombrelloni? (Applausi). Forse i benzinai sono cattivi e i balneari sono buoni? Sono domande che ci dobbiamo porre.

Il risultato di tutto questo è che avete impiantato nuovi tasselli nel mosaico della burocrazia italiana. Faccio qualche esempio. Il primo è che i benzinai da qui in avanti, per sempre, dovranno esporre questi cartelli con i prezzi medi regionali e cambiarli prontamente, quando cambia il prezzo regionale, aumentando i costi, altrimenti saranno sottoposti a multe anche pesanti. Parliamo di un settore, fra l'altro, in cui i margini di profitto per i benzinai al dettaglio sono già estremamente bassi. La Guardia di finanza dovrà andare a controllare i cartelli per assicurarsi che non ci siano problemi di esposizione e dovrà farlo, naturalmente, come indica il decreto, senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica, il che vorrà dire che la Guardia di finanza dovrà farlo con le risorse che ha attualmente, ovvero che dovrà sottrarne alla lotta all'evasione fiscale per andare a controllare che siano esposti i prezzi medi dei carburanti. Al Governo, evidentemente, non interessa molto la questione dell'evasione, che non è una sua priorità, ma non c'è niente di nuovo, già lo avevamo capito, vedendo quello che c'era - o meglio che non c'era - nella legge di bilancio. (Applausi).

Viene istituita una nuova commissione di allerta rapida e di sorveglianza sui prezzi, con la solita lista di funzionari pubblici che ne fanno parte. Il Garante per la sorveglianza dei prezzi dovrà preparare una relazione trimestrale sull'andamento medio dei prezzi dei carburanti. Mi domando quanti di noi e di voi e quanti del pubblico la leggeranno. Si dovranno allineare le iscrizioni tra l'anagrafe degli impianti e le stazioni iscritte all'osservatorio sui prezzi, cosa peraltro lodevole, ma ci si chiede perché mantenere due banche dati identiche.

Questi sono soltanto alcuni esempi, ma tutto questo dimostra una cosa fondamentale, cioè la mancata comprensione di un punto dirimente: si combatte la speculazione con maggiore concorrenza e con maggiore apertura dei mercati in tutti i settori, non con commissioni di sorveglianza, rapporti trimestrali e altre amenità burocratiche. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fallucchi. Ne ha facoltà.

FALLUCCHI (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, il decreto-legge in esame reca disposizioni urgenti in materia di trasparenza dei prezzi dei carburanti e di rafforzamento dei poteri di controllo del Garante per la sorveglianza dei prezzi, nonché di sostegno per la fruizione del trasporto pubblico.

È evidente che si tratta di un provvedimento atteso, visto che con l'ultima manovra di bilancio, stimando una diminuzione del prezzo dei carburanti, è stato deciso di non rinnovare il taglio delle accise sui carburanti, ma di calmierare i prezzi della benzina attraverso misure differenti. È necessario infatti ricordare che il taglio delle accise comunque era giunto ad esaurimento e, checché ne dicano i colleghi dell'opposizione, non ha meritato un'ulteriore proroga non perché siamo sprovveduti o spietati, ma perché la coperta è corta ed è indispensabile gestire al meglio le risorse disponibili, così da organizzare al meglio la spesa pubblica nell'interesse dei cittadini. (Applausi).

Se davvero vogliamo essere seri e non inseguire l'onda lunga del populismo, dobbiamo ammettere ciò che tutti noi sappiamo bene, ovvero che la condicio sine qua non che porterà a un taglio strutturale delle accise sui carburanti è la crescita economica. Senza la crescita economica come possiamo immaginare di tagliare qualsiasi tassa o imposta?

Con il decreto-legge in materia di carburanti di cui discutiamo oggi si è scelto, quindi, di andare incontro alle fasce economicamente più svantaggiate e allo stesso tempo di contrastare sul nascere eventuali speculazioni e ancor di più il disordine sociale.

Avremmo preferito - visto il tema così sensibile per i cittadini - che anche le opposizioni, almeno in questo caso, rinunciassero alla speculazione, logicamente quella politica.

I colleghi della Camera hanno svolto un lavoro attento e scrupoloso, un'opera di sintesi e considerazioni nate sempre con l'obiettivo finale di fare il più possibile il bene dei cittadini, dedicandosi a un copioso e serio dialogo anche all'interno della maggioranza.

Prima di entrare nei dettagli del provvedimento, vorrei condividere con voi una sensazione: la cosa che mi sorprende in quest'Aula è che i colleghi dell'opposizione sembrano recitare tutti in quei vecchi film di cui si perde la memoria, ovvero dimenticano cosa loro stessi, i loro partiti approvano o bocciano espletando la loro prerogativa legislativa, tanto più che - se non ricordo male - per qualche anno, oltre dieci, sono stati in maggioranza.

Sbalordisce che quelle stesse opposizioni che oggi hanno contestato la sospensione del taglio di accise erano al Governo mentre noi eravamo all'opposizione quando, pochi mesi fa, quello stesso Governo disponeva, sì, il taglio poiché necessario ad horas, ma contestualmente annunciava che la misura non poteva ritenersi permanente e che sarebbe arrivata alla fine degli aiuti straordinari stanziati quando ebbe inizio la guerra in Ucraina.

A fronte dei dati stimati della Ragioneria dello Stato, è impraticabile il costo di circa 7 miliardi di euro necessario per finanziare la misura a oltranza. È necessario pensare, invece, a soluzioni strutturali, non palliative.

Per recuperare i 7 miliardi sarebbe stato necessario sottrarli alla riduzione dei costi dell'energia per famiglie e imprese oppure fare un nuovo debito, con tutte le conseguenze che ciò comporta, tanto più in virtù delle misure approvate in deficit durante la fase più acuta della pandemia da Covid.

Non credo né che il Governo né che la maggioranza di centrodestra pensino che con questo decreto-legge si possa mettere un punto definitivo alla questione relativa al prezzo dei carburanti. Continueremo infatti a occuparci del settore attraverso un tavolo permanente istituito dal Governo per espletare con tutti gli attori del settore l'attività necessaria a dare prospettive di lavoro solide agli operatori seri, che devono portarsi velocemente al passo con i tempi, e cercare di rimettere sulla strada giusta chi ad oggi lavora in modo poco trasparente.

Non smetteremo di operare e mettere in campo ogni strumento utile per arrivare alla transizione verde e per un piano ambientale sostenibile anche economicamente.

Il provvedimento consta di sei articoli e contiene molte disposizioni utili e strutturali.

L'articolo 1, ai soli fini dell'imposta sui redditi e non a fini contributivi, prevede - a favore dei lavoratori dipendenti - la detassazione dei buoni benzina o di analoghi titoli per l'acquisto di carburanti di importo fino a 200 euro, ceduti dai datori di lavoro privati nel 2023. Stabilisce l'obbligo - per tutti quelli che svolgono l'attività di vendita al pubblico di carburanti - di indicare presso gli impianti di distribuzione sia sulla rete non autostradale sia su quella autostradale il prezzo medio regionale per i primi e nazionale per i secondi.

La norma prevede che le disposizioni attuative vengano diramate con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy. E inoltre dispone lo sviluppo di un'applicazione informatica che consenta anche tramite dispositivo mobile la consultazione da parte dei consumatori dei prezzi medi su rete non autostradale o su rete autostradale, oltre che per i singoli gestori.

Sono previste l'applicazione di una sanzione da 200 a 2000 euro e la disposizione della sospensione dell'attività per un periodo da uno a trenta giorni qualora la violazione sia reiterata più volte.

L'esame parlamentare, inoltre, con l'articolo 1-bis ha disposto l'applicazione - dal 1° aprile al 31 agosto 2023 - dell'aliquota agevolata di accisa sul gasolio commerciale purché euro 6, utilizzato come carburante, anche alle imprese che esercitano attività di trasporto turistico di persone mediante servizi di noleggio di autobus con conducente in ambito nazionale e internazionale.

L'articolo 2 interviene sulla rideterminazione delle aliquote delle accise sui carburanti in corrispondenza di un maggior gettito IVA, già prevista dalla legge n. 244 del 2007. Il decreto è adottato dal Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica.

L'articolo 3 prevede che il Garante per la sorveglianza dei prezzi possa avvalersi della collaborazione dell'Istat e dei dati da esso rilevati per il controllo dei prezzi e operi in raccordo con gli uffici regionali dei prezzi e con gli altri organismi regionali.

L'articolo 4 prevede il riconoscimento, alle persone che nel 2022 hanno conseguito un reddito fino a 20.000 euro, di un buono di importo fino a 60 euro per l'acquisto di abbonamenti per i servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale o per il servizio di trasporto ferroviario nazionale. Il fondo previsto ha una dotazione di 100 milioni di euro.

L'articolo 5 autorizza il Ministero dell'economia e delle finanze ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio.

Come è evidente, molto è stato fatto, ma ribadisco che intendiamo fare ancora molto. Questo Governo e la maggioranza di centrodestra hanno una bussola orientata esclusivamente al bene della Nazione. Non bisogna mai dimenticare che si legifera e si governa a vantaggio di tutti i cittadini e le nostre scelte saranno sempre ed esclusivamente prese nell'interesse della collettività. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore.

CANTALAMESSA, relatore. Signor Presidente, intervengo solo per far notare, perché ho sentito dai banchi delle opposizioni imputare a questo Governo l'insufficienza di questa misura, il fatto che nell'ultima legge di bilancio il Governo ha stanziato 21 miliardi di euro sul caro energia, quando quello precedente si era fermato a 3,8 miliardi, e che paghiamo lo scotto di tanti no ideologici. Forse solo per questo il caro energia è un problema in Italia praticamente già dal 2019. Ricordo prima di tutto a me stesso che il 35 per cento era il costo in più che pagavano le aziende italiane e le famiglie italiane rispetto agli altri Paesi europei.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, intervengo brevemente, certamente non per rispondere in maniera polemica ai senatori che sono intervenuti, ma per fare un intervento propositivo perché penso che questo sia il nostro ruolo.

In questo periodo non abbiamo perso tempo. Da quando è stato emanato il decreto abbiamo lavorato al Ministero - come è stato ricordato anche dai colleghi - ad un tavolo, per il quale ho la delega diretta da parte del Ministro, con gli esercenti dei distributori di carburanti e quindi con tutta la filiera, che è molto importante. La rete - come veniva ricordato prima - si compone di 22.000 distributori di carburanti. Pensate che in Europa la media è circa del 50 per cento, per cui c'è un problema. Presso il tavolo è emersa una richiesta collettiva: diciamo che il tema del cartello dei prezzi è diventato secondario nel momento in cui abbiamo affrontato altre tematiche di ben altro spessore. Il settore ha un problema di contrattualistica ferma da molti anni. C'è un problema legato alla struttura della rete distributiva dei carburanti. È emerso inoltre un tema legato al sistema di pagamento, per cui è stato aperto un tavolo presso il Ministero dell'economia, in collaborazione con il Mimit, dove affronteremo la questione con tutto il settore dell'intermediazione, delle carte di credito e dei sistemi di pagamento legati al POS, per trovare una soluzione. Emergeva infatti negli incontri che, sotto un certo importo, il famoso margine di meno di 3 centesimi al litro scompare a causa del pagamento delle commissioni bancarie per il POS. Pensate che per l'intera filiera il guadagno è di 10-12 centesimi e quello che resta direttamente al singolo distributore di carburante è rappresentato da pochi centesimi. Affronteremo quindi questo tema. Il tavolo, che era già iniziato quattro anni fa, che avevo presieduto io e che era anche arrivato a una soluzione, spero arrivi a fissare un tetto di esenzione sui piccoli pagamenti di carattere digitale.

Un importante tema ricordato dai colleghi sia di maggioranza che di opposizione è che le banche dati non si parlano tra loro. Non si parlano solo ora, ma in realtà neppure in passato lo facevano. Se quindi vogliamo affrontare il tema dell'evasione, quello delle truffe e delle benzine che arrivano dall'estero, dobbiamo fare - presiedo il tavolo e abbiamo già fatto dei tavoli tecnici - l'abbinamento dei database, poiché quello dell'Agenzia delle dogane non parla con quello del Ministero delle imprese e degli altri Ministeri e neppure con quello della Camera di commercio. Abbiamo fatto una riunione interministeriale e la direttiva che abbiamo dato è che ci sia finalmente un aggancio tra i vari database. Da questo uscirà una lista di scarto dove verranno effettuati i veri controlli: ovviamente, chi non è in uno di quei database vuol dire che ha un problema abbastanza evidente. Sapete che in Italia c'è un problema di pompe che erogano benzina che non passa per i canali ufficiali.

Concludendo, penso che il decreto-legge in esame abbia degli aspetti assolutamente positivi, come è stato ricordato dalla maggioranza. C'è un tema relativo al Garante per la sorveglianza dei prezzi: un ruolo che forse per anni è rimasto sopito e che finalmente adesso ha avuto anche nuovi poteri.

Il senatore Cottarelli ora non è presente, ma vorrei dire che un conto è confrontare il prezzo della benzina con quello del gasolio, che è uguale; altro conto è confrontare il prezzo del latte, che magari è diverso da un supermercato all'altro. Nonostante questo, abbiamo aperto anche un tavolo per quanto riguarda il tema dell'alimentare. Il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha un ruolo di alert importante sul mercato, per cui abbiamo aperto anche un tavolo sul tema delicato del carrello della spesa.

Vi ringrazio per i vostri interventi. Penso che il tempo trascorso dal Consiglio dei ministri fino a quando ci sarà la conversione in legge del decreto-legge in esame non sia invano. Continuerà il lavoro con questo tavolo che vorrà risolvere problemi annosi di una rete molto vecchia, che ha bisogno di aggiornarsi anche ai nuovi carburanti (quindi a tutti i nuovi biocarburanti), nel senso della neutralità tecnologica che ripetiamo da tempo. È una richiesta che viene direttamente dal settore e noi stiamo lavorando per questo. (Applausi).

PRESIDENTE. Sottosegretario Bitonci, la ringrazio anche a nome di alcuni senatori, perché ci ha dato una spiegazione tecnica su alcuni passaggi che a noi erano sconosciuti.

Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 8 marzo 2023

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 8 marzo, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,35).

Allegato B

Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 555 e sui relativi emendamenti

La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo, con la seguente osservazione: si segnala, in relazione all'articolo 4, il rischio di dequalificazione della spesa, atteso che la disposizione impiega, a copertura degli oneri ivi previsti, i proventi delle aste delle quote di emissione di CO2 presenti sul fondo di cui all'articolo 23 del decreto legislativo n. 47 del 2020, che risultano destinati a spese in conto capitale, mentre il fondo istituito al comma 1 appare finalizzato a spese di natura corrente.

In relazione agli emendamenti, esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.1, 1.2, 1.3, 1.5, 1.6, 1.16, 1.0.1, 1.0.2, 1.0.3, 1.0.4, 1.0.5, 1.0.6, 1.0.200, 1.0.201, 1.0.202, 2.1, 2.0.1, 4.1, 4,2, 4.3, 4.4, 4.5, 4.6, 4.7, 4.8, 4.9. 4.10, 4.11, 4.0.1, 4.0.2, 4.0.3, 4.0.5, 4.200, 4.0.200, 4.0.201 e 4.0.202.

Il parere è non ostativo su tutti i restanti emendamenti.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Augello, Barachini, Bongiorno, Borghese, Borgonzoni, Butti, Castelli, Cattaneo, Damante, De Poli, Dreosto, Durigon, Fazzolari, Fina, Giacobbe, La Marca, La Pietra, Mirabelli, Monti, Morelli, Napolitano, Nocco, Ostellari, Pera, Rauti, Rubbia, Scarpinato, Segre, Sisto, Tubetti e Zedda.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Maiorino e Mieli, per partecipare a una missione internazionale.

Commissioni permanenti, approvazione di documenti

La 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro), nella seduta del 1° marzo 2023, ha approvato, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, una risoluzione a conclusione dell'esame dell'affare assegnato relativo al seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 175 del 2022 (Doc. XXIV, n. 2).

Il predetto documento è inviato al Ministro dell'economia e delle finanze.

Insindacabilità, presentazione di relazioni su richieste di deliberazione

A nome della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, il senatore Salvitti ha presentato la relazione sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale pendente presso il Giudice di pace di Bari - Sezione penale, nei confronti dell'onorevole Barbara Lezzi, senatrice all'epoca dei fatti (Doc. IV-ter, n. 3-A).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Presidente del Consiglio dei ministri

Ministro delle imprese e del made in Italy

Revisione del sistema degli incentivi alle imprese (571)

(presentato in data 03/03/2023);

senatore Damiani Dario

Istituzione del Parco nazionale dell'Ofanto (572)

(presentato in data 06/03/2023);

senatori Martella Andrea, Verini Walter, Bazoli Alfredo, Mirabelli Franco, Rossomando Anna, Misiani Antonio, D'Elia Cecilia, Cottarelli Carlo, Franceschelli Silvio, Furlan Annamaria, Giacobbe Francesco, Losacco Alberto, Manca Daniele, Rando Vincenza, Tatjana Rojc, Zambito Ylenia, Zampa Sandra

Disposizioni in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione (573)

(presentato in data 06/03/2023);

DDL Costituzionale

senatore Paroli Adriano

Modifica al'articolo 77 della Costituzione in materia di conversione in legge dei decreti-legge (574)

(presentato in data 07/03/2023);

senatore Cataldi Roberto

Disposizioni in materia di incentivi alle imprese per gli investimenti nelle aree economicamente depresse del territorio nazionale (575)

(presentato in data 07/03/2023).

Disegni di legge, assegnazione

In sede redigente

2ª Commissione permanente Giustizia

sen. Scalfarotto Ivan

Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di contrasto dell'omofobia, della transfobia e dell'abilismo (219)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

(assegnato in data 06/03/2023);

2ª Commissione permanente Giustizia

Regione Lombardia

Modifiche al decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, recante nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148 (360)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

(assegnato in data 06/03/2023);

2ª Commissione permanente Giustizia

sen. Menia Roberto

Modifica dell'articolo 1 del codice civile in materia di riconoscimento della capacità giuridica ad ogni essere umano (464)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione

(assegnato in data 06/03/2023);

2ª Commissione permanente Giustizia

sen. Stefani Erika

Modifiche al codice penale in tema di procedibilità di ufficio per reati commessi da associazioni di tipo mafioso e procedibilità d'ufficio per ipotesi di furto aggravato (474)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio

(assegnato in data 06/03/2023);

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

sen. La Pietra Patrizio Giacomo, Sen. Malan Lucio

Istituzione e disciplina delle zone franche montane per la salvaguardia e lo sviluppo delle aree di montagna (242)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

(assegnato in data 06/03/2023);

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

sen. Orsomarso Fausto

Modifiche alla legge 8 aprile 1983, n. 113, in materia di cessione di territori del demanio marittimo al comune di Praia a Mare (500)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica

(assegnato in data 06/03/2023);

7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport

sen. Marti Roberto ed altri

Disposizioni per la promozione dei cammini come itinerari culturali (562)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

(assegnato in data 06/03/2023);

8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica

sen. Ambrogio Paola

Modifica in materia di stazioni appaltanti alla legge 8 maggio 2012, n. 65, recante disposizione per la valorizzazione e la promozione turistica delle valli e dei comuni montani sede dei siti dei Giochi olimpici invernali «Torino 2006» (386)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare

(assegnato in data 06/03/2023);

9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare

sen. Manca Daniele

Misure per la promozione e il sostegno delle start-up e delle piccole e medie imprese innovative (37)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

(assegnato in data 06/03/2023);

9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare

sen. La Pietra Patrizio Giacomo, Sen. Malan Lucio

Istituzione dell'Agenzia autonoma per la promozione, lo sviluppo e la tutela dell'ippica nazionale e disposizioni per la riforma del settore ippico (239)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

(assegnato in data 06/03/2023);

9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare

sen. Croatti Marco

Disciplina della professione di guida turistica (412)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport

(assegnato in data 06/03/2023);

10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

sen. De Priamo Andrea ed altri

Istituzione della Giornata nazionale dei figli d'Italia (447)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport

(assegnato in data 06/03/2023);

10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

sen. Mennuni Lavinia ed altri

Disposizioni in materia di mobilità personale delle persone con disabilità (449)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica

(assegnato in data 06/03/2023).

In sede referente

1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione

sen. Gelmini Mariastella ed altri

Disposizioni in materia di elezione indiretta del presidente della provincia, dei consiglieri provinciali e dei sindaci metropolitani (490)

previ pareri delle Commissioni 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio

(assegnato in data 03/03/2023);

1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione

sen. Maiorino Alessandra ed altri

Modifiche alla legge 7 aprile 2014, n. 56, per l'elezione dei sindaci metropolitani e dei presidenti di provincia e per il riordino delle funzioni amministrative delle città metropolitane e delle province (556)

previ pareri delle Commissioni 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio

(assegnato in data 03/03/2023);

3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa

Gov. Meloni-I: Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Tajani Antonio, Ministro della difesa Crosetto Guido ed altri

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Ghana in materia di cooperazione nel settore della difesa, fatto ad Accra il 28 novembre 2019 (563)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare

(assegnato in data 03/03/2023);

3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa

sen. Alfieri Alessandro ed altri

Ratifica ed esecuzione dell'Emendamento n. 1 alla Convenzione generale di sicurezza sociale tra la Repubblica italiana e il Principato di Monaco del 12 febbraio 1982, fatto a Monaco il 10 maggio 2021 (344)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

(assegnato in data 06/03/2023).

Inchieste parlamentari, annunzio di presentazione di proposte

È stata presentata la seguente proposta d'inchiesta parlamentare d'iniziativa dei senatori Barbara Floridia, Pirro, Guidolin e Mazzella. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla condizione di lavoro in Italia, lo sfruttamento e la sicurezza nei luoghi di lavoro " (Doc. XXII, n. 11).

Governo e Commissione europea, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea

Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, nel periodo dal 9 gennaio al 6 marzo 2023, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 - atti e documenti dell'Unione europea.

Nel medesimo periodo, la Commissione europea ha inviato atti e documenti da essa adottati.

L'elenco dei predetti atti e documenti, disponibili presso l'Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea, è trasmesso alle Commissioni permanenti.

Affari assegnati

In data 6 marzo 2023, è stato deferito alla 7a Commissione permanente (Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sulla candidatura dell'Italia ad ospitare la fase finale degli Europei di calcio del 2032 (Atto n. 106).

Camera dei deputati, trasmissione di documenti

Il Presidente della Camera dei deputati, con lettera in data 28 febbraio 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 127, comma 2, del Regolamento della Camera dei deputati, il documento approvato dalla IX Commissione (Trasporti) di quell'Assemblea nella seduta del 23 febbraio 2023, in merito all'atto dell'Unione europea "Proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sugli orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti, che modifica il regolamento (UE) 2021/1153 e il regolamento (UE) n. 93/2010 e abroga il regolamento (UE) n. 1315/2013 (COM (2021) 812 final) e la proposta modificata di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sugli orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti, che modifica il regolamento (UE) 2021/1153 e il regolamento (UE) n. 913/2010 e abroga il regolamento (UE) n. 1315/2013 (COM(2022) 384 final) (Doc. XVIII, n. 1),

Detto documento è depositato presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori (Atto n. 107).

Governo, trasmissione di atti

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 28 febbraio 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1-bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 febbraio 2023, recante l'esercizio di poteri speciali, con prescrizioni, in ordine alla notifica delle società Zefiro Net S.r.l., Iliad Italia S.p.a e Wind Tre S.p.a., concernente il Piano annuale relativo ad acquisti futuri di beni e servizi inerenti al roll-out, alla gestione e alla manutenzione della rete 5G di Zefiro Net S.r.l.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a, alla 8 a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 104).

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 3 marzo 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 15 marzo 2012, n, 21, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 2 marzo 2023, recante l'esercizio di poteri speciali, con prescrizioni, in ordine alla notifica delle società Oak Consortium GmbH e Vodafone GmbH - acquisizione da parte di Oak Consortium GmbH del capitale sociale (fino al 50%) e del controllo congiunto di Vantage Towes AG, che detiene indirettamente una partecipazione non di controllo pari a circa il 33,17% del capitale sociale di Inwit - Infrastrutture Wireless Italiane S.p.a.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento alla 1a, alla 8a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 108).

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 2 e 3 marzo 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni la comunicazione concernente il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale al dottor Marcello Sala, estraneo alla pubblica amministrazione, e al dottor Fabio Italia, dirigente di prima fascia del ruolo dirigenziale dell'Amministrazione civile del Ministero dell'interno.

Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 2 marzo 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni la comunicazione concernente la revoca di incarico di funzione dirigenziale di livello generale alla dottoressa Loredana Gulino, dirigente di prima fascia del ruolo dirigenziale del Ministero delle imprese e del made in Italy.

Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

Il Ministro delle imprese e del made in Italy, con lettera in data 1° marzo 2023, ha inviato - ai sensi dell'articolo 11, comma 5 del decreto legislativo 31 dicembre 2009, n. 213 - la comunicazione concernente la nomina della professoressa Elda Turco Bulgherini (designata dal Ministro delle imprese e del made in Italy) e del dottor Giuseppe Basini (designato dal Ministro dell'università e della ricerca) quali componenti del consiglio di amministrazione dell'Agenzia spaziale italiana (ASI).

Tale comunicazione è deferita, per competenza, alla 7a e alla 9a Commissione permanente.

Con lettere in data 24 febbraio 2023 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di Guazzora (Alessandria), di Foresto Sparso (Bergamo), di Dosso del Liro (Como), di Valiate (Cremona), di Roccagorga (Latina), di Pinarolo Po (Pavia), di Sant'Onofrio (Vibo Valentia) e di Pomigliano d'Arco (Napoli).

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla liberalizzazione temporanea degli scambi che integra le concessioni commerciali applicabili ai prodotti ucraini a norma dell'accordo di associazione tra l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica e i loro Stati membri, da una parte, e l'Ucraina, dall'altra (COM(2023) 106 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 3a e alla 4a Commissione permanente;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Due anni di dispositivo per la ripresa e la resilienza - Uno strumento peculiare al centro della trasformazione verde e digitale dell'UE (COM(2023) 99 definitivo), alla 4a e alla 5a Commissione permanente.

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 3 marzo 2023, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:

del Centro Internazionale Radio - Medico (C.I.R.M.) per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XV, n. 53);

dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centro-Settentrionale, per gli esercizi 2019 e 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 54);

dell'Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi (ENPAP) per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XV, n. 55);

del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) per gli esercizi 2019 e 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 56).

Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento

Il Presidente della Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti, con lettera in data 3 marzo 2022, ha inviato la determinazione n. 16/2023 del 23 febbraio 2023 relativa al Programma dell'attività della Sezione medesima per l'anno 2023.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 105).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento

La Commissione europea ha trasmesso, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

in data 3 marzo 2023, la Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla fornitura di assistenza macrofinanziaria alla Repubblica di Macedonia del Nord (COM(2023) 74 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 3 marzo 2023. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 3a e 4a;

in data 6 marzo 2023, la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme specifiche relative ai medicinali per uso umano destinati all'immissione in commercio nell'Irlanda del Nord (COM(2023) 122 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 6 marzo 2023. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente, con il parere della Commissione 4a.

Interrogazioni

GIACOBBE, LA MARCA, ALFIERI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

INFOCERT era l'unico provider per l'ottenimento dello SPID (Sistema pubblico di identità digitale) che consentiva l'utilizzo del video riconoscimento per i residenti all'estero non in possesso di un documento di identità rilasciato da un'amministrazione dello Stato italiano;

il 20 febbraio 2023 la società ha comunicato ai patronati esteri, pena la sospensione dello SPID, l'obbligo di fornire un documento italiano per chi era stato abilitato alla registrazione senza esserne in possesso, in adeguamento all'articolo 7 del regolamento AGID che recita: "L'operatore che effettua l'identificazione accerta l'identità del richiedente tramite la verifica di un documento di riconoscimento integro e in corso di validità rilasciato da un'Amministrazione dello Stato, munito di fotografia e firma autografa dello stesso, e controlla la validità del codice fiscale verificando la tessera sanitaria anch'essa in corso di validità";

considerato che:

l'utilizzo dello SPID consente lo svolgimento da parte dei patronati all'estero di servizi al cittadino senza gravare sulla rete consolare;

l'applicazione letterale dell'articolo 7 del regolamento AGID rende impossibile continuare a garantire servizi a centinaia di migliaia di italiani all'estero, in particolare nei Paesi extra-europei;

gli uffici consolari sono già in affanno per mancanze strutturali e di personale e faticano a soddisfare l'attuale carico di lavoro,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali azioni intenda adottare, affinché gli italiani all'estero possano continuare a usufruire del servizio SPID.

(3-00267)

LOMBARDO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

la Ministra in indirizzo è stata presidente del Consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro (CNOCL) dal 2005 fino alla nomina del 22 ottobre 2022;

il 18 novembre 2023 è stato eletto all'unanimità nuovo presidente del CNOCL, fino a ottobre 2023, Rosario De Luca, coniuge della Ministra e già presidente del CNOCL prima del 2005;

la nota del CNOCL n. 106/2022 del 21 novembre 2022 specifica come l'elezione testimoni la volontà del consiglio di lanciare «un chiaro segnale politico all'esterno di continuità programmatica»;

ad oggi Rosario De Luca risulta, altresì, presidente del Comitato unitario permanente degli ordini e collegi professionali (eletto alla carica il 16 novembre 2022), presidente della Fondazione studi consulenti del lavoro e, insieme alla Ministra in indirizzo, già dimessasi dal ruolo, socio fondatore della CDL (Calderone&DeLuca) STP S.r.l., società tra professionisti, che svolge attività di consulenza del lavoro;

l'articolo 23 della legge 11 gennaio 1979, n. 12, attribuisce al CNOCL importanti funzioni di coordinamento e decisione per l'ordinamento della professione di consulente del lavoro;

l'articolo 25 della suddetta legge affida al Ministro in indirizzo il compito di vigilare sul CNOCL;

i consulenti del lavoro assolvono a funzioni essenziali in materia di tutela del lavoro, previdenza e assistenza sociale e il fondamentale ruolo svolto dal relativo ordinamento professionale impone di fugare ogni incertezza circa l'assenza di ingerenze o commistioni in seno al relativo organo di coordinamento, decisione e vigilanza, soprattutto per scongiurare strumentalizzazioni,

si chiede di sapere se vi siano o possano esservi situazioni di conflitto di interesse di qualsiasi natura, anche potenziale, ovvero possano aversi interferenze tra le attività, le decisioni e gli specifici ambiti di interesse del dicastero in indirizzo, il CNOCL, la Fondazione e la società di cui in premessa.

(3-00269)

D'ELIA, RANDO, VERDUCCI - Ai Ministri dell'istruzione e del merito e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

l'articolo 1, comma 121, della legge 13 luglio 2015, n. 107, ha istituito la Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione dei docenti di ruolo delle istituzioni scolastiche;

la Carta è assegnata ai docenti di ruolo a tempo indeterminato delle istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova, i docenti dichiarati inidonei per motivi di salute, di cui all'articolo 514 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, i docenti in posizione di comando, distacco, fuori ruolo o altrimenti utilizzati, i docenti nelle scuole all'estero, delle scuole militari;

la Carta può essere utilizzata dai docenti di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, per acquisti, presso le strutture e gli esercenti aderenti all'iniziativa, di beni e servizi quali, a titolo di esempio, libri di testo; hardware e software; iscrizioni a corsi di aggiornamento e di qualificazione professionale; iscrizione a corsi di laurea ovvero a corsi post lauream o master universitari; titoli di accesso a teatri e cinema, spettacoli dal vivo, mostre, musei ed eventi culturali; iniziative coerenti con le attività individuate nell'ambito del piano triennale dell'offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione;

l'importo nominale della Carta è di euro 500 annui per ciascun anno scolastico;

CONSAP, sin dall'avvio dell'iniziativa, è stata incaricata dal Ministero dell'istruzione di gestire i rimborsi dei buoni spesa in favore degli esercenti, attraverso il pagamento di fatture elettroniche emesse tramite il Sistema d'interscambio (SDI), piattaforma per la trasmissione delle fatture elettroniche destinate all'amministrazione di Stato;

di solito i pagamenti delle fatture sono puntuali ed anche celeri rispetto ad altri rapporti con la Pubblica Amministrazione: tuttavia, per quanto riguarda la "Carta del docente" si sono registrati ritardi e almeno tre blocchi dei trasferimenti nell'ultimo anno;

il blocco dei pagamenti in corso non riguarda solo i librai, ma tutti quegli esercenti registrati che legittimamente erogano beni acquisibili con il bonus, quindi musei, teatri, cinema, negozi di elettronica, società che organizzano corsi di formazione, ma l'incidenza maggiore, soprattutto per i margini e per i tempi di pagamento delle forniture editori-librerie, ricade sul quel settore che è estremamente fragile sotto questo profilo, per il quale è vitale il mantenimento di un flusso finanziario coerente con gli impegni verso i fornitori;

ad oggi non si hanno dati precisi sugli importi bloccati: se nei primi anni di erogazione della suddetta Carta, CONSAP a richiesta si era resa disponibile a condividere le informazioni, da tempo ormai non si riesce ad accedere ad esse, nonostante si tratti di dati importanti per valutare in modo appropriato gli esiti di questa iniziativa e anche di quella "18APP" su cui si riscontrano, però, minori disagi;

tale situazione rischia di minare la credibilità di questa importante iniziativa, con un numero crescente di librai che sospendono l'accettazione dei buoni in attesa di rivedere i flussi dei pagamenti,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché i pagamenti di cui in premessa siano erogati al più presto;

se non ritenga opportuno, alla luce dei fatti esposti, adottare altresì le iniziative necessarie per rivedere, per quanto di sua competenza, le modalità e le tempistiche di gestione dei pagamenti.

(3-00270)

FLORIDIA Barbara, MAZZELLA, GUIDOLIN, PIRRO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute. - Premesso che:

la Alfasigma S.p.A., società multinazionale che opera nel settore della ricerca, produzione e commercializzazione di prodotti farmaceutici, con oltre un miliardo di euro di fatturato, a ottobre 2022 ha completato l'acquisito dell'intero capitale sociale della Sofar S.p.A., società leader nel campo della gastroenterologia;

con comunicato del 18 ottobre 2022 pubblicato sul sito internet della Alfasigma viene dichiarato che: "Entrambe le società mostrano una spiccata sensibilità per l'innovazione. In particolare, SOFAR ha sviluppato, all'interno del Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso di Bergamo, un centro di eccellenza per la ricerca sul microbiota, mentre Alfasigma sta sviluppando una pipeline di prodotti incentrata sull'area gastrointestinale. L'integrazione tra le due aziende, mediante la valorizzazione del proprio rispettivo know-how scientifico, permetterà un ancor più elevato posizionamento nell'area gastrointestinale, ambito in cui SOFAR registra oltre l'80% del proprio fatturato";

e, ancora, vengono riportate le dichiarazioni di Francesco Balestrieri, chief executive officer: "Alfasigma ha un obiettivo chiaro in mente: puntare sull'innovazione, diventare sempre più focalizzata sull'area gastrointestinale e massimizzare le potenzialità offerte dal mercato internazionale. Siamo una delle principali società farmaceutiche multinazionali a capitale italiano, partiamo da un presente solido e al contempo carico di potenziale in termini accelerazione per il futuro, con ottime opportunità di miglioramento. (...) Vogliamo essere più internazionali, più specialty care e più focalizzati in area gastroenterologica. Abbiamo ancora ampi spazi di sviluppo dell'attuale portafoglio, a partire dall'espansione internazionale della parte Consumer Healthcare. La crescita organica sarà affiancata da uno sviluppo inorganico importante a livello globale ed europeo per sviluppare la nostra pipeline di ricerca e sviluppo in aree specialistiche Gastro. L'obiettivo è più che raddoppiare il fatturato in 10 anni";

senonché, in data 20 febbraio 2023, con nota indirizzata alle principali sigle sindacali interessate oltre che al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, la società Alfasigma ha dato avvio ad una procedura di riduzione di personale di cui alla legge n. 223 del 1991, per l'asserito esubero di operai, impiegati, quadri e dirigenti, riguardante ben 333 dipendenti;

il motivo dell'eccedenza di personale, secondo la comunicazione dell'avvio della procedura di licenziamento collettivo, sarebbe principalmente da ricondurre, per un verso, ad attese "importanti perdite di fatturato e marginalità nel prossimo futuro a seguito della perdita dei brevetti su due prodotti strategici (Normix-Rifaximina e Libradin-Barnidipina)" e, per altro verso, alla circostanza che "la "rete" dell'informazione medico-scientifica presenta ampie inefficienze e insostenibili duplicazioni legate alla sovrapposizione delle preesistenti linee di informazione del ramo d'azienda SOFAR confluito e di quelle di Alfasigma, avendo le preesistenti "reti" l'obiettivo di informazione scientifica dei medici "nelle medesime aree terapeutiche", cosa che imporrebbe alla società il licenziamento collettivo;

inoltre, sempre a dire della Alfasigma, nella medesima comunicazione ex legge n. 223 del 1991: "Il ricorso a strumenti alternativi ai licenziamenti collettivi, volto a limitare e/o ridurre l'esubero occupazionale, non è ritenuto attivabile in quanto incompatibile con la situazione che ha determinato la dichiarazione di esubero da parte della Società", senza che, tuttavia, venga fornita alcuna ulteriore spiegazione;

l'avvio della procedura di licenziamento ha causato lo stato di agitazione dei dipendenti, che hanno indetto uno sciopero per il 6 marzo 2023 a Bologna;

considerato che:

diversamente da quanto indicato nella comunicazione di avvio della procedura di licenziamento collettivo, così come peraltro dichiarato soltanto lo scorso ottobre 2022 a seguito del completamento dell'acquisizione della SOFAR, Alfasigma è una società multinazionale leader nel settore farmaceutico, in piena espansione e il cui fatturato cresce di anno in anno;

essa riceve ingenti risorse finanziarie dal servizio sanitario nazionale;

la brutale decisione di licenziare 333 dipendenti in un contesto di crisi generalizzato e senza la reale necessità di fronteggiare apprezzabili difficoltà aziendali va scongiurata con ogni mezzo,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;

quali urgenti iniziative, ciascuno per la propria competenza, intendano adottare per scongiurare il licenziamento di 333 dipendenti della società Alfasigma.

(3-00271)

MENNUNI - Ai Ministri della giustizia e per la pubblica amministrazione. - Premesso che:

il codice dell'amministrazione digitale, istituito con decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (Governo Berlusconi II), all'articolo 15, comma 2-ter (inserito con decreto di modifica nel 2009 su iniziativa del Ministro per la pubblica amministrazione Brunetta, Governo Berlusconi IV), recita: "Le pubbliche amministrazioni, quantificano annualmente, ai sensi dell'articolo 27, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, i risparmi effettivamente conseguiti in attuazione delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2. Tali risparmi sono utilizzati, per due terzi secondo quanto previsto dall'articolo 27, comma 1, del citato decreto legislativo n. 150 del 2009 e in misura pari ad un terzo per il finanziamento di ulteriori progetti di innovazione" e dove l'art. 27 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, afferma che: "Fermo restando quanto disposto dall'articolo 61 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e dall'articolo 2, commi 33 e 34, della legge 22 dicembre 2008, n. 203, una quota fino al 30 per cento dei risparmi sui costi di funzionamento derivanti da processi di ristrutturazione, riorganizzazione e innovazione all'interno delle pubbliche amministrazioni è destinata, in misura fino a due terzi, a premiare, secondo criteri generali definiti dalla contrattazione collettiva integrativa, il personale direttamente e proficuamente coinvolto e per la parte residua ad incrementare le somme disponibili per la contrattazione stessa";

nel 2017, nel corso della XVII Legislatura e durante il Governo Gentiloni, venne istituita una commissione parlamentare di inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione delle pubbliche amministrazioni e sugli investimenti complessivi riguardanti il settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Nel resoconto di un'audizione del direttore generale dei sistemi informativi automatizzati del Ministero della giustizia, svoltasi presso la commissione d'inchiesta in data 14 settembre 2017, si legge che nel periodo che va dall'ottobre 2015 al settembre 2016, grazie ai portali telematici, il Ministero registrava un risparmio di 63 milioni di euro all'anno per i soli costi riconducibili alle spese sostenute per notifiche e comunicazioni. Secondo quanto dichiarato dal dirigente ministeriale, a regime, il risparmio stimato si attesterebbe sugli 80 milioni annui;

di tali risparmi, o di altri che si erano potuti registrare negli anni precedenti, non si è riusciti ad evincere se realmente una parte sia mai stata destinata al fondo di premialità dei dipendenti previsto dalla suddetta norma o se sia rimasta del tutto disapplicata, l'attuale Governo sta provvedendo ad attuare le importanti riforme e trasformazioni previste dal piano nazionale di ripresa e resilienza, di cui una parte è rappresentata proprio dalla trasformazione digitale e dalla semplificazione dei processi amministrativi e della pubblica amministrazione,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo intendano verificare la situazione e fare chiarezza sull'attuazione del comma 2-ter dell'art. 15 del codice dell'amministrazione digitale al fine di comprendere se sia mai stato applicato o meno, consentendo mediante l'applicazione che il risparmio dato dalla razionalizzazione dei procedimenti amministrativi venga trasferito in un fondo di premialità ai dipendenti;

se non ritengano, ove la normativa non sia stata attuata, porre immediatamente rimedio a tale inadempienza anche alla luce delle specifiche misure che intervengono sul sistema giudiziario, volte ad accelerare lo svolgimento dei processi e per semplificare il corso pregresso di cause civili e penali che deve, tra gli altri, primariamente vedere valorizzati i dipendenti amministrativi della giustizia ordinaria.

(3-00273)

MENIA - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

presso la rete diplomatica consolare del Ministero degli affari esteri si sta assistendo ad una crescita esponenziale della contrattualizzazione di "collaboratori esterni", comunemente denominati "digitatori", che, sebbene siano ufficialmente indirizzati al servizio di bonifica dell'Anagrafe degli Italiani all'estero, si trovano a svolgere mansioni tipiche degli impiegati di ruolo o del personale a contratto, di cui all'articolo 152 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni, in ragione della strutturale penuria di personale consolidatosi presso le sedi estere;

i collaboratori esterni, sono, in molti casi, assunti con contratti interinali, con mandato semestrale e con retribuzioni che oscillano tra i 200 e i 500 euro mensili. Si tratta dunque di manodopera a "basso costo", facilmente rimpiazzabile e con garanzie contrattuali aleatorie: tali assunzioni si reggono su dinamiche discrezionali e scarsamente conoscibili, che alimentano il dubbio circa la legittimità di un sistema di tale natura;

risulta all'interrogante che in alcuni Paesi, segnatamente in quelli dove si registra il numero maggiore di vacanze di organico, i capi missione mostrerebbero in maniera plateale la volontà di prediligere la contrattualizzazione esterna, in ragione del numero considerevole di risorse che il Ministero parrebbe destinare a quest'ultima;

si evidenzia che le risorse destinate alle assunzioni del predetto personale, precario e provvisorio, presso le sedi all'estero, sono quelle riassegnate ai sensi dell'articolo 1, comma 429, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 alle sedi consolari, dove sono state effettuate le domande di riconoscimento di cittadinanza italiana, i cui correlati versamenti dovevano essere destinati con priorità alla contrattualizzazione di personale locale: pertanto la deriva del ricorso ad agenzie interinali con conseguente precarizzazione del lavoro consolare è da intendersi come espressione di una interpretazione limitata e parziale della ratio originaria della norma, così come nelle intenzioni del legislatore;

a titolo di esempio, nelle sole Rappresentanze di Buenos Aires, in Argentina, i "digitatori" sono 55, con retribuzione di recente innalzata da 150 a 200 euro mensili, ed il loro numero è notevolmente più alto rispetto a quello degli impiegati a contratto in loco;

la legittimazione di siffatta tendenza di precarizzazione rappresenta un'anomalia su un fronte sensibile e complesso come quello dell'operatività della rete estera del Ministero, che potrebbe determinare rischi non trascurabili per la sicurezza del sistema Paese, in ragione del coinvolgimento in azioni e servizi delicati e sensibili, di profili dalla dubbia provenienza e assunti con contratti di effimera durata; ciò contribuirebbe ad innescare un meccanismo di perdita sistematica di dati, expertise, informazioni e conoscenze tali da mettere a serio rischio la funzionalità della rete segnatamente in una stagione di complessità geopolitica e internazionale alla luce della quale lo Stato dovrebbe garantire l'integrità e la tracciabilità del personale deputato ad azioni sensibili;

a tal riguardo, risulta all'interrogante che in Paesi come il Brasile, molti "digitatori", una volta conclusosi il mandato presso la sede consolare e dopo aver appreso i meccanismi operativi e le modalità tecniche in sede, operano successivamente come "despachantes", vale a dire fornitori di servizi consolari a pagamento con tutti i rischi che un tale trend determina,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto evidenziato in premessa;

se sia possibile conoscere il numero esatto dei "digitatori", la loro proporzione rispetto al numero del personale di ruolo e del personale a contratto e le risorse destinate alla loro assunzione;

se il Ministro ritenga opportuno limitare la pratica della contrattualizzazione esterna, al fine di evitare i rischi esposti in premessa e, in tale prospettiva, monitorarne la tendenza presso le singole sedi.

(3-00274)

BASSO, NICITA - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:

da notizie a mezzo stampa si è appreso delle improvvise dimissioni del direttore dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, Roberto Baldoni;

nel PNRR è stato previsto un investimento notevole per le "Difese informatiche più efficaci per una Pubblica Amministrazione più sicura" con focus sulla cybersecurity che, con uno stanziamento di 623 milioni di euro, ha l'obiettivo di rafforzare l'ecosistema digitale nazionale potenziando i servizi di monitoraggio e gestione della minaccia cyber;

nella legge di bilancio per il 2023 vengono istituiti due fondi finalizzati ad attuare la strategia nazionale di cybersicurezza ed il relativo piano di implementazione, che prevedono uno stanziamento fino a 70 milioni di euro annuo a decorrere dal 2025;

entro il 2023 l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale dovrà avere 300 dipendenti, arrivando fino a 800 nel 2027, per far fronte all'aumento degli attacchi informatici;

il professor Roberto Baldoni aveva fondato il primo centro di ricerca sulla sicurezza informatica in Italia, prima di essere nominato alla direzione dell'Agenzia nell'agosto 2021, ed è considerato dagli esperti del settore uno dei massimi conoscitori in Italia del tema, contribuendo fortemente all'ideazione e alla creazione dell'Agenzia nazionale per la cybersicurezza da quando nel 2018 venne nominato vice direttore generale del DIS (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), con delega allo spazio cibernetico;

la strategia nazionale di cybersicurezza 2022-2026, pubblicata lo scorso maggio, sta procedendo secondo le tempistiche programmate, come ad esempio nella prevenzione degli attacchi cyber verso la pubblica amministrazione, dove l'Agenzia sta coordinando oltre 100 interventi di rafforzamento delle difese cibernetiche nelle pubbliche amministrazioni centrali, nelle Regioni, nelle ASL e nelle Città metropolitane;

alla "NATO Cyber defence pledge conference 2022", che si è tenuta alla Farnesina lo scorso novembre, il segretario generale Jens Stoltenberg ha lodato la strategia dell'Agenzia italiana per la cybersicurezza nazionale con le sue diverse iniziative e la strategia cloud;

secondo la relazione annuale 2022 sulla politica dell'informazione per la sicurezza, presentata il 28 febbraio al Parlamento, "i mutamenti nello scenario geopolitico internazionale e, in modo particolare, in quello europeo derivanti dal conflitto russo-ucraino si sono inseriti in un contesto che, già interessato da significativi cambiamenti dei comportamenti digitali imposti dall'emergenza da Covid-19, ha influito ulteriormente su caratteristiche e target della minaccia cibernetica";

nell'ultimo anno le denunce per attacchi hacker gravi ai server italiani sono aumentate del 45 per cento, secondo la Polizia postale e delle comunicazioni (2023);

il gruppo hacker filorusso "Noname057", che secondo le principali fonti di stampa ha collegamenti con le agenzie di intelligence e con l'establishment russo ed è responsabile dell'attacco dello scorso 23 febbraio che ha colpito i siti di 4 ministeri, dei Carabinieri, della TIM, della banca BPER e di A2A energia, rendendoli inutilizzabili per diverse ore, ha già rivendicato le dimissioni del direttore Baldoni come sua vittoria,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi che hanno portato alle dimissioni improvvise del direttore con conseguenti danni reputazionali alla cybersicurezza del nostro Paese;

quali iniziative urgenti si intenda adottare nel momento più delicato della storia "cibernetica" del nostro Paese, con l'Italia al centro di attacchi da parte di stati esteri, specialmente da parte della Russia, per salvaguardare la sicurezza del nostro Paese e non lasciare senza guida e prospettive l'Agenzia nazionale per la cybersicurezza.

(3-00275)

BORGHI Enrico, ALFIERI, BASSO, BAZOLI, CAMUSSO, COTTARELLI, DELRIO, FINA, FURLAN, GIORGIS, LOSACCO, MARTELLA, MISIANI, NICITA, RANDO, ROJC, ROSSOMANDO, VALENTE, VERDUCCI, VERINI, ZAMBITO, ZAMPA - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

come riportato, da ultimo, in un'inchiesta condotta dal quotidiano "la Repubblica" e pubblicata in data 5 marzo 2023, sarebbe emersa, nel quadro di un'indagine condotta dagli organi competenti, l'esistenza di un sistema, diffuso su tutto il territorio nazionale, rivolto al riciclaggio di denaro attraverso trasferimenti illeciti verso la Cina e, in taluni casi, la restituzione di denaro contante sul territorio nazionale;

tale sistema configura una vera e propria "banca" clandestina, con una significativa capacità di penetrazione nel tessuto economico italiano e altrettanto significativa capacità di interazione con la criminalità organizzata; in particolare, secondo quanto emerge dalle indagini, il sistema di riciclaggio opererebbe su più livelli, con riferimento a diverse tipologie di attività;

in primo luogo, la banca clandestina offrirebbe a imprenditori cinesi operanti in Italia la possibilità di trasferire clandestinamente in Cina i proventi delle proprie attività, eludendo la fiscalità italiana, con una movimentazione complessiva di denaro quantificata tra uno e 2 miliardi di euro all'anno; ciò si accompagna a un significativo crollo delle rimesse ufficiali verso la Cina, rilevato dalla Banca d'Italia (dai 5 miliardi di euro del 2017 ai 9 milioni del 2021);

in secondo luogo, il sistema avrebbe offerto ad imprenditori italiani la possibilità di riciclare i proventi frutto di operazioni "in nero", finalizzate all'evasione dell'IVA mediante una complessa serie di passaggi attraverso società fittizie e trasferimenti illeciti (talora in contante) da e verso l'Italia;

in terzo luogo, il sistema avrebbe offerto analoghe possibilità di riciclaggio di denaro a soggetti legati alla criminalità organizzata, in particolare in relazione a proventi del traffico di stupefacenti, anche in questo caso mediante trasferimenti illeciti verso la Cina, talora in contante;

il quadro che emerge dall'inchiesta, pertanto, descrive un preoccupante intreccio tra il sistema di trasferimenti clandestini e reati di natura fiscale legati all'evasione, nonché a imponenti operazioni di traffico illecito di stupefacenti posti in essere dalla criminalità organizzata; accanto al profilo di tutela della legalità, relativo alla copertura offerta dal sistema a operazioni illecite di vasta portata, vi è peraltro, come evidenziato dall'inchiesta, un vulnus significativo all'andamento dell'economia nazionale, pregiudicata dal robusto ricorso all'evasione fiscale e favorito dall'esistenza del sistema di trasferimenti clandestini;

assieme al ripristino della legalità, e dunque al pieno sostegno che deve essere fornito alle indagini in corso, si pone una questione sistemica legata ad una più efficiente regolazione e attuazione dei controlli in tema di evasione fiscale,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intendano porre in essere, accanto al pieno sostegno alle indagini in corso e in termini di intervento sul quadro regolatorio dei controlli in materia di evasione fiscale, al fine di evitare che fatti simili possano ripetersi in futuro.

(3-00276)

DELLA PORTA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

già a partire dagli anni Novanta del secolo scorso la Regione Molise ha avviato una valutazione sulla fattibilità di una congiunzione tra la A1 e la A14 (cosiddetto Corridoio Tirreno-Adriatico) con lo scopo di potenziare la mobilità, accessibilità e sicurezza del collegamento stradale tra la dorsale adriatica e quella tirrenica della penisola, attraverso un tracciato di collegamento tra la A1 presso San Vittore e la A14 a Termoli, con una diramazione per Foggia;

un collegamento del genere avrebbe una rilevanza strategica significativa per il traffico commerciale del Paese, nello specifico per le zone del Centro-Sud e del Mezzogiorno, poiché consentirebbe di renderlo più facilmente raggiungibile attraverso il Corridoio Adriatico al Corridoio Plurimodale Paneuropeo VIII ed all'Autostrada del Mare Europa del Sud Est;

il progetto per la realizzazione di tale collegamento è stato ricompreso nel Programma delle infrastrutture strategiche, approvato con delibera CIPE n. 121 del 21 dicembre 2001, in attuazione della legge 21 dicembre 2001, n. 443, cosiddetto Legge Obiettivo, e confermato, con delibere CIPE n. 130 del 6 aprile 2006 e n. 62 del 3 agosto 2011, quale opera pubblica di preminente interesse nazionale, nonché evento strategico interregionale e regionale prioritario per lo sviluppo del Mezzogiorno;

ad oggi, l'opera figura nel database del Ministero (anno 2014) ed è riportata nella Relazione delle attività relative all'anno 2018 della Direzione generale per la Vigilanza sulle concessioni autostradali;

l'intervento consentirebbe di sostituire la SS 647, cosiddetta Bifernina, l'arteria viaria più importante della Regione Molise, ormai datata, oggetto di continue e costose manutenzioni straordinarie. La SS 647, inoltre, è una strada "sospesa sull'acqua", poiché il tracciato insiste, per diversi chilometri, sull'invaso idrico Diga del Liscione;

si era presa in considerazione l'idea di modificare parte del percorso originariamente delineato alla luce dell'entrata in esercizio nel 2008 della SS 85 var, Variante di Venafro: l'idea consisterebbe nella realizzazione di un raccordo autostradale tra quest'ultima ed un nuovo casello in posizione baricentrica rispetto agli svincoli esistenti di San Vittore e Caianello. Questo consentirebbe agli utenti un rapido ed agevole accesso alla rete autostradale con l'ulteriore vantaggio di decongestionamento del traffico in una una serie di centri abitati;

il tracciato proposto si origina nei pressi del km 685+500 dell'Autostrada A1 Milano - Napoli e si sviluppa per circa 12,5 km, procedendo dapprima verso nord, a ovest dell'abitato di Mignano Monte Lungo, poi verso est, sino allo svincolo esistente di Venafro Sud, snodo della variante della SS 85;

l'infrastruttura proposta è classificata dal nuovo codice della strada come strada di tipo "B" con larghezza della piattaforma stradale di 22 metri ed intervallo di velocità compreso tra 70 e i 120 chilometri all'ora;

considerato, altresì, che:

l'infrastruttura proposta consentirebbe di redistribuire i flussi di traffico che sono diretti o provengono dalla A1 in direzione nord (Roma), poiché attualmente gli utenti preferiscono percorrere la vecchia sede della SS 85 per evitare un allungamento dei tempi di percorrenza e dei chilometri da percorrere; di innalzare il livello di accessibilità di gran parte del Molise centrale attraverso un collegamento diretto con la rete stradale di primo livello con un incremento di livelli di sicurezza e di connessione tra le aree maggiormente urbanizzate della regione; di migliorare e potenziare l'accessibilità e la viabilità in un territorio di rilevanza strategica per il Meridione;

nella realizzazione dell'infrastruttura proposta si prevedono l'adeguamento di un viadotto esistente della lunghezza di circa 500 metri; la realizzazione di 6 nuovi viadotti per uno sviluppo di circa 5.000 metri; la realizzazione di una nuova galleria dello sviluppo di circa 700 metri; il raddoppio della galleria Nunziata, eseguito mediante la realizzazione di un nuovo fornice e l'adeguamento/alesaggio di quello esistente (910 metri);

il progetto per la realizzazione dell'opera stima un costo complessivo per l'intero itinerario di 3.513,35 milioni di euro così distribuiti: 1.137,70 milioni di euro per la realizzazione di una prima tratta San Vittore - Venafro - Isernia - Bojano - Campobasso; 450 milioni di euro per la realizzazione del primo lotto funzionale del tracciato, il quale inizia dall'uscita sull'autostrada A1, uscita "Molise", mediana a quelle esistenti di San Vittore e Caianello, fino alla strada SS 85; con un importo dei lavori pari a circa 320 milioni di euro ripartiti nel seguente modo: 210 milioni di euro per il tratto ricadente nella Regione Molise e 240 milioni di euro per il tratto ricadente nella Regione Campania;15 milioni di euro per la redazione del progetto di fattibilità tecnico-economica e del progetto definitivo del Lotto 1 dall'A1 alla SS 85; 25 milioni di euro per la redazione della progettazione definitiva del collegamento dalla SS 685 fino al nodo di Bojano per Termoli e fino a Campobasso; 50 milioni di euro per la redazione della progettazione definitiva del collegamento tra il nodo di Bojano e Termoli,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda porre in essere tutte le azioni necessarie, affinché sia finalmente realizzata l'opera di collegamento trasversale dalla parte occidentale della penisola (Autostrada A1) con quella orientale (Autostrada A14) attraverso una strada a scorrimento veloce, ritenuta di rilevanza strategica nazionale, le cui caratteristiche e generalità sono quelle esposte.

(3-00277)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

MELONI, ZAMPA - Al Ministro della salute. - Premesso che:

a Cagliari ha sede l'ospedale pediatrico microcitemico "Antonio Cao" al cui interno vi è l'unico reparto specialistico di oncoematologia pediatrica di tutta la Sardegna. È legittimo ritenere che, senza tale struttura, si incrementerebbe la mobilità passiva sanitaria, a fronte della quale la spesa della Regione ammonta ad oltre 90 milioni di euro annui, anche relativa ai piccoli pazienti affetti da patologie oncoematologiche. Il presidio pediatrico dal 2016 al 2021 era incorporato all'azienda ospedaliera "Brotzu", un complesso di rilievo nazionale ed europeo, ad alta specializzazione pediatrica e sede di un DEA di secondo livello;

con la riforma regionale della sanità (legge regionale n. 24 del 2020, art. 18) è stato previsto il trasferimento del presidio "Antonio Cao" all'istituenda azienda socio-sanitaria (ASL) n. 8 di Cagliari;

il passaggio operato dalla Regione si è rivelato fin da subito inadeguato: il presidio pediatrico è a tutt'oggi sfornito di anestesisti pediatri in grado di far fronte alle necessità assistenziali complesse della struttura, non ha specificità assistenziale pediatrica specialistica né oncologica e oncoematologica e si registrano ritardi di oltre 30 giorni per le refertazioni o ancora difficoltà nell'approvvigionamento di emoderivati;

lo scorporo del presidio è infatti avvenuto senza preventiva riprogrammazione degli aspetti organizzativi e funzionali e ad oggi la ASL 8 ricorre, per eseguire le prestazioni, ad una convenzione con la stessa azienda ospedaliera Brotzu. Ma la convenzione, non entrando nel dettaglio operativo, stabilisce unicamente che gli operatori del Brotzu si impegnano, su base volontaria, a supplire alle mancanze, fuori dall'orario di servizio;

la complessità dei percorsi terapeutici e la specialità necessaria per il trattamento di questo tipo di pazienti oncologici richiedono una cornice organizzativa strutturata, non compatibile con l'attuale assetto del presidio. Richiedono inoltre che professionalità e strumenti siano immediatamente disponibili quando necessario e non invece accessibili soltanto a chiamata,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga di disporre un'ispezione delle strutture sanitarie richiamate e, alla luce delle condizioni di difficoltà operativa, di far redigere all'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali un puntuale parere sulla migliore configurazione del servizio;

quali iniziative intenda porre in essere, nella doverosa interlocuzione con la Regione autonoma della Sardegna, affinché ai pazienti oncologici pediatrici sardi sia effettivamente garantito il diritto costituzionale alla salute.

(3-00268)

BAZOLI, MIRABELLI, ROSSOMANDO, VERINI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

l'articolo 35 del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 149, recante "Attuazione della legge 26 novembre 2021, n. 206, recante delega al Governo per l'efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e misure urgenti di razionalizzazione dei procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie nonché in materia di esecuzione forzata", dispone in materia di disciplina transitoria. In particolare, a seguito della modifica di cui all'articolo 1, comma 380, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, la data di entrata in vigore della riforma del processo civile è stata anticipata dal 30 giugno al 28 febbraio 2023;

la riforma modifica, tra l'altro, le attività poste in essere dagli ufficiali giudiziari e funzionari degli uffici notifiche esecuzioni protesti (UNEP) in materia di notificazione, di esecuzione e di ricerche di beni del patrimonio del debitore per via telematica;

gli UNEP utilizzano per la registrazione degli atti di notificazione e di esecuzione e per la tenuta contabile, il sistema informatico GSU (gestione servizi UNEP);

ad oggi il personale UNEP non è grado di mettere in atto le nuove riforme in quanto il sistema informatico GSU non risulta essere stato implementato per una corretta funzionalità nelle attività di notificazione degli atti per via telematica, a causa della mancata individuazione degli strumenti informatici da emanare con apposito decreto, ai sensi dell'articolo 149-bis, comma 4, del codice di procedura civile e a causa della non funzionalità delle strutture tecnologiche necessarie a consentire l'accesso diretto da parte dell'ufficiale giudiziario alle banche dati di cui all'articolo 492-bis del codice di procedura civile;

secondo quanto risulta agli interroganti i dipendenti degli uffici UNEP non avrebbero ricevuto dal Ministero della giustizia alcuna formazione e aggiornamento professionale tantomeno relativamente all'uso dei nuovi sistemi informatici;

l'articolo 492-bis del codice di procedura civile per la ricerca nelle banche dati pubbliche dei beni del debitore da sottoporre a pignoramento è stato introdotto con il decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, ed ha sostituito la previsione contenuta nell'abrogato comma 7 dell'articolo 492 del codice di procedura civile, in cui si prevedeva la possibilità per l'ufficiale giudiziario di effettuare le ricerche presso il gestore dell'anagrafe tributaria e mediante l'uso delle banche dati pubbliche;

sono trascorsi quasi 8 anni e mezzo dall'introduzione del citato articolo 492-bis, ma ad oggi non è mai entrato in funzione pur rappresentando, sulla carta, il fiore all'occhiello della giustizia italiana al fine di velocizzare e rendere efficace l'azione esecutiva,

si chiede di sapere:

quali iniziative necessarie e urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di risolvere le criticità esposte;

quali siano stati i motivi per cui il Ministero non abbia ancora provveduto ad un'adeguata formazione del personale UNEP e come intenda provvedervi;

per quali motivi la DGSIA (Direzione generale per i sistemi informativi automatizzati) non abbia ancora provveduto all'implementazione e all'attivazione del sistema GSU con il registro ricerca dei beni nonché all'attivazione dei sistemi informatici per far fronte alle attività di notificazione e garantire la funzionalità delle strutture tecnologiche per la ricerca telematica dei beni del debitore mediante consultazione diretta delle banche dati.

(3-00272)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

MAGNI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

da notizie di stampa si è appreso che a far data dal 18 dicembre 2022 la Questura di Milano ha introdotto un nuovo metodo di ingresso all'ufficio immigrazione situato presso la caserma di via Cagni;

in particolare, ogni lunedì gli uffici selezionano 120 persone, le quali vengono convocate nel corso della settimana, in loco, per completare la procedura: sbrigate le prime formalità, viene loro fissato un appuntamento a tre mesi di distanza per il completamento della domanda contenente la manifestazione di protezione internazionale, compilando l'apposito modulo C3;

ai sensi della normativa di cui al comma 2-bis dell'art. 26 del decreto legislativo n. 25 del 2008 è previsto che la compilazione del modulo sia completata entro 3 giorni, con la possibilità di derogare di altri 10 giorni nel caso di "elevato numero di domande in corrispondenza di arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti";

sempre da notizie di stampa si apprende che, fin dal primo giorno, l'adozione di queste nuove modalità ha causato file anche di migliaia di persone davanti alla caserma, e del conseguente verificarsi di momenti di tensione con interventi da parte delle forze di polizia per allontanare le persone. Infatti, centinaia di persone interessate a presentare la domanda hanno preso ad accamparsi davanti alla caserma dalla notte prima per garantirsi l'ingresso durante la mattina seguente;

la selezione delle persone comincia intorno a mezzanotte, avviene su file composte per nazionalità dai sudamericani per proseguire con asiatici e arabi passando poi alle file di nazionalità varie e non classificabili nei tre macro gruppi;

questa situazione avrebbe creato, secondo la stampa locale, affollamenti e disordini, tanto che il 23 gennaio 2023 ci sono stati lanci di lacrimogeni da parte della Polizia, per disperdere chi avrebbe cercato di superare la lunga fila;

considerato che:

la stampa ha riportato che durante la notte del 13 febbraio la Polizia non solo avrebbe effettuato cariche molto dure ma sarebbe arrivata anche ad inseguire le persone e a sfollare la zona antistante alla caserma, tanto che sarebbe stato necessario l'intervento di due ambulanze il ricovero di 4 richiedenti;

in un'altra occasione, il 20 febbraio, sarebbero intervenute ben 5 ambulanze e un'automedica e le persone ricoverate sarebbero state 6, peraltro una donna incinta sarebbe rimasta schiacciata nella calca; secondo le verifiche eseguite dal NAGA, associazione di volontariato per i diritti dei cittadini stranieri presente sul posto, la maggior parte dei contusi riferiva di aver ricevuto colpi di manganello,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione dell'ufficio immigrazione della Questura di Milano situato presso la caserma di via Cagni e come intenda intervenire per evitare i frequenti interventi da parte della polizia che hanno portato, come nelle situazioni descritte, a diversi incidenti e contusi;

se non ritenga di intervenire per favorire la permanenza nell'area di fronte all'edificio di associazioni e strutture che migliorino le condizioni in cui versano i cittadini stranieri in attesa di essere ricevuti;

se non intenda assumere iniziative per modificare e migliorare le modalità operative dell'ufficio immigrazione, al fine di garantire ai richiedenti i diritti garantiti dai trattati internazionali.

(4-00285)

CALANDRINI - Ai Ministri dell'ambiente e della sicurezza energetica e della salute. - Premesso che:

il 1° febbraio 2023 un enorme incendio ha interessato l'area del compendio immobiliare del sito industriale dismesso Freddindustria di Aprilia, nel quartiere Toscanini, densamente popolato, da dove si è sprigionata una significativa nube nera e diffuso in tutta l'area un intenso odore acre altamente pregiudizievole per la salute pubblica; tale situazione ha determinato la necessità dell'intervento dei Vigili del fuoco e delle forze di polizia per ripristinare le condizioni di sicurezza del sito;

il compendio immobiliare, di proprietà della società Aprilia 2012 S.r.l., risulta da anni dismesso e si trova in completo stato di abbandono, con presenza di rifiuti di varia natura e tipologia, privo di adeguata recinzione e anche interessato da consistenti quantità di materiali contenenti amianto, oltre ad essere stabilmente occupato da un numero considerevole di persone che ivi svolgerebbero anche attività illecite;

il 4 giugno 2020, il Sindaco di Aprilia, Antonio Terra, ha emesso una prima ordinanza in cui si intimava alla Aprilia 2012 S.r.l. di recintare l'area per impedirne l'accesso e di avviare le operazioni di messa in sicurezza e di pulizia e bonifica del compendio;

la società intimata dichiarava al Comune, con relazione tecnica, di aver provveduto alla realizzazione di una recinzione limitatamente alla zona di parcheggio degli autocarri e allo smaltimento dei rifiuti ivi rinvenuti;

il 15 settembre 2020 la Commissione Ambiente del Comune di Aprilia segnalava la probabile presenza di amianto, con condizioni di rischio e pregiudizio per la salute pubblica; questa ulteriore evidenza veniva comunicata dal Settore Ambiente ed Ecologia del Comune alla proprietà;

ad ottobre 2020, il consigliere comunale Vincenzo La Pegna, unitamente al consigliere Chiocca, presentava alla Procura della Repubblica di Latina denuncia sulla situazione esistente nell'ex sito industriale, con particolare riferimento alla consistente quantità di materiali contenenti amianto presente nei manufatti del compendio immobiliare;

il 19 ottobre 2020, il Sindaco di Aprilia, assumeva un nuovo provvedimento che reiterava la precedente ordinanza di messa in sicurezza del sito;

gli accertamenti successivamente disposti hanno rilevato il persistere di condizioni di pericolo e pregiudizio igienico-sanitario-ambientale tale da richiedere un intervento urgente per contenere una grave situazione che oramai si protrae da diversi anni;

stante l'incendio del 1° febbraio non risulterebbe ad oggi ancora eseguita la messa in sicurezza del sito industriale e risulterebbero permanere le condizioni di pericolo e pregiudizio per l'ambiente e la salute pubblica con particolare riferimento al mancato monitoraggio e intervento di bonifica dei materiali contenenti amianto,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano stati resi edotti della situazione del sito industriale dismesso Freddindustria di Aprilia e, in caso affermativo, quale sia l'effettiva e accertata situazione igienico-ambientale e sanitaria del compendio immobiliare, in rapporto allo stato di pericolo e pregiudizio per l'ambiente e la salute pubblica;

se intendano intervenire e quali iniziative ritengano di dover assumere per garantire, nel più breve tempo possibile, la messa in sicurezza del sito industriale dismesso, la bonifica dell'area e delle strutture ivi esistenti interessate dalla consistente presenza di materiali contenenti amianto, in ragione dell'acclarata inerzia dei competenti organi dell'Amministrazione comunale che, dal 2020 ad oggi, non sono riusciti a far eseguire i contenuti prescrizionali dei provvedimenti amministrativi assunti e del pericolo persistente per la salute pubblica e per l'ambiente anche in relazione alle conseguenze del recente incendio.

(4-00286)

MATERA - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:

con istanza pubblicata il 27 dicembre 2022 sul sito del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica è stato avviato il procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA - Mite/163324) relativo al progetto di un impianto eolico di grande taglia da ubicarsi in località "Difesa" e "Maitine" del comune di Pietrelcina (Benevento) con opere connesse ricadenti nei comuni di Pesco Sannita (Benevento) e Benevento, presentato dalla società PLC Power S.r.l. con sede in Acerra (Napoli);

il progetto prevede la realizzazione di un impianto di produzione di energia elettrica da fonte eolica costituito da nove aerogeneratori da 6,69 MW nominali ciascuno e di altezza pari a 200 metri, per una potenza nominale complessiva di 60,00 MW;

l'impianto dovrebbe essere realizzato in una zona di grande pregio ambientale, storico e archeologico, ormai da anni interessata anche da rilevantissimi flussi turistici, segnatamente a pochissima distanza dal comune di Pietrelcina (a circa 1.600 metri) e da uno dei pochi giardini zoologici dell'intera Italia meridionale, lo "Zoo delle Maitine", sito nel comune di Pesco Sannita (a circa 300 metri), oggetto di specifica licenza rilasciata, ai sensi dell'art. 4, comma 1, del decreto legislativo n. 73 del 2005, proprio dal Ministero dell'ambiente con decreto 12 aprile 2016 e membro sia della "Unione Italiana dei Giardini Zoologici ed Acquari" (UIZA) sia della "European Association of Zoos and Aquaria" (EAZA), organizzazione che associa gli zoo e gli acquari dell'Unione europea;

l'impianto, inoltre, ricadrebbe nella fascia di rispetto di moltissimi beni sottoposti a tutela siti nel comune di Pietrelcina (tra cui anche la famosa località di "Piana Romana", luogo simbolo di Padre Pio, uno dei santi più venerati della Cristianità); quasi tutti gli aerogeneratori che dovrebbero comporlo sono posizionati ad una distanza pericolosa per molte strade comunali di Pietrelcina e di Pesco Sannita, poiché incompatibile con il valore di "gittata" calcolato dalla stessa società proponente in 240 metri;

considerato che:

l'impianto eolico non è ricompreso in alcuna delle "aree idonee", di cui al decreto legislativo n. 199 del 2021 e successive modificazioni ed integrazioni, recante "Attuazione della direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018, sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili" e, segnatamente, in nessuna delle aree indicate dal comma 8 dell'art. 20 del citato decreto legislativo, rubricato "Disciplina per l'individuazione di superfici e aree idonee per l'istallazione di impianti a fonti rinnovabili";

il PUC di Pietrelcina, stante la peculiare vocazione turistico-religiosa del comune (ormai noto in tutto il mondo), non prevede l'insediamento di impianti eolici; in particolare, Pietrelcina e i suoi dintorni sono visitati annualmente da non meno di 700.000 pellegrini, mentre lo "Zoo delle Maitine" (che copre un'area di circa 4 ettari, consta di 31 reparti contenenti 70 specie, per un totale di oltre 400 animali ospiti ed è dotato di area esterna dove viene esercitata la nobile e antica arte della "falconeria", nel 2010 riconosciuta dall'UNESCO come patrimonio dell'Umanità), dal 2017 ad oggi (senza contare gli oltre due anni di chiusura per la nota emergenza sanitaria da COVID-19) è stato visitato da circa 240.000 persone, per lo più bambini e ragazzi che vi si recano con le proprie famiglie e/o a seguito di specifiche gite organizzate da moltissimi istituti scolastici;

il consolidamento e la crescita esponenziale del turismo religioso in Pietrelcina ha determinato e continua a determinare una positiva ricaduta occupazionale, se si considera che nella zona sono sorti 15 agriturismi, 20 tra B&B e affittacamere, 15 bar, 30 esercizi di vicinato, 20 ristoranti, 3 attività di turismo rurale e un "Eco-Parco";

lungo l'asse viario di Via "Maitine" in Pesco Sannita, a pochissimi metri di distanza da dove dovrebbero sorgere alcuni aerogeneratori e nei pressi del giardino zoologico, trovano ubicazione altre attività turistico-ricettive avviate e in notevole incremento sia nelle strutture che nei servizi offerti al turista, tra cui, 2 agriturismi, 4 ristoranti, 2 affittacamere e 2 B&B e un'attività di ristorazione-affittacamere;

appare evidente l'impatto oltremodo negativo che l'impianto eolico avrebbe sull'attività turistica ormai consolidatasi nella zona (con conseguenti ricadute negative sulle moltissime strutture ivi operanti e, dunque, sull'occupazione) e ciò in considerazione, non solo del forte impatto paesaggistico, ma anche della compromissione della biodiversità ex situ (di cui il giardino zoologico è deputato alla conservazione) che da esso deriverebbe, dell'impatto acustico e dello shadow flickering ("ombreggiamento intermittente", l'espressione comunemente impiegata per descrivere l'effetto stroboscopico delle ombre proiettate dalle pale rotanti degli aerogeneratori eolici allorquando il sole si trova alle loro spalle). Il fenomeno si traduce in una variazione alternata di intensità luminosa che, a lungo andare, può provocare fastidio agli occupanti delle abitazioni, le cui finestre risultano esposte al fenomeno stesso. Esso, inoltre, interesserebbe i molti corpi ricettori posti a pochissima distanza dall'impianto eolico, con conseguente disturbo per la vita umana, dal momento che si tratta di una zona che vede costantemente la presenza di moltissime persone,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di scongiurare le conseguenze prospettate e se non ritenga opportuno che l'impianto eolico, anche in considerazione di quanto specificamente previsto nel Piano Integrato Energia e Clima Italiano 2020 (PNIEC) e nel Piano Energia e Ambiente Regionale della Campania (PEAR), ossia di favorire investimenti di ammodernamento e ripotenziamento dell'eolico esistente sfruttando la buona ventosità di siti già conosciuti e utilizzati, non venga realizzato nella zona in cui esso è previsto.

(4-00287)

ZULLO - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che, come riportato da diverse fonti stampa, la Regione Puglia starebbe attuando l'ennesima strategia volta ad assumere il controllo del settore dei rifiuti, incluse le attività gestionali che non rientrano nel suo perimetro di competenze;

considerato che:

è di fatto naufragato sotto i colpi della giustizia amministrativa il tentativo di confiscare per 4 anni la capacità produttiva degli impianti privati (discariche, termovalorizzatori, impianti di compostaggio), e la Regione proverebbe oggi a monopolizzare l'intero settore dei rifiuti avocandolo alla mano pubblica, portando l'Agenzia territoriale della Regione per il servizio di gestione dei rifiuti (AGER) ad acquisire quote della società ASECO S.p.A., società partecipata di Acquedotto Pugliese, che dovrebbe e potrebbe occuparsi solo del trattamento dei fanghi del servizio idrico integrato;

l'affidamento del servizio idrico integrato ad Acquedotto Pugliese è stato disposto in deroga all'articolo 149-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, che demanda la scelta della forma di gestione all'ente di governo dell'ambito, nel rispetto del principio di unicità della gestione e delle forme di gestione stabilite dall'ordinamento europeo provvedendo, conseguentemente, all'affidamento del servizio nel rispetto della normativa nazionale in materia di organizzazione dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica;

valutato inoltre che:

è questo il contesto in cui si colloca il servizio idrico integrato, servizio pubblico di interesse locale e a forte connotazione comunitaria che, specie a seguito dell'esito del referendum abrogativo del giugno 2011 e della sentenza della Corte costituzionale n. 199 del 2012, comporta un ruolo fondamentale degli enti locali anche ai fini delle decisioni circa le forme di gestione del servizio stesso, da individuare da parte di apposite autorità chiamate a svolgere funzioni di regolazione in ambiti territoriali ottimali;

l'applicazione della norma eccezionale è stata temporalmente circoscritta fino al 31 dicembre 2018, e successivamente prorogata per ben tre volte, dapprima al 31 dicembre 2021, poi al 31 dicembre 2023, ed infine al 31 dicembre 2025. A ben vedere, tali proroghe appaiono di dubbia compatibilità con l'interpretazione del diritto propugnata dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, anche alla luce della sentenza della Corte 30 gennaio 2018, in causa C-360/15, caso Visser;

ulteriori differimenti di tale termine risulterebbero abnormi e pertanto sicuramente destinati a provocare reazioni da parte delle autorità di regolazione del mercato, degli operatori del settore e degli enti locali, cui viene sottratto l'esercizio di una potestà decisionale loro attribuita dall'ordinamento generale;

ritenuto che, a giudizio dell'interrogante:

il tentativo è tanto più aberrante se si considera che la Regione intenderebbe attribuire all'autorità di ambito AGER anche le funzioni di gestione dei servizi, attraverso l'acquisizione di quote di ASECO e la riconfigurazione di quest'ultima come multiutility monopolista del settore dei rifiuti;

si tratta di un'operazione davvero ampia, se si considera che il legislatore, con un intervento recentissimo di risistemazione della materia dei servizi pubblici locali (decreto legislativo n. 201 del 2022) ha espressamente sancito che a livello locale le funzioni di regolazione, indirizzo e controllo, insieme a quelle di gestione dei servizi pubblici locali a rete sono distinte e si esercitano separatamente (art. 6, comma 1), aggiungendo che gli enti di governo dell'ambito o le autorità specificamente istituite per la regolazione e il controllo dei servizi pubblici locali non possono direttamente o indirettamente partecipare a soggetti incaricati della gestione del servizio. Non si considerano poi partecipate indirettamente le società formate o partecipate dagli enti locali ricompresi nell'ambito (comma 2);

peraltro, all'art. 33, comma 1, consente, nel caso dei rifiuti, di mantenere in piedi gli assetti precedenti all'entrata in vigore del testo unico stesso, nonché, al solo fine di consentire l'attuazione di piani di ambito in via di definizione, ferma restando l'applicazione dell'articolo 6, comma 2, alle partecipazioni degli enti di governo dell'ambito del servizio di gestione dei rifiuti urbani a decorrere dal 30 marzo 2023;

AGER, lungi dal rappresentare l'ente esponenziale degli interessi dei Comuni in materia di ciclo dei rifiuti, è di fatto una longa manus della Regione, in cui ogni funzione determinante è riservata ad un direttore generale di nomina del presidente della Regione, ed ai Comuni è riservata unicamente la designazione di 5 rappresentanti di un organo con mere competenze di indirizzo,

si chiede di sapere:

se il Ministro indirizzo sia a conoscenza della situazione e se intenda intervenire nei confronti di atteggiamenti finalizzati ad assicurare alla Regione un ruolo determinante, che all'interrogante pare di ingerenza nel settore dei rifiuti, incluse le attività gestionali, contrario rispetto al riparto di competenze previsto dal codice dell'ambiente, che riserva tali funzioni agli enti locali;

se intenda attivarsi rispetto al perseguimento di un'iniziativa che sicuramente susciterà conflitti e contenziosi in sede giurisdizionale ed arrecherà grave pregiudizio all'efficienza, all'efficacia ed all'economicità dei servizi, aggravando una situazione strutturalmente critica, frutto ad avviso dell'interrogante di incapacità politico-amministrative e connotata da una tassazione insostenibile per la collettività pugliese.

(4-00288)

LISEI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

come stabilito al comma 1 dell'articolo 17 del decreto del Presidente Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 «Il Servizio sanitario nazionale garantisce alle persone di cui all'articolo 18 le prestazioni sanitarie che comportano l'erogazione di protesi, ortesi ed ausili tecnologici nell'ambito di un piano riabilitativo-assistenziale volto alla prevenzione, alla correzione o alla compensazione di menomazioni o disabilità funzionali conseguenti a patologie o lesioni, al potenziamento delle abilità residue, nonché alla promozione dell'autonomia dell'assistito»;

l'assistenza in materia di protesi ed ausili è gestita con lo strumento del Nomenclatore tariffario, stabilito dal decreto ministeriale n. 332 del 27 agosto 1999, il quale individua le prestazioni di assistenza protesica definendone anche le modalità di erogazione;

nel Nomenclatore non vengono registrati «prodotti» (modello e marca), ma sono indicate solo le tipologie erogabili dallo Stato delle quali vengono descritte funzioni e caratteristiche generali;

l'articolo 30-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, introdotto in sede di conversione dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, ha previsto, al fine di soddisfare le specifiche esigenze degli assistiti con disabilità grave e complessa, l'adozione da parte delle regioni di procedure ad evidenza pubblica, che prevedano l'intervento di un tecnico abilitato che provveda all'individuazione e alla personalizzazione degli ausili indicati negli elenchi 2A e 2B dell'allegato 5 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017, con l'introduzione delle modifiche necessarie;

dal mese di marzo 2017, nei nuovi livelli essenziali di assistenza è stato introdotto il Nuovo nomenclatore delle protesi e degli ausili, nel quale sono stati inseriti anche nuovi dispositivi che potrebbero migliorare in maniera significativa la vita delle persone con disabilità;

nonostante questi importanti e positivi aggiornamenti, il sistema di gestione dell'erogazione delle prestazioni protesiche risulterebbe, però, ancora inefficiente ed inadeguato, sia per la mancanza di un organismo permanente che possa valutare l'andamento del mercato, al fine di aggiornare periodicamente le liste, eliminando i prodotti obsoleti ed inserendo i nuovi, sia per l'assenza di procedimenti semplici e trasparenti che permettano di proporre e fornire i nuovi dispositivi;

a tale riguardo, pertanto, si è dimostrata particolarmente problematica l'erogazione dei dispositivi di serie inclusi nell'elenco 2 del Nuovo nomenclatore: mentre le tipologie incluse nell'elenco 1 (ausili su misura) sono forniti a tariffa, i dispositivi inclusi nell'elenco 2 devono essere acquistati direttamente dalle ASL tramite appalti. Tuttavia, essendo ricompresi in questa categoria anche quei tipi di ausilio che, pur essendo di produzione industriale, per essere utilizzati efficacemente devono essere individuati ed allestiti ad personam, risulta impossibile acquistare a gara questa tipologia non standard di prodotti. Per questo motivo, infatti, dopo oltre 4 anni dalla pubblicazione del nuovo Nomenclatore, nessuna gara per questi dispositivi risulta essere stata bandita e aggiudicata;

ciò ha comportato che il nuovo Nomenclatore, formalmente in vigore anche per i prodotti inclusi nell'elenco 2, non sia di fatto applicabile per tutti gli ausili destinati ai bisogni più complessi e alle persone con patologie più gravi, le quali possono ottenere soltanto i dispositivi contenuti nel vecchio elenco e alle tariffe del 1999, dal momento che le nuove tariffe predisposte dai funzionari ministeriali della programmazione sanitaria non sono ancora state validate,

si chiede di sapere:

se, in ragione delle problematiche evidenziate, il Ministro in indirizzo non ritenga necessaria un'iniziativa normativa urgente, al fine di modificare le procedure richieste per l'ottenimento dei dispositivi inseriti nell'elenco 2 del nuovo Nomenclatore;

se non ritenga, altresì, indispensabile e non più procrastinabile adottare le iniziative di competenza per procedere all'aggiornamento dei vecchi elenchi e del tariffario, risalenti ancora al 1999, i quali dovrebbero essere aggiornati con cadenza triennale.

(4-00289)

MENIA - Ai Ministri della cultura e dell'interno. - Premesso che:

a quanto riferito all'interrogante, ad un ricercatore storico che ha richiesto all'Archivio di Stato di poter consultare la documentazione inerente ai fatti verificatisi a Reggio Emilia il 7 luglio 1960, a seguito dei quali, dopo violenti scontri con la polizia, si contarono cinque morti, sarebbe stata data una risposta negativa;

l'Archivio di Stato di Reggio Emilia afferma infatti che "non conserva materiale riguardante i fatti del 7 luglio 1960" e che "la Prefettura e la Questura non hanno ancora trasmesso la documentazione di quel periodo",

si chiede di sapere:

dando per acclarata la veridicità della risposta dell'Archivio di Stato, quali siano i motivi che abbiano determinato, o determino ancora questo stato di fatto, cioè se si tratti di sola inadempienza;

come, ed in quali tempi, il Ministro dell'interno intenda agire per mettere a disposizione ogni elemento necessario ad una ricostruzione storica oggettiva di quei tragici fatti, ad oltre 60 anni dagli stessi.

(4-00290)

ROSA - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

la Manifattura Maratea S.p.A., con 150 addetti, e la Lucana Calzature S.r.l., con 274 addetti, sono fallite, rispettivamente, nel 1995 e nel 2002;

i dipendenti, insinuatisi nel passivo, hanno visto solo in minima parte soddisfatte le proprie pretese creditorie;

le procedure fallimentari si sono chiuse per la Manifattura Maratea S.p.A. dopo 23 anni (1995 - 2019) e per la Lucana Calzature S.r.l. dopo 19 anni (2002 - 2019);

i dipendenti hanno adito l'Autorità giudiziaria per vedersi riconoscere il diritto all'equo indennizzo ex lege n. 89 del 2001, e successive modificazioni;

i decreti relativi alle procedure menzionate sono stati regolarmente notificati e la richiesta è stata inoltrata via PEC al Ministero della giustizia per la liquidazione nel 2020;

a tre anni distanza i lavoratori non hanno ancora ottenuto quanto riconosciuto dalla Corte d'Appello di Potenza,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda;

quali siano gli intendimenti del Ministro per porre rimedio alla problematicità evidenziata in premessa, rammentando che analoghe situazioni di insostenibile e inaccettabile ritardo coinvolgono migliaia di cittadini in tutta Italia.

(4-00291)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

2ª Commissione permanente (Giustizia):

3-00273 della senatrice Mennuni, sul processo di digitalizzazione dell'amministrazione della giustizia;

3ª Commissione permanente (Affari esteri e difesa):

3-00267 del senatore Giacobbe ed altri, sull'utilizzo dello SPID da parte degli italiani residenti all'estero;

3-00274 del senatore Menia, sull'aumentata presenza di collaboratori esterni presso la rete diplomatica consolare del Ministero;

7ª Commissione permanente(Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-00270 della senatrice D'Elia ed altri, sui ritardi nei pagamenti della cosiddetta Carta del docente;

8ª Commissione permanente(Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica):

3-00277 del senatore Della Porta, sulla realizzazione del cosiddetto Corridoio Tirreno-Adriatico.

Interrogazioni, ritiro

È stata ritirata l'interrogazione 3-00255 del senatore Lombardo.