Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 042 del 23/02/2023
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------
42a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO (*)
GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2023
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Presidenza del vice presidente GASPARRI,
indi del vice presidente CASTELLONE
e del vice presidente CENTINAIO
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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 43 del 28 febbraio 2023
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Azione-Italia Viva-RenewEurope: Az-IV-RE; Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-Patt, Campobase, Sud Chiama Nord): Aut (SVP-Patt, Cb, SCN); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente GASPARRI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,04).
Si dia lettura del processo verbale.
STEFANI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:
(553) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori (Approvato dalla Camera dei deputati)(ore 10,08)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 553, già approvato dalla Camera dei deputati.
Ricordo che nella seduta di ieri ha avuto luogo la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
MOLTENI, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, farò una brevissima replica in merito agli interventi che sono stati fatti ieri. Il Governo ieri si è riservato di replicare anche alla luce degli emendamenti che sono stati poi presentati e che il Governo, ovviamente, ha valutato in modo attento.
Io vorrei innanzitutto ringraziare, da un lato, le forze politiche di maggioranza, perché dal dibattito di ieri è emerso un sostegno importante su questo decreto-legge; dall'altro lato, però, vorrei ringraziare anche le forze politiche di opposizione, che pure in una visione diversa e difforme rispetto all'impostazione del decreto, con il dibattito, tanto in Commissione quanto in Aula, hanno sicuramente contribuito con elementi importanti di discussione e di dibattito rispetto a un tema, quello dell'immigrazione, che è evidentemente divisivo.
L'immigrazione, come spesso abbiamo detto in questi anni, è un fenomeno complesso; è un fenomeno globale; è un fenomeno europeo; è un fenomeno strutturale e non emergenziale. Ed essendo un fenomeno europeo e globale, le risposte a questo fenomeno dovrebbero essere risposte globali, dovrebbero essere risposte europee.
In questi anni, indipendentemente dai Governi che si sono succeduti, le risposte globali e le risposte europee ad un fenomeno globale e ad un fenomeno europeo sono state sufficientemente carenti. Quindi, evidentemente, se non ci sono state risposte globali e risposte europee ad un fenomeno complesso come questo, si sono imposte, nel corso degli anni, soluzioni anche di natura nazionale, pur continuando a perseguire un percorso di soluzione europea rispetto al tema della gestione del flussi migratori.
Il decreto Minniti-Orlando sull'immigrazione prima, i decreti Salvini poi e il cosiddetto decreto Lamorgese (il n. 130 del 2020, che è quello su cui stiamo operando oggi con il decreto Piantedosi) sono la conferma del fatto che la gestione dei flussi e la gestione dei fenomeni migratori, che è cosa ben diversa rispetto alla gestione delle politiche migratorie, sono state oggetto di trattazione anche a livello nazionale.
Questo decreto sulla gestione dei flussi migratori, che si concentra in modo particolare sulla gestione dei soccorsi in mare operata da soggetti privati e stranieri come le organizzazioni non governative, si inserisce in questo percorso di gestione del fenomeno migratorio da parte dei Governi nazionali.
L'immigrazione può essere gestita o può essere subita. Questo Governo e questa maggioranza, evidentemente legittimati da un importante voto popolare, hanno deciso che i flussi migratori vanno governati, regolati, disciplinati, regolamentati. (Applausi).
Ieri ho ascoltato con grande interesse e con grande attenzione l'intervento del senatore Delrio, che ha dato una visione molto più ampia del tema del flussi migratori, anche rispetto ad alcune prospettazioni europee ed internazionali. Se il tema migratorio non viene gestito, esso genera sui territori, a livello nazionale ma non solo, anche ad un livello superiore, caos, disordine, disuguaglianze, tensioni sociali: e genera tensioni sociali, tra individui, ma anche sui territori e nei territori.
L'immigrazione deve essere gestita e deve essere governata. Ed è questo il motivo per cui questo Governo e questa maggioranza decidono di affrontare sin da subito tale questione, anche alla luce dei numeri, che sono numeri importanti non solo a livello nazionale, ma anche a livello comunitario: 330.000 ingressi illegali dall'inizio dell'anno sono stati un campanello d'allarme, che ha portato immediatamente le istituzioni comunitarie, attraverso i vari vertici comunitari, ad affrontare il tema. Ciò è avvenuto nei diversi consigli «Giustizia e affari interni» (GAI) a livello di Ministri dell'interno, ma anche nel Consiglio europeo come l'ultimo del 9 febbraio, che ha visto impegnato il Presidente del Consiglio.
Se l'immigrazione non viene governata crea sfruttamento, caporalato, lavoro nero; produce sui territori invisibili, fantasmi, crea marginalità; crea quelle condizioni di vulnerabilità che rischiano di creare problemi sui territori. Inoltre, se l'immigrazione non viene governata, l'immigrazione non pianificata produce dumping salariale (Applausi) e una concorrenza sleale sui salari tra cittadini, penalizzando, da un lato, i lavoratori italiani e, dall'altro, i migranti regolari.
Il fenomeno dell'immigrazione incide anche sulle dinamiche sociali dei nostri territori, dei governi delle autonomie locali, dinamiche sociali che vengono poi scaricate sugli amministratori locali e sui sindaci, senza distinzione tra sindaci di centrodestra e di centrosinistra. Se l'immigrazione non viene governata crea fenomeni e sacche di illegalità e di criminalità e genera quel senso e quell'allarme di insicurezza sociale che crea tensioni sui territori.
Per questo Governo è chiara una distinzione, come credo emerga anche oggi dall'intervista del Ministro dell'interno apparsa sui quotidiani e come emerge in modo chiaro dalle parole pronunciate più volte anche dal Presidente del Consiglio. Per questo Governo c'è una distinzione chiara tra contrasto all'immigrazione illegale e valorizzazione delle forme di immigrazione legale. Quest'ultima si ottiene utilizzando alcuni strumenti, ad esempio attraverso i canali umanitari e attraverso il decreto flussi. Questo Governo ha appena emanato un decreto flussi da 82.700 quote di immigrazione di qualità, di immigrazione specializzata. Noi siamo assolutamente convinti che la sfida di un Governo in tema di immigrazione sia quella di scegliere un'immigrazione di qualità, specializzata, fatta di formazione, un'immigrazione che può essere utile e necessaria allo sviluppo del Paese, tenendo in considerazione anche le richieste e le opportunità che la nostra economia e il nostro mercato del lavoro chiedono. Si fa immigrazione legale attraverso delle quote premiali con i Paesi terzi. Il lavoro a cui il Ministro, il Presidente del Consiglio e il Governo tutto si sta dedicando è quello di creare con i Paesi terzi quote d'ingresso legali a fronte di una seria politica di contrasto dell'immigrazione clandestina e di rimpatrio.
Quello del rimpatrio è un tema delicato. Fare rimpatri è complicato; senza accordi bilaterali con i Paesi terzi diventa difficile attuare le politiche sia attraverso i rimpatri - chiamiamoli così - obbligatori o di polizia, sia attraverso il meccanismo di rimpianti volontari assistiti. Questo è il motivo per cui anche il tema dei rimpatri centralizzati, con una propensione europea ad essere parte attiva rispetto ai meccanismi di rimpatrio nei Paesi terzi, vede oggi le istituzioni comunitarie particolarmente impegnate da questo punto di vista.
Lasciatemi dire all'opposizione, soprattutto con spirito costruttivo, che secondo me in tema di immigrazione, in tema di difesa del principio e del valore del diritto umanitario, il nostro Paese non deve prendere lezioni da nessuno. (Applausi). Lo dico per due motivi in particolare: se oggi c'è un Paese che fa canali umanitari questo è l'Italia; non ci sono altri Paesi europei che utilizzano queste pratiche per portare nel nostro Paese in sicurezza, in legalità, in particolare donne e minori. Da questo punto di vista il nostro Paese si deve appuntare una medaglia al petto: l'Italia fa canali umanitari e corridoi umanitari, mentre gli altri Paesi europei non li fanno. Credo quindi che questo sia un motivo di orgoglio per il Paese e indipendentemente dai Governi. (Applausi). Lasciatemi dire che lo vediamo tutti i giorni: io sono alla terza esperienza al Ministero dell'interno e credo di avere un quadro e una visuale abbastanza privilegiata di quello che avviene a livello nazionale e comunitario sul tema dei soccorsi in mare.
L'unico Paese che fa soccorso in mare nel Mediterraneo è l'Italia. (Applausi). Il 50 per cento dei soccorsi in mare li effettuano la Guardia costiera e la Guardia di finanza. Il nostro Paese, quindi, non deve prendere lezioni in punto di diritto e in termini di tutela dei diritti comunitari. Per questo, credo che le dichiarazioni rese, ad esempio, da alcuni rappresentanti, tra cui il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa o l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, siano state delle sgrammaticature da un punto di vista politico. Infatti non si possono accusare un Governo ed un Paese di voler approvare un decreto per incentivare le morti in mare. Questo è inaccettabile e bene ha fatto il Ministro dell'interno a replicare in modo convinto e determinato allontanando un'ombra infame che il nostro Paese, in nome della propria dignità, non può assolutamente accettare.
L'Italia, quindi, fa soccorso in mare, mentre altri Paesi - sono cinque i Paesi del Mediterraneo (i Five Med) - non fanno quello che fa il nostro ed è il motivo per cui io ritengo che la difesa dei confini e la difesa delle frontiere - e dunque la gestione del fenomeno migratorio - siano una prerogativa dello Stato e non di organizzazioni private straniere e che per ciò stesso i soccorsi in mare debbano essere fatti dallo Stato e non da organizzazioni private straniere, perché credo che uno Stato sovrano e un Governo serio e fortemente legittimato da un voto popolare abbiano il diritto di decidere se delegare o meno soggetti stranieri a gestire i fenomeni migratori e questo Governo ha detto in maniera molto chiara. Noi non deleghiamo e non diamo una delega in bianco a soggetti privati stranieri per fare quello che dovrebbe fare - e fa in modo opportuno - il nostro Paese.
Quanto alle organizzazioni non governative, vi faccio notare che questo decreto è stato definito da parte di alcune forze politiche di opposizione - non al Senato, ma alla Camera - un decreto disumanità, il decreto naufragi, un decreto che criminalizza le organizzazioni non governative. Lo diciamo in maniera chiara: questo decreto non vuole criminalizzare nessuno, ma vuole regolarizzare un'attività di soccorso in mare. (Applausi). L'attività search and rescue è un'attività delicata e complicata rispetto alla quale si pongono regole e un codice di condotta mutuando una visione che fu applicata in passato. Il senatore Delrio ricorderà bene, come me, il 2017, che fu un anno complicato, che l'Italia concluse con 119.000 sbarchi. Il Ministro dell'interno di allora era Minniti, un ottimo Ministro e quando decise di fare il codice di condotta, che era un codice pattizio su adesione volontaria da parte delle organizzazioni non governative, lo fece a fronte di un'emergenza che vedeva il nostro Paese sottoposto a una pressione migratoria complicata. Questo Governo, quindi, decide di partire da un codice pattizio che ha parzialmente funzionato per porre delle regole di condotta e delle prescrizioni, chiedendo il rispetto di alcune regole comportamentali che sono perfettamente in conformità con le convenzioni internazionali e con le regole del diritto del mare. Uno dei principi sacrosanti è che in mare non si lascia morire nessuno e chiunque è in difficoltà nel mare va salvato e va tutelato. Questo è un principio cardine e sacro anche per questo Governo, perché la regola del buonsenso va al di là di ogni tipo di convenzione nazionale o internazionale. Fissiamo quindi delle regole, delle modalità di condotta, chiediamo che le organizzazioni non governative possano conformarsi alle convenzioni internazionali, che dicono in maniera chiara che le attività di ricerca e di soccorso in mare e i salvataggi devono essere attività non sistematiche, occasionali, non autonome e coordinate con le autorità di ricerca e soccorso nazionali in mare. Questo è quanto prescrivono le convenzioni internazionali e quanto prevede il nostro decreto. (Applausi). È questo il motivo per cui noi lo rivendichiamo e lo abbiamo difeso.
Riteniamo che questo - e chiudo, signor Presidente - vada a fare chiarezza tra quelle che sono le missioni di salvataggio dei naufraghi, da un lato, e quelle che sono invece le attività di ricerca sistematica, che rischiano di essere un fattore di attrazione di immigrazione illegale. Questa è la dinamica, questa è la portata del decreto in esame.
Crediamo dunque che il provvedimento di cui stiamo discutendo faccia bene e sia utile all'Italia, all'Europa, e a una migrazione legale. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Enrico Fermi» di Catanzaro, che stanno assistendo ai nostri lavori. Grazie per la vostra presenza e benvenuti al Senato della Repubblica. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 553 (ore 10,25)
PRESIDENTE.Comunico che sono pervenute alcune proposte di non passaggio all'esame degli articoli, che si intendono illustrate.
Passiamo alla votazione.
DELLA PORTA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DELLA PORTA (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, sarò telegrafico.
Come forza di maggioranza non possiamo ovviamente aderire alla richiesta pervenuta dalle opposizioni, ai sensi dell'articolo 96 del Regolamento, di non passaggio all'esame degli articoli del testo.
In questi giorni abbiamo assistito a diverse polemiche da parte delle opposizioni, che ci hanno imputato di non volere aprire un confronto sul testo in esame - lo hanno detto più volte - salvo poi proporre una richiesta che sostanzialmente va a caducare il provvedimento. Siete voi dunque, colleghi delle opposizioni, a non volere affrontare in quest'Aula il dibattito su un decreto-legge sul quale invece noi vogliamo aprire il confronto, perché riteniamo che sia un provvedimento giusto, che va colmare delle lacune e sul quale ci spingeremo fino alla fine.
Si tratta di un provvedimento che è stato tacciato di incostituzionalità. Voglio però ricordare, per primo a me stesso, che su di esso il Capo dello Stato non ha osservato nulla. Negli anni scorsi provvedimenti simili sono stati oggetto di osservazione puntuale da parte del Capo dello Stato. Quello che ci accingiamo a votare, invece, è stato sostanzialmente approvato dal Capo dello Stato senza alcuna osservazione e questo la dice lunga anche sulla validità giuridica del testo oggi in discussione.
Il testo, come detto, va a colmare alcune lacune del decreto-legge n. 130 del 2020: ricordo - e lo dico innanzitutto a me stesso - che quello era un decreto del Governo giallorosso. Come dicevo, oggi andiamo a colmare delle lacune che riguardano sia il soccorso in mare che la sicurezza nazionale. Mi rendo conto che il tema della sicurezza nazionale sia avulso dal vostro vocabolario, ma per noi è di fondamentale importanza: difendere i nostri confini significa difendere la libertà e la democrazia dell'Italia. (Applausi).
Il decreto affronta poi il problema dei salvataggi multipli, che va investigato attentamente perché, come è accaduto qualche mese fa, quando la Geo Barents - voglio ricordarlo - attraccò a Catania con 500 migranti a bordo, l'attracco avvenne dopo sette salvataggi multipli e tre giorni di viaggio in mare. Con il decreto in esame infatti andiamo a colmare anche la lacuna relativa al porto di attracco, perché dobbiamo ricordare tutti che il porto più sicuro non è sempre quello più vicino: quando il porto più sicuro è quello di Lampedusa, un hotspot al collasso, non possiamo pensare che quello sia il porto più sicuro (Applausi); evidentemente il porto più sicuro è a 100 miglia. Questa è la ragione per la quale non ci può essere un assioma per il quale il porto sicuro è il porto vicino. Il provvedimento in esame colma anche questa lacuna.
Tale decreto-legge è stato tacciato anche di incostituzionalità perché violerebbe i diritti fondamentali dell'individuo, il diritto alla vita, il diritto all'incolumità personale, ma non è così. È vero che lo Stato deve garantire tutti i diritti costituzionalmente garantiti, e questo decreto-legge lo fa, perché mira a due princìpi: la difesa del migrante e la sicurezza nazionale. Però neanche ci si può trincerare dietro la difesa dei diritti quando questa difesa evoca uno scudo per celare anomalie, se non condotte fraudolente, da parte delle ONG. Ripeto, quel fenomeno va attenzionato e questo decreto-legge pone un limite a queste anomalie. Certo, è un primo tassello.
Il principio di aiutarli a casa loro è sacrosanto e questo Governo metterà mano anche a questo tipo di situazione. Lo ricordo con molta enfasi perché quello che sto per dire lo ha dichiarato qualche anno fa una persona a me - e penso a tutto il Parlamento - cara, il Santo Padre, il quale durante una giornata mondiale della gioventù disse ai ragazzi che la gestione del flusso migratorio è un dovere di uno Stato civile e che se davvero vogliamo aiutare queste persone, dobbiamo aiutarle a casa loro. Ripeto, sono parole del Santo Padre Karol Wojtyła, alle quali ovviamente ci associamo, ribadendo assolutamente la non accoglibilità della vostra pretestuosa richiesta ex articolo 96 del Regolamento. (Applausi).
PRESIDENTE. Comunico che sulle due proposte di non passaggio agli articoli si effettuerà un'unica votazione.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di non passare all'esame degli articoli NP1, presentata dal senatore Giorgis e da altri senatori, e NP2, presentata dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B). (Applausi).
La Presidenza, conformemente a quanto stabilito nel corso dell'esame in sede referente, dichiara improponibili ai sensi dell'articolo 97, comma 1...
ORATORE. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ORATORE. Chiedo di sapere qual era la soglia del numero legale.
PRESIDENTE. Prendiamo i dati e glielo dico. Intanto, mentre acquisisco i dati, termino la comunicazione che stavo facendo.
La Presidenza, conformemente a quanto stabilito nel corso dell'esame in sede referente, dichiara improponibili ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, per estraneità di materia rispetto ai contenuti del decreto-legge, gli emendamenti 1.4, 1.5, 1.0.12, 1.0.13, 1.0.14 e 1.0.15.
La Presidenza dichiara altresì inammissibili gli emendamenti 1.145 e Tit.1.
Riporto ora i dati richiesti:
| Senatori presenti | 96 |
| Senatori votanti | 86 |
| Maggioranza | 43 |
| Favorevoli | 0 |
| Contrari | 85 |
| Astenuti | 1 |
(Commenti). Ci sono alcuni colleghi in missione, poi alcuni che sono presenti e votano e escono dalla missione. Francamente non c'è nulla di anomalo. Adesso le forniremo dati più dettagliati: li hanno appena stampati. Se la domanda era sulla regolarità della votazione, non c'è alcun problema. (Commenti).
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Senatore De Cristofaro, la sua richiesta non è ammissibile, perché non è questa la fase procedurale idonea per la verifica del numero legale.
Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sugli emendamenti in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.
Procediamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
PAITA (Az-IV-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Dovete, però, seguire l'andamento dei lavori. Siamo in fase di illustrazione.
PAITA (Az-IV-RE). Signor Presidente, le chiederei di verificare se nella votazione che abbiamo appena effettuato era presente il numero legale. Le chiedo di dirlo molto chiaramente all'Aula.
PRESIDENTE. C'era il numero legale. (Applausi).
Vi prego, non c'è bisogno. La giornata è impegnativa. Vi pregherei di seguire i lavori senza animo competitivo. Adesso manderemo la copia del tabulato relativo alle presenze a tutti i Capigruppo. Qui non agiamo fuori dalle verifiche effettuate tramite procedimento elettronico.
NICITA (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Vuole illustrare gli emendamenti, senatore Nicita?
Le sto dando la parola, anche se il suo Gruppo è andato già oltre di un minuto del suo tempo a disposizione.
NICITA (PD-IDP). Intervengo sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Io le ho dato la parola per illustrare gli emendamenti. Se lei vuole illustrare gli emendamenti, le ho dato la parola su questo.
NICITA (PD-IDP). Il mio intervento è collegato all'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Siamo già fuori dai tempi consentiti, ma parli.
NICITA (PD-IDP). Signor Presidente, vorrei sapere per quale ragione ho due minuti in meno rispetto all'intervento previsto per il mio Gruppo.
PRESIDENTE. Io non le ho tolto nulla. Il suo Gruppo ha esaurito i tempi a sua disposizione e le sto dando la parola perché è saggio dargliela, anche se i tempi del suo Gruppo sono esauriti. Se vuole parlare nel merito, lo faccia.
NICITA (PD-IDP). Signor Presidente, gli emendamenti all'articolo 1 - faccio un'illustrazione generale - sono di natura sia integrativa sia soppressiva. Propongono la soppressione dell'articolo sulla base di quello che abbiamo ascoltato da parte del Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa e dell'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, che non sono - come diceva ieri il senatore Scurria - degli enti, ma sono le massime istituzioni internazionali sui diritti umani. Ovviamente non fa piacere a nessuno di noi ricevere affermazioni così dure su questo decreto-legge.
Si fa riferimento in particolare a due commi dell'articolo 1: il primo, quello che sostanzialmente impone il raggiungimento senza ritardo al porto assegnato; il secondo, quello che fa riferimento alla condizione di raccogliere, già in nave, le informazioni e le richieste di protezione da parte dei soggetti a bordo.
Si tratta di due previsioni che i due commissari internazionali hanno definito contrarie ai trattati internazionali, e precisamente all'articolo 98 della Law of the sea delle Nazioni Unite, a tutte le linee guida successive legate a questi trattati e da ultimo anche a un riferimento contenuto nelle linee guida del Consiglio d'Europa.
Le due questioni riguardanti il raggiungimento del porto senza ritardo e la raccolta di informazioni a bordo sono violazioni, perché, nel momento in cui si dice di raggiungere il porto senza ritardo, si impone alle navi di non procedere ad altri salvataggi.
Il tema interessante, Presidente, per cui insistiamo con i nostri emendamenti, è dato dagli interventi che si sono succeduti della maggioranza e in parte anche del Sottosegretario, che comunque ringrazio per aver enfatizzato l'orgoglio dell'Italia nelle azioni di salvataggio, che condivido pienamente. C'è una sorta di divaricazione fra gli interventi della maggioranza e quelli del Ministro. Dai vostri interventi - ripeto, compreso da ultimo quello del Sottosegretario - emerge chiaramente che si vogliono imporre ostacoli alle ONG come soccorso privato. È stato detto che preferite che il soccorso sia pubblico e quindi svolgete un'azione per ridurre gli incentivi e per indurre i soggetti privati a non soccorrere. È stato detto da voi: non li volete.
Al di là, Presidente, degli interventi relativi - lo dico per suo tramite al senatore Gasparri - ai sottomarini o meno, tutti avete condiviso l'idea che non volete che le ONG facciano questo lavoro. E invece il Ministro, nella risposta che ha dato alla Commissaria - la trovate nell'allegato al dossier che ci è stato consegnato dal Servizio studi - dice due cose importanti, e cioè che non è vero che negate i salvataggi in mare, che non è vero che le ONG non possano fare più salvataggi e che volete impedire loro di salvare.
Dico allora che, se fosse così, è molto semplice: scrivetelo nell'emendamento, accogliete la nostra proposta perché proponiamo esattamente quello che il Ministro ha scritto in risposta alla Commissaria.
In sostanza, i due punti che abbiamo tracciato e fanno parte dell'articolo 1 sono in violazione dei trattati internazionali. Ce lo dicono tutti. Finirà che un tribunale lo dimostrerà.
A proposito di tribunale, aggiungo una cosa.
PRESIDENTE. Sono tempi aggiuntivi che le concedo: li usi con saggezza.
NICITA (PD-IDP). Qualche giorno fa il tribunale di Catania ha dichiarato che non si possono raccogliere in mare e in barca richieste di protezione. Quindi, state approvando un decreto-legge che già un tribunale, quattro giorni fa, ha dichiarato illegittimo.
LOMBARDO (Az-IV-RE). Signor Presidente, anch'io vorrei intervenire sull'articolo 1. Sento un po' di confusione oggi in Aula, una confusione che è figlia anche del lavoro che state facendo.
Ho sentito il Sottosegretario dire in premessa - sono qui, signor Sottosegretario - che quello migratorio è un fenomeno globale e strutturale, che non va affrontato con risposte emergenziali e nazionali. Bene: quella che state adottando è esattamente una misura nazionale ed emergenziale. Non è neanche una misura nuova, perché è esattamente la stessa che avete introdotto con il decreto sicurezza del Governo Conte I, quando il Ministro dell'interno si chiamava Matteo Salvini. E vi do una notizia: neanche quel decreto è riuscito a imporre una gestione dei flussi migratori.
Signor Sottosegretario, lei ha detto - uso le sue parole - che esistono delle autorità straniere private che non consentono un esercizio della sovranità nazionale e ha esattamente individuato il nemico di questa norma bandiera, che sono le organizzazioni non governative. Gli emendamenti all'articolo 1, quando impegnano il Governo a garantire il porto di sbarco più vicino alla zona di salvataggio, utilizzano una norma di buon senso, che applica ciò che è stato richiamato ieri: una legge morale, un dovere internazionale e il rispetto dei diritti fondamentali. Ma, quando in una discussione come quella di ieri, sento frasi scomposte come quella della senatrice Marta Farolfi, che, parlando dei viaggi dei migranti sulle navi delle ONG, li equipara a delle minicrociere, l'invito che faccio è di andare insieme su quelle navi a vedere se sono minicrociere. Vergogniamoci delle frasi che si utilizzano in questa Aula del Senato della Repubblica italiana. Venite e poi giudicate. (Applausi).
Quando dite che ci vuole una migrazione regolare, legale e sicura, vi do una notizia: esiste un accordo, che si chiama Migration compact, per una migrazione ordinata, regolare e sicura. Perché non ratificate quell'accordo, che è stato firmato dal Governo presieduto da Matteo Renzi? È una vostra competenza, è una vostra delega. Se davvero vi interessano la sicurezza, la legalità e l'ordine, perché non firmate gli accordi internazionali che impegnano l'Italia a cooperare con i Paesi dai quali partono i migranti, per evitare che ci siano morti in mare? È per questo che gli emendamenti pongono il tema di autorizzare gli sbarchi vicino alle zone di salvataggio.
Se davvero il tema vuole essere quello della sicurezza dei migranti e non della criminalizzazione delle ONG, vuole essere quello di evitare che le persone nei barchini rischino la vita e purtroppo muoiano in mare, allora va garantita la sicurezza dei nostri mari e la tutela dei diritti fondamentali. Questo sarebbe stato un emendamento in linea e conforme alla nostra Costituzione e all'ordinamento sovranazionale. Non accoglierlo significa che ancora una volta a voi non serve risolvere il problema: a voi il problema serve rappresentarlo, perché vi interessa solo criminalizzare le ONG come nemico pubblico da agitare per propaganda elettorale. (Applausi).
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, i nostri emendamenti sono in parte integrativi, ma in parte soppressivi, perché, come ho avuto già modo di dire ieri nell'intervento sulla questione pregiudiziale di costituzionalità, ritengo, oltre che profondamente anticostituzionale, profondamente sbagliato nel merito questo decreto-legge e il suo senso. Devo dire che anch'io colgo una distanza molto forte e molto seria tra alcune delle considerazioni che ha fatto il Sottosegretario stamattina, che pure, almeno all'inizio del suo intervento, citava elementi dal mio punto di vista condivisibili, e il decreto, così come l'avete costruito, e la sua natura.
Sottosegretario, lei dice una cosa in partenza giusta: siamo dinanzi a un fenomeno strutturale, che riguarda centinaia di migliaia di persone e che in qualche modo affonda le sue radici dentro grandi contraddizioni della storia (è un momento storico particolarmente delicato e difficile a causa della guerra, della povertà e del cambiamento climatico che, come abbiamo ricordato anche ieri, incide enormemente sulle migrazioni). A fronte però di questa considerazione giusta, cioè che siamo dinanzi a un fenomeno strutturale, la risposta che poi date, non da oggi, è puramente propagandistica, che peraltro non è nuova, iscrivendosi in una linea politica ben precisa, che le forze politiche che oggi compongono la maggioranza parlamentare portano avanti da anni. È una risposta però puramente propagandistica perché si fonda, come ho detto anche ieri, su un presupposto totalmente sbagliato e non dimostrato, che è una bugia, secondo il quale le organizzazioni non governative sarebbero sostanzialmente funzionali all'immigrazione clandestina. Non è la prima volta che lo dite e che parlate davvero in maniera vergognosa, com'è stato fatto ieri, delle minicrociere. Un tempo, invece di parlare di minicrociere, si parlava di taxi del mare; sono stati utilizzati tanti argomenti e tante questioni, ma il punto di fondo è sempre lo stesso: voi ritenete le organizzazioni non governative complici dell'immigrazione clandestina.
Il punto è che questa è una vostra tesi propagandistica, che però non trova nessun tipo di fondamento reale. Non c'è infatti un tribunale, tanto per dirne una, che l'abbia confermata, perché si fonda su una bugia. Le organizzazioni non governative peraltro sono le uniche che operano nelle acque del Mediterraneo centrale.
Sottosegretario, ieri ho citato le parole del ministro Piantedosi, oggi cito le sue: alla fine del suo intervento, ha affermato che non spetta ai privati fare il soccorso in mare, ma lo deve fare l'autorità pubblica. Benissimo, allora, come ho detto anche ieri, ripristinate il soccorso in mare. (Applausi). Questo Paese ha avuto il soccorso in mare in una fase importante, successiva alla tragedia immane che accadde a Lampedusa il 3 ottobre 2013, quando il Governo dell'epoca (che io contrastavo e nel quale, ricordo, ero all'opposizione, anche se era di larghe intese, perché metteva assieme pezzi di centrosinistra, ma anche forze politiche del centrodestra, che attualmente sono al Governo del Paese sul tema specifico dell'immigrazione) ebbe la dignità di mettere in campo un'operazione politica di tutto rispetto. Naturalmente fu un'operazione di grande spessore, che salvò la vita a un sacco di gente e che in qualche modo si poneva esattamente il seguente tema: come mettere in campo un'operazione di salvataggio e di soccorso che batta bandiera di uno Stato nazionale. Non si può dire al tempo stesso che il salvataggio spetta all'autorità pubblica e quindi si ostacolano le operazioni di soccorso in mare - come state facendo, perché questo Governo e questo decreto-legge le ostacolano e le ostacoleranno - e però, contemporaneamente, negare il fatto che l'autorità pubblica possa mettere in campo missioni. Fatelo, convincete i vostri alleati in giro per l'Europa. State capendo infatti e vi state rendendo conto che, se si gioca a fare i sovranisti, capita sempre poi che ci sia qualcuno più sovranista e quindi in qualche modo capita di isolarsi, come sta accadendo sempre di più anche a livello internazionale.
Ecco, provate a mettere in campo un'iniziativa politica, non semplicemente la criminalizzazione delle organizzazioni non governative, che mi pare francamente l'opposto del cercare soluzioni strutturali alle questioni.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati.
Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame.
MOLTENI, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, esprimo parere contrario a tutti gli emendamenti presentati all'articolo 1.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori, identico agli emendamenti 1.2, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, e 1.3, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti 1.4 e 1.5 sono improponibili.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.6, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.7, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.8, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.9, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.10, presentato dal senatore Scalfarotto.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.11, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi, fino alle parole «lettere a)».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.12.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.13, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.14, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.15, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.16, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.17, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.18, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.19, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori, identico agli emendamenti 1.20, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi, e 1.200, presentato dal senatore Scalfarotto.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.21, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.22, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.23, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.24, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori, identico agli emendamenti 1.201, presentato dal senatore Scalfarotto, e 1.25, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.26, presentato dal senatore Nicita e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.27, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.28, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.29, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.30, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.31, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori, fino alle parole «lettere b)».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.32 e 1.33.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.34, identico all'emendamento 1.202.
NICITA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NICITA (PD-IDP). Signor Presidente, intervengo molto brevemente per avvertire di nuovo l'Assemblea del fatto che stiamo deliberando su un comma che quattro giorni fa il tribunale di Catania ha dichiarato illegittimo. Quest'Assemblea sta quindi legiferando sul tema della raccolta delle informazioni a bordo, del quale il tribunale di Catania ha esplicitamente dichiarato la illegittimità.
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Signor Presidente, intervengo soltanto a titolo esemplificativo, per mostrare l'assurdità di questa norma.
Immaginiamoci la situazione: queste persone hanno attraversato l'Africa subsahariana, si sono fermate in Libia, sono state probabilmente torturate o stuprate, sono salite su gommoni che non si sa come riescano a stare a galla, arrivano nel Mediterraneo e finalmente qualcuno li salva. A questo punto, si apre una sorta di sessione di informazione - scusate se provo ad alleggerire la drammaticità del tema - sulla protezione internazionale che viene svolta nei confronti di queste vittime e di queste persone che sono distrutte, stanchissime e provate dalle cose peggiori della vita. C'è un momento di formazione su come si richieda la protezione internazionale.
Chiedere che tutto questo avvenga nel momento in cui le persone sono state sbarcate, quando siamo sicuri che stiano bene e che siano entrate in contatto col Paese che le ha salvate mi sembra una norma non soltanto di umanità, ma anche di buon senso, perché veramente sfiora il paradosso.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.34, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori, identico all'emendamento 1.202, presentato dal senatore Scalfarotto.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.35, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.36, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.37, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.38, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi, identico agli emendamenti 1.39, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, 1.40, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori, e 1.203, presentato dal senatore Scalfarotto.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.41, presentato dal senatore Nicita e da altri senatori, fino alle parole «territoriali competenti».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.42 e 1.204.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.43, presentato dal senatore Meloni e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.44, presentato dal senatore Meloni e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.45, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.46, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.50, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.47, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, fino alle parole «italiane preposte».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.48.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.49, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.51, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, fino alle parole «lettere c),».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.52 e 1.53.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.54, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.55, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.56, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, fino alle parole «autorità competenti,».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento successivo 1.57.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.58, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.59, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori, fino alle parole «lettere d)».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.60 e 1.61.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.62, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.63, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.64, presentato dal senatore Nicita e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.65, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.66, presentato dal senatore Scalfarotto, fino alla parola «individuato».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.67.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.68, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, fino alle parole "«senza ritardo»;".
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.69 e 1.70.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.71, presentato dal senatore Nicita e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.72, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.73, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.74, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.75, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.76, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.77, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi, identico agli emendamenti 1.78, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, e 1.79, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.80, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.81, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.82, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.83, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.84, presentato dal senatore Meloni e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.85, presentato dal senatore Nicita e da altri senatori, identico agli emendamenti 1.86, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi, e 1.87, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.88, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.89, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori, identico all'emendamento 1.90, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.91, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori, identico all'emendamento 1.92, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.93, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.94, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.95, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.96, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.97.
GIORGIS (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIORGIS (PD-IDP). Signor Presidente, ho ascoltato questa mattina la replica con la quale il Governo ha spiegato perché ieri non ha avuto argomenti per rispondere alle nostre preoccupazioni e ho ascoltato le ragioni per le quali ha dato parere contrario su tutti gli emendamenti.
Signor Presidente, al di là di considerazioni e di affermazioni di principio anche condivisibili - anzi, sicuramente condivisibili, perché il sottosegretario Molteni ha voluto dire pubblicamente in quest'Aula che il Governo considera un dovere politico e morale soccorrere le persone che in mare necessitano di salvataggio - se provo a mettere in fila gli argomenti che abbiamo avanzato per chiedere al Governo il perché di tanta irragionevolezza e di tanta assurdità delle norme che stiamo per approvare, davvero non trovo una risposta convincente.
Rubo dunque qualche minuto all'Assemblea su uno dei tanti temi che abbiamo sollevato. Mi risulta particolarmente inaccettabile che il Governo non abbia sentito il bisogno di replicare in maniera puntuale sul perché bisognerebbe vietare i soccorsi multipli e sanzionare il capitano o il comandante della nave che, come diciamo nell'emendamento da noi presentato, venuto a conoscenza di un'ulteriore situazione di pericolo, si sia diretto tempestivamente e senza ritardo verso la zona e abbia prestato assistenza. Scusate, ma non foss'altro che per la drammaticità della questione e per l'importanza del tema che stiamo trattando, il Governo non sente il dovere, anche in questo caso politico e morale, di dire a quest'Assemblea quali sono le ragioni che possono giustificare il divieto di procedere immediatamente al salvataggio, se precedentemente se n'è fatto già un altro?
Quali sarebbero il bene giuridico e quello politico tutelati da questa disposizione? Quale vantaggio avrebbero la nostra sicurezza e la legalità del nostro Paese nell'impedire un ulteriore salvataggio? Trovo incredibile che nessuno della maggioranza si alzi e che nessuno del Governo prenda la parola e dicano il motivo per cui stanno vietando di procedere a un soccorso in mare, quando è necessario e può essere svolto da una nave che si trova in prossimità, solo perché ne ha già effettuato un altro. Davvero trovo incredibile che su un tema così delicato ci sia un silenzio assordante e nessuno senta il dovere politico e morale - lo ripeto - di dare una spiegazione. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.97, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.98, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.99, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi, fino alle parole "capoverso «2-ter»".
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.100.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.101, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.102, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.103, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.104, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori, identico all'emendamento 1.105, presentato dal senatore De Cristofaro da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.106, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.107, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, fino alle parole "con le seguenti: «da euro»".
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.108 a 1.111.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.112, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.113, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, fino alle parole "seguenti: «è ammesso ricorso, entro".
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.114.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.115, identico all'emendamento 1.116.
NICITA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NICITA (PD-IDP). Signor Presidente, in caso di reiterazione per il mancato adempimento delle condizioni da parte della nave - che sono quelle che abbiamo indicato - si prevede il sequestro del mezzo. Si è insistito molto - lo ha detto anche il Ministro nella sua risposta al Consiglio d'Europa - sul fatto che non si intende aumentare i costi per gli equipaggi per andare a salvare vite. È evidente che, nel momento in cui nel presidio sanzionatorio si impone il sequestro dell'imbarcazione, si sta plasticamente creando un ostacolo al reimpiego di quella nave per ulteriori salvataggi.
Per questa ragione abbiamo proposto l'elemento soppressivo, perché in questo caso è evidente l'obiettivo di impedire a questa imbarcazione, in caso di reiterazione (la reiterazione della violazione consisterebbe nel fatto di aver compiuto più salvataggi), di continuare a farli a mare.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.115, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori, identico all'emendamento 1.116, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.117, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Blaise Pascal» di Pomezia, in provincia di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. Grazie e buon futuro. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 553 (ore 11,20)
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.118, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.119, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori, identico all'emendamento 1.120, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.121, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.122, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.123, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, fino alle parole "seguenti: «da euro".
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.124 e 1.125.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.126, presentato dal senatore Scalfarotto.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.127, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.128, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, fino alle parole "seguenti: «per".
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.129 a 1.132.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.133, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, fino alle parole «il terzo».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.134.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.135, presentato dal senatore Meloni e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.136, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.137, presentato dal senatore Nicita e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.138, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.139.
MAIORINO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIORINO (M5S). Signor Presidente, l'emendamento 1.139 forse non è stato compreso. È una proposta di buon senso, in cui si dice che le sanzioni non possono essere somministrate alle navi che stanno operando un soccorso, nel caso in cui le indicazioni da parte delle autorità nazionali competenti arrivino in ritardo, quindi senza colpa di chi sta operando il salvataggio.
È chiaro che siamo in momenti concitati e, se ci sono dei ritardi, non dovuti certo a chi sta operando i salvataggi in mare, non si può attendere che arrivino le indicazioni, mettendo sullo stesso piano la possibilità di salvare delle vite e l'attesa di queste indicazioni.
Con questa proposta, semplicemente si dice che le navi e gli operatori del salvataggio non possono essere ritenuti colpevoli e le sanzioni non possono essere comminate. Questo è il significato della nostra proposta emendativa, che mi sembra di buon senso e a vantaggio della vita umana.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.139, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.140, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.141, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.142, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori, identico all'emendamento 1.143, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.144, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 1.145 è inammissibile.
Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli ordini del giorno e sugli emendamenti volti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 1.
MOLTENI, sottosegretario di Stato per l'interno. Il Governo accoglie l'ordine del giorno G1.1, previa la seguente riformulazione del dispositivo: «a valutare l'opportunità di assumere».
Sul G1.2, l'accoglimento è subordinato alla riformulazione del dispositivo come segue: «a valorizzare le sedi di concertazione interistituzionale con particolare riferimento al tavolo di coordinamento nazionale di cui all'articolo 16 del decreto legislativo n. 142 del 2015».
Gli ordini del giorno dal G1.3 al G1.13 non sono accolti, mentre l'accoglimento del G1.14 è subordinato all'aggiunta, nel dispositivo, della locuzione «a valutare l'opportunità di».
Parimenti, in merito al G1.15, il Governo lo accoglie, previa seguente riformulazione: «a proseguire le attività volte a garantire il rispetto delle normative nazionali e sovranazionali riguardanti i diritti dei minori presenti sulle navi, adottando ogni iniziativa utile alla protezione, all'assistenza e alla successiva accoglienza dei minori, verificando che l'individuazione del porto di approdo sia compatibile con la presenza di minore a bordo delle navi, che il porto individuato sia attrezzato nel modo più adeguato e conforme alla legge all'accoglienza degli stessi, nonché ad effettuare un accurato monitoraggio sui numeri di minori coinvolti nelle operazioni di soccorso, nonché in merito al percorso di accoglienza fornito». Sostanzialmente, è lo stesso impegno privato dell'ultima frase, ovvero «e di riferirne con sollecitudine alle Camere».
Per quanto concerne gli emendamenti aggiuntivi, esprimo parere contrario.
PRESIDENTE. Senatore Rapani, sull'ordine del giorno G1.1 è stata avanzata una richiesta di riformulazione. La accoglie?
RAPANI (FdI). Sì, Presidente.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.1 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Parimenti, in riferimento all'ordine del giorno G1.2, chiedo ai presentatori se intendano accogliere la richiesta di riformulazione avanzata.
GIORGIS (PD-IDP). Se, come ho capito, l'intero dispositivo si riduce soltanto a un valutare l'opportunità di valorizzare le sedi, eccetera, non accetto la riformulazione e insisto per la votazione.
PRESIDENTE. Passiamo pertanto alla votazione dell'ordine del giorno G1.2.
NICITA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NICITA (PD-IDP). Signor Presidente, sugli ordini del giorno di solito siamo molto veloci, poiché vengono esaminati alla fine degli emendamenti. In questo caso particolare, però, danno il senso dell'iniziativa politica. Stiamo bocciando degli ordini del giorno che chiedono al Governo di impegnarsi ad assegnare il porto sicuro più vicino possibile, compatibilmente alle esigenze che ci sono. Ma il Governo non ritiene di impegnarsi su questo. Abbiamo chiesto di dare trasparenza sui criteri con i quali vengono assegnati i porti alle ONG che lo chiedono. Ma anche su questo il Governo non intende impegnarsi.
Qui c'è un senso politico. Quello che voglio dire - la ringrazio per il suo alto intervento, ma ci siamo abituati - il tema, Presidente, è che qui, se noi traduciamo in inglese per fare più veloce - posso anche fare l'intervento in inglese - se noi diciamo al Consiglio d'Europa e alle Nazioni Unite cosa il Governo rifiuta di impegnarsi a fare, altro che le lettere che abbiamo ricevuto. Questo è un segnale che io do, non ha importanza sulla questione specifica. Il rifiuto di assumere questo impegno certifica la contrarietà, a questo punto esplicita e intenzionale, al diritto internazionale. È solo questo l'appello che faccio in termini di dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.2, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.3, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.4, presentato dal senatore Nicita e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.5, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.6, presentato dal senatore Nicita e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.7, presentato dal senatore Nicita e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.8, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.9, presentato dal senatore Nicita e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.10, presentato dal senatore Nicita e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.11, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.12, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.13, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Senatore Parrini, accoglie la riformulazione dell'ordine del giorno G1.14 proposta dal rappresentante del Governo?
PARRINI (PD-IDP). Sì, signor Presidente, l'accolgo.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.14 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Senatrice Valente, accoglie la riformulazione dell'ordine del giorno G1.15 proposta dal rappresentante del Governo?
VALENTE (PD-IDP). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.15 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.0.1, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, fino alla parola «accompagnati».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.0.2 e 1.0.3.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.0.4, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, fino alle parole «presente decreto legge», su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.0.5.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.6, presentato dal senatore Nicita e da altri senatori, identico all'emendamento 1.0.7, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.8, presentato dai senatori Maiorino e Cataldi, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.0.9, presentato dal senatore Nicita e da altri senatori, fino alle parole «relazione informativa».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.0.10.
Gli emendamenti da 1.0.12 a 1.0.15 sono improponibili.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
MOLTENI, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, il Governo esprime parere contrario sugli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge.
PRESIDENTE. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.2, presentato dal senatore Giorgis e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.3, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento Tit.1 è inammissibile.
Passiamo alla votazione finale. (Applausi).
DE POLI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE POLI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, oggi l'Assemblea si presta a votare il decreto flussi. Il fenomeno migranti va governato e gestito. Non posso non richiamare, parlando di questo tema, quei valori che fanno parte della nostra storia politica e del nostro DNA: i valori della solidarietà e dell'accoglienza, la dimensione dell'umanità nei confronti di chi ha più bisogno. Non si può prescindere da questi princìpi che sono e restano per noi un punto di riferimento insostituibile.
Prima di entrare nel merito del provvedimento in esame, consentitemi di fare una premessa. Il Consiglio europeo del 9 e 10 febbraio scorso ha segnato un cambio di passo per l'Italia rispetto al passato. Ci sono stati infatti il via libera di Bruxelles a una strategia europea per il contenimento dei flussi irregolari e una maggiore protezione ai confini; più fondi dell'Unione europea per realizzare quelle infrastrutture necessarie al controllo dei confini esterni. Ma soprattutto il Consiglio europeo ha riconosciuto la specificità delle frontiere marittime e ha evidenziato la necessità di una cooperazione rafforzata per quanto riguarda le attività di ricerca e di salvataggio.
Nel 2022 in Italia si sono registrati 105.000 sbarchi a fronte di 330.000 entrate illegali in Europa. Bastano forse questi numeri per inquadrare ancora una volta la posizione di svantaggio in cui si trova il nostro Paese. Non può esistere un'Europa di prima o di seconda classe. Siamo tutti sotto lo stesso tetto, quello europeo. E sotto questo tetto dobbiamo avere la responsabilità di affrontare il tema dei flussi migratori con spirito pragmatico, aderendo con coerenza e in maniera condivisa a valori quali la solidarietà tra i Paesi e l'accoglienza nei confronti di chi ha bisogno.
Finora sono stati spesi dall'Europa sei miliardi di euro verso la Turchia. Bisogna fare altrettanto con l'Africa. Nei Paesi africani, dove sono cresciuti gli investimenti esteri e dove sono state create infrastrutture moderne, sono aumentati gli insediamenti produttivi e i posti di lavoro. Da quei Paesi, gli esodi sono diminuiti.
Ecco perché da sempre siamo favorevoli a un piano Marshall che coinvolga e impegni tutti i Paesi europei, con un piano di investimenti nel continente africano finalizzato allo sviluppo e alla creazione delle condizioni per una crescita economica. Questo, per noi, vuol dire solidarietà.
Ecco perché - secondo noi - bisognerà premere sull'Unione europea per ottenere un Accordo Sophia 2, recuperando cioè lo spirito dell'operazione di sicurezza marittima europea, che - lo ricordiamo - ha salvato oltre 45.000 migranti, tra uomini donne e bambini. Ed ecco perché sosteniamo e continueremo a sostenere con forza la linea del Governo, che vuole far sentire in Europa la voce dell'Italia e di tutti gli italiani; la voce di un Paese al quale nessuno può e deve delegare la responsabilità di gestire in solitudine il problema migranti.
Entrando nel merito del provvedimento, noi siamo da sempre favorevoli all'accoglienza di chi scappa dalle guerre o da situazioni di rischio a livello umanitario. All'opposto, siamo assolutamente contrari a chi, invece, traveste in maniera ipocrita la solidarietà facendo business sulla pelle dei più deboli e dei disperati.
Il provvedimento oggi in esame ha l'ambizione di affrontare il problema introducendo una disciplina più rigorosa per il transito delle navi nelle nostre acque territoriali. Rigore è la parola chiave. E rigore per noi non vuol dire severità o durezza, ma soprattutto non è in contrasto con quei valori, come umanità, accoglienza e solidarietà, che fanno parte della nostra storia politica. Rigore, al contrario, vuol dire rispetto delle regole; far sì che le attività regolari delle ONG vadano avanti, mentre quelle irregolari vengono fermate subito.
Ecco perché valutiamo positivamente questo decreto, che impone legalità e fa chiarezza. L'obiettivo di questo decreto, infatti, è far sì che ogni intervento di recupero di una persona in mare avvenga nel rispetto delle convenzioni internazionali e delle norme nazionali in materia di diritto del mare. Secondo questo decreto è assolutamente prioritario il principio di salvaguardia delle persone a bordo. Questo principio non è mai stato negoziabile.
C'è un abisso tra la parola accoglienza, che presuppone una gestione razionale dei fenomeni migratori e la capacità di contrastare i flussi irregolari, e la parola traffico illegale, che si basa, al contrario, sull'attività di chi guadagna sulla pelle dei più fragili, di persone che scappano dalla povertà e dai conflitti per andare incontro a torture, sfruttamento e purtroppo, non di rado, alla morte.
Non servono lezioni di solidarietà. Il fenomeno dei flussi migratori va governato e gestito: con il cuore, è vero, ma anche con la testa. È la dimostrazione che, forse, questo Parlamento ha perso l'occasione per affrontare un tema molto importante, abbandonando per una volta le vecchie ideologie del passato e guardando, al contrario, al bene della Nazione e soprattutto degli italiani.
Mare nostrum: è mare nostro, italiano, ma anche e soprattutto europeo e appartiene a tutti. Ecco perché noi valutiamo positivamente questo decreto, che, nell'ambito di una strategia tesa a governare i flussi migratori e non a subirli, intende rendere più efficienti le rotte migratorie legali, scoraggiando al contrario quelle illegali.
Per questo motivo il Gruppo Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE voterà a favore di questo provvedimento. Finalmente, si volta pagina in maniera positiva rispetto al passato.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, noi voteremo contro il decreto-legge in esame con grande forza e convinzione, per le ragioni che abbiamo più volte specificato nelle ultime ore in Aula.
Si tratta, peraltro, di un provvedimento che consideriamo profondamente anticostituzionale e contrario ai trattati internazionali e riteniamo che isolerà ancora di più il nostro Paese nel contesto internazionale. Già questo dovrebbe essere motivo di preoccupazione per il Governo, visto anche quanto è successo negli ultimi giorni e anche mesi.
Il provvedimento reca, poi, un titolo profondamente ingannevole. Io ho proposto un emendamento, che mi dispiace sia stato respinto, in cui proponevo di sostituire le parole: «recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori» con le seguenti: «disposizioni urgenti per ostacolare i soccorsi in mare». Naturalmente questa formulazione era provocatoria, ma - secondo me - rispondeva anche a quello che effettivamente c'è scritto all'interno del decreto-legge. Fareste bene a dire la verità, per lo meno fareste un'operazione di disvelamento delle vostre reali intenzioni.
Invece, anche ascoltando il Sottosegretario stamattina, mi pare di poter dire che c'è davvero una distanza molto forte tra alcune affermazioni che vengono rese, che pure secondo me hanno degli elementi di ragionevolezza, e la loro traduzione in una pratica, che invece è sideralmente distante da quello che pensiamo noi. Il Sottosegretario stamattina ha riconosciuto che, quando parliamo di immigrazione, non dobbiamo mai dimenticare che è un fenomeno strutturale dovuto a diverse cause, che sono state affrontate e spiegate: se ne è ragionato e discusso tante volte. Noi stessi abbiamo avuto modo di approfondire questa significativa e importantissima questione e abbiamo parlato di come i conflitti, le guerre e anche i cambiamenti climatici incidano sulle migrazioni. Pertanto, la presa d'atto del fatto che parliamo di un fenomeno strutturale dovrebbe davvero far sì che anche le norme che il Parlamento della Repubblica, quindi un organismo sovrano, mette in campo siano funzionali a questo tipo di analisi.
Voi, invece, per l'ennesima volta vi muovete esclusivamente sul terreno della propaganda più bieca. Non è una novità, perché per anni ho ascoltato la vostra narrazione per cui lo slogan che avete raccontato per molti mesi e per molti anni era: aiutiamoli a casa loro. Poi però si è scoperto che nella pratica facciamo esattamente l'opposto che aiutarli a casa loro. Ad esempio, tanto per dirne una, il fatto che nell'ultima legge di bilancio - la vostra legge di bilancio, non la mia - tagliate i fondi alla cooperazione internazionale, peraltro in maniera molto consistente, non è proprio il modo migliore per aiutarli a casa loro.
Ugualmente, non è il modo migliore per aiutarli a casa loro la corsa al riarmo che puntualmente alimentate: prima investite miliardi sul mercato delle armi e poi vi lamentate che quelle armi vengano utilizzate per le guerre, che molto spesso per l'appunto accadono in quegli scenari. E vi lamentate del fatto che da quegli scenari, da quelle guerre che voi con la vostra corsa al riarmo avete alimentato, la gente scappa e cerca accoglienza in altri Paesi, in particolare in quelli europei. Il vostro è quindi davvero un mix - se così posso dire - tra propaganda e cinismo profondamente ingannevole.
Il provvedimento è davvero una novità che io penso ci isolerà ancora una volta in maniera sempre più drammatica anche dal contesto internazionale. Non so davvero come farete a spiegare a livello internazionale che di fatto state ostacolando i soccorsi in mare. Ve lo abbiamo detto anche stamattina in tutti i modi: non avete dato una risposta precisa a un tema che vi è stato posto, e non solo dal Gruppo parlamentare cui appartengo, ma anche dagli altri dell'opposizione. Quindi, non soltanto Alleanza Verdi e Sinistra, ma fortunatamente un vasto fronte di forze di opposizione vi ha posto il tema di come pensate di risolvere la questione dei salvataggi multipli; o meglio, con il decreto-legge in esame state vietando i salvataggi multipli. Naturalmente lo state vietando soltanto sulla carta, perché siete anche ipocriti. E sapete meglio di noi che non esiste comandante di una nave al mondo che si rifiuterà di fare un salvataggio multiplo. Differentemente da voi, egli risponde a leggi che sono anche quella del mare e sono quelle morali, per cui non rifiuterà mai di soccorrere, se verrà a conoscenza o gli verrà segnalata una situazione di pericolo.
Alla fine, quindi, non fate che alimentare la propaganda che avete costruito in tutti questi anni. Anche negli interventi di ieri, qualche senatore ha parlato addirittura di minicrociere, un tempo si parlava di taxi del mare. Insomma, è sempre la solita storia: c'è quell'idea secondo la quale le organizzazioni non governative sarebbero complici dell'immigrazione clandestina. Questa tesi che portate avanti è una bugia propagandistica, perché non c'è alcun organismo, alcun tribunale, alcuna sentenza, niente di niente che accetti che questa tesi abbia un fondamento. Questa tesi è stata smentita non semplicemente da me e dal mio Gruppo parlamentare, ma da tutti quelli che a vario titolo, anche in modo indipendente, in questi anni si sono occupati di immigrazione. Facendo la guerra alle organizzazioni non governative, in realtà fate la guerra ai migranti, perché la criminalizzazione delle ONG - le uniche peraltro che operano nel Mediterraneo centrale - significa per l'appunto impedire i salvataggi.
Come vi ho detto più volte - ve l'ho detto ieri quando abbiamo discusso la pregiudiziale di costituzionalità, questa mattina quando abbiamo illustrato gli emendamenti, nonché in Commissione - se pensate - come ha detto il ministro Piantedosi - che i salvataggi debbano essere operazioni che devono essere portate a termine dalle autorità pubbliche e non quelle private, almeno abbiate il coraggio e la forza di ripristinare Mare Nostrum, quella importante missione istituzionale istituita nel 2013, ai tempi del Governo Letta, dopo il drammatico naufragio di Lampedusa dell'ottobre 2013, nel quale morirono 500 persone. Se dite formalmente, in maniera così ripetuta, che i salvataggi non possono essere fatti da privati, ma soltanto da autorità pubbliche, allora almeno ripristinate le iniziative delle autorità pubbliche. Ovviamente, ve lo dico in maniera provocatoria, perché so perfettamente che non lo farete mai, dal momento che avete raccontato tutt'altro in campagna elettorale. Peraltro - come si vede - coprite tutte le vostre mancanze sul terreno sociale regalando al vostro elettorato queste bandiere da poter sventolare. È la classica operazione di propaganda, che peraltro fate da molti mesi e che in qualche modo penso di poter dire è la cifra vera dell'Esecutivo e della vostra azione politica.
Credo davvero che questo decreto sia non solo da bocciare e ritirare e il mio Gruppo Alleanza di Sinistra, con il resto dell'opposizione, esprimerà un dissenso molto forte: credo anche che sia un decreto oltraggioso della storia di questo Paese. Lo dico anche ai miei colleghi che sono stati eletti nelle circoscrizioni estere: un tempo i migranti eravamo noi. A questo proposito, vorrei ricordare la storia del piroscafo italiano Sirio, che è stata raccontata anche in una canzone popolare molto bella, poi ripresa anche in un album di alcuni anni fa da Francesco De Gregori e da Giovanna Marini. Il piroscafo Sirio parte da un porto italiano e fa tappa in Spagna, con a bordo circa 700 persone, migranti economici, persone che scappano dalla povertà e dalla fame, meridionali (campani, pugliesi), ma anche del Nord Italia (veneti, piemontesi, lombardi). Il 4 agosto 1906 questo piroscafo affonda drammaticamente nelle acque spagnole. Muoiono 500 persone, ma alcune centinaia di naufraghi vengono salvate esattamente da operazioni di salvataggio e di soccorso. È la nostra storia, Sottosegretario. È la storia di questo Paese, è la nostra identità. Voi, con quello che state facendo oggi, state oltraggiando questa storia e mi dispiace davvero molto. (Applausi).
UNTERBERGER (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
UNTERBERGER (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, purtroppo il provvedimento in esame è solo l'ennesima pagina propagandistica della destra sulla questione dei migranti. Esso si focalizza su un fenomeno marginale, il ruolo delle ONG nelle operazioni di soccorso, per spacciarlo come risolutivo nella gestione dei flussi migratori. Si introducono norme che vietano l'approdo nel porto più vicino, che proibiscono di ritardare le partenze anche davanti a ulteriori richieste di soccorso, che caricano le ONG di gravose incombenze con l'identificazione delle persone soccorse.
Tutto questo viene giustificato con due argomentazioni: vale a dire che va impedito ai privati di sostituirsi allo Stato e che la presenza delle ONG incentiva le partenze dall'Africa. Entrambe le argomentazioni sono fasulle: tutti i dati dimostrano che solo il 10 per cento dei migranti che arriva via mare viene soccorso da una nave delle ONG. Inoltre, non è vero che il lavoro delle ONG si sostituisce allo Stato, ma colma soltanto le sue inefficienze e il fatto che negli ultimi anni la presenza italiana e europea nel Mediterraneo si è fatta sempre più timida. Solo due premesse, quindi, sbagliate, che determinano un vero e proprio mostro giuridico e di sostanza.
Parlo di mostro giuridico perché il provvedimento è in palese conflitto con tutto il diritto del mare e con tutti gli accordi internazionali stipulati dall'Italia, quelle norme di rango superiore che hanno reso inefficace una parte dei vecchi decreti Salvini e portato all'illegittimità del decreto interministeriale sugli sbarchi selettivi.
Il mostro è anche materiale, perché il decreto introduce nell'ordinamento un dilemma etico davanti al quale nessuno dovrebbe mai trovarsi: salvare una vita umana o infrangere la legge.
In un Paese normale organizzazioni come Emergency o Medici senza frontiere andrebbero semplicemente ringraziate. Nel provvedimento, invece, si dichiara guerra a queste organizzazioni, ponendo tutta una serie di paletti volti a limitarne e a renderne più difficile l'attività: il fatto di dover subito raggiungere un porto dopo il soccorso, il fatto che il porto indicato non è mai quello più vicino, ma richiede giorni di navigazione. Ciò fa lievitare i costi di ogni operazione, sguarnisce il Mediterraneo di una rete di soccorso e sottopone i naufraghi a un ulteriore periodo di sofferenza psichica e fisica.
Ieri in quest'Aula avete parlato di crociere, accusando le opposizioni di buonismo o di voler favorire l'immigrazione clandestina. Avete sfidato il buonsenso, affermando che il porto più vicino non è mai quello più sicuro. Avete poi aggiunto che le Nazioni Unite, i parlamentari tedeschi e le ONG vogliono portare allo Stato italiano una sfida di carattere ideologico. Ma qui di ideologico c'è solo questa legge, che usa le persone e i loro corpi per uno scopo politico (Applausi). E questo è semplicemente vergognoso, inumano e degradante.
Colleghe e colleghi, soltanto quarantotto ore fa a Bucha il presidente Meloni ha detto che la sofferenza e l'orrore visti da vicino vanno oltre le peggiori aspettative. Bisognerebbe allora andare anche in mare per vedere galleggiare i cadaveri dei neonati (Applausi) o gli occhi pieni di terrore degli uomini torturati, delle donne violentate nei campi libici. State nuovamente prendendo una strada del tutto sbagliata.
Tale fenomeno, che è complesso e difficile, va governato senza mai perdere il senso di umanità, il rispetto sacrale della vita umana, che è il principio fondativo delle nostre civiltà. Da vent'anni provate a trattare l'immigrazione come un tema d'ordine pubblico. E questa impostazione va superata a vantaggio di una che lavori sulle cause e attorno a una visione del Paese e, quindi, di una politica della cooperazione internazionale e per il contrasto al cambiamento climatico, che presto sarà la principale causa di immensi flussi migratori in tutto il mondo.
Una seria riflessione va fatta anche sul futuro dell'Italia, su quel declino demografico che presto determinerà problemi attorno alla tenuta del sistema pensionistico, all'esplosione della spesa socio-sanitaria, alla carenza di manodopera.
Voi sicuramente avete toni più morbidi e responsabili quando si tratta di conti pubblici e di collocazione internazionale del Paese, ma liberate ancora gli spiriti peggiori davanti ai più disperati della Terra (Applausi), con un approccio colpevolizzante e sempre più criminalizzante.
Per tutte queste ragioni, voteremo convintamente no a un provvedimento figlio di una propaganda tossica e pericolosa. L'umanità non può essere un reato. (Applausi).
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Signor sottosegretario Molteni, l'ho ascoltata con attenzione questa mattina e, come altri colleghi, ho apprezzato il fatto che lei abbia detto che i flussi migratori sono un fenomeno globale e strutturale, non un fenomeno emergenziale che passerà. Sono il frutto della nostra epoca, di un mondo che si è fatto molto piccolo, e noi siamo messi anche in una posizione geografica tale da essere effettivamente molto esposti. Su questo sono d'accordo.
Come è stato anche già fatto notare in quest'Aula, in realtà oggi ci troviamo a discutere un decreto-legge che si occupa veramente di un frammento minuscolo del fenomeno e lo fa in un modo puramente difensivo: non c'è nulla di proattivo, non c'è una visione, non c'è una chiarezza su dove stiamo andando rispetto a quella gestione di cui lei parlava. Lei oggi ha detto che o si subisce o si gestisce, un po' come tutti i fenomeni; alla politica tocca gestirlo. Ma io francamente in questo decreto-legge non vedo alcuna idea. Non c'è un'idea, ad esempio, di relazioni internazionali. Sappiamo bene che questo Governo è molto amico ed è vicino a Governi che non ci hanno mai dato una mano nella gestione di questi fenomeni. Vorrei ricordare - siamo un Paese dalla memoria corta - che c'è stato un momento in cui noi italiani abbiamo portato a casa la decisione di una redistribuzione obbligatoria dei migranti tra il 2015 e il 2017. Il Presidente del Consiglio era Matteo Renzi e quattro Paesi (Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Romania) in quella sede votarono contro. Tuttavia, quel voto non impedì che la decisione fosse presa; anzi, Ungheria e Slovacchia fecero ricorso alla Corte europea, perdendolo. E ciò che è ancora più importante è che Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca furono deferite dalla Commissione davanti alla Corte di giustizia per non avere applicato quell'accordo.
Quella causa davanti alla Corte di giustizia non si tenne mai, ma avevamo fissato un principio importante, e cioè che bisognava ridistribuire. Quando tale principio è stato del tutto demolito? Nel giugno del 2018, quando l'allora nostro Presidente del Consiglio al Consiglio europeo accetta nella decisione finale una dicitura secondo la quale i migranti devono essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli Stati membri unicamente su base volontaria, lasciando impregiudicata la riforma di Dublino. Quindi l'Italia accetta la volontarietà. Chi era il Presidente del Consiglio? Giuseppe Conte. Qual era il Governo? Il Governo Conte 1. Chi era il Ministro dell'interno? Matteo Salvini. (Applausi). E lei era anche il suo Sottosegretario. Siete voi che avete accettato di smantellare il principio che era passato.
Del resto, avete fatto - e le stiamo rivedendo - cose strane. Ricordo bene - ero in Parlamento - sempre quel Governo, quando il presidente del Consiglio, sempre Giuseppe Conte, arrivò in Aula per dire - come aveva già detto davanti all'Assemblea generale delle Nazioni Unite - che avremmo approvato il Global migration compact. Ottima idea, perché per la prima volta la comunità internazionale diceva che questo è un fenomeno globale, cioè quello che ha detto lei, signor Sottosegretario. Poi, però, è successo che l'allora vice presidente del Consiglio e Ministro dell'interno venne in Aula, sbugiardò il presidente del Consiglio Conte, che già da allora non dava segnali evidenti di grande leadership. E infatti il Governo votò contro il Presidente del Consiglio. Noi ci rimangiammo la parola, ma soprattutto ci rimangiammo l'idea di aver un fenomeno finalmente governato su base globale.
Aggiungo un'altra cosa. Lei, Sottosegretario, oggi ha detto che le migrazioni incontrollate creano insicurezza. No, caro Sottosegretario: ci sono Paesi che hanno numeri di migranti molto più grandi di noi, con la comunità turca in Germania. Quello che crea insicurezza è la mancata gestione del fenomeno migratorio (Applausi), quella che non c'è in questo decreto-legge. E non c'è anche perché sempre voi, sempre col presidente Conte del MoVimento 5 Stelle e il vice presidente Salvini, avete smantellato gli SPRAR; avete smantellato quella struttura che serviva a tentare quantomeno di integrare i migranti, che non abbiamo avuto più, perché voi non l'avete voluta più. Mi perdoni se le attribuisco questo pensiero recondito, ma voi non avete voglia di regolamentare o gestire l'immigrazione, perché la paura del migrante è uno dei vostri strumenti principali nella cassetta degli attrezzi della vostra propaganda.
Ieri una collega qui diceva che i migranti sui barconi sono in minicrociera: mi ricorda un evento, sempre dei giorni del Governo Conte 1 - quello con le foto di Conte e Salvini che ci ricordiamo tutti - quando discutemmo per giorni dello smalto sulle unghie di una donna che stava per affogare. (Applausi). Questa è la narrazione che voi fate al Paese: quella di migranti che tolgono il lavoro agli italiani. Sappiamo che non è vero, tant'è che il ministro Garavaglia nello scorso Governo ha più volte detto che avremmo bisogno di più immigrazione e di migliore emigrazione, perché gli immigrati pagano parte dei contributi delle nostre pensioni, lavorano nelle nostre famiglie e si curano delle persone alle quali vogliamo bene. Questo dovremmo fare, questo fa un Governo, piuttosto che fare comunella con i Kaczynski, con gli Orban e con quelle persone che dicono sempre di no, quando si tratta di dare una mano all'Italia in quelle sedi.
Quindi, avremmo voluto vedere una visione e una strategia che non vediamo. Cosa vediamo? Vediamo un decreto-legge che si preoccupa di un fatto e anche questo oggi lei ha detto: la gran parte dei migranti viene salvata dai nostri, dalla Guardia costiera. Ci pensiamo già da noi: lo ha detto lei. Allora perché fate un decreto-legge per andare a regolamentare una parte minoritaria dei salvataggi in mare? Guardi, Sottosegretario, le dico una cosa. Al di là di tutte le leggi, al di là della Carta costituzionale, al di là delle convenzioni varie che si potrebbero qui richiamare, c'è un principio morale: quando qualcuno è in mare e sta per affogare, lo si salva. (Applausi). Basta, non c'è da discutere; poi si discute, una volta che si è salvata una vita. Questo siamo noi.
Un collega prima parlava di noi italiani migranti. È vero: siamo anche un popolo di migranti, lo siamo stati quantomeno e dovremmo avere una comprensione più profonda di tutto questo. La realtà, però, è che, al di là di tutto, quando c'è qualcuno in difficoltà, lo si aiuta. Poi, certo bisogna fare tutto quello che è necessario e avere una visione, una strategia. Ma che decreto-legge è quello che legittima il fatto che, dopo che delle persone sono state salvate, le costringiamo a fare 1.200 chilometri per arrivare al porto sicuro? Che decreto-legge è quello che dice che devo fare in modo che se le prenda in carico lo Stato, la cui bandiera batte il natante? Sa quante barche hanno la bandiera panamense? Non vorremmo mica mandare quelle persone nella Repubblica di Panama? E poi, soprattutto, dopo i 1.200 chilometri in mare per La Spezia, li mettiamo su un autobus o su un pullman per andare a Foggia.
C'è evidentemente in questo decreto-legge la volontà di attaccare enti che si preoccupano di finalità umanitarie, che dovrebbero sempre essere le nostre, perché noi siamo anche il Paese del terzo settore. Lei e io veniamo dalla Lombardia: quante associazioni private sostengono la società civile e fasce più deboli della nostra popolazione? E perché non dovrebbe succedere anche in questo settore? Qual è la pietra dello scandalo?
Allora, se abbiamo in testa l'interesse nazionale, non abbiamo in testa la propaganda e non vogliamo soltanto speculare sul diverso, sull'ultimo al quale il penultimo attribuisce le colpe delle sue sfortune; se vogliamo creare armonia sociale, se vogliamo comprendere che ogni problema è sempre anche un'opportunità, Sottosegretario - ogni problema può essere rovesciato in un'opportunità se si ha la capacità e la volontà di farlo - ebbene, dovremmo occuparci d'altro, secondo me.
Quindi, con grande convinzione voteremo contro questo decreto-legge, perché è un provvedimento inutile, propagandistico e soprattutto - mi scusi se lo dico - trovo moralmente ripugnante l'idea che a qualcuno che sta affogando si dica: «Mi dispiace, ho già salvato qualcun altro, affari tuoi». (Applausi). Non è questo il Paese al quale lei e io apparteniamo; non è per questo che l'Italia è conosciuta nel mondo come un Paese di gente solida e perbene. (Applausi).
Presidenza del vice presidente CASTELLONE (ore 12,09)
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune studenti e docenti del liceo classico del convitto nazionale «Giordano Bruno» di Maddaloni, in provincia di Caserta, che salutiamo. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 553 (ore 12,10)
GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, dico a lei, all'intera Assemblea o comunque ai colleghi che ascoltano, che, se qualcuno va in Rete e cerca il sito di Ellis Island, l'isola dove sbarcavano gli immigrati italiani e di ogni parte del mondo, arrivati a New York, in America - c'è un'isola, sta ancora lì - dove venivano accolti per la quarantena (parliamo dell'inizio del Novecento), digitando «Gasparri», troverà il nome di mio nonno, Clemente Gasparri, e di molti altri della mia famiglia, di cui non ho memoria diretta. Anche mio nonno morì molto tempo prima che io nascessi; all'epoca la durata della vita era molto più breve di oggi.
Racconto questo dato personale perché siamo tutti dentro la storia, come diceva anche qualche noto autore di testi; non veniamo da Marte. Eppure, proprio il fatto che io trovo sul sito di Ellis Island il nome di mio nonno e la nave con cui era sbarcato in America - adesso non ne ricordo il nome a memoria - vuol dire che cent'anni fa più o meno, quando non c'erano i computer, si scriveva a mano - immagino come funzionassero le cose a Ellis Island - catalogavano quelli che arrivavano, sapevano da dove venivano. Mio nonno, per esempio, veniva da un comune dell'interno della Campania; poi è tornato in Italia, dove è morto, portando un po' di proventi alla famiglia; quindi, se era emigrato in America evidentemente ne aveva la necessità, non ci è andato di certo perché era un nababbo.
Quindi, cento anni fa - mi rivolgo ai colleghi che sono intervenuti prima - c'era una regola: andavi in America ma ti registravano, eri identificato, e cent'anni dopo ci sono ancora gli archivi; non si poteva arrivare in America pensando di fare quello che ti pareva, altrimenti non ti facevano sbarcare, anzi, neanche intraprendevi il viaggio.
Il tema di questo decreto-legge è questo: se cento anni fa - parlo di me stesso - mio nonno, andando in America su un piroscafo, in un viaggio immagino faticoso e impegnativo, una volta arrivato, veniva registrato - c'è un nome, e cent'anni dopo si trova tutto, perché non c'è solo mio nonno, ci sono migliaia di nomi, è tutto su Internet - perché oggi, nell'epoca dei sistemi elettronici, non dobbiamo avere una cognizione più diretta e più completa? Questo è il tema. Non è che ognuno fa quello che gli pare e va dove vuole: questo è il tema. (Applausi). Quindi, se la regola valeva per il mio nonno, varrà anche per quelli del nostro tempo. Questo è il ragionamento.
Lo dico per respingere alcune affermazioni inaccettabili: nessuno è razzista; la storia delle nostre famiglie è la storia dell'immigrazione italiana, quindi questo non va consentito assolutamente a nessuno. (Applausi). Dopodiché, ci vogliono delle regole: come funziona? A Ellis Island scrivevano a mano; adesso possiamo capire come fare.
Il ministro Piantedosi ha detto che vogliamo svuotare i centri di detenzione in Libia; ogni tanto sbarcano, con la collaborazione delle ONG, organizzazioni serie: la Comunità di Sant'Egidio collabora con i Governi di vario colore e si accolgono persone che sbarcano dagli aerei e atterrano a Pratica di Mare.
Ci sono in Italia il 10 per cento di stranieri, e questa percentuale di popolazione cresce: tutti ne abbiamo esperienza diretta o indiretta nelle nostre famiglie o, per chi le ha - beato lui - nelle aziende; quindi, figuriamoci se questo è un Paese razzista. Dopodiché, non è possibile che ognuno faccia quello che vuole.
Il Santo Padre (che viene citato solo in alcuni modi) ha detto tempo fa che al momento sono quattro le nazioni più esposte nel Mediterraneo, riferendosi - dice papa Francesco - a Cipro, Grecia, Italia e Spagna. Quindi ogni Governo europeo dovrebbe mettersi d'accordo su quanti migranti può ricevere; la politica dei migranti dovrebbe essere consensuale tra i Paesi europei, secondo il principio di collaborazione. Non è possibile abbandonare a loro stesse le quattro nazioni più esposte geograficamente. Questo dice il Papa. C'è un limite, disse una volta: quanti ne posso accogliere, tanti ne accolgo.
Per quanto riguarda il soccorso, c'è il problema delle SAR e delle acque internazionali; c'è stata una latitanza, la Libia non aveva nemmeno le sue aree di competenza. Malta è piccola, si volta dall'altra parte e respinge le navi. Se un Paese - l'ho detto ieri e lo ribadisco oggi - dà la sua bandiera a una nave, poi si fa carico degli obblighi che ne nascono; non può dare la bandiera alla nave di una ONG e poi, se questa porta i clandestini nel Paese, non li fa entrare. Con la bandiera non si scherza: se la dai, ti assumi degli oneri e degli obblighi nei confronti di chi la usa e di chi sale su quella nave. (Applausi). Non puoi dire che non va bene che arrivino a Nizza; va bene. Nei mesi e negli anni passati altri Governi concordavano con la Spagna di mandare le imbarcazioni spagnole verso la Spagna, che non è lontanissima, ci si arriva. Ma le ONG dicevano: «no, non ci vado, vado dove dico io». Dove sta scritto? Il decreto introduce pertanto regole più severe.
Non voglio fare polemiche, ma noi vogliamo chiarire anche il significato di molte cose. Ho citato prima la Comunità di Sant'Egidio, che è un'organizzazione inappuntabile e celeberrima. Poi voglio sapere perché Casarini si occupa di ONG nel mare; perché non ci sono più i centri sociali? Ha preso o non ha preso dei soldi per imbarcare delle persone? Vogliamo capire; lo ripeto oggi, dopo averlo già detto ieri. Ho letto questa mattina un'intervista ad Albamonte, un magistrato che se la prende con Nordio su un'altra vicenda, perché decide lui, Albamonte, sostituto procuratore di Roma, cosa è segretato e cosa non è segretato, dopo che il ministro Nordio ieri ha detto alla Camera come stanno le cose sulla nota vicenda. Ma non decide tutto Albamonte.
Noi vorremmo sapere, da queste persone, perché le procure non hanno comunicato al Senato una vicenda molto delicata: all'epoca Salvini era Ministro dell'interno, la Giunta delle elezioni era da me presieduta nella scorsa legislatura, ed ero anche relatore, quindi il Parlamento doveva decidere. Noi non abbiamo avuto un atto fondamentale: si è scoperto, tramite un sommergibile della Marina italiana che era impegnato nell'operazione Frontex, con un'intercettazione che io ho letto sui giornali nel dicembre 2022 (non l'ho acquisita da amici o altrove, ho qui il ritaglio di stampa, uno dei tanti, del quotidiano «La Verità»), che l'ONG parlava con i trafficanti. Se noi avessimo avuto quell'atto, che era nelle mani di sette procure della Repubblica, il Senato, che si è pronunciato, avrebbe avuto una prova decisiva per dire che l'azione di contenimento del Governo dell'epoca nei confronti delle ONG era motivata da un collegamento con le ONG: tu mi porti le persone, le imbarchi su mezzi di fortuna e poi casomai ci sono i naufragi e le morti. Quindi chi incoraggia questi viaggi della disperazione malmessi è corresponsabile dei naufragi e delle morti che accadono. (Applausi). Questo lo diciamo di alcune ONG, che ho visto anche da vicino, perché le invitammo qui in Senato in audizione.
Minniti fece un codice, ed era un ministro bravo del Partito Democratico. Oggi il Governo Meloni con il ministro Piantedosi con l'intero Esecutivo e con i vice presidenti del Consiglio Salvini e Tajani reintroduce delle regole. Vedete, il salvataggio è un conto: se io esco da qui e trovo una persona che sta male, la soccorro. Ma, se comincio a spargere olio sulla strada, così le macchine sbandano, e poi soccorro i feriti, non è la stessa cosa: se si comincia a mettere olio sulla strada, poi ci sono gli incidenti. Ci sono alcuni che favoriscono gli incidenti, con un'attività di collaborazione con gli scafisti e con i trafficanti, che prendono soldi e che speculano. Vorrei sentire da sinistra parole più nette di condanna sul cinismo dei trafficanti, che speculano sulla disperazione di chi intraprende questi viaggi dovuti alla miseria e alla povertà. (Applausi).
Lo sappiamo, noi siamo quelli che propongono un piano Marshall o un piano Mattei per l'Africa. Il Nord del pianeta ha dei doveri verso il Sud del pianeta; ma anche il Sud del pianeta deve mettersi nella condizione di collaborare in una politica di aiuti e di sostegni. È un problema antico; nessuno propone neocolonialismi, come semmai sta facendo la Cina in Africa, o arroganze, come fa anche qualche Paese europeo (non l'Italia). Il decreto al nostro esame risponde all'esigenza di mettere delle regole.
Quando qualcuno dice che in Italia gli sbarchi stanno aumentando, dimostra che non c'è un Governo che sta sulle torrette di vigilanza, anzi dico e incoraggio il Governo e il sottosegretario Molteni ad una maggiore severità e ad un maggior controllo. Lo so che è complicato. Ho visto i viaggi della Meloni e del ministro Tajani in Libia e quello del ministro Piantedosi altrove. Lo so che non è facile.
Vogliamo fare una politica di contenimento di questi flussi incontrollati. Questa è la realtà. Molti di noi sono figli di persone che sono andate in giro per il mondo emigrando, i cui nomi troviamo sui siti dei vari centri. Quindi non siamo dei mostri. Ho ascoltato dei linguaggi inaccettabili.
Vogliamo poi fare chiarezza anche su alcune procure della Repubblica che non hanno collaborato con il Senato; le procure di Roma, di Catania e di Agrigento dovranno rispondere nei confronti del Senato. Io ho mandato una lettera a quelle procure, ma solamente una mi ha risposto. Porrò il problema formalmente, ai vertici del Senato, perché la mancata leale collaborazione tra istituzioni ha impedito un pronunciamento libero e consapevole del Senato della Repubblica. Abbiamo procure che attentano agli organi costituzionali (Applausi) e democratici dello Stato, e di questo parleremo dopo aver votato come Gruppo Forza Italia convintamente a favore di questo provvedimento. (Applausi).
LICHERI Ettore Antonio (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LICHERI Ettore Antonio (M5S). Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, credo che ormai sia chiaro. Il senatore Gasparri ha detto che hanno voluto mettere delle regole e noi di regole stiamo parlando ed è proprio sulla base delle regole contenute nel decreto-legge al nostro esame che non abbiamo timore di affermare che siamo davanti a un mostro giuridico oltre che etico. È un mostro semplicemente per una ragione, perché questo decreto-legge invece di favorire il soccorso, principio universale, lo sanziona, ostacolando e criminalizzando chi soccorre. Ho sentito tutte le argomentazioni stamattina del Governo e della destra e non hanno superato questa affermazione. Questo è un decreto che favorisce la morte. Lo so, questa parola vi fa senso, vi fa impressione. Capisco la reazione dei colleghi di destra, anche perché siete già tutti pronti, la prossima volta che ci saranno dei cadaveri di bambini sulla spiaggia, ad andare in televisione ad esprimere cordoglio. Esprimere sentimenti di cordoglio. (Proteste).
PRESIDENTE. Senatore, si rivolga alla Presidenza. (Proteste). Colleghi, per favore, sto intervenendo. Collega, lo ribadisco, si rivolga alla Presidenza.
LICHERI Ettore Antonio (M5S). Mi sto rivolgendo alla Presidenza, non ho mai cambiato la direzione del mio sguardo, però la prego di tenere conto di questa sospensione.
L'ultimo drammatico naufragio risale a pochi giorni fa: 73 disperati sono finiti sul fondo del mar Mediterraneo perché sono annegati sopra un gommone e non c'era nessuno che li ha soccorsi. Io posso capire che siamo dentro una dialettica, ma pochi giorni fa 73 vite sono state spezzate perché non c'era nessuno che le ha soccorse; tutto questo secondo una logica che fa gelare il sangue e che è stata anche ripetuta in questa Aula. Un cinismo disumano. Io francamente non trovo altri aggettivi. È un cinismo disumano che si riassume nel principio: meno ne salviamo, meno si metteranno in mare. Stamattina in Aula abbiamo sentito questo. È questo che abbiamo sentito! La logica che illumina questo decreto-legge è questa. Noi non possiamo salvarli, perché più ne salviamo e più si metteranno in mare. Noi li dobbiamo uccidere, in maniera tale che tutto questo possa trasmettere un messaggio dissuasivo a queste persone! (Proteste).
PRESIDENTE. Colleghi, potrete rispondere nella vostra dichiarazione di voto. Prego, senatore Licheri, continui il suo intervento.
LICHERI Ettore Antonio (M5S). Una logica impensabile, signor Presidente, una logica che sarebbe impensabile se si fosse trattato di profughi europei, se si fosse trattato di naufraghi italiani. Tutto questo si chiama razzismo, si chiama semplicemente razzismo. (Applausi).
Senatore Della Porta, l'ho sentita stamattina dire che voi non siete contro i salvataggi. Voi siete contro i salvataggi multipli. Ma che cosa sono i salvataggi multipli? Perché esistono salvataggi unici ed esistono salvataggi collettivi? Voi siete contro i salvataggi multipli.
Questo è un decreto immorale. Questo è un decreto illegale. Questo è un decreto inapplicabile, che trascinerà l'Italia davanti ai tribunali nazionali e internazionali. Senatore Gasparri, è inutile che metta le mani avanti dicendo che adesso arriveranno i magistrati che se la prenderanno con voi. No, ve lo stiamo dicendo noi, ve lo sta dicendo l'Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Volker Türk, ve lo sta dicendo la Commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Dunja Mijatović.
Ve lo stanno dicendo! Quindi, non ve la prendete poi con la magistratura, che fa il proprio dovere, perché ve lo stiamo dicendo in quest'Aula che questo decreto è incostituzionale. (Applausi). Ma voi tutte queste cose le sapete bene. Il fenomeno delle migrazioni ha una dimensione internazionale. Voi lo sapete, lo sapete benissimo.
Se si vuole risolvere il problema dei flussi migratori, bisogna cercare alleanze europee. I primi che vi hanno girato le spalle, in questo discorso di alleanze per poter effettivamente offrire una dimensione europea all'approccio al problema, sono stati proprio i vostri amici leaders polacchi ed ungheresi. Questo è il problema!
Provo ora a cambiare l'approccio, in questa seconda parte della mia dichiarazione di voto. Lasciamo stare tutte le argomentazioni e le suggestioni delle parole e andiamo ai numeri. I numeri, infatti, non si possono contestare. I numeri non sono razzisti o antirazzisti, di destra o di sinistra.
I dati Frontex ci dicono che nel mese di gennaio, quindi a decreto già vigente, mentre gli ingressi illegali in Europa sono diminuiti, sia via terra, sia lungo le rotte del mare, verso Grecia e Spagna, gli attraversamenti verso l'Italia sono aumentati del 49 per cento. (Applausi).
Dati ancora peggiori, più aggiornati, diffusi dal Viminale, dove ci siete voi, amici della destra, dicono che da inizio anno, quindi sempre a decreto vigente, si sono registrati oltre 12.000 sbarchi: quasi il triplo rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso! Domandate scusa alla ministra Lamorgese! L'avete crocifissa tutti i giorni e adesso presentate dei numeri che sono molto, ma molto peggiori di quelli dell'anno scorso e sono numeri che sono stati collezionati dal vostro decreto!
Se, però, volete avere non solo i numeri, ma anche un luogo che mostri il fallimento di questo decreto, ve lo indichiamo noi: si trova a Lampedusa ed è una struttura che in questo momento è al collasso. Questa struttura, come voi sapete, può contenere al massimo 400 ospiti, ma le presenze in questi giorni hanno raggiunto quota 3.000. E le ONG non c'entrano nulla con quello che sta accadendo a Lampedusa! (Applausi).
Caro Governo di destra, il traffico di esseri umani di cui voi avete parlato si contrasta sedendosi ai tavoli europei, non puntando la prua degli incrociatori verso i gommoni. Se volete uscire dalla palude del regolamento di Dublino - e resta imperdonabile il vostro errore nel firmare quello scellerato regolamento (Applausi) - dovete cercare alleanze in Europa per una sistematica, diffusa e generalizzata redistribuzione dei migranti che sbarcano sulle nostre coste. Non c'è altra alternativa, però purtroppo questo certificato che voi oggi chiamate decreto-legge sta a significare la vostra inettitudine europea, la vostra incapacità di fare asse anche con gli stessi amici di Višegrad: non siete riusciti nemmeno a trovare asse con i vostri amici di Višegrad.
Il provvedimento in esame, al netto di tutto quello che ci siamo detti, resterà una macchia nella storia di questa Repubblica, perché porta dei valori che vanno contro i principi della nostra Repubblica; è un provvedimento specchio di un Governo che si inchina - vi abbiamo visti, patrioti e sovranisti - davanti a tutti i leaders.
Il decreto-legge in esame è stato varato da un Governo che vuole mostrare forza con i più deboli e che si mostra debole con i più forti; è un decreto-legge che non avrà attuazione, che ha già dimostrato nella pratica di non funzionare. Per queste ragioni noi voteremo convintamente contro la sua conversione. (Applausi).
TOSATO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TOSATO (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, dichiaro sin da subito che la Lega voterà convintamente a favore del decreto-legge in esame, in cui non c'è nulla di immorale o di cui vergognarsi. Si tratta di un provvedimento utile e necessario a contrastare l'immigrazione clandestina e a fissare regole certe non solo per le ONG, ma per il tema dell'immigrazione nel suo complesso.
È stato detto da parte dell'opposizione che c'è molta propaganda; in realtà, noi cogliamo nel dibattito una forte strumentalizzazione da parte delle opposizioni sui temi contenuti nel decreto-legge in discussione (Applausi) e in certi casi tale strumentalizzazione è anche vergognosa, soprattutto nell'ultimo intervento del collega che mi ha preceduto.
Noi diciamo chiaramente che la risposta più chiara alle obiezioni delle opposizioni che sono state espresse alla Camera e al Senato è contenuta nella lettera che il ministro Piantedosi ha inviato al commissario per i diritti umani del Consiglio europeo Mijatović, in cui chiarisce ogni aspetto che è stato sollevato in questo dibattito e alla Camera. Partiamo innanzitutto dall'accusa da parte delle opposizioni rispetto alla regola che è stata fissata per cui devono essere le istituzioni dello Stato italiano a decidere quale deve essere l'approdo delle navi delle ONG. Se stabilissimo che l'approdo è necessariamente il porto più vicino, sarebbe sempre e comunque quello di Lampedusa, ma è evidente che non possiamo stabilire questo criterio: il porto più vicino non può essere l'unico approdo, né non può essere lasciato alla libertà delle ONG stabilire dove dirigersi. (Applausi). Deve essere l'istituzione italiana, lo Stato, il Governo, chi gestisce il nostro Paese a stabilire qual è l'approdo più corretto in base alla situazione che stiamo vivendo. Se Lampedusa è oberata da migliaia di migranti, l'approdo più adatto può essere un altro. Può essere in Sicilia, ma anche in un'altra Regione italiana. Pertanto, questa obiezione è fuori luogo. Ci vogliono delle regole: regole a cui si attengono la Guardia costiera e la Guardia di finanza e a cui si devono attenere anche le ONG, perché queste sono le previsioni contenute nel decreto-legge in esame. Questa obiezione, pertanto, è evidentemente fuori luogo e priva fondamento, perché il provvedimento non crea nessun problema alle attività di soccorso in mare.
Nel testo ufficiale della lettera del ministro Piantedosi si dice chiaramente che le disposizioni non impediranno alle ONG di effettuare interventi multipli, né obbligano ad ignorare le richieste di soccorso. Questa è la norma scritta, non l'interpretazione che ne fanno le opposizioni. (Applausi). Questa è la verità, perché è stato semplicemente stabilito che le istituzioni italiane e il Governo italiano possano e debbano comunicare alle ONG che hanno sulle proprie navi dei migranti il porto dove recarsi senza indugio, ma è evidente che se si crea una situazione emergenziale, se le navi incontrano situazioni di naufragio, devono intervenire e non è certamente questa legge che lo impedirà, quindi anche questa è un'obiezione strumentale, ridicola e offensiva delle istituzioni italiane, che come è stato detto dal sottosegretario Molteni, non hanno nulla di cui vergognarsi, anzi sono altri forse i Paesi che hanno abbandonato l'Italia nel governo del tema dell'immigrazione. (Applausi).
La norma intende semplicemente evitare la sistematica attività di recupero dei migranti nelle acque antistanti Libia e Tunisia, al fine di condurli esclusivamente in Italia. Questo è contenuto sempre nel testo del ministro Piantedosi, perché noi ribadiamo il nostro no alla collaborazione con i trafficanti di essere umani. (Applausi). Noi non lo accettiamo, questa attività non la condividiamo, il soccorso in mare è una cosa, la collaborazione con i trafficanti di esseri umani è un'altra e noi non vogliamo essere complici di questa attività.
È evidente che l'assegnazione dello sbarco in porti diversi da quelli siciliani che sono i più vicini riguarderà esclusivamente le navi che sono in grado di effettuare una navigazione più ampia senza mettere a rischio l'incolumità né dei componenti dell'equipaggio, né tantomeno dei migranti.
Confermiamo, quindi, piena fiducia nell'operato del Governo e del ministro Piantedosi e ci auguriamo che ci siano altri provvedimenti per gestire questo fenomeno, che va governato. Le differenze tra noi e la sinistra sono molte e sull'immigrazione sono molto chiare, come è emerso anche da questo dibattito, al di là delle strumentalizzazioni e della propaganda, che non è certo la nostra, ma di chi ci muove accuse inaccettabili. Noi diciamo no ad arrivi indiscriminati, a un ritorno alla politica che la sinistra ha fatto - lo ricordiamo - nella XVII legislatura, quando c'era un governo del PD, della sinistra a pieno diritto, che ha portato a numeri insostenibili, che ha creato il business dell'accoglienza, che ha creato il caos nel nostro Paese, che ha causato gli arrivi nelle piazze dei Comuni di pullman di migranti che non sapevano dove essere collocati senza che nemmeno i sindaci lo sapessero. Quella è la stagione della gestione della sinistra del fenomeno dell'immigrazione e noi non vogliamo il ritorno a quella stagione. Quello è il caos. Le regole sono necessarie e vanno approvate dal Parlamento.
Ci sono i problemi di sempre, sul tema dell'immigrazione. Il sottosegretario Molteni ha detto che è un fenomeno globale e va affrontato come tale. Qualcuno ha voluto strumentalizzare le sue parole, chiedendo perché, allora, servono le regole italiane. Ebbene, le norme italiane servono perché spesso siamo abbandonati nella gestione di questo fenomeno a causa delle ipocrisie a livello internazionale. Ci sono poi dei problemi contingenti. Uno dei motivi per i quali sono aumentati gli sbarchi è molto semplice: c'è molta fibrillazione e instabilità in un Paese che è il più vicino all'Italia e si chiama Tunisia. L'aumento degli sbarchi deriva, per la maggior parte, dalle migrazioni da quel territorio, che in passato non erano così significative. C'è quindi un fattore contingente, al di là delle regole che possiamo fissare, anche le migliori possibili.
Se poi vogliamo parlare di numeri, dobbiamo essere chiari: c'è stato un solo uomo politico che ha fatto la differenza su questo tema e - piaccia o non piaccia - il suo nome è Matteo Salvini, nella sua veste di Ministro dell'interno. (Applausi).
Le chiacchiere stanno a zero. È stato coraggioso, determinato ed efficace. Ricordo che in quel periodo non sono aumentate le morti in mare; quella politica non ha determinato l'aumento delle morti in mare. Ricordo anche che, quando era al Governo, i Ministri pentastellati affermavano che non era solo merito di Salvini se c'era quella politica efficace nei confronti dell'immigrazione clandestina. (Applausi). Rammento quando il ministro Toninelli diceva che, se non ci fosse stato lui come Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, quelle politiche non si sarebbero potute attuare, rivendicandone la paternità, salvo poi, caduto il Governo, dimenticarsi di tutto e addirittura scaricare il collega, ministro Salvini, affermando che aveva agito per conto suo. Si tratta di quegli stessi esponenti politici che hanno votato a favore dei decreti sicurezza, che li hanno votati in Consiglio dei ministri: quanta ipocrisia in quest'Aula. (Applausi). Poi cosa rimane? Rimangono i processi a Salvini.
Colleghi, ogni cosa può essere detta su questo tema, ma non accetto strumentalizzazioni e propaganda. È vero che quello dell'immigrazione è un fenomeno difficile da gestire, ma almeno il centrodestra ha la volontà di farlo, di provarci: lo ha sempre fatto e lo farà anche in futuro. Questa è una differenza sostanziale tra noi e voi e anche per questo - ricordatevelo bene perché, al di là della propaganda che si fa in quest'Aula, i cittadini hanno le idee chiare - la maggioranza degli italiani è con noi (Applausi) e vuole che l'immigrazione venga regolamentata e gestita.
A me dispiace aver ascoltato interventi vergognosi nei confronti di esponenti della nostra parte politica. Nessuno vuole i naufragi, nessuno vuole abbandonare i naufraghi in mare, ma è doveroso che un Governo fissi le regole, così come è un dovere per gli altri applicarle.
Questo è il nostro intento ed è per questo che voteremo convintamente a favore del provvedimento. (Applausi).
NICITA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NICITA (PD-IDP). Signor Presidente, il senatore Gasparri ci ha ricordato che siamo stati e - purtroppo per i nostri giovani - siamo ancora un popolo di migranti. Tuttavia, andando più indietro è l'Europa ad essere un luogo di migrazione. Consentitemi di ricordare un verso di Virgilio nel quale si chiede quale patria possa essere così barbara da negare persino il rifugio della sabbia, cioè da negare l'approdo ai nemici che fanno naufragio. Quando Enea arriva in Europa, nel racconto di Virgilio, ha costruito l'Europa, l'Occidente, dopo il naufragio.
La questione degli approdi e dell'ospitalità fa parte della nostra cultura e credo che sia totalmente condivisa da quest'Aula. Il tema è che, quando scriviamo delle regole - lo dico per il tramite della Presidente al senatore Tosato - non si tratta di avere giudizi morali, ma di valutarne gli impatti.
Questo nuovo decreto dice due cose molto semplici, se credete a quello che state per votare oggi. Dice che, quando una nave delle ONG - quindi soltanto di quelle che voi chiamate organizzazioni private - salva delle persone, ad essa viene attribuito un porto - poi vedremo come avviene questa assegnazione - e deve recarsi senza indugio e senza ritardo, in modo tempestivo, in tale porto.
Ciò ha fatto sorgere il legittimo dubbio - non a noi, ma a due persone che rappresentano le due importanti istituzioni che abbiamo citato oggi, cioè il Consiglio d'Europa e le Nazioni Unite - che si volessero impedire dei salvataggi multipli.
Giustamente, il senatore Tosato ha letto - lo trovate a pagina 28 del report - quello che il ministro Piantedosi ha risposto al Consiglio d'Europa, e cioè che le disposizioni non impediscono alle ONG di effettuare interventi multipli in mare, né, meno che mai, le obbligano a ignorare eventuali richieste. Mentre invece voi avete appena bocciato degli emendamenti che chiarivano questo punto, e nelle vostre dichiarazioni avete rivendicato che non volete i salvataggi multipli. (Applausi). Allora fate pace con la vostra teoria: li volete i salvataggi multipli o non li volete? Vi vergognate di non avere salvataggi multipli o non vi vergognate? Altrimenti, la risposta che ha dato il Ministro ufficialmente non la capisco. Secondo questa disposizione, il Ministro ha chiarito nella sua risposta che i salvataggi multipli sono possibili, cosa che a questo punto tutte le ONG faranno da domani. Eventualmente, laddove dovesse sorgere un problema di sanzione, si può presentare in tribunale l'interpretazione autentica del Ministro, che però voi oggi avete bocciato.
Il tema che sinceramente lascia perplessi è il seguente: se il ritardo, come è scritto nella legge, di una nave ONG nel recarsi nel porto mette in pericolo le persone che sono a bordo, allora vi chiedo: quando si assegna un porto a 1.500 chilometri e quindi si ritarda il porto sicuro, chi è che sta incrementando il pericolo di chi sta a bordo? La nave o il Governo che assegna il porto? (Applausi). Questo pericolo viene dalle ONG o viene dal Governo? (Applausi). Per non citare il fatto che queste persone, come tanti giovani e come gli studenti che abbiamo qui in Aula, visto che erano dei minori, sono stati portati dal Mediterraneo a Genova e da Genova a Taranto, perché a noi, a proposito di crociere, piace organizzare dei tour. E questo sinceramente ha il carattere - lasciatemelo dire - della crudeltà. (Applausi).
A questo punto viene da chiedersi il perché e da dove nasca questa ostinazione. Questa ostinazione - l'avete detto e si capisce - nasce da un provvedimento diremmo ad personam, o meglio "ad organizzazionem", nei confronti di queste benedette ONG, che salvano le vite in mare, e questo a noi non piace. Ovviamente vi è stato detto da molti e in qualche modo l'ha detto anche il Sottosegretario: torniamo a Mare Nostrum, cioè torniamo ad una organizzazione che garantisca che ci siano luoghi dove comunque si possa arrivare agevolmente a salvare vite. Quindi diciamo che l'idea delle ONG è semplicemente quella di poter permettere di avere persone in più, perché purtroppo avvengono delle morti perché non sono disponibili soccorsi in quel contesto.
La ragione, però, è un'altra e qui la voglio dire in pochi secondi. Voi siete convinti - ieri l'ha detto il Sottosegretario anche in Commissione - che esista quel che si chiama pull factor, cioè che la presenza delle ONG e l'offerta di soccorso aumenti la domanda di salvataggio. Questa teoria si può misurare statisticamente, al di là delle affermazioni che si tirano fuori da un citato rapporto Frontex, i cui numeri dicono il contrario. Un fenomeno - fatemi fare il professore - dal punto di vista statistico rappresenta una relazione causale se tutto il campione che noi consideriamo rispetta quella relazione. Ci sono dei test per misurarlo: se tutte le persone che partono lo fanno perché sono mosse da una determinante, possiamo dire che questo è un fattore causale. Ma se non è stimolante per tutti, non può essere un fattore determinante. Gli unici studi che ci sono, quelli di due studiose dell'Istituto universitario europeo, ci dicono il contrario, ossia sostanzialmente che l'unico fattore misurabile in tutti questi anni, cioè che può essere misurato in modo statisticamente significativo - così si dice - è il meteo. Quando il mare è calmo, si parte; quando il mare è mosso, si tende a non partire. Non c'entra nulla la presenza o meno in zona SAR di chi salva. Questo è un dato statisticamente supportato, è letteratura scientifica.
Ovviamente, ognuno può pensare quello che vuole. Ieri mi sono meravigliato che una senatrice di Fratelli d'Italia abbia detto che il fatto che la maggior parte delle persone soccorse da alcune ONG vengano da una certa area geografica è prova del pull factor. Ma scusate, se salvo una sola persona che viene da un solo posto, sapete qual è la percentuale? Il cento per cento, ma questo non significa che tutte le persone che partono da lì si rivolgono a me. (Applausi). È un fatto di logica, ancor prima che una questione di etica.
Ancora, mi soffermo sulla questione che è stata riportata delle minicrociere: questo è stato veramente un elemento provocatorio, come tutti hanno detto.
Come sapete, sono stato su quelle navi, come tanti colleghi: tutto c'è tranne che non solo il divertimento, ma anche l'idea della minicrociera. C'è un fatto: quelle sono persone che hanno una forza enorme, la forza di vivere, perché hanno avuto la forza di sopravvivere, che è contagiosa.
La dottoressa che a Catania è scesa dopo aver ascoltato tutti i racconti, soprattutto dei minorenni, mi ha ringraziato, perché avevamo chiesto di salire a bordo dicendo: sono una testimonianza di vita, sono per noi un esempio del rispetto della vita umana, della sua sacralità e della sua unicità. (Applausi). Quella sacralità fa sì che molte volte abbiamo notizie di persone che si buttano in mare a salvare qualcuno e magari ci rimettono anche la propria vita: perché lo fanno? Da dove nasce questo impulso umanissimo di rischiare la propria vita per salvare quella degli altri? È un mistero, per molti versi, ma è quello che caratterizza ciò che chiamiamo umanità, cioè il fatto di rischiare la propria vita perché riteniamo che sia un bene superiore che va sempre rispettato, per cui vanno respinte tutte le ipotesi di salvataggio occasionale. Che significa che devo salvare solo occasionalmente? Cosa significa? Se c'è qualcuno che posso salvare, ci penso e cerco di fare una riflessione sui rischi possibili? Non è così e non dev'essere così: non possiamo avere in Italia una norma che dica questo e che introduca il concetto dei soccorsi selettivi.
In conclusione, Presidente, siamo orgogliosi, come ha detto il Sottosegretario, dell'Italia che salva. Io personalmente a Catania, quando ho sentito dire da una ragazza con un sorriso dolcissimo «benvenuti in Italia» a chi scendeva da quelle navi e quando ho sentito il vescovo di Catania dire «welcome to Italy» alle persone che scendevano, ho provato l'orgoglio del patriota, dell'Italia che salva, dell'Italia che indica l'Europa della solidarietà. (Applausi).
Per questo diciamo di no al decreto-legge in esame, Presidente; diciamo di no alla banalità del mare, quella che impone di applicare regole inutili e dannose semplicemente per perseguire scopi di propaganda.
Il Partito Democratico dice sì all'Italia che salva vite; dice no a questo decreto-legge, che oggi ci espone ancora di più ai rischi, ai commenti e ai rimproveri delle organizzazioni internazionali. Questo è un decreto-legge contro la vita, e non soltanto contro l'Italia. (Applausi).
LISEI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LISEI (FdI). Signor Presidente, ringrazio il Governo che non ha posto la fiducia e ha consentito all'Assemblea una discussione piena.
Ringrazio anche i colleghi del Partito Democratico e di Italia Viva, che sono intervenuti in maniera puntuale, precisa e nel merito. Lo dico perché accogliamo evidentemente con favore questo provvedimento del Governo, che pone regole chiare, com'è stato detto già da molti altri colleghi che sono intervenuti prima di me, prima di tutto a tutela proprio delle persone che sono state salvate.
Mettiamo subito in chiaro una cosa, anche se avrei preferito non farlo, perché gli interventi precedenti erano stati composti e nel merito: quando è stata distribuita l'umanità, c'eravamo anche noi in fila. (Applausi). Non è che l'umanità è soltanto da quella parte e non da questa parte.
Mi rivolgo a chi ha fatto interventi vergognosi, come il senatore Licheri: altro che giurì d'onore! (Applausi). È una diffamazione e una calunnia inaccettabile per un'Assemblea del Senato, e lo dico perché questo decreto-legge non è contro le ONG, ma prevede che è ora che vengano rispettate le leggi da parte delle ONG.
Mi sarei aspettato gli applausi anche da parte del MoVimento 5 Stelle, perché questo lo diceva Conte il 23 settembre 2019: è ora che le ONG rispettino le leggi! (Applausi). Siamo consapevoli e il Governo è perfettamente consapevole che questo decreto non risolve i problemi dell'immigrazione e mette un tassello su una strategia più complessiva, che ha visto il Governo impegnato non soltanto a livello europeo, ma anche internazionale, con le missioni non solo del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma anche dei Ministri. Sicuramente è un tassello che dà l'idea di quali siano le priorità di questo Governo: salvare vite in mare e bloccare il traffico di esseri umani e l'immigrazione clandestina. Anche qua, dobbiamo dire le cose come stanno: possiamo citare dati e non essere d'accordo sul tema del pool factor, ma c'è un dato inequivocabile e incontestabile; più navi partono, più morti ci sono in mare. (Applausi). Questo lo dicono tutti i dati. Dobbiamo quindi evitare che le navi partano, usare i canali umanitari e far arrivare quelle donne e quei bambini in sicurezza (quando li vediamo, a tutti si stringe il cuore), senza questi viaggi della disperazione e della morte.
Dobbiamo anche dire le cose come stanno e la verità rispetto all'attività di queste ONG o di una parte di esse. Ce l'hanno detto loro stesse: «Non considero il salvataggio in mare come un'azione umanitaria, ma come parte di una lotta antifascista» (lo diceva Pia Klemp). Allora voglio dire che sicuramente tale attività è discutibile. Siamo tutti antifascisti, ma considero prioritario e pensavo che tutti considerassero prioritario salvare le vite in mare, non fare la lotta antifascista di abbattimento dei confini. (Applausi).
Bisogna dire a queste ONG che rispettino le regole, anche perché - perdonatemi - questa logica del porto sicuro mi è un po' oscura. Quando sono nelle acque internazionali, il porto sicuro non è mai quello più vicino, altrimenti queste barche lascerebbero i migranti non in Italia, ma in altri porti più vicini dell'Italia. Quando invece entrano nelle acque territoriali italiane, il porto più sicuro dev'essere sempre e per forza quello più vicino. Allora vogliamo dire che forse la priorità è garantire alle persone che sono su queste barche e che vengono salvate il minor disagio e la minore sofferenza possibile? Non è neanche possibile salvare le persone e poi rimanere ore e giorni ad aspettare che ci sia un altro naufragio, caricare altre persone e aspettare ancora. Le ore trascorse da quelle persone su una barca, una volta che sono state salvate, valgono solo quando sono nelle acque internazionali o anche quando sono in Italia? (Applausi).
Il Governo stabilisce regole su quello che accade dopo il salvataggio. È chiaro che, se una barca ha fatto un salvataggio, è ancora lì e arriva un'altra chiamata, potrà sicuramente andare a salvare, questo lo dicono le regole del diritto internazionale, ma non potrà stare un giorno lì ad aspettare che ci sia un altro salvataggio, da fare tenendo sulla nave quei migranti. Dovrà avere del personale all'altezza, rispettare le misure di sicurezza e garantire alle persone che ha salvato che quelle sofferenze cessino nel termine più breve.
Lo ripeto: è una questione di coerenza. Il decreto parla di attività sistematica, perché lo è. Un conto è un peschereccio che parte per cercare due orate o due vongole, arriva una chiamata di SOS, salva delle persone e le porta nel porto più sicuro. Un conto è una barca che va in villeggiatura, gli arriva una chiamata di SOS, raccoglie le persone, le salva e le porta nel porto più sicuro. Un conto è invece una barca che viene finanziata da grandi capitali per fare questo tipo di attività. (Applausi). Si tratta di finanziamenti importanti, a volte si stappano anche bottiglie di spumante o di champagne quando arrivano; e poi dopo si esce per fare salvataggio di migranti. Se li salvi, li porti subito nel porto più sicuro.
Aggiungo una cosa: bisogna dire che di questo abbiamo fatto un impegno in campagna elettorale; l'immigrazione clandestina va contrastata e su questo c'è un accordo unanime da parte dell'Unione europea. Nell'ultimo Consiglio europeo è stato detto chiaramente che l'Unione europea avrebbe rafforzato la sua azione tesa a prevenire le partenze irregolari e la perdita di vite umane. La Commissione dovrebbe intraprendere e presentare in via prioritaria piani d'azione per il mar Mediterraneo orientale e occidentale, al fine di alleggerire rapidamente la pressione sugli Stati membri. Questo è quello che diceva il Consiglio europeo. Tra l'altro, ricordo che il decreto ONG è stato approvato il 2 gennaio, quindi è in vigore da un po': sembra che da questo momento si creerà un cataclisma e invece questo decreto-legge è già in vigore da un po' e non mi pare che questo cataclisma si sia creato, tant'è vero che l'altro giorno un noto docente, favorevole alle ONG, Luca Masera, ha detto proprio che non ci sarà un grande stravolgimento. A prescindere da questo, dobbiamo però continuare e affermare un principio sacrosanto: un Paese non può accogliere chiunque. (Applausi).
Mi sarebbe piaciuto vedere applaudire i colleghi del Partito Democratico, visto che lo dichiarava Bonaccini il 25 ottobre 2016. Bisogna dire la verità: se c'è un padre nobile di questo documento - bisogna dare a Cesare quello che è di Cesare o a Marco quello che di Marco (non a Marco Lisei, ma a Marco Minniti) - è proprio Marco Minniti che, come hanno ricordato tanti colleghi, è stato il primo che ha inteso regolare le attività di queste ONG. Diamo anche a Giuseppi quello che è di Giuseppi, perché il primo decreto sicurezza è merito sicuramente di Salvini, ma, come dicevano le parole che ho pronunciato prima, anche Giuseppi era d'accordo sul fatto che le attività delle ONG andassero regolate in qualche modo. (Applausi).
Il problema in Italia è che qualcuno va a letto conservatore e si sveglia rivoluzionario. Ho visto che la coerenza, la fermezza e la rettitudine non sono doti che hanno tutti, ed evidentemente è così anche per l'onestà intellettuale, anche se devo essere sincero che ho sentito alcuni interventi anche delle minoranze che davano conto in maniera onesta delle priorità del Governo. Abbiamo altresì condiviso e apprezzato le parole del sottosegretario Molteni.
Vi voglio tranquillizzare: le priorità di questo Governo restano inalterate, state tranquilli; non cambieremo idea, come hanno fatto altri, né ci faremo dettare la linea da Carola Rackete, Casarini o altri. (Applausi). Il salvataggio delle vite è prioritario per questo Governo e garantire un porto sicuro e che smettano di partire con i barconi è prioritario per questo Governo. Voteremo quindi a favore del provvedimento. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).
Deliberazione sulla richiesta di adozione della procedura abbreviata, prevista dall'articolo 81 del Regolamento, in ordine al disegno di legge:
(379) PIROVANO ed altri. - Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, e alla legge 25 marzo 1993, n. 81, concernenti il computo dei votanti per la validità delle elezioni comunali e il numero delle sottoscrizioni per la presentazione dei candidati alle medesime elezioni (ore 13,03)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la deliberazione sulla richiesta di adozione della procedura abbreviata, prevista dall'articolo 81 del Regolamento, in ordine al disegno di legge n. 379.
Ricordo che su tale richiesta l'Assemblea delibera senza discussione, per alzata di mano; sono ammesse soltanto le dichiarazioni di voto.
Passiamo dunque alla votazione.
ROSSO (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROSSO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE alla deliberazione in esame.
LOPREIATO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOPREIATO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la procedura abbreviata che ci apprestiamo a discutere tratta della problematica legata alle elezioni amministrative per i Comuni sotto i 15.000 abitanti, dov'è possibile presentare una sola lista e dove questa risulta votata da meno del 50 per cento degli elettori iscritti nelle liste elettorali del Comune stesso.
La norma vigente genera diverse complicazioni, specie nei Comuni più piccoli, interessati da notevoli fenomeni di emigrazione di massa. Molti emigrati, infatti, restano iscritti nelle liste elettorali del Comune di ultima residenza, concorrendo chiaramente ad ampliarne il quorum, senza esercitare però il diritto al voto.
Con il disegno di legge in oggetto si cerca di risolvere tale problematica. Nello specifico, si richiede di escludere gli elettori iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) che non hanno votato e che, ove sia ammessa una sola lista, l'elezione sia valida, purché sia riportato un numero di voti validi non inferiore al 50 per cento dei votanti e che il numero di quest'ultimi non sia inferiore al 40 per cento degli elettori iscritti nelle liste elettorali.
Si garantisce però al cittadino residente all'estero che si presenti il giorno delle elezioni comunali nella sezione elettorale assegnatagli la facoltà di esercitare comunque liberamente il proprio diritto elettorale. In tal modo, garantiamo l'eguaglianza del voto e l'eliminazione di qualsiasi preclusione per i nostri cittadini all'estero.
Infine, l'intervento va ad incidere anche sul numero di sottoscrizioni richiesto per la presentazione delle liste di candidati al Consiglio comunale e delle collegate candidature alla carica di sindaco.
Il testo de quo è frutto di un confronto tra le forze politiche, che ha consentito di ottenere una sintesi efficace tra l'esigenza di rapportare il numero delle sottoscrizioni a quello degli abitanti, per non penalizzare i Comuni più piccoli, e quella, nel contempo, di disincentivare la presentazione di liste totalmente disgiunte dal territorio.
Ritengo, colleghe e colleghi, che con questo provvedimento e i necessari accorgimenti si possa favorire un ordinamento degli enti locali che tenga conto della modernità e delle esigenze del territorio. Annuncio pertanto il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle.
PIROVANO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIROVANO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, questo provvedimento, come già spiegato dalla collega, era stato già approvato nella scorsa legislatura, grazie a una iniziativa del collega senatore Luigi Augussori, che ora non siede più nei banchi del Senato e che l'aveva fortemente voluto. Ci abbiamo lavorato molto in Commissione, dove, con tutte le forze politiche, è stato fatto un bel lavoro, anche per limare alcuni aspetti, soprattutto in merito alla questione della raccolta firme, che chiediamo di rimettere nei Comuni sotto i 1.000 abitanti, proporzionata al numero di abitanti e a fasce.
Entreremo più nel merito quando tratteremo il provvedimento. Per quanto riguarda gli aspetti fondamentali, ora tengo a precisare che si rende necessaria questa procedura abbreviata perché il provvedimento era rimasto fermo alla Camera, che non ha avuto il tempo di approvarlo definitivamente per il termine anticipato della scorsa legislatura.
Sono però ormai anni che attraverso un decreto, come abbiamo appena fatto nel milleproroghe, è approvata la possibilità che, in caso di lista unica, si possa essere eletti con il 40 per cento dei voti dei votanti, scomputando gli iscritti all'AIRE.
È necessario che questo provvedimento diventi strutturale, ovviamente affrontando la questione della raccolta firme sotto i 1.000 abitanti. Non mi fa piacere dover fare questo intervento e riproporre questo disegno di legge, perché significa che la situazione, nel frattempo, non è migliorata per quanto riguarda l'affluenza alle urne e che, anzi, sta drasticamente peggiorando.
Vi lascio quindi con una riflessione, aspettando che questo provvedimento venga discusso in Commissione e poi che arrivi all'esame dell'Assemblea: interroghiamoci se noi, come classe politica, abbiamo qualche responsabilità in più rispetto ai nostri amministratori locali, che lavorano in condizioni veramente critiche e con sempre più difficoltà. Mi riferisco a responsabilità per il fatto che i cittadini si stiano allontanando sempre di più dalla politica anche sui territori. Sempre meno cittadini, infatti, si rendono disponibili a ricoprire il ruolo di sindaco; se così non fosse, il provvedimento cui facciamo riferimento non sarebbe necessario, perché vorrebbe dire che non c'è una lista unica che si candida alle elezioni comunali. È diventato necessario e urgente, infatti, risolvere i problemi degli enti locali e noi non siamo ancora riusciti a farlo in tutti gli aspetti della problematica.
Vi lascio quindi con questa riflessione: pensateci. Sicuramente in questa legislatura, da ora alla discussione del provvedimento, grazie alla maggioranza, ma anche al lavoro delle opposizioni che hanno rappresentanti sui territori, potremmo fare qualcosa per i nostri Comuni.
Per queste ragioni, dichiaro il voto favorevole a nome del Gruppo Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione all'adozione della procedura d'urgenza. (Applausi).
PARRINI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARRINI (PD-IDP). Signora Presidente, anche noi diamo il nostro assenso alla richiesta di esame urgente, perché riteniamo che il provvedimento sia importante.
Va resa stabile una norma che abbiamo sperimentato già in un paio di occasioni e che era nata durante la pandemia, per minimizzare il rischio che le elezioni venissero annullate per mancato raggiungimento del quorum in circostanze molto complicate. Io credo che si tratti di una disposizione, che benché adottata in un momento di emergenza, abbia una sua validità anche fuori dall'emergenza e nell'ordinarietà.
Nella scorsa legislatura avevamo discusso in maniera molto approfondita in 1a Commissione, con l'accordo di tutti i Gruppi, su come provare a risolvere il problema. Lo scorporo dal denominatore per il calcolo del quorum degli elettori iscritti all'AIRE e l'abbassamento dal 50 al 40 per cento realizzano un equilibrio sufficientemente affidabile tra le varie esigenze in campo.
A onor del vero, vorrei dire che la norma che aveva stabilito al 50 per cento degli aventi diritto il requisito di validità nel caso in cui alle elezioni ci sia un solo candidato in astratto aveva una sua ragionevolezza e non era irragionevole. Il motivo per cui fu introdotta è che ci si doveva sincerare che la presenza di un solo candidato fosse un fatto di normale dialettica democratica e non un'imposizione, soprattutto in alcune aree del Paese. Pertanto, quando si interviene in questa materia, bisogna essere molto attenti, ma mi sembra che questo provvedimento vada nella giusta direzione. Era già stato visto dalle forze politiche nella scorsa legislatura e giudicato bene, quindi è giusto che abbia una corsia preferenziale.
Il Gruppo Partito Democratico è d'accordo con l'adozione della procedura d'urgenza. (Applausi).
DELLA PORTA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DELLA PORTA (FdI). Signor Presidente, sarò telegrafico anche perché chi mi ha preceduto ha sapientemente spiegato nel merito le ragioni della bontà di questo provvedimento che assumeremo nel percorso parlamentare.
In effetti, da sindaco di un piccolo Comune ho vissuto sulla mia pelle un'elezione a lista unica, quindi posso dire che effettivamente il dettato normativo va a colmare un gap che è previsto oggi dalla norma dell'articolo 71. Ben venga, quindi, una modifica che, sebbene sia stata utilizzata durante il Covid in maniera emergenziale, ritengo debba diventare una norma strutturale. Oggi modifichiamo solo il quorum strutturale e non quello funzionale, però tale previsione è stata provata in questi due anni di emergenza dando buoni frutti, quindi è ovvio che anche il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore dell'adozione della procedura d'urgenza.
PRESIDENTE. Metto ai voti la richiesta di adozione della procedura abbreviata prevista dall'articolo 81 del Regolamento per il disegno di legge n. 379.
È approvata.
Sospendo la seduta fino alle ore 15.
(La seduta, sospesa alle ore 13,14, è ripresa alle ore 15,01).
Presidenza del vice presidente CENTINAIO
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15,01)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro delle imprese e del made in Italy e il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso.
Il senatore Gelmetti ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00238 sulle prospettive della filiera industriale dei veicoli a motore alla luce delle recenti normative europee, per tre minuti.
GELMETTI (FdI). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, nell'ultimo periodo l'Unione europea si è molto occupata del settore automotive e il 14 febbraio è stato un giorno particolare, perché diversi provvedimenti sono diventati anche qualcosa di più concreto, in quanto proprio il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva il noto taglio della produzione di motori endotermici, fissando al 2035 la cessazione della fabbricazione di automobili a motore endotermico, ponendo anche degli altri limiti intermedi: nel 2030 la produzione dev'essere ridotta del 55 per cento e sempre nel 2030 dev'essere ridotta del 50 per cento per quanto riguarda i veicoli commerciali leggeri, ponendo poi il limite definitivo nel 2035. Ancora il 14 febbraio, la Commissione europea ha avviato un iter di revisione del regolamento delle emissioni di CO2 anche per i veicoli più pesanti, sia quelli che trasportano merci (i camion), sia quelli che trasportano le persone (autobus e pullman), ponendo anche qui dei limiti importanti, perché nel 2030 si dovrà raggiungere l'impatto zero nelle città, mentre per quanto riguarda il traffico extraurbano ci dev'essere una riduzione del 45 per cento, arrivando poi alla data del 2040, quando ci dovrà essere una riduzione del 90 per cento in tutto il territorio.
L'ultimo provvedimento che l'Unione europea ha incardinato concerne la regolamentazione delle omologazioni relativamente agli euro 7 e questa riguarda tutti i tipi di veicoli (automobili, furgoni, autobus e autocarri) e ne fissa i limiti indipendentemente dalla motorizzazione, quindi anche con riguardo alle auto elettriche. Questi limiti vanno a misurare il pulviscolo generato dal consumo delle ruote lungo la strada e anche dall'utilizzo più o meno importante dei freni.
Capiamo bene quindi che, per quanto riguarda l'Italia, ma tutta l'Europa, il settore dell'automotive è sempre stato un fiore all'occhiello e ha veicolato il prodotto italiano ed europeo nel mondo.
Per quanto riguarda l'Italia, la filiera dell'automotive rappresenta il 20 per cento del PIL e 270.000 addetti, più famiglie.
Voglio chiedere dunque al ministro Urso che cosa il Ministero sta facendo per un settore importante per l'Italia e per l'Europa. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro delle imprese e del made in Italy, senatore Urso, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
URSO, ministro delle imprese e del made in Italy. Signor Presidente, ringrazio innanzitutto per l'interrogazione, che pone al centro quella che dovrebbe essere finalmente una visione di politica industriale italiana ed europea, che purtroppo negli anni è mancata.
Noi abbiamo intenzione, innanzitutto, di affrontare la questione in maniera pragmatica, con una visione concreta della realtà, anche e soprattutto alla luce dei grandi avvenimenti - prima la pandemia, con le conseguenze sulla catena di valori industriali e poi la guerra tra Russia e Ucraina che ha svegliato le coscienze sulla dipendenza energetica dalla Russia - per evitare che si passi dalla dipendenza energetica da carbon fossile dalla Russia alla dipendenza tecnologica dalla Cina, quindi dalla padella alla brace.
Per fare questo in merito ai dossier che lei ha prima evidenziato, senatore Gelmetti, intendiamo avere un rapporto forte e significativo affinché la Commissione capisca che deve coniugare le esigenze della transizione ecologica - che tutti condividiamo negli obiettivi - alle modalità e alle tempistiche con le quali davvero le imprese e il sistema sociale italiano ed europeo possono riconvertirsi e diventare competitivi anche nella nuova era.
Per quanto riguarda in modo specifico i dossier che sono ancora in campo - quello riguardante l'euro 7 e la CO2 per i mezzi pesanti, andremo a un rapporto serrato con la Commissione. Ne ho parlato l'altro giorno con il ministro e vice cancelliere tedesco Habeck e ne parlerò la prossima settimana con Le Maire, perché abbiamo una comune visione su come affrontare in maniera più semplice e più pragmatica questi dossier. Se la Commissione non accoglierà le nostre ragioni, penso che i dossier passeranno alla prossima Commissione, quella che nascerà nel 2024 in un clima del tutto diverso, e al Parlamento che nascerà dal voto dei cittadini nel 2024. Ci siamo infatti già resi conto il 14 febbraio di come si faccia largo anche nell'attuale Parlamento europeo, eletto in un'altra epoca, la consapevolezza di quanto sia necessario adeguare i tempi della riconversione ecologica con quelli della transizione industriale.
Di conseguenza, l'altra tappa importante - lo sottolineo al Paese - è quella del 2026, con la clausola di revisione, quando ci sarà un altro Parlamento europeo, che sarà più consapevole delle esigenze delle imprese e dei cittadini europei e un'altra Commissione europea che non avrà quella visione ideologica di qualche anno fa, che perdura, malgrado la realtà incombente ci abbia fatto prendere atto della questione.
Non possiamo soggiacere alle visioni imperiali che si manifestano anche attraverso la tecnologia e l'accaparramento di materie prime: a tal proposito, abbiamo aperto un tavolo al Ministero sulle materie prime critiche, perché riteniamo che dalle materie prime alla lavorazione di quelle che servono alla duplice transizione e alla tecnologia, l'Italia e l'Europa debbano puntare all'autonomia strategica.
Infine, un dato emblematico riguarda gli incentivi. I risultati di questi mesi ci dicono che gli incentivi finiscono in misura significativa alla grande azienda Stellantis, con la quale abbiamo un rapporto e un confronto in atto: si tratta di circa il 40 per cento, in gran parte per macchine autorealizzate da Stellantis fuori dall'Italia.
Nel contempo, mentre gli incentivi per i motori endodinamici, per i motori tradizionali o comunque ibridi, sono molto appetibili, gli incentivi disposti per le auto elettriche sono poco richiesti, perché le auto elettriche continuano a essere troppo costose in Italia e non si è ancora completata la mappa necessaria delle ricariche nel Paese (ne abbiamo 36.000, rispetto alle 90.000 della piccola Olanda). Di fatto, questo non riesce a far crescere il mercato delle auto elettriche nel nostro Paese, le quali comunque - lo sottolineo - oggi, per la mancata visione industriale dei Governi precedenti, in gran parte sono prodotte all'estero. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Gelmetti, per due minuti.
GELMETTI (FdI). Signor Ministro, la ringrazio, perché le parole che lei ha oggi espresso in quest'Aula rassicurano - come dicevo prima - un settore strategico, i suoi 270.000 addetti e le loro famiglie. Ma rassicurano anche gli italiani, perché oggi capiscono che al Governo ci sono Ministri che creano uno Stato stratega, che vuole creare una politica industriale che faccia gli interessi degli italiani, dei prodotti e dei servizi italiani. Quindi la ringrazio e le auguro buon lavoro. (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore De Poli ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00239 sulla tutela delle risorse idriche del bacino del Brenta, per tre minuti.
DE POLI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Innanzitutto ringrazio il ministro Pichetto Frattin della sua disponibilità e della sua presenza.
Oggi pomeriggio con questo intervento vorrei accendere i riflettori sulla crisi idrica. Più che i numeri, sono per prime le immagini a raccontare questa emergenza: le barche in secca tra i canali di Venezia; l'isola di San Biagio sul lago di Garda che si raggiunge tranquillamente a piedi; la scarsità d'acqua che - secondo le stime - mette a rischio oggi 3,5 milioni di italiani nei prossimi mesi.
È una questione che riguarda l'intero territorio nazionale e tutte le nostre Regioni. Ad esempio, la falda del fiume Brenta, nella zona di Carmignano di Brenta dell'alta padovana in Veneto, si è abbassata in alcuni punti di più di 10 metri nell'arco di poco più di un anno. In quell'area - come sappiamo - risultano attivi diciassette pozzi di emungimento, che prelevano 1.300 litri d'acqua al secondo che vengono immessi nelle reti acquedottistiche del Veneto.
È necessario quindi salvaguardare questo territorio e, di conseguenza, vista la crisi, anche tutto il resto del territorio italiano. Servono opere di ricarica fisse per la realizzazione di invasi e molti altri interventi idonei a tutelare il bene acqua. Senza acqua non c'è vita; senza acqua non può esserci veramente futuro per nessuno. Se siamo in una situazione di scarsità adesso, in inverno, possiamo immaginare purtroppo quello che succederà nei prossimi mesi primaverili ed estivi.
La tutela dell'acqua è una priorità. Ecco perché riteniamo necessari interventi rapidi e incisivi attraverso un piano strategico nazionale. A questo Governo chiediamo di voltare pagina. Leggiamo in questi giorni, ad esempio, che la Cina investe centinaia di milioni di dollari per l'inseminazione delle nuvole, il cloud seeding. Pensiamo a cosa sta succedendo anche in giro per il mondo. Servono interventi che abbiano una visione di medio-lungo termine, a tutela di cittadini, di famiglie e di tutto il tessuto produttivo. È impensabile che nel nostro Paese venga trattenuto meno del 10 per cento dell'acqua piovana.
Ecco perché al Governo e al Ministro chiediamo con quali modalità l'Esecutivo intenda intervenire per salvaguardare dal punto di vista ambientale il territorio di Carmignano di Brenta dell'alta padovana, dove insistono diciassette pozzi di emungimento che prelevano circa 1.300 litri d'acqua, senza le dovute tutele per il territorio e i suoi cittadini.
Chiediamo inoltre come il Governo intenda intervenire per fronteggiare la crisi idrica attuale che sta interessando tutta Italia e se intenda attuare un piano strategico nazionale, prevedendo la progettazione di interventi strutturali, come ad esempio gli invasi, interventi sulla rete idrica per contrastare le perdite d'acqua, opere infrastrutturali come gli impianti di ricarica e i desalinizzatori, con l'obiettivo di salvaguardare il bene acqua e, di riflesso, salvare tutti noi.
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i professori e gli studenti del Dipartimento di giurisprudenza dell'Università di Torino, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa dello svolgimento di interrogazioni a risposta immediata,
ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15,15)
PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, onorevole Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PICHETTO FRATIN, ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. Signor Presidente, riguardo alle questioni poste dall'interrogante, innanzitutto appare funzionale rappresentare come la situazione idrometeorologica nazionale e il livello di soddisfacimento degli usi idrici siano costantemente monitorati dagli Osservatori permanenti sugli utilizzi idrici, istituiti presso le Autorità di bacino distrettuali.
Con particolare riguardo alla tutela del territorio di Carmignano di Brenta e dell'alta padovana, sono in corso iniziative a tutela della risorsa idrica, che, considerata la sua scarsità, potranno in futuro garantire, attraverso la diversificazione e l'interconnessione delle fonti di prelievo e distribuzione in Veneto, un efficiente utilizzo anche in previsione di eventi siccitosi più estremi e più prolungati.
Inoltre, risulta in parte finanziato l'intervento per lo sviluppo di reti acquedottistiche volte alla riduzione di approvvigionamenti autonomi privati anche nel settore Carmignano-Camazzole, che consentirà l'allacciamento al pubblico acquedotto delle utenze, fornendo ad esse acqua di qualità e diminuendo l'attingimento privato dalla falda acquifera locale.
Le iniziative in corso concernono l'ulteriore sviluppo del sistema di monitoraggio, riduzione e controllo delle perdite idriche che ad oggi ha consentito importanti risparmi. In aggiunta, l'attività di sostituzione delle condotte nel 2022 ha riguardato 31 chilometri di infrastruttura, in larga parte riferita alla risorsa disponibile a Carmignano di Brenta, con la previsione di incrementare le sostituzioni per ulteriori 67 chilometri nel biennio 2023-2024.
Inoltre, è stato redatto il Piano delle opere strategiche, che prevede un articolato sistema di interventi in Veneto, finalizzati alla preservazione dei livelli di falda dell'area di pianura.
Infine, a livello nazionale, l'azione di contrasto ai fenomeni siccitosi e di scarsità idrica può trarre benefici dal potenziamento degli strumenti conoscitivi e gestionali di bilancio idrico a supporto degli osservatori e delle autorità idrauliche distrettuali, in aggiunta alle risorse per gli investimenti in opere infrastrutturali già stanziati dal PNRR e nel Piano nazionale degli interventi nel settore idrico.
La proposta di un Piano strategico nazionale è accolta con favore, attese le dovute interlocuzioni con le altre amministrazioni a titolo diverso competenti. Tutto ciò per la messa a sistema delle diverse azioni a salvaguardia della risorsa idrica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Poli, per due minuti.
DE POLI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, mi ritengo soddisfatto per la risposta del Ministro, sia da un punto di vista territoriale, a beneficio delle popolazioni, sia per il mondo dell'agricoltura e delle attività produttive, preoccupati per il tipo di problematiche con cui sicuramente avremo a che fare in questi mesi. Quindi, c'è attenzione verso il territorio su cui c'è un grosso prelievo, che giustamente va dato ad altri territori dove il bene primario dell'acqua non c'è: questo è uno degli aspetti fondamentali di tutela, perché se non c'è lì non ci può essere neanche dalle altre parti. Quindi, la tutela del territorio di Carmignano di Brenta e dell'alta padovana diventa fondamentale, con tutta una serie di opere, come lei citava.
Credo che nel Piano strategico nazionale che si dovrà mettere in atto sarà importante prevedere, nelle varie zone d'Italia, degli invasi, delle strutture fondamentali per far sì che, in qualsiasi periodo dell'anno, non ci siano i problemi che stiamo vedendo in questi giorni.
Quindi, la sua risposta sull'assetto sia territoriale che nazionale del prossimo futuro ci vede chiaramente soddisfatti, e di questo la ringrazio. (Applausi).
PRESIDENTE. La senatrice Floridia Aurora ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00237 sugli effetti della prolungata siccità, in particolare nel Nord Italia, per tre minuti.
FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Signor Ministro, il 2022 si è caratterizzato per gli effetti estremi dei cambiamenti climatici, in particolar modo per la carenza di pioggia e neve che ha colpito il nostro Paese.
Secondo i dati ISAC-CNR, in Italia il 2022 è stato l'anno più siccitoso dal 1800, con forti ripercussioni negative anche sulle falde acquifere, mai così in sofferenza come oggi.
La portata d'acqua di fiumi, laghi e canali è stata significativamente inferiore alla media, mentre i livelli delle falde acquifere risulterebbero essere inferiori ai minimi storici.
In Veneto, la scorsa estate, la forte siccità presente, per esempio, sul lago di Garda e sull'Adige, ha determinato una situazione molto complessa e di difficile gestione per quanto riguarda l'irrigazione di campi e colture, e nei piccoli corsi d'acqua si è verificata anche una moria di fauna ittica, con rischi igienico-sanitari, a causa anche della presenza di carcasse di pesci e altri animali. A tutto questo si aggiungono anche le limitazioni nell'uso dell'acqua per privati cittadini e anche per le aziende.
Fino allo scorso fine settimana, come è stato riferito dall'ARPA del Veneto, sono caduti mediamente sul territorio regionale 0,5 millimetri di pioggia, quando il valore medio - tra il 1994 e il 2022 - è di 60 millimetri.
Il lago di Garda ha registrato, nelle ultime settimane, un livello di riempimento del 34 per cento, raggiungendo il minimo peggiore degli ultimi trentacinque anni, a poche settimane dall'inizio della stagione irrigua e quella turistica, che rileva milioni di presenze turistiche.
Il problema della siccità non accenna ad attenuarsi nemmeno per il fiume Po, sulla cui portata pesano l'assenza delle piogge e le temperature troppo elevate per questa stagione; ma a preoccupare è anche l'avanzata del cuneo salino nel delta per le possibili ripercussioni anche sull'ambiente. Purtroppo, la carenza di acqua e neve rischia di affliggere il Nord Italia anche nel 2023; si temono forti impatti sull'agroindustria, sulla produzione di energia, sul turismo e per la sopravvivenza della flora e della fauna.
Molti amministratori - indipendentemente dalla loro provenienza politica - esprimono grande preoccupazione per la gravità di una situazione che rischia di mettere in ginocchio tutto il Nord Italia, in particolar modo il Veneto.
Oggi la scienza consente, però, di guardare a nuove soluzioni proattive per ridurre il rischio e adottare nuove opzioni di adattamento.
Per questo mi rivolgo a lei, Ministro, per chiedere quali azioni questo Governo intenda adottare nel contrasto degli effetti dei fenomeni siccitosi, e se non intenda attivare al più presto un tavolo di confronto con le istituzioni locali, che conoscono la situazione: le categorie, gli esperti e le associazioni del territorio.
PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, onorevole Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PICHETTO FRATIN, ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. La situazione di crisi idrica verificatasi lo scorso anno, che ha visto coinvolte prevalentemente le Regioni del Centro Nord, pone con urgenza l'attuazione di investimenti necessari ad affrontare gli effetti del cambiamento climatico.
In particolare in materia di acque, le azioni da implementare dovranno focalizzarsi sulla tutela quantitativa e sull'utilizzo razionale della risorsa idrica.
Al fine di avere un quadro conoscitivo esaustivo della disponibilità della risorsa idrica, propedeutico a qualsivoglia azione, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica ha finanziato il progetto del bilancio idrologico nazionale, al fine di disporre di valutazioni coerenti tra distretti idrografici, nonché il progetto di censimento delle derivazioni, per il monitoraggio dei quantitativi di acqua effettivamente derivati.
In relazione agli osservatori permanenti sugli utilizzi idrici, è volontà di questo Ministero promuovere un rafforzamento della capacità decisionale nell'ambito del governo della risorsa idrica. Nell'ambito delle misure del PNRR rientrano inoltre gli investimenti per la realizzazione di un sistema avanzato e integrato di monitoraggio e previsione, finalizzato a mettere in atto misure preventive di manutenzione programmata del territorio e di ammodernamento delle infrastrutture e gli investimenti relativi al piano invasi, al fine di incrementare la sicurezza dell'approvvigionamento idrico di importanti aree urbane e la resilienza delle reti.
Ad esempio, all'interno del distretto del fiume Po, quello maggiormente colpito in questa annualità dai fenomeni di scarsità idrica, sono stati individuati numerosi interventi a supporto della mitigazione del fenomeno della siccità e per fronteggiare le crisi idriche. Lei, interrogante, ha citato anche il lago di Garda, che è una delle più grandi riserve di acqua dolce d'Europa. Nel complesso, sono stati finanziati 21 progetti, per una somma di 480 milioni di euro, nella maggior parte dei casi ricadenti nelle sezioni Acquedotti e Invasi del Piano nazionale settore idrico.
Da ultimo, si evidenzia come sia stato costituito a Palazzo Chigi un tavolo di lavoro in relazione alle crisi idriche, al quale parteciperò la prossima settimana insieme al vice ministro delegato Vannia Gava, al fine di confrontarci sulla tematica con il Ministro dei trasporti e delle infrastrutture, il Ministro dell'agricoltura e il sottosegretario Morelli.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Floridia Aurora, per due minuti.
FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Signor Ministro, grazie per la sua risposta, di cui devo dirle subito che non sono purtroppo soddisfatta. Lei ha parlato di fondi stanziati, di cui aveva già parlato tre mesi fa in sede di Commissione, quando ha presentato le sue linee programmatiche. Mi aspettavo oggi di avere dei primi passi concreti in questo senso e sono veramente dispiaciuta di non averli sentiti.
La questione è che non c'è più tempo da perdere. Lei ha parlato anche del monitoraggio necessario, che va fatto. La questione è che vanno potenziati gli uffici del genio civile; mancano i geologi, manca il personale sul territorio per mappare tutta la situazione, ad esempio quella grave del lago di Garda. Ci speravo un po', speravo di avere delle risposte più concise.
La verità è che c'è una sofferenza, la verità è che abbiamo a che fare con gli effetti del cambiamento climatico. Le chiedo di intervenire in merito, adottando e applicando questi fondi, perché i risultati ancora non li vediamo.
Vanno manutenute tutte le tubature di acqua potabile del nostro bacino; il 40 per cento delle tubature in Italia va manutenuto. Dobbiamo anche pensare all'agricoltura, al fatto di utilizzare e incentivare l'uso di tecnologie innovative. Ricordo che a Milano, ad esempio, ci sono due depuratori che, nel giro di diciotto ore, riescono a depurare le acque reflue e a renderle utilizzabili nel settore dell'agricoltura.
Il bacino del lago di Garda viene utilizzato per la stagione irrigua e quindi non posso pensare che la stagione turistica adesso sia alle porte e che ancora non si sia pensato di incentivare l'uso della microirrigazione, che è importantissimo. Non posso pensare che non ci siano degli incentivi da parte del Governo, già pensati per intervenire subito. La siccità c'è adesso, non aspetta nessuno e non possiamo neanche pensare di aspettare che venga a piovere in primavera.
Abbiamo poi dei Comuni molto piccoli, i cui amministratori chiedono aiuto in questo senso. È per tale ragione che ho chiesto a lei se intende creare un tavolo di lavoro con una cabina di regia forte perché gli amministratori dei piccoli Comuni non sono in grado di affrontare adesso la siccità... (Il microfono si disattiva automaticamente).
Rinnovo pertanto l'invito a pensare di farsi garante di un progetto più ampio che coinvolga tutti i territori che stanno vivendo questa situazione.
Le ricordo infine anche il Piano nazionale di adattamento climatico che è ora in fase di consultazione pubblica. È stato perso molto tempo sul piano climatico. Chiedo di non perdere altro tempo, una volta conclusa la fase di consultazione pubblica. Le chiedo altresì di ascoltare il territorio.
PRESIDENTE. La senatrice Fregolent ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00242 sulle modifiche alla disciplina dei bonus edilizi, per tre minuti.
FREGOLENT (Az-IV-RE). Signor Ministro, come lei ben sa, con il superbonus si è tentato di riqualificare gli edifici italiani che per la gran parte sono stati costruiti durante il boom economico degli anni Sessanta-Settanta e, a maggior ragione, devono prevedere importanti ristrutturazioni per rientrare poi nei parametri europei. Non è nato benissimo perché non c'era mai alcun elemento tecnico che prevedesse un controllo preventivo prima che venisse esborsato e autorizzato l'intervento. Purtroppo inoltre è stata data la possibilità della cessione di credito anche agli istituti che non sono quelli autorizzati a fare ciò, cioè le banche e gli istituti di credito.
Con il Governo Draghi abbiamo cercato di rimediare a una situazione che aveva previsto numerose truffe, come puntualmente ha denunciato anche la Guardia di finanza al Senato non più di qualche giorno fa.
Non ci aspettavamo però il provvedimento che a un certo punto cancellasse definitivamente la norma perché un conto è quanto riguarda il futuro, ma per quanto riguarda la materia esistente, le aziende e le famiglie si trovano in grande difficoltà. Le aziende, quelle costruttive, perché ovviamente hanno rispettato le regole previste dallo Stato e oggi si trovano in difficoltà, non sanno più a chi cedere il credito e le famiglie italiane, che pensavano di fare interventi immobiliari senza dover esborsare soldi, oggi si trovano nella difficile situazione di dover pagare.
Pertanto per quanto riguarda le sue competenze, perché ovviamente lei non è nel MEF né in altri Ministeri, posto che invece lei in Europa è andato a favore del Piano casa, previsto proprio dall'Unione europea, chiedo quali saranno gli interventi del Governo per tutelare le famiglie e le imprese in questa difficile situazione.
PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, onorevole Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PICHETTO FRATIN, ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. Signor Presidente, ringrazio gli interroganti. In merito al quesito posto dai senatori interrogati e per quanto di competenza del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, sull'efficientamento energetico degli edifici non possono che essere confermati gli impegni assunti a livello europeo ed inseriti nell'ambito del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, in corso peraltro di aggiornamento, nell'ottica di raggiungere la decarbonizzazione nell'intero settore civile al 2050, in linea con la strategia di riqualificazione energetica del parco immobiliare nazionale del 2020.
A tale scopo le detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici sono tuttora attive e hanno giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo dell'efficienza energetica e delle fonti rinnovabili termiche nel settore residenziale. Al fine di dare maggiore certezza a chi sostiene delle spese per interventi di efficientamento energetico, sarebbe certamente auspicabile una riforma generale dell'intera disciplina delle detrazioni fiscali in quanto ad oggi eccessivamente frammentata, che garantisca un'adeguata permanenza temporale dei predetti bonus che di solito sono oggetto di proroghe annuali o triennali.
Venendo alla questione della cessione del credito, non di competenza diretta del Ministero che rappresento - come lei ha avuto modo di dichiarare - come già evidenziato dal Consiglio dei ministri la scorsa settimana, l'intervento urgente, disposto dal decreto-legge n. 11 del 16 febbraio, è stato dettato dalla necessità di porre un argine al fenomeno della monetizzazione dei crediti fiscali, che si è venuto a creare con la trasformazione degli incentivi fiscali in una sorta di moneta parallela.
Inoltre, è stato posto il divieto per le pubbliche amministrazioni di acquistare crediti derivanti da bonus edilizi che - come evidenziato da Eurostat - avrebbero avuto un impatto diretto sul debito pubblico.
In ogni caso, il Governo ha ribadito a più riprese il suo impegno a trovare tutte le soluzioni necessarie per sbloccare i crediti maturati e che il sistema bancario ha difficoltà ad assorbire, i cosiddetti crediti incagliati, al fine di tutelare le imprese e i cittadini che hanno agito nel rispetto della normativa.
Pertanto, è già stato istituito un tavolo tecnico permanente, con il coinvolgimento anche delle associazioni di categoria interessate, al fine di individuare delle norme transitorie che garantiscano il corretto passaggio dal regime antecedente alla soluzione del problema.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Paita, per due minuti.
PAITA (Az-IV-RE). Signor Ministro, intanto la ringrazio. Noi sappiamo perfettamente che lei si è ritrovato a gestire la questione senza averne in qualche modo responsabilità. È chiaro, infatti, e in qualche modo inequivocabile, che in questo Paese le scelte più sbagliate sono state compiute da Conte. È Conte ad aver voluto il reddito di cittadinanza. È Conte ad avere in qualche modo concepito la teoria nefasta della decrescita felice. È Conte ad avere voluto questo tipo di impostazione. È Conte ad avere voluto a tutti i costi il superbonus. (Vivaci commenti). Sì, ma non vi agitate.
Signor Presidente, l'isterismo non va bene. Altrimenti, mi concede tempo ulteriore.
PRESIDENTE. Senatrice Paita, il tempo è quello che le ho comunicato in apertura del suo intervento. Invito i colleghi a rispettare i senatori che intervengono, anche perché ricordo che è in corso la diretta televisiva.
PAITA (Az-IV-RE). Quindi, signor Ministro, è chiarissimo a chi attribuire le responsabilità di scelte profondamente sbagliate, come quella del superbonus, volute e concepite in questo modo. Tuttavia, signor Ministro, in questo momento vi è lei al Governo.
Sono tante le famiglie e le imprese in difficoltà: imprese che sono preoccupate perché rischiano veramente di fallire e cittadini che sono in mezzo al guado. Quindi, io mi auguro che questo Governo vada oltre l'istituzione di un tavolo, perché di tavoli, ormai, questo Governo ne ha fatti veramente tantissimi: c'è una sorta di congestione da tavolo.
Ciò che serve sono le risposte. Sono state avanzate alcune ipotesi: l'utilizzo del modello F24, ma anche una sorta di coinvolgimento delle banche, magari attraverso la possibilità che queste garantiscano quei debiti attraverso delle garanzie SACE. Vi sono varie possibilità.
Che cosa le chiediamo, dunque, signor Ministro, nel ringraziarla comunque della sua disponibilità e apertura al ragionamento? Certamente le chiediamo di modificare un'impostazione sbagliata, fondata sulla teoria che in questo Paese possa essere fatto debito pubblico a dismisura; una impostazione incarnata sul concetto di irresponsabilità, che - lo ripeto - Conte ha voluto in tutti i casi manifestare nei confronti del Paese.
Al tempo stesso, le chiediamo di farsi carico del futuro di imprese e cittadini, che in questo momento hanno bisogno di risposte serie. Lo ripeto, signor Ministro: non tavoli, ma risposte serie, garanzie delle banche, utilizzo del modello F24; soluzioni che dovete mettere in campo subito, se non volete che il sistema collassi. (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore Rosso ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00236 sulla semplificazione degli iter autorizzativi di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, per tre minuti.
ROSSO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, come il signor Ministro sa benissimo, uno dei grandi obiettivi del nostro Paese è l'incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili, e non solo per centrare gli obiettivi che ci ha dato l'Europa per il 2030 col grande progetto Fit for 55, ma anche e soprattutto per centrare quelli che la maggioranza di centrodestra e questo Governo si sono dati per una maggiore sicurezza e autonomia energetica.
Sappiamo che nell'ultimo anno sono stati autorizzati circa 8 gigawatt di impianti, con una installazione di circa 3 gigawatt; sappiamo anche che a regime dovremo raggiungere i 12 gigawatt annui di autorizzazione. Abbiamo l'obiettivo di ribaltare l'attuale rapporto di utilizzo: in questo momento le fonti energetiche rinnovabili rappresentano meno di un terzo della produzione in Italia, mentre purtroppo le fonti fossili sono a più di due terzi.
Dobbiamo ribaltare assolutamente questo dato e, per farlo, occorre un grande sforzo per la semplificazione, sburocratizzazione e velocizzazione di tutto l'iter per l'autorizzazione per nuove installazioni. Inoltre, dobbiamo anche snellire gli adempimenti posti in capo ai richiedenti. Penso, signor Ministro, alle procedure di valutazione di impatto ambientale (VIA) e di valutazione ambientale speciale (VAS) e a quelle mille regole che rallentano la procedura e soprattutto allontanano la voglia, in particolare delle piccole e medie imprese, di investire in nuovi impianti.
Le chiediamo, quindi, signor Ministro, quali iniziative ha messo in campo il Governo per cercare di snellire e semplificare queste procedure, con l'obiettivo ultimo della decarbonizzazione e, quindi, della sicurezza e autonomia energetica del nostro Paese.
PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, onorevole Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PICHETTO FRATIN, ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. Signor Presidente, ringrazio gli interroganti perché la questione da loro posta mi consente di illustrare le misure di semplificazione introdotte con il decreto-legge riguardante il PNRR, approvato in Consiglio dei ministri lo scorso giovedì e in via di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, che mirano a snellire le procedure amministrative per l'installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili.
Con il procedimento citato si pongono le premesse per uno svolgimento coordinato e integrato dei procedimenti di VIA e di autorizzazione integrata ambientale (AIA). Inoltre, si snelliscono gli adempimenti richiesti nel procedimento di valutazione di impatto ambientale, prevedendo che non solo l'avvio dello stesso, ma anche l'adozione del parere e del provvedimento di VIA non sia subordinato alla conclusione della verifica preventiva di interesse archeologico che viaggia parallelamente.
Ulteriori e significative innovazioni riguardano lo snellimento dell'iter di installazione di impianti fotovoltaici in aree a destinazione industriale, artigianale e commerciale, nonché in discariche e cave non più soggette a sfruttamento. È prevista inoltre una misura volta a ridurre la fascia di rispetto dei beni sottoposti a tutela paesaggistica per le aree individuate dalla legge come idonee al fine dell'installazione di impianti da fonti rinnovabili, segnatamente riducendo la suddetta fascia di rispetto da sette a tre chilometri per gli impianti eolici e da un chilometro a cinquecento metri per gli impianti fotovoltaici.
Una successiva misura di semplificazione introdotta riguarda il procedimento autorizzativo unico per impianti a fonti rinnovabili, che dovrà concludersi entro centocinquanta giorni dalla ricezione delle istanze di avvio del procedimento, con un provvedimento quindi di autorizzazione che comprenda anche la valutazione di impatto ambientale, ove occorrente.
Nel testo del decreto-legge sono inoltre presenti anche misure di semplificazione per lo sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale e una corsia veloce per i procedimenti relativi a progetti di produzione di idrogeno verde o rinnovabili.
È stata inoltre ampliata la casistica per la sottoposizione a procedura abilitativa semplificata degli impianti di accumulo da esercire in un combinato con impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, al fine di rendere più celere la realizzazione. Posso affermare, pertanto, che l'azione del Governo si caratterizza sin dal suo insediamento per l'attenzione particolare al perseguimento dello sviluppo delle fonti rinnovabili al fine di raggiungere una spiccata indipendenza e sicurezza energetica del nostro Paese, nonché garantire le migliori condizioni economiche per le famiglie e le imprese.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Rosso, per due minuti.
ROSSO (FI-BP-PPE). Signor Ministro, la ringrazio per la risposta, di cui sono estremamente soddisfatto, perché vedo che il Governo sta agendo nella linea programmatica che aveva promesso. Ho sentito parlare di snellimento di procedure, di coordinamento fra valutazione di impatto ambientale e valutazione ambientale strategica, di velocizzazione delle procedure, di corsia veloce per l'idrogeno verde, di aumento delle procedure abilitative semplificate.
Stiamo quindi percorrendo la strada giusta per la decarbonizzazione. Devo dire che, dopo undici anni di Governi non eletti, mi fa piacere che sia un Governo finalmente eletto, di centrodestra, con all'interno rappresentata una forza come Forza Italia, con lei ministro Pichetto Fratin, a portare avanti con un atteggiamento non ideologico, ma di necessità, quello di cui molti hanno parlato in questi anni, ma di cui è stato realizzato veramente poco. Dobbiamo distinguere le cose che si possono fare - e queste di cui lei ha parlato, Ministro, si possono assolutamente fare, perché le fonti rinnovabili sono un obiettivo - dalle questioni che ci pone l'Europa, che sono invece di più difficile realizzazione per tempi e per mete. Sono sicuro che, così come si sta impegnando per le fonti rinnovabili, spiegherà all'Europa che non tutte le direttive sono uguali e, quindi, ci sono delle modifiche da fare sia sullo stop ai motori termici, sia sulle case green per il 2030 e il 2033. Complimenti e vada avanti così. (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore Trevisi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00240 sull'attuazione della normativa che favorisce la creazione di comunità energetiche, per tre minuti.
TREVISI (M5S). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, l'attività legislativa del MoVimento 5 Stelle ha fatto nascere le comunità energetiche, che sono delle associazioni di cittadini, enti, piccole e medie imprese, che condividono in loco l'energia prodotta da fonti rinnovabili. L'energia pulita così si può produrre in modo diffuso e il suo consumo collettivo può diventare un valore economico per i cittadini, riducendo le perdite di rete e consentendo il superamento dell'utilizzo delle fonti fossili, l'indipendenza e la sicurezza energetica.
Il decreto n. 199 del 2021 ha previsto che, entro centottanta giorni dalla sua data di entrata in vigore, sarebbero stati aggiornati i meccanismi di incentivazione e quindi sarebbero usciti i decreti attuativi per l'autoconsumo collettivo di potenza non superiore a un megawatt.
Considerato quindi che a otto mesi di distanza dalla scadenza prevista non risultano ancora emanati decreti incentivanti, per cui siamo ancora in regime transitorio e si possono realizzare solo comunità energetiche con potenza non superiore a 200 kilowatt, e che mancano ancora le regole attuative dell'Autorità di regolamentazione per energia reti e ambiente (ARERA), gli operatori sono per questi motivi in gravi difficoltà. Considerato, inoltre, che la Commissione europea, con il pacchetto di misure Fit for 55 ci chiede appunto di accelerare nell'uso delle fonti rinnovabili e favorire l'efficientamento energetico per arrivare a una riduzione del 55 per cento delle emissioni entro il 2030, nonché per arrivare alla neutralità climatica al 2050, è stato depositato al Senato un disegno di legge proprio a mia prima firma del MoVimento 5 Stelle (Atto Senato 834) finalizzato ancor di più a intensificare lo sviluppo delle fonti rinnovabili in questo Paese.
Si chiede pertanto al Ministro di sapere se è a conoscenza dei tempi riguardanti i decreti ministeriali sugli incentivi necessari per la realizzazione e lo sviluppo delle comunità energetiche; se intende estendere il modello di sviluppo previsto nel PNRR con un finanziamento di 2,2 miliardi di euro a fondo perduto anche ai Comuni sopra i 5.000 abitanti.
Si chiede infine di chiarire se l'incentivo - e quindi la tariffa - sarà un premio aggiuntivo al valore dell'energia prodotta e se sarà previsto il cosiddetto scorporo immediato, cioè una fatturazione della sola elettricità effettivamente acquistata dalle CER.
PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, onorevole Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PICHETTO FRATIN, ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. Signor Presidente, in merito al quesito posto dall'interrogante - lo ringrazio - posso annunciare in quest'Aula che è pronta da qualche ora la proposta di decreto che disciplina gli incentivi riconosciuti alle comunità energetiche o meglio a tutte le configurazioni di autoconsumo per la condivisione dell'energia prodotta da fonti rinnovabili.
L'entrata in vigore di tale proposta è subordinata unicamente all'approvazione da parte della Commissione europea, con la quale sono state avviate le opportune interlocuzioni. In tre mesi è stata avviata, conclusa e analizzata una consultazione pubblica dall'ampia partecipazione, di cui si è tenuto debitamente conto nel testo finale. È stata predisposta in questo caso una proposta di decreto che contempla al suo interno anche l'attuazione della misura del Piano nazionale di ripresa e resilienza, quindi un unico decreto con le due parti.
Auspichiamo che un unico testo normativo per l'implementazione delle CER possa garantire, nell'ottica della chiarezza e della semplificazione, una capillare diffusione sul territorio nazionale della comunità, anche grazie alla cumulabilità della tariffa incentivante con il contributo a fondo perduto del 40 per cento dell'investimento nei Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti.
Come sapete, la misura del PNRR prevede il sostegno alle comunità energetiche in Comuni con meno di 5.000 abitanti allo scopo di consentire l'installazione di almeno due gigawatt da fonti rinnovabili.
Al fine di raggiungere tali target nella tempistica concordata, abbiamo già ottenuto, in sede di trattativa con la Commissione europea, la trasformazione del prestito a tasso zero in contributo a fondo perduto nel limite del 40 per cento dell'investimento. Modificare l'ambito applicativo della misura - come da qualcuno viene richiesto - vorrebbe dire pregiudicare irrimediabilmente il raggiungimento degli obiettivi e la conseguente erogazione delle risorse da parte della Commissione. Un ampliamento dell'ambito soggettivo della misura dovrà essere valutato solo in seguito.
In merito all'ultima richiesta del senatore interrogante, si evidenzia che il decreto prevede una tariffa incentivante sull'energia prodotta e autoconsumata, il cui valore è differenziato per taglia di impianto e per localizzazione geografica; il cosiddetto scorporo in bolletta, invece, non è oggetto di tale decreto, in quanto è competenza di ARERA adottare le misure con le quali i clienti domestici possono richiedere alle rispettive società di vendita lo scorporo in bolletta della quota di energia condivisa, ai sensi dell'articolo 32 del decreto legislativo n. 199 del 2021. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Trevisi, per due minuti.
TREVISI (M5S). Signor Ministro, mi dichiaro parzialmente soddisfatto della sua risposta e le spiego perché.
Innanzitutto è fondamentale non prevedere un tetto, perché le CER devono sempre essere remunerate più dell'energia di mercato; quindi, nel caso in cui cresca il prezzo dell'energia, è importante che le CER non siano danneggiate rispetto al lato consumo individuale.
Ho fatto riferimento, poi, alla possibilità di estendere il modello di sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili ai Comuni al di sopra dei 5.000 abitanti. So che lei è piemontese e in Piemonte circa l'80 per cento dei Comuni è al di sotto dei 5.000 abitanti. Io sono pugliese e in Puglia di questi Comuni ce sono solo 88; quindi, se in Piemonte sono 1.400 e in Puglia 88, capisce che la Puglia ha una produzione molto alta da fonti rinnovabili, per cui purtroppo - per come previsto - il 40 per cento di questi 2,2 miliardi finirà tra Piemonte e Lombardia e le Regioni del Sud, soprattutto la Puglia, non prenderanno nulla, e questa è un'ingiustizia.
Le chiedo un po' più di tempo, Presidente, perché si tratta di cose importanti per migliorare il testo.
Inoltre, abbiamo depositato il disegno di legge sul reddito energetico - e speriamo di poterci lavorare insieme - che può consentire a chi non fa un consumo collettivo di avere comunque un impianto fotovoltaico, ed è un investimento che si ripaga nel tempo, perché lo Stato guadagna sull'energia in surplus non utilizzata dall'utente.
Auspico un cambiamento di atteggiamento da parte di questo Governo, perché spesso, anche se lei è molto moderato, i suoi colleghi Giorgetti e Meloni entrano a gamba tesa sui nostri provvedimenti. Il superbonus, ad esempio, è nato in una fase in cui l'Italia era in crisi economica per il Covid, quindi in quel momento serviva. Logicamente adesso va attualizzato, ma in quella fase ha fatto crescere l'Italia del 6 per cento. Lei sa bene che lo Stato è il primo socio delle nostre aziende. Su 70 miliardi spesi, il Censis ha detto che 46 miliardi del superbonus sono entrati nei conti dello Stato e sono stati usati da Draghi per pagare il caro bollette. Quindi non è assolutamente vero quello che, purtroppo, i suoi colleghi di Governo dicono, andando a demolire delle misure utili.
Se non ci fosse stato il superbonus, con la crisi pandemica in atto, oggi saremmo ancora in macerie. (Applausi). Dobbiamo dire grazie al presidente Conte e al MoVimento 5 Stelle per aver fatto crescere l'Italia più della Cina; lo scorso anno, infatti, il PIL dell'Italia è cresciuto più di quello della Cina, e questo grazie al lavoro sul superbonus di Conte e del MoVimento 5 Stelle. (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore Romeo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00243 sulla posizione italiana negli attuali negoziati europei in materia di transizione energetica, per tre minuti.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, signor Ministro, la nostra domanda è molto semplice. Chiediamo di sapere quali iniziative il Governo intende adottare per contrastare e superare la follia ideologica green portata avanti dall'attuale Unione europea, soprattutto su due questioni, anche se sarebbero tantissime ma non c'è tempo: auto e casa.
Per quanto riguarda le auto, mettiamo il punto solo sull'aspetto ambientale e tralasciamo quello economico, che di solito è l'aspetto che viene più sviluppato. Non riusciamo a comprendere perché non sia stato garantito il principio della neutralità tecnologica e si sia voluto puntare solo ed esclusivamente sull'elettrico, togliendo tutto quello che poteva essere legato ai biocarburanti, all'idrogeno e ad alternative che portavano indubbiamente verso emissioni zero, che è poi l'obiettivo che si voleva portare avanti. Ciò senza dimenticare il fatto che le batterie vengono prodotte per la stragrande maggioranza in Cina, grazie alle centrali a carbone, quindi tutti i nostri sforzi verrebbero vanificati e compensati in negativo proprio dalle centrali a carbone della Cina. Senza dimenticare un'altra questione: attualmente abbiamo in circolazione in Italia 40 milioni di veicoli, se dovessimo ricaricare altrettante vetture elettriche tutte insieme, magari la sera, per poi usufruire dell'auto il giorno dopo, come potremmo fare? Qualcuno stima che ci vorrebbero almeno 15 centrali nucleari, anche se nel nostro Paese ci sono delle forze politiche che non ne vogliono neanche sentir parlare.
Quanto al tema della casa, ci chiediamo come sia possibile alla fine arrivare a dover essere obbligati a ristrutturare il 75 per cento dei nostri immobili per avere un beneficio, a livello di riduzione delle emissioni, stimato nello 0,11 per cento: praticamente il nulla; ci fanno spendere 1.500 miliardi per il nulla. Quindi la domanda è: da un punto di vista ambientale, quali sarebbero i risultati puntando solo sull'elettrico e con la direttiva relativa alle case green? Lasciamo perdere l'aspetto economico.
Ci viene il sospetto che l'obiettivo dei nostri governanti europei non sia quello di ridurre l'impatto delle emissioni, migliorare la qualità dell'aria e tutelare l'ambiente, ma, con la scusa della tutela dell'ambiente, favorire gli interessi di qualche Paese o di qualche multinazionale. Lei cosa ne pensa? (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, onorevole Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PICHETTO FRATIN, ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. Signor Presidente, onorevoli interroganti, in merito al quesito posto, sin dal discorso di insediamento del Governo Meloni è stato chiaro che l'attuale Esecutivo intende raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica attraverso la piena attuazione del principio della neutralità tecnologica, senza però ingessare il processo di transizione ecologica in schemi rigidi, che rischiano di avere delle esternalità negative in termini sociali e in termini economici.
In relazione alla proposta europea per il regolamento sulla riduzione delle emissioni di CO2 per le auto, peraltro anche oggetto di una delle interrogazioni al collega Urso citata dagli interroganti, il Governo ha manifestato a più riprese le proprie perplessità sui tempi e i modi che l'Europa ha stabilito per il superamento dei motori a benzina e diesel.
L'azione governativa procederà lungo due direttrici: da un lato promuovere una maggiore gradualità nello stop alla commercializzazione dei veicoli; dall'altra spingere al massimo nella produzione di biocarburanti, che rappresentano comunque una filiera pulita che consentirebbe di mantenere l'attuale impostazione del sistema di produzione automotive, di fatto adattabile ai motori endotermici.
Ciò non vuol dire rimettere in discussione gli obiettivi ambientali finali; benzina e diesel sono inquinanti e devono essere gradualmente sostituiti, ma deve essere garantito al contempo un processo di ristrutturazione del comparto automotive che garantisca salde prospettive di sviluppo e massima tutela dei livelli occupazionali.
Da ultimo, in relazione alla direttiva sull'efficientamento delle abitazioni, la cosiddetta direttiva case green, in sede di Consiglio europeo l'azione negoziale italiana che si è sviluppata nel corso del 2022 (la chiusura operativa è avvenuta prima dell'insediamento del Governo Meloni, il 22 ottobre, mentre il 25 ottobre c'è stato il pronunciamento finale, fatto dal sottoscritto a nome del Governo Meloni) ha cercato di migliorare i vincoli posti nel testo iniziale dalla Commissione, che non erano condivisi neanche dal Governo precedente.
È da sottolineare come durante l'esame in Commissione, in Parlamento europeo, i rappresentanti delle forze politiche che compongono l'attuale maggioranza abbiano votato contro la proposta di direttiva emersa dei lavori parlamentari, che presenta dei parametri e dei target più stringenti rispetto al testo iniziale della Commissione e automaticamente molto più stringenti rispetto agli obiettivi del Consiglio. Nel corso dei negoziati, il cosiddetto trilogo interistituzionale tra Parlamento, Consiglio e naturalmente Commissione europea, che saranno avviati nelle prossime settimane, l'azione italiana sarà concentrata a rendere concretamente realizzabili i target di efficientamento energetico, in un percorso però che tenga conto, sia dal punto di vista delle tempistiche che delle modalità di realizzazione degli interventi, della peculiarità del patrimonio edilizio italiano, molto spesso risalente nel tempo ed in grande parte dislocato in contesti particolare, sia dal punto di vista della conformazione orografica, come i piccoli borghi montani, sia dal punto di vista dei vincoli paesaggistici ed ambientali, come i centri storici.
Con gli ecobonus abbiamo fatto interventi su 360.000 immobili: i numeri sono noti a quest'Aula. Un intervento come quello previsto dall'impostazione della Commissione, o peggio ancora del Parlamento europeo, riguarderebbe tra i 3,5 e i 4 milioni di immobili. Vi invito a prenderlo come parametro di riferimento e a valutare. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Bizzotto, per due minuti.
BIZZOTTO (LSP-PSd'Az). Signor Ministro, siamo soddisfatti della sua risposta e condividiamo pienamente l'impegno del Governo nel difendere gli interessi dell'Italia e nel fermare le due "eurofollie" sulle case green e sullo stop alle auto diesel e benzina. È necessario agire subito nei confronti di Bruxelles, per bloccare due direttive pericolose che avrebbero conseguenze economiche devastanti per milioni di famiglie e imprese italiane. Provvedimenti profondamente sbagliati, che dimostrano ancora una volta come l'Europa prenda decisioni ideologiche e fuori dalla realtà, totalmente scollegate dalla vita reale dei nostri cittadini. (Applausi).
La direttiva sulle case green altro non è che una euro-patrimoniale sulla casa, che metterebbe fuori legge 9 milioni di abitazioni in Italia.
Allo stesso modo, l'obbligo di produrre solo auto elettriche dal 2035 sarebbe un vero e proprio suicidio economico, che metterebbe a rischio migliaia di posti di lavoro.
Tutti siamo d'accordo sulla necessità di una maggiore sostenibilità ambientale, ma questo non si realizzerà mai se prima non viene garantita e tutelata la sostenibilità economica e sociale delle nostre imprese, dei nostri lavoratori e delle nostre famiglie.
Signor Ministro, finalmente abbiamo un Governo che ha il coraggio di dire no alle decisioni scellerate e anti italiane che l'Europa vorrebbe imporre al nostro Paese. È finito il tempo dei Governi di sinistra che subivano passivamente qualunque ordine arrivasse da Bruxelles.
La Lega e il Governo di centrodestra daranno battaglia in ogni sede per difendere le case, il lavoro e il risparmio degli italiani. (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore Irto ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00241 sulla riqualificazione energetica degli edifici, per tre minuti.
IRTO (PD-IDP). Signor Ministro, al netto della considerazione che qualcuno reputa folli le proposte della Commissione europea, se ci sono, un Governo deve assumersi la responsabilità di dare delle risposte, a prescindere da come la possa pensare qualche forza di maggioranza.
La Commissione europea, come lei sa, ha presentato una proposta di revisione della direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia, che mira a far sì che tutti i nuovi edifici siano a emissioni zero entro il 2030 e gli edifici esistenti lo divengano entro il 2050.
Nella prospettiva della Commissione europea gli investimenti nella riqualificazione energetica dovrebbero costituire anche un'opportunità per l'economia, e in particolare per il settore edile, che rappresenta circa il 9 per cento del PIL europeo e impiega 25 milioni di posti di lavoro in circa 5 milioni di imprese, in prevalenza piccole e medie imprese.
Il parco immobiliare italiano è costituito per la maggior parte da edifici a uso residenziale (12,42 milioni) aventi più di quarantacinque anni, e in prevalenza ricadenti nelle classi energetiche F e G, senza dimenticare - e non possiamo farlo - la considerazione del patrimonio gigantesco immobiliare pubblico del nostro Paese.
Su tutto questo si chiede se il Governo intenda confermare presso le competenti sedi europee l'impegno del Paese al raggiungimento degli obiettivi stabiliti a livello nazionale; quali iniziative di competenza abbia adottato o intenda adottare in sede europea affinché gli ambiziosi obiettivi di efficientamento energetico siano accompagnati da adeguati strumenti finanziari stanziati a livello europeo e affinché i costi degli interventi non ricadano sulla testa delle famiglie; quali misure intenda adottare per garantire la continuità, il rafforzamento e una maggiore efficacia dei vigenti strumenti di finanziamento degli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare pubblico; infine, se intenda procedere a un progressivo riordino, condiviso con tutte le parti interessate, della legislazione vigente in materia di incentivi fiscali edilizi.
PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, onorevole Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PICHETTO FRATIN, ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. Signor Presidente, ringrazio gli interroganti, anche per l'articolata considerazione svolta nell'interrogazione.
Riguardo alle questioni poste in merito alla riqualificazione energetica degli immobili, non posso che confermare - come ho già fatto in questa sede - gli impegni presi a livello europeo nell'ambito del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) al 2030 - peraltro in corso di aggiornamento - nell'ottica della decarbonizzazione, e dell'intero settore civile con proiezione al 2050, quindi, con l'obiettivo di raggiungere la neutralità nel 2050. Questo in linea con la strategia di riqualificazione, partendo dalla condizione in cui eravamo nel 2020, quindi ante ecobonus, naturalmente.
Ad oggi sono attivi diversi meccanismi incentivanti dell'ecobonus limitatamente al settore residenziale: dal conto termico, aperto sia al settore residenziale che al terziario, dal Programma di qualificazione energetica della pubblica amministrazione (Prepac) al Fondo nazionale di efficienza energetica, cosiddetto Fondo Kyoto. A questi si aggiungono altre misure, con finalità non prettamente di efficienza energetica, quali il cosiddetto bonus casa, il sisma bonus o il bonus eliminazione barriere architettoniche, che vanno naturalmente raggruppati nel sistema.
Come previsto dal PNIEC vigente, e anche nell'ambito di alcune delle riforme previste come milestone nel PNRR, al fine di supportare gli sfidanti obiettivi previsti per il settore civile e l'obiettivo 2050, è opportuno procedere con una riforma a un potenziamento e a una maggiore specializzazione delle misure sopra citate rispetto ai vari settori residenziali (terziario, civile, pubblico).
Con particolare riferimento alle detrazioni fiscali, si ritiene necessaria una riforma generale della disciplina, in quanto ad oggi eccessivamente frammentata, garantendo inoltre un'adeguata durata temporale (almeno decennale), al fine di assicurare la stabilità e la visibilità sul mercato. Nell'ambito del disegno di riforma fiscale, può essere proprio questo il percorso, trattandosi in gran parte di detrazioni.
Rispetto al potenziamento del Fondo nazionale per l'efficienza energetica, così come previsto dal PNRR, si rappresenta che è già stato predisposto uno schema di decreto ministeriale, in questo momento in fase di concerto con il MIT e il Mimit, che prevede importanti novità anche a favore degli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Rispetto al Prepac, si rappresenta che è già stata attuata una riforma della misura nell'ambito dello stesso PNRR, finalizzata all'accelerazione nell'esecuzione degli interventi. Tuttavia ulteriori interventi si ritengono opportuni al fine di snellire l'iter procedimentale.
Infine, come già detto nella precedente risposta, in relazione alla direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia, in corso di esame presso le istituzioni comunitarie, sarà compito del Governo italiano garantire un'adeguata tempistica per il raggiungimento dei target previsti, al fine di delineare un piano di azione realistico e razionale di efficientamento energetico del patrimonio immobiliare italiano, con particolare attenzione al patrimonio pubblico. Non discutiamo l'obiettivo finale, che condividiamo totalmente; tuttavia il percorso va definito con realismo rispetto alle condizioni del nostro Paese.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Irto, per due minuti.
IRTO (PD-IDP). Signor Presidente, prendiamo atto della risposta del Governo, ma non ci riteniamo soddisfatti. Signor Ministro, se avesse risposto, come ha risposto a me, alla precedente interrogazione del Gruppo Lega, probabilmente non avrebbe ricevuto gli applausi di quel Gruppo. Se lei decide, come è giusto che sia, di mantenere un impegno europeo relativo alle scadenze che abbiamo davanti, allo stesso tempo però, con l'altra mano, non si può tagliare ed eliminare dal decreto incentivi il tema del superbonus e degli altri incentivi fiscali, che sono serviti a riqualificare dal punto di vista edilizio, dal punto di vista energetico, dal punto di vista ambientale e dal punto di vista sismico gli edifici privati italiani.
Mi sembra di capire che il Governo dimostri di non avere una visione complessiva rispetto agli impegni che l'Europa ci impone. Per questo probabilmente quegli aiuti, che noi davamo e che potevamo dare con il superbonus alle imprese, alle famiglie e ai professionisti, non solo andavano ripresi, ma soprattutto andavano rilanciati e migliorati, Ministro, affinché si potesse davvero dare una risposta complessiva all'Italia e soprattutto dare un segnale di velocità, mettendoci in linea con quelle scadenze europee che, al netto di qualche parere di follia secondo qualche Gruppo di maggioranza, sono scadenze che l'Italia dovrà affrontare. Un Governo ha l'obbligo e la responsabilità di affrontare quelle scadenze e quella discussione a viso aperto, con la schiena dritta e a testa alta, non girandosi dall'altra parte. (Applausi).
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
FLORIDIA Barbara (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLORIDIA Barbara (M5S). Signor Presidente, il fascismo in Italia non è nato con le grandi adunate di migliaia di persone. È nato ai bordi di un marciapiede qualunque, con la vittima di un pestaggio per motivi politici, che è stata poi lasciata a sé stessa dai passanti indifferenti. «Odio gli indifferenti», diceva un grande italiano come Antonio Gramsci, che i fascisti chiusero in un carcere fino alla morte, impauriti come conigli dalla forza delle sue idee. Inoltre, siate consapevoli che è in momenti come questi che, nella storia, i totalitarismi hanno preso piede e fondato le loro fortune, rovinando quelle di intere generazioni. Non abbiate paura, adesso è il momento della fiducia. Queste sono alcune delle parole scritte dalla preside Savino del liceo di fronte al quale a Firenze - ahimè - alcuni ragazzi sono stati pestati da un gruppo di squadristi legati ad Azione studentesca, si dice vicini a Fratelli d'Italia.
Presidente, per suo tramite, io condanno fortemente le parole del ministro Valditara (Applausi) che davanti a tale profondità della preside di questo liceo ha osato dire che questa è una lettera impropria e strumentale. Ha osato dire che non compete ad una preside lanciare messaggi di questo tipo. Quindi non compete ad una preside mandare messaggi che possano sottolineare i valori costituzionali e stigmatizzare il fascismo come un momento storico buio della nostra storia? E allora qual è il ruolo di una preside? Noi crediamo che il ministro Valditara si debba vergognare per queste parole. Lo vogliamo in Aula perché possa condannare invece le azioni e la violenza squadrista e chieda scusa a questa preside che ha usato invece parole di alto valore. (Applausi).
DE PRIAMO (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PRIAMO (FdI). Signor Presidente, nella notte tra il 20 e il 21 febbraio scorso a Roma è avvenuto un grave episodio di vandalismo, documentato e pubblicato sui social dagli stessi autori, che si sono firmati «Scuole in lotta», esponenti evidentemente del mondo dell'estrema sinistra, che durante la notte hanno vandalizzato varie sedi di Fratelli d'Italia e tra le altre, anche quella della Garbatella, dove ha iniziato a fare politica la presidente Georgia Meloni. Il fatto che sia stata scelta tale sede ha un significato. Ancor più grave, però, è stato il danneggiamento di un monumento dedicato a Francesco Cecchin, un ragazzo ucciso il 15 giugno 1979, come diceva una canzone dell'epoca «con le chiavi strette in mano, strano modo per morire», mentre stava andando a prendere un gelato con sua sorella, unicamente per le sue idee politiche. Oltre a questo, ancor più grave è stato il danneggiamento di un simbolo istituzionale: è stata incendiata infatti la corona posta pochi giorni fa per l'anniversario dell'uccisione di Paolo Di Nella, avvenuta il 9 febbraio del 1983. Tale corona è stata posta dal sindaco di Roma Gualtieri, quindi dalle Istituzioni in ricordo di una vittima innocente di quella logica di scontro acceso e violento, di violenza e intolleranza politica che andava condannata ieri e va condannata oggi. Da questo punto di vista noi vogliamo sicuramente denunciare quanto accaduto e siamo certi che i responsabili saranno individuati e puniti. Devo dire che anche l'intervento che mi ha preceduto per i toni renda necessario un appello a tutte le forze politiche affinché condannino in modo chiaro ogni forma di intolleranza e di violenza politica che nasce anche da alcuni cattivi maestri che, demonizzando l'avversario, riproducono uno schema che abbiamo visto in quegli anni che non devono più tornare.
Abbiamo visto episodi diversi, non solo quello che sto richiamando. Abbiamo visto quanto accaduto in alcune città, come Bologna e Firenze, ad opera di esponenti di ogni forza politica. Per esempio, a Bologna proprio i rappresentanti di Azione studentesca hanno subito aggressioni. Abbiamo visto quello che è successo alla Sapienza, dove non si è fatto svolgere un convegno perché vi erano rappresentanti politici sgraditi (in quel caso, un parlamentare di Fratelli d'Italia).
Dobbiamo impegnarci tutti, tutte le forze politiche, a rifiutare ogni logica di violenza politica, che nasce anche dall'intolleranza, che nasce dalla logica di chi decide chi può parlare o non parlare ad un convegno; chi può volantinare o non volantinare davanti a una scuola.
Lo dobbiamo a quei ragazzi ingiustamente uccisi per aver creduto in un ideale, qualunque fosse l'ideale. Noi, infatti, denunciamo la violenza da qualunque parte provenga. Lo dobbiamo ai ragazzi di allora, ma lo dobbiamo ai ragazzi di oggi, perché non devono mai più vivere quel clima di violenza e di intolleranza.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 28 febbraio 2023
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 28 febbraio, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 16,20).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE DISCUSSO AI SENSI DELL'ARTICOLO 44, COMMA 3, DEL REGOLAMENTO
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori (553)
PROPOSTE DI NON PASSARE ALL'ESAME DEGLI ARTICOLI
NP1
Giorgis, Parrini, Nicita, Meloni, Valente
Respinta (*)
Il Senato,
in sede di discussione del disegno di legge A.S. 553, recante conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori,
considerato che il provvedimento viola numerosi obblighi inderogabili previsti dal diritto internazionale consuetudinario e pattizio e, in particolare, dall'articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, fatta il 10 dicembre 1982 a Montego Bay e ratificata dall'Italia con legge 2 dicembre 1994, n. 689; dal Cap. V, Regola 33 della Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare del 17 giugno 1960, resa esecutiva in Italia con legge 22 giugno 1980, n. 313, nonché dal diritto interno - e , in particolare, dagli articoli 1113 e 1158 del Codice della Navigazione - con conseguente palese violazione degli articoli 10 e 117, comma 1 della Costituzione,
delibera, ai sensi dell'articolo 96 del Regolamento, di non passare all'esame degli articoli.
NP2
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinta (*)
Il Senato,
in sede di discussione del disegno di legge A.S. 553, recante "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori";
in considerazione dei contenuti specifici del provvedimento e atteso che nel suo complesso incide sugli articoli 2, 3, 10, 11 e 117 della Costituzione nonché su normativa europea e internazionale anche di rango costituzionale quali ad esempio la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, le Convezioni Solas del 1914, Sar del 1979, Unclos del 1982 e Salvage del 1989,
delibera, ai sensi dell'articolo 96 del Regolamento, di non passare all'esame degli articoli.
________________
(*) Sulle proposte di non passare all'esame degli articoli è stata effettuata un'unica votazione.
ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE
Art. 1.
1. Il decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori, è convertito in legge con le modificazioni riportate in allegato alla presente legge.
2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
________________
N.B. Approvato il disegno di legge composto del solo articolo 1.
ALLEGATO RECANTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE AL DECRETO-LEGGE, NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
All'articolo 1, comma 1:
alla lettera b):
al capoverso 2-bis, lettera a), le parole: « ad autorizzazioni o abilitazioni rilasciate » sono sostituite dalle seguenti: « alle certificazioni e ai documenti rilasciati » e le parole: « in possesso dei requisiti di idoneità tecnico-nautica alla sicurezza della navigazione » sono sostituite dalle seguenti: « mantenuta conforme agli stessi ai fini della sicurezza della navigazione, della prevenzione dell'inquinamento, della certificazione e dell'addestramento del personale marittimo nonché delle condizioni di vita e di lavoro a bordo »;
al capoverso 2-quater, sesto periodo, dopo le parole: « all'articolo 214 del » sono inserite le seguenti: « codice della strada, di cui al »;
al capoverso 2-sexies:
al primo periodo, la parola: « limite » è sostituita dalla seguente: « limitazione » e le parole: « o non si uniforma alle indicazioni della medesima autorità » sono sostituite dalle seguenti: « nonché dalla struttura nazionale preposta al coordinamento delle attività di polizia di frontiera e di contrasto dell'immigrazione clandestina o non si uniforma alle loro indicazioni »;
al terzo periodo, le parole: « trova applicazione » sono sostituite dalle seguenti: « si applica »;
è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « Le sanzioni di cui al presente comma si applicano anche in caso di mancanza di una delle condizioni di cui al comma 2-bis accertata successivamente all'assegnazione del porto di sbarco »;
al capoverso 2-septies:
al primo periodo, dopo le parole: « 2-sexies, primo » sono inserite le seguenti: « e quinto » e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « per il luogo di accertamento della violazione »;
al secondo periodo, dopo le parole: « Si osservano » sono inserite le seguenti: « , in quanto compatibili, » ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « I proventi derivanti dalle sanzioni amministrative pecuniarie sono versati ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, al fondo di cui all'articolo 1, comma 795, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, e destinati annualmente, a decorrere dall'anno 2023, all'erogazione dei contributi ivi previsti, con i criteri e le modalità stabiliti ai sensi dell'articolo 1, comma 796, della medesima legge n. 178 del 2020 ».
L'articolo 2 è sostituito dal seguente:
« Art. 2. - (Clausola di invarianza finanziaria) - 1. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni competenti provvedono alle attività ivi previste con l'utilizzo delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente ».
ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE, NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 1.
(Modifiche all'articolo 1 del decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2020, n. 173)
1. All'articolo 1 del decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2020, n. 173, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 2, il secondo e il terzo periodo sono soppressi;
b) dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:
« 2-bis. Le disposizioni del comma 2 non si applicano nelle ipotesi di operazioni di soccorso immediatamente comunicate al centro di coordinamento competente per il soccorso marittimo nella cui area di responsabilità si svolge l'evento e allo Stato di bandiera ed effettuate nel rispetto delle indicazioni delle predette autorità, emesse sulla base degli obblighi derivanti dalle convenzioni internazionali in materia di diritto del mare, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e delle norme nazionali, internazionali ed europee in materia di diritto di asilo, fermo restando quanto previsto dal Protocollo addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità transnazionale organizzata per combattere il traffico illecito di migranti via terra, via mare e via aria, reso esecutivo dalla legge 16 marzo 2006, n. 146. Ai fini del presente comma devono ricorrere congiuntamente le seguenti condizioni:
a) la nave che effettua in via sistematica attività di ricerca e soccorso in mare opera in conformità alle certificazioni e ai documenti rilasciati dalle competenti autorità dello Stato di bandiera ed è mantenuta conforme agli stessi ai fini della sicurezza della navigazione, della prevenzione dell'inquinamento, della certificazione e dell'addestramento del personale marittimo nonché delle condizioni di vita e di lavoro a bordo;
b) sono state avviate tempestivamente iniziative volte a informare le persone prese a bordo della possibilità di richiedere la protezione internazionale e, in caso di interesse, a raccogliere i dati rilevanti da mettere a disposizione delle autorità;
c) è stata richiesta, nell'immediatezza dell'evento, l'assegnazione del porto di sbarco;
d) il porto di sbarco assegnato dalle competenti autorità è raggiunto senza ritardo per il completamento dell'intervento di soccorso;
e) sono fornite alle autorità per la ricerca e il soccorso in mare italiane, ovvero, nel caso di assegnazione del porto di sbarco, alle autorità di pubblica sicurezza, le informazioni richieste ai fini dell'acquisizione di elementi relativi alla ricostruzione dettagliata dell'operazione di soccorso posta in essere;
f) le modalità di ricerca e soccorso in mare da parte della nave non hanno concorso a creare situazioni di pericolo a bordo né impedito di raggiungere tempestivamente il porto di sbarco.
2-ter. Il transito e la sosta di navi nel mare territoriale sono comunque garantiti ai soli fini di assicurare il soccorso e l'assistenza a terra delle persone prese a bordo a tutela della loro incolumità, fatta salva, in caso di violazione del provvedimento adottato ai sensi del comma 2, l'applicazione delle sanzioni di cui ai commi 2-quater e 2-quinquies.
2-quater. Nei casi di violazione del provvedimento adottato ai sensi del comma 2, salve le sanzioni penali quando il fatto costituisce reato, si applica al comandante della nave la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 10.000 a euro 50.000. La responsabilità solidale di cui all'articolo 6 della legge 24 novembre 1981, n. 689, si estende all'armatore e al proprietario della nave. Alla contestazione della violazione consegue l'applicazione della sanzione amministrativa accessoria del fermo amministrativo per due mesi della nave utilizzata per commettere la violazione. L'organo accertatore, che applica la sanzione del fermo amministrativo, nomina custode l'armatore o, in sua assenza, il comandante o altro soggetto obbligato in solido, che fa cessare la navigazione e provvede alla custodia della nave a proprie spese. Avverso il provvedimento di fermo amministrativo della nave, adottato dall'organo accertatore, è ammesso ricorso, entro sessanta giorni dalla notificazione del verbale di contestazione, al Prefetto che provvede nei successivi venti giorni. Al fermo amministrativo di cui al presente comma si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui all'articolo 214 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.
2-quinquies. In caso di reiterazione della violazione commessa con l'utilizzo della medesima nave, si applica la sanzione amministrativa accessoria della confisca della nave e l'organo accertatore procede immediatamente a sequestro cautelare.
2-sexies. Fuori dei casi in cui è stato adottato il provvedimento di limitazione o divieto di cui al comma 2, quando il comandante della nave o l'armatore non fornisce le informazioni richieste dalla competente autorità nazionale per la ricerca e il soccorso in mare nonché dalla struttura nazionale preposta al coordinamento delle attività di polizia di frontiera e di contrasto dell'immigrazione clandestina o non si uniforma alle loro indicazioni, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 2.000 a euro 10.000. Alla contestazione della violazione consegue l'applicazione della sanzione amministrativa accessoria del fermo amministrativo per venti giorni della nave utilizzata per commettere la violazione. In caso di reiterazione della violazione, la sanzione amministrativa accessoria del fermo amministrativo è di due mesi e si applica il comma 2-quater, secondo, quarto, quinto e sesto periodo. In caso di ulteriore reiterazione della violazione, si applica quanto previsto dal comma 2-quinquies. Le sanzioni di cui al presente comma si applicano anche in caso di mancanza di una delle condizioni di cui al comma 2-bis accertata successivamente all'assegnazione del porto di sbarco.
2-septies. All'irrogazione delle sanzioni di cui ai commi 2-quater, primo periodo, 2-quinquies e 2-sexies, primo e quinto periodo, accertate dagli organi addetti al controllo, provvede il prefetto territorialmente competente per il luogo di accertamento della violazione. Si osservano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689. I proventi derivanti dalle sanzioni amministrative pecuniarie sono versati ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, al fondo di cui all'articolo 1, comma 795, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, e destinati annualmente, a decorrere dall'anno 2023, all'erogazione dei contributi ivi previsti, con i criteri e le modalità stabiliti ai sensi dell'articolo 1, comma 796, della medesima legge n. 178 del 2020 ».
EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO
1.1
Malpezzi, Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Sopprimere l'articolo.
1.3
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Id. em. 1.1
Sopprimere l'articolo
1.4
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Improponibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 1
(Fondo di contrasto agli effetti delle crisi globali)
1. E' istituito, nello stato di previsione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), un Fondo di contrasto agli effetti delle crisi globali, con una dotazione finanziaria di 50 milioni di euro per l'anno 2023 e di 100 milioni di euro per le annualità 2024 e 2025, per interventi straordinari volti a sostenere la risposta alle sfide globali e alle conseguenze delle crisi climatica, alimentare ed energetica in favore dei Paesi terzi attraverso le attività della cooperazione allo sviluppo.
2. A copertura degli oneri di cui al presente articolo, si provvede mediante riduzione di 50 milioni per ciascuno degli anni 2024 e 2025, del fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, nonché mediante riduzione di 50 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2023-2025 del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».
Conseguentemente:
a) sopprimere l'articolo 2;
b) sostituire il titolo del disegno di legge, con il seguente: «Misure a favore delle attività di cooperazione allo sviluppo per il contrasto agli effetti delle crisi globali».
1.5
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Improponibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 1
(Disposizioni a favore delle attività di cooperazione internazionale allo sviluppo)
1. Al fine di rafforzare l'azione dell'Italia nell'ambito della cooperazione internazionale per lo sviluppo e in osservanza dell'art. 1 comma 381 lettera a) della Legge 30 dicembre 2021, n. 234 l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 18, comma 2, lettera c), della legge 11 agosto 2014, n. 125, è incrementata di 50 milioni di euro per l'anno 2023, di 76 milioni di euro per l'anno 2024, di 299 milioni di euro per l'anno 2025 e di euro 349 milioni annui a decorrere dall'anno 2026.
2. A copertura degli oneri di cui al presente articolo, si provvede mediante riduzione di 50 milioni per ciascuno degli anni 2023 e 2024, del fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, nonché mediante riduzione di 26 milioni per l'anno 2024, 299 milioni di euro per l'anno 2025 e 349 milioni annui a decorrere dall'anno 2026, del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».
Conseguentemente:
a) sopprimere l'articolo 2;
b) sostituire il titolo del disegno di legge, con il seguente: «Misure di Aiuto Pubblico allo Sviluppo».
1.6
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 1
(Misure volte al potenziamento del sistema di soccorso e accoglienza)
1. Al fine di rafforzare le attività organizzative degli enti locali coinvolti nel sistema di soccorso e accoglienza di stranieri e dei richiedenti asilo e nella gestione dei flussi migratori, nonché di potenziare conseguentemente le strutture di prima accoglienza e dei punti di crisi, con particolare riguardo agli hotspot collocati nei porti di primo sbarco, nello stato di previsione del ministero delle infrastrutture e Trasporti, sono stanziati 80 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2023-2025.
2. Con decreto del ministero delle Infrastrutture e Trasporti di concerto con il Ministero dell'Interno, da emanare entro 120 giorni previa intesa in sede di Conferenza Unificata, sono stabiliti i criteri e le modalità di assegnazione delle suddette risorse.
3. A copertura degli oneri di cui al presente articolo, si provvede mediante riduzione di 40 milioni per ciascuno degli anni 2023, 2024 e 2025, del fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, nonché mediante riduzione di 40 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2023-2025 del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».
Conseguentemente:
a) sopprimere l'articolo 2
b) sostituire il titolo del disegno di legge, con il seguente: «Disposizioni per il rafforzamento e miglioramento del sistema di soccorso e accoglienza di stranieri e dei richiedenti asilo».
1.7
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 1.
(Disposizioni per il potenziamento delle attività salvataggio in mare di migranti)
1. Al fine di potenziare le attività di sorveglianza e soccorso in mare con l'obiettivo primario del salvataggio dei migranti e della salvaguardia della vita in mare, sono stanziati 200 milioni di euro per ciascun anno del quinquennio 2013-2017. Le risorse sono finalizzate al potenziamento delle attività di controllo in mare e del personale a tali scopi assegnato, e all'implementazione dei mezzi navali e non dei diversi Corpi dello Stato che, a vario titolo, concorrono nelle attività di pattugliamento ai fini del salvataggio di vite in mare.
2. A copertura degli oneri di cui al presente articolo, si provvede mediante riduzione di 100 milioni per ciascuno degli anni 2023, 2024 e 2025, 2026, 2027, del fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, nonché mediante riduzione di 100 milioni di euro per ciascun anno del quinquennio 2013-2017, del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190."
Conseguentemente:
a) sopprimere l'articolo 2
b) sostituire il titolo del disegno di legge, con il seguente: «Misure per il potenziamento delle attività salvataggio in mare di migranti».
1.8
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 1.
(Disposizioni in materia di immigrazione e di procedure per il riconoscimento del diritto di asilo e di permessi di soggiorno)
1. Al fine di garantire la piena funzionalità e la continuità operativa degli uffici preposti alle procedure per il riconoscimento del diritto di asilo, per l'esame delle richieste di permessi di soggiorno, per le pratiche connesse al settore dell'immigrazione, per le attività dell'amministrazione in materia di immigrazione con particolare riguardo per le commissioni territoriali per il diritto d'asilo, sono stanziati 30 milioni dall'anno 2023 anche al fine di consentire la prosecuzione e stabilizzazione del rapporto di lavoro dei lavoratori già impiegati per le suddette finalità presso il Ministero dell'interno, le sezioni immigrazione delle questure, le prefetture e le commissioni territoriali per il diritto d'asilo, e con contratto in scadenza.
2. A copertura degli oneri di cui al presente articolo, si provvede mediante corrispondente riduzione dall'anno 2023, del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».
Conseguentemente:
a) sopprimere l'articolo 2;
b) sostituire il titolo del disegno di legge, con il seguente: «Disposizioni riguardanti le attività dell'amministrazione in materia di immigrazione e di procedure per il riconoscimento del diritto di asilo e di permessi di soggiorno».
1.9
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 1.
(Proroga dei termini nell'ambito del Sistema di accoglienza e integrazione, e Centri per minori stranieri non accompagnati)
1. Il termine del finanziamento dei posti di accoglienza, attivati ai sensi dell'articolo 26, comma 1 punto 2), del decreto-legge 9 agosto 2022, n. 115 e già finanziati, con decreti del Ministro dell'Interno del 23 agosto 2022 e 26 settembre 2022 fino al 31 dicembre 2022, è prorogato al 31 dicembre 2023. Sono fatti salvi i finanziamenti di tutti i posti attivati a partire dal 1 gennaio 2023 fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge.
2. Conseguentemente, il Fondo Nazionale per le Politiche e i Servizi dell'Asilo è incrementato di 66 milioni di euro per l'intero anno 2023.
3. All'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142 sono apportate le seguenti modifiche:
a) al primo periodo, dopo le parole: "con decreto del Ministro dell'Interno" sono aggiunte le seguenti: "da emanarsi entro il 31 marzo 2023";
b) al secondo periodo, dopo le parole: "le strutture di prima accoglienza sono attivate" sono aggiunte le seguenti: "nel numero di almeno una per regione".
4. Agli oneri di cui al comma 2, si provvede mediante corrispondente riduzione per l'anno 2023, del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».
Conseguentemente:
a) sopprimere l'articolo 2
b) sostituire il titolo del disegno di legge, con il seguente: «Sistema di accoglienza e integrazione, e misure per i centri per minori stranieri non accompagnati».
1.10
Respinto
Sostituire il comma 1 con il seguente:
«1. Il comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2020, n. 173, è sostituito dal seguente: "2. Entro 90 giorni dall'entrata in vigore della presente disposizione, il Ministro dell'Interno, previa consultazione con le ONG impegnate in attività di Search and Rescue (SAR) e nel rispetto degli obblighi derivanti dalle convenzioni internazionali in materia di diritto del mare, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e delle norme nazionali, internazionali ed europee in materia di diritto di asilo, con proprio decreto emana un codice di condotta contenente disposizioni in materia di operazioni di soccorso nel Mar Mediterraneo e relative sanzioni applicabili in caso di inosservanza delle norme in esso contenute."».
1.11
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 1, sopprimere le lettere a) e b).
1.12
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Precluso
Al comma 1, sopprimere la lettera a).
1.13
Respinto
Al comma 1, sostituire la lettera a) con la seguente:
«a) al comma 2, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Nelle operazioni di soccorso resta fermo in ogni caso il rispetto delle disposizioni e dei principi previsti dalle fonti internazionali in materia di dovere di soccorso in mare di cui alla Convenzione per la salvaguardia della vita umana in mare (Convenzione SOLAS-Safety of Life at Sea) adottata a Londra il 12 novembre 1974, ratificata dall'Italia con la legge n. 313 del 1980; alla Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo (Convenzione SAR) adottata ad Amburgo il 27 aprile 1979, resa esecutiva dall'Italia con legge n. 147 del 1989 e attuata con decreto del Presidente della Repubblica n. 662 del 1994; alla Convenzione UNCLOS delle Nazioni Unite sul diritto del mare, stipulata a Montego Bay nel 1982 e recepita dall'Italia dalla legge n. 689 del 1994 nonché il rispetto dell'obbligo consuetudinario di diritto internazionale generalmente riconosciuto di soccorso in mare."».
1.14
Respinto
Al comma 1, sostituire la lettera a) con la seguente:
«a) al comma 2, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Le autorità competenti per la ricerca e il soccorso in mare italiane, ovvero, nel caso di assegnazione del porto di sbarco, le autorità di pubblica sicurezza e lo Stato di bandiera sono costantemente informate sulle attività di soccorso e informate immediatamente di ogni evento rilevante ai fini della salvaguardia della vita in mare e della sicurezza della navigazione."».
1.15
Respinto
Al comma 1, sostituire la lettera a) con la seguente:
«a) al comma 2, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Le indicazioni della competente autorità di cui al secondo periodo sono emesse senza ritardo".».
1.16
Parrini, Giorgis, Nicita, Meloni, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, sopprimere la lettera b).
1.17
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, lettera b), sopprimere il capoverso «comma 2-bis».
1.18
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», alinea, sostituire le parole da: «immediatamente comunicate» fino a: «emesse sulla base», con le seguenti: «svolte».
1.19
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», alinea, sopprimere il secondo periodo.
1.20
Id. em. 1.19
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», alinea, sopprimere il secondo periodo.
1.200
Id. em. 1.19
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», sopprimere il secondo periodo.
1.21
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», alinea, sostituire il secondo periodo con il seguente: «Le indicazioni della competente autorità di cui al primo periodo sono emesse senza ritardo. Nei casi di inosservanza del divieto o del limite di navigazione stabilito ai sensi del primo periodo, si applica l'articolo 1102 del codice della navigazione e la multa da euro 10.000 ad euro 50.000.».
1.22
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», alinea, secondo periodo, apportare le seguenti modificazioni:
1) dopo le parole: "Ai fini del presente comma", inserire le seguenti: «, fermo restando il diritto di accedere al territorio dello Stato, incluso le acque territoriali, per presentare la domanda di asilo,»;
2) sostituire le parole: «ricorrere congiuntamente le» con le seguenti: «ricorrere almeno una delle».
1.23
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», alinea, secondo periodo, sostituire le parole: «ricorrere congiuntamente le», con le seguenti: «ricorrere almeno una delle».
1.24
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», sopprimere la lettera a).
1.201
Id. em. 1.24
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», secondo periodo, sopprimere la lettera a).
1.25
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Id. em. 1.24
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», sopprimere la lettera a).
1.26
Nicita, Giorgis, Parrini, Meloni, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera a), sopprimere le parole: «in via sistematica».
1.27
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera a), sostituire le parole da: «opera» fino alla fine della lettera con le seguenti: «è in possesso dei requisiti di idoneità tecnica relativa alla nave e al suo equipaggiamento, all'addestramento del suo equipaggio per le attività di soccorso e delle prescrizioni tecniche previste dalle Convenzioni internazionali pertinenti.».
1.28
Giorgis, Nicita, Parrini, Meloni, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera a), sopprimere la parola: «competenti».
1.29
Parrini, Giorgis, Nicita, Meloni, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera a), sopprimere le parole: «ed è mantenuta conforme agli stessi ai fini della sicurezza della navigazione».
1.30
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera a), aggiungere, in fine, le seguenti parole: «conformemente all'ordinamento vigente nello Stato di bandiera.»
1.31
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», sopprimere le lettere b), d), e) ed f).
1.32
Nicita, Giorgis, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», sopprimere la lettera b).
1.33
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», sopprimere la lettera b).
1.34
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», sostituire la lettera b) con la seguente:
«b) sono avviate, compatibilmente con le condizioni fisiche e psicologiche delle persone tratte in salvo, informative relative alla possibilità di chiedere protezione internazionale, una volta terminate le operazioni di sbarco.»
1.202
Id. em. 1.34
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», secondo periodo, sostituire la lettera b) con la seguente:
«b) sono avviate, compatibilmente con le condizioni fisiche e psicologiche delle persone tratte in salvo, informative relative alla possibilità di chiedere protezione internazionale, una volta terminate le operazioni di sbarco.».
1.35
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», sostituire la lettera b) con la seguente:
«b) sono state avviate, a seguito delle operazioni di soccorso, iniziative volte a informare le persone prese a bordo della possibilità di richiedere la protezione internazionale.».
1.36
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera b), sostituire la parola: «tempestivamente» con le seguenti: «ove possibile».
1.37
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera b), dopo la parola: «tempestivamente» inserire le seguenti: «, ove possibile,».
1.38
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera b), sopprimere le parole da: «e, in caso di interesse» fino alla fine della lettera.
1.39
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Id. em. 1.38
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», lettera b), sopprimere le parole da: «e, in caso di interesse» fino alla fine del periodo.
1.40
Valente, Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Id. em. 1.38
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera b), sopprimere le parole da: «e, in caso di interesse» fino alla fine della lettera.
1.203
Id. em. 1.38
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», secondo periodo, lettera b), sopprimere le parole da: «e, in caso di interesse» fino alla fine della lettera.
1.41
Nicita, Giorgis, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera b), sostituire le parole: «e, in caso di interesse, a raccogliere i dati rilevanti da mettere a disposizione dell'autorità» con le seguenti: «presso le autorità territoriali competenti, una volta concluse le necessarie operazioni di sbarco, e tenuto conto delle condizioni sanitarie e psico-fisiche delle persone soccorse».
1.42
Nicita, Giorgis, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera b), sostituire le parole: «e, in caso di interesse, a raccogliere i dati rilevanti da mettere a disposizione dell'autorità» con le seguenti: «presso le autorità territoriali competenti incaricate della ricezione delle domande di protezione internazionale, una volta concluse le necessarie operazioni di sbarco».
1.204
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», secondo periodo, lettera b), sostituire le parole: «e, in caso di interesse, a raccogliere i dati rilevanti da mettere a disposizione dell'autorità» con le seguenti: «presso le autorità territoriali competenti incaricate della ricezione delle domande di protezione internazionale, una volta concluse le necessarie operazioni di sbarco».
1.43
Meloni, Giorgis, Nicita, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera b), sostituire le parole: «e, in caso di interesse, a raccogliere i dati rilevanti da mettere a disposizione dell'autorità» con le seguenti: «presso le competenti Commissioni territoriali, una volta concluse le necessarie operazioni di sbarco».
1.44
Meloni, Giorgis, Nicita, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera b), sostituire le parole: «e, in caso di interesse, a raccogliere i dati rilevanti da mettere a disposizione dell'autorità» con le seguenti: «non appena concluse le operazioni di sbarco».
1.45
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera b), sostituire le parole: «e, in caso di interesse, a raccogliere i dati rilevanti da mettere a disposizione dell'autorità» con le seguenti: «una volta scesi a terra».
1.46
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera b), sostituire le parole: «e, in caso di interesse, a raccogliere i dati rilevanti da mettere a disposizione delle autorità» con le seguenti: «senza che ciò precluda la possibilità di ottenere una completa informativa dopo lo sbarco e di manifestare la volontà di richiedere asilo una volta terminate le operazioni di sbarco, come previsto dalla normativa vigente.».
1.50
Valente, Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera b), aggiungere, in fine, le seguenti parole: «nel rispetto delle disposizioni di cui agli articoli 60 e 61 della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, fatta a Istanbul l'11 maggio 2011, di cui alla legge 27 giugno 2013, n. 77».
1.47
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», lettera b), aggiungere in fine il seguente periodo: «Detta raccolta di dati rilevanti non ha valore sostitutivo di quello comunque svolto dalle Autorità amministrative italiane preposte, in particolare sulla domanda di protezione internazionale presentata da stranieri minorenni non accompagnati.».
1.48
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», lettera b), aggiungere in fine il seguente periodo: «Detta raccolta di dati rilevanti non ha valore sostitutivo di quello comunque svolto dalle Autorità amministrative italiane preposte.».
1.49
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», lettera b), aggiungere in fine il seguente periodo: «La raccolta dei dati e di valutazione dello status delle persone soccorse non deve ostacolare, oltre a quanto necessario per offrire assistenza a persone in pericolo, l'assistenza o ritardare inutilmente lo sbarco delle persone dalle navi di soccorso.».
1.51
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», sopprimere le lettere c), d), e), f).
1.52
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», sopprimere la lettera c).
1.53
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», sopprimere la lettera c).
1.54
Parrini, Giorgis, Nicita, Meloni, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», sostituire la lettera c) con la seguente:
«c) sia raggiunto, nei tempi comunque atti a garantire l'espletamento in sicurezza delle necessarie operazioni di soccorso, il porto di sbarco assegnato senza ritardo».
Conseguentemente, al medesimo capoverso, lettera f), sopprimere le parole: «né impedito di raggiungere tempestivamente il porto di sbarco».
1.55
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», apportare le seguenti modificazioni:
a) alla lettera c), ovunque ricorrono, sostituire le parole: «porto di sbarco» con le seguenti: «porto sicuro»;
b) sopprimere la lettera d).
1.56
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», lettera c), aggiungere in fine le seguenti parole: «, che deve essere individuato dalle autorità competenti, salvo specifiche e motivate deroghe, tra i porti sicuri di primo sbarco più prossimi alle zone di salvataggio, al fine di ridurre le condizioni di malessere delle persone soccorse, ed evitare oneri ingiustificati e immotivati per le navi umanitarie e per la finanza pubblica.».
1.57
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», lettera c), aggiungere in fine le seguenti parole: «, che deve essere individuato dalle autorità competenti tra quelli più vicini alle zone di salvataggio, al fine di ridurre le condizioni di malessere delle persone soccorse, ed evitare oneri ingiustificati e immotivati per le navi umanitarie e per la finanza pubblica.».
1.58
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, capoverso «2-bis», lettera c), aggiungere in fine le seguenti parole: «più vicino e sicuro».
1.59
Parrini, Giorgis, Nicita, Meloni, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», sopprimere le lettere d) e f).
1.60
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», sopprimere la lettera d).
1.61
Parrini, Giorgis, Nicita, Meloni, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», sopprimere la lettera d).
1.62
Giorgis, Parrini, Nicita, Meloni, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», sostituire la lettera d), con la seguente:
«d) il porto sicuro di sbarco - individuato dalle competenti autorità in modo che il tempo di permanenza a bordo della nave delle persone salvate sia ridotto al minimo possibile, in conformità a quanto previsto dalle Linee Guida sul trattamento delle persone soccorse in mare allegate alla Risoluzione dell'Organizzazione marittima internazionale MSC 167(78) del 20 maggio 2004 - sia raggiunto in un tempo congruo atto a garantire l'espletamento delle necessarie operazioni di ricerca e soccorso;».
1.63
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», apportare le seguenti modificazioni:
a) alla lettera d):
1) dopo le parole: «porto di sbarco» inserire le seguenti: «più sicuro,»;
2) aggiungere in fine le parole: «, fatta salva la necessità di ulteriori interventi di soccorso o l'evenienza di soccorsi plurimi.»;
b) alla lettera f), aggiungere, in fine, le parole: «assegnato ai sensi della lettera d).».
1.64
Nicita, Giorgis, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera d), dopo la parola: «autorità» inserire le seguenti: «, che deve essere quello più vicino possibile al luogo in cui sono state effettuate le operazioni di soccorso o comunque quello che comporti la minima deviazione possibile,».
Conseguentemente, dopo l'articolo 1 inserire il seguente:
«Art.1-bis
(Relazione informativa alle Camere)
1. Entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge il Ministero dell'Interno trasmette alle Camere una relazione informativa sui criteri di assegnazione dei porti nei casi di cui al comma 2-bis. Analoga informativa è resa entro il 31 dicembre di ogni anno.».
1.65
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera d), apportare le seguenti modificazioni:
a) dopo le parole: «competenti autorità» inserire le seguenti: «nel rispetto della vigente legislazione internazionale e nazionale e dell'interesse pubblico a salvare vite umane,»;
b) aggiungere in fine le parole: «, fatta salva la necessità di ulteriori interventi di soccorso ovvero di trasferire le persone soccorse su altre navi al fine di garantire la sicurezza della navigazione e i soccorsi necessari.».
1.66
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera d), dopo le parole: «il porto di sbarco assegnato dalle competenti autorità» inserire le seguenti: «, individuato in base a criteri di ragionevolezza in conformità agli obblighi internazionali di soccorso vigenti».
1.67
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera d), dopo le parole: «il porto di sbarco assegnato dalle competenti autorità» inserire le seguenti: «, individuato tra i tre più vicini in base alla disponibilità e secondo un criterio di rotazione,».
1.68
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», apportare le seguenti modificazioni:
1) alla lettera d), sopprimere le parole: «senza ritardo»;
2) alla lettera f), sopprimere le parole : «né impedito di raggiungere tempestivamente il porto di sbarco».
1.69
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», lettera d), sopprimere le parole: «senza ritardo».
1.70
Meloni, Giorgis, Nicita, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera d), sopprimere le parole: «senza ritardo».
1.71
Nicita, Giorgis, Parrini, Meloni, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera d), sostituire le parole: «senza ritardo, per il completamento dell'intervento di soccorso» con le seguenti: «in un tempo congruo atto a garantire l'espletamento delle necessarie operazioni di ricerca e soccorso».
1.72
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», alla lettera d), dopo le parole: «senza ritardo» inserire le seguenti: «salvo che sulla rotta debbano prestare soccorso a persone in pericolo di vita».
1.73
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera d), dopo le parole: «senza ritardo» inserire le seguenti: «, salvo il sopraggiungere di ulteriori operazioni di salvataggio,».
1.74
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», lettera d), aggiungere in fine il seguente periodo: «, senza però precludere in alcun modo al comandante la possibilità di effettuare ulteriori salvataggi qualora ne venisse a conoscenza dopo aver ricevuto l'assegnazione del medesimo porto».
1.75
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», lettera d), aggiungere in fine le seguenti parole: «sempre che il comandante della nave non venga a conoscenza di un'altra situazione di pericolo per la quale la nave si trova in posizione idonea ad intervenire dirigendosi il più velocemente possibile verso il luogo del pericolo per prestare assistenza».
1.76
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», lettera d), aggiungere in fine il seguente periodo: «Il porto di sbarco deve essere un porto sicuro, come previsto dalle norme internazionali, e assegnato secondo i criteri indicati nelle raccomandazioni e linee guida dell'Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) e dell'UNHCR.».
1.78
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Id. em. 1.77
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», sopprimere la lettera e).
1.79
Valente, Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Id. em. 1.77
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», sopprimere la lettera e).
1.80
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», sostituire la lettera e) con la seguente:
«e) le autorità per la ricerca e il soccorso in mare italiane, ovvero, nel caso di assegnazione del porto di sbarco, le autorità di pubblica sicurezza, sono costantemente informate sulle attività di soccorso, e informate immediatamente di ogni evento rilevante ai fini della salvaguardia delle vite in mare;».
1.81
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», lettera e), sostituire le parole da: «le informazioni richieste», fino alla fine della lettera, con le seguenti: «secondo le modalità già previste dalle norme internazionali in materia».
1.82
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera e), sopprimere la parola: «dettagliata».
1.83
Parrini, Giorgis, Nicita, Meloni, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera e), sostituire la parola: «dettagliata» con la seguente: «sommaria».
1.84
Meloni, Giorgis, Nicita, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera e), sostituire la parola: «dettagliata» con la seguente: « a grandi linee».
1.85
Nicita, Giorgis, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», sopprimere la lettera f).
1.86
Id. em. 1.85
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», sopprimere la lettera f).
1.87
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Id. em. 1.85
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», sopprimere la lettera f).
1.88
Malpezzi, Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», sostituire la lettera f) con la seguente:
«f) le modalità di ricerca e soccorso in mare hanno rispettato l'obbligo di soccorso così come stabilito dalle norme di diritto internazionale generale e pattizio, anche effettuando trasbordi o dirigendosi senza indugio a prestare assistenza se si è venuti a conoscenza di un ulteriore situazione di pericolo.».
1.89
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», secondo periodo, lettera f), sopprimere le parole: «né impedito di raggiungere tempestivamente il porto di sbarco.»
1.90
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Id. em. 1.89
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», lettera f), sopprimere le parole: «né impedito di raggiungere tempestivamente il porto di sbarco».
1.91
Valente, Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera f), sopprimere la parola: «tempestivamente».
1.92
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Id. em. 1.91
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera f), sopprimere la parola: «tempestivamente».
1.93
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, capoverso «2-bis», alla lettera f), aggiungere infine le seguenti parole: «più vicino e sicuro».
1.94
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», lettera f), dopo le parole: «porto di sbarco» aggiungere le seguenti: «più sicuro assegnato.».
1.95
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», lettera f), aggiungere in fine le seguenti parole: «compatibilmente con il rispetto dell'obbligo internazionale a soccorrere persone a rischio di naufragio diverse da quelle già soccorse, e qualora la nave si trovi in posizione idonea ad intervenire dirigendosi verso il luogo del pericolo per prestare assistenza.».
1.96
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-bis», dopo la lettera f), aggiungere il seguente periodo:
«L'obbligo della nave di soccorso di raggiungere senza ritardo il porto di sbarco e di operare modalità di ricerca e soccorso tali da impedire di raggiungere tempestivamente il porto di sbarco, di cui alle lettere d) ed f) del presente comma, non può mai comportare che la nave non possa effettuare più di un soccorso nel medesimo spazio temporale e di mare nel caso in cui dopo averne prestato uno, il comandante sia avvertito di una seconda situazione di pericolo per le persone a rischio naufragio, o che non possa spostare le persone a bordo già soccorse su un'altra nave per consentire di andare rapidamente a soccorrerne altre a rischio di morte.»
1.97
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-bis», dopo la lettera f) aggiungere la seguente:
«f-bis) il capitano di una nave che ha già prestato un primo soccorso, venuto a conoscenza di una ulteriore situazione di pericolo, si sia diretto tempestivamente e senza ritardo verso la zona e abbia prestato assistenza, conformemente a quanto stabilito dalle norme di diritto internazionale generale e pattizio.»
1.98
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), dopo il capoverso «2-bis», inserire il seguente:
«2-bis.1. Le autorità competenti individuano il porto sicuro di sbarco in modo che il tempo necessario per raggiungerlo riduca al minimo possibile la permanenza a bordo della nave delle persone salvate, in conformità a quanto previsto dalle Linee Guida sul trattamento delle persone soccorse in mare allegate alla Risoluzione dell'Organizzazione marittima internazionale MSC 167(78) del 20 maggio 2004.»
1.99
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 1, lettera b), sopprimere dal capoverso «2-ter» al capoverso «2-sexies».
1.100
Nicita, Giorgis, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Precluso
Al comma 1, lettera b), sopprimere il capoverso «2-ter».
1.101
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, lettera b), sostituire il capoverso «comma 2-ter», con il seguente:
«2-ter. Il transito e la sosta di navi nel mare territoriale sono sempre garantiti ai fini di assicurare il soccorso e l'assistenza a terra delle persone prese a bordo, a tutela della loro incolumità.».
1.102
Parrini, Giorgis, Nicita, Meloni, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-ter», sostituire le parole da: «ai soli fini di» fino alla fine del capoverso con le seguenti: «per assicurare il soccorso e l'assistenza a terra delle persone prese a bordo a tutela della loro incolumità».
1.103
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «comma 2-ter», sopprimere le parole da: «fatta salva», fino alla fine del capoverso comma «2-ter».
1.104
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Respinto
Al comma 1, lettera b), sopprimere il capoverso «2-quater».
1.105
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Id. em. 1.104
Al comma 1, lettera b), sopprimere il capoverso «2-quater».
1.106
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-quater», primo periodo, alle parole: «si applica» premettere la seguente: «non».
1.107
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 1, lettera b), al capoverso «2-quater», primo periodo, sostituire le parole: «da euro 10.000 a euro 50.000» con le seguenti: «da euro 1 a euro 1.500».
1.108
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Al comma 1, lettera b), al capoverso «2-quater», primo periodo, sostituire le parole: «da euro 10.000 a euro 50.000» con le seguenti: «da euro 5 a euro 1.000».
1.109
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-quater», primo periodo, sostituire le parole «da euro 10.000 a euro 50.000» con le seguenti: «da euro 200 a euro 500».
1.110
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Al comma 1, lettera b), al capoverso «2-quater», primo periodo, sostituire le parole: «da euro 10.000 a euro 50.000» con le seguenti: «da euro 1.500 a euro 3.000».
1.111
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Al comma 1, lettera b), al capoverso «2-quater», primo periodo, sostituire le parole: «da euro 10.000 a euro 50.000» con le seguenti: «da euro 2.000 a euro 4.000».
1.112
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-quater», sopprimere le parole: «, che fa cessare la navigazione e provvede alla custodia della nave a proprie spese».
1.113
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-quater», sostituire le parole: «è ammesso ricorso, entro sessanta giorni» con le seguenti: «è ammesso ricorso, entro centoventi giorni».
1.114
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-quater», sostituire le parole: «è ammesso ricorso, entro sessanta giorni» con le seguenti: «è ammesso ricorso, entro novanta giorni».
1.115
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Respinto
Al comma 1, lettera b), sopprimere il capoverso «2-quinquies».
1.116
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Id. em. 1.115
Al comma 1, lettera b), sopprimere il capoverso «2-quinquies».
1.117
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-quinquies», dopo le parole: «di reiterazione», inserire le seguenti: «continuate».
1.118
Parrini, Giorgis, Nicita, Meloni, Valente, Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-quinquies», alle parole «si applica» premettere la seguente: «non».
1.119
Parrini, Giorgis, Nicita, Meloni, Valente, Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Respinto
Al comma 1, lettera b), sopprimere il capoverso «2-sexies».
1.120
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Id. em. 1.119
Al comma 1, lettera b), sopprimere il capoverso «2-sexies».
1.121
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-sexies», sopprimere le parole: «il comandante della nave o».
1.122
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-sexies», primo periodo, alle parole «si applica» premettere la seguente: «non».
1.123
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-sexies», sostituire le parole: «da euro 2.000 a euro 10.000», con le seguenti: «da euro 100 a euro 500».
1.124
Meloni, Giorgis, Nicita, Parrini, Valente, Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-sexies», sostituire le parole: «da euro 2.000 a euro 10.000», con le seguenti: «da euro 200 a euro 500».
1.125
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-sexies», sostituire le parole: «da euro 2.000 a euro 10.000», con le seguenti: «da euro 1.000 a euro 5.000».
1.126
Respinto
Al comma 1, capoverso «2-sexies», dopo il primo periodo inserire il seguente: «Prima di avviare il procedimento per la contestazione della violazione di cui al periodo precedente, l'autorità accerta l'eventuale sussistenza di cause di esclusione della responsabilità di cui all'articolo 4 della legge 24 novembre 1981, n. 689, motivando specificatamente in ordine all'esito di tale accertamento.».
1.127
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-sexies», sopprimere il secondo periodo.
1.128
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-sexies», secondo periodo, sostituire le parole: «per venti giorni» con le seguenti: «per un giorno».
1.129
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-sexies», secondo periodo, sostituire le parole: «per venti giorni» con le seguenti: «per due giorni».
1.130
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-sexies», secondo periodo, sostituire le parole: «per venti giorni» con le seguenti: «per tre giorni».
1.131
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-sexies», secondo periodo, sostituire le parole: «per venti giorni» con le seguenti: «per quattro giorni».
1.132
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-sexies», secondo periodo, sostituire le parole: «per venti giorni» con le seguenti: «per cinque giorni».
1.133
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 1, lettera b) capoverso «2-sexies», sopprimere il terzo e il quarto periodo.
1.134
Valente, Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Precluso
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-sexies», sopprimere il terzo periodo.
1.135
Meloni, Giorgis, Nicita, Parrini, Valente, Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-sexies», terzo periodo alle parole: «si applica» premettere la seguente: «non».
1.136
Valente, Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-sexies», sopprimere il quarto periodo.
1.137
Nicita, Giorgis, Meloni, Parrini, Valente, Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-sexies», quarto periodo alle parole «si applica» premettere la seguente: «non».
1.138
Parrini, Giorgis, Nicita, Meloni, Valente, Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-sexies», sopprimere il quinto periodo.
1.139
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-sexies», quinto periodo, sostituire le parole da: «si applicano» fino alla fine del periodo con le seguenti: «relative all'inosservanza delle indicazioni dell'autorità competente di cui al primo periodo non si applicano nel caso in cui le predette indicazioni non siano state emesse con tempestività.».
1.140
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-sexies», quinto periodo, sostituire le parole da: «si applicano» fino alla fine del periodo con le seguenti: «non si applicano in caso di mancanza di una delle condizioni di cui al comma 2-bis, accertata successivamente allo sbarco.».
1.141
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-sexies», quinto periodo, sostituire le parole: «di una delle condizioni di cui al comma 2-bis» con le seguenti: «della condizione di cui alla lettera a) del comma 2-bis.».
1.142
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Bazoli, Mirabelli, Rossomando, Verini
Respinto
Al comma 1, lettera b), sopprimere il capoverso «2-septies».
1.143
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Id. em. 1.142
Al comma 1, lettera b), sopprimere il capoverso «2-septies».
1.144
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinto
Al comma 1, lettera b), capoverso «2-septies», sostituire le parole: «il prefetto» con le seguenti: «il giudice».
1.145
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Inammissibile
Al comma 1, lettera b), dopo il capoverso «2-septies» inserire il seguente:
«2-octies. Le disposizioni contenute nel presente articolo entrano in vigore a far data dal 1 gennaio 2030».
G1.1
V. testo 2
Il Senato,
in sede di esame del Disegno di legge di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori (A.S. 553),
premesso che:
il decreto-legge in esame reca disposizioni urgenti in materia di transito e sosta nelle acque territoriali delle navi non governative impegnate nelle operazioni di soccorso in mare, contemperando l'esigenza di assicurare l'incolumità delle persone recuperate, nel rispetto delle norme di diritto internazionale e nazionale, con quella di tutelare l'ordine e la sicurezza pubblica, in conformità alle previsioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare di Montego Bay, del 1982;
i porti e le coste delle regioni maggiormente interessate dall'attracco delle ONG, come Calabria, Sicilia e Puglia, in concomitanza dei flussi di migranti provenienti dal Mediterraneo ricevono numerosissimi mezzi nautici da questi adoperati, alcuni di modesto e medio valore, funzionali, previa riparazione, alla navigazione da diporto;
le imbarcazioni, sebbene previste dalla normativa vigente in affidamento «agli organi di polizia che ne facciano richiesta per l'impiego in attività di polizia ovvero ad altri organi dello Stato o ad altri enti pubblici per finalità di giustizia, di protezione civile o di tutela ambientale o a enti del Terzo settore» (articolo 12 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286), di fatto, solo di rado sono richieste e assegnate per via della loro onerosa gestione, dello stato di conservazione, usura e danneggiamento e, anzi, rappresentano un costo gravoso per l'Agenzia delle Accise e delle Dogane per lo operazioni di gestione e smaltimento dei rifiuti, per gli oneri di trasporto, custodia e distruzione;
la possibilità di affidare il natante anche ad Ammiragli e Ufficiali Superiori del Corpo delle Capitanerie di porto in possesso di abilitazione alla condotta nautica e ai membri della Lega Navale Italiana con il medesimo requisito, solleverebbe la P.A. da procedure lunghe e onerose per le casse dello Stato per la distruzione delle centinaia di unità in giacenza, un miglioramento delle condizioni delle nostre spiagge, spesso invase da questi relitti inquinanti e il riutilizzo delle imbarcazioni;
tale previsione, peraltro, in ragione della funzione pubblica svolta e della radicata cultura del mare dei citati soggetti, rappresenterebbe una eccezionale opportunità per diffondere la conoscenza e il rispetto delle norme ambientali e del mare.
impegna il Governo
ad assumere ogni iniziativa di competenza, anche di carattere normativo, volta ad inserire, tra i soggetti affidatari delle imbarcazioni sequestrate nel corso di operazioni di polizia finalizzate alla prevenzione e repressione dei reati di immigrazione clandestina di cui all'articolo 12, comma 8, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, anche ad Ammiragli e Ufficiali Superiori del Corpo delle Capitanerie di porto in possesso di abilitazione alla condotta nautica e ai membri della Lega Navale Italiana con il medesimo requisito, nel limite massimo di due per sezione ogni anno.
G1.1 (testo 2)
Accolto
Il Senato,
in sede di esame del Disegno di legge di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori (A.S. 553),
premesso che:
il decreto-legge in esame reca disposizioni urgenti in materia di transito e sosta nelle acque territoriali delle navi non governative impegnate nelle operazioni di soccorso in mare, contemperando l'esigenza di assicurare l'incolumità delle persone recuperate, nel rispetto delle norme di diritto internazionale e nazionale, con quella di tutelare l'ordine e la sicurezza pubblica, in conformità alle previsioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare di Montego Bay, del 1982;
i porti e le coste delle regioni maggiormente interessate dall'attracco delle ONG, come Calabria, Sicilia e Puglia, in concomitanza dei flussi di migranti provenienti dal Mediterraneo ricevono numerosissimi mezzi nautici da questi adoperati, alcuni di modesto e medio valore, funzionali, previa riparazione, alla navigazione da diporto;
le imbarcazioni, sebbene previste dalla normativa vigente in affidamento «agli organi di polizia che ne facciano richiesta per l'impiego in attività di polizia ovvero ad altri organi dello Stato o ad altri enti pubblici per finalità di giustizia, di protezione civile o di tutela ambientale o a enti del Terzo settore» (articolo 12 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286), di fatto, solo di rado sono richieste e assegnate per via della loro onerosa gestione, dello stato di conservazione, usura e danneggiamento e, anzi, rappresentano un costo gravoso per l'Agenzia delle Accise e delle Dogane per lo operazioni di gestione e smaltimento dei rifiuti, per gli oneri di trasporto, custodia e distruzione;
la possibilità di affidare il natante anche ad Ammiragli e Ufficiali Superiori del Corpo delle Capitanerie di porto in possesso di abilitazione alla condotta nautica e ai membri della Lega Navale Italiana con il medesimo requisito, solleverebbe la P.A. da procedure lunghe e onerose per le casse dello Stato per la distruzione delle centinaia di unità in giacenza, un miglioramento delle condizioni delle nostre spiagge, spesso invase da questi relitti inquinanti e il riutilizzo delle imbarcazioni;
tale previsione, peraltro, in ragione della funzione pubblica svolta e della radicata cultura del mare dei citati soggetti, rappresenterebbe una eccezionale opportunità per diffondere la conoscenza e il rispetto delle norme ambientali e del mare,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di assumere ogni iniziativa di competenza, anche di carattere normativo, volta ad inserire, tra i soggetti affidatari delle imbarcazioni sequestrate nel corso di operazioni di polizia finalizzate alla prevenzione e repressione dei reati di immigrazione clandestina di cui all'articolo 12, comma 8, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, anche ad Ammiragli e Ufficiali Superiori del Corpo delle Capitanerie di porto in possesso di abilitazione alla condotta nautica e ai membri della Lega Navale Italiana con il medesimo requisito, nel limite massimo di due per sezione ogni anno.
G1.2
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente
Respinto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 553, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori»
premesso che:
nel decreto-legge in esame si ravvisa il rischio di non affrontare in modo strutturale il tema dell'immigrazione nella sua complessità, dal momento che si introducono una serie di regole asistematiche e dalla dubbia ragionevolezza rivolte alle navi che prestano soccorso alle persone che attraversano il Mediterraneo, e che troppo spesso vi trovano la morte nel tentativo;
il Mediterraneo centrale continua, infatti, a rappresentare una delle rotte migratorie più pericolose al mondo, dove, secondo le statistiche dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), fra il 2014 e oggi sono morte annegando più di ventimila persone, circa duemila morti all'anno;
il provvedimento in esame rischierebbe di limitare o di essere addirittura da ostacolo all'attività di soccorso e ricerca in mare portata avanti dalle navi civili e potrebbe compromettere il rispetto del diritto internazionale ma, soprattutto e prima di ogni altra cosa, potrebbe comportare un ulteriore aumento dei rischi di morte per le persone coinvolte;
le navi devono, infatti, chiedere «immediatamente» l'assegnazione di un porto sicuro, e nulla invece viene detto in merito ai criteri che le autorità italiane dovrebbero seguire nell'assegnazione del porto;
nelle scorse settimane le imbarcazioni delle Ong si sono viste assegnare dal Viminale il porto di La Spezia, quello di Livorno, di Massa, distanti centinaia di chilometri, costringendole ad altri giorni e notti di navigazione, aumentando così i pericoli, oltre alla fatica e alle sofferenze: secondo le disposizioni del decreto le navi non devono sostare ulteriormente in mare dopo un soccorso e il porto assegnato deve essere raggiunto senza ritardo, il che può voler dire che una volta effettuato un salvataggio non se ne possono effettuare altri, anche a rischio di non poter evitare ulteriori decessi in mare;
i minori - e in particolare quelli che viaggiano da soli, senza alcun adulto di riferimento al loro fianco - sono indubbiamente tra i soggetti più vulnerabili in questi contesti. Per minore straniero non accompagnato (M.S.N.A.) si intende «il minorenne non avente cittadinanza italiana o dell'Unione europea che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana, privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell'ordinamento italiano», in particolare la legge n. 47 del 2017;
gli 87 minori, ad esempio, fatti sbarcare a La Spezia dopo quattro giorni aggiuntivi di viaggio in mare, sono stati messi su un pullman e mandati a Foggia ad oltre 700 km di distanza. Tutto questo stride con le norme vigenti, nazionali e sovranazionali, oltre che con la ragionevolezza che tra l'altro i sindaci di ogni colore politico utilizzano nell'interlocuzione con il Governo su questo tema, dal momento che li vede coinvolti in prima linea;
tra le disposizioni del decreto Immigrazione di modifica ai decreti sicurezza (decreto-legge n. 130 del 2020, convertito con modificazioni dalla legge n. 173 del 2020), ritroviamo quelle relative al nuovo sistema di accoglienza per richiedenti protezione internazionale all'interno del SAI, Sistema di Accoglienza e Integrazione, il sistema di accoglienza gestito dagli Enti locali e dal Ministero degli Interni, prima denominato SIPROIMI e prima ancora Sprar; quest'ultimo dovrebbe rappresentare la risposta principale del nostro ordinamento rispetto all'accoglienza straordinaria realizzata dalle Prefetture (attraverso i Centri di accoglienza straordinaria - Gas), mentre le modifiche alle norme del decreto Sicurezza, i quali avevano precluso l'accesso alla maggior parte dei richiedenti asilo, sono risultate estremamente positive anche per i minori inseriti in nuclei familiari e per i neomaggiorenni;
il numero consistente di arrivi (nei primi 13 giorni di gennaio sono sbarcate 3.891 persone a fronte dei 378 del 2022) conferma la necessità di mantenere attivi, fino al 31 dicembre 2023, almeno i 4.418 posti SAI già valutati e finanziati in occasione dell'emergenza Ucraina ai sensi dell'articolo 26 del decreto-legge 9 agosto 2022, n. 115;
il decreto legislativo n. 142 del 2015 implementava un Tavolo di Coordinamento Nazionale con gli enti locali, poi dismesso: occorre dunque valorizzare e incrementare questa risorsa preziosa di seconda accoglienza che, se ben integrata con i sistemi virtuosi della prima accoglienza, proprio a partire dal sistema SAI, che è il modello di accoglienza diffusa che i territori apprezzano, e del quali i Comuni, anche in sede di audizione, auspicano un consistente ampliamento,
impegna il Governo:
a vigilare sul rispetto delle normative nazionali e sovranazionali riguardanti i diritti delle persone presenti sulle navi, con particolare attenzione ai minori non accompagnati;
a definire quali siano i criteri che orientano l'assegnazione del porto di sbarco;
a garantire che tra i criteri per l'individuazione del porto di destinazione ci sia che il territorio in cui insiste sia dotato di adeguati centri e strutture idonee all'accoglienza dei minori, in particolare dei minori stranieri non accompagnati, di cui alla legge n. 47 del 2017, e a incrementare le risorse finanziarie e organizzative volte a valorizzare i sistemi virtuosi della prima accoglienza e seconda accoglienza, proprio a partire dal sistema SAI;
ad ampliare, quindi, la capienza della rete SAI nella misura di almeno 4.000 posti aggiuntivi dedicati ai MSNA;
a disporre un'urgente riattivazione delle sedi di concertazione interistituzionale, a partire proprio dal Tavolo di Coordinamento Nazionale (articolo 16 del decreto legislativo n. 142 del 2015 e successivi) al fine di garantire la piena attuazione del Piano nazionale per fronteggiare il flusso straordinario di cittadini extracomunitari, adulti, famiglie e minori stranieri non accompagnati di cui all'Intesa di conferenza unificata del 10 luglio 2014, eventualmente aggiornato.
G1.3
Parrini, Giorgis, Meloni, Nicita, Valente
Respinto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 553, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori»
premesso che:
il provvedimento in esame si propone di disciplinare gli effetti della violazione del limite o del divieto di transito e sosta nel mare territoriale disposto nei confronti della nave che abbia recuperato persone in mare;
in particolare l'articolo 1, lettera b), capoverso 2-bis introduce una serie di condizioni che debbono essere congiuntamente rispettate affinché il transito o la sosta nel mare territoriale siano considerati come legittimi, e dunque l'attività della nave per l'eventuale salvataggio di persone in mare non comporti l'applicazione di sanzioni;
tuttavia, occorre ricordare che l'obbligo di soccorso imposto dal diritto internazionale, come è noto, è norma di rango superiore avendo sia natura consuetudinaria, sia pattizia la cui violazione comporta una lesione dell'articolo 10 della Costituzione - che al comma 1 prevede che l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute - e dell'articolo 117 della Costituzione che prevede che la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali;
in particolare l'articolo 1, lettera b), capoverso 2-bis, lettera d), prevede che il porto di sbarco assegnato dalle competenti autorità sia raggiunto senza ritardo per il completamento dell'intervento di soccorso, senza offrire alcuna indicazione in merito alle caratteristiche del porto di sbarco assegnato,
impegna il Governo
ad adottare ogni iniziativa utile atta a garantire che le autorità competenti assegnino, salvo specifiche e motivate deroghe, il porto di sbarco più vicino alle zone di salvataggio tra i porti sicuri di primo sbarco, al fine di evitare inutili e ingiustificati oneri alle navi umanitarie impegnate nelle operazioni di soccorso in mare.
G1.4
Nicita, Giorgis, Meloni, Parrini, Valente
Respinto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 553, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori»
premesso che:
il provvedimento in esame di conversione in legge del decreto-legge n. 1 del 2023 si propone di disciplinare gli effetti della violazione del limite o del divieto di transito e sosta nel mare territoriale disposto nei confronti della nave che abbia recuperato persone in mare;
in particolare l'articolo 1, lettera b), capoverso 2-bis, introduce una serie di condizioni che debbono essere congiuntamente rispettate affinché il transito o la sosta nel mare territoriale siano considerati come legittimi, e dunque l'attività della nave per l'eventuale salvataggio di persone in mare non comporti l'applicazione di sanzioni;
tuttavia, occorre ricordare che l'obbligo di soccorso imposto dal diritto internazionale, come è noto, è norma di rango superiore avendo sia natura consuetudinaria, sia pattizia la cui violazione comporta una lesione dell'articolo 10 della Costituzione - che al comma 1 prevede che l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute - e dell'articolo 117 della Costituzione che prevede che la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali;
in particolare l'articolo 1, lettera b), capoverso 2-bis, lettera d), prevede che il porto di sbarco assegnato dalle competenti autorità sia raggiunto senza ritardo per il completamento dell'intervento di soccorso, senza offrire alcuna indicazione in merito alle caratteristiche del porto di sbarco assegnato,
impegna il Governo
ad adottare ogni iniziativa utile atta a garantire che le autorità competenti assegnino il porto sicuro di sbarco più idoneo ad assicurare che il tempo di permanenza a bordo della nave delle persone salvate sia ridotto al minimo, in conformità a quanto previsto dalle linee guida sul trattamento delle persone in mare allegate alla Risoluzione dell'Organizzazione marittima internazionale MSC 167 (78) del 20 maggio 2004.
G1.5
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente
Respinto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 553, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori»
premesso che:
il provvedimento in esame di conversione in legge del decreto-legge n. 1 del 2023 si propone di disciplinare gli effetti della violazione del limite o del divieto di transito e sosta nel mare territoriale disposto nei confronti della nave che abbia recuperato persone in mare;
in particolare l'articolo 1, lettera b), capoverso 2-bis introduce una serie di condizioni che debbono essere congiuntamente rispettate affinché il transito o la sosta nel mare territoriale siano considerati come legittimi, e dunque l'attività della nave per l'eventuale salvataggio di persone in mare non comporti l'applicazione di sanzioni;
tuttavia, occorre ricordare che l'obbligo di soccorso imposto dal diritto internazionale, come è noto, è norma di rango superiore avendo sia natura consuetudinaria, sia pattizia la cui violazione comporta una lesione dell'articolo 10 della Costituzione - che al comma 1 prevede che l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute - e dell'articolo 117 della Costituzione che prevede che la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali;
in particolare l'articolo 1, lettera b), capoverso 2-bis, lettera d), prevede che il porto di sbarco assegnato dalle competenti autorità sia raggiunto senza ritardo per il completamento dell'intervento di soccorso, senza offrire alcuna indicazione in merito alle caratteristiche del porto di sbarco assegnato,
impegna il Governo
ad adottare ogni iniziativa utile atta a garantire che le autorità competenti assegnino il porto sicuro di sbarco più idoneo secondo i criteri indicati nelle raccomandazioni e nelle linee guida dell'Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) e dell'UNHCR.
G1.6
Nicita, Giorgis, Meloni, Parrini, Valente
Respinto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 553, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori»
premesso che:
il decreto legge in conversione modifica l'articolo 1 del decreto legge 21 ottobre 2020, n. 130, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2020, n. 173, individuando una serie di condizioni che rendono possibile derogare al divieto di ingresso e transito nelle acque territoriali per le imbarcazioni coinvolte in operazioni di soccorso in mare;
in particolare, il comma 2-bis, lettera d) dell'articolo 1 pone tra le predette condizioni che il porto di sbarco assegnato dalle competenti autorità è raggiunto senza ritardo per il completamento dell'intervento di soccorso;
a partire dall'autunno del 2022, il Ministero dell'Interno ha avviato la prassi di assegnare alle imbarcazioni coinvolte in operazioni di soccorso in mare porti molto distanti - talora ad una distanza di molti giorni di navigazione - dal luogo in cui è avvenuto il soccorso; tale prassi, che avviene in assenza della predeterminazione di criteri di assegnazione del porto, è del tutto irragionevole e cagiona gravi sofferenze e ulteriori traumi a persone già fortemente provate dal viaggio in mare e talora da esperienze di naufragio; ciò si risolve in una gravissima violazione dei diritti umani e dei diritti fondamentali costituzionalmente garantiti a ogni persona, indipendentemente dalla cittadinanza;
ulteriore profilo di irragionevolezza, che rafforza quanto esposto, è dato dalla circostanza che, come è accaduto da ultimo nel caso della nave Geo Barents assegnata per lo sbarco al porto di La Spezia, a seguito dello sbarco nel porto assegnato le persone soccorse - tra cui numerosi minori - siano state trasferite, via terra, in centri di accoglienza distanti anche centinaia di chilometri dal luogo di sbarco - Livorno, Alessandria e appunto Foggia - con ulteriore costo in termini di sofferenza, oltre che di impiego di risorse umane e strumentali,
impegna il Governo
ad informare tempestivamente le Camere, entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione in esame, sui criteri di assegnazione dei porti di sbarco a seguito di operazioni di soccorso in mare e a garantire che tali informative vengano assicurate con regolarità e non meno di una volta all'anno.
G1.7
Nicita, Giorgis, Meloni, Parrini, Valente
Respinto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 553, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori»
premesso che:
il decreto legge in conversione modifica l'articolo 1 del decreto legge 21 ottobre 2020, n. 130, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2020, n. 173, individuando una serie di condizioni che rendono possibile derogare al divieto di ingresso e transito nelle acque territoriali per le imbarcazioni coinvolte in operazioni di soccorso in mare;
tale provvedimento, inopinatamente intitolato alla gestione dei flussi migratori, ha in realtà l'unico obiettivo di rendere più difficili le condizioni in cui operano le imbarcazioni dedicate al soccorso in mare nel Mediterraneo centrale, con particolare riferimento alle imbarcazioni operanti per conto di organizzazioni non governative;
come emerso nel corso delle audizioni svolte alla Camera dei deputati, detto tipo di operazioni di soccorso ammonta ad una percentuale non elevata - circa l'11 per cento - sul totale delle operazioni complessivamente condotte nell'area, la maggior parte delle quali è realizzata dalla Guardia Costiera italiana;
a margine dei numerosi profili di illegittimità costituzionale del provvedimento in esame, sotto il profilo della violazione di inderogabili obblighi internazionali in materia di soccorso in mare, sussiste un grave problema di informazione e trasparenza in merito all'effettiva consistenza delle operazioni di soccorso e, più in generale, al numero complessivo degli sbarchi,
impegna il Governo
a informare tempestivamente, e comunque entro trenta giorni dall'entrata in vigore del provvedimento in esame, le Camere in merito al numero complessivo delle operazioni di soccorso e sbarco condotte nelle acque territoriali e nella zona di ricerca e salvataggio di cui alla Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo fatta ad Amburgo il 27 aprile 1979 e resa esecutiva con legge 3 aprile 1989, n. 147, con riferimento all'ultimo anno solare e a garantire che tale informativa venga assicurate con regolarità, non meno di una volta all'anno.
G1.8
Valente, Giorgis, Meloni, Nicita, Parrini
Respinto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 553, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori»
premesso che:
il provvedimento in esame si propone di disciplinare gli effetti della violazione del limite o del divieto di transito e sosta nel mare territoriale disposto nei confronti della nave che abbia recuperato persone in mare;
in particolare l'articolo 1, lettera b), capoverso 2-bis, introduce una serie di condizioni che debbono essere congiuntamente rispettate affinché il transito o la sosta nel mare territoriale siano considerati come legittimi, e dunque l'attività della nave per l'eventuale salvataggio di persone in mare non comporti l'applicazione di sanzioni;
tuttavia, occorre ricordare che l'obbligo di soccorso imposto dal diritto internazionale, come è noto, è norma di rango superiore avendo sia natura consuetudinaria, sia pattizia la cui violazione comporta una lesione dell'articolo 10 della Costituzione - che al comma 1 prevede che l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute - e dell'articolo 117 della Costituzione che prevede che la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali,
impegna il Governo
a farsi promotore, quanto prima, nelle opportune sedi europee e internazionali, dell'istituzione di una missione europea di salvataggio nel Mediterraneo, nonché ad adottare ogni iniziativa utile atta a rivedere, in accordo con gli Stati membri, la normativa europea al fine di redistribuire tra tutti gli Stati membri le persone soccorse nel Mediterraneo.
G1.9
Nicita, Giorgis, Meloni, Parrini, Valente
Respinto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 553, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori»
premesso che:
il provvedimento in esame si propone di disciplinare gli effetti della violazione del limite o del divieto di transito e sosta nel mare territoriale disposto nei confronti della nave che abbia recuperato persone in mare;
in particolare l'articolo 1, lettera b), capoverso 2-bis, introduce una serie di condizioni che debbono essere congiuntamente rispettate affinché il transito o la sosta nel mare territoriale siano considerati come legittimi, e dunque l'attività della nave per l'eventuale salvataggio di persone in mare non comporti l'applicazione di sanzioni;
tuttavia, occorre ricordare che l'obbligo di soccorso imposto dal diritto internazionale, come è noto, è norma di rango superiore avendo sia natura consuetudinaria, sia pattizia, la cui violazione comporta una lesione dell'articolo 10 della Costituzione - che al comma 1 prevede che l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute - e dell'articolo 117 della Costituzione che prevede che la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali,
impegna il Governo
ad adottare una campagna informativa su tutto il territorio nazionale atta a chiarire che in nessun caso la disciplina interna volta a limitare i soccorsi in mare, e le condizioni imposte dall'articolo 1, lettera b) capoverso 2-bis, possono derogare alle norme di diritto internazionale.
G1.10
Nicita, Giorgis, Meloni, Parrini, Valente
Respinto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 553, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori»
premesso che:
il provvedimento in esame si propone di disciplinare gli effetti della violazione del limite o del divieto di transito e sosta nel mare territoriale disposto nei confronti della nave che abbia recuperato persone in mare;
in particolare l'articolo 1, lettera b), capoverso 2-bis, introduce una serie di condizioni che debbono essere congiuntamente rispettate affinché il transito o la sosta nel mare territoriale siano considerati come legittimi, e dunque l'attività della nave per l'eventuale salvataggio di persone in mare non comporti l'applicazione di sanzioni;
particolarmente problematica è la previsione dell'articolo 1, lettera b), capoverso 2-bis, lettera d), che prevede che il porto di sbarco assegnato dalle competenti autorità sia raggiunto senza ritardo per il completamento dell'intervento di soccorso;
tuttavia, occorre ricordare che l'obbligo di soccorso imposto dal diritto internazionale, come è noto, è norma di rango superiore avendo sia natura consuetudinaria, sia pattizia la cui violazione comporta una lesione dell'articolo 10 della Costituzione - che al comma 1 prevede che l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute - e dell'articolo 117 della Costituzione che prevede che la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali,
impegna il Governo
ad adottare ogni iniziativa utile, anche a livello comunicativo, atta a chiarire quanto prima che l'espressione «senza ritardo» richiesta dalla lettera d) non può in nessun caso inficiare la piena legittimità di qualsiasi intervento di soccorso in mare, conformemente a quanto previsto dalle norme di diritto internazionale generale e pattizio, così come garantiti dagli articoli 10 e 117 della nostra Costituzione.
G1.11
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente
Respinto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 553, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori»
premesso che:
il provvedimento in esame si propone di disciplinare gli effetti della violazione del limite o del divieto di transito e sosta nel mare territoriale disposto nei confronti della nave che abbia recuperato persone in mare;
in particolare l'articolo 1, lettera b), capoverso 2-bis, introduce una serie di condizioni che debbono essere congiuntamente rispettate affinché il transito o la sosta nel mare territoriale siano considerati come legittimi, e dunque l'attività della nave per l'eventuale salvataggio di persone in mare non comporti l'applicazione di sanzioni;
particolarmente problematica è la previsione dell'articolo 1, lettera b), capoverso 2-bis, lettera d), che prevede che il porto di sbarco assegnato dalle competenti autorità sia raggiunto senza ritardo per il completamento dell'intervento di soccorso;
tuttavia, occorre ricordare che l'obbligo di soccorso imposto dal diritto internazionale, come è noto, è norma di rango superiore avendo sia natura consuetudinaria, sia pattizia la cui violazione comporta una lesione dell'articolo 10 della Costituzione - che al comma 1 prevede che l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute - e dell'articolo 117 della Costituzione che prevede che la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali,
impegna il Governo
ad adottare ogni iniziativa utile, anche a livello comunicativo, atta a chiarire quanto prima che l'espressione «senza ritardo» richiesta dalla lettera d) dev'essere comunque atta a garantire l'espletamento in sicurezza delle necessarie operazioni di soccorso.
G1.12
Valente, Giorgis, Meloni, Nicita, Parrini
Respinto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 553, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori»
premesso che:
il provvedimento in esame si propone di disciplinare gli effetti della violazione del limite o del divieto di transito e sosta nel mare territoriale disposto nei confronti della nave che abbia recuperato persone in mare;
in particolare l'articolo 1, lettera b), capoverso 2-bis, introduce una serie di condizioni che debbono essere congiuntamente rispettate affinché il transito o la sosta nel mare territoriale siano considerati come legittimi, e dunque l'attività della nave per l'eventuale salvataggio di persone in mare non comporti l'applicazione di sanzioni;
tuttavia, occorre ricordare che l'obbligo di soccorso imposto dal diritto internazionale, come è noto, è norma di rango superiore avendo sia natura consuetudinaria, sia pattizia la cui violazione comporta una lesione dell'articolo 10 della Costituzione - che al comma 1 prevede che l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute - e dell'articolo 117 della Costituzione che prevede che la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali;
in particolare l'articolo 1, lettera b), capoverso 2-bis, lettera d), prevede che il porto di sbarco assegnato dalle competenti autorità sia raggiunto senza ritardo per il completamento dell'intervento di soccorso, senza offrire alcuna indicazione in merito alle caratteristiche del porto di sbarco assegnato,
impegna il Governo
ad adottare ogni iniziativa utile atta a garantire che le autorità competenti assegnino il porto di sbarco più vicino alle zone di salvataggio tra i porti sicuri di primo sbarco, al fine di ridurre al minimo le condizioni di sofferenza delle persone soccorse.
G1.13
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente
Respinto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 553, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori»
premesso che:
l'immigrazione è un fenomeno di carattere epocale da sempre presente nelle società. I flussi migratori, che possono variare per intensità a seconda degli anni, sono essi stessi fenomeni strutturali che da sempre gli Stati si trovano a fronteggiare;
la gestione dei flussi migratori, e le conseguenti politiche migratorie, sono storicamente trattate in un'ottica di percezione, quindi spesso oggetto di speculazione mediatica e politica, piuttosto che frutto di un puntuale esame delle dinamiche demografiche, migratorie, economiche e occupazionali. Come sottolineato dalla Fondazione Migrantes nell'ultimo Rapporto Immigrazione del 2022, vi è in Italia la perdurante visione delle migrazioni come fenomeno esclusivamente emergenziale. A tal proposito, la Fondazione sottolinea la necessità di un cambiamento urgente in questo senso, rinnovando l'appello per la formulazione di politiche migratorie strutturali;
come riportato all'interno del Libro Bianco sul governo delle Migrazioni economiche, a cura della Fondazione ISMU, è presente una stretta interdipendenza che unisce l'immigrazione a questioni quali gli scenari demografici del Paese, gli squilibri del mercato del lavoro, le strategie di riposizionamento competitivo delle imprese, la sostenibilità economica e sociale;
data la mancanza di politiche migratorie ispirate da un solido monitoraggio e valutazione dell'impatto economico, sociale e demografico che l'immigrazione ha all'interno del nostro territorio, nonché di una scarsa presenza di dati relativi al sistema di accoglienza in Italia e il suo funzionamento, in particolar modo dei dati capillari concernenti il sistema Sprar/Siproimi (ora Sai);
dato lo scarso sostegno alle amministrazioni locali implicate nel rilascio delle autorizzazioni all'ingresso e al soggiorno, sottolineato dallo studio della Fondazione ISMU, e in particolar modo la scarsa presenza di organici presso gli Sportelli Unici per l'immigrazione delle Prefetture e presso gli uffici immigrazione delle Questure (nonché presso i centri per l'impiego);
considerata l'analisi presente all'interno del Libro Bianco sopracitato che raccomanda l'istituzione di un organismo indipendente che svolga una funzione di analisi e raccordo tra le autorità di governo e gli stakeholder dell'economia e della società, nonché il rafforzamento degli organici delle amministrazioni implicate nel rilascio delle autorizzazioni all'ingresso e al soggiorno, sia dal punto di vista numerico, sia da quello del capacity building,
impegna il Governo
a promuovere l'istituzione di una Autorità Indipendente per l'immigrazione, con lo scopo di:
a) monitorare e gestire i flussi migratori, nel rispetto dei criteri di accoglienza e dell'efficacia delle politiche di integrazione nella società e nel mondo del lavoro;
b) coordinare i diversi gruppi di lavoro multistakeholder istituiti per garantire un'efficace governance dei processi migratori;
c) implementare programmi di capacity building del personale delle amministrazioni pubbliche e degli stakeholder privati di volta in volta coinvolti nonché a rafforzare gli organici delle amministrazioni locali coinvolte, in particolare, di quelli in forza presso gli Sportelli Unici per l'immigrazione delle Prefetture e presso gli Uffici Immigrazione delle Questure e dei centri per l'impiego, anche provvedendo a stabilizzare il personale avventizio e/o ad assumerne di nuovo in pianta stabile, prestando cura ai requisiti di qualificazione.
G1.14
Parrini, Giorgis, Meloni, Nicita, Valente
V. testo 2
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 553, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori»
premesso che:
il provvedimento in esame si propone di disciplinare gli effetti della violazione del limite o del divieto di transito e sosta nel mare territoriale disposto nei confronti della nave che abbia recuperato persone in mare;
in particolare l'articolo 1, lettera b), capoverso 2-bis, introduce una serie di condizioni che debbono essere congiuntamente rispettate affinché il transito o la sosta nel mare territoriale siano considerati come legittimi, e dunque l'attività della nave per l'eventuale salvataggio di persone in mare non comporti l'applicazione di sanzioni;
tuttavia, occorre ricordare che l'obbligo di soccorso imposto dal diritto internazionale, come è noto, è norma di rango superiore avendo sia natura consuetudinaria, sia pattizia la cui violazione comporta una lesione dell'articolo 10 della Costituzione - che al comma 1 prevede che l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute - e dell'articolo 117 della Costituzione che prevede che la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali;
in particolare l'articolo 1, lettera b), capoverso 2-bis, lettera d) prevede che il porto di sbarco assegnato dalle competenti autorità sia raggiunto senza ritardo per il completamento dell'intervento di soccorso, senza offrire alcuna indicazione in merito alle caratteristiche del porto di sbarco assegnato;
con riferimento agli obblighi in materia di soccorso in mare previsti dal diritto internazionale nella sentenza n. 6626/2020 della Cassazione penale (sez. III, cosiddetto caso Retake) si ricorda che l'obbligo di prestare soccorso dettato dalla convenzione internazionale SAR di Amburgo, non si esaurisce nell'atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l'obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro (cosiddetto «place of safety»);
secondo le linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare (Ris. MSC. 167-78 del 2004) allegate alla Convenzione SAR, un luogo sicuro è una località dove le operazioni di soccorso si considerano concluse; dove la sicurezza dei sopravvissuti o la loro vita non è più minacciata; le necessità umane primarie (come cibo, alloggio e cure mediche) possono essere soddisfatte; e può essere organizzato il trasporto dei sopravvissuti nella destinazione vicina o finale (par. 6.12);
in tale contesto la cronica carenza di personale all'interno degli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf) sta diventando un problema non più trascurabile. Gli Usmaf hanno un ruolo delicato: si occupano di consulenze specialistiche, profilassi internazionale, raccomandazioni sulle misure di prevenzione, rilasciando la libera pratica sanitaria ai mezzi provenienti da Paesi extra-UE;
secondo quanto osservato anche dal consigliere regionale Davide Natale, i porti rischiano, quindi, la paralisi dovuta alla cronica carenza di organico dei servizi sanitari marittimi, sommata alla necessità di aumentare i controlli sulle navi che giungono da Paesi terzi; basti pensare che gli Usmaf sono il primo filtro per l'importazione di malattie infettive attraverso i nostri porti internazionali,
impegna il Governo
ad indirizzare i necessari interventi sulla portualità per avere strumenti e personale che possano assicurare servizi certi ed efficaci ed in tempi i più ristretti possibili in relazione alle questioni esposte in premessa.
G1.14 (testo 2)
Parrini, Giorgis, Meloni, Nicita, Valente
Accolto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 553, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori»
premesso che:
il provvedimento in esame si propone di disciplinare gli effetti della violazione del limite o del divieto di transito e sosta nel mare territoriale disposto nei confronti della nave che abbia recuperato persone in mare;
in particolare l'articolo 1, lettera b), capoverso 2-bis, introduce una serie di condizioni che debbono essere congiuntamente rispettate affinché il transito o la sosta nel mare territoriale siano considerati come legittimi, e dunque l'attività della nave per l'eventuale salvataggio di persone in mare non comporti l'applicazione di sanzioni;
tuttavia, occorre ricordare che l'obbligo di soccorso imposto dal diritto internazionale, come è noto, è norma di rango superiore avendo sia natura consuetudinaria, sia pattizia la cui violazione comporta una lesione dell'articolo 10 della Costituzione - che al comma 1 prevede che l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute - e dell'articolo 117 della Costituzione che prevede che la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali;
in particolare l'articolo 1, lettera b), capoverso 2-bis, lettera d) prevede che il porto di sbarco assegnato dalle competenti autorità sia raggiunto senza ritardo per il completamento dell'intervento di soccorso, senza offrire alcuna indicazione in merito alle caratteristiche del porto di sbarco assegnato;
con riferimento agli obblighi in materia di soccorso in mare previsti dal diritto internazionale nella sentenza n. 6626/2020 della Cassazione penale (sez. III, cosiddetto caso Retake) si ricorda che l'obbligo di prestare soccorso dettato dalla convenzione internazionale SAR di Amburgo, non si esaurisce nell'atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l'obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro (cosiddetto «place of safety»);
secondo le linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare (Ris. MSC. 167-78 del 2004) allegate alla Convenzione SAR, un luogo sicuro è una località dove le operazioni di soccorso si considerano concluse; dove la sicurezza dei sopravvissuti o la loro vita non è più minacciata; le necessità umane primarie (come cibo, alloggio e cure mediche) possono essere soddisfatte; e può essere organizzato il trasporto dei sopravvissuti nella destinazione vicina o finale (par. 6.12);
in tale contesto la cronica carenza di personale all'interno degli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf) sta diventando un problema non più trascurabile. Gli Usmaf hanno un ruolo delicato: si occupano di consulenze specialistiche, profilassi internazionale, raccomandazioni sulle misure di prevenzione, rilasciando la libera pratica sanitaria ai mezzi provenienti da Paesi extra-UE;
secondo quanto osservato anche dal consigliere regionale Davide Natale, i porti rischiano, quindi, la paralisi dovuta alla cronica carenza di organico dei servizi sanitari marittimi, sommata alla necessità di aumentare i controlli sulle navi che giungono da Paesi terzi; basti pensare che gli Usmaf sono il primo filtro per l'importazione di malattie infettive attraverso i nostri porti internazionali,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di indirizzare i necessari interventi sulla portualità per avere strumenti e personale che possano assicurare servizi certi ed efficaci ed in tempi i più ristretti possibili in relazione alle questioni esposte in premessa.
G1.15
Valente, Giorgis, Meloni, Nicita, Parrini
V. testo 2
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 553, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori»
premesso che:
con il decreto-legge in esame il Governo, lungi dall'individuare soluzioni efficaci nonché coerenti con le normative nazionali e con il diritto internazionale, senza dunque affrontare in modo strutturale il tema dell'immigrazione nella sua complessità, introduce una serie di regole asistematiche e irragionevoli rivolte alle navi che prestano soccorso alle persone che attraversano il mare, e che troppo spesso vi trovano la morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo;
il Mediterraneo centrale continua, infatti, a rappresentare una delle rotte migratorie più pericolose al mondo, dove secondo le statistiche dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) fra il 2014 e oggi sono morte annegando più di ventimila persone, circa duemila morti all'anno;
quello in esame appare un decreto che si pone in violazione del diritto internazionale, della Convenzione SAR, quella rivolta alla ricerca e soccorso in mare, della Convenzione UNCLOS (la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare), della Convenzione SOLAS (la Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare);
profondamente sbagliata e sostanzialmente inattuabile, per una serie di profili critici, la previsione ai sensi della quale la nave che ha operato il soccorso deve tempestivamente avviare iniziative volte a informare le persone prese a bordo della possibilità di richiedere la protezione internazionale e, in caso di interesse, a raccogliere i dati rilevanti da mettere a disposizione delle autorità;
il provvedimento in esame limita, e nei fatti ostacola, l'attività di soccorso e ricerca in mare portata avanti dalle navi civili, e può determinare serie violazioni del diritto internazionale ma, soprattutto e prima di ogni altra cosa, un ulteriore aumento dei rischi di morte per le persone coinvolte;
le navi devono, infatti, chiedere «immediatamente» l'assegnazione di un porto sicuro, e nulla invece viene detto in merito ai criteri che le autorità italiane dovrebbero seguire nell'assegnazione del porto;
nelle scorse settimane, dunque, le imbarcazioni delle Ong si sono viste assegnare dal Viminale il porto di La Spezia, quello di Livorno, di Massa, distanti centinaia di chilometri, costringendole ad altri giorni e notti di navigazione, aumentando così i pericoli, oltre alla fatica e alle sofferenze: le navi non devono sostare ulteriormente in mare dopo un soccorso e il porto assegnato deve essere raggiunto senza ritardo, il che può voler dire che una volta effettuato un salvataggio non se ne possono effettuare altri, anche a rischio di causare nuove morti;
gli 87 minori, ad esempio, fatti sbarcare a La Spezia dopo quattro giorni aggiuntivi di viaggio in mare, sono stati messi su un pullman e mandati a Foggia ad oltre 700 chilometri distanza; tutto questo contrasta con le norme vigenti, nazionali e sovranazionali, oltre che con la ragionevolezza, che tra l'altro, i sindaci di ogni colore politico, utilizzano nell'interlocuzione con il Governo su questo tema, che li vede coinvolti in prima linea;
un elemento, inoltre che, che desta vivissima preoccupazione è il rischio di un'attività di selezione, che si può svolgere potenzialmente discriminatoria. Emerge in alcune disposizioni del decreto un'attività di selezione sia nell'attività di soccorso che, privilegiando nei fatti il primo soccorso, rischia di pregiudicare quelli successivi, sia nella fase della protezione e dell'accoglienza, che potenzialmente confligge con l'art. 3 della Costituzione;
i minori, in particolare quelli che viaggiano da soli, senza alcun adulto di riferimento al loro fianco, ma non solo, sono indubbiamente tra i soggetti più vulnerabili in questi contesti;
la tragedia del naufragio del 6 gennaio scorso, che ha visto una giovane madre perdere i sensi durante la traversata e morire, e il neonato, che stringeva forte in braccio, scivolarle dalle braccia in mare, morendo anche lui a soli venti giorni, rappresenta solo l'ultimo, drammatico, «contributo» alla macabra contabilità, che vede troppi bambini morire a largo delle nostre coste,
impegna il Governo
a garantire il rispetto delle normative nazionali e sovranazionali riguardanti i diritti dei minori presenti sulle navi, adottando ogni iniziativa utile alla protezione, alla assistenza e alla successiva accoglienza dei minori, verificando che l'individuazione del porto di approdo sia compatibile con la presenza di minori a bordo delle navi, che il porto individuato sia attrezzato nel modo più adeguato e conforme alla legge all'accoglienza degli stessi, nonché ad effettuare un accurato monitoraggio sui numeri di minori coinvolti nelle operazioni soccorso, nonché in merito al percorso di accoglienza fornito, e di riferirne con sollecitudine alle Camere.
G1.15 (testo 2)
Valente, Giorgis, Meloni, Nicita, Parrini
Accolto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 553, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori»
premesso che:
con il decreto-legge in esame il Governo, lungi dall'individuare soluzioni efficaci nonché coerenti con le normative nazionali e con il diritto internazionale, senza dunque affrontare in modo strutturale il tema dell'immigrazione nella sua complessità, introduce una serie di regole asistematiche e irragionevoli rivolte alle navi che prestano soccorso alle persone che attraversano il mare, e che troppo spesso vi trovano la morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo;
il Mediterraneo centrale continua, infatti, a rappresentare una delle rotte migratorie più pericolose al mondo, dove secondo le statistiche dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) fra il 2014 e oggi sono morte annegando più di ventimila persone, circa duemila morti all'anno;
quello in esame appare un decreto che si pone in violazione del diritto internazionale, della Convenzione SAR, quella rivolta alla ricerca e soccorso in mare, della Convenzione UNCLOS (la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare), della Convenzione SOLAS (la Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare);
profondamente sbagliata e sostanzialmente inattuabile, per una serie di profili critici, la previsione ai sensi della quale la nave che ha operato il soccorso deve tempestivamente avviare iniziative volte a informare le persone prese a bordo della possibilità di richiedere la protezione internazionale e, in caso di interesse, a raccogliere i dati rilevanti da mettere a disposizione delle autorità;
il provvedimento in esame limita, e nei fatti ostacola, l'attività di soccorso e ricerca in mare portata avanti dalle navi civili, e può determinare serie violazioni del diritto internazionale ma, soprattutto e prima di ogni altra cosa, un ulteriore aumento dei rischi di morte per le persone coinvolte;
le navi devono, infatti, chiedere «immediatamente» l'assegnazione di un porto sicuro, e nulla invece viene detto in merito ai criteri che le autorità italiane dovrebbero seguire nell'assegnazione del porto;
nelle scorse settimane, dunque, le imbarcazioni delle Ong si sono viste assegnare dal Viminale il porto di La Spezia, quello di Livorno, di Massa, distanti centinaia di chilometri, costringendole ad altri giorni e notti di navigazione, aumentando così i pericoli, oltre alla fatica e alle sofferenze: le navi non devono sostare ulteriormente in mare dopo un soccorso e il porto assegnato deve essere raggiunto senza ritardo, il che può voler dire che una volta effettuato un salvataggio non se ne possono effettuare altri, anche a rischio di causare nuove morti;
gli 87 minori, ad esempio, fatti sbarcare a La Spezia dopo quattro giorni aggiuntivi di viaggio in mare, sono stati messi su un pullman e mandati a Foggia ad oltre 700 chilometri distanza; tutto questo contrasta con le norme vigenti, nazionali e sovranazionali, oltre che con la ragionevolezza, che tra l'altro, i sindaci di ogni colore politico, utilizzano nell'interlocuzione con il Governo su questo tema, che li vede coinvolti in prima linea;
un elemento, inoltre che, che desta vivissima preoccupazione è il rischio di un'attività di selezione, che si può svolgere potenzialmente discriminatoria. Emerge in alcune disposizioni del decreto un'attività di selezione sia nell'attività di soccorso che, privilegiando nei fatti il primo soccorso, rischia di pregiudicare quelli successivi, sia nella fase della protezione e dell'accoglienza, che potenzialmente confligge con l'art. 3 della Costituzione;
i minori, in particolare quelli che viaggiano da soli, senza alcun adulto di riferimento al loro fianco, ma non solo, sono indubbiamente tra i soggetti più vulnerabili in questi contesti;
la tragedia del naufragio del 6 gennaio scorso, che ha visto una giovane madre perdere i sensi durante la traversata e morire, e il neonato, che stringeva forte in braccio, scivolarle dalle braccia in mare, morendo anche lui a soli venti giorni, rappresenta solo l'ultimo, drammatico, «contributo» alla macabra contabilità, che vede troppi bambini morire a largo delle nostre coste,
impegna il Governo:
a proseguire le attività volte a garantire il rispetto delle normative nazionali e sovranazionali riguardanti i diritti dei minori presenti sulle navi, adottando ogni iniziativa utile alla protezione, alla assistenza e alla successiva accoglienza dei minori, verificando che l'individuazione del porto di approdo sia compatibile con la presenza di minori a bordo delle navi, che il porto individuato sia attrezzato nel modo più adeguato e conforme alla legge all'accoglienza degli stessi, nonché ad effettuare un accurato monitoraggio sui numeri di minori coinvolti nelle operazioni di soccorso, nonché in merito al percorso di accoglienza fornito.
1.0.1
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Dopo l'articolo, inserire i seguenti:
«Art. 1-bis.
(Potenziamento del Sistema di accoglienza e integrazione)
1. Al fine di assicurare una maggiore capacità di accoglienza nel Sistema di accoglienza e integrazione, di cui all'articolo 1-septies del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39, lo stesso è incrementato di 4.000 posti per l'accoglienza di minori stranieri non accompagnati. A tal fine il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo è incrementato di 150 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2023.
Art. 1-ter.
(Proroga dei termini nell'ambito del Sistema di accoglienza e integrazione)
1. Il termine del finanziamento dei posti di accoglienza, attivati ai sensi dell'articolo 26, comma 1, numero 2), del decreto-legge 9 agosto 2022, n. 115, e già finanziati, con decreti del Ministro dell'interno del 23 agosto 2022 e 26 settembre 2022 fino al 31 dicembre 2022, è prorogato al 31 dicembre 2023. Sono fatti salvi i finanziamenti di tutti i posti attivati a partire dal 1 gennaio 2023 fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge.
2. Ai fini di cui al comma 1, il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo è incrementato di 66 milioni di euro per l'intero anno 2023.
Art. 1-quater.
(Centri governativi di prima accoglienza per i minori stranieri non accompagnati)
1. All'articolo 19 del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142 sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 1, primo periodo, dopo le parole: "con decreto del Ministro dell'interno" aggiungere le seguenti parole: "da emanarsi entro il 31 marzo 2023";
b) al comma 1, secondo periodo, dopo le parole: "le strutture di prima accoglienza sono attivate" sono aggiunte le parole: "nel numero di almeno una per regione".».
1.0.2
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Precluso
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
(Potenziamento del sistema di Accoglienza e Integrazione)
1. Al fine di assicurare una maggiore capacità di accoglienza nel Sistema di Accoglienza e Integrazione, di cui all'articolo 1-septies del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39, lo stesso è incrementato di 4.000 posti per l'accoglienza di minori stranieri non accompagnati. Conseguentemente, il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo è incrementato di 150 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2023.
2. A copertura degli oneri di cui al presente articolo, si provvede mediante riduzione di 75 milioni dall'anno 2023, del fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, nonché mediante riduzione di 75 milioni dall'anno 2023, del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».
1.0.3
Malpezzi, Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Precluso
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
(Potenziamento del sistema di Accoglienza e Integrazione)
1. Al fine di assicurare una maggiore capacità di accoglienza nel Sistema di accoglienza e integrazione, di cui all'articolo 1-septies del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39, lo stesso è incrementato di 4.000 posti per l'accoglienza di minori stranieri non accompagnati. A tal fine il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo è incrementato di 150 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2023.».
1.0.4
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
(Proroga dei termini nell'ambito del Sistema di accoglienza e integrazione)
1. Il termine del finanziamento dei posti di accoglienza, attivati ai sensi dell'articolo 26, comma 1 punto 2), del decreto-legge 9 agosto 2022, n. 115 e già finanziati, con decreti del Ministro dell'Interno del 23 agosto 2022 e 26 settembre 2022 fino al 31 dicembre 2022, è prorogato al 31 dicembre 2023. Sono fatti salvi i finanziamenti di tutti i posti attivati a partire dal 1 gennaio 2023 fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge.
2. Conseguentemente, il Fondo Nazionale per le Politiche e i Servizi dell'Asilo è incrementato di 66 milioni di euro per l'intero anno 2023.
3. Agli oneri di cui al comma 1, si provvede mediante corrispondente riduzione per l'anno 2023, del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».
1.0.5
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Precluso
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
(Proroga dei termini nell'ambito del Sistema di accoglienza e integrazione)
1. Il termine del finanziamento dei posti di accoglienza, attivati ai sensi dell'articolo 26, comma 1, numero 2), del decreto-legge 9 agosto 2022, n. 115, e già finanziati, con decreti del Ministro dell'interno del 23 agosto 2022 e 26 settembre 2022 fino al 31 dicembre 2022, è prorogato al 31 dicembre 2023. Sono fatti salvi i finanziamenti di tutti i posti attivati a partire dal 1 gennaio 2023 fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge.
2. Ai fini di cui al comma 1, il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo è incrementato di 66 milioni di euro per l'intero anno 2023.»
1.0.6
Nicita, Giorgis, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
(Centri governativi di prima accoglienza per i minori stranieri non accompagnati)
1. All'articolo 19 del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, primo periodo, dopo le parole: "con decreto del Ministro dell'interno" sono inserite le seguenti: "da emanarsi entro il 31 marzo 2023";
b) al comma 1, secondo periodo, dopo le parole: "le strutture di prima accoglienza sono attivate" sono aggiunte le seguenti: "nel numero di almeno una per regione"».
1.0.7
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Id. em. 1.0.6
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
(Centri governativi di prima accoglienza per i minori stranieri non accompagnati)
1. All'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo periodo, dopo le parole: "con decreto del Ministro dell'interno" sono inserite le seguenti: "da emanarsi entro il 31 marzo 2023";
b) al secondo periodo, dopo le parole: "le strutture di prima accoglienza sono attivate" sono aggiunte le seguenti: "nel numero di almeno una per regione"».
1.0.8
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
(Ulteriori misure per far fronte alle maggiori esigenze in materia di immigrazione)
1. Al fine di rafforzare i servizi per l'immigrazione e rendere efficaci le procedure per il rilascio e il rinnovo dei titoli di soggiorno, è disposto l'ampliamento del personale di questure e prefetture per un totale di 1.200 unità di personale, da ripartire tra le sedi di servizio interessate, al fine dell'inserimento negli organici degli uffici territoriali delle rispettive amministrazioni. A tal fine, è autorizzata una spesa nel limite massimo di 60 milioni di euro per l'anno 2023.
2. All'articolo 33, comma 2, del decreto-legge 21 marzo 2022, n. 21, le parole: "31 dicembre 2022" sono sostituite dalle seguenti: "31 agosto 2023".
3. Agli oneri derivanti dai precedenti commi, pari complessivamente a euro 80 milioni per l'anno 2023, si provvede mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».
1.0.9
Nicita, Giorgis, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art.1-bis
(Relazione informativa alle Camere)
1. Entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge il Ministero dell'Interno trasmette alle Camere una relazione informativa sui criteri di assegnazione dei porti nei casi di cui al comma 2-bis. Analoga informativa è resa entro il 31 dicembre di ogni anno.».
1.0.10
Nicita, Giorgis, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Precluso
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art.1-bis
(Relazione informativa alle Camere)
1. Entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge il Ministero dell'Interno trasmette alle Camere una relazione informativa sul numero complessivo delle operazioni di soccorso e sbarco condotte nelle acque territoriali e nella zona di ricerca e salvataggio di cui alla Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo fatta ad Amburgo il 27 aprile 1979 e resa esecutiva con legge 3 aprile 1989, n. 147, con riferimento all'ultimo anno solare. Analoga informativa è resa entro il 31 dicembre di ogni anno.».
1.0.12
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Improponibile
Dopo l'articolo inserite il seguente:
«Art. 1-bis.
(Modifica al decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251)
1. Al decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 2, comma 2:
1) alla lettera e), dopo le parole: "di razza", sono inserite le seguenti: "di orientamento sessuale";
2) alla lettera g), dopo le parole: "riconosciuto come rifugiato" sono aggiunte le seguenti: ", minore non accompagnato";
3) alla lettera l), punto a), dopo le parole: "coniuge del beneficiario" sono aggiunte le seguenti: "o convivente";
b) all'articolo 5, comma 1, dopo la lettera c), è aggiunta la seguente: "c-bis) organizzazioni criminali, organizzazioni che professano un fanatismo religioso assoluto;
c) all'articolo 8, comma 1, dopo la lettera e), è aggiunta la seguente: "e-bis) "orientamento sessuale" l'attrazione emozionale di una persona verso individui di sesso opposto, dello stesso sesso o di entrambi i sessi."».
1.0.13
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Improponibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
(Modifica al decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251)
1. Al decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251, articolo 5, comma 1, dopo la lettera c) è aggiunta la seguente: "c-bis) organizzazioni criminali, organizzazioni che professano un fanatismo religioso assoluto"».
1.0.14
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Improponibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
(Modifica al decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251)
1. Al decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251, articolo 8, comma 1, dopo la lettera e), è aggiunta la seguente: "e-bis) "orientamento sessuale" l'attrazione emozionale di una persona verso individui di sesso opposto, dello stesso sesso o di entrambi i sessi."».
1.0.15
Improponibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art.1-bis.
(Esenzione contributiva per Onlus e Fondazioni)
1. Alle Onlus e Fondazioni con sede legale o stabile organizzazione in più di una regione, purché dotate di organigrammi e mansionari e di collegi sindacali o dei revisori, è riconosciuta l'esenzione dei versamenti contributivi per il personale compreso nella pianta organica da almeno un anno dalla richiesta di cui al comma 2. L'esenzione di cui al periodo precedente è riconosciuta altresì alle Onlus e Fondazioni che operano in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale.
2. Entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il ministro del lavoro e per le politiche sociali, di concerto con il ministro dell'economia e delle finanze con proprio decreto definisce le modalità di presentazione della richiesta di esenzione, che dovrà essere corredata della certificazione di regolarità contributiva.».
ARTICOLO 2 DEL DECRETO-LEGGE, NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 2.
(Clausola di invarianza finanziaria)
1. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni competenti provvedono alle attività ivi previste con l'utilizzo delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
EMENDAMENTI
2.1
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Sopprimere l'articolo.
2.2
Giorgis, Nicita, Meloni, Parrini, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, sopprimere il primo periodo.
2.3
Parrini, Giorgis, Nicita, Meloni, Valente, Alfieri, Enrico Borghi, Verducci
Respinto
Al comma 1, sopprimere il secondo periodo.
ARTICOLO 3 DEL DECRETO-LEGGE, NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 3.
(Entrata in vigore)
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
EMENDAMENTO AL TITOLO DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE
Tit.1
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni
Inammissibile
Al titolo del disegno di legge di conversione, sostituire le parole: «recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori» con le seguenti: «disposizioni urgenti per ostacolare i soccorsi in mare».
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO
Interrogazione sulle prospettive della filiera industriale dei veicoli a motore alla luce delle recenti normative europee
(3-00238) (22 febbraio 2023)
Malan, Speranzon, Sallemi, Zedda, De Carlo, Pogliese, Amidei, Ancorotti, Fallucchi, Maffoni, Gelmetti. - Al Ministro delle imprese e del made in Italy -
Premesso che:
nel giro di pochi mesi la Commissione europea ha emanato 3 proposte di regolamento che riguardano l'automotive;
il 14 febbraio 2023 il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la proposta di regolamento della Commissione europea, che prevede il taglio delle emissioni di anidride carbonica (CO2) per auto e veicoli commerciali leggeri;
la proposta definisce i livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri nuovi e, in particolare, prevede: entro il 2030 riduzione del 55 per cento delle emissioni dei gas serra delle automobili e del 50 per cento quelle dei veicoli commerciali rispetto ai valori riscontrati nel 1990; entro il 2035 il taglio delle emissioni pari al 100 per cento, il che equivale allo stop della produzione e della vendita di automobili e veicoli commerciali con motore a benzina, gasolio e ibrido;
sempre il 14 febbraio la Commissione europea ha, inoltre, avviato l'iter di revisione del regolamento per le emissioni di CO2 anche per i veicoli pesanti adibiti al trasporto di merci e persone (autobus e camion) fissando zero emissioni dal 2030 per i bus che circolano in città, una riduzione del 45 per cento per i veicoli commerciali che deve arrivare al 90 per cento a partire dal 2040;
un terzo obiettivo che impatterà sull'industria automotive è quello relativo alla proposta di regolamento europeo per le omologazioni dei veicoli leggeri e pesanti (Euro 7), la quale prevede limiti più stringenti di emissioni inquinanti per tutti i veicoli a motore, autovetture, furgoni, autobus e autocarri, riuniti in un unico contesto normativo, e fissa gli stessi limiti indipendentemente dal fatto che il veicolo utilizzi benzina, diesel, propulsione elettrica o combustibili alternati;
per la prima volta, dunque, la normativa si applicherà anche ai veicoli elettrici, in quanto non prende solo in considerazione le emissioni allo scarico, ma anche il pulviscolo generato da pneumatici e freni;
considerato che:
la filiera dell'automotive rappresenta circa il 20 per cento del PIL italiano, con quasi 270.000 lavoratori tra case automobilistiche, fornitori di componenti e allestitori;
grande è la preoccupazione espressa da tutto il mondo dell'industria oltre che dalle imprese produttrici di auto, per i rischi e le ricadute in termini occupazionali della messa al bando in Europa dei motori endotermici,
si chiede di sapere quali iniziative intenda intraprendere il Governo per salvaguardare i livelli produttivi, la tenuta occupazionale del settore e assicurare la riconversione della filiera.
Interrogazione sulla tutela delle risorse idriche del bacino del Brenta
(3-00239) (22 febbraio 2023)
De Poli. - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica -
Premesso che:
l'acqua è una risorsa dal valore inestimabile per la vita di ciascuno ed è un bene indispensabile sia in ambito civile che in quello industriale e agricolo;
il monitoraggio idrogeologico annuale, realizzato nell'ambito del progetto "Life Brenta 2030", del novembre 2022, ha evidenziato come la falda del fiume Brenta risulti in grande sofferenza registrando un livello di decrescita; l'abbassamento della falda acquifera in alcuni punti arriva fino a 10 metri;
nella zona di Carmignano di Brenta (Padova) risultano attivi ben 15 pozzi di emungimento che prelevano circa 1.300 litri di acqua al secondo (con la possibilità eventuale di arrivare a 1.750 litri al secondo) che vengono immessi nelle reti acquedottistiche del Veneto;
al fine di salvaguardare il territorio si considerano necessari le opere di ricarica fisse, la realizzazione di invasi e tutti gli altri interventi idonei a tutelare il bene acqua;
considerato che:
situazioni analoghe a quella esposta si stanno registrando in tutta Italia e la gravità della crisi idrica si sta già riscontrando nei mesi invernali, lasciando prefigurare dunque un peggioramento del quadro nei mesi primaverili ed estivi;
alla luce di quanto esposto, la tutela del bene acqua deve essere prioritaria e si ritengono, pertanto, necessari interventi rapidi e incisivi volti a tutelare questa risorsa fondamentale attraverso un piano strategico nazionale che contempli interventi strutturali (realizzazione di invasi; interventi sulla rete idrica per contrastare le perdite d'acqua; desalinizzatori eccetera), che abbiano una visione di medio-lungo termine, a tutela di cittadini, famiglie e del tessuto produttivo, a partire dal mondo agricolo,
si chiede di sapere:
con quali modalità si intenda intervenire per salvaguardare dal punto di vista ambientale il territorio di Carmignano di Brenta e dell'alta padovana, dove insistono 15 pozzi di emungimento che prelevano circa 1.300 litri d'acqua al secondo senza le dovute tutele per il territorio e i suoi cittadini;
come si intenda intervenire per fronteggiare la crisi idrica attuale che sta interessando l'Italia e se si intenda attuare un piano strategico nazionale prevedendo la progettazione di interventi fondamentali (come la realizzazione di invasi; di opere infrastrutturali come gli impianti di ricarica e i desalinizzatori) con l'obiettivo di salvaguardare il "bene acqua" e di contrastare la sua dispersione e le perdite sulla rete.
Interrogazione sugli effetti della prolungata siccità, in particolare nel Nord Italia
(3-00237) (22 febbraio 2023)
Aurora Floridia, De Cristofaro. - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica -
Premesso che:
il 2022 si è caratterizzato per gli effetti estremi dei cambiamenti climatici, in particolar modo per la carenza di pioggia e neve che ha colpito il nostro Paese;
in Italia, secondo i dati ISAC-CNR, il 2022 è stato l'anno più siccitoso dal 1800 con forti ripercussioni negative anche sulle falde acquifere, mai così in sofferenza come oggi. La portata d'acqua di laghi, fiumi e canali è stata significativamente inferiore alla media, mentre i livelli delle falde risulterebbero essere inferiori ai minimi storici;
la scorsa estate, in Veneto, la forte siccità presente nel lago di Garda e nel fiume Adige, ha ad esempio determinato una situazione complessa e di difficile gestione nell'irrigazione di campi e culture. Nei piccoli corsi d'acqua si è assistito a una moria di fauna ittica, con rischi igienico-sanitari, a causa anche della presenza di grandi quantità di carcasse di pesci e altri animali. A tutto questo si aggiungono limitazioni nei consumi d'acqua per i privati cittadini e molte aziende;
fino a metà febbraio 2023, come è stato riferito dall'ARPA del Veneto, sono caduti mediamente sul territorio regionale 0,5 millimetri di precipitazione, quando il valore medio (1994-2022) è di 60 millimetri;
il lago di Garda ha registrato nelle ultime settimane un livello di riempimento del 34 per cento, raggiungendo il minimo peggiore degli ultimi 35 anni, a poche settimane dall'inizio della stagione irrigua e di quella turistica;
il problema della siccità non accenna ad attenuarsi nemmeno per il fiume Po, sulla cui portata pesano l'assenza delle piogge e le temperature troppo elevate per questa stagione, ma a preoccupare è anche l'avanzata del cuneo salino nel delta, per le possibili ripercussioni anche sull'ambiente;
la carenza di acqua e neve, purtroppo, rischia di affliggere il Nord Italia anche nel 2023. Si temono forti impatti sull'agroindustria, la produzione di energia, il turismo e sulla sopravvivenza della flora e della fauna;
molti amministratori, indipendentemente dalla loro provenienza politica, esprimono grande preoccupazione per la gravità di una situazione, che rischia di mettere in ginocchio il Nord Italia, ed in particolar modo il Veneto,
si chiede di sapere quali azioni intenda adottare il Governo e nello specifico il Ministro in indirizzo nel contrasto degli effetti dei fenomeni siccitosi e se non intenda attivare al più presto un tavolo di confronto con le istituzioni locali, le categorie e le associazioni del territorio.
Interrogazione sulle modifiche alla disciplina dei bonus edilizi
(3-00242) (22 febbraio 2023)
Paita, Fregolent, Gelmini, Lombardo. - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica -
Premesso che:
dal 1998 l'Italia ha avviato una politica fiscale volta a incentivare la realizzazione di interventi di recupero del patrimonio edilizio, prima, e di efficientamento energetico e riduzione del rischio sismico, poi;
per molti anni tali incentivazioni potevano essere fruite esclusivamente dal soggetto che aveva sostenuto le spese, portandole in detrazione sotto forma di quote annuali a scomputo dalle imposte dovute;
la necessità di garantire il conseguimento degli obiettivi fissati dalla normativa eurounitaria ha portato il legislatore nel tempo a sperimentare un meccanismo alternativo di incentivazione, riservato al cosiddetto ecobonus e sisma bonus su edifici condominiali e volto a consentire la trasformazione, laddove vi fosse incapienza fiscale, delle detrazioni per le spese sostenute in crediti d'imposta cedibili esclusivamente al soggetto fornitore;
dall'applicazione di tale meccanismo di stimolo non sono derivate criticità, né in termini di elusione ed evasione fiscale, né in termini di truffe o pregiudizi per imprese ed erario;
nel maggio 2020, con l'entrata in vigore del cosiddetto decreto rilancio (decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34), è stata introdotta la nota misura del superbonus, con cui si è consentito di trasformare la relativa detrazione pari al 110 per cento o in sconto sul corrispettivo dovuto (anticipato dai fornitori), cioè il cosiddetto sconto in fattura, o per la cessione di un relativo credito d'imposta, senza limiti;
tale meccanismo è stato poi esteso agli altri bonus edilizi, come il bonus facciate, ristrutturazioni, efficientamento energetico, rimozione delle barriere architettoniche, installazione di impianti fotovoltaici;
detto regime di cedibilità è stato oggetto di numerosi interventi legislativi del Governo Draghi, volti a consentire l'accertamento di truffe da parte della Guardia di finanza e ad arginare evidenti distorsioni e criticità, che sono derivate nel tempo dall'applicazione di un regime totalmente deregolamentato: a seguito dell'adozione di tali interventi mirati, fino al 16 febbraio scorso la cedibilità a qualunque soggetto era possibile solo in sede di prima cessione, mentre per le altre (possibili fino a un massimo di tre) era consentita la cessione solo nei confronti delle banche, intermediari finanziari e assicurazioni e le banche potevano cedere detti crediti a clienti professionali privati con cui avessero in essere un contratto di conto corrente;
dette modifiche si erano rese necessarie per ristabilire un perimetro normativo definito e coerente a un impianto disinvolto e sbilanciato, al fine di contemperare gli interessi di imprese, cittadini ed erario;
nonostante tali correttivi, il 16 febbraio 2023 il Governo ha adottato il decreto-legge 16 febbraio 2023, n. 11, attualmente all'esame della Camera dei deputati, con cui si esclude il ricorso allo sconto in fattura e si stabilisce il divieto di cessione dei crediti d'imposta dei bonus edilizi, sia per i nuovi interventi, sia per quelli già in corso che non rispettino determinate condizioni;
la decisione si pone del tutto in contrasto con le dichiarazioni programmatiche del Governo e viene applicata indiscriminatamente a tutti i bonus edilizi, senza considerare le diverse eco che questi trovano sul piano costituzionale ed eurounitario, come quelli relativi all'abbattimento delle barriere architettoniche e all'efficientamento energetico;
tale approccio, a giudizio degli interroganti arbitrario, poco lungimirante e del tutto asistematico, si pone in diretto contrasto con il principio del legittimo affidamento e di certezza del diritto e rischia di pregiudicare migliaia di imprese e contribuenti, che negli anni hanno programmato interventi che ora, in maniera estemporanea e incoerente rispetto a quanto affermato dal Governo, si riveleranno più onerosi o addirittura insostenibili sia nel breve che nel medio-lungo periodo;
le disinvolture e approssimazioni che hanno caratterizzato la disciplina del superbonus sono state profondamente corrette dal Governo Draghi e nonostante siano ancora necessari ulteriori interventi non può in alcun modo giustificarsi un approccio che si proponga di scaricare le stesse sulle imprese e sui contribuenti,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare, nell'ambito delle proprie competenze, in materia di efficientamento energetico e transizione ecologica, per salvaguardare gli interessi di cittadini e imprese a seguito della disciplina legislativa appena introdotta in materia di bonus edilizi, cedibilità dei crediti e sconto in fattura.
Interrogazione sulla semplificazione degli iter autorizzativi di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili
(3-00236) (22 febbraio 2023)
Ronzulli, Rosso, Berlusconi, Damiani, Fazzone, Gasparri, Lotito, Occhiuto, Paroli, Silvestro, Ternullo, Zanettin. - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica -
Premesso che:
l'incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili è uno dei grandi obiettivi che il Paese deve raggiungere, al fine di conseguire gli obiettivi al 2030 del "Fit for 55" e una maggiore sicurezza e autonomia energetica;
nell'ultimo anno sono stati autorizzati 8 gigawatt (GW) di impianti e installati 2-3 GW, mentre a regime gli iter autorizzativi dovranno consentire l'installazione di 12 GW annui;
il ribaltamento dell'attuale rapporto di utilizzo delle fonti di energia, prodotta per due terzi da fonti fossili, e un terzo da rinnovabili, può essere raggiunto attraverso la semplificazione degli iter di autorizzazione per le installazioni di impianti da fonti rinnovabili e lo snellimento degli adempimenti posti in capo ai richiedenti;
la semplificazione amministrativa e burocratica, oltre a rappresentare uno strumento di tutela e rispetto dei diritti del cittadino nel rapporto con lo Stato, costituisce una misura di fondamentale importanza sotto il profilo economico, con particolare riferimento alle piccolissime, piccole e medie imprese,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare in relazione agli iter di autorizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, al fine di garantire la sicurezza energetica del Paese e quale sia il piano per rendere strutturali gli incentivi per l'installazione e l'ampliamento di impianti di produzione e di accumulo di energia da fonti rinnovabili, anche per la vastissima platea degli utenti privati, cioè delle famiglie italiane.
Interrogazione sull'attuazione della normativa che favorisce la creazione di comunità energetiche
(3-00240) (22 febbraio 2023)
Trevisi. - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica -
Premesso che:
il decreto legislativo n. 199 del 2021, all' articolo 8, comma 1, prevede che: "Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con le modalità di cui al comma 9 dell'articolo 42-bis del decreto-legge n. 162 del 2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 8 del 2020, sono aggiornati i meccanismi di incentivazione per gli impianti a fonti rinnovabili inseriti in configurazioni di autoconsumo collettivo o in comunità energetiche rinnovabili di potenza non superiore a 1 MW";
in attesa della completa attuazione della disciplina della direttiva "RED II" con le disposizioni contenute all'articolo 42-bis del decreto-legge n. 162 del 2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 8 del 2020, l'Italia ha disciplinato in anticipo la fase di recepimento della direttiva rendendo possibile la condivisione dell'energia elettrica prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili inclusi nelle comunità energetiche;
considerato che:
ad oggi non risultano attuati i decreti incentivanti, di cui all'articolo 8, comma 1, del decreto legislativo n. 199 del 2021, ragion per cui continua ad applicarsi la disciplina transitoria prevista dall'articolo 42-bis del suddetto decreto-legge n. 162 del 2019, che prevede che i consumatori finali o produttori di energia possano associarsi per "condividere" l'energia elettrica localmente prodotta da nuovi impianti alimentati da fonte rinnovabile di piccola taglia, con riferimento a nuovi impianti alimentati a fonti di energia rinnovabili (FER) con potenza complessiva non superiore ai 200 kilowatt entrati in esercizio a partire dal 1° marzo 2020 e fino al 12 febbraio 2022 (intesi i 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 199 del 2021 di recepimento della direttiva (UE) 2018/2001 RED II);
al ritardo per l'adozione dei decreti ministeriali che aggiornano i meccanismi di incentivazione per gli impianti a fonti rinnovabili si aggiungono anche i ritardi dell'Autorità di regolamentazione per l'energia a rete e l'ambiente (ARERA) sull'emanazione delle regole attuative, che contribuiscono alle difficoltà nel ricevere le informazioni necessarie ad identificare l'ambito di sviluppo delle comunità energetiche (CER), così come le registrazioni e il ricevimento degli incentivi o dei preventivi onerosi per allacci alla rete;
considerato che:
ad oggi, in Italia, su cento comunità energetiche mappate a giugno 2022, 50 hanno completato l'iter di attivazione presso il GSE e di queste solo tre hanno ricevuto i primi incentivi statali;
il 15 dicembre 2021 la Commissione europea ha presentato una proposta di revisione della direttiva sulla prestazione energetica in edilizia che si inserisce nel pacchetto "Fit for 55", con il quale l'Unione europea intende ridurre del 55 per cento entro il 2030 le emissioni nocive rispetto al 1990, al fine di conseguire, entro il 2050, l'obiettivo di neutralità climatica per allineare la normativa agli obiettivi green deal;
considerato, inoltre, che:
in data 16 novembre 2022, è stato depositato al Senato della Repubblica un disegno di legge a prima firma dell'interrogante concernente il reddito energetico (AS 334) finalizzato a definire le modalità di utilizzo di quest'ultimo da parte di determinati soggetti beneficiari, in seguito alla deliberazione del CIPE n.7 del 17 marzo 2020 che, modificando il piano operativo imprese e competitività del fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020, ha introdotto un nuovo intervento relativo all'istituzione, presso il Ministero dello sviluppo economico, di un fondo nazionale riguardante il reddito energetico;
lo strumento relativo al reddito energetico integrerebbe perfettamente il quadro normativo sulle comunità energetiche, in quanto favorirebbe la creazione di una comunità energetica nazionale idonea a completare l'utilizzo diffuso delle rinnovabili,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei tempi riguardanti la stesura dei decreti ministeriali sugli incentivi necessari alla realizzazione e allo sviluppo delle comunità energetiche in considerazione del ruolo strategico svolto dalle energie rinnovabili per il contrasto ai cambiamenti climatici;
se intenda estendere il modello di sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili per raggiungere gli obiettivi del PNRR finanziati con 2,2 miliardi di euro a fondo perduto anche per i Comuni sopra i 5.000 abitanti;
se l'incentivo riconosciuto alle CER per l'energia condivisa da parte del GSE sia una tariffa premio aggiuntiva e se sarà previsto il cosiddetto scorporo immediato, che prevede la fatturazione della sola elettricità effettivamente acquistata dalla rete ai componenti delle CER, in modo da rappresentare un reale beneficio per le comunità.
Interrogazione sulla posizione italiana negli attuali negoziati europei in materia di transizione energetica
(3-00243) (22 febbraio 2023)
Romeo, Bizzotto, Bergesio, Borghesi, Claudio Borghi, Cantalamessa, Cantù, Centinaio, Dreosto, Garavaglia, Germanà, Marti, Minasi, Murelli, Paganella, Pirovano, Potenti, Pucciarelli, Spelgatti, Stefani, Testor, Tosato. - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica -
Premesso che:
nel percorso verso il raggiungimento dell'obiettivo di neutralità climatica fissato dell'Unione europea al 2050, l'Europa rischia di compromettere la tenuta del tessuto economico italiano, imponendo stringenti obblighi in nome della transizione energetica;
sui tavoli negoziali a Bruxelles sono in discussione il regolamento "CO2 Auto" e la direttiva "case green" sull'incremento delle prestazioni energetiche degli edifici, che impongono pesanti interventi su due settori strategici e peculiari del nostro Paese, quali l'automotive e l'edilizia;
il settore automotive, inteso come industria, commercio, distribuzione carburanti, assicurazioni, è uno dei principali driver dell'economia nazionale pari al 19 per cento del PIL, e rappresenta un'eccellenza sullo scenario mondiale, anche in termini di avanguardia e innovazione tecnologica;
la transizione energetica nell'automotive è la sfida prioritaria del secolo, ed è un errore clamoroso non dare alternative all'elettrico, non garantendo il principio di neutralità tecnologica, fondamentale per la tenuta e la resilienza dei comparti interessati, e per rispondere alla domanda di energia per la ricarica di un parco auto esclusivamente elettriche; i più recenti studi di settore stimano infatti che, per garantire l'energia necessaria per ricaricare tutte le auto elettriche che sarebbero in circolazione in Italia, servirebbero 15 centrali nucleari;
un'Europa moderna, credibile e orientata verso un percorso di neutralità climatica sostenibile non può prescindere da una valutazione degli impatti ambientali di tutto il ciclo di vita dei veicoli, dalla produzione all'utilizzo allo smaltimento, e non limitarsi a valutare agli impatti puntuali delle emissioni allo scarico dei veicoli;
nel percorso di transizione energetica, l'Italia e la stessa Europa sono ancora ampiamente lontane dalla completa indipendenza dalle economie extra UE, per quanto concerne la disponibilità di materie prime, la loro capacita di trasformazione, smaltimento e riciclo, e per la creazione di tutte le componenti necessarie per la costruzione dei veicoli, batterie incluse, in particolare dalla Cina;
oltretutto, le batterie cinesi, inclusi i componenti per realizzarle, sono prodotte attraverso il ricorso alle centrali a carbone, il che si configura con una compensazione in negativo della nostra transizione energetica;
sul fronte dell'edilizia, il 75 per cento circa del patrimonio italiano ha classe energetica tra G e F, che quindi dovrà essere oggetto di ristrutturazione in base ai dettami europei; secondo dati ISPRA del 2021, gli immobili italiani emettono l'1,1 per cento delle emissioni mondiali del settore edilizio, e la riduzione delle emissioni operative in Italia rispetto alla direttiva case green è stimata soltanto nello 0,11 per cento delle emissioni globali, una cifra irrisoria a fronte di costi stimati in circa 1.500 miliardi di euro;
inoltre, nel percorso drastico avviato dalla UE per l'efficientamento energetico degli immobili, è fondamentale che la Commissione tenga in considerazione anche la qualità dell'aria interna che gli abitanti degli edifici resi "efficienti" da finestre sigillate e da cappotto ai muri, saranno costretti a respirare; si deve evitare che in nome della transizione energetica si vada contro anche i principi fondamentali di tutela della salute dei cittadini;
la mancanza di una progettualità basata su misure intese a garantire un adeguamento graduale ai dettami europei e rispondente alle caratteristiche dei singoli Stati membri mette a rischio tutte le competenze che si sono sviluppate nel nostro Paese, e che sono ampiamente riconosciute a livello mondiale, con un impatto sociale disastroso in termini di disoccupazione, stimato in oltre 50.000 posti di lavoro,
si chiede di sapere quali iniziative di competenza intenda adottare il Governo in ambito europeo per garantire il superamento dell'approccio ideologico alla transizione energetica.
Interrogazione sulla riqualificazione energetica degli edifici
(3-00241) (22 febbraio 2023)
Irto, Malpezzi, Basso, Fina, Martella. - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica -
Premesso che:
secondo i dati diffusi dalla Commissione europea il complesso degli edifici, di cui il 65 per cento ad uso residenziale, è responsabile a livello UE di circa il 40 per cento del consumo energetico e del 36 per cento delle emissioni dirette e indirette di gas a effetto serra. Il riscaldamento, il raffrescamento e l'utilizzo di acqua calda per uso domestico rappresentano l'80 per cento dell'energia consumata dalle famiglie. Il 35 per cento del parco immobiliare della UE ha più di 50 anni e quasi il 75 per cento è inefficiente dal punto di vista energetico, mentre il tasso di ristrutturazione annua è di circa l'1 per cento;
il 15 dicembre 2021 la Commissione ha presentato una proposta di revisione della direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia. Tale revisione è strettamente collegata con le iniziative del programma "Fit for 55", ovvero la revisione delle direttive sulla promozione dell'energia da fonti rinnovabili (RED II) e sull'efficienza energetica (EED). La proposta, oggetto di negoziato a livello europeo, mira a far sì che tutti gli edifici nuovi siano a emissioni zero entro il 2030 e gli edifici esistenti lo divengano entro il 2050, con alcune eccezioni per gli edifici storici, i luoghi di culto e gli edifici utilizzati a scopi di difesa. Il Consiglio del 25 ottobre 2022 ha raggiunto un orientamento generale sulla proposta della Commissione convenendo che per quanto riguarda i soli edifici nuovi, dal 2028, quelli di proprietà di enti pubblici dovrebbero essere a emissioni zero, e tutti gli altri edifici nuovi dal 2030;
gli Stati membri hanno convenuto: a) per gli edifici residenziali esistenti, di fissare norme minime di prestazione energetica sulla base di una traiettoria nazionale in linea con la progressiva ristrutturazione del parco immobiliare per renderlo ad emissioni zero entro il 2050, come indicato nei piani nazionali di ristrutturazione edilizia. Allo stato attuale rimane confermato che non è previsto alcun obbligo di ristrutturazione degli edifici esistenti al 2030 e non si prevede alcuna limitazione della possibilità di vendere o affittare gli edifici non riqualificati; b) di fissare requisiti che garantiscano che tutti i nuovi edifici siano progettati per ottimizzare il potenziale di produzione di energia solare e hanno concordato prescrizioni finalizzate a mettere a disposizione infrastrutture per la mobilità sostenibile; c) di pubblicare piani nazionali di ristrutturazione edilizia contenenti una tabella di marcia con obiettivi nazionali per il 2030, il 2040 e il 2050 per quanto riguarda il tasso annuo di ristrutturazione energetica, il consumo di energia primaria e finale del parco immobiliare nazionale e le relative riduzioni delle emissioni operative di gas a effetto serra. I primi piani saranno pubblicati entro il 30 giugno 2026 e successivamente ogni 5 anni;
presso il Parlamento europeo, l'atto dovrebbe giungere alla discussione in plenaria indicativamente nella seduta del 13 marzo 2023. Una volta adottata la posizione negoziale potranno essere avviati i "triloghi" con Consiglio e Commissione europea;
nella prospettiva della Commissione UE, gli investimenti nella riqualificazione energetica dovrebbero costituire anche un'opportunità per l'economia e in particolare per il settore edile, che rappresenta circa il 9 per cento del PIL europeo e impiega 25 milioni di posti di lavoro, in circa 5 milioni di imprese, in prevalenza piccole e medie. Il parco immobiliare italiano, come risulta dalla strategia nazionale per la riqualificazione energetica, è costituito per la maggior parte da edifici a uso residenziale (12,42 milioni) aventi più di 45 anni (oltre il 65 per cento) e in prevalenza rientranti nelle classi energetiche F e G (rispettivamente il 25 per cento e il 37,3 per cento degli immobili censiti dal SIAPE nel periodo 2016-2019). Appare inoltre fondamentale considerare anche il patrimonio immobiliare pubblico, con particolare riferimento agli istituti scolastici, alle strutture sanitarie, ai tribunali e alle carceri, garantendo la continuità degli strumenti di finanziamento degli interventi, quali a esempio il conto termico e prestando particolare attenzione alla riqualificazione degli edifici con le peggiori prestazioni energetiche;
il proseguimento degli interventi per l'efficientamento energetico e la messa in sicurezza antisismica del patrimonio immobiliare nazionale possono costituire una vera opportunità per il sistema Italia di migliorare le prestazioni energetiche degli immobili e di rinnovare un patrimonio immobiliare avente caratteristiche uniche al mondo;
le misure del superbonus e gli altri incentivi fiscali sono gli strumenti utilizzati nel nostro Paese per rispondere agli obiettivi di riqualificazione edilizia, antisismica ed energetica degli edifici. Negli ultimi due anni, grazie a questi strumenti, sono stati ristrutturati dal punto di vista energetico, con il superbonus 110 per cento, 86 milioni di metri quadrati per 359.440 edifici già completati e ulteriori 122.000 edifici in fase di completamento per un totale di quasi 482.000 edifici. Il successo di queste misure è legato alla possibilità di cedere il credito d'imposta maturato con l'intervento, ma, a causa delle ripetute modifiche alla disciplina, il funzionamento della cessione del credito è stato fortemente rallentato in ragione della capacità fiscale esaurita del sistema, a partire da banche ed altri intermediari finanziari. Le soluzioni avanzate dal Governo per risolvere il blocco nel decreto "aiuti quater" (decreto-legge n. 176 del 2022) e nella legge di bilancio per il 2023 sono risultate del tutto insufficienti e non rispondenti alle attese e alle proposte avanzate a tal fine;
con la recente emanazione del decreto-legge sugli incentivi fiscali, le misure del superbonus e gli altri incentivi fiscali, così come la cessione del credito, hanno subito un ulteriore blocco che rischia di provocare una preoccupante crisi per il settore delle costruzioni e nella filiera, con conseguente fallimento di migliaia di imprese e la perdita di migliaia di occupati, nonché di mettere in seria difficoltà economica migliaia di famiglie,
si chiede di sapere:
se il Governo intenda confermare presso le competenti sedi europee l'impegno del Paese al raggiungimento degli obiettivi stabiliti a livello nazionale in vista della programmata riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55 per cento entro il 2030 e della neutralità climatica nel 2050 e quali iniziative negoziali intenda intraprendere nelle competenti sedi europee al fine di garantire che il testo finale della direttiva citata assicuri al nostro Paese la necessaria flessibilità, anche temporale, in fase di attuazione in ragione della peculiarità del patrimonio edilizio nazionale;
quali iniziative di competenza abbia adottato o intenda adottare in sede di UE affinché gli ambiziosi obiettivi di efficientamento energetico siano accompagnati da adeguati strumenti finanziari stanziati a livello europeo e affinché i costi degli interventi non ricadano sulle famiglie, in particolare modo sulle fasce economicamente più deboli, e sulle imprese;
quali misure intenda adottare per garantire la continuità, il rafforzamento e una maggiore efficacia dei vigenti strumenti di finanziamento degli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare pubblico del Paese, prestando particolare attenzione alla riqualificazione degli edifici con le peggiori prestazioni energetiche e agli edifici adibiti a edilizia residenziale pubblica, e se intenda adottare iniziative volte a superare le recenti disposizioni del "decreto-legge incentivi" e a garantire la prosecuzione degli interventi di riqualificazione energetica finanziati dagli strumenti vigenti rimuovendo gli ostacoli che attualmente bloccano la circolazione dei credili fiscali anche mediante l'eventuale coinvolgimento di CDP S.p.A. o l'utilizzo di strumenti come l'F24;
se intenda procedere ad un progressivo riordino, condiviso con tutte le parti interessate, della legislazione vigente in materia di incentivi fiscali edilizi, anche mediante stesura di un testo unico, che razionalizzi, stabilizzi, metta a sistema e preveda che tali strumenti siano commisurati in modo proporzionale agli interventi caratterizzati da maggiore efficacia dal punto di vista antisismico e dell'efficientamento energetico, al fine di consentire un orizzonte temporale di lungo termine per gli investimenti di famiglie e imprese; se a tal fine intenda predisporre un piano nazionale di ristrutturazione degli immobili di durata pluriennale, che includa oltre agli edifici residenziali privati anche gli edifici pubblici e quelli di edilizia residenziale pubblica, corredato da una valutazione d'impatto economico degli interventi nel corso degli anni.
Allegato B
Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 553 e sui relativi emendamenti
La Commissione, affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, editoria, digitalizzazione, esaminato il disegno di legge in titolo e gli emendamenti ad esso riferiti, trasmessi dall'Assemblea, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo.
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e acquisita la relazione tecnica aggiornata di cui all'articolo 17, comma 8, della legge di contabilità e finanza pubblica, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti riferiti al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.4, 1.5, 1.6, 1.7, 1.8, 1.9, 1.93, 1.112, 1.0.1, 1.0.2, 1.0.3, 1.0.4, 1.0.5, 1.0.6, 1.0.7, 1.0.8, 1.0.12, 1.0.14, 1.0.15, 2.1, 2.2 e 2.3.
Il parere è non ostativo su tutti i restanti emendamenti.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Astorre, Augello, Barachini, Berlusconi, Bevilacqua, Biancofiore, Bongiorno, Borghese, Borgonzoni, Butti, Calenda, Castelli, Cattaneo, Damante, De Poli, Durigon, Fazzolari, Franceschini, La Pietra, Lorefice, Mirabelli, Monti, Morelli, Napolitano, Nave, Occhiuto, Ostellari, Patton, Petrenga, Rauti, Renzi, Ronzulli, Rubbia, Russo, Segre e Sisto.
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Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Menia, per attività della 3ª Commissione permanente; Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Potenti Manfredi, Cantu' Maria Cristina, Murelli Elena, Minasi Tilde, Pirovano Daisy, Spelgatti Nicoletta, Tosato Paolo, Bergesio Giorgio Maria, Bizzotto Mara, Borghesi Stefano, Borghi Claudio, Cantalamessa Gianluca, Centinaio Gian Marco, Dreosto Marco, Garavaglia Massimo, Germana' Antonino, Marti Roberto, Paganella Andrea, Pucciarelli Stefania, Romeo Massimiliano, Stefani Erika, Testor Elena
Disposizioni in materia di rafforzamento e istituzione dei presidi di polizia nei plessi ospedalieri (557)
(presentato in data 20/02/2023);
senatore Silvestroni Marco
Istituzione presso il Ministero della giustizia della "Piattaforma unica per il deposito telematico dei documenti e degli atti dei processi civile, penale, amministrativo e tributario" (558)
(presentato in data 21/02/2023);
senatori Potenti Manfredi, Bergesio Giorgio Maria, Bizzotto Mara, Borghesi Stefano, Borghi Claudio, Cantalamessa Gianluca, Cantu' Maria Cristina, Centinaio Gian Marco, Dreosto Marco, Garavaglia Massimo, Germana' Antonino, Marti Roberto, Minasi Tilde, Murelli Elena, Paganella Andrea, Pirovano Daisy, Pucciarelli Stefania, Romeo Massimiliano, Spelgatti Nicoletta, Stefani Erika, Testor Elena, Tosato Paolo
Valorizzazione dei Percorsi della Memoria intesi come percorsi stradali, cammini, sentieri e qualunque via utile a raggiungere o collegare luoghi nei quali si sono svolti eventi significativi della seconda guerra mondiale (559)
(presentato in data 22/02/2023);
senatore Romeo Massimiliano
Modifica alla legge 30 aprile 1999, n. 120, in materia di tessera elettorale elettronica e ulteriori disposizioni per favorire la partecipazione degli elettori alle consultazioni elettorali e referendarie (560)
(presentato in data 23/02/2023);
senatore Garavaglia Massimo
Delega al Governo per la revisione del sistema fiscale (561)
(presentato in data 23/02/2023);
senatori Marti Roberto, Paganella Andrea, Romeo Massimiliano, Bergesio Giorgio Maria, Bizzotto Mara, Borghesi Stefano, Borghi Claudio, Cantalamessa Gianluca, Cantu' Maria Cristina, Centinaio Gian Marco, Dreosto Marco, Garavaglia Massimo, Germana' Antonino, Minasi Tilde, Murelli Elena, Pirovano Daisy, Potenti Manfredi, Pucciarelli Stefania, Spelgatti Nicoletta, Stefani Erika, Testor Elena, Tosato Paolo
Disposizioni per la promozione dei cammini come itinerari culturali (562)
(presentato in data 23/02/2023);
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale
Ministro della difesa
Ratifica ed esecuzione dell'accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Ghana in materia di cooperazione nel settore della difesa, fatto ad Accra il 28 novembre 2019 (563)
(presentato in data 23/02/2023).
Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli
In data 23/02/2023 la 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione ha presentato il testo degli articoli approvati in sede redigente dalla Commissione stessa, per il disegno di legge Dep. Cafiero De Raho Federico ed altri "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere" (531), C.303 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (T.U. con C.387, C.624, C.692, C.780, C.784), con proposta di assorbimento dei seguenti disegni di legge:
- sen. Verini Walter ed altri "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere" (80)
- sen. Scarpinato Roberto Maria Ferdinando "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere" (128)
- sen. Mirabelli Franco ed altri "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere" (235)
- sen. Balboni Alberto ed altri "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere" (384)
Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 22 febbraio 2023, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 4 agosto 2022, n. 127 - lo schema di decreto legislativo di recepimento dell'articolo 1, punti 8) e 18), della direttiva (UE) 2021/2118 recante modifica della direttiva 2009/103/CE concernente l'assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli e il controllo dell'obbligo di assicurare tale responsabilità, per quanto riguarda, rispettivamente, l'articolo 10-bis, paragrafo 13, secondo comma, e l'articolo 25-bis, paragrafo 13, secondo comma, della direttiva 2009/103/CE (n. 28).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 22 febbraio 2023 - alla 9ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 40 giorni dall'assegnazione. Le Commissioni 2ª, 4ª e 5ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 9ª Commissione permanente in tempo utile rispetto al predetto termine.
Governo, trasmissione di documenti
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 22 febbraio 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 38-septies, comma 3-bis, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la relazione sul bilancio di genere, relativa all'esercizio finanziario 2021.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Doc. CCXX, n. 1).
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, è deferito alle sottoindicate Commissioni permanenti il seguente documento dell'Unione europea, trasmesso dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
- Proposta di decisione di esecuzione del Consiglio che autorizza la Repubblica italiana ad applicare una misura speciale di deroga all'articolo 285 della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto e che abroga la decisione di esecuzione (UE) 2020/647 (COM(2023) 89 definitivo), alla 6a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente.
Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento
In data 21 febbraio 2023 è pervenuta, ai sensi dell'articolo 13, comma 13-bis, della legge 27 luglio 2000, n. 212, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2022 dal Garante del contribuente per la Calabria.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente (Atto n. 97).
Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento
La Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato - con lettera in data 23 febbraio 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 4, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, la seguente deliberazione: n. 32/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione dell'acqua, compresa la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti»". La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a, alla 5a, alla 8a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 98).
Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento
La Commissione europea ha trasmesso, in data 23 febbraio 2023, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:
la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro di certificazione dell'Unione per gli assorbimenti di carbonio (COM(2022) 672 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto, già deferito per i profili di merito, è deferito alla 4a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 23 febbraio 2023.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 17 al 23 febbraio 2023)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 8
SCALFAROTTO: sulla vicenda giudiziaria dell'ex senatore Stefano Esposito (4-00222) (risp. NORDIO, ministro della giustizia)
VALENTE ed altri: sull'applicazione di una sentenza della Corte costituzionale relativa all'attribuzione del cognome al figlio (4-00080) (risp. FERRO, sottosegretario di Stato per l'interno)
Interrogazioni
LOSACCO - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
in data 14 febbraio 2023, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva i nuovi obiettivi vincolanti per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica da parte di autovetture e veicoli commerciali leggeri di nuova produzione, prevedendo l'obbligo per tali veicoli di non produrre alcuna emissione di anidride carbonica dal 2035;
questa nuova legislazione, in linea con gli ambiziosi obiettivi climatici della UE per il 2030 e il 2050, ha ingenerato una profonda preoccupazione nel settore automobilistico italiano, sia per le tempistiche, sia per il fatto che, così facendo, l'intero mercato potrebbe essere orientato verso l'elettrico, su cui oggi la filiera produttiva italiana ed europea sconta un ritardo competitivo rispetto alla Cina, che gode anche di un miglior approvvigionamento delle materie prime per lo sviluppo e la produzione delle nuove autovetture;
tuttavia, nonostante nel dibattito pubblico venga rappresentato in questo modo, nella nuova legislazione europea non si parla della sostituzione di una tecnologia (motori a benzina e diesel) a vantaggio di un'altra (l'elettrico), per quanto è evidente che quest'ultima sia quella su cui, in questo momento, ci sono i maggiori investimenti in termini di ricerca e sviluppo;
in particolare, nella nuova legislazione europea, i veicoli a idrogeno (hydrogen full cell vehicle) continueranno ad essere inclusi nelle tecnologie a zero emissioni. Il regolamento, quindi, mantiene un approccio tecnologicamente neutro con riferimento alle tecnologie a zero e basse emissioni (zero and low emissions vehicle);
considerato che:
nel 2019, un report della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo ha segnalato che nella filiera dell'idrogeno sono attive circa 120 imprese italiane, per un totale di 7 miliardi di euro di fatturato e 19.000 occupati, caratterizzate da una certa vivacità e un forte orientamento all'innovazione, per quanto si tratti principalmente di aziende di piccole e medie dimensioni;
appare quindi evidente come questo settore meriti una particolare attenzione, con politiche volte a favorirne la crescita e ad assumere nel tempo una funzione strategica per lo sviluppo industriale e del settore;
a riprova di ciò, vi è il fatto che alcuni dei più importanti player mondiali dell'automobile guardano all'idrogeno come al principale ambito su cui concentrare i propri investimenti nei prossimi anni;
rilevato che la Commissione europea, il 13 febbraio, ha adottato gli atti delegati richiesti dalla direttiva (UE) 2018/2001 dell'11 dicembre 2018 sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, che stabiliscono le condizioni per definire l'idrogeno prodotto da fonti rinnovabili, passaggio cruciale per mettere l'idrogeno al pieno servizio della transizione ecologica,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario puntare sull'idrogeno per la trasformazione del comparto italiano dell'automobile, al fine di eludere il ritardo competitivo e la carenza di materie prime per lo sviluppo dei motori elettrici;
in caso contrario, quali strategie intenda adottare per contemperare gli improrogabili obiettivi di riduzione delle emissioni con la tutela del nostro tessuto produttivo e dei livelli occupazionali.
(3-00247)
PARRINI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
l'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 14 gennaio 2023, n. 5 (disposizioni urgenti in materia di trasparenza dei prezzi dei carburanti e di rafforzamento dei poteri di controllo del Garante per la sorveglianza dei prezzi, nonché di sostegno per la fruizione del trasporto pubblico), istituisce un fondo presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali finalizzato a riconoscere un buono da utilizzare per l'acquisto di abbonamenti per i servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale ovvero per i servizi di trasporto ferroviario nazionale in favore delle persone fisiche che nell'anno 2022 hanno conseguito un reddito complessivo non superiore a 20.000 euro;
prevede che il buono possa essere impiegato per gli acquisti per l'anno 2023 a decorrere dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto del Ministro del lavoro, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, che definisce le modalità di presentazione delle domande per il rilascio del buono;
il comma 2 stabilisce che il suddetto decreto avrebbe dovuto essere approvato entro 30 giorni dall'entrata in vigore del decreto-legge, vale a dire entro lo scorso 14 febbraio, ma non risulta tuttora approvato;
tale ritardo appare incomprensibile, in quanto il buono introdotto dal citato decreto-legge altro non è che la riproposizione, seppur con qualche modifica, del bonus trasporti introdotto dall'articolo 9 del decreto-legge 9 agosto 2022, n. 115, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 settembre 2022, n. 142 (misure urgenti in materia di energia, emergenza idrica, politiche sociali e industria);
considerato che:
l'adozione tempestiva del decreto attuativo è fondamentale per consentire a tutti i possibili beneficiari di recarsi al proprio luogo di lavoro e di studio senza gravare sulle proprie fragili condizioni economiche;
l'urgenza è ancor più giustificata per gli studenti universitari, i quali, al termine della sessione di esami, con il riprendere delle lezioni nel secondo semestre dell'anno accademico in corso, utilizzano i mezzi pubblici per recarsi presso le aule universitarie;
l'incertezza sull'inizio dell'operatività del buono potrebbe costringere alcuni dei potenziali beneficiari ad acquistare a proprie spese biglietti e abbonamenti, tradendo lo spirito della norma, che va ad aiutare le fasce più deboli della popolazione,
si chiede di sapere quali siano le ragioni che hanno impedito la tempestiva pubblicazione del decreto citato e se i Ministri in indirizzo intendano chiarire quali siano i tempi previsti per l'emanazione, al fine di consentire l'erogazione del buono trasporti anche per l'anno 2023.
(3-00248)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
PAITA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, delle imprese e del made in Italy e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
nel pomeriggio del 21 febbraio 2023 presso lo stabilimento Ansaldo Energia di Fegino (Genova) un operaio specializzato, Simone Bonori, mentre svolgeva il suo turno di lavoro è stato colpito da una componente in metallo di 200 chilogrammi che ha sfondato una paratia per poi colpirlo in pieno volto ed è ora ricoverato in terapia intensiva in prognosi riservata all'ospedale "San Martino";
secondo quanto dichiarato alle agenzie di stampa dai rappresentanti sindacali dell'azienda, Bonori stava operando su una macchina la cui costruzione risale al 1979, quindi con standard di sicurezza, sebbene certificati, risalenti a 44 anni fa, tanto da non avere né telecamera né sensori sulla parte centrale delle paratie;
da tempo gli stessi sindacati denunciano gli scarsi investimenti di Ansaldo e ne chiedono con insistenza la ricapitalizzazione anche per rafforzare gli interventi sul rinnovo del parco macchine e più in generale sulla sicurezza;
la quota di maggioranza di Ansaldo Energia è detenuta da Cassa depositi e prestiti, per il tramite di CDP Equity,
si chiede di sapere come i Ministri in indirizzo, per quanto di competenza, intendano intervenire per assicurare maggiore sicurezza ai lavoratori e in particolare garantire che gli investimenti nel rinnovo del parco macchine di Ansaldo e delle altre aziende controllate da CDP avvenga celermente, nonché se quanto riportato sull'allarme lanciato dai sindacati corrisponda al vero e quindi quali siano stati negli ultimi 5 anni gli investimenti, dove siano stati indirizzati, quale sia il grado di vetustà dei macchinari.
(4-00258)
GASPARRI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
in data odierna, 23 febbraio 2023, è apparsa sul quotidiano "La Stampa" un'intervista del dottor Eugenio Albamonte, noto magistrato;
nell'intervista il dottor Albamonte contesta al Ministro in indirizzo la facoltà, nell'ambito delle proprie competenze, di definire i vari livelli di classificazione dei documenti del Ministero della giustizia e del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria;
a parere dell'interrogante si tratta di una prevaricazione rispetto al legittimo esercizio delle funzioni del Governo, che ingenera un contrasto con la libera attività delle istituzioni,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle dichiarazioni richiamate e se non ritenga che esse rappresentino un'interferenza rispetto alla sfera di competenze del Governo e del suo Dicastero in particolare.
(4-00259)
CASTIELLO, MAZZELLA - Ai Ministri dell'ambiente e della sicurezza energetica e della salute. - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:
le operazioni di polizia ambientale disposte dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vallo della Lucania (Salerno) hanno accertato nel comune di Salento (Salerno) la presenza di rifiuti interrati su più aree contigue per complessivi 50.000 metri quadrati circa, individuate nel nuovo catasto edilizio urbano del Comune al foglio 15 particelle 165 (ex 70) - 44 - 47 - 48 - 77 - 79 -82;
nel sottosuolo sono stati rinvenuti rifiuti di varia natura, quali liquami e fanghi derivanti da espurghi e depurazione, scarti della lavorazione delle conserve di pomodoro unitamente a barattoli di alluminio, scarti della lavorazione di pelle, nonché bidoni di plastica, sacchi di plastica e lattine di fertilizzanti, che sono stati, successivamente al sequestro, sottoposti ad indagini di caratterizzazione da parte dell'ARPAC di Salerno;
risulta che l'inquinamento ambientale sarebbe stato occultato attraverso la realizzazione di un impianto di lombricoltura a metà degli anni '90, in cui i titolari, dietro il paravento di tale attività, hanno realizzato (o permesso la realizzazione) di una discarica di rifiuti, senza che, nel corso degli anni, sia stata mai effettuata alcuna bonifica o messa in sicurezza dei terreni, non essendo stato eseguito un adeguato sistema di protezione del contiguo corso fluviale e delle vasche di raccolta, né risulta essere stata curata la corretta impermeabilizzazione del terreno utilizzato, per l'appunto, come vera e propria discarica;
è ragionevole presumere che siano stati contaminati la falda acquifera sottostante, nonché il corso d'acqua a ridosso della suddetta particella 165 (ex 70);
è stata da tempo individuata nella Progen società cooperativa il soggetto che dovrà effettuare i carotaggi del terreno per verificare se la falda acquifera sia stata effettivamente contaminata dagli sversamenti e dal percolato;
considerato che:
il Comune di Salento ha ricevuto finanziamenti regionali per circa 30.000 euro;
la mancata esecuzione dei carotaggi e dell'analisi dell'acqua della falda freatica sembra che sia ascrivibile ad inerzia burocratica dell'ARPAC di Salerno, cui pure si deve il mancato inizio della pur necessaria ed indifferibile opera di asportazione e di smaltimento dei rifiuti, nonché di messa in sicurezza dei terreni occupati dalla discarica abusiva,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano al corrente dell'incresciosa ed allarmante situazione descritta e quali iniziative di competenza intendano assumere a tutela della salute pubblica, nel rispetto della fondamentale disposizione di cui all'articolo 32 della Costituzione, nonché a tutela dell'ambiente a norma del novellato disposto dell'articolo 9 della Costituzione.
(4-00260)
GASPARRI - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:
a quanto risulta appreso dall'interrogante dai tabulati pubblicati sul portale del Consiglio nazionale delle ricerche, dal 2016 ad oggi il dottor Mario Tozzi avrebbe ricevuto numerosi incarichi presso la RAI, presso enti pubblici e privati ed altre importantissime istituzioni;
risulta, inoltre, che tali consulenze, negli ultimi anni, avrebbero raggiunto compensi lordi di centinaia di migliaia di euro,
si chiede di sapere, in relazione a quanto sopra, quale rapporto di lavoro intercorra tra il dottor Mario Tozzi e il Consiglio nazionale delle ricerche.
(4-00261)
MARTON, PIRRO, DE ROSA - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
sul sito internet del Sindacato italiano lavoratori finanzieri (SILF) è stato pubblicato, in data 5 febbraio 2023, un comunicato dal titolo "Da locomotiva a tartaruga. La Guardia di Finanza e il sindacato";
si afferma quanto segue: "Se, tra qualche tempo, anche i lavoratori con le stellette avranno diritto al sindacato lo si deve in larga parte ai finanzieri che, storicamente, meno degli altri militari digerivano quel divieto assoluto imposto dalla normativa abrogata dalla Corte Costituzionale. Sono stati proprio i finanzieri a rivendicare i diritti sindacali e a guidare la battaglia che ha portato alla sentenza n. 120/2018. Purtroppo il M.E.F. e l'amministrazione della Guardia di Finanza si sono contraddistinti per la lentezza e la ritrosia con cui (non) hanno dato attuazione alla sentenza prima ed alla legge ora. Nelle altre amministrazioni militari dipendenti dal Ministero della Difesa, le OO.SS. sono entrate nelle caserme ed hanno già operato prima della legge e molte ora hanno già ottenuto l'iscrizione all'albo. Per la Guardia di Finanza nulla di tutto ciò. Più che arrabbiati siamo dispiaciuti per questo atteggiamento che crediamo non aiuti a costruire un corretto sistema di relazioni. La sentenza c'è, la legge anche, chi è contrario se ne faccia una ragione: il sindacato sarà prima o poi operativo, continuare a traccheggiare porta solo ad inasprire gli animi e, di conseguenza, il confronto";
considerato che risulta all'interrogante che il Ministro della difesa ad oggi abbia autorizzato l'iscrizione all'albo prevista dalla legge n. 46 del 2022 di oltre 10 organizzazioni sindacali tra militari, mentre il Ministro in indirizzo non avrebbe ancora autorizzato nessuna organizzazione,
si chiede di sapere:
se quanto riportato corrisponda al vero e, nel caso, quali siano i motivi;
quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché sia consentita l'operatività anche delle organizzazioni sindacali tra il personale della Guardia di finanza.
(4-00262)
MARTON, PIRRO, DE ROSA - Al Ministro della difesa. - Premesso che:
l'ente Circoli della Marina militare è un ente pubblico vigilato dal Ministero della difesa e sottoposto al controllo della Corte dei conti, che annovera tra le proprie entrate economiche gli importi derivanti dalle quote associative al cui pagamento è assoggettato obbligatoriamente il personale dei ruoli di sottufficiali e ufficiali in servizio permanente nella Marina militare e nel Corpo delle Capitanerie di porto - Guardia costiera;
nella cosiddetta busta paga, o statino delle competenze mensili, di questo personale tra le "altre ritenute" è presente la seguente voce di addebito "circoli MM quota sottufficiali" o "circoli MM quota ufficiali" senza che a monte di tale prelievo forzoso sia rinvenibile un'espressa autorizzazione rilasciata dai militari a favore dell'ente Circoli o dell'amministrazione militare;
il 14 gennaio 2015 il Ministro pro tempore della difesa ha risposto ad un'analoga interrogazione, 3-01501 presentata il 3 dicembre 2014 dallo stesso interrogante;
il Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sede di Lecce, sezione prima, con la sentenza n. 990 del 29 giugno 2021, ha categoricamente smentito quanto affermato dal Ministro della difesa nella sua risposta;
il Consiglio di Stato con l'ordinanza n. 37 del 13 gennaio 2022 ha respinto l'istanza di sospensiva cautelare avanzata dall'amministrazione militare;
la fonte normativa di tale obbligo di contribuzione era data dal regio decreto n. 1935 del 1937, che ha costituito l'ente "Circoli della Regia Marina", approvandone lo statuto, il cui art. 26 disponeva che: "I soci ordinari sono tenuti al versamento di una quota mensile". L'intero regio decreto n. 1935 (e dunque, anche l'art. 26 citato che era la fonte dell'obbligo di contribuzione) è stato abrogato dall'allegato al decreto del Presidente della Repubblica n. 248 del 2010, con decorrenza dal 10 febbraio 2011;
sebbene gli artt. da 1829 a 1834 del decreto legislativo n. 66 del 2010 abbiano ridisegnato la disciplina degli interventi di protezione sociale in favore del personale militare e civile delle forze armate e dei familiari non vi è alcuna di tali previsioni normative che, successivamente all'entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica n. 248 del 2010, preveda l'imposizione di quota mensile a carico del predetto personale militare;
è parere dell'interrogante, in presenza di tale vuoto normativo, che l'obbligo di contribuzione posto a carico del personale della Marina militare si traduca in una prestazione imposta, come tale illegittima e contrastante con la previsione di cui all'articolo 23 della Costituzione, ovvero, per le modalità con le quali il prelievo è operato forzosamente da militari in danno di altri militari, in violazione dell'articolo 235 del codice penale militare di pace e degli articoli 323 e 646 del codice penale;
da fonti aperte è possibile apprendere che il Partito per la tutela dei diritti dei militari a seguito dell'acquisizione dei bilanci consuntivi dell'ente Circoli, relativi al triennio 2019-2021, ha indicato in 5.809.866 euro l'importo complessivo delle quote associative riscosse dall'amministrazione militare sulle competenze mensili del personale militare interessato e stimato in circa 13,234 milioni di euro il prelievo forzoso operato dalla medesima amministrazione nel periodo compreso tra il 10 febbraio 2011 e il 31 dicembre 2018;
il decreto-legge n. 115 del 2022, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 142 del 2022, recante "Misure urgenti in materia di energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali", a far data dal 22 settembre 2022, con l'articolo 37-bis ("Disposizioni in materia di Ente circoli della Marina militare") ha introdotto nel codice dell'ordinamento militare (decreto legislativo n. 66 del 2010) l'articolo 131-bis che, a palese conferma della mancanza, fino al 21 settembre 2022, di qualsivoglia norma impositrice dell'obbligatorietà del pagamento della quota destinata all'ente, al comma 2 ha disposto che, a far data dall'entrata in vigore della norma, 22 settembre 2022: "I soci ordinari versano una quota mensile di importo determinato con decreto del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze". Il previsto decreto interministeriale non risulta essere stato ancora emanato;
l'intervento normativo, introdotto ad hoc dal legislatore in sede di conversione in legge del decreto-legge n. 115 del 2022, dimostra oltre ogni dubbio che nel periodo di tempo compreso tra il 10 febbraio 2011 e il 21 settembre 2022 i prelievi di denaro effettuati dalla Marina militare sulle competenze mensili dei sottufficiali e degli ufficiali della forza armata e del Corpo delle Capitanerie di porto sono stati disposti ed effettuati in violazione delle norme al tempo vigenti e comunque senza che a monte vi fosse stata una specifica autorizzazione da parte del personale assoggettato al prelievo forzoso;
all'interrogante risulta che già oltre 400 militari abbiano chiesto inutilmente la restituzione delle somme illegittimamente prelevate dalle loro competenze mensili,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda segnalare i fatti alle autorità competenti;
se intenda sospendere con effetto immediato l'illegittimo prelievo forzoso;
quali immediate azioni intenda avviare per restituire agli ufficiali e ai sottufficiali quanto a ciascuno di loro è stato illegittimamente sottratto dallo stipendio mensile a titolo di pagamento della quota sociale destinata all'ente Circoli della Marina militare.
(4-00263)