Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 040 del 21/02/2023
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------
40a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MARTEDÌ 21 FEBBRAIO 2023
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Presidenza del presidente LA RUSSA,
indi del vice presidente ROSSOMANDO
e del vice presidente CASTELLONE
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Azione-Italia Viva-RenewEurope: Az-IV-RE; Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-Patt, Campobase, Sud Chiama Nord): Aut (SVP-Patt, Cb, SCN); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente LA RUSSA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,34).
Si dia lettura del processo verbale.
STEFANI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 16 febbraio.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Sugli interventi di contrasto al dissesto idrogeologico
PAITA (Az-IV-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAITA (Az-IV-RE). Signor Presidente, intervengo per cercare di portare l'attenzione in quest'Aula rispetto al fatto che due mesi fa noi abbiamo votato un impegno importante, quello di avere una proposta del Governo per il ripristino dell'unità di missione ItaliaSicura e, più generale, di Casa Italia.
I fatti accaduti in Turchia e in Siria dovrebbero indurci ad avere la massima attenzione rispetto al rischio sismico e, io aggiungo, rispetto al rischio idraulico. Sono trascorsi due mesi, quell'ordine del giorno che era a prima firma del senatore Renzi è stato votato da tutti voi; addirittura nel corso della seduta c'erano stati interventi (ricordo quelli del senatore Romeo e della senatrice Ronzulli) che sottolineavano la possibilità che la decisione potesse essere assunta prima dei due mesi indicati nella data dell'ordine del giorno. Da parte del Governo per ora c'è il silenzio e io penso che questo sia molto grave perché torneranno, ahimè, le stagioni delle piogge, torneranno i problemi nel nostro Paese e sino a che noi non avremo una capacità d'investimento e una programmazione costante, regole che semplifichino le procedure, avremo sempre una situazione di rischio in Italia.
Presidente, mi rivolgo a lei, affinché sia in grado di stimolare il Governo rispetto alla necessità di mantenere un impegno solenne con quest'Assemblea, dal momento che l'ordine del giorno era firmato da tutti i Gruppi ed è stato votato all'unanimità. Il termine scadeva il 14 febbraio, ma siamo arrivati già a questa settimana senza alcun segnale.
La prego, Presidente, di essere il più possibile incisivo con il Governo. Le chiederemo successivamente anche che il Ministro competente venga a riferire su ciò che davvero ha realizzato in riferimento a quella votazione. (Applausi).
PRESIDENTE. In questi due mesi. La ringrazio e sarò incisivo come lei mi ha chiesto.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha approvato modifiche e integrazioni al calendario corrente.
L'ordine del giorno della seduta di oggi, che prevedeva inizialmente l'esame del disegno di legge sull'omicidio nautico e ratifiche di accordi internazionali, è integrato con la deliberazione sulla costituzione in giudizio del Senato per resistere in un conflitto di attribuzioni. Successivamente, si passerà alla discussione generale sul decreto-legge in materia di impianti di interesse strategico nazionale. Le votazioni si terranno nella seduta di domani.
L'ordine del giorno della seduta di domani prevede inoltre la discussione della proposta di questione pregiudiziale sul decreto-legge in materia di gestione dei flussi migratori, alla quale seguirà la discussione nel merito del provvedimento, anche ove non concluso l'esame in Commissione.
La seduta di giovedì non prevede orario di chiusura, quindi, si andrà a oltranza fino alla conclusione della votazione del punto all'ordine del giorno.
Resta confermato il question time di giovedì, alle ore 15, con la presenza dei Ministri delle imprese e del made in Italy, dell'ambiente e della sicurezza energetica e per la protezione civile e le politiche del mare.
Il sindacato ispettivo, già previsto per giovedì 23, non avrà luogo.
Le votazioni per l'elezione dei componenti dei consigli di presidenza - questo è importante - della giustizia amministrativa, della Corte dei conti e della giustizia tributaria, già previste per la settimana corrente, sono posticipate alla prossima settimana.
Il calendario prevede inoltre deliberazioni su richieste di procedura abbreviata ai sensi dell'articolo 81 del Regolamento.
Calendario dei lavori dell'Assemblea, variazioni
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche e integrazioni al calendario corrente:
| Martedì | 21 | febbraio | h. 16,30-20 | - Disegno di legge n. 340 - Introduzione del reato di omicidio nautico (dalla sede redigente)
- Ratifiche di accordi internazionali per le quali l'Assemblea ha accolto la procedura abbreviata ai sensi dell'articolo 81 del Regolamento - Deliberazione sulla costituzione in giudizio del Senato della Repubblica per resistere in un conflitto di attribuzione - Disegno di legge n. 455 - Decreto-legge n. 2, Impianti di interesse strategico nazionale (scade il 6 marzo) - Deliberazione su proposta di questione pregiudiziale, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, in ordine al disegno di legge n. 553 - Decreto-legge n. 1, Gestione flussi migratori - Disegno di legge n. 553 - Decreto-legge n. 1, Gestione flussi migratori (approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 3 marzo) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 23, ore 15) - Deliberazione sulla richiesta di procedura abbreviata, ai sensi dell'articolo 81 del Regolamento, per il disegno di legge n. 379 recante modifiche alle disposizioni per il computo dei votanti per la validità delle elezioni comunali |
| Mercoledì | 22 | " | h. 10-20 | |
| Giovedì | 23 | " | h. 10 |
Il termine di presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 553 (Decreto-legge n. 1, Gestione flussi migratori) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione.
| Martedì | 28 | febbraio | h. 16,30-20 | - Eventuale seguito argomenti non conclusi - Disegno di legge n. 462 - Decreto-legge n. 3, Ricostruzione a seguito di eventi calamitosi (scade il 12 marzo) - Disegno di legge n. 379 - Modifiche alle disposizioni per il computo dei votanti per la validità delle elezioni comunali (ove deliberata la procedura abbreviata ai sensi dell'articolo 81 del Regolamento) - Deliberazione sulla richiesta di procedura abbreviata, ai sensi dell'articolo 81 del Regolamento, per il disegno di legge n. 486 concernente la dichiarazione di monumento nazionale del Teatro Regio di Parma - Votazioni per l'elezione dei componenti dei Consigli di Presidenza della Giustizia amministrativa, della Corte dei conti e della Giustizia tributaria (votazioni a scrutinio segreto con il sistema elettronico su liste bloccate) - Sindacato ispettivo (giovedì 2)
- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 2, ore 15) |
| Mercoledì | 1° | marzo | h. 10-20 | |
| Giovedì | 2 | " | h. 10 |
I termini di presentazione degli emendamenti ai disegni di legge n. 462 (Decreto-legge n. 3, Ricostruzione a seguito di eventi calamitosi) e n. 379 (Modifiche alle disposizioni per il computo dei votanti per la validità delle elezioni comunali) saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni.
| Martedì | 7 | marzo | h. 16,30-20 | - Eventuale seguito argomenti non conclusi - Disegno di legge n. … - Decreto-legge n. 5, Trasparenza prezzo carburanti (ove approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 15 marzo) - Disegno di legge n. 506 - Deleghe al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane (ove concluso dalla Commissione) - Deliberazione sulla richiesta di procedura abbreviata, ai sensi dell'articolo 81 del Regolamento, per il disegno di legge n. 143 Legge quadro per lo sviluppo delle isole minori - Disegno di legge n. 486 - Dichiarazione di monumento nazionale del Teatro Regio di Parma (dalla sede redigente) (ove deliberata la procedura abbreviata ai sensi dell'articolo 81 del Regolamento) - Sindacato ispettivo (giovedì 9) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 9, ore 15) |
| Mercoledì | 8 | " | h. 10-20 | |
| Giovedì | 9 | " | h. 10 |
I termini di presentazione degli emendamenti ai disegni di legge n. … (Decreto-legge n. 5, Trasparenza prezzo carburanti) e n. 506 (Deleghe al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane) saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni.
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 455
(Decreto-legge n. 2, Impianti di interesse strategico nazionale)
(4 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| FdI | 50' | |
| PD-IDP | 35' | |
| L-SP-PSd'AZ | 30' | |
| M5S | 30' | |
| FI-BP-PPE | 24' | |
| Az-IV-RE | 19' | |
| Aut (SVP-Patt, Cb, SCN) | 18' | |
| Misto | 17' | |
| Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE | 17' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 553
(Decreto-legge n. 1, Gestione flussi migratori)
(3 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| FdI | 38' | |
| PD-IDP | 27' | |
| L-SP-PSd'AZ | 23' | |
| M5S | 22' | |
| FI-BP-PPE | 18' | |
| Az-IV-RE | 14' | |
| Aut (SVP-Patt, Cb, SCN) | 14' | |
| Misto | 13' | |
| Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE | 13' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 462
(Decreto-legge n. 3, Ricostruzione a seguito di eventi calamitosi)
(4 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| FdI | 50' | |
| PD-IDP | 35' | |
| L-SP-PSd'AZ | 30' | |
| M5S | 30' | |
| FI-BP-PPE | 24' | |
| Az-IV-RE | 19' | |
| Aut (SVP-Patt, Cb, SCN) | 18' | |
| Misto | 17' | |
| Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE | 17' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ...
(Decreto-legge n. 5, Trasparenza prezzo carburanti)
(3 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| FdI | 38' | |
| PD-IDP | 27' | |
| L-SP-PSd'AZ | 23' | |
| M5S | 22' | |
| FI-BP-PPE | 18' | |
| Az-IV-RE | 14' | |
| Aut (SVP-Patt, Cb, SCN) | 14' | |
| Misto | 13' | |
| Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE | 13' |
Ripartizione dei tempi per la discussione sulle Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo
del 23 e 24 marzo 2023
(3 ore e 30 minuti, incluse dichiarazioni di voto)
| Governo | 30' | |
| Gruppi 3 ore, di cui: | ||
| FdI | 38' | |
| PD-IDP | 27' | |
| L-SP-PSd'AZ | 23' | |
| M5S | 22' | |
| FI-BP-PPE | 18' | |
| Az-IV-RE | 14' | |
| Aut (SVP-Patt, Cb, SCN) | 14' | |
| Misto | 13' | |
| Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE | 13' |
Discussione dalla sede redigente e approvazione del disegno di legge:
(340) BALBONI e LIRIS. - Introduzione del reato di omicidio nautico e del reato di lesioni personali nautiche(Relazione orale)(ore 16,43)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. 340.
Il 31 gennaio scorso l'Assemblea ha deliberato la procedura abbreviata ai sensi dell'articolo 81 del Regolamento.
Il relatore, senatore Berrino, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
BERRINO, relatore. Signor Presidente, colleghi, l'introduzione del reato di omicidio nautico e di lesioni personali nautiche prende vita dal disegno di legge n. 340, di iniziativa del senatore Balboni.
Dopo l'esame da parte della Commissione giustizia, risulta composto di due articoli e mira colmare una lacuna normativa presente nell'ordinamento, estendendo l'applicazione delle norme penali previste per la fattispecie di omicidio stradale, per lesioni personali stradali gravi o gravissime, anche ai casi in cui la morte o le lesioni siano determinate da soggetti alla guida di una unità da diporto.
In particolare, il primo comma dell'articolo 589-bis include la violazione delle norme sulla disciplina della navigazione marittima o interna tra le ipotesi che possono integrare il reato punito con la reclusione da due a sette anni. La novella integra, poi, il secondo comma dell'articolo 589-bis estendendo le relative previsioni a chiunque, ponendosi alla conduzione di una delle unità di diporto di cui articolo 3 del codice della nautica da diporto, conseguente all'adozione di sostanze stupefacenti o psicotrope, cagioni per colpa la morte di una persona.
Il secondo comma attualmente punisce con la reclusione da otto a dodici anni l'omicidio colposo commesso da chi si apposta alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro, ovvero in stato di alterazione psicofisica o conseguente all'assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope. Per effetto della novella la norma verrebbe estesa anche all'ipotesi di conduzione di unità da diporto sotto l'influenza dell'alcol, qualora sia stato accertato un valore corrispondente a un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro, ovvero in stato di alterazione psicofisica per uso di sostanze stupefacenti o psicotrope. Allo stesso tempo, la novella richiama per intero l'articolo 53-quater, il quale sanziona in via amministrativa chiunque assume o ritiene il comando o la condotta ovvero la direzione nautica di un'unità da diporto in stato di alterazione psicofisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope.
Per ovviare a possibili dubbi interpretativi in sede di applicazione della norma penale, la Commissione ha ritenuto di modificare il testo del disegno di legge, sostituendo il riferimento alle tre ricordate categorie di natanti, ovunque contenute nella norma, con il richiamo alle categorie più ampie delle unità da diporto e richiamandone anche il fondamento legislativo, così da determinare con maggior precisione l'ambito di applicazione della fattispecie di reato.
Coerentemente, vengono modificati anche il terzo e il quarto comma dell'articolo 589-bis del codice penale, i quali puniscono l'omicidio colposo commesso da conducente in stato di ebbrezza con tasso alcolemico tra 0,8 e 1,5 grammi per litro. In particolare, il terzo comma viene integrato con il riferimento a coloro che si pongono in stato di ebbrezza alla guida di unità da diporto a fini commerciali di cui all'articolo 53-ter, comma 1, lettera b), del codice della nautica da diporto, per i quali sia stato accertato un valore corrispondente a un tasso alcolemico superiore a 0,8 e non superiore a 1,5.
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 16,47)
(Segue BERRINO). Con la modifica al sesto comma si prevede che le pene dell'articolo 589-bis del codice penale, ad eccezione delle ipotesi contemplate dal quinto comma, che rimane identico, siano aumentate se il fatto è commesso da persona non munita di patente nautica, ove prescritto, o con patente sospesa o revocata o nel caso che l'unità da diporto sia di proprietà dell'autore del fatto e tale mezzo risulti sprovvisto di assicurazione obbligatoria. Infine, con la modifica dell'ottavo comma si estende al conducente dell'unità da diporto la disposizione prevista per i casi di pluralità di eventi lesivi.
L'articolo 1, comma 2, modifica la rubrica dell'articolo 589-ter del codice penale, relativo alla circostanza aggravante a effetto speciale prevista per il caso di fuga del conducente a seguito di omicidio stradale, che trova ora applicazione anche nel caso di omicidio nautico, per effetto delle modifiche apportate all'articolo 589-bis del codice penale.
Per effetto delle modifiche apportate dal provvedimento in esame all'articolo 589-bis, la circostanza aggravante che prevede un aumento di pena da un terzo a due terzi e una pena comunque non inferiore a cinque anni si applica anche al caso di omicidio nautico. Coerentemente, l'articolo 1, comma 2, coordina la rubrica dell'articolo 589-ter aggiungendo il riferimento all'omicidio nautico a quello stradale già previsto.
L'articolo 1, comma 3, sostituisce l'articolo 589-bis del codice penale, che attualmente disciplina la sola fattispecie di lesioni personali stradali gravi o gravissime, al fine di estendere la relativa disciplina anche alle corrispondenti ipotesi di lesioni nautiche. Analogamente alle modifiche apportate all'articolo 589-bis, l'articolo 1, comma 3, interviene sull'articolo 590-bis, al fine di estendere l'autonoma fattispecie di reato relativa alle lesioni personali stradali anche alle ipotesi di lesioni gravi o gravissime che siano commesse con violazioni della norma sulla disciplina della navigazione marittima o interna. Anche con riguardo all'articolo 590-bis è stato sostituito dalla Commissione il riferimento alle categorie natante, imbarcazione o nave con il richiamo alla categoria dell'unità da diporto.
L'ultimo comma dell'articolo 590-bis nel testo originale del disegno di legge prevedeva che, nei casi di cui al primo e quinto comma, il delitto fosse perseguibile a querela. La Commissione, tenendo conto delle recenti modifiche in tema di procedibilità della cosiddetta riforma Cartabia, che ha reso procedibile a querela della persona offesa il delitto di cui all'articolo 590-bis del codice penale, salvo che non ricorrano le circostanze aggravanti speciali, ha sostituito l'ultimo comma dell'articolo 590-bis, come modificato dall'originale disegno di legge, con la vigente formulazione dell'articolo 590-bis e, conseguentemente, ha anche previsto la soppressione dell'articolo 3 del disegno di legge.
L'articolo 1, comma 4, modifica la rubrica 590-ter, relativa alla circostanza aggravante ad effetto speciale prevista nel caso di fuga del conducente a seguito di lesioni. Coerentemente l'articolo 1, comma 4, coordina la rubrica dell'articolo 590-ter, aggiungendo il riferimento alle lesioni personali nautiche, oltre a quelle stradali già previste.
L'articolo 2 interviene sulla lettera m-quater) dell'articolo 380, comma 2, del codice di procedura penale, relativo alle ipotesi di omicidio stradale o nautico aggravato dalla guida in stato di ebbrezza alcolica o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, di cui ai commi secondo e terzo dell'articolo 589-bis, prevedendo che non si applichi l'arresto obbligatorio in flagranza ove il conducente si sia immediatamente fermato adoperandosi per prestare o attivare i soccorsi.
La Commissione ha integrato il testo dell'originale disegno di legge escludendo l'arresto obbligatorio anche nel caso in cui il conducente del veicolo o dell'unità da diporto si sia messo a disposizione degli organi di polizia giudiziaria.
Nel corso dell'esame in sede redigente è stato aggiunto, infine, un ulteriore comma all'articolo 2, con il quale è stato modificato l'articolo 381, comma 2, lettera m-quinquies (Arresto facoltativo in flagranza) coordinando il riferimento ivi contenuto all'articolo 590-bis, secondo, terzo e quinto comma del codice penale con la nuova rubrica dell'articolo 590-bis denominato «Lesioni personali stradali o nautiche gravi o gravissime».
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo non intende intervenire.
Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente e del Comitato per la legislazione sul disegno di legge in esame, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo alla votazione degli articoli, nel testo formulato dalla Commissione.
Non essendo ancora decorso il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento, sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 16,51, è ripresa alle ore 16,54).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Care colleghe, cari colleghi, il disegno di legge in esame di fatto equipara il reato di omicidio nautico a quello stradale: mare uguale a strada. La responsabilità di un conducente di imbarcazioni viene accostata a quella di un conducente di vetture. Accostamento azzardato, inutilizzabile: così ci riferiscono gli esperti del settore, che all'unisono chiedono interventi per garantire la sicurezza in mare e nei laghi e chiedono che sul piatto del dibattito normativo vengano messe le regole per la sicurezza; chiedono prevenzione e non solo sanzione quando ormai è troppo tardi. Lo chiedono per prevenire incidenti e disgrazie simili a quelle accadute a Greta Nedrotti e Umberto Garzarella nella sponda bresciana del lago di Garda nel 2021, che in quest'Aula, da gardesana, ricordo tristemente.
Attenzione: riteniamo sia sacrosanto da parte del legislatore attivarsi al fine di colmare un evidente vuoto normativo e assicurare alla giustizia coloro che si macchiano di questo genere di reati. Tuttavia, sussiste il serio dubbio sulla reale efficacia di questo provvedimento. L'impianto risulta fragile e difficilmente praticabile, poiché per farlo funzionare è necessario che ci si approcci in modo sistematico alla materia che disciplina la patente nautica e lo stesso codice della nautica da diporto, senza invece creare confusione, mischiando la specificità della strada con quella del mare. (Brusio).
Chiedo un attimo di attenzione, per favore. Mi permetto di fare qualche esempio: le imbarcazioni, i cosiddetti natanti, ossia le unità da diporto come le barche a remi e quelle il cui scafo è di una lunghezza pari o inferiore a dieci metri, indipendentemente dalla loro propulsione, non vengono contemplati all'interno dei mezzi disciplinati dal codice della strada e non hanno targa di riconoscimento visibile. Com'è possibile individuarli con certezza in caso di incidenti e accertare in tal modo il responsabile di tali incidenti? Per i natanti non vi è obbligo di iscrizione nei registri delle imbarcazioni da diporto, tenuti tra gli altri anche dalla motorizzazione civile. Pertanto, risultano essere beni mobili non registrati.
Nel nostro Paese le imbarcazioni con motori al di sotto dei 30 kilowatt o a 40,8 cavalli non solo non sono soggette alla revisione periodica delle dotazioni di sicurezza e dell'idoneità alla navigazione, ma per esse non sussiste nemmeno l'obbligo di guida con patente nautica. Solo al di sopra di tale soglia è previsto l'ottenimento della patente, tramite uno specifico livello di formazione che ha la sua rilevanza in materia di diritto penale e sul piano della responsabilità: una vera anomalia rispetto ad altri Paesi europei, in cui le regole per la conduzione di natanti sono più stringenti.
In Spagna, ad esempio, la licenza nautica è d'obbligo per condurre un acquascooter, per condurre una barca a vela di oltre sei metri, nonché per comandare una barca a motore al di sopra dei cinque metri e, in ogni caso, con potenza superiore agli 11,26 kilowatt. In Croazia, per poter guidare qualsiasi natante che abbia un motore è richiesta la patente nautica.
Ricordo che oggi le nuove imbarcazioni messe sul mercato raggiungono un livello di prestazione, di velocità e di facilità di conduzione paragonabile a quello di imbarcazioni molto più grandi, con una potenza reale relativa di tutto rispetto, che per i più inesperti può risultare di difficile conduzione. Traducendo il tutto in chilometri orari, se vogliamo confrontare i parametri con la velocità su strada... (Brusio).
Scusate, ma non riesco a continuare. Mi sembra un argomento importante: si parla di omicidio nautico.
PRESIDENTE. Colleghi, siamo in fase di dichiarazione di voto. Chi è in Aula deve consentire agli altri di poter ascoltare e soprattutto di poter svolgere un intervento. C'è moltissimo brusìo.
Prego, senatrice Floridia, continui pure.
FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Grazie, Presidente.
Dicevo, traducendo il tutto in chilometri orari, se vogliamo confrontare i parametri con la velocità su strada, si può arrivare tra i 37 e 55 chilometri orari su acqua e tutto questo senza patente e un minimo di formazione adeguata.
Ricordo inoltre che, fin dall'età di sedici anni, nel nostro Paese si può guidare un'imbarcazione senza patente, a patto che si navighi entro sei miglia dalla costa. Ma questo è un vero problema, perché è proprio quella sotto le sei miglia la fascia più critica, poiché copre anche la sottocosta e necessita di maggiori conoscenze e competenze per incidenti, problematiche e imprevisti che possono emergere. Dai diciotto anni in poi, si può navigare fino a un massimo di dodici miglia dalla costa se la barca è correttamente omologata. Per contro, per guidare un motorino di 50 centimetri cubici ci vogliono la patente e la targa.
È quasi superfluo ricordare anche la conoscenza specifica e locale della morfologia di mari, laghi e fiumi, che sta alla base della navigazione, e che la conoscenza dei diversi regolamenti di navigazione è fondamentale. Anche per i nostri laghi le regole si possono diversificare da lago a lago o addirittura da zona a zona. Basti pensare alla questione dei limiti di velocità da rispettare nelle fasce costiere o al lago di Garda che, a causa della specifica normativa vigente, nella costa trentina non consente la navigazione a motore. La frammentazione dei regolamenti nelle diverse aree marine, lacustri e fluviali è tipica e comprensibile. Le rispettive aree demaniali dipendono poi da diverse capitanerie, ognuna delle quali con l'emissione di ordinanze di propria competenza crea un certo particolarismo giuridico; sono ordinanze che, come in altre zone, disciplinano la sicurezza della navigazione locale (scogli affioranti, distanza minima dalla riva per assicurare l'incolumità dei bagnanti, velocità, traffico e quant'altro). Il disegno di legge dovrebbe tenerne conto per stabilire l'infrazione, soprattutto se mortale.
Puntiamo allora sulla formazione per far navigare in sicurezza e prevenire incidenti. Prendiamo esempio da altri Paesi europei, che anche in presenza di patenti richiedono, per esempio, formazioni aggiuntive, anche della durata di un giorno, per aggiornare gli utilizzatori di imbarcazioni rispetto alle caratteristiche specifiche di una data area di navigazione. Puntiamo sulla formazione anche di chi è alla guida di imbarcazioni prese a noleggio. Non è sufficiente fare affidamento esclusivamente sulle informazioni distribuite da chi affitta imbarcazioni, che seppur competenti rappresentano un limite rispetto a chi non è pratico di navigazione, a chi si trova alla guida di natanti sprovvisto di conoscenze minime e ai quali viene concesso di stare alla guida di un'imbarcazione senza la dovuta preparazione e formazione. Puntiamo alla formazione per salvare vite, per la salvaguardia dei bagnanti e di chi pratica sport acquatici, per tutelare chi pratica attività subacquee. La non conoscenza della regola comporta un elevato pericolo di incidenti. Il non conoscere la distanza minima di sicurezza dalle boe di segnalazione subacquea cui si devono per esempio attenere barche e natanti provoca incidenti, anche molto gravi, subiti dai subacquei in immersione a causa del passaggio ravvicinato dei natanti, che non sempre dispongono delle conoscenze base relative alla navigazione in acque marittime e interne.
Tutto ciò avviene a causa dell'assenza di norme giuridiche atte a rendere accessibili e obbligatori regolamenti e comportamenti fondamentali per una navigazione sicura: una navigazione sicura per se stessi, per chi si trova a bordo di imbarcazione, e sicura anche per soggetti terzi. Regolamenti e comportamenti che possono venire trasmessi, e mi ripeto, tramite formazioni specifiche ad hoc di diversa durata.
Questi sono solo alcuni aspetti per i quali riteniamo che l'introduzione del reato in oggetto non affronti ed analizzi sufficientemente la complessità della tematica e non risolva le tante questioni che rendono carente il nostro quadro normativo, se paragonato a quello di Paesi con noi confinanti.
Una maggiore armonizzazione a livello europeo potrebbe comportare maggiori garanzie come pure maggiori tutele nei confronti dei cittadini che navigano o nuotano nei nostri mari, laghi e fiumi. Per questo oggi noi ci asteniamo su questo provvedimento, convinti che, se si vogliono evitare tragedie come quelle accadute negli ultimi anni, sia prioritaria una revisione delle regole che devono essere alla base della valutazione di inasprimento delle pene. Ci auguriamo che questi siano aspetti sui quali questo Governo intenderà lavorare nei prossimi mesi, perché non possiamo attendere l'ennesima tragedia lamentandoci dell'assenza di regole più stringenti.
Saluto ad una banda musicale
PRESIDENTE. Saluto, a nome dell'Assemblea, i componenti della banda musicale di Lazfons, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. 340 (ore 17,03)
GELMINI (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GELMINI (Az-IV-RE). Signor Presidente, con il voto di oggi su questo disegno di legge colmiamo un vuoto normativo secondo me molto grave, riprendendo un percorso che, come ha sottolineato la collega Aurora Floridia, era stato avviato nella precedente legislatura. Faccio una premessa. La nautica è certamente una grande eccellenza italiana. Siamo un Paese con 8.300 chilometri di coste; produciamo i migliori yacht al mondo; il mare, ma anche i nostri laghi e fiumi, rappresentano uno straordinario veicolo per il turismo.
Alla nautica, come al mare, associamo tendenzialmente l'idea di serenità, di tranquillità, di vacanze. Purtroppo, però, l'irresponsabilità di alcuni ci mette talvolta di fronte a tragedie terribili. È accaduto, ad esempio, nel giugno del 2021, nelle acque del lago di Garda, quando Umberto Garzarella e Greta Nedrotti sono stati uccisi da un motoscafo che ha falciato il loro gozzo: avevano rispettivamente trentasette e ventiquattro anni.
Quella tragedia, oltre al dolore indicibile che ha provocato nelle famiglie delle vittime, ha lasciato un segno profondo nella comunità del Garda, una comunità che conosco bene, perché il Garda è anche il mio lago. L'imbarcazione che travolse Umberto e Greta viaggiava a circa 20 nodi, cioè quattro volte più veloce del consentito in quel tratto di lago.
I due turisti a bordo del motoscafo sono stati ovviamente indagati. Solo uno dei due accettò di sottoporsi all'alcoltest, risultando positivo. Il conducente è stato condannato a quattro anni e sei mesi, mentre l'altro passeggero, che era anche il proprietario dell'imbarcazione, è stato condannato a due anni e undici mesi.
Vale la pena sottolineare che il pubblico ministero aveva chiesto sei anni e mezzo per il primo e quattro anni e mezzo per il secondo e che alla fine sono state accolte le accuse di omicidio colposo e di naufragio colposo. L'accusa, invece, di omissione di soccorso non è stata accolta.
Quella sentenza è parsa a molti inadeguata: per le vite stroncate, per la superficialità del comportamento di chi si mette alla guida di un mezzo dopo aver fatto uso di alcolici e in sfregio alle necessarie accortezza e prudenza e anche per la grave disparità con il trattamento sanzionatorio di comportamenti analoghi su quattro ruote.
Tutto questo è potuto succedere per un vuoto normativo che oggi proviamo a colmare. Non è infatti ammissibile che comportamenti analoghi, che provocano morte e sofferenza, siano trattati differentemente a seconda che ci si trovi alla guida di un'automobile, di un motoscafo o di una moto d'acqua. (Applausi). Per certi versi, la gravità dei comportamenti è ancora maggiore in acqua, perché lì ci si trova in una situazione di per sé di maggior pericolo. La pensano così anche quei 133.000 cittadini che hanno sottoscritto la petizione online «Giustizia per Umberto e Greta» dopo la tragedia del Garda. (Applausi).
Nel 2016 il Parlamento ha giustamente introdotto l'omicidio stradale, un'ipotesi di reato specifica che si colloca tra l'omicidio colposo e quello volontario. È una buona legge, anche se non è sufficiente a fermare le stragi che le cronache puntualmente ci raccontano. Ha certamente avuto un effetto di deterrenza e favorito comportamenti responsabili; ha fatto capire almeno in parte ai giovani che mettersi alla guida di un'auto sotto l'effetto dell'alcol o di stupefacenti è un potenziale grave reato e sono certa che qualche tragedia l'abbiamo evitata, anche se sappiamo che la sanzione penale di per sé non risolve il problema. Ebbene, nonostante in una prima stesura di quella normativa si parlasse anche dell'applicazione delle stesse sanzioni alla fattispecie dell'omicidio nautico, successivamente questo secondo aspetto è stato trascurato. Nella passata legislatura il tema è stato nuovamente affrontato in Commissione giustizia e si è giunti all'approvazione da parte dell'Assemblea, circa un anno fa, di un disegno di legge che prevedeva per l'omicidio nautico la medesima disciplina di quello stradale. L'interruzione anticipata della legislatura ha impedito che questo provvedimento diventasse legge dello Stato.
Non ci siamo però dimenticati del problema, anche perché purtroppo sono le cronache a ricordarcelo e non c'è solo il caso del lago di Garda: potrei citare episodi accaduti all'Argentario in Toscana o a Porto Cervo la scorsa estate. Per questo motivo, la richiesta di adozione della procedura d'urgenza è da noi totalmente condivisa.
Con il disegno di legge in esame si va a sanare - come dicevo all'inizio - un vuoto normativo che in sostanza sembra considerare meno grave il ferimento o l'uccisione di una persona se avviene in acqua mediante imbarcazione, anziché su strada. Con questa normativa si intende applicare ai diportisti lo stesso trattamento normativo previsto per gli automobilisti colpevoli. Non è - ci tengo a dirlo - un provvedimento contro la nautica da diporto; al contrario, rafforzarne la sicurezza significa tutelarne lo sviluppo e questo è il nostro intendimento. (Applausi).
Personalmente, avrei preferito la creazione di una fattispecie autonoma di reato e in tal senso avevo depositato in Senato un disegno di legge, tuttavia questo provvedimento è sicuramente un passo avanti ed è comunque condivisibile. Chi si dice contrario all'introduzione dell'omicidio nautico solitamente non lo fa per non punire chi si macchia di tragedie simili, ma piuttosto perché è convinto che con tutte le eventuali aggravanti l'ipotesi dell'omicidio colposo sia già sufficiente. Secondo noi, invece, è importante l'introduzione di una nuova fattispecie di reato, perché oggi nel caso di comportamenti irresponsabili alla guida di un natante è possibile contestare il solo omicidio colposo, ma è troppo debole, soprattutto nell'ottica e in presenza di possibili aggravanti come lo stato d'ebbrezza o l'uso di sostanze stupefacenti. Senza la previsione di uno specifico reato si perderebbe, ad esempio, com'è successo sul lago di Garda, la possibilità di contestare la guida dell'imbarcazione in stato di ebbrezza, ma ancor di più si perderebbero anche elementi di indagini, come quelli sull'accertamento della dinamica dell'incidente o sulla ricerca di elementi utili per la contestazione di aggravanti.
C'è poi un valore pedagogico, mi si passi il termine, che vuole mettere di fronte alla propria responsabilità anche chi si mette alla guida di un natante.
Signor Presidente, sono troppe le vittime estive di una navigazione fuori controllo da parte di chi evidentemente non sa utilizzare i mezzi di trasporto nautico con correttezza, capacità e diligenza. Allora, per evitare di piangere inutilmente i morti che non hanno colpa, se non quella di aver voluto passare momenti di spensieratezza durante una vacanza estiva con la propria famiglia, è necessario il voto favorevole su un provvedimento che abbiamo il dovere di portare a termine, dopo troppi rinvii. Con questo voto possiamo davvero colmare quel vuoto normativo.
È questa la ragione per cui a nome del Gruppo Azione-Italia Viva-Renew Europe dichiaro il voto favorevole, con l'auspicio che la stessa rapidità che abbiamo applicato qui oggi sia seguita anche alla Camera dei deputati e si possa quindi arrivare all'approvazione definitiva di questa legge, possibilmente prima della prossima estate. (Applausi).
SILVESTRO (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SILVESTRO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, il disegno di legge sull'omicidio nautico, d'iniziativa del presidente Balboni, ha avuto un iter relativamente breve, dopo l'adozione della procedura abbreviata, approvata dall'Assemblea, e l'assegnazione in sede redigente alla Commissione di merito.
Si tratta di un testo che era già stato esaminato in modo approfondito e approvato nella scorsa legislatura, arenatosi poi alla Camera per la fine anticipata della legislatura.
Vorrei ricordare ancora una volta che il tema è al centro del dibattito politico sin dalla XVII legislatura, quando è stata approvata la modifica al codice della strada ed è stato introdotto il reato di omicidio stradale. In quell'occasione era stata stralciata proprio la norma che riguardava il reato di omicidio nautico. Il testo ora esaminato va proprio a rimettere assieme le ragioni che avevamo introdotto per l'omicidio stradale con quelle che intendono estenderne la disciplina all'omicidio nautico. A quanto previsto dall'articolo 589-bis del codice penale per chi cagiona la morte di una persona violando le norme sulla disciplina della circolazione stradale, viene aggiunta la previsione della navigazione marittima o interna, con pene che vanno da due a sette anni; parimenti, chi per colpa cagiona la morte di una persona in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psicofisica è punito con la pena da otto a dieci anni, se si pone alla guida di un veicolo a motore, ma anche di un'unità da diporto. Di seguito, vengono poi declinate le attenuanti e le aggravanti, modellando il reato di omicidio nautico su quello già previsto di omicidio stradale.
Allo stesso modo, l'articolo 589-ter del codice penale, che prevede il reato di fuga del conducente in caso di omicidio stradale, viene esteso anche a quello nautico. La stessa logica ha motivato le modifiche dell'articolo 590-bis del codice penale, estendendo le previsioni del reato di lesioni personali stradali gravi o gravissime a quelle causate alla guida di un'unità da diporto, anche qui con attenuanti e aggravanti applicabili a chi viola sia la disciplina del codice stradale sia quella della navigazione marittima o interna. In questo caso, se non ricorre alcuna delle circostanze aggravanti, il delitto è punibile a querela della persona offesa. Viene conseguentemente disciplinato anche il caso di chi si dà alla fuga in caso di omicidio stradale o nautico.
Oltre alle modifiche al codice penale sono state approvate quelle, ad esse conseguenti, alla procedura penale. Il lavoro della Commissione giustizia ha visto accolti quattro emendamenti che ne migliorano il testo e un ordine del giorno che chiede applicazione al codice della nautica di una disciplina assimilabile a quella del reato commesso con un mezzo stradale, proponendosi di colmare questa lacuna normativa.
Qualcuno ha rilevato che le norme sull'omicidio stradale hanno contribuito a ridurre il numero dei morti sulle strade. All'interno di Forza Italia si sono confrontate due posizioni: quella di chi convintamente sostiene la necessità di introdurre questo nuovo reato e quella di chi ravvisa invece una sorta di panpenalismo nell'introduzione di queste nuove fattispecie di reato. Ovviamente il Gruppo rispetta ogni posizione politica, specie quando arriva da stimatissimi e ammirati giuristi, ma poi la politica deve operare una sintesi e prendere una posizione. La posizione del Gruppo Forza Italia è certamente a favore del provvedimento che andremo a votare convintamente.
Ci conforta peraltro il fatto che a seguire il tema in Commissione giustizia sia stato per il Governo il vice ministro Francesco Paolo Sisto, che pure ha contribuito a dare - oltre alla posizione del Governo - anche una linea di partito.
Non sono un giurista, ma amo il mare, come molti altri di noi, visto che abbiamo bellissimi luoghi per villeggiare e per fare attività nautica. Ecco perché sono convinto che il tema vada affrontato, non solo perché sono stati tanti i casi di omicidio o incidenti gravi commessi in mare e nei laghi, ma proprio per evitare che si ripetano i casi d'impunità cui abbiamo assistito.
Dietro ogni vittima, c'è una famiglia che ha perso un proprio caro e la giustizia non può lasciare senza risposta il loro tormento e il loro appello. Da qui nasce la necessità di approvare un provvedimento che concorra innanzi tutto a creare una coscienza comune sulla gravità di tale tipo di reato. Già questo può contribuire ad evitare che possano essere messe a repentaglio la tranquillità e la vita dei bagnanti da qui a qualche mese senza che siano previste sanzioni adeguate.
Chi ha una patente per navigare, soprattutto con una barca a motore, deve avere la consapevolezza di quello che sta facendo e deve avere rispetto per tutti coloro che sono in acqua. È fondamentale che chi si mette alla guida di un'unità di diporto conosca le regole e abbia un equilibrio psicofisico adeguato alla responsabilità che affronta. È indispensabile avere il massimo rispetto dell'insieme di regole che sovrintendono alla navigazione. Al contempo, oltre alle norme penali che stiamo per approvare, serviranno disposizioni per campagne educative e di sensibilizzazione e altresì una maggiore attenzione nel rilascio delle patenti stradali e nautiche.
La prima soluzione al problema degli incidenti stradali e nautici e alle gravi conseguenze che ne derivano è soprattutto insegnare l'educazione e il rispetto, sia di chi sta su strada sia di chi sta in acqua. Su questi temi bisognerà quindi misurarsi con una grande campagna educativa e di sensibilizzazione, da mettere in campo da subito.
Intanto, dovendo oggi esprimere la nostra posizione, confermiamo il voto favorevole di Forza Italia al disegno di legge di iniziativa del senatore Balboni. (Applausi).
NAVE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NAVE (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, oggi approveremo il disegno di legge per l'introduzione dei delitti di omicidio e lesioni nautiche, ma da chi o da dove nasce l'esigenza? Ad oggi, infatti, Presidente, chi uccide o procura lesioni gravi in modo colposo e in determinate condizioni psicofisiche, con un'imbarcazione, è condannato a una pena inferiore rispetto allo stesso reato commesso con un mezzo autostradale. Ancora una volta, un fatto di cronaca mette in risalto un buco legislativo.
Quello presentato dal presidente Balboni è il testo unificato approvato nella scorsa legislatura, che presentava, però, alcune criticità, che, con i nostri emendamenti del MoVimento 5 Stelle, abbiamo colmato. Ricordo infatti, da mero spettatore, Presidente - relativamente al testo in esame - quanto accaduto in una seduta dell'Assemblea della scorsa legislatura, in cui la Lega, per bocca del senatore Pillon, presentò un emendamento che sostituiva le parole «unità da diporto» con le parole «natante, imbarcazione o nave». L'emendamento fu approvato da tutti i Gruppi, fatto salvo il MoVimento 5 Stelle, che votò convintamente contro.
Signor Presidente, non sono un giurista, ma, da mero possessore di una patente nautica da circa vent'anni, so per certo cosa stia a significare l'espressione "unità da diporto", così come disciplinato dal codice della nautica da diporto, quindi ancorata a una precisa norma di legge. So anche che, se si vuole modificare il codice penale per applicare una sanzione, occorre rispettare il principio di tassatività, principio cardine della materia. (Applausi). Infatti, la tassatività della fattispecie penale implica che il fatto debba essere individuato dettagliatamente nei suoi estremi. La norma penale, cioè, deve individuare gli estremi del fatto di reato in essa contenuti, in modo che si possa distinguere con precisione ciò che è lecito da ciò che è vietato. Bisogna ancorare la punibilità a un dato preciso, scevro da qualsiasi tipo di fraintendimento.
Successivamente, la Lega, fortunatamente, è tornata sui suoi passi, retrocedendo in Commissione - con un emendamento opposto rispetto a quello della scorsa legislatura - alla dicitura corretta di «unità da diporto». Beh, Presidente, meglio tardi che mai!
Colleghi, tenetevela bene in mente questa seduta di Assemblea, perché la stessa cosa che è accaduta oggi con la nautica da diporto avverrà anche per il delitto di rave party, per l'ergastolo ostativo e per l'eliminazione dei delitti contro la pubblica amministrazione dal meccanismo ostativo. (Applausi).
In Commissione sono stati approvati diversi emendamenti, tra cui quello che prevede, in materia di procedibilità, la querela per la sola fattispecie base e d'ufficio per tutte le altre ipotesi aggravate.
Qui se posso, Presidente, aprirei una breve parentesi. Nel testo unificato approvato nella scorsa legislatura, anche noi avevamo previsto la modifica del regime di procedibilità, ma anche una norma transitoria. A questo punto, iniziano a fischiare le orecchie a qualcuno: cara ex ministra Cartabia, le disposizioni transitorie sono importanti da inserire.
Da ultimo, tralasciando l'emendamento di mero coordinamento normativo, relativo all'arresto facoltativo, esteso anche al settore nautico, ce n'è un altro che aumenta gli oneri in capo al soggetto agente ai fini dell'esclusione dell'applicazione dell'arresto obbligatorio in flagranza nei casi aggravati di guida in stato di ebbrezza e alterazione a seguito di assunzione di sostanze stupefacenti. L'emendamento approvato prevede che non sia sufficiente, nei casi di omicidio colposo stradale, l'essersi fermato per prestare o attivare i soccorsi, cosa che noi tra l'altro nel testo unificato non prevedevamo. Con il nostro emendamento, che è stato approvato, si aggiunge anche il fatto che il soggetto debba mettersi immediatamente a disposizione degli organi di polizia giudiziaria. Come dire, questo è il nostro testo, Presidente: il provvedimento del MoVimento 5 Stelle.
L'Italia si posiziona all'ottavo posto mondiale per numero di barche possedute. Risultano iscritte quasi 100.000 unità da diporto, per un totale di circa 600.000 barche circolanti. Questi numeri giustificano l'intervento in oggetto. Occorre una regolamentazione rigida, ma allo stesso tempo proporzionata, al fine di bilanciare correttamente i beni che rischiano di essere lesi e l'atteggiamento psicologico del reo. L'equiparazione dell'omicidio e delle lesioni colpose nautiche a quelli stradali elimina quell'incertezza interpretativa e àncora il soggetto alle proprie responsabilità e a una sanzione proporzionata al disvalore della condotta posta in essere.
Siamo contenti dell'approvazione di questo disegno di legge, che sentiamo essere il nostro, per il contributo contenutistico che abbiamo offerto nella scorsa e nell'attuale legislatura. Per queste ragioni, Presidente, dichiaro il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. (Applausi).
STEFANI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, quella di oggi è una norma importante, che va veramente a colmare una lacuna legislativa che si era formata dopo l'approvazione di quella similare, sull'omicidio stradale. Si sta trattando in particolare di un'ipotesi che ad oggi risultava essere punita meramente come omicidio colposo o lesione colposa. Si tratta del caso, per esempio, di chi naviga in evidente stato di ebbrezza o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Questa norma colma una vera e propria lacuna dell'ordinamento.
Dobbiamo ricordare che purtroppo sono plurimi gli episodi di incidenti, che portano anche a morti nelle acque; morti spesso causate da noncuranza, da disattenzione o magari dal fatto che, quando si va in acqua, non ci si rende conto di quanto è pericoloso il veicolo. L'imbarcazione non è un gioco, la moto d'acqua non è un gioco e avere lo yacht non è un gioco. Si sta trattando di una circolazione particolare, soggetta a una serie di norme, che devono essere rispettate. In mare, forse più che nelle strade, quello che non si vede conta più di quello che si vede; facciamo qui riferimento a tutti coloro che - come i bagnanti, i subacquei o chi fa pesca in immersione - in questo contesto si trovano a essere particolarmente vulnerabili.
Di certo, comunque, disciplinare una fattispecie come questa per mero richiamo alla normativa sulla circolazione stradale è difficoltoso: la navigazione ha caratteristiche diverse, perché il contesto è diverso, e anche la sorveglianza, l'accertamento e il rilievo possono essere complicati. È difficile che in mare si possano fare i rilievi con la misurazione delle distanze basandosi sui segni lasciati da una frenata.
Ad ogni buon conto, in Commissione è stato compiuto un ottimo lavoro, in quanto in quella sede si è intervenuti su passaggi della norma che necessitavano anche di precisazioni, come il richiamo che è stato fatto per individuare le unità da diporto, anche per far sì che non vengano esclusi certi tipi di natante, come le moto d'acqua, o magari per far ricomprendere in questo tutte quelle che definiremo con termine tecnico imbarcazioni che possono essere condotte anche senza patente.
Quello che è importante è che oggi arriviamo alla formulazione di una norma che prevede che, in caso di violazione delle norme sulla navigazione o di morte o lesione, la pena sia commisurata a quella prevista per l'omicidio stradale. Come si diceva prima, è importante che con questa modifica all'impianto normativo penale esistente sia prevista una grave pena per la guida in stato di ebbrezza o di alterazione da sostanze psicotrope.
Ricordiamo anche l'aumento della pena nel caso in cui si circoli senza patente nautica o con la patente sospesa o revocata oppure in caso di assenza dell'assicurazione obbligatoria. Di conseguenza, chi si pone alla guida di un'imbarcazione dovrà necessariamente avere particolari attenzioni.
Vogliamo pensare, comunque, che questo sia un primo passo verso una responsabilizzazione di chi va per mare. L'introduzione di tale norma apre anche una riflessione sull'impianto attuale della normativa sull'omicidio stradale, che, seppure con ottimi obiettivi, risulta abbastanza laboriosa, non possiamo nascondercelo. Oggi innestare le nuove misure su un impianto laborioso di certo non è semplice, ma è comunque una base di partenza, perché adesso ci troviamo a dover coordinare una norma come questa anche con il codice della navigazione. Per fare un esempio, in Commissione è stato approvato un ordine del giorno - sul quale ringrazio il Governo per aver espresso parere favorevole, permettendoci così che fosse accolto - che è stato formulato dal Gruppo della Lega, volto a coordinare le sanzioni accessorie: in ipotesi di circolazione con patente nautica, nel caso di omicidio nautico o di lesione nautica, va da sé che dovrà essere anche eventualmente ripensato e coordinato l'impianto sanzionatorio.
Penso che non si possa far altro che ringraziare il relatore, tutta la Commissione e la Presidente per il lavoro che è stato fatto, che ci ha consentito di giungere oggi ad approvare questa norma di giustizia, che veramente traccia un futuro di responsabilizzazione per la navigazione. (Applausi).
VERINI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VERINI (PD-IDP). Signor Presidente, desidero illustrare alcuni motivi per votare a favore di questo disegno di legge e della nuova disciplina che, com'è stato ricordato anche da altri colleghi intervenuti, si propone di aggiornare il nostro codice penale per integrare le fattispecie di reato previste oggi per la violazione delle norme sulla circolazione stradale, in caso di lesioni o morte di persona, aggiungendovi quelle che disciplinano la navigazione marittima o interna.
Per effetto di queste modifiche che stiamo approvando, si punisce dunque con le stesse sanzioni chi abbia causato un grave incidente, sia se alla guida di un mezzo su strada, sia se alla guida di un natante in acqua. In effetti, dopo che nel 2016 erano state introdotte le nuove fattispecie autonome per i delitti di omicidio stradale e lesioni personali stradali, previsti dai nuovi articoli del codice penale che avevano reso molto più severe le sanzioni, soprattutto per i casi di guidatori professionali o guidatori sotto l'effetto di sostanze stupefacenti o di alcol, dopo l'introduzione di quelle norme si era palesata un'evidente asimmetria con le sanzioni previste per analoghi comportamenti e condotte tenuti alla guida di imbarcazioni, ancora soggette alla vecchia disciplina: una differenza di trattamento che obiettivamente appariva non giustificata, già quando vennero introdotti i nuovi reati di omicidio e lesioni stradali.
Forse fu una scelta discutibile quella di non allineare già allora, però venne ritenuto opportuno dalla maggioranza affrontare in separata sede queste condotte per non intralciare l'iter di una riforma che la grande maggioranza del Parlamento riteneva necessaria e urgente. Da allora, peraltro, nessuna iniziativa di allineamento per evitare l'asimmetria venne assunta, se non nella scorsa legislatura, quando - lo ricordavamo prima - venne approvato, proprio in questo ramo del Parlamento, un testo di legge del tutto analogo a quello oggi in discussione, che introduceva appunto il reato di omicidio e lesioni nautiche e che, tuttavia, a causa della fine anticipata della legislatura, non completò l'iter. Come Gruppo PD allora, in questo ramo, votammo a favore e ci apprestiamo a fare altrettanto adesso. Il motivo fondamentale sta in quello che ho ricordato: colmare una lacuna normativa. Ce n'è bisogno, anche perché sono molti gli incidenti di questo tipo che accadono. È stato ricordato anche qui - e vogliamo ricordarlo anche noi con emozione - il gravissimo incidente avvenuto lo scorso giugno sul lago di Garda, quando due persone in stato di ubriachezza con una barca travolsero e uccisero due ragazzi.
Il testo arrivato in Commissione è stato solo leggermente modificato e migliorato, anche con un paio di emendamenti presentati dal nostro Gruppo. Si è infatti meglio precisata la fattispecie e si è modificata anche la procedibilità a querela per il reato di lesioni colpose, anche per mantenere l'impianto della riforma Cartabia, che già era intervenuta sul punto con una disciplina più coerente e ragionevole.
In conclusione, Presidente, seppure con l'orientamento a un voto favorevole, voglio esprimere alcune perplessità, che voglio condividere con l'Assemblea. Se siamo favorevoli a questa nuova normativa per le ragioni che ho ricordato, esprimiamo però innanzitutto un rammarico: non ci siamo opposti all'estrema velocità con cui anche il lavoro di Commissione si è svolto, non lo abbiamo contrastato, però un'istruttoria un po' più approfondita forse ci avrebbe aiutato a licenziare una norma ancora migliore. È vero, forse l'iter per semplificato poteva essere in parte giustificato dal fatto che si trattava di una proposta di legge che questo ramo del Parlamento già aveva affrontato, però una riflessione più approfondita su alcuni punti sarebbe stata certamente utile.
Per esempio, sarebbe stato utile a mio giudizio chiedersi se non vi siano peculiarità nella guida di imbarcazioni e natanti di cui sarebbe stato meglio tenere conto nella redazione delle norme, magari, secondo qualcuno, anche a costo di differenziare un po' la disciplina da quella prevista per la strada.
Non solo: a distanza di qualche anno da quell'approvazione dell'omicidio stradale e da quell'innovazione così significativa del codice penale e alla luce di questi primi anni di applicazione, ci sono stati anche diversi giudizi di giuristi e commentatori, che ponevano qualche accento su quel provvedimento. Forse questa era l'occasione per una verifica puntuale e laica dei suoi pregi e dei suoi difetti e magari anche per apportare qualche modifica e miglioramento che l'esperienza sul campo potrebbe aver suggerito. Non è sbagliato interrogarsi su critiche relative a quella quota di populismo penale che accompagnò l'approvazione del provvedimento nel 2016; interrogarsi per migliorare, naturalmente, e soprattutto per cercare di capire perché, nonostante quelle norme e quella penalizzazione, la piaga degli incidenti anche mortali che rientrano in quella fattispecie è ancora purtroppo cronaca quotidiana. Forse lo è perché tutti dobbiamo considerare che non è il solo inasprimento di pene la strada che può definitivamente contrastare un fenomeno diffuso e grave come quello della guida sotto l'effetto di alcol o sostanze stupefacenti e che vede coinvolti molti giovani. Nonostante il reato di omicidio stradale approvato nel 2016, questo fenomeno è ancora troppo spesso al centro delle cronache.
È un ragionamento che si può e si deve estendere in altri ambiti, naturalmente, ma nel caso dell'omicidio stradale e dell'omicidio nautico, accanto a norme penali, serve secondo noi una grande opera di educazione e prevenzione, che veda protagonisti la scuola, tutti i mezzi di comunicazione, i social e le stesse famiglie. È da queste cose che anche nuove norme penali vanno accompagnate.
Ci auguriamo perciò che queste riflessioni possano essere fatte, magari in seconda lettura, dalla Camera dei deputati. Per questi motivi e con queste osservazioni, però, confermiamo il voto favorevole del Gruppo Partito Democratico. (Applausi).
BALBONI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BALBONI (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, consentitemi di iniziare questo mio intervento ringraziando davvero di cuore tutti coloro che hanno lavorato per migliorare il testo che era stato approvato nella scorsa legislatura, il Presidente della Commissione giustizia, il relatore, tutti i commissari e tutti coloro che sono intervenuti oggi in questo dibattito, svolgendo considerazioni che condivido davvero fino in fondo. Il mio disegno di legge era nato proprio da questo intento, senza pretendere ovviamente di risolvere completamente un problema gravissimo, che presenta aspetti tra loro molto complicati, che vanno affrontati in modo multidisciplinare, perché ci sono il tema della prevenzione, quello dell'educazione e quello di chi va per mare, che, come chi va per strada, deve conoscere le regole, i rischi e i pericoli.
Il numero di vittime che purtroppo ancora l'Italia deve registrare ogni anno è gravissimo: sappiamo che per i giovani sotto i venticinque anni gli incidenti stradali sono la prima causa di morte, quindi il bilancio è drammatico. Tuttavia, non si può ignorare che la legislazione varata nel 2016 abbia contributo a ridurre - almeno, questo ci dicono le statistiche - il numero di incidenti gravi e mortali, anche se purtroppo rimane ancora molto alto. Andavano colmati, come molti colleghi hanno riferito, un vuoto normativo e una disparità di trattamento nei confronti della quale il sentimento di giustizia di ciascuno di noi si ribella. Non si capiva e non si capisce infatti per quale ragione fino a oggi chi uccide o provoca lesioni alla guida di un'auto debba essere punito in modo enormemente più grave di come viene punito chi uccide o provoca lesioni alla guida di un'imbarcazione a motore. Violazione di norme del codice della strada, in un caso; violazione di norme del codice navale, dell'altro; la colpa, insomma, è però la stessa e la lesione del bene - in questo caso, la vita o l'incolumità - è la stessa.
Questa disparità di trattamento, come alcuni hanno ricordato, nasceva da una scelta compiuta nella XVII legislatura, addirittura nel 2016, quando venne approvata la nuova disciplina sull'omicidio stradale. In quell'occasione, il Parlamento di allora decise di stralciare la norma, che pure inizialmente era contenuta in quel disegno di legge, che puniva anche l'omicidio nautico.
Si decise di stralciare la norma riguardante l'omicidio e le lesioni nautiche perché, si disse allora, era più ragionevole che questa disciplina venisse dettata nell'ambito del nuovo codice della navigazione e della nautica da diporto. Sono però passati gli anni e gli incidenti si sono susseguiti.
La stragrande maggioranza di coloro che vanno per mare conosce e rispetta le regole del codice della navigazione, le ordinanze delle capitanerie di porto, il principio di cautela e la vita umana. Tuttavia, vi è una piccolissima parte, ma comunque rilevante, di gente che va per mare senza preoccuparsi nemmeno di conoscere o studiare le regole e che purtroppo, con il suo comportamento negligente ed imprudente, provoca vittime.
Da più parti si è ricordato l'incidente del lago di Garda, che è costato la vita a due giovani, Greta e Umberto. Ricordo che le firme raccolte dal comitato Giustizia per Umberto e Greta sono state più di 130.000 e chiedevano l'approvazione di questo disegno di legge, perché l'ingiustizia era troppo evidente. Quei pochi che vanno per mare senza rispettare le regole ovviamente gettano un'ombra anche sui tanti che invece le rispettano.
Il principio di uguaglianza impone di trattare fattispecie sostanzialmente identiche in modo identico. Da qui questo mio disegno di legge, presentato nella scorsa legislatura, che per poche settimane non è stato approvato anche alla Camera; da qui la mia decisione, con il sostegno del Gruppo Fratelli d'Italia, di ripresentarlo anche in questa legislatura.
Voglio dire che sono d'accordo con le considerazioni di tutti quanti hanno affermato in quest'Aula che non è soltanto inasprendo le pene che si risolvono i problemi. Lo ribadisco: c'è un problema di educazione. Bisogna coinvolgere la scuola, il volontariato e la famiglia; per quanto riguarda la nautica, bisogna coinvolgere quella rete fittissima di associazioni nautiche che coprono i nostri 8.000 chilometri di costa.
C'è un lavoro di prevenzione importante da fare e, da questo punto di vista, sono d'accordo anche con la senatrice Aurora Floridia, quando ha aperto il suo intervento proprio richiamando questa necessità. Averla presente non significa però ignorare il vuoto legislativo che oggi abbiamo di fronte e la disparità evidente di trattamento di situazioni tra loro molto simili, se non identiche. A questo soltanto mirava il disegno di legge e, quindi, non a risolvere completamente il problema, ma a porre l'accento sulla necessità di accendere i riflettori su un aspetto della sicurezza in mare che - parliamoci chiaro - molto spesso viene trascurato. E ciò avviene perché la stagione balneare è breve e poi perché, quando succede l'incidente, c'è prima l'indignazione ma poi dopo, finita la stagione balneare, i riflettori si spostano su altri fatti di cronaca che purtroppo si susseguono, per cui di anno in anno si rimanda e si dimentica. Secondo me è giusto dare un segnale prima dell'apertura della prossima stagione balneare - mancano ancora alcuni mesi - per richiamare l'attenzione, per porre tutti coloro che vanno in mare di fronte alla loro responsabilità, perché hanno in mano uno strumento che può essere di divertimento, ma che improvvisamente per una disattenzione, per una negligenza o per una sottovalutazione, si può trasformare in uno strumento di morte.
Prima la senatrice Aurora Floridia diceva, a ragione, che oggi in Italia è possibile condurre per mare un'imbarcazione fino a 40 cavalli senza patente nautica, senza nemmeno un giorno di formazione, magari andando a noleggiarla in una delle tante darsene per una sola giornata. Tuttavia, un motore marino, un fuoribordo di 40 cavalli corrisponde a un'autovettura con una cilindrata di 1.800 centimetri cubici: qualcuno si sognerebbe mai di far guidare un'autovettura non di cilindrata di 1.800 centimetri cubici, ma anche di 900 o di 500 centimetri cubici, o anche semplicemente un motociclo? Qualcuno si sognerebbe mai di mettere in mano uno strumento di questo genere a chi non ha nemmeno un giorno di formazione, non ha una patente e nemmeno un patentino?
La situazione andava quindi richiamata all'attenzione di tutti quanti. Certamente è un primo passo, ma è importante per non sottovalutare quello che succede ogni anno d'estate lungo le nostre coste. Anche i nostri bagnanti, anche i nostri bambini, anche le nostre famiglie hanno diritto di godere in sicurezza dell'estate, del mare e del sole senza rischiare di essere travolti mentre fanno il bagno da una moto d'acqua che arriva a dieci metri dalla riva o dal motoscafo che sfreccia a tutta velocità in mezzo a loro.
Pertanto, il voto del Gruppo Fratelli d'Italia sarà convintamente a favore. Concludo il mio intervento come l'ho iniziato, ringraziando tutta l'Assemblea per il contributo dato a questo disegno di legge. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(328) CRAXI ed altri. - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo in materia di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica dominicana, con Allegato, fatto a Roma il 14 febbraio 2019 (Relazione orale) (ore 17,54)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 328.
Il 31 gennaio scorso l'Assemblea ha deliberato la procedura abbreviata prevista dall'articolo 81 del Regolamento. Pertanto, la discussione sarà limitata ai soli interventi del relatore e del rappresentante del Governo, salve le dichiarazioni di voto finali.
Il relatore, senatore Dreosto, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
DREOSTO, relatore. Signor Presidente, procediamo oggi alla ratifica ed esecuzione dell'Accordo in materia di cooperazione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica dominicana, con Allegato, fatto a Roma il 14 febbraio 2019. L'intesa bilaterale in via di ratifica è finalizzata all'intensificazione dei rapporti cinematografici e audiovisivi tra l'Italia e la Repubblica dominicana. Il testo, in particolare, costituisce un valido strumento normativo di incentivo ai coproduttori italiani nella pianificazione di opere cinematografiche e audiovisive con produttori dominicani, con riflessi significativi sull'intera industria cinematografica, consentendo alle coproduzioni realizzate ai sensi dell'Accordo medesimo, di essere considerate alla stregua di un'opera nazionale dei rispettivi Paesi.
Con riferimento agli oneri economici derivanti dall'attuazione del provvedimento, il relativo articolo 3 li valuta in 4.890 euro ogni quattro anni.
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo non intende intervenire.
Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente e dal Comitato per la legislazione sul disegno di legge in esame, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Signor Presidente, intervengo soltanto per dichiarare il voto favorevole del mio Gruppo.
Si tratta di un Accordo sicuramente vantaggioso per l'Italia e il relatore ha già detto parole di grande chiarezza e saggezza. Mi permetto però, nel dichiarare il nostro voto favorevole, soltanto di porre un tema regolamentare all'attenzione di quest'Aula. Si tratta infatti di un Accordo favorevole, stipulato però nel febbraio 2019. Anche per gli eventi legati alla crisi politica e alle elezioni anticipate, siamo a ratificarlo nel 2023. È un Accordo, però, che avrebbe potuto entrare in vigore molto prima se magari fosse stato trattato in Commissione e non in Assemblea. Vedo tra l'altro che l'onere finanziario, previsto dall'articolo 3, è di 4.890 euro all'anno per quattro anni. Che l'intero Senato della Repubblica blocchi un Accordo vantaggioso per quattro anni, per una spesa di 4.890 all'anno, mi sembra che meriti una riflessione sul piano regolamentare. (Applausi).
CRAXI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRAXI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, siamo in presenza di un Accordo ben circoscritto e dalla portata precisa e delimitata, che consente alle coproduzioni realizzate ai sensi del provvedimento di essere considerate opere nazionali dei rispettivi Paesi e di godere, quindi, dei benefici e degli strumenti previsti.
Vi è poco da commentare se non che è necessario sostenere in via preliminare il nostro settore audiovisivo e cinematografico; un settore che ancora risente molto degli effetti della pandemia Covid-19 e dell'avvento delle piattaforme globali, più attente ai profitti che non allo sviluppo dei prodotti artistico culturali del settore.
Se anche in piccola misura questo Accordo possa costituire un valido strumento normativo di incentivo economico ai coproduttori italiani nella pianificazione di opere cinematografiche o audiovisive con produttori dominicani, con riflessi significativi sull'intera industria cinematografica, credo sia un bene per tutti e per il Paese.
È con questo spirito, che vede nell'Italia un Paese da rilanciare anche nella sua immagine e nel suo racconto, che dichiaro il voto favorevole di Forza Italia alla ratifica ed esecuzione dell'Accordo in materia di coproduzione cinematografica con il Governo della Repubblica dominicana.
DE ROSA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE ROSA (M5S). Signor Presidente, questo Accordo, siglato dal primo Governo Conte, rappresenta un importante incentivo alla realizzazione di coproduzioni cinematografiche italo-dominicane che, con esso, appunto, verranno considerate alla stregua di opere nazionali dai rispettivi Paesi così da poter godere dei benefici previsti dalle rispettive legislazioni nazionali.
L'industria cinematografica italiana e quella dominicana potranno trarre mutuo beneficio dalla coproduzione di film e di opere audiovisive che, per qualità tecniche e per valori artistici, siano in grado sia di contribuire al prestigio e all'espansione economica delle industrie di produzione e distribuzione cinematografica, televisiva e dei nuovi media nei due Paesi, sia di rafforzare ulteriormente la collaborazione culturale tra le parti. (Applausi).
ALFIERI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFIERI (PD-IDP). Signor Presidente, visto che avevamo già approvato la procedura d'urgenza e approfondito i temi discussi - e dato mandato al relatore - in Commissione affari esteri, annuncio il voto favorevole del Partito Democratico a questo disegno di legge di ratifica e anche a quelli successivi. (Applausi).
BARCAIUOLO (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARCAIUOLO (FdI). Signor Presidente, condivido il metodo adottato dal collega del Partito Democratico e annuncio il voto favorevole a tutti e cinque i disegni di legge di ratifica, anche per guadagnare tempo, visto che i testi sono stati ampiamente discussi in Commissione ed erano già stati trattati nelle scorse legislature.
Manifestiamo forse un'unica perplessità, sul piano dei contenuti, sull'Accordo con la Bolivia per motivi di geopolitica rispetto al Governo boliviano, al rispetto dei diritti umani, al rispetto delle opposizioni. Tuttavia, non ci sfugge che siamo in sede di ratifica di accordi già siglati e, quindi, il principio della parola data e comunque della credibilità del Governo, anche in continuazione rispetto alla posizione italiana, è prioritario sul loro contenuto specifico.
Pertanto, dichiariamo il nostro voto favorevole sull'Accordo in materia di coproduzione cinematografica con il Governo della Repubblica dominicana; sul Protocollo sull'autotrasporto con il Governo della Repubblica di Armenia; sulle Convenzioni di Ginevra del 2002 e del 2006; sull'adesione alla Carta europea dell'autonomia locale, soprattutto, che sancisce principi importanti sulla centralità delle autonomie e degli enti locali nello sviluppo e nell'organizzazione delle nostre comunità e infine, pur con le perplessità già manifestate, sull'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra Italia e Bolivia. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(329) CRAXI ed altri. - Ratifica ed esecuzione del Protocollo emendativo dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Armenia sull'autotrasporto internazionale di passeggeri e di merci, firmato il 7 agosto 1999, fatto a Jerevan il 31 luglio 2018 (Relazione orale) (ore 18,04)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 329.
Anche per questo provvedimento l'Assemblea ha deliberato la procedura abbreviata.
La relatrice facente funzioni, senatrice Craxi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice facente funzioni.
CRAXI, f. f. relatrice. Signor Presidente, l'Aula del Senato è chiamata a esaminare il disegno di legge di ratifica ed esecuzione del Protocollo emendativo dell'Accordo tra l'Italia e l'Armenia sull'autotrasporto internazionale di passeggeri e di merci, che modifica un precedente accordo sottoscritto dai due Paesi nel 1999.
Il Protocollo emendativo al nostro esame introduce una modifica al testo dell'Accordo, in particolare aggiungendo un comma all'articolo 11, relativamente al trasporto di merci effettuato da un complesso veicolare di due veicoli. Il Protocollo emendativo dispone inoltre la sostituzione di un comma dell'articolo 25 dell'Accordo, in relazione alle autorità competenti delle parti incaricate dell'attuazione dell'intesa bilaterale, stabilendo che esse siano il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'Italia e il Ministero dei trasporti, delle comunicazioni e delle tecnologie informatiche per la parte armena.
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo non intende intervenire.
Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente e dal Comitato per la legislazione sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Signor Presidente, torno sul punto, perché in questo caso - come diceva la relatrice, la presidente Craxi - si tratta di un emendamento a un Accordo già in vigore; emendamento che è stato richiesto da parte italiana, dalle nostre imprese per agevolare il loro lavoro in Armenia e fare in modo che l'Accordo si applichi anche agli autoarticolati nei quali il mezzo di trasporto e il mezzo agganciato alla motrice sono di diversa nazionalità. Si tratta veramente di una cosa molto piccola e anche in questo caso parliamo di un Accordo del 2018, che le nostre imprese ci hanno chiesto di fare cinque anni fa. Per cui, come si dice, de minimis non curat praetor; in questo caso direi che dovremmo applicarlo anche al Senato e pensare se per caso non dovremmo valutare l'opportunità di rivedere le procedure, che sono molto lunghe ed evidentemente non possono poi essere utili a noi stessi e alla parte che le chiede. (Applausi).
GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa ratifica, anche se di natura tecnica, dimostra come la promozione del nostro sistema Paese si attivi sui mercati globali. Tutto questo passa anche attraverso la capacità di accrescere la proiezione internazionale del nostro Paese. L'autorizzazione bilaterale per il trasporto internazionale delle merci fra l'Italia e l'Armenia, anche per uno solo dei due veicoli che compone il complesso veicolare, può sembrare una questione marginale. Ma, in realtà, proprio su aspetti di questa natura talvolta rischia di incagliarsi l'azione delle imprese e delle aziende. La facilitazione dei trasporti serve proprio a migliorare la nostra capacità di penetrazione in alcuni mercati che hanno per noi un grande interesse. Dobbiamo quindi essere molto attenti alle sinergie che si possono sviluppare con altre realtà.
L'Armenia, dal punto di vista geografico, può essere un ottimo anello di congiunzione fra i mercati asiatici e il Medio Oriente. Essa rappresenta già oggi un hub importante sotto il profilo logistico con i Paesi emergenti. Roma è il sesto fornitore di Erevan, con una quota di mercato, nei primi dieci mesi del 2022, pari al 3,2 per cento. I settori interessati e la domanda di beni italiani riguardano la moda, l'agroalimentare, i beni di lusso e la meccanica. Sono dati che ci fanno capire come anche alcuni aspetti o piccole questioni tecniche possono facilitare la circolazione dei nostri beni in settori per noi fondamentali.
Per queste ragioni, forti di una visione che travalica la stessa materia su cui siamo chiamati a esprimerci e consapevoli dell'impegno che anche noi di Forza Italia abbiamo sempre profuso, anche in questa fase di Governo di centrodestra, per l'espansione dei nostri operatori sui mercati internazionali, votiamo a favore del testo di ratifica e di esecuzione del Protocollo emendativo dell'Accordo tra il nostro Governo e il Governo della Repubblica di Armenia al nostro esame.
DE ROSA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE ROSA (M5S). Signor Presidente, il Protocollo emendativo all'Accordo con l'Armenia in materia di trasporti internazionali, anch'esso siglato dal primo Governo Conte, introduce una modifica burocratica ma significativa richiesta dall'Italia al fine di garantire maggiore flessibilità per i nostri operatori del trasporto stradale delle merci. L'integrazione prevede che sia possibile usare un'autorizzazione bilaterale per uno solo dei veicoli che compone l'autotreno - motrice o rimorchio - a condizione che tutti i veicoli coinvolti siano registrati nel territorio di una delle parti contraenti. Questo consente alle ditte di trasporto italiane che operano anche con rimorchi di avere una maggiore convenienza sul piano dei costi e dell'operatività nella scelta dell'operatore straniero per la trazione lungo il percorso finale in Armenia.
Per questo motivo il MoVimento 5 Stelle voterà a favore del provvedimento. (Applausi).
DREOSTO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DREOSTO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, svolgeremo un'unica dichiarazione di voto a nome del Gruppo della Lega su tutte le ratifiche in esame.
Con le ratifiche degli accordi di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica con Paesi terzi si intende rafforzare i rapporti bilaterali tra l'Italia e i Paesi firmatari. Questi accordi nascono dall'esigenza di stabilire in un quadro unico e certo la più ampia collaborazione possibile in tutti i settori che vanno dalla cultura alle scienze applicate, dallo sport alla protezione dei diritti umani, dal diritto alla proprietà intellettuale ai trasporti, che sono oggetto del provvedimento di cui ci stiamo occupando. Tali accordi sono fondamentali per potenziare i rapporti bilaterali e rafforzare la collaborazione tra le reciproche amministrazioni, cercando poi di costruire delle regole e delle metodologie comuni a tutti. Alcune di queste iniziative vanno poi nella direzione auspicata di un'Italia più attenta agli sviluppi politici, economici e culturali, come per esempio nel caso di quello che vedremo per quanto riguarda il continente latinoamericano, con il quale abbiamo la possibilità di rilanciare rapporti di collaborazione in un'area che è sicuramente prioritaria per la politica estera del nostro Paese.
Il fatto poi che l'Italia e il nostro Governo vogliano guardare al di là dei confini europei con questi atti fa capire come si intenda allargare lo spettro di azione e rafforzare i rapporti bilaterali anche con Paesi non limitrofi e questo evidentemente per un'Italia protagonista in politica estera a tutto tondo. (Applausi).
PRESIDENTE. I senatori Alfieri e Barcaiuolo hanno già dichiarato il proprio voto.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(330) CRAXI ed altri. - Ratifica ed esecuzione delle seguenti Convenzioni: a) Convenzione sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, n. 155, fatta a Ginevra il 22 giugno 1981, e relativo Protocollo, fatto a Ginevra il 20 giugno 2002; b) Convenzione sul quadro promozionale per la salute e la sicurezza sul lavoro, n. 187, fatta a Ginevra il 15 giugno 2006 (Relazione orale) (ore 18,14)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 330.
L'Assemblea ha deliberato anche per questo provvedimento la procedura abbreviata.
Il relatore, senatore Borghi Enrico, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
BORGHI Enrico, relatore. Signor Presidente, l'Assemblea del Senato è chiamata a esaminare il disegno di legge di ratifica ed esecuzione di due Convenzioni internazionali promosse dall'Organizzazione internazionale del lavoro in materia di salute e sicurezza dei lavoratori rispettivamente nn. 155 e 187. L'intento sotteso ai documenti internazionali in via di ratifica è contribuire a prevenire gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e creare un ambiente di lavoro sempre più sicuro e salubre mediante un'azione progressiva e coordinata sia a livello nazionale, sia d'impresa, con la piena partecipazione di tutte le parti interessate. Occorre sottolineare come la legislazione italiana risulti essere già conforme a tutte le disposizioni contenute ai suddetti strumenti internazionali, non necessitando dunque di alcun adeguamento normativo interno.
La ratifica, che non comporta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, risponde dunque unicamente all'esigenza dell'Italia di conformarsi a specifici obblighi di matrice internazionale, in questo caso derivanti dall'essere il nostro Paese parte dell'Organizzazione internazionale del lavoro. (Applausi).
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo non intende intervenire.
Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente e dal Comitato per la legislazione sul disegno di legge in esame, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
CRAXI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRAXI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, mi accodo alla prassi utilizzata dagli altri Gruppi, essendo appunto delle ratifiche che abbiamo già discusso molto in Commissione. Quindi, preannuncio per i prossimi tre disegni di legge di ratifica il voto favorevole del Gruppo Forza Italia. (Applausi).
DE ROSA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE ROSA (M5S). Signor Presidente, anche noi del Gruppo MoVimento 5 Stelle dichiariamo il voto favorevole per il disegno di legge di ratifica in esame e per gli altri due disegni di legge di ratifica successivi.
PRESIDENTE. Il senatore Scalfarotto ha già preannunciato la sua intenzione di voto. Anche i Gruppi Lega, Partito Democratico e Fratelli d'Italia si sono già espressi.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(331) CRAXI ed altri. - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato plurinazionale di Bolivia, fatto a La Paz il 3 marzo 2010 (Relazione orale) (ore 18,18)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 331.
Il relatore, senatore De Rosa, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
DE ROSA, relatore. Signor Presidente, la procedura abbreviata, ai sensi dell'articolo 81 del Regolamento, riguarda il disegno di legge di ratifica dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologiche del 2010 tra l'Italia e la Bolivia, testo che era già stato approvato in prima lettura dall'Aula del Senato nella scorsa legislatura, il 20 aprile 2021, in relazione al disegno di legge n. 1278.
L'Accordo in esame, destinato a sostituire una precedente intesa di settore risalente al 1953, è composto da 20 articoli e si propone di fornire un quadro giuridico e una base finanziaria necessaria allo sviluppo dei rapporti tra l'Italia e la Bolivia negli importanti settori della cooperazione culturale, scientifica e tecnologica, al fine di rinsaldare e intensificare ulteriormente i legami di amicizia già esistenti e di migliorare il quadro complessivo delle relazioni bilaterali.
Nello specifico, l'intesa bilaterale esplicita, tra gli altri, l'impegno delle parti a promuovere e a realizzare attività che favoriscono la cooperazione nell'ambito culturale, scientifico e tecnologico; a migliorare la conoscenza e la diffusione delle rispettive lingue e culture; a favorire la collaborazione tra le rispettive istituzioni accademiche, scolastiche, amministrazioni archivistiche, biblioteche e musei. (Applausi).
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo non intende intervenire.
Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente e dal Comitato per la legislazione sul disegno di legge in esame, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
I Gruppi Forza Italia, Lega, Partito Democratico e Fratelli d'Italia si richiamano alle dichiarazioni di voto precedenti.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(332) CRAXI ed altri. - Adesione al Protocollo addizionale alla Carta europea dell'autonomia locale sul diritto di partecipare agli affari delle collettività locali, fatto a Utrecht il 16 novembre 2009 (Relazione orale) (ore 18,22)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 332.
La relatrice, senatrice Pucciarelli, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.
PUCCIARELLI, relatrice. Signor Presidente, l'Assemblea del Senato è chiamata ad esaminare il disegno di legge di adesione del nostro Paese al Protocollo addizionale alla Carta europea dell'autonomia locale sul diritto di partecipare agli affari delle collettività locali.
Il Protocollo in esame rappresenta il culmine di oltre vent'anni di lavoro a livello intergovernativo in seno al Consiglio d'Europa in tema di partecipazione democratica a livello locale, iniziato con la firma della Carta europea dell'autonomia locale. In particolare, tale Protocollo addizionale prevede che alla Carta europea delle autonomie locali sia aggiunta anche un'altra dimensione, quella relativa al diritto della persona a partecipare alla gestione degli affari delle collettività locali. Il disegno di legge di ratifica del Protocollo, nel porre una clausola di invarianza finanziaria, stabilisce che le amministrazioni interessate provvedano all'attuazione del provvedimento in esame con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo non intende intervenire.
Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente e dal Comitato per la legislazione sul disegno di legge in esame, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
Mi segnalano che c'è qualche postazione "autovotante". Prima di intervenire, vi chiedo di disattivarla.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
LOMBARDO (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (Az-IV-RE). Signor Presidente, intervengo solo per fare alcune osservazioni. Noi stiamo votando il Protocollo di Utrecht, che è un protocollo addizionale alla Carta europea che è datata del 1985, che sostanzialmente fa leva sul principio di sussidiarietà, cioè la valorizzazione dell'autonomia locale come pilastro della democrazia da promuovere in seno al Consiglio d'Europa.
Il tema che io pongo all'attenzione è il seguente. Riprendendo le riflessioni svolte dal collega Scalfarotto, qualcuno sarà portato a dire: rispetto al 2009, accordi del 1981 e del 1985 sono relativamente recenti. Pensate che il Protocollo di Utrecht, in realtà, intende implementare la Carta del 1985 sul tema dell'utilizzo del digitale. Voi vi rendete conto che, dal 2009 al 2023, è cambiato il mondo rispetto all'utilizzo del digitale. Questo, quindi, ci imporrebbe una riflessione anche sulla valorizzazione dell'adeguamento della Carta.
La dimensione orizzontale e sociale espressa dalle comunità locali, che viene valorizzata della Carta, può aiutare a contrastare il crescente scollamento tra le istituzioni e i livelli di espressione degli enti esponenziali delle autonomie locali.
Da ultimo, la Carta viene adottata in diversi Stati in modo diverso. In alcuni Stati produce effetti meramente obbligatori, mentre in altri Stati, invece, permette di riconoscere gli effetti diretti, tramite la possibilità che le autonomie locali possano ricorrere ai giudici civili, al giudice ordinario e ai giudici amministrativi.
Io penso che, se vogliamo andare verso la valorizzazione della dimensione delle autonomie locali e della democrazia locale, sarebbe opportuno che anche il percorso di adeguamento negli Stati membri e negli Stati del Consiglio d'Europa avvenga in maniera uniforme. Altrimenti, avremo sempre standard minimi di tutela e non la piena valorizzazione della dimensione locale.
PRESIDENTE. Gli altri Gruppi hanno già dichiarato il proprio voto.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Presidenza del vice presidente CASTELLONE
Deliberazione per la costituzione in giudizio del Senato della Repubblica per resistere in un conflitto di attribuzione(ore 18,28)
Discussione e approvazione delle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la deliberazione per la costituzione in giudizio del Senato della Repubblica per resistere in un conflitto di attribuzione sollevato dal tribunale ordinario di Modena.
Con ricorso depositato il 4 maggio 2022, il tribunale ordinario di Modena ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Senato della Repubblica in ordine alla deliberazione con la quale l'Assemblea, nella seduta del 16 febbraio 2022, ha dichiarato l'insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni rese da Carlo Amedeo Giovanardi, senatore all'epoca dei fatti, nell'ambito di un procedimento penale pendente dinanzi allo stesso tribunale ordinario di Modena.
Il ricorso è stato dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale, con ordinanza n. 1 del 20 dicembre 2022, depositata in cancelleria il successivo 10 gennaio 2023. Tale ordinanza è stata notificata al Senato il 30 gennaio 2023.
Nella seduta del 14 febbraio 2023 la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha espresso, all'unanimità, parere favorevole alla costituzione in giudizio del Senato dinanzi alla Corte costituzionale per resistere nel citato conflitto di attribuzione.
Ha richiesto di intervenire il vice presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, senatore Scalfarotto. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Signor Presidente, intervengo brevemente per chiarire all'Assemblea su che cosa siamo chiamati a votare quest'oggi.
Il Senato della Repubblica è stato convenuto in giudizio dal tribunale ordinario di Modena davanti alla Corte costituzionale per dirimere un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato.
In buona sostanza oggi andiamo a discutere se vogliamo che il Senato possa presentarsi davanti alla Corte costituzionale e difendere le sue prerogative o meno; non siamo chiamati a discutere del merito della vicenda che riguarda il senatore Giovanardi, perché quella vicenda è stata delimitata e decisa nella scorsa legislatura. Ovviamente, però, è giusto da parte mia darvi qualche breve ragguaglio sulla ragione per la quale il tribunale di Modena ci ha convenuti in giudizio.
In buona sostanza è successo che il tribunale di Modena, la cui legittimazione ad agire è stata riconosciuta dalla Corte costituzionale, ritiene che il Senato sia andato al di là delle sue prerogative nel qualificare come opinioni quelle del senatore Giovanardi, che invece il tribunale di Modena riteneva essere fatti che configuravano altri reati, per esempio la rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio, la violenza o minaccia a un pubblico ufficiale, la violenza o minaccia un corpo politico, amministrativo, giudiziario e ai suoi singoli componenti, oltre all'oltraggio a pubblico ufficiale.
Nella scorsa legislatura, la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari aveva stabilito che si trattasse comunque di opinioni espresse dal senatore Giovanardi e aveva anche sottolineato che la qualificazione o meno di un fatto come opinione spettasse necessariamente al Senato, perché se l'insindacabilità ex articolo 68 della Costituzione si applicasse sulla base della qualificazione giuridica del reato, noi come Senato dovremmo valutare l'applicabilità dell'articolo 68 solo sulla base di una decisione presa dalla magistratura, che è quella di utilizzare quel titolo di reato o un altro. La Giunta invece si espresse nel modo seguente: noi valutiamo il fatto, se quel fatto costituisce un'opinione coperta dalle previsioni di cui all'articolo 68 della Costituzione, per noi va applicato il principio dell'insindacabilità. Questa è stata la materia del contendere, quindi nella scorsa legislatura la Giunta, a maggioranza, decise in questo senso. Quest'oggi a noi non tocca ritornare su tale decisione: una volta deliberato in quella direzione dalla Giunta del Senato quella è la volontà del Senato della Repubblica.
Ovviamente il tribunale di Modena aveva la possibilità di dire che il Senato era andato al di là delle sue prerogative, ma spetta a noi, oggi, decidere se la applicabilità o meno dell'articolo 68 della Costituzione spetti al Senato oppure ad altri. Lasciatemi anche dire che di prassi, quando un altro potere dello Stato convoca la nostra Camera davanti alla Corte costituzionale, noi naturalmente andiamo davanti alla Corte costituzionale per difendere le ragioni della Camera di cui siamo componenti.
Pertanto, la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato, all'unanimità, nell'ultima seduta ha deliberato, come diceva la Presidente, che il Senato possa presentarsi davanti alla Corte costituzionale. Dunque io chiedo all'Assemblea di confermare tale decisione e dare al Senato la possibilità di rispondere al conflitto di attribuzione sollevato dal tribunale di Modena e poter quindi difendere davanti all'Alta corte le prerogative e le motivazioni che condussero il Senato a prendere quella decisione.
PRESIDENTE. Sulle conclusioni della Giunta può prendere la parola un oratore per Gruppo per non più di dieci minuti.
ROSSOMANDO (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROSSOMANDO (PD-IDP). Signora Presidente, impiegherò veramente molto meno di dieci minuti per dire che nel merito dell'oggetto che poi si discuterà davanti alla Corte costituzionale, il Gruppo Partito Democratico aveva votato differentemente dalle conclusioni che erano state approvate a maggioranza. Spendo solo alcune parole, perché ovviamente il senatore Scalfarotto ha riportato testualmente le conclusioni, ovvero che non sarebbe possibile - questa era la conclusione della relazione votata dalla maggioranza - stabilire a priori quali sono le condotte.
Noi avevamo votato in senso opposto, perché delle varie questioni che ci erano state presentate, così come c'era stata la prima relazione del senatore Durnwalder, ritenevamo che solo una potesse rientrare nella fattispecie prevista dall'articolo 68, esattamente per il principio della separazione dei poteri dello Stato e per il fatto che per qualificarle differentemente si deve entrare nel merito delle condotte contestate. Si deve quindi fare una sorta di accertamento, seppure, diciamo così, limitato alla descrizione presente agli atti. Proprio volendo difendere le prerogative del Parlamento, secondo noi ciò si può fare se si rispetta in maniera molto chiara la separazione dei poteri dello Stato.
Tuttavia ora siamo in un momento differente. Siamo alla costituzione in giudizio su una decisione che comunque l'Assemblea ha preso. La nostra posizione è che, tranne in casi assolutamente eccezionali, si difende comunque la decisione dell'Assemblea. Voglio sottolinearlo perché siamo in un momento in cui mi pare che non sempre ci sia molta chiarezza sul fatto che il Parlamento e le sue prerogative vanno difese sempre, indipendentemente dallo scontro politico. Lo dico perché in questi ultimi giorni non mi pare che la difesa del Parlamento e delle sue prerogative sia stata presente sempre a tutti. Anche per questo motivo, con questo voto vogliamo rimarcare che un conto è quando tali prerogative vengono trattate come privilegi (questo era il caso), un conto quando si difende il Parlamento, che va difeso e rispettato sempre e comunque.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari in senso favorevole alla costituzione in giudizio del Senato della Repubblica dinanzi alla Corte costituzionale per resistere nel predetto conflitto di attribuzione sollevato dal tribunale ordinario di Modena.
(Segue la votazione).
Il Senato approva.
La Presidenza si intende pertanto autorizzata a conferire mandato, per la costituzione e la rappresentanza in giudizio del Senato, ad uno o più avvocati del libero foro.
Discussione del disegno di legge:
(455) Conversione in legge del decreto-legge 5 gennaio 2023, n. 2, recante misure urgenti per impianti di interesse strategico nazionale (Relazione orale)(ore 18,39)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 455.
Il relatore, senatore Pogliese, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
POGLIESE, relatore. Signor Presidente, colleghi, il decreto-legge n. 2 del 5 gennaio 2023 ha rappresentato un'altra puntuale ed efficace risposta del Governo Meloni e del ministro Adolfo Urso ad una assoluta emergenza che nel caso in cui non si fosse intervenuti, avrebbe messo a repentaglio uno degli asset strategici della nostra economia quale certamente è il comparto siderurgico.
A distanza di un mese da un altro intervento normativo, sempre attraverso la decretazione d'urgenza, mi riferisco al decreto-legge n. 187 del 5 dicembre 2022, che ha affrontato l'emergenza del polo petrolchimico di Priolo, il Governo ha dato un'altra puntuale dimostrazione di efficienza e di dinamismo, di cui credo dobbiamo tutti prendere atto.
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 18,40)
(Segue POGLIESE, relatore). Tra le altre misure, all'interno di questo decreto-legge, come certamente il sottosegretario Bergamotto saprà, vi è un articolo che ha permesso di risolvere una tematica inerente al depuratore del polo petrolchimico di Priolo che il decreto-legge n. 187 del 2022 non aveva affrontato in maniera assolutamente organica.
Prima di entrare nel merito dell'articolato di questo decreto-legge, ritengo sia assolutamente doveroso rimarcare le finalità che hanno indotto il Governo a predisporre il provvedimento, per far fronte all'attuale contesto di crisi energetica internazionale, con il contestuale aumento dei prezzi delle materie prime e con una crisi energetica assolutamente oggettiva, che ha determinato problemi molto importanti all'interno di molti settori produttivi, in primis il comparto siderurgico. Basti pensare, come ha puntualmente esternato il presidente di Acciaierie d'Italia Franco Bernabè, che il costo del gas per l'impianto siderurgico di Taranto è aumentato di sei volte; il costo della bolletta annuale elettrica è passato dai 200 milioni di euro del 2020 a 1,550 miliardi del 2022. Al netto del credito d'imposta, si è passati da 200 milioni a 1,120 miliardi.
È in questa prospettiva che il Governo ha ritenuto urgente - in maniera assolutamente opportuna - intervenire per salvaguardare questa realtà industriale, che si trova in una situazione di oggettiva carenza di liquidità. Ritengo, poi, che questo decreto-legge sia servito anche per porre in essere strumenti di intervento più rapidi per altre crisi che potrebbero essere registrate all'interno del nostro mondo produttivo.
Uno degli stabilimenti industriali che sta vivendo un'oggettiva crisi di liquidità è certamente l'Ilva di Taranto, la cui storia inizia il 10 aprile del 1965, quando l'allora presidente della Repubblica Giuseppe Saragat andò a inaugurare l'impianto.
Dal 2012 si è vissuta una stagione particolarmente complessa, determinata anche dal provvedimento di sequestro degli impianti dell'area a caldo e, negli anni successivi, si sono alternati molti interventi normativi che hanno cercato di trovare una sintesi fra esigenze diverse: l'esigenza di salvaguardia dei posti di lavoro, quella di dare una continuità produttiva a un impianto assolutamente strategico per la nostra Nazione e l'esigenza di tutela della salute pubblica e della sicurezza dei luoghi di lavoro e dell'ambiente.
È un obiettivo certamente non semplice da raggiungere, ma credo che gli interventi normativi di questi anni abbiano cercato di trovare questo equilibrio.
Veniamo ad analizzare il testo dell'articolato, che è stato frutto anche di un approfondito ciclo di audizioni all'interno della Commissione, che ha visto coinvolti oltre quindici soggetti del mondo istituzionale, del mondo sindacale, del comparto sanitario, che hanno dato un contributo importante, che talvolta è stato oggetto di un'attività successiva, attraverso la quale sono stati presentati emendamenti, alcuni dei quali puntualmente approvati.
Veniamo al testo del decreto-legge n. 2 del 5 gennaio 2023.
L'articolo 1, emendato durante l'esame in sede referente, modifica le misure di rafforzamento patrimoniale previste dall'articolo 1, commi 1-ter e 1-quinquies, del decreto-legge n. 142 del 2019, con i quali Invitalia viene autorizzata a sottoscrivere aumenti di capitale e strumenti di finanziamento che si convertono in azioni, al fine di assicurare la continuità del funzionamento produttivo dell'impianto siderurgico di Taranto della società Ilva SpA.
In particolare, viene specificato che gli interventi di cui al comma 1-quinquies sono autorizzati anche in costanza di provvedimenti di sequestro o confisca degli impianti dello stabilimento siderurgico e viene eliminato il riferimento al fatto che gli stessi debbano essere effettuati nell'anno 2022. Viene inoltre modificata la definizione degli strumenti di intervento, specificando che, sia ai sensi del comma 1-ter che del comma 1-quinquies, Invitalia è autorizzata a sottoscrivere aumenti di capitale sociale e a erogare finanziamenti in conto soci secondo logiche, criteri e condizioni di mercato, da convertire in aumento di capitale sociale su richiesta della medesima.
Durante l'esame in sede referente è stato aggiunto un ulteriore comma per garantire la continuità del funzionamento produttivo degli stabilimenti industriali nell'area di Taranto. Al riguardo si prevede che i diritti di regia dovuti dalle imprese che svolgono attività industriali nel settore aeronautico, ammesse ai benefici di cui all'articolo 3, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1985, n. 808, siano versati in quattro quote uguali a decorre dall'anno 2026, anziché dall'anno 2023.
L'articolo 2, modificato in sede referente, prevede che la procedura di accesso diretto all'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, per le imprese che gestiscono uno o più stabilimenti di interesse strategico nazionale non quotate, possa avvenire su istanza del socio pubblico detentore, direttamente o indirettamente, di almeno il 30 per cento delle quote societarie, qualora questi abbia segnalato all'organo amministrativo la ricorrenza dei requisiti per l'accesso e l'organo amministrativo abbia omesso di presentare l'istanza nei quindici giorni successivi. L'obiettivo è quello di consentire l'applicazione della norma anche al caso di strutture societarie complesse in presenza di holding che detengono quote della società destinataria della dichiarazione di interesse strategico (nel caso specifico ovviamente l'Ilva).
L'articolo 3 modifica i criteri per la determinazione delle modalità di corresponsione del compenso ai commissari straordinari delle grandi imprese in stato di insolvenza. Esso è stato oggetto di una incisiva attività emendativa, all'esito della quale il compenso dell'attività gestionale dei commissari straordinari è parametrato al fatturato dell'impresa non più se non si siano prodotte ulteriori perdite, ma soltanto ove la gestione commissariale sia sostanzialmente in pareggio, precisando che dai costi devono essere esclusi quelli necessari alle spese legali e di rappresentanza in giudizio nell'ambito del contenzioso afferente alla gestione commissariale.
Vengono poi riviste le percentuali e i criteri riferiti ai compensi spettanti al commissario, prevedendo una riduzione del 10 per cento qualora la chiusura dell'esercizio dell'impresa avvenga dopo tre anni dall'apertura dell'amministrazione straordinaria (dopo quattro anni nel caso di grandi imprese in stato di insolvenza) e introducendo un incremento del 10 per cento sul compenso ove, all'atto della chiusura, sia accertato il ritorno in bonis dell'imprenditore in ragione dell'avvenuta soddisfazione integrale dello stato passivo.
L'articolo 4 prevede un tetto massimo di 500.000 euro applicabile ai compensi degli amministratori giudiziari dei beni sottoposti a misure reali di prevenzione. In virtù delle modifiche apportate in sede referente, si restringe l'ambito di applicazione della norma alle ipotesi di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza e si prevede che il nuovo tetto si applichi agli incarichi conferiti dopo la data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
In sede referente è stato inserito l'articolo 4-bis, che interviene sulla disciplina dei comitati di sorveglianza, nominati con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, deputati al controllo sulla legittimità della gestione commissariale. Si stabilisce in particolare che l'incarico duri tre anni e che sia rinnovabile sino all'estinzione della procedura. Inoltre è specificato che possono essere nominati solo esperti che non risultino già membri di un altro comitato. Al comma 2 si prevede che i membri nominati senza indicazione di un termine massimo decadano se non rinnovati entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione. Infine, con decreto del Mimit, dovranno essere disciplinati i poteri del presidente del comitato, l'esercizio delle funzioni assegnate e le informazioni che devono essere inoltrate al Mimit.
L'articolo 5, non emendato dalla Commissione, modifica la disciplina sulla responsabilità amministrativa degli enti privati derivante da reati in regime di esclusione della medesima responsabilità.
La novella concerne l'ipotesi che l'attività in oggetto sia svolta in uno stabilimento industriale - o in una parte di esso - dichiarato di interesse strategico nazionale e ai sensi della normativa vigente introduce una fattispecie per la quale in luogo di una sanzione interdittiva che determini l'interruzione dell'attività dell'ente, il giudice dispone la prosecuzione dell'attività da parte di un commissario per un periodo pari alla durata della sanzione interdittiva che sarebbe stata applicata.
Viene poi escluso che le sanzioni interdittive relative alla responsabilità dell'ente siano applicate qualora esse pregiudichino la continuità dell'attività svolta in stabilimenti industriali - o in parti di essi - dichiarati di interesse strategico nazionale e l'ente abbia eliminato le carenze organizzative alle quali è conseguito il reato mediante l'adozione e l'attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi.
Si specifica, inoltre, che tale modello si considera sempre idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi qualora nell'ambito della procedura di riconoscimento dell'interesse strategico nazionale siano stati adottati provvedimenti diretti a realizzare, anche attraverso l'adozione di modelli organizzativi, il necessario bilanciamento fra le esigenze di continuità dell'attività produttiva e di salvaguardia dell'occupazione e la tutela della sicurezza sul luogo di lavoro, della salute, dell'ambiente e degli altri eventuali beni giuridici lesi dagli illeciti commessi. Inoltre, vengono estese ai sequestri preventivi che abbiano ad oggetto stabilimenti industriali dichiarati di interesse strategico nazionale le disposizioni stabilite dalla novella di cui all'articolo 6 del decreto per i sequestri penali aventi identico oggetto.
Tale articolo 6, a cui la Commissione ha apportato modifiche formali, prevede che l'attività prosegua mediante la nomina di un amministratore giudiziario, ovvero mediante il commissario già nominato nell'ambito dell'eventuale procedura di amministrazione straordinaria. Qualora sia necessario al fine di un bilanciamento fra le esigenze di continuità dell'attività produttiva e di salvaguardia dell'occupazione e della tutela della sicurezza sul luogo di lavoro, della salute, dell'ambiente e degli altri eventuali beni giuridici lesi dagli illeciti commessi, il giudice detta le relative prescrizioni, tenendo anche conto del contenuto dei provvedimenti amministrativi a tal fine adottati dalle competenti autorità.
Inoltre, da un lato si esclude la possibilità di prosecuzione quando da essa possa derivare un concreto pericolo per la salute o l'incolumità pubblica, ovvero per la salute o la sicurezza dei lavoratori, non evitabile con alcuna prescrizione, e dall'altro lato si prevede che il giudice autorizzi la prosecuzione dell'attività qualora nell'ambito della procedura di riconoscimento dell'interesse strategico nazionale siano state adottate misure con le quali si sia ritenuto realizzabile il bilanciamento fra le varie esigenze.
Si pongono altresì norme relative alla comunicazione e all'impugnabilità dei provvedimenti giudiziari in oggetto.
L'articolo 7, non modificato dalla Commissione, prevede la non punibilità della condotta dei soggetti che agiscono al fine di dare esecuzione a provvedimenti che autorizzano la prosecuzione dell'attività produttiva di uno stabilimento industriale dichiarato di interesse strategico nazionale.
L'articolo 8, non modificato dalla Commissione, dispone che sia prorogata per tutto il periodo di vigenza del Piano ambientale l'esclusione sia della responsabilità amministrativa a carico della persona giuridica società Ilva SpA, sia delle responsabilità penali o amministrative del commissario straordinario, dell'affittuario o acquirente dei soggetti da questi funzionalmente delegati.
L'articolo 9 reca la clausola di neutralità finanziaria del provvedimento, mentre l'articolo 10 dispone la sua entrata in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Questo è l'articolato del decreto-legge, la valutazione ritengo sia assolutamente positiva per le riflessioni che ho esternato nella premessa. Mi auguro che ad uno sforzo così importante da parte dello Stato, anche attraverso un piano di decarbonizzazione molto ambizioso, di cui ha parlato il presidente Bernabè, da 5,6 miliardi di euro, corrisponda anche un impegno conseguenziale da parte del socio privato, anche nel tentativo di risolvere alcune oggettive criticità che sono emerse in maniera trasversale durante le audizioni. Mi riferisco, in particolare, agli 80 milioni di crediti vantati dalle quasi duecento imprese dell'indotto di Taranto che hanno pagato nel recente passato un prezzo molto alto. Mi auguro dunque che anche attraverso questo importante decreto-legge si possa contribuire a dare ossigeno non soltanto all'Ilva di Taranto, ma anche alle oltre duecento imprese dell'indotto di quell'importante area della nostra Nazione. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà.
BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, con il via libera al decreto-legge n. 2 del 5 gennaio 2023 sarà possibile mettere in atto misure urgenti per gli impianti di interesse strategico nazionale.
Il decreto-legge, così come concepito, è volto alla salvaguardia dei contesti industriali di interesse strategico e finalizzato a sostenere le imprese che, a causa dei costi esorbitanti dell'energia e in assenza di liquidità, sono ricorse a massicce richieste di cassa integrazione. Il Governo è stato molto determinato, com'è stata anche la Commissione attività produttive del Senato, perché in questo modo possiamo tutelare i posti di lavoro e, al contempo, la filiera dell'acciaio italiano e le imprese, che così possono continuare a vivere.
Le risorse previste dal decreto andranno in via prioritaria alla copertura dei debiti energetici, soprattutto dell'ex Ilva, oggi Acciaierie d'Italia: in tutto sono 680 milioni di euro, che serviranno a ripianare i debiti dell'azienda, con ENI e con Snam, e al proseguimento dell'attività dell'indotto di Taranto, che da novembre è schiacciato tra mancati incassi, stop degli ordini già in esecuzione e blocchi delle nuove commesse: una situazione drammatica che ha costretto l'ex Ilva a ricorrere massicciamente alla cassa integrazione.
L'erogazione dei 680 milioni è già possibile, in quanto il MEF ha già dato nei giorni scorsi il via libera. Senza questo intervento la produzione si sarebbe fermata in quanto l'azienda non sarebbe stata in grado di pagare le materie prime e gli approvvigionamenti energetici. L'ex Ilva, una delle aziende strategiche dell'Italia, versa infatti in una grave situazione patrimoniale e di liquidità, anche per effetto dell'aumento dei costi energetici e della guerra Russia-Ucraina, aumenti che mettono a rischio la continuità aziendale. È una situazione complessa in cui non versa solo l'ex Ilva, ma versano altre imprese strategiche e, di conseguenza, il relativo indotto di clienti e fornitori, che richiedono un intervento deciso e immediato da parte del Governo.
Tra gli interventi principali del decreto vi è il rafforzamento patrimoniale di Acciaierie d'Italia nel limite massimo di 705 milioni a favore di Invitalia per assicurare la continuità dell'impianto di Taranto e l'autorizzazione ad effettuare, sempre da parte di Invitalia, un intervento di rafforzamento patrimoniale, fino ad un miliardo di euro, anche in costanza di provvedimenti di sequestro dei beni.
Vi è poi la modifica della procedura di ammissione immediata alla procedura di amministrazione straordinaria, prevedendo che la stessa possa avvenire su istanza del socio, pubblico detentore, direttamente o indirettamente, di almeno il 30 per cento delle quote societarie. Vi è inoltre la previsione della non punibilità delle condotte messe in atto da soggetti che agiscono per dare esecuzione a provvedimenti che autorizzano la prosecuzione dell'attività produttiva di uno stabilimento dichiarato di interesse strategico diventa fondamentale.
Il decreto fornisce anche degli strumenti rapidi per intervenire dove la gestione delle imprese dovesse ritenersi inadeguata, prevedendo l'ammissione immediata all'amministrazione straordinaria anche per le società partecipate dallo Stato non quotate in borsa. In caso di sequestro di stabilimenti industriali dichiarati di interesse strategico, il giudice dovrà disporre la prosecuzione dell'attività a meno che non ci sia un concreto pericolo per la salute e l'incolumità pubblica. Ad ogni modo, spetterà al magistrato dettare le prescrizioni per bilanciare la produzione con la sicurezza e la tutela del lavoro.
La Lega ha fatto la sua parte. Il nostro Gruppo ha presentato alcuni emendamenti che per gran parte sono stati accolti e hanno contribuito, a nostro avviso, a migliorare il testo. Intanto, vi è la previsione di misure destinate al rafforzamento patrimoniale delle società di interesse strategico che operano nel settore aerospaziale. Inoltre, è stato circoscritto, per una maggiore omogeneità rispetto ai temi trattati nel decreto, l'ambito di applicazione della disciplina relativa alla fissazione dei compensi degli amministratori giudiziari ai casi di amministrazione straordinaria di grandi imprese, soprattutto in stato di insolvenza.
Sono stati poi accolti alcuni nostri ordini del giorno che abbiamo presentato e che intendono valorizzare la strategicità dell'indotto che gravita intorno ad Acciaierie d'Italia, ancorando il prestito ponte all'impegno della società al pagamento dei crediti maturati nei confronti dei fornitori, come ha detto prima bene il relatore, e intendono fissare con maggior precisione alcuni concetti fondamentali ai fini dell'applicazione di alcune norme del decreto-legge in esame, con riferimento in particolare allo scudo penale che è previsto e che non si applica in relazione a fatti riguardanti la tutela della salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro e dei lavoratori dipendenti.
In conclusione, voglio ricordare una frase che disse Winston Churchill: «Alcune persone vedono un'impresa privata come una tigre feroce da uccidere subito, altre come una mucca da mungere, pochissimi la vedono com'è in realtà: un robusto cavallo che traina un carro molto pesante». Questa frase si adatta a questo caso. Le aziende strategiche sono infatti robusti cavalli che trainano un carro molto pesante, se stesso e gran parte della nostra economia. L'Italia non può fare a meno del loro traino e senza di esse il nostro Paese non può andare avanti. A questo sono volte le misure del decreto-legge in discussione.
Difendiamo sempre le imprese italiane e, naturalmente, i lavoratori. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Misiani. Ne ha facoltà.
MISIANI (PD-IDP). Signor Presidente, noi diamo una valutazione decisamente più critica di questo provvedimento rispetto a quanto abbiamo ascoltato dal relatore e dal senatore Bergesio, perché il decreto-legge n. 2 crea nuove problematiche e non risolve nessuno dei nodi aperti relativamente al futuro degli impianti ex Ilva. Questo per una serie di motivi. Una serie di disposizioni fanno fare dei passi indietro a Taranto, dopo anni di lotte e di progressi verso un compromesso accettabile per la città e il territorio. Viene reintrodotto lo scudo penale, e questo la dice lunga sul grado di interesse del Governo sulle tematiche della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e al riguardo delle tematiche ambientali del territorio di Taranto. Si introducono delle esimenti in tema di responsabilità amministrativa e sui regimi speciali. Insomma, un insieme di norme che, diciamocelo, prefigurano un'autorizzazione a chi produce a farlo senza limiti e senza preoccupazioni di ordine ambientale e relativamente alla salute. In questo decreto-legge non ci sono norme di reale rilancio di questa azienda, per garantire il pagamento dei crediti maturati dai fornitori, per il rilancio dell'occupazione, per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Un secondo ordine di motivi che giustificano le nostre critiche riguarda il finanziamento in conto soci da parte di Invitalia. La verità è che il provvedimento in discussione non lega questi finanziamenti ad una modifica della governance, che invece è imprescindibile se vogliamo un reale rilancio dell'ex Ilva. Certo, 680 milioni sembrano indirizzati al pagamento delle bollette, ma la restante quota - e sono tanti soldi - non viene legata ad un'accelerazione del passaggio del controllo azionario. Il nodo sarebbe l'accelerazione della maggioranza pubblica dentro l'ex Ilva, dentro Acciaierie d'Italia, ma questo nodo non viene sciolto perché non si stabilisce un legame tra le risorse e l'accelerazione di questo passaggio.
Si tratta di un provvedimento che non esprime una reale visione di politica industriale da parte del Governo sul settore della siderurgia e, in particolare, sugli impianti ex Ilva di Taranto. Basta un dato ad aumentare le nostre preoccupazioni: Taranto sta lavorando al minimo; gli impianti di ArcelorMittal, lontano dall'Italia, stanno andando al massimo. Ma questo dato non porta ad alcuna scelta all'interno di questo provvedimento nella direzione di un rilancio della siderurgia del nostro Paese e, in particolare, della parte fondamentale della produzione di acciaio che viene realizzata nell'impianto di Taranto. Non ci sono previsioni per garantire la prosecuzione del piano di ambientalizzazione, per l'attuazione della valutazione della salute. Insomma, si stanziano tante risorse a fronte di deboli risultati dal punto di vista, da una parte, delle istanze del territorio e, dall'altra, della necessità di garantire un reale futuro alla siderurgia nazionale.
Signor Presidente, nella Commissione di merito il Partito Democratico ha presentato un pacchetto importante di emendamenti, tenendo conto delle audizioni e degli incontri che abbiamo avuto con i rappresentanti del territorio e con tutti i portatori di interessi di questa vicenda, che è delicata e che si trascina da molti anni.
Voglio ricordare che noi abbiamo proposto un accordo di programma per scrivere insieme un piano industriale, come presupposto concreto della ambientalizzazione e della transizione ecologica dello stabilimento ex Ilva di Taranto, puntando all'insediamento di un tavolo istituzionale al Ministero con il compito di definire, entro sessanta giorni, un accordo di programma per l'attuazione delle misure di rafforzamento patrimoniale.
Abbiamo posto il tema del cambio della governance e della finalizzazione esplicita delle risorse a questo obiettivo entro il 31 dicembre 2023. Abbiamo posto il tema dell'esplicitazione degli obiettivi del rilancio produttivo ed occupazionale, della transizione ecologica e del rilancio dei livelli occupazionali. Abbiamo posto, con i nostri emendamenti, il tema di un sostegno reale alle imprese fornitrici di Acciaierie d'Italia, che aspettano pagamenti per centinaia di milioni da tantissimo tempo. Ci sono migliaia di posti di lavoro a rischio. Abbiamo proposto una quota del fondo di garanzia per le PMI da destinare per garantire l'accesso al credito di queste imprese fornitrici.
Abbiamo presentato emendamenti sull'amministrazione straordinaria, sullo scudo penale e le esimenti introdotte dal provvedimento e sulla valutazione di impatto sulla salute. Il Governo ci ha detto di no e ha respinto al mittente queste proposte in modo pregiudiziale. Non abbiamo quindi avuto la possibilità di migliorare, come era possibile in Commissione, questo provvedimento. Questi motivi, che sono motivi di merito, legati al mancato positivo sbocco del confronto parlamentare, motivano il nostro giudizio negativo, il nostro giudizio molto critico su un provvedimento che rappresenta un'occasione persa, che stanzia risorse per centinaia di milioni di euro senza raggiungere obiettivi che erano e che sono condivisi.
È per questo che noi abbiamo un giudizio molto critico, che lo era già sul testo iniziale e che, purtroppo, è rimasto tale, alla luce di una discussione parlamentare che non ha permesso di migliorare questo provvedimento. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Melchiorre. Ne ha facoltà.
MELCHIORRE (FdI). Signor Presidente, signor Sottosegretario, spiace parlare in un'Aula pressoché deserta, ma ce ne faremo una ragione.
BALBONI (FdI). Signor Presidente, però non si possono dare le spalle all'oratore. Questo proprio no!
PRESIDENTE. Nel richiamare i colleghi, ricordo che questo non è un caso infrequente.
BALBONI (FdI). Signor Presidente, stanno dando le spalle! Non è decoroso!
PRESIDENTE. Senatore Balboni, non è decoroso, ma non è la prima volta che succede. Avete sollecitato l'attenzione della Presidenza e li ho richiamati. (Vivaci commenti del senatore Balboni).
Senatore Balboni, sta creando una polemica a freddo. La circostanza non è nuova. L'ha segnalata e sono intervenuta. Sta creando una commozione che non era richiesta.
Senatore Melchiorre, la invito a proseguire.
MELCHIORRE (FdI). Signor Presidente, sperò però di poter recuperare il tempo, dal momento che l'interruzione non è attribuibile a me.
PRESIDENTE. Naturalmente, senatore Melchiorre, come da mia prassi con tutti.
MELCHIORRE (FdI). Signor Presidente, da pugliese, insieme alle colleghe Nocco e Fallucchi e al collega Zullo, profondamente rispettosi e appassionati della nostra terra, non possiamo esimerci da una riflessione sul decreto in discussione.
Centinaia di volte quest'Aula ha sentito risuonare queste tre parole: decreto salva Ilva. A cominciare da undici anni fa, da quando per la prima volta il Parlamento è dovuto intervenire d'urgenza, perché questa fabbrica, il più grande polo siderurgico d'Europa, l'1 per cento del PIL del nostro Paese, è una questione che riguarda direttamente tutti quanti noi, anche se Taranto per qualcuno può sembrare molto lontana.
Considerare la vicenda Ilva una questione marginale o, peggio ancora, una delle tante bombe a orologeria di cui è pieno il Sud Italia sarebbe un grave errore: l'Italia sarebbe costretta a pagare un prezzo altissimo, perché regalerebbe il mercato dell'acciaio ad altri Paesi. Come dicevo, si è perso il conto del numero di decreti-legge che si sono succeduti da quel 26 luglio del 2012, quando la magistratura ionica sequestrò gli impianti dell'area a caldo del siderurgico tarantino con gravi e pesanti accuse: disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Dopo quasi undici anni non si è riusciti a salvaguardare né il lavoro, né la salute, né l'ambiente, come dimostrano vari autorevoli studi scientifici. Decine di provvedimenti legislativi approvati dai precedenti Governi (quindi mi fa specie l'intervento precedente) hanno solo tamponato le criticità del momento, ma di fatto hanno aggravato lo stato delle cose. Così ci troviamo ancora a discutere del siderurgico di Taranto quando è cambiato persino il nome dell'azienda; è cambiato tutto e noi invece siamo ancora qui a dover approvare una legge.
È dunque lecito domandarsi se fino a ora è stato sbagliato tutto e cosa non ha funzionato. Io penso innanzitutto che noi siamo qui a discutere e a dover votare il presente decreto-legge perché non ne possiamo fare a meno. (Applausi). Non possiamo rinunciare all'acciaio italiano; non ne possono fare a meno le fabbriche di tutta l'Italia e la nostra economia, dal Piemonte alla Sicilia, non soltanto la gente di Taranto. Dico di più: non possiamo fare a meno di giocare una battaglia strategica e cruciale: quella tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute, due diritti inviolabili e che possono, anzi devono, stare insieme (Applausi). Il collante per fare in modo che questi due diritti inviolabili non entrino mai in competizione deve essere la politica, le istituzioni: il collante dobbiamo essere noi. Dobbiamo essere noi a permettere alla fabbrica di produrre e ai cittadini di Taranto, agli operai, di vivere serenamente senza ogni giorno la paura di ammalarsi. Per farlo occorre investire nelle nuove tecnologie, puntare sull'innovazione e garantire il lavoro, perché nessuno può pensare che gli ammortizzatori sociali siano per sempre: sono ammortizzatori, non un motore.
Sono consapevole che siamo chiamati a legiferare su un tema molto complesso e delicato, con ricadute importanti sul territorio, il cui obiettivo è quello di arrivare ad un punto di incontro tra la tutela dell'ambiente e della salute. La tutela della produzione e del lavoro è da intendersi soprattutto quale diritto dei lavoratori ad operare in condizioni di serenità e sicurezza.
È per questo che per la prima volta le norme introdotte con il decreto-legge in discussione non sono un salvacondotto (il cosiddetto scudo penale), ma una disciplina organica di una fattispecie astratta che si accompagna alla permanente necessità di osservare i termini di attuazione del piano ambientale di risanamento, senza la concessione di alcuna proroga, a differenza delle numerose proroghe finora date dai precedenti Governi. (Applausi). È curioso vedere che oggi a muovere accuse assurde contro il Governo Meloni sul tema dell'Ilva sono gli stessi che hanno governato in Italia e in Puglia da lunghi anni e che oggi mostrano un ventaglio di soluzioni che stranamente non hanno mai adottato quando potevano farlo: continuano a parlare per slogan come se fossero perennemente in campagna elettorale. La campagna elettorale è finita e l'avete anche persa, tra le altre cose. (Applausi).
Il Governo Meloni è invece intervenuto tempestivamente con un decreto-legge, che ha sbloccato risorse importanti, tese ad evitare il collasso dell'azienda e la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro. La visione del Governo, e quindi la nostra, è una visione illuminata e a lungo termine del futuro dell'industria siderurgica italiana che tiene insieme tre serie di fattori: il ripristino della piena tutela della salute e dell'ambiente, la sorte di oltre 10.000 dipendenti e delle loro famiglie, la sorte delle imprese dell'indotto in una prospettiva di concreto sviluppo economico e sociale delle comunità, in un'ottica di leale collaborazione con gli enti territoriali coinvolti. (Applausi).
Colgo l'occasione per ringraziare anche il Presidente della Commissione industria e agricoltura, per come ha condotto i lavori nel corso di questi giorni con numerose e interessanti audizioni. Sin da subito il ministro Urso ha coinvolto gli enti locali, istituendo anche un tavolo permanente con i sindacati, le associazioni di categoria e gli stessi enti locali, in modo tale da condividere un percorso che conduca al rilancio industriale e alla riconversione ambientale del siderurgico. È necessario che su questo tema si ripristini un clima di dialogo e di confronto tra le parti in campo; solo in questa maniera si può sperare di intraprendere una strada che conduca a risultati concreti in una situazione di estrema emergenza, come l'attuale.
Non è tempo quindi di fare polemica, come avvenuto negli interventi precedenti, ma di trovare delle soluzioni. C'è un mondo di amministratori comunali e provinciali, imprenditori e lavoratori, associazioni e sindacati del territorio, come da pugliese posso confermare, che non si riconosce affatto nelle posizioni sterili e strumentali del sindaco di Taranto e del Presidente della Regione Puglia. Quest'ampio mondo è aperto al dialogo e al confronto ed è soprattutto disponibile a trovare insieme a questo Governo soluzioni che garantiscano il diritto alla salute e al lavoro.
Presidente, in conclusione, non li lasciamo soli nel vuoto, ma perché il paracadute si apra siamo tutti tenuti a fare la nostra parte; con questo decreto diamo all'ex Ilva la cosa più preziosa che abbiamo: il nostro futuro. Ecco perché è necessario votarlo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bizzotto. Ne ha facoltà.
BIZZOTTO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi, il decreto-legge recante misure urgenti per gli impianti di interesse strategico nazionale interviene su uno dei capitoli più controversi delle crisi industriali che hanno colpito il nostro Paese. In questi anni si è tentato più volte di trovare una soluzione duratura alla crisi dell'Ilva, cercando un punto di equilibrio che potesse garantire la capacità produttiva dell'acciaieria e la tutela dell'ambiente, della salute pubblica e dell'occupazione.
La crisi senza fine dell'Ilva e del settore siderurgico italiano rappresentano un problema enorme per l'intero sistema economico ed industriale del nostro Paese. Il sistema industriale italiano è da sempre trainato dalla manifattura e si basa soprattutto sulla capacità delle nostre aziende di trasformare materie prime in prodotti di qualità unici al mondo, dall'altissimo valore aggiunto. Questo è il made in Italy che tutto il mondo ci invidia. Le nostre aziende nei settori della meccanica, dell'automotive, dell'elettrodomestico, delle costruzioni navali ed aerospaziali, dell'alimentare e dell'automazione consumano milioni di tonnellate di acciaio e hanno bisogno di un polo siderurgico italiano affidabile, competitivo e all'avanguardia, che sia in grado di soddisfare il fabbisogno di materie prime del nostro sistema industriale.
Le travagliate vicende che hanno coinvolto l'Ilva che - non dimentichiamolo mai - è l'acciaieria più grande d'Europa, hanno portato in questi anni ad una pesante riduzione dei volumi di acciaio prodotti, a tutto vantaggio dei competitor stranieri Questo nonostante la domanda nazionale sia in continua crescita. Questa situazione, come ci hanno ricordato i rappresentanti delle categorie economiche che abbiamo audito, ha danneggiato e sta danneggiando pesantemente le filiere delle imprese di trasformazione.
La situazione dell'attuale Ilva è di fortissima difficoltà produttiva e finanziaria. La produzione di acciaio è diminuita di anno in anno: nel 2005-2006 l'Ilva produceva 10 milioni di tonnellate; nel 2019 è passata a 4,3 milioni; nel 2021 si è fermata a 3,9 milioni e nel 2022 ha toccato il punto più basso, con circa 3 milioni di tonnellate prodotte. Questo, nonostante l'obiettivo di partenza per il 2022 fossero 6 milioni di tonnellate, praticamente il doppio.
C'è poi una situazione debitoria spaventosa, con debiti per centinaia di milioni di euro nei confronti di grandi aziende, come ENI e Snam, e di moltissime imprese dell'indotto.
La continua riduzione della produzione, la cronica carenza di liquidità dell'azienda, la recente sospensione dei contratti d'appalto con 145 aziende dell'indotto sono segnali d'allarme pericolosissimi, soprattutto se vengono parametrati col trend positivo che stanno vivendo gli altri produttori siderurgici, con la ripresa fortissima della domanda e della quotazione dell'acciaio. È chiaro a tutti che non si può andare avanti con questi numeri.
Questa situazione di estrema fragilità non può reggere all'infinito. Bisogna invertire la rotta il più velocemente possibile e mettere in campo misure urgenti e straordinarie per fermare un declino che sembra inarrestabile.
Proprio per questo, il Governo di centrodestra, a pochi mesi dal suo insediamento, ha deciso di intervenire con un decreto-legge coraggioso, che punta a salvaguardare e a rilanciare un impianto di interesse strategico nazionale come l'Ilva; un provvedimento urgente e necessario, allargato positivamente anche alle imprese del settore aeronautico, che fornisce allo Stato nuovi strumenti per intervenire rapidamente qualora la gestione delle imprese di interesse strategico nazionale dovesse rivelarsi insufficiente e inadeguata. Ovviamente, l'aspetto più importante del decreto-legge riguarda il rafforzamento patrimoniale dell'ex Ilva, con la possibilità di stanziare - attraverso Invitalia - fino a un miliardo di euro, anche in costanza di provvedimenti di sequestro o confisca degli impianti.
Soldi necessari per garantire l'operatività dell'impianto siderurgico di Taranto e che dovranno necessariamente servire anche per pagare la montagna di debiti che Ilva ha contratto nei confronti di centinaia di piccole e medie imprese dell'indotto, che rischiano di collassare a causa dei mancati pagamenti.
Pur avendo grande perplessità sulle scelte strategiche operate finora dal socio privato di maggioranza di AdI, in questo contesto è assolutamente prioritario garantire la continuità produttiva dell'azienda. Ma alla proprietà deve essere chiara una cosa: lo Stato non può essere usato come un bancomat. (Applausi). Non è un pozzo senza fondo.
Lo Stato non può erogare risorse all'infinito, se non c'è un piano industriale ambizioso e lungimirante che crei da subito una prospettiva di rilancio e che consenta all'Italia di avere la più grande acciaieria d'Europa in grado di vincere le sfide della modernità in campo industriale, sociale, ambientale e sanitario.
Non possiamo accettare il declino dell'Ilva, e per questo è fondamentale che tutte le parti in causa si mettano subito al lavoro, per costruire un piano industriale che rilanci concretamente la competitività della siderurgia italiana, che rappresenta il futuro dell'industria del nostro Paese.
Rilancio del sito produttivo con investimenti legati allo sviluppo industriale e al polo di Taranto, tutela di posti di lavoro, riconversione industriale dell'impianto per renderlo sostenibile e risanamento ambientale delle aree inquinate: nessuno ha la bacchetta magica, ma il Governo di centrodestra ha dimostrato sin da subito di avere obiettivi chiari e una strategia precisa per affrontare la crisi dell'Ilva.
Con questo decreto-legge il Governo sta andando nella direzione giusta e siamo sicuri che nei prossimi mesi metterà in campo tutte le misure che si rendano necessarie per salvare e rilanciare un asset industriale di fondamentale importanza per l'intero Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zullo. Ne ha facoltà.
ZULLO (FdI). Signora Presidente, colleghe e colleghi, rappresentante del Governo, siamo impegnati nella conversione del decreto-legge n. 2 del corrente anno, adottato dal Governo Meloni per far fronte all'attuale contesto internazionale di crisi energetica e di aumento dei prezzi delle materie prime, che rischia di mettere a repentaglio il funzionamento ordinario di produzioni industriali considerate di interesse strategico nazionale. (Brusio).
PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Zullo. Colleghi, lasciate proseguire il collega e soprattutto consentite all'Assemblea di seguire. Prego, senatore Zullo.
ZULLO (FdI). Lo studio approfondito dell'atto in esame mette in evidenza la volontà del Governo Meloni di contemperare valori di pari rango costituzionale: da una parte l'occupazione, il lavoro e la stabilità economica della Repubblica, con il PIL dell'Ilva, dall'altra parte la tutela della salute e dell'ambiente. Nessun radicalismo quindi, ma l'affannosa ricerca di un punto di equilibrio che possa determinare la felicità collettiva, il bene comune e l'interesse economico della nostra Nazione.
Sono note le sofferenze di un territorio e di una città, sofferenze che sarebbero aggravate se spostassimo l'asse della nostra azione radicalmente e sconsideratamente sull'idea di una città e di un territorio senza Ilva (qualcuno, da parte del MoVimento 5 Stelle, proponeva un parco acquatico), senza lavoro e senza occupazione, con immani danni di tipo economico per famiglie e imprese dell'indotto e per la stabilità economica della Repubblica. Allo stesso modo non possiamo radicalizzare la nostra azione sulla produzione e sul funzionamento dell'azienda, senza assumerci la responsabilità dell'attuazione puntuale di tutte le prescrizioni del piano ambientale, atte a tutelare l'ambiente e ad assicurare la salute.
Lo spirito di questo decreto-legge e dalla sua conversione vanno in questa direzione: ricerca del migliore equilibrio possibile con le misure organizzative e le tecnologie disponibili. A tal fine, le norme contenute nei primi quattro articoli sono volte ad assicurare il finanziamento, anche mediante aumento di capitale sociale, per la continuità del funzionamento produttivo dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto, anche ricorrendo a norme specifiche su procedure giudiziali relative ad imprese e ai compensi degli amministratori, che vengono calmierati in base ai risultati di amministrazione dell'azienda e comunque all'interno di un tetto definito. Non è vero - come diceva chi mi ha preceduto - che sono soldi che non frutteranno. C'è una riserva da parte dello Stato di entrare nel capitale sociale, per assumere la parte predominante del capitale sociale stesso; questo, però, in condizioni favorevoli di mercato. Oggi si rende necessario impiegare delle risorse per determinare la continuità di funzionamento dell'Ilva. (Applausi).
La seconda parte del decreto-legge è tutta imperniata e incentrata su questo equilibrio che deve sussistere tra continuità di funzionamento dell'Ilva e salvaguardia dell'ambiente e della salute, qualunque cosa possa succedere. Che succeda un sequestro, che succeda un'amministrazione controllata, che succeda tutto quello che possa essere di impedimento al funzionamento dell'Ilva, laddove si contempera l'attuazione di misure che possano determinare una tutela della salute e dell'ambiente, l'Ilva va avanti. Questo è il grande pregio di questo provvedimento.
Ha torto il collega Misiani, che in quest'Aula ha parlato delegittimando l'impunità. Quell'impunità non è a prescindere, ma sussiste laddove chi conduce e chi gestisce l'Ilva sta eseguendo correttamente le prescrizioni e tutte le indicazioni del piano ambientale; essa dura fino a quando dura il piano ambientale. Se non ci fosse questa norma, credo che nessun pazzo si metterebbe ad amministrare l'Ilva. (Applausi).
È importante il nostro voto; da quest'Aula con il nostro voto deve elevarsi un segnale forte e chiaro. Abbiamo bisogno che siti industriali di interesse nazionale non interrompano in alcun modo l'attività produttiva, nella prospettiva di sempre maggiori margini di produzione e di redditività, all'interno di un continuo processo di ambientalizzazione e di tutela della salute negli ambienti di vita e negli ambienti di lavoro e con il vantaggio di condizioni favorevoli di mercato tali da determinare la possibilità di prevalere da parte della parte pubblica nella gestione aziendale. È proprio la prevalenza della parte pubblica nel capitale sociale l'orizzonte al quale il Governo Meloni tende e noi abbiamo il dovere di sostenere questo Governo nei suoi intendimenti. (Applausi).
Un appello sento di lanciare al Governo: non si trascurino le aziende dell'indotto (anche la Ferrari ha qualcuno che dall'esterno fornisce le gomme ed altri elementi che consentono alla Ferrari di assumere la velocità che ha in sé) e siano esigibili i loro crediti. La trascuranza non agevola il raggiungimento dei nostri obiettivi di breve, medio e lungo termine e tutto il lodevole impegno del Governo ne verrebbe vanificato. È impossibile pensare di mantenere la prosecuzione delle attività aziendali senza riconoscere l'apporto di chi si occupa dei servizi e delle attività esternalizzate e senza garantire il giusto riconoscimento del lavoro di chi, pur vantando crediti di entità vitali per il sostentamento della propria azienda, continua a riporre fiducia nell'Ilva e nello Stato. Non facciamo che queste aziende possano fallire per crediti e non per debiti. (Applausi). Dobbiamo chiederci tutti insieme fino a quando queste aziende potranno reggere. Nel pensare alla continuità di funzionamento dell'Ilva, occorre pensare anche a tutta quella costellazione di aziende e di imprese che comunque agevolano questo funzionamento. Su questo credo che il Governo Meloni abbia prodotto una norma meritevole che, come diceva il senatore Melchiorre, attiene a una responsabilità forte di Governo che non lascia da parte chi soffre e chi sta indietro, ma si fa carico dei problemi e cerca di portarli a soluzione.
Quello di cui stiamo discutendo è un provvedimento che non guarda solo all'oggi, ma guarda soprattutto al medio termine e soprattutto a quello che sarà il futuro di stabilità di questa azienda, che sarà foriero anche di una felicità collettiva per tutto il territorio, a partire da chi vive nelle abitazioni intorno all'Ilva e da chi vive i luoghi di lavoro. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Floridia Aurora. Ne ha facoltà.
FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Signor Presidente, care colleghe e cari colleghi, anche questo provvedimento chiamato ex Ilva, proprio come quello sui settori produttivi strategici dello stabilimento petrolchimico di Priolo, che lo ha preceduto, intende normare ambiti ritenuti strategici per il nostro Paese. Peccato - e vado subito dritta al punto - anche perché la nostra percezione si discosta notevolmente da quanto illustrato adesso dalla maggioranza. Peccato che in questo decreto, dietro al termine «strategico» ci sia un vuoto sconsolante, ci siano zero proposte innovative e zero progetti lungimiranti volti a un serio cambio di passo che coinvolga tutto il territorio tarantino e coinvolga anche le imprese che stanno a cuore anche a noi. Peccato per tutto il Paese, perché dietro al termine «strategico» si cela invece la volontà sconsiderata di questo Governo di eliminare con un colpo di spugna tutto ciò che la maggioranza considera un ostacolo al funzionamento di impianti estremamente inquinanti e dannosi per l'ambiente, la salute e la sicurezza. Ecco quindi un via libera a continuare a inquinare, ad ignorare i disastri ambientali e sanitari, al tracollo del comparto siderurgico, e un via libera allo scudo penale per chi commette reati contro la salute e l'ambiente, perché di questo si tratta.
Per la seconda volta da quando siedo su questi banchi, questo Governo respinge tutti i ragionamenti condivisi con i rami del Parlamento sul rilancio sostenibile di un comparto industriale importante e non supporta, come avete detto voi, il bilanciamento tra tutela del lavoro e i diritti dei cittadini alla salute, a vivere in un ambiente sano, alla salvaguardia dell'ambiente.
Abbiamo trascorso ore e ore di lavoro in Commissione e durante le audizioni abbiamo ascoltato tantissimi esperti qualificati del territorio: voci scettiche e preoccupate, contrarie a questo decreto-legge, tutti accomunati dalla speranza di essere ascoltati. La loro speranza è andata delusa.
A questo punto permettetemi di dire che ho vissuto una farsa: nessun emendamento migliorativo è stato accolto dal Governo, nemmeno la maggioranza degli emendamenti presentati dai vostri stessi senatori di maggioranza sono stati accolti. Niente: decreto blindato dal Governo; manovra di azione della maggioranza nella Commissione in Senato: zero. In questo modo non avete solamente svilito il lavoro di noi senatrici e senatori e bypassato i principi su cui si fonda il nostro sistema democratico, ma state umiliando tutto un territorio in attesa da anni di un cambio di rotta.
Mi rivolgo in particolare a lei, sottosegretario Bergamotto, poiché sono convinta che dietro ai freddi tecnicismi attraverso i quali ha dichiarato l'inammissibilità dei nostri emendamenti in Commissione, si celi in realtà il cinismo che caratterizza questo Governo. Pur confermando la mia personale stima nei suoi confronti, ritengo che non giovi all'azione politica del Parlamento e del Governo e tanto meno al Paese limitarsi al ruolo di portavoce di questo cinismo, senza entrare effettivamente nel merito degli argomenti discussi. Mi riferisco qui a tutti gli emendamenti in cui abbiamo richiesto il bilanciamento dei diritti, dall'occupazione alla salute all'ambiente, bilanciamento contenuto nella stessa relazione al decreto.
Mi piacerebbe veramente sapere da lei e da tutta la maggioranza cosa ci sia di errato e assurdo nel rivendicare questi diritti. Mi appello anche alla collega senatrice pugliese della Commissione, senatrice Fallucchi: la Puglia è la sua Regione, ma non l'ho sentita parlare in Commissione. Sicuramente mi sarò persa i suoi interventi e quindi le chiedo ora cosa ci sia di assurdo nel chiedere di aver cura del territorio tarantino, affinché vengano rispettati il diritto alla salute, all'ambiente e a un lavoro degno e sano. Le chiedo se sia assurdo chiedere una riconversione industriale sostenibile per garantire un vero futuro alle prossime generazioni e per tutte le imprese coinvolte. Mi rivolgo anche alle senatrici e a tutti gli altri senatori della Puglia che sono appena intervenuti: vi chiedo di ascoltare le voci delle vostre istituzioni, dei cittadini e delle associazioni che si battono per la difesa di Taranto e della salute di chi ci vive e lavora. Ciò che è veramente assurdo è che voi voltiate loro le spalle solo per obbedienza al partito, perché ormai si è arrivati al parossismo dello scollamento del Governo e del Parlamento con territori, sindaci, enti e cittadini. Alla fine non viene ascoltato più nessuno e la conseguenza evidente è l'astensionismo al voto.
Vi siete mai chiesti quanto costa all'economia italiana l'inquinamento e il suo conseguente impatto sugli eventi climatici estremi che da anni stanno colpendo il nostro Paese? Comportano danni deleteri ai territori, alle città, ai loro servizi, alle infrastrutture e alle aziende, ai cittadini. Le stime parlano di miliardi; portano ingenti danni al fatturato di aziende di grandi dimensioni, mentre le piccole aziende perdono in termini di redditività, perché hanno maggiori difficoltà a gestire le situazioni anomale e ad assorbirne le conseguenze. Questi sono fatti che devono farci riflettere non solo in termini di prevenzione, ma soprattutto sull'importanza degli investimenti e sul modello di sviluppo economico e sociale che vogliamo dare al nostro Paese. È questa la vera sfida che dovete cogliere adesso.
Affrontare il cambiamento climatico per un modello di sviluppo più sostenibile non è - come dite voi - un freno al rilancio dell'economia, ma una vera opportunità per la stessa. Parlo di nuove opportunità industriali e commerciali, che porteranno alla creazione di nuovi posti di lavoro, alla riduzione di costi dati dall'uso efficiente delle risorse, a un aumento della stabilità economica data dalla sicurezza dell'approvvigionamento e a una minore instabilità data dalla volatilità del mercato. Queste non sono chimere.
Certo, una delle sfide che il cambiamento climatico ci impone è quella riguardante il mantenimento della produzione di acciaio primario nel processo di decarbonizzazione. Quello dell'acciaio è un settore importante che vede l'Italia tra i maggiori produttori al mondo. Nella nostra Europa sono già partiti i progetti di produzione di acciaio verde: assistiamo all'avanzamento di nuove tecnologie, come la direct reduced iron o la electric arc furnace, ma soprattutto alla spinta verso l'impiego dell'idrogeno verde.
Personalmente, sono convintissima che l'Italia non possa essere da meno e abbia tutte le carte in mano per cogliere questa sfida. È un vero peccato che in Commissione siano stati fatti solo alcuni accenni superficiali a questa rivoluzione dell'idrogeno verde e che il vero freno in questo senso sia proprio il Governo.
Per il resto, si vive in perpetua attesa, perché il Governo con questo decreto-legge ha deciso di mantenere la produzione tradizionale nel più grande polo europeo siderurgico in Europa. Dico in perpetua attesa perché il presidente Bernabè non è stato convincente, come avete detto voi nella presentazione del progetto di riconversione industriale di Taranto; è stato invece vago, privo di uno straccio di progettazione tecnica, senza documenti alla mano, senza spiegare nel dettaglio quali saranno esattamente le fonti di finanziamento, come si intenda salvaguardare nel concreto l'occupazione e garantire finalmente le bonifiche che aspettano tutti i tarantini.
Il presidente Bernabè ha spiegato che, per attuare il non meglio precisato piano del Governo, ci vorranno dieci, dodici anni. Nel frattempo lo stabilimento continuerà a funzionare mantenendo irrisolte tutte quelle problematiche che tutti conosciamo e ci saranno, quindi, ancora eccessi di mortalità rispetto al dato regionale di vite umane spezzate, lo ricordo.
Al di fuori di quest'Aula, però, i cittadini per fortuna non demordono, tanto che solo pochissimi giorni fa è stato presentato un nuovo esposto che denuncia le inerzie di fronte ai serissimi livelli di benzene registrati attorno allo stabilimento. Non so voi, ma io il benzene non lo voglio respirare. O forse voi ritenete giusto che i cittadini di Taranto siano continuamente esposti al benzene?
La settimana scorsa hanno chiuso l'acciaieria 1. Vi pare che sia strategico per il Governo tenere in piedi uno stabilimento che attualmente macina debiti per somme che vanno dai 30 ai 100 milioni al mese da ormai sei, sette anni? È frustrante sapere che nella nostra Europa ci sono già parecchi esempi positivi di riconversione industriale e sostenibile. Non è vero che la situazione a Taranto è persa. Personalmente, amo parlare soprattutto di quanto avvenuto a Mülheim an der Ruhr, in Germania, perché l'ho visto con i miei occhi e ho toccato con mano la situazione. La riconversione industriale in quella città, la bonifica del territorio di una zona depressa e inquinata - come lo è stata questa città - sono un esempio concreto che anche l'Italia può perseguire senza problemi. Non abbiamo nulla da invidiare ad altri Paesi, poiché abbiamo le risorse e i mezzi per fare altrettanto, se non addirittura meglio. Gli impianti inquinanti vanno fermati subito perché uccidono; vanno bonificati altrimenti uccidono e vanno riconvertiti altrimenti non ci sarà futuro: tutto questo con un piano preciso, che però manca a questa maggioranza.
Personalmente ho a cuore chi vive in questa zona di sacrificio. È così che l'ha definita l'ONU, zona di sacrificio, perché i numeri parlano chiaro: la mortalità in questa città, soprattutto nelle aree più vicine allo stabilimento siderurgico, è nettamente superiore a quella di ogni altro capoluogo di provincia nella Regione. A Taranto si registra un'incidenza aumentata di tumori infantili, come denunciato nello studio Sentieri dell'Istituto superiore di sanità, in cui si parla di un incremento di oltre il 30 per cento dei tumori infantili. Questo ed altro è stato riferito durante le audizioni, ma non è servito a cambiare una virgola del decreto-legge per assicurare il diritto alla salute in un ambiente sano.
Allora meglio imbavagliare la magistratura. Sì, perché in presenza di criticità concrete sui rischi per la salute dei cittadini, con questa legge un giudice non potrà applicare le misure e le sanzioni previste, ma sarà invece costretto ad autorizzare la prosecuzione dell'attività potenzialmente inquinante e lesiva. In questo modo si forzerà la mano alla magistratura.
Purtroppo non finisce qui. Con questo provvedimento, il Governo destinerà 750 milioni di euro ad Acciaierie d'Italia SpA senza vincolarli almeno a un passaggio della quota maggioritaria al socio pubblico e senza impegnarsi a pagare i debiti all'indotto. Ci si limiterà a iniettare denaro pubblico come se nulla fosse.
Concludo esprimendo tutta la mia solidarietà alle cittadine e ai cittadini di Taranto e ai lavoratori di tutto il territorio tarantino che si stanno battendo con grande dignità e determinazione per vedere riconosciuti i loro diritti. A loro vanno tutta la mia ammirazione e il mio supporto. Non è facile lottare contro tutto e tutti, anche contro chi dovrebbe tutelarli. Sono un vero esempio e dovrebbero esserlo per tutte e tutti noi in quest'Aula; non hanno nulla da perdere, visto che la salute e il diritto a un lavoro dignitoso a loro sono già stati tolti. Io ammiro loro e non questo Governo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fregolent. Ne ha facoltà.
FREGOLENT (Az-IV-RE). Signor Presidente, è capitato a tutte le maggioranze di dover risolvere i problemi dell'Ilva. Chi vi parla non farà lezioni, come abbiamo subito in questi anni da autorevoli esponenti delle opposizioni, sul decreto perfetto che avrebbe risolto le problematiche. Questo perché il decreto perfetto su una problematica così complessa e variegata non esiste. Da una parte, i diritti dei lavoratori ad avere un lavoro; dall'altra parte, la salute dei cittadini; in mezzo, il futuro dell'acciaio: non solo di Taranto (e qui vorrei ricordare l'Ilva di Genova) ma del nostro Paese e di tutta l'Europa. (Applausi).
Allora come si fa a tenere insieme tutto quanto? È assai complesso e ci vogliono molte risorse, sapendo che non bisogna neanche incorrere in aiuti di Stato, perché l'Europa ci guarda. Quindi, una missione pressoché impossibile. Tutti hanno tentato di trovare una soluzione. Quando governavamo noi, con i Governi Renzi e Gentiloni, cosa pensammo per salvare una impresa che per anni era rimasta in parte sotto sequestro? Tra l'altro, ben venga l'intervento della magistratura, ma mi chiedo in quanti altri Paesi un forno così delicato sia stato chiuso e sequestrato per interi anni. Ebbene, da una parte, appunto, pensammo a far riprendere quell'attività, cercando un socio, facendo un bando internazionale, trovandone uno. Dall'altra parte, cercammo di avere lo Stato che comunque controllava il progresso, la salute dei cittadini e l'avviamento dei lavori. Ovviamente, le critiche che all'epoca furono rivolte in merito al provvedimento che ho citato furono violente. Mi fa piacere oggi ascoltare che le stesse persone che criticavano quel provvedimento si sono in parte ravvedute, capendo la complessità dei problemi e dicendo che è molto complesso tenere tutto insieme, la salute e il lavoro, e che probabilmente non c'è mai un decreto rivoluzionario, ma ci sono tanti piccoli passi.
Chi vi parla e il partito che rappresento ovviamente non voteranno mai contro provvedimenti che cercano di aiutare le aziende. Mai: anche se parziali e insoddisfacenti come questi, ma mai. Questo provvedimento non risolve il problema dell'Ilva né delle aziende sensibili, che sono di interesse precipuo per lo Stato. Aiuta a pagare le bollette, che non è cosa da poco. Non vorrei che questa mia frase fosse valutata come un elemento di deminutio. Anzi, in una fase così delicata, con risorse limitate, meglio le bollette che niente.
Ma questo decreto-legge non risolve il problema dell'Ilva né dà una prospettiva di futuro per questa grande acciaieria. Noi non siamo riusciti infatti a comprendere, forse per limiti personali, il piano industriale. Non dalla parte del socio privato, che si è limitato, in un'audizione alquanto surreale, con spocchia forse un po' eccessiva, a commentare soltanto le norme del decreto: come se, invece, tutto ciò che riguarda il futuro dell'azienda dipendesse da altri. Lo stesso Bernabè, presidente di Acciaierie d'Italia, non è stato così chiaro ed esplicito sul futuro dell'azienda. Anzi, è stato fumoso: meno spocchioso, ma altrettanto fumoso.
Allora le domande rimangono tutte e inalterate: quando si avvierà la bonifica del sito di Taranto e non solo? Come si avvierà un processo diverso di produzione di acciaio? Si parla di acciaio verde, ma dubito che l'acciaio possa essere verde; o meglio, si può essere verdi, però non ci stupiamo se in altri Paesi che magari hanno lo stesso socio la produzione dell'acciaio cresce molto di più e nel nostro non succede, perché produrre acciaio verde costa molto di più che produrre acciaio normale ed è quindi normale che se ne producano meno tonnellate.
Non ci hanno detto come verranno finalmente pagati i crediti delle aziende dell'indotto e non solo. Ho grande rispetto per ENI e Snam, che sono sempre aziende dello Stato, che, se non riescono ad avere i crediti, si rivalgono sul pubblico pagante, come si dice. Sono ancora più preoccupata per quelle 146 imprese dell'indotto rispetto alle quali già all'inizio di questa legislatura la collega Paita ed io interrogammo il ministro Urso, dopo aver appreso la notizia, e chiedemmo risposte certe. Ci venne detto che le risposte certe sarebbero arrivate anche grazie a questo decreto-legge. Ebbene, di queste risposte certe le 146 aziende non è che ne vedano tantissime. Ripeto che è meglio aver dato i soldi per le bollette piuttosto che niente, ma non diciamo che con il decreto-legge in discussione si risolvono i problemi delle 146 aziende.
Il bicchiere è quindi mezzo pieno e mezzo vuoto, ma soprattutto è la dimostrazione che una soluzione tal quale a un problema così complesso non c'è, perché siamo di fronte a una stratificazione che viene da troppi anni degli interessi privati e pubblici che si sono interconnessi e hanno spesso dimenticato le popolazioni locali. C'è una preoccupazione vera dei lavoratori di perdere anche quel posto di lavoro, perché - lo dico ai colleghi che sono intervenuti prima - probabilmente nessuno vuole respirare il benzene, ma nessuno vuole rimanere senza lavoro, quindi c'è sempre stato un dibattito feroce non solo all'interno di quella città, ma di tutti i siti tremendamente inquinanti sull'alternativa, tra avere una produzione che tuteli la salute ed avere il lavoro tutelato. È difficile trovare una risposta e il decreto-legge in esame non lo fa, quindi un piccolo consiglio che sommessamente posso dare ai colleghi della maggioranza è di essere meno enfatici e più realisti, nel dire: abbiamo fatto il nostro meglio in un problema complesso per cui tutti in passato hanno cercato di mettere il proprio massimo impegno e talvolta ci sono riusciti, altre meno.
Sicuramente è positivo il ritrovato scudo penale per coloro che fanno i commissari. Lo dico non perché c'è qualcuno che non deve rispettare la legge, ma perché in una situazione così complessa e assolutamente ingestibile chi andrà a gestire quell'impianto e cercherà di riavviare la produzione sa di andare incontro, come ci è stato ricordato ora, a continue denunce; non vorrei quindi che, oltre al danno, ci fosse anche la beffa per cui uno va a fare il commissario di un posto e dopo trenta secondi riceve un avviso di garanzia. Capite che nessuno mai andrà più a fare il commissario. Se invece vogliamo avviare la produzione e, finalmente, le bonifiche e trovare una risposta almeno dignitosa a un problema che si protrae da molti anni, bisogna anche garantire che chi mette la propria intelligenza e passione a servizio dello Stato e della comunità lo faccia anche con la tranquillità di non finire in galera per averlo fatto.
Per questi motivi, ai quali si aggiungerà la dichiarazione di voto della collega Gelmini nella giornata di domani, non voteremo contro questo decreto-legge, non applaudiremo neanche scrosciandoci e spellandoci le mani, come ha fatto la maggioranza, ma più sommessamente ci asterremo, in vista forse del vero decreto Ilva che deve ancora arrivare, perché questo è un decreto pagamento bollette che, come tale, dev'essere sottolineato e come tale va rispettato. (Applausi).
PRESIDENTE. Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
LA MARCA (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA MARCA (PD-IDP). Signor Presidente, ho chiesto di prendere la parola per portare all'attenzione del Governo e dell'Assemblea tutta la drammatica situazione in cui versa il sistema di promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo, in particolare per quanto riguarda i corsi di lingua e cultura organizzati dagli enti promotori. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI) contribuisce alla diffusione dello studio della lingua italiana, sostenendo iniziative di promozione dedicate al settore educativo scolastico, tra le quali figura l'erogazione di contributi a sostegno di enti promotori, soggetti non profit costituiti in base alla normativa locale che organizzano o promuovono corsi di lingua italiana nel mondo.
Gli enti promotori destinatari di contributi ministeriali sono stati 65 nel 2021, distribuiti in tutto il mondo. Nello stesso anno sono stati attivati 10.979 corsi di lingua e cultura italiana. A decorrere dall'anno scolastico 2022-2023, gli enti promotori possono richiedere i contributi ministeriali sulla base di una nuova regolamentazione, prevista dalla circolare ministeriale n. 4 del 2022. La circolare prevede l'istituzione di un apposito albo circolare in cui gli enti richiedenti devono registrarsi per un periodo quadriennale allo scopo di richiedere eventuali contributi ministeriali per l'attuazione dei propri progetti. L'applicazione di tale circolare ha generato enormi problemi per gli enti promotori a causa dei criteri ivi contenuti ed imposti e della complessità burocratica che si è determinata. Occorrerebbe porre un freno all'eccesso di centralizzazione burocratica, introducendo maggior velocità operativa, alleggerendo il peso dei controlli e responsabilizzando maggiormente gli operatori sul campo.
In particolare, mi preme sottolineare la situazione di difficoltà in cui versano gli enti promotori nella mia circoscrizione di elezione, la ripartizione Nord-Centro America. Occorre dare risposte urgenti agli enti promotori, se non si vuole perdere un sistema di conoscenze e competenze che per anni ha permesso la diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo. Così facendo, si rischia di perdere un'intera generazione di italodiscendenti, ai quali è negata l'opportunità di conoscere la lingua e la cultura italiana, con possibili ripercussioni per l'intero sistema Paese. (Applausi).
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Signor Presidente, pensavamo che video di ragazzi che picchiano altri ragazzi per motivi politici potessero essere soltanto un prodotto delle teche della RAI. Non pensavamo mai in questo secolo di osservare ragazzi che picchiano altri ragazzi per ragioni politiche, eppure è successo, sabato sera, a Firenze. Abbiamo tutti osservato e visto un video che è diventato virale, agghiacciante, di alcuni energumeni che picchiavano ragazzi che erano tra l'altro per terra e non potevano difendersi.
C'è da dire che questa è stata violenza politica, perché le sei persone che sono adesso indagate dalla magistratura appartengono ad Azione studentesca e purtroppo, trattandosi di un'organizzazione di destra e collegata a Fratelli d'Italia, avremmo voluto sentire dai dirigenti di questo partito che oggi guida il nostro Paese severe parole di reprimenda (Applausi) e una dissociazione da quella violenza fascista, che purtroppo non abbiamo sentito.
Me ne dispiace moltissimo, signora Presidente, perché, vede, questo Governo si è detto molto attento all'ordine pubblico. Abbiamo sentito parole che hanno sollevato grande allarme sociale da parte della politica per i rave party; questo è stato il primo degli atti di questo dell'Esecutivo in carica.
In questo caso né la presidente Meloni né il presidente del senato La Russa e nemmeno il vice presidente del Copasir Donzelli - che è fiorentino e in quelle organizzazioni è cresciuto - hanno ritenuto di dire una sola parola.
Signora Presidente, non credo che qui in Italia corriamo il rischio del fascismo; non credo che ci siano fascisti al Governo, per carità, me ne guardo bene; questo non significa però che il fascismo in Italia non esista e che non esista un pericolo fascista.
Persone che si richiamano a quell'ideologia e che non esitano ad arrivare alle vie di fatto ci sono (lo abbiamo visto con l'assalto alla CGIL, che non risale a molto tempo fa, ma a pochi mesi fa, al Governo Draghi). L'attuale Presidente del Consiglio disse di non conoscere la matrice di quegli attacchi. Eppure, siamo l'unico Paese in Europa in cui un giornalista, che si chiama Paolo Berizzi, è sotto scorta, perché dev'essere protetto dalle minacce concrete alla sua incolumità che gli vengono rivolte precisamente da gruppi neofascisti. (Applausi). E sappiamo che nelle curve dei nostri stadi di calcio esistono persone che si richiamano a quell'ideologia; sappiamo che esiste il rischio, appunto, che quell'ideologia si trasformi in atti di violenza concreti.
Lo ripeto: non dobbiamo gridare al lupo al lupo, e mi guardo bene dal farlo, però bisogna ricordarsi che il fascismo non è stato una cosa lieve; non è stato nemmeno soltanto le leggi razziste o razziali del 1938. Il fascismo è stato l'ideologia che ha represso e picchiato gli oppositori, che ha distrutto i giornali di opposizione e che ha ucciso Giacomo Matteotti, perché disse quello che pensava di quel regime; è stato un regime liberticida non dal 1938, ma dal 1922.
Allora, oggi che il Paese viene guidato da una forza politica che è estranea a quelle che hanno scritto la Costituzione repubblicana, non chiediamo loro di giustificarsi, né puntiamo il dito, però, quando la bestia fascista rialza la testa, hanno il dovere di dissociarsi, perché hanno un compito che non è soltanto politico, ma morale. (Applausi).
SPERANZON (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPERANZON (FdI). Signor Presidente, ho chiesto di intervenire perché la mia militanza a livello politico è cominciata nel 1986, onorevole Scalfarotto; sono quindi, tantissimi anni che faccio politica e organizzo iniziative e manifestazioni e ho fatto tanto volantinaggio a scuola. Ebbene, durante i volantinaggi a scuola ricordo di aver subito tantissime aggressioni; ricordo anche di aver passato qualche giorno in ospedale.
Una volta fui aggredito alle spalle da sette-otto fascisti, che però evidentemente avevano un'idea opposta alla mia, quindi forse erano comunisti, più che fascisti, in quel caso. Se il sinonimo della violenza è fascista, allora diciamo che tantissime volte ho subito la violenza fascista personalmente.
Ebbene, la violenza fascista che ho subito da parte di esponenti di estrema sinistra non ha mai visto né la condanna unanime da parte di alcun tipo di consiglio, né alcun tipo di indagine che potesse portare all'individuazione dei responsabili, né alcun tipo di condanna morale da parte della cosiddetta società, che in me non vedeva un inerme studente che riceveva le botte. Essendo io uno studente dichiaratamente di destra, evidentemente non meritavo alcun tipo di attenzione, anche perché erano anni.... (Commenti). Mi dispiace che lei mi interrompa, collega, perché evidentemente le danno fastidio le cose che sto dicendo, però le chiedo di avere rispetto.
PRESIDENTE. Bisogna rivolgersi alla Presidenza.
SPERANZON (FdI). Certo, mi rivolgo alla Presidenza.
PRESIDENTE. Il richiamo non era rivolto solo a lei, senatore Speranzon.
Prego, continui il suo intervento.
SPERANZON (FdI). Da parte di Fratelli d'Italia, rispetto agli accadimenti di Firenze, c'è stata un'interrogazione parlamentare, con la quale abbiamo chiesto che vengano visionati tutti i video che sono a disposizione delle autorità competenti, proprio per accertare la verità, partendo da un presupposto: da parte nostra, la condanna nei confronti della violenza come strumento politico è ferma, da qualsiasi parte essa provenga. Dire però che un ragazzo, che sia di destra o di sinistra, nel momento in cui sferra un pugno, è la belva fascista - ve lo dico - è un qualche cosa di inaccettabile, perché rischiamo veramente di creare mostri là dove non ci sono. Sicuramente ci saranno delle responsabilità, che verranno accertate. Qualora dovessero esserci ragazzi appartenenti ad Azione studentesca che si sono macchiati di crimini o hanno commesso reati, verranno perseguiti dall'autorità giudiziaria e di sicuro non troveranno solidarietà da parte della nostra forza politica. Ugualmente, da parte della nostra forza politica mai e poi mai abbiamo dato alcun tipo di solidarietà - come invece troppo spesso in passato - è accaduto da parte di chi sta dall'altra parte dell'emiciclo (in questo momento, vuoto) - nei confronti di chi pratica la violenza come metodo di propaganda politica. Questo è ciò a cui spesso e volentieri abbiamo assistito nelle nostre città (non serve andare lontani), anche durante le ultime elezioni politiche.
Pertanto, in un momento come questo, nel quale è opportuno che tutte le forze politiche condannino la violenza, ma abbiano anche la decenza di evitare di addossare responsabilità politiche a un partito come Fratelli d'Italia, che la violenza politica l'ha sempre subita, da parte nostra aspettiamo gli esiti che arriveranno rispetto al quesito che è stato posto; conseguentemente, ascolterete anche le nostre puntuali reazioni rispetto agli esiti, che saranno però obiettivi e non saranno necessariamente quello che vogliono farci dire coloro i quali fino a qualche giorno fa nelle piazze ci aggredivano. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatore Speranzon, naturalmente un conto è intervenire e un conto è attribuire responsabilità su condotte. Dico a lei, come dico sempre, che si assume la responsabilità di quanto ha detto.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 22 febbraio 2023
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 22 febbraio, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 20,09).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO FORMULATO DALLA COMMISSIONE IN SEDE REDIGENTE
Introduzione del reato di omicidio nautico e del reato di lesioni personali nautiche (340)
ARTICOLI 1 E 2 NEL TESTO FORMULATO DALLA COMMISSIONE IN SEDE REDIGENTE
Art. 1.
Approvato
1. L'articolo 589-bis del codice penale è sostituito dal seguente:
« Art. 589-bis. - (Omicidio stradale o nautico) - Chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o della navigazione marittima o interna è punito con la reclusione da due a sette anni.
Chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore o di una delle unità da diporto di cui all'articolo 3 del codice della nautica da diporto, di cui al decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psico-fisica conseguente all'assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope ai sensi rispettivamente degli articoli 186, comma 2, lettera c), e 187 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, nonché degli articoli 53-bis, comma 2, lettera c), e 53-quater del codice della nautica da diporto, di cui al decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, cagioni per colpa la morte di una persona, è punito con la reclusione da otto a dodici anni.
La stessa pena si applica al conducente di un veicolo a motore di cui all'articolo 186-bis, comma 1, lettere b), c) e d), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, o di un'unità da diporto di cui all'articolo 53-ter, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, il quale, in stato di ebbrezza alcolica ai sensi rispettivamente degli articoli 186, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e 53-bis, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, cagioni per colpa la morte di una persona.
Salvo quanto previsto dal terzo comma, chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore o di una delle unità da diporto di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, in stato di ebbrezza alcolica ai sensi rispettivamente degli articoli 186, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e 53-bis, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, cagioni per colpa la morte di una persona, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.
La pena di cui al quarto comma si applica altresì:
1) al conducente di un veicolo a motore che, procedendo in un centro urbano ad una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h, ovvero su strade extraurbane ad una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella massima consentita, cagioni per colpa la morte di una persona;
2) al conducente di un veicolo a motore che, attraversando un'intersezione con il semaforo disposto al rosso ovvero circolando contromano, cagioni per colpa la morte di una persona;
3) al conducente di un veicolo a motore che, a seguito di manovra di inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi o a seguito di sorpasso di un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di linea continua, cagioni per colpa la morte di una persona.
Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti la pena è aumentata se il fatto è commesso da persona non munita di patente di guida o, ad eccezione delle ipotesi di cui al quinto comma, di patente nautica, ove prescritta, o con patente sospesa o revocata, ovvero nel caso in cui il veicolo a motore o l'unità da diporto sia di proprietà dell'autore del fatto e tale veicolo o unità da diporto sia sprovvisto di assicurazione obbligatoria.
Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, qualora l'evento non sia esclusiva conseguenza dell'azione o dell'omissione del colpevole, la pena è diminuita fino alla metà.
Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, qualora il conducente del veicolo o dell'unità da diporto cagioni la morte di più persone, ovvero la morte di una o più persone e lesioni a una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni diciotto ».
2. Alla rubrica dell'articolo 589-ter del codice penale sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « e nautico ».
3. L'articolo 590-bis del codice penale è sostituito dal seguente:
« Art. 590-bis. - (Lesioni personali stradali o nautiche gravi o gravissime)- Chiunque cagioni per colpa ad altri una lesione personale con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o della navigazione marittima o interna è punito con la reclusione da tre mesi a un anno per le lesioni gravi e da uno a tre anni per le lesioni gravissime.
Chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore o di una delle unità da diporto di cui all'articolo 3 del codice della nautica da diporto, di cui al decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psico-fisica conseguente all'assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope ai sensi rispettivamente degli articoli 186, comma 2, lettera c), e 187 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, nonché degli articoli 53-bis, comma 2, lettera c), e 53-quater del codice della nautica da diporto, di cui al decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, cagioni per colpa a taluno una lesione personale, è punito con la reclusione da tre a cinque anni per le lesioni gravi e da quattro a sette anni per le lesioni gravissime.
La stessa pena si applica al conducente di un veicolo a motore di cui all'articolo 186-bis, comma 1, lettere b), c) e d), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, o di un'unità da diporto di cui all'articolo 53-ter, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, il quale, in stato di ebbrezza alcolica ai sensi rispettivamente degli articoli 186, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e 53-bis, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, cagioni per colpa a taluno lesioni personali gravi o gravissime.
Salvo quanto previsto dal terzo comma, chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore o di una delle unità da diporto di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, in stato di ebbrezza alcolica ai sensi rispettivamente degli articoli 186, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e 53-bis, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, cagioni per colpa a taluno lesioni personali, è punito con la reclusione da un anno e sei mesi a tre anni per le lesioni gravi e da due a quattro anni per le lesioni gravissime.
Le pene di cui al quarto comma si applicano altresì:
1) al conducente di un veicolo a motore che, procedendo in un centro urbano ad una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h, ovvero su strade extraurbane ad una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella massima consentita, cagioni per colpa a taluno lesioni personali gravi o gravissime;
2) al conducente di un veicolo a motore che, attraversando un'intersezione con il semaforo disposto al rosso ovvero circolando contromano, cagioni per colpa a taluno lesioni personali gravi o gravissime;
3) al conducente di un veicolo a motore che, a seguito di manovra di inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi o a seguito di sorpasso di un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di linea continua, cagioni per colpa a taluno lesioni personali gravi o gravissime.
Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti la pena è aumentata se il fatto è commesso da persona non munita di patente di guida o, ad eccezione delle ipotesi di cui al quinto comma, di patente nautica, ove prescritta, o con patente sospesa o revocata, ovvero nel caso in cui il veicolo a motore o l'unità da diporto sia di proprietà dell'autore del fatto e tale veicolo o unità da diporto sia sprovvisto di assicurazione obbligatoria.
Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, qualora l'evento non sia esclusiva conseguenza dell'azione o dell'omissione del colpevole, la pena è diminuita fino alla metà.
Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, qualora il conducente del veicolo o dell'unità da diporto cagioni lesioni a più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni sette.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa se non ricorre alcuna delle circostanze aggravanti previste dal presente articolo.
4. Alla rubrica dell'articolo 590-ter del codice penale sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « e nautiche ».
Art. 2.
Approvato
1. All'articolo 380, comma 2, del codice di procedura penale, la lettera m-quater) è sostituita dalla seguente:
« m-quater) delitto di omicidio colposo stradale o nautico previsto dall'articolo 589-bis, secondo e terzo comma, del codice penale, salvo che il conducente si sia immediatamente fermato, adoperandosi per prestare o attivare i soccorsi, e si sia messo immediatamente a disposizione degli organi di polizia giudiziaria ».
2. All'articolo 381, comma 2, lettera m-quinquies), del codice di procedura penale, dopo le parole: « lesioni colpose stradali » sono inserite le seguenti: « o nautiche ».
DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo in materia di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica dominicana, con Allegato, fatto a Roma il 14 febbraio 2019 (328)
ARTICOLI DA 1 A 4 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 1.
Approvato
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo in materia di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica dominicana, con Allegato, fatto a Roma il 14 febbraio 2019.
Art. 2.
Approvato
(Ordine di esecuzione)
1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 20 dell'Accordo medesimo.
Art. 3.
Approvato
(Copertura finanziaria)
1. All'onere derivante dall'articolo 16 dell'Accordo di cui all'articolo 1, valutato in euro 4.890 ogni quattro anni a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2023-2025, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2023, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
Art. 4.
Approvato
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
DISEGNO DI LEGGE
Ratifica ed esecuzione del Protocollo emendativo dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Armenia sull'autotrasporto internazionale di passeggeri e di merci, firmato il 7 agosto 1999, fatto a Jerevan il 31 luglio 2018 (329)
ARTICOLI DA 1 A 4
Art. 1.
Approvato
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare il Protocollo emendativo dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Armenia sull'autotrasporto internazionale di passeggeri e di merci, firmato il 7 agosto 1999, fatto a Jerevan il 31 luglio 2018.
Art. 2.
Approvato
(Ordine di esecuzione)
1. Piena ed intera esecuzione è data al Protocollo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 4 del Protocollo stesso.
Art. 3.
Approvato
(Clausola di invarianza finanziaria)
1. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Le amministrazioni interessate svolgono le attività previste dalla presente legge con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.
Art. 4.
Approvato
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
DISEGNO DI LEGGE
Ratifica ed esecuzione delle seguenti Convenzioni: a) Convenzione sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, n. 155, fatta a Ginevra il 22 giugno 1981, e relativo Protocollo, fatto a Ginevra il 20 giugno 2002; b) Convenzione sul quadro promozionale per la salute e la sicurezza sul lavoro, n. 187, fatta a Ginevra il 15 giugno 2006 (330)
ARTICOLI DA 1 A 4
Art. 1.
Approvato
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare le seguenti Convenzioni:
a) Convenzione sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, n. 155, fatta a Ginevra il 22 giugno 1981, e relativo Protocollo, fatto a Ginevra il 20 giugno 2002;
b) Convenzione sul quadro promozionale per la salute e la sicurezza sul lavoro, n. 187, fatta a Ginevra il 15 giugno 2006.
Art. 2.
Approvato
(Ordine di esecuzione)
1. Piena e intera esecuzione è data alle Convenzioni e al Protocollo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della loro entrata in vigore, in conformità a quanto disposto, rispettivamente, dall'articolo 24 della Convenzione e dall'articolo 8 del Protocollo di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), e dall'articolo 8 della Convenzione di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b).
Art. 3.
Approvato
(Clausola di invarianza finanziaria)
1. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Le amministrazioni interessate svolgono le attività previste dalla presente legge con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.
Art. 4.
Approvato
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato plurinazionale di Bolivia, fatto a La Paz il 3 marzo 2010 (331)
ARTICOLI DA 1 A 5 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 1.
Approvato
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato plurinazionale di Bolivia, fatto a La Paz il 3 marzo 2010.
Art. 2.
Approvato
(Ordine di esecuzione)
1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1 a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 20 dell'Accordo stesso.
Art. 3.
Approvato
(Disposizioni finanziarie)
1. Agli oneri derivanti dall'articolo 19 dell'Accordo di cui all'articolo 1, valutati in 9.120 euro annui a decorrere dall'anno 2025 e dagli articoli 2, 3, 5, 6, 8, 9, 10, 13, 14, 15 e 16, pari a 254.020 euro annui a decorrere dall'anno 2023, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2023-2025, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2023, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
Art. 4.
Approvato
(Clausole finanziarie)
1. Dalle disposizioni dell'Accordo di cui all'articolo 1, ad esclusione degli articoli 2, 3, 5, 6, 8, 9, 10, 13, 14, 15, 16 e 19 dell'Accordo stesso, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Agli eventuali oneri relativi all'articolo 20 dell'Accordo di cui all'articolo 1 si fa fronte con apposito provvedimento legislativo.
Art. 5.
Approvato
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Adesione al Protocollo addizionale alla Carta europea dell'autonomia locale sul diritto di partecipare agli affari delle collettività locali, fatto a Utrecht il 16 novembre 2009 (332)
ARTICOLI DA 1 A 4 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 1.
Approvato
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato ad aderire al Protocollo addizionale alla Carta europea dell'autonomia locale sul diritto di partecipare agli affari delle collettività locali, fatto a Utrecht il 16 novembre 2009.
Art. 2.
Approvato
(Ordine di esecuzione)
1. Piena ed intera esecuzione è data al Protocollo di cui all'articolo 1 della presente legge, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 5 del Protocollo stesso.
Art. 3.
Approvato
(Clausola di invarianza finanziaria)
1. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Le amministrazioni interessate svolgono le attività previste dalla presente legge nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.
Art. 4.
Approvato
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Allegato B
Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 328
La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, editoria, digitalizzazione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo.
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
Parere espresso dal Comitato per la legislazione sul disegno di legge n. 328
Il Comitato per la legislazione, esaminato il disegno di legge in titolo e rilevato che sotto il profilo dell'analisi e valutazione d'impatto:
il disegno di legge, di iniziativa parlamentare, ha contenuto identico al disegno di legge, di iniziativa governativa, di ratifica del medesimo Accordo, già approvato in prima lettura dal Senato nella scorsa legislatura (A.S. 1377);
il disegno di legge n. 1377 era corredato dell'analisi tecnico-normativa, ma non dell'analisi di impatto della regolamentazione; al riguardo, il Governo ha inteso avvalersi della causa di esclusione di cui all'articolo 6, comma 1, lettera d) del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 15 settembre 2017, n. 169, relativa ai disegni di legge di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali;
in base ai parametri di cui all'articolo 20-bis del Regolamento, ritiene che non vi sia nulla da osservare.
Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 329
La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, editoria, digitalizzazione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo.
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
Parere espresso dal Comitato per la legislazione sul disegno di legge n. 329
Il Comitato per la legislazione, esaminato il disegno di legge in titolo e rilevato che il disegno di legge, di iniziativa parlamentare, ha contenuto identico al disegno di legge, di iniziativa governativa, di ratifica del medesimo Protocollo, già approvato in prima lettura dal Senato nella scorsa legislatura (A.S. 1280);
il disegno di legge n. 1280 era corredato dell'analisi tecnico-normativa, ma non dell'analisi di impatto della regolamentazione; al riguardo, il Governo ha inteso avvalersi della causa di esclusione di cui all'articolo 6, comma 1, lettera d) del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 15 settembre 2017, n. 169, relativa ai disegni di legge di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali;
in base ai parametri di cui all'articolo 20-bis del Regolamento, ritiene che non vi sia nulla da osservare.
Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 330
La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, editoria, digitalizzazione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo.
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
Parere espresso dal Comitato per la legislazione sul disegno di legge n. 330
Il Comitato per la legislazione, esaminato il disegno di legge in titolo e rilevato che il disegno di legge, di iniziativa parlamentare, ha contenuto identico al disegno di legge, di iniziativa governativa, di ratifica delle medesime convenzioni, già approvato in prima lettura dal Senato nella scorsa legislatura (A.S. 986);
il disegno di legge n. 986 era corredato dell'analisi tecnico-normativa, ma non dell'analisi di impatto della regolamentazione; al riguardo, il Governo non ha dichiarato di avvalersi di una delle clausole di esclusione di cui all'articolo 6, comma 1, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 15 settembre 2017, n. 169;
in base ai parametri di cui all'articolo 20-bis del Regolamento, ritiene che non vi sia nulla da osservare.
Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 331
La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, editoria, digitalizzazione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo.
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
Parere espresso dal Comitato per la legislazione sul disegno di legge n. 331
Il Comitato per la legislazione, esaminato il disegno di legge in titolo e rilevato che il disegno di legge, di iniziativa parlamentare, ha contenuto identico al disegno di legge di iniziativa governativo, di ratifica del medesimo Accordo, già approvato in prima lettura dal Senato nella scorsa legislatura (A.S. 1278);
il disegno di legge n. 1278 era corredato dell'analisi tecnico-normativa, ma non dell'analisi di impatto della regolamentazione, per la quale il Governo aveva trasmesso la dichiarazione di esclusione trattandosi di disegno di legge di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali;
in base ai parametri di cui all'articolo 20-bis del Regolamento, ritiene che non vi sia nulla da osservare.
Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 332
La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, editoria, digitalizzazione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo.
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
Parere espresso dal Comitato per la legislazione sul disegno di legge n. 332
Il Comitato per la legislazione, esaminato il disegno di legge in titolo e rilevato che il disegno di legge, di iniziativa parlamentare, ha contenuto identico al disegno di legge, di iniziativa governativa, di adesione al medesimo Protocollo alla Carta europea dell'autonomia locale, già approvato in prima lettura dal Senato nella scorsa legislatura (A.S. 1935);
il disegno di legge n. 1953 non era corredato dell'analisi tecnico-normativa né dell'analisi di impatto della regolamentazione; al riguardo, il Governo ha inteso avvalersi della causa di esclusione di cui all'articolo 6, comma l, lettera d), del Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 15 settembre 2017, n. 169, relativa ai disegni di legge di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali;
in base ai parametri di cui all'articolo 20-bis del Regolamento, ritiene che non vi sia nulla da osservare.
Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 340
La Commissione, affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, editoria, digitalizzazione esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo.
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.
Parere espresso dal Comitato per la legislazione sul disegno di legge n. 340
Il Comitato per la legislazione, esaminato il disegno di legge in titolo e rilevato che il provvedimento in esame mira a colmare una lacuna normativa presente nel nostro ordinamento estendendo l'applicazione delle norme penali previste per le fattispecie di omicidio stradale e per le lesioni personali stradali gravi o gravissime anche ai casi in cui la morte o le lesioni siano determinati da soggetti alla guida di un natante, di un'imbarcazione o di una nave;
con la modifica legislativa si conferisce rilevanza autonoma alla fattispecie di reato di omicidio nautico, così come avvenuto per l'omicidio stradale (articolo 589-bis c.p.) con la legge n. 41 del 2016; per una compiuta valutazione dell'impatto della disposizione sarebbe utile disporre di dati e informazioni sull'efficacia della modifica normativa del 2016 in termini di riduzione del numero di omicidi e di lesioni personali stradali;
in base ai parametri di cui all'articolo 20-bis del Regolamento, ritiene che non vi sia nulla da osservare.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Astorre, Barachini, Basso, Bazoli, Berlusconi, Bevilacqua, Biancofiore, Bongiorno, Borgonzoni, Butti, Calenda, Camusso, Cattaneo, D'Elia, Damante, Damiani, De Poli, Durigon, Fazzolari, Franceschini, Furlan, La Pietra, Malpezzi, Mirabelli, Monti, Morelli, Napolitano, Nicita, Occhiuto, Ostellari, Rauti, Rubbia, Russo, Segre, Silvestroni e Sisto.
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Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Augello, Borghi Claudio, Borghi Enrico, Ronzulli e Scarpinato, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Menia, per attività della 3ª Commissione permanente.
Governo, trasmissione di atti e documenti
Il Presidente del Consiglio dei ministri, con lettera in data 17 febbraio 2023, ha inviato la relazione sullo stato di attuazione della politica di coesione europea e nazionale - programmazione 2014-2020, predisposta dal Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Doc. XXVII, n. 4).
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 17 febbraio 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 16 febbraio 2023, recante l'esercizio di poteri speciali, con prescrizioni, in ordine alla notifica della società Atos Italia S.p.a. - riorganizzazione infragruppo del gruppo Atos consistente nel trasferimento di due Rami d'azienda (Unify e High Performance Computing) in favore di due nuove società da costituirsi in Italia.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 80).
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 20 febbraio 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, la comunicazione concernente il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale al dottor Paolo Casalino, nell'ambito del Ministero delle imprese e del made in Italy.
La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha inviato, ai sensi dell'articolo 8-ter, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 23 settembre 2002, n. 250:
un decreto concernente l'autorizzazione alla variazione dell'oggetto di interventi relativi all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF per il progetto "Promuovere la sicurezza alimentare e la resilienza di donne con disabilità e le loro famiglie nella sub-contea di Igembe Nord (Kenya) - riferimento pratica 141/2018". Il predetto documento è trasmesso alla 3a, alla 5a e alla 9a Commissione permanente;
un decreto concernente l'autorizzazione alla variazione dell'oggetto di interventi relativi all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF per il progetto "Sostegno alla sicurezza alimentare delle comunità indigene Quechua del distretto di Los Morochucos in Perù attraverso la conservazione e lavorazione del latte". Il predetto documento è trasmesso alla 3a, alla 5a e alla 9a Commissione permanente.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 16 febbraio 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, la procedura di informazione, attivata presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, la tutela del consumatore e la normativa tecnica del Ministero delle imprese e del made in Italy, concernente la notifica 2023/0062/I relativa allo schema di regolamento recante "Regola tecnica di prevenzione incendi per l'individuazione delle metodologie per l'analisi del rischio e delle misure di sicurezza antincendio da adottare per la progettazione, la realizzazione e l'esercizio di impianti di produzione di idrogeno mediante elettrolisi e relativi sistemi di stoccaggio".
La predetta documentazione è deferita alla 4a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 69).
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 20 febbraio 2023, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 15, comma 4, del decreto legislativo 5 ottobre 2006, n. 264, la relazione concernente lo stato di attuazione degli interventi relativi all'adeguamento delle gallerie stradali della rete transeuropea, aggiornata al 31 dicembre 2022.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, primo comma, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XCIII, n. 1).
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettere in data 16 febbraio 2023, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19, comma 9, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni - la comunicazione concernente la nomina, nell'ambito dello stesso Dicastero, dell'incarico:
alla dottoressa Maria Teresa Di Matteo, di Capo del Dipartimento per la mobilità sostenibile;
al dottor Enrico Maria Pujia, di Capo del Dipartimento per la programmazione strategica, i sistemi infrastrutturali, di trasporto a rete, informativi e statistici.
Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
Il Ministro della salute, con lettera in data 20 febbraio 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 25 della legge 21 ottobre 2005, n. 219, la relazione sullo stato dell'organizzazione del sistema trasfusionale nazionale, aggiornata al 31 dicembre 2021.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente (Doc. CXXII, n. 1).
Il Ministro della salute, con lettera in data 20 febbraio 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 4, lettera g), della legge 3 agosto 2007, n. 120, la relazione sull'esercizio dell'attività libero-professionale intramuraria, relativa all'anno 2021.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente (Doc. CLXVIII, n. 1).
Con lettera in data 17 febbraio 2023 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento del consiglio comunale di Angera (Varese).
Governo, trasmissione di atti concernenti procedure d'infrazione
Il Ministro delle imprese e del made in Italy, con lettere in data 16 e 17 febbraio 2023, ha trasmesso, in ottemperanza dell'articolo 15, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, le relazioni sulle procedure di infrazione:
n. 2022/2150, sul mancato rispetto degli obblighi di cui agli articoli 30 e 31 della direttiva UE 2015/849, come modificati dalla direttiva UE 2018/843, relativi all'istituzione di un registro dei titolari effettivi - alla 2a, alla 4a, alla 6a e alla 9a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 3/1);
n. 2023/0022, sul mancato recepimento della direttiva (UE) 2020/1828 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 novembre 2020 relativa alle azioni rappresentative a tutela degli interessi collettivi dei consumatori e che abroga la direttiva 2009/22/CE - alla 2a, alla 4a e alla 9a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 4/1).
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, è deferito alle sottoindicate Commissioni permanenti il seguente documento dell'Unione europea, trasmesso dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
- Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione della direttiva (UE) 2016/1919 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2016, sull'ammissione al patrocinio a spese dello Stato per indagati e imputati nell'ambito di procedimenti penali e per le persone ricercate nell'ambito di procedimenti di esecuzione del mandato d'arresto europeo (COM(2023) 44 definitivo), alla 2a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente.
Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento
In data 16 febbraio 2023 è pervenuta, ai sensi dell'articolo 13, comma 13-bis, della legge 27 luglio 2000, n. 212, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2022 dal Garante del contribuente per l'Abruzzo.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente (Atto n. 68).
Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento
La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la seguente sentenza, che è deferita, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia:
sentenza n. 25 del 12 gennaio 2023, depositata il successivo 20 febbraio, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 206-bis, comma 1, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell'ordinamento militare), introdotto dall'art. 12, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 26 aprile 2016, n. 91 (Disposizioni integrative e correttive ai decreti legislativi 28 gennaio 2014, n. 7 e 8, adottate ai sensi dell'articolo 1, comma 5, della legge 31 dicembre 2012, n. 244), nella parte in cui autorizza la sanità militare a imporre al personale militare la somministrazione di specifiche profilassi vaccinali, senza che esse siano previamente individuate in via legislativa (Doc VII, n. 18) - alla 2a e alla 3a Commissione permanente.
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 21 febbraio 2023, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:
della Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza a favore dei Dottori Commercialisti (CNPADC) per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. XV, n. 49);
dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato - Società per Azioni (IPZS S.p.A.) per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Doc. XV, n. 50).
Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento
La Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato - con lettere in data 15, 16, 17 e 20 febbraio 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 4, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, le seguenti deliberazioni:
- n. 6/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Rifinanziamento e ridefinizione del fondo 394/81 gestito da Simest»". La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a, alla 5a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 70);
- n. 7/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Quadro programmatico dei controlli sulla gestione delle amministrazioni dello Stato per l'anno 2023 e nel contesto triennale 2023-2025»". La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 71);
- n. 8/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Investimenti nella resilienza dell'agro-sistema irriguo per una migliore gestione delle risorse idriche»". La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a, alla 5a, alla 8a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 72);
- n. 9/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Isole verdi»". La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 73);
- n. 10/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Ricerca e sviluppo dell'idrogeno»". La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 74);
- n. 11/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Sperimentazione dell'idrogeno per il trasporto ferroviario»". La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 75);
- n. 12/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Utilizzo dell'idrogeno in settori hard-to-abate»". La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 76);
- n. 13/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Rafforzamento e potenziamento della ricerca biomedica del SSN»". La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 77);
- n. 14/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico»". La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 78);
- n. 15/2023/G concernente "Rapporto inerente il piano di interventi per il PNRR: «Servizi digitali e cittadinanza digitale - Piattaforme e applicativi (Pago Pa e App IO)»". La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 4a, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 79).
Mozioni
D'ELIA, MALPEZZI, CRISANTI, RANDO, VERDUCCI, ASTORRE, DELRIO, FINA, FURLAN, GIACOBBE, LA MARCA, LOSACCO, MARTELLA, NICITA, PARRINI, ROJC, ROSSOMANDO, VALENTE, VERINI, ZAMBITO, ZAMPA - Il Senato,
premesso che:
la legge 29 dicembre 2022, n. 197 (legge di bilancio per il 2023), ha operato notevoli tagli che avranno ripercussioni negative sul settore dell'istruzione: c'è una riduzione di 5 milioni di euro per il 2023, 13,4 milioni per il 2024 e 20,2 milioni per il 2025 del fondo nazionale per il sistema integrato di educazione e di istruzione e si prefigura inoltre, a decorrere dal 2026, un taglio permanente del medesimo fondo pari a 18,2 milioni di euro annui;
il Governo, introducendo nella legge di bilancio una nuova disciplina relativa alla determinazione dei criteri per la definizione del contingente organico dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi e la sua distribuzione tra le Regioni ha approvato, di fatto, la riduzione non solo delle sedi (che verranno inevitabilmente accorpate), ma anche del numero dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi, che saranno quasi dimezzati rispetto ad oggi: si passerà, infatti, dai 6.490 del 2024-2025, ovvero il primo anno in cui entreranno in vigore le norme della manovra per il 2023, fino ai 3.144 del 2031-2032, quindi 3.346 dirigenti scolastici, una scelta che aggraverà ulteriormente la situazione di territori già in difficoltà, come le aree interne ed il Mezzogiorno;
premesso inoltre che:
i provvedimenti in materia di rinnovo contrattuale dei docenti stanziano solo 150 milioni di euro per l'anno 2023, invece dei 300 milioni attesi, attingendo a parte delle risorse già stanziate per la valorizzazione della professionalità del docente dal Governo Draghi nella legge di bilancio per il 2022, senza aggiungere fondi ulteriori;
negli ultimi giorni, in seguito alle recenti dichiarazioni del Ministro dell'istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, che ha ipotizzato stipendi diversi per gli insegnanti a seconda delle zone dove prestano servizio, è emersa la questione delle "gabbie salariali";
proprio perché ritenuti iniqui e responsabili dell'aggravamento del divario fra Nord e Sud, da oltre 50 anni in Italia non vi sono più stipendi differenziati su base regionale o provinciale per prestazioni di lavoro dello stesso tipo;
le retribuzioni variabili in base al territorio produrrebbero discriminazioni inaccettabili, legittimando la presenza di scuole di serie A e scuole di serie B. Una tale, inqualificabile, proposta avrebbe l'effetto di accentuare ancora di più l'esodo degli insegnanti del Sud verso gli istituti del Nord, producendo un danno incalcolabile per il sistema scolastico del Mezzogiorno e acuendo le disuguaglianze di opportunità nel Paese;
la questione relativa alla retribuzione dei docenti è certamente un'emergenza, ma non in relazione alle differenze di costi che gli insegnanti sostengono a seconda di dove vivano, ma perché quelle del nostro Paese sono tra le più basse retribuzioni dell'Unione europea;
l'ultimo rapporto promosso dall'OCSE, che analizza e confronta i sistemi scolastici dei principali Paesi d'Europa e del mondo, conferma il dato negativo delle retribuzioni degli insegnanti italiani che risultano essere molto distanti rispetto a quelle delle colleghe e dei colleghi degli altri Paesi. Queste differenze sono presenti ed evidenti in tutti i gradi di scuola, dalla scuola dell'infanzia alle scuole superiori;
nella scuola primaria la differenza tra lo stipendio medio annuale di una/un docente italiana/o e quella degli omologhi dell'area OCSE è in media del 15 per cento inferiore; altrettanto evidenti sono le differenze per i docenti della scuola secondaria di primo grado: in Italia l'insegnante percepisce il 13 per cento in meno rispetto ai colleghi dei Paesi OCSE e il 12 per cento in meno rispetto ai colleghi dei Paesi europei; anche i docenti delle scuole secondarie di secondo grado in Italia percepiscono il 14 per cento in meno rispetto ai docenti dei Paesi OCSE e il 13 per cento in meno rispetto ai docenti europei;
il rapporto dell'OCSE non si limita ai confronti internazionali, ma offre anche una significativa comparazione all'interno dello stesso Paese tra gli stipendi dei docenti e quello dei lavoratori con pari livello d'istruzione. Confrontato lo stipendio degli insegnanti con la retribuzione di altri professionisti con il medesimo titolo d'istruzione universitaria, emerge che in Italia, a parità di titolo di studio, gli insegnanti risultino pagati molto meno;
considerato che:
le dichiarazioni e alcuni degli interventi già messi in atto nei primi mesi di governo delineano, al di là delle dichiarazioni rese alla stampa, la volontà politica di un Esecutivo disinteressato ad intervenire per superare le numerose criticità che toccano il settore dell'istruzione, a cominciare dalle urgenze legate alla dispersione scolastica, alla povertà educativa e alle disuguaglianze territoriali;
dal rapporto di "Save the Children" intitolato "Alla ricerca del tempo perduto - Un'analisi delle disuguaglianze nell'offerta di tempi e spazi educativi nella scuola italiana" emergono dati preoccupanti sullo stato dell'educazione scolastica nel nostro Paese visto che i territori dove la povertà minorile è più forte sono quelli dove la scuola è più povera, privata di tempo pieno, mense e palestre, e confermano, inoltre, quanto la privazione educativa sia strettamente legata a quella materiale e come un'offerta adeguata di spazi e servizi educativi a scuola potrebbe fare la differenza nello spezzare tale legame ed offrire opportunità di apprendimento eguali anche alle studentesse e agli studenti più svantaggiati;
l'assenza di risorse stanziate, le dichiarazioni del ministro Valditara e le anticipazioni relative alla proposta di riforma in materia di autonomia differenziata, avanzata dal Ministro per gli affari regionali e le autonomie, prefigurano che anche l'istruzione rientri tra le materie oggetto di trasferimento dallo Stato alle Regioni, con il rischio di avviare un processo di regionalizzazione della scuola che deve, invece, continuare ad essere nazionale e pubblica, presidio insostituibile per garantire e rafforzare l'unitarietà dello Stato, l'uguaglianza di opportunità dei suoi cittadini, la promozione su base nazionale del diritto allo studio e alla conoscenza, contrastando le disuguaglianze, senza penalizzare ulteriormente le regioni del Sud a vantaggio di quelle del Nord,
impegna il Governo:
1) al fine di dare centralità all'istruzione pubblica, a reperire risorse adeguate e ad innalzare le retribuzioni, portandole al livello europeo, nonché a definire incarichi e progressione di carriera del personale scolastico, attraverso un incremento, stabile, delle risorse stanziate dall'articolo 1, comma 561, della legge n. 197 del 2022 (legge di bilancio per il 2023) per il rinnovo contrattuale;
2) a riconsiderare, attraverso ulteriori iniziative normative, le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 557, della citata legge di bilancio relative al dimensionamento scolastico, al fine di sostenere la rete e i servizi scolastici e di evitare la conseguente riduzione del contingente organico dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi, rivedendo i criteri di cui alla medesima disposizione così da non penalizzare, inevitabilmente, le aree interne e il Mezzogiorno;
3) a prevedere che, per effetto del progressivo calo demografico, siano rimodulati i parametri relativi al numero di alunni per classe, riducendone il numero, anche modificando le disposizioni del decreto ministeriale n. 81 del 20 marzo 2009, in modo che le eventuali risorse risultanti dalla riduzione della spesa per l'istruzione, conseguente al calo demografico, siano reinvestite nel medesimo settore a beneficio dei giovani e delle future generazioni;
4) a reperire risorse adeguate finalizzate ad arrivare alla progressiva e piena attuazione del piano nazionale per la promozione del sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita sino a 6 anni, implementando le risorse del fondo nazionale dirette a garantire la progressiva gratuità dei servizi educativi 0-3 anni a favore dei nuclei familiari a basso ISEE, con particolare attenzione all'offerta formativa nel Sud del Paese, ed una scuola dell'infanzia (3-6 anni) ad accesso universale e gratuito;
5) a reperire risorse adeguate ad assicurare il diritto all'istruzione per le bambine e i bambini, su tutto il territorio nazionale, elemento fondamentale per colmare il divario tra Nord e Sud, ed assicurare la costruzione di una scuola realmente inclusiva, che coinvolga tutti gli alunni con particolare attenzione agli alunni con disabilità, sostenendo le famiglie con azioni concrete, quali l'incremento dei servizi di refezione scolastica, la gratuità dei servizi di trasporto e dei libri di testo e la garanzia del tempo pieno;
6) a disporre un adeguamento quantitativo delle risorse da destinare al comparto della scuola indicando, come obiettivo programmatico di lungo termine, il raggiungimento del valore della media europea dell'indice di spesa per l'istruzione in rapporto al prodotto interno lordo.
(1-00026)
PIRONDINI, FLORIDIA Barbara, ALOISIO, CASTIELLO, BEVILACQUA, BILOTTI, CASTELLONE, CATALDI, CROATTI, DAMANTE, DE ROSA, DI GIROLAMO, GUIDOLIN, LICHERI Ettore Antonio, LICHERI Sabrina, LOPREIATO, LOREFICE, MAIORINO, MARTON, MAZZELLA, NATURALE, NAVE, PATUANELLI, PIRRO, SCARPINATO, SIRONI, TREVISI, TURCO - Il Senato,
premesso che:
l'articolo 1, comma 557, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (legge di bilancio per il 2023), ha introdotto, a decorrere dall'anno scolastico 2024/2025, una nuova disciplina relativa al dimensionamento della rete scolastica e alla determinazione dei criteri per la definizione del contingente organico dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi (DSGA);
nello specifico del dettato normativo la nuova disciplina, introducendo i commi da 5-quater a 5-sexies all'articolo 19 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, a regime, come si diceva, dall'anno scolastico 2024/2025, prevede che i criteri per la definizione del contingente organico dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi, insieme con la relativa distribuzione tra le regioni, vengano definiti, su base triennale, con eventuali aggiornamenti annuali, con decreto del Ministro dell'istruzione e del merito, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, previo accordo in sede di Conferenza unificata, da adottare, a seguito di una modifica apportata dalla Camera, entro il 31 maggio dell'anno solare precedente all'anno scolastico di riferimento;
la nuova disciplina specifica, inoltre, che s'intende in tal modo dare attuazione alla riorganizzazione del sistema scolastico prevista nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, tenendo conto del parametro della popolazione scolastica regionale indicato per la riforma 1.3 prevista dalla Missione 4 Componente 1 del PNRR, individuato come "parametro efficace" per individuare i plessi accorpati ad altri istituti;
infatti, stando a quanto previsto dalla nuova normativa, le regioni, sulla base dei parametri individuati sulla base della media regionale della popolazione scolastica, provvedono al dimensionamento della rete scolastica entro il 30 novembre di ogni anno, nei limiti del contingente annuale individuato dal medesimo decreto. Ciò impone, dunque, alle regioni, di accorpare tutte le istituzioni scolastiche che eccedono il numero fissato a livello nazionale con il decreto previsto dal comma 5-quater dell'articolo 19 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, come introdotto dalla legge di bilancio per il 2023;
considerato che:
il nuovo comma 5-quinquies disciplina la procedura per la determinazione del contingente organico dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi e la sua distribuzione tra le regioni nel caso di mancata adozione del relativo decreto entro la data del 31 maggio. In tal caso, il decreto del Ministro dell'istruzione e del merito di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze deve essere adottato entro il 30 giugno, in maniera unilaterale, senza alcun ulteriore coinvolgimento delle regioni, titolari costituzionalmente della competenza all'articolazione della rete scolastica, sulla base di un coefficiente, indicato dal decreto medesimo, non inferiore a 900 e non superiore a 1.000, e tenuto conto dei parametri, su base regionale, relativi al numero degli alunni iscritti nelle istituzioni scolastiche statali e dell'organico di diritto dell'anno scolastico di riferimento, integrato dal parametro della densità degli abitanti per chilometro quadrato ferma restando la necessità di salvaguardare le specificità derivanti dalle istituzioni presenti nei comuni montani, nelle piccole isole e nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche nonché da un parametro perequativo, determinato in maniera da garantire a tutte le regioni, nell'anno scolastico 2024/2025, almeno il medesimo numero di istituzioni scolastiche, calcolato sulla base del parametro di cui al comma 5 (dell'articolo 19 del decreto-legge n. 98 del 2011 sopra citato) e, comunque, entro i limiti del contingente complessivo a livello nazionale individuato ai sensi del secondo periodo;
valutato che:
un dimensionamento così perseguito (attraverso la diminuzione di figure centrali quali quella del dirigente scolastico e del direttore dei servizi generali e amministrativi e per il tramite di numerosi «accorpamenti», basato su finalità restrittive e su un'economia di risparmio) rischia di essere fortemente divisivo e comporta inevitabilmente una sensibile riduzione delle istituzioni scolastiche, con gravi conseguenze sulla vita di studenti e studentesse. Come fu per la riforma Gelmini illo tempore, e al netto della «coperta corta» che ha configurato l'ultima legge di bilancio, si tratta comunque dell'ennesima razionalizzazione miope e di corto respiro;
proprio perché la finalità della norma è allineare il numero di scuole autonome al numero di posti di dirigente scolastico e DSGA, procedendo mediante accorpamenti, dalla relazione tecnica di accompagnamento alla normativa introdotta dalla legge di bilancio 2023 emerge che dal 2024/2025 al 2031/2032 il numero di istituzioni scolastiche con la presenza di dirigente e DSGA titolari passi da 7.461 a 6886, con un taglio di 575 scuole e posti di DS e DSGA; se si considera inoltre che nell'anno scolastico 2022/2023 il numero delle istituzioni scolastiche autonome è pari a 8.007, dal 2022/2023 al 2031/2032 è stimabile un taglio complessivo di 1.121 scuole autonome;
la predetta relazione tecnica stima, a regime, in quasi 90 milioni di euro il taglio, redistribuito nel settore, ma senza una visione d'insieme e con il rischio che tali risorse siano disperse;
già nella XVIII Legislatura il M5S si era battuto per abbassare a 500 studenti (300 nei comuni montani e nelle piccole isole) la soglia per consentire di poter disporre di un dirigente scolastico e di un DSGA titolari, proprio allo scopo di supportare e garantire gli istituti dei territori più fragili, nelle aree interne, quali presidio fondamentale di legalità, di accessibilità e minori costi per le famiglie;
l'accorpamento degli istituti si configura, pertanto, come un vero e proprio «taglio» che (ancora una volta) andrà a colpire le regioni e i territori più deboli, incentivando lo spopolamento dei piccoli centri e finendo per incrementare i divari territoriali. Si tratta di una scelta politica precisa, in continuità con quanto già realizzato in passato, un accanimento dettato da una visione «deformata» ed «economicistica» della scuola;
secondo le prime stime accreditate, ovvero dalla bozza di lavoro assegnata allo studio delle regioni e diffusa a mezzo stampa in data 18 febbraio 2023, già nel 2023 quasi 700 istituzioni scolastiche (697 per l'esattezza) saranno accorpate sulla base di quanto stabilito dalla legge di bilancio, gravando soprattutto sulle regioni del Sud, Campania in primis, che, in base alle proiezioni, dovrebbe risultare la regione maggiormente penalizzata, con più di 140 fusioni tra scuole e tagli di personale (passerebbe da 985 istituti a 839: meno 146), seguita dalla Sicilia (da 819 a 710: meno 109) e, quindi, in ordine decrescente da:
Calabria: da 360 a 281 (meno 79); Puglia: da 635 a 569 (meno 66); Sardegna: da 273 a 228 (meno 45); Lazio: da 722 a 685 (meno 37); Veneto: da 592 a 560 (meno 32); Basilicata: da 115 a 84 (meno 31); Marche: da 233 a 210 (meno 23); Toscana: da 476 a 455 (meno 21); Lombardia: da 1.135 a 1.115 (meno 20); Piemonte: da 540 a 520 (meno 20); Liguria: da 188 a 170 (meno 18); Emilia-Romagna: da 534 a 519 (meno 15); Abruzzo: da 193 a 179 (meno 14); Friuli-Venezia Giulia: da 167 a 155 (meno 2); Umbria: da 139 a 133 (meno 6); Molise: da 52 a 49 (meno 3);
alcune regioni hanno già annunciato di volere impugnare la nuova normativa davanti alla Corte costituzionale per violazione della Costituzione;
in sintesi, l'autonomia scolastica differenziata e il dimensionamento immaginato dalla nuova "riforma", presupposto o conseguenza l'uno dell'altro, porteranno all'eliminazione di centinaia di posti, di cattedre, di personale. E comunque, laddove non si proceda alla chiusura dei plessi, se ne modificano le «dimensioni», eliminando di fatto quelle «sedi sottodimensionate» in favore di sedi scolastiche più grandi, ma con personale ridotto;
considerato infine che:
investire nella scuola e nel sistema d'istruzione significa investire in «futuro»: tuttavia per creare ambienti di apprendimento innovativi non basta distribuire più tablet e PC portatili, o potenziare la rete. Non vuol dire servirsi unicamente di «autostrade» informatico-digitali, ma anche di strade secondarie e meno battute: saper disegnare percorsi alternativi e, quando occorre, non tanto o non solo innalzare un edificio quanto vedere dinanzi a sé le fondamenta degli edifici possibili;
proprio il decremento demografico, invocato come causa prima e ragione strutturale nelle esigenze di dimensionamento, poteva e doveva viceversa costituire l'occasione per sdoppiare le classi, affrontare finalmente il problema delle classi sovraffollate (cosiddette «classi pollaio», riducendo il numero degli alunni per singola classe), e aumentare l'organico docente e ATA, reintegrando l'organico aggiuntivo del periodo COVID (come peraltro prospettato e auspicato dal M5S in legge di bilancio e in ogni provvedimento utile);
per l'ottimizzazione e la razionalizzazione nel funzionamento del sistema scolastico, sia in prospettiva generale, sia per quanto concerne gli aspetti che producono significative, insistite ripercussioni a livello territoriale, locale e periferico, anche a fronte dell'annunciato calo demografico,
impegna il Governo:
1) a rivedere la normativa approvata inerente al dimensionamento scolastico, abrogando la disciplina introdotta, anche alla luce dei rischi e delle criticità che potrebbero derivare dalla controversa riforma dell'autonomia differenziata da riconsiderare integralmente, con particolare riguardo al sistema di istruzione, che deve mantenere i caratteri di uniformità ed eguaglianza su tutto il territorio nazionale;
2) a procedere immediatamente a contrastare l'eccessivo affollamento delle classi e la povertà educativa, diminuendo il numero degli alunni per classe e garantendo la formazione delle classi nei territori disagiati, montani, nelle piccole isole, nelle aree interne, nonché a fronteggiare la dispersione scolastica, l'abbandono e la rinuncia agli studi, a incentivare lo sviluppo di una coscienza civica ispirata a princìpi di cittadinanza attiva e solidale attraverso la consapevolezza dei diritti e dei doveri;
3) a rivedere i tagli compiuti nella legge di bilancio per il 2023, investendo in conoscenza e formazione, in qualità e quantità dell'insegnamento e dell'offerta formativa, nell'istruzione come "ascensore sociale" per tutti i giovani;
4) a valorizzare economicamente tutto il personale scolastico;
5) a sfruttare compiutamente e ottimizzare le risorse messe a disposizione dal PNRR per la creazione e la trasformazione delle istituzioni scolastiche in ambienti d'apprendimento innovativi, anche dal punto di vista dell'edilizia scolastica, della metodologia d'insegnamento e dei linguaggi, fornendo direttive e linee guida chiare ed efficaci e supportando gli enti locali e le istituzioni scolastiche nel processo di attuazione del Piano.
(1-00027)
VERDUCCI, FRANCESCHELLI, MARTELLA, MANCA, NICITA - Il Senato,
premesso che:
il settore calzaturiero costituisce storicamente uno degli assi portanti della manifattura italiana e dell'economia del Paese, con una rilevanza primaria nel mercato internazionale, dove rappresenta uno dei pilastri del made in Italy e del sistema moda italiano nel mondo, distinguendosi come leader indiscusso di calzature di fascia alta e lusso e ad alto contenuto di moda;
la primaria posizione nei mercati internazionali della manifattura calzaturiera italiana è dovuta ad una forte capacità competitiva, basata sulle superiori caratteristiche qualitative del prodotto, sulla rilevante capacità innovativa nei procedimenti di fabbricazione tradizionali e sulle capacità di lavorazione degli addetti, supportate da scuole di formazione esistenti sul territorio, tecnologicamente e stilisticamente all'avanguardia;
secondo quanto riportato dal "World footwear yearbook" 2021, nonostante le pesanti conseguenze indotte dalla pandemia, l'Italia si è confermata nel 2020 di gran lunga il primo produttore di calzature dell'Unione europea, con 130,7 milioni di paia prodotte, il tredicesimo per numero di paia prodotte nel mondo, l'ottavo Paese esportatore a livello mondiale in volume e il terzo in termini di valore;
il settore calzaturiero italiano conta circa 4.100 aziende e 72.000 addetti (dati 2020), con un saldo commerciale da sempre attivo e un fatturato annuo complessivo, che nel 2019, in epoca pre COVID, si aggirava attorno ai 14,3 miliardi di euro;
i successi del settore calzaturiero sono strettamente connessi alla dinamica iniziativa imprenditoriale ed alla tipica struttura del settore, che si pone in un contesto di "filiera" costituito da un sistema di sub fornitura di materie prime, concerie, componenti, accessori, produttori di macchine, modellisti e stilisti. Ne deriva una concentrazione territoriale di aziende in aree organizzate in distretti, situati prevalentemente in 7 regioni: Marche, Toscana, Veneto, Campania, Lombardia, Puglia ed Emilia-Romagna, interessando così ben 23 province;
considerato che:
la pandemia ha colpito duramente le imprese italiane, ma con intensità differenti a seconda del settore di appartenenza. Il sistema moda è stato tra più colpiti. Il calo dei consumi di beni, la contrazione dei redditi delle famiglie, la netta riduzione di occasioni d'uso hanno influito sulla domanda sia interna che estera, mentre il blocco dell'operatività delle industrie della primavera 2020, nonché il rallentamento della circolazione delle merci e le diverse strategie attuate dai Paesi per contenere la diffusione del contagio hanno causato alcuni rilevanti problemi negli approvvigionamenti e nelle vendite;
in tale contesto, il settore calzaturiero nazionale ha subito nel 2020 una pesante caduta sia del fatturato per un ammontare pari al 25,2 per cento rispetto al 2019, attestandosi a 10,72 miliardi di euro, sia della produzione, diminuita del 27,1 per cento con sole 130,7 milioni di paia prodotte rispetto alle 165 milioni di paia prodotte nel 2019, con un conseguente rilevante decremento dell'export, sia per quanto riguarda il valore (14,7 per cento in meno) che le quantità (17,4 per cento in meno);
gli effetti più marcati della crisi innescata dalla pandemia da COVID-19 nel settore calzaturiero si sono registrati nel distretto fermano-maceratese, già indebolito da crisi precedenti, dove a livello di flussi commerciali si è potuta constatare, oltre ad una caduta della produzione, una riduzione delle esportazioni del 25,6 per cento rispetto al 2019. La riduzione dei flussi di export è stata di particolare intensità in Svizzera (60 per cento in meno), Stati Uniti (meno 42 per cento), Germania (meno 18 per cento) e Regno Unito (42 per cento in meno), con cali significativi anche in Russia, in Cina e in generale in tutti i principali mercati di riferimento del distretto;
alla decisa ripresa registrata dal settore calzaturiero nazionale nei primi 9 mesi del 2021, con un recupero a doppia cifra del fatturato rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (pari al 19,5 per cento in più), ha fatto seguito una fase di rallentamento nell'ultimo trimestre del 2021 causato dall'incremento dei costi energetici e dalle difficoltà emerse nei mercati dell'approvvigionamento di materie prime che, tuttavia, hanno consentito di chiudere il 2021 con un incremento annuale del fatturato del 18,7 per cento ed un incremento dell'export del 17,6 per cento;
in tale contesto di ripresa anche il settore calzaturiero marchigiano ha registrato nel 2021 un buon recupero dell'export (9,7 per cento in più) sul 2020, con esportazioni in significativo aumento verso Francia (17,4 per cento), USA (66,4 per cento), Cina (48,3 per cento in più). La Russia con 81,6 milioni di euro e l'Ucraina 11,4 milioni di euro di export sono state il quinto e il diciottesimo mercato per gli operatori marchigiani nel 2021, con una quota complessiva del 9,1 per cento sul totale export della regione. Le Marche sono la prima regione italiana esportatrice in entrambi questi mercati: nel 2021 hanno coperto il 30 per cento dei flussi verso la Russia e il 27,5 per cento verso l'Ucraina;
le previsioni sul 2022 indicavano l'anno come quello della definitiva ripresa economica del settore calzaturiero, con i segmenti di alta fascia e di lusso che avrebbero beneficiato del ritorno agli acquisti dei consumatori, raggiungendo i livelli pre COVID già in corso d'anno;
nel breve volgere di poco tempo, tuttavia, le prospettive sono rapidamente cambiate: al forte incremento dei prezzi registrati già dall'inizio dello scorso anno spinti al rialzo dall'incremento dei costi delle materie prime, dell'energia e della logistica, si sono aggiunte, a partire dal 24 febbraio 2022, le conseguenze della gravissima e ingiustificata invasione dell'Ucraina da parte dell'esercito russo, con l'inizio di un conflitto armato che ha improvvisamente destabilizzato il quadro geopolitico internazionale, generando pesantissimi effetti economici e sociali che andranno a sommarsi a quelli sofferti a causa della pandemia;
le conseguenze indirette della guerra tra Ucraina e Russia sono ormai evidenti, in particolare in Europa e in Italia. Le sanzioni concordate da numerosi Paesi partner, tra cui l'Italia, nei confronti della Russia si riflettono sui flussi commerciali coinvolgendo tutti i settori produttivi. L'economia del nostro Paese, al ribasso nel corso del 2022 rispetto alle stime iniziali, e l'incertezza negli approvvigionamenti energetici di gas e petrolio e negli scambi commerciali con la Russia e l'Ucraina hanno spinto, da un lato, i prezzi dei beni verso un forte rialzo e, dall'altro, hanno chiuso importanti canali di export, con ripercussioni molto pesanti per le aziende del settore calzaturiero nazionale, che basa una fetta rilevante del proprio export proprio verso la Russia e l'Ucraina;
rilevato che:
il distretto calzaturiero fermano-maceratese rappresenta la più importante concentrazione spaziale di imprese calzaturiere in Italia e una delle principali fonti di ricchezza e lavoro della regione Marche. In un'area estesa sulle province di Fermo, Macerata ed Ascoli Piceno, con importanti siti produttivi nelle zone di Porto Sant'Elpidio, S. Elpidio a mare, Civitanova Marche, Montegranaro e Monte Urano, dove risultano attive oltre 3.000 aziende tra calzaturifici e imprese dell'indotto specializzato nella produzione di parti di manufatti per la calzatura, impiegando complessivamente circa 26.000 addetti. La produzione è destinata in gran parte all'export, collocando il distretto ai primi posti a livello nazionale con circa l'11 per cento dell'export nazionale di calzature e componenti;
il distretto rappresenta una delle realtà fondamentali per il sistema moda italiano, con un tessuto imprenditoriale costituito da alcuni marchi noti in tutto il mondo come Tod's, Imac (Primigi, Igi &co), BAG (NeroGiardini), Falc (Naturino, Falcotto), Santoni, Finproject e altre. Nel distretto operano, inoltre, altre importanti realtà internazionali come Gucci, Valentino, Chanel, Prada, Christian Louboutin, Kelvin Klein e LVMH (Fendi, Loro Piana, Louis Vuitton), presenti sul territorio in ragione di un'alta concentrazione di esperienze, professionalità e know how difficilmente riscontrabili in altre realtà;
nel corso degli ultimi 20 anni il tessuto produttivo del distretto ha subito un forte ridimensionamento. Solo considerando i dati delle unità locali e degli addetti dal 2012 al 2018 si può evincere una riduzione del 14 per cento delle unità locali (515 unità locali in meno) e una contrazione degli addetti del 12 per cento, passati da 30.326 nel 2012 ai 26.595 nel 2018. La riduzione è fortemente concentrata nelle calzature, che è poi il comparto più rappresentativo nel distretto, mentre gli addetti addirittura aumentano del 10 per cento nei comparti di suole o parti in gomma per calzature e parti in materie plastiche per calzature;
alle difficoltà generate da una concorrenza internazionale sempre più serrata, in particolare da parte dei Paesi emergenti, e da uno scenario produttivo in rapida mutazione, si sono sommate quelle derivanti da un territorio dotato di scarsi servizi (banda larga, servizi per i lavoratori come mense scuole e asili nido) ed infrastrutture moderne (soprattutto stradali) in grado di attrarre imprese e di agevolare la produzione e il lavoro. Tali fattori, affiancati da una mancanza di investimenti sufficienti in innovazione e formazione e da un'eccessiva concentrazione su alcuni mercati entrati in crisi, hanno peggiorato progressivamente la situazione del distretto riducendone produttività ed occupazione;
negli ultimi anni le esportazioni del distretto si sono sensibilmente ridotte: il picco massimo fu toccato nel 2006 con 1.910 milioni di euro. Successivamente, complice la crisi dei mercati internazionali, i flussi di export sono progressivamente calati, attestandosi a 1.336 milioni di euro nel 2009. Da lì il distretto non si è mai totalmente ripreso, anche perché successivamente è stato colpito dalla crisi sul mercato russo nel biennio 2014-2015, che ha pesato sensibilmente sulle esportazioni. A questa situazione già di per sé complessa si è aggiunto l'evento sismico del 2016, che ha colpito le Marche insieme ad Abruzzo, Lazio e Umbria. Tutti questi fattori hanno portato a una riduzione complessiva dell'export distrettuale tra il 2006 e il 2019 del 23 per cento, che corrisponde a un valore pari a 444 milioni di euro;
con decreto del Ministero dello sviluppo economico 12 dicembre 2018, è stata riconosciuta l'area di crisi complessa fermano-maceratese per problematiche legate alla grave crisi che ha colpito il comparto. L'area ricomprende 42 comuni ricadenti nei comuni di Tolentino e Corridonia e quelli insistenti nei sistemi locali del lavoro (SLL) di Fermo, Montegiorgio, Montegranaro, Porto Sant'Elpidio e Civitanova Marche;
in un contesto già indebolito da crisi precedenti è poi intervenuta la pandemia. A livello di flussi commerciali si è potuta constatare nel 2020 un'ulteriore riduzione delle esportazioni da parte del distretto, con cali significativi in tutti i principali mercati di riferimento;
il conflitto in corso a causa dell'aggressione russa nei confronti dell'Ucraina pregiudica la piena potenzialità dell'export del distretto;
il distretto calzaturiero fermano-maceratese, nonostante le difficoltà emerse nel passato e quelle attuali, può ancora contare su un know how invidiabile e riconosciuto a livello internazionale e vi sono tutte le condizioni per invertire l'attuale trend negativo e rilanciarlo. Fra le azioni ritenute utili alla transizione verso il recupero di competitività vi è ampio consenso sulla necessità: di sostenere la liquidità delle imprese operanti nel distretto; di incentivare gli investimenti in innovazione e formazione, nonché sul digitale, sul green e sull'internazionalizzazione; di sostenere le azioni finalizzate a diversificare i mercati di sbocco dei prodotti e a favorire le logiche di filiera per riposizionare il prodotto su fasce di prezzo elevate; di favorire lo sviluppo e l'affermazione di consorzi aziendali e di imprese leader del distretto; di attrarre nel territorio investimenti delle maison della moda, anche attraverso una strategia di sistema programmata e condivisa da tutti gli attori;
tali azioni necessitano contemporaneamente di interventi di accompagnamento alla transizione del distretto con ammortizzatori straordinari al fine di tamponare nell'immediato le ricadute del conflitto russo-ucraino e con incentivi alle assunzioni anche attraverso lo sgravio totale dei contributi per le aziende, consentendo il re-shoring della fase produttiva dell'orlatura delle tomaie quasi totalmente delocalizzata e ad alto impiego della manodopera. In sintesi, uno sforzo importante per determinare un cambio di passo che possa riportare il distretto a svolgere un ruolo centrale nella manifattura del nostro Paese,
impegna il Governo:
1) a garantire il sostegno finanziario necessario a compensare l'aumento dei costi energetici e delle materie prime per le imprese del settore, predisponendo altresì un sistema che consenta di proseguire il prolungamento delle scadenze dei debiti contratti durante la fase di pandemia e della guerra russo-ucraina in corso, che garantisca la necessaria liquidità al settore, anche in un arco temporale di medio periodo;
2) ad adottare misure finalizzate a prorogare, per tutto il 2023, il credito di imposta di cui alla legge 17 luglio 2020, n. 77, estendendolo a tutti i soggetti operanti nel settore calzaturiero, ovvero a porre in essere ogni utile iniziativa volta a risolvere il contenzioso con l'Agenzia delle entrate circa l'inclusione degli investimenti connessi ad attività di ideazione e prototipia nell'ambito del credito di imposta per ricerca e sviluppo;
3) ad adottare misure ulteriori per agevolare la sostituzione del parco macchine produttivo del settore calzaturiero, a favore di tecnologie e macchinari capaci di garantire un corretto riciclo delle diverse componenti a fine vita, agevolandone la sostituzione in funzione di una migliore produttività, sicurezza per i lavoratori e miglioramento delle performance ambientali, favorendo gli investimenti innovativi e la continuità operativa ed occupazionale negli stabilimenti presenti nel territorio, nonché il sostegno agli interventi per la formazione professionale continua degli addetti, alle attività di ricerca e sviluppo, al trasferimento tecnologico e alla nascita di nuove imprese innovative;
4) ad adoperarsi per favorire il rapido superamento delle situazioni di crisi emerse nel corso degli ultimi mesi nella filiera del calzaturiero, al fine di evitare licenziamenti di addetti e la delocalizzazione di importanti aziende operanti nel settore e ad affrontare, per tempo, con adeguati strumenti e risorse, le situazioni di potenziale crisi che stanno per emergere e che rischiano di avere pesanti ricadute occupazionali nei territori coinvolti, in particolare nell'area fermano-maceratese;
5) a salvaguardare la tenuta occupazionale dell'intero settore del calzaturiero tramite ammortizzatori sociali straordinari per far fronte alle situazioni di crisi attuali e per accompagnare i processi di trasformazione e transizione delle produzioni;
6) ad estendere le misure di sgravio contributivo introdotte dall'articolo 27 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, e successivamente rafforzate dalla legge di bilancio per il 2021, all'area di crisi complessa fermano-maceratese, al fine di contribuire al mantenimento dei livelli occupazionali;
7) ad attivarsi per l'istituzione di un apposito fondo pluriennale dedicato ad accompagnare la transizione delle imprese del settore calzaturiero, che abbia almeno le seguenti linee di intervento:
a) supportare i progetti di internazionalizzazione delle imprese, anche consorziate, che siano orientati verso nuovi mercati di sbocco per i prodotti e verso produzioni di fascia alta e lusso, e ad alto contenuto di moda, nonché orientati verso nuovi mercati di approvvigionamento di materie prime e semilavorati;
b) supportare i progetti di riorganizzazione dei processi produttivi e della funzione di vendita soprattutto attraverso attività di trasformazione tecnologica e digitale, con una particolare attenzione alla ricerca e all'introduzione e all'implementazione di tecnologie di innovazione digitale quali la robotica avanzata e collaborativa, manifattura additiva e stampa in 3D, sistemi di visualizzazione di prodotti, sistemi di realtà virtuale e realtà aumentata, simulazione tra macchine interconnesse e sistemi cyber-fisici, cybersecurity, intelligenza artificiale, internet delle cose e delle macchine;
c) favorire la partecipazione delle imprese del settore calzaturiero alle fiere internazionali in Europa e nel mondo, con organizzazione sul posto di show room collettivi di produzioni made in Italy e quanto altro necessario per garantire servizi ai clienti;
d) sostenere la riqualificazione professionale degli addetti nel settore calzaturiero, con particolare riguardo a quello della filiera della componentistica, al fine di garantirne la continuità occupazionale o il ricollocamento professionale ed evitare quanto più possibile il ricorso agli ammortizzatori sociali;
8) a supportare le politiche di filiera territoriali, legandole alla responsabilità solidale d'impresa e ai contratti collettivi di lavoro contro il dumping contrattuale;
9) a sostenere le iniziative per rafforzare la proposta formativa già sviluppata sui territori, in particolare favorendo, con strumenti agevolativi, l'acquisizione di tecnologie, macchinari ed equipaggiamenti, con caratteristiche di innovazione (tecnologie 4.0 e sostenibilità) presso gli istituti formativi in modo da garantire un potenziamento e un upgrade della formazione tecnico-pratica;
10) ad attivarsi per favorire, in linea con i contenuti del PNRR, l'istituzione anche nella regione Marche, e in particolare nel territorio delle province di Fermo, Macerata ed Ascoli Piceno e nelle aree colpite dal sisma del 2016, ivi comprese quelle dell'Umbria, di una zona economica speciale che sia legata al porto commerciale di Ancona, tra i più attivi e vitali del Mediterraneo, al fine di contribuire allo sviluppo di una delle aree manifatturiere più importanti del Paese e facilitare il rilancio economico delle aree colpite dal terremoto.
(1-00028)
Interrogazioni
NICITA, D'ELIA - Al Ministro della cultura. - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:
la fondazione INDA (Istituto nazionale del dramma antico) di Siracusa, a poco più di tre mesi dall'inizio delle rappresentazioni classiche, non ha ancora il nuovo sovrintendente artistico e culturale, cioè la figura che, in base allo statuto della fondazione, "cura l'attività teatrale e artistica, di allestimento e smontaggio del Teatro Greco, la gestione della biglietteria";
il 19 agosto 2022, la consigliera delegata Marina Valensise ha presentato al consiglio di amministrazione "un rapporto" con il quale descriveva l'istruttoria seguita per la scelta della terna di nomi da inviare al Ministero della cultura per la nomina del sovrintendente artistico e culturale;
non si conoscono i criteri in base ai quali sia stata scelta questa terna; l'unica cosa certa è che essa non ricomprendeva il nome di Antonio Calbi, sovrintendente in carica, esclusione a giudizio degli interroganti non comprensibile, se non per motivi estranei all'attività svolta;
il Ministero della cultura ha però "bocciato" la terna proposta e ha imposto l'indizione di una selezione pubblica;
a seguito di questa decisione, il sindaco è stato costretto a convocare il consiglio di amministrazione per deliberare, il 6 settembre 2022, "l'indizione di una selezione pubblica per la composizione di una terna da sottoporre al Ministero della cultura per il conferimento dell'incarico di Sovrintendente dell'Inda";
il termine di scadenza per presentare le istanze di partecipazione era il 27 settembre 2022, ma, una volta scaduto il termine, nessuno ha esaminato le istanze pervenute e, a distanza di quattro mesi esatti, di quell'avviso pubblico non si ha alcuna notizia;
quindi, ad oggi, non ci si può non chiedere come la dottoressa Valensise e il presidente Italia ritengano di poter gestire le prossime rappresentazioni classiche senza il sovrintendente artistico e culturale;
a fronte della possibile scelta di ripetere l'avviso pubblico, in presenza di un esiguo numero di partecipanti, o di scegliere tra i nomi di coloro che hanno fatto istanza di partecipazione, si è scelto di non scegliere;
si tratta di un comportamento inaudito e molto grave che rischia di pregiudicare le attività e la reputazione della fondazione INDA,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno e doveroso considerare lo scioglimento del consiglio di amministrazione e procedere in tempi brevi alla nomina di un commissario per risolvere questa situazione incresciosa.
(3-00232)
AMBROGIO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che il decreto-legge 10 settembre 2021, n. 121, recante "Disposizioni urgenti in materia di investimenti e sicurezza delle infrastrutture, dei trasporti e della circolazione stradale, per la funzionalità del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, del Consiglio superiore dei lavori pubblici e dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle infrastrutture stradali e autostradali", ha introdotto la possibilità, per i veicoli al servizio di persone con disabilità titolari del contrassegno unificato disabili europeo (CUDE), di sostare gratuitamente nelle aree di sosta o parcheggio a pagamento, qualora risultino già occupati o indisponibili gli stalli loro riservati;
considerato che, nonostante il recepimento formale da parte delle amministrazioni comunali, l'applicazione sostanziale della norma risulterebbe, ad oggi, poco omogenea e contradditoria, spesso caratterizzata da disparità di attuazione tra il personale ordinario di Polizia locale e gli ausiliari del traffico impiegati nel controllo dei mezzi in sosta e fermata,
si chiede di sapere:
se sia stata effettuata, ad oggi, una ricognizione per certificare la corretta applicazione della normativa su tutto il territorio nazionale;
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno sensibilizzare ovvero richiamare i Comuni al recepimento della normativa e alla sua corretta e completa attuazione.
(3-00233)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
D'ELIA, MALPEZZI, GIORGIS, ROSSOMANDO, CRISANTI, RANDO, VERDUCCI, CAMUSSO, FINA, FURLAN, LA MARCA, LOSACCO, MANCA, ROJC, ZAMBITO - Al Ministro della cultura. - Premesso che:
l'associazione culturale "Torino, la Città del libro", con nota stampa del 15 febbraio 2023, ha constatato la mancanza delle condizioni per mantenere aperto il tavolo dei lavori del comitato direttivo, istituito per la nomina della direzione editoriale del Salone internazionale del libro di Torino;
nella stessa nota, sono stati espressi rammarico e dispiacere per il fatto che Paolo Giordano abbia deciso di ritirare la propria candidatura alla direzione del Salone del libro; lo scrittore, infatti, ha dichiarato "di non sentire fiducia nei suoi confronti";
lo scrittore ha, inoltre, aggiunto che "le pressioni ricevute per inserire nel comitato editoriale alcune presenze specifiche, figure di area, di destra, con nomi precisi" pregiudicano la sua libertà e indipendenza";
tale decisione, dunque, è stata determinata, come dichiarato da Giordano, dal fatto che "il processo di scelta è stato alternato da elementi di convenienze, ma la cultura e il Salone del libro non meritano di essere lottizzati dal partitismo";
gli interroganti ritengono molto grave ciò che sta accadendo: il Salone deve continuare ad essere libero e indipendente;
appare preoccupante la volontà della maggioranza di Governo di imporre decisioni su una sfera, come quella della cultura, che per sua natura non può essere oggetto di logiche predatorie;
la fiera del libro è una delle migliori esperienze editoriali, culturali e civili del nostro Paese, costruita negli anni all'insegna del pluralismo, della promozione della lettura e della libera circolazione delle idee, che ha coinvolto ogni volta centinaia di migliaia di cittadini e di lettori, migliaia di scuole e comunità, autori ed editori di ogni Paese e cultura;
sarebbe opportuno che si sgombri rapidamente il campo da ogni illazione su ogni eventuale prevaricazione politica, peraltro non giustificata da nulla: in tal senso, è utile ricordare che gli enti coinvolti nell'organizzazione sono la Regione Piemonte, la Città di Torino, la fondazione Circolo dei lettori e l'associazione Torino, la Città del libro;
da quanto si apprende, gli organizzatori hanno dichiarato che "c'è stata una richiesta del Ministero di scegliere tre membri su diciannove";
l'associazione che rappresenta editori e organizzatori chiede ora ai partner (Comune di Torino, Regione Piemonte e Circolo dei lettori) il rinvio a giugno della nomina;
a parere degli interroganti, inoltre, è necessario tutelare l'integrità del rapporto con case editrici, autrici, autori, comunità del libro tutta, con la sola finalità di rendere il Salone una manifestazione sempre più grande, solida e in continua crescita,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover fare immediata chiarezza sulla sua segnalazione di tre nomi nel comitato editoriale, con ciò ledendo l'autonomia del Salone del libro e della sua organizzazione;
se non ritenga che tale atteggiamento leda l'indipendenza, il pluralismo e la libertà di pensiero.
(3-00231)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
GASPARRI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
a quanto si apprende dalle agenzie di stampa, il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, dopo la sentenza del processo milanese nel caso "Ruby ter", con cui sono stati assolti Silvio Berlusconi e gli altri imputati, ai cronisti avrebbe commentato che "le prove dal nostro punto di vista ci hanno dato la convinzione, che rimane, che ci siano state le false testimonianze e la corruzione";
la procuratrice insiste con ostinazione parlando alla stampa nelle sue valutazioni, che si sono rivelate infondate, dimostrando, a parere dell'interrogante, un pregiudizio nei confronti di Silvio Berlusconi;
questo atteggiamento danneggia, secondo l'interrogante, la onorabilità stessa del suo ruolo, la credibilità dei suoi giudizi e l'imparzialità delle sue decisioni, visto che si rifiuta di riconoscere gli errori commessi,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di avvalersi dei propri poteri ispettivi, affinché sia fatta luce sulla correttezza dell'operato degli uffici giudiziari che si sono occupati di questa vicenda.
(4-00244)
MAGNI - Al Ministro dell'istruzione e del merito. - Premesso che:
il decreto del Presidente della Repubblica n. 416 del 1974, all'art. 43 riguardante le assemblee studentesche, riporta: "All'assemblea di classe o di istituto possono assistere, oltre al preside od un suo delegato, gli insegnanti che lo desiderino";
la circolare ministeriale n. 312/1979, che ha come oggetto le assemblee studentesche nella scuola secondaria superiore ed artistica, riprende quanto già contenuto nel decreto;
il decreto legislativo n. 297 del 1994, all'art. 13 riguardante le assemblee, al comma 8 riporta: "All'assemblea di classe o di istituto possono assistere, oltre al preside od un suo delegato, i docenti che lo desiderino";
sul sito dell'ufficio scolastico regionale per la Lombardia viene ribadito quanto sopra: "La normativa non prevede alcun obbligo di presenza dei docenti, sia alle assemblee di istituto degli studenti che alle assemblee di classe. Il preside, un suo delegato e i docenti che lo desiderino possono comunque assistervi, in base alla normativa vigente";
nel 2003 è stata prodotta la nota ministeriale n. 4733/A3, con la quale il Ministero, investito del problema se le assemblee studentesche fossero da considerare utili ai fini del raggiungimento della soglia di validità dell'anno scolastico (200 giorni), nel chiarire in senso positivo la questione, affermò anche che "l'istituzione scolastica ha l'onere di adottare tutte le iniziative necessarie per la verifica delle presenze dei docenti e degli studenti, conformemente a quanto accade per la rilevazione delle presenze nelle giornate destinate allo svolgimento delle lezioni";
considerato che:
sulla base di questa nota, in occasione delle assemblee studentesche alcuni dirigenti scolastici impongono ai docenti in servizio di essere presenti per effettuare la rilevazione delle presenze, all'inizio dell'orario consueto delle lezioni, e a vigilare sugli studenti durante l'assemblea;
l'indicazione contenuta nella nota ministeriale non è coerente con le norme contenute nel decreto legislativo n. 297 del 1994. Inoltre, per la gerarchia delle fonti, le norme primarie come il citato decreto legislativo prevalgono sulle norme di carattere secondario come la suddetta nota ministeriale che pertanto non può essere usata per legittimare un obbligo che la norma non impone;
l'assemblea studentesca è un diritto degli studenti che la normativa vigente lascia alla loro completa responsabilità, sottraendola a qualsiasi tipo di intervento dei docenti. Gli studenti hanno il diritto di partecipare o meno all'assemblea richiesta dai loro stessi rappresentanti ma non ne hanno l'obbligo; nessun regolamento assembleare può imporre una partecipazione obbligatoria. Il riferimento al computo dei 200 giorni da parte della nota ministeriale è funzionale esclusivamente al rispetto della soglia minima imposta agli istituti scolastici per la validità dell'anno scolastico e non può introdurre obblighi di presenza degli alunni non previsti dalla suddetta norma di legge;
tranne la nota ministeriale del 2003, tutte le norme citate non impongono ai docenti alcun obbligo di presenza alle assemblee di istituto degli studenti. Ad avvalorare la tesi è intervenuta la sentenza del giudice del lavoro di Cagliari (n. 1179/2007), mai impugnata dal Ministero: "la lettura dell'art. 13 D.Lgs n. 297/1994, in cui è confluito l'art. 43 del Dpr 416/1974, ed in particolare il comma VIII (...) evidenzia univocamente l'insussistenza di alcun obbligo in capo ai docenti di presenziare alle assemblee studentesche";
ritenuto che:
a parere dell'interrogante, risulta interessante il passaggio della sentenza in cui il giudice evidenzia l'orientamento ministeriale della nota n. 4733/A3 del 26 novembre 2003 secondo cui solo alcune tipologie di assemblee d'istituto sarebbero da considerare a tutti gli effetti come lezioni e rientrano nel monte complessivo di 200 giorni all'anno di lezione di cui all'art. 74, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica n. 297 del 1994, mentre i giorni per le altre assemblee di istituto sarebbero da "recuperare", aggiungendo all'anno scolastico altrettanti giorni di lezione; il giudice ritiene opinabile tale distinzione perché non ha un preciso fondamento normativo e, in base alla norma citata, allora sarebbero da recuperare anche i giorni di sciopero degli insegnanti, o di chiusura della scuola per altre cause;
ci sono dirigenti scolastici che applicano la nota e altri che non la applicano, poiché ci sarebbe un problema di responsabilità per i docenti da assumere nel caso in cui siano obbligati ad assistere alle assemblee degli studenti e ci sarebbe una limitazione dell'autonomia di gestione degli studenti dovuta alla presenza dei docenti,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno chiarire ulteriormente la nota ministeriale n. 4733/A3 e la sua applicazione che di fatto modifica il testo del decreto legislativo n. 297 del 1994 nel quale non si fa distinzione tra diverse tipologie di assemblee di istituto con conseguenti differenti responsabilità per i docenti;
se non voglia altresì assumere iniziative per dirimere le ambiguità create sulle responsabilità da parte del corpo docente.
(4-00245)
SCALFAROTTO - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
secondo organi di stampa, Idris Arsamikov, ventottenne ceceno in asilo in Olanda dal 2018 come rifugiato LGBTQ+, mercoledì 15 febbraio 2023 sarebbe stato arrestato al suo arrivo in Russia presso l'aeroporto di Domodedovo di Mosca;
Arsamikov sarebbe ritornato in Russia per partecipare ai funerali del padre, ma, una volta atterrato, sarebbe stato trattenuto dalla polizia in attesa di venire consegnato alle autorità in Cecenia, dove con ogni probabilità lo attendono torture e morte;
considerato che:
gli attivisti LGBTQ "SK SOS" (associazione che nel 2018 aveva aiutato il giovane a riparare in Olanda dopo le torture subite dalle autorità cecene in ragione della sua omosessualità) si sono detti allarmati dal fatto che Arsamikov possa essere pestato, torturato o ucciso e hanno quindi lanciato un appello, affinché la comunità internazionale possa scongiurare quello che appare sempre più come un destino segnato;
a conferma del carattere del tutto arbitrario dell'arresto e della violazione dei più elementari standard di tutela dei diritti umani, interviene anche il video dell'arresto, dove si osserva l'agente che procede all'arresto non esibire alcun documento di riconoscimento della polizia locale e rifiutarsi di informare il legale del detenuto circa il suo stato di salute;
il leader ceceno Kadyrov ha più volte dichiarato che "nessun omosessuale vive nel suo Paese" e sono tristemente note le sorti di coloro che provano a vivere liberamente la propria sessualità in Cecenia: torture, pestaggi, persecuzioni, sparizioni, che non possono in alcun modo essere tollerati;
il Parlamento europeo ha più volte espresso preoccupazione per i diritti dei gay in Cecenia, ricordando come tutta l'Unione europea si ponga a difesa dei diritti fondamentali di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali nella regione russa e nel mondo,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per sollecitare il pronto rilascio di Idris Arsamikov e garantire la sua salute e incolumità da qualsivoglia e ulteriore vessazione, nonché per ribadire in maniera chiara, netta e incontrovertibile la posizione del nostro Paese rispetto alla campagna di discriminazione e violenza omofoba in Cecenia e, più in generale, anche nel resto della Federazione Russa.
(4-00246)
DE CRISTOFARO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
diverse testate giornalistiche, tra cui "il Manifesto", "il Fatto Quotidiano", "Rainews" e "Fanpage.it", hanno denunciato che nei giorni scorsi le autorità ucraine avrebbero impedito a tre giornalisti italiani (Andrea Sceresini, Alfredo Bosco e Salvatore Garzillo) di documentare il conflitto in corso, vietando loro, di fatto, di poter svolgere la loro professione;
i suddetti cronisti seguono l'evoluzione dei combattimenti dal 2014, ben prima dell'invasione russa del 24 febbraio 2022 e in questi nove anni hanno raccontato con correttezza gli eventi bellici, schierandosi esclusivamente dalla parte della popolazione martoriata;
malgrado la loro comprovata professionalità, Sceresini e Bosco, attualmente in Ucraina, si sono visti improvvisamente rifiutare l'accredito militare, mentre Salvatore Garzillo, collaboratore di "Fanpage.it", è stato respinto al confine con la Polonia;
i tre giornalisti sarebbero stati inseriti dai servizi segreti ucraini in una black list di persone non gradite con la grave accusa, mai ufficialmente formalizzata, di essere fiancheggiatori dei russi;
da una lettera inviata dalla legale che difende i tre cronisti, l'avvocata Alessandra Ballerini, al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, all'Ordine dei giornalisti e alla Federazione nazionale stampa italiana, poi pubblicata dall'Associazione "Articolo 21", si apprende che tale accusa, totalmente infondata, si traduce di fatto in una gravissima violazione del diritto di informazione e in un rischio concreto per la sicurezza dei tre giornalisti;
la sospensione degli accrediti regolarmente rilasciati nel marzo 2022 comporta infatti l'impossibilità di muoversi liberamente nel Paese e di svolgere la propria professione giornalistica, specie nelle zone vicino al fronte, e il rischio concreto di essere arrestati al primo posto di blocco;
l'unica notizia ufficiale al momento comunicata ai giornalisti Sceresini e Bosco, riguarderebbe un ipotetico "interrogatorio", al quale dovrebbero essere sottoposti e che dovrebbe essere eseguito da membri della SBU, il servizio di sicurezza ucraino; inizialmente questo "interrogatorio" avrebbe dovuto svolgersi a Kramatorsk il 6 febbraio, ma ad oggi pare non sia ancora stato svolto e Sceresini e Bosco hanno trascorso alcuni giorni in una città spesso bombardata dai russi, impossibilitati a uscire per ovvie ragioni di sicurezza;
successivamente, su consiglio dell'ambasciata italiana in Ucraina, i due cronisti si sarebbero spostati a Kiev, dove hanno sede gli uffici centrali della SBU e sarebbero ancora in attesa di essere interrogati;
per quanto riguarda Salvatore Garzillo il 14 febbraio gli è stato impedito di entrare in Ucraina attraverso la frontiera polacca, in quanto "non gradito" e neppure a lui sarebbero state fornite ulteriori spiegazioni;
da notizie giornalistiche si apprende, inoltre che, oltre ad Andrea Sceresini, Alfredo Bosco e Salvatore Garzillo, sarebbero altri sette o otto i giornalisti italiani che si troverebbero in Ucraina nelle medesime condizioni, tutti impossibilitati a svolgere il loro lavoro e documentare la guerra;
fra questi, in particolare, Lorenzo Giroffi, fermato due volte, la prima il 25 febbraio 2022 e in seguito il 28 aprile 2022, al confine polacco, ha subito due interrogatori, l'ultimo dei quali particolarmente invasivo e al termine del quale è stato inserito dalle autorità ucraine in una lista come terrorista, condizione che gli ha comportato notevoli problematiche anche in Italia, e solo in seguito all'intervento del proprio legale è riuscito a ottenere la rimozione del proprio nome dalla lista;
a parere dell'interrogante occorre un immediato e deciso intervento del Governo italiano nei confronti delle autorità ucraine, affinché tale inaccettabile situazione si possa celermente concludere con un esito positivo per tutti i giornalisti coinvolti, affinché possano riprendere ad esercitare liberamente e in tutta sicurezza la loro professione;
è previsto un incontro a Kiev tra la Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni e il Presidente Zelensky e ciò potrebbe rappresentare l'occasione per porre alla sua attenzione la vicenda dei giornalisti italiani bloccati in Ucraina,
si chiede di sapere quali urgenti iniziative il Governo intenda assumere nei confronti delle autorità ucraine, per comprendere, in relazione ai fatti esposti in premessa, cosa sia effettivamente accaduto e quali imminenti iniziative intenda assumere a tutela dei nostri concittadini e a difesa della libertà di informazione, affinché tutti i giornalisti italiani in Ucraina attualmente impossibilitati a svolgere la loro professione, possano tornare liberamente e in sicurezza al loro lavoro di cronisti, utilizzando a tal fine, ogni occasione di incontro con esponenti del Governo ucraino, a partire dalla visita della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Kiev.
(4-00247)
NICITA, DELRIO, BORGHI Enrico, BASSO, CAMUSSO, CRISANTI, D'ELIA, FINA, FURLAN, GIACOBBE, LA MARCA, RANDO, VALENTE, ROJC, ROSSOMANDO, VERDUCCI, ZAMPA, ZAMBITO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
il 4 novembre 2022, la nave "Humanity I", con a bordo 179 naufraghi, ha chiesto di essere autorizzata a porsi a ridosso delle coste siciliane, a causa delle avverse condizioni atmosferiche. Nella stessa data, il Ministero dell'interno, di concerto con il Ministero della difesa e con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ha emanato un decreto con cui limitava l'ingresso e la sosta nelle acque territoriali per il tempo strettamente necessario ad assicurare le operazioni di assistenza alle persone che versano in condizioni di emergenza e precarie condizioni di salute;
il 5 novembre 2022 è stato indicato alla Humanity I il porto di Catania per lo svolgimento delle operazioni autorizzate. Il 6 novembre sono sbarcate 144 persone e rimaste a bordo 35 persone, le quali, con la mediazione linguistica di personale dell'equipaggio e di due richiedenti asilo, hanno espresso al difensore, al capitano della nave e ai membri dell'equipaggio la volontà di chiedere la protezione internazionale;
sempre il 6 novembre, la Guardia di finanza ha notificato al capitano il divieto di sostare nelle acque territoriali, a fronte del quale il comandante si è rifiutato di lasciare il porto di Catania, fino a che non fosse consentito a tutti i migranti di sbarcare, mentre il rappresentante legale avvocato Campochiaro ha chiesto che i richiedenti protezione internazionale fossero autorizzati a sbarcare, per formalizzare le relative domande, depositando ricorso al Tribunale;
l'8 novembre, tutti i migranti sono sbarcati dalla nave, a seguito di valutazione psichiatrica da parte dell'équipe medica del servizio di salute mentale, richiesta dai parlamentari presenti sul molo e che avevano visitano la nave;
in data 6 febbraio 2023, il Tribunale di Catania (sezione migrazione, sezione civile) ha da un lato dichiarato cessata la materia del contendere, in considerazione dell'avvenuto sbarco; dall'altro ha comunque precisato che, "laddove non fosse cessata la materia del contendere, per l'avvenuto sbarco, il ricorso sarebbe stato accolto, con conseguente condanna dei Ministeri resistenti al pagamento delle spese del giudizio, da distrarsi ai difensori che ne hanno proposto rituale istanza", peraltro condannando comunque i Ministeri dell'interno, della difesa e delle infrastrutture a rifondere ai ricorrenti le spese del giudizio;
il Tribunale di Catania si è pronunciato in merito al ricorso dei legali di Humanity I "tendente alla condanna dell'Amministrazione a consentire ai migranti di fare ingresso nel territorio nazionale per presentare la domanda di protezione internazionale, per cui, come richiesto da entrambe le parti". Secondo il Tribunale: "la legittimità del decreto va valutata alla luce della normativa che regola la materia del soccorso in mare e del riconoscimento del diritto di asilo". Il Tribunale richiama la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) laddove impone a tutti gli Stati aderenti di "promuovere l'istituzione, l'attivazione ed il mantenimento di un adeguato ed effettivo servizio di ricerca e soccorso relativo alla sicurezza in mare";
l'Italia ha ratificato la Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo (detta SAR) che espressamente recita all'articolo 8, capitolo 2, "Le Parti dovrebbero organizzare i loro servizi di ricerca e di salvataggio in modo da poter far fronte rapidamente agli appelli di soccorso. Qualora esse vengano informate che una persona è in pericolo in mare, in una zona in cui una Parte assicura il coordinamento generale delle operazioni di ricerca e di salvataggio, le autorità responsabili di detta Parte adottano immediatamente le misure necessarie per fornire tutta l'assistenza possibile. Le Parti si assicurano che venga fornita assistenza ad ogni persona in pericolo in mare. Esse fanno ciò senza tener conto della nazionalità o dello statuto di detta persona, né delle circostanze nelle quali è stata trovata";
come affermato dalla Cassazione penale (sezione III, 16 gennaio 2020, n. 6626), "nell'ambito dei doveri di soccorso in mare che gravano sul comandante dell'imbarcazione, il dovere di soccorso non può considerarsi adempiuto con il solo salvataggio dei naufraghi a bordo dell'imbarcazione e con la loro permanenza su di essa, ma comprende altresì lo sbarco degli stessi presso un 'luogo sicuro' (place of safety). (...) una nave in mare che presta assistenza non costituisce 'luogo sicuro', se non in mera via temporanea, giacché essa, oltre ad essere in balia degli eventi metereologici avversi, non consente il rispetto dei diritti fondamentali delle persone migranti soccorse, fra i quali va incluso il loro diritto a presentare domanda di protezione internazionale";
altro profilo rilevante è l'incidenza del decreto interministeriale sul diritto dei migranti di presentare domanda di protezione internazionale;
l'articolo 2 del decreto legislativo n. 142 del 2015 definisce "richiedente protezione internazionale o richiedente" non solo colui che abbia proposto domanda di protezione internazionale su cui non sia stata ancora adottata una decisione definitiva, ma anche chi abbia semplicemente manifestato la volontà di chiedere tale protezione;
in presenza di domanda di protezione internazionale, sorge l'obbligo dello Stato italiano a registrare tale domanda, consentendo la regolarizzazione, seppure temporanea (il permesso di soggiorno ha durata semestrale, rinnovabile fino alla durata del procedimento dinanzi alla commissione territoriale competente) della permanenza del migrante nel territorio dello Stato;
le censure del Tribunale di Catania in merito al soddisfacimento della domanda di protezione internazionale e all'obbligo dello Stato italiano di registrare tale domanda si estendono a quanto previsto dal nuovo decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1, recante disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori, in particolare all'art. 1, comma 1, in cui è modificato l'art. 1 del decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130, aggiungendo il comma 2-bis, punto b), che impone all'equipaggio l'avvio tempestivo di "iniziative volte a informare le persone prese a bordo della possibilità di richiedere la protezione internazionale e, in caso di interesse, a raccogliere i dati rilevanti da mettere a disposizione delle autorità";
in data 26 gennaio 2023, in una lettera indirizzata al Ministro dell'interno italiano, la commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Dunja Mijatovic, ha invitato il Governo italiano a prendere in considerazione il ritiro o la revisione del decreto-legge n. 1 del 2023, in ragione del fatto che "le disposizioni del Decreto potrebbero ostacolare le operazioni di ricerca e soccorso delle ONG e, quindi, essere in contrasto con gli obblighi dell'Italia ai sensi dei diritti umani e del diritto internazionale",
si chiede di sapere:
quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di giungere ad una modifica delle norme di cui al decreto-legge n. 1 del 2023, accogliendo le suddette censure e ripristinando l'obbligo dello Stato italiano di registrare le domande di protezione internazionale, sollevando l'equipaggio delle imbarcazioni da tale obbligo, consentendo la regolarizzazione, seppure temporanea della permanenza del migrante nel territorio dello Stato;
quali procedure siano state poste in essere nella determinazione dei criteri per l'accertamento della disponibilità dei porti ad accogliere i migranti, nonché per l'assegnazione dei medesimi alle navi richiedenti, in conformità con la citata normativa internazionale e internazionale.
(4-00248)
AMBROGIO - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
il fondo di solidarietà comunale costituisce il fondo per il finanziamento dei Comuni, anche con finalità di perequazione;
la sua dotazione annuale è definita per legge ed è in parte alimentata con una quota del gettito dell'imposta municipale propria (IMU) di spettanza dei Comuni stessi;
è stato istituito dall'articolo 1, comma 380, della legge n. 228 del 2012 (legge di stabilità per il 2013), in sostituzione dell'originario fondo sperimentale di riequilibrio comunale (previsto dal decreto legislativo n. 23 del 2011, attuativo della legge n. 42 del 2009 sul federalismo fiscale), in ragione della nuova disciplina dell'IMU introdotta dalla legge di stabilità per il 2013, la quale ha attribuito ai Comuni l'intero gettito IMU, ad esclusione di quello derivante dagli immobili ad uso produttivo destinato allo Stato:
l'obiettivo di un siffatto intervento fu quello di consentire il consolidamento dei conti pubblici in uno scenario di emergenza finanziaria determinatasi negli ultimi due mesi dell'anno 2011;
l'applicazione di criteri di riparto di tipo perequativo nella distribuzione delle risorse, basati sulla differenza tra capacità fiscali e fabbisogni standard, è iniziata nel 2015 per il tramite dell'assegnazione di quote via via crescenti del fondo;
i fabbisogni standard, introdotti con il decreto legislativo n. 216 del 2010, rappresentano le reali necessità finanziarie di un ente locale in base alle sue caratteristiche territoriali e agli aspetti sociodemografici della popolazione residente;
allo stato attuale, i fabbisogni standard, congiuntamente alle capacità fiscali, costituiscono i parametri sulla base dei quali è ripartita una crescente quota perequativa del fondo di solidarietà comunale: si parte dal 30 per cento nel 2016, per arrivare fino al 100 per cento dal 2030;
a tal proposito, è stato previsto un percorso di transizione (modificato da ultimo con il decreto-legge n. 124 del 2019) alla fine del quale, nel 2030, la componente del fondo di solidarietà comunale perequabile sarà integralmente ripartita sulla base della differenza tra fabbisogni standard e capacità fiscali eliminando, di fatto, il vincolo alla perequazione basato sulle risorse storiche;
considerato che:
il decreto legislativo n. 216 del 2010 prevede che i fabbisogni standard siano calcolati relativamente alle seguenti funzioni fondamentali dei Comuni delle regioni a statuto ordinario: funzioni generali di amministrazione, di gestione e di controllo; funzioni di polizia locale; funzioni di istruzione pubblica; funzioni nel campo della viabilità e dei trasporti; funzioni riguardanti la gestione del territorio e dell'ambiente; funzioni nel settore sociale;
la metodologia per la determinazione dei fabbisogni costituisce un'operazione tecnicamente complessa, la cui implementazione è assegnata dalla legge alla SOSE S.p.A. (Soluzioni per il sistema economico);
i fabbisogni standard sono sottoposti a monitoraggio e rideterminati, non oltre il terzo anno successivo alla loro precedente adozione, al fine di garantire continuità ed efficacia al processo di efficientamento dei servizi locali (articolo 7 del decreto legislativo n. 216 del 2010);
i fabbisogni standard, calcolati sulla base dei residenti, non trovano adeguata simmetria con la necessità, in capo ai Comuni turistici delle regioni a statuto ordinario, di garantire la corretta applicazione delle funzioni fondamentali nelle stagionalità di picco, con presenze effettive superiori di decine e decine di volte rispetto alla popolazione abituale;
in molti casi, con particolare evidenza nelle realtà montane, la percentuale trattenuta rispetto al gettito IMU ad aliquota base (tra fondo incapienza e quota IMU FSC) oscilla tra il 60 e il 70 per cento, con picchi all'80 per cento e oltre;
constatato che nella vicina Francia, per riequilibrare questa stortura, i fabbisogni standard sono invece calcolati sulla popolazione "equivalente", vale a dire una sorta di livello turistico medio che descrive, in modo più aderente alla realtà, lo stato dell'arte delle presenze effettivamente da gestire da parte dei Comuni turistici,
si chiede di sapere:
se non si ritenga auspicabile un intervento volto a definire, nei comuni turistici delle regioni a statuto ordinario, con particolare attenzione alle realtà montane, una quota di fabbisogni standard maggiormente aderente e rispondente alle necessità di erogazione dei servizi nei confronti della popolazione realmente presente, spesso ben superiore a quella abitualmente residente;
se non si ritenga necessaria una ricalibrazione del fondo di solidarietà comunale, in grado di garantire più fondi a tali realtà, responsabilizzando contestualmente le amministrazioni meno virtuose nell'ottimizzazione quali-quantitativa dei servizi standard richiesti.
(4-00249)
IRTO - Al Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR. - Premesso che:
in Gazzetta Ufficiale n. 82 del 15 ottobre 2021 veniva pubblicato un bando di concorso pubblico per il reclutamento di 2.022 unità di personale non dirigenziale di Area III - F1 o categorie equiparate nelle amministrazioni pubbliche con ruolo di coordinamento nazionale nell'ambito degli interventi previsti dalla politica di coesione dell'Unione europea e nazionale per i cicli di programmazione 2014-2020 e 2021-2027, nelle Autorità di gestione, negli Organismi intermedi e nei soggetti beneficiari delle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia; tale concorso prevedeva un reclutamento di tecnici, a tempo determinato, per le regioni del Sud;
in relazione al citato concorso e a seguito del superamento dei concorsi indetti dall'Agenzia di coesione, comunemente intesi come "Coesione 1" e "Coesione 2", veniva costituito un Comitato per la stabilizzazione dei tecnici nei comuni del Sud, con lo scopo di risolvere la delicatissima posizione delle lavoratrici e dei lavoratori assunti a tal fine dalla pubblica amministrazione, ma precari;
tale categoria di lavoratori, anche se riconosciuta di primaria importanza per il rafforzamento delle competenze e della capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni del sud Italia, oggi gravate di una nuova e straordinaria mole di lavoro per l'attuazione del PNRR, cui non potrebbero far fronte con le già limitate risorse umane in organico impegnate con l'attività ordinaria degli uffici, sono, di fatto, i protagonisti invisibili e operosi dell'attuazione del PNRR, gli artefici dei potenziali successi che stanno muovendo la complessa macchina burocratica;
in una nota riportata in varie agenzie di stampa, il Comitato dichiarava "[…] Il delicato compito assegnato ai "Tecnici per il sud", rischia di essere frustrato e con esso la stessa attuazione del PNRR, occasione unica e immancabile per la realizzazione di importantissimi interventi che investono, capillarmente, l'intero sistema pubblico del nostro Paese dall'inquadramento previsto per i suddetti lavoratori, contrattualizzati a tempo determinato con scadenza a 36 mesi. Questa forma contrattuale precaria non risulta tale da garantire i lavoratori, la loro permanenza in servizio per l'intera durata contrattuale, in un periodo storico in cui la stabilità pare invece l'unico strumento adatto a offrire un'adeguata tutela per i lavoratori stessi. La precarietà opera invece da chiaro deterrente rispetto al pieno, efficace ed efficiente coinvolgimento, pratico quanto emotivo, dei lavoratori rispetto alle mansioni loro assegnate e alla loro integrazione nei rispettivi uffici. Prova ne sia la copiosa e costante "fuga" dalle posizioni lavorative in oggetto, tramite decine di dimissioni quotidiane, in favore di soluzioni magari meno desiderate o preferite, ma che gioco-forza prevalgono perché prevedono un contratto a tempo indeterminato, viste anche le varie opportunità occupazionali create dalla grande stagione di concorsi che sta interessando il nostro Paese [...]";
pertanto, sempre da quanto appreso da notizie di stampa, il Comitato, rivolgendosi al Parlamento, lanciava un monito su tale gravosa situazione, al fine di incentivare e "blindare" prospetticamente le attività del personale;
considerato che:
l'articolo 35-bis del decreto-legge 9 agosto 2022, n. 115 (cosiddetto Aiuti-bis), convertito, con modificazioni, dalla legge 21 settembre 2022 n. 142, ha disposto che "Al fine di valorizzare la professionalità acquisita dal personale assunto con rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato […] le amministrazioni assegnatarie del suddetto personale possono procedere, con decorrenza non antecedente al 1° gennaio 2027, nei limiti dei posti disponibili della vigente dotazione organica, alla stabilizzazione nei propri ruoli del medesimo personale nella qualifica ricoperta alla scadenza del contratto a termine, previo colloquio e all'esito della valutazione positiva dell'attività lavorativa svolta"; tale favorevole previsione normativa, tuttavia, riguarda esclusivamente le 500 unità di personale reclutato ai sensi dell'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 9 giugno 2021 n. 80, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2021, n.113, e assegnato al Ministero dell'economia e delle finanze e alle altre amministrazioni centrali titolari di interventi PNRR;
in data 16 febbraio 2023, "il Sole 24 Ore" e altre autorevoli testate di stampa riportavano inoltre la notizia che, nella bozza del decreto-legge sul PNRR, sarebbe presente una disposizione che introdurrebbe la possibilità di trasformare i relativi contratti in contratti a tempo indeterminato addirittura dal 1° marzo 2023 per i lavoratori dell'amministrazione centrale, non prevedendo nulla di analogo con riferimento a chi lavora negli enti locali; tale disposizione, se è da un lato apprezzabile in virtù della stabilizzazione dei lavoratori, dall'altro crea un inaccettabile e inammissibile discrimen rispetto ad altri lavoratori assunti per il rafforzamento amministrativo della Pubblica Amministrazione;
considerato altresì che:
la norma in questione, se confermata nel testo definitivo del decreto-legge, dovrebbe rappresentare un apripista per ampliare il bacino di lavoratori interessati dalla stabilizzazione senza indebite e ingiustificate distinzioni;
la continuità lavorativa dei tecnici per il Sud è una chance per l'Italia di migliorare e crescere grazie ai fondi del PNRR e alle migliaia di interventi previsti nell'ambito dello stesso, al suo impatto e all'importante contributo alla mitigazione del calo demografico; la precarietà è infatti un ostacolo lavorativo da superare a 360 gradi ed in tutti gli ambiti, anche al fine di evitare lo svuotamento demografico soprattutto dei giovani della nostra Nazione, che inevitabilmente fuggono alla ricerca di situazioni migliori;
le amministrazioni e gli enti locali sono in perenne carenza di organico, già messi a dura prova dalle attività ordinarie;
è opportuno che si cristallizzi il notevole rafforzamento amministrativo apportato da queste risorse umane, che serve e servirà anche in futuro, e non solo in relazione al PNRR, ma anche in ossequio al principio di buon andamento della Pubblica Amministrazione; lo stesso Ministro in indirizzo, qualche tempo fa, dichiarava alla stampa, "Servono soluzioni straordinarie. Serve avere visione, programmazione, snellimento e impegni vincolanti […] per evitare che l'Italia faccia quello che non può permettersi di fare: sbattere contro un muro";
le attività che gli enti locali e le pubbliche amministrazioni sono chiamate a realizzare nell'ambito del PNRR impongono di stabilizzare il personale e di farlo tempestivamente,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e se intenda intervenire con soluzioni strutturali e definitive volte a colmare con solerzia questo discrimen di trattamento tra lavoratori dell'amministrazione centrale, periferica e quindi degli enti locali, garantendo loro tutela e stabilità;
se intenda provvedere, nell'ambito delle proprie competenze, al fine di garantire la stabilizzazione nei propri ruoli di tutti i 2.800 tecnici assunti ai sensi dell'articolo 1, comma 179, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, nella qualifica ricoperta alla scadenza del contratto a termine.
(4-00250)
IANNONE - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
il Consiglio comunale di Capaccio Paestum (Salerno), con delibere n. 70 e n. 96 del 2018, ha trasferito alla richiedente parrocchia "San Vito" la proprietà piena dei fabbricati della chiesa di san Vito, della casa canonica e del campanile, delle aree libere, circa 2.000 metri quadrati, del parco pubblico urbano "la Collinetta", il diritto di superficie per 99 anni su altri 4.376 metri quadrati delle aree del parco;
tali beni sono pervenuti al Comune dallo Stato con decreti dell'Agenzia del demanio, Direzione regionale per la Campania, dell'11 dicembre 2015, recanti prot. 2015/16041 e prot. 2015/16038 DR CAM NA 4, schede SAB Capaccio 1146 e 1143, ai sensi del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69. In seguito, in data 6 dicembre 2018, è stato redatto l'atto di donazione innanzi al dottor R. Malinconico, notaio di Salerno;
il trasferimento alla parrocchia è avvenuto a titolo non oneroso, in aperta violazione del comma 10 dell'articolo 56-bis del citato decreto-legge n. 69 del 2013; del comma 4 dell'articolo 2 e del comma 5 dell'articolo 9 del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85; dei commi 1, 6 e 7 dell'articolo 58 del decreto-legge n. 112 del 2008; dell'articolo 3-bis del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351;
gli atti descritti appaiono come violazioni che attengono all'intero complesso normativo disciplinante il federalismo demaniale, la cui ratio è il sostegno all'economia dell'ente locale, da conseguire per mezzo dell'accrescimento e del congruo utilizzo dei suoi beni immobili, anche destinandoli a dismissione o valorizzazione, ma sempre per mezzo di procedure "a titolo oneroso, nel rispetto dei principi di salvaguardia dell'interesse pubblico e mediante l'utilizzo di strumenti competitivi";
i principi regolatori della materia, anche per codice civile e altre forme normative, sono univoci: i beni pubblici, oggetto di patrimonio disponibile, non sono affidabili, ad alcun titolo, senza transitare attraverso una procedura a evidenza pubblica, pena la nullità;
considerato che:
con prot. 403/2017 UTD, prot. gen. 40854/2017, il parroco, l'ordinario e il Vescovo della Diocesi di Vallo della Lucania "prospettano interventi edilizi di ricostruzione, ampliamento e adeguamento del complesso", assentiti dal Consiglio comunale, consistenti nel raddoppio del volume della chiesa di san Vito e nella costruzione di un grosso caseggiato nelle adiacenze della casa canonica. Tali interventi si inseriscono in un'ottica di "valorizzazione" del bene;
tuttavia, sia le aree del parco che i beni di culto sono gravati da indice di inedificabilità assoluta, in quanto ricompresi in zona A2, per motivi storico-artistici nel vigente piano regolatore generale. In zona A2 sono ammessi soltanto interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e di restauro scientifico e conservativo; in tal modo, quindi, la pretesa valorizzazione cade per manifeste ostatività urbanistiche;
del resto, il concetto di valorizzazione espresso dal legislatore nella normativa di settore si riferisce ed è circoscritto all'ipotesi in cui il Comune conservi in ogni caso la titolarità del bene ricevuto e proceda alla sua valorizzazione, la quale deve riguardare solo beni pubblici;
con la donazione, il Consiglio comunale non solo ha spogliato il proprio ente di beni del valore di milioni di euro, ma anche delle funzioni istituzionali assicurate;
"la Collinetta", infatti, è l'unico parco pubblico-urbano del territorio comunale, così come l'area giochi per bambini: insieme concorrono in modo determinante al soddisfacimento degli obbligatori standard urbanistici di cui al vigente piano regolatore;
visto che:
la delibera n. 19 del Consiglio comunale del 26 marzo 2018, adottata solo pochi mesi prima delle delibere n. 70 e n. 96, prevede, per alienazioni e valorizzazioni, solo il titolo oneroso da conseguire mediante strumenti competitivi, in linea con la normativa sul federalismo demaniale;
la conclusiva delibera n. 96, al punto 5 dell'articolato finale, recita di "vincolare il trasferimento all'esclusiva destinazione quale luogo di culto cattolico e per iniziative ed attività religiose e pastorali";
la parrocchia prende tutto, il Comune perde tutto, anche il diporto per i suoi cittadini e i giochi per i bambini. In aggiunta, viene minacciata la più significativa delle zone A2 contemplate nel vigente piano regolatore, sito di singolare pregio storico, ambientale, oltre che geologico ed archeologico per le tombe rinvenutevi e ora esposte nel museo nazionale di Paestum;
dal principio costituzionale di laicità discende che le finalità di culto non possono rientrare tra i fini istituzionali dello Stato;
il ruolo affidato dal legislatore all'Agenzia del demanio in tema di federalismo demaniale, e dalla stessa ricoperto nella vicenda: ad essa, infatti, vanno rivolte le domande degli enti per l'assegnazione dei beni che lo Stato intende trasferire ai sensi del decreto-legge n. 69 del 2013; è nei bandi predisposti dall'Agenzia che sono contenuti i criteri di assegnazione e le condizioni delle concessioni e locazioni di cui all'articolo 3-bis del decreto-legge n. 351 del 2001; il comma 3 dell'articolo 4 e il comma 5 dell'articolo 9 del decreto legislativo n. 85 del 2010 demandano all'Agenzia il compito di attestare la congruità delle alienazioni e delle valorizzazioni dei beni trasferiti; l'Agenzia viene informata dall'ente locale su tutti i passaggi amministrativi dei beni trasferiti dallo Stato,
si chiede di sapere:
se il Ministro di indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se ritenga che l'Agenzia del demanio, laddove non stia già provvedendo, debba intervenire affinché, trascorsi i 3 anni dal trasferimento, qualora a seguito di apposito monitoraggio l'ente territoriale non risulti utilizzare i beni trasferiti, essi rientrino nella proprietà dello Stato, al fine di assicurarne il migliore utilizzo.
(4-00251)
IANNONE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
desta preoccupazione l'episodio di violenza avvenuto a Cava de' Tirreni (Salerno), il 5 febbraio 2023, dove due giovani ragazzi sono stati accoltellati in piazza San Francesco, da coetanei, per futili motivi, legati probabilmente ad un complimento di troppo alla fidanzata dell'aggressore;
per un mero caso fortuito l'episodio non è sfociato in tragedia, perché uno dei due ragazzi, adesso fuori pericolo e le cui condizioni sono in lento miglioramento, è stato trasportato d'urgenza in ospedale ed ha subito un delicato intervento chirurgico, a causa delle ferite riportate al torace e all'addome;
considerato che si tratta dell'ennesimo episodio di vandalismo e violenza in piazza San Francesco a Cava de' Tirreni, dove la movida incontrollata e l'alcool la fanno da padrone;
valutato inoltre che quello di Cava de' Tirreni, così come i numerosi altri episodi di violenza giovanile che nell'ultimo anno hanno contrassegnato la movida della città capoluogo e tanti centri della provincia, sono la spia di un fenomeno ben più generalizzato e preoccupante, sul quale le istituzioni, a ogni livello, sono chiamate ad accendere i riflettori,
si chiede di sapere:
se il Ministro indirizzo sia a conoscenza del fatto descritto in premessa e, constatata la veridicità e gravità degli stessi, quali iniziative di competenza intenda assumere, con particolare riguardo alla necessità di adottare, di concerto con le autorità locali competenti, adeguati strumenti di prevenzione e repressione dei fenomeni violenti legati alla movida incontrollata nella città di Cava de' Tirreni e nel salernitano, in generale;
se il Ministro in indirizzo e, quindi, il Governo, abbia intenzione di promuovere provvedimenti che introducano pene più severe per i reati che afferiscono ad episodi di microcriminalità, molto avvertiti in termini di insicurezza dai cittadini onesti.
(4-00252)
Interrogazioni, già assegnate a Commissioni permanenti, da svolgere in Assemblea
L'interrogazione 3-00154, delle senatrici Paita e Fregolent, precedentemente assegnata per lo svolgimento alla 8ª Commissione permanente (Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica), sarà svolta in Assemblea, in accoglimento della richiesta formulata in tal senso dall'interrogante.
L'interrogazione 3-00176, del senatore Bergesio ed altri, precedentemente assegnata per lo svolgimento alla 9ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare), sarà svolta in Assemblea, in accoglimento della richiesta formulata in tal senso dall'interrogante.
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:
7ª Commissione permanente (Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-00232 del senatore Nicita e della senatrice D'Elia, sulla nomina del sovrintendente artistico e culturale della fondazione INDA.
Avviso di rettifica
Nel Resoconto stenografico della 37a seduta pubblica del 14 febbraio 2023, a pagina 83, sotto il titolo: "Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, trasmissione di documenti. Deferimento", alla seconda riga, sostituire le parole: "20 luglio 2022" con le seguenti: "3 febbraio 2023".