Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 030 del 19/01/2023
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------
30aSEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO (*)
GIOVEDÌ 19 GENNAIO 2023
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Presidenza del presidente LA RUSSA,
indi del vice presidente CENTINAIO
e del vice presidente ROSSOMANDO
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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 34 del 31 gennaio 2023
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Azione-Italia Viva-RenewEurope: Az-IV-RE; Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-Patt, Campobase, Sud Chiama Nord): Aut (SVP-Patt, Cb, SCN); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente LA RUSSA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,10).
Si dia lettura del processo verbale.
VALENTE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Discussione e approvazione della mozione n. 1 sull'istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza (ore 10,16)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00001, presentata dalla senatrice Segre e da altri senatori, sull'istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza.
Ha facoltà di parlare la senatrice Segre per illustrarla.
SEGRE (Misto). Signor Presidente, care colleghe, cari colleghi, quella di oggi è una seduta importante del Senato della Repubblica, una seduta che ci vede impegnati nella discussione e approvazione della mozione che istituisce, anche per questa legislatura, la Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza.
Abbiamo svolto un lavoro utile e proficuo durante la scorsa legislatura, abbiamo approfondito e analizzato aspetti fondamentali di una delle questioni più importanti e sensibili del nostro tempo: la diffusione dei social media e il rischio, purtroppo sempre incipiente, di favorire la diffusione dell'hate speech e di campagne mirate alla discriminazione, al pregiudizio e alla diffusione tossica di fake news.
I lavori della Commissione nei mesi scorsi sono andati avanti in modo proficuo e partecipato, con decine di audizioni e approfondimenti. Si sono infine conclusi con l'approvazione all'unanimità di un documento che riassume il senso complessivo del nostro lavoro e dà utili indicazioni per l'impostazione dell'attività che resta ancora da fare, perché resta ancora molto da fare, sia a livello di approfondimento dei temi, sia per favorire una nuova produzione legislativa che si armonizzi con le novità importanti nella normativa europea che noi abbiamo sempre seguito e sostenuto con attenzione.
Nel luglio scorso il Parlamento europeo ha approvato a larghissima maggioranza la nuova legge sui servizi digitali (digital services act: DSA) e la legge sui mercati digitali (digital markets act: DMA), leggi che affrontano gli effetti sociali ed economici del settore tecnologico, in sostanza delle grandi piattaforme social, stabilendo regole chiare per le modalità di funzionamento e di fornitura dei servizi. Tutte questioni evidentemente di rilevante valore economico, ma anche valoriale, da cui dipende la qualità della nostra vita civile e quindi delle nostre democrazie. Non a caso, da alcuni anni, si è cominciato a parlare di algoretica, cioè di etica degli algoritmi: il fine di questo nuovo campo di ricerca è proprio contribuire a regolare l'attività delle grandi piattaforme social sulla base di valori e diritti irrinunciabili per tutti i cittadini e le cittadine dell'Unione europea, vale a dire per tutti gli esseri umani.
Dunque, la mozione che oggi siamo chiamati a discutere e approvare riguarda questioni cruciali, come la libertà di espressione e la tutela della dignità della persona: due esigenze che, come numerose audizioni svolte la scorsa legislatura ci hanno ricordato, non sono alternative, ma complementari, perché è certo che non ci può essere libertà di espressione senza il rispetto dell'altro, della libertà altrui di essere e di esprimere la propria personalità in un ambiente virtuale e reale, libero da aggressioni e discriminazioni: libertà e dignità insieme.
A partire da questi punti fermi, politici, documentali e di civiltà, dobbiamo immaginare la ripresa dei lavori della Commissione anche in questa legislatura.
La nostra bussola dovrà essere sempre la Costituzione repubblicana, che proprio in questo gennaio 2023 celebra il settantacinquesimo anniversario dell'entrata in vigore. Anche questa volta, infatti, il lavoro di scavo e conoscenza in materia di discorsi di odio dovrà svolgersi recuperando in pieno lo spirito e i valori della nostra Carta fondamentale, ma con l'impegno anche ad attuarla, a promuovere leggi di inclusione, ad estendere diritti sociali e civili. Tutto questo, però, avendo sempre chiara consapevolezza, in quanto parlamentari e rappresentati della Nazione, che esiste anche un nesso tra malessere sociale e utilizzo dei discorsi di odio e che si tratta di qualcosa che impatta direttamente sul senso e sul lavoro di una Commissione come quella che ci accingiamo a votare.
In questi mesi di passaggio dalla XVIII alla XIX legislatura sono accadute cose importanti, con riferimento ai temi di interesse della Commissione, su scala generale internazionale. C'è stata, infatti, negli ultimi mesi del 2022, una grave crisi dell'universo dei social, del sistema, cioè, che ha cambiato il nostro modo di comunicare, informarci, comprare, vendere, garantire la sicurezza e la privacy. Ebbene, in questo mondo ci sono state decine di migliaia di licenziamenti di lavoratori e manager, un processo di crisi che ha investito media quali Meta e Twitter, ma anche realtà globali come Amazon o Uber. Si tratta di una crisi seria, profonda e preoccupante, se non certo la fine dei social media e della diffusione online, come qualcuno ha detto, sicuramente un passaggio a cui guardare con attenzione e senso di responsabilità.
Tutto questo dovrà necessariamente riguardare anche la Commissione che ci accingiamo a ricostituire, perché il fatto che le grandi piattaforme vivano un periodo di difficoltà e cambiamento ha effetti diretti sui milioni di messaggi che circolano in rete, sulla loro quantità e anche qualità. I discorsi di odio, infatti, conoscono sempre un'impennata nei momenti di crisi economica e sociale, interna e internazionale. In questi periodi, infatti, la crescita delle tensioni e del risentimento può spingere le piattaforme a una minore attenzione all'opera di contrasto di forme di discorsi d'odio che comunque attirano e trattengono utenti. Analizzare, dunque, lo status dei maggiori media ed i rischi connessi al fatto che le grandi piattaforme possano venire meno ai doveri di contrasto e rimozione tempestiva dei discorsi di odio dovrà essere uno dei compiti - io credo - della nuova stagione di lavori della Commissione antidiscriminazione.
Per questo insieme di ragioni, che definirei di natura strategica, credo che sia utile e opportuno ricostituire anche nella XIX legislatura la Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza.
Care colleghe e cari colleghi, dalla mozione che ci troviamo ad approvare conoscete tutti i particolari per la costituzione della Commissione e per la migliore organizzazione dei lavori. Quello che tengo a dire alla fine di questo intervento è che considero ancora oggi come quattro anni fa, di grande momento le ragioni a sostegno di una Commissione per la lotta ai discorsi di odio e ad ogni forma di discriminazione.
Nella mia veste di Presidente della Commissione nella scorsa legislatura mi sono battuta perché i lavori avessero una conclusione unitaria e condivisa e che il documento finale fosse approvato all'unanimità. (Applausi). Il risultato alla fine fu raggiunto e mi auguro vivamente che quello spirito venga recuperato oggi.
È di grande significato, infine, che questa nostra votazione si tenga nell'imminenza del prossimo 27 gennaio, Giorno della Memoria. Molto più, infatti, di tante celebrazioni che rischiano di apparire rituali, la ricostituzione di una Commissione che accoglie nel suo stesso statuto i valori della difesa della dignità delle persone e della promozione del rispetto delle minoranze, attraverso la concreta prevenzione delle campagne di odio e pregiudizio, rappresenta - non solo per me, ma credo per tutti - un segnale importante e positivo.
L'approvazione della istituzione della nostra Commissione sarà così il modo migliore per onorare il Giorno della memoria. (Vivi applausi. L'Assemblea si leva in piedi).
PRESIDENTE. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo del 17 gennaio, la discussione sarà limitata alle sole dichiarazioni di voto per un tempo di 10 minuti a Gruppo.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
ROCCELLA, ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. Signor Presidente, intervengo solo per rimarcare - anche da parte del Governo - quanto appena detto dalla senatrice Segre, cioè che è circostanza non casuale e fondamentale che questa discussione si svolga a ridosso del Giorno della Memoria e veda protagonista e prima firmataria della mozione proprio la senatrice Segre.
L'antisemitismo, il razzismo, la violenza e ogni forma di discriminazione non sono opinioni; sono atti, sono fatti, e come tali necessitano di un'attenzione particolare. Lo ripeto: non sono opinioni.
L'antisemitismo, in particolare, per esempio, è un fenomeno mai sopito, che ha forme antiche e radicate e si manifesta sia con le vecchie forme sia attraverso forme nuove, che hanno a che fare anche con la geopolitica e con il diritto all'esistenza di uno Stato sovrano come lo Stato di Israele, che vanta una lunga e solida amicizia con il nostro Paese.
Per confermare quanto proprio l'antisemitismo, purtroppo, sia ancora radicato, basta vedere i dati raccolti dalle strutture a questo preposte che afferiscono al mio Ministero, secondo i quali la maggior parte delle segnalazioni relative a episodi di discriminazione hanno a che fare con il razzismo (nel 50 per cento dei casi) e con l'antisemitismo (nel 30 per cento dei casi); quindi, razzismo e antisemitismo sono i due fattori di maggiore discriminazione nelle segnalazioni che abbiamo raccolto.
È pertanto importantissimo che il Parlamento intenda occuparsi del tema in modo specifico e siamo a disposizione come Governo per dare il nostro contributo.
Il nostro Governo è e sarà sempre in prima linea contro ogni forma di discriminazione e di intolleranza, su qualunque pretesto - perché non di ragioni, ma di pretesti si tratta - si possano basare. (Applausi).
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, ha ragione la senatrice Segre: quella di oggi è una seduta importante e, come la stessa ha voluto giustamente ricordare, è un bene che questa Assemblea ne stia discutendo oggi, a ridosso del Giorno della Memoria.
Come è stato ricordato, nella XVIII legislatura è stata istituita una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo, istigazione all'odio e alla violenza, presieduta dalla senatrice Segre. Oggi discutiamo per rinnovarla anche in questa legislatura.
Constatiamo quotidianamente che questi fenomeni purtroppo erodono le basi stesse della nostra democrazia; ne è un esempio evidente la diffusione dei discorsi di odio in rete. Ciò accade soprattutto, come ha detto secondo me molto correttamente la senatrice Segre nella sua relazione introduttiva, in una fase storica come questa, profondamente segnata dalla crisi sociale e dalla debolezza di quei corpi intermedi che invece storicamente anche nel nostro Paese avevano rappresentato un vero e proprio argine democratico e avevano in qualche modo favorito la coesione sociale. La senatrice Segre lo ha giustamente ricordato e secondo me ha ragione.
Gli ambienti digitali hanno oggi ammesso diversità di pratiche, abitudini e credenze, a volte anche contraddittorie, ma coesistenti, mentre i social media aumentano la possibilità di portare i punti di vista e le questioni individuali nella sfera pubblica, allo stesso tempo, come sappiamo, limitano e radicalizzano i discorsi, esacerbando solo alcune voci e strutturando l'attenzione collettiva verso il cosiddetto panico morale, così come per esempio si verifica su quei discorsi legati all'immigrazione, agli sbarchi, ai porti chiusi e così via.
Il punto più pericoloso, dal punto di vista educativo, è che il cosiddetto piacere di odiare liberamente si sta sempre più normalizzando, coltivando convinzioni che legittimano il disprezzo per ciò che è diverso o per chi la pensa diversamente. La partecipazione alla sfera pubblica infatti è diventata sempre più emotiva e irrazionale, predomina la polarizzazione affettiva ed ecco che il discorso pubblico digitale spesso è prepotentemente occupato da chi è più esaltato, con l'aggravante che l'informazione è difficilmente contrastata e ciò porterà a diffondere solo le idee che coincidono con il nostro abbigliamento morale. Se invece di aprirci alla diversità di opinioni, siamo molto selettivi con le argomentazioni a cui ci uniamo, finiremo per creare echi di conferma, chiamiamoli così, che non fanno altro che isolarci nelle nostre convinzioni e nelle nostre giustificazioni.
Oggi dobbiamo tener presente che i social network alimentano un certo esibizionismo in modo che gli utenti creino contenuti o li condividano costantemente in pubblico e mobilitino anche l'espressione delle nostre opinioni, a volte in modo rapido e consultivo, soltanto in alcuni casi invece in modo più riflessivo. Per questo è importante sensibilizzare su come ogni insulto e ogni minaccia sui social network sia una vera e propria forma di molestia riconosciuta e punita a livello internazionale. Con la consapevolezza però che prevenire gli effetti della cultura dell'odio nelle società tecno avanzate non è semplice perché evidentemente ciò interferisce con i diritti di espressione e di pensiero.
Anche grazie all'istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza è possibile diffondere quelle buone pratiche che, insieme alle istituzioni scolastiche e universitarie, debbono mirare a favorire un'educazione critica, civica e democratica, fondata sul rispetto dei diritti umani. Educare al rispetto delle differenze individuali e di gruppo è evidentemente fondamentale come mezzo per prevenire episodi violenti, motivati da pregiudizi in ambito familiare, scolastico ed anche sociale.
Solo dalla conoscenza delle pluralità delle opinioni è possibile partecipare e confrontarsi in modo rispettoso, sia faccia a faccia che negli spazi digitali, e questi argomenti, anche grazie all'istituzione di questa Commissione, saranno al centro dell'attenzione politica e istituzionale, a partire anche dal lavoro positivo che è stato già svolto nel corso degli anni passati. Sono ovviamente estremamente utili le raccolte e i dati statistici e soprattutto gli approfondimenti basati sull'osservazione dei casi empirici, sulla raccolta delle testimonianze delle vittime, per esempio, o degli artefici di situazioni di discriminazione e razzismo. Sarebbe tra l'altro molto interessante anche avviare un'indagine conoscitiva su scala nazionale delle esperienze relative alla prevenzione educativa dei comportamenti violenti e la cultura dell'odio.
Senatrice Segre, noi conosciamo bene la sua storia, la sua forza singolare e anche le offese. Quelle offese balorde, quegli insulti che lei ha ricevuto nel corso dei mesi passati, voglio dire che sono davvero una ulteriore lezione che lei ci offre. Grazie, senatrice Segre, per il suo impegno.
Per questi motivi, annuncio il voto favorevole delle senatrici e dei senatori della componente Alleanza Verdi e Sinistra del Gruppo Misto.
MUSOLINO (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSOLINO (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, onorevoli senatori, senatrice Segre, signor rappresentante del Governo, tutti i senatori del nostro Gruppo hanno convintamente sottoscritto la mozione della senatrice Segre affinché, anche in questa legislatura, il contrasto ai fenomeni di odio, di discriminazione e di intolleranza sia al centro dei lavori del Senato, con la costituzione della relativa Commissione straordinaria.
Oggi, e non solo in Italia, ci troviamo davanti a una violenza verbale, talvolta anche reale, che ricorda la retorica dell'odio degli anni Venti e Trenta del secolo scorso. Il rifiuto totale della diversità, collegato all'idea distorta che vi siano minoranze che si appropriano e godano di tutti i benefici, alimenta una visione irreale, genera sentimenti di rifiuto, che a loro volta vorrebbero giustificare la richiesta di espulsione dal corpo sociale di tutti i Gruppi indesiderati.
Le ragioni di questi sentimenti di odio, di discriminazione e di rifiuto sono molteplici. Ci sono ragioni di ordine culturale e di fatto, quando sono suonati i campanelli di allarme, spesso non si è fatto abbastanza per invertire questa tendenza. Soprattutto, vi sono ragioni di carattere sociale. La storia ci insegna che è dentro le crisi socioeconomiche, nello smarrimento determinato dalla perdita di certezze, che queste narrazioni trovano terreno fecondo, a discapito dei valori fondanti della società civile.
Occorre, quindi, andare oltre una visione strettamente culturale del razzismo e di tutti i fenomeni di intolleranza. L'intolleranza è un fenomeno sociale, che si nutre dell'ingiustizia economica e della percezione di questa ingiustizia per esasperare le apparenti diversità. A pagarne il prezzo, lo sappiamo, sono le minoranze etniche, religiose, sessuali e sono anche le donne, sulle quali si scatena tutto l'odio di una società e di una cultura che non riesce ancora a superare la visione della donna come oggetto del possesso o come portatrice di minori diritti sul fronte lavorativo, salariale e della partecipazione alla vita pubblica.
A rendere ancora più evidenti questi fenomeni sono stati la rete e i social media che, in un contesto di sostanziale impunità, si sono trasformati in una vera e propria cassa di risonanza per campagne di odio e di denigrazione, con invidie e incitamenti alla violenza e alla discriminazione. Anche per questo occorre estendere i reati legati all'odio razziale a quelli nei confronti delle donne, con pene aggravate proprio per quei reati commessi in rete mediante social media.
Signor Presidente, questo non è un semplice auspicio, dunque, ma una vera e propria esortazione affinché questa Commissione sia di impulso per la nostra attività di legislatori, introducendo norme più severe e più puntuali per la repressione dei fenomeni di odio, di denigrazione e di incitamento alla violenza e alla discriminazione. Anche la politica sia di esempio, espellendo il linguaggio dell'odio e della criminalizzazione; una politica che operi sempre per la questione sociale.
Con questa esortazione, signor Presidente, ribadisco il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie. (Applausi).
GUIDI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUIDI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, chiedo scusa per il ritardo, dovuto al rifiuto di un taxi a farmi salire a bordo. Qualche volta, purtroppo, la discriminazione non è razziale, ma è legata all'ignoranza ed è qualche cosa che colpisce inaspettatamente e senza preparazione di gruppo. Spesso è ignoranza; spesso è crudeltà.
Da vecchio psichiatra, dico che spesso le frustrazioni personali diventano poi crudeltà rispetto a chi, come nel mio caso, non cammina e non solo. Ti considerano diverso.
Ieri, senatrice, sono stato orgoglioso di essere qui con lei, perché lei, al di là dell'esperienza innominabile, che non ha confini rispetto alla cattiveria, al buco nero della innominabile crudeltà, ha dato una dimostrazione per noi forse irraggiungibile, ma auspicabile. Lo ha fatto con la sua voce chiara, bella, dolce; peraltro è anche una bella donna, quindi è tutto più gradevole, se si può dire (non voglio essere razzista in questo, la bellezza è soprattutto nell'anima, come nella sua). Lei non odia, perché sarebbe la vittoria dell'innominabile periodo che abbiamo vissuto in questa parte d'Europa, se ci fosse qualcuno che contrappone all'odio innominabile un altro odio.
Lei ci ha fatto una lezione di cui avevamo bisogno tutti noi, che spesso contestiamo quello che non capiamo con qualcosa che forse non è odio, però è sufficienza, demonizzazione e sentirsi superiori, perché abbiamo idee diverse. Mi riferisco a quell'intolleranza che, se non è razzismo, ne costituisce segni inaccettabili, quindi sono stato molto orgoglioso di poterla ascoltare in quest'Aula, dove anch'io nel mio specifico, sicuramente nel mio piccolo, do un contributo.
Faccio lo psichiatra da più di mezzo secolo - non so se lo sa - e ancora mi interrogo sul perché esistano persone talmente intolleranti da creare ostacoli infiniti al cosiddetto altro. Sono giunto alla conclusione che certe frustrazioni e certe incapacità di comprensione e di accettarsi procurano la non accettazione dell'altro. Quello che lei, senatrice Segre, ha descritto ieri è al di là della storia, al di là di tutto; è un buco nero innominabile, che però ha in sé per una radice che dovremmo valorizzare.
Non voglio insegnare qualcosa a lei - ci mancherebbe altro - che ci insegna in ogni momento, però credo che ci sia un punto: in quel periodo, si è fatto un male infinito, irreparabile; è una ferita che, da medico, posso forse definire incurabile, ma che ha una possibilità di cura nel dire che non si ripeta mai più e che in ogni caso, nonostante le infinite, innominabili, inaccettabili e schifose realtà che ha creato quel periodo, loro hanno perso.
Signor Presidente, lei sa quanto mi duole parlare di queste cose, che sono al confine tra politica, attività professionale e anche vita vissuta. Ne parliamo da decenni e chiedo scusa della mia lungaggine, ma credo che dobbiamo dire forte che queste forze oscure del male hanno perso e hanno in sé i germi della sconfitta, perché sono disumane, non appartengono a noi, sono figlie di qualcosa che ha perso in sé.
L'annichilimento dell'altro e la distruzione di fasce, ohimè, larghe di popolazione, con la scusa chissà di che cosa, spesso coperta persino da una scienza inaccettabile, hanno in sé la sconfitta. Vede, Presidente, lo schiavismo, l'utilizzo del corpo, soprattutto della donna e dei bambini, a fini di potere e lucrativi è inaccettabile, ma può essere spiegabile. Invece l'annichilimento e la distruzione di fasce di popolazione è innaturale e non procura nulla; procura solamente dolore infinito, che non è nella razza umana, pur con i tanti difetti che ha.
Stiamo parlando di un qualcosa sul quale dobbiamo vigilare e fare in modo che non si riproduca nemmeno in sogno, perché spesso persino quello va, se non controllato, compreso (lo dico da psichiatra). Dobbiamo far capire ai giovani, e anche a noi che siamo in quest'Aula, che certi processi d'inferno innominabile sono sconfitti in partenza e non ci dev'essere nessuna mitologia. Anche loro, però, esprimono potere e potenza? No, esprimono impotenza, che non ci dev'essere, perché dobbiamo difendercene, dicendo che sono il frutto assolutamente innaturale di una sconfitta di persone che non sono tali.
Concludo scusandomi, signor Presidente e senatrice Segre: abbiamo parlato tanto di memoria, di cui mi occupo, perché faccio il neurologo; una delle malattie peggiori è la perdita di memoria, perché, quando una mamma, una nonna o un figlio non vengono riconosciuti o non riconoscono, forse questa è la malattia peggiore dal punto di vista psicologico. Questa metafora ci deve far capire, in conclusione, che perdere la memoria collettiva è una malattia gravissima, che dobbiamo in ogni caso contrastare, anche con una Commissione in cui il razzismo non deve incentivare l'odio, ma una reazione positiva, e l'oggetto-soggetto del razzismo è sicuramente a contenuto razziale, ma spesso per esempio alberga contro le disabilità e contro l'incomprensione. Anche in quest'Aula, quando ci sentiamo un po' troppo sicuri di noi e non accettiamo le idee diverse, forse esprimiamo qualcosa che non riesco a condividere.
Dico quindi sicuramente sì alla Commissione e mi perdoni se le faccio una carezza non richiesta: grazie per quello che è. (Applausi).
FREGOLENT (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FREGOLENT (Az-IV-RE). Signor Presidente, quello di oggi è un passaggio politico niente affatto ordinario per il nostro Parlamento. Il voto sull'istituzione della Commissione straordinaria per il contrasto ai fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, infatti, ci impone una riflessione su alcune complessissime sfide, su cui sono chiamate a cimentarsi oggi le nostre democrazie.
La nascita di questa Commissione si deve a una precisa iniziativa della senatrice Liliana Segre, che l'ha presieduta nella scorsa legislatura. La senatrice Segre i crimini d'odio li ha tatuati addosso, in quel tatuaggio sul braccio che non ha mai voluto cancellare, come monito indelebile della vergogna di chi lo ha fatto.
La senatrice Segre ha vissuto sulla sua pelle l'orrore a cui porta l'odio; quell'odio di cui ancora oggi in maniera indescrivibile è bersaglio, che la costringe a vivere sotto scorta e che tuttavia lei non ha mai smesso di combattere con la serena fierezza e la forza che il suo sguardo e il suo sorriso trasmettono. (Applausi).
Nel presentare, nel giugno del 2022, gli esiti dell'indagine conoscitiva sul fenomeno dei discorsi d'odio, prodotta dalla Commissione nella scorsa legislatura, facendo un intervento a braccio e dando ancora una lezione di passione civile e democratica, la senatrice Segre ha sottolineato un passaggio che mi ha molto colpito: «La mia vita è stata quella di una persona fortunata. La fortuna è il contrario dell'odio, è l'amore che sono riuscita a trasmettere ai miei figli e ai miei nipoti». Questa è la cifra esatta della sua attività di testimone, nel corso della quale mai e poi mai ha usato le parole «odio» e «vendetta», perché consapevole delle conseguenze che le parole istigatrici di odio, intolleranza e violenza possono avere. (Applausi).
Quando in questi giorni ho riletto quel discorso, non ho potuto non pensare alle parole analogamente ispirate e lette nelle pagine del «Diario di Anna Frank»: «È davvero meraviglioso che io non abbia lasciato perdere tutti i miei ideali perché sembrano assurdi e impossibili da realizzare»; «Semplicemente non posso fondare le mie speranze sulla confusione, sulla miseria e sulla morte». Anche la senatrice Segre non si è mai arresa all'orrore e all'odio e ha scelto la testimonianza come indomito gesto politico. Aver voluto caparbiamente questa Commissione e aver promosso nella scorsa legislatura un'approfondita indagine conoscitiva sul fenomeno dei discorsi d'odio risponde proprio a quell'urgenza di non darla mai e poi mai vinta all'odio e alle diverse forme e modalità con cui si propaga.
In questi ultimi anni, abbiamo infatti assistito a un diffondersi della pervasività dell'hate speech, legata alla capacità di propagazione della Rete. L'hate speech e le fake news sono per certi aspetti diverse facce di una stessa medaglia, che hanno a che fare anche con un'azione di logoramento delle società democratiche. Il rispetto per l'eguale dignità di tutti gli esseri umani costituisce il fondamento di una società democratica e plurale. Diffondere, incitare e promuovere o giustificare l'odio razziale, l'antisemitismo, la xenofobia e altre forme di odio basate sull'intolleranza, significa voler minare alla base le democrazie, alternarne la vita e il funzionamento.
Quando, in apertura del mio intervento, dicevo che parlare dell'istituzione di questa Commissione significa affrontare alcuni nodi centrali delle sfide che le democrazie sono chiamate ad affrontare per contrastare i tentativi di logoramento e rilanciare la propria forza, non usavo dunque un'iperbole. Affrontare il tema del necessario contrasto ai discorsi d'odio, a partire dall'esigenza di arrivare a una definizione giuridicamente vincolante e alla ricerca di un conseguente intervento normativo per contrastare il fenomeno, richiede infatti di mettere in campo uno sforzo di elaborazione straordinario, una grande sfida politica e culturale, su cui si stanno misurando e devono sempre più cimentarsi le democrazie, anche e soprattutto a livello internazionale. L'obiettivo è certamente tenere alta l'attenzione, tenere al centro del dibattito politico il problema del razzismo e delle discriminazioni e sensibilizzare ed educare al contrasto d'odio. Questo però non basta, perché oggi è urgente la necessità di interventi normativi per contrastare il fenomeno e la necessità di regolamenti chiari e di misure definite per distinguere dove finisce il diritto alla critica e alla libertà di manifestazione del pensiero e dove ha inizio l'odio insopportabile e illegale.
La tutela contro i discorsi d'odio è uno strumento per garantire la libertà e la dignità di tutti ed ha che fare con il binomio libertà-responsabilità, che è un cardine irrinunciabile delle democrazie. «Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio anche» diceva Jean Paul Sartre. Le parole d'odio hanno come punto d'arrivo i crimini d'odio, come lei ci ricorda, senatrice Segre, ma anche la sottovalutazione del fenomeno e l'indifferenza. Oggi non è il tempo del silenzio, dunque, ma quello dell'azione politica, culturale, civile e anche giuridica e legislativa. (Applausi).
Auspico dunque che il lavoro della Commissione, in questa XIX legislatura, possa proseguire sulla scorta del lavoro di studio compiuto nella precedente e si ponga l'ambizioso obiettivo di portare un contributo di analisi e proposta, per rafforzare, anche a livello normativo, la capacità della nostra democrazia di contrastare il fenomeno dei discorsi d'odio e di contribuire alle riflessioni che, su questi temi, sono in corso a livello internazionale. (Applausi).
OCCHIUTO (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
OCCHIUTO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, senatrice Segre, abbiamo davanti a noi, oggi, termini come intolleranza, razzismo, antisemitismo, odio e violenza. Abbiamo anche la fortuna di avere qui, con noi in quest'Aula, una persona che ha subito tale violenza, che ha vissuto personalmente situazioni di odio così raccapriccianti e spregevoli e che, come diceva il collega senatore Guidi, ha superato non solo fisicamente, ma anche spiritualmente questa condizione. Quando si vivono esperienze così eccessive di degrado umano, si può facilmente sprofondare in una condizione d'animo piena di rancore e di rivendicazioni negative. Oppure, se si è un gigante, come nel caso della senatrice Segre, si può rafforzare ancora di più, nello spirito, una condizione di forza e di amore nei confronti del prossimo, come viene mirabilmente descritto da Victor Hugo nel suo «I miserabili».
Abbiamo davanti a noi, oggi, questi termini e anche valori, su cui si soffermava proprio la senatrice Segre: la libertà di espressione, il rispetto dell'altro, la difesa della dignità delle persone, la tolleranza, l'amore e la bellezza. Si tratta di valori che possono essere violentati non solo fisicamente, ma anche con lo strumento della parola. Questo è quindi un compito importante della Commissione in oggetto e il lavoro che ha già compiuto nella passata legislatura evidenzia come si possa ancora lavorare, per ideare i più opportuni rimedi per combattere queste battaglie di civiltà, trasversali a tutta la geografia politica. Questa dev'essere dunque una priorità dell'agenda non solo del Governo e quindi di una parte, ma del Senato, unito com'è oggi contro tutte le campagne denigratorie, che oggi più di ieri circolano con una pervasività spaventosa, a causa degli strumenti telematici fino a portare le vittime anche a gesti estremi.
Il Senato quindi è unito su questi temi, senza tentennamenti né esitazioni, per condannare non solo il fenomeno dell'intolleranza come pratica barbara in sé, ma anche ogni narrazione scritta e orale di quella intolleranza. Per tali motivi, si unisce con un largo numero di firme, che segue quello della nostra saggia senatrice a vita, provenienti da tutti i Gruppi parlamentari e sono certo che continuerà ad essere unito con un voto unanimemente favorevole. Siamo uniti per dire no alle inopportune divisioni, di tipo etnico e religioso e di ogni altra forma, e per dire sì ad ogni iniziativa che porti alla pacificazione, alla comprensione del diverso e a ricostruzioni imparziali del passato e della storia, che siano il più possibile unitarie e condivise.
La Commissione in oggetto rientra proprio nell'alveo di queste iniziative, per creare in concreto rimedi finalizzati a contrastare il fenomeno sempre più diffuso dell'hate speech, sotto un profilo preventivo, ricorrendo a programmi educativi, per rifuggire qualsiasi forma di discriminazione, e anche sotto un profilo repressivo, quando è necessario, ideando un sistema sanzionatorio, civile e penale, più incisivo ed efficiente verso le gravi intolleranze di cui stiamo discutendo.
Qualsiasi riforma o innovazione sul piano sia pedagogico, sia delle tutele giudiziarie, presuppone una profonda conoscenza del fenomeno, che è garantita alla Commissione dalle specifiche competenze di raccolta e aggregazione dei dati, per esempio sulle fasce sociali tipiche su cui si consuma l'hate speech e sulle conseguenze giudiziarie sulle vittime, con la giurisprudenza.
Oggi, come ben sappiamo, l'odio e le ostilità crescono e si diffondono soprattutto nella vasta platea di social e reti telematiche dove, dietro all'anonimato, ci si abbandona alle condotte più diseducative incitanti all'odio: diventa così sempre più necessario tenere alta l'attenzione contro ogni forma di odio e violenza verbale e fisica. Il progresso telematico corre forse più veloce di quello morale e gli strumenti tecnici, che oggi sono più diffusi, forse non ci hanno trovati pronti a un loro corretto utilizzo.
La Commissione sarà d'ispirazione anche per noi, donne e uomini impegnati in politica, che nella passione del confronto spesso ci abbandoniamo a un linguaggio tribale e a toni che fomentano odio per chi non la pensa allo stesso modo.
Per tali motivi, ritengo che prima di tutto questa Commissione debba essere di esempio per tutta la politica e per il confronto politico che deve svolgersi sempre sui contenuti con toni appassionati, sì, ma anche pacati e ragionevoli, soprattutto in un momento storico in cui nelle due Camere sono assenti forze politiche senza esperienza di Governo, considerato il ruolo di opposizione a oltranza che ha spesso ispirato discorsi a volte irresponsabili, pericolosi e divisivi (in una parola: spesso anche di odio). Le esperienze di Governo che ormai tutte le forze politiche hanno nel proprio curriculum devono rendere più consapevoli di cosa significhi ricoprire ruoli di responsabilità e cercare di individuare le migliori scelte per i cittadini.
Perché mi sono permesso di fare questo appello alla politica? Spesso alcune manifestazioni di odio sono alimentate, anziché sedate e controllate, proprio dalla stessa politica. Sono diffusi i casi in cui sono proprio gli atti pubblici e le azioni pubbliche a generare una qualche forma di discriminazione, come a disegnare una parte che ha più diritti e un'altra meno. Ancora peggio, non mancano casi in cui le autorità non riescono a riconoscere episodi di odio e discriminazione o persino che non vogliano farlo, essendo la loro condotta gravemente condizionata dal contesto sociale, culturale e politico in cui operano.
Anche verso tali problematiche la Commissione può svolgere un ruolo rilevantissimo, puntando a spiegare le ragioni di un Paese coeso e ricco di diversità, integrazione, inclusione e tolleranza. Mi riferisco alle ragioni che spiegano che chi la pensa diversamente è una risorsa e non un ostacolo e non deve generare paura. Spesso, infatti, ad alimentare violenze e odio ci sono proprio le paure: la paura del diverso e dell'incertezza economica, le varie paure presenti nelle nostre città e le contraddizioni che vivono gli uomini. Queste paure, spesso ingiustificate, coprono e nascondono quello che dovrebbe essere invece il messaggio più diffuso e divulgato: la bellezza e la speranza di un domani migliore per i nostri ragazzi.
Quello di cui sono assolutamente convinto è che tutti devono usare la ragione e il buon senso, ma anche l'amore e la bellezza, ossia valori e termini antitetici a quelli previsti per l'istituzione di questa Commissione, i quali devono essere sempre il faro che può ispirare noi e tutti coloro che si occupano di politica verso un messaggio di costruzione di bellezza, speranza e pace. Mi auguro che questo messaggio sarà veicolato dalla nuova Commissione promossa dalla senatrice Segre (anzi, ne sono sicuro) e dalle risultanze delle sue indagini conoscitive e dei suoi lavori.
Per questo motivo, Forza Italia voterà a favore dell'istituzione della Commissione straordinaria. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, ho il piacere di salutare studenti e docenti dell'Istituto di istruzione superiore «Fabio Besta» di Orte, in provincia di Viterbo, (Applausi) che oggi assistono a un momento importante della vita parlamentare, che vede tutte le forze politiche unite per un obiettivo, che credo debba interessare molto i giovani, quale quello della lotta contro la discriminazione, il razzismo e l'odio.
Ripresa della discussione della mozione n. 1 (ore 11,05)
LICHERI Sabrina (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LICHERI Sabrina (M5S). Signor Presidente, onorevoli senatrici, senatori e membri del Governo, prendo la parola con grande emozione e orgoglio, perché è nei momenti come questo, quando i temi in discussione riguardano aspetti così alti, come la difesa dei diritti fondamentali e la tutela della dignità delle persone, che si apprezzano tutto il peso e l'orgoglio, appunto, di stare tra questi banchi e rappresentare i cittadini del Senato. Ai primi passi del mio primo mandato parlamentare, mi auguro di preservare forte questo sentimento, anche quando questo genere di assemblee non sarà una novità. Provo emozione perché lo faccio in merito a una mozione che ha quale principale promotrice la senatrice Liliana Segre, che considero un esempio e un riferimento culturale particolarmente importante nel mio lavoro e nella mia attività politica, e che ringrazio per il suo esempio e la sua testimonianza.
In primo luogo, sono d'obbligo i complimenti per il grande lavoro svolto nella scorsa legislatura dalla Commissione straordinaria in oggetto, grande lavoro svolto da parte di tutti i suoi componenti. Ho avuto modo di ripercorrerlo brevemente attraverso la relazione sull'attività svolta nel periodo 2021-2022, le audizioni e naturalmente attraverso il documento conclusivo dei lavori della Commissione, che rappresenta un punto di riferimento e un indirizzo politico chiaro in tema di discorso d'odio. Naturalmente, il nostro voto sulla mozione che delibera di istituire, anche per la XIX legislatura, la Commissione straordinaria per proseguire il lavoro avviato dalla precedente, partendo proprio dalle indicazioni del documento conclusivo, sarà convintamente e decisamente favorevole.
Condividiamo gli obiettivi che la Commissione speciale si prefigge: la raccolta e organizzazione di dati, di fonti normative, di informazioni, di contributi scientifici e ricerche sull'hate speech. Sappiamo che ad oggi non esiste una definizione internazionale univoca di discorso d'odio. La comprensione del fenomeno attraverso l'osservazione e lo studio è la prima base per una sua definizione e la definizione è il presupposto necessario per una sua rilevanza giuridica. Questo è chiaramente evidenziato nel documento conclusivo e su questo riteniamo doveroso il nostro impegno.
Parlare di discorso d'odio è difficile: si tratta di un fenomeno che tutti percepiamo e molti di noi che hanno un ruolo politico, se non altro per aver fatto una campagna elettorale, lo hanno qualche volta sperimentato direttamente, soprattutto sui social network. Secondo una ricerca di SWG per parole ostili i politici sono tra i principali bersagli di hate speech nei social network, ma affrontarlo in maniera concreta è ancora difficile. L'hate speech ha confini incerti e labili, spesso anche nella consapevolezza delle vittime, ed è su questo che è necessario lavorare maggiormente per portare il fenomeno in superficie. Per questo, l'istituzione della Commissione straordinaria è così importante.
Uno degli aspetti critici, soprattutto per l'individuazione della responsabilità, è senz'altro l'esigenza di salvaguardare l'equilibrio tra tutela della dignità della persona e garanzia della libertà di espressione: soprattutto quando il contesto di riferimento è quello politico, il confine non è di facile individuazione. Dove finisce il diritto di opinione e comincia la derisione della dignità della persona? Quale diritto prevale? Quanto conta la sensibilità di chi è chiamato a valutare l'offesa? Mi sono trovata coinvolta in prima persona in situazioni di questo tipo come parte offesa nel mio ruolo di sindaco e mi è capitato più di una volta di rimanere sconcertata di fronte alle motivazioni di un provvedimento di archiviazione per pesanti offese a mezzo social, minacciose, a sfondo sessuale e basate sull'uso violento del pregiudizio di genere; frasi come «le espressioni verbali, seppure allusive, appaiono espressione del legittimo esercizio del diritto di critica»; «la critica, ed ancor più quella politica, quale espressione di opinione meramente soggettiva, ha per sua natura carattere congetturale che non può, per definizione, pretendersi rigorosamente obiettiva e asettica»; o ancora «ed in ogni caso, le modalità della condotta, l'esiguità del danno consentono di affermare che l'offesa sia stata di particolare tenuità».
Nel mio caso specifico, queste frasi mi hanno ferito e frustrato per la sensazione d'impunità che hanno lasciato trasparire e per la leggerezza con cui la violenza verbale da me percepita veniva derubricata dal pronunciamento ad opera di un giudice donna, che, se non altro per solidarietà di genere, avrebbe dovuto, dal mio punto di vista, cogliere gli effetti di tali offese. E io sono una persona privilegiata; ho e avevo, al momento dell'offesa, un ruolo pubblico; certo resta, come ho detto, la frustrazione e l'orgoglio ferito, ma l'offesa subita non ha potuto ledere la mia libertà di espressione.
Cosa succede - ed è questo che deve contare di più per noi - quando la vittima non si trova nella situazione in cui mi trovavo io, non è libera di esprimere se stessa attraverso più canali e con più strumenti? Cosa succede quando la libertà di espressione prevale sulla tutela della dignità della persona?
Succede che, oltre alla frustrazione e alla lesa dignità personale, per la vittima può esserci una conseguenza più grave: la rinuncia all'espressione. Come dice Jeremy Waldron, che il documento finale della Commissione riporta, «questo danno viene innanzitutto inquadrato come un danno alla libertà delle vittime di esprimere sé stesse, di esprimere il proprio protagonismo, la propria soggettività e presenza nel mondo, la loro identità». E ancora: «Se l'hate speech produce un danno nella libertà di espressione, allora qui non si tratta soltanto di contemperare libertà e dignità, qui c'è un vulnus che sta dentro la stessa libertà di espressione, perché la libertà di espressione di chi esprime hate speech va a colpire la libertà di espressione delle vittime [...]; quando noi difendiamo i discorsi d'odio perché vogliamo tutelare la libertà di espressione, in realtà stiamo scegliendo la libertà di espressione degli aggressori rispetto alla libertà di espressione delle vittime».
La situazione si aggrava quando abbiamo a che fare con le piattaforme online, dove oggi passa la maggior parte dei flussi informativi e conversazionali. L'audience per tutti, concessa a chi non avrebbe mai - dico mai - gli strumenti per acquisirlo con contenuti propri fuori dalla piattaforma social. La possibilità illimitata di raggiungere un ampio pubblico ed ottenere visibilità, la struttura orizzontale, la velocità dei messaggi, gli algoritmi che premiano i contenuti per i loro impatto, favorendo la polarizzazione, l'illusione di anonimato, di deresponsabilizzazione e quindi la sensazione di impunità, data dall'idea di interagire con un dispositivo più che con persone in carne e ossa sono tutti elementi che rendono gli spazi digitali particolarmente fertili per la proliferazione dell'hate speech e infatti questo è il vero fronte del contrasto ai discorsi d'odio.
L'effetto di tutto ciò - è ancora il documento finale dei lavori della Commissione a dircelo - è che esiste una grande sottostima del fenomeno, data dalla difficoltà delle vittime di crimini d'odio di denunciare ed esiste altresì una difficoltà di agire, da parte del soggetto pubblico che riceve la denuncia, con la necessaria determinazione e professionalità. Sempre secondo la ricerca di SWG il 68 per cento degli intervistati si è rassegnato alla violenza verbale online, considerandola il nuovo modo di comunicare ai tempi di Internet.
Ancora una volta, questo è il cuore del problema: portare il fenomeno in superficie, ma renderlo palese, circoscriverlo e definirlo è soltanto la prima fase del lavoro, che deve poi diventare più ampio e capillare per aggredire le cause dell'hate speech, i fattori scatenanti. I discorsi d'odio nascono e si diffondono per cause sociali, disuguaglianze reali o percepite, cause culturali, rabbia dovuta ai cambiamenti del sistema sociale e delle forme culturali. Si diffondono spesso in contesti di esclusione sociale, di crisi d'identità e di valori. Senza agire direttamente su questi fattori scatenanti, che sono le strutture stesse della nostra società, ogni intervento in tema di hate speech può essere soltanto repressivo e quindi parziale.
I campi di battaglia sono la scuola, la principale formazione sociale in cui i nostri ragazzi sviluppano la propria personalità, le proprie capacità dialettiche e relazionali e l'educazione alla cittadinanza digitale, che è prima di tutto cittadinanza, capacità di essere cittadini. Il digitale è il nostro quotidiano, la cittadinanza digitale deve diventare materia scolastica per diffondere un uso consapevole e maturo della rete.
E poi c'è la politica, ci siamo noi, che abbiamo la responsabilità di creare, anche attraverso la Commissione straordinaria, il contesto legislativo e le politiche per contrastare l'hate speech, ma abbiamo anche la responsabilità, proprio perché sediamo tra questi banchi, di dare l'esempio attraverso una dialettica politica sana, rispettosa e non violenta. Siamo sicuri di esserne capaci? Condivido con voi riflessioni che non vogliono essere provocazioni, ma solo spunti utili al lavoro che verrà: siamo sicuri che definire il reddito di cittadinanza un metadone di Stato sia soltanto una dialettica politica? E che definire i percettori come fannulloni e delegittimare la loro condizione di difficoltà, riducendoli a pigri parassiti, non sia lesivo della dignità di milioni di nostri concittadini che versano in condizioni di difficoltà e vedono ogni giorno la loro dignità messa in discussione dalla vita, prima, e anche da alcuni politici? Non possiamo pretendere di conoscere tutte le sensibilità, tutte le fragilità. Siamo sicuri che applaudire in Aula per la mancata approvazione di un disegno di legge contro l'omotransfobia non sia lesivo della dignità di un gruppo target? Io non ne sono sicura, anzi sono sicura che questa dialettica leda la dignità di qualcuno e che discorsi e atteggiamenti di questo tipo non possano essere giustificati dalla dialettica politica. E allora, alla fine, il lavoro più grande lo dobbiamo fare noi con noi stessi e con le nostre forze politiche e non basta votare in favore di questo provvedimento.
Faccio mie le parole finali del documento della Commissione: «Solo dove libertà, dignità e uguaglianza vivono insieme, allora può vivere lo Stato di diritto».
Lavoriamo per questo, insieme; il MoVimento 5 Stelle c'è. (Applausi).
BERGESIO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, signor Ministro, la mozione a prima firma della senatrice Liliana Segre per l'istituzione della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza è basata soprattutto sul buonsenso e sulla volontà di contrastare i fenomeni di odio che si stanno diffondendo sempre più anche nel nostro Paese, e non solo. Come Gruppo Lega abbiamo sottoscritto convintamente questa mozione.
Negli ultimi anni assistiamo infatti al diffondersi dei fenomeni di intolleranza, che si accompagnano sia con atti di esplicito odio e persecuzione - contro singoli o intere comunità - sia con la diffusione di questa corrente d'odio attraverso vari mezzi di comunicazione, in particolare sul web. Mi riferisco, ad esempio, al diffondersi tra i giovani di fenomeni come il cyberbullismo o l'emarginazione di bambini o ragazzi da parte dei coetanei.
C'è quindi l'esigenza di contrastare, con ogni mezzo a disposizione, il diffondersi di questi fenomeni, e non potremmo non essere favorevole all'istituzione di una Commissione straordinaria, con le motivazioni che la stessa ha, con i compiti fondamentali di osservazione, studio e iniziativa, per l'indirizzo e il controllo sui fenomeni che portano all'odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali. La stessa Commissione potrà anche svolgere una funzione propositiva, ossia di stimolo e di impulso all'elaborazione e all'attuazione delle proposte legislative necessarie e di ogni altra iniziativa utile per combattere la diffusione dell'odio e della violenza.
Tra gli obiettivi della Commissione vi è la denuncia della pervasività dei discorsi di istigazione all'odio legata alla capacità di propagazione della rete così come la raccolta di dati più precisi sul diffondersi dei fenomeni dell'odio. Essenziale sarà anche stabilire un confine preciso tra i discorsi tollerati e quelli intollerabili, da sanzionare, perché non esiste una definizione di discorsi d'odio univoca - una specifica definizione non esiste nemmeno nell'ordinamento giuridico nazionale - e combattere questi ultimi non deve, però, impedire di tutelare la libertà di espressione.
Auspico - ne sono convinto, perché ho fatto parte della Commissione nella scorsa legislatura - che venga messo in evidenza in modo chiaro anche un aspetto fondamentale: che la lotta contro l'odio e la violenza non deve prescindere dalla tutela della libertà di opinione.
Come ho detto poc'anzi, ero membro di questa Commissione nella scorsa legislatura, e la Presidente conosce bene i fenomeni dell'istigazione all'odio, dell'intolleranza, dell'antisemitismo e della violenza nei confronti delle minoranze, avendoli vissuti personalmente.
«In ogni gruppo umano esiste una vittima predestinata: uno che porta pena, che tutti deridono, su cui nascono dicerie insulse e malevole, su cui, con misteriosa concordia, tutti scaricano i loro mali umori e il loro desiderio di nuocere». Così scriveva Primo Levi, ma questo pensiero è molto contemporaneo.
Tra pochi giorni è il Giorno della memoria. Crediamo nel valore della memoria. Il dovere del ricordo e dell'onore al sacrificio di chi ci ha preceduti è uno dei più importanti doveri della vita civile e istituzionale del nostro Paese e del nostro popolo. Lo dobbiamo alle migliaia di vittime, ai loro familiari e soprattutto ai nostri giovani, che devono raccogliere un testimone importante.
La riluttanza alla verità non porta mai niente di buono e non giova all'affermazione dei valori di democrazia e libertà.
Non solo il 27 gennaio, non oggi, ma sempre, perciò, diciamo sì alla Commissione, primo passo per sconfiggere l'istigazione all'odio, l'intolleranza e la violenza, ma dobbiamo anche evitare di esasperare la realtà. Istituendo la Commissione, dobbiamo contribuire a dare una definizione precisa del discorso d'odio e quindi a definire regolamenti e misure chiare per distinguere dove terminano il diritto alla critica e alla manifestazione del libero pensiero e dove inizia l'odio illegale, che scatena pulsioni antisociali. Dobbiamo affrontare le sfide inedite del discorso d'odio online, che ha un pubblico ormai vastissimo e ricercare soluzioni positive a questi episodi, da individuare attraverso il lavoro della Commissione, che potrà approfondire lo studio dei vari aspetti del fenomeno attraverso la raccolta di dati specifici ed effettuare anche proposte alle giovani generazioni.
Alla luce del prezioso lavoro che abbiamo svolto nella scorsa legislatura, dobbiamo cercare di essere concreti e comunque capaci di creare le giuste opportunità informative agli utilizzatori dei moderni strumenti di comunicazione.
Voglio ringraziare personalmente la presidente Segre, a nome mio nome e del nostro Gruppo, ma ringrazio anche il vice presidente Verducci. Ringrazio la capogruppo nella Commissione della scorsa legislatura, senatrice Pirovano, che anche ieri ha dato dimostrazione di capacità e di presenza su questi temi importanti con l'approvazione del provvedimento sui viaggi della memoria. (Applausi). Ringrazio anche tutta la Commissione perché mi ha fatto anche aprire gli occhi con una capacità informativa importante su quello che era un tema troppe volte dato culturalmente ormai per diffuso, che invece ha delle conoscenze e delle necessità di essere implementato rispetto a quello che facciamo quotidianamente.
Concludo, Presidente, nel comunicare all'Assemblea il voto favorevole del nostro Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione al provvedimento in approvazione e alla costituzione della Commissione straordinaria. (Applausi).
VERDUCCI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VERDUCCI (PD-IDP). Signor Presidente, la Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, nei suoi soli quindici mesi di attività nella scorsa legislatura, ha costituito per il Senato e per tutto il Parlamento italiano un valore aggiunto di autorevolezza, di credibilità e di questo dobbiamo innanzitutto essere grati a Liliana Segre. (Applausi). Chi ha vissuto sulla propria pelle l'uso politico dell'odio e la discriminazione più feroce, quella perpetrata dal fascismo e dal nazismo, consegna a tutti noi il dovere di esserci, di non voltarci, di fare la nostra parte.
Senatrice, mi permetta di chiamarla per nome, Liliana, come ho visto fare da tantissimi cittadini, specie ragazzi che, incontrandola per strada, la salutano, le vogliono parlare e la chiamano per nome; quel nome che le fu tolto nel campo di sterminio dove era stata mandata a morire per la sola colpa di essere nata; quel nome invece è vivo e lei è diventata una donna libera e di pace, come ha detto molte volte nella sua testimonianza.
Per chi crede nell'impegno politico e nell'impegno civile, per chi crede nei valori della nostra Costituzione, poter lavorare fianco a fianco con Liliana Segre è il dono più alto, l'insegnamento più importante che, nell'arco di una militanza politica o civile, ci possa essere. La voce ed il nome di Liliana Segre incarnano un messaggio universale, i valori universali dei diritti dell'uomo contro ogni discriminazione. (Applausi). È questo il solco da cui trae ispirazione la Commissione che è rivolta innanzitutto alle nuove generazioni, affinché costruiscano democrazia e impediscano il rigurgito di tempi oscuri. Viviamo nel tempo di oggi una recrudescenza dei discorsi d'odio, una gigantesca onda - come è stata definita - che si propaga principalmente attraverso la rete. Le piattaforme digitali sono infatti molto più di un mezzo di comunicazione: sono la forma sociale totalizzante in cui viviamo, ma sono un potere privato, avulso da regole, e questo pone un problema molto serio nel rapporto tra multinazionali digitali e democrazie statuali, tra sviluppo tecnologico e interessi economici. In molti si interrogano sul nesso tra la diffusione online dei discorsi d'odio e il modello di business delle piattaforme, una monetizzazione dell'odio che ha effetti dirompenti, che provoca regressione dello spirito pubblico e dei livelli di coesione civile. Non siamo di fronte a questioni che riguardano il cosiddetto politicamente corretto. Siamo di fronte a questioni che riguardano il tessuto connettivo delle nostre democrazie. (Applausi). Nel vuoto normativo, infatti, si è sviluppato un gigantesco potere privato, arbitrario e discrezionale: il potere di decidere quali contenuti pubblicare o veicolare e a scapito di quali altri.
Questo è il cuore stesso di una democrazia, perché la rete non è neutrale e c'è un rischio molto serio di privatizzazione del diritto. Come ha detto Michelle Bachelet, devono essere le persone a decidere, non gli algoritmi. Ed è questo il punto: ricondurre il potere delle piattaforme all'interno di norme costituzionali decise dalle assemblee legislative, democraticamente elette.
Il monito di Michelle Bachelet, Alto Commissario delle Nazioni Unite, è agli atti dei lavori della nostra Commissione, perché la sua è una delle quasi cento autorevolissime audizioni che hanno composto l'indagine conoscitiva sul fenomeno dei discorsi d'odio, che è stato lo strumento intorno al quale abbiamo incardinato i lavori della Commissione.
Colleghi, vi invito ad andare a leggere sul sito del Senato i resoconti di quei nostri lavori, perché vi troverete una miniera di indicazioni fondamentali, attualissime, al punto che già oggi molte università stanno utilizzando, per le loro ricerche, la documentazione dei nostri lavori.
Quando la Commissione venne istituita, il Senato si divise. Una parte si astenne, nonostante i nostri appelli. Nello scorso giugno, invece, il documento conclusivo della indagine conoscitiva è stato approvato all'unanimità, dopo un confronto serrato ma importante, come testimoniano oggi le parole del senatore Bergesio. Quell'approvazione all'unanimità rimarca l'importanza, la validità e il successo politico della Commissione. È stato un voto all'unanimità per il quale da Vice Presidente e da relatore dell'indagine mi sono speso e per cui voglio ringraziare tutti i Gruppi.
E quella unanimità è il viatico che oggi ci mette nelle condizioni tutti, senza divisioni, di firmare con la senatrice Segre la mozione che nuovamente istituisce la Commissione. (Applausi).
In quelle conclusioni che abbiamo approvato ci sono alcuni punti salienti da cui non potremo prescindere. Il primo è che il discorso d'odio è esso stesso una forma di incitamento all'odio e alla discriminazione, che è rivolto in maniera peculiare a determinati gruppi, sulla base del colore della pelle, dell'etnia, della religione, della nazionalità, della disabilità, del sesso, dell'identità di genere, dell'orientamento sessuale.
In questo c'è una continuità storica della discriminazione nei secoli. Quei gruppi sono i bersagli di un fenomeno molto difficile da mappare nella sua complessità e che certamente è sottostimato, vista la difficoltà delle vittime di denunciare e del soggetto pubblico che riceve la denuncia di riconoscere il reato, perché manca, nel nostro ordinamento, una definizione giuridica di discorso d'odio. Da qui la richiesta e l'appello formulato al Parlamento di un intervento normativo urgente, che permetta di contrastare efficacemente il fenomeno e affianchi il lavoro che si sta facendo in ambito europeo sulla regolamentazione della rete e delle piattaforme digitali.
Vi è un dibattito ulteriore molto importante per inserire i reati di incitamento all'odio tra quelli di rilevanza europea riconosciuta dai trattati dell'Unione, perché questi reati minano alle fondamenta i valori dell'Europa. Il linguaggio di istigazione all'odio è un linguaggio discriminatorio, in quanto impedisce il protagonismo, la libertà di espressione di singole individualità e di intere comunità. Quindi, è un discorso dai tratti totalitari. che esclude, reprime, che è incompatibile con la democrazia, che invece ha il compito di abbattere i muri, di includere ed emancipare.
Il tema non è solamente il bilanciamento tra libertà, dignità e non discriminazione, che sono i principi cardine del costituzionalismo liberaldemocratico. Il tema è innanzitutto tutto interno alla salvaguardia del principio di libertà. Come è stato scritto, infatti, se difendiamo i discorsi d'odio in nome della libertà di espressione, in realtà stiamo scegliendo la libertà di espressione di alcuni, gli aggressori, rispetto alla libertà di espressione e alla dignità delle vittime e quindi di tutti, perché senza dignità non ci può essere libertà.
Signor Presidente, nello scorso maggio, contestualmente ai lavori della nostra Commissione, il Consiglio d'Europa ha adottato una raccomandazione sul contrasto ai discorsi d'odio, a tutela della libertà di espressione delle minoranze che ne sono vittime. Il crimine d'odio è un reato, non è mai una manifestazione di pensiero. L'istigazione all'odio non ha nulla a che fare con la libertà di espressione, anzi ne è la negazione: è una libertà che si autodistrugge perché impedisce la libertà di altri. La disinformazione, la manipolazione della realtà, gli stereotipi, i pregiudizi sono da sempre l'anticamera dei discorsi d'odio.
C'è, invece, un modo, il più potente, per evitare che attecchiscano ed è far crescere la cultura, la conoscenza, il dialogo, il riconoscimento reciproco, lo scambio delle idee e delle esperienze, abbattere le diseguaglianze sociali ed economiche, redistribuire ricchezze ed opportunità, attuare la nostra Costituzione, fare leggi di inclusione che estendano diritti sociali e civili che sono tutt'uno e si rafforzano vicendevolmente. Questo perché solo dove libertà, dignità ed eguaglianza vivono insieme può vivere lo Stato di diritto.
Per noi questo è il senso e il significato politico della Commissione e con queste convinzioni, signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo Partito Democratico. (Applausi).
MIELI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MIELI (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, cara senatrice Segre, oggi votiamo la mozione per istituire la Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza. Quest'Assemblea oggi decide di portare avanti un impegno importante, affinché le parole della nostra Carta costituzionale non siano scritti vuoti per una società che crede per fermamente nei valori della Repubblica. Lo facciamo con la consapevolezza che chi è dalla parte del bene non può essere confuso con chi sta dalla parte del male e che la storia ci insegna che siamo chiamati ciclicamente a decidere da che parte stare.
Fratelli d'Italia, con la guida tenace e coerente del nostro presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha deciso di fare anche in questo caso una scelta dalla parte del bene, di fare la cosa giusta e nel giusto momento, proprio come è scritto nella nostra Costituzione e con mandato dei nostri concittadini. Ricordo chi ha dato la vita per difendere dal dolore delle ingiustizie, così come ha fatto inchinandosi all'altare della Patria il ministro della difesa, onorevole Guido Crosetto.
A pochi giorni dai festeggiamenti dai settantacinque anni della promulgazione della nostra Costituzione, mi permetto di ricordare a noi tutti il suo articolo 3: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.». Per tutti noi e per le giovani generazioni questi valori devono diventare sempre di più comportamenti concreti e coerenti. Il cammino è ancora lungo e difficile e qualche volta insidiato da ostacoli. I dati parlano chiaro e purtroppo ci dicono che la tendenza all'odio che si registra negli anni è in continuo aumento; il linguaggio e gli strumenti pericolosi girano gratuitamente sulle reti digitali italiane. Il proselitismo del male deve e può essere individuato, prevenuto e sterilizzato se dotiamo l'Italia di un modello digitale strutturato su norme contemporanee.
Oggi esistono categorie precise di persone prese di mira dagli odiatori a causa della loro religione, del sesso, dell'identità di genere, dell'etnia o del colore della pelle. La Rete è il catalogo comodo per individuare le vittime fisiche e morali e attivare un'offesa eternizzata, con l'obiettivo non solo di offendere, ma anche di limitarne le libertà personali.
Sono in crescita anche i casi di islamofobia, con pregiudizi che vogliamo respingere in ogni sede; da non confondere, però, con la lotta dura che siamo chiamati a fare contro il terrorismo di matrice islamica e su cui non possiamo mai permetterci di abbassare la guardia. Bersaglio facile per gli odiatori sono le donne e le ragazze, a dimostrazione della viltà di questi personaggi, che, con l'illusione di essere immuni, agendo nell'anonimato di una tastiera, esprimono un odio di violenza verbale senza alcun freno inibitorio.
Tutti i sopravvissuti della Shoah, scampati allo sterminio dei campi nazisti, l'odio lo hanno tatuato sul braccio. Ancor più lei, senatrice Segre, che per il suo straordinario impegno civico è vittima di innumerevoli insulti e denigrazioni ed è costretta a vivere, alla sua età, sotto scorta. Lei, senatrice Segre, è la testimonianza più serena e positiva di cosa dobbiamo e possiamo fare e di come abbiamo il dovere di respingere questa barbarie con ogni mezzo e senza alcun indugio e alibi. La senatrice a vita Liliana Segre è stata costretta a denunciare gli odiatori che le avevano persino augurato la morte; persone vili, veri e propri sciacalli del web, persone che non hanno rispetto per nessuno colpiscono indistintamente donne, giornalisti, uomini delle Forze dell'ordine e della politica, compreso il nostro Presidente del Consiglio e sua figlia. A ognuno di loro va sempre la nostra solidarietà.
Abbiamo l'orgoglio e il vanto di una Polizia postale capace di intervenire tempestivamente, individuando spesso i colpevoli, dando loro un nome, un cognome e un volto. Ma non basta. Il problema è che queste situazioni ormai dilagano, perché la libertà di espressione nel web e sui social viene spesso usata come libertà di sfogo delle proprie pulsioni, anche di quelle più violente, e qualche volta interpretata come libertà d'opinione. Siamo chiamati, con questa Commissione, ad aiutare le autorità preposte a distinguere un'opinione dallo spaccio di odio. Solo unendo le forze politiche dell'intero arco parlamentare, con il concorso di tutti i cittadini, possiamo sconfiggere questi fenomeni.
Lei, senatrice Segre, ha condiviso sui media che gli uomini della sua scorta sono diventati i suoi angeli custodi, i suoi nipoti, la sua famiglia allargata; esperienza che ho avuto modo di sentire anche da altri nostri concittadini che hanno dovuto vivere sotto tutela. Questi angeli custodi simboleggiano la possibilità di coniugare il coraggio e il dovere con l'affetto che meritano uomini e donne come lei, che la politica con la P maiuscola dovrebbe esaltare e ringraziare. È un nostro dovere ringraziare chi mette a rischio la propria vita a servizio e in difesa della libertà altrui e chi è al loro fianco. Persone come Sami Modiano e le sorelle Bucci, insieme alla senatrice Segre, sono oggi la voce degli ultimi sopravvissuti. Hanno fatto e continuano a fare testimonianza e hanno fatto crescere il valore e la sensibilità sui temi che legittimano questa Commissione, per costruire le coscienze delle nuove generazioni, così come hanno costruito quella della mia, affinché non abbiano a ripetersi quei fenomeni di indifferenza che permisero la tragedia della Shoah, indifferenza che fu complice dello sterminio tanto quanto coloro che misero nei forni crematori, ancora vivi o moribondi, un milione di bambini.
Cambiano i tempi, i media, i costumi, ma possiamo dire con certezza che l'odio in rete, che si è aggiunto alla discriminazione, è un fenomeno virtuale con conseguenze tragiche nella vita reale. I lavori della Commissione Segre ci hanno consegnato importanti indicazioni, dalle quali dovranno discendere impegni concreti e operativi. I discorsi di odio costituiscono, oggi più che mai, un inedito strumento di disuguaglianza e ingiustizia e hanno effetti distorsivi, con il rischio di una regressione nello spirito pubblico e nei livelli di civiltà. Il più efficace modo di contrastare i discorsi d'odio e la disinformazione strumentale, che alimenta stereotipi e pregiudizi che spesso ne sono l'anticamera, è la diffusione di cultura, conoscenza, riconoscimento reciproco, dialogo, scambio di idee e di esperienze; una Commissione che, grazie alla sua vigilanza costante, aiuti e dia coraggio, per esempio, ai nostri giovani, che vengono bullizzati magari semplicemente perché obesi o con un peso corporeo non conforme agli standard e agli stereotipi costruiti da messaggi pubblicitari malati; una Commissione che cammini unita, mano a mano, contro l'odio, l'intolleranza, l'antisemitismo, la xenofobia, il razzismo e l'istigazione all'odio e alla violenza, compresa la negazione del diritto dello Stato di Israele di esistere e la moderna forma di antisemitismo che cerca l'immunità con l'alibi dell'antisionismo. Si tratta di valori che devono essere patrimonio condiviso di tutti gli italiani e non possono essere mai più un pretesto di scontro politico. Credo in questo, nella mia e nella nostra Italia; credo nelle nostre istituzioni. Se siamo stati in grado di assestare un colpo enorme alla mafia con la cattura di Matteo Messina Denaro, è con la stessa determinazione e tenacia che dobbiamo sconfiggere l'odio. Ci sono leggi che in democrazia portano le firme del Governo in carica o dei parlamentari che le sostengono, ed altre, come quella che andiamo a votare, che invece possono portare la firma dell'intero Parlamento. Lo dobbiamo a chi ha sofferto, a chi ha combattuto per la libertà, a chi ha scritto la Costituzione. Lo dobbiamo egoisticamente a noi stessi. Lo dobbiamo soprattutto ai nostri figli.
Il Gruppo Fratelli d'Italia, pertanto, vota convintamente a favore. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 1, presentata dalla senatrice Segre e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Sottolineo che la mozione è stata approvata all'unanimità. I colleghi che non sono riusciti a votare lo facciano presente e i loro nomi verranno inseriti nel verbale.
Discussione e approvazione della mozione n. 5 sull'istituzione di una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (ore 11,42)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00005, presentata dalla senatrice Cattaneo e da altri senatori, sull'istituzione di una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.
Ha facoltà di parlare la senatrice Cattaneo per illustrarla. (Brusio). Prego i colleghi di prendere posto. Se qualcuno vuole uscire dall'Aula, lo faccia in silenzio; gli altri sono pregati di consentire alla senatrice Cattaneo di illustrare la mozione in questione in un clima di ascolto.
Presidenza del vice presidente CENTINAIO (ore 11,43)
CATTANEO (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, colleghi, vi ringrazio davvero per i vostri interventi di ieri sera e questa mattina, che hanno davvero evidenziato i pensieri e le riflessioni da cui dovremmo partire ogni volta in quest'Aula per meglio operare nell'interesse del Paese. Ringrazio il senatore Guidi per il suo intervento. Lavorando anch'io sulle malattie neurologiche che, ancora prima della sofferenza legata alla disabilità conseguente alla malattia, sono colpite dallo stigma e dalla discriminazione, devo dire che tante volte anch'io mi sono chiesta: da dove nasce quell'inferno innominabile di cui lei ci ha parlato? Mi sono risposta, studiando le tante tragedie umane e magari sbagliando che l'inferno innominabile divampa quando non c'è conoscenza. Quando non c'è conoscenza l'uomo deraglia, ragiona per pregiudizi e può essere molto pericoloso per altri uomini; va verso direzioni sbagliate.
Come combattiamo l'inferno della cattiveria umana?
Lo combattiamo studiando e parlando nelle scuole di diritti umani, parlando in pubblico di diritti umani. E lo combattiamo qui dentro, perché qui abbiamo la possibilità di sviluppare gli antidoti per disinnescare la cattiveria umana. È proprio per creare questi antidoti che l'Assemblea, a partire dal 2001, e quindi da oltre vent'anni, si è veramente distinta, dotandosi di una Commissione ad hoc per la tutela e la promozione dei diritti umani in Italia e nel mondo. Quindi, da oltre venti anni l'Assemblea è diventata lo spazio istituzionale di ascolto degli ultimi della terra, vicini e lontani, dando voce alla denuncia di storie, di vissuti e di violazioni dei diritti, che altrimenti, probabilmente, sarebbero rimasti sotterranei e nascosti. Questa istituzione ha oltre venti anni di storia, che possiamo e dobbiamo continuare.
Sono andata a guardare i temi che sono stati trattati nelle passate legislature dalle precedenti Commissioni, che veramente ci toccano e riguardano tutte le riflessioni che abbiamo fatto in queste ore - l'abolizione della pena di morte nel mondo, la lotta alla tratta degli esseri umani, la lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione delle minoranze, la tutela delle persone con disabilità e anziane, il divieto di mutilazioni genitali femminili, il fenomeno dei matrimoni forzati - a dimostrazione davvero di come questa materia necessiti di una attività estesa nel tempo, trasversale e organica, a livello nazionale e internazionale.
Presentare anche in questa legislatura una mozione per l'istituzione di una Commissione speciale per la tutela e la promozione dei diritti umani mi sembra quindi un atto dovuto, che appartiene a tutti noi, a tutto il Senato, nell'interesse primario dei cittadini. Questo spirito che abbraccia l'intera istituzione è stato davvero testimoniato dal sostegno unanime dei Presidenti dei Gruppi, oltre che dalle decine di colleghi che hanno apposto la propria firma. Sono felice e davvero ringrazio la Conferenza dei Capigruppo, che non solo ha deciso di portare la mozione alla discussione dell'Assemblea così tempestivamente, ma che ha anche voluto calendarizzarla oggi, insieme alla mozione della senatrice Liliana Segre sull'istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza. Mi sembra che queste due mozioni siano complementari, nell'affinità di argomento, in quanto, se ci pensate, entrambe sono legate alla nostra volontà, alla volontà di tutti i senatori, di spendere la più alta sovranità dello Stato, quella parlamentare, a presidio dei diritti fondamentali dei cittadini, come declinato dalla Costituzione e dai trattati sulla materia.
Onorevoli colleghi, questo è certamente un periodo storico travagliato e interconnesso, che ogni giorno ci colpisce con quanto accade di disumano, in Iran, in Afghanistan, in Ucraina, sulle travagliate sponde del Mediterraneo, nella piena e sistematica violazione dei diritti umani. Ecco perché credo sia importante che i cittadini italiani possano avere al più presto notizia della costituzione della Commissione che oggi andiamo a deliberare, affinché tutti sappiano di poter contare su un luogo istituzionale, in cui la Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata settantacinque anni fa dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, possa vivere e rinnovarsi ogni giorno nelle azioni dell'istituzione parlamentare che ci rappresenta. (Applausi).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo del 17 gennaio, la discussione sarà limitata alle sole dichiarazioni di voto, per un tempo di dieci minuti per ciascun Gruppo.
Chiedo al rappresentante del Governo se intende intervenire.
CASTIELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. No, signor Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione.
CUCCHI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUCCHI (Misto-AVS). Signor Presidente, colleghe e colleghi, tredici anni fa mio padre veniva ricevuto con il cappello in mano dal senatore Luigi Manconi, che fu Presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani, proprio negli anni in cui la Commissione svolse un ruolo fondamentale per l'introduzione della legge contro la tortura. Quel giorno eravamo presenti anche io e mia madre. Lei aveva da poco visto il povero corpo di suo figlio Stefano sul tavolo dell'obitorio del Verano, quel figlio che pochi giorni dopo avrebbe denunciato da morto alla giustizia, perché lui aveva violato la legge.
La Commissione per la tutela dei diritti umani fu da allora la nostra casa, difendendoci dal cinismo e dall'indifferenza che ci stavano circondando, in una stretta fredda e mortale per la dignità dei diritti violati a mio fratello, prima, e a noi familiari, che chiedevamo semplicemente verità e giustizia per quello scempio subito sulla nostra carne.
So bene, quindi, sulla mia pelle quale possa e debba essere il valore della Commissione per la tutela dei diritti umani e quanto abbia rappresentato per noi, semplici cittadini. Lo dico e continuerò a dirlo: di cinismo e indifferenza si può morire. Cinismo e indifferenza sono per me la vera struttura portante della profonda crisi sociale che, sempre più ingravescente, sta trascinando questo Paese oltre l'orlo del baratro, con guerre, crisi energetiche ed emergenze economiche che attanagliano le nostre famiglie e oscurano sempre di più l'importanza dei valori fondamentali della nostra Costituzione, che recita: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale», «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
Giustizia e rispetto per i diritti fondamentali dell'uomo - lo so bene - devono viaggiare insieme, in quanto senza l'uno non esiste l'altro, ma ciò che percepisco in queste Aule del Parlamento è che ci si preoccupa più di difendersi dalla giustizia che di garantirla in egual misura e pari opportunità per tutti. (Applausi). Ci si preoccupa più di difendersi dalla libertà di stampa che di tutelarla a garanzia della democrazia di questo Paese.
Oggi più che mai c'è disperato bisogno di una Commissione parlamentare per la tutela dei diritti umani. Di fronte all'egoismo spietato che ci offre cinismo e indifferenza come reazione alle gravissime difficoltà sociali della nostra Nazione abbiamo il dovere di resistere, resistere, resistere.
È per questo che i senatori della componente Alleanza Verdi e Sinistra del Gruppo Misto voteremo a favore. Io personalmente dedico questo voto a mio padre. (Applausi).
SPAGNOLLI (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPAGNOLLI (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, senatrici e senatori, è evidente - è già stato detto dalla senatrice Cattaneo - la correlazione tra questa mozione e quella che abbiamo discusso poc'anzi, visto che le considerazioni che si possono fare preliminarmente al voto - che mi auguro, anche in questo caso, sarà totalmente a favore - si sovrappongono.
Io non posso non pensare in questo momento al drammatico fatalismo che Francesco Guccini, una sessantina di anni fa, espresse nella canzone «Auschwitz», con le parole «ancora non è contenta di sangue la belva umana». La belva umana allora aveva molti meno strumenti per generare sofferenze alle persone, agli uomini e alle donne del mondo, adesso ne ha molti di più. Pensate al fatto che, quasi centosessanta anni fa, uno svizzero di nome Dunant promosse il primo comitato preliminare della Croce Rossa internazionale, che aveva lo scopo di far sì che quelli che avevano la croce rossa sul braccio potessero andare nei campi di battaglia, senza essere ammazzati, a curare i feriti. Oggi, centosessanta anni dopo, cadono le bombe sugli ospedali. Che passi avanti abbiamo fatto? Siamo tornati indietro. (Applausi).
Torniamo indietro anche quando facciamo finta di non vedere; quando succedono cose come lo squallido - permettetemi di dirlo - dibattito sui morti in Qatar, quelli che lavoravano nei cantieri degli stadi; un dibattito squallido perché c'è stato un valzer di numeri davvero inquietante nei confronti del dovuto rispetto al dovuto rispetto della vita umana secondo la nostra concezione dei diritti umani. Ebbene, questo perché accade? Accade soprattutto perché nel mondo ci sono visioni diverse dei diritti umani.
Sappiamo che non c'è soltanto la Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata dall'ONU nel 1948 e atti successivi; ricordo, peraltro, che nel 1948 l'Afghanistan e l'Iran votarono quella dichiarazione e oggi in Afghanistan e in Iran succedono cose che evidentemente contrastano con i contenuti di quella dichiarazione. C'è anche una Carta dei diritti umani islamici, che è piuttosto non corrispondente a quella che ho citato prima e ad altri atti e convenzioni internazionali.
Voglio ricordare un passaggio che abbiamo vissuto in questo Palazzo qualche giorno fa con la Commissione esteri quando abbiamo ricevuto una delegazione diplomatica del Giappone, che ci ha illustrato brevemente il nuovo indirizzo che ha scelto per quanto riguarda la tutela della pace nel mondo, impegnandosi anche altrove e non soltanto in difesa delle proprie isole. Ebbene, in quel contesto, il diplomatico giapponese che guidava la delegazione ci ha detto che siamo sostanzialmente divisi nel mondo in due tipologie di Paesi: quelli dove c'è la democrazia e quelli dove la democrazia non c'è. Nei Paesi in cui c'è la democrazia, si può anche discutere di quanto bene o quanto male il popolo individua coloro che lo rappresenta e prende le decisioni; nei Paesi in cui non c'è la democrazia, il popolo non individua un bel nulla, ma è qualcuno che prende il potere e decide per tutti. Ebbene, in questa riflessione c'è tutto quello che va detto per quanto riguarda i diritti umani.
Noi abbiamo bisogno di stare dalla parte di quelli che la pensano come noi e di fare quello che in quest'Aula si fa, e cioè attivare un dialogo e concertare delle misure e delle regole. Noi dobbiamo - e la Commissione che propone la senatrice Cattaneo si impegnerà, come ha già fatto in passato, in questa direzione - attivare dialogo soprattutto con quelli che evidentemente la pensano in modo diverso da noi. Dobbiamo poi concertare tra di noi e con loro nuove modalità, nuove regole e nuovi strumenti per garantire quei diritti umani che tutti noi in quest'Aula condividiamo e che appartengono alla convinzione di ciascuno di noi, ma evidentemente non è così per altre parti del mondo e per altre persone.
Il Gruppo per le Autonomie sostiene convintamente la senatrice Cattaneo che di questo Gruppo fa parte e orgogliosamente annuncio che voteremo a favore della mozione n. 5. (Applausi).
VERSACE (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VERSACE (Az-IV-RE). Signor Presidente, mi limiterò a fare un breve intervento, ma vorrei innanzitutto ringraziare la senatrice Cattaneo per aver preso l'iniziativa di riproporre anche in questa legislatura la costituzione della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. Approfitto anche per annunciare la volontà di sottoscrivere la mozione che è oggi in esame.
Il nostro Paese, sin dalla fondazione della Repubblica, ha avviato al suo interno e anche nei contesti internazionali un processo di sempre maggiore tutela e promozione dei diritti umani e la nostra Costituzione esplicita questo impegno affidando alla Repubblica il riconoscimento e la garanzia dei diritti inviolabili dell'uomo. Va ricordato che proprio il Senato, già dalla XIII legislatura, si è dotato di un'apposita Commissione dedicata alla difesa dei diritti umani, che negli anni ha affrontato e sollecitato l'azione del Governo su temi di fondamentale priorità quali l'abolizione della pena di morte nel mondo, l'introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura, la tutela dei diritti dell'infanzia, dei diritti delle persone con disabilità, delle persone private della libertà, la lotta contro fenomeni intollerabili quali il razzismo, la xenofobia e, più di recente, anche l'impegno nel contrasto alle mutilazioni genitali femminili o ai matrimoni forzati, tema, quest'ultimo, che pensavamo tutti fosse lontano dalla nostra realtà e sul quale, invece, proprio la tragica vicenda di Saman Abbas, la ragazza di origine pakistana uccisa a Novellara dai suoi parenti per aver rifiutato proprio un matrimonio forzato, ci ha richiamato tutti quanti all'urgenza di intervenire.
Su questi e altri temi è necessario continuare a lavorare per realizzare quel programma iscritto già nei principi fondamentali della nostra Costituzione e che per tanti aspetti, purtroppo, è stato fin qui disatteso. Penso, ad esempio, al tema a me particolarmente caro, che è stato oggetto di un'indagine nella scorsa legislatura, della promozione della tutela dei diritti delle persone con disabilità, al tema del diritto a una vita libera, dignitosa e autodeterminata. (Applausi). Nonostante l'Italia abbia autorizzato nel 2009 la ratifica della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità - approfitto per invitare tutti i colleghi ad andare a rileggerla, cosa che faccio sempre - e nonostante il nostro ordinamento preveda normative davvero all'avanguardia, purtroppo facciamo i conti con una realtà quotidiana che ancora troppo spesso relega le persone con disabilità a un vero e proprio apartheid intollerabile e non più accettabile. (Applausi).
La risoluzione approvata a settembre 2020 dalla Commissione di cui oggi votiamo la ricostituzione aveva avuto il pregio di elencare gran parte degli aspetti critici, se non delle vere e proprie discriminazioni di cui le persone con disabilità sono oggetto e su cui era necessario un intervento urgente. Va detto che, rispetto a quel documento, qualche importante passo avanti è stato fatto, penso ad esempio alla legge delega in materia di disabilità che a dicembre del 2021 fu approvata all'unanimità, anche grazie a un contributo sinergico, e al lavoro dei Gruppi parlamentari della scorsa legislatura, insieme all'allora ministro per le disabilità Erika Stefani, che ha dato vita a quella legge. Auspichiamo anche che l'attuale Governo, nella persona del ministro Locatelli, si adoperi per avviare velocemente anche l'emanazione dei decreti attuativi. (Applausi).
Questa Commissione, così come anche l'intergruppo parlamentare sulle disabilità, che conta già quasi quaranta tra colleghi senatori e deputati e che abbiamo ricostituito poco tempo fa, avrà sicuramente un ruolo centrale e l'una e l'altro insieme possono essere ottimi interlocutori del Governo per proseguire e velocizzare il percorso che è stato già tracciato.
Signor Presidente, oltre a un impegno sempre maggiore sul versante nazionale, va fatto un ulteriore sforzo anche in un'ottica internazionale.
La brutale repressione delle manifestazioni pacifiche dei giovani e delle donne del movimento Donne, vita, libertà di cui Mahsa Amini, la giovane di ventidue anni massacrata dalla polizia iraniana perché indossava male il velo, è divenuto un simbolo, non può lasciarci indifferenti. Mi viene anche in mente la vicenda dell'allenatrice nazionale iraniana di volley, mamma di tre bambini, Fahimeh Karimi, condannata a morte. Si tratta peraltro di un tema sollecitato di recente anche dall'amico e collega onorevole Berruto. Tutti questi casi non possono essere soltanto dei casi isolati, devono comunque riguardarci tutti.
Dinanzi a persone innocenti torturate, impiccate e senza reali processi, anche noi possiamo fare la nostra parte, aderendo, anche come parlamentari italiani, all'iniziativa sul patrocinio politico di cui - lo voglio ricordare - anche il collega che ho qui accanto, Ivan Scalfarotto, si è fatto in qualche modo promotore e portavoce. Abbiamo anche il dovere di assicurarci che i diritti umani siano davvero tutelati.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, pochi giorni fa, ricevendo al Quirinale il nuovo ambasciatore della Repubblica islamica dell'Iran, ha espresso non solo la ferma condanna della Repubblica italiana, ma ha aggiunto a questo la sua personale indignazione per le violenze intollerabili rivolte contro la popolazione dell'Iran, cui è urgente porre rimedio.
Mi sento di unirmi alla preoccupazione del presidente Mattarella, e credo che la sua indignazione debba essere anche la nostra, dell'intero Parlamento (Applausi), e anche una Commissione come questa può certamente svolgere un ruolo fondamentale per tenere acceso un faro e alta l'attenzione del Parlamento e del Governo italiano sulla necessità di fare tutto il possibile a sostegno dei cittadini iraniani che chiedono la fine di un regime sanguinario e l'avvio anche di un processo pienamente democratico.
Non dobbiamo dimenticarci dei diritti delle donne, che in tanti Paesi come l'Afghanistan sono violati e negati. (Applausi). Da quando è stato restaurato il regime dei talebani le donne sono ripiombate in un incubo che speravamo tutti quanti fosse finito, e questo tema non può non riguardarci solo perché le nostre forze militari non sono lì; ce l'abbiamo dietro l'angolo. Oggi le donne vivono nuovamente in condizioni di schiavitù e prigionia: non possono uscire da sole, devono essere sempre completamente coperte, non possono studiare, viene negato loro il diritto all'istruzione e a qualsiasi altro tipo di attività, non ultima, se non meno importante, quella sportiva. Alle bambine e alle ragazze viene negato il diritto all'istruzione.
Dinanzi a finte promesse dei talebani di una finta libertà, a false illusioni, non possiamo restare indifferenti; non possiamo dimenticarci di quelle donne e di quei bambini. Allo stesso modo, è necessario continuare ad impegnarsi nel sostegno verso la popolazione ucraina, sottoposta da un anno alla feroce aggressione russa e all'accoglienza dei rifugiati, a cui bisogna garantire ovviamente anche procedure rapide e chiare nelle richieste di asilo. Solo così possiamo davvero dare anche il nostro contributo.
Dobbiamo assolutamente rimarcare la centralità e l'importanza che il nostro Paese può e deve avere, anche sul piano internazionale, sul fronte della tutela dei diritti umani.
Abbiamo non solo il dovere etico-morale, ma anche pratico di intervenire. È anche per questo che voglio ringraziare nuovamente la senatrice Cattaneo, per aver fortemente voluto proporre la ricostituzione di questa Commissione, e ovviamente, anche alla luce di quanto ho appena espresso, annuncio il voto favorevole del Gruppo Azione- Italia Viva-RenewEurope. (Applausi).
TERNULLO (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TERNULLO (FI-BP-PPE). Onorevole Presidente, colleghi senatori, sono onorata di svolgere il mio primo intervento su un tema che porto nel cuore: la tutela dei diritti umani.
Tutelare i diritti umani potrebbe essere considerato un concetto troppo vasto per essere riassunto in poche parole; ci sono, però, dei capisaldi che ci guidano e di cui non possiamo non tenere conto. Quando, infatti, parliamo di diritti umani dobbiamo riferirci anzitutto alla Dichiarazione dei diritti umani, approvata nel 1948 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Coniugare al livello nazionale quanto scritto nel preambolo e nei 30 articoli di quelli che ormai vengono considerati universalmente principi del diritto internazionale è un compito cui bisogna dare grande attenzione, e bisogna farlo nell'alveo della nostra Carta fondamentale, la Costituzione, che pure ha segnato, in oltre settant'anni, un fondamentale presidio a tutela dei diritti degli individui.
In Italia questa attenzione - va subito detto - è sempre stata alta, anche nell'attività del legislatore. Perché allora la necessità di una Commissione per la promozione e la tutela dei diritti umani? Perché il passaggio tra l'enunciazione di diritti, scolpiti nella Costituzione, coniugati nelle leggi, e la loro pratica attuazione comporta a volte la mancata attuazione degli stessi.
Vorrei ribadire quello che è scritto nell'articolo 29 della Dichiarazione universale dei diritti umani, al termine dell'elencazione dei diritti: «Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità». Quindi il rispetto dei diritti passa attraverso i doveri nei confronti della propria comunità. La Commissione diritti umani viene costituita ormai da diverse legislature, tanto che è stata ipotizzata anche l'idea di proporla come Commissione permanente. Molti sono infatti i compiti che può esplorare un consesso parlamentare che si occupa di diritti umani. Ecco allora che la Commissione deve effettuare anche un ruolo di monito e di pungolo all'attività normativa.
Troppe sono state le situazioni di marginalità sociale create dai tre anni conseguenti all'ondata pandemica, cui si è accompagnata una pesante crisi economica. In quel periodo anche il diritto alla salute e alle cure per determinate patologie è venuto meno. Solo ora si stanno recuperando parzialmente quell'assistenza e quei monitoraggi che sono mancati negli anni della pandemia. La sanità purtroppo però sconta ancora dei ritardi e delle carenze anche di risorse umane, oltre che economiche, che spesso pesano sui più deboli, sui disabili e sulle loro famiglie.
Subito dopo la riduzione del rischio pandemico, abbiamo assistito a un conflitto che, per le caratteristiche geopolitiche, ha portato ad inasprire anche le condizioni di vita degli italiani.
Il rincaro dell'energia e delle materie prime ha pesato su tutti, innanzitutto sul nostro tessuto imprenditoriale, con le imprese che spesso hanno dovuto limitare la propria produzione e hanno dovuto operare tagli nei posti o negli orari di lavoro, spesso con conseguenze drammatiche sulle retribuzioni dei lavoratori. Come sappiamo, uno dei primi diritti umani è quello della dignità della persona. E la dignità di un padre di famiglia, magari di sessanta anni, viene certamente menomata quando si riduce inaspettatamente il reddito cui faceva affidamento.
Io penso che la Commissione diritti umani debba avere un ruolo analogo a quello che ha la Commissione bilancio a presidio dell'articolo 81 della Costituzione. Così come il vaglio del bilancio avviene su tutti i provvedimenti in merito alla copertura finanziaria, la Commissione diritti umani dovrebbe avere un ruolo di supervisione sul rispetto degli stessi, a partire dalla formulazione delle leggi per arrivare sino alla valutazione del contenuto e della loro concreta attuazione.
Un ruolo, in questo senso, viene chiesto proprio da uno dei punti della mozione che andiamo ad approvare, cioè il vaglio e la richiesta del rispetto dei diritti che non può avvenire solo all'evidenza di situazioni di marginalità e di disagio sociale, ma dovrebbe riuscire ad anticipare quelle criticità che le leggi e la loro applicazione producono e possono generare.
Questo è il mio auspicio, anche se mi rendo conto di quanto sia difficile passare dalle parole ai fatti. So perfettamente che la Commissione potrà esaminare anche situazioni internazionali di compressione o limitazione di diritti. Userei però molta cautela nel valutare fatti che ci vengono riportati solo dai media e di cui non si abbia diretta conoscenza. Vediamo ogni giorno troppi diritti negati in Italia. Spaventa e non può rimanere senza risposte il dato che stima in 500.000 le persone che vivono senza un tetto nel nostro Paese. Allarma il perdurare e il crescere delle situazioni di povertà a cui gli strumenti legislativi preposti non riescono a dare una risposta.
Credo che il nostro ruolo di parlamentari nazionali sia proprio questo. Occuparci di tutti i nostri concittadini e fare in modo che non esistano gli ultimi. Una società giusta e rispettosa dei diritti non può tollerare la presenza degli ultimi.
Del resto, la Commissione ha ormai un ruolo largamente riconosciuto e si è ritagliata uno spazio che ne ha evidenziato l'assoluta autorevolezza. Il fatto che i primi firmatari della mozione in esame siano i senatori a vita e che alla loro firme seguano quelle di tutti i Capigruppo del Senato è una garanzia, anche per il lavoro che la Commissione svolgerà in questa legislatura.
Siamo certi che l'attività della Commissione e dei venti Commissari sarà importante e che darà un nuovo impulso alla tutela dei diritti umani. Per queste ragioni, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Forza Italia. (Applausi).
LOPREIATO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOPREIATO (M5S). Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, signori del Governo, il MoVimento 5 Stelle si è sempre mostrato estremamente sensibile al tema dei diritti umani. Quando vi è l'intento comune di lavorare in tal senso, al fine di dare seguito ad un progetto che ha radici nelle pregresse legislature, ma che reclama, tenuto conto anche del particolare momento storico, un ulteriore quanto mai necessario intervento, tale intento non può che vederci partecipi.
Siamo testimoni di situazioni disperate, che davvero meritano la nostra mobilitazione. Chiaramente, è una sensibilità che si va acuendo anche tenuto conto dell'incessante protrarsi del conflitto ucraino, che, ahimè, purtroppo non è l'unico. Le motivazioni possono essere diverse: oltre a quelle di interesse economico, vi sono quelle per l'accaparramento delle risorse di quel territorio piuttosto che per rivendicazioni di diritti o a parvenza di tutela di principi religiosi.
Quali siano le motivazioni poco interessa. Quello che si rende necessario è interrompere gli effetti. Ora servono decisioni ferme, che abbiano come priorità la vita delle persone. Quando c'è volontà in tal senso, quando si presta ascolto ed attenzione, quando non si è né sordi né ciechi innanzi a delle inaccettabili condotte, quando vi è un proficuo dialogare, grande mediazione e la volontà di trovare una soluzione, tutto diventa possibile o quantomeno vi è un ottimale inizio affinché sia intrapresa e percorsa la corretta via.
I diritti umani rappresentano i diritti fondamentali e quindi inalienabili dell'uomo; ossia quei diritti i quali, se violati, determinerebbero un'offesa alla stessa essenza umana. Orbene, tanto premesso, si dice che il mondo è bello perché vario, vero? Questo è giustissimo, nella misura in cui queste differenze e reciproche interferenze divengono il terreno fertile dove coltivare e coniare un concetto unico di tutela dei diritti umani, affinché culture e religioni differenti tra loro possano incontrarsi e costruire qualcosa di nuovo e di proficuo.
I diritti umani comprendono i diritti di natura civile e politica, quelli di natura economica, sociale e culturale ed il nostro compito, il nostro dovere in questa sede, è quello di assumere decisioni e misure e di farci promotori, oltre che promulgatori, di iniziative che siano a garanzia di un concreto ed effettivo rispetto di questi diritti e di queste libertà.
Con tutela dei diritti umani, io non voglio riferirmi solo ai conflitti armati. Il MoVimento 5 Stelle già nel proprio programma per le elezioni politiche 2022 vi dedicava un capitolo, dal titolo «Dalla parte dei diritti». Il nostro obiettivo è da sempre stato quello del raggiungimento di un'uguaglianza sostanziale tra gli esseri umani. Si legge nel programma: se i diritti non sono accessibili a tutti ed esercitabili da tutti, allora sono dei privilegi.
Siamo pertanto per un'uguaglianza sostanziale tra gli esseri umani, per una parità di genere, per un sistema che offra a tutti le stesse opportunità, per un rafforzamento delle politiche di inclusione e integrazione sociale e culturale. Per cercare allora di comprendere in che direzione il percorso dei diritti umani deve evolversi, affinché si possa rispondere alle sfide odierne, potrebbe essere utile guardare a quella che è la vera chiave di volta morale dei diritti umani: la sottrazione dell'individuo dagli abusi di potere.
Ogni giorno siamo destinatari di notizie circa persone che sono perseguite iniquamente o detenute arbitrariamente solo per aver esercitato pacificamente i loro diritti umani. Colleghi, ogni giorno siamo destinatari di richieste di aiuto da coloro che ci chiedono supporto e raccomandazioni affinché quello che sta succedendo in Iran cessi. Il livello di repressione da parte delle autorità iraniane è aumentato in modo significativo: migliaia di persone sono state arrestate per aver espresso la loro opinione o preso parte a manifestazioni pacifiche; hanno messo a morte più di 2.500 persone, compresi i minorenni, in palese violazione del diritto internazionale. È stata lanciata una campagna repressiva vendicativa contro i difensori dei diritti umani, compresi coloro che si battono contro le leggi sull'obbligo di indossare il velo. Le donne, così come le persone LGBT e le minoranze etniche e religiose, hanno subito una radicata discriminazione e violenza. Alcuni sviluppi legislativi hanno ulteriormente compromesso l'esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi, il diritto alla libertà di religione e culto e l'accesso a Internet. Torture e altri maltrattamenti, compreso il diniego di adeguate cure mediche ai prigionieri, sono rimaste pratiche diffuse e sistematiche. Sono state imposte pene giudiziarie come fustigazioni, amputazioni e accecamenti; la pena di morte è stata ampiamente utilizzata, anche come arma di repressione politica.
Tutto questo deve cessare. Ripetiamo e urliamo quanto è previsto dall'articolo 2 della Costituzione che recita: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.».
Per quanto detto, il MoVimento 5 Stelle non può che ampiamente condividere la necessità di istituire una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. Annuncio pertanto il voto favorevole del Gruppo. (Applausi).
GUIDI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUIDI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, colleghi, scusate se stamattina intervengo due volte; non vorrei tediarvi troppo e sarò breve.
Credo che il discorso dei diritti umani sia fondamentale. Diritti vicini a noi e diritti lontani hanno la stessa potenza: non possiamo difendere chi ci sta vicino e non intervenire, come avete correttamente fatto stamattina, contro la guerra, contro le sopraffazioni di Paesi che violano, anzi che neanche possiedono certe concezioni di diritti, soprattutto legati ai bambini e alle donne. Non possiamo dire prima pensiamo a noi e poi a loro. Siamo tutti figli della Terra e se non viene rispettato un diritto significativo lontano, noi ci dobbiamo sentire feriti nello stesso modo, anche se magari con un impatto psicologico diverso.
I diritti sono la base fondamentale della nostra vita. Noi siamo persone - lo dico ancora una volta da psichiatra - che hanno un'anima di cristallo, che si vede ma è anche fragile, e se un diritto viene negato l'anima si scheggia, qualche volta si frantuma e checché se ne dica è molto difficile rincollarla. L'unico modo è quello di abbattere la solitudine che spesso il diritto negato procura nella persona. Per questo secondo me il diritto dei diritti è quello di non essere mai soli: senza prevaricare, l'abbattimento della solitudine è il primo diritto. Può trattarsi di solitudine morale, economica o politica. Lo sanno coloro che hanno vissuto periodi di isolamento, qualunque sia il partito di appartenenza, perché all'opposizione o perché in qualche modo non si era compresi. Io auspico che questo impegno di oggi, che viene dopo aver votato all'unanimità per l'istituzione della Commissione Segre, rappresenti un momento di alto respiro, di capacità di guardare avanti e in maniera positiva da parte del Parlamento.
Però bisogna essere molto chiari, sennò la mia posizione favorevole su questo provvedimento, che ho già espresso in tante occasioni extraparlamentari, rischia di essere un alibi: si indica la luna, ma non si guarda il nostro dito. Io credo che anche in quest'Aula dobbiamo tenere conto di alcuni diritti; un diritto fondamentale è quello di rispettare e di essere rispettati, pur avendo idee diverse. Troppo spesso leggo in me (parto da me) un sentimento di superiorità, che odio in me stesso (anche l'odio è una forma che devo superare, ma che ancora esiste e ancora alberga in questa nostra anima di cristallo), rispetto a chi ha idee diverse. Leggo sorrisetti e sento anche esecrazioni verbali, come per dire «tu non vali niente, ho fatto tutto io e farò tutto io».
Il diritto al rispetto e a essere rispettati, che non deve contrastare con il diritto di esprimere le proprie opinioni, dovrebbe implicare prima di tutto il rispetto delle idee degli altri; altrimenti ci troviamo a dire che dobbiamo rispettare (come per esempio abbiamo sentito dire prima in maniera esemplare) le persone "diverse" in maniera più plastica (le persone con disabilità). Poi, se ci troviamo di fronte a un'idea diversa dalla nostra, diciamo che quasi ci fa schifo. Cominciamo a rispettarci qua dentro, altrimenti l'esempio è un po' troppo assolutorio.
Detto questo, credo che dovremmo interrogarci su quali sono i diritti prioritari. Io credo che il diritto alla libertà sia il primo. In un affiche che porto nel mio ufficio ho scritto che la libertà è terapeutica ed è il primo diritto. Me lo porto dietro, perché spesso si prevaricano le libertà per egoismo, per sopraffazione sessuale, per difficoltà di comprendere le scelte di genere. Ma ce n'è uno che è scomodo nominare stamattina, perché potrebbe creare polemiche che non ci devono assolutamente essere: un diritto fondamentale è il diritto di vivere. Nessuno più di me è convinto che il rispetto del diritto all'autodeterminazione della donna non debba essere toccato in nessun modo; ma non posso negare che esiste una "categoria" di persone, quelle con la sindrome di Down, alla quale noi diamo con troppa facilità l'eliminazione dalla vita.
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 12,28)
(Segue GUIDI). Si tratta di persone che, quando sono giudicate in qualche modo proponibili a continuare a vivere, danno degli esempi meravigliosi di pacificazione, di sentimenti di affettività incredibile, di rispetto degli altri e del tempo degli altri. Sono persone che per me costituiscono il sale della terra, senza per questo creare mitologie che potrebbero essere l'altra parte del razzismo. Questo significa dire di no all'aborto per la donna che non ce la fa a sostenere l'impatto con una persona che si considera problematica? Io dico perlomeno, nel rispetto della scelta della donna, che occorre dare alla donna gli strumenti per decidere. Diamo loro la corretta informazione. Facciamo sì che possano ascoltare anche le testimonianze di mamme e di persone che hanno avuto o hanno a che fare con persone affette dalla sindrome di Down. Sono persone che devono essere sostenute a livello psicologico e sociale.
Un ultimo punto, perché poi ognuno di noi porta un mattone per la costruzione di questo meraviglioso ponte - non muro, ma ponte - che si chiama rispetto dei diritti. I diritti si moltiplicano, ad esempio il diritto alla privacy così spesso frantumato dai nuovi social.
Allora dico sì a questo provvedimento, ma teniamo conto che non deve essere fuori da noi e fuori da quest'Aula, ma deve partire da noi anche in quest'Aula, dove il primo diritto politico nostro è quello di rispettarci e di rispettare gli altri. (Applausi).
PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, con la votazione odierna andremo ad istituire la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. Ringrazio la senatrice Cattaneo per aver avviato questa iniziativa (Applausi)che porterà nuovamente ad avere in Senato la Commissione straordinaria che si occuperà del tema dei diritti umani. Ringrazio i colleghi che hanno fatto parte di questa Commissione nella scorsa legislatura e ringrazio il capogruppo Romeo, che mi ha onorato della possibilità di poter essere Presidente di questa importante Commissione. Di fatto, il lavoro che è stato portato avanti come Commissione da parte di tutti coloro che ne sono stati membri è stato un lavoro fatto sulla coesione e sull'unità di intenti. Ogni atto e ogni argomento trattato vedeva infatti l'unanimità degli interventi e del sostegno, portando a compimento diversi risoluzioni e realizzando atti concreti che hanno avuto un esito favorevole.
Riassumendo per sommi capi quanto è stato fatto nei due anni e mezzo della mia Presidenza (periodo che di fatto ha visto anche la concomitanza del Covid), abbiamo affrontato il tema dei matrimoni precoci e forzati: attraverso una serie di audizioni è stato evidenziato quanto questo fenomeno ci tocchi da vicino e sia altamente presente in casa nostra. Il caso di Saman ne è la prova lampante. In Italia vi sono ragazzine di cui si perdono le tracce dall'oggi al domani. Che delle ragazzine scompaiano perché fatte rientrare nei loro Paesi di origine attraverso viaggi organizzati proprio per andare a contrarre un matrimonio concordato dalle loro famiglie è un fenomeno molto presente nelle nostre città e sul quale occorre vigilare attentamente. (Applausi). Saman è stata uccisa in Italia e ne siamo venuti a conoscenza perché il fidanzato ne ha denunciato la scomparsa. Se il fidanzato non avesse fatto questa denuncia, oggi non sapremmo neanche che Saman è esistita. (Applausi). È quindi un faro sul quale occorre fare molto, perché non possiamo permetterci che altre Saman scompaiano dal nostro territorio nazionale. Si tratta di un fenomeno che, ahimè, non colpisce solamente le ragazzine, ma anche i ragazzini. Quindi anche questo sarà uno degli elementi su cui lavorare in maniera attenta.
Abbiamo affrontato il tema delle mutilazioni genitali e quello della tratta e della riduzione in schiavitù. Anche questi sono fenomeni in aumento in Italia: facciamo forse finta di non vederli, ma esistono e sono presenti nelle nostre città. Abbiamo affrontato il tema degli istituti penitenziari, in modo particolare con riferimento ad alcuni suicidi che sono avvenuti, al Covid-19 e alle misure adottate a garanzia della salute dei detenuti e degli agenti della polizia penitenziaria, e anche al tema delle infrastrutture e dell'edilizia penitenziaria. In aggiunta a questo, abbiamo affrontato il tema delle detenute madri, riuscendo a far aumentare il tempo per le comunicazioni telefoniche con il genitore a casa, per i bambini in cella con la madre detenuta. (Applausi). Sembra un passaggio scontato, ma i dieci minuti che sono a disposizione per i detenuti, rispetto alla telefonata a casa, nella settimana, vedevano conteggiato anche il minuto a disposizione del bambino per poter parlare con il proprio papà. Quindi siamo riusciti a scomputare e a dare al bambino la possibilità di parlare con il proprio genitore, in un tempo dedicato a se stesso.
Abbiamo affrontato il tema dei cittadini italiani detenuti all'estero e realizzato un vademecum per i detenuti e i loro familiari che raccoglie tutte le informazioni utili per affrontare le prime ore successive ad un arresto. Questo vademecum è pubblicato sui siti web delle rappresentanze diplomatiche italiane all'estero: anche questo sembra scontato, ma in realtà non esisteva. Immaginiamo un cittadino italiano che vive all'estero un problema legato alla giustizia, che in una prima fase, avendo magari una difficoltà linguistica, deve capire quali sono i legali ai quali può rivolgersi. Oggi finalmente è tutto scritto nero su bianco, quindi la persona che ha dei problemi di fronte alla legge e i suoi familiari potranno sapere quali sono i passi da compiere per avere una tutela.
Tra i diversi casi affrontati abbiamo trattato anche il caso di Chico Forti. Ringrazio l'allora ambasciatore, oggi collega senatore, Giulio Terzi di Sant'Agata, per il contributo fornito alla Commissione nell'ambito dell'audizione sul caso. (Applausi). Abbiamo cercato di riportarlo in Italia. Dovremmo essere in una fase quasi terminale e continueremo a lavorare anche in questo senso.
Abbiamo lavorato affrontando il tema della parità di genere e il ritardo dell'Italia nel raggiungere realmente una pari opportunità; il tema dell'antisemitismo e quello della disabilità, affrontato a 360 gradi e per una buona parte nel periodo del Covid, con tutte le difficoltà che si sono riscontrate nel lockdown e non solo, proprio nella gestione quotidiana dei disabili, da parte dei familiari che si sono ritrovati spesso soli. Abbiamo trattato i temi del caregiver, del dopo di noi e dei progetti di vita indipendente. Abbiamo fatto una mappatura nazionale, per capire dove sono le migliori pratiche e dove sono maggiori lacune e dunque dovremo lavorare proprio per rendere omogenea la risposta al tema della disabilità.
Per quanto riguarda il periodo del Covid-19, abbiamo analizzato in diversi ambiti le difficoltà riscontrate di volta in volta nella popolazione, a causa della pandemia. Quindi abbiamo lavorato sulle criticità emerse nelle residenze sanitarie assistenziali (RSA) e sulle ricadute negli anziani a seguito dell'impossibilità di poter avere il contatto fisico con i propri familiari. Abbiamo trattato la questione dell'accesso ad Internet come diritto umano, perché la necessità di seguire le lezioni a distanza ha evidenziato quanto una buona connessione Internet sia determinante per poter usufruire delle lezioni, con il rischio concreto di lasciare indietro chi risiede in una zona che ha una copertura scarsa o semplicemente che non si può permettere un computer, un tablet o un telefono di ultima generazione.
Molti altri punti sono stati affrontati, ma per chi fosse interessato rimando alla relazione pubblicata sul sito del Senato.
Tra i vari temi troverete le iniziative intraprese contro la pena di morte e per il rispetto e la salvaguardia dei diritti umani, compresa l'attività fatta nei confronti dell'Iran. Anche in questo caso, grazie anche alla senatrice Cattaneo, abbiamo affrontato i casi del ricercatore Djalali e di Nasrin Sotoudeh, anch'essa a rischio di essere uccisa ogni giorno. Il tema della violazione dei diritti umani e della pena capitale in Iran è da tempo sotto l'attenzione e la lente d'ingrandimento della Commissione per la tutela dei diritti umani. Nel corso dell'audizione, svolta in Commissione affari esteri e difesa, di alcuni rappresentanti dei ragazzi iraniani in Italia, mi sono permessa di chiedere lo svolgimento di un'audizione straordinaria del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite proprio sul tema specifico dell'Iran.
L'Italia è chiamata a istituire una Commissione indipendente e permanente sul tema dei diritti umani. Abbiamo ricevuto diverse raccomandazioni in tal senso nell'ambito della revisione periodica sulla situazione dei diritti umani alla quale il nostro Paese è sottoposto ogni quattro anni. Per tale motivo ho depositato una proposta di legge volta a istituire una struttura di questo genere. Sarebbe bello poter iniziare a lavorare su questo, ma oggi abbiamo intanto la possibilità, attraverso l'istituzione di questa Commissione (che, anche se straordinaria, potrà comunque essere un valido supporto in un momento come questo, in cui il diritto umano è quotidianamente messo a rischio), di farci noi stessi custodi di questi valori attraverso il voto unanime dell'Assemblea. La Commissione rappresenterà l'impegno di tutti noi in tal senso.
Per tutti questi motivi, preannuncio il voto favorevole del Gruppo Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi).
CAMUSSO (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAMUSSO (PD-IDP). Signora Presidente, ringrazio la senatrice Cattaneo per aver promosso e valorizzato la costituzione di una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. (Brusìo. Richiami del Presidente).
Nelson Mandela, che credo in quest'Aula conosciamo tutti e che ha speso la sua vita per la libertà, la dignità e l'uguaglianza del suo popolo, è uno degli interpreti migliori che possiamo leggere per aiutarci a capire cosa significa diritti umani. In una delle sue tante affermazioni ha così detto: «Negare alle persone i loro diritti umani significa sfidare la loro stessa umanità». In questa dimensione c'è una relazione strettissima tra riconoscimento di umanità e diritti umani, che ci permette di sapere che a ogni persona, qualunque essa sia, ovunque essa abiti, ovunque essa decida di esercitare le sue prerogative, volontà e speranze, spettano dei diritti in quanto essere umano. È necessario tutelare l'uguaglianza e riconoscere in ognuno la ricchezza della diversità: non ci può mai essere una condizione che vediamo come diversa da noi che diventi anche la possibilità di escludere dall'universalità del diritto. Quanta fatica facciamo spesso a riconoscere le diversità, a riconoscere in loro la stessa dimensione di persona umana che ha diritto alla sua condizione umana. È quindi fondamentale avere luoghi, situazioni e possibilità di determinare la relazione che c'è tra la tutela dei diritti umani e la definizione della loro universalità.
I diritti umani non dipendono dalla concessione di uno Stato, ma molto spesso vediamo che gli Stati hanno una funzione di depressione, privazione e sottrazione dei diritti umani. Come non ricordarci quale ruolo il nostro Paese ha avuto nella campagna mondiale contro la pena di morte? Dobbiamo essere orgogliosi di essere cittadini di un Paese che contro questa scelta, che è la prima e più violenta violazione dei diritti umani, ha sostenuto una campagna.
In questi giorni sentiamo notizie di Paesi - penso in particolare all'Iran - dove l'impiccagione - quindi la pena di morte - è utilizzata come arma di ricatto contro tutta la popolazione per impedire la mobilitazione e il dissenso rispetto al regime. Allo stesso modo è di nuovo uno Stato che deprime i diritti umani, quando in Afghanistan chiudono le scuole alle ragazze (Applausi) e si reintroduce l'idea che vi sia una diversità di partenza nel diritto all'istruzione tra uomini e donne.
Quale gigantesca violazione dei diritti umani è quando si muore nei condomini sotto i bombardamenti di un Paese invasore e che cosa vuol dire, in termini di diritti umani, quando vediamo i morti nei naufragi del Mediterraneo, oppure i morti di freddo a quei nuovi confini che sono diventati dei muri? Ma anche, più vicina e più immediata, nella nostra quotidianità, non è forse una violazione dei diritti umani quando viene negata l'autodeterminazione delle donne nelle loro scelte di vita? Non è forse un problema di diritti umani il sapere che è diventato per noi familiare e quotidiano il termine femminicidio?
Allora noi sentiamo - sicuramente io sento - il peso e la responsabilità, ma nello stesso tempo il dovere, che in questo luogo ci sia un'attenzione e un lavoro sul tema dei diritti umani che si confronti anche su quelli che magari nei nostri ragionamenti tali non consideriamo, ma povertà economica, povertà educativa e povertà di salute sono in realtà tutte lesioni dei diritti umani. Non derivano dalla colpa dei singoli, ma dall'incapacità di riconoscere quell'universalità che invece è fondamentale. Ho citato questi esempi per far capire quante sfide ci propone il tema dei diritti umani, ma ci pone anche una sfida che guarda al futuro. Infatti, cosa vuol dire digitale, ambientale e contrasto al cambiamento climatico in termini di capacità di preservare quei diritti affinché siano universali? Pensate solo al trattamento dei dati: che cosa può voler dire in termini di rispetto dei diritti delle singole persone, e che cosa vuol dire anche in termini di possibile privazione.
Il nostro mondo è ricco di convenzioni, di trattati e di dichiarazioni, qualche volta firmate anche da Paesi che un minuto dopo smentiscono quelle stesse dichiarazioni. Penso alla Convenzione di Istanbul, ma penso anche a Paesi come l'Iran che hanno sottoscritto la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo; penso a questa negazione, anche di affermazioni che pure hanno regolato il mondo. Penso che il Senato della Repubblica, che è l'organo della rappresentanza dei cittadini, debba sentirsi responsabile ed onorato di essere il luogo primario in cui esercitare la tutela e il luogo di prima espressione di questa tutela. È in ragione di questo che tutto il Gruppo PD condivide e approva la mozione al nostro esame, ma direi di più: se ne sente promotore, impegnato a sostenerla e dargli attuazione.
Diceva Gino Strada che i diritti degli uomini - ed aggiungo delle donne - devono essere proprio di tutte e di tutti, altrimenti chiamiamoli privilegi. Abbiamo spesso sentito questa frase e ne abbiamo colto il significato, ma nello stesso tempo, poiché siamo nel luogo della massima rappresentanza del Paese, quello che deve determinare la legislazione, le regole e le norme, dobbiamo sapere che se nel nostro esercizio non garantiremo quella tutela ed universalità dei diritti, rischiamo di diventare noi i produttori di privilegi e di diseguaglianza. (Applausi).
Ed è proprio in ragione di questo che promuovere il compito della Commissione è un elemento fondamentale per tutti noi e per tutte noi. Una Commissione che è ancora nella versione straordinaria; forse il Senato della Repubblica prima o poi si convincerà che potrebbe diventare permanente, ma non proponiamoci obiettivi che forse al momento non sono maturi, anche se dovrebbero diventarlo. Basta alzare lo sguardo infatti per accorgersi che dobbiamo risalire una corrente che in questa stagione è contraria ed impetuosa, esattamente contro i diritti umani, contro i diritti delle persone, contro la loro universalità e invece credo che dobbiamo convincerci che senza quella tutela e promozione stiamo noi stessi dubitando della nostra umanità e dignità. (Applausi).
TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, è un onore concludere questa mattinata di dibattito e vorrei dire anche questo giorno e mezzo di decisioni così importanti in quest'Aula, in anticipazione, ma certamente in continuità e in preparazione di quello che è il Giorno della Memoria in tutto il suo significato, come momento in cui interi anni devono continuare ad essere nella memoria per avere presente dentro di noi e dinanzi a noi che cosa è la shoah e quali sono i modi, gli atteggiamenti, le politiche, ma soprattutto le coscienze con le quali dobbiamo affrontare la lotta contro l'antisemitismo, l'odio, la discriminazione razziale e tutte le materie che sono oggetto degli ultimi tre provvedimenti (disegno di legge e mozioni) che sono stati presentati in quest'Aula.
Vorrei, naturalmente, associarmi alle parole che sono state rivolte dalle due illustri senatrici che hanno presentato prima il provvedimento sulla lotta all'antisemitismo e poi la costituzione della Commissione straordinaria sui diritti umani e la loro promozione. Ho annotato le parole offerteci dalla senatrice Cattaneo, la presentatrice di questa mozione, quando dice che quando non c'è conoscenza l'uomo deraglia nell'inferno della cattiveria umana; quando non c'è conoscenza siamo di fronte a quella alternativa drammatica tra la conoscenza e la sua negazione, sulla quale si gioca il futuro della libertà.
Seguendo i lavori, mi è caduto anche il pensiero su quello che è accaduto nelle ultime ore, con una dichiarazione del ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov, che ha equiparato il sostegno occidentale all'Ucraina alla Shoah e ai milioni di morti e alla persecuzione degli ebrei avvenuta durante la Seconda guerra mondiale. Il Congresso ebraico europeo si è subito pronunciato con frasi di forte indignazione e di vergogna per quello che era stato detto. È un esempio credo molto evidente di quello che è l'impegno accresciuto che avranno questi organismi che si stanno creando in ambito senatoriale e non c'è dubbio che il lavoro di vent'anni, come è stato descritto dalla senatrice Cattaneo, è un lavoro poderoso, di grande rilievo in Italia e nel mondo.
L'ha indicato bene la presidente Pucciarelli, che fra l'altro sta portando avanti, con fatica ma con grande determinazione - e credo debba avere il nostro sostegno - l'iniziativa per arrivare finalmente alla creazione di un'autorità autonoma e indipendente che si occupi di diritti umani (Applausi); un'autorità che sinora non è stata creata, che ci viene richiesta a livello internazionale dall'Unione europea, dalle Nazioni Unite e dagli organismi che si occupano di questo, e che, purtroppo, ci vede ancora carenti, fra i pochissimi Paesi dell'Unione - credo ce ne siano soltanto altri tre - che, come noi, non dispongono ancora di questo strumento. Da qui l'importanza dell'odierna discussione.
Tutto parte dall'affermazione della conoscenza, dal coltivarla, seguirla e garantirla, dall'esserne partecipi e dal non consentire deragliamenti su disinformazione o propagande odiose di incitamento all'odio come quelle che traspaiono dalle parole di un Ministro degli esteri russo che, purtroppo, rivelano anche un chiaro atteggiamento antisemita o perlomeno una mancanza di consapevolezza del significato di certe parole, che sono macigni.
Ecco ancora l'elemento della conoscenza. Mi fa molto piacere partire da questo e far vedere che sull'aspetto della conoscenza il Senato è stato ancora protagonista nella sua Commissione per i diritti umani, perché ha recepito una risoluzione del Consiglio d'Europa a Strasburgo, nella quale si è deciso e proposto alla comunità internazionale che un diritto umano alla conoscenza dovrebbe essere affermato e riconosciuto nella sua interezza come elemento complessivo di sintesi di tutti gli aspetti del mondo dell'informazione, del mondo della partecipazione dei cittadini alla vita politica. D'altra parte, è anche responsabilità del Governo e della politica entrare a fondo in queste strutture vitali per le società liberali.
Ricordo anche che l'affermazione di un diritto umano alla conoscenza è stata una delle grandi campagne di Marco Pannella, insieme a un eminente giurista specializzato nel diritto penale internazionale, uno dei maggiori protagonisti della creazione della Corte penale internazionale, il professor Bassiouni. Fra l'altro, è un tema che ha ricevuto anche il pieno sostegno del compianto Franco Frattini, presidente della SIOI (Applausi), quando ha discusso e organizzato un evento alla SIOI, qualche anno fa, esattamente su questi punti.
Uno strumento - quello del diritto alla conoscenza - che deve appartenere all'insieme degli strumenti che verranno e possono essere utilizzati dalla Commissione straordinaria sui diritti umani che si vuole istituire.
Un altro aspetto di grande importanza riguarda la giustizia internazionale. Sono stati menzionati diversi tracciati e linee di intervento degli organismi di cui stiamo discutendo oggi, ma sicuramente tutto si tiene in un'ottica di giustizia internazionale quale elemento di fondamentale importanza nell'affermazione dei diritti umani. La giustizia internazionale, infatti, così come la giustizia universale che molti ordinamenti statuali prevedono, la giustizia in tutte le sue applicazioni, quindi, è anzitutto un modo di dare conforto e verità alle vittime di questi orrori.
Oltre che essere un monito per i responsabili, essa è anche una grande piattaforma per portare avanti una pace vera che non si traduca in conflitti congelati o in operazioni assolutamente temporanee che determinano poi reazioni ancora più drammatiche nei tempi lunghi.
Sulla giustizia ho trovato ancora di estrema importanza l'affermazione fatta dal ministro della giustizia Carlo Nordio in quest'Aula non molte ore fa sul fatto che il suo Dicastero sta lavorando in ripresa di approfondimenti che erano stati fatti anche dal Governo precedente per la creazione di un codice che preveda e faciliti l'applicazione nell'ordinamento italiano di meccanismi di giudizio per i grandi crimini internazionali. È su questo che il ruolo dell'Italia, anche nell'affrontare le situazioni di conflitto e nel porsi come operatore di pace nella comunità internazionale, si rafforza con strumenti normativi che già alcuni Paesi hanno, ma che devono essere ulteriormente perfezionati.
Sulla base di tutte queste considerazioni, con l'onore di averle potute esprimere, seppure in modo molto sintetico, a nome del Gruppo Fratelli d'Italia, anticipo il voto di sostegno più convinto per la mozione che è stata presentata. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 5, presentata dalla senatrice Cattaneo e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
MAZZELLA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAZZELLA (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, 200.000 euro, tanto vale la privacy dei cittadini di Torre del Greco. Mi riferisco all'importo richiesto da spregiudicati pirati informatici per liberare alcuni dati hackerati all'amministrazione torrese nel mese di novembre. Una tematica che non è nuova ai colleghi presenti in Aula. Già un mese fa infatti, sollecitato dall'ex deputato Luigi Gallo, immediatamente ho depositato un'interrogazione rivolta al Presidente del Consiglio e al Ministro dell'interno. Bene ha fatto il sindaco di Torre del Greco, Giovanni Palomba, a rispedire al mittente una richiesta che mortifica la dignità di una comunità che non può certo sottostare a questo ricatto, anzi a questo riscatto. In ostaggio è infatti la libertà dei torresi che non può essere certo mercanteggiata. In ostaggio ci sono dei dati sensibili, ci sono le nostre infrastrutture digitali, archivi digitali, bandi, delibere, documenti dell'amministrazione comunale.
A questo si aggiungono numerosi disservizi. Penso agli impiegati comunali e alle ditte erogatrici di appalti e di servizi, che per lunghi giorni non hanno percepito lo stipendio. Per questo ho sollecitato immediatamente il Governo, chiedendo di fare chiarezza. Ho chiesto di intervenire, al fine di recuperare questi archivi digitali coinvolti e ho chiesto quali iniziative questo Governo voglia prendere, quali strumenti di difesa più efficaci per far fronte a questi cybercriminali. Insomma, ho invitato lo Stato a dispiegare effetti immediati per far fronte a questa situazione e per far sentire la propria presenza su questo territorio.
Purtroppo, però, onorevoli colleghi, il sindaco di Torre del Greco non è stato l'unico a rispedire al mittente certe richieste. Devo constatare che anche la mia richiesta di aiuto non è stata evasa ed è caduta nel vuoto, perché da oltre un mese aspetto dalla premier Giorgia Meloni e dal Ministro dell'interno risposte. Pertanto, quello che vi chiedo e quello che chiedo un'altra volta a questo Governo, nella sacralità di quest'Aula, è di intervenire per tutelare la libertà dei cittadini di Torre del Greco.
È ormai noto che nella rete irrompono bande di cybercriminali alla ricerca di bersagli da colpire. Torre del Greco non è stata l'unica città colpita da questo attacco, che ha riguardato anche altre città ed altri Comuni d'Italia. Vivere sotto questo attacco significa perdere la libertà e la serenità.
Io chiedo, quindi, di intervenire e chiedo a questo Governo di darmi risposte, anche perché, come ci insegna il padre costituente Piero Calamandrei, la libertà è come l'aria. Ci si accorge di quanto vale solo quando comincia a mancare.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 24 gennaio 2023
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 24 gennaio, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 13,08).
Allegato A
MOZIONI
Mozione sull'istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza
(1-00001) (25 ottobre 2022)
Segre, Napolitano, Monti, Cattaneo, Alberti Casellati, Bernini, Bevilacqua, Calenda, Casini, Castellone, Croatti, Cucchi, Damante, De Cristofaro, Di Girolamo, Aurora Floridia, Barbara Floridia, Fregolent, Gelmini, Ettore Antonio Licheri, Lombardo, Lopreiato, Lorefice, Magni, Malpezzi, Naturale, Nave, Nicita, Paita, Pera, Pirovano, Pirro, Renzi, Sbrollini, Scalfarotto, Trevisi, Verducci, Versace, Unterberger, Spagnolli, Musolino, Rubbia, Durnwalder, Patton, Mieli, Malan, Speranzon, Sallemi, Zedda, Terzi Di Sant'Agata, Romeo, Stefani, Pucciarelli, Bergesio, Bizzotto, Cantù, Dreosto, Minasi, Murelli, Potenti, Testor. -
Approvata
Il Senato,
premesso che:
il 30 ottobre 2019, nella seduta n. 160 dell'Assemblea della XVIII Legislatura, il Senato approvò la mozione 1-00136;
il 22 giugno 2022 la Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, così costituita, approvava all'unanimità, all'esito dell'indagine conoscitiva sulla natura, cause e sviluppi recenti del fenomeno dei discorsi d'odio, con particolare attenzione all'evoluzione della normativa europea in materia, il Documento XVII, n. 6;
considerato che la condivisione del documento ha riguardato, nel merito:
a) la denuncia della "pervasività dei discorsi d'istigazione all'odio legata alla capacità di propagazione della rete";
b) la riaffermazione della "libertà di odiare, che attiene alla sfera dei sentimenti ed è fuori dai confini di questa indagine", ma che va distinta dai discorsi d'odio, che costituiscono una forma di incitamento all'odio e alla discriminazione nei confronti di una categoria-bersaglio: "la necessità di contrastare i discorsi d'istigazione all'odio non deve mai scontrarsi o confliggere con la necessità di tutelare la libertà di espressione";
c) l'esigenza di "dettagliare con nettezza il confine tra i discorsi che sono tollerati e quelli che sono intollerabili", ricordando che "il discorso d'odio non va confuso con l'ingiuria, la minaccia, le molestie on line e off line, il discorso aggressivo, o con altre fattispecie";
d) la richiesta di dare la risposta più forte possibile contro i discorsi d'istigazione all'odio: essa "è in primo luogo attuare la Costituzione, promuovere leggi d'inclusione, che estendano diritti sociali e civili, che sono tutt'uno e si rafforzano vicendevolmente. C'è un nesso tra malessere sociale e utilizzo dei discorsi d'odio che va affrontato";
e) l'impossibilità per le minoranze di esprimersi, "un problema che va ben al di là dei singoli - seppur numerosi - episodi di discriminazione e istigazione all'odio, inserendosi in un più ampio contesto generale segnato dall'avvento della rete e dei social network, determinando così contraccolpi massicci sul funzionamento delle nostre democrazie";
f) l'auspicio che, nell'attesa che a livello sovranazionale si giunga ad una definizione giuridicamente vincolante dei discorsi d'odio, si metta a punto "una forte e condivisa iniziativa politica e legislativa, intorno ad alcune misure dirimenti che possono essere messe in campo per contrastare la diffusione dei discorsi d'odio";
considerato altresì che l'iniziativa politica testé auspicata, volta a rimettere al centro del dibattito pubblico il problema del razzismo e delle discriminazioni, contribuirebbe senz'altro alla prosecuzione dei lavori nella presente Legislatura della Commissione citata, la cui attività: 1) rimedierebbe alla scarsità dei dati che riguardano i discorsi d'odio, sollecitando una raccolta dati più mirata, da conseguire con l'emersione delle denunce penali e delle azioni civili e con un loro censimento più continuo e periodico da parte dell'Istituto nazionale di statistica; 2) contribuirebbe alla ricerca del miglior "intervento normativo per una definizione di discorsi d'odio, che permetta di contrastare efficacemente un fenomeno che può erodere le basi della nostra democrazia" (Documento XVII, n. 6, p. 62), ponendo i risultati del suo approfondimento a disposizione di tutti i Gruppi e del potere di iniziativa legislativa dei singoli senatori,
delibera di istituire per la XIX Legislatura una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, costituita da 20 componenti in ragione della consistenza dei Gruppi stessi; la Commissione elegge tra i suoi membri l'Ufficio di Presidenza composto dal Presidente, da due vice presidenti e da due segretari; la Commissione ha compiti di osservazione, studio e iniziativa per l'indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche quali l'etnia, la religione, la provenienza, l'orientamento sessuale, l'identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche. Essa controlla e indirizza la concreta attuazione delle convenzioni e degli accordi sovranazionali e internazionali e della legislazione nazionale relativi ai fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e di istigazione all'odio e alla violenza, nelle loro diverse manifestazioni di tipo razziale, etnico-nazionale, religioso, politico e sessuale. La Commissione svolge anche una funzione propositiva, di stimolo e di impulso, nell'elaborazione e nell'attuazione delle proposte legislative, ma promuove anche ogni altra iniziativa utile a livello nazionale, sovranazionale e internazionale. A tal fine la Commissione: a) raccoglie, ordina e rende pubblici, con cadenza annuale: 1) normative statali, sovranazionali e internazionali; 2) ricerche e pubblicazioni scientifiche, anche periodiche; 3) dati statistici, nonché informazioni, dati e documenti sui risultati delle attività svolte da istituzioni, organismi o associazioni che si occupano di questioni attinenti ai fenomeni di intolleranza, razzismo e antisemitismo, sia nella forma dei crimini d'odio, sia dei fenomeni di cosiddetto hate speech; b) effettua, anche in collegamento con analoghe iniziative in ambito sovranazionale e internazionale, ricerche, studi e osservazioni concernenti tutte le manifestazioni di odio nei confronti di singoli o comunità. A tale fine la Commissione può prendere contatto con istituzioni di altri Paesi, nonché con organismi sovranazionali e internazionali ed effettuare missioni in Italia o all'estero, in particolare presso Parlamenti stranieri, anche, ove necessario, allo scopo di stabilire intese per il contrasto all'intolleranza, al razzismo e all'antisemitismo, sia nella forma dei crimini d'odio, sia dei fenomeni di hate speech; c) formula osservazioni e proposte sugli effetti, sui limiti e sull'eventuale necessità di adeguamento della legislazione vigente al fine di assicurarne la rispondenza alla normativa dell'Unione europea e ai diritti previsti dalle convenzioni internazionali in materia di prevenzione e di lotta contro ogni forma di odio, intolleranza, razzismo e antisemitismo; la Commissione, quando necessario, può svolgere procedure informative ai sensi degli articoli 46, 47 48 e 48-bis del Regolamento; formulare proposte e relazioni all'Assemblea, ai sensi dell'articolo 50, comma 1, del Regolamento; votare risoluzioni alla conclusione dell'esame di affari ad essa assegnati, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento; formulare pareri su disegni di legge e affari deferiti ad altre Commissioni, anche chiedendone la stampa in allegato al documento prodotto dalla Commissione competente, ai sensi dell'articolo 39, comma 4, del Regolamento; entro il 30 giugno di ogni anno, la Commissione trasmette al Governo e alle Camere una relazione sull'attività svolta, recante in allegato i risultati delle indagini svolte, le conclusioni raggiunte e le proposte formulate; la Commissione può segnalare agli organi di stampa ed ai gestori dei siti internet casi di fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche, quali l'etnia, la religione, la provenienza, l'orientamento sessuale, l'identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche, richiedendo la rimozione dal web dei relativi contenuti ovvero la loro deindicizzazione dai motori di ricerca.
Mozione sull'istituzione di una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani
(1-00005) (16 novembre 2022)
Cattaneo, Napolitano, Segre, Monti, Piano, Rubbia, Malan, Malpezzi, Romeo, Barbara Floridia, Ronzulli, Paita, Unterberger, De Poli, De Cristofaro, Pucciarelli, Craxi, Guidolin, Naturale, Maiorino, Terzi Di Sant'Agata, Alfieri, Astorre, Basso, Bevilacqua, Biancofiore, Camusso, Croatti, D'Elia, Delrio, Durnwalder, Fina, Aurora Floridia, Giacobbe, Giorgis, Guidi, Lorefice, Magni, Martella, Nicita, Patton, Pirovano, Rando, Rossomando, Scalfarotto, Sironi, Spagnolli, Verducci, Verini, Zambito, Zampa, Zullo, Musolino, Sabrina Licheri. -
Approvata
Il Senato,
premesso che:
la tutela dei diritti umani rappresenta uno degli elementi fondanti dell'ordinamento nazionale, configurandosi altresì quale patrimonio comune della comunità internazionale e dell'umanità nel suo insieme;
a partire dalla conclusione del secondo conflitto mondiale gli Stati democratici hanno elaborato complessi sistemi istituzionali di tutela e promozione dei diritti, contribuendo a diffondere progressivamente la cultura e la consapevolezza necessarie al loro sviluppo nella complessa società contemporanea, che presenta continuamente nuove sfide sul piano della dignità della persona;
sul piano internazionale ed europeo gli atti e le convenzioni sottoscritti dal nostro Paese sono innumerevoli: su tutti, per quanto concerne gli strumenti giuridicamente non vincolanti, la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, rispetto alla quale molte clausole sono divenute obbligatorie per gli Stati in quanto diritto internazionale consuetudinario; tra gli strumenti vincolanti, la convenzione sul genocidio del 1948, la convenzione sui rifugiati del 1951, i due patti delle Nazioni Unite del 1966 (sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali), la convenzione contro la tortura del 1984; sul piano europeo la convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, sul rispetto della quale vigila la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che, ai sensi dell'articolo 6 del Trattato sull'Unione europea, ha il medesimo valore giuridico dei trattati fondativi;
l'articolo 2 della Costituzione italiana recita "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale";
le Camere, costituendo gli organi di rappresentanza dei cittadini, rappresentano il luogo primario in cui tale tutela deve avere piena espressione;
il Senato ha da sempre mostrato particolare sensibilità e attenzione verso il tema dei diritti umani, attraverso la costituzione di Comitati e Commissioni specifici: si ricordano, in tal senso, il Comitato contro la pena di morte istituito nella XIII Legislatura e le Commissioni straordinarie per la tutela e la promozione dei diritti umani nella XIV, XV, XVI, XVII e XVIII Legislatura, che hanno di volta in volta operato attraverso il confronto con rappresentanti di Governo, enti locali e altre istituzioni nazionali, europee e internazionali e il contributo della società civile, di associazioni e organizzazioni non governative;
i temi principali sviluppati nel corso delle Legislature sono stati l'abolizione della pena di morte nel mondo, l'introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura, la tutela dei diritti del fanciullo, le garanzie per chi si trovi privato delle libertà, la promozione e l'attuazione del diritto di asilo, la lotta alla tratta degli esseri umani, la lotta contro il razzismo, la xenofobia, la discriminazione delle minoranze; la tutela delle persone con disabilità e di quelle anziane; il divieto di mutilazioni genitali femminili e il fenomeno dei matrimoni forzati, a dimostrazione di come tale materia necessiti di un'attività estesa nel tempo, che guardi quanto avviene a livello nazionale e internazionale e che sia altresì trasversale e organica;
nelle ultime Legislature la Commissione per i diritti umani del Senato ha seguito da vicino i tre cicli di revisione periodica universale (UPR) del nostro Paese (nel 2010, 2017 e 2019), una procedura prevista dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per esaminare la situazione dei diritti umani in tutti i Paesi membri, che si conclude con una serie di raccomandazioni rivolte allo Stato in esame; l'azione svolta dalla Commissione, in tal senso, è stata preziosa in questi anni, mantenendo elevato il monitoraggio e intensa l'attività di indirizzo sui temi della promozione e della tutela dei diritti fondamentali della persona;
rilevata per tutti i suddetti motivi l'esigenza di istituire, anche in questa Legislatura, un organismo che rappresenti per il nostro Paese la volontà di difendere e sviluppare i diritti umani sia all'interno che al di fuori dei confini nazionali,
delibera di istituire una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, costituita da 20 componenti in ragione della consistenza dei Gruppi stessi. La Commissione elegge tra i suoi membri l'Ufficio di Presidenza composto dal Presidente, da due Vice Presidenti e da due Segretari. La Commissione ha compiti di studio, osservazione e iniziativa, per lo svolgimento dei quali può prendere contatto con istituzioni di altri Paesi e con organismi internazionali; a tal fine, la Commissione può effettuare missioni in Italia o all'estero, in particolare presso Parlamenti stranieri anche, ove necessario, allo scopo di stabilire intese per la promozione dei diritti umani o per favorire altre forme di collaborazione. Per il raggiungimento di queste finalità essa, quando lo ritenga utile, può svolgere procedure informative, ai sensi degli articoli 46, 47 e 48 del Regolamento; formulare proposte e relazioni all'Assemblea, ai sensi dell'articolo 50, comma 1, del Regolamento; votare risoluzioni alla conclusione dell'esame di affari ad essa assegnati, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento; formulare pareri su disegni di legge e affari deferiti ad altre Commissioni, anche chiedendone la stampa in allegato al documento prodotto dalla Commissione competente, ai sensi dell'articolo 39, comma 4, del Regolamento.
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:
Mozione n. 1, Segre e altri, sull'istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza
sulla votazione finale i senatori Liris e Marton avrebbero voluto esprimere un voto favorevole.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Augello, Barachini, Berlusconi, Bongiorno, Borgonzoni, Butti, Castelli, Cataldi, Cattaneo, Crisanti, Croatti, De Poli, Durigon, Fazzolari, Furlan, La Pietra, Lorenzin, Mirabelli, Monti, Morelli, Napolitano, Ostellari, Rauti, Rubbia, Segre e Sisto.
Inchieste parlamentari, annunzio di presentazione di proposte
In data 17 gennaio 2023, è stata presentata la seguente proposta d'inchiesta parlamentare d'iniziativa dei senatori Potenti, Germanà, Minasi, Bergesio, Bizzotto, Borghesi, Borghi Claudio, Cantalamessa, Cantù, Centinaio, Dreosto, Garavaglia, Marti, Murelli, Paganella, Pirovano, Pucciarelli, Romeo, Spelgatti, Stefani, Testor e Tosato. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul disastro della nave Moby Prince" (Doc. XXII, n. 8).
Affari assegnati
È deferito alla 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare relativo al seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 175 del 2022 (Atto n. 40).
Governo, trasmissione di atti e documenti
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 17 gennaio 2023, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19, comma 9, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 - la comunicazione concernente il rinnovo della nomina del dottor Roberto Luongo a Direttore generale dell'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane - ICE (n. 1).
Tale comunicazione è deferita, per competenza, alla 9a Commissione permanente.
Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, con lettera in data 10 gennaio 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5-bis, comma 1, della legge 29 dicembre 1993, n. 580, la relazione sulle attività del sistema camerale, riferita all'anno 2021 (Doc. CXX, n. 1).
La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 9a Commissione permanente.
Con lettera in data 17 gennaio 2023, il Ministro dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 143, comma 10, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti:
- la proroga della durata dello scioglimento del consiglio comunale di Marano di Napoli (Napoli);
- la proroga della durata di gestione commissariale del comune di San Giuseppe Jato (Palermo);
- l'affidamento della gestione del Comune di Nettuno (Roma) ad una commissione straordinaria;
- lo scioglimento del consiglio comunale di Anzio (Roma);
- lo scioglimento del consiglio comunale di Cosoleto (Reggio Calabria);
- la proroga della durata della gestione commissariale del comune di Foggia;
- la proroga della durata dello scioglimento del consiglio comunale di Villaricca (Napoli);
- lo scioglimento del consiglio comunale di Sparanise (Caserta).
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento.
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, è deferito alle sottoindicate Commissioni permanenti il seguente documento dell'Unione europea, trasmesso dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
- Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione dell'iniziativa per il Mediterraneo occidentale (WestMED) (COM(2023) 3 definitivo), alla 8a e alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 3a e alla 4a Commissione permanente.
Commissari Straordinari di ILVA S.p.a, trasmissione di documenti
I Commissari Straordinari di ILVA SpA hanno inviato, in data 13 gennaio 2023, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20, e dell'articolo 1, comma 2, lettera a), del decreto-legge 29 dicembre 2016, n. 243, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 18, la relazione concernente il conto di contabilità speciale n. 6055, relativa al semestre 2022.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 5a, alla 8a e alla 9a Commissione permanente (Doc. XXVII, n. 3).
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 18 gennaio 2023, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:
di CONSIP S.p.A. per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Doc. XV, n. 41);
della Società italiana per le imprese all'estero - SIMEST S.p.A. per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 9a Commissione permanente (Doc. XV, n. 42).
Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento
Il Segretario generale della Corte dei conti, con lettera in data 11 gennaio 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 4, comma 2, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, la nota integrativa e il bilancio di previsione della Corte dei conti per l'esercizio finanziario 2023 e il bilancio pluriennale per il triennio 2023- 2025.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 39).
Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di documenti. Deferimento
Il Governatore della Banca d'Italia, con lettera in data 4 gennaio 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 4, comma 6-bis, del decreto-legge 30 novembre 2013, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 gennaio 2014, n. 5, la relazione concernente le operazioni riguardanti le quote di partecipazione al capitale della Banca d'Italia, riferita all'anno 2022.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente (Doc. CXL, n. 1).
Parlamento europeo, trasmissione di documenti. Deferimento
Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera inviata il 16 gennaio 2023, ha inviato il testo di 14 documenti, approvati dal Parlamento stesso nella tornata dal 12 al 15 dicembre 2022, trasmessi, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sotto indicate Commissioni competenti per materia:
risoluzione definita in prima lettura in vista dell'adozione della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2003/87/CE per quanto riguarda la notifica agli operatori aerei basati nell'Unione della compensazione nell'ambito di una misura mondiale basata sul mercato, alla 3a, alla 4a, alla 8a e alla 9a Commissione permanente (Doc. XII, n. 64);
risoluzione definita in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che abroga il regolamento (CEE) n. 1108/70 del Consiglio che istituisce una contabilità delle spese per le infrastrutture dei trasporti per ferrovia, su strada e per via navigabile, e che abroga il regolamento (CE) n. 851/2006 della Commissione che fissa il contenuto delle diverse voci degli schemi per la contabilità dell'allegato I del regolamento (CEE) n. 1108/70 del Consiglio, alla 4a, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XII, n. 65);
risoluzione definita in prima lettura in vista dell'adozione della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che abroga la direttiva 89/629/CEE del Consiglio, alla 4a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XII, n. 66);
risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 389/2012 per quanto riguarda lo scambio di informazioni conservate nei registri elettronici riguardanti gli operatori economici che trasportano prodotti sottoposti ad accisa tra Stati membri per scopi commerciali, alla 4a e alla 6a Commissione permanente (Doc. XII, n. 67);
risoluzione sulla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce uno strumento per fornire sostegno all'Ucraina nel 2023 (assistenza macrofinanziaria +), alla 3a, alla 4a e alla 5a Commissione permanente (Doc. XII, n. 68);
risoluzione sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che rinnova l'autorizzazione all'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti da o prodotti a partire da soia geneticamente modificata A5547-127 (ACS-GM005-4) a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, alla 4a, alla 9a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 69);
risoluzione sul progetto di regolamento di esecuzione della Commissione che rilascia un'autorizzazione dell'Unione per la famiglia di biocidi "CMIT/MIT a base solvente" conformemente al regolamento (UE) n. 528/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, alla 4a, alla 9a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 70);
risoluzione sul divario digitale: le differenze sociali create dalla digitalizzazione, alla 1a, alla 4a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XII, n. 71);
risoluzione sull'attuazione dell'accordo di associazione UE-Georgia, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 72);
risoluzione sulle prospettive della soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati per Israele e Palestina, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 73);
risoluzione sulla repressione delle proteste pacifiche nella Repubblica popolare cinese da parte del governo cinese, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 74);
risoluzione sul caso del difensore dei diritti umani Abdulhadi Al-Khawaja in Bahrein, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 75);
risoluzione sul tema "90 anni dopo l'Holodomor: riconoscere l'uccisione di massa per fame come genocidio", alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 76);
risoluzione sui risultati delle deliberazioni della commissione per le petizioni nel corso del 2021, alla 1a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 77).
Interrogazioni
MARTELLA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
a partire dal 2016, ANAS ha avviato un piano straordinario di potenziamento e riqualificazione dell'itinerario E45/E55 strada statale 309 "Romea";
tra le province di Venezia, Padova e Rovigo (in particolare nei comuni di Ariano nel Polesine, Taglio di Po, Porto Viro, Rosolina, Chioggia, Codevigo, Campagna Lupia, Mira e Venezia) sono dunque iniziati lavori di manutenzione, che comprendevano l'ammodernamento della segnaletica verticale, la sostituzione e il ripristino di barriere di sicurezza, la collocazione di barriere acustiche e di impianti di illuminazione stradale, il ripristino dei giunti e risanamenti corticali nonché l'adeguamento di piazzole di sosta e golfi di fermata;
nell'ambito di questi lavori di manutenzione straordinaria, in località Sant'Anna a Chioggia, all'altezza dell'incrocio con passaggio a livello di vicolo dei Fiori, si è intervenuti sull'ammodernamento e la messa in sicurezza della fermata dell'autobus 3082 "Romea Ca' Lino", installando una barriera fissa a protezione di quei pedoni che, scesi dall'autobus, devono svoltare in vicolo dei Fiori verso via Canal di Valle;
l'installazione di questa barriera fissa ha di fatto eliminato l'unico spiazzo su cui potevano sostare in relativa sicurezza le auto che, nello svoltare in vicolo dei Fiori, trovavano il passaggio a livello abbassato, costringendo gli automobilisti a fermarsi negli spazi riservati alla fermata dell'autobus o, il più delle volte, occupando parte della carreggiata, spesso causando rallentamenti al traffico;
di conseguenza, gli interventi di necessaria messa in sicurezza dei pedoni hanno paradossalmente finito per creare una nuova criticità per gli automobilisti, soprattutto nelle giornate con condizioni meteorologiche avverse e con scarsa visibilità,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e, considerata la rilevanza nazionale dell'opera, se non ritenga opportuno attivare uno strumento di confronto tra istituzioni e amministrazioni competenti per superare l'attuale criticità a garanzia degli utenti dell'importante arteria nei territori interessati.
(3-00147)
MISIANI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
al fine di consentire la realizzazione delle infrastrutture necessarie allo svolgimento dei giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina 2026, l'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 11 marzo 2020, n. 16, recante "Disposizioni urgenti per l'organizzazione e lo svolgimento dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano Cortina 2026 e delle finali ATP Torino 2021 - 2025, nonché in materia di divieto di attività parassitarie", ha autorizzato la costituzione della Società infrastrutture Milano-Cortina 2020-2026 S.p.A.;
con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 febbraio 2022 l'amministratore delegato pro tempore della Società infrastrutture Milano-Cortina 2020-2026 è stato nominato commissario straordinario di tratta di 7 opere stradali e una infrastruttura ferroviaria, tra cui la strada statale 42 "del Tonale e della Mendola" nei comuni di Trescore Balneario, Zandobbio ed Entratico, allo scopo di accelerare la realizzazione delle opere, onde rispettare i tempi previsti;
l'allegato C del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 settembre 2022, recante l'approvazione, ai sensi dell'articolo 3, comma 2, del citato decreto-legge n. 16 del 2020, del piano degli interventi da realizzare in funzione dei giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina 2026, ha identificato la variante Trescore Entratico quale opera essenziale, anche se non indifferibile, da realizzare al fine di garantire la sostenibilità delle olimpiadi invernali;
l'allegato specifica anche gli oneri finanziari, indicando come 33,8 milioni di euro siano stati coperti dal fondo unico ANAS tramite la delibera CIPESS 27 luglio 2021, n. 44, 86,4 milioni di euro dalla legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio per il 2020), e dal decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 7 dicembre 2020 (relativo all'identificazione delle opere infrastrutturali da realizzare al fine di garantire la sostenibilità delle olimpiadi invernali), e che altri 38,5 milioni, presentati come ulteriori necessità, non avessero avuto ancora una copertura finanziaria;
la copertura necessaria è stata individuata successivamente ai sensi dell'articolo 1, commi da 498 a 500, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (legge di bilancio per il 2023), a dimostrazione della forte volontà, condivisa da governi di diverso colore politico, di procedere alla realizzazione delle opere;
la Provincia di Bergamo e i Comuni di Trescore Balneario, Zandobbio e Entratico hanno inviato ad ANAS un parere congiunto al progetto di fattibilità tecnica ed economica in data 23 giugno 2020;
a quanto si apprende, l'opera sarebbe "di fatto" bloccata, manca ancora il progetto definitivo e non è stata avviata, da parte del commissario straordinario, alcuna forma di consultazione con la Provincia e i Comuni interessati, anche alla luce del parere congiunto a suo tempo inviato,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga urgente adoperarsi presso tutte le sedi opportune, affinché si completi l'opera entro l'inizio delle olimpiadi invernali, accelerando tutti i passaggi necessari, dalla finalizzazione dei progetti alla realizzazione dell'opera, anche al fine di impedire l'insorgere di nuovi costi.
(3-00148)
ZAMPA, CAMUSSO, FURLAN, ZAMBITO - Ai Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
i medici iscritti al corso di formazione specifica in medicina generale hanno attualmente un incarico convenzionale nell'ambito della medicina generale di cui all'accordo collettivo nazionale del 28 aprile 2022 (medici di famiglia, ex guardia medica, medici del 118, medici del distretto e della penitenziaria);
ad oggi per più del 75 per cento i medici in formazione, ossia più di 6.000 medici, sono in attesa di ottenere un incarico temporaneo come titolare, garantiscono assistenza medica sul territorio ai cittadini come medici con incarico a tempo determinato (di sostituzione o provvisorio), compatibile dalla normativa e dall'accordo nazionale vigente e, nell'esercizio della propria attività convenzionale, le ore sono riconosciute come attività formativa pratica da computare ai sensi del monte ore previsto dal decreto legislativo n. 368 del 1999;
nonostante ciò, per questi incarichi alcuni funzionari responsabili di alcune Regioni e Province autonome hanno sollevato dei dubbi circa il riconoscimento delle attività convenzionali come ore di formazione pratica che, secondo alcuni, non sarebbero più valide a partire dal 1° gennaio 2023, vista la decadenza al 31 dicembre 2022 dell'articolo 2-quinquies del decreto-legge n. 18 del 2020, rendendoli di fatto incompatibili con il corso di formazione e portando i suddetti medici a dimettersi;
questi dubbi apparirebbero tuttavia infondati, in quanto la normativa vigente che ha de facto integrato e sostituito quanto previsto dal precedente art. 2-quinques, ossia l'articolo 9, comma 1, del decreto-legge n. 135 del 2018, emendato il 19 maggio 2022 dall'articolo 12, comma 3-bis, della legge n. 52 del 2022, sancisce: "Fino al 31.12.2024 i laureati in medicina e chirurgia iscritti al corso di formazione specifica in medicina generale, possono partecipare all'assegnazione degli incarichi convenzionali, rimessi all'Accordo Collettivo Nazionale nell'ambito della disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale. (...) Le ore di attività svolte dai medici assegnatari degli incarichi ai sensi del comma 1 devono essere considerate a tutti gli effetti quali attività pratiche, da computare nel monte ore complessivo previsto dall'articolo 26, comma 1, del citato decreto legislativo n. 368 del 1999";
appare quindi esplicito e incontrovertibile che la normativa vigente preveda la piena compatibilità e il riconoscimento ore di tutti gli incarichi convenzionali previsti dall'accordo collettivo nazionale vigente, ossia: a) incarichi provvisori e di sostituzione, come specificato dall'articolo 19, comma 6, lettera c), dell'accordo del 28 aprile 2022 (per la partecipazione alle graduatorie aziendali per il conferimento degli incarichi, nonché secondo articolo 36, comma 1, e articolo 37, comma 1, dello stesso accordo); b) incarichi temporanei (come determinato dall'articolo 33, comma 4, sempre dell'accordo vigente);
come evidente nella legge, nonché nell'accordo collettivo nazionale vigente a cui essa fa riferimento esplicito, risulta assente qualsiasi riferimento che espliciti l'esclusione degli incarichi a tempo determinato (provvisori e di sostituzione) dall'applicazione della stessa, contrariamente a quanto supposto da alcune Regioni e Province autonome attraverso una libera interpretazione restrittiva limitata ai soli incarichi temporanei,
si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare per chiarire la situazione, in modo da permettere ai medici di mantenere gli incarichi convenzionali, continuando a garantire l'assistenza sanitaria territoriale ai cittadini in un momento di storica carenza di medici di medicina generale su tutto il territorio nazionale.
(3-00149)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
ALOISIO, TREVISI, DE ROSA, LOREFICE, CASTELLONE, MAZZELLA, BEVILACQUA, DI GIROLAMO, PIRONDINI, LOPREIATO, MARTON, FLORIDIA Barbara, DAMANTE, PATUANELLI, NATURALE, MAIORINO, LICHERI Sabrina, BILOTTI - Al Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR. - Premesso che:
il decreto-legge 29 dicembre 2016, n. 243, recante "Interventi urgenti per la coesione sociale e territoriale, con particolare riferimento a situazioni critiche in alcune aree del Mezzogiorno", all'articolo 7-bis prevede che il Ministro per il Sud e la coesione territoriale cura l'applicazione del principio di assegnazione differenziale di risorse aggiuntive a favore degli interventi nei territori delle regioni meridionali;
le leggi di bilancio per gli anni 2019 e 2020 stabiliscono che il riparto delle risorse dei programmi di spesa in conto capitale finalizzati alla crescita o al sostegno degli investimenti che non abbiano criteri o indicatori di attribuzione da assegnare sull'intero territorio nazionale rechino l'obiettivo di destinare agli interventi nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna un volume complessivo di stanziamenti ordinari in conto capitale almeno proporzionale alla popolazione residente, ossia il 34 per cento. In particolare, come fortemente voluto dall'ex Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, la legge di bilancio per il 2020 dispose l'obbligo, per le amministrazioni centrali statali, di individuare ex ante tale quota, in conformità all'obiettivo del riequilibrio territoriale;
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 maggio 2019, recante "Modalità di verifica del volume complessivo annuale di stanziamenti in conto capitale delle amministrazioni centrali proporzionale alla popolazione nelle regioni del Sud", si applica agli stanziamenti ordinari in conto capitale iscritti nei bilanci di previsione dello Stato e della Presidenza del Consiglio dei ministri relativi all'anno finanziario di competenza e al triennio di riferimento del bilancio pluriennale, a decorrere dal bilancio per l'anno 2019 e dal bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021;
con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 gennaio 2021 vengono stabilite le modalità di verifica del riparto delle risorse dei programmi di spesa in conto capitale finalizzati alla crescita o al sostegno degli investimenti da assegnare sull'intero territorio nazionale, nonché le modalità di monitoraggio. Ai sensi dell'articolo 3, entro il 30 giugno di ogni anno, le amministrazioni centrali trasmettono al Ministro per il Sud e la coesione territoriale e al Ministro dell'economia e delle finanze, con apposita comunicazione, l'elenco dei programmi di spesa per opere pubbliche finalizzati alla crescita o al sostegno degli investimenti da assegnare sull'intero territorio nazionale, dando indicazione della determinazione della destinazione territoriale della spesa;
il 32° rapporto Italia di Eurispes, l'Istituto di studi politici economici e sociali, presentato a febbraio 2020, all'interno del paragrafo intitolato "Il Mezzogiorno al di là delle fake news", tentò di quantificare gli importi non erogati al Sud, sulla scorta della mancata applicazione della clausola di destinazione territoriale. Più specificamente, come riportato a pagina 725 del rapporto: "Se della spesa pubblica totale, si considera la fetta che ogni anno il Sud avrebbe dovuto ricevere in percentuale alla sua popolazione, emerge che, complessivamente, dal 2000 al 2017, la somma corrispondente sottratta al Mezzogiorno ammonta a più di 840 miliardi di euro, netti" (in media, circa 46,7 miliardi di euro all'anno);
analizzando attentamente il rapporto Eurispes, si apprende anche che lo Stato italiano, ad esempio, nel 2016 ha speso 15.062 euro pro capite al Centro-Nord e 12.040 euro pro capite al Meridione. In altre parole, ciascun cittadino meridionale nel 2016 ha ricevuto in media 3.022 euro in meno rispetto a un suo connazionale;
inoltre, continua Eurispes, "Nell'ultimo anno disponibile, il 2017 si rileva un'ulteriore diminuzione della spesa pubblica al Mezzogiorno, che passa dai 12.040 euro pro capite del 2016 a 11.939 del 2017, con una riduzione dello 0,8%, mentre al Centro-Nord si riscontra un aumento dell'1,6% (la spesa sale da 15.062 a 15.297 euro)";
considerato che:
come si evince dal rapporto, la differenza di spesa pubblica fra Centro-Nord e Mezzogiorno, nel 2017, è arrivata ad assumere un valore di 3.358 euro pro capite. Più specificamente, il valore medio di tale differenza fra le due macro aree, per il periodo che va dal 2000 al 2017, è di circa 3.482 euro pro capite. In altre parole, un residente del Sud Italia ha ricevuto mediamente 3.482 euro in meno all'anno rispetto a un suo connazionale;
in data 25 giugno 2020 il sen. Mario Turco, già Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, in un'informativa al CIPE recante "Il monitoraggio dei programmi di investimento pubblico, Analisi e proposta di riforma", riportò testualmente: "La quota della spesa ordinaria in conto capitale delle Amministrazioni pubbliche nel Meridione, sul totale italiano, non ha mai superato il 30%, con una media annuale pari al 22,7% nel periodo 2000-2018. La quota degli stanziamenti in Conto capitale soggetti all'obbligo di riparto del 34% appare decisamente limitata e notevolmente inferiore al totale degli stanziamenti. In particolare, gli stanziamenti relativi ai progetti territorializzabili sarebbero pari a 3.059 milioni per il 2019, 6.514 per il 2020 e 3.776 per il 2021. Questi dati sembrano quindi mostrare non solo quanto si sia lontani dal principio di equa distribuzione territoriale delle risorse ordinarie, ma soprattutto evidenziano la carenza informativa sulla materia, che porta a stime e valutazioni difficilmente riconciliabili. Quanto ai fondi ordinari, il riparto storico delle risorse fra ambiti geografici non sembra in linea con la numerosità della popolazione residente",
si chiede di sapere:
se, per gli anni 2021 e 2022, le disposizioni di cui al decreto-legge n. 243 del 2016 e al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 maggio 2019 siano state rispettate;
secondo quali modalità il Ministro in indirizzo intenda dare seguito alla "clausola del 34%" e in quale modo intenda garantirne l'effettiva applicazione per l'anno 2023.
(4-00156)
PAITA - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:
il territorio di Santa Margherita ligure (Genova) attende da moltissimi anni la realizzazione di un canale scolmatore per i torrenti San Siro e Magistrato, per evitare il rischio di eventi calamitosi che mettano in pericolo la sicurezza dei luoghi e delle persone;
il progetto è stato inserito nel 2014 tra quelli finanziabili dal programma "Italia sicura" e ha iniziato il suo iter, arrivando solo adesso alla fase della progettazione definitiva, per un importo pari a 620.000 euro;
la struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche che gestiva il programma "Italia sicura" è stata cancellata nel 2018, facendo rallentare questo come moltissimi altri progetti di contrasto al dissesto, nonché di prevenzione e di messa in sicurezza con grave danno potenziale, e purtroppo in alcuni casi sostanziale, per i cittadini;
l'allungamento dei tempi ha portato inoltre a un aumento dei costi di realizzazione, come riportato per esempio dal quotidiano "Il Secolo XIX" che ha sottolineato come il costo complessivo dell'opera sia lievitato fino a 40 milioni di euro, a fronte dei 33 milioni previsti inizialmente;
non è chiaro se questa opera sia considerata una priorità dagli organismi di governo regionale e dal Governo nazionale, visto che non è mai stato fino ad ora finalizzato alcun finanziamento per arrivare al suo completamento, se non quello per la progettazione di cui si è detto, e lo stesso Comune di Santa Margherita ha da poco approvato un documento di programmazione che contiene numerosissime opere senza una chiara esplicitazione di quali saranno realizzate in tempi brevi,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno ripristinare la struttura di missione "Italia sicura", che consentirebbe un più efficace e tempestivo contrasto al dissesto idrogeologico supportando anche gli enti locali nello sviluppo delle infrastrutture idriche, e in particolare quali iniziative intenda adottare perché il progetto per lo scolmatore possa avere la garanzia di essere inserito tra gli interventi finanziati con il piano nazionale di ripresa e resilienza.
(4-00157)
SBROLLINI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
i lavori svolti dalla 10a Commissione permanente (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) del Senato in questo avvio di XIX Legislatura hanno fatto subito emergere l'estrema preoccupazione di tutte le Regioni e le Province autonome per la drammatica situazione in cui versano i sistemi sanitari regionali;
le diffuse difficoltà riscontrate impediscono, in particolare, di rafforzare e sviluppare l'assistenza territoriale, pregiudicando il raggiungimento di standard qualitativi di efficienza in riferimento a strutture ospedaliere, sanitarie e assistenziali territoriali sempre più provate dalla carenza di personale, risorse e rincari di energia e materiali;
le risorse stanziate per il finanziamento del servizio sanitario nazionale rischia di compromettere la sostenibilità economico-finanziaria dei bilanci sanitari delle Regioni;
non risultano pienamente finanziate le spese sostenute per l'attuazione delle misure di contrasto alla pandemia da COVID-19 e per l'attuazione della campagna vaccinale;
l'incremento dei costi energetici si è abbattuto sulle strutture sanitarie e socioassistenziali, pubbliche e private accreditate, aggravando situazioni finanziarie già fortemente provate dall'aumento dell'età media, dalla pandemia e dall'inflazione;
il costo delle materie prime e dei materiali di servizio è in costante aumento per effetto dell'andamento inflattivo compromettendo profondamente la tenuta finanziaria delle strutture sanitarie e socioassistenziali;
le difficoltà delle strutture di emergenza e dei punti di pronto soccorso sono ormai cronaca quotidiana e compromettono alla base la tutela del diritto alla salute di cui all'articolo 32 della Costituzione;
appare improcrastinabile la digitalizzazione della medicina e dell'assistenza sanitaria, al fine di rendere, almeno per queste vie, prestazioni più tempestive ed efficienti a vantaggio dei cittadini e della qualità del servizio;
queste criticità si sommano alla carenza di personale, all'invecchiamento degli edifici e al continuo aumento delle liste d'attesa, sia per le prestazioni ambulatoriali e di diagnosi sia per gli interventi terapeutici e assistenziali-riabilitativi;
tutte queste "patologie" del comparto sanità mettono a serio rischio la tenuta del servizio sanitario nazionale, con conseguenti difficoltà e criticità, in termini di salute ma anche economici, per i cittadini;
la situazione, secondo diversi organismi indipendenti, nei prossimi anni è destinata a peggiorare per effetto dei pensionamenti e dell'aumento dell'età media della popolazione;
in queste condizioni rischia di rivelarsi impossibile la realizzazione degli investimenti della missione 6 del PNRR, che sono in corso di progettazione e che sono già stati presentati agli enti locali,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare in relazione alle criticità descritte, che rischiano anche di scoraggiare il personale sanitario che si vede privo di tutele nonostante risponda a esigenze primarie e cruciali per il nostro Paese;
se intenda programmare rapidamente un intervento straordinario e strategico, non di natura emergenziale, in grado di dare risposte concrete a queste criticità, al fine di dare soluzioni concrete e immediate al comparto sanità;
se creda che sia davvero irrinunciabile il ricorso a finanziamenti straordinari per far fronte alla formazione di personale utile a risolvere il problema della carenza di personale sanitario e se non ritenga più opportuno dare risposte strutturali al fabbisogno di personale del servizio sanitario nazionale.
(4-00158)
DE CRISTOFARO, FLORIDIA Aurora, CUCCHI, MAGNI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:
il Comune di Anguillara veneta (Padova), con la delibera di Consiglio n. 27 del 25 ottobre 2021, ha concesso la cittadinanza onoraria a Jair Bolsonaro, in quel momento Presidente della Repubblica federale del Brasile;
Jair Bolsonaro ha ripetutamente espresso posizioni inconciliabili con i valori della democrazia e della solidarietà, attaccando violentemente le minoranze e le fasce più povere della popolazione e rendendosi responsabile di gravissime devastazioni ambientali e sanitarie (il rapporto della Commissione parlamentare d'inchiesta del Senato brasiliano ha attribuito al negazionismo dell'esistenza del COVID di Bolsonaro la responsabilità di 300.000 decessi nel Paese);
da ultimo, secondo organi di stampa, Jair Bolsonaro potrebbe essere responsabile del grave attacco alla democrazia brasiliana per i fatti occorsi a Brasilia in concomitanza con l'insediamento formale del nuovo presidente Lula;
considerato che:
Jair Bolsonaro è al centro di numerose inchieste giudiziarie e sono ben note le sue preoccupazioni in merito agli sviluppi che queste potrebbero avere, al punto che i media di tutto il mondo parlano del tentativo di sfuggire ad un prossimo arresto;
una delle possibilità che Bolsonaro starebbe vagliando per evitare l'arresto è quella di ottenere la cittadinanza italiana, sulla base degli stessi presupposti che sono stati accolti dal Comune di Anguillara veneta nella delibera con cui gli è stata concessa la cittadinanza onoraria,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto espresso e quali iniziative intenda attivare per evitare che Jair Bolsonaro possa eventualmente sfuggire all'arresto utilizzando richieste di cittadinanza italiana;
se intenda, altresì, valutare l'opportunità di attivarsi per far sì che venga cancellata la cittadinanza onoraria conferita a Bolsonaro, che, a parere degli interroganti, rappresenta una vera e propria offesa ai valori democratici e alle relazioni internazionali con il Brasile.
(4-00159)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:
10ª Commissione permanente (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale):
3-00149 della senatrice Zampa ed altri, sugli incarichi convenzionali dei medici di medicina generale in formazione.