Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 029 del 18/01/2023
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------
29a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO (*)
MERCOLEDÌ 18 GENNAIO 2023
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Presidenza del presidente LA RUSSA,
indi del vice presidente ROSSOMANDO,
del vice presidente GASPARRI
e del vice presidente CASTELLONE
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(*) Il testo della Relazione del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia,
consegnato alla Presidenza dal ministro Nordio, è pubblicato nel documento IX, n. 1
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Azione-Italia Viva-RenewEurope: Az-IV-RE; Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-Patt, Campobase, Sud Chiama Nord): Aut (SVP-Patt, Cb, SCN); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente LA RUSSA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,03).
Si dia lettura del processo verbale.
PAGANELLA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 12 gennaio.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
PRESIDENTE. Comunico che, in data 17 gennaio 2023, è stato trasmesso dalla Camera dei deputati il seguente disegno di legge:
«Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 dicembre 2022, n. 190, recante disposizioni urgenti in materia di prolungamento delle operazioni di votazione» (467).
Dimissioni del senatore Gianfranco Miccichè
PRESIDENTE. Il senatore Gianfranco Miccichè, con lettera del 12 gennaio, ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di senatore, per poter svolgere il mandato presso l'Assemblea Regionale Siciliana.
Trattandosi di un caso di incompatibilità ai sensi dell'articolo 122 della Costituzione, il Senato non può che prenderne atto; per questo ve ne do notizia.
Per consentire alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di procedere agli accertamenti relativi all'individuazione del candidato subentrante, autorizzo la stessa Giunta a convocarsi sin da questo momento.
Sulla scomparsa di Franco Frattini
PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Gentili senatori, come sapete, lo scorso 24 dicembre è morto Franco Frattini.
È stato un grande uomo al servizio dello Stato. Lo ha dimostrato sin da giovanissimo, nei tanti ruoli tecnici che ha ricoperto con passione, dedizione e professionalità. È stato avvocato di Stato, magistrato amministrativo, consigliere di Stato, segretario generale della Presidenza del Consiglio e presidente del Consiglio di Stato, ruolo quest'ultimo che ha ricoperto fino all'ultimo, con la solita autorevolezza, e che ha confermato con quel rigoroso senso delle istituzioni con cui ha sempre assolto ai tanti prestigiosi incarichi politici che gli sono stati affidati.
Come molti di voi sanno, è stato deputato, Ministro della funzione pubblica, presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, Ministro degli affari esteri, Commissario europeo. Da Ministro della difesa, ho avuto l'onore di sedere con lui nel Consiglio dei ministri e di apprezzarne personalmente le capacità, la dedizione e il tratto di umanità che lo hanno sempre contraddistinto. La passione per la politica andava in Franco Frattini a braccetto con il profondo senso dello Stato, come dimostrano i tanti attestati di stima, anche internazionali, ricevuti da tutti gli schieramenti politici nell'arco della sua intensa attività. Oltre alle sue indubbie doti giuridiche, diplomatiche e culturali, Franco Frattini ha lasciato in tutti coloro che hanno avuto la possibilità di conoscerlo il ricordo della sua personalità e della sua capacità.
La sua scomparsa - e ve lo dice uno che ha potuto sviluppare un'amicizia nei suoi confronti - lascia un grande vuoto.
Anche per questa ragione, nel ricordarlo con commozione e con l'affetto di sempre, rivolgo il mio più caloroso sentimento di cordoglio ai familiari e chiedo all'Assemblea di voler osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi).
BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, «non serve mica gridare per avere attenzione. Le stelle stanno in silenzio, eppure c'è chi le guarda per ore». In questa frase di Antoine de Saint-Exupéry c'è tutto Franco Frattini.
Non sciorinerò il curriculum di Franco: lo conoscono tutti ed era inarrivabile per gli esseri comuni. Voglio ricordarlo per quello che era come persona.
Era il 1996 quando il più giovane Ministro d'Italia del Governo Dini arrivò nella mia Bolzano, scegliendo di candidarsi in quota Forza Italia per il Polo delle Libertà, unica tessera di partito - ci tengo a sottolinearlo - che abbia mai avuto. In quella scelta c'erano già tutta la peculiarità umana, il coraggio mai declamato e l'onestà intellettuale che caratterizzavano Franco. Molti esponenti di quel Governo scelsero infatti di candidarsi comodamente con l'Ulivo di Prodi, in odore di vittoria.
Lui invece, pur magistrato, optò per la coalizione di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi nel suo momento più buio. Pensate quanto non dovesse essere facile per un magistrato, nell'era post-Tangentopoli, dimostrarsi davvero garantista e schierarsi dalla parte dell'ex Presidente del Consiglio caduto per un avviso di garanzia e accettare la sfida, in una coalizione allora menomata dalla Lega, in un collegio plurilingue la cui realtà di quello che lui denominò disagio degli italiani dell'Alto Adige era per lo più sconosciuta dove l'allora Alleanza Nazionale aveva l'enclave.
Ma lui era fatto così: quando sposava una causa, quando credeva in qualcosa, quando gli veniva affidato un incarico lo portava a compimento con un'abnegazione sovrumana, bruciando ogni tappa, forse perché sapeva che il destino non gli aveva riservato il tempo naturale della vita.
«Veni, vidi, vici»: così titolava un giornale tedesco della mia terra, ma non si comportò mai come un conquistatore e prese casa in Alto Adige, dove tornava sempre perché lo amava forse più di me.
La sua cifra umana, l'educazione, l'umiltà, la gentilezza e la signorilità ricordate da molti nei giorni scorsi stanno per me, fra i vari, in due episodi. Ricordo quando portò la prima volta la sua bambina di quattro anni, Carlotta, a Bolzano. Lei, guardandomi teneramente, mi chiese se facevo la Ministra. Franco, anticipando la mia risposta imbarazzata, disse che lavoravo con papà. Non disse per papà, ma con papà. Io non ero davvero nessuno, ma lui, con quella rara delicatezza umana che gli era propria, mi elevò al suo livello perché non considerava mai le persone sottoposte; amava i giovani e non temeva l'ombra, era grato del lavoro della gente, esaltava la dignità delle persone e anche di quelli che chiamava essere senzienti non umani, gli animali.
A tal proposito, amici, colleghi e Presidente, Franco aveva due auspici che aveva evidenziato la scorsa estate nel primo convegno sui diritti degli animali tenuto al Consiglio di Stato e che abbiamo il dovere di realizzare, visto anche che la maggior parte dei partiti si è detta animalista in campagna elettorale. Franco voleva l'immediata attuazione del nuovo articolo 9 della Costituzione sulla tutela degli animali e dell'ambiente e la riforma del codice penale, affinché le pene per chi compie violenze sugli animali fossero efficaci.
Franco era innamorato dello Stato e soffriva per chi ne abusa e ne svilisce il valore. L'altro episodio che voglio qui ricordare lo sottolinea. La prima volta che entrammo insieme in un Ministero disse a noi dello staff qualcosa che tutti in politica dovremmo fare proprio: ricordatevi che qui siamo ospiti, questo palazzo è non nostro, ma dei cittadini, non abituiamoci a tutto questo. Voleva dirci che lo Stato è patrimonio comune dei cittadini e di non abituarci al potere che è effimero, di passaggio e un'illusione come la vita.
A queste parole ha sempre tenuto fede, fino all'ultimo, rimanendo sempre se stesso e solo in forza di questo suo carattere, totalmente sui generis, è riuscito a fare quello che ha detto domenica Papa Francesco: è riuscito cristianamente a farsi da parte dalla politica, concepita da lui come servizio, non così da altri. E da quella deludente scoperta, è voluto tornare alle grandi certezze della sua vita: la toga, il diritto, riuscendo a realizzare il sogno dello studente giovane di diventare Presidente del Consiglio di Stato.
A proposito di cristiani, ringrazio Renato Farina per aver ricordato come Franco abbia sempre affrontato di petto, mettendo in un caso anche a rischio la propria vita, la drammatica persecuzione dei cristiani nel mondo, tornata in questi giorni tristemente alla ribalta.
Lui non rincorreva la fama, non bramava potere: lui aveva amore, quasi religioso, per le istituzioni; anzi - come ha detto bene Gianni Letta - lui era l'istituzione.
Insieme, io e Franco, abbiamo combattuto, vinto e perso tante battaglie per l'Italia. Mi dispiace che abbiamo perso l'ultima, quella per il Colle più alto, per la proposizione al quale voglio ringraziare profondamente Matteo Salvini e la Lega, Giorgia Meloni, Guido Crosetto e Fratelli d'Italia, Giuseppe Conte e il MoVimento 5 Stelle. Forse sarebbe durata poco la sua Presidenza; forse avrebbe avuto su di lui l'effetto della piscina di «Cocoon». Questo solo Dio può saperlo. Quello che è certo è che, seppur breve, avrebbe lasciato il segno come le impronte sulla neve fresca.
Nel suo libro «Cambiamo rotta», che raccoglieva le sue idee sui temi più scottanti, dalla guerra in Iraq a quella in Libia, all'Europa, ai rapporti con la Russia di Putin, è scolpito nero su bianco il suo profilo sempre euroatlantico. Ringrazio il presidente emerito della Corte costituzionale Cesare Mirabelli di averlo in un suo scritto spontaneamente sottolineato. Il senatore Renzi non è ora presente, lo capisco, ma faccia un favore a una storia, alla verità, all'onorabilità di un grande uomo che non c'è più; nella riedizione del suo libro di grande successo tolga quella falsità del filorusso che ha osato riportare su Frattini che, nonostante tutto, non gli portava rancore. Franco non ne era capace nonostante - come hanno ricordato Nicola Porro e Luigi Bisignani - alla sua Presidenza si debba anche la mancata nomina di Frattini a Segretario generale della NATO, un segretario generale forte di credibilità in Occidente, come ad Est, che avrebbe lavorato davvero per la pace. Da quel marzo 1996, in cui l'allora coordinatore di Forza Italia, Giancarlo Innocenzi, sempre insieme, mi disse di aiutarlo, di fargli da assistente e fargli conoscere l'Alto Adige, io e Franco non ci siamo più lasciati, nonostante i caratteri diametralmente opposti e battibecchi continui, che erano uno spasso per la moglie Stella che vi assisteva.
Negli anni io mi sono emancipata da lui professionalmente, ma mai da lui umanamente. Era impossibile perché, nonostante fossi l'unica persona con la quale riusciva e voleva litigare, nonostante fossimo perfettamente incompatibili, eravamo in sintonia totale con i valori fondamentali della vita. Era un punto fermo della mia vita, lo sapeva e lo temeva. Era felice della mia ennesima elezione, perché sapeva che non mi avrebbe più potuta accompagnare, e oggi sono irrimediabilmente disorientata in questo rogito della mia esistenza. Lui mi ha insegnato tutto in trenta anni di vita insieme, in particolare ad amare la res publica. Lui era un leader naturale, anche se in realtà non se ne rendeva conto.
Noi, i suoi amici e i suoi familiari, parliamo tutti uno slang fumettistico che gli era proprio; sì, perché quello che non è emerso di Franco in questi giorni è che sotto il civil servant, sotto la serietà e la sobrietà, battevano un cuore pulsante di mille passioni, un'ironia british che per lo più utilizzava a mio discapito e un animo teneramente fanciullesco che esplodeva talvolta in quel sorriso aperto e solare che irradiava chi aveva la fortuna di incontrarlo. Frattini era in grado di imparare in quindici giorni una lingua, di sapere a memoria i trattati europei, di non subire il jet lag, così come l'altitudine dello Stelvio. Noi lo chiamavamo l'uomo da sei milioni di dollari perché lo credevamo un po' bionico, una specie di marziano. È per questo che ho voluto credere che stesse guarendo, che sarebbe tornato sulle nostre montagne come mi diceva durante quel Natale che, amara ironia del destino, era la festa che adorava come i bambini. Ci aspettavano ancora così tante slittate notturne al chiaro di luna con il cielo stellato. Ora è lui la stella in cielo, ci guarda dal suo asteroide come un piccolo grande principe che Dio ha voluto a sé forse per riscrivere un po' le leggi, il codice di questo degradato mondo.
Un gran bel Consiglio dei ministri ombra quello che sta lassù con Franco, Antonio Martino, Bobo Maroni, Altero Matteoli, Iole Santelli, che mi auguro vegli sul nostro Governo; un Governo che - come insegnava Franco - al di là delle appartenenze, è il Governo dell'Italia e che tutti hanno il dovere di rispettare.
Mostro di bravura, uomo di Stato, protagonista di alto profilo, liberale gentile, servitore dello Stato, sublime giurista di inarrivabile competenza, uomo giusto al posto giusto, autentico figlio della Repubblica: Franco era tutto questo e credetemi molto di più, ma per me era solo il fratello non biologico che Dio mi aveva regalato. Mi piace pensare ora che in paradiso ci siano delle montagne bellissime come le nostre e che lui vi stia serpeggiando felice fino allo sfinimento, come gli piaceva tanto.
Zum Wohl, Franco, in die Augen schauen, e ora lo so che stai ridendo sgranando gli occhi; io un po' meno. Addio, amico mio, per me sei sempre vivo. (Applausi).
GELMINI (Az-IV-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GELMINI (Az-IV-RE). Signor Presidente, chi ha avuto il privilegio di conoscere e lavorare con Franco Frattini conosce bene la sua dedizione. Franco non mollava mai. Così, quando i familiari e i suoi più stretti collaboratori hanno raccontato di averlo visto lavorare fino all'ultimo, nonostante la malattia, non mi sono stupita, perché Franco era così: oltre lo sguardo gentile e quel sorriso rassicurante, c'erano impegno, preparazione, ma anche umiltà, nobiltà d'animo, pacatezza, signorilità e garbo.
Franco Frattini è stato un grande servitore dello Stato, un grande uomo, un magistrato, un politico, una personalità autorevole di Governo, ma anche una persona straordinaria; un uomo di sport, amante della natura e attento al sociale.
Nei suoi molteplici ruoli si è distinto - cito le parole utilizzate dal presidente aggiunto del Consiglio di Stato Luigi Maruotti durante i funerali di Stato - per dedizione, professionalità, responsabilità e umanità.
In ognuno di noi, quantomeno in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, la sua prematura scomparsa lascia vivido il ricordo di una grande disponibilità e affidabilità; di un tratto umano sempre gentile e positivo, attento all'ascolto e alle ragioni altrui.
Ha ricoperto davvero molti importanti ruoli: avvocato dello Stato dagli anni Ottanta, Frattini è stato deputato della Repubblica, commissario europeo per la giustizia, la sicurezza e la libertà, Ministro della funzione pubblica per due volte e per due volte Ministro degli affari esteri. Dal 2011 al 2013 è stato anche Presidente della Fondazione De Gasperi, così come è stato Presidente della Società italiana per l'organizzazione internazionale; nel 2014 chiamato al CONI come Presidente dell'alta corte di giustizia sportiva. Da ultimo, ha concluso la sua esperienza professionale da Presidente del Consiglio di Stato.
Frattini è stato anche e soprattutto un uomo della politica. Come lo ha definito Patroni Griffi, è stato politico con la p maiuscola; non ha mai nascosto un'autentica passione civile che lo ha portato fin da giovanissimo a impegnarsi per la cosa pubblica.
Fu segretario del movimento giovanile del Partito Socialista nella Prima Repubblica, poi aderì a Forza Italia e al Popolo delle Libertà.
Ha difeso le sue idee con determinazione ed è stato apprezzato e anche criticato, come capita a tutti coloro che abbiano scelto questo percorso. Nessuno, però, ha mai potuto mettere in dubbio la sua onestà intellettuale: un'onestà e un impianto di valori e convinzioni che lo hanno anche spinto a prendere posizioni divergenti rispetto ai partiti in cui ha militato e a scegliere anche strade differenti. È rimasto, però, sempre un uomo delle istituzioni.
Mi ha molto colpito riascoltare in questi giorni il suo discorso di insediamento da Presidente del Consiglio di Stato il 22 febbraio del 2022: quel giorno, di fronte alle alte cariche dello Stato, svolgeva quella relazione che coronava la sua carriera nella giustizia amministrativa.
Nel suo appassionato intervento, Franco Frattini ha voluto rispecchiare le sue convinzioni di uomo, di politico e di cittadino italiano. Non c'era un Frattini tecnico e un Frattini politico: in quell'intervento ribadiva le sue convinzioni e il suo personale sforzo per cercare di portare obiettivi, valori e principi per i quali si è battuto durante tutta la sua vita e li traslava, nel concreto agire della sua nuova funzione pubblica, in quel ruolo che era il suo nuovo impegno.
In quel discorso c'era la volontà di battersi per una giustizia amministrativa più efficiente e celere, e più in generale per un'amministrazione pubblica che si meriti la fiducia dei cittadini, che vinca la paura della firma, che si metta al servizio del cambiamento necessario, quel cambiamento oggi rappresentato anche dalle riforme del PNRR.
Le riforme, come ha detto Frattini, camminano sulle gambe delle persone e occorre fare attenzione al fattore umano. Questa attenzione al fattore umano, nella sua lunga carriera, Frattini l'ha sempre avuta e ciò ha fatto di lui un politico e un uomo delle istituzioni che mancherà moltissimo al suo Paese e non solo alla sua famiglia, a cui rivolgo, anche a nome del Gruppo Azione-Italia Viva-Renew Europe, le più sentite condoglianze. Ciao Franco! (Applausi).
CASINI (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASINI (PD-IDP). Signor Presidente, a nome del Partito Democratico voglio esprimere una affettuosa vicinanza ai familiari di Franco Frattini, ai colleghi del suo partito e a tutti coloro che lo hanno conosciuto e apprezzato. Chi mi ha preceduto è stato molto capace di rendere all'Assemblea una testimonianza di ciò che è stato Franco Frattini.
Se mi consentite di evitare di ripetere ciò che i colleghi così bene hanno detto, vorrei tratteggiarlo in questo modo: Franco è stato un primattore in tutto. È stato un primattore quando, da studente, ha sempre raggiunto il massimo dei voti. È stato un primattore quando è entrato nei ruoli dello Stato, fino a raggiungere la Presidenza del Consiglio di Stato, ed è stato veramente capace di interpretare la terzietà dell'amministrazione, con un'impareggiabile professionalità e competenza. È stato un primattore nello sport, perché non solo era uno sciatore straordinario, ma ha anche dato un contributo allo sport come giudice delegato dalle alte autorità sportive. È stato un primattore nel Governo del Paese, prima come Ministro per la funzione pubblica e poi come Ministro degli affari esteri, per lunghissimi anni. È stato un primattore in Europa, come vice presidente della Commissione europea e dappertutto ha lasciato il ricordo di un uomo veramente straordinario.
Oggi siamo in una fase in cui - è inutile che lo neghiamo, al di là delle parti politiche che rappresentiamo - c'è una crisi nel rapporto tra la gente e la politica. Ebbene, dobbiamo anche additare alcuni esempi di persone che la politica hanno servito senza servirsene, che sono state simbolo di onestà, di trasparenza, di pulizia e competenza. Onorevoli colleghi, guai a pensare che oggi la politica, per rinnovarsi, non debba più attingere alla competenza. Questo è un errore enorme, che in passato si è commesso e che ha dimostrato come, senza competenza e senza professionalità, si va fuori strada. Nessun lavoro serio si basa sul dilettantismo, ma serve sempre la professionalità. Frattini è l'esempio di una trasparente professionalità e devo dire che la sua vita - certamente troppo breve e, come ha detto la senatrice Biancofiore, ingiustamente breve - ha lasciato però una traccia forte e direi lunga, perché molti che lo hanno conosciuto e apprezzato si sono uniti al dolore dello Stato. Lo Stato ha perso un servitore importante e la politica ha perso un protagonista assoluto. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto tecnico commerciale e per geometri «Federico Caffè» di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Sulla scomparsa di Franco Frattini
PATUANELLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, saluto anch'io gli studenti e li invito a seguire il consiglio del collega senatore Casini, a guardare a chi, con competenza, capacità e merito, ha svolto ruoli fondamentali per il nostro Paese. Certamente Franco Frattini è stato uno di questi e lo dico da appartenente a una forza politica che molto spesso è andata contro ad alcune delle sue idee politiche. La sua capacità, la sua onestà, la sua pacatezza e la sua fine intelligenza hanno contraddistinto una stagione politica molto importante per il Paese.
Preferisco non leggere i miei pochi appunti, perché credo che l'intervento della collega Biancofiore sia totalizzante rispetto a quello che Franco Frattini ha rappresentato per il nostro Paese. Anche io vorrei, però, tratteggiarne soltanto un elemento. Oltre che centrale, è stato anche molto precoce nelle sue cose: è stato giovanissimo vincitore di concorso al Consiglio di Stato, giovanissimo Ministro, giovanissimo Commissario europeo e giovanissimo Presidente del Consiglio di Stato.
Forse questa è stata anche una delle sue grandi forze: la capacità di sviluppare una forza riformista, una voglia di riformare le istituzioni, anche nei rapporti internazionali, data forse dalla sua grande esperienza, ma al contempo dalla sua freschezza mentale, grazie alla sua età.
Se penso a una persona che ha ricoperto i ruoli che ha avuto con disciplina e onore, come prevede la nostra Costituzione, Franco Frattini è un esempio lucido per tutti noi. Era una persona eccezionale e forse, nella sua non consapevolezza di esserlo stava la sua eccezionalità. O forse semplicemente non dava a vedere di essere consapevole di essere eccezionale.
Tra le cose precoci, c'è purtroppo anche la sua dipartita. È andato via troppo presto, perché poteva essere ancora per tutti noi un fulgido esempio di come si rivestono i ruoli istituzionali e di come si ha rispetto per la Repubblica, come ha detto benissimo la senatrice Biancofiore.
Da parte mia una e da parte di tutto il Gruppo MoVimento 5 Stelle, esprimiamo vicinanza e sentimenti di affetto a tutti i suoi familiari. (Applausi).
BONGIORNO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONGIORNO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi, credo che in quest'Aula siano state dette delle parole bellissime e commoventi. Soprattutto, mi riferisco alle parole della senatrice Biancofiore, che hanno suscitato la partecipazione commossa di tutti noi. Quindi, aggiungere qualsiasi parola potrebbe davvero essere superfluo.
Io mi limito a dire quello che colpiva me. A volte, chi di noi è giurista e viene quindi dal mondo della tecnica, del rispetto delle norme e del rispetto della linea di confine tra il diritto e la politica, può avere anche difficoltà a raggiungere politicamente alcune posizioni, perché ovviamente viene combattuto tra il tecnicismo e il mondo politico. Forse, se vogliamo ricordare qualcosa in più di Frattini, è questo punto di equilibrio che aveva raggiunto. Nessuno di noi lo può ricordare solo come un grande giurista o solo come un grande politico. È riuscito a combinare queste due qualità, con una miscela che ne ha fatto un politico eccezionalmente competente o un giurista capace di avere un equilibrio politico e una parola politica sempre incisiva.
Essere giurista e politico - lo dico anche, ovviamente, per l'esperienza che faccio quotidianamente - non è sempre facile. Se vogliamo proprio indicare un esempio di un percorso in cui questi due mondi riescono a coniugarsi perfettamente, credo che si possa proprio indicare quello di Franco Frattini.
A nome della Lega, io veramente ringrazio per i ricordi che sono stati fatti in quest'Aula: non scontati, ma commossi. Secondo me, quando dobbiamo ricordare qualcuno che non c'è più, dobbiamo far riferimento più ai sentimenti che alla razionalità. E credo che la senatrice Biancofiore, con il suo intervento appassionato, abbia riassunto in maniera veramente mirabile tutto ciò che c'è nei nostri cuori. (Applausi).
TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, è per me motivo di personale emozione avere l'onore di prendere la parola a nome del Gruppo Fratelli d'Italia in commemorazione di Franco Frattini e di presentare, come gli altri oratori e lei, signor Presidente, la più sincera vicinanza e partecipazione al dolore dei suoi familiari.
Il motivo dell'emozione risiede in due cose: nell'aver condiviso con Franco Frattini una parte del nostro percorso al servizio della nostra Nazione e, in secondo luogo, nel poter essere testimone di una matrice forte e indelebile sul corso della nostra politica estera. Questa matrice ha lasciato e continuerà a lasciare un segno che si traduce in una sola parola, ossia libertà: un principio profondamente radicato in lui, manifestato nei suoi scritti, estremamente concreto in una sua visione pragmatica del ruolo dell'Italia nel mondo; una visione che lui stesso ha sintetizzato in un importante libro, «Cambiamo rotta», che è stato citato dalla senatrice Biancofiore. Cito inoltre una sua frase, un incipit: «La politica estera italiana ha storicamente seguito la tradizione avviata da Bettino Craxi e da Giulio Andreotti, basata sul dialogo con tutte le parti in causa».
Al tempo stesso, Frattini è stato guidato da una grande coerenza con i principi liberali, che sentiva profondamente, e con i principi dei diritti delle donne in tutte le società, anche quelle più repressive come l'Afghanistan e l'Iran. È stata esemplare, a questo proposito, una sua partecipazione recente, di pochi mesi fa, a un'assemblea della resistenza iraniana, ancor prima dell'esponenziale aggravarsi della situazione, soprattutto delle violenze contro le donne in quel Paese. Frattini prendeva quell'occasione pubblicamente la parola per dire alcune cose molto forti, che sono di attualità, e questo dimostra l'estrema attualità di quella traccia alla quale mi sono riferito, di quella impronta che ha impresso alla politica estera, attuale e valida oggi e nel futuro. Diceva Frattini: la resistenza contro il regime iraniano è per me una buona occasione per sottolineare ancora una volta come il regime iraniano continui a dimostrare la sua intenzione di aggravare le violazioni di tutti i principi, delle regole e della legalità internazionale.
Non vi è mai stata alcuna attenuazione di intensità da parte di Franco Frattini come Ministro degli affari esteri, presidente della SIOI o in altri contesti, da alto magistrato; mai alcun calo di intensità nel suo appassionato sostegno dei diritti umani universali alle Nazioni Unite e in operazioni di grande successo come la moratoria contro la pena di morte, la lotta contro l'orrenda pratica delle mutilazioni femminili, la strategia nazionale ed europea nel contrasto all'antisemitismo e per la diffusione della libertà di religione, il diritto di tutti di essere informati da media liberi e responsabili. Alla SIOI ha fatto lo stesso negli ultimi undici anni - da uomo di Governo e da italiano di grandi motivazioni ideali - e lo ha fatto in tutte le crisi che si sono addensate durante gli anni in cui ha esercitato funzioni di Governo; tutte crisi originate da situazioni che continuano a produrre gli sconvolgimenti che abbiamo di fronte.
Vorrei concludere tornando alle considerazioni importanti che sono state fatte da tutti sulla sua amabilità, sulla sua apertura di carattere, sul suo senso dello Stato, sulla sua capacità - come si dice oggi - di fare sistema. Fu lui a chiedere a Mirko Tremaglia, all'inizio del mandato di quest'ultimo come Ministro degli italiani all'estero, di risiedere come ufficio e come dipartimento alla Farnesina, presso il Ministero degli affari esteri, e ad avvalersi della Direzione generale dell'immigrazione: una decisione che fu importante... (Il microfono si disattiva automaticamente)... montagna di iniziative straordinarie fatte in quegli anni insieme al ministro Mirko Tremaglia.
Lo ringraziamo per l'attenzione a queste realtà, che ho cercato solo di accennare, ma che mi portano a dire che è stato un grande uomo di Stato, un grande Ministro degli esteri. Grazie, Franco. (Applausi).
GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, la ringrazio per aver assunto questa iniziativa di ricordo di Franco Frattini, che del resto, nel momento della sua scomparsa, che ha rattristato tutti noi, ricopriva l'importante e prestigioso incarico di Presidente del Consiglio di Stato, incarico a cui era giunto dopo una carriera intensa che molti colleghi hanno ricordato e che ha visto tante tappe nell'amministrazione dello Stato, nella politica, nei Governi, nel Parlamento e anche nella vita delle amministrazioni locali. Era quindi giusto che l'Assemblea del Senato lo ricordasse, come lei ha voluto, con l'iniziativa della Presidenza e con il contributo di tutti i Gruppi.
Ovviamente, il Gruppo Forza Italia rinnova il suo cordoglio non solo ai familiari, ma a tutta la comunità politica che si è vista privata di una delle grandi intelligenze giuridiche di questo Paese. Uomini come Franco Frattini - ma vorrei ricordare Antonio Catricalà e altre rare eccellenze di questo Paese - hanno aiutato la vita delle istituzioni a dirimere questioni, a sciogliere controversie.
Ho avuto modo, per ragioni generazionali, di condividere pezzi di percorso della vita di Franco Frattini. Abbiamo fatto parte di Governi insieme, abbiamo condiviso nel Parlamento tante iniziative, abbiamo redatto programmi politici, ricordo quando era stato anche Presidente del Copaco (così si chiamava allora il Copasir) e quindi anche sui temi della sicurezza e della legalità è stato un uomo prezioso. Era un uomo di soluzioni, perché la cultura giuridica che portava gli consentiva di aggiungere al mondo politico, del quale tanti di noi fanno parte, quella sapienza, quella capacità di coniugare l'obiettivo politico alla definizione normativa, al precedente, alle norme che spesso si sovrappongono e che vanno armonizzate per evitare che poi una nuova legge invece di risolvere un problema renda ancora più complicato l'iter normativo.
Franco, da questo punto di vista, è stato veramente un uomo prezioso. Io a volte lo prendevo in giro perché era talmente un fuoriclasse che ha bruciato le tappe. A volte scherzavo dicendo che aveva conseguito la maturità a sedici anni, la laurea a diciotto e aveva vinto tutti i concorsi pubblici a venti. Ovviamente giocavo sulle date, ma le anticipavo di poco, perché dal curriculum di Franco Frattini si capisce che è stato davvero un numero uno fin dai tempi degli studi e quindi ha fatto in breve tempo un percorso che, sempre per merito, sempre con esami, sempre con verifiche, lo ha portato in posizioni di eccellenza. Ricordava questa mattina anche la senatrice Craxi che da giovane aveva fatto parte del mondo socialista, ma poi aveva seguito un'attività più che politica nell'alta amministrazione. Lo incrociammo quando ci fu il primo Governo Berlusconi ed era già a Palazzo Chigi, poi divenne Segretario Generale della Presidenza del Consiglio, poi Ministro, in un Governo tecnico, della pubblica amministrazione e poi le cose che tutti hanno detto.
Forse ricorderà anche il Presidente del Senato quando in anni successivi da dirigenti politici, da membri di Governo - credo che lei, Presidente, fosse Capogruppo in quella fase - con il Presidente del Consiglio dell'epoca Berlusconi si discuteva del suo incarico di commissario europeo e molti di noi, per ragioni di ruolo - lei forse ricorderà alcuni episodi - nel parlare con il Presidente del Consiglio avemmo modo di dire che Franco Frattini aveva tutte le qualità per accedere a quell'incarico a cui il Governo del tempo per sua scelta, per valutazione oggettiva del presidente Berlusconi, lo propose. Fu un eccellente commissario europeo ed è stato molte altre cose. Ho qui annotate tutte le funzioni che lui ha svolto e sono state tante, ma tutte meritate e assolte con spirito istituzionale: ha fatto parte di Forza Italia, ha fatto anche il consigliere comunale, il candidato sul territorio, come è stato ricordato, si è impegnato nella politica, ma pur nell'appartenenza a Forza Italia è sempre rimasto un uomo delle istituzioni, un uomo della Nazione, un uomo che poi diventando Presidente del Consiglio di Stato ha assunto un incarico di quelli fondamentali nell'equilibrio delle istituzioni.
Anche in quel caso tutti abbiamo rispettato la neutralità della sua funzione, ma tutti abbiamo sempre sperato che nelle decisioni di un organismo così delicato Franco sapesse coniugare le esigenze del diritto, delle responsabilità che l'incarico gli conferiva, con la vita reale e i problemi delle categorie dei produttori, che spesso anche il Consiglio di Stato è chiamato a dirimere quando, per competenza, arrivano al suo esame tante questioni.
È già stato ricordato che col presidente Berlusconi ha avuto una collaborazione proficua, fondamentale, soprattutto da Ministro degli affari esteri: quella è stata una delle sue funzioni più fondamentali. Avrebbe potuto attingere ad altri incarichi: si era anche parlato di Segretario Generale della NATO; è stato in tutte le commissioni di esperti e di saggi.
La Repubblica è davvero più povera senza un uomo che l'ha onorata, che l'ha illustrata, che in essa ha militato. Franco Frattini è stato un militante della Repubblica italiana, nel senso più alto e più nobile della parola. Con questo spirito il Gruppo Forza Italia lo ricorda ancora una volta e lo riproporrà alla memoria degli italiani come un esempio di virtù, di cultura, di qualità.
Grazie a Franco Frattini per quello che ha fatto. (Applausi).
PRESIDENTE. Si è così conclusa la commemorazione di Franco Frattini.
Senato, composizione
PRESIDENTE. Informo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha comunicato che, occorrendo provvedere, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, all'attribuzione del seggio resosi vacante nella Regione Siciliana a seguito delle dimissioni del senatore Gianfranco Miccichè, ha riscontrato nella seduta odierna che la candidata che segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo della lista alla quale apparteneva il predetto senatore è Daniela Ternullo. (Applausi).
Do atto alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di questa sua comunicazione e proclamo senatrice Daniela Ternullo, a cui rivolgo il primo augurio di buon lavoro. (Applausi).
Avverto che da oggi decorre nei confronti della nuova proclamata il termine di venti giorni per la presentazione di eventuali ricorsi.
Relazione del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia e conseguente discussione (ore 10,47)
Approvazione delle proposte di risoluzione nn. 3 e 5
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Relazione del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia».
Dopo l'intervento del Ministro avrà luogo il dibattito, i e cui tempi sono stati stabiliti dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.
Ho ora il piacere di dare la parola al ministro della giustizia, onorevole Nordio.
NORDIO, ministro della giustizia. Signor Presidente, ringrazio i colleghi senatori della loro attenzione. Ovviamente anche io, a nome del Governo e a titolo personale, mi associo alle dichiarazioni di condoglianze che sono state espresse in memoria dell'amico Frattini. Mentre ascoltavo l'intervento della senatrice Biancofiore, mi venivano in mente le parole di Sainte-Beuve: sois ému et tu émouvras, cioè sii commosso e commuoverai. L'intervento della senatrice ha trasmesso la sua commozione sincera a tutti noi e costituisce, anche dal punto di vista sentimentale, il migliore ossequio che noi possiamo rendere alla memoria di questo grande collega. (Applausi).
Questa relazione in realtà si aprirebbe, o avremmo voluto che si fosse aperta, con una manifestazione di gioia, che noi auspichiamo essere condivisa da tutte le parti politiche, indipendentemente dal loro orientamento, per la grande operazione che si è conclusa con l'arresto di Messina Denaro. (Applausi). È un'operazione il cui merito è equamente diviso tra la magistratura e le varie Forze dell'ordine, tra questo Governo e i precedenti.
Sarebbe proprio un auspicio patriottico quello di ritenere che non vi fossero delle divisioni nella distribuzione dei meriti di questa straordinaria operazione.
Per quanto riguarda la lotta contro la mafia, forse non sarà questo l'inizio della fine, ma sarà la fine dell'inizio, cioè la fine di ciò che è iniziato tanti anni fa con delle stragi spaventose, il cui ultimo arresto costituisce appunto l'epilogo, perché è stato assicurato alla giustizia l'ultimo dei suoi autori. Ripeto: è la fine dell'inizio, ma potrebbe anche essere l'inizio della fine. In questo senso, l'attività del Governo, del Parlamento, delle Forze dell'ordine e penso di tutti noi sarà forte, omogenea, duratura e incondizionata.
Per quanto riguarda poi l'aspetto concreto della lotta contro la mafia, vorrei dire - e qui inizio la relazione sullo stato della giustizia - che queste vittorie hanno anche delle profonde conseguenze economiche, perché l'incidenza negativa dei fenomeni mafiosi e di criminalità organizzata sulla nostra stessa economia è estremamente perniciosa. Per quanto riguarda quindi lo stato dell'amministrazione della giustizia, permettetemi alcune brevi riflessioni, con lo sguardo rivolto ovviamente al passato (perché questo è il significato di questa riunione), ma anche al futuro, riassumendo alcune delle cose che ho già esposto nelle precedenti comunicazioni in Commissione.
La giustizia italiana - come sappiamo - soffre di molte criticità, che costituiscono un freno alla nostra economia; tale rallentamento costa all'Italia almeno due punti di PIL. L'intervento dei precedenti Governi è stato più o meno incisivo; noi contiamo che, con una legislatura che ci auguriamo abbia la durata fisiologica di cinque anni, questo programma potrà essere portato a compimento in modo compiuto e omogeneo. Come ho detto precedentemente, la priorità assoluta di questo momento è proprio la nostra emergenza economica. Le prime iniziative sono state indirizzate, da parte del nostro Ministero, a incidere favorevolmente in questa direzione. Tre mesi sono pochi, ma la direzione è stata irreversibilmente tracciata: la semplificazione della legislazione e dell'organizzazione giudiziaria, una complessiva rivisitazione della sua geografia e delle piante organiche di magistratura e personale amministrativo, una rinnovata razionalizzazione della spesa mediante meccanismi di spending review e infine l'istituzione di canali di più stretto raccordo tra il Ministero e gli uffici, che consentano a questi ultimi di rappresentare efficacemente problemi ed esigenze e di poter intervenire con sempre maggiore tempestività.
Con l'indispensabile contributo degli avvocati, dei magistrati, del personale amministrativo e la partnership con altre istituzioni, saranno rafforzati nel settore civile i servizi di accoglienza, di informazione e di accompagnamento in diverse materie, quali, a solo titolo esemplificativo, indico la volontaria giurisdizione, il rilascio di certificati, il diritto di famiglia e le esecuzioni civili. Queste attività non hanno avuto e probabilmente non avranno quell'effetto mediatico che invece caratterizza gli interventi nel campo penale; ma posso assicurare questa onorevole Assemblea che avranno anche a breve, ma soprattutto a medio termine, un significativo impatto favorevole sull'efficienza della giustizia e, di conseguenza, sull'economia e sugli investimenti. In questa strategia si inserisce anche l'imminente e profonda revisione di quei reati che intimoriscono gli amministratori senza tutelare i cittadini, rallentando o impedendo quella collaborazione tra gli uni e gli altri, con effetti perniciosi per la certezza dei rapporti giuridici e, più in generale, sullo sviluppo del Paese.
Per il resto, riaffermiamo il nostro fermo proposito di attuare nel modo più rapido ed efficace il garantismo del diritto penale, inteso nella simmetrica formulazione del diritto romano Satius est impunitum relinqui facinus nocentis quam innocentem damnare, cioè realizzeremo la tutela della presunzione di innocenza della persona, assicurandone la dignità e l'onore durante le indagini e il processo. Parallelamente assicureremo la certezza della pena, che non coinciderà sempre e solo con il carcere, ma sarà comunque afflittiva, certa, rapida, proporzionata e orientata al recupero del condannato secondo il nostro dettato costituzionale.
Per quanto riguarda l'assicurazione della dignità e dell'onore delle persone durante la fase delle indagini, vorrei spendere una parola sull'annosa questione delle intercettazioni. Qui in questi giorni abbiamo ascoltato quelle che Shakespeare diceva essere delle risposte date da un sordo a delle domande che nessuno gli pone. Infatti, non sarà mai abbastanza ribadito da parte di questo Ministero che non vi saranno riforme che toccheranno le intercettazioni sulla mafia e sul terrorismo, né si ribadirà mai abbastanza che vi è una profonda differenza tra le intercettazioni che, come insegna la legge, mirano all'assicurazione e alla ricerca di una prova rispetto a quelle che si vuole siano esse stesse una prova. (Applausi). Quando si dice, come ho detto e ripeto, che i mafiosi non parlano per telefono, alludo al fatto che ritengo che nessun mafioso abbia manifestato al telefono la volontà di delinquere, o comunque espresso delle parole che costituiscono prova di un delitto in atto, in progressione o programmato.
Quello per cui servono le intercettazioni - e lo ribadisco ancora una volta - sono i movimenti delle persone sospettate di criminalità, terrorismo e altri reati gravissimi. Ciò che serve è la capacità di comprendere attraverso le intercettazioni quali sono i rapporti occulti e misteriosi che legano queste persone ad altre. Per questo le intercettazioni, anche quelle preventive e non quelle giudiziarie, sono indispensabili. Altra cosa sono le intercettazioni giudiziarie che coinvolgono persone non imputate, né indagate e che, attraverso un meccanismo perverso e tra l'altro costosissimo di diffusione pilotata, finiscono sulla stampa e sui giornali e delegittimano e offendono cittadini che non sono minimamente coinvolti nelle indagini. (Applausi). Dante direbbe «questo sia suggel ch'ogn'omo sganni». Spero finalmente, una volta per tutte, di essere stato chiaro su questo.
Per quanto riguarda le proposte che incideranno sulla strategia del processo penale, la nostra intenzione a medio e lungo termine è quella di riformare il codice Rocco del 1930, che è stato firmato da Benito Mussolini e da Vittorio Emanuele III. È abbastanza contraddittorio che, a distanza di tanti anni dall'approvazione della Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza, sia ancora in vigore un codice penale firmato da un dittatore. (Applausi). Ed è ancora più singolare che il codice di procedura penale, firmato dal professor Vassalli, un eroe della Resistenza e decorato con la medaglia, sia stato invece demolito, trasformato e imbastardito da tutta una serie di interventi legislativi e, ahimè, anche della stessa Corte costituzionale, che ormai lo hanno reso un enigma dentro un indovinello avvolto in un mistero, diventando così assolutamente inapplicabile.
Quindi sarà compito di questo Governo - ovviamente con un lavoro di medio termine, forse anche di medio lungo termine perché alcune modifiche richiederanno una revisione costituzionale - coordinare quantomeno i pilastri del diritto penale, la Costituzione, il codice penale e il codice di procedura.
Venendo ora agli aspetti che hanno caratterizzato l'attività del Ministero nel corso del 2022 (questa parte del discorso sarà sicuramente più arida), ritengo prioritario illustrare l'attività preordinata al raggiungimento degli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Come ho affermato all'inizio, oggi la nostra principale emergenza è economica. Ribadisco che in questo momento le nostre energie sono concentrate principalmente nella ristrutturazione di un sistema che consenta un forte sviluppo produttivo e imprenditoriale. Le considerazioni che seguono costituiranno l'elenco di ciò che è stato fatto e l'anticipazione di quanto faremo.
Gli obiettivi concordati con l'Europa e da raggiungere entro il 2026 riguardano la riduzione del disposition time e l'abbattimento dell'arretrato.
In particolare, per quanto concerne il contenzioso civile, miriamo alla riduzione, rispetto ai dati rilevati al 31 dicembre 2019, del 40 per cento dei tempi di trattazione delle cause e del 90 per cento dei procedimenti pendenti da oltre tre anni in primo grado e due anni in secondo. Per il contenzioso penale si mira alla riduzione del 25 per cento del disposition time, sempre rispetto al medesimo anno di riferimento. Allo scopo sono già state elaborate riforme di ampi compendi normativi soprattutto riguardanti il processo civile. Sono stati progettati investimenti in termini di risorse umane e materiali, sostenuti dalle risorse finanziarie necessarie assieme ad ulteriori linee di investimento, che hanno l'obiettivo di realizzare la compiuta digitalizzazione del sistema della giustizia. Le parole digitalizzazione, informatizzazione e attività telematica, risuoneranno altre volte in questo discorso, che peraltro taglierò abbastanza, visto che è stato diffuso e pubblicato, per non appesantirlo troppo anche con questi dati, che sembrano aridi, ma che - attenzione - rappresentano una fortissima innovazione tecnologica e di modernità nel nostro sistema giuridico e amministrativo in generale.
In primo luogo siamo lieti di annunciare che gli obiettivi previsti per il 2022, per l'attuazione dell'Ufficio del processo, sono stati tutti raggiunti in anticipo rispetto alle scadenze previste. In particolare per quanto riguarda il target relativo al reclutamento di almeno 8.700 unità previste dal PNRR entro il 31 dicembre 2022, sono state reclutate 10.700 unità. Anche la procedura per l'assunzione del personale tecnico di supporto all'attuazione del Piano, avviata con i bandi del 2022, è stata conclusa in tempi ristretti con l'immissione in servizio dei vincitori prima della fine dell'anno. In stato avanzato è inoltre l'attuazione degli investimenti concernenti l'edilizia giudiziaria che, come noto, riguarda una serie di interventi miranti a riqualificare e valorizzare il patrimonio immobiliare dell'amministrazione della giustizia, anche economica e digitale.
È nostra intenzione - questo è molto importante - differenziare i luoghi di detenzione temporanea, ad esempio per gli arrestati in flagranza, da quelli per l'espiazione di pene più lunghe. In questo contesto vorremmo operare una distinzione in relazione sia alla durata sia alla natura del reato che giustifica questa detenzione.
Con riferimento infine alla digitalizzazione, significativi sono stati gli interventi orientati alla compiuta realizzazione del processo telematico sia penale che civile. Entro il mese di giugno di quest'anno il Ministero adotterà gli atti regolamentari necessari per l'effettiva applicazione delle disposizioni contenute nei decreti legislativi attuativi.
Non ripeteremo mai abbastanza che la definitiva riduzione dei tempi dei processi costituisce un elemento essenziale del sistema complessivo per quanto riguarda l'economia.
Ripeto, so che gli interventi che riguardano il diritto penale e le polemiche che ne seguono hanno un impatto mediatico maggiore, ma vi prego di considerare che, proprio in relazione all'emergenza economica che in questo momento il Paese sta attraversando, una priorità assoluta è quella di accelerare e di razionalizzare la nostra giustizia, ed essenzialmente la giustizia civile.
Se gli investitori stranieri non investono in Italia, la ragione principale è dovuta al fatto che qui manca completamente la certezza del diritto e per la riscossione di un credito si richiedono tempi cinque o dieci volte superiori a quelli della media europea. Questo impatto negativo nei confronti proprio della nostra economia è una delle preoccupazioni fondamentali del nostro Governo.
Per quanto riguarda la digitalizzazione, entro la fine del 2023 sono previsti avanzamenti significativi sia dal lato delle riforme che degli investimenti. Provvederemo quanto prima all'adozione degli atti legislativi e normativi necessari alla gestione elettronica obbligatoria di tutti i documenti e alla completa digitalizzazione dei procedimenti civili, nonché alla digitalizzazione dei procedimenti penali di primo grado e alla creazione di una banca-dati gratuita pienamente accessibile e consultabile delle decisioni civili.
Per quanto riguarda l'edilizia giudiziaria, sarà assicurata l'aggiudicazione di tutti i contratti pubblici per interventi di manutenzione straordinaria, per la riqualificazione e l'efficientamento dei beni immobili dell'amministrazione della giustizia. Per il compimento dei risultati che vogliamo perseguire sarà costante l'azione di coordinamento e soprattutto di monitoraggio.
Per quanto riguarda la politica del personale, gli organici della magistratura e i concorsi per l'accesso all'ordine giudiziario - sono dati abbastanza aridi, ma sono disponibili nella documentazione che viene allegata - questo Dicastero è orientato ovviamente a garantire la copertura delle piante organiche sia operando con lo scorrimento delle graduatorie già in essere sia indicando nuovi concorsi. Qui bisogna distinguere il reclutamento del personale amministrativo da quello dei magistrati.
Come è noto, il primo è relativamente facile, il secondo è dannatamente complesso. Per esperienza anche personale posso dirvi che, dal momento in cui il candidato inoltra la domanda per entrare nella magistratura al momento in cui, passato e vinto il concorso gli viene conferita la toga, passano dai quattro ai cinque anni: è un tempo, come potete capire, abbastanza irragionevole, tenuto anche conto che, durante questi anni, la vita del candidato è professionalmente abbastanza precaria.
Per il reclutamento del personale amministrativo le disposizioni in materia finanziaria degli ultimi anni hanno generalmente consentito alle pubbliche amministrazioni di coprire il turnover in misura pari a una percentuale delle cessazioni avvenute nell'anno precedente, variabile per ciascun anno.
Nel nostro ambito le assunzioni e il reclutamento del personale sono stati progettati ed effettuati sempre nell'ottica di consentire agli uffici giudiziari di recuperare la necessaria efficienza, che tuttavia è stata insidiata dai pensionamenti non sempre compensati da adeguate assunzioni, in seguito alla nota e prolungata congiuntura economica sfavorevole, e quindi al contenimento della spesa pubblica.
La prioritaria attenzione di questo Ministero è quindi costantemente - vorrei dire quotidianamente - orientata ad acquisire, integrare e possibilmente aumentare queste risorse indispensabili.
In questo processo di rinnovamento le politiche di reclutamento dovranno rinnovarsi anche nella conduzione dei processi gestionali interni, e anche qui lo strumento principale è rappresentato dall'uso delle tecnologie, e specificamente dalla digitalizzazione delle procedure di reclutamento in generale, nonché dalla dematerializzazione dei processi di gestione del personale.
Vi assicuro che le maggiori energie del Ministero, in questo momento, sono proprio orientate a una semplificazione, a una modernizzazione e a una razionalizzazione della giustizia penale e, soprattutto, di quella civile. Non si ripeterà mai abbastanza che abbiamo la possibilità, a costo zero, di ridurre la durata dei processi civili, le cui lungaggini - lo ripeto - ci costano due punti di PIL all'anno. (Applausi). Abbiamo la possibilità di ridurre questa durata semplicemente attraverso un'opera intelligente di razionalizzazione, di monitoraggio e aggiungo - è notizia di questi ultimi giorni - di collaborazione con le università e con vari istituti pubblici e privati, che presteranno gratuitamente la loro opera, per darci una mano e assecondarci in questo fondamentale processo di modernizzazione.
Per quanto riguarda invece la magistratura, le nostre attività sono state incentrate sul rafforzamento degli organici e sul riavvio dei concorsi. Qui il discorso, come ho detto prima, è un po' più complesso, perché passa del tempo dal momento in cui viene inoltrata la domanda al momento in cui viene conferita la toga. Vi do un dato, a braccio, che non molti conoscono: se un candidato inoltra oggi la domanda, le prove scritte avranno luogo tra un anno; dopo un altro anno, se la persona è stata ammessa, si svolgeranno le prove orali e, dopo un altro anno ancora, saranno stese le graduatorie, contro le quali vi sono anche, molto spesso, ricorsi ai tribunali amministrativi regionali. Dopodiché vi sarà un anno, forse ridotto o forse aumentato, di tirocinio. Quindi, dal momento in cui l'aspirante chiede di entrare nella magistratura, al momento in cui gli viene assegnata la toga, passano cinque anni.
Potete capire, tra l'altro, che con il pensionamento obbligatorio introdotto a suo tempo dalla legge Madia, a settanta anni, per quella che, a suo tempo, è stata chiamata rottamazione, la criticità nella presenza di magistrati è purtroppo costante in questo momento. A questo si aggiunga il fatto - anche questo lo dico per esperienza, ma poi i dati parlano chiaro e sono a tutti disponibili - che la selezione di questi aspiranti è così rigorosa, che non si riescono nemmeno a coprire tutti i posti che vengono messi a concorso annualmente. Vi do dei dati: nell'ultimo concorso, per il quale erano state presentate 13.283 domande, sono stati consegnati alla commissione gli elaborati di circa 3.700 aspiranti. Quindi, sul totale di oltre 13.000 aspiranti, più di 3.000 hanno finito le prove, ma di questi, alla fine, è stato ammesso al tirocinio un numero inferiore rispetto ai posti disponibili. Qualcosa evidentemente non funziona: o le nostre università non sono in grado di produrre, di sfornare, delle persone adeguatamente preparate per questo altissimo compito, oppure vi è una selezione da parte delle commissioni che è eccezionalmente e forse anche patologicamente troppo severa. Anche qui, comunque, dovremo trovare una soluzione, perché l'organico della magistratura, che è già abbastanza ridotto, strutturalmente, rispetto alle problematiche che si pongono, è comunque sempre carente almeno di un migliaio di unità.
Nella legge di bilancio per il 2023 è stata ridotta, in via straordinaria, la durata del tirocinio dei magistrati dichiarati vincitori all'esito delle procedure bandite nei due anni precedenti. È una misura che accelera l'assunzione dei magistrati, ma lo fa riducendo il tirocinio, ovvero quell'attività un po' nel limbo, dei giovani magistrati che devono acquisire esperienza sul campo, senza avere la responsabilità della firma. Un anno di tirocinio è il minimo indispensabile per poter conferire la toga a persone al 100 per cento preparate.
Per quanto riguarda l'amministrazione penitenziaria, nel 2022 l'amministrazione si è impegnata su vari piani: quello inerente ai luoghi di esecuzione della pena; quello relativo agli operatori penitenziari; quello relativo ai detenuti, per i quali lo Stato assume il dovere di tutela dei diritti della salute - anche questo è importante - fisica e psichica, unitamente all'esecuzione di una pena che deve essere afflittiva, ma non deve essere mai inumana, senza però ovviamente abbassare il livello della sicurezza interna ed esterna degli istituti di pena.
In particolare, l'attenzione al tema del benessere del personale ha rappresentato uno dei principali impegni di questo Ministero, nella piena consapevolezza che le attività demandate a coloro che lavorano all'interno della sfera penitenziaria sono di particolare delicatezza, potendone derivare un rilevante stato di tensione, in grado di incidere negativamente sulla condizione psicofisica del personale e, in maniera riflessa, sulla prestazione professionale.
In tema di sicurezza penitenziaria, anche qui abbiamo cercato e stiamo cercando di modernizzare la sorveglianza; una sorveglianza anche qui tecnologica, che mira anche a servirsi degli strumenti che la tecnologia oggi ci offre. All'esito di un capillare monitoraggio effettuato sul territorio e al fine di dotare i reparti detentivi e gli spazi comuni di tutti gli istituti di impianti di videosorveglianza, è stato dato avvio a un vasto programma, con l'impegno di circa 10-12 milioni di euro. Sono state intraprese azioni dirette all'individuazione, alla predisposizione e alla dotazione di efficaci sistemi tecnologici (fissi e mobili) di contrasto al sorvolo delle strutture penitenziarie, avvalendosi dell'apporto di più professionalità e di tecnici con competenza in elettronica e in radio-telecomunicazioni. Sto alludendo al fatto che, purtroppo, la presenza di droni ha rivoluzionato completamente i rischi nella sicurezza all'interno delle carceri, con la necessità di predisporre delle misure adeguate contro questa nuova forma di controllo e anche di aggressione.
Altra particolare attenzione merita il nuovo progetto di videosorveglianza in mobilità; il cosiddetto body cam. È una questione estremamente delicata questa, ma la dotazione strumentale per il personale di polizia penitenziaria che opera nel contesto delle carceri è di grande importanza. È stata raccomandata dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, ma rappresenta anche uno degli strumenti che, nel rispetto dei fondamentali principi di trasparenza, documentazione e controllo, assicurano la tutela dell'ordine e della sicurezza penitenziaria, anche a garanzia del personale di polizia penitenziaria oltre che dei diritti delle persone detenute.
Un altro problema lo abbiamo già affrontato recentemente in un question time: è quel fardello di dolore costituito dai suicidi in carcere. Noi stiamo attuando tutta una politica, anche attraverso l'accordo con le Regioni, gli enti locali e le strutture sanitarie, per evitare o quantomeno ridurre questo fenomeno, che purtroppo è comune a tutte le parti del mondo, ma che in Italia ha assunto, soprattutto negli ultimi tempi, toni di estremo allarme.
Oltre al miglioramento delle condizioni detentive, mediante l'aumento del numero dei posti disponibili e la conseguente diminuzione dell'indice di sovraffollamento nelle carceri, l'amministrazione si è posta l'obiettivo di dare un massimo impulso all'implementazione di spazi per le attività di cosiddetto trattamento nei confronti dei detenuti.
Questo obiettivo è orientato essenzialmente al lavoro. Voltaire diceva che il lavoro ci affranca dalle due maggiori disgrazie dell'umanità, che sono il bisogno e l'ozio. Ebbene, in carcere il lavoro è lo strumento fondamentale per quella che si chiama rieducazione del detenuto.
Sotto questo profilo, stiamo attuando - ricordo in proposito l'intervento di ieri del mio predecessore, la professoressa Severino - un progetto per assicurare il lavoro a chi esce dal carcere, anche attraverso una defiscalizzazione delle retribuzioni che vengono assegnate a coloro che ottengono un lavoro una volta espiata la pena. Non solo è essenziale che all'interno del carcere vi sia questo sfogo del lavoro - vi assicuro che in alcune carceri ho assistito a cose straordinarie, come ad esempio a Poggioreale, dove ho visto una panetteria, una pasticceria, una falegnameria e persino un atelier di arte figurativa - ma è altrettanto importante che a questa attività lavorativa all'interno del carcere segua un'attività consequenziale. Questo in modo che, quando il detenuto esce, una volta espiata la pena, sappia di trovare un lavoro dignitoso e attui quella che ieri con la collega Severino abbiamo definito recidiva zero. Vi assicuro che le statistiche dimostrano che quando una persona ha lavorato in carcere e, uscendo, trova un lavoro dignitoso, la recidiva viene praticamente a scomparire.
Salterò le cifre aride che troverete nella documentazione allegata.
Un'ultima parola sulla giustizia minorile, poiché abbiamo assistito purtroppo a un incremento - non eccezionale, ma significativo - di casi riguardanti la giustizia minorile. Anche in questo caso l'obiettivo da parte del nostro Governo è attuare il più possibile quella che si chiama giustizia di comunità o giustizia riparativa. Vi sono delle differenze, geografiche tra l'altro, per quanto riguarda la criminalità minorile tra le varie Regioni d'Italia. Questo comporta delle difficoltà, perché molto spesso le detenzioni avvengono in luoghi distanti da quelli di provenienza di queste persone. Anche a questo cercheremo di porre rimedio.
Aggiungo un'ultima considerazione sulle attività internazionali del mio Ministero. Questo argomento mi sta particolarmente a cuore, perché di recente abbiamo partecipato a varie riunioni del G7, del G20 e di altre organizzazioni, miranti essenzialmente a due obiettivi: la creazione di un codice dei crimini di guerra e un coordinamento soprattutto per quanto riguarda la gestione dei crimini di guerra commessi in Ucraina. A tale proposito, le attività di questo Ministero - ripeto - si sono concretizzate in numerosi incontri sia con gli altri Ministri della giustizia, sia con la partecipazione a congressi internazionali di alto livello. L'attività di collaborazione giudiziaria a livello europeo internazionale è quindi un obiettivo strategico di questo Ministero, anche perché la criminalità complessa assume un carattere sempre più transnazionale, così da richiedere un'efficace e celere collaborazione tra gli Stati per l'accertamento dei reati, sempre nel rispetto dei diritti sanciti dalle carte internazionali.
Nel contesto delle diverse procedure di cooperazione giudiziaria internazionale in materia civile e penale (pensiamo alle estradizioni, ai mandati di arresto europeo, al trasferimento dei detenuti e all'assistenza giudiziaria sia nel campo civile che penale), il Ministero della giustizia riveste il ruolo di autorità centrale e al Ministero sono riservati poteri decisionali di straordinaria importanza, in ragione della loro diretta incidenza sulla libertà personale dei soggetti ricercati e del rilievo politico che molte di queste procedure assumono. Si pensi alla diffusione all'estero di ricerche internazionali, alle richieste di arresto provvisorio a fine estradizionali, alle richieste di mantenimento di misure cautelari personali e alle domande e ai decreti di estradizione.
Per darvi alcuni numeri (altri li tralascio), l'attività di cooperazione giudiziaria civile e penale ha prodotto circa 6.000 procedimenti e ha consentito ai competenti uffici del Ministero di offrire supporto sui dossier di primaria importanza.
Per quanto attiene alle procedure relative ai mandati di arresto europei e alle estradizioni, nel periodo tra gennaio e dicembre del 2022, questo Ministero, in sinergia con il Ministero dell'interno e le autorità giudiziarie, ha ottenuto la consegna di 558 latitanti, 518 sulla base di mandati d'arresto europei e 40 sulla base di estradizione, e ha consegnato alle autorità estere 385 persone, 334 sulla base di mandati europei e 51 sulla base di decreti di estradizione. Anche in questo campo, abbiamo proseguito e stiamo proseguendo nell'attività di negoziazione di nuovi accordi bilaterali, finalizzati alla cooperazione internazionale rafforzata. Settore primario in questo senso è l'elaborazione della normativa e delle politiche europee, attuata a livello tecnico attraverso la costante partecipazione dei delegati del Ministero e di questo stesso Ministro presso i vari organismi europei e, soprattutto, con degli incontri bilaterali che si sono dimostrati estremamente proficui.
Una menzione ultima, ma non meno importante, è riservata al tema cruciale della lotta contro l'impunità per i crimini commessi in relazione alla guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina. Noi non abbiamo alcun dubbio su chi sia l'aggressore e chi sia l'aggredito; non abbiamo alcun dubbio che siano stati commessi dei reati infami e infamanti a danno della popolazione che è stata oggetto di questa aggressione criminale. Il tema è stato affrontato per la prima volta, su richiesta italiana, dai Ministri della giustizia a suo tempo ed è stato elaborato alla fine un documento di chiaro valore politico - ve lo risparmio, ma anche questo è allegato alla relazione - in cui vi è tutta una serie di risoluzioni, proposte e programmi di nuove riunioni proprio in tal senso. A quest'ultimo proposito, è stata istituita una commissione con il compito di adeguare l'ordinamento italiano allo Statuto di Roma e a elaborare un progetto di codice di crimini internazionali, al fine di assicurare l'adempimento degli obblighi internazionali assunti dall'Italia con questa ratifica, autorizzata nel 1999.
La scelta di introdurre nel nostro ordinamento - questo forse è l'aspetto più importante della nostra politica internazionale - un codice ad hoc contro i crimini di guerra internazionali ha una valenza simbolica, ma non solo. Essa vuol mettere in luce che l'oggetto della tutela sono i beni giuridici estremi ed universali che si pongono fuori dall'ordine comune della normale vita sociale, in quanto sono collegati a situazioni di eccezionalità, come le atrocità dei crimini commessi nell'attuale conflitto in Ucraina.
La drammatica contingenza che stiamo attraversando richiede quindi di portare a compimento - e lo faremo entro il 2023 - la riflessione già avviata sull'adozione di un codice dei crimini internazionali, finalizzato ad assicurare il compiuto adempimento degli obblighi internazionali assunti dall'Italia con la ratifica dello Statuto di Roma, istitutivo della Corte penale internazionale. Solo attraverso questo intervento normativo, che appare indifferibile, sarà possibile assicurare il perseguimento, anche nella giurisdizione italiana, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra e realizzare la complementarietà con la giurisdizione della Corte penale internazionale prescritta dallo Statuto di Roma.
È un programma vasto, come avete visto, e sappiamo bene che i vizi di un piano ideale non si vedono che alla sua realizzazione, ma noi confidiamo che al termine della legislatura questo piano sarà stato, almeno in gran parte, portato a compimento. (Applausi).
PRESIDENTE. La ringrazio per lo spessore del suo intervento, signor Ministro.
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto magistrale «Regina Margherita» di Anagni, in provincia di Frosinone, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione sulla Relazione del Ministro della giustizia
sull'amministrazione della giustizia (ore 11,30)
PRESIDENTE. Avverto che eventuali proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito.
Dichiaro aperta la discussione sulla Relazione del Ministro della giustizia.
Poiché l'intervento del Ministro è stato più corposo del previsto, anche in termini di durata, invito gli iscritti a parlare in discussione a ridurre proporzionalmente il tempo a loro disposizione, ma mi affido alla loro sensibilità.
È iscritto a parlare il senatore Verini. Ne ha facoltà.
VERINI (PD-IDP). Signor Presidente, farò il possibile per concentrare al massimo l'intervento.
Signor Ministro, la ringrazio davvero per la sua relazione, anche se devo notare che ci sono due ministri Nordio: uno è quello dei rapporti al Parlamento e dei suoi interventi parlamentari e l'altro quello delle interviste. Naturalmente sia gli interventi, sia le interviste fanno parte del lavoro di un Ministro, ma spesso non sono allineati. Esprimiamo quindi delusione per la sua relazione, per alcuni motivi che cercherò di esprimere. Innanzitutto, anche se questo è un Governo a cui noi ci opponiamo in maniera davvero decisa, pensiamo che sul tema della giustizia il lavoro fatto precedentemente, nell'ultima legislatura e nell'ultimo scorcio della legislatura, sia un patrimonio importante, naturalmente non un totem intoccabile, non delle tavole della legge che non possono essere modificate, anzi, ma per la prima volta dopo tanti anni eravamo riusciti, quasi tutti insieme, a definire delle riforme di sistema che avevano superato quel contrasto tra politica e magistratura che aveva avvelenato per quasi trent'anni la politica e anche la giustizia italiana. La giustizia veniva usata come terreno di scontro.
A nostro giudizio, il suo compito, indipendentemente dal colore del Governo del quale lei fa parte, avrebbe dovuto e dovrebbe essere quello di irrobustire l'applicazione di quelle riforme ed evitare che si ripiombi, ancora una volta, in quel clima. Alcuni suoi propositi, alcune sue interviste, alcune espressioni usate anche in questa sede da lei, non oggi, e anche da membri della maggioranza, suoi Sottosegretari, invece vanno nella direzione opposta. Riproporre, per esempio, temi divisivi, sia pure sullo sfondo, è secondo noi un errore grave, perché riapre ferite e divisioni, quando dovremmo tutti concentrarci per aiutare l'applicazione delle riforme anche con correzioni, come quella legata ad alcuni aspetti chirurgici della riforma del processo penale della ministra Cartabia, proprio per evitare che i reati che abbiano una connessione con l'attività mafiosa non siano non perseguibili penalmente o che per essi non vi sia l'obbligatorietà dell'azione penale indipendentemente dalla querela. Su questo dovremmo lavorare, quindi occorrono più risorse, più mezzi per gli uffici giudiziari, più mezzi per i tribunali, digitalizzazione. Su queste cose dobbiamo accelerare, Ministro, e lei le evoca, ma poi la sua attenzione viene spostata altrove.
Questa potrebbe essere l'occasione per una nuova stagione di rapporti non solo tra politica e magistratura, ma tra le componenti della giurisdizione - magistratura, avvocatura, Accademia - insieme per costruire una nuova fase di giustizia giusta e davvero rispettosa dei capisaldi della Costituzione, dove c'è la ragionevole durata dei processi, e l'indipendenza della magistratura, che è un bene supremo da tutelare.
No, quindi, a temi divisivi e quello delle intercettazioni, per come è stato posto, rischia di esserlo profondamente. Lei oggi ha attenuato quella frase francamente pesante, un po' inquietante, che aveva detto: i mafiosi non parlano al telefono. Riconosco che l'ha attenuata. Nell'era digitale però, i mafiosi non parlano solo al telefono, ma le intercettazioni sono uno strumento fondamentale per le indagini. Vogliamo discuterne? Ne abbiamo discusso, abbiamo approvato direttive europee sull'abuso della pubblicazione. Lei stesso, però, in un'intervista a «Il Messaggero» di un mese fa, ha detto che per anni c'è stata l'ossessione della pubblicazione e quindi le cosiddette gogne mediatiche, che dobbiamo combattere; però ha anche detto che oggi il pendolo è sbilanciato dall'altra parte e dobbiamo intervenire, perché il rispetto della privacy, che va tutelato, deve stare insieme, in maniera equilibrata, al diritto all'informazione. Lo stabilisce la Corte europea dei diritti dell'uomo con una recentissima sentenza del 13 dicembre 2022 esattamente su questa materia.
Noi concordiamo con le parole che il procuratore nazionale antimafia Melillo ha consegnato oggi al giornale «la Repubblica» quando parla delle intercettazioni per reati di mafia, terrorismo, corruzione, dentro i quali molto spesso c'è la connessione con attività mafiose, che sono più difficili da scoprire, perché spesso i patti corruttivi sono tra un pubblico ufficiale e un corruttore e quindi difficilmente vengono alla luce immediatamente. In questo senso, per noi è fondamentale che lo strumento delle intercettazioni, deciso dai magistrati (non per caso), possa aiutare, anche per reati spia, a colpire le possibili connessioni mafiose e mettere in discussione questo è davvero pericoloso.
Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, noi pensiamo che nella relazione il Ministro abbia sottovalutato anche il tema della corruzione e non mi riferisco solo alle intercettazioni. Del resto questo è un Governo che non sembra avere la lotta alla corruzione tra le proprie priorità, se pensiamo al fatto che sono stati tolti i reati associativi e di corruzione da quelli considerati ostativi, se pensiamo al fatto che sono state allentate troppe maglie nella riforma del codice degli appalti e io penso che questo sia sbagliato.
Dopo l'arresto di Matteo Messina Denaro qualcuno ha proposto un allentamento, dicendo che la mafia è finita. Non è così. Intanto colgo anch'io l'occasione per ringraziare coloro, Carabinieri, Reparti operativi speciali (ROS) e magistrati di oggi e di ieri, che hanno lavorato per raggiungere quest'obiettivo. (Applausi). Tuttavia con questo arresto la mafia non è finita. Le mafie ci sono, penetrano nell'economia, nel PNRR, nelle istituzioni. Dobbiamo rafforzare il nostro impegno.
Concludo il mio intervento, signor Presidente, sul tema del carcere. Lei ha varato il decreto-legge sui rave e che emergenza era? Si annunciano decreti-legge sugli imbrattatori, ma quale urgenza c'è, anche se vanno colpiti? Per carità, emani un altro decreto-legge: lei si proclama garantista e noi ribadiamo anche in questa sede l'invito a varare un decreto-legge contro il sovraffollamento, a concedere la proroga a coloro che sono tornati in carcere, i semiliberi da due anni. Dimostri davvero ciò che intende in tema carcerario. Sottoscrivo le sue parole: lavoro e formazione per far sì che non ci siano le recidive; penso all'articolo 27 della Costituzione. Queste sono nostre battaglie: le faccia, sono necessarie e urgenti. Li vari su questi temi i decreti-legge, non soltanto su questioni francamente propagandistiche e che parlano ad alcune fasce elettorali. Sulle carceri, però, non si deve fare propaganda elettorale. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rapani. Ne ha facoltà.
RAPANI (FdI). Signor Presidente, colleghi senatori, onorevole Ministro, qualche giorno fa ho letto un articolo scritto dal giornalista Paolo Mieli, il quale disse che finalmente la presidente del Consiglio Meloni aveva riportato la politica nelle Aule. Io aggiungo un messaggio che ascolto quando cammino tra la gente, quando incontro gli elettori: finalmente ha nominato suoi collaboratori uomini e donne capaci, perché competenti, autorevoli e determinati. Signor Ministro, naturalmente lei è una di queste persone.
Ho avuto il piacere di ascoltare la relazione del Ministro già in Commissione, in qualità di componente della Commissione giustizia. Ci sarebbe tanto da dire per elogiare il vostro progetto e il vostro programma di Governo, che da qui a cinque anni abbiamo intenzione di portare a compimento; però purtroppo il tempo è poco. Mi soffermo pertanto su quello che mi ha colpito di più.
Un aspetto tra tutti - lo ha citato anche oggi - sul quale lei si è soffermato un pochino di più è la presunzione di innocenza. Faccio riferimento proprio a quello che lei in qualche modo ha scritto. In merito alla carcerazione preventiva il paradosso più lacerante è che tanto è facile entrare in prigione prima del processo, da presunti innocenti, quanto è facile uscirne dopo la condanna, da colpevoli conclamati. La custodia cautelare, giustamente, non può essere demandata al vaglio di un giudice singolo. È vero - come dice lei - che poi naturalmente c'è il tribunale del riesame; aggiungo io che però, probabilmente, poi forse è troppo tardi. Il tribunale del riesame, con un intervento collegiale, può rimuovere il danno futuro, come dice lei; ma non quello già ingiustamente patito.
Io ho ascoltato gente che purtroppo è incappata in queste ganasce. E in quei quindici giorni, nell'attesa che il tribunale del riesame di esprimesse e si determinasse, sapete qual era il loro unico pensiero? Cercare di studiare la strada migliore per farla finita. Queste sono cose toccanti e preoccupanti. Purtroppo è vero: ci sono dei pm che, pur di cercare di diventare noti, costruiscono dei castelli su fondamenta di sabbia che poi purtroppo sono destinati a crollare. E allora la domanda nasce spontanea: a questo punto chi paga? Chi risarcisce principalmente il danno morale subito? È giusto che a questo argomento si rivolga un'attenzione particolare e che su di esso si faccia una riflessione. Proprio ieri il pm Paolo Guido, colui che ha condotto le indagini che poi hanno portato all'arresto di Messina Denaro, ha detto in modo chiaro che i processi si fanno se ci sono le prove; altrimenti, giustamente, che senso ha?
Un altro argomento che mi ha colpito molto sono le intercettazioni e questo sistema dei trojan. Prima eravamo preoccupati perché dalle intercettazioni potevano essere pubblicate anche le conversazioni private o privatistiche e quindi forse ci poteva essere una violazione del segreto d'ufficio (in qualche modo si parlava di quello che si era detto). E invece no. Abbiamo audito in Commissione dei tecnici informatici che per alcuni versi ci hanno quasi terrorizzato: con un trojan non ci si limita ad entrare e ascoltare solo ed esclusivamente le conversazioni, si legge la messaggistica e si entra nella rubrica, così come nella galleria, ma addirittura c'è la possibilità di andare a modificare la messaggistica e la geolocalizzazione. Poi sarà l'intercettato a dover dimostrare che effettivamente non ha scritto quel messaggio e che effettivamente non si trovava in una certa posizione. Questo quanto gli costa e cosa gli comporta? È necessario rivolgere una certa attenzione anche su questo argomento, perché noi non siamo contrari alle intercettazioni, ma siamo contrari a questo uso spropositato che si fa delle stesse.
Finalmente parliamo, perché costretti a parlarne, di riorganizzazione della geografia giudiziaria. Dobbiamo correre ai ripari rispetto a una scelta scellerata del passato, che porta il nome dell'ex ministra Severino. Mi dispiace che non sia in Aula il senatore Monti, visto che è stato il suo Governo a sopprimere i tribunali, dicendo che si doveva migliorare l'efficienza della giustizia. Con la soppressione dei tribunali? Mi viene quasi da sorridere. Io non sono un operatore del diritto, perché faccio l'architetto nella vita; però non si può sentire che, per migliorare l'efficienza della giustizia, si deve ricorrere alla chiusura e alla soppressione dei tribunali, addirittura accorpandoli ad altri tribunali e andando a intasare il lavoro degli altri tribunali. Si dice che tale soppressione sia stata necessaria per contenere la spesa pubblica. Io ho sempre sentito dire e ho sempre saputo che le carceri venivano realizzate negli stessi luoghi dove ci sono i tribunali. Ma voi lo sapete quanto costa la traduzione di un carcerato dalla casa circondariale di reclusione fino al tribunale, percorrere 75-80 chilometri e raggiungere la struttura, andata e ritorno?
Ma voi li conoscete il disservizio, il disagio e i costi che devono sostenere le Forze armate quando c'è una querela e devono recarsi dal procuratore per avere l'autorizzazione a procedere? Avete solo creato disservizi e disagi alle collettività. A distanza di dieci anni, dal 2012 a oggi, ci sarebbe piaciuto che ci avessero portato una rendicontazione di quanto fatto e realizzato. Purtroppo, così non è stato, ma avete solo ed esclusivamente creato disagi ai territori e all'utenza.
Io vengo da una realtà difficile, la Calabria, una terra definita ad alto tasso di criminalità. E proprio in questa terra voi che fate? Invece di rafforzare la presenza dello Stato vicino al territorio e ai cittadini, andate a sopprimere i tribunali. Nella mia realtà c'è, purtroppo, un dato certo: dal 1° gennaio 2022 al 16 dicembre 2022 (quindi meno di un anno) sono state incendiate 53 autovetture. Se consideriamo che l'anno è composto di 52 settimane, ciò significa che più di un'autovettura a settimana è stata incendiata. Ciò avviene perché non c'è più la presenza dello Stato e la gente forse evita, perché non ha la possibilità, di rivolgersi alla giustizia.
Ogni collega rappresenta qui un territorio diverso. È giusto che quando si fanno dei provvedimenti si abbia la conoscenza di un territorio, perché spesso vengono adottati dei provvedimenti che poi creano solo danno. Faccio riferimento, nel caso specifico, alla realtà che mi appartiene. L'aver soppresso un tribunale e averlo accorpato a un altro non è servito, in quanto non ci sono mezzi di comunicazione e di trasporto. C'è una strada disastrata, a voi tutti nota come strada della morte, con una percorrenza di oltre 80 chilometri e il capoluogo si trova a 100 chilometri di distanza. Quale potrebbe essere il servizio che è stato dato? Ci si sarebbe aspettati, in una realtà del genere, maggiore vicinanza e attenzione dello Stato. Invece cosa ha fatto? Ha tirato i remi in barca, si è fatto da parte e ha mollato. È chiaro che, in qualche modo, dall'altra parte si incentiva la criminalità.
Insieme ad alcuni colleghi, ognuno dei quali espressione di una realtà diversa, abbiamo presentato una mozione che spero verrà a breve calendarizzata e discussa. Onorevole Ministro, noi vogliamo stare al vostro fianco e collaborare con voi. Vogliamo darvi il nostro contributo per riportare la giustizia, nel vero senso della parola e forse anche nel doppio senso, in quei territori mortificati e bistrattati. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Spagnolli. Ne ha facoltà.
SPAGNOLLI (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, signor Ministro, non sono un giurista e, quindi, chiedo scusa fin da ora se mi esprimerò in un linguaggio non completamente consono alla materia che stiamo trattando. Provo però a mettere alcune questioni sul tavolo.
Si è parlato dei tempi lunghi dell'assunzione dei magistrati, che è assolutamente un problema. Vorrei però aggiungere che spesso i giovani magistrati si trovano a svolgere il loro mestiere senza aver fatto in precedenza alcun'altra esperienza di lavoro, con la conseguenza che nel corso della loro vita lavorativa si trovano poi a giudicare o a svolgere il ruolo di magistrato inquirente in qualsiasi ambito della società umana senza avere la più pallida idea di come funzionano quegli ambiti. In alcuni Paesi è previsto che un magistrato, prima di essere assunto, svolga un periodo di tirocinio in un'azienda privata e una pubblica. Nelle aziende private e in quelle pubbliche il senso del tempo (cioè il fatto che bisogna essere solerti nel dare risposta ai bisogni dei clienti, ovvero dei cittadini) è chiaro e si avverte.
Questo potrebbe anche far sì che si possa affrontare meglio un secondo problema, cui lei ha accennato, relativa alla lunghezza dei processi.
Molto spesso, parlando con i magistrati, si avverte la loro convinzione che la certezza del diritto sia assolutamente subordinata al tempo necessario per arrivare a sentenza. Ebbene non è così, la migliore sentenza del mondo, se arriva troppo tardi, non fa quello che dovrebbe fare, non dà il servizio che la giustizia dovrebbe dare al Paese. Quindi su questo condivido la sua riflessione.
Per quanto riguarda i magistrati inquirenti, è già stato detto che a volte compiono azzardi nella loro attività e portano a giudizio situazioni che forse non lo meriterebbero. Ecco mi sento di dire che in questo campo qualcosa andrebbe fatto. Sono convinto che prima o poi bisognerà arrivare alla separazione delle carriere, ma, a parte la mia convinzione, dico che in Italia, normalmente, nella pubblica amministrazione chi sbaglia paga; i magistrati inquirenti probabilmente sono quelli che pagano di meno, quando commettono errori.
Sulla razionalizzazione delle sedi mi sento di dire che non sono d'accordo con il senatore che mi ha preceduto perché dalle mie parti, al Nord, con tutta un'altra situazione, ci sono due tribunali distanti 20 chilometri di autostrada e un quarto d'ora di treno, e oggettivamente accorpare delle sedi può essere utile. Abbiamo accorpato tanto nel settore giustizia negli ultimi decenni; pensiamo a tutte le preturine scomparse in giro per le valli dalle nostre parti e nelle Alpi, eppure ora i giudizi si svolgono ugualmente, spendendo però molto meno.
L'ultima considerazione riguarda le carceri. Caro Ministro, noi abbiamo un oggettivo problema di carceri, ma ci sarebbe la possibilità di collaborare con gli enti locali. Mi riferisco anche alla provincia autonoma di Bolzano dalla quale provengo, che ha sospeso un procedimento per la realizzazione del nuovo carcere anche per carenze di funzionamento del rapporto con il Ministero. Vorrei ricordarglielo, perché magari qualcosa si sblocca. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scalfarotto. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Signor Presidente, ho cinque minuti che utilizzerò tutti. Mi permetta soltanto di dirle che se il Governo si è allargato un pochino, che il Presidente del Senato ci chieda di restringere i nostri interventi, mi stupisce un po'. Con il suo permesso, quindi, utilizzerei tutto il tempo a mia disposizione.
Signor Ministro, come ho avuto già occasione di dirle quando è venuto in Commissione a illustrarci le linee del suo Ministero, noi sosteniamo la sua visione, considerandola corretta e non rivoluzionaria. Io talvolta mi stupisco un po' anche del rumore che le sue dichiarazioni provocano, perché mi sembra una visione della giustizia che di fatto ha la caratteristica di essere allineata ai nostri valori costituzionali: la presunzione di innocenza, il diritto alla riservatezza, certo, l'indipendenza della magistratura, ma anche il diritto ad avere un dibattito davanti a un giudice terzo, anch'esso un valore scritto nella nostra Costituzione. L'abbiamo sentita parlare e illustrare una giustizia che è amica del cittadino, che ovviamente fa il suo mestiere, senza però che questo si trasformi in un accanimento, come purtroppo talvolta abbiamo dovuto registrare nei fatti di cronaca, nella lettura dei giornali e in occasioni nelle quali notizie che erano completamente irrilevanti rispetto al fatto contestato sono diventate di dominio pubblico, avendo anche magari conseguenze sulla vita delle persone e talvolta anche sulla vita istituzionale. Non sono rari i casi anche di pubblici ufficiali che sono costretti a lasciare la loro posizione per questioni che poi non arrivano da nessuna parte. Ebbene questo ci sembra il modo corretto di intendere la giustizia. La nostra Costituzione è ambiziosa e alta, e credo debba essere anche orgogliosa di sé. Ieri, nel guardare le immagini dell'arresto di Matteo Messina Denaro, pensavo a quanto la Repubblica abbia avuto anche una vittoria di tipo culturale. Noi abbiamo arrestato uno dei più pericolosi mafiosi e criminali al mondo, e tutto il mondo ha potuto vedere come le nostre Forze dell'ordine hanno portato via questa persona senza che giustamente le fosse torto un capello e come oggi noi sappiamo che i magistrati stanno lavorando, avendo la persona delle patologie in corso, perché, come è giusto, sia curata.
Ricordo le dichiarazioni dell'ex presidente del Senato Piero Grasso, il quale, quando fu arrestato Bernardo Provenzano, disse di aver chiesto all'uomo che aveva progettato il suo omicidio di quali medicine avesse bisogno.
Abbiamo avuto il grande esempio del terrorismo. La Repubblica italiana ha sconfitto il terrorismo senza mai perdere le sue caratteristiche: se siamo riusciti ad avere una vittoria completa su quel fenomeno è proprio perché non abbiamo mai rinunciato a nulla di ciò che siamo. Quindi, se il suo lavoro andrà in quella direzione, signor Ministro, al di là del fatto che noi siamo un Gruppo orgogliosamente di opposizione, la appoggeremo. Pensiamo, infatti, che, attraverso la sua visione, andiamo a implementare una giustizia che assomiglia di più alla Repubblica italiana che i nostri Costituenti avevano in mente e che poi nel tempo non si è realizzata. (Applausi).
Paradossalmente, signor Ministro, probabilmente dovremo anche verificare, in quanto opposizione, che le sue visioni diventino realtà. Mi lasci dire, come diceva quel famoso signore, che a pensar male si fa male, ma a volte si indovina.
Di tanto in tanto mi capita di appoggiare provvedimenti del Governo - è il caso dei decreti-legge sull'Ucraina - pensando che non tutta la maggioranza di Governo sia così entusiasta delle norme che votiamo. E mi pare che questo sia uno di quei casi, e mi riferisco al suo garantismo, anche quello scolpito in Costituzione.
Ricordiamo che abbiamo avuto anche Presidenti del Consiglio che si dicevano equidistanti tra garantismo e giustizialismo (cose da pazzi!). Ebbene, a mio avviso non è detto che questa sia sempre la linea della sua maggioranza: lo abbiamo visto con il provvedimento sui rave party, un reato inutile con una pena molto alta; lo abbiamo visto altresì con il taglio sulle carceri che c'è nella legge di bilancio. Ecco, spero che d'ora innanzi non vedremo più tutte queste cose e che nel suo operato quel garantismo che lei così bene rappresenta diventi effettivamente realtà.
Il nostro compito di opposizione sarà, appunto, quello di sostenerla quando fa le cose che condividiamo e anche un po' - mi consenta - di difenderla da una maggioranza che sembra così entusiasta, ma non so. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Paroli. Ne ha facoltà.
PAROLI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, colleghi, signor Ministro, innanzi tutto mi permetta di ringraziare, tramite lei, il Governo, la magistratura e le Forze dell'ordine per l'operazione che ha portato all'arresto del latitante Matteo Messina Denaro.
Sì, troppi anni di latitanza - certamente troppi - ma il non aver mai rinunciato dice che il nostro Paese non dimentica.
Il nostro Paese non dimentica le violenze e i lutti che hanno scandito la lotta alla mafia, ed è importante che tutte le istituzioni rimangano in prima fila, impegnate senza sosta perché giustizia sia fatta.
Forza Italia sostiene lei e il Governo e chiede che la lotta alla mafia continui senza interruzioni e senza esitazioni, soprattutto dopo questo successo. Ma Forza Italia la sostiene anche nello sforzo che vede lei e la maggioranza impegnati per quelle riforme capaci di ridare ai cittadini completa fiducia nella giustizia.
Lei ha evocato una serie di temi sui quali il Parlamento non potrà far mancare il proprio impegno. Ha creato aspettative importanti, signor Ministro: la revisione dei reati che intimoriscono gli amministratori, l'abuso d'ufficio e non solo, senza tutelare - lei ha detto - maggiormente i cittadini. È così, è vero, perché si inserisce un timore che blocca l'attività della macchina amministrativa senza inserire una maggior tutela per i cittadini. Su questo dovremo lavorare molto.
Ha ricordato e confermato la linea sua e di questo Governo per il garantismo, che vuol dire rafforzare la presunzione di innocenza e contemporaneamente fare in modo che ci sia certezza della pena: che sia certa, rapida, equa - così lei ha detto - e che miri, come è giusto che sia, al recupero del condannato. Perché questo sia possibile serve anche una politica carceraria ben diversa.
Anche nella scorsa legislatura abbiamo lavorato perché si potesse arrivare a risolvere i problemi di istituti carcerari che sono invivibili. Continuiamo a fare visite e a dire che è così, senza cambiare nulla: sto pensando a Brescia e a Napoli, ma non solo. Probabilmente - anzi, certamente - dovremmo avere il coraggio, come maggioranza, di spostare alcune competenze per la costruzione di nuovi istituti carcerari, che il suo Ministero oggi non ha e che purtroppo rimangono ancorate a un Ministero che ha altre cose a cui pensare e che purtroppo dimentica questo pezzo dei propri doveri. Sono certo che così non sarà, però auspichiamo un maggior dialogo e un maggiore spirito costruttivo, affinché questi problemi possano essere risolti, perché le risorse e i progetti ci sono: altrimenti, non possiamo pensare al recupero del condannato.
Signor Ministro, lei ha anche giustamente accennato al tema delle intercettazioni. Non ci dovrebbe essere nulla di strano, in un Paese civile, che rimangano. Rimangano i trojan, che certamente sono uno strumento eccezionale e invasivo: se per i reati di mafia e di terrorismo sono giustificati, ben vengano, utilizziamoli! Non possono però essere strumenti diffusi che, come lei ha detto prima, non mirano ad acquisire una prova e a essere essi stessi una prova - pensiamo alle intercettazioni - ma rischiano di diventare un diletto. Mi perdonino i magistrati, se uso questo termine, ma è quello che più si avvicina a ciò che troppe volte accade. Infatti, come lei ha detto, vengono intercettate persone che non sono né imputate, né indagate. Dobbiamo allora essere coraggiosi e dire di no agli abusi, agli eccessi e alle pubblicazioni, perché le intercettazioni, se servono alle indagini e a costruire le prove, non servono però alla pubblicazione e a far vendere giornali: non può essere questo il fine.
Nel garantismo, signor Ministro, dobbiamo includere anche, come lei ha detto, la riduzione dei tempi dei processi: ha detto infatti che è essenziale continuare su questa linea. Mi permetto di aggiungere anche un riferimento alla riduzione dei tempi delle indagini, perché purtroppo assistiamo a troppe inchieste temerarie, che, prima ancora che perseguire un reato, rischiano di sembrare, se non di essere, un atto per perseguitare una persona. Troppe situazioni si ripetono in questa direzione. Troppe volte accade di vederle e su questo chiedo anche al CSM e alla magistratura di essere più esigenti: cosa dobbiamo dire di fronte a inchieste aperte, che magari non arrivano alla chiusura delle indagini nei termini di prescrizione di dieci anni? Dopo dieci anni non arrivano né all'archiviazione, né al rinvio a giudizio, ma si fanno trascorrere questi dieci anni, magari lamentandosi poi perché i tempi della prescrizione sono troppo brevi. Sono tanti i casi come questi.
Signor Ministro, come ha detto giustamente, dobbiamo rafforzare la presunzione d'innocenza, ma che presunzione d'innocenza rafforziamo, se per dieci anni lasciamo aperte le indagini, senza addivenire né a un rinvio a giudizio, né a un'archiviazione? Questa persona, per dieci anni della propria vita, cosa deve dire ai propri parenti, agli amici o ai colleghi di lavoro? Garanzie, garantismo e presunzione d'innocenza passano anche attraverso questo. (Richiami del Presidente).
Concludendo, signor Ministro, prosegua su questa linea e il Gruppo Forza Italia le sarà vicino. Prosegua con questo coraggio e con questo impegno: il Gruppo Forza Italia sarà al suo fianco, perché condivide questo programma e auspica anche che i tempi di attuazione possano davvero essere i più brevi possibili.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lopreiato. Ne ha facoltà.
LOPREIATO (M5S). Signor Ministro, abbiamo ascoltato con attenzione le sue parole. Il tenore dell'intervento non ci ha sorpreso, purtroppo, ce lo aspettavamo: il MoVimento 5 Stelle è preoccupato dalle sue parole; parte della società civile è preoccupata dalle sue parole; la maggior parte degli addetti ai lavori è sconcertata dalle sue parole.
Inizio con una nota sul metodo. Il Governo, appena insediatosi, ha di fatto soppresso la capacità legislativa del Parlamento. I dibattiti praticamente sono inesistenti. La possibilità di incidere, in virtù dell'approvazione di emendamenti, è inesistente. Il reiterato ricorso ai decreti-legge, infatti, i cui requisiti di necessità e urgenza raramente si configurano (e sul punto tornerò più avanti) desta notevoli perplessità, in quanto i tempi di discussione non sono idonei a garantire un'adeguata discussione e ponderazione dei delicati interessi in conflitto, soprattutto su un tema come la giustizia, che va a intaccare la carne viva della società.
Sono due gli interventi relativi alla giustizia che, all'atto dell'insediamento, sono stati definitivamente approvati e divenuti legge dello Stato: l'ormai famoso decreto sui rave party e la legge di bilancio, ovviamente per le parti di competenza; uno un decreto-legge, quindi, e l'altro un atto di iniziativa governativa.
Analizzando nel merito le politiche fin qui proposte e volgendo uno sguardo al passato, il giudizio non può essere che negativo. L'eliminazione dei più gravi delitti contro la pubblica amministrazione dal circuito ostativo, anche se commessi con l'avverarsi dell'aggravante della cosiddetta mafiosità, operato giustappunto dal citato decreto rave party, fa ritornare le lancette della lotta alla corruzione indietro nel tempo, a prima della legge spazzacorrotti.
Le politiche del MoVimento 5 Stelle sono state da sempre caratterizzate da un sentimento di completa avversione a tali condotte. Chi pone in essere delitti contro la pubblica amministrazione, al pari di un mafioso, viola quel patto indissolubile tra il cittadino e la società.
Sull'ergastolo ostativo non ci avete dato retta. Avevamo proposto modifiche obiettivamente migliorative del testo, onde evitare che fosse considerato più favorevole per il condannato non collaborare piuttosto che il contrario. Siete stati sordi, così come sulle istituzioni del diritto di rave.
Come accennato in premessa, i requisiti di necessità e urgenza sul punto erano inesistenti. Inizialmente, la norma prevedeva l'arresto obbligatorio in flagranza per i partecipanti. Abbiamo un sistema penale quasi al collasso, con carceri piene, processi eterni e un arretrato mostruoso. Per evitare di aprire i fascicoli, si interviene sui regimi di procedibilità per il delitto, ad esempio il sequestro di persona e tanti altri, e poi si istituiscono i maxiprocessi per i partecipanti ad un rave? Una parola, signor Ministro: coerenza.
La legge di bilancio non ci ha convinti. La marcata politicizzazione dei temi trattati, unitamente a un'inusitata brama nel voler eliminare le politiche poste in essere dai Governi precedenti per mezzo di scelte falsamente ideologiche, ma al contempo fortemente elettoralistiche, ha realizzato una visione del Paese volta ad assicurare gli interessi solo di una piccola cerchia della società, ovvero quella già garantita.
I tagli delle spese sono stati numerosi: sulle carceri, sul minorile e sulle intercettazioni. Il sistema carcerario italiano è ancora caratterizzato da un grave sovraffollamento, con strutture ed operatori quasi al collasso. Stando a quanto previsto dall'ultima relazione presentata al Parlamento, la percentuale di sovraffollamento è pari al 114 per cento rispetto alla normale capienza.
Vi sono stati 82 suicidi nel corso del 2022, tasso mai così alto da oltre vent'anni. Tra suicidi e decessi, sono 195 le vittime in totale. In carcere si uccide oltre 21 volte in più che nel mondo libero. Questa criticità era a noi nota, tanto che il MoVimento 5 Stelle aveva iniziato un processo fondato su investimenti in risorse umane e strutture.
Inoltre, se per gli adulti è garantito dalla Carta costituzionale che la privazione della libertà personale debba rappresentare l'extrema ratio, per i minori tale assunto dev'essere ribadito con maggior forza: il recupero del minore è un interesse dell'intera società, soprattutto di quella futura, che si intende costruire. Le cronache quotidiane ci ricordano che, tra evasioni e rivolte, il settore del minorile non può essere trascurato. Occorre quindi investire su questi giovani in difficoltà e non abbandonarli al proprio destino.
Infine, il tema delle intercettazioni appare centrale nell'azione del Dicastero, purtroppo non nella direzione da noi sperata. La legge di bilancio, da un lato, ha operato una stretta insensata al comparto intercettizio più garantito (ovvero quello delle intercettazioni giudiziarie) e, dall'altro, è intervenuta estendendo la disciplina delle intercettazioni preventive dei Servizi segreti. Se è palese che non vi è un interesse di tipo economico (non ve ne sarebbe motivo, visto che, proprio in virtù delle intercettazioni, vi è un notevole ritorno per lo Stato, grazie all'acquisizione di tutti i beni oggetti di confisca e sequestro), è chiaro che ve ne sono altri. Colgo l'occasione per ricordare che privare o limitare lo Stato nell'uso dello strumento delle intercettazioni può comportare una perdita di efficienza della lotta alla delinquenza e la riduzione della possibilità di sottrazione di questa ingente quantità di beni alla disponibilità della criminalità. Ci si aspettava chiaramente un intervento, a seguito della sciagurata esclusione dei più gravi delitti contro la pubblica amministrazione sulla questione intercettazioni. È chiaro che lo step successivo sarà il tentativo di soppressione dell'utilizzo dei trojan per le indagini, relativamente proprio a tali delitti contro la pubblica amministrazione. Si è senza parole; dovreste spiegare quale sia il mezzo più efficace, se non l'unico, per scoprire i reati commessi dai colletti bianchi. L'esclusione dei più gravi delitti contro la pubblica amministrazione dal meccanismo ostativo, il tentativo di soppressione dell'utilizzo dei trojan per le indagini relative a tali delitti e l'abolizione o il depotenziamento del delitto di abuso di ufficio e traffico d'influenza sono tutte circostanze che ci preoccupano, ma - permettetemi di dirlo - più in generale ci allarmano sulle idee di politica criminale di questo Governo.
Ricordo a tutti che il Groupe d'États contre la corruption (Greco), ossia il Gruppo di Stati contro la corruzione in seno al Consiglio d'Europa, in ragione delle attività di valutazione di conformità delle legislazioni vigenti degli Stati aderenti agli standard anticorruzione, ha mostrato apprezzamento rispetto all'allineamento della legislazione italiana ai requisiti stabiliti dalla Convenzione penale sulla corruzione in virtù dell'approvazione della legge spazzacorrotti e, segnatamente, del reato di traffico di influenze illecite. Pertanto, un allentamento dei presidi contro i fenomeni corruttivi non può che esporre al pericolo di infiltrazioni da parte delle organizzazioni criminali, attratte dalla possibilità di accaparrarsi una parte significativa dei fondi del PNRR, che così potrebbero essere messi in discussione dalla stessa Unione europea.
Volgendo lo sguardo al futuro, siamo, se possibile, ancora più in apprensione. Anche non guardando troppo lontano, permettetemi una breve riflessione volta a sottolineare gli oggettivi e attuali problemi degli addetti al settore: l'anticipazione dell'entrata in vigore della riforma Cartabia, mettendoci di fronte a innovazioni di forte impatto, come la nuova fase introduttiva del giudizio di cognizione, richiede agli operatori un giusto livello di approfondimento e consolidamento che non sarà possibile con un'anticipazione di quattro mesi rispetto alla data originaria di entrata in vigore.
Inoltre, il procedimento che ha portato all'entrata in vigore del decreto legislativo di riforma del processo penale, in sede consultiva in Commissione ha visto il MoVimento 5 Stelle opporsi a determinate fattispecie in esso previste. Due su tutte: il concordato sui motivi in appello e il cambio di procedibilità per alcuni delitti da noi ritenuti di grave allarme sociale. Già abbiamo presentato un disegno di legge che restituisce la procedibilità d'ufficio per i delitti commessi con l'aggravante di mafiosità, terroristica o eversiva. Vedo che le motivazioni della nostra solerzia sono state intese e recepite (tardi, ma sembrerebbe siano state recepite). La vostra prima preoccupazione è la questione rave, evidentemente per voi molto più importante.
In linea generale, nel caso in cui venga confermato questo disegno riformatore da parte della maggioranza, tutti i pezzi del puzzle vanno verso la medesima direzione: eliminazione dei delitti contro la pubblica amministrazione dall'articolo 4-bis, riduzione dell'efficacia delle intercettazioni, svuotamento dei delitti di abuso d'ufficio e traffico di influenze, aumento del tetto del contante e riforma del codice degli appalti. Sono tutti intenti che rendono facilmente percorribile la strada verso il malaffare. Se il Governo e lei, Ministro, andate verso questa direzione, noi convintamente andiamo verso quella opposta. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Potenti. Ne ha facoltà.
POTENTI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, è con estrema soddisfazione che a nome del Gruppo Lega interverrò su questa prima relazione sul sistema della giustizia italiana svolta dal Governo di centrodestra voluto dagli italiani. E sarà proprio con gli occhi dei cittadini italiani, utenti del sistema giudiziario, e degli operatori del settore che nel corso della legislatura l'aiuteremo, Ministro, a capire quali attese, quali disservizi e quali storture intendiamo risolvere, anche con il suo tramite, per restituire al sistema giudiziario quella dignitosa autorevolezza persa negli anni per una serie di ripetuti comportamenti deleteri da parte di un ridotto numero di figure apicali o, peggio, di scelte inopportune di alcuni tra coloro che l'hanno preceduta.
Stiamo vivendo i primi giorni della delicata applicazione della riforma del processo penale, in attesa dell'entrata in vigore anticipata di nuove norme processuali, rese urgenti e indifferibili dagli obiettivi pattuiti con l'Europa rispetto alle condizionalità del PNRR. La riduzione dei tempi dei procedimenti giudiziari italiani è infatti uno dei principali obiettivi: è ormai noto che l'inefficienza giudiziaria sia un problema con enormi risvolti anche sull'economia - lei lo ha citato - per esempio sul mercato del lavoro, sulla dimensione delle imprese o sugli appalti pubblici.
Molto meno menzionato, ma non meno importante, è il fatto che l'efficienza giudiziaria abbia effetti anche sulla capacità di attrarre investimenti diretti esteri, come lei ha ricordato, signor Ministro. In una recente ricerca si mostra l'importanza dell'efficienza giudiziaria a livello locale come ulteriore elemento in grado di spiegare le scelte di localizzazione delle imprese straniere all'interno del nostro Paese: la ricerca analizza come la distribuzione geografica degli investimenti esteri a livello comunale sia stata influenzata negli anni dal 2006 al 2011 (un'indagine che è stata pubblicata proprio ieri su «La Voce») dal miglioramento o dal peggioramento dell'efficienza giudiziaria nei circondari, che rappresentano l'area geografica di riferimento per i tribunali territoriali di primo grado. Le imprese multinazionali sono infatti sensibili all'efficienza della giustizia locale, poiché la lunghezza dei processi porta con sé un aumento dei costi legali e riduce la tutela dei contratti. Per curiosità, il settore più sensibile a questioni giudiziarie è quello dei servizi ad alta intensità di conoscenza (knowledge intensive), probabilmente a causa della scarsa commerciabilità internazionale di questi servizi.
Esprimo soddisfazione per il primo atto di concreta sensibilità che il Governo ha mostrato con il differimento del termine di vita delle articolazioni distaccate dei tribunali sulle isole minori (Lipari, Ischia e l'Isola d'Elba). Non deve quindi spaventarla la possibilità di una correzione delle storture derivanti dal pesante taglio del 2012, che ha visto 37 tribunali eliminati e la chiusura di 220 sezioni distaccate. Tenga conto che questa modifica giudiziaria ha interessato l'accesso alla giustizia da parte di circa 25 milioni di italiani.
La giustizia rimane un fatto di dialogo tra persone e la rappresentazione scenica di un dramma che non può essere ridotta solo a un flusso informatico. Lo sfrondamento del processo civile e penale da inutili attività processuali è stato opportuno e accettabile; molto meno quello di fuggire il contatto tra giudici e avvocati, specie nelle sedi di impugnazione. Questa è un po' la negazione del concetto del processo: non possiamo correre il rischio di sacrificare il processo a una sorta di procedimento amministrativo giudiziario, in cui vi è una supplica inviata a un invisibile sovrano. Riapra quindi le porte del Palazzaccio di piazza Cavour e quelle delle corti d'appello e dei tribunali, che oggi sono vuote, sorde e grigie; non vogliamo farne un bivacco per manipoli di avvocati rissosi, ma restituirle al loro ruolo, funzione e dignità e, con essi, alla loro giurisdizione.
Ella ha avuto modo di denunciare poi la diffusione spesso disinvolta e illegale dei contenuti delle intercettazioni, di cui ha parlato prima. In queste ore, si è dimostrato intangibilmente, con quello che lo Stato è riuscito a concludere con l'arresto di Messina Denaro, come questo strumento sia indispensabile e insostituibile proprio per la lotta alla criminalità. Siamo certi che nelle prossime azioni a tutela degli indagati lei avrà sicuramente attenzione e non dubitiamo neppure vorrà affrontare altre vicende di un mondo complesso e articolato quale quello della giustizia.
Uno fra tutti è il mondo penitenziario, che ha salutato con molto favore l'iniziativa governativa di incremento della pianta organica del Corpo di polizia penitenziaria di mille unità. Adesso bisogna però assumere queste persone, portando finalmente il Corpo a raggiungere le 42.000 unità di organico di cui dovrebbe essere composto, a fronte delle 37.000 attualmente al lavoro. Questo è indispensabile per gestire la delicata funzione socio-rieducativa dei cittadini, che purtroppo trova nel momento detentivo carcerario il più grave strumento a disposizione del potere giudiziario. Il punto di maggior crisi da sempre si concentra sulle strutture carcerarie, il cui personale e le cui strutture vivono la quotidiana preoccupazione derivante dall'impossibilità di pieno utilizzo dei regolamenti. Non fa più notizia la circostanza, riferitaci, ad esempio, in Commissione dal procuratore nazionale antimafia, dell'uso disinvolto nelle carceri di strumenti di telefonia. Inopportune scelte dell'amministrazione sono dovute forse anche all'inadeguatezza delle strutture e all'introduzione dello strumento di custodia cosiddetto a celle aperte o di sorveglianza dinamica che è all'origine di frequenti atteggiamenti violenti contro la Polizia penitenziaria, la quale vive nel pericolo che da un mero atto d'ispezione derivi una grave contestazione penale, come quella di tortura o di sequestro di persona, che ha reso così tollerate una serie di condotte interne. La sempre più frequente presenza poi di soggetti psichiatrici detenuti in strutture carcerarie, la cui gestione è totalmente incompatibile con le stesse, è la miccia di una polveriera pronta a detonare.
Crediamo poi, Ministro, che per una migliore operatività sul sistema delle leggi debba finalmente porsi in ascolto, in totale discontinuità con il passato, degli operatori tutti, ma anche di alcuni degli utenti del servizio, spesso vittime di quelli che per altri settori dei servizi pubblici potremmo definire incresciosi malfunzionamenti o disservizi. Chi le parla ha fatto parte nella scorsa legislatura della Commissione d'inchiesta sulla Moby Prince, la più grande strage sul lavoro e della Marineria della storia della Repubblica, dove il disservizio della giustizia ha comportato il prezzo di una mancata conoscenza della verità e della giustizia. La Lega ha sempre manifestato la propria vicinanza politica a quelle vicende emblematiche di applicazione di leggi a volte non più rispondenti alla gravità delle conseguenze di alcune condotte umane.
Penso alla sicurezza stradale, su cui recentemente anche il ministro Matteo Salvini ha voluto rimarcare la centralità di pene più incisive per prevenire teorie quotidiane di giovani morti sulle nostre strade.
A questo proposito, ricordo un recente patteggiamento per la morte di un giovane, Stefano Sanna, in provincia di Siena, a causa di un sinistro stradale dovuto all'ebbrezza alcolica del conducente che gli è andato addosso frontalmente con un'auto, uccidendolo. Ebbene, mi chiedo se sia socialmente opportuno e deterrente che le attenuanti generiche siano state concesse in ragione del clima di spensieratezza che aveva motivato, durante un festeggiamento, l'abuso di alcol prima di mettersi alla guida.
Penso poi alla giovane Sara Scimmi, una giovane di Castelfiorentino trovata morta lungo la strada una sera dopo aver trascorso in discoteca con gli amici una bellissima serata, i cui genitori attendono ancora oggi di conoscere la verità (mi scuso per l'emozione che ciò mi provoca).
Penso a Giovanni Iannelli, morto in provincia di Alessandria durante la volata finale in una gara ciclistica, per la caduta contro un ostacolo che non era stato neppure protetto (vicenda che ha visto il record di due istanze di riapertura delle indagini presentate dal padre ed archiviate rispettivamente in quarantott'ore, lo stesso giorno: questo magistrato dovrebbe essere assunto per velocizzare i processi).
Penso poi a Guido Gianni, il gioielliere che in provincia di Catania, reagendo, con un'arma legalmente detenuta, alla rapina in corso nel suo negozio per salvare la moglie e un cliente, è stato poi condannato per omicidio plurimo doloso a dodici anni, che sta scontando in carcere. Mi chiedo quale tipo di resipiscenza dobbiamo pretendere da quest'uomo. Secondo noi è infatti corretto che la funzione rieducativa possa essere adattata, come lei ha ricordato, anche a casi specifici.
Mi avvio alla conclusione, perché purtroppo il tempo è tiranno, su un aspetto, quello della dignità della professione di avvocato, che a volte si gioca anche su piccolezze. Si pensi soltanto alla responsabilità solidale del difensore e dell'imputato per il mancato pagamento delle spese di copie degli atti giudiziari. Penso che con la digitalizzazione questi problemi verranno risolti.
Inoltre, la magistratura onoraria attende la precisazione delle retribuzioni, in base al tempo pieno o meno, che si troveranno i giudici onorari.
Da ultimo, vorrei ricordare i casi drammatici e quotidiani di violenza sulle donne... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà.
ROSSOMANDO (PD-IDP). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, spero di non essere irrispettosa se dico che il dibattito sulla giustizia ha un po' il sapore di quando si apre il baule dei ricordi e vorrei spiegare per quale motivo.
È già stato detto dal collega Verini, che mi ha preceduto, che c'è un doppio binario: un dibattito pubblico sui giornali e uno nelle Aule e nelle Commissioni. Il dibattito si svolge, dunque, su due linee che non convergono, anzi, spesso divergono.
La giustizia è una materia molto importante: spesso la si considera una questione tecnica, invece riguarda sempre il rapporto tra i cittadini e lo Stato e pertanto, in definitiva, ha sempre molto a che vedere con la qualità della nostra democrazia. Noto che si ignorano temi importanti - o si passa oltre - che sono stati toccati nelle riforme già approvate e di cui è molto importante assicurare l'attuazione, non solo per l'ottenimento dei fondi del PNRR. Faccio un breve elenco: penso al far finta che il tema centrale della riforma del processo penale siano esattamente i tempi del processo, ignorando quello che c'è intorno, con la presunzione di non colpevolezza, con l'investimento sulla giustizia riparativa, con quelle misure alternative alla detenzione, con l'implementazione della messa alla prova o con importanti regole per rinviare a giudizio che prevedono che una condanna sia ragionevolmente certa. Proprio questi tempi del processo riguardano ovviamente anche le indagini, perché ci sono importantissime misure che riguardano direttamente la loro durata. Lo dico anche al collega Paroli e ricordo che la prescrizione non è mai stata lo strumento per abbreviare i tempi del processo, semmai a volte, in qualche inopportuno intervento, per allungarli.
Mi interrogo quindi sul fatto che si faccia finta di non ricordare che la riforma dell'ordinamento giudiziario (che andrebbe attuata quanto prima con i decreti attuativi) ha già previsto la separazione delle funzioni, che viene molto accentuata, o che ci sono interventi importantissimi sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura (per citarne solo alcuni), che vanno direttamente a incidere sulla degenerazione del correntismo.
Mi chiedo, allora: è una semplice dimenticanza questo ritornare al baule dei ricordi o piuttosto una strumentalità per rianimare un fronte politico e ideologico che tanto ha fatto male alla giustizia e ai cittadini? I problemi ovviamente, anche sull'attuazione di una cultura garantista, non sono esauriti, né terminati. Semmai, il problema che abbiamo oggi è come far vivere nella modernità e nel mondo che cambia i principi costituzionali, che necessitano continuamente di essere attuati. Ci sono quindi i temi e dei tempi delle garanzie dei cittadini e del contrasto all'illegalità; anche quest'ultimo è una garanzia per i cittadini, perché, soprattutto nelle sue forme più pervasive, l'illegalità penalizza quelli onesti e produce più ingiustizia sociale.
Cos'è questo mondo che cambia? Innanzitutto, se vogliamo parlare di una cultura delle garanzie, l'equilibrio tra i poteri dello Stato ci deve molto interessare e interrogare in un mondo che cambia, nel quale l'Esecutivo ha un peso sempre maggiore; questo è legato anche al fatto che l'Esecutivo si basa su un voto di maggioranza. Allora forse non ci vogliono più equilibrio e più indipendenza tra i poteri dello Stato? O invece pensiamo di rimettere in discussione questo punto? Ci sono poi la modernità dei mezzi di cui la criminalità organizzata usufruisce e che ha a disposizione e il fatto che oggi le mafie si nutrono e proliferano soprattutto sulle zone grigie. L'arresto del boss Messina Denaro ha messo in luce esattamente questo, tant'è vero che si è molto messo l'accento sulla necessità di indagare su quali fossero le connessioni e le coperture. Da questo punto di vista, è in questo senso che dobbiamo interrogarci e che, ancora meglio, dobbiamo affrontare il tema dell'utilizzo delle intercettazioni come strumento di ricerca della prova.
Nel baule dei ricordi c'è questa continua confusione tra il piano della pubblicazione del contenuto delle intercettazioni e quello dell'impiego dello strumento. Sulla pubblicazione ci sono stati interventi importanti e la discussione è ancora in corso, perché i moderni strumenti di oggi fanno sì che ci si trovi a volte con un'intercettazione che gira su YouTube o che può essere diffusa immediatamente. Il controllo e l'impiego degli strumenti per fare le intercettazioni sono quindi temi che devono essere affrontati, sapendo che ci troviamo in un'altra era tecnologica.
Per quanto riguarda la pubblicazione, si pone il tema dell'equilibrio tra il diritto all'informazione e la salvaguardia della privacy, che ovviamente è il tema dei temi, ma rimettere in discussione la genericità del limite all'impiego delle intercettazioni francamente ci preoccupa, perché proprio oggi un'importante intervista del procuratore nazionale antimafia ha messo in luce come vi siano una serie di reati che comunque sono strettamente connessi a quelli di mafia e che spesso servono proprio per individuarli. Anche qui, rispetto alle cose che si dicono, ci sono state clamorosissime marce indietro, perché non soltanto vengono riviste le posizioni, ma alla prova dei fatti uno dei primi provvedimenti emanati è stato il decreto rave, con il quale sono state introdotte nuove e alte pene per reati di non così grave allarme sociale. Qual è il fine di questo riesumare vecchie bandiere, senza tener conto del mondo che è cambiato?
Ci sono, per esempio, il tema della giustizia minorile e quello della grande incompiuta riforma del carcere. Torno sempre sulla questione del garantismo, perché è un terreno su cui intendiamo sfidare la maggioranza. Il primo dovere del garantismo è affrontare temi scomodi e il carcere lo è. Direi quindi che la battaglia garantista per eccellenza è quella di affrontare i temi scomodi, perché il garantismo si nutre spesso di solitudine.
Infine, la cultura delle garanzie mette al centro la giurisdizione, perché è dove ci sono le garanzie e si celebra il contraddittorio. Abbiamo già attuato una separazione della funzioni molto rigorosa e severa, ma è stato appena stato approvato in Consiglio dei Ministri un decreto che sottrae alla giurisdizione e affida al prefetto l'accertamento di fatti che si ritiene siano avvenuti in violazione della legalità. È questa l'idea del garantismo? La fuga dalla giurisdizione? Una giustizia dei prefetti, quindi un'idea autoritaria e gerarchica della giustizia? (Applausi). È questo il garantismo?
Affrontiamoci sul piano ideologico. Ognuno arriva con la sua ideologia. Non mi piace parlare di ideologia in tema di giustizia, perché la nostra ideologia è la Costituzione, dove sono scolpiti la separazione tra i poteri dello Stato, le libertà dei cittadini e l'interesse collettivo. (Applausi).
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che il Parlamento in seduta comune è anticipato a domani, giovedì 19 gennaio, alle ore 14,30, per l'elezione di un componente del Consiglio superiore della magistratura. Pertanto, lo svolgimento di interrogazioni, anche a risposta immediata, che era già previsto per domani pomeriggio, non avrà luogo.
Comunico inoltre che nella seduta di giovedì 26 gennaio, su mia proposta, alle ore 10,30 la Presidenza ricorderà il Giorno della Memoria. I Gruppi potranno intervenire ciascuno per cinque minuti.
La Conferenza dei Capigruppo, riunitasi ieri, ha inoltre approvato modifiche e integrazioni al calendario corrente.
Fermi restando gli argomenti già previsti, si è stabilito che la seduta di domani avrà inizio alle ore 10, con la discussione delle mozioni istitutive della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza e della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. Per ciascuna delle due mozioni, dopo le illustrazioni, si passerà direttamente alle dichiarazioni di voto.
Il calendario della prossima settimana, infine, è integrato con la discussione del decreto-legge sul prolungamento delle operazioni di votazione approvato dalla Camera dei deputati.
Calendario dei lavori dell'Assemblea, variazioni
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi il 17 gennaio 2023, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche e integrazioni al calendario corrente:
| Mercoledì | 18 | gennaio | h. 10 | - Relazione del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia - Disegno di legge n. 391 - Decreto-legge n. 187/2022, Tutela dell'interesse nazionale nei settori produttivi strategici (scade il 3 febbraio 2023) - Disegno di legge n. 347 - Istituzione di un fondo per favorire l'organizzazione da parte delle scuole secondarie di secondo grado di viaggi della memoria nei campi di sterminio (dalla sede redigente) - Mozione n. 1, Segre ed altri, sull'istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza (giovedì 19) - Mozione n. 5, Cattaneo ed altri, sull'istituzione di una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (giovedì 19) |
| Giovedì | 19 | " | h. 10 |
Gli emendamenti al disegno di legge n. 391 (Decreto-legge n. 187/2022, Tutela dell'interesse nazionale nei settori produttivi strategici) dovranno essere presentati entro le ore 12 di mercoledì 18 gennaio.
Il Parlamento in seduta comune è convocato giovedì 19 gennaio, alle ore 14,30, per l'elezione di un componente del Consiglio superiore della magistratura. Voteranno per primi gli onorevoli senatori.
| Martedì | 24 | gennaio | h. 16,30-20 | - Eventuale seguito argomenti non conclusi - Disegno di legge n. … - Decreto-legge n. 186/2022, Interventi urgenti per la popolazione di Ischia (ove approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 1° febbraio) - Disegno di legge n. 467 - Decreto-legge n. 190/2022, Prolungamento operazioni di votazione (approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 10 febbraio) - Sindacato ispettivo (giovedì 26) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 26, ore 15) |
| Mercoledì | 25 | " | h. 9,30-20 | |
| Giovedì | 26 | " | h. 10,30 |
I termini di presentazione degli emendamenti ai disegni di legge n. … (Decreto-legge n. 186/2022, Interventi urgenti per la popolazione di Ischia) e n. 467 (Decreto-legge n. 190/2022, Prolungamento operazioni di votazione) saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni.
Ripartizione dei tempi per la discussione sulla Relazione del Ministro della giustizia
sull'amministrazione della giustizia
(3 ore e 30 minuti, incluse dichiarazioni di voto)
| Governo | 30' | |
| Gruppi 3 ore, di cui: | ||
| FdI | 38' | |
| PD-IDP | 27' | |
| L-SP-PSd'AZ | 23' | |
| M5S | 22' | |
| FI-BP-PPE | 18' | |
| Az-IV-RE | 14' | |
| Aut (SVP-Patt, Cb, SCN) | 14' | |
| Misto | 13' | |
| Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE | 13' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 391
(Decreto-legge n. 187/2022, Tutela dell'interesse nazionale
nei settori produttivi strategici)
(Gruppi 4 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| FdI | 50' | |
| PD-IDP | 35' | |
| L-SP-PSd'AZ | 30' | |
| M5S | 30' | |
| FI-BP-PPE | 24' | |
| Az-IV-RE | 19' | |
| Aut (SVP-Patt, Cb, SCN) | 18' | |
| Misto | 17' | |
| Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE | 17' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ...
(Decreto-legge n. 186/2022, Interventi urgenti per la popolazione di Ischia)
(Gruppi 3 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| FdI | 38' | |
| PD-IDP | 27' | |
| L-SP-PSd'AZ | 23' | |
| M5S | 22' | |
| FI-BP-PPE | 18' | |
| Az-IV-RE | 14' | |
| Aut (SVP-Patt, Cb, SCN) | 14' | |
| Misto | 13' | |
| Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE | 13' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 467
(Decreto-legge n. 190/2022, Prolungamento operazioni di votazione)
(Gruppi 2 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| FdI | 25' | |
| PD-IDP | 18' | |
| L-SP-PSd'AZ | 15' | |
| M5S | 15' | |
| FI-BP-PPE | 12' | |
| Az-IV-RE | 9' | |
| Aut (SVP-Patt, Cb, SCN) | 9' | |
| Misto | 9' | |
| Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE | 8' |
Ripresa della discussione sulla Relazione del Ministro della giustizia
sull'amministrazione della giustizia (ore 12,40)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rastrelli. Ricordo molto bene suo padre, senatore.
Ha facoltà di parlare.
RASTRELLI (FdI). Signor Presidente, la ringrazio per questo ricordo.
Onorevoli colleghi, signor Ministro, è il caso di dire in claris non fit interpretatio: tutto si può dire in quest'Aula, tranne che la sua relazione di oggi, oltre che completa ed esauriente, non sia stata chiara, cristallina e trasparente e che finalmente l'Italia, dopo anni di abbandono, smarrimento e improvvisazione, quando non anche di sudditanza a talune logiche perverse, abbia finalmente di nuovo individuato una strada per la riforma della giustizia.
Ci convince profondamente il percorso che ha descritto, articolato su logiche di breve, medio e lungo periodo e sempre in una logica di percorso ideale e respiro strategico. Poiché, caro Ministro, de minimis non curat praetor, chi le parla non si occuperà di talune manifestazioni di impudenza, di questa cinica e irriverente mancanza di ritegno di chi nulla ha fatto per la giustizia in dieci anni e si permette di contestarla. (Applausi).
Per il profondo rispetto che nutro, e che per il Gruppo Fratelli d'Italia è sacro, nei confronti di ogni articolazione dello Stato, noi non parleremo - come hanno fatto taluni autorevoli commentatori di democrazia a sovranità limitata - di Repubblica fondata sulla gogna o - come lei ha descritto - di verminaio nel parlare dell'amministrazione della giustizia, e neppure di quella giustizia che si vende e che si compra come l'anima di Giuda. Non possiamo però non apprezzare la chiarezza del suo intervento; il coraggio con cui lei ha parlato di infinite criticità della giustizia; di obbligatorietà dell'azione penale ridotta e mortificata ad intollerabile arbitrio; di norme che difettano di tipicità e tassatività, condizionando l'operato della pubblica amministrazione; di indagini discrezionali, talmente discrezionali dal finire con essere arbitrio e di quelle perniciose infiltrazioni che condizionano l'attività della pubblica amministrazione. Lei però in parallelo ha parlato - e di questo la ringraziamo - di rimedi, e non della mortificazione della giurisdizione - come hanno sostenuto i colleghi dell'opposizione - ma del ritorno della giurisdizione. Pensiamo ad esempio alla separazione delle carriere, un obiettivo di primissimo livello per ridimensionare finalmente una figura straordinaria ed eccezionale nel nostro ordinamento che è quella del pubblico ministero, attribuito di poteri straordinari senza alcuna forma di controllo. Pensiamo poi all'argine al meccanismo delle porte girevoli, al continuo condizionamento tra politica e giustizia, alla lotta durissima alla criminalità organizzata senza alcuna forma di cedimento o di assuefazione e soprattutto alla certezza del diritto che diventa, nello specifico della giustizia penale, la certezza della pena, una circostanza troppo spesso mortificata in questo Paese.
E poi l'abbiamo sentita parlare di razionalizzazione, digitalizzazione e riduzione dei tempi del processo anche come momento di sviluppo economico, di forte impulso alla ripresa; di rafforzamento degli organici, di riavvio dei concorsi, di rafforzamento dell'edilizia carceraria. Aggiungiamo la necessità di stipulare accordi bilaterali perché i detenuti stranieri vadano a scontare la pena nei territori di provenienza. (Applausi).
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 12,43)
(Segue RASTRELLI). Signor Ministro, la sua chiarezza, la chiarezza di cui è interprete questo Governo, ci permette oggi di declinare un impegno sacro, quello cioè di opporre sempre alle parole i fatti; quello di opporre alle promesse il rispetto della parola data, alle logiche di breve periodo finalmente il senso della prospettiva, alla loro improvvisazione il nostro disegno, alla pavidità dei comportamenti il coraggio delle scelte politiche e soprattutto all'evanescenza dell'identità la rivendicazione e l'orgoglio della Nazione. Allora sarà un caso, signor Ministro, sicuramente un caso, ma la sequenza dei tempi di questi giorni è particolare: il 16 gennaio è stato arrestato l'ultimo dei boss; il 17 abbiamo sanato un vulnus insieme con l'elezione pressoché integrale dei membri del Consiglio superiore della magistratura; oggi lei rassegna le linee guida del suo Ministero. In qualche modo, signor Ministro, lei ci ricorda Gandalf, lo stregone del «Signore degli Anelli», che non era mai né in ritardo né in anticipo, ma arrivava esattamente quando doveva arrivare e lei, con la forza delle sue proposte, è arrivato nel momento giusto e, in questa logica, il Gruppo Fratelli d'Italia sarà sempre lealmente e convintamente al suo fianco. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Comunico che sono state presentate le proposte di risoluzione nn. 1, dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori, 2, dalla senatrice Floridia Barbara e da altri senatori, 3, dai senatori Malan, Romeo, Ronzulli e De Poli, 4, dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, 5, dalla senatrice Paita e da altri senatori, i cui testi sono in distribuzione.
Ha facoltà di intervenire in replica il ministro della giustizia, onorevole Nordio, al quale chiedo anche di esprimere il proprio parere sulle proposte di risoluzione presentate.
NORDIO, ministro della giustizia. Signor Presidente, la mia replica sarà molto breve. Anzitutto faccio alcuni chiarimenti.
Effettivamente avrei preferito che questa discussione vertesse sulla pars construens piuttosto che sulla pars destruens di questa seduta, intendendo con la prima espressione quella parte non divisiva che riguarda la riforma della giustizia, soprattutto civile, per rendere i processi più veloci, il diritto più certo, gli investimenti italiani e stranieri più numerosi.
Purtroppo, come immaginavo - e forse come anche temevo - la parte principale è stata dedicata, come la volta precedente, all'aspetto penale e soprattutto alle intercettazioni.
La mia replica sarà brevissima, come è consuetudine, e come mi è stato insegnato, visto che sono un neofita della politica. Faccio un paio di osservazioni.
Ringrazio ovviamente i colleghi che hanno sostenuto la mia tesi e, con altrettanta deferenza, ringrazio i colleghi dell'opposizione che l'hanno contestata.
La prima precisazione riguarda la parola molto forte, che è stata usata, «verminaio», che in realtà è stata ripresa da me, ma è stata citata da un giornalista estremamente autorevole e moderato come Paolo Mieli, ex direttore del «Corriere della Sera» e, quindi, al di sopra di ogni sospetto.
Per quanto riguarda il contenimento delle intercettazioni, ho detto e ripetuto - non so più come dirlo - che non riguarda e non riguarderanno mai terrorismo e mafia. Ho detto prima che mi sembra di rileggere Shakespeare quando parla di un sordo che risponde a domande che nessuno gli pone. (Applausi). Non so più come dirlo. Lo ribadisco: le intercettazioni sul terrorismo e la mafia non si toccano.
Permettetemi di dire una cosa: quanto sta emergendo nella Commissione giustizia del Senato sulla possibilità di manipolare le intercettazioni del trojan non è una novità. Il grande Richelieu diceva: «Datemi una lettera e un paio di forbici e io farò impiccare l'autore». Ebbene, è sufficiente prendere una lettera, tagliarla, ritagliarla e fare un copia e incolla e si attribuisce all'autore della lettera cose che non ha mai detto né mai pensato. Questo si poteva fare e si è potuto fare anche successivamente con la tecnologia del taglia e incolla delle conversazioni digitalizzate. Oggi è molto peggio: si può fare con il trojan. Bisogna allora essere molto chiari. L'articolo 15 della Costituzione italiana dice che la libertà delle conversazioni è sacra e inviolabile; può essere limitata eccezionalmente dall'autorità giudiziaria, ma è un'eccezione, non è la regola. Quindi, siamo chiari: andremo fino in fondo, non vacilleremo e non esiteremo. La rivoluzione copernicana su questa forma di abuso delle intercettazioni, che fa finire sui giornali - magari manipolate e selezionate - conversazioni che riguardano persone assolutamente estranee alle indagini, è un punto fermo del nostro programma. Ripeto: non vacilleremo né esiteremo. Andremo avanti fino in fondo.
In conclusione, rispetto alle proposte di risoluzione presentate, esprimo parere favorevole sulle proposte di risoluzione nn. 3 e 5. Vi ringrazio ancora per la vostra attenzione. (Applausi).
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione delle proposte di risoluzione.
CUCCHI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUCCHI (Misto-AVS). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, mi appresto a lanciare da questo scranno quello che non posso non definire un vero e proprio grido di dolore, per lo scempio che ci si appresta a fare della Costituzione in materia di giustizia.
I cittadini percepiscono la giustizia come inadeguata e incapace di assicurare la tenuta del patto sociale. L'onestà che debbo alla mia funzione mi costringe a riconoscere che non è certo colpa sua, signor Ministro, o della maggioranza che la sostiene. Le chiedo con forza: eviti di assumersela, con le scelte che ha annunciato di voler fare, ma dia un taglio netto con il passato. L'Italia spende per la giustizia 90 euro per cittadino, contro la Germania, ad esempio, che ne spende 150. In tema di risorse umane, l'Italia è ventiduesima per numero di magistrati in proporzione alla popolazione. Abbiamo 12 magistrati ogni 100.000 abitanti, a fronte dei 24, ad esempio, della Germania o dei 27 dell'Austria. Il nostro Paese è uno degli ultimi, tra quelli appartenenti all'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), per la lentezza delle cause civili. L'articolo 111 della Costituzione viene a sua volta travolto dalla lunghezza delle cause penali, con danni irreparabili per indagati e vittime dei reati. Il 2022 ha registrato un record orribile, con 84 suicidi nelle nostre carceri: una strage, signor Ministro.
Cosa si è allora pensato di fare? Si è pensato, ad esempio, di tagliare in modo lineare i processi penali, introducendo nuove scellerate regole di giudizio, con i riformati articoli 408 e 425 del codice di procedura penale, in forza dei quali i giudici delle indagini e delle udienze preliminari possono consentire la prosecuzione dei procedimenti solo quando sono ragionevolmente convinti della previsione di condanna degli indagati, mentre fino a ieri era sufficiente che, giustamente, ritenessero opportuna e doverosa la celebrazione del dibattimento. Solo nella serrata dialettica aperta del processo - di questo ne so qualcosa - ci si può avvicinare alla verità, non certo nel segreto di indagini condotte a discrezione della sola accusa. In questo modo saranno già considerati colpevoli gli imputati rinviati a giudizio, in barba alla Costituzione, e parimenti molte vittime di delitti non avranno giustizia, perché in balia dei disservizi che affliggono le autorità inquirenti. Sarà ancora di più un processo per ricchi e potenti, in danno dei cittadini normali o, peggio, dei più deboli.
Signor Ministro, tanti importanti processi, per gravissimi reati, non avrebbero potuto raggiungere la verità e fare giustizia, ma si sarebbero fermati, con le nuove regole, alle udienze preliminari, perché in essi la verità è stata raggiunta solo e proprio durante il confronto delle parti in dibattimento. Faccio esempi importanti per uno Stato civile: il processo Aldrovandi e il processo Bergamini, che si sta tuttora celebrando, a trentadue anni dalla sua uccisione e dopo ben due archiviazioni. Parlo infine del processo che mi ha portato qui, dopo 160 udienze e 16 gradi di giudizio, quello per l'uccisione di mio fratello, Stefano Cucchi. Ebbene, le scellerate modifiche a cui ho fatto cenno non ne avrebbero consentito la celebrazione, perché all'udienza preliminare non c'era stata ancora la confessione di Tedesco e ancora si parlava di epilessia come causa di morte di Stefano, a dispetto delle terribili condizioni nelle quali versava il suo povero corpo quando l'ho visto per l'ultima volta. L'epilessia è stata poi spazzata via durante l'esame dei periti della Corte d'assise, che ammisero di essersi sbagliati. Non ci saranno mai altri casi come questi, perché non verrà consentita la celebrazione dei processi. Ci saranno tanti imputati figli di nessuno ritenuti colpevoli senza processo e tante vittime senza possibilità di ottenere verità e giustizia.
Signor Ministro, senza alcun pregiudizio ideologico, mi rivolgo a lei con il cuore: non si renda corresponsabile di un tale scempio, ma vi ponga rimedio. Qualcuno ha detto che questa riforma è buona, perché suscita tante critiche: mai fu più presuntuoso e ignorante. Vuol dire che poco ha vissuto, come invece è toccato fare a me, nelle aule giudiziarie.
Onorevoli colleghi, signor Ministro, penso di interpretare la supplica e il grido di chi viene dal Paese di sotto, quello fragile, il più colpito da questo impianto legislativo. Non rendetevi corresponsabili di tutto questo. Non si può aziendalizzare il sistema giustizia tagliando indiscriminatamente il numero dei processi.
Dove è finita la tanto sbandierata e sicuramente utile depenalizzazione delle migliaia di reati minori bagatellari che ingolfano i tribunali di tutto il Paese? Lei è un magistrato, prima che Ministro, e sicuramente sa bene di cosa parlo. (Applausi).
UNTERBERGER (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
UNTERBERGER (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Ministro, lei oggi ha sottolineato più volte che i processi devono essere velocizzati. È vero, ma questo non può andare a discapito dei cittadini, cosa purtroppo successa con le ultime riforme.
Nel nuovo processo penale, il punto più dolente è il mostro concettuale della improcedibilità se vengono sfiorati certi termini; un istituto che annulla tutto il processo senza lasciare nemmeno in piedi gli effetti civili. La persona offesa, dopo aver pagato spese elevate per la propria difesa, può rimanere senza nulla in mano.
Ai danni per il reato subito, seguono i danni di tempo e spese per un processo evaporato nel nulla: non proprio un segno di civiltà giuridica. Ovviamente ogni difensore penale cercherà di ottenere questo risultato E qual è lo strumento per arrivarci? L'eccezione processuale. Chi frequenta i tribunali sa bene che ogni processo inizia con una serie di eccezioni formali, che rallentano e tirano per le lunghe il processo. Noi siamo abituati a questo, ma in realtà le contestazioni formali dovrebbero essere l'eccezione e non la regola.
Per risolvere il problema alla radice si dovrebbe semplificare la procedura e soprattutto rivedere il sistema delle nullità, che spesso sono ridotte a pure questioni formali senza relazione con l'effettiva tutela di un diritto sostanziale. Con un processo meno farraginoso si potrebbe anche avere la sospensione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio. Nella maggior parte dei Paesi europei la prescrizione si sospende non appena viene fatto un atto di indagine. E non mi sembra che in quei Paesi si venga meno ai principi dello Stato di diritto.
Un altro errore è stato togliere una serie di gravi reati dalla procedibilità d'ufficio, lasciando alle vittime la responsabilità di dover sporgere querela, come se chi ha subito un torto sia sempre libero da minacce e intimidazioni da parte di chi gli ha procurato quel torto.
Le intercettazioni sono un'importante strumento di indagine per i reati più gravi, ma anche per i reati meno gravi, i cosiddetti reati spia. Per tutelare la dignità delle persone si devono non limitare le indagini, ma evitare che gli atti finiscano sui giornali. Per evitare le distorsioni di cui lei giustamente parla, e cioè che l'avviso di garanzia si trasformi in una condanna mediatica o che sui giornali vengano pubblicate le intercettazioni, si devono responsabilizzare maggiormente i pubblici ministeri. Sono loro i domini delle indagini e devono badare che non vi siano fughe di notizie.
Il segreto istruttorio deve tutelare non solo l'indagine, ma anche l'indagato. Per quanto riguarda le indagini completamente infondate che finiscono con una assoluzione piena, lo Stato dovrebbe rifondere le spese alla persona assolta con rivalsa sui pubblici ministeri che la portano avanti.
Signor Ministro, ella si è soffermato molto nel sottolineare che la durata dei processi civili in Italia va ben oltre la media europea e che questo compromette la certezza del diritto, oltre a costare due punti del PIL. Ma anche sul processo civile valgono considerazioni simili. Con l'obiettivo dello snellimento è stata introdotta una serie di preclusioni per le parti e i loro avvocati, ma non per i giudici, che possono gravemente ledere il diritto di difesa e comportare una giustizia a due binari, dove sarà ancora più importante la possibilità di pagarsi bravi legali.
Soprattutto, non sappiamo se con questa riforma ci sarà l'accelerazione, perché le udienze vengono fissate dai giudici, e questi spesso fanno passare mesi tra un'udienza e l'altra. Con questa riforma, in futuro si discuterà non più su chi ha ragione e chi ha torto, ma su chi ha rispettato i termini e chi non l'ha fatto; i tribunali saranno intasati da istanze di riammissione in termini e soprattutto viene aggravato ancora di più il problema di fondo, ossia che la forma conta più della sostanza.
Signor Ministro, il nostro auspicio è che lei metta a mano a queste distorsioni e che, invece di dividerci in maniera del tutto superficiale tra garantisti e giustizialisti - due nozioni che esistono solo nel dibattito italiano - si possa lavorare tutti assieme per un processo giusto che tutela tutte le parti coinvolte. (Applausi).
PAITA (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAITA (Az-IV-RE). Signor Ministro, noi abbiamo salutato la sua nomina come una notizia positiva per il Paese, per le sue convinzioni democratiche, per le sue idee di giustizia, per il suo solido garantismo, per il suo coraggio e - mi faccia dire complessivamente - per la sua cultura democratica. Ci auguriamo che lei sia lasciato libero all'interno di questo Governo, per proseguire e attuare le sue idee liberali. Il terzo polo investe sul suo coraggio, ministro Nordio. Ha fatto molto bene a ricordare che proprio in questi giorni c'è stata una pagina importante per il nostro Paese, con l'arresto di Messina Denaro. Il Paese è grato alla magistratura inquirente e alle Forze dell'ordine (Applausi), e ci inchiniamo alla loro dedizione nei confronti dello Stato.
Mentre applaudiamo a ciò che abbiamo il dovere di continuare a perseguire, e cioè la lotta alla mafia, dobbiamo anche necessariamente riflettere sul tema del cattivo funzionamento della nostra giustizia. Lo dobbiamo fare per quei mille innocenti arrestati ogni anno (tre persone al giorno, uno ogni otto ore); un dramma di uomini e donne accusate ingiustamente, un costo per lo Stato (dal 1992 al 2020, circa 870 milioni per errori giudiziari). Sono esempi noti: il primo, quello che tutti noi ricordiamo perché eravamo ragazzi, è quello di Enzo Tortora (Applausi). I giudici che hanno commesso l'errore giudiziario della sua imputazione e del suo arresto hanno fatto tutti una brillante carriera, ministro Nordio. Sono non nomi e cognomi, ma vite; sono famiglie; sono percorsi politici interrotti.
Signor Ministro, nel 2014 avevo quarant'anni e fui raggiunta da un avviso di garanzia in piena campagna elettorale per le elezioni regionali. Avevo un figlio di undici anni e fui accusata di omicidio colposo e disastro ambientale. Naturalmente, siccome ero certa della mia buona fede, ho chiesto il rito abbreviato, per fare il più rapidamente possibile e dimostrare la mia innocenza che, nonostante la scelta del rito, è arrivata nel 2016, al primo grado di giudizio. Le elezioni nel frattempo le avevo perse e la storia della mia Regione è andata diversamente da come io avevo pensato andasse. C'è stato un appello a quel processo e ho potuto avere una sentenza di assoluzione passata in giudicato solo nel 2019: solo in quell'anno sono riuscita a dimostrare completamente la mia estraneità a reati gravissimi. (Applausi). Non parlo mai della mia vicenda personale, perché come tutti i traumatizzati ho bisogno di rimozione, e lo dico francamente. Ma come potrei non partire anche dalla mia vicenda per analizzare quella che è un'idea sbagliata di giustizia? È un'idea sbagliata di utilizzo della giustizia nella politica. Penso che dovremmo innanzitutto porci come obiettivo cercare di evitare, tutti quanti, di colpire l'avversario con il tema della giustizia (Applausi), perché questo è il primo presupposto del garantismo. Il primo presupposto siamo noi, la storia siamo noi.
Penso che sia giusto ripristinare anche il concetto che chi sbaglia deve pagare, anche in magistratura. Non è possibile che nessuno abbia pagato per il caso Tortora e non è nemmeno possibile che il giudice Creazzo, per avere commesso un reato di molestia nei confronti di una collega, abbia avuto come pena solo due mesi di perdita di anzianità sulla pensione. (Applausi). Non è possibile e neanche immaginabile.
Sono d'accordo sui tempi giusti al processo penale e civile: i tempi lunghi del processo civile frenano la vita economica del Paese e danneggiano i cittadini. È giusta una riforma del processo penale, attraverso il principio - è un principio costituzionale, colleghi del Partito Democratico - di durata ragionevole del processo (Applausi) e di garanzie dell'imputato, che - lo ricordo a tutti - è un presunto innocente.
Come ha detto il ministro Nordio, ampliamo gli organici, il numero dei magistrati e del personale di cancelleria, e poi finalmente poniamo fine alla polemica sulle intercettazioni. Nessuno vuole ridurre le intercettazioni per mafia e terrorismo. (Applausi). Il Ministro è stato chiarissimo. Noi vogliamo, però, che al tempo stesso siano ridotti gli abusi di utilizzo delle intercettazioni (Applausi), l'uso propagandistico a mezzo stampa.
Sì alla separazione delle carriere per completare proprio quell'inizio che il codice Vassalli voleva: quel principio fondamentale di terzietà del giudice che deve essere reale e soprattutto deve apparire tale agli occhi del cittadino. Il ministro Nordio, anche su questo, ha smantellato la teoria del controllo dei pubblici ministeri da parte dell'Esecutivo e lo ha fatto con nettezza, senza indugi.
Dobbiamo pronunciare una parola netta anche sul tema dell'utilizzo della carcerazione preventiva ai fini della confessione delle persone (Applausi). In questi giorni sono nettissima sul caso del Qatar e sono indignata come tutti gli altri, ma utilizzare la vicenda di una bambina, che deve necessariamente mantenere il rapporto con la propria madre, per sollecitare la sua confessione credo sia qualcosa di intollerabile e lo voglio dire prima di tutto da donna.
Dobbiamo porci degli obiettivi seri: stop al carrierismo fondato sull'idea del correntismo dentro la magistratura. Riformiamo davvero questo punto perché, dopo il caso Palamara, è sceso il silenzio. Sembrava che qualcosa dovesse accadere, perché c'era stata la denuncia di qualcosa di gravissimo e cos'è avvenuto dopo? È calato di nuovo il sipario. I problemi sono sempre lì e devono essere aggrediti; a ricordarcelo in qualche modo è stata anche la vicenda di Giovanni Falcone. Io non posso dimenticare le parole che la giudice e amica Fernanda Contri pronunciò rispetto all'avversione che il Consiglio superiore della magistratura ebbe nei confronti del giudice Falcone (Applausi) per la sua non volontà di aderire al correntismo. È proprio in questi giorni che dobbiamo ricordare tutto ciò, anche e soprattutto per esaltare il lavoro prezioso di quei magistrati che hanno dato la vita per il nostro Paese.
Il garantismo è un tema serio. Perché sono preoccupata, Ministro, anche per la sua posizione? Noi la sosterremo lealmente, ma abbiamo un'idea molto netta di garantire, un'idea complessa, fondata sulla pratica della coerenza su questo punto, in tutti i versanti. Non si può essere garantisti a giorni alterni. Non si può essere garantisti usando la clava del giustizialismo contro l'avversario politico. Bisogna sempre attendere il terzo grado di giudizio per pronunciare le sentenze. Bisogna difendere i diritti degli indagati e i diritti dei carcerati: questo è garantismo. (Applausi).
A me preoccupa, Ministro, una certa tendenza che si ravvisa anche all'interno della maggioranza del suo Governo. Mi sbaglierò, ma non trovo sia possibile una compatibilità tra sovranismo, populismo e garantismo. (Applausi). Qui è la matrice identitaria a preoccuparmi. Ho il grande timore che lei sia stato messo in un ruolo chiave, ma che questo ruolo chiave potrebbe non essere esercitato fino in fondo perché quella maggioranza non è completamente coerente a quei principi, e troppe volte lo ha dimostrato. Spero di sbagliarmi, e sa perché? Penso che questa legislatura, anche grazie al suo ruolo - glielo dico con grande ammirazione - possa mettere la parola fine a una lunga pagina della storia di questo Paese, iniziata nel 1992-1993 con Tangentopoli, che ha distrutto progressivamente i suoi principi di garantismo. Penso che potremmo, sì, senatore Verini, pacificare. Ma per farlo, bisogna riformare e garantire gli equilibri fra poteri in questo Paese. Pacificare non è rimozione: pacificare è realizzare riforme, è cambiare quell'indirizzo di giustizialismo. (Applausi).
PRESIDENTE. Devo invitarla a concludere, senatrice Paita.
PAITA (Az-IV-RE). Lo farò, Presidente, ma non prima di aver detto che il terzo polo dal punto di vista della riforma della giustizia, del garantismo, dell'equilibrio dei poteri, della separazione delle carriere, di una giusta valutazione sul ruolo dei magistrati, dell'eliminazione dell'abuso d'ufficio, di tutte le questioni che insieme fanno l'architrave del Paese, sarà al suo fianco. E sarà al fianco di una riforma seria che questo Paese aspetta da moltissimo tempo e che - forse sì - sarà in grado di pacificare, perché ripristinerà un principio giusto di equilibrio tra potere e magistratura. (Applausi).
ZANETTIN (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANETTIN (FI-BP-PPE). Signor Presidente, mi consenta innanzitutto, nell'incipit del mio intervento, di formulare anch'io un ringraziamento alle Forze dell'ordine, ai magistrati, ai ROS dei Carabinieri che hanno ottenuto il brillantissimo risultato dell'arresto di Matteo Messina Denaro. Desidero ringraziarli di cuore a titolo personale e a nome dell'intero Gruppo Forza Italia.
Nel suo programma di lavoro, signor Ministro, già illustrato in modo mirabile ed esemplare prima in Commissione giustizia e poi ribadito oggi in quest'Aula, possiamo davvero costruire una svolta che definirei storica nella politica giudiziaria del nostro Paese. Da Mani pulite in poi, tranne brevi parentesi, abbiamo vissuto stagioni improntate a un giustizialismo che non esito a definire manettaro e populista. Il culmine è stato raggiunto con il Dicastero Bonafede, che ha stravolto i principi costituzionali e ci ha trascinati nelle tenebre giuridiche del fine processo mai e del trojan di Stato esteso anche ai reati contro la pubblica amministrazione.
Ora questo Governo, che si poggia su una maggioranza parlamentare ampia e solida, potrà finalmente lavorare in un arco di cinque anni a grandi riforme in chiave garantista e il dibattito di oggi ci consente di chiarire quale tipo di giustizia noi vogliamo per il nostro Paese.
Il senatore Scarpinato nei suoi interventi, soprattutto in Commissione giustizia, nelle prime settimane di legislatura ci ha fatto ben capire come la pensa, cosa sogna e cosa vagheggia. Immagina una società di cittadini che girano microfonati, proprio come succede nella casa del Grande Fratello. Poiché inoltre è evidente che quando l'indagato incontra il suo avvocato è in vena di confidenze, intercettiamo anche i colloqui con l'avvocato, così il pubblico ministero otterrà le prove che non ha trovato con altri mezzi. Parimenti inseguiamo l'indagato magari anche in camera da letto, quando parla con la moglie o con l'amante, o nel confessionale, quando si confida con il prete. È chiaro che così nulla sfuggirebbe, nessun crimine resterebbe impunito e si otterrebbe una totale repressione dei reati commessi. Mi domando, però, a quale prezzo e soprattutto se ne varrebbe davvero la pena.
Mi fa inorridire chi solo ipotizza una società siffatta, che - ahimè - oggi, con lo sviluppo delle nuove tecnologie, non è più solo un'ipotesi teorica o di scuola. Ricordate, onorevoli colleghi, che ci aveva già provato il Ministero per la sicurezza dello Stato (Stasi) nella Repubblica democratica tedesca (DDR)? Come dimenticare lo splendido film «Le vite degli altri» del regista Florian Henckel, premiato anche col premio Oscar?
Vi è però chi, nel frattempo, è andato ben oltre la Stasi e la DDR. È noto che con l'utilizzo dei nuovi strumenti dell'intelligenza artificiale, del riconoscimento facciale e di quello vocale, il regime cinese ha predisposto un sistema capillare di sicurezza che viene utilizzato per reprimere il dissenso della minoranza uigura nello Xinjiang. A fronte di queste possibili derive, la vigilanza democratica e costituzionale deve essere molto alta, perché come cittadini stiamo davvero correndo rischi enormi. I punti di equilibrio raggiunti in secoli di progresso giuridico vacillano, reggono a stento i capisaldi costituzionali della riservatezza e della privacy. C'è il rischio concreto che, senza accorgercene, ci troviamo tutti alla mercé di tecnologie di cui neppure i tecnici comprendono del tutto il funzionamento e che possono trasformare in reale anche ciò che reale non è.
Tutto ciò sta emergendo con drammaticità in Commissione giustizia nel corso dell'indagine conoscitiva sull'uso del trojan e credo di aver letto dipinta questa mia preoccupazione negli occhi di tutti i componenti della stessa Commissione di tutti gli schieramenti. Magari qualcuno ha fatto finta di niente, ma la verità è che tutti erano preoccupati. Io posso quindi solo apprezzare le parole pronunciate sul tema, in particolare nella replica, dal ministro Nordio, che si è espresso con risolutezza perché i pericoli evocati vengano definitivamente sventati per poter stare tranquilli. Ringrazio il ministro Nordio per quello che ci ha detto, soprattutto nella replica.
Ciò premesso, va chiarito, anche la luce di alcune polemiche strumentali a margine dell'arresto di Matteo Messina Denaro, che mai Forza Italia né nessuno (tutte le forze politiche si sono espresse oggi in Parlamento) ha pensato di ridurre l'uso delle intercettazioni anche attraverso le tecnologie più invasive per reprimere i fenomeni mafiosi o di terrorismo. (Applausi). È chiaro che di questo non vogliamo discutere. Al contrario, vogliamo veramente discutere dell'abuso delle intercettazioni nella repressione dei reati minori diversi dalla mafia. Non tutto, infatti, è mafia e non è ammissibile che appena nel nostro Paese si introduce una norma garantista di matrice liberale, che tutela il cittadino dell'ingerenza dello Stato, ci sia qualcuno che strilla che così si favorisce la mafia.
Mi viene in mente il dibattito surreale che ha accompagnato nei giorni scorsi l'entrata in vigore della riforma Cartabia. Partendo dal caso specifico della mancata convalida dell'arresto di alcuni malavitosi responsabili del reato di lesioni personali per mancanza di querela, pure in contesto mafioso, si è montata una polemica giornalistica e politica sull'intera riforma approvata lo scorso anno dal Parlamento. Si è del tutto omesso di dire, per esempio, che già prima della riforma Cartabia le lesioni personali con prognosi inferiori ai venti giorni, pur accompagnate da un'aggravante mafiosa, erano punibili a querela. Ora il Governo ha annunciato un decreto-legge che, con un intervento chirurgico, le renderà procedibili d'ufficio e noi siamo anche d'accordo, ma dobbiamo decidere una volta per tutte quale giustizia vogliamo per l'Italia.
L'Europa ha detto al nostro Paese - come il signor Ministro ha ben ricordato poco fa - che non si può andare avanti con processi che durano decenni e con determinati carichi giudiziari, per cui ha destinato ingenti risorse all'interno del PNRR per velocizzare la giustizia del nostro Paese. Dobbiamo quindi perseguire - come ci dice l'Europa condizionando a questo obiettivo il finanziamento del PNRR - l'obiettivo di processi rapidi.
Come ci ha insegnato il nostro grande maestro giurista Carnelutti, lo stesso processo è pena; e, se comunque è pena, almeno si eviti che abbia una durata irragionevole.
La strada intrapresa è quella della deflazione: si devono concentrare le risorse, che oggi ci sono e che non sono così poche, sui reati di maggiore allarme sociale, lasciando perdere quelli bagatellari, che intasano gli uffici e che già oggi finiscono il più delle volte prescritti. L'alternativa alla deflazione è chiara: se vogliamo davvero perseguire con efficacia tutti i reati, compresi quelli minori, bisogna che la politica si attrezzi a raddoppiare in breve tempo il numero dei magistrati e del personale amministrativo e a costruire nuovi tribunali e nuove carceri.
Ma, ammesso che ciò sia possibile, dove troviamo le risorse finanziarie e quanto tempo sarebbe necessario? La domanda da farsi, a valle di tutto il dibattito di oggi, è la seguente: quale giustizia vogliamo per il nostro Paese? Una giustizia orientata ai principi della Costituzione, cioè ai principi di legalità, di presunzione di non colpevolezza, di ragionevole durata dei processi e di pena come rieducazione? Lei, Ministro, nel suo apprezzabilissimo intervento ha chiaramente detto che ispirerà la sua azione a questi principi costituzionali. Oppure vogliamo una giustizia guidata dalla canea dei social, dal principio del marcire in galera, dal grande fratello che ci controlla tutti e indaga anche nella nostra vita privata?
Il nostro Paese si vanta nel mondo - e ci viene riconosciuto da tutti - di essere la culla del diritto. Non dimentichiamo che ha dato i natali a quel grandissimo giurista e illuminista di Cesare Beccaria. Senonché negli ultimi decenni, almeno a mio giudizio, la creatura (il diritto), a furia di essere cullata, è parsa del tutto assopita. È ora che questa creatura (il diritto), sotto la sua illuminata regia, ministro Nordio, possa risvegliarsi dal torpore e riprendere vigore. Per questo la invitiamo, signor Ministro, a cominciare a portare in Parlamento le riforme che lei finora ha così magistralmente annunciato. Abbiamo apprezzato le parole, da lei oggi pronunciate, in ordine alla riforma del reato di abuso di ufficio; aspettiamo con grande interesse il suo disegno di legge. Abbiamo apprezzato le sue parole sulla riforma delle intercettazioni; anche su questo fronte aspettiamo l'iniziativa del Governo. Ma ora è necessario che arrivino questi testi, perché ci vogliamo lavorare sopra. Abbiamo certamente cinque anni di tempo davanti a noi, ma non perdiamo tempo.
Ciò detto, Presidente, annuncio il voto favorevole di Forza Italia alla proposta di risoluzione a firma dei senatori Malan, Romeo, Ronzulli e De Poli. (Applausi).
SCARPINATO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCARPINATO (M5S). Signor Ministro, il MoVimento 5 Stelle esprime una valutazione assolutamente negativa del suo programma sulla giustizia, dichiarando quindi il proprio voto contrario, perché la stella polare che guida la nostra idea della giustizia è la Costituzione antifascista del 1948, imperniata sui valori dell'eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge e sull'indipendenza della magistratura dal potere politico. Lei invece ha ampiamente dimostrato, con le sue scelte di Governo già attuate e con quelle che si appresta ad assumere, nonché con le sue esternazioni alla stampa, di non apprezzare affatto l'assetto della giustizia voluto dai nostri Padri costituenti e di essere portatore di un disegno politico ampio e organico di restaurazione dell'assetto precostituzionale: l'assetto di una giustizia classista double face, forte con i deboli e debole con i forti, da raggiungere in due tappe. In una prima fase, approvare una serie di leggi ordinarie che, dietro motivazioni pretestuose, hanno tutte l'unico comun denominatore di garantire l'impunità degli appartenenti alle classi superiori, ridimensionando o depenalizzando i reati dei colletti bianchi e indebolendo la capacità di controllo della magistratura rispetto al mondo della politica, dell'economia e dell'alta finanza. Poi, in un secondo momento, sferrare il colpo finale, riformando la Costituzione in modo da ricondurre la magistratura sotto il controllo dell'Esecutivo e abbattendo l'architrave portante dell'obbligatorietà dell'azione penale.
Del resto, nonostante lei ami definire se stesso come un liberale garantista, le sue scelte concrete contraddicono clamorosamente i principi fondamentali della cultura liberale e garantista. Il suo primo atto di Governo in questa legislatura è stato l'introduzione autoritativa, con il decreto-legge n. 162 del 2022, senza un preventivo dibattito pubblico e parlamentare, di una nuova figura di reato, l'articolo 434-bis del codice penale, cosiddetto reato anti-rave, che nella sua originaria formulazione dovrebbe essere studiato in tutti i corsi di diritto penale come esempio concreto e negativo di legislazione antigarantista, illiberale e classista. (Applausi). È una figura di reato che tutto il mondo giuridico ha censurato per la violazione dei principi di legalità, tipicità, determinatezza e proporzionalità (cioè tutti i cardini della cultura liberale e garantista) e che si caratterizzava per un furore giustizialista tale da prevedere pene severissime non solo contro gli organizzatori, ma anche per migliaia di giovani partecipanti a feste musicali non autorizzate, contro i quali veniva messa in campo un'artiglieria giuridica impressionante, analoga a quella utilizzata per i mafiosi e i terroristi (dalle misure di prevenzione antimafia, all'utilizzo delle intercettazioni anche con i cosiddetti trojan di Stato). Dov'era lei, signor Ministro, mentre il Consiglio dei ministri approvava questo capolavoro di legislazione di stampo neofascista? (Applausi). Ricordo che la normativa non solo prevedeva la criminalizzazione di massa di centinaia di giovani, ma si prestava altresì egregiamente, proprio grazie alla genericità della forma del reato, a essere usata come formidabile strumento di repressione anche contro centinaia di normali cittadini partecipanti a manifestazioni e riunioni non autorizzate di dissenso contro le politiche del Governo.
Cosa faceva, signor Ministro? Sonnecchiava? Oppure è affetto da una sindrome di sdoppiamento della personalità da dottor Jekyll e mister Hyde? È ferocemente giustizialista e condivide l'uso indiscriminato del manganello giudiziario quando autori del reato sono persone comuni e ragazzi e indossa poi l'anima liberale e garantista, strappandosi le vesti quando autori del reati sono quelli delle classi superiori, come gli autori dei reati di abuso d'ufficio, traffico di influenze illecite e di altro ancora, dei quali programma l'urgentissima abolizione o lobotomizzazione, indebolendo i presidi di legalità proprio nella fase attuale in cui i vasti e intrecciati mondi della corruzione e della mafia sono ai nastri di partenza per lanciarsi all'assalto dei miliardi di euro del PNRR.
Questo sdoppiamento della personalità si è manifestato anche in occasione degli emendamenti approvati in sede di riforma della legge sull'ergastolo ostativo: la sua anima pseudo garantista ha pienamente condiviso l'emendamento, introdotto dalla maggioranza governativa, volto a escludere dal novero dei reati ostativi anche le associazioni a delinquere di colletti bianchi finalizzata alla consumazione dei più gravi reati di corruzione, alcuni dei quali puniti sino a vent'anni di galera e che provocano danni di miliardi di euro alle casse dello Stato. Il suo alter ego giustizialista ha ritenuto invece condivisibile lasciare tra i reati ostativi l'associazione a delinquere finalizzata al traffico di tabacchi esteri, anche se la pena per gli associati è da uno a sei anni e il danno può ammontare a poche migliaia di euro.
È una sindrome di sdoppiamento della personalità preoccupante per il suo carattere recidivante, che ha avuto modo di manifestarsi anche nel suo approccio al delicato tema della questione carceraria. Dinanzi al dramma di 82 suicidi di detenuti nell'ultimo anno a causa della condizione di invivibilità delle carceri per il sovraffollamento e le gravi carenze di tutela della salute fisica e psichica dei detenuti, il dottor Nordio numero 1 (dottor Jekyll) all'inizio del suo mandato ha pubblicamente assunto il proprio impegno prioritario per nuovi investimenti per migliorare la qualità della vita dei detenuti. Svoltato l'angolo e spenti i riflettori dei media, il dottor Nordio numero 2 (mister Hyde) si è rimangiato l'impegno, accordandosi supinamente al taglio di ben 36 milioni di euro nel prossimo triennio per l'amministrazione penitenziaria. (Applausi).
E il Ministro della giustizia come ha giustificato questo dietrofront? Perché non ci sono i soldi per le carceri? Forse per le scelte politiche della sua maggioranza governativa, che ha deciso di destinare le risorse ai ceti privilegiati, abbandonando al loro destino carceri affollate solo dagli ultimi della piramide sociale? Forse perché miliardi di euro ogni anno vengono a mancare alle casse dello Stato perché inghiottiti nel buco nero dell'evasione fiscale e della corruzione? No, la spiegazione che il Ministro ha fornito all'opinione pubblica nella risposta all'interrogazione parlamentare dell'11 gennaio 2023 è che i soldi promessi non ci sono; sapete perché? Perché vengono sprecati per la spesa delle intercettazioni inutili della magistratura. Leggo testualmente la sua dichiarazione «trovo irrazionale che il nostro Stato spenda centinaia di milioni per intercettazioni inutili quando non abbiamo i soldi per pagare il supporto a persone che, vivendo in stato di disagio, finiscono per compiere questo insano gesto di suicidio». Lei ha stabilito la correlazione causale tra le intercettazioni e i suicidi in carcere. È immorale, signor Ministro. (Applausi).
Proprio sul tema delle intercettazioni, altro cavallo di battaglia del Ministro, è il caso di soffermarsi perché la pretestuosità delle motivazioni addotte sia per il taglio delle spese destinate al loro finanziamento che per la loro riforma, è rivelatrice dell'autentico impianto ideologico che anima tutto il pacchetto di riforme programmate, quello di un garantismo classista che dietro la dichiarata volontà di tutelare la privacy dei cittadini, persegue in realtà l'obiettivo di garantire con tutti i mezzi l'impunità dei colletti bianchi, sottraendoli al controllo di legalità da riservare solo alle persone comuni. Che dire della motivazione addotta dal Ministro - lo ha detto lei, non io - secondo cui anche le intercettazioni per reati di mafia sono pletoriche e determinano un inutile spreco di pubblico denaro perché i mafiosi veri non parlano al telefono e al cellulare? Una motivazione talmente risibile che lo stesso Ministro si è visto costretto ad una precipitosa e pasticciata correzione di tiro dopo che il procuratore della Repubblica di Palermo ha dichiarato che proprio grazie alle intercettazioni è stato possibile pervenire il 16 gennaio 2023 alla cattura di Matteo Messina Denaro. (Applausi). Di fronte a tale plateale pubblica smentita, il 17 gennaio il Ministro ha dichiarato di essere stato frainteso e che egli intendeva in realtà riferirsi all'abuso delle intercettazioni che si fa per i reati minori con la diffusione sulla stampa di segreti individuali che non hanno a che fare con le indagini. Poiché i casi di diffusione sulla stampa di segreti individuali ai quali si riferisce il Ministro hanno riguardato, nella quasi generalità, pubblicazioni di notizie concernenti colletti bianchi di alto rango nell'ambito dei procedimenti penali per reati contro la pubblica amministrazione, se ne deduce che per il Ministro e per la maggioranza governativa tali reati sono da considerarsi reati minori. Ne prendiamo atto, l'avevamo capito già da tempo. (Applausi).
Ciò premesso, tenuto conto che nel settembre 2020 è entrata in vigore l'ultima riforma delle intercettazioni che ha introdotto un regime di assoluta secretazione di tutte le intercettazioni durante la fase delle indagini, ci si attenderebbe che il Ministro argomenti in punto di diritto quali siano, a suo parere, le criticità a causa delle quali tale legge non ha raggiunto lo scopo di evitare fughe di notizie e che soprattutto fornisca al riguardo una significativa statistica di casi verificatisi dopo il settembre 2020. Niente di tutto ciò. Nessuna significativa casistica post settembre 2020 e nessuna argomentazione giuridica. Queste che vi leggo sono le motivazioni fornite alla pubblica opinione: le intercettazioni non danno alcuna garanzia di credibilità, «sono spesso pilotate e sono di solito selezionate da un maresciallo di polizia che sceglie ciò che vuole e poi trattate dal pubblico ministero che a sua volta prende quello che gli serve. È tutta una serie di porcherie che vengono indirizzate verso la persona per distruggerla più o meno politicamente. Io questo lo scrivo da venticinque anni». Questo non è un linguaggio né sono argomenti degni di un Ministro della Repubblica italiana, da un uomo che ha il senso dello Stato e che dunque, qualunque sia il suo colore politico e quali che siano le sue opinioni personali, ha il dovere nell'esprimersi di non gettare discreto sulle istituzioni che rappresenta. Questo è un linguaggio da estremista politico che supplisce alla mancanza di argomenti solidi e persuasivi utilizzando il suo scranno ministeriale per screditare le istituzioni, additando alla pubblica opinione le forze di polizia e la magistratura come poteri deviati che hanno sistematicamente abusato dei loro poteri utilizzando le intercettazioni per abbietti scopi di lotta politica.
PRESIDENTE. La invito a concludere.
SCARPINATO (M5S). Ascoltandola, Ministro, sembra che l'orologio della storia sia tornato indietro agli anni Settanta, quando i suoi predecessori tuonavano in Parlamento contro l'uso delle intercettazioni che nel 1974 avevano consentito a giovani pretori di portare alla luce lo scandalo dei petroli e, invece di approvare leggi che impedissero il ripetersi di quello scandalo, approvarono la legge n. 98 dell'8 aprile 1974 con la quale si vietava ai pretori l'utilizzo delle intercettazioni.
Speravamo che quei tempi fossero finiti, ma lei ce li sta facendo rivivere. (Applausi).
STEFANI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, ringraziamo innanzi tutto il signor Ministro per la relazione specifica e puntuale con la quale ci ha fornito dati e informazioni, che si uniscono all'impostazione della visione del sistema giustizia già espressa nelle linee programmatiche che abbiamo condiviso.
La giustizia ha in corso un processo di rinnovamento importante; un processo che, se correttamente condotto, ci porterà risultati che ci si aspettava veramente da anni. È ovvio che questo processo deve essere condotto tenendo lontane ideologie e forzature - estremismi politici che vengono espressi da alcuni - che alla giustizia fanno male, perché fanno male ai diritti stessi dei cittadini.
La giustizia non è un mero argomento per polverosi legulei, ma vive davvero di principi: principi veri, perché se c'è giustizia, c'è la vera libertà.
Siamo di fronte a una svolta e abbiamo davanti a noi anche una grandissima occasione, che dobbiamo sfruttare con la forza delle istituzioni, con la forza di interpretare la giustizia come un vero punto di equilibrio. Dobbiamo anche ragionare su alcuni termini affinché la stessa Carta costituzionale sia aderente ai tempi odierni e alla loro complessità.
Oggi, in realtà, è anche un po' facile arricchire i nostri interventi con un richiamo - diciamolo pure - storico all'arresto di Messina Denaro, che non è frutto del caso, non è una coincidenza astrale. È il risultato di anni di infaticabile lavoro e va riconosciuta pertanto la medaglia ai magistrati, alle Forze dell'ordine e alla stessa società che ha deciso di non riconoscere come una sua parte la mala pianta della mafia.
È un arresto che però ci pone in allarme su un sistema che deve essere ancora più fortemente combattuto, soprattutto in relazione a quei profili della mafia maggiormente insidiosi e subdoli. Subdoli perché la globalizzazione dei mercati, gli scambi, le informazioni, le potenzialità anche delle reti sono fenomeni che consentono, magari, anche alle organizzazioni mafiose di selezionare settori nuovi. Dobbiamo prevedere, quindi, tutti, ma proprio tutti gli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata. Questo davvero a tutela della legalità, della sicurezza, del libero mercato, dell'economia legale.
Occorre anche potenziare gli strumenti a disposizione delle Forze dell'ordine, e tra gli strumenti indispensabili vi sono certamente le insostituibili intercettazioni, sulle quali si sta tanto discutendo, non solo da ora ma da tempo ormai, dimostrando così quanto sia un argomento complicato e articolato. Infatti, correttamente, la Commissione giustizia sta svolgendo indagini conoscitive proprio al fine di esaminare lo stato della normativa e l'adeguatezza dello strumento alle esigenze vere.
Come è stato ricordato da alcuni colleghi e dallo stesso Ministro, sono emerse alcune situazioni preoccupanti sulla genuinità di taluni risultati.
Quello che avremo in Commissione sarà un confronto con tecnici esperti, e potremo così veramente elaborare una soluzione per utilizzare uno strumento tanto importante quanto invasivo e a volte, purtroppo, deviato dai suoi fini nel momento in cui, magari, uno scorretto utilizzo si aggiunge a un'illegittima divulgazione e comunicazione di intercettazioni, che danneggiano sia il diritto alla difesa sia lo stesso processo di indagine.
Vi sono poi tematiche che riguardano il sistema della giustizia, signor Ministro, anche di particolare complessità e delicatezza, che sono emerse nella naturale evoluzione della nostra società, che negli ultimi anni ha sofferto anche un momento di crisi sociale.
Un delicatissimo punto riguarda i fenomeni della criminalità giovanile: vi è un incremento della presenza di ragazzi nei servizi residenziali minorili, che provengono da contesti territoriali diversi, portatori di gravi disagi e con esperienze di violenza. Dobbiamo veramente combattere la microcriminalità e tutte le cosiddette baby gang, con strumenti di prevenzione, di cultura, ma a volte anche con strumenti repressivi, ovviamente nel rispetto della giovane età e dell'opportunità di recupero dei ragazzi.
Signor Ministro, un altro tema delicato è rappresentato ancora dalla violenza di genere: guardando anche alle recenti notizie di cronaca, purtroppo queste violenze stanno mietendo ancora vittime. Il codice rosso fornisce degli strumenti straordinari e ringraziamo ancora l'attuale presidente della Commissione giustizia, Giulia Bongiorno, per aver voluto ed elaborato questa importante legge. Allo stesso tempo però dobbiamo anche pensare a creare le norme che facciano rispettare le norme ed è per questo che in Commissione giustizia stiamo discutendo un disegno di legge, a prima firma della senatrice Bongiorno, affinché vi sia la possibilità di vigilare sulla prontezza di risposta delle istituzioni alle denunce, che se non sono ascoltate portano purtroppo ad esiti a volte drammatici.
Occorre poi ricordare, come ha fatto il signor Ministro, la complessa situazione dell'attività degli amministratori locali, con un forse necessario ripensamento delle fattispecie criminose, che puniscono sì le condotte dannose per i cittadini e per la buona amministrazione, ma queste forme di repressione o di indagine non devono arrivare a paralizzare quasi l'attività dell'amministrazione, in un'ottica difensiva. Occorre poi avere la forza di rivedere la legge Severino, per evitare magari delle sanzioni automatiche, che danneggiano non solo la persona e la sua vita, ma anche la stessa efficienza delle amministrazioni. Pensiamo che, ad oggi, una sentenza di primo grado può condurre alla decadenza di un amministratore. Stiamo parlando di una sentenza di primo grado, che quindi non può essere ancora considerata definitiva: sembra una scelta illogica, anche a livello costituzionale.
Ci aspettiamo poi che vengano affrontati anche altri temi, visto che abbiamo il coraggio e la forza di farlo, cercando la soluzione all'annoso dibattito sulla separazione delle carriere, permettendo così ai magistrati di essere veramente liberi e indipendenti.
Apprendiamo veramente con grande soddisfazione la volontà di provvedere ad un efficientamento di tutto il sistema della giustizia, che non passa solo attraverso le modifiche dei riti. È inutile prevedere magari delle norme bellissime, se poi non vi sono le strutture per attuarle. Nella relazione viene giustamente dato conto di quali sono gli investimenti da compiere, perché avere le norme per un bellissimo processo e poi non avere personale amministrativo, non avere gli stessi magistrati e non avere addirittura i muri, è come avere una bellissima automobile fuoriserie, ma senza la benzina. Bene quindi tutte le risorse per l'edilizia giudiziaria, ma soprattutto per gli incrementi degli organici della magistratura e del personale amministrativo, che sono le indispensabili fondamenta di tutte le attività del tribunale. Signor Ministro, come aveva correttamente evidenziato in Commissione, la gestione di un tribunale necessita forse più di un'impostazione dirigenziale che della conoscenza dei codici, delle normative e dei cavilli. Insomma, non sempre un ottimo giurista può rivelarsi un ottimo presidente di tribunale.
Signor Ministro, è bene che lei ponga un punto anche sul processo civile, perché il processo penale, i temi e le norme penali sono più appetibili dal punto di vista mediatico ed è più facile spenderli mediaticamente. È difficile entusiasmare le folle parlando di una servitù di passaggio o di un'usucapione, ma economia e giustizia si scontrano continuamente se non si permette la difesa dei diritti nei tempi congrui e con un sistema vero ed efficiente della giustizia. Mi permetto poi infine una nota di soddisfazione, per quanto riguarda il ruolo dell'avvocatura. La giustizia è come uno sgabello con tre gambe: c'è il governo, c'è la magistratura e c'è l'avvocatura e lo sgabello non sta in piedi senza una di queste. Mi dispiacciono pertanto le allusioni, fatte anche dal collega che mi ha preceduto, anche in Commissione, in cui si fanno illazioni sull' attività dell'avvocato. L'avvocato competente, se messo nella condizione di esercitare la sua professione con dignità, diventa una vera e seria gamba della giustizia. E abbiamo bisogno tutti noi di lavorare, tutti, con dignità e competenza.
In conclusione, anche dalla lettura delle risoluzioni, non posso non esprimere il voto favorevole da parte del Gruppo della Lega sulla proposta di risoluzione da noi presentata. (Applausi).
BAZOLI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAZOLI (PD-IDP). Signor Ministro, già i colleghi Verini e Rossomando hanno spiegato, in sede di discussione generale, le ragioni della nostra delusione sulla sua relazione ed è anche la ragione per cui voteremo contro la risoluzione di maggioranza.
Lei è partito da una considerazione che noi condividiamo, cioè che oggi il problema principale della giustizia nel nostro Paese è l'efficienza. Sappiamo bene che le insopportabili lunghezze dei processi civili e penali rappresentano un grande tallone d'Achille per il nostro Paese, non solo sotto il profilo della sua competitività economica, ma prima ancora perché questa eccessiva lunghezza non soddisfa l'anelito alla giustizia delle persone offese dai reati, sottopone a lunghi tormenti le persone indagate e vanifica la effettiva tutela dei diritti dei cittadini e delle imprese.
Nella scorsa legislatura si è fatto molto per dare una risposta a questa esigenza e mi stupisce che il lavoro fatto nella scorsa legislatura sia stato rimosso dal dibattito odierno. (Applausi). Nella scorsa legislatura sono state approvate tre riforme significativamente ambiziose e importanti, anche in ragione di un forse irripetibile concorso di circostanze: un Premier e un Ministro di particolare autorevolezza; una maggioranza larga di unità nazionale; un forte ed impegnativo vincolo esterno dato dall'Europa, che ci ha assegnato obiettivi molto ambiziosi per accedere ai fondi del PNRR, cioè una riduzione, entro il 2026, del 40 per cento dei tempi di definizione della durata del processo civile e del 25 per cento di quelli del processo penale.
Grazie a queste circostanze eccezionali, quelle riforme sono state votate da una maggioranza larghissima. Questo è un enorme pregio, perché su un terreno così difficile e minato come quello della giustizia, sul quale si sono consumati in passato grandi scontri politici, solo riforme condivise possono resistere nel tempo e dare buoni frutti.
La prima cosa che noi le diciamo è di attuare quelle riforme, di avere il coraggio di proseguire su quella strada, di non cedere alla perenne tentazione della politica italiana di disfare la tela faticosamente realizzata da altri e costruita, questa volta, sul solido terreno di un largo consenso. (Applausi).
Nessuno di noi, ovviamente, ha la velleità di aver realizzato le riforme perfette. Nessuno di noi può ritenersi interamente soddisfatto. Noi stessi del Partito Democratico su alcune questioni avremmo voluto di più e di meglio, ma il risultato di quella stagione è prezioso proprio perché ottenuto con la fatica del confronto ampio.
Allora, signor Ministro, attui le riforme e scoprirà che molte delle questioni che anche oggi sono agitate in modo strumentale trovano già una loro soluzione, che rende inutile, rischioso e sbagliato incamminarsi su strade diverse.
Delle tre riforme, della la giustizia penale, della giustizia civile e dell'ordinamento giudiziario, mancano i decreti attuativi di quest'ultima, la riforma dell'ordinamento giudiziario. Questo è un tassello fondamentale per una riforma organica della giustizia, perché dentro quella riforma vi sono criteri limpidi e trasparenti per le nomine e le scelte del CSM, valutazioni più adeguate del lavoro dei magistrati, una più netta separazione delle funzioni tra pubblici misteri e giudici, l'assegnazione al Parlamento della definizione di criteri generali di priorità nell'esercizio dell'azione penale, che le singole procure di concerto col CSM sono poi chiamate a dettagliare.
Le chiedo, allora, perché continuare ad agitare il tema della separazione delle carriere, della discrezionalità dell'esercizio dell'azione penale, temi che alludono a pesanti e discutibili interventi sull'assetto costituzionale della giustizia, quando quelle questioni sono già state affrontate e intelligentemente definite in una riforma che attende solo di essere attuata. (Applausi).
Allo stesso modo, ci preoccupano i proclami sulle intercettazioni, che sono stati lanciati - mi permetta, signor Ministro - con parole molto gravi e allusive, perché evocano abusi diffusi e continui, quasi che in Italia ci fosse oggi un potere illecito e incontrollato lesivo dei più elementari principi di privacy e riservatezza. Le intercettazioni sono certamente uno strumento delicato, ma fondamentale per l'individuazione dei responsabili di reati gravi (non solo terrorismo e mafia, ma reati gravi); sono circondate di enormi cautele, fondate su presupposti rigorosi ed autorizzate e controllate con attenzione dai giudici, come ci ha ricordato proprio ieri, in sede di audizione in un'indagine conoscitiva, il presidente della sezione gip di Roma. È molto preoccupante per noi che la maggioranza intenda ridimensionarne l'utilizzo. (Applausi).
Altro è il tema della pubblicazione delle intercettazioni: è un'altra cosa, sulla quale occorre trovare il giusto equilibrio tra tutela della privacy e diritto all'informazione. Ma qui - mi permetta, signor Ministro - il buon senso dovrebbe suggerire di monitorare gli effetti della riforma entrata in vigore a settembre 2020, prima di lanciarsi in ulteriori modifiche. Non è mai stata e non sarà mai una buona politica quella che, per puri motivi di propaganda, interviene su una disciplina appena introdotta senza averne prima verificato gli effetti. (Applausi).
Per lo stesso motivo ci chiediamo che senso abbia ipotizzare l'ennesimo intervento di riforma della prescrizione. L'assetto introdotto dalla riforma Cartaria ha consentito di eliminare ogni rischio di processi infiniti con l'introduzione del principio nuovo e profondamente innovativo della prescrizione processuale. Anche qui: vogliamo misurare gli effetti prima di intervenire nuovamente, con buona pace della certezza del diritto?
Vorremmo poi - lo dico alla sua maggioranza - maggiore coerenza tra i proclami sul diritto penale minimo, sul carcere extrema ratio, sui tanto decantati principi liberali e le scelte concrete. A noi pare infatti che il diritto penale minimo venga applicato con grande sforzo ai reati contro la pubblica amministrazione, per cui si ipotizzano depenalizzazioni, si allenta il rigore in sede di esecuzione della pena, lanciando - mi si permetta di dirlo - un pericoloso segnale di allentamento della Guardia sulla lotta alla corruzione, ma si agisca in modo diametralmente opposto, ovvero all'insegna di un panpenalismo giustizialista e pericoloso quando si vogliono colpire altre condotte e altre categorie sociali: alludo ovviamente alle nuove norme draconiane sui rave illegali e a quelle preannunciate su chi imbratta i muri. Allora mettetevi d'accordo con voi stessi anzitutto; non veniteci a parlare di principi liberali applicati al diritto, perché questo vostro doppio binario, vorrei dire questa volta doppia morale, segna solo una grande ipocrisia. (Applausi).
Sul carcere, signor Ministro, non bastano le parole e non basta la visita alle strutture penitenziarie: occorrono le risorse (Applausi); occorre quindi non tagliare le risorse, perché gli investimenti sulla rieducazione in carcere e sulle misure alternative alla detenzione sono il più grande investimento sulla sicurezza, e lo sappiamo bene noi che operiamo nel diritto.
Concludo. Signor Ministro, noi la sfidiamo ad avere il coraggio di attuare e completare le riforme già approvate; la invitiamo ad avere il coraggio di proseguire sulla strada del riforme condivise e di non intraprendere una nuova stagione di scontri e contrapposizioni, che non farebbe gli interessi della giustizia. Lavori per esempio alla nostra proposta di istituzione di un'Alta corte di giustizia per i ricorsi avverso i provvedimenti disciplinari e le promozioni del CSM, e vedrà che è possibile trovare soluzioni che liberino la magistratura da incrostazioni correntizie senza aprire conflitti inutili. Guardi le nostre proposte di riforma del Testo unico degli enti locali, su una più chiara e netta distinzione tra responsabilità politica e responsabilità amministrativa, e scoprirà che si può garantire agli amministratori locali più tranquillità nell'esercizio delle loro funzioni, senza necessariamente cancellare un reato come l'abuso d'ufficio, su cui si è già intervenuti nel 2020, ridimensionandone fortemente l'applicazione.
La nostra radicata cultura di governo, che molti ci imputano come un limite, ma che per noi è parte costituente della nostra identità, non ci consente di assumere una posizione pregiudiziale, però ci dà la libertà di sottolineare, con vigore e fermezza quando serve, le vostre contraddizioni e i rischi che corre la nostra giustizia, se alcuni dei vostri proclami dovessero essere realizzati.
La giustizia italiana ha bisogno di serietà, di equilibrio e di riforme condivise. Il Partito Democratico si collocherà lì e su quel terreno vi aspetterà. (Applausi).
BALBONI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusio).
Il senatore Balboni è tra coloro che hanno meno bisogno di incitamenti per essere ascoltato, perché ha una voce stentorea, però prego i colleghi di consentire, innanzitutto alla Presidenza e all'Aula, di poter seguire e quindi abbassare il volume della voce, se non addirittura tacitarsi.
BALBONI (FdI). Signora Presidente, signor Ministro, signori colleghi, Fratelli d'Italia voterà a favore della proposta di risoluzione di maggioranza, perché credo che il ministro Nordio non abbia bisogno di essere difeso dalla sua maggioranza.
Noi siamo con lei, Ministro, la sosteniamo e siamo orgogliosi che la giustizia italiana finalmente sia in mano a una persona di grande competenza, di grande coerenza e di sincera cultura liberale e democratica. (Applausi). Ascoltando alcuni interventi in quest'Aula, è chiaro che - fermo restando che il Ministro non ha bisogno di essere difeso, perché si difende benissimo da solo - se deve essere difeso da qualcuno, non è dalla sua maggioranza, ma da certi esponenti dell'opposizione. Mi sembrava di sentire più un intervento del Soviet supremo che un intervento di un parlamentare della Repubblica italiana a un certo punto del nostro dibattito. (Applausi).
Allora, caro Ministro, lei ha aperto il suo intervento parlando giustamente di un grande successo, che non è un successo suo, non è un successo della sua maggioranza e del suo Governo, ma è un successo dell'Italia (Applausi): rendere giustizia alle vittime, seppur dopo trent'anni, è un successo della legalità, è un successo delle istituzioni, è un successo dell'Italia, come hanno riconosciuto in tutto il mondo tranne che in patria. (Applausi). Purtroppo, infatti, questo grande successo che avrebbe dovuto rallegrare ogni sincero democratico e ogni sincero patriota è stato macchiato da accuse di trattative, pur nello stesso momento in cui il procuratore De Lucia le smentiva platealmente. È un vecchio vizio, purtroppo, di chi si trova dalla parte sinistra di questo emiciclo, un ricorso continuo a un complottismo che sta nella loro letteratura e nella loro fantasia, ma non nella realtà. Ci dispiace per voi: tornate alla realtà. (Applausi).
Lei ha fatto bene, signor Ministro, a chiarire definitivamente, nella solennità che dovrebbe richiedere quest'Aula parlamentare, che non c'è alcuna intenzione della sua maggioranza, certamente fino a quando Fratelli d'Italia ne farà parte, di incidere su un fondamentale strumento di indagine come quello delle intercettazioni. Il tema non è questo, cari colleghi, fatevene una ragione: il tema è l'abuso della pubblicazione delle intercettazioni per fatti che non costituiscono reato (Applausi), fatti penalmente irrilevanti che servono solo a massacrare mediaticamente le persone. Alla faccia di quella presunzione di innocenza che voi, contraddittoriamente, cari colleghi della sinistra, invocate a giorni alterni. Un giorno invocate la presunzione di innocenza, specialmente quando gli scandali riguardano la vostra parte, e il giorno dopo vi scatenate in processi mediatici, con una sinistra mediatica che vi fiancheggia in modo vergognoso, quando magari - perché le mele marce sono dappertutto - lo scandalo riguarda un esponente non della vostra parte politica. (Applausi).
Il tema, quindi, è l'abuso delle intercettazioni e anche il loro costo, perché forse al senatore Scarpinato e al senatore Verini sembrerà normale che in Italia si spendano 170-180 milioni di euro in intercettazioni, o che nel Regno Unito si intercettino 2.000 persone all'anno mentre in Italia 200.000, ma non mi sembra che questo abbia molto a che fare con i principi liberali di uno Stato democratico nella cui Carta costituzionale sta scritto che la libertà di corrispondenza è sacra e inviolabile. (Applausi). Voi dovete spiegare come conciliate questi vostri pregiudizi e queste vostre posizioni con i principi della Carta costituzionale, che pure a parole volete invocare.
Ha fatto bene, allora, il Ministro a ricordare quel successo contro la mafia che è il successo di tutta l'Italia e di tutte le istituzioni. Devo dire ai colleghi della sinistra che hanno avuto il coraggio poco fa di criticare il decreto-legge cosiddetto rave, che però conteneva anche importanti norme sull'ergastolo ostativo, per impedire che pericolosi mafiosi venissero messi in libertà. (Applausi). Noi siamo orgogliosi di avere approvato queste norme e guardi, caro Ministro, com'è strana la politica italiana: abbiamo approvato una norma nel testo che coloro che oggi ci criticano avevano approvato all'unanimità nella scorsa legislatura. (Applausi). A proposito di coerenza, cari colleghi della sinistra.
Lei ha parlato, signor Ministro, della necessaria revisione di reati che frenano l'azione della pubblica amministrazione senza alcun vantaggio per i cittadini. Siamo d'accordo con lei, non è normale, cari colleghi della sinistra, che più del 90 per cento dei procedimenti penali per abuso d'ufficio finiscano con proscioglimenti o con assoluzioni: è un costo che non ci possiamo permettere, perché la burocrazia difensiva, cioè il pubblico ufficiale che rifiuta di firmare, alla fine è un costo che va aggiunto a quel famoso 2 per cento del PIL di cui parlava giustamente il Ministro. Non bisogna cancellare l'abuso d'ufficio, ma bisogna certamente riscriverlo in modo che risponda davvero a un'esigenza e non sia soltanto il frutto di un pregiudizio, di una cultura che per fortuna non tornerà mai più, caro collega Scarpinato, se ne faccia una ragione. (Applausi).
Quello per cui avete votato, cari colleghi del PD, è un mostro giuridico: la prescrizione sostanziale, combinata con la decadenza e con la prescrizione processuale, che non esiste in nessuna altra parte del mondo. Cosa volete monitorare? Un'assurdità per la quale se un processo in appello non finisce entro due anni viene cancellato tutto?
Dobbiamo avere il coraggio, signor Ministro, di rivedere subito questo assurdo giuridico e tornare ai principi del diritto italiano, secondo cui la prescrizione ha una ragione sostanziale che si basa sul principio per cui quando il tempo è troppo lungo non si riesce più ad accertare la verità e non c'è più l'interesse dello Stato a perseguire il criminale. Ovviamente non parliamo dei crimini più gravi.
Allo stesso modo, dobbiamo intervenire sui reati perseguibili a querela, anche quando c'è l'aggravante del metodo mafioso. Questa norma l'avete votata voi, cari colleghi dei 5 Stelle, nella riforma Cartabia; adesso abbiate il coraggio di ammettere l'errore. (Applausi). Tutti possono sbagliare, ovviamente tranne il senatore Scarpinato.
Signora Presidente, mi ha tolto la parola?
PRESIDENTE. A me il tempo non risultava finito. Il suo microfono è attivo, senatore Balboni.
BALBONI (FdI). Capisco che lei abbia fiducia nella mia voce stentorea, ma obbligarmi a parlare senza microfono è un po' troppo.
PRESIDENTE. Infatti la mia fiducia non è illimitata. Prego, senatore.
BALBONI (FdI). Non ho dubbi su questo. Poco fa il Ministro ha fatto riferimento alla presunzione d'innocenza. È un tema che si lega al giusto processo, alla parità tra accusa e difesa e alla separazione delle carriere. Fatevene una ragione, cari colleghi della Sinistra, abbiamo vinto le elezioni con un preciso programma e intendiamo adempiere al mandato degli elettori.
È un tema che si lega anche alla giustizia veloce, signor Ministro. Sappiamo bene, infatti, che, tranne per una piccola minoranza di criminali incalliti, la vera pena è il processo. Ciò che dobbiamo combattere è la lungaggine della giustizia penale e anche civile.
Un tema che dobbiamo affrontare è anche quello della responsabilità civile del magistrato, perché è ora di finirla con il fatto che in Italia ci sia ancora un privilegio medievale, secondo il quale per il codice civile tutti rispondiamo delle nostre azioni, tutti rispondono delle loro obbligazioni, tranne i magistrati. Perseguire un magistrato per dolo o colpa grave è un'avventura difficilissima, ma anche nei rarissimi casi in cui si riesca a perseguire un magistrato, succede che mentre io rispondo delle mie azioni con tutti i miei beni presenti e futuri, il magistrato risponde nei limiti di sei mensilità lorde del suo stipendio. Dove si vede una cosa del genere? Si faccia un'assicurazione per la responsabilità professionale, ma risponda esattamente come tutti gli altri cittadini. Questo è un principio di democrazia! Nel terzo millennio non si può continuare con questi privilegi. (Applausi).
C'è ancora il tema delle carceri: un terzo della popolazione carceraria è fatta di stranieri. Bisogna lavorare affinché le pene inflitte agli stranieri vengano scontate nei loro Paesi di origine. Vi è poi un terzo di detenuti in attesa di giudizio. Ha fatto bene a toccare questo tema, signor Ministro. Bisogna prevedere che ci siano luoghi separati; occorrono istituti di detenzione temporanea in ragione della durata e della natura del reato. Ha fatto bene a fare questo riferimento, siamo molto d'accordo su questo; era una posizione che io personalmente e l'intero Gruppo Fratelli d'Italia in Commissione giustizia e in quest'Aula abbiamo sostenuto, totalmente inascoltati come al solito, per una legislatura intera.
Vi è poi il tema di una vigilanza dinamica, che non può continuare in questo modo, perché oltre alle condizioni dei detenuti dobbiamo pensare anche alle condizioni degli agenti di polizia penitenziaria. (Applausi). Fra i reati da rivedere c'è anche reato di tortura.
PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore.
BALBONI (FdI). Concludo, signora Presidente, la ringrazio. Ormai la minaccia di denuncia per reato di tortura è la prima cosa che fanno i criminali quando entrano in carcere nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria, questa è la regola.
Bisogna rivedere il reato di tortura e riportarlo a una logica che non può prevedere un singolo atto; anche il riferimento alle sofferenze psicologiche è da rivedere.
Concludo, Presidente, dicendo che bisogna occuparsi anche della magistratura onoraria. Nessuno ne ha parlato oggi, ma la magistratura onoraria merita - come lei ha sottolineato più volte - di vedere risolto questo suo limbo infinito. Non è degna di un Paese civile la condizione in cui l'Italia sta mantenendo la magistratura onoraria. Per finire, sono completamente dalla sua parte nel programma del codice per i crimini internazionali, perché ogni volta che penso alla sofferenza del popolo ucraino, ai bambini sotto le bombe, ai massacri che un popolo che lotta per la sua libertà deve sopportare quotidianamente, la mia coscienza, come credo quella di tutti coloro che amano la libertà, si ribella. Grazie, signor Ministro, e buon lavoro. (Applausi).
PRESIDENTE. Ricordo all'Aula che il Ministro della giustizia ha dichiarato di accettare le proposte di risoluzione n. 3, a firma dei senatori Malan, Romeo, Ronzulli e De Poli, e n. 5, a firma dei senatori Paita ed altri. Pertanto, ai sensi dell'articolo 105, comma 1, del Regolamento, tali proposte di risoluzione saranno messe in votazione per prime, secondo l'ordine di presentazione.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 3, presentata dai senatori Malan, Romeo, Ronzulli e De Poli.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 5, presentata dalla senatrice Paita e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto precluse le altre proposte di risoluzione.
Discussione del disegno di legge:
(391) Conversione in legge del decreto-legge 5 dicembre 2022, n. 187, recante misure urgenti a tutela dell'interesse nazionale nei settori produttivi strategici (Relazione orale)(ore 14,13)
Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 5 dicembre 2022, n. 187, recante misure urgenti a tutela dell'interesse nazionale nei settori produttivi strategici
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 391. (Brusio).
Invito i colleghi che intendono lasciare l'Aula a farlo ordinatamente e possibilmente in silenzio. Chi resta in Aula presumiamo che rimanga per ascoltare, quindi vi prego di abbassare molto il volume della voce; altrimenti è consentito anche uscire dall'Aula.
Il relatore, senatore Pogliese, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
POGLIESE, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che il decreto-legge 5 dicembre 2022, n. 187 abbia rappresentato una puntuale e tempestiva risposta da parte del Governo Meloni e del suo ministro Adolfo Urso, a poche settimane dal suo insediamento, all'assoluta emergenza determinata dalle sanzioni economiche successive allo scoppio della guerra russo-ucraina, che ha rischiato di determinare il blocco della produzione di uno stabilimento del petrolchimico di Priolo all'interno del quale viene raffinato oltre il 20 per cento del greggio utilizzato in Italia, nonché il dramma occupazionale consequenziale, che avrebbe interessato oltre 10.000 famiglie di quelle imprese e dell'indotto all'interno di quel contesto territoriale.
L'intervento, caro Sottosegretario, ha altresì rappresentato un articolato sostegno, immaginato dal Governo in maniera assolutamente opportuna, a favore di quelle imprese operanti all'interno di alcuni settori strategici e destinatarie delle misure previste dal golden power.
Credo che sia assolutamente condivisibile la scelta, fortemente voluta dal Governo e dal ministro Urso, di immaginare un concreto sostegno a quelle imprese oggetto del diritto-dovere da parte del Governo del golden power, impedendo di fatto, sull'altare della tutela dell'interesse nazionale, un piano di investimenti aggiuntivi e un piano di sviluppo industriale grazie al capitale straniero. Credo che questa scelta del Governo nazionale sia assolutamente condivisibile dal punto di vista etico e non soltanto pragmatico. Nei confronti di queste imprese è giusto immaginare un sostegno aggiuntivo per poter determinare un piano di sviluppo attraverso alcune priorità determinate rispetto ad alcuni interventi già previsti dal nostro legislatore. Mi riferisco all'accesso prioritario al Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell'attività d'impresa, nonché al Patrimonio Rilancio gestito da Cassa depositi e prestiti, al contratto di sviluppo e agli accordi per l'innovazione.
Dopo queste riflessioni di carattere generale, credo sia assolutamente doveroso analizzare i quattro articoli del decreto-legge che sono stati approfonditi all'interno della Commissione. Voglio dire con estrema chiarezza e altrettanta umiltà che vi è stato un contributo qualificante da parte di tutti i Gruppi parlamentari sia di maggioranza, che di opposizione, caro collega Nicita, grazie alla sapiente regia del presidente della Commissione, senatore Luca De Carlo.
Per questo motivo, credo sia doveroso analizzare in maniera molto sintetica il frutto del lavoro articolato, corposo e qualificante della 9ª Commissione, che ha concluso l'esame in sede referente del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 187 del 2022, approvando alcune modifiche al testo del Governo che da qui a breve andrò a illustrare.
L'articolo 1 impone alle imprese operanti nel settore della raffinazione di idrocarburi che gestiscono attività di rilevanza strategica per l'interesse nazionale, di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e la continuità produttiva. Rispetto al testo originario proposto dal Governo la Commissione, all'unanimità dei presenti, ha soppresso la locuzione «con ogni mezzo» riferita alle modalità per assicurare gli approvvigionamenti e la continuità produttiva al fine di scongiurare equivoci applicativi sul piano della tutela ambientale. Qualora le medesime imprese manifestino rischi di continuità produttiva sono tenute a darne tempestiva comunicazione al Ministero delle imprese e del made in Italy (Mimit) al fine dell'urgente attivazione delle misure di sostegno e tutela previste dalla legge. Inizialmente, lo ricordo a me stesso e a tutti i colleghi, il testo del Governo prevedeva un termine al 30 giugno 2023, trattandosi di una disciplina innovativa all'interno di un contesto assolutamente emergenziale, ma la Commissione ha ritenuto opportuno estendere tale possibilità al 31 dicembre del 2023.
Nel caso in cui il rischio per la continuità produttiva sia imminente, l'impresa interessata può altresì richiedere di essere ammessa alla procedura di amministrazione temporanea disposta con decreto del Ministero delle imprese e del made in Italy, che ne stabilisce termini e modalità per un periodo massimo di dodici mesi, prorogabile una sola volta fino a ulteriori dodici mesi. L'amministrazione temporanea prevede la sostituzione degli organi di amministrazione e controllo e la nomina contestuale di un commissario che subentra nella gestione, per la quale può avvalersi anche di società di controllo a partecipazione pubblica, operanti nei medesimi settori.
L'amministrazione temporanea è disposta con decreto del Ministro dell'impresa e del made in Italy di concerto con il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, previsione che è stata inserita dalla Commissione anche in questo caso all'unanimità, con il quale è nominato il commissario che può avvalersi anche di società di controllo a partecipazione pubblica, operanti nei medesimi settori e senza alcun pregiudizio della disciplina in tema di concorrenza. Sono altresì stabiliti termini e modalità della procedura.
In caso di grave e imminente pericolo di pregiudizio all'interesse nazionale e alla sicurezza nell'approvvigionamento energetico l'amministrazione temporanea può essere disposta con decreto del Ministro dell'impresa e del made in Italy, del Ministro dell'economia e delle finanze e del Ministro dell'ambiente, anche indipendentemente dall'istanza di parte. Come noto, l'ho detto anche nella premessa, le norme appena descritte includono, nel loro ambito di applicazione, la situazione relativa all'ISAB Srl di Priolo Gargallo, di Siracusa, società appartenente al gruppo Lukoil, per la quale, alla luce del rilevante impatto produttivo e occupazionale delle aree industriali e portuali collegate, è stato istituito presso il Ministero delle imprese e del made in Italy un tavolo di coordinamento finalizzato a individuare adeguate soluzioni per la prosecuzione dell'attività dell'azienda, salvaguardando i livelli occupazionali e il mantenimento della produzione cui facevo riferimento nella parte iniziale del mio intervento. A tale riguardo in Commissione sono state anche svolte delle audizioni mirate a conoscere in dettaglio la situazione degli approvvigionamenti energetici nel settore degli idrocarburi, nella prospettiva di emendare in modo puntuale il testo.
In corso d'opera è opportuno ricordare che lo scenario inizialmente previsto all'interno di quel contesto temporale che ha portato il Governo a quel decreto-legge è ovviamente assolutamente cambiato o potrebbe cambiare anche sulla base delle notizie sulla possibile cessione della società ISAB di Priolo e il Governo, con il Sottosegretario, ha fornito gli elementi a sua conoscenza dinanzi alla Commissione.
Tornando alle disposizioni recate dal decreto-legge in esame, l'articolo 2 introduce la possibilità di attivare interventi di sostegno economico nei confronti delle imprese destinatarie di misure inerenti all'esercizio dei poteri speciali riconosciuti al Governo dal decreto-legge n. 21 del 2012, cosiddetto golden power. Tali interventi riguardano, come ho detto prima, anzitutto la possibilità per il Mimit di valutare, su istanza dell'impresa, l'accesso prioritario della stessa al Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell'attività d'impresa. Su tale aspetto la Commissione, anche in questo caso all'unanimità, ha aggiunto la previsione per cui gli enti locali possono avanzare segnalazioni al Dicastero nella prospettiva di mantenere la continuità operativa e i livelli occupazionali nel loro territorio. Credo che l'emendamento approvato in tal senso sia stato assolutamente opportuno.
Il Mimit, sempre su istanza dell'impresa, può valutare con priorità la sussistenza dei presupposti per l'accesso prioritario agli interventi erogati dal Patrimonio Rilancio gestito dalla Cassa depositi e prestiti. Si consente inoltre all'impresa di formulare - nei due anni successivi all'esercizio dei poteri speciali - istanza per l'accesso prioritario agli strumenti dei contratti di sviluppo e degli accordi per l'innovazione.
I criteri di valutazione delle possibilità di cui si è parlato prima, i termini e le modalità per l'accesso alle misure di sostegno sono determinati con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, da adottare entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame.
Durante l'esame in sede referente, in qualità di relatore ho presentato un emendamento volto a inserire un articolo aggiuntivo, l'articolo 2-bis, caro presidente De Carlo, che riguarda la salvaguardia dell'interesse nazionale nel settore delle comunicazioni, demandando all'Agcom, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, di cui alla legge n. 249 del 1997, sentito il parere del Ministero delle imprese e del made in Italy, il compito di individuare gli standard per i cavi in fibra ottica da osservare nell'ambito delle procedure di gara per l'infrastrutturazione della rete.
Ritengo che questo emendamento sia molto importante e sia assolutamente coerente rispetto a una precisa impostazione, che il Governo sta seguendo a mio avviso in maniera molto puntuale, che è quella non soltanto di assicurare livelli qualitativi e prestazioni elevate della connettività, anche in considerazione della natura strategica di questa infrastruttura, ma soprattutto di tutelare l'interesse nazionale all'interno di un comparto assolutamente strategico, a tutela dell'interesse delle nostre aziende nazionali leader nel settore. Queste, infatti, talvolta subiscono, paradossalmente all'interno del nostro contesto territoriale, la concorrenza sleale, alterando le regole del libero mercato, sulla falsariga di quello che è puntualmente accaduto, in termini normativi, in Francia e negli Stati Uniti, con qualche anno d'anticipo, laddove si è iniziato questo percorso normativo sul tema della qualità, che credo abbia prodotto per quelle Nazioni un eccezionale beneficio.
Ecco perché ritengo che l'inserimento di questo emendamento e l'approvazione dello stesso siano stati assolutamente opportuni.
L'obiettivo, quindi, è quello di assicurare livelli qualitativi e prestazioni elevate della connettività, anche in considerazione di questa natura strategica, e, anche su questa proposta, mediante l'attività submendativa, che è stata puntualmente manifestata all'interno della Commissione in maniera trasversale, si è specificato che le nuove disposizioni si applicano ai bandi pubblicati successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge. Infatti, vi era qualche passaggio di quella norma che poteva prestare il fianco a dubbie interpretazioni.
L'emendamento, che è stato presentato dal collega Martella, ma anche dai senatori Bergesio, Paroli e molti altri, è stato assolutamente opportuno, a mio modo di vedere, ed è stato approvato all'interno della Commissione.
L'articolo 3 reca la clausola di neutralità finanziaria del provvedimento, prevedendo che le disposizioni del decreto-legge non debbano comportare costi aggiuntivi a carico della finanza pubblica.
L'articolo 4 dispone che il decreto-legge entri in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. È opportuno ricordare, però, che il decreto-legge è vigente dal 6 dicembre 2022 e l'ultima data entro la quale bisogna concretizzarne la conversione è il 3 febbraio 2023.
Credo quindi che la Commissione si sia mossa in maniera molto puntuale, con i dovuti approfondimenti che erano assolutamente necessari, data l'importanza di questo provvedimento, ma con una tempistica che ritengo sia stata assolutamente qualificante. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Silvestro. Ne ha facoltà.
SILVESTRO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, colleghi senatori, il disegno di legge che in questa giornata trattiamo in Assemblea è volto alla conversione in legge del decreto-legge n. 187 del 5 dicembre 2022, che reca misure urgenti a tutela dell'interesse nazionale nei settori produttivi strategici.
Le disposizioni mirano a garantire la continuità produttiva delle imprese che gestiscono, a qualunque titolo, impianti e infrastrutture di rilevanza strategica per l'interesse nazionale nel settore della raffinazione di idrocarburi. L'intervento si rende necessario a seguito della crisi ucraina, a causa delle misure sanzionatorie adottate dall'Unione europea nei confronti della Russia. La norma in esame prevede che le imprese del settore possano avanzare richiesta di amministrazione temporanea al Ministero delle imprese e del made in Italy e che, tuttavia, tutti i costi della gestione temporanea restino a carico dell'impresa stessa. C'è da dire che la gestione temporanea non comporta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, perché opera attraverso il patrimonio della stessa società.
Il decreto-legge reca disposizioni per consentire il proseguimento dell'attività della raffineria siciliana di Priolo Gargallo e comprende nuove disposizioni per l'attivazione del golden power per le imprese che si occupano di banda ultralarga. Le disposizioni del decreto-legge hanno inciso positivamente sull'apertura della trattativa tra i soggetti privati interessati, portando alla cessione della raffineria ISAB di Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa, che era di proprietà di una società della Federazione Russa. La raffineria lavora in media 10,6 milioni di tonnellate di greggio raffinato l'anno, pari al 13,6 per cento del totale nazionale, ma con una capacità di raffinazione che raggiunge 19,4 milioni di tonnellate di greggio l'anno, pari a poco più del 22,2 per cento del totale del fabbisogno nazionale. L'ISAB dà lavoro a circa 3.000 persone, di cui 1.000 dipendenti diretti, possiede impianti di raffinazione, gassificazione e cogenerazione di energia elettrica, in tre siti produttivi interconnessi.
Il 9 gennaio scorso, la società Litasco, controllata al 100 per cento da Lukoil, che aveva acquistato la raffineria di Priolo, qualche anno fa dal gruppo Erg e GOI Energy hanno raggiunto l'accordo per la cessione dello stabilimento petrolchimico di Priolo. GOI Energy è il ramo nel settore energetico della società Argus New Energy, fondo di diritto cipriota, con esperienza in molti settori di attività. La società possiede una lunga esperienza nella raffinazione, nel commercio del petrolio e nella ristrutturazione finanziaria delle raffinerie. Detiene poi una quota di maggioranza di Bazan group, uno dei gruppi energetici più grandi e complessi, ubicato in Israele, che gestisce un conglomerato di raffinerie e prodotti petrolchimici.
Nell'ambito di questa transizione, GOI Energy ha concordato anche accordi esclusivi di forniture e prelievi con il gruppo Trafigura, ossia uno dei maggiori commercianti di petrolio al mondo: si tratta di una multinazionale svizzera. La società Trafigura entra nel progetto come investitore di lungo termine, con particolare attenzione alla transizione dell'impianto verso l'energia pulita. Tra le cose sottolineate dall'acquirente, vi è poi l'esplicita dichiarazione di mantenere i posti di lavoro e di garantire condizioni di salute e sicurezza. GOI Energy dovrà comunque seguire le usuali procedure inerenti alle normative sull'antitrust e sul golden power e quindi rispondere appieno ai requisiti in termini di produzione, occupazione e rispetto dell'ambiente. Quindi dovranno essere rispettati gli impegni richiesti di riconversione green del sito produttivo e del suo rilancio industriale.
L'articolo 1, in termini generali, prescrive alle imprese operanti nel settore della raffinazione di idrocarburi, che gestiscono attività di rilevanza strategica per l'interesse nazionale, di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e la continuità produttiva. Nel caso in cui il rischio per la continuità produttiva sia imminente, l'impresa interessata può altresì richiedere di essere ammessa alla procedura di amministrazione temporanea. Tale procedura stabilisce termini e modalità, per un periodo massimo di dodici mesi, prorogabile una sola volta fino a ulteriori dodici mesi. L'amministrazione temporanea prevede la sostituzione degli organi di amministrazione e controllo e la nomina di un commissario che subentra nella gestione, per la quale può avvalersi anche di società a controllo e partecipazione pubblica, operante nei medesimi settori. Le norme includono, nel loro ambito di applicazione, la situazione relativa alla ISAB di Priolo Gargallo, situata a Siracusa, società appartenente al gruppo Lukoil, alla luce del rilevante impatto produttivo e occupazionale nelle aree industriali e portuali collegate.
L'articolo 2 introduce, invece, la possibilità di attivare interventi di sostegno economico nei confronti delle imprese destinate, di visura sull'esercizio dei poteri speciali riconosciuti dal Governo con il cosiddetto golden power.
Tali interventi riguardano la possibilità di valutare l'accesso prioritario al fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell'attività d'impresa e di valutare con priorità le sussistenze dei presupposti per l'accesso agli interventi erogati da Patrimonio Rilancio gestito da Cassa depositi e prestiti.
L'impresa interessata può formulare, nei due anni successivi all'esercizio dei poteri speciali, l'istanza per l'accesso prioritario agli strumenti dei contratti di sviluppo e degli accordi per l'innovazione.
Nel corso dell'esame in Commissione, a seguito dell'approvazione di un emendamento del relatore, con l'articolo 2-bis si demanda ad Agcom una nuova competenza, in considerazione del carattere strategico delle infrastrutture di rete in fibra ottica e al fine di assicurare l'interesse nazionale ad una rete che garantisca servizi altamente performanti in banda larga ed ultra larga.
Infatti, è inserita la seguente previsione: «sentito il parere del Ministero delle imprese del made in Italy e nel rispetto della normativa europea internazionale, individua i cavi in fibra ottica, le caratteristiche tecniche e gli standard cui devono attenersi gli aggiudicatari dei bandi per la realizzazione dell'infrastruttura di rete, in modo da assicurare adeguati livelli qualitativi e prestazioni elevate di connettività».
L'articolo 3 reca la clausola di neutralità finanziaria del provvedimento e l'articolo 4 verte sull'entrata in vigore del provvedimento medesimo.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà.
BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, signori membri del Governo, in una situazione critica come quella in cui sta versando il nostro Paese, l'impegno e la concretezza dimostrati da questo Governo con il provvedimento al nostro esame sono più che mai opportuni.
A fronte di una crisi energetica che ha ormai raggiunto dei livelli insostenibili per le famiglie e soprattutto per le imprese, occorre garantire con ogni mezzo la sicurezza degli approvvigionamenti, delle reti e degli impianti; sicurezza che deve essere assicurata dalle imprese che gestiscono gli impianti e le infrastrutture di rilevanza strategica, ricavandone utili.
Altrettanto necessario è prevedere che le medesime imprese, in caso di rischi alla continuità produttiva, che possano avere conseguenze sull'interesse nazionale, debbano comunicarlo tempestivamente al Ministero delle imprese, al fine di attivare misure di sostegno. Per riuscire nell'intento occorre, però, utilizzare opportuni strumenti di valutazione, per orientare le politiche pubbliche sulla base delle tendenze mondiali, come accade nella maggior parte dei Paesi dell'OCSE.
Nel 2009, meno di due terzi di queste nazioni disponeva di meccanismi di revisione degli investimenti per tutelare i propri interessi. Questa quota oggi è arrivata all'87 per cento e continua a crescere. Abbiamo fatto bene ad attuare questo provvedimento.
Interviene poi, questo strumento cogente, in considerazione del carattere emergenziale assunto dalla crisi energetica, presso le imprese che gestiscono, a qualunque titolo, impianti e infrastrutture di rilevanza strategica nazionale, nel settore della raffinazione di idrocarburi, in caso di imminenti rischi di continuità produttiva che potrebbe recare pregiudizi sempre all'interesse nazionale, conseguenti comunque a delle sanzioni imposte nell'ambito dei rapporti internazionali.
Occorre garantire con ogni mezzo la sicurezza degli approvvigionamenti nonché il mantenimento, la sicurezza e l'operatività della rete e degli impianti e quindi la continuità produttiva. A tal fine, vengono definite le procedure di amministrazione di queste imprese, su istanza delle stesse o anche in assenza di istanze, in caso di grave ed imminente pericolo o di pregiudizio all'interesse nazionale e alla sicurezza dell'approvvigionamento energetico.
L'amministrazione temporanea è disposta con un decreto interministeriale del Ministero dell'impresa e del made in Italy, del Ministero dell'economia e delle finanze e del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica. L'amministrazione temporanea è disposta per un periodo massimo di dodici mesi, ma prorogabile una sola volta per altrettanti dodici mesi. Sono poi state introdotte importanti misure economiche connesse all'esercizio del golden power. In particolare, si determinano le procedure con le quali vengono attivate misure di sostegno della capitalizzazione delle imprese, idonea a consentire un rafforzamento patrimoniale che è assolutamente necessario. Questi sono gli interventi cosiddetti erogati da Cassa depositi e prestiti al Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione delle attività, nonché ai contratti di sviluppo e agli accordi per l'innovazione.
La nostra Commissione competente ha lavorato intensamente su questo provvedimento e ringrazio il presidente De Carlo, tutti i componenti della Commissione e il relatore Pogliese, perché ognuno ha dato il giusto valore a questo provvedimento e un equo contributo. Come Gruppo Lega, abbiamo presentato due emendamenti e ne abbiamo sottoscritti altri, che poi sono stati approvati.
Il primo emendamento presentato e approvato in Commissione proroga di sei mesi, cioè fino al 31 dicembre 2023 (la data precedente era il 30 giugno), il periodo di adozione in via sperimentale delle misure a tutela dell'interesse nazionale nel settore degli idrocarburi, in modo da dare più tempo per agire al Governo e a tutte le autorità competenti.
Il secondo emendamento, proposto prima in Commissione, poi ritirato, riformulato per l'Assemblea e depositato entro i tempi previsti, intende estendere i benefici derivanti dalle disposizioni della misura contenuta nella legge di bilancio 2023 anche alle imprese che rientrano nei settori strategici d'interesse nazionale, della difesa e sicurezza, nei confronti delle quali è possibile l'applicazione di poteri speciali, e che registrino un consumo di energia medio tale da giustificare un intervento straordinario di supporto, senza il quale verrebbero messe a rischio la continuità produttiva e, conseguentemente, la sovranità industriale nazionale. Le aziende potenzialmente beneficiarie ricadono nella fattispecie dell'articolo 1, comma 3, della legge di bilancio, ossia quella del credito d'imposta al 35 per cento. Pertanto, l'eventuale costo aggiuntivo dell'emendamento riguarderebbe il differenziale del 10 per cento; sarebbe esteso a pochissime aziende e i benefici sarebbero rientranti nelle categorie delle imprese energivore, ma con un duplice requisito: queste aziende devono essere del settore sicurezza e difesa, a cui si applica la normativa del golden power, e dall'altra parte devono avere un consumo superiore ai 150 gigawatt annui.
Colleghi, dobbiamo concordare con le finalità del provvedimento, che conferma l'impegno di questo Governo a rendere competitivo il nostro Paese anche grazie all'attrazione di investimenti esteri. In sostanza, a fronte di provvedimenti inibenti ai fini della sicurezza nazionale esercitati col golden power, vengono previsti immediati interventi compensativi a sostegno delle imprese destinatarie di tali provvedimenti, ove le stesse ne facciano richiesta. Il rafforzamento dei profili di sicurezza e tutela dei presidi nazionali strategici, accompagnato da una legislazione - come questa - che diventa favorevole agli investimenti, è sicuramente uno strumento efficace per attrarre risorse, anche per chi può disporne soprattutto per investire.
Mi riferisco non solo al comparto energetico, ma anche ad altri settori strategici, come quello dell'agroalimentare, che fanno da traino al made in Italy e che sono continuamente sotto attacco da parte degli organismi europei, che, non riuscendo a battere le nostre aziende sotto il profilo della qualità, provano a farlo con tutte le leggi. Non ci può essere una norma per tutti, ma adatta solo per alcuni; buonsenso vorrebbe che la spinta che arriva dall'Unione europea tenesse conto dei primati italiani dell'agroalimentare. (Applausi). Ricordo che abbiamo segnato nel made in Italy un record che supera la crescita del 20 per cento nelle esportazioni. Dall'altra parte, la ricchezza del patrimonio agroalimentare italiano è universalmente riconosciuta ed è attestata dal numero di prodotti registrati a livello europeo, il più alto in assoluto. L'Italia si distingue per aver investito in un modello di produzione agroalimentare di qualità, che però valorizza la territorialità (e scatta anche il meccanismo della sovranità alimentare territoriale). Tutto questo a livello europeo né viene considerato una ricchezza comune da valorizzare né viene assolutamente incentivato; al contrario, è continuamente attaccato ed è compito nostro opporci a questa guerra, che non è più tanto sotterranea (un tempo lo era), ma condotta a colpi di leggi e direttive.
Cito il tragico esempio del nutri-score, che pretende di etichettare in modo folle gli alimenti, favorendo il cibo sintetico e ultraprocessato dalle multinazionali, a discapito della dieta mediterranea, sana ed equilibrata, un patrimonio immateriale dell'umanità; o, ancora, vi è il caso delle etichette fuorvianti dei vini e di quelle irlandesi, che introducono false indicazioni sanitarie. Ciò è gravissimo e lo dobbiamo dire in questo contesto. (Applausi). Infine, vi è il via libera europeo all'utilizzo di insetti nell'alimentazione, provenienti oltretutto da Paesi ai vertici delle classifiche di allarmi alimentari.
Rimane sacrosanto che è l'equilibrio complessivo del nostro modello alimentare a essere l'obiettivo da perseguire, ma non è certo indifferente che lo stesso venga ottenuto con prodotti di eccellenza, come accade per la dieta mediterranea, piuttosto che con cibi che contengono decine di ingredienti chimici prodotti dalle multinazionali in laboratorio. Uno non vale uno e questo è ancora più vero nel settore alimentare. No ai cibi Frankestein: questo vogliamo ribadirlo con ancora più forza.
Insomma, è una raffica di attacchi sferrati sempre più frequentemente alla nostra economia e al nostro made in Italy, a cui dobbiamo opporci con tutte le nostre forze, perché il compito della politica, Presidente, è difendere il Paese e tutelare i propri cittadini, con tutti gli strumenti che ha a disposizione. È un'impresa difficile in tempi difficili come quelli che stiamo attraversando, ma proprio per questo doverosa per i membri di quest'Aula.
A questo proposito, mi permetto di citare infine le parole del presidente Pertini: «Io credo nel popolo italiano. È un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede quindi il paradiso in terra. Chiede quello che dovrebbe avere ogni popolo».
Credo che il percorso intrapreso dal Governo vada nella giusta direzione: difendiamo sempre le nostre eccellenze produttive. Viva il made in Italy! (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nicita. Ne ha facoltà.
NICITA (PD-IDP). Signor Presidente, ringrazio il relatore Pogliese per aver dato conto anche del lavoro che è stato fatto dai colleghi in Commissione e la discussione che è stata avviata su un decreto-legge molto importante e tutta una serie di altre discussioni e proposte che abbiamo elaborato e che invece - come spiegheremo più avanti anche con interventi dei colleghi - non hanno trovato accoglimento.
Questo decreto-legge, che ha effettivamente carattere di urgenza, si compone di due parti: una generale, che copre un buco della legislazione, e una particolare, che va applicata alla vicenda di cui hanno parlato i colleghi già intervenuti. La vicenda generale, il buco legislativo che c'è, era legata in Italia alla vicenda della crisi internazionale conseguente all'invasione russa in Ucraina e quindi dei possibili effetti delle sanzioni internazionali su un singolo settore, quello petrolchimico. Infatti, il primo comma dell'articolo 1 si riferisce esattamente all'idea di individuare, in questa fase particolare, le infrastrutture critiche nazionali anche nei poli petrolchimici. Vengono quindi messi insieme tre concetti: infrastrutture critiche, settore petrolchimico e crisi energetica; questo riguarda il primo comma.
Nel secondo comma, invece, c'è l'aspetto caratteristico del buco legislativo che questo decreto-legge puntava a colmare, cioè gli effetti derivanti, per tale tipo di impianti critici nazionali, dall'applicazione di sanzioni internazionali. Quello che viene individuato - siamo d'accordo su questa infrastruttura di carattere normativo, anche perché ricalca un emendamento che avevamo proposto anche in sede di bilancio al decreto aiuti-quater - deriva dalla circostanza che nei contesti internazionali ci possono essere conseguenze sulla produzione per effetto delle sanzioni. Si è quindi modulato e applicato, anche qui in Italia, il modello cosiddetto tedesco. La Germania nello scorso maggio ha rivisto la propria legislazione internazionale in tema di energia e ha introdotto la possibilità di un'amministrazione temporanea pubblica su questi impianti critici che dovessero avere problemi in applicazione delle sanzioni internazionali. Non si spinge questo decreto-legge alla parte successiva tedesca, cioè a una proprietà pubblica, ma si limita ad individuare un commissario che viene nominato e che ha la facoltà di gestire l'impresa in questione.
L'articolo 2 di questo decreto, invece, fa riferimento alla circostanza che imprese che siano state destinatarie di prescrizioni ai sensi del decreto-legge n. 21 del 2012, la normativa cosiddetta golden power, dopo due anni dall'applicazione di queste misure, possano prioritariamente accedere a forme di finanziamento. Il punto che va ricalcolato e rimodulato è che, rispetto a questa impostazione di carattere generale, che effettivamente copre un buco, perché la legislazione del golden power agisce ex post, quando un'impresa abbia mutamenti proprietari o adotti comportamenti nel proprio consiglio amministrazione che possono generare elementi critici, si previene questo rischio attraverso l'amministrazione temporanea.
C'è un punto, però, che è stato nominato anche dal relatore, ovvero la decretazione d'urgenza, relativo a un caso specifico, quello dell'impianto Industria siciliana asfalti e bitumi (ISAB) di Siracusa, che, come abbiamo detto, è fondamentale per l'ecosistema siciliano, ma impatta anche sulla raffinazione italiana, in quanto più del 20 per cento del petrolio raffinato in Italia e dei suoi prodotti, destinato all'Italia, viene proprio da lì.
Su questo si innesta un tema che abbiamo evidenziato e che non trova poi applicazione nelle successive discussioni: perché questo decreto, che aveva un carattere d'urgenza, non è stato ancora applicato dal Governo? La spiegazione che ha dato il senatore Silvestro prima è che effettivamente si è ottenuto un passaggio di proprietà dall'impresa precedente, ma questa non è una giustificazione adeguata, perché contestualmente il comitato di sicurezza finanziaria aveva stabilito che l'impresa che era depositaria della proprietà dell'impianto non era soggetta a sanzioni internazionali, quindi l'obiettivo del decreto non era quello di far passare la proprietà, ma di gestire una crisi, che comunque permane, ovvero quella dovuta all'incertezza sulle sanzioni internazionali e, ancora, a differenza di quello che diceva il senatore Silvestro, c'è una vendita annunciata, ma che non si è completata.
Ci chiediamo, quindi, per quale motivo, visto che si tratta di un decreto d'urgenza, esso non sia stato ancora attuato. Sapete che si può applicare l'amministrazione temporanea in brevissimo tempo: si può semplicemente entrare con un amministratore, verificare la situazione dei contratti, capire cosa sta succedendo e riuscire. Non c'è un vincolo temporale. A nostro avviso, questo decreto era urgente e, in quanto tale, andava applicato, anche nell'opzione che dava. In alternativa, non applicando l'amministrazione temporanea, quindi non applicando il decreto, si poteva però applicare - e, a nostro avviso, si può ancora e si deve fare - la normativa del golden power, in quanto, ai sensi del comma 1 dell'articolo 1, siamo in presenza di infrastrutture critiche nazionali, coprendo quindi un buco che non era stato precisato nella normativa del golden power.
Chiediamo quindi che venga applicato il golden power e, a questo fine, abbiamo anche proposto un emendamento che integrava esattamente in questo senso tale normativa per completarla dal punto di vista giuridico, cioè individuare il momento dell'amministrazione temporanea e poi, successivamente, un'applicazione del golden power. Quello che ci chiediamo, quindi, è perché non sia stato attuato il decreto, perché non sia stato ancora applicato il golden power e perché, visto che non è stato ancora applicato il golden power, non abbiamo comunque potuto introdurre un emendamento in tal senso.
C'è però un secondo aspetto che riguarda questa vicenda: se vi era la finalità di assicurare la continuità produttiva di questo impianto, siamo a conoscenza tutti quanti che esiste un'altra problematica che può realizzare la chiusura di tutta una serie di impianti, tra cui quello ISAB, che hanno a che fare con il mondo della raffinazione del petrolio e che riguarda il sequestro giudiziario di un fondamentale impianto di depurazione. Anche noi abbiamo riflettuto sul fatto che questo tipo di normativa che riguarda il settore della raffinazione andasse in qualche modo coniugato con un tema di tutela ambientale. Per questo abbiamo proposto tutta una serie di riflessioni, di investimenti e di garanzie proprio perché, nel momento in cui parliamo di transizione energetica, era fondamentale in quest'occasione di politica industriale, nel momento in cui abbiamo coperto un vuoto normativo, anche dire qualcosa in più non solo sulle possibili crisi energetiche che derivano dalle sanzioni internazionali, ma anche sui possibili investimenti che devono essere realizzati per tutelare l'occupazione, per riqualificare il lavoro e i lavoratori e per investire in impianti di transizione energetica.
Per questo è importante l'applicazione dell'amministrazione temporanea o del golden power, perché significa imporre prescrizioni anche ai nuovi acquirenti. Le prescrizioni potrebbero andare esattamente nel senso di investimenti di sostenibilità ambientale in un'area che per troppo tempo ha visto i lavoratori e i cittadini di quella zona dover scegliere, in una sorta di ricatto teorico, tra la tutela del proprio lavoro e della propria salute.
Questa era un'occasione importante per superare tale passo: abbiamo coperto un buco, ma c'è un tema ambientale rilevante, che, secondo alcune dichiarazioni e del ministro Urso e che abbiamo fatto anche in Commissione, potrebbe essere coperto da un altro decreto d'urgenza, il cosiddetto decreto-legge Ilva, in particolare con l'applicazione dell'articolo 6. Non ci convince pienamente, perché quell'articolo non è immediatamente applicabile al caso di cui stiamo parlando. È applicabile a infrastrutture critiche nazionali, ma non specifica necessariamente il settore di riferimento. Inoltre, si riferisce a vicende che non necessariamente ad oggi sono ritagliabili sul caso specifico di cui parliamo, perché si parla di una situazione che è già oltre una vicenda di sanzione ambientale, si nomina un giudice e non si comprende quale e si attribuisce una delega piena alla magistratura, quando andrebbe divisa l'autonomia - ma anche la responsabilità - della politica da quella della magistratura, che può e deve continuare la propria attività di indagine.
Pertanto, in conclusione, siamo di fronte a una normativa che copre effettivamente un buco. Su alcune questioni e anche sull'applicazione del presente decreto-legge e quindi sulla sua natura d'urgenza manteniamo delle riserve, anche in relazione alla possibilità che si stia sprecando un'occasione per mettere insieme sicurezza nazionale, investimenti in energia e tutela dell'ambiente e dell'occupazione. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fallucchi. Ne ha facoltà.
FALLUCCHI (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge in esame dimostra la tempestività e l'attenzione con cui lavora l'Esecutivo e a mio avviso è da annoverare tra i simboli e gli elementi fondanti dell'azione di questo Governo: misure - tutte - che rappresentano soltanto la fase di avvio di un programma più ampio che deve puntare al rilancio. Il presente decreto-legge, reso necessario e fondamentale dall'emergenza, è uno strumento indispensabile per risolvere con appropriatezza una problematica che avrebbe intaccato un tessuto territoriale già colpito dalla crisi economica.
Davanti alla crisi così importante di un settore strategico, ancor di più vista la fase emergenziale che stiamo vivendo con il conflitto in Ucraina, il Governo Meloni, con un decreto d'urgenza, ha messo in sicurezza un settore industriale e un territorio importante e difficile come la Sicilia, ma più di tutto la vita quotidiana di migliaia di famiglie, che con il lavoro in quello stabilimento ci vivono e ci crescono i figli.
Salvaguardare gli interessi italiani in settori strategici dei mercati e dell'economia globali è un dovere imprescindibile di qualsiasi Governo alla guida del Paese, tanto più per un Esecutivo con un così forte sostegno elettorale. Mettere al centro dell'azione di Governo la salvaguardia dei nostri settori di punta, degli asset nazionali strategici e delle nostre eccellenze significa promuovere e sostenere lo sviluppo e la crescita dell'Italia; significa assottigliare il gap che in determinati ambiti abbiamo con altri Paesi europei; significa raggiungere più rapidamente il futuro; significa tutelare gli interessi di tutti gli italiani.
L'ottimo, puntuale e celere lavoro della Commissione, con l'apporto costruttivo delle opposizioni e il lavoro concentrato e concreto del relatore Pogliese, del Presidente e del Governo ha fatto sì che il provvedimento venisse esaminato in modo rapido e soprattutto strutturale. Poche decine di emendamenti presentati, sintomo che il provvedimento era nato già in ottima salute, hanno fatto sì che il lavoro della Commissione tutta procedesse spedito al fine di raggiungere quello che oggi possiamo definire un ottimo testo, che norma in modo propedeutico e traccia un percorso che, come direzione, ha un futuro reale, incentivando e agevolando un settore importante per il nostro Paese.
Il testo all'articolo 1 dispone, per le imprese operanti nel settore della raffinazione di idrocarburi che gestiscono attività di rilevanza strategica per l'interesse nazionale, di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e la continuità produttiva e soprattutto impone, qualora le medesime manifestino rischi di continuità produttiva, che siano tenute a darne tempestiva comunicazione al Ministero delle imprese e del made in Italy, per fare in modo che si possa accedere in modo appropriato all'attivazione delle misure di sostegno e tutela previste dalla normativa.
Inoltre, il testo ha introdotto la disposizione che, nel caso in cui il rischio per la continuità produttiva sia imminente, l'impresa interessata può richiedere di essere ammessa alla procedura di amministrazione temporanea, che viene accomodata con decreto del Ministero delle imprese e del made in Italy. È in capo allo stesso Ministero stabilire termini e modalità, per un periodo ben definito, in un massimo di dodici mesi, prorogabili una sola volta fino a ulteriori dodici. L'amministrazione temporanea prevede la sostituzione degli organi di amministrazione e controllo e la nomina di un commissario che subentra nella gestione, per la quale può avvalersi anche di società di controllo o a partecipazione pubblica operanti nei medesimi settori. Con un emendamento votato all'unanimità, la Commissione ha disposto che la nomina del commissario e quindi l'amministrazione temporanea venga disposta con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica.
Con questo decreto si inserisce un altro tassello importante per l'efficientamento del settore, con la disposizione che introduce la possibilità di attivare interventi di sostegno economico nei confronti delle imprese destinatarie di misure inerenti all'esercizio dei poteri speciali riconosciuti al Governo dal decreto-legge n. 21 del 2012 (il golden power). Tali interventi riguardano anzitutto la possibilità per il Ministero delle imprese e del made in Italy, ovviamente su richiesta specifica dell'impresa, di valutarne l'accesso prioritario al Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell'attività d'impresa. Anche nel merito dell'intervento sopracitato, il lavoro della Commissione è stato puntuale. Infatti, anche in questo caso ci siamo espressi all'unanimità, aggiungendo la previsione per cui gli enti locali possono avanzare segnalazioni al Dicastero.
Nel corso dell'esame del provvedimento è stato aggiunto l'articolo 2-bis, che riguarda la salvaguardia dell'interesse nazionale nel settore delle comunicazioni, assegnando all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, sentito il parere del Ministero delle imprese e del made in Italy, il compito di individuare gli standard per i cavi in fibra ottica da osservare nell'ambito delle procedure di gara per l'infrastrutturazione della rete. Questa disposizione ha il realistico e soprattutto necessario obiettivo di fare in modo che vengano assicurati, come già da tempo era necessario fare (ma così non è stato), i livelli qualitativi e le prestazioni elevate della connettività. Questi sono tra i punti essenziali introdotti al fine di elevare e migliorare il settore nel nostro Paese. Certamente, c'è ancora qualcosa da fare; ma, se questa è la partenza, siamo sulla strada giusta. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bizzotto. Ne ha facoltà.
BIZZOTTO (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, questo Governo è nato appena tre mesi fa, ma già dal primo giorno, durante la presentazione del programma, dai nomi dei Ministeri era stata chiara una cosa: per il Governo e per tutto il centrodestra prima di tutto viene l'interesse nazionale, per il nostro Paese.
Per questo ringrazio il ministro Urso, che già dal nome del Ministero delle imprese e del made in Italy, ma anche in fase di audizione, è stato molto chiaro, e anche la sottosegretaria Fausta Bergamotto, che difende quella tesi, ma soprattutto il ministro Giorgetti per quello che ha fatto non solo in questi primi mesi, ma negli ultimi anni, portando avanti in maniera coraggiosa e a volte solitaria la linea della Lega. Per la Lega vanno sempre e comunque difese le nostre imprese. (Applausi). Difendere le nostre imprese non significa solo complimentarsi con gli imprenditori quando andiamo a visitare le aziende, assecondarli quando andiamo alle loro assemblee e dire che sono bravi e belli, ma anche agire di conseguenza. Purtroppo non sempre è stato fatto così dentro queste aule e nel Parlamento europeo. Ecco perché bisogna essere a fianco dei nostri imprenditori.
Il decreto-legge in esame ha un titolo molto emblematico, in quanto recante «misure urgenti a tutela dell'interesse nazionale nei settori produttivi strategici». Il provvedimento va in questa direzione perché tutelare i settori strategici significa tutelare tutte le nostre imprese. È quindi giusto tutelare le imprese di raffinazione degli idrocarburi e permettere la continuità produttiva dei siti come Priolo anche attraverso procedure di amministrazione temporanea, con una sorta di commissariamento ministeriale. In questo modo, infatti, non aiutiamo solo un territorio o un'impresa e non salvaguardiamo solo migliaia di posti di lavoro, ma aiutiamo l'intero Paese e tutto il mondo produttivo italiano. Questa è la giusta direzione da seguire ed è un messaggio importante che lanciamo a tutte le nostre imprese.
L'altro settore che vogliamo tutelare è quello delle reti in fibra ottica, anch'esso strategico per il nostro Paese e che non vogliamo regalare ai cinesi. (Applausi). Dobbiamo intervenire oggi, perché in questi anni l'Italia e l'Europa hanno sottovalutato il problema, anzi, forse lo hanno amplificato. È il caso emblematico del gas russo. Conoscete i dati meglio di me: nel 2013, l'Italia importava dalla Russia il 25 per cento del gas, mentre nel 2020 ne importava il 45 per cento. Questa è la media europea. Negli ultimi anni abbiamo pensato bene di dipendere semplicemente dal mercato russo; abbiamo capito tardi che è stato un errore e adesso ne stiamo pagando amaramente le conseguenze. In questi anni, abbiamo raddoppiato l'importazione di gas russo e l'Europa ha fatto la stessa cosa. È inutile lamentarsi adesso, forse bisognava pensarci prima, differenziando la nostra produzione e la nostra dipendenza energetica, ma era più conveniente importare.
Se dal punto di vista energetico dipendiamo dalla Russia, per tutto il resto dipendiamo dalla Cina: per i semiconduttori, i microprocessori e le batterie elettriche. E saremo sempre più dipendenti, se non ripenseremo il green deal europeo. Molti partiti italiani hanno votato quel provvedimento che, in realtà, dà inizio a tante altre iniziative che, in nome dell'ambientalismo, stanno uccidendo e uccideranno le nostre imprese. Dobbiamo metterci mano subito. Lo chiedo anche ai colleghi di centrosinistra, perché purtroppo il green deal europeo è stato votato da tanti: dal PD, dal MoVimento 5 stelle e in realtà anche da qualche partito del centrodestra. Forse, in maniera inconsapevole, non hanno capito la gravità di quel provvedimento, che ne ha innescati tanti altri. Infatti, il green deal europeo significa, ad esempio, che nel 2035 non saranno più in vendita le auto a benzina e tutte le auto saranno elettriche. Peccato che le batterie elettriche le compreremo dalla Cina. Anche in questo caso, quindi, la visione è sbagliata, se non agiamo in questi anni per cercare di creare un mercato interno che ci permetta di non dipendere dalla Russia o dalla Cina.
Ringrazio il capogruppo Romeo che ha presentato una mozione, che noi abbiamo sottoscritto, per chiedere al Governo di impegnarsi a rivedere la direttiva europea sulle case green, altrimenti, dal 1° gennaio 2030, tutti gli immobili dovranno almeno raggiungere la classe E. Ciò significa praticamente che la stragrande maggioranza delle case italiane sarà fuorilegge. Capite allora che un conto sono gli obiettivi, un conto sono le cose possibili da fare. (Applausi).
Mi rivolgo ora al Governo: so benissimo come la pensano il Sottosegretario, il ministro Urso e la presidente Meloni; lo so benissimo, ma so anche benissimo che a Bruxelles fanno finta di non capire e che, se vogliamo vincere la battaglia per difendere le nostre imprese, dobbiamo armarci veramente di tanto coraggio, perché per noi, come ho detto in premessa, prima di tutto viene l'interesse delle nostre aziende.
In questi anni, al Parlamento europeo ho seguito il settore dell'agricoltura e mi è dispiaciuto vedere tanti parlamentari italiani votare ad esempio il Farm to fork, che significa sostanzialmente uccidere il nostro agroalimentare. (Applausi). Quando si vuole ridurre la produzione agricola, come intende fare il Farm to fork, e chiudere le stalle, perché inquinano, capite che significa mettere a repentaglio 4 milioni di posti di lavoro: questi sono gli addetti impegnati nel settore agroalimentare. Vediamo quotidianamente l'attacco che viene fatto al nostro agroalimentare, con il nutri-score e con il cibo sintetico. Anche quest'ultimo tanti anni fa sembrava una follia, sembrava impossibile. Vi dico che in realtà è quello l'obiettivo che vogliono raggiungere e non molleranno.
Noi della Lega, che da sempre difendiamo il nostro settore agroalimentare, a volte da soli, vogliamo un Governo coraggioso, parlamentari italiani al Parlamento europeo che non chinino la testa, ma veramente vadano a difendere le nostre stalle, i nostri agricoltori e le nostre imprese, non solo quando vanno a visitare le loro imprese, ma anche quando sono al Parlamento europeo, perché qui ci giochiamo il futuro.
Vado verso la conclusione, ringraziando per questo primo provvedimento, perché detta la strada. Dobbiamo difendere tante imprese italiane, il nostro agroalimentare e i nostri cittadini: non dobbiamo mollare, ma dobbiamo farlo da subito, mettendo assieme tanti parlamentari e tanti Stati che la pensano come noi, e senza abbassare la testa, perché siamo orgogliosi del Paese e della terra che rappresentiamo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scurria. Ne ha facoltà.
SCURRIA (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Sottosegretario, le guerre cambiano le Nazioni, i popoli, le abitudini e le culture sia dei vinti sia dei vincitori, anche di tutte quelle società che subiscono le conseguenze dei conflitti. È anche così ovviamente per una guerra moderna, in un mondo interconnesso, come oggi è il nostro mondo, per la guerra scaturita dall'aggressione russa all'Ucraina. Improvvisamente, ci siamo sentiti scoperti e preoccupati per l'accesso alle materie prime, agli idrocarburi e ai prodotti energetici, con tutte le conseguenze economiche che purtroppo conosciamo.
Capiamo allora come alcune politiche fatte in questi anni siano state miopi e impegnate solo a capire come meglio si potesse strutturare la nostra dipendenza dagli altri invece di come mettere in campo politiche che avessero come obiettivo l'indipendenza dagli altri.
Certo, era fuorimoda definirsi sovranisti, patrioti e comunque attenti a costruire politiche che avessero in prima battuta gli interessi nazionali come priorità. Poi, una notte di quasi un anno fa, si è scoperto come, a forza di non pensare a noi stessi, si è finiti per dipendere dagli altri, dalle scelte degli altri, con conseguenze tragiche per tutti coloro che vogliono essere e rimanere liberi. E allora si poteva strategicamente continuare a immaginare politiche che ci condannassero alla sudditanza, oppure proporre, finalmente, strade che potessero portare a nuove visioni.
Il decreto-legge che oggi convertiamo in legge riporta con una certa continuità alcune parole che erano desuete nel nostro linguaggio istituzionale e che oggi invece riprendono vigore: interesse nazionale, settori produttivi che diventano strategici, settori strategici che non vogliono dimenticare impianti industriali, soprattutto nel Sud Italia, con le conseguenti crisi occupazionali, e che puntano a far diventare digitalizzazione e connettività ambiti da tutelare, non solo come servizio alla collettività, ma come settori fondamentali per il futuro della Nazione. Il tutto - per capirci - non per vagheggiare politiche isolazioniste, ma sempre, ovviamente, per rimanere all'interno di un quadro europeo, come abbiamo sottolineato nella Commissione politiche dell'Unione europea, condividendo con tutti i colleghi di maggioranza e di opposizione anzitutto la tutela dell'ambiente e della salute umana.
Colleghi, le politiche che tutelano l'interesse nazionale non significano escludersi dai contanti e dai contesti internazionali.
La relazione del Governo al disegno di legge che votiamo oggi ci dice una serie di cose importanti: la necessità di rendere competitivo il Paese, anche grazie all'attrazione di investimenti esteri, richiede opportuni strumenti di valutazione sulla base delle diffuse tendenze mondiali.
Oggi più dell'87 per cento dei Paesi membri dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico dispone di meccanismi di revisione degli investimenti per proteggere i propri interessi essenziali.
Contrariamente a quanto credono taluni, è proprio il rafforzamento dei profili di sicurezza e di tutela dei presidi nazionali strategici, accompagnato da un clima regolatorio favorevole agli investimenti, che può considerarsi un efficace strumento di attrattività per gli investimenti stranieri. Se cioè ci tuteliamo e puntiamo a rafforzare i nostri settori strategici, questo aiuta chi da fuori viene a investire nella nostra Nazione. Se con questo decreto-legge lo Stato interviene per aiutare le nostre produzioni essenziali, al contempo aiutiamo quindi anche ad attrarre investimenti, perché le persone e le imprese che vengono dall'estero sanno di intervenire in un quadro di sicurezza. Per fare questo, però, occorre una cultura che pone parole come indipendenza, sovranità e libertà non come nozioni per riempire un convegno o un testo di legge, appunto. Sono parole che descrivono l'orizzonte di una Nazione e che provano a raccontare che c'è un Paese che non vuole più svegliarsi in difficoltà perché dipende da decisioni altrui, ma vuole con forza, con costanza e, oserei dire, con ostinazione mettersi in sicurezza e rafforzare i propri presidi imprenditoriali strategici per garantire il benessere dei suoi cittadini.
Non è un caso che Fratelli d'Italia sia stato il primo partito a chiedere un'estensione del golden power - quello che ritroviamo nel provvedimento di cui stiamo discutendo - per difendere le nostre aziende strategiche, perché avevamo visto già da anni che c'era qualcuno che aveva interesse ad accaparrarsi pezzi d'Italia. Ce ne siamo convinti perché siamo entrati nella profonda crisi dovuta al Covid, prima, e alla guerra russo-ucraina, dopo, ma quello che stava già accadendo era sotto gli occhi di chi voleva vederlo. Già alcuni colleghi si sono soffermati prima sullo "shopping" che abbiamo subito in questi anni da parte di aziende straniere, talvolta anche Stati sulle nostre aziende italiane e sul nostro made in Italy, che oggi non è più tale.
È per tale motivo che il presente decreto-legge è coerente con quanto abbiamo sempre detto: funziona per come potremmo strutturare l'organizzazione della nostra Nazione; ci tranquillizza per ciò che in futuro sapremo fare. È quello che siamo sempre stati, all'opposizione, come al Governo.
L'Italia e gli italiani al primo posto, oggi come ieri, per dare un futuro nuovo e diverso alla nostra Nazione. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Floridia Aurora. Ne ha facoltà.
FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Signor Presidente, onorevole colleghe e colleghi, "con ogni mezzo": questo è a mio parere l'incipit e il leitmotiv del provvedimento in esame, anche detto decreto salva ISAB Lukoil, con il quale il Governo, a fronte della crisi energetica attuale, si è posto quale obiettivo irrinunciabile la tutela delle infrastrutture e delle imprese, che devono appunto garantire con ogni mezzo l'approvvigionamento energetico, in particolare attraverso la raffinazione degli idrocarburi, astenendosi da tutti quei comportamenti che mettono a rischio la continuità produttiva. In questa breve e apparentemente innocua locuzione, nel frattempo tolta dal provvedimento, è racchiusa l'indole e la forma mentis del Governo e dell'attuale maggioranza, ostinatamente proiettate a garantire esclusivamente l'approvvigionamento energetico di origine fossile, senza al contempo impiegare la medesima risolutezza e le medesime risorse nell'assicurare parallelamente e con ogni mezzo la garanzia di un lavoro, la difesa dei principi fondamentali sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, la salvaguardia dell'ambiente e la tutela di quell'area e di quel mare che appartengono a tutte le siciliane e i siciliani.
Nel provvedimento in esame il Governo conferma quanto da tempo segnaliamo: il lavoro e la salute dei cittadini e dei lavoratori, così come la tutela ambientale, non sono prioritari. Conciliare questi parametri per garantire la produttività industriale sembra, per il Governo e la sua maggioranza, impossibile da realizzare nel 2023. Mi sto riferendo, nello specifico, a quanto sta accadendo attorno al polo petrolchimico di Priolo in Sicilia, infrastruttura di rilevanza strategica nazionale nel settore della raffinazione. Il polo petrolchimico in questione nell'ultimo anno è stato oggetto di criticità in materia di credito, che hanno provocato forti e condivisibili preoccupazioni da parte di lavoratori e istituzioni locali. QQueste criticità sono andate a sommarsi alle enormi problematiche relative al funzionamento dell'impianto in termini di impatto ambientale e sanitario.
È uno scandalo che negli anni l'impianto non sia stato di fatto mai controllato, risultando addirittura privo dell'AIA. Come è possibile che tutto sia avvenuto alla luce del sole, anzi dell'aria carica di benzene? Lo scorso anno la procura di Siracusa ha finalmente sequestrato il depuratore, poiché - secondo i magistrati - non era in grado di sostenere un quantitativo così elevato di inquinanti. Il capo di imputazione è disastro ambientale perché, oltre a liberare sostanze inquinanti e cancerogene nell'aria, vengono sversate in mare tonnellate di idrocarburi. Le evidenze della magistratura parlano di 25.000 tonnellate di idrocarburi in cinque anni, ossia più o meno 1,5 tonnellate al giorno scaricate in mare: da brividi! Secondo l'accusa, l'esercizio dell'impianto non sarebbe in grado di depurare i reflui di raffinerie e aziende di trattamento chimico e avrebbe determinato una compromissione dell'ambiente e un'offesa alla pubblica incolumità.
Questa inchiesta vede indagati i manager che gestivano il depuratore, pubblici e privati, essendo la società mista, con il principale azionista che è la Regione Sicilia. Coloro che controllavano il depuratore erano dei responsabili scelti dai privati, e cioè dagli stessi soggetti che inquinavano. A dirigere questo impianto erano dunque gli stessi inquinatori, con una sovrapposizione inquietante di controllori e controllati, che ci pare essere stata stabilita in assoluta malafede.
È sconsolante ma importante ricordare che il sito di Priolo è stato classificato ad alto rischio sin dal 1998, dalla legge sui siti di interesse nazionale da sottoporre a bonifica. Sono passati dunque ventiquattro anni di lavoro inquinante indisturbato, dato che da allora non è cambiato quasi nulla, con ritardi e omissioni che nemmeno le inchieste della magistratura sono riuscite a colmare: questo è inquietante e inaccettabile. Sono passati già sette mesi dal sequestro giudiziario per disastro ambientale aggravato. Il depuratore consortile Ias risulta ancora essere fuorilegge, non essendo ancora stato fermato il conferimento dei reflui non pre-trattati provenienti dagli stabilimenti del petrolchimico. Nel frattempo, una nuova ordinanza del gip, datata 23 dicembre 2022, ha spinto il nuovo amministratore giudiziario, dottor Antonio Mariolo, a intimare il blocco dei conferimenti dei reflui industriali nel depuratore Ias, invitando tutti gli azionisti a porre in essere nell'immediato le operazioni di esecuzione e il provvedimento di sequestro del 12 maggio 2022.
Il gip del tribunale di Siracusa ha inoltre affidato l'incarico a tre consulenti per l'incidente probatorio Ias di Priolo. I consulenti dovrebbero aver iniziato le operazioni ieri, 17 gennaio, e dovranno rispondere ad alcuni quesiti riguardanti la possibilità per l'impianto di depurare i reflui seguendo il quadro normativo. Si parla di rischio di chiusura dell'impianto e quindi di collasso per l'intera zona industriale.
Tutto questo per inquadrare a grandi linee la gravità della situazione. È il quadro preoccupante di un'area industriale che è comunque, per il 50 per cento, dismessa e costellata di aree inutilizzate; un'area che andrebbe urgentemente recuperata e bonificata, pensando con ogni mezzo a una sua efficace riconversione attraverso un'economia sostenibile nel campo energetico e meccanico, che garantisca anche un futuro occupazionale solido, reale, concreto, che la Sicilia si merita; un'area che assolutamente reclama garanzie occupazionali, in una Regione con uno dei più alti tassi europei di disoccupazione tra i giovani. Purtroppo, potremmo discutere per ore della drammatica situazione che cittadine e cittadini siciliani hanno vissuto in tutti questi anni proprio a causa di quanto è accaduto e sta accadendo attorno a questo impianto.
Ora qui, nell'affrontare questo argomento, assistiamo a un palese paradosso. Abbiamo un Governo che istituisce il Ministero del mare per proteggerlo e tutelarlo anche da fonti di inquinamento, a capo del quale vi è l'ex Presidente della Regione Sicilia, finora maggiore azionista del sito Ias di Priolo. Insomma, qualche corto circuito da qualche parte è evidente che ci sia.
A tutto questo si è aggiunto, nel frattempo, un ulteriore motivo di preoccupazione ed incertezza, che ha accompagnato il nostro lavoro in Commissione. È la preoccupazione relativa alla vendita della raffineria ISAB in Sicilia da parte di Lukoil, una notizia inizialmente appresa dagli organi di stampa a inizio dell'anno.
Lukoil assicura che il nuovo proprietario manterrà l'occupazione, garantendo le condizioni di salute e sicurezza del lavoro. Pare insomma certo che l'acquirente farà tutto ciò che Lukoil non è riuscita a compiere in tutti questi anni. Ma che garanzia avremo dal nuovo acquirente, che attualmente anche il Governo non ci sa dare?
Le condizioni che ci hanno condotto a questo provvedimento sono mutate rispetto a qualche mese fa. Con ogni mezzo, lo si è portato lo stesso in Aula, causando anche degli attriti all'interno della maggioranza. Alla luce di tutti questi fatti noi di Alleanza Verdi e Sinistra, chiediamo a questo Governo cosa possa risultare di così effettivamente strategico e innovativo per un Paese che si dichiara, a parole e in proclami, impegnato nella transizione ecologica, mentre invece prosegue con ogni mezzo in una strategia che, nel caso specifico del polo petrolchimico di Priolo, si è concentrata esclusivamente nell'assicurare l'approvvigionamento energetico di fonti fossili.
Si è evitato volutamente di inserire nel provvedimento in questione qualsiasi riferimento rafforzativo rispetto alla tutela dell'ambiente e della salute e rispetto alle garanzie occupazionali, senza mettere subito sul tavolo un piano di sviluppo che possa fare crescere l'economia e l'occupazione della Provincia siracusana, per le comunità che vivono attorno a questo impianto.
Niente di nuovo nell'aria, insomma. Anzi, con questo provvedimento e con il nuovo decreto Ilva voi ponete una pietra tombale sul green deal. Per questo Governo, prepotente coi giovani e timido coi colossi, non è di primaria importanza far rispettare le leggi a tutela dell'ambiente e della salute nel nostro Paese e promuovere strutturalmente il lavoro, né tanto meno far valere il principio secondo cui chi inquina paga. (Applausi).
Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 15,29)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lombardo. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (Az-IV-RE). Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghe e colleghi, ci troviamo qui oggi a discutere in Aula sulla conversione in legge del decreto n. 187 del 2022, recante misure urgenti a tutela dell'interesse nazionale nei settori produttivi e strategici.
La discussione di questo decreto-legge si compone - come è stato sottolineato anche da chi mi ha preceduto - di due aspetti, uno particolare e l'altro più di riflessione generale. Quello particolare nasceva da una lacuna normativa rispetto alle infrastrutture strategiche, in particolare nel settore petrolchimico, anche per effetto delle sanzioni internazionali nei confronti della Russia a seguito della guerra di aggressione all'Ucraina. Questo inevitabilmente ha un aspetto che è stato rimarcato negli interventi, e cioè il caso Lukoil-ISAB: come contemperare la salvaguardia dei livelli occupazionali e come garantire la continuità delle attività di impresa, coniugando tutto questo con la necessaria tutela ambientale, che invece in questa discussione sembra essere un'occasione sprecata dal Governo. La necessità di investimenti in transizione ecologica ed energetica per riqualificare l'occupazione anche attraverso il reskilling dei lavoratori del territorio siracusano rischia infatti di essere un elemento mancante della discussione.
Visto che molti si sono soffermati, giustamente, sull'aspetto particolare del petrolchimico, c'è un elemento che dopo la discussione di oggi secondo me merita una riflessione, ed è quello del golden power. Ho sentito in alcuni interventi della maggioranza fare delle pericolose scivolate sul tema non della tutela dell'interesse nazionale, ma su quello del rischio di isolamento del nostro Paese. Il tema del golden power si muove nel solco di un bilanciamento di interessi: da un lato, l'interesse nazionale ad attrarre investimenti esteri; dall'altro, la tutela dell'interesse nazionale laddove gli interessi stranieri dovessero essere ostili o predatori nei confronti di settori nazionali strategici, e il passaggio del ruolo dello Stato da azionista, tramite la golden share, a regolatore, attraverso il golden power. Ma il golden power può essere uno strumento di politica industriale per derogare alla libera concorrenza solo in casi eccezionali. (Applausi). Il golden power non può diventare una leva di politica industriale per introdurre surrettiziamente un nuovo nazionalismo economico. (Applausi). Quando sento dire che bisogna tutelare le nostre imprese e i settori strategici - cito l'intervento di una collega precedente - significa tutelare tutte le imprese nazionali. Quando diciamo che tutto è strategico, niente è strategico. (Applausi). Quando diciamo che tutto è prioritario, niente è prioritario. Quindi dobbiamo stare molto attenti, altrimenti aprirci ai mercati internazionali chiedendo giustamente, come ha fatto il Governo, l'attrazione degli investimenti esteri cozza con una misura di utilizzo del golden power in chiave di politica industriale.
Signor Presidente, noi siamo per uno Stato forte, ma siamo per uno Stato che sia forte senza essere pervasivo nei settori dell'economia. Noi siamo contro uno statalismo pervasivo e aggressivo, in cui un margine troppo ampio di discrezionalità rischia di estendere i pubblici poteri oltre i principi del libero mercato e della leale concorrenza, in nome di una nozione troppo elastica di che cosa sia realmente strategico.
In tutta questa discussione, ciò che manca - l'abbiamo detto nella legge di bilancio, nel decreto-legge aiuti-quater e mi ritrovo a maggior ragione a dirlo oggi dopo il dibattito che è emerso - è qual è la visione di politica industriale che ha questo Governo. La pandemia sanitaria e la guerra ancora in corso hanno messo in luce la fragilità e la vulnerabilità dei sistemi produttivi legati a un'unica catena. Vale per la raffinazione, come nel caso di Lukoil, ma vale anche in altri settori strategici, come le infrastrutture digitali, le reti, il farmaceutico, il biomedicale.
Dobbiamo evitare l'utilizzo in chiave geopolitica dei settori strategici, perché questa rischia di essere una minaccia non solo per l'economia, ma anche per la democrazia: pensate al tema delle reti e a come queste influiscono sull'opinione pubblica. Abbiamo un'interessante discussione in corso, anche presso la Commissione sulle politiche dell'Unione europea, su quale debba essere il giusto bilanciamento del trade-off tra la libertà e il pluralismo delle informazioni ed evitare degli abusi che possano invece manipolare l'opinione pubblica per l'impatto che questo ha sulla democrazia.
Ricordiamoci che la chiave non può essere l'indipendenza così com'è stata intesa da alcuni interventi della maggioranza, altrimenti questo significa non indipendenza, ma rischio di isolamento. Noi dobbiamo capire come lavorare sul tema dell'interdipendenza energetica; capire che il vero esercizio della sovranità nazionale oggi avviene soprattutto nelle sedi sovranazionali e in particolare nelle sedi europee (Applausi). Infatti, anche qui, quando sento citare la direttiva sull'efficienza energetica degli edifici e dire che questo non è un modo per tutelare, mi chiedo se abbiate capito che quella è una normativa che obbliga tutto il Parlamento, anche noi, a fare delle leggi, altrimenti siamo in procedura di infrazione. L'abbiamo capito che l'esito non è contestare una cosa che abbiamo già deciso e votato, ma comprendere con quali politiche industriali vogliamo accompagnare il nostro patrimonio residenziale, pubblico e privato, verso l'efficienza energetica e verso la sostenibilità? (Applausi).
Ci sono alcuni dati che mi preoccupano, se associati, a livello del dibattito: sono le notifiche per l'esercizio del golden power. Voglio citarveli, perché credo che siano utili per tutti: le notifiche di operazioni soggette al golden power erano state otto nel 2014; sono diventate 18 nel 2015, sono scese a 14 nel 2016, sono poi salite a 30 nel 2017, a 46 nel 2018, 83 nel 2019, 342 nel 2020, 496 nel 2021 e oltre 500 nel 2022. Questa mole di notifiche per l'esercizio del golden power, che fortunatamente non comportato un altrettanto esercizio, ci impone una riflessione su come esercitare davvero il golden power in chiave di eccezionalità per tutelare gli interessi strategici; altrimenti il rischio è che l'aumento delle notifiche significhi un aumento dell'esercizio del golden power e un rischio per la libera concorrenza, il libero mercato e la competitività che è richiesta anche dalle nostre imprese. (Applausi).
Se davvero vogliamo tutelare i nostri interessi, dobbiamo favorire una cultura dell'intelligence nei settori strategici, una cultura che deve riguardare anche la classe imprenditoriale del nostro Paese. Evitiamo però di inseguire l'interesse nazionale attraverso l'utilizzo improprio del golden power come unica leva di politica industriale; altrimenti, anziché difendere l'interesse nazionale, si rischia di isolare il nostro Paese dalla comunità internazionale.(Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rosso. Ne ha facoltà.
ROSSO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, quello che esaminiamo oggi è un provvedimento importante che introduce una serie di norme fondamentali per proteggere gli interessi nazionali in tema di energia, di telecomunicazioni e di livelli occupazionali.
Si occupa per prima cosa di prescrivere all'impresa operante nel settore della raffinazione di idrocarburi, che gestiscono attività di rilevanza strategica per l'interesse nazionale, di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e la continuità produttiva.
Nel caso in cui il rischio per la continuità produttiva sia imminente, l'impresa interessata può altresì richiedere di essere ammessa alla procedura di amministrazione temporanea. Tale procedura stabilisce termini e modalità per un periodo massimo di dodici mesi, prorogabile una sola volta fino a ulteriori dodici mesi. L'amministrazione temporanea prevede la sostituzione degli organi di amministrazione e controllo e la nomina di un commissario, che subentra nella gestione, per la quale può avvalersi anche di società a controllo o a partecipazione pubblica operanti nei medesimi settori. Le norme includono nel loro ambito di applicazione anche la situazione relativa alla ISAB di Priolo, società appartenente al gruppo Lukoil, alla luce del rilevante impatto produttivo e occupazionale delle aree industriali e portuali collegate.
Sicuramente le disposizioni del decreto-legge hanno inciso positivamente sull'apertura delle trattative tra i soggetti privati interessati, portando molto probabilmente alla cessione della raffineria ISAB della Lukoil, società - lo ricordo - della Federazione Russa, alla GOI Energy. Questo permetterà di salvare la produzione di 10,6 milioni di tonnellate di greggio raffinato all'anno, pari al 13,6 del totale nazionale, ma con una capacità di raffinazione che raggiunge i 19,4 milioni di tonnellate di greggio l'anno, pari a poco più del 22 per cento del totale nazionale. Stiamo quindi parlando di un quarto della capacità di raffinazione italiana.
Questo accordo permetterà di salvare anche 3.000 posti di lavoro, sommando i lavoratori della raffineria a quelli dei tre siti produttivi interconnessi. L'ISAB sarà acquisita dalla GOI Energy, che possiede una lunga esperienza nella raffinazione, nel commercio di petrolio e nella ristrutturazione finanziaria delle raffinerie. Nell'ambito di questa transizione, GOI Energy ha concordato anche accordi esclusivi di forniture e prelievi con la multinazionale svizzera Trafigura, uno dei maggiori commercianti di prodotti petroliferi al mondo. Questa società entra nel progetto come investitore di lungo termine, con particolare attenzione alla transizione dell'impianto verso l'energia pulita. Tra le questioni sottolineate dall'acquirente, vi è poi l'esplicita dichiarazione di mantenere i posti di lavoro e di garantire condizioni di salute e sicurezza. GOI Energy dovrà ovviamente seguire le usuali procedure inerenti alle normative dell'Antitrust e sul golden power e, quindi, rispondere a pieno ai requisiti in termini di produzione, occupazione e rispetto ambientale. Dovranno essere rispettati gli impegni richiesti di riconversione green del sito produttivo e del suo rilancio industriale e su questi aspetti il Governo dovrà ovviamente vigilare. Ben vengano, quindi, i primi risultati prodotti da questo decreto, che si propone proprio di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, la continuità produttiva e occupazionale.
Il provvedimento introduce, inoltre, la possibilità di attivare interventi di sostegno economico nei confronti delle imprese destinatarie di misure sull'esercizio di poteri speciali riconosciuti al Governo con il cosiddetto golden power. Tali interventi riguardano la possibilità di valutare l'accesso prioritario al Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell'attività d'impresa e di valutare con priorità la sussistenza dei presupposti per l'accesso agli interventi erogati da patrimonio rilancio gestito da Cassa depositi e prestiti. L'impresa interessata può formulare, quindi, nei due anni successivi all'esercizio dei poteri speciali l'istanza per l'accesso prioritario agli strumenti dei contratti di sviluppo e degli accordi per l'innovazione.
Nel corso dell'esame in Commissione, è stato aggiunto, con l'approvazione di un emendamento del relatore, l'articolo 2-bis, il quale prevede: «In considerazione del carattere strategico dell'infrastruttura di rete in fibra ottica e al fine di assicurare l'interesse nazionale ad una rete che garantisca servizi altamente performanti in banda larga e ultra larga (...)».
È stato quindi opportunamente previsto che l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), sentito il parere del Ministero delle imprese e del made in Italy e nel rispetto della normativa europea e internazionale, individui, per i cavi in fibra ottica, le caratteristiche tecniche e gli standard cui devono attenersi gli aggiudicatari dei bandi per la realizzazione dell'infrastruttura di rete, in modo da assicurare adeguati livelli qualitativi e prestazioni di connettività elevate. Sappiamo bene quanto le linee di fibra ottica, che permettono collegamenti in banda ultra larga oltre i 100 megabyte al secondo, siano fondamentali per lo sviluppo del nostro Paese e per riempire quel gap tecnologico con alcuni Paesi europei. Basti pensare che, secondo l'ultimo rapporto Digital economy and society index (DESI), in Italia può accedere alla banda larga il 66 per cento della popolazione e solo il 38 per cento alla banda ultra larga. Ben vengano, quindi, queste nuove norme che proteggono gli interessi italiani; norme che si inseriscono in un quadro più ampio, su cui stanno lavorando il Governo e il Parlamento, di aiuto alle famiglie e ai settori produttivi, con l'obiettivo di superare questo momento di crisi e uscirne più forti, liberi e indipendenti di prima. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nave. Ne ha facoltà.
NAVE (M5S). Signor Presidente, colleghi, colleghe, signori del Governo, il decreto-legge che stiamo per discutere porta con sé delle condizionalità che ne rendono articolata la trattazione.
Mi riferisco al fatto che nella sua specifica generalità (essendo riferito alle aziende operanti nella raffinazione degli idrocarburi) è generale, perché volto alla tutela di tutte le aziende che ricadono nell'interesse strategico produttivo nazionale. Nei lavori della Commissione competente, però, ci si è da subito concentrati su di un caso particolare, che sembrava avesse tutte le caratteristiche necessarie per un intervento governativo. Mi riferisco alla ISAB Srl di Priolo Gargallo. Pur non facendosene esplicito riferimento nell'articolato del decreto-legge n. 187 del 2022, è lì che sono state indirizzate le varie attività, poiché la ISAB Srl, di proprietà del gruppo russo Lukoil, era o sarebbe stata di lì a breve oggetto di embargo per effetto delle sanzioni contro la Russia, con tutte le conseguenze che ne sarebbero poi derivate. A conferma di quanto detto, aggiungo che tutti gli stakeholder auditi in Commissione sono tutti riferibili al caso della ISAB Srl.
Mi permetto di fare un rapido excursus sulla ISAB Srl per dare consistenza e dimensioni al problema. La ISAB Srl è una delle raffinerie più grandi d'Europa, ubicata nel sito industriale di Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa, ed è proprietà del gruppo russo Lukoil; conta un migliaio di dipendenti, soddisfa il 20 per cento della domanda siciliana di elettricità e vale da sola oltre un quinto della capacità nazionale di raffinazione. Si tratta di un polo industriale che rappresenta uno dei principali pilastri dell'export dell'isola. Considerato l'indotto, parliamo di circa 8.000 lavoratori.
Fin qui nulla quaestio. Ma le contraddizioni iniziano a manifestarsi nel momento in cui apprendiamo dai media che sono in atto delle interlocuzioni, leggiamo di due diligence in atto per la vendita della ISAB a fondi stranieri, fino ad arrivare agli ultimi giorni in cui viene ufficializzato l'interesse all'acquisto della raffineria da parte della GOI Energy, il ramo del settore energetico di Argus, fondo di private equity e asset management di Cipro. A questo punto, venuta meno la ragion d'essere del provvedimento d'urgenza, ne riteniamo conclusa la necessità, ma la tempistica sembra non convincere il Governo, che chiede comunque di proseguirne l'iter e di aggiungere ulteriori emendamenti che ne aumentano l'entropia.
Signor Presidente, con queste premesse che non delineano certo un quadro chiaro e convincente, noi del Movimento abbiamo cercato con i nostri emendamenti di contornare gli aspetti che a nostro parere evidenziano le gravi criticità del sito industriale di Priolo Gargallo e di garantire allo stesso tempo un uso corretto di questo decreto-legge, qualora i Ministri di riferimento volessero applicarlo ad altre circostanze.
Signor Presidente, una della criticità del polo industriale siracusano è fortemente legata ai problemi ambientali. È noto alle cronache che l'impianto di depurazione che tratta i fanghi della zona industriale e i reflui dei Comuni di Priolo e Melilli è sotto sequestro nell'ambito di un'inchiesta per disastro ambientale della procura di Siracusa.
Così, mentre il Governo tenta di salvare la ISAB e l'indotto, lo stesso Governo ne mette in discussione le autorizzazioni con l'apertura della procedura di riesame dell'autorizzazione integrata ambientale (AIA) da parte del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica. Tale situazione di fatto mette a rischio l'operatività della raffineria e di tutto il comparto industriale dell'area. Tertium non datur, sembra.
In questa impasse la nostra maggiore preoccupazione, oltre alla garanzia sacra dei livelli occupazionali, è che, per effetto della ragion di Stato, vengano bypassati i requisiti imposti dalla legge e che la definizione di "impianto strategico per il Paese" sia il lasciapassare affinché tutto si possa fare. Noi chiediamo che vengano garantite corrette misure ambientali e in materia di salute, per agganciarsi in prospettiva al treno della transizione energetica. Chiediamo a questo Governo di mettere in atto tutti gli strumenti per assicurarsi che ci siano, da parte dell'eventuale fondo acquirente, gli investimenti sulle azioni di transizione energetica necessari ad allinearsi agli obiettivi UE sul clima e a quelli funzionali al rilancio dell'impianto e del territorio, per evitare che possa esserci spazio per eventuali manovre di tipo speculativo o che sia lo stesso Governo a garantire le azioni necessarie alla bonifica del sito.
Come dicevo in precedenza, con i nostri emendamenti abbiamo cercato di modificare il decreto-legge nei punti in cui troppa discrezionalità viene offerta ai Ministri. Mi riferisco al caso dell'articolo 1, comma 6, nel quale si consente che, in caso di grave e imminente pericolo e pregiudizio all'interesse nazionale, alla sicurezza e all'approvvigionamento energetico, l'ammissione alla procedura di amministrazione temporanea sia disposta con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, del Ministro dell'economia e delle finanze e del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, anche indipendentemente dall'istanza di cui al comma 3, cioè indipendentemente dalla richiesta dell'azienda.
Ulteriori dubbi sorgono al sottoscritto in merito al diritto alla concorrenza con l'applicazione dell'articolo 2-bis, relativo agli standard tecnici a cui devono attenersi gli aggiudicatari dei bandi per la realizzazione dell'infrastruttura di rete. Non vorremmo trovarci di fronte a interruzioni di lavori importanti, a causa di lunghissimi contenziosi che rallenterebbero i processi di ammodernamento dell'infrastruttura di rete del nostro Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cantalamessa. Ne ha facoltà.
CANTALAMESSA (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, gentile Sottosegretaria, colleghi, il decreto-legge che ci apprestiamo a votare è stato pensato nei mesi scorsi a tutela dell'interesse nazionale nei settori produttivi strategici. Siamo al cospetto di una crisi che ha colpito indistintamente tutta l'Europa, l'Occidente e in particolar modo i Paesi risultati maggiormente dipendenti dalle fonti energetiche russe, su tutti Italia e Germania. Non possiamo nasconderlo: dall'insediamento del Governo Meloni abbiamo riscontrato positività e ottimismo da parte delle aziende dell'oil and gas, non solo su scala italiana, ma internazionale; una credibilità sul fronte energetico che da oltre dieci anni è mancata. Questo si traduce in partnership e rapporti di cooperazione rafforzati. Se la linea di questo Governo continua, in pochi mesi l'Italia riuscirà a raggiungere notevoli benefici nella propria strategia energetica, con segno positivo per le famiglie e le imprese. Queste parole sono state dette dal presidente di FederPetroli Italia, Michele Marsiglia, dopo le ultime decisioni in tema di energia che il Consiglio dei ministri ha deliberato. Le parole che il presidente di FederPetroli Italia ha recentemente indirizzato al Governo non possono che lusingare, in quanto restituiscono vigore agli sforzi che stiamo tutti compiendo per tutelare la vita quotidiana dell'Italia intera.
I recenti fatti internazionali stanno pesando come uno tsunami, sia per esigenze strettamente economiche che per una questione di fiducia non meno importante. Dopo due anni di Covid, la crisi energetica è stata la botta ulteriore e sappiamo quanto importante sia la fiducia nell'economia per i cittadini. La velocità con la quale questo Governo si è insediato (28 giorni, a differenza dei 104 del Governo Letta del 2013) e si è messo a lavorare circa le diverse competenze ministeriali energetiche sono tutti segnali evidenti di una politica economica e di una volontà diretta e concreta che vuole portare valore e profitto al nostro indotto, dopo anni di lockdown e rallentamento di ogni sorta di operazione.
Un decreto-legge a tutela dell'interesse nazionale nei settori produttivi strategici era doveroso; una norma con la quale il Governo interviene tra l'altro per garantire la continuità del lavoro nella raffineria ISAB di Priolo che impiega con l'indotto circa 10.000 persone. Scopo dell'intervento d'urgenza è quindi tutelare al tempo stesso un nodo energetico strategico nazionale e livelli occupazionali così significativi per la Sicilia e l'Italia tutta. È evidente che il provvedimento d'urgenza servirà a tutelare dal punto di vista tattico una realtà fondamentale per l'assetto energetico strategico nazionale, dato che il distretto di Siracusa assicura la raffinazione del petrolio per un quarto del fabbisogno del Paese.
Il provvedimento interviene in considerazione del carattere emergenziale assunto dalla crisi energetica ove vengano in rilievo, presso le imprese che gestiscono a qualunque titolo impianti infrastruttura di rilevanza strategica per l'interesse nazionale nel settore della raffinazione di idrocarburi, imminenti rischi di continuità produttiva idonei a recare pregiudizi all'interesse nazionale; rischi conseguenti a sanzioni imposte nell'ambito dei rapporti internazionali tra Stati, al fine di garantire con ogni mezzo la sicurezza degli approvvigionamenti nonché il mantenimento, la sicurezza e l'operatività delle reti e degli impianti e pertanto la continuità produttiva.
A tal fine vengono così definite le procedure di amministrazione temporanea delle suddette imprese su istanza delle stesse o anche in assenza d'istanza nel caso in cui si dovesse riscontrare grave e imminente pericolo di pregiudizio all'interesse nazionale e alla sicurezza nell'approvvigionamento energetico.
L'amministrazione temporanea è disposta con decreto interministeriale (Ministero delle imprese e del made in Italy, Ministero dell'economia e delle finanze e Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica). Il commissario ministeriale può avvalersi anche di società a controllo pubblico, operanti sempre nel medesimo settore, e senza pregiudizio della disciplina in temi di concorrenza. L'amministrazione temporanea è disposta per un periodo massimo di dodici mesi, prorogabile una sola volta fino a ulteriori dodici mesi. L'intera disposizione ha carattere temporaneo. Vengono introdotte misure economiche connesse all'esercizio del golden power. In sostanza, a fronte di provvedimenti inibenti ai fini della sicurezza nazionale esercitati, con il golden power vengono previsti immediati interventi compensativi a sostegno delle imprese destinatarie di tali provvedimenti ove le stesse ne facciano richiesta.
La politica è quindi urgentemente chiamata a supportare l'economia di questo Paese. Con la crisi globale, prima pandemica e oggi bellica ed energetica, che sta caratterizzando i primi vent'anni di questo secolo, dobbiamo dimostrare di avere le antenne rizzate sulle avvisaglie di probabili stravolgimenti dell'ordine internazionale politico ed economico, banco di prova della tenuta di tutto l'Occidente.
Oggi ogni valutazione deve imperniarsi necessariamente sul tema della sicurezza strategica nazionale. Si fa sempre più evidente che la globalizzazione da sola non basta più a garantire un ordine internazionale che sia stabile. Occorre un rapido ritorno ai principi e all'importanza prioritaria degli interessi nazionali, senza i quali non ci sarà la possibilità di preservare quell'ordine liberale che negli ultimi decenni ha procurato all'umanità il più rapido sviluppo economico.
Siamo convinti che vanno adottati strumenti di deterrenza economica, ai quali negli ultimi anni abbiamo spesso rinunciato in nome di una visione egualitaria che ci ha portato ad aprire i nostri mercati anche a chi pratica concorrenza sleale in termini di aiuti statali e di diritti dei lavoratori.
«Una società che mette l'uguaglianza davanti alla libertà non avrà né l'una né l'altra. Una società che mette la libertà davanti all'uguaglianza avrà un buon livello di entrambe». Così diceva Milton Friedman premio Nobel per l'economia nel 1976. Sappiamo che ampliando il raggio d'azione del golden power, lo strumento normativo proposto alla tutela degli asset strategici nazionali, il Governo italiano sarà in grado di bloccare o apporre particolari condizioni a quelle operazioni finanziarie i cui effetti potrebbero rivelarsi dannosi per l'interesse nazionale. Per intenderci e citare quindi un esempio recente di utilizzo del golden power, potremmo ricordare lo stop imposto l'anno scorso dal Governo Draghi all'acquisizione del 70 per cento delle quote dell'azienda lombarda di semiconduttori LPE Spa da parte dell'azienda di proprietà dello Stato cinese Shenzhen Investment Holdings. Un esempio virtuoso, quindi, di affermazione del principio della salvaguardia dell'interesse nazionale, antitesi della sciagurata cessione del 35 per cento del capitale sociale di CDP Reti - parliamo, quindi, di un settore altamente strategico - a State Grid Corporation of China, operazione del 2014 (ricordiamoci chi governava in quell'anno). (Applausi).
La necessità di rendere competitivo il Paese, anche grazie all'attrazione di investimenti esteri, orientando a questi scopi le politiche pubbliche, richiede opportuni strumenti di valutazione, sulla base delle diffuse tendenze mondiali. Pertanto, proprio il rafforzamento dei profili di sicurezza e di tutela dei presidi nazionali strategici, accompagnato da un clima di regole favorevole agli investimenti, può considerarsi un efficace strumento di attrattività per gli investitori stranieri.
Presa coscienza della realtà, l'azione deve essere quella di decretare l'inizio di una nuova fase, quindi: quella in cui le nostre economie abbiano la facoltà di rigenerarsi, allontanando tutto ciò che può compromettere la nostra sicurezza e il nostro tessuto produttivo.
Siamo coscienti del fatto che ciò potrebbe comportare dei sacrifici - e quale classe politica seria non è trasparente su questi ultimi? - ma l'alternativa sarebbe assistere al declino di tutte le colonne portanti della nostra economia.
Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, la politica non è la prosecuzione della guerra con altri mezzi, come diceva un famoso generale prussiano, ma è l'arte di risolvere i problemi evitando la guerra.
Noi siamo l'Italia, siamo uno dei più grandi e forti Paesi di questo pianeta, e abbiamo una grande responsabilità: mettere da parte gli anni della politica degli slogan e produrre fatti; approfondire i problemi, studiare e risolverli, a difesa dei nostri principi e dell'Italia. Questa è la nostra priorità. Siamo inseriti in quest'ordine anche con questo decreto-legge e così intendiamo procedere.
Citando ancora Milton Friedman, è destino che una società libera sia anche più produttiva. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Franceschelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCHELLI (PD-IDP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, signori rappresentanti del Governo, voglio ribadire quanto esposto con dovizia e precisione dal senatore Nicita, il quale ci ha dato un quadro esaustivo della condizione territoriale, economica e sociale su cui questo provvedimento si inserisce.
Vorrei andare alla seconda parte del provvedimento, all'articolo 2-bis: misure a tutela degli interessi nazionali nel settore delle comunicazioni, che si pone lo scopo di assicurare l'interesse nazionale e una rete che garantisca servizi altamente performanti in banda larga e ultra larga, individuando, per i cavi in fibra ottica, gli standard tecnici a cui devono attenersi gli aggiudicatari di bandi per la realizzazione dell'infrastruttura di rete, in modo da assicurare adeguati livelli quantitativi nelle prestazioni ed elevata connettività.
Vorrei partire dal lavoro svolto in Commissione che, con spirito collaborativo, ci ha visto proporre una serie di subemendamenti che hanno portato a un miglioramento sostanziale del provvedimento, nato in modo estremamente generico e parziale, la cui stesura iniziale avrebbe generato una sequela di contenziosi, aumentando costi e quant'altro, nonché rallentando l'infrastrutturazione del Paese in un settore estremamente importante come quello della connettività digitale. Ciò in ragione del fatto che nella proposta depositata non si determinava un elemento essenziale, e precisamente l'ambito di applicazione temporale della norma che è stato oggi definito dall'entrata in vigore successiva all'approvazione della legge di conversione del presente decreto-legge. Del pari, sarebbe stata opportuna l'approvazione del subemendamento proposto dal nostro Gruppo, inerente all'estensione del parere anche da parte dell'autorità garante della concorrenza e del mercato. Ciò in ragione dei principi esposti in precedenza, tra cui evitare contrasti normativi e contenziosi. Invitiamo la maggioranza a compiere una riflessione in tal senso, stante l'avvenuta riproposizione del testo.
Il vero limite di questo provvedimento è la sua parzialità: un'occasione persa per introdurre quegli elementi necessari al miglioramento dell'infrastruttura digitale nel suo complesso, non limitandosi ai soli standard qualitativi dei cavi della fibra. Certamente è una caratteristica significativa per l'infrastruttura, ma non l'unica, se pensiamo che un'infrastruttura è composta dai cavi, ma anche da tanti altri elementi, come splitter, ripartitori ottici di segnale, connettori, giunzioni e molto altro, per non parlare della modalità di posa ed esecuzione delle opere, che, come ho potuto constatare nella concretezza, da amministratore locale, talvolta non sono effettuati a perfetta regola d'arte.
Questo è un tema essenziale, perché deve essere un'infrastruttura duratura, deve garantire la continuità del servizio in qualunque condizione e l'uso dei servizi di rete senza incorrere in rischi per la privacy, danni economici o violazioni di identità. Si sarebbe potuto dare dunque un segnale con questa norma, in quanto siamo entrati in un requisito degli standard tecnici dell'infrastruttura e avremmo potuto estendere questa caratterizzazione ad altri elementi, altrettanto importanti e significativi.
Purtroppo si perdura in questo brutto vezzo, o peggio vizio, di legiferare in modo parziale e contingente al bisogno del momento. Oggi, con questa istanza, si traduce nella norma sugli standard tecnici dei soli cavi in fibra, domani ci sarà l'emergenza derivante dalla sicurezza delle infrastrutture, e si continua a generare quel coacervo normativo che si traduce in una frenesia prescrittiva che dovrebbe essere abbandonata in favore di un'analisi più completa, con una programmazione che non guardi al breve, ma al lungo periodo. (Applausi). Anche partendo dai bisogni e dall'esperienza sul campo, dobbiamo essere più concreti e meno astratti quando andiamo a redigere le norme e non dobbiamo essere mai parziali, soprattutto quando si parla di norme inserite in un disegno di legge, per la conversione di un decreto-legge, caratterizzato da necessità e urgenza.
Infine vorrei riaffermare il principio e il dato politico più significativo, ovvero che il cardine dell'infrastrutture digitale è la copertura del territorio nazionale. Se andiamo a verificare la mappa della copertura, vediamo che molte, troppe, sono le aree bianche o grigie e molto spesso queste aree corrispondono ai piccoli centri, alle aree interne, alle aree montane e noteremo un divario profondo tra zona e zona del nostro Paese. Assicurare adeguati livelli qualitativi e prestazioni elevate di connettività è la ratio della norma. Bene, allora facciamo sì che l'infrastruttura digitale, il cardine della competitività del sistema delle imprese e, più in generale, della tenuta della coesione sociale dei territori, possa essere un principio di democrazia per tutti e di pari accesso alle infrastrutture, senza distinzione tra i territori. Sarebbe opportuno che ci fosse più spazio per la programmazione e per una visione organica e complessiva - su questo tema ci sono voluto ritornare - di medio e lungo termine, abbandonando una visione di breve periodo, talvolta parziale e superficiale, che alla lunga si rivelerà miope e frammentata e lascerà indietro persone ed imprese delle aree interne più marginali. Pertanto si formula anche un appello, affinché ciò sia scongiurato e noi vigileremo con attenzione affinché i principi della democrazia digitale siano applicati all'intero Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gelmetti. Ne ha facoltà.
GELMETTI (FdI). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, sono l'ultimo a intervenire in discussione generale e mi sembra che, salvo sensibilità un po' diverse, il provvedimento in esame abbia colpito nel segno. È un provvedimento che misura quanto l'attenzione del Governo sia importante e quanto segua le esigenze della Nazione.
Sono d'accordo con il senatore Franceschelli, quando dice che bisogna infrastrutturare il più possibile la nostra Nazione, ma vorrei anche ricordare che il Governo è in carica da due o tre mesi. Quindi qualcun altro ha forse qualche responsabilità sulla non infrastrutturazione della nostra Nazione. (Applausi).
Su questo provvedimento, tanti colleghi hanno parlato molto bene dei vari punti: in maniera più puntuale sul problema Lukoil e, più in generale, sulla questione golden power. Io vorrei soffermarmi sul golden power, perché su questo punto la si può declinare in modo diverso.
Il provvedimento, all'articolo 2, relativo appunto al golden power, prevede la possibilità di attivare interventi a sostegno economico delle imprese destinatarie di misure inerenti all'esercizio di poteri speciali. Il comma 1 stabilisce che, successivamente all'esercizio dei poteri speciali, di cui al decreto-legge n. 21 del 2012, l'impresa può accedere a misure per la capitalizzazione della società per rinforzare il patrimonio, ai fini dell'accesso con priorità al Fondo per la salvaguardia.
Il comma 2 prevede che il Ministero delle imprese e del made in italy di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, sempre su istanza dell'impresa può chiedere di valutare la sussistenza dei presupposti per l'accesso agli interventi erogati dal patrimonio destinato.
Il comma 3 prevede che l'impresa, nei due anni successivi, possa formulare istanza per l'accesso prioritario agli strumenti dei contratti di sviluppo e degli accordi per l'innovazione.
Questo non è un provvedimento banale; è un provvedimento che misura la sensibilità del Governo su uno strumento che è uno strumento molto strategico per una Nazione. Questo perché il golden power in Italia ha una storia abbastanza recente, essendo nato nel 2012. Nei Paesi anglosassoni il golden power è invece uno strumento utilizzato con grande capacità e con grande precisione, a tutela degli interessi del proprio tessuto economico e della propria Nazione.
Il golden power in Italia ha una overview sulla difesa, sulla sicurezza sull'energia, sui i trasporti e le comunicazioni. Poi sono stati inseriti i settori dell'alimentare, dell'assicurativo, del sanitario e del finanziario.
Negli anni, come ha sottolineato il senatore Lombardo, l'utilizzo del golden power è aumentato. Bisogna, però, sempre stare attenti a quella sensibilità di cui dicevo prima, perché l'utilizzo del golden power è iniziato in modo significativo con il Governo Conte, quando l'attivò sull'offerta di KKR sul nostro sistema delle telecomunicazioni. Un golden power, quello, che sembrava quasi su richiesta di qualche Paese estero che aveva l'intenzione, invece, di mettere le mani proprio su quella infrastruttura strategica. Lo stesso Governo Renzi non applicò il golden power su importanti infrastrutture, che, negli anni successivi, hanno determinato invece un pericolo per la Nazione. Penso alle telecamere di Hikvision oppure all'antivirus Kaspersky, che hanno certificato che alcuni Stati ci controllavano e ci spiavano. E questo è gravissimo.
Il golden power, come ribadito, può essere uno strumento molto strategico. Devo dire che l'ex presidente Draghi ha utilizzato il golden power in difesa, perché ha cercato di difendersi dai gravi errori che i due Governi Conte precedenti avevano commesso nel lasciare troppo spazio ad uno Stato estero, in particolare la Cina, che aveva posto le mani, e non solo quelle, su infrastrutture e aziende strategiche della nostra Nazione.
Vorrei dire al senatore Lombardo, che parlava di nazionalismo economico, che qui passiamo da uno Stato che gioca in difesa o gioca a vendere i gioielli di famiglia, a uno Stato rappresentato dal Governo Meloni, che diventa uno Stato stratega per il bene della Nazione e che sa cosa serve e cosa non serve. Il mondo a seguito della crisi internazionale è cambiato; come dice il professor Tremonti, siamo passati da un mercato globale ad un mercato internazionale. Ciò vuole dire che alcuni Paesi vanno bene per vendere o comprare cose di bassa qualità o di basso profilo, ma sono Paesi con i quali non si può fare una partnership, mentre esistono altri Paesi con i quali noi possiamo apertamente avere delle partnership. Quindi il mercato internazionale divide il mondo in due e noi dobbiamo guardare a quel mondo nostro alleato e con il quale abbiamo una condivisione di valori e di interessi.
Qualsiasi provvedimento che il Governo Meloni metterà a terra sarà sempre - e sottolineo sempre - nell'interesse dell'Italia e degli italiani. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Il relatore e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica.
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Salutiamo gli studenti e i docenti dell'Istituto tecnico commerciale «Genovesi-da Vinci» di Salerno, che sono in visita al Senato. Grazie della vostra visita e auguri di buon futuro. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 391 (ore 16,18)
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.
La Presidenza, conformemente a quanto stabilito nel corso dell'esame in sede referente, dichiara improponibile, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, per estraneità di materia rispetto ai contenuti del decreto-legge, l'emendamento 1.0.2.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge, nel testo proposto dalla Commissione.
Procediamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
POGLIESE, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 1.1, 1.100, 1.7, 1.101 e 1.8.
PRESIDENTE. Ci sono anche problemi di copertura su questi ultimi due emendamenti.
POGLIESE, relatore. Esprimo parere favorevole sull'emendamento 1.102. Esprimo parere contrario su tutti i restanti emendamenti all'articolo 1.
Sull'ordine del giorno G1.1 esprimo parere contrario. Sull'ordine del giorno G1.100 esprimo parere favorevole all'accoglimento con la seguente riformulazione: «si impegna il Governo: ad effettuare le valutazioni, a tutela dell'interesse nazionale nell'ambito della prevista procedura di golden power e, all'esito della stessa, adottare le misure più idonee».
PRESIDENTE. È un'aggiunta, questa riformulazione che propone? Le chiedo di specificarlo meglio, perché al termine dell'ordine del giorno vi è l'impegno del Governo ad assicurare la tempestiva trasmissione: questa sua riformulazione si aggiunge alla fine?
POGLIESE, relatore. Sono favorevole all'accoglimento dell'ordine del giorno con la seguente riformulazione: impegna il Governo «a effettuare le valutazioni a tutela dell'interesse nazionale nell'ambito della prevista procedura di golden power e, all'esito della stessa, ad adottare le misure più idonee.».
PRESIDENTE. Quindi questa formulazione sostituisce i due impegni originari. La presentatrice ci farà sapere, dopo averla letta, se accoglie tale proposta di riformulazione. C'è un testo che sostituisce i due impegni finali.
POGLIESE, relatore. Il parere - ripeto - è contrario sui restanti emendamenti.
BERGAMOTTO, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Nave e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.100, presentato dalla senatrice Floridia Aurora e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.7, presentato dal senatore Lorefice e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.101, presentato dalla senatrice Floridia Aurora e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.8, presentato dal senatore Martella e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.9, presentato dalla senatrice Floridia Aurora e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.10, presentato dal senatore Martella e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.14, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.15, presentato dal senatore Martella e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.16, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.17, presentato dalla senatrice Floridia Barbara e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.18, presentato dal senatore Turco e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.19, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.103, presentato dal senatore Nave e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.23, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.24, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.25, presentato dal senatore Nave e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.26, presentato dal senatore Nave e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.28, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.102, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.31, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.32, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.33, presentato dal senatore Nave e da altri senatori, fino alle parole «assicura il rispetto».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.34.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno G1.1, il relatore e il Governo hanno espresso parere contrario e i presentatori insistono per la votazione.
Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.1, presentato dai senatori Licheri Sabrina e Nave.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
I presentatori dell'ordine del giorno G1.100 non accolgono la riformulazione proposta dal relatore e insistono per la votazione.
Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.100, presentato dai senatori Licheri Sabrina e Nave.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.1, presentato dal senatore Nicita e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 1.0.2 è improponibile.
Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti agli articoli 2 e 2-bis del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
POGLIESE, relatore. Signor Presidente, colleghi, esprimo parere contrario sugli emendamenti 2.2, 2.100, 2.4, 2.5, 2.6, 2.8, 2.10, 2.12, 2.15, 2.16, 2.17 e sull'ordine del giorno G2.1. Invito al ritiro dell'emendamento 2.101, con un'eventuale trasformazione in ordine del giorno con la seguente riformulazione: «impegna a valutare l'adozione di specifiche misure di sostegno per le imprese che rientrano nel perimetro di cui all'articolo 1 del decreto-legge n. 21 del 2012».
Esprimo parere contrario sugli emendamenti 2-bis.1 (già 2.0.100/4), 2-bis.100, 2-bis.101, 2-bis.102 e 2-bis.103.
BERGAMOTTO, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.2, presentato dalla senatrice Floridia Aurora e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.100.
FREGOLENT (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FREGOLENT (Az-IV-RE). Signor Presidente, sono un po' stupita dai pareri contrari espressi su questa parte di emendamenti perché, facendo seguito al ragionamento ascoltato durante la discussione generale, dove si poneva l'attenzione sul fatto che finalmente, grazie a questo Governo, le strutture strategiche per il Paese vengono salvaguardate con il golden power, mi sembrerebbe abbastanza opportuno accettare tutti gli emendamenti che rendono certo il golden power. Diciamo infatti che, esattamente come tutti gli altri Governi, anche quello attuale ha previsto nel provvedimento la possibilità di procedere al golden power, non la sua certezza. Quindi tutti gli emendamenti che state bocciando sono quelli che vanno verso la direzione di una certezza, data la strategicità di questa struttura che riguarda l'energia.
Volevasi dimostrare che quando poi si governa e ci sono le normative europee da rispettare, tutti quanti si comportano alla stessa maniera.
PRESIDENTE. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.100, presentato dalla senatrice Fregolent, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.4, presentato dal senatore Martella e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.5, presentato dal senatore Turco e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.6, presentato dal senatore Turco e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.8, presentato dalla senatrice Floridia Aurora e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.10, presentato dal senatore Martella e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Sull'emendamento 2.101 c'è una proposta del relatore di trasformazione in ordine del giorno, con una riformulazione. Chiedo ai presentatori se accettano l'invito di trasformare l'emendamento 2.101 in un ordine del giorno riformulato.
ANCOROTTI (FdI). Sì, Presidente, accettiamo la proposta del relatore.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2.101 non verrà posto ai voti.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.12, presentato dal senatore Martella e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.15 presentato dal senatore Turco e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.16, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.17, presentato dalla senatrice Floridia Aurora e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G2.1, presentato dalla senatrice Naturale e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2-bis.1, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2-bis.100, presentato dalla senatrice Floridia Aurora e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2-bis.101, presentato dalla senatrice Floridia Aurora e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2-bis.102, presentato dalla senatrice Floridia Aurora e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2-bis.103, presentato dalla senatrice Fregolent.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale. (Brusio)
Prego i colleghi di ascoltare o di uscire senza arrecare disturbo all'oratore.
BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, il provvedimento in trattazione oggi è ben rappresentativo del difficile momento storico che questo Governo si trova ad affrontare: un periodo - lo abbiamo detto più volte - contrassegnato da plurime situazioni emergenziali, che costringono ad azioni e interventi rapidi e decisi a tutela di famiglie, lavoratori e imprese.
Se già la crisi pandemica aveva inciso nella quotidianità degli italiani, l'attuale crisi energetica rischia ancor più di indebolirne la solidità economica. Per questa ragione non si può che salutare con favore tutti quegli interventi, adottati anche con lo strumento della decretazione d'urgenza - strumento per ciò appositamente predisposto - che tendono a riequilibrare le conseguenze negative della crisi.
Il decreto-legge in esame ha come obiettivo proprio la tutela degli interessi di lavoratori, imprese e famiglie che, se considerati tutti insieme, ben possono essere sintetizzati nella locuzione "interesse nazionale", che è per questa maggioranza la stella polare che ne ispira l'iniziativa.
L'aggressione russa all'Ucraina ha imposto a noi e ai nostri partner europei contromisure dure che, se certo non sono state assunte a cuor leggero, hanno trovato forza nella consapevolezza che la tutela dell'ordine internazionale, della libertà e dell'indipendenza dei popoli devono essere il caposaldo dell'azione del nostro Paese nel mondo.
L'embargo al petrolio russo, adottato con il sesto pacchetto di sanzioni europee, è una misura assolutamente necessaria per l'indebolimento della capacità di finanziamento dell'offensiva russa, ma al contempo ci impone di agire a tutela di quelle realtà che operano in un settore, come quello degli idrocarburi, che è strategico per la Nazione e che, non potendo più fare affidamento sulle forniture di uno dei maggiori produttori di greggio a livello mondiale, potrebbe trovarsi in difficoltà nel garantire la regolarità e la costanza negli approvvigionamenti. Ciò deve essere fatto non solo a tutela delle imprese e dei lavoratori del settore, ma proprio a tutela di tutto il Paese, che inevitabilmente conta su quote certe e costanti di produzione di petrolio raffinato.
Ciò detto, non si può non richiamare la vicenda della siciliana ISAB Srl, che ha dato indirettamente origine al provvedimento di cui discutiamo. Quest'ultima, avendo limitato la propria lavorazione al solo petrolio russo, con il recente embargo è stata la prima a evidenziare gravi difficoltà nella catena di approvvigionamento.
Per intenderci, stiamo parlando di una realtà economica che, considerando l'indotto, dà lavoro ad oltre 3.000 persone e che ha una capacità di raffinazione annuale di oltre 10 milioni di tonnellate di greggio, che può essere aumentata fino a fornire almeno il 20 per cento di tutto il fabbisogno nazionale.
A questo proposito, voglio complimentarmi, a nome di tutto il Gruppo, con il Governo e in particolare con il Presidente del Consiglio dei ministri e con i Ministri delle imprese e del made in Italy e dell'ambiente e della sicurezza energetica, per la grande attenzione e la tempestività dell'intervento sul tema, che sicuramente ha facilitato la soluzione della situazione creatasi in tale stabilimento. Non possiamo che essere soddisfatti, infatti, delle notizie di inizio mese, che riportano il raggiungimento di un accordo per la cessione della raffineria di Priolo, che oltre a garantire posti di lavoro, consentirà una pronta diversificazione del petrolio in entrata e, di conseguenza, oltre a una costante lavorazione, anche un potenziale aumento della produzione.
Sebbene la situazione contingente sia stata positivamente risolta, si sono palesati in modo inequivocabile i rischi che la mancata tutela rafforzata di un settore strategico, come quello degli idrocarburi, può comportare. È fondamentale per questo procedere speditamente alla conversione del decreto-legge adottato dal Governo, che porta con sé una norma generale fondamentale, che impone alle infrastrutture critiche di rilevanza strategica nazionale di garantire la continuità degli approvvigionamenti, introducendo la possibilità per lo Stato di porle in amministrazione fiduciaria temporanea, al fine di tutelare l'interesse nazionale, che abbiamo in precedenza citato.
Accanto a queste disposizioni generali vanno richiamate anche quelle previste dall'articolo 2, che prevedendo la possibilità di attivare specifici e prioritari interventi di sostegno economico nei confronti delle imprese soggette alla golden share del Governo, tra cui rientrano anche quelle operanti nel settore energetico, consentiranno di poter far fronte a situazioni di criticità, che rischiano di pregiudicare la prosecuzione dell'attività e i livelli occupazionali.
Tale complesso di disposizioni, per quanto così brevemente riassunte, ci consente in sostanza di mettere in sicurezza un settore fondamentale, sottraendolo di fatto ai rischi generali, non solo dai contraccolpi delle sanzioni internazionali, ma anche dalla speculazione e da possibili ritorsioni economiche da parte di attori terzi che agiscano contro l'interesse generale.
Per questi motivi il Gruppo Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE esprimerà con convinzione un voto favorevole a questo provvedimento, che ha ricevuto l'apprezzamento, oltre che degli enti territoriali, anche delle sigle sindacali di settore e che dimostra come si può essere partecipi delle giuste decisioni prese a livello intergovernativo, senza però dimenticarsi di tutelare primariamente l'interesse nazionale. (Applausi).
FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, i senatori della componente Alleanza Verdi e Sinistra ritengono che le migliori garanzie per il polo industriale siracusano, per il suo sviluppo operativo e per la sua crescita economica, ai fini di creare e garantire livelli occupazionali solidi e duraturi nel tempo, siano quelle ottenibili attraverso una vera transizione ecologica, perché le fragilità del sistema produttivo industriale del siracusano si possono risolvere a lungo termine solamente svincolandoci da un approccio di tipo emergenziale e mediante una sincera transizione ecologica, capace di garantire lavoro e una maggiore tutela dell'ambiente. Gli strumenti e le tecnologie ci sono: qui non si sta parlando di fantascienza, ma di obiettivi realizzabili ed efficaci, per i quali serve tuttavia anche un atteggiamento mentale in grado di cogliere e tradurre in realtà le opportunità più vantaggiose già presenti sul mercato, in grado di assicurare il futuro di tutto il comparto industriale e lavorativo siracusano.
Dal Governo ci aspettiamo investimenti e provvedimenti sulle azioni di transizione energetica necessari per cogliere le opportunità produttive ed economiche future dell'Italia, in questo caso specifico della Sicilia. Non ci servono provvedimenti capaci solo di rafforzare e perpetuare la nostra dipendenza da fonti fossili. Come già evidenziato nel mio intervento in discussione generale, non ravvediamo in questo provvedimento niente di così effettivamente strategico e innovativo per un Paese che si dichiara, a parole e proclami, impegnato nella transizione ecologica, mentre prosegue con ogni mezzo in una strategia che, nel caso specifico del polo petrolchimico di Priolo, si è concentrata esclusivamente nell'assicurare l'approvvigionamento energetico da fonti fossili, evitando volutamente di inserire nel provvedimento in questione qualsiasi riferimento rafforzativo rispetto alla tutela dell'ambiente e della salute e rispetto alle garanzie occupazionali, senza mettere subito sul tavolo un piano di sviluppo che possa far crescere l'economia e l'occupazione della provincia siracusana, per le comunità che vivono attorno a questo impianto.
Inoltre, questo provvedimento non mette al riparo le indagini necessarie a definire su quali spalle ricadano le responsabilità di un disastro ambientale; così come, ancora una volta, vengono trascurati i rischi enormi per le lavoratrici e i lavoratori, per l'ecosistema, per cittadine e cittadini, per la loro salute e per chi ama quest'area.
Non possiamo continuare ad affrontare la crisi energetica investendo su un'economia che, anacronisticamente, continua a investire solo sulla produzione di energia da fonti non rinnovabili e su una occupazione priva di tutele, soprattutto in termini di salute e continuità lavorativa.
Si dice, e io ne sono convinta, che la crisi o le crisi siano un'occasione di rinnovamento. Per questo Governo non è così e per questo non possiamo che votare contro questo provvedimento. (Applausi).
MUSOLINO (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSOLINO (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, onorevoli senatori, signori membri del Governo, le profonde ripercussioni sul sistema produttivo determinate dalla pandemia e dall'invasione russa dell'Ucraina hanno imposto allo Stato un certo attivismo, per evitare che imprese, ritenute essenziali per l'interesse nazionale, potessero essere oggetto di acquisizioni predatorie da parte di soggetti stranieri.
Questi strumenti, introdotti per la prima volta nel 2012, sono stati estesi e rafforzati dai due precedenti Governi: e a ben ragione, viene da aggiungere. Nel 2021, a fronte di quasi 500 notifiche di operazioni sospette in settori quali le tecnologie di difesa militare, il 5G, i trasporti e le comunicazioni, il Governo ha attivato lo scudo in 29 circostanze, bloccando tre operazioni. Uno dei casi più emblematici è quello dei semi conduttori, con un interessamento da parte cinese per un'impresa italiana, legato alla strategia cinese per raggiungere l'indipendenza nella produzione di semi conduttori e slegarsi così dalla dipendenza dall'estero.
Il decreto-legge che oggi esaminiamo introduce due importanti novità: l'estensione degli ambiti di applicazione del golden power all'agroalimentare, al farmaceutico alla finanza e ad altre eccellenze del nostro tessuto produttivo. Alle imprese che si dovessero vedere negato il diritto a vendere o aprire a capitali stranieri viene poi riconosciuta la possibilità di accedere ad una serie di misure di sostegno, come l'accesso al fondo Patrimonio e Rilancio, al fondo per la tutela dei livelli occupazionali e agli strumenti dei contratti di sviluppo e degli accordi per l'innovazione.
Anche se nel testo del decreto non viene espressamente citato, è certamente importante lo sforzo profuso dal Governo per salvare lo stabilimento Lukoil di Priolo, su cui, come ci auguriamo e come risultato anche nel dibattito all'interno di quest'Aula, la trattativa, avviata proprio in questi giorni, sembra poter raggiungere un risultato positivo, garantendo produzione e livelli occupazionali, ma senza trascurare la salvaguardia dell'ambiente.
È proprio su questo, signor Presidente, che in Commissione era stato presentato un emendamento, di cui il mio Gruppo era stato co-firmatario, tramite me, insieme ai senatori Nicita, Martella e Franceschelli. In esso si chiedeva l'ingresso dello Stato anche nella gestione dell'impianto consortile dei reflui industriali, sul quale è bene rammentare che la magistratura ha posto i sigilli a giugno dello scorso anno, ipotizzando il disastro ambientale, e per il quale di recente l'assessorato regionale ha anche sospeso l'Autorizzazione integrata ambientale (AIA).
L'idea di base dell'emendamento presentato è che solo la presenza dello Stato, esattamente come avviene in altre in realtà industriali, possa favorire quel percorso di trasformazione in un'ottica non inquinante o comunque di un sempre più mitigato impatto ambientale.
Non si trattava, quindi, come qualcuno ha tentato di dire, di porre condizioni sul futuro dello stabilimento, ma, al contrario, di garantire un futuro più certo sui livelli occupazionali, per la produzione e l'ambiente, nel quale i cittadini e i lavoratori non devono essere posti di fronte ad un'intollerabile alternativa tra la salute e il lavoro, ma devono poter lavorare e beneficiare di un indotto economico che non costituisca una minaccia alla loro salute e all'ambiente.
Signor Presidente, per tutte queste ragioni il nostro oggi sarà un voto di astensione. Da un lato, apprezziamo l'attenzione che il Governo ha posto sulla tutela delle imprese, ma dall'altro ancora una volta questo Governo mostra una scarsa sensibilità sulle questioni di carattere ambientale e sul tema più complessivo della transizione ecologica e dei nostri modelli produttivi, con tutto quello che ne consegue, in termini di salute e di rischio ambientale, rispetto anche allo specifico caso. (Applausi).
FREGOLENT (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FREGOLENT (Az-IV-RE). Signor Presidente, vorrei ringraziare i rappresentanti del Governo, la sottosegretaria Bergamotto e il presidente De Carlo per l'attenzione che hanno avuto in Commissione in particolare per gli emendamenti delle opposizioni. Quello al nostro esame è un decreto-legge delicato, perché riguarda l'emergenza che si è venuta a creare in seguito ad una guerra nel cuore dell'Europa, che nessuno aveva previsto né avrebbe voluto, e le giuste, sacrosante sanzioni emesse contro la Russia da parte dell'Unione europea, alle quali ovviamente l'Italia ha aderito con convinzione. Tutto questo ha determinato, come purtroppo sostenevamo inascoltati negli anni precedenti, che la scarsa diversificazione dell'approvvigionamento energetico ha messo in crisi un'importante raffineria. Oggi si cerca di porre rimedio attraverso una giusta trattativa nei mercati, al contempo cercando di perimetrare gli elementi di importanza strategica del nostro Paese.
La normativa sul golden power italiana è una delle più evolute in Europa. Iniziatasi nel 2012 col Governo Monti, è stata presa ad esempio dall'Unione europea e copiata da molti Stati. È ovvio che dal 2012 ad oggi sembra passata un'era geologica. La guerra e, prima ancora, la pandemia hanno reso strategici alcuni settori che in passato non erano stati considerati tali o, quantomeno, erano considerati più contendibili: tra questi l'energia. Se un tempo il mercato, attraverso la compenetrazione di vari soggetti anche stranieri, era visto come una soluzione ideale di fronte alle crisi energetiche, oggi una guerra alle porte e la paura che attraverso l'acquisizione di un asset strategico come l'energia ci possano essere dei soggetti non così favorevoli al nostro Paese che ci mettano in serie difficoltà - posto che comunque la difficoltà è arrivata - rendono tutti noi molto più prudenti. Questo non vuol dire rinnegare il mercato, ma significa che la normativa sul golden power ha visto negli anni aumentare i soggetti attenzionabili.
Conversando con il collega Scalfarotto, facevo prima un esempio: un tempo, quando si mettevano in concorrenza le reti telefoniche, era un passo in avanti. Oggi attraverso la Rete potremmo avere delle spie cibernetiche e delle elezioni vanificate o rese impure: guardiamo cosa è accaduto con la Brexit attraverso le fake news; anche il nostro referendum del 2016 non è andato meglio. Insomma, nessuno Stato metterebbe con leggerezza tal quale sul mercato una rete telefonica, e sicuramente il golden power è un elemento di valutazione successiva. Ho cercato di ripercorrere alcuni emendamenti che alcuni partiti, ad esempio Fratelli d'Italia, presentavano quando erano all'opposizione. Nel momento in cui si dice che un settore è strategico, ci è sempre stato detto, da quei banchi, che bisogna porre l'obbligatorietà del golden power ex ante e non aspettare una successiva valutazione ex post. Se un settore è strategico, subito si prevede il golden power. Io ho presentato un emendamento uguale; peccato che questa volta il parere da parte dell'attualemaggioranza, ex opposizione, è stato esattamente come i pareri che esprimevamo noi agli emendamenti delle opposizioni quando eravamo maggioranza, cioè parere contrario.
Infatti, il golden power si può attivare soltanto a monte e non a valle, in seguito ad una valutazione strategica su chi quel partner straniero ha potuto comprare per partecipare ad un'azienda italiana. Per questo, in maniera provocatoria, prima ho detto «benvenuti al Governo», perché le enunciazioni fatte poi sono sempre calate nella realtà; se avessimo previsto l'obbligatorietà del golden power, oggi questo decreto-legge sarebbe considerato non percorribile da parte dell'Unione europea, che aprirebbe una procedura di infrazione nei nostri confronti. Quindi, voi vi siete mossi nell'alveo dell'Unione europea e della legge italiana, che è molto avanzata e che negli anni è stata migliorata, ma non modificata rispetto a quella del 2012. (Applausi). Il Governo Monti è stato criticato sotto tanti aspetti, ma la positività del golden power mi auguro che sia riconosciuta da tutti in maniera univoca.
Per questi motivi e per gli elementi che ho sommariamente dichiarato, annuncio il voto di astensione di Italia Viva-Azione-Renew Europe al provvedimento in esame. (Applausi).
PAROLI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAROLI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, colleghi, intervengo brevemente in dichiarazione di voto sul decreto-legge al nostro esame, che è un provvedimento davvero molto simbolico.
È un decreto-legge che introduce misure a tutela dell'interesse nazionale nel settore degli idrocarburi, dove abbiamo dovuto prendere atto che è fondamentale che non vengano messi a rischio la continuità produttiva e gli approvvigionamenti; quindi, bene ha fatto il Governo a introdurre come possibilità l'istituto dell'amministrazione temporanea. Lo introduciamo per un periodo di dodici mesi, che è prorogabile per una sola volta per altri dodici mesi, ma è chiaro che è un istituto molto invasivo e importante, che quindi ci responsabilizza nella scelta di introdurlo, perché prevede la sostituzione degli organi sia di amministrazione che di controllo. È però una misura necessaria, che ha già prodotto effetti positivi con la cessione dell'attività che aveva innanzitutto ispirato questo decreto-legge, alla luce della situazione che si era creata - lo sappiamo tutti e lo ribadisco - con il conflitto in Ucraina e le sanzioni conseguenti.
Dobbiamo essere consapevoli, colleghi, delle nuove necessità, del dovere di proteggere il nostro Paese e di queste nuove esigenze, che fino a poco tempo fa - dobbiamo dircelo - non pensavamo di dover difendere. Servono strumenti nuovi e questo è ciò che dobbiamo fare. Tali esigenze nuove ci impongono una riflessione in Commissione. Certamente, come dicevo prima, il tutto è nato per consentire il proseguimento dell'attività della raffineria siciliana di Priolo Gargallo, già di proprietà russa. Con il cambio di proprietà, questo decreto-legge ha influito davvero positivamente sulla sua attività e produce immediatamente degli effetti che la garantiscono. Quando dico che il provvedimento si giustifica, si giustifica davvero e ampiamente per i 10 milioni di tonnellate di greggio raffinato all'anno e per i quasi 20 milioni di capacità potenziale, per i 3.000 lavoratori coinvolti, di cui mille direttamente, e per gli impianti di raffinazione, gassificazione e cogenerazione di energia elettrica in tre siti produttivi interconnessi, ma che vanno assolutamente tutelati.
La riflessione che si è aperta in Commissione, però, è più ampia e non è finita, non si è esaurita con questo decreto - lo dico anche alla senatrice Fregolent - perché la riflessione aperta ci deve portare a modificare i nostri orientamenti, la tutela degli interessi nazionali nei settori produttivi strategici non sia lasciata al caso o, peggio, non venga ritenuta necessaria. Così anche il golden power, con la possibilità di attivare anche interventi di sostegno economico, oltre che ai settori della difesa e della sicurezza nazionale, deve essere estesa anche agli ambiti ritenuti di rilevanza strategica come l'energia, i trasporti e le comunicazioni. La riflessione, però, come dicevo, non si è esaurita e anche sul golden power è chiaro che dobbiamo continuare a trovare modalità che garantiscano questi settori e garantiscano al nostro Paese quella autonomia e quella capacità di affrontare momenti complicati come questo nel migliore dei modi.
Per questa ragione, oggi, prima ancora che un decreto, votiamo un orientamento, una volontà, vogliamo prendere una certa direzione e la direzione è che dobbiamo essere impegnati tutti a garantire l'esistenza e l'utilità per il nostro Paese di una serie di realtà imprenditoriali e produttive in settori che fino ad oggi pensavamo non fosse necessario garantire e invece questo è quello che dobbiamo fare. Si è aperta una riflessione che deve continuare. Credo che anche la discussione di ieri su alcuni emendamenti apra una strada che credo la maggioranza e voglio pensare anche l'opposizione potranno intraprendere con senso di responsabilità. Questo è il lavoro che dobbiamo fare, questo è ciò che ci compete ed è doveroso che lo si faccia al meglio per il bene del Paese.
È per queste ragioni che, a nome del Gruppo di Forza Italia, annuncio un voto convintamente favorevole. (Applausi).
LICHERI Sabrina (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LICHERI Sabrina (M5S). Signor Presidente, intervengo per dichiarazione di voto e in realtà sono un po' in difficoltà per la storia che caratterizza questo provvedimento, cioè per il fatto che si tratti di un decreto nato in maniera pasticciata, con uno scopo ben preciso, ovvero proteggere il sito di Priolo, che pare superato dai fatti, secondo le notizie che apprendiamo sulla vendita di Lukoil al fondo cipriota GOI Energy. Ieri in Commissione - qualcuno l'ha accennato - abbiamo assistito alla maggioranza che prima decide di presentare un emendamento a firma del senatore Paroli per dare aiuti concreti a quelle imprese cosiddette energivore per poi ritirarlo in zona Cesarini e addirittura votare contro il suo stesso emendamento quando lo abbiamo presentato noi dall'opposizione, per poi ripresentarlo sotto forma di ordine del giorno oggi in Aula, sminuendone di fatto il valore. In tutto questo, non è dato sapere perché la maggioranza non l'ha ancora capito se la copertura finanziaria ci sia o meno. O i senatori vedono risorse immaginarie o la maggioranza manca totalmente di coraggio di compiere uno sforzo per dare aiuti al tessuto produttivo del Paese, paralizzata di fronte al grido di aiuto delle imprese strozzate dai costi spropositati dell'energia.
La vicenda sarebbe anche comica, se dietro non ci fossero, appunto, le esigenze reali e tutt'altro che comiche delle nostre imprese. L'esito è uno spettacolo indegno. Ecco perché sono in difficoltà: di cosa devo parlare? Di un decreto nato male e cresciuto peggio, forse reso inutile dai fatti? O di una maggioranza sfilacciata, incapace di prendere una posizione unitaria su un argomento che non può essere in alcun modo divisivo come gli aiuti al tessuto produttivo? Chi coordina la presentazione degli emendamenti della maggioranza? Chi verifica le coperture?
Il decreto-legge n. 187, recante misure urgenti a tutela dell'interesse nazionale nei settori produttivi strategici, nasce da una situazione urgente e contingente. È chiaramente nel nostro interesse nazionale garantire la continuità produttiva delle imprese che gestiscono a qualunque titolo impianti e infrastrutture di rilevanza strategica nel settore della raffinazione degli idrocarburi. Qual è, però, lo scenario?
Da un lato ci sono le sanzioni europee alla Russia, che il MoVimento 5 Stelle ha appoggiato fin dall'inizio e condivide nella misura in cui mirano a colpire gli interessi economici russi per sanzionare l'aggressione e l'invasione di uno Stato sovrano, l'Ucraina; dall'altro ci sono gli effetti che, in questo contesto economico fortemente interdipendente come quello tra Europa e Russia, questo meccanismo inevitabilmente produce sul nostro sistema economico. Su questi effetti dobbiamo assolutamente intervenire per salvaguardare attività industriali e posti di lavoro.
Questo intervento, pur nel giusto e necessario principio di generalità e astrattezza, è chiaramente rivolto all'impianto petrolchimico di Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa, della società ISAB Srl, controllata dalla seconda azienda energetica russa, la Lukoil. Le notizie più recenti, come dicevo, danno per imminente il passaggio dell'impianto di Priolo alla cipriota GOI Energy potrebbe essere una svolta per il territorio e rendere il presente decreto-legge non più necessario per l'impianto siciliano.
Proviamo però a ignorare queste notizie e a considerare che al momento la situazione sia ancora quella di un sito produttivo di circa 10.000 lavoratori, la cui operatività, con l'approvazione del sesto pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia, è fortemente a rischio. Acclarati, quindi, il principio e la motivazione del provvedimento, che condividiamo, ciò che non ci convince è una certa impostazione di fondo del decreto-legge. Solo una parte è stata corretta dai lavori della Commissione, anche attraverso interventi della stessa maggioranza, che emergono chiaramente, in maniera diretta o indiretta, in diversi passaggi del testo. Questa impostazione sembra sottendere che il carattere emergenziale e la preminenza degli interessi nazionali potenzialmente coinvolti vengano prima di tutto il resto, compresi gli interessi ambientali, quelli della salute dei cittadini, e l'applicazione di una strategia di effettiva transizione ecologica per il nostro tessuto produttivo. È un'impostazione che noi non siamo disposti ad accettare.
Il filo conduttore del nostro lavoro in Commissione, ma anche quello degli altri Gruppi di opposizione, è andato prevalentemente a puntellare, attraverso proposte di emendamenti e ordini del giorno, tutti i passaggi del testo in cui il provvedimento tiene la porta aperta o addirittura spalancata platealmente a possibili deroghe o disapplicazioni dalla normativa ambientale regionale, nazionale e comunitaria. La maggior parte dei nostri emendamenti va chiaramente in una direzione: eliminare le ambiguità e gli spazi di discrezionalità che mettono a rischio il rispetto dei principi ambientali e di tutela della salute dei cittadini.
A differenza della maggioranza, noi consideriamo ambiente e transizione ecologica interessi strategici nazionali quanto quelli produttivi e come tali mai derogabili. Riepilogo alcuni esempi per dare il senso di quello che sto affermando. Senz'altro, il punto più controverso, rilevato praticamente all'unanimità, era la locuzione «con ogni mezzo» al primo comma dell'articolo 1. In pratica si trattava di un eccesso di potere conferito per decreto; una sorta di omaggio al «whatever it takes» di Mario Draghi, senza le condizioni di quel «whatever it takes», un'esplicita autorizzazione alla deroga di ogni disposizione ambientale, qualora conflittuale con la continuità produttiva. Questo era talmente scandaloso che avete provveduto ad eliminarlo voi stessi.
Rimangono tuttavia altri spazi di deroga, nonostante in tanti ne abbiamo segnalato il rischio. Al comma 4 dello stesso articolo 1, ad esempio, manca il benché minimo richiamo al pieno rispetto dei valori limite di emissione stabiliti dalla normativa dell'Unione europea. Lo avremmo voluto integrare con un emendamento, ma non lo avete ritenuto necessario né opportuno. Allo stesso comma 4 avremmo voluto leggere in maniera esplicita che l'amministrazione temporanea è altresì condotta nel rispetto della legislazione vigente in materia di tutela ambientale e sanitaria e assicura il conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione e di transizione ecologica contenuti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Niente di tutto ciò si legge e il nostro emendamento in tal senso è ovviamente caduto nel vuoto.
Avremmo voluto leggere nel decreto-legge che gli eventuali piani di riconversione industriale debbano assicurare la tutela ambientale, realizzando impianti ecosostenibili, nonché la tutela dei livelli occupazionali prevedendo l'introduzione del vincolo della clausola sociale. Non lo leggiamo da nessuna parte; non avete voluto integrare il punto. Potrei continuare. Sono decine i nostri emendamenti e, come dicevo, vanno tutti nella stessa direzione. Non vado oltre, il senso è decisamente chiaro.
Noi vogliamo avere la certezza che non ci sia il minimo rischio di future deroghe alle disposizioni regionali, nazionali ed europee in materia ambientale e soprattutto nessun pregiudizio alla salute e alla sicurezza dei cittadini. Lungi da me sottovalutare le difficoltà oggettive affrontate dai cittadini e lavoratori di Priolo.
Conosco benissimo i rischi della deindustrializzazione dei nostri territori e il costo, anche sociale, della perdita di un solo posto di lavoro alle nostre latitudini.
A tale proposito mi consenta, Presidente, di rivolgere un pensiero al gruppo Società anonima nazionale argille e caolini (SANAC), la cui vertenza sto seguendo con attenzione: colgo l'occasione per ricordare con forza al Governo la necessità di garantire la continuità produttiva e occupazionale del gruppo.
Tornando al decreto-legge, non dobbiamo, non possiamo e non vogliamo porre le questioni ambientali sotto il ricatto di quelle produttive e del lavoro. Per decenni la politica industriale, soprattutto al Sud e nella mia Sardegna, è stata spesso impostata sotto la spada del ricatto occupazionale; questo non è più accettabile. La strada verso una vera e quanto più prossima transizione ecologica è tracciata ed è ineluttabile. Qualunque operazione di salvaguardia degli interessi nazionali dev'essere su questo solco. Ogni ricorso all'amministrazione temporanea dev'essere accompagnato da una strategia di transizione ecologica, anche attraverso un percorso di incentivi mirati, se necessario, ma senza deroghe di sorta.
Un secondo punto di preoccupazione riguarda il modo in cui è stato concepito il meccanismo di attivazione dell'amministrazione temporanea da parte dello Stato. Su questo da parte della maggioranza non c'è stato nessun tentativo correttivo. In particolar modo, la via d'ufficio prevista dal comma 6 dell'articolo 1 attribuisce allo Stato un forte potere discrezionale nella valutazione del grave e imminente pericolo di pregiudizio all'interesse nazionale. Sì, ma come sarà gestito? Entro quale perimetro? Come si misura la gravità e l'imminenza del pericolo? Come si definisce il pregiudizio all'interesse nazionale? Come si bilanciano gli effetti sulle aziende private?
Noi non siamo contrari all'intervento dello Stato, sia chiaro, e riteniamo che l'interesse nazionale sia sempre preminente su qualsiasi interesse privato. Ciò che raccomandiamo è la responsabile attuazione di questo principio e l'attenta ponderazione degli interessi in campo, nel breve e nel lungo termine, perché un'errata valutazione di intervento non si trasformi in un pregiudizio per aziende e lavoratori. La libertà dell'esercizio di impresa e l'attuazione delle prerogative aziendali sono la principale garanzia per gli stessi livelli occupazionali che si intendono tutelare. Parliamo di aziende che vivono di equilibri delicati, sui quali la cosiddetta amministrazione temporanea può impattare pesantemente, soprattutto per quanto attiene ai profili di capacità economica e finanziaria.
Per questo, oltre all'ovvio rispetto della normativa comunitaria in materia di libera concorrenza e aiuti di Stato, raccomandiamo che il potere discrezionale previsto dal decreto-legge sia ponderato con responsabilità, con lucidità e con valutazioni tecnico-economiche scevre da slanci ideologici.
Questo decreto nasce da motivazioni oggettive e condivisibili: la tutela dei nostri interessi produttivi e nazionali. Alla sua formulazione però - come dicevo - si è arrivati in maniera pasticciata: gli interessi in oggetto non sono adeguatamente garantiti e troppi punti del testo lasciano margini di discrezionalità a potenziali deroghe.
Per questo motivo, il voto del MoVimento 5 Stelle sarà di astensione. (Applausi).
GERMANA' (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GERMANA' (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, è da tempo si cercano soluzioni per salvare l'ISAB di Priolo (in Sicilia) dalla chiusura, a causa dell'embargo sul petrolio russo. L'impianto di Priolo è uno stabilimento strategico, che raffina il 25 per cento del petrolio usato in Italia, dando occupazione a circa 10.000 persone, indotto compreso. Capite bene, colleghi, che per il territorio esso rappresenta un'importante fonte di ricchezza e di reddito per molte famiglie.
Stiamo parlando di un impianto importante (è la seconda raffineria d'Italia e la quinta d'Europa) e della Lukoil, che è la seconda società petrolifera russa. La Lega è sempre stata in prima linea e devo dire, a onor di verità, che lo sono stati anche il precedente governo regionale (Musumeci) e quello attuale (Schifani). A testimonianza di ciò, voglio ricordare che già il precedente Governo nazionale, con l'onorevole Giorgetti nella veste di Ministro per lo sviluppo economico, con l'articolo 15 del decreto-legge n. 50 del 2022 (il decreto aiuti), aveva previsto che, in considerazione delle eccezionali criticità riguardanti le condizioni di approvvigionamento verificatesi presso la ISAB di Priolo e del rilevante impatto produttivo e occupazionale delle aree industriali e portuali collegate, fosse istituito presso il Ministero dello sviluppo economico, entro dieci giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del citato decreto-legge, un tavolo di coordinamento finalizzato a individuare adeguate soluzioni per la prosecuzione dell'attività dell'azienda, salvaguardando i livelli occupazionali e il mantenimento della produzione.
È bene fare la cronistoria, prima di parlare del provvedimento. Il primo incontro, successivo all'adozione della citata norma, avvenne il 2 agosto 2022 presso il Mise; alla riunione, presieduta dal ministro Giancarlo Giorgetti, hanno partecipato i rappresentanti del Ministero per la transizione ecologica, quelli dell'economia e delle finanze e, ovviamente, dell'ISAB. In tale incontro, la società aveva già manifestato preoccupazioni per il sesto pacchetto di sanzioni dell'Unione europea alla Russia, che avrebbe poi previsto dal 5 dicembre 2022 l'embargo per l'importazione del greggio russo. L'azienda aveva rappresentato inoltre le difficoltà riscontrate nel tentativo di accedere a finanziamenti bancari necessari per l'acquisto di greggio diverso da quello russo, evidenziando che la soluzione ideale dal proprio punto di vista sarebbe stata una deroga, almeno parziale, all'embargo del petrolio russo per un periodo di almeno un anno. Si auspicava quindi l'emissione di una comfort letter da parte del Governo per evidenziare che l'ISAB non era soggetta a sanzioni e restrizioni all'operatività da parte del sistema bancario. A tal proposito, venne richiamata una lettera similare utilizzata per il caso Tamoil nel 2011.
L'ISAB aveva infine sottolineato, sempre in quell'occasione, di disporre di uno stoccaggio di un milione di tonnellate di prodotto greggio e lavorato, non solo russo, che avrebbe potuto essere costituito in garanzia a fronte di erogazione di credito.
Le parti poi si sono nuovamente incontrate il 17 ottobre 2022 sempre presso il Mise. A quell'incontro hanno partecipato anche i rappresentanti di Unicredit, Intesa Sanpaolo e SACE. Un altro incontro avvenne il mese successivo, il 18 novembre 2022. Questa volta, alla riunione presieduta dal neoministro Urso hanno partecipato il ministro dell'ambiente Pichetto Fratin e il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, oltre ai sindaci del territorio e ai dirigenti regionali interessati. In tale incontro sono state condivise le preoccupazioni dai Ministri e dal presidente Schifani, che hanno assicurato il loro supporto.
Da tutto questo lavoro è poi emersa la volontà del Governo di fare il provvedimento che tra poco voteremo, per salvare la ISAB di Priolo, in provincia di Siracusa, in Sicilia.
I due articoli della misura intervengono su temi strategici nel settore dell'energia.
L'articolo 1 interviene in linea generale nel settore degli idrocarburi in considerazione del carattere emergenziale assunto dalla crisi energetica, al fine di garantire con ogni mezzo la sicurezza degli approvvigionamenti, nonché il mantenimento, la sicurezza e l'operatività delle reti e degli impianti e quindi la continuità produttiva. A tal fine, vengono definite, proprio come nel caso dell'ISAB di Priolo, le procedure di amministrazione temporanea anche nel caso in cui sia il Governo a procedere d'ufficio con decreto interministeriale in caso di grave e imminente pericolo di pregiudizio nell'interesse nazionale alla sicurezza nell'approvvigionamento energetico. L'amministrazione temporanea è disposta per un periodo massimo di dodici mesi prorogabile una sola volta per ulteriori dodici. L'intera disposizione ha carattere temporaneo, con validità sino al 31 dicembre 2023.
L'articolo 2 invece reca misure economiche connesse all'esercizio del golden power. In particolare, vengono determinate le procedure con le quali vengono attivate misure di sostegno della capitalizzazione d'impresa, idonee a consentire un rafforzamento patrimoniale ai fini dell'accesso in via prioritaria agli interventi erogati al patrimonio destinato e al fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell'attività d'impresa, nonché ai contratti di sviluppo e agli accordi per l'innovazione.
Oggi ci possiamo dire soddisfatti dopo l'accordo raggiunto tra Litasco e lo stabilimento ISAB di Priolo. La vicenda Lukoil, grazie all'assiduo impegno della Lega e del Governo nazionale, ha trovato una soluzione definitiva, che è riuscita a mettere insieme l'aspetto relativo all'attività aziendale, grazie alla dichiarazione di sito di interesse nazionale, e quello dell'individuazione di un acquirente privato, che ha offerto le idonee garanzie per la prosecuzione dell'attività, garantendo l'indotto a più di 10.000 lavoratori siciliani.
Per tutte le ragioni fin qui esposte, annuncio quindi il voto favorevole del Gruppo Lega Salvini Premier. (Applausi).
MARTELLA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARTELLA (PD-IDP). Signor Presidente, colleghi senatori, signor rappresentante del Governo, il decreto-legge che stiamo esaminando, come hanno illustrato prima di me i colleghi del mio Gruppo, il senatore Franceschelli e il senatore Nicita, è un provvedimento oggettivamente molto delicato, perché interviene su un impianto industriale chiamato a fare i conti con le conseguenze delle misure sanzionatorie adottate a livello internazionale contro la Russia. La finalità è quella di preservarne l'assetto produttivo e di ridurre le possibili conseguenze negative, a cascata, su tutto il comparto della raffinazione e della chimica.
Prima di entrare nel merito, vorrei soffermarmi su una considerazione che mi pare abbastanza oggettiva: i tempi istituzionali, anche con lo strumento più rapido di cui disponiamo - quello, dal punto di vista legislativo, della decretazione d'urgenza - non riescono a stare...
PRESIDENTE. Quelli sono i posti per il Governo, non per i colloqui con i rappresentanti del Governo. La ringrazio, senatore.
MARTELLA (PD-IDP). Mi ero anche rivolto gentilmente al rappresentante del Governo, ma non ho insistito, per ragioni di educazione. (Applausi).
Dicevo che i tempi istituzionali, anche con lo strumento più rapido di cui disponiamo, non riescono a stare dietro a quelli della realtà e dell'economia o, almeno, non riescono a farlo se non si hanno le idee chiare e se non si sa precisamente cosa fare. Infatti, mentre il Parlamento sta convertendo questo decreto-legge, sappiamo che si è conclusa una trattativa privata con il raggiungimento di un accordo con GOI Energy per l'acquisizione degli impianti della Lukoil. Ovviamente, adesso l'operazione sarà oggetto di verifica e dovrà ottenere tutte le autorizzazioni, compresa quella del Governo; resta il fatto che stiamo discutendo di un provvedimento che nei fatti deve adattarsi e si sta già adattando a una nuova dimensione.
Colleghi, in linea di principio, la cessione è da considerarsi una buona notizia, che dischiude un orizzonte di continuità produttiva e occupazionale. Al tempo stesso, però - è su questo che ci siamo concentrati in tutti i nostri interventi - dobbiamo rimanere assolutamente vigili e sorvegliare con molta attenzione su ciò che accadrà per la delicatezza delle questioni dal punto di vista industriale, ambientale e anche delle relazioni internazionali.
Un aspetto da analizzare attentamente, com'è stato detto, è quello dell'istituto dell'amministrazione temporanea. Con l'acquisizione degli impianti da parte di soggetti privati, si pone poi la questione del golden power, istituto, come tutti sanno, divenuto ancora più importante di fronte alle conseguenze della pandemia e in relazione alle dinamiche internazionali degli ultimi due anni. Ad oggi, questo strumento è inserito in una legislazione che ne prevede l'applicazione in tre macroaree, comunicazione, energia e trasporto, che, per la verità, sono state anche integrate nel corso della precedente legislatura. Con tutti i nostri emendamenti, durante l'esame abbiamo posto l'esigenza di integrare l'istituto dell'amministrazione temporanea con il golden power, con l'obiettivo di monitorare il processo di vendita e di valutare i programmi di investimento, vincolandoli a prescrizioni volte a tutelare occupazione, salute e ambiente.
Abbiamo poi chiesto che, nel caso in cui la magistratura adottasse provvedimenti di sequestro sui beni dell'impresa titolare per inadeguatezza dell'impianto allo smaltimento dei reflui, potesse essere nominato un commissario ad hoc al fine di garantire, per quanto possibile, la continuità della produttività ambientale, ma anche la sicurezza ambientale, ponendo l'accento su questo particolare proprio perché stiamo parlando di un sito ubicato in un contesto noto per le sue criticità ambientali.
Ora, le parti pubbliche, le parti istituzionali, i sindacati e le parti sociali dovranno agire in modo sistematico per monitorare e per avere garanzie sulla consistenza degli investimenti e sulle ricadute occupazionali. Dobbiamo essere nella condizione di sapere con chiarezza di trovarci di fronte a un'operazione davvero di carattere industriale e non ad una manovra finanziaria speculativa, simile alle tante che abbiamo visto in passato, nel corso di questi anni. Non possiamo permettercelo, onorevoli colleghi, non ve lo potete permettere nemmeno voi e non se lo può permettere nessuno, dal punto di vista sia produttivo sia occupazionale. Stiamo parlando non solo degli addetti diretti a quegli impianti, ma complessivamente dei 10.000 occupati di questo settore. Su questo il Governo è chiamato svolgere fino in fondo un ruolo di garanzia.
Detto ciò, allargando lo sguardo, potremmo concordare sul fatto che questo provvedimento, per la sua portata, va al di là del sito in oggetto e arriva a toccare tutto il sistema della raffinazione e quello della chimica. È questo che rende l'impianto di cui stiamo parlando particolarmente strategico. Tra l'altro, la raffinazione, argomento all'ordine del giorno, è una delle principali criticità che incidono sul costo del carburante, perché esiste uno spread tra il greggio e i prodotti da raffinazione, con i prezzi dei secondi che crescono, nonostante diminuisca quello al barile. Nei giorni scorsi, l'ENI ha annunciato di voler dar vita a una nuova società, accanto a quelle presenti, per rafforzare l'ambito delle politiche industriali, anche in relazione alla transizione energetica. Penso che sia una questione molto importante, di assoluto di rilievo. Conferiranno asset molto significativi della bioraffinazione e del biometano, che riguardano Porto Marghera e Gela: è una notizia di assoluta importanza. Si tratta quindi di realizzare un quadro omogeneo, anche dal punto di vista normativo, perché in questa fase la certezza delle norme è la prima leva pubblica di sviluppo.
Il Gruppo Partito Democratico si asterrà sul provvedimento in esame. Comprendiamo e condividiamo le finalità di un intervento normativo che preservi e metta in sicurezza un asset industriale e strategico. Restiamo perplessi sulle modalità e sull'oggettiva debolezza degli strumenti utilizzati; modalità e strumenti che non sono stati migliorati, durante l'attività in Commissione, nonostante le nostre proposte emendative, per una certa miopia del Governo e per una certa confusione all'interno della maggioranza. Al Governo chiederemo pertanto di riferire periodicamente al Parlamento sull'operatività di questo decreto-legge e sulla procedura di vendita dell'impianto, perché si tratta di un settore strategico per la nostra economia.
Onorevoli colleghi, lo dico perché in questi tre mesi, nonostante più di un annuncio, da voi non è venuta alcuna proposta chiara di politica industriale. Su questo vorremmo poter attivare sino in fondo un confronto reale sulle dinamiche economiche e produttive del nostro Paese, perché anche da qui passeranno le possibilità di riprendere, di tornare a crescere, di imboccare la strada di uno sviluppo equo e sostenibile, ammesso certamente che chi è stato chiamato dagli italiani a prendere sulle proprie spalle le più alte responsabilità sia in grado di assolvere a questo compito. Permettetemi di coltivare più di un dubbio, solo osservando l'inadeguatezza dei provvedimenti fino a qui varati: penso alla legge di bilancio, alle clamorose retromarce compiute su tanti argomenti, ai decreti che cambiano, ai vertici di maggioranza, ai rapporti con l'Europa, all'incertezza sul Meccanismo europeo di stabilità (MES), alla retromarcia sul pagamento in contanti (Applausi) e, ancora, al pasticcio sulle accise e ai conseguenti rincari e proteste dei benzinai.
Onorevoli colleghi, il punto non è fare campagna elettorale, ma governare e gestire la complessità, cosa di fronte alla quale vi siete trovati del tutto impreparati. Da parte nostra, continueremo a fare opposizione in modo responsabile, senza ostacolare inutilmente provvedimenti che possono essere utili, ma certamente senza farvi sconti, perché l'Italia ha bisogno di molto di più rispetto a quello che state facendo. (Applausi).
ANCOROTTI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANCOROTTI (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, gentile Sottosegretario, non mi dilungherò molto nella dichiarazione di voto sul provvedimento in esame, perché la sua finalità mi sembra palese ed evidente. Vi è l'impellente urgenza di salvaguardare l'interesse nazionale in un settore che, mai come in questo momento, riveste un'importanza strategica fondamentale, in considerazione della crisi energetica mondiale che da oltre un anno stiamo affrontando.
E come salvaguardiamo l'interesse nazionale? Prevedendo che le imprese che gestiscono, a qualsiasi titolo, impianti e infrastrutture nel settore degli idrocarburi garantiscano la sicurezza degli approvvigionamenti, nonché la sicurezza e l'operatività delle reti e degli impianti, astenendosi da comportamenti che mettono a rischio l'interesse del nostro Paese.
Mentre l'Europa si riforniva di petrolio russo per il 25 per cento del proprio fabbisogno, l'Italia era già all'11 per cento. Avevamo già cominciato a diminuire la nostra dipendenza. Le tensioni geopolitiche create dalla Russia verso l'Ucraina, però, hanno riguardato soprattutto il settore energetico, nonostante ci fossimo preparati. Il ruolo del petrolio, almeno nel breve e medio periodo, è ancora estremamente rilevante nel mix energetico nazionale.
La capacità di raffinazione dell'Italia può contare su un ampio numero di fornitori di circa 72 tipi di greggio, il che ci mette abbastanza al riparo da eventuali criticità. Tuttavia, la crisi energetica ha avuto un impatto importante anche per il nostro Paese. Come abbiamo sentito in tutti gli interventi, pensiamo alla più grande raffineria, il polo petrolchimico di Priolo Gargallo, nella zona di Siracusa, controllato dalla Lukoil, con una capacità di raffinazione di circa 20 milioni di tonnellate all'anno.
Che fine avrebbe fatto questo stabilimento? Con questo provvedimento, fino al 31 dicembre del 2023, se ci sono rischi di continuità produttiva che possono creare pregiudizio all'interesse nazionale, l'impresa che opera in questo ambito ne dà tempestiva comunicazione al Ministero delle imprese e del made in Italy, al fine di attivare misure urgenti previste per il sostegno e compatibili con le leggi europee che, come tutti sappiamo, vietano gli aiuti di Stato.
L'impresa può altresì chiedere al Ministero di essere ammessa alla procedura di amministrazione temporanea per un periodo di dodici mesi, prorogabile una volta sola per altri dodici, il che comporta la sostituzione degli organi di amministrazione e controllo e la nomina di un commissario che subentra nella gestione.
Questo tipo di soluzione tende a evitare pericoli di pregiudizio all'interesse nazionale di approvvigionamento energetico, senza però modificare né l'impresa né i soci né i lavoratori né i creditori e i debitori. Gli utili eventualmente maturati verranno distribuiti alla fine della gestione temporanea, i cui costi - e questo è un passaggio fondamentale - restano a carico dell'impresa, senza aggravare in alcun modo le casse dello Stato.
Per quanto riguarda invece il golden power, il Ministero, su istanza dell'impresa, valuta se esistono i presupposti per l'accesso a misure di sostegno della capitalizzazione, in modo da consentire un rafforzamento patrimoniale, per garantire i livelli occupazionali e la prosecuzione dell'attività d'impresa, con il vantaggio di riuscire a proteggere le nostre imprese anche da scalate ostili, spesso estere, frutto di speculazioni che approfittano dei momenti di vulnerabilità di un'azienda che però, in questo caso, si occupa di un settore strategico. Questo è stato fatto anche da Francia e Stati Uniti, tutelando così i loro interessi nazionali e sterilizzando la concorrenza sleale.
Commento ora l'articolo 2-bis, che finalmente demanda all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni il compito di individuare gli standard per i cavi in fibra ottica, da osservare nell'ambito delle procedure di gara per l'infrastrutturazione della rete.
Concludo dicendo che ho sentito alcuni interventi sul disastro ecologico in Sicilia. Colleghi, siamo al governo da due mesi, non da dieci anni: potevate anche accorgervene prima.
Detto questo, voteremo ovviamente a favore del provvedimento. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 5 dicembre 2022, n. 187, recante misure urgenti a tutela dell'interesse nazionale nei settori produttivi strategici».
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 17,47)
Discussione dalla sede redigente e approvazione del disegno di legge:
(347) PIROVANO ed altri. - Modifica alla legge 20 luglio 2000, n. 211, recante «Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti», al fine di prevedere un fondo per favorire l'organizzazione da parte delle scuole secondarie di secondo grado di «viaggi nella memoria» nei campi medesimi(Relazione orale)(ore 17,47)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. 347.
Il relatore, senatore Romeo, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
ROMEO, relatore. Signor Presidente, cercherò di essere breve, ma sottolineando intanto che con questo provvedimento modifichiamo la legge 20 luglio 2000, n. 211, recante l'istituzione del «Giorno della Memoria» in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti, al fine di prevedere, in aggiunta alla citata legge, un fondo per favorire l'organizzazione da parte delle scuole secondarie di secondo grado di «viaggi nella memoria» nei campi di sterminio.
Questo provvedimento in realtà era già stato approvato nella precedente legislatura (come Atto Senato 1684, in prima lettura), ma non è diventato legge, perché si trovava fermo in Commissione alla Camera quando sono state sciolte le Camere.
L'articolo 81 del nostro Regolamento ci consente di riproporlo con una formula d'urgenza per provvedere rapidamente alla sua approvazione, per poi trasmetterlo nuovamente alla Camera dei deputati, con la speranza, questa volta, che diventi legge dello Stato.
Sappiamo bene che le iniziative che contemplano viaggi organizzati dalle scuole esistono già, però sappiamo anche che queste - e, in qualche caso, anche gli enti locali che vogliono farsene promotori - hanno difficoltà, perché ci sono dei costi. L'intento della norma è proprio quello di cercare di favorire e incentivare sempre di più questi viaggi, perché indubbiamente c'è una forte valenza formativa, dal punto di vista educativo e anche del coinvolgimento delle giovani generazioni, proprio attraverso l'esperienza di un viaggio che li renda protagonisti nel luogo dove sono ci sono stati alcuni accadimenti della storia, al fine di formare sempre di più una coscienza nelle giovani generazioni ed evitare che certi episodi si possano ripetere.
Da una parte, proprio per mantenere viva la memoria, abbiamo la testimonianza dei sopravvissuti, che è un elemento indubbiamente fondamentale e importante; dall'altra, però, è necessaria anche una visione diretta dei luoghi. Cito un passaggio della relazione del disegno di legge che mi ha particolarmente colpito, perché è molto significativo, in quanto mette in evidenza che solo attraverso la visita di quei luoghi si può arrivare non solo a immaginare quell'orrore, ma soprattutto a immedesimarsi nelle persone che proprio lì, in quelle stanze, in quei cortili, in quelle baracche e su quello stesso suolo, hanno vissuto una tragedia disumana. Lo ripeto: tutto ciò è importante affinché si eviti che in futuro si possano ripetere certi orrori. Questo è l'obiettivo di tutti quanti noi.
Il provvedimento ha ottenuto il voto favorevole da parte di tutti i membri della Commissione. Ci siamo impegnati, perché abbiamo comunque portato un emendamento modificativo rispetto alla versione che era stata approvata nella scorsa legislatura per cercare di aumentare i fondi. In realtà, la norma partiva con ancora più fondi, perché nei desiderata dei proponenti (il primo firmatario del disegno di legge è la senatrice Pirovano) c'erano sicuramente più risorse; poi, nella scorsa legislatura eravamo riusciti ad approvarlo con un milione per ogni anno, considerando un triennio. Qui siamo riusciti ad aumentare, grazie all'apporto, oltre che dei fondi della Presidenza del Consiglio, anche dei fondi del Ministero dell'istruzione e del merito, ad arrivare ad almeno 2 milioni per il 2023, 2 milioni per il 2024 e 2 milioni per il 2025. Certo, trattandosi di un fondo, sarà possibile integrarlo nelle varie manovre di bilancio e magari saranno i Gruppi, con i vari emendamenti, che potranno fare questo nel corso degli anni, però è una buona base di partenza, che naturalmente ci rende protagonisti.
Insomma, siamo nel mese di gennaio, sappiamo che fra pochi giorni ci sarà la giornata dedicata alla memoria e quindi un'approvazione da parte del Senato, magari spingendo anche i nostri colleghi alla Camera affinché riescano ad approvarlo in poco tempo, proprio in occasione - perché no? - del Giorno della memoria, sarebbe veramente un risultato significativo, che, al di là dei colori politici, può davvero unire tutti quanti, tutta la politica, su un tema così importante a livello nazionale, ma soprattutto per i nostri giovani a livello educativo.
Questa è la relazione e penso che non ci sia altro da aggiungere. Già la scorsa settimana abbiamo approvato la procedura d'urgenza e adesso speriamo di giungere rapidamente alla votazione finale. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
Spero di non mancare di rispetto al sottosegretario Frassinetti se dico che la conosco da quando aveva quindici anni e che per me è un onore ascoltare il suo primo intervento in Senato.
FRASSINETTI, sottosegretario di Stato per l'istruzione e il merito. Signor Presidente, desidero ringraziare il relatore, senatore Romeo, che ha ben descritto il senso e lo spirito di questa norma. Ho assistito anche ai lavori in Commissione e devo dire che si sono svolti in modo veloce e concreto. La finalità è proprio quella di aggiungere fondi per far sì che gli studenti abbiano un contatto concreto con i luoghi dello sterminio e, siccome sappiamo che purtroppo ci sono anche difficoltà di tipo economico, aver potuto incrementare questo fondo è per tutto il Ministero una grande soddisfazione.
Pensiamo e speriamo che, come diceva il senatore Romeo, si riesca ad approvare definitivamente il provvedimento alla Camera, magari proprio il 27 gennaio. Ci auguriamo inoltre che, anche in base a un ordine del giorno che è stato presentato e secondo le necessità, vi sia uniformità nelle classi che possono intraprendere questi viaggi nella memoria. Sappiamo che ci sono scuole che hanno più capacità di organizzazione in questo senso, ma la nostra intenzione è quella di stimolare, incentivare e facilitare l'organizzazione di questo tipo di viaggi nelle scuole dove invece magari non si è mai riusciti a farlo.
Anche a nome del Ministero, ringrazio la 7a Commissione e il Senato. Ci auguriamo di portare a casa questo grande risultato già questa sera per poi completarlo nei prossimi giorni alla Camera. (Applausi).
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Poiché il disegno di legge si compone del solo articolo 1, passiamo alla votazione finale.
In attesa che ci raggiunga la senatrice Liliana Segre, vorrei spendere alcune parole. Considero questo provvedimento molto importante. Quella odierna è una di quelle occasioni in cui vedo pienamente d'accordo il Parlamento. Salutiamo la senatrice Segre. (Applausi).
Senatrice, stavo dicendo che ho il piacere di aspettarla per avviare le dichiarazioni di voto. Se è già disponibile, le darei subito la parola.
Sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 18,01, è ripresa alle ore 18,04).
SEGRE (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SEGRE (Misto). Signor Presidente, grazie prima di tutto per avermi dato un momento per riposarmi. Saluto anche gli onorevoli colleghi, così gentili.
Io sui viaggi della memoria parlerò due minuti. Intanto sono grata alla senatrice Daisy Pirovano, che è stata al mio fianco durante il primo anno della Commissione, per aver pensato ai viaggi della memoria. I viaggi della memoria sono un punto molto particolare nell'ambito dell'insegnamento scolastico, etico e morale. Io sono tra i pochissimi sopravvissuti alla Shoah a non essere mai ritornata là dove ero stata prigioniera; non me la sono mai sentita, anche invitata ad altissimo livello, passati cinquant'anni, nel 1995. Furono presenti grandi personaggi: i reali d'Olanda, Berlusconi, molti personaggi del tempo andarono ad Auschwitz. Qualcuno di loro mi aveva invitato a guidare il gruppo, ma io non me la sono sentita. Poi ho sentito anche alla radio - quella visita si svolgeva in contemporanea a un servizio radiofonico molto importante - la descrizione delle pellicce che indossavano gli ospiti, come per esempio la regina d'Olanda (un insieme elegantissimo di volpi); era molto impellicciato di visone anche Berlusconi, e tanti altri. Io in quel momento fui contenta di non aver accettato l'invito. (Applausi).
Anche oggi, ai ragazzi che intraprendono il viaggio della memoria in inverno, la preside o chi decide il viaggio non ha il coraggio - ci vuole coraggio, è una scelta educativa - di dire una cosa: nei due anni più freddi del Novecento, l'inverno del 1943 e quello del 1944, i prigionieri, oltre che scheletriti e affamati, erano vestiti con le divise famose a righe di cotone rigenerato, di cui poi si è fatto tanto cinematografo e poca realtà. È vero che erano passati cinquant'anni. È vero che si parlava di reali o di Presidenti della Repubblica o del Consiglio, ma a nessuno è venuto in mente almeno di non indossare la pelliccia e i ragazzi di oggi, quelli che intraprenderanno il viaggio della memoria, dovrebbero saltare la colazione del mattino, avere un po' di voglia di mangiare, che tanto poi soddisferebbero all'uscita del lager.
A volte quei ragazzi, con i selfie, hanno fatto la gita. Quando sento parlare di "gita", e l'ho sentito tante volte in questi anni (la "gita" ad Auschwitz), prego, imploro e chiedo veramente per favore alla preside o all'insegnante, che mi dicono "faremo la gita ad Auschwitz", aspettando che io risponda "grazie che ci andate", dico di andare a Lucca, a Gallipoli, in montagna, per vedere una cosa meravigliosa, ma non Auschwitz. Ad Auschwitz non si fa la gita. (Applausi). Si va silenziosi, come il 2 novembre qualche famiglia affezionata ai suoi morti va al cimitero. Non fa la gita, ma va in un certo modo che è civile, a volte religioso, a volte per nostalgia nei confronti del morto. Ci va in un certo modo e così si deve andare ad Auschwitz.
Ho visto una volta alla televisione, una decina di anni fa, un gruppo di ragazzi olandesi, belli, biondi e alti, così come è la gioventù del Nord Europa, andare in gita - quelli andavano veramente in gita - ad Auschwitz. Avevano in mano un grande gelato, la musica nelle orecchie e da quel cancello che riporta la scritta «Arbeit macht frei», che sappiamo voler dire un'altra cosa, entravano a ritmo di quello che sentivano nelle orecchie, leccando l'enorme gelato. Cosa potevo fare davanti a quella trasmissione? Io non ho trovato mai le parole, così come nessun superstite, per descrivere Auschwitz. Non ci sono. Non ci sono nell'alfabeto. Non ci sono nei vocabolari di tutta Europa. Cosa dovevo pensare del fatto che un insegnante, un genitore, un preside, un personaggio qualunque avesse radunato dei ragazzi, che hanno davanti una vita lunga, cittadini di una Nazione che aveva visto un grande antinazismo, permettere tutto questo? Ho pensato che quei sei milioni di morti erano morti invano. Non si va a fare la gita: si va in silenzio, avendo magari un vestito non ricoperto di volpi e senza aver fatto la colazione del mattino, per poi andare in tutti i ristoranti e gli alberghi cresciuti intorno ai lager. Non si va in gita, si va come un santuario. Si va anche laicamente, a testa bassa, cercando di ricordare, per non dimenticare la Shoah. Grazie. (L'Assemblea si leva in piedi. Applausi).
Dichiaro, quindi, anche a nome del Gruppo Misto, il voto favorevole sui viaggi, e non le gite, della memoria. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatrice Segre, la ringrazio per le sue toccanti parole.
BORGHESE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BORGHESE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, cari colleghi, oggi l'Aula del Senato si appresta ad approvare il provvedimento sui viaggi della memoria, che mi auguro possa ricevere il più ampio consenso possibile.
Ricordare la storia della Shoah è una questione di civiltà. È una battaglia che interessa tutti, e non solo gli ebrei, ma ciascuno di noi, come ha detto oggi il presidente dell'Unione della comunità ebraica italiana Noemi Di Segni.
I nostri ragazzi hanno il diritto di conoscere il nostro passato e le nostre istituzioni hanno il dovere - come stato sottolineato da più parti - di trasmettere questa conoscenza e ricordare gli orrori del passato. Solo così infatti potremo educare le nuove generazioni e far sì che la pagina più brutta della nostra storia non si ripeta mai più.
Il disegno di legge al nostro esame istituisce un fondo che agevola l'organizzazione delle scuole secondarie di secondo grado per i viaggi della memoria nei campi di concentramento. Bisogna ricercare un linguaggio che sia vicino alla sensibilità dei giovani. Ecco perché oggi è importante approvare questo provvedimento che consentirà agli studenti in adolescenza di visitare gli ex lager nazisti durante il percorso scolastico.
Valutiamo molto positivamente il fatto che in Commissione cultura ci sia stato un parere favorevolmente unanime rispetto alla proposta di aumentare a due milioni di euro annui il fondo istituito per i viaggi della memoria: sono sei milioni di euro complessivamente negli anni 2023, 2024 e 2025.
La Repubblica italiana riconosce il 27 gennaio - data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz - il Giorno della memoria. Celebriamo questa ricorrenza tra pochi giorni per non dimenticare la Shoah e per condannare le leggi razziali.
Ai giovani, alle tante ragazze e ragazzi, intendiamo trasmettere la cultura del ricordo, consapevoli che proprio da loro, dai giovani, abbiamo molto da imparare.
Cari colleghi, la memoria è il patrimonio più grande che abbiamo. Con questo disegno di legge si compie un passo in avanti per non dimenticare una delle pagine più tristi della nostra storia.
Per questo motivo, come Gruppo Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC- Coraggio Italia)-MAIE, voteremo convintamente a favore del provvedimento. (Applausi).
Presidenza del vice presidente CASTELLONE (ore 18,16)
PATTON (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATTON (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, membri del Governo, senatrici e senatori, quello che ci apprestiamo a votare quest'oggi è un provvedimento che ha un alto valore simbolico. Avrà un valore simbolico tanto più forte quanto maggiore sarà il consenso di chi oggi lo approverà.
Che valore ha oggi la storia per le nuove generazioni? Potremmo chiederci anche che valore ha oggi la storia per le nostre generazioni, per quelli che siedono in quest'Aula e sono nelle istituzioni.
I viaggi della memoria consentono - a chi si approccia con lo spirito poco fa ricordato della senatrice Segre - un apprendimento esperienziale della storia. Il viaggio della memoria permette di vivere il contesto in cui i fatti si sono realizzati. Ed è solo con un approccio come quello che ricordava la senatrice Segre che si può compiutamente apprezzare quello che in effetti è accaduto.
L'esperienza di fare questi viaggi consente non tanto e non solo di accompagnare lo studio della storia, e quindi di arrivare al viaggio preparati, ma anche di vivere la storia; una storia come valore di una memoria che non può essere dissolta nel tempo. Questa storia, quel particolare momento storico, i drammi di quel momento storico non potranno dissolversi nel tempo; i ricordi non potranno sfumare. I ricordi devono e dovranno restare vivi.
Il provvedimento in esame deve essere per noi anche un'occasione per riflettere sull'intero sistema scuola; sul valore della formazione alla cittadinanza e sul valore della formazione - io dico - anche alla democrazia, perché il viaggio verso quei luoghi è un'esperienza in cui si capisce cosa vuol dire vivere non in una democrazia.
Il tempo non può togliere né il ricordo né la memoria sui valori universali dei diritti dell'uomo. Questo è ciò che dovremmo ricordare anche quando pensiamo a un'Europa nuovamente teatro di una guerra e di atrocità, come abbiamo ricordato in quest'Aula qualche settimana fa.
Per questi motivi e con questo spirito il Gruppo Per le Autonomie approverà convintamente il provvedimento. (Applausi).
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, come si fa a spiegare l'abisso? Come si fa a spiegare ciò che non si può descrivere? Erano queste le domande che mi sono posto quando, insieme ad altri colleghi parlamentari, ho fatto il mio unico e indimenticabile viaggio della memoria ad Auschwitz Birkenau. Il pensiero, in quei giorni, in cui eravamo accompagnati da Sami Modiano, fu che, essendo presenti fisicamente, potendo vedere i luoghi e le cose e potendo respirare in qualche modo quel senso opprimente della storia che si sente in quei luoghi, si può forse, soltanto molto parzialmente, provare a intuire molto lontanamente quello che è stato. Quantomeno è un modo per provare a incamminarsi su quella strada così impervia. Non si può descrivere quello che è successo e quello che è stato. Quando lo leggiamo sui libri ci sembra incredibile che un movimento politico di straordinario successo, come il nazionalsocialismo, abbia potuto acquistare una popolarità di massa così straordinaria, basandosi sull'idea della sopraffazione degli uni sugli altri. Non si può neanche immaginare che qualcuno abbia potuto concepire che le persone non perfette fisicamente andassero scientificamente eliminate. Non si può pensare che ci siano state delle persone che hanno studiato quale fosse lo strumento più adatto per uccidere il maggior numero di persone, nel minor tempo possibile; e hanno cominciato con dei camioncini nei quali univano il tubo di scappamento all'abitacolo, per accorgersi poi che c'era un gas, lo Zyklon B, che forse poteva servire alla bisogna. Come si fa? Eppure bisogna ricordare, perché come ha detto bene Primo Levi, con parole che poi sono state ripetute spesso, in modo meno ben detto: «Chi dimentica il proprio passato è condannato a riviverlo».
Credo che questo provvedimento ci serva davvero a fare qualcosa di importante, che è provare, con tutte le difficoltà che ci sono, a conservare la memoria. Cari colleghi, oggi abbiamo avuto l'enorme e straordinario privilegio di sentire la voce di chi lì è passato. Fortunatamente la senatrice Segre è con noi, ma le persone che ebbero la sorte di sopravvivere a quella terribile esperienza hanno un'età che sta man mano spegnendo la loro voce. Grazie, senatrice Segre, per avercela fatta ascoltare quest'oggi (Applausi), perché è una voce che potremo sentire di meno in futuro. A noi, generazioni che sono seguite, tocca l'ingrato compito di trovare modi imperfetti per poter continuare a trasmettere la memoria. Forse questi viaggi, con la possibilità di andare lì a vedere quei luoghi, che ospitano poi testimonianze - i capelli, gli occhiali, le scarpe, le valigie, le protesi - sono un modo imperfetto, ma forse l'unico che abbiamo, per conservare quella memoria.
Dunque, penso che oggi ci troviamo in una situazione molto privilegiata che è quella, come legislatori, di poter votare una legge che tutti, collettivamente, sentiamo giusta. Credo sia un momento importante, la cui importanza e rilevanza dobbiamo apprezzare fino in fondo.
Lasciatemi dire un'altra cosa, in questa giornata, nella quale celebriamo come legislatori un momento importante, trovando un accordo unanime su una legge giusta. Penso che andare ad Auschwitz sia importante non soltanto per i giovani in generale, ma anche per i giovani italiani. Io credo, colleghi, senza pretendere che siate tutti d'accordo con me, che noi italiani, con questa vicenda, non abbiamo ancora fatto completamente i conti. Il fatto che nel nostro Paese la senatrice Segre abbia la tutela, che debba essere protetta, ci dice che ancora qualcosa non va, che forse quella unanime opposizione all'orrore che è stato non possiamo darla, purtroppo, così per scontata.
Ed è vero anche che ci siamo spesso nascosti dietro l'idea di essere gli italiani brava gente. Serve forse una riflessione sul razzismo storico, che c'è stato anche in Italia, con i crimini nelle guerre in Etiopia e in Eritrea, con il comportamento dei nostri soldati di allora, e poi con il razzismo scientifico di riviste come "La difesa della razza" e le leggi razziste del 1938, leggi draconiane. Gli studenti ebrei sono stati cacciati dalle scuole in Italia, prima ancora che in Germania. In Germania ciò accadde con la Notte dei cristalli, ma era già successo in Italia.
Allora, davvero serve un momento di riflessione, nei viaggi della memoria, su come noi abbiamo partecipato a quella orribile storia. Il rastrellamento di Roma del 16 ottobre 1943, le mille e più persone partite e le soltanto 15 persone tornate appartengono profondamente alla nostra storia. Noi dovremmo appropriarcene con una energia, un coraggio e una determinazione più importanti, perché fanno parte della nostra storia e soltanto accettando quanto accaduto davvero fino in fondo potremo, appunto, fare i conti con quella vicenda.
Io spero che i docenti, i professori, i dirigenti scolastici facciano quello che oggi la senatrice Segre ci ha chiesto. Noi stessi parlamentari, quando facemmo quel viaggio, la sera prima avemmo l'occasione di parlare a lungo con Sami Modiano, perché ci raccontasse e ci facesse comprendere il contesto. In tal modo, noi avremmo potuto capire quando avremmo poi visitato quella rampa sulla quale si dividevano i vivi dai morti, i padri dalle madri, i bambini dalle madri; dove i neonati venivano uccisi, magari scaraventati contro un vagone ferroviario, con gente che quel viaggio non era neanche riuscito a completare.
Noi riteniamo che i soldi pubblici che stiamo prevedendo con questo provvedimento sono anche un incoraggiamento alle scuole, a utilizzare al 100 per cento il potenziale di questa esperienza, in un certo senso del pellegrinaggio in quei luoghi. E auspichiamo che non vadano perse quelle tappe della nostra storia, anche quelle più difficili da guardare, quelle che ci fanno sentire un abisso dentro lo stomaco, facendocele sentire anche - ahimè - come parte della nostra identità nazionale.
Questa sembrerebbe semplicemente una legge con la quale allochiamo dei fondi pubblici. È, probabilmente, una legge sulla quale stiamo tutti insieme cercando di costruire un futuro migliore per questo Paese. (Applausi).
SILVESTRO (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SILVESTRO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, colleghi senatori, il provvedimento che esaminiamo oggi intende promuovere e incentivare, nel rispetto dell'autonomia scolastica, i viaggi delle scolaresche nei luoghi della memoria, per tenere vivo il ricordo della Shoah, il genocidio nazista degli ebrei.
A tal fine vengono stanziati circa due milioni di euro per i prossimi tre anni. La novella legislativa segue la legge n. 211 che, nel 2000, ha istituito la Giornata della memoria, il ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico, la Shoah.
Il disegno di legge nasce dalla volontà di far conoscere da vicino a quanti più studenti possibile la realtà dei campi di sterminio nazisti e, quindi, di promuovere e incentivare, nel rispetto dell'autonomia scolastica, i "viaggi della memoria". Di fronte ai tentativi di negazionismo diffusi spesso attraverso i social media, è necessario sempre più rafforzare la coscienza civica nelle giovani generazioni per cancellare qualsiasi tipo di atteggiamento razzista. Vanno quindi fortemente incentivati i viaggi delle scuole superiori, ove possibile accompagnati da lezioni in classe dedicate alla formazione sull'esperienza e sul viaggio cui si andrà incontro.
La storia della Shoah fa ormai parte a pieno titolo del programma scolastico di storia contemporanea. Nel 2000 è stata approvata la legge n. 211 che ha istituito il 27 gennaio come Giorno della memoria in ricordo dello sterminio e della persecuzione del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. È proprio questa la legge che ora viene novellata, inserendo l'iniziativa di sostenere i "viaggi della memoria". Nel 2018, da parte del presidente Mattarella, vi è stata la nomina a senatrice a vita di Liliana Segre, per avere illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale. In quel momento è stato affermato l'altissimo merito di una donna coraggiosa, sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz, dove fu deportata ancora bambina; una donna che ha dedicato gli ultimi trent'anni della sua vita a rendere testimonianza proprio tra i giovani sugli orrori della Shoah, perché quanto accaduto non cada nell'oblio.
La testimonianza dei sopravvissuti, diretta e indiretta, può e deve essere integrata e resa ancora più cogente con la presenza dei giovani sui luoghi in cui le atrocità naziste sono avvenute. Quella diretta dei protagonisti, come è evidente, viene meno per ragioni anagrafiche, trattandosi di fatti avvenuti nei primi anni Quaranta del secolo scorso. Di conseguenza, la partecipazione fisica dei giovani proprio nei campi di concentramento in cui sono avvenute le atrocità naziste può metterli a contatto diretto con la storia e con i siti in cui sono ancora visibili i momenti di prigionia, fino alla morte, di migliaia di innocenti. Esistono già oggi certamente tantissime iniziative che propongono viaggi nei luoghi della memoria; sono iniziative meritorie organizzate da parte degli stessi istituti scolastici. I docenti delle scuole superiori hanno ben compreso che anche il ricorso della testimonianza diretta acquisita dai ragazzi può diventare un elemento fondamentale nell'ambito della didattica della storia della Shoah.
Per questi motivi i viaggi nei luoghi della memoria sono un progetto importante da sostenere, così come l'iniziativa del disegno di legge è assolutamente meritoria. Abbiamo il dovere di insegnare agli studenti a capire e a ricordare la Shoah e far loro conoscere la storia, altrimenti tutto il nostro lavoro quotidiano come amministratori pubblici, come docenti e soprattutto come genitori non sarà servito a nulla. È anche tra i banchi di scuola che si formano la coscienza e la consapevolezza di una persona e ci si confronta con un mondo fatto di diversità e di ricchezze culturali. Ricordare significa anche passare il testimone da una generazione all'altra: è l'unico antidoto contro l'indifferenza e il rischio che simili tragedie possano tornare a ripetersi. Tutto ciò rappresenta un nostro obiettivo in un momento storico in cui purtroppo si parla ancora troppo di guerre e poco di pace. Il dovere della memoria non può e non deve limitarsi a un'attenzione occasionale. Ricordare significa anzitutto accendere sempre nelle generazioni più giovani la fiaccola della memoria.
Per queste ragioni non possiamo che dichiararci convintamente favorevoli all'approvazione del disegno-legge dei senatori di Forza Italia. (Applausi).
PIRONDINI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRONDINI (M5S). Signor Presidente, il Gruppo MoVimento 5 Stelle, che tra l'altro è cofirmatario del disegno di legge, sostiene convintamente questa iniziativa, che permetterà a molti studenti di venire a contatto con tutta la drammaticità e l'assurdità di una delle fasi più buie e atroci della storia dell'umanità. Il ricordo, la trasmissione di ciò che ha rappresentato la Shoah alle nuove generazioni, è elemento di straordinaria e fondamentale importanza, nonché esigenza sempre più diffusa - per fortuna - all'interno della nostra società.
Indubbiamente, quello delle visite ai luoghi della memoria rappresenta un momento di ineluttabile e straziante coinvolgimento sulla strada dell'impossibile compito di avvicinarsi alla comprensione di atrocità così inspiegabili. Con questo provvedimento non istituiamo semplicemente un fondo che permetterà a molti giovani italiani di compiere un viaggio emotivo e introspettivo, ancor prima che fisico, ma sanciamo in maniera inequivocabile l'importanza e la forza della testimonianza.
A proposito di testimonianza, vorrei sottolineare la forza empaticamente dirompente generata dagli incontri tra i ragazzi delle nostre scuole e i sopravvissuti ai campi di sterminio: un'esperienza, quella di incontrare testimoni diretti della Shoah, che può cambiare il modo di vedere il mondo e che quindi va perseguita il più possibile. Mi permetterete su questo tema di rivolgere un affettuoso pensiero a una persona straordinaria, che dobbiamo semplicemente ammirare e ringraziare quotidianamente: la senatrice Liliana Segre. (Applausi).
Non dobbiamo però commettere l'errore di credere che la visita ai luoghi della memoria possa rappresentare di per sé stessa elemento indipendente da un necessario, quanto doveroso, percorso organico precedente ai viaggi, che permetta ai ragazzi di arrivare in quei luoghi di dolore con la giusta consapevolezza e il giusto atteggiamento. Il coinvolgimento delle nuove generazioni attraverso l'esperienza diretta di quel periodo buio è di fondamentale importanza, affinché anche oggi il benché minimo fuoco di becera discriminazione venga riconosciuto e spento sul nascere.
Va detto che l'iniziativa di questi viaggi non rappresenta di per sé una novità assoluta, ma il fatto di implementare le risorse economiche, per cui questa esperienza possa essere vissuta da più studenti, è sicuramente operazione corretta e meritevole. Sfogliando vari articoli di giornale è possibile apprezzare, attraverso le testimonianze dei ragazzi che già hanno vissuto questa esperienza, quanto la medesima possa scavare nel profondo degli stessi. Tra le tante, vorrei citare le testimonianze di alcuni ragazzi tornati dalla visita al campo di Auschwitz. Condivido con voi, ad esempio, le sensazioni di Federica e di Davide, che dicono: «È stato un viaggio diverso da come lo immaginavamo. Abbiamo provato emozioni diverse rispetto a quelle che pensavamo. Vedere i capelli tagliati ed esposti è stato agghiacciante. Ieri è stato il momento dell'immensità, del freddo. Oggi è stato il giorno delle piccole cose, come le scarpe, le trecce dei capelli, piccole ma cariche di significato». Oppure, ancora, le sensazioni di Alessandro: «Ho pianto dalla stanza dei capelli al muro della morte. Vivere queste cose in prima persona fa male. Pensare che un delitto del genere sia avvenuto nella nostra epoca, quella della civiltà, fa rabbrividire. Siamo arrivati con uno spirito di avventura, invece questa esperienza ci ha spiazzato». Infine, l'esperienza di Asia: «Non capisco come facevano a resistere a quel freddo, pensare che stavano con gli zoccoli tutto l'inverno. Queste cose si sono sentite tante volte, ma raccontate dai testimoni si capiscono meglio. Essere a letto e prima di addormentarmi ripensare a quei giorni non mi era mai successo. Abbiamo celebrato tante volte il ricordo per la Giornata della memoria, ma non ci eravamo mai resi veramente conto di cosa significasse come adesso».
Signor Presidente, le parole di questi ragazzi chiariscono perfettamente quanto l'esperienza diretta permetta una visione più ampia, concreta e addirittura spiazzante rispetto alle loro stesse aspettative. Credo infine che l'azione di sensibilizzazione nei confronti di giovani studenti non possa e non debba sottrarre anche molti adulti da una serie di riflessioni doverose, in particolare quelle sulle cause sociali che portarono a tutto quello strazio inspiegabile: quali furono i presupposti, che cosa fece germogliare il seme dell'odio nei confronti di chi venne considerato diverso e poi perseguitato e cosa preparò il campo a una certa tolleranza rispetto a pensieri e fatti assolutamente inaccettabili.
Ricordare, condividere e continuare a porsi domande è pratica doverosa, perché - come scrisse Primo Levi - «Chi dimentica il proprio passato è condannato a riviverlo». Per tutto quello fin qui esposto, annuncio il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. (Applausi).
PIROVANO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIROVANO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, non vi nego che sono profondamente emozionata. Forse avrei dovuto scrivere l'intervento, perché non ho previsto che intervenire davanti a Liliana Segre, che ha un nome e un cognome prima della carica di senatrice, non sarebbe stato facile. E la ringrazio per le parole che ha speso durante la sua dichiarazione di voto. (Applausi).
Quando mi hanno detto che avrei dovuto fare io la dichiarazione di voto, ho detto che ero già intervenuta la scorsa settimana, ma poi mi sono detta che, anche se il tema era lo stesso, ci sarà sempre qualcosa da dire sull'Olocausto e sulla Shoah fin quando esisterà il male. Fare questi viaggi della memoria è importante perché bisogna conoscere la profondità del male per capire l'importanza fondamentale del bene e di chi sa fare del bene, anche a costo della propria vita e anche nel male più indicibile. Chi salva una vita salva il mondo intero: questo è un passo del Talmud, uno dei testi sacri dell'Ebraismo, perché rappresenta la rottura nell'avanzare del male e della morte. Quando i nostri ragazzi vanno in un campo di concentramento è giusto che arrivino conoscendo la storia delle atrocità, di quello che è accaduto lì dentro, e non solo in quegli anni, ma anche di chi è stato protagonista del bene, perché anche nel male più atroce si nasconde sempre il seme del bene. Ci sono vite che hanno potuto essere salvate grazie ai giusti e a chi ha fatto del bene e vite che non hanno potuto essere salvate e che da decenni ormai si sono trasformate in nomi incisi sulle pietre di inciampo. Le pietre d'inciampo sono ormai oltre 75.000, grazie all'artista Gunter Demnig e avrò l'onore proprio nel Giorno della memoria, il 27 gennaio, di posare una pietra di inciampo fuori dal mio Comune, Misano di Gera D'Adda, per un deportato politico, il tenente Emanuele Carioni, che abbiamo sempre mantenuto nella memoria. Questo serve, ovviamente, a ricordare tutte le vittime dell'Olocausto e della Shoah. Una persona viene dimenticata solo quando viene dimenticato il suo nome, recita un altro passo del Talmud.
Quando il 27 gennaio del 1945 le truppe sovietiche hanno aperto i cancelli di Auschwitz, secondo una delle frasi di Primo Levi, si è letto lo stupore per il male altrui negli occhi di questi soldati che sono arrivati nel campo di concentramento. Facendo delle ricerche in questi giorni ho trovato una riflessione proprio della senatrice Segre su questo passo: dobbiamo ammirare i giusti con tutto lo stupore per il male altrui, accettare la felicità, che ci siano stati e che continuino ad esistere i giusti. La felicità, parlando di campi di concentramento, è uno dei messaggi fondamentali che deve arrivare ai giovani: conoscere il male e capire l'importanza del bene. I giusti non sono degli eroi, non sono delle persone sante, ma persone comuni esattamente come i ragazzi che varcano i cancelli dei campi di concentramento, ma che hanno saputo non essere indifferenti, uscire dalla massa degli indifferenti per affrontare delle ingiustizie, un'ingiustizia incredibile, che non è solo razzismo, ma è proprio un'ingiustizia totale e globale nei confronti dell'essere umano di diverse categorie. Come è stato ricordato poc'anzi dal collega, interrompere un'ingiustizia è interrompere la catena del male, perché c'è sempre una possibilità di scelta e anche dal male estremo può uscire, come diceva la senatrice Segre, un messaggio ottimista, perché ogni essere umano può diventare un argine al male.
Ricordiamo i giusti. L'Italia, oltretutto, è all'ottavo posto nell'elenco delle Nazioni per numero di giusti: sono oltre 27.000 e più di 700 solo in Italia e hanno un nome e un cognome. Sono tantissimi, ma voglio menzionare alcuni di loro. Comincio con il nome di Giorgio Perlasca, che ha salvato oltre 5.000 ebrei ungheresi. Calogero Marrone, invece, era il capo dell'anagrafe del Comune di Varese ed è morto a Dachau perché ha fornito documenti falsi agli ebrei e agli oppositori del regime. Penso a Gino Bartali, che non voleva si sapesse troppo, perché diceva che il bene non si dice, bisogna farlo in silenzio, e che certe medaglie si appendono all'anima, non alla giacca.
Ciò di cui parliamo non è il passato, ma il futuro e noi dobbiamo presentare un futuro di speranza e di giustizia ai nostri giovani, ricordando che si può sempre uscire dall'indifferenza. Occorre saper dire di no agli ordini ingiusti, come ricordavo nel mio intervento della scorsa settimana sul concetto di responsabilità penale individuale, dallo statuto del tribunale di Norimberga passando per tutte le atrocità della storia, fino allo statuto della Corte penale internazionale. Dall'altra parte ci sono i giusti, che hanno saputo fare la differenza e che hanno rischiato o perso la propria vita per salvare altri esseri umani innocenti.
Con il provvedimento in discussione è stato stanziato un milione aggiuntivo, così come abbiamo auspicato solo la scorsa settimana. Ringrazio tutti i colleghi di maggioranza ma anche di opposizione; qualcuno dei Gruppi di minoranza ha anche voluto sottoscrivere il provvedimento e ne sono felicissima; ringrazio i colleghi della 7a Commissione, il relatore Romeo, ma anche il Governo per le tempistiche da record. Voi che conoscete il funzionamento dei meccanismi in questo ambito, sapete che non è facilissimo trovare un milione; ringrazio però i ministri Giorgetti e Valditara, che hanno capito l'importanza del provvedimento. Da uno siamo passati a due milioni all'anno; non è ancora sufficiente, ma è una bella dimostrazione di fiducia nei confronti dei nostri giovani. Questi soldi, infatti, sono un investimento per le generazioni future e non un costo per lo Stato, perché investire sulle nuove generazioni non può mai essere un costo.
Io sono stata onorata di lavorare, nella scorsa legislatura, nella Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, presieduta dalla senatrice Segre, assieme al vice presidente Verducci. Su certe tematiche è difficile non provare emozione, perché nella mia vita non avrei mai immaginato di trovarmi qui oggi alla presenza di Liliana Segre, per il grande rispetto che nutro per la sua storia personale; non avrei mai pensato di essere la prima firmataria di un provvedimento che viene votato alla presenza della senatrice Segre e con la partecipazione di tutto l'arco costituzionale.
Questa giornata per me è importante, perché si parla di politica, abbiamo opinioni diverse su tantissimi temi, ma ci sono questioni su cui non dovremmo mai essere divisi, come sul rispetto e sulla protezione dell'essere umano, sui veri valori che deve avere questo Paese, che devono avere i nostri giovani.
Io ci tengo, perché per me è un giorno speciale, a riconoscere anche i meriti che hanno avuto due persone nella mia vita: la prima non l'ho conosciuta, l'altra è la mia mamma, che purtroppo non c'è più da pochi anni. Grazie a lei e a suo padre, mio nonno Cesare, che durante la Seconda guerra mondiale ha aiutato tanta gente e ha rischiato di finire in un campo di concentramento perché ha saputo fare la differenza fra il bene e il male, io sono la persona che sono, con tutti i miei pregi e difetti, e sono felice di contribuire nel mio piccolo a una causa che ho sposato tanti anni fa. Ringrazio la senatrice Segre davvero per essere qui oggi a condividere con noi questo momento.
Ovviamente, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione sul provvedimento in esame. (Applausi).
RANDO (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RANDO (PD-IDP). Signora Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, anche per me è una grande emozione. Ho ascoltato in altri luoghi la senatrice Liliana Segre, ma farlo qui è un'altra cosa, in questo luogo in cui siamo insieme. È veramente una grande emozione e la ringrazio per la parole importanti che ci consegna.
Vorrei iniziare questo intervento partendo dalle parole di José Saramago, scrittore e giornalista portoghese, premio Nobel per la letteratura, scomparso nel 2010: «Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere.». Parole che non possono essere prese come un giudizio o utilizzate per giudicare, ma che devono essere un riferimento per i nostri pensieri e le nostre azioni.
Con il tempo la memoria dei fatti, per quanto coinvolgenti oppure orribili possano essere, spesso finisce per raffreddarsi e ridursi a una dimensione puramente numerica. È in quel momento che abbiamo bisogno di intervenire; è di fronte a quel sentimento che siamo chiamati a dare il giusto peso alla memoria. Ecco, tra qualche giorno ricorre la Giornata della memoria. La legge che l'ha istituita ha scelto che la data per questa ricorrenza fosse il 27 gennaio, una data simbolica, che coincide con l'abbattimento dei cancelli di Auschwitz e di Birkenau, a loro volta simbolo della Shoah, dello sterminio del popolo ebraico, delle enormi e peggiori crudeltà che la storia dell'umanità abbia mai conosciuto. Le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia e la morte, coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio e, anche a rischio della propria vita, hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati: è questo che ricordiamo ogni 27 gennaio.
Credo che non sia un caso che questa giornata sia stata chiamata la Giornata della memoria, perché sottolinea l'importanza e il valore di una funzione rilevante come l'esercizio della memoria, un esercizio che va allenato, coltivato, tramandato. Abbiamo bisogno di conoscere e di sapere quello che è stato; e fare memoria serve a comprenderlo fino in fondo, a toccarlo con mano, a viverlo nella sua brutalità, crudeltà e ferocia, a fare in modo che ciò che è stato non si ripeta mai più. Ecco perché abbiamo bisogno che le nuove generazioni vivano quei luoghi, perché sono storia di vita, di morte, di sofferenze ingiuste. È in quei luoghi che si respira l'esistenza di quelle cattiverie, di chi li ha subite, ma anche di chi le ha perpetrate. Ed è stando a contatto con quei luoghi che la memoria diventa tua, la percepisci con tutti i suoi sensi, la osservi, la tocchi con mano e, facendola tua, la prendi in custodia.
Chiunque sia stato in quei luoghi, scenario di barbarie, e si sia immedesimato nel dolore e nelle sofferenze subite, chiunque abbia visitato Auschwitz, i campi di sterminio di Birkenau e tutti i luoghi della memoria, ha sentito crescere dentro di sé un sentimento di rabbia, ma anche la consapevolezza e la convinzione di quanto fosse ingiusto subire ciò che nessun essere umano dovrebbe mai subire. Visitare quei luoghi, quindi, ti fa capire che cosa è successo, ma ti permette anche di sentire la responsabilità e il dovere di coltivare e difendere la memoria di ciò che è stato, raccogliendone dunque l'impegno quotidiano, al quale tutti noi siamo chiamati.
Un impegno che hanno portato avanti finora soprattutto i testimoni diretti di quella barbarie. Quando li ascolti - io ne ho ascoltati tanti, che oggi magari non ci sono più - ti senti dentro una grande responsabilità, la porti con te. Penso su tutti al grande impegno che ha profuso una grande donna, oggi nostra collega, Liliana Segre, a cui va la nostra immensa gratitudine e il nostro più caloroso abbraccio. È un onore e un privilegio averla con noi, proprio lei, che ha speso la sua vita a coltivare la memoria e ci ha fatto capire quanto potesse essere faticoso ogni volta rivivere quei momenti, quelle emozioni, quei sentimenti. Penso sia anche compito nostro assumere su di noi un pezzettino di quel compito, come nella più classica delle staffette: raccogliere il testimone, raccoglierne la testimonianza e farla vivere a chi non sa, a chi ha avuto la fortuna di non vivere quei luoghi e quell'orrore.
Ecco, se vogliamo, sta anche qui il significato autentico dei viaggi della memoria (e non delle gite): toccare con mano quell'orrore, riviverlo completamente, partecipando con il cuore, oltre che con il cervello. È la forza dell'emozione che ci fa vivere una storia, anche orribilmente straziante, che è la storia di essere umani come noi, senza trascurare il valore del viaggio, che offre ai ragazzi l'opportunità di incontrarsi, confrontarsi, contaminarsi, conoscere per costruire memoria. Ed è un dato importante, perché senza curiosità non c'è memoria, senza conoscenza non c'è memoria.
Altrettanto importante, anzi direi fondamentale, è la preparazione e la costruzione di quei percorsi. La scuola e le insegnanti si devono prendere questo compito; la storia di quei luoghi deve essere conosciuta e contestualizzata, perché quei luoghi sono nostri, rappresentano la nostra storia, la storia dell'Europa. Se non mettiamo i ragazzi in condizioni di comprenderla fino in fondo, non permettiamo loro di capire cosa può accadere nel futuro. Solo con una narrazione giusta del passato la testimonianza diventa dono, solo una memoria viva può far vibrare le corde della coscienza collettiva. La memoria infatti non è mai neutra. Ecco perché credo fermamente che sia anche nostro il compito di accompagnare questo processo di conoscenza. È nostro dovere far sì che le future generazioni abbiano contezza di cosa è stato e, guardate, se oggi nelle nostre democrazie quelle azioni sono considerate pura barbarie, è perché tante donne e uomini sono morti per consegnarci la libertà, per insegnarci il valore della resistenza, della democrazia, per consegnarci una società fatta di diritti, di uguaglianza e di pace. Guai però a pensare che si possa abbassare la guardia perché se non si coltiva la memoria, il limite e le debolezze dell'essere umano possono sempre scatenare nuove violenze, nuove persecuzioni e nuovi razzismi.
Lo ammetto, parlare di questi temi mentre imperversa vicino a noi una guerra ingiusta, nata da un'invasione che va condannata con forza, fa male. L'Europa è stata scenario di guerra e ingiustizia. Mi auguro che oggi quella stessa Europa sia capace di generare pace e libertà. Me lo auguro perché anch'io, come David Sassoli e come tanti di noi, credo che l'Europa non sia un incidente della storia, anzi, per dirla con le sue parole, noi «siamo figli e nipoti di coloro che sono riusciti a trovare l'antidoto a quella degenerazione nazionalista che ha avvelenato la nostra storia».
Da quella storia, dai valori dell'antifascismo è nata la nostra Costituzione. Grazie a quella storia, siamo riusciti a rendere la nostra Europa un luogo di pace. Ecco, abbiamo il dovere di non permettere a nessuno di respirare nuovamente venti di guerra, sofferenze e discriminazione.
Presidente, torno in conclusione sull'importanza della memoria; oggi con il nostro voto contribuiamo alla nascita di tanti piccoli percorsi capaci di coltivare memoria ed essa non è mai inutile. È talmente viva che produce sempre effetti sul presente. Ecco perché bisogna investirci; la memoria è un bene comune, è l'anima di un popolo e coltivare memoria significa raccogliere una cultura della pace.
Per tutte queste ragioni dichiaro convintamente il voto favorevole del Partito Democratico perché questo è nelle corde e nell'anima del mio Gruppo. (Applausi).
BERRINO (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERRINO (FdI). Signor Presidente, Sottosegretario, senatrice Segre, onorevoli colleghe e colleghi, in effetti una pratica che poteva sembrare banale, prevedendo un aumento di finanziamento per permettere a più ragazzi di viaggiare, non è semplice da fare davanti a chi purtroppo ha vissuto una tragedia. La mia generazione non ha avuto la possibilità di approfittare o di avere l'opportunità di avere a disposizione i viaggi della memoria e, anche volendo, viaggiare in privato non era permesso perché la gran parte dei campi di concentramento erano oltre la cortina di ferro. Io personalmente ho avuto la fortuna nel mio nucleo familiare di avere due persone ebree, che mi hanno raccontato cosa volesse dire, avendolo sentito dalla loro comunità non essendo stati nei campi di concentramento. Mi hanno raccontato anche il disagio negli anni Settanta e Ottanta di vivere in Europa, dove non era propriamente semplice, dove le prime paure di una rinascita dell'antisemitismo erano vere. Devo dire che a tredici, quattordici, quindici anni, sentire quei racconti ho capito che cosa fosse la Shoah e cosa volesse dire l'antisemitismo latente. Non corrisponde a nulla di quello che c'è scritto sui libri di scuola e di quello che all'epoca studiavamo, probabilmente a conclusione dell'anno perché la Seconda guerra mondiale, i regimi nazifascisti degli anni Venti, Trenta e Quaranta del secolo scorso erano alla fine del programma scolastico. Sentirsi raccontare da persone che vivevano quelle paure ha cambiato radicalmente il modo di affrontare la storia di quegli anni. Penso che questo sia quello che deve spingere chi oggi organizza i viaggi della memoria a far comprendere ai ragazzi.
Mi ero scritto un appunto che lei, senatrice Segre, ha detto precedentemente: non sono gite, ma sono viaggi. Sono, però, viaggi senza una meta, perché la metà di quel viaggio è un oscuro buco nero dell'animo umano; quindi, una persona non può dire di essere andata ad Auschwitz o in un altro campo di concentramento, perché quello vorrebbe dire partire per andare a vedere una cosa. Bisogna, invece, partire e viaggiare sapendo di andare a vivere un'emozione forte, e la vera vittoria di quei viaggi sono quei ragazzi che non scattano fotografie, perché nulla di quello che si vede là è fotografabile.
Se mi limito a fotografare il cancello, le baracche, quello che c'è nei vari punti che si possono visitare, la mia memoria sarà quella foto; e invece io devo tornare da quei luoghi con quello che mi è rimasto nella mente, cercando il più possibile di ricreare l'orrore di quello che la mente umana ha saputo creare.
Quella è la vittoria di chi organizza i viaggi nei luoghi dello sterminio. Questo deve essere ciò che si racconta ai ragazzi prima di partire: non guardate, ma vivete le emozioni; andate in silenzio, non parlate fra di voi, ma seguite profondamente quello che il vostro spirito in quei momenti vede, sente e prova. Quella è la vera memoria con cui bisogna far tornare a casa i ragazzi.
La maggior parte di essi quando tornano scrivono un tema - perché è previsto - e la gran parte di essi dice una frase comune: nulla è più come prima. Ma nulla è più come prima nei quindici giorni successivi o nulla sarà più come prima come nel mio caso, ad esempio, dopo che mi hanno raccontato che cosa volesse dire essere ebrei in una società che tornava a non farti vivere coscientemente - non vivevano in Italia - e ti spingeva ad andare in Israele perché solo lì ti saresti sentito perfettamente a tuo agio, senza correre un rischio perché eri ebreo?
Dico, allora: avendo l'opportunità di avere maggiori fondi, perché non iniziare quel viaggio e non permettere anche a chi quel viaggio non lo può fare di viverlo?
Senatrice Segre, non sto dicendo questo perché lei è oggi presente, perché altrimenti sembra che voglia ricevere un apprezzamento; non è questo il mio spirito.
Abbiamo in Italia, alla stazione di Milano, il binario 21, che rappresenta per lei il suo viaggio dell'orrore, senatrice. Non costa andare a vederlo; non c'è bisogno di soldi, è lì.
Perché non valorizzare già in Italia quello che è stato per tantissimi l'inizio del viaggio del terrore e della barbarie e la fine di molte vite? Perché non mettere alla Stazione centrale di Milano delle indicazioni su cosa sia il binario 21, affinché anche chi non viaggia o chi non è più in età di viaggiare, affinché anche chi tutte le mattine magari ci passa senza pensare perché sta andando a lavorare o a scuola inizi a pensare che anche noi abbiamo in Italia uno e più luoghi da dove il baratro più oscuro della mente umana ha creato quella che è stata la Shoah.
Penso che sia un segnale che non costa nulla, anche in quel caso non da fotografare, ma, magari, con le nuove tecniche, da rendere più fruibile ai ragazzi, affinché anche a coloro che magari non ci avevano ancora pensato - e non perché glielo dicono i professori o i presidi - sorga la voglia di fare non la gita, ma quel viaggio della memoria per tornare senza fotografie, ma pienamente convinti che non solo la Shoah non si debba più ripetere, non solo che nessuno possa pensare di uccidere o di internare qualcuno perché è diverso da noi per religione o per razza, ma anche con la piena contezza di poter giudicare con coscienza e anche con paura tutti i segnali che attorno a noi ci sono di repressione del libero pensiero.
Sono considerazioni che ho condiviso con il mio Gruppo, di cui annuncio il voto favorevole. Siamo anche felici che oggi le dichiarazioni di voto di tutti i partiti siano state non solo univocamente positive nei confronti del provvedimento, ma che abbiano centrato, senza polemiche come in altri casi, la volontà di offrire un insegnamento della politica ai ragazzi. Quindi, con grande emozione e senso di responsabilità, sono felice che il solo fatto di aumentare, con il presente provvedimento, il fondo per i viaggi della memoria abbia dato l'opportunità, in un pomeriggio come questo, di tornare a pensare profondamente a quello che è stato e che nessuno di noi vuole accada mai più, e soprattutto a come far affrontare ai ragazzi quel viaggio davvero molto profondo, da cui devono tornare senza foto, ma con la grande convinzione che i rischi non finiscono mai e che bisogna sempre tenere alta la guardia. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
CAMUSSO (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAMUSSO (PD-IDP). Signor Presidente, non molti giorni fa la 3a Commissione permanente ha approvato, sostanzialmente all'unanimità, un testo in cui si dice che le forze di sicurezza, il corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche dell'Iran, la polizia antisommossa e gli agenti di sicurezza in borghese avrebbero fatto ampio uso di proiettili, di gas lacrimogeni e di manganelli, per reprimere le manifestazioni di protesta.
Come ho chiesto in un'interrogazione, a cui non ho ancora ricevuto risposta nonostante sia stata presentata all'inizio di dicembre, ci sono molte documentazioni che ci dicono che quei proiettili vengono da armi prodotte nello stabilimento di un'azienda italo-francese che ha sede a Livorno: sono cioè armi di produzione italiana e sono soprattutto munizioni di produzione italiana. (Brusìo. Richiami del Presidente). Signor Presidente, se ai colleghi non interessa, possono uscire dall'Aula silenziosamente: non è necessario chiacchierare.
Sappiamo bene, perché ce lo dicono le cronache quotidianamente, che i pasdaran, o le guardie rivoluzionarie, chiamatele come volete, hanno l'ordine di sparare continuamente sulla folla che manifesta pacificamente per le strade di quasi tutte le città iraniane. Mi domando se possiamo far finta di nulla davanti al fatto che ci siano munizioni italiane utilizzate a questo fine e se possiamo non interrogarci su come sia possibile che queste munizioni siano lì, visto che l'azienda in questione non ha chiesto alcuna autorizzazione a norma della legge n.185 del 1990, la legge sull'esportazione delle armi, e visto che, in base alle decisioni e alle norme europee sull'export con l'Iran, è assolutamente proibita qualunque forma di vendita di munizioni, non solo di armi vere e proprie. Credo che sia utile e necessario che il Governo venga a riferire in Aula, rispetto a queste domande, ma soprattutto rispetto alle scelte che intende prendere perché non si ripetano più episodi di questo tipo. (Applausi).
BEVILACQUA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BEVILACQUA (M5S). Signor Presidente, giovedì 12 gennaio, a Palermo, ha prematuramente chiuso gli occhi in pace, dopo una breve malattia, il missionario laico Biagio Conte, un uomo che, con la sua opera, ha mostrato al mondo cosa significa aiutare gli ultimi, sopperendo all'assenza di politiche di welfare e all'indifferenza della nostra società.
Biagio Conte, figlio di ricchi costruttori edili, rinuncia ai suoi beni e agli agi della sua casa. Lascia la sua famiglia e va, povero tra i poveri, a portare conforto a chi non ha niente e nessuno. Negli anni fonda la Missione di speranza e carità di via Archirafi, la Cittadella del povero della speranza nell'ex caserma di via Decollati e la Casa di accoglienza femminile in via Garibaldi, nei pressi della Magione, dedicata a donne e mamme con bambini.
L'immensa opera di Biagio Conte diventa porto sicuro per gli ultimi della città: senzatetto, immigrati, donne abbandonate, ex detenuti, intere famiglie cadute in povertà, aiutando migliaia di persone senza chiedere nulla in cambio.
Fratel Biagio Conte, così veniva chiamato, si è donato completamente e resterà nella storia e nel cuore di tutti. È stato un dono, un'ispirazione al bene, un miracolo che ha celebrato la vita in ogni sua essenza, un monito per la società. Nella sua vita spesso ha messo se stesso al servizio delle cause per cui si batteva, anche attraverso scioperi della fame. Ha richiamato costantemente le istituzioni ad adottare tutte le misure in loro potere per sostenere più deboli. Ha toccato la coscienza dei palermitani chiedendo a tutti un impegno civile, perché ciascuno si facesse moralmente carico dei meno fortunati.
Papa Francesco, nel 2018, in visita a Palermo, non è andato nei palazzi ma ha visitato la missione, ha pranzato con Biagio Conte e con i suoi fratelli.
Ai suoi funerali sono venuti da tutta Europa, per rendere omaggio ad un grande uomo, che ha agito come un santo in terra. La città di Palermo, le istituzioni ad ogni livello, raccolgono un'eredità morale e una grande responsabilità, perché nel nome di Biagio Conte dovranno sostenere e portare avanti la sua missione di speranza e carità.
Oggi mi faccio testimone delle azioni di Biagio Conte, ricordando che deve essere impegno della politica non lasciare nessuno indietro. E voglio tributare il giusto riconoscimento a tutte quelle realtà del terzo settore, che sopperiscono ai vuoti lasciati dalla politica con senso di solidarietà e umanità come ha fatto fratel Biagio, cui oggi rivolgo un sentito pensiero e un caloroso ringraziamento. (Applausi).
MAIORINO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIORINO (M5S). «Non posso partecipare ai concorsi, votare, andare in Erasmus, anche se io a scuola, all'università, ci sono andato come voi. Mi vengono negati i diritti elementari. Sono considerato un cittadino di serie B e sono costretto ogni volta a rinnovare il permesso di soggiorno». Queste, signor Presidente, sono le parole cariche di dolore che Omar Neffati ha continuato a ripetere fino all'ultimo giorno, fino a quando, lo scorso 12 gennaio, non ha più retto e si è suicidato con una corda al collo.
Omar Neffati, ventisettenne di origine tunisina, si è tolto la vita a Sutri. Viveva lì in Italia con la sua famiglia da quando aveva sei mesi: un italiano a tutti gli effetti. Nel suo ultimo post su Instagram si legge: Omar Neffati, 27 come Janis, Jimi e Kurt. Un po' italiano, un po' tunisino, portavoce degli italiani senza cittadinanza.
Sì, perché Omar era diventato il simbolo della lotta per il riconoscimento della cittadinanza agli stranieri. Era il portavoce del movimento Italiani senza cittadinanza, ma militava anche in tante altre associazioni impegnate per i diritti: dall'ARCI al tavolo Asilo e immigrazione, all'Unipride e alla Rete #Nobavaglio. Le sue parole, la sua lotta, l'ingiustizia che ha dovuto subire e sotto la cui pressione ha infine compiuto un gesto estremo che ha gettato nella prostrazione la sua famiglia e la vasta rete di amici e persone che gli volevano bene, dovrebbero farci riflettere tutti e farci vergognare.
Da tempo ripetiamo che chi studia in Italia, i ragazzi e le ragazze di origine straniera che siedono ai banchi con i nostri figli, frequentano le nostre case, vanno in gita insieme, fanno i compiti insieme, sono a tutti gli effetti italiani e la legge dovrebbe riconoscerli come tali. Questa sordità della politica di fronte ad un'istanza tanto ragionevole diventa crudeltà ideologica quando si prolunga così a lungo. Si parla tanto di politiche di integrazione, ma non siamo in grado di applicarle nemmeno per coloro che integrati già lo sono perché conoscono la nostra cultura, la vivono, la incarnano a tutti gli effetti e tutti i giorni.
La morte di Omar Neffati, ragazzo giovane e pieno di belle promesse, amato dalla sua comunità, è una tragedia e il simbolo di un fallimento cui tutti noi abbiamo il dovere di porre rimedio immediatamente.
Voglio mandare un abbraccio sincero e di addolorata vicinanza alla famiglia, alla comunità di Sutri ancora sotto shock per questa tragedia e che si sta attivando per sostenere la famiglia di Omar e per ottenere per lui la cittadinanza onoraria della città in cui ha vissuto.
Mi unisco quindi all'appello, al sindaco Vittorio Sgarbi e all'intera amministrazione perché non rimangano sordi a questa richiesta. E rinnovo a tutti i Gruppi di maggioranza e opposizione un appello: come Movimento 5 Stelle sosteniamo l'introduzione dello ius scholae; parliamone, apriamo un tavolo trasversale, deponiamo posizioni ideologiche e saniamo tutte e tutti insieme questa ingiustizia che ricade solo sulle spalle dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze. (Applausi).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 19 gennaio 2023
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 19 gennaio, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,18).
Allegato A
RELAZIONE DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA SULL'AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA
PROPOSTE DI RISOLUZIONE NN. 1, 2, 3, 4 E 5
(6-00017) n . 1 (18 gennaio 2023)
Malpezzi, Bazoli, Alfieri, Mirabelli, Lorenzin, Misiani, Irto, Basso, D'Elia, Zampa, Rossomando, Verini.
Preclusa
Il Senato,
udite le comunicazioni e preso atto della Relazione presentata dal Ministro della giustizia, ai sensi dell'articolo 86 del regio decreto 3 gennaio 1941, n. 12, come modificato dall'articolo 2, comma 29, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150;
premesso che:
le comunicazioni odierne rappresentano un atto di assunzione di responsabilità in termini di definizione programmatica della politica in materia di amministrazione della giustizia, alla luce del ruolo cardine che la stessa ricopre per la qualità della democrazia e per la tutela dei diritti dei cittadini;
l'efficienza del sistema giudiziario rappresenta una condizione essenziale per la promozione dello sviluppo economico del Paese perché ne favorisce la competitività e l'attitudine ad attrarre investimenti internazionali soprattutto in presenza di procedure giurisdizionali capaci di garantire adeguatamente l'attuazione delle obbligazioni contrattuali, ed, esattamente in questa direzione, sono andate, infatti, le riforme approvate recentemente dal Parlamento, necessarie al fine di rispettare gli impegni e i tempi previsti dal PNRR, il quale, per il settore giustizia, ha impegnato il Paese con l'Europa ad attuare riforme strategiche;
con la legge 27 settembre 2021, n. 134, recante "Delega al Governo per l'efficienza del processo penale nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari" , con la legge 26 novembre 2021, n. 206, recante "Delega al Governo per l'efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e misure urgenti di razionalizzazione dei procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie nonché in materia di esecuzione forzata", nonché con la legge 17 giugno 2022, n. 71, recante "Deleghe al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario e per l'adeguamento dell'ordinamento giudiziario militare, nonché disposizioni in materia ordinamentale, organizzativa e disciplinare, di eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati e di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura", sono stati raggiunti, dunque, tre obiettivi tra quelli concordati con l'Unione europea per accedere alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza: si tratta di riforme importanti che adesso necessitano, però, di una sollecita e corretta attuazione;
il filo conduttore degli interventi di riforma è rappresentato dall'efficienza del processo e della giustizia penale e civile, in vista della piena attuazione dei principi costituzionali, convenzionali e dell'Unione europea nonché del raggiungimento degli obiettivi del PNRR;
si tratta di riforme che vanno nella direzione di un sistema giudiziario più rispettoso dei principi costituzionali, della durata ragionevole dei processi, delle garanzie per gli indagati per gli imputati, ma anche per le vittime dei reati, alle quali spetta un ruolo prioritario all'interno della giurisdizione;
il decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150, e il decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 151, attuativi delle deleghe di cui alla legge 27 settembre 2021, n. 134, realizzano un'ampia riforma del processo e del sistema sanzionatorio penale, oltre a introdurre per la prima volta una disciplina organica della giustizia riparativa;
gli interventi attuativi della legge delega attraversano l'intero processo penale, nelle sue diverse fasi dalle indagini preliminari al dibattimento, ai riti alternativi, al processo in absentia, ai giudizi di impugnazione, fino all'esecuzione penale;
la giustizia civile rappresenta un tema decisivo per lo sviluppo e la competitività del nostro Paese; al riguardo occorre evidenziare come uno dei punti più innovativi della riforma in materia di giustizia civile vada certamente individuato nell'istituzione dell'Ufficio del processo, introdotto grazie ad un emendamento del Partito democratico, il quale in base ai dati raccolti in un primo monitoraggio sta dando risultati estremante positivi anche in termini di smaltimento dell'arretrato civile;
anche per tali ragioni appare evidente come il Governo e il Parlamento debbano ora impegnare energie per dare piena attuazione alle riforme approvate verificandone puntualmente gli effetti nel supremo interesse dei cittadini che hanno diritto ad una giustizia veloce, efficiente, nonché efficace nella tutela dei diritti;
le criticità che possono emergere in fase di attuazione della delega in materia di riforma del processo penale, quali, ad esempio, quelle relative alla modifica del catalogo dei reati perseguibili a querela di parte, debbono essere certamente monitorate, come peraltro previsto dalla riforma stessa, al fine di porre in essere le opportune correzioni, ma senza che le stesse costituiscano lo strumento che surrettiziamente venga utilizzato per un ritorno ad un modello passato che ha mostrato evidenti lacune;
rilevato che:
nel discorso di insediamento alle Camere la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha brevemente toccato i temi della giustizia, evidenziando la proposizione di un modello tradizionalista e anacronistico della giustizia, che tende a collegare sicurezza, certezza della pena e carcere, anche sottolineando l'esigenza di interventi e investimenti sul carcere;
diversamente, il Ministro della giustizia nel corso delle audizioni sulle linee programmatiche del suo Dicastero presso le Commissioni giustizia del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati ha affermato che la reclusione sia necessaria solo per i reati di grave allarme sociale e per quanto riguarda i reati minori, sotto l'aspetto preventivo e sotto l'aspetto rieducativo, esistano sanzioni assai più efficaci di una detenzione e che sia meglio la concreta esecuzione di una pena alternativa che faccia comprendere al condannato il disvalore della sua condotta piuttosto che la "platonica" irrogazione di una pena definitiva. Il Ministro ha, inoltre, più volte affermato la necessità di un modello di giustizia che superi la cultura panpenalistica e pancarceraria;
come noto l'Italia figura da sempre tra i Paesi con gli istituti penitenziari più affollati dell'Unione europea, la cui situazione gravemente compromessa è testimoniata e confermata, in termini assolutamente drammatici, dal numero allarmante di suicidi in carcere. Il sistema carcerario italiano, infatti, è ancora caratterizzato da una pesante situazione di sovraffollamento: su 50.832 posti regolamentari, di cui 47.418 effettivi, i detenuti sono 54.329, con una percentuale di sovraffollamento del 114 per cento; si tratta di un fenomeno strutturale - stigmatizzato da anni dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo - che richiede un serio impegno di spesa a sostegno di risposte altrettanto strutturali;
tuttavia la legge di bilancio approvata dall'attuale Governo va in direzione esattamente opposta, prevedendo una serie di tagli significativi di risorse in diversi settori, in particolare in quello della giustizia, dove il taglio più preoccupante riguarda proprio il carcere;
il Governo, inoltre, ha approvato tra i suoi primi atti un decreto che ha introdotto la nuova fattispecie di reato di cui all'articolo 633-bis del codice penale in materia di invasione di terreni o edifici con pericolo per la salute pubblica o l'incolumità pubblica, utilizzando lo strumento della decretazione di urgenza, a rischio di incostituzionalità e profondamente asistemico, animato da uno spirito "panpenalistico" che pare confermato dalla volontà espressa di intervenire, sempre mediante lo strumento della decretazione d'urgenza, anche nei casi di imbrattamento di edifici pubblici recentemente riportati dalle cronache;
il primo intervento del Governo in materia di reati corruttivi si è sostanziato, invece, nell'eliminazione dei reati contro la pubblica amministrazione dal catalogo di quelli ostativi, senza neanche salvaguardare i reati corruttivi aggravati dal vincolo dell'associazione a delinquere, lanciando così un pericoloso segnale di cedimento nella lotta alla corruzione;
inoltre, non si può non rilevare come si stia assistendo ad un pericoloso ritorno ad una stagione di scontri che sembrano alimentati più da settarismo ideologico e desiderio di divisione che dall'esigenza di adottare un sistema della giustizia che valorizzi i suoi pregi e limiti i suoi difetti. Si pensi all'utilizzo di questioni fondamentali per la tenuta dell'architrave costituzionale e per il funzionamento dell'ordinamento come simboli e strumenti di polemica politica, basti pensare in tal senso alla riproposizione di temi quali la separazione delle carriere dei magistrati o ancora la prescrizione e l'obbligatorietà dell'azione penale, senza considerare le diverse riforme già approvate negli ultimi anni in tali materie e senza che ne siano stati verificati gli effetti e i risultati prodotti;
anche in relazione al tema delle intercettazioni, in merito al quale è in corso di svolgimento un'indagine conoscitiva presso la Commissione giustizia del Senato della Repubblica, gli interventi del Ministro della giustizia sembrano essere orientati soprattutto alla demolizione dello strumento piuttosto che al contrasto delle violazioni di legge. Il tema appare dunque utilizzato quale terreno di scontro ideologico, quando invece appare necessario verificare gli effetti dalle riforme già approvate in materia, a partire dal decreto legislativo 29 dicembre 2017, n. 216, noto anche come riforma Orlando e dal decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 261, convertito con modificazioni dalla legge 28 febbraio 2020, n. 7;
a quanto detto si aggiunga che sebbene vada certamente punito l'utilizzo delle intercettazioni in aperta violazione della privacy, non va mai dimenticato come tale strumento risulti essenziale nelle indagini in materia di reati di particolare allarme sociale, come testimoniato anche dal recentissimo arresto del boss mafioso Matteo Messina Denaro e come non debba mai venire meno il faticoso punto di equilibrio raggiunto negli anni tra tutela della riservatezza e diritto d'informazione;
inoltre, proprio l'arresto di Messina Denaro non può che ricordarci la necessità di ottimizzare l'applicazione degli strumenti normativi di cui l'Italia si è da tempo dotata (basti pensare al Codice antimafia di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159), fondamentali per il contrasto della criminalità organizzata, aggiornandoli di volta in volta e, soprattutto, applicandoli nel modo migliore per combattere le mafie sul loro terreno, sempre più sofisticato e sempre più legato a movimenti finanziari;
considerato che:
appare, invece, necessaria una riforma costituzionale che introduca un'Alta Corte per i ricorsi disciplinari e le nomine della magistratura, che eliminerebbe ulteriori elementi di condizionamento e frizione nello svolgimento delle attività giurisdizionali e degli organi di autogoverno;
inoltre, si evidenzia l'urgenza di contribuire a tutelare il rapporto tra detenute madri e figli minori, e l'accoglienza di genitori detenuti con bambini al seguito in case-famiglia incrementando a tal fine il fondo di cui all'articolo 1, comma 323, della legge 30 dicembre 2020, n. 178;
il Ministro della giustizia si è più volte espresso in merito all'abrogazione del delitto di abuso di ufficio; al riguardo occorre evidenziare preliminarmente come lo stesso reato sia stato già oggetto di intervento nel corso della scorsa Legislatura, riducendo la portata della fattispecie, e come le ulteriori modifiche normative possano anche passare attraverso la modifica del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ridisegnando la responsabilità politica e amministrativa dei sindaci e dei presidenti delle province, nonché attraverso una modifica degli articoli 8 e 11 del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, a partire dai disegni di legge già presentati dal Partito democratico;
considerato, infine, che:
l'Italia negli ultimi anni, grazie anche ad un lavoro parlamentare trasversale, si è dotata di un quadro normativo in materia di contrasto alla violenza domestica e di genere adeguato e solido. Tuttavia, nonostante quanto esposto e le diverse norme introdotte, l'Italia continua ad essere un Paese nel quale la violenza maschile contro le donne è un fenomeno profondamente radicato, tale da assumere un carattere strutturale. Occorre dunque che il Governo, in sinergia e nel rispetto delle prerogative del Parlamento, continui a svolgere un lavoro attento, intervenendo sugli aspetti in cui le tutele approntate non appaiano ancora complete o adeguate, a partire dalle indicazioni fornite nella Relazione finale della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere,
impegna il Governo:
a ripristinare e incrementare le risorse finanziarie relative al Dipartimento della amministrazione penitenziaria e al Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità tagliate con la manovra di bilancio, nonché ad effettuare investimenti sul sistema penitenziario, stanziando risorse maggiori e adeguate;
a dare piena attuazione, investendo le necessarie risorse economiche ed organizzative, alle riforme del processo penale, civile e dell'ordinamento giudiziario;
a garantire ed implementare la funzionalità e l'organizzazione degli uffici e delle strutture di esecuzione penale esterna e per la messa alla prova, nonché a prorogare le misure adottate con il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, volte ad incrementare l'esecuzione della pena detentiva presso il domicilio;
a completare la digitalizzazione del servizio giustizia e ad adeguare l'organizzazione e l'impostazione dell'intero comparto, attraverso l'organizzazione digitale degli uffici e la creazione di banche dati, anche sperimentando un unico modello telematico;
ad adottare tutte le misure necessarie al fine di rendere pienamente efficace e operativo il complesso sistema di strumenti e di tutele di cui il nostro Paese si è dotato, con l'obiettivo di raggiungere la piena applicazione della Convenzione di Istanbul, nonché ad assumere iniziative al fine di investire risorse significative per adeguate campagne d'informazione e sensibilizzazione, per un maggiore e continuo sostegno a tutta la rete antiviolenza a partire dai centri antiviolenza e dalle case rifugio, nonché per la formazione specifica e per il necessario aggiornamento del personale chiamato a contrastare e prevenire il fenomeno della violenza degli uomini contro le donne: forze dell'ordine, magistrati, personale della giustizia, polizia municipale e personale sanitario;
a favorire un sempre migliore coordinamento tra processo penale e civile al fine di garantire un'efficace protezione delle donne e dei figli minori;
a predisporre un tavolo di confronto con gli operatori del diritto in merito all'entrata in vigore della riforma del processo civile, al fine di monitorarne gli effetti;
a intervenire ridisegnando i poteri e le responsabilità degli amministratori locali, separando più nettamente le responsabilità politiche da quelle amministrative all'interno di un quadro più ampio e sistemico come evidenziato in premessa;
ad attuare pienamente la Riforma dell'ordinamento giudiziario emanando il più celermente possibile i decreti attuativi.
(6-00018) n. 2 (18 gennaio 2023)
Barbara Floridia, Scarpinato, Maiorino, Lopreiato, Bilotti, Aloisio, Bevilacqua, Castellone, Castiello, Cataldi, Croatti, Damante, De Rosa, Di Girolamo, Guidolin, Ettore Antonio Licheri, Sabrina Licheri, Lorefice, Marton, Mazzella, Naturale, Nave, Patuanelli, Pirondini, Pirro, Sironi, Trevisi, Turco.
Preclusa
Il Senato,
premesso che:
udite le comunicazioni e preso atto della Relazione presentata dal Ministro della giustizia, ai sensi dell'articolo 86 del regio decreto 3 gennaio 1941, n. 12, come modificato dall'articolo 2, comma 29, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150;
l'amministrazione della giustizia in Italia non può essere solo avvertita o presentata ai cittadini come uno dei freni alla crescita, una macchina burocratica elefantiaca e fuori controllo per plurimi motivi che rappresentano altrettanti e annosi mali del nostro sistema di giustizia;
i dati forniti con riguardo alle cause pendenti rimangono allarmanti e fotografano, in termini impietosi, la clamorosa inadeguatezza delle risorse e la conseguente inefficienza del sistema giustizia italiano anche in rapporto ai differenti standard europei. L'irragionevole durata dei processi - particolarmente nel settore civile - e un livello non ottimale di legalità, trasparenza ed etica nella vita pubblica, costituiscono un grande disincentivo all'attività d'imprese e professionisti, come pure agli investimenti esteri nel nostro Paese. Occorre, invece, dotare il sistema giustizia degli strumenti e delle risorse - economiche ed umane - necessarie alla definizione di tutti i procedimenti;
allo stato sembrerebbe che l'azione politica di codesto Dicastero, ai fini della risoluzione delle problematiche passate, presenti e future, dipenda in misura quasi esclusiva dalla decretazione d'urgenza. Il ricorso allo strumento del decreto-legge - i cui requisiti di necessità ed urgenza sono stati ampiamente oggetto di discussione (cosiddetto decreto rave party) - desta notevoli perplessità, sia in ragione dei contingentati tempi di trattazione, tali da coartare il dibattito parlamentare, che per questioni di opportunità politica nonché delle problematiche relative alla successione delle norme penali nel tempo, che creano negli interpreti e nella collettività ragionevoli dubbi interpretativi in relazione alla opprimente e incessante stratificazione normativa. La certezza del diritto, soprattutto su una materia quale il diritto penale che incide sulla carne viva dei cittadini, dovrebbe, inoltre, far desistere il Governo dall'emanazione di normative in tale settore sulla base di pulsioni elettoralistiche. I dati sono evidenti: all'atto dell'insediamento è stato approvato il decreto-legge rave party ed è stato già annunciato un ulteriore intervento governativo in materia di riforma di abuso d'ufficio e traffico di influenze;
è pensiero comune dei firmatari della presente risoluzione che gli annosi problemi della giustizia possono essere risolti solo ed esclusivamente in virtù di copiosi investimenti su personale amministrativo e giudiziario al fine di rendere sempre di più la giustizia a servizio del cittadino. Infatti, c'è in questa sede da ricordare che i precedenti governi Conte I e II si sono distinti, tra le tante, per aver marcato un cambio di passo rispetto alle risorse da destinare al comparto giustizia. In particolare, nel 2019 sono stati previsti per il solo Ministero della giustizia stanziamenti per oltre otto miliardi e mezzo di euro e, per il 2020, la legge di bilancio ne ha previsti quasi nove miliardi. Nel 2020 è stato portato avanti un piano di assunzioni di oltre 13.000 unità, tra personale amministrativo e uffici di legittimità, in un'ottica di complessivo miglioramento dell'efficienza dell'amministrazione giudiziaria, con l'obiettivo della copertura e dell'ampliamento delle piante organiche, nonché della riqualificazione del personale in servizio;
per quel che riguarda l'ottemperanza agli obblighi assunti a livello europeo, non può sottacersi come proprio grazie alla legge n. 3 del 2019, cosiddetta legge spazzacorrotti - proposta dal ministro Bonafede ed approvata nel corso del governo Conte I - l'Italia abbia ricevuto il plauso da parte del GRECO (il gruppo di Stati contro la corruzione in seno al Consiglio d'Europa), a margine della sua attività di valutazione di conformità delle legislazioni vigenti degli Stati aderenti agli standard anti-corruzione . La suddetta legge ha introdotto, tra gli altri, nuovi poteri per le autorità inquirenti (agenti sotto copertura, potenziamento delle intercettazioni per i reati connessi alla corruzione), un incremento delle sanzioni per le persone sia giuridiche sia fisiche, ulteriori adeguamenti dei reati di corruzione privata e traffico di influenze e l'interruzione dei termini di prescrizione dopo la condanna di primo grado. In particolare, il GRECO ha mostrato apprezzamento rispetto all'avvenuto allineamento del reato di traffico di influenze illecite ai requisiti di cui alla convenzione penale sulla corruzione (articolo 12), colmando, così, una lacuna più volte segnalata dal medesimo organo europeo. In un'ottica di messa a terra del PNRR, nonché di continuazione nel reperimento delle risorse da esso derivate, non sfugge, dunque, l'importanza del mantenimento dello strumento de quo anche al fine di scongiurare ipotetiche attività illecite attirate dall'ingente quantità di afflusso di danaro. Infatti, un allentamento dei presìdi contro i fenomeni corruttivi non può che esporre al pericolo di infiltrazioni da parte delle organizzazioni criminali che potrebbero, di guisa, mettere in discussione anche l'erogazione di fondi da parte dalla stessa Unione europea. Le mire dichiarate dal Ministro della giustizia delineano, al contrario, un perimetro di intervento in cui, in generale, tanto la lotta alla corruzione, quanto quella all'evasione fiscale, non assurgono più a priorità del Governo. Allarmante appare, quindi, la prospettiva che ne deriva: un ritorno al passato, allorquando il nostro Paese si distingueva per essere non già in prima linea, ma fanalino di coda nel contrasto ai fenomeni corruttivi, che - come noto - determinano un costo di circa 60 miliardi l'anno allo Stato, con perspicue implicazioni economiche e sociali;
considerato che:
dall'atto dell'insediamento, tra le politiche portate avanti dal Ministero si segnala:
a) il decreto-legge 31 ottobre 2022, n. 162, recante: "Misure urgenti in materia di divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti dei detenuti o internati che non collaborano con la giustizia, nonché in materia di entrata in vigore del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150, di obblighi di vaccinazione anti SARS-COV-2 e di prevenzione e contrasto dei raduni illegali". Tale provvedimento ha visto fortemente contrari i presentatori per le seguenti ragioni:
1) l'eliminazione dei delitti contro la pubblica amministrazione dal meccanismo ostativo alla concessione dei benefici penitenziari, previsto all'articolo 4-bis dell'ordinamento penitenziario, rappresenta un grave vulnus alla lotta contro la criminalità organizzata e al malaffare in generale, un passo indietro inconcepibile rispetto a quanto previsto dalla legge n. 3 del 2019. Desta assoluto allarme il fatto che sia stata esclusa la previsione anche nei casi commessi in forma associativa;
2) l'avvenuto ravvedimento, piuttosto che la revisione critica della condotta, sarebbe stato preferibile quale requisito necessario ai fini dell'accesso ai benefici penitenziari, anche in virtù di quanto disposto dalla sentenza del 7 ottobre 2019, che ha qualificato in termini maggiormente significativi il primo percorso interiore piuttosto che il secondo;
3) la mancata previsione dell'obbligo di fornire una dichiarazione patrimoniale in capo ai soggetti beneficianti delle misure anche nei casi di mancata collaborazione con la giustizia comporta una disparità di trattamento tra non collaboranti e collaboranti a totale detrimento di quest'ultimi. Secondo tale previsione appare maggiormente conveniente per il condannato scegliere la via della mancata collaborazione piuttosto che la messa a disposizione all'autorità. Viene in tal modo privato di rilevanza il requisito della collaborazione con la giustizia, che l'esperienza ha, invece, dimostrato essere fondamentale per rompere il sodalizio tra gli attori coinvolti;
4) non sono stati eliminati alcuni problemi di coordinamento normativo nella formulazione dell'articolo 4-bis dell'ordinamento penitenziario, come risultante per effetto delle modifiche apportate dal decreto-legge in conversione. Infatti, la previsione di cui al comma 1-bis.2 stabilisce l'applicazione dei più severi requisiti di cui al precedente comma 1-bis nel caso in cui i delitti indicati al comma 1-bis.1 siano commessi in forma associativa. Il decreto-legge in conversione ha però lasciato inalterata la formulazione del comma 1-ter che prevede per alcune di queste ipotesi associative requisiti meno severi per l'accesso ai benefici previsti dall'ordinamento penitenziario. Il problema di coordinamento normativo che si pone si sostanzia quindi nel fatto che per alcune ipotesi di reati associativi (si tratta, tra l'altro, delle ipotesi di associazione a delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù, alla tratta, e all'acquisto e all'alienazione di schiavi, nonché per le associazioni a delinquere finalizzate all'immigrazione illegale e al traffico di clandestino con riferimento alle ipotesi aggravate) verrebbe contemporaneamente prevista l'applicazione di due distinte procedure per la concessione dei benefici penitenziari, fra loro contraddittorie;
5) l'istituzione del delitto di "Invasione di terreni o edifici con pericolo per la salute pubblica o l'incolumità pubblica" (cosiddetta. norma anti-rave) si pone in totale distonia con le politiche indicate dal Ministro. Anche a tacere dell'originaria formulazione del testo, c'è da segnalare che, se da un lato obiettivo dichiarato di codesto dicastero appare quello di indebolire il contrasto ai delitti contro la pubblica amministrazione , di limitare l'utilizzo di intercettazioni, di depotenziare determinati delitti di rilevante allarme sociale, quali abuso d'ufficio e traffico d'influenze, dall'altro il medesimo Governo istituisce un'ulteriore previsione di reato dotata di scarsa tassatività, mancata proporzionalità tra l'offensività della condotta e la forbice edittale di pena prevista nonché di scarsissimo allarme sociale;
6) per quanto concerne le disposizioni transitorie, relativamente al decreto legislativo 10 ottobre 2022, n.150 (Riforma del processo penale cosiddetta legge Cartabia), anche in questo frangente la voce del Movimento 5 Stelle è rimasta inascoltata. Erano, infatti, in più sedi state segnalate le storture relative alla modifica delle condizioni di procedibilità per alcuni gravi delitti (lesioni personali, violenza privata e sequestro di persona su tutti), anche in relazione al termine ivi previsto per sporgere querela, che avrebbero comportato una compressione dei diritti in capo alla vittima nella possibilità di autodeterminarsi. Trattasi, infatti, di reati che maggiormente espongono a rischi di intimidazioni sia per il contesto nel quale il delitto è commesso, ovvero per il tipo di delitto in parola, che per quelli di più difficile emersione, o anche solo di comprensione da parte delle vittime. Un'ulteriore criticità del testo è rappresentata dal concordato sui motivi in appello, previsto all'articolo 34 del decreto, almeno per quanto concerne i reati di mafia, terrorismo e altri gravissimi delitti, quali quelli di natura sessuale, nonché di violenza alle persone e, in particolare, quelli commessi in danno di donne e minori. Inoltre, le disposizioni in tema di giustizia riparativa, di patteggiamento in riferimento a pene accessorie e confisca, di messa alla prova, di diritto all'oblio degli imputati e delle persone sottoposte ad indagini, nonché di lavoro di pubblica utilità, presentano alcune criticità che rischiano di rendere meno efficiente la nostra giustizia penale e di indebolire, di fatto, il contrasto di reati particolarmente gravi nel nostro ordinamento. Ciononostante non si è voluto procedere alle necessarie correzioni. Allo stato, quindi, permangono tali criticità;
b) la legge di bilancio avrebbe dovuto offrire risposta alla situazione congiunturale in cui versa l'economia italiana, ovvero la recessione ed incidere sulle risorse dedicate alla giustizia. Purtroppo la marcata politicizzazione dei temi trattati, unitamente ad un'inusitata brama nel voler eliminare le politiche poste in essere dai Governi precedenti, per mezzo di scelte falsamente ideologiche, ma al contempo fortemente elettoralistiche, hanno realizzato una visione di un Paese miope volto a assicurare gli interessi solo di una piccola cerchia di società, ovvero di quella già garantita. Sul punto, infatti, si segnala l'intervento relativo alla definizione agevolata delle controversie. Se da un lato è corretto perseguire politiche volte alla tutela del contribuente che per necessità sia incappato in procedimenti con il fisco o con gli altri enti impositori, dall'altro è impossibile anche solo la valutazione di norme che prevedono una depenalizzazione dell'evasione fiscale. Oltre a quanto effettivamente contenuto nel testo presentato alle Camere, quanto era in procinto di depositare il Governo sul tema sarebbe stato uno smacco nei confronti dei tanti onesti contribuenti italiani che pur con tanti sacrifici riescono ad arrivare alla fine del mese adempiendo anche all'obbligo del pagamento delle tasse. Venivano, in buona sostanza, depenalizzate le condotte di: dichiarazione infedele (punito con la reclusione da due anni a quattro anni e sei mesi), omesso versamento di ritenute dovute o certificate e omesso versamento IVA (punito con la reclusione da sei mesi a due anni) e indebita compensazione (punito con la reclusione da sei mesi a due anni). L'emendamento non è poi stato presentato, ma, a detta del Governo, potrebbe essere ripreso e vedere la luce in un prossimo provvedimento. Nella legge di bilancio è stata anche disposta l'anticipazione dal 30 giugno al 28 febbraio 2023 dell'applicabilità di alcune disposizioni del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n.149 (decreto legislativo di riforma del processo civile) Una scelta, questa, che non convince nella maniera più assoluta le principali sigle dell'avvocatura e della magistratura associata. Ci si trova, infatti, di fronte ad innovazioni di forte impatto, come la nuova fase introduttiva del giudizio di cognizione, che richiedono negli operatori il giusto livello di approfondimento e consolidamento che non sarà possibile con un'anticipazione di quattro mesi rispetto alla data originaria di entrata in vigore. Vi potrebbero essere per di più anche risvolti negativi sul diritto di difesa e sul principio costituzionalmente garantito del giusto processo nella misura in cui ad alcuni importanti settori della giurisdizione mancano persino i requisiti tecnici per garantire il corretto funzionamento degli uffici. L'aumento complessivo dei costi ed oneri per il cittadino, l'inutile compressione degli spazi di difesa, l'estensione della competenza del giudice di pace prima che venga implementato e messo a regime il processo telematico avrebbero dovuto far desistere il Governo dal prevedere un'anticipazione della riforma; sarebbe stato più logico prevedere, al contrario, un supplemento di riflessione e un rinvio, anche di breve durata, affinché si potessero concertare scelte legislative maggiormente rispondenti agli interessi della collettività. Oltre a ciò la legge di bilancio è stata caratterizzata in generale da una politica recessiva in contraddizione a quanto disposto dai Governi precedenti; nello specifico i tagli hanno interessato diversi settori tra i quali si evidenzia:
1) la giustizia minorile, ovvero un settore nevralgico ai fini della rieducazione e restituzione alla società - nel più breve tempo e con il minor sacrificio possibile - del minore o del giovane adulto. Sarebbe stato, al contrario, necessario implementare le risorse spettanti a tale settore perché il recupero del minore rappresenta uno dei principali interessi dell'intera società, e della società futura che si intende costruire, anche in relazione alla recrudescenza di episodi di violenza all'interno degli istituti quali rivolte ed evasioni. La giustizia minorile è in fondo un compito di educazione e rieducazione continua. Per far ciò però occorre investire al fine di evitare che lo Stato rinunci ab origine ad assumersi tali responsabilità;
2) le intercettazioni telefoniche. Il tema delle intercettazioni appare centrale nell'azione del Dicastero. Purtroppo non nella direzione sperata. Con la legge di bilancio, da un lato si è operata una stretta insensata al comparto intercettizio più garantito, ovvero quello delle intercettazioni giudiziarie e, dall'altro, si è intervenuto sulla disciplina delle intercettazioni preventive dei Servizi di informazione per la sicurezza (peraltro in contrasto con quanto disposto dall'articolo 15, comma 2, della legge n. 243 del 2012 che esclude la presentazione di emendamenti di carattere ordinamentale in legge di bilancio). Il Ministro ha più volte motivato una generale ritrosia verso lo strumento giustificandola con l'eccessiva onerosità dello stesso. Vi è sul punto da segnalare, a confutazione di quanto da Egli affermato, la valenza anche economica dello strumento in parola. Infatti, uno spunto di riflessione sul tema lo offre la Relazione semestrale sui beni sottoposti a confisca o sequestro nell'ambito delle misure di prevenzione (dati aggiornati al 30 giugno 2022), le quali seppur rappresentando una limitata parte delle misure ablatorie patrimoniali offrono dati che risultano importanti ai fini della comprensione del reale volume complessivo di tali operazioni. Come previsto dal Codice antimafia (decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159), i dati raccolti sono trasmessi all'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati e confluiscono in un sistema informativo (Banca dati centrale) gestito dalla Direzione generale per gli affari interni del Dipartimento affari di giustizia. Dalle tabelle statistiche inserite nella Relazione risulta che i procedimenti relativi alle misure di prevenzione patrimoniali - al 30 giugno 2022 - ammontano a 10.933, con un incremento di 433 unità rispetto ai 10.500 rilevati al 30 giugno 2021. Sempre al 30 giugno 2022 i beni interessati da procedimenti di prevenzione registrati in Bdc risultano complessivamente pari a 230.517, con un incremento complessivo di 9.579 unità rispetto alla rilevazione effettuata un anno prima, al 30 giugno 2021. Nel biennio 2020-2021 risultano complessivamente registrati 21.785 beni, di cui 11.407 nel primo anno e 10.378 nel secondo. Quanto alla tipologia dei beni in discorso, viene confermata una prevalenza dei beni immobili (che costituiscono quasi la metà del totale), rispetto ai beni mobili e mobili registrati (complessivamente pari al 34 per cento circa), ai beni finanziari (12 per cento circa) e alle aziende (7 per cento circa). Al 30 giugno 2022, i beni in sequestro presenti in Bdc risultano pari a 6.934 e rappresentano comunque una percentuale molto limitata, il 3 per cento, del totale complessivo. Nell'ultimo triennio, 2020-2022, le registrazioni dei beni in stato di sequestro sono leggermente superiori alla percentuale complessiva: il loro numero ammonta a 2.011, il 4 per cento del totale dei 50.205 beni interessati da un provvedimento dell'autorità giudiziaria. Al termine della rilevazione, i beni confiscati sono complessivamente 96.768 e rappresentano il 42 per cento del totale dei beni censiti nel database. Al netto dei beni oggetto di decreto di destinazione da parte di ANBSC, i beni confiscati risultano essere 88.303, pari al 38,3 per cento del totale dei beni registrati nella Banca dati centrale. Privare (o limitare) lo Stato dell'uso dello strumento delle intercettazioni può comportare una perdita di efficienza nella lotta alla delinquenza e la riduzione della possibilità di sottrazione di quest'ingente quantità di beni dalla disponibilità della criminalità;
3) le carceri. Il sistema carcerario italiano è ancora caratterizzato da un grave sovraffollamento, con strutture ed operatori quasi al collasso. Stando a quanto previsto dall'ultima relazione presentata al Parlamento, su 50.832 posti regolamentari, di cui 47.418 effettivi, i detenuti sono 54.329, con una percentuale di sovraffollamento del 114 per cento. I numeri sono sicuramente allarmanti e trattasi di un fenomeno strutturale, che imporrebbe adeguate risposte sia in termini finanziari che di investimenti - anch'essi strutturali - in personale e strutture. Sul punto si segnala il numero di 82 suicidi nell'anno appena concluso. Mai così alto da oltre 20 anni: tra suicidi e decessi sono 195 le vittime in totale. Oltre al valore in termini assoluti, l'indicatore principale per valutare l'andamento del fenomeno è il cosiddetto tasso di suicidi, ossia la relazione tra il numero dei casi e la media delle persone detenute nel corso dell'anno. Con un numero di presenze medie pari a 54.920 detenuti e 82 decessi, il tasso di suicidi è oggi pari circa a 13 casi ogni 10.000 persone detenute: si tratta del valore più alto mai registrato. In carcere ci si uccide oltre 21 volte in più che nel mondo libero. Inoltre, in generale, si segnala che le condizioni dei detenuti sono per lo più indegne e incompatibili con il principio rieducativo dettato dalla Costituzione. Al fine di invertire questo drammatico trend, nonché di alleggerire la condizione di privazione della libertà, sul punto si segnala un emendamento del Movimento approvato che dispone l'assunzione di 100 unità di personale da destinare al DAP con posizione di funzionario giuridico pedagogico e di mediatore culturale;
considerato ancora che:
tra le politiche che questo Dicastero ha posto alla base della propria attività riformatrice, quelle che destano maggiore preoccupazione sono:
1) l'ipotetica riforma delle intercettazioni. L'eliminazione dell'utilizzo del trojan horse per i reati contro la pubblica amministrazione rappresenterebbe un notevole passo indietro rispetto alla normativa attuale. Il legislatore ha l'obbligo di dotare l'autorità giudiziaria di tutti gli strumenti atti ad interrompere sul nascere il pactum sceleris tra corrotto e corruttore. Proprio ora che, anche in virtù dell'attività riformatrice data dall'impianto della Spazzacorrotti, la legislazione italiana era finalmente in linea con gli standard europei nella lotta alla corruzione, ci si appresta ad una retromarcia;
2) l'ipotetica riforma dell'abuso d'ufficio e traffico di influenze. Per quanto concerne il primo vi è da segnalare che lo stesso è stato novellato dall'articolo 23 del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, che ha inciso sulla disposizione sostituendo le parole "di norme di legge o di regolamento," con le seguenti: "di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità". Ne consegue che il delitto di abuso d'ufficio è ora integrato dalla condotta del pubblico ufficiale o dell'incaricato di un pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio e salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, intenzionalmente procuri a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arrechi ad altri un danno ingiusto attraverso la violazione di norme di legge o di regolamento ovvero attraverso la violazione del dovere di astensione o la violazione di norme che dovranno essere: specifiche; espressamente ed esclusivamente previste da fonti primarie del diritto, con esclusione, quindi, di fonti secondarie; a condizione che da tali regole di condotta non residuino margini di discrezionalità. Il secondo delitto in questione piuttosto che essere soppresso dovrebbe, invero, essere aggiornato anche da una normativa di regolamentazione delle lobbies in quanto i due temi sono strettamente interconnessi;
3) nell'ambito della custodia cautelare il paventato spostamento della competenza dal GIP ad una sezione costituita presso la corte di appello può comportare uno snaturamento del principio del giudice naturale a detrimento dei diritti della persona oggetto di indagine la quale può anche fruire dello strumento del riesame ai fini di una ipotetica rivalutazione;
4) in sede di esposizione delle linee programmatiche del Dicastero e in ulteriori circostanze, è stata più volte annunciata la volontà di intervenire sulla separazione delle carriere dei magistrati. Tale tentativo di riforma non troverà mai l'appoggio del Movimento 5 Stelle. Un simile intervento è già naufragato nel corso della scorsa Legislatura in virtù della presentazione di un referendum che non aveva ragion d'essere tant'è che il quesito proposto non ha raggiunto il quorum di cui all'articolo 75 della Costituzione;
ciò premesso e considerato, preso atto delle comunicazioni del Ministro della giustizia,
impegna il Governo:
1) a tornare ad investire nel comparto giustizia per rilanciare il rapporto tra giustizia e cittadino, giustizia e garanzia dei diritti - a cominciare dai diritti civili - giustizia e valorizzazione degli operatori del diritto (magistrati, avvocati e personale dell'amministrazione), colmando le scoperture negli uffici giudiziari e negli istituti penitenziari attraverso una massiccia e mirata attività assunzionale, in continuità con le leggi di bilancio degli anni 2018-2020;
2) a rispettare integralmente il Titolo IV della Costituzione laddove si prevede che la giustizia sia amministrata in nome del popolo, in piena indipendenza da parte della magistratura, nonché ad astenersi dal dare seguito a qualsivoglia proposta normativa di separazione delle carriere dei magistrati e di eliminazione della obbligatorietà dell'azione penale sancita dall'articolo 112 della Costituzione;
3) a ripensare integralmente - rafforzandolo e ponendolo al centro dell'azione pubblica - il modo in cui si intende combattere le mafie e la corruzione, avendo quale bussola riformatrice quanto disposto dalla legge n. 3 del 2019, al fine di non disperdere le best practices in materia;
4) a porre al centro dell'azione di Governo tutte le ulteriori politiche necessarie alla predisposizione di un adeguato sistema di controlli, prevenzione e trasparenza delle somme di denaro derivanti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, nonché di repressione degli eventuali reati conseguenti all'utilizzo delle ingenti somme relative ai progetti del PNRR, monitorando ed eventualmente modificando le norme dei decreti-legge di attuazione del PNRR attualmente in vigore per una efficace gestione delle stesse risorse;
5) ad astenersi da qualsivoglia intervento - anche normativo - volto a riformare la disciplina delle intercettazioni in termini peggiorativi rispetto a quella attuale, ovvero depotenziando uno strumento di ricerca della prova determinante per l'attività investigativa ed indispensabile per contrastare le forme più insidiose di criminalità organizzata e dei fatti di corruzione;
6) a ripristinare la precedente formulazione dell'articolo 4-bisdell'ordinamento penitenziario - modificato in sede di conversione del decreto n. 162 del 2022, cosiddetto anti-rave - così da ricomprendere nuovamente nel novero dei reati ostativi, anche quelli contro la pubblica amministrazione, restituendo rilevanza al requisito della collaborazione con la giustizia ai fini dell'ottenimento dei benefici penitenziari;
7) a sostenere le iniziative legislative parlamentari volte ad inasprire il contrasto ai reati ambientali, a rafforzare la tutela giurisdizionale del diritto alla salute dei cittadini e alla salute nei luoghi di lavoro, nonché il contrasto alle agromafie e agli illeciti alimentari, combattendo le infiltrazioni criminali nell'economia legale;
8) a rivalutare i decreti legislativi di riforma del processo civile e penale sulla base di quanto testé illustrato in sede di considerata, a partire dal disegno di legge Scarpinato depositato al Senato sul ripristino della procedibilità d'ufficio per taluni reati nei casi in cui ricorrano le circostanze aggravanti di cui agli articoli 270-bis.1 (reati commessi con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico) e 416-bis.1 (delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste per le associazioni di tipo mafioso); nonché in materia di concordato anche con rinuncia ai motivi di appello ex articolo 599-bis del codice di procedura penale, per ripristinare l'esclusione dell'applicazione di detto istituto agli imputati per reati di particolare gravità come mafia, terrorismo e reati di violenza sessuale;
9) a rivalutare la normativa prevista nel decreto-legge n.162 del 2022, al fine di coordinare il testo relativo al regime ostativo agli emendamenti presentati in sede di esame in Parlamento, nonché alla soppressione del delitto di cui all'articolo 633-bis del codice penale;
10) a salvaguardare e rafforzare il regime speciale di cui all'articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario, adeguando le 12 strutture detentive in modo da garantire realmente la separazione tra questi detenuti, al fine di impedire qualsiasi comunicazione sia all'interno dell'istituto che verso l'esterno; potenziare il GOM mettendolo in condizione di svolgere il proprio lavoro in sicurezza attraverso la copertura della pianta organica, la formazione e l'aggiornamento professionale, l'addestramento e l'equipaggiamento;
11) in tema di giustizia riparativa assumere iniziative affinché la scelta di tale istituto sia sempre frutto di una libera e consapevole volontà della vittima e che la stessa non sia esposta neanche in via indiretta alla vittimizzazione secondaria;
12) a non intervenire sul delitto di abuso di ufficio e al contempo prevedere un potenziamento del delitto di traffico di influenze, in combinato disposto ad una normativa sulla regolamentazione delle lobbies, sul conflitto di interessi e sul traffico di influenze;
13) a sostenere le iniziative legislative parlamentari volte a prevenire e contrastare il fenomeno del bullismo, del cyberbullismo e del disagio giovanile;
14) ad intervenire con la massima determinazione con misure volte al contrasto alla violenza contro le donne, al fine di ridurre sensibilmente il numero dei femminicidi. Sul tema occorre riprendere il percorso segnato dal Codice rosso e proseguito dalla Commissione di inchiesta sul femminicidio, la quale ha predisposto nella relazione conclusiva molteplici misure volte ad intervenire sul piano preventivo, di protezione nonché punitivo e rieducativo (e di azzeramento dei tassi di recidiva) nei confronti rispettivamente delle vittime e degli autori del reato, ivi inclusa l'introduzione del reato di molestie sessuali; nonché a sostenere le iniziative legislative parlamentari sul tema;
15) a sostenere iniziative legislative, in conformità alle diverse pronunce della Corte costituzionale, in materia di: morte volontaria medicalmente assistita; possibilità di coltivazione di cannabis; modifica del delitto di diffamazione a mezzo stampa con l'esclusione del carcere per i giornalisti;
16) a sostenere le iniziative legislative parlamentari volte a riformare la disciplina degli affidi al fine di addivenire al superiore interesse del minore;
17) ad astenersi dall'introdurre, in materia di reati tributari, qualsiasi forma di condono, al fine di non indebolire gli strumenti di contrasto al fenomeno dell'evasione fiscale;
18) a sostenere le iniziative legislative parlamentari volte a inasprire il trattamento sanzionatorio dei delitti contro gli animali per mezzo della previsione di un apposito titolo nel codice penale affinché gli stessi, considerati quali esseri senzienti, possano usufruire di una tutela adeguata all'interno dell'ordinamento;
19) a sostenere le iniziative legislative parlamentari volte a riformare la geografia giudiziaria secondo il principio costituzionalmente garantito della giustizia di prossimità, per mezzo della riapertura delle sedi accorpate e di quelle soppresse dai decreti legislativi in attuazione della legge delega n. 148 del 2011, in relazione a criteri oggettivi e qualificati;
20) ad astenersi da qualunque intervento, anche normativo, volto a modificare quanto previsto dal decreto Severino (decreto legislativo n. 235 del 2012) in merito all'incandidabilità e al divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma della legge n. 190 del 2012, così da garantire il corretto funzionamento della democrazia e dell'amministrazione pubblica;
21) a riformare il testo unico sulle spese di giustizia per contenere i costi di accesso alla giustizia;
22) a sostenere le iniziative legislative parlamentari in tema di accesso alla professione forense e al regime di monocommittenza;
23) a superare l'istituto della improcedibilità in secondo grado previsto dall'articolo 344-bis del codice di procedura penale, mantenendo ferma la disciplina della prescrizione dei reati come introdotta dalla legge n. 3 del 2019, cosiddetta spazzacorrotti;
24) a eliminare attraverso atti normativi l'individuazione, da parte del Parlamento, dei criteri di priorità di trattazione delle notizie di reato e, conseguentemente, nell'esercizio dell'azione penale, lasciando integra l'autonomia della magistratura costituzionalmente garantita; nonché ad eliminare il potere attribuito al Ministro della giustizia di formulare osservazioni sui progetti organizzativi delle procure della Repubblica;
25) a modificare i criteri di elezione dei componenti togati del CSM per consentire l'efficace contrasto delle derive correntizie;
26) a migliorare le condizioni di vita e di lavoro, nonché la sicurezza all'interno delle carceri nel rispetto del corretto bilanciamento dei principi di rieducazione del detenuto e di certezza della pena.
(6-00019) n. 3 (18 gennaio 2023)
Malan, Romeo, Ronzulli, De Poli.
Approvata
Il Senato
udita la Relazione del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia, ai sensi dell'articolo 86 del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, come modificato dall'articolo 2, comma 29, della legge 25 luglio 2005, n. 150,
la approva.
(6-00020) n. 4 (18 gennaio 2023)
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni.
Preclusa
Il Senato,
udite le comunicazioni del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia, ai sensi dell'articolo 86 del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 2, come modificato dall'articolo 2, comma 29, della legge 25 luglio 2005, n. 150;
premesso che:
la cronica inefficienza del sistema giudiziario e dell'amministrazione della giustizia è un dato preoccupante che comporta conseguenze negative non solo sul rispetto dei principi fondamentali di legalità e di certezza del diritto, ma anche sull'assetto economico, considerati i tempi lunghi della giustizia, la farraginosità dell'apparato burocratico e l'inidoneità a contribuire al progresso civile del Paese. Infatti, sia nel settore penale, che nel settore civile, la durata dei processi, nonostante alcuni miglioramenti degli ultimi anni, risulta in netto contrasto con il principio della ragionevole durata del processo e i cittadini percepiscono la giustizia come inadeguata e incapace di assicurare una tutela effettiva alla lesione dei loro diritti e dei loro interessi, con gravi conseguenze di sfiducia nei confronti dello Stato nel suo complesso;
gli interventi legislativi e amministrativi adottati negli anni non si sono rivelati risolutivi e i problemi endemici del sistema giustizia permangono sostanzialmente inalterati;
con l'intento dichiarato di rispettare gli impegni dettati dal PNRR, il Governo dimostra di muoversi in materia di giustizia in maniera contradditoria, con l'emanazione di provvedimenti che evidenziano da un lato la ricerca spasmodica della celerità, ma al contempo tradiscono un'idea giustizialista del processo, talvolta in contrasto con i principi costituzionali dettati dall'articolo 111 della Costituzione;
il 2022 ha registrato in Italia un record negativo assoluto di suicidi presso le strutture carcerarie, pari a 84 detenuti e questo è anche determinato dalla cronica carenza di personale e in particolare dall'insufficiente numero di medici, psichiatri e psicologi nelle strutture penitenziarie. A fronte di 54.841 persone - dati DAP aggiornati al 30 giugno 2022 -detenute nei 192 penitenziari italiani, sono meno di seicento gli psicologi forensi che prestano servizio ai sensi dell'articolo 80 dell'ordinamento penitenziario, ex lege n. 354 del 1975, un numero del tutto inadeguato per offrire, tanto agli operatori che ai detenuti, quel necessario supporto emotivo, cognitivo e comportamentale indispensabile per un reinserimento sociale;
nel nostro Paese, in controtendenza rispetto al resto d'Europa, è in costante crescita il fenomeno degli eco-reati: sono in media oltre 95 i reati ambientali accertati ogni giorno, 4 ogni ora. Crescono nell'ultimo anno tutti i numeri relativi ai fenomeni illegali del ciclo dei rifiuti e agli incendi, che colpiscono in particolare il patrimonio boschivo;
l'entrata in vigore della cosiddetta riforma Cartabia come da ultimo modificata, comporta numerose criticità, a partire dai riformati articoli 408 e 425 del codice di procedura penale, in forza dei quali i giudici delle indagini e delle udienze preliminari possono consentire la prosecuzione dei procedimenti solo quando sono ragionevolmente convinti della previsione di condanna degli indagati. In tal modo è stato introdotto un giudizio prognostico dalla duplice natura, di merito e processuale attinente alla colpevolezza dell'imputato, di talché implicitamente, a partire dagli "elementi acquisiti", il giudice dovrà figurarsi i possibili esiti delle prove dichiarative che potranno essere assunte nella fase dibattimentale, in evidente contrasto con il disposto dell'articolo 111, comma 4, della Costituzione;
è stato inoltre ridefinito l'elenco dei reati procedibili a querela di parte reintroducendo fra questi le lesioni volontarie, le lesioni personali stradali, il sequestro di persona non aggravato, la violenza privata, la violazione di domicilio, il furto, i reati contro il patrimonio anche in contesti di mafia, la turbativa d'asta, il danneggiamento, la truffa e la frode informatica. anche quando il danno patrimoniale sia di rilevante entità. In tal modo, con il dichiarato intento di conseguire "effetti deflattivi sul contenzioso giudiziario ed effetti positivi sulla durata complessiva dei procedimenti, nell'ottica di una maggiore efficienza del processo penale", si sono accomunati reati di natura e gravità molto diversa;
segnalazioni di criticità e preoccupazione degli interpreti si evidenziano anche in materia della riformata normativa in tema di notificazioni al difensore e processo all'assente;
il sistema penale nazionale prevede oltre 6000 fattispecie di reati diversi, alcuni ormai privi di significato, altri diffusi in una serie di norme e balzelli, regio-decreti ed altre norme senza che si sia mai provveduto ad un riordino semplificativo, con l'evidente rischio di comprimere le tutele e le garanzie, soprattutto dell'imputato;
a due settimane dall'inizio dell'anno sono già 4 i femminicidi avvenuti nel nostro Paese: la piaga della violenza contro le donne sembra inarrestabile e il sistema giudiziario appare ancora inadeguato per contrastare con efficacia questo fenomeno. I dati più recenti evidenziano l'assenza di collaborazione fra i tribunali civili che trattano di separazione giudiziale, di scioglimento e cessazione degli effetti civili del matrimonio e quelle sui provvedimenti riguardanti i figli, le separazioni e gli affidamenti dei minori e i tribunali penali che si occupano dei reati commessi dai maltrattanti. È scadente la formazione riscontrata negli operatori coinvolti: nel 95 per cento dei casi il magistrato incaricato non è stato in grado di individuare i casi di violenza domestica emersi nelle cause civili; e solo nel 9 per cento dei tribunali si acquisiscono gli atti del procedimento penale quando emergono violenze. Inoltre, nei tribunali civili risulta diffusa la nomina di consulenti privi di specializzazione nella materia della violenza di genere e domestica ed è irrisorio il numero degli ordini di protezione rispetto all'estensione della violenza. Questo fa concludere per l'invisibilità del fenomeno presso l'autorità giudiziaria civile;
il decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150, in attuazione della legge delega 27 settembre 2021 n. 134, ha introdotto nel nostro ordinamento una «disciplina organica» della giustizia riparativa. La giustizia riparativa rappresenta un modello di giustizia fondato sull'ascolto e sul riconoscimento dell'altro, introducendo una dialettica che mette al centro la vittima di reato: la vittima e l'autore del fatto penalmente rilevante, infatti, partecipano attivamente, se entrambi vi acconsentono liberamente, alla risoluzione delle questioni provocate dal fatto illecito mediante l'aiuto di un mediatore, terzo e imparziale;
nessuna riforma della giustizia può essere efficace senza un significativo investimento nelle risorse umane, cioè nel personale amministrativo dei tribunali italiani;
con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza e del Piano nazionale complementare sono stati finanziati 58 interventi di edilizia giudiziaria e penitenziaria per un importo complessivo di 540 milioni. Tali fondi possono essere utilizzabili anche per la realizzazione di interventi finalizzati all'eliminazione delle barriere architettoniche che impediscono alle persone con disabilità l'accesso ai palazzi di giustizia. Purtroppo, invece, vengano segnalate numerose problematiche, quali ascensori fuori uso nei tribunali;
da una recente indagine, resa nota dal Ministero dell'istruzione, il 23 per cento degli studenti e studentesse delle scuole superiori è stato vittima di bullismo da parte dei pari (il 19,4 per cento in modo occasionale e il 2,9 per cento in modo sistematico). Nonostante l'entrata in vigore della legge n. 71 del 2017, il fenomeno del bullismo non è calato. Nella scorsa legislatura la Camera dei deputati ha approvato una proposta di legge anti-bullismo che, però, non ha concluso il suo iter perché non è stata ultimata la sua trattazione al Senato,
impegna il Governo:
a) a rivedere urgentemente il piano nazionale di prevenzione del rischio suicidario negli istituti penitenziari, con un forte investimento anche nel supporto psicologico tanto per gli operatori quanto per gli ospiti degli istituti penitenziari;
b) a potenziare gli strumenti di lotta alla criminalità organizzata di tipo mafioso, con particolare riguardo ai cosiddetti eco-reati;
c) a rimodulare le innovazioni introdotte dalla riforma Cartabia in tema di indagini e udienza preliminare, procedibilità dei reati e notificazioni al difensore;
d) a potenziare gli strumenti diretti a contrastare efficacemente il fenomeno della violenza maschile contro le donne e investire adeguatamente nella formazione specifica degli operatori coinvolti;
e) a predisporre urgentemente tutti gli atti e le procedure necessarie affinché la disciplina della giustizia riparativa trovi al più presto completa e immediata attuazione;
f) a superare le carenze di personale amministrativo del comparto giustizia, adottando con urgenza i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che autorizzino lo scorrimento integrale delle graduatorie distrettuali per cancelliere esperto e direttore;
g) a predisporre una ricognizione generale delle strutture giudiziarie al fine di individuare tutti gli interventi necessari per rimuovere le barriere architettoniche che ne ostacolano la piena fruibilità da parte di tutti i cittadini;
h) a prevedere un monitoraggio almeno biennale circa la diffusione e le forme che assume il drammatico fenomeno del bullismo e del cyberbullismo in modo da porre in essere le misure più efficaci per la sua prevenzione e il suo contrasto.
(6-00021) n. 5 (18 gennaio 2023)
Paita, Gelmini, Scalfarotto, Fregolent, Lombardo, Sbrollini, Versace, Calenda, Renzi.
Approvata
Il Senato della Repubblica,
udite le comunicazioni del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia, ai sensi dell'articolo 86 del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, come modificato dall'articolo 2, comma 29, della legge 25 luglio 2005, n. 150;
premesso che:
il sistema italiano della giustizia è in crisi e oramai da decenni tutte le rilevazioni sono negative: dai tempi della giustizia, tra i peggiori del mondo occidentale, al livello di fiducia dei cittadini, che è bassissimo. Da molti anni le raccomandazioni dell'Europa chiedono un cambio di passo, e la riforma della giustizia è diventata condizione per l'accesso ai fondi del PNRR;
sono necessarie riforme che vadano oltre l'arco temporale del PNRR, per rinnovare radicalmente il nostro sistema della giustizia, avendo quattro obiettivi: restituire autorevolezza e autonomia della magistratura, rafforzare lo stato di diritto, promuovere il merito e l'efficienza, accelerare i processi in tutte le giurisdizioni;
occorre l'implementazione di riforme procedurali e ordinamentali per ridurre i tempi dei processi, modernizzare strutture e procedure della nostra giustizia e aumentare la produttività dei tribunali. Ma non è solo una questione di efficienza: per risanare il rapporto tra cittadini e giustizia, occorre recuperare a pieno i valori costituzionali, che troppe volte in questi anni sono parsi indeboliti. Per questo è necessario ripristinare la necessaria separazione fra poteri e dunque l'imparzialità e l'indipendenza dei giudici di ogni ordine, garantire l'equo processo, la parità delle armi tra difesa e accusa, far sì che il merito e la responsabilità siano i criteri che determinano le carriere dei magistrati;
abbiamo condiviso le linee programmatiche illustrate dal Ministro della giustizia il 6 dicembre scorso presso la Commissione giustizia del Senato e il 7 dicembre scorso presso l'omologa Commissione della Camera,
impegna il Governo:
a intraprendere le iniziative normative finalizzate all'attuazione delle linee programmatiche illustrate dal ministro Nordio alle Camere, garantendo un confronto costante con le forze di opposizione che condividono l'obiettivo di un'azione riformatrice di matrice liberale e garantista, in conformità con i principi della Carta costituzionale.
DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 5 dicembre 2022, n. 187, recante misure urgenti a tutela dell'interesse nazionale nei settori produttivi strategici (391)
ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 1.
1. Il decreto-legge 5 dicembre 2022, n. 187, recante misure urgenti a tutela dell'interesse nazionale nei settori produttivi strategici, è convertito in legge con le modificazioni riportate in allegato alla presente legge.
2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
________________
N.B. Approvato, con modificazioni al testo del decreto-legge, il disegno di legge composto del solo articolo 1.
ALLEGATO RECANTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA COMMISSIONE
MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA COMMISSIONE
All'articolo 1:
al comma 1, dopo le parole: « raffinazione di idrocarburi » il segno di interpunzione: « , » è soppresso e le parole: « , con ogni mezzo, » sono soppresse;
al comma 2, le parole: « 30 giugno 2023 » sono sostituite dalle seguenti: « 31 dicembre 2023 »;
al comma 4, al primo periodo, le parole: « periodo di massimo 12 mesi » sono sostituite dalle seguenti: « periodo massimo di 12 mesi » e, al terzo periodo, le parole: « per i lavoratori, per i titolari » sono sostituite dalle seguenti: « per i lavoratori e per i titolari »;
al comma 5, dopo le parole: « made in Italy, » sono inserite le seguenti: « di concerto con il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, »;
al comma 6, dopo le parole: « amministrazione temporanea » sono inserite le seguenti: « di cui al comma 4 ».
All'articolo 2:
al comma 1 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « , anche tenendo conto delle segnalazioni degli enti territoriali, ai fini del mantenimento della continuità operativa e dei livelli occupazionali nel loro territorio ».
Dopo l'articolo 2 è inserito il seguente:
« Art. 2-bis. - (Misure a tutela degli interessi nazionali nel settore delle comunicazioni) - 1. In considerazione del carattere strategico dell'infrastruttura di rete in fibra ottica e al fine di assicurare l'interesse nazionale ad una rete che garantisca servizi altamente performanti in banda larga e ultra larga, all'articolo 1, comma 6, lettera a), della legge 31 luglio 1997, n. 249, dopo il numero 4) è inserito il seguente:
"4-bis) sentito il parere del Ministero delle imprese e del made in Italy e nel rispetto della normativa europea e internazionale, individua, per i cavi in fibra ottica, gli standard tecnici a cui devono attenersi gli aggiudicatari dei bandi per la realizzazione dell'infrastruttura di rete, in modo da assicurare adeguati livelli qualitativi e prestazioni elevate di connettività".
2. Le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 6, lettera a), numero 4-bis), della legge 31 luglio 1997, n. 249, come introdotto dal comma 1 del presente articolo, si applicano ai bandi pubblicati successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto ».
ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA COMMISSIONE
Articolo 1.
(Misure a tutela dell'interesse nazionale nel settore degli idrocarburi)
1. In considerazione del carattere emergenziale assunto dalla crisi energetica, le imprese che gestiscono a qualunque titolo impianti e infrastrutture di rilevanza strategica per l'interesse nazionale nel settore della raffinazione di idrocarburi garantiscono la sicurezza degli approvvigionamenti, nonché il mantenimento, la sicurezza e l'operatività delle reti e degli impianti, astenendosi da comportamenti che possono mettere a rischio la continuità produttiva e recare pregiudizio all'interesse nazionale.
2. Fino al 31 dicembre 2023, ove vengano in rilievo rischi di continuità produttiva idonei a recare pregiudizio all'interesse nazionale, conseguenti a sanzioni imposte nell'ambito dei rapporti internazionali tra Stati, l'impresa che svolge le attività di cui al comma 1 ne dà tempestiva comunicazione al Ministero delle imprese e del made in Italy, al fine dell'urgente attivazione delle misure a sostegno e tutela previste dalla legge, nel quadro degli aiuti di Stato compatibili con il diritto europeo.
3. Salva l'applicabilità, ove ricorrano i relativi presupposti, della disciplina recata dalla tutela conservativa del patrimonio produttivo per il tramite dell'amministrazione straordinaria di cui al decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270 e al decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 2004, n. 39, se il rischio di cui al comma 2 è imminente, l'impresa interessata può altresì richiedere al Ministero delle imprese e del made in Italy di essere ammessa a procedura di amministrazione temporanea.
4. L'amministrazione temporanea è disposta per un periodo massimo di 12 mesi, prorogabile una sola volta fino a ulteriori 12 mesi. Essa comporta la sostituzione degli organi di amministrazione e controllo, senza applicazione dell'articolo 2383, terzo comma, del codice civile, e la nomina di un commissario che subentra nella gestione. L'amministrazione temporanea è condotta secondo le ordinarie disposizioni dell'ordinamento, al fine di evitare pericoli di pregiudizio all'interesse nazionale alla sicurezza dell'approvvigionamento energetico, nell'interesse dell'impresa e senza pregiudizio per la stessa, per i soci, per i lavoratori e per i titolari di rapporti giuridici attivi o passivi. Gli eventuali utili maturati durante l'esercizio non possono essere distribuiti se non al termine dell'amministrazione temporanea. I costi della gestione temporanea restano a carico dell'impresa.
5. L'amministrazione temporanea è disposta con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, con il quale è nominato il commissario, che può avvalersi anche di società a controllo o a partecipazione pubblica operante nei medesimi settori e senza pregiudizio della disciplina in tema di concorrenza, e sono altresì stabiliti termini e modalità della procedura.
6. In caso di grave ed imminente pericolo di pregiudizio all'interesse nazionale alla sicurezza nell'approvvigionamento energetico, l'ammissione alla procedura di amministrazione temporanea di cui al comma 4 può essere disposta con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, del Ministro dell'economia e delle finanze e del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica anche indipendentemente dalla istanza di cui al comma 3.
EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO
1.1
Nave, Sabrina Licheri, Naturale, Lorefice, Damante
Respinto
Al comma 1, dopo le parole: «le imprese» inserire le seguenti: «di cui al comma 2».
1.100
Aurora Floridia, De Cristofaro, Cucchi, Magni
Respinto
Al comma 1 dopo le parole: «garantiscono» inserire le seguenti: «, nel pieno rispetto delle norme ambientali, ivi comprese le prescrizioni contenute nei provvedimenti che autorizzano l'esercizio dei relativi impianti.».
1.7
Lorefice, Nave, Sabrina Licheri, Naturale, Damante
Respinto
Al comma 1, sostituire le parole da: «nonché il mantenimento» fino alla fine del comma con le seguenti: «degli impianti e delle reti, assicurando altresì il rispetto della vigente normativa in materia ambientale e a tutela della salute in ambito nazionale e dell'Unione europea».
1.101
Aurora Floridia, De Cristofaro, Cucchi, Magni
Respinto
All'articolo, apportare le seguenti modifiche:
1) al comma 1, dopo le parole: «a rischio» inserire le seguenti: «la tutela della salute dei cittadini, la salvaguardia dell'ecosistema,»;
2) sopprimere il comma 2;
3) al comma 3, sostituire le parole: «di cui al comma 2» con le seguenti: «di discontinuità produttiva».
1.8
Martella, Franceschelli, Giacobbe, La Marca, Nicita
Respinto
Al comma 1, dopo le parole: «che possono mettere a rischio la continuità produttiva» aggiungere le seguenti: «, i livelli occupazionali».
1.9
Aurora Floridia, De Cristofaro, Cucchi, Magni
Respinto
Al comma 1 aggiungere, infine le parole: «fermo restando il rispetto dei valori limite di emissione e delle altre disposizioni autorizzative volte a garantire la tutela dell'ambiente e della salute.».
1.10
Martella, Franceschelli, Giacobbe, La Marca, Nicita
Respinto
Dopo il comma 1, inserire i seguenti: «1-bis. Ai fini di cui al presente articolo, qualsiasi delibera, atto o operazione, adottato da una impresa di cui al comma 1 che abbia per effetto modifiche della titolarità, del controllo o della disponibilità degli impianti e delle infrastrutture di rilevanza strategica per l'interesse nazionale nel settore della raffinazione degli idrocarburi o il loro trasferimento o di rami di essa, deve essere da questa notificata alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministero delle imprese e del made in Italy ai fini della valutazione dei rischi connessi a tali decisioni.
1-ter. In esito alla valutazione cui al comma 1-bis, qualora sussista il rischio che l'impresa dia luogo ad una situazione eccezionale di minaccia di grave pregiudizio per gli interessi pubblici relativi alla sicurezza degli approvvigionamenti, nonché al mantenimento, alla sicurezza e all'operatività delle reti e degli impianti, con possibile compromissione e ricadute sul sistema economico nazionale, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri adottato su conforme deliberazione del Consiglio dei ministri, da trasmettere tempestivamente e per estratto alle Commissioni parlamentari competenti, può essere espresso il veto sull'efficacia delle delibere, atti e operazioni di cui al comma 1-bis riguardanti gli impianti di cui al comma 1.»
1.14
Martella, Franceschelli, Giacobbe, La Marca, Nicita
Respinto
Al comma 3, sostituire le parole: «può altresì richiedere» con le seguenti: «richiede, con apposita istanza indirizzata» e alla fine del comma, aggiungere le seguenti parole: «In caso di mancata richiesta di ammissione alla procedura di amministrazione temporanea, a tutela dell'interesse nazionale di cui al comma 1, si applicano le disposizioni di cui al comma 6.»
1.15
Martella, Franceschelli, Giacobbe, La Marca, Nicita
Respinto
Al comma 4, sostituire le parole: «prorogabile una sola volta fino a ulteriori 12 mesi» con le seguenti: «prorogabile per il tempo necessario a garantire la tutela dell'interesse nazionale di cui al comma 1.»
1.16
Sabrina Licheri, Nave, Naturale, Lorefice, Damante
Respinto
Al comma 4, terzo periodo, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «, garantendo, comunque, il pieno rispetto dei valori limite di emissione stabiliti dalla normativa dell'Unione europea».
1.17
Barbara Floridia, Sabrina Licheri, Nave, Naturale, Lorefice, Damante
Respinto
Al comma 4, dopo il terzo periodo, inserire il seguente: «L'amministrazione temporanea è altresì condotta nel rispetto della legislazione vigente in materia di tutela ambientale e sanitaria e assicura il conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione e di transizione ecologica contenuti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).»
1.18
Respinto
Al comma 4, dopo il quarto periodo, inserire il seguente: «Gli eventuali piani di riconversione industriale, e i relativi piani di investimento, assicurano la tutela ambientale, realizzando impianti ecosostenibili, nonché la tutela dei livelli occupazionali prevedendo l'introduzione del vincolo della clausola sociale.»
1.19
Sabrina Licheri, Nave, Naturale, Lorefice, Damante
Respinto
Al comma 4, ultimo periodo, dopo le parole: «i costi della gestione temporanea» inserire le seguenti: «, ivi inclusi gli oneri relativi al compenso del commissario di cui al presente comma,».
1.103
Nave, Sabrina Licheri, Naturale, Lorefice, Damante
Respinto
Al comma 5, apportare le seguenti modifiche:
a) dopo la parola: «concorrenza» inserire le seguenti: «, nonché del Sistema nazionale delle agenzie ambientali»;
b) aggiungere, in fine, i seguenti periodi:
«Il Commissario di cui al presente comma è terzo rispetto a tutte le parti e opera in modo professionale, riservato, imparziale e indipendente ed è nominato tra persone di comprovata esperienza gestionale e amministrativa, nonché in materia di tutela dell'ambiente. Non può essere nominato commissario e, se nominato, decade dal suo ufficio, l'interdetto, l'inabilitato, chi sia stato dichiarato fallito o chi sia stato condannato ad una pena che importa l'interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici. Non possono inoltre essere nominati commissari il coniuge, i parenti ed affini entro il quarto grado degli organi di amministrazione e controllo dell'impresa, ovvero chi, avendo intrattenuto con l'impresa, personalmente o quale socio, amministratore, o dipendente di altra organizzazione imprenditoriale o professionale, rapporti non occasionali di collaborazione o consulenza professionale, abbia preso parte o si sia comunque ingerito nella gestione dell'impresa. Il commissario, nell'accettare l'incarico, dichiara sotto la propria responsabilità, che non ricorre alcuna delle ipotesi di incompatibilità di cui al presente comma.»;
c) dopo il comma 5, inserire il seguente:
«5-bis. Il Commissario di cui al comma 5 provvede all'amministrazione temporanea dell'impresa nel rispetto delle disposizioni di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, della normativa vigente in materia di tutela ambientale e sanitaria, nonché dei vincoli inderogabili derivanti dall'appartenenza all'Unione europea. Il Commissario assicura, altresì, il conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione e di transizione ecologica, nonché l'avvio ovvero la prosecuzione dei lavori di adeguamento ambientale degli impianti e degli stabilimenti di interesse strategico nazionale eventualmente ricadenti nell'ambito di operatività dell'impresa.»
1.23
Sabrina Licheri, Nave, Naturale, Lorefice, Damante
Respinto
Al comma 5, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «, con esclusione di ogni deroga alla normativa ambientale e sanitaria»
1.24
Sabrina Licheri, Nave, Naturale, Lorefice, Damante
Respinto
Al comma 5, aggiungere, in fine, i seguenti periodi:
«Il commissario di cui al presente comma è terzo rispetto a tutte le parti e opera in modo professionale, riservato, imparziale e indipendente ed è nominato tra persone di comprovata esperienza gestionale e amministrativa, nonché in materia di tutela dell'ambiente. Il commissario deve essere in possesso dei requisiti previsti dall'articolo 2399 del codice civile e non deve essere legato all'impresa da rapporti di natura personale o professionale; il professionista ed i soggetti con i quali è eventualmente unito in associazione professionale non devono aver prestato negli ultimi cinque anni attività di lavoro subordinato o autonomo in favore dell'imprenditore né essere stati membri degli organi di amministrazione o controllo dell'impresa né aver posseduto partecipazioni in essa.»
1.25
Nave, Sabrina Licheri, Naturale, Lorefice, Damante
Respinto
Al comma 5, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Nell'esercizio dell'amministrazione temporanea non sono ammesse deroghe alla legislazione vigente in materia di tutela ambientale e sanitaria.»
1.26
Nave, Sabrina Licheri, Naturale, Lorefice, Damante
Respinto
Dopo il comma 5, inserire il seguente:
«5-bis. I curricula dei commissari nominati ai sensi del presente articolo sono resi pubblici nel sito web del Ministero delle imprese e del made in Italy, nonché mediante link nei siti web della regione e degli enti locali interessati.»
1.28
Sabrina Licheri, Nave, Naturale, Lorefice, Damante
Respinto
Al comma 6, dopo le parole: «l'ammissione alla procedura di amministrazione temporanea di cui al comma 4» inserire le seguenti: «delle imprese di cui al comma 2, individuate con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri,»
1.102
Martella, Franceschelli, Giacobbe, La Marca, Nicita
Approvato
Al comma 6, aggiungere in fine il seguente periodo: «Con il medesimo decreto è nominato il commissario che può avvalersi anche di società a controllo o a partecipazione pubblica operante nei medesimi settori e senza pregiudizio della disciplina in tema di concorrenza, e sono altresì stabiliti termini e modalità della procedura.»
1.31
Sabrina Licheri, Nave, Naturale, Lorefice, Damante
Respinto
Dopo il comma 6, aggiungere, in fine, il seguente:
«6-bis. Nei due anni successivi all'esercizio dell'amministrazione temporanea ovvero nei quattro anni successivi in caso di proroga di cui al comma 4, primo periodo, le imprese di cui al comma 2 sono ammesse a formulare istanza per l'accesso prioritario agli strumenti dei contratti di sviluppo e degli accordi di innovazione, limitatamente a progetti di investimento funzionali alla realizzazione del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC).»
1.32
Martella, Franceschelli, Giacobbe, La Marca, Nicita
Respinto
Dopo il comma 6, aggiungere il seguente:
«6-bis. Il Ministero delle imprese e del made in Italy, in ragione della tutela dell'interesse nazionale nel settore degli idrocarburi, trasmette tempestivamente e per estratto alle competenti Commissioni parlamentari gli atti pervenuti e i provvedimenti adottati in applicazione del presente articolo e riferisce, con cadenza semestrale, sugli esiti dell'amministrazione temporanea.»
1.33
Nave, Sabrina Licheri, Naturale, Lorefice, Damante
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Dopo il comma 6, aggiungere, in fine, il seguente:
«6-bis. L'amministrazione temporanea di cui al presente articolo assicura il rispetto dei parametri ambientali e sanitari previsti dalla normativa vigente, il conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione e di transizione ecologica nonché il mantenimento dei livelli occupazionali.»
1.34
Sabrina Licheri, Nave, Naturale, Lorefice, Damante
Precluso
Dopo il comma 6, aggiungere, in fine, il seguente:
«6-bis. L'amministrazione temporanea di cui al presente articolo assicura il rispetto della normativa vigente in materia di tutela ambientale e sanitaria.»
G1.1
Respinto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 5 dicembre 2022, n. 187, recante misure urgenti a tutela dell'interesse nazionale nei settori produttivi strategici (A.S. 391),
premesso che:
l'articolo 1 del provvedimento in esame reca disposizioni volte a garantire la continuità produttiva delle imprese che gestiscono a qualunque titolo impianti e infrastrutture di rilevanza strategica per l'interesse nazionale nel settore della raffinazione di idrocarburi. Tali disposizioni prevedono un forte intervento dello Stato in materia di libertà commerciale delle imprese;
considerato che:
nonostante l'intervento si renda necessario a seguito della crisi ucraina e delle conseguenti misure sanzionatorie della Russia, imposte dall'Unione europea a decorrere dal 5 dicembre 2022, con riguardo ai prodotti petroliferi, nonché al petrolio greggio, i meccanismi di azionamento dell'istituto dell'amministrazione temporanea, in particolar modo l'avvio d'ufficio previsto ai sensi dell'articolo 1, comma 6, del presente decreto-legge, dispongono un forte potere discrezionale da parte del Ministro delle imprese e del made in Italy, del Ministro dell'economia e delle finanze e del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, che deve necessariamente rispettare la normativa europea in materia di libera concorrenza e aiuti di stato;
in particolare, l'articolo 1, comma 2, prevede la possibilità di azionare strumenti di sostegno e risorse a favore delle imprese che rientrano nella fattispecie di cui al comma 1 del medesimo articolo. Inoltre, l'articolo 1, comma 5, prevede la possibilità da parte del commissario che subentra alla gestione di avvalersi di società a controllo o a partecipazione pubblica;
rilevato che:
la 5ª Commissione (Programmazione economica, bilancio), esaminato il disegno di legge in esame e acquisiti gli elementi informativi forniti dal Governo, ha espresso un parere non ostativo sul provvedimento dopo avere preso atto che:
a) il riferimento all'attivazione delle misure a sostegno e tutela delle imprese di cui all'articolo 1 è da intendersi come relativo ad interventi e risorse già esistenti, senza previsione di ulteriori interventi legislativi;
b) in relazione al comma 2 dell'articolo 1, le misure a sostegno e tutela delle imprese richiamate dal medesimo comma sono contemplate nei limiti del quadro degli aiuti di Stato previsto dal diritto europeo;
c) in relazione ai commi 4 e 5 dell'articolo 1, ove si prevede che l'amministrazione temporanea sia condotta secondo le ordinarie disposizioni dell'ordinamento e che il commissario possa avvalersi anche di società a controllo o a partecipazione pubblica dei medesimi settori senza pregiudizio della disciplina in tema di concorrenza, è stato chiarito che tale avvalimento avverrà secondo meccanismi di mercato, senza impatti negativi sulla concorrenza né sulla redditività delle società a controllo o partecipazione pubblica;
d) gli oneri relativi al compenso del commissario e l'intera amministrazione temporanea sono interamente a carico delle imprese sottoposte alla procedura secondo quanto specificato dal comma 4, ultimo periodo,
impegna il Governo:
ad assicurare, al fine di escludere sanzioni, che l'applicazione di ciascuna misura richiamata in premessa sia compatibile con il diritto europeo in materia di aiuti di stato, e che i connessi interventi siano interamente realizzati nell'ambito di strumenti di sostegno e risorse già esistenti e disponibili, relativi a somme già stanziate a legislazione vigente;
ad assicurare che l'eventuale avvalimento di società a controllo o a partecipazione pubblica operante di cui di cui all'articolo 1, comma 5, non determini effetti negativi sui dividendi che le società a controllo o a partecipazione pubblica versano all'ente pubblico azionista.
G1.100
Respinto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 5 dicembre 2022, n. 187, recante misure urgenti a tutela dell'interesse nazionale nei settori produttivi strategici (A.S. 391),
premesso che:
l'articolo 1 del provvedimento in esame reca disposizioni volte a garantire la continuità produttiva delle imprese che gestiscono a qualunque titolo impianti e infrastrutture di rilevanza strategica per l'interesse nazionale nel settore della raffinazione di idrocarburi. Tali disposizioni prevedono un forte intervento dello Stato in materia di libertà commerciale delle imprese;
considerato che:
come è noto, nei primi giorni del 2023, la società Litasco, controllata al 100 per cento da Lukoil, ha firmato un accordo per l'acquisizione degli impianti di raffinazione Isab di Priolo da parte del fondo di private equity e asset management cipriota Goi Energy. Secondo quanto riferito in sede referente nella seduta n. 11 della 9ª Commissione del Senato dal Sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy, Fausta Bergamotto, "GOI Energy è, nel dettaglio, il ramo nel settore energetico della società Argus New Energy, fondo di diritto cipriota con esperienza in molti settori di attività. GOI Energy possiede, nel dettaglio, una lunga esperienza nella raffinazione, nel commercio di petrolio e nella ristrutturazione finanziaria delle raffinerie. Detiene poi una quota di maggioranza in Bazan Group, uno dei gruppi energetici più grandi e complessi ubicato in Israele, che gestisce un conglomerato di raffinerie e prodotti petrolchimici. Nell'ambito di questa transazione, GOI Energy ha concordato anche accordi esclusivi di fornitura e offtake con il gruppo Trafigura Pte ltd.";
il closing dell'operazione è previsto entro la fine di marzo 2023 ed è condizionato al verificarsi di alcune condizioni tra cui l'ottenimento delle autorizzazioni da parte di tutte le autorità competenti, incluso il Governo italiano;
è di tutta evidenza come tale circostanza assuma un notevole impatto sulle disposizioni contenute nell'articolo 1, che risulterebbero quindi sostanzialmente superate nei fatti. Il quadro di riferimento cui applicare la normativa introdotta dal decreto in esame è pertanto connotato da un elevato livello di incertezza, cui il Governo, seppur sollecitato, non ha ancora fornito i necessari chiarimenti;
sebbene il Sottosegretario nella citata seduta n. 11 della 9ª Commissione abbia affermato che: "nel corso dei propri contatti con il Dicastero, la società Trafigura ha sottolineato l'interesse ed entrare nel progetto come investitore di lungo termine, con particolare attenzione alla transizione dell'impianto verso l'energia pulita. Tra le cose sottolineate dall'acquirente vi è poi l'esplicita dichiarazione di mantenere i posti di lavoro e di garantire condizioni di salute e sicurezza" è evidente che non è possibile valutare, non essendo noti i termini e i contenuti dell'accordo, se la conclusione dell'operazione di acquisto degli impianti Isab contemplerà sufficienti garanzie in termini di mantenimento dei livelli occupazionali o se potrebbe sorgere il rischio di non vedere garantita la risoluzione delle criticità ambientali. Allo stesso modo, non è stato ancora chiarito se, e in che modo, il Governo intenda avvalersi dell'istituto della golden power;
nel corso della discussione in sede referente, il Governo non ha accolto le richieste di una sospensione dell'esame per permettere ai commissari un maggiore approfondimento e al Governo di fornire i chiarimenti richiesti in sede di dibattito, ferma restando una generica disponibilità a fornire, in futuro, tutte le comunicazioni inerenti all'evoluzione della conclusione dell'operazione di acquisto,
impegna il Governo:
ad assicurare la tempestiva trasmissione alle Commissioni parlamentari competenti di tutte le informazioni inerenti l'evoluzione dell'operazione d'acquisto degli impianti Lukoil-Isab di Pirolo da parte di Goi Energy;
ad attivarsi affinché, nell'ambito della conclusione dell'operazione d'acquisto, siano fornite le opportune garanzie circa il mantenimento dei livelli occupazionali e la realizzazione dei necessari adeguamenti di natura ambientale, nonché in merito agli impegni assunti in sede di interlocuzioni con il Dicastero per le imprese e il made in Italy sul piano della riconversione green del sito produttivo e del suo rilancio industriale.
1.0.1
Nicita, Martella, Franceschelli, Giacobbe, La Marca, Musolino
Respinto
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 1-bis
(Ulteriori disposizioni per la continuità produttiva degli impianti di interesse strategico nazionale)
1. Il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, in considerazione dell'assoluta necessità di salvaguardare la produzione, l'occupazione, la salute e l'ambiente, può autorizzare la prosecuzione dell'attività produttiva presso gli impianti di interesse strategico nazionale di cui all'articolo 1 nei confronti dei quali l'autorità giudiziaria abbia adottato provvedimenti di sequestro sui beni dell'impresa titolare per temporanea inadeguatezza dell'impianto allo smaltimento dei reflui, per un periodo di tempo determinato, non superiore a 24 mesi, a condizione che vengano adempiute, tramite il commissario di cui al comma 2, tutte le prescrizioni necessarie ad assicurare la più adeguata tutela dell'ambiente e della salute secondo le migliori tecnologie disponibili. In tale caso, i provvedimenti di sequestro non impediscono, nel corso del periodo di tempo indicato nell'autorizzazione, l'esercizio dell'attività d'impresa a condizione che esista la concreta possibilità di prevenire il danno ambientale e alla salute.
2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, su proposta del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, sentito il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro delle imprese e del made in Italy, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, sono individuati gli interventi necessari per l'adeguamento degli impianti di cui al comma 1, nonché le relative risorse necessarie per tale finalità, ivi comprese quelle definite a tali fini dal Repower EU e dei Fondi FSC, per la cui realizzazione o il cui completamento si rende necessaria la nomina di un commissario straordinario che è disposta con il medesimo decreto.
3. Per le finalità di cui al presente articolo, ed allo scopo di poter celermente stabilire le condizioni per l'effettiva realizzazione dei lavori, al commissario straordinario di cui al comma 2 spetta, nel rispetto delle prescrizioni della magistratura e degli obblighi di legge relativi all'autorizzazione integrata ambientale, e nel concerto con i commissari giudiziari eventualmente nominati dall'Autorità giudiziaria, l'assunzione di ogni determinazione necessaria per l'avvio ovvero la prosecuzione dei lavori di adeguamento degli impianti di smaltimento dei reflui industriali di cui al comma 2, con particolare riferimento al pretrattamento dei reflui industriali a monte del depuratore e provvedono all'eventuale stesura o rielaborazione e approvazione dei relativi progetti di adeguamento degli impianti. L'approvazione dei progetti da parte dei commissari straordinari, d'intesa con i Presidenti delle regioni territorialmente competenti, sostituisce, ad ogni effetto di legge, ogni autorizzazione, parere, visto e nulla osta occorrenti per l'avvio o la prosecuzione dei lavori, fatta eccezione per quelli relativi alla tutela ambientale, per i quali i termini dei relativi procedimenti sono dimezzati, e per quelli relativi alla tutela di beni culturali e paesaggistici, per i quali il termine di adozione dell'autorizzazione, parere, visto e nulla osta è fissato nella misura massima di sessanta giorni dalla data di ricezione della richiesta, decorso il quale, ove l'autorità competente non si sia pronunciata, detti atti si intendono rilasciati.
4. Per l'esecuzione degli interventi, i commissari straordinari possono essere abilitati ad assumere direttamente le funzioni di stazione appaltante e operano in deroga alle disposizioni di legge in materia di contratti pubblici, fatto salvo il rispetto dei principi di cui agli articoli 30, 34 e 42 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, nonché delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e dei vincoli inderogabili derivanti dall'appartenenza all'Unione europea, ivi inclusi quelli derivanti dalle direttive 2014/24/UE e 2014/25/UE, e delle disposizioni in materia di subappalto. Per l'esercizio delle funzioni di cui al primo periodo, il commissario straordinario provvede anche a mezzo di ordinanze.»
1.0.2
Improponibile
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 1-bis
(Disposizioni in materia di contenimento degli aumenti delle tariffe connesse ai servizi di salvaguardia)
1. Al fine di garantire la sicurezza del sistema elettrico e di assicurare la continuità della fornitura di energia elettrica ai clienti finali in servizio di salvaguardia, all'articolo 4 del decreto ministeriale del 23 novembre 2007, il comma 2 è sostituito dal seguente:
"2. A copertura dei costi di approvvigionamento dell'energia elettrica all'ingrosso, dei servizi di dispacciamento e dei costi di commercializzazione, ciascun cliente in salvaguardia è tenuto a corrispondere all'esercente nell'area territoriale, un corrispettivo basato sulla media ponderata dei parametri offerti da tutti gli esercenti il servizio di salvaguardia nelle procedure concorsuali relative alle aree territoriali di riferimento in relazione a ciascun periodo di salvaguardia. L'Autorità di regolazione per l'energia reti e ambiente definisce la disciplina attuativa e uno specifico meccanismo di perequazione affinché gli esercenti il servizio di salvaguardia ricevano, oltre ai corrispettivi applicati ai clienti del servizio sopra descritti, una remunerazione allineata al prezzo di aggiudicazione dell'area territoriale interessata.".»
ARTICOLO 2 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA COMMISSIONE
Articolo 2.
(Misure economiche connesse all'esercizio del golden power)
1. Successivamente all'esercizio dei poteri speciali di cui al decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, il Ministero delle imprese e del made in Italy valuta, su istanza dell'impresa notificante, la sussistenza dei presupposti per l'accesso a misure di sostegno della capitalizzazione dell'impresa, idonee a consentire un rafforzamento patrimoniale, ai fini dell'accesso con priorità al Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell'attività di impresa, di cui all'articolo 43 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, anche tenendo conto delle segnalazioni degli enti territoriali, ai fini del mantenimento della continuità operativa e dei livelli occupazionali nel loro territorio.
2. Il Ministero delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, sempre su istanza dell'impresa notificante, può, altresì, chiedere di valutare con priorità la sussistenza dei presupposti per l'accesso agli interventi erogati dal patrimonio destinato, costituito ai sensi dell'articolo 27, comma 1, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77.
3. Nei due anni successivi all'esercizio dei poteri speciali l'impresa è ammessa a formulare istanza per l'accesso prioritario agli strumenti dei contratti di sviluppo e degli accordi per l'innovazione.
4. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono definiti i criteri generali per l'effettuazione delle valutazioni di cui ai precedenti commi, nonché i termini e le modalità procedimentali per l'accesso alle misure di sostegno.
EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO
2.2
Aurora Floridia, De Cristofaro, Cucchi, Magni
Respinto
Al comma 1, dopo le parole: «il Ministero delle imprese e del made in Italy» inserire le seguenti: «di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze e con il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica».
2.100
Respinto
Al comma 1, sostituire le parole: «valuta, su istanza dell'impresa notificante, la sussistenza dei presupposti per» con la seguente: «dispone».
2.4
Martella, Franceschelli, Giacobbe, La Marca, Nicita
Respinto
Al comma 1, sopprimere le seguenti parole: «con priorità».
2.5
Respinto
Al comma 1, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Gli eventuali piani di riconversione industriale, e i relativi piani di investimento, assicurano la tutela ambientale, realizzando impianti ecosostenibili, nonché la tutela dei livelli occupazionali prevedendo l'introduzione del vincolo della clausola sociale.»
2.6
Respinto
Dopo il comma 1, inserire i seguenti:
«1-bis. Fermo restando quanto previsto dal precedente comma, le disposizioni di cui al comma 1 sono subordinate, altresì, alla predisposizione di un piano degli investimenti, da presentare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, che preveda, ai fini della continuazione dell'attività produttiva, la riconversione industriale, attraverso la realizzazione di una produzione ecosostenibile alimentata con energia prodotta da fonti rinnovabili e ad idrogeno verde, nel rispetto delle prescrizioni di tutela ambientale e sanitaria in conformità alle norme dell'Unione europea e internazionali nonché alle leggi nazionali e regionali.
1-ter. Il piano di cui al comma 1-bis è integrato con gli esiti della valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario (VIIAS), di cui all'articolo 5, comma 1, lettera b-bis.1), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. Al fine di tenere conto dell'impatto ambientale e sanitario delle procedure di autorizzazione integrate ambientale, all'articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, dopo la lettera b-bis) è inserita la seguente: «b-bis.1) valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario, di seguito VIIAS: combinazione di procedure, metodi e strumenti, con i quali si possono stimare gli effetti potenziali sulla salute della popolazione nell'ambito della procedura di autorizzazione integrata ambientale (AIA).
1-quater. La VIIAS è predisposta dal proponente e redatta sulla base delle linee guida adottate entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione di cui al presente decreto, dal Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, di concerto con il Ministro della salute, sentiti l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), le agenzie regionali per la protezione dell'ambiente (ARPA) e le agenzie provinciali per la protezione dell'ambiente (APPA).''
1-quinques. All'articolo 29-ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, dopo il comma 2 aggiungere i seguenti:
1) 2-bis. La domanda di autorizzazione integrata ambientale deve altresì contenere, pena il mancato rilascio dell'autorizzazione da parte delle autorità competenti, la VIIAS''.
2) 2-ter. All'articolo 29-duodecies, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, dopo le parole: ''domande ricevute,'' sono inserite le seguenti: ''integrate dalla VIIAS,''».
2.8
Aurora Floridia, De Cristofaro, Cucchi, Magni
Respinto
Al comma 2, dopo le parole: «Ministero dell'economia e delle finanze» inserire le seguenti: «e con il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica».
2.10
Martella, Franceschelli, Giacobbe, La Marca, Nicita
Respinto
Al comma 2, sopprimere le seguenti parole: «con priorità».
2.101
Ancorotti, Cantalamessa, Paroli, Biancofiore, Amidei, De Carlo, Fallucchi, Maffoni, Bergesio, Bizzotto, Silvestro
Ritirato e trasformato nell'odg G2.101
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. In considerazione del carattere emergenziale della crisi energetica e al fine di tutelare la sicurezza nazionale, alle imprese di cui all'art. 1 del decreto legge 15 marzo 2012 n. 21, il cui consumo medio di energia elettrica, calcolato nel periodo di riferimento, sia pari ad almeno 150 GWh/anno, si applica il contributo sotto forma di credito di imposta previsto in favore delle imprese a forte consumo di energia elettrica di cui all'elenco per l'anno 2023 pubblicato dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali ai sensi del decreto del Ministro dello sviluppo economico 21 dicembre 2017, della cui adozione è stata data comunicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 300 del 27 dicembre 2017 per fronteggiare l'aumento dei costi dell'energia elettrica.»
G2.101 (già em. 2.101)
Ancorotti, Cantalamessa, Paroli, Biancofiore, Amidei, De Carlo, Fallucchi, Maffoni, Bergesio, Bizzotto, Silvestro
Accolto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 5 dicembre 2022, n. 187, recante misure urgenti a tutela dell'interesse nazionale nei settori produttivi strategici (AS 391),
impegna il Governo:
a valutare l'adozione di specifiche misure di sostegno per le imprese che rientrano nel perimetro di cui all'articolo 1 del decreto-legge n. 21 del 2012.
2.12
Martella, Franceschelli, Giacobbe, La Marca, Nicita
Respinto
Al comma 3, sopprimere la seguente parola: «prioritario».
2.15
Respinto
Dopo il comma 3, inserire il seguente:
«3-bis. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano alle imprese che gestiscono impianti e infrastrutture nel settore della siderurgia.»
2.17
Aurora Floridia, De Cristofaro, Cucchi, Magni
Respinto
Al comma 4, dopo le parole: «Ministero dell'economia e delle finanze» inserire le seguenti: «e con il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica».
G2.1
Naturale, Sabrina Licheri, Nave
Respinto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 5 dicembre 2022, n. 187, recante misure urgenti a tutela dell'interesse nazionale nei settori produttivi strategici (AS 391),
premesso che:
l'articolo 2 del provvedimento in esame introduce la possibilità di attivare interventi di sostegno economico nei confronti delle imprese destinatarie di misure inerenti all'esercizio dei poteri speciali riconosciuti al Governo dal decreto-legge n. 21 del 2012 ("golden power"). Tali interventi riguardano la possibilità per il Ministero delle imprese e del made in Italy, su istanza dell'impresa, di valutare l'accesso prioritario della stessa al Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell'attività di impresa e di valutare con priorità la sussistenza dei presupposti per l'accesso prioritario agli interventi erogati dal Patrimonio Rilancio gestito da Cassa depositi e prestiti. La norma consente inoltre all'impresa di formulare istanza per l'accesso prioritario agli strumenti dei contratti di sviluppo e degli accordi per l'innovazione. I criteri di valutazione delle possibilità sopracitate, i termini e le modalità per l'accesso alle misure di sostegno sono determinati con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame;
i contratti di sviluppo costituiscono uno strumento di politica industriale finalizzato al sostegno di grandi progetti di investimento nei settori industriale, turistico, commerciale, e della tutela ambientale che registra una forte risposta da parte del tessuto produttivo nazionale, con particolare riferimento alle aree del Sud del Paese, sebbene non sia esclusivamente e direttamente destinato a tali realtà territoriali. Il contratto di sviluppo è stato introdotto nell'ordinamento dall'articolo 43 del decreto-legge n. 112 del 2008 in funzione di semplificazione degli strumenti di attrazione degli investimenti e di sviluppo d'impresa. È divenuto operativo dal 2011. L'articolo 43 ha affidato a Invitalia S.p.A. le funzioni di gestione dell'intervento;
considerato che:
in Italia, circa 695.000 imprese, dal 17 marzo 2020 ad inizio 2022, hanno ottenuto finanziamenti per un totale di 27 miliardi di euro. Il 65 per cento di tali attività è localizzata nel Mezzogiorno. Circa 450.000 imprese del Sud sono dovute ricorrere a dei finanziamenti per poter continuare a produrre. Tali prestiti si sono resi necessari per poter far fronte agli impegni assunti in tempi di pandemia. Tutte le predette imprese adesso sono obbligate a restituire soldi che non hanno, avendo bilanci in rosso;
a causa dell'insorgenza di problemi finanziari e del mancato pagamento rateale, numerose società, già ammesse ai benefici di cui al decreto-legge 31 gennaio 1995, n. 26, ai sensi del quale sono stati concessi contributi a fondo perduto e mutui agevolati da Invitalia, hanno sottoscritto atti di rinegoziazione del debito;
considerato inoltre che:
l'articolo 1, comma 274, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, interviene sulle vigenti misure in favore dei soggetti beneficiari di mutui agevolati. In particolare, possono beneficiare di un allungamento dei termini di restituzione fino a un massimo di 84 rate mensili i soggetti beneficiari dei mutui agevolati concessi ai sensi di una serie di disposizioni legislative. I benefìci si applicano anche nel caso in cui sia stata già adottata da Invitalia la risoluzione del contratto di finanziamento agevolato in ragione della morosità nella restituzione delle rate, purché il credito non risulti già iscritto a ruolo ovvero non siano stati avviati contenziosi per il recupero; Invitalia, su richiesta dei soggetti beneficiari, procede, nel rispetto della normativa dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato, alla ricognizione del debito, costituito dalla quota del mutuo non restituita aumentata delle spese legali nei limiti di quanto giudizialmente liquidato, tenendo conto delle somme a qualsiasi titolo versate a Invitalia dai soggetti richiedenti;
in particolare, la disposizione specifica che per debito si deve intendere, in caso di risoluzione, la quota del mutuo non restituita, aumentata degli interessi calcolati al tasso legale vigente dal momento dell'inadempimento e dalle spese legali sostenute da Invitalia fino al momento del perfezionamento dell'accordo, tenendo conto delle somme a qualsiasi titolo versate a Invitalia che comunque sono imputate prima a conto interessi e poi a sorte capitale; analogamente in caso di revoca delle agevolazioni, la quale ordinariamente comporterebbe anche la restituzione dei contributi, per debito deve intendersi quanto previsto nella fattispecie della risoluzione, ovvero la sola quota del mutuo non restituita, aumentata degli interessi calcolati al tasso legale vigente dal momento dell'inadempimento e dalle spese legali sostenute da Invitalia fino al momento del perfezionamento dell'accordo, tenendo conto delle somme a qualsiasi titolo versate a Invitalia che comunque sono imputate prima a conto interessi e poi a sorte capitale;
l'interpretazione data da Invitalia del disposto in riferimento ad alcuni situazioni aziendali, invece, è orientata a prevedere che gli interessi di mora entrino a far parte della somma capitale e, come tale, del valore imponibile su cui calcolare il 25 per cento da transigere: si tratta di un'interpretazione avente effetti estremamente penalizzanti per le aziende in crisi,
impegna il Governo:
ad assumere ogni opportuna iniziativa, anche di carattere normativo, al fine di tutelare concretamente le aziende in crisi, specie quelle del Mezzogiorno del Paese duramente provate dalle congiunture economiche avverse, così da garantirne la continuità produttiva e salvaguardare i livelli occupazionali;
ad adottare misure volte a prevedere, in particolare, che, in caso di restituzione di mutui agevolati, gli interessi di mora non entrino a far parte della somma capitale e, come tali, del valore imponibile su cui calcolare il 25 per cento da transigere.
ARTICOLO 2-BIS DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA COMMISSIONE
Articolo 2-bis.
(Misure a tutela degli interessi nazionali nel settore delle comunicazioni)
1. In considerazione del carattere strategico dell'infrastruttura di rete in fibra ottica e al fine di assicurare l'interesse nazionale ad una rete che garantisca servizi altamente performanti in banda larga e ultra larga, all'articolo 1, comma 6, lettera a), della legge 31 luglio 1997, n. 249, dopo il numero 4) è inserito il seguente:
« 4-bis) sentito il parere del Ministero delle imprese e del made in Italy e nel rispetto della normativa europea e internazionale, individua, per i cavi in fibra ottica, gli standard tecnici a cui devono attenersi gli aggiudicatari dei bandi per la realizzazione dell'infrastruttura di rete, in modo da assicurare adeguati livelli qualitativi e prestazioni elevate di connettività ».
2. Le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 6, lettera a), numero 4-bis), della legge 31 luglio 1997, n. 249, come introdotto dal comma 1 del presente articolo, si applicano ai bandi pubblicati successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
EMENDAMENTI
2-bis.1
Martella, Franceschelli, Giacobbe, La Marca, Nicita
Respinto
Al comma 1, capoverso «4-bis», dopo le parole: «sentito il parere del Ministero delle imprese e del made in Italy» inserire le seguenti: «e dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato».
2-bis.100
Aurora Floridia, De Cristofaro, Cucchi, Magni
Respinto
Al comma 1, capoverso «4-bis», dopo le parole: «del Ministero delle imprese e del made in Italy» inserire le seguenti: «, del Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica e del Ministero della salute».
2-bis.101
Aurora Floridia, De Cristofaro, Cucchi, Magni
Respinto
Al comma 1, capoverso «4-bis», dopo le parole: «del Ministero delle imprese e del made in Italy» inserire le seguenti: «e del Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica».
2-bis.102
Aurora Floridia, De Cristofaro, Cucchi, Magni
Respinto
Al comma 1, capoverso «4-bis», dopo le parole: «del Ministero delle imprese e del made in Italy» inserire le seguenti: «e della salute».
2-bis.103
Respinto
Al comma 1, capoverso «4-bis», aggiungere, in fine, le seguenti parole: «, nonché la sicurezza e impenetrabilità degli apparati, compatibilmente con il rispetto del perimetro di sicurezza nazionale cibernetico».
ARTICOLI 3 E 4 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA COMMISSIONE
Articolo 3.
(Clausola di invarianza finanziaria)
1. Dalle disposizioni del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Articolo 4.
(Entrata in vigore)
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
DISEGNO DI LEGGE
Modifica alla legge 20 luglio 2000, n. 211, recante «Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti», al fine di prevedere un fondo per favorire l'organizzazione da parte delle scuole secondarie di secondo grado di «viaggi nella memoria» nei campi medesimi (347)
ARTICOLO 1 NEL TESTO FORMULATO DALLA COMMISSIONE IN SEDE REDIGENTE
Art. 1.
1. Dopo l'articolo 2 della legge 20 luglio 2000, n. 211, è aggiunto il seguente:
« Art. 2-bis. - 1. Presso il Ministero dell'istruzione e del merito è istituito un fondo, con una dotazione di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023, 2024 e 2025, per promuovere e incentivare, nel rispetto dell'autonomia scolastica, i "viaggi nella memoria" ai campi di concentramento nazisti, per gli studenti degli ultimi due anni delle scuole secondarie di secondo grado, al fine di far maturare la coscienza civica delle nuove generazioni rispetto all'estrema sofferenza patita dal popolo ebraico durante la persecuzione nazista della Shoah.
2. All'onere derivante dall'attuazione del comma 1, pari a 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023, 2024 e 2025, si provvede, quanto a 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2023, 2024 e 2025, mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, e, quanto a 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2023, 2024 e 2025, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1 della legge 18 dicembre 1997, n. 440.
3. Il Ministro dell'istruzione e del merito, con proprio decreto, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, definisce le modalità di utilizzo delle risorse di cui al comma 1, stabilendo al contempo la tipologia di spese finanziabili.
4. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con proprio decreto, le occorrenti variazioni di bilancio ».
________________
N.B. Approvato il disegno di legge composto del solo articolo 1.
Allegato B
Nota di sintesi alla Relazione sull'amministrazione della giustizia nell'anno 2022
nota di sintesi alla Relazione sull'amministrazione della giustizia nell'anno 2022
Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 391 e sui relativi emendamenti
La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, editoria, digitalizzazione, esaminato il disegno di legge in titolo, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, esprime parere non ostativo.
Esaminati, altresì, gli emendamenti ad esso riferiti, trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e i relativi emendamenti, trasmessi dall'Assemblea, esprime per quanto di competenza parere non ostativo sul testo.
In relazione agli emendamenti, il parere è contrario, ai sensi dell'articolo 81 della. Costituzione, sulle proposte 1.8, 1.10, 1.15, 1.18, 1.26, 1.33, 1.101, 1.103, 1.0.1, 1.0.2, 2.4, 2.5, 2.6, 2.10, 2.12, 2.15, 2.100 e 2.101.
II parere è non ostativo sui restanti emendamenti.
Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 347
La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, editoria, digitalizzazione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo.
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:
Relazione del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia
sulla proposta di risoluzione n.3, il senatore Gasparri avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Disegno di legge n. 391:
la senatrice Paita avrebbe voluto esprimere un voto favorevole sugli emendamenti 1.8 e 1.14 e contrario sull'emendamento 1.32.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Augello, Barachini, Berlusconi, Bongiorno, Borgonzoni, Butti, Calenda, Cataldi, Cattaneo, Crisanti, Croatti, De Poli, Durigon, Fazzolari, La Pietra, Lorenzin, Manca, Mirabelli, Monti, Morelli, Napolitano, Ostellari, Rauti, Renzi, Rubbia, Segre e Sisto.
.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Centinaio, per attività di rappresentanza del Senato (dalle ore 10,45);
Borghi Claudio, Borghi Enrico, Ronzulli e Scarpinato, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
Gruppi parlamentari, composizione
La senatrice Daniela Ternullo ha comunicato di aderire al Gruppo parlamentare Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE.
La Presidente del Gruppo stesso ha accettato tale adesione.
Commissioni permanenti, variazioni nella composizione
La Presidente del Gruppo parlamentare Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE ha comunicato che la senatrice Ternullo entra a far parte della 1a Commissione permanente.
Comitato per la legislazione, variazioni nella composizione
Il Presidente del Senato, in data 17 gennaio 2023, ha chiamato a far parte del Comitato per la legislazione il senatore Maffoni in sostituzione del senatore Della Porta, dimissionario.
Comitato per la legislazione, elezione del Presidente
Il Comitato per la legislazione, riunitosi in data 17 gennaio 2023, ha proceduto alla sua costituzione e ha eletto Presidente il senatore Domenico Matera.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
Presidente del Consiglio dei ministri
Ministro dell'interno
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 dicembre 2022, n. 190, recante disposizioni urgenti in materia di prolungamento delle operazioni di votazione (467)
(presentato in data 17/01/2023)
C.698 approvato dalla Camera dei deputati.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatore Menia Roberto
Modifica dell'articolo 1 del codice civile in materia di riconoscimento della capacità giuridica ad ogni essere umano (464)
(presentato in data 13/01/2023);
senatore Menia Roberto
Modifiche alla legge 30 marzo 2004, n. 92, recante "Istituzione del «Giorno del ricordo» in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati" ed altre norme connesse (465)
(presentato in data 13/01/2023);
senatori Balboni Alberto, Malan Lucio, Pera Marcello, Terzi Di Sant'Agata Giuliomaria, Calandrini Nicola, De Carlo Luca, Berrino Gianni, Farolfi Marta, Guidi Antonio, Menia Roberto, Rastrelli Sergio, Rapani Ernesto, Russo Raoul, Spinelli Domenica, Tubetti Francesca, Zedda Antonella, Iannone Antonio
Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, al codice penale, al codice di procedura penale, al codice di procedura civile e al codice civile, in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, di ingiuria e di condanna del querelante nonché di segreto professionale, e disposizione a tutela del soggetto diffamato (466)
(presentato in data 16/01/2023);
senatore Scarpinato Roberto Maria Ferdinando
Modifiche agli articoli 623-ter e 649-bis del codice penale, in materia di disposizioni sulla procedibilità (468)
(presentato in data 12/01/2023);
senatori Marcheschi Paolo, Petrucci Simona, Della Porta Costanzo, Tubetti Francesca, Farolfi Marta, Rosa Gianni, Rapani Ernesto, Sigismondi Etelwardo, De Priamo Andrea, Iannone Antonio, Leonardi Elena
Consegna dei simboli nazionali alla nascita (469)
(presentato in data 12/01/2023);
senatore Fina Michele
Disposizioni per la riduzione delle emissioni fuggitive tramite un programma di rilevamento e riparazione delle fuoriuscite di gas naturale per le imprese operanti impianti nella produzione e distribuzione del gas naturale e del petrolio (470)
(presentato in data 12/01/2023);
senatore Menia Roberto
Introduzione del reato di detenzione illecita di dispositivi telefonici cellulari e apparecchiature informatiche da parte dei detenuti in ambito penitenziario, ivi compresa la fattispecie disciplinare nell'ordinamento penitenziario (471)
(presentato in data 13/01/2023);
senatore Dreosto Marco
Ratifica del protocollo n. 16 del 2 ottobre 2013 di addenda alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (472)
(presentato in data 16/01/2023).
Disegni di legge, assegnazione
In sede redigente
1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione
sen. Manca Daniele
Individuazione degli ambiti territoriali ottimali per l'esercizio in forma associata dei servizi sociali e sanitari da parte dei comuni nell'ambito dei distretti di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (63)
previ pareri delle Commissioni 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
(assegnato in data 17/01/2023);
1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione
sen. Alfieri Alessandro
Disposizioni per il contrasto alle violazioni internazionali dei diritti umani (106)
previ pareri delle Commissioni 2ª Commissione permanente Giustizia, 3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio
(assegnato in data 17/01/2023);
1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione
sen. Castellone Maria Domenica
Disciplina dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi (125)
previ pareri delle Commissioni 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare
(assegnato in data 17/01/2023);
1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione
sen. Gasparri Maurizio
Istituzione del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo terroristico (175)
previ pareri delle Commissioni 2ª Commissione permanente Giustizia, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
(assegnato in data 17/01/2023);
1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione
sen. De Cristofaro Peppe ed altri
Modifiche alla normativa in materia di scioglimento dei consigli comunali, provinciali e delle città metropolitane conseguente a fenomeni di infiltrazioni e di condizionamento di tipo mafioso o similare (263)
previ pareri delle Commissioni 2ª Commissione permanente Giustizia, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
(assegnato in data 17/01/2023);
2ª Commissione permanente Giustizia
sen. Unterberger Julia, sen. Durnwalder Meinhard
Introduzione dell'articolo 293-bis del codice penale, concernente il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista, e modifica all'articolo 5 della legge 20 giugno 1952, n. 645 (10)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare
(assegnato in data 17/01/2023);
2ª Commissione permanente Giustizia
sen. Mirabelli Franco
Disposizioni in materia di lite temeraria (95)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica
(assegnato in data 17/01/2023);
2ª Commissione permanente Giustizia
sen. Maiorino Alessandra
Disposizioni in materia di attribuzione del cognome ai figli (131)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio
(assegnato in data 17/01/2023);
2ª Commissione permanente Giustizia
sen. Zanettin Pierantonio
Modifiche alla legge 31 dicembre 2012, n. 247, in materia di accesso alla professione forense (179)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
(assegnato in data 17/01/2023);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
sen. Turco Mario
Riforma in materia di costituzione e funzionamento dell'aggregazione bancaria cooperativa, quale modello organizzativo di tutela istituzionale e di misurazione e gestione dei rischi (136)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare
(assegnato in data 17/01/2023);
7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport
sen. Castellone Maria Domenica
Disposizioni in materia di attività di ricerca e di reclutamento dei ricercatori nelle università e negli enti pubblici di ricerca (148)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
(assegnato in data 17/01/2023);
8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica
sen. Boccia Francesco
Disposizioni in materia di compravendita di spazi pubblicitari nella rete internet (46)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare
(assegnato in data 17/01/2023);
8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica
sen. Paroli Adriano
Disposizioni in favore della mobilità sostenibile stradale e ferroviaria a zero emissioni, attraverso lo sviluppo dell'idrogeno (159)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio
(assegnato in data 17/01/2023);
8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica
sen. Trevisi Antonio Salvatore
Modifiche alla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, nonché di tutela delle acque dall'inquinamento e di gestione delle risorse idriche (247)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
(assegnato in data 17/01/2023);
8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica
sen. Potenti Manfredi ed altri
Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (375)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio
(assegnato in data 17/01/2023);
9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare
sen. Manca Daniele
Misure per la tutela e lo sviluppo dell'artigianato nella sua espressione territoriale, artistica e tradizionale (38)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
(assegnato in data 17/01/2023);
9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare
sen. Bergesio Giorgio Maria
Modifiche all'articolo 40 della legge 28 luglio 2016, n. 154, in materia di contrasto del bracconaggio ittico nelle acque interne (316)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica
(assegnato in data 17/01/2023);
10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
sen. Pirro Elisa
Disposizioni concernenti il riconoscimento della guarigione e dei diritti delle persone affette da epilessia (122)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica
(assegnato in data 17/01/2023);
10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
sen. Castellone Maria Domenica ed altri
Modifiche al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, in materia di formazione specialistica dei medici (186)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport
(assegnato in data 17/01/2023);
10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
sen. Castellone Maria Domenica ed altri
Disposizioni in materia di dirigenza sanitaria e concorsi per l'accesso ai ruoli dirigenziali medici e sanitari del Servizio sanitario nazionale (187)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport
(assegnato in data 17/01/2023);
10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
sen. Magni Tino ed altri
Modifica dell'articolo 18 dello « Statuto dei lavoratori » ai fini del ripristino delle disposizioni in materia di reintegrazione nel posto di lavoro (260)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio
(assegnato in data 17/01/2023);
2ª (Giustizia) e 10ª (Sanità e lavoro)
sen. Unterberger Julia
Disposizioni concernenti l'erogazione anticipata dell'assegno di mantenimento a tutela del minore (8)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
(assegnato in data 17/01/2023);
2ª (Giustizia) e 10ª (Sanità e lavoro)
sen. Pirro Elisa, sen. Castellone Maria Domenica
Disposizioni in materia di suicidio medicalmente assistito e di trattamento eutanasico (124)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio
(assegnato in data 17/01/2023);
2ª (Giustizia) e 10ª (Sanità e lavoro)
sen. Turco Mario ed altri
Disposizioni in materia di coordinamento delle indagini nei procedimenti per reati in materia di igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro (127)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio
(assegnato in data 17/01/2023).
In sede referente
1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione
sen. Castellone Maria Domenica
Disposizioni in materia di conflitti di interessi e delega al Governo per l'adeguamento della disciplina relativa ai titolari delle cariche di governo locali e ai componenti delle autorità indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione, nonché disposizioni concernenti il divieto di percezione di erogazioni provenienti da Stati esteri ai titolari di cariche pubbliche (133)
previ pareri delle Commissioni 2ª Commissione permanente Giustizia, 3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
(assegnato in data 17/01/2023);
1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione
sen. Giorgis Andrea
Disposizioni per l'esercizio del diritto di voto in un comune diverso da quello di residenza, in caso di impedimenti per motivi di studio, lavoro o cura (302)
previ pareri delle Commissioni 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
(assegnato in data 17/01/2023);
1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione
Gov. Meloni-I: Pres. Consiglio Meloni, Ministro interno Piantedosi ed altri
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 dicembre 2022, n. 190, recante disposizioni urgenti in materia di prolungamento delle operazioni di votazione (467)
previ pareri delle Commissioni 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, Comitato per la legislazione
C.698 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 18/01/2023);
3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa
sen. Craxi Stefania Gabriella Anastasia ed altri
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo in materia di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica dominicana, con Allegato, fatto a Roma il 14 febbraio 2019 (328)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport
(assegnato in data 17/01/2023);
3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa
sen. Craxi Stefania Gabriella Anastasia ed altri
Ratifica ed esecuzione del Protocollo emendativo dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Armenia sull'autotrasporto internazionale di passeggeri e di merci, firmato il 7 agosto 1999, fatto a Jerevan il 31 luglio 2018 (329)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica
(assegnato in data 17/01/2023);
3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa
sen. Craxi Stefania Gabriella Anastasia ed altri
Ratifica ed esecuzione delle seguenti Convenzioni:
a) Convenzione sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, n. 155, fatta a Ginevra il 22 giugno 1981, e relativo Protocollo, fatto a Ginevra il 20 giugno 2002;
b) Convenzione sul quadro promozionale per la salute e la sicurezza sul lavoro, n. 187, fatta a Ginevra il 15 giugno 2006 (330)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
(assegnato in data 17/01/2023);
3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa
sen. Craxi Stefania Gabriella Anastasia ed altri
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato plurinazionale di Bolivia, fatto a La Paz il 3 marzo 2010 (331)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport
(assegnato in data 17/01/2023);
3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa
sen. Craxi Stefania Gabriella Anastasia ed altri
Adesione al Protocollo addizionale alla Carta europea dell'autonomia locale sul diritto di partecipare agli affari delle collettività locali, fatto a Utrecht il 16 novembre 2009 (332)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio
(assegnato in data 17/01/2023);
3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa
Gov. Meloni-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Tajani ed altri
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sulla protezione degli investimenti tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica socialista del Vietnam, dall'altra, fatto ad Hanoi il 30 giugno 2019 (453)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare
(assegnato in data 17/01/2023);
3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa
Gov. Meloni-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Tajani ed altri
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sulla protezione degli investimenti tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Singapore, dall'altra, fatto a Bruxelles il 19 ottobre 2018 (454)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
(assegnato in data 17/01/2023);
9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare
sen. Gasparri Maurizio
Disposizioni per la valorizzazione dei negozi e delle botteghe storici iscritti agli Albi e delega al Governo per la tutela dei medesimi (173)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica
(assegnato in data 17/01/2023);
1ª (Aff. costituzionali) e 3ª (Aff. esteri e difesa)
sen. Unterberger Julia, sen. Durnwalder Meinhard
Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992 (12)
previ pareri delle Commissioni 2ª Commissione permanente Giustizia, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
(assegnato in data 17/01/2023);
8ª (Ambiente, lavori pubblici) e 9ª (Industria e agricoltura)
sen. Mirabelli Franco
Misure per il contenimento del consumo del suolo e il riuso del suolo edificato e deleghe per la disciplina in materia di rigenerazione delle aree urbane degradate e per la definizione di incentivi di natura fiscale (51)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
(assegnato in data 17/01/2023).
Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli
In data 18/01/2023 la 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport ha presentato il testo degli articoli approvati in sede redigente dalla Commissione stessa, per il disegno di legge:
Sen. Pirovano Daisy ed altri "Modifica alla legge 20 luglio 2000, n. 211, recante «Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti», al fine di prevedere un fondo per favorire l'organizzazione da parte delle scuole secondarie di secondo grado di «viaggi nella memoria» nei campi medesimi" (347)
(presentato in data 21/11/2022)
In data 17/01/2023 la 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: "Conversione in legge del decreto-legge 5 dicembre 2022, n. 187, recante misure urgenti a tutela dell'interesse nazionale nei settori produttivi strategici" (391)
(presentato in data 05/12/2022)
Governo, trasmissione di atti e documenti
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 17 gennaio 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni le comunicazioni concernenti:
il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale al dottor Antonio Natali, viceprefetto appartenente al ruolo del Ministero dell'interno;
il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale alla dottoressa Arianna Domenici, estranea alla pubblica amministrazione.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettere in data 12 gennaio 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, le seguenti procedure di informazione, attivate presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, la tutela del consumatore e la normativa tecnica del Ministero delle imprese e del made in Italy, concernenti:
la notifica 2022/0870/I relativa al progetto recante "Prodotto pollo al mais". La predetta documentazione è deferita alla 4a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 35);
la notifica 2023/8/I relativa al progetto recante "Determinazione delle condizioni per l'esercizio delle operazioni di preparazione per il riutilizzo in forma semplificata". La predetta documentazione è deferita alla 4a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 36);
la notifica 2023/9/I relativa al progetto recante "Schede tecniche di difesa fitosanitaria integrata e controllo integrato delle infestanti e fitoregolari - Parte speciale". La predetta documentazione è deferita alla 4a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 37).
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 12 gennaio 2023, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, la richiesta di informazioni supplementari formulata dalla Commissione europea in ordine alla notifica 2022/0832/I relativa al progetto recante «Articolo 26-ter, legge 28 marzo 2022, n. 25, conversione del decreto-legge 27 gennaio 2022, n. 4 - "Misure a sostegno dei produttori e contrasto allo spreco"».
La predetta documentazione è deferita alla 4a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 38).
Il Ministro della giustizia ha presentato, in data 18 gennaio 2023, in ottemperanza a quanto disposto dall'articolo 86 del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, come modificato dall'articolo 2, comma 29, della legge 25 luglio 2005, n. 150, la relazione sull'amministrazione della giustizia nell'anno 2022 (Doc. IX, n. 1).
Governo e Commissione europea, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea
Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, nel periodo dal 7 novembre 2022 all'8 gennaio 2023, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 - atti e documenti dell'Unione europea.
Nel medesimo periodo, la Commissione europea ha inviato atti e documenti da essa adottati.
L'elenco dei predetti atti e documenti, disponibili presso l'Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea, è trasmesso alle Commissioni permanenti.
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
- Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Relazione tecnica del JRC "Valutazione del potenziale di efficienza energetica nella produzione, nella trasmissione e nello stoccaggio dell'energia elettrica" (COM(2023) 1 definitivo), alla 8a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;
- Relazione della Commissione sulla valutazione delle infrazioni e sanzioni doganali negli Stati membri Codice doganale dell'Unione (COM(2023) 5 definitivo), alla 6a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente.
Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento
La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la seguente sentenza, che è deferita, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia:
sentenza n.2 del 20 dicembre 2022, depositata il successivo 12 gennaio, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 3, comma 4, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136), nella parte in cui include i telefoni cellulari tra gli apparati di comunicazione radiotrasmittente di cui il questore può vietare, in tutto o in parte, il possesso o l'utilizzo (Doc. VII, n. 14) - alla 1a, alla 2a e alla 8a Commissione permanente.
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 12 e 13 gennaio 2022, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:
del Consorzio del Ticino, del Consorzio dell'Oglio e del Consorzio dell'Adda per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 37);
di ANAS S.p.A. per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 38);
di ENIT - Agenzia nazionale del turismo per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 9a Commissione permanente (Doc. XV, n. 39);
dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 40).
Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento
La Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato - con lettere in data 10 e 12 gennaio 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 4, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, le seguenti deliberazioni:
- n. 56/2022/G concernente "La riforma della riscossione per effetto del d.l. n. 193/2016 e della legge n. 234/2021". La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Atto n. 33).
- n. 57/2022/G concernente "Fondo per il rilancio sportivo nazionale". La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Atto n. 34).
Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, componenti della delegazione parlamentare italiana eletti dalla Camera dei deputati
La Camera dei deputati ha proceduto in data 12 gennaio 2023 all'elezione dei propri rappresentanti nella Delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Sono risultati eletti membri effettivi i deputati: Alfredo Antoniozzi, Deborah Bergamini, Simone Billi, Elena Bonetti, Dimitri Coin, Elisabetta Gardini,Arnaldo Lomuti, Stefano Maullu, Andrea Orlando.
Sono risultati eletti membri supplenti i deputati: Maria Cristina Caretta, Piero Fassino, Alessandro Giglio Vigna, Valentina Grippo, Lucrezia Mantovani, Emma Pavanelli, Fabio Pietrella, Graziano Pizzimenti, Catia Polidori.
Mozioni
ROMEO, CENTINAIO, BORGHI Claudio, MURELLI, GARAVAGLIA, BORGHESI, BERGESIO, BIZZOTTO, CANTALAMESSA, CANTÙ, DREOSTO, GERMANÀ, MARTI, MINASI, PAGANELLA, PIROVANO, POTENTI, PUCCIARELLI, SPELGATTI, STEFANI, TESTOR, TOSATO - Il Senato,
premesso che:
la Commissione europea, partendo dalla proposta fatta nel 2021, pone al vaglio del Parlamento europeo il 9 febbraio 2023 una proposta di direttiva per incrementare le prestazioni energetiche degli edifici e quindi di ridurne l'impatto ambientale fissando l'obbligo per tutti gli immobili residenziali di raggiungere una determinata classe energetica entro il 2030;
il testo della direttiva, al momento ancora in fase di trattativa, prevede che entro il 1° gennaio 2030 tutti gli immobili residenziali dovranno raggiungere almeno la classe energetica E; successivamente, dopo altri tre anni, nel 2033, dovranno arrivare alla classe D, ed essere ad emissioni zero nel periodo compreso tra il 2040 e il 2050;
la richiesta dell'Europa rischia nuovamente di mettere a rischio la tenuta del tessuto economico e patrimoniale italiano, imponendo un obbligo per gli Stati membri di ristrutturazione del patrimonio edilizio; in caso contrario potrebbero essere applicate delle sanzioni ai singoli Stati;
una delle proposte iniziali prevedeva, addirittura, che fossero impediti la vendita o l'affitto della casa se essa non fosse stata a norma con l'efficienza energetica; tale ipotesi sembra per ora fortunatamente tramontata, ma comunque gli immobili che non verranno ristrutturati perderanno di valore, il che si prefigura come una stangata per i contribuenti, sia che affrontino le spese di ristrutturazione e sia che rinuncino per l'onerosità dei costi;
così facendo, dunque, la Commissione europea dimostra ancora una volta di non tenere in debita considerazione le diversità che caratterizzano gli Stati membri e più nel dettaglio le particolarità dell'edilizia e urbanistica italiana e del patrimonio immobiliare italiano;
l'Italia ha visto crescere il proprio tessuto urbano tra gli anni '60 e '80 dello scorso secolo, con una netta diminuzione delle costruzioni nei decenni successivi. Molte costruzioni sono precedenti alle normative sul risparmio energetico e sulla sicurezza sismica, oppure sono state edificate in zone che solo successivamente sono divenute aree protette e sottoposte a vincolo;
si è venuto così a delineare, nel tempo, un quadro edilizio molto particolare di cui le istituzioni europee non possono non tenere conto;
risulta evidente, infatti, che differentemente dai Paesi nordici, ove gli immobili sono quasi tutti di recente costruzione, l'Italia ha alle sue spalle una lunga storia edilizia che non può essere di colpo adeguata a standard moderni imposti dalle pressanti richieste di "ambientalismo ideologico";
il patrimonio edilizio italiano, secondo lo studio condotto dal Ministero dell'economia e delle finanze e dall'Agenzia delle entrate, si compone di oltre 57 milioni di unità immobiliari, di cui almeno 19,5 milioni sono abitazioni principali. La maggior parte degli immobili italiani ha una classe energetica di riferimento tra G e F. L'avanzamento di classe energetica richiede solitamente un taglio dei consumi di circa il 25 per cento, con interventi come cappotto termico, sostituzione degli infissi, nuove caldaie a condensazione, pannelli solari: una serie di interventi e opere di ristrutturazione e ammodernamento che necessita di ingenti investimenti economici per il raggiungimento dei minimi previsti dalla Commissione europea;
imporre dall'alto e in maniera indistinta l'efficientamento energetico significa gravare i cittadini di un ingiustificato esborso economico che si sommerebbe al già complesso periodo di crisi derivante dalla pandemia e dal caro energia;
l'Italia è un Paese che si compone di un'intricata rete di borghi, comuni e piccole frazioni arricchiti da immobili storici e secolari. Molti di questi sono adibiti ad abitazione principale oppure sono sede di istituzioni ed enti. Pare evidente, quindi, che la direttiva proposta risulterebbe di impossibile applicazione sul territorio nazionale;
il tipo di ambientalismo e di lotta alle emissioni messo in campo dall'Europa continua a non trovare riscontro nella realtà e nelle esigenze dei cittadini. L'approvazione di una simile direttiva avrebbe il solo effetto di svalutare il patrimonio edilizio italiano e di impoverire i cittadini;
l'Italia ha da sempre investito sul mattone e non a caso è uno dei Paesi con il più alto numero di proprietari di abitazioni;
quindi, la direttiva proposta rischia di risultare un attacco all'economia e al patrimonio edilizio italiano e, pertanto, dovrà essere necessario mantenere una dura opposizione ad una strategia basata su ritmi serrati e non realistici nella transizione energetica del nostro Paese,
impegna il Governo:
1) ad attivarsi presso le competenti istituzioni europee al fine di impedire l'approvazione di un pacchetto di misure rigido e irrealizzabile, e tenere conto delle specificità degli Stati membri per rigenerare in chiave green il patrimonio edilizio, con risparmio energetico, riduzione dei consumi e azzeramento delle emissioni al 2050, per una transizione energetica realistica, sostenibile e a lungo termine;
2) a farsi portavoce, nell'ambito delle trattative relative alla revisione del patto di stabilità, della necessità che gli investimenti effettuati dagli Stati membri nel processo della transizione energetica del patrimonio immobiliare residenziale pubblico e privato vengano scorporati dal calcolo del deficit.
(1-00017)
SBROLLINI, PAITA, FREGOLENT, SCALFAROTTO, LOMBARDO, VERSACE, GELMINI - Il Senato,
premesso che:
l'obesità rappresenta ormai un problema rilevantissimo di salute pubblica e di spesa per i sistemi sanitari nazionali, che diverrà insostenibile se non saranno adottate politiche di prevenzione adeguate, non disgiunte da programmi di gestione della malattia in grado di affrontare il fardello delle comorbidità, cioè la situazione nella quale si verifica in uno stesso soggetto una sovrapposizione e un'influenza reciproca di più patologie, in questo caso connesse all'obesità (diabete, ipertensione, dislipidemia, malattie cardio e cerebrovascolari, tumori, disabilità);
secondo stime recenti dell'ISTAT in Italia vi sono circa 21 milioni di soggetti in sovrappeso, mentre il numero degli obesi è di circa 6 milioni, con un incremento percentuale di circa il 10 per cento rispetto al 2001; è sovrappeso oltre una persona su 3 (36 per cento, con preponderanza maschile: 45,5 per cento rispetto al 26,8 per cento nelle donne) e obesa una su 10 (10 per cento), e oltre il 66,4 per cento delle persone con diabete di tipo 2 è anche in sovrappeso o obesa;
l'incremento dell'obesità è attribuibile soprattutto alla popolazione maschile, in particolare nei giovani adulti di 25-44 anni e tra gli anziani;
sovrappeso e obesità affliggono principalmente le categorie sociali svantaggiate che hanno minor reddito e istruzione, oltre a maggiori difficoltà di accesso alle cure;
l'obesità riflette e si accompagna dunque alle disuguaglianze, innestandosi in un vero e proprio circolo vizioso che coinvolge gli individui che vivono in condizioni disagiate, i quali devono far fronte a limitazioni strutturali, sociali, organizzative e finanziarie che rendono difficile compiere scelte adeguate relativamente alla propria dieta e all'attività fisica;
nel nostro Paese tra gli adulti con un titolo di studio medio-alto la percentuale degli obesi si attesta intorno al 5 per cento (per le persone laureate è pari al 4,6 per cento, per i diplomati è del 5,8 per cento), mentre triplica tra le persone che hanno conseguito al massimo la licenza elementare (15,8 per cento);
lo stigma sull'obesità, ovvero la disapprovazione sociale, come rilevato dalla World obesity federation, è una delle cause che, attraverso stereotipi, linguaggi e immagini inadatte, finisce per ritrarre l'obesità in modo impreciso e negativo;
lo stigma del peso si riferisce ai comportamenti e agli atteggiamenti negativi che sono rivolti verso le persone unicamente a causa del loro peso;
esistono dati a livello globale di discriminazione basata sul peso in molte fasi della vita lavorativa, come nell'orientamento professionale, nei colloqui e nelle procedure di selezione, nelle disparità salariali, nei minori avanzamenti di carriera, nelle azioni disciplinari più severe e nel più elevato numero di licenziamenti;
il bullismo sui giovani con obesità è uno dei fattori presenti nell'ambiente scolastico;
l'alimentazione in gravidanza e nei primi anni di vita è fondamentale per uno sviluppo armonico dei bambini, per il contenimento della generazione delle cellule adipose e per lo sviluppo del sistema immunitario, come numerosi studi riportano in relazione all'importanza dei primi "mille giorni di vita", comprendendovi anche la gestazione, e come lo stesso Dipartimento per la prevenzione del Ministero della salute ha sottolineato affermando che "le evidenze scientifiche disponibili confermano che i primi mille giorni di vita sono fondamentali per un adeguato sviluppo fisico e psichico";
accade spesso che i bimbi, anche di pochi mesi e comunque entro i "mille giorni", siano nutriti presso strutture comunitarie, asili nido per esempio, strutture sul territorio nazionale ove si privilegia una dieta che giornalmente prevede proteine in eccesso, in particolare di origine animale. Risulta carente la cultura in merito alla possibile assunzione degli aminoacidi essenziali anche solo sommando nello stesso pasto legumi e cereali. Numerosi studi riferiscono all'eccesso di proteine animali, in particolare nei primi anni di vita, lo sviluppo di obesità e patologie metaboliche, in crescita nel nostro Paese. Vi sono evidenze di un'associazione tra lo squilibrio di nutrienti della dieta nelle prime fasi della vita e il rischio aumentato di sviluppare obesità e "non communicable disease" nelle epoche successive; presso queste stesse strutture comunitarie i bambini di solito assumono un solo pasto al giorno: senza una dovuta educazione nutrizionale delle famiglie dei bimbi si corre il rischio che essi assumano proteine animali più volte al giorno; senza contare che la produzione di proteine animali è correlata a circa il 10 per cento delle emissioni di gas serra in Italia;
la nutrizione non è sufficientemente integrata nell'educazione medica, indipendentemente dal Paese esaminato o dall'anno accademico;
è stato istituito con decreto ministeriale 18 gennaio 2019 presso il Ministero della salute il "tavolo di lavoro per la prevenzione e il contrasto del sovrappeso e dell'obesità";
l'obesità desta particolare preoccupazione per l'elevata comorbidità associata, specialmente di tipo cardiovascolare, come ad esempio il diabete di tipo 2, in genere preceduto dalle varie componenti della sindrome metabolica (ipertensione arteriosa e dislipidemia aterogena), con progressione di aterosclerosi e aumentato rischio di eventi cardio e cerebrovascolari;
sono sufficienti pochi dati per valutare la dimensione del problema: in chi pesa il 20 per cento in più del proprio peso ideale aumenta del 25 per cento il rischio di morire di infarto e del 10 per cento di morire di ictus rispetto alla popolazione normopeso, mentre, se il peso supera del 40 per cento quello consigliato, il rischio di morte per qualsiasi causa aumenta di oltre il 50 per cento, per ischemia cerebrale del 75 per cento e per infarto miocardico del 70 per cento; alla luce di queste condizioni, anche la mortalità per diabete aumenta del 400 per cento;
è altrettanto importante sottolineare la correlazione fra eccesso di peso e rischio di tumori: per ogni 5 punti in più di indice di massa corporea (BMI) il rischio di tumore esofageo negli uomini aumenta del 52 per cento e quello di tumore al colon del 24 per cento, mentre nelle donne il rischio di tumore endometriale e di quello alla colecisti aumenta del 59 per cento e quello di tumore al seno, nella fase post menopausa, del 12 per cento;
l'eccesso di peso è anche responsabile di patologie non letali ma altamente disabilitanti e costose in termini di accesso alle cure, come ad esempio l'osteoartrosi;
la dimensione del problema è tale non solo da meritare l'attenzione delle istituzioni e della politica, ma anche da rappresentare una priorità nell'ambito delle scelte da adottare e delle azioni da intraprendere nell'insieme delle questioni di salute pubblica da affrontare con più urgenza, per contenere il fenomeno e contrastarne le devastanti conseguenze. Infatti, non si può più ignorare che l'obesità influenzi pesantemente anche lo sviluppo economico e sociale: secondo la Carta europea sull'azione di contrasto all'obesità, obesità e sovrappeso negli adulti comportano costi diretti (ospedalizzazioni e cure mediche) che arrivano a rappresentare fino all'8 per cento della spesa sanitaria nella regione europea dell'Organizzazione mondiale della sanità; tali patologie, inoltre, sono responsabili anche di costi indiretti, conseguenti alla perdita di vite umane, e di produttività e guadagni correlati, valutabili in almeno il doppio dei citati costi diretti;
a livello mondiale, l'obesità è oggi responsabile di un costo complessivo pari a circa 2.000 miliardi di dollari, che corrisponde al 2,8 per cento del prodotto interno lordo globale; l'impatto economico dell'obesità, in altre parole, è sovrapponibile a quello del fumo di sigaretta e a quello di tutte le guerre, atti di violenza armata e di terrorismo;
in Italia i dati più recenti riguardo ai costi dell'obesità sono stati ricavati nell'ambito del progetto "Sissi", svolto con i database della medicina generale, dalla Regione Toscana: lo studio stima che l'eccesso di peso sia responsabile del 4 per cento della spesa sanitaria nazionale, per un totale di circa 4,5 miliardi di euro nel 2012;
i programmi di contrasto all'obesità del Ministero della salute fanno riferimento nello specifico a diverse linee di attività, quali: la collaborazione con la regione europea dell'OMS per la definizione di una strategia di contrasto alle malattie croniche, denominata "Gaining health"; la cooperazione con l'OMS per la costruzione di una strategia europea di contrasto all'obesità; le indicazioni europee del Consiglio EPSCO del 2006; il piano sanitario nazionale 2006-2008; il piano di prevenzione 2010-2012; lo sviluppo e il coordinamento del programma "Guadagnare salute"; il piano di prevenzione 2014-2018 per programmi di promozione della salute e strategie basate sull'individuo;
l'impatto dell'obesità e delle malattie non trasmissibili (NCD, "non communicable disease"), per le quali l'obesità rappresenta il principale fattore di rischio, è preso in seria considerazione ai vari livelli governativi;
a settembre 2018 l'Assemblea delle Nazioni Unite ha inserito come priorità di azione, articolata in 13 punti, la lotta alle NCD e all'obesità con particolare richiamo agli Stati membri per uno sforzo che aumenti e renda prioritaria la spesa indirizzata alla riduzione dei fattori di rischio delle NCD e alla sorveglianza, alla prevenzione e alla loro diagnosi precoce;
in Inghilterra le policy sull'obesità sono state affrontate dai programmi "Change4life", incentrato particolarmente sulla prevenzione dell'obesità, e "Healthy child programme", indirizzato al contrasto dell'obesità giovanile; nel 2010, la responsabilità per le politiche alimentari è passata dalla "Food standard agency" al "Department of health" e il Governo ha iniziato a collaborare con il mondo produttivo in una sorta di patto di responsabilità per la salute pubblica per far fronte a diverse problematiche, tra cui l'obesità;
in Spagna nel 2011 è stata approvata una legge sulla sicurezza alimentare che contiene misure per l'implementazione della strategia contro l'obesità NAOS ("Estrategia para la nutricion, actividad fisica y prevencion de la obesidad"), con la possibilità di adattare le linee di azione ogni 5 anni; nel 2013 è stato istituito un osservatorio sulle abitudini alimentari e per lo studio dell'obesità che, oltre al costante monitoraggio sulla prevalenza dell'obesità, prevede l'implementazione delle modifiche dello stile di vita;
negli Stati Uniti il sistema federale non consente che vi sia una policy nazionale unitaria sull'obesità; tuttavia, a livello federale, nel 2011, è stata approvata la terapia intensiva comportamentale per l'obesità, ora rimborsata da "Medicare" e "Medicaid";
nel 2017 e nel 2018 l'assemblea plenaria del Comitato delle regioni dell'Unione europea ha approvato due pareri d'iniziativa (123rd plenary session, 11-12 maggio 2017 "Health in cities: the common good" e 131st plenary session, 10 ottobre 2018 "Mainstreaming sport into the EU agenda post-2020"), i quali hanno individuato come obiettivi, tra gli altri, rispettivamente la lotta dell'obesità nell'ambito urbano e il ruolo dell'attività fisica e sportiva nella prevenzione dell'obesità;
il sistema di sorveglianza, denominato "OKkio alla salute", sul sovrappeso e sull'obesità nei bambini delle scuole primarie (6-10 anni) e i fattori di rischio correlati, promosso e finanziato dal centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del Ministero della salute, coordinato dal centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (CNESPS) dell'Istituto superiore di sanità in collaborazione con le Regioni, il Ministero della salute e il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, collegato al programma europeo "Guadagnare salute" e ai piani di prevenzione nazionali e regionali, facente anche parte dell'iniziativa della regione europea dell'OMS "Childhood obesity surveillance initiative (COSI)", evidenzia che in Italia complessivamente il 37 per cento dei bambini presenta un eccesso ponderale fra sovrappeso e obesità;
si stima che un bambino su 3 sia fisicamente inattivo, maggiormente le femmine rispetto ai maschi, e la frequenza di sovrappeso e obesità nei bambini conferma livelli preoccupanti di eccesso ponderale: il 25 per cento dei bambini è in sovrappeso e l'11 per cento obeso, con maggiore prevalenza nelle regioni del Sud Italia;
secondo i dati della COSI (2015-2017) dell'Organizzazione mondiale della sanità l'Italia ha il maggior numero dei bambini obesi o in sovrappeso tra le nazioni europee;
entro il 2030 una migrazione di massa porterà 1,47 miliardi di persone dalle campagne alle città, causando anche un incremento dell'obesità e, conseguentemente, importanti documenti, quali il "Copenhagen consensus of mayors for healthier and happier cities for all" (WHO Europe 2018), la "Roma urban health declaration" (2017 G7 on Health Italian precidency), il manifesto per la "Salute nelle città: bene comune" (Health city institute-ANCI 2017) e il "Bending the curve" (Cities changing diabetes summit, Houston 2017), individuano nella lotta all'obesità in ambito urbano una delle priorità d'azione per le istituzioni governative e i sindaci nell'ambito dell'urban health;
in occasione della giornata mondiale e nazionale dell'obesità 2018, l'Italian obesity ha promosso il documento "Manifesto dell'obesity network per un futuro sostenibile" e per la giornata 2019 il documento "Carta dei diritti e dei doveri delle persone con obesità", sottoscritto da tutte le società scientifiche e le associazioni di pazienti attive sull'obesità in Italia,
impegna il Governo:
1) ad adottare iniziative normative affinché nell'ordinamento siano introdotte una definizione di obesità come malattia cronica caratterizzata da elevati costi, diretti e indiretti, economici e sociali, e una definizione del ruolo degli specialisti che si occupano di tale patologia;
2) ad implementare un piano nazionale sull'obesità che armonizzi a livello nazionale le attività nel campo della prevenzione e della lotta all'obesità, un documento, condiviso con le Regioni, che, compatibilmente con la disponibilità delle risorse economiche, umane e strutturali, individui un disegno strategico comune inteso a promuovere interventi basati su un approccio multidisciplinare integrato e personalizzato, centrato sulla persona con obesità e orientato ad una migliore organizzazione dei servizi e ad una piena responsabilizzazione di tutti gli attori dell'assistenza;
3) ad adottare iniziative per assicurare alla persona con obesità il pieno accesso agli iter diagnostici per le comorbidità, alle cure e ai trattamenti dietetico-alimentari, e, nei casi più gravi, l'accesso a centri di secondo livello per valutare approcci, psicologici, farmacologici e chirurgici;
4) a prevedere una più stringente implementazione di quanto previsto nel patto nazionale della prevenzione 2014-2018 relativamente alle politiche di contrasto all'obesità adottando iniziative vincolanti nel nuovo patto nazionale della prevenzione 2020-2025 prevedendo linee guida inerenti ai "primi 1.000 giorni di vita" del bambino;
5) a promuovere il miglioramento della formazione degli operatori sanitari sul tema della nutrizione e a promuovere una maggiore cultura per gli operatori scolastici e per i neogenitori su questo tema;
6) a promuovere ulteriori studi sulle cause di obesità e ad adottare iniziative per migliorare gli standard di nutrizione delle mamme in gravidanza e dei bambini per agire in particolare anche sui primi "1.000 giorni", esplicitando che non vi è obbligo di erogazione quotidiana di proteine animali nelle mense pubbliche e favorendo un approccio culturale basato sull'assunzione del corretto quantitativo di proteine e sulla possibilità di assumere gli aminoacidi essenziali anche con sole proteine vegetali;
7) a promuovere programmi per la prevenzione dell'obesità infantile e per la lotta alla sedentarietà attraverso iniziative coordinate di promozione della salute, intesa nella sua dimensione biopsicosociale, che implementino a livello scolastico l'attività fisica e sportiva, la sana alimentazione e l'informazione sulla promozione dei corretti stili di vita, compresa la qualità relazionale;
8) ad intraprendere iniziative congiunte e sinergiche di informazione alla popolazione a sostegno di quanto promosso dalla campagna nazionale e internazionale denominata "obesity day";
9) a promuovere percorsi educativi e informativi e interventi a tutela delle persone con obesità negli ambienti lavorativi e scolastici, volti a contrastare le discriminazioni e gli atti di bullismo anche nei loro confronti;
10) ad intraprendere tutte le iniziative per la protezione dell'allattamento al seno materno, per 6 mesi esclusivo e fino a 2 anni complementare;
11) ad assumere iniziative per disciplinare la pubblicità di prodotti alimentari e bevande per bambini, al fine di:
a) adoperarsi affinché i luoghi dove i bambini si riuniscono (asili, scuole, cortili delle scuole e centri di pre-scuola, parchi giochi, cliniche della famiglia e del bambino e servizi pediatrici e durante tutte le attività sportive e culturali) siano liberi da ogni forma diretta e indiretta di pubblicità di alimenti con un alto contenuto di grassi saturi, acidi grassi, zuccheri e sali liberi;
b) sviluppare politiche di contenimento del marketing alimentare sui bambini, con la predisposizione di misure che proteggano l'interesse pubblico;
c) identificare le informazioni e la natura degli effetti del marketing alimentare rivolto ai bambini per sviluppare ulteriori ricerche in questo campo al fine di ridurre l'impatto sui bambini della pubblicità di alimenti con un eccessivo contenuto di grassi saturi, acidi grassi, zuccheri e sali liberi;
12) ad assumere iniziative per stimolare l'industria alimentare a studiare un'adeguata porzionatura dei prodotti per l'infanzia e l'adolescenza, tenuto conto di tutti i nutrienti che possono influire sullo sviluppo di obesità.
(1-00018)
RONZULLI, GASPARRI, ROSSO, BERLUSCONI, CRAXI, DAMIANI, FAZZONE, LOTITO, OCCHIUTO, PAROLI, SILVESTRO, TERNULLO, ZANETTIN - Il Senato,
premesso che:
in sede europea è in corso l'esame di un progetto di direttiva sull'efficienza energetica nell'edilizia (COM (2021) 802 final), proposta dalla Commissione europea il 15 dicembre 2021, che fa parte delle misure da adottare nell'ambito del "Fit for 55", al fine di raggiungere gli obiettivi di efficientamento energetico e decarbonizzazione fissati a livello europeo;
l'elemento centrale della direttiva è l'introduzione di standard minimi di prestazione energetica per gli edifici, con l'introduzione di obblighi di riqualificazione per migliorarne il rendimento energetico. Ogni Stato membro dovrà stabilire la propria strategia a lungo termine nell'ambito di un piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, per sostenere la modernizzazione del parco nazionale di edifici residenziali e non residenziali, sia pubblici che privati, in vista dell'obiettivo della neutralità climatica al 2050;
considerato che:
per quanto riguarda l'esame del Consiglio europeo, la Presidenza ceca ha promosso un testo di compromesso su cui, il 25 ottobre 2022, il Consiglio dei ministri UE dell'Energia ha definito un orientamento generale;
l'azione italiana, portata avanti dal Governo pro tempore Draghi per tutto il 2022, si è concentrata principalmente intorno agli standard minimi di prestazione energetica degli edifici (articolo 9). In merito alle posizioni negoziali, da un lato, Italia, Cipro, Grecia, Malta, Spagna e altri avevano chiesto un timing di adeguamento flessibile per avere un parco immobiliare compatibile con la neutralità climatica nel 2050. Dall'altro lato, Germania, Francia, Belgio, Olanda e Lussemburgo avevano chiesto target e tempistiche più stringenti;
il compromesso finale raggiunto ha consentito, in primis, di rivedere le tempistiche di adeguamento delle prestazioni energetiche degli edifici, in modo da renderle più graduali e meno stringenti, e di garantire, inoltre, la possibilità di esenzione per alcune categorie;
rispetto al testo iniziale proposto dalla Commissione, che stabiliva target unici per tutte le tipologie di immobili al 2030, il testo avallato dal Consiglio europeo prevede che solo gli edifici residenziali di nuova costruzione dovranno essere ad emissioni zero entro il 2030. Per gli edifici residenziali esistenti la deadline per il raggiungimento del target è il 2050, inoltre sono previste delle esenzioni per alcune tipologie di edifici, tra cui gli edifici storici, i luoghi di culto e gli edifici utilizzati a scopi di difesa;
il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica ha annunciato una serie di osservazioni critiche a nome del Governo italiano, in vista delle successive valutazioni che si faranno in sede europea e collegando la posizione finale dell'Italia al confronto sulle propose che l'Italia farà a tutela della casa degli italiani e degli europei;
considerato, inoltre, che il Parlamento europeo dovrebbe approvare la sua posizione negoziale sulla direttiva nella riunione plenaria di metà marzo 2023, dopo l'esame della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia ITRE, che dovrebbe concludersi il 9 febbraio; successivamente all'adozione della posizione del Parlamento, potranno partire i negoziati interistituzionali fra Parlamento e Consiglio al fine di raggiungere un compromesso su un testo condiviso;
valutato, inoltre, che il contenuto della proposta di direttiva avrebbe un notevole impatto sul parco immobiliare italiano che consta di oltre 9 milioni di edifici residenziali. L'Italia è un Paese a proprietà immobiliare diffusa, sia per la tradizionale predisposizione ad abitare in una casa di proprietà, sia per la forte spinta ad investire nel settore immobiliare i risparmi; inoltre, il patrimonio edilizio italiano è molto risalente nel tempo ed è in gran parte dislocato in contesti peculiari, sia dal punto di vista della conformazione orografica, come i piccoli borghi montani, sia dal punto di vista dei vincoli paesaggistici ed ambientali, come i centri storici. Infine, nel nostro territorio, la maggior parte dei complessi edilizi è costituita da condomini, la cui complessa gestione potrebbe comportare ritardi nel raggiungimento degli obiettivi della direttiva,
impegna il Governo a rappresentare, in sede europea, nel corso dei negoziati, le peculiarità dell'Italia, in modo che si consenta al nostro Paese di avere la necessaria flessibilità per raggiungere obiettivi di risparmio energetico più confacenti alle proprie caratteristiche rispetto a quelli prospettati.
(1-00019)
Interrogazioni
MURELLI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
con il decreto legislativo 29 dicembre 2021, n. 230, è stato istituito, a decorrere dal 1° marzo 2022, l'assegno unico e universale per i figli a carico, un beneficio economico attribuito su base mensile, per il periodo compreso tra marzo di ciascun anno e febbraio dell'anno successivo, ai nuclei familiari sulla base della condizione economica del nucleo;
l'assegno unico e universale è una misura di sostegno economico rivolto alle famiglie per ogni figlio a carico fino al compimento dei 21 anni e senza limiti di età per i figli disabili, dall'importo variabile in base alla condizione economica del nucleo familiare, in termini ISEE, tenuto conto dell'età del numero dei figli e dell'eventualità di figli con disabilità;
l'assegno unico e universale è corrisposto dall'INPS ed è erogato al richiedente, ovvero in pari misura tra coloro che esercitano la responsabilità genitoriale, mediante accredito su conto corrente bancario o postale, ovvero scegliendo la modalità del bonifico domiciliato;
considerato che:
nonostante l'assegno venga erogato dall'INPS verso la metà del mese corrispondente, a quanto consta all'interrogante negli ultimi mesi si sono registrati dei ritardi;
nel mese di settembre 2022, gli importi sarebbero stati erogati in ritardo per molte delle famiglie beneficiarie e parimenti nel successivo mese di ottobre i pagamenti sarebbero avvenuti verso la fine del mese;
da ultimo, anche nel mese di novembre, l'INPS avrebbe provveduto ad erogare gli importi con diversi giorni di ritardo rispetto alle tempistiche dei mesi precedenti, a motivo, secondo quanto si apprende da fonti di stampa, di controlli che l'istituto starebbe facendo in ordine alla sussistenza dei requisiti di legge da parte dei nuclei familiari richiedenti;
sebbene attraverso i propri canali di informazione l'INPS abbia evidenziato che non esiste una data unica e precisa per l'accredito e che essa è soggetta a variazione in ragione delle diverse finestre temporali di erogazione della prestazione, nonché dei volumi massimi giornalieri dei mandati indicati all'INPS dalla Banca d'Italia, va evidenziato che moltissime famiglie fanno affidamento sul trattamento per affrontare spese familiari e scadenze varie;
l'assegno unico e universale non è un atto di liberalità, ma un trattamento di politica sociale, istituito proprio per favorire la natalità, sostenere la genitorialità e consentire alle famiglie di far fronte alle notevoli ed ingenti spese che ne conseguono, il che implica che la sua erogazione non può essere del tutto episodica ed estemporanea, ma deve essere ancorata a precise scadenze temporali mensili;
l'assegno unico e universale, del resto, sostituisce le precedenti misure, tra cui l'assegno per il nucleo familiare, che veniva erogato ai lavoratori dipendenti direttamente in busta paga dal datore di lavoro e quindi con cadenza precisa,
si chiede di sapere:
quali siano le ragioni per le quali, negli ultimi mesi, l'erogazione dell'assegno unico e universale è avvenuta con ritardo;
quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire un'erogazione tempestiva e con cadenza temporale precisa del trattamento da parte dell'INPS.
(3-00138)
(già 4-00096)
CAMUSSO, MALPEZZI, PARRINI, ZAMPA, MARTELLA, FURLAN, NICITA, VALENTE, D'ELIA, GIACOBBE, ROJC, ZAMBITO, VERDUCCI, RANDO, BASSO, FINA, CRISANTI, LA MARCA, GIORGIS, ALFIERI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, per le disabilità, per la pubblica amministrazione e delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che il collocamento al lavoro dei disabili è un efficace strumento di integrazione sociale perché lo svolgimento di un'attività lavorativa può far superare, o almeno ridurre, lo stato d'emarginazione e d'isolamento in cui i disabili spesso si trovano. Il nostro Paese ha da tempo adottato una legislazione volta a favorire l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità, in particolare la legge 12 marzo 1999, n. 68, ha introdotto l'istituto del collocamento mirato, che, tra l'altro, prevede che ogni disabile debba necessariamente svolgere un "lavoro consono alla propria disabilità", al punto che per un inserimento proficuo nel mondo del lavoro occorre mettere in atto percorsi formativi personalizzati sin dal momento in cui il disabile entra a contatto con le strutture territoriali competenti alle politiche attive; inoltre le offerte di lavoro devono essere adeguate alle capacità ed alla professionalità di persone che si trovano in condizioni di particolare difficoltà per l'accesso al mondo del lavoro;
considerato che:
la legislazione italiana prevede non soltanto norme che agevolano l'ingresso nel mondo del lavoro delle categorie deboli della popolazione, ma anche numerosi incentivi alle assunzioni dei lavoratori disabili, tra cui il fondo per il diritto al lavoro dei disabili, anch'esso istituito e disciplinato dalla legge n. 68 del 1999; malgrado questa lungimirante normativa, resta rilevante lo svantaggio, nel mercato del lavoro, delle persone con disabilità. Infatti, dall'ultimo rapporto dell'ISTAT emerge che in Italia sono 2,8 milioni le famiglie che hanno un componente con disabilità, e tra le persone di 15-64 anni con limitazioni gravi gli occupati risultano essere un terzo, ossia la metà rispetto alla popolazione senza limitazioni. Già nel 2019, le famiglie con persone con disabilità disponevano di un reddito medio di circa il 5 per cento inferiore a quello delle altre famiglie;
con riguardo poi all'utilizzo del fondo del diritto al lavoro dei disabili, nel mese di maggio 2022 la Corte dei conti ha diffuso un'analisi sul funzionamento dello stesso fondo da cui emerge che, negli anni dal 2014 al 2021, il numero dei lavoratori disabili assunti tramite il ricorso ad esso mostra un andamento annuale assai lontano dal coprire quello degli iscritti alle liste del collocamento mirato;
ritenuto che:
al fine di garantire la massima inclusione sociale alle persone disabili le amministrazioni hanno il dovere di porre in essere tutte le azioni utili per assicurare la piena accessibilità a tutti gli spazi pubblici, ivi comprese le strutture che esercitano le funzioni relative al collocamento al lavoro quali i centri provinciali per l'impiego e le agenzie per il collocamento;
di recente, è pervenuta alla prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo una segnalazione relativa allo stato in cui versano alcune strutture dei centri per l'impiego nel nostro Paese, che risultano spesso non raggiungibili dalle persone diversamente abili, non essendo gli stessi centri dotati di adeguate catene di accessibilità quali aree di parcheggio, passerelle, bagni accessibili e rampe di accesso; a quanto risulta, particolari problemi in questo senso presenta il centro per l'impiego di Ortona (Chieti), dove è stata documentata l'esistenza di evidenti ostacoli all'ingresso della struttura, nell'accesso ai bagni, lungo i corridoi e nelle sale interne, oltre all'assenza di una rampa di accesso che rende impossibile l'ingresso a coloro che si spostano in carrozzina; gli utenti disabili si trovano spesso nella condizione di restare fuori dallo stabile e di dover espletare le formalità burocratiche previste in condizioni di estrema precarietà;
considerato che da quanto risulta la situazione denunciata non soltanto non consente di porre in essere tutte le azioni del collocamento mirato dei disabili al fine di valutarne adeguatamente le capacità lavorative e di inserirle nella posizione lavorativa adatta, ma pone le amministrazioni in una condizione di grave comportamento discriminatorio riguardo ai diritti delle persone con disabilità,
si chiede di sapere:
quali iniziative necessarie e urgenti i Ministri in indirizzo intendano adottare, ciascuno per il proprio ambito di competenza, al fine di rimuovere le cause dei comportamenti discriminatori nei confronti delle persone con disabilità derivanti dall'inadeguatezza delle strutture dei centri per l'impiego;
quali misure concrete e risolutive intendano prevedere, nel corso dei prossimi provvedimenti normativi, per migliorare il ricorso al collocamento mirato ed agli strumenti connessi quali il fondo del diritto al lavoro dei disabili.
(3-00139)
BIZZOTTO, BERGESIO, CANTALAMESSA - Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. - Premesso che:
il caldo anomalo registrato in questa stagione invernale sta mettendo a dura prova l'agricoltura;
i cambiamenti climatici degli ultimi anni hanno fatto registrare stagioni invernali via via più calde con una drastica riduzione di piogge, causando gravi danni al comparto, con evidenti perdite economiche per gli operatori;
tutte le coltivazioni, ad iniziare dalla frutta, si stanno infatti predisponendo alla ripresa vegetativa, con il rischio che il probabile arrivo del freddo e del maltempo infici la resa delle produzioni nazionali;
nelle campagne venete, in particolare, si sta registrando una perdita di resa del radicchio tardivo IGP, che non è ancora arrivato alla sua maturazione naturale per mancanza del freddo, condizione necessaria perché la pianta possa completare il suo ciclo;
attualmente la perdita stimata è del 30 per cento ma potrebbe addirittura aumentare se le condizioni climatiche non dovessero modificarsi; circa un centinaio di aziende in provincia di Treviso per tale ragione potrebbero chiudere in perdita la stagione; la stessa sorte potrebbe toccare anche ai produttori di altre varietà di radicchio veneto;
l'agricoltura è il comparto che più risente delle conseguenze dei cambiamenti climatici con i danni provocati dalla siccità e dal maltempo, che nel 2022 hanno già superato i 6 miliardi di euro,
si chiede di sapere:
quali interventi il Ministro in indirizzo intenta mettere in atto a tutela dei produttori del radicchio di Treviso IGP e di altre varietà di radicchio veneto, al fine di evitare che eventuali perdite di resa, dovute al manifestarsi di eventi climatici avversi, possano determinare perdite economiche per il comparto;
se non ritenga necessario adottare una strategia, anche in considerazione delle risorse messe a disposizione dal PNRR, per la gestione degli eventi calamitosi in agricoltura che permetta di rispondere in maniera efficace agli effetti negativi dei cambiamenti climatici sulle produzioni agricole.
(3-00140)
MUSOLINO, UNTERBERGER, SPAGNOLLI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
il mese scorso in Sicilia, due diverse Corti d'assise d'appello (Palermo e Messina) hanno "annullato" la condanna di imputati accusati di reati gravissimi (in sintesi, in un caso si trattava di omicidi correlati a fatti di mafia, e nell'altro di un caso di contagio volontario da AIDS) sul presupposto che due giudici popolari avevano superato i 65 anni di età al momento della pronuncia della sentenza;
a seguito di queste due eclatanti pronunce, pende allo stato attuale un ulteriore appello avverso una sentenza della Corte d'assise di Messina, con la quale è stato inflitto l'ergastolo all'autore di un odioso caso di femminicidio (che tanto sconvolse l'opinione pubblica anche perché il delitto venne consumato durante l'oscuro periodo della pandemia) ai danni di una giovanissima studentessa universitaria specializzanda in medicina. I genitori di questa giovanissima dottoressa, alla cui memoria l'università di Messina volle poi fare conseguire la laurea in Medicina, si trovano in queste ore costretti a rivivere l'angoscia del rischio, più che concreto, stante la precedente pronuncia della Corte d'assise d'appello di Messina, di dover nuovamente affrontare il dramma della ricostruzione processuale della verità dei fatti e dell'affermazione della responsabilità del colpevole (peraltro, reo confesso);
allo stesso modo, i parenti ed il figlio dell'avvocato morta a seguito di contagio da AIDS, dopo avere ottenuto la pronuncia della Corte d'assise di Messina che ha riconosciuto la colpevolezza del suo untore, dopo l'annullamento del processo da parte della Corte d'assise di appello, si trovano costretti a dover rivivere il trauma del processo per l'affermazione della responsabilità del colpevole;
considerato che:
la legge che ha istituito le corti d'assise e introdotto la figura dei giudici popolari (legge n. 287 del 1951, e successive modifiche ed integrazioni) sancisce all'art. 3 che i magistrati ed i giudici popolari costituiscono un unico collegio giudicante;
prevede espressamente l'obbligo di sostituzione dei giudici popolari solo in caso di loro assenza, impedimento o per i casi di astensione o ricusazione (art. 26), mentre in alcuna disposizione normativa (né all'interno della legge né in altre disposizioni) è previsto l'obbligo di sostituzione dei giudici popolari che nel corso del dibattimento abbiano superano il limite del 65° anno di età;
la mancata previsione di tale obbligo di sostituzione non è da imputare ad una dimenticanza, né ad un errore di coordinamento normativo, costituendo al contrario espressione della chiara volontà del legislatore che, nel corso dell'esame del disegno di legge, volle rendere chiaro che il requisito dell'età (ovvero il limite dei 65 anni) doveva ricorrere al momento in cui i giudici popolari assumevano l'incarico, e non già al momento precedente (ossia nella fase della loro iscrizione nelle liste di giudici popolari), né in quello successivo (ossia in quello in cui i giudici partecipavano al dibattimento);
a conferma di quanto esposto, si richiamano i lavori parlamentari di cui alla seduta del 4 maggio 1950 della III Commissione della Camera dei deputati, nel corso della quale il deputato Riccio (relatore per la maggioranza) così dichiarava: "Vorrei chiarire che il requisito della età è richiesto per l'assunzione dell'ufficio di giudice popolare, e non per l'iscrizione nelle liste. È evidente che il requisito dell'età si riferisce al momento in cui deve essere costituito il collegio; e quindi, se in quel momento una persona ha superato il 65° anno di età, egli non potrà far parte del collegio";
nonostante l'evidente volontà del legislatore, il chiaro dettato normativo, l'assenza di un'espressa previsione di decadenza e di obbligo di sostituzione, le due Corti d'assise d'appello (a Messina anche su parere conforme del procuratore generale facente funzioni) si sono uniformate ad una datata sentenza del 1998, che a sua volta aveva dato un'interpretazione errata e palesemente forzata, annullando due processi con le relative condanne, mentre un altro processo sarà a breve sottoposto al vaglio della medesima eccezione pregiudiziale di rito;
risulta evidente che la portata di una simile interpretazione, qualora assumesse il carattere della stabilità e dell'uniformità, esporrebbe numerosi processi al rischio di essere annullati, vanificando l'attività giudiziaria posta in essere e minando alle radici la fiducia dei cittadini verso la giustizia e verso gli operatori del diritto;
è fuor di discussione che tutti gli imputati hanno diritto ad un giusto processo (articolo 111 della Costituzione) così come le vittime e le persone offese hanno diritto a fare affidamento sulla giustizia e sullo Stato e non possono essere abbandonate all'idea che a causa di una "svista", processi così delicati possano naufragare per ragioni che nulla hanno a che vedere con il merito di vicende che avevano trovato prove sufficienti per infliggere pesanti condanne,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario disporre una verifica sulla vicenda descritta e se non ritenga di intervenire con urgenza per scongiurare, anche mediante un provvedimento di interpretazione autentica, che un caso simile possa verificarsi ancora.
(3-00141)
PAGANELLA, ROMEO - Al Ministro dell'istruzione e del merito. - Premesso che:
nel nostro Paese il patrimonio edilizio scolastico è vecchio e ammalorato, visto che più del 40 per cento delle scuole è stato costruito prima del 1976 e per oltre la metà è privo delle certificazioni di agibilità statica e di prevenzione degli incendi;
si sono registrati 45 casi di crollo, negli istituti di ogni ordine e grado, fra settembre 2021 e agosto 2022, circa un episodio ogni 4 giorni di scuola;
il PNRR, per quanto riguarda il piano di edilizia scolastica, prevede 710 milioni di euro per i quali sono stati autorizzati 330 interventi. Il riparto delle risorse a livello regionale sarà effettuato per il 50 per cento sulla base del numero di scuole e per l'ulteriore 50 per cento in base al numero di studenti e le risorse saranno assegnate direttamente agli enti locali;
secondo le recenti stime dell'Ufficio parlamentare di bilancio sui tempi medi di realizzazione delle opere pubbliche (fasi di pre-affidamento, affidamento ed esecuzione), si evidenzia che la durata media della sola fase di affidamento, quella che va dalla pubblicazione dei bandi all'aggiudicazione dei lavori, varia da 6,5 mesi (197 giorni) per le opere di importo inferiore al milione di euro, a circa 11 mesi (328 giorni) per quelle di importo superiore. Nel Mezzogiorno d'Italia si registrano mediamente periodi superiori di circa il 38 per cento rispetto a quelle del Centro-Nord (rispettivamente 258 e 187 giorni);
le criticità che rallentano gli interventi di edilizia scolastica perciò non sono da ravvisare in una carenza di risorse, quanto piuttosto nei tempi della burocrazia, non potendosi contare su un quadro normativo di semplice e veloce applicazione, analogo a quello previsto per le grandi opere strategiche;
il generalizzato rincaro dei prezzi ha causato il blocco dei lavori per molti enti locali e si pone quindi il problema della possibilità di riutilizzo delle risorse non spese e del reperimento di nuove risorse per fronteggiare gli aumenti dei costi per la realizzazione delle opere pubbliche,
si chiede di sapere se, oltre alle risorse derivanti dal PNRR, si preveda di reperire ulteriori fondi da dedicare alla messa in sicurezza, alla riqualificazione, all'adeguamento sismico, alla normativa antincendio e all'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici scolastici e se al contempo si stia lavorando all'elaborazione di procedure semplificate di realizzazione degli interventi necessari.
(3-00142)
CUCCHI, DE CRISTOFARO - Al Ministro dell'istruzione e del merito. - Premesso che:
la legge n. 107 del 2015, all'articolo 1, commi dal 33 al 43, ha disposto l'attivazione obbligatoria dei percorsi di alternanza scuola-lavoro, di cui al decreto legislativo n. 77 del 2015, da svolgere in aziende, enti locali, musei, istituzioni pubbliche e private per una durata complessiva, nel secondo biennio e nell'ultimo anno dei corsi di istruzione secondaria di secondo grado, di 400 ore negli istituti tecnici e professionali e di 200 ore nei licei, con l'obiettivo di incrementare le opportunità di lavoro e le capacità di orientamento degli studenti;
con la legge n. 145 del 2018 (legge di bilancio per il 2019), all'alternanza scuola-lavoro è stata attribuita la denominazione "percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento (PCTO)". La normativa stabilisce in 210 ore la durata minima triennale dei PCTO negli istituti professionali, 150 nei tecnici e 90 nei licei, ma non abolisce la loro obbligatorietà, né il loro essere condizione per l'ammissione agli esami di Stato, così come stabilito dal decreto legislativo n. 62 del 2017;
nello spirito della legge, l'organizzazione o impresa o ente che ospita lo studente dovrebbe assumere il ruolo di contesto di apprendimento complementare a quello dell'aula e del laboratorio. Attraverso la partecipazione diretta al contesto operativo, quindi, si dovrebbero realizzare la socializzazione e la permeabilità tra i diversi ambienti, nonché gli scambi reciproci delle esperienze che concorrono alla formazione della persona, al fine di favorire l'orientamento dei giovani per valorizzarne le vocazioni personali, gli interessi e gli stili di apprendimento individuali;
considerato che:
nel nostro Paese, a causa della quasi totale assenza di regole etiche e di forme di condivisione tra scuola, territorio e mondo del lavoro, e soprattutto dovendo fare i conti con un mercato del lavoro che, chiedendo sempre più manodopera non qualificata e a basso costo, si allontana da ogni profilo formativo e da ogni terreno di crescita e di progresso, tali obiettivi sono difficilmente perseguibili;
da diversi articoli e inchieste studentesche, emerge chiaramente l'estraneità di questa esperienza rispetto al percorso scolastico e di formazione dello studente. Infatti, la mancanza di una reale discussione sugli obiettivi formativi e sui programmi ha alimentato una sovrapposizione tra didattica scolastica ed extrascolastica, in luogo di una collocazione dei PCTO all'interno dell'orario curricolare;
recenti fatti di cronaca hanno evidenziato che, oltre ai contenuti educativi, sono spesso assenti anche le più elementari misure di sicurezza, e che si sono consumati anche episodi inaccettabili di violazioni dei diritti. Molto spesso gli studenti sostituiscono in toto i dipendenti (segno che per alcune aziende l'alternanza scuola-lavoro o PCTO rappresenta un mero strumento per reperire manodopera a basso costo), altre volte sono esposti a gravi abusi;
nell'ambito della manifestazione gli studenti hanno avanzato anche la richiesta, fino ad oggi inevasa, che vengano definitivamente varati uno "statuto", che tuteli i diritti degli studenti impegnati nei PCTO, ed un "codice etico" destinato alle aziende, che escluda dai percorsi quelle che inquinano i territori, quelle a rischio di infiltrazioni mafiose e quelle che non rispettano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici,
si chiede di sapere:
quali iniziative intenda intraprendere il Ministro in indirizzo per rendere più uniformi, equi e coerenti i PCTO ai piani di studio delle studentesse e degli studenti, eliminando il tetto delle ore stabilito dalla legge n. 145 del 2018;
se non voglia garantire altresì il pieno diritto all'accesso ai PCTO degli studenti e delle studentesse con disabilità, prevedendo, a tal fine, strumenti di supporto e risorse certe per il trasporto;
quando verrà adottato il "codice etico" che vincoli le aziende coinvolte nei PCTO all'applicazione delle tutele dei lavoratori e delle lavoratrici e delle norme in materia ambientale e di sicurezza sui luoghi di lavoro, alla formazione continua dei dipendenti e all'osservanza di comportamenti rigorosi sul piano della trasparenza, dell'ecosostenibilità e dell'estraneità ad infiltrazioni mafiose e illecite;
se non si voglia altresì avviare un'inchiesta ministeriale, informando le competenti Commissioni parlamentari, sui percorsi attivati fino ad oggi, al fine di valutarne la qualità, gli esiti e la capacità di approfondire la conoscenza del mondo del lavoro nella prospettiva di un accesso critico e consapevole ad esso.
(3-00143)
MENIA, MALAN - Al Ministro dell'istruzione e del merito. - Premesso che:
tra qualche settimana, il 10 febbraio 2023, verrà celebrato il "giorno del ricordo" dedicato ai martiri delle foibe ed agli esuli giuliano dalmati, istituito con legge n. 92 del 2004;
simbolicamente, proprio in quella data, il Presidente della Repubblica Ciampi volle consegnare alla sorella Licia la medaglia d'oro al valor civile, conferita il 9 dicembre 2005, alla memoria di Norma Cossetto con la seguente motivazione: "Giovane studentessa istriana, catturata ed imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio, 5 ottobre 1943 - Villa Surani (Istria)";
Norma Cossetto aveva frequentato a Gorizia il liceo classico e per tale motivo il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, aveva avanzato alla scuola, già nel 2020, centenario della nascita di Norma, la proposta di collocare una targa commemorativa all'interno dell'edificio dell'istituto "Dante Alighieri", allora liceo "Vittorio Emanuele";
contro tale proposta la dirigente scolastica oppose una lunga lista di riferimenti normativi sull'autonomia scolastica, facendo presente di ritenere che "iniziative quali l'apposizione di lapidi o altro ricordo permanente spetta alle istituzioni scolastiche";
dunque, il sindaco di Gorizia ha annunciato, proprio nei giorni scorsi, di voler collocare la stessa targa all'esterno dell'istituto scolastico, superando così le obiezioni sollevate dalla dirigenza;
l'opposizione, sollevata in nome dell'autonomia scolastica, appare, a giudizio degli interroganti, sconcertante, al pari di altre iniziative volte a cancellare nomi ed eventi tradizionali e tipici della storia, della cultura e del portato civile e religioso della nostra nazione, come l'intitolazione "1° maggio 1945" della scuola primaria con lingua d'insegnamento slovena di Sgonico, in provincia di Trieste, data dell'occupazione titina di Trieste, di cui fu proclamata l'annessione alla Jugoslavia, cui seguirono i 40 giorni di sangue, terrore e infoibamenti, o al caso della scuola media "Francesco Baracca" di Roma, che è stata rinominata "Rosa Parks", eroina dei diritti degli afroamericani, persona di spicco ma certamente non rappresentante della storia italiana come l'asso dell'aviazione italiana,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle vicende descritte;
quali siano, e se non ritenga che vadano definite, le linee entro le quali l'autonomia scolastica possa essere esercitata al di sopra di spinte e pregiudizi di odine ideologico, irrispettose della storia e della tradizione nazionale.
(3-00144)
GELMINI, SCALFAROTTO, PAITA - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
il report "FattiPerBene, 25 anni di legge 109", a cura di "Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie", relativo al riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità mafiosa, dall'approvazione della legge 7 marzo 1996, n. 109, fino al marzo 2021, scatta una fotografia molto precisa di un modello che necessita di importanti adeguamenti per superare significative criticità;
dal report si rileva che, dei poco meno di 37.000 beni immobili (particelle catastali) confiscati dal 1982 al 2021, solo il 48 per cento al marzo 2021 era stato destinato a finalità istituzionali e sociali. Delle circa 4400 aziende confiscate solo un terzo era stato destinato alla vendita o alla liquidazione, all'affitto o alla gestione da parte di cooperative formate dai lavoratori;
la finalità generale della legge è il risarcimento delle comunità depredate dalla criminalità mafiosa, mediante la restituzione dei proventi raccolti dalle organizzazioni criminali con attività illecite o con il controllo diretto e indiretto di ampi settori dell'economia legale;
in base all'articolo 48 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, codice delle leggi antimafia, l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) versa al fondo unico giustizia (FUG) le somme di denaro confiscate, nonché quelle derivanti dalla vendita di beni mobili confiscati alla criminalità organizzata; solo il 10 per cento delle somme ricavate dalla vendita di beni immobili confiscati e non trasferibili a usi di interesse pubblico sono destinati alle spese di manutenzione ordinaria e straordinaria dei beni destinati a finalità sociali;
la relazione sull'analisi delle procedure di gestione dei beni confiscati, approvata dalla Commissione bicamerale d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere nel settembre 2021 aveva rilevato che al 15 dicembre 2019 la giacenza complessiva del FUG era di circa 3,6 miliardi di euro di risorse liquide, al netto delle anticipazioni delle risorse sequestrate e circa 2,3 miliardi di euro risorse non liquide;
spesso le organizzazioni destinatarie degli immobili sequestrati per usi sociali si trovano in grave crisi anche semplicemente per far fronte alle spese di manutenzione e di gestione, senza considerare le difficoltà legate alla conduzione delle attività o all'accesso al credito, in contesti fortemente condizionati dal potere criminale;
in modo sostanzialmente unanime il mondo del terzo settore insiste perché una quota del fondo unico giustizia sia riservata alla promozione delle attività sociali e quindi alla restituzione ai territori depredati di parte delle risorse che la criminalità mafiosa aveva loro sottratto,
si chiede di sapere se e in che termini il Ministro in indirizzo intenda rivedere la disciplina normativa e le modalità organizzative relative alla gestione di somme di denaro e beni mobili e immobili confiscati alla mafia, in modo tale da garantirne in misura significativa la restituzione alle realtà territoriali che subiscono maggiormente gli effetti del condizionamento criminale, attraverso il finanziamento di iniziative e attività economiche e sociali in grado di incidere concretamente sulla vita delle comunità locali e di rappresentare un'alternativa visibile e riconosciuta al potere mafioso.
(3-00145)
D'ELIA, MALPEZZI, CRISANTI, RANDO, VERDUCCI - Al Ministro dell'istruzione e del merito. - Premesso che:
dallo stato di previsione del Ministero dell'istruzione e del merito, allegato alla legge di bilancio per il 2023 (tabella n. 7, p. 110) risulta una riduzione di 5 milioni di euro per il 2023, 13,4 milioni per il 2024 e 20,2 milioni per il 2025 del fondo nazionale per il sistema integrato di educazione e di istruzione, prefigurando altresì, a partire dal 2026, un taglio permanente del medesimo fondo pari a 18,2 milioni di euro annui (p. 435 della tabella);
tale fondo, istituito dall'articolo 12 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, è destinato in particolare, tra l'altro, al finanziamento e al sostegno delle azioni relative ai servizi educativi per l'infanzia (nella fascia 0-6 anni);
l'offerta di servizi educativi per l'infanzia occupa una posizione strategica e centrale nell'ambito più generale del sistema educativo, presentando al tempo stesso significative peculiarità;
in primo luogo, infatti, come affermato negli "Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l'infanzia, di cui all'articolo 5, comma 1, lettera f) del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65" adottati con decreto del Ministro dell'istruzione 24 febbraio 2022, la disponibilità di servizi educativi di qualità per l'infanzia può essere definita quale vera e propria "leva per la prevenzione della povertà educativa";
in secondo luogo, l'adeguata offerta di servizi educativi per l'infanzia, accessibili in condizioni di eguaglianza su tutto il territorio nazionale, rappresenta un fondamentale strumento di sostegno alle famiglie, anche in termini di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro;
proprio per questo l'offerta di servizi educativi per l'infanzia è governata da un complesso intreccio di competenze tra lo Stato, le Regioni e gli enti locali, nonché attraverso importanti sinergie tra il settore pubblico e quello privato; in questo quadro, sono i Comuni a svolgere un ruolo da protagonisti, sia assumendo direttamente la gestione dei servizi educativi per l'infanzia sia sostenendone la qualità attraverso compiti di autorizzazione e accreditamento nonché, più in generale, di monitoraggio;
considerato che:
la riduzione del fondo creerà forti e significative difficoltà nella gestione dei servizi educativi per l'infanzia, soprattutto a carico dei Comuni;
a tali riduzioni non si potrà far fronte attraverso il ricorso ai finanziamenti legati al piano nazionale di ripresa e resilienza che, come noto, non possono essere utilizzati per compensare variazioni negative di bilancio,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda porre in essere al fine di assicurare in tempi rapidi la reintegrazione del fondo, superando i tagli richiamati e anzi assicurando al tempo stesso un rifinanziamento del fondo medesimo, che lo renda pienamente adeguato alla crescente domanda di servizi educativi per l'infanzia provenienti dalle famiglie.
(3-00146)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
BORGHI Enrico - Al Ministro della salute. - Premesso che:
secondo quanto riportato dal quotidiano "La Stampa", nell'edizione di Asti e provincia, dell'11 gennaio 2023, il 16 gennaio 2023 scade il bando per la nomina del commissario liquidatore della casa di riposo Città di Asti - Maina, pubblicato il 28 dicembre e prorogato dopo che, alla scadenza del termine del 10 gennaio scorso, era andato deserto, anche a causa della difficile situazione che affligge la struttura, gravata da debiti per circa 8 milioni di euro;
la chiusura comporta la perdita del lavoro per il personale della struttura (120 persone, collocate in mobilità e a cui vanno pagati i contributi entro la medesima data del 16 gennaio) e la ricollocazione dei 132 ospiti che saranno spostati altrove, fatto che comporterà una situazione di gravissimo disagio e di stress per loro e per i familiari in una fase già molto difficile della vita;
inoltre, la chiusura della casa di riposo priverà la città e il territorio di una struttura che già era stata individuata come idonea ad accogliere il servizio di hospice: ciò pare tanto più grave, se si considera che, alla luce delle deliberazioni della Giunta regionale 16 dicembre 2022, n. 32-6236 e 2 luglio 2021, n. 21-3486, recanti la ridefinizione del fabbisogno di posti hospice sul territorio regionale, nel territorio di Asti devono essere assicurati ulteriori nove posti hospice in aggiunta ai sei già presenti a Nizza Monferrato e ad uno di day hospital e, in assenza di strutture idonee, c'è il grave e concreto rischio che tale struttura sia ubicata fuori da Asti;
considerato che, a giudizio dell'interrogante:
finora la Giunta regionale si è dimostrata assolutamente inadeguata a gestire tale situazione, non avendo predisposto alcun piano di riconversione, anche parziale, della struttura (creando nuovi servizi da abbinare alla RSA), lasciando altresì scadere l'autorizzazione dei 315 posti letto della RSA e la convenzione dei 120 posti letto coperti dalla quota sanitaria;
la Giunta regionale non ha fatto alcun tentativo per evitare la chiusura di una struttura così importante per il territorio, che avrebbe potuto essere trasformata in un polo multiservizi sanitario e sociale, comprensivo di un servizio di hospice;
il risultato di una politica attendista e ignava è il rischio che nell'intero astigiano non ci sia un servizio di hospice per i malati terminali, costretti a dover morire lontani da casa, qualora non possano permettersi cure palliative a domicilio;
considerato inoltre che la perdita di servizi essenziali sul territorio si pone radicalmente in contrasto con la finalità e lo spirito degli investimenti e delle riforme previsti dal piano nazionale di ripresa e resilienza, che sono invece incentrati sul rafforzamento dell'assistenza territoriale e domiciliare, al fine di renderla quanto più possibile prossima alle esigenze dei cittadini,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, intenda adottare affinché ai cittadini del territorio di Asti sia garantita, nel rispetto della popolazione, la presenza di una casa di riposo e di un servizio di hospice, vero e proprio presidio di civiltà, facendo altresì in modo, al contempo, che al personale della casa di riposo sia assicurata un'adeguata ricollocazione professionale.
(3-00137)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
DI GIROLAMO, NAVE, TREVISI, DE ROSA, SIRONI, MAIORINO - Al Ministro per la pubblica amministrazione. - Premesso che:
in data 31 dicembre 2021 è stato pubblicato il bando di "concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di complessivi 2.293 posti di personale non dirigenziale di area seconda, a tempo indeterminato, da inquadrare nei ruoli della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministero dell'economia e delle finanze, del Ministero dell'interno, del Ministero della cultura e dell'Avvocatura dello Stato" (Gazzetta Ufficiale, 4° serie speciale concorsi ed esami, n. 104 del 31 dicembre 2021);
le 2.293 unità di personale sono così ripartite: "a) 1.250 - Profilo operatore amministrativo/assistente amministrativo/assistente amministrativo gestionale (Codice AMM) di cui: 100 unità da assegnare al Ministero dell'economia e delle finanze, da destinare agli uffici centrali (Area II-F2); 756 unità da assegnare al Ministero dell'interno da destinare agli uffici centrali e periferici (Area II-F2); 334 da assegnare al Ministero della cultura (Area II-F2); 60 da assegnare all'Avvocatura dello Stato (Area II-F2); b) 464 - Profilo assistente di settore scientifico tecnologico/operatore amministrativo informatico/assistente informatico (Codice INF) di cui: 20 da assegnare alla Presidenza del Consiglio dei ministri (Categoria B-F3); 56 da assegnare al Ministero dell'economia e delle finanze, Uffici centrali (Area II-F2); 268 da assegnare al Ministero dell'interno da destinare agli uffici centrali e periferici (Area II-F2); 100 da assegnare al Ministero della cultura (Area II-F2); 20 da assegnare all'Avvocatura dello Stato (Area II-F2); c) 579 - Profilo assistente amministrativo contabile/operatore amministrativo contabile/ assistente economico-finanziario (Codice ECO) di cui: 80 da assegnare alla Presidenza del Consiglio dei ministri (Categoria B-F3); 274 da assegnare al Ministero dell'economia e delle finanze, Uffici centrali e Ragionerie territoriali dello Stato, varie sedi (Area II-F2); 205 da assegnare al Ministero dell'interno da destinare agli uffici centrali e periferici (Area II-F2); 20 da assegnare all'Avvocatura dello Stato (Area II-F2)";
considerato che:
la normativa vigente prevede quale completamento della procedura concorsuale l'obbligo di pubblicare la graduatoria degli idonei vincitori da parte dell'ente pubblico procedente e di immettere in servizio i lavoratori utilmente selezionati;
ad oggi, a distanza di sei mesi dalla convocazione delle prove scritte, previste nello specifico per le giornata del 5, 6, 7 e 8 luglio 2022, per reclutare personale per ricoprire i profili di operatore amministrativo, assistente amministrativo e assistente amministrativo gestionale (codice AMM) e assistente amministrativo contabile, operatore amministrativo contabile e assistente economico-finanziario (codice ECO), non si ha alcuna notizia sulla pubblicazione delle graduatorie relative all'assunzione dei 1.250 operatori amministrativi e dei 579 operatori economici,
si chiede di sapere quali assicurazioni possa dare il Ministro in indirizzo di una pronta pubblicazione delle graduatorie, in modo da immettere in servizio i lavoratori selezionati.
(4-00150)
TESTOR - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:
le stufe ad accumulo costruite artigianalmente sul posto, comunemente conosciute come stufe ad olle, molto utilizzate nel Nord del Paese, sono una realtà antichissima che si è costantemente evoluta tecnologicamente in modo moderno, rendendole molto efficienti e rispettose dell'ambiente;
la loro efficacia, anche sotto il profilo delle emissioni, deriva direttamente dalla caratteristica di poter accumulare nel girofumi il calore sviluppato dalla combustione ottimale di una carica di legna e di cederlo all'ambiente da riscaldare nell'arco di 12-24 ore;
tuttavia, per tali impianti, certificati secondo la norma UNI EN 15544, non esiste ad oggi una norma europea o italiana che ne standardizzi il metodo di prova, come invece accade per altri impianti, non consentendo loro di essere inseriti fra gli apparecchi che possono ottenere la certificazione ambientale ai sensi del decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 7 novembre 2017, n. 186, che disciplina i requisiti, le procedure e le competenze per il rilascio di una certificazione dei generatori di calore alimentati a biomasse combustibili solide;
il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, detto decreto RED II, avente l'obiettivo di accelerare il percorso di crescita sostenibile del Paese, reca disposizioni in materia di energia da fonti rinnovabili e identifica strumenti incentivanti per il raggiungimento degli obiettivi di incremento della quota di energia da fonti rinnovabili al 2030;
il punto 2 dell'allegato IV del decreto stabilisce che per i generatori di calore alimentati con biomassa l'accesso agli incentivi pubblici è subordinato al conseguimento della certificazione ambientale con classe di qualità 4 stelle o superiore ai sensi del decreto ministeriale n. 186 del 2017, che purtroppo non ha considerato le stufe ad accumulo costruite artigianalmente sul posto secondo la UNI EN 15544;
tuttavia diversi studi, condotti anche presso il laboratorio TUV dell'università di Vienna, dimostrano come tali apparecchi siano in grado di raggiungere prestazioni emissive e di rendimento che soddisfano i requisiti per l'ottenimento delle 4 stelle secondo il decreto ministeriale;
considerato che l'efficienza di questi impianti è tenuta in considerazione sia dalla Provincia di Trento, che con la delibera n. 1642 del 16 settembre 2022 ha modificato il regolamento sull'edilizia sostenibile, sia dalla Regione Lombardia, che nella deliberazione di Giunta regionale n. 5360/2021 ha introdotto una deroga che consente, pur vigendo l'obbligo di installazione di generatori classificati almeno 4 stelle, l'installazione delle stufe ad accumulo costruite secondo la norma UNI EN 15544,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda prendere iniziative intese a prevedere una deroga per le stufe ad accumulo costruite artigianalmente sul posto, stufe ad olle, in modo che possano accedere agli incentivi fiscali di cui al decreto legislativo n. 199 del 2021, in considerazione delle loro elevate e riconosciute performance ambientali, evitando ingenti danni economici ad un settore tradizionalmente importante e l'inevitabile chiusura di piccole aziende del Nord del Paese, con la conseguente perdita della maestria di appassionati artigiani e della loro utilissima produzione.
(4-00151)
DE POLI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che la legge 30 dicembre 2018, n. 145, come novellata dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, ed integrata dalla legge di bilancio per il 2020 (legge 27 dicembre 2019, n. 160), dal decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, e dalla legge 30 dicembre 2020, n. 178, ha istituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze il fondo indennizzo risparmiatori (FIR), volto ad indennizzare i risparmiatori che hanno subito un pregiudizio ingiusto da parte di banche e controllate con sede legale in Italia poste in liquidazione coatta amministrativa dopo il 16 novembre 2015 e prima del 1° gennaio 2018;
tenuto conto che lungaggini burocratiche hanno consentito la distribuzione dell'indennizzo agli aventi diritto solo di recente e che parrebbe che siano residuati circa 500 milioni di euro ancora da ripartire, come previsto dalla normativa vigente, nei limiti della dotazione finanziaria del FIR e fino al suo esaurimento,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi opportuno convocare il tavolo tecnico sul fondo indennizzo risparmiatori al fine di procedere con urgenza, ai sensi della normativa e senza ulteriori interventi legislativi, alla completa distribuzione delle risorse presenti sul fondo ai già aventi diritto, ovvero se non ritenga necessario provvedere direttamente alla loro ripartizione, così da evitare ulteriori ritardi amministrativi pregiudizievoli per coloro i quali sono già stati ammessi al FIR.
(4-00152)
MIRABELLI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
nei mesi scorsi la Questura di Milano ha aperto un ufficio in via Cagni 5 per raccogliere le domande di protezione internazionale e fornire informazioni a coloro che intendono regolarizzare la propria posizione in Italia;
dal momento dell'apertura di questo sportello, in assenza di qualunque forma di prenotazione, presente invece in via Montebello, centinaia di persone sostano giorno e notte nelle aree attigue del parco nord o di viale Suzzani, creando una situazione di degrado e di allarme nel quartiere;
l'assenza di strutture di ricovero e di accoglienza obbliga ogni giorno centinaia di immigrati a dormire e bivaccare per strada dando luogo a una situazione non degna di un Paese civile, con gravissimi disagi per queste persone e anche per gli abitanti del quartiere e delle aree limitrofe;
inoltre, la mancanza di qualsiasi sistema di prenotazione rischia di favorire organizzazioni o sistemi illegali che possono proporsi di governare le code allo sportello,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario e non procrastinabile, anche in vista dell'imminente stagione invernale, adottare le iniziative necessarie ad allestire strutture di ricovero per coloro che sono in attesa del proprio turno, a tutela di queste persone e del mantenimento dell'ordine nel quartiere;
quali iniziative urgenti intenda adottare al fine di introdurre, come in altre sedi della Questura di Milano, un sistema di prenotazione che consenta di eliminare la causa di tale situazione di disordine e di insicurezza nel quartiere, indegna di un Paese civile e al limite della disumanità per chi si rivolge a quella che, in quanto sede istituzionale, dovrebbe garantire in primis la tutela, il rispetto e la dignità degli utenti mediante l'adozione di semplici ed elementari procedure che garantiscano una corretta gestione del lavoro quotidiano.
(4-00153)
(già 3-00006)
DE POLI - Al Ministro dell'istruzione e del merito. - Premesso che:
l'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria", reca disposizioni in materia di organizzazione scolastica;
in particolare, l'incremento del rapporto tra alunni e classe ha determinato disagi dovuti al sovraffollamento delle aule e pregiudicato la qualità dell'azione didattica, con grave ricaduta per gli alunni diversamente abili e la tutela della sicurezza, comportando inoltre una riduzione dell'organico dei docenti;
il regolamento attuativo della legge n. 133 del 2008, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81, recante "Norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola", ha disposto l'aumento del numero degli alunni per classe, favorendo altresì l'accorpamento di più istituti, senza prevedere un contestuale intervento normativo per la riqualificazione degli edifici scolastici;
la rete scolastica, sull'intero territorio nazionale, versa in condizioni di evidente criticità conseguenti alla riduzione delle classi, che si manifestano in modo ancor più evidente nei territori montani e nelle aree interne, con il rischio di far venire meno i punti di riferimento fondamentali sotto il profilo sociale e di aumentare le distanze tra le zone più periferiche e i servizi essenziali;
il crollo del tasso di natalità e la conseguente riduzione del numero di studenti, stimata in circa un milione e mezzo in meno rispetto agli attuali nell'arco di un decennio, a regolamentazione vigente, potrebbero comportare ulteriori e repentini accorpamenti di istituti tali da vedere fin dai prossimi anni una drastica diminuzione di unità scolastiche;
il diritto all'istruzione tutelato dalla Costituzione, impone allo Stato di renderlo effettivo consentendone l'accesso a tutti e sull'intero territorio nazionale;
al calo demografico potrebbe conseguire non una contrazione del diritto all'istruzione bensì un miglioramento della sua qualità e del rapporto numerico tra studenti e docenti;
per tali motivi è opportuno affrontare la questione in maniera strutturale,
si chiede di sapere:
quali siano gli intendimenti del Ministro in indirizzo in ordine all'adozione di misure volte a diminuire gradualmente il rapporto tra numero di alunni e docente, da realizzare comunque entro il prossimo anno scolastico, anche nel rispetto delle caratteristiche geomorfologiche e delle realtà socioeconomiche dei territori e degli attuali diversi livelli di partenza del rapporto medio tra alunni e classe;
se intenda promuovere azioni volte a gestire gli effetti derivanti dal problema della denatalità, con riguardo soprattutto ai Comuni con meno abitanti che potrebbero non solo non avere più unità scolastiche presenti sull'ente, quindi non essere più in grado di fornire quei servizi essenziali per lo sviluppo della vita del cittadino, ma che potrebbero altresì subire un aggravio ulteriore del fenomeno di spopolamento dei loro territori tale da sancire la "morte" di queste piccole realtà;
se ritenga di adottare misure volte a formare le classi nel rispetto delle norme sulla "sicurezza", a partire dalla capienza delle aule, in considerazione dei piani di utilizzo degli edifici scolastici predisposti dagli enti locali competenti, attraverso, anche, una modifica all'attuale regolamentazione vigente relativamente alla formazione delle classi nelle scuole di ogni ordine e grado, tale da prevedere un abbassamento del numero minimo di alunni per la costituzione delle classi nonché della popolazione consolidata, così da garantire su tutto il territorio nazionale il pieno diritto all'istruzione ed un corretto adempimento dell'obbligo scolastico.
(4-00154)
PARRINI, FRANCESCHELLI, ZAMBITO, VERDUCCI, ROJC, MARTELLA, CAMUSSO, ASTORRE, GIACOBBE, VALENTE, RANDO, FINA, FURLAN - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, delle imprese e del made in Italy e delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
da diversi anni, come incessantemente denunciato dai sindacati, le ore di manutenzione dei materiali rotabili in Toscana sono fortemente diminuite, provocando una sostanziale perdita di posti di lavoro, che ha interessato principalmente i ferrovieri addetti alla manutenzione dei rotabili di Trenitalia delle officine di Firenze Osmannoro (OMC-IMC) e il personale di direzione tecnica del plesso di viale Lavagnini a Firenze;
il 6 ottobre 2022, Trenitalia ha condiviso con le forze sindacali nazionali maggiormente rappresentative il proprio progetto aziendale, da cui è emersa una chiara volontà di dismettere le attività manutentive di Firenze Osmannoro, con ripercussioni anche sugli uffici di palazzo Lavagnini, e, nonostante le numerose richieste sindacali e istituzionali dei mesi passati, culminate in incontri istituzionali svoltisi tra novembre 2022 e gennaio 2023, l'azienda ha sostanzialmente riconfermato la propria volontà di ridimensionamento;
la gravità della dismissione delle attività del sito manutentivo di Osmannoro si desume dalle sue caratteristiche, in quanto esso è allo stato attuale uno dei più avanzati d'Italia, essendo dotato di 10 binari coperti di 380 metri ciascuno, e dalla sua collocazione geografica, in quanto la Toscana ha sempre rappresentato uno dei principali cluster nazionali dell'industria ferroviaria, data la presenza della sede dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie, di Italcertifer, e della Hitachi di Pistoia, ex Breda, dando occupazione, nei periodi di massima espansione, a diverse migliaia di addetti specializzati;
per tali ragioni, le organizzazioni sindacali hanno organizzato uno sciopero degli addetti delle officine di Firenze Osmannoro e del personale di direzione tecnica del plesso di viale Lavagnini nella giornata del 13 gennaio 2023;
considerato che:
nel 2019, la Regione Toscana e Trenitalia hanno stipulato un contratto di servizio che prevede un investimento di 1,4 miliardi di euro, di cui buona parte destinata all'acquisto di 100 nuovi treni, ragion per cui ci si aspetta che le attività di manutenzione continueranno ad essere richieste nel territorio;
la manutenzione ferroviaria è in ogni caso destinata a ricoprire un ruolo cruciale nel medio e lungo periodo in quanto il trasporto su rotaia rappresenta la principale alternativa a basse emissioni al trasporto di merci e passeggeri su gomma in una logica di progressiva decarbonizzazione dell'economia,
si chiede di sapere quali iniziative urgenti i Ministri in indirizzo intendano adottare, di concerto con le organizzazioni sindacali, al fine di rilanciare l'intero settore ferroviario in Toscana e di garantire la continuità occupazionale nelle due strutture.
(4-00155)
Interrogazioni, già assegnate a Commissioni permanenti, da svolgere in Assemblea
L'interrogazione 3-00097, della senatrice Camusso ed altri, precedentemente assegnata per lo svolgimento alla 10ª Commissione permanente (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), sarà svolta in Assemblea, in accoglimento della richiesta formulata in tal senso dall'interrogante.
L'interrogazione 3-00112, della senatrice Bevilacqua ed altri, precedentemente assegnata per lo svolgimento alla 9ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare), sarà svolta in Assemblea, in accoglimento della richiesta formulata in tal senso dall'interrogante.
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
9ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare):
3-00140 della senatrice Bizzotto ed altri, sul sostegno al comparto agricolo italiano in seguito ai cambiamenti climatici, con particolare riferimento alla produzione di radicchio in Veneto;
10ª Commissione permanente (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale):
3-00139 della senatrice Camusso ed altri, sul diritto al lavoro delle persone disabili.
Avviso di rettifica
Nel Resoconto stenografico della 79ª seduta pubblica del 15 gennaio 2019 (XVIII Legislatura):
a pagina 35 il penultimo e ultimo capoverso si danno per non apposti.
a pagina 39, dopo l'ultimo capoverso, inserire il seguente annuncio:
"Il Presidente della Fondazione Italia sociale, con lettera in data 31 dicembre 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 10, comma 8, della legge 6 giugno 2016, n. 106, la prima relazione sulle attività svolte dalla Fondazione Italia sociale, riferita all'anno 2018.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 11a Commissione permanente (Doc CCXLI, n. 1)."
Nel Resoconto stenografico della 210ª seduta pubblica del 28 aprile 2020 (XVIII Legislatura):
a pagina 10, sotto il titolo: "Governo, trasmissione di atti e documenti", il primo e secondo capoverso si danno per non apposti;
a pagina 14, sotto il titolo: "Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di atti. Deferimento" inserire il seguente annuncio:
"Il Presidente della Fondazione Italia sociale, ha inviato, ai sensi dell'articolo 10, comma 8, della legge 6 giugno 2016, n. 106, la relazione sulle attività svolte dalla Fondazione Italia sociale, riferita all'anno 2019.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 11a Commissione permanente (Doc. CCXLI, n. 2)."
Nel Resoconto stenografico della 297ª seduta pubblica del 2 febbraio 2021 (XVIII Legislatura):
a pagina 13, il quarto e quinto capoverso si danno per non apposti;
a pagina 17, dopo l'ultimo capoverso inserire il seguente annuncio:
"Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di documenti. Deferimento
Il Presidente della Fondazione Italia sociale, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 10, comma 8, della legge 6 giugno 2016, n. 106, la relazione sulle attività svolte dalla Fondazione Italia sociale, riferita all'anno 2020.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 11a Commissione permanente (Doc. CCXLI, n. 3)."
Nel Resoconto stenografico della 396ª seduta pubblica del 18 gennaio 2022 (XVIII Legislatura):
a pagina 12, il terzo e quarto capoverso si danno per non apposti;
a pagina 15, dopo il secondo capoverso, inserire il seguente annuncio:
"Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di documenti. Deferimento
Il Presidente della Fondazione Italia Sociale, con lettera in data 22 dicembre 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 10, comma 8, della legge 6 giugno 2016, n. 106, la relazione sulle attività svolte dalla Fondazione medesima nell'anno 2021, corredata dal bilancio previsionale per l'anno 2022.
La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 11a Commissione permanente (Doc. CCXLI, n. 4)."
Nel Resoconto stenografico della 26ª seduta pubblica del 10 gennaio 2023:
a pagina 59, alla sedicesima riga, dopo le parole: "previdenza sociale", aggiungere le seguenti: ", Comitato per la legislazione".
Nel Resoconto stenografico della 28ª seduta pubblica del 12 gennaio 2023:
a pagina 69, rispettivamente alla diciassettesima riga e alla penultima riga, dopo la parola: "sociale", inserire le seguenti: ", Comitato per la legislazione".