Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06396

Atto n. 4-06396

Pubblicato il 22 dicembre 2021, nella seduta n. 390

DE BONIS - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'economia e delle finanze. -

Premesso che:

in un articolo odierno di Dario Dongo su "Great Italian food trade" viene esposta, in tutti i suoi particolari, la vicenda riguardante l'indagine per tentata estorsione nei confronti del segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, che celerebbe, in realtà, la disastrosa gestione dei Confidi (la rete dei Consorzi per la garanzia collettiva dei fidi in agricoltura) da parte di Coldiretti;

secondo la notizia, il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma avrebbe richiesto al giudice per le indagini preliminari la proroga del termine per la conclusione delle indagini nei confronti di Gesmundo, in un procedimento che scaturirebbe dalla denuncia presentata a marzo 2021 dal suo ex collaboratore Enrico Leccisi che era stato nominato liquidatore delle due cooperative di garanzia collettiva fidi AgriConfidi Centro Nord e AgriConfidi Centro Sud (per mandato unanime delle rispettive assemblee) su proposta dell'ex presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo. Nell'esercizio di tale incarico, il liquidatore aveva segnalato gravi ammanchi nelle gestioni anteriori al suo insediamento;

il segretario generale di Coldiretti, anziché rendere conto delle maggiori passività e ammanchi emersi nell'analisi del liquidatore, nell'ordine di 18 milioni di euro, lo avrebbe minacciato, il 4 dicembre 2020, per costringerlo ad abbandonare l'incarico, ma senza successo, poiché a febbraio 2021 l'assemblea dei soci ha invece confermato la propria fiducia nei confronti del professionista. Per questo, Coldiretti avrebbe scatenato una controffensiva nei confronti del liquidatore, accusandolo presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Santa Maria Capua a Vetere di avere sottostimato il valore di alcuni cespiti;

in tutta la vicenda, la Coldiretti avrebbe omesso numerose verità, tra queste che Enrico Leccisi (dottore commercialista presso l'ordine di Roma, revisore legale del Ministero dell'economia e delle finanze, commissario liquidatore del Ministero dello sviluppo economico, consulente tecnico d'ufficio al Tribunale di Roma, tra i numerosi incarichi) è stato anche direttore generale di CAI, la società consortile Consorzi agrari d'Italia, dal giugno 2015 al dicembre 2020, e che non è stato allontanato dal suo incarico, bensì si è dimesso il 31 dicembre 2020 da CAI S.p.A. (ossia Federconsorzi 2), non a caso, forse, dopo le dimissioni del presidente del consiglio di amministrazione di CAI S.p.A. Rainer Masera, già Ministro delle finanze);

considerato che:

nel 2011 Coldiretti aveva deciso di riorganizzare le attività dei suoi numerosi consorzi di garanzia collettiva dei fidi, operanti sull'intero territorio nazionale, attraverso la loro fusione per incorporazione dei medesimi in un'unica società cooperativa per azioni, CreditAgri Italia S.C.p.A., la cui gestione, nel periodo 2013-2018, sotto la guida diretta di Vincenzo Gesmundo, è stata, per quanto risulta all'interrogante, letteralmente disastrosa. Le perdite d'esercizio, nel quinquennio, hanno raggiunto 19,95 milioni di euro, come risulta dai bilanci pubblicati al registro delle imprese di Roma. Su tale gestione la Banca d'Italia, con verbale ispettivo del 18 giugno 2018 (prot. 19556), esprimeva un giudizio molto sfavorevole sulla situazione economica, patrimoniale e organizzativa della società, prescrivendo immediate azioni di ricostituzione del capitale; stigmatizzando la sistematica assenza nelle adunanze formali del consigliere Vincenzo Gesmundo; segnalando la carenza nei controlli del collegio sindacale; sottolineando la scarsa redditività della società; evidenziando la carenza di rilevazione del rischio, nel sistema amministrativo contabile, l'errata classificazione delle sofferenze, ed il rischio liquidità, oltre al deterioramento delle garanzie e l'erosione del capitale, azzerato dalle perdite già dal 2018. Ne chiedeva per questo la ricostituzione;

nella seconda ispezione di Banca d'Italia, il verbale ispettivo del 22 febbraio 2019 (prot. 243409) riporta carenze ancora più gravi di quelle già rilevate in precedenza, quali rilevanti divari rispetto alle previsioni di budget, perdite ben superiori a quelle programmate, scarsa efficacia del processo di pianificazione strategica, da tempo ormai orientato alla definizione di specifici obiettivi, poi sistematicamente disattesi, e per questo richiedeva che ci fosse una forte discontinuità nella composizione dell'organo esecutivo della società, ritenuta insoddisfacente e inadeguata. Così il 19 maggio 2019 l'assemblea di CreditAgri Italia sostituì Gesmundo e gli altri amministratori nominando un nuovo consiglio di amministrazione;

i sindaci di CreditAgri Italia S.C.p.A., ed i nuovi amministratori ricevono da Coldiretti un ordine prioritario, di uscire subito dall'albo unico degli intermediari finanziari per sottrarsi dalla "vigilanza prudenziale" di Banca d'Italia, a fronte della manifesta impossibilità di ricostituire i requisiti patrimoniali minimi richiesti; questi fatti denotano, ad avviso dell'interrogante, uno stile di Coldiretti all'insegna dei conflitti d'interessi;

la successiva scissione per il dissesto economico di CreditAgri Italia in Agri Centro Nord e Agri Centro Sud ha consentito di prevenire l'altrimenti inevitabile commissariamento per perdita del capitale di vigilanza, come già accertato nei citati verbali ispettivi e la relativa nomina di un commissario liquidatore a cura dell'autorità di vigilanza. Coldiretti chiedeva, inoltre, ai nuovi amministratori di astenersi dal rendere pubbliche notizie che avrebbero potuto arrecare danni d'immagine legati al dissesto del Confidi e di astenersi dal promuovere azioni di responsabilità nei confronti dei precedenti amministratori, in primis nei confronti dell'ex presidente del consiglio di amministrazione, Vincenzo Gesmundo;

Enrico Leccisi, non appena nominato liquidatore di Agri Centro Nord S.C.p.A. e Agri Centro Sud S.C.p.A., verificava la situazione patrimoniale ed economica lasciata in eredità dai precedenti amministratori e, in aggiunta alle perdite, nell'ordine di 19,95 milioni di euro, rilevava ammanchi e passività ben più gravi di quelli pubblicati nei bilanci della gestione Gesmundo. La stessa Banca d'Italia, nei verbali richiamati, aveva attribuito a quella gestione "la carenza nei controlli del Collegio Sindacale, (...) la carenza nel sistema amministrativo contabile di rilevazione del rischio, (...) l'errata classificazione delle sofferenze";

tenuto conto che la magistratura ha iniziato in più occasioni ad indagare su questo assurdo "sistema di potere" di Coldiretti; infatti, pochi mesi fa il presidente di Coldiretti Lombardia, Paolo Voltini, è stato condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione per estorsione aggravata nei confronti di due dipendenti,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riguardanti la mala gestione di CreditAgri Italia S.C.p.A., sotto la guida diretta di Vincenzo Gesmundo, e degli esiti delle ispezioni del 18 giugno 2018 (prot. 19556) e del 22 febbraio 2019 (prot. 243409), così come riportato;

se tali vicende riportate da organi di stampa corrispondano al vero;

in caso affermativo, se non ritengano che la gestione finanziaria di questo sistema, i palesi conflitti d'interesse (già riportati dall'interrogante in altri atti di sindacato ispettivo), i possibili danni per la finanza pubblica nell'ordine di milioni, a partire da CAI S.p.A. per finire a CreditAgri Italia S.C.p.A., non meritino accertamenti più accurati per i profili di rispettiva competenza, considerati i gravi danni che tale sperpero di danaro reca agli agricoltori italiani.