Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02981
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Atto n. 3-02981 (in Commissione)
Pubblicato il 14 dicembre 2021, nella seduta n. 386
DE BONIS - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute. -
Premesso che:
il 9 dicembre 2021 il Parlamento europeo si è espresso in merito al report sul "Beating cancer plan" realizzato dalla Commissione UE (e che poi sarà vagliato nei primi mesi del 2022 in sessione plenaria del Parlamento, il cui orientamento sarà trasferito alla Commissione europea che provvederà a istituire un piano con diverse iniziative legislative a partire dal 2022);
il piano potrebbe complicare non poco le cose al comparto dei vini, soprattutto in termini di risorse alla promozione, proprio adesso che l'industria guarda con soddisfazione ad un anno di recupero e alle prossime festività che dovrebbero rendere ancora più forte la riscossa del vino rispetto ai primi due anni di pandemia;
la viticoltura e? diffusa in tutta l'Unione europea e conta più di 3,2 milioni di ettari vitati e 2,5 milioni di aziende vitivinicole, le quali impiegano una forza lavoro molto ampia, con circa 3 milioni di posti di lavoro diretti a cui si aggiungono quelli indiretti. L'Italia, che detiene il 20 per cento del vigneto europeo, è il primo produttore ed esportatore mondiale di vino in volume di un settore che offre un enorme contributo socioeconomico in favore delle aree rurali fragili del Paese. La bilancia commerciale con l'estero si chiuderà quest'anno con un saldo attivo di oltre 6,5 miliardi di euro per un comparto che rappresenta uno dei principali brand del made in Italy;
vi è, dunque, una forte preoccupazione da parte di tutto il settore vitivinicolo italiano e, benché sia giusto e doveroso sostenere qualsiasi iniziativa di contrasto al consumo smodato di alcol, il rapporto sul Beating cancer plan mette a forte rischio il futuro di una componente fondamentale della dieta mediterranea come il vino, che solo in Italia fornisce occupazione a 1,3 milioni di persone;
nel testo si afferma indistintamente come "non esista un livello sicuro di consumo di alcol quando si parla di prevenzione del cancro" e "incoraggia la Commissione Ue e gli Stati membri a promuovere azioni per ridurre e prevenire danni causati dall'alcool nel contesto di una modificata strategia europea sull'alcool". Tra queste, la richiesta di introdurre etichette di avvertenza sanitaria, del divieto di pubblicità, del divieto di sponsorizzazione di eventi sportivi, dell'aumento della tassazione e della revisione della politica di promozione;
l'Europa ha il dovere di proporre politiche volte a minimizzare i rischi correlati alla malattia ma, ad avviso dell'interrogante, non è censurando il consumo, in ogni genere e grado, che si risolve il problema. Occorre tenere conto delle specificità del vino, che in Italia, e non solo, è sinonimo di moderazione: l'Italia è, secondo Eurostat, tra i principali consumatori del continente e allo stesso tempo ultimi in Europa, dopo Cipro, per episodi di consumo smodato di alcol. Inoltre, non è accettabile che nel report non vi sia il minimo cenno alla parola vino e a una cultura di un consumo responsabile che è l'antitesi del binge drinking;
in Italia, e a livello europeo, il settore e? già da tempo fortemente impegnato nella promozione di un consumo moderato durante i pasti nell'ambito di uno stile di vita sano, anzi, un buon bicchiere di vino è salutare e, in più, non vi sono evidenze scientifiche che il consumo moderato nell'ambito della dieta mediterranea sia dannoso. In Italia, negli ultimi 35 anni, il consumo pro capite di vino si è ridotto di quasi il 50 per cento e porre come target una diminuzione generale della popolazione che beve alcol, composta per la maggioranza dei casi da consumatori moderati, non aiuterà a raggiungere gli obiettivi della strategia;
i vini biologici, inoltre, rappresentano una delle eccellenze spesso ricercate non solo dai nostri consumatori ma anche all'estero, un prodotto "trendy" grazie all'elevata qualità ed al fatto di ben rappresentare i profumi e le fragranze di un territorio, quello italiano, ricco di cultura, paesaggi, storia e biodiversità;
la forte richiesta di salute dei cittadini che si rispecchia nella ricerca di prodotti sempre più genuini, le cui tecniche di produzione siano il più rispettose possibile degli equilibri naturali, fa da spinta verso il biologico specie nel Mezzogiorno dove le condizioni microclimatiche sono più favorevoli. La viticoltura biologica nel Sud si presta particolarmente per una maggiore attenzione alla tutela dell'equilibrio naturale del vigneto e dell'ambiente circostante, evitando l'uso di fertilizzanti, insetticidi e diserbanti chimici e contribuendo, con le sue pratiche, al mantenimento della fertilità del suolo;
nell'ambito dell'agricoltura biologica, la viticoltura riveste un ruolo sempre più strategico e di primo piano in Europa ed in Italia, e rappresenta la vera "transizione ecologica";
considerato che:
nonostante alcuni emendamenti (presentati soprattutto da europarlamentari italiani) abbiano evidenziato il ruolo positivo della dieta mediterranea, inserito il concetto di etichettatura digitale, ritirato il riferimento al "Nutriscore" e sottolineato che la priorità sull'alcol dovrebbe essere quella di evitare il consumo rischioso e pesante, rimane il paradosso di come da un lato l'Unione europea sostenga il settore del vino con gli strumenti della politica agricola comune, dall'altro manifesti l'intenzione di reprimerne lo sviluppo e la competitività su scala globale mettendo in discussione l'impianto degli aiuti legati alla promozione;
la Comité européen des entreprises des vins (CEEV) ribadisce l'importanza che tutte le politiche siano basate sulla scienza e sulle prove e invita il Parlamento europeo a riconsiderare l'affermazione contenuta nel progetto di relazione della BECA (la Commissione anti cancro per del Parlamento UE) secondo cui non esiste un "livello sicuro di consumo di alcol". Non ci sono dati scientifici a sostegno di un aumento del rischio di cancro quando il vino viene consumato con moderazione, durante i pasti, come parte della dieta mediterranea e come parte di uno stile di vita sano. Il cancro, come sottolinea il sindacato europeo delle imprese vinicole, è una malattia multifattoriale e i fattori di rischio del cancro devono essere valutati nel contesto dei modelli culturali, del bere, del mangiare e dello stile di vita. L'evidenza scientifica indica che bere vino con moderazione, ai pasti, come parte di una dieta di stile mediterraneo, può contribuire a una maggiore aspettativa di vita e una minore incidenza di malattie importanti come le malattie cardiovascolari, il diabete e il cancro;
l'ipotesi "nessun livello sicuro" si basa su un singolo studio, "Global burden of diseases" pubblicato da "The Lancet" nel 2018, che è stato duramente criticato dalla comunità scientifica per i suoi difetti di analisi. Si tratta di uno studio di modellazione basato su ipotesi e che non prende in considerazione lo stile di vita, non presenta tutte le prove scientifiche esistenti e, di conseguenza, non può essere l'unica base per trarre conclusioni sul consumo di alcol e il rischio di cancro,
si chiede di sapere quali iniziative intendano assumere i Ministri in indirizzo affinché vengano riconsiderate le affermazioni contenute nel progetto di relazione della BECA e venga posto l'accento solo sul consumo nocivo, poiché la maggior parte delle prove europee e internazionali mostrano una chiara correlazione tra il consumo moderato come parte di una dieta e di uno stile di vita sani e gli esiti positivi per la salute. Come italiani ed europei, si dovrebbe essere orgogliosi della nostra cultura gastronomica, di cui il vino è una componente inestricabile. Promuovere questo stile di vita più che porre divieti è di gran lunga preferibile a soluzioni normative semplicistiche e in definitiva inefficaci.