Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05781
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Atto n. 4-05781
Pubblicato il 8 luglio 2021, nella seduta n. 344
DE BONIS - Ai Ministri della transizione ecologica e della salute. -
Premesso che:
l'Impianto di trattamento e rifabbricazione elementi di combustibile (ITREC), che si trova all'interno del centro ricerche ENEA della Trisaia, è stato costruito fra il 1965 e il 1970 per ricerche sui processi di ritrattamento e rifabbricazione del combustibile uranio-torio;
nel 1987 le attività sono state interrotte e si è proseguito con il mantenimento in sicurezza degli impianti. Nel 2003 la SOGIN ha assunto dall'ENEA la gestione dell'impianto con l'obiettivo di realizzare la bonifica ambientale e lo smantellamento del sito. Nel 2015, durante le attività di smantellamento degli impianti fu rilevata una fonte di inquinamento basata su trielina, cromo esavalente, ferro ed idrocarburi totali. Dalle prime indagini l'inquinamento fu ricondotto ai resti dell'impianto Magnox che operava nei primi anni '80 all'interno del perimetro dell'ITREC. Le attività di caratterizzazione, condotte a seguito del rinvenimento di questi inquinanti, hanno tuttavia aggiunto ulteriori ostacoli all'attività di bonifica e messa in sicurezza dell'area;
in risposta ad una interrogazione parlamentare del 2018, l'allora sottosegretario all'ambiente precisava che nel mese di febbraio 2017, a seguito di denuncia da parte di una ditta appaltatrice, che lamentava anomalie e criticità nell'esecuzione dei lavori affidati dalla SOGIN per l'esecuzione del piano di caratterizzazione del sito in questione, veniva iscritto dalla procura della Repubblica di Matera il procedimento penale n. 578 del 2017. Come allora riferito dalla Prefettura, le indagini effettuate in merito avevano rilevato che la condotta di scarico nel mar Ionio di effluenti liquidi prodotti dall'impianto non risultava autorizzata. Nel mese di aprile 2018 tutte le indagini furono trasmesse per competenza alla procura della Repubblica di Potenza, che ne dispose il sequestro penale. Le condotte poste sotto sequestro erano due: una in area ENEA, in disuso, e una in capo a SOGIN;
al riguardo, ISPRA precisò che il citato sequestro delle tre vasche del sistema di raccolta degli effluenti d'impianto e dell'associata condotta di scarico a mare riguardava la presenza di contaminanti chimici, riscontrata nell'acqua di falda, che veniva prelevata dai pozzi di drenaggio dell'impianto ITREC e raccolta nelle vasche stesse. A seguito del sequestro, secondo quanto riferito, sempre allora, dal Ministero dello sviluppo economico, la SOGIN adottò tutte le azioni consentite volte alla progettazione e fornitura di un impianto di trattamento delle acque drenate dalla falda, che avrebbero garantito l'abbattimento delle sostanze inquinanti mediante processi chimico-fisici, oltre alla realizzazione di un nuovo sistema di accumulo;
a valle dell'istruttoria condotta, si ritennero idonei, ai fini dell'abbattimento delle sostanze inquinanti presenti nelle acque emunte dai pozzi di drenaggio nell'impianto ITREC, il trattamento chimico-fisico per la rimozione dei metalli pesanti e la filtrazione con carboni attivi per la rimozione dei composti organici e si ritenne condivisibile lo schema impiantistico proposto. Per quanto concerneva, invece, il presunto sversamento nello Ionio di liquidi provenienti dall'impianto ITREC, il Ministero chiese all'ISPRA di predisporre con la massima urgenza un idoneo piano di monitoraggio dell'area interessata dallo sversamento per valutare l'estensione e la gravità dell'inquinamento;
allora, il Ministero dell'ambiente iniziò a monitorare costantemente e in modo vigile la situazione di contaminazione e la minaccia di danno ambientale alle acque sotterranee e rappresentò a tutti i soggetti interessati la necessità e l'urgenza che la Regione Basilicata procedesse con gli accertamenti necessari all'individuazione delle fonti primarie di contaminazione, che l'ENEA provvedesse alla bonifica dell'ex impianto industriale Magnox, che SOGIN continuasse, nei limiti fissati dall'autorità giudiziaria, nell'attività di decommissionig del proprio impianto e infine che il Sistema nazionale per la protezione ambientale disponesse l'avvio di una campagna di monitoraggio delle acque marino-costiere, utilizzando appositi biomarker;
considerato che:
stando a quanto dichiarato recentemente da un rappresentante di SOGIN, durante un'audizione presso la Regione Basilicata, le sorgenti di contaminazione a cui erano stati attribuiti i superamenti di soglia di trielina e cromo esavalente non sarebbero riconducibili all'impianto Magnox;
dalla relazione prodotta dal Dipartimento ambiente si evince che i serbatoi della Magnox sarebbero stati rimossi quasi completamente, mentre, dalle attività di monitoraggio dei piezometri concordate attraverso le conferenze dei servizi sono emersi altri superamenti di solfato, ferro, manganese, nichel e fluoruri, che necessitano di ulteriori approfondimenti. Emergono, poi, divergenze sulle analisi delle acque di scarico a mare e sull'organizzazione della rete dei piezometri per il potenziamento del monitoraggio;
infine manca il parere dell'ASM Basilicata in merito all'aggiornamento dell'analisi di rischio e adeguamenti della messa in sicurezza operativa, il quale non consente la conclusione della Conferenza di Servizi. Quindi, da questo si evince che le attività di decommissioning proseguono veramente a rilento,
si chiede di sapere:
quali urgenti iniziative intendano assumere i Ministri in indirizzo, ciascuno nell'ambito delle rispettive competenze, al fine di consentire l'accelerazione delle operazioni di decommissioning dell'impianto ITREC di Rotondella, rallentate dai farraginosi meccanismi della burocrazia che puntualmente pongono ostacoli al raggiungimento della piena tutela della salute dei cittadini e dell'ambiente;
se non ritengano, pertanto, che sia necessario un intervento del Governo affinché tutti gli organismi coinvolti agiscano in maniera concreta e senza più alcun ritardo.