Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05448

Atto n. 4-05448

Pubblicato il 12 maggio 2021, nella seduta n. 325

DE BONIS - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute. -

Premesso che:

considerato l'oro giallo della tradizione culinaria del nostro Paese, l'olio d'oliva è sicuramente uno degli alimenti più diffusi sul nostro pianeta, non solo buono ma anche nutriente e benefico per il nostro corpo. È un toccasana per il cuore, per le ossa e anche per il cervello e, a quanto pare, aiuta ad essere più longevi;

tra le eccellenze italiane occupa, senza ombra di dubbio, il primo posto. È l'ingrediente più importante che si utilizza in cucina; essendo quello italiano unico al mondo, come accade spesso, però, da tanta buona reputazione derivano anche tentativi di imitazione e imbrogli;

infatti, proprio l'olio extravergine di oliva italiano, noto quale prodotto altamente genuino e di origine controllata, sta iniziando a perdere la sua consolidata fama a causa di varie inchieste il cui scopo è quello di scoprire la reale provenienza dell'olio commercializzato dalla grande distribuzione. Spagna, Grecia, Tunisia, Marocco sono i principali Paesi dai quali l'Italia importa olio e quell'olio con etichetta italiana (sottoposto negli ultimi anni ad accertamenti attraverso indagini giudiziarie, concluse con massicci sequestri e arresti di operatori) non è olio italiano;

la maggiore produzione di olio d'oliva extravergine si localizza al Sud Italia dove vengono colpite, in particolare, intere regioni quali la Puglia, la Calabria e la Sicilia. Stando ai test effettuati dal mensile "Il Salvagente", sono 7 le miscele su 15 essere dei semplici oli di oliva vergine. Il risultato emerso dalla ricerca, in collaborazione con il laboratorio chimico dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli di Roma, ha evidenziato che non vi è alcun danno per la salute del consumatore quanto invece per le sue "tasche". Un olio extravergine, infatti, costa dal 30 al 50 per cento in più rispetto ad un olio vergine;

secondo un test, che segue quello concluso da "Il Salvagente" sei anni fa, il rapporto tra il "finto olio extravergine" e quello "vero" era di 9 a 20: una cifra elevata che aveva costretto la Procura di Torino ad aprire un fascicolo di indagine con l'ipotesi di frode in commercio nei confronti dei marchi coinvolti. Le indagini si conclusero con una pioggia di multe. Un olio per essere definito e venduto come extravergine deve infatti rispettare i parametri chimici previsti dalla normativa e superare la prova del panel test, obbligatoria per legge dal 1991 e condotta da assaggiatori esperti e allenati, senza presentare difetti organolettici;

il Consiglio di Stato, con la sentenza del 20 novembre 2020, ha stabilito la definitiva attendibilità e oggettività del panel test, ritenendo la prova organolettica "essenziale per la corretta classificazione degli oli" e sancendo che i suoi risultati non si traducono in "decisioni arbitrarie" essendo "governata da stringenti parametri normativi predeterminati";

è indubbio e doveroso intensificare i controlli e aumentare le valutazioni organolettiche per evitare che i consumatori possano essere vittime di frodi; non sempre le cose vanno come dovrebbero e spesso e volentieri ci si continua ad imbattere in vere e proprie truffe;

infatti, negli anni passati (dal 1980 la 1990), nonostante la Comunità europea avesse stabilito, con apposita legge, un intervento di settore chiamato "aiuto all'olio di oliva", non si riuscì ad avere la certezza di un olio buono: il sistema adottato prevedeva il pagamento mensile dell'olio venduto dall'imbottigliatore in forma anticipata e non, dopo i controlli. L'importo di partenza era di 242 lire al litro per arrivare dopo qualche anno a 1.250 lire al litro. Inoltre non era necessario essere del settore per beneficiare di aiuti, bastava richiedere il numero di riconoscimento al Ministero dell'industria. In pratica, quel poco di olio che veniva imbottigliato era tutto sofisticato, addirittura senza l'utilizzo delle olive. In particolare, altro non era che una miscela di olio di soia desterolizzato, olio di sansa abbattendo l'uvaolo e l'eritrodiolo, olio esterificato (ottenuto dall'oleina e dagli acidi grassi) e olio di semi di nocciola;

quest'ultimo tipo di olio, per passare indenne il gascromatografo, aveva bisogno di alcuni catalizzatori che, puntualmente, venivano ritrovati nelle raffinerie ed erano anidride maleica e bicromato di potassio (ambedue cancerogeni). Questo era l'olio che beneficiava dell'aiuto al consumo. Oggi, per fortuna, le nuove analisi stabilite dall'Unione europea, che riguardano la ricerca della trinoleina, di idrocarburi, cere ed altro, non permettono di realizzare più quel tipo di frode. Inoltre, la situazione è in parte sotto controllo: i registri on line del SIAN sono un grosso deterrente per quanto concerne le fatture fasulle e funzionano molto bene e l'Ispettorato centrale repressione frodi (ICQRF) svolge il proprio ruolo;

considerato che l'Associazione nazionale dei frantoiani italiani (AIFO) plaude all'inchiesta giornalistica de "Il Salvagente" che ha bocciato la metà degli oli comunitari in commercio nella grande distribuzione. I frantoiani, orgoglio di quell'artigianalità che ha fatto grande l'Italia, ogni anno estraggono l'olio dalle olive e sanno quanto è prezioso questo alimento, e ferisce vedere che l'olio viene trattato alla stregua di una merce qualsiasi, una commodity che può essere banalizzata e calpestata. Chi vuole far soldi con le truffe tradisce la fiducia verso i consumatori e disprezza anche la lunga storia dell'olivo e dell'olio italiani,

si chiede di sapere:

quali urgenti iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere, nell'ambito delle rispettive competenze, affinché le autorità preposte svolgano controlli in maniera più stringente e assidua, perché non siano sempre le inchieste giornalistiche a svelare le storture del settore;

se non ritengano che il settore olivicolo, che conta in Italia oltre 400.000 aziende agricole specializzate e dispone del maggior numero di oli extravergine a denominazione protetta in Europa (43 DOP e 4 IGP), con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo, vada protetto. La qualità dell'olio italiano, sia pure a fronte di una produzione ridotta rispetto a quella di altri Paesi, è incomparabilmente superiore;

se non siano del parere che gli oltre 4.000 frantoi sparsi in Italia, dove è possibile degustare il meglio della produzione nazionale, regionale e locale, scoprirne le caratteristiche e tutelare la biodiversità, siano il vero patrimonio dell'olivicoltura nazionale e che si rinnova in questo settore il confronto, più volte verificatosi in sede di Unione europea, tra produzione di massa e produzione di qualità;

se non ritengano che vada potenziata una campagna informativa sull'olio extravergine di oliva, diretta soprattutto alle nuove generazioni e sviluppata una piattaforma di garanzia a supporto delle organizzazioni di produttori di olio d'oliva e delle relative associazioni.