Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-04045
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Atto n. 4-04045
Pubblicato il 8 settembre 2020, nella seduta n. 255
DE BONIS - Ai Ministri per il Sud e la coesione territoriale, dell'interno e dell'economia e delle finanze. -
Premesso che:
il giornale "Il Mattino" del 2 settembre 2020 ha riportato un articolo-inchiesta riguardante l'ennesima sperequazione che si è consumata tra Nord e Sud Italia;
a proposito dei fondi da destinare ai Comuni nel periodo contrassegnato dalla pandemia si evince che le città del Meridione sono sempre le più mortificate. Infatti, la chiusura delle scuole ha portato un bonus netto per i Comuni che forniscono servizi di mensa scolastica a supporto del tempo pieno e, in fase di distribuzione dei fondi si è scoperto il divario: a Verona, ad esempio, sono andati 3 milioni di euro e a Messina, solo 50.000 euro;
in particolare, Messina conta 230.000 abitanti e Verona 260.000 e la finalità del fondo è la medesima: garantire ai messinesi e ai veronesi, come ai cittadini di tutti gli altri comuni italiani, di beneficiare dei servizi fondamentali nonostante la crisi della pandemia. Ma, al momento di ripartire la somma, a Verona sono stati assegnati 3.293.000 euro e a Messina 54.000 euro: milioni di euro contro migliaia;
in merito al bonus sulle mense chiuse vi è un allegato del Ministero dell'interno con il riparto di 3 miliardi di euro fra tutti i Comuni italiani più le unioni di Comuni e le Comunità montane. Nell'allegato l'elenco comunale non segue alcun ordine logico: inizia con Cinquefrondi, paese dell'Aspromonte, e finisce con Trani, in Puglia. Il primo Comune campano in lista è Benevento, preceduto da Agrigento e seguito da Thiesi, che è in provincia di Sassari: insomma un ordine sparso che sembra fatto a posta per non essere compreso;
il decreto-legge n. 34 del 2020 (cosiddetto decreto rilancio), come convertito, all'articolo 106, rubricato "Fondo per l'esercizio delle funzioni fondamentali degli enti locali", precisa che "sono individuati criteri e modalità di riparto tra gli enti di ciascun comparto del fondo di cui al presente articolo sulla base degli effetti dell'emergenza Covid-19 sui fabbisogni di spesa e sulle minori entrate, al netto delle minori spese";
a definire i criteri vi è un apposito tavolo tecnico presso il Ministero dell'economia e delle finanze con tre esperti nominati dagli enti locali (uno per i Comuni, uno per le Città metropolitane e uno per le Province). Il tavolo ha prodotto a fine luglio un documento di 40 pagine in cui in sostanza si afferma che le minori entrate (imposte, multe e così via) sono stimate in quasi 5 miliardi di euro mentre quanto alle minori spese per la "forte incertezza del contesto" non si considerano i risparmi nei servizi scolastici e nella raccolta dei rifiuti. Quindi i Comuni hanno concordato, con il consenso dei Ministeri dell'economia e dell'interno, che del risparmio dovuto alla chiusura per 4 mesi delle scuole, con la sospensione per esempio del servizio di mensa e del trasporto scolastico, non si tiene conto;
considerato che:
la legge stanziava 3 miliardi di euro e aggiungere o togliere una voce dalla formula non sposta un euro: restano 3 miliardi da assegnare ai Comuni. Peraltro le perdite di entrate accertate superano quella cifra. A cambiare, con la "regola" dei servizi scolastici, è la distribuzione della somma fra i territori: il tempo pieno a scuola infatti è una delle cose più sperequate in Italia. Nella primaria (le elementari) è una realtà per il 58 per cento degli alunni del Lazio, il 57 del Piemonte, il 54 per cento della Lombardia. Ma nel Mezzogiorno i valori si riducono alla metà se non a un quarto: in Campania il servizio è garantito solo al 22 per cento degli iscritti, in Puglia al 19, in Sicilia al 12 per cento. Secondo l'interrogante si tratta di una vera vergogna nazionale che non andava certo corretta con il fondo da 3 miliardi di euro;
tuttavia la chiusura delle scuole ha portato un bonus netto per i Comuni che forniscono servizi di mensa scolastica a supporto del tempo pieno, di cui per legge sarebbe stato obbligatorio tener conto, almeno in parte: invece con la giustificazione dell'incertezza si è considerato inesistente il risparmio di spesa. Ma non finisce qui: i Comuni già beneficati hanno pure ottenuto un secondo bonus, cioè il ristoro del mancato incasso del contributo delle famiglie, contributo per una spesa che con tutta evidenza non c'è stata;
in definitiva, se il servizio mensa fosse stato ben diffuso in tutta Italia, si sarebbero avuti semplicemente più soldi per le mense e meno per il calo delle multe. Invece la concentrazione dei servizi al Centro-Nord porta un doppio bonus alle aree già più ricche, riducendo il beneficio a disposizione di chi è indietro nei servizi. E così Torino, con meno abitanti di Napoli, ha ricevuto per servizi a domanda individuale non effettuati un bonus di 7,6 milioni di euro contro 2,2 milioni di Napoli, Firenze con meno abitanti di Palermo 5,5 milioni di euro contro 300.000 euro, Padova con meno abitanti di Catania 2,1 milioni contro 133.000 euro,
si chiede di sapere quali iniziative, non più procrastinabili, si intenda adottare perché questo metodo di distribuire risorse, a giudizio dell'interrogante indegno e rivolto sempre a danno del Mezzogiorno d'Italia, non si ripeta più e se non si ritenga utile dare attuazione a concrete misure in grado di evitare le sperequazioni e contrastare le disuguaglianze esistenti tra Centro, Nord e Sud del Paese.