Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-03881

Atto n. 4-03881

Pubblicato il 22 luglio 2020, nella seduta n. 243

DE BONIS - Al Ministro dell'interno. -

Premesso che:

il fenomeno mafioso in Basilicata presenta una curva sempre più crescente. Le tipologie di reato sono diverse e gli esiti investigativi confermano il radicamento, in entrambe le province lucane di Potenza e Matera, di sodalizi prevalentemente di tipo clanico e a connotazione familistica, in un equilibrio tutto sommato stabile, tenuto conto della frammentarietà delle organizzazioni e dell'assenza di un vertice condiviso. Lo scenario è complicato dalla presenza nel territorio regionale di gruppi criminali di diversa provenienza geografica (sia extra regionale che straniera), da parte dei quali non si escludono perfino forme di coinvolgimento in condotte delittuose propedeutiche alla realizzazione delle attività estorsive;

è quanto drammaticamente emerge dall'ultima relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia (DIA) nazionale per il periodo luglio-dicembre 2019. In riferimento a Cosa nostra, per la DIA, emblematico è il dato che la Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta abbia "dato esecuzione a un decreto di sequestro di due terreni con impianti eolici ubicati in provincia di Potenza, rientranti nel patrimonio di un soggetto contiguo al clan Rinzivillo di Gela, articolazione nissena di Cosa nostra";

purtroppo, non è tutto perché la Basilicata non è soltanto presa d'assalto dalle mafie made in Italy, ma anche da quelle di provenienza straniera: la malavita nigeriana in particolare, con "strutture criminali basate su appartenenza etnica, organizzazione gerarchica, struttura militare, riti di iniziazione e codici comportamentali";

il maggior apporto nel locale panorama criminale "si manifesta, peraltro, nel narcotraffico, poiché le cosche calabresi, la camorra e la mafia pugliese, foggiana, andriese, barese e tarantina, continuano a rappresentare per gli storici gruppi criminali locali i maggiori mercati di riferimento per l'approvvigionamento degli stupefacenti da destinare al successivo spaccio nella regione". Tuttavia, "essendo chiaro l'interesse ad alimentare la ormai florida piazza lucana con l'immissione della droga da più fronti, tali associazioni sfruttano anche l'ambizione delle 'giovani leve' criminali, che proprio in tale ambito hanno la possibilità di crescere e ritagliarsi spazi di operatività";

l'attività di produzione in loco, poi, di sostanze stupefacenti è veramente florida. Gli investigatori, che indagavano su un calabrese e due marocchini, hanno scoperto a Venosa (Potenza), in località "Mattinelle-Santa Lucia", l'esistenza di un fabbricato con attrezzature meccaniche e macchine per la lavorazione della droga, nel quale erano stati prodotti oltre 100 chilogrammi di marijuana. Sui terreni in prossimità della struttura, "sono state individuate sette serre, con 11 mila piante di cannabis indica";

in Basilicata, inoltre, continuano anche i consistenti sequestri di TLE (tabacchi lavorati esteri) di contrabbando e di merci con marchi contraffatti, di diversa provenienza e destinazione extraregionale Si apprende dalla relazione della DIA: "In via generale è, comunque, confermata una predilezione dei sodalizi per le attività di riciclaggio e reinvestimento dei patrimoni illeciti. In particolare, nella fascia costiera del materano, si evidenzia una tendenza al controllo monopolistico delle attività imprenditoriali anche attraverso sistematiche e pressanti attività d'intimidazione";

oltre a citare lo scioglimento del Comune di Scanzano Jonico (Matera) per infiltrazioni mafiose, per la DIA il fenomeno, "messo emblematicamente in evidenza dagli esiti delle inchieste 'Vladimir' e 'Centouno' continua a trovare un prepotente riscontro nei danneggiamenti, incendi e negli atti intimidatori e di minaccia posti in essere ai danni dei titolari di attività imprenditoriali e commerciali, di aziende agricole e, in molti casi, anche di rappresentanti delle istituzioni e degli enti pubblici locali";

a tali forme di pressione criminale si associano, inoltre, i frequenti furti di strumenti e macchinari da lavoro, di mezzi agricoli o per movimento terra, di macchine industriali (escavatori, autocarri, eccetera), cui fanno seguito le consuete richieste estorsive;

di recente, si stanno diffondendo, in connessione con la particolare vocazione agricola della regione, anche furti di gasolio agricolo. "Come già rilevato per altre realtà criminali, tali fenomeni delinquenziali costituiscono per le mafie le porte d'accesso per infiltrare interi comparti economici, indebolendo l'imprenditoria che opera legalmente, sottraendole mercato e mettendo in definitiva a rischio la stessa qualità dei prodotti e dei servizi. I settori più aggrediti in Basilicata sono l'agroalimentare, le attività commerciali, l'edilizia, gli appalti per le opere pubbliche o private, come nel caso dei cantieri per impianti estrattivi ed eolici, il ciclo dei rifiuti, l'indotto del turismo, tutti settori dell'economia regionale in fase di espansione",

si chiede di sapere:

quali urgenti e concrete iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di contrastare il fenomeno mafioso che sta dilagando anche in Basilicata, territorio comunque lontano dai livelli di pericolo in atto in altre regioni, ma che presenta tuttavia temibili formazioni autoctone in fase di ricompattamento e riorganizzazione, oltre ad evidenze di permeabilità da parte delle consorterie criminali delle regioni confinanti;

se non ritenga che la lotta alla mafia non possa restare confinata nel territorio regionale ma che debba essere affrontata nelle sedi proprie della politica nazionale.