Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-03422
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Atto n. 4-03422
Pubblicato il 12 maggio 2020, nella seduta n. 216
DE BONIS - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze. -
Premesso che:
il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, cosiddetto "cura Italia", ha previsto, oltre alle misure per il settore sanitario, misure di sostegno alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese connesse all'emergenza epidemiologica COVID-19;
tra le misure di sostegno ai lavoratori e alle imprese ci sono disposizioni speciali in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale e di assegno ordinario, riconoscimento di specifici congedi parentali e indennità, riconoscimento in favore di alcune categorie di lavoratori di un'indennità pari a 600 euro per il mese di marzo 2020, poi prorogato anche ai mesi successivi. Il beneficio riguarda, a determinate condizioni, i liberi professionisti (titolari di partita IVA) iscritti alla cosiddetta gestione separata dell'INPS ed i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa iscritti alla medesima gestione, i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell'INPS (relative agli artigiani, agli esercenti attività commerciali ed ai coltivatori diretti, mezzadri, coloni e imprenditori agricoli professionali), i lavoratori dipendenti stagionali del settore turismo e degli stabilimenti termali, gli operai agricoli a tempo determinato, i lavoratori dello spettacolo;
nel provvedimento sono previsti poi il fondo per il reddito di ultima istanza, un potenziamento e un'estensione dell'intervento del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, in deroga alla sua disciplina ordinaria, l'operatività del fondo di solidarietà per i mutui per l'acquisto della prima casa anche ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti, misure di sostegno finanziario in favore delle microimprese e delle piccole e medie imprese;
tra le altre misure di carattere fiscale vi è la sospensione dei termini relativi ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria dovuti dai datori di lavoro domestico e i termini prescrizionali riguardanti le contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria e altre misure riguardanti l'istruzione, la ricerca e la pubblica amministrazione. Insomma, una serie di aiuti da concedere come bonus e prestiti e misure di cassa integrazione in deroga;
molte delle citate misure, però, al momento dell'effettiva erogazione hanno subito dei rallentamenti sia per l'ormai nota macchina burocratica, sia per altri ostacoli di varia natura;
dopo l'iniziale tilt del sistema informatico dell'INPS, il 72 per cento delle richieste di bonus è stato soddisfatto ma, allo stesso tempo, solo il 2,6 per cento dei potenziali beneficiari della cassa integrazione in deroga (i lavoratori più deboli) e il 5,3 per cento di quelli che l'hanno chiesto vi ha potuto accedere. L'INPS ha erogato l'indennità a 67.746 lavoratori, contro una platea potenziale di 2,6 milioni e quasi 1,3 milioni di domande (seconde stime Uil);
purtroppo, analoghi inconvenienti si sono registrati anche per un altro caposaldo della manovra di Governo, cioè per i prestiti da 25.000 euro alle piccole imprese con la garanzia totale dello Stato. Infatti, su una platea di 5.250.000 aziende e partite Iva, le domande che le banche hanno fatto pervenire finora al fondo di garanzia sono circa 70.000, l'1,3 per cento del totale. L'obiettivo del Governo di sostenere i lavoratori fermati dal blocco produttivo ha fatto reintrodurre la cassa in deroga ma, confermando la competenza delle Regioni, sono state introdotte da queste una serie di regolamentazioni diverse che hanno ingolfato ulteriormente la già farraginosa burocrazia;
considerato che non poche aziende hanno denunciato il tentativo della propria banca di far rientrare nel nuovo ed eccezionale prestito anche i vecchi finanziamenti e da diverse parti vengono segnalati dinieghi di concessione dei finanziamenti fino a 25.000 euro assistiti da garanzia pubblica per un'asserita mancanza di liquidità oppure perché non si aderisce all'accordo ABI-Governo sull'erogazione dei prestiti in questione. In altri casi sono la lunghezza dell'iter procedurale, come già detto, e la complessità della documentazione richiesta che vengono contestate dai richiedenti i finanziamenti,
si chiede di sapere:
quali siano le effettive ragioni che hanno ostacolato il buon fine delle richieste degli aventi diritto;
quali urgenti iniziative i Ministri in indirizzo intendano intraprendere allo scopo di considerare valide le domande prodotte, pur nel rispetto delle prassi previste, ma rigettate;
se non ritengano assolutamente grave il comportamento delle banche di assicurarsi la garanzia dello Stato anche sui prestiti pregressi.