Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 456 del 27/07/2022

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,42).

Si dia lettura del processo verbale.

BINETTI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per effetto dello scioglimento delle Camere, l'attività legislativa dell'Assemblea e delle Commissioni, secondo la prassi parlamentare, sarà limitata all'esame di atti dovuti, quali i disegni di legge di conversione dei decreti-legge e gli atti urgenti connessi ad adempimenti internazionali e comunitari, come gli atti di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, nonché eventuali disegni di legge sui quali si registra un ampio consenso.

Potranno inoltre svolgersi, in sede di Commissione, le procedure per i pareri parlamentari sugli atti del Governo.

Il sindacato ispettivo si eserciterà attraverso interrogazioni a risposta scritta.

Per quanto riguarda le indagini conoscitive e le inchieste parlamentari, le Commissioni potranno riunirsi al solo fine di rendere esplicite le conclusioni dell'attività svolta prima dello scioglimento. Rimane esclusa qualsiasi ulteriore attività di rilievo esterno, anche se prevista nei programmi già approvati.

Infine, il regime di prorogatio del Senato consente nelle varie sedi l'adempimento di atti relativi agli interna corporis dell'Assemblea.

Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori (ore 9,46)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori».

Colleghi, la Conferenza dei Capigruppo, riunitasi ieri, ha approvato a maggioranza il calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 6 agosto.

Nella seduta di oggi si discuteranno i seguenti provvedimenti: seguito della riforma del Regolamento del Senato conseguente alla riduzione del numero dei parlamentari (sono previste votazioni a maggioranza assoluta dei componenti del Senato); disegno di legge di delega al Governo per il riordino della disciplina degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, approvato dalla Camera dei deputati e collegato alla manovra finanziaria, per il quale sono previste solo le dichiarazioni di voto; relazione al Parlamento, ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, per la votazione della quale è prevista la maggioranza assoluta dei componenti del Senato.

Nella seduta di domani, con inizio alle ore 9 e sospensione tra le ore 12 e le ore 14 (su richiesta di un Gruppo parlamentare), sarà discusso il decreto-legge in materia di infrastrutture e grandi eventi, ove concluso dalla Commissione.

I lavori riprenderanno la prossima settimana a partire da martedì 2 agosto, alle ore 9,30, con sedute, se necessario, fino a sabato 6 agosto.

Saranno discussi i seguenti provvedimenti: eventuale seguito del decreto-legge in materia di infrastrutture e grandi eventi; decreto-legge recante semplificazioni fiscali, attualmente all'esame della Camera dei deputati; legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021, ove modificato dalla Camera dei deputati; delega al Governo per la riforma fiscale, approvato dalla Camera dei deputati; rendiconto 2021 e assestamento 2022 del bilancio dello Stato, ove approvato dalla Camera dei deputati; ratifiche di accordi internazionali; rendiconto 2021 e bilancio interno 2022 del Senato, ove conclusi gli adempimenti previsti dall'articolo 165 del Regolamento.

I contingentamenti dei tempi dei provvedimenti iscritti nel calendario di questa settimana sono pubblicati in allegato.

Calendario dei lavori dell'Assemblea
Discussione e reiezione di proposta di modifica

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi ieri, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori fino al 6 agosto:

Mercoledì

27

luglio

h. 9,30

- Seguito documento II, n. 12 - Riforma del Regolamento del Senato a seguito della revisione costituzionale concernente la riduzione del numero dei parlamentari (votazioni a maggioranza assoluta dei componenti del Senato)

- Disegno di legge n. 2633 - Delega al Governo per il riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (approvato dalla Camera dei deputati) (collegato alla manovra di finanza pubblica) (voto finale con la presenza del numero legale)

­ Documento LVII-bis, n. 5 - Relazione al Parlamento ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (voto a maggioranza assoluta dei componenti del Senato) *

- Disegno di legge n. 2646 - Decreto-legge n. 68, Infrastrutture e grandi eventi (scade il 15 agosto) (ove concluso dalla Commissione)

Giovedì

28

"

h. 9

* Le proposte di risoluzione alla Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, dovranno essere presentate entro la conclusione della discussione.

Martedì

2

agosto

h. 9,30

- Eventuale seguito disegno di legge n. 2646 - Decreto-legge n. 68, Infrastrutture e grandi eventi (scade il 15 agosto)

- Disegno di legge n. … - Decreto-legge n. 73, Semplificazioni fiscali (ove approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 20 agosto)

- Disegno di legge n. 2469-B - Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021 (approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (collegato alla manovra di finanza pubblica) (voto finale con la presenza del numero legale)

- Disegno di legge n. 2651 - Delega al Governo per la riforma fiscale (approvato dalla Camera dei deputati) (collegato alla manovra di finanza pubblica) (voto finale con la presenza del numero legale)

- Disegni di legge nn. ... e ... - Rendiconto 2021 e Assestamento 2022 (ove approvati dalla Camera dei deputati) (votazioni finali con la presenza del numero legale)

- Ratifiche di accordi internazionali

- Documento VIII, nn. 9 e 10 - Rendiconto 2021 e Bilancio interno 2022 del Senato (ove conclusi gli adempimenti previsti dall'articolo 165 del Regolamento)

Mercoledì

3

"

h. 9,30

Giovedì

4

"

h. 9,30

Venerdì

5

"

h 9,30

Sabato

6

"

h. 9,30

(se necessaria)

I termini per la presentazione degli emendamenti ai disegni di legge previsti dal calendario saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni.

Ripartizione dei tempi per la discussione del documento LVII-bis, n. 5
(Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6
della legge 24 dicembre 2012, n. 243)

(3 ore, incluse dichiarazioni di voto)

Relatori

15'

Governo

15'

Gruppi 2 ore e 30 minuti, di cui

M5S

22'

L-SP-PSd'Az

22'

FIBP-UDC

19'

PD

17'

Misto

17'+5'

FdI

12'+5'

IV-PSI

11'

UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV

11'

Ipf-CD

10'

Aut (SVP-PATT, UV)

9'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2646
(Decreto-legge n. 68, Infrastrutture e grandi eventi)

(4 ore, incluse dichiarazioni di voto)

Relatori

20'

Governo

20'

Votazioni

20'

Gruppi 3 ore, di cui

M5S

27'

L-SP-PSd'Az

26'

FIBP-UDC

23'

PD

20'

Misto

20'+5'

FdI

15'+5'

IV-PSI

13'

UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV

13'

Ipf-CD

12'

Aut (SVP-PATT, UV)

11'

DESSI' (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DESSI' (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Signor Presidente, vorrei chiarire all'Assemblea il motivo per cui ieri, durante la Conferenza dei Capigruppo, abbiamo deciso di non votare il calendario.

Presidente, l'accelerazione che c'è stata in questi giorni e le situazioni politiche createsi negli ultimi mesi determinano un momento particolare, forse fondamentale per la democrazia italiana.

Come lei saprà - gliel'ho ricordato ieri e ne abbiamo anche parlato personalmente alla fine della Conferenza - grazie a un emendamento liberticida licenziato dalla Camera negli scorsi mesi, solo alcuni partiti e movimenti saranno obbligati nei prossimi giorni a raccogliere oltre 70.000 firme per avere la possibilità - loro e quindi, attraverso loro, parte del popolo italiano - di presentare liste e candidature alle prossime elezioni del 25 settembre. Questo emendamento, Presidente, scritto ed elaborato - devo dire - in maniera abile dai partiti storici e dai partiti che hanno composto la maggioranza parlamentare fino a pochi giorni fa, obbliga il mio partito, i partiti e le componenti del Gruppo, altre componenti e altri Gruppi di questo Emiciclo a passare il mese di agosto, fino al giorno 21, a comporre le liste, a presentare i simboli elettorali e a raccogliere - come le dicevo - oltre 70.000 firme.

Pertanto, Presidente, lei mi dovrà perdonare se avanzo una proposta alternativa di calendario dei lavori, che è la seguente. Si propone di sospendere immediatamente i lavori del Senato per consentire alla democrazia parlamentare italiana di essere completa e, quindi, dare la possibilità ai Gruppi, che non hanno ricevuto la grazia da vossia di avere l'esenzione dalla raccolta firme, di procedere alla stessa e di ricominciare i lavori dell'Assemblea il 22 agosto, quando appunto sarà completato tutto il processo di raccolta, collazione e presentazione delle liste, delle candidature e dei simboli. (Applausi).

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dal senatore Dessì, volta a sospendere i lavori del Senato e a riprenderli il 22 agosto, per consentire ai Gruppi che devono raccogliere le firme il tempo necessario per farlo.

Non è approvata. (Applausi).

Resta pertanto definitivo il calendario dei lavori adottato a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo e da me comunicato all'Assemblea.

Seguito della discussione del documento:

(Doc. II, n. 12) Riforma del Regolamento del Senato a seguito della revisione costituzionale concernente la riduzione del numero dei parlamentari (Votazioni qualificate ai sensi dell'articolo 167, comma 5, del Regolamento)(ore 9,52)

Approvazione degli articoli 1, con modificazioni, 2, con modificazioni, 3, 4, 5, con modificazioni, e 6

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del documento II, n. 12.

Ricordo che nella seduta del 12 luglio si è conclusa la discussione. I relatori hanno chiesto di svolgere le proprie repliche successivamente all'esame della Giunta per il Regolamento sugli emendamenti presentati.

Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Calderoli.

CALDEROLI, relatore. Signor Presidente, anche interpretando il pensiero del collega relatore, senatore Santangelo, rinunciamo alle repliche, se non per dire che il lavoro della Giunta per il regolamento è stato ulteriormente portato avanti. A conclusione dei nostri lavori tutti gli emendamenti che sono stati approvati hanno riscontrato un voto all'unanimità, come all'unanimità è stato dato mandato ai relatori.

Procederei pertanto all'illustrazione, eventuale, degli emendamenti e all'espressione del parere sugli stessi.

PRESIDENTE. Il relatore, senatore Santangelo, non intende quindi intervenire in sede di replica.

Avverto che per la votazione dei singoli articoli del documento, nonché degli emendamenti aggiuntivi, è richiesta la maggioranza assoluta dei componenti del Senato. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, tali votazioni avranno luogo al termine dell'esame degli emendamenti riferiti al testo approvato dalla Giunta.

Ricordo altresì che le votazioni per le quali è richiesta la maggioranza assoluta costituiscono deliberazioni definitive. Pertanto, esaurite tali votazioni, non si procederà al voto finale sul complesso del documento.

Passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Giunta per il Regolamento.

Procediamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati.

Prima di passare alle votazioni, chiedo ai relatori, ai sensi dell'articolo 167, comma 4, del Regolamento, di riferire all'Assemblea l'orientamento della Giunta per il Regolamento sugli emendamenti presentati.

CALDEROLI, relatore. Signor Presidente, rispetto agli emendamenti riferiti all'articolo 1, la Giunta si è così espressa: il parere è contrario sugli emendamenti 1.1, 1.2. 1.3, 1.4, 1.5, 1.6, 1.7, 1.8 e 1.9.

Il parere è favorevole sull'emendamento 1.10, mentre è ancora contrario sugli emendamenti 1.11, 1.12 e 1.13.

La Giunta ha espresso parere favorevole sull'emendamento 1.300. Sull'1.14 c'è un invito al ritiro. Il parere è contrario sugli emendamenti 1.15 e 1.16, mentre è favorevole sull'1.17.

Sull'emendamento 1.36 il parere è favorevole limitatamente alla lettera a) e, quindi, c'è un invito a riformularlo escludendo la lettera b). Il parere è altresì favorevole sull'emendamento 1.301. Sugli emendamenti 1.18 e 1.19 c'è un invito al ritiro, mentre il parere è contrario sugli emendamenti 1.20, 1.21 e 1.22. Sull'emendamento 1.24 c'è un invito al ritiro con eventuale trasformazione in ordine del giorno.

Il parere è contrario sull'emendamento 1.26, favorevole sull'1.27 e ancora contrario sugli emendamenti 1.28, 1.30, 1.31, 1.32 e 1.33.

Il parere è favorevole sull'emendamento 1.302, contrario sugli emendamenti 1.38 e 1.39 e ancora favorevole sull'1.40.

Sull'emendamento 1.43 il parere è favorevole limitatamente alla lettera a); quindi, qualora la presentatrice lo riformulasse in tal senso, il parere sarebbe favorevole, essendo l'emendamento identico all'1.44 su cui è stato espresso parere favorevole. Ancora, il parere è favorevole sull'emendamento 1.45.

SCHIFANI (FIBP-UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCHIFANI (FIBP-UDC). Signor Presidente, accolgo la proposta di riformulazione parziale dell'emendamento 1.36. Vorrei sinteticamente informare l'Assemblea del contenuto di questa nostra proposta, che in parte viene accettata e in parte non viene accolta, ma viene poi risolta in occasione dell'esame dell'articolo 5, che tocca il tema del cambio di casacca e delle limitazioni dei contributi nei confronti dei senatori che cambiano Gruppo.

La parte su cui i relatori si sono espressi favorevolmente prevede l'abolizione di una norma che non prevedevamo, e cioè che per costituire un Gruppo nel futuro Senato sia sufficiente rifarsi a un consigliere regionale eletto in una singola Regione. Si sarebbe arrivati a un'anomalia, signor Presidente, per cui è sufficiente che un consigliere sia eletto nella Regione Abruzzo, nella Regione Lombardia o nella Regione Sicilia, sotto l'egida di un determinato simbolo, per portare quel simbolo in Senato, aggregando altri parlamentari eletti in altri partiti. Abbiamo ritenuto di non condividere questa proposta, perché non rientra nella limitazione che ci siamo dati in occasione della corrente legislatura di ridurre le possibilità di costituire Gruppi che non si aggancino a una tornata elettorale nazionale o europea, così come previsto dall'attuale riforma del Regolamento e così come è stato previsto anche in occasione dei nostri lavori presso la Giunta per il Regolamento.

La parte relativa all'articolo 5, su cui i relatori si sono espressi in senso contrario, trova soluzione in occasione del tema che verrà affrontato con uno degli ultimi articoli del documento, che ci trova d'accordo, perché attiene ad un'ipotesi: la revoca del contributo intero che ogni senatore porta ad un Gruppo - norma del Regolamento che conosciamo - nel caso in cui questo parlamentare cambi Gruppo.

Allora noi siamo d'accordo sulla disincentivazione, ma non siamo d'accordo sulla violazione dell'articolo 67, che prevede che il parlamentare sia eletto senza limiti di mandato, perché la ritenevamo una soluzione ablativa di un diritto costituzionalmente garantito. Questo trova soluzione mediante un'ipotesi che noi abbiamo suggerito e che verrà accolta, anche perché vi è un emendamento a firma del senatore Zaffini in tal senso che abbiamo condiviso, che prevede la limitazione del contributo e una spalmatura tra il Gruppo che perde il senatore e il Gruppo che lo recepisce. Va bene questo elemento come bilanciamento, ma giammai debbono essere previste penalizzazioni - venivano inizialmente paventate nei lavori della Giunta - a carico dei Gruppi che dovessero perdere i contributi per altri parlamentari già iscritti al proprio interno.

Questa è la sintesi dell'emendamento 1.36 e le motivazioni che mi portano ad accogliere la proposta di riformulazione dei relatori.

LANNUTTI (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Signora Presidente, sull'emendamento 1.43 accettiamo la proposta riformulazione avanzata. Per tutti gli altri emendamenti presentati dal Gruppo, per cui è stato chiesto il ritiro, chiediamo che siano posti in votazione.

MALAN (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FdI). Signor Presidente, intervengo per preannunciare la richiesta di voto segreto sugli emendamenti 1.30 e 1.32, che riguardano la Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari.

GRASSO (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRASSO (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, annuncio il ritiro dell'emendamento 1.28 perché, con le modifiche che sono state introdotte, tale emendamento non ha più ragione di esistere.

FARAONE (IV-PSI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FARAONE (IV-PSI). Signor Presidente, intervengo per annunciare il ritiro degli emendamenti a mia firma all'articolo 1. Ovviamente mi riferisco a quelli non accolti.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Mininno e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dalla senatrice Granato e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 1.3 è stato ritirato.

Mi è stato segnalato dai senatori La Pietra e Vescovi che il sistema di voto presso la propria postazione non ha funzionato. La Presidenza ne prende atto.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.4, presentato dal senatore Paragone e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5, presentato dai senatori Zaffini e Malan, sostanzialmente identico all'emendamento 1.6, presentato dal senatore De Falco e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Purtroppo mi viene segnalato che c'è stato un nuovo malfunzionamento e che alcuni senatori non sono riusciti a votare.

Annullo dunque la votazione.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5, presentato dai senatori Zaffini e Malan, sostanzialmente identico all'emendamento 1.6, presentato dal senatore De Falco e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.7, presentato dalla senatrice Granato e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.8, presentato dal senatore De Falco e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.9, presentato dal senatore De Falco e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.10 (testo 2), presentato dai relatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi gli emendamenti 1.11 e 1.12.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.13, presentato dalla senatrice Granato e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.300, presentato dai relatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Risulta pertanto precluso l'emendamento 1.14.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.15, presentato dal senatore Giarrusso e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.16, presentato dal senatore Giarrusso e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.17 (testo 2), presentato dai relatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Sull'emendamento 1.36 (testo 3), è stato espresso parere favorevole limitatamente alla lettera a), con un invito al ritiro sulla lettera b). Senatore Schifani, accetta tale proposta?

SCHIFANI (FIBP-UDC). Signor Presidente, accettiamo l'invito al ritiro della lettera b).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.36 (testo 4), presentato dai senatori Schifani e Bernini.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.301, presentato dai relatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 1.18 è ritirato e l'emendamento 1.19 è precluso dall'approvazione dell'emendamento 1.301.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.20, presentato dalla senatrice Granato e da altri senatori, fino alle parole «politiche in seno ad esso».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.21.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.22.

DE VECCHIS (Misto-IpI-PVU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE VECCHIS (Misto-IpI-PVU). Signor Presidente, questo emendamento che, a mio avviso, è la sintesi della democrazia, prevede di regolamentare tutti i partiti che possono chiedere il 2 per mille. Vorrei lanciare ora un appello a tutti i Capigruppo, a lei, signor Presidente, ma anche al presidente Mattarella.

Il 25 settembre si voterà. Bene così. Con saggezza il presidente Mattarella ha deciso di sciogliere le Camere. Lo rispettiamo, ma c'è un problema: ci sono i partiti minori che debbono raccogliere le firme in pieno agosto. Mi rivolgo anche agli altri capigruppo, i senatori Malpezzi e Romeo, e a tutti i Capigruppo del Senato: ad agosto, con i tribunali chiusi, con il personale degli uffici comunali in ferie, con gli italiani in ferie, come si può pensare di dar voce ai partiti minori se non si viene incontro a queste formazioni?

Non lo dico per il mio partito, ma in nome della democrazia per dare la possibilità a tutti i cittadini di trovare un simbolo che li rappresenti. Faccio veramente un appello a chi ha cuore la democrazia: date a tutti l'opportunità di partecipare alle elezioni. Altrimenti, non parlate di astensionismo e non parlate di mancanza di rappresentanza istituzionale.

Stiamo subendo un torto? Non lo so. Le avremmo raccolte le firme, ma ad agosto può diventare difficile, non solo per noi ma anche per altre formazioni. Quindi, mi appello a tutte le forze politiche che amano la democrazia. Questa è la casa della democrazia: diamo voce a tutti! Abbiate il coraggio di dare voce a tutti. Abbiate questo coraggio. (Applausi).

Senatore Faraone, senatrice Malpezzi e senatori tutti, aiutateci! Aiutateci a difendere la democrazia: non il nostro partito, ma la democrazia. Altrimenti, è tutta ipocrisia! Io non voglio attaccare nessuno e lo dico veramente con semplicità. I cittadini italiani hanno diritto di scegliere più simboli, altrimenti non siamo in democrazia.

In democrazia esistono una maggioranza e una opposizione. Diamo la possibilità di vincere alle opposizioni, perché, se c'è solo la maggioranza, non è democrazia, ma è un'altra cosa. E siccome qui volete tutti combattere quell'altra cosa, che si chiama dittatura, aiutate le formazioni minori. Dimostrate coraggio! Abbiate il coraggio di aiutare la democrazia e non i partiti. Viva la democrazia! Noi ci saremo in qualche modo. Viva la democrazia! (Applausi).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.22, presentato dal senatore Paragone e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 1.23, 1.24. e 1.25 sono stati ritirati.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.26, presentato dal senatore De Falco e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.27, presentato dal senatore Faraone.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 1.28 e 1.29 sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.30.

MALAN (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FdI). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole sull'emendamento 1.30. Entrando nel merito della proposta, oggi la Giunta per le elezioni e per le immunità parlamentari ha una particolarità, rispetto alle altre Giunte, avendo un compito molto particolare che è quello di decidere sulla elezione di un senatore anziché di un altro in caso di elezioni contestate o quando vi sono dei ricorsi. Si tratta di decidere dell'arresto, dell'autorizzazione all'uso di intercettazioni telefoniche e altre questioni estremamente delicate.

Il Regolamento oggi vigente, molto saggiamente, prevede che la Giunta per le elezioni e per le immunità parlamentari, a differenza delle altre, non possa essere un luogo dove i senatori entrano ed escono e dove ad un senatore può essere tolto l'incarico di relatore su uno di questi importanti provvedimenti, questo per evitare che la Giunta, che ha funzioni molto delicate - qualcuno dice giurisdizionali, qualcuno dice paragiurisdizionali - dove comunque non si decide in ultima istanza, perché in ultima istanza decide l'Assemblea, ma si lavora su questioni come arresti e legittimità della elezione, diventi uno strumento politico nelle mani dei Capigruppo - che hanno, ben inteso, tutta la nostra stima, a cominciare dal nostro - mentre oggi dovrebbe essere uno strumento che si basa sul diritto, sulle regole e sulla difesa delle prerogative del Senato più che del singolo senatore. Mentre ha la sua giustificazione uniformare alla disciplina delle Commissioni permanenti, ad esempio, la Giunta per il Regolamento, facendo in modo che se ci sono dei passaggi da un Gruppo all'altro la rappresentanza rispetti sempre la attuale conformazione dei Gruppi parlamentari, in questo caso il principio di rappresentare fedelmente il Gruppo parlamentare quale esso è nel complesso dell'Assemblea del Senato dovrebbe cadere, perché c'è un principio molto più forte, cioè che in quella sede si deve decidere in base al diritto. Immaginate cosa accadrebbe se un relatore che deve intervenire in merito ad un arresto non si conformasse a quanto il suo Gruppo prevede: potrebbe essere facilmente espulso dal suo Gruppo e magari poi fatto rientrare dopo una settimana, per cui il Gruppo non perderebbe neppure questo senatore, in modo da attribuire l'incarico di relatore ad un altro senatore che sia invece fedele alle indicazioni del Gruppo. Trattandosi di temi così delicati, le scelte devono essere fatte secondo scienza e coscienza e non per disciplina di Gruppo, che è cosa assai utile nella disciplina parlamentare generale.

Ribadisco pertanto richiesta di voto segreto, ricordando ancora un altro dettaglio: i relatori per la elezione e la conferma dei senatori delle varie Regioni vengono scelti con un meccanismo casuale stabilito dal Regolamento. In questo modo, superiamo questa casualità che è estremamente opportuna, perché evidentemente un senatore membro della Giunta può essere di un partito o di un altro, e nelle Regioni emergono dei problemi imprevedibili ed è meglio la imprevedibilità, altrimenti rischiamo di avere anche in questo caso un pilotaggio dei relatori delle singole Regioni e questo andrebbe veramente contro i principi di terzietà, di fedeltà al diritto e alla scienza e alla coscienza che dovrebbe essere il principio cardine dell'opera della Giunta per le elezioni e le immunità. (Applausi).

FATTORI (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FATTORI (Misto). Signor Presidente, intervengo a sostegno di quanto detto dal senatore Malan, avendo proposto un emendamento simile. Siamo di fronte a un caso molto particolare, dove i componenti della Giunta possono essere ricattabili dal loro partito e possono essere espulsi e rimossi dalla Giunta, nel caso in cui magari ci sia un'autorizzazione a procedere discutibile o che riguarda qualcuno che ha la forza di ricattare il senatore nella Giunta e di farlo rimuovere. Le Giunte dovrebbero avere una configurazione diversa rispetto alle altre Commissioni parlamentari.

Io invito a riflettere il MoVimento 5 Stelle, che sulle autorizzazioni a procedere è sempre stato molto fedele alla propria filosofia, secondo cui un parlamentare deve essere giudicato come un comune cittadino. Vi rendete conto che qui ci troviamo di fronte a una partitocrazia, anche per quanto riguarda la giustizia all'interno di queste Aule. Io invito a essere molto cauti quando si fanno delle modifiche ai Regolamenti, perché le maggioranze cambiano, i partiti cambiano, i capi partiti cambiano e un giorno una riforma del genere potrebbe ritorcersi contro chi l'ha proposta.

Quindi accolgo la richiesta di voto segreto e accolgo le sollecitazioni a trattare i componenti della Giunta in modo diverso. Mi rivolgo in particolare ai componenti del mio ex Gruppo parlamentare, invitandoli a fare molta attenzione, perché molti di voi hanno votato delle autorizzazioni a procedere delicate, dove era facile essere ricattati. Un domani potrebbe accadere che qualcuno, che vorreste che fosse sottoposto alla giustizia (come è giusto che sia), non lo potrà essere, perché qualche senatore verrà espulso dal suo partito e quindi verrà espulso dalla Giunta.

PERILLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERILLI (M5S). Signor Presidente, intervengo brevemente, perché dall'ultima dichiarazione della senatrice Fattori qualcuno potrebbe presupporre che l'argomento non sia stato trattato con tutte le osservazioni pro e contro nella Giunta, la quale invece ha fatto un lavoro in cui ha tenuto conto di tante cose, tra cui anche i princìpi costituzionali e le diverse opinioni che le diverse parti politiche hanno espresso. La formulazione attuale, quella che sostanzialmente si intende proteggere, secondo le dichiarazioni dei colleghi, è l'esatto contrario della volontà e dello spirito della Giunta. Noi abbiamo fatto delle norme anti-trasformismo, che sono alla base del male che i Parlamenti stanno vivendo in questo momento. Io chiedo a questi colleghi se è giusto che un movimento politico, un partito o una forza politica, che ha visto eleggere nelle proprie file tanti parlamentari proprio perché stessero in queste Giunte, adesso non abbia più, all'interno di queste medesime Giunte, dei parlamentari che rappresentano il popolo che li ha eletti. (Applausi).

Siamo dinanzi a una condizione e a uno stato anomalo. È proprio il contrario: noi rappresentiamo i cittadini e i cittadini vogliono che noi sediamo in questi organi, per poter decidere su cose così delicate. Ma noi non ci siamo più in questi organi, perché alcuni dei nostri parlamentari sono passati con altre forze politiche. Quindi non mi sembra che ci siano le ragioni di timore o di grande negatività espresse in riferimento a questa norma; essa anzi risponde a un progetto più generale, che riguarda il contrasto al trasformismo. Vedo che c'è da parte della destra, che chiede anche un voto segreto, un tentativo di svilire o di sminuire l'architettura di questa norma. Se sono favorevoli al trasformismo, ce lo dicessero subito (poi lo apprenderemo nel corso delle votazioni). Mi sembra singolare che si esce dalla Giunta con un'opinione e poi, attraverso un'attività d'Aula (legittima, per carità), si tende a proteggere il trasformismo. Mi sembra molto chiaro il disegno che la destra e Fratelli d'Italia stanno portando avanti. (Applausi).

*QUAGLIARIELLO (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))). Signor Presidente, la materia è molto delicata e non la si può risolvere con uno slogan. D'altra parte, se qualcuno sapesse che cosa è stato il fenomeno storico del trasformismo, forse avrebbe anche qualche prudenza in più.

Mettiamola così: abbiamo un Parlamento che si ridurrà nel numero dei suoi componenti e, ovviamente, i Parlamenti moderni funzionano anche perché c'è la disciplina di partito, che non va assolutamente considerata una cosa negativa, ma che anzi è stata il cardine del funzionamento delle democrazie parlamentari. Un grande liberale, che si chiamava Gladstone, diceva che «tra la propria coscienza e il proprio partito, un gentiluomo sceglie sempre il proprio partito». Erano altri tempi, evidentemente, e anche altri uomini.

Detto questo, se evidentemente c'è bisogno di un'opera di razionalizzazione, in un Senato di 200 persone che non può diventare un Senato di 200 notabili, esiste anche un principio che in alcuni ambiti bisogna assolutamente tutelare ed è il principio della libertà di mandato. Laddove c'è una forte implicazione con la coscienza questo è assolutamente indispensabile. In caso contrario non smonteremmo il trasformismo, ma rischieremmo di smontare quel principio di rappresentatività che è il cardine del nostro parlamentarismo. E rischieremmo di introdurre, al posto del principio di rappresentatività, un vincolo di mandato.

Una cosa è la disciplina di partito, altra cosa è il vincolo di mandato. Se c'è un vincolo di mandato, si esce fuori dal perimetro del parlamentarismo. Per questo motivo trovo del tutto sensate le osservazioni del collega senatore Malan, le faccio mie e chiedo anch'io di poter votare, su questo emendamento, con lo scrutinio segreto. (Applausi).

CUCCA (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CUCCA (IV-PSI). Signor Presidente, effettivamente il tema è delicato e, anche in questa legislatura, in numerose occasioni abbiamo avuto discussioni anche molto dure e severe. Credo però che ci si debba ricordare che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari su queste cose dovrebbe sempre decidere secondo la legge e non per vincolo di mandato o perché si appartiene ad un partito o a un altro. (Applausi). Si dovrebbe applicare la legge, che dovrebbe però essere applicata a tutti e nella stessa maniera. Invece, in quest'Aula - ecco perché, parlando ovviamente a titolo personale, condivido il contenuto delle argomentazioni avanzate dal senatore Malan e ribadite dal senatore Quagliariello - è successo che si sono affermati princìpi in forza dei quali l'immunità non deve essere consentita a nessuno, salvo poi che le stesse persone che affermavano tale principio, quando si sono trovate invischiate in problemi del genere, hanno chiesto l'immunità alla Giunta. Un minimo di dirittura ci deve essere e se avessimo a mente, lo ribadisco ancora una volta, che la Giunta deve sempre decidere secondo le norme di diritto e non secondo il tornaconto personale o l'intenzione di far uscire all'esterno un'immagine o un'altra, forse le cose andrebbero molto meglio. Il problema è solo questo: decidere qual è il compito della Giunta, che però sarebbe deciso già in sé. Lo ribadisco per l'ennesima volta, perché sono nove anni che lo sto ripetendo: le decisioni che assume la Giunta devono essere sempre assunte secondo diritto e non secondo appartenenza, o per obbedire agli ordini di partito. Sempre l'applicazione del diritto: io personalmente, ma anche i Gruppi di cui ho fatto parte in questi nove anni, ci siamo sempre attenuti a questa regola e credo che, tutto sommato, abbiamo sempre fatto bene. (Applausi).

Saluto al Ministro degli affari esteri
e ad una rappresentanza dell'ambasciata del Montenegro

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea il Ministro degli affari esteri del Montenegro, l'ambasciatrice del Montenegro in Italia e tre diplomatici dell'Ambasciata del Montenegro in Italia. (Applausi).

Ripresa della discussione del documento II, n. 12(ore 10,30)

PRESIDENTE. Sull'emendamento 1.30 da parte del prescritto numero di senatori è stata presentata richiesta di votazione a scrutinio segreto.

Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, indìco la votazione a scrutinio segreto dell'emendamento 1.30, presentato dai senatori Zaffini e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.31.

FATTORI (Misto). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FATTORI (Misto). Signor Presidente, chiedo la votazione a scrutinio segreto sull'emendamento 1.31.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, indìco la votazione a scrutinio segreto dell'emendamento 1.31, presentato dal senatore De Falco e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.32, sul quale da parte del prescritto numero di senatori è stata presentata richiesta di votazione a scrutinio segreto.

Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, indìco la votazione a scrutinio segreto dell'emendamento 1.32, presentato dai senatori Zaffini e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.33, presentato dai senatori Zaffini e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 1.34. 1.35 e 1.37 sono stati ritirati.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.302, presentato dai relatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.38, presentato dalla senatrice Granato e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.39, presentato dalla senatrice Granato e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.40, presentato dal senatore Dell'Olio.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 1.41 e 1.42 sono stati ritirati.

Passiamo all'emendamento 1.43, sul quale il parere è favorevole limitatamente alla lettera a), identico all'emendamento 1.44. Senatrice Granato, accetta la riformulazione?

GRANATO (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Sì, Presidente.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.43 (testo 2), presentato dalla senatrice Granato e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 1.44, presentato dal senatore Auddino.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.45, presentato dal senatore Grasso.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

BUCCARELLA (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUCCARELLA (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, vorrei far rilevare all'Ufficio di Presidenza che nelle operazioni di voto relative agli emendamenti 1.5, a prima firma del senatore Zaffini, e 1.6, a prima firma del senatore De Falco, abbiamo proceduto con un unico voto, nel presupposto - mi pare erroneo - della identità del contenuto dispositivo dei due emendamenti. Mi pare invece di poter dire che l'emendamento 1.5 proponeva la soppressione del terzo periodo dell'articolo 14, quello relativo alla proporzionalità garantita ai senatori non iscritti, mentre l'emendamento 1.26 proponeva sostanzialmente la soppressione del secondo e del terzo comma. Si tratta di un contenuto diverso, salvo che non mi stia sbagliando. Abbiamo votato con un unico voto per entrambe le proposte ma, vista l'importanza del provvedimento e per garantire la correttezza del voto, segnalo questo per le determinazioni che la Presidenza vorrà assumere.

PRESIDENTE. Quali sono gli emendamenti in questione?

BUCCARELLA (Misto-LeU-Eco). 1.25 e 1.26. Ritengo che esprimersi con un'unica votazione per entrambi gli emendamenti non fosse corretto.

PRESIDENTE. Senatore, l'emendamento 1.25 è stato ritirato, quindi parliamo del nulla.

BUCCARELLA (Misto-LeU-Eco). Mi scusi, ma nell'annuncio del voto è stato detto che, data l'identità del contenuto, si sarebbe proceduto con una sola votazione; pertanto mi sono permesso di segnalare la cosa. Ma se uno dei due era stato ritirato la questione non si pone.

PRESIDENTE. Senatore, abbiamo già votato e siamo arrivati alla fine dell'articolo 1. Eventualmente, se ci fosse stato qualcosa da dire, si sarebbe dovuto dire prima della votazione, non a votazione già compiuta. Comunque ho verificato e non mi pare che abbia fondamento il suo rilievo, a prescindere dalle questioni temporali.

Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

TRENTACOSTE (Ipf-CD). Signor Presidente, gli emendamenti 2.0.3, 2.0.7 e 2.0.9 intendono regolamentare la figura professionale del collaboratore parlamentare, evitando che il rapporto di lavoro con il parlamentare venga lasciato alla sola e unica contrattazione tra le parti, cioè il senatore e il suo collaboratore, con il rischio, ampiamente rilevato dalle associazioni di categoria, nonché dagli organi di informazione e dallo stesso Istituto di ricerca sulla pubblica amministrazione, di produrre distorsioni e irregolarità che, colleghi, noi conosciamo bene.

Desidero ringraziare il Collegio dei senatori questori per l'attenzione posta sul tema, ma, al contempo, rilevare che la formulazione proposta dai relatori non fa altro che ribadire quanto è già nelle disponibilità del Consiglio di Presidenza del Senato, con l'ulteriore limite di precludere formalmente, con una norma di rango regolamentare, la possibilità di disciplinare la materia sul modello europeo, ovvero una contrattualizzazione diretta da parte dell'Istituzione su indicazione del senatore.

Alla luce di questa considerazione, Presidente, vorrei che i suddetti emendamenti 2.0.3, 2.0.7 e 2.0.9 a mia firma venissero ritirati.

AUDDINO (M5S). Signor Presidente, in riferimento all'emendamento 2.0.1 a mia prima firma non posso che compiacermi del risultato ottenuto e per questo ringrazio i due relatori, i colleghi Sant'Angelo e Calderoli, per l'ottimo lavoro di mediazione che è stato compiuto riformulando il mio emendamento originario, che peraltro era stato firmato da tanti colleghi di forze politiche diverse.

La riformulazione, come era nel mio intento originario, dispone la digitalizzazione degli atti parlamentari, prevedendo che la stampa e la distribuzione siano sostituite prevalentemente dal formato digitale, affidando a questo e al futuro Consiglio di Presidenza - parliamo del Regolamento che sarà in vigore dalla prossima legislatura - la definizione degli atti che andranno stampati e distribuiti a mezzo stampa.

Sono orgoglioso di aver posto la questione della digitalizzazione degli atti a questa Assemblea per la prossima legislatura; auspicherei l'unanimità sul voto di questo emendamento perché, per la prima volta, credo - forse esagero se dico per la prima volta, ma lasciatemi essere un po' orgoglioso - il Senato dà un esempio per quanto riguarda la digitalizzazione all'intera pubblica amministrazione.

Mi permetta, poi, Presidente, di spendere anche una parola di apprezzamento per quanto riguarda l'emendamento 1.44 a mia firma: sapete quanto ho battagliato in questi anni per garantire le voci di dissenso e sono contento che anche tale emendamento abbia ricevuto il parere favorevole dei relatori e sia stato approvato dall'Assemblea. Com'era mio intento, vengono ripristinati i tre minuti come termine per dichiarare il voto in dissenso rispetto al proprio Gruppo. Credo fosse fondamentale tutelare le voci di dissenso e questo mio emendamento ha fatto quello che era giusto fare.

Auspico che l'Assemblea si esprima in maniera unanime sull'emendamento 2.0.2 perché sarebbe un bel momento di democrazia.

FARAONE (IV-PSI). Signor Presidente, anzitutto ritiro gli emendamenti sui quali la Giunta ha espresso parere contrario.

Ritiriamo anche l'emendamento 2.12 (testo corretto), che avevamo presentato per il voto a data certa, perché abbiamo concordato un altro testo: siamo soddisfatti di aver ottenuto uno dei risultati a nostro avviso centrali nelle modifiche del Regolamento, quindi il testo concordato sarà quello che voteremo.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito i relatori a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

SANTANGELO, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole, previa riformulazione, sull'emendamento 2.1. Avverto che le proposte di riformulazione sono già state distribuite.

Esprimo parere favorevole sull'emendamento 2.300, così come sull'emendamento 2.3, previa riformulazione. Esprimo parere contrario sull'emendamento 2.4 e favorevole sull'emendamento 2.301. Sull'emendamento 2.8 esprimo un invito a ritiro, sull'emendamento 2.9 parere favorevole, previa riformulazione, mentre sugli emendamenti 2.10 e 2.302 (testo 2) parere favorevole.

Sugli emendamenti 2.11 e 2.12 esprimo un invito al ritiro. Sugli emendamenti 2.14, 2.15, 2.18 e 2.19 esprimo parere contrario. Esprimo parere favorevole sugli emendamenti 2.20, 2.22 e 2.0.300, nonché, previa riformulazione, sugli emendamenti 2.23 e 2.0.1. Sugli emendamenti da 2.0.2 a 2.0.9 esprimo un invito a ritiro. Sull'emendamento 2.0.10 esprimo parere contrario.

PRESIDENTE. Chiedo al senatore Dell'Olio se accetta la proposta di riformulazione dell'emendamento 2.1.

DELL'OLIO (M5S). Accetto la proposta di riformulazione.

AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, accolgo l'invito al ritiro sull'emendamento 2.11.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

PAPATHEU (FIBP-UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAPATHEU (FIBP-UDC). Signor Presidente, accolgo l'invito al ritiro sugli emendamenti 2.0.4, 2.0.5 e 2.0.8.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1 (testo 2), presentato dal senatore Dell'Olio.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 2.2 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.300, presentato dai relatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Senatore Perilli, accetta la proposta di riformulazione dell'emendamento 2.3?

PERILLI (M5S). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.3 (testo 2), presentato dal senatore Perilli.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.4, presentato dalla senatrice Granato e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 2.5, 2.6 e 2.7 sono stati ritirati.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.301, presentato dai relatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Risulta pertanto precluso l'emendamento 2.8.

Senatore Perilli, accetta la riformulazione dell'emendamento 2.9?

PERILLI (M5S). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.9 (testo 2), presentato dal senatore Perilli.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.10, presentato dal senatore Perilli.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

CALDEROLI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI, relatore. Signor Presidente, intervengo per una precisazione. Quando ho menzionato l'emendamento 2.302, intendevo riferirmi all'emendamento nel testo riformulato dai relatori, come depositato.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.302 (testo corretto), presentato dai relatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 2.11 e 2.12 (testo corretto) sono ritirati.

L'emendamento 2.13 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.14, presentato dalla senatrice Granato e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 2.15, 2.16 e 2.17 sono stati ritirati.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.18, presentato dalla senatrice Granato e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.19, presentato dal senatore Auddino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.20, presentato dal senatore Augussori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 2.21 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.22, presentato dalla senatrice Taverna.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Senatore Pesco, accetta la riformulazione dell'emendamento 2.23?

PESCO (M5S). Signor Presidente, accetto la riformulazione e colgo l'occasione per ringraziare tutti, perché, a mio parere, si tratta di una modifica storica: il Senato avrà ora la possibilità di rivolgere interrogazioni alle autorità indipendenti. (Applausi dai Gruppi M5S e UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). So che il collega Lannutti - come il sottoscritto - ne aveva fatte diverse, ma erano state respinte. Ringrazio il collega Malan, che ha espresso apprezzamento per questa modifica durante la discussione generale. Ringrazio altresì i colleghi Calderoli, Parrini, i relatori Sant'Angelo e Perilli. Ringrazio davvero tutti, perché - lo ripeto - è una modifica storica, che permetterà al Senato di interrogare le autorità indipendenti, per il tramite del Ministro competente o del Presidente del Consiglio. (Applausi).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.23 (testo 2).

AIROLA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AIROLA (M5S). Signor Presidente, chiedo di poter sottoscrivere l'emendamento 2.23 (testo 2).

PRESIDENTE. Ne prendiamo atto. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.23 (testo 2), presentato dal senatore Pesco e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

PERILLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERILLI (M5S). Signor Presidente, intervengo per correggere, a nome del Gruppo, il voto che abbiamo espresso sull'emendamento 2.302 (testo corretto): anziché esprimere voto favorevole, ci asteniamo.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Come già preannunciato, gli emendamenti aggiuntivi saranno posti in votazione successivamente.

L'emendamento 4.1 è stato ritirato.

Passiamo all'esame dell'articolo 5, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori a pronunziarsi.

CALDEROLI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 5.1, mentre esprimo parere favorevole sugli emendamenti 5.300, 5.0.200 e 5.0.1 (Testo 2) ed invito a ritirare l'emendamento 5.4.

MALAN (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FdI). Signor Presidente, accolgo l'invito al ritiro dell'emendamento 5.4 e preannuncio la richiesta di votazione segreta sull'emendamento 5.0.200.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.1, presentato dal senatore Faraone.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 5.2 e 5.3 sono ritirati.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.300, presentato dai relatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 5.4, 5.5 e 5.6 sono ritirati.

Gli emendamenti aggiuntivi saranno posti in votazione successivamente, dopo il voto dell'articolo 5. Dobbiamo accantonarli e porli in votazione successivamente tutti assieme, perché si richiede la maggioranza assoluta.

Si è così esaurito l'esame degli emendamenti riferiti al testo approvato dalla Giunta per il Regolamento.

Passiamo ora alla fase delle votazioni degli articoli del documento e degli emendamenti aggiuntivi, che prevedono la maggioranza assoluta dei componenti del Senato.

Accertamento del numero dei presenti

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 107, comma 3, del Regolamento, dispongo pertanto l'accertamento del numero dei presenti.

(Segue l'accertamento del numero dei presenti).

Stante l'esito dell'accertamento testé condotto, procediamo alle votazioni.

Ripresa della discussione del documento II, n. 12(ore 11,05)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 1.

ZAFFINI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, abbiamo partecipato all'elaborazione del nuovo Regolamento, come ha potuto verificare, anche in sede di Comitato ristretto, con uno spirito assolutamente disponibile e costruttivo. Ringrazio peraltro il collega Malan, per essere stato più assiduo di me all'interno del Comitato ristretto.

È evidente che, nel momento in cui ci si accinge a correggere le norme di funzionamento di un ramo del Parlamento, da parte nostra non può che esserci un approccio di massima serietà, massima correttezza e massima obiettività e non strumentalità. Ebbene, questo stesso spirito e questo stesso atteggiamento li abbiamo potuti cogliere solo sporadicamente nei vari interventi dei colleghi rappresentanti la maggioranza.

In realtà, questo è un Regolamento scritto da quella maggioranza che, nel momento in cui era ancora in vita il Governo Draghi e quindi valeva il concetto di maggioranza e opposizione, ha ritenuto di scrivere un Regolamento organizzato sulla contingenza. È quello che noi abbiamo obiettato da subito, dal primo momento.

Le regole di funzionamento del Senato della Repubblica, a nostro avviso, non possono essere scritte sotto l'influenza di una circostanza assolutamente originale quale quella che ha determinato il decorso della legislatura passata, in virtù della quale sono state sciolte le Camere qualche giorno fa, com'è noto. Le circostanze originali del decorso di quella legislatura hanno, per esempio, determinato l'ipertrofica rappresentanza del Gruppo Misto, qui come anche alla Camera.

Quelle circostanze sono state particolari e originali, lo ribadisco: vogliamo dirlo che erano motivate un po' anche dal risultato del 2018? Vogliamo dire che questo Parlamento fin dall'inizio era posto sotto un'ombra, rappresentata dal fatto che una buona parte dei suoi rappresentanti erano appunto appartenenti al partito che qualcuno ha definito degli "scappati di casa" (non io, ma qualcun altro)?

Occorre scrivere delle regole per evitare che questo possa ripetersi. Non ci pare utile, ad esempio, prevedere il danno economico sul funzionamento dei Gruppi nel momento in cui ci sono passaggi da un Gruppo a un altro, quando sappiamo che le dotazioni finanziarie dei Gruppi non sono evidentemente dei benefici ad personam, ma sono delle risorse necessarie a garantire il funzionamento dei Gruppi, a maggior ragione nel momento in cui circa un 30 per cento dei senatori verranno meno con l'attuazione della riforma della riduzione del numero dei parlamentari. Al contrario, quindi, le risorse semmai nel momento in cui i Gruppi dovranno far fronte ad un lavoro ad esempio legislativo e di segreteria ed al maggiore lavoro richiesto ai senatori e ai deputati, andavano aumentate.

Un'altra circostanza che non ci convince affatto, come ha spiegato perfettamente il senatore Malan, nella sua dichiarazione e nella richiesta del voto segreto, è questo ricondurre ad una logica politica il funzionamento della Giunta per le autorizzazioni, in quanto immaginiamo darà corso a numerosi pasticci che poi si riverbereranno, come giustamente ha detto il collega, non tanto sulle prerogative dei senatori e nemmeno sui cosiddetti privilegi raccontati con abbreviazione giornalistica da osservatori un po' troppo disattenti, ma su prerogative del Senato per garantire un funzionamento obiettivo e oggettivo.

Per tutte queste circostanze, Presidente, che abbiamo ampiamente illustrato anche in sede di discussione sul funzionamento della Giunta, ci asterremo dalla votazione dell'articolo 1 e poi vedremo come regolarci nelle votazioni dei successivi articoli.

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, vorrei capire se al senatore Zaffini è consentito dire che c'è un partito degli scappati di casa, salvo dopo tirare indietro la mano dicendo di non essere lui a dirlo. (Applausi). Se usiamo questa retorica, allora, qualcuno dice che qui c'è un partito di fascisti, ma non lo dico io. (Applausi). Questi modi li sappiamo usare tutti.

PRESIDENTE. A me spiace davvero che in quest'Aula si usino da una parte e dall'altra delle espressioni offensive, perché si possono criticare le idee, questo è il sale della democrazia, siamo qui per discutere e ognuno ha un punto di vista. Si possono però evitare espressioni che possono offendere persone, gruppi o questioni altre. Vi pregherei, per la dignità che questa Assemblea deve avere, di risparmiare questioni di questo tipo, che davvero non portano nulla al dibattito.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1, nel testo emendato.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2, nel testo emendato.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Il senatore Auddino aveva annunciato di accettare la riformulazione dell'emendamento 2.0.1.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.1 (testo 2), presentato dal senatore Auddino e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.300, presentato dai relatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi gli emendamenti 2.0.2 e 2.0.6.

Gli emendamenti da 2.03 a 2.0.5 e da 2.0.7 a 2.0.9 sono stati ritirati.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.10, presentato dal senatore Auddino e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 4.0.1 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5, nel testo emendato.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.0.200.

MAIORINO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAIORINO (M5S). Signora Presidente, ci tenevo a illustrare brevemente questo emendamento, perché, tra tutti gli esseri viventi, l'essere umano è l'unico che può vantare una forma di comunicazione così sofisticata e articolata come il linguaggio verbale.

Da sempre il linguaggio è stato oggetto di studio e di riflessione, fin dagli antichi filosofi, a partire da Eraclito, da Platone con il suo "Cratilo", passando per Aristotele, Epicuro e Cicerone, fino ad arrivare ai moderni linguisti e filosofi del linguaggio, come De Saussure e Chomsky, per citare soltanto i nomi più noti... (Brusìo). È vero che oltre al linguaggio siamo in grado di emettere anche suoni gutturali, ma sarebbe il caso di servirsi del linguaggio articolato umano in quest'Aula. (Applausi).

Ebbene, tra le tante teorie sull'origine e la funzione del linguaggio susseguitesi nei secoli, su una cosa tutti questi pensatori sono sostanzialmente d'accordo, ovvero che il linguaggio è il frutto della cultura che lo esprime. Analizzandolo, infatti, è possibile capire molto di quella cultura. Il linguaggio descrive la realtà e non solo la rende comunicabile, comprensibile e narrabile, ma può anche plasmarla o mistificarla. La forma più semplice e diffusa di mistificazione è l'omissione. Faccio un esempio: alla riunione c'erano Paolo e Daniele; c'era anche Francesca, ma io non la menziono e il mio interlocutore penserà che non c'era. Non ho mentito, l'ho semplicemente omessa. Questo è quello che oggi il linguaggio fa con le donne nella stragrande maggioranza dei casi, nel linguaggio burocratico, amministrativo e persino in quello istituzionale, che dovrebbe invece includere e rappresentare tutte e tutti. Ecco perché voglio ringraziare davvero, dal profondo del cuore, i relatori odierni, il presidente Calderoli e il senatore Santangelo, insieme a tutti i componenti della Giunta per il Regolamento in generale, perché so che questo emendamento ha anche rappresentato motivo di animato dibattito, ma alla fine se ne sono condivisi lo spirito e l'obiettivo.

Il Regolamento dell'istituzione del Senato della Repubblica è figlio di un periodo in cui le donne erano una presenza sporadica ed eccezionale all'interno delle istituzioni e della rappresentazione democratica. Oggi non è più così e questo cambiamento dev'essere accolto e sostenuto anche dal linguaggio del Regolamento. Bene dunque che si sia stati in grado di cogliere quest'occasione di modifica per aggiornare anche il linguaggio, che includa le donne, esplicitandole e non omettendole. Badate: so bene che non tutti sono d'accordo e che vi sono anche donne che preferiscono essere chiamate "il presidente", "il direttore" o "il segretario", ma potranno continuare a farlo. È la scelta che manca oggi, perché il Regolamento contempla solo il maschile. (Applausi).

Laddove esiste la scelta, c'è democrazia; laddove il 52 per cento della popolazione è espresso e rappresentato, c'è democrazia. Siamo orgogliosi di lasciare a chi verrà dopo di noi un Regolamento rispettoso della rappresentanza democratica e della mutata sensibilità contemporanea, soprattutto di quella delle nuove generazioni. (Applausi).

SCHIFANI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCHIFANI (FIBP-UDC). Signor Presidente, vorrei ricordare a me stesso e ai colleghi che, inizialmente, la Giunta per il Regolamento era stata convocata dalla signoria vostra per un argomento cogente e imperativo, quello di adeguare il nostro Regolamento alla mutata composizione numerica di questo Ramo del Parlamento.

Questo era l'oggetto e questa la motivazione doverosa: fare in modo che il prossimo Senato abbia regole compatibili con la minore rappresentanza democratica. In occasione dei lavori, si è deciso all'unanimità di intervenire chirurgicamente sulle norme che possano rendere più fluida l'attività della legislazione, eliminando quelle che effettivamente erano d'impaccio alla trasparenza e alla velocità che i cittadini ci chiedevano nella nostra attività. Si è fatto tanto. Cito ad esempio una norma, sulla quale poi mi riservo di intervenire, che prevede che il testo dei decreti-legge arrivi in Aula dopo aver già recepito gli emendamenti approvati, al fine di una maggiore fluidità e una maggiore consapevolezza da parte dei colleghi di ciò che stanno votando.

Qui ci troviamo dinanzi a una proposta che, secondo il mio modesto parere di uomo laico e libero pensatore, esula dal confine che si era data la Giunta per il Regolamento, introducendo un argomento discutibile e interessante, che attiene però al rispetto della libertà di genere nel linguaggio parlamentare. Avendo calcato le aule forensi per tantissimi anni, come lei Presidente, penso che il linguaggio sia quello dell'avvocato e quello del magistrato, al di là del proprio sesso. Questo perché la funzione non appartiene al genere, ma sostanzialmente la funzione è la funzione e noi qui siamo tutti gli stessi: uomini o donne, abbiamo pari dignità, pari diritto di voto e pari diritto di rappresentanza degli italiani. Allo stesso tempo, credo che tutto questo vada affinato anche a una possibilità: la libertà di scelta da parte del parlamentare che svolge certe funzioni di decidere come essere chiamato, come autochiamarsi e come autodefinirsi nella propria comunicazione epistolare e orale.

Ne abbiamo parlato in Giunta e io personalmente ho apprezzato molto la posizione della Presidenza, che ha cercato di portare un dibattito che mi auguro si possa porre in quest'Aula su questi paletti e su questi argomenti, fermo restando comunque che, per quanto mi riguarda, nel mio Gruppo abbiamo deciso di lasciare ai colleghi libertà di voto e libertà di coscienza. Si tratta infatti di un argomento che, a mio avviso, è addirittura incompatibile e avrebbe dovuto essere dichiarato inammissibile. In una logica però di condivisione di queste riforme, non ce la siamo sentita. La nostra non è però una battaglia contro la distinzione di genere o contro la donna, ma per la chiarezza delle regole che devono essere applicate in funzione della volontà del singolo soggetto nei cui confronti vengono realizzate. Ecco perché ritengo sia necessario ricorrere alla libertà di voto, come spesso fa Forza Italia, quando assume decisioni su temi che nulla hanno a che fare con l'attività politica, attenendo soltanto a valori di coscienza.

MALAN (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FdI). Signor Presidente, mi richiamo a quanto detto dalla firmataria dell'emendamento, la senatrice Maiorino, che ha citato insigni filosofi, studiosi e letterati antichi e recenti, dicendo giustamente che il linguaggio esprime una cultura e un sentire. Ebbene, ecco perché è opportuno che il linguaggio non subisca regolamentazioni rigide su un aspetto piuttosto che un altro. Tutti quegli studiosi, da Aristotele ai più recenti, hanno scritto in una lingua che non erano stati loro a decidere quali regole avesse, ma si sono rifatti a quello che la lingua aveva prodotto. La lingua è mutevole, a volte si evolve in un'altra ed è estremamente democratica. Basta dire che la lingua dei dotti, il latino, nella nostra Nazione è stata superata da quella che era definita volgare, la lingua del popolo, perché il popolo ha vinto contro i dotti. I dotti continuavano a scrivere i loro saggi scientifici, filosofici e letterali in latino, ma poi ha vinto il popolo; tra il Petrarca del "Canzoniere" e il Petrarca che ha scritto in latino, ha vinto il Petrarca che ha scritto in lingua volgare.

Dunque stiamo all'uso, che deve essere recepito. Oggi si parla in modo diverso da settant'anni fa, quando fu scritta la Costituzione, ma deve essere un processo che avviene spontaneamente, per rispetto verso determinate categorie e sensibilità; non può essere posta la regola, altrimenti dovremmo anche regolamentare tutta una serie di altre situazioni, di altre categorie, di altri moduli espressivi che sono mutati da quando è stata approvata la Costituzione ad oggi.

Su questo emendamento noi ci asteniamo, perché vorremmo evitare che, da un passo all'altro, si cominciasse a regolamentare. La lingua è libera, è espressione del popolo e della cultura, come ha detto la collega Maiorino. Per questo ci rifacciamo a quanto la lingua esprime, sapendo che essa è mutevole; dunque oggi usiamo un linguaggio di un certo tipo, ma non può essere stabilita una regola che magari, tra vent'anni, va nuovamente cambiata.

GAUDIANO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GAUDIANO (M5S). Presidente, intervengo solo per comunicare che aggiungiamo, come Gruppo, la firma all'emendamento presentato dalla senatrice Maiorino.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signora Presidente, colleghe e colleghi, questa discussione in ambito tedesco si faceva vent'anni fa. Oggi si discute cosa fare nel plurale, ma nessuno discute più che una posizione ricoperta da una donna venga declinata al femminile. Nel mondo tedesco, se si discute, si cercano soluzioni per leggi in cui si deve dire «contadini e contadine», «artigiani e artigiane» e ovviamente questo appesantisce la legge.

I linguisti cercano di trovare altre soluzioni, però nessuno dubita più dell'importanza della lingua, che crea la realtà. Se in Italia tutte le posizioni apicali vengono declinate solo al maschile, mentre le posizioni meno importanti sono al femminile, questo cementa ovviamente gli stereotipi. Perché abbiamo la donna delle pulizie e il giudice, il ministro e il presidente solo al maschile? Non c'è una spiegazione. Io non capisco la resistenza di certi colleghi e purtroppo anche di certe colleghe, perché non parliamo del privato, non contestiamo che ognuno si possa nominare, definire come vuole. Parliamo del Regolamento del Senato ed è una questione che riguarda tutte le donne, se tutte le ministre sono ministri e se la Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato, è «il signor Presidente». Questo ovviamente incide. Tutte le persone che non la vedono quando sentono una definizione al maschile hanno subito in testa una figura maschile.

Io ho sentito un giorno una collega del centrodestra che stimo dire in tv che le colleghe avvocate che si definiscono avvocatesse o avvocate sono di serie B. Allora ho capito che purtroppo per tante colleghe del centrodestra il femminile è di serie B. Loro vogliono appartenere alla serie A e si definiscono al maschile. Questo è un peccato, perché non porta alla parità di genere.

Il maschile non è neutro, non è la funzione. È una persona a ricoprire queste funzioni e la persona è o femminile o maschile. Questo deve essere visibile nella lingua, a maggior ragione in un Regolamento parlamentare in cui, al giorno d'oggi, non si può neanche parlare al femminile. Infatti, le interrogazioni che ho presentato al femminile mi sono state restituite corrette con la lingua al maschile. Adesso non c'è neppure la possibilità di scelta.

Io penso che il Regolamento di un Parlamento non possa lasciare la scelta, ma debba dare indirizzi per una lingua inclusiva che dia visibilità al femminile. Pertanto, spero veramente che tanti di voi voteranno a favore dell'emendamento in esame per fare in modo che l'Italia - finalmente - possa fare anche nell'ambito della lingua un passo in avanti, prevedendo che almeno nelle posizioni ricoperte da una donna ci sia il femminile.

Colleghi, vi dico un'ultima cosa. In Austria addirittura l'inno è stato corretto. A tutti i fratelli che vengono menzionati nell'inno si è aggiunta una sorella. Dico questo per segnalarvi come sia diversa la sensibilità in altri Paesi e quanto l'Italia sia indietro su questo piano. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e M5S, e del senatore Laus).

AIROLA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Su cosa, senatore Airola?

AIROLA (M5S). Signor Presidente, su una precisazione linguistica che il collega Malan ha fatto...

PRESIDENTE. Senatore Airola, pensavo che volesse intervenire solo per aggiungere la firma all'emendamento. Mi spiace, ma non può più intervenire perché per il suo Gruppo ha già parlato la senatrice Maiorino. Adesso non può più fare precisazioni di sorta. Le avrei potuto dare la parola se la sua intenzione fosse stata quella di aggiungere la firma, come ha fatto la senatrice Gaudiano; in caso contrario, il Regolamento non lo consente.

VALENTE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALENTE (PD). Signor Presidente, intervengo per pronunciare poche parole con la massima sobrietà e pacatezza, senza alcun approccio ideologico, né oltranzista. Ho sentito alcune cose in quest'Aula che credo impongano a tutti quanti noi una riflessione e qualche parola di verità.

Mi rivolgo in modo particolare al collega Schifani, che stimo in modo particolare per la sua cultura politica e istituzionale. Quando afferma che a essere definiti nel genere sono il ruolo e la funzione, gli vorrei dire che il tema è proprio questo: il ruolo e la funzione oggi sono declinati unicamente al maschile perché rappresentano una cultura che ha visto dentro quei ruoli e quelle funzioni, per tantissimi anni e per la storia del nostro Paese, un protagonismo unicamente maschile. (Applausi dai Gruppi PD e M5S).

Oggi proviamo invece a cambiare questo sistema e a dire che dentro quei ruoli e quelle funzioni ci sono anche le donne. Basta prenderne atto e guardare all'eterogeneità di quest'Assemblea. Siamo diversi e vogliamo semplicemente che questa differenza sia vista, letta, riconosciuta, chiamata e verbalizzata, perché la parola dà forza anche alle cose. Non è assolutamente indifferente l'utilizzo della declinazione del genere anche perché il rischio - ed è quello che tante di noi pensano essere il più grande - è che quando le donne arrivano a rivestire alcuni ruoli sono poi costrette a omologarsi tante volte non solo nel linguaggio e che quel linguaggio rischi in qualche modo l'omologazione e la negazione di una differenza. La differenza va riconosciuta e semplicemente declinata.

Peraltro, mi pare che questo emendamento, così come scritto, sia anche molto sobrio ed equilibrato perché semplicemente evita che vi sia l'unica declinazione al maschile, quasi a dire che quella funzione è sostanzialmente maschile. Farei anche semplicemente riflettere tutti quanti noi sul fatto che vi sono ruoli e funzioni che storicamente noi decliniamo al femminile, senza sorprendercene. Per il ruolo della maestra, abbiamo sempre detto che si può dire il maestro o la maestra, mentre ci risulta difficile declinare parlamentare o presidente. Oggi chiediamo che questa declinazione sia almeno resa possibile e credo che questo faccia fare a tutti noi un passo di civiltà e progresso. (Applausi dai Gruppi PD e M5S).

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, vorrei ricordare che nella nostra lingua - l'italiano - non esiste il neutro, ma esistono il maschile e il femminile.

È evidente quindi che questo è tanto più vero - questa è la sostanza dell'emendamento della senatrice Maiorino - a maggior ragione nella comunicazione istituzionale, quando ci sono cariche che rappresentano e devono rappresentare le cittadine e i cittadini, per cui deve essere dichiarato: io sono una senatrice perché sono una donna, il senatore è uomo, quindi è il riconoscimento di una differenza. La lingua non può quindi essere discriminante da questo punto di vista; non esistono cariche istituzionali neutre, non esistono politicamente, quindi non esistono certamente neanche dal punto di vista del genere (maschile o femminile) di chi riveste una determinata carica.

Presidente, noi abbiamo un problema di discriminazione, come credo dicesse poc'anzi la senatrice Valente. La lingua diventa così discriminante perché cancella questa presenza, soprattutto nella polis, perché nel mondo delle professioni forse, anche se con grande difficoltà, qualche passo in avanti si è fatto, fermo restando che nel caso di ruoli professionali storicamente quasi tutti femminili non è che gli uomini, che pure ci sono, assumono la dizione femminile. Ad ogni modo, la questione oggi si pone nella polis, e cioè nel luogo che per eccellenza continua a mantenere questa traccia di discriminazione. Quindi, non nominare e non riconoscere il maschile e il femminile significa di fatto ancora una volta fare un'operazione di cesura su una forte presenza femminile.

Posso comprendere, Presidente, che ci sono talune figure rispetto alle quali la declinazione al femminile può sembrare addirittura una svalutazione, perché storicamente sono figure professionali magari non altissime, ma credo sia nostro dovere fare un passo in avanti, che non può essere sganciato dal percorso di riconoscimento della parità di genere.

L'articolo 3, che è il caposaldo della nostra Costituzione e del patto repubblicano, vieta tassativamente le discriminazioni e questa del linguaggio è una discriminazione assoluta perché è la cancellazione del femminile. (Applausi).

CALDEROLI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI, relatore. Signor Presidente, prima di tutto, avvicinandoci alla conclusione dei nostri lavori, prendo atto - e per questo ringrazio - del fatto che in un'ora e tre quarti questo Senato ha rivoluzionato per la seconda volta un Regolamento, a mio avviso non solo con adeguamenti numerici ma anche migliorando il funzionamento del Senato. Poi ci si ferma rispetto a quelle che vengono proposte quasi come battaglie di religione.

Personalmente sono completamente estraneo alle battaglie di religione perché non ci credo, ma ritengo ci sia un principio di buonsenso che deve essere utilizzato tutte le volte che si fa qualcosa.

Ho fatto una valutazione di una prima versione dell'emendamento a firma della collega Maiorino che introduceva direttamente nel nostro Regolamento importanti modifiche che non credo sia possibile affrontare in una sede come questa, perché dovrebbero essere contenute in un Regolamento, in un qualcosa.

Come relatori e come Giunta abbiamo espresso un parere favorevole rispetto a un testo riformulato, che voglio chiarire perché gli interventi sia a sostegno sia contro non corrispondono al contenuto dell'emendamento.

L'emendamento mira a inserire un articolo aggiuntivo secondo cui il Consiglio di Presidenza, quindi il prossimo, stabilisce i criteri generali - non dice esclusivamente come modificare il Regolamento - affinché nella comunicazione istituzionale e nell'attività dell'amministrazione sia assicurato il rispetto della distinzione di genere nel linguaggio, ovvero evitando l'utilizzo di un unico genere nell'identificazione di funzioni e ruoli, nel rispetto del principio di parità tra uomini e donne.

Ho sentito l'amico e collega Schifani dire che è giusto lasciare la libertà di scelta. Io voto questo emendamento proprio per lasciare la libertà di scelta, perché oggi se utilizzo un unico genere ho già stabilito che l'altro genere non si può utilizzare. (Applausi).

Quindi, voglio che il Presidente si faccia chiamare «il Presidente» se lo gradirà, sia che sia uomo o che sia donna, e che la Presidente donna si faccia chiamare «la Presidente»; non farei «la Presidente» nel mio caso, perché non mi capiterà mai di fare il Presidente. Tutto è poi demandato alla Giunta per il Regolamento che formulerà delle proposte, che ritorneranno in Aula per l'eventuale recepimento nel testo del Regolamento di quanto abbiamo enunciato in termini generali. Quindi, non facciamo battaglie di religione e andiamo avanti. (Applausi).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.0.200 (testo 2), sul quale da parte del prescritto numero di senatori è stata presentata richiesta di votazione a scrutinio segreto.

Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, indìco la votazione a scrutinio segreto dell'emendamento 5.0.200, presentato dalla senatrice Maiorino e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B). (Commenti).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.0.1 (testo 2).

PESCO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PESCO (M5S). Signor Presidente, rispetto all'ultima votazione lei ha detto che il Senato non ha approvato, ma il tabellone dava per approvato l'emendamento 5.0.200 (testo 2).

PRESIDENTE. Senatore Pesco, i favorevoli erano 152, ma la maggioranza assoluta è di 161, quindi la non approvazione dell'emendamento è dipesa dal fatto che, come avevo già detto in premessa, per questi emendamenti serve la maggioranza assoluta, che non c'era.

GAUDIANO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GAUDIANO (M5S). Chiedo di ripetere la votazione sull'emendamento 5.0.200 (testo 2) perché c'è stata un po' di confusione al momento del voto.

PRESIDENTE. La votazione è chiusa.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.0.1 (testo 2), presentato dai relatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

MONTEVECCHI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MONTEVECCHI (M5S). Grazie per la parola, Presidente. In realtà l'avevo chiesta anche prima di fare quest'ultima votazione, perché la richiesta della senatrice Gaudiano di ripetere la votazione sull'emendamento 5.0.200 (testo 2) non era per nulla balzana. Le spiego il perché.

Era stata fatta una richiesta di sostegno su una votazione segreta, dopodiché si è passati subito alla votazione di tale emendamento. Tant'è vero che anche io sono entrata in confusione per un attimo e pensavo di non dover votare; all'ultimo ho votato esprimendomi favorevolmente. Pertanto, rimanga agli atti che la richiesta della senatrice Gaudiano di ripetere la votazione non era affatto balzana e non era faziosa. (Applausi).

PRESIDENTE. Mi dispiace che lei si sia distratta. C'è stata una discussione su questo emendamento che è durata più di mezz'ora, per cui c'erano tutti i fari puntati su questa votazione. (Commenti). Senatrice, se parla con il microfono spento è inutile, perché non è ascoltata da nessuno. L'ho lasciata parlare e ora mi permetta di replicare. (Commenti). Senatrice Montevecchi, lei mi ha posto una domanda e io le sto rispondendo, quindi abbia la cortesia di ascoltare.

Quando ho chiesto se c'era il sostegno, stavamo parlando di una votazione segreta. Abbiamo discusso per più di mezz'ora e ho chiesto se c'era il sostegno; abbiamo dibattuto su questo tema e si è aperta la votazione. Quindi non capisco da dove nasca la confusione. (Applausi).

CASTELLONE (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLONE (M5S). Signor Presidente, credo che avremmo dovuto specificare che, trattandosi di un emendamento aggiuntivo, era richiesta la maggioranza assoluta per la sua approvazione. Non era chiaro a tutti che stessimo votando un emendamento su un articolo aggiuntivo. (Commenti).

PRESIDENTE. Senatrice Castellone, anzitutto ho detto prima che avremmo accantonato gli emendamenti aggiuntivi per votarli insieme agli altri. Dopodiché, l'ho letto, ma credo che tutti i senatori debbano conoscere il Regolamento. (Applausi). Il fatto di averlo letto è un di più rispetto alla conoscenza che ciascuno di voi dovrebbe avere delle regole relative alle votazioni e maggioranza assoluta. Ma l'ho letto comunque in premessa. Gli emendamenti aggiuntivi sono stati posti in votazione dopo perché richiedevano, insieme agli altri articoli, la maggioranza assoluta: l'ho detto con chiarezza ed è agli atti.

PESCO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PESCO (M5S). Signor Presidente, la votazione è stata aperta prima che lei lo dicesse: questo è un elemento che, secondo me, va tenuto in considerazione. (Commenti).

PRESIDENTE. A me sembrano tutte considerazioni pretestuose. (Applausi). Bisogna accettare che in Parlamento non si fa una nuova votazione, perché il risultato non piace. Questa è una cosa inaccettabile.

CALDEROLI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI, relatore. Signor Presidente, intervengo su una questione di prassi, visto che non abbiamo un riferimento esplicito nel Regolamento. Prima dell'ultima votazione sull'articolo 6 le chiederei di mettere ai voti il coordinamento finale, visto che non ci sarà il voto finale.

PRESIDENTE. Lo porrò in votazione dopo le dichiarazioni di voto sull'articolo 6. Sull'articolo 6 hanno chiesto di intervenire una serie di senatori; seguirà la votazione sulla proposta di coordinamento e poi si voterà l'articolo 6.

CALDEROLI, relatore. Signor Presidente, ricordo a tutta l'Assemblea che anche sul coordinamento finale e sull'ultimo articolo è richiesta la maggioranza assoluta. (Commenti).

PRESIDENTE. È chiaro. L'avrei comunque ripetuto, come ho ripetuto altre volte questa stessa dicitura.

Passiamo alla votazione dell'articolo 6.

TRENTACOSTE (Ipf-CD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TRENTACOSTE (Ipf-CD). Signor Presidente, per brevità mi riservo di consegnare il testo del mio intervento.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto e l'autorizza in tal senso.

TRENTACOSTE (Ipf-CD). Mi preme sottolineare che tutt'oggi non si pone fine all'annoso problema tutto italiano del riconoscimento della figura del collaboratore parlamentare, anche all'interno del testo del Regolamento del Senato.

In tal modo, non solo non diamo dignità a persone, professionisti che giornalmente ci coadiuvano nell'esercizio delle funzioni istituzionali, ma lediamo il diritto implicito di ognuno di noi di potersi avvalere di figure di collaborazione all'interno di regole certe e univoche, che garantiscono la loro posizione lavorativa, scevra da ricatti o contrattazioni prive di diritti, coerentemente col ruolo che siamo chiamati a svolgere, vale a dire assicurare il diritto al lavoro per ogni cittadino.

Gli emendamenti da me presentati e che ho dovuto ritirare intendevano inserire questa figura, quantomeno nel Regolamento, per addivenire in seguito a una delibera del Consiglio di Presidenza che la inquadrasse all'interno di regole chiare e trasparenti, come è nostro dovere.

Per tale motivo auspico che questa triste storia possa terminare quanto prima, presumibilmente già dalla prossima legislatura, chiedendo a tutte le componenti politiche presenti oggi di poter assumere un impegno di questo tipo per la prossima legislatura. Noi dobbiamo poterci avvalere di personale fiduciario, competente e qualificato quale strumento indispensabile a un esercizio pieno ed effettivo delle nostre prerogative, regolamentando la figura del collaboratore parlamentare che inspiegabilmente è lasciata a diverse interpretazioni.

Signor Presidente, pur rammaricato per questo ennesimo nulla di fatto su una riforma necessaria, in considerazione di quanto precedentemente espresso e nell'esclusivo interesse del Paese e dell'istituzione del Senato, il Gruppo parlamentare Insieme per il futuro-Centro Democraticoha votato favorevolmente agli articoli precedenti e voterà a favore anche di quest'ultimo.

FARAONE (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FARAONE (IV-PSI). Signor Presidente, noi abbiamo partecipato alla redazione e immaginato alcune proposte di modifica del Regolamento che le hanno rese sicuramente meritorie.

In teoria il Regolamento doveva essere modificato soltanto per le parti riguardanti la riduzione del numero dei parlamentari, quindi ci saremmo soltanto dovuti adeguare anche per le Commissioni e i Gruppi parlamentari a quella disposizione che abbiamo approvato qualche tempo fa. Dopodiché, però, abbiamo correttamente deciso di introdurre alcune innovazioni che per noi sono importanti, anche se altre le abbiamo condivise meno. Ad esempio, non abbiamo condiviso la norma con cui di fatto abbiamo introdotto nel Regolamento la figura dei senatori apolidi, con l'idea che chi esce da un Gruppo può benissimo diventare un'entità astratta anche con funzioni diverse rispetto a quelle assegnate ai singoli senatori, quindi differenziando i ruoli.

Allo stesso modo non abbiamo condiviso fino in fondo la scelta di differenziare i numeri relativi alla composizione dei Gruppi, per cui un Gruppo che nasce all'inizio della legislatura può essere costituito da sei senatori, mentre uno che si costituisce in corso di legislatura sarà rappresentato da nove senatori. Anche questa è una differenziazione che non abbiamo condiviso. Abbiamo cercato di addivenire a un ridimensionamento rispetto alla composizione dei Gruppi, cercando di riportare il tutto soltanto all'aritmetica e abbiamo trovato una mediazione; comunque era il principio che non ci convinceva.

Tuttavia, accanto a questo, signor Presidente, siamo riusciti, grazie ad emendamenti presentati dai parlamentari di Italia Viva-P.S.I., ad introdurre elementi molto positivi. Mi riferisco alla data certa e all'idea che si possa trovare uno strumento diverso rispetto alla decretazione d'urgenza per approvare in Senato rapidamente i provvedimenti, con la scelta, affidata ai senatori, insieme con il Governo, di quali testi meritino la procedura d'urgenza. Quindi, uno strumento straordinario, affidato al Senato e non soltanto al Governo, è per noi un elemento molto qualificante che abbiamo introdotto e del quale siamo molto orgogliosi.

Lo stesso vale per il Comitato per la legislazione, che esiste alla Camera da tanto tempo e che da noi non è esistito per troppi anni. Noi avevamo proposto una composizione e anche dei poteri diversi da quelli che sono passati. Si è deciso di riprendere esattamente, quasi per intero, il Comitato per la legislazione della Camera. Per noi vale il principio, cioè l'introduzione di questo organismo e delle funzioni che eserciterà. Pertanto è andata bene anche la mediazione da noi proposta, perché questo organismo è necessario e fondamentale per la qualità delle nostre leggi.

Così come abbiamo finalmente introdotto, signor Presidente, dopo che la legge costituzionale n. 3 del 2001 l'aveva immaginata, senza mai essere introdotta nel Regolamento del Senato, la Commissione bicamerale per gli affari regionali. Anche in quel caso la nostra era una proposta più coraggiosa, con un ruolo più da protagonista per le Regioni e per gli enti locali. È passata una formulazione ridimensionata, ma va bene anche questa, perché l'idea che alcuni componenti delle Regioni possano partecipare all'attività legislativa del Senato, per noi, che siamo autonomisti e federalisti, è un fatto importante.

Altre questioni riguardano l'istituto del sindacato ispettivo, con l'introduzione dell'obbligo, per il Governo che non rispetta i tempi di risposta del sindacato ispettivo, di rispondere in Aula nella seduta successiva a quella di scadenza e di non rispetto dell'obbligo di risposta. È un'altra innovazione, che abbiamo voluto come Gruppo Italia Viva-P.S.I., e che è stata introdotta.

Rispetto all'altra importantissima innovazione, signor Presidente, mi rivolgo a tutti i senatori che hanno visto respinti emendamenti nelle Commissioni per mancanza della relazione tecnica del Governo. Noi abbiamo chiesto e ottenuto che il Regolamento preveda che, d'ora in avanti, il Governo sia obbligato a trasmettere la relazione tecnica sui singoli emendamenti; e se il Governo non manda la relazione tecnica, questo non può essere motivo di decadenza dell'emendamento presentato al Senato. Questa è una innovazione importantissima, perché purtroppo in questi anni molti senatori hanno visto bocciati emendamenti per mancanza di relazione tecnica. Dalla prossima legislatura non sarà possibile che questo accada.

Pertanto, signor Presidente, noi siamo soddisfatti del nuovo Regolamento e delle modifiche regolamentari approvate. Si sarebbe potuto fare meglio rispetto agli aspetti che ho sottolineato col mio intervento, ma è già un passo avanti. Se vogliamo fare anche un confronto con il Regolamento della Camera, noi siamo molto più avanti rispetto alla Camera, con riguardo alla necessità di conciliare rapidità e qualità dell'azione legislativa.

Abbiamo visto già in questa legislatura che il nostro Regolamento funziona meglio. Credo che con queste innovazioni funzionerà ancora meglio, anche per la prossima legislatura, e spero che il prossimo Senato possa introdurre quelle modifiche più coraggiose, che noi avremmo voluto inserire e che, purtroppo, non sono state approvate. (Applausi).

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, questa è la seconda volta - la precedente fu nella scorsa legislatura - che l'Assemblea del Senato - mi preme sottolineare che lo ha fatto solo il Senato - si è posta il dovere di modificare il proprio Regolamento non solo per cercare in qualche modo di rendere più efficace l'attività dei senatori, dell'Assemblea e delle Commissioni, ma anche nello spirito di provare a contrastare quella sorta di vizio storico, che evidentemente risale ai tempi del Regno d'Italia per arrivare fino ai giorni nostri, che è la pratica abbastanza riprovevole di quello che è stato identificato come "trasformismo dei cambi di casacca". Questo ovviamente ha prodotto una discussione, a mio avviso assolutamente necessaria, sull'idea del rispetto della Costituzione per quanto riguarda l'assenza del vincolo di mandato; ma un conto è l'assenza di quel vincolo in quanto si risponde soltanto ai cittadini, altro è una pratica che abbiamo già visto nella scorsa legislatura, ma che in questa legislatura ha raggiunto l'apoteosi, di cambi continui e costanti di Gruppi rispetto a quelli nei quali si era stati eletti. Questo certamente ha prodotto una crescita del Gruppo Misto, di cui sono Presidente, ma anche una sorta di girandola costante.

Una delle operazioni che abbiamo tentato di fare, anche nella lunga discussione in seno alla Giunta del Regolamento, è quella di produrre delle modifiche anche in questo Regolamento per mettere freno a questa pratica.

Devo dire con estrema sincerità che non so se anche le modifiche che abbiamo introdotto e condiviso e sulle quali abbiamo ragionato molto saranno poi efficaci nel contrastare questa pratica, ma certamente potranno contribuire largamente a ridurre in qualche modo il fenomeno.

Certo, si potrà obiettare che si interviene solo tramite Regolamento e con una costrizione e non attraverso un percorso che ridia alla democrazia, ai partiti, ai Gruppi parlamentari un'autorevolezza diversa, ma questo sarà un processo a mio avviso politico. Vede, Presidente, andremo a votare di nuovo con una legge elettorale che forse produrrà, ancora una volta, non una scelta vera da parte dei cittadini del proprio rappresentante, perché con la legge elettorale attuale, di fatto, come sta accadendo in queste ore, tutto ancora una volta sarà nelle mani dei segretari di partito. Questo è un vulnus che porta di per sé le conseguenze che poi nel corso della legislatura possano esserci cambi di Gruppo, perché è come se non ci fosse più un rapporto diretto di affidamento tra il cittadino che sceglie e il proprio rappresentante. Certamente si tratta di una questione che neanche tramite delle modifiche regolamentari riusciremo a risolvere, ma con le modifiche che abbiamo apportato certamente mettiamo in campo un contrasto significativo.

In questo abbiamo prodotto anche una serie di modifiche per dare finalmente delle regole al fatto che - come è noto - qui al Senato non vi era un riconoscimento formale delle componenti del Gruppo Misto. Abbiamo inoltre modificato le regole per la costituzione dei Gruppi. Abbiamo fatto - a mio avviso - un lavoro serio, ancorandolo direttamente ed effettivamente alla presentazione alle elezioni politiche, quindi a componenti politiche vere. Questo è un passo in avanti importante.

Altre modifiche si sono rese necessarie - questa è la seconda ragione vera - a seguito della modifica costituzionale che ha ridotto il numero dei senatori, portandolo a 200. Se non avessimo messo mano a una modifica del Regolamento, si sarebbe certamente prodotta una situazione difficile da gestire per il lavoro della prossima legislatura. Io devo però mantenere un po' delle mie perplessità per come sono state nei fatti accorpate le Commissioni. Ho l'impressione che poi, nella scelta finale - ma forse avevamo di fronte a noi delle strade sbarrate - non siamo riusciti a fare in modo che ci fossero delle Commissioni effettivamente più omogenee nei contenuti e nel carico di lavoro.

La terza questione è molto importante e spero che possa servire. Noi abbiamo sofferto moltissimo in questa legislatura, più che in altre legislature, per un uso e un abuso dell'articolo 81 della Costituzione, che è stato causato nei fatti dall'Esecutivo, non producendo mai le relazioni tecniche. La non produzione delle relazioni tecniche è diventata nei fatti lo strumento per fare in modo che alcuni emendamenti non graditi venissero bocciati. Questo è stato un ulteriore strumento che il Governo ha utilizzato per imporre la propria volontà al Parlamento, in particolare qui in Senato. Ora, l'introduzione dell'obbligo delle relazioni tecniche è certamente un passo in avanti, che cerca di riparare a quello che è un vero e proprio vulnus, anche se ho sempre sostenuto - e continuo a sostenere - che il vero vulnus l'abbiamo prodotto, anche per quanto riguarda la libertà vera del processo decisionale sui vari emendamenti e deliberati del Parlamento, quando abbiamo introdotto in Costituzione il pareggio di bilancio, unico Paese in Europa. Questo è diventato, con il tempo, un vero e proprio cappio al collo, nonché un elemento forte di peso e abuso di potere nei confronti del Parlamento e delle sue scelte, spesso legate non a coperture di bilancio, ma ai contenuti sui singoli emendamenti.

Sono state introdotte altre modifiche - a mio avviso - assolutamente positive, alcune certo meno rilevanti di quelle su cui mi sono soffermata. Credo che alla fine abbiamo fatto un buon lavoro, anche rispetto alla Camera, e lo dobbiamo dire con orgoglio. Quanto queste modifiche e il nuovo Regolamento produrranno in termini di cambiamento effettivo lo si verificherà ovviamente nel corso del lavoro della prossima legislatura.

Per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole della sottoscritta e dei senatori Laforgia, Errani, Grasso, Buccarella e Ruotolo. (Applausi).

PARRINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARRINI (PD). Signor Presidente, utilizzo lo spazio che gentilmente mi concede per fare delle riflessioni brevi sul tipo di lavoro che è stato svolto nella Giunta per il Regolamento, da lei presieduta, per affrontare la questione della riforma del Regolamento del Senato.

Il Regolamento del Senato è un atto di grandissima importanza. E credo che dobbiamo dire con molta chiarezza che siamo riusciti a far lavorare la Giunta per il Regolamento, grazie a lei che l'ha presieduta, ai relatori Santangelo e Calderoli, che ringrazio, e anche al senatore Perilli che ha fatto il relatore in una fase precedente, e a porre i suoi la vori al riparo dalle turbolenze che sempre caratterizzano l'attività parlamentare e che nell'ultimo periodo sono state particolarmente acute. Questo - come ha ricordato bene la senatrice De Petris - ci ha permesso di fare, in sede di Comitato ristretto e poi in sede plenaria, un lavoro buono e serio. Oggi licenziamo un Regolamento senz'altro migliore di quello che c'era, che tiene conto delle modifiche intervenute nella nostra Costituzione e che permette non soltanto di adeguarci alla realtà, ma anche di far funzionare meglio questo ramo del Parlamento. Mi pare che, facendo questo, abbiamo assolto a un dovere nei confronti dell'istituzione che rappresentiamo.

Vorrei anche dire la mia opinione su una possibile lettura minimalista dell'opera che abbiamo svolto. Ritengo che una lettura minimalista sarebbe sbagliata, perché non abbiamo scelto di occuparci soltanto della modifica dei requisiti numerici e dei quorum, che nel Regolamento sono ovviamente molto presenti e andavano cambiati. Abbiamo deciso fin dall'inizio di fare un lavoro diverso e più ampio; abbiamo circoscritto l'oggetto di questo lavoro più ampio e deciso di occuparci dell'efficientamento dei lavori del Senato e anche di un problema politico serio, come quello del transfughismo parlamentare, che in questa ultima legislatura ha raggiunto livelli assolutamente anomali.

Per quanto riguarda l'efficientamento del lavoro parlamentare, ci sono quattro cose che vorrei ricordare come particolarmente importanti e delle quali penso dobbiamo essere fieri, come organo collegiale, in maniera molto netta. La prima è la decisione, che abbiamo preso, di far sì che le Commissioni 1a e 5a, che sono le Commissioni filtro del Senato, caratterizzate da un carico di lavoro importantissimo, si pronuncino, quando devono dare pareri su provvedimenti che nel merito sono di altre Commissioni, soltanto sugli emendamenti approvati e non su tutti gli emendamenti. È un cambiamento significativo, che ci permette di attribuire più efficienza e trasparenza al lavoro di tali Commissioni; così come penso ci permetta di dare più trasparenza al lavoro dell'Assemblea il fatto che arriverà al suo esame non più tutto l'insieme degli emendamenti già votati nelle Commissioni, ma il testo del provvedimento come modificato dagli emendamenti votati nelle Commissioni. È uno dei pochi punti in cui ci adeguiamo al Regolamento della Camera dei deputati e mi sembra importante.

Allo stesso modo mi sembra importante anche l'introduzione della regola per cui si possa prevedere un termine certo per l'approvazione dei provvedimenti. Credo sia qualcosa che vada nel senso di garantire le prerogative del Parlamento e non certo di soffocarle. Mi sembra significativo anche quello che abbiamo deciso di fare per ciò che riguarda il Comitato per la legislazione. Esisteva alla Camera dei deputati, ma non al Senato, e lo introduciamo per aiutarci ad avere una migliore qualità nella formulazione delle leggi. Soprattutto, al Senato diamo al Comitato per la legislazione un compito che ritengo estremamente rilevante e importante, e cioè quello di offrire una valutazione di impatto sugli atti normativi che vengono via via assunti. Non è poca cosa e, come tutte le opportunità, andrà sfruttata bene, ma mi sembra significativa.

Concludo dicendo che le norme di carattere più politico, che ci hanno messo nelle condizioni di perseguire un obiettivo di carattere generale, quelle volte a contenere e frenare il transfughismo, sono importanti. Non le elenco in dettaglio, ritenendo importante che la Giunta nel suo complesso si sia posta questo obiettivo e l'abbia raggiunto in maniera adeguata. Io dico che essersi posti il problema di frenare il transfughismo, dopo le dimensioni che tale fenomeno ha raggiunto in questa legislatura, non rappresenta affatto - come qualcuno ha voluto dire - un attacco alla dignità del Parlamento e alle prerogative dei singoli parlamentari, un cedimento all'antipolitica e qualcosa di non legittimo. Credo che, quando si esce dalla fisiologia e si va nella patologia, occorre intervenire e penso che queste norme aiuteranno a difendere la centralità del Parlamento, la sua dignità, il suo lavoro anche ad avere un rapporto più trasparente tra eletti ed elettori, un aspetto di non poco conto, che rappresenta quella riserva di credibilità e di fiducia su cui si regge il prestigio dell'istituzione parlamentare.

Vorrei fare una raccomandazione, richiamando anche uno degli interventi svolti questa mattina: non tiriamo impropriamente in ballo l'articolo 67 della Costituzione, il vincolo di mandato o mandato imperativo, che ovviamente nel nostro ordinamento, come in tutti gli ordinamenti democratici europei, è vietato. Le parole hanno un senso. Vincolo di mandato è un'espressione che ha un significato ben preciso. Storicamente e in dottrina vi è vincolo di mandato quando una persona perde la carica di parlamentare in ragione delle opinioni che ha espresso e può essere fatta decadere dalla sua carica. Non a caso il vincolo di mandato è un tratto tipico degli ordinamenti dittatoriali e non trova spazio nelle democrazie. Niente di simile al vincolo di mandato si introduce con queste iniziative; si introducono, anzi, delle norme che sono una spinta ad esercitare più correttamente il proprio mandato, cosa ben diversa dal vincolo di mandato.

Ringrazio in conclusione i relatori e soprattutto lei, Presidente, che ci ha condotto in questi lavori, che soprattutto nella fase finale hanno coinciso con convulsioni parlamentari che potevano anche - diciamoci la verità - mandare a mare tutto. Non è nemmeno consueto che si riesca a votare la riforma del Regolamento a Camere sciolte e in regime di prorogatio. Mi sembra che questo vada al merito di chi ha permesso questo lavoro. (Applausi).

SCHIFANI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCHIFANI (FIBP-UDC). Signor Presidente, nel merito delle riforme in esame ho poco da aggiungere, perché molto hanno detto i miei colleghi. Il giudizio nel complesso è indubbiamente favorevole, perché si sono inserite delle norme a tutela del Parlamento nei confronti della invasività del Governo; norme atte anche a fluidificare - come già detto - la trasparenza dell'attività legislativa.

Signor Presidente, mi preoccupa un aspetto: la mancanza del parallelismo di questa riforma con la Camera dei deputati. Mi preoccupa che l'altro ramo del Parlamento, senza alcuna polemica da parte del sottoscritto, possa darsi i tempi che ci siamo dati o possa approvare un Regolamento non sinergico e non complementare a quelle che sono le nostre riforme inserite nel nuovo Regolamento. Non sappiamo cosa farà. È questo un aspetto che - a mio avviso - andrebbe affrontato al più presto nella logica delle intese che si realizzano sempre tra i Presidenti dei due rami del Parlamento.

Mi consenta, Presidente, di aggiungere una considerazione politica. Noi abbiamo fatto la nostra parte, il Parlamento ha fatto la propria parte e mi auguro fortemente che nella prossima legislatura si torni al vero bicameralismo voluto dai Padri costituenti. Diciamo pure che questa legislatura ha visto un continuo e graduale affievolimento di quello che è il bilanciamento dei poteri tra Governo e Parlamento: ricorsi a voti di fiducia sin dai primi anni di questa legislatura hanno compresso l'attività e dato luogo - ricordo a me stesso - a ricorsi di singoli parlamentari delle opposizioni davanti alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzione. In quella occasione la Corte costituzionale rigettò il ricorso per carenza di legittimazione, sostenendo che il singolo parlamentare non era legittimato a poter impugnare quel provvedimento o a ricorrere per il conflitto, pur condividendo parzialmente il merito della protesta. Come lei ricorderà, era l'occasione in cui la manovra finanziaria del primo Governo Conte era arrivata in Senato intorno al 14-15 dicembre.

Poi è intervenuta l'emergenza sanitaria ed economica e, quindi, la decretazione d'urgenza ha visto un monocameralismo di fatto, alternato: un decreto-legge che arrivava in un ramo del Parlamento veniva lavorato in Commissione, si approvava col voto di fiducia e si mandava all'altro ramo del Parlamento soltanto per una ratifica. Ed è quanto abbiamo vissuto anche alla luce dell'emergenza, sia economica che sanitaria, che ha visto l'introduzione nei decreti-legge di emendamenti che poco avevano a che fare, violando il precetto costituzionale, con la compatibilità per materia. Si è quindi dato luogo a una legislazione irrazionale, slegata dai principi dalla nostra Carta.

Mi auguro fortemente che si possa tornare, signor Presidente, a un vero bicameralismo, a tutela dei diritti dei cittadini che ci hanno votato in funzione di una Carta costituzionale che prevede una doppia lettura, che è sinonimo di buona legislazione, nella qualità, nella trasparenza e nella correttezza.

Con questo augurio, annunzio il voto favorevole di Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC. (Applausi).

AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, mi permetta, in apertura di intervento, di unirmi ai ringraziamenti ai relatori, senatori Calderoli e Santangelo, per l'egregio lavoro realizzato; complimenti che estendo a tutti i membri della Giunta e, in particolare, a quelli del Comitato ristretto che hanno partecipato ai suoi lavori, per l'ottimo clima positivo e collaborativo che si è instaurato durante i lavori stessi.

Infine, Presidente, tutti abbiamo apprezzato la sapiente guida e lo stile con cui lei ci ha indirizzato in questi mesi, sapendo essere ferma all'occorrenza, ma anche flessibile nel garantire piena autonomia al Comitato ristretto, affinché potesse operare nel modo più produttivo e proficuo possibile. Grazie, Presidente.

Come sappiamo, la riforma del Regolamento del Senato si è resa necessaria a seguito della modifica costituzionale che ha ridotto, a partire dalla prossima legislatura, il numero di senatori a 200. Non è chiaramente questa la sede per esprimere giudizi di merito sulla riforma, ma quello che è certo è che i tanti suoi aspetti positivi rischiano di essere vani, se non destabilizzanti, se essa non è accompagnata da una corrispondente modifica del nostro Regolamento; modifica che non può essere solo quella di una proporzione dei vari parametri numerici, ma che deve riorganizzare anche il funzionamento di alcuni organismi di questo ramo del Parlamento, le Commissioni permanenti su tutti.

Si è optato per la riduzione del loro numero a dieci, perché l'attuale configurazione a quattordici avrebbe portato a una composizione scarna e problematica di ciascuna di esse. Gli accorpamenti necessari sono basati su criteri di affinità tematica, ma anche di carichi di lavoro di ognuna di esse. Si lasciano invariate le due Commissioni filtro, la 1a e la 5a, e la 2a, che fra le altre è quella più gravata dal numero di atti trattati. Per le attuali 3a, 4a e 14a si è preferito lasciare autonoma quella delle politiche europee, accorpando quindi affari esteri e difesa, che sono tra quelle che, dati alla mano, hanno ad oggi minori incombenze. Agricoltura confluisce con le attività produttive, territorio e ambiente con la Commissione sui lavori pubblici, infine sanità con la Commissione lavoro e welfare.

L'occasione della revisione del Regolamento è stata anche e soprattutto utile per fare il tagliando al seppur ottimo articolato che quotidianamente utilizziamo. La riforma del 2017 ha prodotto un Regolamento snello, di facile interpretazione, che ha permesso ai nostri lavori di procedere in modo fluido e scorrevole, con evidente vantaggio sulla qualità della produzione legislativa. L'applicazione pratica nel corso di questa legislatura ne ha dimostrato il buon funzionamento, ma ha anche evidenziato gli ambiti ove esso è perfettibile.

La Giunta propone, quindi, alcuni correttivi in tal senso e altri per rispondere ad alcune storture che il quadro politico, in continua e dinamica evoluzione, ha autoprodotto.

Viene istituito un nuovo organismo, il Comitato legislazione, prendendo spunto da quello esistente alla Camera dei deputati. Con l'articolo 4 viene prevista un'interessante novità relativa alla Commissione parlamentare per le questioni regionali, prevedendo la possibilità di invitare i rappresentanti delle Regioni, delle Province autonome e degli enti locali a partecipare alle sedute della Commissione stessa in relazione a specifici provvedimenti. (Applausi). Questo è un importante segnale di attenzione alle realtà locali che si inserisce nel quadro di quella irreversibile e improrogabile azione che ha preso il via con il referendum sull'autonomia del 22 ottobre 2017. Parallelamente, viene previsto che la Commissione politiche dell'Unione europea possa invitare i membri del Parlamento europeo a partecipare, senza diritto di voto, alle sue sedute in relazione a specifici provvedimenti.

Passando ad altro argomento, inseriamo almeno tre importanti modifiche che vanno ad agevolare il nostro lavoro, soprattutto di Commissione. Anzitutto, si prevede maggiore chiarezza nell'arrivo e nella trasposizione all'Aula del testo dei decreti modificati in Commissione. Gli emendamenti approvati saranno inseriti direttamente nel testo (il cosiddetto Allegato A) e non dovranno più essere votati dall'Assemblea sotto la veste di emendamenti della Commissione. Si parifica quindi l'esame dei decreti a quello dei disegni di legge ordinari, con due evidenti vantaggi... (Brusio).

Signor Presidente, è veramente difficile parlare.

PRESIDENTE. In effetti c'è troppa confusione. C'è un brusìo che non consente di ascoltare chi parla. Chi non è interessato può uscire dall'Aula.

Prego, senatore Augussori.

AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az). La ringrazio, signor Presidente.

Dicevo che ci saranno due evidenti vantaggi: maggior chiarezza del testo e lavori più snelli in Aula a seguito del minor numero di votazioni necessarie.

In seconda battuta, viene previsto che le Commissioni filtro (Commissioni affari costituzionali e bilancio) debbano esprimere il parere solo sugli emendamenti approvati, quindi a valle dei lavori della Commissione di merito e non più a monte sul complesso degli emendamenti presentati a volte in maniera strumentale e massiva e ai conseguenti testi 2, 3, 4, eccetera. Questo consentirà un notevole alleggerimento dei lavori della Commissione bilancio, con l'importante possibilità di applicare un maggior discernimento sugli emendamenti veramente significativi, e porterà maggiore fluidità ai lavori della Commissione di merito, che oggi sono troppe volte soggette a stop and go continui e agli esiti di quella che è una vera e propria roulette.

La terza modifica, che probabilmente è quella politicamente più importante, prevede che la Commissione bilancio non sia più tenuta a dare parere contrario, ex articolo 81, su quegli emendamenti per i quali non arriva la relazione tecnica. Dalla prossima legislatura, infatti, il Governo sarà tenuto a trasmettere la relazione tecnica entro cinque giorni dalla richiesta. Se questa non viene trasmessa, non vi è più l'automatismo che prevede la presunzione di onerosità o la mancanza di copertura, ma sarà la Commissione a valutarla in piena autonomia, come è giusto che sia in un Parlamento sovrano. Viene a cadere, quindi, l'alibi dietro il quale i Ministeri erano usi nascondersi per non permettere la trattazione di temi non graditi. Torniamo quindi a riaffermare la supremazia degli eletti del popolo rispetto ai burocrati di Stato. (Applausi).

Un ultimo capitolo della riforma è volto a contrastare il malcostume di coloro che, una volta eletti, trasbordano da un Gruppo all'altro come naufraghi in continua ricerca dell'approdo su un'isola felice. Viene messo in campo una serie di disincentivi, anche economici, per contrastare tale pratica.

Viene prevista, sull'esempio di quanto accade al Parlamento europeo, la figura del non iscritto ad alcun Gruppo anche per i senatori elettivi, oggi in uso solo per quelli di diritto. Ciò comporta che vengano classificati tali coloro che, abbandonando il proprio Gruppo, non possono aderire ad altro Gruppo costituito, tantomeno al Misto. A coloro che invece vengono espulsi dal proprio Gruppo, verranno concessi tre giorni per aderire a un Gruppo esistente. Ai non iscritti verranno garantiti spazi di intervento e la partecipazione alle Commissioni, ma non le prerogative economiche previste per i Gruppi.

Viene poi prevista maggiore rigidità per la costituzione di nuovi gruppi e componenti del Misto, con criteri chiari e non aggirabili, con le alchimie tipiche della Prima Repubblica. La nuova formulazione prevede che possano essere costituiti nuovi Gruppi solo se composti da 9 senatori, anziché 6 - come abbiamo visto, sarà il nuovo numero minimo ordinario - rappresentativi di un partito o movimento politico, del quale assumono il contrassegno, che nella legislatura abbia presentato alle elezioni politiche o del Parlamento europeo propri candidati, conseguendo l'elezione dei propri rappresentanti. Quindi, i nuovi Gruppi potranno essere costituiti solo in corrispondenza di partiti veri.

Altre modifiche - sempre volte a disincentivare il trasformismo - prevedono che la decadenza dalle cariche sia estesa ai questori e a tutti i membri delle Giunte.

Per quanto riguarda la Giunta delle elezioni e delle immunità, viene rafforzata l'attribuzione della Presidenza a un esponente dell'opposizione, precisando che tale condizione debba permanere per tutta la durata dell'incarico - pena la decadenza - e non solo verificarsi al momento dell'elezione.

Infine, l'articolo 5 presenta una disposizione finale, sempre volta a disincentivare i trasferimenti ad altro Gruppo parlamentare, nella quale si prevede una modifica alla disciplina dei contributi ai Gruppi, sia per arginare il fenomeno della mobilità interessata, sia al fine di conseguire un risparmio di spesa per il Senato.

Faccio un piccolo inciso, Presidente. Sinceramente mi dispiace per quanto accaduto poco fa all'emendamento presentato dalla collega Maiorino: il testo riformulato era sinceramente equilibrato, il nostro Gruppo l'ha sostenuto e, sulla richiesta di voto segreto - come si è visto - non ha dato il sostegno. Abbiamo votato a favore dell'emendamento, ma spiace vedere quanto è accaduto in Aula, ovvero che non si sia raggiunto il quorum necessario.

Peccato che anni e anni di lotte siano stati gettati nel cestino. Faccio, però, presente che nel solo campo del centrosinistra allargato, campo largo, campo ampio - chiamatelo come volete - ho riscontrato l'assenza di 18 senatrici. Non farò i nomi: chi vuole li può cercare. Ebbene, devo dire che le battaglie - giuste o sbagliate che siano, e questa è una battaglia giusta - si combattono e si vincono sul campo (Applausi), altrimenti è mera demagogia. Ovviamente quelle 18 senatrici non devono rendere conto a me (ci mancherebbe), ma dovranno renderlo semmai alle loro elettrici.

In conclusione, Presidente, riteniamo che quello in esame, così come licenziato dalla Giunta, sia un ottimo testo, e, considerato che la fase emendativa avvenuta in quest'Assemblea lo ha ulteriormente migliorato, impreziosito e valorizzato, esprimo convintamente il voto favorevole del Gruppo Lega. (Applausi).

PERILLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERILLI (M5S). Signor Presidente, è molto probabile che questa sia l'ultima dichiarazione di voto; viste le circostanze, è uno degli ultimi atti all'esame del Senato, motivo per il quale, Presidente, farò un intervento un po' più politico rispetto a quelli precedenti, perché vorrei inquadrare la modifica del Regolamento in una cornice più complessiva, anche alla luce di quello che la nostra forza politica ha contribuito a fare e a portare in quest'Aula.

È indubbio infatti - e mi sembra sia mancato nei discorsi dei colleghi che mi hanno preceduto - che la modifica principale, ovvero l'adeguamento nei numeri, nei quorum nelle Commissioni come nell'Aula, in tutto il lavoro del Senato, sia dovuta a una riforma, il taglio del numero dei parlamentari, che questa forza politica ha portato avanti con determinazione e coraggio. (Applausi). Mi spiace che nessuno abbia ricordato tale riforma, che pure è stata approvata con larga maggioranza e che è da ascrivere al MoVimento 5 Stelle.

Presidente, in questo momento in cui le forze politiche si scambiano le accuse e i giornali sono concentrati su quella battuta del leader politico rispetto all'altro, a darsi le reciproche colpe, mi dispiace che venga dimenticato che l'unica forza politica che ha portato in quest'Aula temi che erano nel programma elettorale e li ha realizzati è stato il MoVimento 5 Stelle. (Applausi). E parliamo del taglio dei parlamentari, del reddito di cittadinanza, dello spazzacorrotti, del taglio dei vitalizi, e adesso anche delle norme contro il trasformismo parlamentare.

Colleghi, siamo arrivati a quasi 400 parlamentari fuoriusciti dai Gruppi di elezione originari; forse, mentre parlo, qualcuno sta uscendo e, quindi, è un numero destinato a crescere. (Applausi). E nel dibattito che c'è sempre stato, sia sulla riforma del taglio del numero dei parlamentari, sia sulla questione del trasformismo, durante le legislature, e quindi in anni in cui siete stati presenti con le vostre forze politiche abbondantemente e costantemente, non siete mai riusciti a raggiungere siffatti obiettivi.

Ebbene, in questo momento in cui è facile perdersi in tanti rivoli di polemiche, di problemi e falsi temi, voglio ricordare le cose concrete e utili che rispondono al mandato che ci hanno dato gli elettori. (Applausi). Una cosa rivoluzionaria: ricordare quello per cui si è stati eletti.

Ci si rimprovera anche che il taglio del numero dei parlamentari penalizza anche noi. Certo, penalizzerà anche noi, perché non pensiamo ai nostri interessi, ma cerchiamo di fare il meglio per la collettività, quello per cui siamo stati eletti. Se è vero, com'è vero, che il risparmio sarà di centinaia di milioni di euro a legislatura, su questo non viene detta neanche una parola: semplicemente si pensa all'adeguamento, perché è un fatto formale e dovuto, ma lo vogliamo dire a chi si ascrive un tale risultato? (Applausi).

Va bene: siamo agli inizi di una campagna elettorale e naturalmente potete leggere tali episodi e gli atti che abbiamo portato avanti in questo Parlamento come volete. Resta il fatto - ripeto - che il MoVimento 5 Stelle è l'unica forza che ha portato avanti il programma elettorale. (Applausi). Mi riferisco sia al programma con il quale è stato eletto, sia al contratto di Governo nei vari Governi che si sono succeduti. Ebbene, bisogna avere il coraggio di ammetterlo e di riconoscere il contributo che abbiamo dato come forza politica e per quanto riguarda il taglio dei vitalizi.

Vogliamo parlare - ad esempio - del fatto che, nelle giunte dove il MoVimento 5 Stelle era presente, per colpa del trasformismo parlamentare, gli unici rappresentanti che potevano perorare la causa per la quale noi eravamo stati eletti sono passati ad altri partiti e, quindi, non ci trovavamo più rappresentati? (Applausi). Altre forze politiche hanno cominciato a chiedersi cosa facesse il MoVimento 5 Stelle. Il MoVimento 5 Stelle fa dov'è rappresentato, e non quando è vittima di meccanismi, come questo che adesso cerchiamo di combattere.

Naturalmente era chiaro sin dall'inizio che le riforme importanti si raggiungono anche con la modifica dei regolamenti parlamentari: questo sia da lezione anche per chi ha cercato di modificare la Costituzione, proprio perché non ha voluto realizzare queste riforme. Invece, intervenendo sui regolamenti parlamentari, abbiamo capito che la strada migliore, anche tramite la disincentivazione e penalizzando economicamente i Gruppi, fosse quella di combattere il trasformismo. Dentro quest'Aula - ma deve essere chiaro anche fuori - forse l'unico disincentivo vero è la penalizzazione economica per il Gruppo che riceve il transfuga e per chi lo lascia andare, perché diventa un vero e proprio mercato (Applausi). È un mercato che destabilizza un'intera legislatura. E sappiamo benissimo che i passaggi dai Gruppi hanno messo a rischio più volte, a prescindere dalle questioni politiche, la tenuta del Parlamento. E mi fa sorridere chi parla di stabilità, sapendo che dentro il Parlamento c'è un continuo andirivieni nei Gruppi, nell'uno e nell'altro fronte.

Fatta questa chiarezza, visto che vi presenterete e ci presenteremo dinanzi agli elettori, ciascuno allora dovrà dare una giustificazione ai propri comportamenti; ciascuno dovrà giustificare perché continua a difendere i vitalizi; ciascuno dovrà giustificare perché non porta avanti nella Giunta per le autorizzazioni le richieste di arresto o le intercettazioni. (Applausi). Il MoVimento 5 Stelle ha tutto agli atti e lo mostreremo.

Qui ci troviamo di fronte a molto più che alla riforma parlamentare di un Regolamento. Attraverso queste riforme si giudicano gli atti e le attività politiche di chi è seduto qui in Parlamento e che adesso deve tornare tra la gente a render conto alle persone.

Naturalmente, le modifiche che abbiamo presentato sono state l'occasione per migliorare il Regolamento e hanno spinto ragionevolmente e responsabilmente le forze a intervenire anche in altri settori: di questo va dato sicuramente atto. È un dato molto positivo che si sia voluto razionalizzare ed economizzare l'andamento dei lavori, abolire tutti quei meccanismi che da sempre sono pensati per dilatare i tempi e non far arrivare i provvedimenti a segno. Mi spiace in tutto questo che un emendamento del MoVimento 5 Stelle, a mia prima firma, non sia stato approvato, con cui si chiedevano tempi certi, quando una determinata legge fosse passata in un ramo del Parlamento, nell'approvazione dell'altra Camera. Questo avrebbe sicuramente accelerato l'iter legislativo e in qualche modo eliminato tutte le perdite di tempo; soprattutto, avrebbe dimostrato che non c'è bisogno di cambiare la Costituzione per velocizzare l'iter di una legge. (Applausi).

L'emendamento non è stato approvato, ma è stato importante aver messo l'argomento sul tavolo. Così com'è importante quello che ha fatto il MoVimento 5 Stelle sulla questione della dematerializzazione dei fascicoli. Siamo sommersi da carta. Noi portiamo davvero avanti i temi della transizione ecologica e del rispetto dell'ambiente: neanche una parola su questo. Occorre andare nella direzione dell'informatizzazione. La legge di bilancio è uno di quei provvedimenti che comportano milioni e milioni di fotocopie di carta: è una cosa assurda.

È altresì importante aver consentito la digitalizzazione della presentazione delle petizioni. Si parla tanto di democrazia partecipativa e rappresentativa - e avete citato il referendum - ma lo fate quando vi fa comodo, perché non vi va bene che una forza politica costantemente difenda chi è fuori dal Parlamento e voglia portarne le istanze dentro il Parlamento. (Applausi).

Questi sono tutti temi conquistati dalla nostra forza politica all'interno della Giunta, ovviamente con l'accordo dei relatori e delle altre forze politiche.

A mio parere, resta un punto veramente a sfavore. Ve lo dico, colleghi, anche per la cultura da cui vogliamo liberare questa Assemblea. Non aver approvato l'emendamento della senatrice Maiorino fa fare un passo indietro gigantesco (Applausi) rispetto alle tante sbandierate dichiarazioni sulla libertà e sulla tutela delle donne, sull'uguaglianza nel linguaggio, sul superamento della distinzione di genere. Invece è risultato essere un tema più divisivo del contrasto al trasformismo parlamentare. (Applausi). C'è una tale ritrosia ad affrontare questi argomenti - in realtà solo in quest'Aula, perché il mondo va avanti e saremo derisi per questo - che il voto segreto è diventato ancora una volta un escamotage per riaffermare l'arretratezza culturale di chi dovrebbe essere avanti nel Paese (Applausi), di chi dovrebbe far sprigionare da quest'Aula una visione di società e di cultura profondamente diverse. Questo è stato uno dei capitoli più vergognosi - ampiamente previsto, purtroppo - nella questione dell'approvazione del nuovo Regolamento.

Signor Presidente, concludendo su tale argomento, proprio per dare un segnale nella direzione a cui sto facendo riferimento, le chiedo di spostare il busto della prima donna eletta in Senato, la senatrice Lina Merlin, che tanto si è spesa nelle battaglie per la tutela delle donne, da un corridoio che non viene più visitato dalle scolaresche e dalle persone. (Applausi). Tolga quel busto dall'ombra e lo esponga in un Senato che non riporta neanche l'effige di una donna; lo esponga in un luogo molto più visibile, come chiedono le associazioni e la società civile. Cominciamo da questi segnali. Almeno si sposti il simbolo di chi si è speso per la tutela delle donne. (Applausi).

Esprimo il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. (Applausi).

PRESIDENTE. Ricordo che le prossime due votazioni avverranno a maggioranza assoluta.

NUGNES (Misto-Man.A Pap PRc-Se). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

NUGNES (Misto-Man.A Pap PRc-Se). Signor Presidente, dissento e oggi mi è ancora data questa possibilità. Ma in effetti il concetto di democrazia rappresentativa è stato silurato ed è affondato, anche se molti - anche in quest'Aula, temo - ancora non se ne rendono conto.

La riforma del Regolamento, per quanto riguarda uno dei problemi principali che avete voluto mettere sul tavolo, quello del trasformismo, ha assolutamente fallito l'obiettivo, perché non avete voluto guardare in faccia il problema e vederlo per quello che è. Non stiamo togliendo l'articolo 67 della Costituzione - come ha dichiarato il collega del Partito Democratico - ma stiamo procedendo in quella direzione, perché questo del Regolamento è solo un tassello, il secondo, che segue quello del novembre-dicembre 2017. Il trasformismo è quello dei partiti, che sono oramai nelle mani dei super leader che non danno più la possibilità di mantenere fede alle promesse elettorali, il vero unico mandato elettorale a cui si dovrebbe sempre rispondere. Persino il centralismo democratico prevedeva che ci fossero sempre un ampio dibattito interno, pluralità di posizioni e una votazione.

Oggi questo non è più possibile. Troppe volte il trasformismo è determinato non da interessi personali, perché non ci può essere interesse personale a lasciare un partito in maggioranza relativa al 33 per cento per andare nell'irrilevanza assoluta, ma c'è sicuramente mantenimento di fede alla parola data all'elettorato.

State fallendo, ma questo tassello si incastra nel taglio lineare del numero dei parlamentari, portato avanti senza cambiare la legge elettorale in senso proporzionale, cosa che avevate detto essere necessaria per votare a favore della riduzione del numero dei parlamentari, dopo aver votato tre volte contro. Era una condizione, eppure lo avete fatto senza che essa sia stata portata a casa e questo è spregevole a mio parere.

Ciò si inserisce anche nella volontà di mantenere stretta una possibilità... (Il microfono si disattiva automaticamente) ...e non ad altri, che si evince anche nell'articolo 6-bis del decreto-legge n. 41 del 2022, in cui viene attribuita la possibilità solo ad alcuni piccoli partiti, ad alcuni piccoli Gruppi parlamentari, di essere esentati dalla raccolta firme di Ferragosto. Io vi ringrazio e vi saluto tutti. (Applausi).

PRESIDENTE. Avverto che è stata presentata dai relatori, ed è in distribuzione, una proposta di coordinamento. Per l'approvazione di tale proposta è necessaria la maggioranza assoluta, in quanto incide sulle modifiche approvate nelle precedenti votazioni.

Accertamento del numero dei presenti

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 107, comma 3, del Regolamento, dispongo pertanto l'accertamento del numero dei presenti.

(Segue l'accertamento del numero dei presenti).

Stante l'esito dell'accertamento testé condotto, procediamo alle votazioni.

Ripresa della discussione del documento II, n. 12(ore 12,51)

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di coordinamento C1, presentata dai relatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6, concernente l'entrata in vigore del documento, con l'avvertenza che la Presidenza si intenderà autorizzata ad apportare le correzioni di carattere formale che dovessero risultare necessarie.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Si è così concluso l'esame del documento II, n. 12.

Sospendo la seduta fino alle ore 15.

(La seduta, sospesa alle ore 12,53, è ripresa alle ore 15,03).

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

Discussione e approvazione del disegno di legge:

(2633) Delega al Governo per il riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, di cui al decreto legislativo 16 ottobre 2003, n. 288 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra finanziaria) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 15,03)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2633, già approvato dalla Camera dei deputati.

La relatrice, senatrice Binetti, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.

BINETTI, relatrice. Signor Presidente, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, nell'ambito della missione 6, dedicata alla salute, prevede quattro tipi di riforma che toccano le tre grandi aree dei servizi sanitari: quella ospedaliera, quella territoriale e quella della prevenzione. La riforma degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) prevista dal PNRR rappresenta il collegamento tra l'obiettivo dell'innovazione nel campo della salute e la ricerca sanitaria. L'obiettivo della riforma è rafforzare il rapporto tra ricerca, innovazione e cure sanitarie attraverso la revisione e l'aggiornamento dell'assetto regolamentare e del regime giuridico degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e delle politiche di ricerca di competenza del Ministero della salute. La riforma mira a rendere gli IRCCS sempre più capaci di portare l'innovazione terapeutica al letto dei pazienti o accanto ai pazienti o a casa dei pazienti, facilitando lo scambio di competenze specialistiche tra gli IRCCS e le altre strutture del Sistema sanitario nazionale, introducendo modifiche al decreto legislativo n. 288, che risale a vent'anni fa.

Gli IRCCS sono enti a rilevanza nazionale, dotati di autonomia e personalità giuridica che, secondo standard di eccellenza, perseguono finalità di ricerca relativa prevalentemente alle applicazioni cliniche nel campo biomedico e in quello dell'organizzazione e gestione dei servizi sanitari ed effettuano prestazioni di ricovero e cura di alta specialità.

La delega al Governo per il riordino della disciplina degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, di cui al decreto legislativo 16 ottobre 2003, n. 288, che stiamo discutendo in questo momento, è stata approvata in prima lettura alla Camera dei deputati il 25 maggio di quest'anno. Si tratta di un disegno di legge di iniziativa governativa, che rappresenta un collegato alla manovra di finanza pubblica. Il PNRR prevede che la legge con cui sarà elaborato il piano di revisione degli IRCCS entri in vigore entro la fine dell'anno 2022 e richiede l'adozione di uno o più decreti legislativi entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge. Questo, come comprenderete, è il primo nodo che ci preoccupa, perché la legge deve entrare in vigore entro il 31 dicembre e, nello stesso tempo, i decreti attuativi dovranno essere emanati dal Governo che ancora non c'è.

La disciplina vigente sugli IRCCS è in larga misura sostenuta dal decreto legislativo del 16 ottobre 2003, n. 288, che riguarda sia gli IRCCS di diritto pubblico, compresi quelli successivamente trasformati in fondazioni di diritto pubblico, sia quelli di diritto privato. Alcune norme si riferiscono solo agli IRCCS di diritto pubblico, perché per quelli di diritto privato vale il principio dell'autonomia giuridico-amministrativa, come prevede l'articolo 12, comma 1, dello stesso decreto legislativo.

L'attuale disegno di legge delega punta a rafforzare la qualità della ricerca sanitaria del Servizio sanitario nazionale, in un'ottica prevalentemente traslazionale, che privilegia l'applicazione clinica attraverso il potenziamento delle politiche di ricerca del Ministero della salute, il che presuppone una profonda e solida sintonia tra gli orientamenti scientifici identificati dal Ministero e le scelte concrete dei vari IRCCS, con la possibilità che siano gli stessi IRCCS a proporre al Ministero progetti scientifici di alta qualità. Risulta comunque fondamentale rispettare l'autonomia giuridico-amministrativa degli IRCCS di diritto privato e il principio di invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica.

Il potenziamento del ruolo degli IRCCS previsto dalla legge delega punta in via prioritaria all'eccellenza in materia di ricerca preclinica, clinica, traslazionale, clinico-organizzativa e quindi all'innovazione e al trasferimento tecnologico, con particolare attenzione ai compiti di cura e di assistenza nell'ambito di quelle aree tematiche riconosciute a livello internazionale secondo le categorie diagnostiche principali, senza però perdere di vista quelle specializzazioni disciplinari che non sono direttamente collegate alle MCD, perché affrontano temi e problemi anche di nicchia e per le quali esistono appositi programmi di coordinamento nazionale, come ad esempio i diversi piani nazionali previsti per aree specifiche. Penso al piano nazionale delle malattie rare, che, come ben sa il Governo, non è stato ancora pubblicato, al piano nazionale per l'oncologia, recentemente pubblicato, che però si discosta ancora fin troppo dal piano europeo per l'oncologia; penso al piano nazionale per la disabilità, a quello per la cronicità e a molte altre cose.

In altri termini, se al centro dell'attenzione degli IRCCS ci sono quelle patologie che hanno un maggiore impatto sulla popolazione, resta alta l'attenzione rivolta anche a patologie altamente specialistiche. L'attuale legge delega richiede che la revisione dei criteri utilizzati per il riconoscimento, la revoca e la conferma del carattere scientifico degli IRCCS e quindi della loro qualifica avvenga ogni quattro anni rispetto agli attuali due anni. Il perché è facilmente intuitivo, dal momento che ottenere risultati certi sia sul piano clinico che scientifico, opportunamente confermati da una serie di successive sperimentazioni, richiede un tempo ragionevolmente commisurato agli obiettivi che si vogliono raggiungere. Il criterio prioritario per essere inseriti e per essere confermati tra gli IRCCS resta comunque definito dal livello di eccellenza dell'attività di ricovero e cura svolta negli ultimi anni e dal contributo tecnico-scientifico fornito attraverso un'attività di ricerca biomedica riconosciuta a livello nazionale e internazionale.

È importante sottolineare che il carattere di eccellenza deve riguardare contestualmente sia l'attività assistenziale che l'attività di ricerca, svolta nella specifica disciplina assegnata. Nella valutazione dell'eccellenza rientrano anche i criteri di governance, le modalità di finanziamento e la valutazione delle reti degli IRCCS, l'osservanza dei princìpi di flessibilità organizzativa e gestionale, la qualità della semplificazione operativa, la condivisione delle conoscenze e lo sviluppo di infrastrutture e piattaforme tecnologiche condivise. Queste ultime devono essere aperte alla collaborazione con gli altri enti del Servizio sanitario nazionale, con reti o gruppi di ricerca anche internazionali, con partner scientifici e industriali, nazionali e internazionali.

Tra i criteri di eccellenza c'è sempre la partecipazione alle diverse reti di ricerca clinico-assistenziali a livello nazionale e internazionale, evitando in ogni modo forme di isolamento autoreferenziale e condividendo sempre più protocolli, materiali, metodi, risultati, eccetera. La legge delega distingue tra gli IRCCS monotematici, che hanno ricevuto il riconoscimento per un'unica specializzazione disciplinare e quelli politematici, che hanno invece ricevuto il riconoscimento per più aree integrate. L'obiettivo è valorizzare tutti e due i modelli, senza mai perdere di vista l'eccellenza, misurata secondo standard internazionali. I nuovi riconoscimenti degli IRCCS, relativi ai policlinici universitari, possono prevedere anche più aree, purché complementari e integrate.

La delega considera fra i criteri di primario interesse per la valutazione non solo l'area tematica oggetto del riconoscimento, ma anche la collocazione territoriale dell'IRCCS, per ottenerne un'ampia distribuzione nel territorio nazionale, e il bacino minimo di utenza di ognuna delle aree tematiche, nel pieno rispetto della programmazione sanitaria regionale, soprattutto per ciò che riguarda gli aspetti di natura economico-finanziaria. Un altro punto interessante dell'attuale legge delega riguarda il coordinamento tra la direzione generale e la direzione scientifica degli IRCCS, che implica un coinvolgimento concreto del direttore scientifico nella direzione strategica dell'istituto e nell'assegnazione di obiettivi condivisi, per garantire il necessario raccordo tra attività di ricerca e attività di assistenza nelle aree tematiche oggetto di riconoscimento e in coerenza con gli indirizzi di politica sanitaria regionale e nazionale. (Il microfono inizia a lampeggiare).

Suppongo che il tempo a mia disposizione si stia esaurendo e pertanto concludo in due parole, sottolineando l'elemento che può essere di maggiore interesse per tutti i colleghi. Gli IRCCS oggi rappresentano il raccordo tra ricerca scientifica di eccellenza, attività clinico-assistenziale di eccellenza e modelli organizzativo-gestionali di eccellenza. Non c'è dubbio che dietro a questi tre nodi, ognuno di noi è in grado di riscontrare tutto ciò che non funziona negli ospedali di oggi, quando l'attività clinico-assistenziale non è eccellente e basta l'insoddisfazione dei pazienti a confermarlo, quando la ricerca in quei campi non raggiunge gli obiettivi di innovazione necessari e quando il flop è legato non tanto alla carenza di competenze o di dedizione dei clinici o dei ricercatori che si dedicano a questo, quanto piuttosto alla disorganizzazione e alla frammentazione dei servizi per i pazienti (lo vediamo nel tema delle file prolungate e dei ritardi). Quindi, scommettere sugli IRCCS oggi significa scommettere non su una nicchia, ma su una parte da cui potrebbe riprendere e ricominciare un ripensamento totale di quella medicina "ospedaliera", a cui si ispirano ormai anche tanti modelli universitari, che può cambiare la qualità della vita e l'assistenza, pubblica e privata, di tanti pazienti in Italia.

PRESIDENTE. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, la discussione generale non avrà luogo.

Passiamo all'esame del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo approvato dalla Camera dei deputati,sul quale sono stati presentati ordini del giorno che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi

BINETTI, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere favorevole su tutti gli ordini del giorno. In particolare, l'ordine del giorno da me presentato è semplicemente la raccolta e la messa in fila di tutti gli impegni proposti dai colleghi. L'obiettivo è molto specifico ed è stato spiegato anche stamattina; ormai il nostro sistema parlamentare procede a Camere alternate. Questo disegno di legge è stato già approvato dalla Camera e quindi il margine di manovra che abbiamo per modificarlo è prossimo allo zero; l'unico modo che abbiamo per poter incidere su di esso è rappresentato dagli ordini del giorno. Avere un ordine del giorno che raccolga gli impegni di tutti e li riproponga significa per noi sottolineare il desiderio che nei decreti attuativi, conditio sine qua non di questa legge delega, si tenga conto fino in fondo di quello che è il lavoro della Commissione, un lavoro fortemente condiviso, profondamente integrato e volto esclusivamente a migliorare la qualità dell'assistenza e della ricerca.

PRESIDENTE. Senatrice Binetti, affinché resti a verbale, il parere è quindi favorevole sugli ordini del giorno G1.100, G1.1, G1.2, G1.3, G1.4 e G 1.5.

SILERI, sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno non verranno posti ai voti.

Passiamo alla votazione finale.

PARENTE (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARENTE (IV-PSI). Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentante del Governo la delega per il riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico è un provvedimento molto importante, come ha ben illustrato la relatrice, perché collegato alla manovra di bilancio e al Piano nazionale di ripresa e resilienza. È un provvedimento molto importante per la salute della nostra cittadinanza, per l'eccellenza e la ricerca italiana. Poiché però dopo la sua approvazione, la norma ha bisogno di decreti attuativi entro l'anno in corso, anche questa normativa rischia di subire ritardi a causa di questo scellerato ed improvviso anticipo della fine della legislatura. Ma tant'è.

Con la norma oggi in approvazione si potenzia il ruolo degli IRCCS per promuovere l'eccellenza in materia di ricerca preclinica, clinica, traslazionale, clinica organizzativa e il trasferimento tecnologico e per irrobustire i criteri per assicurare una più alta qualità dell'attività assistenziale.

In Senato, in questo sistema di bicameralismo alternato nel quale siamo piombati, non abbiamo potuto modificare il testo. Abbiamo però chiuso il provvedimento nella Commissione che mi onoro di presiedere con grande senso di responsabilità delle senatrici e dei senatori, consapevoli dell'importanza del tempo per l'approvazione della normativa poiché essa è legata alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Siamo andati avanti anche quando è arrivata una relazione tecnica negativa della Ragioneria di Stato. Abbiamo un po' puntato i piedi come senatrici e senatori perché eravamo in presenza di un provvedimento già approvato all'altra Camera del Parlamento.

Abbiamo però tre questioni di fondo che spero vengano affrontate nei prossimi decreti attuativi e in un futuro prossimo. La prima concerne le risorse. Se aumentiamo il numero degli IRCCS, questo deve essere fatto a finanza invariata o comunque vincolando una quota di risorse regionali. Non è chiaro se le quote vincolate verrebbero introdotte a valere sul fabbisogno sanitario standard della singola Regione o sul fabbisogno sanitario nazionale standard.

La seconda questione riguarda il personale. È chiaro che non si può rinunciare alle nostre eccellenze italiane se c'è carenza di personale anche nelle strutture di IRCCS o se non c'è un'adeguata formazione.

Infine, l'unitarietà delle norme. Nella legge di riforma degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico non è prevista l'assegnazione di funzioni agli IRCCS e ogni Regione disciplina la materia in maniera autonoma e diversificata, non esistendo una legge quadro che obblighi le Regioni a regolamentare le rispettive funzioni degli Istituti. Il lavoro che abbiamo fatto in Commissione ha riguardato soprattutto gli ordini del giorno e ringrazio la relatrice, le colleghe e i colleghi per il lavoro svolto, quel poco che c'è stato concesso. Un mio ordine del giorno, approvato in Commissione, prevede di inserire nel decreto di attuazione della legge di riforma degli IRCCS una norma quadro che preveda l'obbligo per tutte le Regioni di approvare una disciplina di riferimento unitaria, che delinei le funzioni degli IRCCS sia di diritto pubblico che di diritto privato.

Queste tre questioni che pongo (risorse, personale e formazione e uniformità della sanità in tutto il territorio nazionale) sono i nodi cruciali da aggredire nel prossimo futuro, se vogliamo davvero che il sistema salute in Italia, dopo il trauma della pandemia, possa essere a garanzia della salute di tutti noi.

Mi ha colpito, colleghe e colleghi, Presidente, una dichiarazione odierna del presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, che definisce surreale che il Governo non abbia ancora dato loro i soldi che hanno speso per curare, ricoverare e vaccinare le persone durante il Covid-19. Inoltre, l'aumento dei costi dell'energia influirà sul funzionamento delle strutture e degli ospedali pubblici.

Penso quindi che il tema delle risorse sia importante a proposito degli IRCCS, ma anche per la sanità in generale. Se non partiamo da queste, che rappresentano le nostre eccellenze, non so da cosa potremmo partire. Mi auguro e spero - e il mio Gruppo farà pressione su questo - che nel prossimo decreto-legge aiuti sia messo al centro, con adeguate risorse, il tema delle risorse di cui le Regioni hanno bisogno dopo la pandemia.

In conclusione, il nucleo centrale della delega che stiamo votando è garantire che si raggiungano gli obiettivi di riforma che nascono dalla componente 2 della missione 6 "Salute" del PNRR, concernente innovazione, ricerca e digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale, con l'obiettivo di rafforzare il rapporto tra ricerca, innovazione e cure sanitarie e consentire al sistema degli IRCCS di rispondere alle nuove sfide poste al Servizio sanitario nazionale.

Noi non ci stanchiamo mai - e lo faccio anche in questa occasione - di ringraziare il personale socio-sanitario. Chiunque abbia avuto modo di essere un utente delle nostre eccellenze, gli IRCCS, sa quanta preparazione, competenza e abnegazione vi sia nelle professionalità di cui abbiamo bisogno. Per questo la politica ha il dovere di restituire qualcosa e in questi altri cinque o sei mesi di legislatura avremmo voluto sistemare davvero la sanità in Italia. Tuttavia, come dicevo prima, tant'è; il nostro impegno su questi temi continuerà, anche a partire dal prossimo decreto-legge aiuti.

Il Gruppo Italia Viva-Partito Socialista Italiano vota a favore del provvedimento. (Applausi).

MAUTONE (Ipf-CD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAUTONE (Ipf-CD). Signor Presidente, rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, volevo prima di tutto ringraziare la relatrice, senatrice Binetti, per il suo lavoro pragmatico e molto incisivo, che ha permesso di raggiungere dei risultati anche grazie alla subitanea accettazione da parte del Governo dei vari ordini del giorno. Ringrazio la presidente della Commissione, la senatrice Parente, per il giusto risalto che ha dato al provvedimento.

Il disegno di legge che oggi ci apprestiamo ad approvare reca la disciplina di delega al Governo per il riordino degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico. Questa riforma, che è già contemplata fra gli obiettivi del PNRR, coinvolge sia gli istituti pubblici che quelli privati. Come tutti sappiamo, questi istituti rappresentano una punta di diamante della nostra organizzazione sanitaria e vanno a confrontarsi con i migliori centri europei di ricerca avanzata e di assistenza di alta qualità e professionalità, per le tante ed eterogenee patologie trattate, che hanno un rilevante impatto clinico, diagnostico e terapeutico per i cittadini e per i pazienti.

Punti qualificanti e caratterizzanti degli istituti di carattere scientifico sono, appunto, la loro precisa identificazione e il loro riconoscimento giuridico come enti a rilevanza nazionale e i loro particolari standard di eccellenza sempre di altissima qualità. Essi sono dotati di autonomia gestionale e personalità giuridica. Base imprescindibile dell'attività di questi istituti è il loro fare ricerca: una ricerca avanzata, perfettamente collegata però all'applicazione clinica. Ecco, appunto, la ricerca traslazionale collegata in modo consequenziale e continuativo alla diagnostica clinica e alla terapia; favorire la ricerca di qualità, utilizzandone al meglio i risultati raggiunti e applicarli alla cura del malato, migliorando in modo oggettivamente constatabile gli standard delle prestazioni diagnostiche, cliniche e terapeutiche, non dimenticando - appunto - l'assistenza e i ricoveri sempre di alta o altissima specialità.

È indispensabile trovare le modalità più adeguate e le condizioni migliori (questo è un invito forte al Governo) per la loro riorganizzazione e il loro ulteriore potenziamento, riconoscendone il loro ruolo insostituibile e trainante. Gli istituti rappresentano e dovranno sempre di più rappresentare, ciascuno per il proprio campo d'azione, veri e propri fiori all'occhiello della nostra struttura sanitaria.

Altro punto che ritengo importante sottolineare è l'implementazione della mobilità del personale per la ricerca sanitaria tra gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di diritto pubblico, le università e gli enti pubblici di ricerca. Il confronto, lo scambio di esperienze scientifiche, la loro valorizzazione e il loro innesto con le altre realtà scientifiche e di ricerca non possono che arricchire il patrimonio di conoscenze e permettere il raggiungimento di obiettivi sempre più prestigiosi per la ricerca italiana. Nella ricerca medica, come in tante altre realtà, si fa di più cooperando e lavorando insieme per raggiungere obiettivi e risultati che siano utili e risolutivi per patologie complesse e spesso con scarse possibilità di cura per i pazienti che ne sono affetti.

Fondamentale sarà una più attenta e omogenea distribuzione di questi istituti su tutto il territorio nazionale, con una loro più razionale collocazione nelle strutture delle reti sanitarie regionali e nazionali. Infatti, la distribuzione attuale di questi istituti evidenzia una netta prevalenza in alcune aree del nostro Paese, penalizzando altre realtà regionali.

A tal proposito, ho presentato un ordine del giorno, recepito dal Governo, che prevede il riordino della rete di questi istituti e che ciò sia effettuato nel rispetto di una distribuzione più omogenea su tutto il territorio nazionale, garantendo la presenza di almeno un centro di eccellenza in ogni singola Regione.

Ho inoltre previsto nello stesso ordine del giorno l'istituzione di nuovi istituti di ricovero e cura a carattere scientifico nell'area materno-infantile, al fine di garantire l'attività di ricerca traslazionale, di cura e di promozione dell'eccellenza clinica in ambito pediatrico. Tutto ciò va nella giusta direzione di dare maggiore attenzione alle complesse problematiche dell'area materno-infantile, in cui tanti passi avanti sono stati fatti, ma tanto cammino resta ancora da fare.

Riorganizzare e potenziare questi istituti - mi avvio a concludere, signor Presidente - rappresenta un dovere delle Istituzioni e della politica (quella con la p maiuscola) e un diritto dei cittadini italiani. La nostra ricerca applicata alla clinica può e deve diventare un tratto caratterizzante della nostra organizzazione e della nostra struttura sanitaria.

La nostra sanità necessita di strutture trainanti e qualificanti, come appunto devono essere - e sono - gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico.

Su provvedimenti come questi, che elevano e potenziano la ricerca italiana e migliorano le prestazioni fornite ai cittadini, il Gruppo Insieme per il Futuro-Centro Democratico, darà convintamente il suo appoggio e il suo voto favorevole. (Applausi).

ZAFFINI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, a dispetto delle apparenze, questo è un provvedimento di grande importanza: attiene al riordino e ai nuovi criteri di finanziamento di una parte importante della nostra assistenza sanitaria, del nostro Servizio sanitario nazionale, sia quello erogato da strutture pubbliche sia quello, nel caso degli IRCCS, peraltro maggioritario, erogato dalle strutture private.

Nel nostro Paese gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico sono 51: 31 sono quelli cosiddetti privati, tra i quali ci sono centri di eccellenza come il San Raffaele, il Bambin Gesù - parlare di privati, in questo caso, è evidentemente un eufemismo - e 20 sono pubblici, facenti riferimento direttamente al Servizio sanitario nazionale.

Abbiamo esaminato con attenzione questo testo e, se devo essere sincero, collega Sileri, ci ha preoccupato di più qualche mese fa, quando lo abbiamo letto e abbiamo seguito i lavori nell'altro ramo del Parlamento. Quello che è accaduto ci tranquillizza in parte, posto che la legge delega spetterà verosimilmente al centrodestra, che sarà chiamato a governare anche le sorti della sanità nazionale. Quindi, da questo punto di vista, siamo un pochettino meno preoccupati (ma ovviamente facciamo tutti gli scongiuri!). Qual è però il senso di questo ragionamento?

L'idea di fondo della costituzione di questi poli di assistenza e ricerca era la traslazione delle conoscenze tra la ricerca e l'assistenza: sembra una banalità, ma nessuno ci dice - ancora oggi - qual è il risultato raggiunto dopo quasi quarant'anni dalla legge istitutiva e dopo vent'anni dalla più sostanziale riforma del 2003.

Quali sono gli esiti e i risultati rispetto alle risorse copiose indirizzate a questi istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (definiti con l'acronimo IRCCS), per quanto riguarda l'assistenza e in termini, ad esempio, di impact factor per quello che riguarda la ricerca? Quanto sono stati arricchiti questi istituti in termini di bagaglio di innovazione, reti innovative e capacità di adesione ai bisogni di cura e di assistenza, rispetto alle risorse indirizzate? Questi soldi, collega Sileri, sono stati spesi o investiti? Questo è il tema che manca nel testo.

Non si può non partire da un'analisi di quello che è accaduto negli ultimi venti, trenta o quarant'anni per agire in termini di riordino di questi istituti. Peraltro, sappiamo che il tutto si inserisce - come giustamente è stato fatto osservare dalla Presidente della nostra Commissione - in un quadro di riordino della missione 6 del PNRR, quindi nel grande tema del riordino dell'assistenza territoriale, ma anche di quella ospedaliera, quindi tutto questo rimane da fare. Ripeto che ci saremmo preoccupati al 100 per cento; ci preoccupiamo al 50 per cento, ma rimane un testo lacunoso, da questo punto di vista.

Faccio un esempio per capirci e per chiarire: molti di questi IRCCS hanno sedi periferiche, le quali evidentemente hanno determinato una superfetazione dei centri di spesa. Sono servite? Possiamo confermarle tutte? Su questo qualche dubbio ce l'ho. Vorrei capire qual è il bilancio di questi anni.

Un modo per chiarire al Parlamento che cosa accade rispetto a questo pezzo importante di assistenza sanitaria nazionale sarebbe per esempio una relazione periodica in cui si dettagli con previsione che cosa accade, perché è ovvio che questi istituti ricevono risorse attraverso le Regioni (per contratto, gli IRCCS privati; per convenzione, gli IRCCS pubblici), ma comunque vengono pagati a prestazione. Queste prestazioni come sono state? È un dubbio che ci rimane e resterà - temo - ancora per qualche tempo.

Detto ciò, il testo nel suo complesso è normale, anche grazie agli ordini del giorno sui quali è stato espresso parere favorevole; ringrazio la collega Binetti, in quanto relatrice del testo, per essere sempre precisa e puntuale, come ho avuto modo di constatare nei nostri quattro anni di frequentazione assidua in Commissione. Voteremo quindi a favore, perché non abbiamo particolari motivi per distinguerci sulla votazione di questo provvedimento, però con un auspicio finale, che riprende la polemica che giustamente riportava la collega Parente. Abbiamo una mole enorme di denaro indirizzata alla sanità attraverso mille canali, uno dei quali è quello degli IRCCS. Se non subentra una logica dettagliata e precisa di valutazione di queste spese, affinché se ne possa determinare il contenuto di investimento, piuttosto che di spesa, allora è evidente che hanno ragione mille volte le Regioni, quando reclamano, ancora oggi, il fatto di non essere state rimborsate delle maggiori spese sostenute e documentate, secondo le istruzioni ricevute dal Ministero, riguardo alle varie ondate di Covid. Questo è molto grave, colleghi, perché le Regioni vi hanno fatto fronte con risorse proprie, a volte con riserve importanti: ce ne sono alcune - pensiamo a quelle più grandi - che hanno destinato riserve copiose alla necessità di bilanciare i maggiori costi Covid. Lo Stato deve intervenire su questi e non può demandare alle Regioni, perché tutte vanno in dissesto su questa strada. Questo è un problema serio, serissimo.

Vi è un altro problema serio: colleghi, voi sapete che ad oggi il riparto del Fondo sanitario nazionale non è ancora destinato, indirizzato e concordato, come prevede la legge? Le Regioni non hanno ancora dato il via libera al riparto del Fondo sanitario nazionale, perché evidentemente e giustamente reclamano una maggiore attenzione, ad esempio, ai maggiori costi energetici. Pensate quanto possa costare in più un ospedale da mille posti letto (e guardate che ce ne sono tantissimi in giro per l'Italia): ebbene, qui non possono valere la logica e il gioco del cerino; a chi resta in mano?

Nei giorni scorsi avevamo avviato con la Commissione igiene e sanità un'indagine conoscitiva e per primi abbiamo ascoltato la dirigente del Ministero dell'economia e delle finanze addetta al riparto del Fondo sanitario nazionale, ma rispetto a questo non ci sono state risposte.

Se c'è stato fino ad oggi un deficit di sensibilità - denunciato, non più tardi di oggi, dal presidente Fedriga - verso la necessità di destinare risorse avendo ben attenzione ai loro esiti e risultati concreti, di queste risorse, anche degli IRCCS, questo è il tema che impegnerà la prossima maggioranza, il prossimo Governo e i prossimi parlamentari che siederanno tra questi scranni e che si occuperanno di sanità. Voglio sperare che questa maggiore sensibilità sia ampiamente condivisa, al di là degli schieramenti e del gioco delle parti. (Applausi).

ERRANI (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERRANI (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, relatrice Binetti, vi ringrazio. Ritengo che questo sia un provvedimento importante, ma ancora una volta non abbiamo avuto la possibilità di migliorarlo, com'è stato detto, per cui si è fatto ricorso ancora allo strumento degli ordini del giorno. Vorrei fare una considerazione in relazione al tema della democrazia. Il processo di avvitamento e dell'accentramento nel Governo ha ormai dimensioni significative. Stiamo andando alle elezioni e tutti noi ci siamo espressi in modo critico su questo processo di avvitamento. Spetterà ai nuovi Gruppi parlamentari essere coerenti con la necessità di dare un ruolo al Parlamento.

Detto questo, è un punto fondamentale quello della ricerca e dell'assistenza? Sì, perché quando parliamo di IRCCS non parliamo solo di ricerca e solo di ospedali, ma di assistenza. Un punto ancora non risolto - e spero che con i decreti attuativi si possa dare una risoluzione - è come integrare e mettere in relazione e a sistema con il Servizio sanitario nazionale la ricerca e l'assistenza degli IRCCS e come realizzare dal punto di vista tecnologico, assistenziale e diffusivo delle tecnologie e delle innovazioni l'intero sistema sanitario nazionale.

Dobbiamo superare - e spero che si vada in questa direzione nei decreti attuativi, perché qui non si tratta di pubblico o privato, ma ci sono gli IRCCS, le loro qualità e le loro eccellenze - le separatezze che ci sono ancora nel sistema sanitario complessivo integrato. Da questo punto di vista, è importante che, ad esempio, si stabiliscano criteri nuovi nella valutazione delle ricerche, dei finanziamenti che vengono distribuiti e dei direttori che vengono selezionati per gli istituti di ricerca pubblici e privati. Questo non per mettere in discussione l'autonomia degli istituti - sono d'accordo, senatrice Binetti - ma i criteri e le caratteristiche professionali di competenza dei ricercatori debbono trovare un impianto comune sia per gli istituti privati, sia per gli istituti pubblici.

Poi, a mio parere, c'è la grande questione di costruire un impianto in relazione con tutte le Regioni - lo ha detto la Presidente della Commissione - non con un'ispirazione centralista, ma certamente nemmeno secondo l'idea che ciascuno nella propria Regione fa quello che vuole. Ribadisco sempre, infatti, che il sistema sanitario, come dice il nome stesso, è nazionale e la competenza delle Regioni sta nella gestione, non nella definizione dei principi fondamentali. Dico questo a proposito di un'interpretazione a mio parere sbagliata dell'autonomia differenziata. I principi fondamentali sono comuni, nazionali e di tutto il sistema sanitario.

Approfitto per fare due altre brevissime considerazioni. In primo luogo, mi auguro che nel prossimo decreto-legge aiuti (parleremo dello scostamento, conclusa questa discussione) ci sia un intervento sulla sanità per quanto riguarda il finanziamento del sistema sanitario, che è inadeguato, anche con l'intelligenza di capire che è indispensabile un intervento normativo che consenta alle Regioni, con le proprie risorse, di spalmare il debito registrato nel 2021-2022 in dieci-quindici anni, senza che ciò significhi entrare direttamente nei piani di rientro, cioè con l'aumento della tassazione e con tutto ciò che significa. Dico con chiarezza che da questo punto di vista siamo in ritardo.

L'altro provvedimento che spero trovi una risposta nelle prossime decretazioni riguarda il personale. Ho già avuto modo di sottolineare che c'è un'emergenza nel personale, legata non più all'imbuto formativo, che abbiamo risolto, ma occorrono anni per mettere a regime tale soluzione. Bisogna quindi trovare forme straordinarie per non produrre una torsione del sistema sanitario pubblico, che è ciò che sta avvenendo.

Da questo punto di vista, rimane sempre il tema centrale. Il Covid ci ha insegnato non una, ma due cose. La prima è il valore assoluto del sistema sanitario pubblico; la seconda è che questo sistema richiede una riforma seria, organica, capace di costruire nuovi equilibri. Se parliamo degli IRCCS, è chiaro che non possiamo andare avanti in un Paese dove le Regioni del Mezzogiorno non hanno queste strutture di eccellenza; è chiaro che non possiamo obbligare persone a fare trasferimenti di famiglie, perché stiamo parlando di malattie complesse, in cui non si sposta solo il paziente, ma la famiglia, per mesi. Tali situazioni vanno risolte con politiche organiche e con una programmazione, non con politiche fatte di interventi spot.

Sotto questo profilo, spero che sia possibile fare una discussione seria e intanto approvare subito i provvedimenti che ho elencato, altrimenti diverse Regioni andranno in default. Lo dico e lo sottolineo: andranno in default, nessuno può dire che non lo aveva capito.

Auspico altresì che si avvii davvero una grande discussione pubblica sulla riforma del sistema sanitario, valorizzando i principi di quella straordinaria legge che lo ha istituito, ma con una profonda innovazione organizzativa. (Applausi).

BOLDRINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOLDRINI (PD). Signor Presidente, onorevoli senatori, i miei colleghi hanno già detto molte cose. Quello in esame è un provvedimento importante, legato sia la legge di bilancio, ma anche alla missione 6 del PNRR, la cui componente 2 è relativa alla salute.

L'obiettivo di questa riforma è importantissimo: rafforzare il rapporto, che c'è e che attualmente è poco vigente, fra la ricerca, l'innovazione e le cure sanitarie. Ci rendiamo conto che la ricerca spesso si svolge nei laboratori, ma facciamo fatica a capire qual è l'effetto positivo sulle persone. Le famose terapie innovative nascono nei laboratori, ma devono finire ovviamente nella cura e quindi nel miglioramento della qualità della vita delle persone. Ecco allora perché occorre andare a mettere mano, anche dal punto di vista giuridico, nella rete degli IRCSS. Sappiamo che sono stati istituiti nel 2003, quindi ormai anni luce rispetto a tutto quello che è avvenuto.

Ciò di cui abbiamo bisogno è una ricerca sanitaria di qualità, che ha un valore inestimabile per il nostro Paese e che si connota per le sue straordinarie implicazioni, come abbiamo visto durante la pandemia. Mai avevamo parlato così tanto di ricerca; mai avevamo parlato così tanto della necessità di investire nella ricerca.

Ecco perché si tratta di una riforma necessaria. Abbiamo infatti un gran numero di istituti IRCSS: sono 52. Se però si va a vedere dove sono strutturati, nella cartina nazionale riscontriamo una grande differenza fra Nord e Sud. Noi però non vogliamo succeda quello che ha evocato anche il senatore Errani, cioè una trasmigrazione da parte di coloro i quali hanno bisogno di terapie innovative, costretti ad andare in un'altra Regione.

È una riforma necessaria, dunque, per innovare e per orientare le attività al trasferimento di interventi efficaci e innovativi nella pratica assistenziale e per realizzare prestazioni di ricovero e cura ad elevata specialità, conferendo però la chiara ed esplicita funzione di garantire la fondamentale sinergia fra ricerca, innovazione e assistenza, che purtroppo ancora non c'è.

Innoviamo quindi gli istituti con questa riforma, che però, come hanno ricordato anche altri, prevede una legge delega, la quale sarà affidata al prossimo Governo, che mi auguro abbia grande sensibilità. Qui, infatti, c'è bisogno davvero di lavorare, per monitorare effettivamente questi fondi e come andranno ad agire sui territori. Devono essere monitorati e ci devono essere standard qualitativi da tenere sempre all'attenzione.

Pertanto, fondamentali sono i punti della riforma che richiamano, appunto, i concetti di trasparenza, monitoraggio degli standard rispetto agli IRCSS e soprattutto equità di accesso alle cure negli IRCSS da parte dei cittadini in tutto il territorio nazionale, senza vedere penalizzata anche solo una parte del nostro territorio, come il Sud del nostro Paese, e per non discriminare chi ha necessità di cure innovative, garantendo il miglioramento degli investimenti in ricerca per poter mantenere la lettera dell'articolo 32 della Costituzione che noi tante volte citiamo.

A parole, conosciamo molto bene il valore della ricerca, ma solo a parole, purtroppo. Il suo valore l'abbiamo riconosciuto quando c'è stata la pandemia. Il mio auspicio è che prossimamente ci rendiamo conto della necessità della ricerca e che quindi possiamo impegnarci tutti, perché nell'innovazione terapeutica bisogna investire e ciò sarà possibile solo se lo faremo con più fondi di ricerca.

Rispetto ai fondi di ricerca che devono essere messi in campo, qui si parla di ricerca importante: dalla ricerca preclinica a quella clinica, fino ad arrivare alla cosiddetta ricerca traslazionale, che faccia cioè davvero migliorare la qualità della vita delle persone. Mi appello qui ai colleghi, perché è importante fare anche una ricerca più appropriata, come pure le cure devono essere più appropriate.

Mi riferisco alla ricerca anche farmacologica con un approccio di genere. Sì, aggiungo anche questo aspetto, perché bisogna attribuire più fondi alla ricerca interdisciplinare, biomedica, farmacologica ed umanistica, che tenga conto delle differenze di sesso e di genere negli impianti di ricerca e nell'applicabilità dei dati desunti nella traslazionalità.

Sappiamo infatti, cari colleghi - al di là dell'emendamento, purtroppo stamane affossato, sull'inclusione del linguaggio - che i farmaci hanno effetti diversi nel corpo degli uomini e nel corpo delle donne. Occorre quindi più ricerca, anche in ambito farmacologico, che tenga in considerazione questo aspetto. C'è una norma che lo prevede, l'articolo 1 della legge di riforma degli ordini professionali, nota come legge Lorenzin. Credo che dobbiamo tenere in considerazione un prossimo intervento anche su questo tema, altrimenti non vedremo mai gli effetti e l'efficacia di una maggiore appropriatezza anche nelle cure. Se miglioriamo la parte farmacologica, ovviamente, anche la parte terapeutica e quindi la qualità della vita miglioreranno.

Ritengo sia un lavoro da portare avanti e mi auguro che lo faccia un prossimo Governo (il collega diceva di centrodestra, e io spererei molto di centrosinistra), ma lo devo dire perché questa dev'essere una sfida, che, attraverso il riconoscimento degli IRCCS, tenga conto delle necessità dei diversi territori, anche in considerazione del bacino minimo di riferimento, come prevede anche la legge, per ciascuna area tematica di ricerca. Occorre quindi garantire equo accesso alle cure, ottimizzare l'offerta sanitaria e garantire che il finanziamento complessivo della ricerca nell'ambito del fondo sanitario, come accennava il collega che mi ha preceduta, non si mantenga adeguato, ma aumenti, perché questi sono investimenti: più le persone stanno bene, meno avranno bisogno, nel tempo, di essere curate.

Tuttavia, è necessario sottolineare l'importanza di un altro argomento, che è quello della ricerca, dell'eccellenza e della competitività, perché l'attività di ricerca non può prescindere dalle risorse umane. Questo è un nodo cruciale, perché solo con le risorse umane impiegate e con il rafforzamento del ruolo dei ricercatori nella previsione di un percorso che possa portare una loro stabilizzazione in termini di contratto potremo avere ricerca. È noto infatti che i ricercatori, se hanno un contratto che non è stabile e ricevono migliori offerte, vanno all'estero e a rimetterci è il nostro Paese, che non è più innovativo.

Sul punto, quindi, noi del Partito Democratico abbiamo presentato proposte, anche se non in questo provvedimento, perché ci siamo adeguati a un volere più importante (a tal proposito, devo ringraziare tutti i colleghi della Commissione e la relatrice): portare a casa un provvedimento che sapevamo essersi chiuso, perché aveva un altro percorso, quello dei decreti attuativi, che doveva terminare entro il 31 dicembre, quindi ci siamo in qualche maniera adeguati, pur sapendo che qui sono necessarie le risorse. Per questo non abbiamo presentato emendamenti, anche se personalmente li ho presentati in molti altri provvedimenti, ma purtroppo sempre a causa delle invarianze finanziarie non hanno avuto buon esito.

Questo però è un altro tema importante da sottoporre per l'ennesima volta all'attenzione del Governo - quello che sarà, perché attualmente siamo in dismissione - nella speranza che venga tenuto in considerazione. Non possiamo lasciare disatteso quest'obiettivo di rafforzare la ricerca anche attraverso l'assunzione dei nostri ricercatori con contratti stabili: non possiamo ricordarci di loro solo in momenti come quello durante la pandemia, quando sono stati raggiunti risultati e tutti li abbiamo incensati. Ce ne dobbiamo ricordare tutti i giorni, perché il percorso della ricerca è lungo e duraturo e dev'essere programmatico. Dobbiamo fare qualcosa di più e rendere il loro percorso sicuro, in modo da dare orizzonti certi al loro sbocco professionale, perché credo che non dobbiamo abbandonarli.

Anche per quanto riguarda l'ambito degli investimenti in ricerca, abbiamo un investimento in risorse pari all'1,4 per cento del PIL: dovremo accrescerlo molto e credo che questo sia un obiettivo importante, che dobbiamo porci.

È per questo che noi, come Partito Democratico, votiamo a favore di questo provvedimento, nella speranza che tutto quello che ho detto avvenga il più presto possibile.

RIZZOTTI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RIZZOTTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio molto la relatrice, senatrice Binetti, per il contributo che ha dato a questo provvedimento.

La riforma degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico oggi all'esame dell'Assemblea del Senato è un importante passo avanti nel potenziamento e nella razionalizzazione della ricerca in campo biomedico.

Purtroppo, questo ramo del Parlamento non ha potuto che prendere atto dell'importante lavoro svolto dai colleghi alla Camera. Noi avremmo voluto fare qualche passo in più - come ha ricordato la senatrice Boldrini - rispetto ad esempio alla stabilizzazione dei ricercatori precari, che da troppo tempo aspettano risposte certe. Sono loro, questi uomini e queste donne, che dobbiamo trattenere, perché rappresentano una forza inestimabile del tessuto sanitario italiano. È per non farli scappare che dobbiamo garantire la presenza sul territorio nazionale di eccellenze come gli IRCCS. Ringrazio il Governo per aver accettato un ordine del giorno presentato a nome mio e della senatrice Stabile, proprio per la stabilizzazione dei precari. (Applausi).

In questi due anni abbiamo appurato la straordinaria capacità che ha avuto la ricerca nella ricerca di un vaccino in grado di salvare molte vite umane. La caratteristica comune di questi istituti e di queste istituzioni mediche è la stretta correlazione tra ricerca di base e pratica clinica, con uno sforzo per evitare tempi morti tra la scoperta scientifica e la sua utilizzazione pratica in corsia. Questo approccio, detto traslazionale, è riassunto dal motto anglosassone bench to bedside: dai banchi del laboratorio direttamente al letto del paziente. I gruppi di medicina traslazionale degli IRCCS lavorano con un occhio costantemente rivolto all'applicazione clinica delle loro scoperte nel più breve tempo possibile, ma in una logica di comunicazione bidirezionale. I ricercatori trasmettono ai clinici i risultati delle loro ricerche, ma ricevono anche costantemente i feedback provenienti dai reparti ospedalieri presenti nell'istituzione medesima.

La riforma degli IRCCS è una costola del Piano nazionale di ripresa e resilienza e avrà piena attuazione soltanto quando saranno stati adottati i decreti delegati previsti dal provvedimento stesso. L'intervento normativo si propone di rafforzare il ruolo degli istituti e di rivedere la procedura per il riconoscimento del carattere scientifico di un istituto ospedaliero e anche le procedure di revoca o di conferma. Si prevede che gli istituti richiedano la conferma del riconoscimento ogni quattro anni e non più ogni due (come oggi previsto), perché la ricerca può avere tempi un po' più lunghi. Ai fini del riconoscimento, sarà valutato il criterio della localizzazione territoriale dell'istituto e quella del bacino minimo di riferimento per ciascuna area tematica di intervento, ma verrà assicurata ai pazienti la piena accessibilità all'istituto, a prescindere dal loro luogo di residenza.

Certamente, tra i punti più salienti del provvedimento c'è l'esigenza di coordinare in modo più efficace la direzione generale e la direzione scientifica dell'ente ospedaliero, per rendere più efficaci gli aspetti traslazionali del rapporto tra ricerca e clinica. Il disegno di legge prevede che l'attività di ricerca sia svolta nel rispetto dei criteri di trasparenza e di research integrity, ossia nel rispetto dei valori etici e dei doveri deontologici propri di coloro che effettuano ricerca, e di open science, ossia dei principi di riproducibilità, collaborazione, accessibilità e rigore riconosciuti a livello internazionale.

Purtroppo, il provvedimento non è in grado di impegnare nuove e maggiori risorse pubbliche nell'ambito della ricerca biomedica; la speranza è che gli investimenti privati possano supplire alla necessaria prudenza contabile espressa dalla norma. Ripeto che un sostegno economico, soprattutto ai giovani ricercatori, finalizzato anche alla stabilizzazione dei loro contratti, potrebbe limitare la diaspora, talvolta senza ritorno, dei nostri ragazzi più brillanti, in questa e in tante altre professioni. (Applausi).

Concludo confermando il voto favorevole di Forza Italia, con un auspicio, che spero talvolta sia ascoltato, rispetto ai tantissimi decreti legislativi attuativi che in questi anni il Ministero della salute non ha emesso. Fate in fretta, perché questa volta a pagare non sarà solo il duro e faticoso lavoro dei ricercatori italiani e neanche solo i pazienti, che attendono con speranza le nuove cure. Questa volta a pagare sarà il Paese intero, perché perderebbe l'ennesima grande occasione di rendere la sanità italiana il sistema migliore al mondo. (Applausi).

MARIN (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARIN (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ringrazio la senatrice Binetti per aver espresso parere favorevole all'accoglimento di tutti gli ordini del giorno, dimostrando veramente un grande spirito collaborativo, ma anche molta sensibilità verso tutti i temi che sono stati presentati.

Per la qualità delle prestazioni, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) si caratterizzano come poli di eccellenza e centri di riferimento per le attività di ricerca, effettuando prestazioni di ricovero e cura di alta specialità, e rappresentano uno strumento dinamico per la promozione, lo sviluppo e l'applicazione di tecnologie e terapie innovative, in ambito sanitario e biomedico. Appare dunque opportuno integrare l'attività di ricerca degli IRCCS con quella sulle patologie emergenti e devastanti, con decadimento cognitivo funzionale, che sono un tema che ha sempre fatto parte delle tematiche della Lega e che è in particolar modo ricorrente nelle mie scelte personali, nell'attività parlamentare e non solo.

È auspicabile incentivare l'integrazione degli stessi nella rete delle strutture territoriali, divenendo riferimento di alta specializzazione e di sostegno per l'assistenza e la cura delle patologie psichiatriche, anche mediante l'adozione di modelli che prevedono un approccio multidisciplinare integrato, al fine di costruire piani straordinari di intervento, volti a implementare stabilmente le prestazioni sanitarie e socio-assistenziali per i soggetti affetti da disturbi mentali, nonché a garantire, in ossequio ai principi costituzionali di cui all'articolo 32 della Costituzione, e soprattutto in aderenza alla normativa degli altri Stati europei, il pieno accesso alle cure per i pazienti e i malati affetti da un disturbo psichico, che scelgono di sottoporsi al trattamento sanitario volontario (TSV). (Applausi). Ciò affinché siano assicurate la presa in carico, la cura e l'assistenza continua del paziente con disturbo psichico critico e grave, per il quale non è obiettivamente prevedibile la dimissione dall'ospedale nel breve periodo, per prevenire le recidive, promuovere la stabilizzazione ed eludere il trattamento sanitario obbligatorio (TSO).

Secondo i dati forniti dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), nel suo focus "Fare i conti con la salute mentale", la depressione grave, il disturbo bipolare, la schizofrenia e le altre malattie mentali gravi riducono la speranza di vita in media di vent'anni rispetto alla popolazione generale, in modo analogo alle malattie croniche, come quelle cardiovascolari. Il 5 per cento della popolazione mondiale in età lavorativa ha una severa malattia mentale e un ulteriore 15 per cento è affetto da una forma più comune. Ciò naturalmente riduce le prospettive di occupazione e di produttività e i salari. I costi diretti e indiretti, secondo le statistiche OCSE, possono superare il 4 per cento del prodotto interno lordo. In Italia sono ben 17 milioni le persone che soffrono di un disturbo mentale. Inoltre l'Italia risulta al ventesimo posto in Europa come numero di psichiatri che lavorano nel comparto pubblico e siamo all'ultimo posto per il numero di posti letto. La riforma degli IRCCS rientra tra le azioni individuate nel PNRR per migliorare la situazione strutturale del Paese e in tal senso costituisce parte integrante della ripresa che si intende attivare anche grazie alle risorse europee. Inoltre, come si evince nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2021, costituisce uno strumento collegato alla manovra di bilancio 2022-2024.

A nome del partito Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, esprimo un voto favorevole e concludo con un virgolettato: «Un ruolo fondamentale per il supporto alle persone con malattia psichica continua ad essere svolto dalle famiglie, di frequente gravate di una gestione difficile dal punto di vista economico e relazionale. Diventa quindi importante il ruolo delle Istituzioni, affinché nessuno venga lasciato solo e sia permesso a tutti di accedere all'assistenza più adeguata su tutto il territorio nazionale. (...) La salute mentale è un diritto che deve essere garantito a tutti» (Sergio Mattarella, 10 ottobre 2020). (Applausi).

PIRRO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIRRO (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, il riordino della rete degli IRCCS, al fine di rafforzare e migliorare il rapporto fra ricerca, innovazione e cure sanitarie, è uno dei provvedimenti previsti nell'ambito della missione 6 "Salute" del Piano nazionale di ripresa e resilienza, all'interno della componente 2 "Innovazione ricerca e digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale". La riforma di queste strutture rientra tra le azioni individuate nel PNRR per migliorare la situazione strutturale del Paese e in tal senso costituisce parte integrante della ripresa che si intende attivare grazie alle risorse europee.

La funzione fondamentale di questi istituti di ricerca, così come disposto dal decreto legislativo n. 288 del 2003, è di essere enti a carattere di ricerca finalizzati al perseguimento della ricerca prevalentemente clinica e traslazionale nel campo biomedico e nell'organizzazione della gestione dei servizi sanitari.

Ringrazio la relatrice, senatrice Binetti, per il lavoro fatto e per la pazienza di mettere insieme tante forze diverse. È vero che in Commissione salute quasi sempre andiamo d'accordo, perché l'obiettivo di tutti è tutelare la salute dei cittadini e ci siamo accorti negli ultimi anni quanto questo sia fondamentale perché tutto il sistema Paese possa funzionare. (Applausi).

Dopo decenni di ritardi e di mancati investimenti, finalmente è servita una scossa all'intero pianeta per farlo capire anche alla classe politica italiana.

Come è già stato detto da altri colleghi, in questo provvedimento non abbiamo potuto apportare modifiche al Senato. Abbiamo adottato il sistema, ormai collaudato e che speriamo in futuro non sia più necessario, di dare le nostre indicazioni al Governo con degli ordini del giorno e questo abbiamo fatto anche noi come MoVimento 5 Stelle. Abbiamo chiesto che vi fosse, all'interno dei provvedimenti futuri, una norma per lo stanziamento di risorse per consentire la stabilizzazione del personale ricercatore sanitario e del personale per le attività di supporto alla ricerca sanitaria, cosa che avevamo già chiesto con un emendamento all'ultima legge di bilancio, che purtroppo non è stato approvato e che spero venga ripreso in futuro, perché la ricerca non può andare avanti sempre e solo con personale precario, con persone che non sanno quale sarà il loro destino domani mattina o fra un mese. (Applausi).

È così nelle università, è così negli IRCCS, è così in altri enti di ricerca. Dobbiamo dare stabilità ai giovani affinché non fuggano all'estero.

Abbiamo inoltre chiesto di prevedere dei criteri precisi per meglio declinare la comprovata esperienza e la professionalità per poter ambire ai ruoli di governance degli IRCCS anche al fine di rescindere quel legame, di cui tanto abbiamo parlato, nelle nomine dei dirigenti della sanità, tra politica e dirigenza, con l'intento di attuare la decisa separazione tra la politica e l'amministrazione nella gestione del sistema sanitario nazionale, in quanto negli ultimi anni la commistione tra le due sfere ha rappresentato una delle cause più rilevanti di inefficienza in questo campo.

Abbiamo chiesto di integrare l'attività di ricerca degli IRCCS nell'ambito pre-clinico, clinico traslazionale e clinico organizzativo, nonché l'innovazione tecnologica e il trasferimento tecnologico, rafforzando i compiti di cura e assistenza svolti dalla rete territoriale anche nell'ambito di patologie emergenti, come ad esempio la sindrome long Covid, disturbi dell'alimentazione e della nutrizione e nell'ambito della salute mentale, con particolare attenzione alla fascia di popolazione di età compresa tra adolescenza e prima fascia dell'età adulta.

Signor Presidente, mi permetta un inciso. Proprio due giorni fa è stata attivata sul sito dell'INPS la piattaforma per fare richiesta del bonus psicologo, quel bonus che tanto è stato irriso quando l'abbiamo presentato, con altre colleghe in quest'Aula, alla legge bilancio dello scorso anno. (Applausi). Ci è stato detto che era un favore a una categoria di professionisti e noi abbiamo urlato con tutte le nostre forze, insieme alle colleghe Biti, De Petris e altre, che era invece una norma che serviva ai cittadini e al Paese perché dopo due anni di pandemia il bisogno di sostegno alle fragilità psicologiche era emerso con una forza immensa. Bene, in meno di due giorni le richieste sono oltre 115.000 e questo dimostra quanto era forte quell'esigenza.

A gran forza chiedo oggi che le somme stanziate per quel bonus vengano incrementate perché sappiamo che quelle esistenti non basteranno per rispondere a tutte le richieste. Occorre rispondere a tutti. Bisogna poi procedere, come già previsto nel PNRR, con il rafforzamento della rete per il sostegno psicologico, che deve guardare non solamente alle patologie che sono già in carico, ma a tutta quell'area della fragilità che fino a ora non ha avuto risposta. I numeri delle richieste del bonus dimostrano quanto ampia sia quella fascia e quanto avevamo ragione a sollevare il problema.

Abbiamo inoltre previsto, con i nostri ordini del giorno, dei requisiti essenziali ai fini del riconoscimento della qualifica di IRCCS, criteri di valutazione, revoca e conferma volti a incentivare l'integrazione degli stessi nelle reti strutturali territoriali, divenendo un riferimento di alta specializzazione e sostegno per l'assistenza alla cura delle citate patologie croniche, anche mediante l'adozione di modelli che prevedono un approccio multidisciplinare integrato. Ormai vediamo in tutti i campi che occorre un approccio multidisciplinare per ogni patologia. Lo abbiamo detto, forse dieci giorni fa, quando abbiamo approvato le mozioni sul Piano oncologico, ma ciò vale in tutti i campi: l'approccio alla salute non può che essere multidisciplinare.

In conclusione, signor Presidente, l'appoggio del MoVimento 5 Stelle a provvedimenti necessari a rispettare le scadenze del PNRR non mancherà. Questi fondi sono stati ottenuti dal nostro Paese grazie all'impegno e alla tenacia del presidente Conte. (Applausi). Servivano a risollevare il Paese dopo la pandemia, ma ancor di più a recuperare decenni di mancati investimenti e risorse mal destinate. A maggior ragione servono tutti, fino all'ultimo euro, in questo momento di crisi.

La salute - lo abbiamo imparato tutti - è un bene da tutelare e ripristinare con le adeguate cure e la ricerca serve a farlo meglio oggi e per il futuro, oltre a essere un motore per il Paese. Negli IRCCS c'è il perfetto connubio dei due aspetti.

Per questi motivi, annuncio il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. Noi, per il Paese e i cittadini, ci siamo sempre e ci saremo in futuro. (Applausi).

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Discussione del documento:

(Doc. LVII-bis, n. 5) Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (Relazione orale)(ore 16,20)

Approvazione della proposta di risoluzione n. 1

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento LVII-bis, n. 5.

Il relatore, senatore Pesco, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

PESCO, relatore. Signor Presidente, il Governo ha trasmesso al Parlamento la relazione che illustra l'aggiornamento degli obiettivi programmatici di finanza pubblica rispetto a quanto indicato nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (NADEF 2021), già modificati - per il solo 2022 - con la relazione approvata dalle Camere il 20 aprile nell'ambito dell'esame del Documento di economia e finanza del 2022.

L'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, la cosiddetta legge rinforzata di attuazione del principio del pareggio di bilancio, prevede infatti che scostamenti temporanei del saldo strutturale e dell'obiettivo programmatico sono consentiti esclusivamente in caso di eventi eccezionali. Il medesimo articolo stabilisce inoltre che, qualora il Governo - al fine di fronteggiare gli eventi eccezionali - ritenga indispensabile discostarsi temporaneamente dall'obiettivo programmatico, sentita la Commissione europea, presenta alle Camere, per le conseguenti deliberazioni parlamentari, una relazione con cui aggiorna gli obiettivi programmatici di finanza pubblica, nonché una specifica richiesta di autorizzazione che indichi la misura e la durata dello scostamento, stabilisca le finalità alle quali destinare le risorse disponibili in conseguenza dello stesso e definisca il piano di rientro verso l'obiettivo programmatico, commisurandone la durata alla gravità degli eventi eccezionali.

In premessa, il Governo evidenzia che l'incremento dell'inflazione, dovuto soprattutto ai prezzi dei prodotti energetici e delle materie prime, le difficoltà determinate dall'attuale situazione internazionale, il perdurare della diffusione del virus Covid-19 e le ripercussioni del prolungato periodo di siccità richiedono l'adozione senza indugio di un provvedimento di urgenza con cui contrastare le conseguenze negative sui cittadini, sulle famiglie, sulle imprese e sulle prospettive di crescita del Paese.

Il Governo richiama altresì l'estensione al 2023 della cosiddetta general escape clause del Patto di stabilità e crescita, la quale consente agli Stati membri dell'Unione europea di deviare temporaneamente dal percorso di aggiustamento verso l'obiettivo di medio termine, sebbene essa non sospenda l'applicazione del Patto di stabilità e crescita né le procedure del semestre europeo in materia di sorveglianza di bilancio.

Per quanto riguarda i presupposti dell'intervento, il Governo evidenzia che il sostanziale miglioramento del quadro tendenziale di finanza pubblica del primo semestre 2022 comporta una previsione dell'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche per il 2022 inferiore di 0,8 punti percentuali di PIL rispetto alla stima dell'indebitamento netto programmatico recata dal DEF, che era meno 5,6 per cento. In valore assoluto l'indebitamento risulterebbe quindi inferiore di circa 14,3 miliardi di euro, interamente dovuto alle maggiori entrate. Si tratta in particolare di maggiori entrate tributarie per circa 11,1 miliardi di euro, a cui si aggiunge la componente extratributaria per circa 3,2 miliardi di euro. Le maggiori entrate tributarie sono riconducibili in larga parte al risultato dei versamenti di autoliquidazione e alla sostenuta dinamica dell'IVA, quest'ultima, a sua volta, ascrivibile all'incremento dell'inflazione dei prezzi, specialmente di quelli energetici.

Signor Presidente, questa mattina l'Ufficio parlamentare di bilancio ci ha rassicurato e ha garantito che le somme sono queste. A tal proposito, tengo a sottolineare un dato emerso oggi in Commissione: queste somme che sono già state incassate, viste appunto le leggi di contabilità, non sono ancora state iscritte nel bilancio dello Stato a livello contabile e non è quindi possibile utilizzarle. Vi è un'altra questione: si segnala che, ai sensi dell'articolo 17, comma 1-bis della legge di contabilità e finanza pubblica, le maggiori entrate rispetto a quelle iscritte nel bilancio di previsione, derivanti da variazione degli andamenti a legislazione vigente, non possono essere utilizzate per la copertura finanziaria di nuove o maggiori spese o riduzioni di entrate e sono finalizzate al miglioramento dei saldi di finanza pubblica. Quindi, è giusto chiedere il permesso di utilizzare queste risorse: ci tengo a specificarlo.

A fronte di tali maggiori entrate, rinvenibili a legislazione vigente, il Governo conferma per l'anno 2022 sia la previsione di crescita del prodotto interno lordo, sia i saldi programmatici già autorizzati con la precedente relazione alle Camere di aprile scorso e incorporati nel quadro programmatico del DEF 2022, nonché il rapporto debito pubblico-PIL. Ciò implica che non si richiede la revisione del limite delle emissioni nette di titoli del debito pubblico già autorizzato e da ciò non deriva un aumento del livello della spesa per interessi passivi. Anche questo è importantissimo ricordarlo: il Governo non sta chiedendo maggior debito.

Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 16,28)

(Segue PESCO, relatore). Il Governo richiede pertanto l'autorizzazione a ricorrere all'indebitamento: utilizziamo la parola «indebitamento», perché si tratta di risorse non ancora utilizzabili, che però ci sono, corrispondenti agli spazi finanziari sopradescritti per un importo complessivo pari a 14,3 miliardi di euro nel 2022.

Tali risorse saranno utilizzate con un provvedimento urgente di prossima adozione, che il Governo intende adottare per contrastare gli effetti su individui, famiglie, imprese ed enti pubblici, legati all'incremento dei prezzi dei prodotti energetici e più in generale all'inflazione, al perdurare della diffusione del Covid-19 e alle ripercussioni del prolungato periodo di siccità, nonché per ristorare le amministrazioni centrali dello Stato per le risorse utilizzate a copertura di precedenti provvedimenti d'urgenza, adottati nel corso dell'esercizio. Si tratta in particolare dell'abbattimento degli oneri di sistema sull'elettricità e sul gas, disposto per il terzo trimestre dell'anno con il decreto-legge n. 50 del 2022.

Il valore programmatico del saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato di competenza e di cassa per il 2022 è corrispondentemente rideterminato in considerazione degli effetti delle misure che saranno adottate con il prossimo decreto-legge.

Il Governo conferma, infine, il percorso di convergenza verso l'obiettivo di medio termine (OMT), indicato nel DEF 2022, in quanto la presente richiesta di autorizzazione all'indebitamento interessa il solo esercizio 2022, senza determinare un peggioramento dei saldi programmatici degli anni successivi del periodo di programmazione.

PRESIDENTE. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 6, comma 3, della legge n. 243 del 2012, la deliberazione con la quale ciascuna Camera autorizza il ricorso all'indebitamento è adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti.

Le proposte di risoluzione riferite alla relazione dovranno essere presentate entro la fine della discussione.

Dichiaro aperta la discussione.

È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Signora Presidente, definire surreale la situazione in cui siamo immersi, senza forse neanche rendercene conto, è ben poco.

La scorsa settimana il Presidente del Consiglio ha lasciato l'Aula del Senato per la sua nota allergia alle critiche, mentre prendevo la parola per ribattere alle sue comunicazioni fiduciarie: un gesto che lasciava presagire quello che sarebbe accaduto di lì a poche ore. Rimanendo indisponibile a qualsiasi richiesta di apertura sui temi dell'agenda sociale e politica del Paese, ha posto la fiducia su una risoluzione di una sola riga. È stato un insulto ai cittadini e al Parlamento come non si era mai visto prima d'ora, facendo precipitare irresponsabilmente la situazione fino a giungere allo scioglimento delle Camere, disposto dal Presidente della Repubblica, salvo dover rimanere in carica per lo svolgimento degli affari correnti fino alla costituzione di un nuovo Governo, che ben difficilmente sarà pronto per predisporre una legge di bilancio adeguata alla grave situazione interna e internazionale.

La necessità di un nuovo intervento a sostegno di imprese che stanno per chiudere i battenti e famiglie che non arrivano neanche più a metà mese, entrambe fiaccate da un'inflazione galoppante - sarà al 10 per cento - e da una ripresa economica che, dopo il rimbalzo dello scorso anno e il doping del PNRR sta mostrando ancora una volta di non essere né duratura né strutturale né tantomeno sostenibile, nonostante il parterre de rois di Ministri e consiglieri di cui si è circondato, era già nell'aria prima delle dimissioni. Non poteva essere altrimenti, viste le sciagurate sanzioni che hanno contribuito a indebolire l'Europa e a rafforzare gli Stati Uniti, costringendoci a pagare il suo gas, più inquinante, a un prezzo doppio di quello russo, nonché a favorire le speculazioni sul prezzo del petrolio.

In questa folle estate di guerra, Covid, siccità e crisi di Governo, questo scostamento di bilancio, per il quale occorre l'autorizzazione del Parlamento oltre che l'avallo della Commissione europea, è compatibile con la gestione degli affari correnti che è propria di un Governo dimissionario? Se non è in discussione la necessità di intervenire in favore dei più deboli, come lo era pochi giorni fa quando il presidente Draghi ha deciso, nonostante tutto e tutti, di dimettersi, è comunque in discussione il quanto e il come. Lo scostamento di bilancio per il quale si chiede l'autorizzazione è anomalo rispetto a quanto accaduto in passato, in cui è sempre stata richiesta un'autorizzazione di spesa da coprire con maggior deficit e debito. Al contrario, stavolta risulterebbe una previsione dell'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche per il 2022 inferiore rispetto a quello programmatico indicato nel DEF. Questo perché, a causa dell'aumento dei prezzi dei prodotti energetici e non solo, si è venuto a creare un extragettito IVA.

Come ha ricordato l'Ufficio parlamentare di bilancio nell'audizione odierna, nei primi cinque mesi dell'anno l'IVA è cresciuta del 19,8 per cento (più 10,2 miliardi), con incrementi cumulati a due cifre sin dall'inizio dell'anno. In particolare, la crescita della componente relativa agli scambi interni (6,9 miliardi, pari al 15,1 per cento) è stata trainata in maniera significativa dall'incremento dei prezzi registrato nel corso degli ultimi mesi. L'Istat a maggio ha stimato un incremento dei prezzi al consumo per l'intera collettività pari al 6,8 per cento su base annua, e l'IVA sulle importazioni ha segnato un aumento di 3,3 miliardi (59,9 per cento), legato in larga parte all'andamento del prezzo del petrolio. Favorevole risulta anche l'andamento dell'Irpef.

Il Governo dimissionario ha quantificato in 14,3 miliardi di euro le risorse che possono essere utilizzate per interventi di contrasto degli effetti su individui, famiglie, imprese ed enti pubblici, legati all'incremento dei prezzi dei prodotti energetici e più in generale dell'inflazione, al perdurare della diffusione del virus Covid-19, alle ripercussioni del prolungato periodo di siccità, nonché per ristorare le amministrazioni centrali dello Stato per le risorse utilizzate a copertura di recenti provvedimenti di urgenza adottati nel corso dell'esercizio. Su quest'ultimo punto, c'è da aprire una parentesi sull'effettivo costo degli oneri di sistema per il 2022, che viene rimborsato: un punto che non è mai stato chiarito e che lascia ipotizzare che anche nei precedenti decreti si sia stanziato troppo per questa voce.

Il primo punto su cui riflettere è perché 14,3 miliardi e non di più. È una cifra che nasce da una valutazione del Ministro dell'economia e che peraltro sembrerebbe essere stata aumentata negli ultimi giorni, successivamente alla crisi di Governo. Se le esigenze del Paese sono maggiori, e lo sono, perché non sfruttare il periodo di sospensione della clausola di salvaguardia per farsi autorizzare un maggior deficit, sempre che i conti non continuino a migliorare fino alla fine dell'anno?

L'altro punto, non meno importante, è: come saranno spesi questi soldi? Le poche righe della relazione del Governo non sono sufficienti, anche alla luce di quanto avvenuto in precedenti decreti-legge, a farci stare tranquilli nel senso che saranno utilizzate nel miglior modo possibile e non finiranno invece per favorire ancora una volta élite e poteri forti della finanza internazionale. Chi prenderà le decisioni che non sono proprie di un Governo per gli affari correnti?

Signora Presidente, mi avvio alla conclusione con delle considerazioni sugli affari correnti. Leggo sul calendario dei lavori che venerdì 5 agosto sarà in discussione il disegno di legge n. 2651, recante delega al Governo sulla riforma fiscale. A mio giudizio tale disegno di legge delega esorbita dal disbrigo degli affari correnti, prassi quasi sempre rispettata negli ultimi decenni dai Governi dimissionari, e rappresenta l'ennesimo arbitrio della fu maggioranza col concorso diretto dell'opposizione. Potrei poi parlare della riforma del diritto tributario, sotto il controllo diretto del Ministero dell'economia e delle finanze che, oltre a consolidare la prevalenza degli interessi economici su diritto e Costituzione, mette a rischio il principio giuridico della separazione dei poteri vigente da tre secoli nella democrazie cosiddette liberali, con l'aggravante della violazione dell'articolo 102 della Costituzione: non ci possono essere più magistrature.

In conclusione, signora Presidente, non vi è libertà se il potere giudiziario non è separato dal potere esecutivo, come ammoniva Montesquieu. Tuttavia il Governo Draghi, nato con un accordo di palazzo il 17 febbraio 2021, dopo aver trasformato il Parlamento nella terza Camera, analogamente a quel discorso del bivacco dell'autunno del 1922, coltivando quel pensiero unico che non ammette critiche e non consente neppure alle opposizioni di presentarsi alle elezioni, obbligate come sono a raccogliere le firme in poco tempo e sotto gli ombrelloni, fa tornare in mente quegli anni bui della storia ben descritta proprio oggi in sala Koch dal senatore Riccardo Nencini nel romanzo «Solo» su Giacomo Matteotti. Questo Governo, osannato dalla stampa genuflessa, anche con quest'ultima forzatura sarà ricordato come il peggior Governo del dopoguerra per le famiglie ed i cittadini strozzati e impoveriti dalle sanzioni.

Non ho impiegato tutto il tempo, ma la ringrazio. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà.

SACCONE (FIBP-UDC). Signor Presidente, a dire la verità, non c'è nulla di quello che lo stimato senatore Lannutti ha detto in quest'ultimo intervento che io possa condividere. Questo è un Parlamento talmente libero che in un modo bizzarro ha deciso, con un'azione partita dal MoVimento 5 Stelle, di non rinnovare la fiducia al Governo Draghi; pertanto, se oggi andiamo al voto, è perché viviamo in un Paese democratico; se non lo fosse, sarebbe stato grave continuare questa legislatura, quindi smentiamo un po' di slogan da campagna elettorale.

Passiamo dallo slogan del peggior Governo a quello del peggior Parlamento. Oggi, infatti, un leader di un partito autorevolmente rappresentato in quest'Assemblea, ma non ancora in termini numerici, ha affermato che questo è il peggior Parlamento della storia della Repubblica. Questo è un altro slogan da campagna elettorale: si punta il dito contro i populismi e i facili slogan e poi talvolta se ne diventa vittime.

Questo Parlamento, signora Presidente, signora Sottosegretaria, ha avuto il coraggio, anche da posizioni diverse, di affrontare in modo quasi unanime la crisi della pandemia e anche la crisi internazionale dell'Ucraina. Ricordo a tutti quanti noi che sotto la pandemia il peggior Parlamento della storia della Repubblica non ha esitato a votare degli scostamenti di bilancio. E questa responsabilità se l'è presa in carico anche chi era all'opposizione del Governo giallo-rosso. Quindi, io sfaterei alcuni luoghi comuni che, francamente, non credo possano portare un minimo di autorevolezza a chi li afferma: anzi, questi perde di credibilità.

Oggi smentiamo tante dicerie che hanno preceduto i giorni della più folle crisi di Governo. Peraltro, ricordo a tutti gli amici presenti che non è mai capitato, nella storia della Repubblica, che un Presidente del Consiglio, che avesse ottenuto una larga maggioranza, si sia dimesso e abbia avuto ben sei giorni, sei lunghissimi giorni, grazie alla saggezza del presidente Mattarella, per cercare di comporre una crisi politica un po' bizzarra.

Praticamente, chi doveva ricomporre quella crisi politica ha preferito svegliarsi o attivarsi l'ultimo giorno utile, ma neanche: a testimonianza che questa crisi di Governo viene da più lontano di come qualche giornale in questi giorni voleva raccontarla. Probabilmente non c'era più la voglia di andare avanti, perché nessun Governo, in nessun Parlamento repubblicano, avrebbe perso ben sei giorni per cercare di avviare una interlocuzione politica.

Tale interlocuzione, come tutti sappiamo, è avvenuta il penultimo giorno, incontrando il segretario di un partito, autorevolissimo, il Partito Democratico. Poi, per necessità e per forma, si sono incontrati anche i leader del centrodestra, ma ormai il dado era tratto.

Sempre questo Parlamento, il peggiore della storia della Repubblica, oggi si trova qui, ormai alle soglie dell'inizio del mese agostano, a dover approvare un altro provvedimento a sostegno delle persone, delle famiglie e delle imprese. Il peggior Parlamento d'Italia questo sta facendo oggi. Nonostante alcuni giornali abbiano dichiarato che, nel caso di caduta del Governo, la manovra sarebbe stata una piccola manovra, da due o tre miliardi, oggi noi qui approviamo ben oltre 14 miliardi di euro.

Quindi, un po' di sana propaganda anche i giornali l'hanno fatta e la stanno facendo. Sarebbe più utile, per garantire un'opinione libera in questo Paese, che anche i giornali, la stampa libera, contribuissero in modo onesto e trasparente, non raccontando in modo strumentale la realtà.

Oggi qui tutto il Parlamento, immagino, voterà questo provvedimento, che non va a incidere sulle future generazioni, perché non va a debito, come ha detto bene il presidente della 5a Commissione, il senatore Pesco. Sono fondi, sono soldi che, all'80 per cento, derivano da maggiori entrate. Quindi, sempre il peggior Parlamento, nonché il peggior Governo, sono capaci di attingere da quei fondi senza aumentare di un centesimo le tasse e, soprattutto, senza indebitare le casse pubbliche.

Questo, di per sé, è un grande risultato. È un enorme risultato, che andrà ad incidere con diversi provvedimenti, che spero nessuno si ostini a osteggiare. Spero anche che, anzi, si acceleri affinché vengano approvati in tempi rapidi: i 200 euro, un piccolo taglio del cuneo fiscale, sostegno alle imprese, sostegno a chi ha dei lavori precari o stagionali.

L'altra considerazione che faccio, signor Presidente, è che non so se questo provvedimento sarà sufficiente. È inutile nasconderci dietro a un dito. È inevitabile e tutti ormai ce lo stanno confermando: avremo un autunno di quelli catastrofici, di quelli devastanti. Io, intanto, rilevo che i dati statistici dell'Istat ci dicono che le cose vanno meno male di quanto le varie Cassandre andavano prevedendo sui giornali e in televisione. L'Istat ha confermato il 3 per cento di crescita del PIL di quest'anno. Quindi, è incrementato il NADEF presentato all'inizio di quest'anno. Le condizioni economiche, dunque, sono certamente serie, ma questo è un Paese che può e vuole risollevarsi e trovare delle soluzioni.

Io non so se ci sarà bisogno, nella prossima legislatura e per il prossimo Governo, di attingere ad uno scostamento di bilancio. La valutazione la farà chi verrà dopo di noi. Di certo, oggi diciamo a chiare lettere che, a prescindere dalla configurazione del prossimo Parlamento, l'Europa non può tornare ad essere l'Europa dell'austerità.

Questo, come Paese leader dell'Unione europea, tra quelli fondatori, non possiamo permettercelo. Non possiamo permettere che l'Europa torni a quel clima di austerità in cui la bussola erano solo i parametri economici e di bilancio. Questo è intollerabile, perché anche gli amici europei hanno dimostrato una importante solidarietà con gli eurobond, anch'essi ottenuti da questo Parlamento e in particolar modo da chi è al Governo (nessuno nega la verità) e da quei provvedimenti non si può e non si deve tornare indietro. Quella è un'Europa che non esiste più, perché non sarebbe tollerata non dai potentati, caro amico Lannutti, ma dai popoli, perché dinanzi anche a una narrazione dell'Europa matrigna tutti oggi vedono che è in piedi un'Europa diversa, un'Europa più attenta e più sensibile, ancor di più dinanzi a una crisi internazionale nella quale si è configurata una solidarietà di politica non solo estera, ma anche di difesa.

Il nostro auspicio, dunque, è che questo provvedimento atterri quanto prima nelle tasche delle famiglie e delle imprese; il Gruppo Forza Italia-UDC-Berlusconi Presidente farà di tutto affinché questa legislatura termini, nel suo paradosso, in modo ordinato e soprattutto a sostegno di che ha più bisogno. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, terrei a fare alcune precisazioni, partendo dalla discussione di questa mattina sul tema del linguaggio di genere. Anche su questa richiesta, arrivata in questi giorni da parte del Governo, potremmo parlare di un linguaggio di genere tecnico, nel senso che per giorni è stato detto da alcune forze politiche che c'era la necessità di provvedere ad uno scostamento che potesse mettere in campo risorse per aiutare famiglie e imprese, ma ci è stato detto che lo scostamento non si può fare perché non si può fare nuovo debito. Oggi però la richiesta arriva dal Governo e ci troviamo a sostenere, sentita la Commissione europea, che è il Governo stesso che richiede l'autorizzazione a ricorrere all'indebitamento. Da una parte ci dicono che non dobbiamo fare nuovo debito e poi il Governo ci fa la richiesta per l'autorizzazione all'indebitamento. È evidente - vedo il senatore Manca che scuote la testa - che non stiamo facendo nuovo debito, questo è assolutamente chiaro, ma non stiamo neanche migliorando rispetto alle maggiori entrate e rispetto a quanto la legge prevede, quindi nella sostanza non cambia molto. Possiamo giocare con le parole, dire che non è uno scostamento ma è una richiesta di autorizzazione all'indebitamento, per cui serve ugualmente la maggioranza assoluta come prescrive la Costituzione, ma la sostanza è quella. Le maggiori entrate dovrebbero essere usate per ridurre il debito pubblico, perché c'è una norma, l'articolo 17, comma 1-bis della legge n. 196 del 2009, che dice che le maggiori entrate non possono essere utilizzate per nuovi interventi ma di fatto per migliorare la finanza pubblica. Per poter andare in deroga a questa legge, non riduciamo il debito pubblico, perché giustamente usiamo queste risorse, che dovrebbero di fatto ridurre il debito pubblico, per dare degli aiuti alla popolazione, come abbiamo sempre detto noi. Potete usare il linguaggio tecnico che preferite, ma nella sostanza è quanto stiamo dicendo da mesi e che ci è stato detto che non si poteva fare. (Applausi).

Viste poi le narrazioni che di questi tempi si sentono nei dibattiti in televisione, è interessante sottolineare il fatto che questi 14 miliardi che saranno a disposizione per aiutare i nostri cittadini non sono figli di chissà quali politiche del Governo o di chissà quale miracolo, ma sono figli di un fattore molto semplice: con l'inflazione e con l'aumento dei costi delle materie prime e dell'energia, sostanzialmente lo Stato introita più IVA, non ci sono grandi miracoli, è questa la ragione. E queste risorse giustamente devono essere impiegate in aiuti. Noi ci saremmo aspettati - questo un po' ci dispiace, la discussione è veloce e rapida e non vogliamo far perdere tempo al Governo, né al Paese - e ci avrebbe fatto piacere una discussione più nel merito su come saranno destinate queste risorse. Di fatto oggi ci troviamo di fronte a una delega in bianco, nel senso che deleghiamo in bianco al Governo, il quale deciderà sostanzialmente come impiegarle. Avremo anche poco margine di intervento, in quanto, ora che il decreto viene pubblicato e trasmesso al Senato, di fatto ci sono il mese d'agosto e poi la campagna elettorale e, quindi, si potrà fare ben poco. Ci sarebbe piaciuto poter fare di più.

Approfittiamo dell'intervento per sottolineare al membro del Governo che, visto che queste maggiori risorse derivano sostanzialmente, con l'inflazione, da un aumento del gettito sull'IVA, sarebbe molto importante utilizzarle - questa è la proposta che ha fatto la Lega - per azzerare l'IVA sui beni di prima necessità. (Applausi). Ciò significherebbe andare incontro alla gente che è in difficoltà e alla popolazione che ha maggiormente bisogno. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Comunico che è stata presentata la proposta di risoluzione n. 1, dai senatori Manca, Rivolta, Dell'Olio, Damiani, Errani, Conzatti, Presutto, Steger e Calandrini, il cui testo è in distribuzione.

Ha facoltà di parlare il relatore.

PESCO, relatore. Signora Presidente, rinuncio alla replica, perché penso non sia necessaria, ringraziando chi è intervenuto.

PRESIDENTE. Chiedo alla rappresentante del Governo di esprimere il parere sulla proposta di risoluzione presentata.

SARTORE, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signora Presidente, la proposta di risoluzione n. 1 ha il parere favorevole del Governo.

Con l'occasione il Governo ringrazia questo ramo del Parlamento per la fiducia espressa nei confronti del Governo attraverso questa importante risoluzione, che - così come è stato detto negli interventi di tutti - permetterà di restituire giustamente ai cittadini risorse che sono, appunto, risorse dei cittadini. (Applausi) - non possiamo fare che questo, e cioè restituirle ai cittadini e alle imprese - che hanno concorso all'aumento delle maggiori entrate, così come emergono dal differenziale marginale a legislazione vigente. Speriamo che questo dia sollievo, almeno per altri tre mesi, a situazioni difficili in tema sia di imprese che e soprattutto di cittadini. Grazie al Parlamento per tutto quello che ha fatto in questa legislatura. (Applausi).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.

PRESUTTO (Ipf-CD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PRESUTTO (Ipf-CD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, lo scostamento di bilancio richiesto rappresenta un'ulteriore risposta alle esigenze e ai bisogni dei nostri cittadini, in un momento molto difficile. Stiamo vivendo una crisi profonda, determinata da fenomeni che hanno fortemente cambiato l'assetto geopolitico internazionale; una crisi che ha coinvolto e che tutt'ora riguarda tutti i settori produttivi del nostro Paese.

La politica ha il dovere di fornire risposte celeri e concrete per mitigare gli effetti devastanti di una serie di fenomeni senza precedenti (pandemia prima e guerra dopo). Le famiglie italiane si trovano ad affrontare un'inflazione galoppante, un aumento considerevole dei prezzi delle bollette, una crisi energetica senza precedenti, mentre contemporaneamente permane l'emergenza Covid. Il nostro obiettivo è permettere al nostro Paese di traghettare verso una fase storica più favorevole, garantendo il rispetto degli impegni presi con l'Europa in merito al PNRR. Tali obiettivi potranno essere raggiunti solo facendo leva sul senso di responsabilità che la politica deve dimostrare; una responsabilità in termini di ascolto, di determinazione, di volontà e - se necessario - di mediazione, allo scopo di mettere davvero i cittadini al primo posto e far sentire loro che la politica può lavorare al loro servizio.

Con il decreto aiuti, parecchie misure sono state approvate per sostenere le famiglie e le imprese italiane. Adesso il Governo ha a disposizione un ulteriore tesoretto da 14,3 miliardi di euro per le misure di sostegno a famiglie e imprese. Queste sono le risorse disponibili grazie alle maggiori entrate, ovvero a un indebitamento inferiore di 0,8 punti di PIL rispetto alle stime, come ha spiegato nelle ultime ore il Ministro dell'economia e delle finanze, presentando in Consiglio dei ministri la relazione sull'assestamento. Questo stanziamento non potrà risolvere tutti i problemi che ci affliggono, ma potrà alleviare l'emergenza per le famiglie italiane le quali ci chiedono da tempo di risolvere i loro problemi, mitigando in modo efficace il recente incontrollato aumento dei prezzi: basti pensare ai generi alimentari, il cui aumento è arrivato, in termini percentuali, al 9 per cento dall'inizio del 2022, e purtroppo potrebbe non fermarsi. Allo stesso modo lo chiedono anche le imprese, altrimenti costrette a chiudere, cosa che dobbiamo impedire. La crisi delle imprese investe tutta la filiera produttiva e si traduce in una profonda crisi del mondo del lavoro, a cui bisogna far fronte, affrontando il difficile tema dei salari e investendo in ricerca e infrastrutture.

Sono tutte misure necessarie per fornire al nostro Paese un nuovo assetto, quello di un Paese che sia in grado di risollevarsi efficacemente dalla crisi, per ripartire con un nuovo slancio vitale. In tal senso, particolare rilievo assumono le recenti parole del presidente della Repubblica Mattarella, che ha sottolineato come il periodo che attraversiamo non consente pause negli interventi indispensabili per contrastare gli effetti della crisi economica e sociale e, in particolare, dell'aumento dell'inflazione, la quale, causata soprattutto dal costo dell'energia e dei prodotti alimentari, comporta pesanti conseguenze per le famiglie e le imprese. La recente crisi politica, quindi, non può bloccare la politica dal cercare ancora una volta di trovare soluzioni emergenziali di impatto immediato.

Pertanto, noi di Insieme per il futuro siamo convinti che il lavoro fino ad ora svolto da questo Governo debba proseguire e che occorrerà riprendere le fila della legislatura in corso nella prossima, per portare avanti una serie di misure che non sarà possibile completare in questa legislatura. Esprimeremo quindi un voto favorevole alla risoluzione. (Applausi).

CONZATTI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CONZATTI (IV-PSI). Signor Presidente, con la relazione in esame, il Governo chiede al Parlamento l'autorizzazione a ricorrere all'utilizzo delle maggiori risorse generate. Non è un nuovo scostamento e, infatti, si confermano per il 2022 sia le previsioni del PIL, sia i saldi programmatici già utilizzati e incorporati nel quadro programmatico per il 2022, sia il rapporto tra debito e PIL, compreso il percorso verso l'obiettivo di medio termine.

Gli spazi finanziari dei quali ci viene chiesto l'utilizzo sono generati da un margine, perché l'indebitamento netto tendenziale ha migliorato il proprio andamento rispetto a quello programmatico. Le risorse che sono state generate sono pari a 14,3 miliardi di euro e sono risorse importanti, in questo momento, che verranno utilizzate - come da delega che il Presidente della Repubblica ha dato come margine di operatività al Governo - per rispondere alle quattro gravissime crisi che stiamo vivendo: la carestia, quindi la crisi alimentare, la crisi energetica, la crisi climatica, con la siccità, e la crisi pandemica.

In particolare, il decreto-legge aiuti-bis, che verrà emanato dal Governo a giorni, interviene su un tema molto importante, che riguarda la crisi del grano e la crisi alimentare, e sono allo studio interventi importanti, credo anche interessanti, come l'IVA zero sul pane e la pasta. Bisogna ricordare che l'incremento dei prezzi del pane e della pasta è generato dal blocco delle esportazioni dai silos dell'Ucraina, causato dall'invasione della Russia, e sconta dei rischi. Nonostante gli accordi che, grazie alla diplomazia, sono stati chiusi, aprendo un canale per la commercializzazione, ci sono dei rischi consistenti rispetto a nuovi attacchi. Ricordiamo l'ultimo attacco missilistico ai porti dell'Ucraina. Ma va tenuta presente anche la situazione del granaio d'Europa, dove la guerra ha distrutto macchinari e tutto il potenziale dell'agricoltura, inquinando terreni e soprattutto falde acquifere, compromettendo la prospettiva di esportazione futura. È per questo che la riduzione dell'IVA su pane e pasta potrebbe essere un interessante intervento anche in chiave strutturale.

Un secondo intervento che sarà contenuto in questo decreto-legge riguarderà ovviamente il caro energia. Nonostante i grandi sforzi e le ultime decisioni prese -anche il G7 oggi ha confermato l'intenzione di mettere un tetto al prezzo del gas - il tema resta centrale e molto grave. La Russia continua a tenere sotto minaccia l'Europa e l'Italia, con la chiusura a scatti del Nord Stream e, quindi, la nostra transizione energetica e la nostra indipendenza dal gas russo devono essere più veloci possibili. Nel frattempo, devono essere rinnovati gli interventi già contenuti nel decreto-legge aiuti.

Il decreto-legge aiuti-bis che sarà finanziato è oggettivamente importante: 14,3 miliardi di euro che si aggiungono ai 33 miliardi già stanziati da inizio anno dal Governo Draghi. Tuttavia, esso sconta il carattere corrente: sono interventi puntuali correnti, così come correnti sono i poteri che questo Governo dimissionario ha.

Ci siamo infilati, nel momento peggiore, nella situazione peggiore, privandoci degli strumenti che potevano, invece, vederci oggi approvare un provvedimento che desse luce e forza a una vera riforma per contrastare l'inflazione. Dobbiamo invece approvare, con questa nuova autorizzazione, un disegno di legge di conversione del decreto-legge aiuti.

Una settimana fa il presidente Draghi ci aveva proposto, da quegli scranni, un decreto-legge aiuti-bis, che avrebbe contenuto un'ulteriore riduzione del cuneo fiscale (ulteriore rispetto ai 7 miliardi già approvati nella legge di bilancio per il 2022) e una riduzione del cuneo contributivo, dopo il miliardo già approvato in legge di bilancio. È chiaro a tutti, infatti, che per i redditi bassi si può lavorare poco sul cuneo fiscale (non c'è capienza fiscale) e bisogna piuttosto lavorare sul cuneo contributivo. Il presidente Draghi ci aveva proposto di lavorare sulla ridefinizione e sul potenziamento dei contratti collettivi, anche per portare a copertura, e quindi a regime, il salario minimo anche per tutti coloro che ad oggi non sono coperti dalla contrattazione collettiva.

Alcune forze di questo Parlamento hanno risposto no a questa importantissima proposta, per cui oggi abbiamo le mani legate. Possiamo fare un provvedimento di aiuti sicuramente importante e utile, ma non quella vera riforma che avremmo potuto essere chiamati a fare e di cui il Paese ci avrebbe grandemente ringraziati.

Resta ovviamente il nostro voto favorevole alla relazione ex articolo 6, che anticipa l'utilizzo delle risorse rispetto all'assestamento nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza e dei margini generati dal differenziale tra indebitamento tendenziale e programmatico. Tali margini, in un quadro di finanza pubblica buono nonostante tutto, derivano da due componenti principali: una componente generata dalle entrate tributarie indirette, in particolare l'IVA - come è stato detto - spinta dall'inflazione e dall'aumento dei prezzi del gas, ma anche una componente generata da una riduzione di spesa, in particolare quella per ammortizzatori sociali, grazie alla spinta economica e alla ripresa del mercato del lavoro. Il nostro PIL per il 2022 rimane confermato ai livelli del DEF, al 3,1 per cento, per cui c'è stata anche una riduzione delle spese.

Molto critico, invece, rispetto al DEF resta il quadro macroeconomico, perché la crescita del PIL, da qui in avanti, sarà difficilmente confermata viste la contrazione dei mercati anche a livello internazionale e la situazione della crisi energetica.

Abbiamo un doppio problema legato al prezzo dell'energia, che trascina verso l'alto l'inflazione, e un problema ancora più grande di quantità. Già nel DEF una previsione indicava che, nel caso di restrizioni delle quantità, ne avrebbero risentito direttamente la nostra economia e la nostra produzione, con una riduzione di 2 punti percentuali di PIL. Questa è una prospettiva che deve in tutti i modi essere scongiurata ed è per questo che l'Unione europea ha approvato dei piani per lo stoccaggio e per gli acquisti comuni, ma anche - pochissimi giorni fa - un provvedimento probabilmente dalla portata epocale: mi riferisco a un programma di razionamento energetico che parte dal 1° agosto 2022 e arriva fino alla fine di marzo 2023; un piano che ci descrive l'immensa gravità della situazione e che è stato votato favorevolmente da tutti i Paesi europei, con la sola esclusione del solito leader ungherese Orban.

Italia Viva vota a favore della relazione ex articolo 6 con una grande preoccupazione per l'Italia, che ha deciso di rendersi più fragile nel momento più grave e anche colpevolmente. Dico colpevolmente non dal punto di vista politico - politicamente, purtroppo, tutto è legittimo - ma rispetto agli interessi del Paese. L'Italia si è privata di uno dei Governo tra i più autorevoli nel mondo nel momento in cui serviva invece massima stabilità interna.

Signor Presidente, la relazione, che voteremo favorevolmente, è stringata, ma al Governo chiediamo di continuare a lavorare sull'agenda sociale e sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, che è l'unico grande provvedimento che può mantenere i livelli di crescita del PIL all'altezza del nostro ingente debito pubblico. Anche per questo non si fa nuovo scostamento.

Questi erano e restano i nostri fari programmatici e, quindi, Italia Viva sarà a supporto del Governo fino alla fine di questa travagliata legislatura e anche dopo. (Applausi).

CALANDRINI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALANDRINI (FdI). Signor Presidente, nei confronti della relazione oggi in esame ci poniamo con lo stesso atteggiamento che abbiamo assunto in passato quando, ad esempio, abbiamo approvato una serie di scostamenti che hanno portato questo Paese a indebitarsi per 200 milioni di euro.

Prima di entrare nel merito della relazione, vorrei fare qualche considerazione di carattere generale, perché ci troviamo oggi ad approvare un provvedimento che è il primo a Camere sciolte. La dimostrazione è che la fine anticipata della legislatura non sta portando assolutamente alla paralisi del Paese, e la relazione che stiamo approvando oggi va in questa direzione.

Per mesi si è sentito dire che votare adesso era da irresponsabili e molte di queste accuse sono state rivolte nei confronti della nostra forza politica, che è l'unica di opposizione. Si diceva, infatti, che c'erano il Piano nazionale di ripresa e resilienza e vari decreti in scadenza e che bisognava combattere l'inflazione, il caro bollette, l'aumento del costo delle materie prime e tutto ciò che poteva portare all'aumento dei prezzi che c'è stato.

Figurarsi se noi di Fratelli d'Italia non siamo stati in prima fila quando si è parlato di difendere e mettere in sicurezza il nostro sistema Italia. Per mesi ci siamo, però, sentiti dire che con il voto anticipato non si poteva fare nulla.

Oggi, invece, a Camere sciolte e con un Governo in carica solo per il disbrigo degli affari correnti, siamo qui a votare una relazione per dare all'Esecutivo l'autorizzazione a ricorrere a un indebitamento che è a tempo. Tale indebitamento, infatti, c'è solo perché manca l'assestamento di bilancio, che è alla Camera dei deputati, e va votato. Pertanto, quando ci sarà l'approvazione definitiva nell'altro ramo del Parlamento, di fatto l'anticipazione di 14,3 miliardi di euro diventerà una semplice partita di giro. È la prima volta che votiamo un atto senza alcun indebitamento per i nostri figli.

Diciamo la verità agli italiani, allora: non è vero che c'è una paralisi, perché c'è un Governo in carica, c'è un Parlamento ancora in carica e lo sarà fino all'insediamento del prossimo Parlamento previsto per il 13 ottobre. Quindi, chi raccontava il contrario evidentemente stava mentendo sapendo di mentire.

Colleghi, è una questione non di irresponsabilità, ma di volontà politica: se si vuole agire per il bene degli italiani, lo si fa senza agitare spettri o fantasmi, e il provvedimento che discutiamo oggi dimostra questo. Il vero immobilismo, invece, non è quello delle poche settimane che ci dividono dal voto, ma è quello dei mesi e degli anni passati, con una pandemia che ha distrutto il Paese, una guerra che ha inflitto un ulteriore duro colpo alla nostra economia e un caro vita che è arrivato prepotentemente a sgretolare le imprese e le famiglie italiane.

Nei mesi passati avremmo dovuto dare risposte ed essere efficienti come lo siamo oggi, con un decreto che arriva in Aula per essere votato in tempi record: i veri irresponsabili non siamo noi di Fratelli d'Italia, che chiedevamo di andare al voto; i veri irresponsabili sono coloro che in questi mesi hanno tenuto in scacco il Paese, ostaggio delle liti interne di una maggioranza che si è sgretolata e di veti incrociati dei partiti che hanno giocato sulla pelle degli italiani. Questo è stato, purtroppo, il vero motivo che ha sgretolato le famiglie e le imprese italiane.

Per far ripartire il Paese era quindi necessario voltare pagina e archiviare questa legislatura nata male e finita peggio, in cui tre maggioranze si sono rivelate essere una comunione di partiti che non avevano nulla in comune; maggioranze del tutto inadeguate ed eterogenee ad affrontare le sfide che la storia e le circostanze ci hanno proposto: una terribile crisi economica scatenata da una violenta pandemia, una guerra alle porte dell'Europa e ora un'inflazione galoppante.

Per fortuna, tra poche settimane tutto questo sarà solo un ricordo, perché gli italiani avranno l'opportunità di scegliersi una coalizione che non sia un miscuglio di tutto e il contrario di tutto solo per racimolare voti, ma sia, al contrario, una comunione di programmi, di obiettivi e di intenti volti a ridare al Paese la grandezza che esso merita. Questo è il nostro auspicio a cui come Fratelli d'Italia e come centrodestra tutti quanti stiamo lavorando.

Per entrare nel merito rispetto a questo provvedimento, oggi autorizziamo - come dicevo prima - un indebitamento temporaneo per 14,3 milioni di euro, che non lasceremo in eredità alle future generazioni. Siamo d'accordo nel fare questo sforzo, ma a patto che questa volta le risorse siano utilizzate - come riportato nero su bianco nella relazione firmata dal presidente Draghi e dal ministro Franco - per aiutare, sì, questa volta, famiglie, imprese ed enti pubblici a contrastare gli aumenti dei prezzi dei prodotti energetici, a combattere l'inflazione, le conseguenze del perdurare della pandemia e le conseguenze della siccità.

Siamo d'accordo, Sottosegretario, che questa volta le somme dell'extragettito che stiamo ricevendo per effetto degli aumenti di tutti questi beni e servizi vengano restituite agli italiani attraverso gli aiuti che verranno dati con il prossimo decreto.

Con le misure contenute nel provvedimento che stiamo finanziando ci auguriamo di vedere interventi concreti e non più - come purtroppo è successo nel recente passato - mancette, bonus e prebende, che si sono rivelati solo palliativi.

Vogliamo vedere il taglio dell'IVA sui beni di prima necessità. Vogliamo vedere prorogati i tagli delle accise sui carburanti e azzerati gli oneri sociali per le bollette di luce e gas. Vogliamo vedere prorogati i crediti di imposta sulle bollette per le aziende energivore, correggendo in tal modo anche gli errori che hanno impedito alle aziende di usufruire di questa ultima importante agevolazione.

Quello che non vogliamo, Sottosegretario, membri del Governo, Presidente - lo diciamo chiaramente, come abbiamo già denunciato nel recente passato - è che questi 14 miliardi servano per finanziare qualche circoscrizione elettorale, come è accaduto in parte con i 200 miliardi che si sono dispersi in mille rivoli. Di risorse ne sono state sperperare fin troppe in questi anni di pandemia. Facciamo in modo che almeno questo ultimo provvedimento non sia utilizzato per fare gli interessi di qualcuno, ma sia invece finalizzato al bene comune vero.

Vorremmo non trovarci in quest'Aula, tra poche settimane, a denunciare gli ennesimi regali fatti agli amici e agli amici degli amici. Se questo accadrà, lo denunceremo pesantemente.

Quindi, il nostro voto - come abbiamo sempre detto - oggi sarà favorevole non a un Governo che abbiamo contrastato in tutti i modi, non a una maggioranza che si è sciolta come neve al sole, ma a un provvedimento che va nella direzione di fare ciò che fino ad ora non è stato mai fatto: aiutare veramente il popolo italiano. Certo, siamo consapevoli che i 14 miliardi e qualche ulteriore proroga non basteranno, perché molti problemi vanno combattuti alla fonte, ma questo oramai non è più compito del presidente Draghi, non è più compito di questo Parlamento, non è più compito di questo Governo. Ci penseranno il nuovo Parlamento e il nuovo Governo, che dovranno essere espressione del voto degli italiani.

In attesa che tutto ciò possa accadere, siamo certi che su questo provvedimento e per quel poco di tempo che rimane a questa legislatura troverete - com'è sempre stato - la disponibilità di Fratelli d'Italia a lavorare e a legiferare su tutto ciò che va nella direzione di aiutare il nostro sistema Italia.

Come ho già annunciato nelle premesse, il voto di Fratelli d'Italia sarà quindi favorevole. (Applausi).

ERRANI (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERRANI (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, intanto vorrei dire che riecheggia qua e là il clima elettorale.

Questo non è un reale scostamento, come ha detto il collega Calandrini. Semplicemente, non essendo ancora stato possibile iscrivere le maggiori entrate, si usa questo strumento per fare immediatamente il provvedimento relativo al secondo decreto aiuti: dunque, niente a che fare col ragionamento sugli scostamenti proposto poco fa. Dopodiché, è sempre molto difficile far capire esattamente ai cittadini le procedure tecniche per gestire questa fase.

La cosa importante è invece come si useranno i 14,3 miliardi ed è su questo che mi voglio soffermare brevemente. Noi presentiamo una risoluzione - com'era inevitabile - che registra la relazione che ci ha presentato il Governo. Non siamo in grado di scrivere una risoluzione nella quale si danno indicazioni, perché il momento politico è quello attuale. Vorrei, però, dire due cose: la prima è che queste risorse non sono certamente sufficienti ad affrontare i problemi che abbiamo.

Non mi iscrivo - come ha detto un senatore prima di me - tra le Cassandre, ma l'incertezza, a partire dal prossimo semestre - come ci ha detto l'Ufficio parlamentare di bilancio e ci dicono tutti gli analisti - è reale. Per esempio, rispetto a quello che abbiamo registrato attraverso l'IVA, e prima di tutto l'aumento dell'energia e il relativo conseguente maggior gettito dell'IVA non è detto che il prossimo semestre avremo gli stessi esiti. Non sappiamo quali saranno le dinamiche - speriamo positive - dell'Europa. Se in Europa non passa l'idea di andare avanti con la scelta politica e - per me - strategica del Next generation EU; se tornassimo alla discussione della ripartenza del Patto di stabilità, ci troveremmo certamente in gravissime condizioni. Spero che questo non accada, ma certamente ci sono alcune questioni che dobbiamo affrontare ora e dobbiamo farlo in modo selettivo. Le risorse che abbiamo a disposizione, infatti, non sono sufficienti a coprire tutte le necessità. E cito alcune delle priorità che a me sembrano fondamentali.

La prima è quella di trovare le forme più intelligenti per dare una risposta alla crisi sociale già esistente, come ha detto il presidente Draghi anche nell'incontro di ieri con le forze sociali e i sindacati. Questa è una priorità e in relazione ad essa ci sono ulteriori priorità, prima fra tutte i redditi che meno sono cresciuti o che addirittura hanno perso potere d'acquisto.

La seconda scelta fondamentale riguarda come aiutiamo le piccole e medie imprese che sono stritolate dal problema del credito. Da questo punto di vista serve - a mio parere - non un provvedimento ombrello, ma uno puntuale, che costa molto meno e corrisponde all'obiettivo che ci si propone.

La terza priorità è la questione del credito di imposta per quanto riguarda il superbonus 110, in relazione in primo luogo a quello che tutti i Gruppi in quest'Aula hanno sottolineato, e cioè quelle imprese, quelle famiglie e quei cittadini bloccati.

Un quarto tema è quello degli enti locali e il costo degli dell'energia, al cui interno inserisco la questione della sanità e delle Regioni.

Bisogna costruire un equilibrio tra queste priorità non cedendo a illusioni o a pressioni tese a fare provvedimenti generali e generalisti che rischiano di non risolvere alcun problema. Capisco bene che il Governo è dimissionario e, quindi, che queste scelte richiederebbero quella forza politica che nei mesi ormai alle nostre spalle non c'è stata. Tuttavia, il problema è così chiaro ed evidente che auspico che il Governo, facendo un confronto con tutti i Gruppi parlamentari - non ci sono più maggioranza e opposizione - onde evitare di trovarsi a discutere in Commissione su emendamenti bandierina che evidentemente non potrebbero andare da alcuna parte, sappia individuare le priorità citate in modo serio, trasparente e spiegandole al Paese. Credo che questo sia un servizio alle istituzioni, al Paese e - come ha detto il presidente Draghi - al popolo italiano; servizio che questo Governo deve al popolo italiano e al Paese intero. (Applausi).

MANCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANCA (PD). Signor Presidente, sottosegretario Sartore, onorevoli colleghi, il Partito Democratico voterà la risoluzione allegata alla relazione che è stata presentata. Tuttavia, mi corre l'obbligo, per altrettante verità e responsabilità che in quest'Aula abbiamo sempre manifestato, di non tacere di fronte all'esigenza di fare chiarezza, perché la verità è un elemento portante della qualità della democrazia.

Per estrema verità dobbiamo, quindi, dirci chiaramente che i contenuti di questa relazione e le questioni che dobbiamo affrontare rendono ancora più esplicita l'irresponsabilità di alcune forze politiche, dovuta a un'allergia alla responsabilità di Governo. Ho sentito il senatore Lannuti richiamare un'allergia del presidente Draghi ad ascoltare il Parlamento: c'è stata un'allergia di alcune forze politiche a mettere al primo posto l'interesse del Paese di fronte alla necessità di ricostruire un blocco di potere (Applausi). L'obiettivo di alcune forze politiche era infatti il potere, mentre quello di altre era manifestare apertamente un'allergia alla responsabilità di Governo.

Non ho bisogno di aggiungere molto altro, perché la relazione che è stata presentata in questo Parlamento, e che verrà valutata dalla Camera e dal Senato, evidenzia con chiarezza che siamo di fronte a un'inflazione alta come probabilmente mai questo Paese ha attraversato dal dopoguerra ad oggi; a un contesto internazionale drammatico, con la guerra che si sta ancora perpetrando e allungando nei tempi e nei modi con cui questa avviene; all'incremento dei costi dell'energia. Se poi aggiungiamo i cambiamenti climatici e tutto ciò che stanno producendo nel nostro Paese, a cominciare dalla grande questione della siccità, vediamo che tutto ciò non è compatibile con la irresponsabilità, né con le scelte che sono state già compiute.

Non desidero fare una riflessione sul passato, ma non posso sottacere che oggi, per affrontare questi temi, avremmo avuto bisogno di un Governo nel pieno delle sue funzioni e soprattutto di un Parlamento che avesse le condizioni di poter intervenire sul piano legislativo, come l'ordinamento ci ha consegnato. Invece, di fronte a sfide così alte, in quest'Aula abbiamo fatto prevalere un'altra soluzione, sulla quale non voglio ritornare. Mi corre però l'obbligo di evidenziare le responsabilità e il fatto che probabilmente oggi avremmo avuto bisogno ancora più di ieri di un Governo nel pieno delle funzioni e, soprattutto, di un Parlamento in grado di aggiungere indirizzi utili anche alla definizione dei decreti-legge. Il Governo sta rispondendo per intero alle parole del Presidente della Repubblica, che noi vogliamo ringraziare, perché credo che in questo Paese sia necessario sottolineare quanto sia importante la credibilità delle istituzioni.

Mi rivolgo al presidente Romeo per dire che in questa sede il Governo non sta chiedendo nuovo debito, perché dobbiamo far emergere anche questa verità. Non siamo di fronte a un incremento dell'indebitamento netto, perché tutte le richieste di scostamento a debito - non c'è bisogno di una competenza estrema in economia: sono i fondamentali della politica - senza la costruzione di una cornice europea, con l'inflazione all'8-9 per cento e probabilmente più alta - è un fattore non solo italiano, ma anche di altri continenti e Paesi nel mondo - non sono compatibili con un'azione a indebitamento netto senza coordinamento delle politiche economiche europee. In questa sede non stiamo quindi chiedendo uno scostamento di bilancio per fare nuovo debito: stiamo semplicemente autorizzando il Governo a utilizzare le maggiori entrate che si sono determinate anche per effetto dell'inflazione (in modo particolare sul gettito IVA, IRAP e altro) senza aver ancora avuto il tempo - l'assestamento di bilancio è stato preparato prima ed è in discussione alla Camera - di procedere a un consolidamento nell'ordinamento contabile dello Stato per cui avremo bisogno di un emendamento, per riprendere i saldi di finanza pubblica, dopo l'autorizzazione che noi stiamo dando al Governo per l'utilizzo delle risorse.

Si tratta di un'operazione urgente, indispensabile per le famiglie e le imprese italiane; non siamo in presenza di nuovo debito. Non ho mai sentito pensare - collega Calandrini - che il nuovo debito sia un elemento fondamentale per le giovani generazioni. (Applausi). Fare debito è un problema enorme e autorizzare uno scostamento è una delle responsabilità e delle prerogative più delicate e più difficili di questo Parlamento e non si può fare spesso, in nome di istanze della politica o di esigenze di partito per dei sondaggi o per gestire il consenso. Con l'inflazione alta il nuovo debito non sarebbe compatibile con la tenuta e con i saldi di finanza pubblica. Se noi andiamo a vedere anche i saldi di finanza pubblica, è grazie alla credibilità del Governo e alla capacità che abbiamo avuto di reagire alla pandemia che abbiamo mantenuto bassi tassi di interesse. Dunque, per aver mantenuto bassi tassi di interesse fino a qui, noi oggi abbiamo probabilmente risorse aggiuntive a disposizione. È evidente che tutto questo è la base di partenza. E non si possono usare frasi che non corrispondano alla verità, alla fattibilità e alla responsabilità, che, soprattutto a Camere sciolte, un Parlamento deve evidenziare e manifestare. Per cui, verità, colleghi.

Dopodiché, vi sono interventi urgenti che saranno definiti dal Governo nelle prossime ore, ma noi vogliamo dire con chiarezza che ci sono elementi prioritari. Vi è stato l'incontro con le associazioni economiche; questa mattina vi è stato l'incontro con le parti sociali. C'è bisogno di una iniziativa importante per salvaguardare la coesione sociale.

Lo dico con grande chiarezza. Probabilmente, in un contesto diverso, con le Camere e il Governo nel pieno delle loro prerogative e delle loro funzioni, avremmo fatto un intervento in più per chiedere la riduzione delle tasse sul lavoro, un intervento consistente sul cuneo fiscale, per incrementare i salari, per ridurre in maniera strutturale il costo del lavoro per le imprese e per garantire una mensilità in più. Non si risolve il problema abbassando l'IVA e basta; il problema si risolve se incrementiamo il potere d'acquisto dei salari e garantiamo alle famiglie e soprattutto alle persone, anche ai pensionati, una tenuta del potere d'acquisto di fronte all'incremento dei prezzi, che è insostenibile e che rischia di spingere nella solitudine e nella povertà tante famiglie.

Tuttavia, dico al Governo di fare attenzione. Probabilmente, rispetto a queste risorse così urgenti da destinare, la priorità deve essere quella di salvaguardare la coesione sociale. Valutiamo attentamente perché, insieme ai necessari crediti d'imposta per salvaguardare la funzionalità delle imprese, di fronte alle esigenze che abbiamo di garantire anche un contrasto all'incremento dei costi energetici, noi dobbiamo occuparci delle persone e delle famiglie italiane, soprattutto quelle a basso reddito, che pagano il prezzo più alto di un insostenibile aumento dell'inflazione.

Su questo chiedo ovviamente al Governo particolare attenzione, perché l'elaborazione del prossimo decreto tenga conto delle dinamiche sociali che anche oggi le organizzazioni sindacali, insieme al Governo, hanno definito.

Il secondo elemento particolarmente importante è la sanità. Noi abbiamo attraversato una pandemia. Vi sono Regioni in questo Paese che faticano a chiudere gli equilibri. Noi rischiamo di pregiudicare la tenuta del sistema sanitario universale. Su tale questione, nei modi e nei termini possibili con la decretazione d'urgenza, credo che il Ministro della salute e il Ministro dell'economia debbano trovare una soluzione. Servono, probabilmente, un po' di risorse, ma più importante sarebbe anche alleggerire il peso dell'equilibrio di bilancio, con una spalmatura dei costi del Covid-19 che vada oltre l'esercizio. Questi sono tutti elementi che salvaguardano la tenuta sociale del nostro Paese.

L'obiettivo di fondo, come chiesto del Presidente della Repubblica e come so essere all'attenzione del Governo, deve essere la salvaguardia della coesione sociale e la tenuta del Paese, prevenendo i conflitti. Questo è il motivo per cui noi voteremo a favore della risoluzione, mantenendo un profilo di responsabilità totale: perché la responsabilità, per la credibilità delle istituzioni, non è compatibile con le menzogne e nemmeno con le strumentalizzazioni. (Applausi).

DAMIANI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAMIANI (FIBP-UDC). Signor Presidente, sottosegretario Sartore, colleghi senatori, vorrei utilizzare pochi minuti per esprimere alcuni concetti e per riportare al centro del dibattito politico e parlamentare la situazione di emergenza che pensavamo e speravamo di buttarci alle spalle qualche mese fa con l'uscita dalla grave crisi economica dovuta alla pandemia. Purtroppo, ci siamo ritrovati invece, a causa del conflitto russo-ucraino, nuovamente in una fase di crisi economica difficile da superare. Le nostre imprese, le nostre famiglie, le nostre aziende sono oggi ancora molto stremate da queste situazioni diverse ma che sempre hanno portato una grave crisi economica nel nostro Paese in questi anni. È quindi il momento di rimettere al centro il concetto di emergenza ed è questo il motivo per cui oggi siamo qui anche noi ad esprimere questa necessità. È un nostro dovere oggi, in un momento di emergenza, continuare a sostenere gli aiuti economici in favore delle nostre imprese e delle nostre famiglie. (Applausi).

È ancora difficile oggi riuscire a pensare quale possa essere il futuro, perché le incognite sono ancora tante. Per questo è necessario che oggi tutti quanti esprimiamo un giudizio favorevole in merito all'utilizzo di queste risorse. Siamo qui per approvare questa relazione che mette a disposizione del Governo maggiori entrate fiscali che servono e che devono essere immediatamente utilizzate per un provvedimento di emergenza sulla falsariga di tutti quei provvedimenti che abbiamo approvato fino a oggi, che li si voglia chiamare di sostegno, di ristori, di aiuti e di aiuti-bis. È necessario oggi approvare questa relazione e mettere a disposizione ulteriori risorse per 14 miliardi di euro proprio per continuare ad iniettare liquidità di sostegno alle aziende e alle famiglie.

Se poi consideriamo anche le nuove misure di politica finanziaria e di politica monetaria della Banca centrale europea, con una restrizione sui crediti, è evidente che ci troviamo in una tempesta perfetta e la situazione diventa difficile. Non serve stare a discutere più di tanto se si tratta di scostamento o meno, perché oggi servono i soldi, in questo caso per sostenere le nostre aziende, come dicevo, in questa situazione di difficoltà che ci pone anche la Banca centrale europea. Ben vengano, quindi, questi 14,5 miliardi di euro. Che siano uno scostamento o meno, noi dobbiamo restituire agli italiani queste risorse, perché sono le tasse che hanno versato in più in questo primo semestre del 2022 e le dobbiamo restituire a loro in un momento di grave difficoltà che sappiamo tutti è dovuto alla crisi e di tutto ciò che ha determinato, dall'aumento delle bollette alla crisi delle risorse, facendo venir meno il potere d'acquisto delle famiglie nel momento di ripresa economica che stavamo vivendo. Occorre quindi utilizzare correttamente queste risorse in favore di aziende ed imprese. Noi di Forza Italia lo diciamo da sempre. Voglio ricordare a tutti i famosi 100 miliardi di un anno e mezzo fa, quando chiedevamo appunto al Parlamento 100 miliardi di scostamento per aiutare il nostro Paese; realmente ne abbiamo fatti anche 200 e abbiamo fatto bene in quel momento di difficoltà per il nostro Paese (Applausi), perché se oggi c'è stata la ripresa economica è proprio perché abbiamo utilizzato quei 200 miliardi di euro che hanno dato la possibilità di sopravvivere alle nostre aziende anche se erano chiuse e quindi, nel momento in cui il Paese è ripartito, abbiamo dato loro la possibilità del rilancio economico.

Questa è la motivazione principale che ha portato il nostro Gruppo parlamentare, il nostro partito a sostenere queste misure di emergenza. Abbiamo anteposto i nostri interessi e gli interessi del partito, pensando agli interessi degli italiani in quel momento particolare. Lo abbiamo fatto con grande coerenza perché è la mission di Forza Italia in questo momento ed è stata la mission di Forza Italia in questi anni. L'impostazione che dobbiamo dare, quindi, deve essere incentrata sulla crescita economica e sullo sviluppo, che sono il DNA del nostro partito. Lo dobbiamo manifestare non soltanto nei momenti di emergenza, ma dobbiamo cominciare a guardare a quello che deve essere il futuro del nostro Paese, perché, superata questa fase di crisi (mi auguro quanto prima), dobbiamo cominciare a guardare alle riforme strutturali del nostro Paese. Basta mettere la polvere sotto il tappeto; dobbiamo passare alle riforme sul fisco e sul lavoro, all'abbattimento del cuneo fiscale. (Applausi). Sono queste le cose che dobbiamo fare ed è questo l'insegnamento che oggi ci deve dare la crisi economica, prima la pandemia e oggi la crisi della guerra. Dobbiamo guardare con prospettiva e anche con fiducia al futuro del nostro Paese. Noi siamo già da tempo impegnati su questo; anche nell'azione di Governo che abbiamo svolto in questo anno e mezzo siamo stati portatori delle proposte di riforma di cui parlavo poc'anzi.

Oggi è necessario approvare questo provvedimento ed è necessario immettere ulteriori risorse di sostegno; bisogna almeno bloccare l'erosione del potere d'acquisto degli italiani, cercando di continuare a dare sostegno alle nostre imprese. Per questo siamo disponibili a sostenere oggi questa risoluzione e questo utilizzo di risorse, che finalmente restituiamo al popolo italiano, il quale le ha comunque versate con le tasse in più che ha pagato. Noi guardiamo alle prospettive e all'orizzonte futuro di riforme importanti. La riforma del fisco è fondamentale per continuare a sostenere le nostre imprese. La giustizia è un altro tema importante, che servirà per lo sviluppo del nostro Paese; ci sono poi gli investimenti in infrastrutture. Dobbiamo portare a compimento il PNRR nei prossimi anni, perché anche quelle sono risorse fondamentali che ci aiuteranno e ci stanno aiutando oggi nella crescita economica del nostro Paese. Questi sono i messaggi. Abbiamo portato le nostre proposte anche sul cosiddetto decreto aiuti-bis, che serviranno ad abbattere l'IVA sui beni di prima necessità (siamo anche noi fautori di questa proposta). Esprimiamo pertanto il nostro voto favorevole, perché, quando si tratta degli italiani, delle nostre aziende e dello sviluppo, Forza Italia è sempre dalla stessa parte. (Applausi).

RIVOLTA (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RIVOLTA (L-SP-PSd'Az). Signora Presidente, in merito alla relazione al Parlamento presentata dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell'economia e delle finanze, ai sensi dell'articolo 6, il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione darà il proprio voto favorevole alla richiesta di indebitamento per un importo complessivo di 14,3 miliardi per il 2022. Principalmente queste risorse derivano dalle maggiori entrate IVA conseguenti alle dinamiche dei prezzi dell'energia importata e all'impennata dell'inflazione, che si appresta a superare, come stimato dal Fondo monetario internazionale, il 6 per cento.

Siamo profondamente preoccupati per le sorti dei cittadini italiani, per le nostre comunità, per il loro presente e per il loro prossimo futuro. Bisogna sbloccare senza indugio maggiori risorse, per sostenere gli individui, le famiglie e le imprese, al fine di contrastare gli effetti dell'inflazione, l'incremento dei prodotti energetici e gli effetti della siccità e per scongiurare che il Paese cada in recessione. Chi è stato attento ha sentito che praticamente ogni Gruppo ha ripetuto le stesse cose; gli argomenti e le priorità sono gli stessi per tutti. È necessario ridurre la pressione fiscale sul lavoro, il vero fardello che paralizza la crescita delle imprese e l'innalzamento dei salari; è quindi indispensabile il taglio del cuneo fiscale. È inoltre oltremodo necessario un intervento straordinario di pace fiscale, un patto con i contribuenti che permetta allo Stato di recuperare risorse altrimenti impossibili da riscuotere, da destinare a interventi di sostegno al reddito di individui, famiglie, Comuni e Regioni.

Tra pochi giorni, entro l'8 agosto, più di 500.000 contribuenti dovranno saldare tutte le rate della rottamazione-ter relative al 2021, per non decadere dalla definizione agevolata; le rate relative al 2022 dovranno invece essere saldate nel giro di quattro mesi, entro il 5 dicembre.

Riteniamo necessario intervenire subito attraverso una revisione dei piani di rateizzazione, perché tutti siano messi in condizione di non soccombere. Basta guardare i numeri delle vendite delle abitazioni e dei capannoni all'asta: sono un indice molto preoccupante, che descrive molto bene gli effetti drammatici sulla vita delle persone normali. Un'altra priorità è continuare ad intervenire sulla cessione del credito d'imposta del settore edilizio. È indispensabile prevedere interventi forti sui prezzi dei prodotti energetici e per contrastare gli effetti della siccità. È altresì importante agire per sostenere il potere d'acquisto delle famiglie ed è fondamentale azzerare le aliquote IVA sui generi di prima necessità. (Applausi).

La tempistica è stringente, la condivisione della stringata risoluzione, fatta da tutti i Gruppi, al di là dei dovuti distinguo sulle priorità di ogni singolo Gruppo, è la migliore risposta del Senato alle emergenze del Paese e alle necessità della popolazione, delle famiglie, delle imprese piccole, medie e grandi, degli enti locali, che si trovano in una situazione disperata nella formazione dei bilanci, e delle Regioni, soprattutto per la sanità, per ciò che sarà lo sviluppo della pandemia in autunno, ma anche per tutte le strutture e per il discorso legato all'efficienza energetica e ai consumi energetici degli edifici della sanità.

Ribadisco quindi il voto favorevole alla proposta di risoluzione. Signor Presidente, mi permetta un ringraziamento particolare al sottosegretario Alessandra Sartore (Applausi), che ha seguito con attenzione e professionalità tutti i lavori della nostra Commissione bilancio e i lavori in Assemblea. (Applausi).

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 17,47)

PELLEGRINI Marco (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PELLEGRINI Marco (M5S). Signora Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, ci corre l'obbligo di essere limpidi e chiari con i cittadini e dire loro che quello oggi ci apprestiamo a votare non è un vero scostamento di bilancio. Non stiamo decidendo di fare debito in più, per fare investimenti e per aiutare chi è ora in difficoltà, famiglie e imprese soprattutto, a causa della crisi originata dalla pandemia prima e dalla guerra poi. No, stiamo semplicemente decidendo di utilizzare le maggiori entrate tributarie che sono state calcolate alla data del 30 giugno 2022. Non lo dico io, per la verità, ma lo dice il Governo, nella sua relazione che ci è stata consegnata oggi. In particolare, a pagina 4 ci informa che le somme di cui discutiamo oggi e che saranno utilizzate nel decreto aiuti-bis ammontano a 14,3 miliardi di euro e che derivano, appunto, da maggiori entrate tributarie per 11,1 miliardi di euro, da autoliquidazione delle imposte e da maggior gettito IVA causato dall'aumento dei prezzi dell'energia e dalla conseguente impennata dell'inflazione.

Ora stiamo utilizzando questi soldi: nessuna risorsa in più. Non è quindi lo scostamento che il MoVimento 5 Stelle chiedeva da mesi. Non c'è stata quell'inversione di tendenza a quell'approccio ragionieristico, che ha caratterizzato a nostro parere questo Governo. Quindi si è continuato a prevedere dei micro-aiuti, senza affrontare di petto il problema, con determinazione, con lungimiranza e soprattutto con competenza.

La relazione di cui ci occupiamo oggi è una istantanea puntuale e plastica dell'assenza di coraggio - mi spiace ribadirlo, ma devo farlo - che anche oggi ha contraddistinto l'incedere del Governo, come in tutti questi ultimi mesi, e che come MoVimento 5 Stelle ci ha portato a prendere una posizione nettissima a riguardo del decreto aiuti. (Applausi).

Eppure, se torniamo indietro a qualche mese fa, ricordiamo le scene di giubilo da parte del Governo, del Parlamento, degli analisti, degli economisti, degli opinionisti, dei "giornaloni", dei giornalisti e in particolare modo degli imprenditori, che gioivano quando furono resi noti i dati del PIL relativi al 2021, in cui abbiamo registrato un incremento record del 6,6 per cento.

È il dato migliore in tutta Europa. (Applausi). È un risultato - non mi stancherò mai di dirlo - figlio di quel coraggio, che oggi è mancato e che invece ci fu nei mesi più difficili della pandemia da parte del presidente Giuseppe Conte e del suo Governo. Quell'Esecutivo, tra marzo 2020 e gennaio 2021, in un momento davvero drammatico per la storia repubblicana, seppe mettere in campo scostamenti per complessivi 130 miliardi di euro. Ma quelli - voglio rimarcarlo - erano scostamenti veri, investimenti veri e una rete di protezione sociale ed economica vera sia per i cittadini, che per le aziende. (Applausi).

Senza lasciarsi imbrigliare dai soliti fondamentalismi e fondamentalisti delle regolette contabili di Bruxelles, quegli atti di coraggio evitarono il tracollo della nostra manifattura e scongiurarono la nascita di pericolose sacche di disagio sociale nel periodo durissimo seguente al lockdown.

Quella forte spinta alla nostra economia si è protratta fino al 2022, per ammissione dello stesso ministro dell'economia Franco, che davanti al gotha economico mondiale di Davos ebbe a precisare che c'era un effetto trascinamento sul PIL 2022 superiore al 2 per cento grazie a tutto quello che era stato fatto dal Governo Conte II. Sostanzialmente, in quell'occasione il ministro Franco ci disse che questo Paese è a galla per tutto quello che si fece durante e grazie al Governo Conte II.

Purtroppo quello stato di emergenza è tutt'altro che terminato, perché il Covid non è stato affatto sconfitto e la folle invasione dell'Ucraina da parte della Russia ha messo letteralmente a soqquadro tutti gli scenari politici ed economici dell'Occidente.

Ricordavo prima che per mesi il MoVimento 5 Stelle ha chiesto al premier Mario Draghi e ai suoi Ministri interventi più incisivi per sostenere famiglie e imprese e per mesi abbiamo chiesto di smettere di fare i ragionieri e riprendere a fare buona politica, quella che risolve presto e bene i veri problemi di cittadini, aziende e artigiani.

I soldi, ebbe a dire Draghi, non si prendono, in una fase come questa si danno. Ricordate questa frase? Quest'affermazione, con cui si presentò alle Camere, ci riempì di gioia e noi la applaudimmo insieme a tutti gli altri. Tuttavia, a queste posizioni così nette non sono purtroppo seguiti i fatti. Si è quindi deciso di proseguire a testa bassa, facendo orecchie da mercante di fronte a ogni impellente necessità.

Vorrei aggiungere una considerazione sul taglio dell'IVA. Siamo tutti felicissimi che si proceda a questa operazione. Noi ne parlavamo prima di Pasqua e avevamo chiesto a tutti di farla. Purtroppo si è fatto mesi dopo, perdendo dei mesi preziosi. (Applausi). Ovviamente in quel momento era molto più facile prestare ascolto a chi diceva che bisognava abolire del tutto il reddito cittadinanza, che - lo ricordo - negli ultimi due anni e mezzo ha invece dato modo agli italiani più in difficoltà di mettere insieme il pranzo con la cena, come hanno riconosciuto tutte le organizzazioni che si occupano di marginalità e fragilità (Save the Children, la Comunità di Sant'Egidio, la Caritas e altre organizzazioni, ma anche importanti economisti). Lo hanno riconosciuti tutti, tranne alcuni settori che sono alla mia sinistra, che continuano a fare questa loro campagna insensata insieme ai renziani. (Applausi).

La crisi economica scatenata dalla pandemia in questo 2022 si è purtroppo ulteriormente aggravata e si è sommata alle conseguenze nefaste dello scoppio della guerra, come accennavo prima. Negli ultimi sei mesi abbiamo chiesto di abbandonare la politica del fiato corto dei microaiuti; abbiamo chiesto di contrastare con decisione la speculazione che ha fatto schizzare alle stelle i prezzi sia dei beni di prima necessità, che di quelli che servono per produrre. Ci siamo battuti per un taglio netto del cuneo fiscale, che doveva essere il primo step per contrastare la perdita di potere d'acquisto da parte di milioni di famiglie. I dibattiti si sono sprecati, con opinioni a destra e a manca, ma di concreto si è fatto nulla o poco.

Abbiamo tuonato di fronte al Paese - e ne siamo orgogliosi - sull'impasse in cui versa la nostra proposta di legge sul salario minimo e sono contento che a fianco a me si trovi la presidente Matrisciano. (Applausi). È l'unica proposta concretamente strutturata per mettere fine alla malattia cronica dei salari da fame di questo nostro malato mercato del lavoro. Quella legge è ferma da mesi proprio qui in Senato, purtroppo dal 2019, per il mancato arrivo dei pareri da parte del Governo. Un Governo che, di fronte alla reale volontà di dare al Paese il salario minimo, non è mai riuscito a uscire da questo cono di fumosità; non si sa che cosa voglia fare: tante chiacchiere, proclami, ma nulla di concreto. E nel frattempo ci sono tanti cittadini e tante cittadine a cui vengono proposti salari da fame, anzi da schiavitù, di 300 euro al mese, con paghe orarie di uno o due euro all'ora. (Applausi).

Abbiamo chiesto di innalzare il livello di tassazione a tutti quei colossi che stanno facendo valanghe di denaro con questo quadro economico, anche grazie alle crisi innescate, perché nelle crisi mica tutti ci perdono, ci sono anche quelli che guadagnano tantissimo! Anche in questo caso timidezza da parte del Governo, e le tasse sui cosiddetti extraprofitti hanno raggiunto un livello che giudichiamo assolutamente insufficiente.

Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17,55)

(Segue PELLEGRINI Marco). Mi pare utile entrare di nuovo - lo accenno soltanto - nel dibattito sul superbonus 110 per cento, un meccanismo che, come ormai siamo tutti certi, non piace a questo Esecutivo, in particolare al presidente Draghi e al ministro Franco; anzi, non hanno mai fatto mistero della loro avversione a questo provvedimento e proprio la settimana scorsa lo stesso Presidente del Consiglio ha ribadito il suo pensiero in maniera sprezzante su questa misura, non ricordando che uno studio di qualche giorno fa di Nomisma, ripreso, per esempio da «Il Sole 24 ore» e da altri giornali, che non sono dell'area del MoVimento 5 Stelle (perché non ne esiste nemmeno uno!) (Applausi) ha certificato che, a fronte di 38 miliardi di investimenti, il sistema Paese ha avuto un beneficio per 125 miliardi. Questa è stata la nostra politica per le aziende. (Applausi). Questa è stata, al di là delle chiacchiere che abbiamo sentito in quattro anni e mezzo. (Commenti).

PRESIDENTE. Arrivi alla conclusione, senatore.

PELLEGRINI Marco (M5S). Voglio concludere dicendo che noi amiamo questo Paese, amiamo l'Italia, ed è proprio per questo che neanche oggi ci sottraiamo alle nostre responsabilità.

Non abbandoniamo i cittadini e le imprese che si trovano in un momento drammatico, però davvero, non chiamiamolo scostamento né variazione di bilancio perché, parafrasando il principe di Salina, che forse qualcuno conosce - ma non ne sono sicuro - con questo provvedimento tutto varia affinché nulla vari. (Applausi). (Commenti).

PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione della proposta di risoluzione sulla relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243.

Ricordo che per tale deliberazione è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea, pertanto la votazione avrà luogo mediante procedimento elettronico con scrutinio simultaneo.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Manca, Rivolta, Dell'Olio, Damiani, Errani, Conzatti, Presutto, Steger e Calandrini.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

QUARTO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUARTO (M5S). Signor Presidente, in questo intervento sintetizzo un appello del comitato italiano dell'Associazione internazionale degli idrogeologi sull'attuale grave problema della siccità.

La più consistente risorsa idrica del territorio italiano è costituita dalle acque sotterranee, che garantiscono l'84 per cento del fabbisogno idropotabile e una parte significativa delle esigenze agricole e industriali. L'Italia, in virtù delle sue caratteristiche idrogeologiche, possiede un'abbondanza tale di tali acque sotterranee da rappresentare una risorsa economica inestimabile, anche per la sua ottima qualità rispetto alle acque superficiali. Le acque sotterranee risultano immediatamente disponibili in molti contesti e offrono soluzioni durature nel tempo e poco dipendenti dalle crisi idriche, a patto che siano valutate attentamente le potenzialità degli acquiferi e monitorati costantemente gli effetti dei prelievi.

È quindi logico che l'ottimizzazione dei fabbisogni e consumi idrici nazionali debba prioritariamente passare da un'attenta valutazione e un consapevole utilizzo delle acque sotterranee, oltre che da una corretta politica di risparmio idrico. Infatti, gli alternativi invasi artificiali oltre che essere alimentati da fiumi, in crisi per siccità, sono più vulnerabili all'inquinamento. Inoltre, in fase di emergenza si evitano sia massicce intercettazioni di acque defluenti nei fiumi, che possono alterare gli ecosistemi fluviali, sia cementificazioni che consumano suolo.

Invitiamo quindi tutti i soggetti coinvolti a riconsiderare il ruolo centrale delle acque sotterranee e della professionalità degli idrogeologi nella programmazione di interventi a breve e lungo termine, in modo da garantire rapidamente la formulazione di risposte efficaci ed economicamente vantaggiose alle crisi idriche e alle consolidate tendenze climatiche.

Voglio poi concludere con un mio accorato appello, affinché nella prossima legge di bilancio si finanzi il progetto Carg (Cartografia geologica) (Applausi), che prevede anche la realizzazione di carte idrogeologiche che danno luce a ciò che per natura è invisibile, ma per noi è un inestimabile tesoro. (Applausi).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 28 luglio 2022

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 28 luglio, alle ore 9, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 18,02).